18.01.2013 Visualizzazioni

Panorama Impos - Prima - Ultima.indd - Edit

Panorama Impos - Prima - Ultima.indd - Edit

Panorama Impos - Prima - Ultima.indd - Edit

SHOW MORE
SHOW LESS

Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!

Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.

Anno LVI - N. 16 - 31 31 agosto 2009 - Rivista quindicinale quindicinale - kn 14,00 14,00 - EUR 1,89 1,89 - Spedizione Spedizione in abbonamento postale postale a tariff tariff a intera - Tassa Tassa pagata pagata ISSN-0475-6401<br />

ISSN-0475-6401<br />

<strong>Panorama</strong><br />

www.edit.hr/panorama<br />

Croazia, croci e... delizie


Questa calda, pazza, solita estate...<br />

Alla fi ne, si potrebbe dire, tanto rumore<br />

per nulla? Perché dalle dichiarazioni<br />

del ministro del turismo, Damir Bajs, e<br />

dai primi, ancora parziali, dati risulta che la<br />

stagione turistica in Croazia è stata meno<br />

peggio o, se si preferisce, meglio del previsto.<br />

Senza dimenticare, però, che le previsioni<br />

erano alquanto catastrofi che... Numeri<br />

a parte, si volta pagina tra molti (inevitabili?)<br />

chiaroscuri, che poi sono un po’ la<br />

fotocopia di tutte le stagioni: ingorghi nel<br />

traffi co, incidenti sulle strade e in mare,<br />

ospiti spesso (ma non sempre) incolpevoli<br />

coinvolti in episodi più o meno incresciosi,<br />

le bizze del tempo... Ma per i più resterà<br />

il ricordo di una vacanza fonte di suggestioni<br />

e di sensazioni, tempi, modi e luoghi<br />

perlomeno diversi dagli assilli della routine<br />

quotidiana...<br />

Vita da... cani!<br />

Spalato 2 <strong>Panorama</strong><br />

Lesina (Hvar)<br />

Dignano


Lo ammetto, sono uno fra quelli<br />

che i sondaggi in Croazia indicano<br />

come categoria minoritaria<br />

e in ulteriore fase d’assottigliamento:<br />

quella dei fi loeuropei, di coloro che ritengono<br />

che l’adesione è già da tempo<br />

in una fase d’inaccettabile ritardo e<br />

che i passi che in questo senso sta facendo<br />

il Governo siano ancor sempre<br />

tardi e lenti, impacciati e disarticolati.<br />

Sono uno di quelli che, crepi l’avarizia,<br />

rinuncerebbero volentieri ai rimborsi<br />

dell’Iva di cui di tanto in tanto si giovano<br />

dopo aver speso i loro bravi euro<br />

a Trieste o anche solo a Ilirska Bistrica,<br />

pur di poter far parte dell’Unione.<br />

Per quale motivo?<br />

Tre casi fra i tanti di cui in queste<br />

ultime un po’ sonnacchiose settimane<br />

si sono occupati i giornali mi inducono<br />

a perseverare nella mia posizione.<br />

Caso primo: allo scadere della prima<br />

decade di agosto al mercato all’ingrosso<br />

del pesce a Fiume gli ispettori<br />

hanno posto il veto all’export di un<br />

quintale e passa di naselli in Slovenia,<br />

in quanto infettati dall’anisakis, il parassita<br />

noto in occidente come “il nemico<br />

del sushi”. Dato il mancato nulla<br />

osta all’export, il carico era stato rinviato<br />

al soggetto che li aveva offerti,<br />

per cui - e qui sta il punto - secondo<br />

fonti di stampa, c’era la fondata possibilità<br />

che fosse dirottato al mercato<br />

locale, per fi nire sulle nostre tavole di<br />

acquirenti ignari. Come mai? Per il<br />

semplice motivo che il controllo veterinario<br />

sul pesce fresco è previsto<br />

solo per il prodotto da esportare e non<br />

su quello piazzato sul mercato interno.<br />

Insomma, schiamazzi patriottici a<br />

parte, ci preoccupiamo (giustamente)<br />

della salute del consumatore sloveno,<br />

però chi compra in Croazia, più che<br />

sui servizi veterinari, deve far leva su<br />

quelle difese dell’organismo che madre<br />

natura mette in moto a pasto completato.<br />

Caso secondo: il latte. La Croazia<br />

ha già avanzato nel corso delle trattavie<br />

con l’UE una moratoria riguardante<br />

l’adeguamento del latte fresco.<br />

Perché? Analisi recenti hanno mo-<br />

In primo piano<br />

In quanti comparti siamo ancora, e di molto, al di sotto delle norme?<br />

Vorrei entrare in Europa perché...<br />

di Mario Simonovich<br />

strato che, considerato sotto l’aspetto<br />

microbiologico, solo un terzo del<br />

prodotto che esce dagli allevamenti<br />

croati è in possesso dei requisiti previsti<br />

in materia dalle disposizioni europee.<br />

Alla Commissione europea è<br />

stata perciò avanzata la richiesta di<br />

una proroga di tre anni (sic), s’intende<br />

successiva alla data d’adesione formale,<br />

nel corso dei quali i produttori<br />

croati - sì, quelli che con tanta veemenza<br />

continuano a protestare per<br />

un aumento dei prezzi alla produzione<br />

- si impegneranno a offrire il latte<br />

solo sul mercato interno ed eventualmente<br />

nei paesi terzi, con esclusione<br />

tassativa di quello comunitario. Dal<br />

canto suo, dovendo fare la sua brava<br />

parte sotto forma di garanzie, il Ministero<br />

per l’agricoltura si è impegnato<br />

a risolvere defi nitivamente la questione<br />

entro la fi ne del 2013 (!). Domanda<br />

non troppo impertinente: visto che,<br />

per bene che vada, per il latte ci attendono<br />

tre anni di purgatorio anche<br />

dopo l’adesione, se non ci fosse stato<br />

il “ricatto europeo” per quanto ancora<br />

saremmo stati costretti a sorbirci<br />

un prodotto con le manchevolezze<br />

che ha al giorno d’oggi?<br />

Caso terzo e ancora più signifi cativo:<br />

le uova. Premesso che l’Unione<br />

europea ha fi n da ora decretato nei<br />

dettagli che le condizioni di vivibilità<br />

delle sue ovaiole dovranno migliorare<br />

dal 2012, i negoziatori di Zagabria<br />

hanno chiesto anche qui un periodo<br />

d’adeguamento di tre anni per migliorare<br />

uno standard notevolmente inferiore.<br />

Indicativa la motivazione: solo<br />

così si potrà mantenere la produzione<br />

nelle aree rurali arretrate. In cambio,<br />

come ovvio, si sono impegnati a rifi -<br />

lare queste uova - che dovranno comprovare<br />

con un marchio la loro “peculiarità”<br />

- solo ai consumatori di comprovata<br />

bocca buona: i croati innanzitutti<br />

e quindi quelli di paesi terzi.<br />

Visto che il buon senso mi suggerisce<br />

che in assenza delle pressioni<br />

comunitarie il miglioramento della<br />

qualità sarebbe venuto forse fra qualche<br />

decennio, serve altro per spiegare<br />

perché rimango un inguaribile eurofi<br />

lo? ●<br />

Costume<br />

e scostume<br />

«Kosorina, kosorina»,<br />

ingiusta e truffaldina<br />

Ce la farà la nuova tassa introdotta<br />

in Croazia e chiamata in<br />

modo beffardo “kosorina”, (perché<br />

proposta dal premier Jadranka<br />

Kosor, n.d.a.) approvata in<br />

fretta e furia quest’estate, nell’intento<br />

di colmare il grande defi cit<br />

di bilancio, a sopravvivere il caldo<br />

autunno che sta arrivando?<br />

Per questa tassa di crisi sulle<br />

paghe, che varia dal 2 a. 6 p.c., il<br />

Capo dello Stato Stipe Mesić ha<br />

chiesto una verifi ca relativa alla<br />

sua costituzionalità. E il verdetto<br />

tra breve ci aiuterà a capire se,<br />

ancora una volta, siamo stati presi...<br />

per i fondelli. Intanto la “kosorina”<br />

viene applicata e il nostro<br />

portafoglio è sempre più sottile. A<br />

risentirne sono soprattutto le categorie<br />

socialmente meno abbienti:<br />

pensionati, famiglie con fi gli a<br />

carico. Anche l’impiegato che si<br />

porta a casa la paga media croata<br />

(5.700 kune) ci sta rimettendo<br />

parecchio. Le stime compiute indicano<br />

che le famiglie stanno perdendo<br />

mensilmente qualche centinaio<br />

di kune. Qui va aggiunta la<br />

lievitazione del PDV che dal 22 è<br />

passata al 23 p.c. e il conseguente<br />

aumento dei prezzi... di cui nessuno<br />

parla apertamente. Se ciò vi<br />

sembra poco...<br />

Ah sì, la “kosorina” viene ampiamente<br />

criticata anche perché i<br />

suoi “autori” si sono scordati di<br />

nominare nel testo di legge che<br />

questa tassa si riferisce anche a<br />

chi percepisce reddito per attività<br />

in proprio. In tal modo, dentisti,<br />

avvocati, medici, artigiani,<br />

giornalisti e artisti al momento<br />

ne sono esentati. Insomma, coloro<br />

che ne avevano maggiormente<br />

bisogno. Oppure no?<br />

<strong>Panorama</strong> 3


<strong>Panorama</strong><br />

www.edit.hr/panorama<br />

Ente giornalistico-editoriale<br />

EDIT<br />

Rijeka - Fiume<br />

Direttore<br />

Silvio Forza<br />

PANORAMA<br />

Redattore capo responsabile<br />

Mario Simonovich<br />

caporedattore-panorama@edit.hr<br />

Progetto grafico - tecnico<br />

Daria Vlahov-Horvat<br />

Redattore grafico - tecnico<br />

Annamaria Picco<br />

Collegio redazionale<br />

Bruno Bontempo, Nerea Bulva,<br />

Diana Pirjavec Rameša, Mario<br />

Simonovich, Ardea Velikonja<br />

4 <strong>Panorama</strong><br />

REDAZIONE<br />

panorama@edit.hr<br />

Via re Zvonimir 20a Rijeka - Fiume,<br />

Tel. 672-128. Telefax: 051/672-151,<br />

direttore: tel. 672-153. Diffusione: tel.<br />

228-766 e pubblicità: tel. 672-146<br />

ISSN 0475-6401 <strong>Panorama</strong> (Rijeka)<br />

ISSN 1334-4692 <strong>Panorama</strong> (Online)<br />

TIPOGRAFIA: “Helvetica” - Ri jeka-<br />

Fiume, tel. 682-147<br />

ABBONAMENTI: Tel. 228-782.<br />

Croazia: an nuale (24 numeri) kn 300,00<br />

(IVA inclusa); semestrale (12 numeri)<br />

kn 150,00 (IVA inclusa); una copia kn<br />

14,00 (IVA inclusa). Slovenia: annuale<br />

(24 numeri) euro 62,59 - semestrale<br />

(12 numeri) euro 31,30 - una copia euro<br />

1,89. Italia: annuale (24 numeri) euro<br />

70,00 una copia: euro 1,89.<br />

VERSAMENTI: per la Croazia sul<br />

cc. 2340009-1117016175 PBZ Riadria<br />

banka d.d. Rijeka. Per la Slovenia: Erste<br />

Steiermärkische Bank d.d. Rijeka 7001-<br />

3337421/EDIT SWIFT: ESBCHR22.<br />

Per l’Italia - EDIT Rijeka 3337421-<br />

presso PBZ 70000 - 183044 SWIFT:<br />

PBZGHR2X.<br />

Numeri arretrati a prezzo raddoppiato<br />

INSERZIONI: Croazia - retrocopertina<br />

1.250,00 kn; retrocopertina interna<br />

700,00 kn; pagine interne 550,00 kn;<br />

Slovenia e Italia retrocopertina 250,00<br />

euro; retrocopertina interna 150.00 euro;<br />

pagine interne 120,00 euro.<br />

PANORAMA esce con il concorso<br />

finanziario della Repubblica di Croazia<br />

e della Repubblica di Slovenia e viene<br />

parzialmente distribuita in convenzione<br />

con il sostegno del Governo italiano<br />

nell’ambito della collaborazione tra<br />

Unione Italiana (Fiume-Capodistria) e<br />

l’Università Popolare (Trieste)<br />

EDIT - Fiume, via Re Zvonimir 20a<br />

edit@edit.hr<br />

Consiglio di amministrazione: Tatjana<br />

Petrazzi (presidente), Ezio Giuricin<br />

(vicepresidente), Luigi Barbalich, Carmen<br />

Benzan, Doris Ottaviani, Donald<br />

Schiozzi, Fabio Sfi ligoi<br />

<strong>Panorama</strong> testi<br />

N. 16 - 31 agosto 2009<br />

Sommario<br />

IN PRIMO PIANO<br />

Chi pensa in quanti comparti siamo ancora,<br />

e di molto, al di sotto?<br />

VORREI ENTRARE<br />

IN EUROPA PERCHÉ...................... 3<br />

di Mario Simonovich<br />

ATTUALITÀ<br />

Estate di polemiche tra Mesić e i vertici<br />

della Chiesa cattolica croata<br />

IL PRESIDENTE<br />

MESSO IN CROCE ......................... 6<br />

A SEBENICO NASCERÀ<br />

UN CENTRO DI RICERCA<br />

PER ARMI BIOLOGICHE? ............ 8<br />

Sarajevo Film Festival: grande interesse<br />

per “Slovenian Girl” ultima pellicola<br />

del regista Damjan Kozole<br />

FENOMENO PROSTITUZIONE<br />

NEI PAESI IN TRANSIZIONE .... 10<br />

a cura di Diana Pirjavec Rameša<br />

L’opinione di Glauco Bevilacqua, cittanovese<br />

di adozione, fi duciario della<br />

Condotta regionale di Slow Food<br />

GASTRONOMIA, VINI E OLIO:<br />

ISTRIA PUNTA DI DIAMANTE ... 12<br />

Governo possibilista, Mesić contrario<br />

IN VENDITA PURE<br />

LE ISOLE BRIONI? ...................... 17<br />

di Bruno Bontempo<br />

SOCIETÀ<br />

Triestino di ascendenza dalmata, Tullio<br />

Kezich è stato testimone di quest’arte<br />

NEL CINEMA DA QUANDO<br />

AVEVA TREDICI ANNI ............... 18<br />

di Marino Vocci<br />

CINEMA E DINTORNI<br />

CHIAROSCURI DI UN’ESTATE<br />

ALL’INSEGNA DEI FESTIVAL .... 20<br />

di Gianfranco Sodomaco<br />

ARTE<br />

DALLE SOAVI MADONNE RAF-<br />

FAELLESCHE ALLA MODERNA<br />

GIOCONDOCLASTIA ................. 22<br />

di Erna Toncinich<br />

MADE IN ITALY<br />

SERGIO MARCHIONNE, IL “MAR-<br />

TELLATORE” IN MAGLIONE ... 24<br />

a cura di Bruno Bontempo<br />

ITALIANI NEL MONDO<br />

LOTTA AI TUMORI:<br />

LA SCOPERTA DEL SECOLO<br />

DI DUE... ESILIATI ...................... 26<br />

a cura di Bruno Bontempo<br />

REPORTAGE<br />

VISINADA TI PRENDE<br />

PER LA GOLA .............................. 28<br />

di Ardea Velikonja<br />

LETTURE ISTRIA NOBILISSIMA<br />

”TERRA B” .................................... 34<br />

di Roberta Dubac<br />

LIBRI<br />

“Argonauta” di Claudio Magris<br />

UNA VITA DEDICATA ALLA<br />

SCOPERTA E DESCRIZIONE<br />

DEL MONDO ................................ 38<br />

di Guido Zauli<br />

RICERCHE<br />

Che cosa ci dicono i cognomi usati in<br />

Istria, Quarnero, Dalmazia e Trieste? (1)<br />

SUL CARSO GORIZIANO<br />

NEL 1949 VIVEVA MICHAEL<br />

CYACH/ZIACH ............................. 40<br />

di Marino Bonifacio<br />

MUSICA<br />

LES PAUL<br />

LA SCOMPARSA DI UN MITO ... 43<br />

a cura di Bruno Bontempo<br />

SPORT<br />

La spalatina si conferma ai vertici<br />

mondiali del salto in alto femminile<br />

BLANKA VLAŠIĆ<br />

BALLA CON L’ORO .................... 44<br />

USAIN BOLT POTREBBE<br />

ARRIVARE A 9’’40 E 18’’76! ....... 46<br />

PER KOZMUS C’È<br />

UN POSTO NELLA STORIA ....... 47<br />

a cura di Bruno Bontempo<br />

ARBOREA<br />

L’ALLORO SIMBOLO<br />

DI VITTORIA E POESIA ............. 48<br />

di Daniela Mosena<br />

MULTIMEDIA<br />

COME SINCRONIZZARE I DATI<br />

FRA PIÙ COMPUTER (1) ............ 50<br />

di Igor Kramarsich<br />

RUBRICHE .................................. 52<br />

a cura di Nerea Bulva<br />

PASSATEMPI ............................... 57<br />

IL CANTO DEL DISINCANTO<br />

LA RIPRESA (SI FA PER DIRE)<br />

DI SETTEMBRE ........................... 58<br />

di Silvio Forza<br />

IN COPERTINA: la spalatina Blanka Vlašić campionessa mondiale dell’alto


Si è rivelato un grande successo<br />

il Festival internazionale<br />

del folklore Leron promosso dalla<br />

Comunità degli Italiani di Dignano<br />

e giunto alla sua nona edizione.<br />

L’evento è stato ospitato nella<br />

pittoresca cittadina istriana il 21 e<br />

22 agosto scorsi. A questa edizione<br />

hanno preso parte gruppi provenienti<br />

da numerosi paesi europei e<br />

naturalmente dalle società che operano<br />

sul territorio. Si sono esibiti<br />

così gruppi folkloristici dall’Italia<br />

È<br />

stata inaugurata a Ploštine<br />

la Mostra delle maschere e<br />

dei riti dei carnevali arcaici del-<br />

Agenda<br />

Per i tipi dell’EDIT è uscito dalle stampe il nuovo libro di Ester Sardoz Barlessi<br />

