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latino latinità regole grammaticali traduzione ... - Il saturatore

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latino latinità regole grammaticali traduzione CyberLatinus grammatica latina online

Tarcisii Dominici Caementarii CyberLatinus SITUS

Quid est CyberLatinus? Cur?

Auctores et exempla

sintassi del periodo

sintassi del verbo

sintassi dei casi

grammatica di base

Quis T. D. Caementarius?

Attributiones et cetera

Reperta note storiche fabula Mitte mihi nuntia:

cyberlatinus@lycosmail.com

Palaestra test di verifica metrica

Cave! Hospites Optima visio: 800x600 Internet Explorer

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file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/index.html15/03/2005 0.59.42

S C A R I C A

CyberLatinus

SITUS


QuidCur

CyberLatinus situs è un programma che si rivolge agli insegnanti e agli studenti dei Licei e

degli Istituti Magistrali – soprattutto degli ultimi anni di corso – che tuttavia può servire

anche agli studenti universitari e per la preparazione ai concorsi.

CyberLatinus situs sintetizza le regole della grammatica latina attraverso schemi chiari, ma

sicuramente completi. Lo studio risulta quindi più intuitivo e l'apprendimento più

approfondito e organico, in virtù dei numerosissimi collegamenti tra le diverse parti della

grammatica, che agevolano anche il ripasso delle regole.

CyberLatinus situs è un programma che continua a crescere: oltre al completamento della

grammatica, infatti, è in allestimento un archivio contenente test di verifica, un altro

comprendente brani d'autore analizzati e tradotti e, infine, un elenco continuamente

aggiornato di link a siti utili per lo studio della lingua e della letteratura latina.

Contribuisci anche tu al miglioramento di CyberLatinus situs inviando suggerimenti,

integrazioni e osservazioni tramite l'indirizzo E-mail cyberlatinus@lycosmail.com

HOMEPAGE

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/_private/quidcur.htm15/03/2005 0.59.43


testmask

HOMEPAGE

Test di verifica dell'apprendimento

TEST-1

difficoltà: medio-bassa

contenuti: verbi - sintassi

dei casi - sintassi del

periodo.

TEST-3

difficoltà: medio-bassa

contenuti: verbi - sintassi

dei casi - sintassi del

periodo.

TEST-2

difficoltà: media

contenuti: verbi - sintassi

dei casi - sintassi del periodo

-letteratura delle origini.

TEST-4

difficoltà: medio-bassa

contenuti: verbi - sintassi

dei casi - sintassi del verbo -

sintassi del periodo.

Altri test... nelle prossime settimane.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/testmask.htm15/03/2005 0.59.43


Quarta1

LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO

Allievo /a : __________________________

A. TRADUCI LE SEGUENTI VOCI VERBALI (0.25 punti per ogni risposta esatta):

1] MONEAM

2] AUDIEBATIS

3] LEGISSEMUS

4] VELINT

5] EAT

6] FERES

7] FERRENTUR

8] CAPIEMINI

9] CHE IO ESORTI (hortor)

10] VINCI!

11] SARÒ VINTO

12] SARETE STATI VINTI

13] AVEVA DETTO

14] ESSERE VISTO

15] LEGGETE!

16]MAGARI VINCESSE!

B. TRADUCI LE SEGUENTI FRASETTE (0.25 punti per ogni risposta esatta):

1] Tu nobis videris ridere

2] Turpe nobis visum est falsa dicere

3] Consules iubentur scribere

4] Suebi centum pagos habere dicuntur

C. SEGNA CON UNA X SOLO LE LOCUZIONI CORRETTE (0.25 punti per ogni risposta

esatta)

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/quarta1.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.44


Quarta1

GALLI CAESARI STRENUOS VISI SUNT

NOBIS AMICI ERRORUM PAENITERE VIDENTUR

MILITES IUBENTUR ESSE STRENUI

EX URBE ROMA PROFECTI SUMUS

DICUNTUR PHILOSOPHI ESSE MAGNANIMI

PATRI VISUM EST FILIOS ADMONERE

VESTRA, AMICI, HOC MAXIME INTEREST

NOBIS EXEMPLA OPUS SUNT

D. SEGNA CON UNA X SOLO LE AFFERMAZIONI CORRETTE (0.25 punti per ogni

risposta esatta):

IL PARTICIPIO CONGIUNTO ESPRIME SEMPRE UNA

FUNZIONE DI PROPOSIZIONE SUBORDINATA.

IL PARTICIPIO CONGIUNTO ESPRIME SPESSO UNA

FUNZIONE DI PROPOSIZIONE COORDINATA.

LE PROPOSIZIONI CONCESSIVE ESPRIMONO UNA

CIRCOSTANZA A CAUSA DELLA QUALE SI COMPIE

QUANTO ESPRESSO DALLA DIPENDENTE.

LA FRASE "UT DESINT VIRES,TAMEN VOLUNTAS

LAUDANDA EST" CONTIENE UNA PROPOSIZIONE

CONCESSIVA IPOTETICA.

"ACCIDIT UT..." INTRODUCE UNA PROPOSIZIONE

COMPLEMENTARE DIRETTA ESPLICATIVA CON

VALORE OGGETTIVO.

IL PERIODO IPOTETICO DIPENDENTE DEL 3° TIPO O

DELL' IRREALTÀ NON SEGUE LA C.T.

LE PROPOSIZIONI CONSECUTIVE SEGUONO SEMPRE

LA C.T.

"ANTEQUAM" / "PRIUSQUAM" + INDICATIVO

INDICANO UN RAPPORTO DI SUCCESSIONE DELLA

TEMPORALE RISPETTO ALLA PRINCIPALE.

IL "QUOD" DICHIARATIVO INTRODUCE UNA

PROPOSIZIONE COMPLEMENTARE INDIRETTA O

AVVERBIALE.

I VERBI DI ECCELLENZA RICHIEDONO IL DATIVO

DELLA PERSONA CHE SI SUPERA E IL DATIVO DELLA

COSA IN CUI SI È SUPERIORI.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/quarta1.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.44


Quarta1

LA FRASE "SI VALEREM, SCRIBEREM" COSTITUISCE

UN PERIODO IPOTETICO DELLA REALTÀ.

"POSTQUAM" + INDICATIVO PRESENTE STORICO (O

ALTRI TEMPI) INTRODUCE UNA PROPOSIZIONE

TEMPORALE CHE SI TROVA IN RAPPORTO DI

ANTERIORITÀ RISPETTO ALLA PRINCIPALE.

_________________________________________

(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)

_______________________________________________

Punti: _____ Voto: ______

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/quarta1.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.44


Terza1

LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO

Allievo /a : __________________________

1.Traduci le seguenti forme verbali (0.25 punti per ogni risposta esatta):

1. Potesse

2. Avevano potuto

3. Avranno potuto

4. Volete

5. (tu) voglia

6. Sopporta! (fero)

7. Andrete

8. Vai!

9. Mi ricordo

10. Preferite (malo)

11. Esorterete (hortor)

12. Avremo esortato

13. Sarà vestito (vestio)

14. Siate lodati

15. Avevate lodato

16. Fossero stati amati

17. Vinci!

18. Siate vinti

19. Saranno stati vinti

20. Avremo vinto

2. (0.25 punti per ogni risposta esatta):

A. La seguente frase: "Aesopus traditur fabulas scripsisse":

¤ è corretta.

¤ non è corretta e va riscritta così:

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (1 di 4)15/03/2005 0.59.44


Terza1

B. La seguente frase: "Iubeor proficisci" va tradotta:

¤ mi si ordina di partire.

¤ ti ordino di partire

C. La seguente frase: "Tu putaris verba non vera dixisse" si traduce:

¤ credo che tu abbia detto parole non vere.

¤ si crede che tu abbia detto parole non vere.

¤ tu credi di aver detto parole non vere.

D. La seguente frase: "Consules vetitum est tacere":

¤ è corretta.

¤ non è corretta e va riscritta così:

E. La seguente frase: "Responde, si tibi videtur" si traduce:

¤ rispondi se hai visto bene.

¤ rispondimi ciò che ti sembra opportuno.

¤ rispondi, se ti sembra opportuno.

F. Nella seguente frase: "A natura sustinentur ea quae gignuntur a terra":

¤ si trova una proposizione relativa propria accessoria (o incidentale).

¤ si trova una proposizione relativa propria accessoria (o incidentale).

¤ si trova una proposizione relativa impropria.

¤ si trova una proposizione relativa propria necessaria.

G. Nella seguente frase: "In hac insula est fons, cui nomen Arethusa est":

¤ si trova una proposizione relativa propria necessaria.

¤ si trova una proposizione relativa propria accessoria.

¤ non si trova alcuna proposizione relativa.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (2 di 4)15/03/2005 0.59.44


Terza1

H. Le proposizioni relative:

¤ sono proposizioni subordinate circostanziali o avverbiali.

¤ sono proposizioni subordinate sostantive o completive.

¤ sono proposizioni subordinate attributive o appositive.

3. Traduci le seguenti frasi (0.25 punti per ogni risposta esatta):

– Dux ait suum esse militum saluti consulere -

– Civium est legibus oboedire -

– Exercitus Romanorum Gallorum copias proelio vicit -

– Eius est -

– Mihi opus est libro -

– Cato ipse filium litteras docuit -

– Non decet regem ira -

– Bonorum civium interest patriam salvam esse -

4. (0,5 punti per ogni risposta completa):

– Quali furono le prime forme di poesia drammatica a Roma? Delineane sinteticamente le origini e le caratteristiche.

– Per quali motivi Livio Andronico è considerato l'iniziatore della letteratura latina?

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (3 di 4)15/03/2005 0.59.44


Terza1

_________________________________________

(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)

_______________________________________________

Punti: _____ Voto: ______

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (4 di 4)15/03/2005 0.59.44


Terza2

LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO

Allievo /a : __________________________

_______________________________________________________________________

– [Punti 0,25 per ogni risposta corretta e/o completa] –

[1] Quali tra le seguenti frasi contengono proposizioni esplicative oggettive?

¤ Legati venerunt ut pacem peterent.

¤ Legimus ut discamus.

¤ Galli Romam legatos miserunt ut pacem peterent.

¤ Eo, ut erat dictum, ad colloquium venerunt.

¤ Ne id facias a te peto.

¤ Mea magni interest te ut videam.

[2] Quali tra le seguenti frasi contengono una proposizione dichiarativa?

¤ Accedit quod ingeniis excellentibus delectatur.

¤ Multum ad terrendum nostros valet clamor, quod suum periculum

in aliena vident virtute constare.

¤ Homines hoc a bestiis differunt, quod rationem habent.

¤ Omitto quod pericula subire paratus sum.

¤ Superbum te esse dicunt, quod nihil respondeas.

[3] Quali tra le seguenti frasi contengono una proposizione infinitiva oggettiva?

¤ Doleo te vexari tempestatibus.

¤ Galli se omnes ab Dite patre prognatos esse praedicant.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza2.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.44


Terza2

¤ Iudices negant te esse innocentem.

¤ Nivem esse albam omnes cernimus.

¤ Turpe est sapienti timere mortem.

¤ Bonorum civium interest patriam salvam esse.

[4] Vero o falso?

V F - Una proposizione dichiarativa è una subordinata sostantiva.

V F - Una proposizione causale è una subordinata circostanziale o

avverbiale.

V F - Le proposizioni relative sono anche chiamate attributive o

appositive.

V F - Le proposizioni relative con il congiuntivo sono sempre

improprie.

V F - L’ut esplicativo soggettivo ha valore affine a quello

consecutivo, ma significa "che" e non "così che".

V F - Le proposizioni relative con l’indicativo sono sempre

proprie.

[5] Individua la/le particolarità presente/i nelle seguenti frasi

5.1 Centurionis impetus saluti fuit suis -

5.2 Doctrina Graeci Romanis antecedunt -

5.3 Gratulor tibi quod salvum te recepisti

5.4 Cum sint in nobis consilium ratio prudentia, necesse est

deum haec ipsa habere maiora -

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza2.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.44


Terza2

5.5 Non quod probem sed quia rationem habendam (esse)

maxime arbitror pacis atque otii -

5.6 Nihil opus est simulatione et fallacibus -

- Laudaremur

- Moniti estis

- Legetur

- Audimini

- Este

- Ibis

- Mavis

- Sitis

- Moneant

- Legistis

- Audiemus

_________________________________________

(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)

_______________________________________________

Punti: _____ Voto: ______

[6] Traduci i seguenti verbi :

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza2.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.44


Terza3

LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO

Allievo /a : __________________________

_______________________________________________________________________

– [Punti 0,5 per ogni risposta corretta e/o completa] –

[1] Individua e spiega le particolarità presenti nelle seguenti frasi:

1.1. - Amissis quadraginta navibus, reliquae tamen refici posse videbantur.

1.2. - Fortis animi et constantis est non perturbari in rebus asperis.

1.3. - Nunc mihi opus est consiliis tuis et amore et fide.

1.4. - Catilina iuventutem, quam illexerat, multis modis mala facinora edocebat.

1.5. - Quid agam? Contendam Romam?

1.6. - Utinam Marius omnes secum suas copias duceret!

1.7. -Non dubitari potest quin fuerint ante Homerum poetae.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza3.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.45


Terza3

1.8. - Sic utinam fuisset! Utinam ne Carthaginem redisset!

2.1. - Nella frase: "Plura ne scribam impedior dolore":

¤ Si trova una proposizione sostantiva.

¤ Si trova una proposizione finale.

¤ Si trova un congiuntivo esortativo negativo.

2.2. - La frase: "Metuo ne laborem augeam" si traduce:

¤ Temo di non aumentare la fatica.

¤ Temo di aumentare la fatica.

¤ Non temo di non aumentare la fatica.

2.3. - La frase: "Timeo ne non sustineas" si traduce:

¤ Temo che tu non resista.

¤ Non temo che tu resista.

[2] Scegli la risposta esatta:

¤ Temo che tu resista.

2.4. - Nell’interrogativa disgiuntiva: "Voluptas melioremne efficit aut laudabiliorem virum?":

¤ La particella "aut" esprime una contrapposizione assoluta al primo membro.

¤ La particella "aut" esprime una spiegazione o correzione del primo membro.

¤ L’interrogativa non è disgiuntiva!

2.5. - La frase: "Id evenit anno ipso ante quam natus est Ennius" contiene:

¤ Una proposizione temporale in rapporto di successione rispetto alla reggente.

¤ Una proposizione temporale in rapporto di simultaneità generica rispetto alla reggente.

¤ Una proposizione temporale in rapporto di anteriorità rispetto alla reggente.

¤ Una proposizione relativa propria necessaria.

– Vivete!

[3] Traduci:

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza3.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.45


Terza3

– Andate!

– Potrei parlare (loquor)

– Che avremmo dovuto dire?

– Ammettiamo che io vinca

– Si potrebbe credere

– Nessuno potrebbe dubitare

_________________________________________

(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)

_______________________________________________

Punti: _____ Voto: ______

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza3.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.45


Autori

HOMEPAGE

Le opere degli Autori qui riportati presentano l'analisi delle particolarità più

importanti, attraverso link ipertestuali alla grammatica. Per evidenti motivi, non si

è ritenuto opportuno continuare ad annotare le particolarità ricorrenti nella stessa

opera sulle quali ci si sia già soffermati una o più volte. Si stanno inoltre

preparando le traduzioni.

CATULLO - LIBER

CICERONE - PRO ARCHIA POETA

ORATIO

NEPOTE - LIBER DE

EXCELLENTIBUS DUCIBUS

EXTERARUM GENTIUM - HANNIBAL

CESARE - COMMENTARIORUM BELLI

GALLICI LIBER PRIMUS

FEDRO - FABULARUM LIBER PRIMUS

CICERONE - BRUTUS

MARZIALE - EPIGRAMMATA -

LIBER PRIMUS

ORAZIO - CARMINUM LIBER PRIMUS ORAZIO - DE ARTE POETICA

OVIDIO - AMORES SALLUSTIO - BELLUM IUGURTHINUM SENECA - DE CLEMENTIA

SVETONIO - DE VITA CAESARUM

LIBER III

TIBULLO - ELEGIAE - LIBER I

VIRGILIO - BUCOLICA - ECLOGA

I

ATTENZIONE: LA PAGINA DI CESARE È ACCESSIBILE. Nelle prossime settimane, il completamento delle

pagine di Catullo e di Cicerone

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/autori.htm15/03/2005 0.59.45


PAGINA IN PREPARAZIONE

PAGINA IN PREPARAZIONE

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/altridoc.htm15/03/2005 0.59.45


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

C.Giulio Cesare

COMMENTARIORUM BELLI GALLICI

LIBER PRIMUS

HOMEPAGE

1.1.1 Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam

incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum

1.1.2 lingua Celtae, nostra Galli appellantur. Hi omnes lingua, (ii) qui...Galli appellantur

institutis, legibus inter se differunt. Gallos ab Aquitanis

Garunna flumen, a Belgis Matrona et Sequana dividit.

1.1.3 Horum omnium fortissimi sunt Belgae, propterea quod

a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt

minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque

ea, quae ad effeminandos animos pertinent, important ea, quae... pertinent

proximique sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt, qui... incolunt

1.1.4 quibuscum continenter bellum gerunt. Qua de causa

Helvetii quoque reliquos Gallos virtute praecedunt, quod reliquos Gallos virtute

praecedunt

fere cotidianis proeliis cum Germanis contendunt, cum

aut suis finibus eos prohibent aut ipsi in eorum finibus

1.1.5 bellum gerunt. Eorum una pars, quam Gallos obtinere

dictum est, initium capit a flumine Rhodano, continetur

Garunna flumine, Oceano, finibus Belgarum, attingit

etiam ab Sequanis et Helvetiis flumen Rhenum, vergit ad

1.1.6 septentriones. Belgae ab extremis Galliae finibus

oriuntur, pertinent ad inferiorem partem fluminis Rheni,

1.1.7 spectant in septentrionem et orientem solem. Aquitania

a Garunna flumine ad Pyrenaeos montes et eam partem

Oceani, quae est ad Hispaniam, pertinet, spectat inter

occasum solis et septentriones.

TRADUZIONE 1.1.1 - 1.1.7

1.2.1 Apud Helvetios longe nobilissimus fuit et ditissimus

Orgetorix. Is M. Messala [et P.] M. Pisone consulibus regni

cupiditate inductus coniurationem nobilitatis fecit et

civitati persuasit, ut de finibus suis cum omnibus copiis civitati

persuasit / persuasit ut... exirent

1.2.2 exirent: perfacile esse, cum virtute omnibus praestarent, cum virtute omnibus

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (1 di 26)15/03/2005 0.59.47


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

praestarent

1.2.3 totius Galliae imperio potiri. Id hoc facilius iis persuasit,

quod undique loci natura Helvetii continentur: una ex

parte flumine Rheno latissimo atque altissimo, qui agrum

Helvetium a Germanis dividit, altera ex parte monte

Iura altissimo, qui est inter

Sequanos et Helvetios, tertia

lacu Lemanno et flumine Rhodano, qui provinciam

1.2.4 nostram ab Helvetiis dividit. His rebus fiebat ut et minus fiebat ut... vagarentur...

possent

late vagarentur et minus facile finitimis bellum inferre

possent; qua ex parte homines bellandi cupidi magno

1.2.5 dolore adficiebantur. Pro multitudine autem hominum et

pro gloria belli atque fortitudinis angustos se fines habere arbitrabantur se habere

angustos fines

arbitrabantur, qui in longitudinem milia passuum ccxl,

in latitudinem clxxx patebant.

TRADUZIONE 1.2.1 - 1.2.5

1.3.1 His rebus adducti et auctoritate Orgetorigis

permoti constituerunt ea quae ad proficiscendum pertinerent

comparare, iumentorum et carrorum quam maximum

numerum coemere, sementes quam maximas

facere, ut in itinere copia frumenti suppeteret, cum proximis

1.3.2 civitatibus pacem et amicitiam confirmare. Ad eas

res conficiendas biennium sibi satis esse duxerunt, in ad eas res conficiendas

tertium annum profectionem lege confirmant. Ad eas res

1.3.3 conficiendas Orgetorix deligitur. Is sibi legationem ad civitates

1.3.4 suscepit. in eo itinere persuadet Castico Cataman-

taloedis filio Sequano, cuius pater regnum in Sequanis

multos annos obtinuerat et ab senatu populi Romani

amicus appellatus erat, ut regnum in civitate sua occuparet, persuadet... ut... occuparet

1.3.5 quod pater ante habuerat; itemque Dumnorigi

Haeduo, fratri Diviciaci, qui eo tempore principatum in

civitate obtinebat ac maxime plebi acceptus erat, ut

idem conaretur persuadet eique filiam suam in matrimonium

1.3.6 dat. Perfacile factu esse illis probat conata perficere perfacile factu

propterea quod ipse suae civitatis imperium obtenturus propterea quod...

obtenturus esset

1.3.7 esset: non esse dubium, quin totius Galliae plurimum non esse dubium quin...

possent

Helvetii possent; se suis copiis suoque exercitu illis regna

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (2 di 26)15/03/2005 0.59.47


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

1.3.8 conciliaturum confirmat. Hac oratione adducti inter se

fidem et ius iurandum dant et regno occupato per tres

potentissimos ac firmissimos populos totius Galliae sese

potiri posse sperant. (sperant) sese potiri posse

TRADUZIONE 1.3.1 - 1.3.8

1.4.1 Ea res est Helvetiis per indicium enuntiata. Moribus

suis Orgetorigem ex vinculis causam dicere coegerunt;

damnatum poenam sequi oportebat ut igni

1.4.2 cremaretur. Die constituta causae dictionis Orgetorix ad

iudicium omnem suam familiam, ad hominum milia de-

cem, undique coegit et omnes clientes obaeratosque

suos, quorum magnum numerum habebat, eodem con-

1.4.3 duxit; per eos ne causam diceret se eripuit. Cum civitas

ob eam rem incitata armis ius suum exsequi conaretur

multitudinemque hominum ex agris magistratus cogerent,

1.4.4 Orgetorix mortuus est; neque abest suspicio, ut

Helvetii arbitrantur, quin ipse sibi mortem consciverit.

TRADUZIONE 1.4.1 - 1.4.4

1.5.1 Post eius mortem nihilominus Helvetii id quod constituerant

1.5.2 facere conantur, ut e finibus suis exeant. Ubi

iam se ad eam rem paratos esse arbitrati sunt, oppida sua

omnia numero ad duodecim, vicos ad quadringentos,

1.5.3 reliqua privata aedificia incendunt, frumentum omne,

praeter quod secum portaturi erant, comburunt, ut do-

mum reditionis spe sublata paratiores ad omnia pericula

subeunda essent; trium mensum molita cibaria sibi quemque

1.5.4 domo efferre iubent. Persuadent Rauracis et Tulingis

et Latobrigis finitimis uti eodem usi consilio oppidis eodem usi consilio

suis vicisque exustis una cum iis proficiscantur, Boiosque,

qui trans Rhenum incoluerant et in agrum Noricum transierant

Noreiamque oppugnabant, receptos ad se socios

sibi adsciscunt.

TRADUZIONE 1.5.1 - 1.5.4

1.6.1 Erant omnino itinera duo, quibus itineribus domo

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (3 di 26)15/03/2005 0.59.47


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

exire possent: unum per Sequanos, angustum et difficile,

inter montem Iuram et flumen Rhodanum, vix qua singuli

carri ducerentur, mons autem altissimus impendebat,

1.6.2 ut facile perpauci prohibere possent; alterum per provinciam

nostram, multo facilius atque expeditius, propterea

quod inter fines Helvetiorum et Allobrogum, qui nuper

pacati erant, Rhodanus fluit isque nonnullis locis vado

1.6.3 transitur. Extremum oppidum

Allobrogum est proximumque

Helvetiorum finibus Genava. Ex eo oppido pons ad

Helvetios pertinet. Allobrogibus sese vel persuasuros,

quod nondum bono animo in populum Romanum viderentur,

existimabant vel vi coacturos ut per suos fines eos

1.6.4 ire paterentur. Omnibus rebus ad profectionem comparatis

diem dicunt qua die ad ripam Rhodani omnes conveniant.

Is dies erat a. d. V. Kal. Apr. L. Pisone A. Gabinio

consulibus.

TRADUZIONE 1.6.1 - 1.6.4

1.7.1 Caesari cum id nuntiatum esset eos per provinciam

nostram iter facere conari, maturat ab urbe proficisci et

quam maximis potest itineribus in Galliam ulteriorem

1.7.2 contendit et ad Genavam pervenit. Provinciae toti quam

maximum potest militum numerum imperat®erat omnino

in Gallia ulteriore legio una®; pontem qui erat ad

1.7.3 Genavam iubet rescindi. Ubi de eius adventu Helvetii pontem... iubet rescindi

certiores facti sunt, legatos ad eum mittunt nobilissimos

civitatis, cuius legationis Nammeius et Verucloetius principem

locum obtinebant, qui dicerent sibi esse in animo

sine ullo maleficio iter per provinciam facere, propterea

quod aliud iter haberent nullum; rogare ut eius voluntate

1.7.4 id sibi facere liceat. Caesar, quod memoria tenebat

L. Cassium consulem occisum exercitumque eius ab Hel-

vetiis pulsum et sub iugum missum, concedendum non

1.7.5 putabat; neque homines inimico animo, data facultate

per provinciam itineris faciundi, temperaturos ab iniuria

1.7.6 et maleficio existimabat. Tamen, ut spatium intercedere

posset, dum milites quos imperaverat convenirent, legatis dum... convenirent

respondit diem se ad deliberandum sumpturum; si

quid vellent, ad Id. Apr. reverterentur.

