Vita Con n.1 Anno 2012.pdf - Congregazione dei Figli dell ...

padremonti.org

Vita Con n.1 Anno 2012.pdf - Congregazione dei Figli dell ...

CMP/CPO di Trento

Poste Italiane SpA - sped. in abb. post. - DL 353/2003

conv. in L. 27/02/04 n. 46 art. 1 comma 3 NE/TN

Periodico trimestrale | Anno 20 - n. 1 | gennaio-marzo 2012


9

11

PROVINCIA ITALIANA DELLA CONGREGAZIONE

DEI FIGLI DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Amministrazione: Via della Luce, 46 00153 ROMA

L’orfanello dell’Immacolata 1902 - 1940

Vita concezionista 1941 - 1992

Vita con anno 20 n° 1

Hanno collaborato:

Giovanni Cazzaniga, Saverio Clementi,

Ilaria Nizzo, Gianluca Palermo,

Sergio Slavazza, Ruggero Valentini,

Raùl Sena Vénez

REDAZIONE

Via Legnani, 4

21047 Saronno (VA)

tel. 02 96708107

fax 02 96703437

info@editricemonti.it

Editoriale

3 Guardiamoci dentro

Brevi

4 Notizie e altro

15

Lourdes, Erba (Como), Saronno, Roma,

Trasparenza

Taccuino

7 Là dove la spiritualità è il sesto senso

Messico

Anniversario

9 Il fascino discreto di chi resiste

Sicilia

Dossier

11 Un secolo di medicina e di carità

17

IDI

Esperienze

15 Quando la ricerca

mette al centro la persona

IDI Farmaceutici

Chiesa

17 Spazio sacro aperto alla città

Milano

Speciale

18 Sostegno a distanza nel mondo

Solidarietà

Ricordo

20 Il bello di Anna rivive in un murale

Saronno

20

Memoria

21 Se n’è andato l’uomo del Concilio

Padre Giovanni Pagani

23 Fratel Nicolás, un piccolo tassello

di un grande mosaico

Argentina

AUTORIZZAZIONE DEL

TRIBUNALE DI ROMA

n. 214 del 26-5-1993

Associato USPI

ABBONAMENTO

La rivista è come una lettera agli amici.

Coloro che desiderano contribuire al

costo della stampa possono farlo tramite

c/c postale n° 15260003 intestato a

VITA CON.

DIRETTORE RESPONSABILE

Giannino Cazzaniga

Stampa presso Publistampa Arti grafiche

Via Dolomiti 36 - Pergine Valsugana (TN)

CHI SIAMO

Vita con” è voce della comunità di vita consacrata fondata dal Beato Luigi Maria

Monti (1825-1900) presente oggi in venti Paesi del mondo. Il carisma montiano di

sequela del Signore Gesù si manifesta attraverso la cura e l’assistenza dei malati,

l’educazione e la formazione dei ragazzi e dei giovani, soprattutto quelli più

bisognosi. Questo carisma è condiviso anche da una comunità di donne consacrate

(Figlie dell’Immacolata Concezione della carità), da operatori professionali che

collaborano nelle diverse opere e da amici, volontari, familiari che partecipano

alla promozione di una fraternità universale secondo lo spirito del Vangelo.

Poste Italiane SpA - sped. in abb. post. - DL 353/2003

CMP/CPO di Trento conv. in L. 27/02/04 n. 46 art. 1 comma 3 NE/TN

Periodico trimestrale | Anno 20 - n. 1 | gennaio-marzo 2012

Nel 1912 nasceva a Roma l’Istituto Dermopatico

dell’Immacolata.

Veniva così ufficializzata la lunga esperienza di

assistenza ai malati iniziata molti anni prima da

Padre Luigi Maria Monti.

Nel corso di un secolo sono passati dall’IDI significative

figure di laici e di religiosi. Due per tutti:

padre Antonio Lodovico Sala e fratel Emanuel Stablum.

Una storia che continua.


RILEGGERE LA STORIA

GUARDIAMOCI DENTRO

Livio Conta, Padre Monti assiste gli ammalati, Istituto Padre Monti, Arco (TN).

Con l’editoriale vogliamo mettere

in evidenza lo spirito che

attraversa gli articoli di questo

numero di Vita con, a iniziare

dal dossier sui 100 anni dell’Istituto

Dermopatico dell’Immacolata di

Roma. Sappiamo che l’IDI, proprio in

questo importante anniversario, vive

la fase più sofferta della propria storia,

come purtroppo altri ospedali cattolici

dei quali hanno parlato abbondantemente

i mass media. Il profondo

cambiamento in atto del sistema sanitario

nazionale, la sua difficile gestione

nella Regione Lazio e la pesante

crisi finanziaria generale di questi

ultimi anni hanno messo l’ospedale in

ginocchio. Ed è stata carente la lungimiranza

necessaria per capire e gestire

questa fase così complessa.

Attualmente sono in corso azioni

per dare continuità a questa preziosa

Opera della sanità italiana, sorta da

una feconda ispirazione cristiana oltre

un secolo fa. Proprio nel momento in

cui lo Stato è in ritirata rispetto ai livelli

precedenti di assistenza sociale, le

istituzioni no profit – la Chiesa in particolare

per la sua lunga tradizione nel

settore – hanno bisogno di nuova linfa.

Finanziaria certo, ma anche professionale

e motivazionale. Sono chiamate

al capezzale di uno Stato malato

senza poter essere certe degli strumenti

messi a loro disposizione. L’ar-

Il senso della storia è costituito da un filo sottile che

attraversa il quotidiano: leggere i grandi passaggi

epocali, ma anche stupirsi dei piccoli gesti. Occorre

un sesto senso, il cui organo è lo spirito.

ticolo sull’azienda “IDI Farmaceutici”

presenta un’esperienza nata proprio

come costola dell’omonimo ospedale:

dalla ricerca e dalla cura si è sviluppata

una notevole competenza

nella produzione di farmaci e di cosmetici

di qualità. C’è qualcuno che si

dice sorpreso quando apprende che

l’azienda appartiene ai “Figli dell’Immacolata

Concezione”. C’è una sorta

di blocco mentale, come se dei religiosi

non dovessero fare “queste cose”.

Eppure noi siamo da sempre impegnati

in sanità e non è assolutamente

strano per noi dedicarci a settori affini

come la ricerca e la produzione di farmaci.

È una visione globale dell’uomo

che ci appartiene e alla quale non

possiamo rinunciare.

La breve biografia di padre Giovanni

Pagani, recentemente scomparso,

ci affascina proprio per la capacità

di questo religioso di essere

insieme uomo di Dio e uomo nel mondo:

da sacerdote, da formatore, da

Superiore Generale, non ha visto alcuna

contraddizione nel favorire lo

sviluppo di IDI Farmaceutici, che sotto

il suo mandato fece il grande sal-

to con la realizzazione del primo stabilimento

a Pomezia.

Altri articoli ci portano in angoli diversi

del mondo, dalla Sicilia al Messico,

dove la presenza dei religiosi montiani

si fonde con la gente del posto,

realizzando straordinarie sinergie e significativi

luoghi di senso. Attorno a

queste piccole comunità di frati si costituiscono

dei “mondi vitali” che generano

ascolto, assistenza, spazi per

un sano protagonismo sociale ed ecclesiale.

E basta da sola la semplice

testimonianza di fratel Nicolás, che

nella sua silenziosa attività in Argentina

ha rappresentato per lungo tempo

un punto di riferimento morale per

quanti hanno ripercorso le orme del

beato fondatore Luigi Monti.

In questo caleidoscopio di varia

umanità ci sono motivi anche per

lanciare richieste di solidarietà tramite

la nostra Associazione “Dokita”,

che dà mente e braccia a favore di

tanti progetti di aiuto, per «lasciare il

mondo un po’ migliore di come l’abbiamo

trovato» per dirla con il fondatore

dello scautismo Baden-Powell.

Buona lettura. n

I - 2012 3

EDITORIALE


BREVI

LOURDES

La Croce di cappellano d’onore

a fratel Abbondanzio Millefanti

L’11 febbraio, festa di Nostra Signora di Lourdes e 154° anniversario

della prima apparizione della Bella Signora alla piccola Bernadette

Soubirous, nonché giornata internazionale degli ammalati, la

Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione è stata gratificata

con l’assegnazione della Croce di cappellano di onore del Santuario

a fratel Abbondanzio Millefanti (nella foto) per il servizio al

santuario per sei anni quale cerimoniere capo alla grotta di Massabielle.

Un servizio molto importante, liturgicamente e spiritualmente, offerto

al santuario mariano. Questo gesto è significativo non solo perché

si tratta di una riconoscenza meritata concessa al fondatore della

nostra presenza a Lourdes, ma anche perché è stato l’ultimo atto ufficiale di mons. Jacques Perrier quale

vescovo di Lourdes. L’11 febbraio, infatti, il Papa ha accolto le sue dimissioni per raggiunti limiti di età

e ha nominato mons. Nicolas Brouwet nuovo pastore di Tarbes e Lourdes.

Che questa riconoscenza sia il segno dell’impegno della Congregazione in questa Casa della Mamma

Celeste. Preghiamo perché la nostra Madre accompagni fratel Abbondanzio nella sua nuova comunità e

continui a benedire la sua e nostra Famiglia Religiosa. n

ERBA (COMO)

Dove abita la speranza

Cinque giorni di spiritualità

Sarà l’Eremo San Salvatore di Erba (Como) a ospitare alcuni giorni di spiritualità aperti a tutti coloro

che desiderano ricaricare le pile prima di riprendere le normali attività dopo la parentesi estiva.

Questo il filo conduttore degli incontri: “Dove abita la speranza”. L’iniziativa si articolerà in vari momenti.

Dal 27 al 29 agosto sarà il prof. Gregorio Vivaldelli, biblista e direttore dell’Istituto Teologico

Accademico di Trento, a guidare la riflessione sul tema: “Anno Domini 2012. Si può ancora essere cristiani?”.

Il 30 agosto il prof. Luigino Bruni,

economista ed editorialista di Avvenire,

parlerà sul tema: “Per una lettura

spirituale della crisi”. Il 31 agosto l’incontro

verterà su “Inseguendo un ideale:

il carisma di Luigi Monti è la nostra

forza”. Animeranno l’ultimo incontro fratel

Ruggero Valentini e padre Daniele

Bertoldi, rispettivamente Superiore generale

e Vicario generale della CFIC. Le

iscrizioni (numero chiuso) devono essere

effettuate entro il 27 luglio rivolgendosi

alla signora Giuliana (tel. 06.66130800,

e-mail: economato@pcfic.191.it).

