17. Juni / 17 juin / 17 giugno 2012 Kollekte für ... - CARITAS - Schweiz

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17. Juni / 17 juin / 17 giugno 2012 Kollekte für ... - CARITAS - Schweiz

_17. Juni / 17 juin / 17 giugno 2012

Kollekte für die Flüchtlingshilfe der Caritas

Collecte pour l’aide aux réfugiés de Caritas

Colletta per l’aiuto ai rifugiati di Caritas


Wir helfen Menschen.

Nous sommes solidaires.

Siamo solidali.

Caritas Schweiz Löwenstrasse 3 Telefon: +41 41 419 22 22 Internet: www.caritas.ch

Postfach Telefax: +41 41 419 24 24 E-Mail: info@caritas.ch

CH-6002 Luzern


«Ho dovuto abbandonare tutto.

Tranne la mia competenza.»

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati

Domenica, 17 giugno 2012

Indice

– Appello congiunto delle Chiese e delle Comunità religiose in occasione

della Domenica dei rifugiati

– Annuncio della colletta sul Bollettino parrocchiale

– Documentazione per la Santa messa

Omelia (redatta da Nicola Neider)

Orazioni

Preghiera dei Fedeli

Annuncio della colletta

– L’impegno di Caritas Svizzera in favore dei richiedenti asilo e dei rifugiati nel 2011

– Manifesti da appendere (A4 und A3)

– Bollettino di versamento

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012


Eglise catholique-chrétienne de la Suisse

Christkatholische Kirche der Schweiz

Appello delle Chiese e delle Comunità religiose

in occasione della Domenica e del Sabato dei rifugiati

del 16/17 giugno 2012

«Non dimenticate l’ospitalità; poiché alcuni esercitandola, senza saperlo,

ospitarono degli angeli.» (Lettera agli Ebrei 13,2)

L’ospitalità è un’arma a doppio taglio. Perché con l’ospite accogliamo in casa

uno straniero che non appartiene alla famiglia o alla comunità. Non è quindi

possibile escludere il rischio di accogliere la persona sbagliata. E questo rende

diffidenti. L’ospite potrebbe addirittura rivelarsi un nemico: conosciamo questo

atteggiamento, non del tutto infondato, e tutti facciamo le nostre esperienze,

che non sempre sono positive.

Chi non si augura di ospitare degli angeli? Per quanto possano sembrare stranieri,

non avremmo nulla da temere. Il verso preso dalla Lettera agli Ebrei si trova

nella sezione delle «Raccomandazioni per la quotidianità». Non si tratta quindi

degli angeli del Natale, di rappresentazioni teatrali o opere d’arte, bensì degli

angeli della vita di tutti i giorni. Non li riconosciamo al primo sguardo, e a volte

non li riconosciamo affatto. Non sappiamo quale persona nasconda un angelo

in sé. E siccome l’angelo non è visibile nella persona, qualunque essere umano

davanti alla nostra porta potrebbe esserlo. Così ogni volta che abbiamo sbattuto

la porta in faccia a qualcuno, potremmo aver mandato via un angelo. Anche

questo è un rischio – dal punto di vista biblico il più grande e, in assoluto, il più

grave.

Si parla molto di come i richiedenti asilo sfruttino la nostra ospitalità, ne abusino

e non si comportino come un ospite dovrebbe. Questo può accadere, è il nostro

rischio in qualità di ospitanti. Nessuno però parla del fatto che i richiedenti asilo

sono angeli che onorano la nostra ospitalità. Questo può accadere, dice la Lettera

agli Ebrei, e anche questo è un rischio per chi ospita. Pensare che l’altro

possa essere un angelo è anche un modo di andare incontro alle persone straniere.

E proprio perché gli angeli non sono riconoscibili, non possiamo fare altro

che accogliere la richiesta di ospitalità di ogni essere umano.


Le Chiese e le Comunità religiose si sono impegnate insieme già nel 1985: «Il

rispetto e la dignità umana di ogni persona, a prescindere da razza, lingua, religione,

sesso o posizione sociale, è uno dei principi del nostro stato e della nostra

cultura. Tale principio deve emergere in particolare nel nostro comportamento

nei confronti delle persone deboli e svantaggiate, ma anche nei confronti dei

richiedenti asilo e dei rifugiati.» (Dalla parte dei rifugiati, 1985)

Gottfried Wilhelm Locher Vescovo monsignor Norbert Brunner

Presidente del Consiglio Presidente

Federazione delle Chiese evangeliche Conferenza dei vescovi svizzeri CVS

della Svizzera FCES

Vescovo monsignor Dr. Harald Rein Dr. Herbert Winter, Presidente

Chiesa cattolica cristiana svizzera Federazione svizzera delle comunità israelitiche FSCI


Annuncio della colletta sul Bollettino parrocchiale

«Ho dovuto abbandonare tutto. Tranne la mia competenza.»