1.8.1 Interea ea legione, quam secum habebat, militibusque,

qui ex provincia convenerant, a lacu Lemanno, qui

in flumen Rhodanum influit, ad montem Iuram, qui fines

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

Sequanorum ab Helvetiis dividit, milia passuum decem

novem murum in altitudinem pedum

sedecim fossamque 1.8.2 perducit. Eo

opere perfecto praesidia disponit, castella

communit, quo facilius si se invito transire conarentur,

1.8.3 prohibere possit. Ubi ea dies quam constituerat cum legatis,

venit et legati ad eum reverterunt, negat se more et ubi... venit et legati...

reverterunt

exemplo populi Romani posse iter ulli per provinciam

dare et, si vim facere conentur, prohibiturum ostendit. si vim facere conentur

prohibiturum ostendit

1.8.4 Helvetii ea spe deiecti navibus iunctis ratibusque compluribus

factis, alii vadis Rhodani, qua minima altitudo

fluminis erat, nonnumquam interdiu, saepius noctu si

perrumpere possent conati, operis munitione et militum

concursu et telis repulsi hoc conatu destiterunt.

1.9.1 Relinquebatur una per Sequanos via, qua Sequanis

1.9.2 invitis propter angustias ire non poterant. His cum sua

sponte persuadere non possent, legatos ad Dumnorigem

Haeduum mittunt, ut eo deprecatore a Sequanis impetrarent.

1.9.3 Dumnorix gratia et largitione apud Sequanos

plurimum poterat et Helvetiis erat amicus, quod ex ea

civitate Orgetorigis filiam in matrimonium duxerat, et

cupiditate regni adductus novis rebus studebat et quam

plurimas civitates suo beneficio habere obstrictas volebat.

1.9.4 Itaque rem suscipit et a Sequanis impetrat, ut per fines

suos Helvetios ire patiantur, obsidesque uti inter sese

dent perficit: Sequani, ne itinere Helvetios prohibeant,

Helvetii, ut sine maleficio et iniuria transeant.

1.10.1 Caesari nuntiatur Helvetiis esse in animo per agrum

Sequanorum et Haeduorum iter in Santonum fines facere,

qui non longe a Tolosatium finibus absunt, quae civitas

1.10.2 est in provincia. Id si fieret, intellegebat magno cum

periculo provinciae futurum, ut homines bellicosos, populi Id si fieret, intellegebat...

futurum...

Romani inimicos, locis patentibus maximeque frumentariis

1.10.3 finitimos haberet. Ob eas causas ei munitioni, quam

fecerat, T. Labienum legatum praefecit; ipse in Italiam

magnis itineribus contendit duasque ibi legiones contendit.

1.10.4 Ibi Ceutrones et Graioceli et

Caturiges locis superioribus

occupatis itinere exercitum prohibere conantur.

1.10.5 Compluribus his proeliis pulsis ab Ocelo, quod est citerioris

provinciae extremum, in fines Vocontiorum ulterioris

provinciae die septimo pervenit; inde in Allobrogum

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

fines, ab Allobrogibus in Segusiavos exercitum ducit. Hi

sunt extra provinciam trans Rhodanum primi.

1.11.1 Helvetii iam per angustias et fines Sequanorum

suas copias traduxerant et in Haeduorum fines pervenerant

1.11.2 eorumque agros populabantur. Haedui cum se suaque

ab iis defendere non possent, legatos ad Caesarem

1.11.3 mittunt rogatum auxilium: ita se omni tempore de populo ita se omni tempore...

meritos esse

Romano meritos esse, ut paene in conspectu exercitus

nostri agri vastari, liberi eorum in servitutem abduci,

1.11.4 oppida expugnari non debuerint. Eodem tempore [Haedui]

Ambarri, necessarii et consanguinei Haeduorum, Cae-

sarem certiorem faciunt sese depopulatis agris non facile

1.11.5 ab oppidis vim hostium prohibere. Item Allobroges qui

trans Rhodanum vicos possessionesque habebant, fuga

se ad Caesarem recipiunt et demonstrant sibi praeter agri

1.11.6 solum nihil esse reliqui. Quibus rebus adductus Caesar

non exspectandum sibi statuit, dum omnibus fortunis

sociorum consumptis in Santonos Helvetii pervenirent. dum... pervenirent

1.12.1 Flumen est Arar, quod per fines Haeduorum et Se-

quanorum in Rhodanum influit, incredibili lenitate, ita

ut oculis in utram partem fluat iudicari non possit. Id

1.12.2 Helvetii ratibus ac lintribus iunctis transibant. Ubi per

exploratores Caesar certior factus est tres iam partes

copiarum Helvetios id flumen traduxisse, quartam vero

partem citra flumen Ararim reliquam esse, de tertia

vigilia cum legionibus tribus e castris profectus ad eam profectus ad eam partem

pervenit

1.12.3 partem pervenit quae nondum flumen transierat. Eos

impeditos et inopinantes adgressus magnam partem eos... adgressus magnam

partem eorum concidit

eorum concidit; reliqui sese fugae mandarunt atque in

1.12.4 proximas silvas abdiderunt. Is

pagus appellabatur Tigurinus; Is pagus appellabatur Tigurinus

nam omnis civitas Helvetia in quattuor partes

1.12.5 vel pagos est divisa. Hic pagus unus, cum domo

exisset, patrum nostrorum memoria L. Cassium consulem

1.12.6 interfecerat et eius exercitum sub iugum miserat. Ita

sive casu sive consilio deorum immortalium, quae pars

civitatis Helvetiae insignem calamitatem populo Romano

1.12.7 intulerat, ea princeps poenas persolvit. Qua in re Caesar

non solum publicas, sed etiam privatas iniurias ultus est,

quod eius soceri L. Pisonis avum, L. Pisonem legatum,

Tigurini eodem proelio quo Cassium interfecerant.

1.13.1 Hoc proelio facto reliquas copias Helvetiorum ut

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

consequi posset, pontem in Arari faciendum curat atque pontem in Arari faciendum

curat

1.13.2 ita exercitum traducit. Helvetii repentino eius adventu traducit

commoti, cum id quod ipsi diebus XX aegerrime confecerant,

ut flumen transirent, illum uno die fecisse intellegerent,

legatos ad eum mittunt. Cuius legationis Divico

princeps fuit, qui bello Cassiano dux Helvetiorum fuerat.

1.13.3 Is ita cum Caesare egit: si pacem populus Romanus cum

Helvetiis faceret, in eam partem ituros atque ibi futuros

Helvetios ubi eos Caesar constituisset atque esse voluisset;

1.13.4 sin bello persequi perseveraret, reminisceretur et veteris

incommodi populi Romani et pristinae virtutis Helvetiorum. si..... Helvetiorum

1.13.5 Quod improviso unum pagum adortus esset, cum

ii qui flumen transissent, suis auxilium ferre non possent,

ne ob eam rem aut suae magnopere virtuti tribueret aut

1.13.6 ipsos despiceret. se ita a patribus maioribusque suis didicisse,

ut magis virtute quam dolo contenderent aut insidiis

1.13.7 niterentur. Quare ne committeret, ut is locus ubi

constitissent ex calamitate populi Romani et internecione

exercitus nomen caperet aut memoriam proderet.

1.14.1 His Caesar ita respondit: eo sibi minus dubitationis

dari, quod eas res, quas legati Helvetii commemorassent,

memoria teneret, atque eo gravius ferre, quo minus merito

1.14.2 populi Romani accidissent. Qui si

alicuius iniuriae sibi

conscius fuisset, non fuisse difficile cavere; sed eo deceptum

quod neque commissum a se intellegeret quare timeret,

1.14.3 neque sine causa timendum putaret. Quod si veteris

contumeliae oblivisci vellet, num etiam recentium iniuriarum,

quod eo invito iter per provinciam per vim temptassent,

quod Haeduos, quod Ambarros, quod Allobroges

1.14.4 vexassent, memoriam deponere posse? quod sua victoria

tam insolenter gloriarentur quodque tam diu se impune

1.14.5 iniurias tulisse admirarentur, eodem pertinere. Consuesse

enim deos immortales, quo gravius homines ex commutatione

rerum doleant, quos pro scelere eorum ulcisci velint,

his secundiores interdum res et diuturniorem impunitatem

1.14.6 concedere. Cum ea ita sint, tamen si obsides ab

iis sibi dentur, uti ea quae polliceantur facturos intelle-

gat, et si Haeduis de iniuriis quas ipsis sociisque eorum

intulerint, item si Allobrogibus satisfaciant, sese cum iis

1.14.7 pacem esse facturum. Divico respondit: ita Helvetios a

maioribus suis institutos esse uti obsides accipere, non

dare consuerint; eius rei populum Romanum esse testem.

hoc responso dato discessit. ita... discessit

1.15.1 Postero die castra ex eo loco movent. Idem facit

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

Caesar equitatumque omnem, ad numerum quattuor

milium, quem ex omni provincia et Haeduis atque

eorum sociis coactum habebat, praemittit, qui videant

1.15.2 quas in partes hostes iter faciant. Qui cupidius novissimum

agmen insecuti alieno loco cum equitatu Helvetiorum

proelium committunt, et pauci de nostris cadunt.

1.15.3 Quo proelio sublati Helvetii, quod quingentis equitibus

tantam multitudinem equitum propulerant, audacius

subsistere nonnumquam et novissimo agmine proelio

1.15.4 nostros lacessere coeperunt. Caesar suos a proelio continebat

ac satis habebat in praesentia hostem rapinis pabu-

1.15.5 lationibusque prohibere. Ita dies circiter quindecim iter

fecerunt, uti inter novissimum hostium agmen

et nostrum

primum non amplius quinis aut senis milibus passuum

interesset.

1.16.1 Interim cotidie Caesar Haeduos frumentum, quod

1.16.2 essent publice polliciti, flagitare. Nam propter frigora

®quod Gallia sub septentrionibus, ut ante dictum est,

posita est® non modo frumenta in agris matura non erant,

1.16.3 sed ne pabuli quidem satis magna copia suppetebat. Eo

autem frumento, quod flumine Arari navibus subvexerat,

propterea minus uti poterat quod iter ab Arari

1.16.4 Helvetii averterant, a quibus discedere nolebat. Diem ex

1.16.5 die ducere Headui: conferri, comportari, adesse dicere. Ubi

se diutius duci intellexit et diem instare, quo die frumen-

tum militibus metiri oporteret, convocatis eorum princi-

pibus, quorum magnam copiam in castris habebat, in his

Diviciaco et Lisco qui summo magistratui praeerat, quem

vergobretum appellant Haedui, qui creatur annuus et

1.16.6 vitae necisque in suos habet potestatem, graviter eos

accusat quod, cum neque emi neque ex agris sumi posset,

tam necessario tempore, tam propinquis hostibus ab iis

non sublevetur, praesertim cum magna ex parte eorum

precibus adductus bellum susceperit. Multo etiam gravius,

quod sit destitutus, queritur.

1.17.1 Tum demum Liscus oratione Caesaris adductus,

quod antea tacuerat, proponit: esse nonnullos quorum

auctoritas apud plebem plurimum valeat, qui privatim

1.17.2 plus possint quam ipsi magistratus. Hos seditiosa atque

improba oratione multitudinem deterrere, ne frumentum

1.17.3 conferant, quod debeant: praestare, si iam principatum

Galliae obtinere non possent, Gallorum quam

1.17.4 Romanorum imperia perferre; neque dubitare debeant,

quin si Helvetios superaverint, Romani una cum reliqua

1.17.5Gallia Haeduis libertatem sint erepturi. Ab isdem nostra neque dubitari debeant

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

quin... erepturi sint

consilia quaeque in castris gerantur, hostibus enuntiari;

1.17.6 hos a se coerceri non posse.

Quin etiam, quod necessariam

rem coactus Caesari enuntiarit, intellegere sese, quanto

id cum periculo fecerit, et ob eam causam quamdiu potuerit

tacuisse.

1.18.1 Caesar hac oratione Lisci Dumnorigem, Diviciaci

fratrem, designari sentiebat, sed quod pluribus praesentibus

eas res iactari nolebat, celeriter concilium dimittit,

1.18.2 Liscum retinet. Quaerit ex solo ea quae in conventu dixerat.

Dicit liberius atque audacius. Eadem secreto ab aliis

1.18.3 quaerit; reperit esse vera: ipsum esse Dumnorigem,

summa audacia, magna apud plebem propter liberalitatem

gratia, cupidum rerum novarum. Compluris annos portoria

reliquaque omnia Haeduorum vectigalia parvo pretio

redempta habere, propterea quod illo licente contra liceri

1.18.4 audeat nemo. His rebus et suam rem familiarem auxisse

1.18.5 et facultates ad largiendum magnas comparasse; magnum

numerum equitatus suo sumptu semper alere et

1.18.6 circum se habere; neque solum domi, sed etiam apud finitimas

civitates largiter posse, atque huius potentiae causa

matrem in Biturigibus homini illic nobilissimo ac potentissimo

1.18.7 conlocasse, ipsum ex Helvetiis uxorem habere,

sororem ex matre et propinquas suas nuptum in alias civitates

1.18.8 conlocasse. Favere et cupere Helvetiis propter eam

adfinitatem, odisse etiam suo nomine Caesarem et Romanos,

quod eorum adventu potentia eius deminuta et Diviciacus

frater in antiquum locum gratiae atque honoris sit

1.18.9 restitutus. Si quid accidat Romanis, summam in spem

per Helvetios regni obtinendi venire; imperio populi

Romani non modo de regno, sed etiam de ea quam habeat

1.18.10 gratia desperare. Reperiebat etiam in quaerendo Caesar,

quod proelium equestre adversum paucis ante diebus

esset factum, initium eius fugae factum ab Dumnorige

atque eius equitibus®nam equitatui, quem auxilio Cae-

sari Haedui miserant, Dumnorix praeerat®; eorum fuga

reliquum esse equitatum perterritum.

1.19.1 Quibus rebus cognitis, cum ad has suspiciones certissimae

res accederent, quod per fines Sequanorum Helvetios

traduxisset, quod obsides inter eos dandos curasset,

quod ea omnia non modo iniussu suo et civitatis, sed

etiam inscientibus ipsis fecisset, quod a magistratu Haeduorum

accusaretur, satis esse causae arbitrabatur quare

in eum aut ipse animadverteret aut civitatem animadvertere

1.19.2 iuberet. His omnibus rebus unum repugnabat quod

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

Diviciaci fratris summum in populum Romanum studium,

summam in se voluntatem, egregiam fidem, iustitiam,

temperantiam cognoverat; nam ne eius supplicio

1.19.3 Diviciaci animum offenderet, verebatur. Itaque priusquam ne... verebatur

quicquam conaretur, Diviciacum ad se vocari iubet et priusquam...

conaretur

cotidianis interpretibus remotis per C. Valerium Troucillum,

principem Galliae provinciae, familiarem suum,

cui summam omnium rerum fidem habebat, cum eo conloquitur;

1.19.4 simul commonefacit, quae ipso praesente in

concilio Gallorum de Dumnorige sint dicta, et ostendit

1.19.5 quae separatim quisque de eo apud se dixerit. Petit atque

hortatur, ut sine eius offensione animi vel ipse de eo

causa cognita statuat vel civitatem statuere iubeat. Petit atque hortatur ut...

statuat... iubeat

1.20.1 Diviciacus multis cum lacrimis Caesarem complexus

obsecrare coepit ne quid gravius in fratrem statueret:

1.20.2 scire se illa esse vera, nec quemquam ex eo plus

quam se doloris capere, propterea quod, cum ipse gratia

plurimum domi atque in reliqua Gallia, ille minimum

propter adulescentiam posset, per se crevisset, quibus

opibus ac nervis non solum ad minuendam gratiam, sed

1.20.3 paene ad perniciem suam uteretur. sese tamen et amore

1.20.4 fraterno et existimatione vulgi commoveri. Quod si quid

ei a Caesare gravius accidisset, cum ipse eum locum amcitiae

apud eum teneret, neminem existimaturum non

sua voluntate factum. Qua ex re futurum uti totius Galliae

1.20.5 animi a se averterentur. Haec

cum pluribus verbis flens a

Caesare peteret, Caesar eius dextram prendit; consolatus

rogat, finem orandi faciat; tanti eius apud se gratiam

esse ostendit uti et rei publicae iniuriam et suum dolorem

1.20.6 eius voluntati ac precibus condonet. Dumnorigem ad se

vocat, fratrem adhibet; quae in eo reprehendat ostendit;

quae ipse intellegat, quae civitas queratur proponit;

monet ut in reliquum tempus omnes suspiciones vitet; monet ut... vitet

praeterita se Diviciaco fratri condonare dicit. Dumnorigi

custodes ponit, ut quae agat, quibuscum loquatur, scire

possit.

1.21.1 Eodem die ab exploratoribus certior factus hostes

sub monte consedisse milia passuum ab ipsius castris

octo, qualis esset natura montis et qualis in circuitu

1.21.2 ascensus qui cognoscerent misit. Renuntiatum est facilem

esse. De tertia vigilia T. Labienum legatum pro praetore

cum duabus legionibus et iis ducibus, qui iter cognoverant,

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

summum iugum montis ascendere iubet; quid

1.21.3 sui consilii sit ostendit. Ipse de quarta vigilia eodem itinere,

quo hostes ierant, ad eos contendit equitatumque

1.21.4 omnem ante se mittit. P. Considius, qui rei militaris peritissimus

habebatur et in exercitu L. Sullae et postea in

M. Crassi fuerat, cum exploratoribus praemittitur.

1.22.1 Prima luce, cum summus mons a [Lucio] Labieno

teneretur, ipse ab hostium castris non longius mille et

quingentis passibus abesset neque, ut postea ex captivis

comperit, aut ipsius adventus aut Labieni cognitus esset,

1.22.2 Considius equo admisso ad eum accurrit, dicit montem

quem a Labieno occupari voluerit, ab hostibus teneri: id

1.22.3 se a Gallicis armis atque insignibus cognovisse. Caesar

suas copias in proximum collem subducit, aciem instruit.

Labienus, ut erat ei praeceptum a Caesare, ne proelium

committeret, nisi ipsius copiae prope hostium castra

visae essent, ut undique uno tempore in hostes impetus

fieret, monte occupato nostros

exspectabat proelioque

1.22.4 abstinebat. multo denique die per exploratores Caesar

cognovit et montem ab suis teneri et Helvetios castra

movisse et Considium timore perterritum, quod non

1.22.5 vidisset, pro viso sibi renuntiavisse. Eo die quo consueverat

intervallo hostes sequitur et milia passuum tria ab

eorum castris castra ponit.

1.23.1 Postridie eius diei, quod omnino biduum supererat,

cum exercitui frumentum metiri oporteret, et quod

a Bibracte, oppido Haeduorum longe maximo et copiosissimo,

non amplius milibus passuum xviii aberat, rei

frumentariae prospiciendum existimans iter ab Helvetiis

1.23.2 avertit ac Bibracte ire contendit. Ea res per fugitivos L.

Aemilii, decurionis equitum Gallorum, hostibus nuntiatur.

1.23.3 Helvetii seu quod timore perterritos Romanos dis-

cedere a se existimarent, eo magis quod pridie superioribus

locis occupatis proelium non commisissent, sive eo

quod re frumentaria intercludi posse confiderent, commu-

tato consilio atque itinere converso nostros a novissimo

agmine insequi ac lacessere coeperunt.

1.24.1 Postquam id animadvertit, copias suas Caesar in Postquam id

animadvertit

proximum collem subducit equitatumque, qui sustineret

1.24.2 hostium impetum, misit. Ipse interim in colle medio triplicem

aciem instruxit legionum quattuor veteranarum;

1.24.3 in summo iugo duas legiones, quas in Gallia citeriore proxime

conscripserat, et omnia auxilia conlocari, ita uti

supra se totum montem hominibus compleret, interea

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

sarcinas in unum locum conferri et eum ab his, qui in

1.24.4 superiore acie constiterant, muniri iussit. Helvetii cum

omnibus suis carris secuti impedimenta in unum locum

1.24.5 contulerunt; ipsi confertissima acie reiecto nostro equitatu

phalange facta sub primam nostram aciem successerunt.

1.25.1 Caesar primum suo, deinde omnium ex conspectu

remotis equis, ut aequato omnium periculo spem fugae

1.25.2 tolleret, cohortatus suos proelium commisit. Milites e

loco superiore pilis missis facile hostium

phalangem perfregerunt.

Ea disiecta gladiis destrictis in eos impetum

1.25.3 fecerunt. Gallis magno ad pugnam erat impedimento,

quod pluribus eorum scutis uno ictu pilorum transfixis

et conligatis, cum ferrum se inflexisset, neque evellere

neque sinistra impedita satis commode pugnare poterant,

1.25.4 multi ut diu iactato bracchio praeoptarent scuta

1.25.5 e manu emittere et nudo corpore pugnare. tandem vulneribus

defessi et pedem referre et, quod mons suberat

1.25.6 circiter mille passuum, eo se recipere coeperunt. Capto

monte et succedentibus nostris Boii et Tulingi, qui homi-

num milibus circiter xv agmen hostium claudebant et

novissimis praesidio erant, ex itinere nostros latere aperto

adgressi circumvenire et id conspicati Helvetii, qui in mon-

tem sese receperant, rursus instare et proelium redintegrare

1.25.7 coeperunt. Romani conversa signa bipertito intulerunt:

prima et secunda acies, ut victis ac summotis resisteret,

tertia, ut venientes sustineret.

1.26.1 Ita ancipiti proelio diu atque acriter pugnatum

est. Diutius cum sustinere nostrorum impetus non possent,

alteri se, ut coeperant, in montem receperunt, alteri

1.26.2 ad impedimenta et carros suos se contulerunt. Nam hoc

toto proelio, cum ab hora septima ad vesperum pugnatum sit,

1.26.3 aversum hostem videre nemo potuit. Ad multam noctem etiam

ad impedimenta pugnatum est, propterea quod pro vallo

in nostros venientes tela coniciebant et nonnulli inter

carros rotasque mataras ac tragulas subiciebant nostrosque

1.26.4 vulnerabant. Diu cum esset pugnatum, impedimentis

castrisque nostri potiti sunt. Ibi Orgetorigis filia

1.26.5 atque unus e filiis captus est. Ex eo proelio circiter

milia hominum cxxx superfuerunt eaque tota nocte

continenter ierunt. Nullam partem noctis itinere intermisso

in fines Lingonum die quarto pervenerunt, cum

carros obiecerant et e loco superiore

et propter vulnera militum

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

et propter sepulturam occisorum

nostri triduum morati eos sequi non potuissent.

1.26.6 Caesar ad Lingonas litteras nuntiosque misit, ne eos fru-

mento neve alia re iuvarent: qui si iuvissent, se eodem

loco quo Helvetios habiturum. ipse triduo intermisso

cum omnibus copiis eos sequi coepit.

1.27.1 Helvetii omnium rerum inopia adducti legatos de

1.27.2 deditione ad eum miserunt. Qui cum eum in itinere convenissent

seque ad pedes proiecissent suppliciterque locuti

flentes pacem petissent atque eos in eo loco, quo tum

essent, suum adventum exspectare iussisset, paruerunt.

1.27.3 Eo postquam Caesar pervenit, obsides, arma, servos, qui

1.27.4 ad eos perfugissent, poposcit. Dum ea conquiruntur et qui... perfugissent

conferuntur nocte intermissa, circiter hominum milia sex Dum...

conquiruntur...conferuntur

eius pagi qui Verbigenus appellatur, sive timore perterriti,

ne armis traditis supplicio adficerentur, sive spe salutis

inducti quod in tanta multitudine dediticiorum suam

fugam aut occultari aut omnino ignorari posse existmarent, quod...

existimarent

prima nocte e castris Helvetiorum egressi ad

Rhenum finesque Germanorum contenderunt.

1.28.1 Quod ubi Caesar resciit, quorum per fines ierant,

his uti conquirerent et reducerent, si sibi purgati esse

vellent, imperavit; reductos in hostium numero habuit;

1.28.2 reliquos omnes obsidibus, armis, perfugis traditis in deditionem

1.28.3 accepit. Helvetios, Tuligos, Latobrigos in fines

suos unde erant profecti reverti iussit et quod omnibus

frugibus amissis domi nihil erat quo famem tolerarent,

Allobrogibus imperavit ut iis frumenti copiam facerent;

ipsos oppida vicosque quos incenderant restituere iussit.

