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PW (50)1 2009 - Związek Polaków we Włoszech

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Józef Beck, ministro

Józef Beck, ministro degli Esteri dal 1932 al 1939 due grandi vicini. La posizione geografica del paese non lasciava alternative realistiche e compatibili con l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale. Soltanto una politica di “equilibrio”, di rigorosa “equidistanza” avrebbe potuto consentire la sopravvivenza. Ovviamente la Polonia, da sola, non sarebbe mai stata in grado di bilanciare efficacemente le pressioni dei due Stati confinanti. In altre parole la neutralità doveva essere “rinforzata” con garanzie aggiuntive. L’alleanza del 1921 con la Francia era stata concepita da Piłsudski proprio per creare un valido contrappeso occidentale alla Germania. L’alleanza con la Romania e le ottime relazioni con il Giappone, sebbene non formalizzate, completavano l’equilibrio nel versante orientale. Fino al 1925 il sistema di sicurezza polacco si basò essenzialmente sul patto con la Francia, considerata l’unica potenza in grado di tutelare adeguatamente gli interessi polacchi di fronte al revisionismo tedesco. La conferenza di Locarno mostrò tuttavia i limiti degli impegni francesi nell’Europa orientale. La Polonia si trovò costretta a colmare la grave lacuna che gli accordi di Locarno avevano arrecato al suo sistema di sicurezza. Era necessario agire con maggiore autonomia e difendere direttamente gli interessi del paese, senza contare troppo sull’appoggio esterno 40 POLONIA WŁOSKA NR 1(50)/2009 delle grandi potenze. Dunque le dichiarazioni di non aggressione del 1932 con l’URSS e del 1934 con la Germania furono concepite principalmente come assicurazioni dirette e indipendenti dal reticolo delle alleanze europee. In tal modo l’equilibrio fu formalizzato e divenne il cardine della politica estera polacca, il principio guida di ogni scelta. Parallelamente la diplomazia polacca tentò di rafforzare ulteriormente la sua neutralità mediante una soluzione collettiva che coinvolgesse i paesi situati lungo l’asse nord-sud, dal Baltico ai Balcani. Era la concezione polacca di międzymorze o inter mare, quella “Terza Europa” che avrebbe permesso ai paesi dell’Europa orientale di difendersi efficacemente e collettivamente mediante un rigoroso equilibrio tra la Germania e l’URSS. Ma non fu possibile riconciliare tutte le controversie che vedevano opposti i paesi dell’area. Nel 1939 il sistema di sicurezza polacco conquistò un’ulteriore garanzia, quella britannica, ma sostanzialmente le impostazioni fondamentali dell’azione internazionale di Varsavia non subirono mutamenti. Tutto ciò derivava dalla consapevolezza che una scelta di campo a favore di uno dei due grandi vicini avrebbe provocato l’inevitabile reazione dell’altro. La Polonia declinò più volte gli inviti tedeschi a unirsi al patto anti-Comintern, ma eluse egualmente ogni possibile collusione con Mosca, rassicurando di volta in volta ora Mosca ora Berlino in relazione alla sua coerenza e alla sua rigorosa neutralità. Contemporaneamente Beck tentò di rilanciare l’idea di “Terza Europa”. La realizzazione della tanto agognata contiguità territoriale con l’Ungheria divenne infine una realtà, ma il sostanziale allineamento della politica di Budapest a quella di Berlino rese vani gli sforzi polacchi. La Polonia, da sola, non aveva la forza per stimolare la coesione dei paesi che avrebbero fatto parte del blocco. I tentativi di guadagnare l’appoggio di una grande potenza che Parallelamente la diplomazia polacca tentò di rafforzare ulteriormente la sua neutralità mediante una soluzione collettiva che coinvolgesse i paesi situati lungo l’asse nord-sud patrocinasse la causa dei paesi dell’area non diedero esito positivo. La Francia non si sarebbe impegnata senza l’esplicita partecipazione britannica; la Gran Bretagna, fino al marzo del 1939, non mostrò mai alcun interesse; l’Italia, che in passato aveva vagamente caldeggiato la creazione di un blocco che frenasse l’espansionismo tedesco, si allineò alla Germania e abbandonò definitivamente ogni tentativo di contenimento. La Gran Bretagna e la Francia concessero le garanzie orientali con la speranza che i paesi dell’area le avrebbero integrate con accordi locali, magari cercando l’appoggio sovietico; ma era troppo tardi e il cosiddetto “fronte della pace” rimase limitato all’ambito delle illusioni. L’aggressione tedesca alla Polonia fu soltanto l’epilogo e la conseguenza degli eventi che si erano susseguiti dalla fine della prima guerra mondiale. L’Europa orientale, se si eccettua il confine tra la Russia e la Polonia, era stata disegnata dalle potenze vincitrici e il nuovo status quo territoriale poteva essere modificato unicamente con il loro esplicito o tacito benestare. Lo avevano dimostrato le crisi dell’Austria e della Cecoslovacchia. Nel 1939 la sostanziale approvazione alle rettifiche territoriali dell’Europa orientale non era venuta meno. Tuttavia la Gran Bretagna e la Francia non erano disposte ad accettare soluzioni analoghe a quella adottata da Hitler per liquidare definitivamente la Ceco-Slovacchia nel mese di marzo. Ogni controversia doveva essere risolta mediante negoziati pacifici e non con la minaccia dell’uso della forza. Dunque la svolta politica anglo-francese, rappresentata dalle garanzie ai paesi dell’Europa orientale, non implicava una decisiva resistenza ai mutamenti dello status quo, ma aveva un chiaro scopo dissuasivo nei confronti della Germania. L’ordine di Versailles non era inalterabile, ma poteva essere rettificato unicamente con mezzi pacifici. Quando Hitler decise di non rispettare più le regole la Gran Bretagna e la Francia gli dichiararono guerra, ma non per tutelare la Polonia in quanto tale bensì per difendere i principi giuridici che reggevano l’intero sistema e di cui Danzica era ormai divenuta il simbolo. Ogni controversia doveva essere risolta mediante negoziati pacifici e non con la minaccia dell’uso della forza

