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Droga - Centro Studi Berici

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Olga Freschi Dalla Valle<br />

DROGA<br />

La Caporetto italiana<br />

Lettere dal fronte orientale


Disegno di copertina: Olga Freschi Dalla Valle<br />

Nel disegno una colonna di ragazzi, come quelle dei lager,<br />

è in cammino verso la droga e la morte.<br />

L’incontro avviene nelle nostre città d’Italia,<br />

moderne ma grigie.<br />

La disfatta continua ad accadere ogni giorno,<br />

come ogni giorno il mondo gira, forse nel senso sbagliato.


Dedicato a Roberto<br />

e alle mamme che non smettono di combattere


Ringraziamenti<br />

Il primo ringraziamento lo rivolgo al conte Francesco da Schio che attraverso l’“Associazione Vicentina contro<br />

la diffusione delle tossicodipendenze” promossa dal Rotary Club Vicenza <strong>Berici</strong>, ha devoluto al mio<br />

Comitato un aiuto economico che mi ha dato la prima spinta per impegnarmi in questo libro.<br />

Un grazie anche al “<strong>Centro</strong> di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza”, che accogliendo questa<br />

mia iniziativa mi ha ulteriormente sostenuta nelle spese.<br />

Un particolare affettuoso grazie, all’amico Nico Rossi, insegnante di filosofia in un liceo di Vicenza, che mi<br />

ha incoraggiata, sostenuta e indirizzata con preziosi consigli in questa mia fatica.<br />

Infine ringrazio i vari direttori che si sono succeduti negli anni, alla guida de “Il Giornale di Vicenza”, per<br />

l’attenzione e lo spazio sempre riservati alle iniziative del mio Comitato e dei messaggi da me rivolti alla cittadinanza.


INTRODUZIONE<br />

Credo che mai nella storia, si sia verificata tra i giovani una devianza di enormi proporzioni<br />

come quella che stiamo vivendo ormai da quarant’anni.<br />

Mi riferisco alla tossicodipendenza che, con la diffusione incontrollata di sostanze stupefacenti<br />

varie, mai combattuta con coraggio e onestà, ha raggiunto ogni parte del pianeta.<br />

Alla base di questo fenomeno esiste certamente un disagio esistenziale esasperato dalla vita<br />

stressante di questi ultimi anni, dal consumismo sfrenato stimolato da una pubblicità ossessiva<br />

e per molti suadente, dalla scarsità di ideali e di modelli positivi, da un’etica civile e morale<br />

confusa e in crisi.<br />

Viviamo un degrado che ormai fa paura, e i giovani spesso, sono le vittime sacrificali.<br />

È cosa ormai risaputa, che ogni nuova generazione si trovi ad affrontare vari problemi,<br />

ed è forse questo il tributo che si deve pagare per entrare nell’età adulta.<br />

Oggi però mancano protezione e accompagnamento da parte di una società responsabile,<br />

incapace di dare un valido aiuto per affrontare quei disagi che, superati, contribuiscono a fortificare<br />

e maturare.<br />

Nei tempi passati, un giovane ventenne era considerato un uomo, oggi si chiama “ragazzo”<br />

il trentenne che ancora vive con i genitori.<br />

Forse la difficoltà di guadagnarsi la vita in tempi di povertà diffusa, spingeva i giovani di<br />

ieri a farsi carico, già da adolescenti, di responsabilità in seno alla famiglia. Questo lasciava<br />

poco spazio all’ozio e a fantasie evasive. I genitori trasmettevano messaggi precisi e pretendevano<br />

rispetto. In questo erano aiutati da una scuola educante, seppure severa e dagli oratori parrocchiali<br />

“come ponte tra la chiesa e la strada”.<br />

Tra i gruppi di case popolari, vi erano i cortili in cui i ragazzini potevano giocare lontano<br />

dai pericoli, scaricando tensioni, energie, fantasie e imparando a crescere in comunità con l’aiuto<br />

degli amici.<br />

Ogni stagione aveva determinati giochi e i pochi giocattoli avevano una funzione stimolante<br />

sull’ingegno esercitando la volontà per riuscire a superare le difficoltà.<br />

Come i cuccioli degli animali, che giocando tra loro imparano a difendersi, così i bambini<br />

e le bambine venivano indirizzati verso esperienze che avrebbero sviluppato da grandi.<br />

Poi iniziò veloce la trasformazione nel metodo educativo. Gli psicologi invitavano i genitori<br />

a non essere oppressivi nei confronti dei figli per non creare in loro i famosi “complessi”. Iniziò<br />

così il permissivismo, l’atteggiarsi dei genitori ad essere “amici” di questi figli che invece avevano<br />

bisogno soprattutto di guide e di educatori.<br />

Intanto le città si ingrandivano, sorgevano quartieri e caseggiati che praticamente erano<br />

ammassi informi di condomini senza più cortili, e chiese senza più oratori. Una città a misura<br />

di adulti e non più di bambini e di ragazzi. Erano mutazioni pesanti e minacciose per la<br />

qualità della vita delle famiglie. Lo si intuiva vagamente e si riconosceva nei versi di canzoni<br />

popolari: “là, dove c’era l’erba ora c’è un città”.<br />

–1–


Introduzione<br />

A questo punto, per gli adolescenti, per le ore di svago rimanevano solo le strade, le sale da<br />

gioco – cresciute in fretta – i bar con i juke box. Luoghi questi, senza protezione e a volte davvero<br />

pericolosi. Qui si poteva incontrare “il lupo cattivo”. La scuola permise che scolari e studenti<br />

non usassero più i grembiuli che li rendevano uguali e la moda ebbe il sopravvento anche<br />

nelle aule, con indumenti, zainetti e persino quaderni e diari griffati, accentuando le diversità<br />

e le distanze, mettendo i semi di sottili inimicizie, di individualismo e qualunquismo.<br />

Il boom economico ormai era fondato su una nuova mentalità, sullo spreco del consumismo<br />

più sfrenato, sull’individualismo, sulla competizione, sulla “libertà” di provare tutte le<br />

esperienze.<br />

Fu subito dopo quegli anni che scoppiò il bubbone della crisi giovanile che sfociò nell’estremismo<br />

nel campo politico – sociale – culturale, frutto di un’utopia che in realtà si rivelò un<br />

sogno impossibile.<br />

Il mondo giovanile si ruppe in due spezzoni: il primo generò il terrorismo degli anni di<br />

piombo, il secondo fu un riflusso che comprendeva gran parte di quelli che, disillusi, si rinchiusero<br />

nel privato alla ricerca di paradisi artificiali, di una felicità individuale. Questi ultimi si<br />

ispiravano alla cultura psichedelica, all’uso di droghe, in particolare allucinogeni, per “espandere<br />

le capacità creative”. Una cultura che era nata non in funzione privata, ma sociale e politica,<br />

soprattutto nel mondo della musica Rock, così attraente per i giovani, e i più fragili tra<br />

loro, già negli anni settanta, illudendosi di produrre l’utopia, subirono il fenomeno dell’isolamento<br />

sociale. Così, l’uso delle droghe passò dalle sostanze eccitanti a quelle calmanti come gli<br />

oppiacei e l’eroina, quasi si cercassero anestetici contro l’infelicità e la solitudine.<br />

Simboli inebrianti di questa generazione furono le musiche di alcune figure famose che spesso<br />

consumarono la loro esistenza in un perverso cerimoniale di autodistruzione: sesso e droga,<br />

quando non addirittura la morte. Emozioni estreme, volere essere padroni della propria vita<br />

senza limiti, diventarono tra gli adolescenti i rituali di identificazione con questi nuovi “eroi”.<br />

Questa forma di contestazione, nata come ricerca di sincerità, accentuò il contrasto con la<br />

falsità e l’ipocrisia del “Sistema”, capace di fabbricare ogni cosa, sentimenti compresi, ma non<br />

la morte.<br />

Dopo gli anni settanta, il mondo non fu più quello di prima e le conseguenze andarono ben<br />

oltre la contestazione studentesca.<br />

È qui, che ad un certo punto, appaiono nelle nostre piazze le sostanze stupefacenti che trovano<br />

proprio negli adolescenti un fertile terreno.<br />

I genitori non sono preparati; ad un tratto si ritrovano in famiglia figli che sembrano sconosciuti<br />

e che rivendicano il diritto a soddisfare piaceri e a praticare una libertà in realtà fasulla.<br />

Quella libertà che si riduce a parola da usare come alibi per giustificare un disimpegno verso sé<br />

stessi e gli altri e che porta inevitabilmente in un vicolo cieco da cui è difficilissimo uscire.<br />

Per Aristotele e Platone, una persona che si abbandona al piacere non è veramente libera,<br />

ma è schiava. Anzi si può dire che ha tanti padroni quanti sono i propri vizi. E infatti i ragazzi<br />

più fragili cominciarono presto a pagare il conto di questo viaggio sconsiderato nel “paese dei<br />

balocchi”. Cominciarono gli abbandoni nella scuola e nel lavoro. Dove c’era una famiglia serena,<br />

adesso c’è una casa che somiglia a una trincea: non esistono regole, orari, impegni. Molti<br />

–2–


Introduzione<br />

tra coloro che hanno iniziato fumando spinelli, ora cercano esperienze più forti e sperimentano<br />

le più varie e pericolose sostanze. Dagli psicofarmaci ai cardiotonici, dagli allucinogeni agli<br />

eccitanti. Infine l’eroina per trovare un po’ di pace. Per molti è uno scivolo verso un viaggio<br />

senza ritorno.<br />

In Italia, inizialmente, il problema droga sembrò non destare preoccupazioni allarmanti<br />

nei vari governi che si alternavano sulla scena politica, impegnati com’erano ad affrontare fenomeni<br />

rivoluzionari provocati dalle brigate rosse e dai terroristi che avevano preso di mira le istituzioni<br />

stesse. La classe politica, miope e incapace di guardare lontano, sottovalutò il problema<br />

<strong>Droga</strong> e forse scelse di proposito il non intervento come strategia per placare la ribellione; di<br />

sicuro non fu compreso che anch’esso doveva essere combattuto al pari del terrorismo, non solo<br />

per salvare tante vite e consentire a tanti giovani un’esistenza vera e degna di essere vissuta, ma<br />

anche per sottrarre al terrorismo stesso una forma vitale di sostentamento ottenuto attraverso lo<br />

spaccio.<br />

Se le famiglie erano allo sbaraglio, non di meno lo era il governo, il quale, non solo si affidò<br />

ad esperti il più delle volte in contraddizione tra loro, ma subì l’influenza di partiti e di intellettuali<br />

che da sempre miravano alla legalizzazione o meglio, alla liberalizzazione delle sostanze<br />

stupefacenti, sostenendo che ognuno aveva il diritto di essere libero di decidere della propria<br />

vita, anche di farsi schiavo; e qui il motto era: “vietato vietare”.<br />

In questo marasma, l’unica risposta positiva all’inadeguatezza del Governo venne dai privati:<br />

preti e laici in prima linea che, testimoni di tanti drammi, si impegnarono in prima persona<br />

tentando strade nuove. Nacquero le prime comunità, molte in via sperimentale e non<br />

prive di inevitabili errori, altre con programmi specificatamente terapeutici secondo modelli già<br />

sperimentati all’estero.<br />

Le associazioni dei genitori di tossicodipendenti e i comitati cittadini antidroga che già esistevano<br />

in tutta Italia, ad un certo punto si unirono alla “Lega Nazionale Antidroga”-<br />

LENAD - sorta a Torino nel 1981 per l’impegno di Piera Piatti, che indirizzava la battaglia<br />

su più fronti: cambiare la legge che consentiva il possesso di droga pesante per uso personale -<br />

“una legge folle, unica in Europa, che fa dell’Italia il mercato d’oro per il traffico di eroina”;<br />

sospendere poco a poco la distribuzione di metadone e di morfina. Per i piccoli consumatori –<br />

spacciatori, invece del carcere prevedere l’obbligo della cura; poi ancora: “C’è sempre un istante<br />

nel quale chi si droga tende la mano e chiede di essere aiutato a fermarsi. E allora cogliamo<br />

questo istante, fissiamolo con un contatto terapeutico in strutture ospedaliere prima e poi in<br />

comunità protette da cui non possa uscire fino a che non sarà guarito”.<br />

Logicamente contro queste proposte i libertari gridarono allo scandalo; si parlò di ricovero<br />

coatto e di gulag… Successivamente, vista la grande partecipazione di associazioni, si creò di<br />

comune accordo il “Coordinamento Nazionale Antidroga” (C.N.A.), con lo scopo di coordinare<br />

le azioni stimolando l’attenzione del Parlamento, del Governo e della pubblica opinione,<br />

sul problema della tossicodipendenza, al fine di ottenere sul piano legislativo, amministrativo,<br />

socio sanitario, interventi idonei all’effettivo recupero dei tossicodipendenti”.<br />

Già nel 1975 vi era stato un primo intervento legislativo, come risposta all’emergenza delle<br />

carceri che si riempivano di giovani “drogati”; esso sanciva il possesso della modica quantità<br />

–3–


Introduzione<br />

giornaliera di droga e fu accolto come una scelta politica di rilevante portata sociale, tuttavia<br />

non ha ostacolato questa china scivolosa, non ha arginato il consumo, ma ha di fatto potenziato<br />

il dilagare della tossicodipendenza permettendo a un numero sempre maggiore di giovani di<br />

accostarvisi rimanendo schiavizzati. Non si preoccupava cioè di frenare il diffondersi del consumo<br />

presso i giovani, anzi vigeva il motto:”educare e non punire!”.<br />

I decessi per overdose cominciarono a moltiplicarsi, affiancati dalle morti civili costituite<br />

dalle vittime di incidenti stradali e del lavoro (mai pubblicamente conteggiate) e da coloro i<br />

quali, prigionieri delle varie dipendenze, sopravvivevano come fantasmi tesi unicamente alla<br />

ricerca spasmodica della sostanza per loro indispensabile, in paurose condizioni psicotiche, del<br />

tutto separati dal mondo.<br />

Le celle del carcere si affollarono di giovani vittime aumentandone il degrado e trascinando<br />

le loro famiglie nella disperazione e nello sconforto più assoluto, incapaci di affrontare senza<br />

aiuti, un problema più grande di loro e che avrebbe dovuto essere almeno arginato ad opera di<br />

uno Stato solerte e responsabile.<br />

I correttivi predisposti, come la somministrazione “controllata” di metadone e farmaci, non<br />

hanno risolto il problema, anzi hanno talora aggravato la situazione. La distribuzione della<br />

droga da parte dello Stato è avvenuta senza validi e severi controlli, senza vincoli a un programma<br />

terapeutico completo, peggiorando in molti casi condizioni già disperate e favorendo<br />

l’insorgenza di dipendenze miste. Trasformandosi, nella maggioranza dei casi, in “terapia di<br />

mantenimento”. Tutto questo con l’adesione di alcune comunità terapeutiche, ha portato ad<br />

una ipotetica “riduzione del danno”, non tanto verso la persona del malato, ma soprattutto per<br />

un controllo sociale rivolto a diminuire la piccola criminalità. In realtà non risolse il problema<br />

del recupero dei tossicodipendenti, ma li ha cronicizzati.<br />

La famiglia non ha potuto e non può contare sull’aiuto della legge, delle istituzioni, della<br />

medicina, in una efficace lotta “contro” la diffusione della droga, infatti abbiamo l’assurdità<br />

di una norma giuridica che consente l’acquisto di sostanze di cui è vietata la vendita.<br />

Già verso la fine degli anni settanta, anche qui a Vicenza, spontaneamente e gradualmente,<br />

un gruppo di genitori che rifiutavano di essere solo testimoni passivi del disfacimento morale<br />

e fisico dei propri figli e dello sconvolgimento dell’intero nucleo familiare di appartenenza,<br />

cominciarono a contrastare attivamente la droga, senza appoggi politici e tra l’indifferenza e la<br />

diffidenza spesso umiliante e offensiva dell’opinione pubblica.<br />

Il 21 luglio 1983 nacque legalmente come prima associazione di auto aiuto nella nostra<br />

città il “Comitato di Solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti” che nel 1990 muterà<br />

l’intestazione con l’aggiunta “e dei malati di Aids” per il contributo di volontariato nei confronti<br />

di tanti tossicodipendenti colpiti da tale malattia. Il Comitato si impegnò attivamente<br />

sia a livello cittadino, spronando Comune e Ulss a dare risposte concrete al grande disagio, sia<br />

a livello nazionale collaborando prima con la LENAD e poi con il CNA. Anche noi chiedevamo<br />

l’abolizione della modica quantità giornaliera e la modifica alla durezza solo punitiva<br />

e non rieducativa delle pene carcerarie.<br />

Mentre in città si cominciava a prendere atto della gravità del problema e si tentavano timidi<br />

interventi con il supporto del volontariato, a livello nazionale nel 1990 si ebbe la legge “Jer-<br />

–4–


Introduzione<br />

volino – Vassalli”, che aveva accolto la nostre proposte. Quando si cominciavano a cogliere i<br />

primi risultati positivi, gli irriducibili “antiproibizionisti” con furbizia criminale ne chiesero<br />

l’abolizione inserendo questa richiesta tra undici referendum. Naturalmente la votazione causò<br />

tra gli elettori non poca confusione, il fatto è, che, per pochi voti, fu resa vana la nostra lotta.<br />

Tutto tornò come prima tra lo sconforto soprattutto delle famiglie disperate e impotenti.<br />

Molta acqua è passata sotto i ponti da allora, quasi quarant’anni di insufficiente contrasto<br />

hanno portato a una malattia cronica della società di cui ancora non si vede uno sbocco risolutivo.<br />

L’ansia di libertà e di sincerità si è trasformata nel tempo in indifferente accettazione di un<br />

dramma per una società individualistica e consumistica che, incurante di antichi valori, ha<br />

inquinato le coscienze e la morale e sembra più che mai incapace di una responsabile rinascita<br />

sulle basi di un’ etica che ponga al centro la persona e la salute fisica e morale come sono sancite<br />

dalla Costituzione, quando ci impegna per il pieno sviluppo della persona umana.<br />

Le associazioni dei genitori si sono sempre sentite incatenate dall’impotenza e dall’impossibilità<br />

di agire per trovare soluzioni soddisfacenti. Per loro era incomprensibile che addirittura<br />

le leggi, falsamente pietistiche ed estremamente garantiste, permettessero e incrementassero lo<br />

spaccio capillare. Tuttavia, in tutti questi anni di innumerevoli tragedie familiari e di impegno<br />

di volontari, di comunità terapeutiche, di preti, di medici, instancabili voci di politici si<br />

sono susseguite nel proporre la liberalizzazione delle droghe “leggere” e la legalizzazione di quelle<br />

“pesanti”. Addirittura in alcune piazze, leader di partiti e parlamentari libertari hanno più<br />

volte distribuito provocatoriamente e impunemente ai passanti hashish e marijuana.<br />

Comportamenti questi, che non potevano non far pensare ad interessi personali specifici.<br />

E finalmente dopo tanti anni i sospetti hanno trovato certezza. L’uso di spinelli e cocaina,<br />

oltre a trovare largo uso nel campo dello spettacolo, dello sport e di altri settori della società, non<br />

risparmia nemmeno Camera e Senato!<br />

Un vecchio proverbio dice che una mela marcia in un cesto di sane può guastarle tutte; oggi<br />

quei consumatori di droghe, o meglio, quei drogati, sono rispettati e protetti, sono tra coloro che<br />

hanno il compito di governare il Paese e votare anche le leggi sulla droga!<br />

E intanto questo sconsiderato e ripeto, criminale permissivismo, ha portato l’Italia ad essere<br />

una tra le nazioni in cui si consuma più droga, lo rivelano persino le analisi sui campioni<br />

di liquami della rete fognaria dove confluiscono anche le urine, e proprio nelle urine vanno<br />

a finire i residui del metabolismo degli stupefacenti e sono quindi “indicatori ottimali”. Uno<br />

studio della tossicologia forense dell’università di Firenze ha rivelato che nel giro di sei mesi, in<br />

tale città, sarebbero stai consumati oltre dodici chili di cocaina, pari a 482.240 dosi. Consumo<br />

in proporzione superiore a quello registrato a Londra da una analoga ricerca.<br />

La classe politica, di destra o di sinistra, è composta da persone cieche e sorde, se non in cattiva<br />

fede, indifferente di fronte ai drammi dei cittadini, e disponibile persino ad “offrire ai consumatori<br />

di eroina, delle stanze in cui bucarsi tranquillamente”.<br />

Non è questo il modo per combattere e vincere la tossicodipendenza e la diffusione della<br />

droga!<br />

Nei primi giorni di marzo 2007, il “The Independent”, grande giornale inglese, con un<br />

–5–


titolo a tutta prima pagina, chiede scusa ai suoi lettori per avere lanciato dieci anni fa, una<br />

campagna per la depenalizzazione della cannabis, motivando il ripensamento nel fatto che<br />

l’hashish – suo derivato - che si fuma ora, chiamato “skunk” (puzzola), è tratto da un tipo di<br />

cannabis 25 volte più potente di quella usata nel 1997 e sta creando drammatici problemi di<br />

tossicodipendenza tra i giovani britannici. Oltre 22.000 persone, metà delle quali minorenni,<br />

si sono sottoposte lo scorso anno a terapie di disintossicazione. I medici hanno concluso che questa<br />

droga può essere nociva come la cocaina e l’eroina, creando problemi mentali di estrema gravità,<br />

come gli stati psicotici. Inoltre, la rivista scientifica “Lancet” sta per pubblicare uno studio<br />

che indica nel nuovo tipo di hashish una droga più pericolosa di Lsd e ecstasy. A livello politico<br />

sempre in Inghilterra, si sta chiedendo di riportarla nella categoria B insieme ad altre droghe<br />

pesanti.<br />

Qui da noi invece si concede la possibilità di detenere venti spinelli “per uso personale<br />

( ne erano stati proposti addirittura quaranta!)<br />

Dopo tanti anni, sento nel cuore il fallimento o meglio, la disfatta a livello nazionale della<br />

“Lotta alla droga”.<br />

Sento il bisogno di richiamare tutti alle loro responsabilità, cominciando da quei genitori<br />

che per vergogna nascondono il problema che li ha colpiti. La droga è una malattia che porta<br />

a una devianza sociale che bisogna combattere tutti insieme per costringere il Governo ad intervenire<br />

con decisione e coraggio.<br />

Ecco il perché questo libro. Quando nel 1984 mi sono avvicinata all’Associazione famiglie<br />

confrontandomi con altre persone nel tentativo di capire il fenomeno droga, ho constatato come<br />

esso fosse tanto simile e tanto diverso da caso a caso. Come un caleidoscopio muta le immagini<br />

ad ogni rotazione mantenendo però i medesimi colori, così il problema droga era il medesimo<br />

nonostante le diversità sociali e intellettuali delle famiglie di appartenenza.<br />

Ero testimone di drammi e grandi sofferenze che erano il mio dramma e la mia sofferenza.<br />

Nel 1986 assunsi l’onere di guidare questo gruppo formato soprattutto da madri, alcune<br />

delle quali, poche in verità, sono ancora sulla breccia. Nonostante la perdita di un figlio non<br />

ho interrotto il mio impegno, perché il dolore che porta la droga è ancora il mio dolore e il desiderio<br />

di vivere in una società pulita è ancora il mio desiderio.<br />

Ho messo in risalto le morti per overdose come per un grido di protesta, in corsivo, come in<br />

un pianto silenzioso quelle dovute all’Aids. Sono tutte vittime della provincia vicentina.<br />

Mi hanno sorretta finora la capacità di esprimere i miei sentimenti, la tenacia dei propositi<br />

e la tanta rabbia rimasta nel cuore contro l’inettitudine e l’inerzia politica. Sono passati venticinque<br />

anni, eppure non mi arrendo e scrivo per lanciare ancora un appello:<br />

Torniamo insieme a quel punto iniziale del nostro impegno, che è quello sacrosanto di salvare<br />

la vita dei nostri figli. Torniamo tutti a lottare contro la droga.<br />

Olga Dalla Valle


Dal 1981 al 1985<br />

Dal 1981 al 1985<br />

Quando nel 1982 mio figlio Roberto, terminato il servizio militare ritornò a casa, mi accorsi<br />

che c’era qualcosa che non andava. Mi confidai con il medico di famiglia chiedendogli di<br />

vederlo e di parlargli. Lo fece e mi tranquillizzò; “Ero troppo ansiosa, stessi tranquilla”. Ma<br />

io sentivo in me un malessere che mi tormentava. Non passò molto tempo, e purtroppo ebbi<br />

la conferma dei miei timori: usava sostanze stupefacenti. Cercai di capire, di informarmi,<br />

acquistai un libro che ne spiegava gli effetti sull’organismo per discuterne insieme, ma lui era<br />

evasivo, mi parlava di scrittori, pittori e musicisti che ne avevano usato e nonostante ciò erano<br />

diventati famosi. “Comunque - mi diceva – non preoccuparti, ne uscirò”.<br />

Io ho cercato aiuto un po’ ovunque, ma in quei tempi c’era ben poco.<br />

Un’amica che aveva avuto un nipote appena uscito dal medesimo problema, mi parlò di<br />

una associazione di auto-aiuto, il “Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti”,<br />

invitandomi a parteciparvi. Provai. Il Comitato era frequentato soprattutto da madri,<br />

di uomini c’erano solo il presidente, un padre e un volontario. Rimasi per un breve periodo,<br />

non mi trovavo bene, mi sembrava di perdere tempo senza concludere nulla. Fui richiamata<br />

con insistenza, ritornai e mi impegnai fortemente in prima persona. Eravamo a fine estate<br />

del ’84.<br />

Cominciai col crearmi un personale archivio con articoli di giornali che ora mi servono da<br />

guida in questo mio “viaggio” a ritroso nel buio tunnel che tanto segnò la vita della mia famiglia<br />

e quella di tante altre, e con il seguire, passo passo, tutto quanto concerneva questo problema.<br />

Degli anni che hanno preceduto la mia partecipazione al Comitato, di scritto non c’è<br />

molto, inizio però con il poco in mio possesso.<br />

✧<br />

Sabato - 15 ottobre 1981<br />

Nel Salone del Palazzo della Opere Sociali di Vicenza, si è tenuto un incontro promosso<br />

dalla Caritas vicentina sul tema: “Quando in famiglia c’è un tossicodipendente”. Alla<br />

relazione di don Sergio Pighi è seguita una testimonianza dal vivo del “Gruppo di mamme<br />

di tossicodipendenti” di Vicenza, letta dalla volontaria Lia Magrin.<br />

Desidero denunciare in quale disperazione, angoscia e abbandono vivono le famiglie<br />

dei tossicodipendenti: ho conosciuto vedove con quattro figli, di cui uno o anche due e<br />

addirittura tre, drogati; sono donne senza mezzi economici, sole, senza sostegni affettivi e<br />

distrutte dal dolore.<br />

Vi sono genitori sempre vissuti in modo onesto, fra lavoro e famiglia, che improvvisamente<br />

si trovano in casa la polizia con l’ordine di perquisizione: tutto viene controllato,<br />

buttato all’aria e loro che guardano pieni di orrore, senza riuscire a capire, a pronunciare<br />

–7–


Dal 1981 al 1985<br />

una parola. Vengono a sapere poi, che il loro figlio è un tossicodipendente ed è sospettato<br />

di detenere droga in casa. C’è l’angoscia di quelle famiglie che alla sera non vedono<br />

rientrare i loro figli e solo dopo qualche giorno di affannose ricerche vengono informate<br />

che sono in carcere per spaccio. Molte volte ho sentito madri, parlare di somme di denaro<br />

o piccoli oggetti d’oro o di valore rubati; questi ultimi, quando va bene, finiscono al<br />

monte dei pegni, e sempre le madri devono salire quelle scale con umiliazione e vergogna<br />

per ritirarli. Altre situazione presentano casi di studenti che a scuola non reggono e quindi<br />

la lasciano, oppure di giovani già inseriti nel mondo del lavoro che spendono in droga<br />

quanto guadagnano e poi, incapaci di sostenere un ritmo stressante lo perdono. E nella<br />

maggioranza dei casi non manca un’ossessiva richiesta di soldi. Poi ci sono tossicodipendenti<br />

che vengono trovati con qualche grammo di sostanza e quindi rinchiusi in carcere;<br />

nessuno nega le loro responsabilità, ma è amaro per i genitori vedere che i loro figli, invece<br />

di essere obbligati a curarsi, sono messi a contatto con la delinquenza comune, da cui<br />

traggono esempi deleteri e future complicità. Nasce allora il problema se strappare i figli<br />

da quell’ambiente emarginante indebitandosi par pagare parcelle salate ai difensori, o<br />

lasciarli alla loro mercé e magari perderli del tutto. È amaro per loro sapere che vi sono<br />

invece imprenditori e politici che frodano lo stato e attraverso avvocati compiacenti e<br />

conoscenze importanti rimangono impuniti.<br />

Questi sono solo alcuni drammi che si vivono tra le mura domestiche in silenzio, vergogna<br />

e solitudine e non dobbiamo farci illusioni, perché la droga è in mani potenti e dilagherà<br />

sempre più; è una guerra che non si sa se finirà. Quando una famiglia si accorge di<br />

avere un figlio drogato, è come se la vita si fermasse, tutto precipita nella disperazione, perché<br />

le speranze di recupero sono quasi inesistenti. Ci si chiede: ”Cosa facciamo, a chi ci<br />

rivolgiamo?”. Chi ha vissuto e vive questa esperienza, sa che le strutture esistenti a Vicenza<br />

non danno risposte concrete. Esiste il Cad, (<strong>Centro</strong> assistenza drogati), che da alcuni mesi<br />

distribuisce Metadone, cioè droga, ai tossicodipendenti. È un intervento giusto curare il<br />

problema droga con altra droga? I genitori lo escludono, perché, dopo il Metadone, il<br />

ragazzo usa eroina e alcool. Nella Voce dei <strong>Berici</strong>, giornale diocesano, il 26 Ottobre ‘80 è<br />

stato pubblicato un articolo dove si diceva:” Si vuole spacciare per progresso e libertà la liberalizzazione<br />

del Metadone; avanza una logica disumana: prendi la tua droga e muori. Il<br />

ragionamento che sta sotto alla decisione è agghiacciante; il drogato è un essere pericoloso,<br />

ruba, scippa, disturba, ed occorre neutralizzarlo, se vuole distruggersi sono fatti suoi, anzi<br />

aiutiamolo a farlo, così il ritmo della vita sociale non avrà altre noie ed intoppi”. Oltre al<br />

Metadone i ragazzi vengono forniti con larghezza, di psicofarmaci e ricette per acquistarli.<br />

Così il giovane nell’arco della giornata, prende alla mattina la sua razione di Metadone, poi<br />

numerose compresse di psicofarmaci, alcool, e infine l’eroina. Dopo di che, completamente<br />

avulso dalla realtà trascorre ore e ore a letto in un torpore di semicoscienza.<br />

Vi è poi il problema del carcere; durante un’intervista pubblicata su “Il Giornale di<br />

Vicenza” il 20 settembre ’80, un magistrato del nostro tribunale ha detto queste testuali<br />

parole: “Il carcere di S. Biagio è lo sconcio della città. L’attrezzatura è controproducente,<br />

non può affatto servire a ricuperare i detenuti, ma li fa diventare peggiori”. (…)<br />

–8–


Dal 1981 al 1985<br />

Altro problema è il rapporto con l’Ospedale. In un’altra intervista su “Il Giornale di<br />

Vicenza” il 10 settembre ’80, il direttore sanitario ha fatto questa affermazione: ”Il tossicomane<br />

non porta solo un più basso livello di tolleranza al dolore, ma anche un più basso<br />

livello di moralità”.<br />

Non è intenzione dei genitori minimizzare le difficoltà che un “drogato” può portare<br />

all’interno di un Ospedale, ma ritengo questa frase infelice, ingiusta e cattiva. In questi<br />

ultimi sette anni, il gruppo formato da madri e volontari, ha percorso tutte le strade per<br />

tentare di recuperare, per salvare dal degrado e dalla morte i propri figli drogati: incontri<br />

con il sindaco Chiesa, con l’assessore Zocche, con il direttore sanitario dell’Ospedale Civile<br />

di Vicenza e sempre con risultati negativi. Hanno scritto all’allora ministro della Sanità<br />

On. Anselmi che rispose di prendere contatto con la segreteria per fissare un incontro,<br />

cosa che è stata subito fatta. Abbiamo atteso dieci mesi una convocazione, dopo di che<br />

l’attesa è terminata con la caduta del Governo.<br />

Nella primavera scorsa, proprio in questo salone, venne a parlare di droga e dei problemi<br />

ad essi connessi, don Mario Picchi, responsabile di una Comunità terapeutica romana<br />

per tossicodipendenti (Ceis), invitato dall’On. Rumor. Lo abbiamo avvicinato e pregato<br />

di aiutarci; ci rispose che lui non poteva fare nulla e che ci rivolgessimo all’On. Rumor,<br />

che sapeva sensibile a questo problema. Preso contatto, l’On. ascoltò molto cortesemente<br />

le nostre richieste, annotò i nostri dati assicurandoci una risposta. La stiamo ancora aspettando!<br />

Abbiamo contattato per telefono e di persona molte Comunità terapeutiche; in tutte<br />

c’è l’esaurito e lunghe liste di prenotazioni. E poi dicono che i drogati non vogliono uscire<br />

dalla droga! Ci siamo rivolti ai partiti politici e ai sindacati senza ottenere nulla di concreto.<br />

Anche in quasi tutte le parrocchie il problema viene ignorato.<br />

Psicologi e sociologi fanno risalire la causa della tossicodipendenza a una mancanza di<br />

chiare e convincenti motivazioni di vita. Infatti la mancanza di punti di riferimento, il<br />

vuoto dei valori, la convinzione che nulla abbia senso e che pertanto non valga la pena di<br />

vivere, il sentimento tragico e desolato di essere viandanti ignoti in un universo assurdo,<br />

può spingere alcuni alla ricerca di fughe esasperate e disperate. La struttura sociale è carente<br />

e non soddisfacente. Noi non vogliamo fare un processo alla società, dobbiamo però<br />

constatare che tante carenze causano fatalmente un senso di sfiducia e di oppressione che<br />

può sfociare anche in esperienze paurosamente negative.<br />

Ho tentato fin qui di riassumere le esperienze e i tentativi fatti dalle famiglie e descrivere<br />

in quale modo vengono vissuti i rapporti con le strutture pubbliche. È tempo che gli<br />

amministratori diano delle risposte. Abbiamo necessità di comunità terapeutiche residenziali,<br />

di luoghi protetti, dove i giovani possano tentare di ricostruire la loro personalità e<br />

riacquistare quei valori che li aiutino ad affrontare con coraggio le difficoltà della vita.<br />

–9–


Dal 1981 al 1985<br />

Il Giornale di Vicenza - ottobre 1981<br />

<strong>Droga</strong> – Parziale bilancio del primo esperimento con il metadone<br />

Il tossicomane sotto controllo<br />

Sicuramente, da sola, questa droga alternativa non serve al recupero<br />

Altro discorso è quello del mantenimento e di un migliore comportamento sociale.<br />

Senza soluzione degli altri problemi, diventa solo un momento transitorio di assistenza<br />

destinato alla ricaduta ed infine alla cronicizzazione – Ma attorno resta il vuoto<br />

✧<br />

La Voce dei <strong>Berici</strong> - 18 ottobre 1981<br />

Primo incontro della Caritas sull’emarginazione<br />

Tossicodipendenti: Anch’essi hanno un messaggio per noi<br />

La Caritas vicentina si sta impegnando in attività preventive nei quartieri - La famiglia<br />

da sola non può gestire il problema – L’ente pubblico chiamato a creare i servizi terapeutici<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 16 novembre 1981<br />

Il fenomeno si sta drammaticamente allargando in città<br />

Il Comune contro la droga<br />

Predisposto dall’amministrazione civica un “documento provocazione” che susciti il dibattito<br />

Una delibera di interventi in Consiglio entro il mese<br />

✧<br />

Vicenza 16 ottobre 1982<br />

Lettera inviata al Presidente del Comitato di Gestione delle ULS n. 8 dott. Igino Fanton<br />

e a tutti i rappresentanti del Comitato di Gestione.<br />

p.c. al Sindaco Antonio Corazzin, all’assessore agli Interventi Sociali dott. Sante Bressan, al responsabile ULS<br />

del settore Sociale avv. Gherardi, ai presidenti delle sette Circoscrizioni, agli operatori del Servizio per le tossicodipendenze,<br />

al Questore, al Prefetto, al presidente del Tribunale, alle organizzazioni sindacali, al Vescovo<br />

mons. Onisto, ai gruppi di volontariato, al Giornale di Vicenza, alla Voce dei <strong>Berici</strong>, alla Caritas, al Provveditorato<br />

agli <strong>Studi</strong>.<br />

Con riferimento alla legge regionale circa la “Competenza e disciplina degli interventi<br />

in materia di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale dei dipendenti da<br />

sostanze stupefacenti, psicotrope e da alcool” il Comitato di solidarietà con le famiglie di<br />

tossicodipendenti, sollecita la definizione del programma di intervento che l’ULS n. 8 è<br />

chiamata a progettare e anche a presentare con urgenza alla giunta regionale. Pur riconoscendo<br />

che a Vicenza esistono delle iniziative a carattere pubblico e privato, come comunità<br />

e cooperative per il recupero di queste persone, le riteniamo largamente insufficienti<br />

a coprire i bisogni esistenti.<br />

Nello spirito degli articoli 5 e 7 chiediamo con urgenza un incontro con il Comitato di<br />

Gestione, al fine di conoscere quale sia il programma di intervento delle ULS e per portare,<br />

se lo ritiene opportuno, il nostro contributo. Con l’occasione le inviamo distinti saluti.<br />

Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti<br />

–10–


Dal 1981 al 1985<br />

Vicenza – 28 gennaio 1983 – Intervento del Comitato di solidarietà di San Pietro alla tavola<br />

rotonda indetta dalla circoscrizione 6 di Vicenza sulle tossicodipendenze<br />

Il Comitato di solidarietà di S. Pietro, è sorto dalla necessità di unire in un gruppo i genitori<br />

colpiti dal grave problema della droga, di ascoltare le loro necessità, di cercare di capire<br />

i loro problemi, di combattere insieme a loro le varie battaglie e tentare di fornire loro<br />

un appoggio concreto, puntando non soltanto sulla sensibilizzazione di tutta la società<br />

civile e cristiana, ma anche chiedendo l’apporto degli organismi pubblici, perché è necessaria<br />

la collaborazione di tutti, in particolare degli Enti locali, sia per sollecitare una attenta<br />

analisi del problema nella città di Vicenza, sia per creare strutture tali da permettere il<br />

recupero e il reinserimento dei tossicodipendenti.<br />

Purtroppo il fare uscire i genitori dal loro isolamento, dal senso di vergogna e di pudore<br />

ben comprensibili, è impresa enorme e richiede pazienza, attenzione, sensibilità e<br />

amore.<br />

Solo ora, dopo parecchio tempo, il Comitato sta raccogliendo alcuni risultati positivi,<br />

sia come numero di famiglie partecipanti, sia di volontari. Dobbiamo qui, rendere atto in<br />

particolare alla sensibilità dimostrata dall’assessore dott. Bressan, che per primo ci ha<br />

ascoltati con benevolenza e attenzione, intervenendo ai nostri incontri. La nostra esperienza<br />

quindi è quella di vivere tutti i problemi della famiglia, quando in casa c’è un figlio tossicodipendente.<br />

Crediamo sia utile ricordare questi problemi che riguardano: il carcere,<br />

l’ospedale, l’emarginazione, la disoccupazione, le difficoltà economiche, le fratture e la<br />

disgregazione della famiglia stessa.<br />

Le esigenze che abbiamo individuato al momento presente sono:<br />

1 – Necessità di creare delle comunità; a tale proposito il Comitato è orientato verso strutture<br />

tipo Ceis.<br />

2 – Case alloggio di prima accoglienza, necessarie specialmente nei momenti in cui il<br />

Tossicodipendente ha bisogno di rivedere i suoi problemi o è in procinto di entrare<br />

in comunità; momenti a volte necessari per dare un attimo di respiro alla famiglia, specialmente<br />

se questa vive altri problemi .<br />

3 – Ripetiamo ancora: la sensibilizzazione degli Enti pubblici e dei cittadini tutti, poiché<br />

è un problema sociale e tutti siamo coinvolti. È inoltre necessaria una ben organizzata<br />

opera di prevenzione a tutti i livelli.<br />

4 – Risolvere il problema delle ragazze tossicodipendenti che non è stato affrontato in<br />

modo organico. Riferendoci alla terza domanda, come genitori, chiediamo alla<br />

“comunità tutta” di unirsi a noi in questa battaglia di solidarietà umana, eventualmente<br />

dando la propria personale adesione scritta.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 29 dicembre 1983<br />

Il Veneto è al quarto posto tra le regioni italiane per il numero di decessi<br />

<strong>Droga</strong>, in un anno 251 vittime<br />

Sequestrati 304 chili di eroina, un record senza precedenti - Oltre 14 mila le denunce<br />

–11–


Dal 1981 al 1985<br />

Corriere della Sera - 21 gennaio 1984<br />

Ombre di imputati eccellenti sul traffico di armi e droga<br />

(…) Il nocciolo della questione sono gli uomini politici, i parlamentari che sarebbero coinvolti nel<br />

grande traffico illecito delle armi. (…) E’ dal mese di giugno, appena dopo le elezioni, che a Trento<br />

si mormora del coinvolgimento di uomini di primo piano della vita nazionale. L’inchiesta aveva<br />

imboccato la strada del doppio mercato delle armi: quello legale e quello clandestino. Sotto il mirino<br />

del giudice istruttore c’erano i servizi segreti, ma anche gli uomini politici. (…)<br />

E in base a questi atti istruttori che il giudice Palermo è arrivato alla definizione del suo schema che:<br />

“Dal traffico di droga, arriva il “profumo” di tangenti nel mercato nero delle armi?”<br />

✧<br />

Corriere della Sera - 31 gennaio 1984<br />

Domani un vertice governativo varerà un piano per combattere la diffusione degli stupefacenti<br />

L’Italia, il paese dove è più difficile la lotta alla droga<br />

Roma – Un vertice governativo si riunisce mercoledì per varare un piano di lotta alla droga. Finalmente<br />

il potere politico risponde a una richiesta che viene – reiterata negli anni – da una società civile<br />

ridotta quasi alla disperazione: nell’’83 c’erano due morti accertati ogni tre giorni, nel gennaio<br />

dell’84 sono due ogni giorno. Si lamenta il ritardo, ci si domanda se ancora è possibile agire con efficacia.<br />

Il ritardo era forse inevitabile. Il terrorismo ha paralizzato lo Stato e il Paese per un decennio.<br />

Li ha inchiodati in un’emergenza che offuscava il senso del futuro e riduceva la capacità di misurare<br />

i pericoli che lo minacciano. Per questo la decisione di reagire al fenomeno droga, di rifiutare la<br />

rassegnata convivenza con un male ritenuto ineluttabile, vale come una svolta. C’è un segno di vitalità;<br />

la politica si assume, per una volta, le proprie responsabilità. (…)<br />

✧<br />

Corriere della Sera - 13 febbraio 1984<br />

Drammatiche rivelazioni dello studio compiuto dall’Istituto di medicina legale per il CNR<br />

C’è droga anche nei morti “naturali” dell’obitorio<br />

Sostanze stupefacenti trovate nel 72% dei corpi sottoposti ad autopsia<br />

Nel 69,4% dei suicidi, nel 40% dei deceduti per cause “insospettabili”<br />

Eroina, cocaina o psicofarmaci erano presenti nel 47% delle vittime di omicidi<br />

La ricerca conferma che, accanto ai tossicomani schedati, esiste una fascia di utenti<br />

occasionali E sono proprio questi ultimi i più esposti al rischio di overdose<br />

(…) Questa ricerca conferma una delle ipotesi più sconcertanti dello sviluppo del fenomeno droga<br />

in Italia: accanto ai tossicomani schedati dalle forze dell’ordine e dai servizi psicosociali, esiste una<br />

fascia incontrollata di “utenti occasionali”, di individui, cioè, soprattutto giovani, che fanno ricorso a<br />

sostanze stupefacenti pur continuando la loro vita regolare di studio o di lavoro. In tal modo non si<br />

è, almeno all’inizio, schiavi della droga, ma si è più esposti al rischio di una crisi mortale: l’organismo,<br />

infatti, è più a rischio di overdose.<br />

Ma a che punto siamo per i decessi causati direttamente dalla droga? Sempre all’Istituto di medicina<br />

legale, dove finiscono i casi “ufficiali”, dieci anni fa se ne era registrato uno, lo scorso anno sono<br />

stati 93. Una recente comunicazione del ministero degli Interni ha spiegato la recrudescenza di queste<br />

tragedie dando la colpa ai “tagli” presenti nelle dosi che finiscono in mano ai tossicomani. Secondo<br />

gli esperti dell’Istituto di medicina legale, dati alla mano, non è la spiegazione giusta. Si cita a<br />

questo proposito una ricerca tossicologica effettuata su richiesta del Procuratore della repubblica di<br />

Milano, intervenuta in seguito a una eccezionale catena di decessi tra i drogati: nove in un mese alla<br />

fine dell’82 e solo in città. Anche in quell’occasione si sospettava la presenza di “tagli”. Gli esami<br />

hanno invece dimostrato che le overdose erano state provocate solo dall’eroina. (…)<br />

–12–


Dal 1981 al 1985<br />

L’équipe dell’Istituto ha potuto ribadire anche con le analisi più recenti che la situazione non è cambiata.<br />

“L’ipotesi dei tagli letali non regge innanzitutto per la logica del mercato della droga: gli spacciatori<br />

cercano clienti, non morti. Dagli esami dei reperti dei tossicomani deceduti e dall’analisi dei<br />

quantitativi di droga sequestrati dalle forza dell’ordine, non è mai comparsa accanto all’eroina una<br />

sostanza letale”. (…)<br />

L’overdose è in aumento perché il tossicomane si inietta dosi con una presenza di eroina al di sopra<br />

del normale, oppure perché si è appena disintossicato, oppure perché si “buca” solo qualche volta.<br />

Di fatto è sempre l’eroina che porta alla tomba. Informazioni di diverso tipo sono irresponsabili.<br />

✧<br />

Intanto la “cura” del metadone viene ancora messa sotto accusa<br />

L’assessore regionale alla Sanità della Lombardia, ha nominato una commissione per verificare a che<br />

punto è la somministrazione del metadone, la “droga della mutua”. La situazione è allarmante: dalle<br />

analisi effettuate sulle urine dei tossicomani in cura presso i presidi degli ospedali Fatebenefratelli,<br />

San Carlo, Sacco e quelli di Busto Arsizio, Varese e Cittiglio, risulta che più del 50 per cento dei<br />

“pazienti” continua ad assumere eroina o cocaina oltre al metadone. “Quel che è peggio – commenta<br />

il tossicologo Gianfranco Lodi – è che molti diventano tossicodipendenti proprio grazie al metadone”.<br />

(…)<br />

✧<br />

Il Corriere della Sera - 19 febbraio 1984<br />

<strong>Droga</strong>, sfida del secolo – Veleno nella società<br />

Articolo di Sabino Acquaviva<br />

I drogati: spesso muoiono soli, per la strada, affogati nei canali come non molto tempo fa a Padova.<br />

Non c’è sagrato di chiesa, scalinata di grande monumento, in ogni città, che non abbia visto almeno<br />

una tragedia della droga. Vengono ritrovati dalla polizia, dai passanti, dai fratelli più piccoli o più<br />

grandi, da amici, da genitori sconvolti, si uccidono o vengono uccisi da parenti; a loro volta rapinano,<br />

uccidono per procurarsi la droga. E l’età di questi rapinatori drogati è sempre più bassa.<br />

Insomma più drogati, più delitti legati alla droga, più rapine, più morti. E di tutto questo non si<br />

vede il fondo. La risposta della società? Sin qui, purtroppo parole: parole al vento, dolore, sangue,<br />

morte. È peggio, molto peggio che con il terrorismo: forse più morti, più danni per la società. Ci<br />

aspettano altri anni di dolore e sofferenza perché, oltre alle parole, non sappiamo affrontare il problema<br />

né, forse, abbiamo la forza e il vigore morale per lottare, contrariamente a quanto è accaduto<br />

con il terrorismo. E dunque si discute senza fine e senza costrutto.<br />

Liberalizziamo la droga? Così, si dice, almeno finiranno le rapine, ci saranno i drogati, moriranno<br />

per overdose, per disperazione o per altre ragioni, ma ci lasceranno in pace, dato che potranno procurarsi<br />

l’eroina dove e come vogliono. Non liberalizziamo – dicono altri – colpiamo duro. Rendiamo<br />

pericolosa, difficile la vita ai trafficanti di droga: i drogati diminuiranno.<br />

Discussioni, idee, deboli tentativi di fare qualcosa, litigi, dibattiti, centri di studio, centri di rieducazione,<br />

di recupero, di formazione per la lotta alla droga. Nella sostanza che accade? Non soltanto<br />

il fenomeno non regredisce, ma per certi aspetti si dilata, si diffonde. I medici al capezzale della<br />

società italiana, intenti a studiare questa malattia, sono molti, le cause che vengono individuate<br />

ancor più, le diagnosi e le terapie proposte infinite. I risultati nessuno. E allora? Che fare? Dato che<br />

si sono messi in mille, nonostante il mio scetticismo, dirò anch’io la mia. Non parlerò delle cause:<br />

la recente garbata polemica fra Montanelli e Alberoni, a questo proposito mi ha lasciato freddino:<br />

perché si drogano? Il Sessantotto? Il riflusso? La perdita dell’autorità paterna? Dei valori?<br />

Per questo ed altro, penso. Certo, meno impegno politico significa, per alcuni, più eroina, ma per<br />

pochi, per le minoranze impegnate. Ma gli altri che impegno politico non ne hanno mai avuto? Per<br />

altri le ragioni sono molte: piccole e grandi. Minuti, frammenti di una nostra diversa maniera di<br />

vivere e pensare questa società post industriale. La società e la scuola sono diversamente organizza-<br />

–13–


Dal 1981 al 1985<br />

te; quello che i sociologi chiamano controllo sociale nella scuola, di necessità, è ormai molto modesto,<br />

e tra le sue maglie non passano soltanto le idee ma anche l’eroina.<br />

Poi ci sono i valori, meno fede, meno convincimenti, e quindi meno autocontrollo, meno vincolo.<br />

Ma altre cose influiscono: una struttura sociale e urbana che obbliga a star fuori casa più a lungo,<br />

appunto, senza controlli. Centinaia di migliaia, milioni di giovani che vengono di giorno nelle città,<br />

dai piccoli centri, alle scuole lontane, ai posti di lavoro e di divertimento, e ogni giorno qualcuno<br />

cade nella rete, e nessuno è lì per difenderlo, per salvarlo. Milioni di ragazzi e ragazze, di uomini e<br />

donne si muovono senza posa, ovviamente senza controllo, in una età in cui stanno ancora imparando<br />

a vivere, a sopravvivere, a stare a galla in una società ostile in cui vige la legge della giungla, la<br />

legge del più forte.<br />

In questo spazio di libertà si muovono liberamente anche i delinquenti, i capitalisti e i corrieri della<br />

droga, dal grande al piccolo sordillo spacciatore di periferia. Si muovono come il pesce nell’acqua di<br />

questa società di uomini liberi. E allora? Allora l’eroina è il prezzo della nostra libertà? L’inevitabile<br />

prezzo che si deve pagare in questa società libera? Malgrado tutto, non lo credo. Ma in una situazione<br />

di questo tipo, la lotta alla droga richiede una strategia complessa e simultanea.<br />

Anzitutto rieducazione capillare nelle scuole, nei luoghi di divertimento, nel cinema, nei circoli<br />

sportivi, nelle strade. È necessaria una forte campagna antidroga per la quale il governo deve stanziare<br />

molti ma molti miliardi di lire: una somma sufficiente per lanciare una vera e propria “rivoluzione<br />

culturale”. In secondo luogo occorre una nuova legislazione: colpire duramente i trafficanti,<br />

più duro che mai, in modo che il traffico di eroina diventi il mestiere più difficile e più costoso. Ed<br />

eliminare i mille sotterfugi giuridici che salvano i trafficanti. In terzo luogo occorrono degli specialisti<br />

negli organi di repressione del traffico di stupefacenti. Nuovi specialisti , più numerosi e dotati<br />

di strumenti sofisticati, uomini che nel piccolo e nel grande, si occupino soltanto esclusivamente di<br />

droga. In quarto luogo occorre una politica internazionale efficace e coordinata, una vera collaborazione<br />

fra Paesi produttori e consumatori: si sa dove e come viene prodotta la materia prima, dunque<br />

si brucino i raccolti, si colpisca alla radice con mezzi adeguati, applicando sanzioni a quei Paesi che<br />

“nicchiano” per ragioni economiche (o peggio) e così uccidono i nostri ragazzi.<br />

Infine deve mobilitarsi la gente: gruppi, comitati, ex tossicodipendenti, tutti insieme per stimolare,<br />

sorvegliare, criticare, medici, polizia, maestri, professori, genitori.<br />

Tutti insieme possiamo dire basta, perché questa tragedia dell’occidente abbia fine.<br />

✧<br />

IL MEDICO d’Italia n. 5 - febbraio 1985<br />

Allarmata denuncia del ministro dell’Interno on. Scalfaro<br />

<strong>Droga</strong>: in Italia 240mila tossicodipendenti<br />

Oltre 300 morti da overdose l’anno scorso<br />

Le impressionanti cifre del rapido aumento del numero dei “consumatori” e della diffusione a macchia d’olio<br />

del fenomeno. Un “cancro” che ormai si manifesta in ogni ambiente sociale e in ogni tipo di territorio<br />

del nostro Paese.<br />

La mappa della droga – nel delineare la mappa di diffusione del fenomeno la ricerca segnala la presenza di<br />

vaste aree di concentrazione, pur nell’espandersi a macchia d’olio. In particolare sono evidenziate: l’area ligure,<br />

coinvolgente anche le province di Alessandria e Piacenza – l’area veneta, collegante Udine e Verona attraverso<br />

i centri di Vicenza, Padova e Venezia – l’area tosco-emiliana che da Ravenna, Forlì giunge attraverso<br />

Firenze fino a Livorno – infine la città di Roma che presenta i valori più elevati nel rapporto con la popolazione<br />

(3 utenti per 1000 abitanti, 110 tossicodipendenti per 10.000 abitanti).<br />

✧<br />

–14–


COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON LE FAMIGLIE DI TOSSICODIPENDENTI<br />

VICENZA - VIA S. DOMENICO - TEL. 0444 50050<br />

Con questo quadro, nato in un momento di particolare sofferenza, ho voluto rendere visibile il volto disperato e<br />

impotente di una madre, di fronte al dramma della droga.<br />

Il bocciolo di rosa - fiore per me ricco di simbologie – rappresenta mio figlio che, invece di schiudersi alla vita, si<br />

rinsecchisce perdendo bellezza e profumo.<br />

Sia mio figlio, che alcuni suoi amici e amiche, quando lo hanno visto, sono rimasti turbati e non riuscivano a<br />

staccare lo sguardo da esso, e io avrei voluto tanto penetrare nei loro pensieri.


Dal 1981 al 1985<br />

Il Giornale di Vicenza - 14 febbraio 1984<br />

Trova il figlio di 23 anni morto sul letto<br />

“Si drogava ma voleva disintossicarsi<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 8 aprile 1984<br />

Scappata da casa un anno fa<br />

Trovata morta (da mesi) a Verona<br />

✧<br />

Vicenza 2 maggio 1984 – Oggi vi è stato il funerale di un giovane di ventidue anni che, entrato<br />

nel tunnel della droga, dopo avere tentato invano più volte di uscirne, in un momento di depressione<br />

ha preferito spararsi un colpo di fucile. Il giornale locale titolava così un breve articolo:<br />

Per sfuggire alla droga ha detto addio alla vita<br />

Ho conosciuto questo giovane personalmente; era amico di mio figlio. Era gentile, distinto<br />

nella persona, ignoravo la sua tossicodipendenza. Certamente la sua sensibilità lo aveva<br />

spinto ad un conflitto esistenziale; nella sua dignità non accettava la schiavitù della droga.<br />

Al funerale c’erano molti suoi amici tossicodipendenti, tra questi mio figlio.<br />

Ho tanto sperato che questa tragedia segnasse una svolta nella loro vita, gestita da una<br />

sostanza che poteva portare solo in tre direzioni: carcere, malattia, morte.<br />

✧<br />

Vicenza – 17 febbraio ’85 – Delegazione del Comitato in visita al vescovo di Vicenza<br />

mons. Arnoldo Onisto per informarlo sulla grave situazione riguardante il problema droga.<br />

Trascrivo il testo guida dell’incontro:<br />

Monsignore, il nostro Comitato è formato da genitori con figli tossicodipendenti e da<br />

qualche volontario e ci rivolgiamo a Lei per renderla partecipe della nostra angoscia e nel<br />

medesimo tempo per chiederle qualche forma di aiuto, il primo del quale può venire dalla<br />

preghiera perché Dio ci dia conforto nel dolore e coraggio per vivere e lottare per il bene<br />

dei nostri figli.<br />

Noi viviamo nell’ambito delle rispettive parrocchie e siamo convinti che il fenomeno<br />

della droga non sia capito e perciò sentito nella sua variegata complessità dai nostri sacerdoti,<br />

i quali vedono in questi sventurati giovani, più che dei deboli, dei delinquenti che è<br />

bene non avvicinare.<br />

È facile parlare di Vangelo a chi è disposto ad ascoltare, ma è più difficile e altamente<br />

meritorio parlarne a chi non si rende conto di quanto prezioso sia nella vita di ogni giorno<br />

l’insegnamento in Esso contenuto. “La croce di Gesù manifesta per sempre la solidarietà<br />

di Dio con gli ultimi e con coloro che nell’occhio dell’uomo sembrano sconfitti….<br />

Dio è come il buon pastore preoccupato delle pecorelle smarrite…”<br />

Oggi, le pecorelle smarrite sono molte; ma quanti i buoni pastori?<br />

Questo interrogativo non vuole assumere un tono accusatorio, ma deriva comunque<br />

da un’amara constatazione. Se avviciniamo questi giovani emarginati, ci accorgiamo – non<br />

–15–


Dal 1981 al 1985<br />

senza un certo stupore – che nella maggioranza dei casi, al di fuori dell’apparenza negativa,<br />

sono miti e sensibili e che la loro violenza è soprattutto autolesionista. Nei momenti<br />

di lucidità sanno ascoltare i buoni consigli e provano un disperato desiderio di metterli in<br />

pratica, ma in loro la droga ha cancellato soprattutto l’esercizio della volontà e la paura del<br />

“nuovo”, nel senso di incerto cambiamento. L’errore di base di questi giovani è quello di<br />

non accettare il sacrificio, la sofferenza, le sconfitte, perché non si rendono conto che senza<br />

anche queste esperienze il carattere non si forgia e non matura. Si sono accostati alla droga<br />

da adolescenti e questa ha bloccato e fermato la loro età. Noi vorremmo che a livello parrocchiale,<br />

questo problema potesse essere discusso e considerato nella reale gravità, soprattutto<br />

dai cappellani che sono più a contatto con i ragazzi. Sarebbe anche utile che potessero<br />

seguire dei corsi preparatori per imparare ad avvicinare i tossicodipendenti che molte<br />

volte si fermano a gruppetti nel sagrato delle chiese, mostrando disponibilità anche di<br />

ascolto. Per ultimo vi è il problema carcere, nell’ambito del quale “dovrebbe” operare un<br />

equipe socio-sanitaria. Il 40% dei detenuti è costituito da drogati che sono completamente<br />

abbandonati a loro stessi e vivono ammassati in celle anguste. Noi crediamo che soprattutto<br />

nel momento in cui varcano per la prima volta quella soglia, siano presi da vari sentimenti<br />

quali: vergogna, dolore, rabbia, paura; noi siamo convinti che quello sarebbe un<br />

momento prezioso per mettere al loro fianco degli operatori e gettare le basi per un rapporto<br />

di recupero. In questo campo il volontariato non può nulla, perché trova le porte<br />

del carcere chiuse. C’è don Cesare che cerca di dare aiuto, ma è anziano e andrebbe affiancato<br />

da un sacerdote più giovane.<br />

Monsignore, Le abbiamo aperto il nostro cuore, cerchi di aiutarci e benedica le nostre<br />

famiglie.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 3 aprile 1985<br />

Annunciata dal Comitato di solidarietà delle famiglie dei tossicodipendenti<br />

Campagna di sensibilizzazione sulla triste realtà della droga<br />

Saranno diffusi volantini informativi e organizzati incontri con il mondo della scuola<br />

Una campagna di sensibilizzazione sul problema della droga partirà a giorni, in città,per iniziativa<br />

del Comitato di solidarietà tra le famiglie dei tossicodipendenti. Durante un incontro con la stampa<br />

sono stati presentati gli scopi dell’iniziativa strutturata nella diffusione di manifesti e volantini<br />

informativi; contatti con le scuole secondo un progetto predisposto d’intesa con il Provveditorato<br />

agli studi e un disegno globale di interventi più urgenti da attuare a Vicenza.<br />

Il clima nella sede di via Mure S. Domenico, dove il comitato ha trovato ospitalità, dopo cinque anni<br />

di vita travagliata, si è fatto rovente quando dalla presentazione della futura campagna pubblicitarioinformativa<br />

si è passati agli interventi dei presenti in sala: alcuni genitori del Comitato, qualche giornalista,<br />

medici, operatori della Ulss vicentina, volontari e tossicodipendenti usciti “dal tunnel”. È<br />

stata l’occasione di una rampogna amara quanto giustificata, sulla situazione di deficienza in materia<br />

sia di prevenzione che di recupero; sui rapporti spesso problematici con il mondo dell’informazione,<br />

sulle storie difficili e volentieri dimenticate di circa tremila ragazzi che si drogano in provincia.<br />

Gli interventi del dott. Piero Cazzaro, membro del Comitato e del presidente Sergio Brandina,<br />

si sono appuntati soprattutto sui settori delle strutture di intervento in atto o previste, del carcere,<br />

della scuola, dell’attività dei servizi pubblici sul territorio. Dal dott. Cazzaro sono venute proposte<br />

di utilizzo diverso dei fondi assegnati dalla Cassa di Risparmio (circa 500 milioni per iniziative a<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

favore della tossicodipendenza), di prosecuzione del progetto di apertura di una comunità a Montecchio<br />

Precalcino, di approvazione da parte delle Ulss della preventivata comunità del Ceis e di promozione<br />

dell’assistenza carceraria e del reinserimento dei tossicodipendenti.<br />

“Un incontro con il sindaco e manifestazioni pubbliche con raccolta firme – hanno spiegato i membri<br />

del Comitato –sono le iniziative più appariscenti, ma si tratterà di un lavoro teso soprattutto a<br />

far uscire dall’angoscia le famiglie colpite dal fenomeno e aggregarle a noi”. La speranza espressa dal<br />

comitato è “che la città apra gli occhi sul problema una volta per sempre e che tutti si facciano carico<br />

delle proprie responsabilità, affinché le famiglie dei tossicodipendenti possano uscire dalla solitudine<br />

in cui sit rovano”.<br />

Nicoletta Martelletto<br />

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Il Giornale di Vicenza - 6 maggio 1985<br />

Nasce dal dolore di una mamma la nuova ondata di solidarietà<br />

“Questo quadro è nato dalla necessità di fare qualcosa per non rimanere spettatrice dell’annullamento<br />

fisico e morale di mio figlio e di tanti giovani”.<br />

La spiegazione appartiene a una mamma, autrice del manifesto che è stato assunto a simbolo della<br />

campagna di sensibilizzazione che il Comitato di solidarietà delle famiglie dei tossicodipendenti sta<br />

conducendo da qualche settimana in città.<br />

Madre, prima che pittrice, la signora ha voluto dedicare questo messaggio a loro, “ I ragazzi tossicodipendenti,<br />

e le famiglie, perché comprendano la sofferenza che sta oltre l’apparente rassegnazione;<br />

perché comprendano l’amarezza che sta dietro il volto di una madre: perché capiscano l’altalena tra<br />

libertà e schiavitù, il dilemma che si gioca in queste situazioni”.<br />

Ha dipinto il quadro in un pomeriggio del 1983, per sfogo, forse per disperazione, tenendolo nascosto<br />

per un mese, perché il figlio non potesse vederlo. “E poi invece lo ha scoperto, ha visto la rosa,<br />

le siringhe, i petali che sfioriscono all’apparire del veleno, quel volto che traspare, e che era il mio<br />

volto riflesso nello specchio e che dice tutto quello che sta dietro un ragazzo che si droga”.<br />

Un giorno lo ha visto un genitore del comitato, e mi ha chiesto di poterlo usare per la nostre campagne<br />

di sensibilizzazione. Sulle prime ero contraria – dice – Mi sembrava di mettere in piazza qualcosa<br />

di troppo personale, di intimo, fino a che è tornata questa domanda: cosa posso fare per lui? E<br />

il quadro è stato utilizzato per il poster, distribuito nei negozi e nei luoghi pubblici”.<br />

Un modo come un altro per reagire all’impotenza che prende in queste situazioni. “Quando ci si<br />

rende conto di avere un figlio tossicodipendente si entra assieme a lui nel vortice della droga, anche<br />

la famiglia se ne ammala e la vita continua in funzione quasi solo di essa. Ogni giorno continui a<br />

fare le solite cose, ti accorgi a volte che stai ridendo, impari a controllare le emozioni, ma la domanda<br />

rimane lì: cosa fare? Ecco, io ribadisco l’importanza di frequentare i gruppi di genitori, i comitati<br />

di solidarietà, perché assieme è possibile trovare una risposta, grazie al contributo di chi cerca come<br />

te o ha già superato il problema”.<br />

Nicoletta Martelletto<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

La raccolta firme è stata superiore alle quattromila. Alcuni passanti hanno aderito volentieri<br />

con parole di comprensione, altri cambiavano marciapiede; non sono mancate le critiche e le<br />

accuse verso le famiglie soprattutto verso le madri definite le “maggiori colpevoli”.<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

Con il presidente del Comitato Sergio Brandina ho partecipato all’incontro della Lenad svoltosi<br />

a Torino. Era prevista la presenza di Muccioli, ma era dovuto partire per l’America; è stato<br />

sostituito dal dott. Tortorella. Assente anche don Pierino Gelmini perché ammalato.<br />

Dopo una breve introduzione di Piera Piatti sono iniziati i lavori<br />

TORINO 7 – 8 GIUGNO 1985 – CONGRESSO NAZIONALE DELLA LENAD<br />

Sintesi degli interventi di alcuni politici presenti al convegno<br />

On. Costa – P.L.I. Sottosegretario agli Interni: ”Negli anni settanta, quando il “male” non<br />

era ancora tanto grave e diffuso, le strutture esistenti non sono riuscite a sanare il problema<br />

della tossicodipendenza. Oggi sappiamo che la disintossicazione organica non è tanto<br />

importante quanto quella psicologica; allora si credeva potesse bastare disintossicare il drogato,<br />

ora sappiamo che bisogna recuperarlo interamente. Dove il pubblico servizio non ha<br />

saputo o voluto intervenire è intervenuto il lavoro del privato cittadino. L’amore, la passione<br />

e l’esperienza del volontariato”. Ha sottolineato che il Ministro degli Interni ha erogato<br />

contributi alle comunità terapeutiche, alla prevenzione e alla rieducazione.<br />

On. Pellicanò, P.R.I.: “Con l’on. Giacalone ho presentato a Nilde Jotti, presidente della<br />

Camera dei Deputati, la proposta di legge n. 1347 accompagnata da 50.000 firme. La tossicodipendenza<br />

è un fatto sociale e il Governo stanzierà per i prossimi anni una somma<br />

ragguardevole, ma c’è perplessità, perché di quei soldi non si sa ancora di preciso cosa se<br />

ne farà! La legge 685 sulla modica quantità è fallita completamente e bisogna eliminarla.<br />

Non possiamo permettere ai nostri giovani di suicidarsi, ma dobbiamo portarli a un rapporto<br />

con la società attiva rieducandoli”.<br />

L’On. Maria Pia Garavaglia, Dc. sarà relatrice di tutte le proposte. Martedì 11.06.85,<br />

verrà studiato il decreto per la distruzione delle sostanze stupefacenti requisite, e mandato<br />

in Senato. Appoggia in pieno la proposta di legge della LENAD sulla detenzione e si<br />

augura che una nuova norma risolva l’articolo del codice di procedura penale, perché<br />

“Non è concepibile che durante il suo reinserimento in comunità, un giovane debba tornare<br />

in carcere per scontare l’eventuale pendenza giudiziaria”. Secondo l’onorevole, i cittadini<br />

hanno un’opinione ambigua sulle droghe; “Non si deve far distinzione su quella<br />

leggera o pesante, perché sempre droga è. Il tossicodipendente è privo di volontà, perciò<br />

chi ha l’obbligo della tutela del cittadino deve curare la libertà vera del drogato e questa<br />

sarebbe una importante responsabilità delle ULSS”.<br />

L’On. Violante, P.C.I. suggerisce che bisogna definire il testo del comitato ristretto prima<br />

di agosto e rileva tre situazioni:<br />

I – Se il tossicodipendente che sta seguendo il trattamento di terapia riceve l’ordine di carcerazione<br />

il mandato di cattura si risolve con la libertà provvisoria.<br />

II – Se sta seguendo il trattamento di terapia e riceve l’ordine di carcerazione, per la sentenza<br />

definitiva ci vuole un emendamento del governo per affidamento al servizio<br />

sociale, se la pena è inferiore ai due anni e sei mesi, dopo tre mesi può uscire dal carcere<br />

e il resto del periodo trascorso in comunità o in affido vale come pena scontata.<br />

Il periodo del servizio sociale non può essere oltre i due anni e sei mesi. Se la pena è<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

superiore ai due anni e sei mesi, non si può avere l’affido. Non si può averlo nemmeno<br />

se c’è stata rapina.<br />

III – Se invece, finito il trattamento, riceve l’ordine di cattura la situazione è più complessa,<br />

sentenza definitiva con trattamento terapeutico concluso; proposta: il soggetto può<br />

fare domanda al giudice prima che venga definita la condanna. Venga chiesto l’affidamento<br />

senza passare per il carcere. (Tra il processo e la condanna definitiva ci vogliono<br />

almeno 5-6 anni!)<br />

Concetti politici:<br />

1 – Non dimentichiamo il problema di lotta al traffico, che è un grande processo economico<br />

se pur diabolico (nel 1985 è prevista un’entrata di 1.668 tonnellate di droga).<br />

2 – Modica quantità: arrestare il giovane per modica quantità, vuol dire riempire galere e<br />

tribunali di piccoli reati; questo rende problematica la proposta di legge sulla sua abolizione.<br />

La Lenad inviti dei medici a spiegare la tipologia dei dipendenti di tutte le droghe.<br />

“Bisogna discutere questi problemi nella scuola, mafia e droga schiacciano la libertà e procurano<br />

lo schiavismo”. La droga non si può eliminare, bisogna puntare sull’azione di difesa<br />

della società, e questo può farlo solo la prevenzione”.<br />

Violante è stato poi criticato perché si continua a ragionare sempre allo stesso modo, dando<br />

importanza agli effetti più o meno nocivi della droga, non comprendendo che bisogna ostacolare<br />

il diffondersi di ogni droga, sia leggera che pesante.<br />

Interventi vari<br />

Trascrivo brevemente alcune problematiche emerse dai vari gruppi partecipanti: “Non si<br />

può improvvisarsi operatori e mettere in piedi una comunità senza esperienza e competenza”.<br />

Il sindaco di Torino esprime la sua difficoltà riguardo alla prevenzione che non riguarda<br />

solo gli Enti locali, ma la partecipazione attiva del volontariato.<br />

Necessità di agire su Parlamento e Governo perché accolgano le nostre proposte di<br />

legge, sorreggano le comunità senza perdersi in processi come quello contro Muccioli.<br />

Discriminare le varie comunità è quello che di peggio si possa fare.<br />

Le associazioni sono isolate; bisogna creare un collegamento tra loro.<br />

Il Provveditorato agli <strong>Studi</strong> deve istruire i docenti. Creare un giornale d’informazione<br />

per i genitori.<br />

Aggiunta dell’On. Garavaglia: “Il decreto ministeriale per la distribuzione del metadone<br />

non è della legge 685, ma è di Aniasi allora ministro della Sanità”.<br />

Ass. famiglie di Bari: La famiglia dovrebbe essere aiutata ancor prima del tossico; è<br />

necessario la conservazione del posto di lavoro per il tossicodipendente che entra in comunità.<br />

C.A.F. di Genova: Il tossicodipendente arrestato dovrebbe essere sottoposto entro le<br />

prime 24 ore a visita medica e quindi spinto alla disintossicazione e al recupero. Affiancare<br />

le cooperative a gestione sociale.<br />

Comunità Samaritana – Napoli: L’eroina è la droga di Napoli. Il prefetto ha messo in<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

atto un coordinamento con tutte le realtà del territorio privilegiando il volontariato, perché<br />

è disponibile 24 ore su 24.<br />

Arezzo: Importanza della prevenzione fin dalla nascita; rimettersi tutti in discussione:<br />

famiglia, scuola, chiesa, politica. Il troppo amore può portare alla droga. Il bambino deve<br />

guadagnarsi le cose che desidera per potere maturare.<br />

Siracusa: Chiedono una legge regionale per il reinserimento lavorativo e un approccio<br />

terapeutico in carcere e comunità.<br />

Modena: Espropriare gli spacciatori dei beni, frutto di traffico e darli alle comunità.<br />

I tossicodipendenti usano Rinomina spray per sniffare, si iniettano analgesici, bevono<br />

bottigliette intere di sciroppo contro la tosse per sballare.<br />

In chiusura sono intervenuta anch’io, illustrando dei volantini ad opera del mio Comitato<br />

(ritenuti interessanti, sono stati poi richiesti da alcune associazioni), descrivendo la<br />

nostra situazione. Ho quindi auspicato un’unione costruttiva tra tutte le associazioni.<br />

L’intervento del sindaco di Torino non mi è piaciuto e capovolgo il suo discorso: il volontariato<br />

senza la collaborazione degli Enti locali non può far nulla.<br />

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La Stampa - 9 giugno 1985<br />

A congresso le associazioni delle famiglie di tossicodipendenti<br />

Tutti insieme contro la droga<br />

Al dibattito di due giorni all’hotel Concord, promosso dalla Lenad, hanno partecipato<br />

rappresentanti di tutta Italia – Il valore del volontariato – “ La legge 685 va modificata”<br />

Per due giorni all’hotel Concord si è parlato di droga. Un centinaio di rappresentanti delle associazioni<br />

di famiglie di tossicodipendenti di tutta Italia sono stati chiamati dalla Lenad (Lega nazionale<br />

antidroga) per un congresso nazionale, con lo scopo di riunire sotto un’unica bandiera l’associazionismo.<br />