Il ‘900 istriano e la frattura tra passato e presente<br />

È<br />

uscito dalle stampe<br />

dell’EDIT per “Altre<br />

lettere italiane” - la collana<br />

che raccoglie il meglio<br />

della produzione letteraria<br />

degli italiani dell’Istria<br />

e del Quarnero - il nuovo<br />

libro di Ester Sardoz Barlessi<br />

<strong>Panorama</strong> ristretto -<br />

Racconti d’istriano amore.<br />

Il libro contiene undici<br />

racconti - sei dei quali precedentemente<br />

pubblicati<br />

su riviste - che scandaglia-<br />

no e indagano la mai rimarginata<br />

frattura tra passato<br />

e presente accaduta a<br />

metà Novecento sul territorio<br />

dell’Istria e del Quarnero<br />

e i cui rifl essi tutt’ora<br />

permangono in modo traumatico<br />

nell’intimo delle<br />

tante persone coinvolte,<br />

condizionandone l’esistenza.<br />

Nei primi sei racconti<br />

(“La lucciola spenta”,<br />

“Semo qua”, “Whisky”,<br />

(Friuli e Gargano) dalla Turchia,<br />

dalla Polonia, nonché i gruppi delle<br />

CI di Dignano, Gallesano e Valle<br />

e della Società dei montenegrini di<br />

Peroj. Per due giorni le vie di Dignano<br />

hanno condiviso con i partecipanti<br />

la gioia e l’amore per il<br />

folklore che da queste parti viene<br />

curato con grande dedizione.<br />

I partecipanti sono stati ricevuti<br />

dal sindaco di Dignano, Klaudio<br />

Vitasović, mentre gli onori di casa<br />

sono stati fatti dalla presidente della<br />

le Dolomiti, iniziativa itinerante<br />

dell’Associazione “Soraimar”,<br />

ospitata nella storica sede dei bellunesi<br />

emigrati in Slavonia oltre<br />

130 anni fa. Per l’occasione sono<br />

giunti a Ploštine l’assessore regionale<br />

all’emigrazione del Veneto,<br />

Oscar De Bona, nonché Gianluigi<br />

Secco, che ricopre pure il ruolo<br />

di presidente dell’Associazione<br />

“Soraimar”, promotrice dell’evento<br />

grazie anche al contributo della<br />

Regione Veneto, e il consigliere<br />

dell’associazione “Bellunesi nel<br />

“Il premio”, “Le mie bugie”,<br />

“Vivere per morire”)<br />

la Barlessi tratta il tema<br />

dell’esodo con tutto il suo<br />

corredo di lacerazioni affettive<br />

e psicologiche, delle<br />

nuove abitudini di vita<br />

sopravvenute, la repressione<br />

del regime comunista, il<br />

lento processo di assimilazione<br />

identitario degli italiani,<br />

la contaminazione<br />

linguistica, la nostalgia degli<br />

esodati. ●<br />

La manifestazione viene promossa dalla Comunità degli Italiani di Dignano<br />

Leron, festival del folklore e dell’allegria<br />

locale Comunità degli Italiani, Carla<br />

Rotta. A salutare i presenti a nome<br />

dell’Unione Italiana è stato il presidente<br />

Furio Radin. ●<br />

L’esposizione si avvale del contributo della Regione Veneto<br />

Maschere delle Dolomiti in mostra a Ploštine<br />

mondo”, Ivano Pocchiesa. Al momento<br />

del taglio del nastro inaugurale<br />

erano presenti pure il vice<br />

sindaco di Pakrac, Nikola Simić,<br />

e il vicepresidente della Contea,<br />

Željko Jakopović. La cerimonia si<br />

è aperta con l’intervento del presidente<br />

della Comunità degli italiani<br />

di Ploštine, Toni Bruneta, che ha<br />

quindi introdotto i saluti delle autorità<br />

presenti e degli altri organizzatori.<br />

Partecipi nell’occasione anche<br />

i rappresentanti delle associazioni<br />

bellunesi della zona. ●<br />

<strong>Panorama</strong> 5


6 <strong>Panorama</strong><br />

Attualità<br />

Estate di polemiche tra Mesić e i vertici della Chiesa cattolica croata<br />

Il Presidente messo in croce<br />

di Diana Pirjavec Rameša<br />

Lo scontro tra Chiesa e Stato<br />

in Croazia è culminato a metà<br />

agosto con le prese di posizione<br />

del settimanale cattolico croato Glas<br />

Koncila che ha onorato il Capo dello<br />

Stato Stipe Mesić con l’appellativo<br />

di “traditore”. Inoltre, il caporedattore<br />

della medesima testata ha espresso<br />

in un commento l’auspicio che il futuro<br />

presidente della Repubblica sia in<br />

ogni caso “una persona sana ed equilibrata”,<br />

una considerazione chiaramente<br />

allusiva di fronte alla quale l’attuale<br />

presidente non poteva restare indifferente.<br />

Nell’articolo si rileva pure necessità<br />

che il futuro numero uno del<br />

Paese venga reclutato tra la maggioranza<br />

silenziosa dei cittadini, che abbia<br />

alle spalle un passato senza macchia,<br />

che sia in possesso di un ben defi<br />

nito sistema di valori, che abbia una<br />

forma mentis democratica, che sia una<br />

persona di ampia cultura. Un vero “patriota”,<br />

insomma.<br />

Tracciando questo profi lo, il settimanale<br />

cattolico si è accodato a quelle<br />

forze politiche e gruppi d’opinione<br />

che sono già scesi in campo in attesa<br />

delle prossime presidenziali. Beninteso,<br />

non è la prima volta che la Chiesa<br />

in Croazia si diletta a ravvivare il<br />

dibattito politico... Siamo stati testimoni<br />

di come questa si sia interessata,<br />

per citare un esempio, al censimento<br />

della popolazione, abbia preso<br />

parte al dibattito sulla legge per la fe-<br />

condazione assistita ed ora, come se<br />

non bastasse, ha pensato di tracciare<br />

il profi lo “ideale” del futuro presidente,<br />

onde evitare, si presuppone, che ai<br />

vertici dello Stato venga democraticamente<br />

insediato qualche personaggio<br />

poco gradito alla Chiesa.<br />

Il redattore capo del Glas Koncila,<br />

Ivan Miklenić, questa volta si è<br />

spinto con le sue considerazioni molto<br />

avanti, scavalcando quei paletti<br />

che dovrebbero stabilire con precisione<br />

l’ambito entro cui può muoversi<br />

il potere ecclesiastico da una parte<br />

e quello in cui deve operare lo Stato<br />

con le sue istituzioni dall’altra.<br />

I “suggerimenti” espressi da questo<br />

sacerdote è che alle prossime elezioni<br />

presidenziali si presentino sia<br />

candidati che siano espressione delle<br />

forze politiche sia quelli non legati<br />

ad alcun partito, il tutto in funzione<br />

di un rinnovamento dei quadri considerato<br />

quale normale conseguenza<br />

del processo di democratizzazione<br />

della società. Quello che preoccupa<br />

Miklenić, e lo rileva con una semplicità<br />

quasi puerile, è che al momento<br />

parecchie delle posizioni “chiave”<br />

in politica siano detenute da personaggi<br />

appartenenti alla “sinistra”. La<br />

loro ascesa al potere, stando al commentatore,<br />

“è iniziata già ai tempi<br />

della guerra patriottica, culminando<br />

a operazioni belliche concluse, momento<br />

in cui costoro hanno cambiato<br />

retorica e hanno scalato - dice il<br />

nostro - tutti i maggiori partiti politi-<br />

Mesić durante una visita all’Ordinariato militare di Zagabria<br />

ci, conquistando posizioni di rilievo<br />

nell’economia, nella privatizzazione,<br />

nelle strutture del potere dello Stato<br />

a tutti i livelli, nei mass media, nella<br />

cultura e nella vita pubblica, rafforzando<br />

e organizzandosi nel contempo<br />

in centri di potere anche al di fuori<br />

delle strutture dello Stato e della società”.<br />

A pensarci bene nulla di nuovo,<br />

a parte un dettaglio: per entrare nei<br />

Consigli d’amministrazione delle<br />

grandi imprese statali (Ferrovie, Ente<br />

elettroenergetico, Ina, Cantieri navali),<br />

nei vari Ministeri, quello della Difesa<br />

in primis, ma anche nei vari enti<br />

governativi - che non si sa bene quale<br />

sia la loro funzione -, bisogna(va)<br />

appartenere non tanto alla sinistra<br />

quanto ad una delle lobby trasversali<br />

che si sono spartite il potere economico<br />

e le risorse nazionali a partire<br />

dai primi anni ‘90, o comunque<br />

fare gli occhi dolci all’HDZ. I risultati<br />

sono noti. Che considerazioni del<br />

genere arrivino da un uomo di fede, è<br />

troppo, visto che, per missione assegnatagli,<br />

dovrebbe conciliare, unire,<br />

pacifi care, perdonare, divulgare tolleranza,<br />

rispetto, integrità morale.<br />

Ma questa è soltanto la punta di un<br />

iceberg, di una polemica tra Mesić e<br />

una parte del clero croato che sta andando<br />

avanti da più di un decennio.<br />

Infatti, sono tante le cose che la Chiesa<br />

rinfaccia a Mesić. In primo luogo<br />

il fatto di aver consegnato al Tribunale<br />

dell’Aja i generali croati, di non<br />

aver curato a suffi cienza gli interessi<br />

nazionali, di non aver saputo preservare<br />

i valori autentici della croaticità<br />

(!?), di essere troppo di sinistra, di<br />

non guardare con obiettività alla storia<br />

nazionale croata. Mesić non ha<br />

mai accettato di porre nella medesima<br />

posizione partigiani e ustascia,<br />

né tanto meno di identifi care i crimini<br />

compiuti dai partigiani con quelli<br />

compiuti dai seguaci dell’NDH, scelta<br />

che ad una parte del clero non è mai<br />

andata giù. Se per anni hanno polemizzato<br />

usando i guanti, quest’estate,<br />

è il caso di dirlo, sono partiti colpi<br />

bassi, a conferma che la Chiesa, o<br />

una parte di essa, non riesce a frena-


Il presidente Stipe Mesić ha richiesto la rimozione delcrocifi ssi dagli<br />

uffi ci pubblici: ne è seguita una pesante, interminabile polemica<br />

re le proprie ambizioni “temporali”.<br />

Tutto ciò preoccupa poiché uno dei<br />

presupposti di uno stato laico è appunto<br />

la separazione tra i poteri della<br />

Chiesa e quelli dello Stato. “Libera<br />

Chiesa in Libero Stato”, avrebbe detto<br />

Cavour, ma ahimé su questo aspetto<br />

ci sarebbe tanto da discutere. Inoltre,<br />

una polemica che avrebbe dovuto,<br />

comunque, essere “istituzionale” è<br />

scivolata nel “personale”, a testimonianza<br />

di una regressione in atto, sia<br />

a livello di comunicazione, sia di civiltà.<br />

Poteva fi nire qui, ma così non è<br />

stato. E quando avevamo sperato che<br />

le acque si fossero placate ecco spuntare<br />

un’altra polemica, con Mesić che<br />

ricorda l’inopportuna presenza dei<br />

crocefi ssi nelle caserme e negli uffi ci<br />

di enti pubblici, come le scuole: “La<br />

Chiesa e lo Stato sono due realtà distinte,<br />

nonostante ciò negli edifi ci militari<br />

vengono esposti i simboli religiosi”<br />

- ha tuonato Mesić. Le reazioni<br />

non si sono fatte attendere e molti<br />

diretti interessati, direttori di scuole<br />

in primis, hanno fatto notare che non<br />

intendono togliere i crocifi ssi fi ntanto<br />

che una legge lo vieterà. La scena politica<br />

croata si è trovata così profondamente<br />

divisa tra chi sostiene che il<br />

crocifi sso può stare anche negli uffi ci<br />

pubblici, negli ospedali, nelle scuole,<br />

e chi invece traccia una netta distinzione<br />

tra Chiesa e Stato, chiedendone<br />

la rimozione.<br />

La Croazia è un paese laico in cui<br />

vengono garantite indistintamente a<br />

tutti le libertà religiose - è stato rilevato.<br />

Gli unici simboli che accomu-<br />

nano tutti i cittadini di questo Paese<br />

sono la bandiera e lo stemma: questa<br />

è stata grossomodo la posizione assunta<br />

dalla sinistra, SDP in testa. Pensiero<br />

condiviso pure dal Partito popolare<br />

croato (HNS) e dal Partito democratico<br />

serbo (HDSS).<br />

L’HDZ, i Liberali dell’HSLS e<br />

l’HSS hanno, invece, difeso il diritto<br />

di esporre negli uffi ci pubblici il crocifi<br />

sso, giustifi cando la loro posizione<br />

con il fatto che la maggior parte<br />

dei cittadini croati è di fede cattolica.<br />

Nei prossimi mesi, comunque, ci<br />

sarà la possibilità di tracciare le caratteristiche<br />

del candidato presidenziale<br />

ideale in tutta libertà. Lo faranno<br />

i partiti, lo faranno i movimenti<br />

d’opinione, i lobbisti, lo farà probabilmente<br />

anche la Chiesa, nel modo<br />

che riterrà più opportuno. Lo ha fatto<br />

anche in passato, quando per tramite<br />

del cardinale Bozanić entrò nel pieno<br />

della campagna elettorale parlando<br />

con chiare allusioni del “...peccato<br />

delle strutture”...<br />

E intanto ci lasciamo alle spalle<br />

un’estate calda, tesa, polemica,<br />

con scontri tra Governo e sindacati,<br />

tagli, rincari. Qualche zolletta di<br />

zucchero che possa togliere un po’<br />

d’amaro in bocca arriva dal fronte<br />

turistico, la stagione è andata meglio<br />

del previsto, dalla politica estera,<br />

forse, si profi la una soluzione<br />

per la vertenza croato-slovena sui<br />

confi ni. A rincuorarci ci ha pensato<br />

pure l’atleta Blanka Vlašić che ha<br />

vinto il mondiale. Come dire, croci<br />

e... delizie. ●<br />

Attualità<br />

In memoriam<br />

Scuola ed editoria<br />

passioni e impegno<br />

di Silvana Mazzieri<br />

Nuova perdita per la CNI.<br />

Venerdì 14 agosto ci ha lasciati<br />

per sempre Silvana Mazzieri.<br />

Un’indifferibile intervento<br />

chirurgico si è purtroppo rivelato<br />

fatale. Nata 74 anni fa a Perugia<br />

aveva concluso nel 1956 a<br />

Fiume le magistrali. Per qualche<br />

anno insegnante all’elementare<br />

italiana di Capodistria, nel 1960<br />

era entrata all’<strong>Edit</strong>, dapprima<br />

quale segretaria della “Voce del<br />

Popolo” per passare quindi al<br />

Settore editoriale dove, nel corso<br />

dei successivi 24 anni, aveva<br />

curato la pubblicazione di decine<br />

e decine di libri, dai manuali<br />

indispensabili alla nostra rete<br />

scolastica a testi di prosa e poesia,<br />

in specie di autori connazionali,<br />

espressione signifi cativa<br />

della nostra presenza etnica,<br />

civile e culturale. Nel contempo<br />

si era diplomata alla Facoltà di<br />

Pedagogia di Pola con una tesi<br />

incentrata su Giuseppe Garibaldi.<br />

Nel 1984 il ritorno al “primo<br />

amore”, l’insegnamento, dapprima<br />

quale docente alla SMSI<br />

e quindi direttrice della scuola<br />

“Mario Gennari”, fi no al pensionamento,<br />

nel 1986. Senza<br />

trascurare per tutto questo tempo,<br />

un encomiabile impegno<br />

all’interno della CI fi umana. ●<br />

<strong>Panorama</strong> 7


Qualche mese fa, la Croazia<br />

insieme all’Albania ha festeggiato<br />

l’ingresso nell’Alleanza<br />

Atlantica. Senza prendere in<br />

considerazione i vari sondaggi tra<br />

l’opinione pubblica e le proteste<br />

contro tale scenario, l’allora Premier<br />

Ivo Sanader ha sostenuto con<br />

tono orgoglioso che “la Croazia<br />

ha realizzato la metà delle proprie<br />

priorità strategiche”, annunciando<br />

che la prossima tappa sarebbe stato<br />

l’ingresso nell’UE. “Siamo entrati<br />

nella NATO al 60.esimo anni-<br />

8 <strong>Panorama</strong><br />

Attualità<br />

Il progetto sarebbe fortemente voluto dalla NATO ma i dettagli rim angono a<br />

A Sebenico nascerà un centro di rice<br />

versario dell’accordo di Washington”,<br />

ha affermato Sanader nel corso<br />

della cerimonia che si è tenuta<br />

all’HNK di Zagabria, aggiungendo<br />

che “la Croazia è entrata a far parte<br />

di una delle più potenti associazioni<br />

al mondo, dell’organizzazione delle<br />

democrazie più avanzate sulla scena<br />

internazionale”. E che la Croazia<br />

sia presente sulla scena internazionale<br />

lo conferma pure la partecipazione<br />

dei militari croati tra le file<br />

delle forze di pace internazionali in<br />

Irak e Afghanistan.<br />

REGIONE VENETO - Giunta Regionale - Direzione Relazioni Internazionali<br />

Cooperazione Internazionale Diritti Umani e Pari Opportunità<br />

ESTRATTO DI AVVISO<br />

È pubblicato nel B.U.R.V. del giorno 21 agosto 2009 l’Avviso pubblico<br />

per la presentazione delle domande di concessione di contributo regionale<br />

fi nalizzate alla realizzazione di progetti in materia di interventi per<br />

il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale<br />

di origine veneta nell’Istria e nella Dalmazia, di cui alla L.R. n. 15/1994,<br />

Programma per l’anno 2010. L’avviso individua la tipologia ed i requisiti<br />

dei soggetti richiedenti, le tipologie delle iniziative ammesse, le modalità<br />

di presentazione delle domande di contributo regionale ed illustra sinteticamente<br />

l’iter procedurale per giungere alla predisposizione del Programma<br />

annuale degli interventi per l’anno 2010. Le domande di contributo,<br />

da redigersi utilizzando esclusivamente lo schema allegato all’Avviso<br />

accompagnate da nota su carta intestata del richiedente, dovranno<br />

essere consegnate a mano o spedite a mezzo raccomandata con avviso di<br />

ricevimento (non saranno ammissibili le domande trasmesse via fax), a<br />

pena di decadenza, entro il giorno 30 settembre 2009 (nel caso di consegna<br />

a mano il termine è alle ore 12.00 del medesimo giorno), al seguente<br />

indirizzo:<br />

Al Signor Presidente della Giunta Regionale del Veneto<br />

Direzione Regionale Relazioni Internazionali Cooperazione<br />

Internazionale, Diritti Umani e Pari Opportunità<br />

Dorsoduro 3494/A<br />

30123 Venezia<br />

In ogni caso farà fede il timbro apposto dall’uffi cio postale accettante<br />

o il timbro di protocollo apposto dall’uffi cio regionale ricevente.<br />

Il testo integrale dell’avviso è disponibile nel sito Internet della Regione<br />

Veneto www.regione.veneto.it/avvisi.<br />

Per qualsiasi informazione si prega di rivolgersi alla Direzione Regionale<br />

Relazioni Internazionali, Cooperazione Internazionale, Diritti<br />

Umani e Pari Opportunità (tel: +39-041-2791633/1643; fax: +39-041-<br />

2791624; e-mail: relint@regione.veneto.it).<br />

IL DIRIGENTE REGIONALE<br />

Dott. Diego Vecchiato<br />

Nel retroterra di Sebenico<br />

dovrebbe sorgere un centro<br />

NATO di ricerca “invisibile”<br />

Ma l’ingresso nella NATO sta<br />

mettendo la Croazia di fronte a<br />

nuove sfi de, tra le tante la decisione<br />

di accogliere o meno il progetto<br />

NATO per la lotta contro gli attacchi<br />

terroristici con mezzi biologici<br />

e nucleari. Il progetto prevede<br />

la realizzazione, nei pressi di Sebenico,<br />

in Dalmazia, di uno dei più<br />

grandi centri di ricerca per veleni<br />

e armi biologiche, dal costo di 15<br />

milioni di dollari. In Europa esistono<br />

già due campi di questo tipo, anche<br />

se più piccoli, in Gran Bretagna<br />

e in Olanda. Sebenico è stata scelta<br />

proprio perché ha a disposizione<br />

un più lungo arco solare, il che<br />

offre la possibilità di addestramento<br />

sul campo per almeno otto mesi<br />

all’anno.<br />

Il Governo croato sembra che<br />

in un primo mento abbia rifi utato<br />

la proposta della NATO, spiegando<br />

che “la costruzione di un centro<br />

del genere non è stato inserito<br />

tra le priorità della partnership<br />

con la NATO”. Tuttavia, nella lettera<br />

inviata all’azienda americana<br />

KnoTox Inc., contractor che coordina<br />

questo progetto per conto della<br />

NATO, lascia aperte determinate<br />

possibilità. Il Governo fa capi-


ncora un’incognita per l’opinione pubblica croata<br />

rca per armi biologiche?<br />

re che per un progetto del genere si<br />

potrebbe concordare eventualmente<br />

la concessione sull’utilizzo di “impianti<br />

non prospettici” di proprietà<br />

dell’esercito croato ubicati in quella<br />

zona. Il direttore dell’azienda “Kno-<br />

Tox”, Douglas Eaton, si è rivolto al<br />

Ministero della Difesa per trattare<br />

con le autoritàà croate e, secondo<br />

quanto trapelato l’accordo è stato<br />

quasi concluso - rileva l’agenzia di<br />

stampa “Rinascita Balcanica”.<br />

Il rischio è che nel nuovo impianto<br />

vengano trattati per le necessità<br />

delle ricerche condotte pericolosi<br />

veleni biologici e agenti chimici<br />

che potrebbero inquinare l’area.<br />

Ma anche questo dubbio viene<br />

smentito. “Non c’è nessun pericolo<br />

per la salute degli abitanti, perché<br />

nel corso delle sperimentazioni, gli<br />

agenti chimici non avranno nessun<br />

contatto con l’ambiente” hanno fatto<br />

sapere dalla “KnoTox”.<br />

In che modo verranno fatti gli<br />

esperimenti senza che possano provocare<br />

danno all’ambiente, Douglas<br />

Eaton non lo ha spiegato bene.<br />

Dalla “KnoTox” confermano, inoltre,<br />

che non sarà arrecato nessun<br />

danno il per turismo perché il centro<br />

sarà “invisibile”. Inutile dire<br />

che i cittadini sono preoccupati e<br />

che non è escluso che venga organizzata<br />

qualche protesta dinanzi<br />

all’ingresso della caserma Jamnjak,<br />

luogo dove dovrebbe sorgere il<br />

centro veleni.<br />

Purtroppo in questo momento,<br />

nessuno è ancora pronto a dare una<br />

vera informazione, sia il Governo<br />

croato sia l’ambasciata americana<br />

in Croazia, che non vuole entrare<br />

nel merito dei fatti del progetto<br />

dell’azienda.<br />

Sfogliando il sito web della<br />

“KnoTox Inc.” è possibile vedere<br />

che si tratta di un’azienda per<br />

l’addestramento e la preparazione<br />

militare contro attacchi, chimici,<br />

biologici, radioattivi, nucleari<br />

ed esplosivi. Nella sua presentazione<br />

si afferma che l’azienda “offre<br />

una preparazione per situazioni<br />

particolari, elaborate con sperimen-<br />

Jadranka Kosor mentre saluta il segretario<br />

di Stato americano Hillary<br />

Clinton nel giorno dell’accoglimento<br />

della Croazia nella NATO<br />

tazione per i propri clienti”. Il protocollo<br />

sperimentale comprende la<br />

creazione di una “red zone”, zona<br />

d’ingresso e d’uscita, la conservazione<br />

di prove legali, l’uso corretto<br />

di individuazione e identifi cazione,<br />

la decontaminazione del sito e del<br />

personale, l’addestramento e la protezione<br />

collettiva. In calce alla prima<br />

pagina vi sono i dati della società<br />

della “KnoTox” (USA, Austria,<br />

Croazia) e un numero telefonico<br />

senza alcun riferimento alla reale<br />

sede della società nei tre Paesi. La<br />

web-page appare comunque molto<br />

scarna per una società multinazionale<br />

con un “multi-billion dollar<br />

market”. Si vede chiaramente che<br />

si tratta di un sito realizzato in poco<br />

tempo, solo per dare un’immagine<br />

di esistenza... Partner dell’azienda<br />

americana è la croata “Flexo”, ma<br />

anche su questa azienda vengono<br />

forniti dati molto scarsi. Al suo indirizzo<br />

e ai suoi recapiti telefonici<br />

sono registrate anche altre aziende,<br />

tra cui la “Beton-Trilj”. ●<br />

Attualità<br />

Lutto nel Capodistriano<br />

Lino Cernaz:<br />

una vita dedicata<br />

alla CNI<br />

Un altro lutto ha colpito la<br />

Comunità Nazionale Italiana,<br />

che alla fi ne di agosto ha perso<br />

uno dei dirigenti CI sinceramente<br />

attaccati e intensamente<br />

partecipi alle vicende della minoranza.<br />

Se ne è andato all’improvviso,<br />

lasciando un grande<br />

dolore e incredulità tra chi gli è<br />

stato vicino, Lino Cernaz, presidente<br />

della Comunità degli Italiani<br />

“Santorio Santorio” di Capodistria.<br />

La Comunità lo ricorderà<br />

per la sua instancabile attività<br />

in favore della salvaguardia<br />

e della promozione dei diritti<br />

degli Italiani del Capodistriano<br />

e della CNI nel suo complesso.<br />

Si è accostato sempre con grande<br />

sensibilità ai problemi dei<br />

connazionali cercando di venire<br />

incontro alle loro esigenze,<br />

ha sviluppato il dialogo con gli<br />

esuli ed ha partecipato alla creazione<br />

e alla promozione di numerose<br />

iniziative culturali con<br />

lo scopo di preservare tradizioni,<br />

usi e costumi dell’area. Cernaz<br />

ha guidato la CI di Capodistria<br />

per due mandati consecutivi<br />

dopo esser stato in passato<br />

eletto a più riprese nel Consiglio<br />

direttivo. In in qualità di<br />

tecnico audio, aveva lavorato<br />

per lunghi anni negli studi di<br />

Radio Capodistria, dove ha maturato<br />

la pensione. ●<br />

<strong>Panorama</strong> 9


12 <strong>Panorama</strong><br />

Attualità<br />

Per troppo tempo le spiagge bagnate da un mare limpidissimo e baciate<br />

dal sole sono state quasi l’unica attrattiva per il villeggiante lungo le coste<br />

(e sulle isole) istriane, quarnerine o dalmate. La gestione di un sistema complesso<br />

come quello turistico, però, richiede un approccio e una concezione<br />

dinamici dell’offerta. Essendo molto sensibile a variabili esogene, l’industria<br />

dell’ospitalità richiede pregiudizialmente scelte strategiche, calibrate<br />

sulle esigenze specifi che della clientela. Si può andare dall’identifi cazione<br />

delle tipologie di turismo auspicabili, alla valutazione delle politiche territoriali,<br />

a una maggior cura nei riguardi dell’offerta culturale e ambientale,<br />

all’individuazione e allo sviluppo di collaborazioni intersettoriali, puntando<br />

su una maggiore integrazione fra la domanda e i prodotti turistici tradizionali,<br />

come animazione, folclore, enogastronomia. È necessario mettere<br />

in campo progetti per la creazione di reti fi nalizzate alla valorizzazione,<br />

promozione e conseguente fruizione scrupolosa e responsabile delle risorse<br />

territoriali, che consentano di contraddistinguere le proposte di ogni singola<br />

destinazione. E sappiamo che la ricerca di autenticità e d’identità, accanto ai<br />

presupposti naturali, può decretarne (o meno) il successo sul mercato...<br />

Una seria rifl essione a livello nazionale e locale sul modo di promuovere<br />

nuove forme di turismo, puntando sulla qualità ed evitando sovrapposizioni,<br />

dunque, è divenuta inevitabile. È necessario agire sull’offerta, dalla classifi<br />

cazione delle strutture al contenimento dei prezzi e all’“accessibilità”,<br />

anche in contesti di crisi, come quella attuale, affi nché il turismo possa rappresentare<br />

il volano dell’economia, l’ancora di salvezza - e non lo ha nascosto<br />

neanche il Governo - in un periodo particolarmente travagliato. Questa<br />

volta vogliamo soffermarci su uno dei fattori succitati, l’enogastronomia.<br />

Ne parliamo con Glauco Bevilacqua, triestino di orgine ma cittanovese di<br />

adozione, esperto di ristorazione e fautore di Slow Food, il Movimento internazionale<br />

per la Difesa e il Diritto al Piacere, nato uffi cialmente nel 1989<br />

a Parigi. Fondato dal piemontese Carlo Petrini sulla traccia dell’italiana Arcigola,<br />

si è posto come obiettivo la divulgazione delle prerogative di vivere<br />

il pasto, e tutto il mondo dell’enogastronomia, innanzitutto come una gioia.<br />

Pensato come risposta al dilagare del fast food e alla frenesia della vita moderna,<br />

