latino latinità regole grammaticali traduzione ... - Il saturatore
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latino latinità regole grammaticali traduzione CyberLatinus grammatica latina online
Tarcisii Dominici Caementarii CyberLatinus SITUS
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Auctores et exempla
sintassi del periodo
sintassi del verbo
sintassi dei casi
grammatica di base
Quis T. D. Caementarius?
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S C A R I C A
CyberLatinus
SITUS
QuidCur
CyberLatinus situs è un programma che si rivolge agli insegnanti e agli studenti dei Licei e
degli Istituti Magistrali – soprattutto degli ultimi anni di corso – che tuttavia può servire
anche agli studenti universitari e per la preparazione ai concorsi.
CyberLatinus situs sintetizza le regole della grammatica latina attraverso schemi chiari, ma
sicuramente completi. Lo studio risulta quindi più intuitivo e l'apprendimento più
approfondito e organico, in virtù dei numerosissimi collegamenti tra le diverse parti della
grammatica, che agevolano anche il ripasso delle regole.
CyberLatinus situs è un programma che continua a crescere: oltre al completamento della
grammatica, infatti, è in allestimento un archivio contenente test di verifica, un altro
comprendente brani d'autore analizzati e tradotti e, infine, un elenco continuamente
aggiornato di link a siti utili per lo studio della lingua e della letteratura latina.
Contribuisci anche tu al miglioramento di CyberLatinus situs inviando suggerimenti,
integrazioni e osservazioni tramite l'indirizzo E-mail cyberlatinus@lycosmail.com
HOMEPAGE
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/_private/quidcur.htm15/03/2005 0.59.43
testmask
HOMEPAGE
Test di verifica dell'apprendimento
TEST-1
difficoltà: medio-bassa
contenuti: verbi - sintassi
dei casi - sintassi del
periodo.
TEST-3
difficoltà: medio-bassa
contenuti: verbi - sintassi
dei casi - sintassi del
periodo.
TEST-2
difficoltà: media
contenuti: verbi - sintassi
dei casi - sintassi del periodo
-letteratura delle origini.
TEST-4
difficoltà: medio-bassa
contenuti: verbi - sintassi
dei casi - sintassi del verbo -
sintassi del periodo.
Altri test... nelle prossime settimane.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/testmask.htm15/03/2005 0.59.43
Quarta1
LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO
Allievo /a : __________________________
A. TRADUCI LE SEGUENTI VOCI VERBALI (0.25 punti per ogni risposta esatta):
1] MONEAM
2] AUDIEBATIS
3] LEGISSEMUS
4] VELINT
5] EAT
6] FERES
7] FERRENTUR
8] CAPIEMINI
9] CHE IO ESORTI (hortor)
10] VINCI!
11] SARÒ VINTO
12] SARETE STATI VINTI
13] AVEVA DETTO
14] ESSERE VISTO
15] LEGGETE!
16]MAGARI VINCESSE!
B. TRADUCI LE SEGUENTI FRASETTE (0.25 punti per ogni risposta esatta):
1] Tu nobis videris ridere
2] Turpe nobis visum est falsa dicere
3] Consules iubentur scribere
4] Suebi centum pagos habere dicuntur
C. SEGNA CON UNA X SOLO LE LOCUZIONI CORRETTE (0.25 punti per ogni risposta
esatta)
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/quarta1.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.44
Quarta1
GALLI CAESARI STRENUOS VISI SUNT
NOBIS AMICI ERRORUM PAENITERE VIDENTUR
MILITES IUBENTUR ESSE STRENUI
EX URBE ROMA PROFECTI SUMUS
DICUNTUR PHILOSOPHI ESSE MAGNANIMI
PATRI VISUM EST FILIOS ADMONERE
VESTRA, AMICI, HOC MAXIME INTEREST
NOBIS EXEMPLA OPUS SUNT
D. SEGNA CON UNA X SOLO LE AFFERMAZIONI CORRETTE (0.25 punti per ogni
risposta esatta):
IL PARTICIPIO CONGIUNTO ESPRIME SEMPRE UNA
FUNZIONE DI PROPOSIZIONE SUBORDINATA.
IL PARTICIPIO CONGIUNTO ESPRIME SPESSO UNA
FUNZIONE DI PROPOSIZIONE COORDINATA.
LE PROPOSIZIONI CONCESSIVE ESPRIMONO UNA
CIRCOSTANZA A CAUSA DELLA QUALE SI COMPIE
QUANTO ESPRESSO DALLA DIPENDENTE.
LA FRASE "UT DESINT VIRES,TAMEN VOLUNTAS
LAUDANDA EST" CONTIENE UNA PROPOSIZIONE
CONCESSIVA IPOTETICA.
"ACCIDIT UT..." INTRODUCE UNA PROPOSIZIONE
COMPLEMENTARE DIRETTA ESPLICATIVA CON
VALORE OGGETTIVO.
IL PERIODO IPOTETICO DIPENDENTE DEL 3° TIPO O
DELL' IRREALTÀ NON SEGUE LA C.T.
LE PROPOSIZIONI CONSECUTIVE SEGUONO SEMPRE
LA C.T.
"ANTEQUAM" / "PRIUSQUAM" + INDICATIVO
INDICANO UN RAPPORTO DI SUCCESSIONE DELLA
TEMPORALE RISPETTO ALLA PRINCIPALE.
IL "QUOD" DICHIARATIVO INTRODUCE UNA
PROPOSIZIONE COMPLEMENTARE INDIRETTA O
AVVERBIALE.
I VERBI DI ECCELLENZA RICHIEDONO IL DATIVO
DELLA PERSONA CHE SI SUPERA E IL DATIVO DELLA
COSA IN CUI SI È SUPERIORI.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/quarta1.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.44
Quarta1
LA FRASE "SI VALEREM, SCRIBEREM" COSTITUISCE
UN PERIODO IPOTETICO DELLA REALTÀ.
"POSTQUAM" + INDICATIVO PRESENTE STORICO (O
ALTRI TEMPI) INTRODUCE UNA PROPOSIZIONE
TEMPORALE CHE SI TROVA IN RAPPORTO DI
ANTERIORITÀ RISPETTO ALLA PRINCIPALE.
_________________________________________
(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)
_______________________________________________
Punti: _____ Voto: ______
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/quarta1.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.44
Terza1
LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO
Allievo /a : __________________________
1.Traduci le seguenti forme verbali (0.25 punti per ogni risposta esatta):
1. Potesse
2. Avevano potuto
3. Avranno potuto
4. Volete
5. (tu) voglia
6. Sopporta! (fero)
7. Andrete
8. Vai!
9. Mi ricordo
10. Preferite (malo)
11. Esorterete (hortor)
12. Avremo esortato
13. Sarà vestito (vestio)
14. Siate lodati
15. Avevate lodato
16. Fossero stati amati
17. Vinci!
18. Siate vinti
19. Saranno stati vinti
20. Avremo vinto
2. (0.25 punti per ogni risposta esatta):
A. La seguente frase: "Aesopus traditur fabulas scripsisse":
¤ è corretta.
¤ non è corretta e va riscritta così:
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (1 di 4)15/03/2005 0.59.44
Terza1
B. La seguente frase: "Iubeor proficisci" va tradotta:
¤ mi si ordina di partire.
¤ ti ordino di partire
C. La seguente frase: "Tu putaris verba non vera dixisse" si traduce:
¤ credo che tu abbia detto parole non vere.
¤ si crede che tu abbia detto parole non vere.
¤ tu credi di aver detto parole non vere.
D. La seguente frase: "Consules vetitum est tacere":
¤ è corretta.
¤ non è corretta e va riscritta così:
E. La seguente frase: "Responde, si tibi videtur" si traduce:
¤ rispondi se hai visto bene.
¤ rispondimi ciò che ti sembra opportuno.
¤ rispondi, se ti sembra opportuno.
F. Nella seguente frase: "A natura sustinentur ea quae gignuntur a terra":
¤ si trova una proposizione relativa propria accessoria (o incidentale).
¤ si trova una proposizione relativa propria accessoria (o incidentale).
¤ si trova una proposizione relativa impropria.
¤ si trova una proposizione relativa propria necessaria.
G. Nella seguente frase: "In hac insula est fons, cui nomen Arethusa est":
¤ si trova una proposizione relativa propria necessaria.
¤ si trova una proposizione relativa propria accessoria.
¤ non si trova alcuna proposizione relativa.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (2 di 4)15/03/2005 0.59.44
Terza1
H. Le proposizioni relative:
¤ sono proposizioni subordinate circostanziali o avverbiali.
¤ sono proposizioni subordinate sostantive o completive.
¤ sono proposizioni subordinate attributive o appositive.
3. Traduci le seguenti frasi (0.25 punti per ogni risposta esatta):
– Dux ait suum esse militum saluti consulere -
– Civium est legibus oboedire -
– Exercitus Romanorum Gallorum copias proelio vicit -
– Eius est -
– Mihi opus est libro -
– Cato ipse filium litteras docuit -
– Non decet regem ira -
– Bonorum civium interest patriam salvam esse -
4. (0,5 punti per ogni risposta completa):
– Quali furono le prime forme di poesia drammatica a Roma? Delineane sinteticamente le origini e le caratteristiche.
– Per quali motivi Livio Andronico è considerato l'iniziatore della letteratura latina?
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (3 di 4)15/03/2005 0.59.44
Terza1
_________________________________________
(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)
_______________________________________________
Punti: _____ Voto: ______
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza1.htm (4 di 4)15/03/2005 0.59.44
Terza2
LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO
Allievo /a : __________________________
_______________________________________________________________________
– [Punti 0,25 per ogni risposta corretta e/o completa] –
[1] Quali tra le seguenti frasi contengono proposizioni esplicative oggettive?
¤ Legati venerunt ut pacem peterent.
¤ Legimus ut discamus.
¤ Galli Romam legatos miserunt ut pacem peterent.
¤ Eo, ut erat dictum, ad colloquium venerunt.
¤ Ne id facias a te peto.
¤ Mea magni interest te ut videam.
[2] Quali tra le seguenti frasi contengono una proposizione dichiarativa?
¤ Accedit quod ingeniis excellentibus delectatur.
¤ Multum ad terrendum nostros valet clamor, quod suum periculum
in aliena vident virtute constare.
¤ Homines hoc a bestiis differunt, quod rationem habent.
¤ Omitto quod pericula subire paratus sum.
¤ Superbum te esse dicunt, quod nihil respondeas.
[3] Quali tra le seguenti frasi contengono una proposizione infinitiva oggettiva?
¤ Doleo te vexari tempestatibus.
¤ Galli se omnes ab Dite patre prognatos esse praedicant.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza2.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.44
Terza2
¤ Iudices negant te esse innocentem.
¤ Nivem esse albam omnes cernimus.
¤ Turpe est sapienti timere mortem.
¤ Bonorum civium interest patriam salvam esse.
[4] Vero o falso?
V F - Una proposizione dichiarativa è una subordinata sostantiva.
V F - Una proposizione causale è una subordinata circostanziale o
avverbiale.
V F - Le proposizioni relative sono anche chiamate attributive o
appositive.
V F - Le proposizioni relative con il congiuntivo sono sempre
improprie.
V F - L’ut esplicativo soggettivo ha valore affine a quello
consecutivo, ma significa "che" e non "così che".
V F - Le proposizioni relative con l’indicativo sono sempre
proprie.
[5] Individua la/le particolarità presente/i nelle seguenti frasi
5.1 Centurionis impetus saluti fuit suis -
5.2 Doctrina Graeci Romanis antecedunt -
5.3 Gratulor tibi quod salvum te recepisti
5.4 Cum sint in nobis consilium ratio prudentia, necesse est
deum haec ipsa habere maiora -
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza2.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.44
Terza2
5.5 Non quod probem sed quia rationem habendam (esse)
maxime arbitror pacis atque otii -
5.6 Nihil opus est simulatione et fallacibus -
- Laudaremur
- Moniti estis
- Legetur
- Audimini
- Este
- Ibis
- Mavis
- Sitis
- Moneant
- Legistis
- Audiemus
_________________________________________
(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)
_______________________________________________
Punti: _____ Voto: ______
[6] Traduci i seguenti verbi :
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza2.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.44
Terza3
LATINO: TEST DI VERIFICA DELL'APPRENDIMENTO
Allievo /a : __________________________
_______________________________________________________________________
– [Punti 0,5 per ogni risposta corretta e/o completa] –
[1] Individua e spiega le particolarità presenti nelle seguenti frasi:
1.1. - Amissis quadraginta navibus, reliquae tamen refici posse videbantur.
1.2. - Fortis animi et constantis est non perturbari in rebus asperis.
1.3. - Nunc mihi opus est consiliis tuis et amore et fide.
1.4. - Catilina iuventutem, quam illexerat, multis modis mala facinora edocebat.
1.5. - Quid agam? Contendam Romam?
1.6. - Utinam Marius omnes secum suas copias duceret!
1.7. -Non dubitari potest quin fuerint ante Homerum poetae.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza3.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.45
Terza3
1.8. - Sic utinam fuisset! Utinam ne Carthaginem redisset!
2.1. - Nella frase: "Plura ne scribam impedior dolore":
¤ Si trova una proposizione sostantiva.
¤ Si trova una proposizione finale.
¤ Si trova un congiuntivo esortativo negativo.
2.2. - La frase: "Metuo ne laborem augeam" si traduce:
¤ Temo di non aumentare la fatica.
¤ Temo di aumentare la fatica.
¤ Non temo di non aumentare la fatica.
2.3. - La frase: "Timeo ne non sustineas" si traduce:
¤ Temo che tu non resista.
¤ Non temo che tu resista.
[2] Scegli la risposta esatta:
¤ Temo che tu resista.
2.4. - Nell’interrogativa disgiuntiva: "Voluptas melioremne efficit aut laudabiliorem virum?":
¤ La particella "aut" esprime una contrapposizione assoluta al primo membro.
¤ La particella "aut" esprime una spiegazione o correzione del primo membro.
¤ L’interrogativa non è disgiuntiva!
2.5. - La frase: "Id evenit anno ipso ante quam natus est Ennius" contiene:
¤ Una proposizione temporale in rapporto di successione rispetto alla reggente.
¤ Una proposizione temporale in rapporto di simultaneità generica rispetto alla reggente.
¤ Una proposizione temporale in rapporto di anteriorità rispetto alla reggente.
¤ Una proposizione relativa propria necessaria.
– Vivete!
[3] Traduci:
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza3.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.45
Terza3
– Andate!
– Potrei parlare (loquor)
– Che avremmo dovuto dire?
– Ammettiamo che io vinca
– Si potrebbe credere
– Nessuno potrebbe dubitare
_________________________________________
(N.B.: punteggio massimo 10 = voto massimo 10)
_______________________________________________
Punti: _____ Voto: ______
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/test/terza3.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.45
Autori
HOMEPAGE
Le opere degli Autori qui riportati presentano l'analisi delle particolarità più
importanti, attraverso link ipertestuali alla grammatica. Per evidenti motivi, non si
è ritenuto opportuno continuare ad annotare le particolarità ricorrenti nella stessa
opera sulle quali ci si sia già soffermati una o più volte. Si stanno inoltre
preparando le traduzioni.
CATULLO - LIBER
CICERONE - PRO ARCHIA POETA
ORATIO
NEPOTE - LIBER DE
EXCELLENTIBUS DUCIBUS
EXTERARUM GENTIUM - HANNIBAL
CESARE - COMMENTARIORUM BELLI
GALLICI LIBER PRIMUS
FEDRO - FABULARUM LIBER PRIMUS
CICERONE - BRUTUS
MARZIALE - EPIGRAMMATA -
LIBER PRIMUS
ORAZIO - CARMINUM LIBER PRIMUS ORAZIO - DE ARTE POETICA
OVIDIO - AMORES SALLUSTIO - BELLUM IUGURTHINUM SENECA - DE CLEMENTIA
SVETONIO - DE VITA CAESARUM
LIBER III
TIBULLO - ELEGIAE - LIBER I
VIRGILIO - BUCOLICA - ECLOGA
I
ATTENZIONE: LA PAGINA DI CESARE È ACCESSIBILE. Nelle prossime settimane, il completamento delle
pagine di Catullo e di Cicerone
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/autori.htm15/03/2005 0.59.45
PAGINA IN PREPARAZIONE
PAGINA IN PREPARAZIONE
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/altridoc.htm15/03/2005 0.59.45
{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
C.Giulio Cesare
COMMENTARIORUM BELLI GALLICI
LIBER PRIMUS
HOMEPAGE
1.1.1 Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam
incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum
1.1.2 lingua Celtae, nostra Galli appellantur. Hi omnes lingua, (ii) qui...Galli appellantur
institutis, legibus inter se differunt. Gallos ab Aquitanis
Garunna flumen, a Belgis Matrona et Sequana dividit.
1.1.3 Horum omnium fortissimi sunt Belgae, propterea quod
a cultu atque humanitate provinciae longissime absunt
minimeque ad eos mercatores saepe commeant atque
ea, quae ad effeminandos animos pertinent, important ea, quae... pertinent
proximique sunt Germanis, qui trans Rhenum incolunt, qui... incolunt
1.1.4 quibuscum continenter bellum gerunt. Qua de causa
Helvetii quoque reliquos Gallos virtute praecedunt, quod reliquos Gallos virtute
praecedunt
fere cotidianis proeliis cum Germanis contendunt, cum
aut suis finibus eos prohibent aut ipsi in eorum finibus
1.1.5 bellum gerunt. Eorum una pars, quam Gallos obtinere
dictum est, initium capit a flumine Rhodano, continetur
Garunna flumine, Oceano, finibus Belgarum, attingit
etiam ab Sequanis et Helvetiis flumen Rhenum, vergit ad
1.1.6 septentriones. Belgae ab extremis Galliae finibus
oriuntur, pertinent ad inferiorem partem fluminis Rheni,
1.1.7 spectant in septentrionem et orientem solem. Aquitania
a Garunna flumine ad Pyrenaeos montes et eam partem
Oceani, quae est ad Hispaniam, pertinet, spectat inter
occasum solis et septentriones.
TRADUZIONE 1.1.1 - 1.1.7
1.2.1 Apud Helvetios longe nobilissimus fuit et ditissimus
Orgetorix. Is M. Messala [et P.] M. Pisone consulibus regni
cupiditate inductus coniurationem nobilitatis fecit et
civitati persuasit, ut de finibus suis cum omnibus copiis civitati
persuasit / persuasit ut... exirent
1.2.2 exirent: perfacile esse, cum virtute omnibus praestarent, cum virtute omnibus
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (1 di 26)15/03/2005 0.59.47
{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
praestarent
1.2.3 totius Galliae imperio potiri. Id hoc facilius iis persuasit,
quod undique loci natura Helvetii continentur: una ex
parte flumine Rheno latissimo atque altissimo, qui agrum
Helvetium a Germanis dividit, altera ex parte monte
Iura altissimo, qui est inter
Sequanos et Helvetios, tertia
lacu Lemanno et flumine Rhodano, qui provinciam
1.2.4 nostram ab Helvetiis dividit. His rebus fiebat ut et minus fiebat ut... vagarentur...
possent
late vagarentur et minus facile finitimis bellum inferre
possent; qua ex parte homines bellandi cupidi magno
1.2.5 dolore adficiebantur. Pro multitudine autem hominum et
pro gloria belli atque fortitudinis angustos se fines habere arbitrabantur se habere
angustos fines
arbitrabantur, qui in longitudinem milia passuum ccxl,
in latitudinem clxxx patebant.
TRADUZIONE 1.2.1 - 1.2.5
1.3.1 His rebus adducti et auctoritate Orgetorigis
permoti constituerunt ea quae ad proficiscendum pertinerent
comparare, iumentorum et carrorum quam maximum
numerum coemere, sementes quam maximas
facere, ut in itinere copia frumenti suppeteret, cum proximis
1.3.2 civitatibus pacem et amicitiam confirmare. Ad eas
res conficiendas biennium sibi satis esse duxerunt, in ad eas res conficiendas
tertium annum profectionem lege confirmant. Ad eas res
1.3.3 conficiendas Orgetorix deligitur. Is sibi legationem ad civitates
1.3.4 suscepit. in eo itinere persuadet Castico Cataman-
taloedis filio Sequano, cuius pater regnum in Sequanis
multos annos obtinuerat et ab senatu populi Romani
amicus appellatus erat, ut regnum in civitate sua occuparet, persuadet... ut... occuparet
1.3.5 quod pater ante habuerat; itemque Dumnorigi
Haeduo, fratri Diviciaci, qui eo tempore principatum in
civitate obtinebat ac maxime plebi acceptus erat, ut
idem conaretur persuadet eique filiam suam in matrimonium
1.3.6 dat. Perfacile factu esse illis probat conata perficere perfacile factu
propterea quod ipse suae civitatis imperium obtenturus propterea quod...
obtenturus esset
1.3.7 esset: non esse dubium, quin totius Galliae plurimum non esse dubium quin...
possent
Helvetii possent; se suis copiis suoque exercitu illis regna
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (2 di 26)15/03/2005 0.59.47
{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
1.3.8 conciliaturum confirmat. Hac oratione adducti inter se
fidem et ius iurandum dant et regno occupato per tres
potentissimos ac firmissimos populos totius Galliae sese
potiri posse sperant. (sperant) sese potiri posse
TRADUZIONE 1.3.1 - 1.3.8
1.4.1 Ea res est Helvetiis per indicium enuntiata. Moribus
suis Orgetorigem ex vinculis causam dicere coegerunt;
damnatum poenam sequi oportebat ut igni
1.4.2 cremaretur. Die constituta causae dictionis Orgetorix ad
iudicium omnem suam familiam, ad hominum milia de-
cem, undique coegit et omnes clientes obaeratosque
suos, quorum magnum numerum habebat, eodem con-
1.4.3 duxit; per eos ne causam diceret se eripuit. Cum civitas
ob eam rem incitata armis ius suum exsequi conaretur
multitudinemque hominum ex agris magistratus cogerent,
1.4.4 Orgetorix mortuus est; neque abest suspicio, ut
Helvetii arbitrantur, quin ipse sibi mortem consciverit.
TRADUZIONE 1.4.1 - 1.4.4
1.5.1 Post eius mortem nihilominus Helvetii id quod constituerant
1.5.2 facere conantur, ut e finibus suis exeant. Ubi
iam se ad eam rem paratos esse arbitrati sunt, oppida sua
omnia numero ad duodecim, vicos ad quadringentos,
1.5.3 reliqua privata aedificia incendunt, frumentum omne,
praeter quod secum portaturi erant, comburunt, ut do-
mum reditionis spe sublata paratiores ad omnia pericula
subeunda essent; trium mensum molita cibaria sibi quemque
1.5.4 domo efferre iubent. Persuadent Rauracis et Tulingis
et Latobrigis finitimis uti eodem usi consilio oppidis eodem usi consilio
suis vicisque exustis una cum iis proficiscantur, Boiosque,
qui trans Rhenum incoluerant et in agrum Noricum transierant
Noreiamque oppugnabant, receptos ad se socios
sibi adsciscunt.
TRADUZIONE 1.5.1 - 1.5.4
1.6.1 Erant omnino itinera duo, quibus itineribus domo
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (3 di 26)15/03/2005 0.59.47
{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
exire possent: unum per Sequanos, angustum et difficile,
inter montem Iuram et flumen Rhodanum, vix qua singuli
carri ducerentur, mons autem altissimus impendebat,
1.6.2 ut facile perpauci prohibere possent; alterum per provinciam
nostram, multo facilius atque expeditius, propterea
quod inter fines Helvetiorum et Allobrogum, qui nuper
pacati erant, Rhodanus fluit isque nonnullis locis vado
1.6.3 transitur. Extremum oppidum
Allobrogum est proximumque
Helvetiorum finibus Genava. Ex eo oppido pons ad
Helvetios pertinet. Allobrogibus sese vel persuasuros,
quod nondum bono animo in populum Romanum viderentur,
existimabant vel vi coacturos ut per suos fines eos
1.6.4 ire paterentur. Omnibus rebus ad profectionem comparatis
diem dicunt qua die ad ripam Rhodani omnes conveniant.
Is dies erat a. d. V. Kal. Apr. L. Pisone A. Gabinio
consulibus.
TRADUZIONE 1.6.1 - 1.6.4
1.7.1 Caesari cum id nuntiatum esset eos per provinciam
nostram iter facere conari, maturat ab urbe proficisci et
quam maximis potest itineribus in Galliam ulteriorem
1.7.2 contendit et ad Genavam pervenit. Provinciae toti quam
maximum potest militum numerum imperat®erat omnino
in Gallia ulteriore legio una®; pontem qui erat ad
1.7.3 Genavam iubet rescindi. Ubi de eius adventu Helvetii pontem... iubet rescindi
certiores facti sunt, legatos ad eum mittunt nobilissimos
civitatis, cuius legationis Nammeius et Verucloetius principem
locum obtinebant, qui dicerent sibi esse in animo
sine ullo maleficio iter per provinciam facere, propterea
quod aliud iter haberent nullum; rogare ut eius voluntate
1.7.4 id sibi facere liceat. Caesar, quod memoria tenebat
L. Cassium consulem occisum exercitumque eius ab Hel-
vetiis pulsum et sub iugum missum, concedendum non
1.7.5 putabat; neque homines inimico animo, data facultate
per provinciam itineris faciundi, temperaturos ab iniuria
1.7.6 et maleficio existimabat. Tamen, ut spatium intercedere
posset, dum milites quos imperaverat convenirent, legatis dum... convenirent
respondit diem se ad deliberandum sumpturum; si
quid vellent, ad Id. Apr. reverterentur.