Ha detto Piera Piatti, segretaria nazionale della Lega: Nel nostro Paese le associazioni operano<br />

in modo scollegato e ciascuna porta avanti le sue piccole e grandi richieste senza avere alcun<br />

peso sul governo e sul legislatore. Se riusciremo ad avere una strategia comune, diventeremo un<br />

gruppo di pressione in grado di fare sentire la nostra voce su un problema che riguarda migliaia di<br />

giovani”. Un primo obiettivo è stato raggiunto durante il dibattito che ha visto la partecipazione degli<br />

onorevoli Costa (pri), Garavaglia (dc), Pellicanò (pri), Violante (pci), Amato (psi), sottosegretario alla<br />

presidenza del Consiglio. Le associazioni delle famiglie concordano: la legge 685 (del ’75) deve essere<br />

riesaminata, per il tossicomane è necessaria un’alternativa al carcere, la semplice detenzione di<br />

sostanze stupefacenti deve essere perseguita, deve essere istituito un elenco delle comunità terapeutiche,<br />

devono essere ristrutturati i centri di assistenza pubblica. Hanno anche deciso di costituire un<br />

comitato di coordinamento e di creare un centro di documentazione. (…)<br />

Ognuno ha raccontato le esperienze del suo gruppo. Testimonianze drammatiche. È terribile il dato<br />

fornito dall’On. Costa: “Da gennaio ad oggi sono morti per droga 116 giovani”. È stato detto che in<br />

Toscana “Tutto fa capo al volontariato perché lo Stato ai progetti terapeutici preferisce il metadone”. Carcere<br />

e droga è binomio inscindibile per la maggioranza dei tossicodipendenti. La Lenad e le altre<br />

associazioni vogliono spezzare questo anello della catena. (…)<br />

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Corriere della Sera - 9 giugno 1985<br />

Le conclusioni del primo congresso della LENAD a Torino<br />

Proposta una lega nazionale dei genitori di tossicomani<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

TORINO – Le associazioni dei familiari dei tossicomani non agiranno più ognuna per proprio<br />

conto: nascerà un coordinamento nazionale tra i vari gruppi che operano in tutta Italia. Sarà stilata<br />

una “carta di tutela del tossicodipendente”, una sorta di decalogo di comportamento nei confronti<br />

di questa categoria, che di anno in anno si fa sempre più numerosa. I tossicomani conosciuti nel<br />

nostro paese sono circa 100 mila e si calcola che almeno 40-50 mila facciano parte del cosiddetto<br />

“pianeta sommerso”, giovani che non si rivolgono alle strutture pubbliche o private o che si bucano<br />

da pochi mesi. (…) Questa” due giorni” è stata l’occasione per fare il punto sul problema – droga –<br />

con esponenti politici, magistrati, operatori sociali. Un dibattito acceso non privo di polemiche. (…)<br />

Ieri, qualche malumore si è levato nei confronti di Giuliano Amato, sottosegretario alla presidenza<br />

del consiglio, il quale, forse per la sua schiettezza, non ha raccolto troppi applausi:” Noi abbiamo<br />

dedicato – ha affermato con realismo – poco tempo a questo problema. Ce la siamo cavata con un<br />

po’ di metadone e con qualche volantino di fronte alle scuole. Lo Stato ha dato poco di tutto: poche<br />

risorse e scarsa cultura”. La “superassociazione” dei parenti dei tossicomani si è posta alcuni punti<br />

qualificanti come la richiesta di “Modifiche legislative tendenti ad ottenere la sospensione del processo<br />

penale e delle misure carcerarie nei confronti delle persone inserite in programmi terapeutici;<br />

la revisione delle misure di polizia che impongono ai tossicodipendenti il trattamento e la presentazione<br />

periodica ai controlli di polizia”. (…)<br />

Le luci del salone dove si è tenuto il convegno si sono spente ieri nel tardo pomeriggio con tanti<br />

buoni intenti. Ma la strada è ancora lunga. I partecipanti al congresso sono tornati a casa carichi<br />

degli stessi problemi.<br />

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Il Giornale di Vicenza - 16 giugno 1985<br />

La verità sull’AIDS a Vicenza<br />

I medici non possono parlare ma in osservazione ci sono almeno 50 casi di sindrome<br />

linfoghiandolare (LAS), uno dei primi stati dell’infezione<br />

Vicenza - anche Vicenza ha avuto il suo caso di Aids accertato, come aveva rilevato nei mesi scorsi<br />

proprio questo giornale. Di recente, espletati tutti gli esami necessari, a distanza di alcuni mesi dalla<br />

morte di un giovane tossicodipendente abitante in città, la pratica è stata inoltrata al ministero della<br />

sanità. Altre morti sospette, probabilmente rimarranno per sempre tali. Pare che le nostre autorità<br />

sanitarie non abbiano nessuna voglia di lasciare che vengano adempiuti ulteriori accertamenti. A<br />

differenza di quanto avviene in tutti gli altri paesi civili, negli Usa ad esempio, per informare la gente<br />

del pericolo dell’Aids, i depliant vengono distribuiti al bar o al supermercato. Da noi si vieta ai medici<br />

di rilasciare in proposito la benché minima dichiarazione. Quando qualcosa trapela, accade che le<br />

autorità sanitarie scendano in campo per smentire. Eppure sfogliando uno dei tanti ricchi periodici<br />

che l’Ulss di Vicenza distribuisce ogni volta in quasi ottantamila copie si possono leggere frasi di questo<br />

tenore:” L’informazione del cittadino è uno dei principali impegni dell’Ulss”. E dopo avere<br />

dichiarato che l’attività di “Educazione sanitaria” dell’Ulss Vicenza, nel suddetto periodico cerchereste<br />

invano la benché minima informazione sul dilagare, anche tra noi, di una malattia così complessa<br />

e insidiosa come l’Aids. Questa malattia infettiva ha un grande veicolo di diffusione, come sottolineano<br />

tutti i medici e gli studiosi, che si chiama ignoranza. (!) Inutile cercare conferme. I medici<br />

addetti a questo tipo di servizio hanno la consegna tassativa di non rivelare dati e di non parlare<br />

ai giornalisti. E’ un peccato, perché a perderne ancora una volta sono i cittadini i quali non solo non<br />

possono venire informati sulla reale consistenza dell’infezione e quindi sui modi di evitare le forme<br />

di contagio, ma continuano ad ignorare che l’ospedale della loro città, in fatto di cure e di ricerche<br />

sull’Aids, la struttura realizzata al San Bortolo, funziona ad esempio come molte altre città del Veneto,<br />

anche se dotate di cliniche universitarie.<br />

L’équipe, dapprima nata spontaneamente dalla buona volontà di alcuni medici, è ora sostenuta dai<br />

primari di malattie Infettive e di Immunologia, i professori Ielasi e Dini. Ai due medici iniziali,<br />

Vaglia per Malattie Infettive e Chisesi per Immunologia, è stato dato l’incarico di occuparsi di Aids.<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

Con loro collaborano anche i reparti di Microbiologia e di anatomia Patologica, perché gli accertamenti<br />

sono molto complessi e necessariamente comportano un lavoro di équipe altrettanto articolato<br />

che richiede l’apporto di diversi specialisti. (…) Dice il dottor Chisesi:” Manca l’informazione,<br />

come del resto avviene anche in tutta Italia, siamo convinti che si tratti di una scelta politica, come<br />

non si volesse allarmare la gente. In realtà le cose vanno avanti a fatica nonostante la nostra struttura<br />

organizzata. Questo perché non c’è niente al di fuori di noi, né a monte, né a valle. Nel primo<br />

caso manca l’informazione, nel secondo, una volta che il portatore è stato da noi ed è stato individuato,<br />

dove lo mandiamo?”. Che cosa ci aspetta nei prossimi anni da questo punto di vista? Risponde<br />

il dottor Vaglia: ”La lentezza della diffusione non deve trarre in inganno, forse si manifestano per<br />

ora principalmente nei tossicodipendenti, ma le vie di trasmissione, ormai è accertato, sono: i rapporti<br />

sessuali, sia omo che etero e le trasfusioni di sangue. Tutte cose dove ci vuole una seria attenzione.<br />

L’unica arma è la profilassi.<br />

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Il Giornale di Vicenza - 19 luglio 1985<br />

Indagine sulle attese della gente all’apertura di un nuovo mandato amministrativo<br />

Ecco cosa chiedono i vicentini alla nuova giunta<br />

Tre cose su tutto: strade belle, una cultura giovane e un verde pulito - E gli “ex” del Consiglio<br />

comunale consigliano di badare ai parcheggi, alla costruzione di nuove case, al teatro<br />

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Lettera inviata a il Giornale di Vicenza il 23 luglio 1985 pubblicata con il titolo:<br />

Che cosa fa Vicenza per i tossicodipendenti?<br />

Vicenza, isola quasi felice! Se i vicentini avessero “Strade belle, una cultura giovane e un<br />

verde pulito”, sarebbero certamente tra i più felici in questa terra. Ma la nuova Giunta<br />

saprà accontentarli presto e questa lacuna ed altre ancora saranno colmate, anche perché<br />

sono gli stessi ex del Consiglio comunale che consigliano di “Badare ai parcheggi, alla<br />

costruzione di nuove case, al teatro”. Questo quanto scritto in due articoli del Giornale di<br />

Vicenza datati 19 luglio ’85, pag. 4.<br />

Lascio da parte il sarcasmo e riconosco che anche queste sono cose giuste da fare, ma<br />

prima ve ne sono altre di ben più vitale importanza. Mi riferisco al disagio giovanile, alla<br />

mancanza di strutture per il tempo libero, alla droga, agli handicappati, ai disoccupati, agli<br />

anziani e chi più ne ha più ne metta. Certamente ho il cosiddetto dente avvelenato, ma<br />

dopo anni di sofferenza ci si può ben risentire contro una città come Vicenza che convive<br />

con la droga, che l’accetta passivamente, che chiude gli occhi infastidita di fronte a tutto<br />

ciò che la disturba, salvo leggere morbosamente la notizia della morte per overdose di un<br />

povero “drogato” o il rapporto dettagliato di uno scippo o di una ipotetica “rapina” subita<br />

da qualche malcapitato cittadino. Sappiano i vicentini che dietro i piccoli reati commessi<br />

dai drogati, c’è sempre, o perlomeno nella maggior parte dei casi, una famiglia onesta, pulita,<br />

con altri figli, che soffre abbandonata a sé stessa, per questa calamità piombatale sul capo<br />

e si vede messa alla berlina sui quotidiani con tanto di nome, cognome, indirizzo e numero<br />

civico in modo che sia impossibile non capire chi è. È stata fatta una raccolta di firme<br />

contro la droga, si sono susseguiti per settimane articoli sui giornali cittadini, sempre sulle<br />

problematiche ad essa inerenti, e nonostante tutto, nei programmi di un prossimo futuro<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

i nostri amministratori non hanno sentito l’impellente bisogno di impegnarsi su questo<br />

fronte. Non capite che questo deve essere un problema di tutti e tutti dobbiamo fare l’impossibile<br />

per risolverlo?<br />

Per il Comitato, Olga Dalla Valle<br />

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Il Giornale di Vicenza - 19 agosto 1985<br />

La droga torna ad uccidere<br />

Tossicodipendente trovato morto<br />

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Il Giornale di Vicenza - 22 agosto 1985<br />

Ucciso a 28 anni da un’overdose<br />

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Vicenza 12 settembre 1985 - Incontro organizzato dal Comitato con rappresentanti dell’ULSS,<br />

del sindacato e delle comunità terapeutiche con l’intento di aiutare i giovani usciti dalla<br />

tossicodipendenza o in terapia riabilitativa, a reinserirsi nella società lavorativa. Nonostante il<br />

poco entusiasmo degli intervenuti, la consulta ha più tardi fatto proprio il progetto che è stato<br />

realizzato a settembre ‘986 con: “Corsi propedeutici ad hoc per l’inserimento nei corsi normali<br />

di specializzazione: disegno e grafica per l’inserimento nel corso di serigrafia – impianti elettrici<br />

con richiami di matematica e disegno tecnico per il corso di elettromeccanici generici”.<br />

“Intervenuti: rag. Girotto delegato dell’ULLS per le tossicodipendenze, dott. Balestra responsabile<br />

Cad, dott. Gelain responsabile del <strong>Centro</strong> Diurno, don Giorgio della comunità S. Stefano,<br />

il sign. Tagliaro per la CISL e la sign. Giuliana Bertola per Radio Insieme.<br />

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Il Giornale di Vicenza - 17 settembre 1985<br />

Domattina alla presenza di autorità civili e dei responsabili dell’ordine pubblico<br />

La scuola decide di stroncare il pericolo droga<br />

Vertice dal prefetto per l’impegno di volontariato - Si discuterà della possibilità di utilizzare gli<br />

anziani e gli aderenti alle associazioni d’arma in un attento controllo sull’eventuale presenza<br />

di spacciatori in prossimità degli istituti per realizzare una più efficace prevenzione<br />

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Vicenza 25 settembre 1985 - Incontro in sede ULSS con il servizio sulle tossicodipendenze:<br />

prima di iniziare i lavori ho tenuto a dire che i genitori del Comitato si aspettano collaborazione<br />

dai responsabili del servizio per riunire gli sforzi e non disperdere inutilmente le energie.<br />

Si è riparlato dei corsi professionali accordandoci di portare il progetto in Consulta, di creare<br />

una commissione ristretta che potesse studiare ogni particolare per renderli fattibili. Abbiamo<br />

precisato che i corsi normali durano dai due o tre anni e richiedono la licenza di terza<br />

media e che non tutti i tossicodipendenti la possiedono. Abbiamo parlato delle difficoltà che<br />

pesano sulle piccole comunità esistenti sul territorio auspicando che in breve siano messe nella<br />

possibilità di operare secondo le necessità. Nel complesso mi sembra che l’incontro sia stato positivo;<br />

si sono chiariti alcuni punti di divergenza e stabiliti i propri compiti.<br />

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Dal 1981 al 1985<br />

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Lettera inviata a: Il Giornale di Vicenza e pubblicata il 23 settembre 1985 con il titolo:<br />

Propongono il vigile di quartiere per combattere il flagello droga<br />

Egregio direttore,<br />

mi sembra che il titolo dell’articolo pubblicato sul Giornale di Vicenza il 17 settembre:<br />

“La scuola decide di stroncare il pericolo droga” sia abbastanza semplicistico! Alcune persone<br />

leggendolo potrebbero aver pensato che forse sia stato trovato qualche rimedio portentoso<br />

capace di combattere e “stroncare” uno dei grandi mali del secolo, altre ancora<br />

avranno detto tra sé e sé: “Solo oggi la scuola si decide a stroncare il pericolo droga; e perché<br />

non ieri?”.<br />

Il vertice del Provveditorato si è incontrato con alcuni rappresentanti dell’ULSS di<br />

Tiene e di Arzignano e un rappresentante della cooperativa “La linea dell’arco”. Come mai<br />

non erano presenti i rappresentanti delle ULSS di Vicenza e delle comunità che lavorano<br />

nel territorio? Forse che nella nostra città il problema è meno grave?<br />

Il vertice ha discusso della possibilità di utilizzare gli anziani e gli aderenti alle associazioni<br />

d’arma per un controllo sull’eventuale presenza di spacciatori in prossimità delle<br />

scuole: questo è qualcosa più di niente! Servirà forse a scoraggiare qualche sprovveduto<br />

venditore di morte, perché quelli furbi e incalliti sapranno escogitare qualche altro metodo<br />

per raggiungere il loro scopo, magari contattando i ragazzi lungo il percorso da casa a<br />

scuola o viceversa. C’è anche un’altra eventualità, quella cioè che la droga varchi le porte<br />

degli istituti scolastici portata dagli studenti stessi, e questo è più difficile da scoprire data<br />

l’omertà che regna tra i tossicodipendenti.<br />

Ecco allora la necessità dell’istituzione del Corpo dei Vigili di Quartiere che con la loro<br />

quotidiana presenza potrebbero individuare le zone e i ragazzi ad alto rischio.<br />

Altra constatazione: a questi vertici non sono mai invitati i rappresentanti delle persone<br />

che hanno provato sulla loro pelle direttamente o indirettamente l’esperienza droga:<br />

giovani, che usciti dal cosiddetto tunnel, sono desiderosi di dare un loro contributo per<br />

aiutare quelli che ancora vi sono dentro e i genitori stessi che insieme possono esercitare<br />

una maggiore vigilanza sui ragazzi medesimi. Queste riunioni formate solo da tecnici<br />

lasciano il tempo che trovano; si parla, si parla, ma di concreto c’è sempre poco.<br />

Il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti ha cercato di interessare<br />

tutta la cittadinanza e maggiormente gli Enti pubblici ad un lavoro di prevenzione basato<br />

sull’educazione alla socialità in modo da dotare i ragazzi di una maturità sufficiente per<br />

instaurare relazioni equilibrate con la realtà del territorio, e perché siano messe a disposizione,<br />

come occasioni di impegno culturale, ricreativo e lavorativo, delle strutture specifiche.<br />

Il Comitato confida che per l’avvenire ogni incontro, ogni conferenza, ogni decisione<br />

riguardante i tossicodipendenti riunisca tutti coloro che con la droga hanno esperienza,<br />

perché è tempo di lavorare tutti insieme e non ognuno per conto proprio: comunità,<br />

responsabili medico – sociali, scuole, servizi antidroga, magistrati, funzionari delle carceri,<br />

parrocchie, volontari e cittadini, tutti uniti nello sforzo di una collaborazione umile ma<br />

intelligente, senza protagonismo, rivolta solo al bene dei nostri figli e della società.<br />

–26–


Dal 1981 al 1985<br />

Una persona sola, per quanta buona volontà abbia non può cambiare il mondo, ma<br />

tante persone volonterose sì!<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Regata organizzata dalla Cgil contro la droga. Si parte in pullman alle 18, si arriva a Venezia<br />

verso le 19 e si va a piedi a S. Polo, quindi a S. Lucia. Ci imbarchiamo e navighiamo lungo il<br />

Canal Grande con le torce accese. Si arriva a S. Marco alle 23. Si torna a S. Polo con la banda<br />

in testa, quindi a piazzale Roma. Torniamo dopo l’una. “S. Marco sembrava tutta d’oro!”<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - settembre 1985<br />

La marcia di notte sull’acqua – un corteo contro la droga<br />

Una sorta di “marcia sull’acqua”, dimostrazione di solidarietà alle migliaia di famiglie colpite ogni<br />

giorno dal “flagello droga”, ma soprattutto volontà di sensibilizzare l’opinione pubblica su uno dei<br />

mali più gravi della nostra società, con la richiesta di pubblici servizi degni di un paese civile e la promozione<br />

di iniziative concrete rivolte ai giovani.<br />

Questo in sintesi il significato della “regata contro la droga”, la fiaccolata acquea svoltasi ieri sera<br />

lungo il Canal Grande, promossa dalla Cgil – funzione pubblica del Veneto e dell’ associazione familiari<br />

dei tossicodipendenti. “Regata” soltanto nel nome (l’unica competizione riguarda la disponibilità<br />

di ognuno di noi ad operare scelte di campo precise - hanno sottolineato gli organizzatori), l’originale<br />

manifestazione ha visto la variopinta sfilata, partita all’imbrunire da piazzale Roma, snodarsi<br />

lungo la principale via d’acqua di Venezia, tra le note della banda di Campagnalupia. Aprivano<br />

l’affollato corteo le imbarcazioni storiche, con le carline dei consigli di fabbrica, le barche di rappresentanza<br />

di Cral e società remiere cittadine, le barche a motore di Enti e privati.<br />

Fra le molte adesioni i rappresentanti degli enti locali (Comune, Provincia e Regione), la flotta dell’Amiu,<br />

le imbarcazioni dell’Ulss, delle cooperative fluviali di trasporti e della cooperativa Rialto, dell’Aspiv,<br />

con rappresentanti del sindacato di polizia e delle associazioni familiari.<br />

“La riuscita di questa manifestazione è per noi motivo di grande gioia – ha dichiarato Gianni Trevisan<br />

segretario generale veneto della Cgil – funzione pubblica – come Cgil riteniamo che l’emergenza<br />

droga non possa più attendere e debba essere affrontata con provvedimenti adeguati. L’organizzazione<br />

sindacale non è sufficientemente impegnata su questo fronte, con frequenti resistenze interne<br />

e una diffusa tendenza a considerare il tossicodipendente come un emarginato”.<br />

✧<br />

1 ottobre ’85 - lettera del Comitato inviata alla direzione dell’Ulss:<br />

Spett. Direttore Generale,<br />

nel mese di luglio il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti si è incontrato<br />

con i dottori: Rossigni, Basso e Gallo, rappresentati rispettivamente dell’Ordine dei<br />

medici, dei farmacisti e dei titolari dei farmacisti per discutere problemi inerenti ai tossicodipendenti.<br />

Tra i vari argomenti affrontati è emersa la grave problematica riguardante<br />

alcuni medici di famiglia che prescrivono farmaci ai tossicodipendenti con troppa facilità.<br />

Noi capiamo che detti medici usano questo comportamento forse per paura o per liberarsi<br />

da insistenze snervanti o per altro ancora, ma operando in questo modo vengono<br />

meno al loro dovere che è quello di salvaguardare la salute e le vite loro affidate. In questo<br />

modo si rendono pure complici dei tossicodipendenti stessi, alcuni dei quali, lo sappiamo<br />

tutti, hanno perso la vita non solo a causa dell’eroina, ma per l’abuso di farmaci.<br />

–27–


Dal 1981 al 1985<br />

Preghiamo quindi i responsabili preposti dell’Ulss di effettuare controlli delle ricette in<br />

cui sono prescritti farmaci di cui è noto l’abuso da parte dei tossicodipendenti.<br />

Certi della vostra preziosa collaborazione su questo grave problema salutiamo.<br />

Il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 11 ottobre 1985<br />

L’iniziativa di un’insegnante dell’istituto ha creato tensione nei docenti e nei genitori<br />

Esposto – denuncia per due allievi di una scuola media inferiore della città<br />

Ma le indagini escludono i sospetti sull’uso di droga<br />

Sintesi dell’articolo: “Il caso è stato innescato dall’esposto – denuncia, sporto in Questura da un’insegnante,<br />

in cui si ipotizzava il sospetto che due allievi fossero dediti all’uso di sostanze stupefacenti,<br />

lasciando trasparire di conseguenza una possibile responsabilità del preside nel caso in cui la situazione<br />

supposta corrispondesse a verità. I funzionari della sezione narcotici della Questura hanno<br />

ascoltato il dirigente della scuola, hanno convocato i due minori citati nell’esposto insieme ai loro<br />

genitori e hanno svolto tutti i necessari accertamenti. Le approfondite indagini degli agenti hanno<br />

escluso nel modo più assoluto che nell’ambito dell’istituto esistano situazioni legate all’uso o allo<br />

spaccio di sostanze stupefacenti”.<br />

Al termine dell’articolo il preside sottolinea il fatto che questa situazione:”Ha determinato conflittualità<br />

tra i docenti del consiglio di classe, tensione e ansia tra gli alunni, discredito per la<br />

scuola e sfiducia nei genitori che sono giustamente allarmati”.<br />

Lettera inviata a il Giornale di Vicenza il 13 ottobre 1985 e pubblicata con il titolo:<br />

Sul problema droga non abbassiamo la guardia!<br />

Nel leggere l’articolo pubblicato sul giornale di Vicenza in data 11 ottobre ’85 dal titolo<br />

“Esposto - denuncia per due allievi di una scuola media inferiore della città”, la parola<br />

“discredito” riferita al fatto descritto mi ha alquanto raggelata.<br />

Forse l’insegnante è stata un po’ troppo precipitosa, certamente doveva prima informare<br />

i componenti del consiglio di classe e chi altro di dovere, ma a mio avviso in questi casi<br />

se non è bene essere precipitosi è ancor peggio essere negligenti. Sono contenta nel sentire<br />

che nella scuola di droga “neppure l’ombra”, ma per amore di sincerità verso me stessa,<br />

o forse purtroppo per esperienza, questa assicurazione mi trova alquanto scettica. Io credo<br />

che non esista scuola, tolte le elementari, dove non circoli qualche tipo di droga. L’esposto<br />

dell’insegnante ha determinato conflittualità tra i docenti? Sfiducia nei genitori giustamente<br />

allarmati? Ebbene, ben venga la conflittualità, anzi, ci dovrebbe essere sempre, specialmente<br />

in persone con tanta responsabilità verso i giovani; ben venga anche la sfiducia<br />

dei genitori, perché è tempo che tutti aprano gli occhi e non si crogiolino nel non coinvolgimento<br />

dei grossi problemi che ci travagliano, perché è giusto che sappiano che “poi”<br />

è troppo tardi.<br />

In quanto al “discredito” della scuola, io direi che essa trova discredito quando i suoi<br />

insegnanti chiudono gli occhi davanti a certe evidenze e, per errato giudizio sui valori veri<br />

o per salvare la “faccia”, permette l’avvio a una possibile rovina morale, fisica e psichica dei<br />

propri allievi. Invito tutti gli insegnanti e tutti i genitori a tenere gli occhi bene aperti, a<br />

–28–


Dal 1981 al 1985<br />

non volere rifiutare una realtà se questa comporta disagio, impegno e sofferenza.<br />

Invito tutti a unire gli sforzi nel combattere la droga in modo che ognuno possa adempiere<br />

a un sacrosanto dovere e siano evitati a tanti genitori il pianto sconsolato e la morte<br />

nel cuore che comporta il vivere giorno dopo giorno con un figlio drogato.<br />

Questa lettera è stata scritta in prima persona ma interpreta il sentimento e il pensiero<br />

di tutti i componenti del Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti.<br />

✧<br />

Dai miei appunti – ottobre 1985 – L’incubo dell’Aids nel carcere di S. Biagio; 3 detenuti affetti<br />

da Las – su 54 detenuti 26 sono sieropositivi, anche se ciò in effetti costituisce solo un campanello<br />

d’allarme e nulla più, in moltissimi casi infatti l’infezione si può estinguere e si può giungere<br />

quindi ad una guarigione completa, oppure l’infezione può perpetuarsi senza danni clinicamente<br />

rilevabili. Beata ignoranza!<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 25 novembre 1985<br />

Ventiquattrenne fulminato da overdose<br />

Colto da malore l’amico che si era iniettato una piccola quantità<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 22 novembre 1985<br />

Ecco perché Vicenza è stata esclusa come centro di riferimento Aids<br />

La decisione d’individuare con gli ospedali di Padova e Verona i punti principali veneti<br />

ha sollevato non poche polemiche negli ambienti medici della nostra città<br />

sono state premiate le strutture già a disposizione. Determinanti le cliniche universitarie<br />

Il problema dell’Aids non cessa di sollevare discussioni. E questo anche quando non si tratta direttamente<br />

dei malati, dei contagiati, dei presunti portatori del virus, che pure ha mietuto diverse vittime,<br />

ma anche quando si parla delle scelte di carattere sanitario e amministrativo che con il passare<br />

dei mesi sono state compiute. La polemica si è accesa anche a Vicenza in seguito alla decisione<br />

della Giunta regionale di istituire i due centri di riferimento e di studio del fenomeno a Padova e<br />

Verona. “E Vicenza per la prima ha iniziato a studiare il virus dell’Aids – ha fatto notare il primario<br />

del reparto Malattie Infettive del S. Bortolo, prof. Giuseppe Ielasi – ce la siamo dimenticata? Abbiamo<br />

portato il migliore contributo alla ricerca regionale, perché siamo stati esclusi?”. Lo ha detto e<br />

ripetuto più volte, l’ultima delle quali nella recente assemblea degli odontostomatologi, sottolineandoli<br />

disagio dell’ambiente medico vicentino. In fin dei conti i casi di Aids sono già quattro e la divisione<br />

di Malattie Infettive è l’unica dell’intera provincia. Si chiede un potenziamento di strutture e<br />

di personale, l’istituzione di un polo di riferimento anche al S. Bortolo.<br />

Gli interrogativi sono stati opportunamente “girati” all’ex assessore regionale Guidolin e all’assessore<br />

in carica Bogoni. Secondo le loro risposte la scelta non è stata irrazionale, ma frutto di un’autentica<br />

analisi delle strutture sanitarie regionali a disposizione.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza – 22 novembre 1985<br />

Un bilancio di tre anni d’attività del Servizio medico – sociale per le tossicodipendenze<br />

Una stima drammatica: mille drogati a Vicenza!<br />

Ecco come vuole intervenire l’Unità sanitaria - Previsti il raddoppio del centro diurno<br />

di S. Domenico e la costituzione di una cooperativa di formazione e lavoro.<br />

–29–


Dal 1981 al 1985<br />

Meno metadone, più aiuto nel reinserimento<br />

Sintesi dell’articolo: Questi i dati dei giovani eroinomani conosciuti e seguiti dal Servizio medico<br />

– sociale per le tossicodipendenze dell’ULSS n. 8: “554 utenti dal 1981 al 1985; contattati almeno<br />

una volta nell’ultimo anno; 353 utenti trattati con metadone (solo una parte ha seguito completamente<br />

i programmi di divezzamento con dosi a scalare); 34 gli utenti attualmente inseriti in comunità<br />

terapeutiche; 103 utenti in totale (1981-’85) affidati in comunità terapeutiche private; 11 utenti<br />

attualmente seguiti dal centro diurno del Servizio”.<br />

“Se le proiezioni studiate dal ministero della Sanità valgono davvero dappertutto, se cioè per ogni<br />

drogato conosciuto ce ne sono altri due di “sommersi”, la cifra del fenomeno-droga sta continuando<br />

a gonfiarsi drammaticamente anche a Vicenza e dintorni. Per il servizio medico-sociale per le tossicodipendenze<br />

dell’Unità locale socio-sanitaria n. 8 sono passati 554 “utenti”, ragazzi alle prese con<br />

l’eroina che non li molla, arrivati già alla fase brutta. Dietro di loro ci sono i plotoni dei consumatori<br />

saltuari, dei fumatori di spinelli, degli “impasticcati con mille miscele, di chi nella spirale della<br />

tossicodipendenza già c’è comunque, magari nei giri più lontani dal buco nero, magari convinto di<br />

potersi fermare quando vuole. Nel circondario della città fanno 1.500 giovani, cacciatisi dentro a un<br />

tunnel del quale parecchi non hanno ancora provato il buio più terribile. (…)<br />

Le famiglie dei tossicodipendenti riunite nel Comitato di solidarietà, premono perché si faccia di più<br />

di quello che è stato fatto: hanno la morte che passa davanti alla porta di casa ogni giorno.<br />

Le comunità terapeutiche, gestite dalle associazioni operano in mezzo a tante difficoltà: alcune<br />

vanno bene, altre meno, c’è un “mercato” anche per loro, resistano solo quelle che hanno già dato<br />

dei risultati. Il Comune assicura il suo impegno nei limiti che gli sono fissati dalla ripartizione dei<br />

compiti: l’aspetto socio-sanitario è competenza dell’ULSS. I risultati della distribuzione del metadone<br />

sono modesti, validi soltanto come tampone sociale; si chiede più sostegno psicologico, il raddoppiamento<br />

del centro diurno, obiettori di coscienza per il carcere e, obiettivo ambizioso di cui<br />

l’ULSS non nasconde le difficoltà, una cooperativa per tossicodipendenti guariti”.<br />

✧<br />

A seguito di un’intervista ai farmacisti a cura del giornale “Vicenza oggi”, il 23 novembre<br />

’85, è stata pubblicata la seguente lettera dal titolo:<br />

Farmacie di notte e drogati: negare farmaci ma non le siringhe<br />

Dopo avere letto attentamente l’articolo su “Vicenza oggi” del 9 novembre ’85, dal titolo:<br />

“Nelle farmacie di turno la notte non porta pace”, come genitori di tossicodipendenti<br />

ci siamo sentiti in dovere di esprimere il nostro parere. Innanzi tutto ringraziamo quei farmacisti<br />

che hanno il coraggio di non vendere certi farmaci ai drogati, e su questo punto<br />

dovrebbero essere imitati su larga scala dai loro colleghi di “manica larga”. Sappiamo purtroppo<br />

che medici troppo accomodanti prescrivono con leggerezza quei farmaci che i tossicodipendenti<br />

usano in sostituzione o in aggiunta all’eroina, ed è nostra intenzione raccogliere<br />

nomi e prove per formali denunce e questo vale anche per quei farmacisti che vendono<br />

con leggerezza detti prodotti senza ricetta ai drogati o ai loro famigliari-complici.<br />

Quello su cui non siamo d’accordo riguarda la non vendita in ore notturne di siringhe<br />

(quando si vendono “anticoncezionali alle coppiette”), proprio in questi tempi in cui infuria<br />

lo spauracchio dell’Aids. Sappiate signori farmacisti, che se un drogato ha voglia di<br />

“bucarsi” e non ha una siringa sterile, lo fa con una usata, quindi infetta, nonostante la<br />

paura del contagio, perché la loro paura non è quella delle persone normali ed equilibrate<br />

che sanno correre ai ripari, ma quella mista alla fatalità che li porta drammaticamente<br />

all’autodistruzione. Forse non ha torto quel dottore che dice che il “drogato ha saputo<br />

–30–


Dal 1981 al 1985<br />

sfruttare al meglio la mentalità corrente per apparire una creatura debole e indifesa”, ma<br />

forse è anche vero il contrario, cioè, alla mentalità corrente fa comodo pensare così. Infatti<br />

c’è chi dice:”mettiamoli tutti al muro” e chi invece: “poverini, mi fanno pena”. Ma,<br />

aldilà di questi due modi di pensare, dopo decenni di convivenza in città con questi giovani,<br />

chi può, non ha il coraggio di un atto di forza che faccia loro veramente bene.<br />

E come scusa a questo comportamento si tirano fuori tante parole come: “scelte,<br />

libertà, delega,” e chi più ne ha più ne metta; parole queste, che per noi genitori hanno il<br />

valore della presa in giro, perché vediamo giorno dopo giorno avvicinarsi per i nostri figli<br />

la morte. Noi credevamo di essere già duramente colpiti dal dramma “droga”, ma è pur<br />

vero che c’è sempre un “più” e quel più si chiama Aids. Preghiamo perciò i medici farmacisti<br />

di negare ai drogati tutti i farmaci di cui abitualmente fanno uso e avranno la nostra<br />

riconoscenza, ma non neghino la siringa sterile quando venga richiesta, perché purtroppo<br />

siamo costretti a dire che tra i due mali bisogna scegliere il minore. Sappiate intendere!<br />

Non è negando la siringa che si risolve il problema droga, ma indirizzando gli sforzi di<br />

tutti ad un unico fine e questo vale specialmente a coloro che, più degli altri hanno<br />

responsabilità sociali.<br />

Per il Comitato di solidarietà, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

30 novembre 1985 – Oggi, per volere dell’Ulss 8, chiude una struttura che era nata per il recupero<br />

dei tossicodipendenti. Anch’io, per un certo periodo ho cercato di collaborare con gli operatori,<br />

e questo mi ha permesso di capire le difficoltà che esistevano nel suo interno, ma non<br />

voglio però soffermarmi nei particolari.<br />

Credo sia facile intuire quanto operare in questo campo sia di estrema delicatezza. Occorrono<br />

preparazione, conoscenza e professionalità. Non ci si può improvvisare operatori in un campo<br />

così delicato, perché si rischia di causare danni a volte molto gravi.<br />

✧<br />

Lettera indirizzata a: Il Giornale di Vicenza e pubblicata il 14 dicembre1985 con il titolo:<br />

Il tossicodipendente va aiutato, perché è soprattutto un ammalato<br />

Egregio Direttore,<br />

questa lettera era pronta la sera stessa del 25 novembre, quando il suo giornale pubblicò<br />

la notizia della morte per droga di un giovane ventiquattrenne della nostra città.<br />

Il giorno dopo, la vista della salma composta e serena nell’immobilità della morte e il<br />

dolore dei familiari mi lasciarono sgomenta e svuotata. Che vale combattere, mi son detta,<br />

che vale cercare aiuto quando dopo anni di lotta si continua vedere i nostri figli morire<br />

così? Avevo perciò messo nel cassetto quest’ultima lettera, che continuava con le altre gentilmente<br />

pubblicate dal suo giornale, una piccola battaglia fatta di scontri e di proteste,<br />

con l’intento di stimolare e far riflettere su questo doloroso problema.<br />

Su insistenza dei genitori del Comitato, oggi, se pur in ritardo le invio il testo.<br />

I venditori di morte hanno mietuto un’altra vittima, e forse hanno inconsapevolmente<br />

dato ai suoi genitori la possibilità di trovare la pace nella rassegnazione, quella pace che<br />

–31–


Dal 1981 al 1985<br />

prima non potevano avere mai, perché ogni attimo, ogni istante di vita era certamente<br />

fatto di paura, incertezza, speranza, disperazione, sconforto, rabbia e soprattutto impotenza.<br />

