Fondazione ECAP Rapporto d'attività 1999 Stiftung ECAP ...

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Rapporto d’attività 1999 2

Jahresbericht 1999

Fondazione ECAP

Rapporto d’attività 1999

1.Il contesto socio-economico

e il dibattito sulla formazione

professionale in Svizzera

1.1 Scenario socio-economico:

bilancio di un decennio

Nel 1999 si sono consolidati i segnali di ripresa dell’economia

svizzera manifestatisi già a partire dall’anno precedente;

lo ha sostenuto in questi mesi anche il Fondo Monetario Internazionale

- uno dei santuari del potere economico e politico

nell’era della globalizzazione - che nella sua relazione sullo

stato di salute dell’economia confederale parla di recupero di

competitività più rapido del previsto in una situazione di ripresa

che coinvolge l’intera Europa, di “situazione ottimale del

mercato del lavoro”, di crescita per il biennio 1999/2000 che si

dovrebbe attestare tra un prudenziale 2 e un possibile 4% (dopo

il rallentamento di inizio anno, legato alla crisi asiatica, già nell’ultimo

trimestre del 1999 l’economia elvetica ha ripreso a

correre, registrando un incremento del prodotto lordo, rispetto

all’analogo periodo del 1998, pari al 3,7%).

Nell’ultimo anno del secolo si sono nondimeno palesate nella

loro chiarezza le condizioni fondamentali del rilancio in atto,

legato a mutamenti strutturali degli assetti produttivi e del mercato

del lavoro interno da un lato e alla crescente internazionalizzazione

delle imprese industriali dall’altro. Siamo di fronte

ad un processo di lungo periodo, giunto ormai al suo consolidamento.

Nella seconda metà degli anni ’90 sono proseguite

le tendenze riassunte dall’andamento di due indicatori chiave:

la produttività del lavoro nei settori trainanti dell’industria è

cresciuta tra il 1991 e la fine del decennio di oltre 35 punti

percentuali, mentre il costo del lavoro per unità di prodotto,

rimanendo più o meno al palo i salari, è diminuito del 25%

circa. Tra 1991 e 1995 il processo descritto si è accompagnato

all’espulsione di manodopera in particolare dalle imprese industriali

(oltre 200.000 impieghi perduti), mentre negli anni

piu’ recenti l’inversione di tendenza della disoccupazione testimonia

non il ristabilimento delle condizioni di crescita ma

piuttosto l’avvenuta flessibilizzazione del mercato del lavoro,

che rappresenta un requisito basilare per rafforzare le tendenze

ricordate. Si rivitalizza il mercato del lavoro attraverso lo

sviluppo di impieghi precari e in misura minore di occasioni

di lavoro a medio-alta qualificazione, mentre i posti equivalenti

stabili e a tempo pieno rimangono sostanzialmente invariati.

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Jahresbericht 1999

1.Das sozioökonomische Umfeld

und die Debatte über die Berufsbildung

in der Schweiz

1.1 Sozioökonomisches Szenarium:

Bilanz eines Jahrzehnts

1999 mehrten sich die Anzeichen für eine Erholung der Schweizer

Wirtschaft, wie sie sich bereits im Vorjahr abgezeichnet hatte. Dies

bestätigte in diesen Monaten auch der Internationale Währungsfonds

– eines der Heiligtümer der wirtschaftlichen und politischen Macht

im Zeitalter der Globalisierung. In seinem Bericht über den Gesundheitszustand

der helvetischen Wirtschaft erklärt er, dass sie die Konkurrenzfähigkeit

in einer Zeit des gesamteuropäischen Aufschwungs

schneller als erwartet wieder erlangt. Er spricht von einer “optimalen

Arbeitsmarktlage”, einem Wachstum zwischen vorsichtig geschätzten

2 und möglichen 4 % für die beiden Jahre 1999/2000. In der Tat: Nach

der Abschwächung zu Beginn des Jahres als Folge der Asienkrise beschleunigte

die Schweizer Wirtschaft bereits im letzten Quartal 1999

wieder und führte zu einem Zuwachs des Bruttoinlandprodukts von

3,7 % ge genüber der gleichen Vorjahresperiode.

Fig. 1 – Occupati, ore lavorate

complessive e per

addetto – 1991=100

Fonte: ns. elaborazione su

dati UFS

Abb. 1 – Beschäftigte, Arbeitsstunden

insgesamt

und pro Arbeitnehmer –

1991 = 100

Quelle: Eigene Darstellung

von Daten des BFS

Im letzten Jahr des Jahrhunderts sind jedoch die grundlegenden

Bedingungen für den gegenwärtigen Wiederaufschwung, der mit

strukturellen Veränderungen der Produktionsordnung und des inländischen

Arbeitsmarktes einerseits und mit der wachsenden Internationalisierung

der Industrieunternehmen anderseits zusammenhängt,

klar zu Tage getreten. Wir stehen vor einem langfristigen Prozess,

der sich nun konsolidiert hat. In der zweiten Hälfte der neunziger

Jahre setzte sich die Veränderung zweier Schlüsselindikatoren

in ihrem Trend fort: Bei mehr oder weniger unveränderten Löhnen

ist die Produktivität bei den Zugpferden der Industrie zwischen 1991

und dem Ende des Jahrzehnts um über 35 Prozentpunkte gestiegen,

während die Arbeitskosten pro Produkteinheit bei weitgehend gleichbleibenden

Löhnen um rund 25 % gesunk en sind. Zwischen 1991

und 1995 ging der beschriebene Prozess mit der Entlassung von

Arbeitskräften einher, namentlich in der Industrie (über 200’000

Arbeitsplätze gingen verloren), während die Trendwende bei der

Arbeitslosigkeit in den vergangenen Jahren nicht etwa von einer

Wiederherstellung der Wachstumsbedingungen zeugt, sondern von

der Flexibilisierung des Arbeitsmarktes – eine Grundvoraussetzung

für die Verstärkung der oben genannten Tendenzen. Der Arbeitsmarkt

wird über die zunehmende Verbreitung unsicherer Arbeitsstellen

und in vermindertem Masse über die Zunahme von mittel bis

hoch qualifizierter Arbeit wiederbelebt, während die Zahl der festen

Vollzeitstellen im Wesentlichen unverändert bleibt.

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Rapporto d’attività 1999 3

Jahresbericht 1999

L’economia pare dunque godere di ottima salute. Una recente

inchiesta dell’HandelsZeitung, condotta presso 163 aziende,

porta alcuni dati interessanti. In primo luogo si tratta di

imprese che vantano utili ragguardevoli (7,2 miliardi di franchi

su 203 di fatturato), ma che occupano solo poco più della

metà dei loro lavoratori in Svizzera (368.000 su 684.000). Cosi’

facendo recuperano competitività (vendite +3,7%, valore aggiunto

lordo +5,2%, produttività +5,6% nell’ultimo anno), ma

non creano nuovi posti stabili di lavoro stabili. Accedono piuttosto

ai contratti di corta durata, utilizzano il lavoro temporaneo,

e tutto questo contribuisce a spostare dai salari ai profitti

quote crescenti del reddito prodotto. Mette però anche in crisi

le ragioni del patto sociale che ha consentito all’economia e

alla società svizzere di crescere nei decenni del dopoguerra.

Ma questo, agli esperti del Fondo Monetario, sembra interessare

assai poco, attenti come sono a lodare la flessibilità delle

politiche adottate in materia di lavoro, il rigore nella spesa

pubblica (con un rapporto debito/PIL sceso sotto la soglia del

2%) e a spronare la Svizzera sulla strada di una sempre maggiore

integrazione nell’economia mondiale (ed europea in primo

luogo).

Fig. 2 – Ore complessive

lavorate per occupazioni

a tempo pieno, parziale e

in forma indipendente –

(1991=100)

Fonte: ns. elaborazione su

dati UFS

Abb. 2 – Gesamtarbeitsstunden

von Vollzeit- und

Teilzeitangestellten sowie

Selbständigerwerbenden

– (1991 = 100)

Quelle: Eigene Darstellung

von Daten des BFS

Die Wirtschaft macht somit den Anschein bester Gesundheit. Eine

neuere Umfrage der HandelsZeitung bei 163 Unternehmen vermittelt

einige interessante Daten. In erster Linie handelt es sich um Unternehmen,

die beträchtliche Gewinne einfahren (7,2 Milliarden Franken

bei 203 Milliarden Umsatz), aber nur gut die Hälfte ihrer Arbeitnehmer

in der Schweiz beschäftigen (368’000 von 684’000). Damit

erhöhen sie ihre Konkurrenzfähigkeit (Absatz + 3,7 %, Bruttomehr -

wert + 5,2 %, Produkti vität + 5,6 % im letzten Jahr), schaf fen aber

keine neuen stabilen Arbeitsstellen. Sie greifen vielmehr auf zeitlich

befristete Verträge zurück und setzen Temporärarbeiter ein, was dazu

beiträgt, zunehmende Anteile am erzielten Ertrag von den Löhnen

zu den Gewinnen zu verlagern. Dadurch wird aber immer mehr an

den Grundfesten des Sozialpaktes gerüttelt, dank dem die Wirtschaft

und die schweizerische Gesellschaft in den Nachkriegsjahren so stark

wachsen konnte. Die Experten des Währungsfonds scheinen sich

dafür aber nicht gross zu interessieren. Denn sie preisen vor allem

die Flexibilität der Beschäftigungspolitik sowie die Zurückhaltung

bei den Staatsausgaben (mit einem Verhältnis Schulden/BIP, das unter

die Schwelle von 2 % gesunk en ist) und spornen die Schweiz an,

nicht vom Weg einer immer besseren Einbettung in die Weltwirtschaft

(und vor allem in die europäische Wirtschaft) abzukommen.

Fig. 3 – Occupati svizzeri

e stranieri – (1991=100)

Fonte: ns. elaborazione su dati

UFS

Abb. 3 – Schweizerische

und ausländische Beschäftigte

– (1991 = 100)

Quelle: Eigene Darstellung von

Daten des BFS

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Jahresbericht 1999

A fine secolo possiamo dunque tratteggiare i caratteri di una

svolta, consumatasi nell’arco di un decennio, che ha profondamente

mutato il contesto entro il quale si muovono gli attori

dell’economia e chi si occupa di lavoro, di integrazione degli

stranieri e di formazione. Nel corso degli anni ’90 il mercato

del lavoro svizzero è stato caratterizzato da alcuni fenomeni

che possono essere così riassunti:

� inedito emergere di una disoccupazione relativamente

“di massa” dovuta alla recessione economica e ai profondi

processi di ristrutturazione dell’apparato produttivo, che hanno

riguardato sia i settori trainanti dell’industria di esportazione

(processi di globalizzazione), che le imprese rivolte al mercato

interno (ridimensionamento della politica di cartello, compressione

dei consumi) e il settore dei servizi (processi di concentrazione

e innovazione nel credito, assicurazioni, servizi alle

imprese) – in uno scenario di regole ispirato al liberismo, temperato

da un consolidato sistema di sicurezza sociale, questi

processi si sono tradotti nell’espulsione di manodopera, soprattutto

poco qualificata, dalle imprese: i livelli di occupazione

dei lavoratori stranieri sono scesi tra 1991 e 1997 del 10% circa,

a fronte della sostanziale stabilità dell’impiego della popolazione

locale. Parallelamente si è registrato un certo rigonfiamento

delle liste di collocamento; la disoccupazione ha colpito

massicciamente gli stranieri (circa 25% delle forze lavoro svizzere,

ma quasi metà dei senza lavoro) senza che vi fosse più la

possibilità di una meccanica esportazione dei senza lavoro (grazie

alla diffusione dei permessi stabili di soggiorno e alla generalizzazione

dell’obbligo assicurativo contro la disoccupazione);

� forte destrutturazione dell’impiego in molti settori di

produzione e servizio, con fenomeni diffusi di outsourcing, sviluppo

di forme di lavoro indipendente e atipico, diffusione del

lavoro temporaneo e part-time;

� riforma progressiva delle politiche del lavoro: in una

prima fase sono stati promulgati interventi di politica attiva del

lavoro ad ampio spettro, mentre in un secondo momento (biennio

1998/1999), per contrastare il peso finanziario della disoccupazione

e delle misure di sostegno, gli interventi si sono fatti

via via più mirati e selettivi, sono stati (e saranno) utilizzati

anche allo scopo di accelerare i processi di reinserimento nel

mercato del lavoro, favorendo la flessibilizzazione dell’offerta

e l’accettazione delle nuove opportunità di lavoro da parte dei

disoccupati (una risultante è stata la diminuzione drastica tra

1998 e 1999 dei tassi di disoccupazione - ormai inferiori nella

media nazionale al 2,5% - ma nel contempo l’aumento sensibile

dei working poors e dei lavoratori con impieghi discontinui e

precari, oltre che di coloro che escono dalle statistiche sulla

disoccupazione ed entrano in quelle dell’assistenza sociale avendo

perduto il diritto alle indennità a conclusione dei due anni di

copertura assicurativa).

Ende Jahrhundert stellen wir somit fest, dass sich in rund zehn

Jahren eine Wende vollzogen hat, die das Umfeld der Wirtschaftsführer

und all jener, die sich mit Arbeit, Integration der Ausländer

und Ausbildung beschäftigen, tiefgreifend verändert hat. In den neunziger

Jahren war der schweizerische Arbeitsmarkt von einigen Phänomenen

gekennzeichnet, die wie folgt zusammengefasst werden

können:

� Erstmaliges Auftreten einer relativen Massenarbeitslosigkeit

infolge Wirtschaftsrezession und tiefgreifender Restrukturierungsprozesse

im Produktionsapparat. Betroffen waren sowohl die Zugpferde

der Exportindustrie (Globalisierungsprozesse) als auch die auf

den Inlandmarkt ausgerichteten Unternehmen (Redimensionierung

der Kartellpolitik, Konsumrückgang) und der Dienstleistungssektor

(Konzentration und Innovation im Kreditwesen, bei den Versicherungen

und Dienstleistungen für Unternehmen). Die Regeln dieses

Szenariums inspirieren sich am freien Handel, der immerhin durch

ein konsolidiertes System der sozialen Sicherheit gezügelt wird. Diese

Prozesse haben vor allem zur Entlassung von schlecht qualifizierten

Arbeitskräften durch die Unternehmen geführt: Die Zahl der beschäftigten

ausländischen Arbeitskräfte ist von 1991 bis 1997 um rund

10 % gesunk en, während bei der inländischen Bevölkerung die Beschäftigtenzahl

mehr oder weniger stabil geblieben ist. Parallel dazu

wurde eine gewisse Aufblähung der Einstellungszahlen verzeichnet.

Von der Arbeitslosigkeit massiv betroffen waren die Ausländer (ca.

25 % der Arbeitskräfte in der Schweiz, aber fast die Hälfte der Arbeitslosen),

da keine Möglichkeit einer mechanischen Ausfuhr der

Stellenlosen mehr bestand (dank Zunahme der Niederlassungsbewilligungen

und der allgemeinen Pflicht zur Versicherung gegen

Arbeitslosigkeit).

� Starke Destrukturierung der Beschäftigung in zahlreichen

Produktions- und Dienstleistungsbranchen, mit zunehmendem Outsourcing

und der Entwicklung von Formen selbständiger und atypischer

Arbeit sowie der Verbreitung von Temporär- und Teilzeitarbeit.

� Zunehmende Reform der Beschäftigungspolitik: In einer ersten

Phase wurden Massnahmen aktiver und umfassender Beschäftigungspolitik

proklamiert. Um der finanziellen Belastung der Arbeitslosigkeit

und der Stützmassnahmen entgegenzuwirken, wurden die

Massnahmen sodann (1998/1999) nach und nach immer zielgerichteter

und selektiver und wurden (werden) auch angewandt, um die

Wiedereingliederung in den Arbeitsmarkt zu beschleunigen. Dabei

wird die Flexibilisierung des Angebots und die Annahme der neuen

Arbeitsmöglichkeiten durch die Arbeitslosen gefördert. Dies hatte

unter anderem die drastische Senkung der Arbeitslosenquoten zwischen

1998 und 1999 zur Folge: Sie liegen inzwischen im Landesdurchschnitt

bei unter 2,5 %. Gleichzeitig erhöhte sich die Zahl der

Working poors und der unregelmässig und unsicher beschäftigten

Arbeitnehmer sowie all jener spürbar, die von den Arbeitslosenstatistiken

nicht erfasst werden und Eingang finden in jene der Sozialhilfe,

weil sie nach den zwei Jahren Versicherungsdeckung das Recht

auf Arbeitslosengeld verlieren und ausgesteuert werden.

