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1LUGLIO 2012

DISCUSSION PAPER

7

NOVEMBRE 2012

La Laicità primavera opponente, araba

di ANDREA VARSORI, LUCA BOLZONELLO,

laicità consultiva,

FEDERICO MOZZI, ALESSANDRA PALLOTTELLI

laicità neghittosa

di DOMENICO BILOTTI


Laicità opponente,

laicità consultiva,

laicità neghittosa

La disputa intorno al principio di laicità non sembra più riguardare il suo riconoscimento,

semmai la propria conformazione. In altre parole, anche dagli spalti tradizionalmente più ostili

alla rivendicazione del principio in senso pluralistico e a-confessionale (cioè: sfornito di un

necessario legame deontologico con una peculiare tendenza confessionale), si ammettono,

ormai, la sussistenza e la valenza costruttiva del sintagma “laicità dello Stato”, mentre

è accesa la controversia circa la tecnica definitoria utilizzata per delimitarlo, orientarlo e,

in talune interpretazioni, depotenziarlo.

La disputa intorno al principio di laicità non sembra

più riguardare il suo riconoscimento, semmai la

propria conformazione. In altre parole, anche dagli

spalti tradizionalmente più ostili alla rivendicazione del

principio in senso pluralistico e a-confessionale (cioè:

sfornito di un necessario legame deontologico con una

peculiare tendenza confessionale), si ammettono, ormai,

la sussistenza e la valenza costruttiva del sintagma

“laicità dello Stato”, mentre è accesa la controversia

circa la tecnica definitoria utilizzata per delimitarlo,

orientarlo e, in talune interpretazioni, depotenziarlo.

In parte, ciò è dovuto al tipo di discussione entro cui

il suddetto principio finisce per essere coinvolto, pure

quando l’adozione di altri parametri normativi potrebbe

evitare di incanalare ogni issue nella riproposizione di

un confronto tra convinzioni di credenti e non credenti:

simboli religiosi e loro esposizione in contesti non

confessionalmente orientati 1 , scelte sessuali, solidarietà

e cooperazione, sussidiarietà e legalità 2 , vestiario, diritti

procreativi 3 ... Il principio di laicità ammette la legittima

evidenziazione pubblica di entrambe le manifestazioni

(credenza e non credenza) e anche un credente

può, certamente, far ricorso a un’argomentazione

laica; viceversa, il non credente o il seguace di un

culto religioso minoritario e largamente discriminato

possono adottare, nella discussione, argomenti

palesemente dogmatici, impositivi ed escludenti. L’ovvia

constatazione non sembra aver debitamente preso

piede in Italia, dal momento che la negoziazione tra

Stato e Chiese costituisce una significativa elencazione

di materie dove la disciplina di derivazione bilaterale

introduce, non sempre in modo adeguatamente

motivato, trattamenti speciali e di privilegio. Si aggiunga

che la questione religiosa, con la dichiarata complicità

della classe politica, è stata sin dalla formazione

dello Stato Unitario tema peculiarmente dirimente

nella formazione del consenso; adesso che i legami

tra politica ecclesiastica e formazione del consenso

sembrano andare in direzione assai diversa, rispetto alla

situazione empiricamente riscontrabile nel Parlamento

Piemontese 4 , nel Regime Fascista, nell’Assemblea

Costituente, molti degli attori principali, nella contesa

dialettica, appaiono decisamente fuori tempo. I

prodromi di questo scollamento rispetto alle categorie

tradizionali, tuttavia, già potevano vedersi nella

stagione riformatrice degli anni Settanta, che arricchì

profondamente il diritto civile italiano, interrogando le

istituzioni pubbliche sull’inadeguatezza della diffusione

di una condivisa coscienza nazionale 5 , ben più che gli

schieramenti preconcetti e le dispute dottrinali di vago

sapore bellarminiano. Beninteso, il principio di laicità

non è il solo criterio, contemporaneamente ermeneutico

e prescrittivo, a esser posto sotto stress dai mutamenti

socioculturali –la cui evenienza è base di una teoria della

multinormatività, per come tradizionalmente individuata

dall’istituzionalismo giuridico 6 . Chi si occupa di

giurisprudenza costituzionale, può agevolmente notare

come le incertezze epistemologiche abbiano portato,

in numerosi altri campi, a vere e proprie distorsioni

applicative. Ce lo segnala, in parte, la vicenda

qualificativa del limite del buoncostume, disarticolato

dal retaggio paternalistico dello Stato Ottocentesco, ma

1. La duplice natura del simbolo, evolutiva nella sua fase durativa e inderogabile nella sua fase prescrittiva (puntuale), è ben evidenziata, in un più

ampio discorso di politica del diritto, in C. Castoriadis, L’institution imaginaire de la société, éditions du Seuil, Paris, 1975.

2. Su una rappresentazione del concetto di sussidiarietà, estranea a una rivalutazione del sistema delle fonti, vedasi W. E. Connolly, Capitalism and

Christianity, American Style, Duke University Press, Durham, 2008.

3. Sull’attitudine del principio di laicità a dirimere questioni concernenti le libertà procreative, vedasi, per tutti, L. Ferrajoli, La differenza sessuale e le

garanzie dell’eguaglianza, in Democrazia e Diritto, 33, 2, 1993, 61 e ss.

4. V., in argomento, E. Galli della Loggia, La morte della patria, Laterza, Roma-Bari, 1996.

5. Cfr. S. Cassese, L’Italia: una società senza stato?, il Mulino, Bologna, 2011.

6. Per una classica esposizione della dottrina neo-istituzionalistica, v., per tutti, N. MacCormick, O. Weinberger, Il diritto come istituzione (1986), trad.

it. Giuffré, Milano, 1986.


DISCUSSION PAPER _7

non riplasmato secondo le nuove sensibilità civili. È stato

così per l’idea stessa di dignità umana 7 , sovrapposta a

un non meglio tipizzato diritto alla vita 8 , che ha poco a

che fare con l’originaria formulazione di Hume e Locke,

e nondimeno per l’enucleazione casistica del principio

di ragionevolezza, molto spesso adoperato come chiave

interpretativa e norma di chiusura del sistema in

assenza di altri motivi che meglio rispondessero (to fit)

alla soluzione del singolo caso concreto.