Ora il giovane dorme il sonno eterno, speriamo che nell’aldilà trovi risposte alle sue<br />

domande. La vita di questo mondo non faceva per lui, perché era fragile, non sapeva lottare,<br />

mentre la vita è fatta di lotta, sporca o pulita che sia. È morto un altro giovane, e<br />

noi che si fa? Noi arrestiamo gli spacciatori, li processiamo, li condanniamo e li liberiamo<br />

offrendo loro su un piatto d’argento la possibilità di vendere ancora morte. E intanto si<br />

fanno più astuti, perché si sa, l’esperienza insegna. In compenso arrestiamo il drogato che<br />

ha commesso qualche piccolo reato, lo buttiamo in un carcere sovraffollato, lo lasciamo<br />

alla mercé di altri disgraziati come lui e poi lo liberiamo perché torni nella strada a bucarsi<br />

nuovamente, salvo poi a richiuderlo per più tempo quando diventeranno esecutive la<br />

condanne, magari proprio nel momento in cui, dopo tanti sacrifici si è cominciata una<br />

terapia riabilitativa. Sappiamo tutti che il carcere è una struttura solo punitiva, il tossicodipendente<br />

ha invece bisogno di essere messo nelle condizioni di seguire un cammino che<br />

lo aiuti a ritrovare se stesso e i valori della vita.<br />

Ma se queste cose vanno male, non c’è da stare allegri con la scuola, i cui responsabili<br />

continuano a ripetere che tra le sue mura la droga non entra; ma allora, perché in un articolo<br />

pubblicato sui giornali cittadini leggiamo che quando uno studente spaccia droga<br />

viene avvertita l’autorità giudiziaria, mentre se è soltanto consumatore si provvede al recupero<br />

d’accordo con la famiglia? E poi si afferma che il tossicodipendente regge il ritmo<br />

della scuola solo agli inizi oppure solo se fuma, perché se passa alle droghe pesanti lascia<br />

lo studio? Come si può dire questo se a scuola la droga non c’è?<br />

Dobbiamo convincerci che anche tra i banchi dell’aula la tossicodipendenza può mettere<br />

le radici, perché è il momento in cui i ragazzi sono più vulnerabili, perché è lì che<br />

hanno più contatti tra loro ed è lì che cominciano a raccogliersi in gruppetti per prendere<br />

accordi, ed è ancora lì che subiscono in modo negativo l’influenza di coloro che sono<br />

già nella strada della devianza.<br />

Noi del Comitato invitiamo i responsabili a preparare un intervento di prevenzione<br />

che coinvolga tutti coloro che operano in questo campo, di prendere contatto con il servizio<br />

per le tossicodipendenze, per promuovere incontri di formazione per genitori, perché<br />

prima ancora dei figli devono essere ben informati i padri e le madri.<br />

Che dobbiamo dire della Sanità? Che per un drogato è ben difficile entrare in alcuni<br />

reparti dell’ospedale, anche se ha le braccia gonfie e infette. E il reparto infettivi? Equipe<br />

medica generosa e preparata, però manca personale e i locali sono insufficienti per fronteggiare<br />

questo momento reso grave a causa dell’Aids.<br />

Ci sono poi alcuni farmacisti “solidali tra loro”, nel non vendere nelle ore della notte<br />

(in genere le ultime del giorno), le siringhe sterili ”per disabituare il drogato a tali richieste<br />

notturne”, se proprio vogliono drogarsi si arrangino con quelle già usate da loro stessi<br />

o da altri, anche se infette. Meglio “vendere gli anticoncezionali alle coppiette”!<br />

E le parrocchie? Per carità! Stiamo alla larga dai drogati, sono delinquenti! Prepariamoci<br />

bene sulla bozza del primo decreto sinodale, quello dove è scritto tra l’altro di una certa<br />

–32–


Dal 1981 al 1985<br />

parabola che narra che Dio è il buon pastore, preoccupato più delle pecorelle smarrite,<br />

che non di quelle al sicuro nell’ovile; e ancora, dice della solidarietà di Dio con gli ultimi<br />

e con coloro che agli occhi degli uomini sembrano sconfitti.<br />

Rientriamo in noi, guardiamo bene quale è la realtà, cerchiamo di ristabilire i veri valori.<br />

Ognuno si prefigga un compito e lo svolga con coscienza e con un pochino di amore.<br />

Sorvegliamo i ragazzi quando si appartano, quando si chiudono in camera, quando affluiscono<br />

verso un’automobile che arriva a ore fisse, quando c’è un via vai in un certo luogo<br />

e a una certa ora. Stiamo tutti all’erta, e all’erta stia pure chi ha incarichi istituzionali, perché<br />

maggiormente responsabile del bene comune. Non lasciamo imperversare la burocrazia,<br />

ma affrettiamo i tempi per costruire presto un qualcosa di più efficace e duraturo.<br />

Cosa diciamo ai genitori del giovane morto e a tutti quelli che hanno perso un figlio a<br />

causa della droga? Che partecipiamo al loro dolore, che preghiamo perché trovino la pace,<br />

ma soprattutto che ci auguriamo che questa nuova tragedia smuova l’aria stagnante dell’indifferenza.<br />

Solo così la vita e la morte assumeranno un significato.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il Giornale - 14 dicembre 1985<br />

I pericoli della droga in caserma<br />

Fino a poco tempo fa non se ne parlava o se ne negava l’esistenza<br />

Non è possibile né giusto considerare il militare diverso dal cittadino comune<br />

Necessitano provvedimenti più efficaci di quelli in vigore e forse il coinvolgimento delle famiglie<br />

Fino a pochi anni or sono, nelle Forze armate italiane nessun militare si drogava. Non “risultava” come<br />

si usa dire nelle furerie. O, più verosimile, “risultava” soltanto a pochi e ai vertici. Nel mondo esterno<br />

non se ne sapeva quasi niente, in pratica sapevano solo i parenti e gli amici dei colpiti. Nella realtà,<br />

però, ci si drogava, eccome. Solo che l’argomento droga era un argomento tabù. Si tendeva a non parlarne,<br />

ad ignorare il tema; o a dirne a mezza bocca e sottovoce. Ciò non toglieva che il silenzio sulla<br />

diffusione della droga nelle forze armate apparisse alquanto misterioso: come poteva accadere che la<br />

droga, presente nella società dall’età della pubertà in su (almeno nei maschi), rimanesse miracolosamente<br />

esclusa da caserme e dintorni?.<br />

Il tabù, beninteso, aveva le sue ragioni d’essere. Almeno due di certo. Prima, anche se di sapore ipocrita,<br />

quella di non ledere il decoro delle Forze armate. In realtà la droga fa a pugni con l’immagine<br />

che le Forze armate di tutto il mondo hanno o pretendono di avere. Seconda ragione, in sé e per sé<br />

senz’altro accettabile, quella connessa con l’esigenza del segreto militare. V’era anche una terza ragione.<br />

Quella costituita dalla presenza di due opposte ed assolute posizioni preconcette: l’una secondo la<br />

quale la caserma non era altro che il luogo più fertile per l’avviamento alla droga, la seconda che la<br />

definiva invece superbamente come “baluardo unico alla droga”. False, le due asserzioni estreme si<br />

elidevano a vicenda, con il fritto di aggiungere silenzio al silenzio.<br />

Da qualche tempo il tabù non esiste più. Ad incrinarlo, non più di due anni fa, tra i primi era stato<br />

uno specialista della materia, il colonnello in s.p.e. Fabio Mantovani, nel corso di un convegno tenutosi<br />

all’università di Pavia. Ora lo stesso Mantovani in collaborazione con l’illustre primario psichiatra<br />

e professore dell’università di Siena Vittorino Andreoli, illumina la materia mediante un saggio<br />

(“Forze armate e droga – Orientamenti per quadri di comando”, Masson Italia Editori, Milano).<br />

Questo saggio,disponibile al pubblico, non solo spazza via il tabù; ma soprattutto indica come e perché<br />

la lotta contro la droga potrebbe essere meglio condotta se si chiarissero taluni equivoci. Tra gli<br />

altri, la credenza diffusa che l’informazione sulla droga in sé e per sé, vale a dire la “predica contro”,<br />

–33–


Dal 1981 al 1985<br />

abbia una qualche efficacia. Può anzi, in qualche caso, avere effetti addirittura contrari.<br />

Ma l’equivoco numero uno, coraggiosamente indicato nel libro, sta nella stessa legge sulla droga (la 685),<br />

precisamente là dove essa considera con tolleranza la droga se è detenuta per uso personale “in quantità<br />

modica”. A parte la evidente incertezza in termine di peso e volume ed effetti della “quantità modica”,<br />

la definizione genera automaticamente un interrogativo di fondo. Questo: considerato che il militare,<br />

sia di leva sia volontario, è prima di tutto cittadino e poi militare è ammissibile abbia con sé droga<br />

in “quantità modica?” E ovviamente, ne faccia uso? In altre parole, nel giovane in divisa prevale la<br />

posizione di cittadino abilitato a detenere droga o quella di militare il quale, per esempio, non può<br />

ridursi in stato di ubriachezza e, per analogia, drogarsi? Secondo gli autori del saggio, in sostanza, la<br />

posizione del militare prevale su quella del cittadino, data la speciale condizione connessa con le esigenze<br />

e le caratteristiche del servizio militare. La droga insomma non è ammissibile. (…)<br />

Quest’opera, che è insieme saggio e manuale, fornisce con la particolareggiata descrizione delle varie<br />

droghe (compresi il tabacco, l’alcool, e i tranquillanti) e del modo di riconoscere chi li usa. Con in<br />

più una serie di risposte appropriate agli interrogativi che sorgono. Per esempio a questo: ”E’ consigliabile<br />

coinvolgere la famiglia nel caso che si scopra un soldato che si droga?”.<br />

✧<br />

Vicenza 20 dicembre 1985 - Lettera inviata all’assessore regionale alla Sanità Antonio Bogoni<br />

P.c. Al presidente della Provincia, al sindaco di Vicenza, al presidente dell’Ulss n. 8, alle Circoscrizioni,<br />

ai gruppi di volontariato, alla stampa vicentina<br />

Allarmati dalle notizie riportate sui nostri giornali riguardanti l’assegnazione dei centri di<br />

riferimento per l’Aids a Padova e Verona, nel timore che i nostri figli colpiti dal virus Hiv<br />

siano costretti a recarsi in queste città per analisi e cure, facciamo presente all’assessore<br />

Antonio Bogoni e alla Giunta regionale veneta, il grosso pericolo che rappresenta la<br />

distanza tra la residenza dei malati e il luogo di cura.<br />

Considerando che il reparto Malattie Infettive dell’ospedale di Vicenza si avvale di medici<br />

di cui è nota la professionalità e l’attenzione al problema Aids, chiediamo che questi<br />

medici siano messi nelle condizioni di potere continuare a svolgere la loro opera, affinché<br />

i nostri figli possano essere agevolati nell’iniziare i necessari accertamenti clinici e continuare<br />

le eventuali terapie, altrimenti difficili da attuare, dato il comportamento apatico e<br />

fatalista che contraddistingue il tossicodipendente.<br />

Se tra il paziente e il luogo di cura metteremo la distanza di cinquanta chilometri e più, il<br />

treno o l’autobus, orari e coincidenze problematiche, avremo come risultato un malato<br />

che, per la sua incostanza, oltre all’aggravamento del male, renderà inutile l’impegno dei<br />

medici e alla fine costerà in denaro più che il potenziamento del nostro ospedale. Confidando<br />

che la nostra richiesta sarà benevolmente accolta porgiamo distinti saluti.<br />

I genitori del comitato di solidarietà con la famiglie dei tossicodipendenti di Vicenza<br />

✧<br />

Lettera pubblicata il 29 dicembre ’85 da “La Voce dei <strong>Berici</strong>” giornale diocesano con il titolo:<br />

“Noi il tenue filo della speranza dobbiamo costruircelo ogni giorno”<br />

Un altro giovane della nostra città è rimasto vittima della droga. I suoi genitori affranti si<br />

domanderanno finché avranno vita in che cosa avranno sbagliato e perché è accaduto proprio<br />

a loro.<br />

–34–


Dal 1981 al 1985<br />

Per noi genitori è una cosa assurda vedere i nostri figli bruciarsi la vita in questo modo,<br />

quando dovrebbero sentire più forte lo stimolo che li porta alla conquista di un posto nella<br />

società. Invece sono perdenti, vinti, prima ancora di cominciare la lotta. Il vedere questi<br />

figli che giorno dopo giorno sono avviati verso l’annullamento di se stessi senza riuscire<br />

infondere loro coraggio, è un dramma nel dramma.<br />

Al funerale di quel giovane c’erano molti suoi amici; ebbene, io avrei voluto che tutti<br />

i tossicodipendenti fossero intervenuti a quella mesta cerimonia, che tutti si fossero soffermati<br />

a meditare sulla giovinezza che giaceva in quella bara e si fossero identificati in essa<br />

e da essa avessero tratto forza per liberarsi dall’odiosa schiavitù della droga. Avrei anche<br />

desiderato che avessero posato lo sguardo su quei genitori e quei fratelli in lacrime, e poi,<br />

tornati a casa, avessero saputo guardare il volto dei propri genitori; certamente vi avrebbero<br />

scorto lo stesso dolore, la medesima angoscia, perché per un padre e una madre il<br />

figlio comincia a morire il giorno stesso in cui incautamente, convinto di sapersi fermare<br />

quando lo desidera, offre il braccio “all’amico” compiacente che affondando in vena l’ago<br />

della siringa, lo inizia alla droga. Tutti gli altri giorni sono solo giorni di agonia.<br />

Questa nuova morte ha aumentato in me la ribellione contro una società che permette<br />

tutto in nome della libertà; libertà di drogarsi! E i genitori si sentono sempre più soli e<br />

sempre più impotenti. E non li aiuta la scuola chiusa in se stessa, che, per il presunto buon<br />

nome rifiuta una realtà che diventa sempre più drammatica. E non li aiuta la chiesa che<br />

predica l’apostolato per gli ultimi e gli emarginati, ma ancora non ha trovato le forme concrete<br />

e forse il coraggio per farlo. Ho riletto il documento base per il 25° Sinodo e la bozza<br />

del primo decreto. In quelle pagine sono contenuti tutti gli insegnamenti che, se messi in<br />

pratica, potrebbero migliorare in modo radicale la società. La nostra comunità cristiana è<br />

costituita apparentemente da persone per bene, ma i diversi sono guardati con diffidenza<br />

e sospetto. La chiesa non deve andare a senso unico, ma abbracciare una pastorale coraggiosa<br />

che, seguendo l’insegnamento di Gesù, vada incontro ai poveri, ai malati, agli emarginati.<br />

Si affianchi a questi giovani che vanno alla deriva, come il “Viandante” si è affiancato<br />

ai due discepoli sulla via di Emmaus, non li rifiuti, ma sappia intendere i loro bisogni.<br />

“Lo spirito di Dio chiede ai credenti di collaborare con creatività e dedizione, insieme<br />

agli uomini di buona volontà, per vincere ciò che ostacola le vita e la dignità dell’uomo<br />

come la fame, la guerra, l’ignoranza, la malattia, l’oppressione”. E la droga, aggiungo,<br />

perché la droga è tutto questo insieme. Perché la droga ostacola la vita, avvilisce la dignità<br />

dell’uomo, lo rende affamato di comprensione e di amore, scatena la guerra più vile, porta<br />

all’ignoranza, alla malattia, all’oppressione degli ideali più belli e più sacri che possono alimentare<br />

l’esistenza di un giovane.<br />

A complicare una situazione già grave in se stessa, è arrivato il virus dell’Aids, il quale<br />

ha messo le sue radici profonde in maniera subdola e silenziosa, scoppiando poi in modo<br />

clamoroso seminando paura, angoscia, confusione e morte.<br />

Fino ad oggi i tossicodipendenti che contraevano malattie a causa dell’uso e abuso di<br />

droghe erano per lo più curati nel reparto Infettivi dell’ospedale di Vicenza. D’ora in poi<br />

purtroppo, sembra dovranno rivolgersi a Verona, sede legale con Padova dei due centri di<br />

–35–


Dal 1981 al 1985<br />

riferimento per l’Aids nel Veneto. Lasciando da parte il non indifferente pericolo che rappresenta<br />

la lontananza della residenza dal luogo di cura e cogliendo il problema solo dal<br />

lato umano dell’assistenza familiare, come madri, ci poniamo due angoscianti interrogativi:<br />

seguire e sostenere moralmente il figlio malato abbandonando la famiglia, o quando<br />

ciò risultasse impossibile, privarlo del conforto dei familiari? La nostra città non manca di<br />

medici preparati e competenti; secondo Chieco Bianchi, titolare della cattedra di oncologia<br />

dell’università di Padova a cui è stata affidata l’indagine sull’Aids, i risultati della ricerca<br />

del gruppo vicentino sono stati tra i migliori. Diamo loro quindi la possibilità di continuare<br />

la loro opera, tanto più meritoria in quanto, all’abilità professionale uniscono<br />

disponibilità e sensibilità al problema droga in tutta la sua complessità.<br />

Noi genitori affidiamo nelle loro mani con fiducia i nostri figli, certi che faranno quanto<br />

sarà umanamente possibile per aiutarli.<br />

Genitori, non consumiamo nel silenzio il dramma di un figlio drogato, asciughiamo le<br />

lacrime che non risolvono i nostri problemi, ribelliamoci all’indifferenza, all’inefficienza,<br />

alla burocrazia. Strappiamo i nostri figli dagli artigli di coloro che li tengono invischiati<br />

nelle maglie della droga; pretendiamo leggi severe che li aiutino veramente. Basta con i<br />

processi che condannano lo spacciatore e lo rimettono in libertà il medesimo giorno! Se<br />

egli è anche tossicodipendente sia messo nella condizione di iniziare una terapia riabilitativa.<br />

Se invece spaccia per lucro, sia tenuto in carcere a meditare sui suoi delitti. Nessuna<br />

pietà per chi causa tanta sofferenza, per chi approfitta della fragilità di un bambino o di<br />

un adolescente, per chi trasforma i nostri figli in esseri passivi che convivono quotidianamente<br />

con la menzogna, l’inganno, il furto, che sconvolgono la dignità di una famiglia<br />

onesta.<br />

Signori politici, legislatori, magistrati, che tenete in mano le nostre sorti, non tradite<br />

la fiducia che abbiamo deposto in voi, ascoltate le nostre voci, sono voci di tante madri<br />

stanche di subire.<br />

Siamo a Natale e ognuno ha diritto a una speranza. Noi il tenue filo della speranza<br />

dobbiamo costruircelo ogni giorno. Se ci verrà tolto anche quello cosa ci resterà? Se la festa<br />

più dolce dell’anno a noi non porterà un sorriso, ci sia almeno risparmiata una nuova<br />

sconfitta.<br />

Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Aids – 1985 – a Vicenza vi sono stati 4 decessi – In Italia 89<br />

–36–


1986<br />

1986<br />

Il Giornale di Vicenza - 7 febbraio 1986<br />

Accusa un malore a S. Biagio<br />

Detenuto muore per emorragia<br />

Comunicazione giudiziaria al medico del carcere<br />

✧<br />

Vicenza il 9 febbraio ’86 - Lettera consegnata a mano al presidente del Consiglio<br />

On. Bettino Craxi da parte dei genitori del Comitato in occasione della sua venuta<br />

a Vicenza il 16 gennaio e pubblicata su Il Giornale di Vicenza con il titolo:<br />

A Bettino Craxi<br />

Presidente,<br />

siamo genitori di giovani tossicodipendenti. Sono anni che lottiamo, prima da soli nel<br />

chiuso delle nostre case, poi riuniti tra noi tutti, perché abbiamo capito che per combattere<br />

la droga bisogna essere in molti, magari una moltitudine. Qualcuno di noi ha avuto<br />

il conforto di vedere premiati i propri sforzi con il reinserimento del proprio figlio nella<br />

società, ma altri, e sono i più, vivono ancora nella disperazione e nello sconforto più<br />

amaro. Unico mezzo per non essere annientati è questa nostra ribellione che ci spinge a<br />

lottare con caparbia ostinazione nel tentativo di strappare i nostri figli dall’aberrazione<br />

della droga; ribellione contro leggi permissive che, oltre a non darci aiuto, ci ostacolano<br />

nei nostri legittimi tentativi di recupero; dietro le parole libertà e rispetto si nascondono<br />

l’indolenza della burocrazia e l’indifferenza più profonda. Lo Stato pretende che i nostri<br />

figli compiano il servizio militare, in caso contrario vengono rinchiusi in carcere; se in<br />

tempo di guerra, può addirittura dare la morte a chi si rifiuta di combattere. Così, sia in<br />

guerra che in pace, lo Stato fa violenza ai nostri giovani; ma quando i genitori di questi<br />

stessi giovani, sfibrati e scoraggiati da innumerevoli tentativi per salvarli dalla droga, tentativi<br />

spesso miseramente crollati, chiedono un aiuto concreto, il medesimo Stato attraverso<br />

le sue leggi si rifiuta sotto l’alibi delle parole”libertà e rispetto”.<br />

Qui nel vicentino i tossicodipendenti si contano a migliaia, eppure non abbiamo un<br />

servizio per le emergenze aperto 24 ore su 24, in cui quei giovani che escono dal carcere<br />

o dall’ospedale o sono rifiutati dalle famiglie ormai allo sfascio, possano trovare ospitalità<br />

e un contatto umano che li sproni ad iniziare una fase di recupero. Non abbiamo una<br />

comunità per ragazze (forse sono creature di serie B?) e abbiamo un carcere nuovo che non<br />

ha una sezione femminile.<br />

Ora c’è anche l’Aids che viene ad aggravare una situazione già preoccupante. Vicenza<br />

ha infatti in questo campo il triste primato di mortalità nel Veneto. Secondo le nuove normative<br />

i nostri figli che hanno contratto o contrarranno questo temibile virus non<br />

potranno essere curati nella nostra città, ma dovranno fare capo a Verona – città nota per<br />

–37–


1986<br />

lo spaccio - con tutti i rischi che questo comporta. Abbiamo chiesto aiuto presso gli organi<br />

competenti, ma questi ci fanno rimbalzare come palle di gomma in mano a bambini<br />

irresponsabili e giocherelloni. Oggi Lei è nella nostra città e vedrà gioielli preziosi e bellissimi.<br />

Noi volevamo incontrarla con cartelli con scritto:”Morte alla droga”, per attirare la<br />

sua attenzione. Abbiamo invece scelto di comunicare in modo meno plateale e discreto.<br />

Presidente, portare aiuto a dei giovani anche contro la loro volontà e asciugare il pianto<br />

di tante madri è cosa ben più preziosa di tutti i gioielli di questo mondo!.<br />

A Lei, come padre di famiglia, come persona civilmente impegnata, come politico<br />

responsabile e come presidente del Consiglio, noi affidiamo la vita dei nostri figli.<br />

Per il Comitato di solidarietà, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

In data 3 febbraio ’86 “Il Giornale” di Indro Montanelli pubblica a pag. 2 una lettera, in cui<br />

Vincenzo Muccioli manifesta il timore che il giovane Mauro, uscito guarito dalla sua comunità<br />

e reinserito nella società, venga arrestato a causa di un ordine di carcerazione per un vecchio<br />

fatto del 1981 quando faceva uso di droghe. Convinta che la stampa, se ben condotta, sia<br />

un’arma importante contro la droga, perché con l’informazione si può fare anche prevenzione,<br />

aiutando i lettori a farsi una coscienza più sociale e stimolare i politici a riconsiderare i problemi,<br />

ho voluto far giungere a “Il Giornale” l’opinione del mio Comitato.<br />

Ringrazio ancora Montanelli, perché nel suo Giornale ho sempre trovato ospitalità.<br />

La lettera è stata pubblicata il 15 febbraio ’96 con il titolo:<br />

I drogati di Vicenza<br />

Caro direttore,<br />

ho letto l’appello in cui Vincenzo Muccioli le chiede aiuto.<br />

Purtroppo la situazione descritta è comune ad altri giovani che, come Mauro, sono riusciti<br />

a scrollarsi di dosso il fango in cui la droga li aveva precipitati. Mi permetto però di far<br />

notare che almeno Muccioli ha la fortuna di avere buoni amici, conseguenza evidente<br />

della stima che ha saputo guadagnarsi, e avere per amico Indro Montanelli non è cosa di<br />

poco conto. Questa amicizia servirà perlomeno a rendere pubbliche in un giornale letto e<br />

apprezzato alcune storture che il cittadino più indifeso è costretto a subire.<br />

Io sono una madre che fa parte del Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti<br />

di Vicenza, comitato la cui voce si perde nel deserto dell’indifferenza e della<br />

non collaborazione.<br />

Qui nel vicentino i tossicodipendenti sono migliaia, e le strutture che potrebbero dar<br />

loro aiuto sono quasi inesistenti. Manchiamo di un centro di pronta accoglienza in cui<br />

quei giovani che sono respinti dalle famiglie possano trovare rifugio e sostegno per iniziare<br />

un cammino che li porti a ritrovare se stessi. Per le ragazze che si drogano c’è il vuoto<br />

assoluto. Abbiamo un <strong>Centro</strong> diurno gestito dalle Ulss, ma non accoglie quei giovani che<br />

non sono seguiti dai genitori.<br />

Qui nessuno scende in piazza per offrire un contatto umano a quelle larve che destano<br />

più senso di ripulsa che di pietà, e tanto meno viene offerto alle famiglie colpite un<br />

granellino di speranza. Qui ognuno si fa i fatti suoi e non sa, misero, che la droga può<br />

–38–


1986<br />

divenire quando meno se lo aspetta un fatto drammaticamente suo. Chi è coinvolto suo<br />

malgrado in queste spire, generalmente cova il suo dolore nel chiuso della propria casa,<br />

convinto che gli altri non sappiano nulla e non si accorge che il suo è il segreto di Pulcinella.<br />

Io comprendo queste persone, so che è duro accettare una tale realtà, che è difficile<br />

non restarne annientati, ma so anche che dobbiamo affrontare con coraggio e determinazione<br />

una situazione che richiede tutta la nostra partecipazione e la nostra tenacia. Ne va<br />

della vita dei nostri figli. Siamo noi genitori che uniti assieme dobbiamo pretendere che<br />

lo Stato si scrolli di dosso la lentezza esasperante del suo agire; occorrono leggi adeguate<br />

ai tempi e alle necessità, e occorrono presto, non fra dieci anni!<br />

Questa lettera non vuole essere solo uno sfogo rabbioso e amaro, vuole essere soprattutto<br />

una testimonianza di solidarietà a Muccioli, che nonostante le non poche avversità,<br />

continua ad andare avanti facendosi carico del fardello di coloro i quali ancora non hanno<br />

la forza di portarlo. Vuole dire grazie ad un uomo che dà a tutti noi e a quei giovani che<br />

hanno avuto la fortuna di incontrarlo, una testimonianza di quei valori che il mondo<br />

moderno vuole soffocare, ma silenziosamente e caparbiamente risalgono a galla e si chiamano:<br />

amore, dedizione, altruismo.<br />

Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Ad inizio febbraio il Giornale di Vicenza ha pubblicato la seguente lettera con il titolo:<br />

Vicentini stiamo attenti le droghe leggere dilagano<br />

Egregio direttore,<br />

Sono una ragazza ancora molto giovane, che vuole parlare, purtroppo di droga. Sono veramente stupefatta<br />

dal fatto che, proprio nella nostra città ci sia un tale consumo di stupefacenti e purtroppo lo<br />

si può facilmente constatare. Ma non parlo di sbandati delinquenti, ragazzi disoccupati o con grossi<br />

problemi; penso infatti che un uomo comune collochi mentalmente il drogato per lo più in questa<br />

cerchia di persone. Io, con questa lettera voglio far presente a lei e a chiunque la leggerà che decine<br />

e decine di giovani, spesso delle famiglie più in vista e conosciute in città, fanno uso di droghe,<br />

soprattutto leggere. La tendenza comune è quella di trovarsi in gruppi, forse per sentirsi meno in<br />

colpa e di cercare di dare all’hashish e alla marijuana un senso positivo. Detesto, come penso tutte le<br />

persone intelligenti, la droga e soffro che tanti miei coetanei e non, siano così immaturi e superficiali<br />

da farne uso. E con il passare del tempo, invece di uscirne, vedo che sprofondano sempre più dentro<br />

quella fossa che, se non sarà della morte fisica, lo è certamente della mente, della volontà e della<br />

personalità. Vorrei anche invitare la polizia a cercare di bloccare questo illecito e deleterio traffico di<br />

droga proprio a livello di giovani ragazzi, spesso i più insospettabili, dato che la recente legge ammette<br />

che si possa punire anche chi viene trovato in possesso di modiche quantità di stupefacenti.<br />

Non è difficile, infatti, riconoscere quel maledetto odore dolciastro delle droghe leggere. Questo<br />

fenomeno è ormai diffusissimo e vorrei che tutti ci impegnassimo per aiutare queste persone per il<br />

loro ed anche nostro bene.<br />

Lettera firmata<br />

✧<br />

Considerando il contenuto della lettera positivo e significativo, soprattutto perché proveniente<br />

da una giovane, ho ritenuto giusto testimoniarle il mio apprezzamento inviando al giornale di<br />

Vicenza questa lettera pubblicata 17 febbraio 1986 con il titolo:<br />

Messaggio a una ragazza che ci fa ben sperare<br />

–39–


1986<br />

Carissima ragazza “ancora molto giovane”,<br />

il leggere la tua lettera pubblicata sul Giornale di Vicenza è stato per me come respirare<br />

una boccata di aria pura, miracolosamente filtrata tra i gas venefici che ci circondano.<br />

Ecco finalmente una giovane che si sente parte della società e che, come tale, rifiutando<br />

passività e delega, dà voce ad una accorata constatazione e cerca di aprire gli occhi ai suoi<br />

concittadini che si ostinano a tenerli costantemente chiusi.<br />

Tu non fai riferimento a quegli “sbandati, delinquenti, ragazzi disoccupati o con grossi<br />

problemi che l’uomo comune identifica come tossicodipendenti”, ma a quei giovani<br />

appartenenti a famiglie più in vista della città. Ebbene, io ti dico che molti di quei ragazzi<br />

sbandati facevano parte di famiglie forse meno in vista, ma onorate, le quali, a volte per<br />

incapacità di sopportare situazioni difficilissime, altre volte per non rendersi complici<br />

della devianza dei figli fornendo loro il denaro per l’acquisto di droghe, hanno accettato<br />

il degrado dei figli stessi nella convinzione che il rendere loro la vita più dura li avrebbe<br />

portati a ravvedersi e a reinserirsi tra le persone oneste.<br />

Tu dici che nel fare uso di marijuana e hashish, questi ragazzi amano ritrovarsi in gruppo<br />

forse per sentirsi meno in colpa; forse per farsi coraggio l’uno con l’altro, dico io, perché<br />

sanno che rischiano molto. Finché fumano, disprezzano gli eroinomani, poi può capitare<br />

che il fumo non basti più e si avviano al gran salto, convinti di sapersi fermare quando<br />

lo vorranno. Purtroppo quando lo vorrebbero sono talmente presi nel laccio che non<br />

hanno più la forza e la volontà di liberarsene e trascinano la loro vita tra inganni, menzogne,<br />

ruberie e altro ancora alla ricerca continua e ossessiva della “dose”.<br />

C’è ancora un altro aspetto tragico che riguarda il problema droga, ed è quello di alcune<br />

famiglie che forniscono di denaro il proprio figlio perché non abbia a procurarselo illegalmente<br />

infangando il loro buon nome attraverso la cronaca nera. Pensa però a quei genitori,<br />

se il figlio gli muore di overdose! Come vedi gli aspetti negativi della droga sono molti<br />

e tutti drammatici, sia per chi ne fa uso, sia per chi gli vive accanto e si sente impotente.<br />

Dici ancore che la polizia dovrebbe stroncare il traffico di queste sostanze, ma se leggi<br />

i giornali puoi vedere che gli spacciatori vengono sì arrestati, ma nel medesimo giorno in<br />

cui sono processati e condannati vengono anche rilasciati!<br />

Nel chiudere la tua lettera esprimi il desiderio che tutti si impegnino per aiutare queste<br />

persone per il loro e nostro bene; io ti dico che se tutti i giovani “puliti” sentissero dentro<br />

di loro questa necessità, certamente la droga verrebbe sconfitta.<br />

Nell’augurarti di conservare le sensibilità e la maturità che hai dimostrato nel tuo scritto<br />

ti saluto con affetto.<br />

Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 21 febbraio ’86<br />

Domani in un convegno in municipio si parlerà di assistenza, prevenzione e reinserimento<br />

Una inaugurazione “diversa” per il carcere S. Pio X<br />

Ci sarà il ministro Martinazzoli.<br />

I genitori dei tossicodipendenti chiedono anche strutture più umane<br />

–40–


1986<br />

In occasione dell’incontro di domani con il ministro di Grazia e Giustizia On. Mino Martinazzoli,<br />

il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti di Vicenza ha preparato anche il<br />

seguente documento che sarà consegnato al ministro:<br />

Signor Ministro,<br />

sappiamo tutti che la droga è divenuta un colossale affare economico-finanziario il cui<br />

commercio è in grado di condizionare la politica economica e sociale dell’intero Paese. Il<br />

parziale insuccesso dell’attuale azione antidroga richiede nuovi strumenti giuridici, nuove<br />

energie e nuovi criteri di intervento. È maturata la convinzione che la tossicodipendenza<br />

non costituisce solo un fenomeno sanitario, oggi sappiamo che il drogato è una persona<br />

che può fare a meno di sostanze stupefacenti se si lavora sulle motivazioni che hanno originato<br />

la sua personale situazione di disagio.<br />

Qui a Vicenza sono trascorsi parecchi anni da quando la droga ha fatto la sua nefasta<br />

apparizione allargandosi rapidamente a macchia d’olio e invischiando molti giovani e con<br />

essi le loro famiglie. Il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti chiede<br />

perciò al governo leggi più idonee ai nostri tempi e alle nostre necessità. Leggi che siano<br />

di aiuto e non di opposizione agli sforzi che i genitori toccati dal problema compiono nel<br />

tentativo di salvare i propri figli.<br />

Si parla ovunque di libertà, e in nome di questa libertà si permette a ragazzini, adolescenti<br />

e giovani l’attuazione di un lento e inesorabile suicidio. Dobbiamo tutti renderci<br />

conto che il drogato può essere capace di intendere, ma non di volere, perciò lo Stato deve<br />

aiutare la famiglia a salvarlo anche forzando la sua volontà. In questa lotta i genitori si sentono<br />

impreparati e abbandonati nel loro isolamento morale. Noi sappiamo che nella tossicodipendenza<br />

- nella maggioranza dei casi - il carcere è una “tappa d’obbligo”. Ebbene,<br />

il governo deve garantire che all’interno di questa struttura il recluso abbia la possibilità<br />

non solo di pagare il suo debito alla società, ma anche di ricevere uno stimolo che lo porti<br />

ad iniziare una terapia di riabilitazione per un reinserimento nella società stessa.<br />

Il carcere come è impostato oggi è solamente una istituzione punitiva e repressiva, che<br />

non riabilita certo i suoi utenti, anzi la promiscuità e il contatto con soggetti di più elevata<br />

pericolosità sociale, induce il tossicodipendente ad assorbire, molte volte aggravando la<br />

sua situazione, una cultura maggiormente negativa; in questo caso avremo i recidivi. Lo<br />

Stato ha emanato valide leggi a favore dei carcerati e in particolare la 616/77 art. 23 del<br />

DPR, e la legge di riforma del sistema penitenziario in cui sono previsti gli interventi di<br />

prevenzione e recupero. Ebbene, se tutto quello che si trova scritto in quelle disposizioni<br />

fosse operante, saremmo già sulla buona strada. Purtroppo però nella realtà, le cose sono<br />

ben diverse. Alcuni giorni fa nella nostra città è stato reso agibile il nuovo carcere, il quale<br />

è già carente sotto il profilo umano. Da sei mesi manca il direttore e l’assistente sociale;<br />

questi servizi vengono svolti provvisoriamente per due giorni alla settimana da persone<br />

che fungono da sostituti. Manca un medico stabile; quello incaricato svolge la sua opera<br />

in modo precario. L’équipe medica prescritta a norma di legge è inesistente. I tossicodipendenti<br />

che entrano in carcere in stato di astinenza vengono riempiti di pillole e abbandonati<br />

a loro stessi. In questa nuova struttura c’è la sezione femminile ma ancora non è<br />

–41–


1986<br />

resa operante e le ragazze vengono mandate a Bassano o a Venezia con estremo disagio per<br />

i familiari che non le vogliono abbandonare. Non esiste un collegamento fra gli operatori<br />

socio-sanitari dell’Ulss e le strutture del carcere. Il mancato coinvolgimento del giudice<br />

di sorveglianza che ha sede a Verona, non permette di programmare alcuna alternativa per<br />

coloro che stanno espiando una pena definitiva.<br />

Il tossicodipendente crea grossi problemi all’interno della struttura carceraria a causa del<br />

suo stato e a rendere più grave la situazione manca una adeguata professionalità specifica<br />

da parte degli agenti di custodia. Come Comitato chiediamo che venga approvata la proposta<br />

di legge avanzata dalla Lenad sulla modica quantità. Perché si arrivi a stroncare il piccolo<br />

spaccio e venga offerta al tossicodipendente l’occasione di una scelta che lo porti alla<br />

riabilitazione. Naturalmente per far questo abbiamo bisogno di strutture adeguate.<br />

Altro punto dolente è quello della lentezza della giustizia. Infatti succede che dei giovani<br />

già inseriti nella società o che stanno svolgendo un programma di riabilitazione, si<br />

vedano arrivare dopo anni dalla condanna l’ingiunzione che la rende esecutiva, vanificando<br />

in questo modo tutti gli sforzi fatti. Da quel momento quei giovani saranno perduti<br />

per sempre.<br />

Tra i tanti problemi che assillano i genitori, uno è particolarmente incomprensibile per<br />

loro. Un padre non può impedire al figlio maggiorenne di uscire di casa per procurarsi la<br />

“dose”, altrimenti viene accusato di sequestro di persona. In questo modo non può far<br />

valere la patria potestà. Quando però lo stesso figlio contrae debiti con la giustizia (es.<br />

multe, spese processuali, rimborso danni ecc.), se il padre rifiuta di pagare - essendo il<br />

figlio nullatenente - gli arrivano in casa gli ufficiali giudiziari che gli pignorano i suoi beni.<br />

A questo punto il genitore, colpito nei sentimenti, nella dignità, nell’onore, privato dal<br />

figlio di denaro e oggetti di valore attraverso anni di ruberie, si vede costretto , anche a<br />

costo di contrarre debiti a saldare quanto il figlio deve allo Stato.<br />

Queste, signor ministro sono situazioni assurde ma reali. Noi genitori non pretendiamo<br />

per i nostri figli indulgenza ad oltranza, ma considerata la gravità del problema, sia a<br />

livello cittadino che a livello nazionale, chiediamo che vengano innanzi tutto applicate le<br />

leggi già esistenti e ne siano create altre più idonee al momento di attuale necessità, in<br />

modo che il cittadino si senta protetto e guidato da uno Stato vigile, efficiente, giusto. In<br />

questo modo, dall’unione di sforzi comuni tutti convogliati verso lo stesso fine potremmo<br />

forse sperare di sconfiggere quel mostro che si chiama droga.<br />

Per il Comitato di solidarietà, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 23 febbraio ‘86<br />

