quaderno sinodo VII.pdf - Diocesi Altamura - Gravina - Acquaviva ...

diocesidialtamura.it

quaderno sinodo VII.pdf - Diocesi Altamura - Gravina - Acquaviva ...

dioceSi di

A ltAmurA

GrAvinA

AcQuAvivA delle Fonti

Quaderni

del

Sin do


SAluto del veScovo


Il Quaderno n. 7 non serve per la celebrazione del

Sinodo, ma per la sua storia.

In queste pagine, infatti, non ci sono piste di lavoro,

ma istantanee di un grande evento che ne lasciano

intravedere lo svolgimento, la profondità, le tappe, la

risonanza mediatica.

Al centro di questo quaderno, che conclude la serie

dei fascicoli che hanno preparato e accompagnato le fasi

sinodali, c’è il discorso del Santo Padre Benedetto XVI alla

Diocesi nella storica udienza esclusiva del 2 luglio 2011.

Il messaggio del Papa, infatti ha sintetizzato tutto

l’itinerario delle riflessioni sinodali, imprimendo l’autorevole

sigillo del magistero pontificio su tutto ciò che

la nostra Chiesa, in ascolto dello Spirito, aveva riflettuto

e codificato.

Tutti gli altri contenuti del Quaderno n. 7 raccontano

e testimoniano che il Sinodo non è stato solo un progetto,

ma un’esperienza pasquale vissuta dalla nostra Chiesa,

bisognosa di inoltrarsi in un cammino di speranza

verso la terra promessa dell’instaurazione del Regno di

Dio tra gli uomini.

Giunti al traguardo di tutto il lavoro sinodale, sento il

bisogno di esprimere la mia paterna, pastorale gratitudine

a quanti, in qualunque modo, hanno contribuito a

preparare e a celebrare il Sinodo nel pieno rispetto dei

tempi e delle modalità previste dal Regolamento.

Su tutti coloro che hanno collaborato e su quanti si

serviranno del Libro del Sinodo scenda la benedizione

del Signore.

† Mario Paciello

Vescovo di Altamura-Gravina

Acquaviva delle Fonti

5


IHS

PRIMO SINODO PASTORALE DELLA DIOCESI DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DELLE FONTI

• CRISTO VIA VERITÁ E VITA •

2008 2011

DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI

1° SINODO PASTORALE DIOCESANO

DECRETO DI APERTURA

DELLE ASSEMBLEE SINODALI

A tutti i fratelli e le sorelle, chiamati a vario titolo a partecipare personalmente

alla prima, grande Assise Sinodale Diocesana, e a tutti i Figli di Dio che sono

nella Chiesa di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, in questo momento

solenne della vita e della storia della Diocesi, mentre ci accingiamo, come gli

Apostoli, a riunirci per metterci in ascolto di ciò che lo Spirito ha da dire alla

nostra Chiesa (cfr Ap 1, 11), auguro di cuore “grazia e pace da Dio, Padre

nostro, e dal Signore Nostro Gesù Cristo”. (Rm 1, 7).

La parola ferma, rassicurante e confortatrice di Cristo “Io sono la via, la verità

e la vita” (Gv 14, 6) che ha guidato i nostri passi nel cammino di rifl essione e

di ricerca, iniziato dopo l’indizione del Sinodo, il 22 maggio 2008, ci accoglie

e ci sostiene nella fase culminante dei lavori sinodali, perché la nostra Chiesa,

in un tempo caratterizzato da smarrimento di pensiero e di principi etici, ma

anche dal bisogno di ricerca e di speranza, possa essere faro elevato di verità

e casa di salvezza.

Durante la fase preparatoria ci siamo messi alla scuola del Concilio Vaticano

II e del magistero nell’intento di rendere “Conciliare” il nostro modo di essere

“Chiesa” e la nostra azione pastorale. Ora, dopo:

• l’ampia consultazione svoltasi nelle parrocchie e in molte realtà

ecclesiali;

• il lavoro di sintesi delle risposte date ai questionari;

• le diverse bozze dei lineamenti fatte dalle dodici commissioni

preparatorie;

• la rielaborazione fatta dalla segreteria generale del Sinodo per stilare

lo “Strumento di Lavoro”;

• la pubblicazione del Regolamento del Sinodo;

• le nomine dei Delegati Sinodali,

tutto è pronto per entrare nella terza fase del Sinodo, che si svolgerà in

quattro sessioni, ognuna delle quali comprenderà tre sedute. Ogni seduta

consisterà in tre giornate di riunioni.

La solenne inaugurazione dell’Assemblea Sinodale si svolgerà nella nuova

struttura polifunzionale del Santuario di Maria SS. del Buoncammino in

Altamura, il 7 dicembre 2010, alle ore 18.00.

I lavori sinodali avranno inizio il 10 dicembre 2010, alle ore 17.30, nell’aula

allestita per la celebrazione del Sinodo, al secondo piano della Chiesa della

Trasfi gurazione, in via Santeramo, ad Altamura.

La Solenne Concelebrazione conclusiva del Sinodo si farà il 7 dicembre

2011.

L’anno delle Sessioni Sinodali deve essere, per tutte le comunità e per ogni

fedele, un anno di preghiera, di revisione, di conversione, e di preparazione

del cuore ad accogliere i decreti sinodali per viverli, osservarli ed insegnarli

con rinnovata fedeltà.

Il Sinodo è un dono di inestimabile valore dello Spirito alla nostra Chiesa.

Ma ad ogni grande dono corrisponde una più grande responsabilità di

valorizzarlo, per immettere un nuovo affl ato di unità, di comunione e di

missione nella vela della nostra Chiesa locale.

La Vergine Maria, Madre della Chiesa, e tutti i nostri Santi Protettori:

intercedano perché siano perseveranti le nostre volontà e fruttuoso il nostro

impegno.

Dal Palazzo Vescovile, 4 settembre 2010

2010 - 7 DICEMBRE - 2011

† Mario Paciello, Vescovo


interventi


IHS

PRIMO SINODO PASTORALE DELLA DIOCESI DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DEL

LE FONTI

• CRISTO VIA VERITÁ E VITA •

2008 2011

TÁ TTÁ TÁ

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DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI

1 Il cammino storico

della Diocesi delle Murge

dalla diversità all’unità

1SINODO SINODO PASTORALE DIOCESANO

1TAVOLA 1TAVOLA 1TAVOLA 1TAVOLA 1TAVOLA 1TAVOLA 1TAVOLA TAVOLA ROTONDA

˚1˚SINODO

Interverranno

Prof. GIUSEPPE PUPILLO Storico

Le Chiese di Altamura, Gravina,

Acquaviva delle Fonti nel loro sviluppo storico

Prof. GIACOMO LORUSSO Docente di Sacra Scrittura Facoltà Teologica Pugliese

L’azione pastorale della Diocesi dal 1986 ad oggi

Prof. SALVATORE PALESE Preside della Facoltà Teologica Pugliese

La missione della Diocesi in una società che cambia

Con la partecipazione dei cori

F. S. MERCADANTE di Altamura;

DON LUIGI SANSEVERINO GRAMEGNA di Gravina;

DON CESARE FRANCO di Acquaviva delle Fonti

Moderatore

Don ANGELO CIANCIOTTA

Tutti sono invitati

a partecipare

Lunedì

11 aprile 2011

ore 19.00

Chiesa

della Trasfi gurazione

ALTAMURA


Le Chiese di Altamura, Gravina,

Acquaviva delle Fonti

nel loro sviluppo storico

di

Giuseppe Pupillo

Le vicende delle Chiese di Altamura, Gravina in Puglia

e Acquaviva delle Fonti, eponime dell’attuale Diocesi

creata nel 1986, sono state considerate dalla storiografia

locale quasi sempre sotto l’aspetto della contrapposizione,

un’ottica, questa, che ha scavato nei secoli un solco

sempre più profondo tra le stesse comunità che si sono

schierate con i rispettivi cleri in difesa di non meglio

specificati diritti di antichità, superiorità o autonomia.

L’analisi storica delle origini e degli sviluppi delle tre

ecclesiae non può e deve soffermarsi esclusivamente sul

contrasto secolare che le ha viste, purtroppo, protagoniste,

ma partire dalla diversità della loro “natura”, che

ha segnato percorsi differenti (a tratti coincidenti, intersecanti

o paralleli), per poi convergere, a distanza di

secoli, verso un’unica direzione.

Tra la sponda adriatica e la Murgia nord-occidentale,

la storia ha visto la nascita di realtà ecclesiastiche diverse:

un’arcidiocesi, quella di Bari, un’antica sede vescovile

a Gravina con giurisdizione sulla città e il suo

territorio e due Chiese Palatine, che per la loro natura

sono nate libere da qualunque autorità vescovile e arcivescovile.

È in questa chiave di lettura che, a mio avviso, bisogna

ricondurre gli avvenimenti che spesso si sono presentati

come una contrapposizione violenta e sanguinosa

tra le comunità e che hanno originato lotte di campanile

in cui tutto e tutti sono stati coinvolti.

9


10

Annodare le vicende storiche di queste tre realtà, ricondurle

sul piano di un’analisi oggettiva, eliminando

e rifiutando quanto di campanilistico c’è ancora nella

storiografia locale, non è stata un’impresa semplice,

perché, per quanto abbia potuto ricercare, anche con i

moderni mezzi che la Rete mette a disposizione dei ricercatori,

pochi risultano gli studi pubblicati dopo gli

anni Ottanta del secolo scorso. È stato pertanto obbligatorio

partire dai documenti medievali, per poi soffermarsi

sulle opere del XVIII-XIX secolo che rimangono,

comunque, le fonti più informate anche se vanno esaminate

criticamente.

Tra le tre città principali che compongono l’attuale

Diocesi delle Murge, il primato dell’antichità sembrerebbe

spettare a Gravina, dove i cronisti riconoscono

l’esistenza di una sede vescovile a partire dal IX secolo.

Di questa fa menzione Cesare Baronio, che nella sua

opera monumentale ricorda come nel Sinodo di Pontion

dell’876 fosse presente un tale Leone, indicato come

vescovo di Gravina 1 .

1 C. Baronio, Annales ecclesiastici, ed. A. Theiner, t. XV, a. 864-

933, Barri-Ducis, Ludovico Guerin, s.l. 1868, p. 268: «25. Post

haec autem perrexit Petrus episcopus Forosempronii, et Joannes Tuscanensis

ad cubiculum imperatoris, et adduxerunt imperatricem Rachilden

coronatam in Synodum. Et stante illa juxta imperatorem, surrexerunt

omnes, et stantes quique in gradu suo, incoeperunt laudes Leo

episcopus et Joannes Tuscanensis episcopus. Et post laudes actas in

dominum Apostolicum, et domnum imperatorem et imperatricem, data

oratione a Leone Gravinensis episcopo, soluta est Synodus». Dubbi

sulla reale esistenza di questo vescovo sono espressi da Cosimo

Damiano Fonseca nell’introduzione ad A. Casino, I vescovi

di Gravina, Molfetta 1982, p. 10, che non ritiene attendibile

la notizia data dall’Ughelli, riconoscendo in quel Leone

non il vescovo di Gravina, ma un «episcopus Sabinensis». In questo

Sinodo, i vescovi francesi, su invito del pontefice Giovanni


L’Ughelli 2 , invece, si diceva convinto che questa diocesi

fosse posteriore al pontificato di papa Alessandro

II (1061-1073) che l’aveva resa suffraganea di Acerenza.

Leone, però, non fu il primo vescovo gravinese. Prima

di lui le fonti ricordano un certo Pietro, presente alla

consacrazione del pontefice Adriano II il 14 dicembre

867, che resse la sede episcopale fino all’872 circa.

Il primato di Gravina, però, potrebbe essere messo

in discussione. Infatti, Acquaviva delle Fonti, secondo

alcuni scrittori, vanterebbe una sede vescovile ancora

più antica, le cui prime attestazioni risalirebbero addirittura

al V secolo d.C.

Nel Sinodo romano del 463 3 , tenutosi sotto il pontificato

di Ilario, intervenne Paolino in qualità di vescovo

di Acquaviva. Altri presuli dello stesso luogo sono ricordati

come presenti nel Concilio di Roma del 487 e in

quelli del 499, 502 e 503 4 . Dell’antica sede vescovile non

VIII, dichiararono canonicamente valida l’assunzione del titolo

imperiale di Carlo il Calvo e procedettero a nominare il

vescovo di Sans primate della Gallia e della Germania. Cf. S.

Cappelli, Cronaca e storia dei Concili, Mondadori, 1963, p. 266.

2 Cf. F. Ughelli, Italia sacra, t. VII, Venezia 1721, rist. anast.

A. Forni, Sala Bolognese 1981, p. 114.

3 In questo Concilio si condannò l’abitudine dei vescovi spagnoli

di nominare, ancora in vita, il proprio successore.

Quarantotto presuli sottoscrissero all’unanimità «che nessuno

fosse tanto temerario da disprezzare l’evangelico ammaestramento;

ma che le chiese e i vescovadi si conferissero

per merito, attraverso elezioni, e mai per successione o

discendenza». S. Cappelli, op. cit., p. 160.

4 Il Concilio del 487, sotto Felice III, vide la partecipazione

del vescovo Benigno che intervenne anche a quelli del 499

e 502 convocati dal pontefice Simmaco, fortemente contestato

da una parte del Senato romano che gli aveva opposto

come antipapa Celso Lorenzo. Cf. S. Cappelli, op. cit.,

p. 163. Nel successivo, svoltosi nel 503, il vescovo di Acqua-

11


12

si hanno più notizie dal IX secolo, quando il locus Aquavive

fu conquistato e distrutto dai longobardi nell’871 5 .

Diversi sono gli autori convinti dell’esistenza di una

sede vescovile nell’antica Acquaviva. Alcune perplessità

sono state avanzate, invece, da qualche cronista (poco

credibile, in verità, per l’aperta opposizione nei confronti

della Chiesa acquavivese), per il fatto che nell’Italia

meridionale esistono altri luoghi che portano lo

stesso nome 6 . Se si escludono diverse frazioni disseminate

nel Settentrione, le possibilità si restringono a soli

quattro i centri: Acquaviva Collecroce, in provincia di

Campobasso 7 , Acquaviva d’Isernia 8 , Acquaviva Picena

e Acquaviva delle Fonti. Fra tutti, però, solo quest’ultima,

per la sua storia e la sua estensione territoriale, potrebbe

essere stata una sede episcopale, poiché gli altri

sono ancora oggi solo dei borghi.

viva presente fu Bonifacio. Cf. G. Cappelletti, Le Chiese d’Italia,

vol. XXI, Venezia 1870, p. 25.

5 S. Luciani, Storia della Chiesa palatina di Acquaviva delle Fonti,

Bari 1876, pp. 3-9.

6 Cf. M. Garruba, Serie critica de’ sacri pastori Baresi, Bari 1844,

p. 699 e nota 2, p. 704: «Qualche scrittore ha opinato che

Acquaviva abbia avuto negli antichi tempi la Sede Vescovile

ma molti altri ne disconvengono, attribuendo ad altra

Acquaviva la Cattedra Episcopale; e noi ci attenghiamo alla

opinione de’ secondi, che ci sembra assai più probabile

della prima». L’Ughelli, invece, sembra propendere per

la identificazione dell’Acquaviva in Terra di Bari con l’antica

sede episcopale: «In his oppidis variae sunt sodalitates laicorum,

pietatis operibus incumbentium. Oppidora praecipua sunt

Aquavivum, ubi Episcopalem quondam sedem fuisse suspicor…»,

F. Ughelli, op. cit., p. 593.

7 Dal XV secolo ha accolto un’antica comunità slava proveniente

dalla costa dalmata e che parla ancora oggi l’antica

lingua d’origine.

8 Nell’Ottocento nella diocesi di Montecassino. Oggi conta

poco più di 500 abitanti.


L’antichità di Acquaviva sarebbe suffragata, inoltre,

dalla venerazione che in quel centro si ha per un’immagine

della Madre di Dio, chiamata Odegitria o di Costantinopoli,

un’icona sacra che era portata nelle spedizioni

militari dai soldati bizantini per aiuto e protezione.

Scrive Giovanni Pinto: «Il dato storico acquista

particolare rilievo se si tiene conto che, in genere, le icone

bizantine portate dai militari, divenivano spessissimo

il centro della vita religiosa popolare e costituivano

un cemento naturale tra gli occupanti e gli occupati».

Nell’altomedioevo, dunque, quel centro ricco di sorgenti

d’acqua dovette essere un’importante base strategica

per i dominatori greci, la cui lunga presenza sarebbe

testimoniata non solo dal culto dell’Odegitria,

ma anche da quello di due santi bizantini: S. Pulcheria

e S. Eustazio 9 .

La semplice testimonianza dei cronisti, non supportata

al momento da una documentazione probante, lascia

ancora insoluta la questione.

Il vescovado di Gravina

Verso la fine del IX secolo, l’Italia meridionale fu terreno

di riconquista dell’impero bizantino, grazie alla

politica espansionistica voluta e sostenuta dall’imperatore

Basilio I (867-886), che cessò solamente nella seconda

metà dell’XI con la vittoria definitiva dei Normanni.

In questo periodo, in cui la Puglia fu compresa dai

bizantini nel tema di Longobardia, Bari fu capitale e se-

9 G. Pinto, La Traslationis Historia del prete Gregorio, in L’Odegitria

della cattedrale. Storia, arte, culto, a cura di N. Bux, Bari

1995, p. 82.

13


14

de del Catapano, mentre dal punto di vista delle giurisdizioni

ecclesiastiche, si accentuarono tutte quelle tematiche

collegate ai rapporti tra Oriente e Occidente.

Nella Puglia salentina, i vescovadi di Otranto e Gallipoli

erano da diverso tempo alle dipendenze del Patriarca

di Costantinopoli. Il primo era stato elevato ad

arcivescovado, ma senza suffraganei e fu autocefalo fin

dai tempi dell’imperatore Leone VI (886-912).

Le sedi episcopali latine, dipendenti direttamente

da Roma, non subirono sconvolgimenti di alcun genere,

ma si trovarono a dipendere dal punto di vista ecclesiastico

dal pontefice, da quello politico e amministrativo

dall’autorità bizantina 10 .

Nel X secolo cominciarono a manifestarsi gli effetti

del governo degli imperatori della Casa di Sassonia

sull’Italia.

Il potente signore di Capua, Pandolfo I Capodiferro,

aveva salvato la vita al papa Giovanni XIII, fatto oggetto

di continui attentati da parte della fazione avversa

alla sua famiglia e a lui. Ripristinata l’autorità pontificia,

tra il 967 e il 971 aveva elevato la chiesa di quella

città a sede arcivescovile, concedendo il sacro pallio.

La creazione di questa nuova istituzione poteva apparire

come il segno della progressiva perdita di potere

del papa nell’Italia meridionale, perché esaltava il ruolo

di capitale di tutto l’ex ducato beneventano di Capua,

cui il centro campano era assurto grazie alla politica di

Pandolfo. Questi, sottostando all’omaggio feudale, aveva

ottenuto dall’imperatore Ottone I l’investitura delle

marche di Spoleto e di Camerino, accarezzando così

l’idea di grandi progetti per la sua dinastia, che si sa-

10 P. Corsi, L’episcopato pugliese nel Medioevo. Problemi e prospettive,

in Aa.Vv., Cronotassi, iconografia e araldica dell’episcopato

pugliese, Bari, 1984, pp. 26-28.


ebbero potuti realizzare con la presenza nella capitale

del ducato di un metropolita, suo famigliare, che avrebbe

potuto concedergli l’unzione reale. In realtà, la creazione

della sede arcivescovile di Capua, diede l’opportunità

al pontefice di istituire nella stessa regione numerose

altre sedi arcivescovili, esaltando così la sua autorità

primaziale e patriarcale nel Mezzogiorno d’Italia e

contrastando l’influenza del Patriarca di Costantinopoli,

che nel secolo precedente aveva concesso la stessa dignità

alle chiese di Reggio, Otranto e Santa Severina 11 .

Questa nuova situazione, che vide le arcidiocesi latine

di Benevento e Salerno estendere la loro autorità su

vescovi suffraganei che vivevano in territorio bizantino,

indusse l’imperatore d’Oriente a ricercare una soluzione.

Nel 968, Niceforo II Foca (963-969) autorizzò il patriarca

di Costantinopoli Polieucto e creare una nuova

provincia ecclesiastica greca. L’arcivescovo autocefalo

di Otranto divenne, così, metropolita ed ebbe come suffraganei

i vescovi di Acerenza, Tursi, Gravina, Matera e

Tricarico. Era intenzione dell’imperatore procedere a

una bizantinizzazione di tutte le Chiese poste nei suoi

domini in Italia. Infatti, ordinò a tutte le istituzioni ecclesiastiche,

tramite il patriarca Polieucto, di celebrare

i sacri riti secondo la liturgia greca, vietando quella latina

12 . L’arcivescovo di Otranto, poi, ebbe la facoltà di

nominare vescovi greci nelle diocesi che gli erano state

assegnate. In risposta, il pontefice Giovanni XIII nel

11 G. Spinelli, Il papato e la riorganizzazione ecclesiastica della Longobardia

meridionale, in Longobardia e longobardi nell’Italia meridionale.

Le istituzioni ecclesiastiche («Vita e Pensiero». Pubblicazioni

dell’Università Cattolica), Milano 1996, pp. 27-29.

12 P. Corsi, op. cit., pp. 27-28. Lo studioso, comunque, non crede

che ciò sia realmente avvenuto, essendo stata la popolazione

di Puglia prevalentemente di rito latino. P. Belli D’Elia,

Alle sorgenti del Romanico. Puglia XI secolo, Bari 1975, p. 309.

15


16

maggio del 969 elevò al rango di Chiesa Metropolitana

quella di Benevento, assegnandole come suffraganei i

vescovati di Ascoli, Bovino, Volturara e Larino, politicamente

sottoposte all’autorità di Costantinopoli.

A Gravina, sul finire del X secolo, giunsero i primi

gruppi di monaci benedettini che si stabilirono nel territorio

circostante dove, nel breve volgere di alcuni anni,

crearono dei piccoli centri agricoli, come il sobborgo

di Santa Maria la Nova, il villaggio di S. Angelo del

Frassineto, di Santa Maria di Belmonte ed altri. L’insofferenza

dei monaci greci, che abitavano le grotte della

gravina, nei confronti dei nuovi venuti, che diffondevano

il rito latino ed erano molto ben visti dalla gente

del luogo, innescò una serie di contrasti che sfociarono

in aperti e violenti scontri, cui partecipò la popolazione

in aperta ribellione antibizantina.

Con la presenza dei benedettini, Gravina abbandonò

l’antica cattedrale di S. Michele arcangelo nelle grotte

della lama e ne costruì una nuova sub divo, nel rione

Fondovico, dedicandola a San Giovanni Battista, con

annessa badia 13 .

Al tramonto di questo secolo, però, la città subì il feroce

saccheggio dei Saraceni (999): la chiesa di San Giovanni

e l’adiacente palazzo vescovile furono distrutti e

la cattedra episcopale rimase vacante.

Gravina tornò così all’obbedienza dell’imperatore

di Costantinopoli e la sua Chiesa, priva del pastore, divenne

ancora una volta suffraganea dell’arcivescovado

di Otranto sotto il quale rimase fino al 1054, anno

dello scisma definitivo tra la Chiesa d’Oriente e quella

d’Occidente.

13 D. Nardone, Gravina e l’opera patriottica dei benedettini, Gravina

1929, pp. 10-22.


Nel 1066 fu soggetta alla Chiesa di Acerenza, secondo

quanto disposto dalla bolla di papa Alessandro II 14 .

Con la conquista dell’Italia Meridionale da parte dei

Normanni, nel 1069 Gravina fu liberata dall’oppressivo

governo bizantino da Roberto il Guiscardo e concessa in

feudo a suo nipote, Abecelardo, figlio di Unfrido. L’anno

successivo, però, colpito da accusa di fellonia, il territorio

gli fu tolto e assegnato ad Accardo, padre di quell’Unfrido

che diverrà signore di Gravina e che, con le sue cospicue

donazioni, non solo farà rinascere il feudo ricevuto,

ma riporterà in vita la sede vescovile che aveva languito

lungamente prima sotto Otranto e poi sotto Acerenza.

Il conte Unfrido, già nel luglio del 1080, aveva donato

pro anima all’abate della chiesa di S. Angelo di Frassineto

un casale posto nelle sue immediate vicinanze

e un’ampia estensione di terre, i cui confini sono meticolosamente

riportati nel documento 15 . La sua generosità,

però, non si fermò solo a questo gesto. Dodici anni

dopo (dicembre 1092), sempre pro anima e col consenso

del fratello Aitardo, dei suoi milites e dei più nobili

abitanti di Gravina, concesse alla Chiesa di questa

città una serie di privilegi e immunità tese a ricostituire

le rendite ecclesiastiche che erano diventate del tutto

inesistenti, permettendole, così, di poter riavere dopo

anni di sede vacante un nuovo vescovo. Questa fu la

preghiera che il nobile normanno rivolse all’arcivescovo

di Acerenza, Arnaldo (1066-1101) 16 . Secondo lo sto-

14 D. Nardone, Notizie storiche sulla città di Gravina, IV ed., Cassano

1990, pp. 21-22. Per la chiesa grotta di S. Michele si rimanda

al documentato lavoro di G. Otranto, F. Raguso,

M. D’Agostino, S. Michele Arcangelo. Dal Gargano ai confini

apulo-lucani, Modugno 1990.

15 D. Nardone, Gravina e l’opera, cit., doc. I, pp. 30-32.

16 Idem, doc. II, pp. 33-35. Certamente dovette essere ancora

più importante per Unfrido e per le sorti del vescovado di

17


18

rico Nardone, nello stesso anno fu iniziata la costruzione

della chiesa monumentale ed il vicino castello 17 .

Dovette passare diverso tempo dalla donazione prima

che alla sede episcopale gravinese fosse nominato

un nuovo pastore. Il primo si trova citato il 29 settembre

1099: alla consacrazione della chiesa dedicata a San Michele

Arcangelo in Montescaglioso era presente, insieme

con i vescovi Librando di Tricarico, Gerardo di Potenza

e Amuri di Mottola, quello di Gravina, Guido Manila 18 .

La Chiesa palatina di Acquaviva

Allo stesso XI secolo si fa risalire la nascita della Chiesa

di Acquaviva 19 . Fu fondata come cappella personale

Gravina essere presente al Concio di Bari del 1098, come

ipotizzato da G. Cioffari, Il Concilio di Bari del 1098, Uomini

ed eventi, in Il Concilio di Bari del 1098. Atti del Convegno Storico

Internazionale e celebrazioni del IX Centenario del Concilio, a

cura di S. Palese e G. Locatelli, Bari 1999, p. 121.

17 D. Nardone, Notizie storiche, cit., pp. 34-35.

18 Cf. F. Ughelli, op. cit., col. 117; A. Casino, op. cit., p. 24;

Aa.Vv., Cronotassi, cit., p. 193 (che erroneamente riporta

la data del 29 novembre 1099); S. Tanzi, Historia chronologica

Monasterii S. Michaelis Arcangeli Montis Caveosi Congregationis

Ordinis Sancti Benedicti ad anno MLXV ad annum

MCDLXXXIV, Napoli 1746, pp. 141-143; C.D. Fonseca, La

prima generazione normanna e le istituzioni monastiche dell’Italia

meridionale, in Roberto il Guiscardo e il suo tempo. Atti delle

prime giornate normanno-sveve (Bari 29-29 maggio 1973), Bari

1975, p. 153. Nardone è l’unico a considerarlo vescovo fin

dal 1092, cosa improbabile, giacché la donazione alla Chiesa

gravinese è del dicembre. Nessuna autorità ecclesiastica

avrebbe potuto nominarlo entro la fine di quell’anno. Cf.

D. Nardone, Notizie storiche, cit., p. 35.

19 La città assunse il nome di Acquaviva delle Fonti con il Regio

Decreto n. 1196 del 4 gennaio 1863, che confermò una


per espressa volontà del signore normanno di quel territorio,

Roberto, figlio di Guglielmo Gurguglione (Serguglione

per gli storici locali) 20 , il quale si riservò la nomina

dei sacerdoti e la dotò di beni fondiari, tra cui i

casali di Ventauro, S. Andrea, S. Angelo, Malano e Salentino.

Pose a capo del clero un arciprete di nome Andrea

ed esercitò il diritto di nomina, sottraendolo alla

giurisdizione dell’arcivescovo di Bari.

Ad Andrea, che sopravvisse al fondatore, ne succedettero

altri due che godettero liberamente dei privilegi

ricevuti con la fondazione, vivendo esenti dall’ingerenza

dell’arcivescovo barese, cui si consentiva sporadicamente

la visita, ma solo come jure communi 21 .

Questa esenzione fu poi confermata solennemente

con bolla del 26 marzo 1221 dall’arcivescovo di Bari An-

precedente deliberazione del Consiglio comunale del 6 agosto

1862. La stessa cosa avvenne per Gravina, che vi aggiunse

in Puglia (deliberazione municipale del 23 agosto 1862).

Cf. Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, vol.

VI, anno 1863, Torino [1863], pp. 507-508: «N. 1196. Regio

Decreto che autorizza vari Comuni nelle Provincie Napolitane e Siciliane

a variare la loro denominazione».

20 Normanno, si era unito a Roberto il Guiscardo e da questi

aveva ricevuto il compito di scacciare i greci dal Barese.

Terminata con esito positivo l’impresa, si fermò ad Acquaviva.

È menzionato così nel Catalogus Baronum: «Robertus

filius Guillelmi Gurgulionis dixit quod tenet Aquamvivam, quod

est feudum V militum et cum augmento obtulit milites XII et servientes

XXX». Cf. G. Del Re, Cronisti e scrittori sincroni napoletani,

Napoli 1845, p. 571.

21 Non è di questo parere Garruba, il quale ritiene essere stata

la Chiesa di Acquaviva soggetta a quella di Bari. Tale convinzione

gli derivava dalla lettura dello Statuto di Rainaldo

(arcivescovo di Bari nel 1171), non dell’originale, bensì di

una trascrizione seicentesca riportata negli atti del Sinodo

diocesano di mons. Decio Caracciolo (1606-1613). Cf. M.

Garruba, Serie critica, cit., p. 699.

19


20

drea III, che fino a quell’anno si era sempre opposto alla

sua autonomia.

Per la Chiesa di Acquaviva, come più tardi per Altamura,

si prefigurava già con la sua fondazione il carattere

di “palatinità”, giacché gli elementi fondamentali

di tale status erano tutti presenti: costituzione e dotazione

da parte di un principe di mezzi e terreni propri; diritto

del re o del signore della nomina dell’ecclesiastico

preposto alla chiesa o alla cappella; esenzione giurisdizionale

dall’autorità vescovile e arcivescovile.

Nascita della chiesa palatina di Altamura

La Chiesa di Altamura ebbe caratteristiche analoghe

a quelle di Acquaviva, anche se la sua “palatinità” le derivò

non da un signore feudale, ma dal re di Sicilia, oltre

che Imperatore del Sacro Romano Impero: Federico

II di Svevia.

La sua istituzione rappresenta ancora oggi un casus

storico di cui si continua a discutere, soprattutto per i

termini cronologici in cui essa avvenne e comunque tra

il 1232 e il 1243.

Federico II edificò la sua chiesa su un territorio che

aveva riportato nell’ambito del demanio, sottraendolo

ai vicini centri di Gravina, Bitetto e Matera 22 .

22 In età normanna il territorio su cui sorse Altamura era in

grandissima parte sotto la giurisdizione del vescovo di Bitetto,

come ormai accertato sulla scorta di documenti coevi oltre

che dalle testimonianze rese nel processo giurisdizionale

del 1299. A tal proposito si rimanda direttamente alle fonti

diplomatiche contenute in A. Giannuzzi, Le carte di Altamura

(1232-1502), in «Codice Diplomatico Barese» (d’ora in poi

C.D.B.), XII, Bari 1935, doc. n. 1, p. 3; n. 2, p. 4, n. 89, p. 93.


L’imperatore la fece costruire a proprie spese (e non

degli altamurani come testimoniato da qualcuno nei

processi di età angioina), la dichiarò esente da qualsiasi

giurisdizione vescovile e arcivescovile, dipendente

solamente dal sovrano che nominava gli arcipreti e dalla

Santa Sede.

Una Chiesa palatina, dunque, a tutti gli effetti. Infatti,

col documento del febbraio 1232, lo svevo nominò

Riccardo da Brindisi primo arciprete. Dall’analisi

del testo risultano di estrema importanza le espressioni

utilizzate dal sovrano e riferite a Riccardo (dilectis familiaris

et fidelis noster), alla Chiesa (de novo fundata), alla

sua natura (liberam et exemptam ab ogni iurisdictione archiepiscopatus

vel episcopatus: … liberam et immunem, collacione

predicti archiepresbiteratus nobis et successoribus perpetuo

reservata), agli arcipreti (nulli archiepiscopo vel episcopo

prorsus sit subditus preter Sancte Romane ecclesie et nobis),

alla terra (ecclesia nostre Altamure … in honorem beate Virginis

edificari fecimus in terra predicta Altamura) 23 .

Federico II creò una Chiesa palatina in una terra che

ricostruì, curandosi del suo ripopolamento attraverso

la diffusa e antica pratica della revocatio e dell’assegnazione

di un territorio che circoscrisse, sottraendolo a

quelle realtà feudali normanne esistenti prima della sua

ascesa al trono e del quale si erano impossessate, approfittando

del fatto che quell’area, occupata dai resti di un

antico abitato, era rimasta per diversi secoli spopolata.

La natura delle Chiese palatine prevedeva l’affidamento

a sacerdoti, chiamati cappellani, scelti dall’imperatore

o dal re; non erano richiesti né il decreto di

fondazione ecclesiastico, né quello di creazione in titolo.

L’autorità ecclesiastica non poteva ingerirsi.

23 CDB XII, cit., doc. n. 1, pp. 3-4.

21


22

Nel 1248, in un periodo di grandi tensioni tra Federico

II di Svevia e il pontefice Innocenzo IV che lo aveva

scomunicato, Riccardo da Brindisi, forse preoccupato

di salvaguardare le sue prerogative e quelle dell’arcipretura

di Altamura, ottenne dal pontefice il riconoscimento

della fondazione della cappella palatina di Altamura

e i privilegi consessi dal sovrano, tra cui l’autonomia

dall’autorità vescovile e arcivescovile 24 .

Finché governarono gli Svevi non vi fu alcuna contestazione

da parte delle diocesi vicine nei confronti della

nuova istituzione. Con gli Angioini, invece, iniziarono

subito a verificarsi gravi contrasti tra i prelati di Altamura

e i vescovi di Gravina, ognuno pronto a far valere con

ogni mezzo i propri diritti, reali o presunti che fossero.

24 Alcuni studiosi fanno risalire la costituzione della prelatura

nullius alla volontà del Pontefice Innocenzo IV. In realtà

il prelato nullius, nel significato di nullius dioecesis, indica

nella gerarchia cattolica proprio un ecclesiastico non appartenente

a una diocesi, capo di una “prelatura territoriale”,

cioè una diocesi senza tale titolo. Il documento di Innocenzo

IV, invece, pur riconoscendo a Riccardo da Brindisi

e alla sua Chiesa tutti i privilegi concessi, definendolo «clerico

de Altamura gravinensis diocesis», negava nella forma la

natura “nullius” dell’arcipretura che non è menzionata nel

testo nel quale si conferma solamente il disposto dell’imperatore.

Tale negazione formale investiva anche l’essenza

della personalità dello stesso prelato. Cf. CDB XII, doc. n.

3, pp. 7-8. Dagli Annuari Pontifici si evince che in tutta Italia,

fino al 1848, due sole erano le Prelature Nullius: Santa

Lucia in Mela (Messina), creata nel 1206 da Federico II di

Svevia, quella di Altamura (1232) per volontà dello stesso

imperatore e solo nei secoli scorsi ne sono state create altre

tre: Acquaviva (1848), Pompei (1926) e Loreto (1935).


Le vertenze diocesane tra Altamura e Gravina

Il consolidamento della nuova dinastia angioina nel

Meridione d’Italia diede occasione ai vescovi di Gravina

di reclamare supposti diritti sulla Chiesa altamurana

come ordinari diocesani.

Il presule Giacomo (1256-1266), pur essendo stato

un partigiano di re Manfredi, alla sua scomparsa cercò

di impossessarsi della limitrofa arcipretura, dichiarando

che il territorio di Altamura apparteneva a Gravina

e che il documento di Federico II e la bolla di Innocenzo

IV erano stati falsificati dagli altamurani 25 . Trovandosi

dunque quella Chiesa sotto la sua giurisdizione,

egli voleva far valere il suo diritto di visita.

A tale pretesa si oppose fermamente il prelato di Altamura,

Palmiro de Viana (1262-1269) 26 , che ricorse al

re Carlo I d’Angiò il quale, dopo aver fatto esaminare

attentamente la questione e valutare le ragioni avanzate

da entrambe le parti, diede ragione al de Viana, riconoscendo

autentica e valida la creazione della Chiesa

palatina altamurana. A tale decisione non si oppose

neanche il pontefice Clemente IV, che aprì un’inchiesta

proprio sul comportamento del vescovo Giacomo

per appurare quanto si vociferava, e cioè che aveva preso

parte alla cerimonia d’incoronazione di Manfredi e

si era distinto per la sua accesa partigianeria. Riconosciute

fondate quelle accuse, il presule fu destituito il

25 D. Nardone, Notizie storiche, cit., p. 145.

26 Era stato nominato da re Manfredi. Prese possesso dell’arcipretura

nel 1262. Originario di Gioia, nominò suoi vicari

due preti greci come lui: don Sergio e don Giorgio. Cf. V.

Vicenti, Cronologia altamurana, in «Altamura», n. 13, 1971,

p. 286; CDB XII, doc. n. 89, p. 145 e 191.

23


24

14 ottobre 1266 27 , per cui la cattedra di Gravina rimase

vacante per oltre un decennio.

Per sedici anni la questione che aveva infuocato gli

animi delle superiori cariche ecclesiastiche di Gravina

e Altamura rimase sopita. Nel 1283, però, il nuovo vescovo

della chiesa gravinese, il monaco benedettino Pietro,

non tenendo in alcuna considerazione l’esito della

precedente vertenza 28 , tornò a far valere le sue ragioni

presso il sovrano. Ci volle tutta la determinazione

dell’arciprete Giovanni prima e di Pietro de Lusarchiis

poi per impedire quello che essi considerarono un abuso

e un’aperta violazione dello ius patronatus di cui godeva

la Chiesa di Altamura.

De Lusarchiis mostrò al vescovo Pietro i documenti

originali della fondazione e ottenne da lui una dichiarazione

giurata con la quale riconobbe l’autonomia

dell’arcipretura altamurana dalla giurisdizione dell’ordinario

diocesano 29 . Tale manifestazione di buon senso

mostrata dal vescovo Pietro non fece desistere i suoi

successori dal tentarci nuovamente.

27 D. Vendola, Documenti tratti dai registri vaticani. Da Innocenzo

III a Nicola IV, I, Trani 1940, doc. n. 366, p. 289.

28 Su questo presule vi sono ancora problemi di cronologia. La

cronotassi dell’episcopato pugliese lo riporta defunto il 6

novembre 1283 (Aa.Vv., Cronotassi, cit., p. 193). Ciò contrasta

con un documento del 15 giugno 1284 di Carlo I d’Angiò

in cui si fa riferimento al tentativo fatto il giorno 11 dello

stesso mese dal vescovo Pietro di visitare la Chiesa di Altamura.

Cf. CDB XII, doc. n. 34, p. 31.

29 Il testo di questa dichiarazione fu riportato in sintesi e in

lingua italiana da B. Chioccarelli, Archivio della Regia giurisdizione

del Regno di Napoli, Venezia 1721, t. III, p. 126, per

intero e in latino da M. Garruba, Esame su l’origine e su i privilegi

del Priorato di San Nicola di Bari, Napoli 1830, pp. 152-

157.


Dopo la breve parentesi di Palmerio, il nuovo presule

di Gravina, Giacomo (1294-1308), secondo della serie,

ricorse al re, pretendendo di esercitare i diritti di ordinario

diocesano sulla Chiesa di Altamura che gli erano

impediti e contestati dall’arciprete Dionigi Juppart

(1293-1294). Costui aveva inviato il suo vicario, il prete

greco Dionisio de Galliano a Bitetto presso il vescovo di

quel luogo, Marino Scicutella (1294-1302), per ottenere

due copie legali dei documenti del 1232 e del 1248. Analoga

documentazione aveva richiesto alla Curia regia.

Il vescovo Giacomo denunciò al re Juppart, accusandolo

non solo di impedirgli di svolgere le sue funzioni,

ma anche di aver ordinato al suo vicario di falsificare i

documenti originali della Chiesa di Altamura. Dionisio,

per sottrarsi alle possibili conseguenze, si rese irreperibile,

per cui il presule se la prese col fratello, Giovanni

de Galliano, facendolo arrestare. Compiva, in questo

modo, un grave abuso, essendo quello un laico e quindi

non sottoposto alle leggi ecclesiastiche.

I gravi disordini che si vennero a creare spinsero re

Carlo II il 10 maggio 1295 a incaricare Lucio, vescovo

di Bitonto e il milite Angelo Pischitto di Barletta di recarsi

ad Altamura per condurre un’accurata indagine 30 .

Sono le testimonianze rese nel lungo processo giurisdizionale

del 1299 a far luce sull’intricata vicenda e

sulla scomparsa dei documenti del 1232 e 1248, incautamente

consegnati dall’arciprete Dionigi Juppart al

vescovo Giacomo e da questi fatti definitivamente sparire

31 .

Per sottrarre l’arcipretura di Altamura alle continue

ingerenze dei vescovi di Gravina, Carlo II d’Angiò, il 20

ottobre 1298, la unì in perpetuo al Tesorierato di San

30 CDB XII, doc. n. 58, p. 59.

31 Ivi, doc. n. 89, p. 145, testimonianze sul terzo articolo.

25


26

Nicola di Bari 32 . Fu una decisione che i cittadini altamurani

non accettarono, poiché essa comportava di fatto

la perdita dell’autonomia della loro Chiesa. Infatti, con

diploma del 17 ottobre 1298 dato da Napoli, il re ordinò,

sotto gravi pene, di riconoscere come arciprete il tesoriere

di San Nicola, Pietro de Angeriaco, da lui investito

già della prima carica l’1 maggio 1296 33 .

Col potente tesoriere alla guida della Chiesa di Altamura,

Carlo II dispose la ripresa del processo giurisdizionale

col vescovo di Gravina.

Il 7 marzo 1299 questi presentò gli argomenti a suo

favore (25), mentre il 13 marzo fu la volta di de Angeriaco

(49).

Il processo ebbe inizio il 25 luglio 1299 e terminò il

20 gennaio 1301, dopo l’escussione di numerosi testi

dell’una e dell’altra parte, con un accordo tra il vescovo

di Gravina e l’arciprete di Altamura 34 .

Giacomo riconobbe la regia collazione della Chiesa

fondata da Federico II e promise di non promuovere

altre liti contro l’arciprete e i suoi successori. Tale dichiarazione

fu approvata dal clero gravinese e dall’arcivescovo

metropolita di Acerenza, Gentile Orsini (1300-

32 Ivi, doc. n. 81, pp. 78-79. Carlo II in questo modo veniva incontro

anche a un desiderio del pontefice Bonifacio VIII,

che lo esortava ad accrescere le rendite della chiesa di San

Nicola di Bari, unendo al Tesorierato qualche chiesa di regia

collazione. Ivi, doc. n. 70, p. 69.

33 F. Nitti, Le pergamene di S. Nicola di Bari. Periodo angioino

(1266-1309), in «Codice Diplomatico Barese» (CDB), XIII,

1936, doc. n. 80, pp. 111-112.

34 In circa diciotto mesi di dibattito furono ascoltati 48 testimoni.

L’intero processo fu riportato su 14 pergamene cucite

insieme. Il documento finale, conservato presso l’archivio

di San Nicola di Bari (colloc. Ang. C 25), è lungo più di

10 metri e largo circa 50 centimetri. Cf. anche www.centrostudinicolaiani.it.


1303). De Angeriaco, a sua volta, giurò di non ingerirsi

nell’amministrazione vescovile 35 .

Il grande potere acquisito dai tesorieri di San Nicola

di Bari e dal vescovo di Gravina Giacomo non fu certamente

gradito ad alcune frange della nobiltà, che videro

in questi uomini dei pericolosi avversari dei quali

bisognava sbarazzarsi o limitare fortemente l’invadenza

politica ed ecclesiastica. Ciò doveva essere fatto ad

ogni costo e in qualunque modo. Infatti, il 13 dicembre

1300, tre altamurani, di cui non si sono mai conosciute

le identità, si recarono a Bari presso la chiesa di San Nicola.

Qui Pietro de Angeriaco si stava accingendo a celebrare

l’ufficio mattutino, quando fu assalito da quegli

sconosciuti che tentarono di assassinarlo. L’attentato

fu sventato per il pronto intervento dei monaci della

basilica. Il tesoriere ne uscì leggermente ferito, ma il

cappellano che lo accompagnava cadde sotto i colpi dei

sicari, che riuscirono a fuggire protetti, a quanto si narra,

anche dai nobili baresi che mal sopportavano l’arroganza

del tesoriere che non mancava di infastidire e

provocare l’arcivescovo di Bari, Romualdo 36 .

Più tragica fu la fine del vescovo di Gravina, Giacomo,

che era entrato in conflitto con un nobile locale,

il barone Teodoro. Costui, con alcuni suoi famigliari e

uomini armati al seguito, assalì l’episcopio con la chiara

intenzione di liberarsi una volta per sempre di lui e

dei suoi accoliti. Questo tentativo, compiuto poco prima

della festività del santo Natale del 1306, fu vanificato

dal pronto accorrere degli inservienti del presule, allarmati

dal suono a martello delle campane. L’interven-

35 CDB XII, doc. n. 89, p. 93; doc. n. 93, p. 223.

36 Su quest’argomento Cf. F. Nitti, Nella Basilica di San Nicola.

Una brutale aggressione del 1300, in «La Gazzetta del Mezzogiorno»

del 7 novembre 1936.

27


28

to del re contro il barone, su querela del vescovo, non

fece altro che inasprire gli animi. Teodoro tentò nuovamente

di assassinarlo il 9 novembre 1307 e il 7 luglio

1308, riuscendo questa volta nel suo progetto criminale.

Giacomo, sorpreso mentre celebrava in cattedrale,

fu ferito gravemente e abbandonato a terra perché creduto

morto. Benché versasse in gravi condizioni, fu trasportato

nell’episcopio e qui soccorso. Il giorno successivo,

venuto a conoscenza che era ancora in vita, il barone

Teodoro assalì con i suoi scherani la dimora del

vescovo. Razziarono tutto quello che di prezioso vi trovarono

e giunti nella stanza in cui giaceva ferito il presule,

lo afferrarono e lo scaraventarono di sotto, in un

luogo stretto e fetido, da una finestra 37 .