Slow Food studia, tutela e diffonde le tradizioni agricole ed enogastronomiche<br />

di ogni parte del mondo. Slow Food Italia pubblica la rivista<br />

omonima nonché guide, assaggi, manuali, itinerari, che scandagliano la cultura<br />

enogastronomica. Tra le sue edizioni merita una segnalazione “Osterie<br />

d’Italia”, guida alla migliore cucina di tradizione regionale.<br />

L’opinione di Glauco Bevila<br />

Gastronomia<br />

di Bruno Bontempo - foto<br />

di Goran Žiković e archivio<br />

Slow Food è un movimento<br />

dedicato al piacere consapevole<br />

di quello che si ha in tavola.<br />

L’Associazione, però, non ha<br />

un ristorante con questo marchio,<br />

non si occupa di ristorazione con<br />

cucina innovativa o con molte portate,<br />

come qualcuno crede e come<br />

solitamente è considerata in Croazia.<br />

Battendosi per il prezzo controllato<br />

e per i prodotti tipici, cerca<br />

invece di individuare i frutti della<br />

terra, gli alimentari e le modalità<br />

di produzione legati a un territorio,<br />

per cui si schiera dalla parte del<br />

piccolo produttore, il contadino, il<br />

pescatore...<br />

Chiediamo a Glauco Bevilacqua:<br />

viste dalla sua postazione,<br />

come stanno le cose in Croazia?<br />

”A livello di ristorazione sono<br />

stati fatti dei passi avanti eccezionali,<br />

ci sono dei ristoranti che sono<br />

legati al territorio e che funzionano<br />

molto bene. Spesso e volentieri ripeto,<br />

facendo uso di un’espressione volutamente<br />

esagerata, che se in Croazia<br />

il mondo imprenditoriale avesse<br />

fatto i progressi che si segnalano<br />

nel settore enologico, a quest’ora<br />

la Svizzera, economicamente parlando,<br />

potrebbe essere una... colonia<br />

croata! Perché qui è successo un<br />

miracolo, nel vero senso della parola.<br />

Nell’estrazione dell’olio d’oliva,<br />

questo boom è probabilmente ancora<br />

più evidente, considerando che si<br />

tratta di un settore che anche in Italia<br />

sta vivendo, ad oggi, una fase di<br />

grande diffi coltà. In Istria, invece,<br />

molte aziende sono riuscite a raggiungere<br />

e mantenere livelli molto<br />

alti di qualità della produzione e di<br />

redditività. Però non si deve sorvolare<br />

sul fatto che c’è ancora tantissimo<br />

da fare...”<br />

La valorizzazione della ristorazione<br />

tipica locale è un aspetto<br />

tutt’altro che trascurabile, capace<br />

di migliorare complessivamente<br />

la competitività turistica, an-


Attualità<br />

cqua, cittanovese di adozione, fi duciario della Condotta regionale di Slow Food<br />

vini e olio: Istria punta di diamante<br />

“Sapori e aromi dell’Istria a Trieste”, iniziativa AINI: presentazione dei<br />

vini Brajko di Momiano, Coronica di Coronichi e Degrassi di Salvore<br />

che rispetto ai concorrenti tradizionali,<br />

Italia, Grecia, Spagna...<br />

”Sicuramente la ristorazione<br />

va messa tra le priorità dell’offer-<br />

Quella di Glauco Bevilacqua,<br />

cittanovese di adozione, è una<br />

storia un po’ atipica. La sua famiglia<br />

ha radici triestine da parecchie<br />

generazioni: da una parte c’è un cognome<br />

che è di provenienza ungherese,<br />

Karis, dall’altra Bevilacqua,<br />

che è di queste zone, anche se si è<br />

propensi a credere che abbia origini<br />

toscane. È nato in Australia, dove<br />

la sua famiglia era emigrata, ma era<br />

ancora bambino quando è tornato in<br />

Italia. Per tutta la vita si è occupato<br />

di agroalimentare: dopo gli studi ha<br />

lavorato in alcuni grandi alberghi,<br />

per la CIGA Hotel, che era la più<br />

lussuosa catena italiana, a Venezia,<br />

Cortina d’Ampezzo, Milano, Lignano<br />

Sabbiadoro, Trieste e Udine.<br />

In questo settore ha svolto parecchi<br />

ruoli ed ha fatto sala e cucina, tutto<br />

quello che riguarda il Food and be-<br />

ta turistica. Perché, a parte l’alta<br />

stagione turistica, noi abbiamo<br />

i buongustai pendolari, gente che<br />

anche d’inverno si fa 200-250 km<br />

Una vita nel settore agroalimentare<br />

verage. In Istria è arrivato per ragioni<br />

di lavoro, quando gli è stato offerto<br />

un posto come insegnante alla<br />

scuola media superiore italiana “Leonardo<br />

Da Vinci” di Buie. “Per me<br />

era una nuova opportunità, che ho<br />

accolto con entuasiasmo - ricorda<br />

Glauco Bevilacqua -. Un’esperienza<br />

che ha contribuito a formarmi e<br />

l’occasione per poter trasmettere ai<br />

giovani le mie conoscenze e il mio<br />

sapere mi ha dato grande soddisfazione.<br />

Con i ragazzi mi sono trovato<br />

in maniera splendida, erano motivati,<br />

avevano voglia di imparare, di<br />

assimilare queste nozioni e di dimostrarsi”.<br />

Bevilacqua ora lavora nel settore<br />

importazione, rappresentanza,<br />

promozione e distribuzione di vini<br />

di altissimo livello (per il momento)<br />

italiani, ma anche di bicchieri. Inol-<br />

per assaporare i prodotti locali, per<br />

provare il piacere dei piatti stuzzicanti<br />

a base di pesce, di tartufo... E<br />

questo è sicuramente un valore aggiunto,<br />

nel quale l’Istria è un’autentica<br />

punta di diamante, seguita<br />

a ruota da Zagabria e da Ragusa<br />

(Dubrovnik). Recentemente ho<br />

avuto occasione di soggiornare<br />

nell’ex repubblica marinara, dove<br />

ho provato delle pietanze preparate<br />

in maniera straordinaria da cuochi<br />

internazionali. Unico problema<br />

è il costo, che non rientra nel<br />

budget di spesa di molti. Ma la responsabilità<br />

per l’eccessivo livello<br />

dei prezzi, non va attribuita esclusivamente<br />

ai ristoratori. Ricordiamo<br />

- questo è un tema molto attuale<br />

- che in Italia su tutto quello che<br />

è ristorazione c’è il 10 p.c. di Iva,<br />

in Francia abbiamo l’Iva al 4 p.c.,<br />

qui siamo arrivati ormai al 23 p.c.,<br />

sicuramente eccessivo”.<br />

A volte più che l’ammontare<br />

presente sul conto, ci sembra,<br />

quello che manda in bestia il cliente<br />

è il rapporto qualità-prezzo.<br />

tre si occupa di Slow food ed è fi duciario<br />

della Condotta dell’Istria (suo<br />

vice è il cittanovese Mauro Hrobat),<br />

una forma di associazionismo basato<br />

sul volontariato puro. ●<br />

<strong>Panorama</strong> 13


14 <strong>Panorama</strong><br />

Attualità<br />

Incentivare l’export per rendere competitivi alcuni prodotti che possono diventare veri e pro<br />

La malvasia è uno dei vini croati che devono imparare<br />

Slow Food è impegnato anche nella<br />

difesa della biodiversità e dei<br />

diritti dei popoli alla sovranità alimentare,<br />

si batte contro l’omologazione<br />

dei sapori, l’agricoltura massiva,<br />

le manipolazioni genetiche. Lo<br />

fa attraverso progetti, pubblicazioni,<br />

manifestazioni ed eventi come “Terra<br />

Madre”, che a scadenze regolari organizza<br />

conferenze a livello mondiale.<br />

A quella dello scorso mese di ottobre<br />

a Torino, hanno partecipato anche<br />

due rappresentanti della Croazia,<br />

tra cui il noto produttore di insaccati,<br />

lo slavone Tomislav Galović. Nel suo<br />

intervento si è soffermato sulle caratteristiche<br />

del kulen, il primo prodotto<br />

croato che si è avvalso del marchio<br />

DOP: un salume prestigioso, tradizionale,<br />

che prevede la lavorazione della<br />

carne suina esclusivamente su questo<br />

territorio, in virtù delle sue peculiari<br />

caratteristiche del suolo e climatiche.<br />

Recentemente Galović è riuscito<br />

ad ottenere il marchio di Denominazione<br />

di origine protetta anche per i<br />

ciccioli di sua produzione, che sono<br />

andati ad aggiungersi al prosciutto di<br />

Drniš e a quello istriano, all’olio di<br />

”Non sempre questo lavoro viene<br />

affrontato con la dovuta serietà e<br />

sensibilità. È un mestiere che richiede<br />

requisiti come amore e passione<br />

per l’arte culinaria, ma purtroppo vi<br />

si avventurano anche persone impreparate,<br />

incompetenti, inesperte.<br />

Come politici trombati, o che sono<br />

in fase di trombatura, che si dedicano<br />

alla gastronomia con molta foga<br />

e troppa semplicità. La comunicazione<br />

è sicuramente importante, però la<br />

conoscenza deve partire da una buona<br />

padronanza del mestiere. Anche<br />

la gastronomia è una tendenza, una<br />

moda. Sotto l’aspetto economico fa<br />

felici produttori e rifornitori, però nel<br />

giro stanno arrivando persone che lo<br />

fanno esclusivamente a scopo di lucro”.<br />

Indubbiamente sono molti<br />

quelli che mettono su un ristorante<br />

con il solo fi ne di arricchirsi rapidamente,<br />

ma è un lavoro in cui<br />

uno ci dovrebbe mettere l’anima,<br />

oliva Torkul (Curzola), ai formaggi<br />

della Cetina e di Pago, al pane biscottato<br />

di Pago (biscotti tipici dell’isola),<br />

al vino Dingač, all’antica grappa di<br />

prugne della Slavonia šljivovica (slivowitz),<br />

già riconosciuti come prodotti<br />

DOP.<br />

”Tomislav Galović è di una squisitezza<br />

eccezionale e di una capacità<br />

e di un amore verso questi prodotti e<br />

questa sua terra, che sembra essere al<br />

di fuori della realtà - ribadisce Glauco<br />

Bevilacqua, che ha avuto modo di conoscerlo<br />

-. A Torino ha illustrato con<br />

competenza ed entusiasmo la problematica<br />

di una regione, la Slavonia,<br />

che è stata a lungo territorio di guerra.<br />

Lui ce l’ha fatta, è bravo e onesto,<br />

questo è l’essenziale, è un avvocato<br />

però ha un grande amore per l’agroalimentare<br />

e ciò gli ha consentito di<br />

realizzare un prodotto di livello mondiale.<br />

La Croazia ha delle eccellenze<br />

che possono diventare brand. Non<br />

solo sole, mare, spiagge, che sono stupende,<br />

si possono vendere ed esportare<br />

anche altre cose. Tutti sono andati<br />

a vedere la Toscana quando il Chianti<br />

ha cominciato a uscire dai confi ni e<br />

perché la cucina è anche storia,<br />

tradizione, cultura...<br />

”Certamente. La cosa deve essere<br />

sostenibile dal punto di vista fi nan-<br />

tutti parlavano di Chianti più che non<br />

della Toscana. Una moltitudine si è<br />

precipitata a vedere le Langhe quando<br />

il Barolo è partito all’estero, tutti<br />

erano curiosi di conoscere la provincia<br />

di Cuneo, dove si produce questo<br />

vino. In Croazia abbiamo la possibilità<br />

di farlo con la Malvasia, il Dingač,<br />

il Plavac, la Graševina, l’olio di oliva...<br />

Si tratta di prodotti che possono<br />

diventare veri e propri ambasciatori<br />

della propria terra. Speriamo che lo<br />

Stato ne capisca l’importanza e passi<br />

ad attuare gli incentivi necessari a<br />

garantire la competitività degli esportatori.<br />

In Italia, per contro, un’azienda<br />

agricola non è soggetta a tassazione<br />

sul reddito e l’Iva la incassa al 20<br />

p.c. ma versa allo Stato solo l’8 p.c.<br />

Quando acquista un macchinario, solitamente<br />

riesce ad avere dal 45 al 75<br />

p.c. a fondo perduto, il resto lo paga<br />

con un discreto aiuto da parte dello<br />

Stato, tassi agevolati e via dicendo.<br />

Però si deve considerare che in<br />

Croazia i terreni costano molto meno<br />

come pure la manodopera, il mercato<br />

è più semplice perché c’è la presenza<br />

dei dazi doganali - ricorda il fi ducia-<br />

Glauco Bevilacqua: “Il rapporto qualità prezzo, in Istria è più che onesto”<br />

