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Anno LVI - N. 16 - 31 31 agosto 2009 - Rivista quindicinale quindicinale - kn 14,00 14,00 - EUR 1,89 1,89 - Spedizione Spedizione in abbonamento postale postale a tariff tariff a intera - Tassa Tassa pagata pagata ISSN-0475-6401<br />
ISSN-0475-6401<br />
<strong>Panorama</strong><br />
www.edit.hr/panorama<br />
Croazia, croci e... delizie
Questa calda, pazza, solita estate...<br />
Alla fi ne, si potrebbe dire, tanto rumore<br />
per nulla? Perché dalle dichiarazioni<br />
del ministro del turismo, Damir Bajs, e<br />
dai primi, ancora parziali, dati risulta che la<br />
stagione turistica in Croazia è stata meno<br />
peggio o, se si preferisce, meglio del previsto.<br />
Senza dimenticare, però, che le previsioni<br />
erano alquanto catastrofi che... Numeri<br />
a parte, si volta pagina tra molti (inevitabili?)<br />
chiaroscuri, che poi sono un po’ la<br />
fotocopia di tutte le stagioni: ingorghi nel<br />
traffi co, incidenti sulle strade e in mare,<br />
ospiti spesso (ma non sempre) incolpevoli<br />
coinvolti in episodi più o meno incresciosi,<br />
le bizze del tempo... Ma per i più resterà<br />
il ricordo di una vacanza fonte di suggestioni<br />
e di sensazioni, tempi, modi e luoghi<br />
perlomeno diversi dagli assilli della routine<br />
quotidiana...<br />
Vita da... cani!<br />
Spalato 2 <strong>Panorama</strong><br />
Lesina (Hvar)<br />
Dignano
Lo ammetto, sono uno fra quelli<br />
che i sondaggi in Croazia indicano<br />
come categoria minoritaria<br />
e in ulteriore fase d’assottigliamento:<br />
quella dei fi loeuropei, di coloro che ritengono<br />
che l’adesione è già da tempo<br />
in una fase d’inaccettabile ritardo e<br />
che i passi che in questo senso sta facendo<br />
il Governo siano ancor sempre<br />
tardi e lenti, impacciati e disarticolati.<br />
Sono uno di quelli che, crepi l’avarizia,<br />
rinuncerebbero volentieri ai rimborsi<br />
dell’Iva di cui di tanto in tanto si giovano<br />
dopo aver speso i loro bravi euro<br />
a Trieste o anche solo a Ilirska Bistrica,<br />
pur di poter far parte dell’Unione.<br />
Per quale motivo?<br />
Tre casi fra i tanti di cui in queste<br />
ultime un po’ sonnacchiose settimane<br />
si sono occupati i giornali mi inducono<br />
a perseverare nella mia posizione.<br />
Caso primo: allo scadere della prima<br />
decade di agosto al mercato all’ingrosso<br />
del pesce a Fiume gli ispettori<br />
hanno posto il veto all’export di un<br />
quintale e passa di naselli in Slovenia,<br />
in quanto infettati dall’anisakis, il parassita<br />
noto in occidente come “il nemico<br />
del sushi”. Dato il mancato nulla<br />
osta all’export, il carico era stato rinviato<br />
al soggetto che li aveva offerti,<br />
per cui - e qui sta il punto - secondo<br />
fonti di stampa, c’era la fondata possibilità<br />
che fosse dirottato al mercato<br />
locale, per fi nire sulle nostre tavole di<br />
acquirenti ignari. Come mai? Per il<br />
semplice motivo che il controllo veterinario<br />
sul pesce fresco è previsto<br />
solo per il prodotto da esportare e non<br />
su quello piazzato sul mercato interno.<br />
Insomma, schiamazzi patriottici a<br />
parte, ci preoccupiamo (giustamente)<br />
della salute del consumatore sloveno,<br />
però chi compra in Croazia, più che<br />
sui servizi veterinari, deve far leva su<br />
quelle difese dell’organismo che madre<br />
natura mette in moto a pasto completato.<br />
Caso secondo: il latte. La Croazia<br />
ha già avanzato nel corso delle trattavie<br />
con l’UE una moratoria riguardante<br />
l’adeguamento del latte fresco.<br />
Perché? Analisi recenti hanno mo-<br />
In primo piano<br />
In quanti comparti siamo ancora, e di molto, al di sotto delle norme?<br />
Vorrei entrare in Europa perché...<br />
di Mario Simonovich<br />
strato che, considerato sotto l’aspetto<br />
microbiologico, solo un terzo del<br />
prodotto che esce dagli allevamenti<br />
croati è in possesso dei requisiti previsti<br />
in materia dalle disposizioni europee.<br />
Alla Commissione europea è<br />
stata perciò avanzata la richiesta di<br />
una proroga di tre anni (sic), s’intende<br />
successiva alla data d’adesione formale,<br />
nel corso dei quali i produttori<br />
croati - sì, quelli che con tanta veemenza<br />
continuano a protestare per<br />
un aumento dei prezzi alla produzione<br />
- si impegneranno a offrire il latte<br />
solo sul mercato interno ed eventualmente<br />
nei paesi terzi, con esclusione<br />
tassativa di quello comunitario. Dal<br />
canto suo, dovendo fare la sua brava<br />
parte sotto forma di garanzie, il Ministero<br />
per l’agricoltura si è impegnato<br />
a risolvere defi nitivamente la questione<br />
entro la fi ne del 2013 (!). Domanda<br />
non troppo impertinente: visto che,<br />
per bene che vada, per il latte ci attendono<br />
tre anni di purgatorio anche<br />
dopo l’adesione, se non ci fosse stato<br />
il “ricatto europeo” per quanto ancora<br />
saremmo stati costretti a sorbirci<br />
un prodotto con le manchevolezze<br />
che ha al giorno d’oggi?<br />
Caso terzo e ancora più signifi cativo:<br />
le uova. Premesso che l’Unione<br />
europea ha fi n da ora decretato nei<br />
dettagli che le condizioni di vivibilità<br />
delle sue ovaiole dovranno migliorare<br />
dal 2012, i negoziatori di Zagabria<br />
hanno chiesto anche qui un periodo<br />
d’adeguamento di tre anni per migliorare<br />
uno standard notevolmente inferiore.<br />
Indicativa la motivazione: solo<br />
così si potrà mantenere la produzione<br />
nelle aree rurali arretrate. In cambio,<br />
come ovvio, si sono impegnati a rifi -<br />
lare queste uova - che dovranno comprovare<br />
con un marchio la loro “peculiarità”<br />
- solo ai consumatori di comprovata<br />
bocca buona: i croati innanzitutti<br />
e quindi quelli di paesi terzi.<br />
Visto che il buon senso mi suggerisce<br />
che in assenza delle pressioni<br />
comunitarie il miglioramento della<br />
qualità sarebbe venuto forse fra qualche<br />
decennio, serve altro per spiegare<br />
perché rimango un inguaribile eurofi<br />
lo? ●<br />
Costume<br />
e scostume<br />
«Kosorina, kosorina»,<br />
ingiusta e truffaldina<br />
Ce la farà la nuova tassa introdotta<br />
in Croazia e chiamata in<br />
modo beffardo “kosorina”, (perché<br />
proposta dal premier Jadranka<br />
Kosor, n.d.a.) approvata in<br />
fretta e furia quest’estate, nell’intento<br />
di colmare il grande defi cit<br />
di bilancio, a sopravvivere il caldo<br />
autunno che sta arrivando?<br />
Per questa tassa di crisi sulle<br />
paghe, che varia dal 2 a. 6 p.c., il<br />
Capo dello Stato Stipe Mesić ha<br />
chiesto una verifi ca relativa alla<br />
sua costituzionalità. E il verdetto<br />
tra breve ci aiuterà a capire se,<br />
ancora una volta, siamo stati presi...<br />
per i fondelli. Intanto la “kosorina”<br />
viene applicata e il nostro<br />
portafoglio è sempre più sottile. A<br />
risentirne sono soprattutto le categorie<br />
socialmente meno abbienti:<br />
pensionati, famiglie con fi gli a<br />
carico. Anche l’impiegato che si<br />
porta a casa la paga media croata<br />
(5.700 kune) ci sta rimettendo<br />
parecchio. Le stime compiute indicano<br />
che le famiglie stanno perdendo<br />
mensilmente qualche centinaio<br />
di kune. Qui va aggiunta la<br />
lievitazione del PDV che dal 22 è<br />
passata al 23 p.c. e il conseguente<br />
aumento dei prezzi... di cui nessuno<br />
parla apertamente. Se ciò vi<br />
sembra poco...<br />
Ah sì, la “kosorina” viene ampiamente<br />
criticata anche perché i<br />
suoi “autori” si sono scordati di<br />
nominare nel testo di legge che<br />
questa tassa si riferisce anche a<br />
chi percepisce reddito per attività<br />
in proprio. In tal modo, dentisti,<br />
avvocati, medici, artigiani,<br />
giornalisti e artisti al momento<br />
ne sono esentati. Insomma, coloro<br />
che ne avevano maggiormente<br />
bisogno. Oppure no?<br />
<strong>Panorama</strong> 3
<strong>Panorama</strong><br />
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4 <strong>Panorama</strong><br />
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con il sostegno del Governo italiano<br />
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Petrazzi (presidente), Ezio Giuricin<br />
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<strong>Panorama</strong> testi<br />
N. 16 - 31 agosto 2009<br />
Sommario<br />
IN PRIMO PIANO<br />
Chi pensa in quanti comparti siamo ancora,<br />
e di molto, al di sotto?<br />
VORREI ENTRARE<br />
IN EUROPA PERCHÉ...................... 3<br />
di Mario Simonovich<br />
ATTUALITÀ<br />
Estate di polemiche tra Mesić e i vertici<br />
della Chiesa cattolica croata<br />
IL PRESIDENTE<br />
MESSO IN CROCE ......................... 6<br />
A SEBENICO NASCERÀ<br />
UN CENTRO DI RICERCA<br />
PER ARMI BIOLOGICHE? ............ 8<br />
Sarajevo Film Festival: grande interesse<br />
per “Slovenian Girl” ultima pellicola<br />
del regista Damjan Kozole<br />
FENOMENO PROSTITUZIONE<br />
NEI PAESI IN TRANSIZIONE .... 10<br />
a cura di Diana Pirjavec Rameša<br />
L’opinione di Glauco Bevilacqua, cittanovese<br />
di adozione, fi duciario della<br />
Condotta regionale di Slow Food<br />
GASTRONOMIA, VINI E OLIO:<br />
ISTRIA PUNTA DI DIAMANTE ... 12<br />
Governo possibilista, Mesić contrario<br />
IN VENDITA PURE<br />
LE ISOLE BRIONI? ...................... 17<br />
di Bruno Bontempo<br />
SOCIETÀ<br />
Triestino di ascendenza dalmata, Tullio<br />
Kezich è stato testimone di quest’arte<br />
NEL CINEMA DA QUANDO<br />
AVEVA TREDICI ANNI ............... 18<br />
di Marino Vocci<br />
CINEMA E DINTORNI<br />
CHIAROSCURI DI UN’ESTATE<br />
ALL’INSEGNA DEI FESTIVAL .... 20<br />
di Gianfranco Sodomaco<br />
ARTE<br />
DALLE SOAVI MADONNE RAF-<br />
FAELLESCHE ALLA MODERNA<br />
GIOCONDOCLASTIA ................. 22<br />
di Erna Toncinich<br />
MADE IN ITALY<br />
SERGIO MARCHIONNE, IL “MAR-<br />
TELLATORE” IN MAGLIONE ... 24<br />
a cura di Bruno Bontempo<br />
ITALIANI NEL MONDO<br />
LOTTA AI TUMORI:<br />
LA SCOPERTA DEL SECOLO<br />
DI DUE... ESILIATI ...................... 26<br />
a cura di Bruno Bontempo<br />
REPORTAGE<br />
VISINADA TI PRENDE<br />
PER LA GOLA .............................. 28<br />
di Ardea Velikonja<br />
LETTURE ISTRIA NOBILISSIMA<br />
”TERRA B” .................................... 34<br />
di Roberta Dubac<br />
LIBRI<br />
“Argonauta” di Claudio Magris<br />
UNA VITA DEDICATA ALLA<br />
SCOPERTA E DESCRIZIONE<br />
DEL MONDO ................................ 38<br />
di Guido Zauli<br />
RICERCHE<br />
Che cosa ci dicono i cognomi usati in<br />
Istria, Quarnero, Dalmazia e Trieste? (1)<br />
SUL CARSO GORIZIANO<br />
NEL 1949 VIVEVA MICHAEL<br />
CYACH/ZIACH ............................. 40<br />
di Marino Bonifacio<br />
MUSICA<br />
LES PAUL<br />
LA SCOMPARSA DI UN MITO ... 43<br />
a cura di Bruno Bontempo<br />
SPORT<br />
La spalatina si conferma ai vertici<br />
mondiali del salto in alto femminile<br />
BLANKA VLAŠIĆ<br />
BALLA CON L’ORO .................... 44<br />
USAIN BOLT POTREBBE<br />
ARRIVARE A 9’’40 E 18’’76! ....... 46<br />
PER KOZMUS C’È<br />
UN POSTO NELLA STORIA ....... 47<br />
a cura di Bruno Bontempo<br />
ARBOREA<br />
L’ALLORO SIMBOLO<br />
DI VITTORIA E POESIA ............. 48<br />
di Daniela Mosena<br />
MULTIMEDIA<br />
COME SINCRONIZZARE I DATI<br />
FRA PIÙ COMPUTER (1) ............ 50<br />
di Igor Kramarsich<br />
RUBRICHE .................................. 52<br />
a cura di Nerea Bulva<br />
PASSATEMPI ............................... 57<br />
IL CANTO DEL DISINCANTO<br />
LA RIPRESA (SI FA PER DIRE)<br />
DI SETTEMBRE ........................... 58<br />
di Silvio Forza<br />
IN COPERTINA: la spalatina Blanka Vlašić campionessa mondiale dell’alto
Si è rivelato un grande successo<br />
il Festival internazionale<br />
del folklore Leron promosso dalla<br />
Comunità degli Italiani di Dignano<br />
e giunto alla sua nona edizione.<br />
L’evento è stato ospitato nella<br />
pittoresca cittadina istriana il 21 e<br />
22 agosto scorsi. A questa edizione<br />
hanno preso parte gruppi provenienti<br />
da numerosi paesi europei e<br />
naturalmente dalle società che operano<br />
sul territorio. Si sono esibiti<br />
così gruppi folkloristici dall’Italia<br />
È<br />
stata inaugurata a Ploštine<br />
la Mostra delle maschere e<br />
dei riti dei carnevali arcaici del-<br />
Agenda<br />
Per i tipi dell’EDIT è uscito dalle stampe il nuovo libro di Ester Sardoz Barlessi<br />
Il ‘900 istriano e la frattura tra passato e presente<br />
È<br />
uscito dalle stampe<br />
dell’EDIT per “Altre<br />
lettere italiane” - la collana<br />
che raccoglie il meglio<br />
della produzione letteraria<br />
degli italiani dell’Istria<br />
e del Quarnero - il nuovo<br />
libro di Ester Sardoz Barlessi<br />
<strong>Panorama</strong> ristretto -<br />
Racconti d’istriano amore.<br />
Il libro contiene undici<br />
racconti - sei dei quali precedentemente<br />
pubblicati<br />
su riviste - che scandaglia-<br />
no e indagano la mai rimarginata<br />
frattura tra passato<br />
e presente accaduta a<br />
metà Novecento sul territorio<br />
dell’Istria e del Quarnero<br />
e i cui rifl essi tutt’ora<br />
permangono in modo traumatico<br />
nell’intimo delle<br />
tante persone coinvolte,<br />
condizionandone l’esistenza.<br />
Nei primi sei racconti<br />
(“La lucciola spenta”,<br />
“Semo qua”, “Whisky”,<br />
(Friuli e Gargano) dalla Turchia,<br />
dalla Polonia, nonché i gruppi delle<br />
CI di Dignano, Gallesano e Valle<br />
e della Società dei montenegrini di<br />
Peroj. Per due giorni le vie di Dignano<br />
hanno condiviso con i partecipanti<br />
la gioia e l’amore per il<br />
folklore che da queste parti viene<br />
curato con grande dedizione.<br />
I partecipanti sono stati ricevuti<br />
dal sindaco di Dignano, Klaudio<br />
Vitasović, mentre gli onori di casa<br />
sono stati fatti dalla presidente della<br />
le Dolomiti, iniziativa itinerante<br />
dell’Associazione “Soraimar”,<br />
ospitata nella storica sede dei bellunesi<br />
emigrati in Slavonia oltre<br />
130 anni fa. Per l’occasione sono<br />
giunti a Ploštine l’assessore regionale<br />
all’emigrazione del Veneto,<br />
Oscar De Bona, nonché Gianluigi<br />
Secco, che ricopre pure il ruolo<br />
di presidente dell’Associazione<br />
“Soraimar”, promotrice dell’evento<br />
grazie anche al contributo della<br />
Regione Veneto, e il consigliere<br />
dell’associazione “Bellunesi nel<br />
“Il premio”, “Le mie bugie”,<br />
“Vivere per morire”)<br />
la Barlessi tratta il tema<br />
dell’esodo con tutto il suo<br />
corredo di lacerazioni affettive<br />
e psicologiche, delle<br />
nuove abitudini di vita<br />
sopravvenute, la repressione<br />
del regime comunista, il<br />
lento processo di assimilazione<br />
identitario degli italiani,<br />
la contaminazione<br />
linguistica, la nostalgia degli<br />
esodati. ●<br />
La manifestazione viene promossa dalla Comunità degli Italiani di Dignano<br />
Leron, festival del folklore e dell’allegria<br />
locale Comunità degli Italiani, Carla<br />
Rotta. A salutare i presenti a nome<br />
dell’Unione Italiana è stato il presidente<br />
Furio Radin. ●<br />
L’esposizione si avvale del contributo della Regione Veneto<br />
Maschere delle Dolomiti in mostra a Ploštine<br />
mondo”, Ivano Pocchiesa. Al momento<br />
del taglio del nastro inaugurale<br />
erano presenti pure il vice<br />
sindaco di Pakrac, Nikola Simić,<br />
e il vicepresidente della Contea,<br />
Željko Jakopović. La cerimonia si<br />
è aperta con l’intervento del presidente<br />
della Comunità degli italiani<br />
di Ploštine, Toni Bruneta, che ha<br />
quindi introdotto i saluti delle autorità<br />
presenti e degli altri organizzatori.<br />
Partecipi nell’occasione anche<br />
i rappresentanti delle associazioni<br />
bellunesi della zona. ●<br />
<strong>Panorama</strong> 5
6 <strong>Panorama</strong><br />
Attualità<br />
Estate di polemiche tra Mesić e i vertici della Chiesa cattolica croata<br />
Il Presidente messo in croce<br />
di Diana Pirjavec Rameša<br />
Lo scontro tra Chiesa e Stato<br />
in Croazia è culminato a metà<br />
agosto con le prese di posizione<br />
del settimanale cattolico croato Glas<br />
Koncila che ha onorato il Capo dello<br />
Stato Stipe Mesić con l’appellativo<br />
di “traditore”. Inoltre, il caporedattore<br />
della medesima testata ha espresso<br />
in un commento l’auspicio che il futuro<br />
presidente della Repubblica sia in<br />
ogni caso “una persona sana ed equilibrata”,<br />
una considerazione chiaramente<br />
allusiva di fronte alla quale l’attuale<br />
presidente non poteva restare indifferente.<br />
Nell’articolo si rileva pure necessità<br />
che il futuro numero uno del<br />
Paese venga reclutato tra la maggioranza<br />
silenziosa dei cittadini, che abbia<br />
alle spalle un passato senza macchia,<br />
che sia in possesso di un ben defi<br />
nito sistema di valori, che abbia una<br />
forma mentis democratica, che sia una<br />
persona di ampia cultura. Un vero “patriota”,<br />
insomma.<br />
Tracciando questo profi lo, il settimanale<br />
cattolico si è accodato a quelle<br />
forze politiche e gruppi d’opinione<br />
che sono già scesi in campo in attesa<br />
delle prossime presidenziali. Beninteso,<br />
non è la prima volta che la Chiesa<br />
in Croazia si diletta a ravvivare il<br />
dibattito politico... Siamo stati testimoni<br />
di come questa si sia interessata,<br />
per citare un esempio, al censimento<br />
della popolazione, abbia preso<br />
parte al dibattito sulla legge per la fe-<br />
condazione assistita ed ora, come se<br />
non bastasse, ha pensato di tracciare<br />
il profi lo “ideale” del futuro presidente,<br />
onde evitare, si presuppone, che ai<br />
vertici dello Stato venga democraticamente<br />
insediato qualche personaggio<br />
poco gradito alla Chiesa.<br />
Il redattore capo del Glas Koncila,<br />
Ivan Miklenić, questa volta si è<br />
spinto con le sue considerazioni molto<br />
avanti, scavalcando quei paletti<br />
che dovrebbero stabilire con precisione<br />
l’ambito entro cui può muoversi<br />
il potere ecclesiastico da una parte<br />
e quello in cui deve operare lo Stato<br />
con le sue istituzioni dall’altra.<br />
I “suggerimenti” espressi da questo<br />
sacerdote è che alle prossime elezioni<br />
presidenziali si presentino sia<br />
candidati che siano espressione delle<br />
forze politiche sia quelli non legati<br />
ad alcun partito, il tutto in funzione<br />
di un rinnovamento dei quadri considerato<br />
quale normale conseguenza<br />
del processo di democratizzazione<br />
della società. Quello che preoccupa<br />
Miklenić, e lo rileva con una semplicità<br />
quasi puerile, è che al momento<br />
parecchie delle posizioni “chiave”<br />
in politica siano detenute da personaggi<br />
appartenenti alla “sinistra”. La<br />
loro ascesa al potere, stando al commentatore,<br />
“è iniziata già ai tempi<br />
della guerra patriottica, culminando<br />
a operazioni belliche concluse, momento<br />
in cui costoro hanno cambiato<br />
retorica e hanno scalato - dice il<br />
nostro - tutti i maggiori partiti politi-<br />
Mesić durante una visita all’Ordinariato militare di Zagabria<br />
ci, conquistando posizioni di rilievo<br />
nell’economia, nella privatizzazione,<br />
nelle strutture del potere dello Stato<br />
a tutti i livelli, nei mass media, nella<br />
cultura e nella vita pubblica, rafforzando<br />
e organizzandosi nel contempo<br />
in centri di potere anche al di fuori<br />
delle strutture dello Stato e della società”.<br />
A pensarci bene nulla di nuovo,<br />
a parte un dettaglio: per entrare nei<br />
Consigli d’amministrazione delle<br />
grandi imprese statali (Ferrovie, Ente<br />
elettroenergetico, Ina, Cantieri navali),<br />
nei vari Ministeri, quello della Difesa<br />
in primis, ma anche nei vari enti<br />
governativi - che non si sa bene quale<br />
sia la loro funzione -, bisogna(va)<br />
appartenere non tanto alla sinistra<br />
quanto ad una delle lobby trasversali<br />
che si sono spartite il potere economico<br />
e le risorse nazionali a partire<br />
dai primi anni ‘90, o comunque<br />
fare gli occhi dolci all’HDZ. I risultati<br />
sono noti. Che considerazioni del<br />
genere arrivino da un uomo di fede, è<br />
troppo, visto che, per missione assegnatagli,<br />
dovrebbe conciliare, unire,<br />
pacifi care, perdonare, divulgare tolleranza,<br />
rispetto, integrità morale.<br />
Ma questa è soltanto la punta di un<br />
iceberg, di una polemica tra Mesić e<br />
una parte del clero croato che sta andando<br />
avanti da più di un decennio.<br />
Infatti, sono tante le cose che la Chiesa<br />
rinfaccia a Mesić. In primo luogo<br />
il fatto di aver consegnato al Tribunale<br />
dell’Aja i generali croati, di non<br />
aver curato a suffi cienza gli interessi<br />
nazionali, di non aver saputo preservare<br />
i valori autentici della croaticità<br />
(!?), di essere troppo di sinistra, di<br />
non guardare con obiettività alla storia<br />
nazionale croata. Mesić non ha<br />
mai accettato di porre nella medesima<br />
posizione partigiani e ustascia,<br />
né tanto meno di identifi care i crimini<br />
compiuti dai partigiani con quelli<br />
compiuti dai seguaci dell’NDH, scelta<br />
che ad una parte del clero non è mai<br />
andata giù. Se per anni hanno polemizzato<br />
usando i guanti, quest’estate,<br />
è il caso di dirlo, sono partiti colpi<br />
bassi, a conferma che la Chiesa, o<br />
una parte di essa, non riesce a frena-
Il presidente Stipe Mesić ha richiesto la rimozione delcrocifi ssi dagli<br />