Un altro attentato fu perpetrato nel 1316 ai danni del

nuovo tesoriere-arciprete, Rostaino di Candole (1313-

1328), succeduto al de Angeriaco, contro il quale si erano

subito manifestati i segni di una forte insofferenza

da parte dei capitoli della basilica nicolaiana, dell’arcipretura

e cittadini di Altamura 38 .

Se la pretesa di riscuotere le decime su alcuni territori

che appartenevano ad Altamura e non più a Gravina

aveva scatenato la furia omicida del barone Teodoro e

provocato la tragica fine del vescovo Giacomo, la stessa

condusse il successore Nicola a riaprire un nuovo contenzioso

con l’arciprete altamurano Rostaino.

37 Cf. D. Nardone, Notizie storiche, cit., pp. 117-122. Sembra che

il presule non sia morto neanche in quell’occasione, ma pochi

giorni dopo, giacché a suo nome fu presentato un esposto

al sovrano sulle aggressioni subite e sul furto di beni mobili

del valore stimato di 500 once d’oro.

38 Su quest’argomento cf. F. Babudri, Il tesorierato di Fra Rostaino

in San Nicola: fermenti di spirito laico negli istituti civili ed ecclesiastici

trecenteschi in Puglia (1313-1328), in «Archivio Storico

Pugliese», fasc. 3-4, 1954, pp. 260-332.


La questione fu sottoposta al giudizio del pontefice

Giovanni XXII il quale, con bolla del 27 giugno 1321

data da Avignone, incaricò dell’indagine come giudice

apostolico il vescovo Giacomo di Bitetto, che subdelegò

il suo arciprete Scelzio. Costui, nell’agosto del 1321, invitò

a comparire in giudizio il vescovo Nicola che non si

presentò, ritenendo il presule di Bitetto troppo amico

del tesoriere di San Nicola. Tra reiterati inviti e dinieghi,

Scelzio giunse a condannare in contumacia Nicola

e poi a scomunicarlo una prima volta il 23 settembre

1323 con la sospensione a divinis e una seconda il giorno

successivo, interdicendolo, poiché aveva fatto bastonare

e incarcerare la delegazione a lui inviata 39 .

Interdetto per sette anni, nel 1300, Nicola ritornò

ad avanzare le sue antiche pretese. Anche questa volta

la vertenza fu chiusa dall’intervento del re Roberto

d’Angiò, che fece valere i suoi diritti sulla Chiesa palatina

di Altamura, riconoscendone l’autonomia dall’autorità

vescovile 40 .

Le Chiese di Gravina, Acquaviva e Altamura

tra XV e XVII secolo

Le tre Chiese risentirono come tutto il mondo cristiano

occidentale dello scisma (1378-1417), che si concluse

con l’elezione di Martino V. Negli anni successivi,

però, i travagli interni alla Chiesa di Roma fecero sentire

i propri effetti anche nelle piccole circoscrizioni ecclesiastiche

di periferia. Quella di Gravina sembrò riflettere

ciò che accadeva nell’Occidente cristiano.

39 CDB XII, doc. n. 158, pp. 278-283.

40 Ivi, doc. n. 164, p. 289 e doc. n. 181, p. 304; B. Chioccarelli,

Archivio, cit., pp. 129-130 e 157-158.

29


30

Alla morte di mons. Luciani (1381), la diocesi rimase

senza pastore fino al 1386, quando si scatenò una lotta

che vide contrapposti il vescovo Nicola de Madio, eletto

dall’antipapa Clemente VII il 7 febbraio di quell’anno

e un tal Filippo, nominato dal pontefice Urbano IV. Il

primo fu costretto a dimettersi dopo pochi giorni, mentre

l’altro resse la diocesi fino al 16 aprile 1395, quando

fu trasferito a Otranto 41 .

La designazione dei vescovi proseguì senza soluzione

di continuità fino al 1411, anno della morte di mons.

Ruggero de Longobardi.

Il pontefice Giovanni XXII provvide subito alla nomina,

designando un frate dell’ordine dei Minori Osservanti,

Enrico Dasmani, che pare non abbia mai preso

possesso della cattedra.

La situazione che venne a crearsi è stata così stigmatizzata

dallo storico Domenico Nardone: «La Chiesa Romana

era allora travagliata dallo scisma, e gli ecclesiastici

di Gravina appaiono in quest’epoca assai turbolenti

per quisquiglie personali, differenza di vedute, abusi

e prepotenze reciproche, in una aspra lotta di fazioni

al servizio di personalità più autorevoli e aspiranti a

posti più remunerativi e di comando» .

Uno dei tanti effetti di questa caotica situazione fu

la pretesa del capitolo e clero gravinese di volere un vescovo

della loro stessa terra, mostrandosi ostili nei confronti

di quei pastori regolarmente nominati dalla Curia

pontificia, che saggiamente rifiutarono per non essere

coinvolti nelle violente lotte interne. La vacanza vescovile,

protrattasi ormai per diciotto anni, risultò dannosa

allo sviluppo economico e sociale della città, tant’è

che il duca Francesco I Orsini obbligò il capitolo e tut-

41 Aa.Vv., Cronotassi, cit., p. 193; D. Nardone, Notizie storiche,

cit., pp. 156-158.


ti gli ecclesiastici a riunirsi e raggiungere un accordo.

Unanimemente furono fatti voti presso il papa, perché

l’arcidiacono D. Giovanni di Roberto Santoro, da loro

indicato, fosse nominato vescovo di Gravina.

Tale designazione fu accettata dal pontefice Martino

V che la ratificò con bolla del 13 giugno 1429, ma

creò, così, un pericoloso precedente, poiché da allora

in poi il clero gravinese credette d’essere un suo diritto

quello di indicare la persona chiamata a sedere sulla

cattedra vescovile. Alla morte del Santoro, infatti, gli

ecclesiastici si divisero in due fazioni: una sostenne l’elezione

di D. Antonio de Trinchidella, il cui nome, però,

non fu gradito al papa Eugenio IV, l’altra si dichiarò

partigiana di un tal Giacomo (forse di Gravina) che

venne sostenuto dall’antipapa Felice V.

La questione della successione ebbe termine con la

nomina di un Amministratore perpetuo della Chiesa

gravinese nella persona del potente Marino Orsini, arcivescovo

di Taranto.

Nel momento in cui sembrò profilarsi all’orizzonte

un periodo di pace e tranquillità, un grave disastro si

abbatté sulla città e sulla Chiesa.

Secondo quanto narrano gli storici locali, un tremendo

terremoto verificatosi nella notte tra il 4 e 5 dicembre

1456 rase al suolo fin dalle fondamenta la cattedrale

di Gravina; stessa sorte toccò all’annesso episcopio e

al vicino castello detto degli Altavilla 42 .

42 Ivi, pp. 174-178. Il crollo della cattedrale e degli altri palazzi

del potere religioso e politico è solamente congetturato dal

Nardone, che si rifà a quanto narrato dalle storie di quei paesi

che ne furono colpiti, anche molto duramente. Con onestà

intellettuale, egli ammette di non aver trovato nei documenti

da lui consultati neanche una piccola menzione. Attribuisce

però all’opera distruttiva del fenomeno tellurico la colpa

della decadenza di molti centri popolati da comunità religio-

31


32

Se la Chiesa di Gravina dovette affrontare nel corso

del secolo un lungo travaglio interno, la pace dell’arcipretura

di Acquaviva, che era durata più di due secoli,

fu improvvisamente interrotta dai nuovi tentativi messi

in atto dall’arcivescovo di Bari, Francesco Ayello (1424-

1453) di annullare la sua autonomia.

Nel 1452, infatti, dichiarò unilateralmente apocrifa

la bolla del suo predecessore Andrea III, ritenuta da

lui tale perché estratta da una copia e declassò la Chiesa

da palatina a ricettizia 43 .

se o semplicemente agricole, che erano sparse nel territorio.

Storicamente, l’epicentro della scossa, individuato con molta

probabilità nel Matese, investì quest’area, l’Irpinia e il Sannio,

con un’ampia onda sismica che fece sentire i suoi effetti

distruttivi anche in altre zone dell’Italia centro-settentrionale

e meridionale. Quella principale si verificò nella notte tra il 4

e 5 dicembre alle ore 23 ed è stata calcolata di magnitudo 7,1

(quella del 2 novembre 1980 che colpi l’Irpinia e la Basilicata

fu di 7,2). Causò ben 30.000 morti. Cf. M. Baratta, I terremoti

d’Italia, Torino 1901, pp. 66-73; S. Russo, Storia di Foggia

in età moderna, Bari 1992, pp. 27-28 e il sito web http://www.

markrage.it. Nelle cronache delle città vicine, stranamente,

non si trovano riferimenti a questo sisma. Per la città di Altamura,

per esempio, è riportata da Ottavio Serena una notizia

che suscitò non poche perplessità nello storico per la sua

provenienza: Egli scriveva: «In alcune notizie che diconsi raccolte

nella Biblioteca del Monastero della Trinità della Cava e

di cui furono comunicate dal Sig. Emmanuele Cavalli di Lucera

si dice che Altamura in quest’anno 1456 subì un fortissimo

terremoto “che lasciò illesa la sola Chiesa e tolse la vita alla

maggior parte dei suoi abitanti”. Non so donde sia stata ricavata

tale notizia, di cui non si fa cenno in nessuna cronaca …».

T. Berloco, Storie inedite della città di Altamura, Cassano delle

Murge, 1985, pp. 187-188. Nessuna traccia neanche nelle storie

delle vicine città di Matera e Montepeloso. Possibile che

danni così ingenti si siano verificati nella sola Gravina?

43 Era definita così quella Chiesa posta sotto il patronato del

Comune o della famiglia che l’aveva fondata.


Il clero di Acquaviva reagì a quel sopruso e tramite

l’arciprete Angelo e il signore feudale, Francesco del

Balzo, duca di Andria, ricorse presso il pontefice Niccolò

V, che incaricò il vescovo di Bisceglie, Giacomo, di

inquisire sulla questione e di ripristinare l’autonomia

dell’arcipretura nel caso in cui fosse stata appurata la

violazione dei suoi privilegi.

Il solerte Giacomo rigettò qualunque pretesa dell’arcivescovo

barese e ristabilì con apposita bolla tutti i diritti

goduti fino ad allora dalla Chiesa di Acquaviva 44 .

Il XV secolo si mostrò favorevole alla Chiesa palatina

di Altamura.

Nel 1442, il signore feudale della città, Giovanni Antonio

Orsini del Balzo, figlio di Maria d’Enghien 45 e

Raimondo Orsini del Balzo, divenuto uno dei più potenti

baroni del Regno, riuscì a sottrarre l’Arcipretura

di Altamura al Tesorierato di Bari, restituendo alla

prima l’autonomia e gli antichi diritti. Complice la

madre, avocò a sé il diritto di nominare il prelato, scelta

che cadde sull’abate Pietro di Gargano. Questi, il 15

gennaio dello stesso anno, inviò il padre, il nobile Giovanni

Gizzinosi di Bari, a prendere possesso della prelatura

assegnatagli 46 .

44 S. Luciani, Storia della chiesa palatina di Acquaviva delle Fonti,

Bari 1876, pp. 24-25. All’arciprete Angelo seguirono Leone

Quartanario (…1483) e fino al 1505, Marino de Falconibus

o de Falconi (1497), vescovo di Minervino. Cf. Aa.Vv.,

Cronotassi, cit., p. 225.

45 Fu contessa di Lecce e convolò a nozze col principe di Taranto,

Raimondo Orsini del Balzo. Rimasta vedova nel 1406,

sposò il re di Napoli Ladislao I di Durazzo.

46 V. Vicenti, I Prelati di Altamura, a cura di D. Denora, Fasano

1978, p. 11; Idem, Cronologia, cit., p. 292; CDB XII, doc.

n. 273, p. 410.

33


34

Nel 1463 gli altamurani avevano ottenuto dal re Ferdinando

I d’Aragona la conferma dei privilegi goduti

in precedenza, ma anche la concessione di nuovi, tra

cui quello di sormontare l’arma cittadina con la corona

regia 47 .

Il lungo periodo di demanialità goduto dalla città

(1464-1482) l’aveva resa ricca e potente, tanto da essere

annoverata tra le più importanti del Regno.

Nel 1482 fu concessa nuovamente in feudo a Pirro

del Balzo, nipote di Giovanni Antonio Orsini del Balzo

e suocero di Federico d’Aragona, figlio del re Ferdinando.

Tre anni dopo, l’arciprete altamurano Francesco

Rossi (1477-1527), sostenuto dal feudatario, ottenne dal

pontefice Innocenzo VIII, con bolla data da Roma il 23

settembre 1485, il privilegio che elevava la chiesa di Altamura

da Parrocchiale a Collegiata Insigne 48 con un aumento

considerevole dei capitolari, concedeva all’arciprete

gli jura episcopalia, cioè portare il rocchetto, impartire

la solenne benedizione, conferire gli ordini mino-

47 CDB XII, doc. n. 289, p. 423.

48 Secondo A. Ceccaroni, Dizionario, cit., pp. 344-385, si definisce

«collegiata quella chiesa che ha comunità clericale,

la quale può e suole congregare particolarmente ed agire

con uso libero di sigillo … Per l’erezione d’una collegiata

è necessario che 1° il paese sia rispettabile e di riguardo; 2°

che vi regni la convenienza, la civiltà e contenga un popolo

ed un clero abbastanza numeroso; 3° che la chiesa, ove devesi

erigere, non sia mancante di ornato decente e di vastità;

4° che in essa si trovi una certa quantità di preziose suppellettili

sacre; 5° che sia questa al possesso di una dote sufficiente

per le prebende dei canonici; 6° che le condizioni

della fondazione non eccedano i limiti della legge; 7° che

tale erezione non rispondi in altrui pregiudizio, ma invece

cagioni l’accrescimento del culto divino; 8° finalmente, che

vi concorra la libera approvazione dell’ordinario».


i, esercitare la superiorità e il diritto di punire i sacerdoti,

fregiarsi delle insegne vescovili. Inoltre Innocenzo

VIII disponeva che Altamura potesse chiamarsi città.

Questa concessione determinò la decisione di prolungare

la fabbrica della chiesa dell’Assunta per costruirvi

il nuovo presbiterio e ciò comportò anche un mutamento

importante nel tessuto urbano di Altamura. I

lavori di ampliamento iniziarono quasi subito, ma dovettero

essere interrotti nel 1494 non solo per la morte

del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona che aveva sostenuto

la causa dell’arciprete Rossi, ma probabilmente

anche per mancanza di fondi 49 .

Se il Quattrocento si caratterizzò per le lotte interne

e le gravi sciagure naturali che sconvolsero il normale

fluire della vita cittadina, il successivo si contraddistinse

per una fervente attività edilizia che interessò le cattedrali

di Gravina, Acquaviva e Altamura.

La nomina del nuovo vescovo di Gravina, Pietro Matteo

d’Aquino (1482-1508) e il sostegno datogli dal duca

Francesco II Orsini, dai nobili, dall’università e da numerosissimi

cittadini determinarono la ricostruzione

della cattedrale e il recupero di quei pochi frammenti

architettonici e di fabbrica che il terremoto aveva risparmiato

50 .

49 Cf. G. Pupillo, La Cattedrale di Altamura. Guida storico-artistica,

Fasano 1978; Idem, La Cattedrale di Altamura segno del

Medioevo, in Aa.Vv., Altamura. Segni e percorsi di un’evoluzione

urbana, Matera, 1990, pp. 61-69; G. Palasciano, La Cattedrale

di Altamura. Guida per immagini, Altamura 2010.

50 Appare contraddittorio quanto riferito dal Nardone. Parlando

degli effetti disastrosi del terremoto del 1456 aveva scritto

che della chiesa «non rimasero che le sola fondamenta e

pochi avanzi di ornati» (sic), mentre nel descrivere l’opera

di ricostruzione, partendo dallo stato pietoso in cui versava

l’edificio sacro, affermava che «tranne la rimozione del-

35


36

Come Gravina, anche Acquaviva dovette affrontare

il problema d’interventi urgenti alla fabbrica della sua

maggior chiesa.

Nel 1505 il pontefice Giulio II nominò arciprete

mons. Cesare Lambertini, già vescovo di Isola. Questi,

trovando ormai cadente la chiesa, iniziò una serie di lavori

che portarono alla costruzione di un edificio più

grande del precedente e con un’altra area di culto a livello

inferiore. Le opere, iniziate nel 1529, terminarono

nel 1594.

Durante questi anni si verificarono gli ennesimi tentativi

dell’ordinario di Bari di annullare i privilegi goduti

dall’arcipretura acquavivese.

Nel 1532, infatti, l’arcivescovo Girolamo Grimaldi

(1520-1540) avocò a sé le prerogative degli arcipreti di

Acquaviva. Gli si opposero il Duca e il prelato Tommaso

Lambertini che, sostenuti dal clero e dalla popolazione,

si rivolsero al viceré, il potente cardinale Pompeo

Colonna, il quale ordinò che fossero ripristinati gli antichi

diritti dell’arcipretura 51 .

Dopo la morte di Cornelio Lambertini (1558), si

susseguirono gli arcipreti Giambattista Fesce (fino al

1556), Lucio Gallo († 1569), Lorenzo Mandino, patrizio

di Novara e abate di S. Angelo e Nicola de Cillis.

Quest’ultimo fu tenuto in grande considerazione dal

pontefice Pio V dal quale ottenne l’investitura arcipretile

il 17 gennaio 1569.

le macerie ingombranti e i necessari puntellamenti e le inevitabili

demolizioni, nulla era stato fatto ancora di positivo

per ridare alla nostra città il suo perduto tempio». D. Nardone,

Notizie storiche, cit., pp. 174-175 e 187.

51 Furono quattro gli arcipreti di Acquaviva con lo stesso cognome

Lambertini: dopo Cesare ci furono Girolamo, Tommaso

e Cornelio. Cf. S. Luciani, op. cit., pp. 26-27.


Alla sua morte, avvenuta dopo otto anni, gli successe

Paolo Puteo, che però morì subito dopo la nomina e

fu sostituito da Agostino Chiarito nel 1577.

Questo prelato contrastò energicamente le nuove

pretese dell’arcivescovo Antonio de Puteo (1562-1592) 52

e ricorse nel 1590 alla Curia Romana. In questa sede, il

presule barese fece presente che l’ingerenza del potere

laico negli affari ecclesiastici arrecava nocumento ai

diritti della Chiesa e soprattutto spingeva il clero di Acquaviva

a non rispettare né tenere in grande considerazione

le prescrizioni della Santa Sede.

L’arciprete Chiarito, invece, fondò le sue ragioni su

due presupposti:

1° l’esistenza e l’autenticità della bolla del 1221 dell’arcivescovo

Andrea III e del vescovo delegato nel 1452;

2° gli arcivescovi baresi potevano provare la pretesa

giurisdizione sulla Chiesa di Acquaviva?

La curia di papa Leone XI non volle scontentare il re

di Spagna e del Regno di Napoli, Filippo II, negandogli

i diritti legati alla palatinità della Chiesa di Acquaviva

e così affidò la questione all’arbitrato del cardinale

Antonio Saulo e Ottavio Paravicino, la cui decisione

giunse solo all’alba del secolo successivo 53 .

In Altamura, a partire dal 1521, si registrarono grandi

spese per la ripresa dei lavori di completamento della

nuova area presbiteriale della chiesa dell’Assunta.

Quest’opera, iniziata dall’arciprete Francesco Rossi,

non fu portata da lui a compimento per la sopravvenuta

morte nel 1527 in seguito alla pestilenza che colpì

la città.

52 Luciani lo chiama Giovanni II Puteo, ma nessuno con tale

nome e nello stesso periodo compare nell’elenco degli arcivescovi

di Bari. Cf. Aa.Vv., Cronotassi, cit., p. 105.

53 S. Luciani, op. cit., pp. 29-31.

37


38

Rimasta vacante l’arcipretura, Carlo V d’Asburgo

non si preoccupò di procedere alla nomina del nuovo

prelato. Se ne interessò, invece, il signore della città, Ferdinando

Gaetani, il quale credette d’essere di sua competenza

la proposta di nomina dell’arciprete, giacché

suo padre Onorato aveva ricevuto in feudo Altamura da

Ferdinando il Cattolico nel 1506 54 . Infatti, su suo suggerimento,

il pontefice Clemente VII nominò a tale carica

il nobile napoletano Fabio Pignatelli (1528) che non

prese mai possesso dell’arcipretura altamurana, rinunciandovi

definitivamente sette mesi dopo.

Lo stesso Clemente, allora, investì della stessa l’altamurano

Niccolò Sapio (1529-1548). La modalità di nomina,

però, non sfuggì al nuovo viceré di Napoli, Pietro

da Toledo che, ristabilendo il diritto di regia collazione,

fece designare lo spagnolo Vincenzo d’Avyla de Salazar

la cui investitura, però, fu contestata presso l’ufficio

del Cappellano Maggiore.

Sapio portò a compimento le grandi opere iniziate

dal suo predecessore. Alla sua morte, avvenuta nel 1548,

il Capitolo volle usurpare il diritto di nomina del sovrano,

facendo cadere la scelta del nuovo arciprete su un altro

altamurano. Salazar, però, che aveva atteso ben sette

anni per prendere possesso dell’arcipretura che gli

spettava, non fu disposto a rinunciare, né tollerò d’essere

messo in discussione. Nel 1550 la occupò con la forza

delle armi, facendo abbattere la porta della chiesa che

il capitolo prepotentemente gli aveva chiuso in faccia.

A questo prelato si deve la costruzione della seconda

torre campanaria e l’apposizione dei tre stemmi sulla

facciata (quello di Carlo V d’ Asburgo, di Pietro da Toledo

e il suo) con una lunga iscrizione che ricordava le

tappe storiche della prelatura nullius.

54 V. Vicenti, Cronologia, cit., p. 295.


Con queste opere si chiudeva la grande stagione dei

lavori alla fabbrica della chiesa, che saranno ripresi solo

due secoli più tardi 55 .

Il Seicento vide riacuirsi le tensioni tra l’arciprete di

Acquaviva e l’arcivescovo di Bari. I due cardinali incaricati

dalla Santa Sede di risolvere il contenzioso si pronunciarono

il 6 aprile 1601. Essi convalidarono e riconobbero

la legittimità dell’autonomia della Chiesa acquavivese

e imposero il “perpetuo silenzio” all’arcivescovo

di Bari 56 . Se il laudo ancora una volta dava ragione

ad Acquaviva, molti e diversi furono i tentativi non

solo di ritardarne l’esecuzione, ma di rendere lo stesso

privo di efficacia.

Erano di fronte due istituzioni ecclesiastiche che avevano

un peso ben diverso. Quella decisione (laudo) approvata

da papa Pio V nel 1605 fu convalidata con regio

exequatur solamente il 14 febbraio 1606 e comunicata

all’arcivescovo Decio Caracciolo (1606-1613), che dopo

appena quattro anni l’avrebbe contestata formalmente.

Nonostante un’altra sentenza a favore dell’arcipretura

di Acquaviva di papa Innocenzo XII del 16 giugno

1692, gli arcivescovi di Bari continuarono nel loro atteggiamento

di ostilità e di sfida.

Il 26 novembre 1694, a seguito di brighe segrete di

mons. Carlo Loffredi (1691-1698), la “Romana Ruota”,

non tenendo conto delle sentenze precedenti, stabilì

che “per consuetudine” spettasse al ricorrente e ai suoi

successori il diritto di ordinare Primiceri e conferire benefici

e canonicati vacanti nella chiesa di S. Eustachio di

Acquaviva, mentre all’arciprete era riconosciuta la giurisdizione

nelle cause civili, ma non in quelle criminali.

55 Idem, I prelati, cit., pp. 14-17.

56 S. Luciani, op. cit., p. 31.

39


40

A nulla valsero le proteste dell’anziano arciprete Bernal,

che cercò anche la protezione del viceré Luigi della

Zerda, duca di Medina Coeli e, chiamato a Roma, fu

incarcerato per inosservanza delle sentenze.

Per essere rimesso in libertà dovette firmare a Modugno

nel 1696 la rinuncia alle sue prerogative e a quelle

della sua chiesa. L’arcipretura di Acquaviva perse, così,

la sua autonomia e cadde sotto la giurisdizione degli

arcivescovi di Bari 57 .

La Chiesa di Altamura, dopo aver sopportato il grave

onere economico per l’ampliamento della fabbrica

del suo tempio maggiore, negli ultimi anni del secolo

fece fronte a una nuova stagione di attacchi alla sua autonomia

da parte dei vescovi gravinesi.

Il 2 agosto 1593 il pontefice Clemente VIII aveva

nominato vescovo di Gravina Vincenzo Giustiniani

(1593-1614), monaco domenicano 58 il quale, finché

visse il re Filippo II, non avanzò alcuna pretesa nei

confronti della prelatura altamurana. Alla sua morte

(1598), però, approfittando della discordia che si era

venuta a creare in Altamura tra il clero latino, greco e

l’arciprete Giovan Geronimo de Mari (1585-1624), reclamò

l’esercizio dei diritti episcopali su quella Chiesa.

Iniziò, così, grazie all’appoggio dei pontefici Clemente

VIII prima e Paolo V dopo, una delle vertenze

più violente che la storia ecclesiastica di Gravina e Altamura

ricordi.

L’arciprete de Mari si oppose con tutto il clero, che

in quest’occasione ritrovò coesione, e il popolo. Tutti

confidarono nel favore del nuovo sovrano Filippo III,

57 Ibidem, pp. 32-37; M. Garruba, Serie critica, cit., p. 700; Guida

agli Archivi capitolari d’Italia, a cura di S. Palese, E. Boaga,

F. De Luca, L. Ingrosso, II, Roma 2003, p. 18.

58 A. Casino, op. cit., pp. 91-94.


che si sperava avesse avuto la stessa lungimiranza e determinazione

del padre.

Mons. Giustiniani nel 1601 lanciò l’interdetto contro

Altamura e la sua Chiesa e nel 1605, sfruttando l’elezione

al soglio pontificio dell’intransigente Paolo V,

fece convertire l’interdetto in scomunica.

Il de Mari, recatosi a Roma per sostenere le ragioni

della sua Chiesa, fu arrestato e imprigionato nelle carceri

pontificie, dove rimase per lungo tempo.

Nello stesso anno, Paolo V aveva scomunicato anche

la città di Venezia. Le motivazioni, naturalmente, erano

completamente diverse: in quel caso si cercò di arginare

un’eresia che si stava diffondendo in seguito alle

posizioni anticuriali di Paolo Sarpi e sostenute dalla

Serenissima; per Altamura, invece, si trattò di una presa

di posizione a favore delle pretese giurisdizionali del

vicino vescovo di Gravina.

Durante il lungo periodo di scomunica, le uniche

chiese in cui venne amministrato il solo battesimo furono

quelle del convento di S. Francesco d’Assisi e di S.

Antonio dei PP. Conventuali.

Tutte le mediazioni cui si ricorse per fare annullare

l’interdetto, compresa quella del viceré conte di Benavente

(1603-1610), non sortirono alcun effetto 59 .

Morto Giustiniani, si riaccesero gli scontri tra i sostenitori

del suo successore, mons. Agostino Cassandra, e

59 Neanche il vescovo di Gravina, Giustiniani, ottenne alcun

beneficio dalla condizione in cui versava la vicina Altamura.

Fu un grande pastore che lasciò traccia del suo cammino

terreno nella diocesi che gli era stata affidata. Fondò un seminario,

un ricovero per ragazze perdute, poste sotto la regola

di S. Francesco; fece costruire la chiesa di S. Maria delle

Grazie, la cui facciata è impreziosita dalla grande aquila

su tre torri, che campeggiava nel suo stemma episcopale.

Cf. D. Nardone, Notizie storiche, cit., pp. 249-250.

41


42

gli uomini di Altamura: numerosi furono gli sconfinamenti

territoriali, le aggressioni, i ferimenti, i furti e le

carcerazioni da entrambe le parti.

Tale stato di grave tensione durò fino al 1622 quando,

con l’elezione di Gregorio XV, fu tolta la scomunica.

Da questo momento in poi, i signori di Altamura, i

potenti Farnesi, gli amministratori locali e il popolo,

forti del denaro necessario raccolto, cercarono di far

elevare l’arcipretura nullius a sede episcopale. Tutti i

tentativi fatti, però, non ottennero alcun risultato per

l’opposizione del vescovo gravinese e l’intransigenza

della Santa Sede.

L’ultimo fu compiuto nel 1690 da Ranuccio II Farnese

e dall’arciprete Nicola Abrusci (1689-1698) di Acquaviva,

nominato dal re Carlo II, ma senza fortuna 60 .

Nel secolo dei Lumi

Nel Settecento la sede episcopale di Gravina rimase

vacante per circa dieci anni (13 settembre 1708-15 maggio

1718). L’assenza di un pastore provocò «incresciosi

episodi di rilassatezza e di ordine morale e di ordine civile»,

tanto da richiedere l’intervento di Roma che nominò

Visitatore apostolico il cardinale Pietro Francesco

Orsini, arcivescovo di Benevento.

La cronotassi dei vescovi gravinesi riprese con la desi-

60 V. Vicenti, Cronologia, cit., p. 301. A tal proposito si legga

la fitta corrispondenza intercorsa con l’abate Gian Battista

Pacichelli, “Residente” di Napoli e ambasciatore della S. Sede

in Germania, Inghilterra e Francia. Costui visitò Altamura

proprio nel 1690 e riportò le sue impressioni nell’opera

che scrisse. Cf. G.B. Pacichelli, Memorie novelle de’ viaggi per

l’Europa cristiana, Napoli 1690, pp. 224-226 e 233-234.


gnazione del milanese Cesare Francesco Lucino (1718-

1725), per interrompersi nuovamente nel 1730-1731 e

1790-1792 61 .

Le Chiese di Acquaviva e Altamura, invece, dopo varie

peripezie, si videro finalmente riconoscere l’antica

natura giuridica, ma i problemi con gli ordinari vicini

non cessarono.

All’epoca dell’arcivescovo di Bari, Gennaro Adelmo

Pignatelli (1770-1777), il clero di Acquaviva riuscì ad

ottenere nuovamente l’autonomia dalla diocesi barese

«con l’appoggio di alcune iscrizioni» 62 .

61 Per la serie dei vescovi e gli avvenimenti storici della diocesi

si rimanda a A. Casino, op. cit., pp. 129-153.

62 Così scriveva M. Garruba, Serie critica, cit., p. 700. Le iscrizioni

cui lo storico si riferiva erano quelle incise su due lapidi

ritenute di età normanna, che si trovavano all’interno

della chiesa di S. Eustachio. Una riguardava la fondazione

della Chiesa, l’altra la donazione di beni per dotarla. Queste

due testimonianze, pare ritrovate durante i lavori effettuati

nel XVIII secolo all’edificio sacro e inviate a Napoli

per essere studiate dagli “antiquari” del tempo, non furono

più restituite. Il loro contenuto era stato ricopiato (con

qualche inevitabile errore di trascrizione) in un codice di

memorie intitolato Avvertimenti e notizie di questo Reverendissimo

Capitolo, Chiesa e venerabile Cappella di S. Maria di Costantinopoli.

I dubbi sull’autenticità delle iscrizioni e sulla stessa

palatinità della Chiesa di Acquaviva furono sollevati dallo

storico A. Lucarelli, La chiesa di Acquaviva delle Fonti è palatina?,

in «Rassegna Pugliese», XIX, nn. 11-12, Trani 1902,

pp. 374-379. Lo studioso, sulla scorta dell’errata indicazione

dell’anno indizionale contenuto nei testi (errori che egli

stesso commetteva, pur correggendoli) e di una lettera inviata

il 16 marzo 1778 dallo scrittore drammatico Giambattista

Molignani all’arciprete del tempo, Valerio Giustiniani

Persio, additava come false le due iscrizioni e quindi tutto

quel castello di presunti privilegi e prerogative che su quello

(ma non solo) era stato costruito dai suoi stessi concittadini.

In verità, la lettera in questione genera forti perplessi-

43


44

Il Cappellano Maggiore 63 , infatti, sentenziò che la

Chiesa di Acquaviva era di Regio patronato e Palatina

e l’arciprete fu riconosciuto Prelato nullius.

Stessa decisione era già stata presa per la Chiesa di

Altamura con la Bolla Convenit di papa Benedetto XIV.

Gli altamurani, abbandonate definitivamente le speranze

di veder elevare la loro Chiesa a sede vescovile e

per evitare che in futuro gli ordinari diocesani della vicina

Gravina potessero nuovamente pretendere di esercitare

gli iura episcopalia, chiesero e ottennero dalla Santa

Sede che i loro arcipreti ricevessero dopo la nomina

regia anche la consacrazione episcopale 64 .

A seguito di tale concessione, il pontefice Pio VI, il 18

marzo 1798, nominò l’arciprete di Altamura, Gioacchino

de Gemmis, vescovo di Listra in partibus infidelium 65 .

tà per il suo contenuto: «Credo che sia tempo – scriveva Molignani

– di disotterrare quella lapida da noi fatta, perché

stimo che sia già logora, perché giace da parecchi anni in

quel luogo dove da noi due fu messa». Si fa menzione, dunque,

di una sola lapide che nel 1778 si pensava di riportare

alla luce. Quelle cui la testimonianza (per altro non favorevole

alla Chiesa di Acquaviva) di Garruba si riferisce furono

presentate in giudizio all’epoca dell’arcivescovo Pignatelli,

morto il 1777. Ne consegue, quindi, che non si tratta

delle stesse delle quali si fa cenno nella missiva.

63 Era l’autorità che svolgeva un ruolo di mediatore nei rapporti

tra Stato e Chiesa ed era preposta, inoltre, a tutta l’organizzazione

scolastica del regno con giurisdizione sia sui

professori sia sugli studenti.

64 G. Zaccaria, La prelatura nullius di Altamura, in «Japigia»,

a. XIII, fasc. III, p. 197 nota 2.

65 De Gemmis era stato nominato arciprete dal re Ferdinando

IV di Borbone l’11 giugno 1793. La cerimonia d’investitura

a vescovo di Listra, in Licaonia (Asia Minore), si svolse

nella cattedrale di Altamura alla presenza del vescovo di

Matera, Agnello Cattaneo dei principi di Montescaglioso,

coadiuvato da quello di Minervino, Pietro Mancini (1792-


Tra Ottocento e Novecento

Mentre le Chiese di Acquaviva e Altamura, superando

le rispettive difficoltà, si preparavano a compiere un

cammino comune, la diocesi di Gravina perdeva la sua

autonomia.

Il pontefice Pio VII, trovando vacante dal 1806 al

1818 la sede vescovile di Gravina e di Montepeloso, decise

di unirle aeque principaliter con la bolla De utiliori dominicae

del 27 giugno 1818 66 e inviò a governarle mons.

Ludovico Roselli.

Con la stessa Bolla, il papa comprendeva la Chiesa di

Altamura tra le cinque dichiarate espressamente nullius

e quindi esenti da ogni giurisdizione vescovile 67 .

1808) e di Montepeloso, Francesco Saverio Saggese (1792-

1797). Cf. N. Di Pasquale, Mille anni di memorie storiche della

diocesi di Montepeloso (ora Irsina) 988-1988, Matera 1990, p.

296; Aa.Vv., Cronotassi, cit., p.226. Una lapide murata sulla

parete sinistra, entrando dalla porta principale della maggior

chiesa, ne ricorda l’evento.

66 «Ecclesiam vero Gravinensem concathedralem declarantes, alteri

episcopali ecclesiae Montis Pelusii aeque principaliter in perpetuum

unimus». Cf. Bullarii Romani continuatio, t. XV, Roma

1853, p. 59; Aa.Vv., Cronotassi, cit., p. 194; N. Di Pasquale,

Mille anni, cit., p. 387.

67 «Praeposituram vero seu archipresbyteratum ecclesiae sanctae Mariae

la Mina (sic) nuncupatae, oppidi civitatis nuncupati Alti

Muri provinciae Barensis ac prioratum sancti Nicolai Barensis

denominatum in possessione et exercitio eorum jurium quibus legitime

et canonico gaudet, conservamus». Bullarium cit., p. 59.

Tra il 1815 e il 1816 la Prelatura di Altamura, come quella di

Acquaviva, corse il serio pericolo di perdere quell’autonomia

ab omni iurisdictione archiepiscopatus et episcopatus che Federico

II di Svevia le aveva accordato. Queste trame a danno

della Chiesa altamurana sono testimoniate da una corrispondenza

tenutasi tra il marchese di Fuscaldo, Ministro

plenipotenziario del Regno delle Due Sicilie presso la San-

45


46

Se questo decreto apostolico poneva fine ai problemi

della diocesi di Gravina e riconosceva in maniera

inconfutabile l’essenza della prelatura di Altamura, il

concordato sottoscritto nel 1818 tra il Regno di Napoli

e la Santa Sede riaprì nuovamente la secolare questione

della natura nullius della Chiesa di Acquaviva, poiché

diede esecuzione a un articolo segreto di un’altra

convenzione stipulata nel 1741, che stabiliva, invece, la

soppressione delle prelature nullius. Quella di Acquaviva

fu abolita e posta sotto la giurisdizione della diocesi

di Bari 68 .

Il clero e la popolazione di Acquaviva ricorsero nel

1838 presso il sovrano nell’estremo tentativo di riportare

in vita la prelatura, ma Ferdinando II di Borbone con

risoluzione del 3 maggio 1840 riconobbe a quella Chiesa

solo il godimento di tutte le prerogative che le derivavano

dall’essere “palatina”. Il 27 maggio 1844, infine,

stabilì irrevocabilmente l’osservanza di quanto stabilito

nella bolla Convenit che ridisegnava le circoscrizioni

ecclesiastiche del Regno delle Due Sicilie.

Se Acquaviva ritornava a dipendere dall’arcidiocesi

di Bari, dopo secoli di dura contrapposizione la dioce-

ta Sede, il cardinale Ercole Consalvi, Segretario di Stato di

Pio VII e il cardinale Alessandro Mattei, Protonotario del

pontefice. Cf. G. Zaccaria, La prelatura, cit., pp. 196-202.

68 In Terra di Bari fra il 1818 e il 1833 furono abolite ben cinque

diocesi. Il 27 giugno 1818 con la bolla apostolica Ad dominici

gregis curam, Pio VII soppresse tra le altre la Chiesa

palatina di Acquaviva e la diocesi di Bitetto, unendole a Bari.

D. Morfini, Parrocchia e laicato cattolico nel Novecento meridionale.

L’episcopato barese di Giulio Vaccaro (1898-1924), Bari

2006, p. 97 nota 38. Gli effetti del Concordato furono molto

più vasti in tutta la Puglia, dove le diocesi si ridussero di

quasi un terzo. A tal proposito, cf. A. Quacquarelli, Il Concordato

del 1818 fra la Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie in Puglia,

in «Japigia», fasc. 4, 1942, pp. 247-260.


si di Gravina e la prelatura di Altamura si trovarono riunite

sotto la guida di un unico pastore.

Ferdinando I di Borbone nominò nel 1828 amministratore

della chiesa altamurana il vescovo di Gravina

e Montepeloso, mons. Cassiodoro Margarita. L’attività

pastorale di questo presule durò ben venti anni e

lasciò nelle tre comunità sottoposte alla sua cura un ricordo

molto positivo.

Il 16 agosto 1848, il pontefice Pio IX con la bolla Si

aliquando riunì le due Chiese palatine di Acquaviva e

Altamura aeque principaliter, stabilendo la sede dell’arciprete

in quest’ultima cittadina. Creò, così, una Nullius

Dioecesis, esente da ogni ordinario ecclesiastico. Nel documento

si riconosceva comunque al sovrano il diritto

di nomina e di collazione del prelato 69 .

Le due prelature godettero dei privilegi del loro status

fino all’11 febbraio 1929 quando con i Patti Lateranensi

smisero di essere palatine e dipesero esclusivamente

dalla Santa Sede 70 .

69 La bolla rappresentò per Acquaviva un riconoscimento per

la perduta autonomia e palatinità. Con essa veniva ridefinita

anche la composizione del Capitolo con ventuno canonici

e tre dignità. Sulle prerogative dell’arciprete e sulle nomine

a lui spettanti, cf. la scheda in Guida degli Archivi, cit., p.

19. Per entrambe le Chiese la parrocchia fu unica e il prelato

svolgeva la funzione di parroco. Solo ad Altamura ce n’era

una seconda (chiesa della SS. Trinità) e una succursale

della Cattedrale, che però non erano riconosciute dal Governo.

D. Morfini, Parrocchia, cit., pp. 131-132 e nota 109.

70 Anche dopo questa data la vita della prelatura di Acquaviva-

Altamura s’intrecciò con quella dell’arcidiocesi di Bari. Dal

1929 al 1932 l’arcivescovo di Bari, Augusto Curi ne fu Amministratore

Apostolico. In tale carica, nel 1931, con l’appoggio

del clero delle due istituzioni, inviò al pontefice Pio

XI una petizione per la creazione di un nuovo Seminario,

essendo quello già esistente «vecchio e fatiscente», inadatto

47


48

Gravina rimarrà unita a Montepeloso fino all’11 ottobre

1976 e da quell’anno al 1980 fu suffraganea dell’arcivescovo

di Bari.

Le strade della prelatura di Acquaviva-Altamura e

della sede episcopale di Gravina furono diverse fino al

1973, quando mons. Michele Giordano, già Amministratore

apostolico della diocesi gravinese ottenne il medesimo

incarico anche per l’altra istituzione.

Il vero e proprio cammino unitario è iniziato il 30

settembre 1986 con la creazione della nuova circoscrizione

ecclesiastica della diocesi di Altamura-Gravina-

Acquaviva delle Fonti; un evento epocale per le comunità

della Murgia barese che da una diversità storicamente

riconosciuta si trovano oggi a vivere il dono dell’unità

e di una nuova identità che si arricchisce quotidianamente

e che nel passato trova le ragioni e la spinta per

guardare con fiducia al futuro sotto la guida illuminata

del suo pastore, mons. Mario Paciello.

all’educazione dei piccoli chierici. Chiedeva, inoltre, un aiuto

economico per la costruzione e la necessaria dotazione,

perché questa istituzione sarebbe servita non solo alla diocesi

barese, ma anche al territorio delle due prelature che

ne erano prive. Cf. C. Turrisi, Impegno pastorale di Ordini e

Congregazioni religiose a Bari durante l’episcopato di Augusto Curi,

in Augusto Curi arcivescovo di Bari (1925-1933). Lineamenti

di governo pastorale negli anni del fascismo, a cura di F. Sportelli,

Bari 2007, p.56, nota 60. Anche l’arcivescovo mons. Marcello

Mimmi il 18 luglio 1942 ebbe l’incarico di Amministratore

Apostolico della prelatura di Acquaviva-Altamura, seppure

per un solo anno. F. Sportelli (a cura di), Cronologia

dell’episcopato di Marcello Mimmi a Bari, in Marcello Mimmi e

la svolta pastorale moderna della Chiesa di Bari (1933-1952), a

cura di S. Palese e F. Sportelli, Bari 1995, p. 80; Aa.Vv., Cronotassi,

cit., p. 85.


L’azione pastorale della Diocesi

dal 1986 ad oggi

di

Don Giacomo Lorusso

Il tema che mi è stato assegnato ha per oggetto il percorso

pastorale svolto dalla Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva

delle Fonti dalla sua costituzione ad oggi.

Dal momento che non ci sono ancora studi in merito,

mi sono avvalso esclusivamente delle notizie riportate

nel Bollettino Diocesano (chiamato dal 1986 al 1995

“Bollettino di documentazione” e poi dal 1996 ad oggi

“Bollettino diocesano «Camminare insieme»”).

Ho pensato di articolare questa presentazione in una

prima parte, più ampia, dedicata ad una panoramica

sulle varie iniziative promosse e realizzate dai singoli

Vescovi, e in una seconda, di sintesi, che raccoglie le linee

guida pastorali di questi anni.

I primi passi della pastorale diocesana:

l’episcopato di Mons. Tarcisio Pisani

La Congregazione dei Vescovi, con il Decreto “Instantibus

votis” del 30 settembre 1986 e la lettera del 12

gennaio 1987, costituiva Mons. Tarcisio Pisani, o.m., Vescovo

della Diocesi Altamurensis-Gravinensis-Acquavivensis,

determinandone i confini e l’organizzazione. Con

una prima notificazione del 2 febbraio e una seconda

del 12 febbraio, con le quali si dava corso al documento

di esecuzione dell’11 febbraio del Decreto della Congregazione

dei Vescovi, Mons. Pisani rendeva operan-

49


50

te la scelta della Congregazione dei Vescovi di istituire

la nuova Diocesi 71 . Da allora, sino alla sua morte, avvenuta

il 14 marzo 1994, Mons. Tarcisio Pisani guidava

con sapiente spirito di oblazione e sacrificio il cammino

della Chiesa di Altamura-Gravina-Acquaviva delle

Fonti, composta dai comuni di Altamura, Gravina, Acquaviva

delle Fonti, Poggiorsini, Spinazzola e Santeramo

in Colle.

L’inizio del cammino unitario della nuova Diocesi

coincide con la prima Visita Pastorale, compiuta negli

anni 1986-1987. Tra i primi adempimenti, abbiamo la

costituzione degli organismi centrali della nuova Diocesi:

l’unica Curia diocesana 72 (con l’unico Tribunale Ecclesiastico

e l’unico Seminario), l’Istituto Diocesano per

il Sostentamento del Clero (11 giugno 1987) 73 , il Consiglio

per gli Affari Economici (1 settembre 1987) 74 , il

Consiglio Episcopale (8 settembre 1987) 75 e il Consiglio

Presbiterale (27 novembre 1988) 76 . A livello di scelte pastorali,

sono da ricordare il Decreto sulle norme circa

il conferimento dei sacramenti (14 novembre 1987) 77 e

la preparazione e attuazione dell’Anno Mariano (6 giugno

1987 - 8 dicembre 1988) 78 .

71 Cf. Vescovo Diocesano, Atti, in Bollettino di documentazione,

1 (1986), 99-102. È da menzionare la lettera inviata “ai fratelli

di Santeramo” in data 2 febbraio 1987 con cui Mons. T.

Pisani si rivolge alla comunità di Santeramo “assegnata alla

mia cura pastorale” (Bollettino di documentazione, 1/1986,

90-91.102).

72 Cf. Bollettino di documentazione, 1/1987, 119-123.

73 Cf. Bollettino di documentazione, 1/1987, 103-111.

74 Cf. Bollettino di documentazione, 1/1987, 112.

75 Cf. Bollettino di documentazione, 1/1987, 113.

76 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 79-82.

77 Cf. Bollettino di documentazione 1/1987, 113-118; cf. Bollettino

di documentazione, 2/1988, 88-90.