1.8.1 Interea ea legione, quam secum habebat, militibusque,
qui ex provincia convenerant, a lacu Lemanno, qui
in flumen Rhodanum influit, ad montem Iuram, qui fines
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
Sequanorum ab Helvetiis dividit, milia passuum decem
novem murum in altitudinem pedum
sedecim fossamque 1.8.2 perducit. Eo
opere perfecto praesidia disponit, castella
communit, quo facilius si se invito transire conarentur,
1.8.3 prohibere possit. Ubi ea dies quam constituerat cum legatis,
venit et legati ad eum reverterunt, negat se more et ubi... venit et legati...
reverterunt
exemplo populi Romani posse iter ulli per provinciam
dare et, si vim facere conentur, prohibiturum ostendit. si vim facere conentur
prohibiturum ostendit
1.8.4 Helvetii ea spe deiecti navibus iunctis ratibusque compluribus
factis, alii vadis Rhodani, qua minima altitudo
fluminis erat, nonnumquam interdiu, saepius noctu si
perrumpere possent conati, operis munitione et militum
concursu et telis repulsi hoc conatu destiterunt.
1.9.1 Relinquebatur una per Sequanos via, qua Sequanis
1.9.2 invitis propter angustias ire non poterant. His cum sua
sponte persuadere non possent, legatos ad Dumnorigem
Haeduum mittunt, ut eo deprecatore a Sequanis impetrarent.
1.9.3 Dumnorix gratia et largitione apud Sequanos
plurimum poterat et Helvetiis erat amicus, quod ex ea
civitate Orgetorigis filiam in matrimonium duxerat, et
cupiditate regni adductus novis rebus studebat et quam
plurimas civitates suo beneficio habere obstrictas volebat.
1.9.4 Itaque rem suscipit et a Sequanis impetrat, ut per fines
suos Helvetios ire patiantur, obsidesque uti inter sese
dent perficit: Sequani, ne itinere Helvetios prohibeant,
Helvetii, ut sine maleficio et iniuria transeant.
1.10.1 Caesari nuntiatur Helvetiis esse in animo per agrum
Sequanorum et Haeduorum iter in Santonum fines facere,
qui non longe a Tolosatium finibus absunt, quae civitas
1.10.2 est in provincia. Id si fieret, intellegebat magno cum
periculo provinciae futurum, ut homines bellicosos, populi Id si fieret, intellegebat...
futurum...
Romani inimicos, locis patentibus maximeque frumentariis
1.10.3 finitimos haberet. Ob eas causas ei munitioni, quam
fecerat, T. Labienum legatum praefecit; ipse in Italiam
magnis itineribus contendit duasque ibi legiones contendit.
1.10.4 Ibi Ceutrones et Graioceli et
Caturiges locis superioribus
occupatis itinere exercitum prohibere conantur.
1.10.5 Compluribus his proeliis pulsis ab Ocelo, quod est citerioris
provinciae extremum, in fines Vocontiorum ulterioris
provinciae die septimo pervenit; inde in Allobrogum
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
fines, ab Allobrogibus in Segusiavos exercitum ducit. Hi
sunt extra provinciam trans Rhodanum primi.
1.11.1 Helvetii iam per angustias et fines Sequanorum
suas copias traduxerant et in Haeduorum fines pervenerant
1.11.2 eorumque agros populabantur. Haedui cum se suaque
ab iis defendere non possent, legatos ad Caesarem
1.11.3 mittunt rogatum auxilium: ita se omni tempore de populo ita se omni tempore...
meritos esse
Romano meritos esse, ut paene in conspectu exercitus
nostri agri vastari, liberi eorum in servitutem abduci,
1.11.4 oppida expugnari non debuerint. Eodem tempore [Haedui]
Ambarri, necessarii et consanguinei Haeduorum, Cae-
sarem certiorem faciunt sese depopulatis agris non facile
1.11.5 ab oppidis vim hostium prohibere. Item Allobroges qui
trans Rhodanum vicos possessionesque habebant, fuga
se ad Caesarem recipiunt et demonstrant sibi praeter agri
1.11.6 solum nihil esse reliqui. Quibus rebus adductus Caesar
non exspectandum sibi statuit, dum omnibus fortunis
sociorum consumptis in Santonos Helvetii pervenirent. dum... pervenirent
1.12.1 Flumen est Arar, quod per fines Haeduorum et Se-
quanorum in Rhodanum influit, incredibili lenitate, ita
ut oculis in utram partem fluat iudicari non possit. Id
1.12.2 Helvetii ratibus ac lintribus iunctis transibant. Ubi per
exploratores Caesar certior factus est tres iam partes
copiarum Helvetios id flumen traduxisse, quartam vero
partem citra flumen Ararim reliquam esse, de tertia
vigilia cum legionibus tribus e castris profectus ad eam profectus ad eam partem
pervenit
1.12.3 partem pervenit quae nondum flumen transierat. Eos
impeditos et inopinantes adgressus magnam partem eos... adgressus magnam
partem eorum concidit
eorum concidit; reliqui sese fugae mandarunt atque in
1.12.4 proximas silvas abdiderunt. Is
pagus appellabatur Tigurinus; Is pagus appellabatur Tigurinus
nam omnis civitas Helvetia in quattuor partes
1.12.5 vel pagos est divisa. Hic pagus unus, cum domo
exisset, patrum nostrorum memoria L. Cassium consulem
1.12.6 interfecerat et eius exercitum sub iugum miserat. Ita
sive casu sive consilio deorum immortalium, quae pars
civitatis Helvetiae insignem calamitatem populo Romano
1.12.7 intulerat, ea princeps poenas persolvit. Qua in re Caesar
non solum publicas, sed etiam privatas iniurias ultus est,
quod eius soceri L. Pisonis avum, L. Pisonem legatum,
Tigurini eodem proelio quo Cassium interfecerant.
1.13.1 Hoc proelio facto reliquas copias Helvetiorum ut
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
consequi posset, pontem in Arari faciendum curat atque pontem in Arari faciendum
curat
1.13.2 ita exercitum traducit. Helvetii repentino eius adventu traducit
commoti, cum id quod ipsi diebus XX aegerrime confecerant,
ut flumen transirent, illum uno die fecisse intellegerent,
legatos ad eum mittunt. Cuius legationis Divico
princeps fuit, qui bello Cassiano dux Helvetiorum fuerat.
1.13.3 Is ita cum Caesare egit: si pacem populus Romanus cum
Helvetiis faceret, in eam partem ituros atque ibi futuros
Helvetios ubi eos Caesar constituisset atque esse voluisset;
1.13.4 sin bello persequi perseveraret, reminisceretur et veteris
incommodi populi Romani et pristinae virtutis Helvetiorum. si..... Helvetiorum
1.13.5 Quod improviso unum pagum adortus esset, cum
ii qui flumen transissent, suis auxilium ferre non possent,
ne ob eam rem aut suae magnopere virtuti tribueret aut
1.13.6 ipsos despiceret. se ita a patribus maioribusque suis didicisse,
ut magis virtute quam dolo contenderent aut insidiis
1.13.7 niterentur. Quare ne committeret, ut is locus ubi
constitissent ex calamitate populi Romani et internecione
exercitus nomen caperet aut memoriam proderet.
1.14.1 His Caesar ita respondit: eo sibi minus dubitationis
dari, quod eas res, quas legati Helvetii commemorassent,
memoria teneret, atque eo gravius ferre, quo minus merito
1.14.2 populi Romani accidissent. Qui si
alicuius iniuriae sibi
conscius fuisset, non fuisse difficile cavere; sed eo deceptum
quod neque commissum a se intellegeret quare timeret,
1.14.3 neque sine causa timendum putaret. Quod si veteris
contumeliae oblivisci vellet, num etiam recentium iniuriarum,
quod eo invito iter per provinciam per vim temptassent,
quod Haeduos, quod Ambarros, quod Allobroges
1.14.4 vexassent, memoriam deponere posse? quod sua victoria
tam insolenter gloriarentur quodque tam diu se impune
1.14.5 iniurias tulisse admirarentur, eodem pertinere. Consuesse
enim deos immortales, quo gravius homines ex commutatione
rerum doleant, quos pro scelere eorum ulcisci velint,
his secundiores interdum res et diuturniorem impunitatem
1.14.6 concedere. Cum ea ita sint, tamen si obsides ab
iis sibi dentur, uti ea quae polliceantur facturos intelle-
gat, et si Haeduis de iniuriis quas ipsis sociisque eorum
intulerint, item si Allobrogibus satisfaciant, sese cum iis
1.14.7 pacem esse facturum. Divico respondit: ita Helvetios a
maioribus suis institutos esse uti obsides accipere, non
dare consuerint; eius rei populum Romanum esse testem.
hoc responso dato discessit. ita... discessit
1.15.1 Postero die castra ex eo loco movent. Idem facit
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
Caesar equitatumque omnem, ad numerum quattuor
milium, quem ex omni provincia et Haeduis atque
eorum sociis coactum habebat, praemittit, qui videant
1.15.2 quas in partes hostes iter faciant. Qui cupidius novissimum
agmen insecuti alieno loco cum equitatu Helvetiorum
proelium committunt, et pauci de nostris cadunt.
1.15.3 Quo proelio sublati Helvetii, quod quingentis equitibus
tantam multitudinem equitum propulerant, audacius
subsistere nonnumquam et novissimo agmine proelio
1.15.4 nostros lacessere coeperunt. Caesar suos a proelio continebat
ac satis habebat in praesentia hostem rapinis pabu-
1.15.5 lationibusque prohibere. Ita dies circiter quindecim iter
fecerunt, uti inter novissimum hostium agmen
et nostrum
primum non amplius quinis aut senis milibus passuum
interesset.
1.16.1 Interim cotidie Caesar Haeduos frumentum, quod
1.16.2 essent publice polliciti, flagitare. Nam propter frigora
®quod Gallia sub septentrionibus, ut ante dictum est,
posita est® non modo frumenta in agris matura non erant,
1.16.3 sed ne pabuli quidem satis magna copia suppetebat. Eo
autem frumento, quod flumine Arari navibus subvexerat,
propterea minus uti poterat quod iter ab Arari
1.16.4 Helvetii averterant, a quibus discedere nolebat. Diem ex
1.16.5 die ducere Headui: conferri, comportari, adesse dicere. Ubi
se diutius duci intellexit et diem instare, quo die frumen-
tum militibus metiri oporteret, convocatis eorum princi-
pibus, quorum magnam copiam in castris habebat, in his
Diviciaco et Lisco qui summo magistratui praeerat, quem
vergobretum appellant Haedui, qui creatur annuus et
1.16.6 vitae necisque in suos habet potestatem, graviter eos
accusat quod, cum neque emi neque ex agris sumi posset,
tam necessario tempore, tam propinquis hostibus ab iis
non sublevetur, praesertim cum magna ex parte eorum
precibus adductus bellum susceperit. Multo etiam gravius,
quod sit destitutus, queritur.
1.17.1 Tum demum Liscus oratione Caesaris adductus,
quod antea tacuerat, proponit: esse nonnullos quorum
auctoritas apud plebem plurimum valeat, qui privatim
1.17.2 plus possint quam ipsi magistratus. Hos seditiosa atque
improba oratione multitudinem deterrere, ne frumentum
1.17.3 conferant, quod debeant: praestare, si iam principatum
Galliae obtinere non possent, Gallorum quam
1.17.4 Romanorum imperia perferre; neque dubitare debeant,
quin si Helvetios superaverint, Romani una cum reliqua
1.17.5Gallia Haeduis libertatem sint erepturi. Ab isdem nostra neque dubitari debeant
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
quin... erepturi sint
consilia quaeque in castris gerantur, hostibus enuntiari;
1.17.6 hos a se coerceri non posse.
Quin etiam, quod necessariam
rem coactus Caesari enuntiarit, intellegere sese, quanto
id cum periculo fecerit, et ob eam causam quamdiu potuerit
tacuisse.
1.18.1 Caesar hac oratione Lisci Dumnorigem, Diviciaci
fratrem, designari sentiebat, sed quod pluribus praesentibus
eas res iactari nolebat, celeriter concilium dimittit,
1.18.2 Liscum retinet. Quaerit ex solo ea quae in conventu dixerat.
Dicit liberius atque audacius. Eadem secreto ab aliis
1.18.3 quaerit; reperit esse vera: ipsum esse Dumnorigem,
summa audacia, magna apud plebem propter liberalitatem
gratia, cupidum rerum novarum. Compluris annos portoria
reliquaque omnia Haeduorum vectigalia parvo pretio
redempta habere, propterea quod illo licente contra liceri
1.18.4 audeat nemo. His rebus et suam rem familiarem auxisse
1.18.5 et facultates ad largiendum magnas comparasse; magnum
numerum equitatus suo sumptu semper alere et
1.18.6 circum se habere; neque solum domi, sed etiam apud finitimas
civitates largiter posse, atque huius potentiae causa
matrem in Biturigibus homini illic nobilissimo ac potentissimo
1.18.7 conlocasse, ipsum ex Helvetiis uxorem habere,
sororem ex matre et propinquas suas nuptum in alias civitates
1.18.8 conlocasse. Favere et cupere Helvetiis propter eam
adfinitatem, odisse etiam suo nomine Caesarem et Romanos,
quod eorum adventu potentia eius deminuta et Diviciacus
frater in antiquum locum gratiae atque honoris sit
1.18.9 restitutus. Si quid accidat Romanis, summam in spem
per Helvetios regni obtinendi venire; imperio populi
Romani non modo de regno, sed etiam de ea quam habeat
1.18.10 gratia desperare. Reperiebat etiam in quaerendo Caesar,
quod proelium equestre adversum paucis ante diebus
esset factum, initium eius fugae factum ab Dumnorige
atque eius equitibus®nam equitatui, quem auxilio Cae-
sari Haedui miserant, Dumnorix praeerat®; eorum fuga
reliquum esse equitatum perterritum.
1.19.1 Quibus rebus cognitis, cum ad has suspiciones certissimae
res accederent, quod per fines Sequanorum Helvetios
traduxisset, quod obsides inter eos dandos curasset,
quod ea omnia non modo iniussu suo et civitatis, sed
etiam inscientibus ipsis fecisset, quod a magistratu Haeduorum
accusaretur, satis esse causae arbitrabatur quare
in eum aut ipse animadverteret aut civitatem animadvertere
1.19.2 iuberet. His omnibus rebus unum repugnabat quod
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
Diviciaci fratris summum in populum Romanum studium,
summam in se voluntatem, egregiam fidem, iustitiam,
temperantiam cognoverat; nam ne eius supplicio
1.19.3 Diviciaci animum offenderet, verebatur. Itaque priusquam ne... verebatur
quicquam conaretur, Diviciacum ad se vocari iubet et priusquam...
conaretur
cotidianis interpretibus remotis per C. Valerium Troucillum,
principem Galliae provinciae, familiarem suum,
cui summam omnium rerum fidem habebat, cum eo conloquitur;
1.19.4 simul commonefacit, quae ipso praesente in
concilio Gallorum de Dumnorige sint dicta, et ostendit
1.19.5 quae separatim quisque de eo apud se dixerit. Petit atque
hortatur, ut sine eius offensione animi vel ipse de eo
causa cognita statuat vel civitatem statuere iubeat. Petit atque hortatur ut...
statuat... iubeat
1.20.1 Diviciacus multis cum lacrimis Caesarem complexus
obsecrare coepit ne quid gravius in fratrem statueret:
1.20.2 scire se illa esse vera, nec quemquam ex eo plus
quam se doloris capere, propterea quod, cum ipse gratia
plurimum domi atque in reliqua Gallia, ille minimum
propter adulescentiam posset, per se crevisset, quibus
opibus ac nervis non solum ad minuendam gratiam, sed
1.20.3 paene ad perniciem suam uteretur. sese tamen et amore
1.20.4 fraterno et existimatione vulgi commoveri. Quod si quid
ei a Caesare gravius accidisset, cum ipse eum locum amcitiae
apud eum teneret, neminem existimaturum non
sua voluntate factum. Qua ex re futurum uti totius Galliae
1.20.5 animi a se averterentur. Haec
cum pluribus verbis flens a
Caesare peteret, Caesar eius dextram prendit; consolatus
rogat, finem orandi faciat; tanti eius apud se gratiam
esse ostendit uti et rei publicae iniuriam et suum dolorem
1.20.6 eius voluntati ac precibus condonet. Dumnorigem ad se
vocat, fratrem adhibet; quae in eo reprehendat ostendit;
quae ipse intellegat, quae civitas queratur proponit;
monet ut in reliquum tempus omnes suspiciones vitet; monet ut... vitet
praeterita se Diviciaco fratri condonare dicit. Dumnorigi
custodes ponit, ut quae agat, quibuscum loquatur, scire
possit.
1.21.1 Eodem die ab exploratoribus certior factus hostes
sub monte consedisse milia passuum ab ipsius castris
octo, qualis esset natura montis et qualis in circuitu
1.21.2 ascensus qui cognoscerent misit. Renuntiatum est facilem
esse. De tertia vigilia T. Labienum legatum pro praetore
cum duabus legionibus et iis ducibus, qui iter cognoverant,
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
summum iugum montis ascendere iubet; quid
1.21.3 sui consilii sit ostendit. Ipse de quarta vigilia eodem itinere,
quo hostes ierant, ad eos contendit equitatumque
1.21.4 omnem ante se mittit. P. Considius, qui rei militaris peritissimus
habebatur et in exercitu L. Sullae et postea in
M. Crassi fuerat, cum exploratoribus praemittitur.
1.22.1 Prima luce, cum summus mons a [Lucio] Labieno
teneretur, ipse ab hostium castris non longius mille et
quingentis passibus abesset neque, ut postea ex captivis
comperit, aut ipsius adventus aut Labieni cognitus esset,
1.22.2 Considius equo admisso ad eum accurrit, dicit montem
quem a Labieno occupari voluerit, ab hostibus teneri: id
1.22.3 se a Gallicis armis atque insignibus cognovisse. Caesar
suas copias in proximum collem subducit, aciem instruit.
Labienus, ut erat ei praeceptum a Caesare, ne proelium
committeret, nisi ipsius copiae prope hostium castra
visae essent, ut undique uno tempore in hostes impetus
fieret, monte occupato nostros
exspectabat proelioque
1.22.4 abstinebat. multo denique die per exploratores Caesar
cognovit et montem ab suis teneri et Helvetios castra
movisse et Considium timore perterritum, quod non
1.22.5 vidisset, pro viso sibi renuntiavisse. Eo die quo consueverat
intervallo hostes sequitur et milia passuum tria ab
eorum castris castra ponit.
1.23.1 Postridie eius diei, quod omnino biduum supererat,
cum exercitui frumentum metiri oporteret, et quod
a Bibracte, oppido Haeduorum longe maximo et copiosissimo,
non amplius milibus passuum xviii aberat, rei
frumentariae prospiciendum existimans iter ab Helvetiis
1.23.2 avertit ac Bibracte ire contendit. Ea res per fugitivos L.
Aemilii, decurionis equitum Gallorum, hostibus nuntiatur.
1.23.3 Helvetii seu quod timore perterritos Romanos dis-
cedere a se existimarent, eo magis quod pridie superioribus
locis occupatis proelium non commisissent, sive eo
quod re frumentaria intercludi posse confiderent, commu-
tato consilio atque itinere converso nostros a novissimo
agmine insequi ac lacessere coeperunt.
1.24.1 Postquam id animadvertit, copias suas Caesar in Postquam id
animadvertit
proximum collem subducit equitatumque, qui sustineret
1.24.2 hostium impetum, misit. Ipse interim in colle medio triplicem
aciem instruxit legionum quattuor veteranarum;
1.24.3 in summo iugo duas legiones, quas in Gallia citeriore proxime
conscripserat, et omnia auxilia conlocari, ita uti
supra se totum montem hominibus compleret, interea
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
sarcinas in unum locum conferri et eum ab his, qui in
1.24.4 superiore acie constiterant, muniri iussit. Helvetii cum
omnibus suis carris secuti impedimenta in unum locum
1.24.5 contulerunt; ipsi confertissima acie reiecto nostro equitatu
phalange facta sub primam nostram aciem successerunt.
1.25.1 Caesar primum suo, deinde omnium ex conspectu
remotis equis, ut aequato omnium periculo spem fugae
1.25.2 tolleret, cohortatus suos proelium commisit. Milites e
loco superiore pilis missis facile hostium
phalangem perfregerunt.
Ea disiecta gladiis destrictis in eos impetum
1.25.3 fecerunt. Gallis magno ad pugnam erat impedimento,
quod pluribus eorum scutis uno ictu pilorum transfixis
et conligatis, cum ferrum se inflexisset, neque evellere
neque sinistra impedita satis commode pugnare poterant,
1.25.4 multi ut diu iactato bracchio praeoptarent scuta
1.25.5 e manu emittere et nudo corpore pugnare. tandem vulneribus
defessi et pedem referre et, quod mons suberat
1.25.6 circiter mille passuum, eo se recipere coeperunt. Capto
monte et succedentibus nostris Boii et Tulingi, qui homi-
num milibus circiter xv agmen hostium claudebant et
novissimis praesidio erant, ex itinere nostros latere aperto
adgressi circumvenire et id conspicati Helvetii, qui in mon-
tem sese receperant, rursus instare et proelium redintegrare
1.25.7 coeperunt. Romani conversa signa bipertito intulerunt:
prima et secunda acies, ut victis ac summotis resisteret,
tertia, ut venientes sustineret.
1.26.1 Ita ancipiti proelio diu atque acriter pugnatum
est. Diutius cum sustinere nostrorum impetus non possent,
alteri se, ut coeperant, in montem receperunt, alteri
1.26.2 ad impedimenta et carros suos se contulerunt. Nam hoc
toto proelio, cum ab hora septima ad vesperum pugnatum sit,
1.26.3 aversum hostem videre nemo potuit. Ad multam noctem etiam
ad impedimenta pugnatum est, propterea quod pro vallo
in nostros venientes tela coniciebant et nonnulli inter
carros rotasque mataras ac tragulas subiciebant nostrosque
1.26.4 vulnerabant. Diu cum esset pugnatum, impedimentis
castrisque nostri potiti sunt. Ibi Orgetorigis filia
1.26.5 atque unus e filiis captus est. Ex eo proelio circiter
milia hominum cxxx superfuerunt eaque tota nocte
continenter ierunt. Nullam partem noctis itinere intermisso
in fines Lingonum die quarto pervenerunt, cum
carros obiecerant et e loco superiore
et propter vulnera militum
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
et propter sepulturam occisorum
nostri triduum morati eos sequi non potuissent.
1.26.6 Caesar ad Lingonas litteras nuntiosque misit, ne eos fru-
mento neve alia re iuvarent: qui si iuvissent, se eodem
loco quo Helvetios habiturum. ipse triduo intermisso
cum omnibus copiis eos sequi coepit.
1.27.1 Helvetii omnium rerum inopia adducti legatos de
1.27.2 deditione ad eum miserunt. Qui cum eum in itinere convenissent
seque ad pedes proiecissent suppliciterque locuti
flentes pacem petissent atque eos in eo loco, quo tum
essent, suum adventum exspectare iussisset, paruerunt.
1.27.3 Eo postquam Caesar pervenit, obsides, arma, servos, qui
1.27.4 ad eos perfugissent, poposcit. Dum ea conquiruntur et qui... perfugissent
conferuntur nocte intermissa, circiter hominum milia sex Dum...
conquiruntur...conferuntur
eius pagi qui Verbigenus appellatur, sive timore perterriti,
ne armis traditis supplicio adficerentur, sive spe salutis
inducti quod in tanta multitudine dediticiorum suam
fugam aut occultari aut omnino ignorari posse existmarent, quod...
existimarent
prima nocte e castris Helvetiorum egressi ad
Rhenum finesque Germanorum contenderunt.
1.28.1 Quod ubi Caesar resciit, quorum per fines ierant,
his uti conquirerent et reducerent, si sibi purgati esse
vellent, imperavit; reductos in hostium numero habuit;
1.28.2 reliquos omnes obsidibus, armis, perfugis traditis in deditionem
1.28.3 accepit. Helvetios, Tuligos, Latobrigos in fines
suos unde erant profecti reverti iussit et quod omnibus
frugibus amissis domi nihil erat quo famem tolerarent,
Allobrogibus imperavit ut iis frumenti copiam facerent;
ipsos oppida vicosque quos incenderant restituere iussit.
1.28.4 Id ea maxime ratione fecit, quod noluit eum locum unde
Helvetii discesserant vacare, ne propter bonitatem agrorum
Germani qui trans Rhenum incolunt suis finibus
in Helvetiorum fines transirent et finitimi Galliae provinciae
1.28.5 Allobrogibusque essent. Boios petentibus Haeduis,
quod egregia virtute erant cogniti, ut in
finibus suis
conlocarent, concessit; quibus illi agros dederunt quosque
postea in parem iuris libertatisque condicionem atque
ipsi erant receperunt.
