leStrade n. 1619 luglio 2026
INFRASTRUTTURE Anas investe sulla Liguria. Analisi di tre cantieri strategici MATERIALI Il Viadotto delle Fornaci rinasce con il CFAP
INFRASTRUTTURE
Anas investe sulla Liguria.
Analisi di tre cantieri strategici
MATERIALI
Il Viadotto delle Fornaci rinasce con il CFAP
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N. 1619/7 LUGLIO 2026
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ISSN 0373-2916
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Casa Editrice la fiaccola srl
ISSN 0373-2916
7 7 0 3 7 3 2 9 1 6 0 2
INFRASTRUTTURE
Anas investe sulla Liguria.
Analisi di tre cantieri strategici
MATERIALI
Il Viadotto delle Fornaci
rinasce con il CFAP
Bitumi modificati POLYPLAST
Strade ad alte prestazioni fatte per durare
N. 16120 Luglio 2026 anno CXXVII
ISSN: 0373-2916
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e Trafori
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ROC 32150
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Friuli Venezia Giulia - Trentino Alto Adige
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COME ERAVAMO
7 I TEMI DEL NUMERO DI LUGLIO DEL 1926
di Fabrizio Parati
L’OPINIONE LEGALE
8 LA PARTECIPAZIONE ALLA GARA DA PARTE
DI UN FORNITORE DI UN BENE PRODOTTO DA TERZI
di Claudio Guccione, Donato Caterino
NOTIZIE DALL’ANAS
12 ABRUZZO, SS 652 “FONDO VALLE SANGRO”
13 LAZIO, GALLERIA “TEMPIO DI GIOVE”
14 TOSCANA, SS1 “AURELIA”
15 UMBRIA, GALLERIA “MADONNA ALTA”
NEWS
16 ATTUALITÀ
28 CONVEGNI
29 AGENDA: CONVEGNI, CORSI, EVENTI
INFRASTRUTTURE & MOBILITÀ
32 IL NODO CHE REGGE IL NORD
di Monica Banti
40 TANGENZIALE DI NAPOLI, PRIMA SMART ROAD D’ITALIA
di Luigi Jacono
42 IL PONTE STORSTRØM UNISCE IL NORD EUROPA
di Damiano Diotti
44 PASSAGGI A LIVELLO SOTTO QUOTA 4.000
di Mauro Armelloni
46 ANAS INVESTE SULLA LIGURIA
di Nicola Dinnella, Antonio De Sorricellis
54 RUOLO STRATEGICO
di Daniela Stasi
58 LOGISTICA ITALIANA SOTTO PRESSIONE:
COSTI ALLE STELLE, INFRASTRUTTURE AL LIMITE
di Edvige Viazzoli
62 ULTIMO GIORNO DI PNRR, PRIMO GIORNO DI MERCATO
di Fabrizio Parati
66 IL PONTE SOSPESO DI VALSTAGNA
di Fabio Abruzzese
71 GRANDI OPERE, CRESCE IL PESO DEL RISK MANAGEMENT
di Hunters Group
72 SICUREZZA PREDITTIVA IN AUTOSTRADA:
CIL CASO SANT’ALESSANDRO
di Fabrizio Parati
MATERIALI & TECNOLOGIE
80 IL VIADOTTO DELLE FORNACI RINASCE CON IL CFAP
di Fabrizio Parati
90 SEMPLIFICAZIONE E COMPETENZE
PER LA SCELTA DEI PRODOTTI IDONEI
92 MENO CO2 PER M3 DI CALCESTRUZZO
PER ANNO DI VITA UTILE REALE
di Silvio Cocco
98 IDROGENO VERDE DA PREMIO
di Enzo Rizzo
101 CAMA, BERNARDI NUOVO PRESIDENTE
102 CEMENTO E CO 2 FEDERBETON PORTA AL SENATO
LA SFIDA DA CINQUE MILIARDI
di Carlo Dossi
MACCHINE & ATTREZZATURE
104 ANTICIPARE I RISCHI
di Daniela Stasi
108 OTTANTACINQUE TONNELLATE SUL FILO
DELLO STRAPIOMBO
di Fabrizio Parati
116 LA STRADA INDULGENTE: DENTRO LO STABILIMENTO
SMA ROAD SAFETY
di Fabrizio Parati
120 MERLO ALZA IL TIRO SULLA MANUTENZIONE STRADALE:
DEBUTTA L’MM170RM
di Carlo Dossi
ASSOCIAZIONI
124 IL FUTURO DELLE STRADE
di Gonzalo Alcaraz
125 PREMI OICE 2026 INGEGNERIA E ARCHITETTURA
126 ARIA D’ESTATE
di Stefano Coropulis
127 TTS ITALIA, “AI E CYBERSECURITY”
di Morena Pivetti
Associazione Italiana
per l’Ingegneria Traffico
e dei Trasporti
Associazione Mondiale
della Strada
Associazione Italiana
dei Professionisti
per la Sicurezza Stradale
Associazione Italiana
Segnaletica e Sicurezza
Associazione Laboratori
di Ingegneria e Geotecnica
Associazione
Industrie
Ferroviarie
Associazione Italiana
Segnaletica Stradale
European Union
Road Federation
Formazione Addestramento
Scienza Tecnologia Ingegneria
Gallerie e Infrastrutture
Federazione delle Associazioni
della filiera del cemento,
del calcestruzzo e dei materiali di
base per le costruzioni nonché
delle applicazioni e delle
tecnologie ad esse connesse
Federazione Industrie
Prodotti Impianti Servizi
ed Opere Specialistiche
per le Costruzioni
International Road
Federation
Associazione delle
organizzazioni di ingegneria,
di architettura e di consulenza
tecnico-economica
Società Italiana Geologia
Ambientale
Società Italiana Infrastrutture
Viarie
SITEB
Strade Italiane e Bitumi
On line nella sezione
Archivio, tutti
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Questo periodico è associato
all’Unio ne stampa periodica italiana.
Numero di iscrizione 14744
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Comitato di redazione
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Hanno collaborato
Fabio Abruzzese
Gonzalo Alcaraz
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Responsabile Scientifico CERTeT,
Centro di Economia Regionale, Trasporti
e Turismo dell’Università Bocconi di Milano
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e la Sicurezza delle Infrastrutture MIT a r.
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Dirigente ANAS,
Segretario Generale PIARC Italia
STEFANO RAVAIOLI
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MIT, Presidente WP1 UNECE
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Dirigente MIT, Capo Dipartimento per i Trasporti,
la Navigazione e i Sistemi informativi e statistici
LUCIANO MARASCO
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DG Sicurezza Stradale
FRANCESCO MAZZIOTTA
Già Dirigente MIT, Responsabile II Divisione
DG Sicurezza Stradale
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AISCAT Pesponsabile Area Tecnica
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Dighe e Infrasrutture Idriche ed Elettriche a r.
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IN RAPPRESENTANZA DELLE ASSOCIAZIONI
ANGELO ARTALE
Direttore Generale FINCO
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Associazione del Genio Civile
MARIA PIA CERCIELLO
PIARC ITALIA
GABRIELLA GHERARDI
Presidente AISES
OLGA LANDOLFI
Segretario Generale TTS Italia
GIOVANNI MANTOVANI
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MARCO PERAZZI
Relazioni Istituzionali UNICMI
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CARLO POLIDORI
Presidente AIPSS
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ANIE/ASSIFER
ADNAM RAHMAN
Vice Presidente IRF
STEFANO RAVAIOLI
Direttore SITEB
GABRIELE SCICOLONE
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SERGIO STORONI RIDOLFI
SIGEA
NICOLA ZAMPELLA
Direttore Generale Federbeton
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della Telematica per
i Trasporti e la Sicurezza
Unione Nazionale delle Industrie
delle Costruzioni Metalliche
dell’Involucro
e dei Serramenti
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rigoroso percorso di progettazione, sviluppo e validazione,
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tra cui la riqualificazione dell’aeroporto
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Rete Ferroviaria Italiana 41
Rocksoil 41
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Sireg 108
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SMA Road Safety 92
A35 Swisspod Brebemi - Argentea 26 20
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BGF Trenitalia 108 38
Centro Vempa Nazionale per la Mobilità
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CGT 104
G&P Wirtgen intech 32112
Demag Zeleros 111 20
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(sono cedibili - immagini rivista)
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quelle indicate / con servizi il credito fotografici della rivista) (sono cedibili quelle indicate con il credito della rivista)
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Kerakoll 91
Indicare Indicare con una X con la voce una X interessata la voce interessata
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q PDF Articolo/Notizia ..Pag .............Titolo ........................................................
Master Builders 91
❑ PDF Articolo/Notizia Pag .............. Titolo ..........................................................................................................................
Merlo 120
q Foto Articolo ............Pag .............Titolo ........................................................
Milano Serravalle Engineering 72
❑ Foto Articolo Pag .............. Titolo ..........................................................................................................................
Milano Serravalle - Milano Tangenziali 72
q Estratti Articolo .......Pag .............Titolo ........................................................
Movyon 40
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Come eravamo
I TEMI DEL NUMERO
DI LUGLIO 1926
• V Congresso Internazionale delle Strade,
Milano, settembre 1926, I. Vandone
• La riforma delle leggi per le strade,
Guido Manganelli
• Statistica del traffico lungo le strade
della Provincia di Palermo, Ing. G. Puleo
• Nuovo sistema di trattamento
delle massicciate al silicato di soda,
Ing. Ettore Contini
• Sul trattamento delle massicciate stradali
con silicato di soda, Ing. G. Sdralevich
• Trattamenti salini contro la polvere stradale,
Ivan Ricca
• L’autodromo di Miramas, I. V.
• Le recenti tendenze per le pavimentazioni
cementizie, I. V.
• L’armatura metallica delle pavimentazioni
cementizie, I. V.
• Disciplina della circolazione nel passato
(Continua).
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Copertina del numero di luglio 1926
di luglio 1926
leStrade 7/2026 7
Normativa e infrastrutture
La partecipazione alla gara da parte di un
fornitore di un bene prodotto da terzi
È consentita all’operatore economico mero fornitore la comprova della
disponibilità di un bene mediante dichiarazione del produttore e la produzione
dell’impegno dello stesso a prestare servizi di garanzia e supporto tecnico
Avv. Prof. Claudio Guccione
Avv. Donato Caterino
Il T.A.R. Lazio, con sentenza n. 10258,
pubblicata il 04 giugno 2026, ha chiarito
che la produzione in gara da parte dell’operatore
economico mero fornitore della
L’avvocato Claudio Guccione, fondatore di P&I - Studio Legale Guccione & Associati,
è Professore a contratto di Diritto dei Contratti di Partenariato Pubblico
Privato all’Università degli Studi di Teramo (claudio.guccione@peilex.com).
prova della disponibilità di un bene mediante
una dichiarazione del produttore
riguardante anche la garanzia e l’assistenza
tecnica non costituisce una forma
di avvalimento non dichiarato.
I fatti di causa
La RAI ha indetto una gara d’appalto per
l’affidamento di fornitura di telecamere
comandate a distanza al fine di consentire
riprese video senza la necessità di un
operatore sul posto, con la stipulazione
di un accordo quadro “a listino” con un
unico operatore economico.
Le società Sony e Video progetti sono tra
gli operatori economici che hanno preso
parte alla gara.
All’esito della procedura ad evidenza
pubblica, la RAI ha aggiudicato la gara
alla società Video Progetti, mentre Sony
si è classificata in seconda posizione.
La Sony, dunque, ha presentato ricorso
contro il provvedimento di aggiudicazione
della RAI, denunciando con il primo
motivo una violazione della disciplina
dell’avvalimento, prevista nell’art. 104
del Codice dei Contratti Pubblici, nonché
del disciplinare di gara.
Secondo la ricorrente, l’offerta dell’aggiudicataria
conteneva impegni che sarebbero
riconducibili ad un’altra società
che non ha partecipato alla gara, la Panasonic,
produttrice del bene richiesto
dalla Stazione appaltante: da ciò secondo
la Sony discendeva un avvalimento
non dichiarato in sede di gara da parte
dell’aggiudicataria.
In particolare, la Sony ha richiamato
espressioni presenti nella relazione tecnica
dell’aggiudicataria che sembrerebbero
una forma di disimpegno dalla responsabilità
per trasferirla nei confronti
della Panasonic, che assumerebbe il ruolo
non dichiarato di impresa ausiliaria.
Quanto indicato nell’offerta dell’aggiudicataria
avrebbe condotto ad un vizio
insanabile che avrebbe dovuto comportare
l’esclusione della Video Progetti da
parte della RAI.
Con il secondo motivo di ricorso la Sony
ha contestato presunte irregolarità
nell’offerta presentata dalla Video Progetti
sostenendo che, anziché consistere
in una relazione unica come richiesto
dal disciplinare di gara, si articolava in
una pluralità di allegati peraltro parzialmente
scritti in lingua inglese.
Con il terzo motivo di ricorso, la Sony ha,
infine, contestato il punteggio attribuito
dalla Commissione all’offerta tecnica
dell’aggiudicataria censurando anche il
difetto di istruttoria e di motivazione laddove
essa si sarebbe limitata ad indicare
il punteggio numerico attribuito senza
fornire alcuna ulteriore motivazione.
La pronuncia del TAR Lazio,
Roma
Il T.A.R. Lazio con sentenza n. 10258 del
04 giugno 2026 ha respinto il ricorso.
Nel respingere il primo motivo, il giudice
amministrativo ha rilevato che in base
all’art. 5.1 del disciplinare di gara, il listino
presentato dall’operatore economico
doveva possedere le seguenti caratteristiche:
• far riferimento ad un unico produttore;
• essere autorizzato dal produttore con
possibilità di comprova tramite dichiarazione
del produttore o screenshot
firmato digitalmente;
• garantire che tutti i sistemi forniti fossero
coperti da garanzia per un perio-
do minimo di 36 mesi;
• garantire che tutte le apparecchiature
e gli accessori acquistati avessero un
ciclo di vita di almeno 5 anni, assicurando
la disponibilità di supporto tecnico,
aggiornamenti e parti di ricambio
compatibili con i sistemi forniti.
Pertanto, la gara indetta dalla RAI consentiva
la partecipazione di operatori
economici che non fossero direttamente
produttori dei beni oggetto di fornitura
e racchiudeva nell’oggetto della gara
il bene e i servizi di garanzia e supporto.
Ad avviso del T.A.R. Lazio, i passaggi
della relazione tecnica dell’aggiudicataria
richiamati nel ricorso proposto dalla
Sony - dove compaiono periodi riconducibili
al produttore Panasonic - non rappresentano
un tentativo di sottrazione
dalla responsabilità dell’aggiudicataria,
quanto, piuttosto, una dichiarazione diretta
dell’operatore economico di assunzione
e assicurazione che il prodotto
rispetti le previsioni del disciplinare di
gara in tema di assistenza e garanzia.
Né le prestazioni indicate nella relazione
tecnica della Video Progetti devono
essere intese come servizio a sé stante,
bensì come una qualità intrinseca del
prodotto stesso.
Di conseguenza, il T.A.R. Lazio ha ritenuto
che le espressioni indicate nell’offerta
della società aggiudicataria sono dichiarazioni
relative alle caratteristiche tecniche
della fornitura oggetto di gara, e non
una forma di avvalimento - come è noto,
invece riferito ai requisiti dell’operatore
economico - non dichiarato ai sensi
dell’art. 104 del Codice dei Contratti
Pubblici, né tantomeno incidono sulla
titolarità dell’offerta che appartiene alla
Video Progetti.
Il giudice amministrativo conclude interpretando
le prestazioni sopra indicate
come una componente degli strumenti
oggetto di offerta e non quali requisiti
di partecipazione (suscettibili di avvalimento),
considerato peraltro che l’aggiudicataria
possedeva l’unico requisito
di ammissione alla gara, ossia l’iscrizio-
L’Opinione legale
8 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 9
lamente nel caso in cui siano dimostrati
vizi di manifesta illogicità o travisamento
dei fatti: in questo senso, il T.A.R. Lazio
non ha rilevato la sussistenza di tali
vizi nella valutazione della Commissione
aggiudicatrice, quanto, piuttosto un illegittimo
tentativo della Sony di sovrapporsi
alla valutazione svolta dalla Commissione
stessa.
Del pari, il T.A.R. ha rilevato l’infondatezza
anche del dedotto difetto di istruttoria
e di motivazione evidenziando che è
consolidato nella giurisprudenza amministrativa
il principio di diritto per cui il
punteggio numerico attribuito agli elementi
di valutazione dell’offerta, in applicazione
dei criteri della lex specialis,
costituisce di per sé una motivazione
adeguata.
ne al Registro delle Imprese per attività
pertinenti.
Anche il secondo motivo è stato ritenuto
infondato dal T.A.R. Lazio. In questa
prospettiva, il Collegio ha evidenziato
che le previsioni del disciplinare di gara
devono essere interpretate alla luce del
principio del risultato, vale a dire evitando
eccessivi formalismi che andrebbero
a porsi in contrasto con il soddisfacimento
degli interessi pubblici.
Sicché, il fatto che la Video progetti aveva
presentato l’offerta in più allegati, di
cui alcune parti in lingua inglese, non ha
avuto alcun impatto nella decisione della
Commissione aggiudicatrice che ha decretato
la migliore offerta tecnica presentata
in gara in modo pieno e consapevole:
infatti, la Video Progetti, nella
prima parte dell’offerta tecnica, ha dimostrato
la conformità degli elementi
alle specifiche minime richieste dal Capitolato
Tecnico e, invece, nella seconda
parte dell’offerta tecnica, ha evidenziato
gli elementi migliorativi offerti.
Inoltre, la Video Progetti ha utilizzato la
lingua inglese solo con riferimento ad
estratti di manuali tecnici o nelle brochure,
cioè in parti dell’offerta in cui il
disciplinare di gara consentiva l’utilizzo
della lingua inglese: diversamente,
le parti fondamentali dell’offerta tecnica
sono in italiano in conformità alle previsioni
di gara.
Anche il terzo motivo con cui la ricorrente
ha tentato di sostituire il proprio soggettivo
giudizio a quello espresso dalla
Commissione giudicatrice è stato ritenuto
infondato.
Difatti, il T.A.R. ha evidenziato che le valutazioni
del seggio di gara sull’offerta
sono caratterizzate da ampia discrezionalità
tecnica che può essere sindacata
dinanzi al giudice amministrativo so-
Osservatorio normativo
- Legge 20 aprile 2026 n. 50 “Conversione
in legge, con modificazioni, del decreto-legge
19 febbraio 2026, n. 19, recante
ulteriori disposizioni urgenti per
l’attuazione del Piano nazionale di ripresa
e resilienza (PNRR) e in materia di politiche
di coesione” (Gazzetta Ufficiale,
20/04/2026, n. 91) il cui:
• art. 1 c.1-bis intitolato “Disposizioni in
materia di responsabilità per il conseguimento
degli obiettivi del PNRR”;
• art. 4 c.1-bis - 1-ter, intitolato “Misure
di semplificazione per l’attuazione degli
interventi previsti dal PNRR e per la
realizzazione di quelli non più finanziati
con risorse del medesimo”;
• art. 23 c.1, intitolato “Disposizioni in
materia di investimenti relativi alle infrastrutture
ferroviarie di cui alla Missione
3 - Componente 1 del PNRR”;
• art. 23-bis, intitolato “Comunicazione
della conclusione dei lavori per gli interventi
finanziati dal PNRR, dal Piano
nazionale per gli investimenti complementari
al PNRR e da programmi cofinanziati
dall’Unione europea”.
- “Linee guida per la corretta attuazione
della revisione dei prezzi c.d. “ordinaria”
negli appalti di servizi e forniture” - Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti;
- Decreto Legge 26/6/2026 n. 107 (Gazzetta
Ufficiale, 26/6/2026, n. 146) “Disposizioni
urgenti per interventi infrastrutturali
e per l’attuazione del Piano
nazionale di ripresa e resilienza (PNRR),
nonché ulteriori disposizioni finanziarie
urgenti” nn
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10 7/2026 leStrade
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Notizie da Anas
Notizie da ANAS
Lazio, galleria “Tempio di Giove”
Ultimati i lavori di manutenzione programmata
all’interno del tunnel in direzione nord della
galleria “Tempio di Giove”, situata lungo la strada
statale 7 “Appia” in provincia di Latina
Abruzzo, SS 652 “Fondo Valle Sangro”
Ultimate le complesse operazioni
di scavo della galleria naturale
all’interno del cantiere di Gamberale
(Chieti), situato lungo la strada
statale 652 “Fondo Valle Sangro”
«La caduta dell’ultimo diaframma
del tunnel – ha dichiarato l’amministratore
delegato di Anas, Claudio
Andrea Gemme - rappresenta
una pietra miliare per il completamento
dell’intero itinerario strategico
di collegamento tra il Tirreno
e l’Adriatico. L’infrastruttura
una volta completata rivoluzionerà
la mobilità interregionale e il
trasporto merci tra Abruzzo e Molise,
riducendo i tempi di percorrenza
e innalzando drasticamente
i livelli di sicurezza stradale».
Il traguardo assume un rilievo
straordinario a causa delle severe
difficoltà operative affrontate durante
lo scavo. Il ritrovamento imprevisto
di sacche di gas naturale
nel sottosuolo ha imposto un prolungato
fermo tecnico e una radicale
riprogettazione delle modalità
di avanzamento. Per operare
in totale sicurezza, le attività sono
riprese grazie all’impiego di materiali
e attrezzature speciali antideflagranti
progettate ad hoc,
supportate da rigorose e costanti
procedure di monitoraggio ambientale.
L’intervento complessivo, affidato
al raggruppamento di imprese De
Sanctis Costruzioni S.p.A. ed Ircop
S.p.A., comporta un investimento
totale che supera i 200 milioni
di euro. L’ultimazione di tutte
le opere d’arte previste nel lotto è
pianificata per il secondo semestre
del 2027.
Il nuovo tracciato stradale si sviluppa
per una lunghezza complessiva
di 5.739 metri e prevede le
seguenti opere principali:
• galleria naturale: un tunnel della
lunghezza di 2.465 metri;
• cinque viadotti: sviluppo totale
di circa 1.280 metri;
• viadotto maggiore: un’opera
della lunghezza di 600 metri;
• opere di sostegno: paratie di
pali tirantate e muri;
• consolidamenti: muri di sottoscarpa
e di controripa stabili;
• sistemi idraulici: opere di drenaggio
e tombini strutturali.
Conclusi gli ultimi interventi e rimosse
le cantierizzazioni, l’infrastruttura
è stata temporaneamente
riaperta al traffico su entrambe
le carreggiate ripristinando la regolare
circolazione per favorire i flussi
legati alla stagione estiva. I lavori
riprenderanno a settembre nella
galleria in direzione sud e si concluderanno
in via definitiva entro
due anni.
Le opere, con un investimento totale
di 75 milioni di euro, riguardano
il profondo restyling strutturale
e tecnologico del tunnel, asse strategico
per i collegamenti dell’intera
provincia di Latina.
«I nuovi interventi previsti per la
Galleria Tempio di Giove – ha dichiarato
l’amministratore delegato
di Anas, Claudio Andrea Gemme
- sono stati progettati con particolare
attenzione all’efficientamento
energetico e alla sostenibilità della
struttura. Le opere consentiranno
una significativa riduzione dei
consumi energetici, grazie all’adozione
di tecnologie e impianti ad
alta efficienza. Si stima che tali interventi
genereranno un risparmio
economico di circa il 50% sui costi
energetici, contribuendo alla riduzione
dell’impatto ambientale e al
miglioramento della gestione complessiva
della struttura».
Gli interventi ultimati in direzione
nord – che saranno replicati in direzione
sud – si sono focalizzati sul
rinforzo del rivestimento in calcestruzzo
lungo la calotta e i piedritti.
In parallelo sono stati realizzati i sistemi
di impermeabilizzazione, raccolta
e smaltimento delle acque di
percolamento, oltre agli interventi
di collettamento e smaltimento delle
acque di piattaforma.
L’infrastruttura viene dotata di impianti
tecnologici di ultima genera-
zione per innalzare gli standard di
sicurezza e di risparmio energetico
con nuovi sistemi di illuminazione
a LED, impianti di emergenza, protezioni
antincendio avanzate e una
rete capillare di videosorveglianza.
Il cantiere è stato gestito per fasi
consecutive e in autunno continuerà
a garantire sempre il doppio
senso di marcia sulla carreggiata
non interessata dai lavori. Questa
soluzione organizzativa eviterà
la chiusura totale della statale e ridurrà
al minimo i disagi per l’utenza
in un punto nevralgico per la mobilità
locale e turistica.
In collaborazione con
12 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
13
Notizie da Anas
Toscana, SS1 “Aurelia”
Nuovo ponte sul canale scolmatore a Livorno. Le nuove strutture in acciaio,
lunghe 32 metri per 49 tonnellate, sono state assemblate a terra e sollevate
Sono state completate le operazioni
di varo dell’impalcato del
nuovo ponte sul canale Scolmatore,
lungo la strada statale 1 “Aurelia”
a Livorno, nell’ambito dei lavori
di manutenzione programmata,
miglioramento sismico e adeguamento
funzionale dell’opera, eseguiti
da Itinera, società di EPC del
Gruppo ASTM.
Il ponte è lungo complessivamente
158 metri ed è costituito da
cinque campate da circa 32 metri
ciascuna. Dopo la demolizione
del vecchio impalcato in calcestruzzo,
le nuove strutture in
acciaio - del peso di 49 tonnellate
per ogni campata - sono state
assemblate a terra, sollevate con
gru di grande portata e posizionate
sulle pile (varo).
Il completamento del varo, che
rappresenta una delle fasi più delicate
dell’intero processo costruttivo,
consente di proseguire con la
realizzazione della soletta in calcestruzzo,
la realizzazione dell’impermeabilizzazione
e delle opere
idrauliche, la posa in opera delle
barriere laterali e, infine, la realizzazione
della pavimentazione e
della segnaletica.
I lavori, per un investimento complessivo
di sei milioni di euro, hanno
l’obiettivo di ripristinare e incrementare
i livelli di sicurezza,
durabilità e prestazione dell’infrastruttura.
Gli interventi hanno riguardato:
la demolizione del vecchio impalcato
in calcestruzzo, il ripristino
strutturale delle pile esistenti, l’adeguamento
strutturale e sismico
delle spalle e la sostituzione degli
appoggi con dispositivi antisismici.
Il nuovo impalcato in struttura mista
acciaio-calcestruzzo è realizzato
con “schema continuo”, una
soluzione che consente di migliorare
significativamente le prestazioni
statiche e dinamiche dell’opera,
nonché di eliminare criticità
tipiche dei sistemi discontinui,
come i giunti di dilatazione tra le
campate.
L’ultimazione dei lavori è prevista
entro la fine del mese di agosto.
Umbria, galleria “Madonna Alta”
Lavori di ammodernamento della galleria
“Madonna Alta”, sul raccordo Perugia-Bettolle.
Investimento da 23,5 milioni di euro
Sul raccordo autostradale “Perugia
Bettolle” sono stati avviati i lavori di
risanamento e ammodernamento
degli impianti tecnologici della galleria
“Madonna Alta”, tra gli svincoli
di San Faustino e Madonna Alta. Si
tratta dell’ultima galleria, nel tratto
tangenziale all’area urbana di Perugia,
che deve essere oggetto degli
interventi di adeguamento obbligatori,
previsti dal Decreto Legislativo
264/06. Anas ha infatti già completato,
negli anni scorsi, i lavori di ammodernamento
delle gallerie “Volumni”
e “Prepo”, mentre lo scorso
febbraio sono iniziati i lavori nella
galleria “Pallotta”, che si svolgono
attualmente in orario notturno.
L’intervento nella galleria “Madonna
Alta”, per un investimento di 23,5
milioni di euro, riguarda il risanamento
della calotta, la realizzazione
di opere idrauliche e la realizzazione
degli impianti tecnologici e di
sicurezza: rifacimento dell’impianto
elettrico, realizzazione di nuovi
impianti di illuminazione, antincendio
con rilevamento automatico,
smaltimento acque e liquidi pericolosi.
Sarà poi installato un impianto
di videosorveglianza, segnaletica
luminosa e colonnine SOS con
collegamento telefonico e pannelli
a messaggio variabile per fornire
indicazioni in tempo reale agli automobilisti
in caso di emergenza. I
nuovi impianti e i sistemi di sicurezza
saranno collegati e monitorati in
tempo reale, 24 ore su 24, dalla Sala
Operativa dell’Anas.
L’intervento è stato oggetto di confronto
in Prefettura, in occasione
della riunione del 3 giugno scorso,
per la prevenzione e pianificazione
coordinata di possibili criticità sulla
viabilità, con particolare riguardo
all’eventualità di incidenti o emergenze.
Considerati gli elevati volumi di traffico
pendolare che interessano la
tratta urbana del raccordo autostradale
Perugia-Bettolle, Anas ha programmato
i lavori della galleria “Madonna
Alta” in due estati, in modo
da contenere al minimo possibile i
disagi alla circolazione.
Da metà giugno sono stati avviati
i lavori nella carreggiata in direzione
Ponte San Giovanni. Nella prima
fase - fino al 13 agosto - il transito
sarà regolato a doppio senso di
marcia sulla carreggiata opposta e
sarà chiusa la rampa di ingresso in
direzione Ponte San Giovanni dello
svincolo di Madonna Alta, con orario
continuato h24. Successivamente,
dal 14 agosto i lavori si svolgeranno
esclusivamente in orario notturno,
dalle 21:00 alle 6:00, con deviazione
del traffico in direzione Ponte San
Giovanni sulla viabilità locale, tra gli
svincoli di Madonna Alta e San Faustino,
fino al termine dei lavori previsto
per fine settembre. Per i mezzi
pesanti di lunga percorrenza sarà
consigliata, come alternativa al raccordo,
la SS728 “del Pantano”.
Nell’estate 2027 si svolgeranno analoghi
interventi nella carreggiata in
direzione Bettolle.
Lazio, il nuovo “Parco del Mare” di Ostia
Riqualificazione e rigenerazione ambientale di oltre 7,4 chilometri
di lungomare, con un investimento iniziale di circa 24 milioni di euro
Sono ufficialmente partiti i lavori
di realizzazione del “Parco del
Mare” di Ostia per un investimento
complessivo iniziale di circa 24
milioni di euro. I lavori di rigenerazione
del litorale di Ostia sono
promossi e finanziati da Regione
Lazio e Roma Capitale nell’ambito
del POR FESR Lazio 2021-2027.
L’intervento, coordinato da Anas
(Società del Gruppo FS Italiane)
in qualità di soggetto attuatore,
comporterà la totale riqualificazione
e la rigenerazione ambientale
di oltre 7,4 chilometri del
lungomare del Municipio X, trasformando
la litoranea in un moderno
parco lineare sostenibile.
Il progetto costituisce l’operazione
cardine della strategia territoriale
“Ostia Mare di Roma”
orientato alla promozione di uno
sviluppo sostenibile, integrato e
inclusivo.
Nel dettaglio, il piano di riqualificazione
infrastrutturale e paesaggistica
prevede cinque direttrici
principali:
• il “Parco delle Dune”: interventi
di rinaturalizzazione e rico-
stituzione della duna marina
nel tratto compreso tra piazzale
Magellano e piazza Cristoforo
Colombo, volti al contrasto
dell’erosione costiera;
• depavimentazione e resilienza
climatica: riduzione del 55%
delle attuali superfici asfaltate
mediante la rimozione di oltre
150.000 metri quadrati di cemento,
finalizzata alla mitigazione
dell’effetto isola di calore
urbana;
• forestazione urbana: piantumazione
di 2.000 nuove alberature
e 40.000 arbusti tipici
della macchia mediterranea,
incrementando del 150% la dotazione
di aree verdi;
• infrastrutture per la mobilità
attiva: realizzazione di una
rete continua di percorsi ciclabili
e pedonali per un’estensione
complessiva di 9,5 chilometri;
• spazi pubblici e aree di aggregazione:
allestimento di 15
piazze attrezzate per lo sport
all’aperto, le attività culturali e
il tempo libero.
Sotto il profilo infrastrutturale,
le opere eseguite da Anas includeranno
l’adeguamento e la razionalizzazione
della viabilità di
urbanizzazione primaria, l’ottimizzazione
delle connessioni
con i nodi di scambio del trasporto
pubblico e la futura realizzazione
di un nuovo ponte sul Canale
dei Pescatori. La configurazione
finale dell’intervento recepisce le
istanze emerse durante il percorso
partecipativo con i cittadini, le
associazioni locali e gli operatori
balneari svolto presso l’Aula Magna
del Polo Universitario di Ostia
dell’Università Roma Tre.
L’ultimazione complessiva del primo
stralcio dell’opera è prevista
per la fine del 2028.
In collaborazione con
14 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
15
otiziario
Anas e SIS insieme per un modello
predittivo sulla sicurezza stradale
Attualità
Rafforzare la cultura del dato, promuovere
l’innovazione e sviluppare
strumenti a supporto della sicurezza
stradale: sono questi gli
obiettivi del protocollo d’intesa siglato
tra Anas, società del Gruppo
FS, e la Società Italiana di Statistica
(SIS), la principale associazione
scientifica nazionale nel campo
della statistica, che riunisce
accademici, ricercatori e professionisti
impegnati nella diffusione
di metodologie basate sull’analisi
dei dati.
La collaborazione ha trovato
una prima applicazione concreta
nell’hackathon scientifico “Stats
under the Stars - SUS 2026”,
giunto alla sua 9ª edizione e ospitato
nella biblioteca del Dipartimento
di Scienze Statistiche della
Sapienza Università di Roma. Nel
corso della notte, giovani ricercatori
e studiosi si sono confrontati
sullo sviluppo di un modello predittivo
teorico per analizzare i fenomeni
che interessano la rete
stradale.
I dati messi in campo
da Anas
La sfida è stata costruita su dati
aggregati forniti da Anas, relativi
ai flussi di traffico, all’incidentalità
sulle principali direttrici e ai
contatti con l’Ufficio Relazioni con
il Pubblico, utilizzati come indicatore
dello stato percepito della
rete. L’obiettivo: valutare la capacità
di algoritmi statistici avanzati
di correlare queste informazioni
per individuare criticità, anticipare
situazioni di rischio, migliorare
la pianificazione della viabilità
e supportare decisioni basate su
evidenze oggettive.
Per i lavori della giuria scientifica
dell’hackathon, Anas ha nominato
Massimo Carlini, Responsabile Advertising,
Brand Strategy & Digital
Communication, rappresentato
da Giuseppina Anatriello (Responsabile
Analisi Statistiche e Reputation
Management) ed Elisabetta
Cicchiello (Analisi Statistiche e
Reputation Management).
I team premiati
Al termine delle intense ore di
analisi notturna, la giuria ha assegnato
i seguenti riconoscimenti:
premio miglior previsione - “La fittata
è fatta” (Università di Padova);
premio miglior overall - “Bayesian
Chainsaw” (Università degli Studi
di Trieste);
premio miglior report - “Stayim-
BRUTTIti” (Sapienza Università di
Roma);
menzione speciale Anas - “RCS”
(Sapienza Università di Roma).
Il riconoscimento
alla Sapienza
La premiazione ufficiale si è tenuta
nell’ambito del Joint Meeting
SIS-FENStatS 2026 - congresso
internazionale che ha unito la
53ª Riunione Scientifica della SIS
e il 1° Convegno delle Società di
Statistica Europee (FENStatS).
In questa sede, la SIS ha conferito
ad Anas la menzione speciale
“Pioneer in Data Culture - Special
Mention”, motivata dall’”aver
valorizzato la cultura del dato
come strumento di innovazione,
integrando analisi, comunicazione
strategica e attenzione alla reputazione
aziendale nello sviluppo
delle infrastrutture pubbliche”.
Il premio è stato ritirato dal direttore
della Comunicazione di Anas,
Marco Ludovico.
«La collaborazione con la Società
Italiana di Statistica rappresenta
un ulteriore passo nel percorso di
innovazione che Anas sta portando
avanti per rendere la gestione
della rete stradale sempre più efficace,
sostenibile e orientata alla
sicurezza», ha dichiarato l’amministratore
delegato di Anas, Claudio
Andrea Gemme. «Oggi i dati
costituiscono una risorsa strategica
per comprendere i fenomeni
della mobilità e supportare decisioni
tempestive e fondate su evidenze
oggettive. Lavorare con il
mondo accademico e della ricerca
ci consente di valorizzare il patrimonio
informativo di cui disponiamo
e di sperimentare nuovi
modelli predittivi capaci di anticipare
criticità e individuare soluzioni
innovative. Il nostro obiettivo
è trasformare conoscenza e
innovazione in benefici concreti
per i cittadini, contribuendo a
una mobilità sempre più sicura,
efficiente e moderna».
STRADEANAS.IT
16 7/2026 leStrade
TECNOLOGIA VZ PBT
UN FUTURO SOSTENIBILE
SI COSTRUISCE STRATO SU STRATO.
L’impegno di Valli Zabban per l’ambiente inizia dove non lo vedi,
con la TECNOLOGIA PBT (Perpetual Binder Technology). RIGEVAL
PBT, RIGENERVAL PBT e MICROVAL PBT: tre diversi leganti
bituminosi modificati a elevata componente elastica, specifici per
i vari strati della pavimentazione. È così possibile arrivare a un
contenuto di RAP dell’85%, realizzando pavimentazioni sempre
più ecosostenibili. Elevata durabilità e alto contenuto di fresato, per
strade sempre più rispettose dell’ambiente che attraversano.
www.vallizabban.com
otiziario
Niulinx porta la guida autonoma
di Livello 4 sulle strade italiane
La guida autonoma smette di essere
una promessa e diventa realtà
operativa sulle strade italiane.
Niulinx S.p.A., startup deep-tech
nata come spin-off del gruppo
di ricerca AIDA del Politecnico di
Milano, ha ottenuto dal Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti
l’autorizzazione alla sperimentazione
su strada pubblica
- Decreto Dirigenziale n. 290 del
5 giugno 2026, ai sensi del D.M.
n. 70/2018 (Smart Road) - e il 25
giugno ha completato a Segrate
la prima dimostrazione pubblica
dal vivo (a cui abbiamo assistito)
della tecnologia di Livello 4 in ambiente
urbano.
L’autorizzazione è arrivata in
meno di due mesi dalla costituzione
dell’azienda, al termine di un
rigoroso iter di verifiche tecniche
e normative. I test sono autorizzati
nelle aree urbane di Cernusco
sul Naviglio, sede del centro studi
di Niulinx (circa 279 chilometri di
infrastrutture), e di Brescia (oltre
635 chilometri). Le attività saranno
condotte in coordinamento costante
con le autorità competenti
e i gestori stradali, con piena tracciabilità
dei dati.
Velocità massima di 30 km/h
Il veicolo scelto è una Fiat 500e
con sensori avanzati, attuatori ridondanti
e unità di calcolo ad alte
prestazioni. Il software di guida,
che integra un modello sviluppato
dal Politecnico di Milano e concesso
in licenza IP, opera a Livello
4: in caso di anomalie, il veicolo
si porta autonomamente in arresto
sicuro senza l’intervento del
conducente.
Su strada, la velocità massima è
fissata a 30 km/h e ogni sessione
è presidiata da operatori certificati
a bordo e da una sala di controllo
da remoto.
Il modello Robo-sharing:
la terza via europea
La dimostrazione di Segrate ha
presentato il paradigma del Robo-sharing,
pensato per rispondere
alle sfide del mercato europeo
in modo distinto dai modelli di robotaxi
americani o cinesi. Il veicolo
raggiunge l’utente viaggiando
in autonomia o in teleoperazione;
l’utente guida normalmente fino a
destinazione, poi la vettura rientra
autonomamente nella flotta. Questo
schema riduce i costi di investimento
delle flotte interamente
driverless e accelera la sostenibilità
economica del servizio.
«Questa non è una demo. Non è
un circuito chiuso. È guida autonoma
che opera nel mondo reale,
su strade reali», ha dichiarato
il CEO Luca Foresti. «L’Europa inizia
a muoversi verso la mobilità
autonoma. E così facciamo noi.»
Il professor Sergio Savaresi del
Politecnico di Milano ha aggiunto:
«La vera sfida della guida autonoma
nei contesti urbani europei
non è solo la componente
software, ma la capacità di integrarsi
in un ecosistema normativo
e di sicurezza estremamente
severo. (...) Abbiamo sviluppato
uno stack tecnologico modulare
e “regulatory-native” che risponde
ai più stringenti standard internazionali.
La transizione verso
una mobilità autonoma di massa
in Europa passa inevitabilmente
da veicoli intelligenti e leggeri,
capaci di muoversi in sicurezza
nei centri storici e di ottimizzare
l’efficienza complessiva delle flotte
urbane».