78 Cf. Bollettino di documentazione, 1/1987, 123-132.


Le linee guida del ministero di Mons. Tarcisio si possono

riassumere in quattro punti 79 : la formazione del

clero, che voleva unito, “orante e quasi contemplativo”;

la pastorale vocazionale; la pastorale giovanile; la pastorale

familiare; la formazione spirituale del popolo

(l’esposizione quotidiana della SS. Eucaristia in tutte

le città della Diocesi). Ma, in particolare, sono stati due

gli ambiti che lo hanno occupato maggiormente: la formazione

del clero (posa della prima pietra del Nuovo

Seminario nel Centro Giovanile Polivalente “Benedetto

XIII”, l’8 dicembre 1990) e la responsabilità dei laici

(cf. il Decreto sulla costituzione in tutte le parrocchie

del Consiglio Pastorale, dell’8 settembre 1988, e quello

del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, del

28 novembre 1988) 80 . Accogliendo la novità del Concilio,

si è sempre dimostrato attento alla promozione della

vivacità delle Associazioni e dei Movimenti ecclesiali

(riconoscimento della Comunità di Gesù del Rinnovamento

nello Spirito, del 1 gennaio 1988) 81 , come testimoniano

lo Statuto generale per tutte le Confraternite

della diocesi (31 maggio 1990) 82 e la prima Ordinazione

diaconale (Sig. Giuseppe Angelillo, 7 dicembre

1989). Per quanto riguarda gli organismi diocesani di

partecipazione, ricordiamo il Consiglio Pastorale Diocesano

(25 marzo 1991) 83 .

A Mons. Tarcisio si deve la definizione dello Statuto e

finalità degli Uffici Catechistico Diocesano (11 novem-

79 Cf. P. A. Galuzzi, La spiritualità di Mons. Tarcisio Pisani, in Atti

Convegno Ecclesiale su “Vocazione alla famiglia - La famiglia

per le vocazioni”, Matera 1994, p. 68.

80 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 75-88.

81 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 74.

82 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 176-184.

83 Cf. Bollettino di documentazione, 5/1991, 193-195.

51


52

bre 1988) 84 , Liturgico Diocesano, con le tre sezioni della

pastorale liturgica, canto e musica sacra e arte sacra

(11 novembre 1988) 85 e Caritas diocesana (7 novembre

1988) 86 . Frutto di questo complesso lavoro di organizzazione

fu il primo Piano Pastorale della diocesi unita per

gli anni 1989-1990, dal titolo “Nuova evangelizzazione

della nostra Chiesa”, ‘lanciato’ nella sua lettera «Camminare

nell’umiltà con Maria» (8 dicembre 1988) 87 . In questa

circostanza, fu preparata anche la prima “Agenda

di vita diocesana” (anno 1988-1989) 88 . Ciascun Ufficio

venne invitato, a partire dall’anno pastorale 1988-1989,

a formulare i propri programmi 89 . Tra questi programmi,

risulta particolarmente curato quello della Pastorale

Sanitaria, volto alla crescita e sviluppo dell’attenzione

diocesana agli ammalati, con la corretta gestione

e amministrazione dell’Ospedale “Miulli”. Lo sguardo

ai poveri si espresse con la creazione del primo Centro

per tossicodipendenti in diocesi e con la solidarietà

verso le Chiese povere dell’universo cattolico: i gemellaggi

con le diocesi di Albania (dove fece costruire

una Scuola-Convitto per infermieri), Guanare (Venezuela),

Awasa (Etiopia, dove fece costruire un ospedale

e dove, in una visita, contrasse un virus locale che gli

procurò gravi problemi di salute, compromettendogli

anche il cuore) e il gemellaggio con alcune parrocchie

del Rwanda e del Burundi 90 .

84 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 104-107.

85 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 107-112.

86 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 113-117.

87 Lettera del Vescovo del 21.11.1989, in Bollettino di documentazione,

3/1989, 99.

88 Cf. Bollettino di documentazione, 3/1989, 170.

89 Cf. Bollettino di documentazione, 2/1988, 104-129.

90 Cf. Bollettino di documentazione, 1/1986, 88-89.


Esemplificativi del cammino svolto dalla diocesi unita

durante il suo episcopato sono l’indagine di preparazione

al Sinodo dei Vescovi del 1990 su “La formazione

dei sacerdoti nelle circostanze attuali” 91 ; e i temi dei

Convegni Ecclesiali:

- 1987: “Famiglia e catechesi per una Chiesa missionaria”

(Gravina, 18-20 settembre);

- 1988: “Maria, Madre e modello della Chiesa e della

famiglia, chiesa domestica” (Santeramo, 16-18

settembre);

- 1989: “Uomini di comunione costruttori di comunità”

(Assemblea ecclesiale diocesana);

- 1990: “La Christifideles laici e la nuova evangelizzazione”

(Santeramo, 22-23 giugno);

- 1991: “Eucarestia e vocazione” (Santeramo, 21-23

giugno);

- 1992: “Camminare nell’amore per crescere insieme”

(Santeramo, 18-20 giugno);

- 1993: “Insieme per servire meglio i fratelli” (Santeramo,

24-25 settembre).

La carica ideale di Mons. Tarcisio Pisani è testimoniata

da un’omelia tenuta a Rimini il 26 aprile 1991: «Ricevete

lo Spirito Santo! Ecco la Pentecoste, ecco che il

fuoco ci avvolge, ecco perché questa fiamma ha bruciato

i nostri peccati pochi istanti fa e ci ha messo veramente

nell’anima tanta grazia, tanta luce, tanta vita, la Sua

vita il suo amore. Ecco, perché noi siamo qui, perché Lui

ci ha bruciato e il nostro cuore scoppia. Non ce la facciamo

più. Dite la verità: non ci sentiamo il cuore pieno

d’amore, perché lui in questo momento ci spinge ed è

la realtà di questa esistenza; noi siamo pieni d’amore e

diciamo come Geremia: Non ce la faccio più, o Signo-

91 Cf. Bollettino di documentazione, 3/1989, 150-165.

53


54

re, sento nel mio cuore un fuoco ardente che è costretto

nelle mie ossa, vorrei costringerlo ancora, ma non lo

posso contenere, devo gridare, devo a tutti annunziare

perché la ricchezza del mio cuore è troppo, non posso

contenere, devo dirlo agli altri» 92 . Queste parole testimoniano

la verità delle parole di P. A. Galuzzi che,

in qualità di Padre Generale dell’Ordine dei Minimi,

nel suo messaggio ai confratelli dell’Ordine, lo descrive

come segue: «“In brevi explevit tempora multa” (Sap 4,

13). È stata la sua vita un soffio di entusiasmo… Tante

confidenze ho ricevuto da Lui in questi anni: sentiva il

peso dell’episcopato, era presente negli avvenimenti di

tutti, viveva nella certezza di voler bene a tutti» .

La memoria di un Pastore:

il periodo di sede vacante e Mons. Giuseppe Lofrese

Mons. Giuseppe Lofrese, in qualità di Amministratore

Diocesano (dal 14 marzo 1994 al 20 gennaio 1995),

ha avuto il merito di tenere desta la memoria del “grande

Pastore” Mons. Tarcisio Pisani e di preparare la Diocesi

all’accoglienza del nuovo Vescovo, Mons. Agostino

Superbo. Durante la sua attività di Amministratore, la

diocesi ha continuato l’impegno del Vescovo defunto

per la riscoperta del ruolo della famiglia nella scelta vocazionale

(Convegno Ecclesiale sul tema: “Vocazione

alla famiglia, la famiglia per le vocazioni”).

92 Bollettino di documentazione, 5/1991, 183.


La crescita del sentire diocesano attraverso

l’impegno missionario, culturale e caritativo:

l’episcopato di Mons. Agostino Superbo

Mons. Agostino Superbo (Vescovo dal 21 gennaio

1995 al 17 maggio 1996; Amministratore Apostolico

dal 18 maggio al 25 ottobre 1997) è descritto come segue

nella bolla di nomina: «Desiderando perciò dare

un Vescovo alla Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva

delle Fonti, resasi vacante per la dipartita al cielo del

suo Pastore, Tarcisio Pisani di felice memoria, abbiamo

ritenuto te, venerabile fratello, idoneo a reggerla:

conosciamo, infatti, bene le spiccate tue doti di mente

e di cuore e non poco la tua esperienza nei problemi

religiosi».

Sin dall’inizio del suo episcopato, la diocesi viene

coinvolta nel cammino di preparazione di due eventi: il

III Convegno di Palermo e il grande Giubileo del 2000.

Per il primo, promuove un percorso di verifica e di individuazione

di proposte pastorali utili alla riscoperta

del servizio alla “nuova evangelizzazione”. Un percorso

che ha visto coinvolti molti laici appartenenti alle diverse

aree della pastorale, che hanno beneficiato indirettamente

di un prezioso cammino di formazione all’autentica

laicità, soprattutto per quanto riguarda i campi

della cultura e dell’impegno socio-politico. Oltre alla

promozione del laicato, la diocesi, con il suo ministero

episcopale, riscopre l’attenzione ai poveri come criterio

e punto di forza per edificare l’unità della diocesi.

Lo dimostra l’accoglienza in diocesi dell’Opera del

Samaritano, di cui riconosce il carattere di associazione

di fedeli di diritto privato con personalità giuridica

diocesana (8 dicembre 1996) e i tanti Centri di ascolto

Caritas creati durante il suo episcopato. Segno di que-

55


56

sta attenzione agli ultimi è anche l’approvazione dello

Statuto del Consiglio Pastorale Ospedaliero (1 ottobre

1996), per offrire itinerari di fede in vista di un servizio

di carità autenticamente cristiano 93 .

In tre anni promuove la ristrutturazione dei vari Uffici

di Curia; il completamento e l’apertura del Centro

Giovanile “Benedetto XIII” - Seminario Diocesano, con

50 seminaristi della scuola media inferiore e della scuola

media superiore; la soluzione dei problemi del Santuario

della Madonna del Buoncammino in Altamura,

con la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.

Dà indicazioni pastorali per il sacramento della Confermazione

94 e la celebrazione del sacramento del Matrimonio

95 . Istituisce la Scuola di Formazione per cooperatori

pastorali, dotandola del relativo statuto (Decreto

del 21 dicembre 1996) 96 . Promuove la costituzione

della Commissione diocesana Giustizia e Pace (Decreto

del 17 settembre 1997) 97 .

Il cammino diocesano di questi anni è stato segnato

da due momenti di riflessione principali, costituiti dai

Convegni diocesani del:

- 1995: “…Verso Palermo… Cultura e Comunicazione”

(in preparazione al III Convegno Nazionale

di Palermo: Gravina, 23-25 ottobre);

- 1997: “Lo Spirito Santo anima della Chiesa e il

93 Bollettino Diocesano “Camminare insieme”, Nuova Serie, 3/1996,

122-124.

94 Bollettino Diocesano “Camminare insieme”, Nuova Serie, 3/1996,

125-129.

95 Bollettino Diocesano “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2/1996,

64-69.

96 Bollettino Diocesano “Camminare insieme”, Nuova Serie, 3/1996,

130-142.

97 Bollettino Diocesano “Camminare insieme”, Nuova Serie, 4/1997,

175-180.


dono della ministerialità” (Gravina, 15-17 settembre).

Il periodo dell’episcopato vissuto da Amministratore

Apostolico, a motivo della sua nomina ad Assistente

Nazionale dell’ACI, avvenuta il 17 maggio 1996, ha come

effetto indiretto in diocesi l’attenzione alla riscoperta

del carisma laicale.

Il progetto dell’unità diocesana al servizio

della testimonianza evangelica: Mons. Mario Paciello

Il periodo di episcopato di Mons. Mario Paciello ha

un profetico annuncio nelle parole di Giovanni Paolo II

nella bolla con la quale lo trasferiva nella Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva

delle Fonti (6 agosto 1997):

«Noi che come il beato Pietro abbiamo accolto il nobilissimo

governo di tutto il gregge, siamo stimolati dalla

straordinaria sollecitudine di preporre alla guida delle

diocesi vacanti Pastori preparati… stimiamo te, Venerando

fratello, idoneo a governarla, perché sei dotato

di eccellenti doti di mente e di cuore ed esperto nelle

attività pastorali» 98 .

Nel giorno dell’inizio del suo ministero episcopale,

Mons. A. Superbo gli affida la diocesi con queste parole:

«È una comunità che vive le tensioni difficili di questo

momento e che vuole portare i suoi frutti di bene verso

gli uomini del nostro tempo» . E Mons. Paciello fa eco

al suo predecessore, dicendo: «…è necessario che camminiamo

sulla scia segnataci da Gesù: “Siano una cosa

sola” (Gv 17, 21), “Amatevi come io vi ho amato” (Gv 13,

98 Vita diocesana, in Bollettino Diocesano “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 4/1997, 212.

57


58

34). Il Padre delle misericordie mi ha mandato a voi nel

secondo anno di preparazione al Giubileo per portarvi

a varcare le soglie della speranza, come Chiesa salvata

dal sangue redentore di Cristo, unita e santificata dalla

forza rigeneratrice dello Spirito Santo: mi spenderò

fino alla fine per essere fedele al mio compito; mi venga

in aiuto la vostra generosa, attiva, responsabile collaborazione»

. Nell’omelia d’inizio del ministero pastorale

tenuta in Acquaviva il 26 ottobre 1997, chiarisce:

«Alla volontà di servirvi del vescovo; al suo desiderio di

essere mangiato da voi, si aggiunga la vostra disponibilità,

la vostra docilità, la vostra collaborazione responsabile

e costruttiva» per «far germogliare» la diocesi 99 .

In linea con queste note programmatiche, Mons. Paciello

si è posto da subito al servizio del Vangelo e della

crescita della comunione (formazione dei presbiteri

e dei laici; attenzione alle famiglie, ai poveri e agli

ammalati; recupero dei beni ecclesiastici e costruzione

di nuovi edifici sacri). L’impegno del nuovo Vescovo è

testimoniato dai programmi di alcuni Uffici di Curia

per l’anno pastorale 1997/98: il “programma pastorale

giovanile”, il “programma dell’ufficio liturgico” (da

segnalare le “convocazioni” del novembre 1997 per una

“condivisione sull’animazione liturgica” 100 ; il programma

degli incontri dei ministri straordinari, dal febbraio

1998 101 ; le intenzioni mensili di preghiera per l’AdP,

dall’ottobre 1997 102 ; il “programma dell’ufficio di musi-

99 Omelia solenne celebrazione Acquaviva delle Fonti, in Bollettino

Diocesano “Camminare insieme”, Nuova Serie, 4/1997, 233.

100 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 172-176.

101 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 178-181.

102 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 185-186; per il

1998-1999, cf. “Camminare insieme”, Nuova Serie, 4/1998, 133-

134.


ca sacra per l’anno pastorale”), lo “schema di Incontri

dell’anno pastorale” (“incontro diocesano con il nuovo

vescovo” del 1 novembre 1997 103 ; l’incontro-Via Crucis

diocesana in occasione della giornata mondiale della

gioventù dal sabato della Domenica delle Palme al sabato

della settimana precedente, a partire dal 28 marzo

1998 104 ; gli incontri diocesani per i giovani in occasione

della giornata mondiale della gioventù, a partire

dal 25 aprile 1998, primo ad Altamura 105 ), il “progetto

Incubaritas I” e il programma della “Scuola per Cooperatori

Pastorali”.

Tre le fasi principali vissute dalla Diocesi durante

il suo episcopato: la preparazione e celebrazione del

“Grande Giubileo del 2000”; la preparazione del Convegno

Ecclesiale di Verona (16-20 ottobre 2006) e la Visita

ad Limina del 14 marzo 2007; la celebrazione del “Primo

Sinodo Diocesano”.

La prima fase ha visto impegnata la Diocesi nella preparazione

al Giubileo del 2000, con la Missione Diocesana

tenuta in diocesi dal 11 marzo al 11 giugno 2000 106

e le tante iniziative liturgiche, caritative e culturali per

la celebrazione del passaggio al terzo millennio.

La seconda fase è iniziata con la Visita Pastorale de-

103 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 188-189.

104 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 195.

105 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 197-198.

106 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999,111-115; “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 2-3/1999, 140-142; Omelia del mandato,

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1-2/2000, 91-93; Comitato

centrale della missione diocesana del 2000, 8 gennaio

2000; articolo di presentazione comparso su Avvenire, in

“Camminare insieme”, Nuova serie, 1-2/2000, 148-150. Si deve

aggiungere, a livello culturale, la mostra biblica tenutasi

nel Centro Giovanile “Benedetto XIII”, nei giorni 13-20

novembre 1999.

59


60

gli anni 2001-2002 ed è proseguita con la preparazione

al Convegno di Verona del 2006, che invitava la Chiesa

Italiana a riflettere sull’impegno dei laici nel testimoniare

la “speranza” del Vangelo. Questa preparazione

ha messo in luce l’apporto delle unità pastorali della

Diocesi nella formulazione delle risposte al questionario

preparato dalla CEI. Punto culminate del cammino

degli anni 2001-2007 è stata la Visita ad Limina,

preceduta dalla stesura della “Relazione quinquennale

2001-2005” 107 .

Attualmente, siamo nella terza fase del ministero episcopale

di Mons. Paciello. Una fase che ci ha già visti

impegnati nelle celebrazioni dell’Anno Paolino (2008-

2009) e dell’Anno Sacerdotale (2009-2010). In questi

anni, la Diocesi ha celebrato la seconda Visita Pastorale

(anni 2008-2010) 108 e le tappe iniziali del “Primo Sinodo

diocesano” 109 . L’attuazione del Sinodo, con le sessioni

di analisi e confronto sulle dodici questioni affidate

all’Assemblea sinodale, sta offrendo alla Diocesi un

momento di grazia per il suo cammino storico-salvifico.

Una delle caratteristiche del ministero episcopale di

Mons. Paciello è stata ed è l’attività di programmazio-

107 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XII/2006, 244-312.

108 Cf. il “Decreto di indizione della seconda visita pastorale”,

del 6 settembre 2008, in “Camminare insieme”, Nuova Serie,

Anno XIV/2008, 166-167; e le indicazioni delle sue modalità,

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIV/2008,

175-180.

109 Cf. Omelia per la Messa Crismale nel giorno dell’annuncio del Sinodo

Diocesano, del 19 marzo 2008 (“Camminare insieme”, Nuova

Serie, Anno XIV/2008, 129-134); il decreto di indizione

del primo sinodo diocesano, del 22 maggio 2008, annunciato

nella celebrazione del Corpus Domini diocesano a Gravina

(“Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIV/2008, 142-

144).


ne. Ricordiamo il “Progetto pastorale diocesano” del

1998 110 ; il “Programma pastorale diocesano” dell’anno

pastorale 2000-2001 111 ; dell’anno 2001-2002 112 ; dell’anno

2002-2003 113 ; il “Cammino pastorale Diocesano e

parrocchiale per gli anni 2003-2005 114 ; il “Cammino

pastorale Diocesano e Parrocchiale: verifica e sviluppo

del programma pastorale 2003-2005 115 ; il “Programma

Pastorale Diocesano 2005-2006 116 ; il “Programma pastorale

diocesano 2006-2009” 117 ; il “Triennio Pastorale

Diocesano 2006-2009. Programma Pastorale per il

2007-2008” 118 ; il “Programma pastorale diocesano 2009-

2011” 119 . Legati a questa attività di programmazione sono

gli annuali Convegni diocesani 120 .

110 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2/1998, 3-16.

111 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 3-4/2000, 311-321.

112 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3-4/2001, 601-617.

113 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3-4/2002, 129-141.

114 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno IX/2003, 233-241.

115 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno X/2004, 181-192.

116 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XI/2005, 283-302.

117 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XII/2006, 370-393.

118 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIII/2007, 255-267.

119 Cf. Agenda Pastorale Diocesana 2009-2010.

120 Il “Seminario di studio sul Diaconato permanente” (14 novembre

1997); il “Convegno della Caritas diocesana” (30

novembre 1997); il Convegno pastorale diocesano: “Pellegrini

nel tempo testimoni di speranza” (Centro Giovanile

“Benedetto XIII - Gravina, 16 settembre 1998 (cf. “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 3/1998), il Convegno diocesano

di studio: “Famiglia: progetto-realtà-missione”, nei giorni

16-19 settembre 1999 (cf. “Camminare insieme”, Nuova Serie,

2-3/1999, 3-128), il Convegno pastorale: “Famiglia e liturgia”,

nei giorni 13-15 settembre 2000 (cf. “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 3-4/2000, 296-308), il Convegno pastorale

diocesano “Per una famiglia culla e palestra di vita cristiana”,

nei giorni 7-9 maggio 2001 (cf. gli Atti in “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 2-3-4/2001, 543-598).

61


62

Idee forza del suo ministero sono: la creazione di una

“Curia organica, articolata, efficiente”, aspetto definito

“indispensabile” per “il cammino pastorale della chiesa

locale, per il dialogo tra curia, parrocchie, religiosi e associazioni

per facilitare l’osmosi comunionale e lo sviluppo

dell’unità pastorale della Diocesi”, con la calendarizzazione

degli appuntamenti del Vescovo e degli Uffici

di Curia a partire dall’anno pastorale 1998/1999 121 ; la

scelta della celebrazione diocesana del mercoledì santo,

per consentire la partecipazione di tutti i fedeli, a partire

dalla Pasqua del 1998, e quella unitaria del “Corpus Domini”,

dal 3 giugno dello stesso anno; l’impegno per la

formazione permanente dei presbiteri e per le vocazioni

(Nuovo Seminario di via Giardini, l’attività del CDV); la

pastorale familiare e giovanile; la cura per la Scuola di

Formazione Teologico-Pastorale, impostata in modo ciclico,

monotematico e triennale dal 1998; i pellegrinaggi

diocesani, a partire da quello in Terra Santa del luglio

1999; il pellegrinaggio-assemblea diocesana del Santuario

della Madonna Incoronata di Foggia per la presentazione

del programma pastorale dell’anno, a partire dal

pellegrinaggio delle famiglie del 2000, che aveva avuto

una anticipazione nell’“Assemblea pastorale diocesana”

tenuta ad Altamura, nel palazzetto dello sport, il 16 ottobre

1998; l’esperienza della lectio divina guidata dal

Vescovo, “Il pozzo di Giacobbe”, dal novembre 2003 al

maggio 2008 (negli anni 2006-2008 incontri cittadini, alcuni

dei quali tenuti dal Vescovo); gli esercizi spirituali

dei sacerdoti con il Vescovo, a partire dal 1999 122 . Da ri-

121 Assemblea Pastorale Diocesana, in “Camminare insieme”, Nuova

Serie, 2/1998, 18.

122 I primi tenuti a Montecalvo Irpino (AV), nei giorni 21-25

giugno 1999 (cf. “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999,

133-13).


cordare, infine, la scelta del divieto di celebrazione della

Messa vespertina del lunedì , per favorire la comunione

interparrocchiale, oltre che la possibilità di partecipare

ad incontri cittadini e diocesani.

La Curia è stata riorganizzata una prima volta con

il “Decreto di ristrutturazione della Curia diocesana”

dell’8 settembre 1998 123 , articolata in settore pastorale

per l’evangelizzazione e la catechesi (Ufficio Missionario,

Ufficio Catechistico, Ufficio Scuola, Ufficio Cultura,

Scuola di Formazione Teologico-Pastorale, Ufficio

Comunicazioni Sociali, Centro Diocesano Vocazioni),

settore pastorale per la liturgia e la santificazione (Ufficio

Liturgico, Ufficio Formazione Permanente, Ufficio

Vita Consacrata, Ufficio Confraternite), settore pastorale

per la testimonianza cristiana e carità (Ufficio

Famiglia, Ufficio Caritas, Ufficio Migranti, Ufficio Pastorale

Sociale e del Lavoro, Ufficio Pastorale Sanitaria,

Ufficio Pastorale Giovanile - sezione giovani a rischio,

Segretariato per l’Ecumenismo e il Dialogo, Commissione

Giustizia e Pace, Ufficio Diocesano Pellegrinaggi).

Una seconda volta è stata riorganizzata, con il Decreto

sul “Nuovo assetto della Curia diocesana”, del 1

novembre 2006 124 . Parallelamente, è stato elaborato il

nuovo “Statuto del Consiglio Presbiterale” (18 maggio

1998). A livello di organizzazione, è da ricordare l’erezione

canonica di nuove parrocchie, come quella del

123 “Camminare insieme”, Nuova serie, 4/1998, 153-15483-88. Cf.

il Decreto di nomina del Vicario Generale, dei Vicari Episcopali,

Direttori e Collaboratori degli Uffici”, del 7 ottobre

1998 (“Camminare insieme”, Nuova Serie, 4/1998, 93-96).

124 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XII/2006, 323-325.

Lo testimoniano le nomine per il nuovo assetto Curia diocesana

del 1 novembre 2006 (“Camminare insieme”, Nuova Serie,

Anno XII/2006, 339-343).

63


64

SS. Redentore 125 e il trasferimento di quella del Carmine

in Altamura.

Ma, tra tutte le iniziative, emerge la promozione delle

Unità Pastorali. Questa scelta ha avuto la sua genesi

nella convocazione “la sera del 31 marzo 1999 durante

la celebrazione solenne della S. Messa Crismale” della

Missione Diocesana in occasione del Giubileo. Nel programma

annunciato alla diocesi, il Vescovo parlava di

«sperimentazione di una nuova evangelizzazione della

pastorale per il terzo millennio», e divideva le parrocchie

della diocesi in Zone Pastorali cittadine. Per la Visita

Pastorale del 2001, le Zone subivano alcune modifiche.

Con il programma pastorale diocesano 2006-2009,

queste sono diventate pienamente operanti 126 .

In questi anni, la diocesi ha proseguito nel suo cammino

di crescita nella comunione e nella solidarietà. Ricordiamo

l’attenzione rivolta ai poveri, con il “rinnovo del

gemellaggio con la diocesi di Awasa del 19 marzo 2001”

127 ; l’adesione alla “Campagna” indetta dal Comitato Ecclesiale

per la riduzione del debito estero dei Paesi più poveri

128 ; la costruzione del Nuovo Ospedale “Miulli” 129 ; il

“Messaggio del Vescovo per la Quaresima e per la presentazione

del progetto «salva-vita»” 130 . Come pure, l’apertura

di tre mense per i poveri ad Altamura, Gravina e Santeramo,

con relativi Centri di assistenza per famiglie in

difficoltà, ragazze madri e Centri di ascolto parrocchiali

e cittadini (come il Centro S. Lorenzo ad Altamura, curato

dall’Opera del Samaritano); la cura pastorale dedi-

125 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XI/2005, 352-353.

126 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIII/2007, 273.

127 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/2001, 199-200.

128 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/2001, 227.

129 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XII/2006, 237-243.

130 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIV/2008, 196-207.


cata alle carceri presenti in diocesi; il Banco alimentare

e farmaceutico; il Centro anti-usura; il Progetto Policoro

per la formazione dei giovani all’imprenditoria privata.

Per favorire la partecipazione dei laici, sono stati organizzati

campiscuola unitari diocesani dell’ACI, diretti

dal Vescovo 131 e continua ad essere caldeggiata la

presenza dell’ACI nelle singole parrocchie, con un impegno

più fattivo e costante da parte dei parroci e assistenti.

È stato aggiornato lo “Statuto delle Confraternite

della diocesi” (22 giugno 1998) 132 , successivamente

rivisto con la “Modifica dello Statuto unico per le Confraternite

Enti Ecclesiastici civilmente riconosciuti” 133 .

Sono stati approvati lo “Statuto del Consiglio Pastorale

parrocchiale” 134 ; l’“Istituzione della Consulta Diocesana

delle Aggregazioni laicali” (22 febbraio 2004) 135 ;

“Statuto Unico dei Comitati Feste” (15 agosto 2005) 136 ;

lo “Statuto unico per le confraternite Enti Ecclesiastici

civilmente riconosciuti” 137 . Si è avuto il “Riconoscimento

della «Fraternità Marta e Maria»” (29 aprile 2003) 138 .

Dal punto di vista amministrativo, è stato emanato il

Decreto per la “Determinazione degli atti di straordinaria

amministrazione per le Persone Giuridiche Pubbliche

soggette all’autorità del Vescovo diocesano” 139 ; e

gli “Obblighi da parte delle Persone Giuridiche Pubbliche

soggette al governo” 140 .

A livello liturgico, sono da segnalare il “Decreto sul

131 I campiscuola a Prati di Tivo nel 1999, a Nocera Umbra nel

2000 e nel 2001, e a Roccaraso nel 2002 e 2003.

132 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 4/1998, 80-81.

133 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XV/2009, 247-248.

134 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/2001, 233-241.

135 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno X/2004, 255-261.

136 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XI/2005, 356-367.

137 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIII/2007, 193-207.

138 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno IX/2003, 315-329.

139 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIII/2007, 208-214.

140 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIII/2007, 215-216.

65


66

matrimonio”, del 16 marzo 2008 141 ; le “Disposizioni circa

le Celebrazioni delle esequie” 142 ; la costituzione del

“Servizio diocesano al catecumenato” (14 settembre

2002) 143 ; le “Norme per il ministero straordinario della

Santa Comunione” 144 .

Grande attenzione è stata data ai mass media:

messaggi in occasione delle giornate o eventi salienti

della vita mondiale, diocesana e cittadina 145 ; arti-

141 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XIV/2008, 153-159.

142 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XV/2009, 244-246.

143 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3-4/2002, 195-196.

144 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XII/2006, 315-317.

145 I messaggi annuali per la Giornata del Seminario e quelli

ai giovani (a partire da quello in occasione della domenica

delle Palme del 28 marzo 1999, riportato in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1/1999, 49-52); il Messaggio per il convegno

diocesano sulla vita consacrata (“Camminare insieme”, Nuova

Serie, 1/1998, 117-118); “Il tesoro e i vasi di argilla”. Messaggio

per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani (6 gennaio

2003; “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno IX/2003,

258-260). I messaggi alle famiglie “in vista della missione del

2000” (comparso su Avvenire del 28 novembre 1999, riportato

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3/1999, 56-60) e

Ciuffetti di ovatta per le piaghe del mondo. Messaggio alle famiglie

per la Solennità dell’Assunta (“Camminare insieme”, Nuova Serie,

Anno IX/2003, 266-271). Quello Ai partecipanti alla veglia

del 31 dicembre 1999 - 1° gennaio 2000 (“Camminare insieme”,

Nuova Serie, 2-3/1999, 65-67); i messaggi per la Giornata

della Pace (Un sogno possibile 1998, in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1/1998, 120-121; Il prezzo della Pace 1999,

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 4/1998, 31-33; Il dovere

della pace 2003, in “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno

IX/2003, 260-263; Nel grembo materno, il seme della nuova primavera.

Messaggio per la giornata della Vita - 2 febbraio 1998,

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 121-123. I messaggi

per la Quaresima: Quale deserto? Messaggio per la Quaresima.

Mercoledì delle Ceneri - 25 febbraio 1998 (“Camminare

insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 123-126); Non inizi un genoci-


coli su Avvenire e altre riviste e giornali 146 ;

dio di popoli. Messaggio alla Diocesi in seguito agli attentati terroristici

negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001 (del 15 settembre

2001, in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3-4/2001, 448-

450); Chiesa di Dio: popolo in festa. Messaggio inviato ai Sacerdoti,

ai comitati Festa in occasione della Nota Pastorale della CEP

sulle feste religiose popolari nelle chiese di Puglia (“Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1/1998, 126-129); E sta già germogliando.

Messaggio per la Giornata di digiuno e di preghiera per le vittime

del terrorismo e della guerra (14 dicembre 2001, in “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 2-3-4/2001, 451-455); Messaggio ai fedeli

di Acquaviva delle Fonti sulla Festa patronale (2 settembre 2004,

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno X/2004, 199-203);

Non era un sogno. Dalla Giornata della Vita alla Vita del Risorto.

Pista di riflessione quaresimale (“Camminare insieme”, Nuova

Serie, Anno XII/2006, 331-336); Vittoria o schiaffo?, dopo

la mancata visita di Benedetto XVI alla Sapienza (“Camminare

insieme”, Nuova Serie, Anno XIV/2008, 194-195).

146 Grazie, Chiesa di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti (“Camminare

insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 136); Pensiero al Santuario

della Madonna del Buon Cammino (“Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1/1998, 144); Porta aperta o varco proibito?

(“Camminare insieme”, Nuova Serie, 4/1998, 53-55); Il ‘Padre

nostro’ non è solo una preghiera (“Camminare insieme”, Nuova

Serie, 4/1998, 55-57); Dio, sei mio Padre (“Camminare insieme”,

Nuova Serie, 4/1998, 57-59); Per il trionfo della giustizia (7 marzo

1999 su Avvenire, in occasione della morte di Maria Pia

Labianca: in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999, 62-

64); I veri narratori di Dio (10 gennaio 1999 su Avvenire: in

“Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999, 82-84); Chi può dire:

«Venga il tuo Regno»? (24 gennaio su Avvenire: in “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 1/1999, 84-86); La «conduttrice» mai

vista in TV (7 febbraio 1999: in “Camminare insieme”, Nuova

Serie, 1/1999, 87-89); Dove andare lontano dal tuo Spirito (Sal

138)? (21 febbraio 1999: in “Camminare insieme”, Nuova Serie,

1/1999, 89-92); Le vittime non chiedono perdono: lo danno

(28 febbraio 1999 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova

Serie, 1/1999, 92-94); Chi dei due? (28 marzo 1999 su Avvenire:

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999, 95-97);

67


68

Perché Dio non manda i suoi angeli (18 aprile 1999 su Avvenire:

in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999, 98-100); Il

padrino: «uno che fa venire la voglia di Gesù Cristo»” (9 maggio

1999 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999,

100-102); Il pane che mangi sia l’altra metà di quello che doni (23

maggio 1999 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie,

1/1999, 102-105); Debiti impagabili e condono rifiutato (6

giugno 1999 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie,

1/1999, 105-107); Un faccia a faccia che salva (20 giugno

1999 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1999,

108-110); Giubileo: che c’è tra me e te, Cristo? (10 ottobre 1999

su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3/1999, 76-

78); Cominciarono a far festa (24 ottobre 1999 su Avvenire: in

“Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3/1999, 78-80); Giubileo:

una scuola di amore (31 ottobre 1999 su Avvenire: in “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 2-3/1999, 80-82); Alla ricerca di se

stessi (14 novembre 1999 su Avvenire: in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 2-3/1999, 82-85); Editoriale per la Rassegna Trimestrale

“Ospedale Miulli”, Quaderno n. 20: L’Ospedale F. Miulli:

un esempio di religiosità volto al bene sociale (“Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1-2/2000, 115-116); Kosovo chiama Puglia (6

febbraio 2000 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie,

1-2/2000, 116-117); Kosovo: la tranquillità della paura (13

febbraio 2000 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie,

1-2/2000, 119-121); Kosovo: nell’inferno gli angeli (20 febbraio

2000 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie,

1-2/2000, 121-124); L’occasione privilegiata (12 marzo 2000 su

Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1-2/2000, 124-

127); Odore di umanità (2 aprile 2000 su Avvenire: in “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 1-2/2000, 127-129); Messa crismale:

alle sorgenti della gioia (20 aprile 2000 su Avvenire: in “Camminare

insieme”, Nuova Serie, 1-2/2000, 130-132); L’argento e l’oro

dei cristiani (7 maggio 2000 su Avvenire: in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1-2/2000, 132-135); È opportuno non chiudere

gli occhi (3 giugno 2001 su Avvenire: in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1/2001, 206-207); Alle radici della Quaresima

(2 marzo 2003 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova

Serie, Anno IX/2003, 243-244); Una grande gioia sconosciuta

(9 marzo 2003 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova Se-


lettere 147 ; libri 148 e interviste in occasione di particolari

eventi come dedicazioni di chiese e fatti di cronaca

149 . Infine, ricordiamo la creazione del nuovo sito web

diocesano (24 gennaio 2008) 150 .

rie, Anno IX/2003, 245-247); Quando le lacrime diventano perle

(16 marzo 2003 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova

Serie, Anno IX/2003, 247-249); Sulla pietra la tenerezza di Dio

(23 marzo 2003 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova

Serie, Anno IX/2003, 249-252); L’albero dell’amore e della gioia

(30 marzo 2003 su Avvenire: in “Camminare insieme”, Nuova

Serie, Anno IX/2003, 252-254); Dalla pietra al cuore, attraverso

la Croce (6 aprile 2003 su Avvenire: in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, Anno IX/2003, 255-257); Pozzo di Giacobbe,

intuizione felice (1 maggio 2004 su Avvenire: in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, Anno X/2004, 193-195).

147 Lettera ai giovani dell’operazione «Alligator»… e a tutti gli altri

(“Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 137-139); Lettera

ai giovani della Diocesi: “Diteci che cosa non vi abbiamo saputo

dare”, del novembre 1997; Carissimi Don (8 settembre 2007);

Ai ragazzi di Gravina (“Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno

XIV/2008, 168-170).

148 Raccolte di articoli comparsi su Avvenire: Operai dell’ultima

ora, pubblicato nel 1998.

149 In occasione della Lettera del Vescovo ai giovani (“Camminare

insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 139-143); quella rilasciata a

Tonia Popolizio il 5 luglio 1998 (“Camminare insieme”, Nuova

Serie, 4/1998, 50-52); La prima dimora: rilasciata a Paola Ronconi

in occasione della Dedicazione della Chiesa dell’Annunciazione

in Gravina in Puglia (pubblicata su “Tracce”,

XXVII, n. 3 - marzo 2000, pp. 24-25: in “Camminare insieme”,

Nuova Serie, 1-2/2000, 102-105); l’intervista rilasciata

a “L’Obiettivo Polis”, mensile di attualità-cultura tempo libero

di Acquaviva delle Fonti, circa i lavori di restauro della

cattedrale (“Camminare insieme”, Nuova Serie, 2-3-4/2001,

435-437).

150 Cf. Presentazione Ufficiale Sito Diocesano: www.diocesidialtamura.it:

in “Camminare Insieme”, Nuova Serie, XIV/2008, 181-187.

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70

In armonia con il progetto culturale della Chiesa Italiana,

la diocesi si è dotata di un “Decreto di costituzione

dell’Ufficio diocesano per i Beni Culturali e l’Arte

Sacra” 151 ; dell’“Erezione canonica e Regolamento della

Biblioteca Diocesana” 152 ; e dell’“Erezione canonica e

Regolamento dell’Archivio Diocesano” 153 .

In tale quadro, sono da menzionare il censimento in

corso dei beni culturali (librari, archivistici e museali),

la costruzione di nuovi complessi ed edifici parrocchiali

(SS. Trinità in Altamura; SS. Pietro e Paolo e Spirito

Santo in Gravina), il restauro già ultimato delle Chiese

Cattedrali di Altamura e Acquaviva, e quello in corso

della Cattedrale di Gravina. Come pure, il restauro

di numerose chiese parrocchiali ed edifici monumentali

(ad es. la Biblioteca Capitolare Finia).

Questo grande lavoro di riorganizzazione e aggiornamento

dell’attività pastorale diocesana ha avuto un rilancio

con il cambio o immissione nell’attività pastorale

di nuovi parroci, sacerdoti e diaconi, avvenuto lo scorso

settembre, fatto che costituisce di per sé una prova del

grado di maturità raggiunta dalla comunità diocesana

in questi 25 anni che ci separano dalla sua costituzione.

Sintesi delle linee pastorali perseguite dai Pastori

della Diocesi

Ci sono delle linee di fondo che si possono cogliere

nella vita diocesana di questi 25 anni, tutte convergenti

verso la realizzazione di un’unica famiglia in grado

di professare di fronte al mondo ad una sola voce l’u-

151 “Camminare insieme”, Nuova Serie, 1/1998, 153-154.

152 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XV/2009, 249-264.

153 “Camminare insieme”, Nuova Serie, Anno XV/2009, 265-277.


nico Signore Gesù Cristo. Tutti i Vescovi hanno avuto a

cuore la costituzione di una Curia efficiente e pastoralmente

propositiva, capace di coordinare le varie iniziative

diocesane; hanno avuto a cuore la formazione dei

nuovi candidati al sacerdozio, la pastorale giovanile e

familiare. Altra nota caratteristica è la solidarietà e l’attenzione

ai più poveri. Per quanto riguarda l’annuncio

del Vangelo, è stato promosso il dialogo con le diverse

componenti della vita civile e culturale. Si è molto insistito

sulla vita liturgica, sul recupero e sulla purificazione

della tradizione religiosa, come anche sulla riscoperta

e fruizione dei beni culturali presenti in diocesi.

Durante questi 25 anni, la Chiesa diocesana è stata

sempre più attenta a fare proprie le speranze e le attese,

le difficoltà e i problemi del mondo, per testimoniare

la novità del Vangelo, secondo le indicazioni del Concilio

Vaticano II, e in particolare della Gaudium et Spes.

Abbiamo vissuto e siamo testimoni di un cammino

in crescendo. Dallo zelo ed entusiasmo di Mons. Tarcisio

Pisani, il buon Pastore dai grandi sogni pastorali, siamo

passati alla vivacità programmatica di Mons. Agostino

Superbo, e infine alla lungimirante e paziente costruzione,

progettazione e realizzazione dell’unità diocesana

operata da Mons. Mario Paciello.

Quale futuro per la nostra Diocesi? Il futuro dipenderà

dalla nostra capacità di accogliere e vivere questi

tre stili di vita e tensioni ideali testimoniate dai nostri

Pastori: l’entusiasmo per l’unità, la vivacità programmatica

e la paziente e colta apertura alle novità suscitate

dallo Spirito. Lo Spirito Santo continuamente parla alla

nostra Chiesa e la spinge verso l’attuazione del Regno

di Dio in questa porzione di terra della Murgia barese

e in questo tempo, l’alba radiosa del terzo millennio.

71


GRAFICHE GRILLI - FOGGIA

IHS

PRIMO SINODO PASTORALE DELLA DIOCESI DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DELLE FONTI

• CRISTO VIA VERITÁ E VITA •

2008 2011

DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI

1° SINODO PASTORALE DIOCESANO

2010 - DICEMBRE - 2011


Appunti

per una storia dei Sinodi

celebrati ad Altamura,

Gravina e Acquaviva delle Fonti

nei secoli passati

di

Lorena Maria Calculli

1. I Sinodi nella storia. Premesse storiche

e concettuali relative ai sinodi diocesani

Nel suo significato più esteso, per sinodo (o concilio)

si intende una riunione dei rappresentanti delle

diverse Chiese locali per discutere temi riguardanti la

fede o l’ambito pastorale. Il termine sinodo deriva dal

greco synodos, composto dalla particella syn (insieme) e

odos (cammino). Il corrispondente latino è concilium. Le

sue radici etimologiche ci indicano con immediatezza

il senso di partecipazione attivo e corale alla vita della

Chiesa insito in questo tipo di iniziativa, in particolare

dopo il Concilio Vaticano II (svoltosi fra 1962 e il 1965).

Nello specifico, un sinodo diocesano oggi rappresenta

un’assemblea consultiva dei fedeli convocata e diretta

dal Vescovo della diocesi stessa. Esso vede, dunque, coinvolti

in un’opera di riflessione laici ed ecclesiastici. Secondo

il Codice di Diritto Canonico, un sinodo diocesano,

regolamentato dai canoni 460-468, è una assemblea

dei sacerdoti e dei fedeli scelti per prestare aiuto al

Vescovo in ordine al bene di tutta la comunità diocesana.

Esso si celebra senza una periodicità prefissata, ma

tutte le volte che lo ritenga opportuno il Vescovo, udito

73


74

il Consiglio Presbiterale. Il Vescovo è il solo competente

a convocarlo e a presiederlo (così come a sospenderlo

e a scioglierlo). I partecipanti hanno solo voto consultivo,

in quanto l’unico legislatore è il Vescovo; solo

costui, infatti, sottoscrive le dichiarazioni e i decreti sinodali

che possono essere resi pubblici.

E nei secoli passati? In questa sede si esulerà dalle

molteplici indicazioni e riflessioni di carattere metodologico

e storiografico sullo studio dei sinodi nel passato.

Si prenderanno semplicemente in considerazione alcuni

punti essenziali, per comprendere in generale i sinodi

diocesani in un quadro diacronico. Non si può negare,

in primo luogo, quanto sia arduo risalire nel tempo

ai primordi dell’istituzione del sinodo diocesano, per

ovvi problemi storiografici; d’altro canto, si può affermare

che già nei primi secoli di vita della Chiesa vi era

l’abitudine di indire assemblee annuali fra il Vescovo e

il clero e che si costituì l’istituto del “concilio”, generalmente

a livello locale, ma a volte anche a livello più generale,

soprattutto nelle Chiese orientali. Una pratica

che potremmo definire già “sinodale”, a livello diocesano,

va fatta risalire all’epoca dei regni romano-barbarici

nell’ambito delle Chiese locali. La normativa e

la prassi dei sinodi diocesani si consolidarono nei secoli

attorno al Mille, mantenendo la frequenza annuale e

la caratteristica di coinvolgere attorno al Vescovo il clero,

regolare e secolare, e altri religiosi. I sinodi diocesani

erano svolti perlopiù per consentir l’applicazione

delle decisioni prese nei sinodi provinciali, altre volte

per anticipare questi ultimi, deliberando su problemi

e controversie esistenti nell’ambito della Chiesa locale.

Nei secoli XI e XII, queste assemblee hanno avuto una

caratteristica “mista”: preti e laici si riunivano insieme

e discutevano questioni religiose e civili. Nel 1200, i si-


nodi divennero istituzioni esclusivamente ecclesiastiche

nella loro composizione, animati dal desiderio di riforma,

nello spirito del Concilio Lateranense IV e dei due

Concili di Lione.

Nei secoli successivi, si può distinguere un’epoca

pre-tridentina ed un’epoca postridentina, ponendo,

dunque, come spartiacque il Concilio di Trento (1545-

1563). La prima epoca fu caratterizzata da alterni momenti

di decadenza, di abbandono e di successo. Il sinodo

diocesano fu inquadrato, in questo periodo, in

un’ecclesiologia fondata sull’autorità del Vescovo e della

sua potestà di legislatore. Dal punto di vista normativo,

il sinodo diocesano era una cassa di risonanza dei

sinodi provinciali, era impostato mettendo in rilievo il

carattere di censura e mirava a ribadire il ruolo dell’autorità

episcopale. I contenuti dei libri sinodali prodotti

in questi decenni riguardavano la vita del clero; l’acquisizione

e la gestione dei beni ecclesiastici; gli edifici

sacri; il culto e le pratiche di pietà; l’amministrazione

dei sacramenti e anche norme relative ai monasteri

femminili.

Una regolazione fondamentale dei sinodi diocesani

è giunta poi con il Concilio di Trento. I decreti tridentini

hanno conferito carattere di obbligatorietà a questo,

come ad altri istituti giuridici della Chiesa (si pensi,

ad esempio, alla visita pastorale). Nella sessione XXIV

(1563), si stabilì, secondo le indicazioni e le disposizioni

emanate nei concili precedenti, per gli arcivescovi e

i vescovi, rispettivamente l’obbligo della convocazione

dei sinodi o concili provinciali, ogni tre anni, e dei sinodi

diocesani, ogni anno. L’immagine ecclesiologica in

cui si inquadrava il sinodo diocesano fu senz’altro più

articolata: rimase la centralità della figura del Vescovo

diocesano, anche se un po’ sminuita dal rapporto con

75


76

Roma e un po’ bilanciata dalla partecipazione e collaborazione

del clero al governo pastorale della diocesi.