Fig. 4 – Tassi di disoccupazione

di svizzeri e stranieri

Fonte: ns. elaborazione su dati Ufficio

del Lavoro - SECO

Abb. 4 – Arbeitslosigkeit unter

Schweizern und Ausländern

Quelle: Eigene Darstellung von Daten

der Arbeitsämter - SECO

Dicembre - Dezember 2000


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Jahresbericht 1999

Anche sul versante delle forme e delle strutture di intermediazione

operanti nel mercato del lavoro si sono verificate trasformazioni

significative. E’ cresciuta l’importanza sia dei servizi

pubblici che di quelli privati di collocamento. I fenomeni

rilevanti riguardano:

� l’espansione e il decentramento territoriale (Uffici regionali

di collocamento) dei servizi pubblici, che ha consentito di dare

una risposta soprattutto alle aree più deboli dell’offerta di lavoro

(nel complesso il peso del collocamento pubblico è cresciuto negli

anni duri della disoccupazione dall’11 al 20% circa del totale dei

collocamenti al lavoro);

� l’espansione numerica e la diversificazione qualitativa delle

strutture private attive nel collocamento: nel complesso le Agenzie

di collocamento private erano già quasi 2.000 nella prima metà

degli anni ’90 sono divenute più di 2.400 alla fine del decennio e

forte è stato l’incremento del numero di persone iscritte alle Agenzie

e collocate in posti temporanei (che hanno superato dal 1997 le

150.000 a livello svizzero, con una disoccupazione che nel frattempo

è scesa da quota 200.000 sotto le 85.000 unità);

Pur senza mutamenti sostanziali del quadro giuridico – rimasto

caratterizzato da un generale laissez faire e dal forte peso

degli interessi privati (temperati da un consolidato sistema di

welfare) nella conduzione delle politiche del lavoro – sono

mutate radicalmente le condizioni di incontro tra domanda e

offerta di lavoro: un mercato del lavoro tradizionalmente “ben

oliato”, caratterizzato dalla piena occupazione, da una forte

coerenza tra strutture della formazione e impiego (e da un efficiente

utilizzo della manodopera estera per coprire in modo

mirato il fabbisogno mancante), si è velocemente trasformato

allineandosi con le tendenze prevalenti in ambito europeo. Nel

1999 la disoccupazione “ufficiale” si è stabilizzata, a partire

dai mesi autunnali, sotto la soglia del 2,5% (con punte superiori

al 3,5% solo nei cantoni “latini”), ma nel contempo si sono

consolidate tendenze quali:

� destrutturazione e flessibilizzazione dell’impiego: i cercatori

di impiego “non disoccupati”, impegnati in programmi

di occupazione ma soprattutto in lavori precari (circa 35.000

cercatori d’impiego che dichiarano guadagni intermedi) sono

oltre 70.000, ovvero un numero di poco inferiore a quello dei

disoccupati, i collocamenti temporanei superano largamente le

160.000 unità annue, mentre i flussi di entrata e uscita dalla

disoccupazione - in media attorno alle 14.000 iscrizioni mensili

- sono cresciuti,

� missmatch unemployement e destabilizzazione delle relazioni

tra istruzione, formazione e percorsi di carriera (un fenomeno

inedito di mancato incontro tra caratteristiche della

domanda e dell’offerta che interessa ormai già molti apprendisti

a conclusione delle loro formazioni)

Auch bei den Vermittlungsformen und -strukturen, die sich

auf dem Arbeitsmarkt tummeln, ergaben sich bedeutende Veränderungen.

Gewachsen ist die Bedeutung der öffentlichen und

privaten Stellenvermittlungsdienste. Folgende Phänomene stechen

besonders ins Auge:

� Expansion und Dezentralisierung (regionale Arbeitsämter)

der öffentlichen Dienste, wodurch vor allem schwächere

Bereiche des Arbeitsangebots abgedeckt werden (insgesamt

wuchs das Gewicht der öffentlichen Vermittlung in den harten

Jahren der Arbeitslosigkeit von 11 auf ca. 20 % aller Stellenantritte)

� Zahlenmässige Expansion und qualitative Diversifikation

der privaten Stellenvermittlungen: In der ersten Hälfte der

neunziger Jahre gab es fast 2’000 private Stellenvermittlungsbüros,

bis Ende des Jahrzehnts waren es über 2’400. Auch die

Zahl der angemeldeten und temporär vermittelten Personen ist

stark gewachsen (1997 landesweit über 150’000, während die

Arbeitslosigkeit inzwischen von 200’000 auf unter 85’000 gesunken

ist)

Fig. 5 – Sviluppo del lavoro

temporaneo: collocamenti da

parte delle Agenzie e Agenzie

operanti

Fonte: ns. elaborazione su dati Ufficio

del Lavoro – SECO - sezione

controllo Agenzie

Abb. 5 – Entwicklung der

Temporärarbeit: Vermittlungen

durch Stellenvermittlungsbüros

Quelle: Eigene Darstellung von

Daten der Arbeitsämter – SECO -

Abteilung Kontrolle Vermittlungsbüros

Auch ohne grundlegende Veränderungen des rechtlichen Rahmens

– Hauptmerkmal der Beschäftigungspolitik ist weiterhin

die “Laissez-faire”-Mentalität und das starke Gewicht der privaten

Interessen (gedämpft durch ein gefestigtes Wohlfahrtssystem)

– haben sich die Bedingungen für die Annäherung von

Angebot und Nachfrage radikal verändert: Ein aus Tradition

gut geölter Arbeitsmarkt mit Vollbeschäftigung, starker Kohärenz

zwischen Ausbildungsstrukturen und Beschäftigung (und

effizientem Einsatz ausländischer Arbeitskräfte für die zielgerichtete

Abdeckung der restlichen Bedürfnisse) hat sich in kürzester

Zeit gewandelt und den in ganz Europa vorherrschenden

Trends angeglichen. Im Herbst 1999 lag die “offizielle” Arbeitslosigkeit

zwar unter der Schwelle von 2,5 % (mit Spitzen on v

über 3,5 % nur in den “lateinischen” Kantonen), aber es er- v

stärkten sich Trends wie:

� Destrukturierung und Flexibilisierung der Beschäftigung: Es

gibt über 70’000 “nicht arbeitslose” Stellensuchende, die in Beschäftigungsprogrammen,

vor allem aber in zeitlich beschränkten Stellen

arbeiten (ca. 35’000 Stellensuchende, die Zwischeneinkünfte deklarieren).

Die Zahl liegt somit nicht weit unter der Zahl der Arbeitslosen.

Die temporären Einsätze übersteigen bei weitem die Zahl

von 160’000 pro Jahr, während die Zu- und Abgänge bei den Stellenlosen

– durchschnittlich rund 14’000 Neuanmeldungen pro Monat

– gestiegen sind.

� Missmatch unemployment und Destabilisierung der Beziehungen

zwischen Schulbildung, Berufsbildung und Karriere (ein neuartiges

Phänomen der fehlenden Übereinstimmung zwischen Nachfrage

und Angebot, von dem heute bereits viele Lehrlinge nach Abschluss

ihrer Ausbildung betroffen sind).

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Rapporto d’attività 1999 6

Jahresbericht 1999

� emergere di fabbisogni di manodopera qualificata che

si cerca di soddisfare attraverso nuovi canali di reclutamento

all’estero e viceversa di fenomeni di marginalizzazione della

manodopera estera domiciliata a debole qualificazione (il tasso

di disoccupazione degli stranieri è rimasto nel 1999 al 5,4%,

ovvero tre volte superiore a quello della popolazione autoctona

(1,7%), tanto che gli immigrati rappresentano il 50% circa dei

disoccupati e una quota analoga dei lavoratori precari e temporanei),

� sviluppo di sacche di marginalità sociale (e di nuove

forme di invalidità) legate alla precarietà dell’impiego e del reddito:

i working poors sono in alcune aree e settori oltre il 10%

della manodopera impiegata, i titolari di assegni di invalidità

sono cresciuti tra 1991 e 1998 al ritmo del 3,7% annuo, mentre

ogni mese dalle 3 alle 3.500 persone - con punte superiori alle

4.500, come nel mese di agosto 1999 - esauriscono il loro diritto

all’indennità, uscendo in un caso su due dalle statistiche della

disoccupazione ed entrando in quelle dell’assistenza o della

redistribuzione dei redditi famigliari.

Per chi si trova ad operare sul fronte delle chance di integrazione

e crescita professionale dei gruppi meno favoriti

della popolazione attiva, e in particolare degli stranieri, preoccupazioni

e speranze che derivano dallo scenario socioeconomico

sono alle soglie del nuovo millennio le stesse

degli ultimi anni: gli immigrati rimangono i più esposti ai

processi di precarizzazione descritti, mentre il quadro politico

non fa presagire un rilancio delle politiche sociali e

degli investimenti, pur se il varo dei grandi progetti di infrastrutturazione

nelle comunicazioni (in primo luogo l’avvio

del grande progetto Alptransit) lascia sperare in un rilancio

dell’economia interna e in una ripresa dei settori in

cui hanno tradizionalmente trovato sbocco i lavoratori stranieri.

Permangono evidenti nello scenario i fattori di rischio:

� la crisi occupazionale potrebbe diffondersi nei prossimi

anni nel settore dei servizi, rimasto negli anni ‘90 relativamente

al riparo dalle ristrutturazioni, e in grado di assorbire - soprattutto

attraverso il lavoro flessibile e a part-time - quote rilevanti

di manodopera resa disponibile dalle ristrutturazioni industriali

(cosa che potrebbe non accadere più, acuendo le conseguenze

delle continue esplusioni dal settore secondario);

� l’apertura della Svizzera all’Europa, senza dubbio da

auspicare, provocherà essa stessa contraccolpi sul mercato del

lavoro e nelle relazioni industriali che non è detto possano essere

gestiti in modo del tutto indolore attraverso le misure di

accompagnamento; le conseguenze più problematiche rischiano

di manifestarsi nelle regioni periferiche, già oggi le più esposte

alla disoccupazione e ai fenomeni di dumping salariale;

� i fattori di conflitto sembrano in questa fase prevalere

sulle tendenze alla concertazione nelle relazioni industriali,

mentre proseguono senza sosta le operazioni di fusione sia in

campo industriale che nei servizi (con tagli ulteriori di impieghi

stabili) e si avvertono i primi effetti boomerang della globalizzazione,

che porta le sue contraddizioni anche nei settori

industriali apparentemente sani (come nell’emblematico caso

della Adtranz).

1.2 Immigrazione: quando l’integrazione

diviene obiettivo costituzionale

Con l’inserimento nella costituzione confederale dell’articolo

che identifica l’integrazione degli stranieri come obiettivo

proritario della politica nazionale e con la quasi contemporanea

avanzata elettorale delle forze che maggiormente rivendicano

la salvaguardia dell’identità nazionale, anche attraverso

una maggiore chiusura verso l’immigrazione, il 1999 ha portato

segnali apparentemente contraddittori sul versante delle politiche

verso gli stranieri. In realtà l’approvazione dell’Integra-

� Zunehmender Bedarf an qualifizierten Arbeitskräften, die

man über neue Rekrutierungskanäle im Ausland zu decken versucht,

und umgekehrt wachsende Marginalisierung niedergelassener

ausländischer Arbeitskräfte mit schlechter Qualifikation (die

Arbeitslosenquote der Ausländer betrug 1999 noch immer 5,4 %

und lag damit dreimal höher als jene der Einheimischen (1,7 %),

während die Immigranten rund 50 % der Stellenlosen und einen

ähnlichen Anteil bei den befristeten und Temporär-Stellen ausmachen).

� Entstehen von sozialer Marginalisierung (und neuer Formen

von Invalidität) in Verbindung mit der Unsicherheit der Beschäftigung

und des Einkommens: Die Working poors machen in bestimmten

Bereichen und Branchen über 10 % der Angestellten aus und die

Zahl der Invalidenrentenbezüger ist zwischen 1991 und 1998 jährlich

um rund 3,7 % gewachsen. Jeden Monat verlieren 3’000 bis

3’500 Personen – mit Spitzen von über 4’500 wie im August 1999

ihr Recht auf Arbeitslosengeld. In jedem zweiten Fall verschwinden

sie aus den Arbeitslosenstatistiken und werden in jene der Sozialhilfe

oder der Umverteilung der Familieneinkünfte aufgenommen.

Wer sich an der Front mit den Möglichkeiten der Integration und

der beruflichen Verbesserung der weniger begünstigten Bevölkerungsgruppen

und insbesondere der Ausländer beschäftigt, stellt fest, dass

die sozioökonomischen Ängste und Hoffnungen an der Schwelle zum

neuen Jahrtausend die gleichen sind wie vor einigen Jahren: Die Immigranten

sind den beschriebenen Verunsicherungsprozessen noch

immer am stärksten ausgesetzt, während die politischen Rahmenbedingungen

keinen Wiederaufschwung der Sozialpolitik und der Investitionen

erwarten lassen. Die bevorstehenden grossen Infrastrukturprojekte

im Verkehrswesen (in erster Linie die Inangriffnahme des

Projekts Alptransit) geben immerhin Hoffnung auf einen Wiederaufschwung

der Binnenwirtschaft und eine Erholung jener Branchen, in

denen die ausländischen Arbeitskräfte aus Tradition Unterschlupf fanden.

In diesem Szenarium sind folgende Risikofaktoren zu nennen:

� In den kommenden Jahren könnte sich die Beschäftigungskrise

auf den Dienstleistungssektor ausbreiten, der in den neunziger Jahren

von den Restrukturierungen einigermassen verschont blieb. Er war

so in der Lage – vor allem mit flexibler Arbeit und Teilzeitstellen –

ansehnliche Teile jener Arbeitskräfte aufzufangen, die durch die Restrukturierungen

in der Industrie frei geworden waren (was in Zukunft

nicht mehr möglich sein wird und die Folgen der anhaltenden Entlassungen

im sekundären Sektor verschärfen wird).

� Die Öffnung der Schweiz hin zu Europa ist zwar wünschenswert,

wird aber Rückwirkungen auf den Arbeitsmarkt und die Arbeitsverhältnisse

in der Industrie haben, die nur bedingt völlig schmerzlos

mit Begleitmassnahmen abgefedert werden können. Am problematischsten

werden die Auswirkungen möglicherweise in den Randregionen

sein, die bereits heute am stärksten unter der Arbeitslosigkeit und dem

Lohndumping leiden.

� Die Konfliktfaktoren scheinen in dieser Phase über den Trend

zu Absprachen in den industriellen Arbeitsverhältnissen zu dominieren,

während sowohl in der Industrie als auch bei den Dienstleistungen

munter weiter fusioniert wird (mit anhaltendem Rückgang der stabilen

Stellen). Bereits werden die ersten Boomerang-Wirkungen der Globalisierung

sichtbar, die ihre Widersprüche auch in scheinbar gesunde

Industriesektoren bringt (wie im emblematischen Fall der Adtranz).

1.2 Immigration: Wenn die Integration

in der Verfassung verankert wird

Mit dem neuen Verfassungsartikel, der die Integration der Ausländer

als eines der vorrangigen Ziele der Bundespolitik bezeichnet,

und den fast gleichzeitigen Wahlgewinnen von Kräften, die zum

grössten Teil den Schutz der nationalen Identität fordern – unter

anderem durch eine vermehrte Abschottung gegen die Immigration

– war das Jahr 1999 scheinbar widersprüchlich im Bereich der Ausländerpolitik.

Die Annahme des Integrationsartikels und das Ergebnis

der eidgenössischen Wahlen können aber auch zwei Seiten der

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Jahresbericht 1999

tionsartikel e il risultato delle elezioni nazionali possono rappresentare

facce diverse di una medaglia che si chiama reazione

ai processi di globalizzazione che oggi investono la Svizzera

non meno di altri paesi centro-europei dove si avvertono le

medesime preoccupazioni. Salvo che la seconda, delle due facce,

può oscurare la visibilità della prima, ritardando l’approvazione

di provvedimenti conseguenti da parte del Parlamento

federale. Gli indirizzi costituzionali stentano così a tradursi in

misure concrete e di fatto il 2000 trascorrerà senza che sia data

sostanziale applicazione del nuovo articolo.

Per il momento l’interesse è rivolto al tentativo di prevedere

quale sarà l’evoluzione dell’immigrazione, anche al fine di stabilire

politiche idonee di governo dei flussi. Servirebbero cervelli…

ma per ora arrivano rifugiati, politici ed economici. Nel

1999 il terrore, strumentalizzato da una certa parte dell’opinione

pubblica, è stato quello dell’invasione dei kosovari, che alla

fine non c’è stata. Ecco allora un’immigrazione che “spaventa”,

perchè disordinata, eterogenea e apparentemente inarrestabile.