Niulinx conta oltre 60 esperti tra
data scientist e ingegneri e ha recentemente
finalizzato un aumento
di capitale da 38 milioni di euro,
il più importante round di investimento
nel settore della guida au
tonoma mai registrato in Italia.
NIULINX.AI
“Cultura della
mobilità”
In occasione della 19ª edizione
del Premio Moige “Un anno
di zapping e di streaming”
Anas (Gruppo FS) ha istituito
per la prima volta il Premio
“Cultura della Mobilità”: un riconoscimento
per i programmi,
le iniziative e le realtà impegnate
nella diffusione di una
guida sempre più sicura e consapevole.
Nella prima edizione il premio
è stato assegnato a “Onda
Verde”, il programma di infomobilità
di Rai Isoradio, per
l’alto valore del servizio pubblico
svolto e per il contributo
costante alla diffusione di
una cultura della mobilità responsabile
e sostenibile. Con
un servizio informativo continuo
e capillare “Onda Verde”
offre aggiornamenti tempestivi
e affidabili sul traffico,
la viabilità e le condizioni della
rete stradale e autostradale.
Un punto di riferimento quotidiano
per milioni di cittadini.
«La collaborazione con il
Moige rappresenta per Anas
un’occasione fondamentale
per promuovere i valori della
sicurezza stradale e della mobilità
responsabile all’interno
delle famiglie e della società
civile – ha dichiarato l’Amministratore
Delegato Claudio
Andrea Gemme – la sicurezza
stradale dipende dalle infrastrutture
ma anche dalla qualità
delle informazioni, l’educazione
e la consapevolezza
alla guida. Con il Premio “Cultura
della Mobilità” vogliamo
riconoscere e valorizzare chi,
con il proprio lavoro, contribuisce
a diffondere questi valori
e ad accrescere il senso di responsabilità
collettiva».
STRADEANAS.IT
Fondazione FS, debuttano in Italia
le nuove carrozze panoramiche
Le nuove carrozze panoramiche
della Fondazione FS Italiane
(Gruppo FS) debuttano sulla ferrovia
Palazzolo sull’Oglio-Paratico
Sarnico, che quest’anno celebra i
suoi 150 anni, segnando un’ulteriore
evoluzione del turismo ferroviario
in Italia. Il servizio, che
è stato avviato il 27 giugno, proseguirà
ogni sabato fino al prossimo
29 agosto, con otto treni
programmati, quattro in una direzione
e altrettanti nell’altra.
Valorizzazione del patrimonio
ferroviario
Il progetto nasce infatti dal riuso
e dalla successiva trasformazione
di tre carri pianali dismessi in vetture
panoramiche completamente
aperte, realizzate presso le Officine
Grandi Riparazioni di Rimini
attraverso un progetto sviluppato
internamente al Gruppo FS, con
il supporto delle migliori eccellenze
ingegneristiche del settore ferroviario.
Le carrozze panoramiche offrono
ai turisti un’esperienza immersiva
e realmente slow, consentendo
loro di ammirare senza barriere il
paesaggio attraversato. Un viaggio
lento e suggestivo tra i vigneti
della Franciacorta, il fiume Oglio e
le sponde del Lago d’Iseo, pensato
per valorizzare il territorio e promuovere
una nuova modalità di
fruizione del patrimonio ferroviario
e turistico. Il costo del biglietto
per vivere questa nuova esperienza
è di 15 euro A/R. Sarà possibile
raggiungere la stazione di Palazzolo
sull’Oglio con i treni regionali
di Trenord, partner di Fondazione
FS Italiane in questa iniziativa.
«Oggi inauguriamo una nuova
fase nel turismo ferroviario attraverso
treni storici con le carrozze
panoramiche, le prime mai
costruite in Italia, che faranno la
spola tra Palazzolo sull’Oglio e
Paratico- Sarnico, percorrendo la
ferrovia turistica del Lago d’Iseo.
Un esempio concreto di riutilizzo
C
di vecchi carri merci dismessi e riportati
a nuova vita come carroz-
M
ze completamente scoperte», ha Y
dichiarato Luigi Cantamessa, Direttore
Generale della Fondazio-
CM
MY
ne FS.
CY
Per maggiori informazioni consultare
il QR Code.
CMY
K
Attualità
18 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 19
otiziario
Ddl Porti, Ance
Porto di Palermo,
al via l’utilizzo dei droni
È stato sottoscritto il Protocollo
d’intesa tra l’Autorità di Sistema
portuale del Mare di Sicilia
Occidentale, rappresentata
dal presidente Annalisa Tardino,
e STRADAai - STRADA Artificial
Intelligence S.r.l., rappresentata
dall’amministratore delegato Giulio
Segurini, finalizzato allo sviluppo
e all’integrazione di operazioni
con droni nelle attività portuali.
Palermo come modello
innovativo e replicabile
L’accordo rappresenta una tappa
decisiva nel percorso di trasformazione
del porto di Palermo, che
guarda al futuro con l’ambizione
di diventare punto di riferimento
per l’innovazione dell’intero sistema
portuale del Mediterraneo.
L’iniziativa punta alla sperimentazione
e all’integrazione di tecnologie
UAS e dei sistemi U-space,
ovvero servizi digitali che permettono
di “organizzare il traffico dei
droni”, come avviene per gli aerei,
ma a bassa quota. L’U-space
è fondamentale per far convivere
in modo sicuro ed efficiente i
droni con le attività portuali, evitando
interferenze e migliorando
il coordinamento delle operazioni.
Il protocollo posiziona Palermo
come un modello innovativo e replicabile,
in linea con le normative
europee e nazionali sulla mobilità
aerea avanzata.
Attraverso la collaborazione con
STRADAai, l’Autorità portuale
intende avviare un programma
strutturato dedicato all’utilizzo
dei droni per attività quali il
monitoraggio delle infrastrutture
portuali, il supporto alla security,
l’ispezione di banchine e navi,
il monitoraggio ambientale, la risposta
rapida in caso di emergenza
e lo sviluppo di nuovi servizi logistici
e tecnico-nautici.
Istituzione dello U-Space
Il primo passo fondamentale per
il porto di Palermo è la presentazione
della richiesta di istituzione
dello U-Space alle autorità competenti.
Questo rappresenta un
momento decisivo non solo per lo
sviluppo del porto, ma per l’intero
sistema portuale del Mediterraneo.
L’attivazione dello U-Space
consentirà di integrare in modo
sicuro e regolamentato le operazioni
con droni nello spazio aereo
portuale, aprendo la strada a servizi
innovativi per la sicurezza, la
logistica, il monitoraggio ambientale
e l’efficienza operativa.
Un riferimento tecnologico
nel Mediterraneo
Palermo si candida così a diventare
un porto all’avanguardia, un
riferimento tecnologico nel Mediterraneo,
capace di attrarre investimenti,
competenze e nuovi
modelli di business legati alla digitalizzazione
e alla mobilità aerea
avanzata. Particolare attenzione
sarà dedicata alla formazione
degli operatori portuali locali e dei
«Il Ddl Porti interviene su un
settore cruciale per la competitività
dell’Italia, con l’obiettivo
di coordinare gli investimenti
e superare una
programmazione frammentata.
L’Ance condivide l’esigenza
di rafforzare la capacità di
programmazione e di coordinamento
del sistema portuale
nazionale, attraverso l’introduzione
in particolare del Piano
nazionale degli interventi
per le infrastrutture strategiche
di trasporto marittimo,
superando eventuali frammentazioni
decisionali e favorendo
una visione più organica
degli investimenti». Queste
le parole di Romain Bocognani,
direttore generale di Ance,
in audizione davanti alla Commissione
Trasporti della Camera
sulla riforma dei porti.
La Commissione si è riunita, in
sede referente, per esaminare
il disegno di legge sul riordino
della legge 28 gennaio 1994,
n. 84, in materia di governance
portuale e rilancio degli investimenti
in infrastrutture
strategiche di trasporto marittimo
di interesse generale.
barcaioli, affinché l’introduzione
dei droni sia anche un’occasione
di crescita professionale e di sviluppo
di nuove competenze operative
nel sistema portuale palermitano.
STRADAai - insieme a Poliedra Sanità,
realtà specializzata nei servizi
sanitari - è stata selezionata
per la Fase 2 del programma europeo
STEP (Strategic Technologies
for Europe Platform) con il progetto
Droneport Sicily, dedicato
alla continuità territoriale tra porti
e isole per il trasporto sanitario
tramite droni, che vede al centro
l’Autorità di Sistema portuale del
Mare di Sicilia occidentale.
Attualità
20 7/2026 leStrade
otiziario
Al via le corse prova sulla linea
AV7AC Brescia Est- Verona
Proseguono come da cronoprogramma
le attività di realizzazione
e attivazione della nuova linea
ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità
Brescia Est-Verona, asse
strategico per il completamento
della rete AV nazionale e parte integrante
del Corridoio Mediterraneo
TEN-T.
A seguito del completamento delle
opere civili, della posa dell’armamento
ferroviario e dell’installazione
degli apparati tecnologici,
sono state avviate le corse prova
dei treni lungo l’intera tratta, un
passaggio essenziale per la verifica
della linea e determinante nel
percorso autorizzativo che porterà
al collaudo tecnico dell’infrastruttura
e alla successiva fase di entrata
in servizio prevista nel primo
trimestre del 2027.
Passaggio fondamentale per lo
sviluppo della rete nazionale
L’Amministratore Delegato e Direttore
Generale del Gruppo FS
Italiane, Stefano Antonio Donnarumma,
ha partecipato alle corse
prova, a conferma della rilevanza
dell’opera per lo sviluppo della
rete ferroviaria nazionale: «Questa
fase rappresenta un passaggio
fondamentale nel percorso di
sviluppo e potenziamento del sistema
ferroviario italiano», ha affermato
l’AD e DG del Gruppo FS.
E ha proseguito: «Stiamo lavorando
per ampliare in modo significativo
l’accessibilità al sistema
Alta Velocità, portando l’estensione
della rete dagli attuali 1.100 a
oltre 2.000 chilometri».
La nuova tratta Brescia
Est-Verona
Con il completamento di questo
asse strategico si rafforza la connessione
tra i principali corridoi
europei, con un incremento previsto
fino al 30% dei passeggeri
che potranno accedere ai servizi
AV.
«Si tratta di un investimento nel
futuro della mobilità del Paese,
che significa più collegamenti,
maggiore capacità e una rete
più efficiente al servizio di territori,
imprese e cittadini», conclude
Donnarumma.
La nuova tratta Brescia
Est-Verona
Lunga circa 48 chilometri e in gran
parte affiancata all’autostrada A4
Milano-Venezia e alla linea ferroviaria
convenzionale, la nuova
tratta attraversa Lombardia e
Veneto e interessa complessivamente
11 comuni. L’infrastruttura
consentirà di separare i flussi
di traffico, incrementando la capacità
della rete e migliorando la
regolarità e la puntualità dei servizi
passeggeri e merci.
Con l’attivazione della Brescia-Verona
e nei mesi successivi della
Verona-Vicenza si compirà l’estensione
verso Est della rete AV e
un ulteriore passo nel suo completamento,
contribuendo alla piena
realizzazione della cosiddetta “T”
dell’Alta Velocità, oggi rappresentato
dal collegamento Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli,
e rafforzando la connettività tra i
principali poli economici del Paese.
La linea ferroviaria Brescia-Verona,
del valore di circa 3,2 miliardi
di euro (finanziata anche con fondi
PNRR), registra un avanzamento
complessivo superiore al 90%. La
sua costruzione ha coinvolto, negli
anni, oltre seimila persone tra tecnici
e maestranze e più di ottocento
imprese.
FSITALIANE.IT
Sale storiche
delle stazioni
Fondazione FS Italiane apre le
porte delle sale storiche di alcune
delle principali stazioni
ferroviarie italiane, restituendo
alla collettività ambienti di
alto valore architettonico e
artistico, realizzati tra la fine
dell’Ottocento e i primi decenni
del Novecento e oggetto di
recenti interventi di recupero
e valorizzazione.
Arredi, decorazioni e opere
d’arte raccontano l’evoluzione
dell’architettura ferroviaria
e della cultura del viaggio,
offrendo uno spaccato significativo
della storia del Paese. .
Da luglio a dicembre, il percorso
di visita si sviluppa lungo
alcune tra le più significative
testimonianze del patrimonio
ferroviario italiano: si parte
dalla Sala Gonin di Torino
Porta Nuova, progettata nella
seconda metà dell’Ottocento
come sala d’attesa per la famiglia
Savoia e decorata dagli
affreschi allegorici di Francesco
Gonin dedicati ai quattro
elementi e ai continenti,
e si prosegue con la Sala presidenziale
di Roma Ostiense,
caratterizzata da un impianto
monumentale e impreziosita
dalla statua della Dea Roma in
marmo di Carrara. Dalla Sala
d’attesa della stazione di Montecatini
Terme, realizzata negli
anni Trenta su progetto di
Angiolo Mazzoni, alla Palazzina
Reale di Firenze Santa Maria
Novella. Si attraversa poi
la Sala d’attesa della stazione
di Taormina – Giardini di Naxos,
e si finisce con la Sala Reale
di Monza, unico ambiente
superstite del primo impianto
ferroviario ottocentesco, legato
alla presenza dei Savoia.
FONDAZIONEFS.IT
Attualità
22 7/2026 leStrade
otiziario
AIS, Associazione Italiana Infrastrutture
Sostenibili, ecco la nuova Governance
Si è svolta a Milano l’assemblea
annuale di AIS, Associazione Infrastrutture
Sostenibili think tank
tecnico - culturale d’eccellenza,
impegnato a diffondere e ad affermare
la cultura della progettazione,
realizzazione e gestione
di infrastrutture secondo criteri
di sostenibilità ambientale, economica
e sociale. Ne fanno parte
150 soci, tra collettivi e individuali,
protagonisti nella progettazione,
esecuzione e gestione delle infrastrutture,
che oggi esprimono
complessivamente oltre il 3% del
PIL nazionale, tra cui Autostrade
per l’Italia, Cassa Depositi e Prestiti,
Enel, Gruppo Ferrovie dello
Stato, Snam, Saipem, Tecne, Webuild,
le principali società italiane
di progettazione oltre ai grandi
gruppi industriali del cemento e
dell’acciaio.
La nuova governance che guiderà
l’Associazione per i prossimi tre
anni vede la conferma del Presidente
Lorenzo Orsenigo, presidente
di ICMQ e del Vicepresidente
Vicario Luca Ferrari, CEO di Harpaceas
S.r.l., con delega alla digitalizzazione
e all’innovazione. A lui si
affianca, in veste di vicepresidente
con delega alle relazioni istituzionali
e alla comunicazione, Alfredo
Martini già direttore e segretario
generale dell’Associazione.
Il Consiglio Direttivo, che conta
complessivamente 23 membri,
si rinnova allargando la base
e la condivisione strategica. Insieme
ai componenti storici, come il
Gruppo FS e Tecne - Gruppo Autostrade
per l’Italia, fanno il loro
ingresso nel Consiglio altre partecipate
dello Stato come Cassa Depositi
e Prestiti ed Enel.
Rappresentanti dei Soci Collettivi
ambiente - Patrizia Vianello; Calzoni
S.p.A. - Giacomo Calzoni;
Cassa Depositi e Prestiti, Massimiliano
Pulice; eambiente, Gabriella
Chiellino; Enel Italia, Giovanni
Tula; Ferrovie dello Stato Italiane,
Gualtiero Poso; GEEG, Diego Sebastiani;
Harpaceas, Luca Ferrari;
ICMQ, Lorenzo Orsenigo; I.CO.P.
Piero Petrucco; Istituto I.R.I.D.E.
Mauro Di Prete; Officine Maccaferri,
Stefano Susani; Ontier Italia,
Giuseppe Fabrizio Maiellaro;
Politecnica, Marcello Mancone;
Tecne - Gruppo Autostrade per
l’Italia, Sara Frisiani; Tecnostrutture,
Franco Daniele; Tunnel Euralpin
Lyon Turin (TELT) - Manuela
Rocca.
Rappresentanti dei Soci
Individuali
Marcello Astolfi, Paola Brambilla,
Fulvio Lino Di Blasio, Alfredo Martini,
Francesco Polverari, Andrea
Versolato.
Le considerazioni del presidente
Orsenigo
«Sei anni di crescita straordinaria,
il consolidamento come punto di
riferimento normativo e strategico
nel settore e la nostra visione
fermamente rivolta al futuro della
transizione ecologica».
«Nata il 26 giugno 2020, in piena
emergenza pandemica con
soli quattro soci fondatori, AIS ne
conta oggi 150 tra i più autorevoli
player e professionisti dell’intera
filiera. Un’evoluzione che ne testimonia
l’autorevolezza, tanto che
i Position Paper elaborati dai nostri
gruppi di lavoro sono stabilmente
richiamati all’interno delle
linee guida delle stazioni appaltanti
e nei bandi pubblici. AIS è
una realtà associativa sempre più
importante e per crescere ha bisogno
di una governance condivisa
con un maggior numero di
componenti. Oggi viene rinnovato
un consiglio all’insegna della continuità
ma con un forte spirito di
rinnovamento, che avrà il delicato
compito di definire il piano strategico
dei prossimi tre anni. Il nuovo
organo direttivo sarà chiamato
a guidare l’associazione in una
fase cruciale per il Paese, dove la
spinta verso la transizione green
richiede un cambio di passo decisivo».
«Il nostro obiettivo», conclude Orsenigo,
«è di dare una forte accelerata
alla sostenibilità infrastrutturale,
coinvolgendo anche il
capitale finanziario».
INFRASTRUTTURESOSTENIBILI.
ORG
La A91 “Roma-Fiumicino”
laboratorio d’innovazione
Nell’ambito del programma relativo
alle strade intelligenti di Anas, è stata
gestita con successo la sperimentazione
di un veicolo modulare elettrico
sviluppato da Next Future Mobility
e dotato della tecnologia C-ITS di Almaviva,
testando l’interazione tra veicolo
e infrastruttura digitale lungo uno
dei principali assi viari della Capitale.
Il veicolo è partito da Fiumicino percorrendo
la A91 di competenza Anas
(Gruppo FS) fino a raggiungere via Cristoforo
Colombo, dialogando per l’intero
tragitto con l’infrastruttura C-ITS,
predisposta lungo la tratta. La sperimentazione
è stata resa possibile anche
grazie al protocollo d’intesa tra
Anas e Roma Capitale, finalizzato a
promuovere soluzioni innovative per
una mobilità sempre più intelligente,
connessa e sostenibile, favorendo l’integrazione
tra infrastrutture stradali,
sistemi digitali e servizi di trasporto
nell’ambito delle iniziative di Smart
Mobility e Mobility as a Service (MaaS).
«Le strade intelligenti – ha dichiarato
Mauro Giancaspro, direttore Technology,
Innovation & Digital Spoke di Anas
- rappresentano un’evoluzione fondamentale
del modo di concepire le infrastrutture
stradali. Come Anas, oltre a
rendere le strade più sicure attraverso
i nostri programmi di manutenzione
programmata, lavoriamo per renderle
tecnologicamente avanzate, piattaforme
aperte all’innovazione, capaci
di dialogare con i veicoli e di mettere
a disposizione dati e servizi che contribuiscono
a migliorare la sicurezza,
l’efficienza della circolazione e la sostenibilità
degli spostamenti. La collaborazione
con aziende, istituzioni e operatori
tecnologici, come in questo caso,
è essenziale per sperimentare nuove
soluzioni e accompagnarne lo sviluppo
in un contesto reale, creando un ecosistema
in cui infrastrutture e nuove tecnologie
crescono in sinergia a beneficio
degli utenti».
STRADEANAS.IT
R 240
Sismico C2
Attualità
24 7/2026 leStrade
otiziario
Riqualificazione di “Penn
Station”. L’hub di trasporto
occidentale più trafficato
Il Gruppo ASTM guida uno dei più
ambiziosi progetti di riqualificazione
infrastrutturale nella storia
della città di New York. Attraverso
la propria controllata statunitense
Halmar Infrastructure Development,
in partnership con la
svedese Skanska, ASTM è infatti
stata selezionata come Master
Developer per i lavori di trasformazione
del cruciale snodo ferroviario
di Penn Station. Situato
nel cuore di Manhattan, connesso
al Madison Square Garden, Penn
Station è l’hub di trasporto occidentale
più trafficato, con oltre
600.000 visitatori al giorno.
Il progetto di trasformazione della
Penn Station di New York è
promosso da Amtrak, il principale
operatore ferroviario pubblico
degli Stati Uniti e proprietario della
stazione stessa, in collaborazione
con il Dipartimento dei Trasporti
degli Stati Uniti (USDOT).
L’obiettivo è quello di reinventare
questo snodo vitale, elevandolo a
uno standard di eccellenza di livello
mondiale in termini di funzionalità,
estetica e sostenibilità. Oltre ad
Amtrak, la stazione ospita due operatori:
NJ Transit (NJT), il terzo fornitore
di servizi bus e ferroviari del
Paese, e la Metropolitan Transportation
Authority (MTA), la principale
rete di trasporti del Nord America.
«Siamo entusiasti di entrare nel
cuore della città di New York, trasformare
la principale stazione
della città in un luogo che non sia
solo di transito ma di aggregazione,
rinnovando il contesto urbanistico
che accoglie il Madison
Square Garden», ha commentato
Umberto Tosoni - Amministratore
Delegato di ASTM Group. «Penn
Station, infatti, è una delle opere
più iconiche e attese d’America
e noi siamo pienamente consapevoli
di cosa significhi intervenire
su un nodo infrastrutturale
essenziale per la mobilità di milioni
di persone. Siamo pronti ad
affrontare questa sfida, certi di
avere le competenze, le risorse e
l’esperienza necessarie per portarla
a termine con successo».
Il piano di ristrutturazione trasformerà
l’esperienza dei viaggiatori
e aumenterà la capacità
operativa della stazione, promuovendo
al contempo lo sviluppo
dell’area urbana circostante. In
particolare, il progetto prevede
la completa riqualificazione della
Penn Station attraverso la realizzazione
di un nuovo ingresso,
caratterizzato da una facciata
ispirata a elementi stilistici neoclassici
che saranno ripresi anche
sul Madison Square Garden, situato
sopra la stazione, la cui piena
operatività sarà garantita per
tutta la durata dei lavori.
Gli interventi principali includono:
• la creazione di un ingresso monumentale
sull’8ª strada, caratterizzato
da un ampio atrio che
massimizza la luce naturale;
• la costruzione di una ampia hall
che ospita moderne aree commerciali
e la riprogettazione
funzionale dei percorsi per ottimizzare
i flussi di passeggeri;
• l’aumento della capacità delle linee
ferroviarie.
Il progetto si svilupperà in più fasi
per garantire la continuità del servizio:
• 2026-2027: fase di progettazione
definitiva e completamento
delle procedure autorizzative;
• 2027: avvio dei lavori, con termine
previsto entro il 2034.
ASTM.IT
“(S)He Works
- I Care”
Si è svolta la campagna internazionale
“(S)He Works – I
Care”, promossa dall’associazione
Europea ASECAP (Associazione
Europea delle Società
Concessionarie di Autostrade
e Trafori a Pedaggio) e dall’italiana
AISCAT, che ha coinvolto
18 concessionarie in otto Paesi
europei e altri nel mondo,
tra cui per la prima volta anche
il Messico, ampliando quindi
ulteriormente la prospettiva
globale dell’iniziativa. L’evento
è finalizzato a sensibilizzare
tutti gli utenti della strada,
in particolare i conducenti professionali,
sull’importanza del
rispetto delle regole di sicurezza
e sulla protezione di chi
lavora quotidianamente sulle
autostrade.
Il personale di A35 Brebemi
– Argentea è stato presente
presso l’Area di Servizio Adda
Nord e l’Area di Servizio Adda
Sud, partecipando a momenti
di incontro con autotrasportatori,
attività esperienziali
e workshop, oltre a momenti
di confronto per incrementare
la consapevolezza reciproca.
L’iniziativa rafforza il
legame tra personale in servizio
autostradale e conducenti,
promuovendo comportamenti
più responsabili e attenti
alla sicurezza. Si tratta di una
delle tante azioni con cui Aleatica
e le sue controllate tra
cui Brebemi, anche attraverso
la Fondazione Aleatica per
la Sicurezza Stradale, contribuiscono
a un cambiamento
culturale duraturo, dopo iniziative
come “Andiamo sul Sicuro”
nelle scuole, e a rendere
le infrastrutture più sicure
per tutti.
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Attualità
26 7/2026 leStrade
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otiziario
Agenda
SETTEMBRE 2026
OTTOBRE 2026
NOVEMBRE 2026
DICEMBRE 2026
SIIV Summer School
7 - 11 settembre
Novedrate (sede eCampus)
siiv.net
Highways AU 2026
14 - 15 ottobre
Sydney (Australia)
terrapinn.com
Ita Tunneling Awards 2026
4 – 6 novembre
Lisbona (Portogallo)
itaw26cpt20.pt
SIIV Winter School
13 - 18 dicembre
Moena (TN)
siiv.net
Paving Expo 2026
22 - 24 settembre
San Paolo (Brasile)
paving.com.br
Asphaltica 2026
7 - 10 ottobre
Bologna
asphaltica.it
Fenatran 2026
San Paolo (Brasile)
9 - 13 novembre
fenatran.com.br
InnoTrans 2026
22 - 25 settembre
Berlino (Germania)
innotrans.com
Convegno Nazionale e SIIV
Arena
26 - 27 novembre
Autodromo di Imola
siiv.net
ASPHALTICA 2026:
a Bologna il punto di incontro
di una filiera che cambia
Dal 7 al 10 ottobre 2026 ritorna
a Bologna ASPHALTICA, il più
importante appuntamento italiano
ed europeo dedicato al mondo
delle pavimentazioni stradali,
delle infrastrutture viarie e delle
tecnologie per la mobilità sostenibile.
Organizzata da BolognaFiere
in collaborazione con
SITEB, che ideò la manifestazione
oltre vent’anni fa, ASPHAL-
TICA si propone come punto di
riferimento per imprese, progettisti,
pubbliche amministrazioni,
contractor, università e operatori
specializzati dell’intera filiera della
strada e delle infrastrutture.
L’edizione 2026 segna un importante
salto di qualità per la manifestazione,
che si svolgerà nel
nuovo Padiglione 37 di Bologna-
Fiere, uno spazio moderno e polifunzionale
– totalmente privo
di colonne - che ospita anche le
partite di Eurolega della Virtus
e la fase finale della Coppa Davis
di tennis.
Dopo i risultati in crescita dell’edizione
2024 – con 120 espositori
provenienti da 10 Paesi e 7.300
mq netti espositivi – quest’anno
ASPHALTICA punta a raggiungere
150 espositori e 10.000 mq
espositivi netti, rafforzando ulteriormente
il proprio ruolo internazionale
attraverso programmi
di incoming dedicati a buyer
e giornalisti esteri.
Grande attenzione sarà dedicata
alle Agorà SITEB che, come da
tradizione, forniranno uno spaccato
aggiornato del Paese e delle
sue infrastrutture viarie, con particolari
su temi strategici come
caro energia, sicurezza stradale
e nuovi scenari di mercato. Accanto
ai comparti storici di asfalto
e bitumi, l’edizione 2026 vedrà
la presenza del mondo delle
barriere, della segnaletica, dell’illuminotecnica,
delle smart road,
delle tecnologie digitali, dei mezzi
elettrici e del noleggio di veicoli
speciali.
Tra le principali novità debutta
“Il Cantiere Sostenibile”, la nuova
area dimostrativa live dedicata
al recupero e al riutilizzo del
fresato d’asfalto. In un vero cantiere
operativo allestito all’esterno
del padiglione 37, i visitatori
potranno assistere dal vivo all’intero
processo di lavorazione stradale:
dalla fresatura alla rigenerazione
fino alla compattazione
finale. Due dimostrazioni quotidiane
offriranno un’esperienza
immersiva e concreta sulle tecnologie
più avanzate del paving
sostenibile e dell’economia circolare
applicata alle infrastrutture.
ASPHALTICA 2026 rafforzerà
inoltre il proprio ruolo culturale e
scientifico grazie a un ricco programma
di convegni, workshop e
seminari - organizzato da SITEB
- dedicato alle evoluzioni normative,
alla sostenibilità, alla sicurezza
e all’innovazione tecnologica.
Sono previsti oltre 50 eventi
tecnico-scientifici con il coinvolgimento
delle principali istituzioni,
delle università e di stakeholder
del settore. Con Asphaltica
2026 si vuole offrire alla filiera
un evento sempre più internazionale,
esperienziale e orientato al
futuro, dichiarano gli organizzatori.
La trasformazione delle infrastrutture
stradali passa oggi
attraverso innovazione, sostenibilità,
sicurezza e formazione:
Asphaltica rappresenta il luogo
ideale dove questi temi si incontrano
e diventano opportunità
concrete di business e sviluppo.
Convegni
Convegni, Corsi, Eventi 2026
28 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 29
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
INFRASTRUTTURE&MOBILITÀ
Scansiona il QR CODE per ricevere
maggiori informazioni
n Al Teatro Carlo Felice, il seminario
promosso dall’Ordine degli Ingegneri
di Genova con il contributo tecnico di
G&P intech e la media partnership
di «leStrade», per fare il punto su una
città-porto in continua trasformazione.
n Tangenziale di Napoli,
prima Smart Road d’Italia.
n Anas investe sulla Liguria con tre
cantieri strategici.
n Sicurezza predittiva in autostrada:
il caso Sant’Alessandro.
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All’Auditorium Montale del Teatro Carlo Felice, oltre
cento persone tra ingegneri, progettisti e tecnici
di enti gestori hanno partecipato al Seminario.
Scenari
Il nodo che regge il Nord
Al Teatro Carlo Felice, il seminario promosso dall’Ordine degli Ingegneri
di Genova con il contributo tecnico di G&P intech e la media partnership
di «leStrade», per fare il punto su una città-porto in continua trasformazione
«La longevità non si eredita, la durabilità è fatta
di scelte dopo scelte, giorno dopo giorno. Vale
per una rivista, e soprattutto per una rivista come
«leStrade», al proprio centoventottesimo anno
editoriale, e vale ancor di più per un’infrastruttura,
dove sicurezza strutturale e durabilità sono
il punto di partenza di ogni intervento - nuovo o
di riqualificazione - ma sono anche il precipitato
di scelte diuturne. Questo è il filo conduttore
che attraversa il programma del Seminario di
oggi. Un incontro che riunisce università, istituzioni,
gestori e professionisti in una città che conosce
meglio di altre il peso di queste responsabilità
e che, proprio per questo, è il luogo dove
la consapevolezza tecnica si trasforma in patrimonio
condiviso». Con queste parole il direttore
di «leStrade», Fabrizio Parati - moderatore della
giornata - ha aperto il pomeriggio del 22 maggio
all’Auditorium Montale del Teatro Carlo Felice di
Genova. Prima di entrare nel vivo dei lavori, Parati
ha citato Fernand Braudel che nel 1982 scrisse
di Genova: «Una geografia costrittiva. Mostro
Monica Banti
Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Genova,
il dott. ing. Enrico Sterpi, assente per impegni
istituzionali. L’ing. Frumento ha ricordato
che il seminario del 22 maggio ha chiuso un ciclo
formativo triennale della Commissione Civile
e Infrastrutture (presieduta dall’ing. Stefano
Francia), che ha seguito la trasformazione infrastrutturale
genovese attraverso tre cicli di seminari
e visite in cantiere.
È stata poi la volta della professoressa Maria Pia
Repetto, Direttrice del Dipartimento di Ingegneria
Civile, Chimica e Ambientale (DICCA) dell’Università
di Genova. Il suo intervento ha messo
in luce le tre missioni dell’ateneo - formazione,
ricerca, trasferimento tecnologico - sottolineando
come iniziative come quella del 22 maggio incarnino
esattamente la terza: «Organizzare insieme
eventi che possano fare rete, fare squadra
e trasferire gli aspetti innovativi sviluppati tramite
progetti di ricerca nel tessuto professionale».
Non è mancato un richiamo alla necessità di rinnovare
l’offerta formativa in dialogo con il territorio,
includendo nuove figure come le lauree professionalizzanti
sviluppate insieme ad ANCE e il
programma Growth@DICCA rivolto agli studenti
di laurea magistrale dei corsi del DICCA con lo
scopo di favorire lo svolgimento di tirocini formativi
e tesi di laurea presso enti, aziende, società
di ingegneria e centri di ricerca italiani ed esteri.
ll dott. ing. Giulio Musso, presidente di ANCE Genova,
ha tracciato il quadro economico e logistico
della città. Genova è un nodo strategico per i flusdi
intelligenza, e talvolta di durezza, Genova è
condannata a impadronirsi del mondo, o a non
esistere.» Quella geografia non è cambiata, ha
ricordato il moderatore, e ha prodotto un patrimonio
infrastrutturale tra i più complessi d’Italia.
Mantenerlo sicuro, adeguarlo, affiancarlo con
opere nuove non è manutenzione ordinaria: è la
risposta ingegneristica a un vincolo permanente.
Un incontro necessario, per una città
che cambia
Il seminario “Nodo infrastrutturale di Genova -
Opere nuove e di riqualificazione strutturale e
funzionale”, promosso dall’Ordine degli Ingegneri
di Genova, ha riunito per un pomeriggio intero
università, istituzioni, gestori e professionisti,
come detto sopra.
Patrocinato da ANCE Genova, Consorzio FABRE e
ISI - Ingegneria Sismica Italiana, con il contributo
del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica
e Ambientale (DICCA) dell’Università di Genova,
e la partnership tecnica del Gruppo G&P intech
e di HIRUN International, l’evento - gratuito e
valido per il rilascio di quattro Crediti Formativi
Professionali - ha portato all’Auditorium Montale
ben oltre cento persone tra ingegneri, progettisti
e tecnici di enti gestori.
I saluti istituzionali
Ad aprire i lavori, i saluti della Tesoriera dell’Ordine
degli Ingegneri di Genova, la dott.ssa ing.
Sara Frumento, che ha portato anche i saluti del
Infrastrutture&Mobilità
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Alcuni dei protagonisti
del Seminario “Nodo
infrastrutturale
di Genova. Opere nuove
e di riqualificazione
strutturale e funzionale”.
Da sinistra, il prof. Sergio
Lagomarsino del Dipartimento
di Ingegneria Civile, Chimica
e Ambientale (DICCA)
dell’Università
di Genova, l’ing. Umberto Mele
di Tecne, società di ingegneria
del Gruppo Autostrade per
l’Italia (ASPI),
l’ing. Giorgio Giacomin,
direttore tecnico
e amministratore delegato
di G&P intech,
la professoressa Maria
si commerciali, industriali e turistici del nord Italia,
ma la sua orografia la rende strutturalmente
complessa. Il post-Morandi ha impresso un’accelerazione
ai cantieri di manutenzione straordinaria
su viadotti e gallerie dell’intera rete autostradale
regionale, con ricadute pesanti sulla
competitività delle imprese locali. Oggi sono in
corso alcune grandi opere di portata storica (la
Nuova Diga Foranea, il Terzo Valico con il relativo
Nodo di Genova, il Tunnel Subportuale), ma
per ANCE il capitolo più urgente rimane la Gronda
autostradale: «Un’opera imprescindibile, non
più prorogabile», anche se la sua realizzazione
è stata fermata dall’aumento dei costi dei materiali
e dalle questioni legate al rinnovo della concessione.
L’auspicio dell’ing. Musso è che si passi da un modello
di intervento emergenziale a una pianificazione
programmata delle manutenzioni: meno
disagi, più certezze per le imprese e i cittadini.
L’ing. Giorgio Giacomin, direttore tecnico e amministratore
delegato di G&P intech, ha ribadito
il tema conduttore dell’incontro: «Durabilità e sostenibilità
delle infrastrutture sono ormai un must
che non possiamo dimenticare. L’Europa ci spinge
in questa direzione. Come operiamo oggi, con
livelli di durabilità elevata, dipende molto dalle
tecnologie che scegliamo non solo in fase di progettazione,
ma soprattutto nell’esecuzione delle
opere».
Il nodo di San Benigno: progettare
nell’impossibile
Il primo intervento tecnico, affidato all’ing. Umberto
Mele e all’ing. Roberta Stucchi di Tecne,
società di ingegneria del Gruppo Autostrade per
l’Italia (ASPI), ha portato i presenti in sala nel
cuore del progetto di adeguamento del nodo di
San Benigno, il caso forse più emblematico di
intervento infrastrutturale in contesto urbano
saturo. Il progetto è nato da tre esigenze fondamentali:
realizzazione di nuovi assi stradali;
ampliamento delle corsie di marcia e necessità di
adeguare i dispositivi di ritenuta laterali.
La sua storia è lunga e stratificata: avviato nel
2011 con il progetto definitivo, ha attraversato
una sequenza di varianti che rispecchiano la crescente
complessità del contesto: perizie di variante
nel 2021 per la Rampa Cantore e per entrambi
gli ambiti D ed E, una seconda variante
all’ambito E nel 2024, e, infine, nel 2025, il progetto
esecutivo del Tunnel Subportuale che ha ridisegnato
nuovamente il quadro complessivo. Un
percorso di quasi quindici anni in cui ogni decisione
progettuale ha dovuto misurarsi con i vincoli
imposti dall’urbanistica, dal porto e dai flussi
di traffico.
Nell’ambito D (Rampa Cantore), l’intervento ha
previsto il rinforzo delle campate esistenti, la realizzazione
di nuovi viadotti - il provvisorio VI0P7,
utilizzato per garantire la continuità del traffico
Pia Repetto, Direttrice del
Dipartimento di Ingegneria
Civile, Chimica e Ambientale
(DICCA) dell’Università
di Genova, la Tesoriera
dell’Ordine degli Ingegneri
di Genova, l’ing. Sara
Frumento, l’ing. Giulio Musso,
presidente di ANCE Genova.
L’ing. Umberto Mele, di Tecne
(Gruppo ASPI), illustra
il progetto di adeguamento
del nodo di San Benigno.
Dall’Assessment Gallerie al Tunnel
Asset Management
L’ing. Lapo Baccolini, Technical Authority Assessment
Gallerie di Tecne Gruppo Autostrade per
l’Italia, ha presentato la strategia del Gruppo
ASPI per la gestione sistematica del patrimonio
gallerie: 597 fornici in esercizio per 366 chilometri,
di cui 408 (il 68%) costruite prima del 1980.
Sul solo tronco di Genova (DT1) ricadono 285
gallerie, pari al 39% del totale sulla rete ASPI: la
concentrazione più alta della rete, su un territorio
che per orografia e densità infrastrutturale non
ammette semplificazioni. Il dato storico è centrale.
Fino alla fine degli anni Settanta, i tunnel autostradali
venivano tipicamente realizzate senza
impermeabilizzazione, con calcestruzzo non armato
e privo di additivi, spinto a blocchi mediante
placer pneumatici, spesso generando disomogeneità
e vuoti nel rivestimento. Il risultato, dopo
sessant’anni di servizio, è un degrado dei rivedurante
le fasi costruttive e poi smontato, e i definitivi
VI05A, VI07A e VI167, oltre all’adeguamento
delle barriere di sicurezza e alla posa di
nuove passerelle di servizio e illuminazione. Le
geometrie planimetriche fortemente curve degli
impalcati hanno imposto soluzioni costruttive
non convenzionali: monoappoggi sulle pile intermedie,
per gestire le reazioni di sollevamento, e
coazioni impresse in fase esecutiva per compensare
le trazioni sugli appoggi.
Si sono operati anche interventi profondi sulle
opere esistenti (pile completamente invase
dall’acqua, impalcati con sbalzi non verificati alle
normative attuali), che sono state rinforzate con
armatura aggiuntiva in soletta e con travi di spina
longitudinali e nuove lamiere di guscio con riempimento
in calcestruzzo.
La parte sud (ambito E), che serve i collegamenti
verso il porto, l’aeroporto e il Lungomare Ca-
nepa, si è rivelata ancora più complessa: un insieme
di opere in cemento armato ordinario e
precompresso che hanno subito continue rielaborazioni
per effetto delle varianti e dell’integrazione
con il futuro Tunnel Subportuale.
Per i sottovia - in particolare il SP0AH, il ST0CD, il
VI0SD e il Sottopasso di Via Milano - la soluzione
adottata è stata quella delle travi FORAP: sistemi
prefabbricati che combinano velocità e semplicità
di posa in opera, autoportanza, elevata capacità
su luci fino a 30 metri, notevole rigidezza e durabilità,
con intradosso piano. Una scelta tecnica
che risponde all’esigenza di minimizzare i tempi
di cantiere in un nodo urbano dove ogni giorno
di interruzione ha un costo misurabile sull’intera
mobilità della città.