1.28.4 Id ea maxime ratione fecit, quod noluit eum locum unde

Helvetii discesserant vacare, ne propter bonitatem agrorum

Germani qui trans Rhenum incolunt suis finibus

in Helvetiorum fines transirent et finitimi Galliae provinciae

1.28.5 Allobrogibusque essent. Boios petentibus Haeduis,

quod egregia virtute erant cogniti, ut in

finibus suis

conlocarent, concessit; quibus illi agros dederunt quosque

postea in parem iuris libertatisque condicionem atque

ipsi erant receperunt.

1.29.1 In castris Helvetiorum tabulae repertae sunt litteris

Graecis confectae et ad Caesarem relatae, quibus

in tabulis nominatim ratio confecta erat, qui numerus

domo exisset eorum qui arma ferre possent, et item separatim

1.29.2 pueri, senes mulieresque. Quarum omnium rerum

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

summa erat capitum Helvetiorum milia ducenta sexaginta

tria, Tulingorum milia xxxvi, Latobrigorum xiiii,

Rauracorum xxiii, Boiorum xxxii; ex his qui arma ferre

1.29.3 possent ad milia nonaginta duo. Summa omnium fuerunt

ad milia trecenta sexaginta octo. Eorum qui domum redierunt,

censu habito ut Caesar imperaverat, repertus

est numerus milium centum et decem.

1.30.1 Bello Helvetiorum confecto totius fere Galliae legati

principes civitatum ad Caesarem gratulatum convenerunt: gratulatum convenerunt

1.30.2 Intellegere sese, tametsi pro veteribus Helve-

tiorum iniuriis populi Romani ab his poenas bello repetisset,

tamen eam rem non minus ex usu terrae Galliae

1.30.3 quam populi Romani accidisse, propterea quod eo consilio

florentissimis rebus domos suas Helvetii reliquissent,

uti toti Galliae bellum inferrent imperioque potirentur

locumque domicilio ex magna copia deligerent quem ex

omni Gallia opportunissimum ac fructuosissimum iudicas-

1.30.4 sent reliquasque civitates stipendiarias haberent. petiverunt

uti sibi concilium totius Galliae in diem certam

indicere idque Caesaris voluntate facere liceret;

sese habere quasdam res quas ex communi consensu

1.30.5 ab eo petere vellent. Ea re permissa diem concilio

constituerunt et iure iurando, nequis enuntiaret, nisi

quibus communi consilio mandatum esset, inter se sanxerunt.

1.31.1 Eo concilio dimisso idem principes

civitatum, qui

ante fuerant, ad Caesarem reverterunt petieruntque, uti

sibi secreto in occulto de sua omniumque salute cum eo

1.31.2 agere liceret. Ea re impetrata sese omnes flentes Caesari

ad pedes proiecerunt: non minus se id contendere et laborare,

ne ea quae dixissent enuntiarentur, quam uti ea

quae vellent impetrarent, propterea quod, si enuntiatum

1.31.3 esset, summum in cruciatum se venturos viderent.

Locutus est pro his Diviciacus Haeduus: Galliae totius fac-

tiones esse duas: harum alterius principatum tenere Haeduos,

1.31.4 alterius Arvernos. Hi cum tantopere de potentatu

inter se multos annos contenderent, factum esse uti ab

Arvernis Sequanisque Germani mercede arcesserentur.

1.31.5 Horum primo circiter milia xv Rhenum transisse; posteaquam

agros et cultum et copias Gallorum homines feri

ac barbari adamassent, traductos plures; nunc esse in

1.31.6 Gallia ad centum et viginti milium numerum. Cum his

Haeduos eorumque clientes semel atque iterum armis

contendisse; magnam calamitatem pulsos accepisse, omnem

nobilitatem, omnem senatum, omnem equitatum

1.31.7 amisisse. quibus proeliis calamitatibusque fractos, qui

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

et sua virtute et populi Romani hospitio atque amicitia

plurimum ante in Gallia potuissent, coactos esse Sequanis

obsides dare nobilissimos civitatis et iure iurando

civitatem obstringere, sese neque obsides repetituros

neque auxilium a populo Romano imploraturos neque

recusaturos, quominus perpetuo sub illorum dicione atque

1.31.8 imperio essent. Unum se esse ex omni civitate Haeduorum, neque recusaturos

quominus... essent

qui adduci non potuerit, ut iuraret aut liberos suos obsides

1.31.9 daret. Ob eam rem se ex civitate profugisse et

Romam ad senatum venisse auxilium postulatum, quod

1.31.10 solus neque iure iurando neque obsidibus teneretur. Sed

peius victoribus Sequanis quam Haeduis victis accidisse,

propterea quod Ariovistus rex Germanorum in eorum

finibus consedisset tertiamque partem

agri Sequani, qui

esset optimus totius Galliae, occupavisset, et nunc de

altera parte tertia Sequanos decedere iuberet, propterea

quod paucis mensibus ante Harudum milia hominum

xxiiii ad eum venissent, quibus locus ac sedes pararentur.

1.31.11 Futurum esse paucis annis, uti omnes ex Galliae finibus

pellerentur atque omnes Germani Rhenum transirent;

neque enim conferendum esse Gallicum cum Germanorum

agro, neque hanc consuetudinem victus cum

1.31.12 illa comparandam. Ariovistum autem ut semel Gallorum

copias proelio vicerit, quod proelium factum sit ad Magetobrigam,

superbe et crudeliter imperare, obsides nobilissimi

cuiusque liberos poscere et in eos omnia exempla

cruciatusque edere, si qua res non ad nutum aut ad voluntatem

1.31.13 eius facta sit. hominem esse barbarum, iracundum,

temerarium; non posse eius imperia diutius sustineri.

1.31.14 Nisi si quid in Caesare populoque Romano sit auxilii,

omnibus Gallis idem esse faciendum, quod Helvetii fece-

rint, ut domo emigrent, aliud domicilium, alias sedes,

remotas a Germanis, petant fortunamque, quaecumque

1.31.15 accidat, experiantur. haec si enuntiata Ariovisto sint,

non dubitare quin de omnibus obsidibus, qui apud eum

1.31.16 sint, gravissimum supplicium sumat. Caesarem vel

auctoritate sua atque exercitus vel recenti victoria

vel nomine

populi Romani deterrere posse, ne maior multitudo

Germanorum Rhenum traducatur, Galliamque

omnem ab

Ariovisti iniuria posse defendere.

1.32.1 Hac oratione ab Diviciaco habita omnes qui ad-

erant magno fletu auxilium a Caesare petere coeperunt.

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

1.32.2 Animadvertit Caesar unos ex omnibus Sequanos nihil

earum rerum facere quas ceteri facerent, sed tristes capite

demisso terram intueri. eius rei quae causa esset miratus

1.32.3 ex ipsis quaesiit. nihil Sequani respondere, sed in eadem

tristitia taciti permanere. cum ab his saepius

quaereret neque ullam omnino vocem

exprimere posset, idem Diviciacus

1.32.4 Haeduus respondit: hoc esse miseriorem et

graviorem fortunam Sequanorum quam

reliquorum, quod

soli ne in occulto quidem queri neque auxilium

implorare auderent absentisque Ariovisti

crudelitatem velut si

1.32.5 coram adesset horrerent, propterea quod reliquis tamen

fugae facultas daretur, Sequanis vero, qui intra fines

suos Ariovistum recepissent, quorum oppida omnia in po-

testate eius essent, omnes cruciatus essent perferendi.

1.33.1 His rebus cognitis Caesar Gallorum animos verbis

confirmavit pollicitusque est sibi eam rem curae futu-

ram; magnam se habere spem et beneficio suo et auc-

toritate adductum Ariovistum finem iniuriis facturum.

1.33.2 Hac oratione habita concilium dimisit. et secundum ea dimisit

multae res eum hortabantur, quare sibi eam rem cogitan-

dam et suscipiendam putaret, in primis, quod Haeduos

fratres consanguineosque saepe numero a senatu appella-

tos in servitute atque in dicione videbat Germanorum

teneri eorumque obsides esse apud Ariovistum ac Sequa-

nos intellegebat; quod in tanto imperio populi Romani

1.33.3 turpissimum sibi et rei publicae esse arbitrabatur. pau-

latim autem Germanos consuescere Rhenum transire et

in Galliam magnam eorum multitudinem venire populo

1.33.4Romano periculosum videbat, neque sibi homines feros

ac barbaros temperaturos existimabat, quin cum omnem

Galliam occupavissent, ut ante Cimbri Teutonique fecis-

sent, in provinciam exirent atque inde in Italiam conten-

derent, praesertim cum Sequanos a provincia nostra Rho-

danus divideret; quibus rebus quam maturrime occurren-

1.33.5dum putabat. ipse autem Ariovistus tantos sibi spiritus,

tantam arrogantiam sumpserat, ut ferendus non videretur.

1.34.1 Quamobrem placuit ei ut ad Ariovistum legatos

mitteret, qui ab eo postularent, uti aliquem locum medium

utriusque conloquio deligeret: velle sese de re

publica 1.34.2 et summis utriusque

rebus cum eo agere. ei legationi

Ariovistus respondit: si quid ipsi a Caesare opus esset,

sese ad eum venturum fuisse; si quid ille se velit, illum

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

1.34.3ad se venire oportere. praeterea se neque sine exercitu in

eas partes Galliae venire audere quas Caesar possideret,

neque exercitum sine magno commeatu atque molimento

1.34.4in unum locum contrahere posse. sibi autem mirum vi-

deri, quid in sua Gallia, quam bello vicisset, aut Caesari

aut omnino populo Romano negotii esset.

1.35.1 His responsis ad Caesarem relatis iterum ad eum

1.35.2Caesar legatos cum his mandatis mittit: quoniam tanto

suo populique Romani beneficio adfectus, cum in con-

sulatu suo rex atque amicus ab senatu appellatus esset,

hanc sibi populoque Romano gratiam referret, ut in con-

loquium venire invitatus gravaretur neque de communi

re dicendum sibi et cognoscendum putaret, haec esse,

1.35.3quae ab eo postularet: primum, ne quam multitudinem

hominum amplius trans Rhenum in Galliam traduceret;

deinde obsides, quos haberet ab Haeduis, redderet Sequa-

nisque permitteret, ut quos illi haberent, voluntate eius

reddere illis liceret; neve Haeduos iniuria lacesseret neve

1.35.4his sociisque eorum bellum inferret. si id ita fecisset, sibi

populoque Romano perpetuam gratiam atque amicitiam

cum eo futuram; si non impetraret, sese, quoniam M. Mes-

sala M. Pisone consulibus senatus censuisset, uti, qui-

cumque Galliam provinciam obtineret, quod commodo

rei publicae facere posset, Haeduos ceterosque amicos po-

puli Romani defenderet, se Haeduorum iniurias non neg-

lecturum.

1.36.1 Ad haec Ariovistus respondit: ius esse belli, ut qui

vicissent, iis quos vicissent, quemadmodum vellent, im-

perarent; item populum Romanum victis non ad alte-

rius praescriptum, sed ad suum arbitrium imperare con-

1.36.2suesse. si ipse populo Romano non

praescriberet quemadmodum suo iure

uteretur, non oportere se a populo

1.36.3Romano in suo iure impediri. Haeduos sibi, quoniam

belli fortunam temptassent et armis congressi ac superati

1.36.4essent, stipendiarios esse factos. magnam Caesarem in-

iuriam facere, qui suo adventu vectigalia sibi deteriora

1.36.5faceret. Haeduis se obsides redditurum non esse neque

his neque eorum sociis iniuria bellum inlaturum, si in eo

manerent quod convenisset, stipendiumque quotannis

penderent. si id non fecissent, longe his fraternum nomen

1.36.6populi Romani afuturum. quod sibi Caesar denuntiaret

se Haeduorum iniurias non neglecturum, neminem secum

1.36.7sine sua pernicie contendisse. cum vellet, congrederetur:

intellecturum quid invicti Germani, exercitatissimi in

armis, qui inter annos xiiii tectum non subissent, vir-

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

tute possent.

1.37.1 Haec eodem tempore Caesari mandata refereban-

1.37.2tur et legati ab Haeduis et a Treveris veniebant: Haedui

questum, quod Harudes qui nuper in Galliam transpor-

tati essent, fines eorum popularentur; sese ne obsidibus

1.37.3quidem datis pacem Ariovisti redimere potuisse; Treveri

autem, pagos centum Sueborum ad ripas Rheni conse-

disse qui Rhenum transire conarentur; his praeesse Nasu-

1.37.4am et Cimberium fratres. quibus rebus Caesar vehemen-

ter commotus maturandum sibi existimavit, ne si nova

manus Sueborum cum veteribus copiis Ariovisti sese

1.37.5coniunxisset, minus facile resisti posset. itaque re fru-

mentaria, quam celerrime potuit, comparata magnis

itineribus ad Ariovistum contendit.

1.38.1 Cum tridui viam processisset, nuntiatum est ei

Ariovistum cum suis omnibus copiis ad occupandum

Vesontionem, quod est oppidum maximum Sequanorum,

1.38.2contendere triduique viam a suis finibus processisse. id

ne accideret, magnopere sibi praecavendum Caesar exi-

1.38.3stimabat. namque omnium rerum, quae ad bellum

usui 1.38.4erant, summa erat in eo oppido

facultas, idque natura

loci sic muniebatur, ut magnam ad ducendum bellum

daret facultatem, propterea quod flumen Dubis ut circino

1.38.5circumductum paene totum oppidum cingit; reliquum spa-

tium, quod est non amplius pedum sescentorum,

qua flumen intermittit, mons continet magna altitudine,

ita ut radices eius montis ex utraque parte ripae fluminis

1.38.6contingant. hunc murus circumdatus arcem efficit et cum

1.38.7oppido coniungit. huc Caesar magnis nocturnis diurnisque

itineribus contendit occupatoque oppido ibi praesidium

conlocat.

1.39.1 Dum paucos dies ad Vesontionem rei frumentariae

commeatusque causa moratur, ex percontatione nostro-

rum vocibusque Gallorum ac mercatorum, qui ingenti

magnitudine corporum Germanos, incredibili virtute

atque exercitatione in armis esse praedicabant®saepe

numero sese cum his congressos ne vultum quidem atque

aciem oculorum dicebant ferre potuisse®, tantus subito

timor omnem exercitum occupavit, ut non mediocriter

1.39.2omnium mentes animosque perturbaret. hic primum ortus

est a tribunis militum, praefectis reliquisque, qui ex urbe

amicitiae causa Caesarem secuti non magnum in re mili-

1.39.3tari usum habebant. quorum alius alia causa inlata, quam

sibi ad proficiscendum necessariam esse diceret, petebat

ut eius voluntate discedere liceret; nonnulli pudore adduc-

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

1.39.4ti, ut timoris suspicionem vitarent, remanebant. hi neque

vultum fingere neque interdum lacrimas tenere poterant;

abditi in tabernaculis aut suum fatum querebantur aut

cum familiaribus suis commune periculum miserabantur.

1.39.5vulgo totis castris testamenta obsignabantur. horum

vocibus ac timore paulatim etiam ii qui magnum in castris

usum habebant, milites centurionesque quique equitatui

1.39.6praeerant, perturbabantur. qui se ex his minus timidos

existimari volebant, non se hostem vereri, sed

angustias itineris et magnitudinem

silvarum, quae inter eos atque

Ariovistum intercederent, aut rem frumentariam, ut

1.39.7satis commode supportari posset, timere dicebant. non-

nulli etiam Caesari nuntiabant, cum castra moveri ac

signa ferri iussisset, non fore dicto audientes milites neque

propter timorem signa laturos.

1.40.1 Haec cum animadvertisset, convocato consilio om-

niumque ordinum ad id consilium adhibitis centurioni-

bus vehementer eos incusavit: primum quod aut quam

in partem aut quo consilio ducerentur, sibi quaeren-

1.40.2dum aut cogitandum putarent. Ariovistum se consule

cupidissime populi Romani amicitiam adpetisse; cur

hunc tam temere quisquam ab officio discessurum iudi-

1.40.3caret? sibi quidem persuaderi cognitis suis postulatis

atque aequitate condicionum perspecta eum neque suam

1.40.4neque populi Romani gratiam repudiaturum. quodsi

furore atque amentia impulsus bellum intulisset, quid

tandem vererentur? aut cur de sua virtute aut de ipsius

1.40.5diligentia desperarent? factum eius hostis periculum

patrum nostrorum memoria, cum Cimbris et Teutonis a

C. Mario pulsis non minorem laudem exercitus quam ipse

imperator meritus videbatur; factum etiam nuper in

Italia servili tumultu, quos tamen aliquid usus ac dis-

1.40.6ciplina, quam a nobis accepissent, sublevarent, ex quo

iudicari posset, quantum haberet in se boni constantia,

propterea quod, quos aliquamdiu inermes sine causa

timuissent, hos postea armatos ac victores superassent.

1.40.7 denique hos esse eosdem Germanos, quibuscum saepe nu-

mero Helvetii congressi non solum in suis, sed etiam in illo-

rum finibus plerumque superassent, qui tamen pares esse

1.40.8 nostro exercitui non potuerint. Si quos adversum proelium

et fuga Gallorum commoveret, hos, si quaererent, reperire

posse diuturnitate belli defatigatis Gallis Ariovistum, cum

multos menses castris se ac paludibus tenuisset neque

sui potestatem fecisset, desperantes iam de

pugna et disper-

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

sos subito adortum magis ratione et consilio quam virtute

1.40.9 vicisse. Cui rationi contra homines barbaros atque im-

peritos locus fuisset, hac ne ipsum quidem sperare nostros

1.40.10 exercitus capi posse. qui suum timorem in rei frumenta-

riae simulationem angustiasque itineris conferrent, facere

arroganter, cum aut de officio imperatoris despera-

1.40.11 rent aut praescribere auderent. haec sibi esse curae;

frumentum Sequanos, Leucos, Lingones subministrare

iamque esse in agris frumenta matura; de itinere ipsos

1.40.12 brevi tempore iudicaturos. quod non fore dicto audientes

neque signa laturi dicantur, nihil se ea re commoveri;

scire enim quibuscumque exercitus dicto audiens non

fuerit, aut male re gesta fortunam defuisse aut aliquo

1.40.13 facinore comperto avaritiam esse convictam. suam inno-

centiam perpetua vita, felicitatem Helvetiorum bello esse

1.40.14 perspectam. itaque se, quod in longiorem diem conla-

turus fuisset, repraesentaturum et proxima nocte de

quarta vigilia castra moturum, ut quam primum intelle-

gere posset, utrum apud eos pudor atque officium an

1.40.15 timor plus valeret. quodsi praeterea nemo sequatur,

tamen se cum sola decima legione iturum, de qua non

dubitaret, sibique eam praetoriam cohortem futuram.

huic Caesar legioni indulserat praecipue et propter virtu-

tem confidebat maxime.

1.41.1 Hac oratione habita mirum in modum conversae

sunt omnium mentes summaque alacritas et cupiditas

1.41.2 belli gerendi iniecta est, princepsque decima legio per

tribunos militum ei gratias egit, quod de se optimum

iudicium fecisset, seque esse ad bellum gerendum para-

1.41.3 tissimam confirmavit. deinde reliquae legiones cum tribu-

nis militum et primorum ordinum centurionibus ege-

runt, uti per eos Caesari satis facerent; se neque umquam

dubitasse neque timuisse neque de summa belli

suum 1.41.4 iudicium, sed

imperatoris esse existimavisse. eorum satis-

factione accepta et itinere exquisito per Diviciacum,

quod e Gallis ei maximam fidem habebat, ut milium

amplius quinquaginta circuitu locis apertis exercitum

1.41.5 duceret, de quarta vigilia, ut dixerat, profectus est. sep-

timo die, cum iter non intermitteret, ab exploratoribus

certior factus est Ariovisti copias a nostris milia passuum

quattuor et viginti abesse.

1.42.1 Cognito Caesaris adventu Ariovistus legatos ad eum

mittit: quod antea de conloquio postulasset, id per se

fieri licere, quoniam propius accessisset seque id sine

1.42.2 periculo facere posse existimaret. non respuit condicio-

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

nem Caesar, iamque eum ad sanitatem reverti arbitra-

batur, cum id quod antea petenti denegasset, ultro polli-

1.42.3 ceretur, magnamque in spem veniebat pro suis tantis

populique Romani in eum beneficiis cognitis suis postu-

latis fore, uti pertinacia desisteret. dies conloquio dictus

1.42.4 est ex eo die quintus. interim cum legati saepe ultro citro-

que inter eos mitterentur, Ariovistus postulavit ne quem

peditem ad conloquium Caesar adduceret: vereri se ne

per insidias ab eo circumveniretur; uterque cum equi-

1.42.5 tatu veniret; alia ratione sese non esse venturum. Caesar,

quod neque conloquium interposita causa tolli volebat

neque salutem suam Gallorum equitatui committere

audebat, commodissimum esse statuit omnibus equis

Gallis equitibus detractis eo legionarios milites legionis

decimae, cui quam maxime confidebat, imponere, ut

praesidium quam amicissimum, siquid opus facto esset,

1.42.6 haberet. Quod cum fieret, non inridicule quidam ex mili-

tibus decimae legionis dixit plus quam pollicitus esset

Caesarem ei facere: pollicitum se in cohortis praetoriae

loco decimam legionem habiturum ad equum rescribere.

1.43.1 Planities erat magna et in ea tumulus

terrenus satis grandis. hic locus

aequum fere spatium a castris

1.43.2 utriusque, Ariovisti et Caesaris, aberat. eo, ut erat dic-

tum, ad conloquium venerunt. legionem Caesar, quam

equis devexerat, passibus ducentis ab eo tumulo consti-

tuit; item equites Ariovisti pari intervallo constiterunt.

1.43.3 Ariovistus, ex equis ut conloquerentur et praeter se denos

1.43.4 ad conloquium adducerent, postulavit. ubi eo ventum

est, Caesar initio orationis sua senatusque in eum bene-

ficia commemoravit, quod rex appellatus esset a senatu,

quod amicus, quod munera amplissime missa; quam rem

et paucis contigisse et pro magnis hominum officiis consuesse

1.43.5 tribui docebat; illum, cum neque aditum neque

causam postulandi iustam haberet, beneficio ac liberalitate

1.43.6 sua ac senatus ea praemia consecutum. docebat

etiam quam veteres quamque iustae causae necessitudinis

1.43.7 ipsis cum Haeduis intercederent, quae senatus con-

sulta quotiens quamque honorifica in eos facta essent, ut

omni tempore totius Galliae principatum Headui tenuis-

sent, prius etiam quam nostram amicitiam adpetissent.

1.43.8 populi Romani hanc esse consuetudinem, ut socios atque

amicos non modo sui nihil deperdere, sed gratia, dignitate,

honore auctiores velit esse; quod vero ad amicitiam

populi Romani attulissent, id iis eripi quis pati posset?

1.43.9 postulavit deinde eadem, quae legatis in mandatis de-

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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

derat: ne aut Haeduis aut eorum sociis bellum inferret,

obsides redderet, si nullam partem Germanorum do-

mum remittere posset, at ne quos amplius Rhenum trans-

ire pateretur.

1.44.1 Ariovistus ad postulata Caesaris pauca respondit,

1.44.2 de suis virtutibus multa praedicavit: transisse Rhenum

sese non sua sponte, sed rogatum et accersitum a Gallis;

non sine magna spe magnisque praemiis domum propinquosque

reliquisse; sedes habere in Gallia ab ipsis con-

cessas, obsides ipsorum voluntate datos;

stipendium capere iure belli, quod

victores victis imponere consuerint.

1.44.3 non sese Gallis, sed Gallos sibi bellum intulisse;

omnes Galliae civitates ad se oppugnandum venisse ac

contra se castra habuisse; eas omnes copias uno a se proelio

1.44.4 pulsas ac superatas esse. si iterum experiri velint, se

iterum paratum esse decertare; si pace uti velint, ini-

quum esse de stipendio recusare, quod sua voluntate

1.44.5 ad id tempus pependerint. Amicitiam populi Romani sibi

ornamento et praesidio, non detrimento esse oportere,

idque se hac spe petisse. si per populum Romanum sti-

pendium remittatur et dediticii subtrahantur, non minus

se libenter recusaturum populi Romani amicitiam quam

1.44.6 adpetierit. Quod multitudinem Germanorum in Galliam

traducat, id se sui muniendi, non Galliae inpugnandae

causa facere. eius rei testimonium esse quod nisi rogatus

non venerit et quod bellum non intulerit, sed defenderit.