Anche nel 1999, in effetti, si è registrato un modesto incremento

- 0,3% - degli stranieri residenti, dovuto essenzialmente

ai ricongiungimenti famigliari nelle componenti recenti

di immigrazione, ex-jugoslavi o anche portoghesi, a fronte di

ridimensionamenti continui dei gruppi nazionali di più antico

insediamento, come italiani e spagnoli.

Certamente in Svizzera la quota della popolazione straniera

sui residenti - vicinissima ormai al 20% - non ha paragoni con

quella di altri stati europei, ma va messa in relazione alle stesse

politiche restrittive storicamente praticate in materia di naturalizzazioni

e cittadinanza. L’incremento dei migranti e la diversificazione

dei gruppi nazionali sono in linea con i processi in

atto a livello planetario, semmai appaiono meno tumultuosi di

quanto siano nei paesi limitrofi come Austria e Germania (o

anche Italia). Così la “reazione” di chiusura - e i timori diffusi

tra la popolazione che la giustificano - appaiono anch’essi in

linea (come dimostra l’economista americana Saskia Sassen nel

suo recente Fuori controllo) con le paure suscitate dalla globalizzazione,

che sembrano lasciare agli Stati nazionali un’unico

spazio reale di sovranità: quello del controllo delle frontiere e

della cittadinanza come strumenti per frenare l’immigrazione,

visto che denaro e merci viaggiano ormai liberamente regolati

da sedi di potere transnazionali sottratte al controllo dei singoli

governi (che pure concordano nel delegare loro poteri decisionali

non poco influenti sulla vita quotidiana dei cittadini).

Applicare i principi importanti e delicati promossi dall’articolo

sull’integrazione sarà uno dei compiti impegnativi della

società elvetica nei prossimi anni. Parlare di integrazione significa:

� discutere di quali siano gli obiettivi finali desiderabili

dell’integrazione: un avvenire di convivenza multiculturale o

piuttosto la scommessa in un futuro interculturale;

� affrontare i problemi dell’esclusione e dell’inclusione

sociale (i diritti ad un’esistenza dignitosa ma anche e in primo

luogo alla costruzione di un’identità, che si basa ancora in via

preliminare sulle prospettive di inserimento lavorativo nella

società ospite);

� discutere di come i processi di globalizzazione debbano

e possano estendersi alla libera circolazione delle persone e di

quali siano gli strumenti da utilizzare in tale prospettiva in un

contesto di mercato del lavoro in rapido mutamento e di società

chiamata ad esercitare quotidianamente competenze di mediazione

tra culture e interessi diversi.

Negli ultimi anni sono venute prime importanti dimostrazioni

(promosse soprattutto a livello cantonale, come nel 1999 nella

città di Zurigo che ha varato un documento impegnativo e articolato

su questo tema) di come le istituzioni avvertano la necessità

di sostenere i processi di “integrazione”. Dietro ad un

gleichen Medaille sein: eine Reaktion auf die Globalisierungsprozesse,

von denen die Schweiz wie auch andere mitteleuropäische

Länder heute heimgesucht wird und die überall dieselben Befürchtungen

auslösen. Nur dass die Rückseite der Medaille die Sichtbarkeit

der Vorderseite verhindern und die Verabschiedung entsprechender

Erlasse durch das Bundesparlament hinauszögern kann. Die

Botschaft der Verfassung lässt sich so nur mit Mühe in konkrete

Massnahmen umwandeln. In der Tat vergeht das Jahr 2000, ohne

dass die Umsetzung des neuen Artikels wirklich vorankommt.

Vorläufig richtet sich das Interesse auf den Versuch, vorherzusehen,

wie sich die Immigration entwickeln wird, um etwa eine geeignete

Politik für die Lenkung der Flüsse auszuarbeiten. Man könnte

Hochgebildete gebrauchen… aber es kommen politische und wirtschaftliche

Flüchtlinge. 1999 wurde das Schreckgespenst einer Invasion

der Kosovo-Albaner – die schliesslich im befürchteten Ausmass

gar nicht stattfand – von einem gewissen Teil der öffentlichen

Meinung instrumentalisiert. Wir stehen vor einer Immigration, die

“erschreckt”, weil sie ungeordnet, heterogen und anscheinend unaufhaltsam

ist. 1999 wurde auch ein bescheidenes Wachstum (0,3 %)

der niedergelassenen Ausländer verzeichnet, zurückzuführen hauptsächlich

auf Familienzusammenführungen unter den letzten Einwanderern

(Ex-Jugoslawen und Portugiesen), während bei den früher

Eingewanderten wie Italienern und Spaniern eher ein Rückgang

beobachtet wurde.

Der Anteil der ausländischen Wohnbevölkerung, die sich heute

der 20-Prozent-Schwelle nähert, lässt sich sicher nicht vergleichen

mit jenem in anderen europäischen Staaten, muss aber im Lichte

der traditionell restriktiven Einbürgerungs- und Bürgerrechtspolitik

gesehen werden. Der Zuwachs der Migranten und die Diversifikation

der Ausländergruppierungen entsprechen den weltweiten Prozessen,

auch wenn sie weniger stürmisch sind als in den angrenzenden

Ländern, etwa in Österreich oder Deutschland (oder auch Italien).

Die Abschottungsreaktionen – und die diffusen Ängste unter

der Bevölkerung, welche diese erklären – scheinen ebenfalls den

Befürchtungen im Zusammenhang mit der Globalisierung zu entspringen

(wie dies die amerikanische Ökonomin Saskia Sassen in

ihrem Werk Ausser Kontrolle aufzeigt). Denn sie scheint den Nationalstaaten

nur noch einen realen Raum der Souveränität zu lassen:

die Kontrolle der Grenzen und der Staatsangehörigkeit als Instrument,

um die Einwanderung zu stoppen. Geld und Waren reisen heute

frei, reguliert von grenzübergreifenden Machtzentren, die sich der

Kontrolle der einzelnen Regierungen entziehen (die auch darin übereinstimmen,

dass sie ihre Entscheidungsgewalt, die sich wesentlich

auf das tägliche Leben der Bürger auswirkt, immer mehr an diese

Machtzentren abtreten).

Eine der anspruchsvollen Aufgaben der schweizerischen Gesellschaft

wird in den kommenden Jahren sein, die Grundsätze des Integrationsartikels

umzusetzen. Von Integration sprechen heisst:

� Diskutieren, welche Endziele der Integration wünschenswert

sind: eine Zukunft des multikulturellen Zusammenlebens oder eher

eine interkulturelle Zukunft.

� Die Probleme der Ausgrenzung und der sozialen Einbettung

angehen (das Recht auf ein würdiges Leben, vor allem aber auch

auf die Schaffung einer Identität, welche von den Aussichten auf

eine berufliche Eingliederung in der Gastgesellschaft abhängt).

� Diskutieren, wie sich die Globalisierungsprozesse auf die

Personenfreizügigkeit ausdehnen müssen und können und welche

Instrumente bei einer solchen Perspektive in einem sich schnell verändernden

Arbeitsmarkt und in einer Gesellschaft einzusetzen sind,

die tagtäglich zwischen verschiedenen Kulturen und Interessen vermitteln

muss.

In den vergangenen Jahren ist verschiedentlich aufgezeigt worden,

dass die Institutionen die Notwendigkeit einer Unterstützung

der Integrationsprozesse erkannt haben (vor allem auf kantonaler

Ebene, wie 1999 in der Stadt Zürich, die ein verbindliches Dokument

zu diesem Thema herausgegeben hat). Hinter diesem Schlag-

Dicembre - Dezember 2000 infoECAP


infoECAP

Rapporto d’attività 1999 8

Jahresbericht 1999

solo termine si nascondono peraltro ricette e idee diverse sulle

quali sarà necessario confrontarsi. Nel confronto un ruolo determinante

dovranno sapersi ritagliare le organizzazioni promosse

e al servizio delle comunità di immigrazione.

Nella discussione, crediamo, le preoccupazioni di ordine teorico

dovranno saper evitare le strettoie del dibattito ideologico,

per intrecciarsi sempre con l’analisi delle trasformazioni

del mercato del lavoro, che modificano radicalmente i percorsi

dell’integrazione. Oggi il lavoro non appare veicolo significativo

di mobilità sociale verticale (mezzo che ha permesso in passato

un’inserimento dei migranti ai margini della società di accoglienza),

mentre si accentua la segmentazione delle condizioni

dei migranti. Quote rilevanti di essi vengono sospinte verso

nicchie a professionalità bloccata, e parallelamente la domanda

di diritti e dignità si sposta sul piano politico. Rimane difficile,

in questo contesto, la situazione delle seconde generazioni,

che dall’inserimento nella scuola in poi scontano forti difficoltà

di inclusione nei sistemi formativi e nel mercato del lavoro

locali. Per discutere di integrazione è necessario sviluppare

la ricerca sui nuovi percorsi migratori, sui fenomeni di asilo,

sulle seconde generazioni, tutti fenomeni destinati ad incidere

sulla domanda sociale dei migranti e sulle attitudini all’integrazione

della società locale.

Quali prospettive si aprono per un’istituzione formativa come

l’ECAP nella discussione sull’integrazione? Principalmente

quella di valorizzare al meglio quello strumento potente di integrazione

che è - a tutti i livelli - la formazione. Formazione

serve agli immigranti per poter esprimere una domanda di integrazione

e visibilità professionale e sociale: la formazione dà

conoscenze e permette di accedere all’informazione, contribuisce

a costruire le competenze necessarie all’inclusione e alla

navigazione nel mercato del lavoro locale, aiuta a uscire dalle

condizioni di marginalità lavorativa. Ma la formazione promossa

dalle istituzioni nate in seno alla comunità di immigrazione,

dentro ad un discorso di integrazione, può nondimeno proporsi

come risorsa chiave per la società di accoglienza: essa è lo strumento

per far crescere la cultura del confronto e del cambiamento

reciproco, per rafforzare le capacità di mediazione e le

strutture organizzate della mediazione interculturale, ma per

diffondere soprattutto sensibilità positive nei confronti della

diversità all’intero corpo sociale.

1.3 Formazione e lavoro:

alla ricerca di nuove ricette

In Svizzera, come altrove in Europa, le relazioni tra la formazione

e il lavoro sono in questi anni al centro dell’interesse degli

studiosi. Anche in un contesto tradizionalmente considerato

esemplare dal punto di vista dell’integrazione tra strategie e

modelli di istruzione e formazione professionale e esigenze del

mondo della produzione, le trasformazioni in atto fanno interrogare

sulla reale efficienza ed efficacia dei sistemi di formazione

e sulla necessità di rivedere alcune formule e modalità di

accesso in particolare alla formazione continua (sempre meno

delegabile ai percorsi di carriera e professionalizzazione che si

svolgono nelle singole aziende e nei settori produttivi). Tra la

fine del 1998 e il 1999 alcune importanti iniziative convegnistiche,

come la tre giorni Bildung und Arbeit, organizzata dall’Università

di Zurigo, e il seminario Wie Wirksam ist die Berufsbildung

in der Schweiz?, organizzato dalla Società svizzera

della ricerca educativa a Losanna si sono intrattenute sulle conseguenze

della crisi dei nessi consolidati tra formazione e lavoro.

Nel 1999 il Fondo Nazionale per la Ricerca ha emanato un

programma pluriennale di lavoro proprio sul tema Formazione

e Lavoro, che si svilupperà nel quinquennio 2000-2005.

Se non entra in discussione l’efficacia dell’apprendistato duale

come formula privilegiata per la formazione professionale di

base, ci si interroga sui vincoli emergenti nell’economia, e sui

wort verstecken sich im Übrigen verschiedene Rezepte und Ideen,

mit denen man sich auseinandersetzen muss. Eine wichtige Rolle in

der Auseinandersetzung werden dabei die Organisationen im Dienste

der Immigrantengemeinschaften spielen müssen.

In der Diskussion müssten unserer Meinung nach die Befürchtungen

theoretischer Art die Enge der ideologischen Debatte überwinden

können, um sich mit der Analyse der Wandlungen auf dem Arbeitsmarkt

zu befassen, denn diese verändern die Wege der Integration

radikal. Arbeit scheint heute kein signifikantes Vehikel der vertikalen

sozialen Mobilität zu sein (wie in der Vergangenheit, als sie

eine Eingliederung der Migranten am Rande der aufnehmenden Gesellschaft

ermöglichte), solange sich die Bedingungen der Migranten

zunehmend segmentieren. Grosse Teile davon werden in Nischen

mit stark eingeschränkten Berufsaussichten gedrängt, während die

Frage der Rechte und Würde auf die politische Ebene verlagert wird.

In diesem Umfeld bleibt die Situation der zweiten Generation problematisch.

Ab der Einschulung hat sie mit enormen Schwierigkeiten

zu kämpfen, ins Bildungssystem und in den lokalen Arbeitsmarkt

integriert zu werden. Will man über Integration sprechen, muss die

Erforschung der neuen Migrationswege, der Asylproblematik und

der Zweitgeneration intensiviert werden. Denn diese Phänomene

werden entscheidend sein für die soziale Frage der Migranten und

für die Haltung der lokalen Bevölkerung gegenüber der Integration.

Welche Möglichkeiten eröffnen sich einem Bildungsinstitut wie

der ECAP in der Diskussion über die Integration? In erster Linie die

Verbesserung der Ausbildung, eines in jeder Hinsicht mächtigen

Integrationsinstruments. Ausbildung dient den Immigranten dazu,

ihr Bedürfnis der Integration und der beruflichen und sozialen Präsenz

zum Ausdruck zu bringen: Ausbildung schafft Kenntnisse und

ermöglicht den Zugang zu Information, trägt zum Aufbau der Kompetenzen

bei, die für die Eingliederung und Bewegung auf dem lokalen

Arbeitsmarkt nötig sind, und sie hilft, das berufliche Randdasein

zu überwinden. Die von jenen Institutionen angebotene Ausbildung,

welche der Immigrationsgemeinschaft entsprungen sind und

sich der Diskussion um die Integration nicht verschliessen, kann

sich für die aufnehmende Gesellschaft als ein Segen erweisen: Sie

ist das Instrument, um die Kultur der Auseinandersetzung und des

gegenseitigen Austauschs zu fördern, um die Vermittlungsfähigkeit

und die organisatorischen Strukturen der interkulturellen Vermittlung

zu stärken, vor allem aber um die positive Empfänglichkeit für

das Andersartige in der ganzen Gesellschaft zu verbreiten.

1.3 Ausbildung und Arbeit:

auf der Suche nach neuen Rezepten

In der Schweiz – wie auch anderswo in Europa – stehen die Beziehungen

zwischen Ausbildung und Arbeit in den letzten Jahren

im Zentrum des wissenschaftlichen Interesses. Das schweizerische

Umfeld wird aus Tradition als exemplarisch betrachtet hinsichtlich

Integration zwischen Bildungs- und Berufsbildungsstrategien und

-modellen einerseits und Anforderungen der Arbeitswelt anderseits.

Und trotzdem lassen die gegenwärtigen Veränderungen die Frage

aufkommen, ob die Bildungssysteme wirklich effizient sind und ob

nicht gewisse Formeln und Modalitäten des Zugangs zur Weiterbildung

(die immer weniger an die Ausbildungen und Berufslehren

innerhalb der einzelnen Betriebe und Branchen delegiert werden

kann) zu überdenken wären. Einige wichtige Tagungen wie die dreitägige

Veranstaltung Bildung und Arbeit, die von der Universität

Zürich organisiert wurde, oder das Seminar Wie wirksam ist die

Berufsbildung in der Schweiz? in Lausanne (organisiert von der

Schweizerischen Gesellschaft für Bildungsforschung) befassten sich

zwischen Ende 1998 und 1999 mit den Auswirkungen der Aufweichung

der gefestigten Beziehungen zwischen Ausbildung und Arbeit.

1999 gab der Schweizerische Nationalfonds ein mehrjähriges

Arbeitsprogramm über das Thema Ausbildung und Arbeit heraus,

das in den Jahren 2000-2005 umgesetzt werden soll.