Il criterio della ragionevolezza, per come elaborato

dalla giurisprudenza costituzionale, non sembra poter

giustificare le lacune normative che l’ordinamento

continua ad evidenziare, sia che lo si adotti come

metodologia della decisione giudiziaria, in senso lato,

sia che, in senso stretto, lo si usi, più di recente, persino

come argine alla norma che disponeva l’inappellabilità

delle sentenze di proscioglimento: l’effetto, in quel

caso, fu di determinare la giuridificazione di un

palese pleonasmo (nel processo penale, il principio di

parità tra accusa e difesa non comporta necessariamente

l’identità tra i poteri processuali del pubblico ministero e

quelli dell’imputato: potendo una disparità di trattamento

essere giustificata, nei limiti della ragionevolezza,

cfr. C. Cost. n. 26/2007). Per disciplinare in modo

meno discusso e controverso la composizione dei

documenti identificativi o le situazioni di ammissibilità

di un’obiezione di coscienza, religiosamente motivata 9 ,

davvero la ragionevolezza potrebbe parlare all’interprete

più pertinentemente del principio di laicità? Appare,

piuttosto, condivisibile che l’atto cultuale, lungi dal voler

essere imposto ai consociati diversamente credenti,

continui a venir analizzato come esercizio particolare

di un diritto di libertà generale, atteso che qualunque

atto di significato religioso, fosse pure il più doveroso

dal punto di vista una religione e delle sue istituzioni,

rappresenta sempre per lo Stato esercizio della libertà dei

propri cittadini: manifestazione di libertà che, come tale,

non può essere oggetto di una sua prescrizione obbligante

(cfr. C. Cost. n. 334/1996). Più appagante risulterebbe

tipizzare il principio di laicità come indice normativo

etimologicamente nomocanonico 10 , potenzialmente

regolativo delle fattispecie in cui sia necessario

garantire la massima estrinsecazione sostanziale della

pluralità delle istanze sociali, anche perché costante è

l’affermazione nella giurisprudenza costituzionale che il

diritto di diffusione del proprio pensiero […] è fortemente

condizionato dai connotati empirici […] che, ove non fossero

adeguatamente regolati e disciplinati, rischierebbero di

trasformare l’esercizio di una libertà costituzionale in una

forma di prevaricazione o, comunque, in un privilegio

arbitrario (cfr. C. Cost. n. 112/93). L’atteggiamento

preteso dalla non connotabilità in senso confessionale

delle istituzioni è assai diverso da quello richiesto

al consociato che eserciti legittimamente il proprio

diritto di libertà religiosa, cristallizzando la giusta

considerazione per cui al potere pubblico, come ratio

giustificativa della propria capacità d’intervento, è lecito

richiedere un più penetrante autocontrollo delle pulsioni

identitarie 11 , che potrebbero contraddistinguerlo, sia in

campo legislativo che amministrativo (i privati cittadini,

come tali, si trovano in una posizione completamente

diversa da quella del pubblico ufficiale […], onde non si può

configurare quella violazione del principio di eguaglianza,

cfr. C. Cost. n. 100/1966). Ciò segnala, per parte

propria, un progressivo avanzamento della prospettiva

giurisprudenziale, che, almeno in un primo tempo,

aveva amplificato oltre ogni misura l’eseguibilità del

potere disciplinare e di controllo delle PP. AA., non

al verificarsi di fatti singolarmente determinati, ma a

un complesso di comportamenti che costituiscono una

condotta […], il che, si ricordava, non vuol dire minor

rigore, ma diverso rigore nel rapportarsi alle funzioni

del potere politico (cfr. C. Cost. n. 23/1964). La

valorizzazione del movente religioso, nella vita del

singolo, anche all’interno delle formazioni sociali

costituzionalmente tutelate 12 , interpretata secondo il

principio di laicità, è d’aiuto, piuttosto che d’ostacolo, al

pacifico godimento dei diritti, come al buon andamento

dell’amministrazione; quanto a un istituto processuale,

sovente messo in crisi dall’impostazione religiosa e

culturale dei soggetti tenuti a conformarvisi 13 , sin da

C. Cost. n. 117/1979 poteva affermarsi [che] compete

al legislatore decidere in quali fattispecie rafforzare il

significato del giuramento con un appello rivolto a chi è

tenuto a prestarlo perché si ispiri ai valori che più onora

nell’intimo della sua coscienza e, dunque, a quelli religiosi

ed etici; a patto che resti illesa la libertà di coscienza di

tutti […]. Sicché il principio della non ingerenza, tra

Stati e Chiese, deve essere rimodulato tenuto conto

che, se esso tradizionalmente nasceva dall’esigenza di

sottrarre e inibire quel potere di controllo di derivazione

politica, adesso deve essenzialmente salvaguardare la

possibilità, per dirla con Hayek, di una legislazione più

inclusiva dell’intervento dei gruppi di pressione nella

7. Sul contenuto sempre più spesso proclamativo della dignità umana, vedasi R. Dworkin, Justice for Hedgehogs, Harvard University Press, Cambridge

(Mass.), 2011, 13.

8. Cfr. R. Esposito, Immunitas: protezione e negazione della vita, Einaudi, Torino, 2002.

9. Utile, per una ricostruzione classica dei rapporti tra libertà di coscienza e di religione, W. James, The Varieties of Religious Experience: A Study in

Human Nature, Longmans, Green & Co., London-New York, 1928.