Dal punto di vista normativo, si consolidò in primo luogo

il legame tra sinodo diocesano e vista pastorale, la

quale permetteva al Vescovo di conoscere la situazione

della sua diocesi, e in particolare lo stato del clero, per

poi emanare delle norme adatte a regolamentare la disciplina

degli ecclesiastici, e quindi a rimediare e mettere

argine ai disordini emersi durante la visita pastorale;

pertanto, in questo periodo, il sinodo diocesano

non fu solo l’applicazione dei sinodi provinciali, ma acquistò

una sua autonomia ed una forza propositiva particolare,

che derivava dalle condizioni peculiari di ogni

diocesi. Quanto, poi, alle tematiche trattate, lo schema

era di solito il seguente: la fede cattolica, la predicazione

della Parola di Dio e la dottrina cristiana; quindi, seguiva

l’argomento degli edifici sacri, delle reliquie, delle

indulgenze, del digiuno quaresimale e dei giorni festivi;

poi, quelli inerenti l’amministrazione dei sacramenti,

la vita del clero, la conduzione delle parrocchie,

del seminario, delle congregazioni sacerdotali e dei vicariati

foranei; infine, trovavano luogo nei sinodi questioni

riguardanti i religiosi e le religiose, le confraternite

dei laici, i luoghi pii e i beni ecclesiastici. Ancora, il

compito affidato ed assolto propriamente dalle assemblee

sinodali diocesane è stato quello di far conoscere i

decreti tridentini e, al contempo, di tradurli in prescrizioni

rispondenti alle condizioni contingenti delle singole

diocesi, di far penetrare il clima e lo spirito tridentino

nella quotidianità della vita delle Chiese cattoliche.

Almeno a partire dal Concilio di Trento, inoltre, i sinodi

e le costituzioni diocesane hanno assunto un prevalente

carattere giuridico. È noto che, a seconda dei

momenti storici, questa connotazione è stata diversa-


mente modulata: in alcuni periodi, i sinodi hanno costituito

veri e propri centri di produzione del diritto particolare,

selezionando, formalizzando e legittimando le

istanze provenienti dal clero e dal popolo; altre volte,

essi hanno svolto la funzione di cinghia di trasmissione

a livello locale di norme elaborate a livello centrale,

per lo più attraverso il passaggio intermedio di uno o

più codici particolari; sotto un diverso profilo, le costituzioni

sinodali hanno supplito all’assenza, fino a tempi

abbastanza recenti, di un codice di diritto canonico,

giocando un importante ruolo di semplificazione e divulgazione

del diritto precodiciale della Chiesa cattolica.

Sempre, però, i sinodi si sono mantenuti entro un

orizzonte giuridico, all’interno del quale trovavano posto,

con gli opportuni adattamenti, le componenti teologiche,

storiche, sociologiche, ecc…

Un ultimo aspetto, molto importante e ricco di suggestioni

per la ricerca storica, merita di essere almeno

citato. Le disposizioni tridentine sui sinodi, come si è rilevato

anche per altri particolari ambiti della Chiesa su

cui esse legiferarono, non potevano non costituire un

fattore di destabilizzazione nelle diocesi delle periferie

della penisola italiana. Si pensi, in particolar modo, al

Mezzogiorno. A parte la difficoltà obiettiva di mantenere

il ritmo annuale dei sinodi, i Vescovi potevano trovarsi

di fronte ad una serie di resistenze mentali e politiche

manifestate, a seconda dei casi, dai poteri laici, dalle

popolazioni, nonché dallo stesso clero che, nelle costituzioni

sinodali intese come prodotto normativo dei

sinodi, vedevano una limitazione al proprio potere, alle

proprie prerogative e ai privilegi garantiti da usi e consuetudini

di vecchia data. In tal modo, il sinodo veniva

a turbare, se così si può dire, la tranquillità della vita

di una diocesi, introducendo elementi di conflittualità

77


78

e di polemica. Questo si verifica soprattutto nel Settecento,

quando illuminismo, giurisdizionalismo e politiche

di riforma di ampio respiro tendono a limitare il

potere della Chiesa e, dunque, anche l’attività sinodale

(l’unica eccezione in questo secolo è data da Vincenzo

Maria Orsini con i suoi 44 sinodi diocesani a stampa

e i tre concili provinciali), e nell’Ottocento, con le

spinte di secolarizzazione e laicizzazione della società

e le contingenze politiche di quel secolo. Diversi studi

hanno analizzato e confermato le dinamiche appena

descritte. In ogni caso, la stagione più fertile per i sinodi

fu il periodo post-tridentino e, grossomodo, la prima

metà del Seicento, quando l’onda lunga dello spirito

tridentino non si era ancora esaurita. Una ripresa la

si ha, per breve periodo, negli anni Venti del Settecento,

proprio grazie all’opera del già citato Orsini, divenuto

adesso Papa Benedetto XIII, nel Concilio Romano

del 1725, quando il sinodo aveva esaurito la funzione

storica assegnatagli dal Concilio di Trento. Dopo quella

data, i sinodi sono rarissimi (perché unicamente finalizzati

all’organizzazione della vita religiosa) e quando

riprendono, nella seconda metà dell’Ottocento, essi

si svolgono in una situazione completamente cambiata,

sia per la Chiesa che per la penisola italiana, che nel

frattempo è stata unificata politicamente.

2. Temi, bisogni, orientamenti: panoramica sui sinodi

celebrati in Età Moderna e Contemporanea

Vista la prescrizione tridentina di celebrare con cadenza

annuale i sinodi diocesani, ci si chiede se essa

fu osservata. Se si dovesse considerare la presenza delle

costituzioni sinodali a stampa o di quelle manoscrit-


te conservate negli archivi, la risposta non sarebbe positiva,

concludendo che le norme tridentine, in generale,

furono ampiamente eluse e non trovarono applicazione.

D’altro canto, come è stato affermato da più parti,

una conclusione del genere, che considera come indizio

di base il numero delle costituzioni sinodali giunte

fino a noi, sarebbe troppo sbrigativa e superficiale.

L’incrocio delle fonti, in questo caso, quali ad esempio

le Relazioni ad limina, in cui vi è traccia di celebrazioni

di sinodi di cui, però, non si conservano le costituzioni

per diverse ragioni, sarebbe di grande supporto per

costruire un quadro più attendibile possibile. Allo stesso

modo, le costituzioni sinodali stesse riportano cenni

di sinodi celebrati in passato.

Riguardo alla diocesi di Gravina nei secoli passati,

l’Archivio Diocesano della medesima città conserva alcuni

esemplari manoscritti e a stampa. I temi prevalenti

dei sinodi che fra poco verranno illustrati sono stati

ricavati, dunque, passando in rassegna queste fonti. Le

prime costituzioni sinodali conservate in archivio risalgono

al 1574, all’indomani del Concilio di Trento, per

mano del Vescovo Francesco Bosio. In questo documento

ci sono diversi cenni a sinodi celebrati negli anni precedenti

dallo stesso Vescovo. Segue la raccolta di una

parte degli atti del sinodo celebrato nel 1599 dal Vescovo

Vincenzo Giustiniani. Vi è, poi, un vuoto di alcuni

decenni. Per il 1647, l’archivio custodisce le costituzioni

sinodali promulgate dal Vescovo Domenico Cennini,

accompagnate da un editto di riduzione delle parrocchie

della città da 6 a 4 relativo al 1677, a cura del medesimo

Vescovo. Ci sono, poi, gli atti e le costituzioni sinodali

curate dal Vescovo Domenico Valvassorio nel 1688.

Ancora, gli atti del sinodo celebrato dal Vescovo Marcello

Cavalieri nel 1693. Vi è anche una copia manoscritta

79


80

ed un esemplare a stampa facente parte del fondo della

Biblioteca Finia. Per il 1700, si conservano gli editti

sinodali promulgati dal Vescovo Francesco Lucino fra

il 1720 e il 1724, anni in cui è forte il richiamo alle prescrizioni

del Papa Benedetto XIII. Infine, vi sono le costituzioni

sinodali del sinodo celebrato dal Vescovo Nicola

Cicirelli tra il 1775 e il 1779. I documenti relativamente

più recenti sono i seguenti:

- gli atti del Sinodo diocesano di Altamura e Acquaviva

delle Fonti, indetto e celebrato da Monsignor

Domenico dell’Aquila tra maggio e giugno

del 1938, che, ad oggi, costituiscono l’unica testimonianza

nota della celebrazione di un sinodo

nelle due città;

- l’edizione delle costituzioni sinodali promulgate

dal Vescovo Giovanni Maria Sanna nel 1940, relative

al sinodo celebrato nel 1932.

Le costituzioni sinodali, in genere, venivano redatte

in latino, ma non era raro che lo fossero anche in volgare

o che le due lingue si alternassero. La cifra stilistica

era piuttosto varia: ad un latino ben scritto, poteva

alternarsi un latino meno elegante. La lettura degli atti

sinodali, per tale ragione, non è sempre agevole a causa

del latino, come è stato scritto, “astruso ed incomprensibile,

talvolta addirittura barbaro, che mette a dura prova

la pazienza del ricercatore”.

Ciò che veniva trattato nei sinodi diocesani ha avuto

spesso una circolazione piuttosto ampia, grazie alla

stampa degli atti. Proprio la possibilità di una più facile

consultazione dei sinodi a stampa rispetto a quelli rimasti

inediti, accostata al linguaggio giuridico in esse

utilizzate, hanno fatto parlare di una sostanziale uniformità

degli statuti sinodali, quasi che si tratti di un

copione continuamente riproposto e modellato sui de-


creti tridentini e sulla produzione sinodale, ben presto

considerata come esemplare per tutta la Chiesa, nello

specifico si intende quella di San Carlo Borromeo, arcivescovo

di Milano dal 1565 al 1584. Sembrerebbe quasi

che la dialettica storica si annullasse nelle codificazioni

dei Vescovi. In realtà, i sinodi e i suoi prodotti scritti

costituivano un insieme di norme che intendevano diventare

vita quotidiana e, quindi, si intrecciavano variamente

con le diverse situazioni che costituivano la

premessa per l’applicazione delle norme stesse. Quello

che ne conseguiva, dunque, non era la pura e semplice

riproduzione di una norma tridentina o di una disposizione

romana, ma l’innesto di quelle disposizioni in

un contesto più o meno ricettivo e comunque segnato

da abitudini, tradizioni, costumi, riti e pratiche spesso

così diverse da produrre, come sintesi, risultati né scontati

né omogenei. Spetta agli storici, in ogni caso, porre

le giuste domande alla documentazione e rianimare

i differenti contesti.

I sinodi diocesani, dunque, sono una miniera di informazioni.

Si possono ricavare notizie su usi, costumi,

consuetudini, tradizioni popolari e realtà geo-antropologiche.

Sono fondamentali codici di lettura del

“vissuto religioso”, secondo le parole dello storico Gabriele

De Rosa. Essi si prestano ad essere analizzati sotto

il profilo metodologico-storiografico, e dunque come

momento significativo nella vita di una diocesi. Si

tratta di fornire, accanto ai dati essenziali di un sinodo

(indizione, promulgazione, sommario dei contenuti

e delle appendici, indicazione delle allocuzioni episcopali,

ecc.), elementi relativi al Vescovo che lo ha indetto

(data e luogo di nascita, tipo di formazione culturale,

data dell’ingresso in diocesi, precedenti incarichi

ecclesiastici), alla diocesi (numero dei fedeli, esten-

81


82

sione geografica, numero degli ecclesiastici e dei religiosi,

appartenenza alla provincia e regione ecclesiastica),

ai sinodi precedenti. Un repertorio di informazioni

che vedrebbe aumentata la sua utilità se accostate alle

visite pastorali e alle Relazioni ad limina. Si potrebbero

ricostruire, inoltre, le modalità di svolgimento dei sinodi

diocesani, che naturalmente prevedevano una determinata

cerimonialità.

Innumerevoli volte, d’altro canto, i legislatori ecclesiastici

si sono trovati a dover combattere questa o quella

costumanza o superstizione: e nel condannare moralmente,

nel disporre mezzi anche secolari di repressione,

nel regolamentare e comprimere usanze e modi

di procedere tradizionali più difficilmente sradicabili o

meno nocivi agli occhi del clero, ci hanno lasciato assai

spesso attestazioni precise e descrizioni fedeli. E v’è di

più: le condanne o le regolamentazioni dei sinodi non

sono saggi di ricerca etnologica, ma atti di vita pratica:

e illuminano così di viva luce quei tanto complessi rapporti

di fusione o di contrasto, di adattamento o di divergenza

tra mondo culturale popolare e mondo della

cultura dirigente.

Tra i temi prevalenti trattati nelle costituzioni e negli

atti sinodali relative alla nostra diocesi, ritroviamo la

trasmissione dei decreti tridentini (soprattutto nei documenti

relativi al 1574), la professione della fede dei

canonici e del clero, la dottrina cristiana, la disciplina

e l’organizzazione ecclesiastica, la riduzione delle messe,

i sacramenti, il culto e l’osservanza delle feste, le immagini

sacre e le reliquie, lo stile di vita dei chierici e

dei fedeli, l’integrità dei costumi, le modalità di congregazione

del capitolo cattedrale, i luoghi e le suppellettili

sacre, le istituzioni ecclesiastiche, quali il tribunale

ecclesiastico, i monasteri. Altri argomenti più specifici,


infine, trovavano una trattazione a seconda delle contingenze

del periodo. Si pensi, per fare degli esempi, alla

peste degli anni ’20 del 1700, di cui si ha cenno nelle

costituzioni sinodali del vescovo Francesco Lucino; ancora,

alla regolazione di controversie con l’universitas di

Gravina rispetto a problemi di ordine economico-amministrativo

negli anni 1599-1600 sotto il vescovato del

Vescovo Vincenzo Giustiniani. Dunque, un ventaglio

di temi davvero vasto, che aspetta di essere studiato più

approfonditamente.

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celeBrAZione di APerturA

del Primo Sinodo dioceSAno


IHS

PRIMO SINODO PASTORALE DELLA DIOCESI DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DELLE FONTI

• CRISTO VIA VERITÁ E VITA •

2008 2011

presieduta dal

VESCOVO MARIO PACIELLO

si aprirà

IL 1° SINODO PASTORALE DIOCESANO

della nostra Chiesa Locale.

Tutti siete invitati a pregare e a partecipare.

DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

salute, grazia e pace.

Carissimi,

IL 7 DICEMBRE 2010, ALLE ORE 18.00

dopo due anni di preparazione e di rifl essione,

presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

LA SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO

ALTAMURA SANTERAMO ACQUAVIVA DELLE FONTI

ANDRIA

LE PERSONE ANZIANE, MALATE O IMPEDITE POSSONO SEGUIRE LA CELEBRAZIONE IN TV

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CQ

salute, grazia e pace.

QU

salute, grazia e pace.

U

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

salute, grazia e pace.

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

salute, grazia e pace.

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

A

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

A

salute, grazia e pace.

A

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

AC

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

C

salute, grazia e pace.

C

Ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà,

C

Carissimi,

Carissimi,

Carissimi,

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dopo due anni di preparazione e di rifl essione,

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presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

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presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

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presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

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L

presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

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presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

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presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

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presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

presso il Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura, con una

LA SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO

ALTAMURA SANTERAMO ACQUAVIVA DELLE FONTI

ANDRIA

LE PERSONE ANZIANE, MALATE O IMPEDITE POSSONO SEGUIRE LA CELEBRAZIONE IN TV

GRAFICHE GRILLI - FOGGIA


Omelia

per la Celebrazione di apertura

del Primo Sinodo Pastorale Diocesano

Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura,

7 dicembre 2010

Primi Vespri della Solennità dell’Immacolata Concezione

Maria primizia dell’umanità

La Solennità dell’Immacolata pone davanti agli occhi

della nostra fede

· la donna preservata da ogni macchia di peccato

originale;

· la donna piena di grazia,

· Madre del Figlio di Dio,

· Sposa splendente di bellezza,

· Modello di santità,

· Inizio della Chiesa (cfr. Prefazio).

Nello splendore della santità dell’Immacolata, la liturgia

ci fa intravedere anche la vocazione di tutta l’umanità;

Paolo, nella Lettera agli Efesini, ci fa prendere

coscienza che:

· anche noi siamo stati benedetti da Dio Padre;

anche noi, in Cristo, siamo stati scelti, prima della

creazione del mondo,

· per essere santi e immacolati al suo cospetto,

· per essere suoi figli adottivi, a lode della Sua gloria

(cfr. Ef 1, 3-6.11-12).

La Genesi (3, 9-15), tra Dio “Creatore” e l’uomo “decaduto”,

ci ha mostrato una donna, la prima Eva.

87


88

Il Vangelo di Luca, tra Dio “Salvatore” e l’uomo “redento”,

ci ha presentato la nuova Eva, Maria.

A Nazaret, la disobbedienza rovinosa di Eva diventa

l’“Eccomi” obbediente di Maria.

La maternità di Maria e della Chiesa

S. Bernardo, l’ultimo dei Padri della Chiesa (1090-

1153), in un sermone, rivolgendosi ad Adamo, gli dice:

“Adamo, non dire più: La donna che mi desti a compagna,

m’ha dato di quel frutto (Gn 3,12). Di’ piuttosto: la donna che

m’hai dato mi ha nutrito di quel frutto benedetto” (Sermone

“De Aquaeductu”, 5-6).

E, in un’omelia sull’Annunciazione, rivolgendosi alla

Vergine, le dice che Adamo, Abramo, Davide, i Santi

Patriarchi, l’umanità è in pianto e in attesa, e la supplica

di aprire “il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo

al Creatore”.

Sant’Anselmo, il più autorevole pensatore della Chiesa

dell’XI secolo, dice che, a causa del peccato di Adamo,

“erano tutte morte le cose, perché avevano perduto la dignità

originale”. Ma quando “Dio, che aveva creato ogni cosa,

si fece Lui stesso creatura di Maria, ha ricreato così tutto

quello che aveva creato”. “Questi beni così grandi sono venuti

dal frutto benedetto del grembo benedetto di Maria Benedetta.

Per la pienezza della tua grazia… le creature che sono sulla

terra gioiscono di essere rinnovate”.

Benedetto XVI, nel libro-intervista “Luce del mondo”,

commentando le parole di Gesù “chi fa la volontà del Padre

mio, è per me fratello, sorella e madre”, scrive: “così egli

trasmetteva a noi il compito della maternità, per rendere ancora

possibile per così dire, la nascita di Dio in questo tempo…

La nascita di Dio… in un senso più ampio e più profondo, de-


ve accadere nuovamente in ogni generazione e ogni cristiano

è chiamato a questo” (p. 220).

La missione della Chiesa

Generare Cristo per gli uomini del proprio tempo:

è questa la missione che la Chiesa ha ricevuto da Cristo

stesso.

Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione “Gaudium

et spes”, ha affermato che la Chiesa “è come il fermento e

quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in

Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio” (40a); “La Chiesa…

a questo soltanto mira: che venga il regno di Dio e si realizzi

la salvezza dell’intera umanità” (45a).

Perché l’intera umanità potesse entrare nel Regno

di Dio e ottenere la salvezza, il Figlio di Dio, dice il Concilio:

“si è fatto egli stesso carne, per operare, Lui l’uomo perfetto,

la salvezza di tutti”; perché “è Lui il fine della storia

umana, il punto focale dei desideri della storia e della civiltà,

il centro del genere umano, la gioia del cuore, la pienezza delle

loro aspirazioni” (GS 45b). Nessuna creatura può fare

a meno di Cristo.

Nella solennità dell’Immacolata, la nostra Chiesa entra

in Sinodo, non per una coincidenza fortuita, ma per

scelta.

Se è vero che la Chiesa è santa e peccatrice, che ha

bisogno costantemente di essere “riformata”, è anche vero

che, come Chiesa particolare, siamo nella condizione

di peccato, bisognosi di conversione e di rinnovamento,

per compiere la missione che ci è stata affidata.

Attraverso il Sinodo, il Signore ci viene incontro, ci

cerca, per chiederci “Dove sei, Chiesa di Altamura-Gravina-Acquaviva?”.

89


90

Noi entriamo in Sinodo non per nasconderci, ma per

prendere atto della nostra nudità; non per giustificare

il nostro peccato, né per attribuire ad altri la responsabilità

delle nostre colpe, ma per presentarci al Signore

che ci chiama ad essere santi e immacolati nella carità,

accompagnati dalla nuova Eva, da Maria; per dire al Signore

che vogliamo nutrirci del frutto del grembo della

nuova Eva, di Cristo Figlio di Dio e Figlio di Maria,

della Sua Parola, del Suo Corpo, per ritrovare la forza

di fare la Sua Volontà, per rispondere con fedeltà al Suo

progetto di amore.

Il Sinodo

La nostra Diocesi, nel XXV anno della sua nuova

conformazione, ha bisogno di fare un Check-Up completo

del suo stato di salute, alla luce dello Spirito Santo.

Un Sinodo, infatti, per una Diocesi, è la Pentecoste

che si perpetua e si rinnova nel tempo. È azione dello

Spirito sempre presente nella Chiesa.

È un evento unico e privilegiato, in cui un gran numero

di fratelli si incontrano per celebrare il mistero

della loro fraternità, riscoprire e rinforzare la comunione,

dare impulso nuovo alla missione.

Questa assemblea, composta da Presbiteri, Diaconi,

Religiosi e Fedeli laici, riuniti intorno al Vescovo, è

segno di una Chiesa che vuole vivere in modo più profondo

il suo mistero. È segno di una Chiesa che vuole

essere ciò che è.


La Chiesa è Comunione

Il mistero della Chiesa è di essere Corpo di Cristo, e

quindi è essenzialmente “comunione”. Una comunione

che ha radice nella partecipazione alla vita della Trinità

e che si vive costruendo l’unità nella diversità e orientando

la diversità verso l’unità.

La Diocesi non è solo, né principalmente, circoscrizione

territoriale, ma è soprattutto il Corpo di Cristo

presente in un preciso contesto umano.

La Parola, fonte di Comunione

Luce, nutrimento, fonte e via della fedeltà, della comunione

e della missionarietà della Chiesa è la Parola

di Dio.

Il Patriarca Antonios Naguib, al Sinodo per il Medio-

Oriente, il 18 ottobre scorso, ha affermato: “Abbiamo bisogno

che la Parola di Dio, evangelizzi la nostra vita, affinché

la nostra vita evangelizzi la nostra società”. Entriamo in Sinodo

per prendere meglio coscienza che la Parola deve

prendere carne, assumere pensieri, sentimenti, comportamenti

di chi evangelizza e di chi ascolta.

L’esistenza umana, per essere trasformata, deve assumere

la forma della Parola.

Per modellare evangelicamente la società e non permettere

di essere materialisticamente deformati, bisogna

che la Diocesi e ogni comunità diventino una pagina

biblica aperta sul territorio, e ogni cristiano diventi

un seme di Vangelo.

Il nostro tempo ha fame e sete di Parola. Dobbiamo

domandarci se la mancanza di domanda, l’apparente

rifiuto o la ricerca di surrogati sofisticati non di-

91


92

pendano dal pane rappreso o dall’acqua stantia che

noi offriamo.

Il Sinodo è di tutti

Un Sinodo è un impegno troppo gravoso per non suscitare

eventuali riserve, dissensi, commiserazioni, atteggiamenti

passivi e disimpegnati.

Non c’è da meravigliarsi: umanamente, è una grande

impalcatura che, una volta smontata, potrebbe non

lasciare intravedere nessuna costruzione.

Una cosa è certa che questo avverrebbe, non per l’impegno

di chi crede nel Sinodo e fa generosamente e fedelmente

la sua parte, ma a causa di chi, eventualmente,

lo ignora, di chi sta alla finestra a guardare, di chi

sta bene col “vecchio”, di chi si prende davanti a Dio e alla

storia la responsabilità di incrociare le braccia.

Quando si celebra un Sinodo, le attese, giustamente,

sono molte! Sono certo che noi tutti: Delegati Sinodali,

Comunità Parrocchiali e Religiose, Associazioni e

Movimenti, singoli Fedeli, con la preghiera, la riflessione,

l’informazione, l’apertura di mente, l’interesse, faremo

di tutto per non deludere le aspettative, e soprattutto

per preparare i cuori ad accettare gli orientamenti

sinodali.

Ma che cosa dobbiamo aspettarci dal Sinodo?

Le attese del Sinodo

Dal Sinodo devono germogliare:

· La coscienza che, pur essendo nella Chiesa sin dal

giorno del battesimo; pur essendo noi sacerdoti,

pastori da molti anni, forse non abbiamo capito


ancora molto l’inestimabile valore del dono ricevuto,

né di ciò che rappresentiamo per il mondo,

della cui salvezza siamo responsabili;

· Una chiara consapevolezza che, pur non mancando

nel mondo, come in ogni tempo, semi di speranza,

aspirazioni di bene, impegno per la giustizia,

c’è, però, una società in apnea, bisognosa di

luce, di esperienza di Dio, per ritrovare la strada

della Verità e della Vita;

· La coscienza che siamo minoranza che annunzia

un messaggio difficile; che siamo impari di fronte

alla vastità della missione da compiere. Non è

il numero dei testimoni il primo problema, ma la

loro qualità e la coesione della loro testimonianza;

· Un forte e indiscusso bisogno di unità, di comunione,

di dialogo, di collaborazione, di condivisione.

Nessun sacerdote o fedele laico, nessuna

comunità parrocchiale o associativa possono da

soli dare risposte adeguate alle urgenze e ai problemi

che il contesto culturale, i mezzi di comunicazione,

le scoperte della scienza e il progresso

della tecnica pongono;

· All’impegno di una ritrovata autenticità di testimonianza

di vita, bisogna aggiungere lo sforzo

di uscire da prassi pastorali fatte di ripetizioni

senz’anima, di pratiche morte, di riti muti. Da organizzatori

di iniziative solitarie o di circostanza,

dobbiamo diventare annunciatori instancabili e

coordinati di un Cristo che affascina e afferra;

· Dobbiamo uscire dal cenacolo, per incontrare uomini,

donne, ambienti che parlano lingue diverse

da quella del Vangelo.

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94

Concretamente, dobbiamo fare un grande e comunitario

balzo in avanti:

- nella formazione spirituale di noi sacerdoti e nel

coinvolgimento pastorale dei laici;

- nella catechesi a tutte le fasce di età;

- nella Celebrazione di una liturgia viva, dignitosa,

partecipata, rispettosa delle norme;

- nella valorizzazione pastorale delle donne consacrate;

- nella capacità di progettare una pastorale unitaria

e di attuarla in équipe;

- nella preparazione dei catechisti, anche sotto l’aspetto

pedagogico, didattico, sociologico;

- nell’educazione umana e religiosa dei ragazzi;

- nel servizio ai poveri e agli immigrati come impegno

di ogni comunità e di tutta la comunità;

- nel mettere al primo posto l’accompagnamento

vocazionale dei giovani e delle famiglie;

- nel dialogo fraterno, rispettoso, cordiale, collaborativo

con i fratelli delle Chiese cristiane evangeliche;

- in una maggiore presenza nel mondo del lavoro

e della fragilità umana;

- nell’attuazione di iniziative di volontariato missionario

e di apertura alla mondialità.

Conclusione

Una favola di Esopo (poeta greco del VI sec. a.C.),

che ho letto qualche giorno fa, racconta di una foresta

in fiamme e di tutti gli animali che fuggono via. Un piccolo

colibrì, visto l’incendio, vola verso le fiamme. Lo

incontra un leone, che gli chiede dove va; il colibrì ri-


sponde che va a spegnere l’incendio. Il leone replica:

“Come puoi tu, con una goccia d’acqua, pretendere di spegnere

una foresta in fiamme?” “Io faccio la mia parte”, risponde

il colibrì, e vola verso la foresta.

Il Sinodo è opera dello Spirito Santo. Solo lo Spirito

Santo può rianimare la Diocesi, ravvivare il suo zelo,

dare slancio alla sua missione.

Tutto questo, però, lo Spirito lo compie attraverso i

piccoli colibrì che siamo noi.

Lasciamoci guidare dallo Spirito, rendiamoci disponibili

alle sue mozioni, mettiamoci in movimento e “camminiamo

insieme”, sotto la guida di Maria.

All’“Eccomi, manda me” del Figlio di Dio; all’“Eccomi,

sono la serva del Signore” di Maria, risponda come eco e

continuità il nostro “Eccomi” al Signore, che ci chiama a

vivere il Sinodo dal di dentro, per farci, a nostra volta,

portatori e strumenti di salvezza.

Per amore dell’uomo, Dio non ha risparmiato il proprio

Figlio; per amore dell’umanità, Maria ha messo tutta

se stessa a disposizione dello Spirito.

Per amore della Chiesa, di cui siamo membra, per

amore degli uomini del nostro tempo, per amore del

progetto di amore di Dio, sentiamo tutti il grande privilegio

e l’enorme responsabilità di dare al Sinodo la nostra

goccia d’acqua: lo Spirito la farà diventare un fiume

di Acqua Viva, che zampilla Vita eterna per questa

Chiesa che Egli ama e vuole santa e immacolata, sposa

splendente di bellezza e di santità.

† Mario Paciello

Vescovo

95


Relazioni introduttive

alle Sedute sinodali

Annuncio e catechesi

(cfr. Strumento di Lavoro, 1-43)

Il nostro Sinodo diocesano entra nella sua fase celebrativa

e ci coinvolge, come Chiesa locale, in prospettiva

di un profondo rinnovamento della pastorale diocesana.

In questa prima Sessione, è il tema della Parola di

Dio e della Evangelizzazione e Catechesi, impegno fondamentale

e prioritario sia della Chiesa primitiva che

della Chiesa post conciliare.

Nella fase preparatoria, attraverso il coinvolgimento

di larghi strati della realtà parrocchiale, sociale, familiare,

scolastica ecc., è stato dato ampio rilievo al 1°

Questionario, che ha riscontrato grande interesse e un

significativo apporto di idee, di proposte e di suggerimenti.

La sintesi, elaborata ad un triplice livello (zonale,

cittadino e diocesano), è stata raccolta e riportata

nella premessa del Quaderno n. 4 del Sinodo, che avete

fra le mani come Strumento di Lavoro. Tale premessa

mette in evidenza sia gli aspetti positivi, che le ombre e

le questioni aperte. È necessario tener conto e valorizzare

quanto è stato approfondito e proposto a livello di

base, per poter noi oggi discutere e proporre ai fini di

validi progetti pastorali per il prossimo avvenire della

nostra realtà diocesana.

Ciò premesso, si richiama l’attenzione dei Sinodali

sullo Strumento di Lavoro, che si presenta articolato in 3

parti o Capitoli.

97


98

La prima parte, dopo la riflessione più dottrinale e

teologica sulla Parola di Dio donata all’antico popolo

d’Israele e poi affidata alla missione della Chiesa, affronta

le proposte pastorali tese a far conoscere, vivere

e praticare la divina rivelazione, sia scritta che orale.

Nella seconda parte, viene affrontata la riflessione

pastorale sulla catechesi, per quanto si riferisce ai soggetti

e ai destinatari della catechesi medesima, in riferimento

al Progetto Catechistico della Chiesa Italiana,

con particolare riguardo al rapporto fra catechesi, liturgia

e sacramenti. In modo specifico, richiamo l’attenzione

al n. 34, che, nella stesura elaborata dalla Segreteria,

non affronta la discussione delle tappe e dei tempi

per la celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione

Cristiana. Dalle risposte al Questionario da parte della

grande maggioranza dei fedeli, viene richiesto di affrontare

questi argomenti in questo contesto sinodale.

In particolare, si propone di discutere l’ipotesi di anticipare

la celebrazione della Messa di Prima Comunione

all’inizio dell’anno catechistico e nel contesto della fase

della “scoperta” (6-8 anni), e non della “sequela” (anni

9-10), che è l’età più opportuna, sotto l’aspetto psicoevolutivo

e in sintonia con il cammino catechistico, per

la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione.

Nella terza parte, anch’essa concreta e propositiva,

lo Strumento di Lavoro affronta gli argomenti del metodo

catechistico nella sua tipicità e originalità, nonché

il tema degli strumenti e dei sussidi catechistici. Una riflessione

speciale è riservata ai nuovi ambienti e luoghi

educativi, di cui alcuni sono già possibili valorizzare,

mentre altri contesti richiedono una sfida pastorale eccezionale

per essere al passo coi tempi e fedeli alle suggestioni

dello Spirito Santo.

Alla Sua potente azione affidiamo il nostro impegno


ed i nostri cuori, perché ci prenda per mano e ci conduca

“in alto”, per una rinnovata Pentecoste sulla nostra

Chiesa diocesana.

Don Saverio Ciaccia

Presidente 1 a Commissione antepreparatoria

“Annuncio e Catechesi”

* * *

La Famiglia

(cfr. Strumento di Lavoro, 44-90)

Nel documento, preparato dall’Ufficio Diocesano

per la Pastorale della Famiglia, da me presieduto, si è voluto

precisare innanzitutto la natura e l’origine divina

della famiglia, che è chiamata “icona della SS.ma Trinità”,

“icona acherotìpa”, cioè non dipinta da mani d’uomo,

ma da Dio, e pertanto indelebile, non modificabile

da nessuna autorità religiosa o civile di questo mondo.

Essere creati ad “immagine e somiglianza” di Dio

significa essere uomo-donna in relazione: Dio è relazione,

comunione di tre Persone. Nella Trinità abbiamo

la perfetta comunione, e allo stesso tempo la perfetta

distinzione. Nella Scrittura leggiamo: “Non è bene

che l’uomo sia solo”. La solitudine è la madre di tutte

le fragilità. Pensarsi da “soli” significa, nell’ottica di

Dio, non essere nella Grazia, significa pensare che gli

altri per noi sono dei nemici. Ogni persona è essenzialmente

relazione. Il fidanzamento, in quanto relazione,

è com-prensione della persona e prepara a vivere una relazione

totalizzante, che si realizza pienamente nel matrimonio,

archetipo delle relazioni. Anche la sessualità

dice che, in se stesso, ogni corpo è capace di ricevere e

donare amore. Tanti problemi della vita di oggi nasco-

99


100

no dal fatto che la persona ha perso di vista la sua origine

trinitaria.

Dai questionari è emerso che, lungo la storia, dopo

il peccato d’Adamo ed Eva, la famiglia è incappata in

dei predoni che l’hanno spogliata e derubata nella sua

sacralità, nei suoi valori, lasciandola a terra gravemente

ferita. L’accenno alla spiritualità e alla dimensione

istituzionale della famiglia c’è sembrato urgente ed indispensabile.

Cristo, offrendo il dono-grazia del sacramento

del matrimonio, da buon samaritano, ha aperto

nel cuore di un uomo e di una donna la strada per una

fecondità dinamica e sponsale che li porta a darsi vita

l’un l’altro, nella direzione della santità vissuta nella famiglia,

nel servizio all’amore e alla vita, per una procreazione

responsabile, di cui si fa cenno nel secondo capitolo.

L’esperienza ci insegna che la sola realtà che riesce

a dare senso vero alla vita è l’amore. Non abbiamo

terreno più fertile di una persona innamorata, disposta

ad essere dono totale di sé stessa! Il fine del matrimonio

non è, pertanto, rimanere insieme, ma è quello

di “fare famiglia”, Chiesa domestica in sintonia con la

Chiesa “grande famiglia”, orientata verso l’Eucaristia.

Guardando la celebrazione del matrimonio nei suoi

aspetti liturgici, pastorali e canonici, nel terzo e quarto

capitolo si evidenzia innanzitutto un bisogno di uniformità,

per evitare superficialità irresponsabili e protagonismi

di bassa lega. Gli operatori di pastorale familiare,

curando sempre più la propria formazione, potranno

aiutare la famiglia ad essere non solo oggetto, ma soggetto

di pastorale. La preparazione al matrimonio diventa

un appuntamento forte e un itinerario alla ricerca

di se stessi in Cristo, per fare esperienza di Chiesa. La

vocazione battesimale, nel fidanzamento, è sperimentata

come “chiamata a due”, per vivere un unico progetto


di santità insieme. Sono dono di Cristo l’uno all’altra e,

insieme a Lui, per rivivere e ridire al mondo l’Amore di

Dio per l’umanità. Una persona che ci chiede Dio e lo

chiede attraverso l’amore, l’amore per l’altro che è dono

dell’amore di Dio, è un’esperienza esaltante, autenticamente

evangelica del comandamento dell’amore!

Nell’ultima parte, non si trascura di dare attenzione

a situazioni matrimoniali e familiari e di sollecitare in

tutti gli operatori pastorali una risposta attenta ai casi

particolari, dove la Chiesa tutta deve farsi “buon samaritano”,

sostando, curando e pagando in prima persona.

Consci che la salvezza della famiglia non dipende

dai nostri tatticismi pastorali, ma è opera di Dio, non

possiamo esimerci di dare quei pochi pani e pesci che

abbiamo e che siamo, perché il Signore possa moltiplicare

le sue meraviglie anche nel mondo d’oggi. Dedicare

del tempo-spazio-attenzione alla “Grazia” di tanto

grande “amore” è certamente un investimento umano

ed ecclesiale straordinario.

Don Giovanni Bruno

Presidente 5 a Commissione antepreparatoria

“Famiglia”

* * *

I Giovani

(cfr. Strumento di Lavoro, 91-104)

Il tema che viene sottoposto alla nostra riflessione e

discussione, nella seconda Seduta della prima Sessione

del Sinodo, riguarda i giovani.

Parlare dei giovani non è molto semplice, e la brevità

degli articoli redatti nello Strumento di Lavoro non ci

deve ingannare. La difficoltà può aumentare, se pren-

101


102

diamo in esame la fascia di età entro cui inserire i giovani:

dai 15 ai 34 anni.

Due anni fa, quando tutte le comunità parrocchiali

della nostra Diocesi sono state invitate a fare analisi

e confronto sui tredici ambiti pastorali con l’ausilio di

questionari, anche i giovani delle nostre comunità hanno

avuto questa occasione. Il questionario iniziale venne

modificato, per suscitare un dialogo più immediato

dei giovani, toccando realtà molto vicine alla loro età.

Proprio dai questionari, sono stati evidenziati dei dati

di fatto: i giovani sono particolarmente attenti a valori

quali la libertà, la sete di autenticità, la pace e la solidarietà,

la giustizia, il dialogo tra i popoli, anche se questa

attenzione deve confrontarsi con la crisi dei valori,

di certezze e miti, senso di smarrimento e solitudine.

Infatti, risulta che alcune scelte di vita sono spinte da

mode o capricci, piuttosto che da principi e valori. L’analisi

più attenta dovrebbe, però, non essere circoscritta

solo ai giovani che frequentano le nostre realtà ecclesiali,

ma in special modo ai tantissimi giovani e giovanissimi

che vivono lontani, fisicamente e spiritualmente,

anche le nostre scelte pastorali.

Nel nostro lavoro di sintesi e proposta, ci ha fatto

compagnia un’immagine biblica tratta dal Vangelo di

Matteo (19, 16-22), con il brano parallelo di Marco (10,

17-22): il giovane ricco. Significative sono alcune riflessioni

che vengono fuori da una lettura attenta e sinottica

dei due brani.

L’azione parte dal giovane, raggiunge Gesù e ritorna

sul giovane, che si trova approvato dal Maestro, ma che

non è capace di restare con Lui. Il giovane realizza un

incontro, che è chiaramente intenzionale, voluto: «corse

incontro» a Gesù e lo blocca. Ha un atteggiamento di

fiducia vera: «gettandosi in ginocchio», lo chiama «ma-


estro (rabbì) buono», cioè competente, degno di fiducia.

Con una domanda seria: «per avere la vita eterna».

Gesù è «in viaggio», in atteggiamento missionario (cf.

Mc 1, 38). Accetta il dialogo, ma corregge e qualifica la

fiducia del giovane, dandovi la vera motivazione: «solo

Dio è buono», ossia, solo a partire da Lui, Gesù è buono,

e dunque merita la fiducia e può rispondere con verità.

La risposta di Gesù è quella classica: «conosci (e

dunque pratica) i comandamenti». Gesù ne elenca sei,

per dirli tutti. A questo punto, abbiamo una importante

conclusione da trarre: questo giovane è un pio ebreo,

di cui Dio si compiace veramente e che, quindi, Gesù

stesso «ama». Qui la legge non appare affatto dannosa,

rende giusti e graditi a Dio chi l’osserva. Eppure, non

basta. Non fa ottenere la vita eterna. Da qui nasce la fase

della perfezione evangelica, o la condizione di chi è

discepolo di Gesù pasquale (10, 21-22). Si rovesciano i

ruoli, è il Maestro che prende l’iniziativa, perché si tratta

di un’operazione del tutto inedita nella storia e nella

legge dell’alleanza ebraica. Il racconto, però, termina

in un modo inatteso e sgradito: Gesù esprime un atteggiamento

di ricambiata fiducia verso il giovane; anzi,

ancora più: «fissatolo, lo amò». Indica la penetrazione

della verità, che è propria degli occhi di Dio (Sal 139),

ed insieme la predilezione del Padre per i puri di cuore.

Avviene la proposta nuova, sotto forma di verità indiscutibile

ed insieme sottomessa alla libertà del giovane

interlocutore: «Vieni e seguimi».

Nella nostra Chiesa diocesana dobbiamo pensare ai

giovani, per i giovani, con i giovani. In questa icona biblica

vediamo coinvolti i giovani dei nostri gruppi, associazioni

e parrocchie, ma anche i giovani che sono alla

ricerca di un senso o di Qualcuno che dia senso alla loro

vita, ai loro ideali, alle loro scelte.

103


104

Concludendo, cito alcuni passaggi del discorso tenuto ai

giovani a Tor Vergata da Giovanni Paolo II, in occasione

del Giubileo dei giovani (agosto 2000): “Cari giovani,

non siete soli, con voi ci sono le vostre famiglie, ci sono

le vostre comunità, ci sono i vostri sacerdoti ed educatori,

ci sono tanti di voi che nel nascondimento non si

stancano di amare Cristo e di credere in Lui… voi siete

la speranza della Chiesa, la mia speranza. Questa sera

vi consegnerò il Vangelo… se l’ascolterete nel silenzio,

nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderlo per

la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed

educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando

giorno dopo giorno la vita per Lui”.

Don Michele Lombardi

Presidente 11 a Commissione antepreparatoria

“Giovani”

* * *

Vocazione e Missione

(cfr. Strumento di Lavoro, 105-124)

All’Angelus del 6 gennaio 2011, così si esprimeva Papa

Benedetto XVI: “Cari amici, questa è la domanda

che la Chiesa vuole suscitare nel cuore di tutti gli uomini:

chi è Gesù? Questa è l’ansia spirituale che spinge

la missione della Chiesa: far conoscere Gesù, il suo

Vangelo, perché ogni uomo possa scoprire sul suo volto

umano il volto di Dio, e venire illuminato dal suo

mistero d’amore. L’Epifania preannuncia l’apertura

universale della Chiesa, la sua chiamata ad evangelizzare

tutte le genti. Ma l’Epifania ci dice anche in che

modo la Chiesa realizza questa missione: riflettendo

la luce di Cristo e annunciando la sua Parola. I cristia-


ni sono chiamati ad imitare il servizio che fece la stella

per i Magi”.

Partendo dalla consapevolezza che la missione di tutta

la Chiesa è far conoscere Gesù e il suo Vangelo, i numeri

116-124 dello Strumento di Lavoro ci invitano a riflettere

su quale Chiesa missionaria stiamo costruendo

nella nostra Diocesi. Si registra una scarsa consapevolezza

della natura missionaria della Chiesa, e questo richiede

una profonda riflessione, affinché l’attività missionaria

in Diocesi non sia delegata agli addetti ai lavori.

Alcune difficoltà sono emerse nella non conoscenza

degli avvenimenti che accadono nel mondo e nella

conoscenza e utilizzo di quei mezzi che costituiscono

una soluzione etica alle scelte quotidiane. Pochi sono

a conoscenza della Banca Etica e del Commercio

Equo e Solidale. È necessario trovare strategie per educare

i fedeli e le comunità a stili di vita più sobri. Moti

fedeli sono sensibili alle problematiche delle missioni:

in molte comunità parrocchiali ci sono le adozioni

a distanza, si celebra il mese missionario, si fanno pesche

missionarie. Tra le questioni aperte o da approfondire,

ci sono il gemellaggio con la diocesi di Awasa,

la proposta ai giovani del servizio civile all’estero o di

esperienze missionarie, proporre alle comunità parrocchiali

campi di lavoro, ed infine pensare all’invio di

sacerdoti diocesani fidei donum, perché la nostra Chiesa

si arricchisca nonostante la scarsità del clero. Infine,

il pensare ad un vero e proprio Centro Diocesano Missionario,

organismo pastorale che la Chiesa diocesana

si dà come punto unificante di tutte le espressioni

della missionarietà della Chiesa locale. Uno strumento

ordinato a far sì che la comunità diocesana viva intensamente

il suo essere Chiesa-missione e lo traduca

in atto nell’impegno specifico dell’annuncio del Van-

105


106

gelo a tutte le genti e della cooperazione con le Chiese

sparse per il mondo.

La vita non è né caso, né cieco destino, ma è vocazione,

cioè disegno di Dio pieno di amore proposto alla libertà

umana. Quattro gli imperativi significativi: Pregate!

Testimoniate! Evangelizzate! Chiamate!

Pregate! La preghiera, mentre si rivolge con fiducia a

Dio per invocare il dono di nuove vocazioni, “permette

di arrendersi alle esigenze di Dio e di dar loro risposta

con un preciso progetto di vita” (n. 10). È la preghiera

l’unico strumento capace di agire nello stesso tempo sul

versante della grazia e su quello della libertà. È la preghiera

che mette a confronto la nostra libertà con quella

di Dio. Nelle nostre comunità ecclesiali, la preghiera

è esperienza diffusa. Maturando in questa esperienza,

molti imparano a mettere al centro della loro preghiera

le esigenze del Regno, chiedendo il dono di sante e

numerose vocazioni. Così, la cultura della preghiera genera

una “cultura vocazionale”.

Testimoniate! L’annuncio vocazionale non può fare a

meno della forza coinvolgente della testimonianza: “una

Chiesa comunità di testimoni è l’habitat necessario per

la fecondità vocazionale” (n. 13). Un’attenzione particolare

viene riservata alla famiglia: è proprio nel cuore

della famiglia che si sviluppano le condizioni umane e

soprannaturali che rendono vocazionale la vita cristiana.

Il fascino dei testimoni. Oggi, in modo particolare,

ad attirare i giovani non è lo status o il ruolo di una vocazione

di speciale consacrazione: essi seguono e scelgono

ciò che è significativo per la loro esistenza personale.