1.29.1 In castris Helvetiorum tabulae repertae sunt litteris
Graecis confectae et ad Caesarem relatae, quibus
in tabulis nominatim ratio confecta erat, qui numerus
domo exisset eorum qui arma ferre possent, et item separatim
1.29.2 pueri, senes mulieresque. Quarum omnium rerum
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
summa erat capitum Helvetiorum milia ducenta sexaginta
tria, Tulingorum milia xxxvi, Latobrigorum xiiii,
Rauracorum xxiii, Boiorum xxxii; ex his qui arma ferre
1.29.3 possent ad milia nonaginta duo. Summa omnium fuerunt
ad milia trecenta sexaginta octo. Eorum qui domum redierunt,
censu habito ut Caesar imperaverat, repertus
est numerus milium centum et decem.
1.30.1 Bello Helvetiorum confecto totius fere Galliae legati
principes civitatum ad Caesarem gratulatum convenerunt: gratulatum convenerunt
1.30.2 Intellegere sese, tametsi pro veteribus Helve-
tiorum iniuriis populi Romani ab his poenas bello repetisset,
tamen eam rem non minus ex usu terrae Galliae
1.30.3 quam populi Romani accidisse, propterea quod eo consilio
florentissimis rebus domos suas Helvetii reliquissent,
uti toti Galliae bellum inferrent imperioque potirentur
locumque domicilio ex magna copia deligerent quem ex
omni Gallia opportunissimum ac fructuosissimum iudicas-
1.30.4 sent reliquasque civitates stipendiarias haberent. petiverunt
uti sibi concilium totius Galliae in diem certam
indicere idque Caesaris voluntate facere liceret;
sese habere quasdam res quas ex communi consensu
1.30.5 ab eo petere vellent. Ea re permissa diem concilio
constituerunt et iure iurando, nequis enuntiaret, nisi
quibus communi consilio mandatum esset, inter se sanxerunt.
1.31.1 Eo concilio dimisso idem principes
civitatum, qui
ante fuerant, ad Caesarem reverterunt petieruntque, uti
sibi secreto in occulto de sua omniumque salute cum eo
1.31.2 agere liceret. Ea re impetrata sese omnes flentes Caesari
ad pedes proiecerunt: non minus se id contendere et laborare,
ne ea quae dixissent enuntiarentur, quam uti ea
quae vellent impetrarent, propterea quod, si enuntiatum
1.31.3 esset, summum in cruciatum se venturos viderent.
Locutus est pro his Diviciacus Haeduus: Galliae totius fac-
tiones esse duas: harum alterius principatum tenere Haeduos,
1.31.4 alterius Arvernos. Hi cum tantopere de potentatu
inter se multos annos contenderent, factum esse uti ab
Arvernis Sequanisque Germani mercede arcesserentur.
1.31.5 Horum primo circiter milia xv Rhenum transisse; posteaquam
agros et cultum et copias Gallorum homines feri
ac barbari adamassent, traductos plures; nunc esse in
1.31.6 Gallia ad centum et viginti milium numerum. Cum his
Haeduos eorumque clientes semel atque iterum armis
contendisse; magnam calamitatem pulsos accepisse, omnem
nobilitatem, omnem senatum, omnem equitatum
1.31.7 amisisse. quibus proeliis calamitatibusque fractos, qui
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
et sua virtute et populi Romani hospitio atque amicitia
plurimum ante in Gallia potuissent, coactos esse Sequanis
obsides dare nobilissimos civitatis et iure iurando
civitatem obstringere, sese neque obsides repetituros
neque auxilium a populo Romano imploraturos neque
recusaturos, quominus perpetuo sub illorum dicione atque
1.31.8 imperio essent. Unum se esse ex omni civitate Haeduorum, neque recusaturos
quominus... essent
qui adduci non potuerit, ut iuraret aut liberos suos obsides
1.31.9 daret. Ob eam rem se ex civitate profugisse et
Romam ad senatum venisse auxilium postulatum, quod
1.31.10 solus neque iure iurando neque obsidibus teneretur. Sed
peius victoribus Sequanis quam Haeduis victis accidisse,
propterea quod Ariovistus rex Germanorum in eorum
finibus consedisset tertiamque partem
agri Sequani, qui
esset optimus totius Galliae, occupavisset, et nunc de
altera parte tertia Sequanos decedere iuberet, propterea
quod paucis mensibus ante Harudum milia hominum
xxiiii ad eum venissent, quibus locus ac sedes pararentur.
1.31.11 Futurum esse paucis annis, uti omnes ex Galliae finibus
pellerentur atque omnes Germani Rhenum transirent;
neque enim conferendum esse Gallicum cum Germanorum
agro, neque hanc consuetudinem victus cum
1.31.12 illa comparandam. Ariovistum autem ut semel Gallorum
copias proelio vicerit, quod proelium factum sit ad Magetobrigam,
superbe et crudeliter imperare, obsides nobilissimi
cuiusque liberos poscere et in eos omnia exempla
cruciatusque edere, si qua res non ad nutum aut ad voluntatem
1.31.13 eius facta sit. hominem esse barbarum, iracundum,
temerarium; non posse eius imperia diutius sustineri.
1.31.14 Nisi si quid in Caesare populoque Romano sit auxilii,
omnibus Gallis idem esse faciendum, quod Helvetii fece-
rint, ut domo emigrent, aliud domicilium, alias sedes,
remotas a Germanis, petant fortunamque, quaecumque
1.31.15 accidat, experiantur. haec si enuntiata Ariovisto sint,
non dubitare quin de omnibus obsidibus, qui apud eum
1.31.16 sint, gravissimum supplicium sumat. Caesarem vel
auctoritate sua atque exercitus vel recenti victoria
vel nomine
populi Romani deterrere posse, ne maior multitudo
Germanorum Rhenum traducatur, Galliamque
omnem ab
Ariovisti iniuria posse defendere.
1.32.1 Hac oratione ab Diviciaco habita omnes qui ad-
erant magno fletu auxilium a Caesare petere coeperunt.
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
1.32.2 Animadvertit Caesar unos ex omnibus Sequanos nihil
earum rerum facere quas ceteri facerent, sed tristes capite
demisso terram intueri. eius rei quae causa esset miratus
1.32.3 ex ipsis quaesiit. nihil Sequani respondere, sed in eadem
tristitia taciti permanere. cum ab his saepius
quaereret neque ullam omnino vocem
exprimere posset, idem Diviciacus
1.32.4 Haeduus respondit: hoc esse miseriorem et
graviorem fortunam Sequanorum quam
reliquorum, quod
soli ne in occulto quidem queri neque auxilium
implorare auderent absentisque Ariovisti
crudelitatem velut si
1.32.5 coram adesset horrerent, propterea quod reliquis tamen
fugae facultas daretur, Sequanis vero, qui intra fines
suos Ariovistum recepissent, quorum oppida omnia in po-
testate eius essent, omnes cruciatus essent perferendi.
1.33.1 His rebus cognitis Caesar Gallorum animos verbis
confirmavit pollicitusque est sibi eam rem curae futu-
ram; magnam se habere spem et beneficio suo et auc-
toritate adductum Ariovistum finem iniuriis facturum.
1.33.2 Hac oratione habita concilium dimisit. et secundum ea dimisit
multae res eum hortabantur, quare sibi eam rem cogitan-
dam et suscipiendam putaret, in primis, quod Haeduos
fratres consanguineosque saepe numero a senatu appella-
tos in servitute atque in dicione videbat Germanorum
teneri eorumque obsides esse apud Ariovistum ac Sequa-
nos intellegebat; quod in tanto imperio populi Romani
1.33.3 turpissimum sibi et rei publicae esse arbitrabatur. pau-
latim autem Germanos consuescere Rhenum transire et
in Galliam magnam eorum multitudinem venire populo
1.33.4Romano periculosum videbat, neque sibi homines feros
ac barbaros temperaturos existimabat, quin cum omnem
Galliam occupavissent, ut ante Cimbri Teutonique fecis-
sent, in provinciam exirent atque inde in Italiam conten-
derent, praesertim cum Sequanos a provincia nostra Rho-
danus divideret; quibus rebus quam maturrime occurren-
1.33.5dum putabat. ipse autem Ariovistus tantos sibi spiritus,
tantam arrogantiam sumpserat, ut ferendus non videretur.
1.34.1 Quamobrem placuit ei ut ad Ariovistum legatos
mitteret, qui ab eo postularent, uti aliquem locum medium
utriusque conloquio deligeret: velle sese de re
publica 1.34.2 et summis utriusque
rebus cum eo agere. ei legationi
Ariovistus respondit: si quid ipsi a Caesare opus esset,
sese ad eum venturum fuisse; si quid ille se velit, illum
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
1.34.3ad se venire oportere. praeterea se neque sine exercitu in
eas partes Galliae venire audere quas Caesar possideret,
neque exercitum sine magno commeatu atque molimento
1.34.4in unum locum contrahere posse. sibi autem mirum vi-
deri, quid in sua Gallia, quam bello vicisset, aut Caesari
aut omnino populo Romano negotii esset.
1.35.1 His responsis ad Caesarem relatis iterum ad eum
1.35.2Caesar legatos cum his mandatis mittit: quoniam tanto
suo populique Romani beneficio adfectus, cum in con-
sulatu suo rex atque amicus ab senatu appellatus esset,
hanc sibi populoque Romano gratiam referret, ut in con-
loquium venire invitatus gravaretur neque de communi
re dicendum sibi et cognoscendum putaret, haec esse,
1.35.3quae ab eo postularet: primum, ne quam multitudinem
hominum amplius trans Rhenum in Galliam traduceret;
deinde obsides, quos haberet ab Haeduis, redderet Sequa-
nisque permitteret, ut quos illi haberent, voluntate eius
reddere illis liceret; neve Haeduos iniuria lacesseret neve
1.35.4his sociisque eorum bellum inferret. si id ita fecisset, sibi
populoque Romano perpetuam gratiam atque amicitiam
cum eo futuram; si non impetraret, sese, quoniam M. Mes-
sala M. Pisone consulibus senatus censuisset, uti, qui-
cumque Galliam provinciam obtineret, quod commodo
rei publicae facere posset, Haeduos ceterosque amicos po-
puli Romani defenderet, se Haeduorum iniurias non neg-
lecturum.
1.36.1 Ad haec Ariovistus respondit: ius esse belli, ut qui
vicissent, iis quos vicissent, quemadmodum vellent, im-
perarent; item populum Romanum victis non ad alte-
rius praescriptum, sed ad suum arbitrium imperare con-
1.36.2suesse. si ipse populo Romano non
praescriberet quemadmodum suo iure
uteretur, non oportere se a populo
1.36.3Romano in suo iure impediri. Haeduos sibi, quoniam
belli fortunam temptassent et armis congressi ac superati
1.36.4essent, stipendiarios esse factos. magnam Caesarem in-
iuriam facere, qui suo adventu vectigalia sibi deteriora
1.36.5faceret. Haeduis se obsides redditurum non esse neque
his neque eorum sociis iniuria bellum inlaturum, si in eo
manerent quod convenisset, stipendiumque quotannis
penderent. si id non fecissent, longe his fraternum nomen
1.36.6populi Romani afuturum. quod sibi Caesar denuntiaret
se Haeduorum iniurias non neglecturum, neminem secum
1.36.7sine sua pernicie contendisse. cum vellet, congrederetur:
intellecturum quid invicti Germani, exercitatissimi in
armis, qui inter annos xiiii tectum non subissent, vir-
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
tute possent.
1.37.1 Haec eodem tempore Caesari mandata refereban-
1.37.2tur et legati ab Haeduis et a Treveris veniebant: Haedui
questum, quod Harudes qui nuper in Galliam transpor-
tati essent, fines eorum popularentur; sese ne obsidibus
1.37.3quidem datis pacem Ariovisti redimere potuisse; Treveri
autem, pagos centum Sueborum ad ripas Rheni conse-
disse qui Rhenum transire conarentur; his praeesse Nasu-
1.37.4am et Cimberium fratres. quibus rebus Caesar vehemen-
ter commotus maturandum sibi existimavit, ne si nova
manus Sueborum cum veteribus copiis Ariovisti sese
1.37.5coniunxisset, minus facile resisti posset. itaque re fru-
mentaria, quam celerrime potuit, comparata magnis
itineribus ad Ariovistum contendit.
1.38.1 Cum tridui viam processisset, nuntiatum est ei
Ariovistum cum suis omnibus copiis ad occupandum
Vesontionem, quod est oppidum maximum Sequanorum,
1.38.2contendere triduique viam a suis finibus processisse. id
ne accideret, magnopere sibi praecavendum Caesar exi-
1.38.3stimabat. namque omnium rerum, quae ad bellum
usui 1.38.4erant, summa erat in eo oppido
facultas, idque natura
loci sic muniebatur, ut magnam ad ducendum bellum
daret facultatem, propterea quod flumen Dubis ut circino
1.38.5circumductum paene totum oppidum cingit; reliquum spa-
tium, quod est non amplius pedum sescentorum,
qua flumen intermittit, mons continet magna altitudine,
ita ut radices eius montis ex utraque parte ripae fluminis
1.38.6contingant. hunc murus circumdatus arcem efficit et cum
1.38.7oppido coniungit. huc Caesar magnis nocturnis diurnisque
itineribus contendit occupatoque oppido ibi praesidium
conlocat.
1.39.1 Dum paucos dies ad Vesontionem rei frumentariae
commeatusque causa moratur, ex percontatione nostro-
rum vocibusque Gallorum ac mercatorum, qui ingenti
magnitudine corporum Germanos, incredibili virtute
atque exercitatione in armis esse praedicabant®saepe
numero sese cum his congressos ne vultum quidem atque
aciem oculorum dicebant ferre potuisse®, tantus subito
timor omnem exercitum occupavit, ut non mediocriter
1.39.2omnium mentes animosque perturbaret. hic primum ortus
est a tribunis militum, praefectis reliquisque, qui ex urbe
amicitiae causa Caesarem secuti non magnum in re mili-
1.39.3tari usum habebant. quorum alius alia causa inlata, quam
sibi ad proficiscendum necessariam esse diceret, petebat
ut eius voluntate discedere liceret; nonnulli pudore adduc-
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
1.39.4ti, ut timoris suspicionem vitarent, remanebant. hi neque
vultum fingere neque interdum lacrimas tenere poterant;
abditi in tabernaculis aut suum fatum querebantur aut
cum familiaribus suis commune periculum miserabantur.
1.39.5vulgo totis castris testamenta obsignabantur. horum
vocibus ac timore paulatim etiam ii qui magnum in castris
usum habebant, milites centurionesque quique equitatui
1.39.6praeerant, perturbabantur. qui se ex his minus timidos
existimari volebant, non se hostem vereri, sed
angustias itineris et magnitudinem
silvarum, quae inter eos atque
Ariovistum intercederent, aut rem frumentariam, ut
1.39.7satis commode supportari posset, timere dicebant. non-
nulli etiam Caesari nuntiabant, cum castra moveri ac
signa ferri iussisset, non fore dicto audientes milites neque
propter timorem signa laturos.
1.40.1 Haec cum animadvertisset, convocato consilio om-
niumque ordinum ad id consilium adhibitis centurioni-
bus vehementer eos incusavit: primum quod aut quam
in partem aut quo consilio ducerentur, sibi quaeren-
1.40.2dum aut cogitandum putarent. Ariovistum se consule
cupidissime populi Romani amicitiam adpetisse; cur
hunc tam temere quisquam ab officio discessurum iudi-
1.40.3caret? sibi quidem persuaderi cognitis suis postulatis
atque aequitate condicionum perspecta eum neque suam
1.40.4neque populi Romani gratiam repudiaturum. quodsi
furore atque amentia impulsus bellum intulisset, quid
tandem vererentur? aut cur de sua virtute aut de ipsius
1.40.5diligentia desperarent? factum eius hostis periculum
patrum nostrorum memoria, cum Cimbris et Teutonis a
C. Mario pulsis non minorem laudem exercitus quam ipse
imperator meritus videbatur; factum etiam nuper in
Italia servili tumultu, quos tamen aliquid usus ac dis-
1.40.6ciplina, quam a nobis accepissent, sublevarent, ex quo
iudicari posset, quantum haberet in se boni constantia,
propterea quod, quos aliquamdiu inermes sine causa
timuissent, hos postea armatos ac victores superassent.
1.40.7 denique hos esse eosdem Germanos, quibuscum saepe nu-
mero Helvetii congressi non solum in suis, sed etiam in illo-
rum finibus plerumque superassent, qui tamen pares esse
1.40.8 nostro exercitui non potuerint. Si quos adversum proelium
et fuga Gallorum commoveret, hos, si quaererent, reperire
posse diuturnitate belli defatigatis Gallis Ariovistum, cum
multos menses castris se ac paludibus tenuisset neque
sui potestatem fecisset, desperantes iam de
pugna et disper-
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
sos subito adortum magis ratione et consilio quam virtute
1.40.9 vicisse. Cui rationi contra homines barbaros atque im-
peritos locus fuisset, hac ne ipsum quidem sperare nostros
1.40.10 exercitus capi posse. qui suum timorem in rei frumenta-
riae simulationem angustiasque itineris conferrent, facere
arroganter, cum aut de officio imperatoris despera-
1.40.11 rent aut praescribere auderent. haec sibi esse curae;
frumentum Sequanos, Leucos, Lingones subministrare
iamque esse in agris frumenta matura; de itinere ipsos
1.40.12 brevi tempore iudicaturos. quod non fore dicto audientes
neque signa laturi dicantur, nihil se ea re commoveri;
scire enim quibuscumque exercitus dicto audiens non
fuerit, aut male re gesta fortunam defuisse aut aliquo
1.40.13 facinore comperto avaritiam esse convictam. suam inno-
centiam perpetua vita, felicitatem Helvetiorum bello esse
1.40.14 perspectam. itaque se, quod in longiorem diem conla-
turus fuisset, repraesentaturum et proxima nocte de
quarta vigilia castra moturum, ut quam primum intelle-
gere posset, utrum apud eos pudor atque officium an
1.40.15 timor plus valeret. quodsi praeterea nemo sequatur,
tamen se cum sola decima legione iturum, de qua non
dubitaret, sibique eam praetoriam cohortem futuram.
huic Caesar legioni indulserat praecipue et propter virtu-
tem confidebat maxime.
1.41.1 Hac oratione habita mirum in modum conversae
sunt omnium mentes summaque alacritas et cupiditas
1.41.2 belli gerendi iniecta est, princepsque decima legio per
tribunos militum ei gratias egit, quod de se optimum
iudicium fecisset, seque esse ad bellum gerendum para-
1.41.3 tissimam confirmavit. deinde reliquae legiones cum tribu-
nis militum et primorum ordinum centurionibus ege-
runt, uti per eos Caesari satis facerent; se neque umquam
dubitasse neque timuisse neque de summa belli
suum 1.41.4 iudicium, sed
imperatoris esse existimavisse. eorum satis-
factione accepta et itinere exquisito per Diviciacum,
quod e Gallis ei maximam fidem habebat, ut milium
amplius quinquaginta circuitu locis apertis exercitum
1.41.5 duceret, de quarta vigilia, ut dixerat, profectus est. sep-
timo die, cum iter non intermitteret, ab exploratoribus
certior factus est Ariovisti copias a nostris milia passuum
quattuor et viginti abesse.
1.42.1 Cognito Caesaris adventu Ariovistus legatos ad eum
mittit: quod antea de conloquio postulasset, id per se
fieri licere, quoniam propius accessisset seque id sine
1.42.2 periculo facere posse existimaret. non respuit condicio-
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
nem Caesar, iamque eum ad sanitatem reverti arbitra-
batur, cum id quod antea petenti denegasset, ultro polli-
1.42.3 ceretur, magnamque in spem veniebat pro suis tantis
populique Romani in eum beneficiis cognitis suis postu-
latis fore, uti pertinacia desisteret. dies conloquio dictus
1.42.4 est ex eo die quintus. interim cum legati saepe ultro citro-
que inter eos mitterentur, Ariovistus postulavit ne quem
peditem ad conloquium Caesar adduceret: vereri se ne
per insidias ab eo circumveniretur; uterque cum equi-
1.42.5 tatu veniret; alia ratione sese non esse venturum. Caesar,
quod neque conloquium interposita causa tolli volebat
neque salutem suam Gallorum equitatui committere
audebat, commodissimum esse statuit omnibus equis
Gallis equitibus detractis eo legionarios milites legionis
decimae, cui quam maxime confidebat, imponere, ut
praesidium quam amicissimum, siquid opus facto esset,
1.42.6 haberet. Quod cum fieret, non inridicule quidam ex mili-
tibus decimae legionis dixit plus quam pollicitus esset
Caesarem ei facere: pollicitum se in cohortis praetoriae
loco decimam legionem habiturum ad equum rescribere.
1.43.1 Planities erat magna et in ea tumulus
terrenus satis grandis. hic locus
aequum fere spatium a castris
1.43.2 utriusque, Ariovisti et Caesaris, aberat. eo, ut erat dic-
tum, ad conloquium venerunt. legionem Caesar, quam
equis devexerat, passibus ducentis ab eo tumulo consti-
tuit; item equites Ariovisti pari intervallo constiterunt.
1.43.3 Ariovistus, ex equis ut conloquerentur et praeter se denos
1.43.4 ad conloquium adducerent, postulavit. ubi eo ventum
est, Caesar initio orationis sua senatusque in eum bene-
ficia commemoravit, quod rex appellatus esset a senatu,
quod amicus, quod munera amplissime missa; quam rem
et paucis contigisse et pro magnis hominum officiis consuesse
1.43.5 tribui docebat; illum, cum neque aditum neque
causam postulandi iustam haberet, beneficio ac liberalitate
1.43.6 sua ac senatus ea praemia consecutum. docebat
etiam quam veteres quamque iustae causae necessitudinis
1.43.7 ipsis cum Haeduis intercederent, quae senatus con-
sulta quotiens quamque honorifica in eos facta essent, ut
omni tempore totius Galliae principatum Headui tenuis-
sent, prius etiam quam nostram amicitiam adpetissent.
1.43.8 populi Romani hanc esse consuetudinem, ut socios atque
amicos non modo sui nihil deperdere, sed gratia, dignitate,
honore auctiores velit esse; quod vero ad amicitiam
populi Romani attulissent, id iis eripi quis pati posset?
1.43.9 postulavit deinde eadem, quae legatis in mandatis de-
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
derat: ne aut Haeduis aut eorum sociis bellum inferret,
obsides redderet, si nullam partem Germanorum do-
mum remittere posset, at ne quos amplius Rhenum trans-
ire pateretur.
1.44.1 Ariovistus ad postulata Caesaris pauca respondit,
1.44.2 de suis virtutibus multa praedicavit: transisse Rhenum
sese non sua sponte, sed rogatum et accersitum a Gallis;
non sine magna spe magnisque praemiis domum propinquosque
reliquisse; sedes habere in Gallia ab ipsis con-
cessas, obsides ipsorum voluntate datos;
stipendium capere iure belli, quod
victores victis imponere consuerint.
1.44.3 non sese Gallis, sed Gallos sibi bellum intulisse;
omnes Galliae civitates ad se oppugnandum venisse ac
contra se castra habuisse; eas omnes copias uno a se proelio
1.44.4 pulsas ac superatas esse. si iterum experiri velint, se
iterum paratum esse decertare; si pace uti velint, ini-
quum esse de stipendio recusare, quod sua voluntate
1.44.5 ad id tempus pependerint. Amicitiam populi Romani sibi
ornamento et praesidio, non detrimento esse oportere,
idque se hac spe petisse. si per populum Romanum sti-
pendium remittatur et dediticii subtrahantur, non minus
se libenter recusaturum populi Romani amicitiam quam
1.44.6 adpetierit. Quod multitudinem Germanorum in Galliam
traducat, id se sui muniendi, non Galliae inpugnandae
causa facere. eius rei testimonium esse quod nisi rogatus
non venerit et quod bellum non intulerit, sed defenderit.
1.44.7 se prius in Galliam venisse quam populum Romanum;
numquam ante hoc tempus exercitum populi Romani
1.44.8 Galliae provinciae finibus egressum. quid sibi vellet? cur
in suas possessiones veniret? provinciam suam hanc esse
Galliam, sicut illam nostram. ut ipsi concedi non oporteret,
si in nostros fines impetum faceret, sic item nos
1.44.9 esse iniquos, quod in suo iure se interpellaremus. Quod
a se Haeduos amicos appellatos diceret, non se tam
barbarum neque tam imperitum esse rerum ut non sciret
neque bello Allobrogum proximo Haeduos Romanis auxi-
lium tulisse, neque ipsos in his contentionibus, quas Haedui
secum et cum Sequanis habuissent, auxilio populi
1.44.10 Romani usos esse. debere se suspicari simulata Caesarem
amicitia, quod exercitum in Gallia habeat, sui opprimendi
1.44.11 causa habere. qui nisi decedat atque exercitum
deducat ex his regionibus, sese illum non pro amico, sed
1.44.12 pro hoste habiturum. quodsi eum interfecerit, multis se
nobilibus principibusque populi Romani gratum
esse facturum®id se ab ipsis per eorum
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (22 di 26)15/03/2005 0.59.47
{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
nuntios compertum
habere®, quorum omnium gratiam atque amicitiam eius
1.44.13 morte redimere posset. quodsi decessisset et liberam
possessionem Galliae sibi tradidisset, magno se illum
praemio remuneraturum et quaecumque bella geri vellet
sine ullo eius labore et periculo confecturum.