Il convegno del Comune e Caritas su prevenzione, pene alternative e reinserimento<br />

Può iniziare in carcere il recupero sociale<br />

ma servono strutture e personale attrezzato<br />

Grande spazio ai problemi dei tossicodipendenti nelle relazioni - Le proposte dell’Ulss e il ruolo<br />

del volontariato – Servono un ufficio legale e soprattutto un legame fra operatori ed esterni<br />

–42–


1986<br />

Sintesi dell’articolo: C’è una battaglia che va combattuta a tutti i livelli per far vincere la cultura<br />

della tolleranza sulla cultura della violenza. Il fronte passa anche per l’ambiente del carcere. Dentro e<br />

fuori di esso devono impegnarsi – per il recupero di chi è diventato un “detenuto” – le istituzioni pubbliche<br />

e la comunità. Devono farlo insieme, perché è già stato dimostrato dai fatti che la lentezza delle<br />

prime e la spontaneità della seconda (espressa dal volontariato), agendo separatamente approdano a<br />

risultati parzialissimi. (…)<br />

Nella sale degli Stucchi, affollatissima, si sono trovati a parlare di prevenzione e reinserimento i portavoce<br />

dei tre mondi ai quali guarda il carcerato durante e dopo la sua esperienza oltre le sbarre: l’amministrazione<br />

pubblica fatta di organi della giustizia, Unità sanitaria, Comune; la famiglia, le organizzazioni<br />

private che operano per il recupero sociale. (…) È stato sottolineato che anche a Vicenza<br />

come in tante altre realtà che i detenuti per fatti di droga rappresentano la media del 40 per cento<br />

con punte che si spingono oltre il 60 per cento; l’attenzione massiccia verso la loro situazione, perciò<br />

diventa un obbligo istituzionale. (…)<br />

Prima che portassero le loro considerazioni i gruppi del volontariato e le famiglie dei tossicodipendenti,<br />

è toccato al giudice istruttore Gian Nico Rodighiero, componente del Comitato Ulss per le<br />

tossicodipendenze, fare il punto sulla realtà drammatica dell’assistenza (e spesso non assistenza) al<br />

drogato in carcere. Nelle osservazioni del magistrato un’accusa a tratti molto dura di inadempienze<br />

e mancanza di collegamenti fra Ulss, operatori sociali del ministero di Grazia e Giustizia, assistenti<br />

sociali esterni; assenza di strutture e attività rieducative, abbandono del detenuto dal punto di vista<br />

legale. (…)<br />

Realismo prima di tutto. Niente romanticherie astratte, niente atti di accusa che restino soltanto uno<br />

sfogo. Ecco una delle chiavi di lettura da usare per capire l’intervento del ministro Martinazzoli, ieri<br />

in municipio. “Il problema carcerario deve tener conto di un presupposto: ogni intervento in fatto<br />

di pena deve essere studiato per un utile collettivo”, che deve essere anche l’utile del detenuto, nella<br />

consapevolezza che “I problemi del carcere si risolvono soprattutto fuori dal carcere”. E attenzione<br />

anche a non caricare il momento detentivo di aspettative superiori al giusto: ad esempio nel caso del<br />

tossicodipendente, “Sarebbe illusorio immaginare il recupero coatto, la cura e la rieducazione sociale<br />

obbligatoria, siano una pratica risolutrice”. L’importante è individuare il “quanto” che è possibile<br />

far partire con l’esperienza dietro le sbarre e innestare su di esso un’azione proiettata sul dopo-carcere,<br />

in rapporto con le strutture di sostegno esistenti nella comunità. (…)<br />

A fine convegno a microfoni spenti alcuni osservatori “tecnici” hanno rilevato che s’era persa l’occasione<br />

per parlare del carcere in tutta la sua gamma di problemi che l’argomento sottintende.<br />

Dai miei appunti – I casi di Aids sono saliti a 5, i sieropositivi sono 400 – L’ospedale ha adibito<br />

ad ambulatorio una piccola stanza e come infermiera vi è una crocerossina. La tensione è<br />

grave, insufficienti i medici, gli infermieri e le stanze da degenza – Mancano apparecchiature<br />

sanitarie, anche la microbiologia è in difficoltà.<br />

Il Comitato contatta gli amministratori provinciali, regionali e ministeriali.<br />

✧<br />

Vicenza - 7 marzo 1986 - Assemblea sull’Aids organizzata dal Comitato di solidarietà con le famiglie<br />

di tossicodipendenti con il sostegno delle sette circoscrizioni cittadine, che ha avuto luogo nella Sala<br />

Pasubio in Piazza Biade.<br />

Relatore sugli “Aspetti epidemiologici e clinici” prof. G. Ielasi primario della Divisione malattie infettive<br />

dell’Ospedale di Vicenza. Interventi di: On. Saretta: Commissione Sanità della Camera – F. Guidolin:<br />

Presidente Regione Veneto – S. Bressan: Assessore Interventi Sociali del comune di Vicenza – I.<br />

Fanton: Presidente Ulss n. 8 Vicenza – R. Girotto: Consigliere Delegato del settore per la promozione e<br />

la tutela della salute nell’età adulta – Dott. V. Balestra: Responsabile del servizio medico Sociale per le<br />

tossicodipendenze.<br />

–43–


1986<br />

Mia introduzione:<br />

Come rappresentante del Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti di<br />

Vicenza, ringrazio il prof. Ielasi che ha accolto con disponibilità l’invito a presiedere questa<br />

assemblea.<br />

So che la sua relazione sarà chiara e comprensibile per tutti noi e che metterà in evidenza<br />

gli aspetti sanitari del problema che, mi auguro, potranno portare ad un intervento<br />

di partecipazione da parte delle persone interessate.<br />

Ringrazio tutto il personale medico, che lavorando in sordina e mantenendo un contatto<br />

costante con l’équipe del prof. Ielasi, ha dato un raro esempio di civiltà e umana collaborazione.<br />

Un grazie al dott. Vaglia, appassionato fautore di questa collaborazione, per<br />

il suo impegno e la sua solidarietà. Per i genitori che vivono nella tensione di un’angoscia<br />

continua, il vedersi oggetto di rispetto e comprensione è motivo di grande conforto.<br />

Ringrazio tutte le autorità socio-sanitarie qui riunite e le invito ad un continuo e sempre<br />

maggiore impegno verso coloro i quali, più degli altri, abbisognano di aiuto e solidarietà.<br />

Insisto col chiedere la partecipazione della scuola, delle parrocchie, degli ambienti di<br />

lavoro, delle caserme, del carcere, della giustizia e dei cittadini tutti ad un impegno di prevenzione<br />

e di lotta alla droga, perché tante altre famiglie non siano distrutte a causa di essa.<br />

Un grazie alle sette circoscrizioni che, comprendendo l’importanza della coalizione,<br />

hanno resa attuabile questa assemblea, in particolare la n. 1 che si è assunta l’onere organizzativo.<br />

Non può mancare un ringraziamento rivolto alle persone che, venendo qui questa<br />

sera, hanno dato prova di possedere senso civico e sociale.<br />

Ora, nella speranza che tra di noi siano presenti alcuni dei giovani coinvolti nel problema<br />

droga, desidero rivolgere loro un appello. La loro partecipazione, per noi del Comitato<br />

è determinante, perché a tutti loro sono rivolti i nostri sforzi e il nostro impegno. Sappiate<br />

ragazzi, che ora siete giunti ad un bivio molto importante della vostra vita. Se quando<br />

vi siete accostati per la prima volta alle droghe e vi siete lasciati prendere tra le sue spire,<br />

hanno giocato in vostro sfavore la giovane età, la curiosità, il disagio dell’adolescenza, ora<br />

è arrivato il momento in cui dovete fare il punto e scegliere se vorrete avere un futuro.<br />

Voi sapete, che continuando a percorrere la strada della devianza e della non scelta, precipiterete<br />

col vostro carico di dolore in un pozzo senza uscita. Al contrario, se deciderete<br />

di riconquistare il posto che vi spetta in seno alla società, dopo i primi momenti difficili,<br />

proverete l’orgoglio di sentirvi nuovamente liberi. Certamente, questo cammino richiederà<br />

tenacia e sacrificio, ma non sarete soli, perché molte mani saranno protese verso di<br />

voi, pronte ad aiutarvi. State bene attenti alla relazione del prof. Ielasi, in essa potrete trovare<br />

la spinta che vi aiuterà a dare un taglio netto al passato per iniziare una rinascita cui<br />

la vostra giovinezza ha diritto.<br />

Io spero che i giovani presenti sappiano cogliere questo appello e vogliano trasmetterlo<br />

agli amici assenti. Questa sera, nonostante la paura che le quattro lettere Aids possono<br />

incutere in chi le ode, sarà offerto a ciascuno di voi un motivo di speranza. Non perdetelo.<br />

Dopo questa assemblea il S. Bortolo ha potuto continuare a curare gli ammalati di Aids<br />

–44–


1986<br />

Il Giornale di Vicenza - 9 marzo 1986<br />

In sala Pasubio s’è tenuto un dibattito pubblico organizzato dalla Circoscrizione 1<br />

Sull’Aids vogliamo tutta la verità<br />

E alla città i medici hanno risposto - All’inizio minipolemica per la mancata istituzione<br />

di un centro di riferimento al S. Bortolo - L’epidemiologia spiegata dal prof. Ielasi,<br />

primario del reparto malattie infettive - La correlazione con le tossicodipendenze<br />

La città voleva tutta la verità sull’Aids ed è stata accontentata nel corso del dibattito pubblico in sala<br />

Pasubio, organizzato venerdì sera dalle sette circoscrizioni, al quale hanno preso parte esponenti del<br />

mondo medico, politico e sociale. La verità, anche sul fatto che per la Divisione di malattie infettive<br />

del S. Bortolo, dove si effettuano gli screening per accertare la presenza del virus Hiv, non è previsto<br />

alcun potenziamento, né di personale né di attrezzature. Almeno per ora. Lo ha detto chiaramente<br />

il presidente del Consiglio regionale veneto, Francesco Guidolin, assessore alla Sanità nel<br />

periodo in cui (luglio scorso) venne decisa l’istituzione dei due centri di riferimento per l’Aids a<br />

Padova e Verona. “In questo momento i finanziamenti del fondo sanitario nazionale non permettono<br />

ulteriori spese che non siano il miliardo già stanziato per i due centri – ha ribadito Guidolin –<br />

ed esistono altre priorità”. “Come si fa a pensare di potenziare le strutture centrali e non quelle<br />

decentrate?” si è chiesto il prof. Ielasi, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale civile<br />

di Vicenza: “E’ vero che l’epidemiologia è limitata, è vero che bisogna centralizzare la patologia Aids,<br />

ma è altrettanto vero che non bastano i riconoscimenti alla serietà e alla preparazione dell’équipe<br />

medica di Vicenza. Il plauso ci sta bene, ma se ci date una mano ci sta un po’ meglio”, non ha potuto<br />

fare a meno di affermare il primario, nella cui divisione dal 1983 ad oggi sono stati sottoposti a<br />

screening oltre 300 soggetti, su circa cinquecento esaminati, e dove funziona ogni martedì e giovedì,<br />

dalle 14 alle 17, un ambulatorio specificatamente per l’Aids. Se polemica c’è stata, si è trattato solo<br />

di uno scambio di battute, poiché lo scopo primario della serata era quello di informare la cittadinanza<br />

sulla malattia in quanto tale. Il prof. Ielasi, presentato dal presidente della circoscrizione 1,<br />

Giovanni Baldisseri, che si è fatto carico dell’organizzazione, ha riportato un ampio quadro sugli<br />

aspetti clinici, non trascurando né i canali di trasmissione (sangue, liquido seminale e saliva), né i<br />

problemi delle categorie a rischio (tossicodipendenti, omosessuali, emofiliaci, politrasfusi ecc.) né,<br />

tanto meno, le misure di prevenzione e di elementare attenzione quotidiana per non contrarre il<br />

virus. Virus che solo nel 5, o forse 10 per cento dei casi può sfociare nella malattia vera e propria.<br />

La presidente del Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, Olga Dalla Valle, che<br />

ha per prima sollevato la proposta di un incontro pubblico, si è rivolta in particolare ai ragazzi tossicodipendenti<br />

presenti in sala e ai loro genitori, affermando che in fondo il problema Aids può dare<br />

una svolta alla loro vita. E’ quello che ha ribadito anche il dott. Balestra, responsabile del servizio<br />

medico - sociale per le tossicodipendenze (1003 utenti registrati, solo 127 sottoposti a screening);<br />

sembra che questa malattia abbia in molti ragazzi suscitato una sorta di responsabilizzazione, li abbia<br />

portati a riconsiderare il loro stato di salute, l’alimentazione, quasi creando i presupposti per iniziare<br />

l’allontanamento dall’eroina. Per altri, invece, l’Aids e la sieropositività hanno provocato un ulteriore<br />

abbattimento e il desiderio di “farla finita in fretta”.<br />

Proprio la tossicodipendenza, anche a Vicenza, sembra essere il fenomeno più correlato con l’Aids:<br />

per questo, l’on. Saretta, della commissione sanità della Camera, ha parlato di un progetto di legge<br />

che entro il 1986 dovrebbe arrivare a regolamentare il fenomeno, poiché non sembra compito dei<br />

politici quello di legiferare sull’Aids, tranne che per le quattro circolari che sono fino ad oggi arrivate<br />

alle Regioni da parte dell’Istituto Superiore della Sanità. Sembra invece esserci il vuoto per quanto<br />

riguarda il ruolo dei medici di base: non inviano i pazienti a rischio in ospedali né al servizio per<br />

le tossicodipendenze, con i conseguenti disorientamento e dispersione di forze. All’affollata assemblea<br />

erano presenti anche il presidente dell’Ulss Fanton, il consiliere Girotto, l’assessore Bressan.<br />

Nicoletta Martelletto<br />

–45–


1986<br />

Il Giornale di Vicenza - 17 marzo 1986<br />

Troppo “Temgesic” prescritto a tossicodipendenti<br />

Il medicinale è ricercato dai drogati in un momento in cui il mercato degli stupefacenti è fiacco<br />

Indagini dei CC sulle ricette di alcuni medici - I militari hanno effettuato controlli<br />

e perquisizioni in numerose farmacie della città - Il prodotto, che può considerarsi una<br />

morfina sintetica dovrebbe servire solo per lenire dolori fortissimi – invece …<br />

I carabinieri del gruppo di Vicenza hanno effettuato negli ultimi giorni numerose perquisizioni e<br />

controlli nelle farmacie della città, per potere individuare i medici che hanno prescritto a giovani tossicodipendenti<br />

un medicinale che può essere considerato una morfina sintetica: è il Temgesic. I tossicodipendenti<br />

del vicentino avrebbero richiesto insistentemente nelle ultime settimane ai medici di<br />

prescrivere il “Temgesic” perché sul mercato recentemente gli stupefacenti sarebbero molto scarsi,<br />

evidentemente perché alcune operazioni da parte delle forze di polizia hanno interrotto i rifornimen-<br />

–46–


1986<br />

ti a Vicenza e paesi vicini. In mancanza delle droghe (eroina, hashish, marijuana, cocaina) i tossicodipendenti<br />

hanno cercato di procurarsi una specie di surrogato, il Temgesic, appunto, che invece<br />

dovrebbe servire solo ad alleviare i dolori di chi è colpito da tumori e da altre gravissime malattie:<br />

medici compiacenti avrebbero invece firmato ricette anche per i drogati, che ne hanno acquistato<br />

recentemente dosi anche massicce. (…)<br />

Sul problema legato all’uso di Temgesic è stata inviata una lettera-esposto da parte dei medici incaricati<br />

della guardia medica, sede di Creazzo. Questo il documento: “I medici incaricati del servizio<br />

di guardia medica, sede di Creazzo invitano urgentemente ad intervenire su un problema già più<br />

volte segnalato, ovvero i difficili rapporti che noi dobbiamo subire con una particolare categoria di<br />

utenti: i tossicodipendenti. Queste difficoltà, presenti già da vari anni si sono concretizzate più volte<br />

con aggressioni, minacce (di morte), vandalismi all’interno della stessa sede di guardia”.<br />

Il motivo principale per il quale vi è stato un ulteriore peggioramento in questi ultimi mesi, è da<br />

ricercarsi nel mutamento di sostanze usata nelle tossicomanie, ovvero, gli oppioidi di origine naturale<br />

vengono rapidamente soppiantati da farmaci aventi azioni stupefacente - simile. Tale fenomeno<br />

viene segnalato a livello nazionale sia dalla stampa di informazione, sia da quella medica. A tal<br />

riguardo, noi suggeriamo che l’Ulss compia una inchiesta sulla ricettazione “facile” di farmaci come<br />

il recente ed ormai famigerato Temgesic che ha creato numerosi farmaco – tossicodipendenti; tali<br />

soggetti ovviamente considerano ogni medico come un potenziale spacciatore. (…)<br />

Come nostro contributo alla soluzione di questo problema noi proponiamo: la sospensione dell’erogazione<br />

da parte delle farmacie di farmaci come Temgesic cpr. F. e Zitoxil scir. (sciroppo antitosse<br />

stupefacente usato per via endovenosa con rischi mortali). Il Temgesic in particolare potrebbe essere<br />

fornito alle particolari categorie di ammalati (quasi unicamente neoplastici), che ne abbisognano,<br />

dalla farmacia dell’ospedale. (…)<br />

Concludiamo, ricordando che le notizie di stampa che riportano sempre più frequenti aggressioni<br />

con lesioni anche gravissime riportate da medici di guardia medica, rendono sempre più angoscioso<br />

il nostro operare, tutto ciò in contrasto con il tentativo di fornire all’utenza un servizio migliore.<br />

✧<br />

24 marzo 1986 - Lettera inviata a Il Giornale di Vicenza<br />

Le famiglie dei tossicodipendenti e l’abuso nell’uso di Temgesic<br />

Egregio Direttore,<br />

siamo nuovamente a chiedere ospitalità alla sua rubrica “Lettere al Direttore”. Come vede,<br />

abbiamo sempre qualcosa da dire. Questa volta ci riferiamo all’articolo sul suo giornale in<br />

data 17 marzo ’96 dal titolo: Troppo Temgesic prescritto ai drogati”.<br />

Era tempo che alcuni medici intervenissero su questo grave problema dei medicinali<br />

facili. Il nostro Comitato, in data 1 ottobre ’85 aveva inviato un esposto denuncia all’Ordine<br />

dei Medici, dei Farmacisti e dell’Ulss n. 8, in cui si chiedeva di metter fine all’illecito<br />

“spaccio” di psicofarmaci in genere, e fossero individuati coloro i quali tra i medici e i<br />

farmacisti, contravvenendo all’etica professionale, fornivano ai drogati i sostitutivi dell’eroina.<br />

In un precedente incontro con gli Ordini dei medici, dei farmacisti e dei titolari di<br />

farmacie, avevamo suggerito l’opportunità di togliere dal commercio facile, quei farmaci<br />

di cui sono soliti fare uso i tossicodipendenti e per coloro che realmente ne abbisognavano<br />

si fosse studiata la possibilità rendere disponibili tali medicinali presso la farmacia dell’ospedale<br />

o della guardia medica in cui prestassero servizio dei poliziotti, per evitare situazioni<br />

indesiderate da parte dei drogati stessi. In questo modo, i medici di base e i farmacisti,<br />

non verrebbero più disturbati e minacciati e i tossicodipendenti in difficoltà, per<br />

–47–


1986<br />

mancanza di suddetti medicinali, si vedrebbero costretti a ripiegare presso il servizio medico<br />

per le tossicodipendenze, venendo così in contatto con gli operatori preposti a questi<br />

problemi.<br />

Questa nostra proposta, allora, sembrò utopistica, ma ora vediamo che una simile soluzione<br />

è auspicata anche dai sanitari che svolgono servizio di guardia medica.<br />

Noi del Comitato ci auguriamo che sia finalmente giunto il momento in cui si comincia<br />

a capire che il problema droga, per essere risolto, necessita dell’impegno di tutte le istituzioni<br />

che operano nel territorio cittadino. Alle istituzioni, si potrebbero aggiungere quei<br />

cittadini che, prestando attenzione con intelligenza, responsabilità civica e coraggio a<br />

quello che succede nei pressi delle loro case potrebbero individuare e segnalare alla polizia<br />

eventuali spacciatori di droga, come hanno fatto alcuni bambini di Torino, dando un bell’esempio<br />

da seguire.<br />

Questa sarebbe prevenzione ed educazione civica.<br />

Confidando che le proposte dei medici di guardia siano ben valutate e quindi accolte,<br />

ringraziamo lei signor Direttore, che offrendoci la sua preziosa collaborazione, fa sì che il<br />

nostro pensiero si possa esprimere e trovare attenzione presso coloro che sentono viva la<br />

necessità di migliorare la nostra vita.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

In data 14 aprile ’86 il Comitato ha inviato al presidente Titolari Farmacisti del Veneto<br />

dott. Glinfan, e per conoscenza: all’assessore regionale alla Sanità del Veneto, al presidente<br />

provinciale Ordine dei medici, all’assessore agli interventi sociali di Vicenza, al presidente<br />

dlell’Ulss n. 8, al responsabile del servizio medico – sociale Ulss 8, al consigliere<br />

delegato per le tossicodipendenze, una lettera in cui si ricordava l’esposto-denuncia in cui<br />

si chiedeva agli ordini dei medici e dei farmacisti e all’Ulss n. 8 di mettere fine all’illecito<br />

spaccio di farmaci e psicofarmaci ai tossicodipendenti. Si sottolineava il fatto che perquisizioni<br />

e controlli nelle farmacie da parte dei carabinieri avevano reso difficoltoso l’acquisto<br />

di queste sostanze da parte dei giovani che ne facevano uso, i quali ripiegavano nelle<br />

province limitrofe (una fiala di Temgesic era venduta a 20.000 lire). In questa nuova lettera<br />

si chiedeva la collaborazione di tutti i titolati di farmacie del Veneto, perché il sistema<br />

adottato nella nostra città si estendesse in tutta la regione.<br />

In data 15 aprile, l’Unione regionale dei titolari di farmacia della regione Veneto rendeva<br />

noto quest’ultimo appello al presidente della Consulta, ai presidenti degli ordini dei farmacisti<br />

e all’assessore alla sanità del Veneto.<br />

✧<br />

14 aprile ’86 - Lettera inviata all’on Costante Degan ministro della Sanità e per conoscenza<br />

agli enti preposti la seguente lettera:<br />

Signor Ministro,<br />

preoccupati dal dilagare dell’uso e abuso di farmaci e psicofarmaci da parte dei tossicodipendenti,<br />

mettiamo in evidenza l’eccessiva faciloneria con cui alcuni medici prescrivono dette<br />

–48–


1986<br />

sostanza sostitutive di droghe. Come Comitato chiediamo il suo intervento in merito.<br />

Nella nostra città l’operazione svolta dai Carabinieri presso le farmacie per individuare<br />

i medici che hanno prescritto il “Temgesic” ha reso per il momento assai difficile il suo<br />

reperimento da parte dei giovani consumatori i quali, per soddisfare le loro esigenze fanno<br />

capo alle province limitrofe.<br />

In questo modo viene vanificato l’intervento delle forze dell’ordine, che si sono finalmente<br />

mosse per dare un concreto aiuto a questi giovani incoscienti e alle loro famiglie,<br />

le quali hanno molto apprezzato questa azione di forza.<br />

Come ormai tutti sanno, non si muore solo di eroina, ma anche di abuso di farmaci.<br />

Confidando in un suo diretto, sollecito ed efficace intervento porgiamo distinti saluti.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti-Vicenza, O. Dalla Valle<br />

✧<br />

Volantino distribuito in occasione del I° Maggio<br />

IL COMITATO DI SOLIDARIETÀ<br />

CON LE FAMIGLIE DI TOSSICODIPENDENTI<br />

Vuole richiamare l’attenzione ad un problema che non è di un gruppo di lavoratori,<br />

né deve essere ricordato solo in particolari circostanze.<br />

Il problema droga è di tutti perché è sintomo ed espressione<br />

del malessere sociale di cui tutti sentiamo il peso<br />

Il problema droga, come l’alcolismo, il carcere, le malattie mentali e tutte le patologie<br />

sociali, si può contrastare solo con il miglioramento della qualità della vita:<br />

ATTRAVERSO SERVIZI PUBBLICI: scuola, assistenza sociale di base, consultori familiari,<br />

distretti socio – sanitari, centri di igiene mentale seriamente funzionanti<br />

ATTRAVERSO UNA GESTIONE POLITICA DELL’AMBIENTE: centri sociali e luoghi di<br />

aggregazione, casa, lavoro …<br />

ATTRAVERSO UN SISTEMA DI SICUREZZA PUBBLICA: Polizia Urbana, Polizia di<br />

Stato più vicine ai cittadini per promuovere fiducia, e più efficiente nei confronti<br />

dei veri profittatori.<br />

Non chiediamo cose eccezionali, i problemi della devianza e del disagio sociale si vincono<br />

solo con il normale funzionamento di ciò che è previsto dalle leggi.<br />

Al di fuori di ogni retorica chi oggi partecipa e si sente convinto di queste cose, domani<br />

e sempre deve sostenere questo civile impegno.<br />

IL COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON LE FAMIGLIE DI TOSSICODIPENDENTI<br />

–49–


1986<br />

Nel mio archivio ho suddiviso di anno in anno articoli, lettere, documenti vari, tutti datati.<br />

Purtroppo tra i molti, qualcuno è rimasto sprovvisto di data e di provenienza giornalistica,<br />

come quello di cui desidero riportare a stralci, essendo per me molto significativo. L’articolo è<br />

di Gaspare Barbiellini Amidei, giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore.<br />

<strong>Droga</strong>: basta chiacchiere. È ora che lo Stato si muova<br />

Un ragazzo è morto in un incendio, legato al termosifone cui si incatenava per non ricadere nel<br />

vizio. È davvero il momento che l’autorità pubblica garantisca a tutti la possibilità di guarire<br />

Ho fatto una promessa a un ragazzo che non conosco, che non ho mai incontrato e che non potrò<br />

più incontrare. Si chiama Michele Rogliani e aveva 24 anni, è morto alcuni giorni orsono a Venezia.<br />

Voglio promettergli che non parteciperò più a nessuna tavola rotonda, a nessuna discussione, a<br />

nessun congresso sulla droga e sulla battaglia contro la droga, se non con qualche proposta concreta,<br />

con qualche apporto pratico da offrire, perché si faccia davvero un passo avanti nell’assistenza,<br />

nella legge e nelle strutture sanitarie. Quante parole abbiamo macinato, ciascuno per la sua parte, in<br />

questi anni. Forse era necessario, forse era giusto, forse bisognava che maturasse, come si suol dire,<br />

la coscienza dell’opinione pubblica, forse bisognava arrivare a livello di consapevolezza, creare un<br />

clima per una nuova politica, per una nuova legislazione, mezzi, uomini, obiettivi, programmi. (…)<br />

Michele Rogliani era un tossicodipendente: è morto legato a un termosifone, solo, nella sua stanzetta<br />

del quartiere di Cannaregio, non è morto in un moderno centro ospedaliero, non è morto in<br />

una comunità terapeutica, è morto, come morivano cento anni fa, i pazzi, legati in qualche cella di<br />

un vecchio manicomio aggredito da un incendio.<br />

Ho telefonato al mio corrispondente del “Corriere”, ho sfogliato le diverse collezioni di quotidiani,<br />

ho messo a confronto diversi articoli. È proprio così: era legato al termosifone, perché era il modo<br />

con il quale si sperava che non ricadesse anche quella sera nella stretta della droga. Trascrivo la notizia,<br />

così come è stata pubblicata dal mio giornale: ”Venezia – Michele Rogliani, 24 anni, veneziano,<br />

tossicodipendente, è morto asfissiato dal fumo di un incendio che si era sviluppato nella sua camera<br />

da letto. Aveva deciso di disintossicarsi e fra un paio di settimane sarebbe dovuto entrare in una<br />

comunità a Conegliano. Per intanto, ogni giorno, aiutato dal padre, si legava al letto per resistere alla<br />

tentazione di uscire in cerca di eroina. Così è stato anche l’altra sera: si era legato al letto, ma pare<br />

non abbia spento bene l’ultima sigaretta che ha fumato prima di addormentarsi. Alle 3,30 del mattino<br />

le fiamme hanno avvolto la sua stanza e Michele è morto mentre i vigili del fuoco, dopo averlo<br />

liberato da quel suo letto di costrizione, lo trasportavano all’ospedale”. Alcuni amici di Michele<br />

non sono convinti che lui fosse stato disposto a farsi legare. (…)<br />

Comunque siano andate esattamente le cose, una famiglia, la famiglia, sia essa il ragazzo, siano i<br />

genitori, e rimasta sola, con una catena e un termosifone. È rimasta sola davanti a questo flagello che<br />

coinvolge ormai trecentomila italiani tossicodipendenti, e quindi più di mezzo milione di genitori,<br />

e fratelli, e fidanzati, altra gente che soffre, senza drogarsi, e che in qualche modo sta diventando<br />

anch’essa dipendente da una situazione insostenibile di solitudine in mezzo alla folla. La famiglia di<br />

Cannaregio si è potuta affidare, si è voluta affidare soltanto a una catena di ferro, a un termosifone,<br />

alla violenza e alla segregazione. C’è gente che deve fare lunghe attese prima di poter trovare aperta<br />

la porta di una comunità, di una delle poche comunità che non lo Stato, ma lo spirito volontario di<br />

sacrificio dei privati, di uomini laici, di sacerdoti, di giovani ha creato qua e là in Italia. C’è gente<br />

disperata che non sa cosa fare. (...)<br />

In Italia manca anche un’azione diffusa, capillare di assistenza ai genitori, ci sono benemerite associazioni<br />

private, ci sono gruppi di genitori che si sono votati a questa causa e non guardano in faccia<br />

soltanto il dolore proprio ma pensano anche a lenire, per quel che possono, il dolore altrui, esiste<br />

una solidarietà di gruppi. Ma manca la nozione vera del fenomeno, e manca un’opera di informazione,<br />

di istruzione, di preparazione. Se uno perde un ombrello in treno, c’è un ufficio ben ordi-<br />

–50–


1986<br />

nato nelle grandi stazioni, dove ogni pezzo viene catalogato e messo in buona fila in attesa che il proprietario<br />

se ne ricordi e venga a chiederlo in restituzione. Ma se uno perde un figlio su questa via<br />

maledetta, a quale ufficio deve rivolgersi?...... Ma un “drogato”, e la famiglia di un “drogato”, anche<br />

se oggi questa è diventata tragicamente una condizione di massa, sono sempre soli, quando chiedono<br />

cose giuste così come quando sbagliano. (…)<br />

Il processo di S. Patrignano, con le sue passioni e le sue lacrime, con il suo disperato grido finale del<br />

pubblico, ha detto che non si può attendere ancora, che non è legittima una più lunga latitanza di<br />

quell’imputato senza processo che è lo Stato, uno Stato che non ha comunità propria, non ha recuperi,<br />

è capace soltanto di offrire metadone.<br />

Si muore di droga, oggi, il Italia. Si può perfino morire cercando di non morire di droga. si creino i<br />

mezzi perché i giovani, tutti, vivano liberi, liberi anche dalla droga. La libertà non è fatta di catene.<br />

✧<br />

Lettera inviata a “Il Giornale” e pubblicata il 2 giugno 1986 con il titolo:<br />

L’impegno dello Stato<br />

Caro direttore,<br />

chiediamo ospitalità alla rubrica “Lettere al direttore” perché desideriamo rispondere alla<br />

signora Teresa Marani che su “Il Giornale del 28 aprile ’96 contestava il premio “ Madre<br />

coraggio” consegnato alla mamma di Napoli che ha denunciato il figlio tossicodipendente<br />

nell’estremo tentativo di salvarlo.<br />

Innanzi tutto vorremmo esprimere la nostra opinione sulla validità di questi premi, in<br />

quanto crediamo che la maternità vissuta con responsabilità e amore porti prima o poi a<br />

fare della mamma una “mamma coraggio”, e premiarla per questo è come svilire il suo sentimento<br />

più puro e vero. È come premiare l’aria che respiriamo, il sole che ci riscalda, l’acqua<br />

che ci disseta; l’amore di una mamma è talmente innato in lei che non ha bisogno di<br />

premi, ma soltanto di stima, di comprensione e solidarietà.<br />

La signora Marani riportando il suo parere e quello di altre persone che certamente la<br />

pensano come lei, giudica con molta severità il comportamento di “molti genitori”.<br />

Secondo noi, generalizzare in questi casi è sempre riprovevole, perché si ferisce chi soffre<br />

e molte volte è convinto di avere dato il meglio di sé. Non creda la signora che tutti i tossicodipendenti<br />

abbiano avuto genitori disattenti e incapaci di sacrifici, al più, questi genitori<br />

hanno avuto la sfortuna di avere figli ribelli e deboli nel medesimo tempo.<br />

Purtroppo viviamo in una società che troppo spesso ci propone falsi idoli, mentre gli<br />

ideali sembrano scomparsi. Televisione, cinema, stampa, pubblicità, ci offrono violenza e<br />

pornografia in dosi massicce; come può tutto questo non turbare i giovani e non creare in<br />

loro disagi esistenziali?<br />

Per proteggere i figli non bastano gli esempi e gli insegnamenti dei genitori quando<br />

tutto quello che ci circonda è impregnato di quel consumismo che impedisce una educazione<br />

alla libertà e alla capacità di scelta, e rende l’uomo succube del cosiddetto progresso,<br />

quello stesso che ci sta portando alla distruzione.<br />

In Italia si abusa di droghe da circa venti anni, e lo Stato ne permette l’uso personale a<br />

giovani e giovanissimi, che per essa si abbruttiscono, si annullano, si degradano, si distruggono<br />

e trascinano nella disperazione le loro famiglie che sono costrette, dalle leggi vigen-<br />

–51–


1986<br />

ti, all’ impotenza. È più facile tenere gli occhi chiusi fingendo di ignorare il problema,<br />

piuttosto che assumere responsabilità gravose e forse onerose; perciò si permette che i<br />

nostri figli vengano a contatto con la droga proprio in quei luoghi in cui più che mai<br />

dovrebbe essere tutelata la loro integrità fisica e morale.<br />

Si chiede la signora Marani terminando la sua lettera: dov’erano quelle madri e quei<br />

padri mentre i loro figli iniziavano a drogarsi? Noi modifichiamo la domanda e chiediamo:<br />

dove erano quei figli quando hanno cominciato a drogarsi? Rispondiamo: molti di<br />

loro erano nella toilette di una scuola o nella camerata deserta di una caserma!<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti di Vicenza,<br />

Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

REGGIO EMILIA 14 - 15 GIUGNO 1986<br />

SECONDO CONGRESSO NAZIONALE DEL COORDINAMENTO<br />

DELLE ASSOCIAZIONI FAMIGLIE DEI TOSSICODIPENDENTI<br />

E COMITATI CITTADINI ANTIDROGHE<br />

Le associazioni famiglie dei tossicodipendenti e i comitati cittadini antidroga, riuniti nel 2°<br />

congresso nazionale in Reggio Emilia il 14 e 15 giugno 1986, hanno deliberato di costituirsi,<br />

attraverso i loro rappresentanti, in associazione, pur mantenendo la loro individualità di<br />

associazione e comitati, con la denominazione di: Comitato Nazionale Antidroga – C.N.A. –<br />

secondo le norme dello Statuto concordato insieme.<br />

Associazioni che hanno aderito al coordinamento:<br />

CENTRO SOCIALE LA PIRA – SIRACUSA, CENTRO SAMARITANO – NAPOLI, LENAD – TORINO, AFACOD – NAPO-<br />

LI, ABAD – BOLOGNA, ASS. LA TENDA –NAPOLI, ASS. LA SPERANZA – SASSARI, C.C.A.ASS. FAMIGLIE- - RAVEN-<br />

NA, COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON LE FAMIGLIE DEI TOSSICODIPENDENTI – VICENZA, ASS. VALDARNESE<br />

FAMIGLIE DEI TOSSICODIPENDENTI - SAN GIOVANNI VALDARNO (AR), COMITATO CITTADINO ANTIDROGA<br />

– REGGIO EMILIA, ASS. FAMILIARI TOSSICODIPENDENTI – BARI, CENTRO SOCIALE DI FRATERNITA’ – BOLO-<br />

GNA, ASS. FAMIGLIE LUCANE – POTENZA, ASS. GENITORI E VOLONTARI CONTRO LE TOSSICODIPENDENZE<br />

– GROSSETO, ASS. FAMIGLIE VERONESI – VERONA, ASS. GENITORI PER LA PREVENZIONE E IL REINSERIMEN-<br />

TO DEI TOSSICODIPENDENTI – BOLZANO, ASS. FAMIGLIE LENAD DI LA SPEZIA – LA SPEZIA, ASS. “175” PER LA<br />

TUTELA DEI TOSSICODIPENDENTI – FERRARA, ASS. FAMIGLIE DALLA COMUNITA’ INCONTRO – ROMA, ASS.<br />

“RITORNO ALLA VITA” – CENTRO SOLIDARIETA’ – FANO (PESARO), ASS. FAMIGLIE DELLE COMUNITA’ “L’AN-<br />

GOLO” – FORMIGINE – (MO), ASS. FAMIGLIE COOPERATIVA DI SAN PATRIGNANO – CORIANO (FO), A.G.A. DI<br />

MILANO – MILANO, ANGLAD (ASS. NAZ. GENITORI LOTTA ALLA DROGA) ROMA, AS.F.A. – CATANIA, ASS. FAMI-<br />

GLIE DEL CENTRO PADOVANO DI ACCOGLIENZA – PADOVA, L.A.M. (LEGA ANTIDROGA MESSINESE) – MESSI-<br />

NA, ASS. COMASCA LOTTA ALLA DROGA – COMO, ASS. “ALTERNATIVA A” – DOMODOSSOLA (NO), - MOVIMEN-<br />

TO ANTIDROGA ROZZANO – ROZZANO (MI), ASS. “A77” – MILANO, ASS. “LA TENDA” – SALERNO, ASS. “GRUP-<br />

PO 13” – FIRENZE.<br />

Documento conclusivo<br />

Sentite le relazioni degli onorevoli Garavaglia (DC), Felisetti (PSI), Pellicanò (PRI), Violante<br />