Die Effizienz der dualen Lehre als privilegierte Formel der beruflichen

Grundausbildung steht zwar nicht zur Diskussion, aber man

Dicembre - Dezember 2000


Rapporto d’attività 1999 9

Jahresbericht 1999

nuovi profili di competenze, per immaginare una riforma del

sistema (va in questa direzione anche la nuova Offensiva federale

per i posti di apprendistato) che leghi in modo diverso formazione

di base e perfezionamento professionale. Quella che

salta, di fronte alla discontinuità strutturale del lavoro, è la linearità

dei percorsi. Le nuove competenze si potranno formare

solamente attraverso traiettorie individuali di navigazione professionale,

da cui la necessità di un sistema di formazione continua

che si sviluppi a partire dalla formazione di base e poi

lungo l’arco della vita (tema, del resto, al centro della riflessione

internazionale di questi anni, in ambito OCSE come dell’Unione

Europea). Destano allora preoccupazione i primi segnali

di crisi dello stesso sistema della formazione professionale

di base, con una tendenza alla diminuzione degli anni di

scolarità soprattutto nelle fasce basse di istruzione (figlia di una

scelta parzialmente incoraggiata dalle istituzioni e dagli ambienti

datoriali che guardano alla necessità di “riprodurre” anche

una manodopera a bassa qualificazione) che le espone a

crescenti rischi di esclusione dal mondo del lavoro e da prospettive

di professionalizzazione attraverso la formazione continua.

In Svizzera il dibattito si è sviluppato nel 1999 soprattutto attorno

al testo di riforma della legge federale in materia di formazione professionale,

entrato in consultazione con l’obiettivo di un varo entro il

2003 dei dispositivi. Se da un lato si sta realizzando un primo consenso

attorno alle esperienze di modularizzazione dei percorsi formativi,

dall’altro al centro della discussione emerge la querelle tra

sostenitori più coraggiosi di un’apertura del sistema al concetto di

formazione permanente (dove i confini tra diritto degli adulti all’educazione

lungo l’arco della vita e accesso alla formazione professionale

intesa in senso stretto appaiono via via più labili) e istituzioni

attente piuttosto a circoscrivere gli effetti della riforma all’area della

formazione professionale di base e, in misura contenuta e distinta, a

quella della formazione continua. Nel 1999, su un altro ma collegato

versante, sono stati sviluppati i lavori preparatori dell’iniziativa ponte

di rilancio dell’apprendistato (seconda offensiva federale) che dovrà

accompagnare il processo di riforma, sperimentandone per certi

aspetti l’attuazione. In questa discussione è iniziato ad emergere,

anche se ancora timidamente nelle deduzioni e nelle proposte operative,

il problema dell’accesso alla formazione di base e soprattutto

alla formazione continua dei pubblici a debole qualificazione.

Un ruolo importante ha avuto in questa direzione il rapporto

sulla formazione continua in Svizzera redatto dalla SVEB/FSEA

e uscito alla fine del 1998. Esso ha avuto il merito di sottolineare

accanto ai punti di forza (partecipazione elevata alla formazione,

soprattutto se confrontata con altri contesti europei, tradi-

stellt sich Fragen über die entstehenden Verbindungen in der Wirtschaft

und über die neuen Anforderungsprofile. Man kann sich vorstellen,

dass in einer Reform des Systems Grundausbildung und

berufliche Weiterbildung auf andere Weise miteinander verknüpft

werden. In diese Richtung weist auch die neue Lehrstellenoffensive

des Bundes. Was auffällt, ist die Linearität der Bildungswege im

Vergleich zur strukturellen Diskontinuität der Arbeit. Die neuen

Kompetenzen können nur über individuelle Berufsbildungswege

herangebildet werden. Daher ist ein Weiterbildungssystem erforderlich,

das auf der Grundausbildung aufbaut und sich über das ganze

Leben erstreckt. Diese Frage steht übrigens auch im Mittelpunkt

der internationalen Diskussion, die in diesen Jahren innerhalb der

OSZE und der Europäischen Union geführt wird. Beunruhigend sind

daher die ersten Anzeichen einer Krise der beruflichen Grundausbildung

mit einer Tendenz zur Verringerung der Schuljahre, vor allem

bei niedrigem Bildungsstand (teilweise begünstigt von Institutionen

und Arbeitgeberkreisen, die auch Arbeitskräfte mit schlechter

Qualifikation “reproduzieren” wollen). Denn dadurch erhöht sich

die Gefahr des Ausschlusses von der Arbeitswelt und von den Aussichten

auf eine berufliche Qualifizierung auf dem Weiterbildungsweg.

Fig. 6 – Partecipazione alla

formazione continua per livello

di formazione di base

Fonte: ns. elaborazione su dati Ufficio

del Lavoro – SECO - sezione

controllo Agenzie

Abb. 6 – Nutzung von Weiterbildungsmöglichkeiten

nach Grundausbildungsniveau

Quelle: Eigene Darstellung von

Daten der Arbeitsämter – SECO

- Abteilung Kontrolle Vermittlungsbüros

In der Schweiz kreiste die Debatte 1999 vor allem um die revidierte

Fassung des Berufsbildungsgesetzes, die in die Vernehmlassung

geschickt wurde, damit die Bestimmungen bis 2003 verabschiedet

werden können. Einerseits zeichnet sich ein erster Konsens rund um

die Erfahrungen der Modularisierung der Bildungswege ab. Ins Zentrum

der Diskussion rückt aber anderseits der Streit zwischen mutigeren

Verfechtern einer Öffnung des Systems hin zum Konzept der

permanenten Weiterbildung (wo die Grenzen zwischen dem Recht

der Erwachsenen auf lebenslange Ausbildung und dem Zutritt zur

Berufsbildung im engeren Sinn zunehmend verschwimmen) und Institutionen,

welche die Reform eher auf die berufliche Grundausbildung

beschränken wollen und nur untergeordnet eine Ausdehnung

auf die Weiterbildung zulassen. In einem anderen, damit jedoch zusammenhängenden

Bereich wurden 1999 die Vorbereitungsarbeiten

der Brückeninitiative zur Förderung der Berufslehre (Lehrstellenbeschluss

2) aufgenommen, welche den Reformprozess begleiten soll.

In dieser Diskussion ist – wenngleich noch zögerlich in den Folgerungen

und den Vorschlägen für die Umsetzung – auch das Problem

des Zugangs zur Grundausbildung und vor allem der Weiterbildung

schlecht qualifizierter Personen aufgetaucht.

Eine wichtige Rolle spielte hier der Ende 1998 veröffentlichte

SVEB-Bericht über die Weiterbildung in der Schweiz. Darin wurden

nebst den Stärken (gute Nutzung des Ausbildungsangebots, vor

allem im Vergleich zu anderen europäischen Ländern, Tradition und

Qualität des Kursangebots, Gliederung der Institutionen) auch die

Dicembre - Dezember 2000 infoECAP


infoECAP

Rapporto d’attività 1999 10

Jahresbericht 1999

zione e qualità delle offerte formative, articolazione delle istituzioni)

anche quelli di debolezza della formazione degli adulti in

Svizzera, fornendo dati circostanziati sul carattere selettivo della

partecipazione (ancora prevalentemente legata ai contesti della

formazione aziendale riservata ai quadri e ai lavoratori specializzati)

e sulla vera e propria esclusione delle fasce a debole qualificazione

e con istruzione di base limitata (un problema che in

questo senso riguarda anche molti diplomati attraverso l’apprendistato)

dall’accesso alla formazione continua. Evidente in questo

senso l’esclusione di gran parte degli stranieri dalla formazione

continua, e la ghettizzazione delle donne nell’ambito di

specifiche aree di formazione. Un’esclusione, come rileva il rapporto,

che è stata in parte mitigata negli ultimi anni dall’accesso

dei disoccupati alle misure attive di sostegno promosse dalla

LADI, la cui applicazione non è stata peraltro priva di contraddizioni.

Essa si è infatti realizzata - come rilevano i curatori dello

studio - in un contesto di forzata e dannosa separazione rispetto

ai circuiti della formazione continua. L’insistenza sul carattere

“mirato” delle formazioni di cui potevano beneficiare i disoccupati,

e la scarsa applicazione delle misure relative al recupero

della qualificazione di base, ha finito per rendere molte delle

opportunità offerte ai pubblici deboli poco significative agli effetti

della professionalizzazione e paradossalmente ininfluenti

anche sul versante della collocabilità, che costituiva obiettivo

prioritario delle misure.

La Fondazione ECAP si è attivata, nei suoi trent’anni di vita,

per favorire l’accesso dei migranti - e dei pubblici a debole qualificazione

in generale - alla formazione professionale continua;

negli ultimi anni l’impegno è stato massiccio soprattutto sul versante

delle misure di sostegno al reimpiego dei disoccupati, dove

pur scontando i limiti imposti dalle normative vigenti ci si è mossi

per innovare l’offerta formativa. Oggi questo spazio si riduce,

sia per l’evoluzione del sistema di misure attive (l’obiettivo dell’ennesima

revisione dei dispositivi - che entra in vigore nel 2000

- è quello dell’accelerazione dei tempi di reinserimento al lavoro

dei disoccupati, piuttosto che della qualificazione professionale

intesa come mezzo per una navigazione più duratura e stabile

nel mercato del lavoro), sia perchè i soggetti coinvolti nella flessibilizzazione

del mercato (o travolti dall’esclusione) non trovano

risposte sul versante della formazione (per mancanza di risorse

finanziarie per pagarsi la partecipazione ma anche in carenza

di una reale possibilità, nei mercati flessibili del lavoro, di pianificare

i loro tempi di vita e di lavoro per accedere seriamente alla

formazione). Emergono se possibile più forti i limiti di un modello

che ha storicamente legato la formazione, di base e continua,

al possesso di un posto stabile di lavoro (o in subordine,

negli ultimi anni, alla condizione di disoccupazione a tempo pieno).

La precarietà dell’impiego, condizione oggi più diffusa della

disoccupazione e consustanziale al modello di produzione postfordista,

non offre agli stranieri nemmeno la chance di un primo

ingresso “di massa” alla formazione continua paradossalmente

garantita loro negli ultimi anni, come testimonia l’attività dell’ECAP,

dalla perdita del posto di lavoro.

Per l’ECAP l’impegno del 1999 è stato quello di rispondere

da un lato alla domanda di formazione continua e di conoscenze

fondamentali per l’integrazione, come quelle linguistiche, comunque

espressa dall’eterogeneo universo migratorio che fa ormai

riferimento alla Fondazione, dall’altro di prepararsi ad affrontare

nei prossimi anni nuove fondamentali sfide, facendo

sentire in primo luogo la sua voce e facendo pesare la sua esperienza

nell’attuale dibattito sulla riforma del sistema di formazione

professionale elvetico. L’ECAP si muove dal lato dell’offerta

per superare le discriminazioni che di fatto limitano l’accesso

dei pubblici a scarsa qualificazione alle opportunità di formazione

di base e continua. Lo fa sperimentando metodologie e

contenuti adeguati nelle formazioni offerte.

Ma i nodi del futuro riguardano le risorse che potranno essere

dedicate all’estensione dei diritti alla formazione nelle aree del

Schwächen der Erwachsenenbildung in der Schweiz unterstrichen.

Zudem lieferte der Bericht ausführliche Daten über den selektiven

Charakter der Nutzung (noch vorwiegend an die betriebliche Ausbildung

für Kader und Facharbeiter gebunden) und über den Ausschluss

der schlecht qualifizierten Schichten mit beschränkter Grundausbildung

von der Weiterbildung (ein Problem, das auch viele Jugendliche

nach Abschluss der Berufslehre betrifft). Naheliegend ist der Ausschluss

eines grossen Teils der Ausländer von der Weiterbildung und die Ghettoisierung

der Frauen innerhalb spezifischer Ausbildungsbereiche. Ein

Ausschluss, der dem Bericht zufolge in den letzten Jahren teilweise

gemildert wurde durch den Zugang der Arbeitslosen zu den aktiven

Stützmassnahmen nach dem AVIG, deren Umsetzung allerdings nicht

frei von Widersprüchen war. Sie erfolgte in der Tat – wie dies von den

Herausgebern der Studie unterstrichen wird – in einem Umfeld erzwungener

und schädlicher Trennung von den Weiterbildungslehrgängen.

Das Bestehen auf dem “zielgerichteten” Charakter der Ausbildungen,

die den Arbeitslosen angeboten wurden, und die spärliche

Umsetzung der Massnahmen für eine Nachholung der Grundqualifikation

hat dazu geführt, dass viele Angebote für die schwachen Schichten

erheblich an Bedeutung verloren im Hinblick auf die berufliche

Ausbildung und sich paradoxerweise auch nicht auf die Vermittelbarkeit

auswirkten, die ja eigentlich der Hauptzweck der Massnahmen

war.

Die Stiftung ECAP hat sich in ihrem dreissigjährigen Bestehen dafür

eingesetzt, den Zugang der Migranten (und der schlecht qualifizierten

Schichten allgemein) zur beruflichen Weiterbildung zu fördern.

In den letzten Jahren wurde vor allem im Bereich der Stützmassnahmen

für die Wiederbeschäftigung von Stellenlosen sehr viel unternommen.

Ungeachtet der Einschränkungen der geltenden Gesetzgebung

wurde hier auf eine Erneuerung des Ausbildungsangebots hingearbeitet.

Heute wird dieser Spielraum wieder kleiner. Verantwortlich dafür

sind zwei Faktoren: einerseits der Aufbau des Systems der Aktivmassnahmen.

Vorrangiges Ziel der x-ten Revision der Bestimmungen – die

im Jahre 2000 in Kraft tritt – ist nämlich eine Verkürzung der Zeit bis

zur Wiedereingliederung der Arbeitslosen in die Arbeitswelt; erst in

zweiter Linie kommt die berufliche Qualifizierung als Mittel für eine

dauerhaftere und stabilere Behauptung auf dem Arbeitsmarkt. Andererseits

die Tatsache, dass die von der Flexibilisierung des Marktes

(oder vom Ausschluss) Betroffenen im Bereich der Ausbildung nichts

vorfinden (weil die finanziellen Mittel für eine Teilnahme fehlen, aber

auch weil keine echte Möglichkeit besteht, auf den flexibilisierten

Arbeitsmärkten die Freizeit und Arbeitszeit zu planen und so ernsthaft

eine Ausbildung zu absolvieren). Die Grenzen eines Modells, das die

Grundausbildung und Weiterbildung aus Tradition an den Besitz einer

festen Stelle (und untergeordnet in den vergangenen Jahren an die

Bedingung der Arbeitslosigkeit) knüpfte, treten heute immer klarer zu

Tage. Die befristete Beschäftigung – heute eine der Hauptursachen

der Arbeitslosigkeit und wesentliches Merkmal des postfordistischen

Produktionsmodells – bietet den Ausländern nicht einmal die generelle

Möglichkeit eines ersten Zugangs zur Weiterbildung, die ihnen in

den vergangenen Jahren beim Verlust ihrer Stelle paradoxerweise garantiert

wurde, wie dies die Tätigkeit der ECAP beweist.

Die ECAP versuchte 1999 einerseits, dem von der heterogenen

Migrationsgemeinschaft geäusserten Bedarf an Weiterbildung und

Grundkenntnissen für die Integration – etwa im Sprachbereich – zu

entsprechen. Anderseits ging es für die Stiftung um die Vorbereitung

auf die neuen grossen Herausforderungen, die in den kommenden Jahren

auf uns zukommen werden. Dazu will sie sich vor allem Gehör

verschaffen und ihre Erfahrung in die aktuelle Debatte über die Reform

des schweizerischen Berufsbildungssystems einfliessen lassen.

Die ECAP bemüht sich auf der Angebotsseite, die Diskriminierungen

zu überwinden, die den Zugang der schlecht qualifizierten Arbeitskräfte

zur Grundausbildung und Weiterbildung einschränken, unter

anderem, indem sie in den erteilten Kursen Erfahrungen mit geeigneten

Methoden und Inhalten sammelt.

Aber die zukünftige Problematik liegt in den Mitteln, die für die

Ausdehnung des Rechts auf Ausbildung auch auf den Bereich der unsicheren

Stellen angewendet werden können, und in der Einsetzung

Dicembre - Dezember 2000


Rapporto d’attività 1999 11

Jahresbericht 1999

lavoro discontinuo e la liberazione dei tempi di vita e di lavoro a

disposizione delle persone per pianificare la loro crescita professionale

e accedere alla formazione continua. Questi obiettivi non

possono essere perseguiti senza un quadro più ampio di alleanze,

in cui è fondamentale l’impegno del sindacato, e senza un’adeguata

ricerca sui fenomeni di esclusione dalla formazione, che

permetta di sperimentare modalità efficaci di contrasto e inclusione

delle persone a debole qualificazione e degli immigrati nell’area

dei diritti alla formazione lungo l’arco della vita.