L’Eremo San Salvatore (nella foto, il chiostro)

è situato in una splendida località di

mezza montagna immersa nella Brianza

comasca. Dispone di camere singole e

doppie tutte dotate di bagno. n

4 I - 2012


SARONNO

Fratel Armengol è diventato diacono

L’ordinazione nel Santuario di Saronno

Santuario del beato Luigi Maria Monti, Saronno, domenica 22 gennaio 2012. Sono rispettivamente il luogo

e la data in cui la comunità dei Figli dell’Immacolata Concezione della Casa Madre, attorniati da conoscenti

e amici, ha vissuto un evento di grazia: l’ordinazione diaconale di fratel Armengol Hurtato Payares. È un giovane

frate di origine boliviana che presta il suo servizio pastorale presso le comunità del Messico, attualmente

in Italia all’interno della comunità di Saronno, da qualche mese internazionale. Qui si è compiuto il

tempo del suo secondo grande “Eccomi” al Signore, quello che ha pronunciato, con voce forte, davanti a

mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, Vescovo ausiliare e Vicario generale dell’arcidiocesi di Milano.

Una celebrazione solenne e sobria allo stesso tempo che ha visto la partecipazione, oltre che della comunità

saronnese, anche di sacerdoti ambrosiani amici dei frati, di un gruppo di conterranei di fratel Armengol

e di un gran numero di fedeli. Un’assemblea attenta, partecipante e a tratti commossa dalla ricchezza

di gesti, parole e riti esplicativi propri della liturgia di ordinazione diaconale. Nelle foto, due momenti della

celebrazione liturgica. n

ROMA

IDI, un delfino e un elefante

in un progetto di Pet Therapy

Zoomarine è un giardino con specie tipiche e rare della macchia

mediterranea situato a Roma. Tra i progetti scientifici che saranno

sviluppati al suo interno nel corso del 2012 è compreso anche un

nuovo programma di Terapia assistita con animali (TAA) svolto in

collaborazione con l’IDI. È rivolto a soggetti con disturbo generalizzato

dello sviluppo, nello specifico l’autismo. Per la prima volta in Italia, due animali assai popolari nell’immaginario

dell’infanzia, come il delfino e l’elefante, ospiti rispettivamente di Zoomarine e del Bioparco

(altra realtà romana), sono impegnati in un progetto sperimentale a sostegno dei bambini autistici, felicemente

riassunto nella formula: “Un delfino per emergere dal proprio sommerso, una proboscide per

uscire dalla foresta dell’isolamento”. I due programmi, distinti ma paralleli, si svolgono una volta a settimana

sotto la guida del Prof. Davide Moscato, responsabile del Centro di Pet Therapy dell’IDI, e vengono

seguiti con forte interesse dalla comunità scientifica. n

I - 2012 5

BREVI


BREVI

TRASPARENZA

A proposito di ICI/IMU e accuse varie

“Diamo a Cesare quel che è di Cesare”

«È giusto dare a Cesare quel che è di Cesare». È questo il commento della CFIC dopo la recente decisione

del Governo Monti di rivedere le esenzioni dal pagamento dell’ICI/IMU che fino ad oggi hanno

riguardato gli enti non commerciali. Con non poca soddisfazione è stata accolta l’approvazione

(all’unanimità) dell’emendamento che ha disposto l’esenzione dell’imposta da parte degli enti no profit

che svolgono attività di concreta solidarietà, tra cui gli istituti scolastici paritari. È stata così evitata

una vera e propria “mazzata” che avrebbe messo in forse la stessa sopravvivenza di molte strutture.

Un caso “virtuoso” da manuale riguarda l’Istituto Padre Monti di Arco, che da otto anni ospita in affitto

la cooperativa “Gardascuola” (nella foto, la nuova scuola elementare). L’ICI è pagata regolarmente

dalla Congregazione al Comune di Arco.

Si consideri che lo stesso Istituto

Padre Monti è socio della cooperativa,

la quale è esente visti i fini istituzionali

di natura scolastica. Inoltre, l’affitto che

potrebbe essere destinato dalla Congregazione

alle molteplici attività missionarie

gestite nel mondo, finisce tutto

alla locale Cassa Rurale per pagare

i mutui accesi per ristrutturare e ampliare

il complesso scolastico dato in

uso alla cooperativa. Uno stile di grande

trasparenza e correttezza che può

essere portato ad esempio e smentire

così le accuse che da più parti sono

cadute sulle realtà religiose nei mesi

scorsi. n

SARONNO

Medicina e scienza dello sport

Esperti a convegno ricordando Mognoni

Sabato 3 febbraio 2012 si è svolto nella Sala Polivalente

dell’Istituto Padre Monti di Saronno il “9° Convegno

Nazionale di Medicina e Scienze dello Sport”.

L’evento, nato da un’idea del professor Piero Mognoni,

è servito per celebrare il quarto “Premio Mognoni”, il riconoscimento

dedicato alla memoria del noto fisiologo

e ricercatore milanese nel 2008.

Il convegno, gratuito e patrocinato dal Ministero dell’Istruzione,

Università e Ricerca, era rivolto agli operatori

dello sport e del movimento: medici, laureati in

Scien ze motorie e dello sport, personal trainer, fisioterapisti,

preparatori atletici. Ma anche gli sportivi praticanti

hanno trovato interessanti gli spunti offerti dalle

relazioni. Tutti i soggetti coinvolti, dagli organizzatori

ai relatori, sono stati allievi e/o colleghi del professor

Mognoni. Nella foto, un momento del convegno. n

6 I - 2012


MESSICO

LÀ DOVE

LA SPIRITUALITÀ

È IL SESTO SENSO

Arrivo in Messico per la prima

volta. Non porto in me alcun

pregiudizio, dove pure è facile

cadere con i soliti luoghi

comuni etnici o nazionalistici. Sempre

per ignoranza, ovviamente. Non nascondo

tuttavia una debolezza, ossia

l’indelebile ricordo adolescente

della più bella partita di calcio della

storia, quel Germania-Italia che nel

Campionato del mondo 1970, disputato

nella capitale messicana, si concluse

con una vittoria italiana dopo

un splendida prestazione da entrambe

le parti.

Vengo a visitare la nostra comunità

religiosa di Merida, nella penisola

dello Yucatan. È composta di due indiani

e un congolese, mentre un boliviano

e un camerunese sono in arrivo.

Sono qui con me, di passaggio,

anche un argentino e un canadese.

Ne risulta un bel bouquet. Segni dei

tempi.

Padre Shibu mi butta subito nella

mischia, chiamandomi a frequentare

le Messe della chiesa parrocchiale e

delle numerose cappelle. In tutto fanno

45 mila fedeli. La partecipazione è

festosa e diffusa, il senso spirituale

sprizza spontaneamente. Non che gli

Viaggio nel grande Paese latinoamericano in visita alla

comunità concezionista. Tra la gente si percepisce che il

senso spirituale non è meno importante degli altri cinque.

altri sensi siano assenti: colori, odori,

sapori, suoni e “toccamenti” (da non

intendere a… senso unico) ce ne sono

per tutti. Anche perché è carnevale

e quaggiù si fa baldoria sul serio.

La gente ha un’anima latina, ricca di

un sentimento che ha bisogno di materializzarsi.

E l’incontro con le antiche

culture Maya ha esordito qualcosa

di invidiabile quanto a generosità e

disponibilità delle persone. Con il mio

gruppetto siamo ospiti di una bella

casa che una famiglia ci ha letteralmente

consegnato.

Il mio “mestiere” esige di andare a conoscere

qualcosa della vita dei miei

confratelli: come stanno, cosa fanno,

cosa pensano. Tra fatiche e desideri.

Li vedo fagocitati dalla massa umana

che li circonda. Un po’ mi preoccupo

per questo loro impegno estenuante

e non trascuro di dare una tiratina

d’orecchie. Bisogna pur trovare un

equilibrio. Ammiro questa loro dedizione

e l’affetto che ricevono da tutti.

Lo si vede nella vita parrocchiale, ma

anche nelle semplici esigenze quotidiane:

un parrocchiano si prende cura

di riempire il serbatoio della loro

unica auto, altri si prestano spesso a

fare da autisti, e altri ancora mettono

a disposizione le loro macchine ogni

volta che serve.

I religiosi appena consacrati

con i loro familiari.

I - 2012 7

TACCUINO


TACCUINO

L’accoglienza dei bambini al Superiore Generale a Merida.

Tra i motivi del mio viaggio vi è anche

l’accoglienza in Congregazione di

due giovani, César e José Luis. Sono

i primi religiosi messicani della nostra

comunità montiana. Il bouquet

della Congregazione è sempre più

vario, ricco di storie e di progetti. Dopo

aver ricevuto la loro promessa di

seguire assieme a noi Gesù povero,

casto e obbediente, dico alla gente

che ora ci sentiamo davvero messicani.

E scoppia un emozionato applauso

di consenso.

Alla sera mi intrattengo con un gruppo

giovanile che si ispira a Luigi Monti

il quale, prima di essere un fondatore,

fu infermiere ed educatore. E,

prima ancora, un giovane lavoratore

leader tra i suoi coetanei. Questo fatto

conquista i ragazzi, e vogliono conoscere

di più l’avventura umana e

spirituale di quest’uomo. Fa un certo

effetto vedere che a migliaia di chilo-

I ragazzi

del Gruppo Montiano

con Padre Shibu.

8

metri dall’Italia vi sono ragazzi che

hanno trovato buoni motivi per ispirarsi

a un semplice consacrato di oltre

un secolo fa. In effetti, non c’è alcuna

barriera di tempo quando qualcosa ha

un senso che conquista.

Padre Shibu è l’anima di questa comunità.

È arrivato qui otto anni fa

quando aveva poco più di trent’anni.

Ormai ha eletto il Messico a sua nuova

patria: «questo Paese mi ha cambiato»,

dice. Mi racconta che prima

di venire qui era timido e ora lo vedo

esprimere un’energia attrattiva e intensamente

comunicativa. Uomini e

donne di tutte le età e condizioni lo

cercano. Miracoli della missione.

Padre Egide viene dal Congo-Kinshasa.

È tutto un’altra pasta: ha qualche

anno in più e questo lo rende

ricercato confessore e assistente spirituale

dei malati. Ha pure la passione

di scrivere e i suoi primi libri promettono

nuove sorprese. Padre Roy,

giovane prete indiano, ha una sensibilità

più vocata a una vita di convento,

ma è trascinato anch’egli dal

fervore pastorale che lo attornia. E

così lo ritrovi on the road a prestare il

suo ministero nelle numerose cappelle

o nelle comunità di suore.

