Vecchio - 2011 - Il paesaggio nell'era della globalizzazione

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Vecchio - 2011 - Il paesaggio nell'era della globalizzazione

globali della tecnologia e la sua capacità di attraversare i confini, i

finanziorami, che riguardano il panorama del capitale globale, ed infine

gli ideorami che si riferiscono a una concatenazione di immagini attorno

alle quali si sono organizzati gli stati nazionali e le contro ideologie di

movimenti volti a conquistare il potere politico. Le crescenti disgiunture

tra questi flussi globali culturali caratterizzano i flussi globali odierni.

Avviene, infatti che «I cosmopolitismi d’oggi mescolano esperienze di

diversi mezzi di comunicazione con varie forme di esperienze […] che

hanno diverse genealogie nazionali e transazionali» (ibidem, p. 91).

Anche in Appadurai come in Bauman il consumo, che è un fattore

che ha accompagnato l’economia del Novecento, ha subito una

rivoluzione, con la quale Appadurai intende «uno spostamento

generalizzato dal dominio della legge suntuaria a quello della moda»

(ibidem, p. 101) partendo dal principio che «tutte le forme di consumo

organizzate socialmente sembrano ruotare attorno a qualche

combinazione di questi tre modelli: interdizione, legge suntuaria, moda»

(ibidem, p. 99). Ciò ha trasformato il consumo «nel processo di

civilizzazione della società postindustriale» (ibidem, p. 112) spingendosi

fino al punto in cui oggi «il consumo crea il tempo e non si limita a

rifletterlo» (ibidem, p.97).

All’interno dei flussi globali Appadurai si pone anche la questione su

che ruolo rivesta la località e in che modo la produzione della località sia

influenzata da un mondo globalizzato dove, il concetto di vicinato, come

contesto trasmesso storicamente, talvolta entra in conflitto con i propositi

dello stato nazionale. La produzione di località, infatti, è diventata

sempre più difficile a causa, fra l’altro, dell’indebolimento tra territorio,

soggettività e movimenti collettivi e tra vicinati spaziali e virtuali

(ibidem, p. 245). Tuttavia come sostiene Appadurai, ciononostante «la

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