La Domenica dei rifugiati del 17 giugno è dedicata a coloro che sono dovuti fuggire

dalla loro patria per necessità e per disperazione e che hanno cercato protezione

qui in Svizzera. Le Chiese e le opere assistenziali come Caritas Svizzera si impegnano

per permettere loro un soggiorno dignitoso – indipendentemente dal fatto che sia

transitorio o permanente.

La Domenica dei rifugiati di quest’anno si svolge nel segno di una migliore integrazione

dei rifugiati riconosciuti e di coloro che sono accolti temporaneamente nella

nostra società. Con il loro appello comune, le Chiese e le comunità religiose vogliono

promuovere una maggiore apertura verso i rifugiati e non dimenticare l’ospitalità

verso gli stranieri. Ospitalità che si esercita anche nel caso dei richiedenti asilo e dei

rifugiati. Caritas Svizzera si impegna su vari livelli per raggiungere questo obiettivo.

La colletta di questa domenica aiuta Caritas a continuare la sua opera in favore dei

rifugiati. Caritas vi ringrazia della vostra offerta.

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012


Documentazione per la Santa messa

– Omelia (redatta da Nicola Neider)

L 1: Ez 17,22–24

APs: Sal 92,2–3.13–14.15–16 (R: 2a)

L 2: 2 Cor 5,6–10

Vangelo: Mc 4,26–34

– Orazioni

– Preghiera dei Fedeli

– Annuncio della colletta

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012


Omelia in occasione della Domenica

dei rifugiati 2012

Cari fedeli

I testi delle letture della domenica odierna sono veri e propri testi di speranza, testi che

danno coraggio: la lettura dal Libro di Ezechiele è diretta a persone a cui non proprio

tutto sta andando bene, perché sono lontane dalla loro patria, nella terra straniera

di Babilonia, dove sono state deportate dopo la distruzione del Tempio nel 587 a.C.:

eppure, o forse proprio perciò, il messaggio biblico è pieno di immagini di coraggio,

di fiducia in Dio e nella sua opera.

Di estraneità parla anche la lettura dal Nuovo Testamento, tratta dalla 2a Lettera

ai Corinzi: qui è intesa però piuttosto come estraneità verso se stessi, come l’«essere

estranei a sé» e provare viceversa nostalgia della vera patria e della protezione di

Dio. Ci viene dato un consiglio per superare questo senso di estraneità: «camminiamo

per fede e non per visione», che è di nuovo un incoraggiamento: un incoraggiamento

alla nostra fiducia e alla nostra fede.

La speranza nelle situazioni in cui ci sentiamo stranieri ed estranei è quindi

un’esperienza ricorrente, oggi come allora, anche se l’essere stranieri può avere tanti

significati diversi, come abbiamo visto nelle due letture ascoltate.

Nel nostro Paese molte persone sono giunte qui come rifugiate e vivono ora in un

ambiente a loro estraneo. Le nostre abitudini, la nostra lingua, il nostro cibo, la nostra

cultura, il nostro clima, il nostro paesaggio: tutto ciò è per loro estraneo e li pone

davanti a grandi sfide. Essi si trovano rimandati interamente a se stessi, e molti

potrebbero essere tentati di rinchiudersi in sé. Perché infatti, che possono fare qui?

Chi prova interesse per loro? Come possono elaborare quel vissuto, talvolta molto

difficile, che portano con sé dalla loro patria? Come possono ritrovare una terra stabile

sotto i piedi?

Si tratta di una situazione dura, di certo paragonabile a quella di quanti si trovarono

nell’esilio babilonese. Possiamo quindi immaginare che è proprio a queste persone che

è diretto il messaggio di Ezechiele: «ho fatto germogliare l’albero secco»!

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012


I rifugiati, uomini, donne, ragazzi e bambini, sono qui e spesso si sentono di colpo

privati delle loro competenze più importanti: la formazione acquisita nel loro Paese

d’origine spesso non è riconosciuta in Svizzera, imparare la nuova lingua è difficile

e le conoscenze apprese in patria spesso sono semplicemente inutilizzabili.