Vado a fare una visita a mons. Emilio,

un franco-messicano da 17 anni arcivescovo

in diocesi. Ringrazia vivamente

per la nostra presenza e sottolinea

che Merida, con il suo milione di

abitanti, non ha solo una vocazione turistica:

da qualche tempo è divenuta

città universitaria e ospedaliera. Pan

per i nostri denti, ci diciamo tra noi frati

di Padre Monti uscendo dalla Curia.

Sulla via del ritorno in Europa ho sostato

la notte in una casa privata di

Cancun (come sempre messa a disposizione

da una famiglia amica).

La notissima località turistica si presenta

nel suo splendore. La sabbia

della spiaggia sembra polvere di

marmo bianco-ocra e nella luce della

notte ha un effetto a suo modo

abbagliante. Con i confratelli prendiamo

un boccone alla messicana in

un locale in franchising. Poco più in

là, anche se non siamo in alta stagione,

vi sono alcune “disco” gremite

di giovani (e meno giovani). Musica

ad alto volume, fiumi di birra,

tatuaggi a go-go, fanciulle accattivanti

che invitano la clientela. Questo

mondo è senza dubbio stridente con

il nostro di religiosi. Eppure questo

è il nostro mondo, quello da vivere

in questo nostro tempo. Non ne abbiamo

altri. Ne cogliamo le gioie e le

ansie, un mix in agrodolce sul quale

ci scambiamo alcune considerazioni

in controtendenza. E discorrendo ci

avviamo verso casa, contenti della

speciale avventura umana che le nostre

vocazioni ci hanno riservato, facendoci

incontrare come fratelli da

ogni angolo della terra.

In aereo, sulla rotta di Roma, rifletto

e faccio sintesi del viaggio. Mi dico

convinto che il Messico sia davvero

una terra dalle grandi opportunità:

dove portare il nostro carisma di carità,

dove ricevere entusiasmo per la

vita cristiana. Mi dico che l’Europa ha

molto da dare, ma non mi nascondo

che ha molto da ricevere. n

Ruggero Valentini

I - 2012


SICILIA

IL FASCINO

DISCRETO

DI CHI RESISTE

Ha sempre un fascino romantico,

per un “nordico”, immergersi

nella realtà di una

terra ricca di storia e di natura

come la Sicilia. Lo avverto appena

scendo dall’aereo. Uscito dall’aeroporto

di Catania incontro l’attualità,

un po’ meno romantica: è quella dei

dimostranti di “Forza d’urto” che bloccano

le strade protestando per il caro-gasolio

e per problemi legati alla

pesca. Un mix tra esigenze reali e infiltrazioni

poco lecite. Così, almeno,

mi dicono.

Nella città natale di Santa Lucia mi

aspettano per un incontro celebrativo

dei 75 anni di presenza della Congregazione

nell’isola, dapprima nella

stessa Siracusa e poi anche a Noto.

Dagli anni Novanta la nostra geografia

siciliana è molto cambiata, perché

fratel Gioacchino Santoro ha impresso

una svolta consistente che ha

visto differenziarsi le iniziative pur

con una presenza ridotta di religiosi.

In sintesi: più gente, meno congregazione.

Non deve stupire questa soluzione

che sembra penalizzare la

storia di grande dedizione di molti re-

I - 2012

Dopo 75 anni dall’arrivo nell’isola dei primi religiosi

montiani, si sta affermando un nuovo modello di presenza.

I religiosi, affiancati dai fedeli laici, si scoprono

più animatori e meno amministratori. Paradossalmente,

vengono cercati più di prima e le opere aumentano.

L’animazione dei bambini è una delle attività di Padre Monti Sud. ... ma anche un po’ di lavoro manuale.

ligiosi “montiani” nell’assistenza ai minori

in Sicilia. Va dato atto a fr. Gioacchino,

e a chi ha condiviso con lui

questa scelta, di aver voluto e saputo

suscitare un autentico protagonismo

della gente, delle famiglie, degli

operatori professionali. È la conferma

che il carisma di Luigi Monti non

è di proprietà della sua Congregazione,

ma raggiunge altri soggetti

che vi trovano ragioni di senso e di

ispirazione cristiana.

Questo “movimento”, che coniuga

azione sociale e vita ecclesiale, appare

ancora in… movimento, come la

lava dell’Etna che, colando giù per la

Valle del Bove, cerca le sue forme

definitive. A Siracusa la “Comunità

Luigi Monti” ospita dieci minorenni in

convenzione con la Regione. Sono

ragazzi, italiani e non, che affrontano

problemi con una strada tutta in sali-

ta. Shalirma (il nome è di fantasia),

originario di un Paese asiatico, è arrivato

da pochi giorni. Si legge sul volto

un dramma interiore: pare che mamma

e fratello siano stati crudelmente

ammazzati. A Palazzolo Acrei de, invece,

una comunità si dedica a bambini

più piccoli; un’altra a Ispica a ragazze

adolescenti. A Floridia è una

famiglia ad aver aperto la propria casa

ad altre mamme e ai loro figli, costituendo

un’apposita associazione.

Tutti questi soggetti, insieme ad altri,

formano l’associazione Padre Monti

Sud (www.padremontisud.it).

Sono trenta gli operatori delle varie

strutture, compresi quelli che lavorano

sul territorio per interventi domiciliari.

In molti casi i loro stipendi sono a

tempo determinato, ma non il loro impegno.

Le amministrazioni pubbliche

versano i finanziamenti con ritardo e

9

ANNIVERSARIO


ANNIVERSARIO

per gli stipendi si deve aspettare. I religiosi,

per tirare avanti, raschiano il

fondo del barile ed è quasi una fortuna

che loro non abbiano stipendio.

Fratel Antonio Angioni e fratel Giancarlo

Frulloni sono come due colonne

di un tempio ionico, uniscono la

passione educativa alla semplicità

di vita. Sono rimasti in due, perché

padre Emmanuel Kolla, originario

del Camerun, è stato da poco trasferito

in Canada. Conversando con

loro capisco che gestire attività assistenziali

non è un bell’affare, ma resta

pur sempre una buona azione. Gli

operatori sono motivati e qualcuno

riesce anche a trovare un senso in un

quadro di precarietà: «Ho imparato a

vivere con poco. Questa situazione

mi ha insegnato ad apprezzare le cose

semplici e, soprattutto, le relazioni

umane».

Già, 75 anni dopo. Vado a visitare

la struttura dell’Istituto Umberto I°

in zona Scala Greca, dove i religiosi

hanno lavorato per qualche decennio,

a nome di un Ente Morale siracusano.

Sul muro della chiesetta

leggo incisi nomi e cognomi dei primi

Fratelli “scesi” nel 1936 a iniziare

quest’avventura educativa in terra siciliana.

Erano un bel gruppetto di

lombardi, pugliesi, trentini, laziali…

come a fare unità d’Italia senza cannoni,

prigionieri, morti e rovine. Mi

compiaccio a rileggere più volte i nomi:

nel corso della loro vita nessuno

ha cambiato strada, restando fedeli

alla vocazione di consacrati e sempre

generosamente impegnati sul

fronte della carità. Per alcuni di essi

l’esperienza siciliana ha costituito un

trampolino di lancio verso nuove destinazioni

anche più impegnative.

Ci rechiamo a Messa nel famoso

Santuario della Madonna delle Lacrime.

Luca, un giovanotto che ha

deciso di conoscere più da vicino la

nostra vita, mi informa che ormai

molti non sanno più niente della pur

recente storia di questo Santuario.

Indifferenza e ignoranza avanzano,

anche in Sicilia. E pensare che una

visita alla cattedrale di Siracusa t’immerge

in 2500 anni di storia: tempio

greco, poi chiesa paleocristiana, romanica

e infine barocca. Un tutt’uno

straordinario.

I bambini delle scuole elementari

hanno realizzato molti disegni sulla

figura di Luigi Monti, poi messi in

Una “Via” che caratterizza la nuova

Siracusa.

mostra nelle sale della periferica

Parrocchia Sant’Antonio e premiati

col voto dei visitatori. Con l’intuito

della loro anima infantile rappresentano

il Fondatore in più modi, come

un gigante, come una stella. La sua

esistenza è colta tra le case, con le

famiglie, nelle corsie d’ospedale, in

una comunità-alloggio. I bambini

hanno notato che il Fondatore aveva

una cerchia di insigni personalità: i

malati, gli orfani, i poveri.

Il programma dei festeggiamenti non

lascia spazio all’esteriorità, perché

in questi 75 anni il filo conduttore è

sempre stato lo stesso, fare la carità,

animare con la carità. Per tale

motivo scopri che si tratta di una

realtà poco nota al “grande pubblico”,

ma ben nota a chi si occupa di

assistenza ai minori, come le pubbliche

amministrazioni.

Agli incontri organizzati per tenere viva

la sensibilità di tutti su temi importanti

(la scuola, gli abusi su minori

ecc.) sono presenti poche persone.

Parlano dirigenti scolastici, operatori

sociali, religiosi della Congregazione

e cogli che c’è un mondo di gente

preparata e motivata. Risulta un

Sul tetto della casa di Siracusa... avanza la modernità.

po’ distratta anche la Chiesa, una

comunità che non è fatta solo di preti

e suore: ci si chiede dove sono finiti

i fedeli laici. Resta quindi molto

da costruire perché la comunità di

coloro che seguono Gesù si presenti

col volto del samaritano e non del levita,

che pure camminava sulla stessa

strada dove giaceva un uomo mezzo

morto. Oggi siamo troppo presi dai

ritualismi secolarizzati di una giornata

senz’anima e di una settimana

senza domenica.

In Sicilia ho visto che vi sono gruppi

di resistenza. Non tutti vogliono adeguarsi

al ritmo di una velocità imposta

e alla formula di programmi TV

che fanno audience attraverso pressanti

richieste a “stare con noi”: giochi

di varia natura, euro promessi per

concorrenti a secco di cultura, spettacolini

per tenere buoni gli italiani

stanchi di giornate estenuanti o annoiati

per un lavoro che non c’è. Anche

in Sicilia, però, vi sono gruppi in

controtendenza, che non ci stanno.

E che non hanno infiltrazioni di boss

interessati ad altro.

Se 75 anni di presenza sono stati capaci

di suscitare almeno un po’ di

questo spirito civile, unito a un vivo

senso religioso, credo che valga la

pena di restare in questa amabile terra.

Nonostante la fatica, e dando fiducia

a coloro che credono in noi. Il

vecchio muore, il nuovo non nasce: è

l’eterno conflitto della storia che, irrisolto,

lascia spazi vuoti al peggio.