ziario, è fuori dubbio. Però quello<br />

che trasmetti con il tuo ristorante è<br />

sicuramente un’emozione, e le emozioni<br />

normalmente hanno dei prezzi


pri ambasciatori del loro Paese<br />

a pensare in grande<br />

rio di Slow Food ed esperto del settore<br />

-. Per cui, una bottiglia di spumante<br />

che arriva in Croazia viene depositata<br />

nel magazzino doganale fi no<br />

a quando l’Istituto del vino non viene<br />

a ritirare i campioni e i documenti<br />

d’analisi italiani. Poi viene eseguita<br />

una seconda verifi ca, sia chimica sia<br />

gustativa, prima che possa venir rilasciata<br />

la pagella con la quale si categorizza<br />

il vino, si paga il 22 p.c. di<br />

dazio più il 23 p.c. di Iva. Per fortuna<br />

degli esportatori croati, l’Unione europea<br />

non pone ostacoli, non ci sono<br />

dogane, non sono necessarie analisi<br />

aggiuntive e si accettano tranquillamente<br />

i risultati dei laboratori croati.<br />

Un vino prodotto in Croazia, a pari<br />

qualità con un prodotto italiano, costa<br />

il 50 p.c. in più. Ecco la ragione della<br />

diffi coltà di inserire un Made in Croatia<br />

in Europa, per cui, allo stato attuale,<br />

rimane un prodotto di super nicchia.<br />

Comunque l’Istria deve puntare<br />

sulla Malvasia, che è il nostro prodotto<br />

più tipico, e sulla sua territorialità...<br />

Non occorre andare a vedere le<br />

cantine in Francia, la Malvasia deve<br />

essere Malvasia e non la fotocopia di<br />

che non sono così facili da smussare...<br />

Anche perché non c’è lavoro che<br />

ti obbliga così tanto come la ristorazione,<br />

per molte ore, per tanti giorni,<br />

spesso costretti a grandi sacrifi ci familiari<br />

e tutto il resto. D’altro canto<br />

hai certe soddisfazioni che raramente<br />

un altro mestiere ti può dare. Lasciamo<br />

stare quelle economiche; ricavare<br />

profi tto una volta probabilmente era<br />

anche più facile...”<br />

Si diceva del rapporto qualitàprezzo:<br />

come stiamo in Istria in<br />

confronto alla Dalmazia, che nel<br />

settore turistico è un po’ la sua più<br />

diretta antagonista?<br />

”In Istria andiamo bene, il rapporto<br />

qualità-prezzo è più che onesto. Perché<br />

il pesce è caro, ce n’è sempre di<br />

meno e i pescatori fanno sempre più<br />

fatica a riempire le reti. Stesso discorso<br />

per i tartufi . Poi ci sono i ristoranti<br />

costruiti per il turista casuale, che non<br />

vanno troppo per il sottile... Ma quelli<br />

piano piano si spegneranno da soli,<br />

sarà un percorso naturale. Non è compito<br />

mio giudicarli, è il mercato che<br />

deve attivare i meccanismi di selezione.<br />

Anche perché la gente sta sempre<br />

più attenta a cosa mangia, come mangia,<br />

in che ambiente e da dove arriva<br />

il prodotto... In Dalmazia abbiamo ristoranti<br />

che sono di un’eccellenza strepitosa,<br />

ho visto dei pesci meravigliosi,<br />

stupendi. Ma i prezzi sono un po’ più<br />

alti rispetto all’Istria, in alcune parti<br />

anche abbastanza più alti. C’è ancora<br />

poca cultura del primo piatto, che invece<br />

in Istria ormai da tempo è riconosciuto,<br />

proclamato e apprezzato. In<br />

Dalmazia, però, c’è tanta sensibilità<br />

sulla preparazione del pesce alla griglia,<br />

di cui alcuni ristoranti hanno fatto<br />

la loro bandiera e possono soddisfare<br />

anche i commensali più esigenti. Sulle<br />

carte dei vini in Istria incominciano<br />

a lavorare bene, più a sud hanno ancora<br />

qualcosa da imparare, con le dovute<br />

eccezioni. Una su tutte è il Gil’s di<br />

Ragusa, che mi ha scioccato con una<br />

Attualità<br />

Presentazione dell’olio d’oliva dei produttori Belci di Dignano e Ipša<br />

di Portole sempre nell’ambito di “Sapori e aromi dell’Istria a Trieste”<br />

un altro vino internazionale, deve essere<br />

un cru, cioè un prodotto di particolare<br />

qualità legato a un’area di coltivazione<br />

ben defi nita. Stesso discorso<br />

per altri due vini croati, Graševina<br />

e Plavac: hanno quella punta di acido<br />

che li contraddistingue e vanno apprezzati<br />

per quel prodotto che sono,<br />

non dobbiamo cercare di farli diven-<br />

tare un’altra cosa. Lo stesso atteggiamento<br />

vale per il prosciutto istriano,<br />

sul quale c’è tanta, troppa confusione,<br />

come del resto sulla carne, anche perché,<br />

purtroppo, la politica ha voluto<br />

metterci del suo... Per fortuna, poi le<br />

cose si assestano, perché i produttori<br />

sono intelligenti e riescono a capire<br />

come funziona il mercato...”. ●<br />

lista vini a livello dei più grandi ristoranti<br />

mondiali. Il proprietario è russo,<br />

il cuoco arriva dalla Corsica, per cui<br />

ha creato un’isola tra queste mura che<br />

poco si lega al territorio. Zagabria ha i<br />

suoi ristoranti storici. Uno che mi piace<br />

tantissimo è il Baltazar, dove si possono<br />

mangiare piatti tipici della tradizione<br />

continentale”.<br />

Qualche nome per l’Istria?<br />

”Sono tanti i ristoratori bravi, ma<br />

per non fare un torto a qualcuno, mi<br />

limiterò a citare l’esempio di Cittanova,<br />

che tra l’altro ospita la sede<br />

della Condotta dell’Istria di Slow<br />

Food. Qui è successa una cosa straordinaria:<br />

in una cittadina così piccola<br />

abbiamo addirittura tre buoni ristoranti,<br />

Damir&Ornella, Čok e Pepenero,<br />

che godono di grande prestigio<br />

anche a livello nazionale. Hanno<br />

tre tipologie diverse, sempre sulla<br />

base del pesce, però tutti di ottima<br />

qualità e questo per Cittanova è sicuramente<br />

un grande plus”.<br />

<strong>Panorama</strong> 15


16 <strong>Panorama</strong><br />

Attualità<br />

Il fenomeno dell’agriturismo<br />

oggi è in grande espansione. Fino a<br />

che punto i loro prodotti si possono<br />

considerare genuini?<br />

”Dire domaci, non è una suffi -<br />

ciente garanzia di origine e qualità.<br />

Lo si è visto con il vino. Quello che<br />

si beveva in passato sul territorio era<br />

mediamente di pessima qualità, ma<br />

quando è stata avviata una produzione<br />

seria e competente, sottoposta a<br />

controllo delle caratteristiche chimico-fi<br />

siche ed organolettiche nell’arco<br />

di tutto il processo produttivo, la<br />

produzione vitivinicola è diventata<br />

una delle eccellenze del Made in<br />

Istria. Oggi c’è ancora qualcuno che<br />

lo fa male, per cui ci sono vini impresentabili<br />

accanto ad altri di eccellente<br />

fattura. Stesso discorso per l’olio<br />

d’oliva, che ha fatto il salto di qualità<br />

quando nei metodi e nelle tecniche<br />

della lavorazione sono arrivate la tecnologia,<br />

la pulizia, la responsabilità,<br />

componenti di primaria importanza<br />

in questo comparto. E il discorso ci<br />

riporta all’agriturismo, che dovreb-<br />

Un angolo di Cittanova<br />

be limitarsi a offrire pasti e bevande<br />

costituiti prevalentemente dai frutti<br />

della terra propri o di aziende agricole<br />

della zona, con preferenza per<br />

i prodotti tipici, poche cose ma fatte<br />

in maniera sana e genuina, una minestra<br />

di bobici, una bistecca di maiale<br />

o di vitello... Basterebbero anche<br />

quattro o cinque piatti, non serve un<br />

menù ricco. Invece la loro carta dei<br />

cibi spesso è troppo eterogenea, vogliono<br />

ad ogni costo offrire di tutto.<br />

Quando vedo che nel menù di certi<br />

agriturismo ci sono anche i cevapcici,<br />

mi piange il cuore. Per l’amor del<br />

cielo, capiamoci, li mangio anch’io,<br />

ma non possono essere rappresentativi<br />

di questa zona. Il vecchio sistema<br />

li ha fatti diventare tali, al punto<br />

che anche alcune guide italiane li<br />

considerano un piatto locale. A parte<br />

il fatto che questo è un cibo originario<br />

della Palestina, per cui è ben<br />

al di là delle nostre terre... Ora stanno<br />

nascendo degli agriturismo anche<br />

lungo la costa, legati al mondo della<br />

pesca. Però nell’elenco di opzioni<br />

non hanno un brodetto, mancano i<br />

piccoli piatti poveri. Eppure la frittura,<br />

se è fatta bene, è un’...opera d’arte.<br />

Invece ci ritroviamo davanti branzini<br />

e razze d’importazione o allevate<br />

in modo sconsiderato. Ho organizzato<br />

una cena a Pola dove abbiamo<br />

messo a confronto, alla cieca, la differenza<br />

di sapori tra pescato e allevato,<br />

ed ha vinto l’allevato. I nostri gusti<br />

si stanno modifi cando, il mondo<br />

agroalimentare è in fermento, l’industria<br />

è arrivata in maniera pesante<br />

anche in questo settore. Per cui bisogna<br />

cercare di incrementare la lotta<br />

alla contraffazione, ma la difesa del<br />

piccolo produttore deve partire dalle<br />

leggi. L’Unione Europea purtroppo è<br />

in mano a mostri economici, i quali<br />

ovviamente vogliono la standardizzazione<br />

di tutto. È compito nostro<br />

cercare di contenere questo dilagare.<br />

Quando la Croazia entrerà nell’Ue, e<br />

questa è una cosa che ancora molti<br />

ignorano, non potremo più mangiare<br />

pesce crudo al momento, perché<br />

le leggi comunitarie prevedono che il<br />

prodotto sia prima congelato per essere<br />

servito crudo. Il pesce può avere<br />

dei problemi a livello cutaneo, dei<br />

piccoli parassiti che esistono da sempre,<br />

però non sono cose di cui ci si<br />

può ammalare e tanto meno morire,<br />

intendiamoci. Comunque non è questo<br />

il vero problema. Il grande pericolo<br />

è la standardizzazione e quello<br />

che sta succedendo su alcuni prodotti,<br />

che sono ormai completamente a<br />

base chimica, con aromi che vengono<br />

presentati come naturali ma che<br />

di naturale non hanno assolutamente<br />

niente e sono sintetici al 100 per<br />

Istria, vigneti di malvasia<br />

100. È un processo che gradualmente<br />

sta interessando tutti i settori, anche<br />

quello vinicolo. In Croazia, per nostra<br />

fortuna, fi nora non ho avuto modo di<br />

constatare questa sofi sticazione. Però<br />

altrove ho degustato dei vini che al<br />

naso hanno dei profumi eccezionali,<br />

ma quando li metti in bocca, il giudizio<br />

cambia completamente e capisci<br />

che la prima impressione è il risultato<br />

dei prodotti sintetici che accentuano<br />

la fragranza appunto per fare colpo<br />

al primo impatto... In Istria abbiamo<br />

dei produttori bravi e seri, anche tra<br />

i nostri connazionali. Tre di questi,<br />

Moreno Degrassi di Bassania, Gianfranco<br />

Kozlović di Momiano e Moreno<br />

Coronica di Umago, è opinione<br />

diffusa e condivisa, sono tra i cinque<br />

migliori produttori di vino della Croazia.<br />

Mi duole, ahimé, che non siano<br />

stati coinvolti dall’Unione Italiana<br />

nella fondazione della Cantina vinicola<br />

di Verteneglio. Poteva essere<br />

un progetto bello, ambizioso, importante,<br />

invece è stato gestito da gente<br />

che ha portato via credibilità all’UI.<br />

Il presidente Tremul dovrebbe rifl ettere<br />

su quello che è successo, perché<br />

abbiamo fatto la fi gura di italiani<br />

truffaldini, anche se ci sono delle<br />

persone serie e preparate che proprio<br />

in questo settore lavorano con risultati<br />

assolutamente dignitosi”. ●


Governo possibilista, Mesić contrario<br />

In vendita pure<br />

le Isole Bioni?<br />

Il quotidiano britannico “The Independent” ha annunciato<br />

che la Croazia, a causa della sua precaria situazione<br />

economica, ha deciso di mettere in vendita, ad un prezzo<br />

di 2,5 miliardi di euro, l’arcipelago delle Isole Brioni,<br />

che appartennero per secoli alla Repubblica di Venezia, passarono<br />

all’Austria nell’Ottocento e furono parte integrante<br />

dell’Italia dal 1921 al 1947. “Se avete una disponibilità di<br />

2,5 miliardi di euro e se avete sempre sognato di possedere<br />

un proprio arcipelago nel Mediterraneo, ora avete la possibilità<br />

di realizzare il vostro sogno”, scrive il quotidiano inglese.<br />

La vendita delle Isole Brioni, prima dell’”Independent”,<br />

era stata annunciata da qualche quotidiano italiano nonché<br />

da diversi media sloveni, ma è stata quasi ignorata dalle varie<br />

edizioni dei giornali croati. Una reazione del presidente<br />

Stjepan Mesić è stata citata dalla radio nazionale ceca, nella<br />

quale ricordava che l’Arcipelago in questione dal 1983 è<br />

Parco Nazionale, che comprende le isole e le acque circostanti,<br />

e la sua vendita, anche nel caso in cui il Governo decidesse<br />

in tal senso, sarebbe poi ostacolata dal Parlamento<br />

croato. La Radio ceca ha messo a confronto la dichiarazione<br />

della premier Jadranka Kosor, riportando che “il Governo è<br />

favorevole alla vendita delle Brioni, ma non ha ancora discusso<br />

in merito ad essa”.<br />

Tuttavia che l’affermazione del quotidiano britannico<br />

non sia del tutto priva di fondamento è stato dimostrato da<br />

un corrispondente della BBC, in un servizio sulle Brioni<br />

pubblicato recentemente sul sito del servizio pubblico britannico.<br />

L’”Independent”, nel suo articolo, non ha mancato<br />

di ricordare che le Brioni sono state il posto preferito di<br />

Josip Broz Tito, ex presidente della Jugoslavia: “Mentre<br />

Tito era al potere, gli piaceva passare il tempo libero con le<br />

persone più celebri provenienti da tutto il mondo, godendo<br />

di questo luogo idilliaco che, grazie alle acque cristalline<br />

del mare che lo circonda e alla natura lussureggiante,<br />

è stato defi nito la Polinesia del mare Adriatico. Sulle isole<br />

Anni ‘50: Tito e Jovanka con Eleanor Roosevelt a Brioni<br />

Attualità<br />

si possono visitare il museo archeologico, i resti della villa<br />

romana e di un castello bizantino”. Il giornale britannico<br />

ricorda che Tito vi aveva ospitato tante persone celebri,<br />

tra cui il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, il primo<br />

ministro indiano Pandit Jawaharlal Nehru, il re dell’Etiopia<br />

Hailé Selassié, il presidente americano Franklin Roosevelt<br />

con la moglie Eleanor, la star del cinema italiano<br />

Sofi a Loren e lo scrittore irlandese James Joyce.<br />

Come motivo principale della vendita dell’arcipelago,<br />

l’”Independent” afferma che potrebbe essere proprio<br />

la grave crisi economica che ha colpito la Croazia, con il<br />

calo del PIL del 5 p.c. e la drastica riduzione degli investimenti<br />

stranieri del 40 p.c. L’arcipelago è stato equiparato,<br />

secondo lo stesso quotidiano britannico, alle compagnie<br />

statali già messe in vendita dalla Croazia, come società di<br />

assicurazione, ferrovie, cantieri navali e società del settore<br />

energetico. Come riportato sempre dell’”Independent”<br />

- e dunque non confermato da alcuna fonte croata - la più<br />

grande delle isole, Brioni Maggiore (sulla quale si possono<br />

osservare numerose specie di piante mediterranee o esotiche,<br />

tra cui numerose mangrovie, oltre ad una fauna piuttosto<br />

varia composta tra l’altro da daini, mufl oni, scoiattoli,<br />

lepri), sarebbe stata offerta ad prezzo di 1,2 miliardi di<br />

euro, mentre il prezzo di tutto l’arcipelago sarebbe pari a<br />

2,5 miliardi di euro. Con questa questa somma i potenziali<br />

acquirenti otterrebbero il possesso non solo delle 14 isole,<br />

ma anche del parco nazionale con una ricca fl ora e fauna,<br />

e dunque di “Koki bianconeve”, il pappagallo preferito di<br />

Tito, di 52 anni, che sembra godere di ottima salute.<br />

Franky Partrigg, corrispondente della BBC, ha visitato<br />

una delle quattro ville di Tito sulle Brioni, che si trova<br />

sull’isola Vanga, il cui accesso è possibile solo con un permesso<br />

speciale da parte delle autorità croate. La villa di<br />

Tito, tutta in vetro, è nascosta ai curiosi con piantagioni di<br />

bambù. Le aree interne alla villa hanno pareti bianche, con<br />

pitture in stile futuristico, compresi anche i dipinti di Picasso,<br />

in pieno stile anni ‘70. Un luogo che, per l’anziana<br />

signora che custodisce la villa, sembra ancora conservare<br />

la presenza di Tito. ●<br />

<strong>Panorama</strong> 17


18 <strong>Panorama</strong><br />

Società<br />

Triestino di ascendenza dalmata, Tullio Kezich è stato esemplare testi<br />

Nel cinema da quando aveva tre<br />

di Marino Vocci<br />

Lunedì 17 agosto ci ha lasciato<br />

Tullio Kezich, Tulieto come<br />

lo chiamava affettuosamente<br />

lo sceneggiatore e amico Sergio<br />

D’Osmo; a Roma ha lasciato gli ormeggi<br />

per il suo ultimo viaggio.<br />

Come ha ricordato Callisto Cosulich,<br />

è stato un bambino prodigio, che oltre<br />

quarant’anni fa, come molti amici<br />

e amiche della “clapa” triestina (“clapa”<br />

ricordata anche nel suo libro forse<br />

più complesso quello del 2006, intitolato<br />

”Una notte terribile e confusa”),<br />

dove era il più giovane di tutti,<br />

aveva: “…preso la sua strada, quasi<br />

tutti lontano da Trieste, sperando di<br />

dare un signifi cato defi nitivo alla propria<br />

vita”.<br />

Molti ci sono riusciti, e il “maestro”<br />

Tullio è certamente uno di questi.<br />

Si trasferisce infatti a Roma nel<br />

1969 per lavorare presso la direzione<br />

generale della Rai, alle spalle ha<br />

già alcune esperienze importanti. Nel<br />

‘41, a tredici, ripeto tredici anni (era<br />

nato nel 1928) entra nel mondo del<br />

cinema, scritto, come collaboratore<br />

Kezich quale “esaminatore psicotecnico”<br />

di Sandro Panseri, timido<br />

giovane aspirante a un lavoro in una<br />

grande azienda milanese nel fi lm “Il<br />

posto” (1961) di Ermanno Olmi<br />

Kezich ha curato lo scenario e partecipato da interprete al documentario<br />

“Noi che abbiamo fatto la dolce vita” presentato in anteprima al Festival<br />

Internazionale del fi lm di Locarno, in corso dal 5 al 15 agosto scorso<br />

di Cinema e Film. Nel 1946 è giornalista<br />

per Radio Trieste, e attraverso<br />

questa esperienza comincerà il suo<br />

lavoro di critico per il Festival di Venezia<br />

(una tra le sue più grandi passioni)<br />

dove resterà per quasi cinque<br />

anni. Nel 1950 inizia a collaborare<br />

a “Sipario” di cui diventerà critico<br />

nel ’52 e direttore dal ’71 al ’74.<br />

Collabora inoltre alle riviste “Rassegna<br />

del fi lm” e “Cinema” e in seguito<br />

a “Cinema Nuovo” di cui, nell’aprile<br />

del ’53 sarà redattore capo. L’anno<br />

successivo diviene critico teatrale di<br />

“Settimo Giorno”. ). Diventa via via<br />

il decano dei critici cinematografi ci<br />

e non solo italiano, e collabora con<br />

una serie di testate, fra cui la “Settimana<br />

Incom”, “<strong>Panorama</strong>”, “La Repubblica”<br />

e soprattutto “Il Corriere<br />

della Sera” che in questi giorni lo ha<br />

giustamente ricordato come “...il critico<br />

più importante, uno di quelli che<br />

il cinema l’ha fatto sul campo. Che<br />

il cinema l’ha vissuto, amato fi no<br />

in fondo, perché era la sua vita!”…<br />

perché: ”…se ne è andato un pezzo<br />

di storia”, titolava il “Corriere della<br />

sera“… “perché la storia (del ci-<br />

nema) la fanno anche i critici. Coloro<br />

che la scrivono, la storia, ne sono<br />

partecipi. Sempre”.<br />

Kezich non è stato solo critico cinematografi<br />

co, ma molto, molto di<br />

più. Nell’autunno del 1949 debutta<br />

al cinema come segretario di produzione<br />

per il fi lm di Luigi Zampa,<br />

“Cuori senza frontiere”, girato sul<br />

Carso triestino. Nel 1961, dopo aver<br />

partecipato alla lavorazione del fi lm<br />

di Ermanno Olmi, “Il posto”, contribuisce<br />

a fondare la società “22 dicembre”<br />

di cui viene nominato direttore<br />

artistico. Dopo il suo trasferimento<br />

a Roma, contribuisce a produrre<br />

fi lm come “San Michele aveva<br />

un gallo” dei fratelli Taviani, “La<br />

rosa rossa” e “La giacca verde” di<br />

Franco Giraldi, oltre alla miniserie<br />

“Sandokan” di Sergio Collima. Fu<br />

anche produttore per Roberto Rossellini<br />

e con Olmi. Ricordo in particolare<br />

la sua collaborazione nel capolavoro<br />

dello stesso Olmi “La leggenda<br />

del santo bevitore”, vincitore<br />

del Leone d’oro a Venezia nel 1988,<br />

e attore. Come drammaturgo esordisce<br />

nel 1964 con l’adattamento


mone di quest’arte<br />

dici anni...<br />

di “La coscienza di Zeno”, cui fanno<br />

seguito una trentina di spettacoli<br />

fra adattamenti, commedie originali<br />

e traduzioni.<br />

È stato anche attore, narratore e<br />

scrittore. Suoi i volumi “Il campeggio<br />

di Duttogliano” e “L’uomo di sfi -<br />

ducia”. Con la commedia “L’americano<br />

di San Giacomo” appositamente<br />

scritta nel 1998 per il regista Francesco<br />

Macedonio, ha esordito nel teatro<br />

in dialetto triestino. Amico di Federico<br />

Fellini, gli ha dedicato libri indimenticabili<br />

quali : “Federico Fellini,<br />

la vita e i fi lm (edizioni Feltrinelli,<br />

Milano 2002) - che è poi la biografi<br />

a uffi ciale del regista -, “La Dolce<br />

Vita con Federico Fellini. Giorno per<br />

giorno la storia di un fi lm che ha fatto<br />

epoca” (edizioni Marsilio 1996),<br />

“Fellini del giorno dopo. Con un alfabetiere<br />

felliniano” (edizioni Guaraldi<br />

1996) e “Fellini” (edizioni Camunia<br />

1987).<br />

E a Fellini mi lega il ricordo più<br />

nitido dell’amico e concittadino<br />

scomparso. Era un venerdì il 5 giugno<br />

1998, quando poco prima delle<br />

diciassette, ad Aurisina, davanti alla<br />

Casa natale del poeta Igo Gruden apparve,<br />

ospite inatteso ma graditissimo,<br />

proprio Kezich. Nella Casa della<br />

pietra, aperta per la prima volta come<br />

centro culturale dopo i lavori di ristrutturazione,<br />

dovevamo inaugurare<br />

la bellissima mostra “Gli ultimi sogni<br />

di Fellini” curata da Gianfranco Angelucci<br />

della “Fondazione Federico<br />

Fellini”, della quale Kezich era il presidente<br />

onorario.<br />

All’inaugurazione del Centro culturale<br />

con una mostra dedicata a un<br />

grande italiano, Fellini, avevo deciso<br />

insieme alla “mia” vicesindaco Marisa<br />

Skerk di invitare a parlare, dopo<br />

l’intervento dell’amica Majda Sirca<br />

(oggi Ministro della Cultura della<br />

Repubblica di Slovenia) un grande<br />

scrittore sloveno, allora “dimenticato”,<br />

Boris Pahor. Volevamo così contribuire<br />

a rompere gli antichi muri<br />

delle divisioni e delle separatezze,<br />

delle ignoranze. Aprire il piccolo<br />

territorio pluriculturale di Aurisina<br />

e del piccolo comune di Duino-Na-<br />

Il critico cinematografi co Tullio<br />

Kezich in un’immagine recente<br />

brezina, e inaugurare un luogo dove<br />

poter approfondire la cultura del dialogo,<br />

del reciproco rispetto e della<br />

reciproca conoscenza e riconoscenza<br />

con un dialogo rispettoso e fecondo<br />

tra le culture. C’era l’ambizione e<br />

la volontà di dare al piccolo comune<br />

di Duino-Nabrezina il respiro largo<br />

del mare e del viaggio e nello stesso<br />

tempo valorizzare la sua identità<br />

ancorandola alle radici del Carso.<br />

Ricordo ancora con piacere le immagini<br />

stupende della mostra e poi le<br />

parole di Majda e di Gianfranco. Il<br />

ricordo però si trasformò in delusione,<br />

rammarico e disappunto a ricordare<br />

le parole dette da Boris Pahor,<br />

parole ancora improntate e piegate<br />

al solo ricordo o alle responsabilità e<br />

alle colpe degli italiani in queste terre<br />

plurali e all’esaltazione della “patria”<br />

slovena. Peccato, un’occasione<br />

sprecata!<br />

Non era la prima volta che incontravo<br />

Tullio, le cui opere avevo iniziato<br />

a conoscere e leggere con piacere<br />

già nei miei anni universitari per<br />

affrontare l’esame di Storia del cinema<br />

con Lino Miccicche. L’avevo incontrato<br />

la prima volta a Trieste grazie<br />

all’amico Franco Giraldi nella<br />

primavera del 1988, per chiedergli di<br />

sottoscrivere l’appello promosso dal<br />

Circolo di cultura istro-veneta Istria<br />

“Italiani dell’Istria e di Fiume: proposte<br />

per una collaborazione possibile”,<br />

che avremmo inviato poi al Ministro<br />

degli Affari Esteri italiano che allora<br />

era Giulio Andreotti. Infatti la fami-<br />

Società<br />

In “Una notte terribile e confusa”<br />

(1947) raccontò la storia di quattro<br />

amici che si snoda entro un intenso<br />

scambio di lettere d’attesa, amore<br />

e amicizia, sullo sfondo la sorte incerta<br />

della Trieste del primo dopoguerra.<br />

Un’opera che rimanda idealmente<br />

alla tradizione letteraria<br />

triestina, che va da Scipio Slataper<br />

a Quarantotti Gambini. Meno noto<br />

in ambito cinematografi co, Kezich<br />

lo è stato molto meno in quello letterario<br />

glia di Kezich era originaria della Dalmazia:<br />

il nonno era arrivato a Trieste<br />

da Spalato, per aprire alcune osterie<br />

in San Giacomo, dove poter vendere<br />

il vino delle terre dalmate. Tullio aderì<br />

con entusiasmo all’iniziativa, invitando<br />

anche altri amici a sottoscrivere<br />

l’appello. Ci rivedemmo poi alcuni<br />

anni più tardi, proprio in Istria. <strong>Prima</strong><br />

nella mia Caldania e poi a Portole,<br />

quando, nell’ambito del week-end<br />

dedicato al cinema, organizzato insieme<br />

ad Anna Maria Percavassi di Alpe<br />

Adria cinema, nella giornata riservata<br />

al cinema italiano, ospitammo il comune<br />

amico Franco Giraldi con il suo<br />

fi lm “La frontiera”.<br />

Mi permetto quindi di salutare<br />

questo triestino-dalmata, che si sentiva<br />

soprattutto cittadino del mondo.<br />

Un uomo che mi ricorda il cinema,<br />

e quindi l’immagine in movimento;<br />

persona vera, aperta, che pensava<br />

sempre al futuro, ironico, ruvido<br />

e veloce come nel ricordo di Ermanno<br />

Olmi, e lontano da ogni pensiero e<br />

desiderio di fermarsi sotto un campanile.<br />

Grazie. ●<br />

<strong>Panorama</strong> 19


20 <strong>Panorama</strong><br />

Cinema e dintorni<br />

Panoramica sui concorsi (Amidei, Locarno) e rassegne di fi lm in terra istriana, da<br />