1.45.1 Multa a Caesare in eam sententiam dicta sunt
quare negotio desistere non posset; neque suam neque
populi Romani consuetudinem pati uti optime meritos
socios desereret, neque se iudicare Galliam potius esse
1.45.2 Ariovisti quam populi Romani. bello superatos esse Arvernos
et Rutenos a Q. Fabio Maximo, quibus populus
Romanus ignovisset neque in provinciam redegisset neque
1.45.3 stipendium imposuisset. Quodsi antiquissimum quodque
tempus spectari oporteret, populi Romani iustissimum
esse in Gallia imperium; si iudicium senatus observari
oporteret, liberam debere esse Galliam, quam bello victam
suis legibus uti voluisset.
1.46.1 Dum haec in conloquio geruntur, Caesari nuntiatum Dum... geruntur
est equites Ariovisti propius tumulum accedere
et ad nostros adequitare, lapides telaque in nostros conicere.
1.46.2 Caesar loquendi finem fecit seque ad suos recepit
suisque imperavit ne quod omnino telum in hostes reicerent.
1.46.3 nam etsi sine ullo periculo legionis delectae cum
equitatu proelium fore videbat, tamen committendum
non putabat, ut pulsis hostibus dici posset eos ab se per
1.46.4 fidem in conloquio circumventos. posteaquam in vulgus
militum elatum est, qua arrogantia in conloquio Ariovistus
usus omni Gallia Romanis interdixisset impetumque
in nostros eius equites fecissent eaque res conloquium
diremisset, multo maior alacritas studiumque
pugnandi maius exercitui iniectum est.
1.47.1 Biduo post Ariovistus ad Caesarem legatos mittit:
velle se de iis rebus, quae inter eos agi coeptae
neque perfectae essent, agere cum eo; uti
aut iterum conloquio diem
constitueret aut, si id minus vellet, ex suis legatis aliquem
1.47.2 ad se mitteret. conloquendi Caesari causa visa non est, et
eo magis, quod pridie eius diei Germani retineri non potuerant
1.47.3 quin in nostros tela conicerent. legatum ex suis sese
magno cum periculo ad eum missurum et hominibus
1.47.4 feris obiecturum existimabat. commodissimum visum
est C. Valerium Procillum, C. Valeri Caburi filium, sum-
ma virtute et humanitate adulescentem, cuius pater a
C. Valerio Flacco civitate donatus erat, et propter fidem
et propter linguae Gallicae scientiam, qua multa iam
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
Ariovistus longinqua consuetudine utebatur, et quod in
eo peccandi Germanis causa non esset, ad eum mittere
1.47.5 et una M. Metium, qui hospitio Ariovisti utebatur. His
mandavit ut quae diceret Ariovistus cognoscerent et ad
1.47.6 se referrent. quos cum apud se in castris Ariovistus
conspexisset, exercitu suo praesente conclamavit: quid ad
se venirent? an speculandi causa? conantes dicere pro-
hibuit et in catenas coniecit.
1.48.1 Eodem die castra promovit et milibus passuum
1.48.2 sex a Caesaris castris sub monte consedit. Postridie eius
diei praeter castra Caesaris suas copias traduxit et milibus suas copias traduxit
passuum duobus ultra eum castra fecit eo consilio
uti frumento commeatuque, qui ex Sequanis et Haeduis
1.48.3 supportaretur, Caesarem intercluderet. Ex eo die dies continuos
quinque Caesar pro castris suas copias produxit et produxit
aciem instructam habuit, ut, si vellet Ariovistus proelio
1.48.4 contendere, ei potestas non deesset. Ariovistus his omnibus
diebus exercitum castris continuit, equestri proelio
1.48.5 cotidie contendit. genus hoc erat pugnae quo se Germani
exercuerant: equitum milia erant sex, totidem numero
pedites velocissimi ac fortissimi, quos ex omni copia
1.48.6 singuli singulos suae salutis causa delegerant; cum his
in proeliis versabantur, ad hos se equites
recipiebant; 1.48.7 hi, si quid erat
durius, concurrebant; si qui graviore vulnere
accepto equo deciderat, circumsistebant; si quo erat
longius prodeundum aut celerius recipiendum, tanta erat
horum exercitatione celeritas, ut iubis equorum sublevati
cursum adaequarent.
1.49.1 Ubi eum castris se tenere Caesar intellexit, ne diu-
tius commeatu prohiberetur, ultra eum locum quo in loco
Germani consederant, circiter passus sescentos ab his,
castris idoneum locum delegit acieque triplici instructa
1.49.2 ad eum locum venit. Primam et secundam aciem in armis
1.49.3 esse, tertiam castra munire iussit. Hic locus ab hoste circiter ... tertiam (aciem) castra
munire iussit
passus sescentos, uti dictum est, aberat. eo circiter
hominum numero sedecim milia expedita cum omni equitatu
Ariovistus misit, quae copiae nostros terrerent et
1.49.4 munitione prohiberent. Nihilo setius Caesar, ut ante con-
stituerat, duas acies hostem propulsare, tertiam opus
1.49.5 perficere iussit. Munitis castris duas ibi legiones reliquit duas acies hostem
propulsare, tertiam... iussit
et partem auxiliorum, quattuor reliquas legiones in castra
maiora reduxit.
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
1.50.1 Proximo die instituto suo Caesar ex castris utrisque
copias suas eduxit paulumque a maioribus castris
progressus aciem instruxit hostibusque pugnandi potestatem
1.50.2 fecit. Ubi ne tum quidem eos prodire intellexit,
circiter meridiem exercitum in castra reduxit. tum demum
Ariovistus partem suarum copiarum, quae castra
1.50.3 minora oppugnaret, misit. acriter utrimque usque ad
vesperum pugnatum est. solis occasu suas copias Ariovistus
multis et inlatis et acceptis vulneribus in castra
1.50.4 reduxit. cum ex captivis quaereret Caesar, quamobrem
Ariovistus proelio non decertaret, hanc reperiebat cau-
sam, quod apud Germanos ea consuetudo esset, ut matres
familiae eorum sortibus vaticinationibusque declararent,
1.50.5 utrum proelium committi ex usu esset necne; eas ita dicere:
non esse fas Germanos superare, si ante novam lunam proelio contendissent.
1.51.1 Postridie eius diei Caesar praesidio utrisque castris,
quod satis esse visum est, reliquit, alarios omnes in conspectu
hostium pro castris minoribus constituit, quod
minus multitudine militum legionariorum pro hostium
numero valebat, ut ad speciem alariis uteretur; ipse triplici
1.51.2 instructa acie usque ad castra hostium accessit. tum
demum necessario Germani suas copias castris eduxerunt
generatimque constituerunt paribus intervallis®
Harudes, Marcomanos, Tribocos, Vangiones, Nemetes,
Sedusios, Suebos®, omnemque aciem suam raedis et carris
circumdederunt, ne qua spes in fuga relinqueretur. Eo
1.51.3 mulieres imposuerunt, quae ad proelium proficiscentes
passis manibus flentes implorabant, ne se in servitutem
Romanis traderent.
1.52.1 Caesar singulis legionibus singulos legatos et
quaestorem praefecit, uti eos testes suae quisque
virtutis 1.52.2 haberet; ipse a dextro
cornu, quod eam partem minime
firmam hostium esse animadverterat, proelium commisit.
1.52.3 Ita nostri acriter in hostes signo dato impetum fecerunt,
itaque hostes repente celeriterque procurrerunt, ut
1.52.4 spatium pila in hostes coniciendi non daretur. relictis
pilis comminus gladiis pugnatum est. at Germani cele-
riter ex consuetudine sua phalange facta impetus gladiorum
in phalangem insilirent et scuta manibus revellerent
1.52.6 et desuper vulnerarent. Cum hostium acies a sinistro
cornu pulsa atque in fugam coniecta esset, a dextro cornu
vehementer multitudine suorum nostram aciem premebant.
1.52.7 Id cum animadvertisset P. Crassus adulescens qui
equitatui praeerat, quod expeditior erat quam ii, qui inter
aciem versabantur, tertiam aciem laborantibus nostris
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{1COMMENTARIORVM BELLI GALLICI}1
subsidio misit.
1.53.1 Ita proelium restitutum est, atque omnes hostes
terga verterunt neque prius fugere destiterunt, quam ad
flumen Rhenum milia passuum ex eo loco circiter quinque
1.53.2 pervenerunt. Ibi perpauci aut viribus confisi tranare prius... quam pervenerunt
contenderunt aut lintribus inventis sibi salutem reppererunt.
1.53.3 In his fuit Ariovistus qui naviculam deligatam ad
ripam nactus ea profugit; reliquos omnes equitatu consecuti
1.53.4 nostri interfecerunt. Duae fuerunt Ariovisti uxores,
una Sueba natione, quam domo secum duxerat, altera
Norica regis Voccionis soror, quam in Gallia duxerat a
fratre missam: utraque in ea fuga periit; duae
filiae: 1.53.5 harum altera occisa,
altera capta est. C. Valerius Procillus,
cum a custodibus in fuga trinis catenis vinctus traheretur,
in ipsum Caesarem hostes equitatu persequentem
1.53.6 incidit. Quae quidem res Caesari non minorem quam ipsa
victoria voluptatem attulit, quod hominem honestissimum
provinciae Galliae, suum familiarem et hospitem,
ereptum ex manibus hostium sibi restitutum videbat
neque eius calamitate de tanta voluptate et gratulatione
1.53. fortuna deminuerat. Is se praesente de se ter
sortibus consultum dicebat, utrum igni statim necaretur
an in aliud tempus reservaretur; sortium beneficio se utrum... necaretur an...
reservaretur
1.53.8 esse incolumem. item M. Metius repertus et ad eum
reductus est.
1.54.1 Hoc proelio trans Rhenum nuntiato Suebi, qui ad
ripas Rheni venerant, domum reverti coeperunt. Quos
ubi, qui proximi Rhenum incolunt, perterritos senserunt,
1.54.2 insecuti magnum ex his numerum occiderunt. Caesar una
aestate duobus maximis bellis confectis maturius paulo
quam tempus anni postulabat, in hiberna in Sequanos
1.54.3 exercitum deduxit. hibernis Labienum praeposuit, ipse
in citeriorem Galliam ad conventus agendos profectus est.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/auctores/1commentariorvm_belli_gallici1.htm (26 di 26)15/03/2005 0.59.47
NOMINATIVO
NOMINATIVO
HOMEPAGE
VAI A SINTASSI DEI
CASI
Il Nominativus casus è – come indica il termine stesso – il caso del nome sotto forma di soggetto; e,
inoltre, il caso di tutti quegli elementi della proposizione (predicato nominale, compl. predicativo del
soggetto, attributo, apposizione) collegati con il soggetto.
Presentano il doppio
nominativo (del soggetto e
della parte nominale o del
compl. predicativo del
soggetto):
– verbi copulativi (ossia, per
definizione generale, quelli che –
come sum – non hanno senso
compiuto e servono ad unire al
soggetto il suo predicato: aggettivo
o sostantivo).
– verbi copulativi all’infinito,
dipendenti da verbi servili, tra cui
si ricordano: possum/queo (posso);
nequeo (non posso); debeo (devo);
soleo/consuesco (sono solito);
incipio (comincio); statuo/
constituo/decerno (stabilisco);
audeo (oso).
– verbi copulativi retti da verbi
servili di volontà (volo, nolo,
cupio, studeo, ecc.), purché
abbiano lo stesso soggetto
(altrimenti, si avranno delle
proposizioni oggettive; che
comunque possono trovarsi anche
nel caso precedente
– verbi che, pur non essendo
copulativi, sono spesso
accompagnati da un complemento
predicativo: nascor, vivo, morior,
sto, pereo, maneo…
– verbi intransitivi che indicano
un modo di essere: fio (divento),
evado/existo (riesco), appareo
(appaio), videor (sembro).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/NOMINATIVO.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.47
Sermo incipit obscurus fieri.
Socrates parens philosophiae
iure dici potest.
Cato malebat esse quam videri
bonus; (oppure: Cato malebat se esse
quam videri bonum).
Scipio privatus in urbe mansit.
Nemo immortalis ignavia
factus est.
NOMINATIVO
- verbi passivi appellativi,
elettivi, estimativi.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/NOMINATIVO.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.47
Mortuo Romulo, Numa
Pompilius rex electus est.
Cyb2
HOMEPAGE
NOMINATIVO GENITIVO
ACCUSATIVO DATIVO
VOCATIVO ABLATIVO
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/CyberLatino1.htm15/03/2005 0.59.47
GENITIVO
GENITIVO
HOMEPAGE
VAI A SINTASSI DEI
CASI
Il genetivus (connesso con genus = specie, genere, stirpe) precisa il valore di un concetto generale, con
l’aggiunta di un’idea specifica. In latino, comunque, presenta una notevole varietà di funzioni.
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DIPENDENTE
DA UN NOME
O DA UN
PRONOME
(usato come aggettivo)
DIPENDENTE DA UN AGGETTIVO O DAL PARTICIPIO
di specificazione (funzione fondamentale). - Domus
Pauli.
soggettivo: in cui il genitivo esprime il soggetto logico. - Adventus
nostrorum
militum hostes
fugavit
Nostri
milites
advenerunt et
fugaverunt
hostes.
oggettivo: in cui il genitivo esprime la funzione di ideale compl.
oggetto.
attributivo: in cui il genitivo equivale concettualmente a un
attributo.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (1 di 5)15/03/2005 0.59.48
- Timor
mortis
improbos
terret
Improbi
mortem timent
et eam
perhorrescunt.
- Exercitus
Romanorum
Exercitus
romanus.
GENITIVO
di convenienza, pertinenza o proprietà. Le espresisoni italiane: è
dovere di…; è compito di…; spetta a…; è proprio di… sono
espresse in Latino dal semplice genitivo.
n.b.:Espressioni come: è tuo, mio, nostro, vostro dovere…………
è suo, loro dovere (riferiti a soggetto diverso da quello della
reggente)
altrimenti…………………………...................................................
è mio/ tuo… dovere di medico, console, ecc.:
di possesso (in Latino, talvolta, con noni quali filius, filia, uxor,
templum, aedes, il sostantivo reggente è sottinteso).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (2 di 5)15/03/2005 0.59.48
- Est
adulescentis…
- Civium est
legibus
oboedire.
- Tuum,
meum,
nostrum,
vestrum… est.
- Eius/ illius,
eorum/
illorum… est.
- Suum [+
verbo essere]
(Dux ait suum
esse militum
saluti
consulere).
- Meum/
tuum…
medici/
consulis… est.
- Naves
hostium
celerrimae
erant.
- Terentia
Ciceronis
(sott.: uxor) =
Terenzia,
moglie di
Cicerone.
GENITIVO
DIPENDENTE
DA UN
VERBO
di qualità (in alternativa all’ablativo soprattutto per le qualità
fisiche, ma non per le determinazioni di peso, tempo, età e
numero).
partitivo: indica una parte di una totalità considerata, in dipendenza:
a) da sostantivi esprimenti numero (pars, multitudo); b) da
pronomi indefiniti, numerali o da avverbi di luogo (ubimam
gentium sumus?=tra quali genti siamo?; c) da sostantivi indicanti
quantità (acervus, amphora…); o da pronomi neutri o avverbi in
funzione di sostantivi (nihil praemii = nessun premio) genitivo di quantità; d) da
aggettivi al grado comparativo o superlativo (Gallorum omnium fortissimi sunt
Belgae).
epesegetico (o dichiarativo): specifica un nome di concetto
generico.
n.b.: I nomi geografici urbs, insula, mons, flumen, provincia, ecc.
costituiscono apposizione del nome proprio al quale si
accomapgnano.
Si tratta di aggettivi di desiderio (studiosus, cupiens…) o
avversione (fastidiosus…), colpa (reus…) o innocenza, memoria
o dimenticanza, ecc…
impersonale: interest e refert (=importare, interessare, stare a
cuore). Costruzione:
Genitivo della persona o dell’entità a cui interessa la cosa.
– Se la persona è un pronome personale di 1 A o 2 A persona sing./
plur., si ricorre alla forma femminile dell’ablativo singolare
dell’aggettivo possessivo corrispondente (mea, tua, vestra,
ecc.). Genitivo di is/ ille, per il pronome di 3 A persona.
– Si usa sua, se refert/interest sono all’infinito o al congiuntivo e
il pronome si riferisce al soggetto della proposizione reggente.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (3 di 5)15/03/2005 0.59.48
- Fossa
quindecim
pedum…
- Hannibal
vir fuit
magnae
audaciae.
- Arbor
palmae.
- Urbs Roma;
insula Sicilia.
- Patris
multum
interest ut
liberi valeant.
- Omnium
civium
intererat
patriam
salvam esse.
- Mea
maxime refert
GENITIVO
La cosa che interessa è espressa con a) ut/ne + congiuntivo; b)
una proposizione infinitiva; c) un pronome neutro al nominativo
singolare.
Il grado di interesse è espresso con un avverbio o con un
genitivo di stima (multum, magni, plurimi, ecc…).
N.B.: Si ricordi anche il genitivo retto da piget, pudet, paenitet,
miseret e taedet.
di stima o prezzo: - I verbi di stima richiedono il genitivo di
valore avverbiale (pluris, tanti, minimi, ecc…) per stima
indeterminata; altrimenti, reggono l’ablativo. I verbi di prezzo,
invece, richiedono il genitivo solo se seguiti da tanti (=tanto),
quanti (=quanto), pluris (= di più), minoris (=di meno); negli
altri casi, si costruiscono con l’ablativo.
di memoria: - La persona o la cosa di cui ci si ricorda (o ci
dimentica) è espressa in genitivo. Se la cosa è espressa da un
aggettivo neutro sostantivato o da un pronome neutro, va in
accusativo.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (4 di 5)15/03/2005 0.59.48
te valere.
- Ille ait sua
maxime
referre hanc
legem manere.
- Eius
referebat
Sabinos
vincere non
posse.
- Nostra
permagni
interest ubi
sint positae
domus et quo
spectent.
- Voluptates
virtus minimi
facit.
- Vendo
frumentum
meum non
pluris quam
ceteri.
- Meminero
semper
amicorum
meorum.
- Haec
libenter
memini, illa
sum oblitus.
GENITIVO
giudiziario: - Il genitivo retto dai verbi di questo gruppo (damno;
absolvo; ago = cito in giudizio; ecc…) esprime un
complemento di colpa o di pena. Questo genitivo è retto, a
volte, da un ablativo con valore strumentale (crimine, scelere…).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/GENITIVO.html (5 di 5)15/03/2005 0.59.48
- Miltiades
accusatus est
proditionis.
- Lupus
arguebat
vulpem furti
crimine.
NOTABEN8
NOTABEN8
HOMEPAGE
Il complemento partitivo, oltre che con il genitivo, è espresso con:
A) E, ex + ablativo, in dipendenza da un comparativo, un superlativo, un numerale o un
pronome.
ES.: Unus e septem sapientibus.
Diligentior ex duobus fratribus.
B) Inter + accusativo, ma non frequentemente, dopo un comparativo o un superlativo.
ES.: Doctior inter duos philosophos
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN8.html15/03/2005 0.59.48
NOTABEN9
NOTABEN9
HOMEPAGE
Quando un pronome neutro è accompagnato da un aggettivo:
● se l’aggettivo appartiene alla prima classe, può essere espresso al genitivo (nihil novi) o
concordare con il pronome (nihil novum).
– se l’aggettivo è della seconda classe, concorda sempre con il pronome (nihil utile).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN9.html15/03/2005 0.59.48
ACCUSATIVO
ACCUSATIVO
HOMEPAGE
VAI A SINTASSI DEI
CASI
– Ha la funzione fondamentale di indicare – in dipendenza da verbi transitivi attivi e deponenti – il complemento
oggetto o diretto.
– Si ricordi che in latino sono transitivi parecchi verbi intransitivi italiani: per es., verbi come oleo (=mando odore
di…), sitio (=ho sete di…), admiror (=mi meraviglio di…), doleo (=mi rattristo per…), ecc.
– N.B.: - Reggono il complemento predicativo dell'oggetto gli stessi verbi transitivi che, quando si presentano in forma
passiva reggono il predicativo del soggetto, ossia i verbi appellativi, elettivi, estimativi ed effettivi (Pompeius
reddit tutum mare = Pompeo rese sicuro il mare).
ACCUSATIVO DI RELAZIONE
(o alla greca)
È retto da un participio passato o da
un aggettivo. È detto anche "alla
greca", perché ricalca un costrutto di
quella lingua. È d’uso
prevalentemente poetico e assume il
valore di un complemento di
limirazione.
ACCUSATIVO AVVERBIALE Rappresentato da sostantivi o aggettivi
con valore avverbiale, usati senza
legami con gli elementi della
proposizione in cui si trovano.
ACCUSATIVO ESCLAMATIVO È usato nelle esclamazioni; in genere,
è preceduto dalle interiezioni "ah",
"heu", "ah".
DOPPIO ACCUSATIVO
Si trova con i verbi doceo (= insegno)
e celo (=nascondo):
● accusativo della persona a cui
si insegna o si nasconde;
● accusativo della cosa che si
insegna o si nasconde.
Al passivo, doceo è sostituito da disco,
erudior, imbuor o doctus (participo
passato con valore di aggettivo).
Celo, al passivo (uso raro) presenta la
costruzione personale dei verbi del
tipo di videor + de e ablativo della
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ACCUSATIVO.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.48
– Crines effusa sacerdos.
– Senem conspexi vultum
et ceterum severum.
– Maximam partem (=
prevalentemente; per lo più).
– Ah te infelicem!
– Cato ipse filium litteras
docuit.
– Iter, quo abeat, consul
omnes celat.
– Paetus… celatus est de
filii morte.
ACCUSATIVO
VERBI ASSOLUTAMENTE
IMPERSONALI
(ammettono solo la terza persona
singolare e non hanno soggetto
espresso paenitet, piget, pudet, taedet,
miseret).
VERBI RELATIVAMENTE
IMPERSONALI
(ammettono anche l’uso della terza
persona plurale e possono avere un
soggetto (persona o cosa). Sono usati
soprattutto in espressioni negative: decet,
dedecet, fallit, iuvat, latet, ecc.; ).
cosa nascosta.
N.B.: possono avere costruzione con il
doppio accusativo anche i verbi posco,
reposco e flagito (=chiedere per
avere).
Richiedono:
● l’accusativo della persona che
prova il sentimento;
● il genitivo dell’oggetto del
sentimento, se è un nome; il
nominativo, se è un pronome
neutro; l’infinito oppure quod
+ l’indicativo o il
congiuntivo, se l’oggetto del
sentimento è un verbo.
Se il verbo impersonale è
accompagnato da un verbo di volontà
(malo, volo, nolo, cupio), quest’ultimo
si costruisce personalmente e il verbo
impersonale va al congiuntivo senza
ut, secondo la C.T.
Richiedono:
● l’accusativo della persona alla
quale conviene, giova, ecc.
● il nominativo della cosa che
conviene, giova, ecc.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ACCUSATIVO.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.48
– Caesar cotidie Haeduos
frumentum flagitabat. [Ma
anche: Caesar cotidie ab
Haeduis frumentum
flagitabat - Caesar cotidie
ab Haeduis poscebat ut
frumentum conferrent].
– Populum iudicii sui
paenituit.
– Id me pudet.
– Non me vixisse paenitet.
– Volo me paeniteat (=
voglio pentirmi).
– Volebam me paeniteret (=
volevo pentirmi).
– Non decet regem ira.
– Omnia me fallunt.
VIDEOR
VIDEOR (sembrare; parere)
HOMEPAGE
COSTRUZIONE PERSONALE
COSTRUZIONE IMPERSONALE
VAI A SINTASSI DEI
CASI
Mentre in Italiano "sembrare" è usato
per lo più impersonalmente,
trasferendone quindi il soggetto nella
proposizione subordinata (soggettiva),
invece in Latino (videor) diventa
personale e dev’essere trasformato.
Videor concorda con il proprio
soggetto ed è seguito dall’infinito +
nominativo del predicativo o
dell’eventuale perifrasi participiale
(doppio nominativo).
Quando la persona a cui sembra è la
stessa che fa da soggetto a videor, si
trova anche sottintesa.
In alcuni casi, videor ha pure in
Latino, come in Italiano, costruzione
impersonale, cioè si presenta alla 3 A
persona singolare, senza un soggetto
personale.
Quando introduce un’infinitiva
contenente un verbo impersonale
(paenitet, piget, pudet, miseret,
interest…) o usato impersonalmente.
Quando introduce un’infinitiva
contenente un verbo privo di supino e
si deve usare fore ut o futurum esse ut
+ il congiuntivo.