1.44.7 se prius in Galliam venisse quam populum Romanum;

numquam ante hoc tempus exercitum populi Romani

1.44.8 Galliae provinciae finibus egressum. quid sibi vellet? cur

in suas possessiones veniret? provinciam suam hanc esse

Galliam, sicut illam nostram. ut ipsi concedi non oporteret,

si in nostros fines impetum faceret, sic item nos

1.44.9 esse iniquos, quod in suo iure se interpellaremus. Quod

a se Haeduos amicos appellatos diceret, non se tam

barbarum neque tam imperitum esse rerum ut non sciret

neque bello Allobrogum proximo Haeduos Romanis auxi-

lium tulisse, neque ipsos in his contentionibus, quas Haedui

secum et cum Sequanis habuissent, auxilio populi

1.44.10 Romani usos esse. debere se suspicari simulata Caesarem

amicitia, quod exercitum in Gallia habeat, sui opprimendi

1.44.11 causa habere. qui nisi decedat atque exercitum

deducat ex his regionibus, sese illum non pro amico, sed

1.44.12 pro hoste habiturum. quodsi eum interfecerit, multis se

nobilibus principibusque populi Romani gratum

esse facturum®id se ab ipsis per eorum

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (22 di 26)15/03/2005 0.59.47


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

nuntios compertum

habere®, quorum omnium gratiam atque amicitiam eius

1.44.13 morte redimere posset. quodsi decessisset et liberam

possessionem Galliae sibi tradidisset, magno se illum

praemio remuneraturum et quaecumque bella geri vellet

sine ullo eius labore et periculo confecturum.

1.45.1 Multa a Caesare in eam sententiam dicta sunt

quare negotio desistere non posset; neque suam neque

populi Romani consuetudinem pati uti optime meritos

socios desereret, neque se iudicare Galliam potius esse

1.45.2 Ariovisti quam populi Romani. bello superatos esse Arvernos

et Rutenos a Q. Fabio Maximo, quibus populus

Romanus ignovisset neque in provinciam redegisset neque

1.45.3 stipendium imposuisset. Quodsi antiquissimum quodque

tempus spectari oporteret, populi Romani iustissimum

esse in Gallia imperium; si iudicium senatus observari

oporteret, liberam debere esse Galliam, quam bello victam

suis legibus uti voluisset.

1.46.1 Dum haec in conloquio geruntur, Caesari nuntiatum Dum... geruntur

est equites Ariovisti propius tumulum accedere

et ad nostros adequitare, lapides telaque in nostros conicere.

1.46.2 Caesar loquendi finem fecit seque ad suos recepit

suisque imperavit ne quod omnino telum in hostes reicerent.

1.46.3 nam etsi sine ullo periculo legionis delectae cum

equitatu proelium fore videbat, tamen committendum

non putabat, ut pulsis hostibus dici posset eos ab se per

1.46.4 fidem in conloquio circumventos. posteaquam in vulgus

militum elatum est, qua arrogantia in conloquio Ariovistus

usus omni Gallia Romanis interdixisset impetumque

in nostros eius equites fecissent eaque res conloquium

diremisset, multo maior alacritas studiumque

pugnandi maius exercitui iniectum est.

1.47.1 Biduo post Ariovistus ad Caesarem legatos mittit:

velle se de iis rebus, quae inter eos agi coeptae

neque perfectae essent, agere cum eo; uti

aut iterum conloquio diem

constitueret aut, si id minus vellet, ex suis legatis aliquem

1.47.2 ad se mitteret. conloquendi Caesari causa visa non est, et

eo magis, quod pridie eius diei Germani retineri non potuerant

1.47.3 quin in nostros tela conicerent. legatum ex suis sese

magno cum periculo ad eum missurum et hominibus

1.47.4 feris obiecturum existimabat. commodissimum visum

est C. Valerium Procillum, C. Valeri Caburi filium, sum-

ma virtute et humanitate adulescentem, cuius pater a

C. Valerio Flacco civitate donatus erat, et propter fidem

et propter linguae Gallicae scientiam, qua multa iam

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (23 di 26)15/03/2005 0.59.47


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

Ariovistus longinqua consuetudine utebatur, et quod in

eo peccandi Germanis causa non esset, ad eum mittere

1.47.5 et una M. Metium, qui hospitio Ariovisti utebatur. His

mandavit ut quae diceret Ariovistus cognoscerent et ad

1.47.6 se referrent. quos cum apud se in castris Ariovistus

conspexisset, exercitu suo praesente conclamavit: quid ad

se venirent? an speculandi causa? conantes dicere pro-

hibuit et in catenas coniecit.

1.48.1 Eodem die castra promovit et milibus passuum

1.48.2 sex a Caesaris castris sub monte consedit. Postridie eius

diei praeter castra Caesaris suas copias traduxit et milibus suas copias traduxit

passuum duobus ultra eum castra fecit eo consilio

uti frumento commeatuque, qui ex Sequanis et Haeduis

1.48.3 supportaretur, Caesarem intercluderet. Ex eo die dies continuos

quinque Caesar pro castris suas copias produxit et produxit

aciem instructam habuit, ut, si vellet Ariovistus proelio

1.48.4 contendere, ei potestas non deesset. Ariovistus his omnibus

diebus exercitum castris continuit, equestri proelio

1.48.5 cotidie contendit. genus hoc erat pugnae quo se Germani

exercuerant: equitum milia erant sex, totidem numero

pedites velocissimi ac fortissimi, quos ex omni copia

1.48.6 singuli singulos suae salutis causa delegerant; cum his

in proeliis versabantur, ad hos se equites

recipiebant; 1.48.7 hi, si quid erat

durius, concurrebant; si qui graviore vulnere

accepto equo deciderat, circumsistebant; si quo erat

longius prodeundum aut celerius recipiendum, tanta erat

horum exercitatione celeritas, ut iubis equorum sublevati

cursum adaequarent.

1.49.1 Ubi eum castris se tenere Caesar intellexit, ne diu-

tius commeatu prohiberetur, ultra eum locum quo in loco

Germani consederant, circiter passus sescentos ab his,

castris idoneum locum delegit acieque triplici instructa

1.49.2 ad eum locum venit. Primam et secundam aciem in armis

1.49.3 esse, tertiam castra munire iussit. Hic locus ab hoste circiter ... tertiam (aciem) castra

munire iussit

passus sescentos, uti dictum est, aberat. eo circiter

hominum numero sedecim milia expedita cum omni equitatu

Ariovistus misit, quae copiae nostros terrerent et

1.49.4 munitione prohiberent. Nihilo setius Caesar, ut ante con-

stituerat, duas acies hostem propulsare, tertiam opus

1.49.5 perficere iussit. Munitis castris duas ibi legiones reliquit duas acies hostem

propulsare, tertiam... iussit

et partem auxiliorum, quattuor reliquas legiones in castra

maiora reduxit.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (24 di 26)15/03/2005 0.59.47


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

1.50.1 Proximo die instituto suo Caesar ex castris utrisque

copias suas eduxit paulumque a maioribus castris

progressus aciem instruxit hostibusque pugnandi potestatem

1.50.2 fecit. Ubi ne tum quidem eos prodire intellexit,

circiter meridiem exercitum in castra reduxit. tum demum

Ariovistus partem suarum copiarum, quae castra

1.50.3 minora oppugnaret, misit. acriter utrimque usque ad

vesperum pugnatum est. solis occasu suas copias Ariovistus

multis et inlatis et acceptis vulneribus in castra

1.50.4 reduxit. cum ex captivis quaereret Caesar, quamobrem

Ariovistus proelio non decertaret, hanc reperiebat cau-

sam, quod apud Germanos ea consuetudo esset, ut matres

familiae eorum sortibus vaticinationibusque declararent,

1.50.5 utrum proelium committi ex usu esset necne; eas ita dicere:

non esse fas Germanos superare, si ante novam lunam proelio contendissent.

1.51.1 Postridie eius diei Caesar praesidio utrisque castris,

quod satis esse visum est, reliquit, alarios omnes in conspectu

hostium pro castris minoribus constituit, quod

minus multitudine militum legionariorum pro hostium

numero valebat, ut ad speciem alariis uteretur; ipse triplici

1.51.2 instructa acie usque ad castra hostium accessit. tum

demum necessario Germani suas copias castris eduxerunt

generatimque constituerunt paribus intervallis®

Harudes, Marcomanos, Tribocos, Vangiones, Nemetes,

Sedusios, Suebos®, omnemque aciem suam raedis et carris

circumdederunt, ne qua spes in fuga relinqueretur. Eo

1.51.3 mulieres imposuerunt, quae ad proelium proficiscentes

passis manibus flentes implorabant, ne se in servitutem

Romanis traderent.

1.52.1 Caesar singulis legionibus singulos legatos et

quaestorem praefecit, uti eos testes suae quisque

virtutis 1.52.2 haberet; ipse a dextro

cornu, quod eam partem minime

firmam hostium esse animadverterat, proelium commisit.

1.52.3 Ita nostri acriter in hostes signo dato impetum fecerunt,

itaque hostes repente celeriterque procurrerunt, ut

1.52.4 spatium pila in hostes coniciendi non daretur. relictis

pilis comminus gladiis pugnatum est. at Germani cele-

riter ex consuetudine sua phalange facta impetus gladiorum

in phalangem insilirent et scuta manibus revellerent

1.52.6 et desuper vulnerarent. Cum hostium acies a sinistro

cornu pulsa atque in fugam coniecta esset, a dextro cornu

vehementer multitudine suorum nostram aciem premebant.

1.52.7 Id cum animadvertisset P. Crassus adulescens qui

equitatui praeerat, quod expeditior erat quam ii, qui inter

aciem versabantur, tertiam aciem laborantibus nostris

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (25 di 26)15/03/2005 0.59.47


{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1

subsidio misit.

1.53.1 Ita proelium restitutum est, atque omnes hostes

terga verterunt neque prius fugere destiterunt, quam ad

flumen Rhenum milia passuum ex eo loco circiter quinque

1.53.2 pervenerunt. Ibi perpauci aut viribus confisi tranare prius... quam pervenerunt

contenderunt aut lintribus inventis sibi salutem reppererunt.

1.53.3 In his fuit Ariovistus qui naviculam deligatam ad

ripam nactus ea profugit; reliquos omnes equitatu consecuti

1.53.4 nostri interfecerunt. Duae fuerunt Ariovisti uxores,

una Sueba natione, quam domo secum duxerat, altera

Norica regis Voccionis soror, quam in Gallia duxerat a

fratre missam: utraque in ea fuga periit; duae

filiae: 1.53.5 harum altera occisa,

altera capta est. C. Valerius Procillus,

cum a custodibus in fuga trinis catenis vinctus traheretur,

in ipsum Caesarem hostes equitatu persequentem

1.53.6 incidit. Quae quidem res Caesari non minorem quam ipsa

victoria voluptatem attulit, quod hominem honestissimum

provinciae Galliae, suum familiarem et hospitem,

ereptum ex manibus hostium sibi restitutum videbat

neque eius calamitate de tanta voluptate et gratulatione

1.53. fortuna deminuerat. Is se praesente de se ter

sortibus consultum dicebat, utrum igni statim necaretur

an in aliud tempus reservaretur; sortium beneficio se utrum... necaretur an...

reservaretur

1.53.8 esse incolumem. item M. Metius repertus et ad eum

reductus est.

1.54.1 Hoc proelio trans Rhenum nuntiato Suebi, qui ad

ripas Rheni venerant, domum reverti coeperunt. Quos

ubi, qui proximi Rhenum incolunt, perterritos senserunt,

1.54.2 insecuti magnum ex his numerum occiderunt. Caesar una

aestate duobus maximis bellis confectis maturius paulo

quam tempus anni postulabat, in hiberna in Sequanos

1.54.3 exercitum deduxit. hibernis Labienum praeposuit, ipse

in citeriorem Galliam ad conventus agendos profectus est.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (26 di 26)15/03/2005 0.59.47


NOMINATIVO

NOMINATIVO

HOMEPAGE

VAI A SINTASSI DEI

CASI

Il Nominativus casus è – come indica il termine stesso – il caso del nome sotto forma di soggetto; e,

inoltre, il caso di tutti quegli elementi della proposizione (predicato nominale, compl. predicativo del

soggetto, attributo, apposizione) collegati con il soggetto.

Presentano il doppio

nominativo (del soggetto e

della parte nominale o del

compl. predicativo del

soggetto):

– verbi copulativi (ossia, per

definizione generale, quelli che –

come sum – non hanno senso

compiuto e servono ad unire al

soggetto il suo predicato: aggettivo

o sostantivo).

– verbi copulativi all’infinito,

dipendenti da verbi servili, tra cui

si ricordano: possum/queo (posso);

nequeo (non posso); debeo (devo);

soleo/consuesco (sono solito);

incipio (comincio); statuo/

constituo/decerno (stabilisco);

audeo (oso).

– verbi copulativi retti da verbi

servili di volontà (volo, nolo,

cupio, studeo, ecc.), purché

abbiano lo stesso soggetto

(altrimenti, si avranno delle

proposizioni oggettive; che

comunque possono trovarsi anche

nel caso precedente

– verbi che, pur non essendo

copulativi, sono spesso

accompagnati da un complemento

predicativo: nascor, vivo, morior,

sto, pereo, maneo…

– verbi intransitivi che indicano

un modo di essere: fio (divento),

evado/existo (riesco), appareo

(appaio), videor (sembro).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/NOMINATIVO.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.47

Sermo incipit obscurus fieri.

Socrates parens philosophiae

iure dici potest.

Cato malebat esse quam videri

bonus; (oppure: Cato malebat se esse

quam videri bonum).

Scipio privatus in urbe mansit.

Nemo immortalis ignavia

factus est.


NOMINATIVO

- verbi passivi appellativi,

elettivi, estimativi.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/NOMINATIVO.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.47

Mortuo Romulo, Numa

Pompilius rex electus est.


Cyb2

HOMEPAGE

NOMINATIVO GENITIVO

ACCUSATIVO DATIVO

VOCATIVO ABLATIVO

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/CyberLatino1.htm15/03/2005 0.59.47


GENITIVO

GENITIVO

HOMEPAGE

VAI A SINTASSI DEI

CASI

Il genetivus (connesso con genus = specie, genere, stirpe) precisa il valore di un concetto generale, con

l’aggiunta di un’idea specifica. In latino, comunque, presenta una notevole varietà di funzioni.

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DIPENDENTE

DA UN NOME

O DA UN

PRONOME

(usato come aggettivo)

DIPENDENTE DA UN AGGETTIVO O DAL PARTICIPIO

di specificazione (funzione fondamentale). - Domus

Pauli.

soggettivo: in cui il genitivo esprime il soggetto logico. - Adventus

nostrorum

militum hostes

fugavit

Nostri

milites

advenerunt et

fugaverunt

hostes.

oggettivo: in cui il genitivo esprime la funzione di ideale compl.

oggetto.

attributivo: in cui il genitivo equivale concettualmente a un

attributo.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (1 di 5)15/03/2005 0.59.48

- Timor

mortis

improbos

terret

Improbi

mortem timent

et eam

perhorrescunt.

- Exercitus

Romanorum

Exercitus

romanus.


GENITIVO

di convenienza, pertinenza o proprietà. Le espresisoni italiane: è

dovere di…; è compito di…; spetta a…; è proprio di… sono

espresse in Latino dal semplice genitivo.

n.b.:Espressioni come: è tuo, mio, nostro, vostro dovere…………

è suo, loro dovere (riferiti a soggetto diverso da quello della

reggente)

altrimenti…………………………...................................................

è mio/ tuo… dovere di medico, console, ecc.:

di possesso (in Latino, talvolta, con noni quali filius, filia, uxor,

templum, aedes, il sostantivo reggente è sottinteso).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (2 di 5)15/03/2005 0.59.48

- Est

adulescentis…

- Civium est

legibus

oboedire.

- Tuum,

meum,

nostrum,

vestrum… est.

- Eius/ illius,

eorum/

illorum… est.

- Suum [+

verbo essere]

(Dux ait suum

esse militum

saluti

consulere).

- Meum/

tuum…

medici/

consulis… est.

- Naves

hostium

celerrimae

erant.

- Terentia

Ciceronis

(sott.: uxor) =

Terenzia,

moglie di

Cicerone.


GENITIVO

DIPENDENTE

DA UN

VERBO

di qualità (in alternativa all’ablativo soprattutto per le qualità

fisiche, ma non per le determinazioni di peso, tempo, età e

numero).

partitivo: indica una parte di una totalità considerata, in dipendenza:

a) da sostantivi esprimenti numero (pars, multitudo); b) da

pronomi indefiniti, numerali o da avverbi di luogo (ubimam

gentium sumus?=tra quali genti siamo?; c) da sostantivi indicanti

quantità (acervus, amphora…); o da pronomi neutri o avverbi in

funzione di sostantivi (nihil praemii = nessun premio) genitivo di quantità; d) da

aggettivi al grado comparativo o superlativo (Gallorum omnium fortissimi sunt

Belgae).

epesegetico (o dichiarativo): specifica un nome di concetto

generico.

n.b.: I nomi geografici urbs, insula, mons, flumen, provincia, ecc.

costituiscono apposizione del nome proprio al quale si

accomapgnano.

Si tratta di aggettivi di desiderio (studiosus, cupiens…) o

avversione (fastidiosus…), colpa (reus…) o innocenza, memoria

o dimenticanza, ecc…

impersonale: interest e refert (=importare, interessare, stare a

cuore). Costruzione:

Genitivo della persona o dell’entità a cui interessa la cosa.

– Se la persona è un pronome personale di 1 A o 2 A persona sing./

plur., si ricorre alla forma femminile dell’ablativo singolare

dell’aggettivo possessivo corrispondente (mea, tua, vestra,

ecc.). Genitivo di is/ ille, per il pronome di 3 A persona.

– Si usa sua, se refert/interest sono all’infinito o al congiuntivo e

il pronome si riferisce al soggetto della proposizione reggente.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (3 di 5)15/03/2005 0.59.48

- Fossa

quindecim

pedum…

- Hannibal

vir fuit

magnae

audaciae.

- Arbor

palmae.

- Urbs Roma;

insula Sicilia.

- Patris

multum

interest ut

liberi valeant.

- Omnium

civium

intererat

patriam

salvam esse.

- Mea

maxime refert


GENITIVO

La cosa che interessa è espressa con a) ut/ne + congiuntivo; b)

una proposizione infinitiva; c) un pronome neutro al nominativo

singolare.

Il grado di interesse è espresso con un avverbio o con un

genitivo di stima (multum, magni, plurimi, ecc…).

N.B.: Si ricordi anche il genitivo retto da piget, pudet, paenitet,

miseret e taedet.

di stima o prezzo: - I verbi di stima richiedono il genitivo di

valore avverbiale (pluris, tanti, minimi, ecc…) per stima

indeterminata; altrimenti, reggono l’ablativo. I verbi di prezzo,

invece, richiedono il genitivo solo se seguiti da tanti (=tanto),

quanti (=quanto), pluris (= di più), minoris (=di meno); negli

altri casi, si costruiscono con l’ablativo.

di memoria: - La persona o la cosa di cui ci si ricorda (o ci

dimentica) è espressa in genitivo. Se la cosa è espressa da un

aggettivo neutro sostantivato o da un pronome neutro, va in

accusativo.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (4 di 5)15/03/2005 0.59.48

te valere.

- Ille ait sua

maxime

referre hanc

legem manere.

- Eius

referebat

Sabinos

vincere non

posse.

- Nostra

permagni

interest ubi

sint positae

domus et quo

spectent.

- Voluptates

virtus minimi

facit.

- Vendo

frumentum

meum non

pluris quam

ceteri.

- Meminero

semper

amicorum

meorum.

- Haec

libenter

memini, illa

sum oblitus.


GENITIVO

giudiziario: - Il genitivo retto dai verbi di questo gruppo (damno;

absolvo; ago = cito in giudizio; ecc…) esprime un

complemento di colpa o di pena. Questo genitivo è retto, a

volte, da un ablativo con valore strumentale (crimine, scelere…).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (5 di 5)15/03/2005 0.59.48

- Miltiades

accusatus est

proditionis.

- Lupus

arguebat

vulpem furti

crimine.


NOTABEN8

NOTABEN8

HOMEPAGE

Il complemento partitivo, oltre che con il genitivo, è espresso con:

A) E, ex + ablativo, in dipendenza da un comparativo, un superlativo, un numerale o un

pronome.

ES.: Unus e septem sapientibus.

Diligentior ex duobus fratribus.

B) Inter + accusativo, ma non frequentemente, dopo un comparativo o un superlativo.

ES.: Doctior inter duos philosophos

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN8.html15/03/2005 0.59.48


NOTABEN9

NOTABEN9

HOMEPAGE

Quando un pronome neutro è accompagnato da un aggettivo:

● se l’aggettivo appartiene alla prima classe, può essere espresso al genitivo (nihil novi) o

concordare con il pronome (nihil novum).

– se l’aggettivo è della seconda classe, concorda sempre con il pronome (nihil utile).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN9.html15/03/2005 0.59.48


ACCUSATIVO

ACCUSATIVO

HOMEPAGE

VAI A SINTASSI DEI

CASI

– Ha la funzione fondamentale di indicare – in dipendenza da verbi transitivi attivi e deponenti – il complemento

oggetto o diretto.

– Si ricordi che in latino sono transitivi parecchi verbi intransitivi italiani: per es., verbi come oleo (=mando odore

di…), sitio (=ho sete di…), admiror (=mi meraviglio di…), doleo (=mi rattristo per…), ecc.

– N.B.: - Reggono il complemento predicativo dell'oggetto gli stessi verbi transitivi che, quando si presentano in forma

passiva reggono il predicativo del soggetto, ossia i verbi appellativi, elettivi, estimativi ed effettivi (Pompeius

reddit tutum mare = Pompeo rese sicuro il mare).

ACCUSATIVO DI RELAZIONE

(o alla greca)

È retto da un participio passato o da

un aggettivo. È detto anche "alla

greca", perché ricalca un costrutto di

quella lingua. È d’uso

prevalentemente poetico e assume il

valore di un complemento di

limirazione.

ACCUSATIVO AVVERBIALE Rappresentato da sostantivi o aggettivi

con valore avverbiale, usati senza

legami con gli elementi della

proposizione in cui si trovano.

ACCUSATIVO ESCLAMATIVO È usato nelle esclamazioni; in genere,

è preceduto dalle interiezioni "ah",

"heu", "ah".

DOPPIO ACCUSATIVO

Si trova con i verbi doceo (= insegno)

e celo (=nascondo):

● accusativo della persona a cui

si insegna o si nasconde;

● accusativo della cosa che si

insegna o si nasconde.

Al passivo, doceo è sostituito da disco,

erudior, imbuor o doctus (participo

passato con valore di aggettivo).

Celo, al passivo (uso raro) presenta la

costruzione personale dei verbi del

tipo di videor + de e ablativo della

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ACCUSATIVO.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.48

– Crines effusa sacerdos.

– Senem conspexi vultum

et ceterum severum.

– Maximam partem (=

prevalentemente; per lo più).

– Ah te infelicem!

– Cato ipse filium litteras

docuit.

– Iter, quo abeat, consul

omnes celat.

– Paetus… celatus est de

filii morte.


ACCUSATIVO

VERBI ASSOLUTAMENTE

IMPERSONALI

(ammettono solo la terza persona

singolare e non hanno soggetto

espresso paenitet, piget, pudet, taedet,

miseret).

VERBI RELATIVAMENTE

IMPERSONALI

(ammettono anche l’uso della terza

persona plurale e possono avere un

soggetto (persona o cosa). Sono usati

soprattutto in espressioni negative: decet,

dedecet, fallit, iuvat, latet, ecc.; ).

cosa nascosta.

N.B.: possono avere costruzione con il

doppio accusativo anche i verbi posco,

reposco e flagito (=chiedere per

avere).

Richiedono:

● l’accusativo della persona che

prova il sentimento;

● il genitivo dell’oggetto del

sentimento, se è un nome; il

nominativo, se è un pronome

neutro; l’infinito oppure quod

+ l’indicativo o il

congiuntivo, se l’oggetto del

sentimento è un verbo.

Se il verbo impersonale è

accompagnato da un verbo di volontà

(malo, volo, nolo, cupio), quest’ultimo

si costruisce personalmente e il verbo

impersonale va al congiuntivo senza

ut, secondo la C.T.

Richiedono:

● l’accusativo della persona alla

quale conviene, giova, ecc.

● il nominativo della cosa che

conviene, giova, ecc.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ACCUSATIVO.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.48

– Caesar cotidie Haeduos

frumentum flagitabat. [Ma

anche: Caesar cotidie ab

Haeduis frumentum

flagitabat - Caesar cotidie

ab Haeduis poscebat ut

frumentum conferrent].

– Populum iudicii sui

paenituit.

– Id me pudet.

– Non me vixisse paenitet.

– Volo me paeniteat (=

voglio pentirmi).

– Volebam me paeniteret (=

volevo pentirmi).

– Non decet regem ira.

– Omnia me fallunt.


VIDEOR

VIDEOR (sembrare; parere)

HOMEPAGE

COSTRUZIONE PERSONALE

COSTRUZIONE IMPERSONALE

VAI A SINTASSI DEI

CASI

Mentre in Italiano "sembrare" è usato

per lo più impersonalmente,

trasferendone quindi il soggetto nella

proposizione subordinata (soggettiva),

invece in Latino (videor) diventa

personale e dev’essere trasformato.

Videor concorda con il proprio

soggetto ed è seguito dall’infinito +

nominativo del predicativo o

dell’eventuale perifrasi participiale

(doppio nominativo).