Chiaroscuri di un’estate all’insegn<br />

di Gianfranco Sodomaco<br />

Il solleone, notoriamente, preso in<br />

grandi quantità, non fa bene né<br />

alla pelle né... alla testa! E neanche<br />

il cinema. Eppure sono ormai anni<br />

che va avanti questa storia d’estate,<br />

con grandi quantità di pellicole ma,<br />

come è noto, contrariamente a quanto<br />

pensava il buon Hegel, tanta quantità<br />

non si risolve mai in qualità. E infatti<br />

le sale, almeno fi no alla fi ne di luglio<br />

(alcune, d’agosto, si godono le meritate<br />

ferie), continuano a proiettare gli<br />

“avanzi” di stagione, fi lm di serie B<br />

e C e, alle volte, qualche buon fi lm<br />

d’autore di cui non era nemmeno prevista<br />

l’uscita, ma senza che esso lasci<br />

traccia: risultato complessivo, pessimo!<br />

Sia ben chiaro, lo ripeto ancora<br />

una volta, non è che le cose vadano<br />

molto meglio con i festival/rassegne<br />

estivi. Ma procediamo, a proposito di<br />

questi, con ordine, dando ad essi, per<br />

divertirci un po’ (siamo d’estate...),<br />

un voto.<br />

Comincerei con il Premio Amidei<br />

(Gorizia - 16/25 luglio), manifestazione<br />

ottima perché, scegliendo la<br />

miglior sceneggiatura tra i fi lm d’annata,<br />

di fatto ci offre una buona parte<br />

dei fi lm più belli del 2008. Quest’anno<br />

la giuria (Suso Cecchi d’Amico,<br />

Mario Monicelli, Ettore Scola, Franco<br />

Giraldi, Giuseppe Piccioni, Francesco<br />

Bruni, Giovanna Ralli) ha<br />

premiato “Fortapàsc” di Marco Risi,<br />

vita e morte del giovane giornalista<br />

del “Mattino” di Napoli, Giancarlo<br />

Siani, ammazzato dalla camorra nel<br />

1985. I fi lm presentati<br />

(una “leccornia”) erano,<br />

oltre a “Fortapàsc”:<br />

“Gran Torino” di Clint<br />

Eastwood”, “L’onda”<br />

di Dennis Gansel, “Luise<br />

Michel” di Gustav<br />

de Kervern, “Questione<br />

di cuore” di Francesca<br />

Archibugi, “Si può<br />

fare” di Giulio Manfredonia,<br />

“Stella” di Sylvie<br />

Verheyde, “Tutta<br />

colpa di Giuda” di Davide<br />

Ferrario e “Vin-<br />

cere” di Marco Bellocchio. Io avrei<br />

votato diversamente ma questo non<br />

importa a nessuno. Tra le tante, interessante<br />

la partecipazione di Giuseppe<br />

Battiston, attore ormai collaudatissimo<br />

che abbiamo visto premiato a<br />

Umago (rassegna del Monodramma)<br />

per una sua pièce su Orson Welles;<br />

tra le manifestazioni collaterali (tante,<br />

troppe perché dispersive, il solito<br />

“vecchio vizio” di cui si diceva,<br />

la “quantità”...) da segnalare la presentazione<br />

di “Adam Resurrected”<br />

di Paul Schraeder (sceneggiatore di<br />

“Toro scatenato” e tanti altri fi lm)<br />

a cui è andato il premio del Quarantennale<br />

(dello sbarco sulla luna!?).<br />

“Commovente” il premio opera prima,<br />

andato a “Pa-ra-da”, di Marco<br />

Pontecorvo (fi glio del compianto<br />

Gillo), che racconta la storia di Miloud<br />

Oukili, clown di strada di origini<br />

algerine e giunto, nel 1992, tra i “disgraziati”<br />

ragazzi di strada di Bucarest.<br />

A proposito di ragazzi: Goffredo<br />

Fofi , critico “alternativo” da decenni<br />

presente a Gorizia, in un’intervista a<br />

“Il Piccolo” (21 luglio), ha detto che<br />

i migliori fi lm di oggi sono i cartoni<br />

animati per bambini. Se lo dice lui...<br />

Colpo di solleone? Più interessante<br />

l’intervista ad Ettore Scola (uno dei<br />

maestri della Commedia all’italiana)<br />

a “Il Piccolo”, 16 luglio), dove il regista<br />

afferma, tra l’altro, che i problemi<br />

del cinema italiano sono, appunto,<br />

la scarsità di buone sceneggiature ma<br />

anche “la distribuzione”, la mancanza<br />

di produttori, di grandissimi attori<br />

e di mezzi fi nanziari”. Discutibile ma<br />

stimolante.<br />

Venendo in “terra d’Istria”. Di<br />

Pula Film Festival già è stato detto<br />

(se n’è occupato Mario Simonovich<br />

a fi ne luglio) ma, senza entrare nei<br />

contenuti, va fatta qualche annotazione<br />

sull’insieme delle varie manifestazioni<br />

(Pola ma anche Motovun Film<br />

Festival di Montona e Italian Film<br />

Festival di Rovigno). Partendo dalle<br />

date: Pola, dal 18 al<br />

25 luglio; Montona, dal<br />

27 al 31 luglio; Rovigno,<br />

dall’1 al 7 agosto.<br />

Okay, nessuna sovrapposizione!,<br />

ma quanta<br />

concentrazione!, in 20<br />

giorni un centinaio di<br />

fi lm “all’ammasso”, a<br />

pochi chilometri di distanza<br />

le une dalle altre.<br />

Date e (non) concesse<br />

le “specializzazioni”<br />

delle tre rassegne,<br />

così come la loro


Pola, a Rovigno, a Montona<br />

dei festival<br />

motivazione (purtroppo) turistica di<br />

fondo... non è possibile un tentativo<br />

di maggior razionalizzazione, integrazione,<br />

multiculturalità, internazionalizzazione,<br />

ecc., magari attraverso<br />

un unico grande festival? No, vero?<br />

Gli orticelli sono orticelli siano essi<br />

di “maggioranza” che di “minoranza”...<br />

Sono anni che lo dico: il problema<br />

non è riempire, soprattutto di<br />

turisti, l’Arena, le sale di Rovigno o il<br />

bellissimo borgo medievale del “cuore<br />

dell’Istria” (o accontentare i giovani<br />

cinefi li che si fanno una scorpacciata<br />

di cinema spostandosi in brevissimo<br />

tempo da un luogo all’altro)..., il<br />

problema è che il cinema sopravviva<br />

tutto l’anno in tutti i luoghi, salvando<br />

il circuito delle sale (sempre meno),<br />

dei teatri, dei centri culturali, delle<br />

comunità, ecc. Perché, ecco una bella<br />

notizia (si fa per dire, “la Repubblica”<br />

del 3 agosto), “Blockbuster”, una<br />

delle più grandi aziende mondiali di<br />

acquisto e noleggio di videocassette,<br />

dvd, ecc., ha promosso un sondaggio<br />

(qui si va avanti a suon di sondaggi,<br />

ragazzi, il nostro Berlusca lo consulta<br />

ogni mattina col caffè!) tra il suo pubblico<br />

per eleggere “i 10 fi lm più belli<br />

di sempre..., che tutti dovrebbero<br />

vedere almeno una volta nella vita”.<br />

Eccoli, in ordine più o meno decrescente:<br />

la trilogia de “Il signore degli<br />

anelli”, “Guerre stellari”, “Il gladiatore”,<br />

“Il padrino”, “Matrix”, “Blade<br />

Runner”, “Titanic”, “Pretty Woman”,<br />

e poi “Via col vento” e “C’era una<br />

volta in America” (del “nostro” Sergio<br />

Leone)... No comment, oppure:<br />

rifl ettete, gente, rifl ettete! Dove sono<br />

fi niti i Fellini, Bergman, Truffaut, Bunuel,<br />

Altman, Wilder, Ozu, Lubitsch,<br />

Kubrick, Fassbinder e chi più ne ha<br />

più ne metta?<br />

Per restare, in qualche modo, in<br />

argomento, in Italia: in questi stessi<br />

giorni il cinema italiano è sceso in<br />

piazza perché il ministro della cultura,<br />

il “servo” prediletto, il giullare<br />

di corte del Berlusca, signor Bondi,<br />

dopo aver promesso di “riaprire la<br />

borsa”, l’ha chiusa di nuovo, quella<br />

del FUS, del Fondo Unico per lo<br />

Spettacolo. Qui il discorso sarebbe<br />

amplissimo ma mi limito a dire, faziosamente,<br />

non solo come dice Scola<br />

che il cinema italiano non va avanti<br />

senza aiuti statali, ma che non si capisce<br />

perché quasi il 50% del Fondo<br />

vada all’Opera lirica, che costa un casino<br />

e che spesso e volentieri ha una<br />

funzione puramente “conservatrice e<br />

decorativa”.<br />

Andando a chiudere. Si è chiuso il<br />

Festival di Locarno e il 4 settembre<br />

si aprirà quello di Venezia. A Locarno<br />

ha vinto “Lei, la cinese”, della cinese<br />

a modo suo Xiaolu Guo perché, autobiografi<br />

camente, racconta la storia di<br />

una giovane ragazza che abbandona<br />

il suo villaggio per trasferirsi prima<br />

in una grande città e poi approdare a<br />

Londra. Il fi lm, poi, è una produzione<br />

anglo-franco-tedesca: se ha da essere<br />

globalizzazione che almeno serva a<br />

rompere tutti i confi ni, a ibridare tutte<br />

le culture ecc. ecc. Da segnalare, ancora,<br />

tra le tante opere, il documentario<br />

di Pippo Delbono, uno dei più importanti<br />

registi teatrali europei, “La<br />

paura”, girato interamente col telefonino:<br />

non per esaltare il telefonino<br />

ma per fare un cinema a bassissimo<br />

costo ed “entrare” facilmente in tutte<br />

le situazioni “paurose” dell’Italia di<br />

oggi. Delbono aveva appena fi nito di<br />

girare “La menzogna”, sul rogo alla<br />

Thyssen Krupp di Torino... Altro documentario<br />

italiano importante visto<br />

a Locarno: “Piombo fuso”, del palermitano<br />

Stefano Savona che, durante<br />

l’offensiva israeliana contro la linea<br />

di Gaza, ha fi lmato le condizioni di<br />

vita del popolo palestinese.<br />

Cinema e dintorni<br />

Tra Locarno, fi nito, e Venezia, in<br />

apertura, una miscellanea di notizie<br />

“buone” e decisamente “meno buone”.<br />

La prima, bella davvero, riguarda<br />

quella splendida “sempreverde”<br />

nostrana che risponde al nome di<br />

Stefania Sandrelli: ebbene, dopo decenni<br />

di onoratissima carriera (più di<br />

ottanta fi lm dall’”immortale” “Divorzio<br />

all’italiana” Di Pietro Germi,<br />

del 1961), ha deciso di mettersi<br />

dietro alla macchina da presa per<br />

raccontare la storia di “Christine”, la<br />

vita di Cristina da Pizzano, un poetessa<br />

medievale, femminista ante litteram,<br />

del cui personaggio, da donna<br />

al cento per cento, da tempo s’era<br />

innamorata. Da “la Repubblica” del<br />

2 agosto, più che altro una bella ipotesi<br />

da verifi care: guardando a certi<br />

fi lm di Salvatores, Virzì, Luchetti,<br />

Archibugi, Cristina Comencini, Giovanni<br />

Veronesi, Brizzi, Venier, Carteni,<br />

ecc., possiamo dire che è nata<br />

una nuova Commedia all’italiana,<br />

che riprende la “storica” dei Monicelli,<br />

Risi, Comencini (padre), Germi,<br />

Lattuada, Pietrangeli ecc.? Si<br />

vedrà. Tra le mille, una sola anticipazione<br />

da Venezia: “Videocracy”,<br />

altro documentario sull’Italia “devastata”<br />

dalla televisione, dalle veline<br />

e dai velinari (a cominciare dal nostro<br />

premier), fi rmato da un regista<br />

italosvedese, Erik Gandini. Dunque,<br />

grande bisogno di documentare, più<br />

all’estero che in patria, la bruttissima<br />

“mutazione antropologica” (direbbe<br />

Pasolini) che sta vivendo l’Italia. Anche<br />

perché, ma spesso è così, i migliori<br />

se ne vanno: sono morti Tullio<br />

Kezich, triestino, decano della critica<br />

cinematografi ca italiana e tante altre<br />

cose (spero che qualcuno se ne occupi<br />

in altra parte del giornale), e Fernanda<br />

Pivano, “spirito libero”, scopritrice<br />

e divulgatrice della letteratura<br />

beat americana (Ginsberg, Kerouac<br />

ecc.), e non solo, in Italia: grande<br />

amica del compianto Fabrizio De<br />

Andrè, che considerava il più grande<br />

poeta della contemporaneità italiana.<br />

E adesso a chi ci “aggrappiamo”?<br />

Chi è rimasto? Pochi, pochi... ●<br />

<strong>Panorama</strong> 21


22 <strong>Panorama</strong><br />

Arte<br />

I mutamenti della ritrattistica femminile sulla falsariga<br />

Dalle soavi madonne raffaellesche alla<br />

di Erna Toncinich<br />

Ci sono state, nella lunga storia<br />

umana, delle donne che, vuoi<br />

per la loro bellezza, vuoi per il<br />

loro talento, o per il posto che hanno<br />

occupato nella società, nella storia,<br />

nella vita sacra o profana, sono state<br />

immortalate da pittori e scultori che<br />

le hanno proposte com’erano nella<br />

realtà, o evidenziando il loro carattere<br />

psicologico o il loro rango sociale.<br />

Certo che il primato, in questo<br />

senso, spetta a Maria di Nazareth, la<br />

Vergine Maria, la “Madonna”, della<br />

quale esiste una tematica iconografi -<br />

ca infi nita: la giovane Maria dell’Annunciazione,<br />

la giovane sposa del falegname<br />

Giuseppe, Maria che fa la<br />

mamma e tiene in grembo il piccolo<br />

Gesù, Maria madre che piange la<br />

morte del fi glio... Della Madonna le<br />

immagini non si contano, sin dalla<br />

prima - un rilievo cimiteriale risalente<br />

al secondo secolo dell’era nostra -<br />

tutte e da sempre frutto dell’immaginazione<br />

di chi le ha realizzate, perché<br />

artisti del pennello e dello scalpello<br />

l’hanno raffi gurata come veniva descritta:<br />

buona, docile, bella, semplice,<br />

delicata, dal volto soave. Era questo<br />

un concetto aristotelico secondo<br />

il quale non era necessario studiare<br />

com’era realmente un volto da raffi -<br />

gurare, ma come avrebbe dovuto essere.<br />

E poteva essere diverso l’aspetto<br />

della madre di Gesù da quello che<br />

ci hanno offerto gli artisti attraverso<br />

i secoli? Per un teologo medievale,<br />

Fra Bonaventura, un ritratto era buono<br />

quanto più imitava l’originale, tesi<br />

un po’ cambiata dall’architetto rinascimentale<br />

Leon Battista Alberti, il<br />

quale sosteneva che era giusto ritrarre<br />

il soggetto così com’era, ma comunque<br />

di nascondere i suoi difetti.<br />

“L’imperatrice Teodora e la sua corte” (dai mosaici del coro<br />

di San Vitale a Ravenna. Eseguito entro l’anno 547)<br />

“La Gioconda” (Leonardo, 1516 ) Gioconda con gli occhiali<br />

Insomma di abbellirlo. La ritrattistica,<br />

molto praticata nei tempi passati,<br />

in epoca moderna si può dire quasi<br />

scomparsa. Il poco che è stato fatto<br />

ed il meno che si fa a questo riguardo,<br />

più che alla somiglianza, si preoccupa<br />

di badare al risultato fi gurativo,<br />

storia iniziata già con i cubisti, gli<br />

espressionisti, i futuristi, ecc.<br />

Raffaello, quando ha solo sedici<br />

anni, a Urbino, su un muro della sua<br />

casa natale, dipinge ad affresco una<br />

“Madonna che sta leggendo” mentre<br />

il fi glioletto beato dorme, adagiato<br />

sulle ginocchia della madre. È una<br />

fi gura dolce e delicata, come saranno<br />

tutte le altre sue Madonne. Di una<br />

di queste viene in possesso, nel Settecento,<br />

il granduca di Toscana, Ferdinando<br />

III, che se la custodisce così<br />

gelosamente da non permettere ai<br />

tanti pittori interessati a copiarla.<br />

Nella produzione ritrattistica del<br />

pittore urbinate, accanto alle Madonne<br />

ci sono diversi splendidi ritratti<br />

femminili, tra cui quello della<br />

sua amata, noto come “La Fornarina”,<br />

nonché di altre donne, famose<br />

per una ragione o l’altra, come quello<br />

della duchessa di Urbino, Eleonora<br />

Gonzaga, grande protettrice degli artisti.<br />

La gentildonna, che s’interessava<br />

di astrologia, nel dipinto di Raffa-


dei canoni dettati dall’estetica<br />

moderna giocondoclastia<br />

Gioconda coperta<br />

ello indossa un abito dalla scollatura<br />

percorsa da lettere dai vari signifi cati,<br />

con al centro il segno zodiacale dello<br />

scorpione. In questo, come in altri ritratti<br />

di Raffaello, si nota l’infl uenza<br />

di Leonardo.<br />

Quando si pensa ai ritratti del genio<br />

di Vinci, il pensiero corre subito<br />

alla sua celeberrima “Gioconda”<br />

o “Monna Lisa”. L’unico tra i non<br />

molti (e non fi niti) suoi ritratti autografi<br />

. Da fonti scritte si apprende che<br />

“aveva Lionardo penatovi quattro<br />

anni per fare il ritratto della moglie<br />

di Francesco il Giocondo e lo lasciò<br />

imperfecto presso re Francesco di<br />

Francia a Fontanebleu”. Alcuni contemporanei<br />

dell’artista che hanno visto<br />

Leonardo mentre era all’opera<br />

diranno che al ritratto “dalle parole<br />

in poi altro non gli manca”. Ma l’effi<br />

giata è proprio la consorte di messer<br />

Giocondo? Non potrebbe essere<br />

una delle amanti di Giuliano de Medici<br />

che, in possesso del dipinto, se<br />

ne libera quando convola a nozze<br />

con Filiberta di Savoia restituendo<br />

allo stesso suo autore la tela? Mistero,<br />

come misterioso, o almeno enigmatico,<br />

è il sorriso della Gioconda,<br />

secondo gli studiosi già visto prima,<br />

nell’Apollo etrusco, nella Koray greca,<br />

nello stesso Budda.<br />

Quello della Gioconda è il ritratto<br />

più ammirato, ma anche il più manipolato<br />

e strapazzato in maniera irriverente<br />

sin dalla metà dell’Ottocento.<br />

La giocondoclastia non smette di<br />

stupire, la Gioconda leonardesca è diventata<br />

una donna baffuta, o grassa,<br />

o nuda... Marcel Duchamp, il pittore<br />

che nei primi decenni del Novecento,<br />

con oggetti dei più banali e bizzarri,<br />

faceva la parodia dell’arte, sosteneva<br />

che questo dipinto era un luogo comune<br />

da demolire, che era il simbolo di<br />

una cultura accademica, da museo, e<br />

con il celeberrimo dipinto di Leonardo<br />

gioca anche la Pop art, alcuni pittori<br />

sostituiscono il volto della donna<br />

con quello di altri personaggi famosi,<br />

quello del Kaiser, di Stalin, del pittore<br />

Dalì, dell’attore Fernandel. C’è un<br />

altro dipinto di Leonardo, attribuito a<br />

lui ma eseguito con aiuti, “La dama<br />

con l’ermellino” (o con la faina o con<br />

la martora). La donna ritratta è Cecilia<br />

Gallerani, moglie di Lodovico il<br />

Moro. Il dipinto, acquistato in Francia<br />

durante la Rivoluzione e portato<br />

in Polonia, è conservato al Czartory<br />

Muzeum di Cracovia. Giudicato dalla<br />

maggior parte degli esperti come<br />

uno dei più bei ritratti rinascimentali,<br />

è nel contempo defi nito “povera cosa,<br />

indegna del maestro e della scuola<br />

stessa” da un noto studioso d’arte. A<br />

Ravenna, ai lati del presbiterio in San<br />

Vitale, si dispiegano due pannelli mosaicati,<br />

in quello di destra c’è Teodora,<br />

la ragazza del popolo salita al trono<br />

di Bisanzio, donna capricciosa, ma<br />

ottima consigliera del marito, l’imperatore<br />

Giustiniano. Teodora, ingioiellata<br />

e abbigliata sfarzosamente, come<br />

le ancelle che l’accompagnano, nella<br />

realtà erano diverse, ma il mosaicista<br />

non ha tenuto conto del loro vero<br />

aspetto, ha operato secondo i dettati<br />

della pittura bizantina del tempo, ossia<br />

le ha viste come fi gure frontali,<br />

immobili, con le vesti che cadono rigidamente<br />

e gli sguardi fi ssi in avanti,<br />

entro spazi dorati, indefi niti, senza<br />

confi ni e senza tempo. A vederle, che<br />

direbbe Fra Bonaventura per il quale<br />

un ritratto doveva essere l’imitazione<br />

dell’originale? ●<br />

Arte<br />

“Madonna col bambino”<br />

(Raffaello, 1498)<br />

“Madonna del Granduca”<br />

(Raffaello, 1505)<br />

“La Fornarina” (Raffaello, 1515)<br />

<strong>Panorama</strong> 23


28 <strong>Panorama</strong><br />

Reportage<br />

Ben 97 pasticcere dilettanti alla XIII edizione del concorso «Dolce Istria»<br />

Visinada ti prende per la gola<br />

testo e foto di Ardea Velikonja<br />

Gira e rigira, protagoniste sono<br />

sempre le donne, oggi come<br />

in passato. Per il tredicesimo<br />

anno consecutivo a Visinada,<br />

nell’ambito della manifestazione<br />

“Dolce Istria”, hanno voluto riproporre<br />

una ricca varietà di dolci prendendo<br />

spunto dalle ricette che le loro<br />

nonne hanno tramandato di generazione<br />

in generazione. Una tradizione<br />

culinaria istriana che, anche nei periodi<br />

di grande povertà e di scarsità<br />

di ingredienti, non ha mancato di<br />

manifestare fantasia e ingegno, ab-<br />

La direttrice dell’Ente turistico<br />

di Visinada, Gordana Bottezar<br />

binando la creatività all’arte di arrangiarsi,<br />

facendo di necessità virtù.<br />

Quest’anno al concorso di Visinada<br />

hanno aderito 97 donne, dimostratesi<br />

provette pasticcere, provenienti<br />

un po’ da tutti gli angoli dell’Istria e<br />

da Trieste, che hanno presentato ben<br />

192 dolci tipici.<br />

Ad illustrare gli obiettivi di “Dolce<br />

Istria” è stata Gordana Bottezar,<br />

direttrice del locale Ente per il turismo,<br />

che ha ripercorso un po’ la storia<br />

di questa interessante manifestazione.<br />

“Visinada già da tempo ospi-<br />

I numerosi visitatori in attesa della premiazione e della degustazione<br />

tava l’incontro letterario Versi sulla<br />

cisterna. Considerato che al termine<br />

delle serate di poesia venivano offerti<br />

dei dolci, ci è venuta l’idea di<br />

abbinare a questa rassegna culturale<br />

anche una dolciaria. Così abbiamo<br />

deciso di organizzare a Ferragosto la<br />

rassegna dei prodotti di pasticceria<br />

ed eccoci ora alla tredicesima edizione.<br />

Devo sottolineare che di anno<br />

in anno l’interesse delle partecipanti<br />

è cresciuto e in questa edizione abbiamo<br />

battuto un altro record, con<br />

97 presenze - rivela con orgoglio<br />

Gordana Bottezar -. Crostoli, pinze,<br />

zuccherini, pan di spagna, buzzolai,<br />

frittole e altre prelibatezze, sono alcuni<br />

dei tipici dolciumi istriani, però<br />

ogni zona ed ogni casale ha una sua<br />

ricetta segreta che le donne conservano<br />

gelosamente. Alla vigilia del<br />

concorso gli organizzatori passano<br />

per le case e prendono in consegna<br />

i dolci in concorso, che poi vengono<br />

sottoposti al giudizio di una giuria<br />

di esperti. Quest’anno ne hanno<br />

fatto parte i cuochi Stanislav Poropat,<br />

Bruno Šimunović e Pino Vorić,<br />

la giornalista Vesna Medvedec e la<br />

rappresentante delle donne-pasticcere,<br />

Davorka Ritoša”.<br />

Primo classifi cato nella categoria<br />

frittole è risultato l’agriturismo<br />

Matohanci, nei pressi di Rovigno;<br />

per i crostoli il primo posto è andato<br />

a Marinela Radić di San Lorenzo;<br />

la miglior pinza è stata quella di<br />

Spomenka Ujčić di Pisino; la miglior<br />

“povetica” quella di Loredana<br />

Pastorčić di Narduči (Visinada); tra<br />

i buzzolai è stato premiato quello di<br />

Maria Brajko di Oskoruši (Momiano);<br />

una bellissima crezione con più<br />

specie di dolci e in mezzo la classica<br />

cisterna, preparata da Daniela Koraca<br />

di Vejaki (Visignano), ha ricevuto<br />

il premio riservato alle usanze istriane;<br />

le pastine più gustose sono state<br />

giudicate quelle di Lucija Venier<br />

di Castellier e i zuccherini più buoni<br />

quelli di Ada Banovac di Pisino.<br />

La giuria ha voluto assegnare alcuni<br />

premi fedeltà a chi da anni si<br />

impegna per mantenere viva la tradizione<br />

culinaria istriana: Mileva<br />

Pastorčić e Jolanda Hrastić, ambedue<br />

di Vela Traba, che si sono presentate<br />

con 11 tipi di dolci, e Dragica<br />

Lukina, di Villa Sossi, alla quale<br />

è andato un riconoscimento speciale<br />

per la sua costante presenza alle<br />

manifestazioni legate alle tradizioni<br />

dell’Istria.<br />

Le giornate che hanno preceduto<br />

l’Assunta sono state molto intense<br />

a Visinada, con tornei di calcetto,<br />

tiro al piattello, esibizioni musicali.<br />

Anche la mostra dei vini e degli


L’iscrizione del 1726 con i co- costi<br />

delle operazioni di cari-<br />

co e scarico delle merci che<br />

transitavano da Ponte Porton,<br />

all’epoca il porto sul Quieto<br />

L’antico fontego con il leone di<br />

S. Marco, restaurato di recente<br />

La cisterna barocca del Battistella<br />

Il Duomo del 1840<br />

dedicato<br />

a San Gerolamo<br />

<strong>Panorama</strong> 29


In In concorso concorso i i dolci dolci delle delle nostre nostre nonne<br />

nonn ne<br />

30 <strong>Panorama</strong><br />

<strong>Panorama</strong> 31


Grande interesse tra il pubblico per la degustazione dei vini...<br />

La gara di tiro al piattello ha suscitato notevole curiosità<br />

32 <strong>Panorama</strong><br />

... ma anche per gli oli d’oliva prodotti nella zona<br />

La Banda d’ottoni<br />

della CI di Visinada diretta<br />

dal maestro Klaudio Žigante<br />

Il prosciutto<br />

è andato a ruba


oli d’oliva della zona ha avuto molto<br />

successo. Il pubblico ha spremiato<br />

il vino bianco di Giulio Ferenac<br />

e quello rosso di Bruno Ferenac. È<br />

stata l’occasione per ricordare che<br />

quest’anno nella zona di Visinada è<br />

stata piantata la milionesima vite e<br />

sono stati ricordati i produttori locali<br />

Arman, Pilato, Ferenac, Gržinić e<br />

Rossi. Questa festa popolare è molto<br />

sentita dagli abitanti del circondario<br />

ma anche dai turisti, soprattutto<br />

italiani e tedeschi che soggiornano<br />

nel Parentino, ospiti fi ssi all’appuntamento<br />

di Visinada. Nel corso della<br />

serata si sono esibiti pure i cantanti<br />

in erba, i bambini dell’associazione<br />

“Mali Veliki mikrofon” che hanno<br />

già mietuto successi anche all’estero.<br />

Dopo la premiazione delle migliori<br />

pasticcere dilettanti, i dolci<br />

sono stati offerti al pubblico e, come<br />

è facile capirlo, sono andati letteralmente<br />

a ruba... ●<br />

Reportage<br />

I dolci in concorso, fatti spesso con pochi e semplici ingredienti<br />

Il luogo natale di Carlotta Grisi<br />

Il nome di Visinada, borgo veneziano dal passato commerciale, deriva<br />

da “Vicinatus” che signifi ca adunanza di popolo. Nei comuni istriani<br />

si faceva per rioni o contrade ed era chiamata così perché vi si giurava di<br />

far vicinanza.Visinada sorge nella parte centrosettentrionale dell’Istria, a<br />

pochi chilometri dal mare, su una balza ai margini della fertile pianura<br />

coltivata, circondata dai monti San Tomà, Monte d’Oro e Boschetto. Importante<br />

centro agricolo, per anni fu sotto il dominio veneziano di cui ci<br />

sono ancora i segni: il fontego con il Leone di S. Marco, un’iscrizione del<br />