2.La Fondazione ECAP nel 1999

2.1 L’ECAP nel 1999: uno sguardo d’assieme

e le prospettive per il 2000

Si legge ancora assai parzialmente, nei risultati conseguiti dalla

Fondazione ECAP nel 1999, l’evoluzione radicale delle tendenze

del mercato del lavoro, che a partire dal 1999 hanno determinato

una forte contrazione della domanda di formazione collegata al sistema

delle Misure Attive finalizzate al sostegno del reinserimento

lavorativo dei disoccupati. Il forte ridimensionamento della disoccupazione

“a tempo pieno”, e la crescente segmentazione del mercato

del lavoro (con la crescita del lavoro a tempo parziale e dei

lavori temporanei e flessibili, che comportano una sempre maggiore

velocità di ingresso e uscita dal mercato del lavoro, stanno rendendo

molto difficile una pianificazione delle offerte di formazione

continua rivolte alle persone in cerca di impiego, senza che - per

contro - nè le istituzioni, nè le parti sociali attraverso la contrattazione

siano ancora riuscite a sperimentare formule in grado di garantire

l’accesso al perfezionamento a coloro che maggiormente soffrono

la precarizzazione del lavoro, e in particolare ai lavoratori immigrati

a debole qualificazione che costituiscono il pubblico bersaglio

dell’azione dell’ECAP. D’altro canto la flessibilizzazione dell’impiego

rende altrettanto problematiche le traiettorie individuali di

carriera degli stessi lavoratori più o meno stabilmente occupati, determinando

tensioni nell’uso del tempo e incertezze nei confronti

del futuro professionale che si ripercuotono in una diminuzione delle

motivazioni e soprattutto delle concrete possibilità di investimento

nella propria qualificazione e nella formazione continua, con conseguente

ulteriore e paradossale indebolimento della domanda di

formazione negli anni in cui essa viene generalmente ritenuta risorsa

chiave per una tranquilla navigazione nella vita attiva.

La Fondazione ECAP ha messo a segno nel 1999 un risultato di

bilancio ancora positivo, grazie alla grande capacità dimostrata dai

diversi Centri sul versante della costante innovazione e flessibilizzazione

delle offerte formative e grazie ad una tenuta qualitativa

delle offerte che si è rivelata determinante in uno scenario di contrazione

complessiva della domanda e di selezione degli organizzatori

da parte delle istituzioni pubbliche. Nel primo anno di netta inversione

delle tendenze della domanda di formazione - cresciuta a dismisura

negli anni ‘90 a causa della disoccupazione - possiamo dire

che sono state penalizzate soprattutto le strutture di formazione senza

radici profonde nel campo della formazione continua o comunque

dimostratesi incapaci di adeguare la propria azione e le proprie

strutture alle nuove condizioni della domanda. La Fondazione ECAP

ha visto attestarsi il volume dell’attività grosso modo sui livelli previsti

a inizio anno, contabilizzabili in poco meno di 90.000 ore di

formazione (88.000 circa senza l’apporto di FormAZIONE, i cui

dati risultano ancora integrati per il 1999 nel bilancio della Fondazione).

La formazione dei disoccupati, finanziata dagli Uffici del Lavoro

nella forma di corsi collettivi o indirettamente dalle Casse disoccupazione

attraverso il rimborso dei costi di iscrizione individuale

assunti dai partecipanti, pur scontando la riduzione della

domanda di cui abbiamo detto, ha rappresentato ancora l’asse portante

del lavoro della Fondazione, con oltre 57.000 ore di formazione

erogate, all’incirca il 65% del totale annuo. Per contro un’evo-

von verfügbarer Freizeit und Arbeitszeit für die Planung ihrer beruflichen

Verbesserung sowie den Zugang zur Weiterbildung. Diese Ziele

können nicht erreicht werden ohne einen breiteren Rahmen von Allianzen

– grundlegend ist hier die Mitwirkung der Gewerkschaften –

und ohne eine angemessene Erforschung der Umstände, die zum Ausschluss

von der Ausbildung führen. So können effiziente Möglichkeiten

gesucht werden, um mit den schlecht qualifizierten Personen und

Immigranten in einen Dialog zu treten und ihnen das Recht auf Ausbildung

während des ganzen Lebens zu gewährleisten.

2.Die Stiftung ECAP im Jahre 1999

2.1 Die ECAP im Jahre 1999: Überblick

und Ausblick auf das Jahr 2000

Aus den von der Stiftung ECAP 1999 erzielten Ergebnissen lässt

sich die radikale Entwicklung der Arbeitsmarkttrends, die ab 1999

ein starkes Nachlassen der Ausbildungsnachfrage in Verbindung mit

dem System der Aktivmassnahmen zur Förderung der beruflichen

Wiedereingliederung der Arbeitslosen zur Folge hatten, erst teilweise

herauslesen. Der starke Rückgang der “Vollzeit”-Arbeitslosigkeit

und die zunehmende Segmentierung des Arbeitsmarktes (mit der

Zunahme der Teilzeitstellen sowie der temporären und flexiblen

Arbeiten, die zu einer immer schnelleren Abfolge des Ein- und Austritts

aus dem Arbeitsmarkt führen), machen eine Planung der Weiterbildungsangebote

für Stellensuchende sehr schwierig. Weder den

Institutionen noch den Sozialpartnern (über die Arbeitsverträge) ist

es jedoch bisher gelungen, Formeln zu finden, die den Zugang zur

Weiterbildung jenen garantieren könnten, die unter den immer unsichereren

Stellen am stärksten leiden, nämlich den schlecht qualifizierten

eingewanderten Arbeitskräften – dem Zielpublikum der

ECAP-Arbeit. Die Flexibilisierung der Beschäftigung macht anderseits

die individuellen Karrieren der Arbeitnehmer in einem mehr

oder weniger stabilen Arbeitsverhältnis problematisch. Sie führt zu

Spannungen bei der Nutzung der Zeit und zu Verunsicherung bezüglich

der beruflichen Zukunft. Und dies wiederum bewirkt einen

Verlust der Motivation und vor allem der konkreten Möglichkeiten,

in die eigene Qualifizierung und Weiterbildung zu investieren. Die

Folge davon ist schliesslich paradoxerweise ein weiteres Nachlassen

der Ausbildungsnachfrage gerade in jenen Jahren, in denen diese

allgemein als Schlüssel zu einer sorglosen Behauptung im Berufsleben

erachtet wird.

Dank den grossen Anstrengungen, welche die verschiedenen

ECAP-Zentren auf dem Gebiet der Innovation und Flexibilisierung

des Kursangebots unternahmen, und dank der qualitativen

Erhaltung des Angebots – in einem Szenarium des Nachfragerückgangs

und der Auswahl der Organisatoren durch die öffentlichen

Institutionen ganz wesentliche Faktoren – konnte die Stiftung

1999 nochmals eine positive Jahresrechnung ausweisen. Im

ersten Jahr der klaren Trendwende in der Kursnachfrage – die in

den neunziger Jahren als Folge der Arbeitslosigkeit übermässig

gestiegen war – können wir sagen, dass vor allem Ausbildungsstrukturen

ohne gute Verwurzelung in der Weiterbildung oder

solche, die unfähig waren, ihr Angebot und ihre Strukturen an

die neuen Nachfragebedingungen anzupassen, darunter zu leiden

hatten. Die Aktivität der Stiftung ECAP erreichte mehr oder

weniger den Anfang Jahr erwarteten Umfang: fast 90’000 Kursstunden

wurden erteilt (ca. 88’000 ohne Beitrag von FormAZIO-

NE, deren Daten für 1999 noch in die Rechnung der Stiftung

integriert sind).

Die Ausbildung der Arbeitslosen, die von den Arbeitsämtern in

Form von Gruppenkursen oder indirekt von den Arbeitslosenkassen

über die individuelle Rückzahlung der von den Teilnehmern

bezahlten Kursgebühren finanziert wurde, machte – trotz besagtem

Rückgang der Nachfrage – noch immer die Hauptarbeit der

Stiftung aus: über 57’000 Kursstunden oder rund 65 % des Jahrestotals.

Eine wichtige Entwicklung zeigte sich hingegen bei der

Dicembre - Dezember 2000 infoECAP


infoECAP

Rapporto d’attività 1999 12

Jahresbericht 1999

luzione importante è avvenuta sul versante della diversificazione,

sia considerando le performances dei diversi Centri - con un’ulteriore

crescita in particolare dei Centri di dimensioni intermedie,

come Argovia, Ticino e Lucerna - che delle offerte formative. Sono

state infatti progettate e sperimentate nuove proposte nel campo

della formazione professionale, linguistica e dei corsi finalizzati

allo sviluppo delle competenze personali e sociali delle persone a

debole qualificazione, parte delle quali stanno trovando attuazione

già nei primi mesi del 2000.

Fig. 7 – Attività formative ECAP nel 1999 per tipologia di corsi

Fonte: Fondazione ECAP

Nel 1999 è tuttavia emerso con chiarezza come il mercato della

formazione continua sia ormai caratterizzato da una crescente pressione

sui costi che costringe le organizzazioni a sviluppare uno

sforzo straordinario dal punto di vista della qualità (pensiamo anche

all’introduzione di standard obbligatori per gli Enti fruitori di

finanziamenti pubblici, come l’EduQua già attivato nel 1999 in

forma pilota nel Cantone di Zurigo), in uno scenario di complessiva

riduzione dei finanziamenti. La flessione dei livelli di remunerazione

medi delle ore di formazione, nonostante la flessibilità

dell’organizzazione ECAP, si è accompagnata ad una pressione

sulle entrate. I ricavi si sono rivelati dunque già nel 1999 nettamente

inferiori a quelli dell’anno precedente, con una riduzione

più che proporzionale al calo dell’attività (che è stato del 3,9%

circa): gli introiti, con un ridimensionamento tendenziale delle stesse

sopravvenienze attive che ha consigliato un’estrema prudenza

nella valutazione dei crediti da iscrivere in sede di chiusura, sono

stati inferiori di un milione di franchi circa (-4,6%) a quelli dell’anno

precedente, a causa dell’azione combinata della concorrenza

e delle politiche pubbliche di contenimento della spesa attuate

anche in un settore a parole indicato “strategico” come quello della

formazione. Si è resa quindi indispensabile una politica di contenimento

dei costi di produzione delle attività formative che, soprattutto

in alcune realtà, risultavano relativamente elevati; tale

politica è stata attuata nel complesso con successo, pur se i deficit

strutturali, legati alla rigidità dei costi fissi di struttura e personale,

sono risultati in talune situazioni non comprimibili nell’immediato.

Le entrate complessive della Fondazione ECAP nel 1999 sono

state di 13.380.473 franchi, volume che non ha più consentito significativi

accantonamenti ma che grazie alle politiche di controllo

finanziario e alle misure di risparmio adottate non si è tradotto

in perdite. Si è anzi realizzato un modesto utile di esercizio, che al

netto delle riserve risulta di 19.344 franchi. Quarantamila franchi,

derivanti dal risultato economico, sono stati invece dedicati ad un

incremento del fondo compensazione rischi, prudenzialmente consigliato

dalle condizioni sempre più difficili di incasso che si registrano

ad esempio sul versante dei fondi Ministero italiano del

Lavoro e soprattutto dalla sicura necessità di investimento nell’innovazione

che si manifesterà, in molte situazioni, già a partire dal

2000.

Dal punto di vista della loro composizione le entrate testimoniano

come stentino ancora a dare frutti gli sforzi di differenziazione

dell’attività avviati sin dal 1998 dai diversi Centri. In

effetti sembra essere stata più la concorrenzialità dell’ECAP

Diversifikation, und zwar sowohl hinsichtlich Performance der einzelnen

Zentren – besonders in mittelgrossen Zentren wie Aargau,

Tessin und Luzern mit einem weiteren Wachstum – als auch in

Bezug auf das Ausbildungsangebot. In der Tat wurden neue Angebote

im Bereich der Berufsbildung, der sprachlichen Ausbildung

und der Kurse für die Entwicklung der persönlichen und sozialen

Kompetenzen der schlecht qualifizierten Personen geplant und

versuchsweise realisiert. Ein Teil davon wird bereits in den ersten

Monaten des Jahres 2000 umgesetzt.

Abb. 7 – Bildungstätigkeit der ECAP 1999 nach Art der Kurse

Quelle: Stiftung ECAP

1999 zeigte sich jedoch klar, dass der Weiterbildungsmarkt gegenwärtig

von einem zunehmenden Kostendruck geprägt ist, der

die Organisationen zwingt, in einem Umfeld insgesamt rückläufiger

Finanzierung ausserordentliche Anstrengungen bei der

Qualität zu unternehmen. Wir denken etwa an die Einführung

von verbindlichen Standards für Einrichtungen, die mit öffentlichen

Geldern finanziert werden, wie der 1999 im Kanton Zug

als Pilotprojekt eingeführte Standard EduQua. Trotz Flexibilität

der ECAP-Organisation war der Rückgang der durchschnittlichen

Vergütung der Ausbildungsstunden mit einem Druck auf

die Einnahmen verknüpft. Diese erwiesen sich daher bereits 1999

klar unter jenen des Vorjahres und schrumpften stärker, als dies

dem Rückgang der Aktivität (ca. 3,9 %) entsprechen würde: Die

tendenzielle Redimensionierung der ausserordentlichen Erträge

riet zu äusserster Vorsicht bei der Bewertung der Guthaben, die

in der Jahresrechnung zu verbuchen waren. Die Einnahmen lagen

rund eine Million Franken (- 4,6 %) unter jenen des Vorjahres.

Die Gründe dafür sind die Konkurrenz und die öffentliche

Politik der Ausgabenbremse, die sich auch in einem sogenannt

“strategischen” Bereich wie der Ausbildung bemerkbar machten.

Es erwies sich so als unumgänglich, im Kursbereich eine

Politik der Kostensenkung zu betreiben, da die Kosten zum Teil

relativ hoch waren. Diese Politik wurde insgesamt mit Erfolg

geführt, auch wenn die strukturellen Defizite wegen der Unbeweglichkeit

der fixen Struktur- und Personalkosten in gewissen

Bereichen nicht unverzüglich verringert werden konnten.

Die Gesamteinnahmen 1999 der Stiftung ECAP betrugen

13’380’473 Franken. Dieser Betrag erlaubte keine signifikanten

Rückstellungen mehr. Aber dank der Finanzkontrolle und den

getroffenen Sparmassnahmen mussten keine Verluste hingenommen

werden. Nach Abzug der Reserven konnte sogar ein bescheidener

Betriebsgewinn von 19’344 Franken erzielt werden.

40’000 Franken aus dem Betriebsergebnis wurden in den Risikoausgleichsfond

abgezweigt. Diese Massnahme empfahl sich

vorsichtshalber aufgrund der immer schwierigeren Inkassobedingungen,

denen die Stiftung etwa im Bereich der Unterstützung

durch das italienische Arbeitsministerium ausgesetzt war,

vor allem aber wegen des zu erwartenden Investitionsbedarfs für

die Innovationen, der sich in verschiedenen Bereichen bereits ab

dem Jahr 2000 zeigen wird.

Von der Aufgliederung her zeigen die Einnahmen, dass die 1998

eingeleiteten Bemühungen der einzelnen Zentren um eine Diversifizierung

der Tätigkeit noch kaum Früchte tragen. In der Tat scheint

es, dass eher die Konkurrenzfähigkeit der ECAP unter den Anbie-

Dicembre - Dezember 2000


Rapporto d’attività 1999 13

Jahresbericht 1999

Fig. 8 – Fonti di finanziamento delle attività formative ECAP

nel 1999

Fonte: Fondazione ECAP

nell’ambito dei gestori di Misure Attive, che non il decollo di

nuove offerte, ad aver consentito di limitare gli effetti negativi

del contenimento della spesa operato dalle amministrazioni

cantonali nel quadro delle disposizioni federali inerenti il sostegno

ai disoccupati. Nel 1998 ancora il 40% delle entrate della

Fondazione è risultato legato ai pagamenti diretti degli Uffici

del Lavoro, ma la crescita del peso delle quote versate dai corsisti

non deve trarre in inganno poichè in buona parte è stato il

frutto della diffusione delle modalità di iscrizione individuale

ai corsi - con pagamento a carico delle Casse - degli stessi disoccupati

comunque autorizzati alla frequenza dagli Uffici di

collocamento. Il fatturato dovuto alla formazione dei disoccupati

continua dunque a rappresentare la principale fonte di introiti

della Fondazione. Per contro i contributi di altri Enti e

istituzioni svizzere e i versamenti legati alle convenzioni con i

Ministeri italiani del Lavoro e degli Affari Esteri sono rimasti

sostanzialmente sui livelli dell’anno precedente.

Parallelamente anche dal punto di vista dei pubblici coinvolti

la transizione immaginata nel 1998 si è rivelata assai lenta. Per

quanto interessante, la diversificazione delle offerte formative

mediante sviluppo di progetti pilota e sperimentazioni nel campo

della formazione professionale e delle nuove tecnologie (sviluppate

in particolare a Zurigo e in Ticino) rimane necessariamente

complementare al lavoro che la Fondazione si trova a

dover svolgere nei tradizionali ambiti della formazione linguistica

e dei corsi di sostegno al reinserimento dei disoccupati.