uffi ci pubblici: ne è seguita una pesante, interminabile polemica<br />
re le proprie ambizioni “temporali”.<br />
Tutto ciò preoccupa poiché uno dei<br />
presupposti di uno stato laico è appunto<br />
la separazione tra i poteri della<br />
Chiesa e quelli dello Stato. “Libera<br />
Chiesa in Libero Stato”, avrebbe detto<br />
Cavour, ma ahimé su questo aspetto<br />
ci sarebbe tanto da discutere. Inoltre,<br />
una polemica che avrebbe dovuto,<br />
comunque, essere “istituzionale” è<br />
scivolata nel “personale”, a testimonianza<br />
di una regressione in atto, sia<br />
a livello di comunicazione, sia di civiltà.<br />
Poteva fi nire qui, ma così non è<br />
stato. E quando avevamo sperato che<br />
le acque si fossero placate ecco spuntare<br />
un’altra polemica, con Mesić che<br />
ricorda l’inopportuna presenza dei<br />
crocefi ssi nelle caserme e negli uffi ci<br />
di enti pubblici, come le scuole: “La<br />
Chiesa e lo Stato sono due realtà distinte,<br />
nonostante ciò negli edifi ci militari<br />
vengono esposti i simboli religiosi”<br />
- ha tuonato Mesić. Le reazioni<br />
non si sono fatte attendere e molti<br />
diretti interessati, direttori di scuole<br />
in primis, hanno fatto notare che non<br />
intendono togliere i crocifi ssi fi ntanto<br />
che una legge lo vieterà. La scena politica<br />
croata si è trovata così profondamente<br />
divisa tra chi sostiene che il<br />
crocifi sso può stare anche negli uffi ci<br />
pubblici, negli ospedali, nelle scuole,<br />
e chi invece traccia una netta distinzione<br />
tra Chiesa e Stato, chiedendone<br />
la rimozione.<br />
La Croazia è un paese laico in cui<br />
vengono garantite indistintamente a<br />
tutti le libertà religiose - è stato rilevato.<br />
Gli unici simboli che accomu-<br />
nano tutti i cittadini di questo Paese<br />
sono la bandiera e lo stemma: questa<br />
è stata grossomodo la posizione assunta<br />
dalla sinistra, SDP in testa. Pensiero<br />
condiviso pure dal Partito popolare<br />
croato (HNS) e dal Partito democratico<br />
serbo (HDSS).<br />
L’HDZ, i Liberali dell’HSLS e<br />
l’HSS hanno, invece, difeso il diritto<br />
di esporre negli uffi ci pubblici il crocifi<br />
sso, giustifi cando la loro posizione<br />
con il fatto che la maggior parte<br />
dei cittadini croati è di fede cattolica.<br />
Nei prossimi mesi, comunque, ci<br />
sarà la possibilità di tracciare le caratteristiche<br />
del candidato presidenziale<br />
ideale in tutta libertà. Lo faranno<br />
i partiti, lo faranno i movimenti<br />
d’opinione, i lobbisti, lo farà probabilmente<br />
anche la Chiesa, nel modo<br />
che riterrà più opportuno. Lo ha fatto<br />
anche in passato, quando per tramite<br />
del cardinale Bozanić entrò nel pieno<br />
della campagna elettorale parlando<br />
con chiare allusioni del “...peccato<br />
delle strutture”...<br />
E intanto ci lasciamo alle spalle<br />
un’estate calda, tesa, polemica,<br />
con scontri tra Governo e sindacati,<br />
tagli, rincari. Qualche zolletta di<br />
zucchero che possa togliere un po’<br />
d’amaro in bocca arriva dal fronte<br />
turistico, la stagione è andata meglio<br />
del previsto, dalla politica estera,<br />
forse, si profi la una soluzione<br />
per la vertenza croato-slovena sui<br />
confi ni. A rincuorarci ci ha pensato<br />
pure l’atleta Blanka Vlašić che ha<br />
vinto il mondiale. Come dire, croci<br />
e... delizie. ●<br />
Attualità<br />
In memoriam<br />
Scuola ed editoria<br />
passioni e impegno<br />
di Silvana Mazzieri<br />
Nuova perdita per la CNI.<br />
Venerdì 14 agosto ci ha lasciati<br />
per sempre Silvana Mazzieri.<br />
Un’indifferibile intervento<br />
chirurgico si è purtroppo rivelato<br />
fatale. Nata 74 anni fa a Perugia<br />
aveva concluso nel 1956 a<br />
Fiume le magistrali. Per qualche<br />
anno insegnante all’elementare<br />
italiana di Capodistria, nel 1960<br />
era entrata all’<strong>Edit</strong>, dapprima<br />
quale segretaria della “Voce del<br />
Popolo” per passare quindi al<br />
Settore editoriale dove, nel corso<br />
dei successivi 24 anni, aveva<br />
curato la pubblicazione di decine<br />
e decine di libri, dai manuali<br />
indispensabili alla nostra rete<br />
scolastica a testi di prosa e poesia,<br />
in specie di autori connazionali,<br />
espressione signifi cativa<br />
della nostra presenza etnica,<br />
civile e culturale. Nel contempo<br />
si era diplomata alla Facoltà di<br />
Pedagogia di Pola con una tesi<br />
incentrata su Giuseppe Garibaldi.<br />
Nel 1984 il ritorno al “primo<br />
amore”, l’insegnamento, dapprima<br />
quale docente alla SMSI<br />
e quindi direttrice della scuola<br />
“Mario Gennari”, fi no al pensionamento,<br />
nel 1986. Senza<br />
trascurare per tutto questo tempo,<br />
un encomiabile impegno<br />
all’interno della CI fi umana. ●<br />
<strong>Panorama</strong> 7
Qualche mese fa, la Croazia<br />
insieme all’Albania ha festeggiato<br />
l’ingresso nell’Alleanza<br />
Atlantica. Senza prendere in<br />
considerazione i vari sondaggi tra<br />
l’opinione pubblica e le proteste<br />
contro tale scenario, l’allora Premier<br />
Ivo Sanader ha sostenuto con<br />
tono orgoglioso che “la Croazia<br />
ha realizzato la metà delle proprie<br />
priorità strategiche”, annunciando<br />
che la prossima tappa sarebbe stato<br />
l’ingresso nell’UE. “Siamo entrati<br />
nella NATO al 60.esimo anni-<br />
8 <strong>Panorama</strong><br />
Attualità<br />
Il progetto sarebbe fortemente voluto dalla NATO ma i dettagli rim angono a<br />
A Sebenico nascerà un centro di rice<br />
versario dell’accordo di Washington”,<br />
ha affermato Sanader nel corso<br />
della cerimonia che si è tenuta<br />
all’HNK di Zagabria, aggiungendo<br />
che “la Croazia è entrata a far parte<br />
di una delle più potenti associazioni<br />
al mondo, dell’organizzazione delle<br />
democrazie più avanzate sulla scena<br />
internazionale”. E che la Croazia<br />
sia presente sulla scena internazionale<br />
lo conferma pure la partecipazione<br />
dei militari croati tra le file<br />
delle forze di pace internazionali in<br />
Irak e Afghanistan.<br />
REGIONE VENETO - Giunta Regionale - Direzione Relazioni Internazionali<br />
Cooperazione Internazionale Diritti Umani e Pari Opportunità<br />
ESTRATTO DI AVVISO<br />
È pubblicato nel B.U.R.V. del giorno 21 agosto 2009 l’Avviso pubblico<br />
per la presentazione delle domande di concessione di contributo regionale<br />
fi nalizzate alla realizzazione di progetti in materia di interventi per<br />
il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale<br />
di origine veneta nell’Istria e nella Dalmazia, di cui alla L.R. n. 15/1994,<br />
Programma per l’anno 2010. L’avviso individua la tipologia ed i requisiti<br />
dei soggetti richiedenti, le tipologie delle iniziative ammesse, le modalità<br />
di presentazione delle domande di contributo regionale ed illustra sinteticamente<br />
l’iter procedurale per giungere alla predisposizione del Programma<br />
annuale degli interventi per l’anno 2010. Le domande di contributo,<br />
da redigersi utilizzando esclusivamente lo schema allegato all’Avviso<br />
accompagnate da nota su carta intestata del richiedente, dovranno<br />
essere consegnate a mano o spedite a mezzo raccomandata con avviso di<br />
ricevimento (non saranno ammissibili le domande trasmesse via fax), a<br />
pena di decadenza, entro il giorno 30 settembre 2009 (nel caso di consegna<br />
a mano il termine è alle ore 12.00 del medesimo giorno), al seguente<br />
indirizzo:<br />
Al Signor Presidente della Giunta Regionale del Veneto<br />
Direzione Regionale Relazioni Internazionali Cooperazione<br />
Internazionale, Diritti Umani e Pari Opportunità<br />
Dorsoduro 3494/A<br />
30123 Venezia<br />
In ogni caso farà fede il timbro apposto dall’uffi cio postale accettante<br />
o il timbro di protocollo apposto dall’uffi cio regionale ricevente.<br />
Il testo integrale dell’avviso è disponibile nel sito Internet della Regione<br />
Veneto www.regione.veneto.it/avvisi.<br />
Per qualsiasi informazione si prega di rivolgersi alla Direzione Regionale<br />
Relazioni Internazionali, Cooperazione Internazionale, Diritti<br />
Umani e Pari Opportunità (tel: +39-041-2791633/1643; fax: +39-041-<br />
2791624; e-mail: relint@regione.veneto.it).<br />
IL DIRIGENTE REGIONALE<br />
Dott. Diego Vecchiato<br />
Nel retroterra di Sebenico<br />
dovrebbe sorgere un centro<br />
NATO di ricerca “invisibile”<br />
Ma l’ingresso nella NATO sta<br />
mettendo la Croazia di fronte a<br />
nuove sfi de, tra le tante la decisione<br />
di accogliere o meno il progetto<br />
NATO per la lotta contro gli attacchi<br />
terroristici con mezzi biologici<br />
e nucleari. Il progetto prevede<br />
la realizzazione, nei pressi di Sebenico,<br />
in Dalmazia, di uno dei più<br />
grandi centri di ricerca per veleni<br />
e armi biologiche, dal costo di 15<br />
milioni di dollari. In Europa esistono<br />
già due campi di questo tipo, anche<br />
se più piccoli, in Gran Bretagna<br />
e in Olanda. Sebenico è stata scelta<br />
proprio perché ha a disposizione<br />
un più lungo arco solare, il che<br />
offre la possibilità di addestramento<br />
sul campo per almeno otto mesi<br />
all’anno.<br />
Il Governo croato sembra che<br />
in un primo mento abbia rifi utato<br />
la proposta della NATO, spiegando<br />
che “la costruzione di un centro<br />
del genere non è stato inserito<br />
tra le priorità della partnership<br />
con la NATO”. Tuttavia, nella lettera<br />
inviata all’azienda americana<br />
KnoTox Inc., contractor che coordina<br />
questo progetto per conto della<br />
NATO, lascia aperte determinate<br />
possibilità. Il Governo fa capi-
ncora un’incognita per l’opinione pubblica croata<br />
rca per armi biologiche?<br />
re che per un progetto del genere si<br />
potrebbe concordare eventualmente<br />
la concessione sull’utilizzo di “impianti<br />
non prospettici” di proprietà<br />
dell’esercito croato ubicati in quella<br />
zona. Il direttore dell’azienda “Kno-<br />
Tox”, Douglas Eaton, si è rivolto al<br />
Ministero della Difesa per trattare<br />
con le autoritàà croate e, secondo<br />
quanto trapelato l’accordo è stato<br />
quasi concluso - rileva l’agenzia di<br />
stampa “Rinascita Balcanica”.<br />
Il rischio è che nel nuovo impianto<br />
vengano trattati per le necessità<br />
delle ricerche condotte pericolosi<br />
veleni biologici e agenti chimici<br />
che potrebbero inquinare l’area.<br />
Ma anche questo dubbio viene<br />
smentito. “Non c’è nessun pericolo<br />
per la salute degli abitanti, perché<br />
nel corso delle sperimentazioni, gli<br />
agenti chimici non avranno nessun<br />
contatto con l’ambiente” hanno fatto<br />
sapere dalla “KnoTox”.<br />
In che modo verranno fatti gli<br />
esperimenti senza che possano provocare<br />
danno all’ambiente, Douglas<br />
Eaton non lo ha spiegato bene.<br />
Dalla “KnoTox” confermano, inoltre,<br />
che non sarà arrecato nessun<br />
danno il per turismo perché il centro<br />
sarà “invisibile”. Inutile dire<br />
che i cittadini sono preoccupati e<br />
che non è escluso che venga organizzata<br />
qualche protesta dinanzi<br />
all’ingresso della caserma Jamnjak,<br />
luogo dove dovrebbe sorgere il<br />
centro veleni.<br />
Purtroppo in questo momento,<br />
nessuno è ancora pronto a dare una<br />
vera informazione, sia il Governo<br />
croato sia l’ambasciata americana<br />
in Croazia, che non vuole entrare<br />
nel merito dei fatti del progetto<br />
dell’azienda.<br />
Sfogliando il sito web della<br />
“KnoTox Inc.” è possibile vedere<br />
che si tratta di un’azienda per<br />
l’addestramento e la preparazione<br />
militare contro attacchi, chimici,<br />
biologici, radioattivi, nucleari<br />
ed esplosivi. Nella sua presentazione<br />
si afferma che l’azienda “offre<br />
una preparazione per situazioni<br />
particolari, elaborate con sperimen-<br />
Jadranka Kosor mentre saluta il segretario<br />
di Stato americano Hillary<br />
Clinton nel giorno dell’accoglimento<br />
della Croazia nella NATO<br />
tazione per i propri clienti”. Il protocollo<br />
sperimentale comprende la<br />
creazione di una “red zone”, zona<br />
d’ingresso e d’uscita, la conservazione<br />
di prove legali, l’uso corretto<br />
di individuazione e identifi cazione,<br />
la decontaminazione del sito e del<br />
personale, l’addestramento e la protezione<br />
collettiva. In calce alla prima<br />
pagina vi sono i dati della società<br />
della “KnoTox” (USA, Austria,<br />
Croazia) e un numero telefonico<br />
senza alcun riferimento alla reale<br />
sede della società nei tre Paesi. La<br />
web-page appare comunque molto<br />
scarna per una società multinazionale<br />
con un “multi-billion dollar<br />
market”. Si vede chiaramente che<br />
si tratta di un sito realizzato in poco<br />
tempo, solo per dare un’immagine<br />
di esistenza... Partner dell’azienda<br />
americana è la croata “Flexo”, ma<br />
anche su questa azienda vengono<br />
forniti dati molto scarsi. Al suo indirizzo<br />
e ai suoi recapiti telefonici<br />
sono registrate anche altre aziende,<br />
tra cui la “Beton-Trilj”. ●<br />
Attualità<br />
Lutto nel Capodistriano<br />
Lino Cernaz:<br />
una vita dedicata<br />
alla CNI<br />
Un altro lutto ha colpito la<br />
Comunità Nazionale Italiana,<br />
che alla fi ne di agosto ha perso<br />
uno dei dirigenti CI sinceramente<br />
attaccati e intensamente<br />
partecipi alle vicende della minoranza.<br />
Se ne è andato all’improvviso,<br />
lasciando un grande<br />
dolore e incredulità tra chi gli è<br />
stato vicino, Lino Cernaz, presidente<br />
della Comunità degli Italiani<br />
“Santorio Santorio” di Capodistria.<br />
La Comunità lo ricorderà<br />
per la sua instancabile attività<br />
in favore della salvaguardia<br />
e della promozione dei diritti<br />
degli Italiani del Capodistriano<br />
e della CNI nel suo complesso.<br />
Si è accostato sempre con grande<br />
sensibilità ai problemi dei<br />
connazionali cercando di venire<br />
incontro alle loro esigenze,<br />
ha sviluppato il dialogo con gli<br />
esuli ed ha partecipato alla creazione<br />
e alla promozione di numerose<br />
iniziative culturali con<br />
lo scopo di preservare tradizioni,<br />
usi e costumi dell’area. Cernaz<br />
ha guidato la CI di Capodistria<br />
per due mandati consecutivi<br />
dopo esser stato in passato<br />
eletto a più riprese nel Consiglio<br />
direttivo. In in qualità di<br />
tecnico audio, aveva lavorato<br />
per lunghi anni negli studi di<br />
Radio Capodistria, dove ha maturato<br />
la pensione. ●<br />
<strong>Panorama</strong> 9
12 <strong>Panorama</strong><br />
Attualità<br />
Per troppo tempo le spiagge bagnate da un mare limpidissimo e baciate<br />
dal sole sono state quasi l’unica attrattiva per il villeggiante lungo le coste<br />
(e sulle isole) istriane, quarnerine o dalmate. La gestione di un sistema complesso<br />
come quello turistico, però, richiede un approccio e una concezione<br />
dinamici dell’offerta. Essendo molto sensibile a variabili esogene, l’industria<br />
dell’ospitalità richiede pregiudizialmente scelte strategiche, calibrate<br />
sulle esigenze specifi che della clientela. Si può andare dall’identifi cazione<br />
delle tipologie di turismo auspicabili, alla valutazione delle politiche territoriali,<br />
a una maggior cura nei riguardi dell’offerta culturale e ambientale,<br />
all’individuazione e allo sviluppo di collaborazioni intersettoriali, puntando<br />
su una maggiore integrazione fra la domanda e i prodotti turistici tradizionali,<br />
come animazione, folclore, enogastronomia. È necessario mettere<br />
in campo progetti per la creazione di reti fi nalizzate alla valorizzazione,<br />
promozione e conseguente fruizione scrupolosa e responsabile delle risorse<br />
territoriali, che consentano di contraddistinguere le proposte di ogni singola<br />
destinazione. E sappiamo che la ricerca di autenticità e d’identità, accanto ai<br />
presupposti naturali, può decretarne (o meno) il successo sul mercato...<br />
Una seria rifl essione a livello nazionale e locale sul modo di promuovere<br />
nuove forme di turismo, puntando sulla qualità ed evitando sovrapposizioni,<br />
dunque, è divenuta inevitabile. È necessario agire sull’offerta, dalla classifi<br />
cazione delle strutture al contenimento dei prezzi e all’“accessibilità”,<br />
anche in contesti di crisi, come quella attuale, affi nché il turismo possa rappresentare<br />
il volano dell’economia, l’ancora di salvezza - e non lo ha nascosto<br />
neanche il Governo - in un periodo particolarmente travagliato. Questa<br />
volta vogliamo soffermarci su uno dei fattori succitati, l’enogastronomia.<br />
Ne parliamo con Glauco Bevilacqua, triestino di orgine ma cittanovese di<br />
adozione, esperto di ristorazione e fautore di Slow Food, il Movimento internazionale<br />
per la Difesa e il Diritto al Piacere, nato uffi cialmente nel 1989<br />
a Parigi. Fondato dal piemontese Carlo Petrini sulla traccia dell’italiana Arcigola,<br />
si è posto come obiettivo la divulgazione delle prerogative di vivere<br />
il pasto, e tutto il mondo dell’enogastronomia, innanzitutto come una gioia.<br />
Pensato come risposta al dilagare del fast food e alla frenesia della vita moderna,<br />
Slow Food studia, tutela e diffonde le tradizioni agricole ed enogastronomiche<br />
di ogni parte del mondo. Slow Food Italia pubblica la rivista<br />
omonima nonché guide, assaggi, manuali, itinerari, che scandagliano la cultura<br />
enogastronomica. Tra le sue edizioni merita una segnalazione “Osterie<br />
d’Italia”, guida alla migliore cucina di tradizione regionale.<br />
L’opinione di Glauco Bevila<br />
Gastronomia<br />
di Bruno Bontempo - foto<br />
di Goran Žiković e archivio<br />
Slow Food è un movimento<br />
dedicato al piacere consapevole<br />
di quello che si ha in tavola.<br />
L’Associazione, però, non ha<br />
un ristorante con questo marchio,<br />
non si occupa di ristorazione con<br />
cucina innovativa o con molte portate,<br />
come qualcuno crede e come<br />
solitamente è considerata in Croazia.<br />
Battendosi per il prezzo controllato<br />
e per i prodotti tipici, cerca<br />
invece di individuare i frutti della<br />
terra, gli alimentari e le modalità<br />
di produzione legati a un territorio,<br />
per cui si schiera dalla parte del<br />
piccolo produttore, il contadino, il<br />
pescatore...<br />
Chiediamo a Glauco Bevilacqua:<br />
viste dalla sua postazione,<br />
come stanno le cose in Croazia?<br />
”A livello di ristorazione sono<br />
stati fatti dei passi avanti eccezionali,<br />
ci sono dei ristoranti che sono<br />
legati al territorio e che funzionano<br />
molto bene. Spesso e volentieri ripeto,<br />
facendo uso di un’espressione volutamente<br />
esagerata, che se in Croazia<br />
il mondo imprenditoriale avesse<br />
fatto i progressi che si segnalano<br />
nel settore enologico, a quest’ora<br />
la Svizzera, economicamente parlando,<br />
potrebbe essere una... colonia<br />
croata! Perché qui è successo un<br />
miracolo, nel vero senso della parola.<br />
Nell’estrazione dell’olio d’oliva,<br />
questo boom è probabilmente ancora<br />
più evidente, considerando che si<br />
tratta di un settore che anche in Italia<br />
sta vivendo, ad oggi, una fase di<br />
grande diffi coltà. In Istria, invece,<br />
molte aziende sono riuscite a raggiungere<br />
e mantenere livelli molto<br />
alti di qualità della produzione e di<br />
redditività. Però non si deve sorvolare<br />
sul fatto che c’è ancora tantissimo<br />
da fare...”<br />
La valorizzazione della ristorazione<br />
tipica locale è un aspetto<br />
tutt’altro che trascurabile, capace<br />
di migliorare complessivamente<br />
la competitività turistica, an-
Attualità<br />
cqua, cittanovese di adozione, fi duciario della Condotta regionale di Slow Food<br />
vini e olio: Istria punta di diamante<br />
“Sapori e aromi dell’Istria a Trieste”, iniziativa AINI: presentazione dei<br />
vini Brajko di Momiano, Coronica di Coronichi e Degrassi di Salvore<br />
che rispetto ai concorrenti tradizionali,<br />
Italia, Grecia, Spagna...<br />
”Sicuramente la ristorazione<br />
va messa tra le priorità dell’offer-<br />
Quella di Glauco Bevilacqua,<br />
cittanovese di adozione, è una<br />
storia un po’ atipica. La sua famiglia<br />
ha radici triestine da parecchie<br />
generazioni: da una parte c’è un cognome<br />
che è di provenienza ungherese,<br />
Karis, dall’altra Bevilacqua,<br />
che è di queste zone, anche se si è<br />
propensi a credere che abbia origini<br />
toscane. È nato in Australia, dove<br />
la sua famiglia era emigrata, ma era<br />
ancora bambino quando è tornato in<br />
Italia. Per tutta la vita si è occupato<br />
di agroalimentare: dopo gli studi ha<br />
lavorato in alcuni grandi alberghi,<br />
per la CIGA Hotel, che era la più<br />
lussuosa catena italiana, a Venezia,<br />
Cortina d’Ampezzo, Milano, Lignano<br />
Sabbiadoro, Trieste e Udine.<br />
In questo settore ha svolto parecchi<br />
ruoli ed ha fatto sala e cucina, tutto<br />
quello che riguarda il Food and be-<br />
ta turistica. Perché, a parte l’alta<br />
stagione turistica, noi abbiamo<br />
i buongustai pendolari, gente che<br />
anche d’inverno si fa 200-250 km<br />
Una vita nel settore agroalimentare<br />
verage. In Istria è arrivato per ragioni<br />
di lavoro, quando gli è stato offerto<br />
un posto come insegnante alla<br />
scuola media superiore italiana “Leonardo<br />
Da Vinci” di Buie. “Per me<br />
era una nuova opportunità, che ho<br />
accolto con entuasiasmo - ricorda<br />