10. Sulla natura nomopoietica dell’interpretazione del destinatario, cfr. U. Eco, Lector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi,

Bompiani, Milano, 1979.

11. V., suggestivamente, J. Baudrillard, La società dei consumi (1974), trad. it. il Mulino, Bologna, 2010.

12. Contro la singolarizzazione della ricerca di senso nell’adesione confessionale, v., per tutti, S. Hauerwas, The Peaceable Kingdom, University of

Notre Dame Press, Notre Dame, 1983.

13. La connessione tra teofania e soteriologia, nell’applicazione di norme civili in modo “religiosamente conforme”, trova una diffusa esplicazione in H.

Jonas, Mortality and Morality: A Search for God after Auschwitz, NorthWestern University Press, Evanston, 1996.


LAICITÀ OPPONENTE, LAICITÀ CONSULTIVA, LAICITÀ NEGHITTOSA

conformazione delle legislature 14 . Questa osservazione,

che pure poteva apparire teorica, se non quando

apologetica, in C. Cost. n. 195/1972, “va considerato che

i requisiti della indipendenza e della sovranità, riconosciuti

nell’art. 7 sia allo Stato che alla Chiesa, riflettono il carattere

originario dei due ordinamenti. Ma la separazione e la

reciproca indipendenza tra i due ordinamenti non escludono

che un regolamento dei loro rapporti sia sottoponibile a

disciplina pattizia”, andrebbe, invece, più motivatamente

e impegnativamente, attualizzata nella pratica giuridica.

Rispetto a queste, tangibili e condivisibili,

insoddisfazioni ermeneutiche, il dibattito politologico

mainstream sembra averci inadeguatamente restituito,

dichiarandone, però, insieme all’inservibilità, anche,

de facto, la sconfitta, tre accezioni di laicità, a loro

volta poco inclusive e sin troppo dogmatiche 15 . Si è

facilmente isolata una laicità opponente, che avrebbe

inteso riadattare al paradigma giuridico italiano una

prospettiva separatistica in senso tradizionale, mutuata

dall’ordinamento francese: questa laicità che vorrebbe

dirsi autoevidente, senza ammetter prova contraria, non

è metodologicamente definibile, in realtà, laicità. Non

pare del tutto fortunata neanche una rappresentazione

consultiva del principio di laicità, per cui la laicità,

lungi dal poter proporsi al consorzio sociale, come ai

diritti individuali, in veste di spazio pubblico, andrebbe

ripensata come non più che una interessante visione

di parte 16 . Un discorso del genere confonderebbe la

ricerca di un’accezione realmente condivisibile di

laicità (non sempre evidenziatasi in dottrina) con la

prospettazione di un’opzione politica, opposta a tutte

le altre e collocata sul mero piano di una competizione

elettoralistica. Il legislatore ha ben pensato di ignorare

le inquietudini sistematiche che possono discendere

dalla qualificazione della laicità, nel discorso

giuridico, contribuendo così, non paradossalmente, ad

implementare gli effetti deteriori di stasi o, addirittura,

arretramento, che l’avvitarsi su posizioni esclusivamente

consuetudinarie del principio di laicità ha evidentemente

addossato sulla disciplina dei diritti civili in Italia 17 .