(PCI); dopo avere constatato che alla distanza di un anno dal I° Congresso Nazionale<br />

di Torino la riforma della legge n. 685 non ha compiuto passi significativi e determinanti<br />

ESPRIME<br />

La più viva preoccupazione per i ritardi del Parlamento nella redazione del progetto di<br />

–52–


1986<br />

riforma della legge vigente in materia di sostanze stupefacenti e di assistenza ai tossicodipendenti;<br />

SOLLECITA<br />

Il massimo impegno del Parlamento, dei Parlamentari più sensibili al problema, dei partiti<br />

politici<br />

CHIEDE<br />

Che la nuova legge tenga in considerazione i seguenti aspetti:<br />

1 - Abolizione del concetto di modica quantità e previsione di interventi immediati socio<br />

– sanitari e terapeutici nei confronti delle persone colte in possesso di sostanze stupefacenti<br />

ad uso personale in alternativa alla punibilità;<br />

2 - Creazione di strumenti giudiziari che evitino il carcere al consumatore di sostanze stupefacenti<br />

e gli consentano l’alternativa attraverso strutture socio – riabilitative e in special<br />

modo comunità terapeutiche;<br />

3 - Previsione di un albo nazionale delle comunità terapeutiche previa omogeneizzazione<br />

dei criteri e dei requisiti previsti dalle legislazione regionali, al fine di verificare la loro<br />

idoneità a stroncare speculazioni, abusi, improvvisazioni;<br />

4 - Estensione del servizio in prova al servizio sociale previsto dall’art. 47 della legge penitenziaria<br />

ad almeno due volte;<br />

5 - Garanzia di trattamento riabilitativo all’interno del carcere per chi non può fruire della<br />

legge 297/85 o chi è comunque detenuto.<br />

SOTTOLINEA<br />

Che altri interventi legislativi, sono necessari e urgenti e di difficile soluzione tra cui:<br />

A - Modifica dell’art. 47 della legge penitenziaria, già riformato dalla legge 297/85 nel<br />

senso che l’affidamento al servizio sociale sia ampliato a pene detentive fino a 3 anni<br />

e per residui non superiori a 3 anni, sia esteso anche a colui che ha concluso positivamente<br />

un trattamento di recupero e di riabilitazione;<br />

B - Estensione all’amnistia a reati tipici del tossicodipendente (furto purché non aggravato<br />

dal valore ingente, rapina impropria con oggetti di modico valore, Art. 72 L. 685)<br />

e del condono oltre i 2 anni, quando il tossicodipendente ha effettuato o stia effettuando<br />

trattamenti riabilitativi;<br />

C - Ridefinizione del fondo utilizzabile nel piano sanitario nazionale, previsto dalla legge<br />

finanziaria, per progetti con obiettivi di cura, assistenza, riabilitazione dei tossicodipendenti;<br />

D - Previsione che i beni confiscati ai trafficanti di sostanze stupefacenti siano destinati<br />

ad integrare i fondi per la spesa di cui sopra;<br />

E - Definizione di strumenti giuridici del controllo della produzione e del commercio dei<br />

prodotti chimici necessari alla raffinazione della morfina di base;<br />

F -Integrazione della legislazione in materia di lavoro che favorisca la conservazione dei<br />

posti di lavoro particolarmente adatti a chi esce dal trattamento riabilitativo. Conservazione<br />

della graduatoria all’ufficio di collocamento dei tossicodipendenti in trattamento<br />

riabilitativo come anzianità di disoccupazione. Corsi professionali e/o di recu-<br />

–53–


1986<br />

pero scolastico durante (o dopo) il programma terapeutico. Creazione anche nell’ambito<br />

nei piani giovani, di spazi di lavoro anche temporanei per coloro usciti dai programmi<br />

terapeutici, per facilitarne il reinserimento sociale e lavorativo anche tramite<br />

contratti formazione – lavoro con concessione di incentivazione regionale. La possibilità<br />

che l’affido in casi particolari sia esteso anche a comunità terapeutiche convenzionate<br />

con Uls anche se collocate fuori dal territorio nazionale nei casi di soggetti residenti<br />

in regioni a statuto speciale.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - giugno 1986<br />

La proposta di abolire la “modica quantità” sostenuta in un convegno a Reggio Emilia<br />

Le famiglie dei tossicodipendenti si battono<br />

per sostituire l’arresto con adeguate terapie<br />

Il comitato di solidarietà di Vicenza interviene sull’attuale legge in materia di stupefacenti<br />

In fase di avvio una cooperativa di lavoro per reinserire i giovani recuperati alla vita<br />

Niente vacanze per il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti di Vicenza, che da ormai<br />

quattro anni è impegnato nella sensibilizzazione della città sul devastante e sotterraneo fenomeno della droga.<br />

niente vacanze, perché l’impegno continua, l’ultimo in ordine di tempo è quello che ha visto i membri del<br />

grippo partecipare al II Congresso nazionale del coordinamento delle associazioni delle famiglie di tossicodipendenti<br />

e comitati antidroghe, riuniti a Reggio Emilia a metà giugno.<br />

I delegati di Vicenza hanno curato per l’occasione un fascicolo illustrativo delle iniziative messe in atto a partire<br />

dall’avvio delle revisioni fino agli incontri su “Aids e tossicodipendenza” del maggio scorso. Nel convegno<br />

in particolare si è discusso del tema della “modica quantità”, oltre che del progetto di riforma della legge<br />

vigente in materia di sostanze stupefacenti e di assistenza ai tossicodipendenti. Alla fine dei lavori è stato costituito<br />

un comitato esecutivo, nel quale è entrata una rappresentanza di Vicenza, allo scopo di collegare tutti<br />

gli associati di familiari e centri di solidarietà. Il fatto nuovo emerso dalla due giorni di Reggio Emilia è che<br />

la riforma della legge 685/75 non appare più dilazionabile, sebbene allo studio del Parlamento ormai da mesi,<br />

e che il punto qualificante dell’auspicata riforma sarà l’abolizione del concetto di modica quantità e la previsione<br />

di interventi immediati socio - sanitari e terapeutici nei confronti delle persone colte in possesso di<br />

sostanze stupefacenti ad uso personale. Naturalmente in alternativa al previsto arresto. Si sollecitano inoltre,<br />

la creazione di strumenti giudiziari alternativi alla detenzione, quali la riabilitazione in comunità terapeutiche,<br />

la previsione di un albo nazionale delle comunità terapeutiche, l’estensione dell’affidamento in prova al<br />

servizio sociale (art. 47 della legge penitenziaria) ad almeno due volte, la garanzia del trattamento riabilitativo<br />

all’interno del carcere. Il Comitato vicentino ha sostenuto anche altri interventi di modifica, quali l’estensione<br />

dell’amnistia per reati tipici dei tossicodipendenti il condono oltre i due anni, quando il soggetto stia<br />

effettuando trattamenti riabilitativi, per evitare il rientro nella pericolosa “spirale” della droga; la ridefinizione<br />

del fondo del piano sanitario nazionale per progetti con obiettivi di cura, assistenza, riabilitazione di tossicodipendenti;<br />

interventi in materia di legislazione del lavoro e di formazione professionale per i tossicodipendenti<br />

che escano dal trattamento riabilitativo. Questa serie di proposte si inserisce coerentemente in quella<br />

che è stata da sempre l’azione del gruppo delle famiglie vicentine venute a contatto con il problema droga<br />

e unitesi per combatterlo: stimolare la collaborazione di quanti, pubblici e privati, possono sostenere la lotta<br />

alla droga e alla devianza. Si spiegano così manifestazioni come le raccolte pubbliche di firme. Il contatto con<br />

l’ordine dei medici e dei farmacisti per controllare la vendita di farmaci di cui i tossicodipendenti sono soliti<br />

abusare, lettere – denuncia ai giornali locali e non ultima una al ministro della sanità Degan.<br />

“ Abbiamo interessato i sindacati e l’Ulss perché siano messi in atto progetti di attuazione di cooperative di<br />

lavoro – continuano i membri del Comitato – progetto di cui si sta occupando attualmente la consulta per<br />

le tossicodipendenze”; recente anche la battaglia ingaggiata dal comitato contro la paura dell’Aids. Gli impe-<br />

–54–


1986<br />

gni futuri? “Continuare a scuotere l’opinione pubblica per una maggiore partecipazione, spingere ad una<br />

presa di posizione le parrocchie cittadine per una collaborazione più concreta – annuncia il Comitato - inoltre,<br />

vogliamo istituire un nucleo di volontari per interventi pratici ed immediati, oltre che interessare la magistratura<br />

sulle reali difficoltà delle famiglie con figli drogati e insistere perché la promessa équipe di operatori<br />

nel nuovo carcere diventi una realtà per i carcerati tossicodipendenti”.<br />

E dietro la nuova predisposizione di nuove strategie, spuntano i primi risultati: una decina di ragazzi stanno<br />

concludendo la terapia riabilitativa al <strong>Centro</strong> diurno di Vicenza. Altri si sono reinseriti nel lavoro, dopo il<br />

periodo trascorso in alcune comunità terapeutiche della provincia.<br />

Nicoletta Martelletto<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 2 luglio 1986<br />

Ucciso a 22 anni, ultimo di otto figli<br />

Era guardia giurata - Uno squilibrato mentale l’assassino suicida<br />

✧<br />

Un’intera pagina di giornale con grandi titoli trascritti brevemente nella loro essenzialità.Questi<br />

i fatti: due giovani della provincia di Vicenza hanno ucciso una guardia giurata, poi uno<br />

di loro ha rivolto l’arma contro se stesso sparandosi alla testa. Aveva 24 anni.<br />

“La vita del suicida era costellata da episodi violenti, anche se mai sfociati prima d’ora nel dramma.<br />

Dedito da tempo agli stupefacenti, era stato accolto varie volte in ospedali della zona, per cure disintossicanti,<br />

tuttavia mai risoltesi in maniera positiva. Nel profilo del suo complice, qualche precedente<br />

penale per furto, oltraggio e danneggiamento, frequenti conti da regolare con la giustizia, un’esistenza<br />

esposta di continuo a pericoli di sbandate. E sullo sfondo, l’abuso di alcolici e la disponibilità<br />

a pericolose scorrerie”.<br />

✧<br />

Lettera inviata a “La Voce dei <strong>Berici</strong>” e pubblicata il 27 luglio 1986 con il titolo:<br />

Con la scusa della “libertà” lasciano che tu ti distrugga<br />

Egregio direttore,<br />

dopo l’allucinante fatto di sangue avvenuto martedì 1 luglio, il Comitato di solidarietà<br />

con le famiglie di tossicodipendenti di Vicenza sente la necessità di esporre alcune considerazioni.<br />

Questo ennesimo dramma complice la droga, questo raccapricciante delitto seguito da<br />

suicidio, sono fatti assurdi che quando succedono destano sbigottimento ma non più<br />

incredulità; ormai siamo abituati a tutto e nulla più ci sorprende. Queste sono tragedie in<br />

cui sia gli innocenti che i colpevoli, risultano vittime di quel sistema che ci sta portando<br />

inesorabilmente e in maniera diversa in una china di cui non si vede il fondo.<br />

La vita di un giovane è stata stroncata ad opera di due disgraziati psicologicamente labili<br />

e per giunta dediti alla droga e all’alcool, perciò non nel pieno possesso delle loro facoltà<br />

mentali.<br />

Se questo e altri delitti sono avvenuti, lo dobbiamo anche a coloro i quali, travisando<br />

il vero concetto di libertà, impediscono più o meno in buona fede che si prendano provvedimenti<br />

atti ad imporre una cura a chi, non essendo in grado di gestire delle scelte autonome,<br />

diventa pericoloso per sé stesso e per gli altri.<br />

Il prof. Alberto Signorato, primario del servizio psichiatrico del S. Bortolo, in una<br />

–55–


1986<br />

intervista sul Giornale di Vicenza di venerdì 4 luglio, tra l’altro dice: ”Il mito della libertà<br />

come libertà assoluta è solo un’apertura all’autodistruzione. Anche l’atteggiamento che<br />

spesso esiste nei confronti di chi tenta di suicidarsi in seguito ad una depressione o ad una<br />

esperienza dissociativa nasce da questo tipo di concessione della libertà, per cui sembra che<br />

il suicidio sia una libera scelta. Noi pensiamo che certe forme di malattia mentale corrodano<br />

dall’interno l’area delle scelte personali e dunque della libertà. Io sono tanto più libero<br />

quante più scelte posso compiere; se sono prigioniero di una scelta sola come l’atto suicidario<br />

non posso certo dirmi detentore della libertà”.<br />

A nostro avviso queste parole esprimono in modo perfetto la pseudo libertà del tossicodipendente<br />

che, facendo uso di droghe, crede di esercitare una libera scelta, mentre nella<br />

realtà diventa schiavo di un’unica scelta. Si dice che il drogato deve decidere liberamente<br />

se smettere di drogarsi; ma per giungere a questo, deve il più delle volte “toccare il fondo”.<br />

Ma a che livello è il fondo? È forse l’entrare e uscire dal carcere? È il commettere ogni<br />

genere di bassezze? È il prostituirsi? È ammalarsi di Aids? Se è tutto questo, noi abbiamo<br />

purtroppo constatato che nella maggioranza dei casi non basta. Ma perché mai si permette<br />

ad un giovane di fare esperienze tanto assurde quanto dolorose? Perché non si interviene<br />

prima che inizi quel degrado che lo può segnare per tutta la vita?<br />

Noi del Comitato invitiamo tutti i genitori (e non solo quelli che vivono le triste esperienza<br />

della droga) ad unirsi a noi, perché insieme possiamo essere forti nel pretendere<br />

provvedimenti che siano di vero aiuto ai tossicodipendenti e alle loro famiglie. Si dice che<br />

il fenomeno droga stia diminuendo, ma non è vero. Sta solo trasformandosi! La tossicodipendenza<br />

serpeggia tra noi, ma è molto più difficile riconoscerla.<br />

Cerchiamo perciò di aiutare quelli che ancora ne sono schiavi e in questo modo prepareremo<br />

ai giovani di domani un avvenire meno squallido e doloroso.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il 28 agosto ’86 – Un giovane i cui genitori fanno parte del Comitato, reinserito nella società<br />

attraverso un programma terapeutico dopo anni di tossicodipendenza, è stato prelevato dalla<br />

sua abitazione e condotto in carcere per scontare condanne divenute esecutive dopo sei anni.<br />

Il Comitato ha denunciato il fatto inviando lettere a personalità politiche comunali, provinciali,<br />

regionali e nazionali, ai giornali locali e nazionali, nella speranza che tra i tanti, qualcuno<br />

si prendesse a cuore le sorti di questo giovane e perché fosse evitata in futuro, ad altri, una<br />

simile ingiustizia. L’assessore agli Interventi sociali aveva inviato una mozione alla regione<br />

Veneto, firmata da tutti i consiglieri dei gruppi politici, in cui esprimeva il disappunto verso il<br />

Tribunale di Venezia che non aveva applicato le norme per l’inserimento, al posto del carcere,<br />

in una struttura terapeutica e chiedeva alle autorità competenti la revisione della situazione<br />

giudiziaria del giovane, auspicando che altri futuri casi simili venissero valutati con sensibilità<br />

e attenzione. Una lettera simile è stata scritta dal responsabile del <strong>Centro</strong> Diurno per le tossicodipendenze<br />

dell’Ulss. Si è interessato pure il C.N.A. e Piera Piatti aveva pubblicato una lettera<br />

del Comitato nella sua rubrica “<strong>Droga</strong>: parliamone insieme” sul settimanale Grazia.<br />

–56–


1986<br />

Lettera a “Il Giornale” pubblicata il 27 settembre 1986<br />

Perché non sia inutile<br />

Egregio direttore,<br />

giorni fa, i giornali cittadini con un piccolo articolo rendevano noto che un giovane era<br />

stato arrestato e rinchiuso in carcere per scontare tutte insieme più condanne divenute<br />

ormai esecutive. Tra quelle poche e fredde righe ci celava però un dramma umano che è<br />

giusto portare a conoscenza di tutti. Renato – il giovane arrestato – era entrato nel tunnel<br />

della droga ancora minorenne rimanendovi per circa sette lunghi anni, anni che lo videro<br />

più volte in carcere per quei reati che i tossicodipendenti commettono per procurarsi<br />

la famigerata “minima dose giornaliera”. Quando tutte le speranze per un suo recupero<br />

sembravano miseramente crollare, Renato tentò di risalire la china; chiese l’aiuto dei genitori<br />

e del <strong>Centro</strong> Diurno per le tossicodipendenze dell’Ulss della nostra città.<br />

Inizialmente poco convinto di raggiungere un esito positivo, si ritrovò giorno dopo<br />

giorno sempre più impegnato nel programma terapeutico, tanto che più volte veniva portato<br />

come esempio per la sua determinazione.<br />

Concluso il programma riabilitativo, aveva iniziato quello di reinserimento trovandosi<br />

un lavoro, seppur modesto, nell’ambito del quale già aveva avuto modo di farsi stimare.<br />

Però sul suo capo, pendeva, minaccioso, l’accumulo delle condanne. Il giorno 28 dello<br />

scorso mese i carabinieri lo prelevavano da casa per rinchiuderlo in carcere.<br />

A questo punto viene spontaneo chiedersi se vale la pena di lottare, quando poi tutti<br />

gli sforzi di più persone rischiano di venire vanificati da leggi che arrivano a colpire con<br />

ritardi inqualificabili. Colui che ha errato deve essere punito quando ancora persiste nell’errore,<br />

ma punirlo dopo il ravvedimento suona come una beffarda vendetta non compatibile<br />

con il senso della giustizia. Il carcere, per come è impostato oggi è solamente una<br />

istituzione repressiva e punitiva, dove la promiscuità con soggetti più pericolosi porta ad<br />

un maggior apprendimento delinquenziale.<br />

Chi sbaglia deve essere recuperato, non emarginato.<br />

Noi genitori ci battiamo perché, quando un tossicodipendente viene arrestato sia processato<br />

nel più breve tempo possibile, e al momento in cui sarà emessa la sentenza, gli sia<br />

offerta una alternativa al carcere che gli consenta di curarsi e riabilitarsi. Nel caso in cui il<br />

giovane rifiuti l’alternativa, sia posto nella condizione di pagare subito il suo debito in<br />

modo che, rendendosi conto di cosa vuol dire vivere nelle patrie galere, nell’uscire sappia<br />

che cosa lo aspetta se non cambierà vita. La possibilità di lasciare il carcere per una comunità,<br />

dovrebbe comunque essere sempre contemplata indipendentemente dalla durata<br />

della pena. Per chi, come Renato, ha ancora pendenze con la giustizia ed esce da una realtà<br />

riabilitativa che garantisce per lui il buon esito ottenuto, si dovrebbe almeno adottare la<br />

possibilità di scontare la rimanente pena con un servizio sociale. Per anni, la convinzione<br />

che non si potesse uscire dalla droga era un dato di fatto, ora si vede che questo mostro<br />

può essere sconfitto, però quale stimolo diamo ai giovani drogati per uscire dal tetro tunnel<br />

se, come premio a tanta fatica si vedono spalancare davanti i cancelli del carcere?<br />

I genitori di Renato, nella angosciosa ricerca di evitare al figlio un ritorno sulla strada<br />

–57–


1986<br />

della devianza tanto faticosamente lasciata, rivolgono un appello a tutti i genitori, soprattutto<br />

a quelli che si trovano invischiati nel problema droga, affinché abbiano ad unirsi a<br />

noi nella richiesta di leggi più adeguate alla necessità del momento attuale. Se lo Stato non<br />

si impegna abbastanza nella lotta contro la droga, anzi ne tollera la modica dose per uso<br />

personale, sappia almeno aiutare nel modo giusto coloro che, a prezzo di tanta fatica, ne<br />

hanno saputo tirarsi fuori.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti di Vicenza, O. Dalla Valle<br />

✧<br />

30 settembre ‘86 - Lettera al presidente della Repubblica Francesco Cossiga in visita a Vicenza.<br />

Signor Presidente,<br />

siamo le mamme del Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti di<br />

Vicenza e insieme al nostro personale benvenuto nella nostra città desideriamo rivolgerle<br />

una supplica.<br />

Come capo dello Stato, Lei conoscerà certamente le storie drammatiche ed angoscianti<br />

di tanti genitori come noi, non intendiamo quindi raccontarle il dolore, le speranze e le<br />

delusioni che si alternano nei nostri cuori, che sono gli stessi sentimenti di tutti coloro<br />

che, come noi, un brutto giorno hanno dovuto affrontare loro malgrado, il problema di<br />

quella mai abbastanza maledetta droga, che ha portato e porta devastazione e morte in<br />

troppe famiglie italiane. Vogliamo invece, esporle il caso penoso di Renato figlio di genitori<br />

del nostro Comitato. Questo giovane è riuscito, dopo un sofferto impegno presso il<br />

<strong>Centro</strong> Diurno dell’Ulss, a liberarsi da una schiavitù che aveva reso la sua vita e quella dei<br />

suoi cari un inferno. Per lui e la sua famiglia, dopo la riabilitazione e il reinserimento nel<br />

mondo del lavoro, iniziava un capitolo nuovo, si apriva la porta alla speranza e alla voglia<br />

di recuperare troppi anni perduti.<br />

Ma tutto questo è durato poco, per una serie di complicazioni e lentezze burocratiche<br />

e giuridiche, Renato è finito in carcere di nuovo, dove dovrà restare per 29 lunghi mesi a<br />

scontare la pena per reati commessi circa sei anni fa, quando ancora viveva la sua vita di<br />

piazza.<br />

Signor Presidente, tutti sappiamo della sua fede nei valori cristiani e umani, siamo<br />

quindi certe che fatti come questi non possono che turbarla profondamente, come turbano<br />

la coscienza di tutti i giusti.<br />

Chi sbaglia deve pagare e non ci sono dubbi su questo, ma non pagare con anni di<br />

ritardo, quando ormai gli errori commessi appartengono a un passato che non esiste più,<br />

perché al suo posto c’è una persona nuova, rinata con un diverso presente.<br />

Queste storie lasciano l’amaro in bocca, provocano un pericoloso senso di sfiducia<br />

verso le istituzioni democratiche del nostro paese, rischiano di vanificare il già gravoso e<br />

difficile compito delle Comunità e dei centri terapeutici, di riportare tutto al punto di partenza.<br />

Una tragedia questa, da evitare a tutti i costi. Inoltre, i tossicodipendenti intenzionati<br />

ad uscire dalla droga sentono indebolirsi così la volontà di lottare, e sappiamo quanto<br />

sia già difficile per loro arrivare a questa determinazione.<br />

–58–


1986<br />

Signor Presidente, se è vero che sono i più deboli a cadere nella trappola dei “paradisi<br />

artificiali”, è anche obiettivamente vero che stupefacenti e medicinali sostitutivi i ragazzi<br />

li possono trovare con troppa facilità e che la legge sulla modica quantità per uso personale<br />

agevola chi, vendendo morte, fa miliardi sulla nostra pelle e rendono anche più facile<br />

al tossicodipendente dimenticare che la droga è illegale anche per chi la usa soltanto.<br />

Noi non vogliamo trovare alibi a tutti i costi per i nostri figli e puntare l’indice accusatore<br />

contro questo o quello, noi siamo convinti che la droga è una tragedia sociale nella<br />

quale, in qualche modo oscuro alla nostra comprensione, siamo tutti coinvolti, anche a<br />

livello di responsabilità e siamo anche convinte che, per vincerla, ci vuole l’impegno di<br />

tutti, dal più piccolo al più grande di noi.<br />

Signor Presidente, in queste righe scritte da gente semplice, c’è il nostro cuore semplice;<br />

Renato ha saputo vincere la sua tossicodipendenza, ha dimostrato di aver capito che la<br />

sua era una strada sbagliata, non si può punirlo adesso, è troppo ingiusto. Affidiamo quindi<br />

a Lei la vita e il futuro di questo giovane e dei suoi genitori che hanno saputo aiutarlo<br />

con la loro disperata determinazione a non cedergli quando ancora viveva nella droga.<br />

Signor Presidente, aiuti Renato a proseguire il suo cammino nella dignità dei valori da<br />

lui appena riconquistati, lo aiuti a credere nella giustizia e ad essere di stimolo ed esempio<br />

per gli altri che non hanno ancora trovato la via. Facciamo anche voti, dal profondo del<br />

cuore, perché storie come quella di Renato, troppo dolorosamente frequenti non abbiano<br />

a ripetersi mai più. Chi deve pagare paghi subito, quando è ancora nella colpa.<br />

Riponiamo in Lei la nostra fiducia.<br />

Per il Comitato, la presidente Olga Dalla Valle<br />

Renato è stato scarcerato il 31 ottobre ’96 grazie all’ex decreto 47 bis che consente la<br />

sospensione della pena ai tossicodipendenti che hanno svolto un programma riabilitativo<br />

e la cui condanna da scontare risulti inferiore ai tre anni. Il giovane ha patito due mesi di<br />

carcere molto pericolosi che potevano essere evitati se la lentezza della giustizia, sommersa<br />

nella burocrazia imperante fosse stata più giusta e sollecita.<br />

Altri casi come questo hanno portato a vere tragedie.<br />

✧<br />

Vicenza 22 ottobre 1986 - Relazione del Comitato presentata alla V Commissione<br />

Consigliare per i Servizi Socio-Sanitari del Comune di Vicenza.<br />

L’Aids si può prevenire ma non curare! Situazione generale: in Italia i tossicodipendenti<br />

sieropositivi all’Hiv sono il 51%, nel resto dell’Europa l’11% negli Stati uniti il 23%. Il<br />

50% sono eroinomani (l’eroina dà immunodepressione).<br />

Carcere: su 28.000 detenuti sottoposti a test di controllo 12.000 sono risultati sieropositivi.<br />

Pericolosi risultano coloro i quali hanno avuto rapporti a rischio senza poi sottoporsi a<br />

controlli e che, se portatori del virus, con rapporti sessuali non protetti possono allargare<br />

il contagio. A preoccupare il Ministero della Sanità sono proprio costoro e i drogati che<br />

non hanno contatti con i servizi socio-sanitari e sfuggono ad ogni controllo. A questo pro-<br />

–59–


1986<br />

posito è stata istituita una struttura che segue da vicino l’evoluzione dell’Aids, elabora dati,<br />

prepara statistiche, finanzia piani di ricerca e periodicamente fa il punto della situazione<br />

con una relazione tecnica-informativa. L’ultima è datata 8 ottobre 1986. I dati: a settembre<br />

i casi ammontavano a 338.<br />

Al contrario degli omosessuali che attraverso le loro associazioni sono corsi al riparo<br />

impegnandosi in incontri di informazione e prevenzione, i tossicodipendenti non hanno<br />

punti di riferimento. Questo preoccupa le famiglie che cercano da anni una soluzione<br />

scontrandosi con un muro fatto di lungaggini burocratiche, deleghe, assurdi ideologismi<br />

(libertà di drogarsi), scarso impegno e conoscenza superficiale del problema.<br />

Negli ultimi mesi estivi sono morte per overdose 75 persone, 14 in più rispetto al<br />

periodo corrispondente dello scorso anno; lo dice una nota dell’on. Costa secondo il quale<br />

siamo di fronte ad una recrudescenza del fenomeno che sembrava stesse calando. L’on.<br />

non si era accorto che stava solo cambiando.<br />

Situazione a Vicenza: la nostra, tra le città del Veneto è la più colpita con una percentuale<br />

tra i tossicodipendenti che supera l’80 per cento di sieropositivi. E’ calcolato che nel<br />

vicentino il numero dei consumatori di droga sia superiore ai 3.000. L’Ulss assicura che la<br />

situazione è sotto controllo, ma sotto controllo sono solo in 400. E i rimanenti 2.600?<br />

Per calmare l’opinione pubblica scossa dalla presenza di tre bambini sieropositivi in due<br />

scuole materne della città, sono subito stati concessi dei potenziamenti, ma per i genitori<br />

dei tossicomani che dalla fine degli anni sessanta invocano aiuto, si è fatto poco o nulla.<br />

Ecco l’importanza sul piano politico-sociale di una massa di gente che si muova unita<br />

all’attacco rivendicando i propri diritti; poche e sparute madri che trovano nella disperata<br />

ribellione la forza e il coraggio di lottare per i propri figli non fanno certamente testo!<br />

E qui dovrebbero meditare tutte quelle famiglie che covano nel chiuso delle loro case il<br />

dramma di uno o più figli drogati, senza capire che la droga è divenuto un problema sociale<br />

e come tale dovrebbe essere risolto. Ora l’effetto di questo lassismo trova un aggravamento<br />

naturale con l’Aids.<br />

Cosa chiede il Comitato agli organi preposti? Data l’emergenza chiede che il reparto di<br />

malattie infettive del nostro ospedale possa seguire e curare i nostri giovani e non costringerli<br />

a recarsi al centro di riferimento di Verona. Per far questo deve essere potenziato.<br />

Fino ad oggi le prestazioni sono state eseguite più per un senso di umanità che per<br />

obbligo; a nostro parere l’infelice decisione di creare dei centri di riferimento comporta<br />

solo un’infinità di problemi.<br />

Conosco casi di ammalati che hanno preferito lasciarsi morire piuttosto che affrontare,<br />

in situazioni di estrema debolezza, i disagi che la lontananza dei centri comportano.<br />

Questo può sembrare un paradosso, ma come ho scritto in un’istanza all’assessore regionale<br />

alla Sanità, Bogoni, il tossicodipendente è difficile da curare, perché depresso e autolesionista,<br />

creargli problemi vuol dire perderlo, non recuperarlo.<br />

L’organico del malattie infettive è composto da cinque medici, i quali si trovano<br />

improvvisamente a far fronte a 400 sieropositivi, oltre ai malati normali del reparto. Per<br />

far questo, con ammirevole dedizione, sacrificano ore e giornate di riposo. È da notare<br />

–60–


1986<br />

inoltre, che già dal suo apparire, si erano accorti del nascere di questa nuova patologia<br />

finora sconosciuta e si erano messi in contatto con centri di ricerca. Non potenziare il reparto<br />

vuol dire costringere tutti i sieropositivi e i malati delle province venete ai centri di Verona<br />

o Padova, dove la situazione non è migliore e finirà con lo scoppiare. Indispensabili sono<br />

anche stanze di degenza più idonee; due camere da quattro letti e un bagno in comune, per<br />

malattie infettive, non rispondono certo alle norme igieniche ospedaliere.<br />

Altro punto deficitario è dato dalla microbiologia che per mancanza di personale non<br />

può eseguire i test. La regione ha concesso il potenziamento richiesto, ma per direttive locali<br />

non sarà attuato. A questo punto il fornire tali esami compete a Verona, ma in realtà questo<br />

non avviene, subentra allora Padova, per quel senso di umanità che per fortuna non è<br />

spento del tutto e per il buon rapporto di collaborazione instaurato tra i medici della nostra<br />

e di quella città.<br />

Questa è la situazione in cui ci troviamo. Una cosa è certa, se si vuole bloccare l’espandersi<br />

del contagio bisogna estirparlo alle sue radici, e le sue radici affondano anche nella<br />

droga, sia abusiva che di Stato.<br />

Bisogna trovare il modo per affrontare i problemi gravi, non aspettare immobili che<br />

abbiano a degenerare a causa dell’incomunicabilità della Istituzioni. Bisogna creare un coordinamento<br />

tra una realtà e l’altra in modo che dove non può arrivare l’una, arrivi l’altra.<br />

L’Italia è il Paese dell’emergenza perenne, dove i frequenti terremoti non hanno ancora<br />

insegnato a costruire case antiscisma, è il Paese delle alluvioni, ma ancora non si opera per<br />

rendere i fiumi più sicuri. Si continua a rattoppare con stracci consunti e non si impara ad<br />

usare materiali nuovi.<br />

Ora si cerca di fermare la cosiddetta peste del duemila. Ma si continua a trascurare la gravità<br />

costituita dalla droga. Il tossicodipendente è la prima vittima dell’Aids e purtroppo può<br />

essere anche veicolo di contagio. Offriamogli allora possibilità concrete e accessibili in cui<br />

trovare quei supporti che lo aiutino a riabilitarsi e reinserirsi nella società.<br />

Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

25 – 26 ottobre 1986 – 1° Incontro della segreteria del Comitato esecutivo delle<br />

associazioni che hanno aderito al Coordinamento nazionale antidroga (CNA) a Bari.<br />

Richieste:<br />

1 - Riforma della legge 685/75 sulla “modica quantità”.<br />

2 - Creazione di strumenti giudiziari che evitino il carcere al consumatore di droghe con<br />

strutture alternative socio-riabilitative.<br />

3 - Sia chiamato a partecipare alla Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio<br />

dei ministri un rappresentante del CNA ai sensi dell’art. 4 della L. 21 di giugno<br />

1985 n. 297.<br />

4 - Sia inclusa una rappresentanza del CNA nel Comitato e negli organismi del Ministero<br />

della Sanità preposti a dare indicazioni di carattere generale ed operativo alle<br />

strutture sanitarie pubbliche, soprattutto regionali, responsabili e competenti in<br />

–61–


1986<br />

materia, onde evitare che i programmi terapeutici dei centri pubblici si riducano alla<br />

distribuzione differenziata ed indiscriminata di farmaci stupefacenti.<br />

5 - Il programma terapeutico residenziale non possa essere interrotto da un provvedimento<br />

restrittivo della libertà personale se non previa delibazione del giudice di sorveglianza.<br />

6-Iresidui di pena derivanti dal cumulo di sentenze per reati diversi rientrino nella previsione<br />

della legge penitenziaria.<br />

7 - I militari di leva, chiamati alle armi e riconosciuti in stato di tossicodipendenza possano<br />

essere avviati in strutture terapeutiche riconosciute per seguire un programma di<br />

recupero e di reinserimento computando il periodo ivi trascorso valevole al soddisfacimento<br />

degli obblighi di leva; per i giovani riconosciuti tossicodipendenti prima<br />

della chiamata che si inseriscono e compiono un programma terapeutico in strutture<br />

riconosciute, il tempo in esse trascorso assorba la durata del servizio di leva.<br />

Il Comitato esecutivo ha deliberato di prendere contatti con la Presidenza del Consiglio<br />

dei Ministri e dei Ministeri della Sanità, della Giustizia, degli Interni, del Lavoro, della<br />

Pubblica Istruzione, della Difesa e con l’on. Maria Pia Garavaglia, relatrice della nuova<br />

legge sulle tossicodipendenze che riformerà quella della 685/75, per presentare le proprie<br />

proposte ed evidenziare i problemi che finora non hanno trovato soluzione.<br />

✧<br />

Novembre ’86 – Lettera inviata all’assessore alla Sanità della regione Veneto Antonio Bogoni<br />

P.c.- Al ministro della Sanità Donat Cattin, al presidente regione Veneto Carlo Bernini, al presidente<br />

Ulss n. 8 Igino Fanton, al prof. Ielasi primario Malattie Infettive ospedale di Vicenza, al dr. Vincenzo<br />

Balestra responsabile Servizio Medico-Sanitario per le tossicodipendenze Ulss n.8, al sindaco Antonio<br />

Corazzin ai partiti dell’Area Costituzionale, ai Sindacati Riuniti CGIL- CISL- UIL, al C.N.A.<br />

Coordinamento Nazionale Antidroga.<br />

Signor Assessore,<br />

preoccupati dalla grave situazione venutasi a creare con il problema Aids, come genitori<br />

del Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti di Vicenza, ci rivolgiamo<br />

a Lei per la seconda volta, confidando che questo scritto trovi maggiore considerazione del<br />

precedente. Mi aspettavo che, messa sull’avviso dalla stampa e spero, ancor prima da chi<br />

di dovere, la Sanità avesse preparato un piano preciso e concreto prima che il caso dei piccoli<br />

portatori del virus Hiv avesse a scoppiare in modo così clamoroso.<br />

Ora, dopo che allarmismo e panico hanno trovato sfogo nell’isteria di genitori disinformati<br />

e ignari, tutto si è calmato ed è sceso il silenzio. I problemi però sono rimasti insoluti.<br />

Desidereremmo sapere se non è mai stata fatta una ricerca che possa spiegare perché<br />

la nostra città sia, tra quelle del Veneto o meglio, delle tre Venezie, la più colpita dall’Aids.<br />

A questo punto, come genitori direttamente coinvolti nel problema, sentiamo il bisogno<br />

di porle alcune domande.<br />

1 - Cosa ha fatto l’Assessorato in queste settimane rispetto alla situazione dell’Aids?<br />

2 - Con quali persone competenti si è incontrato?<br />

3 - Cosa intende fare?<br />

4 - Che tipo di direttive ha dato?<br />

Confidando in una risposta precisa ed esauriente, riteniamo doveroso allegare copia della<br />

–62–


1986<br />

relazione presentata alla V Commissione Comunale per i Servizi Socio-Sanitari del comune<br />

di Vicenza.<br />

Distinti saluti<br />

Per il Comitato di solidarietà con la famiglie dei tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Mercoledì 12 novembre ’86 con un gruppo di nostri genitori, la presidente della V commissione<br />

socio-sanitaria del comune di Vicenza, alcuni volontari di comunità cittadine e un rappresentante<br />

dei sindacati, ci siamo recati in visita alla comunità di S. Patrignano.<br />

L’esperienza è stata entusiasmante, e nel ritorno i commenti, hanno riempito le ore del viaggio.<br />