Glauco Bevilacqua -. Un’esperienza<br />
che ha contribuito a formarmi e<br />
l’occasione per poter trasmettere ai<br />
giovani le mie conoscenze e il mio<br />
sapere mi ha dato grande soddisfazione.<br />
Con i ragazzi mi sono trovato<br />
in maniera splendida, erano motivati,<br />
avevano voglia di imparare, di<br />
assimilare queste nozioni e di dimostrarsi”.<br />
Bevilacqua ora lavora nel settore<br />
importazione, rappresentanza,<br />
promozione e distribuzione di vini<br />
di altissimo livello (per il momento)<br />
italiani, ma anche di bicchieri. Inol-<br />
per assaporare i prodotti locali, per<br />
provare il piacere dei piatti stuzzicanti<br />
a base di pesce, di tartufo... E<br />
questo è sicuramente un valore aggiunto,<br />
nel quale l’Istria è un’autentica<br />
punta di diamante, seguita<br />
a ruota da Zagabria e da Ragusa<br />
(Dubrovnik). Recentemente ho<br />
avuto occasione di soggiornare<br />
nell’ex repubblica marinara, dove<br />
ho provato delle pietanze preparate<br />
in maniera straordinaria da cuochi<br />
internazionali. Unico problema<br />
è il costo, che non rientra nel<br />
budget di spesa di molti. Ma la responsabilità<br />
per l’eccessivo livello<br />
dei prezzi, non va attribuita esclusivamente<br />
ai ristoratori. Ricordiamo<br />
- questo è un tema molto attuale<br />
- che in Italia su tutto quello che<br />
è ristorazione c’è il 10 p.c. di Iva,<br />
in Francia abbiamo l’Iva al 4 p.c.,<br />
qui siamo arrivati ormai al 23 p.c.,<br />
sicuramente eccessivo”.<br />
A volte più che l’ammontare<br />
presente sul conto, ci sembra,<br />
quello che manda in bestia il cliente<br />
è il rapporto qualità-prezzo.<br />
tre si occupa di Slow food ed è fi duciario<br />
della Condotta dell’Istria (suo<br />
vice è il cittanovese Mauro Hrobat),<br />
una forma di associazionismo basato<br />
sul volontariato puro. ●<br />
<strong>Panorama</strong> 13
14 <strong>Panorama</strong><br />
Attualità<br />
Incentivare l’export per rendere competitivi alcuni prodotti che possono diventare veri e pro<br />
La malvasia è uno dei vini croati che devono imparare<br />
Slow Food è impegnato anche nella<br />
difesa della biodiversità e dei<br />
diritti dei popoli alla sovranità alimentare,<br />
si batte contro l’omologazione<br />
dei sapori, l’agricoltura massiva,<br />
le manipolazioni genetiche. Lo<br />
fa attraverso progetti, pubblicazioni,<br />
manifestazioni ed eventi come “Terra<br />
Madre”, che a scadenze regolari organizza<br />
conferenze a livello mondiale.<br />
A quella dello scorso mese di ottobre<br />
a Torino, hanno partecipato anche<br />
due rappresentanti della Croazia,<br />
tra cui il noto produttore di insaccati,<br />
lo slavone Tomislav Galović. Nel suo<br />
intervento si è soffermato sulle caratteristiche<br />
del kulen, il primo prodotto<br />
croato che si è avvalso del marchio<br />
DOP: un salume prestigioso, tradizionale,<br />
che prevede la lavorazione della<br />
carne suina esclusivamente su questo<br />
territorio, in virtù delle sue peculiari<br />
caratteristiche del suolo e climatiche.<br />
Recentemente Galović è riuscito<br />
ad ottenere il marchio di Denominazione<br />
di origine protetta anche per i<br />
ciccioli di sua produzione, che sono<br />
andati ad aggiungersi al prosciutto di<br />
Drniš e a quello istriano, all’olio di<br />
”Non sempre questo lavoro viene<br />
affrontato con la dovuta serietà e<br />
sensibilità. È un mestiere che richiede<br />
requisiti come amore e passione<br />
per l’arte culinaria, ma purtroppo vi<br />
si avventurano anche persone impreparate,<br />
incompetenti, inesperte.<br />
Come politici trombati, o che sono<br />
in fase di trombatura, che si dedicano<br />
alla gastronomia con molta foga<br />
e troppa semplicità. La comunicazione<br />
è sicuramente importante, però la<br />
conoscenza deve partire da una buona<br />
padronanza del mestiere. Anche<br />
la gastronomia è una tendenza, una<br />
moda. Sotto l’aspetto economico fa<br />
felici produttori e rifornitori, però nel<br />
giro stanno arrivando persone che lo<br />
fanno esclusivamente a scopo di lucro”.<br />
Indubbiamente sono molti<br />
quelli che mettono su un ristorante<br />
con il solo fi ne di arricchirsi rapidamente,<br />
ma è un lavoro in cui<br />
uno ci dovrebbe mettere l’anima,<br />
oliva Torkul (Curzola), ai formaggi<br />
della Cetina e di Pago, al pane biscottato<br />
di Pago (biscotti tipici dell’isola),<br />
al vino Dingač, all’antica grappa di<br />
prugne della Slavonia šljivovica (slivowitz),<br />
già riconosciuti come prodotti<br />
DOP.<br />
”Tomislav Galović è di una squisitezza<br />
eccezionale e di una capacità<br />
e di un amore verso questi prodotti e<br />
questa sua terra, che sembra essere al<br />
di fuori della realtà - ribadisce Glauco<br />
Bevilacqua, che ha avuto modo di conoscerlo<br />
-. A Torino ha illustrato con<br />
competenza ed entusiasmo la problematica<br />
di una regione, la Slavonia,<br />
che è stata a lungo territorio di guerra.<br />
Lui ce l’ha fatta, è bravo e onesto,<br />
questo è l’essenziale, è un avvocato<br />
però ha un grande amore per l’agroalimentare<br />
e ciò gli ha consentito di<br />
realizzare un prodotto di livello mondiale.<br />
La Croazia ha delle eccellenze<br />
che possono diventare brand. Non<br />
solo sole, mare, spiagge, che sono stupende,<br />
si possono vendere ed esportare<br />
anche altre cose. Tutti sono andati<br />
a vedere la Toscana quando il Chianti<br />
ha cominciato a uscire dai confi ni e<br />
perché la cucina è anche storia,<br />
tradizione, cultura...<br />
”Certamente. La cosa deve essere<br />
sostenibile dal punto di vista fi nan-<br />
tutti parlavano di Chianti più che non<br />
della Toscana. Una moltitudine si è<br />
precipitata a vedere le Langhe quando<br />
il Barolo è partito all’estero, tutti<br />
erano curiosi di conoscere la provincia<br />
di Cuneo, dove si produce questo<br />
vino. In Croazia abbiamo la possibilità<br />
di farlo con la Malvasia, il Dingač,<br />
il Plavac, la Graševina, l’olio di oliva...<br />
Si tratta di prodotti che possono<br />
diventare veri e propri ambasciatori<br />
della propria terra. Speriamo che lo<br />
Stato ne capisca l’importanza e passi<br />
ad attuare gli incentivi necessari a<br />
garantire la competitività degli esportatori.<br />
In Italia, per contro, un’azienda<br />
agricola non è soggetta a tassazione<br />
sul reddito e l’Iva la incassa al 20<br />
p.c. ma versa allo Stato solo l’8 p.c.<br />
Quando acquista un macchinario, solitamente<br />
riesce ad avere dal 45 al 75<br />
p.c. a fondo perduto, il resto lo paga<br />
con un discreto aiuto da parte dello<br />
Stato, tassi agevolati e via dicendo.<br />
Però si deve considerare che in<br />
Croazia i terreni costano molto meno<br />
come pure la manodopera, il mercato<br />
è più semplice perché c’è la presenza<br />
dei dazi doganali - ricorda il fi ducia-<br />
Glauco Bevilacqua: “Il rapporto qualità prezzo, in Istria è più che onesto”<br />
ziario, è fuori dubbio. Però quello<br />
che trasmetti con il tuo ristorante è<br />
sicuramente un’emozione, e le emozioni<br />
normalmente hanno dei prezzi
pri ambasciatori del loro Paese<br />
a pensare in grande<br />
rio di Slow Food ed esperto del settore<br />
-. Per cui, una bottiglia di spumante<br />
che arriva in Croazia viene depositata<br />
nel magazzino doganale fi no<br />
a quando l’Istituto del vino non viene<br />
a ritirare i campioni e i documenti<br />
d’analisi italiani. Poi viene eseguita<br />
una seconda verifi ca, sia chimica sia<br />
gustativa, prima che possa venir rilasciata<br />
la pagella con la quale si categorizza<br />
il vino, si paga il 22 p.c. di<br />
dazio più il 23 p.c. di Iva. Per fortuna<br />
degli esportatori croati, l’Unione europea<br />
non pone ostacoli, non ci sono<br />
dogane, non sono necessarie analisi<br />
aggiuntive e si accettano tranquillamente<br />
i risultati dei laboratori croati.<br />
Un vino prodotto in Croazia, a pari<br />
qualità con un prodotto italiano, costa<br />
il 50 p.c. in più. Ecco la ragione della<br />
diffi coltà di inserire un Made in Croatia<br />
in Europa, per cui, allo stato attuale,<br />
rimane un prodotto di super nicchia.<br />
Comunque l’Istria deve puntare<br />
sulla Malvasia, che è il nostro prodotto<br />
più tipico, e sulla sua territorialità...<br />
Non occorre andare a vedere le<br />
cantine in Francia, la Malvasia deve<br />
essere Malvasia e non la fotocopia di<br />
che non sono così facili da smussare...<br />
Anche perché non c’è lavoro che<br />
ti obbliga così tanto come la ristorazione,<br />
per molte ore, per tanti giorni,<br />
spesso costretti a grandi sacrifi ci familiari<br />
e tutto il resto. D’altro canto<br />
hai certe soddisfazioni che raramente<br />
un altro mestiere ti può dare. Lasciamo<br />
stare quelle economiche; ricavare<br />
profi tto una volta probabilmente era<br />
anche più facile...”<br />
Si diceva del rapporto qualitàprezzo:<br />
come stiamo in Istria in<br />
confronto alla Dalmazia, che nel<br />
settore turistico è un po’ la sua più<br />
diretta antagonista?<br />
”In Istria andiamo bene, il rapporto<br />
qualità-prezzo è più che onesto. Perché<br />
il pesce è caro, ce n’è sempre di<br />
meno e i pescatori fanno sempre più<br />
fatica a riempire le reti. Stesso discorso<br />
per i tartufi . Poi ci sono i ristoranti<br />
costruiti per il turista casuale, che non<br />
vanno troppo per il sottile... Ma quelli<br />
piano piano si spegneranno da soli,<br />
sarà un percorso naturale. Non è compito<br />
mio giudicarli, è il mercato che<br />
deve attivare i meccanismi di selezione.<br />
Anche perché la gente sta sempre<br />
più attenta a cosa mangia, come mangia,<br />
in che ambiente e da dove arriva<br />
il prodotto... In Dalmazia abbiamo ristoranti<br />
che sono di un’eccellenza strepitosa,<br />
ho visto dei pesci meravigliosi,<br />
stupendi. Ma i prezzi sono un po’ più<br />
alti rispetto all’Istria, in alcune parti<br />
anche abbastanza più alti. C’è ancora<br />
poca cultura del primo piatto, che invece<br />
in Istria ormai da tempo è riconosciuto,<br />
proclamato e apprezzato. In<br />
Dalmazia, però, c’è tanta sensibilità<br />
sulla preparazione del pesce alla griglia,<br />
di cui alcuni ristoranti hanno fatto<br />
la loro bandiera e possono soddisfare<br />
anche i commensali più esigenti. Sulle<br />
carte dei vini in Istria incominciano<br />
a lavorare bene, più a sud hanno ancora<br />
qualcosa da imparare, con le dovute<br />
eccezioni. Una su tutte è il Gil’s di<br />
Ragusa, che mi ha scioccato con una<br />
Attualità<br />
Presentazione dell’olio d’oliva dei produttori Belci di Dignano e Ipša<br />
di Portole sempre nell’ambito di “Sapori e aromi dell’Istria a Trieste”<br />
un altro vino internazionale, deve essere<br />
un cru, cioè un prodotto di particolare<br />
qualità legato a un’area di coltivazione<br />
ben defi nita. Stesso discorso<br />
per altri due vini croati, Graševina<br />
e Plavac: hanno quella punta di acido<br />
che li contraddistingue e vanno apprezzati<br />
per quel prodotto che sono,<br />
non dobbiamo cercare di farli diven-<br />
tare un’altra cosa. Lo stesso atteggiamento<br />
vale per il prosciutto istriano,<br />
sul quale c’è tanta, troppa confusione,<br />
come del resto sulla carne, anche perché,<br />
purtroppo, la politica ha voluto<br />
metterci del suo... Per fortuna, poi le<br />
cose si assestano, perché i produttori<br />
sono intelligenti e riescono a capire<br />
come funziona il mercato...”. ●<br />
lista vini a livello dei più grandi ristoranti<br />
mondiali. Il proprietario è russo,<br />
il cuoco arriva dalla Corsica, per cui<br />
ha creato un’isola tra queste mura che<br />
poco si lega al territorio. Zagabria ha i<br />
suoi ristoranti storici. Uno che mi piace<br />
tantissimo è il Baltazar, dove si possono<br />
mangiare piatti tipici della tradizione<br />
continentale”.<br />
Qualche nome per l’Istria?<br />
”Sono tanti i ristoratori bravi, ma<br />
per non fare un torto a qualcuno, mi<br />
limiterò a citare l’esempio di Cittanova,<br />
che tra l’altro ospita la sede<br />
della Condotta dell’Istria di Slow<br />
Food. Qui è successa una cosa straordinaria:<br />
in una cittadina così piccola<br />
abbiamo addirittura tre buoni ristoranti,<br />
Damir&Ornella, Čok e Pepenero,<br />
che godono di grande prestigio<br />
anche a livello nazionale. Hanno<br />
tre tipologie diverse, sempre sulla<br />
base del pesce, però tutti di ottima<br />
qualità e questo per Cittanova è sicuramente<br />
un grande plus”.<br />
<strong>Panorama</strong> 15
16 <strong>Panorama</strong><br />
Attualità<br />
Il fenomeno dell’agriturismo<br />
oggi è in grande espansione. Fino a<br />
che punto i loro prodotti si possono<br />
considerare genuini?<br />
”Dire domaci, non è una suffi -<br />
ciente garanzia di origine e qualità.<br />
Lo si è visto con il vino. Quello che<br />
si beveva in passato sul territorio era<br />
mediamente di pessima qualità, ma<br />
quando è stata avviata una produzione<br />
seria e competente, sottoposta a<br />
controllo delle caratteristiche chimico-fi<br />
siche ed organolettiche nell’arco<br />
di tutto il processo produttivo, la<br />
produzione vitivinicola è diventata<br />
una delle eccellenze del Made in<br />
Istria. Oggi c’è ancora qualcuno che<br />
lo fa male, per cui ci sono vini impresentabili<br />
accanto ad altri di eccellente<br />
fattura. Stesso discorso per l’olio<br />
d’oliva, che ha fatto il salto di qualità<br />
quando nei metodi e nelle tecniche<br />
della lavorazione sono arrivate la tecnologia,<br />
la pulizia, la responsabilità,<br />
componenti di primaria importanza<br />
in questo comparto. E il discorso ci<br />
riporta all’agriturismo, che dovreb-<br />
Un angolo di Cittanova<br />
be limitarsi a offrire pasti e bevande<br />
costituiti prevalentemente dai frutti<br />
della terra propri o di aziende agricole<br />
della zona, con preferenza per<br />
i prodotti tipici, poche cose ma fatte<br />
in maniera sana e genuina, una minestra<br />
di bobici, una bistecca di maiale<br />
o di vitello... Basterebbero anche<br />
quattro o cinque piatti, non serve un<br />
menù ricco. Invece la loro carta dei<br />
cibi spesso è troppo eterogenea, vogliono<br />
ad ogni costo offrire di tutto.<br />
Quando vedo che nel menù di certi<br />
agriturismo ci sono anche i cevapcici,<br />
mi piange il cuore. Per l’amor del<br />
cielo, capiamoci, li mangio anch’io,<br />
ma non possono essere rappresentativi<br />
di questa zona. Il vecchio sistema<br />
li ha fatti diventare tali, al punto<br />
che anche alcune guide italiane li<br />
considerano un piatto locale. A parte<br />
il fatto che questo è un cibo originario<br />
della Palestina, per cui è ben<br />
al di là delle nostre terre... Ora stanno<br />
nascendo degli agriturismo anche<br />
lungo la costa, legati al mondo della<br />
pesca. Però nell’elenco di opzioni<br />
non hanno un brodetto, mancano i<br />
piccoli piatti poveri. Eppure la frittura,<br />
se è fatta bene, è un’...opera d’arte.<br />
Invece ci ritroviamo davanti branzini<br />
e razze d’importazione o allevate<br />
in modo sconsiderato. Ho organizzato<br />
una cena a Pola dove abbiamo<br />
messo a confronto, alla cieca, la differenza<br />
di sapori tra pescato e allevato,<br />
ed ha vinto l’allevato. I nostri gusti<br />
si stanno modifi cando, il mondo<br />
agroalimentare è in fermento, l’industria<br />
è arrivata in maniera pesante<br />
anche in questo settore. Per cui bisogna<br />
cercare di incrementare la lotta<br />
alla contraffazione, ma la difesa del<br />
piccolo produttore deve partire dalle<br />
leggi. L’Unione Europea purtroppo è<br />
in mano a mostri economici, i quali<br />
ovviamente vogliono la standardizzazione<br />
di tutto. È compito nostro<br />
cercare di contenere questo dilagare.<br />
Quando la Croazia entrerà nell’Ue, e<br />
questa è una cosa che ancora molti<br />
ignorano, non potremo più mangiare<br />
pesce crudo al momento, perché<br />
le leggi comunitarie prevedono che il<br />
prodotto sia prima congelato per essere<br />
servito crudo. Il pesce può avere<br />
dei problemi a livello cutaneo, dei<br />
piccoli parassiti che esistono da sempre,<br />
però non sono cose di cui ci si<br />
può ammalare e tanto meno morire,<br />
intendiamoci. Comunque non è questo<br />
il vero problema. Il grande pericolo<br />
è la standardizzazione e quello<br />
che sta succedendo su alcuni prodotti,<br />
che sono ormai completamente a<br />
base chimica, con aromi che vengono<br />
presentati come naturali ma che<br />
di naturale non hanno assolutamente<br />
niente e sono sintetici al 100 per<br />
Istria, vigneti di malvasia<br />
100. È un processo che gradualmente<br />
sta interessando tutti i settori, anche<br />
quello vinicolo. In Croazia, per nostra<br />
fortuna, fi nora non ho avuto modo di<br />
constatare questa sofi sticazione. Però<br />
altrove ho degustato dei vini che al<br />
naso hanno dei profumi eccezionali,<br />
ma quando li metti in bocca, il giudizio<br />
cambia completamente e capisci<br />
che la prima impressione è il risultato<br />
dei prodotti sintetici che accentuano<br />
la fragranza appunto per fare colpo<br />
al primo impatto... In Istria abbiamo<br />
dei produttori bravi e seri, anche tra<br />
i nostri connazionali. Tre di questi,<br />
Moreno Degrassi di Bassania, Gianfranco<br />
Kozlović di Momiano e Moreno<br />
Coronica di Umago, è opinione<br />
diffusa e condivisa, sono tra i cinque<br />
migliori produttori di vino della Croazia.<br />
Mi duole, ahimé, che non siano<br />
stati coinvolti dall’Unione Italiana<br />
nella fondazione della Cantina vinicola<br />
di Verteneglio. Poteva essere<br />
un progetto bello, ambizioso, importante,<br />
invece è stato gestito da gente<br />
che ha portato via credibilità all’UI.<br />
Il presidente Tremul dovrebbe rifl ettere<br />
su quello che è successo, perché<br />
abbiamo fatto la fi gura di italiani<br />
truffaldini, anche se ci sono delle<br />
persone serie e preparate che proprio<br />
in questo settore lavorano con risultati<br />
assolutamente dignitosi”. ●
Governo possibilista, Mesić contrario<br />
In vendita pure<br />
le Isole Bioni?<br />
Il quotidiano britannico “The Independent” ha annunciato<br />
che la Croazia, a causa della sua precaria situazione<br />
economica, ha deciso di mettere in vendita, ad un prezzo<br />
di 2,5 miliardi di euro, l’arcipelago delle Isole Brioni,<br />
che appartennero per secoli alla Repubblica di Venezia, passarono<br />
all’Austria nell’Ottocento e furono parte integrante<br />
dell’Italia dal 1921 al 1947. “Se avete una disponibilità di<br />
2,5 miliardi di euro e se avete sempre sognato di possedere<br />
un proprio arcipelago nel Mediterraneo, ora avete la possibilità<br />
di realizzare il vostro sogno”, scrive il quotidiano inglese.<br />
La vendita delle Isole Brioni, prima dell’”Independent”,<br />
era stata annunciata da qualche quotidiano italiano nonché<br />
da diversi media sloveni, ma è stata quasi ignorata dalle varie<br />
edizioni dei giornali croati. Una reazione del presidente<br />
Stjepan Mesić è stata citata dalla radio nazionale ceca, nella<br />
quale ricordava che l’Arcipelago in questione dal 1983 è<br />
Parco Nazionale, che comprende le isole e le acque circostanti,<br />
e la sua vendita, anche nel caso in cui il Governo decidesse<br />
in tal senso, sarebbe poi ostacolata dal Parlamento<br />
croato. La Radio ceca ha messo a confronto la dichiarazione<br />
della premier Jadranka Kosor, riportando che “il Governo è<br />
favorevole alla vendita delle Brioni, ma non ha ancora discusso<br />
in merito ad essa”.<br />
Tuttavia che l’affermazione del quotidiano britannico<br />
non sia del tutto priva di fondamento è stato dimostrato da<br />
un corrispondente della BBC, in un servizio sulle Brioni<br />
pubblicato recentemente sul sito del servizio pubblico britannico.<br />
L’”Independent”, nel suo articolo, non ha mancato<br />
di ricordare che le Brioni sono state il posto preferito di<br />
Josip Broz Tito, ex presidente della Jugoslavia: “Mentre<br />
Tito era al potere, gli piaceva passare il tempo libero con le<br />
persone più celebri provenienti da tutto il mondo, godendo<br />
di questo luogo idilliaco che, grazie alle acque cristalline<br />
del mare che lo circonda e alla natura lussureggiante,<br />
è stato defi nito la Polinesia del mare Adriatico. Sulle isole<br />
Anni ‘50: Tito e Jovanka con Eleanor Roosevelt a Brioni<br />
Attualità<br />
si possono visitare il museo archeologico, i resti della villa<br />
romana e di un castello bizantino”. Il giornale britannico<br />
ricorda che Tito vi aveva ospitato tante persone celebri,<br />
tra cui il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, il primo<br />
ministro indiano Pandit Jawaharlal Nehru, il re dell’Etiopia<br />
Hailé Selassié, il presidente americano Franklin Roosevelt<br />
con la moglie Eleanor, la star del cinema italiano<br />
Sofi a Loren e lo scrittore irlandese James Joyce.<br />
Come motivo principale della vendita dell’arcipelago,<br />
l’”Independent” afferma che potrebbe essere proprio<br />
la grave crisi economica che ha colpito la Croazia, con il<br />
calo del PIL del 5 p.c. e la drastica riduzione degli investimenti<br />
stranieri del 40 p.c. L’arcipelago è stato equiparato,<br />
secondo lo stesso quotidiano britannico, alle compagnie<br />
statali già messe in vendita dalla Croazia, come società di<br />
assicurazione, ferrovie, cantieri navali e società del settore<br />
energetico. Come riportato sempre dell’”Independent”<br />