Ma qui i segni di speranza sono evidenti

e il bene è in lotta per avere il

sopravvento. n

Ruggero Valentini

10 I - 2012


IDI

UN SECOLO

DI MEDICINA

E DI CARITÀ

La storia di un’importante realtà

ha quasi sempre un periodo

di preistoria. Il decreto del

Prefetto della Provincia di

Roma del 27 febbraio 1912 stabilisce

ufficialmente l’inizio della storia dell’IDI

con queste parole: «Il Prefetto

decreta: sono autorizzate l’impianto

e l’esercizio della Casa di salute, sita

in Roma contrada Madonna del Riposo,

Vicolo delle Mura Vaticane n. 2

per le cure delle malattie dermopatiche

e della tigna in particolar modo,

Nel 1912 nasceva l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata.

Veniva così ufficializzata la lunga esperienza

di assistenza ai malati iniziata molti anni prima da padre

Luigi Maria Monti. Vi raccontiamo la storia.

a cura di Giovanni Cazzaniga

di proprietà del signor Antonio Sala

e diretta dal Cav. Dott. Oreste Gamba.

Il Prefetto Talpo».

Nello stesso tempo il citato decreto

stabilisce la fine del periodo “preistorico”.

Esso era iniziato con l’acquisto

della Vigna Levati e Batti situata

a circa tre chilometri da Porta

Il documento con cui cent’anni fa la Prefettura di Roma

autorizzava l’attività di cura dermatologica presso l’attuale IDI.

I - 2012 11

DOSSIER


DOSSIER

La casa di campagna nella “Vignola dell’Immacolata” dove ai primi del secolo

padre Sala, con alcuni confratelli, iniziò coraggiosamente la sua opera caritativa

tra i contadini e i pastori della campagna romana.

Cavalleggeri in una ridente zona che

da un’antica chiesetta ivi esistente,

prende nome di Madonna del Riposo.

Ivi il nostro beato fondatore padre

Luigi Maria Monti acquistò nel

1878 circa cinque ettari di terreno e

una piccola casa colonica. Il terreno

era coltivato a viti e ad alberi da frutto.

In onore del patrono dell’Istituto

lo denominò “Vigna S. Giuseppe”.

Nel gennaio 1890, acquistò il lotto

adiacente chiamato “Vignola” e la intitolò

all’Immacolata. Il beato fondatore

con l’acquisto della prima proprietà

della Congregazione al n. 1 di

via Boccea, dove questa via si divarica

dalla via Aurelia, realizzò l’antico

sogno di tutti i confratelli.

L’Ospedale di Santo Spirito

La prima Comunità di religiosi Figli

dell’Immacolata incominciò a operare

come tale nell’Ospedale di Santo

Spirito dal 1857, in sale belle come

chiese, ma male arieggiate, nelle

quali venivano accolti cento e più

infermi e nelle emergenze, con le così

dette “cariole”, si arrivava a centottanta.

La Comunità aveva poi

l’abitazione vicino alla camera incisoria

e alla camera mortuaria. Da

questa situazione nacque subito

l’esigenza per i religiosi di godere di

tanto in tanto un periodo di riposo in

aperta campagna, per poter respirare

aria pura e ossigenata. A tale sco-

po, non avendo mezzi propri per acquistare

proprietà, i Superiori di allora

presero in affitto la Casa Bersani, o

dell’Orologio tuttora esistente. Anch’essa

nelle vicinanze del Santuario

della Madonna del Riposo. Dopo

quattro anni i religiosi della comunità

di Santo Spirito ebbero, sempre in affitto

pagato dal principe Doria Pamphili,

parte del Casaletto San Pio V,

costruito come residenza estiva dei

Papi, sulla via Aurelia Antica. E vi stettero

dieci anni, ritenendo questa sede

Casa Madre dell’Istituto. Da ultimo la

giovane Comunità prese in affitto

una vigna. Dopo tre anni, visto che

essa non dava il frutto sperato, scaduto

il contratto, non venne più rinnovato.

Era il 1878. Dopo venti anni il

problema di salute della comunità ritornò

impellente.

Nello stesso lasso di tempo il beato

fondatore, giunto a Roma nel 1858,

provò la dura fatica dell’infermiere nell’ospedale

Santo Spirito fino al 1860.

Dovette ritornare a Bovisio suo paese

natale nell’Alto Milanese per riprendersi

dalla prostrazione fisica. Rientrò

a Roma dopo quattro anni, «perché si

sentiva proprio in cuore di partire per

Roma, perché colà eravi un campo

molto più vasto e più comodo a saziare

i suoi desideri, di aiutare e sollevare

notte e giorno il prossimo infermo,

sperando così da Dio una larga

retribuzione alle sue fatiche nel giorno

Padre Antonio Lodovico Sala, l’iniziatore

dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata.

della ricompensa…» (Storia Generale

cap. IV n. 3).

Passò quattro anni nell’attività della

bassa chirurgia tra mignatte (e in Santo

Spirito ve n’erano 80.000), malarici

e tubercolotici. L’obbedienza poi

lo volle in Orte, Priore dell’ospedale

di quella città. Dopo avervi trascor so

un periodo brillante come operatore

ospedaliero dai molti ruoli, ritornò

a Roma. Nel 1877, con l’assenso di

Pio IX, p. Monti prese in mano il timone

della navicella da lui progettata.

L’anno dopo realizzò il sospirato sogno

della comunità portando a termine

le trattative, che ristagnavano per

l’acquisto della Vigna Levati e Batti.

Combinò per 13.000 lire con più opportune

modalità di pagamento. Le

chiavi della vigna furono sue.

In quel luogo p. Monti aveva in animo

di costruire, quando ne avesse

avuto la possibilità, un ospedale dove

i suoi religiosi avrebbero potuto

esercitare il primo nobilissimo scopo

specifico della Congregazione ed

essere nello stesso tempo, per tutti,

palestra di attività ospedaliera. Ne

aveva anche studiato la sistemazione

topografica. Ne fanno fede due

antichi ulivi da lui piantati, che avrebbero

dovuto segnare l’inizio di un

lungo viale avente per sfondo la Cupola

michelangiolesca.

Dall’ospedale Santo Spirito e dalla Casa

generale in Trastevere accedevano

12 I - 2012


a turno i Fratelli alla Vigna S. Giuseppe.

La casa era accogliente. Infatti in

essa si celebrò nel 1887 uno dei Capitoli

generali più importanti della

Congregazione presieduto dal Card.

Lucido M. Parrocchi, Vicario del

Papa per la città di Roma. La zona

era invitante ma era abitata da poca

gente: pastori fissi e nomadi, salariati

agricoli. I mezzi di comunicazione

erano inesistenti. Per questo la Casa

S. Giuseppe si era dotata di un calesse

che all’uopo faceva spola tra la

“Vigna” e la città.

Racconta fr. Eugenio Arlati: «In ottobre

si usava dare uno svago ai Fratelli

in diverse riprese, andando alla

vigna per una giornata. P. Luigi veniva

anche lui, ed era lui stesso che teneva

allegri i Fratelli. Si stava lì tutto il

giorno a godere un poco di libertà»

(Testimonianze a padre Monti, n. 606

p. 242). La Vigna S. Giuseppe era un

idillio per i religiosi. L’Agro Romano

invece, particolarmente per quello

che riguardava la sanità, era in abbandono.

Pertanto i fratelli infermieri

si prestavano per interventi di pronto

soccorso di vario genere.

Lodovico Sala

alla Casa S. Giuseppe

Nato ad Aicurzio, un paesino a trenta

chilometri da Milano, dove la piana

del Po sfuma nella verde Brianza, il 30

aprile 1857, Antonio Lodovico Sala

ebbe in sorte di incontrarsi, nel 1879,

con il suo conterraneo padre Luigi

Monti, che in cerca di vocazioni presso

i parroci, sostava talora nei paesi

della Brianza durante i suoi ritorni alla

terra d’origine. Antonio aveva 22

anni e fu conquistato dall’invito di

p. Monti. Non esitò ad abbandonare

le cure dei ricchi e fecondi campi paterni

per rivestire l’abito azzurro della

Congregazione dei Figli dell’Immacolata

Concezione, in solenne atto di

fraternità verso i sofferenti. E prese il

nome di Lodovico.

Due anni dopo egli venne ammesso,

per singolarissima distinzione, alla

professione dei voti perpetui e quindi,

quasi subito, a far parte del ristretto

Consiglio di padre Monti. È di

questi anni l’inizio dei suoi privati studi

di medicina e ancor più della pratica

al capezzale degli infermi. Gli fu

palestra il glorioso ospedale di Santo

Spirito in Saxia, che fungeva allora

da clinica universitaria e che accoglieva

la maggioranza dell’umanità

dolorante della città di Roma. Corsero

tempi eroici, che videro i Concezionisti

impegnati in un’opera caritativa

senza risparmio di forze fisiche e

morali. Esempi di vera edificazione si

offrirono agli occhi del giovane Sala,

sotto la specie del sacrificio della vita

di alcuni confratelli, stroncati nel

fiore dell’età dalla tremenda fatica.

Nel contempo si aprì alla sua mente

l’orizzonte delle conoscenze scientifiche

dietro la guida di insigni maestri

della medicina.

Conseguì il diploma per l’esercizio

della bassa chirurgia e della odontoiatria.

Il tirocinio, peraltro, non riuscì

meno severo e coscienzioso; donde

la conseguenza che la diuturna sperimentazione,

oltre all’assidua partecipazione

come auditore alle lezioni

di docenti illustri, gli attribuì ben presto

un’approfondita conoscenza dei

morbi cutanei, della diagnosi di questi

e delle complesse terapie.

Il beato Luigi Monti fondatore aveva

un occhio particolare per la Casa

S. Giuseppe, suo primo acquisto.

Seguiva con paterna apprensione lo

sviluppo degli eventi. Allora il governo

di Francesco Crispi aveva in animo

di incamerare i beni degli istituti

religiosi. Pertanto era necessario trovare

strumenti giuridici di difesa, pure

per la Vigna S. Giuseppe. Anche

l’attività di volontariato ospedaliero a

favore dei residenti e a persone di

passaggio sorta spontaneamente,

obbediva al suono del campanello

della porta. Andava organizzata. Né

si poteva trascurare la Vigna. Pertanto

p. Monti Superiore generale, pensò

di mandare alla Casa S. Giuseppe

fr. Lodovico. Gli inviò una lettera da

Saronno il 9 luglio 1898. Tra le altre

cose scrisse: «…E stando le cose come

stanno, io avrei piacere che la vostra

presenza nella casa S. Giuseppe

fosse continua, sotto ogni riguardo.

Voi lo sapete quel proverbio che dice:

“L’occhio del padrone ingrassa

il cavallo”. Perciò fate questo sacrificio

e il Signore vi ricompenserà».

Da sinistra un articolo tratto da L’Orfanello dell’Immacolata del 1908 e il frontespizio della pubblicazione sulla cura della tigna.