Evangelizzate! L’annuncio del “Vangelo della vocazione”

non può essere saltuario o limitato a occasioni eccezionali,

“deve, invece, trovare riscontro negli itinerari

di formazione alla vita cristiana mediante l’ascolto del-


la Parola, la partecipazione all’Eucaristia e l’esercizio

della carità” (n. 19). Ci sono degli spazi vitali nelle nostre

comunità che si propongono come luoghi “segno”

di vocazione per tutta la comunità cristiana. Il primo di

essi è il presbiterio, in cui tutti i presbiteri sono uniti con

il vescovo e tra di loro da uno speciale rapporto sacramentale

di corresponsabilità e fraternità. La famiglia

cristiana è chiamata a testimoniare amore e a promuovere

incessantemente un clima di fede. Bisogna rendere

consapevoli i genitori del ministero di educatori della

fede, conferito col sacramento del Matrimonio. Nella

scuola, gli insegnanti, impegnati in un servizio che per

natura sua è già vocazione e missione, hanno il compito

di ampliare l’opera educativa della famiglia nell’orizzonte

proprio della cultura, mai trascurando la dimensione

vocazionale della vita. Il loro servizio può aprire

l’animo dei ragazzi e dei giovani a una scelta di vita di

totale donazione a Dio e ai fratelli. Gli animatori del

tempo libero, al di là dei motivi immediati che ispirano

le diverse attività (cultura, sport, ecc.) e dei valori umani

che esse permettono di raggiungere, non debbono

perdere di vista l’obiettivo più alto: la formazione integrale

e armonica della persona. Un’attenzione particolare

– tra gli aspetti della radicalità evangelica legati alle

vocazioni di speciale consacrazione – va dedicata alla

presentazione del significato cristiano del celibato e

della verginità consacrata, come espressione privilegiata

della totale donazione a Cristo e al suo Regno. Questo

significato, infatti, nell’attuale contesto culturale,

viene difficilmente compreso e accolto. Il valore di tale

dono si manifesta solo alla luce della Parola di Dio e si

coltiva con una premurosa cura di discernimento e di

accompagnamento. La parrocchia, luogo privilegiato

della proposta. La parrocchia è il luogo per eccellenza

107


108

in cui va proclamato l’annuncio del Vangelo della vocazione

e delle singole vocazioni, tanto da doversi pensare

come comunità vocazionale, ministeriale e missionaria.

Gli itinerari della fede. L’annuncio del Vangelo della

vocazione deve trovare riscontro negli itinerari di formazione

alla vita cristiana, mediante l’ascolto della Parola,

la partecipazione all’Eucaristia e l’esercizio della

carità. Spezzare il pane della Parola vuol dire investire

precise energie nell’itinerario catechistico, portando

alla luce la lettura vocazionale della vita, che sorregge

la struttura e le pagine dei volumi del Catechismo pubblicato

dalla C.E.I., in particolare quelli per i fanciulli

e per i giovani. Preziosi «luoghi pedagogici» della «pastorale

vocazionale» sono i gruppi, i movimenti, le associazioni.

Al loro interno, l’incontro con il Cristo è favorito

da una concreta attenzione alle persone, da una

proposta spirituale chiara e incentrata sulla preghiera.

Non poche vocazioni sono nate a partire da queste

esperienze.

Chiamate! Tutti contribuiscano ad annunciare la diversità

delle vocazioni nella Chiesa. Non ci si può fermare

ad un annuncio vocazionale rivolto a tutti, ma è necessario

mettere in atto tutte quelle forme di accompagnamento

comunitario e personale capaci di sostenere

i giovani nella risposta vocazionale. Le nostre Chiese

hanno estremamente bisogno di uomini e donne capaci

di rispondere con la saggezza evangelica al “che cosa

devo fare?” dei giovani. Sempre a proposito del “chiamare”,

non possiamo dimenticare lo spazio proprio della

pastorale giovanile. Se essa mette al centro dell’attenzione

e dei programmi la persona di Cristo vivo nella

sua Chiesa, il cuore delle ragazze e dei giovani si apre

alla vocazione, cioè a una visione della vita come risposta

a una chiamata. È necessario progettare cammini


progressivi di formazione, che alla fine non possono

non diventare esplicitamente vocazionali. Forma privilegiata

di discernimento e accompagnamento vocazionale

è la direzione spirituale.

Il Centro Diocesano Vocazioni. In una comunità a servizio

di tutte le vocazioni, si colloca il servizio del Centro

Diocesano Vocazioni, organismo di comunione e

strumento a servizio della pastorale vocazionale nella

Chiesa locale. Il Centro Diocesano Vocazioni testimonia

e anima l’unità di tutte le vocazioni, dagli sposi ai

consacrati, e tutte le rappresenta. Esso promuove itinerari

vocazionali specifici e coordina le iniziative di pastorale

vocazionale esistenti nella Chiesa particolare;

forma gli animatori vocazionali e ha cura che nel popolo

di Dio si diffonda una cultura vocazionale; partecipa

all’elaborazione del progetto pastorale diocesano

e collabora in particolare con la pastorale familiare e

con quella giovanile.

Conclusione. Pensando al “problema-vocazioni”, viene

spontaneo intravedere in esso due sfide per le nostre

Chiese. La più evidente e immediata è il bisogno di nuovi

operai per la messe del Signore. È un bisogno “gridato”

dalle nostre comunità bisognose di pastori e dai

mille ambiti propri della missione: là dove il mondo invoca

testimonianza di una vita spesa tutta per Dio. Ma,

dietro questo bisogno, è in gioco un problema di cultura

– la cultura di un «uomo senza vocazione» –, di fronte

a cui ad essere seriamente interpellate sono la nostra

pastorale, la nostra vita di Chiesa, la nostra capacità di

ascolto del mondo e di annuncio del Vangelo. Noi abbiamo,

però, una certezza: anche nei momenti difficili

della storia, lo Spirito Santo è all’opera e ci incoraggia

a seminare con fiducia, soprattutto nel cuore delle nuove

generazioni. Ci chiede di diventare mediazione sa-

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110

piente di una proposta vocazionale che passa attraverso

la vita e la parola.

Don Nunzio Falcicchio

Presidente 8 a Commissione antepreparatoria

“Vocazioni e Missione”

* * *

Cultura e Comunicazioni Sociali

(cfr. Strumento di Lavoro, 125-158)

La XII commissione si articola in 3 ambiti: cultura,

scuola e comunicazioni sociali (anche se nel titolo non

si fa menzione della scuola!). Il primo ambito, quello

della cultura, è stato coordinato da Anna Garziano; il

secondo, sulla scuola, da don Angelo Cianciotta, e quello

delle comunicazioni sociali da Leonardo Ferrulli.

All’attuale Strumento di Lavoro si è giunti raccogliendo

le risposte dei questionari, coinvolgendo un gruppo di 12

membri della commissione: la sintesi diocesana ha evidenziato

luci, ombre e questioni aperte. La scheda di questi

dati è riprodotta nel testo fotocopiato, in quanto, per

un errore, non risulta completa nello Strumento di Lavoro.

Una fase successiva ha riguardato la stesura degli articoli

del testo: la lettura della realtà è stata interpretata

alla luce dei documenti del magistero della Chiesa. Gli

articoli sono poi stati rivisti dalla Segreteria del Sinodo

e hanno ricevuto la stesura definitiva, presente nel testo.

L’attuale Strumento di lavoro propone una “visione globale”,

ma non esaustiva, sul vasto mondo della cultura,

della scuola e delle comunicazioni sociali e offre una

prospettiva in cui emerge la dignità della persona, criterio

valutativo fondamentale con cui giudicare le realtà

umane. Sollecita da parte dei cristiani un’azione di

presenza, di dialogo, di testimonianza profetica.


Viene affidato all’assemblea sinodale, perché:

· possa dare corpo alle luci, alle ombre e alle questioni

aperte, fornendo riferimenti inerenti la nostra

realtà diocesana, modulando la complessità

delle situazioni prese in considerazione, offrendo

ulteriori indicazioni circa fenomeni latenti e non

facilmente rilevabili;

· possa recepire lo spirito degli insegnamenti magisteriali,

ampliando la ricerca di riferimenti e approfondendone

la comprensione dei significati e

delle implicazioni soggiacenti;

· possa offrire proposte tese a modificare prassi esistenti,

a volte inefficaci o discutibili, a valorizzare

esperienze positive e carismi all’interno della

comunità ecclesiale, a suggerire coraggiosamente

e profeticamente sentieri nuovi e non battuti

da percorrere, in vista di un’azione pastorale feconda

in ambiti così difficili, che osiamo chiamare

“di confine”, e per questo di rinnovata evangelizzazione.

Ci aspettiamo che le comunità della diocesi e i singoli

credenti prendano a cuore questi ambiti e ne comprendano

l’importanza, per una inculturazione della fede

e una evangelizzazione della cultura del nostro tempo:

qui la fede ha la possibilità di articolarsi nelle concrete

vicende della vita e di “incarnarsi”, e certamente la cultura,

e con questa due “luoghi” fondamentali come la

scuola e i mezzi di comunicazione, può conseguire una

dimensione altra e alta. Ma è necessario credere alla validità

di questa relazione.

Don Angelo Cianciotta

Presidente 12 a Commissione antepreparatoria

“Comunicazioni sociali e Cultura”

111


112

Liturgia e Sacramenti

(cfr. Strumento di Lavoro, 159-250)

Il documento discusso in questa Sessione è frutto

del lavoro della Commissione n. 2 “Liturgia e Sacramenti”

e della successiva revisione e integrazione operate

dalla Presidenza e dalla Segreteria del Sinodo. Il testo

è strutturato, grosso modo, secondo l’impianto della

sezione liturgica e sacramentale del Catechismo della

Chiesa Cattolica, che ci è parso il più perspicuo e lineare

per questo scopo. Il taglio, invece, con cui abbiamo

scelto di rileggere tutta la materia è quello racchiuso

nell’espressione “arte di celebrare”, ormai abbastanza

consueta nella bibliografia liturgica. Ce ne serviamo

per mettere in luce soprattutto due aspetti:

1) la parola “arte” ci ricorda efficacemente il rapporto

fondamentale tra la fissità di una norma, di un

canone, di una regola e la molteplicità dei suoi esiti,

delle sue attuazioni. Come in molte arti, anche

nella liturgia noi abbiamo un rigoroso spartito teologico

e liturgico (il rito), che ci permette, tuttavia,

di mettere in atto ogni volta una celebrazione

che sarà nuova, unica e irripetibile, legata alla

storia, alle persone, alle sensibilità.

2) Inoltre, la parola “arte” richiama anche l’importanza

dei mezzi espressivi, dei segni e dei linguaggi

di cui la liturgia, per suo stesso statuto, si serve.

È sotto gli occhi di tutti – crediamo – la necessità

di imparare a parlare il meglio possibile questi

linguaggi con tutte le loro potenzialità, nonché

la necessità di decodificare, ed eventualmente

assumere, i linguaggi propri di alcune categorie

di persone che alla liturgia si sentono ancora

quasi completamente estranee.


I primi numeri del documento presentano la liturgia

essenzialmente come opera trinitaria e delineano

sommariamente l’esperienza trinitaria di chi celebra:

la partecipazione, cioè, del celebrante al rapporto tra

il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. Si indugia qualche

istante su questo, non solo per tratteggiare il contesto

teologico in cui andranno inquadrati tutti i numeri

successivi, ma anche perché ci sembra che questa realtà

vada recepita e meditata ancora meglio nelle nostre

comunità. La dossologia – se ci si può esprimere così –

è, in fondo, il senso della vita!

Per la discussione suggeriamo, innanzitutto, di tenere

presenti le parole che il Segretario ci ha consegnato

a conclusione della prima Sessione: evangelizzazione,

formazione, famiglia. In che modo – ad esempio – la famiglia

può diventare protagonista della liturgia? Possiamo

avere presenti, inoltre, alcuni recenti documenti, che

senz’altro orienteranno la vita ecclesiale di questo tempo.

Intendiamo l’Esortazione Apostolica postsinodale

Verbum Domini di Papa Benedetto XVI, che dedica naturalmente

uno spazio importante alla proclamazione liturgica

della Parola di Dio, e gli Orientamenti Pastorali

dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, Educare

alla vita buona del Vangelo. A questo proposito, ricordo

la conclusione, per me inattesa, di una famosa Lettera

Pastorale del Cardinal Martini, Dio educa il suo popolo.

Egli proponeva, alla fine, una rilettura dell’intero documento

“in chiave liturgica”. Che portata educativa ha la liturgia?

Pensiamo, ad esempio, a come la liturgia può plasmare

le relazioni tra le persone nelle nostre comunità.

Veniamo ai sacramenti. Qui viene toccato da vicino

il nostro vissuto ecclesiale e su questo tasto potremmo,

probabilmente, essere più sensibili. La Chiesa si sta interrogando

da tempo sui sacramenti della Iniziazione Cri-

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114

stiana. E qui, evidentemente, convergono molti dei discorsi

che abbiamo fatto fino ad ora. I sacramenti dell’Iniziazione

Cristiana plasmano, infatti, la nostra identità

di cristiani e, quando avvertiamo che questa identità è offuscata

o indebolita, siamo portati a rimettere in discussione

le modalità in cui sono celebrati. Sono in corso, in

numerose diocesi, parecchi esperimenti di riforma: che

esito avranno? La nostra diocesi si può impegnare in una

riflessione in questo senso? Il Sinodo potrebbe iniziare

ad affrontare il problema. Un altro tasto delicato è quello

del matrimonio. Oggi più che mai, in questo campo

rischiamo che la liturgia ci sia espropriata e che venga

svuotata del suo senso. Non si tratta, ovviamente, di badare

tanto all’applicazione di alcune norme, quanto di

insegnare agli sposi a celebrare le loro nozze. La preparazione

al matrimonio può intendersi come preparazione

eminentemente liturgica? Infine, un cenno almeno al

sacramento della Riconciliazione. Oggi si dice che sia in

crisi, e sicuramente questo manifesta un grande bisogno

di evangelizzazione. Tuttavia, nelle nostre parrocchie ci

accorgiamo anche come ci sia una richiesta insistente di

ascolto: si possono forse mettere in relazione questi due

momenti senza confusioni? È possibile, forse, vivere dei

momenti di ascolto come “propedeutici” alla Confessione,

lasciando emergere nelle contraddizioni della vita e

nelle sofferenze interiori della persona, alla luce della Parola

di Dio, istanze bisognose di conversione?

Siamo tutti consapevoli che nella liturgia e nei sacramenti

si gioca il nostro modo di essere Chiesa e, anzi, la

nostra stessa possibilità di essere Chiesa. È bello e necessario

che nel Sinodo la Chiesa si interroghi su questo.

Don Nicola Chiarulli

Presidente 2 a Commissione antepreparatoria

“Liturgia e Sacramenti”


Carità e Promozione umana

(cfr. Strumento di Lavoro, 251-268)

All’interno delle indicazioni del magistero episcopale

di questi anni, guidati da Sua Ecc.za Mons. Paciello

(le lectio sul “Pozzo di Giacobbe”, la lettera quaresimale

“Cenere e fuoco”, “Carissimi don…”, “Da uomo a

uomo”, ecc.), il lavoro svolto dalla Commissione sinodale

sulla Carità, nella raccolta dei contributi delle comunità

di base della Diocesi ed il successivo confronto

con gli Uffici di Pastorale Sociale e della Salute, hanno

prodotto una proposta di testo, che è stato pubblicato

nel Quaderno sinodale e che i delegati sinodali hanno

tra le mani come Strumento di lavoro.

In più, tenendo presente quanto Benedetto XVI nelle

sue encicliche, ma soprattutto nella Deus caritas est, dice

nel n. 25: “Giunti a questo punto, raccogliamo dalle

nostre riflessioni due dati essenziali: l’intima natura

della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio

della Parola di Dio (kérygma-martyrìa), celebrazione dei

Sacramenti (leiturghìa), servizio della carità (diakonìa).

Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non

possono essere separati l’uno dall’altro. La carità non

è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale

che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene

alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua

stessa essenza”. Perciò, parlare di carità, vuol dire parlare

del Mistero cristiano in toto, come esperienza necessaria

e costitutiva dell’essere cristiano ogni giorno, a

prescindere dalle questioni e dalle emergenze sulle povertà

e fragilità. Carità è Cristo, rivelazione e prolungamento

della Misericordia del Padre. Non è fuori luogo

ricordare che Benedetto XVI ha precisato che: “All’inizio

dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o

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116

una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento,

con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte

e con ciò la direzione decisiva” (Deus caritas est, n. 1).

Di logica conseguenza, è quel nuovo orizzonte, quella

direzione decisiva, che permette ai membri sinodali

e, attraverso di loro, a tutti i cristiani della nostra Chiesa

locale di interrogarsi sulla loro identità e sulla efficacia

della loro presenza nella quotidianità della vita, nelle dinamiche

relazionali e nelle esigenze della società tutta.

In rapporto al bene comune, infine, la carità ha una

responsabilità ed un’efficacia ben sottolineata nella stessa

Deus caritas est al n. 28: “L’amore – caritas – sarà sempre

necessario, anche nella società più giusta. Non c’è

nessun ordinamento statale giusto che possa rendere

superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi

dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto

uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione

e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre

ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle

quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto

amore per il prossimo. Lo Stato che vuole provvedere

a tutto, che assorbe tutto in sé, diventa in definitiva

un’istanza burocratica che non può assicurare l’essenziale

di cui l’uomo sofferente – ogni uomo – ha bisogno…”.

Ma, “L’amore del prossimo radicato nell’amore

di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele,

ma è anche un compito per l’intera comunità ecclesiale,

e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale

alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella

sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve

praticare l’amore. Conseguenza di ciò è che l’amore

ha bisogno anche di organizzazione quale presupposto

per un servizio comunitario ordinato. La coscienza di

tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa


fin dai suoi inizi (At 2, 44-45): «Tutti coloro che erano

diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa

in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva

e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno»”

(Deus caritas est, n. 20). Perciò, nel ricordare quello

che lo stesso Papa nella Caritas in veritate sottolinea

e, cioè, come l’esperienza della carità è utile e necessaria

alla stessa vita di Chiesa autenticamente missionaria,

in quanto ne verifica la sua vitalità e incidenza, come

anche alla stessa società, che senza di essa sarebbe

disumana, mai come in questa occasione si evidenziano

verissime le osservazioni sia di Santa Teresa del Bambin

Gesù, che di Padre Annibale di Francia, rispettivamente:

“Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce

in me”; e “I poveri ci sono e possono essere un dono

di Dio, ma senza Gesù, scocciano”.

Don Vito Cassese

Presidente 3 a Commissione antepreparatoria

“Carità e Promozione umana”

* * *

Vita, salute e sofferenza

(cfr. Strumento di Lavoro, 318-364)

Nella seduta di giugno, siamo chiamati a riflettere

insieme sui temi della vita, della salute e della sofferenza,

per individuare nella nostra Diocesi – per il futuro

– linee di azione pastorale all’altezza dei tempi. Si tratta

di ambiti delicati e attuali per la vita delle nostre Comunità,

delle famiglie e della società in cui viviamo. Si

suole parlare di temi etici particolarmente “sensibili”.

Essi sono trattati nei numeri 318-364 del nostro Strumento

di Lavoro sinodale.

117


118

Dall’esame delle risposte, che le Parrocchie nella fase

preparatoria hanno dato al “questionario” riguardante

tali argomenti, abbiamo rilevato delle luci e delle

ombre, aspetti positivi e lacune.

È positivo che le nostre Comunità parrocchiali siano

sensibili e attente alle questioni riguardanti la vita e la

morte, la salute e la malattia, la condizione degli anziani

e dei diversamente abili. In esse è diffuso un atteggiamento

contrario alla pratica dell’aborto e un giudizio

negativo nei confronti dell’eutanasia. In genere, i malati,

gi anziani, i diversamente abili non sono considerati

uno “scarto”, ma una “risorsa” per la comunità civile

ed ecclesiale. È considerato elemento positivo anche il

ministero dei cappellani negli ospedali e quello dei ministri

straordinari della Comunione nelle parrocchie,

dove affiancano i sacerdoti nell’assistenza spirituale dei

malati. Ad oggi, il loro numero raggiunge complessivamente

poco più delle 350 unità. Altra luce è data dalla

presenza in Diocesi dell’Ospedale “F. Miulli” quale Ente

Ecclesiastico e quale struttura sanitaria “di eccellenza”

in ambito regionale e nazionale. Da non trascurare

l’esistenza nel territorio della Diocesi di altre strutture

sanitarie pubbliche.

Tra le ombre o lacune emerse, c’è da dire che l’aborto

è diffuso nei nostri Paesi come nel resto della Puglia

soprattutto tra le ragazze di età inferiore ai 18 anni, anche

se esso rimane un fenomeno ancora in parte sommerso.

Nella predicazione e nella catechesi non sono

sufficientemente presenti i temi della bioetica. Circa la

cura e l’assistenza ai malati non sempre c’è intesa e collaborazione

tra le famiglie e gli operatori sanitari e, nella

gestione delle strutture sanitarie, l’efficienza e la razionalizzazione

dei costi non sempre facilitano l’umanizzazione

dei rapporti con i malati. Dal punto di vista


eligioso, poi, l’assistenza degli infermi negli ospedali è

spesso ridotta al solo ministero del cappellano.

Il capitolo dello Strumento di Lavoro dedicato al tema

“Vita, Salute, Sofferenza” è suddiviso in tre parti:

1. La dignità della vita umana: dono e responsabilità;

2. Malattia, assistenza e cura degli infermi;

3.Anziani.

Le prime due parti sono più complesse e articolate;

la terza parte, monotematica, è più semplice e più breve.

Il tema riguardante i diversamente abili, che pure

era compreso nel nostro questionario cui hanno risposto

le parrocchie, è stato inserito tra le questioni sociali

affrontate nella Seduta precedente a questa, nel tema:

“lavoro e questioni sociali”.

La prima parte, riguardante la vita umana, inizia

dalla considerazione della vita come dono di Dio, per

passare poi a considerare i nodi problematici quali l’aborto,

la fecondazione artificiale, l’eutanasia e l’accanimento

terapeutico. Su questi problemi ci si interroga,

non solo a livello medico-scientifico, ma soprattutto

a livello di Chiesa e si sostiene la responsabilità educativa

della Comunità cristiana nel promuovere, insieme

ad altre agenzie educative, una cultura della vita,

specialmente tra i giovani; nel sostenere e favorire la

ricerca medica circa la terapia del dolore attraverso le

cure palliative e nell’affiancare con amore le famiglie

nell’accompagnamento pastorale del morente. Si sollecita

la creazione nella nostra Diocesi di servizi di assistenza

e di accompagnamento dei malati terminali (es.

l’hospice), si avanza la proposta di costituire un’équipe

di persone con competenze professionali interdisciplinari,

che possa offrire alle famiglie interessate informazioni

e consulenze appropriate. A livello più strettamente

ecclesiale, si propone di istituire, accanto al mi-

119


120

nistero straordinario della Comunione, un nuovo ministero

detto “della Consolazione”, come già avviene in

qualche altra diocesi della Puglia (es. Taranto).

La seconda parte, dedicata all’argomento della malattia

e dell’assistenza e cura degli infermi, presenta questi

sottotemi: 1) la salute; 2) la malattia e la sofferenza;

3) la pastorale sanitaria; 4) le strutture sanitarie cattoliche.

Circa la pastorale sanitaria e la missione della Chiesa

nel servizio ai malati e ai sofferenti, si precisa il ruolo

dell’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute; si sottolinea

l’importanza e la necessità che il cappellano ospedaliero,

soprattutto nella struttura sanitaria cattolica, non

sia lasciato solo nello svolgimento del suo ministero, ma

che sia affiancato da altre figure pastorali (diaconi, consacrati

e consacrate, laici) in una vera e propria cappellania

ospedaliera; si parla del ruolo delle associazioni di

volontariato nel campo dell’assistenza socio-sanitaria; si

illustra la “diaconia evangelica” delle parrocchie verso

i sofferenti ed il loro impegno per la promozione della

salute. Sul tema delle strutture sanitarie cattoliche, non

poteva mancare un esplicito riferimento all’Ente Ecclesiastico

Ospedale “F. Miulli”, chiamato ad eccellere non

solo come struttura sanitaria efficiente, ma anche come

luogo privilegiato di formazione professionale, etica e

spirituale del personale, e come ambiente in cui al centro

ci sia il servizio all’uomo malato.

Nella terza parte del capitolo, dedicato agli anziani,

si parla prima della responsabilità della famiglia e della

società nei confronti dell’anziano e poi ci si sofferma

sulla responsabilità della Comunità ecclesiale nel prendersi

cura di loro e nel valorizzarli al proprio interno

nella sua opera e missione evangelizzatrice. Si fa particolare

riferimento in questa terza parte all’esperienza

del volontariato.


Concludendo questa relazione introduttiva, non posso

fare a meno di sollecitare la vostra attenzione ed il

vostro sforzo creativo nell’individuare risposte appropriate

ed efficaci alle questioni aperte, indicate nello

Strumento di Lavoro.

Riguardo al tema della Vita, sono posti due interrogativi:

come formare i giovani e i loro educatori all’affettività,

all’amore e al rispetto della vita? Come coniugare

risorse e necessità del territorio a favore di strutture

e servizi per l’accoglienza della vita?

A proposito delle Strutture sanitarie, in particolare

quelle cattoliche, ancora due interrogativi: come formare

il personale sanitario dal punto di vista etico-religioso,

oltre che professionale? Come conciliare l’efficienza

delle strutture, la razionalizzazione dei costi e l’umanizzazione

dei rapporti?

Riguardo poi alla Pastorale della Salute, ci si chiede:

come impostare una pastorale sanitaria che sia espressione

del volto misericordioso della Chiesa? Si possono

costituire delle vere e proprie cappellanie nei nostri

Ospedali? Si può dar vita a nuovi ministeri a favore

dei malati, specialmente terminali, e delle loro famiglie?

La celebrazione dei funerali può essere occasione

appropriata per una valida catechesi sul valore della vita

e della morte, sul significato salvifico della sofferenza,

sul mistero pasquale del cristiano? Si può pensare ad

una “pastorale del lutto” con cui accompagnare le persone

ferite dalla perdita di persone care, qualificando

degli operatori pastorali in tale ambito con appropriati

e specifici percorsi formativi? Come favorire e sostenere

l’integrazione della pastorale della salute nella pastorale

d’insieme delle comunità cristiane? Come collegare

più strettamente l’azione pastorale dei cappellani

ospedalieri e dei loro collaboratori con la pastorale or-

121


122

dinaria delle parrocchie, in modo che possano meglio

integrarsi e interagire fra loro?

Sac. Vito Incampo

Presidente 9 a Commissione antepreparatoria

“Vita, Salute e Sofferenza”

* * *

Presbiterio - Vita Consacrata - Ministeri

(cfr. Strumento di Lavoro, 365-417)

La fase preparatoria del questionario n. 9 della iniziale

IX Commissione del Sinodo vide impegnati un

gruppo di laici di mia fiducia, da me convocati più volte

per studiare, pensare e formulare le domande da

inserire nel questionario, non essendo stata ancora

costituita dal Vescovo la Commissione ufficiale che,

in una fase successiva, sarà costituita come IV Commissione,

per il settore “Presbiterio, Vita Consacrata

e Ministeri”.

La Segreteria Generale del Sinodo diramò a tutte le

Comunità della Diocesi i 12 questionari. Si diede, giustamente,

grande importanza ai primi tre. Tutti gli altri

non ottennero uguale attenzione da parte di tutte le

Parrocchie. La IV Commissione non poté operare subito,

perché attendeva l’arrivo delle risposte ai questionari

dalle varie zone pastorali della Diocesi. Poiché le sintesi

non arrivavano, il Segretario della Commissione,

il Diac. Pasquale Caporusso, ed altri componenti della

Commissione, dopo aver effettuato, invano, numerosi

solleciti, riuscirono ad ottenere alla spicciolata le risposte

al Questionario solo da sette Parrocchie: una di

Altamura (S. Teresa), due di Gravina (Madonna delle

Grazie e S. Francesco), una di Acquaviva (S. Domeni-


co), una di Santeramo (S. Cuore) e due di Spinazzola

(S. Pietro e SS. Annunziata).

Subito radunai la IV Commissione presso il Monastero

di S. Chiara in Altamura per iniziare ad organizzare

il lavoro da fare insieme.

Intanto, il Diac. Pasquale Caporusso, coadiuvato da

alcuni membri della Commissione, fece una prima sintesi

delle risposte dei questionari pervenuti dalle 7 Comunità

parrocchiali.

Poiché i tempi stringevano e veniva richiesta in tempi

brevi la redazione di un Indice per lo Strumento di Lavoro,

la IV Commissione si prodigò a produrre il testo

dell’Indice.

Dopo vari incontri dei Presidenti col Vescovo, con

la luce che lo Spirito Santo progressivamente irradiava

su tutte le persone coinvolte in questo immane lavoro,

si pervenne all’approvazione dell’Indice. Veniva richiesto,

poi, in tempi abbastanza ristretti, una prima bozza

di testo. Si trattava di sviluppare l’indice. Poiché il lavoro

risultava molto impegnativo e abbastanza lungo, si

studiò, in seno alla Commissione, un metodo di lavoro

per raggiungere l’obiettivo nei tempi fissati.

La strada più idonea da percorrere sembrò quella

di dividere il lavoro per piccoli gruppi (o sottocommissioni),

affidati alla direzione di presbiteri membri della

Commissione, con scadenze temporali ben precise

per l’esame e l’approvazione di quanto veniva prodotto

dalle sottocommissioni. Ogni sottocommissione studiò

ed approfondì il tema assegnatole, ricercò le fonti

bibliche, conciliari e magisteriali relative all’argomento

trattato e, considerando la situazione concreta della

nostra Diocesi, cercò di proporre concrete soluzioni ai

vari problemi. Completato il lavoro, fu consegnata alla

Segreteria Generale del Sinodo la prima bozza.

123


124

Nelle successive riunioni dei Presidenti di Commissione

col Vescovo, furono fatte osservazioni di vario genere

e fu necessario procedere ad accorciare, sintetizzare

e revisionare più volte tutto il testo, formulando

anche proposizioni.

Infine, il Vescovo con la Segreteria Generale, sulla

base dell’ultima bozza prodotta dalla Commissione, ha

elaborato il testo definitivo, come lo avete tra le mani

nello Strumento di Lavoro, dal n. 365 al n. 417.

Dai questionari, è emerso chiaramente che la nostra

gente stima i Sacerdoti, i Consacrati e le Consacrate, e

ne apprezza la coraggiosa scelta di vita, il delicato lavoro

e la testimonianza.

Essi sono un dono prezioso per la Chiesa, di cui rendere

grazie a Dio sempre. Purtroppo, a volte, i Sacerdoti,

soprattutto anziani e/o inabili, vengono lasciati soli.

Non sempre i laici collaborano come dovrebbero e si

sentono corresponsabili della vita della Chiesa e della

condizione dei Sacri Ministri.

La Vita Consacrata risulta poco conosciuta e scarsamente

promossa nelle Comunità parrocchiali. Anche

il Diaconato permanente ed i Ministeri di Lettore

ed Accolito, in alcune Comunità parrocchiali, sono

poco conosciuti, a volte del tutto ignorati e/o per niente

valorizzati.

Si dovrebbe fare un grosso passo in avanti: dalla collaborazione

alla corresponsabilità tra Vescovo, Presbiteri,

Diaconi, Consacrati, e laici.

Nella trattazione dei vari argomenti, si è dato un evidente

taglio pastorale, sottolineando come i Sacri Ministri

(Vescovo, Presbiteri e Diaconi) devono essere sempre

a servizio della Comunione della Chiesa Diocesana.

Lo stesso dicasi della Vita Consacrata e dei Ministeri.

La Segreteria Generale ha ritenuto opportuno in-


serire in questa parte anche la descrizione dell’organigramma

della Curia Diocesana e delle Unità Pastorali,

nonché lo Statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Ci si aspetta dal Sinodo:

- una forte sottolineatura dell’ecclesiologia di comunione;

- un rilancio del Diaconato permanente;

- una maggiore considerazione dei Ministeri istituiti

di Lettore ed Accolito, oggi molto poco o per

niente conosciuti e considerati in numerose Comunità

parrocchiali;

- una particolare attenzione ai ministeri di fatto;

- per tutti si richiedono percorsi formativi, prima

e dopo l’istituzione;

- una maggiore attenzione alla formazione continua

dei Presbiteri, dei Diaconi, dei Consacrati/e

e di tutti coloro che esercitano Ministeri istituiti

e di fatto.

In questi giorni di lavoro sinodale, teniamo costantemente

presente l’icona di Gesù che lava i piedi agli

Apostoli.

Aiutiamoci a prendere coscienza di dover essere sempre

a servizio gli uni degli altri, umili operai nella vigna

del Signore, utili ma non indispensabili; decisi a vivere

in comunione fraterna, pronti sempre a collaborare

nella corresponsabilità, per edificare la nostra Chiesa

diocesana nell’unità e nella carità.

Sac. Giuseppe Pietroforte

Presidente 4 a Commissione antepreparatoria

“Presbiterio, Vita Consacrata e Ministeri”

* * *

125


126

I Laici

(cfr. Strumento di Lavoro, 418-433)

In questa seduta siamo chiamati a riflettere insieme

sul tema dei “Laici”, per analizzare ed individuare

nella nostra Diocesi le linee per un’azione pastorale,

che aiutino a delineare sempre meglio l’identità

del laico, la sua formazione, la sua corresponsabilità

e collaborazione nella comunione nella Chiesa Locale.

Tale tema è trattato nei numeri 418-433 del nostro

Strumento di Lavoro sinodale. La risposta delle Comunità

parrocchiali e dei gruppi è stata limitata a pochi

Questionari.

Da un esame approfondito delle risposte, che ogni

Comunità parrocchiale ha offerto nella fase preparatoria

(dai “Questionari”), possiamo rilevare delle “luci”

e delle “ombre”, che ora vado a proporvi in sintesi.

Luci: si rileva una buona disposizione da parte dei

laici alla formazione e alla collaborazione all’interno

della Comunità, nell’assunzione delle responsabilità,

avvertendo il bisogno di “camminare insieme”. Un ritorno

sempre più consapevole al gusto per la preghiera,

la contemplazione e la vita liturgica e sacramentale.

Ombre: pur essendoci il desiderio di formarsi, si sottolinea,

tra le ombre o le lacune, una conoscenza scarsa

della Parola di Dio, dei Documenti del Magistero e,

in parte, di quelli diocesani. Dai Questionari emerge

anche che, in alcune Comunità, i laici non si sentono

molto valorizzati dai loro Pastori. Tuttavia, non sempre

i laici, pur invitati e sollecitati dai Pastori, rispondono

agli inviti per formarsi e collaborare con corresponsabilità.

Non di rado, si nota una certa indifferenza religiosa,

uno scollamento tra fede e pratica religiosa e scarsa

sollecitudine verso gli ultimi e i poveri.


Questioni aperte: un’attenzione maggiore verso una

qualificata corresponsabilità all’interno delle Comunità

parrocchiali; un’attenzione e sensibilità verso le nuove

povertà odierne; esigenza avvertita dai laici per una

maggiore presenza di essi negli organismi ecclesiali di

partecipazione, perché, nel confronto e nel dialogo con

i Pastori, le loro capacità e le loro specifiche competenze

siano maggiormente valorizzate per un coinvolgimento

più fattivo e concreto all’interno delle Unità Pastorali,

in una Pastorale del territorio, specialmente verso

i giovani e i loro ambienti di vita.

Suddivisione dei capitoli:

I numeri dello Strumento di Lavoro sono così suddivisi:

1. Identità laicale: il termine “laico”; la condizione

secolare del Laico. In questa 1 a parte si cerca di

delineare chi è il “laico”, che partecipa all’evangelizzazione.

Viene messa a fuoco la vita del laico

alla luce dei “tre Uffici”, derivanti dal loro Battesimo,

e il loro ruolo di evangelizzatori.

2. La formazione laicale: il laico e le Comunità ecclesiali;

il laico tra contemplazione ed impegno.

In questa 2 a parte, si analizza l’impegno missionario

del laico all’interno della Comunità ecclesiale

e all’esterno nel territorio, la necessaria e continua

sua formazione. Viene sottolineata l’esigenza

di un impegno fattivo del laico, che ha la sua radice

nella contemplazione del Mistero di Cristo,

mediante itinerari di spiritualità laicale.

3. La corresponsabilità e collaborazione: la collaborazione

con i Pastori; la cura delle relazioni nelle

Aggregazioni Laicali; i laici nella Chiesa Locale.

In questa 3 a parte, si mette a fuoco l’inserimento

del laico all’interno delle varie attività e strutture,

in cui è invitato a lavorare, condividendo la vita

127


128

e la missione della Chiesa, valorizzando i carismi

e i ministeri propri laicali, a livello parrocchiale,

nelle Unità Pastorali e a livello diocesano. Viene

evidenziata la cura relazionale dei laici, inseriti

nelle Aggregazioni Laicali ecclesiali, con speciale

attenzione alla singolare ministerialità dell’Azione

Cattolica.

4. Se dovessi scegliere una icona per indicare la missione

dei laici nel «portare la forza del Vangelo

nel cuore della cultura e delle culture» (cf. Giovanni

Paolo II, Catechesi tradendae, n. 53), farei riferimento,

anzitutto, alla lotta di Giacobbe, che

sul fiume Jabbok lotta fino allo spuntare dell’aurora

(cf. Gn 32, 25-32), sottolineando il “combattimento

spirituale” che ogni laico deve affrontare

per la sua missione nel mondo; e alla visione di

Ezechiele delle acque che escono dal nuovo tempio

(immagine di Cristo e di quanti Lo scelgono

come Via-Verità-Vita), che, dopo aver attraversato

come un grande fiume la nostra storia, sanano

i cuori, le menti, le esistenze degli uomini e

delle donne del nostro tempo, e «dove giungono

le acque, risanano, e là dove giungerà il torrente

tutto rivivrà» (Ez 47, 9b). Il laico, così, è colui che

è chiamato a riportare al centro la speranza, secondo

le parole della Costituzione Pastorale della

Chiesa nel Mondo Contemporaneo: «Il futuro

dell’umanità è riposto nelle mani di chi è capace

di trasmettere alle generazioni di domani “ragioni

di vita e di speranza”», nella complessa avventura

umana, guidato dallo Spirito.

A quarant’anni dal Concilio Vaticano II, il tema della

vocazione e dell’azione dei laici nella vita e nella missione

della Chiesa richiede una attenta riflessione e una


nuova progettualità, che affidiamo a questo Sinodo Pastorale.

Concludendo, invito tutti i presenti, animati dallo Spirito,

ad individuare indicazioni creative e stimolanti, perché

i laici possano essere dei preziosi, formati e generosi

collaboratori al servizio di Cristo Gesù, all’interno

delle Comunità e sul territorio.

Don Sante Ferrulli

Presidente 7 a Commissione antepreparatoria

“Laici”

* * *

L’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso

(cfr. Strumento di Lavoro, 434-454)

In questa ultima Seduta della quarta Sessione del

cammino sinodale, siamo chiamati a riflettere sul tema

dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.

Nel contesto sociale contemporaneo, la dimensione

ecumenica e del dialogo interreligioso sembra emergere

come urgente e necessaria. Ogni giorno veniamo in

contatto con fedeli di altre confessioni cristiane o di altre

fedi. Come rapportarsi ad esse? Quali vie percorrere

insieme? Come superare la paura dell’altro? Quali

prospettive pastorali si aprono dinanzi al nostro cammino

di Chiesa locale?

Questi sono alcuni degli interrogativi che hanno guidato

la Commissione ecumenica sinodale nell’elaborare

questa parte dello Strumento di Lavoro.

Siamo partiti dalla percezione che le Comunità parrocchiali

hanno della realtà dell’ecumenismo e del dialogo

interreligioso, rilevando un crescente bisogno di

conoscenza dei fratelli e delle sorelle sia di altre confes-

129


130

sioni cristiane, che di altre fedi. Si può aggiungere che,

nella nostra Chiesa diocesana, l’ecumenismo non è più

considerato una materia per gli “addetti ai lavori”.

Nello stesso tempo, però, abbiamo rilevato sia una

certa ignoranza sulla diversità delle varie Chiese e delle

altre religioni, sia una scarsa considerazione di questa

realtà nella vita delle Comunità, perché considerati

non importanti.

Alla luce di questi elementi, si è pensato di strutturare

questo capitolo dello Strumento di Lavoro in tre parti:

I. la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica;

II. relazioni della Chiesa cattolica con le religioni

non cristiane;

III. la pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso.

La prima parte è suddivisa in due sezioni. La prima

sezione mette in risalto qual è il fondamento della ricerca

dell’unità della Chiesa, e quindi del perché è importante

il movimento ecumenico. La seconda sezione

sottolinea il cammino che la Chiesa cattolica ha compiuto

fino ad oggi.

Nella seconda parte si evidenzia come, nel nostro

territorio, le altre religioni sono presenti e cosa questo

comporta per noi.

Nell’ultima parte si è cercato, invece, di prospettare

le urgenze che la realtà ecumenica e del dialogo interreligioso

pongono alla nostra Chiesa locale.

Alla luce di tutto questo, per concludere, vorrei invitare

a focalizzare la vostra attenzione e riflessione su

alcune urgenze che non possono essere messe da parte.

Può la dimensione ecumenica e del dialogo restare

ancora fuori dai nostri itinerari formativi per i catechisti

e per tutti? La dimensione ecumenica può aiutare a

formare ed educare ad una cultura del dialogo su tutti

i fronti? Il cammino ecumenico può dare un aiuto alle


nostre stesse Comunità parrocchiali, spesso divise al loro

interno a causa delle rivalità tra gruppi e movimenti,

a camminare verso l’unità? Come creare nelle nostre

Comunità e nella nostra società una cultura del dialogo

e dell’accoglienza?

Don Rocco Scalera

Presidente 10 a Commissione antepreparatoria

“Ecumenismo e Dialogo interreligioso”

131


DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI

IHS

PRIMO SINODO PASTORALE DELLA DIOCESI DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DELLE FONTI

• CRISTO VIA VERITÁ E VITA •

2008 2011

IO

SONO

IL

PANE

DI

VITA

• DIOCESI DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI •

30 Settembre 2012 – CONGRESSO EUCARISTICO DIOCESANO – 6 Ottobr

CITTADINANZA TRADIZIONE LAVORO E FESTA

FRAGILITÀ

Carissimi,

il 7 dicembre 2011, alle ore 18.00

tutta la Comunità Diocesana

si radunerà in Solenne Assemblea Liturgica presso il

Santuario Maria SS. del Buoncammino

in Altamura, per

la Chiusura del Primo Sinodo Pastorale,

la Consegna del Libro del Sinodo,

l’Apertura dell’Anno Eucaristico,

l’Indizione del Congresso Eucaristico Diocesano.

Vi aspetto tutti per pregare

e vivere insieme un evento straordinario

della nostra Diocesi.

AFFETTIVITÀ

il Vescovo Mario

e 2012


Omelia

per la chiusura

del Primo Sinodo Pastorale Diocesano,

la consegna del Libro del Sinodo,

l’apertura dell’Anno Eucaristico

e l’indizione

del Congresso Eucaristico Diocesano

Santuario Maria SS. del Buoncammino in Altamura,

7 dicembre 2011

“Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto

meraviglie”.

Così la liturgia ci invita ad esprimere il giubilo del cuore,

contemplando lo splendore della concezione immacolata

della Vergine Maria. Sembra che la Chiesa non trovi

parole più appropriate per manifestare la sua esultanza

per le meraviglie che il Signore ha compiuto in Maria.

Tutto ciò che ammiriamo nella Vergine Immacolata

è opera della Santissima Trinità; lodando Maria, glorifichiamo

le Tre Persone Divine che l’hanno plasmata,

santificata e destinata ad essere Madre di Dio, Sposa

dello Spirito, Icona purissima della Chiesa.

La gioia di questa Diocesi per la solennità dell’Immacolata

è resa più profonda dall’evento che in questa

festa si compie: mentre esultiamo per l’aurora di grazia

e di salvezza apparsa al mondo con la Vergine Maria,

inneggiamo alla Santissima Trinità, per aver posto, col

Sinodo, un indelebile sigillo di amore sul cuore e nella

storia di salvezza di questa Chiesa Locale.

Questo primo Sinodo, 25 anni dopo la nascita della

Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, nel

133


134

suo cammino di fede, è come una di quelle pietre sacre

che i patriarchi, Mosè, Giosuè erigevano per segnare le

grandi tappe del cammino della salvezza, gli interventi

rivelatori di Dio nella storia del suo popolo (cfr. Gn 22,

9; 28, 18; Es 24, 18; Gs 8, 30).

Col dono del Sinodo, lo Spirito Santo ha operato

grandi cose per noi. Ci ha benedetti con ogni benedizione

spirituale; ci ha ricordato la nostra vocazione e

la nostra elezione, la nostra dignità e il nostro destino

(cfr. Ef 1, 3ss). Per questo, sentiamo il bisogno prorompente

di cantare un canto nuovo, come ha fatto Maria.

Dopo l’ascolto dell’Annuncio, ha cantato il suo magnificat,

mettendosi in cammino per servire la carità, e poi

facendo esplodere la pienezza di gaudio del suo cuore

presso la cugina Elisabetta (cfr. Lc 1, 46ss).

Fino ad oggi, lo Spirito Santo e noi abbiamo celebrato

il Sinodo.

Ora il Sinodo, con la grazia dello Spirito e la nostra

disponibilità, deve celebrare la nostra vita nuova.

Lo Spirito Santo, nel 50° anniversario dell’indizione

del Concilio Vaticano II, con le pagine delle Costituzioni

e dei Decreti Conciliari, per mezzo del Sinodo,

ha confezionato un abito nuziale per questa Chiesa, per

rinnovarla nella fedeltà. Ora dobbiamo indossare questa

veste, mettendo decisamente da parte gli abiti vecchi

dei nostri modi personali di pensare, le gramaglie

di mentalità legate a un passato che non esiste più e che,

se rimpianto, ostacola il cammino che è davanti a noi.

Il Libro del Sinodo

Oggi il Vescovo consegna il Libro del Primo Sinodo

Pastorale alle 40 Parrocchie della Diocesi. Il Libro del


Sinodo non sostituisce le Sacre Scritture, né il Magistero

solenne o ufficiale della Chiesa, né il Diritto Canonico;

ma porta nelle nostre mani e nelle Comunità

la verità rivelata che è nella Sacra Scrittura, il Magistero

dei Pontefici e dei Vescovi, le leggi universali della

Chiesa, che fanno di ogni battezzato e di ogni comunità

cristiana una cellula viva del Corpo Mistico di

Cristo. Accogliamolo, perciò, come un dono prezioso

che ci fa il Signore per l’animazione cristiana di una

società sempre più incline all’agnosticismo e all’ateismo

pratico.

Facciamo del Libro del Sinodo il “vademecum” di una

missione continua in tutti gli ambiti di vita e in tutti gli

ambienti della società.

Valorizziamolo come strumento di evangelizzazione

fuori dei locali parrocchiali. Facciamone la più ampia

diffusione, perché è quasi un catechismo diocesano

per tutti i contesti ecclesiali e culturali.

Le tre priorità

Il Sinodo che oggi si conclude, essendo il primo, dopo

la costituzione della Diocesi, doveva necessariamente

alzare lo sguardo per avere una visione panoramica

di tutti i problemi, le realtà, le attese delle 40 Comunità

parrocchiali e di tutte le realtà ecclesiali.

Ma, se scremiamo al massimo l’essenza dei 532 articoli

del Libro del Sinodo; se andiamo alla ricerca del

suo DNA, emergono tre parole, tre istanze martellanti

risuonate lungo le 36 riunioni assembleari: evangelizzazione

- formazione - comunione.