Quando la persona a cui sembra è la

stessa che fa da soggetto a videor, si

trova anche sottintesa.

In alcuni casi, videor ha pure in

Latino, come in Italiano, costruzione

impersonale, cioè si presenta alla 3 A

persona singolare, senza un soggetto

personale.

Quando introduce un’infinitiva

contenente un verbo impersonale

(paenitet, piget, pudet, miseret,

interest…) o usato impersonalmente.

Quando introduce un’infinitiva

contenente un verbo privo di supino e

si deve usare fore ut o futurum esse ut

+ il congiuntivo.

Quando è usato assolutamente e

significa "sembrar bene", "sembrare

opportuno".

Quando è accompagnato da un

aggettivo neutro

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/VIDEOR.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.49

Tu (mihi) videris

audax esse = Mi sembra

che tu sia audace.

Amici mihi videbantur

erraturi esse = Mi

sembrava che gli amici

avrebbero sbagliato.

(Ego) (mihi) Romae

videor esse.

Mihi videbatur te

huius vitae taedere.

Mihi videtur fore ut

discipuli linguam

latinam perdiscant.

Responde, si tibi

videtur.

Visum est mihi de

senectute aliquid ad te

scribere.


VIDEOR

ALTRI VERBI CON

COSTRUZIONE ANALOGA:

dicor, feror, trador, putor,

perhibeor, nuntior,audior...

iubeor, sinor, vetor/prohibeor

– nei tempi semplici (presente e

derivati) hanno costruzione

personale.

– nei tempi composti (perfetto e

derivati) e nella perifrastica passiva

hanno costruzione impersonale.

– hanno costruzione personale in tutti

i tempi.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/VIDEOR.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.49

Caesar venturus

esse dicitur.

Traditum est

Homerum caecum

fuisse.

Nolani vetiti sunt adire

mura portasque = Ai

Nolani fu vietato di

avvicinarsi alle mura e alle

porte.


DATIVO

DATIVO

DATIVO CON

VALORI

PARTICOLARI:

I VERBI

INTRANSITIVI

LATINI CHE

RICHIEDONO IL

DATIVO SONO DI

TRE TIPI:

HOMEPAGE

VAI A SINTASSI DEI

CASI

A) di possesso – Sunt nobis

mitia poma

B) di interesse – Est vita

misero longa,

felici brevis

C) di fine – Auxilio

venire

(=venire in

aiuto)

D) d’agente, che nella

perifrasi passiva svolge la

stessa funzione espressa

dal compl. d’agente nelle

proposizioni costruite con

un verbo di forma passiva

1) INTRANSITIVI SIA IN

LATINO CHE IN

ITALIANO:

[A] Verbi di obbedienza

(oboedio, obsequor…).

[B] Verbi di resistenza

(resisto, obsto…).

[C] Verbi di provvidenza

(consulo, provideo…).

[D] Verbi di giovamento

(prosum, proficio…).

[E] Verbi di nocumento

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/DATIVO.html (1 di 3)15/03/2005 0.59.49


DATIVO

COSTRUTTI

PARTICOLARI:

2) INTRANSITIVI SIA IN

LATINO CHE IN

ITALIANO, MA CHE IN

ITALIANO REGGONO

UN CASO (=

complemento) DIVERSO:

3) INTRANSITIVI IN

LATINO E TRANSITIVI

+ COMPL. OGGETTO IN

ITALIANO:

● Sum e fio (nel

significato di essere

di (danno o

vantaggio);

● Do, habeo, tribuo

(nel senso di

attribuire, imputare

a…);

● Mitto, venio,

relinquo (ES.:

Lasciare qualcuno

(noceo, obsum…).

[F] Desum (=manco), impero

(=comando), displiceo

(=dispiaccio) ; placeo (=

piaccio).

– Succenseo (= mi sdegno

con…), gratulor (mi

congratulo con…), assentio/or

(sono d’accordo con…),

fido / confido / diffido.

[A] Verbi di soccorso

(subvenio, succurro…).

[B] Faveo (=favorisco),

satisfacio (soddisfo).

[C] Ignosco (= perdono).

[D] Studeo (studio,ecc…).

[E] Minor / minitor

(=minaccio).

[F] Nubo (= sposo) è riferito

però alla donna (l’uomo,

invece, usa uxorem ducere).

si costruiscono con il

doppio dativo:

a. dativo della persona (a

vantaggio o a danno,

ecc. della quale

avviene o si compie

l’azione);

b. dativo della cosa (che

indica il fine al quale è

rivolta l’aziome).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/DATIVO.html (2 di 3)15/03/2005 0.59.49

– Hoc tibi

laudi tribuo.

– Centurionis

impetus saluti

fuit suis


DATIVO

in aiuto di qualcun

altro):

– i verbi di eccellenza

(praesto, antecello, supero,

vinco…):

richiedono:

a. dativo della persona

che si supera (ma

anche l'accusativo);

b. l’ablativo (di

limitazione) della cosa

in cui si è superiori.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/DATIVO.html (3 di 3)15/03/2005 0.59.49

– Doctrina

Graeci

Romanis

(oppure:

Romanos)

antecedunt.


NOTASTOR3

DATIVO - NOTASTOR3

HOMEPAGE

Il caso "dativo" deriva da "dare", poiché spesso dipendeva da tale verbo. Esso indica il

punto d’arrivo dell’azione espressa dal verbo (Nel significato comune, "complemento di

termine" = Do librum tibi).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notestor/NOTASTOR3.html15/03/2005 0.59.49


NOTABEN5

NOTABEN5

HOMEPAGE

— Gratulor regge il dativo della persona e de+ablativo, oppure l’ablativo o

l’accusativo della cosa di cui ci si congratula.

— Fido, diffido, confido richiedono il dativo della persona, ma l’ablativo, se si

riferiscono a una cosa.

— Minor / minitor richiedono il dativo della persona che si minaccia e l’accusativo

di ciò che si minaccia.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN5.html15/03/2005 0.59.49


ABLATIVO

ABLATIVO

HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEI CASI

Il nome ablativo – da connettere con ablatus = allontanato, portato via – esprime la funzione originaria di questo

caso: il valore di allontanamento sia in senso proprio che figurato. Tuttavia, con l’evoluzione della lingua,

nell’ablativo sono venuti a convergere tre varianti:

1) ablativo propriamente detto (di allontanamento → da dove? da chi?);

Tra gli ablativi di natura strumentale

vanno particolarmente ricordati:

2) (ablativo) strumentale-sociativo (con che cosa? con chi?);

3) (ablativo) locativo (dove? in quale tempo?).

quello che si trova con i

verbi: utor (= uso; mi

servo di...), fruor (=

godo), fungor

(=adempio), potior (=

mi impadronisco),

vescor (= mi cibo) e i

loro composti. Spesso

utor prende il semplice

senso di avere,

soprattutto se il nome

all’ablativo è

accompagnato da un

aggettivo o da un

avverbio. Inoltre, potior

ha sempre il genitivo

nella locuzione potiri

rerum (= impadronirsi

del sommo potere), più

raramente (per

analogia) con altri nomi.

Sapientis est temporibus sapienter uti.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ABLATIVO.html (1 di 3)15/03/2005 0.59.50

Post Servii mortem regno potitus est Tarquinius.

Iusto utimur domino = Abbiamo un padrone giusto.


ABLATIVO

– quello retto dalla

locuzione impersonale

opus est (= c’è

bisogno / occorre / è

necessario), soprattutto

quando essa è

introdotta da nihil e dal

quid interrogativoretorico.

La persona che ha

bisogno è espressa con

il dativo.

Tuttavia, opus est (per

analogia a necesse est =

è necessario) può anche

presentare un costrutto

personale, che anzi

diventa quello normale,

allorché il soggetto

(cioè la cosa di cui si ha

bisogno) è un pronome

o un aggettivo neutro.

In questo costrutto

personale, il verbo sum

concorda nella persona

con il soggetto.

N.B.: – Se la cosa di

cui si ha bisogno è

espressa da un verbo, si

ha più comunemente

l’infinito (opus est

facere).

– quello retto dagli

aggettivi dignus

(=degno) e indignus

(=indegno). Nel caso in

cui la cosa di cui si è

degni sia espressa in

Italiano da un verbo,

qualora in latino non si

possa o non si voglia

sostituire con il

sostantivo

corrispondente, va reso

con una proposizione

relativa espressa da qui,

Nihil opus est simulatione et fallacibus = Non c'è

affatto bisogno di....

Mihi opus est libro.

Hominibus exempla opus sunt, non vana verba.

Haec mihi opus sunt.

Indignum te arbitror, qui exercitum ducas.

Vir ille dignus est, quem omnes laudent.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ABLATIVO.html (2 di 3)15/03/2005 0.59.50


ABLATIVO

quae, quod (concordati

per genere e numero al

nome antecedente e con

il caso determinato

dalla sua funzione) +

congiuntivo presente o

imperfetto.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ABLATIVO.html (3 di 3)15/03/2005 0.59.50


NOTASTOR1

ABLATIVO – Nota storica 1

HOMEPAGE

Come rilevano Ghiselli e Concialini, «ci si può chiedere come due nozioni apparentemente così

diverse quali lo strumentale (=mezzo) e il sociativo (=unione) costituissero originariamente una

funzione unitaria. Per comprendere ciò basta considerare le due frasi "parto con l’amico" e "scrivo

con la penna", nelle quali, dal punto di vista dell’Italiano, il "con" non introduce due rapporti diversi,

ma uno solo identico, "un rapporto di compagnia reale e figurato" »(Devoto).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notestor/NOTASTOR1.html15/03/2005 0.59.50


NOTASTOR1

ABLATIVO – Nota storica 2

HOMEPAGE

La sua principale funzione è incentrata nell’esprimere lo stato in luogo. Tuttavia dell’originario

locativo, inteso come caso a sé stante sono rimaste tracce solamente in alcune forme isolate (spesso,

impropriamente definite "genitivo locativo"): domi (=a/in casa); domi militiaeque (=in pace e in

guerra); domi bellique (=in pace e in guerra); ruri (=in campagna); humi (=in/a terra).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notestor/NOTASTOR2.html15/03/2005 0.59.50


CONGIUNTIVI (DIPENDENTI) AL POSTO DELL’INDICATIVO

HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO

CONGIUNTIVI (dipendenti) AL POSTO DELL'INDICATIVO

congiuntivo eventuale Esprime un processo come

eventuale, generico, ripetuto. Si

trova al posto dell’indicativo, che

indica normalmente situazioni o

fatti determinati e specifici.

congiuntivo obliquo Sta al posto dell’indicativo a

esprimere:

– pensiero o parole altrui, non del

locutore (si veda, inoltre l’oratio

obliqua);

– pensiero del locutore stesso, ma

pensato in altro tempo (quasi un suo

alter ego);

– (più raramente) il pensiero del

locutore e dello stesso tempo, ma

intenzionalmente presentato come

opinione o prospettiva personale.

congiuntivo caratterizzante Tipico di enunciati che,

solitamente, vengono fatti rientrare

nelle relative consecutive. In realtà,

essi non esprimono conseguenza

(anche se, in Italiano, ricorriamo

all’espressione "tale che"), ma

qualità distintiva (al relativo "che"

può sostituirsi "che ha la

particolarità di". Il congiuntivo

caratterizzante è frequente con

dignus, est/sunt qui, quis est qui…?

(=chi c’è che…?), nemo est qui

(non c’è nessuno che), quid est

cur…? (che ragione c’è perché…?).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/CONGDIPE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.50

Virtus facit ut

diligamus in quibus

ipse inesse videatur.

Paetus omnes libros

quos frater suus

reliquisset mihi

donavit (a detta di

Peto).

Admiratus sum

quod nihilo minus tua

manu scripsisses.

Civis est nemo qui

non me defenderit.

Nec causa est cur

negem (= non c’è

ragione che io neghi).


CONGIUNTIVI (DIPENDENTI) AL POSTO DELL’INDICATIVO

congiuntivo di attrazione

modale (assimilazione del

modo)

Suole denominarsi attrazione

modale una particolare tendenza

(evidente nel latino classico,

soprattutto letterario) a mantenere il

modo congiuntivo (al posto

dell’indicativo), in dipendenza da

una proposizione al congiuntivo o

all’infinito. In realtà, la maggior

parte delle volte, il congiuntivo si

trova non perché attratto

automaticamente, ma perché

giustificabile per sé come obliquo,

eventuale o caratterizzante.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/CONGDIPE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.50


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HOMEPAGE

SINTASSI DEL VERBO

INDICATIVO IMPERATIVO

CONGIUNTIVI

DIPENDENTI

CONGIUNTIVI

INDIPENDENTI

INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/page2.htm15/03/2005 0.59.50

SUPINO GERUNDIVO


Indicativo

HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO

INDICATIVO

1. È il modo della realtà, della certezza. Possiede 6 tempi: 3 che indicano un’azione non

ancora compiuta (infectum); presente, imperfetto e futuro semplice; 3 che indicano

un’azione già compiuta (perfectum), ossia perfetto, piuccheperfetto e futuro anteriore.

2. Si ricorda, in particolare, che:

● il presente storico, molto frequente nelle narrazioni, equivale a un passato;

● il perfetto logico ha valore di presente e si trova con i verbi mancanti di presente

(novi; odi; ecc…), nei perfetti che indicano il perdurare della conseguenza di

un’azione (nel presente) [ES.: mihi persuasi = mi persuasi = sono persuaso], nei

perfetti gnomici o sentenziosi (usati appunto nelle sentenze o nei proverbi) [ES.:

Semper hoc vitium aurum habuit… = L’oro ha (=ha sempre avuto) questo difetto...];

● nelle subordinate con verbo all’indicativo, se l’azione avviene prima di quella della

reggente, vale la cosiddetta legge dell’anteriorità, o Consecutio temporum

dell’indicativo (che nella lingua italiana, meno precisa, non viene avvertita e

rispettata), secondo questo schema:

tempo della reggente tempo della subordinata esempio

PRESENTE PERFETTO - Numquam obliviscor verba quae

audivi.

- Milvo bellum sempiternum est cum

corvo: ergo alter alterius ova frangit

ubicumque ea invenit.

IMPERFETTO PIUCCHEPERFETTO -In quas urbes venerat, in iis gratiam

omnium sibi parabat.

FUTURO SEMPLICE FUTURO ANTERIORE - Si quid novi invenero, tibi scribam.

3.Differenze d’uso rispetto all’indicativo italiano:

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (1 di 4)15/03/2005 0.59.51


Indicativo

INDICATIVO AL

POSTO DEL

MODO

CONDIZIONALE

ITALIANO (= falso

condizionale)

● Presente indicativo,

che si traduce con il

condizionale

presente..

● Imperfetto, perfetto o

piuccheperfetto

indicativo, che si

traducono con il

condizionale passato.

La traduzione con il falso

condizionale italiano è frequente:

- con i verbi

possum, debeo (o

perifrastica

passiva), licet e

con espressioni

indicanti necessità

o convenienza.

- con il verbo

sum +

aggettivo

neutro o

genitivo di

pertinenza.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (2 di 4)15/03/2005 0.59.51

- Statim

Carthaginem

everti oportuit

(=Sarebbe stato

meglio

distruggere

subito Cartagine).

- Quae

Aeneas

passus sit

enumerare

longum est (=

Sarebbe

lungo

enumerare le

peripezie di

Enea).

- Eius est =

Sarebbe suo

dovere.

- Erat

dementis

pacem cogitare

(=Sarebbe

stato da

pazzo pensare

alla pace).


Indicativo

INDICATIVO AL

POSTO DEL

MODO

CONGIUNTIVO

ITALIANO

– indicativo che si traduce

con il congiuntivo italiano,

con esatta corrispondenza

dei tempi.

- con i verbi puto,

arbitror, spero,

ecc…soprattutto in

frasi negative.

N.B.: Secondo

alcuni

grammatici,

anche con verbi

esprimenti volontà.

- con paene – o,

più raramente,

prope – (= per

poco non; quasi

non) + perfetto.

- Con pronomi

o avverbi

raddoppiati o

uscenti in –

cumque.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (3 di 4)15/03/2005 0.59.51

- Numquam

putavi = Non

avrei mai

creduto.

- O miseros

homines! Vivunt

qui vivere

nolunt! (= non

vorrebbero).

- Paene dixi… =

per poco non

avrei detto…

- Quisquis es,

loquere

(=Chiunque tu

sia, parla).

- Ubicumque

vivis, te ipsum

fugere non

potes

(=Dovunque tu

viva, non puoi

sottrarti a te

stesso).


Indicativo

- Con le

congiunzioni

correlative

sive…sive;

seu…seu; (= sia

che… sia

che…);

N.B.: qualora

non introducano

una

congiunzione

subordinante

(per esempio,

sive ut: Haec

tibi scripsit, sive

ut te certiorem

faceret, sive ut

se omni

accusatione

purgaret = Te lo

ha scritto sia per

fartelo sapere,

sia per liberarsi

da ogni accusa.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (4 di 4)15/03/2005 0.59.51

- Seu vere

dicebat, seu

falsa

narrabat…

(Sia che

dicesse il

vero, sia che

raccontasse il

falso…).


IMPERATIVO

IMPERATIVO

HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO

Esprime un comando, un ordine, in forma positiva o negativa

- POSITIVO (o

iussivo)

- NEGATIVO (o

proibitivo)

presente

futuro

presente

- ha solo 2 persone:

la 2^ sing. e la 2^

plur. Per i comandi

ad altre persone, si

usa il cong.

esortativo.

È di uso molto raro

e ha finito per

costituire un

arcaismo. Ha la 2^

e la 3^ sing. e plur.

Nel passivo e nel

deponente manca la

2^ plurale.

Compare, nella

maggior parte dei

casi, in contesti

particolari quali

sono quelli delle

leggi, dei

testamenti e dei

proverbi.

Si ricordano le seguenti

particolarità relative alla 2^

persona singolare dell'imperativo

di dico, duco, facio, fero: dic,

duc, fac, fer.

Si usa l'imperativo futuro al posto

di quello presente nei verbi:

habere (= nel significato di

ritenere, tener presente) =

habeto/habetote;

scire (=sapere cosa certa) = scito/

scitote;

meminisse = memento/

mementote;

frequente è anche in esse = esto/

estote

- NE / NIHIL / NEMO /

NUMQUAM + PERFETTO

CONGIUNTIVO (di uso

poetico, il presente congiuntivo)

- oppure con forme perifrastiche:

Noli / nolite + infinito; fugi /

fugite + infinito; fac ne / facite ne

+ cong. (presente); vide ne / videte

ne + cong. (presente); cave (ne) +

congiuntivo.

futuro - NE + IMP. FUTURO

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/imperativo.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.51

- estote fortes=

siate forti

- Tu ne

quaesieris... =

Non chiedere...

- Ne sepelito =

Non seppellire...

(=non

seppellirai)


IMPERATIVO

N.B.: imp. negativo + imp.

negativo = ne... neque. // imp.

positivo + imp. negativo = ... +

neque (neve).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/imperativo.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.51


CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI

CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI

HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO

Le proposizioni indipendenti latine con il verbo al congiuntivo possono essere ricondotte a due tipi

fondamentali: 1. PROPOSIZIONI DI TIPO POTENZIALE–DUBITATIVO (che esprimono qualcosa

di incerto, con la riserva del dubbio, dell’ eventualità, dell’ipotesi); 2.PROPOSIZIONI DI TIPO

VOLITIVO (che indicano una volontà espressa nelle varie forme del comando, dell’esortazione,

dell’invito, del desiderio, ecc…).

POTENZIALE:

detto anche

eventuale) esprime

un fatto ritenuto

possibile o pensato

da chi parla o

scrive. In Italiano,

corrisponde a

"potere" o

"dovere" con valore

fraseologico.

Nessuno

potrebbe

dubitare…

Chi

potrebbe

dubitare…?

Nessuno

avrebbe potuto

credere…

Si

troverebbe, si

crederebbe, si

potrebbe

credere, ecc.

= traducono

(appunto con

l’impersonale)

il cosiddetto

"tu" generico

o retorico.

POSITIVO NEGATIVO

cong. pres. o

perf. (possib.

pres. o fut.)

Nemo

dubitet…

Quis

dubitet…?

cong. imperf.

(possib. nel

passato)

Nemo

crederet…

Invenias,

credas…

non + cong.

pres./perf.

(possib.

pres. o

futura)

non + cong.

imperf.

(possib.

passata)

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/congindi.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.51

POS. + NEG.

(=e non)

--- ---

NEG. (=non)

+ NEG. (=e

non)


CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI

DUBITATIVO:

esprime un

dubbio,

un’incertezza (sotto

forma di

interrogativa

diretta) nei

confronti di

un’azione da

compiere.

DELL'IRREALTÀ:

esprime

un’eventualità che

non si è potuta o

non si può

realizzare per una

circostanza

qualsiasi. In

pratica, è una vera e

propria apodosi di

periodo ipotetico

indipend. di terzo

tipo, con protasi

non esplicitata.

SUPPOSITIVO:

serve a formulare

una supposizione.

ESORTATIVO:

esprime

un’esortazione, un

invito…; come

comando

completa

l’imperativo.

Che dovrei

(potrei) fare?

Che avrei

dovuto

(potuto) fare?

Ti scriverei di

più, ma si fa sera

(= se non si

facesse sera).

Ti avrei

scritto di più, ma

si faceva sera (=

se non si fosse

fatto sera).

Supponiamo

che tu fossi

capace di

volare

(ritenuto

imposs.)

Amiamo la

patria

cong. pres.

(dubbio

presente o

futuro)

Quid agam?

cong. imperf:

(dubbio

passato)

Quid agerem?

imperf.

congiuntivo

(irrealtà nel

presente)

Plura tibi

scriberem, sed

advesperascit.

piucchepf.

congiuntivo

(irrealtà nel

passato)

Plura tibi

scripsissem, sed

advesperascebat.

vedi ottativo,

per i tempi.

cong. presente

Amemus

patriam!

non + cong.

pres.

(dubbio

presente o

futuro)

non + cong.

imperf.

(dubbio

passato)

non +

imperf.

congiuntivo

non +

piucchepf.

congiunt.

non + i 4

tempi del

congiuntivo

(come

nell’ottativo)

ne (o nihil,

nullus,

nemo) +

cong. pres.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/congindi.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.51

--- ---

---

--- ---

cong. pres.

+ neque

(neu, neve)

+ cong.

presente

non… neque

ne + cong.

pres +

neve (neu)

+ cong.

pres.


CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI

OTTATIVO:

esprime un

desiderio o un

augurio. In

Italiano è

accompagnato

spesso da

espressioni come

"oh, se…!",

"voglia il cielo

che…!", "volesse

il cielo…!".

CONCESSIVO:

serve a formulare

la concessione o

ammissione di un

fatto.

Desiderio o

augurio

possibile a

realizzarsi:

(Voglia/

Volesse il cielo

che!):

Potesse

vincere…!

Lo avesse

guarito! (Può

averlo fatto)

Desiderio o

augurio

impossibile a

realizzarsi:

Fosse

concesso!

Fosse durata

la fortuna!

(Ammettiamo

che) siano

vere queste

cose…

(concess.

pres.)

(Ammettiamo

che) siano

state vere…

(concessione

passata)

utinam / si) +

cong. pres. (nel

presente) o

perfetto (nel

passato).

Utinam

vincat...!

Utinam eum

sanaverit!

(utinam / si) +

cong. imperf.

(nel presente) o

piuccheperf.

(nel passato).

Utinam

liceret!

Mansisset

fortuna!

(sane, licet,

ut) + cong.

presente.

(sane, licet,

ut) + cong.

perfetto.

utinam ne

(nemo,

nihil,

numquam)

+

congiuntivo

nei 4 tempi

(come nel

positivo)

ne +

congiuntivo

presente o

perfetto.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/congindi.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.51

utinam…

+ neque

(neu,

neve)…

(con i

congiuntivi

nei 4 tempi

come nel

positivo)

--- ---

utinam…

+ neve

(neu)...(con

i

congiuntivi

nei 4 tempi

come nel

positivo)


NOTABEN4

NOTABEN4

HOMEPAGE

Si ricordi che, oltre a quelli qui di seguito ricordati, anche il congiuntivo condizionale

(ossia l’APODOSI del periodo ipotetico indipendente della possibilità o dell’irrealtà) è da

considerarsi congiuntivo indipendente.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN4.html15/03/2005 0.59.52


PERIODO IPOTETICO

PERIODO IPOTETICO

1) È formato da due proposizioni:

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

–protasi (proposizione condizionale): introdotta da una particella condizionale (si, nisi,si non…),

contiene la condizione della

ł –apodosi (proposizione principale o reggente), che esprime la conseguenza della

protasi.

2) È di tre tipi:

2.1) 1° tipo o della realtà (o dell’obiettività), in cui chi parla o scrive pone l’ipotesi o condizione (protasi)

come un dato obiettivo, e l’apodosi come una sua ovvia conseguenza;

2.2) 2° tipo o della possibilità , in cui chi parla o scrive considera la protasi come possibile a verificarsi o

ad essersi verificata; oppure come pura supposizione, ipotesi immaginaria e impossibile (exempla ficta);

2.3) 3° tipo o dell’irrealtà, in cui chi parla o scrive considera la protasi come contraria alla realtà; pertanto,

irrealizzabile è anche la conseguenza.