Non sono mancate le lettere ai giornali per far conoscere quella realtà unica in Italia.<br />

✧<br />

“Il Giornale” - 8 dicembre 1986<br />

Rinati a nuova vita<br />

Caro direttore,<br />

sono reduce da una visita a S. Patrignano e descrivere le mie impressioni mi è assai difficile,<br />

perché innumerevoli sensazioni si sono sovrapposte le une alle altre, a volte contrastanti<br />

tra loro; una cosa però posso affermare con sicurezza: non si può vivere un giorno<br />

nella comunità di Muccioli e rimanere indifferenti.<br />

Sono 1200 i giovani che si sono liberati dalla schiavitù della droga, e altri 600 stanno<br />

conducendo una coraggiosa battaglia che li porterà al reinserimento in quella società che li<br />

aveva emarginati rifiutando l’immagine squallida e degradante che offrivano di se stessi.<br />

S. Patrignano è una cittadella in cui, abbinando il moderno con un ritorno ai modelli<br />

antichi, gli abitanti si sono resi autosufficienti mediante innumerevoli attività che vengono<br />

svolte con impegno e responsabilità. Ovunque si nota l’organizzazione razionale, senza<br />

la quale ci sarebbe il caos. I giovani sono educati, gentili, premurosi e si trattano con<br />

rispetto e dignità. Non dimostrano difficoltà a parlare con i visitatori, anzi, danno con<br />

garbo risposte esaurienti alle domande che vengono loro poste.<br />

Con tutte le risorse che questa comunità offre ai tossicodipendenti che vi entrano scegliendo<br />

un lavoro a loro più congeniale, questi poi, non trovano eccessive difficoltà all’inserimento,<br />

che è il preludio ad un completo rinnovamento.<br />

L’unico problema è costituito dalla carenza di posti; è richiesto un solo colloquio per<br />

verificare la determinazione alla riabilitazione. Se poi il giovane entrerà in crisi, troverà nei<br />

compagni solidarietà e sostegno.<br />

A questo punto mi è venuto spontaneo il confronto con la nostra città che è assai restia<br />

nell’offrire l’aiuto, più volte richiesto, ai tossicodipendenti. Con tanta amarezza sono<br />

costretta a constatare quanto siano pochi coloro che riescono a liberarsi dalla droga, e<br />

sento il dovere di consigliare a coloro che operano in questo campo, di rivedere le metodologie<br />

fino ad ora osservate, e di ricercare il metodo che possa permettere un maggiore<br />

quantitativo di recupero. Penso che S. Patrignano sia irripetibile, ma mi auguro che centinaia<br />

di ragazzi rinati alla vita siano preziosa testimonianza per chi opera nel sociale.<br />

Olga Dalla Valle - Vicenza<br />

–63–


1986<br />

✧<br />

10 dicembre 1986 – Relazione letta al convegno provinciale della UIL e inviata per conoscenza<br />

al presidente dell’Ulss n.8 Igino Fanton.<br />

Dopo che la droga ha fatto la sua prima apparizione in Italia, radicandosi profondamente<br />

e provocando danni e lutti perché sottovalutata per molto tempo, siamo arrivati ad un<br />

punto in cui o si concretizza un impegno radicale, seppure estremamente tardivo o la<br />

società sarà vittima delle sue incertezze e delle sue non scelte.<br />

Chi non ha vissuto il dolore di un figlio drogato, non può capire fino in fondo quali<br />

siano le necessità più impellenti per aiutarlo.<br />

La famiglia, come lo Stato, è stata colta dal fenomeno droga impreparata e disarmata.<br />

Ogni genitore, nei primi tempi, ha commesso errori, probabilmente inevitabili, ma poi,<br />

pian piano, ha imparato a riconoscere l’abilità ingannatrice del tossicodipendente sforzandosi<br />

a fargli fronte, costretto ad ingaggiare con lui una guerriglia snervante e a lungo andare<br />

insopportabile.<br />

Quando la droga entra in un nucleo familiare, tutto si svolge in funzione ad essa alterando<br />

ed esasperando dei rapporti destinati prima o poi a sfociare nell’incomunicabilità<br />

più assoluta. A questo punto, più soli che mai, i genitori si rendono conto che il loro problema,<br />

per essere risolto, necessita di un aiuto esterno, perché la droga non può essere considerata<br />

un fatto individuale, ma sociale e come tale deve essere affrontata. Nell’accostarsi<br />

però, pieni di speranza, alla realtà pubblica, si accorgono che questa può fare per loro<br />

ben poco; allora si sentono traditi, abbandonati e tremendamente impotenti di fronte alla<br />

devianza dei figli. Fino ad un paio di anni fa, le uniche strutture esistenti erano nate ad<br />

opera del volontariato e potevano aiutare solo un numero estremamente esiguo di giovani;<br />

da circa due anni l’Ulss ha dato vita ad un centro diurno che fino ad ora ha ospitato<br />

circa una decina di utenti. Non credo di esagerare quando affermo che in sostanza tutto<br />

questo non è molto, tenendo conto che nel vicentino i drogati si contano a migliaia.<br />

Cosa chiediamo come genitori? Innanzitutto delle leggi che aiutino il tossicodipendente,<br />

e prima fra tutte l’abolizione della “modica quantità” che ha fatto di ogni tossico uno<br />

spacciatore protetto, incrementando il traffico capillare a tutto beneficio dello spacciatore<br />

più grosso; migliorare e rendere operanti quelle esistenti, affinché al carcere, che è una istituzione<br />

solamente punitiva, sia offerta l’alternativa di una scelta di riabilitazione. Per coloro<br />

che devono scontare la detenzione, sia dato il via all’opera dell’equipe socio-sanitaria<br />

istituita all’interno della struttura stessa, affinché inizi prontamente una fase di recupero<br />

che verrà completata al di fuori dell’istituto stesso usufruendo dell’affido sociale.<br />

Insisto col ripetere che la lotta deve essere rivolta contemporaneamente su due fronti:<br />

droga e Aids. E qui i bisogni si fanno più impellenti che mai.<br />

Abbiamo al reparto Malattie infettive del nostro ospedale una equipe di medici che<br />

segue lo svolgersi della sintomatologia di immunodeficienza acquisita, ancora dal suo<br />

apparire ed è in contatto con centri di ricerca sia nazionali che esteri. Questi medici, in<br />

collaborazione con i colleghi di Padova hanno presentato uno studio su l’Aids che è stato<br />

–64–


1986<br />

accettato e discusso all’ultimo congresso di Parigi, riscuotendo meritati apprezzamenti in<br />

special modo dal noto ricercatore dr. Gallo. Questi stessi medici potrebbero svolgere egregiamente<br />

la loro opera curando i nostri ammalati senza sradicarli dal loro ambiente per<br />

andare ad ingrossare il numero di coloro che, per decreto regionale devono far capo ai centri<br />

di riferimento , destinati a diventare dei veri e propri lazzaretti.<br />

Altro problema è l’ubicazione del reparto situato a piano terra, in questo modo i tossicodipendenti,<br />

eludendo la vigilanza degli infermieri, scavalcando la finestra della loro<br />

stanza possono andarsene in cerca di droga oppure riceverla mediante il medesimo espediente.<br />

Necessario è pure un aumento dell’organico (i medici del reparto seguono oltre ai normali<br />

pazienti circa 400 sieropositivi) e qualche stanza in più provvista di bagno (e non un<br />

bagno per due camere con otto degenti) per isolare i malati.<br />

Manca anche una pediatria per infettivi; i piccoli sieropositivi devono ricorrere a quella<br />

di Padova anche per un banale mal di pancia sospetto. Nel mese di ottobre la regione<br />

ha stanziato tre miliardi per migliorare un reparto, nel mese di novembre altri tredici per<br />

il V lotto; non intendo dire che questi finanziamenti non siano giusti o non necessari,<br />

tutt’altro, intendo solo far notare che in questo momento di emergenza non si è parlato<br />

del malattie infettive, nonostante che l’assemblea pubblica sull’Aids tenuta l’otto marzo<br />

’86 ci fossero state delle precise promesse.<br />

Tutto questo mette in risalto la volontà di non impegnarsi in una prevenzione sanitaria<br />

(se si può ancora chiamarla così). Non accettando la realtà di un futuro drammatico si<br />

continua a tamponare alla meno peggio. Disgraziatamente presto saremo tutti dentro<br />

all’emergenza fino ai capelli. Peccato che a farne le spese siano sempre i più deboli e i più<br />

indifesi.<br />

Per il Comitato, la presidente Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Aids - 1986 – a Vicenza 3 decessi – In Italia 268<br />

–65–


1986<br />

Risposta del presidente dell’Ulss 8 Igino Fanton in data 9 gennaio 1987:<br />

–66–


1987<br />

1987<br />

Il Giornale di Vicenza - 3 gennaio 1987<br />

Non si è avuto lo sperato reflusso di tossicodipendenze rispetto all’anno precedente<br />

262 In Italia le vittime di stupefacenti nel 1986<br />

Sintesi dell’articolo di Francesco Bonfiglio:<br />

Roma – La droga, nel 1986 ha fatto più vittime rispetto al 1985, anche se le forze di polizia, con<br />

un totale di 8.615 operazioni che hanno prodotto 14.480 arresti, hanno superato di gran lunga la<br />

quantità di sostanze stupefacenti sequestrate nel 1985: 325 chili di eroina contro 276; 124 di cocaina<br />

contro 104; 15.928 di hashish contro 1.530.<br />

Questo il bilancio di lotta alla droga nell’anno appena terminato fatto dal sottosegretario all’Interno<br />

Raffaele Costa, secondo il quale “ il contenimento del 1985 che aveva fatto sperare in un incipiente<br />

riflusso della tossicodipendenze non ha avuto conferma lo scorso anno” (…)<br />

Nel 90 per cento dei casi – secondo la relazione di Costa – la morte è stata provocata dall’eroina addizionata,<br />

nel 70 per cento dei casi, da altre sostanze. La cocaina ha fatto il 3 per cento delle vittime. Il<br />

restante 7 per cento delle morti è stato provocato da metadone e analgesici di diverso tipo.<br />

L’attività repressiva delle forze di polizia è stata costante, ma in questo contesto assume particolare<br />

rilievo la eccezionale quantità di hashish sequestrata, la maggior parte della quale (12.649 chili), nell’ambito<br />

di sole cinque operazioni che hanno portato all’arresto di 44 persone, 20 delle quali non italiane<br />

(gli spacciatori stranieri arrestati nel 1986 sono stati in tutto 2.200: il 15 per cento del totale)…..<br />

Il sottosegretario agli Interni ha anche riaffermato l’urgenza di una nuova legge, mettendo in evidenza<br />

come ancora sia del tutto fuori luogo “attendere una approvazione rapida della nuova normativa,<br />

attesa ormai da sei anni, e che, le norme attuali, risalenti al 1975 non possono più arginare il fenomeno,<br />

che è in costante e rapida evoluzione”.<br />

✧<br />

Da “Il Giornale” di Montanelli una lettera di Gerolamo Pellicanò deputato PRI<br />

9 gennaio 1987<br />

Due malintesi sulla droga<br />

Caro direttore,<br />

d’accordo che l’argomento droga sembra essere passato di moda, a dispetto dei guasti che continua<br />

a provocare. Ma come è possibile rassegnarsi a procrastinare l’approvazione della legge di riforma<br />

della 685 del 1975 e non accorgersi neanche che è stato predisposto, dalla relatrice on. Garavaglia,<br />

un testo unificato a conclusione dei lavori del comitato ristretto? I tempi sono brevi, certamente.<br />

Ma, se la legislatura dovesse concludersi alla sua scadenza naturale, un impegno parlamentare intenso<br />

potrebbe consentire di riformare una legge che ormai fa acqua da tutte le parti. Perché non provare?<br />

Il testo del comitato ristretto può costituire un’utile base di partenza. Le proposte di riforma,<br />

a suo tempo presentate, erano molte, con punti di partenza anche lontani. Nel testo unificato, che<br />

ha ricercato una sintesi di quelle proposte, si trova il frutto di tante battaglie, condotte in questi anni<br />

anche dagli amici del Giornale. Al primo posto metto senz’altro in rilievo che viene finalmente dato<br />

al ruolo delle comunità per tossicodipendenti, sorte per iniziativa privata, e che un contributo<br />

incommensurabile hanno dato alla lotta alla droga, nella latitanza di efficaci interventi pubblici.<br />

Su questa base di partenza si può e si deve lavorare, anche cercando di correggere alcune impostazioni<br />

che giudico tuttora errate. Mi riferisco, in particolare a due questioni. Innanzitutto, si vorreb-<br />

–67–


1987<br />

bero conservare le terapie di mantenimento, cioè quelle terapie che mirano a sostituire la droga con<br />

altre sostanze, spesso non meno dannose. Ho sempre pensato, e non ho ragione di modificare il mio<br />

pensiero, che il problema è quello di eliminare la droga, comunque si presenti, nella forma di siringa<br />

o di psicofarmaco. Il primo ostacolo, insomma, è proprio l’uso distorto di sostanze stupefacenti.<br />

Ma come si può pensare di compiere un intervento di recupero su un giovane che continua a stordirsi?<br />

Come pensare in parole povere, che egli possa guarire prendendo il metadone al posto dell’eroina?<br />

Su questo punto mantengo un dissenso preciso, e forse non potrebbe essere diversamente, avendo<br />

presentato una proposta di legge (a nome della Lenad) che vieta espressamente questo tipo di terapie.<br />

E se anche la realtà in questi anni è in parte cambiata, con crescente diffusione della cocaina e<br />

l’emergere di nuove sostanze a metà tra medicine e droga, confermo la mia riserva contro il principio<br />

di mantenimento.<br />

Su un’altra questione non sono d’accordo col testo unificato: la sopravvivenza del concetto di<br />

“modica quantità” ai fini della esclusione della incriminazione per il possesso personale di droga. In<br />

Europa soltanto Olanda, Germania e Italia consentono l’uso personale non terapeutico di sostanze<br />

stupefacenti (e con risultati davvero non esaltanti).<br />

Il concetto di “modica quantità” è negativo per due ragioni. Primo: L’esperienza ha mille e una volta<br />

dimostrato che, concedendo ai giovani il diritto di portare con sé una modica quantità di droga (e<br />

concedendo loro, quindi, il diritto di drogarsi), non è risparmiata affatto la galera a questi giovani.<br />

La droga costa, e costa cara. E se non è reato portarsela con sé in dose giudicata modesta dalla legge,<br />

è certo reato rubare per comprarsela.<br />

Secondo: La modica quantità rende più facile la vita dei piccoli spacciatori, che sono anche tossicodipendenti<br />

e che anzi spacciano per avere i soldi per procurarsi la sostanza. Il piccolo spacciatore,<br />

come è noto, è il terminale di una rete potente e capillare alimentata dal grande spaccio e dalla grande<br />

criminalità organizzata..<br />

È per questo che, d’accordo con la Lenad, che è un’associazione composta anche da numerosi genitori<br />

che conoscono molto bene questa situazioni per averle purtroppo sperimentate in famiglia, ho<br />

proposto l’abolizione della “modica quantità” e l’adozione di pene alternative al carcere, ben sapendo<br />

che le prigioni (e non soltanto le nostre) sono i luoghi meno adatti al recupero. E se mancano<br />

oggi le strutture idonee al recupero, sarebbe tempo di muoversi per costruirle e per rendere la vita<br />

più facile a quei privati valorosi che, come Muccioli, non hanno aspettato una legge per fare il proprio<br />

dovere. E qualcosa di più del proprio dovere.<br />

✧<br />

Lettera a “Il Giornale” di Indro Montanelli è pubblicata il 19 gennaio 1987 con il titolo:<br />

Tossicodipendenti e amnistia<br />

Caro direttore,<br />

anche quest’anno è arrivato il Santo Natale e, come dono ci ha portato quell’amnistia<br />

tanto desiderata da molti, e tanto paventata da altri; amnistia che ha messo in evidenza<br />

alcune carenze di cui purtroppo soffriamo da anni.<br />

Ora le porte del carcere si sono aperte per lasciare uscire tra gli altri, parecchi tossicodipendenti,<br />

molti dei quali non avendo altre alternative, ritorneranno in strada a scippare,<br />

rubare, prostituirsi e spacciare droga, fintanto che, inevitabilmente, riprenderanno possesso<br />

di quella cella che ora hanno appena lasciata libera. Tutti sanno che il carcere non<br />

riabilita, anzi, nella maggioranza dei casi aggrava una situazione già critica; molti genitori<br />

però, lo preferiscono alla libertà della strada, male usata dai figli.<br />

Il servizio per le tossicodipendenze può seguire un numero limitatissimo di reclusi, gli<br />

–68–


1987<br />

altri sono abbandonati a loro stessi perché ancora non è operante quella équipe socio-sanitaria<br />

preposta alla loro riabilitazione all’interno della struttura stessa. Quei famigliari che<br />

fanno pressione perché il detenuto sia aiutato e stimolato a una scelta positiva, si scontrano<br />

con strutture che, schiave di teorie preconcette e prive di elasticità non sanno dare<br />

quell’aiuto necessario per risolvere con prontezza delle situazioni che richiedono una<br />

risposta immediata e coraggiosa. Desidero denunciare il fatto di una giovane che in un<br />

anno di detenzione è stata più volte vista dalla madre, durante le visite settimanali, in stato<br />

confusionale, psicologicamente alterata e fisicamente debilitata; date le precarie condizioni<br />

necessitava di un’assistenza particolare che non le è stata prestata. Ora l’amnistia le ha<br />

spalancato i cancelli del carcere ributtandola nella strada a consumare le poche energie che<br />

ancora le restano.<br />

Chi può aiutare quella madre che chiede disperatamente soccorso per la figlia e per se<br />

stessa giunta ormai al limite dell’umana sopportazione? Il servizio pubblico con la sua<br />

burocrazia? Il volontariato con le sue limitazioni? La giustizia legata a leggi inadeguate?<br />

Non è questa situazione paragonabile all’omissione di soccorso in soggetto in grave difficoltà?<br />

Se questa figlia in dieci anni non ha saputo trovare la forza di tirarsi fuori dal tunnel<br />

malefico in cui la droga l’ha precipitata, è giusto lasciarla continuare per questa strada di<br />

abbrutimento in nome di un assurdo e malinteso concetto di libera scelta? Perché non<br />

costringerla ad una cura che l’affranchi dall’odiosa schiavitù? È più dignitoso il ricovero<br />

coatto o la prostituzione, il furto, il carcere?<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Ogni qualvolta guardavo i telegiornali o leggevo sui quotidiani notizie sull’Aids, mi domandavo<br />

come, un sieropositivo – e mio figlio lo era - poteva sopportare di vedere descritti con incredibile<br />

crudeltà, scenari terrificanti che lo avrebbero coinvolto nel corso della malattia, togliendogli<br />

in questo modo ogni possibile speranza. Per questo mi decisi a scrivere una lettera datata<br />

22 gennaio ’87 indirizzata:<br />

Al ministro della Sanità Donat Cattin<br />

P.c.: prof. Alessandro Berretta Anguissola, presidente del Consiglio Superiore della Sanità – prof.<br />

Carlo Vetere, direttore generale dei Servizi di Medicina Sociale – Fernando Aiuti, ordinario di<br />

Immunologia Clinica dell’università di Roma – prof. Moroni, primario Malattie Infettive ospedale<br />

Sacco di Milano – on. Raffaele Costa, sottosegretario agli Interni - al presidente Regione Veneto<br />

– all’assessore alla Sanità del Veneto – al presidente Ulss n. 8 – al prof. Ielasi primario Malattie<br />

Infettive ulss n.8 – al primario di Microbiologia Ulss n. 8 – al responsabile servizio Medico -<br />

Sociale Ulss n. 8 – al Sindaco di Vicenza – ai Partiti politici – ai Sindacati Riuniti CGIL, CISL,<br />

UIL – al Coordinamento Nazionale Antidroga:<br />

Signor Ministro,<br />

sono la presidente del Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti di<br />

Vicenza, Comitato associato alla Lenad e con altri, socio - fondatore del CNA (Coordinamento<br />

Nazionale Antidroga) sono due anni che conduco la mia battaglia contro la droga,<br />

–69–


1987<br />

impegnandomi attivamente per sensibilizzare l’opinione pubblica sul grave problema che<br />

essa comporta, mediante una raccolta firme e lettere ai giornali. Ho inoltre indirizzato a<br />

varie personalità che operano nel campo politico e socio-sanitario, appelli, proposte e relazioni<br />

sulla precaria situazione in cui si trovano tante famiglie colpite dalla tossicodipendenza.<br />

Ora, con il tragico incalzare dell’Aids, come madre, sento il bisogno di fare conoscere<br />

il mio pensiero a questo riguardo.Di questo morbo si continua a parlarne a periodi alterni,<br />

a volte in modo allarmistico, a volte con corretta informazione, ma sempre togliendo<br />

ogni speranza ai siero-positivi, ai quali bisognerebbe rivolgersi con consigli chiari che, se<br />

per noi possono sembrare scontati, a loro potrebbero rivelarsi utili e preziosi per far fronte<br />

e meglio ostacolare lo sviluppo di questa malattia. Credo che, pubblicizzare come un<br />

dettagliato bollettino di guerra la sofferenza dei colpiti dall’Aids e gli innumerevoli quanto<br />

inevitabili decessi, non giovi ai portatori più o meno “sani”, anzi la paura può scatenare<br />

nei drogati quella volontà autolesionista e fatalistica che è loro congeniale. Questa può<br />

essere una spiegazione della recrudescenza del problema droga, che alcuni politici credevano<br />

in fase decrescente, mentre stava solo trasformandosi.<br />

Chi pensava che la paura dell’Aids avrebbe portato dei cambiamenti positivi, si è sbagliato;<br />

il tossicodipendente reagisce alla paura e alle difficoltà con la droga, e la sua vita è<br />

un susseguirsi di sfide alla morte, che lo portano a convivere con la gelida dama munita<br />

di falce, giorno dopo giorno.<br />

In questo modo si sente arbitro del suo destino, mentre ora, l’Aids gli toglie apparentemente<br />

questa prerogativa. Egli non accetta la sofferenza e non si accorge a quale prezzo<br />

paga il benessere fasullo di un momento.<br />

Si dice che il tossico sia informato su tutto ciò che concerne le droghe, e con questa<br />

parola intendo anche farmaci e psicofarmaci di cui fa uso e abuso; io credo invece che<br />

quello che sa, lo interpreti a modo suo alterando la verità a suo piacere per crearsi uno<br />

stato di relativa tranquillità che gli permette di vivacchiare alla meno peggio. Quello che<br />

intendo dire è, che oggi, il tossico non ha stimoli ed incentivi che lo aiutino ad intraprendere<br />

un cammino riabilitativo, ma trova addirittura una scappatoia proprio nel virus Hiv,<br />

“tanto” – dice – “sono segnato”!<br />

A questo punto si deve trovare una soluzione concreta che può essere costituita da una<br />

incessante e martellante informazione indirizzata appositamente a loro. Bisogna non stancarsi<br />

di ripetere che l’eroina riduce l’immunità dell’organismo e rende più facile lo sviluppo<br />

dell’infezione se già esiste, che tutte le droghe, compresi gli psicofarmaci e il famoso<br />

“cocktail” danno ugualmente immunodepressione, che una nutrizione irregolare, scarsa<br />

ed inadeguata debilita l’organismo e lo rende facile preda di infezioni e malattie, che lo<br />

stress aggrava la situazione e può scatenare le malattie di cui si teme di essere afflitti, che<br />

le siringhe usate in comune o comunque non sterili sono il primo veicolo di trasmissione<br />

di ogni contagio. Tutto questo bisogna ripetere all’infinito, aggiungendo che, smettendo di<br />

drogarsi si compie il primo passo verso la salvezza, che nutrendosi in modo corretto e regolare<br />

e conducendo una vita sana e priva di costanti tensioni, l’organismo, non più alimen-<br />

–70–


1987<br />

tato e sferzato dai veleni fino allora introdotti, può piano piano reagire, riacquistando la<br />

energie perdute, irrobustirsi e di conseguenza far fronte alle infezioni con maggiore possibilità<br />

di riuscita.<br />

Se di Aids si muore, non è detto che si debba morire dall’ Hiv, il quale può convivere<br />

con il corpo per parecchi anni, come avviene per altre malattie, a patto però che questo<br />

corpo sia messo nella possibilità di difendersi. Si sa che ogni “buco” in più, ogni giorno<br />

trascorso nell’ansia di procurarsi la “dose”, ogni sana pietanza sottratta all’alimentazione,<br />

sarà un passo in avanti verso la morte. E rifletta bene il drogato, che muore senza avere<br />

praticamente vissuto, dopo avere distrutta la vita dei suoi famigliari e arricchito degli spregevoli<br />

spacciatori che con i suoi soldi e con quelli dei disgraziati come lui, si concederanno<br />

ogni benessere possibile. Vale dunque la pena di continuare per questa strada?<br />

Ecco, più che informare spiegando nei minimi particolari la sintomatologia che<br />

dovrebbe secondo me, riguardare il medico curante (vedi la tragedia di Montorio Veronese<br />

in cui l’interpretazione errata dei sintomi ovunque descritti hanno portato a dei suicidi),<br />

io punterei sulla prevenzione e sui consigli che insegnino agli infetti come difendersi.<br />

Chissà che dopo averli letti o ascoltati innumerevoli volte, qualcosa possa rimanere in testa<br />

ed essere poi messo in pratica.<br />

Enorme importanza acquisterebbe a questo punto un radicale cambiamento dei servizi<br />

pubblici e del volontariato che, modificando la prassi finora seguita, dovrebbero adeguarsi<br />

all’emergenza del momento studiando insieme una strategia per avvicinare i tossicodipendenti<br />

e offrire loro volontà e capacità di aiutarli. Il drogato deve trovare fiducia in<br />

loro e sentirsi stimolato ad iniziare una terapia e sostenuto, qualora la sua volontà avesse<br />

a venir meno. Quando sente in sé, magari confusamente, il desiderio di cambiare, dovrebbe<br />

trovare subito la struttura pronta ad accoglierlo; invece, purtroppo, si perde tanto<br />

tempo con i “famosi” colloqui che, il più della volte vanificano la debole determinazione<br />

che, se ben gestita (anche forzatamente, se occorre), potrebbe rinvigorirsi e raggiungere<br />

l’obiettivo della riabilitazione.<br />

Con questo, non voglio insegnare il mestiere a chi è abilitato per farlo ma, come madre,<br />

sono convinta che volendo, si possono compiere veri miracoli. Un esempio ce lo dà chi da<br />

anni opera con coraggio rifiutando gli schemi tradizionali.<br />

Questo secondo me si dovrebbe fare, o almeno tentare. Invece si continua lasciare al tossicodipendente<br />

la facoltà di drogarsi, nel rispetto della “libera scelta”. Così lui si sente protetto<br />

dalle stesse leggi e continuerà ad incrementare il “mercato” approfittando della “dose<br />

personale”, tessendo una rete capillare tanto redditizia per gli spacciatori, quanto diabolica<br />

per lui che, come loro, diventa a sua volta venditore di morte.<br />

Questa è infamia, checché ne dica il drogato che riserva questo aggettivo a chi rivela il<br />

nome di qualche complice.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

–71–


1987<br />

–72–


1987<br />

–73–


1987<br />

Perciò io, tossicodipendente, conoscendo tutto questo, se voglio salvarmi devo eliminare le<br />

cause che mi deteriorano. Non usando più droghe compio il primo passo verso la salvezza.<br />

Non sostituendo alle droghe farmaci, psicofarmaci e alcolici, compio il secondo passo verso<br />

la salvezza. Alimentandomi correttamente e costantemente aggiungo un terzo passo verso<br />

la salvezza. Facendomi controllare da medici competenti aggiungo un altro passo verso la<br />

salvezza. Eliminando le cause di stress: accorcio il cammino che mi separa dalla salvezza.<br />

Tutto questo devo sapere e tenere sempre a mente.<br />

Se in tanti anni di tossicodipendenza ho tentato più volte di guarire da solo e non ci sono<br />

riuscito devo avere l’intelligenza di capire che ho bisogno di un aiuto esterno: perciò mi<br />

devo rivolgere a chi mi può aiutare.<br />

–74–


Immaginando che i miei consigli difficilmente si sarebbero concretizzati, ho deciso per mio conto, con la consulenza<br />

sanitaria del prof. Ielasi, di pubblicare un piccolo pieghevole, per arrivare ai tossicodipendenti sieropositivi<br />

mediante medici di base e farmacie.


1987<br />

Il Giornale di Vicenza - 23 gennaio 1987<br />

Presentato a Milano il Coordinamento nazionale della famiglie<br />

Un ultimatum a Roma per vincere la droga<br />

Presente anche il comitato di solidarietà di Vicenza<br />

✧<br />

Il Gazzettino - 23 gennaio 1987<br />

Solidarietà solo dal Sindaco e dal Vescovo<br />

<strong>Droga</strong> - Senza sponsor il Comitato Vicentino al convegno nazionale<br />

Sintesi: Nasce oggi a Milano il coordinamento nazionale anti-droga, un importante organismo che<br />

vedrà impegnati rappresentanti di tutti i capoluoghi d’Italia nella lotta contro la droga e, di riflesso,<br />

nella grande battaglia contro l’Aids.<br />

Anche il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti va a Milano con una sua rappresentanza<br />

guidata dalla presidente Olga Dalla Valle. Accanto agli operatori e ai volontari del settore,<br />

era stata richiesta la presenza di uno “sponsor”, un personaggio in vista che si impegnasse a “presentare”<br />

ufficialmente la delegazione e che fosse il porta-bandiera di un discorso umanitario. A Vicenza,<br />

purtroppo, nessuno ha aderito all’appello lanciato dal comitato vicentino. Una lettera del vescovo<br />

di Vicenza mons. Onisto e un telegramma del sindaco Corazzin saranno le voci dei vicentini. (…)<br />

✧<br />

La Repubblica - 24 gennaio 1987<br />

Nasce un coordinamento nazionale<br />

“Così salveremo i nostri figli drogati”<br />

Milano – (s.g.) “ I familiari dei tossicodipendenti sono liquidati in quanto emotivi. Siamo emotivi,<br />

è vero, e con ciò? Abbiamo formato e continuiamo a formare l’unico argine contro la diffusione<br />

della droga e della disperazione, insieme con quattro preti e qualche amico da sempre disposto alla<br />

difesa dei diritti civili”.<br />

Così parla Piera Piatti della Lenad durante la presentazione del coordinamento nazionale antidroga,<br />

un’associazione privata che riunisce 36 gruppi di famiglie e circoli cittadini radicati in tutto il Paese.<br />

Un’associazione nata per affrontare, col maggiore peso possibile, gli interlocutori pubblici sui problemi<br />

dell’assistenza, la prevenzione e la modifica della legge 685 che, non punendo il consumatore,<br />

sancisce di fatto una forma di liberalizzazione della droga.<br />

“Occupati di droga prima che se occupi tuo figlio” è lo slogan del Cna”. Poiché la mappa della tossicodipendenza<br />

ricalca, il Italia, quella dell’Aids, lo slogan sta a significare anche: “occupati di droga<br />

se vuoi frenare il flagello del secolo”. Nella latitanza governativa degli anni scorsi, le associazioni dei<br />

familiari dei tossicodipendenti sono state tra i primi organismi a diffondere informazioni sulla nuova<br />

malattia.<br />

Si calcola che i tossicodipendenti, in Italia, siano 250.000. sempre più spesso alla droga si arriva<br />

anche prima dei 14 anni. Cala il consumo dell’eroina, sostituita dalla micidiale combinazione dell’alcool<br />

o anfetamine o psicofarmaci, soprattutto benzodiazepine: bombe che portano non allo scippo<br />

ma ad azioni di gravissima violenza fine a se stessa, come si è purtroppo visto negli stadi. (…)<br />

✧<br />

Avvenire - 24 gennaio 1987<br />

<strong>Droga</strong>: legge da cambiare o referendum<br />

(…) Il segretario nazionale, il magistrato torinese Gian Giulio Ambrosiani ha illustrato le linee d’intervento<br />

del nuovo organismo, tenuto a battesimo da don Pierino Gelmini, fondatore delle 52<br />

comunità “Incontro”, dallo psichiatra professor Madeddu e dall’on. Gerolamo Pellicanò. “È fonda-<br />

–75–


1987<br />

mentale unirsi – ha affermato don Pierino Gelmini. (…) Se entro febbraio non usciremo da questo<br />

impasse – ha detto tra gli applausi - indiremo un referendum abrogativo della legge 685”.<br />

✧<br />

La Stampa - 24 gennaio 1987<br />

Nasce un comitato nazionale - Sos di famiglie contro la droga<br />

Si chiede una riforma legislativa<br />

Il problema droga non tocca soltanto chi usa stupefacenti, né le statistiche che contano i morti per<br />

overdose. La droga quando irrompe in una famiglia crea uno sconquasso spaventoso, mette i figli<br />

contro i genitori, riduce gente benestante sul lastrico, spinge persone equilibrate a gesti inconsulti.<br />

È un aspetto considerato marginale perché si preferisce (meglio, si è finora preferito) enfatizzare il<br />

rapporto fra istituzioni e tossicodipendenza o tossicodipendente. Eppure sulla punta della siringa<br />

non si gioca soltanto la pelle di chi ne fa uso, ma anche quella di migliaia di famiglie che non sanno<br />

come far uscire il figlio dal tunnel. (…) Le istituzioni pubbliche non hanno fornito strumenti. (…)<br />

✧<br />

Il Giornale - 24 gennaio 1987<br />

Chiesta la modifica della legge sugli stupefacenti<br />

I familiari dei tossicodipendenti: politici e Usl ci prendono in giro<br />

“Ci mettono tutti i bastoni tra le ruote: le Usl non inviano i tossicodipendenti alle comunità, i magistrati<br />

riportano in carcere che è in cura o è tornato alla vita normale e il Parlamento non modifica<br />

la legge 685 sulla droga”. Questo in sintesi l’appello lanciato dal Coordinamento nazionale antidroga<br />

(Cna) che raggruppa la maggioranza delle associazioni famiglie di tossicodipendenti. “L’attenzione<br />

dell’opinione pubblica nei confronti del problema sta calando – ha detti il magistrato torinese<br />

Gian Giulio Ambrosiani, segretario nazionale del Cna – ma in Italia si continua a morire. (…) Chi<br />

viene trovato in possesso di una sola dose d’eroina deve essere posto di fronte a un’alternativa: o<br />

entrare nei centri di riabilitazione o il carcere”. A questo proposito esistono ben 13 progetti di riforma<br />

insabbiati nei meandri parlamentari.<br />

Il coordinamento ne vede di buon occhio uno in particolare: quello presentato dal deputato repubblicano<br />

Gerolamo Pellicanò che oltre a cancellare il concetto di “modica quantità” prevede fra l’altro<br />

la creazione di strutture alternative al carcere. (…) Quello che emerge dalle parole di tutti gli<br />

appartenenti al coordinamento è una profonda sfiducia nei confronti delle strutture pubbliche “Che<br />

promettono e propagandano terapie differenziate per ogni singolo drogato, senza spiegare quali<br />

siano queste terapie”. Anche l’esercito è visto come un potenziale creatore di tossicodipendenze.<br />

✧<br />

L’Osservatore Romano - 26 gennaio 1987 - Da Milano un appello<br />

Contro la droga genitori uniti<br />

Al circolo della Stampa di Milano non è stata presentata nei giorni scorsi una nuova e vuota sigla<br />

che si aggiunge a tante altre più o meno utili: C.N.A. (Coordinamento Nazionale Antidroga), ma<br />

invece l’espressione di tante associazioni di famiglie dei tossicodipendenti e comitati cittadini antidroghe<br />

provenienti da tutta Italia e che attualmente ne raccoglie ben 33. Dalla base, specialmente<br />

dalle famiglie, è nato un movimento di coinvolgimento che è partito dalle situazioni individuali per<br />

allargarsi a quelle più ampie della convivenza civile.<br />

L’appello dei genitori italiani “Occupati di droga prima che se ne occupi tuo figlio” è diventato<br />

mobilitazione sociale sul problema della diffusione della droga e sulla carenza di leggi e mezzi per<br />

arrestarne i devastanti effetti. (…) È’ un passo in avanti, è la risposta matura di un cammino di<br />

numerose famiglie italiane che si sono unite per affrontare insieme e meglio uno dei flagelli più gravi<br />

della società contemporanea.<br />

–76–


1987<br />

Lettera (firmata) di un padre vicentino inviata a Il Giornale - 7 marzo 1987<br />

Un problema di tutti<br />

Egregio direttore,<br />

sono il padre di un ragazzo che, come tanti, anzi, sicuramente troppi, è scivolato nel terribile<br />

tunnel della droga.<br />

Il 10 giugno ’80, ci è mancato un secondo figlio di 27 anni (sanissimo prima), in 42<br />

giorni, ammalato e morto di un tumore fulminante. Si rende conto cosa vuol dire perdere<br />

una creatura questo modo? Eppure il dolore, lo strazio, il terrore, la tragedia per una famiglia<br />

che ha un suo caro coinvolto in quella terrificante spirale che è la droga è sicuramente<br />

peggiore che perderlo per malattia. Al destino, anche se tragico ci si rassegna anche; ma il<br />

sapere che un giovane deve rubare anche per acquistarsi la morte, magari in tempi più lunghi,<br />

questo non mi da un istante di pace. Un genitore si spegne ora per ora, giorno per giorno<br />

allo stesso modo del figlio tossicodipendente. Dopo qualche anno d’inferno il nostro<br />

figlio maggiore ha trovato ospitalità in casa Muccioli a S. Patrignano dal 17 febbraio.<br />