Evangelizzazione, formazione e comunione sono le

tre consegne, i tre talenti da trafficare, il triplice man-

135


136

dato che lo Spirito ci affida e che nessuno può esimersi

di accogliere.

In questo momento, siamo come gli undici discepoli

sul Monte degli Ulivi. Consegnandoci il Libro del Sinodo,

Cristo ci affida la missione di annunciare il Suo

Vangelo, di formare la Chiesa, di fare di tutti gli uomini

un solo gregge (Mt 28, 18).

Solo attraverso un annuncio instancabile, una formazione

continua, una comunione solida e dinamica,

possono svilupparsi in questa porzione del Popolo di

Dio la fede, la speranza, la carità; le tre virtù teologali

necessarie perché la luce di questa Chiesa possa risplendere

all’intorno, senza che nessuno ne parli (cfr

2Ts 1, 4).

Evangelizzazione

Annuncio, formazione e comunione hanno caratterizzato

la Chiesa degli Apostoli e portato il messaggio

rivoluzionario del Vangelo nel cuore del paganesimo.

L’annuncio è stata la prima, incontenibile risposta

degli Apostoli al dono dello Spirito di Pentecoste (cfr.

At 2, 4).

Una risposta entusiasta, generosa e fedele, nonostante

i limiti, la pochezza degli evangelizzatori, l’ostilità

del mondo giudaico, la reazione assurda e violenta delle

strutture pagane.

Le mutazioni culturali susseguitesi nei secoli hanno

fatto passare in secondo ordine la primarietà dell’annuncio.

Illudendoci di operare in un contesto cristiano,

abbiamo privilegiato la sacramentalizzazione, e oggi

facciamo fatica a prendere coscienza dell’urgenza di

rievangelizzare la società che crede di essere cristiana.


È ora di uscire, non solo dal chiuso del cenacolo, ma

anche dalle mura di Gerusalemme, e portare l’annuncio

del Cristo morto e risorto a credenti e non credenti

(cfr. At 15).

Gli aspetti che caratterizzano la cultura di oggi: l’ateismo

pratico, l’indifferenza, l’abbandono della fede

e della pratica cristiana, i pregiudizi e le riserve verso la

Chiesa, non sono ostacoli che rendono impossibile l’evangelizzazione,

ma ragioni che la rendono più urgente.

Rispetto a un passato remoto e recente, molti contesti

dell’annuncio sono cambiati; la “nuova” evangelizzazione

deve abbattere i cumuli di pregiudizi, di critica, di

scandali per le divisioni di Chiese, le guerre di religione.

Evangelizzare oggi significa tirare fuori dalla noia,

dal non senso, dallo smarrimento, dalla disperazione,

dalla paura della morte una società che non fa alcun riferimento

ai valori cristiani e religiosi.

Questo mondo così fatto ha bisogno di sentirsi annunziare

che Dio ama l’uomo, che Cristo lo ha salvato,

che il destino dell’uomo è entrare nella comunione

della Trinità; e non lo saprà, se noi non lo gridiamo

dai tetti, a tempo opportuno e importuno (cfr. Mt 10,

27; 2Tm 4, 2).

Ma chi può gridare a squarciagola, come i profeti di

Israele? (cfr. Is 58, 1).

Chi assimila nella mente, nel cuore, nella vita lo spirito

del Vangelo! L’evangelizzazione, infatti, è una irradiazione

naturale, come lo è per una fonte di luce. Tutti

hanno diritto e necessità di essere investiti dalla luce

di Cristo.

Tutti: sacerdoti, religiosi, laici, nell’ambito familiare,

ecclesiale, religioso, professionale, sociale, irradiando

serenità, accoglienza, fraternità, solidarietà, spirito di

servizio, carità, siamo chiamati ad annunziare che so-

137


138

lo in Cristo la vita ha un senso; che il Vangelo è fonte di

pace, di onestà, di gioia, di salvezza.

Formazione

Gesù ha detto che il vino nuovo deve necessariamente

essere messo in otri nuovi (cfr. Mt 9, 17).

Prima di versare il vino, bisogna rinnovare gli otri.

Per questo motivo, il Libro del Sinodo richiama costantemente

la necessità della formazione.

Il Sinodo ci ricorda, innanzitutto, che i primi ad avere

bisogno di formazione sono i genitori, i docenti di religione,

i catechisti, gli educatori, i sacerdoti, i laici impegnati

in politica e nel sociale, i responsabili di gruppi

e movimenti, quanti sono preposti all’accompagnamento

spirituale e al discernimento vocazionale dei giovani,

i laici impegnati in qualunque settore pastorale.

Ma tutto il popolo di Dio è chiamato a formarsi e a

formare.

Credo sia impossibile elencare in modo esaustivo tutti

gli ambiti in cui fare opera educativa e tutti i valori a

cui formare.

Formare una personalità umana e cristiana equilibrata

e matura non è impresa facile, e inculcare valori

umani e religiosi in una comunità esposta a voci più

allettanti e contrastanti appare quasi un impegno perdente.

Ma è proprio questo contesto critico che interpella

vescovo, presbiteri, consacrati, educatori, fedeli laici, genitori

a mettere il massimo impegno per formare i giovani

all’amore, all’amicizia, alla sessualità, alla legalità,

al volontariato, alla solidarietà, al rispetto dell’ambiente,

all’uso dei mezzi di comunicazione sociale, alla


fede, al senso della domenica, ai valori morali, alla partecipazione

consapevole e fruttuosa ai sacramenti, alla

testimonianza della carità.

Senza la formazione, non germoglia né il dinamismo

dell’evangelizzazione, né il bisogno e la ricerca della

comunione.

Il tempo e le energie spesi in formazione sono moneta

preziosa per ottenere risultati ottimali, minore impiego

di mezzi, maggiore agilità di azione, abbondanza

di frutti.

Comunione

La comunione nella Chiesa è indispensabile come il

battito cardiaco per la vita della persona.

Per l’unità, la comunione, la carità nella Chiesa, Cristo

ha pregato e dato la vita, perché, senza lo splendore

dell’unità, è impossibile che il mondo creda; e noi abbiamo

il privilegio e la gravissima responsabilità di contribuire

a portare gli uomini alla fede col nostro profumo

di unità (cfr. Gv 17, 20).

Chiunque è diviso e crea divisione, è nemico di Cristo,

della Chiesa e degli uomini. La comunione è una

pianta che si alimenta con l’acqua dell’umiltà e dell’obbedienza.

Perché una grande cattedrale gotica possa essere

contemplata nella sua svettante magnificenza, bisogna

che ogni pietra stia con umiltà e ubbidienza al suo posto.

Ogni pietra non fa mostra di sé; ma la bellezza del

monumento è nella capacità di ogni pietra di stare al

suo posto, insieme, accanto, sopra e sotto le altre pietre.

Siamo piccole pietre fondate sulla pietra angolare che

è Cristo (cfr. Ef 2, 19-20).

139


140

Nella Chiesa, nessuno è nemico da cui difendersi

o rivale da temere; ognuno è fratello da amare, da

cui essere amati, con cui amare e testimoniare comunione.

Per costruire comunione, ci vogliono uomini e donne

dal cuore grande, dalle vedute aperte, dallo spirito

libero da grettezze e meschinità, per far fronte, senza

cedimenti e scoraggiamenti, a tutto ciò che viene dal

diavolo, cioè dalla divisione.

Il Libro del Sinodo testimonia, non solo la forte esperienza

di comunione, di reciproca accoglienza, di fedele

puntualità, di gioioso spirito di sacrificio, di interesse

appassionato ai dibattiti, di senso di appartenenza e

di responsabilità dei sinodali; ma è anche prova tangibile

che la comunione è possibile ed è indispensabile

per l’edificazione di una Chiesa viva, dinamica, evangelizzatrice

e feconda. Il Sinodo ci ha insegnato che, perché

la “casa” della comunione diocesana non sia vista

come un’utopistica aspirazione, una illusoria chimera,

sono necessari quattro pilastri:

1. un crescente senso di appartenenza a Cristo, al Vescovo,

al Presbiterio, alla propria Comunità, alla Diocesi,

alla Chiesa Universale;

2. il rispetto delle norme canoniche, liturgiche, sinodali,

per celebrare autenticamente e fruttuosamente

l’Eucaristia;

3. l’accoglienza e la valorizzazione del servizio di programmazione,

di coordinamento e di formazione

del Centro Pastorale Diocesano;

4. il rispetto, il riconoscimento e la valorizzazione della

vera identità delle unità pastorali.

Le unità pastorali non servono a far fronte a momenti

di necessità, ma a rendere possibile una comunione

pastorale, che va dall’osservazione della realtà, alla pro-


gettazione comune, alla realizzazione condivisa delle attività

delle parrocchie.

Anno Eucaristico

La comunione non è opera dell’uomo, ma azione

dello Spirito di Cristo; è frutto del Suo corpo spezzato

e del Suo sangue versato.

L’evangelizzazione è possibile, perché Gesù ha detto:

“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt

28, 20) nella Parola e nel Pane.

La formazione ha come unico maestro il Cristo, Pane

di vita che ci nutre con il Suo insegnamento, la Sua

carne e il Suo sangue.

Per questo, l’Anno del Sinodo ci consegna all’Anno

Eucaristico.

Per accogliere e affrontare le istanze sinodali dell’evangelizzazione,

della formazione e della comunione,

abbiamo bisogno dell’Eucaristia.

Sarà lo stare per tempi più lunghi e più intensi in

disparte con Cristo e in ascolto di Lui, a modellare la

nostra fede e la nostra vita cristiana; a renderci annunciatori

vivi e silenziosi del Suo Vangelo; a farci essere

membri degni di quella Chiesa unita, santa e splendente

che Lui ha disegnato ai nostri occhi nel Sinodo,

e che oggi ci chiede di essere, consegnandocene

il Libro.

Esortazione

Cari fratelli e sorelle, gioia e trepidazione, timori e

speranze, gratitudine e perplessità si arrovellano nel

141


142

mio animo nel consegnarvi il Libro del Sinodo. Quale

sarà la sua sorte?

È un dono che comporta responsabilità. Dategli autorità;

fategli raggiungere gli scopi per cui è stato redatto;

valorizzatelo come una grande opportunità che viene

offerta per la vostra fede, per il vostro ministero, per

la vostra operatività pastorale.

Il Libro del Sinodo, con le sue migliaia di copie, con

la sua diffusione sul territorio, diventi vincolo di unità

di tutte le comunità e le realtà ecclesiali.

Da oggi, diventi fonte di formazione, di meditazione,

di predicazione per l’Anno Eucaristico.

Insieme alla Parola di Dio, sia messo accanto al Tabernacolo,

perché Cristo, Parola e Pane, possa rivelare

a tutti che è con noi fino alla fine dei tempi.

† Mario Paciello

Vescovo


Decreto di promulgazione

del Primo Sinodo Pastorale

della Diocesi di

Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti

Prot. n. 63/2011

Gloria e benedizione

a Dio Padre, creatore e datore di ogni dono perfetto.

Gratitudine eterna

allo Spirito Santo, luce, guida e santità della Chiesa.

Lode, onore e ringraziamento

a Cristo, Via, Verità e Vita,

da tutta la Chiesa che è

in Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti,

per il dono del Primo Sinodo Pastorale Diocesano.

Viva riconoscenza a Maria, Madre della Chiesa,

ai Santi Patroni Irene, Michele, Eustachio,

Erasmo, Sebastiano,

per averci protetti con la loro intercessione lungo il cammino.

Il Primo Sinodo Pastorale Diocesano, annunciato

nell’omelia della Messa Crismale, il 19 marzo 2008; indetto

nella Celebrazione Diocesana del Corpus Domini,

il 22 maggio 2008; solennemente aperto nei Primi Vespri

della Solennità dell’Immacolata Concezione della

Beata Vergine Maria, il 7 dicembre 2010; oggi, nella

stessa Solennità mariana, definitivamente si conclude.

Frutto prezioso dell’intenso lavoro antepreparatorio,

della fase preparatoria e, soprattutto, delle quattro

Sessioni assembleari, è il Libro del Sinodo, che oggi viene

promulgato.

143


144

Con sensi di viva e commossa riconoscenza, facendomi

voce di tutta la Chiesa Diocesana, ringrazio il Segretario

Generale, i Membri della Segreteria del Sinodo,

i Presidenti delle Commissioni pre-sinodali e delle

Commissioni della Segreteria Generale, per il poderoso

e insostituibile lavoro fatto.

Ringrazio le Comunità Parrocchiali e Religiose, le

Aggregazioni Ecclesiali, per il contributo di riflessione

e di preghiera con cui hanno preparato e accompagnato

i lavori assembleari.

Un grato e profondo apprezzamento esprimo ai Delegati

Sinodali, per la partecipazione fedele, attiva e

coinvolgente alle sedute, che tanta ricchezza hanno apportato

alla stesura più puntuale e completa del Libro

del Sinodo.

Ora, dopo aver seguito personalmente, sin dalla fase

antepreparatoria, tutto lo sviluppo del Sinodo, come

Vescovo e Pastore di questa Chiesa, per mezzo dell’esercizio

della potestà legislativa, propongo autorevolmente

il Libro del Sinodo a tutta la Comunità Diocesana.

Pertanto, a norma dei cann. 8 § 2 e 466 del CJC, ed

a mente dell’Istruzione sui Sinodi Diocesani della Congregazione

per i Vescovi e della Congregazione per l’Evangelizzazione

dei Popoli,

promulgo

il Primo Sinodo Pastorale

della Chiesa che è in Altamura-Gravina-Acquaviva

delle Fonti

e dispongo che entri in vigore il 6 gennaio 2012, Solennità

dell’Epifania del Signore.

Le Costituzioni Sinodali costituiscono diritto particolare

della nostra Chiesa diocesana e, come tali, han-


no valore per tutto il suo territorio: la loro interpretazione

autentica spetta al Vescovo diocesano.

Stabilisco, inoltre, che:

1. con l’entrata in vigore delle presenti Costituzioni,

sono abrogate tutte le norme e le consuetudini

contrarie;

2. nelle materie per le quali il Sinodo prevede l’emanazione

di nuove disposizioni e regolamenti, restano

in vigore quelli esistenti, fino all’approvazione

delle nuove norme;

3. tutto quello che è stato scritto e fatto nella fase

preparatoria e lungo lo svolgimento delle assemblee

sinodali, poiché è raccolto e pubblicato nei

sette Quaderni del Sinodo, non fa parte del Libro

del Sinodo;

4. al termine della Celebrazione di chiusura del Sinodo,

il Vescovo consegnerà ufficialmente alle

Comunità parrocchiali il Libro del Sinodo, insieme

al dono di un Evangeliario, quale ricordo dello

straordinario evento sinodale e come segno profetico

che, solo nell’ascolto della Parola di Dio e

nel suo annuncio, è possibile rinnovare la Chiesa

e farla essere luce del mondo;

5. il Centro Pastorale Diocesano, fiore nato sul terreno

del dibattito sinodale, incontrerà nei prossimi

mesi tutte le componenti della Comunità Diocesana,

per la consegna del Libro del Sinodo.

145


146

Dato in Altamura, presso il Santuario di Maria Santissima

del Buoncammino, il 7 dicembre 2011, nei Primi

Vespri della Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata

Vergine Maria

Il Cancelliere Vescovile

Sac. Vincenzo Panaro

† Mario Paciello

Vescovo


udienZe


Udienza

del Santo Padre Benedetto XVI

alla Diocesi di Altamura-Gravina-

Acquaviva delle Fonti

Prot. n. 87/10

Beatissimo Padre,

2 luglio 2011

A Sua Santità

Benedetto XVI

come umile e “indegno servo” e pastore della Chiesa

di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, desidero

portare ad Limina Petri tanti fedeli quanti ne contiene

la Sala “Nervi”, per far vivere al popolo di Dio, che

la fiducia di Giovanni Paolo II, di venerata memoria,

mi ha affidato, un incontro vivo, diretto e ravvicinato

con la Santità Vostra.

La Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle

Fonti è e sarà in Sinodo fino al dicembre 2011. Tema

del Sinodo è: “Cristo Via, Verità e Vita”.

Un momento forte, straordinario di esperienza di

comunione e di conversione, di riscoperta del proprio

essere Chiesa e di presa di coscienza di quale Chiesa

essere oggi, trova il suo fondamento e la sua luce nella

parola chiara, ferma e dolce del Papa e nell’incontro

con l’amabilità della Sua Persona.

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150

Il Presbiterio e il Popolo sperano tanto che Vostra

Santità possa acconsentire all’accorata richiesta

del Vescovo, di essere ricevuti in udienza speciale, in

6000-7000 pellegrini, nella Sala “Nervi”, sabato 2 luglio

2011.

Tutta la Comunità diocesana, che è già in trepida e

fiduciosa attesa, per mezzo della mia povera persona,

Le chiede l’Apostolica Benedizione, mentre con devozione

filiale Le bacia il Scaro Anello.

Altamura, 18 ottobre 2010, Festa di San Luca Evangelista

† Mario Paciello

Vescovo


Carissimi,

Ai Rev.di Presbiteri

A tutta la Comunità Diocesana

con immensa gioia vi comunico che dalla Segreteria

di Stato del Vaticano mi è giunta la conferma che il

Santo Padre Benedetto XVI ci aspetta il 2 luglio 2011,

nell’Aula Paolo VI, per un’udienza esclusiva concessa

alla nostra Diocesi. La benevola accoglienza della nostra

richiesta da parte del Papa, è un segno di immensa

paternità che dobbiamo apprezzare e valorizzare,

e alla quale dobbiamo rispondere con entusiasmo e

plenaria partecipazione.

Perché l’incontro si trasformi in un’intensa esperienza

di fede e segni una data storica nel cammino

sinodale della nostra Chiesa Particolare, è necessario:

- affrettarsi a dare la propria adesione;

- diffondere la notizia tra parenti, amici, ambienti di

lavoro;

- prepararsi spiritualmente con la preghiera, la catechesi,

la partecipazione ai sacramenti della confessione e

dell’Eucaristia.

Non serve incontrare il Papa se l’incontro con Lui

non ci porta all’incontro con Cristo.

Sacerdoti, Religiose, Membri Sinodali, Operatori

Pastorali, Fidanzati, Fedeli laici, Associazioni, Scuole,

Aziende, Enti, Amministrazioni Comunali, Cresimati,

Neo-comunicati, Famiglie, sono tutti invitati a partecipare.

Andiamo dal Papa per onorare Pietro, per ascoltare

la Sua parola, per dare al Suo cuore afflitto da tan-

151


152

te prove, un segno di affetto filiale, di comunione di

fede e di amore, e per essere confermati e confortati

nel nostro cammino.

Poiché l’Aula Paolo VI può accogliere fino a settemila

persone, è necessario monitorare il numero dei partecipanti,

per evitare che si resti fuori, pur arrivando

fino a Roma. Ci si affretti, quindi, a comunicare al

più presto ai parroci la propria partecipazione.

Con la fiduciosa certezza che l’entusiasmo e la solerzia

di tutti preparerà la migliore riuscita al nostro pellegrinaggio,

vi saluto e vi benedico.

Dal Palazzo Vescovile, 15 maggio 2011

* * *

† Mario, Vescovo

note e informazioni per i sacerdoti

circa la Visita a Benedetto XVI

il 2 luglio 2011

Carissimi,

so che la risposta della Santa Sede è giunta in un

momento molto impegnato per tutte le Comunità,

lasciandoci un tempo ristretto per l’organizzazione

della Visita al Papa.

Ma la buona volontà e l’entusiasmo di Presbiteri e

Laici possono superare ogni ostacolo e preparare la

migliore riuscita dei pellegrinaggio “ad Petri Sedem”.

Per mettervi in condizione di operare e dare a tutti

le risposte di cui hanno bisogno, vi allego alcune note

e informazioni.


1. Tenendo presente la capienza dell’Aula Paolo VI

(7000 persone) e la “grandezza” numerica delle

nostre Comunità parrocchiali, pensiamo che 35

parrocchie possono partecipare con 200 persone

(4 pullman).

Le parrocchie piccole (S. Sabino, Dolcecanto, S.

Agostino e S. Lucia di Acquaviva, Poggiorsini)

possono fare riferimento alle parrocchie grandi

o comunicare con quanti pullman intendono

partecipare.

2. I parroci che vogliono portare più di 200 persone,

o ne possono portare meno, devono mettersi

in contatto con Don Mimmo Natale (cell.

331/5260316; Tel./Fax parrocchia 080/761243;

E-mail: mimmo.nat@libero.it) per consentirgli

di accontentare le richieste degli uni e degli altri,

per raggiungere o non superare il numero

di 7000 pellegrini.

3. Man mano che si riempie un pullman, i parroci

chiedano subito a Don Mimmo Natale i PASS,

la cui distribuzione permette di monitorare il

numero dei partecipanti, e versino le quote raccolte.

Bisogna evitare di ricevere iscrizioni che non

trovano posto né in pullman né nell’Aula dell’udienza.

4. Per ridurre al minimo il costo del viaggio e far

in modo che tutti paghino lo stesso prezzo, l’Ufficio

Pellegrinaggi ha incaricato un’Agenzia che

provvederà a mettere a nostra disposizione 140

pullman. Nessuno prenoti pullman in proprio.

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154

5. La quota di partecipazione di € 25,00 è comprensiva

del viaggio di andata e ritorno, del

cappellino, del libretto per la preghiera, di una

simbolica offerta per la carità del Papa.

6. È previsto un “pacchetto famiglia” di € 90,00 per

due adulti e due minori fino alla terza media.

7. I Parroci, quando chiedono i PASS all’Ufficio

Pellegrinaggi, consegnano le quote di iscrizione.

Si faccia attenzione che nessuno si autocostituisca

incaricato a raccogliere quote per il

pellegrinaggio.

8. Alle persone che si iscrivono e pagano si rilasci

una ricevuta, per evitare che qualcuno presuma

di aver pagato.

9. La “campagna iscrizioni” deve concludersi entro il

15 giugno 2011.

10. I Presbiteri ordinati e ordinandi partecipano in

talare nera o clergyman.

11. I laici, a qualunque categoria appartengano,

partecipano in abiti civili (anche i neo comunicati

e gli sposi novelli).

12. L’ingresso in Aula si effettua dalle ore 9,00 alle

ore 10,00 del 2 luglio 2011.

13. Dopo l’udienza, ogni parrocchia è libera di organizzarsi

come crede.


14. Ogni pullman sarà reso riconoscibile da un cartello

con un numero progressivo e il nome della

Parrocchia, stampato e consegnato dall’Ufficio

Pellegrinaggi.

15. I pullman potranno sostare in Piazza San Pietro,

finché c’è posto per il parcheggio e purché

abbiano esposto il cartello di riconoscimento.

16. Il PASS che dà la Diocesi serve per salire sul pullman

e per poter entrare nell’Aula delle Udienze:

tutti facciano attenzione a non perderlo e a

tenerlo a portata di mano.

Con la speranza di aver dato le indicazioni necessarie,

vi saluto e vi benedico.

† Mario, Vescovo

155


156

Alle ore 12 di sabato 2 luglio 2011, nell’Aula Paolo VI, il

Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti

al Pellegrinaggio della Diocesi di Altamura-Gravina-

Acquaviva delle Fonti.

Indirizzo di saluto al Santo Padre

di S.E. Mons. Mario Paciello

Beatissimo Padre,

nella memoria liturgica del Cuore Immacolato di

Maria, questa moltitudine, benevolmente accolta nella

Sua casa, vuole essere eco e riverbero dei voti e delle

preghiere che da tutta la Chiesa si sono elevate al

Signore per il 60° anniversario della sua ordinazione

presbiterale.

Auguri devoti e filiali, Santità.

Questa splendida Aula, nonostante la sua immensità,

ci ha costretti a contenere il numero di quanti

avrebbero voluto incontrarla, ma nulla può per limitare

l’espressione della gioia, dell’entusiasmo, della

gratitudine, della felicità della Chiesa che è in Altamura-Gravina-Acquaviva

delle Fonti, per aver avuto il

dono immenso di essere alla Sua augusta e paterna

presenza.

Grazie, Beatissimo Padre, per averci chiamati e accolti!

Santità, siamo qui per professare la nostra fede, la

nostra obbedienza, il nostro amore, il nostro attaccamento

al Successore di Pietro, a questo Successore di

Pietro, alla Sua amabilissima persona.

Siamo qui per manifestarle la gratitudine dell’intera

Diocesi per la Sua guida illuminata, sicura, forte


della Chiesa, in un mare burrascoso ma dagli orizzonti

splendidi e ricchi di promesse.

Il Suo richiamo ad essere testimoni della Carità Divina

da cui siamo amati, e della Speranza in Colui che

ci ha salvati, è per noi bussola e viatico nell’impegno

quotidiano di incarnare nelle opere la Verità della

fede che professiamo.

Il Suo Amore alla Verità, la limpidezza con cui la

espone, la fortezza con cui la difende, l’amore con cui

la vive e la testimonia, sono per il Popolo di Dio, e

particolarmente per i suoi pastori, motivo di conforto,

di riferimento sicuro, fra le mille voci fatue e le

ingannevoli pseudo-verità che allettano e tradiscono

gli uomini e le donne del nostro tempo, tentando di

penetrare perfino nei recinti del tempio.

Le siamo immensamente grati, Padre amatissimo,

per la sollecitudine, l’amore, la chiarezza con cui si

prende cura della santità dei presbiteri e della formazione

dei candidati al sacerdozio.

Il Suo instancabile impegno ci incoraggia a non

lasciare nulla di intentato per aiutare i presbiteri ad

essere pastori secondo il cuore di Dio.

Beatissimo Padre, abbiamo desiderato ardentemente,

vivere quest’ora con Vostra Santità, perché siamo nel

cuore dell’anno del Primo Sinodo Pastorale Diocesano,

e vogliamo porre a fondamento del cammino che

lo Spirito Santo e noi stiamo disegnando, le esortazioni

magisteriali che Vostra Santità ci vorrà consegnare.

Il sette dicembre, il Sinodo si concluderà per aprire

le porte all’Anno Eucaristico e al Congresso Eucaristico

Diocesano, che avrà come icona la Parola: “Io sono

il Pane di Vita” (Gv 6, 35) e come Tema: “La Parrocchia:

comunità eucaristica”.

157


158

Santità, legga nel cuore, negli occhi e nelle mani rumorose

di questo popolo un desiderio profondo che soltanto

la confidenza di figli dà loro il coraggio di esprimere:

dedichi, appena possibile, uno dei Suoi viaggi

apostolici nel Sud d’Italia, alla nostra Diocesi, alla Diocesi

che ha dato i natali a due suoi illustri, coraggiosi

e santi predecessori: Innocenzo XII e Benedetto XIII.

Incontrerà una Chiesa viva e in cammino alla ricerca

costante di rinnovamento e di unità, che, pur

nella esperienza della fragilità e della debolezza, punta

sulla evangelizzazione e la formazione, mettendo al

centro delle scelte prioritarie i giovani e la famiglia.

La Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle

Fonti è una Chiesa che ha privilegiato come metodologia

pastorale la formazione all’unità e la costituzione

delle unità pastorali; è una Chiesa cosciente di dover

far scaturire dalla cura e dall’amore alla liturgia, gesti

di carità, di accoglienza, di solidarietà verso i poveri,

gli immigrati, le famiglie in condizioni di fragilità, le

ragazze in situazioni di disagio.

Un fiore all’occhiello della testimonianza della carità

attraverso la cura dei malati è l’Ente Ecclesiastico

Ospedale “Francesco Miulli” di Acquaviva, di cui il Vescovo

è primo ed unico responsabile. Il “Miulli” è una

struttura sanitaria modernissima con 700 posti letto,

attrezzature tecnologicamente avanzate ed un’èquipe

di medici e infermieri che offrono un’assistenza sanitaria

di eccellenza, nonostante le gravissime difficoltà

economiche in cui versano gli ospedali ecclesiastici

equiparati al pubblico, ma non trattati da Governo

e Regioni alla pari degli ospedali pubblici. Il nostro

ospedale, inoltre, ha l’onore di essere l’unico ospedale

in Italia al quale è stata affidata la cura dei pazienti

affetti dal “morbo di Hansen”.


Beatissimo Padre, vorremmo raccontarle tante altre

cose che certamente recherebbero gioia al Suo cuore;

ma non possiamo e non vogliamo abusare della Sua

benignità.

Le presento solo l’assemblea qui riunita: ci sono i

Sacerdoti, i Religiosi, i Diaconi, i Seminaristi, i Membri

Sinodali, Autorità Civili e Militari, gli Operatori

Pastorali, i Ministri Istituiti e Straordinari, i neo Comunicati

e Cresimati, Docenti, Medici e Infermieri

dell’ospedale Miulli, Azione Cattolica, Movimenti e

Gruppi Ecclesiali; ma soprattutto ci sono le famiglie

con i giovani, i bambini e le membra doloranti dei

diversamente abili.

Tutti sin da questa notte, ci siamo preparati a questo

incontro in preghiera, come gli apostoli in attesa

dello Spirito, come la Comunità di Gerusalemme in

attesa di rivedere Pietro, per vivere quest’ora come

forte esperienza di Chiesa, come momento fondante

del cammino nuovo che il Sinodo ci sta prospettando.

Ci conforti con la Sua parola, Santità, e benedica

questo popolo, piccola rappresentanza di una Chiesa

Particolare che la ama, prega incessantemente per Lei

ed è fiera e felice di averla come Sommo Pontefice.

Discorso

del Santo Padre Benedetto XVI

Eccellenza,

Cari fratelli e sorelle!

Sono realmente lieto di accogliervi così numerosi e

pieni dell’entusiasmo della fede. Grazie a voi! Ringrazio

il Vescovo Mons. Mario Paciello per le parole che

159


160

mi ha rivolto a nome di tutti. Saluto le Autorità civili,

i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Seminaristi e

ciascuno di voi, estendendo il mio pensiero e il mio affetto

alla vostra Comunità diocesana, in particolare a

coloro che vivono situazioni di sofferenza e di disagio.

Sono grato al Signore perché la vostra visita mi offre

la possibilità di condividere un momento del cammino

sinodale della Chiesa che è in Altamura-Gravina-

Acquaviva delle Fonti. Il Sinodo è un evento che fa vivere

concretamente l’esperienza di essere “Popolo di

Dio” in cammino, di essere Chiesa, comunità pellegrina

nella storia verso il suo compimento escatologico

in Dio. Questo significa riconoscere che la Chiesa non

possiede in se stessa il principio vitale, ma dipende da

Cristo, di cui è segno e strumento efficace. Nella relazione

con il Signore Gesù essa trova la propria identità

più profonda: essere dono di Dio all’umanità, prolungando

la presenza e l’opera di salvezza del Figlio di

Dio per mezzo dello Spirito Santo. In quest’orizzonte

comprendiamo che la Chiesa è essenzialmente un mistero

d’amore a servizio dell’umanità in vista della sua

santificazione. Il Concilio Vaticano II ha affermato su

questo punto: “Piacque a Dio di santificare e salvare

gli uomini non individualmente e senza alcun legame

tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che

lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse”

(Lumen gentium n. 9). Vediamo qui che realmente la

Parola di Dio ha creato un popolo, una comunità, ha

creato una comune gioia, un pellegrinaggio comune

verso il Signore. L’essere Chiesa quindi non viene solo

da una forza organizzativa nostra, umana, ma trova la

sua sorgente e il suo vero significato nella comunione

d’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo:

questo amore eterno è la fonte dalla quale viene la


Chiesa e la Trinità Santissima è il modello di unità

nella diversità e genera e plasma la Chiesa come mistero

di comunione.

È necessario ripartire sempre e in modo nuovo

da questa verità per comprendere e vivere più intensamente

l’essere Chiesa, “Popolo di Dio”, “Corpo di

Cristo”, “Comunione”. Altrimenti si corre il rischio

di ridurre il tutto ad una dimensione orizzontale,

che snatura l’identità della Chiesa e l’annuncio della

fede e farebbe più povera la nostra vita e la vita della

Chiesa. È importante sottolineare che la Chiesa non

è un’organizzazione sociale, filantropica, come ve ne

sono molte: essa è la Comunità di Dio, è la Comunità

che crede, che ama, che adora il Signore Gesù e apre

le “vele” al soffio dello Spirito Santo, e per questo è

una Comunità capace di evangelizzare e di umanizzare.

La relazione profonda con Cristo, vissuta e alimentata

dalla Parola e dall’Eucaristia, rende efficace l’annuncio,

motiva l’impegno per la catechesi e anima la

testimonianza della carità. Molti uomini e donne del

nostro tempo hanno bisogno di incontrare il Dio, di

incontrare Cristo o di riscoprire la bellezza del Dio vicino,

del Dio che in Gesù Cristo ha mostrato il suo volto

di Padre e chiama a riconoscere il senso e il valore

dell’esistenza. Far capire che è bene vivere da uomo.

L’attuale momento storico è segnato, lo sappiamo, da

luci e ombre. Assistiamo ad atteggiamenti complessi:

ripiegamento su se stessi, narcisismo, desiderio di possesso

e di consumo, sentimenti e affetti slegati dalla

responsabilità. Tante sono le cause di questo disorientamento,

che si manifesta in un profondo disagio esistenziale,

ma al fondo di tutto si può intravedere la

negazione della dimensione trascendente dell’uomo

e della relazione fondante con Dio. Per questo è de-

161


162

cisivo che le comunità cristiane promuovano percorsi

validi e impegnativi di fede.

Cari amici, particolare attenzione va posta al

modo di considerare l’educazione alla vita cristiana,

affinché ogni persona possa compiere un autentico

cammino di fede, attraverso le diverse età della vita;

un cammino nel quale – come la Vergine Maria – la

persona accoglie profondamente la Parola di Dio e la

mette in pratica, diventando testimone del Vangelo. Il

Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione Gravissimum

educationis, afferma: “L’educazione cristiana tende soprattutto

a far sì che i battezzati, iniziati gradualmente

alla conoscenza del mistero della salvezza, prendano

sempre maggiore coscienza del dono della fede,

che hanno ricevuto … si preparino a vivere la propria

vita secondo l’uomo nuovo, nella giustizia e nella santità

della verità” (n. 2). In questo impegno educativo

la famiglia resta la prima responsabile. Cari genitori,

siate i primi testimoni della fede! Non abbiate paura

delle difficoltà in mezzo alle quali siete chiamati a realizzare

la vostra missione. Non siete soli! La comunità

cristiana vi sta vicino e vi sostiene. La catechesi accompagna

i vostri figli nella loro crescita umana e spirituale,

ma essa va considerata come una formazione permanente,

non limitata alla preparazione per ricevere

i Sacramenti; dobbiamo in tutta la nostra vita crescere

nella conoscenza di Dio, così nella conoscenza di

che cosa significhi essere un uomo. Sappiate attingere

sempre forza e luce dalla Liturgia: la partecipazione

alla Celebrazione eucaristica nel Giorno del Signore

è decisiva per la famiglia, per l’intera Comunità, è la

struttura del nostro tempo. Ricordiamo sempre che

nei Sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia, il Signore

Gesù opera per la trasformazione degli uomini assi-


milandoci a Sé. È proprio grazie all’incontro con Cristo,

alla comunione con Lui, che la comunità cristiana

può testimoniare la comunione, aprendosi al servizio,

accogliendo i poveri e gli ultimi, riconoscendo il volto

di Dio nell’ammalato e in ogni bisognoso. Vi invito,

quindi, partendo dal contatto con il Signore nella

preghiera quotidiana e soprattutto nell’Eucaristia, a

valorizzare in modo adeguato le proposte educative e

i percorsi di volontariato esistenti in diocesi, per formare

persone solidali, aperte e attente alle situazioni

di disagio spirituale e materiale. In definitiva, l’azione

pastorale deve mirare a formare persone mature nella

fede, per vivere in contesti nei quali spesso Dio viene

ignorato; persone coerenti con la fede, perché si porti

in tutti gli ambienti la luce di Cristo; persone che vivono

con gioia la fede, per trasmettere la bellezza di

essere cristiani.

Un pensiero speciale desidero rivolgerlo infine a

voi, cari sacerdoti. Siate sempre riconoscenti del dono

ricevuto, perché possiate servire, con amore e dedizione,

il Popolo di Dio affidato alle vostre cure. Annunciate

con coraggio e fedeltà il Vangelo, siate testimoni

della misericordia di Dio e, guidati dallo Spirito Santo,

sappiate indicare la verità, non temendo il dialogo

con la cultura e con coloro che sono in ricerca di Dio.

Cari fratelli e sorelle, affidiamo il cammino della

vostra Comunità diocesana a Maria Santissima,

Madre del Signore e Madre della Chiesa, Madre nostra.

In lei contempliamo quello che la Chiesa è ed è

chiamata ad essere. Con il suo “sì” ha dato al mondo

Gesù ed ora partecipa pienamente della gloria di Dio.

Anche noi siamo chiamati a donare il Signore Gesù

all’umanità, non dimenticando di essere sempre suoi

discepoli. Vi ringrazio ancora molto della vostra bella

163


164

visita e di tutto cuore vi ringrazio della vostra fede e

vi accompagno con la preghiera e imparto a tutti voi e

all’intera Diocesi la Benedizione Apostolica.


Beatissimo Padre,

A Sua Santità

Benedetto XVI

00120 Città del Vaticano

attraverso la mia umile voce le giunge l’espressione

della più filiale e commossa gratitudine della

Chiesa che è in Altamura-Gravina-Acquaviva delle

Fonti, per essere stata accolta con paterno affetto

da Vostra Santità, nell’Udienza speciale del 2 luglio

2011.

Grazie, Santità, per aver fatto vivere a circa ottomila

persone una fortissima esperienza di Chiesa, di Popolo

radunato nel nome della Santissima Trinità, alla

presenza fisica del Successore di Pietro, fondamento

indispensabile e visibile di unità.

Questo grande evento di fede e di Chiesa, lascerà,

come il Sinodo, un’orma indelebile nel cammino della

Diocesi, grazie anche ai preziosi messaggi che ci ha

donato, percorrendo le tappe del Sinodo: li metteremo

a fondamento delle proposizioni finali e ne faremo

oggetto sin d’ora di approfondimento personale e

comunitario, sognando di poterLe dire, fra un anno

in Altamura: «Santità, stiamo camminando alla luce della

Sua parola”.

Nel rinnovarle la viva riconoscenza dell’intera Diocesi

per il privilegio ricevuto, le assicuriamo la preghiera

incessante per Vostra Santità e le formuliamo

voti filiali di salute, di gioie apostoliche, di progresso

della Chiesa, di dilatazione del Regno di Dio.

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166

Prostrato al bacio del sacro anello, Le chiedo umilmente

di benedirmi con i Presbiteri e il Popolo di Dio

affidati alle mie cure.

Dal Palazzo Vescovile, 5 luglio 2011

di Vostra Santità,

dev.mo

X Mario Paciello

Vescovo


Carissimi,

Ai Rev.di Presbiteri

e al Popolo di Dio

della Diocesi

dopo l’incontro col Santo Padre, ho avuto da voi, in

tanti modi, segni e testimonianze di ringraziamento.

In verità, sono io che devo esprimere a voi un grazie

sonoro, sentito, sincero, profondo e commosso.

Grazie per aver risposto all’invito del Papa e mio;

grazie per aver affrontato i sacrifici del viaggio e della

lunga attesa, dovuta alla necessità imprevista di reperire

altro personale, gendarmi e guardie svizzere per

garantire la massima sicurezza del Papa e dei numerosissimi

pellegrini; grazie per aver letteralmente colmato

la Sala “Nervi”; grazie per essere stati “Chiesa in

preghiera”, resi “un cuor solo e un’anima sola” dalla forza

unificante dello Spirito e dall’amore al Santo Padre.

Sono certo che quanti avete vissuto la straordinaria,

emozionante esperienza dell’incontro esclusivo

col Santo Padre, avete ancora il cuore e la mente pieni

di immagini, di emozioni, di ricordi, che avete bisogno

di raccontare.

Voi avete visto la mia commozione, ma io ho “sentito”

la vostra, e tutti insieme abbiamo visto la commozione

del Santo Padre.

In realtà abbiamo vissuto l’evento unico di Chiesa,

di fede, di unità, di comunione, di ascolto magisteriale

“personalizzato” di cui avevamo bisogno, per metterlo a

fondamento del Sinodo, e soprattutto per incidere nel

cuore di ognuno un forte bisogno di cammino nuovo

di unità, di comunione, di imitazione del Cristo.

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Nell’Aula Paolo VI il Signore ci ha fatto sperimentare

come è bello pregare insieme, camminare

insieme verso la stessa méta, stare da fratelli e sorelle

uno accanto all’altra, ascoltare insieme la stessa

voce e gli stessi insegnamenti, avere bisogno di altre

ottomila persone per trasformare l’Aula Nervi in

un immenso giardino di fiori bianchi e gialli che,

col profumo della loro gioia, del loro entusiasmo

hanno commosso il Santo Padre e colpito la Sua attenzione.

Ora cerchiamo di conservare il ricordo, non solo

attraverso foto e video: leggiamo, rileggiamo e meditiamo

la catechesi che il Santo Padre ci ha consegnato

per confermare la nostra fede e conformare la nostra

vita a Cristo.

Prima di concludere ho bisogno di ringraziare a

nome di tutti e mio personale i Sindaci della Diocesi,

le personalità civili e militari che hanno partecipato

all’udienza, i Sacerdoti e tutti coloro che si sono impegnati

a pubblicizzare, organizzare, guidare, animare

il pellegrinaggio.

Tutti, certamente, avreste desiderato vedere il Papa

da vicino almeno per un istante; purtroppo, inderogabili

norme di protocollo non lo hanno permesso;

è stato possibile solo ai Sindaci, alla Segreteria del

Sinodo, ad alcuni infermi e rappresentanti di categoria,

nel rigido numero di trenta, accostarsi al Santo

Padre.

Credo tuttavia che il senso dell’evento e di questo

momento conclusivo, vissuto da tutti attraverso lo

schermo, sia stato colto e manifestato con angelico

candore da Valentina, la bimba non vedente baciata

dal Santo Padre: “Se il Papa rappresenta Gesù, io baciando

la mano al Papa, bacio Gesù”.


A nome di tutti ho già ringraziato il Santo Padre

per la Sua benevola e paterna accoglienza; ora auguro

a voi un sereno periodo di riposo e di ripresa fisica.

Vi saluto e vi benedico.

Dal Palazzo Vescovile, 5 luglio 2011

X Mario Paciello

Vescovo

169


170

N. 171.483

SEGRETERIA DI STATO

__________

prima sezione - affari generali

Eccellenza Reverendissima,

Dal Vaticano, 11 luglio 2011

in occasione dell’Udienza Speciale concessa a codesta

Diocesi il 2 luglio corrente, Ella ha consegnato a Sua

Santità la somma di € 10.000,00, quale offerta per

opere della Sua carità.

Il Santo Padre, Che conserva un gradito ricordo

del recente evento, ringrazia per il generoso dono,

frutto della partecipazione di tutta la comunità diocesana.

Egli esorta ciascuno a contemplare il Volto di

Cristo e a testimoniare la gioia che rifiorisce dall’incontro

con Lui e, mentre assicura la Sua preghiera, è

lieto di rinnovare all’Eccellenza Vostra Reverendissima

e a quanti sono affidati alle sue cure pastorali la

Benedizione Apostolica.


Profitto della circostanza per confermarmi con

sensi di distinto ossequio

dell’Eccellenza Vostra Rev.ma

dev.mo

X Angelo Becciu

Sostituto

____________________________

A Sua Eccellenza Reverendissima

Mons. Mario PACIELLO

Vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti

Arco Duomo, 1

70022 - ALTAMURA (BA)

171


172

SEGRETERIA DI STATO

__________

prima sezione - affari generali

Eccellenza Reverendissima,

Dal Vaticano, 28 luglio 2011

in occasione dell’Udienza speciale del 2 luglio corrente,

sono stati offerti al Santo Padre i seguenti doni:

dall’INAIL - sez. di Altamura un casco da lavoro di

colore giallo; dalla Ditta Botromagno S.R.L. di Gravina,

venti boccioni di vino; dalla Diocesi un quadro,

stampa su tela, raffigurante la “Madonna del Popolo;

dal Comune di Spinazzola un cesto di prodotti tipici

per la Sua mensa e dall’Ospedale Generale Regionale

“F. Miulli”, di Acquaviva delle Fonti (BA), un volume

che ne illustra l’attività.

Sua Santità, il Quale ha apprezzato il significativo

atto di omaggio e i sentimenti che l’hanno ispirato, La

incarica di far pervenire ai gentili offerenti l’espressione

della Sua viva riconoscenza e di partecipare Loro

la Benedizione Apostolica, che volentieri estende alle

persone care, quale pegno di ogni desiderato bene

nel Signore.

RingraziandoLa per la cortese collaborazione, pro-


fitto della circostanza per confermarmi con sensi di

distinto ossequio

dell’Eccellenza Vostra Reverendissima

dev.mo

X Angelo Becciu

Sostituto

_________________________

A Sua Eccellenza Reverendissima

Mons. Mario PACIELLO

Vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti

Arco Duomo, 1

70022 ALTAMURA (BA)

173


174

SEGRETERIA DI STATO

__________

prima sezione - affari generali

Eccellenza Reverendissima,

Dal Vaticano, 18 luglio 2012

in occasione dell’Udienza Generale del 27 giugno

scorso, Ella ha offerto in dono al Santo Padre, quale

testimonianza di ossequio e devozione, un libro fotografico,

con cortese dedica, che illustra il pellegrinaggio

diocesano alle Tombe degli Apostoli del 2 luglio

2011, e una copia di una pubblicazione sul primo sinodo

diocesano.

Sua Santità ringrazia per l’atto di deferente omaggio

e per i sentimenti che l’hanno suggerito e, mentre

assicura un particolare ricordo nella preghiera, volentieri

Le rinnova la Benedizione Apostolica, estendendola

a quanti sono affidati alle sue cure pastorali.


Profitto della circostanza per confermarmi con

sensi di distinto ossequio

dell’Eccellenza Vostra Reverendissima

dev.mo

X Angelo Becciu

Sostituto

____________________________

A Sua Eccellenza Reverendissima

Mons. Mario PACIELLO

Vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti

Arco Duomo, 1

70022 ALTAMURA (BA)

175


ito di conSeGnA

liBro del Sinodo


La parrocchia:

casa e scuola di comunione

23- 29 gennaio 2012

LUNEDÌ 23 ORE 19.00 – CATTEDRALE DI ALTAMURA

Lectio divina: “Erano perseveranti nella comunione” (Atti 2,42)

Consegna del libro del Sinodo ai sacerdoti, diaconi, accoliti e ministri straord. della comunione

DON GINO COPERTINO, ESEGETA E PARROCO

MARTEDÌ 24 ORE 19.00 – SANTUARIO MADONNA DEL BUONCAMMINO

La parrocchia: casa e scuola di comunione

Consegna del libro del Sinodo ai Consigli Pastorali Parr. e Organismi di partecipazione e coll.

