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É a Verona

la culla del combinato

Quando un anno fa Flavio

Zuliani fu eletto presidente

del Consorzio Zai

di Verona, l’ente istituzionale

a base territoriale

costituito nel 1948 da

Comune, Provincia e Camera

di Commercio per lo

sviluppo industriale della

città scaligera, era un

outsider, sia perché era il

primo presidente espresso

dalla Camera di Commercio,

sia perché il suo

background professionale

apparteneva al settore del

turismo.

Presidente come si

trova nella nuova veste?

“Prendere decisioni e

fare strategia imprenditoriale

è sempre stato il mio

pane quotidiano, a prescindere

dal settore. Certo

gestire il Consorzio non è

come gestire strutture turistiche,

ma il mondo dei

trasporti è dinamico, mi

affascina molto”.

Se le piacciono i trasporti

qui non si annoierà di certo.

“Tutt’altro: il Quadrante Europa, la zona di giurisdizione

del Consorzio dedicata all’intermodalità, è già il primo

interporto italiano per volumi di traffico combinato, con 6

milioni di tonnellate di merci movimentate tramite ferrovia

e 18 milioni su strada, e per i miei quattro anni restanti

di mandato abbiamo progetti che ne potenzieranno ulteriormente

la capacità”.

Ad esempio?

“Il terzo terminal ferroviario sarà pronto entro la fine

del 2008 e, nel frattempo, stiamo già pensando al quarto.

Il progetto è stato ideato, e verrà finanziato, insieme a

RFI e prevede binari da 600 metri che ci permetteranno di

Italiano

diciotto

18

SETTEMBRE

operare 17 coppie di treni

al giorno. Si tratta di un

investimento complessivo

di circa 40 milioni

di euro: 24 per binari e

piattaforme e una quindicina

per le gru”.

Una scommessa significativa

sul combinato,

considerando

che vi sono due terminal

già operativi.

“Esatto. Attualmente,

accanto a quello di Cemat,

che su 12 binari di

650 m, serviti da 4 gru a

portale su rotaia e da 6

gru gommate, movimenta

quotidianamente 16

coppie di treni (230.000

carri all’anno), esiste un

piccolo terminal pubblico

che movimenta

18 coppie di treni alla

settimana (30.000 unità

l’anno)”

Oltre ai molti euro

necessari avrete bisogno

di spazi enormi e

di garanzie di ritorno

economico.

“Fortunatamente l’area ferroviaria di ampliamento consta

di ben 490.000 mq: abbiamo infatti forti richieste da

parte di vettori di container come Hangartner, Hupac, Intercontainer,

Kombiverkeher, molto attenti, come noi, allo

sviluppo del traffico marittimo”.

In questo campo non rischiate un’eccessiva concorrenza

con l’interporto di Padova, meglio posizionato

rispetto ai porti veneti ed adriatici?

“Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i porti di

riferimento per noi sono quelli liguri. In virtù di un tacito

accordo, lasciamo l’Adriatico a Padova, concentrandoci su

Genova e La Spezia, anche in considerazione del progetto

di collegare quest’ultima con Parma via shuttle, proget


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to del quale Verona sarebbe la naturale prosecuzione, e

del fatto che noi ci troviamo esattamente al crocevia dei

corridoi europei 2 e 5”.

Consorzio Zai non vuol dire però solo interporto e

trasporti.

“Certo. Oltre al Quadrante Europa (2.500.000 mq su cui

sorgono, fra gli altri, i magazzini di Hangartner Terminal,

il centro logistico di Autogerma, distributore italiano del

gruppo Volkswagen, e i depositi di Bertani Trasporti), il

Consorzio gestisce altre tre aree: la ZaiUno Storica, nata

insieme al Consorzio per il settore agro-industriale, si

estende oggi su 6 milioni di mq, occupati da 600 aziende

con oltre 25.000 addetti; nella ZaiDue Bassona, circa 1

milione di mq, lavorano 4.000 persone di 120 imprese selezionate

per l’attività di elevato livello tecnologico; l’Area

dell’Innovazione, che si estende su 1,5 milioni di mq, è

un’area in espansione che, previo completamento del PUA

- Piano Urbanistico Attuativo, dedicheremo all’high tech e

all’eccellenza. Il trasporto, in particolare quello combinato,

è però la linfa che alimenta e alimenterà questo sistema”.

Quale avvenire dunque per l’intermodalità e per

Verona?

“Il futuro è l’interporto di terza generazione, che supera

la dimensione immobiliare e quella di semplice supervisore

per partecipare direttamente alle fasi operative, attraverso

l’offerta di servizi logistici e la messa a sistema delle

piattaforme. Il Consorzio non nacque come speculazione

immobiliare, bensì con la missione di creare un sistema

economico a cui fornire i servizi complementari necessari.

Oggi siamo un esempio come area economica ad alto tasso

di creazione di valore aggiunto”.

Andrea Moizo

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