Infrastrutture&Mobilità
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stimenti accelerato dalla combinazione di difetti
costruttivi e infiltrazioni d’acqua, che richiede
la costante sorveglianza dell’asset e l’applicazione
di processi predittivi di manutenzione straordinaria,
in grado di garantirne funzionalità e
sicurezza. Per rispondere a questa sfida, il Gruppo
Autostrade per l’Italia ha strutturato un Piano
Nazionale di Ammodernamento Gallerie basato
su tre strategie di intervento. Gli Interventi
di Manutenzione Straordinaria (IMS) riducono la
vulnerabilità locale attraverso reti GFRP ancorate
al rivestimento, malte cementizie proiettate e
sistemi drenanti, con o senza strato integrativo
di impermeabilizzante a spruzzo in funzione della
intensità delle venute d’acqua.
Gli Interventi di Rinforzo Strutturale (IRS) operano
a scala più ampia, incrementando la resistenza
globale attraverso bullonature DCP doppia
protezione dalla corrosione, blindaggi metallici e
incremento della prestazionalità strutturale degli
archi rovesci, estendendo la vita nominale della
galleria da 20 a 50 anni.
La Tunnel Renewal Strategy (TRS) è la rigenerazione
completa della galleria, articolata in cinque
fasi: valutazione dello stato as-is, consolidamento
dell’ammasso al contorno con tubi in
GFRP radiali in calotta, fresatura di una porzione
del rivestimento esistente, installazione del telo
di impermeabilizzazione, realizzazione del nuovo
rivestimento. I requisiti che ne orientano la progettazione
sono cinque: sicurezza per maestranze
e utenti; rapidità di esecuzione con processi
altamente meccanizzati; elevate prestazioni
strutturali del nuovo rivestimento; impermeabilizzazione
efficace e durabile; sostenibilità tramite
conservazione dell’asset.
Con oltre 40 progetti completati e otto soluzioni
tipologiche codificate, la TRS è oggi parte integrante
della strategia di gestione infrastrutturale
del Gruppo ASPI.
Tra i cantieri più significativi sulla rete genovese,
la galleria Manfreida sinistra sull’A26 (787 metri)
è stata interamente rigenerata con calcestruzzo
proiettato ad alta resistenza, parte di un programma
che conta sei interventi della stessa tipologia
completati sul solo tronco DT1. In termini
di prestazionalità dei materiali e rapidità di esecuzione,
la rigenerazione strutturale ha previsto
l’impiego sia di rivestimenti composti da conci in
calcestruzzo prefabbricato, che di calcestruzzi fibrorinforzati
gettati in opera, con raggiungimento
di 8 MPa di resistenza a trazione a 28 giorni
e 20 MPa di resistenza a compressione già a tre
ore dal getto, tali da garantire un avanzamento
medio di 12 metri al giorno.
La selezione della strategia avviene tramite un
approccio FMECA che valuta 11 meccanismi di
danno ponderati per severità e probabilità di accadimento.
La prospettiva futura è quella del cantiere
continuo: dal turno notturno al ciclo giorno/
notte, con macchine combinate capaci di fresare
il rivestimento esistente e posare quello nuovo
in un unico processo integrato. Come ha osservato
il moderatore, passare dalla diagnosi alla
gestione sistematica è «un salto culturale prima
ancora che tecnologico».
La viabilità portuale del futuro
Il porto di Genova è il primo porto italiano per
movimentazione container. L’intervento sul tema
della nuova viabilità portuale era affidato al dott.
ing. Fabrizio Mansueto dell’Autorità di Sistema
Portuale del Mar Ligure Occidentale, che, pur inviando
la propria relazione, non ha potuto partecipare
al Seminario a causa di impedimen-
In alto, l’ing. Fabrizio Tomaro,
dell’Ufficio Tecnico di G&P
intech, mostra le principali
tecnologie che il Gruppo
mette a disposizione per la
riqualificazione strutturale del
patrimonio infrastrutturale.
Nella presentazione anche
un’immagine del Viadotto San
Benigno.
Immagine sotto, l’ing. Lapo
Baccolini, Technical Authority
Assessment Gallerie
di Tecne (Gruppo Autostrade
per l’Italia), ha presentato
la strategia del Gruppo ASPI
per la gestione sistematica
del patrimonio gallerie.
ti familiari sopraggiunti all’ultimo momento. Il
programma ricordava come il nodo porto-città sia
centrale per la competitività dell’intero sistema
logistico del Nord Italia: un porto efficiente che
scarica il suo traffico su una viabilità inadeguata
genera esternalità negative sull’intera città.
Il tema - nuovi percorsi dedicati, separazione
dei flussi, integrazione con Tunnel Subportuale
e Nuova Diga Foranea - resta uno dei capitoli
aperti più rilevanti della trasformazione infrastrutturale
genovese.
G&P intech: tecnologie per la lunga
vita delle opere
L’ing. Fabrizio Tomaro, dell’Ufficio Tecnico G&P
intech, ha illustrato le principali tecnologie che
il Gruppo mette a disposizione per la riqualificazione
strutturale del patrimonio infrastrutturale.
Non è ovviamente casuale che G&P intech abbia
operato direttamente anche sul Viadotto San Benigno,
applicando sistemi di rinforzo in FRP sulle
strutture esistenti: un filo che attraversa due
dei principali interventi presentati nel Seminario.
Nell’ambito dei rinforzi strutturali per gallerie, il
Gruppo ha sviluppato e applicato, su nove gallerie
della Variante di Valico, interventi di rinforzo
con impiego del sistema SRG (Steel Reinforced
Grout) composto da tessuti in acciaio galvanizzato
UHTSS ad altissima resistenza applicati con
malta cementizia e connessi al supporto esistente
mediante appositi connettori in acciaio galvanizzato,
con l’obiettivo di incrementare le caratteristiche
di resistenza dei rivestimenti. In questo
modo, parte del rivestimento esistente è stato
sostituito con materiale ad alte prestazioni, in
grado di sopportare le sollecitazioni di trazione.
Inoltre, il Gruppo G&P intech ha sviluppato soluzioni
con reti preformate in fibra di vetro (GFRP)
ancorate al supporto con barre elicoidali in acciaio
inox e completate con malta cementizia applicata
a spruzzo, nel caso in cui, in seguito alle valutazioni
sullo stato di fatto dell’opera esistente,
sia necessaria un’applicazione diffusa del sistema
di rinforzo. Nella combinazione con le tecnologie
della Tunnel Renewal Strategy di Autostrade
per l’Italia, queste soluzioni offrono un sistema
completo per la rigenerazione degli investimenti
degradati.
Per l’impermeabilizzazione degli impalcati, G&P
intech propone il sistema Matacryl, cioè un addotto
unico a livello mondiale di metilmetacrilato
modificato uretanico ad alte prestazioni disponibile
in due varianti: il sistema WPM, con spessori
di soli tre-quattro millimetri sotto pacchetto
stradale, e il sistema WS, da sei-dodici millimetri
come pavimentazione carrabile per elevata trafficabilità
con strato di usura integrato applicabile
su impalcati in lastra ortotropa e in calcestruzzo.
Entrambi i sistemi garantiscono una durabilità dichiarata
superiore a 50 anni, con crack-bridging
superiore a otto millimetri a 23°C e cinque millimetri
a -30°C, e adesione elevata sia al calcestruzzo
sia all’acciaio. Il sistema Matacryl si candida
a soluzione di riferimento anche per opere di
grande luce a livello nazionale ed internazionale.
Sul fronte dell’isolamento e dissipazione sismica,
G&P intech con la propria Divisione Hirun International
vanta una casistica consolidata: isolatori
a pendolo a singola e doppia superficie di scorrimento
e isolatori elastomerici HDRB-LRB impiegati
per l’isolamento sismico del Viadotto San
Marino ad Ascoli Piceno e per edifici in Classe IV
scolastici e ospedalieri quali l’ospedale Salesi di
Ancona, il presidio ospedaliero Mauro Scarlato di
Scafati (SA), l’Istituto I.T.A. G. De Fabris di Nove
(VI), la scuola B. Gigli di Recanati (MC), la nuova
Infrastrutture&Mobilità
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palestra liceo scientifico A. Bafile a L’Aquila; dissipatori
viscosi sismici e shock transmitters, per
strutture complesse come il Nuovo Arena Bosco
dello Sport di Venezia, lo Stadio Franchi di Firenze,
il BCC TOESPO di Torino.
Infine, la protezione catodica per strutture in calcestruzzo
armato esposte ad ambienti aggressivi
(tema, questo, di particolare attualità a Genova,
che è città-porto per definizione). Il sistema
impiegato Armoguard è ad anodi ibridi sacrificali
: una prima fase a corrente impressa passiva
le armature in sette-dieci giorni, seguita da
una fase galvanica che ne mantiene la protezione
nel tempo. La metodologia si articola in tre fasi:
mappatura del degrado tramite misura del potenziale
di corrosione; progettazione dell’intervento
e sua esecuzione, monitoraggio nel tempo
della progressiva passivazione dell’armatura.
Ponti ad arco in muratura: conoscenza
come base della sicurezza
Il prof. Sergio Lagomarsino, anch’egli del Dipartimento
di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale
(DICCA) dell’Università di Genova, ha affrontato
un tema complesso nella gestione del patrimonio
infrastrutturale: la valutazione della sicurezza
dei ponti ad arco in muratura.
Le linee guida ministeriali emanate dopo il crollo
del Ponte Morandi, e aggiornate nel 2022, hanno
introdotto un approccio multilivello (da livello
zero, semplice censimento, fino a livello quattro,
indagini avanzate e modellazione) che permette
di concentrare risorse e attenzione sulle opere
più critiche.
Per i ponti in muratura, la metodologia combina
analisi limite (statica grafica e approccio cinematico),
modellazione agli elementi finiti calibrata
su prove sperimentali, e campagne di indagine
diretta (carotaggi, endoscopie, martinetti piatti,
prove di carico).
L’intervento del prof. Sergio Lagomarsino ha presentato
un caso studio significativo: il ponte di
Tivoli. Si tratta di un’opera del Settecento a tre
arcate, che è stata analizzata nell’ambito di una
convenzione triennale con il Ministero delle Infrastrutture
e con Reluis.
La combinazione di rilievo laser scanner e drone
con indagini geotecniche e prove dinamiche
con accelerometri ha consentito di costruire un
modello numerico validato e capace di stimare i
margini di sicurezza rispetto ai carichi attuali e di
supportare la progettazione degli eventuali interventi.
Un caso esemplare di come la conoscenza
storica, geometrica, materica, cioè la conoscenza
profonda dell’opera, sia la precondizione di qualsiasi
valutazione strutturale affidabile.
La sostituzione del ponte reticolare
sul Polcevera: tecnica e memoria
A chiudere il pomeriggio di lavoro, l’intervento
degli ingegneri Paolo Maestrelli e Simone Varni
di Seteco, società genovese specializzata da oltre
quarant’anni nella progettazione di ponti e viadotti
in struttura metallica, punto di riferimento
nazionale per le opere di maggiore complessità.
Il tema: la sostituzione del ponte ferroviario reticolare
sul fiume Polcevera. Parlare oggi di un’opera
nuova su quello stesso corso d’acqua significa
anche misurare la distanza percorsa in termini
di cultura della sicurezza e della progettazione.
Il ponte Wi03, costruito nel 1906 dalla Società
Nazionale delle Officine di Savigliano di Torino, è
una travata metallica reticolare a maglia triangolare,
continua su tre campate (- 76,5 metri +
90 metri + 76,5 metri), per una lunghezza complessiva
di circa 243 metri - con larghezza totale
di 9,50 metri, doppio binario ad attacco diretto
e altezza della travata di circa undici metri. Una
tipologia rara perfino oggi, ma certamente straordinaria
per l’epoca, tanto da essere soggetta
alla procedura di verifica di interesse culturale ai
sensi dell’art. 12 del D.Lgs. 42/2004.
Nel 2012 la struttura aveva ricevuto un intervento
di ripristino funzionale: una nuova travata
Immagine in alto a sinistra,
il prof. Sergio Lagomarsino
dell’Università di Genova,
e anch’egli del DICCA,
ha affrontato un tema spesso
trascurato nella gestione
del patrimonio
infrastrutturale: la valutazione
della sicurezza dei ponti
ad arco in muratura.
A chiudere il pomeriggio
di lavoro, l’intervento
dell’amministratore delegato
e direttore tecnico
di Seteco, Simone Varni
(immagini sopra). Il tema
dell’intervento: la sostituzione
del ponte ferroviario reticolare
sul fiume Polcevera.
reticolare metallica inserita all’interno di quella
originaria a singolo binario, con la travata storica
mantenuta come involucro esterno per preservarne
l’identità architettonica. La decisione di
procedere ora con un nuovo impalcato a doppio
binario è imposta dalla necessità di garantire la
capacità di traffico merci e passeggeri richiesta
dal Terzo Valico.
Il nuovo impalcato, anch’esso a maglia triangolare,
a via inferiore e chiuso superiormente, con
schema statico a trave continua sulle medesime
tre campate, peso complessivo di circa 2.800
tonnellate, viene pre-assemblato per conci in un
piazzale di montaggio attrezzato con una gru a
torre traslante su una via di corsa dedicata di 60
metri (due travi in c.a. a sezione a T rovescia).
Il varo avviene per punta dalla spalla lato Torino:
le due strutture - la storica e la nuova - vengono
collegate rigidamente, formando un unico
sistema che si sostiene reciprocamente durante
l’avanzamento.
La traslazione longitudinale avviene su slitte a
basso attrito in PTFE scorrevoli su vie di corsa in
acciaio, con sistemi di tiro e trattenuta ad argani
e cilindri oleodinamici per la regolazione in quota
e il controllo dell’avanzamento. Cinque pile provvisorie
appoggiate ai nodi della reticolare storica
trasferiscono i carichi senza sollecitare le mem-
brature fuori dai punti originariamente concepiti.
A ogni avanzamento, i campi reticolari della travata
storica vengono progressivamente rimossi:
smontaggio e varo procedono in parallelo. Un’unica
operazione che rispetta l’integrità dell’opera
centenaria fino all’ultimo giorno di servizio. Una
porzione dell’impalcato originale del 1906 sarà
conservata e collocata nel futuro “Parco del Ponte”,
come memoria tangibile di un’infrastruttura
che ha segnato la storia industriale e logistica
della città di Genova.
L’intervento sulla linea ferroviaria Campasso
comprende in realtà cinque opere. Oltre al Wi03,
il Wi04 (ponte su via Rossini) è una travata metallica
a cassone torsorigido bicellulare in sezione
mista acciaio-calcestruzzo, con campata unica
di 50,64 metri, con tre travi principali a doppio
T (le due esterne inclinate di 12,6°), diaframmi
reticolari a V e soletta collaborante.
Il Wi05 (ponte su Passo Torbella) sostituisce il
viadotto ad arco esistente sul Torrente Torbella,
che è oggetto di demolizione controllata: il nuovo
impalcato è metallico a via inferiore, con campata
unica di circa 33,60 metri, con travi principali
a doppio T, di altezza 4,50 metri, e traversi
HEB600 incorporati in un getto di calcestruzzo di
70 centimetri, per due binari a interasse di 3,58
metri. A questi si aggiungono due sottopassi veicolari
oggetto di adeguamento: il SL04 (via del
Campasso): arco ribassato in muratura di luce
9,86 metri, consolidato con iniezioni, ristilature
e rinforzo intradossale; e il SL03 (via Benedetto
Brin), che è una struttura a travi in acciaio incorporate
nel calcestruzzo, con luce di 11,89 metri,
con verifica e rinforzo delle travi metalliche, ripristino
del calcestruzzo degradato e aggiornamento
dell’impermeabilizzazione.
Si tratta di cinque opere e di cinque risposte diverse
allo stesso vincolo, vale a dire la capacità
di intervenire in piena città, al di sopra di corsi
d’acqua e di strade ad alto traffico, senza mai
fermare il nodo.
Un investimento in sicurezza pubblica
Nel tirare le fila del pomeriggio di lavoro, il moderatore
ha sintetizzato il messaggio comune a tutte
le autorevoli voci che sono intervenute da protagoniste
del Seminario, vale a dire università,
istituzioni, gestori autostradali, autorità portuale,
costruttori, professionisti: «La manutenzione e il
rinnovamento infrastrutturale non sono una spesa,
sono un investimento di sicurezza pubblica.
Genova lo sa meglio di qualsiasi altra città italiana,
e lo dimostra ogni giorno nei propri cantieri.
Va anche detto che Genova è forse la città italiana
dove fare ingegneria è più difficile. E probabilmente
per questo è anche quella dove si fa l’ingegneria
più interessante». nn
Infrastrutture&Mobilità
38 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 39
Primati
Tangenziale di Napoli,
prima Smart Road d’Italia
Certificata dal Ministero secondo il DM 70/2018, l’arteria napoletana diventa
un laboratorio di mobilità intelligente: 22 chilometri con sensori, telecamere
e antenne V2X che comunicano in tempo reale con i veicoli connessi
Una svolta per la mobilità italiana parte dal Mezzogiorno.
La Tangenziale di Napoli è ufficialmente
la prima Smart Road del Paese, dopo aver ottenuto
la certificazione del Ministero delle Infrastrutture
e dei Trasporti in conformità ai requisiti
del Decreto Ministeriale 70/2018. Il riconoscimento
attesta l’adeguamento dell’infrastruttura
agli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione
del monitoraggio degli asset, alla gestione
intelligente del traffico e al dialogo in tempo
reale con i veicoli connessi e a guida autonoma.
Il progetto coinvolge la Tangenziale di Napoli -
società del Gruppo Autostrade per l’Italia - insieme
al MIT e al Centro Nazionale per la Mobilità
Sostenibile (MOST), con il supporto tecnologico
di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo Aspi.
Tre pilastri per la Smart Road
La normativa italiana identifica tre caratteristiche
che definiscono una Smart Road, e la Tangenziale
di Napoli le soddisfa tutte.
Il primo pilastro è il monitoraggio del traffico:
sensori distribuiti lungo l’intera rete raccolgono
dati sulla viabilità, che vengono elaborati da un
Luigi Jacono
modello di traffico per supportare gli operatori
del centro di controllo nelle decisioni di gestione
attiva della mobilità.
Il secondo è il monitoraggio meteo e idrogeologico:
molteplici sensori rilevano dati meteorologici,
condizioni della pavimentazione, livelli delle
acque e lo stato del territorio circostante, con
l’obiettivo di individuare in tempo reale le condizioni
che potrebbero causare fenomeni come alluvioni
o frane, e allertare gli operatori al superamento
di soglie prestabilite.
Il terzo pilastro riguarda le comunicazioni ai viaggiatori
e la mobilità connessa: tecnologie di comunicazione
bidirezionale veicolo-infrastruttura
(V2I) consentono di trasmettere agli automobilisti
informazioni in tempo reale - velocità consigliata,
incidenti, condizioni meteo e della pavimentazione,
pericoli e ostacoli - direttamente
sull’interfaccia di bordo. E la comunicazione funziona
anche nell’altro senso: i veicoli aggiornano
il gestore autostradale sulle condizioni del traffico
in modo più preciso e tempestivo, trasformando
l’operatore in un vero “orchestratore della mobilità”,
capace di agire in modo proattivo e non solo
reattivo. Attualmente 30 mezzi connessi sono in
grado di comunicare con la Tangenziale.
L’infrastruttura: numeri e tecnologie
Lungo i 22 chilometri della tratta sono in fase di
installazione 217 telecamere intelligenti, 15 por-
tali di rilevamento, otto centraline meteorologiche
e 40 antenne con duplice tecnologia ITS-G5
e cellular V2X. I dati raccolti confluiscono nella
piattaforma centrale C-ITS di Movyon, che li integra
con fonti esterne e li elabora per garantire
il controllo continuo della viabilità e la comunicazione
costante tra infrastruttura e utenti. I
sistemi rilevano posizione, direzione e velocità
dei veicoli, restituendo in tempo reale indicazioni
su cantieri, mezzi in avaria, eventi meteo, criticità
e velocità ottimale per evitare la formazione
di code.
La prima sperimentazione di guida
autonoma connessa in Italia
Tra i risultati più significativi già raggiunti, spicca
una sperimentazione realizzata per la prima
volta in Italia nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta:
durante i test, un veicolo a guida autonoma
ha adattato in tempo reale la propria velocità in
funzione delle indicazioni fornite dall’infrastruttura:
una dimostrazione concreta di come veicoli
e strade possano integrarsi in un unico sistema
connesso.
La certificazione apre ora la strada alla diffusione
su scala nazionale delle tecnologie per la mobilità
connessa e cooperativa, con la Tangenziale di
Napoli che si afferma non solo come infrastruttura
urbana strategica, ma come laboratorio di
riferimento per l’intero settore. nn
Infrastrutture&Mobilità
40 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 41
Opere
Il ponte Storstrøm unisce
il Nord Europa
3.800 metri nel Mar Baltico con alta velocità, strada e ciclabile in un’unica
sezione: inaugurato il nuovo ponte Storstrøm, costruito da Itinera (Gruppo ASTM):
collega la Danimarca alla futura rete ferroviaria verso la Germania
Il 6 giugno scorso la Danimarca ha inaugurato
ufficialmente il nuovo ponte Storstrøm, alla presenza
di Signe Munk, neoministra delle Infrastrutture
danese, del Principe Ereditario Christian
- nipote della Regina Margherita II, a cui l’infrastruttura
è intitolata - e dell’Ambasciatrice italiana
in Danimarca, S.E. Giuliana Del Papa. Una
cerimonia densa di significato simbolico: il Principe
Ereditario ha compiuto l’ultimo viaggio cerimoniale
in auto sul vecchio ponte Storstrøm, che
è stato quindi chiuso definitivamente al traffico
automobilistico. Un gesto che chiude un cerchio
con la storia: era stato il bisnonno della Regina,
Cristiano X, ad attraversare per primo il vecchio
ponte nel 1937, all’epoca della sua inaugurazione.
I festeggiamenti hanno incluso anche una
gara ciclistica amatoriale che ha portato i partecipanti
ad attraversare entrambe le strutture,
cioè la nuova e la vecchia (costruite in parallelo)
e, nel pomeriggio, il ponte è rimasto aperto al
pubblico per una passeggiata lungo tutta la propria
lunghezza.
Un tassello del corridoio europeo
scandinavo-mediterraneo
Il nuovo ponte Storstrøm è stato realizzato da
Itinera, EPC Contractor del Gruppo ASTM, e rappresenta
un lotto strategico del corridoio europeo
scandinavo-mediterraneo che collega la
Danimarca alla Germania attraverso il Fehmarn
Belt Tunnel, attualmente in costruzione. Nello
specifico, l’opera collega la regione di Zealand
all’isola di Falster passando per Masnedø e si
inserisce in un asse infrastrutturale di respiro
continentale destinato a ridefinire la mobilità
nell’Europa del Nord.
Con una lunghezza complessiva di circa 3.800
metri, è il terzo ponte più lungo della Danimarca
(dopo quello di Storebælt e di Øresund). Ma la
sua rilevanza non è solo dimensionale: è tra i pochissimi
ponti al mondo a combinare, su un’unica
sezione trasversale marcatamente asimmetrica,
una ferrovia ad alta velocità a doppio binario progettata
per velocità fino a 200 km/h, una strada
a doppia carreggiata e una pista ciclopedonale.
La struttura: tecnica e innovazione
Dal punto di vista costruttivo, il nuovo ponte è
composto da due viadotti d’accesso con 44 pile
e campate da 80 metri, una porzione centrale
strallata con due campate da 160 metri, sostenute
da 18 stralli ciascuna, e un pilone centrale
che si alza a 102 metri sul livello del mare. La larghezza
complessiva dell’impalcato è di 27 metri.
L’intera struttura è stata prefabbricata e assemblata
in loco, grazie a un’area di assemblaggio
costruita, per l’occasione, nella sponda di Masnedø.
Questa scelta ha permesso di ridurre le distanze
di trasporto tra l’area produttiva e quella
Damiano Diotti
di posa, con tutti i conseguenti benefici ambientali.
Sono state adottate, inoltre, soluzioni per
contenere significativamente la carbon footprint
rispetto ai sistemi convenzionali: tra di esse, l’impiego
di materiali impermeabilizzanti bicomponenti
di ultima generazione.
Una novità assoluta per la Danimarca riguarda
l’armamento ferroviario: sul ponte è stata adottata
per la prima volta nel paese la tecnologia a
pannelli prefabbricati “slab track”, che garantisce
prestazioni superiori per l’alta velocità. La progettazione
ha previsto, infine, la verifica per carichi
dovuti alla collisione di navi con le strutture
del ponte, sulla base di apposite analisi di rischio
del traffico marittimo.
Le sfide di un cantiere estremo
Costruire nel Mar Baltico non è impresa ordinaria.
Il team di progetto ha dovuto affrontare e risolvere
sfide di natura eccezionale: le azioni dinamiche
indotte dal traffico stradale e ferroviario, le
sollecitazioni del vento in un corridoio particolarmente
esposto alle perturbazioni atmosferiche,
il rischio di impatto con le imbarcazioni in transito
e le difficoltà operative legate alle condizioni
meteorologiche estreme. Venti forti e correnti
intense hanno rappresentato variabili ricorrenti
nel corso di sette anni di lavori.
Queste condizioni hanno obbligato ingegneri e
team multidisciplinari a elaborare soluzioni tecniche
inedite per soddisfare tutte le specifiche
progettuali. Il risultato è una delle strutture più
avanzate d’Europa sotto il profilo della sicurezza,
della sostenibilità ambientale e dell’impiego
di materiali innovativi. In cantiere hanno lavorato
circa 1.000 persone di 27 nazionalità diverse.
I numeri del progetto
Quattro chilometri di lunghezza totale. Due viadotti
di accesso per complessivi 3.512 metri. Un
ponte strallato con due campate da 160 metri di
luce ciascuna. Un pilone centrale alto 102 metri
sul livello del mare. Metri cubi di calcestruzzo impiegati:
153.000 mila e 43.000 tonnellate di acciaio,
ma anche 1,4 milioni di metri cubi di terra
movimentati e 1.000 posti di lavoro generati
nell’arco di sette anni.
Itinera e il Gruppo ASTM
Il ponte Storstrøm è uno dei fiori all’occhiello del
portafoglio internazionale di Itinera, player globale
nella progettazione e costruzione di grandi
opere infrastrutturali nei settori della mobilità
- strade, autostrade, ferrovie, metropolitane
- e dell’edilizia civile e industriale, compresi porti,
aeroporti e ospedali. Con un portafoglio ordini
di 6,7 miliardi di euro e ricavi per 2,3 miliardi di
euro (dati 2025), la società è attualmente impegnata
in un’ampia serie di progetti internazionali:
nell’area di New York, dove sta realizzando un
nuovo tratto della metropolitana Second Avenue,
la sostituzione del viadotto di Park Avenue per
conto della Metro-North Railroad, la ristrutturazione
di alcune aree dell’aeroporto JFK e il miglioramento
dell’accessibilità di 13 stazioni della metropolitana
cittadina. In Europa, dove è coinvolta
nella costruzione di due lotti della metropolitana
di Stoccolma, due nuovi super-ospedali danesi a
Koege e Odense e un lotto del collegamento ferroviario
Torino-Lione in territorio francese.
Itinera è parte del Gruppo ASTM, tra i principali
player infrastrutturali a livello globale, presente
in 15 paesi con circa 17.000 dipendenti. nn
Infrastrutture&Mobilità
42 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 43
Sicurezza ferroviaria
Passaggi a livello sotto quota 4.000
Nel 2025 eliminati 59 passaggi a livello sulla rete nazionale, mentre avanza
l’installazione del sistema PAI-PL per la protezione automatica. In occasione
di ILCAD 2026, RFI lancia anche la campagna “Chiedetevi Perché”
Sulla rete ferroviaria gestita da RFI i passaggi a
livello sono scesi a 3.938. Un traguardo raggiunto
grazie all’eliminazione di 59 attraversamenti
nel corso del 2025, per un investimento complessivo
di circa 80 milioni di euro. Il programma
non si ferma: nel 2026 sono previste ulteriori 60
soppressioni, con uno stanziamento di 58 milioni
di euro.
Ogni intervento di chiusura richiede la realizzazione
di infrastrutture alternative - cavalcavia e
sottopassi - progettate caso per caso in funzione
delle caratteristiche del territorio e degli eventuali
vincoli archeologici o paesaggistici.
PAI-PL: la tecnologia che ferma i treni
prima del pericolo
Parallelamente alla progressiva eliminazione dei
passaggi a livello, RFI sta portando avanti un
programma di installazione del sistema PAI-PL
(Protezione Automatica Integrativa Passaggi a
Livello), al quale lo scorso anno sono stati destinati
97,5 milioni di euro. La tecnologia PAI-PL
è progettata per individuare eventuali ostacoli
presenti nell’area delimitata dalle barriere chiuse
mediante sensori laser o radar. In caso di rilevamento
di un ingombro sulla sede ferroviaria, il
sistema interviene arrestando in sicurezza la circolazione
dei treni fino alla completa risoluzione
della situazione anomala.
ILCAD 2026: la sicurezza si costruisce
insieme
Le informazioni sono state condivise a Parigi durante
la conferenza di lancio della 18ª edizione
del progetto ILCAD (International Level Crossing
Awareness Day), l’iniziativa promossa a partire
dal 2009 dall’Union internationale des chemins
de fer (UIC), l’organizzazione mondiale delle ferrovie
di cui fa parte anche il Gruppo Ferrovie dello
Stato Italiane e, nello specifico, RFI, che gestisce
l’infrastruttura ferroviaria nazionale. L’iniziativa
punta ad aumentare la consapevolezza dei rischi
legati all’attraversamento dei binari e a favorire
comportamenti più prudenti da parte degli utenti
della strada. Ogni anno rappresenta anche un’occasione
per condividere esperienze e progetti dedicati
alla sicurezza ferroviaria.
L’UIC si riunisce ogni anno per promuovere la
Mauro Armelloni
“Chiedetevi Perché”
Rete Ferroviaria Italiana, società del Gruppo FS Italiane, lancia la campagna nazionale
“Chiedetevi Perché”, un progetto di comunicazione istituzionale per promuovere una
cultura della responsabilità nei pressi dell’infrastruttura ferroviaria, con particolare attenzione
ai comportamenti corretti in corrispondenza dei passaggi a livello.
Il cuore del messaggio è un invito a fermarsi un istante e riflettere sul significato profondo
delle regole: norme che non devono mai essere date per scontate né dimenticate
per distrazione o abitudine. Atteggiamenti superficiali o apparentemente innocui possono
infatti trasformarsi in situazioni di grave pericolo, con conseguenze irreparabili.
Parallelamente alle attività di potenziamento e ammodernamento dell’infrastruttura e
agli interventi progressivi sui passaggi a livello, la campagna richiama il ruolo essenziale
dei cittadini: la sicurezza è un obiettivo che si costruisce anche attraverso il rispetto
rigoroso delle prescrizioni e della apposita segnaletica orizzontale e verticale, oltre
che di tutte le regole del codice della strada.
In particolare, RFI ricorda l’importanza di:
• attraversare solo quando il segnale stradale è spento (a conferma che le barriere
sono completamente alzate);
• fermarsi immediatamente quando il semaforo è rosso (da quel momento le sbarre
iniziano a chiudersi);
• a piedi o in bicicletta non oltrepassare mai le barriere chiuse — né scavalcandole né
passandoci sotto;
• rispettare scrupolosamente la segnaletica luminosa e acustica
Giornata internazionale di sensibilizzazione sui
passaggi a livello attraverso campagne, formazione
e applicazione mirata, per incoraggiare gli
utenti a svolgere il proprio ruolo nella sicurezza
dei passaggi a livello.
La rete ferroviaria italiana è una delle più sicure
in Europa. Gli incidenti avvenuti ai passaggi
a livello sono stati 12, riconducibili a comportamenti
non conformi alle disposizioni del Codice
della Strada. Le regole da rispettare in prossimità
di un passaggio a livello sono disciplinate
dall’articolo 147 del Codice della Strada. L’attraversamento
dei punti di intersezione tra ferrovia
e strada deve avvenire nel rispetto della segnaletica
e delle norme previste.
Istruire gli utenti a comportamenti responsabili
è fondamentale per ridurre i danni. “Chiedetevi
Perché” è la campagna di RFI per promuovere
una cultura della responsabilità nei pressi dell’infrastruttura
ferroviaria, con particolare attenzione
ai comportamenti corretti in corrispondenza
dei passaggi a livello. Adottare comportamenti
corretti in prossimità di passaggi a livello significa
seguire poche e semplici norme per proteggere
noi stessi e gli altri. nn
Infrastrutture&Mobilità
44 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 45
Opere
Anas investe sulla Liguria
Tre cantieri strategici: il completamento dell’Aurelia Bis alla Spezia;
la messa in sicurezza del versante franoso di La Vesca a Sanremo;
il consolidamento del viadotto Traso in Val Trebbia. Obiettivo comune: una rete
stradale più sicura e resistente in un territorio ad alto rischio idrogeologico
Dalle grandi opere destinate a trasformare la mobilità
regionale agli interventi di consolidamento
dei versanti più fragili, la Liguria è oggi al centro
di un importante programma di investimenti
infrastrutturali promosso da Anas e dal Gruppo
Ferrovie dello Stato. Un impegno che punta a rafforzare
la sicurezza della rete stradale, migliorare
l’efficienza dei collegamenti e aumentare la resilienza
delle infrastrutture in un territorio caratterizzato
da una conformazione geomorfologica
complessa e da una costante esposizione ai fenomeni
di dissesto idrogeologico.
Tra i cantieri più significativi attualmente in corso
spiccano tre interventi che rappresentano in
modo emblematico questa strategia: il completamento
del Lotto C della Nuova Aurelia alla Spezia,
Nicola Dinnella
Direttore Struttura
Territoriale Anas Liguria
Antonio De Sorricellis
Direttore dei Lavori
Immagine di apertura, cantiere
Aurelia Bis, La Spezia: operazioni
di rivestimento in calcestruzzo
all’imbocco di una delle gallerie
dello Stralcio C. L’infrastruttura
è attesa entro luglio 2028.
Prima immagine sopra, cantiere
Aurelia Bis, La Spezia: posa
dell’armatura sull’arco della
galleria in prossimità dell’imbocco.
Cantiere Aurelia Bis, La Spezia:
l’imbocco di una delle gallerie
artificiali dello Stralcio C,
con muri d’ala e spalle in fase
di completamento.
tostradale e la rete viaria principale, migliorando
la fluidità del traffico e riducendo l’impatto sulla
viabilità urbana.
Dopo anni di interruzioni e difficoltà, il progetto
è oggi entrato nella fase decisiva che porterà al
completamento dell’opera. In seguito alla rescissione
del precedente contratto nel 2018, Anas
ha scelto di suddividere l’intervento in tre distinti
stralci funzionali per accelerare la ripresa delle
attività. Lo Stralcio C rappresenta l’ultimo segmento
da realizzare ed è anche quello caratterizzato
dalle maggiori complessità tecniche.
Tra le principali criticità progettuali c’è quella data
dalla presenza di importanti falde acquifere nelle
aree interessate dallo svincolo di Melara e dalle
gallerie Fornaci. Operare in queste condizioni richiede
tecnologie avanzate e soluzioni ingegneristiche
altamente specializzate.
Tra le tecniche adottate vi è il jet grouting, vale
a dire una metodologia innovativa di consolidamento
e impermeabilizzazione del terreno particolarmente
adatta a contesti come questo. Attraverso
perforazioni eseguite a distanza regolare
viene iniettata nel sottosuolo una miscela cementizia
ad alta pressione che genera colonne consolidate.
L’unione di queste strutture crea un vero
e proprio “tappo di fondo” impermeabile, capace
di impedire la risalita dell’acqua di falda e consentire
l’esecuzione degli scavi in condizioni di sicurezza.
Nel caso della Galleria Artificiale Fornaci II questa
lavorazione si è rivelata determinante. Senza
tale intervento sarebbe stato estremamente difficile
gestire la falda interferente durante le operazioni
di scavo previste dal progetto. Si tratta
di un’attività poco visibile all’esterno, ma fondamentale
per la riuscita dell’opera.
Parallelamente ai lavori di consolidamento del
terreno, il cantiere ha registrato importanti avanzamenti
anche sul fronte delle opere sotterranee.
La Galleria Naturale Felettino III è stata completamente
scavata, con l’abbattimento del diaframma
avvenuto nel dicembre 2025, mentre sono in
corso le opere di completamento degli imbocchi
nord e sud. Nella Galleria Artificiale Felettino II
sono stati completati lo scavo di svuotamento, la
realizzazione della soletta di fondo e gran parte
delle opere interne di rivestimento.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda la
Galleria Fornaci I: una delle opere più complesse
dell’intero intervento. Le lavorazioni devono
confrontarsi con significative interferenze ferroviarie,
tra cui il sottoattraversamento della linea
ferroviaria nazionale.
Le attività vengono svolte in stretto coordinamento
con RFI e all’interno di specifiche finestre
operative, indispensabili per garantire la piena sicurezza
dell’esercizio ferroviario. Una sfida tecla
messa in sicurezza dell’area di La Vesca lungo
la SS1 Aurelia a Sanremo e il consolidamento
del versante che interessa il viadotto Traso sulla
SS45 della Val Trebbia.
Tre opere diverse per caratteristiche e finalità,
ma accomunate da un obiettivo condiviso: realizzare
infrastrutture più sicure, moderne e capaci
di rispondere alle esigenze future del territorio
ligure.
Aurelia Bis della Spezia: il tassello
finale di un’opera strategica
Il completamento del terzo lotto dell’Aurelia Bis
rappresenta uno dei principali interventi infrastrutturali
della Liguria orientale. Si tratta infatti
dell’ultimo tassello di un’opera strategica per
la città della Spezia e per l’intero sistema logistico
regionale.
Il nuovo tratto consentirà di completare il collegamento
tra il porto della Spezia, il raccordo au-
Infrastrutture&Mobilità
46 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 47
nica di assoluto rilievo che richiede monitoraggi
continui e procedure esecutive particolarmente
rigorose.
Proseguono, inoltre, gli interventi nello svincolo
di Melara: nodo strategico di connessione tra
la Variante Aurelia e il raccordo autostradale. In
quest’area sono in corso le lavorazioni sulle rampe
e sui viadotti di collegamento, con la posa
delle travi prefabbricate e la realizzazione delle
strutture necessarie a completare il sistema di
interconnessione.
L’avanzamento simultaneo delle gallerie, delle
opere strutturali e delle infrastrutture di collegamento
testimonia la complessità di un cantiere
che coinvolge numerose specializzazioni e rappresenta
uno dei più importanti interventi infrastrutturali
attualmente in corso in Liguria.
L’obiettivo è completare tutte le lavorazioni entro
il 28 luglio 2028, consegnando al territorio
un’infrastruttura attesa da molti anni e destinata
a migliorare in modo significativo l’accessibilità
al porto e la mobilità dell’intera area spezzina.
La Vesca: un modello per la
mitigazione del rischio idrogeologico
Dall’estremo Levante ci spostiamo nel Ponente ligure,
dove Anas sta realizzando uno dei più rilevanti
interventi regionali dedicati alla mitigazione
del rischio idrogeologico.
L’area di La Vesca, a Sanremo, è interessata da
Immagine in alto pagina
a lato: il cantiere del Lotto C
dell’Aurelia Bis alla Spezia:
uno dei viadotti dello svincolo
di Melara con l’impalcato su
pile in calcestruzzo armato
già completato.
Immagine sopra, area
dello svincolo di Melara,
nodo cruciale del Lotto C
dell’Aurelia Bis alla Spezia:
sulla destra la carreggiata
aperta al traffico,
a sinistra il viadotto parallelo
in corso di completamento
con le casseforme ancora
in opera.
Immagine a sinistra, pagina
a lato: Lotto C, Aurelia Bis:
la Spezia: la carreggiata
aperta al traffico affiancata
dalla seconda in costruzione,
con il muro di sostegno del
versante in scavo a destra.
un fenomeno franoso attivo che nel tempo ha
provocato importanti deformazioni del versante,
con ripercussioni dirette sulla SS1 Aurelia e
sulle opere di sostegno esistenti.
Le indagini geologiche e geotecniche, supportate
da un articolato sistema di monitoraggio inclinometrico,
hanno consentito di individuare con
precisione la superficie di scorrimento e di definire
una soluzione progettuale in grado di garantire
la stabilizzazione dell’intero versante.
L’opera principale consiste nella realizzazione
di una paratia lunga oltre 160 metri e composta
da due file di pali di grande diametro, pari a
800 millimetri, con profondità fino a 30 metri. La
struttura è integrata da tre ordini di tiranti attivi
che consentono di contrastare efficacemente
le spinte del terreno e intercettare il movimento
franoso.