I - 2012 13

DOSSIER


DOSSIER

Padre Sala tra i suoi malati. Gli è a fianco il dott. Emanuele Stablum, primo medico dei

Concezionisti, suo erede spirituale e discepolo nella cura dei dermopazienti.

Fr. Lodovico obbedì come si apprende

dalla lettera di p. Monti al suo Vicario:

«Da Saronno oggi ho ricevuto

la vostra e quella di Lodovico, e ne

sono contento poiché egli si adatta

ad andare alla (casa, ndr) di S. Giuseppe,

pel bene di quella Famiglia»

(Oropa 15 luglio 1898).

La missione nell’Agro Romano

Il Sala vantava, oltre a quanto si è

detto sopra, dieci anni di esperienza

sanitaria acquisita nella Casa di salute

di Saronno, nell’ambulatorio dentistico

annesso alla stessa opera e

soprattutto nell’ospedale civile di Saronno,

allora in formazione.

Acquistò il potente microscopio Koristka

il cui uso era divenuto essenziale

per le diagnosi e per seguire le

terapie della tigna e per le altre patologie

della pelle. Comprende che il

bene che si può fare in quel campo è

grande. Vuole però essere sicuro che

quella è la volontà di Dio. Chiede

udienza al Santo Padre Pio X.

Il Santo Pontefice così si espresse:

«Diteci, diteci, siamo desiderosi di

sapere. Coraggio, Padre Sala, quest’opera

è volere di Dio che si faccia

e si farà; per mezzo del nostro Segretario

fateCi avere un pro-memoria

e cercheremo di aiutarVi in quanto

Ci sarà possibile» (udienza del 27

ottobre 1903).

Fr. Lodovico Sala, divenuto sacerdote

nel 1904, alla sua opera assisten-

ziale unì anche la missione di sacerdote

nell’Agro Romano, svolta in

unione di carisma e di intenti con

don Luigi Guanella, fondatore dei

Servi della Carità. P. Sala al di qua

della via Aurelia per i malati di pelle;

don Guanella al di là per i derelitti.

Con la benedizione del Vicario di Cristo

e con la carità dei tanti benefattori,

p. Sala diede inizio ai ricoveri alla

Casa S. Giuseppe a favore dei dermopazienti.

In particolare per i tignosi.

Nell’Agro di Roma un grandissimo

numero di bambini era afflitto dall’indebellabile

parassita contro il quale

si usavano tecniche di cura estremamente

rozze e dolorose, anche nei

più qualificati ospedali di Roma. Non

Il microscopio Koristka acquistato

da padre Sala a Vienna nel 1903.

poche le riserve della medicina ufficiale

e delle autorità sanitarie nei

confronti di p. Sala e del piccolo

drappello di religiosi che si dedicava,

per semplice slancio di carità e non

per lucro, alla cura di ammalati ritenuti

fino a quel momento inguaribili e

reietti dal civile consorzio per l’abiezione

delle piaghe che ne ricoprivano

i miseri corpi. Ma la probante catena

delle guarigioni – una statistica eccezionale

che non registrava un solo

fallimento – è la palmare dimostrazione

che p. Sala non aveva ereditato

alcuna formula magica.

L’Orfanello dell’Immacolata, allora

l’unica rivista della Congregazione Figli

dell’Immacolata Concezione, nel

n. 1 del 1909 pubblicava un articolo

dal titolo “Per una cura provvidenziale”,

nel quale si presentava per la seconda

volta lo “Specifico Sala” e gli

effetti risolutivi del farmaco di p. Sala

per la terapia della tigna. Tra l’altro si

diceva: «La cura si compie senza alcuna

depilazione; e la riproduzione

dei capelli è totale e perfetta». In conclusione

l’articolista riportava le dirette

parole del dott. Luigi Palozzi

primo collaboratore di p. Sala: «Tale

metodo mi fu proposto dal Rev.mo

P. Lodovico Sala dei Religiosi Concettini,

e da me studiato e scientificamente

adottato in maniera da offrire

sicuro affidamento, sia per il nessun

pregiudizio alla salute degli infermi,

sia per la sicurezza del medesimo.

I risultati superarono le nostre aspettative,

poiché le guarigioni stabili si

ottennero in un periodo che va dai

40 ai 60 giorni. Ringrazio sentitamente

il P. Lodovico Sala per avermi con

tanta fiducia scelto a Collaboratore,

l’Ecc.ma Deputaz. Prov. che accolse

la mia domanda di esperimentare

la nuova cura, l’egregio Prof. Orrei,

Cons. Prov. per avermi con ogni suo

potere facilitato l’esperimento: ed infine

il Prof. Frattali, il quale con criterio

scientifico di cui è notoriamente

dotato, prestò con tanto amore l’opera

sua di severo controllo. Roma 9

novembre 1908 Dott. Luigi Palozzi».

Questa la nobile genesi dell’Istituto

Dermopatico dell’Immacolata, che il

decreto prefettizio sopra citato ha

voluto confermare concedendo le

giuste facoltà per le necessarie strutture

sanitarie. L’IDI così è entrato nella

storia della medicina e della carità

evangelica. n

14 I - 2012


IDI FARMACEUTICI

QUANDO LA RICERCA

METTE AL CENTRO

LA PERSONA

IDI Farmaceutici è una delle realtà

più significative tra quelle

che fanno capo alla Congregazione

dei Figli dell’Immacolata

Concezione. Nasce negli anni ’60 e

ha sede a Pomezia, la cittadina situata

a pochi chilometri di distanza

da Roma, sede di altre aziende che

operano nel settore. Da sempre si

occupa della protezione e del benessere

della pelle. «La nostra azienda

– dice Luciano Ragni, consigliere

delegato – vive da oltre 50 anni un

Un funzionale auditorium ospita spesso convegni scientifici.

profondo legame con quella storia

del Paese che si rifà all’esperienza di

carità e di soccorso medico risalenti

a metà del XIX secolo. Ci prendiamo

cura delle malattie della pelle, offrendo

la nostra professionalità ed esperienza

con una sensibilità che ci distingue

nel panorama italiano. Una

differenza da difendere e valorizzare,

grazie alla quale potrà fornire un contributo

unico in un mercato dove tutte

le aziende si somigliano. Per noi non

conta solo il business, ma anche il ri-

Sorge a Pomezia una delle

più significative realtà

in campo scientifico legate

alla CFIC. Esperienza

e capacità di adeguarsi

ai più moderni standard

produttivi nella

dermatologia clinica

e della cosmesi.

La moderna sede di IDI Farmaceutici.

spetto della salute delle persone». Il

personale attualmente alle dipendenze

dell’azienda ammonta a circa

80 unità. Il presidente del Consiglio

di Amministrazione è padre Franco

Decaminada.

L’esperienza e la capacità di adeguarsi

ai più moderni standard produttivi e

di ricerca hanno reso IDI Farmaceutici

una tra le aziende italiane del settore

maggiormente note e apprezzate in

campo medico e scientifico. Il costante

impegno verso ogni specifica patologia

dermatologica ha permesso

all’azienda di sviluppare metodi di trattamento

molto vicini al paziente e di

realizzare prodotti innovativi e di alta

tecnologia.

La dermatologia è oggi una branca

della medicina molto specializzata. I

farmaci di questo tipo occupano il

10% nella spesa farmaceutica nazionale,

pari a circa 650 milioni di euro.

L’impegno nella ricerca e il continuo

aggiornamento tecnologico hanno

consentito a IDI Farmaceutici di raggiungere

un livello di eccellenza per

la qualità dei suoi prodotti, ma anche

di aumentare il proprio fatturato nel

canale della distribuzione tramite le

I - 2012 15

ESPERIENZE


ESPERIENZE

L’ACCORDO

CON LA MSD SI APRONO

NUOVI ORIZZONTI

Un importante accordo commerciale e scientifico è stato siglato qualche

mese fa tra IDI Farmaceutici e MSD Italia, la consociata italiana

dell’azienda farmaceutica americana Merck & Co. Inc., che vanta una

presenza radicata nel nostro Paese dal 1957. Politiche commerciali,

espansione dei mercati e future sinergie in ricerca e sviluppo nel campo

della dermatologia: questi i tre pilastri dell’accordo. L’anno scorso la MSD

ha concluso un accordo di fusione con l’americana Schering-Plough che

la porta ad essere il secondo gruppo farmaceutico a livello mondiale con

circa 100mila dipendenti e attività in più di 140 Paesi.

MSD distribuirà in tutte le farmacie italiane i prodotti IDI, assicurando

così una presenza capillare, riservandosi inoltre l’opzione di

commercializzazione anche in Europa e Canada, al fine di raggiungere

un’espansione in mercati finora non coperti. IDI Farmaceutici si impegnerà

invece nella promozione di alcuni prodotti dermatologici MSD.

Sul fronte della ricerca, le possibilità di sviluppo riguardano farmaci

oncolitici e antiblastici, già in fase avanzata di sviluppo negli Stati Uniti, in

partnership con gli ospedali del Gruppo IDI-IRCCS (Istituto di Ricovero e

Cura a Carattere Scientifico), leader mondiale nella ricerca dermatologica.

La collaborazione offre enormi potenzialità anche in un’area di eccellenza

della tecnologia italiana come quella della rigenerazione tissutale e

della biotecnologia cellulare, e in particolare dei lembi tissutali. n

farmacie. Negli ultimi due anni si è registrato

un incremento del giro d’affario

del 26%.

«Le chiavi di questo successo – aggiunge

Ragni – risiedono in una sua

particolare caratteristica: è un’azienda

che fa della dermatologia clinica

un criterio di ricerca e l’unica al mondo

a far parte di un gruppo avente al

suo interno l’ospedale dermatologico

tra i più importanti d’Europa, anche

per il numero di posti letto, con pos-

Una veduta dei laboratori scientifici.

sibilità di sviluppare farmaci in stretta

connessione all’attività clinica ospedaliera,

anche grazie a dotazioni e

tecnologie produttive d’avanguardia».

Questa sinergia tra azienda e ospedale

ha creato un network che permette

un reale scambio interdisciplinare di

conoscenze e competenze all’interno

di un gruppo unico. In questo modo è

più facile raggiungere l’obiettivo di soluzioni

terapeutiche vicine alle reali

esigenze di medici e pazienti.

Il moderno stabilimento di Pomezia

ospita un Laboratorio di Ingegneria

Tissutale e Fisiopatologia Cutanea

in grado di produrre cellule capaci di

ricostituire tessuti da utilizzare per rigenerare,

riparare o sostituire tessuti

umani, oppure per ristabilire la normale

funzione biologica o fisiologica. Un

procedimento che potrà dar vita a terapie

avanzate per poter guarire anche

le più importanti patologie dermatologiche,

come le ulcere croniche

degli arti inferiori, le grandi ustioni, le

malattie della pigmentazione come la

vitiligine. Ma non solo. Grazie a un recente

accordo con una importante

azienda farmaceutica internazionale

(vedi box a lato), i prodotti di dermocosmesi

targati IDI potranno essere

più facilmente acquistati nelle farmacie

di tutt’Italia. In oltre quarant’anni di

esperienza, è stata prodotta una linea

di protezioni solari d’avanguardia.