● Precisazione:

- Il periodo ipotetico del 1°tipo, più che contenere una vera ipotesi esprime e sottolinea un rapporto

certo fra i due fatti espressi nell’apodosi e nella protasi:

Senectus honesta est, si se ipsa defendit

tanto che si potrebbe quasi sostituire la protasi con una proposizione causale o temporale.

3) Può essere:

3.1) INDIPENDENTE, quando l’apodosi non dipende da alcun verbo;

3.2) DIPENDENTE, quando l’apodosi dipende da un verbo (che richiede l’infinito o il congiuntivo).

PERIODO IPOTETICO

INDIPENDENTE

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (1 di 4)15/03/2005 0.59.52


PERIODO IPOTETICO

1° tipo ł

PERIODO IPOTETICO

DIPENDENTE

Realtà: Protasi: indicativo

— Apodosi:tutti i modi

delle proposizioni

principali.

Attenzione: si ha il

congiuntivo nella protasi

con un soggetto

indeterminato

2° tipo ł Possibilità: [presente o

futura] Protasi:

congiuntivo presente o

perfetto — Apodosi:

congiuntivo presente o (più

raramente) perfetto;

[nel passato] Protasi:

congiuntivo perfetto —

Apodosi: indicativo o

congiuntivo presente.

3° tipo ł Irrealtà: [nel presente]

Protasi e Apodosi:

congiuntivo imperfetto;

[nel passato] Protasi e

Apodosi: congiuntivo

piuccheperfetto (ma,

nell’apodosi, anche

l’indicativo perfetto,

imperfetto e piucheperfetto,

per maggiore efficacia

stilistica e soprattutto con

verbi o locuzioni che

esprimono idea di

opportunità, convenienza,

dovere, ecc.).

Attenzione: sono possibili

anche combinazioni come

questa ł

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (2 di 4)15/03/2005 0.59.52

● Si homo sum, mortalis sum.

● Si procella oritur, nautae

pavent.

● Memoria minuitur, nisi

exerceas.

● Si matri saepius scribas,

optime agas.

● Si venias, bene facias.

● Si quis deus mihi largiatur ut

ex aetate repuerascam,

recusem.

● Si venerit, iam adsit.

● Si valerem, scriberem.

● Nisi consilium fuisset in

senibus antiquae Urbis, non

summum consilium maiores

nostri appellavissent senatum.

● Democritus non potuit fieri

sapiens, nisi natus esset.

● Si hoc vitavisset, mortem

effugeret.


PERIODO IPOTETICO

— Apodosi al congiuntivoł

ł

1° e 2° tipo (realtà e

possibilità): i due tipi

vengono ad avere gli stessi

tempi. La loro distinzione è

possibile solo in base al

contesto. L'apodosi e la

protasi di entrambi i tipi

vanno al congiuntivo

secondo la Consecutio

Temporum (C.T.).

N.B.: – Nel caso in cui

l'apodosi contenga l'idea

del futuro (come nelle

interrogative indirette

oppure dopo "non dubito

quin", si trova la

coniugazione perifrastica

attiva con "sim" o

"essem" (C.T.).

3° tipo (irrealtà):

mantiene sia nell'apodosi

che nella protasi gli stessi

tempi che avrebbe se fosse

indipendente (imperfetto e

piuccheperfetto

congiuntivo), in

dipendenza sia da tempo

storico sia da tempo

principale (in eccezione

alla c.t.), con relazione dei

tempi, vale a dire con gli

stessi tempi italiani,

secondo il loro uso logico.

N.B.: – Nell'apodosi

irreale del passato, il

piuccheperfetto è di solito

usato quando il verbo è

passivo o è un attivo privo

di participio futuro; in tutti

gli altri casi, si trova

preferibilmente la

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (3 di 4)15/03/2005 0.59.52

● Non dubito quin, si hoc

credas, erres.

– Ex te quaero quid facturus sis, si

consul fias (= Ti chiedo cosa farai,

se diventerai console).

● [indip.] Nisi Caesar

impediretur, sententiam

diceretł [dip.] = Non dubito

quin, nisi Caesar

impediretur, sententiam

diceret.

– Haud dubium fuit quin idem

facturus fueris, si eo tempore censor

fuisses.


PERIODO IPOTETICO

— Apodosi all'infinito ł

perifrastica attiva + fuerim,

is… (fuissem,es…, nelle

interrogative indirette

dipendenti da tempo

storico).

1°tipo (realtà):

nell'apodosi, accusativo

+infinito pres., perf. o

futuro; nella protasi, si

(nisi…) + congiuntivo

secondo la C.T.

2° tipo (possibilità):

nell'apodosi, accusativo +

infinito futuro; nella

protasi, si (nisi…) +

congiuntivo secondo la C.T.

3° tipo (irrealtà):

nell'apodosi, la perifrasi

—urum,-am,-um + fuisse;

nella protasi, in eccezione

alla C.T., si (nisi…) +

congiuntivo imperfetto o

piuccheperfetto, secondo la

relazione dei tempi,

indifferentemente dal

tempo principale o storico

della reggente.

N.B.: Nell'apodosi si può

trovare un falso

condizionale all'infinito

presente o perfetto o sotto

forma di perifrastica (con

esse o fuisse).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (4 di 4)15/03/2005 0.59.52

● Dico te errare, si hoc credas

= Dico che sbagli, se credi

questo.

● Dicebam te errare, si hoc

crederes = Dicevo che ti

sbagliavi, se credevi questo.

● Dicebam te erraturum esse,

si hoc crederes = Dicevo che

avresti sbagliato, se credevi

questo.

– Dico te erraturum esse, si hoc

dicas = Dico che sbaglieresti, se

dicessi questo.

● Dico te erraturum fuisse, si

hoc crederes.

● Putabam vos me

reprehensuros fuisse, si hoc

dixissem.


PROSPETTO DELLE PROPOSIZIONI

HOMEPAGE

SINTASSI DEL PERIODO - PROSPETTO DELLE PROPOSIZIONI E "ORATIO

OBLIQUA"

[a] - paratattiche (unite per

semplice accostamento)

[b] - coordinate (unite

mediante congiunzioni

coordinative)

[c] – subordinate o

ipotattiche (unite a una

proposizione reggente

mediante una qualche

congiunzione subordinativa)

– copulative (et, -que, atque,

etiam, neque, et non…)

– disgiuntive (aut, vel,

aut…aut, sive, seu)

– avversative (sed, vero,

autem, at…)

– dichiarative (nam, enim,

namque…)

– conclusive (ergo, igitur,

itaque…)

– sostantive o completive:

fungono da soggetto od

oggetto della reggente e

sono parte integrante della

frase.

– infinitive

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PROSPROP.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.52

– interrogative indirette

– introdotte dal quod

dichiarativo

– introdotte da: ut - ut non

- ne

– ne-quin-quominus


PROSPETTO DELLE PROPOSIZIONI

ORATIO OBLIQUA

(DISCORSO INDIRETTO)

– circostanziali o avverbiali:

rispetto alla reggente,

adempiono alla stessa

funzione dei complementi (o

espansioni) indiretti o degli

avverbi.

– attributive o appositive

(dette anche aggettive):

fungono da attributo o da

apposizione di un termine

della proposizione reggente.

– finali

– consecutive

– causali

– temporali

– condizionali

– concessive e avversative

– comparative

– relative

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PROSPROP.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.52


PROPOSIZIONI INFINITIVE

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

PROPOSIZIONI INFINITIVE

Sono proposizioni sostantive o completive e possono avere il valore di soggettive o di oggettive, a seconda

che fungano da soggetto o da oggetto della reggente.

infinitive soggettive:

ricorrono, di solito con i

verbi impersonali (oportet,

opus est, necesse est, ecc.) o

con espressioni impersonali

(aggettivo neutro, avverbio,

sostantivo + voce del verbo

essere).

infinitive oggettive:

si trovano, in genere, in

dipendenza da verba

dicendi, sentiendi,

affectuum e voluntatis.

Mentre in Italiano tali tipi di proposizione si

presentano in forma implicita o esplicita (occorre

andare / che si vada; capisco di avere sbagliato /

che ho sbagliato) in Latino, invece, si

presentano sotto un unico aspetto:

1 verbo all’infinito nei seguenti tempi:

a. presente, se l’azione dell’infinitiva è

contemporanea a quella della reggente (in

cui il tempo sia principale o storico. ES.:

Dice /disse di amarlo);

b. perfetto, se l’infinitiva esprime azione

anteriore rispetto alla reggente (ES.: Dico/

dicevo che hai sbagliato/che avevi

sbagliato;

c. futuro, se l’azione dell’infinitiva è

posteriore rispetto a quella della reggente

(ES.: Dico/che sbaglierai; dicevo che

avresti sbagliato).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/INFINITIVE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.53

Ł Bonorum civium

interest patriam salvam

esse.

Ł Turpe est sapienti

timere mortem.

Ł Iudices negant te esse

innocentem.

Ł Nivem esse albam

omnes cernimus.

Ł Doleo te vexari

tempestatibus..

Ł Servus affirmavit se

innocentem esse.

Ł Homines negant se esse

beatos.


PROPOSIZIONI INFINITIVE

1 soggetto dell’infinitiva al caso accusativo. In

Italiano, esso è spesso sottinteso. In Latino, invece, va

sempre espresso. Se esso coincide con il soggetto della

principale, lo si esprime mediante il riflessivo; al

riguardo, si ricorda che "se" è identico sia per il

singolare che per il plurale.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/INFINITIVE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.53


INTERROGATIVE

PROPOSIZIONI INTERROGATIVE

DIRETTE

= proposizioni

indipendenti

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

SEMPLICI

sono introdotte da pronomi o

avverbi interrogativi (quis, cur,

quot...) + INDICATIVO

- in loro assenza, sono

introdotte da ne, nonne o

num + INDICATIVO

N.B.: per una serie di

interrogazioni continuate, il -

NE non si ripete; NONNE si

ripete o è sostituito da NON;

NUM si ripete.Si ricorda,

inoltre, che la risposta a una

domanda si esprime:

ripetendo la prima parola su

cui poggia l'interrogazione;

oppure con avverbi o

locuzioni avverbiali (Etiam;

sic; sic est; vero; non ita;

minime; ecc.)

- interrogative reali

(se non si sa se la

risposta sarà

affermativa o negativa)

= - NE (che non si

traduce e può anche

mancare) enclitico,

appoggiato alla parola

su cui converge

l'interrogazione.

- interrogative

retoriche (da cui ci si

aspetta una risposta

affermativa) =

NONNE (non è forse

vero che; forse che

non). Si può trovare,a

volte, anche il -NE

enclitico al posto di

NONNE.

- interrogative

retoriche (da cui si ci

aspetta una risposta

negativa) = NUM

(forse; forse che). Si

può trovare,a volte,

anche il -NE enclitico

al posto di NUM.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/interrog.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.53

- Estne frater tuus

intus?

- Canis nonne

similis lupo est?

- Num negare

audes?


INTERROGATIVE

INDIRETTE

= proposizioni

subordinate

sostantive o

completive

DOPPIE

SEMPLICI

si compongono di una

domanda principale e

della sua alternativa.

Tale alternativa è

preceduta dalla

particella AN quando il

secondo membro della

domanda (o

interrogativa

disgiuntiva) esprime una

contrapposizione

assoluta al primo

membro. Si trova invece

AUT o VEL, nel caso in

cui il secondo membro

esprime una spiegazione

o correzione di esso. Vi

si trova l'indicativo.

sono introdotte da pronomi o

avverbi interrogativi (quis, cur,

quot...) + CONGIUNTIVO (C.

T.)

- in loro assenza, sono

introdotte da ne, nonne o

num + CONGIUNTIVO

(C.T.)

- Nel 1° membro si

può trovare: utrum,

il -ne enclitico;

oppure può non

esservi alcuna

particella introduttiva.

- interrogative reali

(se non si sa se la

risposta sarà

affermativa o negativa)

= - NE (che si traduce

con: se) enclitico,

appoggiato alla parola

su cui converge

l'interrogazione. Si può

trovare, a volte, anche

il NUM enclitico al

posto di NE.

- interrogative

retoriche (da cui ci si

aspetta una risposta

affermativa) =

NONNE (se non...). Si

può trovare, a volte,

NE al posto di

NONNE.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/interrog.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.53

- Utrum verum

dixisti, an tacuisti,

an falsum dixisti?

- Verumne dixisti,

an tacuisti ...

- Verum dixisti, an

tacuisti ...

- Pater eius rediit,

an non (=o no)?

- Voluptas

melioremne efficit

aut laudabiliorem

virum?

- Videamus

primum deorumne

providentia mundus

regatur.

- Cum esset ex eo

quaesitum nonne

Archelaum beatum

putaret...


INTERROGATIVE

DOPPIE (vedi interr. dirette)

- interrogative

retoriche (da cui si ci

aspetta una risposta

negativa) = NUM (se).

Si può trovare, a volte,

NE al posto di NUM.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/interrog.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.53

- Lacedaemoni

quaesiverunt num

se esset etiam mori

prohibiturus.

- Ex te quaero,

utrum hoc verum

an falsum sit.

- Ex te quaero

verumne an falsum

sit.

- Ex te quaero

verum hoc an

falsum sit.

- Ex te quaero

verum hoc

falsumne sit.


PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE) INTRODOTTE DAL QUOD DICHIARATIVO

In Italiano sono espresse

mediante che + congiuntivo o

infinito; di, da + infinito; oppure

mediante locuzioni come c’è

motivo di…; non c’è ragione

di…; il fatto di/che…; quanto a

quello che…; ecc.

In Latino si trovano –

normalmente – con l’indicativo

(quod + indicativo). Si può

trovare il congiuntivo quando vi

sono sfumature di

indeterminatezza e di eventualità,

o in caso di obliquità (congiuntivo

obliquo)

[A] QUOD nel senso di:

quanto a quello che…;

quanto al fatto che…; in

quanto a ciò che; per quello

che si riferisce a…

Si trova quasi sempre in

principio di frase.

Spesso, però si trova dopo

un’espressione interrogativa.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/QUODDICH.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.53

È costume che tu vada

da lui.

Questo mi propongo, di

lasciarti.

Sono alieno dal fare ciò.

Quod scribis de nostra

amicitia, non intellego cur

reconciliatam esse dicas

(=Quanto a ciò che scrivi

riguardo alla nostra

amicizia, non capisco

perché tu dica che essa si

sia ricostituita) [Cicerone].

Quid? Quod… [E che

(dire)?Quanto al fatto

che…].


PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)

N.B.: - In alcuni casi, quod ha un

valore tra il dichiarativo e il

causale (un significato tra "che" e

"perché"). Ciò accade, in

particolare, con i verba affectuum

(gaudeo, laetor, dolor,ecc.) e con i

verbi di lode, biasimo, errore, ecc.

Si parla quindi di dichiarativacausale.

[B] QUOD nel senso di: (il

fatto) che…; cioè, il fatto

che…; ecc., in corrispondenza

di un pronome neutro, di un

sostantivo, ecc., per

spiegarlo.

In questo caso, è

semplicemnete lo sviluppo,

ovvero un chiarimento

attraverso uno sviluppo, di un

pronome neutro, sostantivo,

ecc.

[C] QUOD, sempre nel senso

di [B], dopo espressioni

come: bene / male / …

accidit; gratum /

iucundum/… est; amice /

bene / humaniter / … facio; e

simili.

Al posto del quod si può

trovare il cum.

[D] QUOD, sempre con il

significato di [B], dopo i verbi

accedit (si aggiunge); adicio/

addo (=aggiungo); mitto/

omitto/praetereo (= lascio da

parte, ometto, tralascio);

obicio (=rimprovero).

– Al posto di quod si può

trovare ut + congiuntivo.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/QUODDICH.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.53

Homines hoc a bestiis

differunt, quod rationem

habent.

Accedit quod ingeniis

excellentibus delectatur.

Omitto quod pericula

subire paratus sum.

Quod bene cogitasti

laudo (= Ti lodo di /

perché…).

Gratulor tibi quod

salvum te recepisti (= Mi

congratulo con te (per il

fatto) che / perché…).


PROPOSIZIONI RELATIVE

PROPOSIZIONI RELATIVE

PROPOSIZIONE

RELATIVA PROPRIA

(detta anche

ATTRIBUTIVA o

AGGETTIVA)

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

– Svolge, nel periodo,

la funzione di

attributo (o di

apposizione) di un

elemento della

reggente. Se è

strettamente legata

alla reggente e non

può essere eliminata

senza che il senso di

quella venga meno, si

chiama necessaria

(Es.: Seimila uomini

di quel villaggio che

è chiamato

Verbigeno); se

invece, al pari di una

proposizione

incidentale, non ha

alcun legame con la

reggente si chiama

accessoria o

incidentale (Es.: I

Belgi sono assai

vicini ai Germani,

che però abitano al

di là del Reno).

In latino: – È introdotta

da un pronome relativo (qui),

da un relativo indefinito

(quisquis, quicumque...), da

una particella (cum, cur) o da

un avverbio relativo (ubi,

unde) + (di norma)

l’indicativo.

Si può trovare invece il

congiuntivo (ma quasi

sempre in relative

necessarie):

1) in caso di obliquità

(congiuntivo obliquo), ossia

quando la relativa si

riferisce non al pensiero

proprio dello scrivente, ma

a quello di altri;

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/RELATIVE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.53

Haec est terra

quae nobis misit iura

(relativa necessaria).

Urbem Romam

habuere initio

Troiani, qui profugi

vagabantur (relativa

incidentale).

Ambiorix Nervios

hortatur, ne

ulciscendi Romanos

pro iis iniuriis, quas

acceperint,

occasionem

dimittant.

Duae viae erant,

qua posset pervenire.

Fuscus Aristius


PROPOSIZIONI RELATIVE

PROPOSIZIONE

RELATIVA IMPROPRIA

(O AVVERBIALE)

È introdotta da

pronomi o avverbi

relativi al posto di

congiunzioni

subordinanti (finali,

consecutive,

causali, concessive,

avversative,

ipotetiche, ecc...)

2) quando la relativa

esprime eventualità

(congiuntivo eventuale);

3) quando la relativa ha

valore caratterizzante

(congiuntivo

caratterizzante); in

particolare, il congiuntivo

caratterizzante è

frequente con l’aggettivo

dignus o nelle locuzioni

est/sunt qui; quis est qui?,

ecc...

4) nella cosiddetta

attrazione modale.

Le perifrasi come ii, qui

legunt (= i lettori); ii, qui

audiunt (=gli ascoltatori),

ecc. normalmente

mantengono l’indicativo.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/RELATIVE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.53

occurrit mihi carus

et illum qui pulchre

nosset… (= uno che lo

conosceva bene = che

aveva la caratteristica/

qualità di

conoscerlo...).


Proposizioni consecutive

PROPOSIZIONI CONSECUTIVE

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

Sono proposizioni subordinate circostanziali (o avverbiali) che indicano la conseguenza di quanto

espresso nella proposizione reggente. In latino, nella reggente, normalmente si trovano avverbi come

sic, ita, adeo, eo, tantum, tam, tantopere, totiens; oppure aggettivi come talis, tantus, is (= tale).

Consecutive positive UT +

Consecutive negative UT NON +

[quin = ut

non;

ut nemo;

ut nihil;

ut nullus;

ut numquam]

- congiuntivo presente

(secondo la C.T.):

azione svolta nel presente

con conseguenze nel

presente.

- congiuntivo presente

(non segue la C.T.):

azione svolta nel passato, la

cui conseguenza però è nel

presente.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CONSECUTIVE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.54

- Numquam tam male est

Siculis, quin (= ut non)

aliquid facete dicant.

- Mario ti ha amato

sempre tanto che [ancora

oggi] ti pensa con affetto.

- Hortensius murenam

adeo dilexit, ut

exanimatam flevisse

credatur (= Ortensio amò

tanto una murena che,

quando questa morì, si

crede che piangesse).


Proposizioni consecutive

- congiuntivo imperfetto

(non segue la C.T.):

azione svolta nel passato, il

cui movente però è ancora

presente.

- congiuntivo imperfetto

(secondo la C.T.):

azione e conseguenza svolte

nel passato, con stretto

rapporto di contemporaneità

della consecutiva con la

reggente.

- congiuntivo perfetto

(non segue la C.T.):

azione e conseguenza nel

passato, ma con

conseguenza durevole,

senza rapporto di

contemporaneità con la

reggente.

- Patriae tanta est vis, ut

Ithacam Ulixes

immortalitati anteponeret

(= La forza dell’amor di

patria è tanto grande che

Ulisse antepose Itaca

all’immortalità).

- Alcibiades ea sagacitate

erat, ut decipi non posset

(= Alcibiade era di una

tale accortezza che non

poteva essere ingannato).

- Ita quidam agebant, ut

virorum ipsorum pondus

sustinere non posset

(Alcuni si comportavano in

modo tale, che egli non

poteva resistere alle

pressioni di quegli stessi

uomini).

- Eo facto sic doluit, ut

nihil tulerit gravius in vita

( = Di questo fatto si

addolorò tanto che nella

vita nessuna cosa sopportò

più gravemente).

attenzione: Per completezza di informazione, si ricorda che la proposizione consecutiva può anche

essere espressa da qui, quae, quod + congiuntivo (proposizione relativa impropria con valore

consecutivo) ES.: Tu is non es, qui hoc nescias = Non sei tale da ignorare ciò.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CONSECUTIVE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.54


concessive

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

PROPOSIZIONI CONCESSIVE E AVVERSATIVE

– Sono proposizioni subordinate condizionali o avverbiali.

– Le proposizioni concessive esprimono una circostanza nonostante la quale si compie quanto

espresso nella reggente. In Italiano, tali proposizioni sono introdotte, in modo esplicito, dalle

congiunzioni "sebbene", "quantunque", "benché" seguite dal congiuntivo; in modo implicito, da "pur"

seguito dal gerundio o dal participio.

– Le proposizioni avversative esprimono un concetto opposto a quello della reggente. In Italiano, sono

introdotte da congiunzioni come "mentre" o "invece".

– Spesso, nella reggente di entrambe, si trova "tuttavia" (= tamen).

Proposizioni

concessive reali

Proposizioni

concessive

ipotetiche

Esprimono una

concessione reale.

Sono introdotte da:

Introducono

concessioni di

sapore ipotetico

Sono precedute da:

– tamenetsi,

quamquam, etsi,

tametsi (sebbene,

quantunque, benché) +

INDICATIVO

N.B.: possono avere il

CONGIUNTIVO quando -

raramente - esprimono una

circostanza irreale o

possibile: quindi, non si

tratta più di concessive reali.

– quamvis (sebbene,

quantunque = con una

sfumatura di possibilità)

+ CONGIUNTIVO (C.T.)

N.B.: si può trovare quam +

volo, vis...

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/concessive.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.54

– Quamquam illa

scripta sunt

divinitus, maius

quiddam suspicatur.

– Quamvis sit

simile, tamen est in

utroque deformis

cogitatio.


concessive

Proposizioni

avversative

– licet (sebbene,

quand'anche, benché) +

CONGIUNTIVO (pres. o

perf. secondo la C.T.)

– ut / ut non (sebbene,

ancorché) +

CONGIUNTIVO (C.T.)

– etiamsi +

CONGIUNTIVO (C.T.)

– cum + CONGIUNTIVO

(C.T.) = forma del "cum"

narrativo

– participio congiunto

con valore concessivo

– ablativo assoluto con

valore concessivo

– relative improprie con

valore concessivo

– cum adversativum: è

una forma del "cum"

narrativo; esprime un

concetto opposto a quello

della reggente

– relative improprie con

valore avversativo

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/concessive.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.54

– Vestra vita. licet

supra mille annos

exeat, in artissimum

contrahetur.

– Ut desint vires,

tamen voluntas

laudanda est.

– Cum multa

habeas quibus te

defendas, tamen

taces = Taci,

mentre hai molti

argomenti con i

quali difenderti.


cumnarrat

Il "cum" + congiuntivo (C.T.) è un

costrutto chiamato cum narrativum o

cum historicum, perché adoperato

prevalentemente nelle narrazioni (e, più

precisamente, nelle narrazioni di

avvenimenti passati), per esprimere uno

stretto rapporto con l'avvenimento

contenuto nella proposizione reggente.

Esso, quindi, fa risaltare la stretta

concatenazione e la successione dei fatti

con diverse sfumature, spesso non

facilmente distinguibili:

VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE

"CUM" NARRATIVO O STORICO

– causale:

– temporale:

– concessivo:

– avversativo:

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/cumnarrat.htm15/03/2005 0.59.55

– Cum non auderet (= poiché non osava = non osando)

consistere, Marius fugit.

– Galli, noctem cum vererentur (= poiché temevano =

temendo), inter Romam et Anienem consederunt.

– Diu cum esset pugnatum (= dopo che si era combattuto =

essendosi combattuto), impedimentis castrisque nostri potiti

sunt.