Il progetto comprende inoltre il consolidamento
dei muri esistenti a sostegno della statale,
il rifacimento delle pavimentazioni, il ripristino
delle aree interessate dal cantiere, la sistemazione
della pista ciclopedonale e la realizzazione
di un nuovo muro su micropali lungo circa
140 metri.
Operare lungo una delle principali arterie costiere
della Liguria comporta inevitabili difficoltà logistiche.
La SS1 Aurelia rappresenta, infatti, un
collegamento strategico per la mobilità del Ponente
ligure e l’area di intervento dispone di spa-
zi estremamente limitati tra carreggiata, versante
e pista ciclopedonale. Per questo motivo ogni
fase delle lavorazioni è stata pianificata con grande
attenzione, adottando soluzioni che consentissero
di mantenere la percorribilità della strada
e ridurre al minimo l’impatto sul traffico.
La sicurezza dei lavoratori e degli utenti è rimasta
una priorità costante durante tutta l’esecuzione
dell’intervento.
Determinante è stato anche il monitoraggio continuo
delle condizioni geologiche del sito. La conoscenza
approfondita del comportamento del
versante costituisce infatti la base di ogni scelta
progettuale. Le indagini geognostiche e il monitoraggio
inclinometrico hanno fornito informazioni
essenziali per comprendere la dinamica del
fenomeno franoso, calibrare gli interventi e verificarne
nel tempo l’efficacia.
Il cantiere, che prevede una durata complessiva
di 780 giorni, ha attualmente superato il 70% di
avanzamento. Le principali opere strutturali sono
state completate e sono in corso le attività complementari
previste dal progetto.
L’investimento complessivo ammonta a nove milioni
di euro, dei quali oltre 200 mila euro destinati
esclusivamente alla sicurezza.
Si tratta di una delle opere più significative, attualmente
in corso sulla rete stradale ligure, tra
quelle finalizzate alla mitigazione del rischio idrogeologico.
Infrastrutture&Mobilità
48 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 49
Viadotto Traso: sicurezza e continuità
lungo la SS45 della Val Trebbia
Tra gli interventi più complessi sotto il profilo geologico
e geotecnico figura quello in corso lungo
la SS45 della Val Trebbia, in località Traso, nel
comune di Bargagli.
L’area è interessata da un importante fenomeno
franoso che coinvolge il versante compreso tra la
strada comunale di via Giovanni Cevasco e il sottostante
viadotto. Nel corso degli anni il dissesto
ha provocato deformazioni del terreno, profonde
fessurazioni e frequenti cadute di materiale sulla
carreggiata, rendendo necessarie anche temporanee
chiusure al traffico.
Il movimento franoso ha interessato non solo il
versante ma anche il viadotto stesso. Le indagini
geologiche e strutturali hanno evidenziato lo
spostamento di due ampie porzioni di terreno
che hanno causato movimenti delle pile del pon-
Immagine sopra: cantiere
di La Vesca, SS1 Aurelia,
Sanremo: perforatrice
al lavoro per la posa
dei pali della paratia
di stabilizzazione
del versante franoso.
Lo spazio operativo,
compresso tra la
carreggiata e il
litorale, ha imposto
una cantierizzazione
millimetrica.
A lato, posa dell’armatura
per le opere di ripristino
superficiale del sito, con
il golfo di Sanremo sullo
sfondo.
Immagine sopra:
cantiere del viadotto Traso,
SS45 Val Trebbia:
operazioni di perforazione
per la realizzazione delle
opere di consolidamento
del versante franoso che
ha causato spostamenti
alle pile del viadotto
sottostante.
te e il danneggiamento dei giunti di dilatazione.
Le intense precipitazioni registrate negli ultimi
anni hanno ulteriormente aggravato il quadro,
accelerando i movimenti del terreno e rendendo
indispensabile un intervento strutturale definitivo.
Il progetto prevede la realizzazione di una paratia
di contenimento lunga 125 metri, costituita
da due file di pali del diametro di un metro e infissi
fino a 35 metri di profondità. I pali saranno
collegati da una robusta trave di coronamento
in cemento armato che ospiterà 150 tiranti attivi
disposti su due ordini, con lunghezze comprese
tra 40 e 44 metri.
L’intervento sarà completato da opere di regimazione
delle acque meteoriche, indispensabili
per ridurre le infiltrazioni e la pressione idraulica
all’interno del terreno, e da un sistema di rinforzo
della viabilità comunale mediante un cordo-
lo in cemento armato fondato su micropali lungo
circa 180 metri, sul quale sarà installata una
barriera di sicurezza stradale di tipo H2.
Particolarmente significativa è la scelta di mantenere
sempre aperta almeno una corsia al traffico
durante l’esecuzione dei lavori, limitando così
i disagi per residenti e utenti della SS45.
L’opera, dal valore superiore agli otto milioni di
euro, ha una durata prevista di 630 giorni. Attualmente
il cantiere ha raggiunto un avanzamento
superiore al 77%, con lavori eseguiti per
oltre 5,1 milioni di euro.
Le analisi effettuate evidenziano tuttavia come
il viadotto Traso, nel lungo periodo, dovrà essere
sostituito integralmente. L’intervento in corso
rappresenta quindi una soluzione fondamentale
per garantire sicurezza e continuità del collegamento
in attesa della futura realizzazione di una
nuova infrastruttura.
Infrastrutture&Mobilità
50 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 51
Viadotto Traso, Val Trebbia:
posa della gabbia di armatura
in un palo da un metro
di diametro della paratia
di contenimento, infissa fino
a 35 metri di profondità
nel versante franoso.
Investire nella resilienza del territorio
Dalla Spezia a Sanremo fino all’entroterra genovese,
i tre cantieri raccontano una strategia infrastrutturale
che va ben oltre la manutenzione
ordinaria della rete stradale.
In una regione caratterizzata da una forte fragilità
geomorfologica, investire in monitoraggio, prevenzione,
consolidamento dei versanti e nuove
infrastrutture significa garantire sicurezza, conti-
nuità dei collegamenti e sviluppo economico.
Le opere oggi in corso rappresentano esempi
concreti di come innovazione tecnologica, competenze
specialistiche e programmazione di lungo
periodo possano contribuire alla costruzione
di una rete viaria sempre più moderna, sicura e
resiliente, capace di affrontare le sfide future e
accompagnare la crescita della Liguria nei prossimi
decenni. nn
Immagine sotto, a sinistra:
viadotto Traso, Val Trebbia:
posa dell’armatura per le
opere di consolidamento
del versante.
Immagine sotto, a destra:
viadotto Traso, Val Trebbia:
armatura della trave
di coronamento con le
guaine dei tiranti attivi già
posizionate in opera, prima
del getto in calcestruzzo.
Infrastrutture&Mobilità
52 7/2026 leStrade
Manutenzione
Ruolo strategico
Al XXVII convegno dell’Osservatorio sulle Attività di Manutenzione degli
Aeroporti il settore si confronta sulle nuove sfide, dalla gestione dell’airside
all’IA, dalle tecnologie per la sicurezza delle piste alla transizione energetica
Un aeroporto non si ferma mai. Anche quando un
aereo non decolla, quando una pista non è impegnata
o quando un terminal sembra sospeso nella
quiete tra due ondate di passeggeri, esiste una
macchina organizzativa complessa che continua
a lavorare. Impianti, pavimentazioni, sistemi luminosi,
infrastrutture tecnologiche, reti energetiche
e dispositivi di sicurezza devono essere costantemente
monitorati, verificati e mantenuti
efficienti. Perché in ambito aeroportuale la manutenzione
non è soltanto un’attività tecnica: è
una condizione necessaria per garantire sicurezza,
regolarità operativa e capacità di risposta alle
trasformazioni del settore.
È proprio questo il tema al centro del XXVII convegno
sullo sviluppo delle attività manutentive in
ambito aeroportuale, organizzato dall’Osservatorio
sulle Attività di Manutenzione degli Aeroporti,
patrocinato da A.I.Man (Associazione italiana
manutenzione), e svoltosi all’Aeroporto di Milano
Malpensa. Un appuntamento nato nel 2009 e cresciuto
negli anni come luogo di confronto tra gestori
aeroportuali, istituzioni, mondo accademico
e aziende tecnologiche, con l’obiettivo di condividere
esperienze e costruire una visione comune
sul futuro della manutenzione.
La complessità crescente delle infrastrutture aeroportuali,
l’evoluzione normativa, la necessità di
aumentare la sicurezza e il ruolo sempre più centrale
della digitalizzazione stanno infatti modificando
profondamente il modo di progettare e gestire
gli interventi manutentivi. La manutenzione di
oggi non può più essere soltanto correttiva: deve
essere preventiva, predittiva, basata sui dati e capace
di anticipare i problemi prima che si trasformino
in criticità. «La complessità degli impianti e
delle infrastrutture aeroportuali, nonché il rispetto
delle normative vigenti, stanno avendo sempre
più pesanti ricadute sulle attività di manutenzione
degli aeroporti - commenta Felice Cottino, presidente
Osservatorio sulle Attività di Manutenzione
degli Aeroporti - Per fronteggiare questa situazione
sempre più pressante, si ritiene che l’Osservatorio
possa svolgere un’azione molto importante, promuovendo
un proficuo scambio di idee, esperienze
e conoscenze». Un’introduzione che ha richiamato
il ruolo dell’Osservatorio come piattaforma di integrazione
tecnica e culturale, in un momento storico
nel quale gli aeroporti sono chiamati a gestire infrastrutture
sempre più articolate e interconnesse.
Il concetto di integrazione è stato infatti il filo
conduttore dell’intera giornata: integrazione tra
competenze diverse, tra esperienza sul campo e
innovazione digitale, tra sicurezza operativa e sostenibilità
ambientale.
Daniela Stasi
Tra gli aspetti più rilevanti emersi dal confronto
vi è la necessità di considerare la manutenzione
come parte integrante della strategia aeroportuale.
Non un’attività “dietro le quinte”, ma
un elemento che incide direttamente sulla qualità
del servizio, sulla sicurezza delle operazioni
e sulla capacità dello scalo di adattarsi ai cambiamenti.
Tecnologia a supporto della continuità
operativa
Il primo approfondimento tecnico ha riguardato il
rapporto tra innovazione digitale e sicurezza delle
aree operative. Riccardo Lamperti, responsabile
Manutenzione Pavimentazioni Infravolo MXP
di SEA Milan Airports, ha presentato il tema dello
“Smart Fod Management: AI al servizio dell’Airside
safety”.
Il Foreign Object Debris (Fod), ovvero la presenza
di oggetti estranei sulle superfici aeroportuali,
rappresenta uno dei rischi più delicati nella
gestione airside. Un elemento apparentemente
insignificante può trasformarsi in una minaccia
per gli aeromobili, con possibili conseguenze sulla
sicurezza delle operazioni. Quando questi detriti
vengono aspirati nei motori o colpiti ad alta
velocità, possono infatti causare danni ingenti
e incidenti. L’utilizzo di sistemi intelligenti per il
monitoraggio e la gestione dei Fod rappresenta
quindi una delle direzioni più interessanti dell’evoluzione
manutentiva: attraverso dati, sensori
e strumenti di analisi è possibile migliorare la
capacità di individuazione delle criticità e intervenire
in modo più tempestivo.
La tecnologia diventa così uno strumento di supporto
alla decisione, senza sostituire il ruolo delle
persone, ma aumentando la capacità degli operatori
di lavorare in modo più efficace e sicuro.
Il concetto di continuità operativa è stato affrontato
da Carlotta Godenzoni, responsabile Area
Tecnica della Direzione Infrastrutture dell’Aeroporto
di Bologna, e Lorenzo Sergente, Technical
e Execution Manager della Direzione Infrastrutture
dello stesso scalo, con un intervento dedicato
al riassetto delle infrastrutture airside tra esigenze
di sviluppo e necessità di mantenere operativo
l’aeroporto.
Quello aeroportuale è infatti uno dei contesti più
complessi per la realizzazione di opere e manutenzioni
straordinarie: ogni intervento deve convivere
con un sistema che non può permettersi
lunghe interruzioni. La pianificazione diventa
Infrastrutture&Mobilità
54 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 55
quindi un elemento fondamentale, così come la
gestione delle interferenze tra cantieri, attività
operative e requisiti di sicurezza.
In questo scenario il lavoro manutentivo assume
caratteristiche simili a quelle della gestione di una
grande infrastruttura urbana in esercizio continuo:
ogni scelta progettuale deve tenere insieme
tempi, prestazioni, sicurezza e impatto sull’operatività.
Oltre la pista
Uno dei momenti centrali del convegno è stato
dedicato alle Resa, Runway End Safety Area, ovvero
le aree di sicurezza poste oltre la fine delle
piste, e alle tecnologie dei letti d’arresto Emas,
acronimo di Engineered Material Arresting Systems
(approfondimento nel box “La sicurezza
prima dell’emergenza”). Il tema è stato affrontato
da Davide Drago della Direzione Coordinamento,
Standardizzazione e Regolazione Aeroporti di
Enac, che ha affrontato gli obiettivi prestazionali
e le caratteristiche tecniche delle soluzioni Resa,
la zona sgombra e livellata che ha lo scopo di ridurre
il rischio di danni a persone e velivoli in
caso di atterraggio corto o di invasione di pista
(overrun) durante le operazioni di decollo e atterraggio.
I sistemi Emas sono stati illustrati, invece,
da Mikael Larsson di ClearPath e Runway
Safe e da Charles Joubeily di London City Airport
- Rawda Projects. L’evoluzione delle infrastrutture
aeroportuali passa anche dalla capacità di aumentare
i livelli di sicurezza in situazioni critiche.
Le soluzioni Emas rappresentano una tecnologia
progettata per contribuire alla mitigazione del rischio
in caso di uscita di pista di un aeromobile,
attraverso materiali ingegnerizzati capaci di assorbire
energia e rallentare il mezzo.
Un approccio che evidenzia una trasformazione
significativa del concetto stesso di sicurezza aeroportuale:
non soltanto prevenzione degli eventi
indesiderati, ma progettazione di sistemi capaci
di ridurne le conseguenze.
Efficienza del sistema
Se la sicurezza rappresenta il requisito imprescindibile
per ogni infrastruttura aeroportuale, la
sostenibilità è oggi il secondo grande asse di trasformazione
del settore. Gli aeroporti sono chiamati
a ridurre consumi ed emissioni, migliorando
allo stesso tempo affidabilità e prestazioni operative.
Il convegno ha dedicato uno specifico spazio al
rapporto tra manutenzione e sostenibilità, con gli
interventi di Giovanni Lamenza, direttore Manutenzione
Save Venezia, e Andrea Carrabba della
Direzione Roma di Enac.
La questione è quella di una gestione sempre
più integrata degli asset: mantenere efficiente
un’infrastruttura significa anche consumare
meno energia, prolungare la vita utile delle
componenti, programmare gli interventi e ridurre
sprechi e inefficienze.
La manutenzione diventa quindi uno strumento
concreto per accompagnare la transizione sostenibile
degli aeroporti. Non soltanto attraverso
nuove tecnologie, ma anche attraverso un diverso
approccio alla gestione del patrimonio infrastrutturale
esistente.
Un concetto ripreso anche da Giacomo Astolfi,
responsabile Tech Solutions di Alperia, e Ilenia
Strambaci, Decarbonization Business Developer
della stessa società, che hanno approfondito il
tema dell’efficienza e dell’ottimizzazione delle infrastrutture
aeroportuali complesse. L’evoluzione
energetica degli scali passa infatti dalla capacità
di raccogliere dati, analizzarli e utilizzarli
per migliorare il funzionamento degli impianti.
Digitalizzazione, automazione e gestione intel-
Alberto Servienti, docente
presso il dipartimento
di Scienze e Tecnologie
Aerospaziali del Politecnico
di Milano, ha dedicato il suo
intervento alle nuove sfide per
gli aeroporti che si affacciano
accanto alle esigenze
operative tradizionali.
Un contesto in cui la
La sicurezza prima dell’emergenza
manutenzione non è soltanto
conservazione dell’esistente,
ma capacità di preparare
l’infrastruttura al futuro.
In un aeroporto la sicurezza si costruisce anche progettando sistemi capaci di intervenire
quando la prevenzione non è sufficiente. Le Runway End Safety Area (Resa) rappresentano
uno degli elementi fondamentali della progettazione aeroportuale: aree predisposte oltre
la fine della pista con l’obiettivo di aumentare il margine di sicurezza in caso di eventi eccezionali,
come un’uscita di pista. Tra le tecnologie sviluppate per questo scopo vi sono
gli Engineered Material Arresting Systems (Emas), sistemi costituiti da materiali appositamente
progettati per assorbire l’energia dell’aeromobile e favorirne l’arresto controllato.
Il principio è quello dell’assorbimento progressivo dell’energia attraverso la deformazione
del materiale, contribuendo a ridurre la distanza necessaria per fermare il velivolo.
La diffusione di queste soluzioni si inserisce in una strategia più ampia di gestione del rischio:
progettare infrastrutture capaci non soltanto di funzionare correttamente nelle condizioni
ordinarie, ma anche di aumentare la capacità di risposta davanti agli eventi critici.
Nel contesto attuale, nel quale gli aeroporti devono coniugare crescita, sicurezza e ottimizzazione
degli spazi disponibili, tecnologie come gli Emas rappresentano uno degli
strumenti attraverso cui la progettazione infrastrutturale può contribuire concretamente
alla sicurezza aeroportuale.
Runway Safe
ligente dell’energia diventano strumenti fondamentali
per costruire infrastrutture più efficienti
e resilienti.
E ancora, un aeroporto è anche una grande infrastruttura
fisica, nella quale le pavimentazioni
rappresentano un elemento essenziale per la sicurezza
e la continuità operativa. Henrik Staer,
Head of Department di Colas Active Sealing, ha
presentato una soluzione dedicata al prolungamento
della vita utile delle pavimentazioni asfaltate
attraverso un trattamento a freddo basato
su emulsione bituminosa. L’obiettivo è intervenire
in una fase preventiva, recuperando caratteristiche
prestazionali delle superfici ammalorate
e riducendo la necessità di interventi più invasivi
e onerosi.
Anche in questo caso emerge un principio comune
a tutto il convegno: la manutenzione efficace
è quella che arriva prima del degrado. Investire
nella conservazione degli asset significa
ridurre costi futuri, limitare le interruzioni operative
e aumentare la sostenibilità complessiva
dell’infrastruttura.
Nuove sfide globali
La digitalizzazione è stata protagonista dell’intervento
di Michela Mauri, Segment Manager Airports
e Ports di Schneider Electric, dedicato all’evoluzione
della manutenzione aeroportuale nel
nuovo scenario energetico. La crescente complessità
degli aeroporti richiede infatti strumenti
capaci di mettere in relazione infrastrutture, impianti
e informazioni: il passaggio dalla manutenzione
tradizionale alla manutenzione digitale
significa poter monitorare lo stato degli asset,
individuare anomalie, programmare interventi e
supportare decisioni basate su dati affidabili. Il
valore della tecnologia non risiede però soltanto
negli strumenti disponibili, ma nella capacità
delle organizzazioni di utilizzarli all’interno di processi
strutturati. La digitalizzazione diventa efficace
quando è accompagnata da competenze,
formazione e una cultura manutentiva condivisa.
A chiudere la panoramica è stato Alberto Servienti,
docente presso il dipartimento di Scienze
e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano,
con un intervento dedicato a “Manutenzione
aeroportuale: sfide, minacce e opportunità nel
contesto globale”. Un titolo che sintetizza bene
la fase attraversata oggi dal settore: gli aeroporti
sono infrastrutture strategiche esposte a trasformazioni
rapide e a nuove vulnerabilità. Accanto
alle esigenze operative tradizionali si affacciano
infatti nuove sfide: la gestione energetica, il cambiamento
climatico, la sicurezza digitale, l’evoluzione
normativa e la necessità di garantire continuità
in scenari sempre più complessi.
In questo quadro la manutenzione assume una
dimensione ancora più ampia: non è soltanto
conservazione dell’esistente, ma capacità di preparare
l’infrastruttura al futuro.
La direzione indicata dal convegno è chiara: l’aeroporto
del futuro sarà sempre più un ecosistema
integrato, nel quale persone, tecnologie e dati
lavoreranno insieme per garantire sicurezza, efficienza
e resilienza. nn
Infrastrutture&Mobilità
56 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 57
Scenari
Logistica italiana sotto pressione:
costi alle stelle, infrastrutture al limite
Il secondo Report 2026 dell’Osservatorio Freight Insights fotografa un settore
da 94,3 miliardi di euro in crescita ma sempre più fragile. Diesel a +30% rispetto
al 2019, ferrovia in perdita di quote, rotte oceaniche allungate di due settimane:
la competitività del sistema logistico nazionale è decisamente a rischio
Un comparto che pesa quasi cento miliardi di
euro sull’economia nazionale, ma che avanza
con il freno a mano tirato. È questa la sintesi
più efficace del secondo Report 2026 dell’Osservatorio
Freight Insights, presentato l’11 giugno
alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’onorevole
Salvatore Deidda e con la presenza
dell’onorevole Vincenzo Amich. Il documento
- elaborato dal Centro Nazionale per la mobilità
sostenibile (MOST) insieme alla Fondazione
CSELI, che riunisce Aiscat, Confcommercio,
Conftrasporto e Ferrovie dello Stato - disegna
un sistema logistico in espansione quantitativa
ma sempre più esposto a tensioni strutturali
che ne mettono a rischio la tenuta nel medio
periodo.
Il valore della filiera ha raggiunto i 94,3 miliardi
di euro, segnando una crescita dell’1,9% rispetto
al 2024. Un dato che, a prima lettura, potrebbe
sembrare rassicurante. Ma è proprio nell’analisi
qualitativa di questa crescita che si annidano
le vere criticità: da anni la dinamica dei costi supera
quella dei volumi trasportati, con progressiva
compressione dei margini operativi e aumento
dell’incertezza che frena investimenti e
pianificazione.
Edvige Viazzoli
Il nodo energia
Tra i fattori che pesano di più sulla catena del valore,
il costo dell’energia è in cima alla lista. Il diesel
per autotrazione - carburante che alimenta
la quota nettamente prevalente dei veicoli commerciali
- ha registrato un incremento prossimo
al 30% rispetto ai livelli del 2019, un balzo senza
precedenti per velocità e ampiezza. Nello stesso
periodo, il costo dell’elettricità ha segnato un
rialzo superiore al 25%: un dato che colpisce in
misura crescente anche la logistica, sempre più
dipendente da hub intermodali e piattaforme automatizzate
con elevati consumi energetici.
La somma di questi rincari si traduce in pressione
costante sui conti delle imprese di trasporto,
specie quelle di media e piccola dimensione che
non dispongono di economie di scala sufficienti
per assorbire gli shock. Per il presidente di Conftrasporto
e vicepresidente di Confcommercio,
Pasquale Russo, «è necessario intervenire per
rivedere il sistema ETS che sta danneggiando il
trasporto marittimo e avviare un immediato sostegno
per lo sviluppo dell’intermodalità strada-ferro.
Senza adeguati investimenti su tutta
la rete sarà già tanto se si riusciranno a mantenere
i volumi passati».
La rete autostradale sotto pressione
Il Report fotografa con dati inequivocabili la situazione
infrastrutturale: la rete autostradale
italiana mostra livelli crescenti di saturazione. I
principali corridoi logistici del Paese - quelli che
connettono i grandi poli produttivi del Nord con
i porti e i mercati del Centro-Sud, e che garantiscono
i flussi attraverso i valichi alpini - registrano
fenomeni di congestione sempre più frequenti
e prolungati.
Le ripercussioni non si limitano agli effetti ambientali:
l’impatto più diretto è sulla competitività
delle imprese. I ritardi nelle consegne
aumentano i costi logistici reali, erodono la fiducia
dei committenti e rendono difficile rispettare
le finestre temporali strette imposte
dalla logica just-in-time. In un contesto europeo
di forte competizione tra sistemi logistici
nazionali, una rete congestionata è uno svantaggio
strutturale difficile da compensare con
altri fattori.
La ferrovia arretra ancora
Uno degli elementi più preoccupanti riguarda il
trasporto ferroviario delle merci, che nel 2025
ha registrato una riduzione di circa il 4% dei
treni-km: un calo che si somma a una tendenza
negativa di lungo periodo. Il dato è particolarmente
significativo nel contesto degli obiettivi
europei di decarbonizzazione dei trasporti,
che richiedono un massiccio trasferimento modale
dalla strada alla ferrovia. L’Italia, invece, si
muove in controtendenza.
Le cause sono note: insufficiente capacità delle
linee, incompatibilità tecnica tra alcune trat-
Infrastrutture&Mobilità
58 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 59
te nazionali e i requisiti dei treni merci europei,
mancanza di terminali intermodali adeguati in
molte aree del Paese, un sistema di incentivi che
non rende la ferrovia competitiva rispetto alla
gomma su un numero sufficiente di origini-destinazione.
Eppure i fondi esistono: tra PNRR e
programmi europei le risorse per il potenziamento
ferroviario ci sono. Il collo di bottiglia è
l’attuazione, che procede con una lentezza inversamente
proporzionale all’urgenza della trasformazione
necessaria. Intervenire non è solo
questione di sostenibilità ambientale: è una necessità
economica e competitiva per l’intero sistema
produttivo.
Le rotte globali si allungano
Alle tensioni interne si sovrappone uno scenario
internazionale radicalmente mutato. Tra il 2024
e il 2025, la crisi del Mar Rosso ha determinato
uno spostamento del traffico dal Canale di Suez
verso la rotta del Capo di Buona Speranza. Il Report
evidenzia come questo deviamento sia ormai
strutturale: l’allungo di circa due settimane
per ciascun viaggio incide pesantemente sui
costi di trasporto marittimo, sulle scorte necessarie
lungo tutta la filiera e sulla programmazione
degli acquisti. In termini operativi, un ritardo
sistematico di due settimane equivale a immobilizzare
un capitale circolante aggiuntivo significativo,
con ripercussioni che si propagano lungo
tutta la catena del valore.
Nonostante questo scenario avverso, il sistema
portuale italiano conserva una posizione di rilievo
strategico: il Paese è terzo in Europa per
volumi di traffico via mare, con una quota prossima
al 15% delle tonnellate movimentate nei
porti del continente. Un primato che riflette la
centralità geografica del Mediterraneo nelle rotte
commerciali mondiali e che rappresenta uno
dei principali asset competitivi dell’economia
nazionale. Tuttavia anche qui emergono criticità
che non vanno sottovalutate: il 2025 ha visto
la contrazione dei volumi nel trasporto Ro/
Ro - la modalità che movimenta veicoli e rimorchi
imbarcati - con una stagnazione registrata
nei primi mesi del 2026, mentre il traffico container
ha segnato un calo nel primo trimestre
dell’anno, con diversi scali che mostrano segnali
di avvicinamento alla saturazione della capacità
operativa.
La digitalizzazione: 18 miliardi
di risparmio possibile
Di fronte a questo quadro, il Report - presentato
dal professor Marzano - individua nella digitalizzazione
della filiera la principale leva per recuperare
competitività. La stima è precisa: l’adozione
estesa di tecnologie digitali potrebbe generare risparmi
fino a 18 miliardi di euro, riducendo drasticamente
tempi di attraversamento dei nodi,
costi burocratici e amministrativi, e migliorando
tracciabilità e pianificazione dei flussi.
Diciotto miliardi equivalgono a quasi un quinto
del valore dell’intero settore. Il potenziale
si concretizza attraverso piattaforme di visibilità
della supply chain, sistemi di prenotazione
digitale degli slot portuali e doganali, documenti
di trasporto elettronici interoperabili
e strumenti di intelligenza artificiale per l’ottimizzazione
dei percorsi. Il problema è che la
transizione digitale richiede investimenti iniziali
che le PMI - spina dorsale del trasporto
merci italiano - faticano a sostenere da sole. Il
gap tecnologico tra i grandi operatori della logistica
integrata, già ampiamente digitalizzati,
e le piccole imprese di autotrasporto rischia
di allargarsi ulteriormente, con effetti negativi
sulla capacità di queste ultime di restare nella
filiera. Servono incentivi mirati, programmi
di formazione professionale, e standard tecnici
condivisi che abbassino le barriere di accesso
per chi non ha il budget delle multinazionali
della logistica.
Le voci del settore
Il direttore del MOST, Gianmarco Montanari, ha
sottolineato come «sebbene il settore logistico
stia crescendo, le sue fragilità richiedono un’attenzione
immediata. Solo attraverso un’azione
coordinata e investimenti mirati possiamo affrontare
le sfide attuali e garantire un futuro
stabile e competitivo per il nostro Paese». L’onorevole
Vincenzo Amich ha rimarcato la valen-
za strategica dell’iniziativa: «Trasporti e infrastrutture
sono un asset di competitività non solo
per il settore, ma nell’interesse del Paese, delle
imprese e dei cittadini. Come forza di Governo
stiamo lavorando per superare molte delle criticità
che il Rapporto evidenzia».
Un’agenda urgente
I numeri del Report tracciano priorità che non
ammettono rinvii: un piano serio di potenziamento
della rete autostradale nei punti di saturazione
strutturale; politiche ferroviarie più
efficaci per accelerare il trasferimento modale;
investimenti portuali in infrastrutture di banchina
e retro-porto, abbinati alla semplificazione
amministrativa. Sul piano internazionale, con
il Canale di Suez subordinato a dinamiche geopolitiche
incontrollabili, l’Italia deve lavorare
sulla resilienza della propria filiera: diversificazione
delle rotte, potenziamento delle riserve
strategiche, accordi bilaterali nel Mediterraneo
allargato.
La logistica italiana ha risorse, professionalità e
posizione geografica per un ruolo da protagonista
nel sistema europeo dei trasporti. Trasformare
questo potenziale in vantaggio competitivo
reale richiede però un salto di qualità nelle
politiche pubbliche. Il secondo Report Freight
Insights 2026 ne ha tracciato con precisione le
coordinate. Ora tocca alla politica - e alle imprese
- raccogliere la sfida. nn
Infrastrutture&Mobilità
60 7/2026 leStrade
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Iniziative
Ultimo giorno di PNRR,
primo giorno di mercato
MOST scommette 11,5 milioni sulle startup della mobilità. Il 30 giugno 2026,
MOST ha portato 40 startup davanti a imprese e investitori al Museo Diocesano
di Milano: un ecosistema da 55 realtà innovative e oltre 11,5 milioni di euro
Portare l’innovazione fuori dai laboratori e avvicinarla
al mercato: questo l’obiettivo di “MOSTriamo
il Futuro e incontriamo l’innovazione”, l’Investor
Day organizzato il 30 giugno al Museo Diocesano
di Milano da MOST, il Centro Nazionale per la
Mobilità Sostenibile, con il patrocinio di Regione
Lombardia e Assolombarda. La data non è casuale:
il 30 giugno 2026 ha segnato il termine perentorio
fissato per la chiusura di tutti gli interventi
del PNRR, il programma che ha finanziato l’intero
percorso di MOST attraverso la Missione 4, Componente
2, Investimento 1.4, per circa 400 milioni
di euro complessivi. «Se vogliamo, chiudiamo
la nostra prima fase in maniera tombale», ha detto,
in apertura del proprio intervento, Gianmarco
Montanari, Direttore Generale di MOST, rivendicando
di aver trasformato quella sfida in un investimento
per il futuro e non solo in una spesa per
la finanza pubblica.
Sul palco di “MOSTriamo il Futuro e incontriamo
l’innovazione” sono salite 40 startup innovative
con il proprio stand, protagoniste di incontri oneto-one
e attività di matching con imprese e investitori.
Montanari ne ha raccontato la genesi partendo
da un parallelo: MOST, costituito nel giugno
2022, ha affrontato in questi quattro anni le stesse
sfide delle startup che oggi sostiene, «con un’in-
Fabrizio Parati
Un momento dell’iiniziativa
“MOSTriamo il Futuro
e incontriamo l’innovazione”:
40 startup innovative con
il proprio stand, protagoniste
di incontri one-to-one
e attività di matching
con imprese e investitori.
versione rispetto alla startup media: quella di avere
sin da subito tanto lavoro da fare e non essere
in grado di farlo. La difficoltà maggiore è stata
mettere assieme mondi diversi - imprenditori, ricercatori,
gente di business - dentro una compagine
di 49 soci, equivalenti a circa 160 imprese
tra grandi università e grandi aziende. Una complessità
che nasce anche dal fatto che le aziende
non sono monoliti: Eni non è, ovviamente, il signore
Eni, ma tanti dirigenti e realtà diverse, e lo
stesso vale per Ferrovie e per gli altri grandi soci
di MOST».
Dopo quattro anni, questo lavoro ha prodotto
quello che Montanari ha definito un «patrimonio
intangibile» di MOST: una mappatura non solo
delle aziende ma delle persone al loro interno, che
permette a MOST di superare «la soglia di un ufficio
o di un amministratore delegato» e di mettere
in relazione diretta le startup con i soci industriali.
Su questa base sono state costruite quattro modalità
di intervento: percorsi di approfondimento
della conoscenza, investimento diretto in equity,
forme ibride con opzioni, e grant indiretti. Su oltre
300 startup incontrate in maniera approfondita,
con il supporto di consulenti e partner industriali e
scientifici, MOST ha investito direttamente o indirettamente
in 40-50 progetti, attraverso un processo
che Montanari ha definito «estremamente
selettivo e di competenza».
In cifre: tra il 2024 e il 2025, tre edizioni di contest
hanno raccolto oltre 300 candidature, da cui
sono stati selezionati 50 progetti premiati con 8,5
milioni di euro in grant a fondo perduto, accompagnati
da incubazione e mentoring. A questi si aggiungono
circa tre milioni di euro per l’acquisizione
di partecipazioni di minoranza in nove startup
- Arxax, Unicorn Mobility, Ulisses, Supair, Niulinx,
Fast Charge Engineering, TrafficLab, Overspace
Aviation e Velettrica - selezionate tramite manifestazione
di interesse pubblica e valutazione della
solidità economico-finanziaria. In totale, oltre
11,5 milioni di euro attivati per un ecosistema di
55 startup e PMI innovative in 11 regioni italiane,
circa 300 professionisti coinvolti, su ambiti che
spaziano dal Mobility as a Service alle propulsioni
innovative, dai materiali avanzati all’aerospazio e
al marittimo. «Siamo da una parte investitori, ma
dall’altra anche clienti delle nostre startup», ha
sottolineato Montanari, rivendicando per la Fondazione
e i suoi 49 soci un ruolo di garanzia per chi
voglia investire o diventare cliente di realtà tutte
già a TRL elevato e già commerciali.
Ad aprire i lavori sono stati anche i saluti istituzionali
di Alessandro Fermi, Assessore all’Università,
Ricerca e Innovazione di Regione Lombardia, in videomessaggio,
e di Federico Chiarini, Presidente
del Gruppo Giovani Imprenditori e Vicepresidente
con delega alle Start-up di Assolombarda. Fermi
ha annunciato una nuova misura dedicata alla
mobilità sostenibile e alle startup innovative, in arrivo
dopo l’estate nell’ambito della programmazione
con risorse europee, costruita partendo dall’ascolto
delle imprese e tenendo conto dell’impatto
crescente dell’intelligenza artificiale sulla mobilità.
Chiarini ha ricordato che nel quadrilatero Assolombarda
- Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia
- si concentra il 21% delle startup italiane,
che generano il 36% del fatturato nazionale del
Infrastrutture&Mobilità
62 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 63
comparto e che nel 2024 hanno impiegato oltre
21.000 lavoratori qualificati. La giornata ha visto
anche i keynote di Stefano Quintarelli, Founder di
Rialto Venture Capital, sul divario tra capitali di rischio
europei e americani, e di Lorenzo Maternini,
membro di CDP Venture Capital e Founder di
Perspective AI.
IN USCITA
Le startup
Tra le 40 startup viste in vetrina a “MOSTriamo il
Futuro e incontriamo l’innovazione”, diverse toccano
da vicino i temi delle infrastrutture stradali.
20Energy, con il progetto LYBRA, ha presentato
un sistema che genera energia elettrica recuperando
l’energia cinetica dissipata dai veicoli in frenata
su rotonde e attraversamenti, riducendo al
tempo stesso le emissioni legate all’uso dei freni.
Displaid sviluppa un sistema di monitoraggio intelligente
per ponti, viadotti e infrastrutture critiche
basato su sensori IoT e intelligenza artificiale,
per individuare anomalie e ottimizzare la manutenzione
predittiva. Lo Smart PMS dell’Università
di Palermo applica dati e machine learning alla valutazione
dello stato di usura del manto stradale, a
supporto della pianificazione della manutenzione
da parte delle pubbliche amministrazioni. CTLup
lavora su software per l’analisi di sicurezza stradale,
traffico e sinistri, mentre TrafficLab, attraverso
la piattaforma WeTraffic, integra dati da telecamere
e veicoli connessi per una visione in tempo reale
del traffico e modelli predittivi a supporto di piani
come PUMS e PCSS. Completano il quadro CCA-
Mon, attiva sulla mobilità connessa e cooperativa
(V2X), e Point Zero, che ha sviluppato ZEDS, un
sistema frenante magnetico a zero emissioni che
elimina le polveri dei freni tradizionali.
Uno sguardo internazionale
Montanari ha aperto anche uno sguardo internazionale,
secondo cui nel mondo esisterebbero forse
una decina di realtà simili a MOST; tra queste,
ha raccontato, la Cina - a suo dire «probabilmente
il paese più avanti sotto il profilo della mobilità»
- avrebbe un centro equivalente a Pechino, nato
un mese prima di quello italiano, che una delegazione
di MOST visiterà a settembre 2026. Un parallelo
che, ha aggiunto, «dimostra che l’iniziativa
del MOST è un’iniziativa che funziona». Guardando
avanti, MOST porterà la propria esperienza su
scala europea partecipando al TRA 2028 - Transport
Research Arena, in arrivo per la prima volta
in Italia, a Milano: sarà la prima edizione dell’evento
a includere una sezione interamente dedicata
alle startup, con l’obiettivo di creare uno spazio
strutturato di matchmaking tra startup, centri
di ricerca, imprese e istituzioni - primo passo, secondo
MOST, verso una piattaforma europea delle
startup della mobilità. Prima ancora, un nuovo
appuntamento è previsto per il 2027, a conferma
di una scelta che finora - ha concluso Montanari
- in Italia non esisteva: dedicare un momento
annuale strutturato alla conoscenza delle startup
della mobilità sostenibile.
L’Investor Day è solo la punta più visibile di un’attività
molto più estesa: dalla sede di via Durando, a
Milano, MOST dichiara di coordinare oggi una rete
che coinvolge oltre 3.300 esperti, 354 osservatori
dedicati al monitoraggio della mobilità e 138 realtà
aderenti oltre ai soci (il 60% PMI), per un totale
di circa 355 milioni di euro investiti in ricerca e
innovazione dalla nascita del Centro. nn
MOST porterà la propria
esperienza su scala europea
partecipando al TRA 2028 -
Transport Research Arena,
in arrivo per la prima volta
in Italia, a Milano: sarà
la prima edizione dell’evento
a includere una sezione
interamente dedicata
alle startup.
Immagine a lato,
da sinistra, Federico Chiarini,
Presidente del Gruppo Giovani
Imprenditori e Vicepresidente
con delega alle Start-up
di Assolombarda,
e Gianmarco Montanari,
Direttore Generale di MOST.
LA NUOVA
EDIZIONE
SCAN ME
Infrastrutture&Mobilità
64 7/2026 leStrade
Per informazioni: guide@fiaccola.it
www.guidacaveditalia.it
Opere
Il ponte sospeso di Valstagna
Nell’articolo è brevemente descritta la storia e la struttura dei ponti sospesi.
È illustrato un vecchio ponte sospeso, poco conosciuto, ma tuttora utilizzato
dai ciclisti e dai podisti, realizzato nello scorso secolo a Valstagna
I ponti sospesi: nomenclatura e storia
Un ponte sospeso è caratterizzato dalla struttura
portante costituita da due o più cavi principali,
solitamente di acciaio, e da una serie di elementi
rigidi verticali aventi la funzione di sostenere
l’impalcato.
I cavi principali sono collegati alle estremità del
ponte e sopra a eventuali pile intermedie, da torri
la cui altezza è funzione della luce. Le torri e le
pile sono realizzate con diversi materiali: pietra,
acciaio o cemento armato.
Oggi questa tipologia di ponte è utilizzata per lo
scavalco di grandi luci. Nell’antichità è stata impiegata
dall’uomo per superare gli ostacoli naturali
quali i corsi d’acqua e le profonde forre.
Fausto Venanzio fu il primo studioso a teorizzare
il sistema costruttivo dei ponti sospesi. Nel XVI
secolo scrisse un volume corredato da incisioni
rappresentanti due tipologie di ponti sospesi: la
prima con l’utilizzo dei canapi e la seconda delle
catene metalliche.