La storia di IDI Farmaceutici conosce

anche significative esperienze nel

campo della solidarietà, diretta emanazione

dello stretto collegamento

con la CFIC. «Abbiamo maturato una

eticità in tutte le scelte aziendali. Siamo

“ossessivamente” etici. E questo

senza dimenticare tutto quanto serve

per restare competitivi su un mercato

che sta attraversando un momento di

particolare difficoltà, soprattutto nell’accesso

al credito. Le prospettive di

sviluppo sono però interessanti».

L’originario impegno assistenziale,

me dico e spirituale al fianco delle comunità

più bisognose si è trasformato,

nel corso degli anni, in costanti

investimenti e donazioni per favorire

la costruzione di opere assistenziali

nei Pae si più poveri e disagiati. Non

mancano forme di collaborazione

con altre realtà della Congregazione

sparse nel mon do, come in Albania

e in Corea del Sud.

«L’ispirazione che ci viene dal nostro

azionista di riferimento (la CFIC, ndr)

– conclude Luciano Ragni – ci permette

di riconoscere e valorizzare le

capacità di tutte le persone che fanno

parte della nostra azienda. Favorisce

lo spirito di gruppo, premia il merito,

le idee e i pensieri, promuovendo

la fiducia e il rispetto. Grazie a tutto

questo, IDI Farmaceutici è riuscita nel

tempo a maturare un elevato profilo

di esperienza e professionalità». n

Saverio Clementi

16 I - 2012


MILANO

SPAZIO SACRO

APERTO

ALLA CITTÀ

«L

a Chiesa siamo tutti noi

che veniamo convocati

nel luogo sacro, ma

rigenerati dal perdono,

siamo chiamati a donare la nostra fede

e noi stessi a coloro che il Signore

ci fa incontrare ogni giorno».

Con queste parole il cardinale Angelo

Scola ha salutato i molti fedeli che

lo attendevano, domenica 11 marzo,

nella parrocchia milanese dedicata

all’Immacolata Concezione, l’unica

affidata alla cura pastorale della CFIC

in Italia.

L’arcivescovo di Milano ha presieduto

la lunga e suggestiva liturgia

della dedicazione della chiesa e consacrazione

dell’altare, nel Cinquantesimo

dell’edificazione della chiesa

stessa e nel 25° anniversario della

fondazione della parrocchia. Accolto

dal parroco, padre Mario Pesenti, e

da molti religiosi, tra cui il Superiore

generale fratel Ruggero Valentini, il

Cardinale dopo la simbolica consegna

delle chiavi della chiesa, la benedizione

dell’acqua al fonte battesimale

e l’aspersione del popolo, in

ricordo del battesimo, ha espresso

tutta la sua gioia di Pastore.

«Delle tante azioni che l’Arcivescovo

è chiamato a compiere, nessuna è

per sua natura così preziosa e così

cara come la visita nelle parrocchie

e nelle realtà dove tutti i fedeli e tutti

i battezzati vivono quotidianamente.

Anche se quasi mai i mezzi di comunicazione

danno rilievo alla visita nella

parrocchia, questo è per l’Arcivescovo

uno tra gli atti più importanti e

più cari del suo ministero. Perché il

ministero del sacerdote è tutto in

funzione del popolo di Dio», ha detto

aprendo la sua omelia.

Gioia che diventa ancora più rilevante

per il gesto della Dedicazione, che

Il cardinale Angelo Scola ha solennemente dedicato

la chiesa e consacrato l’altare della parrocchia milanese

dedicata all’Immacolata Concezione.

Il card. Angelo Scola consacra l’altare della chiesa.

marca «attraverso i gesti liturgici questo

spazio sacro spalancandolo sulla

piazza e a tutta la realtà del vostro

quartiere così significativo per Milano».

Ma dedicare una chiesa cosa significa?

E, ancora, cosa è la Chiesa

nel suo complesso? O meglio chi è la

Chiesa? La Chiesa siamo noi, anzi un

«noi comunionale», infatti, se come

diceva già Romano Guardini, che il

Cardinale cita, «la Chiesa deve rinascere

dalle anime», «noi oggi potremo

dire in modo più completo che la

Chiesa deve rinascere dalla persona.

Allora, la Chiesa in senso proprio è il

lasciarsi convocare tutte le domeniche

da Gesù sacramentato, lasciando

le nostre case e convenendo nel

luogo sacro per rigenerarci – attraverso

la domanda di perdono – nella verità,

nella bontà e nella bellezza della

nostra vita quotidiana».

Perché per la verità cristiana

che non esiste separazione

tra “recinto” sacro e

ciò sta fuori: niente deve

essere profano per il cristiano.

Da qui l’importanza «di

venire nel tempio consacrato,

fatto di marmi e di mura,

ma nella consapevolezza

che il tempio vivo siamo

noi che portiamo il grande

dono che, a nostra volta,

abbiamo ricevuto, nel quotidiano,

sperimentando la

vita con una forma eucaristica,

come diceva il beato

Giovanni Paolo II. Il che

significa – ha sottolineato

l’Arcivescovo – il dono di

noi stessi a tutti coloro che il Signore

ci affida». Dalla famiglia, con il

ruolo di sposi, genitori aperti alla generazione

e alla vita, ma anche nel

lavoro, specie nelle difficoltà presenti

e nella festa.

«Pensiamo alla rilevanza del riposo

festivo, che è da conservare, perché

è spazio di comunione, così come la

festa è un luogo sociale. Se in una

famiglia il papà fa riposo un giorno,

la mamma un altro, il figlio un altro ancora,

non si attinge il riposo in senso

forte».

Infine, facendo riferimento alla dedicazione

della parrocchia: «La Madonna,

come Immacolata Concezione,

dice bene quale deve essere lo

stile che dobbiamo imparare: essere

tesi con lo sguardo rivolto a Cristo,

invocando il rapporto con lui attraverso

la comunità cristiana». n

I - 2012 17

CHIESA


SPECIALE

I progetti SaD nel mondo Solidarietà

AFRICA

Nel Congo R.D. Dokita opera a fianco dell’OSPEOR, “L’Oeuvres

Sociales pour la Protection des Enfants Orphelins et de la Rue”,

un ente fondato dal padre Concezionista Francesco Cavalieri,

e offre una risposta concreta al fenomeno dell’abbandono

dei bambini “Sorcier” ritenuti portatori di malocchio, da parenti

o dalla comunità e, per questa ragione, allontanati se non

addirittura uccisi nella città di Kinshasa.

In Camerun Dokita, insieme alla CFIC, aiuta centinaia di

ragazzi garantendo loro scolarizzazione, assistenza sanitaria

e sociale. In Costa d’Avorio, dove la condizione dell’infanzia

è in costante peggioramento a causa del conflitto interno, Dokita

e la CFIC sono presenti ad Abidjan con un progetto per la cura

dei bambini orfani, mentre in Nigeria sostengono la “Blessed

Luigi Maria Monti Community”, che dal 2003 si occupa di

bambini a rischio nella città di Enugu.

SUD AMERICA

Nel continente sudamericano in Brasile c’è il CAIA, il “Centro

di Attenzione Integrale all’Adolescente” che dal 2005 permette,

a migliaia di minori della Favela Vila Morenitas di Foz do

Iguaçu, di uscire dalla spirale della povertà, dell’ignoranza e

della violenza. Dokita è presente anche in Bolivia e Honduras

dove collabora con la CFIC per aiutare i minori di strada. Iniziato

nel 2003, “SOS Niños” è un progetto finanziato in Perù con il

Sostegno a Distanza e si rivolge, oggi, a più di 100 minori

dislocati in 13 villaggi sulle alture nella valle di S. Eulalia,

nell’estrema periferia di Lima.

INDIA

Dokita è presente anche in India

dove affianca la CFIC sostenendo

bambini e bambine dai 3 ai 18 anni

che scappano dalla miseria e dalla

violenza, portatori di handicap

fisici e mentali, orfani o che

provengono da famiglie povere.

Nelle Filippine, Dokita con la CFIC

si rivolge soprattutto a ragazzi

disabili fisici e mentali.

18

EUROPA dell’EST

Nella città di Medjugorje

Dokita aiuta i minori

abbandonati.

SOSTEGNO

NEL MONDO

Dokita onlus e i missionari della Congre

zione promuovono insieme vari progetti

e disabili.

Il Sostegno a Distanza (SaD) permette di aiutare

concretamente i minori che non hanno

diritti, perché sono stati loro negati o semplicemente

perché non li hanno mai conosciuti.

Il SaD cambia la vita dei bambini abbandonati,

orfani e disabili perché li aiuta

a crescere, ad andare a scuola, a giocare

e uscire dalla povertà.

Dokita, insieme ai missionari della CFIC, sostiene

da trent’anni una quindicina di progetti

SaD che dall’Europa dell’Est si esten-


A DISTANZA

gazione dei Figli dell’Immacolata Concedi

aiuto ai bambini abbandonati, orfani

dono all’Africa, all’Asia fino all’America

Latina occupandosi direttamente di 1.500

ragazzi e di altri 5.000 minori nelle comunità

di appartenenza.

Dokita considera il Sostegno a Distanza

uno degli strumenti principali per affermare

i diritti fondamentali dell’uomo.

Il SaD è la speranza per migliaia di minori

di avere un futuro migliore, nella loro terra

d’origine!

Con meno di un euro al giorno puoi

cambiare la vita di un bambino

abbandonato, orfano, disabile o povero.

Il SaD è un impegno che va oltre il

contributo economico perché consente

di accompagnare un bambino nel suo

progetto di vita, donandogli l’attenzione

e l’amore che si dà a un figlio.

Scegli come donare

Conto Corrente Postale n. 22445001 intestato

ad Associazioni Volontari Dokita Onlus

• con Bonifico bancario sul conto corrente

bancario di Banca Prossima

IBAN: IT 36 Q 03359 01600100000001058

Con PayPal sul sito www.dokita.org

Dokita aderisce al ForumSaD, il forum permanente

per il Sostegno a Distanza, segue le disposizioni

governative presenti nella “Carta dei Principi e dei

Criteri di Qualità del SaD”, e sottoscrive le “Linee

Guida per il SaD di minori e giovani” emanate

dall’Agenzia per le Onlus. Dokita opera nel rispetto

dei principi indicati nelle Linee Guida, garantendo

così trasparenza e qualità nei progetti, offrendo

ai sostenitori informazioni chiare e complete sul

contributo versato a sostegno dei bambini

e delle loro comunità di appartenenza.