Nel 2000, comunque, lo sforzo di accreditamento dell’ECAP

come organizzazione in grado di dialogare a pieno titolo con le

istituzioni svizzere e italiane sul terreno più ampio e articolato

della formazione degli adulti dovrà proseguire parallelamente

alla difesa degli spazi acquisiti in questi anni negli ambiti di

specializzazione tradizionali, dove è del resto pensabile uno

sviluppo della domanda legato ai problemi dell’integrazione

degli stranieri e della mediazione interculturale.

Guardando al di là del risultato complessivo dell’ECAP nel

1999, che appare per tanti versi rassicurante sulla salute e la

capacità di reazione della Fondazione, notiamo come ormai le

condizioni del “mercato” della formazione siano comunque

mutate. In generale le chiusure di Centri di formazione registratesi

nel 1999, come nel caso della Pro Didacta, e la crisi

gravissima di altri organizzatori di lunga esperienza, come il

Soccorso Operaio Svizzero, dimostrano che le difficoltà sono

condivise da tutte le strutture che operano sullo stesso mercato.

L’ECAP, contando su bassi costi fissi e avendo avviato immediatamente

alcune misure di risparmio, ha potuto reggere meglio

di altri organizzatori, anche grazie alla politica di razionalizzazione

del controllo amministrativo e finanziario sviluppata

nel contesto della riorganizzazione della Fondazione.

Se pero’ consideriamo la situazione dei diversi Centri di formazione,

intesi anche come autonomi centri di costo, notiamo

come il risultato di esercizio della Fondazione sia il frutto di

performances molto diverse. Nel 1999 la situazione deficitaria

Abb. 8 – Finanzierungsquellen der Ausbildungstätigkeit der

ECAP 1999

Quelle: Stiftung ECAP

tern von Aktivmassnahmen als die Einführung eines neuen Angebots

dafür verantwortlich war, die negativen Auswirkungen des Ausgabenstopps

der kantonalen Verwaltungen im Rahmen der Bundesbestimmungen

über die Arbeitslosenunterstützung zu begrenzen.

1998 stammten noch 40 % der Einnahmen der Stiftung aus Direktzahlungen

der Arbeitsämter, aber das zunehmende Gewicht der

Kursteilnehmerbeiträge darf nicht zu falschen Schlüssen verleiten,

denn es war zu einem guten Teil Folge des verbreiteten Vorgehens,

dass sich die Arbeitslosen nach entsprechender Bewilligung durch

die Arbeitsämter selbst zu den Kursen anmelden und ihnen die Kosten

anschliessend von den Kassen vergütet werden. Die Ausbildung

Arbeitsloser ist somit weiterhin die wichtigste Einnahmenquelle

der Stiftung. Die Beiträge anderer schweizerischer Stellen und Einrichtungen

sowie die Zahlungen aufgrund der Vereinbarungen mit

dem italienischen Arbeitsministerium (MdL) und dem italienischen

Aussenministerium (MAE) entsprachen mehr oder weniger dem

Stand der vorangegangenen Jahre.

Parallel dazu erfolgte der 1998 prognostizierte Wandel auch hinsichtlich

Kursbesucher eher zögernd. So interessant sie auch ist, die

Diversifikation des Kursangebots durch den Ausbau von Pilotprojekten

und Versuchen im Bereich der Berufsbildung und der neuen

Technologien (insbesondere in Zürich und im Tessin) bleibt notgedrungen

nur eine Ergänzung der Arbeit, welche die Stiftung in den

traditionellen Bereichen der sprachlichen Ausbildung und der Wiedereingliederungskurse

für Arbeitslose verrichten muss. Im Jahr 2000

müssen die Anstrengungen für die Akkreditierung der ECAP als

Organisation, die fähig ist, mit den schweizerischen und italienischen

Institutionen auf dem breiten und weitverzweigten Feld der

Erwachsenenbildung im Dialog zu bleiben, auf jeden Fall fortgesetzt

werden. Parallel dazu sind die Errungenschaften der vergangenen

Jahre in den traditionellen Bereichen der Spezialisierung zu

verteidigen. Hier ist übrigens eine steigende Nachfrage im Zusammenhang

mit den Problemen der Ausländerintegration und der zwischenkulturellen

Vermittlung zu erwarten.

Das Gesamtresultat der ECAP 1999 wirft in verschiedener Hinsicht

ein gutes Licht auf die Gesundheit und Reaktionsfähigkeit der

Stiftung. Blickt man aber etwas weiter, ist festzustellen, dass sich

die Bedingungen des “Ausbildungsmarktes” verändert haben. Die

Tatsache, dass Bildungszentren wie die Pro Didacta 1999 geschlossen

wurden und andere Organisatoren mit grosser Erfahrung, wie

etwa das Arbeiterhilfswerk, in einer schweren Krise stecken, zeigt,

dass die Schwierigkeiten von allen Strukturen geteilt werden, die

auf diesem Markt tätig sind. Da die ECAP tiefe Fixkosten hat und

unverzüglich Sparmassnahmen einleitete, konnte sie sich vielleicht

besser als andere Organisatoren halten. Ebenfalls dazu beigetragen

hat wohl die Rationalisierung der administrativen und finanziellen

Aufsicht, die im Rahmen der Reorganisation der Stiftung durchgeführt

wurde.

Betrachten wir jedoch die Situation der einzelnen Schulungszentren,

die auch als selbständige Kostenstellen geführt werden, stellen

wir fest, dass das Betriebsergebnis der Stiftung auf sehr unterschiedliche

Performances zurückzuführen ist. Die dramatische Defizitsi-

Dicembre - Dezember 2000 infoECAP


infoECAP

Rapporto d’attività 1999 14

Jahresbericht 1999

drammatica di un Centro come Soletta, che per le sue dimensioni

non riesce ad avvicinarsi all’equilibrio di bilancio rimanendo

organizzato in modo totalmente autonomo (ha subito una

perdita di oltre 170.000 franchi), e le difficoltà forti che si sono

registrate, nonostante la tenuta dell’attività sui livelli preventivati,

a Basilea (con una perdita di oltre 120.000 franchi), sono

state compensate dalla tenuta di bilancio degli altri Centri e dai

margini operativi rilevanti registratisi in particolare a Zurigo (+

162.000 franchi) e Wintherthur (+ 206.000 franchi). La Fondazione

ECAP ha così potuto realizzare l’investimento programmato

nell’avvio di FormAZIONE, che dopo le prevedibili difficoltà

e gli immobilizzi iniziali (alla base del risultato negativo

di 49.000 franchi contabilizzato per il solo 1999 nel bilancio

ECAP) sembra avviata a poter consolidare la sua attività nel

2000. Nell’esercizio in corso, tuttavia, e in generale nei prossimi

anni obiettivo fondamentale dovrà essere l’equilibrio finanziario

di tutti i centri di costo, perchè nonostante la massima

razionalizzazione delle risorse e il rafforzamento delle solidarietà

interne è impensabile che singoli Centri di formazione riescano

ancora a produrre risultati tali da compensare situazioni

critiche di dimensioni paragonabili a quelle del 1999.

In generale, dunque, lo scenario del 1999 dimostra come la scommessa

dei prossimi anni sarà quella del consolidamento del ruolo

che la Fondazione ECAP è venuta ad assumere in questi decenni

nel campo della formazione continua in Svizzera, pur se le dimensioni

dell’attività in termini di ore erogate e entrate di bilancio saranno

prevedibilmente in flessione, in una fase di regresso della

domanda “di massa” trainata negli anni ‘90 dalla formazione dei

disoccupati. Sul versante organizzativo la scelta è quella di non

disinvestire, ma dimensionare in modo flessibile la struttura e riorganizzarla.

L’intero progetto ECAP 2000, ad onor del vero, crediamo

abbia saputo cogliere in tempo questa necessità prefigurando

uno scenario adeguato. Se il 1999 indica la direzione intrapresa,

possiamo dire che gli obiettivi intermedi dell’anno siano stati

sostanzialmente raggiunti e che la traiettoria è quella giusta, con il

consolidamento dell’equilibrio di bilancio, il rafforzamento dell’autonomia

dei Centri regionali di formazione (nonostante le singole

difficoltà segnalate), il collaudo dell’amministrazione centrale

e lo sviluppo di alcuni servizi generali chiave nell’ambito della

ricerca, dell’innovazione (Ufficio Studi) e della qualità (formazione

dei formatori) che stanno dando il loro primi frutti.

Sono infine state poste le basi per una più decisa diversificazione

dell’offerta formativa dell’ECAP negli anni 2000. Due sostanziali

impegni attendono in questo senso la Fondazione già a partire

dall’anno in corso:

� lo sviluppo della battaglia per il diritto dei pubblici deboli

alla qualificazione professionale e alla formazione continua

(che andrà condotta in stretto raccordo con i partners sociali,

e valorizzando - già a partire dal Lehrstellenbeschluss 2

appena lanciato - la riforma della legislazione federale in materia

di formazione professionale di base e continua)

� il rilancio dell’impegno della Fondazione ECAP, accanto

alle organizzazioni delle comunità di immigrazione, nel campo

dei percorsi di integrazione e mediazione culturale, terreno

tormentato su cui tuttavia si giocheranno nei prossimi anni partite

decisive per l’avvenire della società locale, sul quale l’ECAP

potrà e dovrà giocare un ruolo di protagonista, fornendo così

risposte qualitative importanti al ridimensionamento quantitativo

dell’attività formativa indotto dal prevedibile calo della

formazione finanziata dalle Misure Attive LADI.

2.2 Le attività dei Centri regionali

Venendo ad un rapido sguardo alla situazione dei diversi

Centri nel 1999 notiamo come il Centro di Zurigo, con le sue

20.000 ore scarse di formazione, abbia, come previsto, registrato

la flessione più consistente dell’attività (-25%), riuscendo

pero’ molto bene a riassorbirne le conseguenze sul versante

tuation eines Zentrums wie Solothurn, das trotz seiner Grösse bei

weitem keine ausgeglichene Bilanz vorweisen konnte und völlig

selbständig organisiert bleibt (es erlitt einen Verlust von über 170’000

Franken), und die grossen Schwierigkeiten, die sich in Basel einstellten

(mit einem Verlust von mehr als 120’000 Franken), obwohl

die Aktivität wie geplant gehalten werden konnte, wurden kompensiert

von der ausgeglichenen Jahresrechnung der anderen Zentren

und den bemerkenswerten Ergebnissen von Zürich (+ 162’000 Franken)

und Winterthur (+ 206’000 Frank en). Die Stiftung ECAP konnte

so die geplanten Investitionen in den Start des Vereins FormAZIO-

NE tätigen. Nach den vorhersehbaren Schwierigkeiten und den anfänglichen

Kapitalbindungen (führten zum negativen Ergebnis von

49’000 Franken, die in der ECAP-Jahresrechnung allein für das Jahr

1999 verbucht wurden) ist der Verein in der Lage, seine Tätigkeit im

Jahr 2000 zu konsolidieren. Im laufenden Jahr und allgemein in den

kommenden Jahren muss jedoch grundsätzlich das Finanzgleichgewicht

aller Kostenstellen angestrebt werden. Trotz maximaler Rationalisierung

der Mittel und Stärkung der internen Solidarität ist

nämlich nicht zu erwarten, dass auch in Zukunft einzelne Schulungszentren

Resultate erzielen werden, die eine Kompensation kritischer

Situationen im Ausmass von 1999 ermöglichen.

Im Allgemeinen zeigt somit das Szenarium von 1999, dass die

ECAP in den kommenden Jahren die Rolle konsolidieren muss, die

sie in den vergangenen Jahrzehnten auf dem Gebiet der Weiterbildung

in der Schweiz gespielt hat. Allerdings wird der Umfang der

Tätigkeit hinsichtlich erteilter Stunden und ausgewiesener Einnahmen

voraussichtlich rückläufig sein, da der massive Ausbildungsbedarf

der Arbeitslosen gegenüber den neunziger Jahren nachlässt.

Was die Organisation betrifft, soll kein Anlagevermögen veräussert,

sondern die Struktur flexibel dimensioniert und reorganisiert werden.

Wir glauben, dass mit dem Projekt ECAP 2000 diese Notwendigkeit

rechtzeitig vorweggenommen und ein angemessenes Umfeld

geschaffen wurde. 1999 wurde der eingeschlagene Weg sichtbar

und wir können sagen, dass die Zwischenziele für das Jahr im

Wesentlichen erreicht wurden und die Richtung stimmt. Die wiederum

ausgeglichene Jahresrechnung, die gewachsene Selbständigkeit

der regionalen Schulungszentren (trotz den erwähnten Schwierigkeiten),

die Bewährungsprobe der Zentralverwaltung und die

Entwicklung wichtiger allgemeiner Dienste im Bereich der Forschung,

der Innovation (Ufficio Studi) und der Qualität (Ausbildung

der Ausbilder) beginnen erste Früchte zu tragen.

Schliesslich wurden die Grundlagen für eine entschiedenere Diversifikation

des Kursangebots der ECAP in den kommenden Jahren

gelegt. Zwei grosse Aufgaben kommen in diesem Zusammenhang

bereits ab dem laufenden Jahr auf die Stiftung zu:

� Ausbau des in enger Zusammenarbeit mit den Sozialpartnern

geführten Kampfes für das Recht der Schwächeren auf berufliche

Qualifikation und auf Weiterbildung, unter anderem, indem die

Reform der Bundesgesetzgebung im Bereich der beruflichen Grundausbildung

und Weiterbildung – bereits ab dem neuen Lehrstellenbeschluss

2 – genutzt wird.

� Vermehrte Anstrengungen der Stiftung ECAP (nebst den

Organisationen der Immigrantengemeinschaften) im Bereich der

Integration und kulturellen Vermittlung: ein schwieriges Gebiet, auf

dem jedoch in den kommenden Jahren für die Zukunft der einheimischen

Gesellschaft entscheidende Partien ausgetragen werden.

Hier kann und muss die ECAP eine Hauptrolle spielen und qualitativ

wichtige Antworten auf die quantitative Redimensionierung der

Schulungstätigkeit als Folge des vorhersehbaren Rückgangs der von

den AVIG-A ktivmassnahmen finanzierten Kurse liefern.

2.2 Tätigkeit der regionalen Zentren

Werfen wir einen kurzen Blick auf die Situation der verschiedenen

Zentren im Jahre 1999. Das Zentrum Zürich mit seinen

fast 20’000 Kursstunden musste wie erwartet den grössten Rückgang

verzeichnen (- 25 %). Dank einer orausschauenden v

Politik

der organisatorischen Rationalisierung und Reduktion der

Dicembre - Dezember 2000


Rapporto d’attività 1999 15

Jahresbericht 1999

degli equilibri finanziari, grazie ad una politica di anticipazione

della razionalizzazione organizzativa e di riduzione dei costi

fissi, attuata a prezzo di sacrifici notevoli, di cui va dato atto

al personale, ma anche valorizzando l’infrastruttura fissa di

aule e laboratori tecnici e informatici della sede centrale e riducendo

- in modo flessibile - il ricorso alle sedi esterne.

Il Centro di Zurigo ha visto diminuire la sua attività soprattutto

nel campo della formazione linguistica a favore dei disoccupati

(che con 7000 ore di formazione è passata nel 1999

dal 43% al 35% circa del carico complessivo di lavoro), mentre

ha consolidato la sua offerta nel campo dei corsi di alfabetizzazione,

dei corsi di bilancio e di sostegno alla candidatura

rivolti ai disoccupati (sviluppati anche secondo modelli innovativi).

Nel 1999 il rilancio dell’offerta innovativa nel campo

del perfezionamento professionale ha segnato risultati interessanti

nel settore dell’edilizia, mentre più difficile appare il recultamento

nelle attività formative nel campo dell’elettro-impiantistica.

Gioca in generale la già citata precarizzazione del

mercato del lavoro, che rende particolarmente difficile la pianificazione

delle carriere professionali e sottrae senza dubbio

ai lavoratori risorse di tempo e denaro da investire in questo

campo. Il settore dell’informatica ha continuato per contro il

suo consolidamento nell’ambito delle formazioni sostenute dai

fondi Ministero italiano del Lavoro, con l’offerta di corsi a

struttura modulare che permettono di accedere agli esami di

certificazione SIZ.