Danzica era divenuta anche l’emblema dell’indipendenza polacca e dell’onore della nazione. Non era in gioco il destino della città libera, ma l’intero sistema di sicurezza faticosamente costruito da Piłsudski e da Beck. Danzica era stata definita il “barometro” delle relazioni polacco-tedesche, dunque dello stato dell’equilibrio nel settore occidentale. Nel 1939 il “barometro” indicò chiaramente la tempesta e la Polonia si preparò ad affrontarla, forte delle alleanze con le democrazie occidentali e convinta che il fianco orientale dell’equilibrio non si sarebbe sgretolato. Beck mantenne una politica coraggiosamente coerente dinanzi alla crescente pressione tedesca nell’ambito della “guerra dei nervi”. La decisione di resistere era già stata presa quando la Gran Bretagna concesse la sua garanzia. Fu una decisione difficile e le cui possibili conseguenze erano state attentamente soppesate da Beck e Śmigły-Rydz. La Polonia non avrebbe subito passivamente l’erosione della sua indipendenza da parte della Germania. Tuttavia, a prescindere dall’autonomia della scelta di resistere, la Polonia poteva fare ben poco per impedire ciò che accadde. Il destino dell’Europa era nelle mani della Gran Bretagna, della Francia, della Germania, dell’URSS e, in misura minore, dell’Italia. Nel 1939 la Polonia avrebbe necessariamente subito ogni loro decisione. Beck commise un grave errore di valutazione, come del resto la maggior parte degli statisti europei dell’epoca. Non ritenne possibile l’avvicinamento nazisovietico in una prospettiva di breve periodo, poiché credeva che il conflitto ideologico tra la Germania e l’URSS fosse così radicale da escludere a priori ogni loro eventuale contatto costruttivo. In questo senso egli sottovalutò il pragmatismo di Hitler e Stalin. La storia insegnò a Beck che le ideologie, per quanto permeanti, potevano invece essere sacrificate alle esigenze contingenti. In ogni caso, anche se Beck avesse previstol’avvicinamento tedesco-sovietico, con grande probabilità la sua linea politica non avrebbe subito rilevanti mutamenti. Esistevano alternative? Beck avrebbe potuto agire in modo diverso? Alla luce di tutte le considerazioni precedenti appare evidente che la Polonia non aveva alcuna alternativa realistica e che Varsavia adottò l’unica poli- tica compatibile con la sovranità. La Polonia rifiutò di divenire uno Stato vassallo e subì le conseguenze della sua scelta. Nel 1938 la Polonia godeva ancora di un certo margine di manovra, di una relativa libertà di movimento. Forse allora Beck avrebbe potuto vincere la tradizionale diffidenza e la sua quasi patologica ostilità nei confronti della Cecoslovacchia; nel 1938, sempre che la Francia lo avesse realmente voluto, la Polonia e la Cecoslovacchia avrebbero potuto allearsi rafforzandosi a vicenda e riuscendo a costituire una barriera relativamente solida da opporre alle rivendicazioni tedesche. Praga respinse ogni approccio po- Anche se Beck avesse previsto l’avvicinamento tedesco-sovietico, con grande probabilità la sua linea politica non avrebbe subito rilevanti mutamenti Il ministro degli Esteri Beck viene ricevuto al Berghof da Adolf Hitler (5 gennaio 1939) lacco e rifiutò di fare quel “gesto” che avrebbefinalmente sciolto il ghiaccio esistente tra i due paesi. Tuttavia nel 1939 non esisteva alcuna alternativa compatibile con l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale del paese; o meglio, ogni scelta diversa da parte del ministro Beck avrebbe irrimediabilmente compromesso l’onore della nazione e non sarebbe mai stata accettata dall’opinione pubblica. Beck assisté impotente al crollo di tutto ciò che aveva costruito ma i principi che avevano guidato la sua azione internazionalecostituivano una sorta di binario da cui non poteva deragliare. La politica polacca divenne quindi assolutamente statica e rigida, nell’estremo tentativo di vincere la “guerra dei nervi”. E, tutto considerato, la Polonia vinse effettivamente la “guerra dei nervi”. Anche se con quella vittoria iniziò la vera sconfitta. Nel 1939 il “barometro” indicò chiaramente la tempesta e la Polonia si preparò ad affrontarla, forte delle alleanze con le democrazie occidentali 1 Jozef Beck - Ministro degli Esteri della Polonia dal 1932 al 1939 * Sandra Cavallucci (Bologna 1969), laureata in Scienze Politiche alla Facoltà Cesare Alfieri di Firenze; dottorato di ricerca in Storia delle relazioni internazionali. Si occupa da anni di Polonia e Europa Orientale più in generale. Attualmente è professore a contratto di Storia delle relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze e insegna presso l’istituto Lorenzo de’ Medici di Firenze. A breve pubblicherà un libro sulla Polonia alla vigilia della seconda guerra mondiale, di cui il presente articolo non è che un brevissimo estratto. POLONIA WŁOSKA NR 1(50)/2009 41

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