- e dunque non confermato da alcuna fonte croata - la più<br />
grande delle isole, Brioni Maggiore (sulla quale si possono<br />
osservare numerose specie di piante mediterranee o esotiche,<br />
tra cui numerose mangrovie, oltre ad una fauna piuttosto<br />
varia composta tra l’altro da daini, mufl oni, scoiattoli,<br />
lepri), sarebbe stata offerta ad prezzo di 1,2 miliardi di<br />
euro, mentre il prezzo di tutto l’arcipelago sarebbe pari a<br />
2,5 miliardi di euro. Con questa questa somma i potenziali<br />
acquirenti otterrebbero il possesso non solo delle 14 isole,<br />
ma anche del parco nazionale con una ricca fl ora e fauna,<br />
e dunque di “Koki bianconeve”, il pappagallo preferito di<br />
Tito, di 52 anni, che sembra godere di ottima salute.<br />
Franky Partrigg, corrispondente della BBC, ha visitato<br />
una delle quattro ville di Tito sulle Brioni, che si trova<br />
sull’isola Vanga, il cui accesso è possibile solo con un permesso<br />
speciale da parte delle autorità croate. La villa di<br />
Tito, tutta in vetro, è nascosta ai curiosi con piantagioni di<br />
bambù. Le aree interne alla villa hanno pareti bianche, con<br />
pitture in stile futuristico, compresi anche i dipinti di Picasso,<br />
in pieno stile anni ‘70. Un luogo che, per l’anziana<br />
signora che custodisce la villa, sembra ancora conservare<br />
la presenza di Tito. ●<br />
<strong>Panorama</strong> 17
18 <strong>Panorama</strong><br />
Società<br />
Triestino di ascendenza dalmata, Tullio Kezich è stato esemplare testi<br />
Nel cinema da quando aveva tre<br />
di Marino Vocci<br />
Lunedì 17 agosto ci ha lasciato<br />
Tullio Kezich, Tulieto come<br />
lo chiamava affettuosamente<br />
lo sceneggiatore e amico Sergio<br />
D’Osmo; a Roma ha lasciato gli ormeggi<br />
per il suo ultimo viaggio.<br />
Come ha ricordato Callisto Cosulich,<br />
è stato un bambino prodigio, che oltre<br />
quarant’anni fa, come molti amici<br />
e amiche della “clapa” triestina (“clapa”<br />
ricordata anche nel suo libro forse<br />
più complesso quello del 2006, intitolato<br />
”Una notte terribile e confusa”),<br />
dove era il più giovane di tutti,<br />
aveva: “…preso la sua strada, quasi<br />
tutti lontano da Trieste, sperando di<br />
dare un signifi cato defi nitivo alla propria<br />
vita”.<br />
Molti ci sono riusciti, e il “maestro”<br />
Tullio è certamente uno di questi.<br />
Si trasferisce infatti a Roma nel<br />
1969 per lavorare presso la direzione<br />
generale della Rai, alle spalle ha<br />
già alcune esperienze importanti. Nel<br />
‘41, a tredici, ripeto tredici anni (era<br />
nato nel 1928) entra nel mondo del<br />
cinema, scritto, come collaboratore<br />
Kezich quale “esaminatore psicotecnico”<br />
di Sandro Panseri, timido<br />
giovane aspirante a un lavoro in una<br />
grande azienda milanese nel fi lm “Il<br />
posto” (1961) di Ermanno Olmi<br />
Kezich ha curato lo scenario e partecipato da interprete al documentario<br />
“Noi che abbiamo fatto la dolce vita” presentato in anteprima al Festival<br />
Internazionale del fi lm di Locarno, in corso dal 5 al 15 agosto scorso<br />
di Cinema e Film. Nel 1946 è giornalista<br />
per Radio Trieste, e attraverso<br />
questa esperienza comincerà il suo<br />
lavoro di critico per il Festival di Venezia<br />
(una tra le sue più grandi passioni)<br />
dove resterà per quasi cinque<br />
anni. Nel 1950 inizia a collaborare<br />
a “Sipario” di cui diventerà critico<br />
nel ’52 e direttore dal ’71 al ’74.<br />
Collabora inoltre alle riviste “Rassegna<br />
del fi lm” e “Cinema” e in seguito<br />
a “Cinema Nuovo” di cui, nell’aprile<br />
del ’53 sarà redattore capo. L’anno<br />
successivo diviene critico teatrale di<br />
“Settimo Giorno”. ). Diventa via via<br />
il decano dei critici cinematografi ci<br />
e non solo italiano, e collabora con<br />
una serie di testate, fra cui la “Settimana<br />
Incom”, “<strong>Panorama</strong>”, “La Repubblica”<br />
e soprattutto “Il Corriere<br />
della Sera” che in questi giorni lo ha<br />
giustamente ricordato come “...il critico<br />
più importante, uno di quelli che<br />
il cinema l’ha fatto sul campo. Che<br />
il cinema l’ha vissuto, amato fi no<br />
in fondo, perché era la sua vita!”…<br />
perché: ”…se ne è andato un pezzo<br />
di storia”, titolava il “Corriere della<br />
sera“… “perché la storia (del ci-<br />
nema) la fanno anche i critici. Coloro<br />
che la scrivono, la storia, ne sono<br />
partecipi. Sempre”.<br />
Kezich non è stato solo critico cinematografi<br />
co, ma molto, molto di<br />
più. Nell’autunno del 1949 debutta<br />
al cinema come segretario di produzione<br />
per il fi lm di Luigi Zampa,<br />
“Cuori senza frontiere”, girato sul<br />
Carso triestino. Nel 1961, dopo aver<br />
partecipato alla lavorazione del fi lm<br />
di Ermanno Olmi, “Il posto”, contribuisce<br />
a fondare la società “22 dicembre”<br />
di cui viene nominato direttore<br />
artistico. Dopo il suo trasferimento<br />
a Roma, contribuisce a produrre<br />
fi lm come “San Michele aveva<br />
un gallo” dei fratelli Taviani, “La<br />
rosa rossa” e “La giacca verde” di<br />
Franco Giraldi, oltre alla miniserie<br />
“Sandokan” di Sergio Collima. Fu<br />
anche produttore per Roberto Rossellini<br />
e con Olmi. Ricordo in particolare<br />
la sua collaborazione nel capolavoro<br />
dello stesso Olmi “La leggenda<br />
del santo bevitore”, vincitore<br />
del Leone d’oro a Venezia nel 1988,<br />
e attore. Come drammaturgo esordisce<br />
nel 1964 con l’adattamento
mone di quest’arte<br />
dici anni...<br />
di “La coscienza di Zeno”, cui fanno<br />
seguito una trentina di spettacoli<br />
fra adattamenti, commedie originali<br />
e traduzioni.<br />
È stato anche attore, narratore e<br />
scrittore. Suoi i volumi “Il campeggio<br />
di Duttogliano” e “L’uomo di sfi -<br />
ducia”. Con la commedia “L’americano<br />
di San Giacomo” appositamente<br />
scritta nel 1998 per il regista Francesco<br />
Macedonio, ha esordito nel teatro<br />
in dialetto triestino. Amico di Federico<br />
Fellini, gli ha dedicato libri indimenticabili<br />
quali : “Federico Fellini,<br />
la vita e i fi lm (edizioni Feltrinelli,<br />
Milano 2002) - che è poi la biografi<br />
a uffi ciale del regista -, “La Dolce<br />
Vita con Federico Fellini. Giorno per<br />
giorno la storia di un fi lm che ha fatto<br />
epoca” (edizioni Marsilio 1996),<br />
“Fellini del giorno dopo. Con un alfabetiere<br />
felliniano” (edizioni Guaraldi<br />
1996) e “Fellini” (edizioni Camunia<br />
1987).<br />
E a Fellini mi lega il ricordo più<br />
nitido dell’amico e concittadino<br />
scomparso. Era un venerdì il 5 giugno<br />
1998, quando poco prima delle<br />
diciassette, ad Aurisina, davanti alla<br />
Casa natale del poeta Igo Gruden apparve,<br />
ospite inatteso ma graditissimo,<br />
proprio Kezich. Nella Casa della<br />
pietra, aperta per la prima volta come<br />
centro culturale dopo i lavori di ristrutturazione,<br />
dovevamo inaugurare<br />
la bellissima mostra “Gli ultimi sogni<br />
di Fellini” curata da Gianfranco Angelucci<br />
della “Fondazione Federico<br />
Fellini”, della quale Kezich era il presidente<br />
onorario.<br />
All’inaugurazione del Centro culturale<br />
con una mostra dedicata a un<br />
grande italiano, Fellini, avevo deciso<br />
insieme alla “mia” vicesindaco Marisa<br />
Skerk di invitare a parlare, dopo<br />
l’intervento dell’amica Majda Sirca<br />
(oggi Ministro della Cultura della<br />
Repubblica di Slovenia) un grande<br />
scrittore sloveno, allora “dimenticato”,<br />
Boris Pahor. Volevamo così contribuire<br />
a rompere gli antichi muri<br />
delle divisioni e delle separatezze,<br />
delle ignoranze. Aprire il piccolo<br />
territorio pluriculturale di Aurisina<br />
e del piccolo comune di Duino-Na-<br />
Il critico cinematografi co Tullio<br />
Kezich in un’immagine recente<br />
brezina, e inaugurare un luogo dove<br />
poter approfondire la cultura del dialogo,<br />
del reciproco rispetto e della<br />
reciproca conoscenza e riconoscenza<br />
con un dialogo rispettoso e fecondo<br />
tra le culture. C’era l’ambizione e<br />
la volontà di dare al piccolo comune<br />
di Duino-Nabrezina il respiro largo<br />
del mare e del viaggio e nello stesso<br />
tempo valorizzare la sua identità<br />
ancorandola alle radici del Carso.<br />
Ricordo ancora con piacere le immagini<br />
stupende della mostra e poi le<br />
parole di Majda e di Gianfranco. Il<br />
ricordo però si trasformò in delusione,<br />
rammarico e disappunto a ricordare<br />
le parole dette da Boris Pahor,<br />
parole ancora improntate e piegate<br />
al solo ricordo o alle responsabilità e<br />
alle colpe degli italiani in queste terre<br />
plurali e all’esaltazione della “patria”<br />
slovena. Peccato, un’occasione<br />
sprecata!<br />
Non era la prima volta che incontravo<br />
Tullio, le cui opere avevo iniziato<br />
a conoscere e leggere con piacere<br />
già nei miei anni universitari per<br />
affrontare l’esame di Storia del cinema<br />
con Lino Miccicche. L’avevo incontrato<br />
la prima volta a Trieste grazie<br />
all’amico Franco Giraldi nella<br />
primavera del 1988, per chiedergli di<br />
sottoscrivere l’appello promosso dal<br />
Circolo di cultura istro-veneta Istria<br />
“Italiani dell’Istria e di Fiume: proposte<br />
per una collaborazione possibile”,<br />
che avremmo inviato poi al Ministro<br />
degli Affari Esteri italiano che allora<br />
era Giulio Andreotti. Infatti la fami-<br />
Società<br />
In “Una notte terribile e confusa”<br />
(1947) raccontò la storia di quattro<br />
amici che si snoda entro un intenso<br />
scambio di lettere d’attesa, amore<br />
e amicizia, sullo sfondo la sorte incerta<br />
della Trieste del primo dopoguerra.<br />
Un’opera che rimanda idealmente<br />
alla tradizione letteraria<br />
triestina, che va da Scipio Slataper<br />
a Quarantotti Gambini. Meno noto<br />
in ambito cinematografi co, Kezich<br />
lo è stato molto meno in quello letterario<br />
glia di Kezich era originaria della Dalmazia:<br />
il nonno era arrivato a Trieste<br />
da Spalato, per aprire alcune osterie<br />
in San Giacomo, dove poter vendere<br />
il vino delle terre dalmate. Tullio aderì<br />
con entusiasmo all’iniziativa, invitando<br />
anche altri amici a sottoscrivere<br />
l’appello. Ci rivedemmo poi alcuni<br />
anni più tardi, proprio in Istria. <strong>Prima</strong><br />
nella mia Caldania e poi a Portole,<br />
quando, nell’ambito del week-end<br />
dedicato al cinema, organizzato insieme<br />
ad Anna Maria Percavassi di Alpe<br />
Adria cinema, nella giornata riservata<br />
al cinema italiano, ospitammo il comune<br />
amico Franco Giraldi con il suo<br />
fi lm “La frontiera”.<br />
Mi permetto quindi di salutare<br />
questo triestino-dalmata, che si sentiva<br />
soprattutto cittadino del mondo.<br />
Un uomo che mi ricorda il cinema,<br />
e quindi l’immagine in movimento;<br />
persona vera, aperta, che pensava<br />
sempre al futuro, ironico, ruvido<br />
e veloce come nel ricordo di Ermanno<br />
Olmi, e lontano da ogni pensiero e<br />
desiderio di fermarsi sotto un campanile.<br />
Grazie. ●<br />
<strong>Panorama</strong> 19
20 <strong>Panorama</strong><br />
Cinema e dintorni<br />
Panoramica sui concorsi (Amidei, Locarno) e rassegne di fi lm in terra istriana, da<br />
Chiaroscuri di un’estate all’insegn<br />
di Gianfranco Sodomaco<br />
Il solleone, notoriamente, preso in<br />
grandi quantità, non fa bene né<br />
alla pelle né... alla testa! E neanche<br />
il cinema. Eppure sono ormai anni<br />
che va avanti questa storia d’estate,<br />
con grandi quantità di pellicole ma,<br />
come è noto, contrariamente a quanto<br />
pensava il buon Hegel, tanta quantità<br />
non si risolve mai in qualità. E infatti<br />
le sale, almeno fi no alla fi ne di luglio<br />
(alcune, d’agosto, si godono le meritate<br />
ferie), continuano a proiettare gli<br />
“avanzi” di stagione, fi lm di serie B<br />
e C e, alle volte, qualche buon fi lm<br />
d’autore di cui non era nemmeno prevista<br />
l’uscita, ma senza che esso lasci<br />
traccia: risultato complessivo, pessimo!<br />
Sia ben chiaro, lo ripeto ancora<br />
una volta, non è che le cose vadano<br />
molto meglio con i festival/rassegne<br />
estivi. Ma procediamo, a proposito di<br />
questi, con ordine, dando ad essi, per<br />
divertirci un po’ (siamo d’estate...),<br />
un voto.<br />
Comincerei con il Premio Amidei<br />
(Gorizia - 16/25 luglio), manifestazione<br />
ottima perché, scegliendo la<br />
miglior sceneggiatura tra i fi lm d’annata,<br />
di fatto ci offre una buona parte<br />
dei fi lm più belli del 2008. Quest’anno<br />
la giuria (Suso Cecchi d’Amico,<br />
Mario Monicelli, Ettore Scola, Franco<br />
Giraldi, Giuseppe Piccioni, Francesco<br />
Bruni, Giovanna Ralli) ha<br />
premiato “Fortapàsc” di Marco Risi,<br />
vita e morte del giovane giornalista<br />
del “Mattino” di Napoli, Giancarlo<br />
Siani, ammazzato dalla camorra nel<br />
1985. I fi lm presentati<br />
(una “leccornia”) erano,<br />
oltre a “Fortapàsc”:<br />
“Gran Torino” di Clint<br />
Eastwood”, “L’onda”<br />
di Dennis Gansel, “Luise<br />
Michel” di Gustav<br />
de Kervern, “Questione<br />
di cuore” di Francesca<br />
Archibugi, “Si può<br />
fare” di Giulio Manfredonia,<br />
“Stella” di Sylvie<br />
Verheyde, “Tutta<br />
colpa di Giuda” di Davide<br />
Ferrario e “Vin-<br />
cere” di Marco Bellocchio. Io avrei<br />
votato diversamente ma questo non<br />
importa a nessuno. Tra le tante, interessante<br />
la partecipazione di Giuseppe<br />
Battiston, attore ormai collaudatissimo<br />
che abbiamo visto premiato a<br />
Umago (rassegna del Monodramma)<br />
per una sua pièce su Orson Welles;<br />
tra le manifestazioni collaterali (tante,<br />
troppe perché dispersive, il solito<br />
“vecchio vizio” di cui si diceva,<br />
la “quantità”...) da segnalare la presentazione<br />
di “Adam Resurrected”<br />
di Paul Schraeder (sceneggiatore di<br />
“Toro scatenato” e tanti altri fi lm)<br />
a cui è andato il premio del Quarantennale<br />
(dello sbarco sulla luna!?).<br />
“Commovente” il premio opera prima,<br />
andato a “Pa-ra-da”, di Marco<br />
Pontecorvo (fi glio del compianto<br />
Gillo), che racconta la storia di Miloud<br />
Oukili, clown di strada di origini<br />
algerine e giunto, nel 1992, tra i “disgraziati”<br />
ragazzi di strada di Bucarest.<br />
A proposito di ragazzi: Goffredo<br />
Fofi , critico “alternativo” da decenni<br />
presente a Gorizia, in un’intervista a<br />
“Il Piccolo” (21 luglio), ha detto che<br />
i migliori fi lm di oggi sono i cartoni<br />
animati per bambini. Se lo dice lui...<br />
Colpo di solleone? Più interessante<br />
l’intervista ad Ettore Scola (uno dei<br />
maestri della Commedia all’italiana)<br />
a “Il Piccolo”, 16 luglio), dove il regista<br />
afferma, tra l’altro, che i problemi<br />
del cinema italiano sono, appunto,<br />
la scarsità di buone sceneggiature ma<br />
anche “la distribuzione”, la mancanza<br />
di produttori, di grandissimi attori<br />
e di mezzi fi nanziari”. Discutibile ma<br />
stimolante.<br />
Venendo in “terra d’Istria”. Di<br />
Pula Film Festival già è stato detto<br />
(se n’è occupato Mario Simonovich<br />
a fi ne luglio) ma, senza entrare nei<br />
contenuti, va fatta qualche annotazione<br />
sull’insieme delle varie manifestazioni<br />
(Pola ma anche Motovun Film<br />
Festival di Montona e Italian Film<br />
Festival di Rovigno). Partendo dalle<br />
date: Pola, dal 18 al<br />
25 luglio; Montona, dal<br />
27 al 31 luglio; Rovigno,<br />
dall’1 al 7 agosto.<br />
Okay, nessuna sovrapposizione!,<br />
ma quanta<br />
concentrazione!, in 20<br />
giorni un centinaio di<br />
fi lm “all’ammasso”, a<br />
pochi chilometri di distanza<br />
le une dalle altre.<br />
Date e (non) concesse<br />
le “specializzazioni”<br />
delle tre rassegne,<br />
così come la loro
Pola, a Rovigno, a Montona<br />
dei festival<br />
motivazione (purtroppo) turistica di<br />
fondo... non è possibile un tentativo<br />
di maggior razionalizzazione, integrazione,<br />
multiculturalità, internazionalizzazione,<br />
ecc., magari attraverso<br />
un unico grande festival? No, vero?<br />
Gli orticelli sono orticelli siano essi<br />
di “maggioranza” che di “minoranza”...<br />
Sono anni che lo dico: il problema<br />
non è riempire, soprattutto di<br />
turisti, l’Arena, le sale di Rovigno o il<br />
bellissimo borgo medievale del “cuore<br />
dell’Istria” (o accontentare i giovani<br />
cinefi li che si fanno una scorpacciata<br />
di cinema spostandosi in brevissimo<br />
tempo da un luogo all’altro)..., il<br />
problema è che il cinema sopravviva<br />
tutto l’anno in tutti i luoghi, salvando<br />
il circuito delle sale (sempre meno),<br />
dei teatri, dei centri culturali, delle<br />
comunità, ecc. Perché, ecco una bella<br />
notizia (si fa per dire, “la Repubblica”<br />
del 3 agosto), “Blockbuster”, una<br />
delle più grandi aziende mondiali di<br />
acquisto e noleggio di videocassette,<br />
dvd, ecc., ha promosso un sondaggio<br />
(qui si va avanti a suon di sondaggi,<br />
ragazzi, il nostro Berlusca lo consulta<br />
ogni mattina col caffè!) tra il suo pubblico<br />
per eleggere “i 10 fi lm più belli<br />
di sempre..., che tutti dovrebbero<br />
vedere almeno una volta nella vita”.<br />
Eccoli, in ordine più o meno decrescente:<br />
la trilogia de “Il signore degli<br />
anelli”, “Guerre stellari”, “Il gladiatore”,<br />
“Il padrino”, “Matrix”, “Blade<br />
Runner”, “Titanic”, “Pretty Woman”,<br />
e poi “Via col vento” e “C’era una<br />
volta in America” (del “nostro” Sergio<br />
Leone)... No comment, oppure:<br />
rifl ettete, gente, rifl ettete! Dove sono<br />
fi niti i Fellini, Bergman, Truffaut, Bunuel,<br />
Altman, Wilder, Ozu, Lubitsch,<br />
Kubrick, Fassbinder e chi più ne ha<br />
più ne metta?<br />
Per restare, in qualche modo, in<br />
argomento, in Italia: in questi stessi<br />
giorni il cinema italiano è sceso in<br />
piazza perché il ministro della cultura,<br />
il “servo” prediletto, il giullare<br />
di corte del Berlusca, signor Bondi,<br />
dopo aver promesso di “riaprire la<br />
borsa”, l’ha chiusa di nuovo, quella<br />
del FUS, del Fondo Unico per lo<br />
Spettacolo. Qui il discorso sarebbe<br />
amplissimo ma mi limito a dire, faziosamente,<br />
non solo come dice Scola<br />
che il cinema italiano non va avanti<br />
senza aiuti statali, ma che non si capisce<br />
perché quasi il 50% del Fondo<br />
vada all’Opera lirica, che costa un casino<br />
e che spesso e volentieri ha una<br />
funzione puramente “conservatrice e<br />
decorativa”.<br />
Andando a chiudere. Si è chiuso il<br />
Festival di Locarno e il 4 settembre<br />
si aprirà quello di Venezia. A Locarno<br />
ha vinto “Lei, la cinese”, della cinese<br />
a modo suo Xiaolu Guo perché, autobiografi<br />
camente, racconta la storia di<br />
una giovane ragazza che abbandona<br />
il suo villaggio per trasferirsi prima<br />
in una grande città e poi approdare a<br />
Londra. Il fi lm, poi, è una produzione<br />
anglo-franco-tedesca: se ha da essere<br />
globalizzazione che almeno serva a<br />
rompere tutti i confi ni, a ibridare tutte<br />
le culture ecc. ecc. Da segnalare, ancora,<br />
tra le tante opere, il documentario<br />
di Pippo Delbono, uno dei più importanti<br />
registi teatrali europei, “La<br />
paura”, girato interamente col telefonino:<br />
non per esaltare il telefonino<br />
ma per fare un cinema a bassissimo<br />
costo ed “entrare” facilmente in tutte<br />
le situazioni “paurose” dell’Italia di<br />
oggi. Delbono aveva appena fi nito di<br />
girare “La menzogna”, sul rogo alla<br />
Thyssen Krupp di Torino... Altro documentario<br />
italiano importante visto<br />
a Locarno: “Piombo fuso”, del palermitano<br />
Stefano Savona che, durante<br />
l’offensiva israeliana contro la linea<br />
di Gaza, ha fi lmato le condizioni di<br />
vita del popolo palestinese.<br />
Cinema e dintorni<br />
Tra Locarno, fi nito, e Venezia, in<br />
apertura, una miscellanea di notizie<br />
“buone” e decisamente “meno buone”.<br />
La prima, bella davvero, riguarda<br />
quella splendida “sempreverde”<br />
nostrana che risponde al nome di<br />
Stefania Sandrelli: ebbene, dopo decenni<br />
di onoratissima carriera (più di<br />
ottanta fi lm dall’”immortale” “Divorzio<br />
all’italiana” Di Pietro Germi,<br />
del 1961), ha deciso di mettersi<br />
dietro alla macchina da presa per<br />
raccontare la storia di “Christine”, la<br />
vita di Cristina da Pizzano, un poetessa<br />
medievale, femminista ante litteram,<br />
del cui personaggio, da donna<br />
al cento per cento, da tempo s’era<br />
innamorata. Da “la Repubblica” del<br />
2 agosto, più che altro una bella ipotesi<br />
da verifi care: guardando a certi<br />
fi lm di Salvatores, Virzì, Luchetti,<br />
Archibugi, Cristina Comencini, Giovanni<br />
Veronesi, Brizzi, Venier, Carteni,<br />
ecc., possiamo dire che è nata<br />
una nuova Commedia all’italiana,<br />
che riprende la “storica” dei Monicelli,<br />
Risi, Comencini (padre), Germi,<br />
Lattuada, Pietrangeli ecc.? Si<br />
vedrà. Tra le mille, una sola anticipazione<br />
da Venezia: “Videocracy”,<br />
altro documentario sull’Italia “devastata”<br />
dalla televisione, dalle veline<br />
e dai velinari (a cominciare dal nostro<br />
premier), fi rmato da un regista<br />
italosvedese, Erik Gandini. Dunque,<br />
grande bisogno di documentare, più<br />
all’estero che in patria, la bruttissima<br />
“mutazione antropologica” (direbbe<br />
Pasolini) che sta vivendo l’Italia. Anche<br />
perché, ma spesso è così, i migliori<br />