Il Centro di Zurigo ha continuato a svolgere una funzione

importante come Ente di riferimento per i lavoratori italiani di

prima e seconda generazione interessati alla formazione continua,

sviluppata dall’ECAP in lingua madre, ma nonostante il

calo della formazione rivolta ai disoccupati non è andata perduta

la ricchezza di apporti culturali acquisita negli anni ‘90,

con la tendenza ad un forte ampliamento dei pubblici di riferimento,

e l’avvicinamento alla formazione, in particolare a carattere

linguistico e sociale, di immigrati appartenenti alle recenti

generazioni, con provenienze europee e mediteranee (exjugoslavi,

turchi, etc.) e asiatiche. Il Centro ha organizzato corsi

in ben 7 lingue diverse.

Il Centro di Wintherthur ha realizzato con quasi 4.000 ore

di formazione un sostanziale consolidamento della sua attività,

che ha portato, grazie alle forti sinergie possibili con il centro

collegato di Zurigo, e ad una conduzione intelligente ed

efficiente, ad un eccezionale risultato economico.

Il Centro è attivo in prevalenza nella formazione rivolta ai

disoccupati, ma con offerte sempre in linea con l’evoluzione

dei bisogni, sia nel campo della formazione linguistica (i corsi

di tedesco riassumono oltre il 50% dell’attività) che ora in quello

dei corsi di rafforzamento delle competenze personali e di

sostegno al reimpiego.

Settore importante è anche quello dei corsi di alfabetizzazione,

mentre rimane attiva anche un’offerta di perfezionamento

professionale finanziata attraverso le risorse italiane del Ministero

del Lavoro.

Dopo l’eccezionale crescita degli ultimi anni, il Centro di

Lucerna ha consolidato anch’esso la sua attività, superando le

13.200 ore di formazione; questo consolidamento, grazie allo

sforzo di razionalizzazione organizzativa attuato dalla direzione

e al controllo dei costi fissi, si è tradotto in una positiva chiusura

di bilancio, che consente di guardare con tranquillità e riserve

ad un esercizio senza dubbio problematico come quello

del 2000, in cui si dovranno moltiplicare gli sforzi di diversificazione

dell’attività. L’ECAP Zentral-Schweiz vanta nella formazione

linguistica il suo settore portante, con oltre 10.000 ore

di formazione, tra corsi rivolti ai disoccupati (oltre 6.000 ore),

corsi di alfabetizzazione (un migliaio di ore) e corsi rivolti al

libero mercato. Un ruolo ancora importante, seppur ridimensionato,

hanno i corsi di introduzione e bilancio, in tedesco e

lingua madre, rivolti agli immigrati disoccupati (2.500 ore cir-

Fixkosten (mit erheblichen Opfern, die auch auf der Personalseite

zu spüren waren), aber auch durch die bessere Ausnützung

der festen Infrastruktur von Kursräumen sowie technischen Labors

und Computeranlagen am Hauptsitz und die flexible Beschränkung

der Nutzung externer Kursräume gelang es ihm jedoch

sehr gut, die Auswirkungen auf das finanzielle Gleichgewicht

zu beschränken.

Im Zentrum Zürich ging die Aktivität vor allem auf dem Gebiet

der Sprachkurse für Stellenlose zurück (mit 7’000 Kursstunden

1999 ein Rückgang von 43 % auf ca. 35 % der Gesamttätigkeit),

während das Angebot im Bereich der Alphabetisierungskurse,

Standortbestimmungs- und Bewerbungskurse für Arbeitslose

(die ebenfalls nach innovativen Modellen erteilt wurden)

gefestigt wurde. Die Wiedereinführung des innovativen Angebots

auf dem Gebiet der beruflichen Weiterbildung führte 1999

zu interessanten Resultaten im Baufach. Auf grössere Schwierigkeiten

stiess hingegen das Elektromontage-Kursangebot. Eine

Rolle spielte allgemein die bereits erwähnte Unsicherheit auf dem

Arbeitsmarkt, die eine Planung der beruflichen Karriere besonders

schwierig macht und den Arbeitnehmern zweifellos Zeit und

Geld für entsprechende Investitionen entzieht. Der Informatikbereich

konnte sich im Rahmen der mit Mitteln des italienischen

Arbeitsministeriums unterstützten Ausbildungen hingegen halten.

Hier wurden modular aufgebaute Kurse angeboten, die den

Zugang zu den SIZ-Zertifikatsprüfungen ermöglichen.

Das Zentrum Zürich übte weiterhin eine wichtige Funktion

als Referenzstelle für die italienischen Arbeitnehmer erster und

zweiter Generation aus, die sich für eine von der ECAP in ihrer

Muttersprache angebotene Weiterbildung interessierten. Trotz

Abbau der Kurse für Arbeitslose ging die in den neunziger Jahren

aufgebaute Vielfältigkeit der kulturellen Beiträge nicht verloren.

Es besteht ein Trend zu einer starken Ausweitung des Referenzpublikums.

Immer häufiger werden die Lehrgänge, vor

allem die Sprachkurse und sozialen Kurse, auch Immigranten

der letzten Generationen aus Europa und dem Mittelmeerraum

(Ex-Jugoslawen, Türken usw.) sowie aus Asien zugänglich gemacht.

Das Zentrum organisierte Kurse in sieben verschiedenen

Sprachen.

Das Zentrum Winterthur erreichte mit fast 4’000 Kursstunden

eine bemerkenswerte Konsolidierung seiner Tätigkeit. Dank

den starken Synergien, die sich aus der Zusammenarbeit mit dem

verbundenen Zentrum Zürich ergaben, und einer intelligenten

und effizienten Führung konnte ein ausgezeichnetes Betriebsergebnis

präsentiert werden.

Das Zentrum ist vor allem in der Ausbildung Arbeitsloser tätig,

aber sein Angebot geht stets mit der Entwicklung der Bedürfnisse

einher, sei es im Bereich der sprachlichen Ausbildung

(die Deutschkurse machen über 50 % der Tätigkeit aus), sei es

neustens auf dem Gebiet der Kurse zur Stärkung der persönlichen

Kompetenzen und der Bewerbungskurse. Ein wichtiger

Bereich sind auch die Alphabetisierungskurse sowie verschiedene

berufliche Weiterbildungskurse, die mit Mitteln des italienischen

Arbeitsministeriums finanziert werden.

Nach dem ausserordentlichen Wachstum der vergangenen Jahre

hat auch das Zentrum Luzern seine Tätigkeit konsolidiert und

mehr als 13’200 Kursstunden erteilt. Dank den von der Direktion

unternommenen Anstrengungen zur organisatorischen Rationalisierung

und der Kontrolle der Fixkosten führte dies zu einem

positiven Jahresabschluss, der es erlaubt, mit Befriedigung und

Reserven auf das Jahr 2000 zu blicken, das zweifellos problematischer

sein und viel grössere Anstrengungen zur Diversifikation

der Tätigkeit erfordern wird. Die Tätigkeit der ECAP Zentralschweiz

konzentriert sich auf die Sprachkurse mit über 10’000

Stunden. Es handelt sich um Kurse für Arbeitslose (über 6’000

Stunden), Alphabetisierungskurse (1’000 Stunden) sowie auf dem

freien Markt angebotene Kurse. Weiterhin eine wichtige Rolle –

wenngleich redimensioniert – spielen die Einführungs- und

Standortbestimmungskurse auf Deutsch und in Muttersprache

Dicembre - Dezember 2000 infoECAP


infoECAP

Rapporto d’attività 1999 16

Jahresbericht 1999

Fig. 9 – Distribuzione delle ore di formazione nei diversi Centri

ECAP nel 1999

Fonte: Fondazione ECAP

ca nel complesso nel 1999). Il processo di diversificazione dell’offerta

avviato sin dal 1998 ha continuato a dare alcuni frutti,

ma in un quadro ancora problematico di consolidamento dei risultati.

La sperimentazione di nuove modalità di formazione per i

disoccupati a debole qualificazione (corsi Grundqualifikationen)

ha permesso di sviluppare oltre un migliaio di ore di formazione

(in accompagnamento all’inserimento lavorativo) e una buona

esperienza, destinata però ad esaurirsi nel 2000 a causa dei nuovi

orientamenti del Cantone che si indirizza verso formazioni più

brevi e flessibili nel campo delle competenze chiave e del sostegno

al collocamento. Un buon sviluppo registrano invece i corsi

di tedesco a committenza di singole aziende o rivolti a utenza privata,

mentre assai difficile appare la ricerca di spazi nel campo

dell’informatica.

Il Centro ha progettato poi nel 1999 una proposta di formazione

dei formatori nell’ambito dell’insegnamento in contesti interculturali,

collegata alla formazione post-diploma promossa dalla locale

Università professionale per la specializzazione degli operatori

sociali che professionalmente si troveranno a doversi confrontare

con lingue e culture diverse. Sicuramente poco visibile sul

piano quantitativo, si tratta tuttavia di una proposta strategica per

lo sviluppo del Centro, che punta realisticamente a candidarsi tra

le strutture cantonali attive nello sviluppo di quelle “competenze

multiculturali diffuse” che costituiranno risorsa chiave nei prossimi

anni per lo sviluppo di un’equilibrata politica di integrazione.

Il Centro ha confermato - da questo punto di vista - la sua vocazione

interculturale, ospitando nei suoi corsi partecipanti originari

di oltre una cinquantina di paesi europei ed extra-europei, in

prevalenza provenienti dalla ex-Jugoslavia (in particolare da Kosovo

e Macedonia), dalle aree storiche di immigrazione (Italia,

Portogallo), dai nuovi bacini come nel caso dei Tamil.

Il Centro di Basilea, realtà storica portante della Fondazione,

ha dovuto affrontare nel 1999 un profondo processo di riorganizzazione

susseguente allo sviluppo del progetto ECAP 2000, con

la centralizzazione delle funzioni amministrative della Fondazione

presso la sede di Zurigo. Privato dell’apporto importantissimo

della sua coordinatrice Luciana Rovis, in seguito alla grave malattia

che l’ha colpita nell’estate del 1999, il Centro si è trovato a

fronteggiare il riordino in una situazione di emergenza che è stata

gestita positivamente sul piano della tenuta dell’attività e dell’organizzazione,

ma ritardando inevitabilmente l’assunzione di decisioni

più efficaci sul versante dell’innovazione e soprattutto del

contenimento dei costi strutturali. Il Centro, con poco più di 16.500

ore di attività formativa, ha sostanzialmente centrato l’obiettivo

previsionale, segnando anzi un modesto incremento rispetto al

volume di attività del 1998, ma ha purtroppo messo a segno una

forte perdita finanziaria, imputabile ad una certa rigidità dei costi

fissi e dell’organizzazione, oltre che agli effetti transitori della

chiusura del suo settore amministrativo e del passaggio di consegne

all’amministrazione nazionale.

Abb. 9 – Verteilung der Kursstunden auf die verschiedenen

ECAP-Zentren 1999

Quelle: Stiftung ECAP

für stellenlose Immigranten (ca. 2’500 Stunden im Jahre 1999).

Der 1998 eingeleitete Prozess zur Diversifikation des Angebots

hat wiederum gewisse Früchte getragen, aber in einem noch problematischen

Umfeld der Konsolidierung der Ergebnisse. Die Versuche

mit neuen Kursarten für schlecht qualifizierte Arbeitslose

(Kurse Grundqualifikationen) ermöglichten die Erteilung von über

1’000 Kursstunden (in Begleitung zur beruflichen Eingliederung)

und das Sammeln wertvoller Erfahrungen. Die Kurse werden jedoch

im Jahr 2000 eingestellt, da sich der Kanton neu ausrichtet

und kürzeren und flexibleren Kursen im Bereich der Grundkompetenzen

und der Bewerbungshilfe den Vorzug gibt. Gut entwikkeln

sich hingegen die Deutschkurse im Auftrag einzelner Betriebe

oder Privater, während die Raumsuche in der Informatik recht

schwierig erscheint.

Weiter hat das Zentrum 1999 ein Kursangebot für Ausbilder geplant,

die in interkulturellen Umfeldern tätig sind. Es war verbunden

mit der von der örtlichen Fachhochschule angebotenen Nachdiplom-Zusatzausbildung

für Sozialarbeiter, die sich beruflich mit

anderen Sprachen und Kulturen auseinandersetzen müssen. Quantitativ

ist davon wohl nicht viel sichtbar, es handelt sich aber um

ein strategisches Angebot für die Entwicklung des Zentrums. Denn

es bemüht sich mit guten Chancen darum, zu den kantonalen Strukturen

gezählt zu werden, die in der Entwicklung jener “diffusen

multikulturellen Kompetenzen” tätig sind, die in den kommenden

Jahren für eine ausgeglichene Integrationspolitik von zentraler Bedeutung

sein werden. Das Zentrum hat seinen interkulturellen Anspruch

bekräftigt, indem es Menschen aus über 50 europäischen

und nichteuropäischen Ländern Kurse erteilt hat. Die meisten stammen

aus Ex-Jugoslawien (insbesondere Kosovo und Mazedonien),

den klassischen Immigrationsländern (Italien, Portugal) und neuen

Regionen wie im Fall der Tamilen.

Das Zentrum Basel als historisch wichtige Realität der Stiftung

musste sich 1999 im Anschluss an die Ausarbeitung des Projekts

ECAP 2000 einem tiefgreifenden Reorganisationsprozess unterziehen.

Die administrativen Aufgaben der Stiftung wurden in Zürich

zentralisiert. Infolge schwerer Erkrankung im Sommer 1999

musste das Zentrum sodann auf die äusserst wichtige Arbeit seiner

Koordinatorin Luciana Rovis verzichten. Die Reorganisation musste

daher in einer Notlage in Angriff genommen werden. Trotzdem

konnten die Kurstätigkeit und die Organisation gut bewältigt

werden. Dafür mussten wichtige Entscheidungen auf dem Gebiet

der Innovation und vor allem der Dämpfung der Strukturkosten

zurückgestellt werden. Mit gut 16’500 Kursstunden hat das Zentrum

das gesetzte Ziel im Wesentlichen erreicht. Es konnte gegenüber

1998 sogar ein bescheidenes Wachstum in der Aktivität ausweisen,

musste aber leider einen grossen finanziellen Verlust hinnehmen,

der einer gewissen Unbeweglichkeit der Fixkosten und

der Organisation sowie den vorübergehenden Auswirkungen des

Umzugs der Verwaltung und des Übergangs von Leistungen an die

nationale Verwaltung zuzuschreiben war.

Dicembre - Dezember 2000


Rapporto d’attività 1999 17

Jahresbericht 1999

Dal punto di vista delle attività formative il Centro di Basilea ha

storicamente sviluppato la sua attività nei due settori - linguistico

e informatico - rivelatisi determinanti anche nel 1999. I due settori

organizzano offerte rivolte distintamente ad un pubblico di disoccupati

(prevalente) e di lavoratori occupati, avviati a formazione

prevalentemene sulla base di accordi stipulati con le diverse

direzioni degli Enti e delle aziende coinvolti. Nel 1999 la formazione

linguistica di introduzione e perfezionamento nel tedesco -

e di tedesco con informazioni sociali - rivolta ai disoccupati ha

assorbito gran parte, circa il 50%, dell’attività complessiva. Questo

settore, che ha permesso al Centro di divenire punto di riferimento

per un consistente pubblico di lavoratori stranieri, ha ovviamente

subito le tensioni derivanti dal calo della disoccupazione,

mentre nell’ambito della formazione rivolta ai disoccupati sono

state sperimentate offerte interessanti e qualitativamente innovative

nel campo della formazione informatica (Werkstatt „word/

excel konkret“, etc.), con una forte integrazione nei corsi di partecipanti

svizzeri appartenenti ad impieghi amministrativi (nel complesso

la formazione informatica ha permesso di realizzare oltre

2.000 ore di attività). Il Centro ha inoltre consolidato la sua tradizionale

presenza nel campo della formazione linguistica e professionale

rivolta al personale ospedaliero (Einführung in die neue

Rechtschreibung für deutschsprachige MitarbeiterInnen des Kantonsspitals

Basel - 17 corsi con oltre 300 partecipanti) e ai lavoratori

di bassa qualificazione, generalmente stranieri, attivi nel settore

di cura (Deutschkurse in Alters- und Pflegeheimen, etc.), sperimentando

nel contempo alcune iniziative nel campo della formazione

professionale, con i finanziamenti Parifonds e Ministero

italiano del Lavoro. Un ultimo campo di attività, tradizionale e

sostanzialmente stabile - ma sottoposto ora a tensioni concorrenziali

- è infine stato quello dei corsi di accompagnamento allo

studio e recupero della scolarità di base (corsi Licit) finanziati dal

Ministero italiano degli Affari Esteri.