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012

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Mettiamoci un momento nei panni di una donna dello Sri Lanka, fuggita dalla guerra

civile, chiamiamola Catalina: nello Sri Lanka, Catalina ha lavorato nel settore della

ricerca di un college. Della sua formazione, tuttavia, qui non se ne fa nulla, anche se

è laureata – la sua laurea non è riconosciuta e poi chi, in Svizzera, si occupa di problematiche

riguardanti le malattie di viaggio, il settore di specializzazione di Catalina?

E questo è il destino di molti rifugiati in Svizzera.

Eppure: anche se molti rifugiati trovano sostanzialmente inutilizzabile in Svizzera

la formazione acquisita nel loro Paese, hanno molto da dare alla nostra società.

Ciò appare evidente nei vari progetti di integrazione che fioriscono in tutto il Paese:

per esempio, esiste un Coro delle nazioni* in cui, accanto a svizzere e svizzeri,

cantano anche molte persone di altri Paesi, tra cui anche taluni rifugiati. È emozionante

vedere come, proprio le donne e gli uomini provenienti da altre nazioni, persone

che stanno ancora lottando con la nuova lingua, si impegnano nel coro, insegnando

agli altri coristi i canti del loro Paese. E rinascono letteralmente quando è proprio

la loro canzone a risvegliare particolare entusiasmo durante un concerto o quando si

trovano sul palco davanti a tutti come solisti.

Un altro esempio è un servizio di catering** interculturale in cui i rifugiati di vari

Paesi preparano con grande professionalità le specialità gastronomiche del loro

Paese per feste, party aziendali, celebrazioni di famiglia e altre occasioni. Sono i loro

talenti, le loro competenze, è la loro semenza quella che cresce in questi frangenti,

che riscuote interesse, che prova gusto, grazie al quale essi ottengono riconoscimento.


Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012

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Le persone che si impegnano in questi e in moltissimi altri progetti vivono proprio

quella speranza di cui parlavano il testo di Ezechiele, ma anche il Vangelo che abbiamo

appena ascoltato.

È qui che sentiamo il noto paragone del granello di senape, che di primo acchito non

sembra avere molto in comune con la Domenica dei rifugiati. O invece sì? Osserviamo

con più attenzione: si parla di un piccolo seme, il seme della senape, che viene

seminato nel terreno. È un parallelo a Ezechiele che dice: «io innalzo l’albero basso».

Queste immagini non possono forse adattarsi simbolicamente proprio a quelle persone

che giungono da noi come rifugiati? Anche loro si sentono piccole, insignificanti,

private dei loro mezzi e devono ricominciare da capo: cadono sulla nostra terra e la

loro semenza può crescere qui in mezzo a noi. E cosa occorre? Occorre un terreno

fertile, pioggia e sole, e poi ci vuole soprattutto fiducia: la fiducia che ha il contadino

nel paragone, dove si dice che va a dormire e si alza e in questo tempo il seme cresce

e germoglia. «Poiché la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga,

poi il chicco pieno nella spiga». In tutto questo dov’è l’opera del contadino? Deve

preparare un campo e seminarlo. Poi si tratta di attendere ed avere fiducia: il contadino

non deve stare costantemente a sindacare, a strappare fuori il seme per vedere se sta

già germogliando e se cresce. Altrimenti rovina tutto! Il seme cresce automaticamente,

come dice il testo greco alla lettera. Il terreno, il sole e la pioggia fanno la loro parte.

I frutto non viene dal contadino, ma non viene senza di lui.

Trasferiamo questa immagine alla nostra situazione con i rifugiati che vengono

nel nostro Paese come stranieri e vedremo davanti a noi una vera immagine di

speranza: i rifugiati che possono mettere radici qui da noi, che possono apportare le

loro specifiche competenze e che possono lasciarle sviluppare, portano molto frutto.