se ne vanno: sono morti Tullio<br />
Kezich, triestino, decano della critica<br />
cinematografi ca italiana e tante altre<br />
cose (spero che qualcuno se ne occupi<br />
in altra parte del giornale), e Fernanda<br />
Pivano, “spirito libero”, scopritrice<br />
e divulgatrice della letteratura<br />
beat americana (Ginsberg, Kerouac<br />
ecc.), e non solo, in Italia: grande<br />
amica del compianto Fabrizio De<br />
Andrè, che considerava il più grande<br />
poeta della contemporaneità italiana.<br />
E adesso a chi ci “aggrappiamo”?<br />
Chi è rimasto? Pochi, pochi... ●<br />
<strong>Panorama</strong> 21
22 <strong>Panorama</strong><br />
Arte<br />
I mutamenti della ritrattistica femminile sulla falsariga<br />
Dalle soavi madonne raffaellesche alla<br />
di Erna Toncinich<br />
Ci sono state, nella lunga storia<br />
umana, delle donne che, vuoi<br />
per la loro bellezza, vuoi per il<br />
loro talento, o per il posto che hanno<br />
occupato nella società, nella storia,<br />
nella vita sacra o profana, sono state<br />
immortalate da pittori e scultori che<br />
le hanno proposte com’erano nella<br />
realtà, o evidenziando il loro carattere<br />
psicologico o il loro rango sociale.<br />
Certo che il primato, in questo<br />
senso, spetta a Maria di Nazareth, la<br />
Vergine Maria, la “Madonna”, della<br />
quale esiste una tematica iconografi -<br />
ca infi nita: la giovane Maria dell’Annunciazione,<br />
la giovane sposa del falegname<br />
Giuseppe, Maria che fa la<br />
mamma e tiene in grembo il piccolo<br />
Gesù, Maria madre che piange la<br />
morte del fi glio... Della Madonna le<br />
immagini non si contano, sin dalla<br />
prima - un rilievo cimiteriale risalente<br />
al secondo secolo dell’era nostra -<br />
tutte e da sempre frutto dell’immaginazione<br />
di chi le ha realizzate, perché<br />
artisti del pennello e dello scalpello<br />
l’hanno raffi gurata come veniva descritta:<br />
buona, docile, bella, semplice,<br />
delicata, dal volto soave. Era questo<br />
un concetto aristotelico secondo<br />
il quale non era necessario studiare<br />
com’era realmente un volto da raffi -<br />
gurare, ma come avrebbe dovuto essere.<br />
E poteva essere diverso l’aspetto<br />
della madre di Gesù da quello che<br />
ci hanno offerto gli artisti attraverso<br />
i secoli? Per un teologo medievale,<br />
Fra Bonaventura, un ritratto era buono<br />
quanto più imitava l’originale, tesi<br />
un po’ cambiata dall’architetto rinascimentale<br />
Leon Battista Alberti, il<br />
quale sosteneva che era giusto ritrarre<br />
il soggetto così com’era, ma comunque<br />
di nascondere i suoi difetti.<br />
“L’imperatrice Teodora e la sua corte” (dai mosaici del coro<br />
di San Vitale a Ravenna. Eseguito entro l’anno 547)<br />
“La Gioconda” (Leonardo, 1516 ) Gioconda con gli occhiali<br />
Insomma di abbellirlo. La ritrattistica,<br />
molto praticata nei tempi passati,<br />
in epoca moderna si può dire quasi<br />
scomparsa. Il poco che è stato fatto<br />
ed il meno che si fa a questo riguardo,<br />
più che alla somiglianza, si preoccupa<br />
di badare al risultato fi gurativo,<br />
storia iniziata già con i cubisti, gli<br />
espressionisti, i futuristi, ecc.<br />
Raffaello, quando ha solo sedici<br />
anni, a Urbino, su un muro della sua<br />
casa natale, dipinge ad affresco una<br />
“Madonna che sta leggendo” mentre<br />
il fi glioletto beato dorme, adagiato<br />
sulle ginocchia della madre. È una<br />
fi gura dolce e delicata, come saranno<br />
tutte le altre sue Madonne. Di una<br />
di queste viene in possesso, nel Settecento,<br />
il granduca di Toscana, Ferdinando<br />
III, che se la custodisce così<br />
gelosamente da non permettere ai<br />
tanti pittori interessati a copiarla.<br />
Nella produzione ritrattistica del<br />
pittore urbinate, accanto alle Madonne<br />
ci sono diversi splendidi ritratti<br />
femminili, tra cui quello della<br />
sua amata, noto come “La Fornarina”,<br />
nonché di altre donne, famose<br />
per una ragione o l’altra, come quello<br />
della duchessa di Urbino, Eleonora<br />
Gonzaga, grande protettrice degli artisti.<br />
La gentildonna, che s’interessava<br />
di astrologia, nel dipinto di Raffa-
dei canoni dettati dall’estetica<br />
moderna giocondoclastia<br />
Gioconda coperta<br />
ello indossa un abito dalla scollatura<br />
percorsa da lettere dai vari signifi cati,<br />
con al centro il segno zodiacale dello<br />
scorpione. In questo, come in altri ritratti<br />
di Raffaello, si nota l’infl uenza<br />
di Leonardo.<br />
Quando si pensa ai ritratti del genio<br />
di Vinci, il pensiero corre subito<br />
alla sua celeberrima “Gioconda”<br />
o “Monna Lisa”. L’unico tra i non<br />
molti (e non fi niti) suoi ritratti autografi<br />
. Da fonti scritte si apprende che<br />
“aveva Lionardo penatovi quattro<br />
anni per fare il ritratto della moglie<br />
di Francesco il Giocondo e lo lasciò<br />
imperfecto presso re Francesco di<br />
Francia a Fontanebleu”. Alcuni contemporanei<br />
dell’artista che hanno visto<br />
Leonardo mentre era all’opera<br />
diranno che al ritratto “dalle parole<br />
in poi altro non gli manca”. Ma l’effi<br />
giata è proprio la consorte di messer<br />
Giocondo? Non potrebbe essere<br />
una delle amanti di Giuliano de Medici<br />
che, in possesso del dipinto, se<br />
ne libera quando convola a nozze<br />
con Filiberta di Savoia restituendo<br />
allo stesso suo autore la tela? Mistero,<br />
come misterioso, o almeno enigmatico,<br />
è il sorriso della Gioconda,<br />
secondo gli studiosi già visto prima,<br />
nell’Apollo etrusco, nella Koray greca,<br />
nello stesso Budda.<br />
Quello della Gioconda è il ritratto<br />
più ammirato, ma anche il più manipolato<br />
e strapazzato in maniera irriverente<br />
sin dalla metà dell’Ottocento.<br />
La giocondoclastia non smette di<br />
stupire, la Gioconda leonardesca è diventata<br />
una donna baffuta, o grassa,<br />
o nuda... Marcel Duchamp, il pittore<br />
che nei primi decenni del Novecento,<br />
con oggetti dei più banali e bizzarri,<br />
faceva la parodia dell’arte, sosteneva<br />
che questo dipinto era un luogo comune<br />
da demolire, che era il simbolo di<br />
una cultura accademica, da museo, e<br />
con il celeberrimo dipinto di Leonardo<br />
gioca anche la Pop art, alcuni pittori<br />
sostituiscono il volto della donna<br />
con quello di altri personaggi famosi,<br />
quello del Kaiser, di Stalin, del pittore<br />
Dalì, dell’attore Fernandel. C’è un<br />
altro dipinto di Leonardo, attribuito a<br />
lui ma eseguito con aiuti, “La dama<br />
con l’ermellino” (o con la faina o con<br />
la martora). La donna ritratta è Cecilia<br />
Gallerani, moglie di Lodovico il<br />
Moro. Il dipinto, acquistato in Francia<br />
durante la Rivoluzione e portato<br />
in Polonia, è conservato al Czartory<br />
Muzeum di Cracovia. Giudicato dalla<br />
maggior parte degli esperti come<br />
uno dei più bei ritratti rinascimentali,<br />
è nel contempo defi nito “povera cosa,<br />
indegna del maestro e della scuola<br />
stessa” da un noto studioso d’arte. A<br />
Ravenna, ai lati del presbiterio in San<br />
Vitale, si dispiegano due pannelli mosaicati,<br />
in quello di destra c’è Teodora,<br />
la ragazza del popolo salita al trono<br />
di Bisanzio, donna capricciosa, ma<br />
ottima consigliera del marito, l’imperatore<br />
Giustiniano. Teodora, ingioiellata<br />
e abbigliata sfarzosamente, come<br />
le ancelle che l’accompagnano, nella<br />
realtà erano diverse, ma il mosaicista<br />
non ha tenuto conto del loro vero<br />
aspetto, ha operato secondo i dettati<br />
della pittura bizantina del tempo, ossia<br />
le ha viste come fi gure frontali,<br />
immobili, con le vesti che cadono rigidamente<br />
e gli sguardi fi ssi in avanti,<br />
entro spazi dorati, indefi niti, senza<br />
confi ni e senza tempo. A vederle, che<br />
direbbe Fra Bonaventura per il quale<br />
un ritratto doveva essere l’imitazione<br />
dell’originale? ●<br />
Arte<br />
“Madonna col bambino”<br />
(Raffaello, 1498)<br />
“Madonna del Granduca”<br />
(Raffaello, 1505)<br />
“La Fornarina” (Raffaello, 1515)<br />
<strong>Panorama</strong> 23
28 <strong>Panorama</strong><br />
Reportage<br />
Ben 97 pasticcere dilettanti alla XIII edizione del concorso «Dolce Istria»<br />
Visinada ti prende per la gola<br />
testo e foto di Ardea Velikonja<br />
Gira e rigira, protagoniste sono<br />
sempre le donne, oggi come<br />
in passato. Per il tredicesimo<br />
anno consecutivo a Visinada,<br />
nell’ambito della manifestazione<br />
“Dolce Istria”, hanno voluto riproporre<br />
una ricca varietà di dolci prendendo<br />
spunto dalle ricette che le loro<br />
nonne hanno tramandato di generazione<br />
in generazione. Una tradizione<br />
culinaria istriana che, anche nei periodi<br />
di grande povertà e di scarsità<br />
di ingredienti, non ha mancato di<br />
manifestare fantasia e ingegno, ab-<br />
La direttrice dell’Ente turistico<br />
di Visinada, Gordana Bottezar<br />
binando la creatività all’arte di arrangiarsi,<br />
facendo di necessità virtù.<br />
Quest’anno al concorso di Visinada<br />
hanno aderito 97 donne, dimostratesi<br />
provette pasticcere, provenienti<br />
un po’ da tutti gli angoli dell’Istria e<br />
da Trieste, che hanno presentato ben<br />
192 dolci tipici.<br />
Ad illustrare gli obiettivi di “Dolce<br />
Istria” è stata Gordana Bottezar,<br />
direttrice del locale Ente per il turismo,<br />
che ha ripercorso un po’ la storia<br />
di questa interessante manifestazione.<br />
“Visinada già da tempo ospi-<br />
I numerosi visitatori in attesa della premiazione e della degustazione<br />
tava l’incontro letterario Versi sulla<br />
cisterna. Considerato che al termine<br />
delle serate di poesia venivano offerti<br />
dei dolci, ci è venuta l’idea di<br />
abbinare a questa rassegna culturale<br />
anche una dolciaria. Così abbiamo<br />
deciso di organizzare a Ferragosto la<br />
rassegna dei prodotti di pasticceria<br />
ed eccoci ora alla tredicesima edizione.<br />
Devo sottolineare che di anno<br />
in anno l’interesse delle partecipanti<br />
è cresciuto e in questa edizione abbiamo<br />
battuto un altro record, con<br />
97 presenze - rivela con orgoglio<br />
Gordana Bottezar -. Crostoli, pinze,<br />
zuccherini, pan di spagna, buzzolai,<br />
frittole e altre prelibatezze, sono alcuni<br />
dei tipici dolciumi istriani, però<br />
ogni zona ed ogni casale ha una sua<br />
ricetta segreta che le donne conservano<br />
gelosamente. Alla vigilia del<br />
concorso gli organizzatori passano<br />
per le case e prendono in consegna<br />
i dolci in concorso, che poi vengono<br />
sottoposti al giudizio di una giuria<br />
di esperti. Quest’anno ne hanno<br />
fatto parte i cuochi Stanislav Poropat,<br />
Bruno Šimunović e Pino Vorić,<br />
la giornalista Vesna Medvedec e la<br />
rappresentante delle donne-pasticcere,<br />
Davorka Ritoša”.<br />
Primo classifi cato nella categoria<br />
frittole è risultato l’agriturismo<br />
Matohanci, nei pressi di Rovigno;<br />
per i crostoli il primo posto è andato<br />
a Marinela Radić di San Lorenzo;<br />
la miglior pinza è stata quella di<br />
Spomenka Ujčić di Pisino; la miglior<br />
“povetica” quella di Loredana<br />
Pastorčić di Narduči (Visinada); tra<br />
i buzzolai è stato premiato quello di<br />
Maria Brajko di Oskoruši (Momiano);<br />
una bellissima crezione con più<br />
specie di dolci e in mezzo la classica<br />
cisterna, preparata da Daniela Koraca<br />
di Vejaki (Visignano), ha ricevuto<br />
il premio riservato alle usanze istriane;<br />
le pastine più gustose sono state<br />
giudicate quelle di Lucija Venier<br />
di Castellier e i zuccherini più buoni<br />
quelli di Ada Banovac di Pisino.<br />
La giuria ha voluto assegnare alcuni<br />
premi fedeltà a chi da anni si<br />
impegna per mantenere viva la tradizione<br />
culinaria istriana: Mileva<br />
Pastorčić e Jolanda Hrastić, ambedue<br />
di Vela Traba, che si sono presentate<br />
con 11 tipi di dolci, e Dragica<br />
Lukina, di Villa Sossi, alla quale<br />
è andato un riconoscimento speciale<br />
per la sua costante presenza alle<br />
manifestazioni legate alle tradizioni<br />
dell’Istria.<br />
Le giornate che hanno preceduto<br />
l’Assunta sono state molto intense<br />
a Visinada, con tornei di calcetto,<br />
tiro al piattello, esibizioni musicali.<br />
Anche la mostra dei vini e degli
L’iscrizione del 1726 con i co- costi<br />
delle operazioni di cari-<br />
co e scarico delle merci che<br />
transitavano da Ponte Porton,<br />
all’epoca il porto sul Quieto<br />
L’antico fontego con il leone di<br />
S. Marco, restaurato di recente<br />
La cisterna barocca del Battistella<br />
Il Duomo del 1840<br />
dedicato<br />
a San Gerolamo<br />
<strong>Panorama</strong> 29
In In concorso concorso i i dolci dolci delle delle nostre nostre nonne<br />
nonn ne<br />
30 <strong>Panorama</strong><br />
<strong>Panorama</strong> 31
Grande interesse tra il pubblico per la degustazione dei vini...<br />
La gara di tiro al piattello ha suscitato notevole curiosità<br />
32 <strong>Panorama</strong><br />
... ma anche per gli oli d’oliva prodotti nella zona<br />
La Banda d’ottoni<br />
della CI di Visinada diretta<br />
dal maestro Klaudio Žigante<br />
Il prosciutto<br />
è andato a ruba
oli d’oliva della zona ha avuto molto<br />
successo. Il pubblico ha spremiato<br />
il vino bianco di Giulio Ferenac<br />
e quello rosso di Bruno Ferenac. È<br />
stata l’occasione per ricordare che<br />
quest’anno nella zona di Visinada è<br />
stata piantata la milionesima vite e<br />
sono stati ricordati i produttori locali<br />
Arman, Pilato, Ferenac, Gržinić e<br />
Rossi. Questa festa popolare è molto<br />
sentita dagli abitanti del circondario<br />
ma anche dai turisti, soprattutto<br />
italiani e tedeschi che soggiornano<br />
nel Parentino, ospiti fi ssi all’appuntamento<br />
di Visinada. Nel corso della<br />
serata si sono esibiti pure i cantanti<br />
in erba, i bambini dell’associazione<br />
“Mali Veliki mikrofon” che hanno<br />
già mietuto successi anche all’estero.<br />
Dopo la premiazione delle migliori<br />
pasticcere dilettanti, i dolci<br />
sono stati offerti al pubblico e, come<br />
è facile capirlo, sono andati letteralmente<br />
a ruba... ●<br />
Reportage<br />
I dolci in concorso, fatti spesso con pochi e semplici ingredienti<br />
Il luogo natale di Carlotta Grisi<br />
Il nome di Visinada, borgo veneziano dal passato commerciale, deriva<br />
da “Vicinatus” che signifi ca adunanza di popolo. Nei comuni istriani<br />
si faceva per rioni o contrade ed era chiamata così perché vi si giurava di<br />
far vicinanza.Visinada sorge nella parte centrosettentrionale dell’Istria, a<br />
pochi chilometri dal mare, su una balza ai margini della fertile pianura<br />
coltivata, circondata dai monti San Tomà, Monte d’Oro e Boschetto. Importante<br />
centro agricolo, per anni fu sotto il dominio veneziano di cui ci<br />
sono ancora i segni: il fontego con il Leone di S. Marco, un’iscrizione del<br />
1726 in cui vengono riportati i costi del traffi co commerciale che transitava<br />
sul Quieto, la Loggia Veneta del XVII secolo, la grande cisterna<br />
barocca del Battistella. Di fronte al pozzo un tempo sorgeva l’antico palazzo<br />
del Municipio, che era stato precedentemente la residenza della famiglia<br />
Grimani, divenuta proprietaria di Visinada nel 1530 e ne tenne la<br />
signoria fi no alla caduta della Repubblica di Venezia, avvenuta nel 1797.<br />
Il 28 giugno 1819 a palazzo Grimani nacque Caronne Adele Giuseppina<br />
Maria Grisi, una delle più grandi ballerine dell’era romantica, nota con il<br />
nome di Carlotta Grisi, alla quale è intitolata una via di Visinada. ●<br />
La mostra “Vedute di Visinada” nella chiesetta di S. Giovanni Battista<br />
<strong>Panorama</strong> 33
Lo scorso giugno sono stati attribuiti i Premi della XLI edizione<br />
del concorso Istria Nobilissima, che hanno dato una nuova conferma<br />
dei potenziali creativi del gruppo nazionale italiano nei campi<br />
dell’arte e della cultura. Ritenendo che di tali potenziali debba fruire<br />
il maggior numero di lettori nelle pagine riservate alle letture, “<strong>Panorama</strong>”<br />
propone le opere a cui siano stati attribuiti premi o menzioni.<br />
Nella sezione “prosa in lingua italiana” la giuria ha assegnato la<br />
menzione onorevole a ROBERTA DUBAC di Castelvenere. Il titolo<br />
del racconto, di cui proseguiamo la pubblicazione, è “Terra B”.<br />
34 <strong>Panorama</strong><br />
L’ultima vita di Ciocia<br />
La giovane e spigliata Giustina viveva a Pirano con il<br />
marito saliner e il fi glio Paride, che aveva da poco iniziato<br />
a gattonare per i due stanzoni dal soffi tto alto della loro<br />
abitazione. Paride era biondo di capelli come la mamma e<br />
tondo di viso come il papà. Se ne stava carponi quasi tutto<br />
il giorno, ad inseguire i passi ovattati del quarto membro<br />
di famiglia: Ciocia, una grossa gatta rossa.<br />
A parte il piccolo Paride, l’unica persona affezionata<br />
alla gatta era Luigia, sorella minore di Giustina, la quale<br />
veniva spesso a trovarli attraversando a piedi una sassosa<br />
ventina di chilometri.<br />
“È diventata un ammasso di peli cadenti, quella bestia,<br />
dovremo liberarcene” diceva Giustina. Il marito di solito<br />
non le rispondeva e curvo sul suo piatto mangiava la minestra<br />
bollente risucchiandola a poco a poco dal cucchiaio<br />
di latta. Tonin saliner spendeva la vita usando il minor numero<br />
di parole nonché la minor quantità di fi ato. Il destino<br />
compensa, diceva la nonna di Giustina e nel loro caso<br />
quel destino aveva accoppiato un alto ragazzo taciturno<br />
con una snella fanciulla dalla parlantina viva e schietta.<br />
“Dico sul serio, Tonin, ci sono peli dappertutto. Il piccoletto<br />
segue la Ciocia e poi si fi cca le manine in bocca.<br />
Devo star sempre lì a badarlo!”<br />
“Hm” faceva Tonin distratto, come se l’affare non fosse<br />
più di tanto affar suo e i peli della Ciocia l’ultimo pensiero<br />
che potesse turbargli l’animo. Lui quella gatta nemmeno<br />
l’aveva voluta in casa.<br />
“Mah,” diceva Giustina “prima o poi la butto giù dal<br />
molo”.<br />
Ciocia continuava a spargere peli dentro e fuori<br />
casa, ignara dei piani oscuri che la sua padrona meditava.<br />
L’estate era matura nella cittadina di mare che da<br />
qualche anno aveva assunto un’aria grigia e desolata.<br />
La gente si incontrava nelle viuzze strette, ma i discorsi<br />
si spegnevano presto, come se dopo aver passato<br />
in rassegna le previsioni del tempo, altri argomenti<br />
non venissero in mente o non volessero venir<br />
toccati. Aleggiava una strana quiete che Giustina trovava<br />
fastidiosa. Nessuno aveva più voglia di chiacchierare,<br />
come se tutti fossero ammutoliti nell’attesa<br />
di qualche penoso fattaccio, o sentendosi ancora erosi<br />
dal quel gran brutto fattaccio da poco terminato.<br />
Letture<br />
«Terra B»<br />
“Non li capisco, nessuno parla più” diceva Giustina<br />
tornando dal mercato, poi prendeva il bimbo in grembo e<br />
cacciava la gatta. “Va’ Ciocia, sciò! Vattene a grattarti un<br />
po’ in contrada, mussa che no te son altro!”<br />
Ciocia usciva, ma rimaneva dietro alla porta protestando<br />
a miagolii. Giustina non le badava e si metteva a fi -<br />
schiettare, facendo ridere il fi glioletto che dopo avrebbe<br />
chiesto la sua dose di pappa e un sonnellino nella culla, a<br />
pugni stretti. La gatta rinunciava presto a cercar di rientrare<br />
e se ne andava, pure lei, a pisolare su qualche tetto della<br />
fi la di case giù in basso, nel porticciolo soleggiato.<br />
Giustina era una che badava ai propri affari e non si faceva<br />
affl iggere né dagli avvenimenti politici né dalle persone.<br />
Si alzava allo scoccare dell’alba e nella mente ripassava<br />
tutte le faccende che aveva in piano di compiere<br />
durante la giornata. Per lei era fondamentale continuare a<br />
mantenere ogni cosa in ordine e pulizia, e quella gatta era<br />
diventata un elemento che ostacolava le sue poche ma essenziali<br />
regole quotidiane.<br />
Il giorno in cui Giustina decise di ammazzare la gatta,<br />
Luigia s’era messa in moto di buonora, scendendo dal<br />
monte, attraversando la valle di Sicciole e proseguendo<br />
per salite e discese, fi no ad arrivare nella piazza centrale<br />
all’esatto tocco delle ore nove del campanile di San<br />
Giorgio.<br />
Davanti al cancello dove abitava sua sorella, sotto ad<br />
un oleandro malandato, era seduto Miglio, nipote di Tonin.<br />
Miglio era costantemente raffreddato, in qualsiasi<br />
stagione, per via di un polmone offeso dalla nascita.<br />
All’apparir della fanciulla che portava lunghe trecce<br />
bionde, Miglio balzò in piedi e salutò Luigia con una sottile<br />
voce nasale.<br />
“Ehi Luigia! Cosa porti a tua sorella oggi?”<br />
“Niente” rispose Luigia che teneva in mano un fagottino<br />
“solo uova, dal paese. Sono in casa?”<br />
“Sì, sì, eccome!” disse Miglio, poi ci ripensò e riprese<br />
“anzi no! Solo Giustina c’è, e il piccoletto. Tonin è fuori<br />
in barca.”<br />
“Eh, si sa dov’è Tonin, o in barca o alle saline!” disse<br />
Luigia.<br />
Sua madre sosteneva di avere un buon genero, ma il<br />
suo buon genero silenzioso coltivava un peccato molto<br />
grave.<br />
Se nol pensa de smeter de lavorar anche de domenica,<br />
lo sa el buon Dio che nol fi nirà a farghe compagnia! Così
diceva la madre di Luigia e di Giustina, dal carattere buono<br />