La situazione del Centro di Basilea appare in questa fase influenzata

dalla dipendenza di alcuni settori di attività dalla formazione

dei disoccupati, come dalla scarsa economicità dell’offerta

di formazione rivolta alle aziende e soprattutto dalle conseguenze

della delicata operazione di riordino resa indilazionabile dalle

perdite finanziarie incontrate dal Centro. Una parte delle sperimentazioni

avviate nel 1999 non avranno prospettive di sviluppo,

mentre sicuramente le tensioni già evidenti sul versante della formazione

dei disoccupati determineranno un ulteriore rischio di

contrazione dell’attività. Obiettivo fondamentale rimane la riqualificazione

dell’immagine e dell’offerta formativa del Centro, in

primo luogo attraverso la valorizzazione degli spazi nuovi che si

stanno aprendo a Basilea sul versante delle politiche di integrazione.

Dal 1997 il Cantone di Basilea città si è dotato di una Commissione

per l’integrazione cui l’ECAP ha partecipato attraverso

l’apporto della sua coordinatrice; nell’agosto del 1999 il Cantone

ha varato un „Leitbild und Handlungskonzept zur Integrationspolitik”

che risulta, tra i diversi documenti approvati in questi mesi

in Svizzera, una base particolarmente avanzata di discussione e

sperimentazione. In questo settore, come nello sviluppo di esperienze

in settori ancora poco dissodati in ambito locale come quello

della formazione delle decine di migliaia di lavoratori transfrontalieri

provenienti da Francia e Germania, andranno pertanto cercate

le condizioni per un accreditamento della Fondazione ECAP

coerente con la sua lunga storia locale, in grado di garantire un

solido rilancio dell’attività e dell’organizzazione a Basilea.

Il Centro di Argovia, promosso originariamente da quello di

Basilea, cui è stato organicamente collegato sino al 1998, ha confermato

nel 1999 la sua ottima performance di crescita. Organizzato

in modo ormai del tutto autonomo, il Centro è divenuto una

delle sedi in grado di produrre il maggiore volume di attività formativa

nell’ambito della Fondazione, operando del resto su tre

sedi regionali distinte ad Aarau, Baden e Wohlen. Nonostante la

necessità di fronteggiare previsioni estremamente critiche sul versante

della razionalizzazione degli interventi a favore dei disoccu-

Was die Kurstätigkeit betrifft, erbrachte das Zentrum Basel seine

Leistungen aus Tradition in zwei Bereichen: Sprache und Informatik.

Sie erwiesen sich auch 1999 als tragend. Organisiert wurden

Angebote, die sich entweder an Arbeitslose (der grösste Teil)

oder an Beschäftigte richteten, die vor allem aufgrund von Vereinbarungen

mit Behörden und Unternehmen den Kursen zugeführt

wurden. 1999 machten die Anfänger- und Fortgeschrittenenkurse

in deutscher Sprache (und Deutsch mit sozialen Informationen)

für Arbeitslose rund 50 % der Gesamttätigk eit aus. Dieser Bereich

erlaubte dem Zentrum, zur Referenz für eine ansehnliche Zahl ausländischer

Arbeitnehmer zu werden. Als Folge der rückläufigen

Arbeitslosigkeit ergaben sich hier aber Spannungen, während auf

dem Gebiet der Arbeitslosenkurse interessante und qualitativ innovative

Angebote im Bereich der Informatikkurse erprobt wurden

(Werkstatt “word/excel konkret” usw.). Diese Kurse wurden

auch von vielen Schweizern in administrativer Anstellung besucht.

Insgesamt wurden über 2’000 Informatik-Kursstunden erteilt. Das

Zentrum konsolidierte zudem seine traditionelle Präsenz auf dem

Gebiet der Sprach- und Berufsbildung für Spitalpersonal (Einführung

in die neue Rechtschreibung für deutschsprachige MitarbeiterInnen

des Kantonsspitals Basel - 17 Kurse mit über 300 Teilnehmern)

und für schlecht qualifizierte, meistens ausländische Arbeiter

in Pflegeberufen (Deutschkurse in Alters- und Pflegeheimen

usw.). Daneben wurden Erfahrungen gesammelt auf dem Gebiet

der Berufsbildung mit finanzieller Unterstützung des Parifonds und

des italienischen Arbeitsministeriums. Ein letzter traditioneller und

im Wesentlichen stabiler Bereich, der jetzt allerdings Wettbewerbsspannungen

unterliegt, sind schliesslich die Stützkurse zur Nachholung

der Grundschule (Licit-Kurse), die vom italienischen Aussenministerium

finanziert werden.

Die Abhängigkeit einiger Tätigkeitsbereiche von den Arbeitslosenkursen,

die relativ geringe Wirtschaftlichkeit des Schulungsangebots

für Unternehmen und vor allem die Folgen der heiklen Reorganisation,

die unaufschiebbar geworden war als Folge der finanziellen

Verluste des Zentrums beeinflussen in dieser Phase die

Situation des Zentrums Basel. Ein Teil der 1999 gestarteten Experimente

wird keinen Bestand haben, während die Spannungen, die

sich in der Arbeitslosenschulung abzeichnen, mit Sicherheit die

Gefahr einer weiteren Schrumpfung in sich bergen. Ein wesentliches

Ziel bleibt die Aufwertung des Images und des Kursangebots

des Zentrums, in erster Linie durch die Nutzung der neuen Möglichkeiten,

die sich in Basel auf dem Gebiet der Integrationspolitik

eröffnen. Seit 1997 verfügt der Kanton Basel Stadt über eine Integrationskommission,

in der die ECAP mit einer ihrer Koordinatorinnen

mitgewirkt hat. Im August 1999 hat der Kanton ein “Leitbild

und Handlungskonzept zur Integrationspolitik” verfasst, das

unter den verschiedenen Schriften, die in der Schweiz in den letzten

Monaten verabschiedet wurden, eine besonders fortschrittliche

Diskussions- und Versuchsgrundlage darstellt. In diesem Bereich

sowie in der Gewinnung von Erfahrungen auf Gebieten, die

noch wenig genutzt werden – etwa in der Schulung der Zehntausenden

von Grenzgängern aus Frankreich und Deutschland – müssen

deshalb die Voraussetzungen für eine Akkreditierung der Stiftung

ECAP gesucht werden, die ihrer langen lokalen Geschichte

entspricht und eine nachhaltige Wiederbelebung der Aktivität und

der Organisation in Basel gewährleisten kann.

Das Zentrum Aargau, das ursprünglich vom Zentrum Basel angeregt

worden war und mit dem es bis 1998 eng verbunden blieb,

hat 1999 seine sehr gute Wachstums-Performance bestätigt. Das

nun völlig selbständig organisierte Zentrum ist heute hinsichtlich

Kursvolumen eines der produktivsten der Stiftung. Es ist regional

dezentralisiert und erteilt Kurse in Aarau, Baden und Wohlen. Obwohl

das Zentrum aufgrund der äusserst kritischen Prognosen das

Angebot für die Arbeitslosen rationalisieren und ab 1999 drastisch

einschränken musste, gelang es ihm, ein qualitativ überzeugendes

Angebot von Sprachkursen und vor allem von Einführungs- und

Stützkursen für die Wiedereingliederung von schlecht qualifizierten

ausländischen Arbeitslosen in die Arbeitswelt aufzustellen. Ausser-

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Rapporto d’attività 1999 18

Jahresbericht 1999

pati, che hanno subito sin dal 1999 una drastica riduzione, il Centro

ha saputo organizzare un’offerta qualitativamente vincente sia sul

versante della formazione linguistica che, soprattutto, su quello delle

misure di introduzione e sostegno al reinserimento lavorativo dei

disoccupati stranieri e a debole qualificazione. Inoltre va anche segnalata

la solidità dimostrata dal Centro nella delicata fase di ristrutturazione

e di avvicendamento delle figure di coordinamento

resasi necessaria alla fine del 1999. Nel complesso il Centro di Argovia

ha superato ancora, sul piano quantitavo, i risultati già lusinghieri

raggiunti nel 1998, realizzando circa 19.000 ore di formazione,

per oltre il 90% nel campo dei corsi finanziati dalle Misure Attive

LADI. L’offerta formativa principale ha riguardato ancora i corsi

di bilancio e sostegno al reinserimento, suddivisi in percorsi lunghi,

della durata di 4 mesi, e in corsi a durata mensile, con un pubblico

eterogeneo di partecipanti (in prevalenza di origine albanese, turca/

curda, italiana e bosniaca) in maggioranza di donne che rappresentano

la componente critica della disoccupazione locale (un tasso di

disoccupazione specifico 4 volte superiore a quello maschile). In

seconda battuta hanno confermato la loro importanza i corsi di tedesco

rivolti a disoccupati (con un calo significativo, peraltro, delle

ore di formazione erogate). Nell’area dei corsi non rivolti alla disoccupazione,

che ha iniziato a consolidarsi, vanno segnalati i corsi

Parifonds per i lavoratori dell’edilizia, la formazione linguistica,

prime esperienze di formazione professionale finanziate dal Ministero

italiano del Lavoro.

Nel 1999 il Centro di Argovia, oltre a mettere a segno un positivo

risultato nello sviluppo dell’attività, ha acquisito una sua completa

maturità e autonomia, dimostrandosi in grado di affrontare anche

importanti avvicendamenti nel gruppo dirigente. La direzione del

Centro è stata capace di prevedere per tempo le tendenze in atto:

pensiamo alla flessibilizzazione del mercato locale del lavoro che

rende difficilmente percorribili formazioni di medio-lungo periodo

rivolte alla generalità delle persone in cerca di impiego, ma pensiamo

nel contempo alla precarizzazione drammatica e ai rischi di esclusione

professionale e sociale delle persone prive di elementari competenze

lavorative e di comunicazione, che rende viceversa interessanti

misure mirate di recupero gestite da organizzatori esperti e

affidabili come l’ECAP si è dimostrata in questi anni. In Argovia

l’ECAP ha dimostrato un’ottima propensione ad investire in modo

intelligente nell’innovazione e nel partenariato. L’inserimento nel

team di conduzione del Centro di competenze specifiche in questo

campo ha permesso di progettare, costruendo le necessarie alleanze,

offerte di formazione innovative nel campo dell’integrazione dei

giovani e dei disoccupati stranieri, ma anche in quello della formazione

professionale e dello stesso sostegno al reinserimento dei disoccupati

(recuperando e adattando l’esperienza delle Grundqualifikationen)

che già nei primi mesi del 2000 si stanno concretizzando

in iniziative corsuali e promozionali. Un modello che indica una

strada realisticamente percorribile dai diversi Centri ECAP impegnati

nella diversificazione e riqualificazione della loro attività in

un mercato in forte mutamento.

Altrettanto positiva risulta l’esperienza del Centro ECAP-SEI

del Ticino. Mantenendo gli obiettivi di progressivo sviluppo perseguiti

negli ultimi anni il Centro ha ancora rafforzato i risultati del

1998, organizzando poco meno di 11.000 ore di formazione (+9%),

confermando la sua grande versatilità e propensione all’innovazione

e alla diversificazione delle offerte formative e centrando anche

l’obiettivo di un riequilibrio finanziario, grazie ad una politica di

forte contenimento dei costi. Elemento caratterizzante dell’attività

del Centro si è confermata la buona articolazione del pubblico, sia

dal punto di vista della condizione professionale dei partecipanti (i

corsi rivolti a disoccupati rappresentano poco piu’ del 50% del totale,

e si registra una minor dipendenza dalle risorse LADI rispetto

alle altre sedi dell’ECAP), sia da quello dell’origine nazionale, poichè

il Centro organizza attività frequentate tanto da persone di origine

svizzera (prevalenti nei corsi finanziati dalla LADI) che da stranieri

(persone appartenenti ad una ventina di nazionalità diverse si

sono rivolte anche nel 1999 alla formazione proposta dall’Ente),

dem ist auf die Solidität hinzuweisen, die das Zentrum in der heiklen

Phase der Restrukturierung und Ablösung der Koordinatoren

zeigte, die Ende 1999 nötig wurde. Insgesamt übertraf das Zentrum

Aargau quantitativ die bereits sehr stolzen Ergebnisse von 1998

und erteilte rund 19’000 Kursstunden, davon mehr als 90 % im Bereich

der von den AVIG-Aktivmassnahmen finanzierten Kurse. Zum

Hauptkursangebot gehörten noch immer die Standortbestimmungsund

Bewerbungskurse, unterteilt in viermonatige Langkurse und

Monatskurse. Die Zusammensetzung der Kursbesucher war heterogen

(vor allem albanischer, türkischer/kurdischer, italienischer und

bosnischer Herkunft) und zum grössten Teil weiblich (bei den Frauen

ist eine viermal höhere Arbeitslosigkeit als bei den Männern zu

beobachten). Sodann bestätigte sich einmal mehr die Bedeutung

der Deutschkurse für Arbeitslose (allerdings mit einem signifikanten

Rückgang der erteilten Kursstunden). Im wachsenden Angebot

an Kursen, die sich nicht an Arbeitslose richten, sind die Parifonds-

Kurse für Bauarbeiter, die Sprachkurse und erste Erfahrungen mit

der vom italienischen Arbeitsministerium finanzierten Berufsbildung

zu nennen.

Das Zentrum Aargau konnte 1999 nicht nur ein beachtliches Kursangebot

aufstellen, sondern hat auch seine volle Reife und Selbständigkeit

erlangt und vermochte folgenreiche Wechsel im Führungsteam

zu verkraften. Die Leitung des Zentrums war zudem fähig,

die heutigen Trends frühzeitig vorherzusehen: Denken wir etwa

an die Flexibilisierung des lokalen Arbeitsmarktes, die mittellange

und länger dauernde Ausbildungen für die Mehrheit der Stellensuchenden

stark erschweren. Oder denken wir auch an die dramatisch

zunehmende Unsicherheit auf dem Stellenmarkt und an die

Gefahren des beruflichen und sozialen Ausschlusses von Menschen

ohne elementare Arbeitserfahrungen und Kommunikationskompetenzen.

In diesen Jahren hat sich gezeigt, dass zielgerichtete Massnahmen

auf diesem Gebiet, die von erfahrenen und zuverlässigen

Organisatoren wie der ECAP angeboten werden, ihre Berechtigung

haben. Im Aargau hat die ECAP ihre hohe Bereitschaft unter Beweis

gestellt, auf intelligente Weise in die Innovation und Partnerschaft

zu investieren. Das Führungsteam des Zentrums wurde mit

entsprechenden Fachleuten verstärkt. Dank verschiedener Übereinkommen

konnten so innovative Kurse zur Integration ausländischer

Jugendlicher und Arbeitsloser angeboten werden. Aber auch im

Bereich der Berufsbildung und der Bewerbungskurse für Arbeitslose

(mit Aneignung und Anpassung der Grundqualifikationen)

wurden neuartige Versuche gestartet, so dass bereits in den ersten

Monaten des Jahres 2000 Kurse ausgeschrieben werden können.

Dieses Modell zeigt einen Weg auf, der auch für andere ECAP-

Zentren gangbar ist, wenn sie sich um eine Diversifikation und

Aufwertung ihrer Tätigkeit in einem stark veränderten Markt bemühen.

Ebenfalls positiv war die Erfahrung des Zentrums ECAP-SEI

Ticino. Das in den vorangegangenen Jahren verfolgte Ziel der anhaltenden

Entwicklung wurde weiter verfolgt. Die Resultate von

1998 konnten so noch verbessert werden. Fast 11’000 Kursstunden

(+ 9 %) wurden erteilt und bestätigten die grosse Vielseitigkeit sowie

die Innovations- und Diversifikationsfreudigkeit des Kursangebots.

Auch das Ziel des finanziellen Gleichgewichts konnte dank

empfindlicher Kostendämpfung erreicht werden. Charakteristisch

für die Tätigkeit des Zentrums war wiederum die gute Durchmischung

der Kursbesucher – sowohl in Bezug auf ihre berufliche

Situation als auch hinsichtlich Herkunft: Einerseits machten die Arbeitslosenkurse

nur gut 50 % des Gesamtangebots aus und die Abhängigkeit

von den AVIG-Mitteln war geringer als in den anderen

ECAP-Zentren, anderseits wurden die Kurse gleichermassen von

Schweizern (vor allem die AVIG-finanzierten) und von A usländern

besucht (Menschen aus rund 20 verschiedenen Staaten nahmen 1999

das Angebot der Einrichtung in Anspruch). Im Allgemeinen wurde

versucht, den Zugang von schlecht Qualifizierten zur Weiterbildung

zu fördern. Der Erfolg der ECAP-SEI Ticino ist trotz des beschränkten

potentiellen Einzugsgebiets (von rund 300’000 Einwohnern)

mit gewissen Entscheidungen verknüpft, welche die Investitions-

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