Però ci vuole il terreno e questo terreno siamo noi. Possiamo anche essere il sole,

l’acqua: in ogni caso ci vuole l’impegno di tutti noi per fare in modo che quel frutto

possa crescere proprio come si dice nel Vangelo. O come illustra l’atteggiamento

che abbiamo ascoltato nella Lettera ai Corinzi: «camminiamo per fede e non per

visione». Se questo atteggiamento si estende anche nei confronti dei rifugiati, allora


Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012

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essi potranno essere di arricchimento e portare frutto alla nostra società. L’atteggiamento

inteso qui è pari a quello del contadino del paragone: un atteggiamento

contraddistinto dalla fiducia e non dalla paura, ma anche dall’apertura nei riguardi

delle menzionate competenze dei rifugiati: possiamo imparare da loro come affrontare

taluni aspetti magari con un po’ più di calma, possiamo imparare come si cucina nel

loro Paese (a chi non piace ogni tanto assaggiare la cucina asiatica, indiana, messicana,

eccetera), possiamo lasciarci emozionare dalla loro musica, dalle loro conoscenze

specialistiche di altre religioni e dalle tematiche specifiche della loro terra, dagli usi

e costumi che si festeggiano nel loro Paese e da molto, molto altro ancora.

Forse, dunque, i rifugiati sono i nuovi granelli di senape che Dio semina nel nostro

Paese, dai quali nasceranno nuovi alberi. La loro apparente piccolezza non è un

argomento a sfavore del loro futuro: è questo ciò che ci insegna il Vangelo. Ma ci

vuole la cornice giusta, ci vuole un campo, ci vuole quella sicurezza legale per il loro

soggiorno che permetta loro di svilupparsi davvero al meglio. Non ci vuole nessuno

che stia costantemente attorno a sindacare e a strapparli fuori dal terreno appena

arrivati, per dirla in modo diverso: ci vuole il terreno, il sole e la pioggia e noi possiamo

contribuire a tutto ciò se camminiamo nella vita come credenti e non in visione.

I credenti non temono le novità e lo straniero; come credenti possiamo avere fiducia

nella vita e nei suoi innumerevoli doni. Amen.

Nicola Neider è responsabile del settore Migrazione/Integrazione della Chiesa cattolica di Lucerna

Informazioni sui progetti di integrazione citati nel testo

* www.chordernationen.ch

** http://www.shopandfood.ch/catering_koeche.php


Orazioni

Colletta

Signore,

siamo qui riuniti per pregarti e per comprendere la nostra vita in modo nuovo, alla luce

del messaggio biblico. Non possiamo comprendere la tua grandezza, tu sei sempre più

grande di quanto riusciamo a pensare. Ti preghiamo: fa che possiamo riconoscere e

apprezzare la tua grandezza e il tuo volto in tutti gli uomini, anche se per noi sono stranieri

e parlano un’altra lingua. Ti preghiamo oggi e per ogni giorno della nostra vita.

Amen.

Preghiera sui doni

Ci hai riuniti attorno alla tua tavola.

Tu ci hai invitati e allo stesso modo hai invitato i rifugiati, gli stranieri, coloro che

non hanno una patria: essi fanno parte di noi. Proprio come noi, anch’essi sono semi,

seminati nella terra con piena speranza.

Tu ci parli, Signore, tu celebri insieme a noi.

Abbiamo portato pane e vino.

I tuoi doni e la nostra fame di vita e di giustizia.

Tu ci doni Gesù,

nostra speranza,

attendiamo il suo Regno e collaboriamo già oggi alla sua edificazione.

Prendiamo dalle tue mani il pane e il vino con gratitudine.

Affinché possiamo rinnovare la nostra speranza. AMEN.

Preghiera di conclusione

Preghiamo con la preghiera di Oscar Arnulfo Romero:

Come comunità cristiana, noi leggiamo la realtà in cui viviamo, quella sociale, quella

politica e quella economica alla luce del Vangelo. Siamo tenuti a farlo, sorelle e

fratelli. E nel farlo, non stiamo facendo politica, ma stiamo usando la luce della fede

per compiere la missione che il Signore ha affidato agli uomini nel mondo, e cioè

quella di formare il mondo secondo la sua volontà.

Oscar A. Romero, 12.8.1979

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012


Preghiera dei Fedeli

Signore, esponiamo i nostri desideri e le nostre richieste davanti a te e gli uni

davanti agli altri:

– Per tutti coloro che arrivano nella nostra parrocchia come stranieri: perché li

accogliamo in modo aperto e con simpatia e perché trovino il terreno loro necessario

per crescere e fiorire.

– Per tutti i collaboratori delle opere assistenziali attive nel lavoro con i rifugiati:

perché non li lasciamo soli nel loro difficile lavoro, ma li sosteniamo con le parole

e con i fatti.

– Per tutti coloro che si impegnano in uno dei molti progetti di integrazione nel nostro

Paese (nella nostra città, nella nostra comunità): dona loro coraggio e speranza

nel loro impegno e permetti loro di avere sempre la percezione positiva che il loro

impegno è valso la pena.