e burbero, acquistato in seguito alla prematura morte<br />
del marito, che l’aveva resa vedova e povera ancora prima<br />
del confl itto - del gran patatrac. Ad ottobre, infatti, sarebbero<br />
stati quindici anni dalla sua morte.<br />
“Eh!” rispose Miglio rimettendosi a sedere sotto l’oleandro.<br />
Continuava a guardarla stringendo gli occhi per via<br />
del sole che già picchiava forte sopra di loro. A Miglio<br />
piaceva guardare le trecce di Luigia e specialmente le due<br />
fossette agli angoli della bocca quando la ragazza sorrideva.<br />
E Luigia sorrideva spesso. Tanto era mite che non pareva<br />
neanche sorella di zia Giustina.<br />
Luigia gli disse ciao ed entrò nel portone. Miglio la seguì<br />
con uno sguardo sognante e rimase seduto sotto l’oleandro.<br />
“Eh” ripeté dopo un po’.<br />
La porta di casa era aperta, come lo erano tutte e quattro<br />
le lunghe fi nestre, dalle quali entrava un fi lino di brezza<br />
e l’odore salmastro di luglio. Paride vide la zia e le<br />
zampettò incontro veloce, facendo ballare sopra la fronte<br />
il suo ciuffetto biondo.<br />
“Ciá-ciá!” disse a Luigia allargando il suo sorriso.<br />
“Ciao piccola strussa de pan! E dov’è la Ciocia? L’hai<br />
fatta scappare?”<br />
“Ciá-ciá!” ripeté Paride spostando la testolina di lato e<br />
mostrandole orgoglioso i suoi tre dentini bianchi.<br />
“Proprio!” si fece sentire Giustina dalla cucina, dov’era<br />
intenta ad insaponare alcuni panni bianchi. “Quella gattaccia<br />
ha capito che voglio annegarla ed è sparita! Be’, tanto<br />
meglio, vuol dire che non dovrò sporcarmi le mani”.<br />
Luigia prese il piccolo in braccio e si avvicinò alla sorella,<br />
inarcando le sopracciglia chiare.<br />
“Non lo farai davvero? Non puoi farlo! È solo una gatta,<br />
che male fa?”<br />
“Fa che perde troppo pelo e io sono stufa di sentire Paride<br />
che tossisce di continuo! Più in là forse, ne prenderemo<br />
un altro di gatto. Insomma, si vedrà! Questa però parte,<br />
e parte oggi!”<br />
Povera micia, pensò Luigia. L’aveva vista cucciola<br />
quella gatta. Era solo una gatta giocherellona. Paride le<br />
era talmente legato.<br />
“Anzi” disse Giustina sbattendo un piccolo lenzuolo su<br />
di una tavola ondulata che teneva tra sé e un grande mastello<br />
pieno d’acqua “è una misericordia che tu sia venuta<br />
oggi, così mi guardi il pupo, mentre io sbrigo quest’ingrata<br />
faccenda”.<br />
Detto ciò strizzò l’occhio alla sorella e strizzò il panno<br />
bagnato che teneva nelle mani.<br />
“Io non voglio vedere cosa farai con la Ciocia, perciò<br />
avvertimi, così Paride lo porto fuori!”<br />
Giustina appoggiò le mani sui fi anchi stretti e rise.<br />
“Non ho mica intenzione di ammazzarla qui! La porto<br />
giù al molo, in un sacco. Tanto in giro non c’è nessuno.<br />
Nessuno mi vede, nessuno mi denuncia. Se ne stanno<br />
andando tutti da questa città. E nessuno torna. Lo sai che<br />
nessuno torna? Quindi porto la gatta giù, chiusa in un sacco”.<br />
“È orribile. Non me lo dire neanche. È solo una gatta,<br />
Giustina, una povera micia…”<br />
“Sì, una povera gatta ‘spargipeli’ che oggi fi nirà a far<br />
compagnia ai pesci. Punto e basta. Ed ora prendi quel piat-<br />
Letture<br />
to dalla fi nestra e mettici del latte e un po’ di mollica. Avrà<br />
fame prima poi e allora la beccherò!”<br />
Da quando sua sorella era maritata si comportava in<br />
modo diverso, pensava Luigia, in modo duro. Chissà se<br />
questo era l’effetto che il matrimonio faceva a tutte le donne?<br />
Sarebbe accaduto anche a lei? Già. Probabile. Solo<br />
che lei non sarebbe mai diventata una che ammazzava le<br />
bestie, di questo era sicura.<br />
Luigia prese mollica di pane, ne mise a pezzettini nel<br />
piatto ammaccato ai bordi e vi versò sopra il latte. Posò il<br />
piatto sul davanzale della fi nestra che dava sull’orto. Osservò<br />
fuori. Di Ciocia non v’era neanche l’ombra.<br />
Paride si era fermato sotto al tavolo. Piangeva. Luigia<br />
lo prese in braccio e dall’odore capì che era giunta l’ora<br />
di cambiarlo.<br />
“Cambiamo le panuzze!” gli disse e Paride le toccò il<br />
naso con le manine goffe. Stava ridendo.<br />
“Sei un piccolo furbetto” disse Luigia e pensò che decisamente<br />
avrebbe voluto anche lei un fi glio, un giorno.<br />
Però, prima di sposarsi, voleva vedere almeno un po’ di<br />
mondo. Avrebbe tanto voluto visitare Venezia, o Padova.<br />
Fare un viaggio in treno; magari un pellegrinaggio fi no in<br />
Vaticano. Guardò il piatto ammaccato sulla fi nestra e in<br />
cuor suo si augurò che la Ciocia non tornasse. Per il suo<br />
bene, sperò che non tornasse. Luigia prese il nipote, lo<br />
pulì, lo rifasciò, e quando lo rimise in terra Paride sgattaiolò<br />
subito nell’altra stanza.<br />
Le due sorelle sbucciarono un bel po’ di patate che<br />
Giustina poi mise a cuocere per la polenta bianca. Parlarono<br />
di casa, dei vicini pettegoli e della moglie del sagrestano<br />
che era diventata tropo ciacolona. Parlarono pure<br />
di Trieste.<br />
“Mamma dice che forse…”<br />
“Noi non andiamo” disse Giustina alzando la voce.<br />
“E la nonna?” chiese Luigia “la nonna che è già lì?”<br />
“La nonna ha fatto la sua scelta e ognuno è libero di<br />
decidere di sé.”<br />
“Mamma dice che forse si va anche noi” concluse Luigia.<br />
Era seduta al tavolo e si strofi nava le dita con un lembo<br />
bagnato del suo grembiule. I polpastrelli dei pollici erano<br />
arrossati e imbruniti per via del terriccio sulla buccia delle<br />
patate. Giustina prese a setacciare della farina sulla credenza.<br />
Paride era sotto di lei e guardava verso l’alto quella<br />
fi evole polvere bianca nell’aria. Allungava le mani e tentava<br />
di prenderla.<br />
“La mamma dice tante cose, ma poi vedrai che non è<br />
niente. Vedrai che rimaniamo tutti qui. Vorrei vedere qualcuno<br />
tornare. Anche la sorella di Tonin. Vorrei vederla tornare.<br />
E zia Romilda. Vorrei che tornassero, ma non torna<br />
nessuno”.<br />
“Zia Romilda parla di Nuova York” disse Luigia.<br />
“Sì, parla di Nuova York, ma che ne sa lei di quel posto?<br />
Solo perché riceve lettere da quello strambo di suo<br />
cognato! È solo un posto lontano. Neanche da lì si torna.<br />
Non va bene andare via di casa e non tornare più”.<br />
“Ma se fai fortuna perché dovresti tornare?” chiese Luigia.<br />
“Pensi che tutti quelli che partono, poi fanno fortuna?<br />
Chissà dove dormono, cosa mangiano. E poi io ho parlato<br />
sai, con dei signori, qua di Pirano e anche di Capodistria.<br />
<strong>Panorama</strong> 35
36 <strong>Panorama</strong><br />
Letture<br />
È tutta una propaganda. Ti promettono mari e monti, ma<br />
vatti a fi dare! Io qua ho il mio mare ed il mio monte e non<br />
ho bisogno di cercarne altri!”<br />
Paride in quel momento tossì. Giustina si voltò verso la<br />
fi nestra. La gatta non c’era. La mollica di pane si era bevuta<br />
il latte ed occupava tutto il fondo del piatto.<br />
“Chissà dov’è quella stupidina!” disse Giustina.<br />
“Secondo me, non torna. I gatti sentono le cose” disse<br />
Luigia e proseguì “penso che non sia sbagliato restare in<br />
un posto nuovo, se trovi fortuna. Tu, per esempio, sei venuta<br />
a Pirano e hai trovato la tua fortuna qui, con Tonin”.<br />
“Già” disse Giustina, “ma non ho cambiato terra” e<br />
pronunciò l’ultima parola allungando il collo e la testa<br />
verso la sorella, spalancando gli occhi.<br />
Luigia prese il catino di legno con la biancheria lavata<br />
e fece per uscire. Si voltò, guardò la sorella intenta a cercare<br />
qualcosa nella credenza, e chiese:<br />
“Secondo te cos’è la fortuna, Giustina?”<br />
“Innanzitutto, la fortuna di oggi sarebbe di trovare<br />
quella disgraziata della gatta! E poi<br />
cosa sono tutte queste domande?”<br />
“Veramente è una domanda sola” rispose Luigia.<br />
“Vai, vai, vattene sull’altana a metter ad asciugare<br />
quella roba! La fortuna, dice lei! Fortune e disgrazie Dio<br />
le consegna comunque, che uno si sposti oppure no. Davanti<br />
a Dio non ci si può mica nascondere, e allora che<br />
senso ha partire? Vai sull’altana, dai, che qua il sole mangia<br />
le ore e si rimane indietro coi lavori!”<br />
Luigia ubbidì e salì le scale esterne.<br />
L’altana veniva usata da tutti gli inquilini per stendere<br />
i panni ad asciugare. Nella stagione estiva rappresentava<br />
un asciugatoio ideale; i panni erano all’aria sul terrazzo,<br />
ma non invasi direttamente dai raggi del sole che<br />
altrimenti avrebbero reso secchi gli indumenti di lino e<br />
le lenzuola. Luigia era più alta e più robusta della sorella.<br />
Appese i panni alla svelta e poi rimase seduta sulla<br />
balaustra, giocando con le sue trecce e godendosi l’aria<br />
calda e profumata che c’era lassù.<br />
Il mare era liscio, luccicante. Due piccole barche stavano<br />
rientrando al porto. Le grida dei pescatori arrivavano<br />
fi n lassù e Luigia poteva udire cos’avevano pescato<br />
quella mattina in mare aperto. Lo sguardo della ragazza<br />
si spostò su qualcosa in movimento sul tetto sottostante.<br />
Lungo una grondaia storta stava camminando<br />
un gatto.<br />
Era la Ciocia che rientrava per mangiare.<br />
Con un sussulto nel petto Luigia prese il catino e<br />
volò giù per le scale. Il tempo che ci mise a ridiscendere<br />
le sei rampe le parve lunghissimo e quando varcò la<br />
soglia d’entrata vide Giustina che legava con uno spago<br />
quello che sembrava un grosso sacco di iuta danzante.<br />
La gatta era dentro il sacco. Si dimenava e strillava.<br />
Sopra di lei Giustina imprecava e le dava calci. Paride<br />
si era svegliato e dalla sua culla ora, piangendo, protestava<br />
anche lui.<br />
Urlare non sarebbe servito a niente, pensò Luigia.<br />
Appoggiò il catino sul tavolo e si avvicinò alla sorella.<br />
“Oh fi nalmente, brutta bestia!” Giustina era riuscita<br />
a chiudere il sacco.<br />
Luigia guardò il piatto sulla fi nestra. C’era ancora la<br />
mollica imbevuta di latte.<br />
“Ma non ha fatto in tempo neanche a mangiare! Che<br />
cuore hai? Perché non le hai permesso di mangiare almeno<br />
l’ultimo pasto?”<br />
“Oh questa è bella! Che bisogno ha un gatto di mangiare<br />
prima di crepare?”<br />
“Potevi farle mangiare quella benedetta mollica, ecco<br />
tutto! Potevi umanamente lasciarla mangiare l’ultima<br />
mollica della sua vita!” gridò Giustina che, con gli occhi<br />
un po’ umidi, non toglieva lo sguardo dal piatto.<br />
Il sacco di iuta sembrava far le capriole per la cucina,<br />
ma la gatta non strillava più. Nemmeno Paride piangeva<br />
più. Indicava il sacco con tutte e due le mani e gridava<br />
“Ciá-ciá!” “Ciá-ciá!”<br />
“Bene” disse Giustina “fi nalmente è dentro, e ora porto<br />
questo sacco giù al molo e magari le tiro ancora qualche<br />
piada, così si calma. Prendi il piccolo, ti prego, e togli la<br />
pentola dal fuoco. Quando torno fi niamo la polenta, aspettiamo<br />
Tonin e poi si pranza in santa pace”.<br />
Luigia prese Paride tra le braccia. Il piccolo cominciò<br />
a lamentarsi. Voleva scendere. Luigia lo mise in terra. Paride<br />
cercò di inseguire la gatta, senza riuscirvi. Giustina<br />
prese il sacco, gli diede un paio di calci e uscì di casa.<br />
Sua sorella rimase ferma ad osservare il piccolo. Paride<br />
si era alzato. Se ne stava in piedi, barcollante, tenendosi<br />
con le mani ad uno sgabello. Alzò piano una manina e<br />
indicò l’uscio di casa.<br />
“Ciá-ciá!” disse “Ma-ma ciá-ciá!”<br />
“Sì Paride. La mamma ha preso la Ciocia. La porta<br />
nell’orto, stai tranquillo, la porta<br />
nell’orto, così la Ciocia può dormire”.<br />
Paride guardò la zia e sorrise, stringendo gli occhi.<br />
Giustina scendeva svelta giù per la calle, col sacco in<br />
spalla. La gatta non si dibatteva. Se ne stava dentro al sacco<br />
ferma e muta, forse aveva capito che era inutile far baccano<br />
e che quella battaglia era ormai perduta. Giustina ne<br />
era contenta, così non avrebbe dovuto dar spiegazioni a<br />
nessuno. Non che ci fosse qualcosa di male nel buttare un<br />
gatto insaccato giù dal molo, specialmente se quel particolare<br />
gatto seminava peli a più non posso. Solo che la<br />
gente aveva a volte la brutta abitudine di impicciarsi troppo.<br />
Giustina non chiedeva agli altri il contenuto dei loro<br />
sacchi e non voleva che qualcuno chiedesse a lei il contenuto<br />
del suo.<br />
Quanto ci vuole per arrivare giù al molo e tornare,<br />
pensava Luigia. Era un po’ che Giustina mancava. Lei<br />
aveva fatto riaddormentare il piccoletto, tolto la pentola<br />
dal fuoco, scolato e schiacciato le patate, ed ora fi niva di<br />
mescolare la polenta quasi pronta. Tonin era rientrato e<br />
stava pulendo del pesce nel lavello di marmo grezzo. Luigia<br />
non gli aveva raccontato della gatta. Non se l’era sentita.<br />
Gli aveva detto, invece, che Giustina era giù in strada<br />
da qualche parte, perché una vicina l’aveva mandata a<br />
chiamare.<br />
“Hm” aveva fatto Tonin. Poi avevo aggiunto “L’aspettiamo<br />
allora, poi mangiamo”.<br />
Io non ce la farei a stare con un marito che parla così<br />
poco, pensò Luigia. Chissà cosa<br />
gli frulla in testa? Sua nonna diceva che le persone che<br />
non parlano, si tengono il veleno in corpo. A guardare suo<br />
cognato Tonin non si poteva certo dire che sembrasse velenoso.<br />
Anzi, era un uomo talmente calmo. E le poche pa-
ole che diceva le pronunciava con umiltà. Era cortese.<br />
Non rideva molto, ma era cortese.<br />
Luigia sbuffò per il vapore che le inondava il viso e si<br />
voltò verso la porta d’entrata. Le sembrò di scorgere una<br />
coda rossiccia sul muretto di fuori. Posò il polenter e spostò<br />
la pentola, perché Dio ne guardi dal bruciare la polenta<br />
di sua sorella! In quell’istante sentì un miagolio. Era inconfondibile<br />
quel suono. Luigia corse fuori e sul muretto<br />
del ballatoio vide la gatta di casa, la Ciocia, seduta tranquilla<br />
a leccarsi il pelo.<br />
“Ciocia!?” gridò “Ma sei viva? Ti ha lasciato vivere?”<br />
e si avvicinò per accarezzare la gatta che, al contatto,<br />
chiuse gli occhi, pregustandosi le coccole. Era uscito<br />
pure Tonin.<br />
“Ma perché? Dov’era la Ciocia?” chiese Tonin.<br />
Luigia non sapeva se rispondere. Non voleva immischiarsi<br />
in quell’affare. E Giustina ancora non tornava e insomma,<br />
lei cosa c’entrava con tutta quella storia dei peli?<br />
“Non so” disse Luigia.<br />
“Hm” rispose Tonin e rientrò al fresco della casa.<br />
Giustina rientrò poco dopo con una gran fame e un sorriso<br />
soddisfatto in faccia. Controllò il sonno di suo fi glio<br />
e poi si accomodò a tavola lodando il lavoro e l’aiuto prezioso<br />
della sua sorellina. Tonin mangiava silenzioso. Luigia<br />
prendeva piccoli bocconi e guardava la sorella che<br />
non fi niva di parlottare neanche durante il pasto di mezzogiorno.<br />
Non dice nulla, pensò Luigia, non dice nulla. È<br />
convinta di aver affogato la Ciocia. Non sa che la Ciocia<br />
è viva. Oppure è tutta una commedia perché in realtà non<br />
avrebbe il coraggio di ammazzarla?<br />
“Tonin!” tuonò Giustina “Tirati su quella testa! Sembra<br />
ti stia per cadere nel piatto! Raddrizzati Tonin!”<br />
Tonin si raddrizzò, sebbene per lui fosse una mezza<br />
tortura tener diritta la lunga schiena. Raddrizzò<br />
Letture<br />
pure il capo, guardò la finestra e vide sbucare la testa<br />
della Ciocia che annusò il piatto con la mollica<br />
gonfia.<br />
“Non la mangerà” disse Tonin “perché non è fresca.<br />
Dovrai darle dell’altro latte”.<br />
“Cosa?” chiese Giustina e di scatto si girò verso la fi -<br />
nestra. Vide la gatta e spalancò gli occhi “che cosa?”<br />
La Ciocia le rispose con un prolungato gniaaaooo e si<br />
defi lò.<br />
“Viva? Quella disgraziata è viva? Com’è possibile?”<br />
Giustina si alzò e prese a controllare fuori tutte le fi nestre.<br />
“È tornata prima di te…” disse Luigia.<br />
“Tornata? Quando? E tu perché non mi dici niente,<br />
sciagurata di una sorella?”<br />
“Ma… credevo che tu l’avessi lasciata libera…”<br />
“Lasciata libera? Io l’ho buttata giù dal molo! Ci ho<br />
messo quattro sassi in quel sacco! Quattro! L’ho visto sparire<br />
sul fondo! Con questi occhi! L’ho annegata e lei mi<br />
torna a casa! Ma che bestia è? Si può sapere che razza di<br />
bestia è?”<br />
“È un gatto” le rispose il marito, che aveva fi nito di pulire<br />
il suo piatto con l’ultimo boccone di polenta “e i gatti<br />
hanno nove vite”.<br />
Tonin bevve un sorso di vino bianco e sull’argomento<br />
non si pronunciò più.<br />
“Sì, nove vite malefi che hanno! Ecco cos’è! Non posso<br />
credere che sia tornata! Come avrà fatto? E tu non dici<br />
niente, Luigia?”<br />
Luigia incrociò le mani sopra il suo grembiule azzurro.<br />
“Be’, sorella, sei tu che dicevi che vorresti vedere qualcuno<br />
tornare, no? Ecco, ora la tua Ciocia è tornata a casa”.<br />
(2 - continua)<br />
<strong>Panorama</strong> 37
38 <strong>Panorama</strong><br />
Libri<br />
In «Argonauta» raccolto il tributo d’affetto di amici, tanto scrittori che<br />
Una vita dedicata alla scoperta e<br />
di Guido Zauli<br />
foto di Danilo De Marco<br />
Chi da un po’ di tempo ha oltrepassato<br />
il “mezzo del cammin<br />
di nostra vita” vorrebbe evitare<br />
i compleanni. Avverte l’approssimarsi<br />
della chiusura di un bilancio, di<br />
un giudizio dove ormai ogni testimonianza<br />
è stata depositata. Come nella<br />
parabola dei talenti, gli chiedono<br />
il conto, ma è soprattutto se stesso<br />
che interroga su come abbia sfruttato<br />
quel patrimonio genetico-culturaleemozionale-affettivo<br />
affi datogli negli<br />
anni della formazione, e quello temporale<br />
che gli dei ci consegnano. Un<br />
presente di compleanno, per esempio<br />
un libro, può allietare quel giorno se è<br />
un pensiero affettuosamente meditato,<br />
che testimonia come il festeggiato<br />
abbia reso, ben oltre gli interessi.<br />
È il caso dell’elegante e patinato<br />
volume Argonauta, edito da FO-<br />
RUM di Udine, dove gli amici-scrittori<br />
e lettori di Claudio Magris hanno<br />
voluto raccogliere parole e immagini<br />
come “tributo d’affetto” per i<br />
settant’anni del professore, compiuti<br />
lo scorso 10 aprile. È un omaggio<br />
all’insegnante, al romanziere, al saggista,<br />
al traduttore, al commediografo,<br />
al conferenziere, al giornalista e<br />
forse omettiamo qualcosa di una vita<br />
dove il rapporto tra massa (lavoro) e<br />
volume (tempo) quantifi ca una densità<br />
altissima. Ma è soprattutto la ce-<br />
lebrazione dell’uomo Magris - anche<br />
se “meraviglioso uomo smisurato”<br />
dalle “dieci vite”come lo descrive<br />
nel libro l’amica Ernestina Pellegrini,<br />
docente di letterature comparate -<br />
il fi lo rosso che attraversa le testimonianze<br />
di chi lo ha letto, gli è amico,<br />
studia le sue opere, lo ha come padre,<br />
ha incrociato la sua rotta, di chi ora lo<br />
accompagna nel viaggio.<br />
Certamente queste “dieci vite” nascono<br />
e ricevono senso dalla scrittura<br />
che è comunque il luogo per eccellenza<br />
dove la sua umanità persuasa<br />
si confronta e si affi anca a quella dei<br />
suoi lettori, e nel pieno rispetto della<br />
loro libertà non induce alla schiavitù<br />
delle certezze. “Caro Claudio, …il<br />
calore, la generosa premura, l’altruismo<br />
che aggraziano la tua persona -<br />
si legge nel tributo di George Steiner<br />
- sono inseparabili dallo stile dei tuoi<br />
libri. Essere un lettore di Magris implica<br />
entrare a far parte di un circolo<br />
d’amici”. Le sue pagine possono indurre<br />
a voler superare il labile confi<br />
ne fra lettura e scrittura, a lasciarsi<br />
contagiare da una febbre che può essere<br />
distruttiva ma anche sintomo di<br />
una reazione vitale. Con la generosità<br />
del buon maestro, dove la bontà,<br />
come testimonia la scrittrice Evelyne<br />
Pieiller, è necessario compimento<br />
della sua umanità, egli ha accompagnato<br />
alcuni oltre questa frontiera,<br />
clandestini che non esibivano “passaporti<br />
accademici” del tutto in regola<br />
o non li possedevano affatto.<br />
«Perché voi scrittori<br />
siete inavvicinabili?»<br />
Pino Roveredo, ex operaio turnista,<br />
ex carcerato, ex alcolista, Premio<br />
Campiello 2005 con “Mandami<br />
a dire”, agli inizi snobbato dal nostro<br />
provincialismo letterario, gli scrisse:<br />
“…voi scrittori avete dieci braccia,<br />
quattro teste, tre bocche che siete<br />
così inavvicinabili?”. Due giorni<br />
dopo i due sono allo stesso tavolo al<br />
Caffè San Marco e nasce un’amicizia.<br />
In “Argonauta” Roveredo ricorda<br />
quella telefonata che alle due del<br />
pomeriggio viene a rovinargli “il sogno<br />
e il sonno” del turnista - ma era<br />
Magris che gli propone per lo stesso<br />
pomeriggio un viaggio “letterario” a<br />
Lubiana. Un Trieste-Lubiana-Trieste<br />
un po’ sfortunato per quella vecchia<br />
Golf del professore, ma “una fregatura<br />
perfetta”, perché in compagnia<br />
delle insicurezze, disorientamenti,<br />
ansie, discorsi banali, delle normalità<br />
di uno scrittore che lo rendono avvicinabile<br />
e ne esaltano la grandezza.<br />
Un pomeriggio senza retorica per un<br />
geniale tributo d’affetto.<br />
La diffi cile serata<br />
e il disagio di Jančar<br />
Anche lo scrittore sloveno Drago<br />
Jančar ebbe un incontro “sfortunato”:<br />
la traduzione del suo romanzo<br />
“Il ronzio” fu presentata a Vienna<br />
assieme a quella di “Microcosmi”,<br />
per un’infelice comunanza editoriale.