Quando è usato assolutamente e
significa "sembrar bene", "sembrare
opportuno".
Quando è accompagnato da un
aggettivo neutro
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/VIDEOR.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.49
Tu (mihi) videris
audax esse = Mi sembra
che tu sia audace.
Amici mihi videbantur
erraturi esse = Mi
sembrava che gli amici
avrebbero sbagliato.
(Ego) (mihi) Romae
videor esse.
Mihi videbatur te
huius vitae taedere.
Mihi videtur fore ut
discipuli linguam
latinam perdiscant.
Responde, si tibi
videtur.
Visum est mihi de
senectute aliquid ad te
scribere.
VIDEOR
ALTRI VERBI CON
COSTRUZIONE ANALOGA:
dicor, feror, trador, putor,
perhibeor, nuntior,audior...
iubeor, sinor, vetor/prohibeor
– nei tempi semplici (presente e
derivati) hanno costruzione
personale.
– nei tempi composti (perfetto e
derivati) e nella perifrastica passiva
hanno costruzione impersonale.
– hanno costruzione personale in tutti
i tempi.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/VIDEOR.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.49
Caesar venturus
esse dicitur.
Traditum est
Homerum caecum
fuisse.
Nolani vetiti sunt adire
mura portasque = Ai
Nolani fu vietato di
avvicinarsi alle mura e alle
porte.
DATIVO
DATIVO
DATIVO CON
VALORI
PARTICOLARI:
I VERBI
INTRANSITIVI
LATINI CHE
RICHIEDONO IL
DATIVO SONO DI
TRE TIPI:
HOMEPAGE
VAI A SINTASSI DEI
CASI
A) di possesso – Sunt nobis
mitia poma
B) di interesse – Est vita
misero longa,
felici brevis
C) di fine – Auxilio
venire
(=venire in
aiuto)
D) d’agente, che nella
perifrasi passiva svolge la
stessa funzione espressa
dal compl. d’agente nelle
proposizioni costruite con
un verbo di forma passiva
1) INTRANSITIVI SIA IN
LATINO CHE IN
ITALIANO:
[A] Verbi di obbedienza
(oboedio, obsequor…).
[B] Verbi di resistenza
(resisto, obsto…).
[C] Verbi di provvidenza
(consulo, provideo…).
[D] Verbi di giovamento
(prosum, proficio…).
[E] Verbi di nocumento
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/DATIVO.html (1 di 3)15/03/2005 0.59.49
DATIVO
COSTRUTTI
PARTICOLARI:
2) INTRANSITIVI SIA IN
LATINO CHE IN
ITALIANO, MA CHE IN
ITALIANO REGGONO
UN CASO (=
complemento) DIVERSO:
3) INTRANSITIVI IN
LATINO E TRANSITIVI
+ COMPL. OGGETTO IN
ITALIANO:
● Sum e fio (nel
significato di essere
di (danno o
vantaggio);
● Do, habeo, tribuo
(nel senso di
attribuire, imputare
a…);
● Mitto, venio,
relinquo (ES.:
Lasciare qualcuno
(noceo, obsum…).
[F] Desum (=manco), impero
(=comando), displiceo
(=dispiaccio) ; placeo (=
piaccio).
– Succenseo (= mi sdegno
con…), gratulor (mi
congratulo con…), assentio/or
(sono d’accordo con…),
fido / confido / diffido.
[A] Verbi di soccorso
(subvenio, succurro…).
[B] Faveo (=favorisco),
satisfacio (soddisfo).
[C] Ignosco (= perdono).
[D] Studeo (studio,ecc…).
[E] Minor / minitor
(=minaccio).
[F] Nubo (= sposo) è riferito
però alla donna (l’uomo,
invece, usa uxorem ducere).
si costruiscono con il
doppio dativo:
a. dativo della persona (a
vantaggio o a danno,
ecc. della quale
avviene o si compie
l’azione);
b. dativo della cosa (che
indica il fine al quale è
rivolta l’aziome).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/DATIVO.html (2 di 3)15/03/2005 0.59.49
– Hoc tibi
laudi tribuo.
– Centurionis
impetus saluti
fuit suis
DATIVO
in aiuto di qualcun
altro):
– i verbi di eccellenza
(praesto, antecello, supero,
vinco…):
richiedono:
a. dativo della persona
che si supera (ma
anche l'accusativo);
b. l’ablativo (di
limitazione) della cosa
in cui si è superiori.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/DATIVO.html (3 di 3)15/03/2005 0.59.49
– Doctrina
Graeci
Romanis
(oppure:
Romanos)
antecedunt.
NOTASTOR3
DATIVO - NOTASTOR3
HOMEPAGE
Il caso "dativo" deriva da "dare", poiché spesso dipendeva da tale verbo. Esso indica il
punto d’arrivo dell’azione espressa dal verbo (Nel significato comune, "complemento di
termine" = Do librum tibi).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notestor/NOTASTOR3.html15/03/2005 0.59.49
NOTABEN5
NOTABEN5
HOMEPAGE
— Gratulor regge il dativo della persona e de+ablativo, oppure l’ablativo o
l’accusativo della cosa di cui ci si congratula.
— Fido, diffido, confido richiedono il dativo della persona, ma l’ablativo, se si
riferiscono a una cosa.
— Minor / minitor richiedono il dativo della persona che si minaccia e l’accusativo
di ciò che si minaccia.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN5.html15/03/2005 0.59.49
ABLATIVO
ABLATIVO
HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEI CASI
Il nome ablativo – da connettere con ablatus = allontanato, portato via – esprime la funzione originaria di questo
caso: il valore di allontanamento sia in senso proprio che figurato. Tuttavia, con l’evoluzione della lingua,
nell’ablativo sono venuti a convergere tre varianti:
1) ablativo propriamente detto (di allontanamento → da dove? da chi?);
Tra gli ablativi di natura strumentale
vanno particolarmente ricordati:
2) (ablativo) strumentale-sociativo (con che cosa? con chi?);
3) (ablativo) locativo (dove? in quale tempo?).
quello che si trova con i
verbi: utor (= uso; mi
servo di...), fruor (=
godo), fungor
(=adempio), potior (=
mi impadronisco),
vescor (= mi cibo) e i
loro composti. Spesso
utor prende il semplice
senso di avere,
soprattutto se il nome
all’ablativo è
accompagnato da un
aggettivo o da un
avverbio. Inoltre, potior
ha sempre il genitivo
nella locuzione potiri
rerum (= impadronirsi
del sommo potere), più
raramente (per
analogia) con altri nomi.
Sapientis est temporibus sapienter uti.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ABLATIVO.html (1 di 3)15/03/2005 0.59.50
Post Servii mortem regno potitus est Tarquinius.
Iusto utimur domino = Abbiamo un padrone giusto.
ABLATIVO
– quello retto dalla
locuzione impersonale
opus est (= c’è
bisogno / occorre / è
necessario), soprattutto
quando essa è
introdotta da nihil e dal
quid interrogativoretorico.
La persona che ha
bisogno è espressa con
il dativo.
Tuttavia, opus est (per
analogia a necesse est =
è necessario) può anche
presentare un costrutto
personale, che anzi
diventa quello normale,
allorché il soggetto
(cioè la cosa di cui si ha
bisogno) è un pronome
o un aggettivo neutro.
In questo costrutto
personale, il verbo sum
concorda nella persona
con il soggetto.
N.B.: – Se la cosa di
cui si ha bisogno è
espressa da un verbo, si
ha più comunemente
l’infinito (opus est
facere).
– quello retto dagli
aggettivi dignus
(=degno) e indignus
(=indegno). Nel caso in
cui la cosa di cui si è
degni sia espressa in
Italiano da un verbo,
qualora in latino non si
possa o non si voglia
sostituire con il
sostantivo
corrispondente, va reso
con una proposizione
relativa espressa da qui,
Nihil opus est simulatione et fallacibus = Non c'è
affatto bisogno di....
Mihi opus est libro.
Hominibus exempla opus sunt, non vana verba.
Haec mihi opus sunt.
Indignum te arbitror, qui exercitum ducas.
Vir ille dignus est, quem omnes laudent.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ABLATIVO.html (2 di 3)15/03/2005 0.59.50
ABLATIVO
quae, quod (concordati
per genere e numero al
nome antecedente e con
il caso determinato
dalla sua funzione) +
congiuntivo presente o
imperfetto.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintcas/ABLATIVO.html (3 di 3)15/03/2005 0.59.50
NOTASTOR1
ABLATIVO – Nota storica 1
HOMEPAGE
Come rilevano Ghiselli e Concialini, «ci si può chiedere come due nozioni apparentemente così
diverse quali lo strumentale (=mezzo) e il sociativo (=unione) costituissero originariamente una
funzione unitaria. Per comprendere ciò basta considerare le due frasi "parto con l’amico" e "scrivo
con la penna", nelle quali, dal punto di vista dell’Italiano, il "con" non introduce due rapporti diversi,
ma uno solo identico, "un rapporto di compagnia reale e figurato" »(Devoto).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notestor/NOTASTOR1.html15/03/2005 0.59.50
NOTASTOR1
ABLATIVO – Nota storica 2
HOMEPAGE
La sua principale funzione è incentrata nell’esprimere lo stato in luogo. Tuttavia dell’originario
locativo, inteso come caso a sé stante sono rimaste tracce solamente in alcune forme isolate (spesso,
impropriamente definite "genitivo locativo"): domi (=a/in casa); domi militiaeque (=in pace e in
guerra); domi bellique (=in pace e in guerra); ruri (=in campagna); humi (=in/a terra).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notestor/NOTASTOR2.html15/03/2005 0.59.50
CONGIUNTIVI (DIPENDENTI) AL POSTO DELL’INDICATIVO
HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO
CONGIUNTIVI (dipendenti) AL POSTO DELL'INDICATIVO
congiuntivo eventuale Esprime un processo come
eventuale, generico, ripetuto. Si
trova al posto dell’indicativo, che
indica normalmente situazioni o
fatti determinati e specifici.
congiuntivo obliquo Sta al posto dell’indicativo a
esprimere:
– pensiero o parole altrui, non del
locutore (si veda, inoltre l’oratio
obliqua);
– pensiero del locutore stesso, ma
pensato in altro tempo (quasi un suo
alter ego);
– (più raramente) il pensiero del
locutore e dello stesso tempo, ma
intenzionalmente presentato come
opinione o prospettiva personale.
congiuntivo caratterizzante Tipico di enunciati che,
solitamente, vengono fatti rientrare
nelle relative consecutive. In realtà,
essi non esprimono conseguenza
(anche se, in Italiano, ricorriamo
all’espressione "tale che"), ma
qualità distintiva (al relativo "che"
può sostituirsi "che ha la
particolarità di". Il congiuntivo
caratterizzante è frequente con
dignus, est/sunt qui, quis est qui…?
(=chi c’è che…?), nemo est qui
(non c’è nessuno che), quid est
cur…? (che ragione c’è perché…?).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/CONGDIPE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.50
Virtus facit ut
diligamus in quibus
ipse inesse videatur.
Paetus omnes libros
quos frater suus
reliquisset mihi
donavit (a detta di
Peto).
Admiratus sum
quod nihilo minus tua
manu scripsisses.
Civis est nemo qui
non me defenderit.
Nec causa est cur
negem (= non c’è
ragione che io neghi).
CONGIUNTIVI (DIPENDENTI) AL POSTO DELL’INDICATIVO
congiuntivo di attrazione
modale (assimilazione del
modo)
Suole denominarsi attrazione
modale una particolare tendenza
(evidente nel latino classico,
soprattutto letterario) a mantenere il
modo congiuntivo (al posto
dell’indicativo), in dipendenza da
una proposizione al congiuntivo o
all’infinito. In realtà, la maggior
parte delle volte, il congiuntivo si
trova non perché attratto
automaticamente, ma perché
giustificabile per sé come obliquo,
eventuale o caratterizzante.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/CONGDIPE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.50
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HOMEPAGE
SINTASSI DEL VERBO
INDICATIVO IMPERATIVO
CONGIUNTIVI
DIPENDENTI
CONGIUNTIVI
INDIPENDENTI
INFINITO PARTICIPIO GERUNDIO
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/page2.htm15/03/2005 0.59.50
SUPINO GERUNDIVO
Indicativo
HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO
INDICATIVO
1. È il modo della realtà, della certezza. Possiede 6 tempi: 3 che indicano un’azione non
ancora compiuta (infectum); presente, imperfetto e futuro semplice; 3 che indicano
un’azione già compiuta (perfectum), ossia perfetto, piuccheperfetto e futuro anteriore.
2. Si ricorda, in particolare, che:
● il presente storico, molto frequente nelle narrazioni, equivale a un passato;
● il perfetto logico ha valore di presente e si trova con i verbi mancanti di presente
(novi; odi; ecc…), nei perfetti che indicano il perdurare della conseguenza di
un’azione (nel presente) [ES.: mihi persuasi = mi persuasi = sono persuaso], nei
perfetti gnomici o sentenziosi (usati appunto nelle sentenze o nei proverbi) [ES.:
Semper hoc vitium aurum habuit… = L’oro ha (=ha sempre avuto) questo difetto...];
● nelle subordinate con verbo all’indicativo, se l’azione avviene prima di quella della
reggente, vale la cosiddetta legge dell’anteriorità, o Consecutio temporum
dell’indicativo (che nella lingua italiana, meno precisa, non viene avvertita e
rispettata), secondo questo schema:
tempo della reggente tempo della subordinata esempio
PRESENTE PERFETTO - Numquam obliviscor verba quae
audivi.
- Milvo bellum sempiternum est cum
corvo: ergo alter alterius ova frangit
ubicumque ea invenit.
IMPERFETTO PIUCCHEPERFETTO -In quas urbes venerat, in iis gratiam
omnium sibi parabat.
FUTURO SEMPLICE FUTURO ANTERIORE - Si quid novi invenero, tibi scribam.
3.Differenze d’uso rispetto all’indicativo italiano:
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (1 di 4)15/03/2005 0.59.51
Indicativo
INDICATIVO AL
POSTO DEL
MODO
CONDIZIONALE
ITALIANO (= falso
condizionale)
● Presente indicativo,
che si traduce con il
condizionale
presente..
● Imperfetto, perfetto o
piuccheperfetto
indicativo, che si
traducono con il
condizionale passato.
La traduzione con il falso
condizionale italiano è frequente:
- con i verbi
possum, debeo (o
perifrastica
passiva), licet e
con espressioni
indicanti necessità
o convenienza.
- con il verbo
sum +
aggettivo
neutro o
genitivo di
pertinenza.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (2 di 4)15/03/2005 0.59.51
- Statim
Carthaginem
everti oportuit
(=Sarebbe stato
meglio
distruggere
subito Cartagine).
- Quae
Aeneas
passus sit
enumerare
longum est (=
Sarebbe
lungo
enumerare le
peripezie di
Enea).
- Eius est =
Sarebbe suo
dovere.
- Erat
dementis
pacem cogitare
(=Sarebbe
stato da
pazzo pensare
alla pace).
Indicativo
INDICATIVO AL
POSTO DEL
MODO
CONGIUNTIVO
ITALIANO
– indicativo che si traduce
con il congiuntivo italiano,
con esatta corrispondenza
dei tempi.
- con i verbi puto,
arbitror, spero,
ecc…soprattutto in
frasi negative.
N.B.: Secondo
alcuni
grammatici,
anche con verbi
esprimenti volontà.
- con paene – o,
più raramente,
prope – (= per
poco non; quasi
non) + perfetto.
- Con pronomi
o avverbi
raddoppiati o
uscenti in –
cumque.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (3 di 4)15/03/2005 0.59.51
- Numquam
putavi = Non
avrei mai
creduto.
- O miseros
homines! Vivunt
qui vivere
nolunt! (= non
vorrebbero).
- Paene dixi… =
per poco non
avrei detto…
- Quisquis es,
loquere
(=Chiunque tu
sia, parla).
- Ubicumque
vivis, te ipsum
fugere non
potes
(=Dovunque tu
viva, non puoi
sottrarti a te
stesso).
Indicativo
- Con le
congiunzioni
correlative
sive…sive;
seu…seu; (= sia
che… sia
che…);
N.B.: qualora
non introducano
una
congiunzione
subordinante
(per esempio,
sive ut: Haec
tibi scripsit, sive
ut te certiorem
faceret, sive ut
se omni
accusatione
purgaret = Te lo
ha scritto sia per
fartelo sapere,
sia per liberarsi
da ogni accusa.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/INDICATIVO.html (4 di 4)15/03/2005 0.59.51
- Seu vere
dicebat, seu
falsa
narrabat…
(Sia che
dicesse il
vero, sia che
raccontasse il
falso…).
IMPERATIVO
IMPERATIVO
HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO
Esprime un comando, un ordine, in forma positiva o negativa
- POSITIVO (o
iussivo)
- NEGATIVO (o
proibitivo)
presente
futuro
presente
- ha solo 2 persone:
la 2^ sing. e la 2^
plur. Per i comandi
ad altre persone, si
usa il cong.
esortativo.
È di uso molto raro
e ha finito per
costituire un
arcaismo. Ha la 2^
e la 3^ sing. e plur.
Nel passivo e nel
deponente manca la
2^ plurale.
Compare, nella
maggior parte dei
casi, in contesti
particolari quali
sono quelli delle
leggi, dei
testamenti e dei
proverbi.
Si ricordano le seguenti
particolarità relative alla 2^
persona singolare dell'imperativo
di dico, duco, facio, fero: dic,
duc, fac, fer.
Si usa l'imperativo futuro al posto
di quello presente nei verbi:
habere (= nel significato di
ritenere, tener presente) =
habeto/habetote;
scire (=sapere cosa certa) = scito/
scitote;
meminisse = memento/
mementote;
frequente è anche in esse = esto/
estote
- NE / NIHIL / NEMO /
NUMQUAM + PERFETTO
CONGIUNTIVO (di uso
poetico, il presente congiuntivo)
- oppure con forme perifrastiche:
Noli / nolite + infinito; fugi /
fugite + infinito; fac ne / facite ne
+ cong. (presente); vide ne / videte
ne + cong. (presente); cave (ne) +
congiuntivo.
futuro - NE + IMP. FUTURO
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/imperativo.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.51
- estote fortes=
siate forti
- Tu ne
quaesieris... =
Non chiedere...
- Ne sepelito =
Non seppellire...
(=non
seppellirai)
IMPERATIVO
N.B.: imp. negativo + imp.
negativo = ne... neque. // imp.
positivo + imp. negativo = ... +
neque (neve).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/imperativo.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.51
CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI
CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI
HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO
Le proposizioni indipendenti latine con il verbo al congiuntivo possono essere ricondotte a due tipi
fondamentali: 1. PROPOSIZIONI DI TIPO POTENZIALE–DUBITATIVO (che esprimono qualcosa
di incerto, con la riserva del dubbio, dell’ eventualità, dell’ipotesi); 2.PROPOSIZIONI DI TIPO
VOLITIVO (che indicano una volontà espressa nelle varie forme del comando, dell’esortazione,
dell’invito, del desiderio, ecc…).
POTENZIALE:
detto anche
eventuale) esprime
un fatto ritenuto
possibile o pensato
da chi parla o
scrive. In Italiano,
corrisponde a
"potere" o
"dovere" con valore
fraseologico.
Nessuno
potrebbe
dubitare…
Chi
potrebbe
dubitare…?
Nessuno
avrebbe potuto
credere…
Si
troverebbe, si
crederebbe, si
potrebbe
credere, ecc.
= traducono
(appunto con
l’impersonale)
il cosiddetto
"tu" generico
o retorico.
POSITIVO NEGATIVO
cong. pres. o
perf. (possib.
pres. o fut.)
Nemo
dubitet…
Quis
dubitet…?
cong. imperf.
(possib. nel
passato)
Nemo
crederet…
Invenias,
credas…
non + cong.
pres./perf.
(possib.
pres. o
futura)
non + cong.
imperf.
(possib.
passata)
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/congindi.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.51
POS. + NEG.
(=e non)
--- ---
NEG. (=non)
+ NEG. (=e
non)
CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI
DUBITATIVO:
esprime un
dubbio,
un’incertezza (sotto
forma di
interrogativa
diretta) nei
confronti di
un’azione da
compiere.
DELL'IRREALTÀ:
esprime
un’eventualità che
non si è potuta o
non si può
realizzare per una
circostanza
qualsiasi. In
pratica, è una vera e
propria apodosi di
periodo ipotetico
indipend. di terzo
tipo, con protasi
non esplicitata.
SUPPOSITIVO:
serve a formulare
una supposizione.
ESORTATIVO:
esprime
un’esortazione, un
invito…; come
comando
completa
l’imperativo.
Che dovrei
(potrei) fare?
Che avrei
dovuto
(potuto) fare?
Ti scriverei di
più, ma si fa sera
(= se non si
facesse sera).
Ti avrei
scritto di più, ma
si faceva sera (=
se non si fosse
fatto sera).
Supponiamo
che tu fossi
capace di
volare
(ritenuto
imposs.)
Amiamo la
patria
cong. pres.
(dubbio
presente o
futuro)
Quid agam?
cong. imperf:
(dubbio
passato)
Quid agerem?
imperf.
congiuntivo
(irrealtà nel
presente)
Plura tibi
scriberem, sed
advesperascit.
piucchepf.
congiuntivo
(irrealtà nel
passato)
Plura tibi
scripsissem, sed
advesperascebat.
vedi ottativo,
per i tempi.
cong. presente
Amemus
patriam!
non + cong.
pres.
(dubbio
presente o
futuro)
non + cong.
imperf.
(dubbio
passato)
non +
imperf.
congiuntivo
non +
piucchepf.
congiunt.
non + i 4
tempi del
congiuntivo
(come
nell’ottativo)
ne (o nihil,
nullus,
nemo) +
cong. pres.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/congindi.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.51
--- ---
---
--- ---
cong. pres.
+ neque
(neu, neve)
+ cong.
presente
non… neque
ne + cong.
pres +
neve (neu)
+ cong.
pres.
CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI
OTTATIVO:
esprime un
desiderio o un
augurio. In
Italiano è
accompagnato
spesso da
espressioni come
"oh, se…!",
"voglia il cielo
che…!", "volesse
il cielo…!".
CONCESSIVO:
serve a formulare
la concessione o
ammissione di un
fatto.
Desiderio o
augurio
possibile a
realizzarsi:
(Voglia/
Volesse il cielo
che!):
Potesse
vincere…!
Lo avesse
guarito! (Può
averlo fatto)
Desiderio o
augurio
impossibile a
realizzarsi:
Fosse
concesso!
Fosse durata
la fortuna!
(Ammettiamo
che) siano
vere queste
cose…
(concess.
pres.)
(Ammettiamo
che) siano
state vere…
(concessione
passata)
utinam / si) +
cong. pres. (nel
presente) o
perfetto (nel
passato).
Utinam
vincat...!
Utinam eum
sanaverit!
(utinam / si) +
cong. imperf.
(nel presente) o
piuccheperf.
(nel passato).
Utinam
liceret!
Mansisset
fortuna!
(sane, licet,
ut) + cong.
presente.
(sane, licet,
ut) + cong.
perfetto.
utinam ne
(nemo,
nihil,
numquam)
+
congiuntivo
nei 4 tempi
(come nel
positivo)
ne +
congiuntivo
presente o
perfetto.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/congindi.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.51
utinam…
+ neque
(neu,
neve)…
(con i
congiuntivi
nei 4 tempi
come nel
positivo)
--- ---
utinam…
+ neve
(neu)...(con
i
congiuntivi
nei 4 tempi
come nel
positivo)
NOTABEN4
NOTABEN4
HOMEPAGE
Si ricordi che, oltre a quelli qui di seguito ricordati, anche il congiuntivo condizionale
(ossia l’APODOSI del periodo ipotetico indipendente della possibilità o dell’irrealtà) è da
considerarsi congiuntivo indipendente.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN4.html15/03/2005 0.59.52
PERIODO IPOTETICO
PERIODO IPOTETICO
1) È formato da due proposizioni:
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
–protasi (proposizione condizionale): introdotta da una particella condizionale (si, nisi,si non…),
contiene la condizione della
ł –apodosi (proposizione principale o reggente), che esprime la conseguenza della
protasi.
2) È di tre tipi:
2.1) 1° tipo o della realtà (o dell’obiettività), in cui chi parla o scrive pone l’ipotesi o condizione (protasi)
come un dato obiettivo, e l’apodosi come una sua ovvia conseguenza;
2.2) 2° tipo o della possibilità , in cui chi parla o scrive considera la protasi come possibile a verificarsi o
ad essersi verificata; oppure come pura supposizione, ipotesi immaginaria e impossibile (exempla ficta);
2.3) 3° tipo o dell’irrealtà, in cui chi parla o scrive considera la protasi come contraria alla realtà; pertanto,
irrealizzabile è anche la conseguenza.
● Precisazione:
- Il periodo ipotetico del 1°tipo, più che contenere una vera ipotesi esprime e sottolinea un rapporto
certo fra i due fatti espressi nell’apodosi e nella protasi:
Senectus honesta est, si se ipsa defendit
tanto che si potrebbe quasi sostituire la protasi con una proposizione causale o temporale.