– Per noi tutti, quando ci troviamo in viaggio, per lavoro o privatamente: perché

possiamo apprezzare la ricchezza delle altre culture e andare incontro agli uomini

e alle donne degli altri Paesi con rispetto.

– Per i nostri defunti: nella loro vita hanno portato ricchi frutti con il loro lavoro e il

loro impegno: fa’ che siano sempre presenti davanti a noi affinché anche i loro frutti

continuino a crescere.

Signore, tu hai la pazienza di attendere che cresca nel Regno di Dio ciò che è stato

seminato. Dona anche a noi questa pazienza e invia su di noi il tuo Spirito, affinché

incontrando uomini di altri Paesi ci comportiamo come credenti e non come semplici

spettatori. Ti preghiamo per oggi e per tutti i giorni della nostra vita. Amen.

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012


Annuncio della colletta durante la messa

La colletta odierna è destinata al lavoro di Caritas Svizzera nell’aiuto ai rifugiati.

Caritas si impegna per permettere ai rifugiati un soggiorno dignitoso in Svizzera.

L’obiettivo è assicurare procedure eque, garantire alloggi umani, offrire consulenze

competenti e promuovere l’integrazione nella nostra società.

La vostra offerta permette a Caritas di proseguire la sua missione nell’aiuto ai rifugiati.

Colletta di Caritas per l’aiuto ai rifugiati, 17 giugno 2012


L’impegno di Caritas Svizzera in favore

dei richiedenti asilo e dei rifugiati nel 2011

Assistenza ai richiedenti asilo

e ai rifugiati

Nel 2011, Caritas Svizzera ha dato

assistenza a oltre 560 rifugiati e richiedenti

asilo nei Cantoni di Svitto e

Obvaldo e a più di 395 nel Canton

Friborgo. Le consulenze per il ritorno a

Svitto, Obvaldo e Zugo hanno riguardato

260 persone. Oltre 500 immigrati

hanno beneficiato delle offerte legate

all’integrazione sociale e professionale.

Consulenza legale

La consulenza legale di Caritas Svizzera

è stata ben sfruttata nel 2011. 1000 sono

state le consulenze richieste a Lucerna,

Goldau e Friborgo. I richiedenti vi

ricevono una consulenza sui loro diritti

in base alla legge sull’asilo e alla legge

sugli stranieri. In circa 90 casi, Caritas

si è occupata anche delle richieste legali

per esempio per sostenere minori senza

accompagnamento. La quota di riconoscimento

delle richieste da parte del

Tribunale amministrativo federale si è

attestata al 66 percento.

Mercato Caritas e altri progetti

I richiedenti asilo e i rifugiati possono

fare capo anche ad altre offerte di

Caritas: per esempio hanno la possibilità

di acquistare in uno dei 24 mercati

Caritas sparsi in tutta la Svizzera.

1180 persone – per la maggior parte

immigrate e immigrati – hanno inoltre

partecipato ai workshop sull’uso

corretto del denaro. I docenti sono stati

formati da Caritas. In tema di escis-

sione delle ragazze si interpellano le

società interessate dal problema con un

progetto teatrale: su mandato di Caritas

Svizzera, insieme a Swiss African

Forum, all’associazione delle Donne

somale di Berna e all’African Mirror

Foundation, l’artista nigeriana Pat

Santschi ha scritto una pièce che verrà

messa in scena a partire da maggio 2012

con attori professionisti e dilettanti.

Impegno in favore di una

politica equa per richiedenti

asilo e rifugiati

Caritas Svizzera si impegna sul piano

politico per un trattamento equo e

dignitoso dei richiedenti asilo e per

un’integrazione di successo dei rifugiati.

L’anno scorso ha sottolineato queste

richieste in una presa di posizione in

occasione delle elezioni del Consiglio

nazionale e del Consiglio degli Stati.

In un’ulteriore presa di posizione,

Caritas ha evidenziato che il contributo

degli immigrati ai servizi sociali è

maggiore di quanto ricevano sotto forma

di prestazioni. Caritas figura tra le

organizzazioni principali nell’aiuto ai

rifugiati e si impegna affinché la

Svizzera rispetti il diritto alla protezione

dalla persecuzione, garantito dalla

Convenzione di Ginevra sui rifugiati

del 1951.


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Kollekte für die Flüchtlingshilfe 2012

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Colletta per i rifugiati 2012

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