lettori, per i settant’anni di Claudio Magris<br />
descrizione del mondo<br />
Per Magris un trionfo, per Jančar un<br />
fi asco assoluto. Ma “per la sua bontà<br />
di cuore”, come racconta Jančar in<br />
“Argonauta”, l’autore triestino tolse<br />
lo sloveno dal “tetro” imbarazzo<br />
raccontando, durante la cena, di una<br />
sua serata letteraria a cui parteciparono<br />
la mamma, la zia e due vicine<br />
di casa, nessun’altro. “Già a Vienna<br />
ebbi l’impressione che Claudio Magris<br />
- ricorda Jančar - rappresentasse<br />
un’eccezione alla regola dell’umanità<br />
letteraria, ossessionata da superbia e<br />
invidia… In eseguito egli aprì la strada<br />
della mia letteratura nella vita del<br />
circolo culturale italiano”.<br />
Lo scrittore argentino Juan Octavio<br />
Prenz, triestino dal ’79, in “Argonauta”<br />
immagina il professore al Caffè<br />
San Marco in un momento di rifl<br />
essione: “Lo preoccupava forse la<br />
scoperta di qualche nuova frontiera,<br />
quella artifi ciosa, che segna il passaggio<br />
da un decennio all’altro”. Settant’anni<br />
certamente sono un confi -<br />
ne tra un passato remoto e un futuro<br />
prossimo, tra maturità e vecchiaia, tra<br />
formazione e appagamento, ma non<br />
per il professore.<br />
Non è un caso che la sua persistente<br />
“giovinezza” sia un segno ricorrente,<br />
non certo per cortigianeria, negli<br />
affettuosi ritratti di “Argonauta”: “Mi<br />
rallegrano la gioventù della sua nuova<br />
età, la vitalità giovanile e saggia<br />
della sua creazione…” (Norman Manea),<br />
“…Claudio non potrà mai cadere<br />
nelle trappole di un’età che si porta<br />
dietro solo il numero degli anni”<br />
(Giovanna Ioli), “Questa è anche la<br />
cifra intima ai miei occhi della straordinaria<br />
giovinezza dei suoi settant’anni”<br />
(Enrico Palandri), “Non è<br />
un ragazzo, ma dà ugualmente l’impressione<br />
della giovinezza, della freschezza,<br />
dell’adolescenziale buona<br />
disposizione verso tutti” (Giorgio<br />
Pressburger). Infatti per Magris questo<br />
è l’unico confi ne da non oltrepassare,<br />
una siepe che “dell’ultimo orizzonte<br />
il guardo esclude”, oltre la quale<br />
il viaggio sarebbe un naufragare<br />
“in sovrumani silenzi”, mentre al di<br />
qua c’è la complessa, rumorosa realtà<br />
da scoprire con la vorace curiosità<br />
di un bambino, attento alla vita che<br />
gli gira intorno, disponibile all’umiltà<br />
dell’ascolto, sempre persuaso delle<br />
promesse della vita. Un viaggio “infantile”,<br />
dove in fondo la meta è la<br />
conoscenza del Sé, vicino ma sempre<br />
oltre e altro da noi. Scrive ne “L’infi<br />
nito viaggiare”, citando Benjamin:<br />
“Le voyage pour connaitre ma geographie”.<br />
In questo rimanere bambino<br />
sta forse il segreto della sua “giovinezza”.<br />
Nel suo tributo poetico “A Claudio”<br />
Michael Kruger scrive: ”Abbiamo<br />
tempo un paio di decenni/ per vedere<br />
lo splendore delle cose/ e alcuni<br />
di noi ambiscono/ a prolungarli anco-<br />
A Magris<br />
il Vilenica<br />
Sabato 5 settembre a Claudio<br />
Magris verrà consegnato<br />
il premio letterario Internazionale<br />
Vilenica 2009. La designazione<br />
è stata annunciata<br />
dall’apposita giuria di letterati<br />
sloveni. Il vincitore verrà dunque<br />
invitato a partecipare alla<br />
cerimonia/incontro pubblico<br />
di assegnazione che si svolgerà<br />
nelle suggestive grotte. La<br />
motivazione della scelta è stata<br />
formulata ed espressa dalla<br />
scrittrice Veronika Simoniti. In<br />
precedenza il premio era stato<br />
assegnato, fra gli altri, a Fulvio<br />
Tomizza. ●<br />
ra…/ “. Egli sa vedere e farci vedere<br />
“lo splendore delle cose”, dei luoghi,<br />
delle persone, dei “Microcosmi”,<br />
come si intitola quello che qualcuno<br />
considera il suo capolavoro, che danno<br />
forse un senso alla complessità<br />
dell’esistenza e tracciano, come dice<br />
la citazione di Borges, “l’immagine<br />
del suo volto”.<br />
Così in “Argonauta” dopo le parole<br />
non potevano mancare le immagini,<br />
quelle splendide di Danilo De<br />
Marco che in un bianco e nero dalle<br />
Libri<br />
infi nite gradazioni lasciano la libertà<br />
di avvertire quei pochi ma essenziali<br />
colori che il lettore ha già visto sulle<br />
pagine magrisiane: Gorizia sempre in<br />
bilico su una tragedia, Praga “indicibile”,<br />
Trieste e Caffè San Marco luoghi<br />
della scrittura, Parigi “terza città<br />
natale”. Ma il volto dello scrittore,<br />
su cui De Marco ha saputo fermare<br />
“lo splendore delle cose”, trova la sua<br />
perfetta luce nel mare istriano e quarnerino<br />
di cui sono impregnati i suoi<br />
libri. In particolare quello di Salvore:<br />
“Per me e per Marisa è stato ed è il<br />
paesaggio della pienezza dell’amore<br />
e dell’esistenza condivisa, dell’epifania<br />
della vita, dopo la quale si sa<br />
che si è già avuto tutto e si teme tutto<br />
quello che verrà”. E quello dell’isola<br />
di Cherso su cui, come ricorda Pedrag<br />
Matvejević nel suo tributo (tradotto<br />
da Giacomo Scotti): “Claudio<br />
veniva spesso con Marisa Madieri e<br />
i loro fi gli. Ci vengo anch’io a lavorare<br />
e riposarmi. Pensate: abbiamo<br />
due isole in comune”. Di quest’isola<br />
c’è una foto che ci pare emblematica,<br />
pensata da De Marco forse con la<br />
giocosa complicità del nostro professore:<br />
il suo corpo si abbandona, come<br />
ad un mare agitato, alle rocce carsiche<br />
aspre e taglienti ma sensibili e<br />
malleabili al semplice fl uire dell’acqua;<br />
da esse affi ora il volto i cui tratti<br />
sono in perfetta mimesi con quell’apparente<br />
durezza.<br />
Ma, tornando alle parole, osserviamo<br />
un ultimo ritratto, quello del<br />
poeta spagnolo Carlos Ortega che in<br />
un’essenzialità di linee ha saputo rendere<br />
il senso di una vita d’argonauta:<br />
si chiede se è vero quel che pensa.<br />
“L’unica cosa unicamente certa,<br />
si dice, è che penso”. ●<br />
<strong>Panorama</strong> 39
Fin dal primo periodo trascorso a Pirano (1941-<br />
1953), e poi specie negli anni successivi, a Trieste,<br />
ho constatato che sapevamo e si sapeva ben<br />
poco sull’origine dei cognomi piranesi e istriani. Bisognava<br />
quindi approfondire la questione, e mentre<br />
stavo raccogliendo i materiali necessari per lo studio<br />
iniziando da quelli di Pirano, mi capitò fra le mani il<br />
Dizionario dei cognomi italiani, pubblicato a Milano<br />
nel 1978 da Emidio De Felice, ove mi accorsi per prima<br />
cosa che l’autore nel suo pur documentato libro,<br />
ignorava del tutto l’Istria, classifi cando come triestini<br />
ad esempio Apollònio, Muiesàn e Parenzàn che sono<br />
invece tipicamente istriani. Ho intrapreso così uno<br />
studio sistematico sui cognomi di queste terre, allargando<br />
man mano le ricerche fi no a comprendere tutti<br />
40 <strong>Panorama</strong><br />
Ricerche<br />
quelli presenti fra Trieste, l’Istria, il Quarnero, Fiume<br />
e la Dalmazia. Il loro studio - va sottolineato - in<br />
quanto coinvolge diverse altre discipline (storia, geografi<br />
a, araldica, lingue, dialetti, ecc.), ci permette di<br />
avere una maggiore conoscenza della nostra storia.<br />
Inizio pertanto la collaborazione con “<strong>Panorama</strong>”<br />
trattando il cognome Zacchi, poiché esso, essendo diffuso<br />
da Trieste a Zara in varie forme grafi che (Zach,<br />
Ziach, Ciacchi, Ciach, Ciac, ecc.) esprime, direi in<br />
modo particolarmente esauriente, la consapevolezza<br />
che noi tutti siamo parte integrante di un’unica storia<br />
universale, e che siamo intercollegati tramite i nostri<br />
avi paterni e materni da un intreccio di legami di sangue<br />
che ci affratella e ci unisce.<br />
L’Autore<br />
Che cosa ci dicono i cognomi usati in Istria, Quarnero, Dalmazia e Trieste?<br />
Sul Carso goriziano nel 1494<br />
viveva Michael Cyach / Ziach<br />
di Marino Bonifacio<br />
Ciacchi - 116° cognome di Trieste<br />
nel 2001 con 62 famiglie - proveniente<br />
dalle zone periferiche di<br />
Trieste, dal Carso triestino-goriziano,<br />
dall’Istria e dall’isola di Veglia -<br />
è variante grafi ca reitalianizzata e ripristinata<br />
dell’antico cognome istriano-quarnerino<br />
di Veglia Zacchi /<br />
Ciacchi ritornato alla forma originaria<br />
romanza dopo essere stato slavizzato<br />
in Ciach / Cah / Zach / Ziach e<br />
simili nel Quarnero, nell’Istria interna<br />
e sul Carso sloveno. Peraltro, poiché<br />
fi nora le più antiche attestazioni<br />
di tale cognome risalivano a un Michael<br />
Cyach / Ziach, contadino vivente<br />
nel 1494 nel villaggio di Sutta<br />
(oggi Svetó nel comune di Sesana) di<br />
Comeno sul Carso goriziano, poi trasferitosi<br />
a Santa Croce di Trieste ove<br />
lo troviamo nel 1525 come proprietario<br />
di una vigna e di un terreno incolto<br />
con olivi (cfr. Merkù 1994, pp. 35,<br />
49, 186-187), gli studiosi erano convinti<br />
che si trattasse di un cognome<br />
sloveno, ad iniziare dal detto Merkù.<br />
Noi però già nel volume Cognomi<br />
triestini (Trieste 2004, pp. 94-95)<br />
avevamo individuato e spiegato l’origine<br />
latina da Veglia e dal Quarnero<br />
del cognome in esame, etimo oggi<br />
ancor meglio documentabile dopo<br />
la scoperta di due nuovi documenti,<br />
per cui già il 14/10/1473 viveva nel<br />
contado di Capodistria un Giacomo<br />
Siach (AMSI 7°, 1891, p. 270), di<br />
provenienza sottinteso vegliota-quarnerina,<br />
pronipote di un Petro dicto<br />
Chijaç presente il 5/5/1387 a Cherso<br />
(Bigoni 1973, p. 86).<br />
Quanto visto ci consente di dire<br />
come già verso la metà del ‘400 gli<br />
Zacchi / Ciacchi di Veglia si siano<br />
spostati nel nord dell’Istria in territorio<br />
capodistriano, da dove poi si sono<br />
espanti nell’attigua area muggesana,<br />
diffondendosi pure fi no al Carso<br />
triestino e goriziano ove sono testimoniati<br />
dal 1494, come rilevato.<br />
Abbiamo poi altre documentazioni<br />
del cognome che stiamo trattando, il<br />
quale è presente ad esempio ovviamente<br />
anche nell’Istria meridionale<br />
nel 1540/41 nel territorio di Dignano<br />
con un Margarito Zach (ACR-<br />
SR 14°, 1983-84, p. 170), mentre un<br />
Anton Ciac / Ciach comprovato nel<br />
1707-13 a Cittanova (ACRSR 19°,<br />
1988-89, p. 114, ove a p. 126 c’è pure<br />
nel 1716-19 una Giacoma Ciacchi<br />
ostetrica scritta erroneamente Giacoma<br />
Giacchi / Giaschi), giunto dal<br />
Carso triestino, è il capostipite dei<br />
Ciach cittanovesi, i quali erano rappresentati<br />
da 5 famiglie nel 1945,<br />
oggi proseguenti come Ciach / Ciac-<br />
chi a Trieste, Monfalcone, Staranzano<br />
(quest’ultimi provenienti da Pola<br />
ove nel 1945 vivevano una famiglia<br />
Ciacchi e una famiglia Ciach) e altrove.<br />
Si veda anche un Gasparo Sciach<br />
nel 1770 a Matterada e Petrovia (Cigui<br />
1999, p. 132), quasi certamente<br />
da Cittanova, e nel 1781 a Cittanova<br />
una Zuana Ciach (ACRSR 19°,<br />
1988-89, p. 126). Secondo il Cadastre<br />
nel 1945 vi erano nel comune<br />
triestino di San Dorligo della Valle<br />
7 famiglie Čač diventate Ciacchi<br />
(di cui 3 a San Lorenzo e 2 a Draga<br />
Sant’Elìa) e 1 famiglia Cah rimasta<br />
tale a Caresana, 1 famiglia Čač<br />
a Beca (Ocisla Clanez), 24 famiglie<br />
Cah divenute Sacchi nell’agro capodistriano<br />
nel comune di Villa Decani<br />
(di cui 12 a Cernical e 5 a Strolzi), 1<br />
famiglia Čač a Lovrinici di Lesischina<br />
(Rozzo) nell’Istria croata, 1 famiglia<br />
Čacić a Lussinpiccolo e 23 famiglie<br />
Čač passate a Ciacchi nell’area<br />
muggesana (13 a Santa Barbara, 7 a<br />
Bosici, 1 a Sonichi, 1 a Rabuiese, 1 a<br />
Scoffi e Bassa), per cui oggi notiamo<br />
nell’elenco telefonico di Muggia soltanto<br />
4 utenti Ciac (di cui 3 a Santa<br />
Barbara) e ben 28 utenti Ciacchi più<br />
una sola utente Sacchi ex Cah.<br />
A questo punto va osservato come<br />
secondo Merkù 1994, p. 187, oltre
alla forma patronimica Ciakic registrata<br />
dal Pizzagalli italianizzata<br />
dopo il 1918 in Ciacchi, non esista<br />
altra fonte che la segnali nel corso del<br />
tempo.<br />
Da parte nostra segnaliamo comunque<br />
come già l’1/2/1575 venga<br />
menzionata a Trieste la mandria di<br />
Zachich (AT 56°, 1944, p. 55) cioè<br />
la campagna di certo Zachich, mentre<br />
il 30/3/1773 tra i 75 capifamiglia<br />
di Contovello vediamo Valantin<br />
Ziach, Bastian Ziach, Valentin Stariz<br />
dei Ziachi, Miho Stariz dei Ziachi<br />
(L’Arco 1978, p. 53).<br />
Va pure notato che i de Zach erano<br />
patrizi triestini e baroni (Benedetti<br />
1934, p. 77), come anche confermato<br />
dal fatto che il 7/1/1808 compaia nel<br />
Consiglio dei Patrizi di Trieste il barone<br />
Antonio de Zach e nel maggio<br />
1809 il barone Alessandro de Zach<br />
(Kandler 1858, p. 142 e p. 152).<br />
Ricollegandoci al citato Zachich<br />
del 1575 dei dintorni di Trieste, pure<br />
nel territorio di Umago a San Lorenzo<br />
di Daila nel 1775-76 incontriamo<br />
gli Zachich comproprietari di un<br />
bosco assieme ad altri sette soggetti<br />
tra cui la pieve di San Lorenzo (Cat<br />
1775-76, p. 151), e padroni anche di<br />
un boschetto (con altre quattro famiglie)<br />
nella contea di San Zuanne della<br />
Cornetta in veste di Zachnich (cit.,<br />
p. 161). Se ne ricava che il suddetto<br />
Zachich triestino del 1575 proveniva<br />
dall’Istria croata, ove nel 1775-76<br />
compare nel Marchesato di Pietrapelosa<br />
cioè in territorio pinguentino a<br />
Grimalda una costiera (terreno o bosco<br />
sul fi anco di un monte) detta Zacovich<br />
di proprietà del comune e di<br />
altri tre proprietari (Cat 1775-76, p.<br />
82), la quale in precedenza era stata<br />
degli Zacchi come ci dice il nome<br />
stesso croatizzato del toponimo. Il<br />
Cadastre, pp. 365-366, registra nel<br />
1945 nella zona di San Francesco<br />
del Carnaro (nel comune di Laurana)<br />
pure una località Zaheji - scritta Zachei<br />
in Perselli 1993, p. 138 - abitata<br />
da 12 famiglie di 40 persone, fondata<br />
sottinteso in origine da famiglie Zacchi<br />
/ Zach.<br />
Da osservare come, pur essendo<br />
il cognome in parola diventato anche<br />
Čač tra gli sloveni del Carso triestino,<br />
curiosamente esso non è poi ridiventato<br />
Ciacci com’era naturale dopo<br />
il 1918, bensì le forme Cac / Cah /<br />
Ciach / Ciak / Cijak sono state adat-<br />
tate perlopiù in Ciacchi (eccetto qualche<br />
raro rimasto Ciak; ne vediamo 1<br />
a Trieste e 2 a San Dorligo), e poi anche<br />
in Ciani, Ciano, mentre Zach è<br />
diventato Zacchi e Ziach è passato a<br />
Ziani e Ciacchi (cfr. Parovel 1985,<br />
pp. 38-39 e 58).<br />
In merito ora agli Zacchi di Trieste<br />
del ceppo piranese-veglioto, va detto<br />
che un Giovanni Zach negoziante<br />
nato a Veglia nel 1845 (fu Giovanni<br />
negoziante e di Giovanna Zonta<br />
sposatisi forse a Capodistria), si è<br />
sposato nel 1870 a Pirano con Maria<br />
Bontempo e ivi risposato nel 1877<br />
con Margherita Hahn (nata nel 1859<br />
a Pirano da padre boemo). Dalla prima<br />
moglie è nato nel 1871 a Pirano<br />
Eugenio Zach, che nel 1910 abitava<br />
con la consorte a Trieste come proprietario<br />
di una latteria (nello stesso<br />
anno viveva nel capoluogo giuliano<br />
pure uno Zah di Cernical), e dalla seconda<br />
moglie è nato nel 1896 a Roiano<br />
(periferia di Trieste) Silvio Zach,<br />
poi ammogliatosi in qualità di Silvio<br />
Zacchi professore nel 1939 a Pirano<br />
con la maestra capodistriana Edvige<br />
Vellam, matrimonio in cui uno dei<br />
due testi era Ugo Zacchi fu Eugenio<br />
cioè fi glio del fu Eugenio Zach.<br />
Edvige Vellam vedova Zacchi, nata<br />
a Capodistria nel 1908, è mancata a<br />
Trieste a 98 anni ai primi di novembre<br />
del 2006, lasciando il fi glio Tullio<br />
Zacchi e il nipote Alberto Zacchi<br />
avente un fi glio continuatore.<br />
Interessante segnalare come nel<br />
1928 sette cittadini di Trieste di cognome<br />
Zach (tra cui una donna) del<br />
citato ramo piranese-vegliano siano<br />
mutati in Zacchi (Parovel 1985, p.<br />
Ricerche<br />
Pirano<br />
209), mentre una Maria Cah vedova<br />
Bembic di Giovanni dell’entroterra<br />
capodistriano (di Cernical o paraggi)<br />
nel 1929 è diventata Maria Zacchi -<br />
Bembo (cit., p. 138), ove quest’ultimo<br />
è antico cognome di Capodistria<br />
attestato dal 1186.<br />
Bisogna ancora ricordare che il<br />
Cadastre segnala nel 1945 in Istria<br />
pure 3 famiglie Kaković a Montecucco<br />
di Carsette (Buie), omettendo<br />
però la famiglia Kaković di Pirano<br />
che risaliva a un Giovanni Kakovich<br />
nato a Trieste nel 1883 accasatosi nel<br />
1907 a Pirano con Antonia Stocovaz<br />
di Salvore, il cui fi glio Bruno Cacovich<br />
ivi nato nello stesso anno (sono<br />
nate anche tre femmine) sposatosi nel<br />
1931 con Maria Ruzzier ha avuto un<br />
maschio Tullio (più una femmina)<br />
oggi proseguente a Trieste.<br />
Una parte degli odierni Cacovich<br />
triestini discende peraltro anche da<br />
un Andrej Kakovič nato nel 1878 a<br />
Slivia (nel comune sloveno di Matterìa),<br />
che nel 1910 viveva a Trieste<br />
con la moglie, il cui ceppo proveniva<br />
però dall’isola di Veglia, analogamente<br />
al citato Giovanni Kakovich<br />
(1883) capostipite dei Cacovich piranesi<br />
e ai Kaković di Carsette di<br />
Buie. Kaković / Kakovič / Kacovich<br />
/ Cacovich è infatti ipercorrezione<br />
dell’originario cognome Zacovich<br />
/ Cahović cioè Zach / Cah più<br />
i suffi ssi croati –ov e –ić. Il cognome<br />
oggi continua nell’Istria slovena<br />
nelle forme Cah, Čač, Čačič a Capodistria<br />
e come Cah ad Ancarano,<br />
Cernical, Villa Decani, Isola, Pirano<br />
e Santa Lucia, che è quindi la grafi<br />
a prevalente in area slovena, men-<br />
<strong>Panorama</strong> 41
42 <strong>Panorama</strong><br />
Ricerche<br />
tre nell’area croata lo stesso cognome<br />
prosegue nelle grafi e Zakić (che<br />
troviamo in realtà solo a Capodistria),<br />
Čakić (ad Albona, ma presente come<br />
Cakić pure a Lubiana), Zjačić (a Fiume),<br />
a Cittanova quale Caković e a<br />
Zara sottoforma di Cah e Cacović.<br />
Ritornando al predetto Merkù<br />
1994, p. 187, oltre a non rilevare le<br />
tre varianti grafi che cognominali Cac<br />
/ Cah / Zach da noi trattate, egli ritiene<br />
che il cognome del Carso sloveno<br />
Ciak / Ciach / Ciac detto in passato<br />
pure Cjak / Ziach, derivi tramite le<br />