FRANCO MIANO – PRESIDENTE NAZIONALE AZIONE CATTOLICA

MERCOLEDÌ 25 ORE 19.00 PARROCCHIA SS. PIETRO E PAOLO - GRAVINA

“Uniti nel regno di Cristo” – Celebrazione Ecumenica della Parola di Dio

Consegna del libro del Sinodo alle Chiese Cristiane presenti in Diocesi

VENERDÌ 27 ORE 19.30 – INCONTRI CITTADINI

La parrocchia comunità eucaristica

Consegna del libro del Sinodo agli animatori della liturgia - carità - catechesi

Altamura ore 19.30

Parrocchia S. Michele Animatori della liturgia

Parrocchia S. Teresa Animatori della carità

Parrocchia S. Giovanni Bosco Animatori della catechesi

Gravina in Puglia ore 19.30

Parrocchia Madonna delle Grazie Animatori della liturgia

Parrocchia Spirito Santo Animatori della carità

Parrocchia SS. Pietro e Paolo Animatori della catechesi

Acquaviva delle Fonti ore 19.30

Parrocchia S. Domenico Animatori della liturgia - carità - catechesi

Santeramo in Colle ore 19.30

Parrocchia Sacro Cuore Animatori della liturgia - carità - catechesi

Spinazzola – Poggiorsini ore 19.30

Centro “Aurora Salomone” Animatori della liturgia - carità - catechesi

SABATO 28 ORE 17.30 – TEATRO DELLA TRASFIGURAZIONE – ALTAMURA

“Tutti i credenti avevano ogni cosa in comune” (Atti 2,44): amministrazione e comunione

DON ROCCO PENNACCHIO – Economo Generale della C.E.I.

Consegna del libro del Sinodo ai membri dei Consigli Affari Economici Parr.

DOMENICA 29 ORE 16.30 - SANTUARIO MADONNA DEL BUONCAMMINO

“Con letizia e semplicità di cuore” (Atti 2, 46): incontro festa

Consegna del libro del Sinodo alle famiglie: genitori, ragazzi e giovani


Rito di consegna

del Libro del Sinodo

Ci si pone in piedi e si accoglie il Presidente dell’Assemblea con il canto

iniziale:

Camminiamo insieme

(Gen Verde - Inno Sinodo Pastorale 2011)

Siamo qui, camminiamo insieme,

verso un’alba di novità!

È il tuo Spirito che ci sostiene,

fuoco che vince le tenebre.

Guida e illumina i nostri cuori

Tu, santissima Trinità:

che ci porti sui sentieri

della nuova civiltà! (x 2).

Siamo qui, camminiamo insieme,

verso un alba di novità!

Con la stella di Maria che viene,

Madre che abbraccia il tuo popolo!

Dacci il palpito del suo amore,

la sua dolce maternità:

per forgiare terre nuove,

cieli di fraternità! (x 2).

Saluto del Presidente

Il Presidente:

Cari fratelli e sorelle, nel giorno del vostro Battesimo

foste segnati con il segno della croce perché poteste

presto ascoltare la Parola di Dio e professare la vostra

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fede. Questa celebrazione di consegna del Libro del Sinodo

Pastorale la iniziamo oggi nel medesimo segno di

salvezza. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito

Santo.

L’Assemblea:

Amen.

Il Presidente saluta l’assemblea:

Il Signore, che ci ha chiamati alla vita e alla fede, sia

con voi.

L’Assemblea:

E con il tuo spirito.

Monizione del Presidente

Fratelli e sorelle, Chiesa pellegrina nel tempo verso l’eterno,

dopo aver concluso il Primo Sinodo Pastorale

Diocesano e vivendo questo Anno Eucaristico, siamo

convocati per ricevere il frutto delle sessioni di lavoro:

il Libro del Sinodo.

Ricevendo questo segno tra le nostre mani, la Chiesa

locale ci affida un compito di evangelizzazione di tutta

la realtà, bisognosa di ricevere testimonianza di carità

e speranza.

Con il Libro del Sinodo continuiamo a guardare a Cristo,

Via, Verità, Vita, misericordia e luce del mondo, e

a mostrarlo, come la Vergine Madre, a tutte le creature.

Uniamo le nostre voci a quella di tutta la Chiesa, alle

voci di tutto il popolo cristiano della nostra diocesi,

che nel Sinodo ha sentito la carezza consolante di Dio.

Resi forti della presenza vivificante dello Spirito Con-


solatore, camminiamo insieme fiduciosi nella storia, lodando

e ringraziando il Signore, colui che era, che è e

che viene per portare tutto a compimento.

Colletta

Preghiamo. O Dio, che nel tuo Figlio fatto uomo ci hai

detto tutto e ci hai dato tutto, poiché nel disegno della

tua provvidenza tu hai bisogno anche degli uomini

per rivelarti, e resti muto senza la nostra voce, rendici

degni annunziatori e testimoni della parola che salva.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,

e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per

tutti i secoli dei secoli.

L’Assemblea:

Amen.

Ci si pone a sedere.

Lode comunitaria (Dal Salmo 92)

L’Assemblea:

Il Signore è la mia forza, e io spero in Lui.

Il Signor è il Salvator. In Lui confido non ho timor,

in Lui confido non ho timor.

1° Lettore:

Il Signore regna, si ammanta di splendore; il Signore

si riveste, si cinge di forza; rende saldo il mondo, non

sarà mai scosso. Saldo è il tuo trono fin dal principio,

da sempre tu sei.

L’Assemblea:

Il Signore è la mia forza…

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2° Lettore:

Alzano i fiumi, Signore, alzano i fiumi la loro voce, alzano

i fiumi il loro fragore.

L’Assemblea:

Il Signore è la mia forza…

1° Lettore:

Ma più potente delle voci di grandi acque, più potente

dei flutti del mare, potente nell’alto è il Signore.

L’Assemblea:

Il Signore è la mia forza…

2° Lettore:

Degni di fede sono i tuoi insegnamenti, la santità si addice

alla tua casa per la durata dei giorni, Signore.

L’Assemblea:

Il Signore è la mia forza…

Ci si pone in piedi.

Consegna del Libro del Sinodo

Il Presidente esorta coloro che stanno per ricevere il Libro del Sinodo con

queste parole:

Carissimi, per mezzo del Sinodo, lo Spirito Santo ha

confezionato un “abito nuziale” per questa Chiesa locale,

per rinnovarla nella fedeltà. Ora essa dovrà indossare

questa “veste”, mettendo decisamente da parte gli abiti

vecchi dei suoi modi personali di pensare, le gramaglie

di mentalità legate a un passato che non esiste più e che,

se rimpianto, ostacola il cammino che è davanti ad essa.


Oggi, a voi, viene consegnato il Libro del Primo Sinodo

Pastorale.

Il Libro del Sinodo non sostituisce le Sacre Scritture,

né il Magistero solenne o ufficiale della Chiesa, né il

Diritto Canonico; ma porta nelle nostre mani e nelle

Comunità la verità rivelata che è nella Sacra Scrittura,

il Magistero dei Pontefici e dei Vescovi, le leggi universali

della Chiesa, che fanno di ogni battezzato e di

ogni comunità cristiana una cellula viva del Corpo Mistico

di Cristo.

Accogliamolo, perciò, come un dono prezioso che ci

fa il Signore per l’animazione cristiana di una società

sempre più incline all’agnosticismo e all’ateismo pratico.

Facciamo del Libro del Sinodo il “vademecum” di una

missione continua in tutti gli ambiti di vita e in tutti gli

ambienti della società.

Valorizziamolo come strumento di evangelizzazione

fuori dei locali parrocchiali. Facciamone la più ampia

diffusione, perché è quasi un catechismo diocesano

per tutti i contesti ecclesiali e culturali.

È un dono che comporta responsabilità. Dategli autorità;

fategli raggiungere gli scopi per cui è stato redatto;

valorizzatelo come una grande opportunità che viene

offerta per la vostra fede, per il vostro ministero, per la

vostra operatività pastorale.

Il Libro del Sinodo con la sua diffusione sul territorio,

diventi vincolo di unità di tutte le comunità e le realtà

ecclesiali. Da oggi diventi per voi che lo ricevete fonte

di formazione, di meditazione, di predicazione per

l’Anno Eucaristico. Insieme alla Parola di Dio sia messo

accanto al Tabernacolo perché Cristo, Parola e Pane,

possa rivelare a tutti che è con noi fino alla fine dei

tempi.

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Dalle mani del Presidente si riceve il Libro del Sinodo Pastorale.

L’assemblea canta, accompagnando questo gesto:

Eccomi

(Frisina)

Eccomi, eccomi! Signore io vengo.

Eccomi, eccomi! Si compia in me la tua volontà.

Nel mio Signore ho sperato e su di me s’è chinato,

ha dato ascolto al mio grido, m’ha liberato dalla morte.

I miei piedi ha reso saldi, sicuri ha reso i miei passi.

Ha messo sulla mia bocca un nuovo canto di lode.

Il sacrificio non gradisci, ma m’hai aperto l’orecchio.

Non hai voluto olocausti, allora ho detto: “Io vengo!”.

Sul tuo libro di me è scritto: “Si compia il tuo volere”.

Questo, mio Dio, desidero, la tua legge è nel mio cuore.

La tua giustizia ho proclamato,

non tengo chiuse le labbra.

Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia.


Il Presidente:

Il Signore sia con voi.

L’Assemblea:

E con il tuo spirito.

Benedizione finale

Il Presidente, stendendo le mani sull’Assemblea, invoca la benedizione

di Dio:

Il Signore vi benedica e vi protegga.

L’Assemblea:

Amen.

Il Presidente:

Faccia risplendere il suo volto su di voi e vi doni la sua

misericordia.

L’Assemblea:

Amen.

Il Presidente:

Rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.

L’Assemblea:

Amen.

Il Presidente:

E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio ✠

e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga

sempre.

L’Assemblea:

Amen.

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Il Diacono congeda l’Assemblea:

Andate in pace per amare e servire il Signore.

L’Assemblea:

Rendiamo grazie a Dio.

Canto Finale

Ti adoriamo gesù, signore

(Gen Verde - Inno Anno Eucaristico e Congresso Eucaristico 2012)

Ti adoriamo Gesù, Signore, che dal cielo discendi qui.

Dio di pane fra le nostre mani, ospite dolce dell’anima!

Tu l’amico, tu il Dio fedele, alba e seme d’eternità.

Sei nel cuore fuoco e miele, vita che non morirà! (x 2).

Grazie o Dio d’infinito amore,

che per sempre ti doni a noi!

Sei l’abbraccio di misericordia,

vita e salvezza è il tuo calice!

Gioia vivida, luce pura, mare ardente di carità,

e fontana di speranza per la nostra povertà! (x 2).

Benedetto sei Tu, Signore, mensa e fonte dell’unità.

Fa’ che siamo in te una cosa sola,

fa’ che viviamo a tua immagine!

Specchio limpido del tuo volto,

che ci mostra la Trinità

la promessa del futuro e del cielo che verrà! (x 2).


Amministrare i beni della Chiesa

di

Don Rocco Pennacchio

Economo della Conferenza Episcopale Italiana

L’amministrazione dei beni, esperienza di comunione

Quando si parla di amministrazione dei beni della

Chiesa, sembra di assistere ad una polarità di posizioni:

da un lato, l’amministrazione è ritenuta secondaria

rispetto a tematiche più marcatamente pastorali; in effetti,

capita che soprattutto i parroci, ma anche i superiori

religiosi, i responsabili delle aggregazioni laicali

lamentino di non poter dedicare la giusta attenzione

all’annuncio della Parola, ai sacramenti, all’azione caritativa,

alla formazione, distolti in questo da preoccupazioni

di tipo… gestionale. D’altro canto, si avverte ancora

una certa resistenza ad accettare con fiducia, anche

in questo campo, la collaborazione dei laici che alleggerirebbero

il lavoro.

Per i cristiani, l’amministrazione dei beni deve tradursi

in esperienza di vera comunione ecclesiale. La celebrazione

del vostro Sinodo diocesano, tra le altre urgenze,

ha auspicato una sempre più convinta collaborazione

tra quanti hanno a cuore la vita della comunità

ecclesiale; una responsabilità affidata, innanzitutto,

al sacerdote che, “in quanto partecipe dell’azione direttiva

di Cristo Capo e Pastore sul suo Corpo, è specificamente abilitato

ad essere, sul piano pastorale, l’uomo della comunione,

della guida e del servizio a tutti. Egli è chiamato a promuovere

e a mantenere l’unità delle membra col Capo e di tutti tra

loro. Per vocazione egli unisce e serve nella duplice dimensio-

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ne della stessa funzione pastorale del Cristo (cfr. Mt 20, 28;

Mc 10, 45; Lc 22, 27). I presbiteri, in comunione con i fedeli

laici, imparino a coniugare le istanze evangeliche con le realtà

secolari, come sale della terra, lievito nella pasta, luce del

mondo, rivelando il volto divino dell’uomo e il volto umano

di Dio ed impegnandosi a cogliere i nuovi segni che lo Spirito

oggi fa emergere” (Libro del Sinodo, n. 468).

Così, “nei consigli pastorali, in quelli per gli affari economici

e nelle assemblee diocesane e parrocchiali si costruisce e si

manifesta la comunione ecclesiale, attraverso la partecipazione

e l’assunzione di reciproche responsabilità” (Libro del Sinodo,

n. 507).

Molti ricordano come, nell’immediato postconcilio,

con entusiasmo si promosse la partecipazione dei laici

anche nell’amministrazione dei beni ecclesiastici; dopo

un periodo in cui gli organismo di partecipazione

mostravano una certa stanchezza, agli inizi degli anni

’90, la riforma del sostentamento del clero fu l’occasione

per riprendere il dibattito su temi economici in riferimento

alla Chiesa; il meccanismo dell’otto per mille

e delle offerte deducibili ha fatto sì che una vasta platea

di contribuenti si senta in qualche modo coinvolta

nella gestione delle risorse; complice una “pressione”

crescente anche da parte delle normative statali, è accresciuta

la consapevolezza che bisogna essere amministratori

attenti ed è aumentato l’impegno che le risorse,

sufficienti o limitate che siano, richiedono ai responsabili

degli enti ecclesiastici in termini di tempo

e di preoccupazione (si pensi solo alle manutenzioni

degli immobili, alla gestione di attività formative, caritative,

culturali, ecc.). Tutti questi elementi supportano

inequivocabilmente, posto che ce ne fosse bisogno,

la necessità di avvalersi di collaboratori attenti e

preparati.


Alcuni principi fondamentali

Pur non negando la legittimità della proprietà privata

(GS, 71), il Concilio Vaticano II precisa l’indole sociale

dei beni, cioè che sono destinati a tutti gli uomini,

e per questo vanno amministrati con giustizia e carità

(GS, 69). Ciò vale soprattutto nella Chiesa, in cui i beni

devono essere utilizzati in modo congruente con il

suo fine, che è quello di religione e di carità (GS, 42),

di modo che la Chiesa possa perseguire la propria peculiare

missione nel mondo (GS, 76). La necessità di

disporre dei mezzi concreti per la propria vita e la propria

missione non è solo una necessità, è un aspetto intrinseco

alla realtà come voluta da Dio nella logica della

creazione dell’uomo nel mondo e dell’Incarnazione.

Da qui, la rivendicazione che la Chiesa fa del proprio

diritto nativo ad acquisire, possedere, amministrare ed

alienare beni materiali; nativo, perché non dipende da

nessuna concessione della potestà civile. Il can. 1254, §

1, infatti, afferma: «La Chiesa cattolica ha il diritto nativo,

indipendentemente dal potere civile, di acquistare, possedere,

amministrare ed alienare i beni temporali per conseguire i fini

che le sono propri»; § 2: «I fini propri sono principalmente:

ordinare il culto divino, provvedere ad un onesto sostentamento

del clero e degli altri ministri, esercitare opere di apostolato

sacro e di carità, specialmente a servizio dei poveri».

Quindi, solo i fini propri della Chiesa, cioè la vita e

la missione di una comunità, giustificano la presenza

e l’uso di beni economici, mobili e immobili: i beni sono

mezzi a servizio di questo scopo. La finalità coinvolge

con la sua logica anche lo stile dell’amministrazione

dei beni, cioè scelte, strategie, modalità di acquisto

e di utilizzo, ecc.

Può essere utile, al riguardo, l’esortazione di San

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Gregorio Magno: “Così, gli affari mondani si devono assumere

talvolta per esigenze di carità. Ma non si devono mai

ricercare per passione, per evitare che esse, gravando l’animo

di chi le predilige, lo trascinino avvinto dal proprio peso, dalle

regioni celesti giù nel profondo” (Regola pastorale, II, 7).

Condividiamo, penso, la preoccupazione di Gregorio,

il quale teme che, stando a contatto con gli uomini “del

mondo” e con i traffici terreni, si possa finire per assumerne

criteri e metodi talvolta troppo disinvolti, se

non spregiudicati. Il cristiano non si rifiuta di amministrare

le risorse affidategli, ma è, al contempo, preoccupato

di preservare la “differenza” evangelica: nel gestire

i beni, questi devono diventare segni del Regno,

non di accumulo, perché i beni amministrati non sono

nostri.

Le finalità ecclesiali guidano le scelte economiche, e

non viceversa: la comunità deve farsi carico delle strutture

che effettivamente servono alla sua vita e alle sue attività,

delle risorse e delle persone necessarie. Non basta

che i mezzi ci siano e, nella migliore delle ipotesi, ci

siano anche soldi e persone competenti; è indispensabile

una precisa strategia pastorale, altrimenti mezzi,

soldi e risorse umane vengono ecclesialmente sprecati.

Le caratteristiche dell’amministrazione dei beni

Priorità delle finalità ecclesiali e pastorali non significa

improvvisazione, disordine, incompetenza nell’amministrazione.

Anzi, proprio l’importanza dei fini chiede

un “di più” di attenzione e di competenza. Talvolta,

con la scusa che non si mette in tasca niente e che, anzi,

si fa sicuramente del bene in modo disinteressato, si

diventa pressappochisti e, a volte, disinvolti nella inos-


servanza di adempimenti, normative, obblighi, ecc. verso

l’ordinamento civile (ma anche canonico) e, quindi,

anche verso la comunità.

“Fare bene il bene” è un aspetto su cui la società

di oggi è particolarmente sensibile. Sarebbe bello che,

nell’immaginario collettivo, le nostre comunità, le aggregazioni

ecclesiali, la diocesi diventassero sinonimo

non solo di generosità, di cordialità, di attenzione ai

ceti popolari, ma anche di competenza, di precisione,

di oculato utilizzo delle risorse, e – perché no? – di organizzazione.

Legalità. Innanzitutto, richiamo il rispetto della

normativa canonica, che ha un preciso senso ecclesiale:

vuole garantire, tra l’altro, il riferimento al Vescovo,

responsabile della Chiesa particolare, la correttezza

dell’amministrazione, il servizio al popolo di Dio. Al riguardo,

assumono rilevanza nel nostro discorso i controlli

canonici del Vescovo sugli atti di straordinaria amministrazione,

che vengono individuati con apposito decreto.

L’amministrazione dei beni, infatti, è operata sotto

la vigilanza dei superiori, la Sede Apostolica in primis

(cann. 1255 e 1256), poi anche gli Ordinari diocesani

o religiosi (cann. 1276 e 636) 1 . C’è chi mal sopporta

tali controlli, interpretati come forme di ingerenza o di

ispezione; essi esistono, invece, proprio a tutela dei legali

rappresentanti stessi e rappresentano quasi una forma

di patronage. Dobbiamo chiederci se stiamo facendo tutto

il possibile per favorire il compito di vigilanza dei no-

1 Si noti, a questo proposito, che i delitti eventuali in materia

di amministrazione del patrimonio prevedono anche

la punibilità sia sotto il profilo dell’omissione della vigilanza

(cfr. can. 1389), sia sotto il profilo del concorso nel

delitto (cfr. can. 1329).

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stri superiori, anche in occasione di quei controlli istituzionali

che vengono richiesti durante le visite pastorali.

Segni di questa attenzione è la corretta tenuta dei registri

contabili, degli archivi, i versamenti delle collette, la

consegna dei rendiconti, il puntuale versamento – laddove

richiesto – del tributo diocesano, ecc. La non applicabilità,

di fatto, delle sanzioni canoniche nei confronti

di chi commette abusi non deve tradursi in impermeabilità

alle normative interne alla Chiesa; deve, semmai,

stimolare ancor più il senso di responsabilità e portarci

a rispettare le regole interne, con la stessa docilità con

la quale rispettiamo le norme dello Stato.

Si tenga conto, inoltre, che la scelta concordataria

avvantaggia gli enti e i beni ecclesiastici perché, per

operare nell’ordinamento italiano, essi non devono

configurarsi diversamente da quel che sono, essendo

recepite dallo Stato le caratteristiche delineate dal diritto

canonico. Per esempio, una parrocchia – ma anche

una confraternita – è ente per lo Stato, così com’è

definita e costituita dall’ordinamento canonico; il suo

amministratore è il parroco nominato dal Vescovo; le

normative canoniche a cui la sua amministrazione è

soggetta sono rilevanti anche per lo Stato (per es., vendere

un terreno senza la necessaria licenza è un atto

invalido anche civilmente). È doveroso rispettare tutto

quanto ci viene richiesto dagli impegni concordatari,

perché solo così se ne potrà urgere l’osservanza

da parte dello Stato. Ed è saggio mantenere la centralità

dell’ente ecclesiastico, anche se può non dare apparenti

e immediati vantaggi, perché permette il riconoscimento

dell’ecclesialità delle nostre realtà da parte

dell’ordinamento civile 2 .

2 Un esempio: si affida un’attività parrocchiale a un’associazione

o a una onlus, piuttosto che al soggetto ente ec-


Gli adempimenti richiesti dall’ordinamento italiano

presuppongono un atteggiamento di corretta collaborazione

tra lo Stato e gli enti pubblici e devono essere

attuati con precisione, nonostante una certa onerosità.

Ci riferiamo, soprattutto, agli adempimenti volti

alla sicurezza e alla tutela di persone e cose, come

anche la privacy, la SIAE e le norme contabili e fiscali,

specie l’IVA, che molto spesso si dice di voler “risparmiare”,

ma che, di fatto, si elude. È giusto domandare

una maggiore attenzione dello Stato e degli altri enti

pubblici per le nostre realtà, senza dimenticare quanto

già ci viene riconosciuto (le agevolazioni fiscali circa

gli edifici di culto e le loro pertinenze, nonché l’abbattimento

IRES), ma dobbiamo essere leali ed eventualmente

correggere i comportamenti poco chiari. A me

pare che questo atteggiamento sia la migliore risposta,

nel tempo presente, nei confronti dei reiterati attacchi,

talvolta scomposti, alla Chiesa, accusata di godere ingiustificati

privilegi fiscali.

Trasparenza. Tra i princìpi fondamentali dell’ordinamento

canonico, c’è il diritto della comunità ecclesiale

alla massima trasparenza e il dovere del puntuale

clesiastico parrocchia. Così facendo, si perde la possibilità

non solo dal punto di vista canonico, ma anche civile, di

mantenere con sicurezza l’ecclesialità di tale attività: nelle

onlus, il legame tra la specifica attività e le finalità tipiche

della Chiesa (religione o culto) non è evidenziato, con la

conseguenza che difficilmente si può invocare il principio

della libertà religiosa a tutela dell’attività stessa; il presidente

e legale rappresentante è eletto dai soci e non scelto

o confermato dal Vescovo o dal parroco; i diversi atti di

amministrazione non sono soggetti a licenza ecclesiastica;

il patrimonio residuo non resta a disposizione della realtà

ecclesiale, ecc.

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rispetto della volontà dei fedeli che sovvengono alle necessità

della Chiesa. Ne riferisce il can. 1287 § 2: «Gli

amministratori rendano conto ai fedeli di beni da questi stessi

offerti alla Chiesa, secondo norme da stabilirsi dal diritto particolare»;

e il can. 1300: «Le volontà dei fedeli che donano o

lasciano i propri averi per cause pie…, una volta legittimamente

accettate devono essere scrupolosamente adempiute, anche

circa il modo dell’amministrazione e dell’erogazione dei beni».

Ancora, va osservata fedelmente la volontà dei fedeli

donanti (can. 1267, § 3 e 1308ss) e chi viola le leggi

della Chiesa in questa materia è soggetto a punizione,

nei casi stabiliti dal diritto (can. 1377). Abbiamo più

volte sperimentato che l’immagine di Chiesa di fronte

ai nostri fedeli dipende anche da una gestione dei beni

più o meno corretta e trasparente. Molto spesso, la trasparenza

funge da “lievito” per le offerte: nessuno, penso,

si scandalizza venendo a sapere che l’amministrazione

di una comunità parrocchiale, di un istituto religioso,

di una confraternita comporti impegni di decine, se

non centinaia di migliaia di euro all’anno. Per questo

motivo, non dovremmo avere timore di rendere pubblici

i rendiconti di fronte alla comunità. Diversamente,

generiamo sospetti e illazioni su presunti loschi traffici

che induriscono il cuore (e chiudono il portafoglio).

E se, in passato, la Chiesa ha goduto di un certo favore

da parte della società e dello Stato, dobbiamo cogliere

l’attenzione critica – a volte polemica – dei tempi attuali

come provocazione ad una sempre maggiore purificazione,

respingendo ogni residua tentazione di cercare

complicità, privilegi, vantaggi, frequentazioni assidue

con il “Palazzo”, sperando di trarne benefici.

Moralità. Abbiamo fatto l’esperienza che, di fronte a

beni pubblici, la responsabilità personale di un loro uso


corretto diminuisce anziché aumentare. Questa mentalità

distorta è alla base dello spreco di risorse pubbliche

che è sotto i nostri occhi. Lo stesso può capitare con i

beni – mobili e immobili – della comunità. L’amministratore,

figura molto presente nel Vangelo ad indicare

il corretto rapporto con Dio e con i beni, considera

le risorse e le amministra come se fossero proprie – come

se fossero! –, senza dimenticare che non sono nostre.

Infatti, il servo della parabola, al ritorno del suo padrone,

nel rendere conto, dice: “Ecco, la tua moneta d’oro

ha fruttato altre dieci monete” (cfr Lc 19, 16ss.).

Queste esortazioni ad essere onesti valgono per tutti,

specialmente per coloro che ricevono mandati pieni

ad amministrare. Per noi sacerdoti, tali esortazioni

valgono doppio. Dobbiamo fuggire dalla tentazione

di operare “compensazioni occulte”; intendo l’atteggiamento

di chi, sentendosi “a credito” verso Dio e

la Chiesa, ai quali ha consegnato la sua vita, “si distrae”

in occasione di offerte personali, intenzioni di Messe,

binazioni, mesi gregoriani, contributi, donazioni, gestione

della canonica… con contorsionismi spirituali

sempre opportunamente giustificati. Ricordiamo che

il “sostentamento” del clero fu pensato proprio per evitare

disparità e ridurre indebite appropriazioni; a distanza

di venticinque anni, si può dire che il sistema garantisce

una certa perequazione e un onesto – non certo

eccessivo – sostegno economico. Pertanto, una sempre

maggiore trasparenza di fronte alla comunità, anche

rispetto alle offerte che riceviamo, può essere opportuna

e fungere da volano per accrescere la generosità

dei fedeli. Specie nell’attuale tempo di crisi economica

e di sacrifici richiesti alle famiglie, noi preti non

dobbiamo per nessun motivo destare il sospetto di essere

privilegiati.

195


196

Prudenza e lungimiranza. Il codice raccomanda:

“Tutti gli amministratori sono tenuti ad attendere alle

loro funzioni con la diligenza di un buon padre di famiglia”

(can. 1284, § 1). Per raggiungere le finalità proprie

della Chiesa, non è indifferente la scelta dei mezzi.

Per esempio, non ogni forma di investimento finanziario,

sia pure lecita, può trovare spazio nell’amministrazione

dei mezzi economici della Chiesa. Ancora, la

disponibilità di risorse non rende superflua, nella scelta

di immobili e di attrezzature, una previa valutazione

di non spreco, di rispetto per i poveri, di accessibilità

dei locali a ogni categoria di persone: i beni sono

necessari alla vita della Chiesa, ma vanno utilizzati con

sobrietà . Anche in questo senso va interpretata la delibera

CEI n. 38, che regolamenta con particolare attenzione

la locazione di immobili e la cessione di spazi,

riconoscendo in tale attività non una semplice forma

di redditività, ma una modalità di gestione dai possibili

risvolti sociali e che, perciò, va utilizzata con prudenza

e sempre con l’autorizzazione dell’Ordinario. E

anche ogni eventuale ristrutturazione, deve rispondere

ad una finalità pastorale; non va fatta solo perché,

per es., ci sono contributi da sfruttare. Insomma, ogni

atto di amministrazione deve sempre portare in sé la

domanda: per chi e per che cosa stiamo compiendo

tale operazione? Infine, l’essere amministratori di beni

che non ci appartengono significa essere responsabili

non solo dell’oggi, ma anche responsabili del domani,

avendo presenti le fatiche di chi ci ha preceduto

e di chi amministrerà dopo di noi. Poiché capita di

scontare le conseguenze di scelte compiute in passato

da nostri predecessori, chiediamoci quante risorse impieghiamo

per realizzare opere “a nostra immagine”,

magari in perfetta buona fede.


Riepilogando, i criteri e lo stile di gestione e di amministrazione

dei beni della Chiesa devono essere connotati

dalle caratteristiche proprie della comunità ecclesiale:

comunione e partecipazione, trasparenza e correttezza.

Il Consiglio per gli affari economici

Non viene chiesto al parroco o, genericamente, al

legale rappresentante di un ente ecclesiastico o al presidente

di un’associazione di essere competenti in tutto,

ma di essere saggi, anche sotto il profilo della gestione

dei beni diocesani: deve saper suscitare collaborazioni

preparate, essere in grado di capire le questioni

(anche se non ne conosce i dettagli tecnici), saper

guidare il discernimento della comunità. Come già richiamato

all’inizio, anche semplicemente sotto il profilo

della competenza (ma non solo…), è impossibile gestire

i beni senza la collaborazione di fedeli laici competenti.

Il coinvolgimento, obbligatorio in molti casi in forza

della normativa canonica (can. 1277 e delibera CEI

n. 37, cann. 1292-1295), del Consiglio per gli affari economici

nell’amministrazione non è, tuttavia, ispirato a soli

motivi di prudenza (evitare che il legale rappresentante

faccia tutto da solo…) ma, come si è detto all’inizio,

alle caratteristiche di comunione e corresponsabilità

che connota la vita e l’agire della Chiesa.

Infatti, il vostro Libro del Sinodo, entrando nello specifico

degli organismi di partecipazione, esorta acché

“siano luoghi di vera comunione tra presbiteri, religiosi e fedeli

laici, esperienza di dialogo fecondo e di autentico servizio

a favore della realtà in cui si opera. Il parroco condivida

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198

con i laici, nel rispetto dei ruoli, la responsabilità pastorale,

economica ed amministrativa della parrocchia, considerandola

come una famiglia. In ogni parrocchia non deve mancare

il Consiglio Pastorale Parrocchiale (cfr. can. 536) e il Consiglio

Parrocchiale per gli Affari Economici (cfr. can. 537), organi

di comunione ecclesiale e di partecipazione dei fedeli nel

sostenere e promuoverne l’attività pastorale, nel rispetto degli

orientamenti indicati dalla Diocesi” (n. 470).

L’esperienza ci dice che, quando richieste, le collaborazioni

non mancano; non dobbiamo però spegnere

l’entusiasmo che i laici ci trasmettono quando vengono

coinvolti; infatti, capita che i nostri collaboratori,

animati da tanta buona volontà, lamentino la freddezza

o l’indifferenza dei primi responsabili degli enti

di fronte ai richiami del centro diocesi a rispettare

le regole stabilite.

Nella composizione dei Consigli per gli Affari Economici,

la competenza di base dei collaboratori deve

essere esigìta, ma non basta. Anche per valenti professionisti,

quali avvocati, notai, ingegneri, architetti,

commercialisti, ecc., le conoscenze e le esperienze che

già posseggono devono essere completate con la conoscenza

delle fondamentali nozioni di diritto canonico

in ambito patrimoniale, della normativa concordataria

sugli enti e della legislazione civilistica e fiscale sugli

enti non commerciali. Per questo, è necessaria una certa

umiltà (non si pretenda di sapere tutto) e una reale

disponibilità ad approfondire le problematiche di un

settore “di nicchia” e, quindi, poco fornito di strumenti

idonei. Di una certa utilità, al riguardo, possono essere

l’Istruzione CEI in materia amministrativa (2005), e il testo

La gestione e l’amministrazione della parrocchia (2008).

E tuttavia, la competenza tecnica, seppur specifica,

dev’essere sostenuta con la sensibilità ecclesiale, pro-


prio perché – come si è visto – solo le finalità ecclesiali

spiegano il senso, e persino le modalità di amministrazione

dei nostri beni. È necessario, pertanto, un cammino

di formazione anche spirituale, di studio, di approfondimento,

di confronto anche circa i valori evangelici

ed ecclesiali declinati nella concretezza dei problemi

amministrativi.

Sintetizzando: chi ha il compito di amministrare beni

delle nostre comunità è corresponsabile dell’onore

della Chiesa di fronte alla opinione pubblica. Se sapremo

usare i beni secondo le finalità dell’ente ecclesiastico

e considerare doveri primari il rispetto della correttezza

e della legalità, il modello di gestione diventerà

anche un modello per i fedeli, che vanno, a loro volta,

educati a considerare il rispetto della legge e il pagamento

delle tasse come un elemento qualificante del

loro essere cristiani nel mondo.

199


ASSeGnA

StAmPA


Da

Servizio

Informazione

Religiosa

DIOCESI: ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA, SI INAU-

GURA IL SINODO DIOCESANO

“Il Sinodo deve entrare in tutte le cellule dell’organismo parrocchiale

e diocesano perché possa essere vissuto da tutti”, poiché

“più ampia e allargata è la partecipazione”, “migliori saranno i

risultati”. Così il vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle

Fonti, mons. Mario Paciello, presenta il primo Sinodo pastorale

diocesano, che dopo due anni di preparazione, la diocesi pugliese

inaugurerà il 7 dicembre al santuario della Madonna del Buoncammino

di Altamura (Ba), con una solenne concelebrazione eucaristica

presieduta dal vescovo. I lavori sinodali avranno inizio il 10

dicembre presso la Chiesa della Trasfigurazione, ad Altamura, per

concludersi il 7 dicembre 2011. “Nel corso dell’anno – si legge in

una nota della diocesi - sono previste quattro sessioni, ciascuna

delle quali divisa in tre sedute. Ogni seduta comprende tre riunioni,

scandite da un calendario prestabilito. Contemporaneamente allo

svolgimento delle riunioni, nelle parrocchie ci saranno momenti

di preghiera”. Il Sinodo coinvolgerà 156 delegati - tra sacerdoti,

religiosi e laici - che “dovranno discutere, eventualmente modificare

e votare 454 testi riguardanti i diversi aspetti della vita e

del cammino diocesani”, frutto del confronto vissuto dalla diocesi

nei due anni di preparazione. La concelebrazione eucaristica sarà

trasmessa in diretta TV da Tele Dehon, Canale 2, TRC e TeleMaig.

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204

Da 4 Dicembre 2010

INAUGURAzIONE DEL PRIMO SINODO PASTORALE

DIOCESANO

La celebrazione nella nuova struttura

del Santuario del Buoncammino

Un anno fondamentale per la Chiesa locale

Dopo due anni di preparazione, la Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva

delle Fonti si appresta a celebrare l’apertura delle

assemblee del Primo Sinodo Pastorale Diocesano. La solenne

inaugurazione si svolgerà il 7 dicembre 2010, alle ore 18.00, nella

nuova struttura polifunzionale annessa al santuario della Madonna

del Buoncammino. La conclusione è stata fissata per il 7 dicembre

2011. La concelebrazione, presieduta dal vescovo Mario Paciello,

sarà trasmessa in diretta TV da Tele Dehon (Andria), Canale

2 (Altamura), TRC (Santeramo in Colle) e TeleMaig (Acquaviva

delle Fonti).

I lavori sinodali avranno inizio il 10 dicembre 2010, alle ore 17.30,

nell’aula appositamente allestita al secondo piano della Chiesa

della Trasfigurazione, in via Santeramo ad Altamura. Si prospetta

un anno fondamentale per la Diocesi, impegnata in un percorso

a tappe che la condurrà ad un profondo rinnovamento e ad una

nuova organizzazione del lavoro pastorale. “Il Sinodo deve entrare

in tutte le cellule dell’organismo parrocchiale e diocesano perché

possa essere vissuto da tutti”, scrive il vescovo Mario Paciello.

“Più ampia e allargata è la partecipazione - aggiunge - più profonda

è l’incisione del Sinodo, migliori saranno i risultati”.


Da Dicembre 2010

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Da inCittà

Dicembre 2010


Da

Servizio

Informazione

Religiosa

DIOCESI: ALTAMURA, DAL 23 AL 29 GENNAIO LA “SET-

TIMANA DI COMUNIONE E CARITÀ”

Si terrà, dal 23 al 29 gennaio, nella diocesi di Altamura-Gravina-

Acquaviva, la “Settimana di comunione e carità” organizzata dal

Centro pastorale diocesano per “incontrare tutti gli organismi di

partecipazione presenti in diocesi e consegnare il Libro del 1° Sinodo

pastorale diocesano” (2008-2011). “Per consegna – spiega

l’Ufficio stampa diocesano – s’intende un incontro di riflessione

sulle tematiche affrontate nel Libro del Sinodo e indirizzate a particolari

categorie”. S’inizierà lunedì 23, alle ore 19, nella cattedrale

di Altamura con la consegna del Libro ai sacerdoti, religiosi,

diaconi, ministri, consacrati. Martedì 24, alle ore 19, al Santuario

Madonna del Buoncammino s’incontreranno i Consigli pastorali

parrocchiali e tutti gli organismi di partecipazione. Mercoledì 25,

alle ore 19, nella parrocchia SS. Pietro e Paolo in Gravina si terrà

un incontro ecumenico. Venerdì 27, alle ore 19.30, ci saranno degli

incontri, in ogni città, per gli animatori della liturgia, della carità

e della catechesi. Sabato 28, alle ore 17.30, nella Sala del Sinodo

(chiesa della trasfigurazione, Altamura), si terrà l’incontro con

tutti coloro che si occupano di amministrazione. La conclusione

della settimana sarà domenica 29, dalle ore 16.30, al Santuario

Madonna del Buoncammino. Tutti i momenti della Settimana saranno

presieduti dal vescovo Mario Paciello. Info: www.diocesidialtamura.it[>>].

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Da Domenica, 3 Luglio 2011


Da Domenica, 3 Luglio 2011

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Da Domenica, 3 Luglio 2011


Da Domenica, 3 Luglio 2011

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Dal Domenica, 3 Luglio 2011


Da 5 Dicembre 2011

ChIUSURA DEL 1° SINODO PASTORALE DIOCESANO

CONSEGNA DEL LIbRO DEL SINODO E APERTURA

DELL’ANNO EUCARISTICO

Solenne celebrazione eucaristica

Si terrà Mercoledì 7 Dicembre 2011, presso il Santuario Maria SS.

del Buoncammino la Solenne Celebrazione Eucaristica per la la

chiusura del Primo Sinodo Pastorale, la consegna del libro del Sinodo,

l’apertura dell’anno eucaristico e l’indizione del congresso

eucaristico diocesano.

La concelebrazione, presieduta dal vescovo Mario Paciello, a partire

dalle ore 17.45 sarà trasmessa in diretta TV da Tele Dehon

(Andria), Canale 2 (Altamura), TRC (Santeramo).

Il Primo Sinodo pastorale diocesano fu annunciato nell’omelia

della Messa Crismale il 19 marzo 2008 e indetto nella celebrazione

diocesana del Corpus Domini il 22 maggio 2008. Dopo due

anni di fase preparatoria, a partire dalla consultazione fatta attraverso

i questionari nelle comunità parrocchiali, fino alla preparazione

dello Strumento di Lavoro elaborato dopo le attività delle 12

commissioni sinodali, si è arrivati alla solenne apertura del Primo

Sinodo Pastorale Diocesano avvenuta il 7 Dicembre 2010.

Puntualmente, ad un anno esatto dal suo inizio, il 7 dicembre 2011

con la chiusura ufficiale viene consegnato il Libro del Sinodo. Uno

strumento fondamentale ed importante per la vita della Chiesa

frutto dell’incontro, dell’approfondimento e del contributo avuto

nelle 36 riunioni sinodali tenute presso l’Aula del Sinodo – Chiesa

della Trasfigurazione in Altamura da parte dei 156 delegati. Evangelizzazione,

Formazione e Unità, sono le chiavi di lettura del libro

sinodale che contiene le indicazioni pastorali per il prosieguo

del cammino della Diocesi.

Durante la solenne celebrazione eucaristica il Vescovo consegnerà

ufficialmente alle comunità parrocchiali il Libro del Sinodo e donerà

un Evangeliario a ricordo straordinario dell’evento sinodale.

Nei prossimi mesi, in particolare nella settimana dal 23 al 29 gennaio

il Centro Pastorale Diocesano, “fiore nato sul terreno del dibattito

sinodale”, consegnerà il Libro del Sinodo in appositi incontri

con tutte le realtà presenti in Diocesi.

Infine, dopo aver vissuto le prime due tappe se ne apre una nuova:

2008-2010 Cristo Via, la Visita Pastorale e preparazione del Sinodo

2011, Cristo Verità, Celebrazione del Sinodo 2012, Cristo Vita

con l’apertura dell’anno eucaristico che culminerà nella celebrazione

del primo Congresso Eucaristico Diocesano (30 settembre

– 6 ottobre 2012).

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Da Mercoledì, 7 Dicembre 2011


Dal iL Resto

Sabato, 9 Luglio 2011

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Da LA NUOVA MURGIA

Agosto - Settembre 2011


Da 23 gennaio 2012

DIOCESI ALTAMURA-GRAVINA, DA OGGI “CONSE-

GNA” LIbRO SINODO

Si tiene da oggi fino al 29 gennaio la Settimana di Comunione e

Carità organizzata dal Centro Pastorale della Diocesi di Altamura-

Gravina-Acquaviva, per incontrare tutti gli organismi di partecipazione

presenti in Diocesi e consegnare il Libro del Sinodo. (Nella

foto il vescovo Paciello)

Per consegna si intende un incontro di riflessione sulle tematiche

affrontate nel Libro del Sinodo ed indirizzate a particolari “categorie”.

Si inizierà oggi alle 19.00 nella Cattedrale di Altamura con la consegna

del Libro del Sinodo ai sacerdoti, religiosi, diaconi, ministri,

consacrati. Guiderà l’incontro don Gino Copertino, esegetaparroco.

Martedì 24 alle 19.00 presso il Santuario Madonna del Buoncammino

si incontreranno tutti i Consigli Pastorali Parrocchiali, i consigli

parrocchiali di Azione cattolica e tutti gli organismi di partecipazione

(sono invitati a questo incontro anche i giornalisti vista

la concomitanza della memoria di San Francesco di Sales, patrono

della categoria). Guiderà l’incontro Franco Miano, presidente nazionale

dell’Azione Cattolica.

Mercoledì 25 alle 19.00 nella parrocchia Santi Pietro e Paolo a

Gravina si terrà l’incontro ecumenico con i rappresentanti delle

Chiese Cristiane presenti nella Diocesi.

Venerdì 27 alle 19.30 ci saranno degli incontri, in ogni città, in

sedi diverse, per gli animatori della liturgia, della carità e della

catechesi. Sabato 28 alle 17.30 nella Sala del Sinodo nella Chiesa

della Trasfigurazione ad Altamura si terrà l’incontro con tutti i

delegati dei Consigli Affari Economici di ogni parrocchia e con

coloro che si occupano di amministrazione nei consigli di Azione

Cattolica, nelle confraternite, negli oratori, ecc.. Guiderà l’incontro

don Rocco

Pennacchio, economo generale della Conferenza Episcopale Italiana.

La conclusione della settimana sarà domenica 29 con inizio

alle ore 16.30 con un momento festa/testimonianza per famiglie

e giovani presso il Santuario Madonna del Buoncammino. Tutti

i momenti della settimana saranno presieduti dal vescovo monsignor

Mario Paciello che all’inizio di ogni giornata con un breve

momento di preghiera consegnerà il Libro del Sinodo ad alcuni

delegati.

Pasquale Dibenedetto

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Da Venerdì, 27 Gennaio 2012


219


IL GIORNALE DELLE PARROCCHIE DI ALTAMURA ANNO VIII - N° 9 - NOVEMBRE 2010

“Credo che la missione primaria ed essenziale della Chiesa è annunciare Gesù Cristo, unico Salvatore, ieri, oggi, sempre, ad

ogni uomo, nell’esercizio costante della virtù della speranza e sempre disposta al martirio.” (25.10, 1997 Mario Vescovo)

Primo Sinodo Pastorale Diocesano: il Vescovo incontra i 156 Delegati e li esorta a:

Il 7 dicembre, alle ore 18,00 presso il santuario del Buoncammino, una solenne concelebrazione

eucaristica aprirà ufficialmente il SINODO

Mancano una decina di giorni

all’apertura delle assemblee del Primo

Sinodo Diocesano, indetto il 22

maggio 2008, durante la Celebrazione

Diocesana del Corpus Domini.

Si prospetta un anno fondamentale

per la Diocesi di Altamura-Gravina-

220

CAMMINARE INSIEME

Acquaviva delle Fonti, impegnata in

un percorso a tappe che la condurrà

ad un profondo rinnovamento, ad

una nuova organizzazione del lavoro

pastorale. La parola Sinodo, infatti,

vuol dire “fare strada insieme” attraverso

la preghiera, l’annuncio, la

COMUNITÀ IN CAMMINO

La Celebrazione sarà trasmessa in

testimonianza nella carità e la mis-

diretta TV da Tele Dehon (Andria),

sione. La solenne apertura verrà ce-

Canale 2 (Altamura), TRC (Santelebrata

il prossimo 7 dicembre, alle

ramo) e TeleMaig (Acquaviva delle

ore 18, presso il santuario “Madon-

Fonti). Nel corso dell’anno sono prena

del Buoncammino”, nella nuova

viste quattro sessioni, ciascuna delle

Sala polifunzionale. La conclusione

quali divisa in tre sedute. Ogni seduta

è stata fissata per il 7 dicembre 2011.

comprende tre riunioni, scandite da

le “fluido, lineare e coinvolgente”,

come lo stesso Vescovo ha sottolineato.

L’incontro si è svolto nell’Aula

del Sinodo, allestita presso la Chiesa

della Trasfigurazione. Sulle pareti,

immagini che riproducono, tra le altre,

i dodici Apostoli, la Pentecoste

di Duccio di Buoninsegna, l’Annun-

distribuiti ai presenti lo Strumento

di Lavoro e le cartelle contenenti

tutto ciò che occorre per partecipare

alle sedute: il Vademecum, ovvero

il quinto numero del Quaderno del

Sinodo, le schede per gli interventi

e per gli emendamenti, il palcet/non

placet, ovvero i due cartoncini - uno

un calendario prestabilito (la prima ciazione del Beato Angelico. Lungo rosso ed uno verde - che verranno

è prevista per il 10 dicembre). Con- il percorso che conduce all’Aula, utilizzati per votare i testi, una pentemporaneamente

allo svolgimento anche la raffigurazione del Cristo na ed un blocco appunti. A spiegare

delle riunioni, nelle parrocchie ci sa- Pantocratore presente nella cripta di in maniera dettagliata le varie fasi

dei lavori sinodali è stato don

Mimmo Giannuzzi, segretario

generale del Sinodo. Mons.