1726 in cui vengono riportati i costi del traffi co commerciale che transitava<br />

sul Quieto, la Loggia Veneta del XVII secolo, la grande cisterna<br />

barocca del Battistella. Di fronte al pozzo un tempo sorgeva l’antico palazzo<br />

del Municipio, che era stato precedentemente la residenza della famiglia<br />

Grimani, divenuta proprietaria di Visinada nel 1530 e ne tenne la<br />

signoria fi no alla caduta della Repubblica di Venezia, avvenuta nel 1797.<br />

Il 28 giugno 1819 a palazzo Grimani nacque Caronne Adele Giuseppina<br />

Maria Grisi, una delle più grandi ballerine dell’era romantica, nota con il<br />

nome di Carlotta Grisi, alla quale è intitolata una via di Visinada. ●<br />

La mostra “Vedute di Visinada” nella chiesetta di S. Giovanni Battista<br />

<strong>Panorama</strong> 33


Lo scorso giugno sono stati attribuiti i Premi della XLI edizione<br />

del concorso Istria Nobilissima, che hanno dato una nuova conferma<br />

dei potenziali creativi del gruppo nazionale italiano nei campi<br />

dell’arte e della cultura. Ritenendo che di tali potenziali debba fruire<br />

il maggior numero di lettori nelle pagine riservate alle letture, “<strong>Panorama</strong>”<br />