L’attuale forma dei ponti sospesi fu sviluppata
all’inizio dell’800. Negli Stati Uniti James Finley
brevettò un ponte con catene di ferro che poi realizzò
nel 1802 sul fiume Jacobs Creek, in Pennsylvania.
Con il miglioramento della resistenza dei materiali
da costruzione il ponte sospeso è stato impiegato
per sopportare il traffico stradale e ferroviario.
Nel Regno Unito, lo sviluppo della metallurgia offrì
materiali aventi alte prestazioni di resistenza consentendo
la costruzione di ponti, come l’Union Bridge
sul fiume Tweed, ultimato nel 1820, con catene
portanti, avente la notevole luce di 137 metri.
La larga diffusione di ponti sospesi fu dovuta ai
fratelli Seguin che introdussero in Francia l’uso
di cavi metallici al posto delle catene e altri perfezionamenti
adottati nel 1825 per la costruzione
del ponte di Tournon.
Henri Navier, pioniere della Scienza delle Costruzioni
e della teoria dell’elasticità, scrisse un importante
trattato sui ponti sospesi.
I cavi portanti, che costituiscono l’arco rovescio
dei ponti sospesi, sono ancorati all’estremità del
ponte, in quanto devono trasmettere una parte
importante del carico che deve sopportare la
struttura e si dispongono secondo una catenaria,
curva simile alla parabola.
L’impalcato è di solito sostenuto da tiranti verticali
che sono collegati ai cavi portanti.
L’andamento della catenaria è quello che assume
una fune flessibile, vincolata ai due estremi
lasciata pendere soggetta al solo proprio peso.
L’equazione della catenaria può essere espressa
matematicamente tramite il coseno iperbolico la
cui curva è rappresentata nell’immagine 1 al variare
del parametro a:
y = a cosh (x/a) per a = 1
(curva blu) si ha y = coshx
In Italia i primi ponti sospesi costruiti furono:
• Il ponte San Benedetto, detto “ponte di ferro”,
a Padova realizzato su corde sul fiume Bacchiglione,
lungo 26,80 metri e largo 3,75 metri,
per collegare la riviera di San Benedetto con la
strada del Patriarcato. Fu inaugurato il 10 agosto
1828 e ricostruito integralmente nel 1881
a causa del suo deterioramento;
• Il ponte Ferdinandeo sul Garigliano, costruito
nel 1832 su progetto di Luigi Giura avente la
luce di 80 metri. Fu il primo ponte sospeso italiano
carrabile a catene di ferro forgiate. Il ponte
attuale è una ricostruzione moderna inaugurata
nel 2001, in quanto l’originale fu fatto
saltare dai tedeschi nel 1943. I quattro piloni
tronco conici hanno l’altezza di 24 metri e sono
di muratura e calcestruzzo (immagine 2).
Fabio Abbruzzese
ingegnere libero
professionista
Foto di Aurea Dissegna
Immagine 1: Curve
di catenaria in funzione
di alcuni valori
del parametro a, da Geek3.
Immagine 2: Il ponte sospeso
Ferdinandeo sul fiume
Garigliano ricostruito
nel 2001.
Immagine 3: Ponte sospeso
di Akashi in Giappone
costituito da tre campate.
Collega la città di Kobe
con l’isola di Awaij,
ed è stato inaugurato
nel 1998 (Foto Tysto).
Nel 1998 è stato aperto al traffico il ponte sospeso
stradale attualmente il secondo più grande
del mondo: il ponte di Akashi in Giappone, la
cui campata principale misura 1991 metri (immagine
3). È di questi mesi la notizia dell’avvio
delle procedure per la costruzione del ponte sullo
stretto di Messina, che diverrebbe il ponte sospeso
stradale e ferroviario con la campata di lunga
del mondo, in quanto la sua luce centrale misura
ben 3.300 metri con torri alte 399 metri.
Il ponte sospeso di Valstagna e Cismon
Nel 2010 ebbi l’incarico dalla Comunità Montana
del Brenta di studiare un collegamento
tra la S.S. 47 e la strada comunale in destra
Brenta, in sostituzione del ponte ubicato in località
Cornale, nel comune di Valstagna, ora
di Valbrenta, data la pericolosità del suo innesto,
a causa della mancanza di raccordi, di piste
di entrata e uscita e per l’inadeguata larghezza
del ponte.
Nei sopralluoghi che feci lungo l’alveo del
Brenta per individuare la sezione ottimale di
attraversamento del fiume, scoprii l’esistenza
di un ponte sospeso di scavalco di questo corso
d’acqua del quale non ne ero a conoscenza.
Quest’opera è costituita da due campate, ciascuna
della luce di 70 metri circa, la cui struttura
è completamente metallica con la sola
esclusione del tavolato di calpestio (figura 4).
La pila centrale è posizionata in alveo mentre
le due torri di estremità sono fondate sugli argini
in destra e sinistra orografica. Alla pila e
alle due torri sono collegati due cavi portanti
costituiti da trefoli di acciaio del diametro di
55 millimetri che sostengono l’impalcato per
mezzo di tiranti verticali Ø 30 millimetri posti
a un interasse di circa 7,50 metri.
Il piano di calpestio della larghezza di 1,60
metri, è formato da assi di legno sui quali possono
transitare i pedoni e i ciclisti con la bici
portata a mano. Il parapetto ha un’altezza di
1,25 metri ed è realizzato da elementi metallici
a graticcio della lunghezza di 3,50 metri.
Ogni due elementi è posizionato un tirante che
è collegato alla fune portante.
Infrastrutture&Mobilità
66 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 67
I due trefoli sono ancorati alle quattro estremità
mediante un sistema metallico annegato nel
tratto finale in un pesante blocco di calcestruzzo
a sua volta ammorsato nel terreno.
La pila in alveo vista dal fiume ha una forma ad
A e ha un’altezza di circa 14 metri mentre le due
torri di sponda sono a telaio, entrambe di altezza
dal piano di calpestio di circa sette metri.
Immagine 5: L’impalcato del ponte
tra i due parapetti visto dalla pila centrale.
Questo ponte collega la strada comunale via Marini
in destra Brenta e, in sinistra, via Friola sita
in corrispondenza dello svincolo di Cismon del
Grappa lungo la S.S. 47 “Valsugana”.
Sulla torre di estremità lato Valstagna, nel 2016 è
stata posta una targa alla memoria di Attilio Cornale
per un suo gesto di salvataggio di due ragazzi
compiuto sul Brenta che gli è costata la sua vita.
Immagine 6: Particolare del parapetto e del collegamento
del tirante di mezzeria alla fune portante.
Immagine 4: Schema statico
del ponte sospeso
di Valstagna.
Immagine 7: Particolare di uno dei quattro ancoraggi
al suolo della fune portante.
Immagine 8: La pila centrale
in alveo a forma di A.
Immagine 9: La campata
in destra Brenta della luce
di 70 metri. Sullo sfondo
la pila centrale.
Quest’opera, il cui accesso è limitato ai soli pedoni,
è poco conosciuta anche se alcuni siti dedicati
ai ciclisti e ai podisti la indicano per consentire
itinerari ad anello nella Valbrenta.
Di questo ponte non si hanno notizie del progettista,
dell’anno di costruzione e dell’impresa che
l’ha realizzato. Non sono stati riscontrati marchi
della fonderia che ha prodotto la carpenteria
metallica.
Come si può notare dalle fotografie e dai particolari
costruttivi quest’opera si inserisce armoniosamente
nell’ambiente circostante, così come
leggera ed elegante è la sua struttura.
In considerazione dell’utilizzo di trefoli per i cavi
portanti, probabilmente la sua costruzione risale
alla seconda metà del Novecento. Da notizie
assunte in loco risulta che quest’opera è
stata realizzata nei primi anni Sessanta per consentire
agli abitanti delle case sparse in destra
Brenta di recarsi nell’abitato di Cismon, dotato
di tutti i servizi, percorrendo meno di un chilometro,
piuttosto che andare a Valstagna distante
circa otto chilometri o traghettare da una
sponda all’altra con le barche, i cui approdi erano
ubicati in punti strategici lungo l’alveo del
fiume.
Da ricerche effettuate presso il Genio Civile di Vicenza
risulta una concessione idraulica di questo
ponte rilasciata nel 1962 al Consorzio di Bonifica
Montana Astico-Brenta-Valletta-Longhella confermando
i tempi di costruzione ipotizzati.
È uno dei primi ponti sospesi che sono stati costruiti
nel Veneto con i cavi di acciaio portanti costituiti
da trefoli ed è il primo realizzato in Provincia
di Vicenza.
La sua particolarità sta nel numero pari delle
campate, mentre la quasi totalità dei ponti sospesi
è a una o a tre campate. La pila centrale,
inoltre, ha una struttura desueta a forma di A e
il suo coefficiente di forma K è analogo a quello
del progettando ponte sullo stretto di Messina.
Il “coefficiente di forma” K
I ponti strallati e i ponti sospesi sono caratterizzati
dal coefficiente di forma K definito dal rapporto
tra l’altezza della torre (antenna) H, misurata
dal piano di rotolamento, e la metà della luce:
K = H / L/2 = 2H / L
La particolarità della passerella sul fiume Brenta
è che il suo valore di K è:
K = 7,50 / 70/2 = 0,214
ed è analogo a quello del progettando ponte sullo
stretto di Messina:
K = (399 – 50) / 3.300/ 2 = 0,212
in cui 50 metri è l’altezza dell’impalcato dal terreno
in corrispondenza della pila.
Infrastrutture&Mobilità
68 7/2026 leStrade
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Scenari
Grandi opere, cresce il peso
del Risk Management
Dalla gestione del rischio al controllo della commessa:
come evolvono le professionalità strategiche
per garantire tempi, costi e qualità nelle infrastrutture
Immagine 10 (prima immagina sopra): Primo piano
della campata in sinistra orografica e la pila centrale
in alveo del fiume.
Immagine 11 (qui sopra): Pila laterale a forma di telaio
che sostiene i due cavi portanti costituiti da trefoli di acciaio.
Conclusioni
Certamente questo ponte sospeso merita di essere
maggiormente conosciuto e pubblicizzato,
sia ai fini turistici che per quelli tecnici e storici,
con l’installazione di cartelli che ne descrivano la
struttura e le sue vicende.
Senza alcun dubbio quest’opera, data la sua peculiarità,
rientra nel novero delle realizzazioni di
ingegneria che occorre tutelare e mantenere con
adeguati e programmati interventi, iniziando da
un check up da effettuare secondo le recenti linee
guida del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici,
con priorità al controllo di stabilità della fondazione
della pila in alveo, nonché la verifica dello stato
di corrosione delle funi e la sostituzione delle
tavole d’impalcato usurate. nn
Immagine 12: La targa votiva
posta nel 2016 in memoria
di Attilio Cornaro.
Sulla destra si scorge
la campata del ponte
in destra orografica sostenuta
da due funi portanti,
una per lato.
Immagine 13: Particolare
del collegamento del tirante
verticale alla fune portante.
L’attuale scenario del settore delle grandi opere infrastrutturali
ha ridefinito i fattori critici per il successo
di una commessa. In un contesto caratterizzato
dalla volatilità dei costi dei materiali, dalle novità introdotte
dal Codice degli Appalti e dalla complessità
tecnica delle opere, la redditività di un progetto non
si misura più solo sulla capacità di esecuzione, ma
sulla precisione nella gestione del rischio.
L’accelerazione degli investimenti legati al PNRR e
ai programmi infrastrutturali ha aumentato l’articolazione
gestionale delle commesse, imponendo alle
imprese un rafforzamento delle funzioni dedicate al
controllo dei rischi, all’amministrazione contrattuale
e alla qualità. È però evidente che la maggiore esposizione
a varianti progettuali, revisioni prezzi, contenziosi
e vincoli temporali ha reso le competenze
tecniche, contrattuali e gestionali, sempre più centrali
nell’organizzazione delle imprese di costruzione
e delle società di ingegneria.
Il Claim Manager e il Contract Manager rappresentano
oggi uno dei principali presìdi a tutela del valore
economico dell’opera. Questi profili devono possedere
un mix di competenze che spazia dalla conoscenza
dei contratti internazionali standardizzati,
come i modelli FIDIC, alla padronanza del diritto
amministrativo.
Oggi le aziende ricercano professionalità capaci di
prevenire il contenzioso prima ancora che gestirlo,
interpretando correttamente il contratto, documentando
tempestivamente gli eventi che incidono sui
costi e sui tempi e predisponendo strategie negoziali
efficaci per il presidio di varianti, riserve e richieste
di compensazione economica. La capacità di dialogare
contemporaneamente con Direzione Lavori,
Responsabile Unico del Progetto, direzione tecnica
e uffici legali rappresenta uno degli elementi maggiormente
distintivi di queste figure.
Particolare attenzione viene riservata all’esperienza
maturata nel coordinamento di commesse caratterizzate
da elevata complessità tecnica, dove la
corretta quantificazione dei maggiori costi e delle
estensioni temporali può incidere direttamente sulla
redditività finale dell’opera e ridurre il ricorso a
lunghi procedimenti arbitrali o giudiziari. Parallelamente,
l’elevato livello di specializzazione richiesto
dai cantieri ad alto rischio strutturale, quali la realizzazione
di grandi opere idrauliche o lo scavo di gallerie
ferroviarie, esige Direttori HSE e Responsabili
Qualità dotati di un bagaglio tecnico-normativo sempre
più articolato.
La domanda di mercato si orienta verso profili in grado
di integrare sicurezza, qualità e continuità operativa.
Non è più sufficiente garantire la conformità alle
normative o alle certificazioni ISO: viene richiesta la
capacità di trasformare tali strumenti in leve organizzative
capaci di prevenire rallentamenti, ridurre
i fermi di cantiere e limitare i rischi economici derivanti
da non conformità, incidenti o contestazioni.
In questo contesto assumono crescente rilevanza
anche le conoscenze trasversali legate alla digitalizzazione
dei processi, all’utilizzo del BIM come strumento
di controllo della commessa e alla crescente
attenzione verso gli indicatori ESG, che stanno progressivamente
entrando tra i criteri di valutazione
delle opere pubbliche e delle grandi commesse infrastrutturali.
Per garantire l’efficacia di queste assunzioni strategiche,
i tradizionali colloqui basati sul racconto del
percorso lavorativo si rivelano sempre meno sufficienti.
La valutazione dei candidati si concentra sempre
più sulla capacità di affrontare scenari concreti:
imprevisti geologici, ritardi autorizzativi, incremento
dei costi delle materie prime, gestione delle varianti
e coordinamento tra i diversi stakeholder della
commessa. In queste situazioni emergono anche
soft skills quali la capacità decisionale, l’attitudine
negoziale e la rapidità nell’individuare misure di mitigazione
del rischio economico e operativo.
La trasformazione in corso nel settore delle infrastrutture
mostra come il successo di una grande
opera non dipenda più esclusivamente dalla qualità
del progetto o dalla capacità esecutiva. La differenza
si gioca sempre più nella capacità di anticipare
il rischio, governare il contratto e presidiare ogni
fase della commessa attraverso professionalità altamente
specializzate. nn
Articolo a cura
di Hunters Group
Società di ricerca
e selezione di personale
qualificato
Infrastrutture&Mobilità
70 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 71
Ricerca & Progettazione stradale
Sicurezza predittiva in autostrada:
il caso Sant’Alessandro
Al TRA2026 Milano Serravalle Engineering ha presentato l’applicazione
del metodo predittivo dell’Highway Safety Manual a un caso reale
Per Milano Serravalle Engineering, la società di
progettazione, direzione lavori e ispezioni che
opera per conto della Concessionaria Milano Serravalle
- Milano Tangenziali, la partecipazione
alla Transport Research Arena 2026 ha segnato
il passaggio di una soglia: il debutto davanti alla
platea internazionale della ricerca sui trasporti.
«Questo è uno dei primi paper che presentiamo
per descrivere l’output di ricerca che abbiamo sviluppato
nell’ambito della nostra attività di progettazione»,
racconta il dott. Carlo Vaghi, Direttore
Generale di Milano Serravalle Engineering. E prosegue:
«Partecipiamo a studi di impatto ambientale,
a studi sulla sicurezza stradale che comprendono
analisi di incidentalità e analisi costi-benefici:
questa volta il caso, particolarmente elaborato, si
è rivelato interessante anche ai fini scientifici».
Il paper, firmato dall’ing. Damiano de Gennaro,
dal dott. Carlo Vaghi, dall’ing. Marianna Tomasin
e dall’ing. Mario Brugnoli, si intitola “Integrating
the Safe System Approach in Early Design Stages:
Application of the HSM Predictive Method to
the Sant’Alessandro Tunnel” ed è stato presentato
al TRA 2026, dopo il previsto processo di peer
review e che sarà pubblicato nei Proceedings entro
fine anno.
Il caso concreto
La nuova galleria Sant’Alessandro, a Monza, lungo
la A52, la Tangenziale Nord di Milano, in concessione
a Milano Serravalle - Milano Tangenziali
(MSMT) è il caso concreto. Il progetto, che punta
a risolvere le interferenze di traffico all’imbocco
dell’esistente galleria San Rocco, è ora alla vigilia
della Conferenza dei Servizi, dove i risultati
dello studio saranno presentati anche al pubblico
e alle amministrazioni comunali coinvolte nel
procedimento di VIA.
Il nodo di San Rocco
All’origine dell’intervento c’è una richiesta precisa
della Concessionaria: realizzare una rampa
di collegamento diretto tra l’uscita “A4-Monza” e
la A52 in direzione ovest. L’obiettivo: eliminare
un punto di conflitto proprio all’imbocco dell’esistente
galleria San Rocco, a sud del nuovo tunnel,
dove i veicoli provenienti dalla A4 in direzione
ovest devono oggi dare la precedenza al traffico
di una rampa locale in uno spazio molto ridotto,
prima di immettersi sulla carreggiata principale
della A52.
Un beneficio che potrebbe apparire secondario,
ma che non è per nulla trascurabile (come si vedrà),
è la riduzione del traffico giornaliero medio
(TGM) che attraversa la galleria San Rocco
esistente.
Il tratto della A52 Tangenziale Nord di Milano evidenziato in rosso indica
la localizzazione del caso studio: il nodo tra la A52 e la A4 nei pressi di Monza,
dove si inserisce il progetto della nuova galleria Sant’Alessandro.
Fabrizio Parati
Veduta aerea del corridoio
della A52 Tangenziale
Nord nei pressi di Monza.
Il tracciato autostradale
attraversa un contesto
urbano e periurbano denso
- residenze, insediamenti
produttivi e il fiume Lambro -
che definisce
i vincoli progettuali entro
cui si inserisce il progetto
della nuova galleria
Sant’Alessandro.
Un metodo nato altrove,
calato in autostrada
Il cuore tecnico del lavoro è l’Highway Safety
Manual (HSM), il metodo predittivo elaborato
negli Stati Uniti da AASHTO a partire dal 2010
e da allora diffuso anche in ambito europeo.
«L’applicazione nasce dagli ambiti universitari»,
spiega l’ing. Damiano de Gennaro, in forza
all’Area Progettazione di Milano Serravalle Engineering.
«Avevo già sviluppato casi simili negli
studi sulla sicurezza, e ho suggerito di estendere
questo approccio anche a un nuovo tracciato,
soprattutto nelle prime fasi di progettazione:
in Italia siamo abituati ad applicare queste
valutazioni nel progetto esecutivo o a fine lavori,
per verificare se l’infrastruttura migliora o
peggiora lo standard di sicurezza della rete».
Per stimare la frequenza di incidente atteso nelle
due gallerie, gli autori del paper hanno applicato
il modello sviluppato nel 2004 dall’Ufficio
svizzero per la prevenzione degli incidenti
(UPI/BFU) sulla base dell’analisi degli incidenti
nella rete delle gallerie autostradali elvetiche.
Secondo quanto riportato nel paper, il modello
individua come variabili indipendenti statisticamente
significative la lunghezza del tunnel,
il traffico giornaliero medio, il numero di canne
della galleria, la percentuale di veicoli pesanti
e la larghezza della banchina destra. «Le
applicazioni dell’HSM necessitano di un’opportuna
calibrazione locale», sottolinea de Gennaro,
«perché i modelli sono sviluppati in altre
nazioni su condizioni di base che spesso non
rappresentano lo status quo reale». Per l’Italia,
gli autori hanno utilizzato la calibrazione elaborata
in un lavoro del 2012 su 52 gallerie della
rete TERN (Trans European Road Network),
che ha individuato un fattore di calibrazione C
= 0,939, con una buona accuratezza predittiva
e solo tre casi su 52 risultati outlier. Per alimentare
il modello, il team ha utilizzato gli incidenti
registrati dalla Concessionaria sull’intera
Infrastrutture&Mobilità
72 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 73
L’imbocco della galleria San
Rocco sulla A52 Tangenziale
Nord di Milano, nei pressi
di Monza. È proprio in
questo nodo - dove i veicoli
provenienti dalla A4 devono
oggi inserirsi cedendo la
precedenza al traffico locale
- che la nuova galleria
Sant’Alessandro, al centro
dello studio presentato da
Milano Serravalle Engineering
al TRA 2026, andrà a
eliminare il punto di conflitto.
Soluzione 2A (prima
immagine sotto): il tracciato
curvilineo della nuova galleria
Sant’Alessandro (circa 400
metri) lungo via Gentili,
a Monza.
Soluzione 2B: tracciato
rettilineo della nuova galleria
Sant’Alessandro,spostato
più a sud rispetto alla 2A per
ridurre l’impatto sul costruito.
tinua di 499 metri, con andamento meno curvo
e un profilo altimetrico “a schiena d’asino”,
con il punto più alto a metà tracciato, anziché
in pendenza costante da un imbocco all’altro
come nella 2A. Spostando l’asse più a sud, la
Soluzione 2B allontana il tracciato dagli edifici
a nord di via Gentili, riduce l’impatto acustico e
sull’habitat, evita le interferenze con i sottoservizi
della strada comunale e limita le occupazioni
necessarie in fase di cantiere. Ha tuttavia un
prezzo: richiede l’esproprio e la demolizione di
un edificio privato che la Soluzione 2A, invece,
preservava - un costo di compensazione che il
paper dichiara incluso nell’investimento della
Soluzione 2B, che presenta un maggior costo
di costruzione di 200 mila euro.
Il risultato controintuitivo:
non è la curva a fare la differenza
Applicando il modello calibrato a entrambe le soluzioni,
su periodi quinquennali dal 2028 (apertura
prevista) al 2058 (orizzonte trentennale
dell’analisi costi-benefici), il modello restituisce
un risultato che ribalta l’intuizione corrente.
SOLUZIONE 2A
SOLUZIONE 2B
Due gallerie a confronto: 2A e 2B
Il caso studio confronta due soluzioni progettuali
per la nuova galleria Sant’Alessandro. La
Soluzione 2A, quella inizialmente presentata
nello studio di impatto ambientale, è composta
da un tunnel di circa 400 metri, una sezione in
trincea (cut-and-cover) di 70 metri e un ulteriore
sezione in galleria di 45 metri.
Il tracciato ricalca via Gentili, la viabilità locale
di Monza, preservando gli edifici esistenti ma
avvicinandosi alle loro fondazioni.
La Soluzione 2B è, invece, un’unica galleria conrete,
tra il 2012 e il 2022 (con il 2020 escluso a
causa delle limitazioni alla circolazione dovute
al Covid-19), e i dati di traffico raccolti da MSMT
nel 2024 sull’intero anello della tangenziale. Il
paper riporta inoltre, separatamente, i tassi di
crescita del traffico stimati per il periodo 2030-
2040: per i veicoli pesanti, +0,30% annuo, tra
il 2030 e il 2034, e +1,10% annuo, tra il 2035 e
il 2040; per le altre categorie di veicoli, +0,50%
annuo nel primo periodo e +0,30% nel secondo.
Sul fronte normativo, l’Italia resta indietro:
«Ci sono primi concetti che ritroviamo nell’HSM
già nel D.M. 2001», osserva de Gennaro, «ma
non si è mai dato seguito a un aggiornamento
normativo. Per i progettisti c’è un extra step da
fare: non basta essere compliant con la norma,
bisogna guardare oltre». Un’osservazione condivisa
dall’ing. Marianna Tomasin, che ricorda
come «il punto di partenza sia sempre lo stato
dell’arte, che resta un po’ carente e lacuno
Tabella 1: Confronto
sintetico tra le due soluzioni
progettuali.
Caratteristica Soluzione 2A Soluzione 2B
Andamento planimetrico Più curvo Meno curvo
Andamento altimetrico Non ottimizzato Ottimizzato (a schiena d’asino)
Lunghezza galleria 400 metri 499 metri (tunnel unico)
Larghezza banchina destra 3 metri 1,50 metri
Impatti sul costruito
Minori
(rumore, habitat, interferenze) Maggiori (ma un edificio espropriato)
Infrastrutture&Mobilità
74 7/2026 leStrade
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«Effettivamente il tracciato più lineare presentava
un incremento dell’incidentalità», racconta
de Gennaro, «non legato alla minore tortuosità,
ma al fatto che per ridurre gli impatti sul costruito
si è ridotta la sezione trasversale del tunnel:
la banchina è passata da tre metri a 1,5 metri, e
questa è risultata la variabile più significativa».
Lo confermano gli stessi autori nel paper: andamento
planimetrico e altimetrico non sono risultati
variabili statisticamente significative nel modello
BFU utilizzato - che non analizza, tra l’altro,
l’impatto sul costruito - mentre lo è la larghezza
della banchina.
I numeri, mediati sui 30 anni di orizzonte di analisi:
rispetto allo scenario di non intervento (“No-
Do”), la Soluzione 2A genera un incremento di
0,18 collisioni/anno (scala KABCO - totale di tutte
le gravità - di cui 0,15 coll./anno con esito lesivo,
classi KABC, e 0,04 coll./anno con soli danni materiali,
classe O); la Soluzione 2B un incremento
di 0,39 collisioni/anno (0,24 KABC, 0,15 O). I valori
per singola gravità, come riportati nello studio,
non sommano sempre esattamente al totale
dichiarato per effetto degli arrotondamenti. La
differenza tra le due soluzioni è di 0,21 collisioni/
anno in più per la 2B (di cui +0,09 KABC, +0,11
O) - uno scarto che, anno dopo anno, cresce progressivamente
secondo la Tabella 2 del paper:
dai +0,17 coll./anno del quinquennio 2028-2032
ai +0,26 coll./anno del 2058, riflettendo la crescita
di traffico stimata nel periodo.
In termini di costi sociali - calcolati sulla base dei
valori ISTAT 2023, espressi in euro 2018 senza
applicazione di tassi di inflazione (1.812.989 euro
per ogni decesso entro 30 giorni, 45.210 euro per
le lesioni medie, più 12.394 euro di costo sociale
di base per ogni incidente) - l’incremento di incidentalità
della Soluzione 2A comporta, secondo
il paper, un costo sociale aggiuntivo di 8.863,90
euro/anno rispetto al No-Do; quello della Soluzione
2B di 15.660,61 euro/anno.
La Soluzione 2B costa, quindi, 6.796,70 euro/
anno in più della 2A, limitatamente agli incidenti
nella nuova galleria Sant’Alessandro.
«I risultati dell’analisi costi-benefici sono in linea
con le aspettative sintetiche: un tunnel un po’ più
dritto, un po’ meno curvo, è lievemente più incidentale,
a fronte di scelte progettuali che hanno
determinato benefici molto maggiori», sintetizza
Vaghi.
L’effetto domino: meno traffico,
più sicurezza alla galleria San Rocco
Il preprint dedica un passaggio specifico all’esistente
galleria San Rocco, che non viene modificata
da nessuna delle due soluzioni ma beneficia
comunque dell’intervento. La nuova bretella, infatti,
fa scendere il traffico giornaliero medio sulla
Normativa italiana: cosa manca
In Italia non esiste un obbligo di applicare modelli predittivi di incidentalità come l’H-
SM in fase di progettazione: il D.M. 2001 sulle norme funzionali e geometriche per la
costruzione delle strade, citato anche nel paper di de Gennaro et al., non è mai stato
aggiornato in tal senso. Il principale intervento normativo recente sulla sicurezza stradale,
il D.Lgs. 15 novembre 2021, n. 213 (in vigore dal 31 dicembre 2021, di recepimento
della direttiva UE 2019/1936), ha rafforzato il D.Lgs. 35/2011 estendendone il campo
di applicazione - dal 1° gennaio 2025 anche ad altre strade della rete di interesse
nazionale - e sostituendo la classificazione dei tratti ad alta incidentalità con una valutazione
della sicurezza a livello di rete. Si tratta tuttavia di un impianto procedurale
(controlli, ispezioni, classificazione del rischio), non di un obbligo di modellazione predittiva
in fase di progettazione. Lo stesso decreto esclude inoltre le gallerie soggette
al D.Lgs. 264/2006, che fissa requisiti minimi di sicurezza - ventilazione, vie di fuga, impianti
antincendio - per le gallerie della rete transeuropea superiori a 500 metri: una soglia
che, va detto, nessuna delle due soluzioni progettuali della Sant’Alessandro (400
e 499 metri) supererebbe comunque. L’adozione di un metodo predittivo come l’HSM
resta quindi, in Italia, una scelta volontaria del singolo progettista o concessionario,
non un obbligo di legge
Cos’è il TRA
La Transport Research Arena (TRA) è la più grande
conferenza europea dedicata alla ricerca e all’innovazione
nei trasporti, organizzata ogni due anni dalla
Commissione Europea (Direzioni Generali Move e
RTD) insieme agli stakeholder del settore e a un Paese
ospitante. L’edizione 2026 si è svolta a Budapest
dal 18 al 21 maggio, con un’area espositiva di 30.000
metri quadrati, sessioni plenarie e tecniche su sicurezza,
decarbonizzazione, pianificazione delle reti e digitalizzazione
dei trasporti, e il TRA Visions Young Researchers
Award per i ricercatori under 35
San Rocco da 49.569 veicoli/giorno dello scenario
No-Do a 44.697 veicoli/giorno in entrambe le soluzioni
2A e 2B: una riduzione del 10,9%, identica
nei due casi perché la San Rocco resta invariata,
indipendentemente dalla soluzione scelta per
la Sant’Alessandro.
Disponendo per la San Rocco di una solida serie
storica di incidenti osservati (pari a 6,30 collisioni/anno
secondo la scala KABCO) e non essendo
previste modifiche alla rete in quegli anni, gli autori
del paper hanno potuto applicare un Crash
Modification Factor basato sulla sola variazione di
traffico atteso, calcolato come rapporto tra il TGM
di progetto e quello dello scenario No-Do elevato
a un coefficiente beta = 1,61 (il coefficiente beta
adoperato per il CMF della San Rocco è estratto
dalla SPF del modello del BFU usato anche per la
Galleria Sant’Alessandro). Applicando la formula
indicata, il risultato è una frequenza di incidente
attesa di 5,33 collisioni/anno, 0,97 in meno rispet-
A lato, da sinistra,
il dott. Carlo Vaghi,
Direttore Generale di Milano
Serravalle Engineering.
L’ing. Damiano de Gennaro,
Responsabile Progettazione
Stradale di Milano Serravalle
Engineering.
ro, «con una completezza migliore solo negli anni
più recenti. Una delle criticità maggiori era l’assenza,
molto spesso, della descrizione della dinamica
dell’incidente, necessaria per classificarne
correttamente la tipologia». Per ovviare al problema,
si sono incrociate le schede danni dei veicoli
con i dati di intervento della Concessionaria: «se
si notava la riparazione di un guardrail o la chiusura
di una corsia di emergenza, si ‘battezzava’
quell’incidente come una fuoriuscita con impatto
sulla barriera».
Anche la localizzazione ha richiesto attenzione:
«abbiamo proposto alla Concessionaria di utilizzare
le coordinate GPS al posto della chilometrica»,
racconta de Gennaro, «perché quando la polizia
rileva un incidente lo assegna a una chilometrica,
e in fase di mappatura si formano cluster di
incidenti tutti localizzati nello stesso punto, anche
se in realtà sono legati a dinamiche diverse:
un’immissione da rampa piuttosto che un evento
sull’asse principale».
Sul tema dell’accesso ai dati, il dott. Vaghi aggiunge
una considerazione di sistema: «Talvolta
è più semplice analizzare gli incidenti sulla viabilità
comunale che su quella autostradale, perché
il Comune ha la Polizia Locale e una granularità
di rilevazione che a scala micro rende più agevole
l’analisi».
Anche l’accesso alle banche dati nazionali resta
un nodo: «A livello accademico si possono realizzare
accordi con chi gestisce la banca dati Istat,
ma a livello commerciale è più difficile», osserva
de Gennaro. «All’estero le banche dati di incidento
al No-Do: un beneficio di 19.611,14 euro/anno
sui costi sociali degli incidenti, che si aggiunge, in
segno opposto, ai costi generati dalla nuova galleria
Sant’Alessandro.
L’analisi costi-benefici:
la Soluzione 2B prevale
Nell’analisi costi-benefici, sviluppata secondo le linee
guida europee (EU CBA Guide) e quelle nazionali
del MIMS per le opere stradali, su un orizzonte
di trent’anni la Soluzione 2A raggiunge un VAN
(valore attuale netto) di 49,508 milioni di euro,
mentre la Soluzione 2B di 51,681 milioni di euro.
Nel computo complessivo della CBA, il paper indica
che la componente “incidenti” pesa per 4,332
milioni di euro nella Soluzione 2A e per 4,208 milioni
nella Soluzione 2B.
Resta netta la conclusione esposta dagli autori: il
maggiore impatto da incidentalità attribuito alla
Soluzione 2B sulla Sant’Alessandro e i 200 mila
euro di costi di costruzione più elevati sono, a loro
giudizio, ampiamente compensati dal minore impatto
sull’habitat, il che rende la Soluzione 2B preferibile
rispetto alla 2A originariamente proposta.
Il vero collo di bottiglia:
i dati di incidentalità
Una parte sostanziale del lavoro è stata dedicata
alla qualità dei dati: la base utilizzata copre gli
11 anni dal 2012 al 2022, con il 2020 escluso a
causa delle limitazioni alla circolazione legate al
Covid-19. «I dati a disposizione erano un database
abbastanza variegato», spiega de Genna-
Infrastrutture&Mobilità
76 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026 77
L’ing. Marianna Tomasin,
Coordinatore e Responsabile
Area Progettazione
di Milano Serravalle
Engineering.
L’ing. Mario Brugnoli,
Direttore Tecnico di Milano
Serravalle Engineering.
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
MATERIALI&TECNOLOGIE
talità, al netto dei dati sensibili, sono disponibili a
chiunque: è uno dei limiti italiani».
Dalla compliance normativa
alla sicurezza predittiva
Il filo conduttore del paper è il passaggio da un
approccio di mera conformità normativa a uno di
sicurezza predittiva, in linea con il “Safe System
Approach” e l’obiettivo europeo del quasi-azzeramento
delle vittime della strada.
«Il Safe System deve indirizzare la soluzione migliore
quando si tratta di scelte», spiega Vaghi,
ricordando che tra le Soluzioni 2A e 2B la differenza
è minima sia nel raggio di curvatura sia
nell’estensione della galleria.
«A livello generale, il Safe System deve essere
perseguito quotidianamente non solo nella progettazione
compiuta di interventi macro come
questo nuovo tunnel, ma anche nella progettazione
di ogni punto singolare, di ogni intersezione
tra traffico e infrastruttura sull’autostrada. È
un tema su cui Milano Serravalle Engineering è
molto impegnata».
Resta il nodo dei tempi di approvazione. «In Italia
siamo già a livello di saturazione del processo
di controllo, validazione e verifica», osserva Vaghi.
«Un verificatore che non controlli se è stata
fatta correttamente un’analisi di incidentalità non
farebbe bene il suo mestiere - e di solito, invece,
lo fa fin troppo bene.
Il drawback è che questo processo, pur con lo riduzione
delle fasi di progettazione da tre a due introdotto
dal nuovo Codice dei contratti, rende i tempi
molto lunghi».
Un primo passo, non un punto
di arrivo
Già nell’abstract del preprint gli autori chiariscono
che i risultati, per quanto promettenti, sono
“only applicable to the specific case” (validi solo
per il caso specifico) e non automaticamente generalizzabili.
Un caveat che le conclusioni vere e
proprie ribadiscono parlando di un caso di studio
“site-specific”. Le stime ottenute con il modello
predittivo, scrivono gli autori del paper, possono
contribuire efficacemente all’analisi costi-benefici
dei progetti di gallerie, offrendo strumenti utili
a quantificare la differenza tra i costi sociali degli
incidenti delle diverse soluzioni. I modelli sviluppati
in altri Paesi europei possono essere trasferiti
ad altri contesti con un’adeguata calibrazione,
ma l’applicazione del metodo a casi con caratteristiche
specifiche e fabbisogni territoriali propri
può, secondo gli autori, non essere trasferibile ad
altri casi. Tra gli sviluppi futuri indicati nel paper:
lo sviluppo di Safety Performance Function nazionali
o sito-specifiche, l’applicazione al caso di
altri modelli sviluppati per il contesto italiano, in
particolare quello per le gallerie autostradali proposto
da Caliendo, Guglielmo e Guida nel 2013, e
l’estensione del framework metodologico alla valutazione
di altre componenti della rete, fin dalle
primissime fasi di un progetto. Per Milano Serravalle
Engineering, il paper presentato al TRA
2026 è solo l’inizio: «Non è conclusa qui la partita
del caso specifico», conclude Carlo Vaghi,
«e la stessa tematica che ha ispirato questo nostro
lavoro sarà oggetto di altri paper, anche in
consessi extraeuropei». nn
n Il Viadotto delle Fornaci rinasce
con il CFAP Ductal di Holcim.
«leStrade» ha incontrato lo Studio Sciarini,
autore della progettazione strutturale
del risanamento del viadotto.
n MaterialistBridge: semplificazione
e competenze per la scelta
dei prodotti idonei.
n Meno CO 2 per m 3 di calcestruzzo
per anno di vita utile reale.
n Idrogeno verde da premio
di IIT Hydrogen.
Infrastrutture&Mobilità
78 7/2026 leStrade
Opere
Il Viadotto delle Fornaci
rinasce con il CFAP
Spessori fuori tolleranza, quattro corsie sempre aperte,
sessant’anni di vita: il risanamento di un’opera complessa
sull’A2 svizzera diventa un caso di scuola per l’uso
del calcestruzzo fibrorinforzato ad altissime prestazioni
Non siamo a Roma, ma in Canton Ticino. Non
siamo nell’Ottocento, ma negli anni Sessanta.
Stesso nome, ma rinascite diametralmente
diverse: c’è un Viadotto delle Fornaci anche a
Roma - un viadotto ferroviario dell’Ottocento nel
quartiere Aurelio, caduto in disuso nel 1995 e riconvertito
nel 2025 in una ciclopedonale panoramica
con vista sul Cupolone, grazie ai fondi del
Giubileo. Ma qui ci interessiamo di quello lungo
l’autostrada A2, tra Melide e Gentilino: nessuna
passeggiata, nessun belvedere, ma “solo”
appassionante ingegneria. E ingegneria senza
margini, imposta da numeri che non lasciavano
alternative: un viadotto del 1967, con spessori
fuori tolleranza, quattro corsie percorribili
al traffico da garantire sull’intera tratta in ogni
fase di cantiere: quando le ispezioni sul Viadotto
delle Fornaci hanno rivelato che l’altezza statica
effettiva della piattabanda era in media l’80%
di quella di progetto, il margine di manovra si
è ridotto a un solo materiale possibile: il Calcestruzzo
Fibrorinforzato ad Altissime Prestazioni
(il CFAP Ductal di Holcim). Una scelta obbligata
dai numeri. A raccontarlo a «leStrade» è l’ing.
Gabriele Attanasi, progettista e sostituto capo
progetto dello Studio Ingegneria Sciarini SA di
Vira Gambarogno, che ha condotto il cantiere insieme
al collega e capo progetto Stefano Mina,
e che abbiamo incontrato nella sede dello Studio
Sciarini. Un mandato, durato oltre dieci anni
tra progettazione e cantiere, che ha interessato
due viadotti gemelli (il sud-nord di 325 metri
e il nord-sud di 338 metri) che costituiscono il
cuore strutturale di un risanamento globale da
140 milioni di franchi.
Il cantiere A2 Melide-Gentilino
Una premessa è doversa, per collocare il Viadotto
delle Fornaci nel contesto più ampio dell’intervento
di cui fa parte. Il 4 febbraio 2019, l’Ufficio
federale delle strade (USTRA), vale a dire l’autorità
svizzera competente in materia di infrastruttura
stradale e traffico stradale privato, ha dato
avvio al cantiere per il risanamento globale del
comparto A2 Melide-Gentilino (da km 20.440 a
km 23.330), tra il portale nord della galleria Melide-Grancia
e il portale sud della galleria di Gentilino
- una tratta aperta al traffico nel 1968 e
sottoposta nei cinquant’anni successivi a soli interventi
puntuali. Un’operazione da circa 140 milioni
di franchi, interamente a carico della Confederazione,
con un programma articolato in più
fasi e una durata complessiva 2019-2026.