Paciello ha dato un “gioioso,

paterno e fraterno benvenuto”

ai presenti, esprimendo il

proprio grazie per la disponibilità

offerta: “Il Sinodo è

un’iniziativa d’Amore dello

Spirito Santo nei confronti

della nostra Chiesa, un dono di

inestimabile valore messo in

312 mani”, quelle cioè dei 156

Delegati Sinodali. Il Vescovo

ha, inoltre, sottolineato la necessità

dell’azione dello Spirito,

ribadendo l’importanza del

“mettersi in ascolto”. Al termine

di questo intenso itinerario,

la Diocesi potrà scrivere una

importante pagina della storia della

Chiesa locale.

Anna Maria COLONNA

Ufficio Stampa Sinodo Diocesano

SINODO

ranno momenti di preghiera. Il Sinodo,

in questo modo, coinvolgerà non

solo i Delegati, cioè sacerdoti, religiosi

e laici che parteciperanno ai lavori,

ma tutta la Chiesa locale. Oltre

alla Preghiera e al Logo del Sinodo

- che nell’immagine e nelle parole

“Cristo Via Verità e Vita” richiama

le finalità, i contenuti e le tappe del

Cammino - c’è anche un Inno musicato

dai Gen Verde e ispirato alla

preghiera scritta dal Vescovo proprio

in occasione di questo importante appuntamento

diocesano. Mons. Mario

Paciello ha incontrato, lo scorso 17

ottobre, i membri della Commissione

organizzativa del Sinodo, composta

da giovani appartenenti a diverse

parrocchie. La stessa, coordinata da

don Nunzio Falcicchio, è stata suddivisa

in cinque settori: Affari Logistici,

Ufficio Cultura, Segreteria,

Stampa, Sito e Tecnica. I compiti

assegnati ad ognuno renderanno lo

svolgimento del Cammino Sinoda-

2

San Vito Vecchio a Gravina ad indicare

il legame con le origini della

Comunità cristiana. Mons. Paciello

ha definito il Sinodo “un momento

straordinario di vita della Chiesa per

rinnovarla e rilanciarla in un nuovo

Cammino”. Ed ha aggiunto: “Il Sinodo

è per la Chiesa locale ciò che il

Concilio è per la Chiesa universale”.

Dopo la definizione di tutti i dettagli

organizzativi, è stato illustrato

il quarto numero dei Quaderni del

Sinodo, chiamato anche “Strumento

di Lavoro”. Punto di arrivo della

fase preparatoria, durata due anni, e

punto di partenza della celebrazione

del Sinodo, esso racchiude i 454 testi

che i Delegati Sinodali dovranno

discutere, eventualmente modificare

e votare. Si è tenuto, inoltre, venerdì

19 novembre, sempre presso l’Aula

del Sinodo, un incontro pre-Sinodale

a cui hanno partecipato i Delegati

di diritto, eletti e scelti dal Vescovo.

Nel corso dell’incontro sono stati

REFERENTE ECCLESIALE: Don Giacomo FIORE

COORDINATORE DI REDAZIONE: Gennaro CLEMENTE

COMITATO DI REDAZIONE:

Angelo ANGELLOTTI; Vincenzo BASILE; Anna Maria

COLONNA; Nicola CORRADO SALATI; Andrea DIRENZO;

Lorenzo FIORE; Luigi LANGONE

REFERENTI PARROCCHIALI:

CATTEDRALE - S. NICOLA: Filippo COLONNA

SS. TRINITÀ: Giuseppe MAFFEI

S. TERESA: Luigi LANGONE

S. MARIA della CONSOLAZIONE: Luca CALIA

S. SEPOLCRO: Domenica OSTUNI - Antonio FIORE

S. CUORE di GESU’: Nicola CORRADO SALATI

S. AGOSTINO:

S. MICHELE A.: Vito FIORINO - Giovanni LOPORCARO

SS. ROSARIO di POMPEI: Rocca LETTINI

S. ANNA: Gianni DAMBROSIO

SS. REDENTORE: Mariolina POPOLIZIO

S. GIOVANNI BOSCO: Grazia LORUSSO

S. SABINO in FORNELLO: Massimo INCAMPO PANARO

S. MARIA del CARMINE e S. LUCIA: P. Maurizio BEVILACQUA

S. MARIA delle GRAZIE: Don Giovanni MONITILLO

e-mail: gennarocl@libero.it

STAMPA: Grafica&Stampa

Novembre 2010


I Delegati sinodali si sono incontrati

il 10, 11 e 13 dicembre presso

Introdurranno: Geom. Rocco coRnacchia - Presidente Csi AltAmurA

Dom. SeRafina GRanDolfo - Consigliere nAzionAle Csi

Dicembre 2010

CENTRO SPORTIVO ITALIANO

Comitato Murgiana – Altamura

Tavola rotonda sul tema

PROTAGONISTI DEL BENE COMUNE

Lo sport al servizio della sfida educativa

sAluto del sindACo DR. maRio Stacca

Interverranno: S. e. monS. maRio Paciello

Relatori:

SINODO: SI PARTE CON LE SESSIONI

D.SSa maRia camPeSe - Assessore regionAle Allo sPort

Dott. inG. elio SannicanDRo - Presidente regionAle Coni

Dott. Giovanni SaPonaRo - Assessore AllA PP. ii. e sPort

Don clauDio PaGanini - Consulente nAzionAle Csi

D.SSa Simona tunDo - ComPonente Csi Com. nAz. disAbili

Conclusioni: PRof. Dino DiSo - Presidente regionAle Csi – PugliA

Moderatore: GennaRo clemente

Sabato 8 Gennaio 2011- ore 18,00

Sala “T. Fiore” Monastero del Soccorso

Corso Federico II – Altamura

La cittadinanza è invitata

Provincia di Bari Regione Puglia

l’aula del Sinodo (chiesa della Trasfigurazione)

per discutere e vota-

Città di Altamura

COMUNITÀ IN CAMMINO

re i primi 43 testi contenuti nello

“Strumento di Lavoro”. Argomenti

affrontati in queste tre riunioni,

l’annuncio e la catechesi. Al centro

del confronto, il Mi-

nistero della Parola, la

comunità e i destinatari

della catechesi, la formazione

dei formatori. Si

è parlato della missione

della Chiesa, di studio e

di conoscenza della Sacra

Scrittura, del ruolo

dei catechisti e del loro

rapporto con il mondo

scolastico, della catechesi

dei diversamente abili,

dell’evangelizzazione

degli immigrati, del rapporto

della Chiesa con i

detenuti. I diversi aspetti

della vita e del cammino

diocesani sono stati divisi

in quattro aree: annuncio

e testimonianza,

liturgia e sacramenti, carità e, infine,

comunione. Nel percorso appena

intrapreso, si sta esaminando la

prima area. Numerosi gli emendamenti

proposti, segno della grande,

viva e vivace partecipazione dei

Delegati. La seconda seduta si terrà

il 14, 15 e 17 gennaio.

Anna Maria COLONNA

REFERENTE ECCLESIALE: Don Giacomo FIORE

COORDINATORE DI REDAZIONE: Gennaro CLEMENTE

COMITATO DI REDAZIONE:

Angelo ANGELLOTTI; Vincenzo BASILE; Anna Maria

COLONNA; Nicola CORRADO SALATI; Andrea DIRENZO;

Lorenzo FIORE; Luigi LANGONE

REFERENTI PARROCCHIALI:

CATTEDRALE - S. NICOLA: Filippo COLONNA

SS. TRINITÀ: Giuseppe MAFFEI

S. TERESA: Luigi LANGONE

S. MARIA della CONSOLAZIONE: Luca CALIA

S. SEPOLCRO: Domenica OSTUNI - Antonio FIORE

S. CUORE di GESU’: Nicola CORRADO SALATI

S. MICHELE A.: Vito FIORINO - Giovanni LOPORCARO

SS. ROSARIO di POMPEI: Rocca LETTINI

S. ANNA: Gianni DAMBROSIO - Carmela CARLUCCI

SS. REDENTORE: Mariolina POPOLIZIO

S. GIOVANNI BOSCO: Grazia LORUSSO

S. SABINO in FORNELLO: Massimo INCAMPO PANARO

COMUNITÀ IN CAMMINO

S. MARIA del CARMINE e S. LUCIA: P. Maurizio BEVILACQUA

S. MARIA delle GRAZIE: Don Giovanni MONITILLO

S. AGOSTINO:

e-mail: gennarocl@libero.it

STAMPA: Grafica&Stampa

SINODO

4

CHIESA

Sinodo: intervista ad alcuni giovani altamurani ganismo parrocchiale

e diocesano, perché

possa essere vissuto

SIAMO ANCHE NOI IN SINODO? da tutti». Per questo

Sono ormai più di due anni che nella nostra diocesi la parola

Sinodo 3circola

con insistenza. Il giorno 7 dicembre,

abbiamo intervistato

alcuni giovani, non tut-

presso la nuova sala polifunzionale del santuario “Madonti frequentanti le realtà

na del Buoncammino”, vi è stata la solenne apertura di parrocchiali cui appar-

questa nuova esperienza comunitaria. La parola “Sinodo” tengono, per chiedere

vuol dire “camminare insieme” e sta ad indicare la riu- loro, anzitutto se sono a

nione di sacerdoti, religiosi e laici, in questo caso a livello conoscenza di che cosa

diocesano, convocata e presieduta dal vescovo. Il primo il Sinodo sia, in secondo

Sinodo pastorale della diocesi di AltamuraGravina – luogo per capire se si sen-

Acquaviva delle Fonti, è stato indetto da mons. Mario tono parte di questo “cam-

Paciello il 22 maggio 2008 e, come detto, è stato ufficialmino comunitario” o se la

mente aperto il 7 dicembre scorso. L’esperienza sinoda- parola Sinodo ha per loro

le dovrebbe garantire un importante aiuto al vescovo, da un significato esclusivo.

parte della comunità, nell’intento di favorire una miglior Da più di due anni, nell’ambito della nostra diocesi, si

organizzazione dell’attività pastorale ed una più incisiva sente spesso parlare di Sinodo. Avete mai sentito que-

evangelizzazione, attraverso la votazione e la discussiosta parola e, soprattutto, sapete dirmi cosa significa?

ne, da parte dei delegati sinodali, di 454 testi riguardanti I ragazzi intervistati e attivi nell’ambito parrocchiale,

diversi aspetti della vita diocesana. Insomma, «fina- hanno evidenziato una buona conoscenza del termine

lità di questo “itinerario condiviso” è annunciare

Sinodo, anche nella sua radice etimologia. Una

il Vangelo, verificare il cammino delle comunità

ragazza, tuttavia, ha affermato di aver scoperto

della Chiesa Locale e percorrere strade nuove

solo ultimamente che il Sinodo è stato solenne-

di evangelizzazione». Un Sinodo è altresì, per

mente aperto il 7 dicembre scorso, avendo con-

una diocesi, «la Pentecoste che si perpetua e

fuso la fase antepreparatoria (marzo-agosto

si rinnova nel tempo; – ha affermato il nostro

2008) e preparatoria (settembre 2008-novem-

vescovo nell’omelia del 7 dicembre 2010 – è un

bre 2010) dell’evento con il Sinodo vero e pro-

impegno troppo gravoso per non suscitare eventuali

prio. I ragazzi hanno inoltre affermato che, stando

riserve, dissensi, commiserazioni, atteggiamenti passivi e alle loro conoscenze, il Sinodo è «un incontro convoca-

disimpegnati». Si tratta di un’ esperienza che, proprio a to dal vescovo per sottoporre i fedeli, sacerdoti e laici, a

causa dello scetticismo con cui può essere accolta, può delle domande riguardanti il loro percorso di fede e l’or-

diventare poco produttiva. Per far si che non accada è ganizzazione delle chiese della diocesi, in modo tale da

necessaria la convinta partecipazione ed il sentito con- trarre delle indicazioni utili al miglioramento della stestributo

dell’intera comunità diocesana, nessuno escluso, sa». Anche i ragazzi non immediatamente coinvolti nella

sotto forma di iniziativa, consiglio e preghiera. Il Sinodo vita delle parrocchie cui appartengono, hanno ricono-

è un evento ecclesiale straordinario e per renderlo prosciuto nel Sinodo un «incontro tra vescovo, sacerdoti ed

duttivo, è necessario che entri «in tutte le cellule dell’or- altri fedeli». Una ragazza ha sostenuto che l’intento del

sinodo è quello di stabilire dei «canoni comuni a tutte le

parrocchie», in modo da favorire una standardizzazione

ecclesiastica a livello diocesano, standardizzazione che,

tuttavia, sarebbe impossibile a causa dalla eterogeneità

delle varie realtà parrocchiali.

Pensate che questa esperienza possa risultare utile ai

fini dell’organizzazione e della crescita delle singole

unità parrocchiali e dell’intera comunità diocesana?

A questa domanda i ragazzi hanno risposto che l’esperienza

sinodale potrebbe favorire una crescita ed una

migliore organizzazione delle chiese della diocesi grazie

alle nuove direttive che il vescovo, supportato dai delegati

sinodali, potrebbe emanare per venire incontro alle

esigenze dei fedeli, esigenze espresse nel corso della fase

preparatoria ed antepreparatoria. Un ragazzo ha inoltre

sottolineato che un’esperienza come quella sinodale, che

permette il confronto tra le diverse parrocchie della diocesi,

non può che favorire una crescita delle stesse. Di

Dicembre 2010

221


222

contro, un gruppo di ragazzi

ha espresso un

certo scetticismo

sulla possibilità che

un evento diocesano

come il Sinodo possa

apportare delle

migliorie all’attività

delle singole comunità

parrocchiali che, sempre

secondo l’opinione

dei ragazzi, proprio per

il loro carattere eterogeneo,

tenderebbero a

sottrarsi ad «interventi

imposti dall’alto e di carattere

generale».

Quali iniziative alterative, secondo il vostro parere,

poterebbero favorire una più razionale organizzazione

della nostra diocesi ed una più incisiva diffusione della

conoscenza di Cristo?

Una ragazza ha asserito che la validità del Sinodo potrebbe

essere inficiata dalla presenza, all’interno

della nostra diocesi, di «cristiani non praticanti,

estranei a questa esperienza di crescita». La

stessa ragazza ritiene, quindi, più utili, ai fini

di una efficace evangelizzazione della società,

delle esperienze locali, guidate dagli stessi sacerdoti

e in grado di coinvolgere anche coloro i

quali si collocano al di fuori dell’ambiente ecclesiale.

Tali iniziative dovrebbero essere inoltre accompagnate

da una «maggiore apertura degli stessi gruppi

parrocchiali». Secondo altri ragazzi, il Sinodo potrebbe

essere una buona soluzione; tuttavia proprio per la diversità

delle realtà parrocchiali, sottolineata più volte in

precedenza, sarebbe più fruttuosa una iniziativa con un

raggio di azione più ristretto, «una sorta di Sinodo parrocchiale»

che sia in grado di coinvolgere maggiormente

i fedeli sia a livello preparatorio che a livello direttivo e

decisionale. Una ragazza ha inoltre sottolineato l’opportunità

di aumentare l’incidenza di «scuole di formazione

sacerdotale», in modo tale da rendere in grado il singolo

sacerdote di gestire autonomamente la comunità assegnatali,

venendo incontro alle esigenze dei fedeli, senza però

rinunciare ad un’opera di coordinamento e di confronto

con i sacerdoti delle altre parrocchie diocesane.

Il vescovo Mario Paciello ha insistito sul fatto che il

Sinodo è un evento ecclesiale ed in quanto tale deve

coinvolgere tutti i membri della comunità diocesana.

Infatti, «più ampia e allargata è la partecipazione, più

profonda è l’incisione del Sinodo, migliori saranno i

risultati». Voi vi sentite chiamati in causa da questa

esperienza sinodale?

Due ragazze hanno affermato di essersi sentite chiamate

in causa dall’esperienza sinodale, anche se in minima

parte, dal momento in cui hanno partecipato ad alcuni incontri

in cui gli è stato sottoposto un questionario, le cui

Dicembre 2010

COMUNITÀ IN CAMMINO

risposte sarebbero poi state utilizzate per la stesura dei

454 testi che i delegati sinodali avrebbero poi votato. Altri

ragazzi, pur partecipando alla vita parrocchiale, hanno

affermato di non sentirsi assolutamente coinvolti dal Sinodo,

mentre un ragazzo che non è coinvolto in nessuna

attività parrocchiale ha affermato di sentirsi coinvolto in

questa esperienza, essendo rappresentato nelle assemblee

sinodali, dal delegato della parrocchia di cui fa parte.

Pensate che questa vostra estraneità all’evento si debba

imputare ad una vostra mancanza di volontà o

all’assenza di spirito di coinvolgimento da parte delle

singole realtà parrocchiali?

A questa domanda hanno riposto, naturalmente, solamente

i ragazzi che, stimolati dal precedente quesito, hanno

espresso la loro estraneità rispetto al Sinodo. Due ragazzi

hanno risposto che il loro disimpegno è motivato da un

«senso di sfiducia» nutrito nei confronti di un’esperienza

che, secondo il loro parere, non risolverà i problemi delle

singole parrocchie e dell’intera diocesi. Altri ragazzi

hanno invece affermato che la loro estraneità all’evento

è dovuta in parte ad una loro mancanza di volontà e in

parte all’assenza di spirito di coinvolgimento da parte

della parrocchia di cui fanno parte.

Sareste disposti a fornire il vostro contributo

a questa esperienza di crescita e rinnovamento

comunitario che è il Sinodo, qualora

vi fosse chiesto di farlo?

I ragazzi hanno inizialmente espresso piena disponibilità

a contribuire ai lavori sinodali qualora

fosse stato necessario, salvo poi mettere tale

disponibilità in discussione dinanzi alla prospettiva di

sacrificare, a tal scopo, parte del loro tempo e, quindi, di

prendere un impegno vincolante. Tre ragazzi hanno però

asserito che sarebbero disponibili ad un coinvolgimento

più impegnativo nel Sinodo solo se sin dall’inizio constatassero

che le altre persone coinvolte in quest’esperienza

fossero animate da una «forte volontà di cambiare realmente

le cose» e apportare delle migliorie sensibili alla

gestione del tempo e della vita parrocchiale, rendendo più

incisiva l’evangelizzazione della società contemporanea.

Antonio FIORE - Domenica OSTUNI

5


SINODO

COMUNITÀ IN CAMMINO

Comunità in Cammino seguira i lavori del Sinodo pubblicando le Relazioni che i

12 presidenti delle Commissioni Sinodali presenteranno ai Delegati. Questo mese

le relazioni interesseranno: Evangelizzazione e Catechesi, Famiglia, Giovani.

EVANGELIZZAZIONE E CATECHESI

Il nostro Sinodo diocesano entra nella sua fase celebrativa e

ci coinvolge come chiesa locale in prospettiva di un profondo

rinnovamento della pastorale diocesana. In questa prima

Sessione è il tema della Parola di Dio e della Evangelizzazione

e Catechesi, impegno fondamentale e prioritario sia della

Chiesa primitiva che della Chiesa post conciliare. Nella fase

preparatoria, attraverso il coinvolgimento di larghi strati della

realtà parrocchiale, sociale, familiare, scolastica ecc., è stato

dato ampio rilievo al 1° Questionario, che ha riscontrato

grande interesse e un significativo apporto di idee, di proposte

e di suggerimenti. La Sintesi elaborata ad un triplice livello

(zonale, cittadino e diocesano) è stata raccolta e riportata nella

premessa del Quaderno n. 4 del Sinodo, e che avete fra le mani

come strumento di lavoro. Tale premessa mette in evidenza sia

gli aspetti positivi che le ombre e le questioni aperte. È necessario

tener conto e

valorizzare quanto

è stato approfondito

e proposto a livello

di base per poter noi

oggi discutere e proporre

ai fini di validi

progetti pastorali

per il prossimo avvenire

della nostra

realtà diocesana.

Ciò premesso, si richiama

l’attenzione

dei sinodali sullo

Strumento di lavoro,

che si presenta

articolato in 3 parti

o Capitoli. La prima

parte, dopo la

riflessione più dottrinale

e teologica sulla Parola di Dio donata all’antico popolo

d’Israele e poi affidata alla missione della Chiesa, affronta le

proposte pastorali tese a far conoscere, vivere e praticare la

divina rivelazione, sia scritta che orale. Nella seconda parte

viene affrontata la riflessione pastorale sulla Catechesi, per

quanto si riferisce ai soggetti e ai destinatari della catechesi

medesima, in riferimento al Progetto catechistico della Chiesa

Italiana, con particolare riguardo al rapporto fra Catechesi,

Liturgia e Sacramenti. In modo specifico richiamo l’attenzione

al n. 34, che, nella stesura elaborata dalla segreteria, non

affronta la discussione delle tappe e dei tempi per la celebrazione

dei sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. Dalle risposte

al Questionario da parte della grande maggioranza dei fedeli

viene richiesta di affrontare questi argomenti in questo contesto

sinodale. In particolare si propone di discutere l’ipotesi di

anticipare la celebrazione della Messa di Prima Comunione

all’inizio dell’anno catechistico e nel contesto della fase della

Scoperta (6-8 anni) e non della Sequela (anni 9-10), che è l’età

più opportuna, sotto l’aspetto psico-evolutivo e in sintonia con

4

il cammino catechistico, per la celebrazione del Sacramento

della Riconciliazione. Nella terza parte, anch’essa concreta e

propositiva, lo Strumento di lavoro affronta gli argomenti del

metodo catechistico nella sua tipicità e originalità, nonché il

tema degli strumenti e dei sussidi catechistici. Una riflessione

speciale è riservata ai nuovi ambienti e luoghi educativi, di cui

alcuni sono già possibili valorizzare ed altri contesti richiedono

una sfida pastorale eccezionale, per essere al passo coi tempi

e fedeli alle suggestioni dello Spirito Santo. Alla sua potente

azione affidiamo il nostro impegno ed i nostri cuori, perché

ci prenda per mano e ci conduca “in alto”, per una rinnovata

Pentecoste sulla nostra Chiesa diocesana.

Don Saverio CIACCIA

Presidente 1^ Commissione

LA FAMIGLIA

Nel documento, preparato dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale

della Famiglia, da me presieduto, si è voluto precisare

innanzi tutto la natura e l’origine divina della famiglia, che

è chiamata icona della SS.ma Trinità, icona acherotìpa, cioè

non dipinta da mani d’uomo, ma da Dio e pertanto indelebile,

non modificabile da nessun’autorità religiosa o civile di questo

mondo. Essere creati ad "immagine e somiglianza" di Dio

significa essere uomo-¬donna in relazione: Dio è relazione,

comunione di tre Persone. Nella Trinità abbiamo la perfetta

comunione e allo stesso tempo la perfetta distinzione. Nella

Scrittura leggiamo "Non è bene che l'uomo sia solo". La

solitudine è la madre di tutte le fragilità. Pensarsi da "soli"

significa, nell’ottica di Dio, non essere nella Grazia, significa

pensare che gli altri per noi sono dei nemici. Ogni persona è

essenzialmente relazione. Il fidanzamento, in quanto relazione

è com-prensione della persona e prepara a vivere una relazione

totalizzante che si realizza pienamente nel matrimonio, archetipo

delle relazioni. Anche la sessualità dice che in se stesso

ogni corpo è capace di ricevere e donare amore. Tanti problemi

della vita d’oggi nascono dal fatto che la persona ha perso

di vista la sua origine trinitaria. Dai questionari è emerso che,

lungo la storia, dopo il peccato d’Adamo ed Eva, la famiglia è

incappata in dei predoni che l’hanno spogliata e derubata nella

sua sacralità, nei suoi valori, lasciandola a terra gravemente

ferita. L’accenno alla spiritualità e alla dimensione istituzionale

della famiglia c’è sembrato urgente ed indispensabile.

Cristo offrendo il dono-grazia del sacramento del matrimonio,

da buon samaritano, ha aperto nel cuore di un uomo e di una

donna, la strada per una fecondità dinamica e sponsale che li

porta a darsi vita l'un l'altro nella direzione della santità vissuta

nella famiglia, nel servizio all’amore e alla vita, per una

procreazione responsabile, di cui si fa cenno nel secondo capitolo.

L'esperienza c’insegna che la sola realtà che riesce a dare

senso vero alla vita è l'amore. Non abbiamo terreno più fertile

di una persona innamorata, disposta ad essere dono totale di se

stessa! Il fine del matrimonio non è pertanto rimanere insieme,

ma è quello di "fare famiglia", Chiesa domestica in sintonia

con la Chiesa '''grande famiglia", orientata verso l'Eucaristia.

Guardando la celebrazione del matrimonio nei suoi aspetti

Gennaio 2011

liturgici,

pastorali e

canonici,

nel terzo

e quarto

capitolo si

evidenzia

innanzi tutto

un bisognod’uniformità,

per

evitare superficialitàirresponsabili

e protagonismi

di bassa. lega. Gli operatori di pastorale familiare, curando

sempre più la propria formazione, potranno aiutare la famiglia

ad essere non solo oggetto ma soggetto di pastorale. La

preparazione al matrimonio diventa un appuntamento forte e

un itinerario alla ricerca di se stessi in Cristo per fare esperienza

di chiesa. La vocazione battesimale nel fidanzamento è

sperimentata come "chiamata a due" per vivere un unico progetto

di santità insieme. Sono dono di Cristo l'uno all’altra e

insieme a Lui per rivivere e ridire al mondo l'Amore di Dio

per l'umanità. Una persona che ci chiede Dio e lo chiede attraverso

l'amore, l'amore per l'altro che è dono dell'amore di

Dio è un’esperienza esaltante, autenticamente evangelica del

comandamento dell’amore! Nell’ultima parte non si trascura

di dare attenzione a situazioni matrimoniali e familiari e di

sollecitare in tutti gli operatori pastorali una risposta attenta ai

casi particolari, dove la Chiesa tutta deve farsi “ buon samaritano”,

sostando, curando e pagando in prima persona. Consci

che la salvezza della famiglia non dipende dai nostri tatticismi

pastorali, ma è opera di Dio, non possiamo esimerci di dare

quei pochi pani e pesci che abbiamo e che siamo, perché il

Signore possa moltiplicare le sue meraviglie anche nel mondo

d’oggi. Dedicare del tempo-spazio-attenzione alla “Grazia" di

tanto grande “amore" è certamente un investimento umano ed

ecclesiale straordinario.

Don Giovanni Bruno

Presidente 2^ Commissione

Gennaio 2011

I GIOVANI

Il tema che viene sottoposto, alla nostra riflessione e discussione,

nella seconda seduta della prima sessione del sinodo

riguarda I Giovani. Parlare dei giovani non è molto semplice

e la brevità degli articoli redatti nello strumento di lavoro non

ci deve ingannare. La difficoltà può aumentare se prendiamo

in esame la fascia di età entro cu inserire i giovani: dai 15

ai 34 anni. Due anni fa quando tutte le comunità parrocchiali

della nostra diocesi sono state invitate a fare anali e confronto

sui tredici ambiti pastorali con l’ausilio di questionari, anche

i giovani delle nostre comunità hanno avuto questa occasione.

Il questionario iniziale venne modificato per suscitare un

dialogo piu immediato dei giovani, toccando realtà volto vicine

alla loro età. Proprio dai questionai sono stati evidenziati

dei dati di fatto i giovani sono particolarmente attenti a valori

quali la libertà, la sete di autenticità, la pace e la solidarietà,

la giustizia, il dialogo tra i popoli. Anche se questa attenzio-

COMUNITÀ IN CAMMINO

ne deve confrontarsi con la crisi dei valori, di certezze e miti,

senso di smarrimento e solitudine. Infatti risulta che alcune

scelte di vita sono spinte da mode o capricci piuttosto che da

principi e valori. L’analisi più attenta dovrebbe però non essere

circoscritta solo ai giovani che frequentano le nostre realtà

ecclesiali, ma in special modo ai tantissimi giovani e giovanissimi

che vivono lontani fisicamente e spiritualmente, anche le

nostre scelte pastorali. Nel nostro lavoro di sintesi e proposta

ci ha fatto compagnia una immagine biblica tratta dal vangelo

di Mt 19,16-22 con il brano parallelo di Mc 10, 17-22: il giovane

ricco. Significative sono alcune riflessioni che ne vengono

fuori da una lettura attenta e sinottica dei due brani. l'azione

parte dal giovane, raggiunge Gesù e ritorna sul giovane, che

si trova approvato dal Maestro, ma che non è capace di restare

con Lui. Il giovane realizza un incontro, che è chiaramente

intenzionale, voluto: «corse incontro» a Gesù e lo blocca. Ha

un atteggiamento di fiducia vera: «gettandosi in ginocchio», lo

chiama» maestro (rabbi) buono, cioè competente, degno di fiducia.

Con una domanda seria: «per avere la vita eterna». Gesu

è «in viaggio», in atteggiamento missionario (cf Mc 1,38). Accetta

il dialogo, ma corregge e qualifica la fiducia del giovane,

dandovi la vera motivazione: «solo Dio è buono», ossia solo a

partire da Lui Gesù è buono, e dunque merita la fiducia e può

rispondere con verità. La risposta di Gesù è quella classica:

«conosci (e dunque pratica) i comandamenti». Gesù ne elenca

sei per dirli tutti. A questo punto abbiamo una importante

conclusione da trarre: questo giovane è un pio ebreo, di cui

Dio si compiace veramente e che quindi Gesù stesso «ama».

Qui la legge non appare affatto dannosa, rende giusti e graditi

a Dio chi l'osserva. Eppure non basta. Non fa ottenere la vita

eterna. Da qui nasce la fase della perfezione evangelica, o la

condizione di chi è discepolo di Gesù pasquale (10,21-22). Si

rovesciano i ruoli, è il Maestro che prende l'iniziativa, perché

si tratta di un'operazione del tutto inedita nella storia e nella

legge della alleanza ebraica. Il racconto però termina in un

modo inatteso e sgradito. Gesù esprime un atteggiamento di

ricambiata fiducia verso il giovane, anzi ancora più: «fissatolo,

lo amò». Indica la penetrazione della verità che è propria degli

occhi di Dio (Sal 139) ed insieme la predilezione del Padre

per i puri di cuore . Avviene la proposta nuova, sotto forma

di verità indiscutibile ed insieme sottomessa alla libertà del

giovane interlocutore: «Vieni e seguimi». Nella nostra chiesa

diocesana dobbiamo pensare ai giovani, per i giovani, con i

giovani. In questa icona biblica vediamo coinvolti i giovani

dei nostri gruppi associazioni e parrocchie ma amche i giovani

che sono alla ricerca di un senso o di Qualcuno che di senso

alla loro vita, ai loro ideali, alle loro scelte. Concludendo cito

alcuni passaggi del discorso tenuto ai giovani a Tor vergata

da Giovanni paolo II, in occasione del Giubileo dei giovani

( agosto 2000): “Cari giovani non siete soli, con voi ci sono

le vostre famiglie, ci sono le vostre comunità, ci sono i vostri

sacerdoti ed educatori, ci sono tanti di voi che nel nascondimento

non si stancano di amare Cristo e di credere in Lui…

voi siete la speranza della Chiesa, la mia speranza. Questa sera

vi consegnerò il Vangelo… se l’ascolterete nel silenzio, nella

preghiera, facendovi aiutare a comprenderlo per la vostra vita

dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora

incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo

giorno la vita per Lui”.

Don Michele LOMBARDI

Presidente 3^ Commissione

5

223


COMUNITÀ IN CAMMINO

SINODO: alcune spigolature sui lavori sinodali

LA FAMIGLIA, SERVIZIO

ALL’AMORE E ALLA VITA

La famiglia oggi deve far fronte ad innumerevoli problemi.

Il lavoro che scarseggia, il mutuo da pagare, l’aumento del

costo della vita. E così un giovane ci pensa due volte prima

di sposarsi. C’è però un dato confortante. Nonostante le

difficoltà, Altamura conta 20.925 famiglie. Nel 2010 sono

stati celebrati 330 matrimoni, 296 religiosi e 34 civili. 791 i

nuovi nati. Aumentano dunque i nuclei familiari. La Diocesi

si è interrogata sul senso dell’essere famiglia nell’attuale

società e sull’itinerario che conduce alla libera scelta del

matrimonio. Ha affrontato questo tema durante la seconda

seduta (I sessione) del Primo Sinodo Pastorale Diocesano,

svoltasi il 14, 15 e 17 gennaio. L’Amore coniugale, se consapevole,

può diventare testimonianza concreta dei valori

della Persona e della Vita. Le famiglie stesse sono chiamate

a sostenere le famiglie

in condizioni di disagio.

La Chiesa locale insiste

sull’importanza dell’affido

e dell’adozione e

sulla necessità di percorsi

formativi a favore

della paternità e della

maternità responsabili.

Ma parla anche di contraccezione,

di aborto e

di educazione all’affettività

e alla sessualità.

Fra le proposte, quella

di istituire, insieme ad

un’equipe di famiglie,

un servizio diocesano

per la Pastorale familiare che non operi solo in situazioni

di emergenza, ma che accompagni le coppie in un cammino

costante di formazione. La Diocesi intende promuovere sul

territorio la presenza di Centri per i metodi naturali di regolazione

della fertilità, di Centri di aiuto alla vita, di Consultori

e di un Centro di prima accoglienza per famiglie in difficoltà.

Il centro diocesano di ascolto “Casa San Lorenzo”,

con sede di coordinamento ad Altamura, si occupa dal 2007

di supporto psicologico, mediazione familiare e consulenza

legale per coppie in crisi, di sostegno alla genitorialità,

224

di sostegno materiale attraverso banco alimentare e banco

baby. Attualmente sono circa 3000 le famiglie residenti nella

Diocesi rivoltesi al Centro per problemi legati soprattutto

alla crisi economica. È stato istituito anche un fondo per

supportarle nel pagamento delle bollette e dei canoni di locazione.

In aumento le famiglie in crisi di coppia. A costituire

l’equipe di “Casa San Lorenzo”, dieci operatori (due

psicoterapeute, un mediatore familiare, quattro consulenti

legali, due educatori ed un assistente spirituale), affiancati

da quaranta volontari.

LE DOMANDE DEI GIOVANI, LE

RISPOSTE DELLA CHIESA LOCALE

Che cosa la Chiesa locale può e deve fare per avvicinarsi

ai giovani? Per rispondere alle loro numerose domande?

Anche su questi temi la Diocesi ha riflettuto durante la seconda

seduta (I sessione) del Primo Sinodo Pastorale Diocesano.

Ideali e sogni si scontrano con una realtà differente

da quella immaginata.

La ricerca è cammino

che necessita di testimonianze

concrete, più

che di parole. Per gli

adulti questa rappresenta

una vera e propria

sfida educativa. Il

dialogo, l’accoglienza,

l’ascolto e la fiducia

possono rendere un

giovane libero e consapevole

di fronte a

scelte e progetti di vita.

La Diocesi esprime il

bisogno di «capovolgere

il proprio modo

di pensare» e riflette sui motivi che spingono adolescenti

e giovani ad allontanarsi dalle parrocchie. Si chiede come

favorire un maggiore coordinamento fra Pastorale giovanile,

familiare e vocazionale, in che modo aiutare i giovani a

vivere con coscienza l’affettività e la sessualità. Si interroga

sul rapporto fra giovani e politica, fra giovani e lavoro. Si

confronta con esperienze attuate in altre Diocesi. La terza

seduta (I sessione) del Primo Sinodo Pastorale Diocesano si

terrà il 28, 29 e 31 gennaio.

Anna Maria Colonna - Ufficio Stampa Sinodo

VISITA PASTORALE ALL’ OSPEDALE "UMBERTO I"

In continuità con la visita ai diversi ambiti pastorali, il nostro vescovo Mons. Mario PACIELLO il 3 febbraio

2011 visiterà il nostro Ospedale con il seguente programma:

ore 9,30: Messaggio in filodiffusione verso tutti i degenti, gli operatori sanitari, i medici; COMUNITÀ IN CAMMINO

ore 10.00: Visita a tutti gli ammalati nei diversi reparti del nostro nosocomio;

ore 17.00: Il nostro pastore incontrerà i medici, gli infermieri e tutti i dipendenti nella nostra Chiesa Madonna delle Grazie: la pubblicazione delle relazioni presentate dai Responsabili delle Commissioni ai Delegati Sinodali

ore 18.00: al termine dell'incontro il vescovo presiederà un incontro di preghiera sempre in Chiesa.

Un Grazie al nostro vescovo per la sua sensibilità e la sua attenzione verso gli ammalati e i sofferenti e un grazie

al direttore dell'ufficio di pastorale sanitaria per la collaborazione.

MISSIONE VOCAZIONE

Invochiamo la nostra madre, la Vergine Maria per la buona riuscita.

Il cappellano - Sac Giovanni

All’Angelus

MONITILLO

del 6 gennaio 2011 così si esprimeva Papa La vita non è né caso né cieco destino, ma è vocazione, cioè

Benedetto XVI: Cari amici, questa è la domanda che la disegno di Dio pieno di amore proposto alla libertà umana.

SINODOContinua

Chiesa vuole suscitare nel cuore di tutti gli uomini: chi è Quattro gli imperativi significativi:Pregate! Testimoniate!

6

Gennaio 2011

Gesù? Questa è l’ansia spirituale che spinge la missione

della Chiesa: far conoscere Gesù, il suo Vangelo, perché

Evangelizzate! Chiamate!

Pregate! La preghiera, mentre si rivolge con fiducia a Dio

ogni uomo possa scoprire sul suo volto umano il volto di per invocare il dono di nuove vocazioni, “permette di arren-

Dio, e venire illuminato dal suo mistero d’amore. L’Epifadersi alle esigenze di Dio e di dar loro risposta con un precinia

preannuncia l’apertura universale della Chiesa, la sua so progetto di vita” (n.10). È la preghiera l’unico strumento

chiamata ad evangelizzare tutte le genti. Ma l’Epifania ci capace di agire nello stesso tempo sul versante della grazia

dice anche in che modo la Chiesa realizza questa missione: e su quello della libertà. È la preghiera che mette a confron-

riflettendo la luce di Cristo e annunciando la sua Parola. to la nostra libertà con quella di Dio. Nelle nostre comunità

I cristiani sono chiamati ad imitare il servizio che fece la ecclesiali la preghiera è esperienza diffusa. Maturando in

stella per i Magi. Partendo dalla consapevolezza che la mis- questa esperienza, molti imparano a mettere al centro della

sione di tutta la Chiesa è far conoscere Gesù e il suo Van- loro preghiera le esigenze del Regno, chiedendo il dono di

gelo i numeri 116-124 dello strumento di lavoro ci invitano sante e numerose vocazioni. Così la cultura della preghiera

a riflettere su quale Chiesa missionaria stiamo costruendo genera una “cultura vocazionale”.

nella nostra Diocesi. Si registra una scarsa consapevolezza Testimoniate! L’annuncio vocazionale non può fare a meno

della natura missionaria della Chiesa e questo richiede una della forza coinvolgente della testimonianza: “una Chiesa

profonda riflessione affinchè l’attività missionaria in dioce- comunità di testimoni è l’habitat necessario per la fecondità

si non sia delegata agli addetti ai lavori. Alcune difficoltà vocazionale” (n.13). Un’attenzione particolare viene riser-

sono emerse nella non conoscenza degli avvenimenti che vata alla famiglia: “è proprio nel cuore della famiglia che

accadono nel mondo e nella conoscenza e utilizzo di si sviluppano le condizioni umane e soprannaturali che ren-

quei mezzi che costituiscono una soluzione etica alle scelte dono vocazionale la vita cristiana. Il fascino dei testimoni

quotidiane. Pochi sono a conoscenza della Banca etica e Oggi, in modo particolare, ad attirare i giovani non è lo sta-

del commercio equo e solidale. È necessario trovare stratus o il ruolo di una vocazione di speciale consacrazione:

tegie per educare i fedeli e le comunità a stili di vita più essi seguono e scelgono ciò che è significativo per la loro

sobri. Motli fedeli sono sensibili alle problematiche delle esistenza personale.

missioni: in molte comunità parrocchiali ci sono le adozio- Evangelizzate! L’annuncio del “Vangelo della vocazione”

ni a distanza, si celebra il mese missionario, si fanno pe- non può essere saltuario o limitato a occasioni eccezionali,

sche missionarie. Tra le questioni aperte o da approfondire “deve, invece, trovare riscontro negli itinerari di formazio-

ci sono il gemellaggio con la diocesi di Awasa, la propone alla vita cristiana mediante l’ascolto della Parola, la parsta

ai giovani del servizio civile all’estero o di esperienze tecipazione all’Eucaristia e l’esercizio della carità” (n.19).

missionarie, proporre alle comunità parrocchiali campi di Ci sono degli spazi vitali nelle nostre comunità che si pro-

lavoro, ed infine pensare all’invio di sacerdoti diocesani pongono come luoghi “segno” di vocazione per tutta la

fidei donum perché la nostra Chiesa si arricchisca nono- comunità cristiana. Il primo di essi è il presbiterio, in cui

stante la scarsità del clero. Infine il pensare ad un vero e tutti i presbiteri sono uniti con il vescovo e tra di loro da

proprio Centro Diocesano Missionario organismo pastorale uno speciale rapporto sacramentale di corresponsabilità e

che la Chiesa diocesana si dà come punto unificante di tutte fraternità. La famiglia cristiana è chiamata a testimoniare

le espressioni della missionarietà della chiesa locale. Uno amore e a promuovere incessantemente un clima di fede.

strumento ordinato a far si che la comunità diocesana viva Bisogna rendere consapevoli i genitori del ministero di edu-

intensamente il suo essere Chiesa-missione e lo traduca in catori della fede, conferito col sacramento del Matrimonio.

atto nell'impegno specifico dell'annuncio del Vangelo a tut- Nella scuola, gli insegnanti, impegnati in un servizio che

te le genti e della cooperazione con le Chiese sparse per il per natura sua è già vocazione e missione, hanno il compito

mondo.

di ampliare l’opera educativa della famiglia nell’orizzonte

proprio della cultura, mai trascurando la dimensione vocazionale

della vita. Il loro servizio può aprire l’animo dei

ragazzi e dei giovani a una scelta di vita di totale donazione

a Dio e ai fratelli. Gli animatori del tempo libero, al di là dei

motivi immediati che ispirano le diverse attività (cultura,

sport, ecc.) e dei valori umani che esse permettono di raggiungere

non debbono perdere di vista l’obiettivo più alto:

la formazione integrale e armonica della persona. Un’attenzione

particolare - tra gli aspetti della radicalità evangelica

legati alle vocazioni di speciale consacrazione – va dedicata

alla presentazione del significato cristiano del celibato e del-

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IL SANTO DEL MESE

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la verginità consacrata, come espressione privilegiata della

totale donazione a Cristo e al suo regno. Questo significato,

infatti, nell’attuale contesto culturale viene difficilmente

compreso e accolto. Il valore di tale dono si manifesta solo

alla luce della parola di Dio e si coltiva con una premurosa

cura di discernimento e di accompagnamento. La parrocchia,

luogo privilegiato della proposta. La parrocchia è il

luogo per eccellenza in cui va proclamato l’annuncio del

Vangelo della vocazione e delle singole vocazioni, tanto da

doversi pensare come comunità vocazionale, ministeriale e

missionaria.

Gli itinerari della fede L’annuncio del Vangelo della vocazione

deve trovare riscontro negli itinerari di formazione

alla vita cristiana mediante l’ascolto della Parola, la partecipazione

all’Eucaristia e l’esercizio della carità. Spezzare il

pane della Parola vuol dire investire precise energie nell’itinerario

catechistico, portando alla luce la lettura vocazionale

della vita, che sorregge la struttura e le pagine dei volumi

del Catechismo pubblicato dalla C.E.I., in particolare quelli

per i fanciulli e per i giovani. Preziosi «luoghi pedagogici»

della pastorale vocazionale» sono i gruppi, i movimenti, le

associazioni. Al loro interno, l’incontro con il Cristo è favorito

da una concreta attenzione alle persone, da una proposta

spirituale chiara e incentrata sulla preghiera. Non poche

vocazioni sono nate a partire da queste esperienze.

Chiamate! Tutti contribuiscano ad annunciare la diversità

delle vocazioni nella Chiesa”. Non ci si può fermare ad un

annuncio vocazionale rivolto a tutti, ma che è necessario

mettere in atto tutte quelle forme di accompagnamento comunitario

e personale capaci di sostenere i giovani nella

risposta vocazionale. Le nostre Chiese hanno estremamente

bisogno di uomini e donne capaci di rispondere con la

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COMUNITÀ IN CAMMINO

saggezza evangelica al: “Che cosa devo fare?” dei giovani.

Sempre a proposito del “chiamare”, non possiamo dimenticare

lo spazio proprio della pastorale giovanile. Se essa

mette al centro dell’attenzione e dei programmi la persona

di Cristo vivo nella sua Chiesa, il cuore delle ragazze e dei

giovani si apre alla vocazione, cioè a una visione della vita

come risposta a una chiamata. È necessario progettare cammini

progressivi di formazione, che alla fine non possono

non diventare esplicitamente vocazionali. Forma privilegiata

di discernimento e accompagnamento vocazionale è

la direzione spirituale.

Il Centro Diocesano Vocazioni In una comunità a servizio

di tutte le vocazioni si colloca il servizio del Centro Diocesano

Vocazioni, organismo di comunione e strumento a

servizio della pastorale vocazionale nella Chiesa locale. Il

Centro Diocesano Vocazioni testimonia e anima l’unità di

tutte le vocazioni, dagli sposi ai consacrati, e tutte le rappresenta.

Esso promuove itinerari vocazionali specifici e

coordina le iniziative di pastorale vocazionale esistenti nella

Chiesa particolare; forma gli animatori vocazionali e ha

cura che nel popolo di Dio si diffonda una cultura vocazionale;

partecipa all’elaborazione del progetto pastorale diocesano

e collabora in particolare con la pastorale familiare

e con quella giovanile.

Conclusione Pensando al “problema-vocazioni”, viene

spontaneo intravedere in esso due sfide per le nostre Chiese.

La più evidente e immediata è il bisogno di nuovi operai per

la messe del Signore. È un bisogno “gridato” dalle nostre

comunità bisognose di pastori e dai mille ambiti propri della

missione: là dove il mondo invoca testimonianza di una

vita spesa tutta per Dio. Ma dietro questo bisogno è in gioco

un problema di cultura – la cultura di un «uomo senza vocazione»

–, di fronte a cui a essere seriamente interpellate

sono la nostra pastorale, la nostra vita di Chiesa, la nostra

capacità di ascolto del mondo e di annuncio del Vangelo.

Noi abbiamo però una certezza: anche nei momenti difficili

della storia, lo Spirito Santo è all’opera e ci incoraggia

a seminare con fiducia, soprattutto nel cuore delle nuove

generazioni. Ci chiede di diventare mediazione sapiente di

una proposta vocazionale che passa attraverso la vita e la

parola.

Don Nunzio Falcicchio

Presidente 4^ Commissione