forme intermediarie Cejak / Cijak da<br />
una primitiva forma Celják da celják<br />
“proprietario di un podere indiviso”<br />
(oppure “animale domestico maschio<br />
abbattuto e non ancora squartato”<br />
o “tronco d’albero giovane ripulito<br />
dei rami pronto per essere tagliato”),<br />
spiegazione però poco convincente a<br />
nostro giudizio.<br />
Va perdipiù avvertito come<br />
Šimunović 1985 non tratti minimamente<br />
il tipo cognominale Cah, Zak,<br />
Cakić, Čakić, Zakić, Zjaćić e simili,<br />
non essendo evidentemente un cognome<br />
croato. Riassumendo, il cognome<br />
d’epoca trecentesca Zacchi / Ciacchi<br />
di Veglia, come dimostrato in questo<br />
studio, iniziando dai precitati Petro<br />
Chiac / Ciac del 1387, Giacomo<br />
Siach (= Giacomo Zacco) del 1473 e<br />
da un altro Piero Saco (= Zaco) presente<br />
nel 1622 a Valle (ACRSR III,<br />
1972, p. 160), deriva quindi dal nome<br />
Ciacco / Giacco / Zacco abbreviato<br />
di Giacomo (risalente tramite il latino<br />
Iacobus all’ebraico Yaakob “Dio<br />
ha protetto”), per cui si veda il cognome<br />
Giàcomi in De Felice 1978,<br />
ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE<br />
ACRSR: Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno,<br />
Trieste-Rovigno dal 1970; AMSI: Atti e Memorie della Società<br />
Istriana di Archeologia e Storia Patria, Parenzo-Pola-<br />
Venezia-Trieste, dal 1885; AT: Archeografo Triestino, Trieste,<br />
dal 1829; Benedetti 1934: Andrea Benedetti, Fondamenti<br />
storici e giuridici della nobiltà giuliana, Roma marzo 1934;<br />
Bigoni 1973: Giacomo Bigoni, L’archivio conventuale di S.<br />
Francesco di Cherso in Istria: inventario (1387-1948), Firenze<br />
1973; Cadastre: Cadastre national de l’Istrie d’après le<br />
Recensement du 1er Octobre 1945, a cura di Josip Roglić,<br />
Sušak 1946; Cat 1775-76: Vincenzo Morosini IV, Catastico<br />
generale dei boschi della provincia dell’Istria (1775-1776), a<br />
cura di Vjekoslav Bratulić, Trieste-Rovigno 1980; Cigui 1999:<br />
Rino Cigui, Le famiglie di San Lorenzo, Matterada e Petro-<br />
pp. 135-136, ricordando che Zacchi<br />
è cognome esistito anticamente<br />
pure a Pirano (Morteani 1886, p.<br />
158). Tra i numerosi discendenti del<br />
precitato Giacomo Siach (o di qualche<br />
suo consanguineo) documentato<br />
il 14/10/1473 nell’agro capodistriano,<br />
si veda Adrijana Cah, nata a Capodistria<br />
nel 1957 da genitori di Cernical<br />
/ Črnikal (l’antica San Sergio),<br />
vissuta a Trieste per diciassette anni<br />
e nel 1980 stabilitasi a Pirano, autrice<br />
del libretto Il giardino segreto – Poesie<br />
(Pirano 2006) raccolta di 49 poesie<br />
in italiano e in sloveno composte<br />
dal 1978 al 2005.<br />
In conclusione, l’antico cognome<br />
di Veglia Zacchi, Zach, Ziach,<br />
Ciacchi, Ciach, Ciac e affi ni, irradiatosi<br />
nel corso dei secoli sul Carso<br />
triestino, a Trieste, in Istria, a Fiume<br />
e a Zara, scritto nelle varie grafi e<br />
italiane, slovene e croate, testimonia<br />
dunque palesemente l’incontro e<br />
l’incrocio delle dette tre culture europee<br />
- italiana, slovena e croata - ed<br />
è un’ulteriore conferma del fatto che<br />
su queste terre siamo tutti imparentati,<br />
da Trieste, l’Istria, il Quarnero,<br />
Fiume e Zara fi no alle Bocche di<br />
Cattaro.<br />
(1 - continua)<br />
via, nel libro di vari autori Il comune di Umago e la sua gente,<br />
Trieste 1999, pp. 127-132; De Felice 1978: Emidio De Felice,<br />
Dizionario dei cognomi italiani, Milano 1978; Kandler<br />
1858 : Pietro Kandler, Storia del Consiglio dei Patrizi di Trieste,<br />
Trieste 1858; L’Arco 1978: L’Arco di Riccardo (mensile),<br />
n. 1, Trieste gennaio 1978; Merkù 1994: Pavle Merkù, Il<br />
“libro di perticationi” del Notaro Giusto Ravizza (1525): il<br />
testo e l’analisi dei nomi personali, di istituzioni e di luoghi,<br />
Trieste 1994; Morteani 1886 : Luigi Morteani, Notizie storiche<br />
della città di Pirano, Trieste 1886; Parovel 1985: Paolo<br />
Parovel, L’identità cancellata, Trieste 1985; Perselli 1993:<br />
Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell’Istria,<br />
con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il<br />
1850 e il 1936, Trieste-Rovigno 1993; Šimunović 1985: Petar<br />
Šimunović, Naša prezimena: porijeklo, značenje, rasprostranjenost,<br />
Zagabria 1985.
44 <strong>Panorama</strong><br />
Sport<br />
La spalatina si conferma ai vertici mondiali del salto in alto femminile<br />
Blanka Vlašić, balla con l’oro<br />
a cura di Bruno Bontempo<br />
Berlino il giorno dopo. All’appuntamento<br />
iridato l’atletica<br />
leggera ha presentato tre nuovi<br />
record del mondo, due dei quali<br />
griffati Usain Bolt, il terzo ottenuto<br />
nel martello femminile dalla polacca<br />
Anita Wlodarczyk (77,96 metri, 16<br />
centimetri più in là del limite precedente).<br />
Il medagliere è stato dominato<br />
dagli Usa (10 ori, 6 argenti e altrettanti<br />
bronzi), la Germania, paese organizzatore,<br />
ha fi gurato egregiamente<br />
con 9 trofei e ben 8 podi in più rispetto<br />
ai Giochi olimpici 2008. L’Africa<br />
ha sottomesso, come abbondantemente<br />
previsto, mezzofondo e fondo,<br />
lasciando le briciole agli atleti di altri<br />
continenti. Ha spadroneggiato invece<br />
la Giamaica nella velocità, vincendo<br />
5 gare su 6 e lasciando all’americana<br />
Allyson Felix l’ultimo titolo mondiale<br />
vacante, nei 200 femminili. L’Italia<br />
non è entrata nel medagliere, per<br />
la prima volta in 12 edizioni di questa<br />
manifestazione.<br />
Ma Berlino non è stata solo la capitale<br />
del regno di King Usain Bolt.<br />
Un’altra regina è tornata: la spalatina<br />
Blanka Vlašić. Ha saltato nuovamente<br />
come nessuna donna al mondo e<br />
l’incubo olimpico è dimenticato: due<br />
metri e quattro centimetri per sconfi g-<br />
Nove campionesse<br />
nell’albo d’oro<br />
dei Mondiali<br />
1983: Tamara Bykova (Urss) 2.01<br />
1987: Stefka Kostadinova (Bul) 2.09<br />
1991: Heike Henkel (Ger) 2.05<br />
1993: Ioamnet Quintero (Cuba)1.99<br />
1995: Stefka Kostadinova (Bul) 2.01<br />
1997: Hanne Haugland (Nor) 1.99<br />
1999: Inha Babakova (Ucr) 1.99<br />
2001: Hestrie Cloete (S.Africa) 2.00<br />
2003: Hestrie Cloete (S. Africa) 2.06<br />
2005: Kajsa Bergqvist (Sve) 2.02<br />
2007: Blanka Vlašić (Cro) 2.05<br />
2009: Blanka Vlašić (Cro) 2.04<br />
gere tutte le rivali. Ma a Berlino quel<br />
che ha contato per la dalmata è stato<br />
riconfermarsi numero uno mondiale,<br />
bissando il titolo di Osaka 2007. Un<br />
confronto da vincere prima di tutto<br />
con se stessa, non per rivalsa nei confronti<br />
della beniamina di casa, Ariane<br />
Friedrich. Al di là dei duelli muscolari,<br />
come quelli della velocità, nell’atletica<br />
ci sono anche partite a poker,<br />
nelle quali a volte forse più della potenza,<br />
conta la freddezza, la determinazione,<br />
la capacità di concentrazione<br />
e quella di reprimere psicologicamente<br />
l’avversario. L’alto femminile<br />
a Berlino ne è stato il tipico esempio,<br />
con due regine di fronte pronte a succhiarsi<br />
l’anima sopra l’asticella. La<br />
partita Vlašić-Friedrich ha avuto un<br />
preliminare il 14 giugno scorso nello<br />
stesso stadio berlinese, nel meeting di<br />
apertura della Golden League. Ariane<br />
Friedrich fece tremare lo stadio e<br />
la Vlašić, saltando 2.06, miglior prestazione<br />
stagionale e primato tedesco<br />
(battuto dopo 19 anni il 2.05 di Heike<br />
Henkel). Blanka si fermò a 2.03. Il<br />
20 agosto, giorno della fi nale mondiale,<br />
Blanka si è dovuta ripresentare ancora<br />
sotto quella curva che molti hanno<br />
defi nito una plaza de toros. Anche<br />
se la croata ha cercato di convincere<br />
se stessa, media e opinione pubblica,<br />
che la battaglia era da combattere tra<br />
sé e sé, non contro la Friedrich o altre<br />
avversarie: “Tutto dipende da me,<br />
non mi interessa quello che dicono di<br />
Ariane o di me. Non c’è modo che io<br />
possa infl uire sui suoi salti, né lei può<br />
determinare le mie prestazioni. Non<br />
penso mai di dover sconfi ggere qualcuna<br />
delle miei avversarie, sono concentrata<br />
esclusivamente su quello che<br />
posso fare io e possibilmente cerco<br />
di dare il meglio. Ho lavorato e agito<br />
sempre così, non intendo certo cambiare<br />
metodo per questo mondiale”.<br />
Due stagioni fa i progressi della<br />
Vlašić erano stati impressionanti e<br />
con un personale di 2.07 quel 2.10 che<br />
rappresenterebbe il nuovo primato<br />
mondiale, sembrava alla sua portata,<br />
era solo una questione di tempo, si diceva.<br />
Con 2.05 vinse il titolo mondiale<br />
ad Osaka 2007 ma l’appuntamento<br />
con il record era ancora rinviato.<br />
Nel 2008, dopo una serie di 34 vittorie<br />
consecutive, arrivò come favorita alle<br />
Olimpiadi di Pechino, ma venne bat-<br />
Plastico profi lo del salto di Blanka Vlašić: “Citius!, Altius!, Fortius!”
tuta dalla belga Tia Hellebaut. Per tutta<br />
la gara la Vlašić fu l’unica a non commettere<br />
errori, saltando tutte le misure<br />
al primo tentativo fi no al 2,05, che superò<br />
al secondo salto, mentre la Hellebaut<br />
ci riuscì al primo. Blanka provò<br />
ad eguagliare il suo personale di 2,07<br />
metri per arrivare all’oro ma fallì i tre<br />
salti: dovette accontentarsi dell’argento,<br />
una mezza delusione che sfociò in<br />
una crisi culminata con il crollo agli<br />
Euroindoor del marzo scorso a Torino,<br />
quinta con 1.92 e successo della Friedrich<br />
(2.01).<br />
Qualcuno sussurrò che si era rotto<br />
il rapporto con Joško, padre severo e<br />
allenatore “spietato”, Blanka smentì,<br />
ma sta di fatto che per qualche tempo<br />
nelle trasferte la seguì solo l’allenatore<br />
tecnico, Bojan Marinović. Infi -<br />
ne Berlino e il successo scacciacrisi: la<br />
Vlašić non ha sofferto alcun timore reverenziale<br />
per la Friedrich e dopo una<br />
gara emozionante e tesa fi no all’ultimo,<br />
si è ripresa lo scettro con un salto<br />
di 2.04 al secondo tentativo. Solo<br />
terza la Friedrich, con il 2.02 ottenuto<br />
all’ultimo salto. Per la 25.enne spalatina<br />
è stata una bella rivincita sulla<br />
tedesca e sulle avversità, inevitabili<br />
compagne di viaggio di ogni carriera.<br />
C’è stato anche il tempo di un assaggio<br />
forse non del tutto convinto (“già<br />
che ci siamo...”), con quel 2,10 che<br />
cancellerebbe la Kostadinova. “Sento<br />
di averla ‘sta misura, ci lavoro su,<br />
prima o poi...”. Ha l’oro e basta così:<br />
è stat l’occasione di regalare ancora il<br />
suo solito ma originale show, il balletto<br />
per festeggiare, sguardi, mani che si<br />
muovono a ritmo, quegli occhi da pantera<br />
che bucano il video fi no a polverizzarlo.<br />
Il tutto per catalizzare l’attenzione<br />
del pubblico ed essere più che<br />
Sport<br />
Piccolo show del dopo-mondiale. Sotto: la Vlašić con papà Joško (a sinistra) e il tecnico Bojan Marinović<br />
saltatrice o atleta, una star? Che Blanka<br />
non sia così e che voglia essere una<br />
stella solo in pedana, lo ha confermato<br />
quando, al ritorno a Spalato, ha rifi utato,<br />
senza mezzi termini, di partecipare<br />
al kitch di una sfi lata in costume e<br />
carrozza d’epoca romana, al fi anco di<br />
un dissotterrato Diocleziano, proposta<br />
dalle autorità cittadine: “Scusate, non<br />
fa per me, preferisco due passi a piedi<br />
sulle rive, tra la mia gente...” ●<br />
<strong>Panorama</strong> 45
A<br />
luglio, mentre il nuovo Governo<br />
croato stava disponendo<br />
manovre fi nanziarie e fi -<br />
scali che hanno fatto letteralmente<br />
piangere la gente, neanche a farlo<br />
apposta pioveva quasi ogni giorno.<br />
Poi, quando il Parlamento ha fatto<br />
bollire defi nitivamente il velenoso<br />
minestrone, il caldo è tornato. Ed<br />
è una calura destinata a durare anche<br />
dopo la fi ne dell’estate: quello<br />
che sta per arrivare si sta profi lando<br />
infatti come un autunno rovente.<br />
E non potrebbe essere diversamente,<br />
visto che dopo l’introduzione dei<br />
nuovi balzelli i cittadini croati sono<br />
tra quelli più tassati al mondo, con<br />
un’erosione fi scale del reddito che<br />
arriva al 54 percento.<br />
I primi a riscaldare l’atmosfera<br />
saranno i sindacati che a partire dal<br />
9 settembre scenderanno in piazza<br />
in varie città per protestare contro<br />
le nuove - onerose e poco convincenti<br />
- imposizioni fi scali del Governo<br />
Kosor. E si tratta di una reazione<br />
che diffi cilmente si può non<br />
condividere perché le misure introdotte<br />
dall’esecutivo della nuova<br />
premier sembrano funzionali<br />
soltanto al risanamento ad hoc delle<br />
casse dello Stato e non prevedono<br />
seri interventi nel campo della<br />
politica economica. In altre parole,<br />
serviranno più che altro a salvare<br />
il bilancio di Stato del 2009 e<br />
non verranno impiegate (come invece<br />
dovrebbe avvenire in presenza<br />
di una sana politica fi scale) per<br />
sostegni all’innovazione tecnologica,<br />
all’imprenditoria e a tutti quei<br />
segmenti economici che generano<br />
occupazione e dunque la tanto agognata<br />
ripresa dei consumi. E, giunti<br />
a questo punto, poco serve prendersela<br />
con i massimi sistemi e criticare<br />
lo Stato liberale che, spinto quasi<br />
unicamente dalla logica del profi tto<br />
imposta dal capitale, fi nora, ai fi ni<br />
di un benessere che sia comprensivo<br />
della giustizia sociale, non ha<br />
saputo inventare nulla di meglio<br />
del consumo, compreso quello di<br />
cose inutili.<br />
Una nuova folata di caldo autunnale<br />
arriverà in ogni caso anche<br />
dalla sentenza della Corte costituzionale<br />
croata, invitata da molte<br />
58 <strong>Panorama</strong><br />
☺���� Il canto del disincanto<br />
parti - tra queste il Presidente della<br />
Repubblica Mesić - ad esprimersi<br />
sulla costituzionalità della tassa<br />
anticrisi introdotta dal Governo. Si<br />
tratta di una tassa che da un certo<br />
punto di vista è certamente iniqua<br />
e discriminatoria poiché se da una<br />
parte colpisce i redditi dei dipendenti<br />
e i redditi da capitale fi nanziario<br />
(dividendi), dall’altra risparmia<br />
i liberi professionisti (artigiani,<br />
medici, avvocati, notai, sportivi)<br />
che rappresentano circa il 10 percento<br />
della popolazione attiva nel<br />
paese. Dunque, se si pensa che in<br />
termini costituzionali davanti alla<br />
legge tutti devono essere uguali e<br />
tutti (non soltanto alcuni) devono<br />
partecipare in maniera equa al sostegno<br />
della spesa pubblica, non è<br />
escluso che i giudici della Corte costituzionale<br />
possano ribaltare le decisioni<br />
governative già attuate. In<br />
questo modo l’erario perderebbe<br />
circa 100 milioni di euro (solo fi no<br />
alla fi ne del 2009) e diffi cilmente si<br />
potrà dire che il mezzo gaudio sarà<br />
in grado di lenire le ferite del mal<br />
comune. Anche perché un nuovo<br />
mal comune si fa presto a trovarlo<br />
quando si occupa la stanza dei<br />
bottoni.<br />
Scioperi e vertenze costituzionali<br />
appaiono soltanto come i personaggi<br />
di maggior grido sul palcoscenico<br />
dell’assurdo che si sta<br />
profi lando all’orizzonte della società<br />
croata: agricoltori, allevatori<br />
e produttori di latte ormai da<br />
mesi non sono più semplici comparse<br />
e, dopo aver rovinato l’estate<br />
del ministro Čobanković (c’era<br />
stata, da parte loro, pure una minaccia<br />
del blocco dei confi ni), ora<br />
stanno spingendo alle corde tutto il<br />
Governo. Con i primi freddi ci sarà<br />
da aspettarsi anche l’assalto dei gestori<br />
di bar, ristoranti e vari locali<br />
pubblici che, a differenza dei mesi<br />
estivi, non avranno più dalla loro il<br />
salvagente delle terrazze all’aperto<br />
e avvertiranno in toto gli effetti della<br />
legge antifumo. Effetti che si annunciano<br />
devastanti (cali superiori<br />
al 50 p.c.) per i loro incassi.<br />
Abbiamo dunque di fronte un<br />
autunno molto, molto dinamico. E<br />
chi fosse nauseato dal fatto che tut-<br />
di Silvio Forza<br />
La ripresa (si fa per dire) di settembre<br />
to questo movimento è dovuto soltanto<br />
a grette cose materiali, può<br />
volgere lo sguardo verso la “querelle<br />
spirituale” innescata dal presidente<br />
Stipe Mesić il quale - anche<br />
perché irritato da alcune prese<br />
di posizione del settimanale cattolico<br />
“Glas Koncila” (il cui caporedattore<br />
Ivan Miklenić lo ha etichettato<br />
come traditore degli interessi<br />
croati) - sta chiedendo a più<br />
riprese che i simboli religiosi, crocifi<br />
sso compreso, vengano rimossi<br />
dalle pareti delle istituzioni pubbliche<br />
(scuole, caserme, uffi ci amministrativi,<br />
ecc.) Ed è curioso notare<br />
che attualmente anche in Italia<br />
è in corso un bizzarro dibattito sui<br />
rapporti tra Chiesa e Stato: a renderlo<br />
tale è stata nuovamente quella<br />
focosa formazione politica che<br />
porta il nome di Lega Nord, quella<br />
stessa che da una parte contesta<br />
il “Concordato” con il Vaticano<br />
mentre dall’altra, quando ci sono<br />
di mezzo gli immigrati di diversa<br />
confessione, urla l’assoluta cristianità<br />
dell’Italia. Ma che l’Italia sia<br />
diventata un paese strampalato (c’è<br />
più gente ai festini di Villa Certosa<br />
che alla Festa dell’Unità, nota ironicamente<br />
Vittorio Feltri dalla colonne<br />
de “Il Giornale”), lo dimostra<br />
il fatto che il leader di un partito<br />
di destra, Gianfranco Fini, si<br />
oppone a proposte di legge “vagamente<br />
razziste e xenofobe” in tema<br />
di immigrazione. E non è la prima<br />
volta che Fini, lodevolmente, dimostra<br />
un senso dello Stato e di<br />
responsabilità collettiva di tutt’altra<br />
e miglior stoffa rispetto a quella<br />
dei suoi alleati nella condivisione<br />
del potere.<br />
Qualcuno crede che, nonostante<br />
tutto, quest’autunno sarà comunque<br />
noioso? Qualche assurdo passatempo<br />
si può escogitare sempre.<br />
Un’idea? Studiare a fondo le ragioni<br />
prime e gli scopi ultimi del contenzioso<br />
confi nario sloveno-croato<br />
che tiene ancora bloccato il negoziato<br />
di adesione della Croazia<br />
all’Unione Europea. In attesa delle<br />
mosse successive che arriveranno<br />
presto. C’è da sperare che non siano<br />
così “brillanti” come quelle che<br />
le hanno precedute.●