– Cum Roma eloquentiae studio sit incensa (= benché sia stata

infiammata = essendo stata infiammata), tamen omnes artes

vetustiores habet.

– Cum facile Socrates posset (= mentre poteva = potendo)

educi e custodia, noluit.


grammatica di base

PARTICOLARITÀ DEI SOSTANTIVI

DELLA PRIMA E SECONDA

DECLINAZIONE

SOSTANTIVI DELLA TERZA

DECLINAZIONE

GLI AGGETTIVI DELLA SECONDA

CLASSE

AGGETTIVI POSSESSIVI E PRONOMI

PERSONALI DI TERZA PERSONA

HOMEPAGE

GRAMMATICA DI BASE

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/base.htm15/03/2005 0.59.55

PROPRIETÀ DEI VERBI RISPETTO AL

SIGNIFICATO E ALLA FORMA

VERBI FRASEOLOGICI, SERVILI,

COPULATIVI E CAUSATIVI

I MODI DEL VERBO

"CUM" NARRATIVO O STORICO

CONIUGAZIONE PERIFRASTICA

PASSIVA


Siformverbi

RISPETTO AL

SIGNIFICATO (O

AL VALORE) IL

VERBO PUÒ

ESSERE:

RISPETTO ALLA

FORMA (O AL

GENERE O ALLA

DIATESI) IL

VERBO PUÒ

ESSERE:

Transitivo

Intransitivo

Riflessivo (o medio)

Attivo

Passivo

Deponente

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Proprietà dei verbi rispetto al significato e alla forma

In cui l'azione espressa si

trasferisce, generalmente, sul c.

oggetto (altrimenti, si dice che il

verbo è usato con valore

assoluto, diventa intransitivo e,

a volte, cambia significato. Per

es.:Moror te - Ti trattengo .

Moror in agris - Mi fermo nei

campi).

Che esprime un'azione che si

trasferisce sul concetto

collegato al verbo tramite un

complemento diverso dal c.

oggetto

Quando il soggetto genera

l'azione e ne riceve esso stesso

gli effetti. Il riflessivo si può

trovare:

Quando indica che l'azione

viene compiuta dal soggetto.

Quando indica che l'azione

viene subita dal soggetto.

Quando è di forma passiva, ma

ha significato attivo.

Il loro valore può essere transitivo

o intransitivo.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/siformverbi.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.55

Può avere DIATESI

ATTIVA, PASSIVA O

DEPONENTE.

Hanno solo la DIATESI

ATTIVA, ma possono trovarsi

usati – esclusivamente con

valore impersonale – nella 3^

persona singolare passiva.

a) con il verbo attivo + pron.

personale (me, te, nos, vos ...);

b) con un verbo attivo o

deponente avente in se stesso

valore riflessivo

c) con un passivo avente

valore mediale

Solo i verbi transitivi attivi

possono diventare passivi. Si

ricordi comunque che alcuni

verbi di forma attiva

sostituiscono la forma passiva

di verbi transitivi

I verbi transitivi deponenti

hanno solo 2 voci di valore

passivo: gerundivo e supino

in –U.

appropinquo = mi avvicino

moveor = mi muovo

fio (=sono fatto < passivo di

facio); pereo (=sono/vado

perduto < passivo di perdo);

veneo (=sono venduto <

passivo di vendo).


Siformverbi

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/siformverbi.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.55

I deponenti intransitivi

possono essere usati

passivamente solo nella

perifrastica passiva, ma in

forma impersonale

proficiscendum fuit = si

dovette partire.


terzadeclin

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SOSTANTIVI DELLA TERZA DECLINAZIONE

PRIMO GRUPPO SECONDO GRUPPO TERZO GRUPPO

Comprende sostantivi IMPARISILLABI con una sola

consonante dinanzi al genitivo singolare – IS.

N.

G.

D.

AC.

V.

AB.

Comprende sostantivi PARISILLABI (maschili e

femminili); e sostantivi IMPARISILLABI (maschili,

femminili e neutri con due consonanti dinanzi al genitivo

singolare – IS.

Comprende sostantivi NEUTRI uscenti al

nominativo singolare in – AL, – AR, – E.

Singolare Plurale Singolare Plurale Singolare Plurale

M./F. N. M./F. N. M./F. N. M./F. N. N. N.

VARIA

– IS – IS

– I – I

– EM come N.

come N. come N.

– E – E

N.

G.

D.

AC.

V.

AB.

– ES – A

– UM – UM

– IBUS – IBUS

– ES – A

– ES – A

– IBUS – IBUS

ECCEZIONI: (1) I nomi di famiglia (mater, pater, ecc.)

o esprimenti età (iuvenis, senex...) e, inoltre: canis,

panis, vates, accipiter (= sparviero), nonostante siano

parisillabi, ESCONO AL PLURALE IN – UM.

(2) Gigas, gigantis e parens, parentis escono al

genitivo plurale in – UM, nonostante siano

imparisillabi con 2 consonanti davanti ad – IS .

N.

G.

D.

AC.

V.

AB.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/terzadeclin.htm15/03/2005 0.59.55

VARIA

– IS – IS

– I – I

– EM come N.

come N. come N.

– E – E

N.

G.

D.

AC.

V.

AB.

–ES –A

– IUM – IUM

– IBUS – IBUS

– ES – A

– ES – A

– IBUS – IBUS

ECCEZIONI: Escono al genitivo plurale in – IUM alcuni

imparisillabi con una sola consonante davanti al gen. sing.

– IS. Si tratta di alcuni monosillabi al nominativo

singolare: dos, dotis; faux, facis; lis, litis; mus, muris; nix,

nivis; ius, iuris; vis, roboris (robori, vim, vis, vi); fraus,

fraudis.

Anche alcuni nomi di popolo uscenti in – AS o in – IS

al nominativo, presentano il genitivo plurale in – IUM .

N.

G.

D.

AC.

V.

AB.

–AL,–AR,–E

– IS

– I

–AL,–AR,–E

–AL,–AR,–E

– I

N.

G.

D.

AC.

V.

AB.

– IA

– IUM

– IBUS

– IA

– IA

– IBUS

ECCEZIONI: I neutri uscenti in – AL,

–AR, – E, se presentano il genitivo in –

ARIS / – ALIS, con la "A" non accentata

(= nectar, nectaris; sal, salis), seguono la

declinazione del primo gruppo, ma non si

usano al plurale.


verbifraseol

FRASEOLOGICI

SERVILI

COPULATIVI

CAUSATIVI

VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE

VERBI FRASEOLOGICI, SERVILI, COPULATIVI E CAUSATIVI

In Italiano, sono usati

soltanto in funzione

esornativa, in unione con

un altro verbo di cui non

modificano il significato di

fondo: riuscire a

sopportare; lasciarsi

commuovere; toccare

vedere; voler negare; ecc.

Sono quei verbi che, privi

di senso compiuto, lo

acquistano solo in

unione con un infinito al

quale sono intimamente

legati:

Al pari del verbo sum (che

svolge spesso la funzione di

copula) possono assumere

la funzione di collegare

concettualmente il

soggetto con il suo

predicato:

La costruzione italiana fare

+ infinito (fare uccidere,

fare ridere...) in latino trova

corrispondenza in alcuni

verbi che i grammatici

hanno chiamato causativi

(che indicano cioè

Possono essere tradotti con espressioni

fraseologiche alcuni infiniti latini.

Si può trovare in latino un verbo fraseologico

soltanto nel caso in cui esso non abbia un

significato accessorio, ma essenziale:

possum, soleo, debeo, volo, malo,

nolo, cupio, coepi, incipio, statuo,

studeo...

Di regola, essi conservano la loro forma

attiva, anche quando sono uniti

all'infinito di un altro verbo, in

espressioni passive; la forma passiva è

assunta dall'infinito che essi reggono.

fio, nascor, morior, videor...

(intransitivi indicanti un modo di

essere);

efficior, reddor... (passivi

"effettivi");

nominor, vocor... (passivi

"appellativi");

eligor, creor... (passivi "elettivi");

putor, existimor... (passivi

"estimativi").

arcesso (= faccio venire); promoveo

(= faccio entrare); dimitto (= faccio

andar via); produco, traduco (= faccio

avanzare, passare); ecc.

ATTENZIONE, SI TROVANO:

(1) iubeo + accusativo + infinito

(passivo, se manca la persona a cui è

rivolto l'ordine) / oppure: impero ut +

congiuntivo se il causativo ha

valore di ordine, imposizione militare;

(2) cogo se il causativo corrisponde

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/verbifraseol.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.56

– Nostri milites sustinere non poterant

impetum hostium = I nostri soldati non

erano in grado di sostenere l'assalto dei

nemici.

– Non potest dici = Non si può

dire.

– Caesar iussit milites turrim

aedificare = Cesare fece

costruire una torre ai soldati.


verbifraseol

un'azione non fatta dal

soggetto, ma causante

l'azione di un altro o di

altri):

a costrizione;

(3) curo + gerundivo se il causativo

ha valore di "provvedo"; facio,

efficio ut + congiuntivo se ha

valore di "faccio in modo di...; faccio

sì...";

(4) facio, induco + partic. pres. nel

senso di presentare qualcuno in un

dato atteggiamento.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/verbifraseol.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.56

– Homerus Hectorem fugientem

inducit = Omero fa fuggire

Ettore.


notaben11

NOTABEN11

HOMEPAGE

– Coepi (= incominciai) e desii (= smisi, cessai), in questo tempo perfetto (e derivati) diventano

anch'essi passivi. Se l'infinito che segue il servile è passivo impersonalmente, anche il servile

diviene impersonale:

Es: Desitum est pugnari = Si cessò di combattere.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/notaben11.htm15/03/2005 0.59.56


gli aggettivi latin della seconda classe

CON IL

NOMINATIVO

SINGOLARE A 3

USCITE

(1 per genere)

CON IL

NOMINATIVO

SINGOLARE A 2

USCITE

(1 per il Maschile

e per il

Femminile + 1

per il Neutro)

CON IL

NOMINATIVO

SINGOLARE A 1

USCITA

(1 per tutt'e tre i

generi)

Osservazioni:

S i n g o l a r e

M. F. N.

N. -er -is -e

G. -is -is -is

D. -i -i -i

A. -em -em -e

V. -er -is -e

A. -i -i -i

S i n g o l a r e

M./F. N.

N. -is -e

G. -is -is

D. -i -i

A. -em -e

V. -is -e

A. -i -i

S i n g o l a r e

M./F. N.

N. varia

G. -is -is

D. -i -i

A. -em. come N.

V come N. come N.

A. -i -i

VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE

1. I participi in -ans,-antis; -

ens, -entis: hanno l'ablativo

in -e, se con valore di

sostantivi; l'ablativo in -i, se

con valore di aggettivi.

GLI AGGETTIVI DELLA SECONDA CLASSE

P l u r a l e

M. F. N.

N. -es -es -ia

G. -ium -ium -ium

D. -ibus -ibus -ibus

A. -es -es -es

V. -es -es -ia

A. -ibus -ibus -ibus

P l u r a l e

M./F. N.

N. -es -ia

G. -ium -ium

D. -ibus -ibus

A. -es -ia

V. -es -ia

A. -ibus -ibus

P l u r a l e

M./F. N.

N. -es -ia

G. -ium -ium

D. -ibus -ibus

A. -es -ia

V. -es -ia

A. -ibus -ibus

2. Alcuni aggettivi escono con

l'ablativo singolare in -e e il

genitvo pluarle in -um ( uber,

vetus, pauper, princeps, ecc.).

N.B.: - Vetus, esce in -a nel

nominativo, accusativo e vocativo

plurale

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/aggettivi.htm15/03/2005 0.59.56

● acer, acris, acre

● gravis, grave

● velox

3. Alcuni aggettivi escono regolarmente con

l'ablativo singolare in -i, ma con il genitvo

pluarle in -um (memor, inops,ecc.).


MODI

L'azione

espressa dal

verbo può

presentarsi,

anche in

Latino, in

vari modi,

distinguibili

in 2 gruppi

fondamentali:

– MODI FINITI

(indicanti, in modo

preciso, sia l'azione

di cui si parla, sia la

persona che la

compie):

– MODI

INDEFINITI (che

non racchiudono in

sé l'indicazione

della persona che

compie l'azione di

cui si parla; ma si

limitano a

enunciare l'azione

espressa dal verbo

in modo generico,

senza indicare la

persona che la

compie. Sono

anche conosciuti

VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE

I MODI DEL VERBO

(1) Indicativo

(modo della realtà = oggettività):

(2) Congiuntivo

(modo della possibilità ed

eventualità = soggettività):

(3) Imperativo

(modo del comando):

(1) Infinito

(In origine: sostantivo

esprimente l'astratta

formulazione dell'azione. Prende

il nome dal fatto di essere

indeterminato nella persona e

nello svolgersi dell'azione):

(2) Participio

(modo che "partecipa" di un

doppio aspetto: nominale e

verbale):

(3) Gerundio

(Gerundi modus = modo di

comportarsi). È un sostantivo

verbale, con una sua flessione

[si declina come un nome della

seconda declinazione; l'infinito

ne costituisce il nominativo e

l'accusativo (come oggetto

diretto; altrimenti troviamo

l'accusativo in -um preceduto

da preposizione, in genere da

ad) .Quindi, il gerundio fa le

veci dei casi obliqui

dell'infinito]. Ha sempre valore

attivo:

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/modi.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.56

tempi principali:

tempi storici:

– presente /

perfetto logico /

futuro sempl. /

futuro ant.

– imperfetto /

perfetto /

piuccheperfetto.

– come l'indicativo (ma senza i futuri).

tempi (principali): presente / futuro (di uso raro).

– negativo: ne + congiuntivo (per esprimere divieto).

– presente (indica azione

contemporanea a quella del verbo

reggente, in qualunque tempo

questo sia);

– futuro (azione futura rispetto

al verbo reggente);

– perfetto o passato (azione

passata rispetto al verbo

reggente).

– presente (indica azione contemporanea a quella del

verbo reggente, in qualunque tempo questo sia);

– futuro (azione futura rispetto al verbo reggente);

– perfetto o passato (azione passata rispetto al verbo

reggente).

- Si usa, generalmente, con verbi intransitivi o con

verbi transitivi costruiti intransitivamente:

Es.: - Aptus ad pugnandum

- Errando discitur.


MODI

come forme

nominali del verbo.

(4) Gerundivo

È un aggettivo verbale.

Esprime un'azione che

dev'essere compiuta. Si declina

come gli aggettivi della prima

classe. Ha sempre valore

passivo:

(5) Supino

(Nomen supinum = che si

ripiega su una voce verbale

finita, per assumere valore

specifico. È un sostantivo

verbale rientrante nella 4^

declinazione, con flessione

attiva -UM = accusativo; e

passiva -U = dativo/ablativo):

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/modi.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.56

- Si usa al posto del gerundio:

(a) obbligatriamente:

(a.1) se il verbo è transitivo, con oggetto espresso:

al dativo, oppure all'accusativo e all'ablativo

preceduti da preposizione:

Es.: - difficultas ad consilium capiendum;

- praefectus bello gerendo;

(a.2) con valore predicativo, con i verbi curo, do,

trado, mitto, concedo, suscipio,ecc...

(b) facoltativamente: nel genitivo e nell'ablativo

semplice, sempre però con verbo transitivo e

oggetto espresso:

Es.: Gens regendae rei publicae perita.

Vedi anche: Coniugazione perifrastica passiva


PARTICIPIO

PARTICIPIO

HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO

I suoi tempi (come quelli dell’infinito) hanno valore relativo, cioè non vanno considerati in sé, ma in

rapporto al verbo della reggente, rispetto al quale il participio presente esprime contemporaneità, il

participio perfetto anteriorità.e, infine, il participio futuro posteriorità.

USO

NOMINALE

DEL

PARTICIPIO

USO VERBALE

DEL

PARTICIPIO

funzione di

attributo

funzione di

predicato

--- --- - Temeritas est

florentis aetatis

--- Può fungere da

nome del

predicato, dopo

un verbo

copulativo. Può

fungere da

compl.

predicativo,

specie con i

verbi di

percezione e

con facio.

- Iugurtha Sullae

vinctus traditur.

sostantivato --- --- - Erat facile

vincere non

repugnantes (=

coloro che non

facevano

resistenza).

participio

congiunto

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/PARTICIPIO.html (1 di 3)15/03/2005 0.59.57


PARTICIPIO

ablativo assoluto

subordinante =

con valore di

proposizione

subordinata -->

coordinante = in

sostituzione di due

proposizioni

coordinate (che

esprimono due

momenti successivi di

una stessa azione)

– È un costrutto

sintattico sciolto da

ogni legame

grammaticale con la

proposizione

reggente. Si

manifesta con

l’unione di un nome

o di un pronome con

un participio

presente o passato

(più raramente, futuro

= soprattutto in Livio

e in scrittori

posteriori). Il

soggetto del

participio

(ovviamente in

ablativo) è diverso da

quello della reggente.

A. Temporale

– B. Causale –

C. Concessiva

– D. Finale –

E. Relativa –

Ecc.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/PARTICIPIO.html (2 di 3)15/03/2005 0.59.57

A) - E) Nobiles

pueri erant

praesto

Alexandro

sacrificanti – B)

Massilienses, bis

proelio navali

superati, capti

sunt. – C)

Depressa veritas

emergit tamen –

D) Rex in ripa

consedit,

prohibiturus

transitu hostes.

--- - Hannibal

consulem in

insidiam

inductum sustulit

(Annibale trasse

in un’imboscata il

console e lo

uccise).

---

- Borea flante, ne

arato = Quando

spira Borea, non

arare.

- Orto sole,

caligo est


PARTICIPIO

Il participio

presente esprime

contemporaneità con

la reggente, il

participio passato

anteriorità rispetto

alla reggente.

– Può avere valore di

una proposizione

secondaria

(temporale, causale,

concessiva, ecc.)

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/PARTICIPIO.html (3 di 3)15/03/2005 0.59.57

discussa = Sorto

il sole, la nebbia

si dissipò.


cyberlatinum Coniugazione perifrastica passiva

VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE

CONIUGAZIONE PERIFRASTICA PASSIVA

– È il nome dato a un particolare costrutto prodotto dall'unione del gerundivo con le voci del verbo

sum.

– Essa esprime la necessità o doverosità di un'azione. Si trova con i verbi transitivi attivi o con i

verbi transitivi deponenti. Con i verbi intransitivi si trova soltanto nella forma impersonale

(accusativo neutro del gerundivo + 3^ persona singolare dei vari tempi di sum).

– La perifrastica passiva ammette solo i tempi dell'indicativo, del congiuntivo e dell'nfinito.

ATTENZIONE:

1. la persona per la quale sussiste l'obbligo, è posta al dativo (dativo d'agente).Con i verbi che reggono il dativo,

l'agente si esprime con a o ab + ablativo.

2. l'oggetto dell'obbligo (se espresso) si trova nella frase latina sotto forma di soggetto e con esso concorda la perifrasi

gerundivo+voce del verbo sum;

3. qualora l'oggetto dell'obbligo non sia espresso, troviamo la forma impersonale della perifrasi (accusativo neutro del

gerundivo + 3^ persona singolare dei vari tempi di sum).

ESEMPI:

❍ Nobis virtus laudanda est = La virtù dev'essere lodata da noi = Noi dobbiamo lodare la virtù.

❍ Consuli milites hortandi fuerunt = I soldati dovettero essere esortati dal Console = Il Console dovette esortare i

soldati.

❍ Omnibus fugiendum fuit = Da tutti si dovette fuggire = Tutti dovettero fuggire.

❍ Si discere volumus, nobis legendum est = Se vogliamo imparare, da noi si deve leggere = Se vogliamo imparare,

dobbiamo leggere.

❍ A te mihi obtemperandum est = Da te si deve ubbidire a me = Tu mi devi ubbidire

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/perifrastica.htm15/03/2005 0.59.57


AggProTerza

VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE

AGGETTIVI POSSESSIVI E PRONOMI PERSONALI DI TERZA PERSONA

Gli aggettivi possessivi (= suo, sua,

loro...) e i pronomi di terza persona

(= lui, lei, a lui, a lei, a loro...) hanno

le seguenti caratteristiche:

( sia per il sing. che per il

plur.):

– suus, a, um

– sui, sibi, se:

– eius, eorum, earum;

– is, ea, id:

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/aggproterza.htm15/03/2005 0.59.57

– (1) si trovano riferiti al soggetto

della stessa proposizione (principale

o dipendente):

– (2) si trovano riferiti al soggetto

della proposizione principale, nel

caso in cui siano in una

proposizione subordinata

infinitiva o con il congiuntivo

(raramente, però, nelle consecutive e

con il "cum" narrativo).

N.B.: Si usa ugualmente suus, a, um

– anche quando riferito a termine

diverso dal soggetto: (a) in unione a

quisque; (b) quando significa suo

proprio; sue stesse; proprio le loro;

ecc.; (c) nelle espressioni di per sé;

per se stesse; ecc.; (d) quando sui ha

valore di i suoi; i suoi familiari; ecc.

– (1) si trovano riferiti a un termine

della proposizione principale diverso dal

soggetto:

– (2) si trovano riferiti a un qualunque

termine di un'altra proposizione:

– Hic puer nobis carus est ob

diligentiam suam.

– Germani secum ducebant

feminas puerosque.

– Consul laudavit milites ob

virtutem eorum.

– Hostes oppidum ceperunt et

magnam praedam ab eo

deduxerunt.


PROPOSIZIONI CAUSALI

PROPOSIZIONI CAUSALI

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

Le proposizioni causali (o enunciati causali) esprimono la causa, il motivo di quanto enunciato

nella sovraordinata o reggente.

In Italiano, le proposizioni

causali possono avere:

● forma esplicita, con

il verbo di modo

finito (quasi sempre

l’indicativo)

introdotto dalle

congiunzioni perché,

giacché, poiché o da

espressioni come dal

momento che, dato

che, ecc.

es.: Non vengo, perché sono

stanco. – Tutti tornarono a

casa, poiché faceva freddo.

● forma implicita, con

il verbo di modo

indefinito, e più

precisamente

l’infinito (introdotto

dalla congiunzione

per) o il gerundio.

es.: Molti popoli, oggi,

soffrono ancora per non

essere liberi. – Essendo

finita la scuola, partimmo

subito per le vacanze.

In Latino, le

proposizioni

causali sono

introdotte da:

quod, quia, quando,

quoniam seguiti:

a. dal modo indicativo,

se la causa è

presentata come un

fatto reale;

b. dal congiuntivo,

secondo la C.T., se

la causa è riferita

come un pensiero di

persona diversa da

chi parla o scrive

(congiuntivo obliquo).

n.b.: Frequente è la formula

correlativa:

● non quod (quo, quin)

+ cong.... sed quia

(quod, tamen) +

indic.: se il primo

fatto si esclude

perché non sussiste.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CAUSALI.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.57

Fecisti mihi

pergratum, quod

Serapionis librum

mihi misisti.

Quoniam nox

est, in vestra tecta

discedite.

Superbum te

esse dicunt, quod

nihil respondeas.

Non quod

probem sed quia

rationem

habemdam

maxime arbitror

pacis atque otii.


PROPOSIZIONI CAUSALI

quandoquidem, siquidem

(→ Dal momento che, se è

vero che) seguiti dal verbo

al modo indicativo, in

quanto introducono,

solitamente, una causa reale

cum seguito dal

congiuntivo secondo la C.

T. (cum narrativum o

historicum).

Infine, possiamo trovare le

relative causali (relative

improprie con valore causale:

sempre con il verbo al

congiuntivo).

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CAUSALI.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.57

Deos quaeso ut

sit superstes,

quandoquidem

ipse est ingenio

bono.

Cum sint in

nobis consilium

ratio prudentia,

necesse est deum

haec ipsa habere

maiora.

Me, qui ad

multam noctem

vigilassem, artior

quam solebat

somnus complexus

est = Lett.: Me che

(= poiché) avevo

vegliato fino a tarda

notte prese un

sonno più profondo

del solito.


PROPOSIZIONI TEMPORALI

PROPOSIZIONI TEMPORALI

VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE

Si tratta di proposizioni subordinate circostanziali (o avverbiali) che determinano il contenuto

della reggente secondo una circostanza di tempo contemporanea, anteriore o posteriore

ad esso. Sono espresse nei seguenti modi:

- ablativo assoluto Con valore temporale.

- cum (= quando) +

indicativo

- cum + congiuntivo Cum narrativo con valore temporale

- dum (con il significato di

mentre; nello stesso tempo

in cui") + indicativo

presente (il più delle volte

storico).

- dum (nel significato di

finché) + congiuntivo

presente o imperfetto (C.

T.).

- dum – oppure: quamdiu,

quoad, donec – (con il

significato di finchè = per

tutto il tempo in cui =

mentre) + indicativo in

tutti i suoi tempi.

- antequam (ante…

quam) / priusquam

(prius… quam) (con il

significato di prima che;

prima di) + indicativo.

Esprime una simultaneità generica

rispetto alla proposizione reggente.