Il programma: sostituzione dell’intero manto
stradale con asfalto fonoassorbente/drenante;
costruzione di 1.879 metri di ripari fonici; rifacimento
del sistema di smaltimento delle acque
con impianti di raccolta e depurazione; installazione
di nuove barriere di sicurezza (con profilo
a cassone singolo, doppio e triplo ai lati della carreggiata
e dispositivi “viarioguard” e “gateguard”
sullo spartitraffico); ammodernamento dei sistemi
elettromeccanici BSA e della segnaletica verticale
e orizzontale. La tratta principale si è conclusa
nel 2021. Dal 2022, i lavori si sono spostati
sulle bretelle autostradali, che comprendono cavalcavia,
semiponti, sottopassi e il viadotto rampa
dello svincolo di Lugano Sud: strutture più
intricate da gestire per il loro intreccio con la viabilità
ordinaria, tanto da richiedere, in alcune fasi,
l’utilizzo dell’adiacente, ma ormai dismesso, cavalcavia
Brentino come deviazione temporanea.
Il completamento dell’intero intervento è previsto
nel corso del 2026. Il Viadotto delle Fornaci
è il cuore strutturale di questo programma, ma
il cantiere è un ammodernamento integrale della
tratta. Il committente (USTRA) imponeva un
vincolo operativo per il viadotto: mantenere due
corsie per senso di marcia sull’intera tratta in
ogni fase di cantiere. Sul viadotto in lavorazione
Fabrizio Parati
Vista aerea del comparto
A2 Melide-Gentilino
(Canton Ticino). In evidenza
i due viadotti gemelli delle
Fornaci (sud-nord 325 metri,
nord-sud 338 metri),
strutture a cassone
precompresso del 1967,
cuore strutturale del
risanamento globale EP19
da 140 milioni di franchi
avviato da USTRA nel 2019.
Sullo sfondo, il portale sud
della galleria di Gentilino.
Un’opera del 1967 sotto esame
Il Viadotto delle Fornaci è una struttura a cassone
precompresso longitudinalmente, realizzata
nel 1967 e progettata dagli studi di ingegneria Eichenberger
Erben e Stucki Hofacker. Luci massime
di circa 60 metri. Pendenza longitudinale del
2%, e trasversale del 4%. Nulla di straordinario
per l’epoca, se non fosse che l’opera era tutt’altro
che esaminata a fondo quando, intorno al 2012,
lo Studio Sciarini avviò il progetto di risanamento
per conto di USTRA.
La prima fase del lavoro, tra il 2012 e il 2018, è
stata quasi interamente dedicata alla caratterizzazione
dello stato di salute dell’opera. Resistenza
a compressione, modulo elastico, copriferro,
analisi delle armature, tenore di cloruri, carbociò
si traduceva in una gestione denominata 3/1,
cioè una corsia aperta al traffico sul manufatto
in cantiere e tre corsie allestite sull’impalcato parallelo,
con velocità ridotta a 80 km/h. È in questo
spazio stretto, tra la geometria di ciò che c’era
e le esigenze di ciò che doveva restare, che il
CFAP Ductal di Holcim ha trovato la sua virtuosa
e rigorosa applicazione nella pratica. Il comparto
EP19 (sigla USTRA per l’Erhaltungsprojekt 19, il
progetto di conservazione e risanamento che copre
l’intera tratta A2 Melide-Gentilino) comprendeva
17 manufatti, ciascuno con il proprio progetto
di risanamento e, in alcuni casi, di rinforzo.
Ma il Viadotto delle Fornaci era il più impegnativo:
non solo per dimensioni, ma per ciò che le indagini
avrebbero rivelato.
Materiali&Tecnologie
80 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
81
natazione, potenziale elettrochimico: un protocollo
diagnostico completo, eseguito manufatto
per manufatto e documentato per orientare anche
le future manutenzioni.
Cavi in buono stato, ancoraggi no
Tra le questioni più delicate, quella dei cavi di precompressione.
Il cassone era stato dimensionato
negli anni Sessanta sfruttando la compressione
dei cavi per la resistenza a taglio, senza armatura
trasversale specifica. La verifica con le norme
attuali restituiva un margine del 30% a flessione,
ma un deficit del 20% a taglio. I cavi erano
dunque fondamentali. Ma erano ancora integri?
Per rispondersi, il team dello Studio Sciarini ha
aperto di notte, a traffico chiuso su una corsia,
quattro finestre nei punti più a rischio del cassone,
prelevando campioni di malta d’iniezione e
ispezionando visivamente i fili. Il risultato è stato
tranquillizzante: tracce di ruggine, ma probabilmente
precedenti alla messa in opera, qualche
vuoto di iniezione nelle zone alte, ma nessuna riduzione
significativa della sezione metallica. L’area
effettiva dei fili era intatta.«È stata la chiave
per salvare il ponte», precisa, icasticamente,
l’ing. Attanasi.
Tutt’altra storia per gli ancoraggi passivi della
spalla nord, che sono stati anch’essi realizzati
negli anni Sessanta. Durante la progettazione
era già prevista la loro sostituzione integrale, poiché
avevano raggiunto il fine vita per il rischio di
corrosione avanzata. Nel corso del cantiere, l’ispezione
diretta rivelò che due piastre erano rotte
con la barra staccata - entrambe cedute per
corrosione in prossimità della piastra - rendendo
necessario un intervento di emergenza con
chiodi provvisori. Il sistema di ancoraggio è stato
integralmente sostituito con ancoraggi attivi
dotati di celle dinamometriche, che consentono
il monitoraggio continuo della forza e dello stato
di corrosione.
Analogamente, gli appoggi a rullo delle spalle, a
rischio di rottura fragile, come già dimostrato su
altri manufatti coevi, sono stati sostituiti con dispositivi
scorrevoli nuovi, mentre i giunti di dilatazione,
deteriorati e permeabili, erano in attesa
di sostituzione da anni.
La sorpresa degli spessori
La scoperta con le maggiori implicazioni progettuali
è emersa dall’analisi degli spessori reali della
piattabanda superiore. Nel 2013, misurazioni
a ultrasuoni avevano già indicato valori inferiori
al teorico. Nel 2015, una campagna sistematica
con tecnologia radar, quindi senza necessità di rimozione
della pavimentazione, ha percorso l’intera
superficie del viadotto, ricostruendo spessori
del calcestruzzo, posizione dei ferri e copriferro.
Nel 2016, una serie di carotaggi ha confermato
la bontà delle misurazioni.
Immagine sopra e pagina
a lato: vista dal basso
dell’intradosso
dei due impalcati gemelli
del Viadotto delle Fornaci.
La struttura a cassone
precompresso, con luci
massime di circa
60 metri, mostra l’altezza
delle pile e la geometria
della sezione trasversale
con pendenza del 4%.
È proprio sul cassone
che le indagini diagnostiche
hanno rilevato la riduzione
dell’altezza statica effettiva
della piattabanda all’80%
del valore di progetto,
condizione determinante
per la scelta del rinforzo
in CFAP Ductal.
Il risultato: dove il progetto originale prevedeva
28 centimetri di altezza statica della piattabanda,
la media reale era di 25 centimetri, con una
deviazione standard di due centimetri. Adottando
il valore che copre l’85% dei casi come riferimento
di progetto, il team ha dovuto verificare il
ponte con circa l’80% del braccio di leva teorico.
Non un problema locale: una condizione diffusa
sull’intera opera. «Un conto è poter contare su
una piattabanda da 32 centimetri che poi, in realtà,
è limitata localmente a 25. Tutto il dimensionamento
cambia», precisa Attanasi
Nel frattempo, un progetto parallelo, cioè il Po-
LuMe (Potenziamento Lugano-Mendrisio), pertinente
anche al Viadotto delle Fornaci, imponeva
l’allargamento del cordolo di 70 centimetri complessivi
(35 per lato), portandolo dai 45 centimetri
che era ad almeno 70, con un peso quasi doppio
secondo i dettagli normativi vigenti.
Le verifiche strutturali e la scelta
provvidenziale del CFAP
Le verifiche strutturali finali hanno tracciato il perimetro
dell’intervento necessario sul viadotto:
flessione longitudinale soddisfatta, ma taglio no;
verifica trasversale del cassone, con la piattabanda
sottospessa e il cordolo allargato, non a posto.
Due deficit diversi, che richiedevano due soluzioni
distinte: il deficit a taglio sarebbe stato affrontato
con barre post-tese all’interno del cassone,
mentre quello trasversale - aggravato, tra
l’altro, dalla piattabanda sottospessa e dall’allargamento
del cordolo - con un sovragetto sulla
piattabanda. Ed è proprio per questo secondo
intervento che nessun materiale tradizionale
era praticabile. Un sovragetto tradizionale avrebbe
richiesto spessori minimi di otto centimetri,
con un aggravio di peso insostenibile per le fondazioni
su pali. Il CFAP di Holcim ha consentito,
invece, di lavorare con 40 millimetri in campata
e con 60 millimetri in corrispondenza delle pile
(dove era necessario anche il rinforzo flessionale
longitudinale per l’incastro).
I vantaggi che hanno giustificato la scelta sono
molteplici. A partire dalla resistenza a trazione,
atipica per il calcestruzzo ordinario: ha permesso
di armarlo anche in zona tesa sul dorso delle pile.
La durabilità eccezionale, con un rapporto acqua/
cemento bassissimo, ha reso il CFAP di fatto uno
strato impermeabilizzante, proiettando la vita residua
stimata a oltre cinquant’anni.
La norma svizzera SIA 2052:2016 ha permesso
di lavorare con un copriferro minimo di 15 millimetri,
contro i 40-50 millimetri del calcestruzzo
tradizionale (elemento, questo, decisivo per la
gestione delle fasi di traffico). Fondamentale, infine,
la capacità del CFAP di aderire al calcestruzzo
esistente senza connettori meccanici, a condizione
di irruvidire adeguatamente la superficie
tramite la pratica d’idrodemolizione.
Materiali&Tecnologie
82 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
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Rinforzo a taglio: le barre post-tese
nel cassone
Prima del sovragetto - che rappresentava l’ultimo
strato di un intervento stratificato - occorreva
risolvere il deficit a taglio con un’operazione
più invasiva: barre post-tese posate all’interno
del cassone, adiacenti alle anime, per non ledere
i cavi di precompressione. Barre ad alta resistenza
(acciaio 1050), tirate a circa 400 kN ciascuna
(oltre 400 barre in totale sui due viadotti).
La posa prevedeva una sequenza rigorosa: identificazione,
con georadar, dei cavi dall’interno del
cassone, tracciamento in superficie, realizzazione
dei fori guida, posa dei lamierini guaina, inserimento
delle barre con piastre zincate e testa di
ancoraggio. Nella parte superiore la barra emergeva
nella zona del futuro sovragetto in CFAP;
nella parte inferiore il sistema era iniettato con
malta protettiva. Il rinforzo includeva anche la
realizzazione di setti addizionali (pareti di calcestruzzo
gettate in opera all’interno del cassone
per distribuire e trasferire le forze di taglio) la cui
sommità doveva aderire perfettamente alla piattabanda
sovrastante. Per garantire questa continuità
dopo il ritiro del calcestruzzo dei setti, il
team dello Studio Sciarini ha predisposto una tubicino
per l’iniezione a ritiro avvenuto, così da sigillare
eventuali spazi residui. Ultimato il rinforzo
a taglio, che creava la condizione strutturale necessaria
per il funzionamento del sistema composito,
il cantiere è passato alla fase conclusiva:
la realizzazione del sovragetto in CFAP sulla
piattabanda.
Campo prova e notti di getto
I getti si svolgevano di notte, perché alle 6 del
mattino il viadotto doveva riaprire al traffico veicolare:
una finestra operativa che avrebbe condizionato
ogni aspetto della cantierizzazione. Il
materiale scelto per il sovragetto: il Ductal di Holcim,
CFAP classe UA secondo la norma SIA 2052.
Le caratteristiche di progetto: resistenza caratteristica
a compressione a 28 giorni di 120 MPa, resistenza
a trazione di circa 7 MPa, 280 kg/m³ di
fibre metalliche per un dosaggio totale di acciaio
(fibre più armatura) di circa 400 kg/m³.
Lo Studio Sciarini aveva un retroterra culturale:
aveva già visitato, prima di intervenire sul Viadotto
delle Fornaci, il cantiere del viadotto di Chillon,
sul Lago Lemano, cioè il primo esempio svizzero
di CFAP su un manufatto analogo, realizzato
con il traffico interamente deviato su una carreggiata
e l’intera piattabanda libera per il cantiere,
e quello di Küsnacht, nel Canton Zurigo, con le
stesse condizioni favorevoli.
Prima del cantiere sul Viadotto delle Fornaci, tuttavia,
nessuno aveva mai operato con traffico in
esercizio nella corsia affiancata al cantiere e sul-
lo stesso viadotto. E la principale incognita era
proprio quelal dell’effetto delle vibrazioni da traffico
sul CFAP in maturazione. Per rispondersi, il
team di Sciarini ha commissionato all’ITEC della
Haute école d’ingénierie et d’architecture de
Fribourg (HES-SO) una campagna sperimentale:
sismografi sul viadotto hanno caratterizzato
le proprietà dinamiche della struttura in condizioni
reali di traffico. Su quella base, in laboratorio,
campioni di sovragetto su sottofondo di calcestruzzo
ordinario sono stati sottoposti a vibrazioni
con la stessa frequenza registrata in situ, a
partire da tempi diversi dal getto. Risultato: nessuna
correlazione diretta tra vibrazioni e resistenza
sviluppata, ma la raccomandazione di non
riaprire il traffico prima di quattro ore dal termine
del getto. Questo ha ridotto la finestra disponibi-
Viadotto delle Fornaci:
vista laterale dell’intradosso
del cassone precompresso.
La geometria delle pile
e il profilo dell’impalcato
restituiscono la scala
dell’opera. All’interno
del cassone sono state
installate oltre 400
barre post-tese ad alta
resistenza (acciaio 1050,
~400 kN ciascuna), posate
adiacenti alle anime per
non interferire con i cavi di
precompressione esistenti,
a rinforzo del deficit a taglio
rilevato in fase diagnostica.
Viadotto delle Fornaci.
Vista dell’intradosso
della struttura a cassone
precompresso. Il viadotto
è il cuore strutturale del
risanamento globale EP19
avviato da USTRA nel 2019,
nell’ambito di un intervento
complessivo da 140 milioni
di franchi sull’intera tratta.
le: il getto doveva chiudersi entro le due di notte.
Prima di toccare il viadotto, l’impresa esecutrice
- il consorzio Bassi Notari, con la partecipazione
di una ditta della Svizzera francese esperta nella
posa del CFAP - ha eseguito quattro prove complete
in un campo prova allestito appositamente
sotto il viadotto, riproducendo esattamente la
geometria e le condizioni operative dell’opera. Le
prove hanno permesso di mettere a punto la miscela,
il numero ottimale di motori sulla staggia
vibrante (due, non tre), la tecnica di scarico dalla
benna, il postrattamento con teli di plastica e
la sigillatura dei giunti laterali contro il cordolo.
Il CFAP, nella sua consistenza quasi pastosa, non
è un materiale la cui lavorazione si improvvisa: la
movimentazione iniziale avviene con il rastrello,
poi la staggia vibrante lo fluidifica e lo distribuisce
uniformemente sulla superficie.
Le gru di cantiere, che trasportavano direttamente
la benna da una centrale di produzione ai piedi
del viadotto, hanno ottimizzato i tempi eliminando
la circolazione dei dumper sul viadotto stesso.
In totale, sui due viadotti sono stati posti in
opera circa 400 metri cubi di CFAP.
A cantiere concluso - nel 2020-21, nonostante il
blocco Covid avesse colpito quasi alla prima settimana
dall’avvio nel 2019-20 - i due viadotti sono
stati riconsegnati al traffico con l’intera capacità
strutturale ripristinata, la piattabanda rinforzata
e impermeabilizzata, il sistema di ancoraggio
monitorato in continuo e i cordoli adeguati alle
esigenze del futuro potenziamento della tratta.
La prospettiva Holcim e il nodo
normativo italiano
Stefano Speranza, responsabile grandi lavori
cemento bianco e Ductal per Holcim Italia,
inquadra il progetto del Viadotto Fornaci nel
contesto più ampio del mercato dell’UHPC: «Le
grandi caratteristiche del Ductal sono l’elevata
resistenza a compressione, la durabilità, la
duttilità e la resistenza agli attacchi chimici.
La bassissima porosità della matrice cementizia
consente una durabilità che si proietta oltre
i 100 anni. Ma il divario normativo tra Svizzera
e Italia rimane significativo. In Svizzera,
dal 2011 esiste una norma per le strutture esistenti
che consente coefficienti di sicurezza ridotti
a fronte di una conoscenza approfondita
dell’opera. Dal 2016, la SIA 2052 ha codificato
il dimensionamento con CFAP includendo i parametri
per ridurre il copriferro. In Italia, per
l’uso infrastrutturale dell’UHPC manca ancora
una cornice normativa completa. Stiamo lavorando
con il Politecnico di Milano distaccamento
di Lecco e con aziende del settore per sviluppare
lo studio di applicazioni specifiche a basso
spessore al fine di trovare correlazioni e procedure
che possano poi diventare nuove norme,
in alternativa, per utilizzare tali prodotti
nei capitolati come rinforzi nelle pile dei ponti,
sarà necessario predisporre l’iter di certificazione
con il Ministero dei Lavori Pubblici.
Tuttavia, in Italia è già possibile fare riferimento
alla normativa francese nell’ambito degli Eurocodici,
come dimostra il caso di un ingegnere
calabrese che, per rinforzare la struttura di una
chiesa storica in zona inaccessibile, ha scelto il
Ductal per ridurre al minimo spessori e peso dei
rinforzi, precisa Speranza. Ma il mercato italiano,
per ora, conosce il CFAP soprattutto nel
design, nella prefabbricazione e nel cladding -
dove la capacità del materiale di copiare la matrice
del cassero con precisione assoluta, anche
con spessori di pochi millimetri, apre possibilità
Materiali&Tecnologie
84 7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
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estetiche ineguagliabili. Ma le esperienze svizzere
dimostrano con crescente chiarezza che,
quando la geometria non lascia alternative, il
CFAP è l’unica risposta tecnica credibile.
Lo Studio Sciarini, consapevole dei vantaggi
offerti dal materiale, ne ha già avviato l’impiego
su altri tre progetti: un ponte ferroviario al
valico tra Zenna e Dirinella; un ponte ferroviario
ad arco in sasso nella tratta Giubiasco-Lugano
e l’impermeabilizzazione di un sottopasso
a Sant’Antonino dove le infiltrazioni d’acqua
sono gravi e lo spazio disponibile per il controgetto
interno si riduce a soli cinque centimetri.
Margine sufficiente, con il CFAP.
Da Friburgo a Taverne
Il Viadotto delle Fornaci non è un caso isolato
nel panorama svizzero del CFAP. Holcim sta
costruendo attorno al Ductal un filone applicativo
sempre più articolato, che dai ponti si
estende alle gallerie e abbraccia opere storiche
vincolate come strutture in pieno esercizio.
Il denominatore comune è invariabile: spessori
contenuti, durabilità centenaria, cantierizzazione
rapida senza chiusure prolungate al traffico.
Il ponte di Saint-Jean a Friburgo, cioè una
struttura del XVIII secolo inserita nell’inventario
svizzero dei beni culturali d’importanza nazionale,
aperta al traffico e soggetta a carichi
significativi, ha richiesto un intervento di impermeabilizzazione
del piano portante. «Dopo
aver studiato numerose varianti, abbiamo optato
per il CFAP», ha spiegato Yasmine Madrari,
capoprogetto per le grandi opere della città
di Friburgo. «Questo materiale può essere
posato con qualsiasi condizione meteorologica
e ci ha consentito di svolgere i lavori in tempi
brevi e a fasi, evitando deviazioni prolungate
Immagine sopra, schema
della gestione del traffico
3/1 sul Viadotto delle
Fornaci durante le fasi
di cantiere.
A lato, vista aerea del
cantiere a piè del Viadotto
delle Fornaci. In primo
piano, la centrale di
produzione del CFAP
Ductal con i silos e la gru
di cantiere utilizzata per
trasportare direttamente
la benna dal basso
all’impalcato.
del traffico». L’impresa esecutrice WALO Bertschinger
SA ha puntato su Ductal per la sua
densità estrema: resistenza da sei a otto volte
superiore al calcestruzzo tradizionale con spessori
ridotti al minimo.
Analogo approccio ha guidato la scelta del
Ductal per il ponte di Noës a Sierre, completato
a fine 2020. Ma il salto di scala più significativo
è arrivato con il tunnel di La Roche, nel
Canton Giura, sulla strada principale H18 Basilea-La
Chaux-de-Fonds: una galleria scavata
nel 1821, con dimensioni talmente ridotte
da bloccare in media un veicolo pesante alla
settimana. Per il rinforzo strutturale del tunnel
rinnovato e allargato, il Canton Giura ha scelto,
per la prima volta in Europa in una galleria,
il CFAP a spruzzo. Una tecnica diversa dal
sovragetto colato usato sul Viadotto delle Fornaci,
ma ispirata alla stessa logica: massima
prestazione meccanica con spessori minimi. Il
pacchetto applicato prevedeva un’impermeabilizzazione
spruzzata di quattro millimetri e un
rivestimento in calcestruzzo proiettato fibrorinforzato
di 100 millimetri. Anche qui, come
sotto il Viadotto delle Fornaci, la preparazione
preventiva è stata decisiva: Infra Tunnel SA ha
Materiali&Tecnologie
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87
Ductal ® : il CFAP in cifre
Ductal® è il calcestruzzo fibrorinforzato ad altissime prestazioni (CFAP) di Holcim,
disponibile nelle classi UA e UB definite dal fascicolo tecnico SIA 2052, nonché
su richiesta nella classe U0. È caratterizzato da resistenze a compressione e
a trazione estremamente elevate, grande duttilità e assenza di fessurazioni nelle
classi UA e UB.
Caratteristiche meccaniche (classe UA):
• resistenza caratteristica a compressione a 28 giorni: 120 MPa;
• resistenza a trazione: circa 7 MPa;
• dosaggio fibre metalliche (tipico): 280 kg/m³;
• rapporto acqua/cemento: molto basso → impermeabilità e durabilità eccezionali.
Vantaggi chiave:
• impermeabilizza, rinforza e protegge in un unico strato;
• soluzioni durevoli con spessori ridotti (40–60 millimetri nei sovragetti su ponti);
• copriferro minimo 15 millimetri (SIA 262), contro i 30-35 diametri del calcestruzzo ordinario;
• durabilità stimata: oltre 100 anni;
• aderenza al calcestruzzo esistente senza connettori meccanici (previo irruvidimento);
• posa manuale, con pavimentatrice o a spruzzo.
Campi di applicazione:
• impermeabilizzazione di ponti e parcheggi; rinforzo di solette e impalcati;
protezione di piloni e piedritti; strutture esposte a forte usura o aggressioni chimiche;
restauro di opere storiche vincolate; gallerie (CFAP a spruzzo); nuova costruzione
di ponti stradali prefabbricati.
Produzione:
• Il Ductal bianco (strutturale e architettonico) è prodotto a Le Teil, in Francia. Il grigio
è prodotto in Svizzera, dove Holcim ha ereditato marchio e tecnologia da Lafarge
costruito una replica in miniatura del tunnel per
anticipare le criticità operative legate alla pompa
di proiezione. Il parallelismo con il campo
prova dello Studio Sciarini è immediato: con il
CFAP la sperimentazione preventiva è una necessità
di metodo. Il passo più significativo sul
piano concettuale è arrivato nel febbraio 2021
a Taverne, nel Canton Ticino (stesso territorio
del Viadotto delle Fornaci) con la realizzazione
del primo ponte stradale d’Europa costruito
interamente ex novo in CFAP. Il ponte - 25 metri
di lunghezza, dimensionato per carichi fino
a 40 tonnellate e conforme ai nuovi standard
di protezione dalle inondazioni - è stato concepito
come struttura completamente prefabbricata:
quattro travi in CFAP Ductal realizzate in
loco e posate nell’arco di poche ore, poi solidarizzate
da una soletta di connessione in CFAP
di soli cinque centimetri, che funge contemporaneamente
da traversa. Cavi e condutture
premontati nelle travi hanno eliminato qualsiasi
lavorazione post-posa. Risultato: un ponte
pronto in pochi giorni. La novità assoluta è che
il ponte di Taverne è stato costruito da zero con
il calcestruzzo CFAP: è il primo ponte stradale
d’Europa costruito ex novo in questo materiale.
Il cerchio si chiude così nello stesso Canton Ticino:
da un lato, il caso-limite del CFAP nel recupero
chirurgico di un’opera degli anni Sessanta
carica di vincoli operativi; dall’altro, la
prima dimostrazione concreta che lo stesso
materiale può diventare l’ossatura di una nuova
generazione di ponti stradali sottili, durevoli,
privi di manutenzione strutturale, costruibili
in tempi che il calcestruzzo ordinario non può
nemmeno immaginare. nn
Studio Ingegneria Sciarini SA
Fondato nel 1970 dall’Ing. Gianfranco Sciarini, lo studio opera nel campo dell’ingegneria
civile per committenti pubblici e privati seguendo l’intera filiera progettuale:
studio di fattibilità, progetto di massima, progetto definitivo, progetto esecutivo,
appalto, direzione lavori e perizie. Nel 2007 la ditta individuale si è trasformata
in società anonima, raggiungendo oggi un organico di oltre 50 professionisti. Certificato
ISO 9001, lo studio è membro di SIA, SuisseIng e OTIA.
Settori di competenza: strutture; idraulica; geotecnica; traffico; geomatica; architettura;
direzione lavori.
Strutture: ambiti principali ponti e sottopassi; risanamenti e rinforzi; restauri; sismica;
opere del genio civile; porti; passerelle; perizie strutturali; costruzioni in calcestruzzo,
acciaio, legno, muratura e composte
Sopra, da sinistra:
Stefano Speranza,
responsabile grandi lavori
cemento bianco e Ductal
per Holcim Italia;
l’ing. Gabriele Attanasi,
progettista e sostituto capo
progetto dello Studio
Ingegneria Sciarini SA.
Materiali&Tecnologie
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MaterialistBridge
Semplificazione e competenze
per la scelta dei prodotti idonei
La piattaforma digitale continua ad aumentare il proprio
raggio d’azione. L’incremento riguarda sia il volume
di utenti e richieste sia l’ampiezza della proposta tecnica
Come destreggiarsi in un ambito
importante, ma non troppo
conosciuto
Per molti addetti ai lavori impegnati nel settore
delle costruzioni, già contraddistinto da numerose
complessità normative, le competenze di chimica
generale sono spesso e volentieri carenti
per una comprensione completa ed approfondita
della scienza dei materiali e di alcuni aspetti
pratici che hanno ricadute dirette sulla scelta dei
sistemi, sulla loro corretta applicazione in cantiere
e sulla durabilità degli interventi.
Per questa ragione i dodici produttori presenti sul
materialistBridge - principalmente fabbricanti di
prodotti chimici - hanno da tempo sviluppato organizzazioni
interne permanenti deputate all’informazione
e alla formazione di base circa la nor-
Per l’accesso al database
consultare il QR Code
mazione di riferimento, gli aspetti tecnologici e,
appunto, gli aspetti chimici, alla base dei sistemi
commercializzati.
Un po’ di numeri
Considerando ed evidenziando l’impatto rilevante
di colossi della chimica e della formazione - presenti
su materialistBridge - come Mapei, Sika,
Kerakoll e Master Builders si stima che - solo in
Italia - gli eventi formativi destinati alle competenze
di base siano ampiamente superiori ai 500/
anno considerando sia eventi capillari sul territorio,
organizzati spesso dagli Ordini Professionali
territoriali, sia eventi presso le sedi centrali delle
singole Aziende. Complessivamente i Produttori
presenti su materialistBridge incontrano per focus
tecnici più di 50.000 professionisti/anno considerando
progettisti, direttori lavori, collaudatori
e tecnici di imprese.
materialistBridge © collettore
di competenze specialistiche
per le gare con O.E.V.
In questo senso il database non è solo una fucina
di prodotti compatibili con le richieste d’appalto
pubblico, ma diventa un anche punto di riferimento
trasversale e solido per inquadramenti
normativi, certificazioni, tecnologie chimiche e
per aspetti applicativi che per concorrono all’esito
del match. In particolare, nelle gare pubbliche
con offerta economicamente vantaggiosa, laddove
viene riconosciuta e premiata una migliora
tecnica specifica è utile fare affidamento sull’etichetta
“4” in quanto questo tipo di caso logico fa
emergere un prodotto che supera quanto richiesto
a base di gara.
Un vero e proprio “alert” per individuare istantaneamente
quei prodotti e sistemi che contengono
maggiori dettagli tecnologici, normativi e
prestazionali. nn
Cosa si trova
Nelle ultime settimane
inserite nuove 160 soluzioni
FIBRE NET in risposta
a nuovi committenti come
Regione Friuli-Venezia
Giulia, Sicilia, Piemonte.
Oggi disponibili su materialistBridge - previa registrazione
e accesso gratuito - una gamma ampia
di prodotti per il ripristino, la protezione, l’incollaggio,
l’iniezione e l’ancoraggio di strutture in
calcestruzzo armato marcati CE secondo la norma
europea armonizzata UNI EN 1504. Presenti anche
centinaia di associazioni a sistemi compositi
per il rinforzo strutturale provvisti di Valutazione
Tecnica Europea (ETA) o di Certificato di Valutazione
Tecnica (CVT): FRP (Fiber Reinforced Polymer),
FRCM (Fiber Reinforced Cementitius Matrix), CRM
(Composite Reinforced Mortar), FRC (Fiber Reinforced
Concrete)
Materiali&Tecnologie
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Soluzioni
Meno CO 2
per m 3 di calcestruzzo
per anno di vita utile reale
La sostenibilità del calcestruzzo non può essere un maquillage postumo.
Ridurre il clinker senza riprogettare le miscele, e sommare obiettivi ambientali senza
progettazione, rischia di produrre opere formalmente verdi ma strutturalmente fragili
La decarbonizzazione del cemento è un tema reale,
necessario e non più rinviabile. La produzione
di clinker è una delle fasi più emissive della filiera
e la riduzione del suo contenuto nei cementi
rappresenta una delle strade oggi più percorse
per diminuire l’impronta carbonica del costruito.
Tuttavia, nella pratica quotidiana del calcestruzzo
preconfezionato, la questione appare più complessa
di quanto racconti una semplice dichiarazione
ambientale.
Non passa quasi giorno senza che emergano osservazioni,
lamentele o difficoltà operative legate
all’impiego dei nuovi cementi a ridotto contenuto
di clinker. Molti produttori si trovano davanti allo
stesso problema: si parte da una ricetta storica,
consolidata nel tempo, si sostituisce il cemento
tradizionale con un cemento a minore contenuto
di clinker, e poi ci si accorge che le prestazioni
non sono più le stesse, soprattutto alle brevi stagionature.
A quel punto, la soluzione più imme-
Silvio Cocco
CEO di Tekna Chem
La sostenibilità
del calcestruzzo
non si misura nel silos,
ma nel metro cubo
realmente prestazionale
e durevole.
La lavorabilità non è un
dettaglio secondario:
è il primo segnale della
robustezza o della fragilità
di una miscela.
Riciclare non basta: bisogna
valorizzare
Il recupero degli aggregati da demolizione è una
direzione inevitabile, soprattutto in un settore
che produce enormi quantità di rifiuti da costrudiata
è spesso aumentare il dosaggio di cemento.
La domanda diventa inevitabile: se per raggiungere
le resistenze richieste devo aumentare il dosaggio,
esiste ancora un reale risparmio di CO 2
?
E, soprattutto, la qualità dell’opera viene davvero
salvaguardata?
La risposta non può essere ideologica. Se l’aumento
del cemento resta entro limiti contenuti,
ad esempio entro il 10-15%, e il nuovo cemento
presenta una riduzione significativa della CO 2
per
tonnellata, un risparmio teorico può ancora esserci.
Ma questo ragionamento resta incompleto,
perché considera soltanto il cemento e non il
calcestruzzo finito.
Il calcestruzzo non è una somma di componenti.
È un materiale strutturale destinato a lavorare
per decenni in un ambiente reale, sotto carichi
reali, con esposizione a carbonatazione, cloruri,
gelo, cicli termici, umidità, fessurazioni, copriferri,
dettagli costruttivi, posa in opera e stagionatura.
La vera unità di misura, quindi, non dovrebbe
essere la CO 2
per tonnellata di cemento, ma:
meno CO 2
per metro cubo di calcestruzzo per
anno di vita utile reale.
Questa è la metrica che dovrebbe guidare la progettazione,
la produzione, il controllo e la scelta
dei materiali.
Il rischio della sostenibilità contabile
Il cemento a basso contenuto di clinker non è il
problema. Il problema nasce quando lo si utilizza
come semplice sostituzione del cemento precedente,
senza riprogettare realmente la miscela.
Una ricetta pensata per un certo cemento, con
una certa finezza, una certa cinetica di idratazione,
una certa compatibilità con additivi, aggregati
e acqua d’impasto, non può essere sempre trasferita
automaticamente su un cemento diverso.
Quando questo accade, il produttore è costretto
a “correggere” in centrale ciò che avrebbe dovuto
essere riprogettato a monte.
La conseguenza è nota: si aumenta il cemento,
si modifica l’additivo, si rincorre la consistenza, si
cerca di recuperare resistenza, si adatta la ricetta
giorno per giorno. Ma una transizione di questo
tipo non è vera innovazione tecnica; è adattamento
emergenziale.
Il tema diventa ancora più critico quando alla riduzione
del clinker si sommano altri vincoli ambientali
e produttivi: aggregati riciclati, acque di
recupero, riduzione dei dosaggi minimi, rapporti
acqua/cemento più elevati, maggiore variabilità
delle materie prime, tempi di consegna serrati,
cantieri meno disponibili ad attendere le prestazioni
a medio termine.
Presi singolarmente, molti di questi obiettivi sono
corretti. Il riciclo degli aggregati è una necessità.
Il riuso delle acque di processo è coerente
con una gestione responsabile delle risorse. La
riduzione del clinker è una leva importante per la
decarbonizzazione. Ma la somma meccanica di
obiettivi corretti può generare una miscela tecnicamente
fragile.
Meno clinker, più aggregato riciclato, acqua di recupero
variabile, meno cemento e più acqua non
producono automaticamente sostenibilità. Possono
produrre un calcestruzzo più difficile da controllare,
più sensibile alla posa, più dipendente
dagli additivi, più vulnerabile alla stagionatura e
potenzialmente meno durevole.
La sostenibilità reale misura ciò che l’opera
diventerà nel tempo
Qui si apre il punto centrale: stiamo facendo sostenibilità
reale o sostenibilità contabile?
La sostenibilità contabile misura ciò che è facile
dichiarare: percentuale di clinker, percentuale
di riciclato, chilogrammi di CO 2
per tonnellata
di cemento, rispondenza formale a un criterio
ambientale.
La sostenibilità reale misura ciò che l’opera diventerà
nel tempo: compattezza, permeabilità,
protezione delle armature, controllo della fessurazione,
durabilità, manutenzione necessaria,
vita utile effettiva.
Materiali&Tecnologie
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La resistenza
a compressione
è necessaria, ma non basta
a raccontare la durabilità
di un’opera.
trollo dell’acqua, la corretta scelta degli aggregati,
la compatibilità degli additivi, il copriferro, la
stagionatura, la posa in opera, la protezione dai
cicli ambientali e la riduzione della permeabilità.
La sostenibilità vera richiede più
tecnica, non meno tecnica
Richiede mix design prestazionale, prove comparative,
valutazione delle resistenze a due, sette,
ventotto e cinquantasei giorni, controllo del ritiro,
verifica della consistenza mantenuta, studio
della compatibilità cemento-additivo-acqua, monitoraggio
dell’acqua efficace e valutazione della
durabilità in funzione della classe di esposizione.
Se la transizione ecologica viene ridotta a una lista
di percentuali, senza un corrispondente aumento
della qualità progettuale e del controllo, il
rischio è costruire opere formalmente più verdi
ma sostanzialmente più vulnerabili.
Dopo il Ponte Morandi: sicurezza,
monitoraggio e cultura della durabilità
Dopo il crollo del Ponte Morandi, il dibattito nazionale
si è concentrato, giustamente, sulla sicurezza
delle infrastrutture, sulle ispezioni, sul monitoraggio,
sulla classificazione del rischio e sulla
gestione delle opere esistenti. Sono temi indispensabili.
Ma forse si è discusso troppo poco di
un tema ancora più radicale: la cultura della durabilità
delle opere nuove.
La vita nominale non dovrebbe essere interpretata
come una scadenza commerciale. Cinquant’anni
non dovrebbero diventare l’orizzonte
mentale oltre il quale “si vedrà”. Un’opera in
calcestruzzo deve essere progettata per durare,
non per essere riparata.
Il calcestruzzo armato non è un’automobile, non
è un impianto, non è una macchina con parti facilmente
sostituibili. È un sistema continuo: calcestruzzo,
armatura, copriferro, fessurazione,
aderenza, ambiente e dettagli costruttivi lavorano
insieme.
Quando il degrado entra nel sistema, non si cambia
semplicemente un componente. Si interviene
su un organismo strutturale che avrebbe dovuto
essere protetto fin dall’origine.
È qui che il concetto di manutenzione deve essere
chiarito. Progettare un’opera mantenibile è
zione e demolizione. Ma riciclare non significa
automaticamente ottenere una materia prima
equivalente.
Gli aggregati riciclati possono presentare maggiore
assorbimento d’acqua, presenza di pasta
cementizia aderente, variabilità granulometrica,
fini indesiderati, contaminazioni o caratteristiche
meccaniche diverse rispetto agli aggregati naturali.
Tutto questo incide sulla domanda d’acqua,
sulla lavorabilità, sul modulo elastico, sul ritiro,
sulla resistenza e sulla durabilità.
Lo stesso vale per le acque di recupero. Riutilizzarle
è corretto, ma se sono cariche di solidi
sospesi, residui di additivi, alcalinità variabile,
solfati o altri componenti, esse diventano un ingrediente
attivo della miscela, non una semplice
acqua neutra. Ignorarne l’effetto significa introdurre
variabilità in un sistema che avrebbe invece
bisogno di controllo.
Non è sufficiente dire “abbiamo riciclato”. Bisogna
chiedersi: il materiale riciclato contribuisce
a un calcestruzzo durevole? È stato caratterizzato?
È compatibile con il cemento utilizzato? È stato
considerato l’assorbimento reale? L’acqua efficace
è stata calcolata correttamente? La miscela
mantiene lavorabilità e prestazioni nel tempo?
Se queste domande non trovano risposta, il rischio
è trasformare l’economia circolare in un trasferimento
di incertezza dalla filiera dei rifiuti alla
filiera strutturale.
Il falso conforto della resistenza
a 28 giorni
Troppo spesso il calcestruzzo viene giudicato
quasi esclusivamente sulla resistenza caratteristica
a 28 giorni. È un parametro importante, ma
non può essere l’unico criterio di giudizio. Un calcestruzzo
può raggiungere la resistenza richiesta
a 28 giorni e non essere, per questo, un calcestruzzo
realmente durevole. Può avere avuto
una cattiva lavorabilità, un rapporto acqua/cemento
effettivo troppo elevato, una matrice più
porosa, un ritiro più alto, una maggiore tendenza
alla fessurazione, una minore protezione delle
armature.
La durabilità non si certifica solo con il cubetto
rotto in laboratorio. La durabilità si costruisce attraverso
la qualità della pasta cementizia, il con-
Il riciclo è una risorsa
solo quando diventa materia
prima controllata,
non variabilità scaricata
sulla ricetta.
Ponte di Carimate (CO)
sfilacciato dopo il passaggio
dell’autotreno.
Materiali&Tecnologie
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corretto. Progettare un’opera sapendo che sarà
riparata è un’altra cosa.
La manutenzione dovrebbe conservare la prestazione,
non compensare una progettazione povera.
Dovrebbe prevenire, non ricostruire. Dovrebbe
accompagnare la vita dell’opera, non
sostituire la durabilità che non è stata garantita
all’inizio.
Il calcestruzzo non ama
il maquilagge postumo
Il calcestruzzo è poco adatto ai maquillage postumi.
Certo, esistono malte da ripristino, passivanti,
resine, protezioni superficiali, rinforzi, sistemi
di monitoraggio e tecnologie di intervento
sempre più evolute. Ma la riparazione non è mai
equivalente alla durabilità originaria.