3) Può essere:
3.1) INDIPENDENTE, quando l’apodosi non dipende da alcun verbo;
3.2) DIPENDENTE, quando l’apodosi dipende da un verbo (che richiede l’infinito o il congiuntivo).
PERIODO IPOTETICO
INDIPENDENTE
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (1 di 4)15/03/2005 0.59.52
PERIODO IPOTETICO
1° tipo ł
PERIODO IPOTETICO
DIPENDENTE
Realtà: Protasi: indicativo
— Apodosi:tutti i modi
delle proposizioni
principali.
Attenzione: si ha il
congiuntivo nella protasi
con un soggetto
indeterminato
2° tipo ł Possibilità: [presente o
futura] Protasi:
congiuntivo presente o
perfetto — Apodosi:
congiuntivo presente o (più
raramente) perfetto;
[nel passato] Protasi:
congiuntivo perfetto —
Apodosi: indicativo o
congiuntivo presente.
3° tipo ł Irrealtà: [nel presente]
Protasi e Apodosi:
congiuntivo imperfetto;
[nel passato] Protasi e
Apodosi: congiuntivo
piuccheperfetto (ma,
nell’apodosi, anche
l’indicativo perfetto,
imperfetto e piucheperfetto,
per maggiore efficacia
stilistica e soprattutto con
verbi o locuzioni che
esprimono idea di
opportunità, convenienza,
dovere, ecc.).
Attenzione: sono possibili
anche combinazioni come
questa ł
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (2 di 4)15/03/2005 0.59.52
● Si homo sum, mortalis sum.
● Si procella oritur, nautae
pavent.
● Memoria minuitur, nisi
exerceas.
● Si matri saepius scribas,
optime agas.
● Si venias, bene facias.
● Si quis deus mihi largiatur ut
ex aetate repuerascam,
recusem.
● Si venerit, iam adsit.
● Si valerem, scriberem.
● Nisi consilium fuisset in
senibus antiquae Urbis, non
summum consilium maiores
nostri appellavissent senatum.
● Democritus non potuit fieri
sapiens, nisi natus esset.
● Si hoc vitavisset, mortem
effugeret.
PERIODO IPOTETICO
— Apodosi al congiuntivoł
ł
1° e 2° tipo (realtà e
possibilità): i due tipi
vengono ad avere gli stessi
tempi. La loro distinzione è
possibile solo in base al
contesto. L'apodosi e la
protasi di entrambi i tipi
vanno al congiuntivo
secondo la Consecutio
Temporum (C.T.).
N.B.: – Nel caso in cui
l'apodosi contenga l'idea
del futuro (come nelle
interrogative indirette
oppure dopo "non dubito
quin", si trova la
coniugazione perifrastica
attiva con "sim" o
"essem" (C.T.).
3° tipo (irrealtà):
mantiene sia nell'apodosi
che nella protasi gli stessi
tempi che avrebbe se fosse
indipendente (imperfetto e
piuccheperfetto
congiuntivo), in
dipendenza sia da tempo
storico sia da tempo
principale (in eccezione
alla c.t.), con relazione dei
tempi, vale a dire con gli
stessi tempi italiani,
secondo il loro uso logico.
N.B.: – Nell'apodosi
irreale del passato, il
piuccheperfetto è di solito
usato quando il verbo è
passivo o è un attivo privo
di participio futuro; in tutti
gli altri casi, si trova
preferibilmente la
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (3 di 4)15/03/2005 0.59.52
● Non dubito quin, si hoc
credas, erres.
– Ex te quaero quid facturus sis, si
consul fias (= Ti chiedo cosa farai,
se diventerai console).
● [indip.] Nisi Caesar
impediretur, sententiam
diceretł [dip.] = Non dubito
quin, nisi Caesar
impediretur, sententiam
diceret.
– Haud dubium fuit quin idem
facturus fueris, si eo tempore censor
fuisses.
PERIODO IPOTETICO
— Apodosi all'infinito ł
perifrastica attiva + fuerim,
is… (fuissem,es…, nelle
interrogative indirette
dipendenti da tempo
storico).
1°tipo (realtà):
nell'apodosi, accusativo
+infinito pres., perf. o
futuro; nella protasi, si
(nisi…) + congiuntivo
secondo la C.T.
2° tipo (possibilità):
nell'apodosi, accusativo +
infinito futuro; nella
protasi, si (nisi…) +
congiuntivo secondo la C.T.
3° tipo (irrealtà):
nell'apodosi, la perifrasi
—urum,-am,-um + fuisse;
nella protasi, in eccezione
alla C.T., si (nisi…) +
congiuntivo imperfetto o
piuccheperfetto, secondo la
relazione dei tempi,
indifferentemente dal
tempo principale o storico
della reggente.
N.B.: Nell'apodosi si può
trovare un falso
condizionale all'infinito
presente o perfetto o sotto
forma di perifrastica (con
esse o fuisse).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PERIODIPOT.html (4 di 4)15/03/2005 0.59.52
● Dico te errare, si hoc credas
= Dico che sbagli, se credi
questo.
● Dicebam te errare, si hoc
crederes = Dicevo che ti
sbagliavi, se credevi questo.
● Dicebam te erraturum esse,
si hoc crederes = Dicevo che
avresti sbagliato, se credevi
questo.
– Dico te erraturum esse, si hoc
dicas = Dico che sbaglieresti, se
dicessi questo.
● Dico te erraturum fuisse, si
hoc crederes.
● Putabam vos me
reprehensuros fuisse, si hoc
dixissem.
PROSPETTO DELLE PROPOSIZIONI
HOMEPAGE
SINTASSI DEL PERIODO - PROSPETTO DELLE PROPOSIZIONI E "ORATIO
OBLIQUA"
[a] - paratattiche (unite per
semplice accostamento)
[b] - coordinate (unite
mediante congiunzioni
coordinative)
[c] – subordinate o
ipotattiche (unite a una
proposizione reggente
mediante una qualche
congiunzione subordinativa)
– copulative (et, -que, atque,
etiam, neque, et non…)
– disgiuntive (aut, vel,
aut…aut, sive, seu)
– avversative (sed, vero,
autem, at…)
– dichiarative (nam, enim,
namque…)
– conclusive (ergo, igitur,
itaque…)
– sostantive o completive:
fungono da soggetto od
oggetto della reggente e
sono parte integrante della
frase.
– infinitive
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PROSPROP.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.52
– interrogative indirette
– introdotte dal quod
dichiarativo
– introdotte da: ut - ut non
- ne
– ne-quin-quominus
PROSPETTO DELLE PROPOSIZIONI
ORATIO OBLIQUA
(DISCORSO INDIRETTO)
– circostanziali o avverbiali:
rispetto alla reggente,
adempiono alla stessa
funzione dei complementi (o
espansioni) indiretti o degli
avverbi.
– attributive o appositive
(dette anche aggettive):
fungono da attributo o da
apposizione di un termine
della proposizione reggente.
– finali
– consecutive
– causali
– temporali
– condizionali
– concessive e avversative
– comparative
– relative
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/PROSPROP.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.52
PROPOSIZIONI INFINITIVE
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
PROPOSIZIONI INFINITIVE
Sono proposizioni sostantive o completive e possono avere il valore di soggettive o di oggettive, a seconda
che fungano da soggetto o da oggetto della reggente.
infinitive soggettive:
ricorrono, di solito con i
verbi impersonali (oportet,
opus est, necesse est, ecc.) o
con espressioni impersonali
(aggettivo neutro, avverbio,
sostantivo + voce del verbo
essere).
infinitive oggettive:
si trovano, in genere, in
dipendenza da verba
dicendi, sentiendi,
affectuum e voluntatis.
Mentre in Italiano tali tipi di proposizione si
presentano in forma implicita o esplicita (occorre
andare / che si vada; capisco di avere sbagliato /
che ho sbagliato) in Latino, invece, si
presentano sotto un unico aspetto:
1 verbo all’infinito nei seguenti tempi:
a. presente, se l’azione dell’infinitiva è
contemporanea a quella della reggente (in
cui il tempo sia principale o storico. ES.:
Dice /disse di amarlo);
b. perfetto, se l’infinitiva esprime azione
anteriore rispetto alla reggente (ES.: Dico/
dicevo che hai sbagliato/che avevi
sbagliato;
c. futuro, se l’azione dell’infinitiva è
posteriore rispetto a quella della reggente
(ES.: Dico/che sbaglierai; dicevo che
avresti sbagliato).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/INFINITIVE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.53
Ł Bonorum civium
interest patriam salvam
esse.
Ł Turpe est sapienti
timere mortem.
Ł Iudices negant te esse
innocentem.
Ł Nivem esse albam
omnes cernimus.
Ł Doleo te vexari
tempestatibus..
Ł Servus affirmavit se
innocentem esse.
Ł Homines negant se esse
beatos.
PROPOSIZIONI INFINITIVE
1 soggetto dell’infinitiva al caso accusativo. In
Italiano, esso è spesso sottinteso. In Latino, invece, va
sempre espresso. Se esso coincide con il soggetto della
principale, lo si esprime mediante il riflessivo; al
riguardo, si ricorda che "se" è identico sia per il
singolare che per il plurale.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/INFINITIVE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.53
INTERROGATIVE
PROPOSIZIONI INTERROGATIVE
DIRETTE
= proposizioni
indipendenti
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
SEMPLICI
sono introdotte da pronomi o
avverbi interrogativi (quis, cur,
quot...) + INDICATIVO
- in loro assenza, sono
introdotte da ne, nonne o
num + INDICATIVO
N.B.: per una serie di
interrogazioni continuate, il -
NE non si ripete; NONNE si
ripete o è sostituito da NON;
NUM si ripete.Si ricorda,
inoltre, che la risposta a una
domanda si esprime:
ripetendo la prima parola su
cui poggia l'interrogazione;
oppure con avverbi o
locuzioni avverbiali (Etiam;
sic; sic est; vero; non ita;
minime; ecc.)
- interrogative reali
(se non si sa se la
risposta sarà
affermativa o negativa)
= - NE (che non si
traduce e può anche
mancare) enclitico,
appoggiato alla parola
su cui converge
l'interrogazione.
- interrogative
retoriche (da cui ci si
aspetta una risposta
affermativa) =
NONNE (non è forse
vero che; forse che
non). Si può trovare,a
volte, anche il -NE
enclitico al posto di
NONNE.
- interrogative
retoriche (da cui si ci
aspetta una risposta
negativa) = NUM
(forse; forse che). Si
può trovare,a volte,
anche il -NE enclitico
al posto di NUM.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/interrog.htm (1 di 3)15/03/2005 0.59.53
- Estne frater tuus
intus?
- Canis nonne
similis lupo est?
- Num negare
audes?
INTERROGATIVE
INDIRETTE
= proposizioni
subordinate
sostantive o
completive
DOPPIE
SEMPLICI
si compongono di una
domanda principale e
della sua alternativa.
Tale alternativa è
preceduta dalla
particella AN quando il
secondo membro della
domanda (o
interrogativa
disgiuntiva) esprime una
contrapposizione
assoluta al primo
membro. Si trova invece
AUT o VEL, nel caso in
cui il secondo membro
esprime una spiegazione
o correzione di esso. Vi
si trova l'indicativo.
sono introdotte da pronomi o
avverbi interrogativi (quis, cur,
quot...) + CONGIUNTIVO (C.
T.)
- in loro assenza, sono
introdotte da ne, nonne o
num + CONGIUNTIVO
(C.T.)
- Nel 1° membro si
può trovare: utrum,
il -ne enclitico;
oppure può non
esservi alcuna
particella introduttiva.
- interrogative reali
(se non si sa se la
risposta sarà
affermativa o negativa)
= - NE (che si traduce
con: se) enclitico,
appoggiato alla parola
su cui converge
l'interrogazione. Si può
trovare, a volte, anche
il NUM enclitico al
posto di NE.
- interrogative
retoriche (da cui ci si
aspetta una risposta
affermativa) =
NONNE (se non...). Si
può trovare, a volte,
NE al posto di
NONNE.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/interrog.htm (2 di 3)15/03/2005 0.59.53
- Utrum verum
dixisti, an tacuisti,
an falsum dixisti?
- Verumne dixisti,
an tacuisti ...
- Verum dixisti, an
tacuisti ...
- Pater eius rediit,
an non (=o no)?
- Voluptas
melioremne efficit
aut laudabiliorem
virum?
- Videamus
primum deorumne
providentia mundus
regatur.
- Cum esset ex eo
quaesitum nonne
Archelaum beatum
putaret...
INTERROGATIVE
DOPPIE (vedi interr. dirette)
- interrogative
retoriche (da cui si ci
aspetta una risposta
negativa) = NUM (se).
Si può trovare, a volte,
NE al posto di NUM.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/interrog.htm (3 di 3)15/03/2005 0.59.53
- Lacedaemoni
quaesiverunt num
se esset etiam mori
prohibiturus.
- Ex te quaero,
utrum hoc verum
an falsum sit.
- Ex te quaero
verumne an falsum
sit.
- Ex te quaero
verum hoc an
falsum sit.
- Ex te quaero
verum hoc
falsumne sit.
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE) INTRODOTTE DAL QUOD DICHIARATIVO
In Italiano sono espresse
mediante che + congiuntivo o
infinito; di, da + infinito; oppure
mediante locuzioni come c’è
motivo di…; non c’è ragione
di…; il fatto di/che…; quanto a
quello che…; ecc.
In Latino si trovano –
normalmente – con l’indicativo
(quod + indicativo). Si può
trovare il congiuntivo quando vi
sono sfumature di
indeterminatezza e di eventualità,
o in caso di obliquità (congiuntivo
obliquo)
[A] QUOD nel senso di:
quanto a quello che…;
quanto al fatto che…; in
quanto a ciò che; per quello
che si riferisce a…
Si trova quasi sempre in
principio di frase.
Spesso, però si trova dopo
un’espressione interrogativa.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/QUODDICH.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.53
È costume che tu vada
da lui.
Questo mi propongo, di
lasciarti.
Sono alieno dal fare ciò.
Quod scribis de nostra
amicitia, non intellego cur
reconciliatam esse dicas
(=Quanto a ciò che scrivi
riguardo alla nostra
amicizia, non capisco
perché tu dica che essa si
sia ricostituita) [Cicerone].
Quid? Quod… [E che
(dire)?Quanto al fatto
che…].
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)
N.B.: - In alcuni casi, quod ha un
valore tra il dichiarativo e il
causale (un significato tra "che" e
"perché"). Ciò accade, in
particolare, con i verba affectuum
(gaudeo, laetor, dolor,ecc.) e con i
verbi di lode, biasimo, errore, ecc.
Si parla quindi di dichiarativacausale.
[B] QUOD nel senso di: (il
fatto) che…; cioè, il fatto
che…; ecc., in corrispondenza
di un pronome neutro, di un
sostantivo, ecc., per
spiegarlo.
In questo caso, è
semplicemnete lo sviluppo,
ovvero un chiarimento
attraverso uno sviluppo, di un
pronome neutro, sostantivo,
ecc.
[C] QUOD, sempre nel senso
di [B], dopo espressioni
come: bene / male / …
accidit; gratum /
iucundum/… est; amice /
bene / humaniter / … facio; e
simili.
Al posto del quod si può
trovare il cum.
[D] QUOD, sempre con il
significato di [B], dopo i verbi
accedit (si aggiunge); adicio/
addo (=aggiungo); mitto/
omitto/praetereo (= lascio da
parte, ometto, tralascio);
obicio (=rimprovero).
– Al posto di quod si può
trovare ut + congiuntivo.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/QUODDICH.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.53
Homines hoc a bestiis
differunt, quod rationem
habent.
Accedit quod ingeniis
excellentibus delectatur.
Omitto quod pericula
subire paratus sum.
Quod bene cogitasti
laudo (= Ti lodo di /
perché…).
Gratulor tibi quod
salvum te recepisti (= Mi
congratulo con te (per il
fatto) che / perché…).
PROPOSIZIONI RELATIVE
PROPOSIZIONI RELATIVE
PROPOSIZIONE
RELATIVA PROPRIA
(detta anche
ATTRIBUTIVA o
AGGETTIVA)
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
– Svolge, nel periodo,
la funzione di
attributo (o di
apposizione) di un
elemento della
reggente. Se è
strettamente legata
alla reggente e non
può essere eliminata
senza che il senso di
quella venga meno, si
chiama necessaria
(Es.: Seimila uomini
di quel villaggio che
è chiamato
Verbigeno); se
invece, al pari di una
proposizione
incidentale, non ha
alcun legame con la
reggente si chiama
accessoria o
incidentale (Es.: I
Belgi sono assai
vicini ai Germani,
che però abitano al
di là del Reno).
In latino: – È introdotta
da un pronome relativo (qui),
da un relativo indefinito
(quisquis, quicumque...), da
una particella (cum, cur) o da
un avverbio relativo (ubi,
unde) + (di norma)
l’indicativo.
Si può trovare invece il
congiuntivo (ma quasi
sempre in relative
necessarie):
1) in caso di obliquità
(congiuntivo obliquo), ossia
quando la relativa si
riferisce non al pensiero
proprio dello scrivente, ma
a quello di altri;
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/RELATIVE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.53
Haec est terra
quae nobis misit iura
(relativa necessaria).
Urbem Romam
habuere initio
Troiani, qui profugi
vagabantur (relativa
incidentale).
Ambiorix Nervios
hortatur, ne
ulciscendi Romanos
pro iis iniuriis, quas
acceperint,
occasionem
dimittant.
Duae viae erant,
qua posset pervenire.
Fuscus Aristius
PROPOSIZIONI RELATIVE
PROPOSIZIONE
RELATIVA IMPROPRIA
(O AVVERBIALE)
È introdotta da
pronomi o avverbi
relativi al posto di
congiunzioni
subordinanti (finali,
consecutive,
causali, concessive,
avversative,
ipotetiche, ecc...)
2) quando la relativa
esprime eventualità
(congiuntivo eventuale);
3) quando la relativa ha
valore caratterizzante
(congiuntivo
caratterizzante); in
particolare, il congiuntivo
caratterizzante è
frequente con l’aggettivo
dignus o nelle locuzioni
est/sunt qui; quis est qui?,
ecc...
4) nella cosiddetta
attrazione modale.
Le perifrasi come ii, qui
legunt (= i lettori); ii, qui
audiunt (=gli ascoltatori),
ecc. normalmente
mantengono l’indicativo.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/RELATIVE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.53
occurrit mihi carus
et illum qui pulchre
nosset… (= uno che lo
conosceva bene = che
aveva la caratteristica/
qualità di
conoscerlo...).
Proposizioni consecutive
PROPOSIZIONI CONSECUTIVE
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
Sono proposizioni subordinate circostanziali (o avverbiali) che indicano la conseguenza di quanto
espresso nella proposizione reggente. In latino, nella reggente, normalmente si trovano avverbi come
sic, ita, adeo, eo, tantum, tam, tantopere, totiens; oppure aggettivi come talis, tantus, is (= tale).
Consecutive positive UT +
Consecutive negative UT NON +
[quin = ut
non;
ut nemo;
ut nihil;
ut nullus;
ut numquam]
- congiuntivo presente
(secondo la C.T.):
azione svolta nel presente
con conseguenze nel
presente.
- congiuntivo presente
(non segue la C.T.):
azione svolta nel passato, la
cui conseguenza però è nel
presente.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CONSECUTIVE.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.54
- Numquam tam male est
Siculis, quin (= ut non)
aliquid facete dicant.
- Mario ti ha amato
sempre tanto che [ancora
oggi] ti pensa con affetto.
- Hortensius murenam
adeo dilexit, ut
exanimatam flevisse
credatur (= Ortensio amò
tanto una murena che,
quando questa morì, si
crede che piangesse).
Proposizioni consecutive
- congiuntivo imperfetto
(non segue la C.T.):
azione svolta nel passato, il
cui movente però è ancora
presente.
- congiuntivo imperfetto
(secondo la C.T.):
azione e conseguenza svolte
nel passato, con stretto
rapporto di contemporaneità
della consecutiva con la
reggente.
- congiuntivo perfetto
(non segue la C.T.):
azione e conseguenza nel
passato, ma con
conseguenza durevole,
senza rapporto di
contemporaneità con la
reggente.
- Patriae tanta est vis, ut
Ithacam Ulixes
immortalitati anteponeret
(= La forza dell’amor di
patria è tanto grande che
Ulisse antepose Itaca
all’immortalità).
- Alcibiades ea sagacitate
erat, ut decipi non posset
(= Alcibiade era di una
tale accortezza che non
poteva essere ingannato).
- Ita quidam agebant, ut
virorum ipsorum pondus
sustinere non posset
(Alcuni si comportavano in
modo tale, che egli non
poteva resistere alle
pressioni di quegli stessi
uomini).
- Eo facto sic doluit, ut
nihil tulerit gravius in vita
( = Di questo fatto si
addolorò tanto che nella
vita nessuna cosa sopportò
più gravemente).
attenzione: Per completezza di informazione, si ricorda che la proposizione consecutiva può anche
essere espressa da qui, quae, quod + congiuntivo (proposizione relativa impropria con valore
consecutivo) ES.: Tu is non es, qui hoc nescias = Non sei tale da ignorare ciò.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CONSECUTIVE.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.54
concessive
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
PROPOSIZIONI CONCESSIVE E AVVERSATIVE
– Sono proposizioni subordinate condizionali o avverbiali.
– Le proposizioni concessive esprimono una circostanza nonostante la quale si compie quanto
espresso nella reggente. In Italiano, tali proposizioni sono introdotte, in modo esplicito, dalle
congiunzioni "sebbene", "quantunque", "benché" seguite dal congiuntivo; in modo implicito, da "pur"
seguito dal gerundio o dal participio.
– Le proposizioni avversative esprimono un concetto opposto a quello della reggente. In Italiano, sono
introdotte da congiunzioni come "mentre" o "invece".
– Spesso, nella reggente di entrambe, si trova "tuttavia" (= tamen).
Proposizioni
concessive reali
Proposizioni
concessive
ipotetiche
Esprimono una
concessione reale.
Sono introdotte da:
Introducono
concessioni di
sapore ipotetico
Sono precedute da:
– tamenetsi,
quamquam, etsi,
tametsi (sebbene,
quantunque, benché) +
INDICATIVO
N.B.: possono avere il
CONGIUNTIVO quando -
raramente - esprimono una
circostanza irreale o
possibile: quindi, non si
tratta più di concessive reali.
– quamvis (sebbene,
quantunque = con una
sfumatura di possibilità)
+ CONGIUNTIVO (C.T.)
N.B.: si può trovare quam +
volo, vis...
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/concessive.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.54
– Quamquam illa
scripta sunt
divinitus, maius
quiddam suspicatur.
– Quamvis sit
simile, tamen est in
utroque deformis
cogitatio.
concessive
Proposizioni
avversative
– licet (sebbene,
quand'anche, benché) +
CONGIUNTIVO (pres. o
perf. secondo la C.T.)
– ut / ut non (sebbene,
ancorché) +
CONGIUNTIVO (C.T.)
– etiamsi +
CONGIUNTIVO (C.T.)
– cum + CONGIUNTIVO
(C.T.) = forma del "cum"
narrativo
– participio congiunto
con valore concessivo
– ablativo assoluto con
valore concessivo
– relative improprie con
valore concessivo
– cum adversativum: è
una forma del "cum"
narrativo; esprime un
concetto opposto a quello
della reggente
– relative improprie con
valore avversativo
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/concessive.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.54
– Vestra vita. licet
supra mille annos
exeat, in artissimum
contrahetur.
– Ut desint vires,
tamen voluntas
laudanda est.
– Cum multa
habeas quibus te
defendas, tamen
taces = Taci,
mentre hai molti
argomenti con i
quali difenderti.
cumnarrat
Il "cum" + congiuntivo (C.T.) è un
costrutto chiamato cum narrativum o
cum historicum, perché adoperato
prevalentemente nelle narrazioni (e, più
precisamente, nelle narrazioni di
avvenimenti passati), per esprimere uno
stretto rapporto con l'avvenimento
contenuto nella proposizione reggente.
Esso, quindi, fa risaltare la stretta
concatenazione e la successione dei fatti
con diverse sfumature, spesso non
facilmente distinguibili:
VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE
"CUM" NARRATIVO O STORICO
– causale:
– temporale:
– concessivo:
– avversativo:
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/cumnarrat.htm15/03/2005 0.59.55
– Cum non auderet (= poiché non osava = non osando)
consistere, Marius fugit.
– Galli, noctem cum vererentur (= poiché temevano =
temendo), inter Romam et Anienem consederunt.
– Diu cum esset pugnatum (= dopo che si era combattuto =
essendosi combattuto), impedimentis castrisque nostri potiti
sunt.
– Cum Roma eloquentiae studio sit incensa (= benché sia stata
infiammata = essendo stata infiammata), tamen omnes artes
vetustiores habet.