propone le opere a cui siano stati attribuiti premi o menzioni.<br />

Nella sezione “prosa in lingua italiana” la giuria ha assegnato la<br />

menzione onorevole a ROBERTA DUBAC di Castelvenere. Il titolo<br />

del racconto, di cui proseguiamo la pubblicazione, è “Terra B”.<br />

34 <strong>Panorama</strong><br />

L’ultima vita di Ciocia<br />

La giovane e spigliata Giustina viveva a Pirano con il<br />

marito saliner e il fi glio Paride, che aveva da poco iniziato<br />

a gattonare per i due stanzoni dal soffi tto alto della loro<br />

abitazione. Paride era biondo di capelli come la mamma e<br />

tondo di viso come il papà. Se ne stava carponi quasi tutto<br />

il giorno, ad inseguire i passi ovattati del quarto membro<br />

di famiglia: Ciocia, una grossa gatta rossa.<br />

A parte il piccolo Paride, l’unica persona affezionata<br />

alla gatta era Luigia, sorella minore di Giustina, la quale<br />

veniva spesso a trovarli attraversando a piedi una sassosa<br />

ventina di chilometri.<br />

“È diventata un ammasso di peli cadenti, quella bestia,<br />

dovremo liberarcene” diceva Giustina. Il marito di solito<br />

non le rispondeva e curvo sul suo piatto mangiava la minestra<br />

bollente risucchiandola a poco a poco dal cucchiaio<br />

di latta. Tonin saliner spendeva la vita usando il minor numero<br />

di parole nonché la minor quantità di fi ato. Il destino<br />

compensa, diceva la nonna di Giustina e nel loro caso<br />

quel destino aveva accoppiato un alto ragazzo taciturno<br />

con una snella fanciulla dalla parlantina viva e schietta.<br />

“Dico sul serio, Tonin, ci sono peli dappertutto. Il piccoletto<br />

segue la Ciocia e poi si fi cca le manine in bocca.<br />

Devo star sempre lì a badarlo!”<br />

“Hm” faceva Tonin distratto, come se l’affare non fosse<br />

più di tanto affar suo e i peli della Ciocia l’ultimo pensiero<br />

che potesse turbargli l’animo. Lui quella gatta nemmeno<br />

l’aveva voluta in casa.<br />

“Mah,” diceva Giustina “prima o poi la butto giù dal<br />

molo”.<br />

Ciocia continuava a spargere peli dentro e fuori<br />

casa, ignara dei piani oscuri che la sua padrona meditava.<br />

L’estate era matura nella cittadina di mare che da<br />

qualche anno aveva assunto un’aria grigia e desolata.<br />

La gente si incontrava nelle viuzze strette, ma i discorsi<br />

si spegnevano presto, come se dopo aver passato<br />

in rassegna le previsioni del tempo, altri argomenti<br />

non venissero in mente o non volessero venir<br />

toccati. Aleggiava una strana quiete che Giustina trovava<br />

fastidiosa. Nessuno aveva più voglia di chiacchierare,<br />

come se tutti fossero ammutoliti nell’attesa<br />

di qualche penoso fattaccio, o sentendosi ancora erosi<br />

dal quel gran brutto fattaccio da poco terminato.<br />

Letture<br />

«Terra B»<br />

“Non li capisco, nessuno parla più” diceva Giustina<br />

tornando dal mercato, poi prendeva il bimbo in grembo e<br />

cacciava la gatta. “Va’ Ciocia, sciò! Vattene a grattarti un<br />

po’ in contrada, mussa che no te son altro!”<br />

Ciocia usciva, ma rimaneva dietro alla porta protestando<br />

a miagolii. Giustina non le badava e si metteva a fi -<br />

schiettare, facendo ridere il fi glioletto che dopo avrebbe<br />

chiesto la sua dose di pappa e un sonnellino nella culla, a<br />

pugni stretti. La gatta rinunciava presto a cercar di rientrare<br />

e se ne andava, pure lei, a pisolare su qualche tetto della<br />

fi la di case giù in basso, nel porticciolo soleggiato.<br />

Giustina era una che badava ai propri affari e non si faceva<br />

affl iggere né dagli avvenimenti politici né dalle persone.<br />

Si alzava allo scoccare dell’alba e nella mente ripassava<br />

tutte le faccende che aveva in piano di compiere<br />

durante la giornata. Per lei era fondamentale continuare a<br />

mantenere ogni cosa in ordine e pulizia, e quella gatta era<br />

diventata un elemento che ostacolava le sue poche ma essenziali<br />

regole quotidiane.<br />

Il giorno in cui Giustina decise di ammazzare la gatta,<br />

Luigia s’era messa in moto di buonora, scendendo dal<br />

monte, attraversando la valle di Sicciole e proseguendo<br />

per salite e discese, fi no ad arrivare nella piazza centrale<br />

all’esatto tocco delle ore nove del campanile di San<br />

Giorgio.<br />

Davanti al cancello dove abitava sua sorella, sotto ad<br />

un oleandro malandato, era seduto Miglio, nipote di Tonin.<br />

Miglio era costantemente raffreddato, in qualsiasi<br />

stagione, per via di un polmone offeso dalla nascita.<br />

All’apparir della fanciulla che portava lunghe trecce<br />

bionde, Miglio balzò in piedi e salutò Luigia con una sottile<br />

voce nasale.<br />

“Ehi Luigia! Cosa porti a tua sorella oggi?”<br />

“Niente” rispose Luigia che teneva in mano un fagottino<br />

“solo uova, dal paese. Sono in casa?”<br />

“Sì, sì, eccome!” disse Miglio, poi ci ripensò e riprese<br />

“anzi no! Solo Giustina c’è, e il piccoletto. Tonin è fuori<br />

in barca.”<br />

“Eh, si sa dov’è Tonin, o in barca o alle saline!” disse<br />

Luigia.<br />

Sua madre sosteneva di avere un buon genero, ma il<br />

suo buon genero silenzioso coltivava un peccato molto<br />

grave.<br />

Se nol pensa de smeter de lavorar anche de domenica,<br />

lo sa el buon Dio che nol fi nirà a farghe compagnia! Così


diceva la madre di Luigia e di Giustina, dal carattere buono<br />

e burbero, acquistato in seguito alla prematura morte<br />

del marito, che l’aveva resa vedova e povera ancora prima<br />

del confl itto - del gran patatrac. Ad ottobre, infatti, sarebbero<br />

stati quindici anni dalla sua morte.<br />

“Eh!” rispose Miglio rimettendosi a sedere sotto l’oleandro.<br />

Continuava a guardarla stringendo gli occhi per via<br />

del sole che già picchiava forte sopra di loro. A Miglio<br />

piaceva guardare le trecce di Luigia e specialmente le due<br />

fossette agli angoli della bocca quando la ragazza sorrideva.<br />

E Luigia sorrideva spesso. Tanto era mite che non pareva<br />

neanche sorella di zia Giustina.<br />

Luigia gli disse ciao ed entrò nel portone. Miglio la seguì<br />

con uno sguardo sognante e rimase seduto sotto l’oleandro.<br />

“Eh” ripeté dopo un po’.<br />

La porta di casa era aperta, come lo erano tutte e quattro<br />

le lunghe fi nestre, dalle quali entrava un fi lino di brezza<br />

e l’odore salmastro di luglio. Paride vide la zia e le<br />

zampettò incontro veloce, facendo ballare sopra la fronte<br />

il suo ciuffetto biondo.<br />

“Ciá-ciá!” disse a Luigia allargando il suo sorriso.<br />

“Ciao piccola strussa de pan! E dov’è la Ciocia? L’hai<br />

fatta scappare?”<br />

“Ciá-ciá!” ripeté Paride spostando la testolina di lato e<br />

mostrandole orgoglioso i suoi tre dentini bianchi.<br />

“Proprio!” si fece sentire Giustina dalla cucina, dov’era<br />

intenta ad insaponare alcuni panni bianchi. “Quella gattaccia<br />

ha capito che voglio annegarla ed è sparita! Be’, tanto<br />

meglio, vuol dire che non dovrò sporcarmi le mani”.<br />

Luigia prese il piccolo in braccio e si avvicinò alla sorella,<br />

inarcando le sopracciglia chiare.<br />

“Non lo farai davvero? Non puoi farlo! È solo una gatta,<br />

che male fa?”<br />

“Fa che perde troppo pelo e io sono stufa di sentire Paride<br />

che tossisce di continuo! Più in là forse, ne prenderemo<br />

un altro di gatto. Insomma, si vedrà! Questa però parte,<br />

e parte oggi!”<br />

Povera micia, pensò Luigia. L’aveva vista cucciola<br />

quella gatta. Era solo una gatta giocherellona. Paride le<br />

era talmente legato.<br />

“Anzi” disse Giustina sbattendo un piccolo lenzuolo su<br />

di una tavola ondulata che teneva tra sé e un grande mastello<br />

pieno d’acqua “è una misericordia che tu sia venuta<br />

oggi, così mi guardi il pupo, mentre io sbrigo quest’ingrata<br />

faccenda”.<br />

Detto ciò strizzò l’occhio alla sorella e strizzò il panno<br />

bagnato che teneva nelle mani.<br />

“Io non voglio vedere cosa farai con la Ciocia, perciò<br />

avvertimi, così Paride lo porto fuori!”<br />

Giustina appoggiò le mani sui fi anchi stretti e rise.<br />

“Non ho mica intenzione di ammazzarla qui! La porto<br />

giù al molo, in un sacco. Tanto in giro non c’è nessuno.<br />

Nessuno mi vede, nessuno mi denuncia. Se ne stanno<br />

andando tutti da questa città. E nessuno torna. Lo sai che<br />

nessuno torna? Quindi porto la gatta giù, chiusa in un sacco”.<br />

“È orribile. Non me lo dire neanche. È solo una gatta,<br />

Giustina, una povera micia…”<br />

“Sì, una povera gatta ‘spargipeli’ che oggi fi nirà a far<br />

compagnia ai pesci. Punto e basta. Ed ora prendi quel piat-<br />

Letture<br />

to dalla fi nestra e mettici del latte e un po’ di mollica. Avrà<br />

fame prima poi e allora la beccherò!”<br />

Da quando sua sorella era maritata si comportava in<br />

modo diverso, pensava Luigia, in modo duro. Chissà se<br />

questo era l’effetto che il matrimonio faceva a tutte le donne?<br />

Sarebbe accaduto anche a lei? Già. Probabile. Solo<br />

che lei non sarebbe mai diventata una che ammazzava le<br />

bestie, di questo era sicura.<br />

Luigia prese mollica di pane, ne mise a pezzettini nel<br />

piatto ammaccato ai bordi e vi versò sopra il latte. Posò il<br />

piatto sul davanzale della fi nestra che dava sull’orto. Osservò<br />

fuori. Di Ciocia non v’era neanche l’ombra.<br />

Paride si era fermato sotto al tavolo. Piangeva. Luigia<br />

lo prese in braccio e dall’odore capì che era giunta l’ora<br />

di cambiarlo.<br />

“Cambiamo le panuzze!” gli disse e Paride le toccò il<br />

naso con le manine goffe. Stava ridendo.<br />

“Sei un piccolo furbetto” disse Luigia e pensò che decisamente<br />

avrebbe voluto anche lei un fi glio, un giorno.<br />

Però, prima di sposarsi, voleva vedere almeno un po’ di<br />

mondo. Avrebbe tanto voluto visitare Venezia, o Padova.<br />

Fare un viaggio in treno; magari un pellegrinaggio fi no in<br />

Vaticano. Guardò il piatto ammaccato sulla fi nestra e in<br />

cuor suo si augurò che la Ciocia non tornasse. Per il suo<br />

bene, sperò che non tornasse. Luigia prese il nipote, lo<br />

pulì, lo rifasciò, e quando lo rimise in terra Paride sgattaiolò<br />

subito nell’altra stanza.<br />

Le due sorelle sbucciarono un bel po’ di patate che<br />

Giustina poi mise a cuocere per la polenta bianca. Parlarono<br />

di casa, dei vicini pettegoli e della moglie del sagrestano<br />

che era diventata tropo ciacolona. Parlarono pure<br />

di Trieste.<br />

“Mamma dice che forse…”<br />

“Noi non andiamo” disse Giustina alzando la voce.<br />

“E la nonna?” chiese Luigia “la nonna che è già lì?”<br />

“La nonna ha fatto la sua scelta e ognuno è libero di<br />

decidere di sé.”<br />

“Mamma dice che forse si va anche noi” concluse Luigia.<br />

Era seduta al tavolo e si strofi nava le dita con un lembo<br />

bagnato del suo grembiule. I polpastrelli dei pollici erano<br />

arrossati e imbruniti per via del terriccio sulla buccia delle<br />

patate. Giustina prese a setacciare della farina sulla credenza.<br />

Paride era sotto di lei e guardava verso l’alto quella<br />

fi evole polvere bianca nell’aria. Allungava le mani e tentava<br />

di prenderla.<br />

“La mamma dice tante cose, ma poi vedrai che non è<br />

niente. Vedrai che rimaniamo tutti qui. Vorrei vedere qualcuno<br />

tornare. Anche la sorella di Tonin. Vorrei vederla tornare.<br />

E zia Romilda. Vorrei che tornassero, ma non torna<br />

nessuno”.<br />

“Zia Romilda parla di Nuova York” disse Luigia.<br />

“Sì, parla di Nuova York, ma che ne sa lei di quel posto?<br />

Solo perché riceve lettere da quello strambo di suo<br />

cognato! È solo un posto lontano. Neanche da lì si torna.<br />

Non va bene andare via di casa e non tornare più”.<br />

“Ma se fai fortuna perché dovresti tornare?” chiese Luigia.<br />

“Pensi che tutti quelli che partono, poi fanno fortuna?<br />

Chissà dove dormono, cosa mangiano. E poi io ho parlato<br />

sai, con dei signori, qua di Pirano e anche di Capodistria.<br />

<strong>Panorama</strong> 35


36 <strong>Panorama</strong><br />

Letture<br />

È tutta una propaganda. Ti promettono mari e monti, ma<br />

vatti a fi dare! Io qua ho il mio mare ed il mio monte e non<br />

ho bisogno di cercarne altri!”<br />

Paride in quel momento tossì. Giustina si voltò verso la<br />

fi nestra. La gatta non c’era. La mollica di pane si era bevuta<br />

il latte ed occupava tutto il fondo del piatto.<br />

“Chissà dov’è quella stupidina!” disse Giustina.<br />

“Secondo me, non torna. I gatti sentono le cose” disse<br />

Luigia e proseguì “penso che non sia sbagliato restare in<br />

un posto nuovo, se trovi fortuna. Tu, per esempio, sei venuta<br />

a Pirano e hai trovato la tua fortuna qui, con Tonin”.<br />

“Già” disse Giustina, “ma non ho cambiato terra” e<br />

pronunciò l’ultima parola allungando il collo e la testa<br />

verso la sorella, spalancando gli occhi.<br />

Luigia prese il catino di legno con la biancheria lavata<br />

e fece per uscire. Si voltò, guardò la sorella intenta a cercare<br />

qualcosa nella credenza, e chiese:<br />

“Secondo te cos’è la fortuna, Giustina?”<br />

“Innanzitutto, la fortuna di oggi sarebbe di trovare<br />

quella disgraziata della gatta! E poi<br />

cosa sono tutte queste domande?”<br />

“Veramente è una domanda sola” rispose Luigia.<br />

“Vai, vai, vattene sull’altana a metter ad asciugare<br />

quella roba! La fortuna, dice lei! Fortune e disgrazie Dio<br />

le consegna comunque, che uno si sposti oppure no. Davanti<br />

a Dio non ci si può mica nascondere, e allora che<br />

senso ha partire? Vai sull’altana, dai, che qua il sole mangia<br />

le ore e si rimane indietro coi lavori!”<br />

Luigia ubbidì e salì le scale esterne.<br />

L’altana veniva usata da tutti gli inquilini per stendere<br />

i panni ad asciugare. Nella stagione estiva rappresentava<br />

un asciugatoio ideale; i panni erano all’aria sul terrazzo,<br />

ma non invasi direttamente dai raggi del sole che<br />

altrimenti avrebbero reso secchi gli indumenti di lino e<br />

le lenzuola. Luigia era più alta e più robusta della sorella.<br />

Appese i panni alla svelta e poi rimase seduta sulla<br />

balaustra, giocando con le sue trecce e godendosi l’aria<br />

calda e profumata che c’era lassù.<br />

Il mare era liscio, luccicante. Due piccole barche stavano<br />

rientrando al porto. Le grida dei pescatori arrivavano<br />

fi n lassù e Luigia poteva udire cos’avevano pescato<br />

quella mattina in mare aperto. Lo sguardo della ragazza<br />

si spostò su qualcosa in movimento sul tetto sottostante.<br />

Lungo una grondaia storta stava camminando<br />

un gatto.<br />

Era la Ciocia che rientrava per mangiare.<br />

Con un sussulto nel petto Luigia prese il catino e<br />

volò giù per le scale. Il tempo che ci mise a ridiscendere<br />

le sei rampe le parve lunghissimo e quando varcò la<br />

soglia d’entrata vide Giustina che legava con uno spago<br />

quello che sembrava un grosso sacco di iuta danzante.<br />

La gatta era dentro il sacco. Si dimenava e strillava.<br />

Sopra di lei Giustina imprecava e le dava calci. Paride<br />

si era svegliato e dalla sua culla ora, piangendo, protestava<br />

anche lui.<br />

Urlare non sarebbe servito a niente, pensò Luigia.<br />

Appoggiò il catino sul tavolo e si avvicinò alla sorella.<br />

“Oh fi nalmente, brutta bestia!” Giustina era riuscita<br />

a chiudere il sacco.<br />

Luigia guardò il piatto sulla fi nestra. C’era ancora la<br />

mollica imbevuta di latte.<br />

“Ma non ha fatto in tempo neanche a mangiare! Che<br />

cuore hai? Perché non le hai permesso di mangiare almeno<br />

l’ultimo pasto?”<br />

“Oh questa è bella! Che bisogno ha un gatto di mangiare<br />

prima di crepare?”<br />

“Potevi farle mangiare quella benedetta mollica, ecco<br />

tutto! Potevi umanamente lasciarla mangiare l’ultima<br />

mollica della sua vita!” gridò Giustina che, con gli occhi<br />

un po’ umidi, non toglieva lo sguardo dal piatto.<br />

Il sacco di iuta sembrava far le capriole per la cucina,<br />

ma la gatta non strillava più. Nemmeno Paride piangeva<br />

più. Indicava il sacco con tutte e due le mani e gridava<br />

“Ciá-ciá!” “Ciá-ciá!”<br />

“Bene” disse Giustina “fi nalmente è dentro, e ora porto<br />

questo sacco giù al molo e magari le tiro ancora qualche<br />

piada, così si calma. Prendi il piccolo, ti prego, e togli la<br />

pentola dal fuoco. Quando torno fi niamo la polenta, aspettiamo<br />

Tonin e poi si pranza in santa pace”.<br />

Luigia prese Paride tra le braccia. Il piccolo cominciò<br />

a lamentarsi. Voleva scendere. Luigia lo mise in terra. Paride<br />

cercò di inseguire la gatta, senza riuscirvi. Giustina<br />

prese il sacco, gli diede un paio di calci e uscì di casa.<br />

Sua sorella rimase ferma ad osservare il piccolo. Paride<br />

si era alzato. Se ne stava in piedi, barcollante, tenendosi<br />

con le mani ad uno sgabello. Alzò piano una manina e<br />

indicò l’uscio di casa.<br />

“Ciá-ciá!” disse “Ma-ma ciá-ciá!”<br />

“Sì Paride. La mamma ha preso la Ciocia. La porta<br />

nell’orto, stai tranquillo, la porta<br />

nell’orto, così la Ciocia può dormire”.<br />

Paride guardò la zia e sorrise, stringendo gli occhi.<br />

Giustina scendeva svelta giù per la calle, col sacco in<br />

spalla. La gatta non si dibatteva. Se ne stava dentro al sacco<br />

ferma e muta, forse aveva capito che era inutile far baccano<br />

e che quella battaglia era ormai perduta. Giustina ne<br />

era contenta, così non avrebbe dovuto dar spiegazioni a<br />

nessuno. Non che ci fosse qualcosa di male nel buttare un<br />

gatto insaccato giù dal molo, specialmente se quel particolare<br />

gatto seminava peli a più non posso. Solo che la<br />

gente aveva a volte la brutta abitudine di impicciarsi troppo.<br />

Giustina non chiedeva agli altri il contenuto dei loro<br />

sacchi e non voleva che qualcuno chiedesse a lei il contenuto<br />

del suo.<br />

Quanto ci vuole per arrivare giù al molo e tornare,<br />

pensava Luigia. Era un po’ che Giustina mancava. Lei<br />

aveva fatto riaddormentare il piccoletto, tolto la pentola<br />

dal fuoco, scolato e schiacciato le patate, ed ora fi niva di<br />

mescolare la polenta quasi pronta. Tonin era rientrato e<br />

stava pulendo del pesce nel lavello di marmo grezzo. Luigia<br />

non gli aveva raccontato della gatta. Non se l’era sentita.<br />

Gli aveva detto, invece, che Giustina era giù in strada<br />

da qualche parte, perché una vicina l’aveva mandata a<br />

chiamare.<br />

“Hm” aveva fatto Tonin. Poi avevo aggiunto “L’aspettiamo<br />

allora, poi mangiamo”.<br />

Io non ce la farei a stare con un marito che parla così<br />

poco, pensò Luigia. Chissà cosa<br />

gli frulla in testa? Sua nonna diceva che le persone che<br />

non parlano, si tengono il veleno in corpo. A guardare suo<br />

cognato Tonin non si poteva certo dire che sembrasse velenoso.<br />

Anzi, era un uomo talmente calmo. E le poche pa-


ole che diceva le pronunciava con umiltà. Era cortese.<br />

Non rideva molto, ma era cortese.<br />

Luigia sbuffò per il vapore che le inondava il viso e si<br />

voltò verso la porta d’entrata. Le sembrò di scorgere una<br />

coda rossiccia sul muretto di fuori. Posò il polenter e spostò<br />

la pentola, perché Dio ne guardi dal bruciare la polenta<br />

di sua sorella! In quell’istante sentì un miagolio. Era inconfondibile<br />

quel suono. Luigia corse fuori e sul muretto<br />

del ballatoio vide la gatta di casa, la Ciocia, seduta tranquilla<br />

a leccarsi il pelo.<br />

“Ciocia!?” gridò “Ma sei viva? Ti ha lasciato vivere?”<br />

e si avvicinò per accarezzare la gatta che, al contatto,<br />

chiuse gli occhi, pregustandosi le coccole. Era uscito<br />

pure Tonin.<br />

“Ma perché? Dov’era la Ciocia?” chiese Tonin.<br />

Luigia non sapeva se rispondere. Non voleva immischiarsi<br />

in quell’affare. E Giustina ancora non tornava e insomma,<br />

lei cosa c’entrava con tutta quella storia dei peli?<br />

“Non so” disse Luigia.<br />

“Hm” rispose Tonin e rientrò al fresco della casa.<br />

Giustina rientrò poco dopo con una gran fame e un sorriso<br />

soddisfatto in faccia. Controllò il sonno di suo fi glio<br />

e poi si accomodò a tavola lodando il lavoro e l’aiuto prezioso<br />

della sua sorellina. Tonin mangiava silenzioso. Luigia<br />

prendeva piccoli bocconi e guardava la sorella che<br />

non fi niva di parlottare neanche durante il pasto di mezzogiorno.<br />

Non dice nulla, pensò Luigia, non dice nulla. È<br />

convinta di aver affogato la Ciocia. Non sa che la Ciocia<br />

è viva. Oppure è tutta una commedia perché in realtà non<br />

avrebbe il coraggio di ammazzarla?<br />

“Tonin!” tuonò Giustina “Tirati su quella testa! Sembra<br />

ti stia per cadere nel piatto! Raddrizzati Tonin!”<br />

Tonin si raddrizzò, sebbene per lui fosse una mezza<br />

tortura tener diritta la lunga schiena. Raddrizzò<br />

Letture<br />

pure il capo, guardò la finestra e vide sbucare la testa<br />

della Ciocia che annusò il piatto con la mollica<br />

gonfia.<br />

“Non la mangerà” disse Tonin “perché non è fresca.<br />

Dovrai darle dell’altro latte”.<br />

“Cosa?” chiese Giustina e di scatto si girò verso la fi -<br />

nestra. Vide la gatta e spalancò gli occhi “che cosa?”<br />

La Ciocia le rispose con un prolungato gniaaaooo e si<br />

defi lò.<br />

“Viva? Quella disgraziata è viva? Com’è possibile?”<br />

Giustina si alzò e prese a controllare fuori tutte le fi nestre.<br />

“È tornata prima di te…” disse Luigia.<br />

“Tornata? Quando? E tu perché non mi dici niente,<br />

sciagurata di una sorella?”<br />

“Ma… credevo che tu l’avessi lasciata libera…”<br />

“Lasciata libera? Io l’ho buttata giù dal molo! Ci ho<br />

messo quattro sassi in quel sacco! Quattro! L’ho visto sparire<br />

sul fondo! Con questi occhi! L’ho annegata e lei mi<br />

torna a casa! Ma che bestia è? Si può sapere che razza di<br />

bestia è?”<br />

“È un gatto” le rispose il marito, che aveva fi nito di pulire<br />

il suo piatto con l’ultimo boccone di polenta “e i gatti<br />

hanno nove vite”.<br />

Tonin bevve un sorso di vino bianco e sull’argomento<br />

non si pronunciò più.<br />

“Sì, nove vite malefi che hanno! Ecco cos’è! Non posso<br />

credere che sia tornata! Come avrà fatto? E tu non dici<br />

niente, Luigia?”<br />

Luigia incrociò le mani sopra il suo grembiule azzurro.<br />

“Be’, sorella, sei tu che dicevi che vorresti vedere qualcuno<br />

tornare, no? Ecco, ora la tua Ciocia è tornata a casa”.<br />

(2 - continua)<br />

<strong>Panorama</strong> 37


38 <strong>Panorama</strong><br />

Libri<br />

In «Argonauta» raccolto il tributo d’affetto di amici, tanto scrittori che<br />

Una vita dedicata alla scoperta e<br />

di Guido Zauli<br />

foto di Danilo De Marco<br />

Chi da un po’ di tempo ha oltrepassato<br />

il “mezzo del cammin<br />

di nostra vita” vorrebbe evitare<br />

i compleanni. Avverte l’approssimarsi<br />

della chiusura di un bilancio, di<br />

un giudizio dove ormai ogni testimonianza<br />

è stata depositata. Come nella<br />

parabola dei talenti, gli chiedono<br />

il conto, ma è soprattutto se stesso<br />

che interroga su come abbia sfruttato<br />

quel patrimonio genetico-culturaleemozionale-affettivo<br />

affi datogli negli<br />

anni della formazione, e quello temporale<br />

che gli dei ci consegnano. Un<br />

presente di compleanno, per esempio<br />

un libro, può allietare quel giorno se è<br />

un pensiero affettuosamente meditato,<br />

che testimonia come il festeggiato<br />

abbia reso, ben oltre gli interessi.<br />

È il caso dell’elegante e patinato<br />

volume Argonauta, edito da FO-<br />

RUM di Udine, dove gli amici-scrittori<br />

e lettori di Claudio Magris hanno<br />

voluto raccogliere parole e immagini<br />

come “tributo d’affetto” per i<br />

settant’anni del professore, compiuti<br />

lo scorso 10 aprile. È un omaggio<br />

all’insegnante, al romanziere, al saggista,<br />

al traduttore, al commediografo,<br />

al conferenziere, al giornalista e<br />

forse omettiamo qualcosa di una vita<br />

dove il rapporto tra massa (lavoro) e<br />

volume (tempo) quantifi ca una densità<br />

altissima. Ma è soprattutto la ce-<br />

lebrazione dell’uomo Magris - anche<br />

se “meraviglioso uomo smisurato”<br />

dalle “dieci vite”come lo descrive<br />

nel libro l’amica Ernestina Pellegrini,<br />

docente di letterature comparate -<br />

il fi lo rosso che attraversa le testimonianze<br />

di chi lo ha letto, gli è amico,<br />

studia le sue opere, lo ha come padre,<br />

ha incrociato la sua rotta, di chi ora lo<br />

accompagna nel viaggio.<br />

Certamente queste “dieci vite” nascono<br />

e ricevono senso dalla scrittura<br />

che è comunque il luogo per eccellenza<br />

dove la sua umanità persuasa<br />

si confronta e si affi anca a quella dei<br />

suoi lettori, e nel pieno rispetto della<br />

loro libertà non induce alla schiavitù<br />

delle certezze. “Caro Claudio, …il<br />

calore, la generosa premura, l’altruismo<br />

che aggraziano la tua persona -<br />

si legge nel tributo di George Steiner<br />

- sono inseparabili dallo stile dei tuoi<br />

libri. Essere un lettore di Magris implica<br />

entrare a far parte di un circolo<br />

d’amici”. Le sue pagine possono indurre<br />

a voler superare il labile confi<br />

ne fra lettura e scrittura, a lasciarsi<br />

contagiare da una febbre che può essere<br />

distruttiva ma anche sintomo di<br />

una reazione vitale. Con la generosità<br />

del buon maestro, dove la bontà,<br />

come testimonia la scrittrice Evelyne<br />

Pieiller, è necessario compimento<br />

della sua umanità, egli ha accompagnato<br />

alcuni oltre questa frontiera,<br />

clandestini che non esibivano “passaporti<br />

accademici” del tutto in regola<br />

o non li possedevano affatto.<br />

«Perché voi scrittori<br />

siete inavvicinabili?»<br />

Pino Roveredo, ex operaio turnista,<br />

ex carcerato, ex alcolista, Premio<br />

Campiello 2005 con “Mandami<br />

a dire”, agli inizi snobbato dal nostro<br />

provincialismo letterario, gli scrisse:<br />

“…voi scrittori avete dieci braccia,<br />

quattro teste, tre bocche che siete<br />

così inavvicinabili?”. Due giorni<br />

dopo i due sono allo stesso tavolo al<br />

Caffè San Marco e nasce un’amicizia.<br />

In “Argonauta” Roveredo ricorda<br />

quella telefonata che alle due del<br />

pomeriggio viene a rovinargli “il sogno<br />

e il sonno” del turnista - ma era<br />

Magris che gli propone per lo stesso<br />

pomeriggio un viaggio “letterario” a<br />

Lubiana. Un Trieste-Lubiana-Trieste<br />

un po’ sfortunato per quella vecchia<br />

Golf del professore, ma “una fregatura<br />

perfetta”, perché in compagnia<br />

delle insicurezze, disorientamenti,<br />

ansie, discorsi banali, delle normalità<br />

di uno scrittore che lo rendono avvicinabile<br />

e ne esaltano la grandezza.<br />

Un pomeriggio senza retorica per un<br />

geniale tributo d’affetto.<br />

La diffi cile serata<br />

e il disagio di Jančar<br />

Anche lo scrittore sloveno Drago<br />

Jančar ebbe un incontro “sfortunato”:<br />

la traduzione del suo romanzo<br />

“Il ronzio” fu presentata a Vienna<br />

assieme a quella di “Microcosmi”,<br />

per un’infelice comunanza editoriale.


lettori, per i settant’anni di Claudio Magris<br />

descrizione del mondo<br />

Per Magris un trionfo, per Jančar un<br />

fi asco assoluto. Ma “per la sua bontà<br />

di cuore”, come racconta Jančar in<br />

“Argonauta”, l’autore triestino tolse<br />

lo sloveno dal “tetro” imbarazzo<br />

raccontando, durante la cena, di una<br />

sua serata letteraria a cui parteciparono<br />

la mamma, la zia e due vicine<br />

di casa, nessun’altro. “Già a Vienna<br />

ebbi l’impressione che Claudio Magris<br />

- ricorda Jančar - rappresentasse<br />

un’eccezione alla regola dell’umanità<br />

letteraria, ossessionata da superbia e<br />

invidia… In eseguito egli aprì la strada<br />

della mia letteratura nella vita del<br />

circolo culturale italiano”.<br />

Lo scrittore argentino Juan Octavio<br />

Prenz, triestino dal ’79, in “Argonauta”<br />

immagina il professore al Caffè<br />

San Marco in un momento di rifl<br />

essione: “Lo preoccupava forse la<br />

scoperta di qualche nuova frontiera,<br />

quella artifi ciosa, che segna il passaggio<br />

da un decennio all’altro”. Settant’anni<br />

certamente sono un confi -<br />

ne tra un passato remoto e un futuro<br />

prossimo, tra maturità e vecchiaia, tra<br />

formazione e appagamento, ma non<br />

per il professore.<br />

Non è un caso che la sua persistente<br />

“giovinezza” sia un segno ricorrente,<br />

non certo per cortigianeria, negli<br />

affettuosi ritratti di “Argonauta”: “Mi<br />

rallegrano la gioventù della sua nuova<br />

età, la vitalità giovanile e saggia<br />

della sua creazione…” (Norman Manea),<br />

“…Claudio non potrà mai cadere<br />

nelle trappole di un’età che si porta<br />

dietro solo il numero degli anni”<br />

(Giovanna Ioli), “Questa è anche la<br />

cifra intima ai miei occhi della straordinaria<br />

giovinezza dei suoi settant’anni”<br />

(Enrico Palandri), “Non è<br />

un ragazzo, ma dà ugualmente l’impressione<br />

della giovinezza, della freschezza,<br />

dell’adolescenziale buona<br />

disposizione verso tutti” (Giorgio<br />

Pressburger). Infatti per Magris questo<br />

è l’unico confi ne da non oltrepassare,<br />

una siepe che “dell’ultimo orizzonte<br />

il guardo esclude”, oltre la quale<br />

il viaggio sarebbe un naufragare<br />

“in sovrumani silenzi”, mentre al di<br />

qua c’è la complessa, rumorosa realtà<br />

da scoprire con la vorace curiosità<br />

di un bambino, attento alla vita che<br />

gli gira intorno, disponibile all’umiltà<br />

dell’ascolto, sempre persuaso delle<br />

promesse della vita. Un viaggio “infantile”,<br />

dove in fondo la meta è la<br />

conoscenza del Sé, vicino ma sempre<br />

oltre e altro da noi. Scrive ne “L’infi<br />

nito viaggiare”, citando Benjamin:<br />

“Le voyage pour connaitre ma geographie”.<br />

In questo rimanere bambino<br />

sta forse il segreto della sua “giovinezza”.<br />

Nel suo tributo poetico “A Claudio”<br />

Michael Kruger scrive: ”Abbiamo<br />

tempo un paio di decenni/ per vedere<br />

lo splendore delle cose/ e alcuni<br />

di noi ambiscono/ a prolungarli anco-<br />

A Magris<br />

il Vilenica<br />

Sabato 5 settembre a Claudio<br />

Magris verrà consegnato<br />

il premio letterario Internazionale<br />

Vilenica 2009. La designazione<br />

è stata annunciata<br />

dall’apposita giuria di letterati<br />

sloveni. Il vincitore verrà dunque<br />

invitato a partecipare alla<br />

cerimonia/incontro pubblico<br />

di assegnazione che si svolgerà<br />

nelle suggestive grotte. La<br />

motivazione della scelta è stata<br />

formulata ed espressa dalla<br />

scrittrice Veronika Simoniti. In<br />

precedenza il premio era stato<br />

assegnato, fra gli altri, a Fulvio<br />

Tomizza. ●<br />

ra…/ “. Egli sa vedere e farci vedere<br />

“lo splendore delle cose”, dei luoghi,<br />

delle persone, dei “Microcosmi”,<br />

come si intitola quello che qualcuno<br />

considera il suo capolavoro, che danno<br />

forse un senso alla complessità<br />

dell’esistenza e tracciano, come dice<br />

la citazione di Borges, “l’immagine<br />

del suo volto”.<br />

Così in “Argonauta” dopo le parole<br />

non potevano mancare le immagini,<br />

quelle splendide di Danilo De<br />

Marco che in un bianco e nero dalle<br />

Libri<br />

infi nite gradazioni lasciano la libertà<br />

di avvertire quei pochi ma essenziali<br />

colori che il lettore ha già visto sulle<br />

pagine magrisiane: Gorizia sempre in<br />

bilico su una tragedia, Praga “indicibile”,<br />

Trieste e Caffè San Marco luoghi<br />

della scrittura, Parigi “terza città<br />

natale”. Ma il volto dello scrittore,<br />

su cui De Marco ha saputo fermare<br />

“lo splendore delle cose”, trova la sua<br />

perfetta luce nel mare istriano e quarnerino<br />

di cui sono impregnati i suoi<br />

libri. In particolare quello di Salvore:<br />

“Per me e per Marisa è stato ed è il<br />

paesaggio della pienezza dell’amore<br />

e dell’esistenza condivisa, dell’epifania<br />

della vita, dopo la quale si sa<br />

che si è già avuto tutto e si teme tutto<br />

quello che verrà”. E quello dell’isola<br />

di Cherso su cui, come ricorda Pedrag<br />

Matvejević nel suo tributo (tradotto<br />

da Giacomo Scotti): “Claudio<br />

veniva spesso con Marisa Madieri e<br />

i loro fi gli. Ci vengo anch’io a lavorare<br />

e riposarmi. Pensate: abbiamo<br />

due isole in comune”. Di quest’isola<br />

c’è una foto che ci pare emblematica,<br />

pensata da De Marco forse con la<br />

giocosa complicità del nostro professore:<br />

il suo corpo si abbandona, come<br />

ad un mare agitato, alle rocce carsiche<br />

aspre e taglienti ma sensibili e<br />

malleabili al semplice fl uire dell’acqua;<br />

da esse affi ora il volto i cui tratti<br />

sono in perfetta mimesi con quell’apparente<br />

durezza.<br />

Ma, tornando alle parole, osserviamo<br />

un ultimo ritratto, quello del<br />

poeta spagnolo Carlos Ortega che in<br />

un’essenzialità di linee ha saputo rendere<br />

il senso di una vita d’argonauta:<br />

si chiede se è vero quel che pensa.<br />

“L’unica cosa unicamente certa,<br />

si dice, è che penso”. ●<br />

<strong>Panorama</strong> 39


Fin dal primo periodo trascorso a Pirano (1941-<br />

1953), e poi specie negli anni successivi, a Trieste,<br />

ho constatato che sapevamo e si sapeva ben<br />

poco sull’origine dei cognomi piranesi e istriani. Bisognava<br />

quindi approfondire la questione, e mentre<br />

stavo raccogliendo i materiali necessari per lo studio<br />

iniziando da quelli di Pirano, mi capitò fra le mani il<br />

Dizionario dei cognomi italiani, pubblicato a Milano<br />

nel 1978 da Emidio De Felice, ove mi accorsi per prima<br />

cosa che l’autore nel suo pur documentato libro,<br />

ignorava del tutto l’Istria, classifi cando come triestini<br />

ad esempio Apollònio, Muiesàn e Parenzàn che sono<br />

invece tipicamente istriani. Ho intrapreso così uno<br />

studio sistematico sui cognomi di queste terre, allargando<br />

man mano le ricerche fi no a comprendere tutti<br />

40 <strong>Panorama</strong><br />

Ricerche<br />

quelli presenti fra Trieste, l’Istria, il Quarnero, Fiume<br />

e la Dalmazia. Il loro studio - va sottolineato - in<br />

quanto coinvolge diverse altre discipline (storia, geografi<br />

a, araldica, lingue, dialetti, ecc.), ci permette di<br />

avere una maggiore conoscenza della nostra storia.<br />

Inizio pertanto la collaborazione con “<strong>Panorama</strong>”<br />

trattando il cognome Zacchi, poiché esso, essendo diffuso<br />

da Trieste a Zara in varie forme grafi che (Zach,<br />

Ziach, Ciacchi, Ciach, Ciac, ecc.) esprime, direi in<br />

modo particolarmente esauriente, la consapevolezza<br />

che noi tutti siamo parte integrante di un’unica storia<br />

universale, e che siamo intercollegati tramite i nostri<br />

avi paterni e materni da un intreccio di legami di sangue<br />

che ci affratella e ci unisce.<br />

L’Autore<br />

Che cosa ci dicono i cognomi usati in Istria, Quarnero, Dalmazia e Trieste?<br />