Quando si interviene su un’opera ammalorata,
spesso si lavora su un danno già diffuso: carbonatazione,
penetrazione di cloruri, corrosione
delle armature, fessurazioni, distacchi, perdita
di sezione, degrado localizzato ma con cause
sistemiche. Il ripristino può essere necessario e
anche efficace, ma non può diventare il modello
progettuale delle opere nuove.
Se un’opera nasce con un calcestruzzo poco robusto,
con un rapporto acqua/cemento elevato,
con materiali variabili, con copriferri minimi, con
posa frettolosa e stagionatura insufficiente, non
basterà una buona scheda ambientale a renderla
sostenibile. Si saranno soltanto spostati in avanti
i costi: costi tecnici, economici, ambientali e, nei
casi più gravi, di sicurezza.
Per questo la sostenibilità del calcestruzzo deve
essere valutata sull’intero ciclo di vita. Un’opera
che dura cento anni con pochi interventi può essere
più sostenibile di un’opera apparentemente
“green” che dopo venti o trent’anni richiede ripristini
estesi.
La CO 2
risparmiata oggi può essere persa domani
in ponteggi, malte, resine, demolizioni parziali,
trasporti, chiusure, deviazioni, rifacimenti e nuova
produzione di materiali. Il bilancio ambientale
non finisce al momento del getto.
La responsabilità diluita
della durabilità
Uno dei problemi più seri della filiera è la progressiva
diluizione della responsabilità. Il progettista
rispetta la norma minima. L’impresa vince
la gara. Il produttore fornisce un calcestruzzo
formalmente conforme. La direzione lavori controlla
ciò che riesce a controllare. La stazione appaltante
verifica documenti, criteri ambientali e
certificazioni. Il gestore si trova l’opera in carico.
Il degrado emerge anni dopo, quando molti degli
attori originari non sono più presenti.
Così la durabilità rischia di diventare una responsabilità
senza un vero proprietario. Questa situazione
è pericolosa. La durabilità dovrebbe invece
essere il centro del progetto. Non un’aggiunta finale,
non una dichiarazione accessoria, non un
Riparare è possibile;
progettare perché non sia
necessario è un’altra cosa.
La durabilità si decide
prima e durante il getto,
non quando il degrado
è già visibile.
adempimento da allegare alla documentazione,
ma il criterio che orienta ogni scelta: cemento,
aggregati, acqua, additivi, rapporto acqua/cemento,
copriferro, dettagli costruttivi, curing,
controlli e manutenzione programmata.
Il cemento a basso clinker non è il nemico. Gli
aggregati riciclati non sono il nemico. Le acque
di recupero non sono il nemico. Il nemico è l’uso
sommatorio e non progettato di questi strumenti,
come se bastasse inserirli in una ricetta per ottenere
automaticamente sostenibilità.
Ogni innovazione materiale richiede una corrispondente
innovazione progettuale. Se cambiano
i cementi, devono cambiare le ricette. Se cambiano
gli aggregati, devono cambiare i controlli.
Se si usano acque di recupero, devono essere conosciute
e gestite. Se si riduce il clinker, bisogna
verificare non solo la resistenza, ma la durabilità.
Se si abbassa la CO 2
iniziale, bisogna dimostrare
che non si aumenta la CO 2
futura.
La metrica corretta
La domanda non deve essere soltanto: quanto
clinker contiene questo cemento? Non deve essere
soltanto: quanta CO 2
emette una tonnellata
di cemento? Non deve essere soltanto: quanta
percentuale di riciclato contiene questa miscela?
La domanda vera deve essere: quanto dura realmente
questo metro cubo di calcestruzzo, nelle
condizioni effettive dell’opera, con le prestazioni
richieste e con il minor impatto ambientale possibile
lungo tutta la sua vita? Solo così la sostenibilità
torna a essere ingegneria e non contabilità.
Il calcestruzzo va progettato per durare, non per
essere riparato. Va considerato come materiale
strutturale nobile, non come contenitore di obblighi
ambientali messi insieme per far quadrare
una scheda.
La transizione ecologica non può diventare una
vernice verde applicata su ricette tecnicamente
fragili.
Nel calcestruzzo, il maquillage postumo non funziona.
Una scelta sbagliata oggi può diventare una
fessura domani, una corrosione dopodomani, un
ripristino tra vent’anni e un costo ambientale molto
più alto di quello che si pensava di aver evitato.
L’obiettivo, dunque, deve essere semplice nella
formulazione ma rigoroso nell’applicazione:
meno CO 2
per metro cubo di calcestruzzo per
anno di vita utile reale.
Questa dovrebbe essere la vera misura della sostenibilità
delle opere in calcestruzzo. nn
Materiali&Tecnologie
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leStrade 7/2026
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dere sui pannelli fotovoltaici». Kofler & Rech ha
sede a Brunico, in Alto Adige, e dispone già di un
impianto fotovoltaico da 1 MW installato sul tetto
dello stabilimento. L’azienda opera in un settore
energivoro, in cui il calore di processo ha un
ruolo centrale e il metano rappresenta oggi una
voce significativa sia dal punto di vista economico
sia ambientale. Ogni anno lo stabilimento brucia
oltre 400mila metri cubi di metano per alimentare
la propria attività produttiva. «Lo sviluppo del
progetto parte da un presupposto», continua il
ceo di IIT Hydrogen. «Da un lato c’è un impianto
fotovoltaico già esistente, che nei mesi di fermo
stagionale continua a produrre energia. Dall’altro
c’è un processo produttivo che, nei mesi di
attività, richiede importanti quantità di metano.
Lo studio mette in relazione questi due momenti
opposti dell’anno: produrre idrogeno verde quando
lo stabilimento è fermo, stoccarlo e utilizzarlo
nella stagione produttiva in blending con il metano.
L’obiettivo era dunque quello di trasformare
i kWh oggi “dormienti” in idrogeno verde da
stoccare e utilizzare nella stagione produttiva».
Aziende
Idrogeno verde da premio
Con il progetto sviluppato per Kofler & Rech che gli è valso anche un Hydrogen
Award, IIT Hydrogen si afferma su scala nazionale e internazionale
nei settori della mobilità sostenibile e dei processi industriali hard-to-abate
In fondo, IIT Hydrogen ha fatto con il progetto
Kofler & Rech, a stagioni invertite, quello che i nostri
antenati facevano per la sopravvivenza secondo
i riti ciclici della natura: accumulare provviste,
dunque conservare il cibo in eccesso durante
i periodi caldi per poter superare i periodi freddi
attraverso le varie pratiche di stoccaggio. Nel
caso della società di ingegneria specializzata nella
realizzazione di impianti di produzione di idrogeno
verde e partecipata da Alperia e Autostrada
del Brennero, siamo al cospetto di un progetto
volto all’installazione di un impianto di produzione
e stoccaggio di idrogeno verde nell’ambito
della produzione di asfalti per un’azienda come la
tedesca Kofler & Rech, produttrice di asfalti, caratterizzata
da stagionalità produttiva e dalla presenza
di impianto fotovoltaico in situ con immissione
in rete di energia prodotta non utilizzabile
nei mesi invernali. «Questo progetto l’abbiamo
presentato all’Hydrogen Expo», spiega Claudio
Vitalini, Ceo di IIT Hdrogen, «e abbiamo ricevuto
anche un premio (Hydrogen Awards 2026 ad
Hydrogen Expo Piacenza a giugno, nda). Per noi
è molto significativo perché si tratta di un progetto
concreto di utilizzo di idrogeno verde. Il proprietario
di Kofler & Rech è un imprenditore molto
innovativo, che investiva da tempo in energie
rinnovabili: l’azienda è un utilizzatore massiccio
di metano perché è un produttore di miscele bituminose,
soggetta a stagionalità, perché nei mesi
freddi non si asfalta, per l’esattezza da novembre
a marzo. Non ci sono consumi di gas, non c’è produzione
e il fabbisogno energetico industriale si
riduce drasticamente. Ma il sole continua a splen-
Enzo Rizzo
Valorizzare le infrastrutture
esistenti
La sfida consiste quindi nel trasferire valore energetico
da un periodo dell’anno all’altro. Lo studio
di IIT Hydrogen propone di utilizzare l’energia
fotovoltaica prodotta nei mesi di fermo per
alimentare un elettrolizzatore. L’elettrolizzatore
converte l’energia solare in idrogeno verde. L’idrogeno
viene poi stoccato e utilizzato nella stagione
produttiva per alimentare il bruciatore in
combinazione con il metano. L’idrogeno prodotto
viene utilizzato in blending con il metano all’interno
del bruciatore esistente. La miscela considerata
è composta da 28% H 2
(idrogeno) e 72% CH 4
(metano); il primo rappresenta il massimo consentito
dal costruttore del bruciatore, Ammann,
senza modifiche all’impianto esistente. Questo è
un elemento fondamentale dello studio: la soluzione
lavora sulla valorizzazione dell’infrastruttura
già presente, evitando interventi invasivi sul
bruciatore. «Lo studio ha analizzato anche un’ipotesi
di ampliamento dell’impianto fotovoltaico
da 1 a 2 MW». Con un impianto fotovoltaico da 2
MW e uno stoccaggio da 670 kg, il sistema risulta
autosufficiente fino a ottobre senza acquistare
idrogeno dalla rete. Lo studio ha poi confrontato
due architetture impiantistiche distinte, consigliano
quella a bassa pressione, 35 bar, senza
compressore. L’assenza di quest’ultimo riduce i
costi operativi e semplifica l’architettura dell’impianto.
Il layout è più compatto e si inserisce
nell’area disponibile, rispettando il Decreto del 7
luglio 2023 sulle distanze di sicurezza. Il modello
Kofler & Rech è emblematico di una categoria
Materiali&Tecnologie
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Nomine
CAMA, Bernardi nuovo presidente
L’Assemblea dei soci di CAMA, l’Associazione che rappresenta
la filiera italiana della calce e delle malte, ha nominato
Lorenzo Bernardi nuovo presidente per il mandato 2026-2028
più ampia: aziende manifatturiere con forte stagionalità,
fotovoltaico già installato e bruciatori
industriali adattabili al blending: cementifici, fornaci
o industrie ceramiche. «L’idrogeno non è mai
una cosa semplice, non basta attaccare una spina»,
sottolinea Vitalini. «Bisogna conoscere bene
i processi e conoscere bene anche i meccanismi
economici e finanziari che li muovono. Adesso
che sono nel direttivo di H2IT, l’Associazione Italiana
per l’Idrogeno e Celle a Combustibile, voglio
anche occuparmi della finanziabilità e bancabilità
di progetti come questo attraverso il meccanismo
dei contratti per differenza, che è quello identificato
dal governo italiano, per colmare il gap di
costi tra la tecnologia fossile e quella a idrogeno,
su una base di 15 anni, un orizzonte temporale
sufficientemente lungo e gradito dall’imprenditore
che gli consente di avere un costo dell’energia
costante. È un aspetto complementare alla parte
ecologica, ma fondamentale per l’imprenditore,
avere una costante sui costi».
Nuova stazione di rifornimento
a Bolzano
Sempre in tema di progetti, è recente la conclusione
dei lavori da parte di IIT Hydrogen relativi
alla nuova stazione di rifornimento a idrogeno di
SASA a Bolzano, realizzato nell’ambito dell’Hydrogen
Adige Valley, con il contributo del progetto
europeo LIFEalps. Realizzata nell’ambito
di un appalto integrato con Strabag, responsabile
delle opere civili e dell’acquisto macchinari,
l’infrastruttura vuole porsi come pilastro fondamentale
per la mobilità sostenibile e la transizione
ecologica del trasporto pubblico in Alto Adige.
L’impianto è stato concepito per il caricamento
di trailer fino a 500 bar, destinati ad alimentare
le stazioni di rifornimento dei bus a emissioni
zero di SASA nelle sedi di Bolzano e Merano.
«Tra le sfide affrontate dal nostro team di ingegneri»,
conclude il Ceo di IIT Hydrogen, «un posto
di rilievo è occupato dalla necessità di superare
la rigidità delle infrastrutture energetiche
tradizionali per assecondare la crescita fluida e
graduale della flotta di bus a idrogeno. Per questo
abbiamo sviluppato un impianto multimegawatt
nativamente scalabile. La struttura è già
pronta per raddoppiare la produzione e aumentare
la capacità di compressione e carico in futuro,
senza dover riprogettare il layout o interrompere
l’operatività del sito. Soluzioni queste
che testimoniano l’elevato livello di know-how
messo in campo e l’esperienza specialistica maturata
dalla nostra azienda». nn
Lorenzo Bernardi nuovo
presidente di CAMA
per il mandato 2026-2028.
«È un privilegio rappresentare un’industria strategica
non solo per l’edilizia, ma anche per numerosi
comparti fondamentali per lo sviluppo del
Paese, a partire dalla siderurgia. Rafforzare il dialogo
con le istituzioni significa sostenere la competitività
della produzione nazionale e tutelare
una filiera essenziale per l’economia italiana e
per la transizione industriale», dichiara il neopresidente
di CAMA, Lorenzo Bernardi. «Il percorso
avviato in questi anni ci offre basi solide e
desidero, in questo senso, ringraziare il presidente
uscente Leone La Ferla per il lavoro svolto. Il
nostro impegno sarà quello di consolidare il ruolo
di CAMA come interlocutore autorevole, promuovendo
una maggiore conoscenza del valore
di questo settore e delle sue specificità, accompagnando
le imprese nelle sfide della decarbonizzazione
e dell’innovazione».
La presidenza Bernardi
Il programma sarà di continuità con quanto portato
avanti dal Presidente uscente, Leone La
Ferla, in carica dal 2022, anno di costituzione
dell’Associazione, fino a oggi. Nel corso del quadriennio
appena concluso, CAMA ha rafforzato il
proprio ruolo di rappresentanza del settore della
calce, consolidando la propria presenza sia a livello
nazionale sia europeo potenziando il dialogo
con le istituzioni, rafforzando la partecipazione ai
tavoli tecnici di EuLA, l’Associazione europea della
calce, promosso iniziative di approfondimento
tecnico e valorizzato l’integrazione della filiera
entrando come socio effettivo di Federbeton
Confindustria, che rappresenta la filiera del cemento
e calcestruzzo. Parallelamente, ha investito
nel rafforzamento della propria struttura organizzativa
e della comunicazione istituzionale,
contribuendo ad accrescere la visibilità e il riconoscimento
del comparto della calce presso istituzioni,
stakeholder e opinione pubblica.
Difesa della competitività della filiera
italiana
«La sfida fondamentale per i prossimi anni è costituita
dalla difesa della competitività della filiera
italiana, che passa per una congrua ridefinizione
dei parametri ETS che stabiliscono nuovi
limiti alle emissioni di CO 2
del settore. A tal fine
è importante ribadire la necessità di aggiornare i
benchmark emissivi anche alla luce delle più recenti
evidenze scientifiche sulla ricarbonatazione
dei prodotti a base di calce, un processo naturale
attraverso cui la calce riassorbe CO 2
dall’atmosfera
durante il proprio ciclo di vita, tornando
a trasformarsi in carbonato di calcio», conclude
Bernardi. nn
Materiali&Tecnologie
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Scenari
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
MACCHINE&ATTREZZATURE
Cemento e CO 2
Federbeton porta
al Senato la sfida da cinque miliardi
In audizione al Senato sul ddl CCUS, Federbeton chiede
certezza regolatoria e procedure semplificate per rendere
possibile una transizione da cinque miliardi entro il 2050
Federbeton, la Federazione di Confindustria che
rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo,
è intervenuta in audizione al Senato
nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega
in materia di cattura, trasporto, utilizzo e stoccaggio
della CO 2
, portando le proposte e il punto
di vista della filiera del cemento e del calcestruzzo,
dei materiali di base, dei manufatti, componenti
e strutture per le costruzioni.
La Federazione, che rappresenta oltre 4.000 imprese,
oltre 43mila addetti e un fatturato complessivo
superiore ai 17 miliardi di euro, ha
espresso apprezzamento per l’avvio dell’esame
di un provvedimento che definisce per la prima
volta un quadro normativo organico per lo sviluppo
della tecnologia CCUS in Italia, necessaria
per la decarbonizzazione del settore del cemento
che continua a essere tra le filiere produttive
maggiormente energivore del Paese. «Lo sviluppo
di una filiera CCUS nazionale è una condizione
essenziale per rendere possibile la decarbonizzazione
del nostro comparto», ha dichiarato il
Le considerazioni
Il costo per la transizione
Secondo la più recente Strategia di decarbonizzazione
del settore del cemento, il costo complessivo
stimato per la transizione dell’intero comparto
è compreso tra 4,9 e 5,3 miliardi di euro al
2050. A tali investimenti si affianca la necessità
di sviluppare infrastrutture adeguate al trasporto
e allo stoccaggio della CO 2
, anche secondo il
modello degli hub già in fase di sviluppo in diversi
Paesi europei e, in Italia, con l’hub di Ravenna.
Nel corso dell’audizione, Federbeton ha evidenziato
alcuni fattori abilitanti essenziali per lo sviluppo
della filiera CCUS in Italia: semplificazione
e certezza dei procedimenti autorizzativi, strumenti
di supporto finanziario proporzionati agli
investimenti richiesti, coinvolgimento delle comunità
locali, valorizzazione dei mercati per la
CO 2
catturata e adeguamento del sistema elettrico
ai fabbisogni incrementali degli impianti.
La Federazione ha inoltre illustrato due proposte
emendative. La prima riguarda l’introduzione
di un procedimento autorizzativo unico per
la realizzazione e gestione degli impianti della
filiera CCUS, con il coordinamento dei procedimenti
ambientali e paesaggistici e la possibile
individuazione del Ministero dell’Ambiente e della
Sicurezza Energetica quale autorità competente.
La seconda mira a favorire la realizzazione
degli impianti di cattura in aree di pertinenza
o contigue a siti industriali già esistenti e dotati
di autorizzazioni ambientali, prevedendo un parere
obbligatorio ma non vincolante delle autorità
competenti in materia paesaggistica, culturale
e archeologica.
Le considerazioni
Il Presidente di Federbeton, Stefano Gallini. «Il
disegno di legge può rappresentare un passaggio
decisivo, a condizione che il quadro attuativo
assicuri certezza regolatoria, procedure coordinate
e tempi autorizzativi definiti. Solo così sarà
possibile attrarre gli investimenti ingenti richiesti
dalla transizione e mantenere competitiva una filiera
strategica per il Paese». nn
Carlo Dossi
n In Valle d’Aosta, sulla S.R. 47
di Cogne, Autovictor ha spostato
un ponte Bailey da 85 tonnellate con
due autogrù da 400 e 500 tonnellate.
Abbiamo visitato il cantiere.
n Alla decima edizione di Road Safety
and Simulation, SMA Road Safety
ha aperto il proprio stabilimento
di Marcianise a un technical tour riservato
ai delegati internazionali.
n Siamo stati al Merlo Press Day
nella sede dell’azienda.
Materiali&Tecnologie
102 7/2026 leStrade
Sicurezza sul lavoro
Anticipare i rischi
Integrazione di intelligenza artificiale, sensoristica e controllo da remoto, oltre
la costruzione di una rete tra istituzioni, associazioni e università. Ecco la ricetta
per prevenire incidenti emersa dall’incontro promosso da CGT e AIAS
La sicurezza nei luoghi di lavoro non può essere
affidata soltanto a norme, controlli e sanzioni.
È un sistema complesso che richiede cultura,
organizzazione, formazione continua e utilizzo
delle tecnologie per prevedere e ridurre i rischi
prima che si trasformino in eventi dannosi.
Questo il filo conduttore dell’incontro dal titolo
“Tecnologie e best practice per la sicurezza
e l’efficienza sul lavoro”, organizzato da CGT,
dealer Caterpillar dal 1934 e parte del Gruppo
Tesya, insieme ad AIAS, Associazione Italiana
Ambiente e Sicurezza. Obiettivo dell’iniziativa:
promuovere una maggiore integrazione di intelligenza
artificiale, sensoristica avanzata e controllo
da remoto nei cantieri, nelle cave e negli
ambiti industriali più complessi, per limitare
l’esposizione dei lavoratori al rischio e rafforzare
la prevenzione. Un confronto che ha riunito
anche istituzioni e università, mettendo in evidenza
la necessità di costruire una rete capace
di trasferire conoscenze e buone pratiche lungo
tutta la filiera.
Daniela Stasi
Le macchine Cat dotate
di tecnologie per la sicurezza
durante la dimostrazione
in occasione dell’incontro
promosso da CGT e AIAS.
L'iniziativa si poneva
l’obiettivo di promuovere
una maggiore integrazione
di intelligenza artificiale,
sensoristica avanzata
e controllo da remoto
per limitare l’esposizione
dei lavoratori al rischio.
La prevenzione come processo
collettivo
Secondo il più recente aggiornamento pubblicato
dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione
contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) nei primi
quattro mesi del 2026 le denunce di infortunio
in occasione di lavoro sono state 137.272,
in crescita del 5,2% rispetto allo stesso periodo
del 2025. Nel settore delle costruzioni i casi
segnalati aumentano del 4,8% e quelli mortali
passano da 31 a 34. Tra l’altro, il rischio non è
distribuito in modo uniforme: nelle imprese con
oltre 250 dipendenti l’incidenza degli infortuni
risulta pari al 4,4%, cresce all’11% nelle aziende
tra 50 e 249 addetti e arriva al 29,1% nel-
le realtà tra 10 e 49 dipendenti. Nelle microimprese,
fino a nove lavoratori, è del 55,4%, di
cui il 57,8% mortale. Un quadro che evidenzia
una fragilità strutturale: le grandi aziende dispongono
generalmente di figure dedicate alla
sicurezza, procedure interne e maggiori possibilità
di investimento. Le realtà più piccole, invece,
spesso faticano a intercettare formazione,
innovazione e strumenti di prevenzione. A
tal proposito, Chiara Gribaudo, presidente della
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle
condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento
e sulla tutela della salute e della sicurezza nei
luoghi di lavoro pubblici e privati, ha evidenziato
uno degli aspetti più complessi della prevenzione:
nelle microimprese il rischio non riguarda
soltanto la mancanza di strumenti, ma anche
la difficoltà di riconoscere il pericolo e sviluppare
una piena consapevolezza delle procedure
corrette. Una criticità che rende ancora più
necessario portare formazione, assistenza e innovazione
tecnologica anche alle aziende di dimensioni
ridotte.
«La vera sfida è trasferire a tutti la cultura della
sicurezza e della prevenzione - ha sottolineato
Nunzia Catalfo, componente del Consiglio
di Amministrazione di Inail - perché il problema
può essere affrontato realmente solo passando
da un modello prevalentemente informativo
e prescrittivo a un approccio integrato, fondato
su ricerca e innovazione tecnologica, formazione
avanzata, sperimentazione sul campo, promozione
della cultura della prevenzione e diffusione
delle buone pratiche oltre che collaborazioni
istituzionali. L’uso di sistemi predittivi e dell’intelligenza
artificiale può contribuire in modo significativo
a trasformare la prevenzione da reattiva
a proattiva».
Macchine&Attrezzature
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La sicurezza come investimento
La cultura della sicurezza è stata al centro dell’intervento
di Giovanni Taveri, vicepresidente AIAS,
per il quale guardare esclusivamente al numero
degli infortuni significa intervenire quando il problema
si è già manifestato. La prevenzione efficace
richiede invece indicatori proattivi, capaci di
individuare condizioni di rischio prima che producano
conseguenze. Secondo AIAS, l’inasprimento
delle sanzioni non può rappresentare l’unica
risposta. La sicurezza deve diventare parte integrante
del modo di lavorare, sostenuta da leadership
aziendale, partecipazione dei lavoratori e
consapevolezza diffusa. «La migliore buona pratica
è la cultura della sicurezza», è stato il messaggio
ribadito durante il confronto. Una cultura
che deve partire da una formazione realmente
efficace, non intesa come semplice adempimento
burocratico.
Lo stesso tema è stato ripreso da Lino Tedeschi,
presidente esecutivo Gruppo Tesya, che ha condiviso
l’esperienza di un’organizzazione, quella
che rappresenta, che da decenni investe sulla
sicurezza interna e sul supporto ai propri clienti.
La formazione, secondo Tedeschi, è indispensabile
ma non sufficiente: anche lavoratori esperti
possono sottovalutare un rischio proprio perché
la familiarità con una mansione può generare eccessiva
sicurezza. Pertanto, la prevenzione è innanzitutto
un atteggiamento culturale: l’attenzione
alla sicurezza non deve essere presente
soltanto nei luoghi di lavoro, ma anche nella vita
quotidiana. Un comportamento acquisito nella
vita privata - come l’uso della cintura di sicurezza
in auto - può diventare un’abitudine positiva
anche sul lavoro.
siderarsi un elemento unico e non sostituibile.
Volgendo lo sguardo al settore delle costruzioni,
in cui opera CGT, tra i principali fattori di rischio
si segnala l’interazione uomo-macchina. Una soluzione
è costituita da Cat Detect - Collision Mitigation
System, il sistema anticollisione per macchine
operatrici basato sull’integrazione tra radar,
sensori ottici e intelligenza artificiale. La tecnologia
consente alla macchina di riconoscere ostacoli
e persone, valutare la possibile interferenza con
la traiettoria del mezzo e intervenire automaticamente
rallentando o impedendo il movimento.
Dalla macchina intelligente
al cantiere connesso
La trasformazione digitale applicata alla sicurezza
non riguarda solo i sistemi di protezione
attiva, ma anche la possibilità di modificare
il modo stesso in cui le attività vengono pianificate
ed eseguite. Un esempio sono le Control
Tower CGT - una si trova nella sede CGT di Carugate
(MI) dove si è svolto l’incontro, l’altra a
Vercelli: hub digitali attraverso cui un team di
specialisti monitora in tempo reale i dati provenienti
da oltre 20.000 asset sul territorio italiano,
tra macchine, motori e impianti di cogenerazione,
integrando telemetria, diagnostica da
remoto e analisi tecniche. In tal modo, si ha la
possibilità di individuare aree critiche del cantiere
e modificare processi e organizzazione prima
che si verifichi un incidente.
Tra le tecnologie mostrate da CGT, Cat Command
(approfondimento nel box “Zero pericoli grazie al
Incisiva la campagna
di comunicazione interna
lanciata da CGT
per sensibilizzare i tecnici
sull’uso dei DPI: il lavoratore
deve considerarsi
un elemento unico
e non sostituibile.
Zero pericoli grazie al comando remoto
Ci sono situazioni operative nelle quali anche la macchina più sicura non può eliminare
completamente il rischio se l’uomo resta esposto. È il caso delle attività svolte
in prossimità dell’acciaio fuso, dove condizioni ambientali estreme rendono ogni
errore potenzialmente irreversibile. Da questa esigenza, GAP - Gruppo Piantoni, realtà
specializzata nei servizi per l’industria siderurgica, ha introdotto nell'acciaieria
Tenaris di Dalmine una pala gommata con tecnologia Cat Command, comando
remoto per gestire le attività nell'area sottoforno, dove le temperature sono superiori
ai 1.000 °C. Nel corso del tempo erano stati introdotti numerosi sistemi di protezione
sulla macchina: miglioramenti della presa, componenti ignifughi, soluzioni
tecniche per aumentare la sicurezza del mezzo. Ma rimaneva un elemento irrisolto:
la presenza dell’operatore a bordo. La scelta è stata quindi quella di intervenire
sul principio della prevenzione alla fonte: non proteggere soltanto la persona dal
rischio, ma rimuovere la persona dalla zona di rischio.
Grazie a Cat Command l’operatore può gestire la macchina da una control room
esterna, attraverso collegamenti dedicati e sistemi di visione che permettono di
controllare il mezzo senza essere fisicamente presente nell’area più pericolosa. Nel
dettaglio, a prescindere dalla specifica case history, le modalità di controllo remoto
offerte da Cat Command sono due: radiocomando portatile che l'operatore indossa
tramite una tracolla, consentendo il controllo a vista del mezzo fino a 500 metri
di distanza dal veicolo; stazione remota (nella foto), ossia una postazione virtuale
simile alla cabina della macchina, che può trovarsi a breve distanza dal cantiere o
a migliaia di chilometri, utilizzabile anche in ambienti caratterizzati da condizioni
estreme o difficilmente controllabili.
Il risultato non è soltanto tecnico, ma anche umano: sapere di non dover entrare
ogni giorno in una situazione potenzialmente estrema modifica il rapporto con il lavoro
e riduce lo stress associato alla mansione.
dai mezzi è possibile anticipare un guasto, programmare
un intervento e ridurre il rischio legato
a rotture improvvise durante il lavoro. Anche i
sistemi 3D per lo scavo rappresentano un esempio
concreto di come la tecnologia possa intervenire
sulla sicurezza: collegando il progetto digitale
dell’opera alla macchina operatrice, il mezzo
conosce le quote da raggiungere e guida l’operatore
evitando attività aggiuntive e riducendo la
presenza di persone nelle aree operative.
La formazione è il primo “DPI”
Accanto alla tecnologia, però, resta centrale il
ruolo delle persone. Il Centro Scuola CGT, a Carugate,
organizza attività formative sia per i tecnici
dell’azienda, sia per operatori di macchine movimento
terra, perché una macchina dotata di tecnologie
può sì ridurre il rischio, ma il comportamento
umano rimane determinante. Su questo
punto è intervenuta anche Cristina Mora, professoressa
associata del dipartimento di Ingegneria
Industriale dell’Università di Bologna, secondo
cui la tecnologia deve essere progettata al
servizio delle persone, non viceversa. In questo
scenario il mondo accademico assume un ruolo
strategico: formare progettisti, ingegneri e manager
capaci di integrare la sicurezza fin dalla
fase di progettazione di prodotti, macchine e sistemi
produttivi.
Tra i progetti presentati, Banca delle Soluzioni,
osservatorio sullo stato dell’arte delle tecnologie
per la prevenzione che, sviluppato con il contributo
di diversi enti e istituzioni, raccoglie soluzioni
dedicate agli ambienti confinati, all’ergonomia,
al microclima e alla logistica, offrendo un
patrimonio condiviso di conoscenze e strumenti.
La tecnologia per prevenire il rischio
Se la cultura rappresenta la base, la tecnologia
costituisce oggi uno degli strumenti più importanti
per rendere concreta la prevenzione. La
prospettiva illustrata da CGT parte proprio da
questo concetto: diventare partner tecnologico
dei clienti significa sviluppare soluzioni capaci di
migliorare contemporaneamente sicurezza, efficienza,
produttività e sostenibilità.
«La tecnologia non sostituisce la persona, ma la
supporta», è stato il principio guida dell’intervento
di Gianluca Calì, direttore marketing e digital
business development di CGT, che ha presentato
il progetto di comunicazione interna “Obiettivo
Zero Infortuni”, finalizzato a sensibilizzare circa
500 tecnici sull'uso dei DPI, sul rispetto delle
procedure e sulla prevenzione dei rischi. In sostanza,
ogni operatore deve sviluppare la consapevolezza
del rischio prima di iniziare un’attività:
come un tecnico controlla un ricambio prima
di una riparazione, anche il lavoratore deve con-
Lino Tedeschi, presidente
esecutivo Gruppo Tesya.
Nunzia Catalfo,
componente del Consiglio
di Amministrazione di Inail.
Giovanni Taveri,
vicepresidente AIAS.
comando remoto”) e Cat Operator Coaching, funzione
basata sull’intelligenza artificiale che analizza
le modalità di utilizzo del mezzo e suggerisce
eventuali correzioni per lavorare in modo più
sicuro ed efficiente. Una macchina può quindi diventare
uno strumento di formazione continua:
non soltanto esegue un comando, ma aiuta chi
la utilizza a migliorare il proprio comportamento
operativo.
Lo stesso principio vale per la manutenzione predittiva:
attraverso la lettura dei dati provenienti
La vigilanza cambia approccio
Anche il ruolo degli enti di controllo sta evolvendo.
Caterina D’Andria, direttore Servizio Prevenzione
e Sicurezza Ambienti di Lavoro di ATS Area
Metropolitana di Milano, ha evidenziato come la
sola attività ispettiva non sia sufficiente. ATS Milano,
con migliaia di controlli annuali sul territorio,
rileva ancora oggi criticità soprattutto nelle
piccole imprese: carenze formative, documentazione
non corretta e difficoltà nell’organizzazione
della prevenzione.
Per questo, accanto alla vigilanza, cresce il peso
delle attività di comunicazione e sensibilizzazione.
Le campagne rivolte alle scuole e agli istituti
tecnici, insieme ai simulatori utilizzati per avvicinare
i giovani ai rischi reali - come quelli relativi
ai lavori in quota o al ribaltamento dei trattori -
rappresentano strumenti per costruire consapevolezza
prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.
Una prevenzione efficace, quindi, deve partire
prima ancora dell’attività lavorativa. nn
Macchine&Attrezzature
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Cantieri
Ottantacinque tonnellate
sul filo dello strapiombo
In Valle d'Aosta, sulla S.R. 47 di Cogne, Autovictor ha spostato
un ponte Bailey da 85 tonnellate con due autogrù da 400
e 500 tonnellate. Spazio quasi nullo, cellulare assente, margini
di centimetri dalla parete. Abbiamo visitato il cantiere
Un nodo strategico con oltre un secolo
e mezzo di storia
Chevril è il punto più stretto dell'intera val di
Cogne: l'unico dove era tecnicamente possibile
passare dalla destra alla sinistra orografica.
Il primo ponte ligneo del 1865, indispensabile
per trasportare il minerale di magnetite dalle
miniere di Cogne agli altiforni della valle, fu
minato e distrutto nella notte del 2 novembre
1944 dai partigiani che presidiavano la vallata.
Fabrizio Parati
Nel 1865 gli ingegneri del Corpo Reale del Genio
Civile di Torino scelsero Chevril - la stretta
gola dove il Grand Eyvia lascia appena lo spazio
tra l'acqua e la montagna - come punto di
attraversamento per la strada che doveva unire
Cogne al fondovalle. Da allora quel ponte è
stato distrutto, ricostruito, demolito di nuovo
e ancora ricostruito; nella tarda primavera del
2026, per togliere l'ultimo impalcato provvisorio,
ci sono volute due autogrù: una da cinquecento
e una da quattrocento tonnellate, con la
zavorra che è passata a quattro dita dalla parete
della montagna.
Il contesto: quello dei lavori di rifacimento del
ponte al km 8+585 della S.R. n. 47 di Cogne in
loc. Chevril, commissionati dalla Regione Autonoma
Valle d'Aosta - Struttura Viabilità e Opere
Stradali. Impresa esecutrice principale BGF S.r.l.
Autovictor è intervenuta come specialista per la
fase di sollevamento e spostamento dell'impalcato
provvisorio.
Un cantiere piccolo per numeri, ma grande per
complessità operativa. Per consentire lo svolgimento
dei lavori, la Regione Valle d'Aosta ha
istituito, con ordinanza, un senso unico alternato,
regolato da semaforo mobile o movieri,
attivo h.24 nei giorni feriali su un tratto di circa
420 metri (dal km 8+220 al km 8+640, ponte
di Chevril).
«Stiamo svarando un ponte Bailey che pesa 85
tonnellate», ha spiegato Stefano Rossi, responsabile
tecnico di Autovictor, il giorno in cui abbiamo
visitato il cantiere con la sua guida. «Lo
faremo in tre riprese: lo attaccheremo con le
due autogru; lo porteremo sulla sede stradale,
sganceremo i primi due pezzi e poi in tandem
lo metteremo in posizione finale, cioè sul ponte
esistente».
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Pagina a lato, immagine
in alto: Loc. Chevril, gola
del Grand Eyvia. Inquadrato
dall'intradosso dell'arco
del 1959, l'impalcato
Bailey provvisorio da 85
tonnellate al momento del
sollevamento da parte
di Autovictor.
Immagine sopra,
la Demag AC 500-2
con il braccio disteso
sul Bailey, a pochissimi
centimetri dalla parete
rocciosa.
A lato, altra fase
di traslazione: il Bailey
da 85 tonnellate ruota
sospeso sopra il nuovo
impalcato, prima dello
smontaggio a terra.
Nel 1959 fu costruito un ponte ad arco in calcestruzzo
armato che per decenni aveva garantito
l'accesso a Cogne - sito dove erano già stati
realizzati tre sistemi di attraversamento precedenti.
Nel dicembre 2018, un'ispezione ha rilevato
problematiche strutturali: il ponte ad arco
è stato puntellato in somma urgenza. Nel secondo
semestre del 2019 la Regione ha realizzato
la variante provvisoria: un impalcato tipo
Bailey, composto da pannelli modulari in acciaio,
con luce di circa 55 metri e larghezza utile
di 4,20 metri, che ha assicurato il collegamento
con Cogne con senso unico alternato. Il cantiere
del nuovo ponte, avviato nell'estate del
2023, e concluso con l'inaugurazione del 20 dicembre
2025, ha utilizzato il Bailey come piattaforma
logistica per tutta la durata dei lavori:
solo a opera ultimata è stato possibile procedere
alla sua rimozione. Il nuovo ponte, 52 metri
di luce, 12 metri di larghezza, impalcato in acciaio
con trattamento duplex (zincatura a caldo
e verniciatura), ha richiesto un investimento
di 5,9 milioni di euro, finanziati per 5,1 milioni
dal Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027 e
per 800 mila euro con fondi regionali. Dell'opera
del 1959 verrà conservato l'arco in calcestruzzo
armato, previo restauro, come memoria storica
del manufatto. Lo smontaggio del Bailey, affidato
ad Autovictor a fine maggio 2026, è stato
l'ultimo atto di questa vicenda lunga 170 anni.
Le macchine: Demag AC 500-2
e Liebherr LTM 1400-7.1
Per l'operazione sono state schierate due autogrù
di taglia eccezionale: una Demag AC 500-2
da 500 tonnellate e una Liebherr LTM 1400-7.1
da 400 tonnellate. La Demag, con braccio telescopico
da 14 a 56 metri, portata massima 500
tonnellate, due motori da 653 e 279 CV, è stata
configurata con braccio principale e 180 tonnellate
di zavorra. La Liebherr - portata massima
400 tonnellate, braccio telescopico da 60
metri, motore D9508 A7 da 450 kW (612 CV) -
ha operato anch'essa con braccio principale e
140 tonnellate di zavorra.
La ripartizione del carico tra le due macchine è
stata calcolata con precisione. «In fase di sollevamento
del ponte abbiamo dato un po' più
di peso alla 400 perché era più vicina all'impalcato»,
ha raccontato Rossi. «Man mano che
la 400 ha fatto la rotazione, la 500 sbracciava.
Abbiamo calcolato che, prendendo il carico
in testa, avesse il peso per portare l'impalcato
contro il muro di cinta - per permettere lo
smontaggio del primo pezzo - e che poi avesse
il peso idoneo per il riposizionamento definitivo».
La stima del peso complessivo non è derivata
dal progetto originale né da una pesatura diretta
con celle di carico: è stata calcolata tramite
cubatura del ferro, metodo consolidato nel set-
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tore per la sua affidabilità operativa.
Il posizionamento: quattro dita dalla montagna
Il piazzamento dell'autogrù Demag da 500 tonnellate
è stato, nelle parole di Rossi, «quello
più difficoltoso». «Eravamo con i piedi a filo
dello strapiombo per permettere il giro zavorra
contro la montagna», ha raccontato. «A una
distanza veramente di quattro dita dal profilo
della montagna». Un margine che si misurava
in centimetri. L'autogrù Liebherr LTM 1400-
7.1 è stata piazzata invece direttamente sulla
sede stradale: aveva la misura per starci in
modo millimetrico. Prima di procedere, sono
state eseguite indagini geotecniche per verificare
la portanza del terreno sotto gli stabilizzatori.
La logistica: senza cellulare,
si va in macchina
Il cantiere di Chevril ha posto sfide che andavano
ben oltre l'ingegneria del sollevamento.
La zona era impervia e priva di copertura cellulare:
il coordinamento tra i mezzi pesanti non
poteva avvenire via telefono. «Abbiamo fatto la
spola in macchina su e giù per coordinarci con
i camion», ha raccontato Rossi. Una soluzione
«artigianale» resa necessaria da un conte-
Immagine sopra, il Bailey
da 85 tonnellate sollevato
in tandem dalle due autogru
sopra il nuovo impalcato.
Immagine pagina a lato,
la Demag AC 500-2 vista
dall'alto: gli stabilizzatori
a filo della parete rocciosa,
con la zavorra a quattro
dita dalla montagna.
Immagine a lato:
La Liebherr LTM 1400-
7.1 posizionata sulla sede
stradale del nuovo ponte.
sto in cui la tecnologia ordinaria semplicemente
non funzionava. Anche il trasporto dei mezzi
al cantiere ha richiesto una pianificazione straordinaria:
tutti i transiti sono avvenuti di notte,
con due veicoli di scorta per ogni autogrù.