Tutte le donazioni a Dokita onlus sono deducibili

o detraibili dalle tasse.

Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito

www.dokita.org, inviare una mail ad

adozioni@dokita.org o telefonare al numero

06 66155158.

19

SPECIALE


RICORDO

SARONNO

IL BELLO DI ANNA

RIVIVE

IN UN MURALE

Ho conosciuto Anna Accorsi

indirettamente. L’ho conosciuta

attraverso alcuni dei

pazienti che ha seguito e

che continuano a frequentare il Poliambulatorio

Padre Monti di Saronno,

per loro uno spazio di scoperta, di

stupore, di gioco, di crescita; attraverso

le persone che hanno collaborato

con lei e che ne hanno attraversato il

lutto per giungere a quello che sono

ora; ancor prima di sapere chi fosse,

attraverso un amico, che poi ho scoperto

essere suo figlio, padre Fausto,

uomo colto, intelligente, profondo e

sorridente; attraverso la sua foto appesa

nel corridoio della Neuropsichiatria

In fan tile (NPI), che la raffigura

accovacciata in uno spazio aperto,

all’altezza dei bambini, con il sorriso

sulle labbra e con tutte attorno le foto

dei bambini che ha curato, negli spazi

laboratoriali delle palestrine, attraverso

giochi, disegni, colori, racconti;

l’ho conosciuta attraverso ricchi

scambi di pensieri, ricordi, proposte,

spazi, poesie...

La dottoressa Anna Accorsi, neuro -

psichiatra infantile prematuramente

scomparsa dieci anni fa, era la coordinatrice

dell’équipe della NPI dell’Istitu-

Il murale del Poliambulatorio di Saronno. In alto, Anna Accorsi.

Sono trascorsi dieci anni da quando Anna Accorsi ci ha

lasciati. Il suo ricordo continua a restare vivo a Saronno

grazie anche a un murale realizzato da un ragazzo.

to Padre Monti di Saronno dove è stata

maestra di molti professionisti che

attualmente ancora esercitano la loro

professione presso lo stesso Istituto,

ma è stata anche loro compagna di

giochi.

Anna ha lasciato una grande impronta

all’Istituto Padre Monti tanto che si

può ancora respirare la sua presenza

nella sensibilità degli operatori e nell’attenzione

ai piccoli. Da qui la proposta

degli operatori di dedicare a lei

il reparto di NPI, a dieci anni dalla sua

scomparsa.

Ma chi è Annina per chi l’ha conosciuta

direttamente? È colei che nell’agire

terapeutico sapeva sperimentare

la terapia del gioco, giocando

e cogliendo con straordinaria e sorprendente

intuizione il momento opportuno

da cui scaturiva la scintilla

generatrice di un pensiero dinamico

e creativo, analogico e dialogico, il

momento in cui il bambino finalmente

riusciva ad aprirsi alla vita. È colei insieme

alla quale si

scopre che nulla va

lasciato intentato e

bisogna saper veder

oltre. A partire da

questi insegnamenti

è nato un incontro:

tutto è cominciato

per un gioco.

La lettura commossa

e condivisa di un

passaggio del nuovo

libro di Anna, I

pensieri della vita, il

desiderio di un ra-

gazzo che accompagniamo di esprimersi

e di lasciare il segno.

Fabio è un nostro ragazzo dell’Istituto

Tecnico Industriale (ITI) Padre Monti

che ha attraversato difficoltà e che è

passato per uno spazio terapeutico di

interesse scoprendo la sua arte: il colore,

la forma, il gesto, l’espressione, il

proprio esserci nel mondo, il proprio

modo di vederlo. Fabio si è offerto, con

fondamentale generosità e gratuità, di

dedicare un murale ad Anna nel corridoio

della Neuropsichiatria Infantile

adiacente alle palestrine del piano terra

del Poliambulatorio. Fabio si è dichiarato

disponibile a realizzare gratuitamente

l’opera, concepita anche in un

percorso personale di conoscenza di

sé presso la NPI, e la sua proposta per

la realizzazione del murale presenta

la tematica delle profondità marine, a

simboleggiare l’importanza della scoperta

della bellezza delle profondità di

ciascuno, tesoro prezioso da conoscere,

custodire e valorizzare.

La firma dell’artista che accompagna

l’opera è oltre, un richiamo ad andare

oltre la superficie, le apparenze, alla

scoperta, dentro ciascuno, di mondi e

tesori nascosti, che noi operatori sanitari

siamo chiamati a far emergere.

Questa attenzione alla disponibilità e

fiducia è riposta in Fabio: desideroso

di esprimere e di esprimersi, è l’eredità

più bella che ci ha consegnato.

Questa è la cura e questo è ciò che

cura davvero! Andare oltre. Penso che

Anna sia d’accordo. n

Gianluca Palermo

20 I - 2012


PADRE GIOVANNI PAGANI

SE N’È ANDATO

L’UOMO

DEL CONCILIO

Far memoria della vita dei 98

anni di padre Giovanni Pagani

mi risulta facile. Per il

semplice motivo che ha mantenuto

nella sua esistenza un’identità

di fondo, per cui è rimasto lui, in tutti i

diversi stadi della vita.

La sua evoluzione fisica, culturale,

non ha oscurato la sua straordinaria

bontà di animo, la sua spiritualità, la

sua semplicità di vita, la sua serenità

di spirito. Anzi, si sono resi maggiormente

manifesti questi doni ricevuti

da Dio, cammin facendo.

Era nato a Vicovaro, ridente paese

a 45 chilometri da Roma, bagnato

dall’Aniene. Ricco di due poli di attrazione

spirituale: il Santuario di

Maria Avvocata Nostra e l’antico

Convento di San Cosimato. Paese

molto accogliente. Nel giugno 1944

dopo la liberazione di Roma dai tedeschi,

il paese ospitò trenta aspiranti

concezionisti guidati da padre

Giovanni per quindici giorni e offrì

loro cibi di cui si era persa memoria:

pane bianco, polenta alla “spianadora”

con le lumachelle, i “follacciani”

(i fichi di luglio).

Giovanni crebbe in una famiglia numerosa.

I figli, rimasti presto orfani di

padre, furono educati dalla madre tenera

e forte, che diede loro le fondamenta

per vivere bene nella chiesa,

nella famiglia e nella società.

A dodici anni lasciò la famiglia e il

paese per entrare come aspirante alla

vita consacrata nel piccolo Seminario

della Congregazione Figli dell’Immacolata

Concezione, situato

nel cuore di Trastevere. Seguì il curriculum

classico di formazione della

Congregazione. I primi studi al Seminario

minore diocesano di Roma,

la vestizione dell’abito nel 1930,

il noviziato di due anni a Bergamo

Il religioso si è spento alla veneranda età di 98 anni.

Sacerdote consacrato a Dio nell’umile servizio della carità.

Fu Superiore Generale della CFIC per dieci anni.

Padre Giovanni Pagani (a destra) con fratel Ruggero Valentini. In alto, al momento

della sua elezione a Superiore Generale nel 1958.

culminato nella prima professione

nel 1932. Ritornò a Roma per seguire

gli studi superiori di filosofia e

teologia alla Pontificia Università

Gregoriana in ordine al sacerdozio,

ordine sacro che ricevette nel luglio

1939.

Padre Giovanni, inserito nella comunità

della Scuola Apostolica in via

Monti di Creta, si impegnò nell’insegnamento

della matematica e della

lingua francese, del canto liturgico

agli aspiranti. Nello stesso tempo, invitato

da fratel Emanuele Stablum,

si dedicò alla catechesi del personale

e dei malati nel limitrofo Sanatorio

dell’Immacolata. Quando nel

1939 scoppiò la seconda guerra

mondiale, tutto divenne più difficile

per tutti. Durante i primi tre anni la

guerra si mantenne lontana da Roma.

Ma nel 1943, e precisamente il

19 luglio, Roma fu bombardata. Si

vedevano dalla terrazza dell’IDI e

della Scuola Apostolica le bombe

sganciate dalle “fortezze volanti” americane,

che solcavano indisturbate il

cielo azzurro di Roma. Padre Giovan-

I - 2012 21

MEMORIA/1


MEMORIA/1

ni divenne Superiore e direttore della

Scuola Apostolica, in quella stagione

estiva.

La situazione precipitò l’8 settembre,

data dell’armistizio con gli Alleati, e

l’inizio dell’occupazione tedesca di

Roma e della proclamazione delle

leggi marziali. Furono nove i mesi allucinanti

per la città. Malgrado tutto

questo, nella Scuola Apostolica i

programmi di formazione continuarono

e così i programmi scolastici,

anche se si studiava al lume di ceroni.

Padre Giovanni collaborò con il

dott. Emanuele Stablum al salvataggio

degli ebrei condannati alla

Shoah, ospitandoli nell’ospedale e

nella Scuola Apostolica, con il rischio

della propria vita.

A via Monti di Creta 4 c’era una cittadella

da sfamare: 80 malati, 90

Ebrei e rifugiati politici, 4 comunità

religiose. Padre Giovanni per la sua

parte trovò degli escamotage per cui

gli aspiranti arrivarono al 4 giugno

1944 piuttosto “snelli”, ma ancora in

salute. Pur soffrendo enormemente

della situazione, padre Giovanni trasmetteva

serenità. Si mirava più che

a vivere a sopravvivere.

Nel tempo della ricostruzione dell’Italia

padre Giovanni, fino al 1958,

fu membro di diverse comunità, svolgendo

in esse un apostolato a lui

molto congeniale e gratificante. Fu,

infatti, sacerdote in varie comunità,

educatore di giovani, cappellano

o spe daliero. Ovunque e sempre al

servizio di tutti per risolvere le più svariate

incombenze. Questo suo tour

apostolico di circa dieci anni dal Nord

al profondo Sud e alle Isole, ebbe termine

a Siracusa.

Improvvisamente ebbe una comunicazione

del tutto inaspettata. Il presidente

del Capitolo straordinario del

1958 gli chiedeva se fosse disponibile

ad assumere la carica di Superiore

Generale. Accettò nello spirito

più puro dell’obbedienza alla volontà

di Dio. Fu la sua disarmante semplicità

a ridare serenità alle comunità.

Inviava messaggi ricchi, non tanto di

profonda dottrina, ma di genuina spiritualità

e di affetto fraterno che creava

comunione.

Fu docile alle iniziative della SCRIS

che, in ossequio al dettato del Concilio

Vaticano II da poco celebrato,

aveva inviato a tutti gli Ordini e alle

Congregazioni di vita consacrata il

I membri del Capitolo generale del 1958, dal quale uscì eletto padre Giovanni Pagani.

decreto Renovationis Causam. In esso

era raccolto l’invito ad aggiornare

i testi delle Costituzioni e dei Regolamenti

particolari.