– Cum facile Socrates posset (= mentre poteva = potendo)
educi e custodia, noluit.
grammatica di base
PARTICOLARITÀ DEI SOSTANTIVI
DELLA PRIMA E SECONDA
DECLINAZIONE
SOSTANTIVI DELLA TERZA
DECLINAZIONE
GLI AGGETTIVI DELLA SECONDA
CLASSE
AGGETTIVI POSSESSIVI E PRONOMI
PERSONALI DI TERZA PERSONA
HOMEPAGE
GRAMMATICA DI BASE
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/base.htm15/03/2005 0.59.55
PROPRIETÀ DEI VERBI RISPETTO AL
SIGNIFICATO E ALLA FORMA
VERBI FRASEOLOGICI, SERVILI,
COPULATIVI E CAUSATIVI
I MODI DEL VERBO
"CUM" NARRATIVO O STORICO
CONIUGAZIONE PERIFRASTICA
PASSIVA
Siformverbi
RISPETTO AL
SIGNIFICATO (O
AL VALORE) IL
VERBO PUÒ
ESSERE:
RISPETTO ALLA
FORMA (O AL
GENERE O ALLA
DIATESI) IL
VERBO PUÒ
ESSERE:
Transitivo
Intransitivo
Riflessivo (o medio)
Attivo
Passivo
Deponente
VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE
Proprietà dei verbi rispetto al significato e alla forma
In cui l'azione espressa si
trasferisce, generalmente, sul c.
oggetto (altrimenti, si dice che il
verbo è usato con valore
assoluto, diventa intransitivo e,
a volte, cambia significato. Per
es.:Moror te - Ti trattengo .
Moror in agris - Mi fermo nei
campi).
Che esprime un'azione che si
trasferisce sul concetto
collegato al verbo tramite un
complemento diverso dal c.
oggetto
Quando il soggetto genera
l'azione e ne riceve esso stesso
gli effetti. Il riflessivo si può
trovare:
Quando indica che l'azione
viene compiuta dal soggetto.
Quando indica che l'azione
viene subita dal soggetto.
Quando è di forma passiva, ma
ha significato attivo.
Il loro valore può essere transitivo
o intransitivo.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/siformverbi.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.55
Può avere DIATESI
ATTIVA, PASSIVA O
DEPONENTE.
Hanno solo la DIATESI
ATTIVA, ma possono trovarsi
usati – esclusivamente con
valore impersonale – nella 3^
persona singolare passiva.
a) con il verbo attivo + pron.
personale (me, te, nos, vos ...);
b) con un verbo attivo o
deponente avente in se stesso
valore riflessivo
c) con un passivo avente
valore mediale
Solo i verbi transitivi attivi
possono diventare passivi. Si
ricordi comunque che alcuni
verbi di forma attiva
sostituiscono la forma passiva
di verbi transitivi
I verbi transitivi deponenti
hanno solo 2 voci di valore
passivo: gerundivo e supino
in –U.
appropinquo = mi avvicino
moveor = mi muovo
fio (=sono fatto < passivo di
facio); pereo (=sono/vado
perduto < passivo di perdo);
veneo (=sono venduto <
passivo di vendo).
Siformverbi
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/siformverbi.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.55
I deponenti intransitivi
possono essere usati
passivamente solo nella
perifrastica passiva, ma in
forma impersonale
proficiscendum fuit = si
dovette partire.
terzadeclin
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SOSTANTIVI DELLA TERZA DECLINAZIONE
PRIMO GRUPPO SECONDO GRUPPO TERZO GRUPPO
Comprende sostantivi IMPARISILLABI con una sola
consonante dinanzi al genitivo singolare – IS.
N.
G.
D.
AC.
V.
AB.
Comprende sostantivi PARISILLABI (maschili e
femminili); e sostantivi IMPARISILLABI (maschili,
femminili e neutri con due consonanti dinanzi al genitivo
singolare – IS.
Comprende sostantivi NEUTRI uscenti al
nominativo singolare in – AL, – AR, – E.
Singolare Plurale Singolare Plurale Singolare Plurale
M./F. N. M./F. N. M./F. N. M./F. N. N. N.
VARIA
– IS – IS
– I – I
– EM come N.
come N. come N.
– E – E
N.
G.
D.
AC.
V.
AB.
– ES – A
– UM – UM
– IBUS – IBUS
– ES – A
– ES – A
– IBUS – IBUS
ECCEZIONI: (1) I nomi di famiglia (mater, pater, ecc.)
o esprimenti età (iuvenis, senex...) e, inoltre: canis,
panis, vates, accipiter (= sparviero), nonostante siano
parisillabi, ESCONO AL PLURALE IN – UM.
(2) Gigas, gigantis e parens, parentis escono al
genitivo plurale in – UM, nonostante siano
imparisillabi con 2 consonanti davanti ad – IS .
N.
G.
D.
AC.
V.
AB.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/terzadeclin.htm15/03/2005 0.59.55
VARIA
– IS – IS
– I – I
– EM come N.
come N. come N.
– E – E
N.
G.
D.
AC.
V.
AB.
–ES –A
– IUM – IUM
– IBUS – IBUS
– ES – A
– ES – A
– IBUS – IBUS
ECCEZIONI: Escono al genitivo plurale in – IUM alcuni
imparisillabi con una sola consonante davanti al gen. sing.
– IS. Si tratta di alcuni monosillabi al nominativo
singolare: dos, dotis; faux, facis; lis, litis; mus, muris; nix,
nivis; ius, iuris; vis, roboris (robori, vim, vis, vi); fraus,
fraudis.
Anche alcuni nomi di popolo uscenti in – AS o in – IS
al nominativo, presentano il genitivo plurale in – IUM .
N.
G.
D.
AC.
V.
AB.
–AL,–AR,–E
– IS
– I
–AL,–AR,–E
–AL,–AR,–E
– I
N.
G.
D.
AC.
V.
AB.
– IA
– IUM
– IBUS
– IA
– IA
– IBUS
ECCEZIONI: I neutri uscenti in – AL,
–AR, – E, se presentano il genitivo in –
ARIS / – ALIS, con la "A" non accentata
(= nectar, nectaris; sal, salis), seguono la
declinazione del primo gruppo, ma non si
usano al plurale.
verbifraseol
FRASEOLOGICI
SERVILI
COPULATIVI
CAUSATIVI
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VERBI FRASEOLOGICI, SERVILI, COPULATIVI E CAUSATIVI
In Italiano, sono usati
soltanto in funzione
esornativa, in unione con
un altro verbo di cui non
modificano il significato di
fondo: riuscire a
sopportare; lasciarsi
commuovere; toccare
vedere; voler negare; ecc.
Sono quei verbi che, privi
di senso compiuto, lo
acquistano solo in
unione con un infinito al
quale sono intimamente
legati:
Al pari del verbo sum (che
svolge spesso la funzione di
copula) possono assumere
la funzione di collegare
concettualmente il
soggetto con il suo
predicato:
La costruzione italiana fare
+ infinito (fare uccidere,
fare ridere...) in latino trova
corrispondenza in alcuni
verbi che i grammatici
hanno chiamato causativi
(che indicano cioè
Possono essere tradotti con espressioni
fraseologiche alcuni infiniti latini.
Si può trovare in latino un verbo fraseologico
soltanto nel caso in cui esso non abbia un
significato accessorio, ma essenziale:
possum, soleo, debeo, volo, malo,
nolo, cupio, coepi, incipio, statuo,
studeo...
Di regola, essi conservano la loro forma
attiva, anche quando sono uniti
all'infinito di un altro verbo, in
espressioni passive; la forma passiva è
assunta dall'infinito che essi reggono.
fio, nascor, morior, videor...
(intransitivi indicanti un modo di
essere);
efficior, reddor... (passivi
"effettivi");
nominor, vocor... (passivi
"appellativi");
eligor, creor... (passivi "elettivi");
putor, existimor... (passivi
"estimativi").
arcesso (= faccio venire); promoveo
(= faccio entrare); dimitto (= faccio
andar via); produco, traduco (= faccio
avanzare, passare); ecc.
ATTENZIONE, SI TROVANO:
(1) iubeo + accusativo + infinito
(passivo, se manca la persona a cui è
rivolto l'ordine) / oppure: impero ut +
congiuntivo se il causativo ha
valore di ordine, imposizione militare;
(2) cogo se il causativo corrisponde
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/verbifraseol.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.56
– Nostri milites sustinere non poterant
impetum hostium = I nostri soldati non
erano in grado di sostenere l'assalto dei
nemici.
– Non potest dici = Non si può
dire.
– Caesar iussit milites turrim
aedificare = Cesare fece
costruire una torre ai soldati.
verbifraseol
un'azione non fatta dal
soggetto, ma causante
l'azione di un altro o di
altri):
a costrizione;
(3) curo + gerundivo se il causativo
ha valore di "provvedo"; facio,
efficio ut + congiuntivo se ha
valore di "faccio in modo di...; faccio
sì...";
(4) facio, induco + partic. pres. nel
senso di presentare qualcuno in un
dato atteggiamento.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/verbifraseol.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.56
– Homerus Hectorem fugientem
inducit = Omero fa fuggire
Ettore.
notaben11
NOTABEN11
HOMEPAGE
– Coepi (= incominciai) e desii (= smisi, cessai), in questo tempo perfetto (e derivati) diventano
anch'essi passivi. Se l'infinito che segue il servile è passivo impersonalmente, anche il servile
diviene impersonale:
Es: Desitum est pugnari = Si cessò di combattere.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/notaben11.htm15/03/2005 0.59.56
gli aggettivi latin della seconda classe
CON IL
NOMINATIVO
SINGOLARE A 3
USCITE
(1 per genere)
CON IL
NOMINATIVO
SINGOLARE A 2
USCITE
(1 per il Maschile
e per il
Femminile + 1
per il Neutro)
CON IL
NOMINATIVO
SINGOLARE A 1
USCITA
(1 per tutt'e tre i
generi)
Osservazioni:
S i n g o l a r e
M. F. N.
N. -er -is -e
G. -is -is -is
D. -i -i -i
A. -em -em -e
V. -er -is -e
A. -i -i -i
S i n g o l a r e
M./F. N.
N. -is -e
G. -is -is
D. -i -i
A. -em -e
V. -is -e
A. -i -i
S i n g o l a r e
M./F. N.
N. varia
G. -is -is
D. -i -i
A. -em. come N.
V come N. come N.
A. -i -i
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1. I participi in -ans,-antis; -
ens, -entis: hanno l'ablativo
in -e, se con valore di
sostantivi; l'ablativo in -i, se
con valore di aggettivi.
GLI AGGETTIVI DELLA SECONDA CLASSE
P l u r a l e
M. F. N.
N. -es -es -ia
G. -ium -ium -ium
D. -ibus -ibus -ibus
A. -es -es -es
V. -es -es -ia
A. -ibus -ibus -ibus
P l u r a l e
M./F. N.
N. -es -ia
G. -ium -ium
D. -ibus -ibus
A. -es -ia
V. -es -ia
A. -ibus -ibus
P l u r a l e
M./F. N.
N. -es -ia
G. -ium -ium
D. -ibus -ibus
A. -es -ia
V. -es -ia
A. -ibus -ibus
2. Alcuni aggettivi escono con
l'ablativo singolare in -e e il
genitvo pluarle in -um ( uber,
vetus, pauper, princeps, ecc.).
N.B.: - Vetus, esce in -a nel
nominativo, accusativo e vocativo
plurale
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/aggettivi.htm15/03/2005 0.59.56
● acer, acris, acre
● gravis, grave
● velox
3. Alcuni aggettivi escono regolarmente con
l'ablativo singolare in -i, ma con il genitvo
pluarle in -um (memor, inops,ecc.).
MODI
L'azione
espressa dal
verbo può
presentarsi,
anche in
Latino, in
vari modi,
distinguibili
in 2 gruppi
fondamentali:
– MODI FINITI
(indicanti, in modo
preciso, sia l'azione
di cui si parla, sia la
persona che la
compie):
– MODI
INDEFINITI (che
non racchiudono in
sé l'indicazione
della persona che
compie l'azione di
cui si parla; ma si
limitano a
enunciare l'azione
espressa dal verbo
in modo generico,
senza indicare la
persona che la
compie. Sono
anche conosciuti
VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE
I MODI DEL VERBO
(1) Indicativo
(modo della realtà = oggettività):
(2) Congiuntivo
(modo della possibilità ed
eventualità = soggettività):
(3) Imperativo
(modo del comando):
(1) Infinito
(In origine: sostantivo
esprimente l'astratta
formulazione dell'azione. Prende
il nome dal fatto di essere
indeterminato nella persona e
nello svolgersi dell'azione):
(2) Participio
(modo che "partecipa" di un
doppio aspetto: nominale e
verbale):
(3) Gerundio
(Gerundi modus = modo di
comportarsi). È un sostantivo
verbale, con una sua flessione
[si declina come un nome della
seconda declinazione; l'infinito
ne costituisce il nominativo e
l'accusativo (come oggetto
diretto; altrimenti troviamo
l'accusativo in -um preceduto
da preposizione, in genere da
ad) .Quindi, il gerundio fa le
veci dei casi obliqui
dell'infinito]. Ha sempre valore
attivo:
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/modi.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.56
tempi principali:
tempi storici:
– presente /
perfetto logico /
futuro sempl. /
futuro ant.
– imperfetto /
perfetto /
piuccheperfetto.
– come l'indicativo (ma senza i futuri).
tempi (principali): presente / futuro (di uso raro).
– negativo: ne + congiuntivo (per esprimere divieto).
– presente (indica azione
contemporanea a quella del verbo
reggente, in qualunque tempo
questo sia);
– futuro (azione futura rispetto
al verbo reggente);
– perfetto o passato (azione
passata rispetto al verbo
reggente).
– presente (indica azione contemporanea a quella del
verbo reggente, in qualunque tempo questo sia);
– futuro (azione futura rispetto al verbo reggente);
– perfetto o passato (azione passata rispetto al verbo
reggente).
- Si usa, generalmente, con verbi intransitivi o con
verbi transitivi costruiti intransitivamente:
Es.: - Aptus ad pugnandum
- Errando discitur.
MODI
come forme
nominali del verbo.
(4) Gerundivo
È un aggettivo verbale.
Esprime un'azione che
dev'essere compiuta. Si declina
come gli aggettivi della prima
classe. Ha sempre valore
passivo:
(5) Supino
(Nomen supinum = che si
ripiega su una voce verbale
finita, per assumere valore
specifico. È un sostantivo
verbale rientrante nella 4^
declinazione, con flessione
attiva -UM = accusativo; e
passiva -U = dativo/ablativo):
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/modi.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.56
- Si usa al posto del gerundio:
(a) obbligatriamente:
(a.1) se il verbo è transitivo, con oggetto espresso:
al dativo, oppure all'accusativo e all'ablativo
preceduti da preposizione:
Es.: - difficultas ad consilium capiendum;
- praefectus bello gerendo;
(a.2) con valore predicativo, con i verbi curo, do,
trado, mitto, concedo, suscipio,ecc...
(b) facoltativamente: nel genitivo e nell'ablativo
semplice, sempre però con verbo transitivo e
oggetto espresso:
Es.: Gens regendae rei publicae perita.
Vedi anche: Coniugazione perifrastica passiva
PARTICIPIO
PARTICIPIO
HOMEPAGE VAI A SINTASSI DEL VERBO
I suoi tempi (come quelli dell’infinito) hanno valore relativo, cioè non vanno considerati in sé, ma in
rapporto al verbo della reggente, rispetto al quale il participio presente esprime contemporaneità, il
participio perfetto anteriorità.e, infine, il participio futuro posteriorità.
USO
NOMINALE
DEL
PARTICIPIO
USO VERBALE
DEL
PARTICIPIO
funzione di
attributo
funzione di
predicato
--- --- - Temeritas est
florentis aetatis
--- Può fungere da
nome del
predicato, dopo
un verbo
copulativo. Può
fungere da
compl.
predicativo,
specie con i
verbi di
percezione e
con facio.
- Iugurtha Sullae
vinctus traditur.
sostantivato --- --- - Erat facile
vincere non
repugnantes (=
coloro che non
facevano
resistenza).
participio
congiunto
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/PARTICIPIO.html (1 di 3)15/03/2005 0.59.57
PARTICIPIO
ablativo assoluto
subordinante =
con valore di
proposizione
subordinata -->
coordinante = in
sostituzione di due
proposizioni
coordinate (che
esprimono due
momenti successivi di
una stessa azione)
– È un costrutto
sintattico sciolto da
ogni legame
grammaticale con la
proposizione
reggente. Si
manifesta con
l’unione di un nome
o di un pronome con
un participio
presente o passato
(più raramente, futuro
= soprattutto in Livio
e in scrittori
posteriori). Il
soggetto del
participio
(ovviamente in
ablativo) è diverso da
quello della reggente.
A. Temporale
– B. Causale –
C. Concessiva
– D. Finale –
E. Relativa –
Ecc.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/PARTICIPIO.html (2 di 3)15/03/2005 0.59.57
A) - E) Nobiles
pueri erant
praesto
Alexandro
sacrificanti – B)
Massilienses, bis
proelio navali
superati, capti
sunt. – C)
Depressa veritas
emergit tamen –
D) Rex in ripa
consedit,
prohibiturus
transitu hostes.
--- - Hannibal
consulem in
insidiam
inductum sustulit
(Annibale trasse
in un’imboscata il
console e lo
uccise).
---
- Borea flante, ne
arato = Quando
spira Borea, non
arare.
- Orto sole,
caligo est
PARTICIPIO
– Il participio
presente esprime
contemporaneità con
la reggente, il
participio passato
anteriorità rispetto
alla reggente.
– Può avere valore di
una proposizione
secondaria
(temporale, causale,
concessiva, ecc.)
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/Sintver/PARTICIPIO.html (3 di 3)15/03/2005 0.59.57
discussa = Sorto
il sole, la nebbia
si dissipò.
cyberlatinum Coniugazione perifrastica passiva
VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE
CONIUGAZIONE PERIFRASTICA PASSIVA
– È il nome dato a un particolare costrutto prodotto dall'unione del gerundivo con le voci del verbo
sum.
– Essa esprime la necessità o doverosità di un'azione. Si trova con i verbi transitivi attivi o con i
verbi transitivi deponenti. Con i verbi intransitivi si trova soltanto nella forma impersonale
(accusativo neutro del gerundivo + 3^ persona singolare dei vari tempi di sum).
– La perifrastica passiva ammette solo i tempi dell'indicativo, del congiuntivo e dell'nfinito.
ATTENZIONE:
1. la persona per la quale sussiste l'obbligo, è posta al dativo (dativo d'agente).Con i verbi che reggono il dativo,
l'agente si esprime con a o ab + ablativo.
2. l'oggetto dell'obbligo (se espresso) si trova nella frase latina sotto forma di soggetto e con esso concorda la perifrasi
gerundivo+voce del verbo sum;
3. qualora l'oggetto dell'obbligo non sia espresso, troviamo la forma impersonale della perifrasi (accusativo neutro del
gerundivo + 3^ persona singolare dei vari tempi di sum).
ESEMPI:
❍ Nobis virtus laudanda est = La virtù dev'essere lodata da noi = Noi dobbiamo lodare la virtù.
❍ Consuli milites hortandi fuerunt = I soldati dovettero essere esortati dal Console = Il Console dovette esortare i
soldati.
❍ Omnibus fugiendum fuit = Da tutti si dovette fuggire = Tutti dovettero fuggire.
❍ Si discere volumus, nobis legendum est = Se vogliamo imparare, da noi si deve leggere = Se vogliamo imparare,
dobbiamo leggere.
❍ A te mihi obtemperandum est = Da te si deve ubbidire a me = Tu mi devi ubbidire
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/perifrastica.htm15/03/2005 0.59.57
AggProTerza
VAI A GRAMMATICA DI BASE HOMEPAGE
AGGETTIVI POSSESSIVI E PRONOMI PERSONALI DI TERZA PERSONA
Gli aggettivi possessivi (= suo, sua,
loro...) e i pronomi di terza persona
(= lui, lei, a lui, a lei, a loro...) hanno
le seguenti caratteristiche:
( sia per il sing. che per il
plur.):
– suus, a, um
– sui, sibi, se:
– eius, eorum, earum;
– is, ea, id:
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/grambase/aggproterza.htm15/03/2005 0.59.57
– (1) si trovano riferiti al soggetto
della stessa proposizione (principale
o dipendente):
– (2) si trovano riferiti al soggetto
della proposizione principale, nel
caso in cui siano in una
proposizione subordinata
infinitiva o con il congiuntivo
(raramente, però, nelle consecutive e
con il "cum" narrativo).
N.B.: Si usa ugualmente suus, a, um
– anche quando riferito a termine
diverso dal soggetto: (a) in unione a
quisque; (b) quando significa suo
proprio; sue stesse; proprio le loro;
ecc.; (c) nelle espressioni di per sé;
per se stesse; ecc.; (d) quando sui ha
valore di i suoi; i suoi familiari; ecc.
– (1) si trovano riferiti a un termine
della proposizione principale diverso dal
soggetto:
– (2) si trovano riferiti a un qualunque
termine di un'altra proposizione:
– Hic puer nobis carus est ob
diligentiam suam.
– Germani secum ducebant
feminas puerosque.
– Consul laudavit milites ob
virtutem eorum.
– Hostes oppidum ceperunt et
magnam praedam ab eo
deduxerunt.
PROPOSIZIONI CAUSALI
PROPOSIZIONI CAUSALI
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
Le proposizioni causali (o enunciati causali) esprimono la causa, il motivo di quanto enunciato
nella sovraordinata o reggente.
In Italiano, le proposizioni
causali possono avere:
● forma esplicita, con
il verbo di modo
finito (quasi sempre
l’indicativo)
introdotto dalle
congiunzioni perché,
giacché, poiché o da
espressioni come dal
momento che, dato
che, ecc.
es.: Non vengo, perché sono
stanco. – Tutti tornarono a
casa, poiché faceva freddo.
● forma implicita, con
il verbo di modo
indefinito, e più
precisamente
l’infinito (introdotto
dalla congiunzione
per) o il gerundio.
es.: Molti popoli, oggi,
soffrono ancora per non
essere liberi. – Essendo
finita la scuola, partimmo
subito per le vacanze.
In Latino, le
proposizioni
causali sono
introdotte da:
quod, quia, quando,
quoniam seguiti:
a. dal modo indicativo,
se la causa è
presentata come un
fatto reale;
b. dal congiuntivo,
secondo la C.T., se
la causa è riferita
come un pensiero di
persona diversa da
chi parla o scrive
(congiuntivo obliquo).
n.b.: Frequente è la formula
correlativa:
● non quod (quo, quin)
+ cong.... sed quia
(quod, tamen) +
indic.: se il primo
fatto si esclude
perché non sussiste.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CAUSALI.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.57
Fecisti mihi
pergratum, quod
Serapionis librum
mihi misisti.
Quoniam nox
est, in vestra tecta
discedite.
Superbum te
esse dicunt, quod
nihil respondeas.
Non quod
probem sed quia
rationem
habemdam
maxime arbitror
pacis atque otii.
PROPOSIZIONI CAUSALI
quandoquidem, siquidem
(→ Dal momento che, se è
vero che) seguiti dal verbo
al modo indicativo, in
quanto introducono,
solitamente, una causa reale
cum seguito dal
congiuntivo secondo la C.
T. (cum narrativum o
historicum).
Infine, possiamo trovare le
relative causali (relative
improprie con valore causale:
sempre con il verbo al
congiuntivo).
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/CAUSALI.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.57
Deos quaeso ut
sit superstes,
quandoquidem
ipse est ingenio
bono.
Cum sint in
nobis consilium
ratio prudentia,
necesse est deum
haec ipsa habere
maiora.
Me, qui ad
multam noctem
vigilassem, artior
quam solebat
somnus complexus
est = Lett.: Me che
(= poiché) avevo
vegliato fino a tarda
notte prese un
sonno più profondo
del solito.
PROPOSIZIONI TEMPORALI
PROPOSIZIONI TEMPORALI
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Si tratta di proposizioni subordinate circostanziali (o avverbiali) che determinano il contenuto
della reggente secondo una circostanza di tempo contemporanea, anteriore o posteriore
ad esso. Sono espresse nei seguenti modi:
- ablativo assoluto Con valore temporale.
- cum (= quando) +
indicativo
- cum + congiuntivo Cum narrativo con valore temporale
- dum (con il significato di
mentre; nello stesso tempo
in cui") + indicativo
presente (il più delle volte
storico).
- dum (nel significato di
finché) + congiuntivo
presente o imperfetto (C.
T.).
- dum – oppure: quamdiu,
quoad, donec – (con il
significato di finchè = per
tutto il tempo in cui =
mentre) + indicativo in
tutti i suoi tempi.
- antequam (ante…
quam) / priusquam
(prius… quam) (con il
significato di prima che;
prima di) + indicativo.
Esprime una simultaneità generica
rispetto alla proposizione reggente.
Quando viene posta in rilievo
un’intenzione, un’eventualità o
un’attesa.
Indica una simultaneità come uguale
durata rispetto alla proposizione
reggente.
Indicano un rapporto di successione
della temporale rispetto alla reggente.
+ congiuntivo (c.t.)
Quando al valore temporale si
sovrappone un senso di eventualità,
di fine, di possibilità non realizzata,
di attesa.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/TEMPORALI.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.58
- Dum haec in Venetis
geruntur, Titurius in fines
Venellorum pervenit.