Si tratterebbe, insomma, di una laicità neghittosa,

prudentemente rinverdita nell’ottica di presentare

un ordinamento avanzato e, possibilmente, davvero

in grado di reggere alle sfide dei tempi (una fictio

iuris che, per lacune funzionali e talune imperizie,

l’attività giurisdizionale non può, da sola, colmare),

ma fondamentalmente assai statica, per non dire

retriva, incapace di secondare prassi trasformative e

in grado, al contrario, di costituire un limite fortissimo

all’estrinsecazione delle istanze esistenziali dei

soggetti socialmente più deboli 18 . Di un’accezione

democraticamente tollerabile di laicità, come

arricchimento, in modo antilesivo delle posizioni altrui,

delle modalità d’esercizio dei diritti civili propri 19 ,

non v’è traccia in questo neghittoso lasciarsi andare,

restando, però, primario compito dell’elaborazione

politica fornire le condizioni, materiali, discorsive

e, parallelamente, teoretiche, per invertire la rotta

e reimpostare una direzione dinamica, contro ogni

tentazione comoda di trascinamento 20 . Questa funzione

fondamentale, pre-giuridica e, verosimilmente, prepolitica

e ultra-partitica, si rivela, allo stato dell’arte,

come un pungolo ancora non debitamente messo in

moto.

14. Appare di sicuro interesse S. Prothero, American Jesus: How the Son of God Became a National Icon, Farrar, Straus and Giroux, New York, 2003.

15. Circa l’utilizzo del concetto di inclusività per avvalorare componenti emotivistiche del discorso pubblico, v. anche D. Westen, The Political Brain.

The Role of Emotion in Deciding the Fate of the Nation, Public Affairs, New York, 2007.

16. Una lettura, in larga misura, diversa da quella di Baudrillard trovasi in M. Maffesoli, Le temps de tribus. Le déclin de l’individualisme dans les sociétés

de masse, Librairie des Méridiens, Paris, 1988.

17. Circa l’utilizzo del concetto di neutralità per disinnescare tensioni emotivistiche del discorso pubblico, cfr. A. Weinberg, Obama et le pouvoir des

mots, in Sciences Humaines, 209, 2009, 40-41.

18. Di emarginazione dell’incapace naturale dalla società dei contraenti parla, a buona ragione, E. Carbone, Stigma psichiatrico e diritto civile: itinerari

privatistici per la realizzazione personale e il coping, in Persona e Danno, 2006, 6.

19. Cfr., per un contrario avviso, M. Sandel, What Money Can’t Buy. The Moral Limits of Markets, The Tanner Lectures on Human Values, Brasenose College,

Oxford, 1998.

20. Né il pregiudizio etico può necessariamente fungere da introduttore di argomenti di giustizia sostanziale, come osservato in L. Parisoli, La

pornografia come lesione della dignità sessuale, in Materiali per una storia della cultura giuridica, 27, 1997, 149-189.


BIOGRAFIA AUtORI

DOmENICO BILOttI

È nato a Cosenza il 20/10/1985. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università Magna Graecia

di Catanzaro il 17 Luglio del 2008, discutendo una tesi in Diritto Ecclesiastico, su “Globalizzazione, Stato di

Diritto e Libertà Religiosa”. Sta completando un ciclo di dottorato in Teoria del Diritto e Ordine Giuridico Europeo.

Sin dall’inizio dell’anno accademico 2008/2009, è cultore della materia e membro di commissione per Diritto

Ecclesiastico, Diritto Canonico e Diritto e Religioni, presso il medesimo ateneo. È stato Segretario Organizzativo

della Prima Edizione (2010) dei “Colloqui Dionisiani”, incontri di studio con studiosi e personalità della cultura

anglicana, ortodossa e cattolico-romana. È membro di Euresis (European Studies on Religion & State Interaction).

È membro fondatore del network di Studi Sociali “ResPolis” e della relativa pubblicazione “Non per profitto. Rivista

di legami sociali e democrazia”. Sta completando una tesi di dottorato, provvisoriamente intitolata “Le Questioni

di Coscienza negli Ordinamenti Confessionali e in quelli laico-civili”. Si occupa di relazioni tra Stati e Chiese,

laicità e bioetica. Suoi saggi, tra gli altri, sono pubblicati su riviste e web-zine come: Euprogress, Diritto & Diritti,

LiberalCafé.

DISCUSSION PAPER _7: NOVEMBRE 2012


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