Tre fasi, un solo margine di errore
Le due gru hanno agganciato l'impalcato e lo
hanno traslato sulla sede stradale, dove sono
stati sganciati i primi due pezzi; nella fase conclusiva,
le due macchine hanno posizionato la
parte residua sul ponte esistente, dove è stata
poi smontata da BGF S.r.l. L'operazione - svolta
anche in orario notturno - si è conclusa in
anticipo sul cronoprogramma: la seconda finestra
di chiusura totale della strada, prevista
nella notte tra il 7 e l'8 maggio, è stata revocata
perché superflua.
Il quadro d'insieme: rifacimento
e rinforzo antisismico
Lo spostamento del Bailey è stato una fase
di un intervento più articolato. I lavori hanno
compreso anche opere di rinforzo strutturale
antisismico, affidate in subappalto a R.S.A.
Rinforzi Strutturali Antisismici SRLS di Torino.
Il cantiere ha operato su due fronti: da un lato
la gestione dell'elemento provvisorio - il Bailey
- che ha garantito la continuità del transi-
Macchine&Attrezzature
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7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
113
CONSULTA
L’EDIZIONE
2026
SCAN ME
to durante i lavori; dall'altro, il consolidamento
dell'infrastruttura permanente.
I numeri restituiscono la misura di un'operazione
ad alta specializzazione: sei lavoratori
al massimo presenti contemporaneamente in
cantiere e due imprese coinvolte nei lavori. "Cifre"
contenute, per un'operazione che ha richiesto
due autogrù di grande tonnellaggio e
Macchine&Attrezzature
settimane di pianificazione logistica. La complessità,
ancora una volta, non si misura dal
budget. A Chevril, Autovictor ha dimostrato
che quei limiti si possono raggiungere - e attraversare
- quando la pianificazione è rigorosa,
la lettura del territorio è precisa e chi opera
le macchine sa esattamente di quante dita
dispone. nn
La Liebherr LTM 1400-7.1
sulla sede stradale: gli spazi
a malapena sufficienti per
l'ingombro della macchina.
Immagine sotto, al centro
dell'immagine: Stefano
Rossi, responsabile tecnico
di Autovictor.
Per informazioni: guide@fiaccola.it
www.guidanoleggioedile.it
114
7/2026 leStrade
Iniziative
La strada indulgente: dentro
lo stabilimento SMA Road Safety
Alla decima edizione di Road Safety and Simulation, la conferenza internazionale
ospitata dall'Università di Napoli Federico II, SMA ha partecipato come Platinum
Sponsor, aprendo il proprio stabilimento di Marcianise a un technical tour
Quattrocentocinquantotto abstract, millecentoventitré
autori, cinquantaquattro paesi: sono i
rilevanti numeri della decima edizione di Road
Safety and Simulation (RSS2026), la conferenza
che ha portato a Napoli il meglio della ricerca
mondiale sulla sicurezza stradale. Tra le
tappe scelte per affiancare alla teoria la pratica
industriale, lo stabilimento di SMA Road Safety
- azienda ben nota ai lettori di «leStrade» -
aperto ai delegati per un tour tra progettazione
e crash test.
La conferenza, organizzata dall'Università degli
Studi di Napoli Federico II, con il Dipartimento di
Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (DICEA) e
la Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, si è
svolta dal 23 al 26 giugno 2026 sul tema "Advancing
Towards the Safe System Approach", con il
patrocinio, tra gli altri, del Ministero delle Infrastrutture
e dei Trasporti, ANSFISA, AIIT, Anas,
PIARC ed ETSC.
Il tour allo stabilimento di SMA si è affiancato agli
altri technical tour proposti ai delegati la mattina
del 23 giugno: il simulatore di guida del Laboratorio
di Sicurezza Stradale della Federico II
e il centro Radioinformativo della Tangenziale di
Napoli.
Platinum Sponsor della conferenza, SMA ha preso
parte a RSS2026 con un ruolo attivo, articolato
in tre momenti: il già citato il Technical Tour;
l'intervento tecnico del 25 giugno sulla sicurezza
nelle zone di cantiere; e l'intervento pomeridiano
dello stesso giorno sulla messa in sicurezza delle
aree urbane e sull'integrazione delle barriere
nel contesto stradale.
Fabrizio Parati
Immagina pagina a lato,
da sinistra: l'ing. Gianfranco
Capriello........; l'ing. Mauro
Corsanici, CAE Engineer
di SMA Road Safety;
il dott. Roberto Impero, CEO
di SMA Road Safety;
il dott. Stefano Maria
Caterino, Product Marketing
Manager di SMA Road
Safety; la dott.ssa Fabrizia
Morra, Export Sales Manager
di SMA Road Safety.
Una fase della visita dello
stabilimento produttivo
di SMA, organizzata
in collaborazione con RSS.
Gi ospiti hanno potuto
visitare i reparti
di carpenteria metallica,
saldatura, montaggio
e, infine, assistere
a una dimostrazione del
funzionamento dei varchi
amovibili Stargate e Titanus.
Il Technical Tour: dalla teoria
industriale all'evidenza del crash test
Il 23 giugno un pullman ha condotto i delegati
dalla sede congressuale di piazzale Tecchio fino
allo stabilimento SMA di Marcianise: partenza alle
9:30; visita guidata a partire dalle 10:30 e rientro
alla sede congressuale per le 13:30.
Ad accogliere esperti, tecnici e rappresentanti del
mondo accademico e industriale provenienti da
tutto il mondo - dagli Stati Uniti a Singapore, dal
Giappone ai paesi africani ed europei - l'offerta
di un percorso all'interno della realtà produttiva
e sperimentale dell'azienda. L'obiettivo era
trasformare la teoria accademica in evidenza industriale,
illustrando la genesi dei principali dispositivi
di SMA: attenuatori d'urto, terminali di
barriera e cancelli di emergenza ad apertura rapida
come Stargate e Titanus.
Non era la prima volta che SMA apriva le porte
a una platea internazionale. «È una formula
consolidata», precisa Stefano Maria Caterino,
Product Marketing Manager di SMA Road Safety.
«L'abbiamo già sperimentata la prima volta nel
2017, in occasione di un evento organizzato con
il PIARC, poi successivamente con i nostri clienti.
È una formula che funziona: affascina il visitatore
rispetto alle procedure necessarie per realizzare
un dispositivo di ritenuta. La visita di tutti i
reparti, dalla carpenteria metallica fino al montaggio,
e il confronto con gli ingegneri sui requisiti
e sui criteri di progettazione, sono interessanti
anche in ottica di sviluppo di nuove soluzioni».
Il tour della sede di SMA, durato circa due ore,
ha toccato anche il nodo della correlazione tra simulazione
digitale e prova fisica. «È così evidente
che i due dispositivi, quello simulato e quello
testato sperimentalmente, si comportino allo
stesso modo che, nelle analisi di correlazione dei
rapporti di prova, si evince la quasi corrispondenza
tra i due test», ci racconta Caterino. «Il nostro
ufficio tecnico lavora in modo molto rigoroso affinché
la prova d'urto numerica risulti corrispondente
a quella sperimentale».
Il messaggio centrale del tour è stato inequivocabile:
dietro ogni metro di infrastruttura protetta
esiste una responsabilità tecnica, industriale
e sociale. La sicurezza stradale è il risultato di
una norma o di una prova d'urto, ma nasce, soprattutto,
dall'integrazione tra ricerca scientifica,
progettazione, produzione, controllo qualità
e verifica sperimentale: un modello di mobilità
resiliente e sostenibile, capace di rispondere a
esigenze reali di protezione, manutenzione, installazione
e adattamento ai diversi contesti infrastrutturali
internazionali.
Per i visitatori internazionali, l'esperienza ha avuto
anche un valore culturale. «La cosa interessante
di questo settore è che la sicurezza stradale
passiva viene sempre vista un po' come l'ultima
ruota del carro», osserva Caterino. «Tutto quello
che si fa in termini di sicurezza stradale interessa
innanzitutto il comportamento dei conducenti
e dei pedoni, mentre gli aspetti legati alla garanzia
di una forgiving road - una strada indulgente,
se vogliamo dirla in italiano - meritano particolare
attenzione e spesso vengono sottovalutati».
Cantieri stradali: la sicurezza mobile
in assenza di una normativa nazionale
Il 25 giugno, Mauro Corsanici, CAE Engineer di
SMA Road Safety, e Gianfranco Capriello, anch’egli
di SMA, hanno presentato un contributo dedicato
alla messa in sicurezza delle aree di cantiere,
che sono – come noto - ambienti ad alto
rischio: spazi ridotti; modifiche temporanee della
viabilità; prossimità tra traffico e lavoratori;
necessità di installazione rapida e frequenti riconfigurazioni
del layout. Un rischio che, secondo
SMA, non può essere affidato unicamente alla
segnaletica o alla gestione operativa del traffico,
ma che richiede, per essere scongiurato, dispositivi
fisici progettati per scenari temporanei: attenuatori
d'urto temporanei; terminali di barriera;
sistemi modulari di separazione pensati per
ridurre l'esposizione al rischio durante le fasi di
installazione, manutenzione e rimozione.
Sul fronte normativo, però, il quadro resta incompleto.
«È un tema aperto», ammette Caterino.
«Non c'è una normativa nazionale per l'applicazione
dei dispositivi in cantiere, sebbene sia
riconosciuto, in termini di senso comune, che il
cantiere oggi ha necessità di soluzioni testate per
la protezione dei lavoratori e degli automobilisti».
Durante il Technical Tour, SMA ha presentato una
Macchine&Attrezzature
116
7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
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Immagine sopra, il dott.
Roberto Impero, CEO di SMA
Road Safety.
Immagine sopra al centro,
il dott. Stefano Maria
Caterino, Product Marketing
Manager di SMA Road
Safety.
Immagine a lato,
dimostrazione di apertura
del varco Titanus.
Immagine sopra a destra,
alcuni dei partecipanti
alla visita dello stabilimento
di Marcianise di SMA Road
Safety.
serie di buone prassi già in uso in altri paesi come
soluzioni ad hoc per la protezione degli ostacoli
in cantiere, oltre a un dispositivo ancora allo studio:
un camion progettato per realizzare un cantiere
mobile veloce, senza dover ancorare a terra
le barriere stradali. «La soluzione consiste di due
camion, con una barriera longitudinale in mezzo
che collega il rimorchio alla motrice e protegge i
lavoratori sul cantiere», spiega Caterino.
Aree urbane: barriere che
si integrano nel paesaggio
Nel pomeriggio del 25 giugno, Roberto Impero,
CEO di SMA Road Safety, e Stefano Caterino,
hanno presentato un intervento dedicato alla
messa in sicurezza delle aree urbane, dedicando
particolare attenzione all'integrazione della barriera
nel contesto. Il tema riguarda la crescente
necessità di proteggere strade urbane e periurbane
caratterizzate da vincoli complessi: spazi limitati;
marciapiedi; alberature; pali; edifici; piste
ciclabili; attraversamenti pedonali; elementi
architettonici e contesti paesaggistici sensibili.
La proposta è una lettura evoluta della barriera
stradale, che non è più intesa unicamente come
dispositivo tecnico di contenimento, ma come
elemento da integrare in un sistema urbano più
ampio, nel quale sicurezza, fruibilità, impatto visivo
e compatibilità con il contesto vanno valutati
congiuntamente: non più la sola classe di contenimento,
dunque, ma anche ingombro, compatibilità
con gli ostacoli esistenti, facilità di instal-
lazione, manutenzione e accettabilità estetica.
Sul piano tecnico, i vincoli di ingombro tipici del
contesto urbano hanno spinto SMA verso soluzioni
compatte. «Le soluzioni proposte sono principalmente
attenuatori d'urto di piccole dimensioni,
testati per la classe di velocità esistente sulle
strade urbane, cioè 50 km/h», precisa Caterino.
«Siamo riusciti, con una soluzione compatta, a
stare sotto il metro di lunghezza e sotto i 50 centimetri
di larghezza».
Soluzioni mirate sono state pensate anche per i
ponti panoramici con campate non lunghissime,
cioè dai 200 ai 300 metri: dispositivi utilizzabili
sia come barriera per la protezione degli automobilisti
- testati per veicoli fino a 38 tonnellate
- sia come parapetto pedonale, per separare la
pista ciclopedonale dalla carreggiata.
A questi dispositivi si affianca un valore estetico:
al posto della classica lamiera corrugata che
occlude la visibilità, si ha un reticolato che favorisce
la vista sul contesto circostante. La stessa
barriera può essere fornita verniciata nei colori
indicati dal committente. Un'opzione, questa,
richiesta di frequente nelle installazioni in aree
rurali di interesse ambientale: effetto legno nei
boschi, ad esempio, o bianca, come richiesto in
alcuni contesti in Spagna.
Con Road Safety and Simulation 2026, SMA Road
Safety conferma la propria strategia: aprire gli
impianti al confronto internazionale per trasformare
la ricerca in risposte reali e attuabili per la
sicurezza di chi lavora e transita sulle strade. nn
Macchine&Attrezzature
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leStrade 7/2026
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bilità e luminosità durante lo sfalcio sopra testa.
La gestione del braccio è affidata a un manipolatore
capacitivo sul bracciolo destro, con velocità
regolabili e memorizzabili per un massimo di sei
operatori diversi.
A richiesta, l'MM170RM può essere allestito con
sollevatore anteriore Cat. 2 da 2.500 chilogrammi
e PTO meccanica antioraria a 1.000 rpm, oltre
a un sollevatore posteriore Cat. 2 con PTO oraria
a 1.000 rpm, in grado di azionare spargisale
o aspiratori d'erba; per gli allestimenti carrellati
più pesanti è disponibile in opzione la frenatura
idraulica del rimorchio. Sul mercato italiano la
registrazione del veicolo potrà avvenire a scelta
come trattrice agricola o come macchina operatrice:
una flessibilità che riflette la natura ibrida
del prodotto, a metà tra mondo agricolo e manutenzione
infrastrutturale.
Aziende & prodotti
Merlo alza il tiro sulla manutenzione
stradale: debutta l'MM170RM
Nella due giorni di press meeting, Merlo ha presentato il restyling della gamma
Roto, ma anche il debutto dell'MM170RM, il primo trattore multifunzione
del gruppo pensato specificamente per lo sfalcio e la manutenzione stradale
L'MM170RM, già anticipato in anteprima mondiale
a Fieragricola Verona nel febbraio 2026, è una
macchina che nasce in seno a TreEmme, la divisione
del Gruppo Merlo attiva dal 2001 e dedicata,
oltre che ai trattori porta-attrezzi, anche alle
attrezzature e al marchio dei trasportatori cingolati
Cingo. È un segnale non banale: Merlo, storicamente
sinonimo di sollevatori telescopici per
edilizia e agricoltura, si affaccia con un prodotto
dedicato al mondo delle infrastrutture viarie, terreno
finora presidiato da player specializzati.
Il progetto
Un telaio in acciaio ad alta resistenza è il cuore
del progetto. L'MM170RM è capace di incernierare
lateralmente bracci decespugliatori fino a dieci
metri ed è progettato per abbinare fino a tre attrezzature
in contemporanea (posteriore, laterale
e frontale). Il motore eroga 175 CV. Il braccio,
disponibile in due lunghezze (8,5 e dieci metri), è
realizzato al 100% internamente in acciaio S700
ad alta resistenza e integra un sistema di movimentazione
della testa denominato "3D", che aggiunge
alla rotazione e all'inclinazione un ulteriore
grado di movimento: permette così di lavorare
parallelamente al terreno anche ad angolazioni
diverse dalla classica perpendicolare all'avanzamento,
utile nelle lavorazioni più impegnative
lungo argini, canali e bordi stradali.
Sul braccio può essere montata la testa trinciante
Noremat Unibroyeur II a flagelli ad Y, dedicata
allo sfalcio dell'erba lungo le strade pubbliche:
larghezza di lavoro di 1,25 metri e altezza di taglio
regolabile su tre posizioni. A richiesta è disponibile
anche un rotore a martelli mobili, con
vocazione più forestale.
Carlo Dossi
Il trattore multifunzione
MM170RM, che abbiamo
visto durante il press
meeting a San Defendente
di Cevasca, nella sede
Merlo, è una macchina
estremamente versatile
e perfettamente adeguta
per eseguire le attività
di manutenzione stradale.
Le dimensioni pensate per
la circolazione su strada
Sei metri di lunghezza (sbalzo della testa trinciante
compreso), larghezza variabile da 2.400
a 2.550 millimetri e altezza al livello cabina di
3.100 millimetri, compatibile con il trasporto su
rimorchio ribassato nel rispetto del codice della
strada. Il peso in allestimento full optional è
di 12.750 chilogrammi. La cabina, di nuova concezione,
può ospitare un passeggero in opzione
e consente la rotazione del sedile di guida di
20° per seguire meglio la testa trinciante quando
il braccio lavora in posizione perpendicolare;
una finestra trasparente sul tetto aumenta visi-
Gli MM250X e MM350X
Accanto all'MM170RM, TreEmme propone anche
i trattori forestali porta-attrezzi MM250X
e MM350X (struttura in acciaio altoresistente,
fondo blindato, trasmissione idrostatica, motori
Deutz Stage V/EPA Tier IV), pensati per il mondo
boschivo ma parte di un catalogo di attrezzature
che nel complesso disegna un'offerta sempre
più ampia per la manutenzione di strade, argini
e infrastrutture viarie. Il ventaglio applicativo dichiarato
da Merlo per la manutenzione stradale è
ampio: trinciatura di argini con bracci decespugliatori
laterali, abbinamento a banchinatrici anteriori
per la pulizia di canali e bordi strada, sfrondamento
di piante e vegetazione, abbinamento
a soffiatori posteriori. Nella stagione invernale lo
stesso pianale può ospitare lama spazzaneve e
vomero, spargisale e fresa da neve. Un capitolo
a parte riguarda la manutenzione ferroviaria:
per il solo mercato francese, TreEmme propone
macchine altamente specializzate per il transito
su rotaia e su strada.
Un gruppo che investe sul lungo
periodo
L'MM170RM arriva dentro un evento, il press meeting
Merlo (a cui abbiamo partecipato), il cui
filo conduttore non erano i singoli prodotti, ma
un modello industriale che guarda al 2035 mentre
- nelle parole di Mattia Bodino, Global Event
Manager - «molti top manager di grandi aziende
pensano al dicembre 2026». Il quartier generale
di Merlo, a San Defendente di Cervasca (CN),
si estende su 337.000 metri quadrati e impiega
oltre 1.500 delle 1.700 persone del Gruppo, con
il 92% dei componenti - valvole idrauliche comprese
- ideato e prodotto internamente: un'anomalia
in un settore che normalmente le acquista
dai poli specializzati dell'Emilia-Romagna.
Macchine&Attrezzature
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7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
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Carta d'identità
Fondata nel 1964, oggi alla terza generazione familiare con Silvia, Paolo e Andrea
Merlo alla guida, l'azienda ha prodotto 7.000 macchine nel 2025 (79% export), con
una crescita del fatturato del 29% nel quinquennio 2021-2025 e una quota di mercato
del 12,7% in Europa e dell'8,6% nel mondo, appoggiandosi a otto filiali estere
e a circa 150 persone impegnate in Ricerca e Sviluppo. Anche sul fronte della formazione
il gruppo guarda oltre il singolo prodotto: il centro CFRM, fondato nel 2005,
sta evolvendo nel nuovo marchio MerloAcademy, mentre tra i riconoscimenti 2026
rivendicati dall'azienda compare anche il nuovo Cingo Elettrico a guida autonoma,
il trasportatore cingolato di TreEmme che estende l'elettrificazione oltre il perimetro
dei soli telescopici — un'ulteriore conferma di come, per Merlo, l'innovazione di
prodotto e quella industriale procedano ormai su un binario unico
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
ASSOCIAZIONI
che se il TFe43.7, versione elettrica del Turbo
Farmer, ha appena ricevuto la Menzione d'Onore
Compasso d'Oro 2026.
Sul fronte prodotto
Il capitolo più corposo del press meeting ha riguardato
il restyling della gamma Roto, i telescopici
rotativi inventati da Merlo nel 1991, con
incrementi di capacità di carico fino al 100% in
alcune zone del diagramma e un nuovo radiocomando
sviluppato per circa il 90% internamente,
mentre i concorrenti lo acquistano da fornitori
terzi. Tra le funzioni di maggiore interesse anche
per un pubblico stradale, il sistema di controllo
della stabilità ASCS permette ora di configurare
manualmente anche attrezzature non riconosciute,
la funzione opzionale di semovenza "Control-
Max" consente di azionare gli stabilizzatori e condurre
la macchina da remoto o dalla piattaforma
fino a 5 km/h, e una nuova telecamera con riconoscimento
pedoni rafforza la sicurezza di manovra
in cantiere. È stata rivista anche la gamma
Turbo Farmer, con nuova griglia di protezione superiore
FOPS SafeView (+85% di aperture per la
visibilità) e sospensione idro-pneumatica di cabina
brevettata.
Sul fronte elettrico l'azienda conferma un approccio
pragmatico: l'e-Worker, telescopico 100%
elettrico lanciato nel 2021, ha visto la produzione
scendere da due a mezza unità al giorno: «il
boom si è raffreddato», ammette l'azienda, an-
Automazione dello stabilimento
Sul piano industriale, Merlo ha inoltre illustrato
un piano di automazione dello stabilimento presentato
a febbraio 2026: 19 linee di tornitura integrate
in un sistema completamente automatico
dal magazzino alla linea di assemblaggio, robot a
guida autonoma (AGV) anche nei tunnel sotterranei
di collegamento tra i reparti, e un piano di
investimenti strutturali 2025-2028 per l'ampliamento
della fabbrica di Cervasca.
MerloMobility
Debutta infine MerloMobility, la piattaforma di telemetria
sviluppata con Movimatica - rilevante
anche per chi gestisce flotte di mezzi stradali -
che l'azienda rivendica capace di ridurre il downtime
del 20% e i costi operativi del 10-15%, oltre
ad aumentare l'utilizzo macchina del 15-25%,
in un confronto diretto che l'azienda instaura con
piattaforme di tracciamento aftermarket come
Razor Tracking e Trackunit.
Il mercato
In Italia, terzo mercato mondiale del telehandler
dopo Regno Unito e Francia, Merlo dichiara una
quota media decennale del 33% (30% nell'ultimo
anno), appoggiandosi a una rete di 68 concessionari
e 124 officine autorizzate. Il quadro indica
una leadership stabile del marchio. Sull'evoluzione
futura del mercato italiano pesano diverse
leve normative e incentivanti: il PSR 2023-2027,
gli incentivi ISI Inail per la sicurezza, il PNRR in
scadenza nel 2026, i piani Transizione 4.0-5.0 e
la ZES Unica per il Sud Italia, variabili che l'azienda
segue da vicino anche nel rafforzare la propria
rete commerciale con il programma "Partners for
Life", lanciato quest'anno per i concessionari. nn
Paolo Merlo Presidente
e Ceo del Gruppo Merlo
durante il press meeting
del 2 e 3 luglio 2026.
n Il futuro delle strade.
Se ne parlerà alla conferenza annuale IRF
a Ginevra dal 16 al 18 novembre.
n Premi OICE 2026 ingegneria
e architettura. Sono state circa 200
le candidature pervenute. Diciassette
le società premiate.
n Tutto pronto per la prossima XXII S.I.I.V.
Summer School, dal 7 all’11 settembre.
n TTS Italia, “AI e cybersecurity”.
Raccomandazioni per un ecosistema
della mobilità resiliente e sicuro.
Macchine&Attrezzature
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7/2026 leStrade
Il futuro delle strade
Se ne parlerà alla conferenza annuale a Ginevra dal 16 al 18 novembre 2026
Premi OICE 2026 ingegneria e architettura
Sono state circa 200 le candidature pervenute. Diciassette le società premiate
International Road
Federation (IRF)
2 Chemin de Blandonnet
CH-1214 Vernier (Geneva)
Tel. +41-22-306 0260
E-mail: info@irfofficial.org
www.irfofficial.org
Gonzalo Alcaraz
Direttore Generale ad interim dell’IRF
Il settore stradale globale
sta entrando in una fase
decisiva. Le aspettative
sono in aumento, i sistemi
infrastrutturali sono
sottoposti a pressioni sempre
maggiori e la necessità di
soluzioni pratiche e orientate
al futuro non è mai stata così
urgente.
In questo contesto,
la International Road
Federation (IRF) invita
professionisti delle strade e
della mobilità provenienti da
tutto il mondo a partecipare
all’IRF 2026 Annual
Conference, che si terrà dal
16 al 18 novembre 2026 a
Ginevra, Svizzera, sul tema:
“The Road Ahead: Trust,
Delivery and Innovation”
(La Strada del Futuro:
Fiducia, Realizzazione e
Innovazione).
Nel corso di tre giornate,
la conferenza riunirà
responsabili politici,
autorità stradali, operatori
infrastrutturali, investitori,
esperti tecnici, partner per lo
sviluppo e leader del settore
privato per discutere come
il settore stradale possa
realizzare sistemi più sicuri,
sostenibili, resilienti e pronti
per il futuro in un mondo in
rapida trasformazione. L’IRF
2026 Annual Conference è
concepita come un forum
pratico per decisori e
professionisti alla ricerca di
soluzioni applicabili in contesti
reali.
Un programma costruito
attorno alle sfide più
urgenti di oggi
Il programma 2026 è
strutturato attorno a tre temi
interconnessi che riflettono le
sfide affrontate oggi da enti
stradali, governi e industria.
Giorno 1: costruire la
fiducia: La conferenza
si apre affrontando una
delle priorità più importanti
del settore: ricostruire e
rafforzare la fiducia del
pubblico nelle infrastrutture
di trasporto. Le sessioni
analizzeranno come le strade
possano essere progettate
per servire meglio tutti gli
utenti, migliorare la sicurezza
e dimostrare un valore
concreto per la collettività. Le
discussioni si concentreranno
su infrastrutture inclusive,
sicurezza stradale, resilienza
applicata e sulle complesse
questioni legate ai futuri
modelli di finanziamento delle
strade.
Giorno 2: realizzare
soluzioni sistemiche:
la seconda giornata
passa dalle ambizioni
all’implementazione,
concentrandosi su come
le autorità stradali e i
professionisti stiano
trasformando gli impegni
in risultati misurabili. Le
sessioni esamineranno come
le strategie di resilienza
vengono applicate sul
campo, come integrare
circolarità e sostenibilità
nei progetti infrastrutturali
e come gli strumenti
digitali stiano trasformando
la manutenzione e la
gestione del patrimonio
infrastrutturale.
Una speciale Tavola Rotonda
dei Direttori delle Agenzie
Stradali riunirà inoltre leader
di alto livello per discutere le
priorità nella realizzazione
delle infrastrutture stradali
durante il Decennio delle
Nazioni Unite per il Trasporto
Sostenibile (2026–2035).
Giorno 3: innovare per le
strade del futuro: l’ultima
giornata sarà dedicata
alle tecnologie che stanno
plasmando i sistemi stradali
di domani. Dall’automazione
e dall’intelligenza artificiale ai
gemelli digitali e alla gestione
intelligente del traffico, le
discussioni si concentreranno
su come trasformare
l’innovazione da progetto
pilota a soluzione scalabile e
concreta per una mobilità più
sicura ed efficiente.
La conferenza si concluderà
con la Cerimonia degli IRF
Awards, che riconosce
l’eccellenza, l’innovazione
e i risultati più significativi
nel settore stradale
internazionale. nn
OICE
Associazione delle organizzazioni
di ingegneria, di architettura e
di consulenza tecnico-economica
Via G. B. Martini, 13
00198 Roma
Tel. 06.80687248
E-mail info@oice.it
www.oice.it
Mercoledì 17 giugno sera, nella
splendida cornice di Palazzo
Brancaccio a Roma, con una
partecipazione record di oltre
cinquecento ospiti, si è tenuta
la proclamazione dei vincitori
della quarta edizione dei
Premi OICE dell’ingegneria e
dell’architettura.
Circa 200 le candidature
pervenute, e 17 le società
premiate che hanno ricevuto
l’iconico mattoncino Lego in
segno di premio alle società e
ai progetti. Il riconoscimento
di CEO dell’anno è andato
a Marco Lombardi,
Amministratore delegato
di Proger, e il premio come
Migliore Progetto dell’anno
è andato a PierCurrà per
il progetto di Ark. È stato
anche assegnato il premio
alla carriera al Prof. Francesco
Karrer, «insigne accademico
e urbanista che, in veste
di legislatore, attuando la
Legge Merloni, ha saputo
valorizzare la qualità e il
merito tecnico dell’ingegneria
e dell’architettura organizzate,
in linea con le istanze OICE
e a favore del mercato e
della concorrenza», e all’ing.
Massimo Sessa è stato
conferito il premio OICE/
Ingenio per la promozione
della digitalizzazione nel
settore delle costruzioni.
Molto soddisfatto il Presidente
dell’OICE, Giorgio Lupoi che
così ha commentato la serata:
«È ormai tradizione, ogni
anno, chiamare associati e non
associati a presentare il meglio
di quanto svolto negli ultimi
tre anni in un contest che ha
l’ambizione di valorizzare le
eccellenze dell’ingegneria e
dell’architettura organizzate.
L’esito del lavoro dei giurati,
che ringrazio vivamente per
il tempo dedicato e l’impegno
profuso, ha dato lustro ad una
offerta di servizi di ingegneria
e architettura che cresce e
si qualifica sempre più sotto
il profilo qualitativo, tecnico
e professionale, in funzione
anche delle richieste della
committenza».
La lista dei premiati
Categoria A: Premi
alle Organizzazioni di
ingegneria e architettura:
1. Innovazione nell’ingegneria
e nell’architettura:
GAe Engineering.
2. ESG/Sostenibilità:
3TI Progetti.
3. Parità di genere:
Studio Martini.
4. Best place to work:
EXUP.
5. Crescita in Italia e/o Estero:
Artelia Italia.
6. Direzione Lavori e Sicurezza
nei cantieri:
FS Engineering.
7. Future Leader:
3TI Progetti.
8. CEO dell’anno:
Proger.
Categoria B: Premi ai Progetti:
1. Progetti di Pianificazione
territoriale e Rigenerazione
Urbana:
Eutecne.
2. Progetto di impatto/valenza
sociale e culturale:
Studio Schiattarella e Associati.
3. Progetti di edilizia e
infrastrutture sostenibili:
A.R.S Progetti.
4. Progetti di infrastrutture di
trasporto:
FS Engineering.
5. Progetti per logistica, l’industria
e data center:
EOS.
6. Progetti per la mitigazione
del rischio idrogeologico e per la
tutela del territorio:
Technital.
7. Progetti per l’energia:
Seingim.
8. Progetti di opere in legno:
Piercurrà.
9. Progetti di opere in
calcestruzzo:
IRD Engineering.
10. Progetti di opere in acciaio:
Technital.
11. Progetti di Restauro:
FIMA Engineering.
12. Progetti in BIM:
Politecnica. nn
Associazione IRF
Associazione OICE
124
7/2026 leStrade
leStrade 7/2026
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Aria d’estate
Tutto pronto per la prossima XXII S.I.I.V. Summer School, dal 7 all’11 settembre
TTS Italia, “AI e cybersecurity”
Ecco le nostre raccomandazioni per un ecosistema della mobilità resiliente e sicuro
Società Italiana
Infrastrutture Viarie
SIIV
www.siiv.it
Stefano Coropulis
I primi caldi si abbattono
sulla penisola, ma non
fiaccano le energie e
la vitalità della S.I.I.V.,
che, pregustando l’arrivo
dell’estate, ha ormai
definito ogni dettaglio della
prossima XXII Summer
School, in programma
dal 7 all’11 settembre
2026 a Novedrate (CO)
e organizzata dal Prof.
Edoardo Bocci e dall’Ing.
Giovanni Marchegiani, della
sede eCampus, associata
S.I.I.V. Un appuntamento
ormai consolidato, che
continua a rinnovarsi anno
dopo anno, con l’obiettivo di
offrire ai giovani ricercatori
un’esperienza di crescita
non solo scientifica e
tecnica, ma anche umana
e professionale, attraverso
momenti più ricreativi come
può essere la visita del
centro di Milano.
La cura dell’evento parte fin
dal titolo: “The Good Way”,
acronimo di Transportation
Horizons: Eco-innovative
Green Operations for
Optimal Designs in Ways,
Airports and Yards. Un
titolo che rappresenta al
tempo stesso un obiettivo
e una visione: promuovere
infrastrutture sempre più
sostenibili, innovative ed
efficienti.
Il programma offrirà una
panoramica sulle più
recenti evoluzioni nel
settore delle infrastrutture
viarie, con particolare
attenzione alla sostenibilità
ambientale, ai materiali
innovativi e alle nuove
tecnologie. Come ormai
consuetudine, gli interventi
alterneranno docenti
italiani e internazionali a
stakeholder del mondo
delle infrastrutture, così da
offrire ai partecipanti sia il
punto di vista della ricerca
che quello dell’applicazione
pratica. La prospettiva
pratica sarà garantita dagli
interventi di autorevoli
esponenti di grandi realtà
legate al mondo delle
infrastrutture viarie come
Mapei, FS Engineering,
Valli Zabban, Iterchimica,
Anas, Bitem, Bacchi Asfalti
e RMB.
S.I.I.V. significa anche
lavoro per la crescita e il
miglioramento del settore.
In questa ottica, il 22
giugno c.a. si è insediato
un nuovo Gruppo di Lavoro
S.I.I.V. che si occuperà
della redazione della
prassi di riferimento UNI
“Profili professionali del
personale tecnico addetto
alle prove sui materiali per
sovrastrutture stradali,
ferroviarie ed aeroportuali”
per conto dell’Ente Italiano
di Normazione. Partendo
dal contesto descritto, si
avverte da parte dell’intera
filiera operante nel settore
delle pavimentazioni
stradali, ferroviarie ed
aeroportuali la necessità di
definire e standardizzare
i profili professionali del
personale tecnico addetto
alle prove sui materiali,
garantendo che le
competenze acquisite siano
uniformemente applicabili
indipendentemente
dall’operatore e dal
laboratorio di riferimento.
La prassi dovrà definire e
standardizzare i principi, i
criteri e le procedure per la
qualificazione, certificazione
e mantenimento del
Personale tecnico operante
nel settore delle prove su
materiali per sovrastrutture
- inerti, leganti bituminosi,
conglomerati bituminosi
prodotti con tecnologie
hot, warm e cold, sia in
presenza di materiali
vergini sia da recupero
- al fine di assicurare la
piena rispondenza tra i
contenuti teorici, le capacità
operative e i requisiti
legislativi e ambientali
vigenti, con particolare
riguardo anche ai Criteri
Ambientali Minimi e principi
di economia circolare. La
S.I.I.V. è Project Leader
della proposta e lavorerà in
sinergia con l’associazione
MASTER (Materials and
Structures, Testing and
Research) per elaborare il
documento.
Si prevede inoltre
il coinvolgimento:
• del Servizio Tecnico
Centrale del Consiglio
Superiore dei Lavori
Pubblici;
• di ACCREDIA con esperto
in materia di UNI CEI EN
ISO/IEC 17024:2012
“Requisiti generali per gli
organismi che operano
la certificazione delle
persone”;
• di ANSFISA - Agenzia
Nazionale per la Sicurezza
delle Ferrovie e delle
Infrastrutture Stradali e
Autostradali;
• del Consiglio Nazionale
degli Ingegneri.
SAVE THE DATE:
• XXI Convegno nazionale
S.I.I.V. e XI S.I.I.V.
Arena: 26-27 novembre
2026 organizzato presso
l’Autodromo Enzo e Dino
Ferrari di Imola (BO) dalla
sede di Bologna.
• V Winter School: 13-18
dicembre 2026 a Moena
(Tn), organizzata dalla
sede di Ancona. nn
TTS Italia
Associazione Italiana della Telematica
per i Trasporti e la Sicurezza
Via Flaminia, 388
00196 Roma
E-mail ttsitalia@ttsitalia.it
www.ttsitalia.it
Morena Pivetti
Associazione Italiana
della Telematica
per i Trasporti e la Sicurezza
È diventato rapidamente uno
degli argomenti più dibattuti
ed analizzati nei convegni
che istituzioni accademiche,
associazioni imprenditoriali
e appuntamenti fieristici
organizzano per dibattere delle
innovazioni che attraversano
le nostre società: l’uso
dell’Intelligenza artificiale,
la digitalizzazione e di
conseguenza la cybersicurezza
sono entrati prepotentemente
nelle nostre discussioni
quotidiane.
Gruppo di Lavoro
per analizzare il ruolo
dell’Intelligenza Artificiale
TTS Italia, l’Associazione
Italiana della Telematica per
i Trasporti e la Sicurezza che
rappresenta il settore italiano
degli Intelligent Transport
Systems (ITS) e riunisce i
principali stakeholder pubblici
e privati del comparto, già
mesi fa aveva scelto di istituire
un Gruppo di Lavoro con
l’obiettivo di analizzare il ruolo
dell’Intelligenza Artificiale -
AI - nella mobilità moderna
e le sue intersezioni con la
Cybersecurity e redigere un
Position Paper per proporre
raccomandazioni utili a far
sì che le reti di mobilità si
sviluppino in modo sicuro,
contribuendo alla crescita
sostenibile del Paese.
Il convegno del 17 giugno
Le conclusioni del lavoro
avviato a inizio anno sono
state presentate e discusse
al convegno annuale
dell’Associazione tenutosi il 17
giugno a Palazzo Rospigliosi
a Roma, dal titolo “AI e
Cybersecurity per la mobilità
di persone e merci”, con
il patrocinio del Ministero
delle Infrastrutture e dei
Trasporti, del Dipartimento
per la Trasformazione
Digitale e dell’Agenzia per la
Cybersicurezza nazionale.
Aperto dai saluti della
Presidente di TTS Italia,
Rossella Panero, dall’Assessore
alla Mobilità del Comune di
Roma, Eugenio Patanè, e dal
Presidente dell’Intergruppo
parlamentare sulla sicurezza
informatica e la tecnologica,
l’onorevole Alessandro Colucci,
ha visto la partecipazione
per l’intera giornata di una
folta platea di esperti e di
imprese del settore. «Più la
città e le reti della mobilità
si connettono - ha messo
in evidenza l’assessore
Patanè - più si espongono al
rischio di attacchi cyber: per
difendersi il Comune di Roma
si è dotato di un dipartimento
di cybersicurezza e di un
centro operativo ad hoc. È
una battaglia che va vinta
ogni giorno: la sicurezza
informatica è la precondizione
della fiducia dei cittadini». Da
parte sua l’onorevole Colucci
si è soffermato sulla necessità
di mantenere la centralità
dell’uomo nello sviluppo dell’AI
e incentivare la collaborazione
tra istituzioni ed enti pubblici e
le imprese private.
Fabio Nussio, il coordinatore
del Gruppo di Lavoro di
TTS Italia, ha poi illustrato i
contenuti del Position Paper.
La profonda interconnessione
tra gli ITS e l’AI promette
un’efficienza, sicurezza e
sostenibilità senza precedenti
ma, contemporaneamente,
espone l’intero ecosistema a
rischi cyber esponenziali: «È
indispensabile - ha insistito
Nussio - un approccio
integrato e proattivo, guidato
da un quadro normativo
europeo, che trasformi le
vulnerabilità in resilienza e
garantisca la fiducia nel futuro
della mobilità. La prossima,
grande transizione tecnologica
europea ed italiana vedrà
dati, algoritmi e infrastrutture
digitali combinarsi per rendere
ogni viaggio più sicuro,
pulito e inclusivo». Dopo
aver ricordato che gli ultimi
rapporti di settore indicano
un’emergenza sistemica, con
un incremento del 48,7%
degli attacchi nel 2025 rispetto
all’anno precedente, Nussio
ha confermato che il valore
economico della mobilità
connessa è direttamente
proporzionale alla sua
vulnerabilità, il che richiede
una protezione dinamica e
scalabile. “La Cybersecurity
‘tradizionale’ non è più
sufficiente – si legge anche
nel rapporto finale - serve
un approccio integrato AI
+Cybersecurity, basato su
robustezza dei modelli AI,
difesa da attacchi adversarial,
protezione dei dati sensibili
usati per addestramento,
architetture ‘zero trust’, basate
sul principio ‘mai fidarsi,
verificare sempre’, SOC
potenziati con AI, compliance
normativa (UN R155, ISO
21434, AI Act, NIS2) e
adozione del paradigma
‘Compliance by Design’. La
convergenza tra ITS, AI e
Cybersecurity rappresenta uno
dei principali fattori abilitanti
della mobilità del futuro
per garantire affidabilità,
continuità del servizio e tutela
degli utenti. nn
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