- Tam diu laudabitur dum
memoria rerum
Romanarum manebit.
- Id evenit anno ipso ante
quam natus est Ennius.
- Antequam de Re Publica
dicam, exponam vobis
breviter consilium…
PROPOSIZIONI TEMPORALI
- ut / ut primum / ubi /
simul ac (= appena che;
non appena) + indicativo
(in tutti i suoi tempi).
- postquam (= dacché; da
quando) + indicativo
presente (quando durano
ancora nel presente
l’azione e gli effetti di
un’azione); postquam (=
dopo che) + indicativo
presente (storico) o in altri
tempi (se vi è un
riferimento a un fatto
accaduto).
Tali congiunzioni esprimono l’idea
di un’azione immediatamente
precedente a quella della reggente.
Esprime una proposizione che si
trova in rapporto di anteriorità
rispetto alla reggente.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/TEMPORALI.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.58
- Eo postquam Caesar
pervenit, servos poposcit.
- Libertas me respexit
inertem, candidior
postquam tondenti barba
cadebat; venit postquam
nos Amaryllis habet,
Galatea reliquit.
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)
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proposizioni sostantive (o completive) introdotte da: ut - ut non - ne
Richiedono tutte il verbo al congiuntivo, secondo le regole della Consecutio Temporum.
UT (negazione: UT NON – nemo –
nihil)
ha valore affine a quello consecutivo, ma
va distinto dal valore consecutivo, in
quanto qui esso significa CHE, DA, ecc.
e non così che. Inoltre, qui l’UT può a
volte essere sostituito dall’INFINITO o
dall’ACCUSATIVO + INFINITO.
Ł [1] – Dopo verbi di avvenimento
(come, per esempio: fit ut, cadit
ut, evenit ut, fieri potest ut).
Ł [2] – Dopo verbi e locuzioni
impersonali come: additur, satis
est (= basta), sequitur, restat…;
o dopo espressioni come
multum / tantum abesse ut (=
essere tanto lontano da…), iam
prope est, ut… (= manca poco
per…), est ut… (= si dà il caso
che…), licet / oportet ut…).
Ł [3] – Dopo predicati nominali
formati da aggettivi neutri o da
sostantivi: aequum est, facile
est, lex est, tempus est, ecc…
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/UT-NE-ESPL.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.58
Ł Accidit ut esset
luna plena.
Ł Restat ut doceam
omnia, quae sint in
hoc mundo, hominum
causa facta esse.
Ł Aequum est ut
promissa serventur.
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)
UT (negazione: NE – ne quis – ne quid
– ne ullus)
(volitivo)
Retto da verbi di natura volitiva,
introduce proposizioni molto frequenti.
Esse vengono generalmente confuse con
le finali; tuttavia UT non si traduce per /
affinché…ma CHE, A, DI, DI NON,
ecc.. Al posto dell’UT si può a volte
trovare la costruzione classica con
l’infinitiva.
Ł [1] – In dipendenza da verbi che
esprimono cura o sforzo (verba
curandi, laborandi): curo, video,
provideo, efficio, nitor…
Ł [2] – Dopo verba rogandi (oro,
exoro, peto, quaero, precor…).
Ł [3] – Dopo verbi di esortazione,
persuasione, comando (moneo,
hortor, moveo, suadeo…).
Ł [4] – In espressioni come placet
ut /ne; interest ut /ne; necesse
est ut / ne; ecc.
Ł [5] – Dopo i verba timendi o dopo
locuzioni di timore o
preoccupazione. In quesi casi,
(a) si ha l’ut (oppure: ne non,
ne nemo…) se si teme che non
accada qualcosa che si
desidera; (b) si ha ne se si teme
che accada qualcosa che non si
desidera.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/UT-NE-ESPL.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.58
Ł Ne id facias a te
peto.
Ł Mea magni
interest te ut videam
(= Mi importa molto
di vederti).
Ł Timeo ut (ne non)
sustineas (= Temo
che tu non resista).
Ł Periculum est ne
quid stulte faciat (=
C’è pericolo che
faccia qualcosa con
stoltezza).
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)
HOMEPAGE VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE) INTRODOTTE DA NE, QUIN,
QUOMINUS
Richiedono tutte il verbo al congiuntivo, secondo le regole della Consecutio Temporum.
NE (= che; di)
Quominus (che
non; che)
QUIN (lett.: = ut
non, ma con il
significato di
"che"; "di")
Ł 1. Introduce una proposizione + congiuntivo,
dopo verbi come vito, me eripio (per affinità di
questi verbi con i verba timendi)
Ł 3. Si trova in dipendenza da verba impediendi e
recusandi (impedio, prohibeo, recuso…) se la
proposizione reggente è positiva.
Ł 1. [In alternativa al quin, ma poco
frequentemente] si trova in dipendenza da verba
impediendi e recusandi se la proposizione
reggente è negativa.
Ł 2. Si trova, inoltre, dopo espressioni come
impedimento esse; per me stat, fit, licet, ecc.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/Ne-Quin-Quominus.html (1 di 2)15/03/2005 0.59.58
Ł Plura ne scribam
impedior dolore = Il
dolore mi impedisce
di scrivere di più.
Ł Non stat per me
quominus intelligas =
Non dipende da me
che tu non comprenda.
Ł Nihil obstat
quominus… = Nulla
impedisce che…
Ł Ius non
interpellat, quominus
hoc tuum sit = La
legge non si oppone a
che questo sia tuo.
PROPOSIZIONI SOSTANTIVE (O COMPLETIVE)
Ł 1. Si trova in dipendenza:
1. da espressioni negative di dubbio
(non dubito quin…; non est
dubium quin…; quis dubitare
potest quin…?);
2. da locuzioni negative come:
facere non possum quin… (=non
posso fare a meno di…); non
multum / paulum abest quin (=
non manca molto / manca poco
che…); praeterire non possum
quin… (=non posso mancare
di…
Si ricorda che: Ł Non dubito + Infinito = Non esito a….
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/Ne-Quin-Quominus.html (2 di 2)15/03/2005 0.59.58
Ł Non dubito quin
vobis satisfecerim (=
Non dubito di avervi
soddisfatto).
Ł Praeterire non
potui quin ad te
scriberem.
PROPOSIZIONI FINALI
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PROPOSIZIONI FINALI
Esprimono il fine o lo scopo al quale tende l'azione espressa dalla reggente. In latino, si trovano nei seguenti modi:
finale affermativa:
UT (QUO con un
comparativo)
finale negativa: NE
+
CONGIUNTIVO
PRESENTE (in dipendenza da tempi
principali)
IMPERFETTO (in dipendenza da tempi
storici)
Supino in –UM – In dipendenza da verbi di moto –
– Haec dico ut intelligat.
– Quo facilius huius hominis audaciam cognoscere possitis,
ab initio res quemadmodum gesta sit vobis exponemus.
– Vigilant milites ne unquam hostes castra introeant.
– Pugnabas ut vinceres.
– Scripsit tibi, ne quid ignorares.
– Venerunt questum iniurias.
– Eo dormitum.
AD + ACCUSATIVO DEL GERUNDIO O GERUNDIVO – Ad explorandas regiones venerunt.
CAUSA / GRATIA + GENITIVO DEL GERUNDIO O GERUNDIVO
PARTICIPIO
FUTURO
(eccezionalmente,
presente)
PROPOSIZIONE
RELATIVA
(impropria)
GERUNDIVO
SEMPLICE
– Explorandi causa missi sunt.
– Legatos ad Caesarem sui purgandi gratia mittunt.
– Galli ad Clusium venerunt exercitum Romanorum
oppugnaturi.
+ CONGIUNTIVO SECONDO LA C.T. (come UT) – Hostes legatos miserunt, qui pacem peterent.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/proposizioni_finali.htm15/03/2005 0.59.58
– Dedi ei librum legendum.
comparative
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PROPOSIZIONI COMPARATIVE
Le proposizioni avverbiali comparative costituiscono il secondo termine di paragone
(sotto forma di un intero enunciato) di quanto contenuto nella proposizione reggente.
Possono essere distinte in reali (proprie, improprie e incidentali) e ipotetiche.
R
E
A
L
I
P
R
O
P
R
I
E
I
M
P
R
O
P
R
I
E
Corrispondono a un vero e proprio
2° termine di paragone e
presentano l'indicativo (o il cong.
obliquo, eventuale o potenziale)
preceduto dalla congiunzione
subordinante quam o da altre:
Dipendono da aggettivi, pronomi o
avverbi, contenuti nella reggente,
che indicano somiglianza o
dissimiglianza; sono precedute da
ac /atque; oppure da aggettivi o
avverbi correlativi come qualis,
quantum, ecc. e reggono
l'indicativo.
– di MAGGIORANZA: «Marius est
violentior quam vellem».
– di MINORANZA: «Respondeo tibi
minus vehementer, quam a te
provocatus sum».
– di UGUAGLIANZA: «Nemo tam
pauper vivit quam natus est» /
«Quemadmodum (= come; al modo che)
tot amnes non mutant saporem et
colorem maris, ita adversa viri fortis non
vertunt animum».
– INTRODOTTE DA magis quam /
potius quam (= più che) + infinito;
magis quam / potius quam (= più di
quanto) + indicativo o congiuntivo;
potius quam (= piuttosto che) +
infinito: «Pompeius cavebat magis quam
timebat».
– «Par (=uguale) cupiditas tibi est atque
(ac) (=a quella di) fratri tuo».
– «Talis est res publica, qualis est natura
eius qui illam regit».
– «Res longe aliter ac (=da quello che)
putavi evenit».
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/comparative.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.59
comparative
I
P
O
T
E
T
I
C
H
E
I
N
C
I
D
E
N
T
A
L
I
Costituiscono delle parentesi nella
narrazione e, quindi, potrebbero
essere eliminate senza
compromettere il significato del
periodo. Sono costituite da ut,
sicut, velut + indicativo
(congiuntivo nell'oratio obliqua).
Sono quelle comparative (sia
proprie che improprie) che
presentano un termine di paragone
soltanto supposto. Sono
caratterizzate, in genere, dall'unione
della congiunzione condizionale si
con una delle altre congiunzioni
comparative citate. Presentano il
verbo al congiuntivo secondo la
Consecutio Temporum; in forma
implicita, però, si trovano con
tamquam, quasi, velut ut +
participio o ablativo assoluto.
– «Socrates, ut ait Plato, noluit e carcere
effugere».
– «Tibi rem commendo, quasi si (=come
se) tua res agatur».
– «Sic vive cum hominibus, tamquam
(si) deus videat».
– «Tamquam semper victuri vivitis».
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/comparative.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.59
Oratio obliqua
VAI A PROSPETTO PROPOSIZIONI HOMEPAGE
ORATIO OBLIQUA (DISCORSO INDIRETTO)
Quando non si
riportano direttamente
(oratio recta) le precise
parole di una persona, si
ha il discorso indiretto
(oratio obliqua). Ciò
accade in dipendenza da
uno dei cosiddetti verba
dicendi (aio, dico, nego,
adfirmo, respondeo...) o
verba sentiendi (puto,
credo, animadverto...).
I due punti, talora, sono
sufficienti a sostituire i
suddetti verbi.
Nella trasposizione
dall'oratio recta (o.r.)
all'oratio obliqua (o.o.)
subiscono modificazioni:
PRONOMI E
AGGETTIVI
AVVERBI
VERBI
– personali e
possessivi di 1^
persona
– personali e
possessivi di 2^
persona
ego, nos... => o.o. => se,
sui...
– o.o. => ille, is...
.. – hic, iste. => o.o. => is, ille...
(A) enunciati di tipo
indipendente nell' o.r.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/oratio_obliqua.htm (1 di 2)15/03/2005 0.59.59
hodie, nunc, cras, hic. hoc
loco, heri... => o.o.
(modifiche non applicate in
modo rigoroso) => eo die,
tum, postridie, illic, eo loco,
pridie...
– assertivi: indicativo => o.o.
=> accusativo + infinito.
Oratio obliqua
(B) enunciati già
dipendenti nell' o.r.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/sintper/oratio_obliqua.htm (2 di 2)15/03/2005 0.59.59
– volitivi: congiuntivo /
imperativo => o.o. =>
congiuntivo senza ut (ma,
nelle negative, preceduto da
ne, neu, neve).
– interrogativi: indicativo /
congiuntivo => o.o. =>
prevalentemente al
congiuntivo.
– indicativo (se non
contenuto in una perifrasi o
in una incidentale) => o.o.
=> congiuntivo (obliquo);
– congiuntivo => o.o. =>
congiuntivo;
– infinito => o.o. => infinito.
NOTABEN3
NOTABEN3
HOMEPAGE
Il desiderio è reso anche con le seguenti espressioni:
l Velim, nolim, malim + infinito (nel caso di desiderio o augurio realizzabile); Vellem, nollem,
mallem + infinito (nel caso di desiderio o augurio irrealizzabile); e identità di soggetto tra velim /
vellem…e l’infinito.
l Qualora non vi sia identità di soggetto tra principale (velim, ecc.) e subordinata, invece troviamo il
congiuntivo (secondo la C.T.), senza ut :
● Vellem haec facere (fecisse);
● Quam vellem Romae mansisses!
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/notaben/NOTABEN3.html15/03/2005 0.59.59
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rassegna1/autlat.html
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latini online.
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Periodici Latini"
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http://wwwmedea.clio.it/scuola/letcla.htm Archivio di testi classici. ****
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file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/link.htm (1 di 2)15/03/2005 1.00.00
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strumenti.
***
link
http://pop.mo.nettuno.it/corsi/scuola/latino.htm
http://www.hut.fi/~jkorpela/Latin.html
http://latin.miningco.com/
http://www.ssec.org/idis/weymouth/language/latin.
htm
http://www.wsu.edu:8080/~forlang/dfll/weblinks/
weblat.html
http://www.fh-augsburg.de/~harsch/a_auxil.html
Dal diritto romano al latino
medievale.
Informazioni generali sul
latino.
Ricchissimo sito sul mondo
latino.
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Ricco database di links. *****
Raccolta di testi latini (e non
solo).
http://members.xoom.com/_konan_/lucrezio.htm Sito su Lucrezio. *
http://polyglot.lss.wisc.edu/classics/biblio.htm
http://patriot.net/~lillard/cp/latlib
*****
"Bibliotheca Latina"
dell'Università del Wisconsin. *****
La libreria latina (testi
originali)
*****
http://arte.digiland.it/1454/marziale.htm Pagine dedicate a Marziale ***
http://arci01.bo.cnr.it/irrsaeer/lat/lez.html
http://lcweb.loc.gov/global/classics/claslink.html
Esercizi di latino su passi di
Livio.
Risorse di Classici greci e
latini su Internet
***
*****
http://users.iol.it/ostraca/ Sulla pronuncia latina ***
http://ecn01.cineca.it/dipartim/stoant/rassegna1/
intro.html
Rassegna degli strumenti
informatici per lo studio
dell'Antichità Classica
*****
http://ccat.sas.upenn.edu/jod/latinconf/latinconf.html "Augustini Confessiones" ****
http://taras66.tripod.com
http://www.perseus.tufts.edu/Texts.html
http://www.splash.it/latino/
Grammatica latina per il
biennio
Testi latini e traduzioni (in
inglese)
Strumenti grammaticali vari e
alcune traduzioni
L'aggiornamento continua... nei prossimi giorni.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/link.htm (2 di 2)15/03/2005 1.00.00
****
****
**
Quisest
Ut primum ex pueris excessit Tarcisius
Dominicus Caementarius atque ab eis artibus
quibus aetas puerilis ad humanitatem informari
solet, se ad scribendi studium contulit, primum
Clavarii (quamquam hic natus non est:nam
Siculus) celebri quondam urbe et copiosa atque
eruditissimis hominibus liberalissimisque studiis
adfluenti, celeriter antecellere omnibus ingeni
gloria coepit. Post in ceteris partibus cunctaque
Italia sic eius adventus celebrabantur ut famam
ingeni exspectatio hominis, exspectationem ipsius
adventus admiratioque superaret. Nunc in agro
Orceano (incredibile visu dictuque!) laeto animo
menteque non academica docet Italicas et Latinas
litteras.
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/_private/quisest.htm15/03/2005 1.00.00
Attrib
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Cyberlatino3
HOMEPAGE
NOTE STORICHE
ABLATIVO
ABLATIVO2
DATIVO
file:///Y|/News/Letteratura/!GrammaticaLatina-CyberLatinus/figlie/cyberl3.htm15/03/2005 1.00.00
fabula
Tarcisii Dominici Caementarii fabula quaedam
In una stalla vivevano 20 somari e un cavallo. Venne lo stalliere a
preparare il cavallo per l'imminente gara di corsa. Il capo dei somari,
rivolto allo stalliere, disse: «Viviamo o no in democrazia? Io godo
della stima di tutti i miei compagni: questa volta saranno libere
elezioni a decidere chi sarà il cavallo da corsa. Chi avrà più voti
parteciperà alla gara!» Lo stalliere, ridendo, gli rispose: «Ebbene, sia!».
Il capo dei somari, ovviamente, fu eletto cavallo da quelli come lui; e
pretese di partecipare alla corsa. Lo stalliere, però, questa volta non
rise; e, afferrata la sferza, cominciò a frustare violentemente gli asini,
il loro capo per primo. «Qui muore la democrazia!...» ragliava la
bestia. «... E trionfa la forza della natura», concluse lo stalliere.
NATURA POPULARIS NON EST!
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Palaestra
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Palaestra
Sallustio Lucrezio
Livio Orazio
Tacito Cicerone
Svetonio Seneca
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Seneca
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SENECA
1. De beneficiis
frasi Traduzione
1.1.12 Quid magnifici erat multis prodesse, si nemo deciperet? Nunc est virtus dare
beneficia non utique reditura, quorum a viro egregio statim fructus perceptus est.
1.2.3 Beneficiorum simplex ratio est: tantum erogatur; si redit aliquid, lucrum est, si
non redit, damnum non est.
1.3.8 Chrysippus quoque, penes quem subtile illud acumen est et in imam
penetrans veritatem, qui rei agendae causa loquitur et verbis non ultra, quam ad
intellectum satis est, utitur, totum librum suum his ineptiis replet, ita ut de ipso
officio dandi, accipiendi, reddendi beneficii pauca admodum dicat.
1.6.1 Quid est ergo beneficium? Benevola actio tribuens gaudium capiensque
tribuendo in id, quod facit, prona et sponte sua parata. Itaque non, quid fiat aut
quid detur, refert, sed qua mente, quia beneficium non in eo, quod fit aut datur,
consistit, sed in ipso dantis aut facientis animo.
1.7.1 Si beneficia in rebus, non in ipsa bene faciendi voluntate consisterent, eo
maiora essent, quo maiora sunt, quae accipimus.
1.8.1 Socrati cum multa pro suis quisque facultatibus offerrent, Aeschines,
pauper auditor: 'Nihil' inquit 'dignum te, quod dare tibi possim, invenio et hoc
uno modo pauperem esse me sentio. Itaque dono tibi, quod unum habeo, me
ipsum. Hoc munus rogo, qualecumque est, boni consulas cogitesque alios, cum
multum tibi darent, plus sibi reliquisse.' Cui Socrates: 'Quidni tu' inquit 'magnum
munus mihi dederis, nisi forte te parvo aestimas? Habebo itaque curae, ut te
meliorem tibi reddam, quam accepi.'
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Seneca
1.11.1 Sequitur, ut dicamus, quae beneficia danda sint et quemadmodum.
Primum demus necessaria, deinde utilia, deinde iocunda, utique mansura.
Incipiendum est autem a necessariis; aliter enim ad animum pervenit, quod vitam
continet, aliter, quod exornat aut instruit.
1.11.6 Videamus, quid oblatum maxime voluptati futurum sit, quid frequenter
occursurum habenti, ut totiens nobiscum quotiens cum illo sit; utique cavebimus,
ne munera supervacua mittamus, ut feminae aut seni arma venatoria, ut rustico
libros, ut studiis ac litteris dedito retia.
Aeque ex contrario circumspiciemus, ne, dum grata mittere volumus, suum
cuique morbum exprobratura mittamus, sicut ebrioso vina et valetudinario
medicamenta. Maledictum enim incipit esse, non munus, in quo vitium
accipientis adgnoscitur.
2.1.1 Inspiciamus [...] id quod ex priori parte adhuc superest, quemadmodum dandum
sit beneficium; cuius rei expeditissimam videor monstraturus viam: sic demus,
quomodo vellemus accipere.
2.1.3 Gratissima sunt beneficia parata, facilia, occurrentia, ubi nulla mora fuit
nisi in accipientis verecundia. Optimum est antecedere desiderium cuiusque,
proximum sequi; illud melius, occupare ante quam rogemur, quia, cum homini
probo ad rogandum os concurrat et subfundatur rubor, qui hoc tormentum
remittit, multiplicat munus suum. Non tulit gratis, qui, cum rogasset, accepit,
quoniam quidem, ut maioribus nostris gravissimis viris visum est, nulla res carius
constat, quam quae precibus empta est. Vota homines parcius facerent, si palam
facienda essent; adeo etiam deos, quibus honestissime supplicamus, tacite
malumus et intra nosmet ipsos precari.
2.11.5 Eadem beneficiorum condicio est. Numquid ulla maiora possunt esse,
quam quae in liberos patres conferunt? haec tamen inrita sunt, si in infantia
deserantur, nisi longa pietas munus suum nutrit. Eadem ceterorum beneficiorum
condicio est: nisi illa adiuveris, perdes; parum est dedisse, fovenda sunt. Si gratos
vis habere, quos obligas, non tantum des oportet beneficia, sed ames.
2.28.1 Omnibus his vehementius et inportunius malum est invidia, quae nos
inquietat, dum conparat: 'Hoc mihi praestitit, sed illi plus, sed illi maturius'; et
deinde nullius causam agit, contra omnes sibi favet. Quanto est simplicius,
quanto prudentius beneficium acceptum augere, scire neminem tanti ab alio,
quanti a se ipso aestimari! '
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Seneca
2.31.3 Bene navigavit, qui quem destinavit portum tenuit; teli iactus certae manus
peregit officium, si petita percussit; beneficium qui dat, vult excipi grate: habet,
quod voluit, si bene acceptum est. Sed speravit emolumenti aliquid: non fuit hoc
beneficium, cuius proprium est nihil de reditu cogitare. Quod accipiebam, eo
animo accepi, quo dabatur: reddidi.
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1.1.12 – Che cosa vi sarebbe di tanto straordinario nel giovare a molti, se
tutti fossero onesti? Ora, la virtù sta proprio nel donare benefici che non
ci saranno in nessun modo restituiti, la cui ricompensa è immediatamente
conseguita da un uomo onesto.
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1.2.3 – Alla base dei benefici si trova un semplice
ragionamento: si badi soltanto a dare; se si riceve in
cambio qualcosa, tanto di guadagnato; altrimenti, poco
male.
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1.3.8 – Anche Crisippo, sebbene dotato di ingegno acuto e capace di
penetrare a fondo nella verità delle cose, lui che parla solo per trattare
una causa e non si serve se non delle parole sufficienti a farsi capire,
riempie la propria opera di inezie, così da dire poco o niente su come
dare, ricevere o restituire un beneficio.
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1.6.1 – Che cos'è dunque un beneficio? Un'azione benevola, ben disposta
e spontaneamente offerta, che dà felicità e trae gioia da ciò che fa. Perciò
non importa ciò che fa o che dà, ma con quale spirito fa o dà, poiché un
beneficio non consiste nel fare o nel dare, ma proprio nello spirito di
colui che agisce e dona.
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1.7.1 – Se i benefici consistessero nelle cose materiali e non nella
volontà stessa di ben operare, sarebbero tanto maggiori quanto più grandi
sono quelli che riceviamo.
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1.8.1 – Poiché i seguaci, in cambio dei suoi insegnamenti, offrivano a
Socrate molti regali, Eschine, discepolo privo di mezzi, gli disse: «Non
trovo alcun dono che sia degno di te, e soltanto per questo avverto la mia
povertà. Perciò ti offro il mio unico bene: me stesso. E ti prego di
prendere per buono questo dono, qualunque valore esso abbia; e di
considerare che gli altri, nonostante la loro generosità, hanno tenuto per
sé il meglio». Socrate allora gli rispose: «Tu non mi faresti un dono così
grande, se per caso non ti ritenessi così piccolo? Avrò curà di restituirti a
te stesso migliore di quanto non ti abbia ricevuto».
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1.11.1 – Proseguiamo con lo specificare quali benefici si debbano fare e
in che modo farli. Prima diamo il necessario, quindi l'utile, poi il
voluttuario, e in ogni caso offriamo beni duraturi. Bisogna cominciare
dal necessario, perché ciò che riguarda la sopravvivenza ha più effetto di
ciò che serve ad abbellire o a istruire
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1.11.6 –
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2.1.1 – Esaminiamo ciò che ancora rimane da trattare della parte
precedente, ossia in che modo si debbano dare i benefici; e mi sembra, in
tal senso, di indicare una strada velocissima: nel dare, mostriamo la
stessa disposizione che abbiamo nel ricevere.
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