Sul Carso goriziano nel 1494<br />

viveva Michael Cyach / Ziach<br />

di Marino Bonifacio<br />

Ciacchi - 116° cognome di Trieste<br />

nel 2001 con 62 famiglie - proveniente<br />

dalle zone periferiche di<br />

Trieste, dal Carso triestino-goriziano,<br />

dall’Istria e dall’isola di Veglia -<br />

è variante grafi ca reitalianizzata e ripristinata<br />

dell’antico cognome istriano-quarnerino<br />

di Veglia Zacchi /<br />

Ciacchi ritornato alla forma originaria<br />

romanza dopo essere stato slavizzato<br />

in Ciach / Cah / Zach / Ziach e<br />

simili nel Quarnero, nell’Istria interna<br />

e sul Carso sloveno. Peraltro, poiché<br />

fi nora le più antiche attestazioni<br />

di tale cognome risalivano a un Michael<br />

Cyach / Ziach, contadino vivente<br />

nel 1494 nel villaggio di Sutta<br />

(oggi Svetó nel comune di Sesana) di<br />

Comeno sul Carso goriziano, poi trasferitosi<br />

a Santa Croce di Trieste ove<br />

lo troviamo nel 1525 come proprietario<br />

di una vigna e di un terreno incolto<br />

con olivi (cfr. Merkù 1994, pp. 35,<br />

49, 186-187), gli studiosi erano convinti<br />

che si trattasse di un cognome<br />

sloveno, ad iniziare dal detto Merkù.<br />

Noi però già nel volume Cognomi<br />

triestini (Trieste 2004, pp. 94-95)<br />

avevamo individuato e spiegato l’origine<br />

latina da Veglia e dal Quarnero<br />

del cognome in esame, etimo oggi<br />

ancor meglio documentabile dopo<br />

la scoperta di due nuovi documenti,<br />

per cui già il 14/10/1473 viveva nel<br />

contado di Capodistria un Giacomo<br />

Siach (AMSI 7°, 1891, p. 270), di<br />

provenienza sottinteso vegliota-quarnerina,<br />

pronipote di un Petro dicto<br />

Chijaç presente il 5/5/1387 a Cherso<br />

(Bigoni 1973, p. 86).<br />

Quanto visto ci consente di dire<br />

come già verso la metà del ‘400 gli<br />

Zacchi / Ciacchi di Veglia si siano<br />

spostati nel nord dell’Istria in territorio<br />

capodistriano, da dove poi si sono<br />

espanti nell’attigua area muggesana,<br />

diffondendosi pure fi no al Carso<br />

triestino e goriziano ove sono testimoniati<br />

dal 1494, come rilevato.<br />

Abbiamo poi altre documentazioni<br />

del cognome che stiamo trattando, il<br />

quale è presente ad esempio ovviamente<br />

anche nell’Istria meridionale<br />

nel 1540/41 nel territorio di Dignano<br />

con un Margarito Zach (ACR-<br />

SR 14°, 1983-84, p. 170), mentre un<br />

Anton Ciac / Ciach comprovato nel<br />

1707-13 a Cittanova (ACRSR 19°,<br />

1988-89, p. 114, ove a p. 126 c’è pure<br />

nel 1716-19 una Giacoma Ciacchi<br />

ostetrica scritta erroneamente Giacoma<br />

Giacchi / Giaschi), giunto dal<br />

Carso triestino, è il capostipite dei<br />

Ciach cittanovesi, i quali erano rappresentati<br />

da 5 famiglie nel 1945,<br />

oggi proseguenti come Ciach / Ciac-<br />

chi a Trieste, Monfalcone, Staranzano<br />

(quest’ultimi provenienti da Pola<br />

ove nel 1945 vivevano una famiglia<br />

Ciacchi e una famiglia Ciach) e altrove.<br />

Si veda anche un Gasparo Sciach<br />

nel 1770 a Matterada e Petrovia (Cigui<br />

1999, p. 132), quasi certamente<br />

da Cittanova, e nel 1781 a Cittanova<br />

una Zuana Ciach (ACRSR 19°,<br />

1988-89, p. 126). Secondo il Cadastre<br />

nel 1945 vi erano nel comune<br />

triestino di San Dorligo della Valle<br />

7 famiglie Čač diventate Ciacchi<br />

(di cui 3 a San Lorenzo e 2 a Draga<br />

Sant’Elìa) e 1 famiglia Cah rimasta<br />

tale a Caresana, 1 famiglia Čač<br />

a Beca (Ocisla Clanez), 24 famiglie<br />

Cah divenute Sacchi nell’agro capodistriano<br />

nel comune di Villa Decani<br />

(di cui 12 a Cernical e 5 a Strolzi), 1<br />

famiglia Čač a Lovrinici di Lesischina<br />

(Rozzo) nell’Istria croata, 1 famiglia<br />

Čacić a Lussinpiccolo e 23 famiglie<br />

Čač passate a Ciacchi nell’area<br />

muggesana (13 a Santa Barbara, 7 a<br />

Bosici, 1 a Sonichi, 1 a Rabuiese, 1 a<br />

Scoffi e Bassa), per cui oggi notiamo<br />

nell’elenco telefonico di Muggia soltanto<br />

4 utenti Ciac (di cui 3 a Santa<br />

Barbara) e ben 28 utenti Ciacchi più<br />

una sola utente Sacchi ex Cah.<br />

A questo punto va osservato come<br />

secondo Merkù 1994, p. 187, oltre


alla forma patronimica Ciakic registrata<br />

dal Pizzagalli italianizzata<br />

dopo il 1918 in Ciacchi, non esista<br />

altra fonte che la segnali nel corso del<br />

tempo.<br />

Da parte nostra segnaliamo comunque<br />

come già l’1/2/1575 venga<br />

menzionata a Trieste la mandria di<br />

Zachich (AT 56°, 1944, p. 55) cioè<br />

la campagna di certo Zachich, mentre<br />

il 30/3/1773 tra i 75 capifamiglia<br />

di Contovello vediamo Valantin<br />

Ziach, Bastian Ziach, Valentin Stariz<br />

dei Ziachi, Miho Stariz dei Ziachi<br />

(L’Arco 1978, p. 53).<br />

Va pure notato che i de Zach erano<br />

patrizi triestini e baroni (Benedetti<br />

1934, p. 77), come anche confermato<br />

dal fatto che il 7/1/1808 compaia nel<br />

Consiglio dei Patrizi di Trieste il barone<br />

Antonio de Zach e nel maggio<br />

1809 il barone Alessandro de Zach<br />

(Kandler 1858, p. 142 e p. 152).<br />

Ricollegandoci al citato Zachich<br />

del 1575 dei dintorni di Trieste, pure<br />

nel territorio di Umago a San Lorenzo<br />

di Daila nel 1775-76 incontriamo<br />

gli Zachich comproprietari di un<br />

bosco assieme ad altri sette soggetti<br />

tra cui la pieve di San Lorenzo (Cat<br />

1775-76, p. 151), e padroni anche di<br />

un boschetto (con altre quattro famiglie)<br />

nella contea di San Zuanne della<br />

Cornetta in veste di Zachnich (cit.,<br />

p. 161). Se ne ricava che il suddetto<br />

Zachich triestino del 1575 proveniva<br />

dall’Istria croata, ove nel 1775-76<br />

compare nel Marchesato di Pietrapelosa<br />

cioè in territorio pinguentino a<br />

Grimalda una costiera (terreno o bosco<br />

sul fi anco di un monte) detta Zacovich<br />

di proprietà del comune e di<br />

altri tre proprietari (Cat 1775-76, p.<br />

82), la quale in precedenza era stata<br />

degli Zacchi come ci dice il nome<br />

stesso croatizzato del toponimo. Il<br />

Cadastre, pp. 365-366, registra nel<br />

1945 nella zona di San Francesco<br />

del Carnaro (nel comune di Laurana)<br />

pure una località Zaheji - scritta Zachei<br />

in Perselli 1993, p. 138 - abitata<br />

da 12 famiglie di 40 persone, fondata<br />

sottinteso in origine da famiglie Zacchi<br />

/ Zach.<br />

Da osservare come, pur essendo<br />

il cognome in parola diventato anche<br />

Čač tra gli sloveni del Carso triestino,<br />

curiosamente esso non è poi ridiventato<br />

Ciacci com’era naturale dopo<br />

il 1918, bensì le forme Cac / Cah /<br />

Ciach / Ciak / Cijak sono state adat-<br />

tate perlopiù in Ciacchi (eccetto qualche<br />

raro rimasto Ciak; ne vediamo 1<br />

a Trieste e 2 a San Dorligo), e poi anche<br />

in Ciani, Ciano, mentre Zach è<br />

diventato Zacchi e Ziach è passato a<br />

Ziani e Ciacchi (cfr. Parovel 1985,<br />

pp. 38-39 e 58).<br />

In merito ora agli Zacchi di Trieste<br />

del ceppo piranese-veglioto, va detto<br />

che un Giovanni Zach negoziante<br />

nato a Veglia nel 1845 (fu Giovanni<br />

negoziante e di Giovanna Zonta<br />

sposatisi forse a Capodistria), si è<br />

sposato nel 1870 a Pirano con Maria<br />

Bontempo e ivi risposato nel 1877<br />

con Margherita Hahn (nata nel 1859<br />

a Pirano da padre boemo). Dalla prima<br />

moglie è nato nel 1871 a Pirano<br />

Eugenio Zach, che nel 1910 abitava<br />

con la consorte a Trieste come proprietario<br />

di una latteria (nello stesso<br />

anno viveva nel capoluogo giuliano<br />

pure uno Zah di Cernical), e dalla seconda<br />

moglie è nato nel 1896 a Roiano<br />

(periferia di Trieste) Silvio Zach,<br />

poi ammogliatosi in qualità di Silvio<br />

Zacchi professore nel 1939 a Pirano<br />

con la maestra capodistriana Edvige<br />

Vellam, matrimonio in cui uno dei<br />

due testi era Ugo Zacchi fu Eugenio<br />

cioè fi glio del fu Eugenio Zach.<br />

Edvige Vellam vedova Zacchi, nata<br />

a Capodistria nel 1908, è mancata a<br />

Trieste a 98 anni ai primi di novembre<br />

del 2006, lasciando il fi glio Tullio<br />

Zacchi e il nipote Alberto Zacchi<br />

avente un fi glio continuatore.<br />

Interessante segnalare come nel<br />

1928 sette cittadini di Trieste di cognome<br />

Zach (tra cui una donna) del<br />

citato ramo piranese-vegliano siano<br />

mutati in Zacchi (Parovel 1985, p.<br />

Ricerche<br />

Pirano<br />

209), mentre una Maria Cah vedova<br />

Bembic di Giovanni dell’entroterra<br />

capodistriano (di Cernical o paraggi)<br />

nel 1929 è diventata Maria Zacchi -<br />

Bembo (cit., p. 138), ove quest’ultimo<br />

è antico cognome di Capodistria<br />

attestato dal 1186.<br />

Bisogna ancora ricordare che il<br />

Cadastre segnala nel 1945 in Istria<br />

pure 3 famiglie Kaković a Montecucco<br />

di Carsette (Buie), omettendo<br />

però la famiglia Kaković di Pirano<br />

che risaliva a un Giovanni Kakovich<br />

nato a Trieste nel 1883 accasatosi nel<br />

1907 a Pirano con Antonia Stocovaz<br />

di Salvore, il cui fi glio Bruno Cacovich<br />

ivi nato nello stesso anno (sono<br />

nate anche tre femmine) sposatosi nel<br />

1931 con Maria Ruzzier ha avuto un<br />

maschio Tullio (più una femmina)<br />

oggi proseguente a Trieste.<br />

Una parte degli odierni Cacovich<br />

triestini discende peraltro anche da<br />

un Andrej Kakovič nato nel 1878 a<br />

Slivia (nel comune sloveno di Matterìa),<br />

che nel 1910 viveva a Trieste<br />

con la moglie, il cui ceppo proveniva<br />

però dall’isola di Veglia, analogamente<br />

al citato Giovanni Kakovich<br />

(1883) capostipite dei Cacovich piranesi<br />

e ai Kaković di Carsette di<br />

Buie. Kaković / Kakovič / Kacovich<br />

/ Cacovich è infatti ipercorrezione<br />

dell’originario cognome Zacovich<br />

/ Cahović cioè Zach / Cah più<br />

i suffi ssi croati –ov e –ić. Il cognome<br />

oggi continua nell’Istria slovena<br />

nelle forme Cah, Čač, Čačič a Capodistria<br />

e come Cah ad Ancarano,<br />

Cernical, Villa Decani, Isola, Pirano<br />

e Santa Lucia, che è quindi la grafi<br />

a prevalente in area slovena, men-<br />

<strong>Panorama</strong> 41


42 <strong>Panorama</strong><br />

Ricerche<br />

tre nell’area croata lo stesso cognome<br />

prosegue nelle grafi e Zakić (che<br />

troviamo in realtà solo a Capodistria),<br />

Čakić (ad Albona, ma presente come<br />

Cakić pure a Lubiana), Zjačić (a Fiume),<br />

a Cittanova quale Caković e a<br />

Zara sottoforma di Cah e Cacović.<br />

Ritornando al predetto Merkù<br />

1994, p. 187, oltre a non rilevare le<br />

tre varianti grafi che cognominali Cac<br />

/ Cah / Zach da noi trattate, egli ritiene<br />

che il cognome del Carso sloveno<br />

Ciak / Ciach / Ciac detto in passato<br />

pure Cjak / Ziach, derivi tramite le<br />

forme intermediarie Cejak / Cijak da<br />

una primitiva forma Celják da celják<br />

“proprietario di un podere indiviso”<br />

(oppure “animale domestico maschio<br />

abbattuto e non ancora squartato”<br />

o “tronco d’albero giovane ripulito<br />

dei rami pronto per essere tagliato”),<br />

spiegazione però poco convincente a<br />

nostro giudizio.<br />

Va perdipiù avvertito come<br />

Šimunović 1985 non tratti minimamente<br />

il tipo cognominale Cah, Zak,<br />

Cakić, Čakić, Zakić, Zjaćić e simili,<br />

non essendo evidentemente un cognome<br />

croato. Riassumendo, il cognome<br />

d’epoca trecentesca Zacchi / Ciacchi<br />

di Veglia, come dimostrato in questo<br />

studio, iniziando dai precitati Petro<br />

Chiac / Ciac del 1387, Giacomo<br />

Siach (= Giacomo Zacco) del 1473 e<br />

da un altro Piero Saco (= Zaco) presente<br />

nel 1622 a Valle (ACRSR III,<br />

1972, p. 160), deriva quindi dal nome<br />

Ciacco / Giacco / Zacco abbreviato<br />

di Giacomo (risalente tramite il latino<br />

Iacobus all’ebraico Yaakob “Dio<br />

ha protetto”), per cui si veda il cognome<br />

Giàcomi in De Felice 1978,<br />

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE<br />

ACRSR: Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno,<br />

Trieste-Rovigno dal 1970; AMSI: Atti e Memorie della Società<br />

Istriana di Archeologia e Storia Patria, Parenzo-Pola-<br />

Venezia-Trieste, dal 1885; AT: Archeografo Triestino, Trieste,<br />

dal 1829; Benedetti 1934: Andrea Benedetti, Fondamenti<br />

storici e giuridici della nobiltà giuliana, Roma marzo 1934;<br />

Bigoni 1973: Giacomo Bigoni, L’archivio conventuale di S.<br />

Francesco di Cherso in Istria: inventario (1387-1948), Firenze<br />

1973; Cadastre: Cadastre national de l’Istrie d’après le<br />

Recensement du 1er Octobre 1945, a cura di Josip Roglić,<br />

Sušak 1946; Cat 1775-76: Vincenzo Morosini IV, Catastico<br />

generale dei boschi della provincia dell’Istria (1775-1776), a<br />

cura di Vjekoslav Bratulić, Trieste-Rovigno 1980; Cigui 1999:<br />

Rino Cigui, Le famiglie di San Lorenzo, Matterada e Petro-<br />

pp. 135-136, ricordando che Zacchi<br />

è cognome esistito anticamente<br />

pure a Pirano (Morteani 1886, p.<br />

158). Tra i numerosi discendenti del<br />

precitato Giacomo Siach (o di qualche<br />

suo consanguineo) documentato<br />

il 14/10/1473 nell’agro capodistriano,<br />

si veda Adrijana Cah, nata a Capodistria<br />

nel 1957 da genitori di Cernical<br />

/ Črnikal (l’antica San Sergio),<br />

vissuta a Trieste per diciassette anni<br />

e nel 1980 stabilitasi a Pirano, autrice<br />

del libretto Il giardino segreto – Poesie<br />

(Pirano 2006) raccolta di 49 poesie<br />

in italiano e in sloveno composte<br />

dal 1978 al 2005.<br />

In conclusione, l’antico cognome<br />

di Veglia Zacchi, Zach, Ziach,<br />

Ciacchi, Ciach, Ciac e affi ni, irradiatosi<br />

nel corso dei secoli sul Carso<br />

triestino, a Trieste, in Istria, a Fiume<br />

e a Zara, scritto nelle varie grafi e<br />

italiane, slovene e croate, testimonia<br />

dunque palesemente l’incontro e<br />

l’incrocio delle dette tre culture europee<br />

- italiana, slovena e croata - ed<br />

è un’ulteriore conferma del fatto che<br />

su queste terre siamo tutti imparentati,<br />

da Trieste, l’Istria, il Quarnero,<br />

Fiume e Zara fi no alle Bocche di<br />

Cattaro.<br />

(1 - continua)<br />

via, nel libro di vari autori Il comune di Umago e la sua gente,<br />

Trieste 1999, pp. 127-132; De Felice 1978: Emidio De Felice,<br />

Dizionario dei cognomi italiani, Milano 1978; Kandler<br />

1858 : Pietro Kandler, Storia del Consiglio dei Patrizi di Trieste,<br />

Trieste 1858; L’Arco 1978: L’Arco di Riccardo (mensile),<br />

n. 1, Trieste gennaio 1978; Merkù 1994: Pavle Merkù, Il<br />

“libro di perticationi” del Notaro Giusto Ravizza (1525): il<br />

testo e l’analisi dei nomi personali, di istituzioni e di luoghi,<br />

Trieste 1994; Morteani 1886 : Luigi Morteani, Notizie storiche<br />

della città di Pirano, Trieste 1886; Parovel 1985: Paolo<br />

Parovel, L’identità cancellata, Trieste 1985; Perselli 1993:<br />

Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell’Istria,<br />

con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il<br />

1850 e il 1936, Trieste-Rovigno 1993; Šimunović 1985: Petar<br />

Šimunović, Naša prezimena: porijeklo, značenje, rasprostranjenost,<br />

Zagabria 1985.


44 <strong>Panorama</strong><br />

Sport<br />

La spalatina si conferma ai vertici mondiali del salto in alto femminile<br />

Blanka Vlašić, balla con l’oro<br />

a cura di Bruno Bontempo<br />

Berlino il giorno dopo. All’appuntamento<br />

iridato l’atletica<br />

leggera ha presentato tre nuovi<br />

record del mondo, due dei quali<br />

griffati Usain Bolt, il terzo ottenuto<br />

nel martello femminile dalla polacca<br />

Anita Wlodarczyk (77,96 metri, 16<br />

centimetri più in là del limite precedente).<br />

Il medagliere è stato dominato<br />

dagli Usa (10 ori, 6 argenti e altrettanti<br />

bronzi), la Germania, paese organizzatore,<br />

ha fi gurato egregiamente<br />

con 9 trofei e ben 8 podi in più rispetto<br />

ai Giochi olimpici 2008. L’Africa<br />

ha sottomesso, come abbondantemente<br />

previsto, mezzofondo e fondo,<br />

lasciando le briciole agli atleti di altri<br />

continenti. Ha spadroneggiato invece<br />

la Giamaica nella velocità, vincendo<br />

5 gare su 6 e lasciando all’americana<br />

Allyson Felix l’ultimo titolo mondiale<br />

vacante, nei 200 femminili. L’Italia<br />

non è entrata nel medagliere, per<br />

la prima volta in 12 edizioni di questa<br />

manifestazione.<br />

Ma Berlino non è stata solo la capitale<br />

del regno di King Usain Bolt.<br />

Un’altra regina è tornata: la spalatina<br />

Blanka Vlašić. Ha saltato nuovamente<br />

come nessuna donna al mondo e<br />

l’incubo olimpico è dimenticato: due<br />

metri e quattro centimetri per sconfi g-<br />

Nove campionesse<br />

nell’albo d’oro<br />

dei Mondiali<br />

1983: Tamara Bykova (Urss) 2.01<br />

1987: Stefka Kostadinova (Bul) 2.09<br />

1991: Heike Henkel (Ger) 2.05<br />

1993: Ioamnet Quintero (Cuba)1.99<br />

1995: Stefka Kostadinova (Bul) 2.01<br />

1997: Hanne Haugland (Nor) 1.99<br />

1999: Inha Babakova (Ucr) 1.99<br />

2001: Hestrie Cloete (S.Africa) 2.00<br />

2003: Hestrie Cloete (S. Africa) 2.06<br />

2005: Kajsa Bergqvist (Sve) 2.02<br />

2007: Blanka Vlašić (Cro) 2.05<br />

2009: Blanka Vlašić (Cro) 2.04<br />

gere tutte le rivali. Ma a Berlino quel<br />

che ha contato per la dalmata è stato<br />

riconfermarsi numero uno mondiale,<br />

bissando il titolo di Osaka 2007. Un<br />

confronto da vincere prima di tutto<br />

con se stessa, non per rivalsa nei confronti<br />

della beniamina di casa, Ariane<br />

Friedrich. Al di là dei duelli muscolari,<br />

come quelli della velocità, nell’atletica<br />

ci sono anche partite a poker,<br />

nelle quali a volte forse più della potenza,<br />

conta la freddezza, la determinazione,<br />

la capacità di concentrazione<br />

e quella di reprimere psicologicamente<br />

l’avversario. L’alto femminile<br />

a Berlino ne è stato il tipico esempio,<br />

con due regine di fronte pronte a succhiarsi<br />

l’anima sopra l’asticella. La<br />

partita Vlašić-Friedrich ha avuto un<br />

preliminare il 14 giugno scorso nello<br />

stesso stadio berlinese, nel meeting di<br />

apertura della Golden League. Ariane<br />

Friedrich fece tremare lo stadio e<br />

la Vlašić, saltando 2.06, miglior prestazione<br />

stagionale e primato tedesco<br />

(battuto dopo 19 anni il 2.05 di Heike<br />

Henkel). Blanka si fermò a 2.03. Il<br />

20 agosto, giorno della fi nale mondiale,<br />

Blanka si è dovuta ripresentare ancora<br />

sotto quella curva che molti hanno<br />

defi nito una plaza de toros. Anche<br />

se la croata ha cercato di convincere<br />

se stessa, media e opinione pubblica,<br />

che la battaglia era da combattere tra<br />

sé e sé, non contro la Friedrich o altre<br />

avversarie: “Tutto dipende da me,<br />

non mi interessa quello che dicono di<br />

Ariane o di me. Non c’è modo che io<br />

possa infl uire sui suoi salti, né lei può<br />

determinare le mie prestazioni. Non<br />

penso mai di dover sconfi ggere qualcuna<br />

delle miei avversarie, sono concentrata<br />

esclusivamente su quello che<br />

posso fare io e possibilmente cerco<br />

di dare il meglio. Ho lavorato e agito<br />

sempre così, non intendo certo cambiare<br />

metodo per questo mondiale”.<br />

Due stagioni fa i progressi della<br />

Vlašić erano stati impressionanti e<br />

con un personale di 2.07 quel 2.10 che<br />

rappresenterebbe il nuovo primato<br />

mondiale, sembrava alla sua portata,<br />

era solo una questione di tempo, si diceva.<br />

Con 2.05 vinse il titolo mondiale<br />

ad Osaka 2007 ma l’appuntamento<br />

con il record era ancora rinviato.<br />

Nel 2008, dopo una serie di 34 vittorie<br />

consecutive, arrivò come favorita alle<br />

Olimpiadi di Pechino, ma venne bat-<br />

Plastico profi lo del salto di Blanka Vlašić: “Citius!, Altius!, Fortius!”


tuta dalla belga Tia Hellebaut. Per tutta<br />

la gara la Vlašić fu l’unica a non commettere<br />

errori, saltando tutte le misure<br />

al primo tentativo fi no al 2,05, che superò<br />

al secondo salto, mentre la Hellebaut<br />

ci riuscì al primo. Blanka provò<br />

ad eguagliare il suo personale di 2,07<br />

metri per arrivare all’oro ma fallì i tre<br />

salti: dovette accontentarsi dell’argento,<br />

una mezza delusione che sfociò in<br />

una crisi culminata con il crollo agli<br />

Euroindoor del marzo scorso a Torino,<br />

quinta con 1.92 e successo della Friedrich<br />

(2.01).<br />

Qualcuno sussurrò che si era rotto<br />

il rapporto con Joško, padre severo e<br />

allenatore “spietato”, Blanka smentì,<br />

ma sta di fatto che per qualche tempo<br />

nelle trasferte la seguì solo l’allenatore<br />

tecnico, Bojan Marinović. Infi -<br />

ne Berlino e il successo scacciacrisi: la<br />

Vlašić non ha sofferto alcun timore reverenziale<br />

per la Friedrich e dopo una<br />

gara emozionante e tesa fi no all’ultimo,<br />

si è ripresa lo scettro con un salto<br />

di 2.04 al secondo tentativo. Solo<br />

terza la Friedrich, con il 2.02 ottenuto<br />

all’ultimo salto. Per la 25.enne spalatina<br />

è stata una bella rivincita sulla<br />

tedesca e sulle avversità, inevitabili<br />

compagne di viaggio di ogni carriera.<br />

C’è stato anche il tempo di un assaggio<br />

forse non del tutto convinto (“già<br />

che ci siamo...”), con quel 2,10 che<br />

cancellerebbe la Kostadinova. “Sento<br />

di averla ‘sta misura, ci lavoro su,<br />

prima o poi...”. Ha l’oro e basta così:<br />

è stat l’occasione di regalare ancora il<br />

suo solito ma originale show, il balletto<br />

per festeggiare, sguardi, mani che si<br />

muovono a ritmo, quegli occhi da pantera<br />

che bucano il video fi no a polverizzarlo.<br />

Il tutto per catalizzare l’attenzione<br />

del pubblico ed essere più che<br />

Sport<br />

Piccolo show del dopo-mondiale. Sotto: la Vlašić con papà Joško (a sinistra) e il tecnico Bojan Marinović<br />

saltatrice o atleta, una star? Che Blanka<br />

non sia così e che voglia essere una<br />

stella solo in pedana, lo ha confermato<br />

quando, al ritorno a Spalato, ha rifi utato,<br />

senza mezzi termini, di partecipare<br />

al kitch di una sfi lata in costume e<br />

carrozza d’epoca romana, al fi anco di<br />

un dissotterrato Diocleziano, proposta<br />

dalle autorità cittadine: “Scusate, non<br />

fa per me, preferisco due passi a piedi<br />

sulle rive, tra la mia gente...” ●<br />

<strong>Panorama</strong> 45


A<br />

luglio, mentre il nuovo Governo<br />

croato stava disponendo<br />

manovre fi nanziarie e fi -<br />

scali che hanno fatto letteralmente<br />

piangere la gente, neanche a farlo<br />

apposta pioveva quasi ogni giorno.<br />

Poi, quando il Parlamento ha fatto<br />

bollire defi nitivamente il velenoso<br />

minestrone, il caldo è tornato. Ed<br />

è una calura destinata a durare anche<br />

dopo la fi ne dell’estate: quello<br />

che sta per arrivare si sta profi lando<br />

infatti come un autunno rovente.<br />

E non potrebbe essere diversamente,<br />

visto che dopo l’introduzione dei<br />

nuovi balzelli i cittadini croati sono<br />

tra quelli più tassati al mondo, con<br />

un’erosione fi scale del reddito che<br />

arriva al 54 percento.<br />

I primi a riscaldare l’atmosfera<br />

saranno i sindacati che a partire dal<br />

9 settembre scenderanno in piazza<br />

in varie città per protestare contro<br />

le nuove - onerose e poco convincenti<br />

- imposizioni fi scali del Governo<br />

Kosor. E si tratta di una reazione<br />

che diffi cilmente si può non<br />

condividere perché le misure introdotte<br />

dall’esecutivo della nuova<br />

premier sembrano funzionali<br />

soltanto al risanamento ad hoc delle<br />

casse dello Stato e non prevedono<br />

seri interventi nel campo della<br />

politica economica. In altre parole,<br />

serviranno più che altro a salvare<br />

il bilancio di Stato del 2009 e<br />

non verranno impiegate (come invece<br />

dovrebbe avvenire in presenza<br />

di una sana politica fi scale) per<br />

sostegni all’innovazione tecnologica,<br />

all’imprenditoria e a tutti quei<br />

segmenti economici che generano<br />

occupazione e dunque la tanto agognata<br />

ripresa dei consumi. E, giunti<br />

a questo punto, poco serve prendersela<br />

con i massimi sistemi e criticare<br />

lo Stato liberale che, spinto quasi<br />

unicamente dalla logica del profi tto<br />

imposta dal capitale, fi nora, ai fi ni<br />

di un benessere che sia comprensivo<br />

della giustizia sociale, non ha<br />

saputo inventare nulla di meglio<br />

del consumo, compreso quello di<br />

cose inutili.<br />

Una nuova folata di caldo autunnale<br />

arriverà in ogni caso anche<br />

dalla sentenza della Corte costituzionale<br />

croata, invitata da molte<br />

58 <strong>Panorama</strong><br />

☺���� Il canto del disincanto<br />

parti - tra queste il Presidente della<br />

Repubblica Mesić - ad esprimersi<br />

sulla costituzionalità della tassa<br />

anticrisi introdotta dal Governo. Si<br />

tratta di una tassa che da un certo<br />

punto di vista è certamente iniqua<br />

e discriminatoria poiché se da una<br />

parte colpisce i redditi dei dipendenti<br />

e i redditi da capitale fi nanziario<br />

(dividendi), dall’altra risparmia<br />

i liberi professionisti (artigiani,<br />

medici, avvocati, notai, sportivi)<br />

che rappresentano circa il 10 percento<br />

della popolazione attiva nel<br />

paese. Dunque, se si pensa che in<br />

termini costituzionali davanti alla<br />

legge tutti devono essere uguali e<br />

tutti (non soltanto alcuni) devono<br />

partecipare in maniera equa al sostegno<br />

della spesa pubblica, non è<br />

escluso che i giudici della Corte costituzionale<br />

possano ribaltare le decisioni<br />

governative già attuate. In<br />

questo modo l’erario perderebbe<br />

circa 100 milioni di euro (solo fi no<br />

alla fi ne del 2009) e diffi cilmente si<br />

potrà dire che il mezzo gaudio sarà<br />

in grado di lenire le ferite del mal<br />

comune. Anche perché un nuovo<br />

mal comune si fa presto a trovarlo<br />

quando si occupa la stanza dei<br />

bottoni.<br />

Scioperi e vertenze costituzionali<br />

appaiono soltanto come i personaggi<br />

di maggior grido sul palcoscenico<br />

dell’assurdo che si sta<br />

profi lando all’orizzonte della società<br />

croata: agricoltori, allevatori<br />

e produttori di latte ormai da<br />

mesi non sono più semplici comparse<br />

e, dopo aver rovinato l’estate<br />

del ministro Čobanković (c’era<br />

stata, da parte loro, pure una minaccia<br />

del blocco dei confi ni), ora<br />

stanno spingendo alle corde tutto il<br />

Governo. Con i primi freddi ci sarà<br />

da aspettarsi anche l’assalto dei gestori<br />

di bar, ristoranti e vari locali<br />

pubblici che, a differenza dei mesi<br />

estivi, non avranno più dalla loro il<br />

salvagente delle terrazze all’aperto<br />

e avvertiranno in toto gli effetti della<br />

legge antifumo. Effetti che si annunciano<br />

devastanti (cali superiori<br />

al 50 p.c.) per i loro incassi.<br />

Abbiamo dunque di fronte un<br />

autunno molto, molto dinamico. E<br />

chi fosse nauseato dal fatto che tut-<br />

di Silvio Forza<br />

La ripresa (si fa per dire) di settembre<br />

to questo movimento è dovuto soltanto<br />

a grette cose materiali, può<br />

volgere lo sguardo verso la “querelle<br />

spirituale” innescata dal presidente<br />

Stipe Mesić il quale - anche<br />

perché irritato da alcune prese<br />

di posizione del settimanale cattolico<br />

“Glas Koncila” (il cui caporedattore<br />

Ivan Miklenić lo ha etichettato<br />

come traditore degli interessi<br />

croati) - sta chiedendo a più<br />

riprese che i simboli religiosi, crocifi<br />

sso compreso, vengano rimossi<br />

dalle pareti delle istituzioni pubbliche<br />

(scuole, caserme, uffi ci amministrativi,<br />

ecc.) Ed è curioso notare<br />

che attualmente anche in Italia<br />

è in corso un bizzarro dibattito sui<br />

rapporti tra Chiesa e Stato: a renderlo<br />

tale è stata nuovamente quella<br />

focosa formazione politica che<br />

porta il nome di Lega Nord, quella<br />

stessa che da una parte contesta<br />

il “Concordato” con il Vaticano<br />

mentre dall’altra, quando ci sono<br />

di mezzo gli immigrati di diversa<br />

confessione, urla l’assoluta cristianità<br />

dell’Italia. Ma che l’Italia sia<br />

diventata un paese strampalato (c’è<br />

più gente ai festini di Villa Certosa<br />

che alla Festa dell’Unità, nota ironicamente<br />

Vittorio Feltri dalla colonne<br />

de “Il Giornale”), lo dimostra<br />

il fatto che il leader di un partito<br />

di destra, Gianfranco Fini, si<br />

oppone a proposte di legge “vagamente<br />

razziste e xenofobe” in tema<br />

di immigrazione. E non è la prima<br />

volta che Fini, lodevolmente, dimostra<br />

un senso dello Stato e di<br />

responsabilità collettiva di tutt’altra<br />

e miglior stoffa rispetto a quella<br />

dei suoi alleati nella condivisione<br />

del potere.<br />

Qualcuno crede che, nonostante<br />

tutto, quest’autunno sarà comunque<br />

noioso? Qualche assurdo passatempo<br />

si può escogitare sempre.<br />

Un’idea? Studiare a fondo le ragioni<br />

prime e gli scopi ultimi del contenzioso<br />

confi nario sloveno-croato<br />

che tiene ancora bloccato il negoziato<br />

di adesione della Croazia<br />

all’Unione Europea. In attesa delle<br />

mosse successive che arriveranno<br />

presto. C’è da sperare che non siano<br />

così “brillanti” come quelle che<br />

le hanno precedute.●

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!