Quando viene posta in rilievo

un’intenzione, un’eventualità o

un’attesa.

Indica una simultaneità come uguale

durata rispetto alla proposizione

reggente.

Indicano un rapporto di successione

della temporale rispetto alla reggente.

+ congiuntivo (c.t.)

Quando al valore temporale si

sovrappone un senso di eventualità,

di fine, di possibilità non realizzata,

di attesa.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/TEMPORALI.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.58

- Dum haec in Venetis

geruntur, Titurius in fines

Venellorum pervenit.

- Tam diu laudabitur dum

memoria rerum

Romanarum manebit.

- Id evenit anno ipso ante

quam natus est Ennius.

- Antequam de Re Publica

dicam, exponam vobis

breviter consilium…


PROPOSIZIONI TEMPORALI

- ut / ut primum / ubi /

simul ac (= appena che;

non appena) + indicativo

(in tutti i suoi tempi).

- postquam (= dacché; da

quando) + indicativo

presente (quando durano

ancora nel presente

l’azione e gli effetti di

un’azione); postquam (=

dopo che) + indicativo

presente (storico) o in altri

tempi (se vi è un

riferimento a un fatto

accaduto).

Tali congiunzioni esprimono l’idea

di un’azione immediatamente

precedente a quella della reggente.

Esprime una proposizione che si

trova in rapporto di anteriorità

rispetto alla reggente.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/TEMPORALI.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.58

- Eo postquam Caesar

pervenit, servos poposcit.

- Libertas me respexit

inertem, candidior

postquam tondenti barba

cadebat; venit postquam

nos Amaryllis habet,

Galatea reliquit.


PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)

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proposizioni sostantive (o completive) introdotte da: ut - ut non - ne

Richiedono tutte il verbo al congiuntivo, secondo le regole della Consecutio Temporum.

UT (negazione: UT NON – nemo –

nihil)

ha valore affine a quello consecutivo, ma

va distinto dal valore consecutivo, in

quanto qui esso significa CHE, DA, ecc.

e non così che. Inoltre, qui l’UT può a

volte essere sostituito dall’INFINITO o

dall’ACCUSATIVO + INFINITO.

Ł [1] – Dopo verbi di avvenimento

(come, per esempio: fit ut, cadit

ut, evenit ut, fieri potest ut).

Ł [2] – Dopo verbi e locuzioni

impersonali come: additur, satis

est (= basta), sequitur, restat…;

o dopo espressioni come

multum / tantum abesse ut (=

essere tanto lontano da…), iam

prope est, ut… (= manca poco

per…), est ut… (= si dà il caso

che…), licet / oportet ut…).

Ł [3] – Dopo predicati nominali

formati da aggettivi neutri o da

sostantivi: aequum est, facile

est, lex est, tempus est, ecc…

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/UT-NE-ESPL.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.58

Ł Accidit ut esset

luna plena.

Ł Restat ut doceam

omnia, quae sint in

hoc mundo, hominum

causa facta esse.

Ł Aequum est ut

promissa serventur.


PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)

UT (negazione: NE – ne quis – ne quid

– ne ullus)

(volitivo)

Retto da verbi di natura volitiva,

introduce proposizioni molto frequenti.

Esse vengono generalmente confuse con

le finali; tuttavia UT non si traduce per /

affinché…ma CHE, A, DI, DI NON,

ecc.. Al posto dell’UT si può a volte

trovare la costruzione classica con

l’infinitiva.

Ł [1] – In dipendenza da verbi che

esprimono cura o sforzo (verba

curandi, laborandi): curo, video,

provideo, efficio, nitor…

Ł [2] – Dopo verba rogandi (oro,

exoro, peto, quaero, precor…).

Ł [3] – Dopo verbi di esortazione,

persuasione, comando (moneo,

hortor, moveo, suadeo…).

Ł [4] – In espressioni come placet

ut /ne; interest ut /ne; necesse

est ut / ne; ecc.

Ł [5] – Dopo i verba timendi o dopo

locuzioni di timore o

preoccupazione. In quesi casi,

(a) si ha l’ut (oppure: ne non,

ne nemo…) se si teme che non

accada qualcosa che si

desidera; (b) si ha ne se si teme

che accada qualcosa che non si

desidera.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/UT-NE-ESPL.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.58

Ł Ne id facias a te

peto.

Ł Mea magni

interest te ut videam

(= Mi importa molto

di vederti).

Ł Timeo ut (ne non)

sustineas (= Temo

che tu non resista).

Ł Periculum est ne

quid stulte faciat (=

C’è pericolo che

faccia qualcosa con

stoltezza).


PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)

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PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE) INTRODOTTE DA NE, QUIN,

QUOMINUS

Richiedono tutte il verbo al congiuntivo, secondo le regole della Consecutio Temporum.

NE (= che; di)

Quominus (che

non; che)

QUIN (lett.: = ut

non, ma con il

significato di

"che"; "di")

Ł 1. Introduce una proposizione + congiuntivo,

dopo verbi come vito, me eripio (per affinità di

questi verbi con i verba timendi)

Ł 3. Si trova in dipendenza da verba impediendi e

recusandi (impedio, prohibeo, recuso…) se la

proposizione reggente è positiva.

Ł 1. [In alternativa al quin, ma poco

frequentemente] si trova in dipendenza da verba

impediendi e recusandi se la proposizione

reggente è negativa.

Ł 2. Si trova, inoltre, dopo espressioni come

impedimento esse; per me stat, fit, licet, ecc.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/Ne-Quin-Quominus.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.58

Ł Plura ne scribam

impedior dolore = Il

dolore mi impedisce

di scrivere di più.

Ł Non stat per me

quominus intelligas =

Non dipende da me

che tu non comprenda.

Ł Nihil obstat

quominus… = Nulla

impedisce che…

Ł Ius non

interpellat, quominus

hoc tuum sit = La

legge non si oppone a

che questo sia tuo.


PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)

Ł 1. Si trova in dipendenza:

1. da espressioni negative di dubbio

(non dubito quin…; non est

dubium quin…; quis dubitare

potest quin…?);

2. da locuzioni negative come:

facere non possum quin… (=non

posso fare a meno di…); non

multum / paulum abest quin (=

non manca molto / manca poco

che…); praeterire non possum

quin… (=non posso mancare

di…

Si ricorda che: Ł Non dubito + Infinito = Non esito a….

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/Ne-Quin-Quominus.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.58

Ł Non dubito quin

vobis satisfecerim (=

Non dubito di avervi

soddisfatto).

Ł Praeterire non

potui quin ad te

scriberem.


PROPOSIZIONI FINALI

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PROPOSIZIONI FINALI

Esprimono il fine o lo scopo al quale tende l'azione espressa dalla reggente. In latino, si trovano nei seguenti modi:

finale affermativa:

UT (QUO con un

comparativo)

finale negativa: NE

+

CONGIUNTIVO

PRESENTE (in dipendenza da tempi

principali)

IMPERFETTO (in dipendenza da tempi

storici)

Supino in –UM – In dipendenza da verbi di moto –

– Haec dico ut intelligat.

– Quo facilius huius hominis audaciam cognoscere possitis,

ab initio res quemadmodum gesta sit vobis exponemus.

– Vigilant milites ne unquam hostes castra introeant.

– Pugnabas ut vinceres.

– Scripsit tibi, ne quid ignorares.

– Venerunt questum iniurias.

– Eo dormitum.

AD + ACCUSATIVO DEL GERUNDIO O GERUNDIVO – Ad explorandas regiones venerunt.

CAUSA / GRATIA + GENITIVO DEL GERUNDIO O GERUNDIVO

PARTICIPIO

FUTURO

(eccezionalmente,

presente)

PROPOSIZIONE

RELATIVA

(impropria)

GERUNDIVO

SEMPLICE

– Explorandi causa missi sunt.

– Legatos ad Caesarem sui purgandi gratia mittunt.

– Galli ad Clusium venerunt exercitum Romanorum

oppugnaturi.

+ CONGIUNTIVO SECONDO LA C.T. (come UT) – Hostes legatos miserunt, qui pacem peterent.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/proposizioni_finali.htm15/03/2005 0.59.58

– Dedi ei librum legendum.


comparative

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PROPOSIZIONI COMPARATIVE

Le proposizioni avverbiali comparative costituiscono il secondo termine di paragone

(sotto forma di un intero enunciato) di quanto contenuto nella proposizione reggente.

Possono essere distinte in reali (proprie, improprie e incidentali) e ipotetiche.

R

E

A

L

I

P

R

O

P

R

I

E

I

M

P

R

O

P

R

I

E

Corrispondono a un vero e proprio

2° termine di paragone e

presentano l'indicativo (o il cong.

obliquo, eventuale o potenziale)

preceduto dalla congiunzione

subordinante quam o da altre:

Dipendono da aggettivi, pronomi o

avverbi, contenuti nella reggente,

che indicano somiglianza o

dissimiglianza; sono precedute da

ac /atque; oppure da aggettivi o

avverbi correlativi come qualis,

quantum, ecc. e reggono

l'indicativo.

– di MAGGIORANZA: «Marius est

violentior quam vellem».

– di MINORANZA: «Respondeo tibi

minus vehementer, quam a te

provocatus sum».

– di UGUAGLIANZA: «Nemo tam

pauper vivit quam natus est» /

«Quemadmodum (= come; al modo che)

tot amnes non mutant saporem et

colorem maris, ita adversa viri fortis non

vertunt animum».

– INTRODOTTE DA magis quam /

potius quam (= più che) + infinito;

magis quam / potius quam (= più di

quanto) + indicativo o congiuntivo;

potius quam (= piuttosto che) +

infinito: «Pompeius cavebat magis quam

timebat».

– «Par (=uguale) cupiditas tibi est atque

(ac) (=a quella di) fratri tuo».

– «Talis est res publica, qualis est natura

eius qui illam regit».

– «Res longe aliter ac (=da quello che)

putavi evenit».

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/comparative.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.59


comparative

I

P

O

T

E

T

I

C

H

E

I

N

C

I

D

E

N

T

A

L

I

Costituiscono delle parentesi nella

narrazione e, quindi, potrebbero

essere eliminate senza

compromettere il significato del

periodo. Sono costituite da ut,

sicut, velut + indicativo

(congiuntivo nell'oratio obliqua).

Sono quelle comparative (sia

proprie che improprie) che

presentano un termine di paragone

soltanto supposto. Sono

caratterizzate, in genere, dall'unione

della congiunzione condizionale si

con una delle altre congiunzioni

comparative citate. Presentano il

verbo al congiuntivo secondo la

Consecutio Temporum; in forma

implicita, però, si trovano con

tamquam, quasi, velut ut +

participio o ablativo assoluto.

– «Socrates, ut ait Plato, noluit e carcere

effugere».

– «Tibi rem commendo, quasi si (=come

se) tua res agatur».

– «Sic vive cum hominibus, tamquam

(si) deus videat».

– «Tamquam semper victuri vivitis».

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/comparative.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.59


Oratio obliqua

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ORATIO OBLIQUA (DISCORSO INDIRETTO)

Quando non si

riportano direttamente

(oratio recta) le precise

parole di una persona, si

ha il discorso indiretto

(oratio obliqua). Ciò

accade in dipendenza da

uno dei cosiddetti verba

dicendi (aio, dico, nego,

adfirmo, respondeo...) o

verba sentiendi (puto,

credo, animadverto...).

I due punti, talora, sono

sufficienti a sostituire i

suddetti verbi.

Nella trasposizione

dall'oratio recta (o.r.)

all'oratio obliqua (o.o.)

subiscono modificazioni:

PRONOMI E

AGGETTIVI

AVVERBI

VERBI

– personali e

possessivi di 1^

persona

– personali e

possessivi di 2^

persona

ego, nos... => o.o. => se,

sui...

– o.o. => ille, is...

.. – hic, iste. => o.o. => is, ille...

(A) enunciati di tipo

indipendente nell' o.r.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/oratio_obliqua.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.59

hodie, nunc, cras, hic. hoc

loco, heri... => o.o.

(modifiche non applicate in

modo rigoroso) => eo die,

tum, postridie, illic, eo loco,

pridie...

– assertivi: indicativo => o.o.

=> accusativo + infinito.


Oratio obliqua

(B) enunciati già

dipendenti nell' o.r.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/oratio_obliqua.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.59

– volitivi: congiuntivo /

imperativo => o.o. =>

congiuntivo senza ut (ma,

nelle negative, preceduto da

ne, neu, neve).

– interrogativi: indicativo /

congiuntivo => o.o. =>

prevalentemente al

congiuntivo.

– indicativo (se non

contenuto in una perifrasi o

in una incidentale) => o.o.

=> congiuntivo (obliquo);

– congiuntivo => o.o. =>

congiuntivo;

– infinito => o.o. => infinito.


NOTABEN3

NOTABEN3

HOMEPAGE

Il desiderio è reso anche con le seguenti espressioni:

l Velim, nolim, malim + infinito (nel caso di desiderio o augurio realizzabile); Vellem, nollem,

mallem + infinito (nel caso di desiderio o augurio irrealizzabile); e identità di soggetto tra velim /

vellem…e l’infinito.

l Qualora non vi sia identità di soggetto tra principale (velim, ecc.) e subordinata, invece troviamo il

congiuntivo (secondo la C.T.), senza ut :

● Vellem haec facere (fecisse);

● Quam vellem Romae mansisses!

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN3.html15/03/2005 0.59.59


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rassegna1/autlat.html

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http://www.racine.ravenna.it/lcalighieri/cricca/

esperienzadidattica.html

= insufficiente

Ampia disponibilità di testi

latini online.

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Per chi vuole coltivare il latino

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Alcuni carmi di Catullo, con

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Poenicum" di Nevio.

Diversi brani d'Autore

tradotti.

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http://www.uky.edu/ArtsSciences/Classics/retiarius/

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I verbi latini rimasti nei

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"Retiarius: Commentarii

Periodici Latini"

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Un archivio su testi e

strumenti.

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link

http://pop.mo.nettuno.it/corsi/scuola/latino.htm

http://www.hut.fi/~jkorpela/Latin.html

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http://www.ssec.org/idis/weymouth/language/latin.

htm

http://www.wsu.edu:8080/~forlang/dfll/weblinks/

weblat.html

http://www.fh-augsburg.de/~harsch/a_auxil.html

Dal diritto romano al latino

medievale.

Informazioni generali sul

latino.

Ricchissimo sito sul mondo

latino.

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Raccolta di testi latini (e non

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"Bibliotheca Latina"

dell'Università del Wisconsin. *****

La libreria latina (testi

originali)

*****

http://arte.digiland.it/1454/marziale.htm Pagine dedicate a Marziale ***

http://arci01.bo.cnr.it/irrsaeer/lat/lez.html

http://lcweb.loc.gov/global/classics/claslink.html

Esercizi di latino su passi di

Livio.

Risorse di Classici greci e

latini su Internet

***

*****

http://users.iol.it/ostraca/ Sulla pronuncia latina ***

http://ecn01.cineca.it/dipartim/stoant/rassegna1/

intro.html

Rassegna degli strumenti

informatici per lo studio

dell'Antichità Classica

*****

http://ccat.sas.upenn.edu/jod/latinconf/latinconf.html "Augustini Confessiones" ****

http://taras66.tripod.com

http://www.perseus.tufts.edu/Texts.html

http://www.splash.it/latino/

Grammatica latina per il

biennio

Testi latini e traduzioni (in

inglese)

Strumenti grammaticali vari e

alcune traduzioni

L'aggiornamento continua... nei prossimi giorni.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/link.htm (2 di 2)15/03/2005 1.00.00

****

****

**


Quisest

Ut primum ex pueris excessit Tarcisius

Dominicus Caementarius atque ab eis artibus

quibus aetas puerilis ad humanitatem informari

solet, se ad scribendi studium contulit, primum

Clavarii (quamquam hic natus non est:nam

Siculus) celebri quondam urbe et copiosa atque

eruditissimis hominibus liberalissimisque studiis

adfluenti, celeriter antecellere omnibus ingeni

gloria coepit. Post in ceteris partibus cunctaque

Italia sic eius adventus celebrabantur ut famam

ingeni exspectatio hominis, exspectationem ipsius

adventus admiratioque superaret. Nunc in agro

Orceano (incredibile visu dictuque!) laeto animo

menteque non academica docet Italicas et Latinas

litteras.

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/_private/quisest.htm15/03/2005 1.00.00


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Cyberlatino3

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NOTE STORICHE

ABLATIVO

ABLATIVO2

DATIVO

file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/cyberl3.htm15/03/2005 1.00.00


fabula

Tarcisii Dominici Caementarii fabula quaedam

In una stalla vivevano 20 somari e un cavallo. Venne lo stalliere a

preparare il cavallo per l'imminente gara di corsa. Il capo dei somari,

rivolto allo stalliere, disse: «Viviamo o no in democrazia? Io godo

della stima di tutti i miei compagni: questa volta saranno libere

elezioni a decidere chi sarà il cavallo da corsa. Chi avrà più voti

parteciperà alla gara!» Lo stalliere, ridendo, gli rispose: «Ebbene, sia!».

Il capo dei somari, ovviamente, fu eletto cavallo da quelli come lui; e

pretese di partecipare alla corsa. Lo stalliere, però, questa volta non

rise; e, afferrata la sferza, cominciò a frustare violentemente gli asini,

il loro capo per primo. «Qui muore la democrazia!...» ragliava la

bestia. «... E trionfa la forza della natura», concluse lo stalliere.

NATURA POPULARIS NON EST!

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Sallustio Lucrezio

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Svetonio Seneca

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Seneca

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SENECA

1. De beneficiis

frasi Traduzione

1.1.12 Quid magnifici erat multis prodesse, si nemo deciperet? Nunc est virtus dare

beneficia non utique reditura, quorum a viro egregio statim fructus perceptus est.

1.2.3 Beneficiorum simplex ratio est: tantum erogatur; si redit aliquid, lucrum est, si

non redit, damnum non est.

1.3.8 Chrysippus quoque, penes quem subtile illud acumen est et in imam

penetrans veritatem, qui rei agendae causa loquitur et verbis non ultra, quam ad

intellectum satis est, utitur, totum librum suum his ineptiis replet, ita ut de ipso

officio dandi, accipiendi, reddendi beneficii pauca admodum dicat.

1.6.1 Quid est ergo beneficium? Benevola actio tribuens gaudium capiensque

tribuendo in id, quod facit, prona et sponte sua parata. Itaque non, quid fiat aut

quid detur, refert, sed qua mente, quia beneficium non in eo, quod fit aut datur,

consistit, sed in ipso dantis aut facientis animo.

1.7.1 Si beneficia in rebus, non in ipsa bene faciendi voluntate consisterent, eo

maiora essent, quo maiora sunt, quae accipimus.

1.8.1 Socrati cum multa pro suis quisque facultatibus offerrent, Aeschines,

pauper auditor: 'Nihil' inquit 'dignum te, quod dare tibi possim, invenio et hoc

uno modo pauperem esse me sentio. Itaque dono tibi, quod unum habeo, me

ipsum. Hoc munus rogo, qualecumque est, boni consulas cogitesque alios, cum

multum tibi darent, plus sibi reliquisse.' Cui Socrates: 'Quidni tu' inquit 'magnum

munus mihi dederis, nisi forte te parvo aestimas? Habebo itaque curae, ut te

meliorem tibi reddam, quam accepi.'

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Seneca

1.11.1 Sequitur, ut dicamus, quae beneficia danda sint et quemadmodum.

Primum demus necessaria, deinde utilia, deinde iocunda, utique mansura.

Incipiendum est autem a necessariis; aliter enim ad animum pervenit, quod vitam

continet, aliter, quod exornat aut instruit.

1.11.6 Videamus, quid oblatum maxime voluptati futurum sit, quid frequenter

occursurum habenti, ut totiens nobiscum quotiens cum illo sit; utique cavebimus,

ne munera supervacua mittamus, ut feminae aut seni arma venatoria, ut rustico

libros, ut studiis ac litteris dedito retia.

Aeque ex contrario circumspiciemus, ne, dum grata mittere volumus, suum

cuique morbum exprobratura mittamus, sicut ebrioso vina et valetudinario

medicamenta. Maledictum enim incipit esse, non munus, in quo vitium

accipientis adgnoscitur.

2.1.1 Inspiciamus [...] id quod ex priori parte adhuc superest, quemadmodum dandum

sit beneficium; cuius rei expeditissimam videor monstraturus viam: sic demus,

quomodo vellemus accipere.

2.1.3 Gratissima sunt beneficia parata, facilia, occurrentia, ubi nulla mora fuit

nisi in accipientis verecundia. Optimum est antecedere desiderium cuiusque,

proximum sequi; illud melius, occupare ante quam rogemur, quia, cum homini

probo ad rogandum os concurrat et subfundatur rubor, qui hoc tormentum

remittit, multiplicat munus suum. Non tulit gratis, qui, cum rogasset, accepit,

quoniam quidem, ut maioribus nostris gravissimis viris visum est, nulla res carius

constat, quam quae precibus empta est. Vota homines parcius facerent, si palam

facienda essent; adeo etiam deos, quibus honestissime supplicamus, tacite

malumus et intra nosmet ipsos precari.

2.11.5 Eadem beneficiorum condicio est. Numquid ulla maiora possunt esse,

quam quae in liberos patres conferunt? haec tamen inrita sunt, si in infantia

deserantur, nisi longa pietas munus suum nutrit. Eadem ceterorum beneficiorum

condicio est: nisi illa adiuveris, perdes; parum est dedisse, fovenda sunt. Si gratos

vis habere, quos obligas, non tantum des oportet beneficia, sed ames.

2.28.1 Omnibus his vehementius et inportunius malum est invidia, quae nos

inquietat, dum conparat: 'Hoc mihi praestitit, sed illi plus, sed illi maturius'; et

deinde nullius causam agit, contra omnes sibi favet. Quanto est simplicius,

quanto prudentius beneficium acceptum augere, scire neminem tanti ab alio,

quanti a se ipso aestimari! '

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Seneca

2.31.3 Bene navigavit, qui quem destinavit portum tenuit; teli iactus certae manus

peregit officium, si petita percussit; beneficium qui dat, vult excipi grate: habet,

quod voluit, si bene acceptum est. Sed speravit emolumenti aliquid: non fuit hoc

beneficium, cuius proprium est nihil de reditu cogitare. Quod accipiebam, eo

animo accepi, quo dabatur: reddidi.

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1.1.12 – Che cosa vi sarebbe di tanto straordinario nel giovare a molti, se

tutti fossero onesti? Ora, la virtù sta proprio nel donare benefici che non

ci saranno in nessun modo restituiti, la cui ricompensa è immediatamente

conseguita da un uomo onesto.

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1.2.3 – Alla base dei benefici si trova un semplice

ragionamento: si badi soltanto a dare; se si riceve in

cambio qualcosa, tanto di guadagnato; altrimenti, poco

male.

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1.3.8 – Anche Crisippo, sebbene dotato di ingegno acuto e capace di

penetrare a fondo nella verità delle cose, lui che parla solo per trattare

una causa e non si serve se non delle parole sufficienti a farsi capire,

riempie la propria opera di inezie, così da dire poco o niente su come

dare, ricevere o restituire un beneficio.

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1.6.1 – Che cos'è dunque un beneficio? Un'azione benevola, ben disposta

e spontaneamente offerta, che dà felicità e trae gioia da ciò che fa. Perciò

non importa ciò che fa o che dà, ma con quale spirito fa o dà, poiché un

beneficio non consiste nel fare o nel dare, ma proprio nello spirito di

colui che agisce e dona.

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1.7.1 – Se i benefici consistessero nelle cose materiali e non nella

volontà stessa di ben operare, sarebbero tanto maggiori quanto più grandi

sono quelli che riceviamo.

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1.8.1 – Poiché i seguaci, in cambio dei suoi insegnamenti, offrivano a

Socrate molti regali, Eschine, discepolo privo di mezzi, gli disse: «Non

trovo alcun dono che sia degno di te, e soltanto per questo avverto la mia

povertà. Perciò ti offro il mio unico bene: me stesso. E ti prego di

prendere per buono questo dono, qualunque valore esso abbia; e di

considerare che gli altri, nonostante la loro generosità, hanno tenuto per

sé il meglio». Socrate allora gli rispose: «Tu non mi faresti un dono così

grande, se per caso non ti ritenessi così piccolo? Avrò curà di restituirti a

te stesso migliore di quanto non ti abbia ricevuto».

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1.11.1 – Proseguiamo con lo specificare quali benefici si debbano fare e

in che modo farli. Prima diamo il necessario, quindi l'utile, poi il

voluttuario, e in ogni caso offriamo beni duraturi. Bisogna cominciare

dal necessario, perché ciò che riguarda la sopravvivenza ha più effetto di

ciò che serve ad abbellire o a istruire

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1.11.6 –

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2.1.1 – Esaminiamo ciò che ancora rimane da trattare della parte

precedente, ossia in che modo si debbano dare i benefici; e mi sembra, in

tal senso, di indicare una strada velocissima: nel dare, mostriamo la

stessa disposizione che abbiamo nel ricevere.

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