Per realizzare questo invito padre Giovanni,

Superiore Generale, coinvolse

tutte le comunità, proponendo ad esse,

per quattro volte di seguito, la riflessione

sui nuovi testi delle Costituzioni

e sui vari emendamenti proposti

ai vecchi paragrafi. Il suo governo durò

10 anni. In questo periodo si realizzarono:

la presenza in Canada, la nuova

Scuola Apostolica a Velletri per la

Provincia Italiana, l’assunzione della

gestione dell’ospedale di Bosa. Nel

Mons. Fiorenzo Angelini (a sinistra)

con padre Giovanni Pagani.

1968 esercitò la presidenza del Capitolo

straordinario voluto dalla SCRIS.

Padre Giovanni ottenne la facoltà,

sempre dalla SCRIS, che il Capitolo

straordinario fosse anche elettivo. Infatti

alla fine del Capitolo cessò il suo

mandato due anni prima della normale

scadenza: si sentì rinascere. Ancora

però fu “caricato” dell’autorità di Superiore

Provinciale dell’Italia Centro

Meridionale. Con la creazione dell’unica

Provincia Italiana fu libero di riprendere

il suo tour per le varie comunità

della Penisola e di attendere con

ancora più cura particolare alla Congregazione

delle Figlie dell’Immacolata

Concezione della Carità. Istituto

che sempre ha avuto da padre Giovanni

un’attenzione particolare. Ad essa

ha donato formazione, istruzione,

consigli per la sana amministrazione e

di governo. Soprattutto ha collaborato

a rinnovare il testo delle loro Costituzioni.

Visse quasi un secolo di vita, di

cui 75 anni di consacrazione a Dio nell’amore

fondato di fede fiduciale, insieme

a 73 anni di sacerdozio con il

quale ha diffuso la parola di Dio con

semplicità, sottolineando le meraviglie

che i sacri testi contengono, il fascino

della persona di Cristo Gesù.

Padre Giovanni non sarà una meteora

nella storia della Congregazione. Fu

troppo ricco di umiltà e di spirito di servizio,

per cui la sua testimonianza sarà

una luce permanente per guidare i

consacrati a Dio a servire direttamente

l’uomo nel bisogno e nel dolore. n

Giovanni Cazzaniga

22 I - 2012


ARGENTINA

FRATEL NICOLÁS,

UN PICCOLO TASSELLO

DI UN GRANDE MOSAICO

Ha raggiunto la casa del

Padre uno dei religiosi più

anziani della comunità

montiana argentina. Una

vita vissuta con sempicità

riempiendo bene il posto

che Dio gli aveva affidato.

Fratel Santos Nicolás Roldán.

L

a bellezza di un paesaggio

è il risultato di una somma

di elementi. Anche per il

“paesaggio umano” accade

la stessa cosa: ognuno di noi occupa

un posto, costruisce uno spazio,

lo rende nobile con le azioni, crea vita.

Dio colloca ogni elemento del

paesaggio, mette ogni persona al

posto giusto e gli affida una missione,

quella di fecondare il mondo per

renderlo sempre più abitabile. Dalle

nostre scelte e azioni deriva la realizzazione

del disegno che Dio ha affidato

a ciascuno di noi. Fratel Santos

Nicolás Roldán era un tassello

importante del paesaggio della nostra

comunità di Vaqueros (Salta), in

Argentina. Uno di quegli elementi

che faceva più bello il luogo, poiché

la sua vita era in sostanza questo:

presenza attiva e calore.

Arrivare a Salta e incontrare Nicolás

era come trovarsi in un posto già conosciuto,

sentirsi accolto ed essere

amato.

Fratel Santos Nicolás Roldán era nato

l’1 novembre 1924 a Rio Seco,

provincia di Tucumán. Da giovane

aveva conosciuto la fatica di doversi

guadagnare il pane quotidiano. Entrato

nella CFIC, professò i primi voti

il 19 marzo 1952. La memoria di un

suo compagno di allora rievoca quegli

anni: «Era venuto al Centro Padre

Monti di Córdoba per iniziare la sua

formazione, e poco dopo il suo arrivo

prese in mano una scure e cominciò

a tagliare la legna, che in quel tempo

veniva utilizzata per riscaldare l’acqua

con cui i fratelli si lavavano».

Così ha iniziato e così ha terminato i

suoi giorni, perché anche quando il

trascorrere del tempo e il progredire

inesorabile della malattia condizionarono

le sue forze, Nicolás non ha

mancato di esercitare le sue funzioni

tutti i giorni, come sempre con grande

semplicità. La sua esistenza è trascorsa

in modo quasi nascosto, silenziosa.

Una vita, la sua, spesa nei

gesti semplici della quotidianità, che

è riuscito però a trasformare in qualche

cosa di straordinario.

Ha lavorato quasi tutta la sua vita in

quello che allora era conosciuto come

“internado”, un luogo dove i bambini

vivevano insieme ai fratelli. Un contesto

dove venivano messi in pratica

gli insegnamenti del Fondatore in

ambito educativo. Nicolás ha tradotto

in tutta la sua pienezza il significato

della paternità, che non è superiorità,

ma offerta totale di sé.

Quando le sue forze erano ormai ridotte,

aveva nel parlare come una

sorta di desiderio di

esprimere il profondo

amore che nutriva

per ogni Fratello

della Congregazione.

Ognuno di noi

sapeva di essere costantementepresente

nelle sue preghiere.

In questo modo

garantiva la presenza

della Provvidenza

nella famiglia. Nicolás

ha saputo guardare oltre gli

eventi trovando nelle cose e nelle

persone i segni di Dio.

All’età di 87 anni gli fu diagnosticata

una patologia tumorale. Affrontò anche

questo problema come aveva

sempre fatto di fronte alle difficoltà

della vita: dichiarò guerra alla malattia

e seguì con la massima diligenza tutte

le cure suggerite dai medici. Nella

sua umiltà non si sentiva degno delle

attenzioni di coloro che lo assistevano.

La mattina del 20 dicembre

2011, in silenzio come aveva vissuto,

si addormentò nel Signore. Il suo

volto non mostrava i segni del dolore

fisico, si percepiva soltanto la sua

grande pace interiore.

Non è facile abituarsi a vivere nel

Collegio San Cayetano e non vedere

più Nicolás. La memoria della sua

testimonianza costituisce una parte

importante del patrimonio spirituale

di coloro che ci hanno preceduto. Testimonianza

di una vita consacrata a

Dio, edificata da piccoli gesti quotidiani,

ripetuti non per semplice abitudine,

ma con la certezza di agire

nel quadro di un disegno superiore

che noi non possiamo sempre capire

del tutto. n

Raúl Sena Vélez

I - 2012 23

MEMORIA/2


NOVITÀ E CONSIGLI DI LETTURA

Per informazioni e acquisti: Editrice Monti

Via Legnani, 4 - Saronno (VA) • tel. 02.9670.8107 • info@editricemonti.it • www.editricemonti.it

Giorgio Vecchio

CRISTIANI NEL DESERTO

Charles de Foucauld, Primo Mazzolari e Arturo Paoli

€ 7,00 pp. 72

Un saggio molto interessante, basato anche su

documenti inediti, in cui si scoprono i fili che legano

tra loro tre dei personaggi più significativi e profetici

della Chiesa: il beato Charles de Foucauld,

fondatore di una ricchissima e variegata famiglia

spirituale; don Primo Mazzolari, ben noto per

i suoi numerosi scritti e per le prediche accorate

e taglienti; fratel Arturo Paoli, già viceassistente

nazionale dell’Azione Cattolica Giovani ai tempi di

Carlo Carretto, poi religioso con i Piccoli Fratelli e

testimone di carità tra i poveri dell’America Latina.

ANDIAMO A GESÙ CON…

SAN LUIGI GUANELLA

Illustrato a colori da Vittorio Sedini

€ 3,80 pp. 40

Santi non si nasce ma si diventa. Così è stato

anche per Luigi Guanella. Arricchita dalle

preziose illustrazioni di un disegnatore attento

al mondo dei più piccoli come Vittorio Sedini,

questa biografia consente anche ai bambini

e ai ragazzi di conoscere in modo agevole

la figura affascinante di San Luigi.

INCONTRO

CON FRATEL

MICHAELDAVIDE

SEMERARO

L’Istituto Padre Monti, l’Editrice Monti e la Libreria InChiostro, in collaborazione

con le Parrocchie di Saronno, hanno promosso la presentazione del libro

Caro Giobbe (Edizioni La Meridiana) di fratel MichaelDavide Semeraro.

Presso il Salone dell’Istituto Padre Monti di Saronno si è radunato un folto

pubblico, attento e coinvolto, che ha dialogato con l’Autore, con padre

Aurelio Mozzetta, con Marina Santo e con Franca Longhi, sulle tematiche

toccanti e intriganti che il libro biblico di Giobbe (e in particolare la lettura

che ne fa il famoso monaco benedettino della Koinonía de la Visitation)

sanno suscitare.

Fermarsi non si può

PER UN TREKKING DELLA SANTITÀ

Fermarsi non si può

PER UN TREKKING DELLA SANTITÀ

RAGAZZI

ANIMATORI

FERMARSI NON SI PUÒ

Per un trekking della

santità

Illustrati da Bruno Dolif

Libro per gli animatori pp. 160 € 11,00

Libro per i ragazzi pp. 152 € 11,00

Realizzati in collaborazione con

l’Équipe del Centro Guanelliano

di Pastorale Giovanile, questi sussidi

sono uno strumento utile

nell’organizzazione di campi estivi

per ragazzi e preadolescenti. Sono

strutturati in tre parti: le schede per

l’animazione; le proposte di preghiera;

il materiale utile per l’organizzazione

del “grest”. L’invito che gli autori

fanno ai ragazzi è quello di partire

per un viaggio dove, pur sembrando

chiara la meta da raggiungere, ci si

trova a fare i conti con l’imprevisto.

Due piani temporali diversi si

intersecano per portare i ragazzi

a fare un trekking… della santità,

sull’esempio di san Luigi Guanella.

Tra diverse avventure i ragazzi sono

portati a sperimentare che già alla

loro età possono coltivare quei semi

di santità che Dio ha posto e pone

dentro di loro; come diceva San Luigi:

«Fermarsi non si può!». La scansione

dei testi prevede nove tappe più tre

giornate tematiche, adattabili

a seconda delle esigenze di chi

organizza il campo estivo. Le schede,

ciascuna con un suo tema, possono

essere utilizzate anche per incontri

singoli durante tutto l’anno!

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