Conosco la sua grande sensibilità, la sua massima disponibilità al problema che vede coinvolti<br />

migliaia di ragazzi con le loro famiglie. So anche che lei ama dire pane al pane e vino<br />

al vino. Vorrei parlare non tanto di chi è Vincenzo Muccioli (è arcinoto) uomo dal cuore<br />

gigantesco, dico io, piuttosto di quello che ha fatto Muccioli e di quanto sta facendo.<br />

Da quando nostro figlio è ospite nella sua Comunità, il sole è ritornato a splendere, si<br />

è ripreso a vivere, io, personalmente ho drasticamente ridotto i cardiotonici, i diuretici,<br />

insomma, mi pare di essere un altro uomo. Ecco: seicento e più giovani stanno cercando la<br />

vita con Vincenzo, stimato che, mediamente ogni famiglia sia composta di 5 persone, risultato:<br />

con Vincenzo siamo sicuramente più di 2400 persone a beneficiare di questa gigantesca<br />

opera. Perché, oltre ai loro, ospiti, noi, nelle nostre case godiamo gli stessi benefici.<br />

La mia non vuole essere una lettera che aspetta una risposta e meno ancora intendo<br />

farmi notare per che sa quali intenti. Spero solo di leggere più avanti magari un servizio<br />

mirato a far capire a chi sta in alto che non è solo di Muccioli, di noi genitori, dei giovani,<br />

la tragedia droga, ma è di tutti.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 8 marzo 1987<br />

Mimose di solidarietà alle mamme che lottano<br />

–77–


1987<br />

Vicenza 12 marzo 1987 - Lettera consegnata al presidente dell’Ulss n. 8 De Boni<br />

Signor presidente,<br />

innumerevoli e gravi sono i danni che la droga ha determinato nelle famiglie colpite, e pur<br />

essendo diversificati gli uni dagli altri, nell’insieme del contesto acquistano un’unica identità.<br />

Inizialmente le fratture colpivano le fasce affettive, psicologiche e sociologiche del problema,<br />

alle quali in seguito si sono inevitabilmente aggiunte quelle riguardanti la salute, a<br />

causa dell’intossicazione e del logorio subito dall’organismo con l’assunzione continua di<br />

sostanze stupefacenti e di psicofarmaci. Se la patologia di questo abuso una volta poteva<br />

culminare con l’epatite o nei casi più gravi con la cirrosi epatica, ora può concludersi con<br />

l’Aids e mettere a repentaglio oltre che la vita stessa del drogato, anche quella di persone<br />

che non appartengono alle cosiddette fasce a rischio.<br />

Nemmeno la paura di questa malattia ha posto un freno all’uso di droghe, anzi! Infatti<br />

quest’anno se ne è registrata una recrudescenza che ha colto di sorpresa certi politici<br />

che, ottimisticamente credevano che questo fenomeno stesse scemando; invece stava solo<br />

trasformandosi.<br />

Dall’estate dell’anno scorso, ai primi dell’87 si sono avute 16 morti per overdose in più<br />

del corrispondente periodo ‘85/86. Inoltre si sono registrati numerosi suicidi e decessi<br />

causati da incidenti stradali tra giovanissimi. Chissà quanti di loro guidavano sotto l’effetto<br />

di alcool o sostanze stupefacenti!<br />

Cosa è stato fatto in tanti anni per aiutare i tossicodipendenti e le loro famiglie? Molto<br />

poco! E quel poco in modo slegato, non realistico,burocratico e spesso vincolato da regole<br />

e concetti sterili.<br />

A questo punto dobbiamo riconoscere che i metodi fin’ora usati sono stati infruttuosi<br />

e perciò urge tentare vie nuove.<br />

Si calcola che i tossicomani a Vicenza siano non meno di 3 mila, il servizio ne ha seguito<br />

a tutt’oggi 1.058; e gli altri?<br />

Il tossicodipendente è da sempre abbandonato a se stesso con l’avallo delle leggi che<br />

per “tutelare” la sua libertà di cittadino, tollera il suo lento suicidio, permette la disgregazione<br />

della sua famiglia, lo porta a diventare un delinquente fintanto che, preso in flagranza<br />

di reato, per salvaguardare gli altri ma non per salvare “lui drogato” lo rinchiude in carcere.<br />

Perché non intervenire prima che si instauri una cronicità difficilissima da curare,<br />

offrendogli, o se necessario imponendogli una cura, tanto più se questa viene richiesta dai<br />

familiari? È a questo punto che i genitori si sentono terribilmente soli e impotenti.<br />

In un precedente incontro con l’assessore agli Interventi sociali Zaccaria, gli abbiamo<br />

fatto presente le evidenti carenze nel campo della tossicodipendenza, e siamo giunti alla<br />

conclusione di ritenere necessaria l’istituzione di un servizio di pronta accoglienza che il<br />

Comune aveva progettato nella delibera per le tossicodipendenze ancora nel 1982. Per<br />

rendere fattibile questa realtà è necessaria però la collaborazione tra Ulss e Comune; collaborazione<br />

che per la verità fino ad ora ha lasciato alquanto a desiderare.<br />

La presenza di una struttura di pronta accoglienza è una necessità che offrirebbe ai giovani<br />

drogati che decidono la riabilitazione, di entrarvi senza dovere aspettare lungo tempo,<br />

–78–


1987<br />

sottostando ai famosi “colloqui” che molte volte finiscono con l’esaurire la loro ben nota<br />

fragilità di determinazione.<br />

Un’altra necessità è costituita dalla mancanza di un progetto di reinserimento. I giovani<br />

che escono dalle nostre comunità non hanno, nella maggioranza dei casi, né un diploma,<br />

né una professionalità lavorativa. Trovare lavoro a questo punto diventa abbastanza<br />

difficile; si devono accontentare di svolgere attività di facchinaggio, ma, debilitati fisicamente<br />

come sono dopo anni di droga, è praticamente impossibile conservare il posto e<br />

prima o poi, sfiduciati, ritorneranno in mezzo alla strada con la solita siringa in mano.<br />

Queste sono le urgenze ormai improrogabili; se studiate bene e messe in atto con professionalità,<br />

copriranno altre lacune e renderanno attuabile il progetto per aiutare veramente<br />

i drogati e le loro famiglie.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il Gazzettino - 7 aprile 1987<br />

Una sconvolgente denuncia dei ragazzi delle medie superiori<br />

E adesso a scuola si fuma hashish!<br />

La presidente del Comitato di solidarietà:” Lo diciamo da anni, ma nessuno ci ascolta”<br />

Sintesi – Nelle scuole si fuma l’hascisc. A far uso delle sostanze stupefacenti sono i ragazzi delle<br />

superiori , ma anche quelli dell’ultimo anno delle inferiori. È un allarme che si sta diffondendo a<br />

macchia d’olio e a parlarne sono proprio loro, i giovani. Il primo allarme è nato già qualche anno<br />

fa, quando un’insegnante della scuola media inferiore aveva lanciato una denuncia precisa, “almeno<br />

5 o 6 sei ragazzi della sua classe fumavano regolarmente sigarette drogate”. Fu fatto un po’ di polverone,<br />

ma poi tutto fu messo a tacere. Ma quello non era un caso isolato.<br />

Adesso a parlarne non sono gli insegnanti, ma i ragazzi, supportati dal Comitato di solidarietà con<br />

le famiglie dei tossicodipendenti che da tempo cercano risolvere il problema.<br />

Da una nostra indagine risulta che almeno il 10 per cento degli studenti delle medie superiori fuma<br />

hascisc e canapa indiana (secondo alcuni i dati però sono in difetto). Vengono riforniti da compagni<br />

e non fanno alcuna fatica, c’è disponibilità e i prezzi sono bassi; una sigaretta costa dalle 8 alle<br />

10 mila lire.<br />

Il fenomeno sembra passare inosservato sia dagli insegnanti, che dai genitori. “Per noi non è una<br />

novità, sono anni che cerchiamo di denunciare questo scottante problema, ma non ci ha mai ascoltato<br />

nessuno. A partire dalla scuola che preferisce chiudere gli occhi e non vedere certi problemi”-<br />

Dice Olga Dalla Valle presidente del Comitato di solidarietà – “Sappiamo che i ragazzi ne parlano,<br />

sappiamo anche che c’è stato qualcuno che ha cercato di fare delle denunce, ma hanno sempre trovato<br />

un muro di gomma”. A fare paura è sempre la droga pesante, l’eroina e cocaina, ma è proprio<br />

con l’hascisc che un giovane comincia ad imboccare il terribile tunnel. “ Non tutti quelli che fumano<br />

gli spinelli passano poi alla droga pesante, ma è certo che tutti quelli che si bucano hanno cominciato<br />

con gli spinelli - spiega la signora Dalla Valle.<br />

Ma per la scuola parlare di questi problemi significa gettare discredito sull’istituzione”(…)<br />

✧<br />

Lettera inviata a “Il Giornale” di Montanelli e pubblicata il 30 aprile 1987 con il titolo:<br />

Un malinteso senso di libertà<br />

Caro direttore,<br />

pochi giorni fa, un giovane di 27 anni, noto tossicodipendente, è morto forse per overdo-<br />

–79–


1987<br />

se, certamente perché debilitato dall’abuso di droghe, farmaci e alcolici. Questo giovane<br />

ha fatto uso di quella “libertà” individuale che permette la “libera scelta” nel campo della<br />

droga non solo ai maggiorenni, ma anche ai minorenni.<br />

In poche parole, questa dovrebbe essere stata la morte di un uomo libero; ma questo<br />

uomo libero si è trovato a morire drammaticamente solo in uno squallido cesso di un anonimo<br />

bar.<br />

Qualcuno con un piccolo sospiro di sollievo avrà detto: un balordo di meno, e si riserverà<br />

altri sospiri per un prossimo futuro quando altri emarginati ma “liberi”, saranno vittime<br />

di overdose, collassi da farmaci e Aids. Sono ormai 20 anni che la droga ha ramificato<br />

le sue radici profonde in tutta l’Italia, causando drammi e morti; ma ancora lo Stato<br />

si ostina a tollerare questa situazione senza programmare un piano mirato per combatterla<br />

drasticamente. Ne è un esempio la proposta di modificare la legge 685 sulla modica<br />

quantità che da anni giace in qualche cassetto ministeriale.<br />

Io trovo assurdo persistere con il concetto di libera scelta, perché si può parlare di libera<br />

scelta solo quando questa è fatta da persone mature che sanno valutare e ponderare i<br />

pro e i contro. Ma un ragazzino di 13/14 anni, con l’incoscienza tipica dell’età, e per cause<br />

che ora sarebbero troppo lunghe da elencare, può finire invischiato nella droga quasi senza<br />

accorgersene, convinto di potere smettere quando lo vorrà. Purtroppo questa convinzione<br />

è lunga a morire e si trascinerà per anni e anni e a volte fino a una morte prematura.<br />

Come si può parlare di libertà in questa situazione di dipendenza? Non è più umanamente<br />

giusto imporre una cura privando il drogato della sua deleteria e alquanto fasulla<br />

“libertà” fintanto che non sarà affrancato dalla schiavitù della droga restituendolo veramente<br />

libero alla società? Oppure questa società ha qualche recondito e malvagio interesse<br />

nel mantenere in vita questa piaga?<br />

A questo punto, se molti genitori stanno a guardare con indifferenza, perché non toccati<br />

direttamente dal problema, è inammissibile constatare che molti di coloro che lo vivono<br />

restino passivi e rassegnati, incapaci di reagire.<br />

E in questo contesto i politici si dilettano in “spettacolosi giochi di prestigio” e da bravi<br />

professionisti fanno uscire dal cilindro o meglio, dallo “Stivale”, fior di miliardi per coprire<br />

le spese delle elezioni anticipate ed eventuali referendum.<br />

Denaro che non si trova per combattere la droga e l’incalzare dell’Aids.<br />

Esporre i giovani alla mercé di vili spacciatori di morte, non intervenire di autorità<br />

quando la dipendenza si è appena instaurata e più facilmente curabile, lasciare loro toccare<br />

il cosiddetto “fondo” (e poi, cos’è il “fondo”? E’ abbruttirsi, conoscere il carcere, ammalarsi<br />

di Aids, morire in un cesso?), per un malinteso senso di libertà è cosa indegna di una<br />

società che vuole essere civile.<br />

Per il Comitato di solidarietà fam. di tossicodipendenti di Vicenza, Olga Dalla Valle<br />

–80–


1987<br />

Vicenza 16 maggio 1987<br />

RELAZIONE PRESENTATA AL CONVEGNO PROVINCIALE DELLA D.C.<br />

SUI TEMI DELL’ASSISTENZA E DEL VOLONTARIATO<br />

Sintesi:<br />

<strong>Droga</strong> e carcere problemi di tutti: Parole o fatti?<br />

<strong>Droga</strong>, perché? Quali motivazioni conducono alla droga?<br />

Di droga si muore! Perché rinunciare alla vita<br />

Concause: Materialismo, superficialità, consumismo, caduta di valori, arrivismo, egoismo,<br />

personalismo, mancanza di validi modelli, incapacità di trasmettere chiari messaggi,<br />

crisi della famiglia, della scuola, della comunità parrocchiale.<br />

Il tutto ha portato ad una società frammentata che induce i giovani a vivere esperienze<br />

temporanee isolate, senza progettazione riguardante la propria esistenza, avvertendo<br />

anzi, un’oscura paura dell’oggi e del domani che toglie loro motivazione di validi impegni<br />

programmati, soprattutto nei soggetti più fragili. Umanamente il problema droga<br />

è riconosciuto come problema di tutti, ma spesso questa affermazione rimane un semplice<br />

slogan; per alcuni è un problema perché costituisce un pericolo, per altri un motivo<br />

pietistico, per altri ancora un problema per i costi che da esso ne derivano.<br />

In realtà deve essere considerato un problema di tutti perché è segno del degrado della<br />

convivenza sociale.<br />

Analisi – Vicenza e provincia: Come affrontare il problema?<br />

È difficile calcolare con esattezza quante siano le persone che fanno uso di droghe. La<br />

tossicodipendenza in questi anni è cambiata perché è cambiato il modo di drogarsi;<br />

sono rimasti pochi i barbuti cappelloni con l’espressione del viso eternamente spenta,<br />

oggi il tossicomane studia, lavora ed è inserito nella società, ha imparato a gestirsi. Ora<br />

lo “sballo” si fa a fine settimana e all’occorrenza negli altri giorni si usano farmaci e psicofarmaci.<br />

Questo finché avrà denaro, poi si dovrà arrangiare con scippi, ruberie, piccolo<br />

spaccio, ricettazione, prostituzione, entrando ed uscendo dal carcere in continuazione.<br />

Si è abbassata l’età in cui i minorenni iniziano ad assumere questa sostanze – si<br />

sono viste siringhe nelle toilette della scuola dell’obbligo – nonostante l’espandersi dell’Aids.<br />

Dal suo inizio ad oggi il Servizio – socio sanitario per le tossicodipendenze si è interessato<br />

di 1060 giovani, 607 utenti dell’Ulss n. 8 e 453 appartenenti alle Ulss della provincia;<br />

in verità per avere un numero più vicino alla realtà si dovrebbe moltiplicare per<br />

cinque. Questo dimostra il sottofondo della situazione; gli anonimi consumatori resteranno<br />

tali finché non avranno problemi di salute o giudiziari.<br />

Purtroppo le famiglie si accorgono quasi sempre in ritardo di quanto succede ai propri<br />

figli e quasi sempre in modo traumatico, perché il loro comportamento anomalo viene<br />

interpretato come una caratteristica dell’età evolutiva. A questo punto, il figlio che<br />

avrebbe bisogno di un aiuto ben determinato si ritrova con genitori impreparati e spaventati<br />

che in buona fede commetteranno vari errori, finché non contatteranno operatori<br />

specifici.<br />

–81–


1987<br />

Prevenzione - Famiglia, scuola, comunità parrocchiale:<br />

E’ norma riconosciuta da sempre che prevenire è meglio che curare, anche perché la cura<br />

può risultare inefficace; così è anche nel caso della tossicodipendenza, quando si sarà<br />

instaurata nell’individuo, eliminarla sarà impresa quasi disperata.<br />

La prevenzione deve iniziare in età prescolare e deve coinvolgere famiglia, insegnanti e<br />

qualsiasi altra persona che opera a contatto di bambini e giovani.<br />

Questo compito spetta alla scuola attraverso i Provveditorati scolastici e i consigli di<br />

circolo. Si deve preparare il personale insegnante a trasmettere quei valori che costruiscono<br />

una sana personalità e invitare i genitori a dei corsi di informazione per conoscere<br />

e gestire i vari problemi riguardanti i propri figli.<br />

La parrocchia deve affiancare la famiglie e la scuola nel processo di crescita del fanciullo<br />

creando momenti d’insieme e di solidarietà coinvolgenti tutta la comunità.<br />

La famiglia diventi il centro di attenzione dell’intera società, essendo essa la prima cellula<br />

del contesto sociale e i genitori recuperino il ruolo educativo con autorità, credibilità,<br />

sicurezza. Si dia vita ad una specifica politica a favore della stessa da parte dei<br />

politici, degli amministratori e degli operatori socio-sanitari, affinché esca dall’isolamento<br />

nel quale per troppo tempo è stata relegata.<br />

Nel caso di necessità si mobilitano tutte le forze per dare aiuti concreti senza lasciarsi<br />

sopraffare da intoppi burocratici.<br />

Gli amministratori creino strutture socio-ricreative per il tempo libero, animate da<br />

operatori adeguatamente preparati. Data l’importanza psico-fisica e socializzante dello<br />

sport si potenzino le strutture sportive che non devono essere principalmente agonistiche,<br />

ma ricreative e distensive.<br />

Cura – Cosa offre il territorio:<br />

Il servizio medico-sanitario per le tossicodipendenze, articolato com’è non può fornire una<br />

risposta esaustiva al problema droga! Non tutti gli utenti hanno le medesime esigenze.<br />

Inoltre dovrebbe essere operante 24 ore su 24 e disponibile anche ad eventuali interventi<br />

d’urgenza su richiesta delle famiglie in grave difficoltà, cui resta solo far riferimento<br />

alle forze dell’ordine.<br />

E in questo contesto emerge la necessità di un centro di pronta accoglienza capace di<br />

dare una prima risposta mirata.<br />

Negativa è la promiscuità tra vecchi e nuovi drogati; i primi possono influenzare negativamente<br />

i secondi e portarli ad un peggioramento.<br />

<strong>Centro</strong> Diurno:<br />

Il <strong>Centro</strong> diurno è la sola struttura dell’Ulss esistente in provincia. Svolge un buon<br />

lavoro, ma è insufficiente ad ospitare un numero maggiore di utenti. Chiediamo perciò<br />

che venga ampliato.<br />

Comunità:<br />

Instaurare un collegamento tra tutte le realtà che esistono in provincia in modo che<br />

abbiano a confrontarsi facendo tesoro delle esperienze comuni e agevolare i tossicodipendenti<br />

offrendo loro la possibilità di scelte personalizzate per un più completo recupero.<br />

–82–


1987<br />

Carcere:<br />

Il carcere dovrebbe essere una struttura rieducativa, ma di fatto è soltanto punitiva e<br />

repressiva. Il carcerato, oltre non ricevere stimoli positivi, viene a trovarsi a contatto di<br />

soggetti con più elevata pericolosità sociale che possono indurlo ad assorbire e quindi<br />

ad aggregarsi a una cultura ulteriormente negativa che lo può portare alla recidività.<br />

Lo Stato ha emanato leggi valide tra cui quella sulla riforma penitenziale che prevede<br />

interventi per la prevenzione e il recupero, ma non sono applicate.<br />

Il giovane che subisce il primo arresto si trova in un primo tempo esposto attraverso la<br />

stampa, sempre impietosa, al giudizio giustizialista della gente e successivamente privato<br />

della possibilità di ricavare da un’esperienza traumatica un motivo per farla diventare<br />

positiva.<br />

Nell’ambito del carcere dovrebbe operare una equipe socio-sanitaria in collaborazione<br />

del servizio per le tossicodipendenze per aiutare il recluso a ritrovare se stesso.<br />

Bisogna inoltre considerare il fatto che le famiglie dei carcerati sono completamente<br />

escluse da tutto ciò che concerne la vita dei loro congiunti e in caso anche di gravi problemi,<br />

tenute all’oscuro senza alcuna possibilità di intervento. Inoltre si supplisce alla<br />

mancanza di sostegno socio-sanitario con il dare ai detenuti più irrequieti o in astinenza,<br />

abbondanti dosi di psicofarmaci che li intossicano ulteriormente aggravando situazioni<br />

fisiche e psichiche già compromesse.<br />

Tutto questo nell’insieme porterà ad una maggiore emarginazione e ad un ritorno sulle<br />

strade e sulle piazze.<br />

Un capitolo a parte riguarda il problema tossicodipendenza e Aids. La situazione è in<br />

continuo aggravamento, ma ciò nonostante la divisine Malattie Infettive del nostro<br />

ospedale continua ad operare in modo precario per l’insufficienza di organico e di<br />

camere di degenza, nonostante le varie istanze fatte pervenire dal mio Comitato ai vari<br />

organi preposti.<br />

RICHIESTA PANORAMICA DELLE RISPOSTE DI PREVENZIONE,<br />

DI CURA E DI REINSERIMENTO<br />

CHE VICENZA E PROVINCIA DOVREBBERO DARE AL TOSSICODIPENDENTE<br />

1 - Attuazione della prevenzione contemplante i campi testé citati.<br />

2 - Potenziamento dei servizi territoriali per le tossicodipendenze e ospedalieri.<br />

3 - Immediata istituzione di un centro di pronta accoglienza.<br />

4 - Ampliamento del <strong>Centro</strong> diurno dell’Ulss 6 ed eventualmente dove ce ne sia la necessità.<br />

5 - Potenziamento delle comunità esistenti con presenza costante di operatori socio-sanitari<br />

dell’Ulss aventi il compito di collegamento e di verifica. Rendere le stesse accessibili<br />

anche alle ragazze che fino ad ora ne sono estromesse.<br />

6 - Rendere le Comunità Terapeutiche idonee oltre alla riabilitazione psico-fisica anche a<br />

quella sociale, offrendo ai giovani la possibilità di frequentare corsi di Arti e mestieri e<br />

a coloro che avendo interrotti gli studi a causa della droga, sia offerta la possibilità di<br />

completarli.<br />

–83–


1987<br />

7 - creare cooperative di lavoro condotte da operatori responsabili e competenti.<br />

Testo di Olga Dalla Valle con la collaborazione di Marina Verlato (V commissione del Comune) e il<br />

gruppo di approfondimento costituito da: on. Giuseppe Saretta, dott. Carlesso, Anna Serra, Pozza<br />

Annamaria, Zeffira Barbuiani, Giuseppe Scanagatta, Gerolimo Toniolo, Annamaria Bianco, Gianna<br />

Brunello.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 12 giugno 1987<br />

Proposte del Comitato di solidarietà, che si adopera per istituire un centro di inserimento<br />

Recupero dei tossicodipendenti - Il modello è San Patrignano<br />

Una delegazione vicentina visita la comunità di Muccioli per prendere ispirazione e idee.<br />

Sintesi - Per combattere il flagello della droga, per recuperare quei giovani che intendono uscire<br />

dal “giro” esistono in città piccole comunità, organizzazioni di volontari, qualche cooperativa, incoraggiate<br />

dagli enti locali. Da alcuni anni è sorto il “Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti”,<br />

che si adopera come può, ma certamente le possibilità sono limitate. Idee e iniziative<br />

non mancano al comitato che da tempo auspica l’istituzione di una struttura che possa essere adeguata<br />

alla situazione esistente nel vicentino e cercare di fronteggiarla.<br />

Il comitato, presieduto da Olga Dalla Valle, ha così promosso una visita alla Comunità di Muccioli<br />

a San Patrignano coinvolgendo nell’iniziativa anche i politici che si interessano di assistenza. Così,<br />

una folta delegazione vicentina composta dal consigliere regionale Giuseppina Dal Santo, dal presidente<br />

dell’Ulss 8 De Boni , dall’assessore agli interventi sociali del Comune Marino Quaresimin, dal<br />

consigliere comunale Marina Cogato, dal capogruppo consigliare Dc in sala Bernarda Achille Variati,<br />

dal dott. Balestra responsabile del Servizio per le tossicodipendenze, dai dott. Ghirardi, Gelain,<br />

da rappresentanti sindacali della Cisl e della Uil, da alcune madri di tossicodipendenti e da Momi<br />

Toniolo che in città ha creato la comunità “Vita Nuova”, oltre a Olga Dalla Valle, la vice presidente<br />

del Comitato Anna Serra e la segretaria Zeffira Barbuiani. La delegazione si è recata a S. Patrignano<br />

dove è stata ricevuta dal creatore della Comunità per il recupero e il reinserimento dei tossicodipendenti<br />

Vincenzo Muccioli.<br />

Lo scopo principale della visita a S. Patrignano è stato quello di constatare l’efficacia e la validità di<br />

una formula tradotta in una struttura che ha già dato e continua a dare risultati positivi. C’era anche<br />

un altro motivo: prendere qualche ispirazione per potere creare a Vicenza una struttura simile, ma<br />

naturalmente di dimensioni molto più ridotte. (…) Il presidente dell’Ulss De Boni ha così commentato<br />

la visita: ”a S. Patrignano sono ospitati 6oo tossicodipendenti di cui 250 sono agli arresti domiciliari.<br />

L’occupazione è la terapia principale e nella comunità si svolgono una quarantina di attività<br />

diverse molto bene organizzate: allevamento di cavalli, di pecore, di mucche, falegnameria, restauro<br />

di mobili antichi, vitivinocoltura, pellicceria e si fanno anche il pane per tutta la comunità che oltre<br />

agli ospiti ha anche un centinaio di unità di personale. Un centinaio di giovani va fuori a frequentare<br />

le scuole e anche l’università. Muccioli ci ha riferito che mediamente ne scappano due o tre per<br />

notte, ma vengono immediatamente rimpiazzati perché c’è una lunghissima lista di attesa. A S. Patrignano<br />

sono già stati recuperati completamente ben 2500 giovani. La permanenza media è di tre anni<br />

e trovano ospitalità anche una quarantina di bambini figli di tossicodipendenti. (…) Noi in confronto<br />

a questa comunità siamo a livello pionieristico molto affidato al volontariato. Questa visita costituisce<br />

un primo approccio per capire e affrontare il problema per compiere poi il passo successivo.<br />

Dopo avere vagliato tutto, trovare una struttura adeguata per ospitare una cinquantina di persone<br />

non dovrebbe essere difficile per noi”.<br />

Anche l’impressione di Olga Dalla Valle è positiva:” Noi del Comitato abbiamo voluto coinvolgere<br />

nella visita i nostri amministratori, affinché si potessero rendere conto del poco che esiste a Vicenza<br />

e di fronte a tante iniziative potessero fare un pensierino per realizzare qualcosa anche da noi. S.<br />

–84–


1987<br />

Patrignano mi dà l’impressione di una cittadina medievale trasferita nella nostra era: fanno del pane<br />

che ha il profumo di una volta, producono generi alimentari per loro uso e svolgono varie attività<br />

con competenza. Da questa comunità potremmo trarre insegnamenti preziosi”. (…)<br />

Per il momento è stata espressa la volontà di creare il centro di reinserimento auspicato dal Comitato<br />

di solidarietà.Quali potranno essere i tempi per la realizzazione concreta? Non si possono azzardare<br />

previsioni. g.f.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 24 giugno 1987<br />

Una lettera del Comitato famiglie denuncia il caso di Lino<br />

Questa la lettera aperta indirizzata dalla presidente del Comitato di solidarietà con le famiglie<br />

dei tossicodipendenti al giudice Gian Nico Rodighiero e al dott. Achille Variati, consigliere<br />

delegato dell’Ulss per le tossicodipendenze.<br />

Egregio Giudice e gentile dott. Variati<br />

Dei fatti penosi accaduti a un tossicodipendente di 23 anni che da tre mesi e mezzo si<br />

trova rinchiuso nel carcere di S. Pio X, mi costringono inviare loro questa lettera, sicura<br />

di ricevere una risposta che mi permetta di dare una solidarietà concreta alla madre di questo<br />

giovane che si è rivolta al Comitato che io presiedo, in cerca di aiuto. Ed ecco i fatti:<br />

Nel mese di aprile, detto giovane è stato colpito da una emorragia interna le cui cause<br />

non sono ben chiare. La madre, venutane a conoscenza per via “indiretta”, ha cercato invano<br />

di essere messa al corrente sulle reali situazioni fisiche del figlio, ma ha soltanto ricevuto<br />

una risposta che voleva essere tranquillizzante, ma che tale non era: ”Suo figlio sta bene”.<br />

A una sua successiva visita in carcere, lo ha trovato molto dimagrito, molto agitato e<br />

spaventato per quanto gli era successo e che lui ricordava in modo confuso.<br />

Il giorno 14 giugno, questo stesso giovane ha tentato di suicidarsi facendosi dei tagli<br />

su un braccio; portato in ospedale ha ricevuto numerosi punti di sutura, quindi ha fatto<br />

ritorno nella sua cella. Il giorno 17 ha messo in atto un secondo tentativo tagliandosi l’altro<br />

braccio; altri punti di sutura all’ospedale e questa volta colloquio con una psichiatra,<br />

poi nuovo ritorno in cella. La madre, ufficialmente sempre all’oscuro di tutto, ha avuto<br />

queste notizie da persone estranee al carcere.<br />

Recatasi nuovamente a visitare il figlio, lo ha trovato ulteriormente dimagrito (circa 10<br />

kg. complessivi), con un braccio gonfio, con la bocca storta e sotto l’effetto di psicofarmaci.<br />

A questo punto non si può proprio pretendere che la madre stia tranquilla.<br />

Io mi domando come la nostra “Giustizia” possa permettere che questi giovani, ammalati<br />

più nello spirito che nel corpo, siano lasciati privi di una assistenza specifica. Dove si<br />

è arenato quel bel progetto al quale lei stesso, Giudice Rodighiero aveva dedicato tanto<br />

tempo in seno alla consulta per le tossicodipendenze e che prevedeva una equipe sociosanitaria<br />

all’interno del carcere? Sono anni che invochiamo leggi appropriate per risolvere<br />

il cancro della droga, ma ancora non siamo riusciti ad ottenere un nulla di fatto. Le famiglie<br />

sono continuamente inascoltate e lasciate nel più completo abbandono e solo Dio sa<br />

quanti drammi si consumano nel silenzio e nello sconforto più profondo.<br />

Lo Stato impone ai genitori il risarcimento dei danni commessi dai figli, ma non provvede<br />

a soccorrere chi si rivolge a lui chiedendo un sacrosanto aiuto. Non è con l’indiffe-<br />

–85–


1987<br />

renza e l’abbandono che noi possiamo recuperare i tossicodipendenti, ma offrendo loro la<br />

possibilità di una cura e strutture adatte che li portino ad affrancarsi dalla schiavitù della<br />

droga. Oltre ad una loro risposta competente e chiarificatrice, mi auguro che esista da<br />

parte degli organi preposti alla soluzione di questo grave problema, una volontà d’impegno<br />

che veramente ci aiuti ad andare avanti nella nostra pesante battaglia quotidiana.<br />

Olga Dalla Valle<br />

Purtroppo questa storia si è conclusa, com’era prevedibile, in un’altra tragedia!<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 1 luglio 1987<br />

Ritorna il conflitto carcere – droga<br />

Drammatici interrogativi dopo il tentato suicidio di un giovane tossicodipendente<br />

“solo” dietro le sbarre - Quattro ragazzi stanno per essere “affidati” alle comunità<br />

Ma il ministero non fa decollare l’èquipe sociale a S. Pio X<br />

Sintesi: La notizia dell’imminente affidamento in prova di quattro tossicodipendenti vicentini e<br />

la lettera denuncia del Comitato di solidarietà delle famiglie ripropone la discussione del problema<br />

dei drogati in carcere.<br />

Da un lato il tentativo di socchiudere spiragli di “risalita” con l’attuazione della legge 633/86 che<br />

prevede l’uscita dal carcere di alcuni tossicodipendenti per i quali si fa garante il servizio sociale; dall’altro<br />

la storia di Lino, 23 anni, da otto schiavo della siringa, ripetute condanne per furti e guida<br />

senza patente, che ha tentato per due volte il suicidio in quest’ultimo mese e che non sembra reagire<br />

più né psicologicamente né fisicamente al degrado. La madre ha lanciato un ultimo disperato<br />

appello al Comitato vicentino perché si faccia portavoce della sua vicenda e soprattutto perché vengano<br />

chiarite le modalità con le quali suo figlio viene curato nel carcere di S. pio X. (…) “Sono andata<br />

a trovarlo – racconta la signora – l’ho trovato malissimo, abbattuto, deluso. Mi ha assicurato che<br />

non tenterà più di uccidersi, ma non so se credergli. Dopo la sua fuga da S. Patrignano è stato dentro<br />

e fuori dal carcere, davanti a sé ha un anno da scontare, ma così non può farcela. (…) Il direttore<br />

del carcere, pur cortesemente, mi ha detto che il ragazzo è maggiorenne e lui non era tenuto ad<br />

avvisare la famiglia. (…) Mi sono rivolta al Comitato perché ho trovato comprensione. (…) Mi dicono<br />

che è diventato violento, aggressivo, non lo riconosco più. Stare in carcere cosa può servirgli?”.<br />

Fin qui lo sfogo di una madre che si è vista rubare la vita del figlio dalla droga. Poi l’interrogativo<br />

del Comitato al giudice Rodighiero e al dott. Variati. (…) Dopo la recente visita a S. Patrignano<br />

l’Ulss n.8 sta rivedendo la mappa delle risposte locali alla tossicodipendenza per “aprire una nuova<br />

stagione di progettualità” .<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 7 luglio 1987<br />

Deceduto un altro giovane colpito da Aids<br />

Sono così salite a nove le vittime<br />

Martino aveva 25 anni, era figlio di una nostra volontaria, ed è stato la prima vittima dell’Aids<br />

tra le mamme del comitato. Tutte noi ci siamo strette a lei in un affettuoso e triste<br />

abbraccio; a lei, che tenera e coraggiosa, è stata per tutti chiara testimonianza di fede e<br />

amore materno. Al funerale non ha voluto il suono lugubre delle “campane a morto” ma<br />

i rintocchi solenni del “Gloria”. Anna Serra a fine cerimonia ha dedicato al giovane una<br />

sua poesia.<br />

–86–


1987<br />

✧<br />

Il Giornale - 19 agosto 1987<br />

Il leader radicale rispolvera una sua vecchia idea ed è subito polemica<br />

Pannella: per battere la droga bisogna venderla al supermercato<br />

“Solo in questo modo diminuirebbero mortalità e criminalità legate al consumo di stupefacenti”-<br />

Diffidenza tra politici: il Pci Trombadori e il Pli Costa i più negativi<br />

✧<br />

Il secco no di chi vuole liberarsi dalla morsa degli stupefacenti<br />

Dura replica da San Patrignano: Marco, diventi pericoloso, dimettiti<br />

Secondo Muccioli “ questa proposta è l’espressione più abbietta di sfruttamento”<br />

✧<br />

Sintesi di un articolo di Salvo Andò ne “Il Giorno” titolato<br />

Ecco a chi giova l’antiproibizionismo<br />

(…) Il promesso atteggiamento ostruzionistico con il quale si vuole ritardare alla camera il cammino<br />

del disegno di legge presentato dal governo da un anno non serve certo a migliorare la drammatica<br />

situazione della tossicodipendenza nel nostro paese, ma soltanto a far sopravvivere l’attuale legge,<br />

quella della modica quantità, che tanti guasti ha finora provocato. La legge vigente, la 685, si fonda<br />

tutta su una filosofia (quella di punire trafficanti e produttori, ma di chiudere gli occhi sul consumo)<br />

che oggi viene vivacemente contestata da tutti, in ogni paese. (…) Si è fatta una campagna<br />

ingiusta contro di noi (psi) e contro una proposta di legge, gratuitamente presentata come forcaiola.<br />

E ciò solo perché abbiamo detto che gli attuali presidi legislativi, che i nostri avversari difendono,<br />

hanno portato alla tossicodipendenza di massa.<br />

La “repressiva” proposta di legge del governo prevede per chi è consumatore di droga, e null’altro, il<br />

ritiro della patente e altre sanzioni amministrative dello stesso tenore. (…)<br />

Non è la vittima della droga che sta a cuore a chi ci contesta, ma è il consumatore. Soprattutto sta<br />

a cuore quella libertà di droga, che la legge in discussione in parlamento spazza via dal nostro ordinamento.<br />

Non sono i drogati di strada che stanno a cuore agli antiproibizionisti e amici della modica<br />

quantità (perché costoro certo non temono il ritiro della patente), ma i drogati per bene (quelli<br />

che magari non entrano nelle statistiche dei consumatori di droga), che certo sono preoccupati del<br />

fatto di potere essere coinvolti in un in un processo penale, di dovere subire una censura sociale. E<br />

costoro sono tanti. Essi danno un contributo rilevantissimo all’incremento dei traffici di droga e ai<br />

profitti dei narcotrafficanti.<br />

Far carico ai drogati di strada dei problemi di chi si droga (e sa come disintossicarsi) senza ricorrere<br />

allo scippo o alla rapina può costituire un’operazione politicamente accorta, ma moralmente abbietta.<br />

(…) Non si capisce proprio perché per difendere gli uni e gli altri bisogna esporre la libertà di<br />

tutti ad un rischio così grande, come quello costituito dal commercio e dal consumo di droga.<br />

✧<br />

Il Giornale - 23 agosto 1987<br />

Medici, operatori, genitori e docenti intervengono sulla proposta radicale<br />

Vicenza dice no alla droga di Stato<br />

“Non si combatte così lo spaccio, anzi nascerebbero nuovi mercati”<br />

“Il bene del tossicodipendente non è assecondarlo nella sua rovina”<br />

Il Comitato delle famiglie lotta per la prevenzione<br />

–87–


1987<br />

Mia risposta alla domanda di una cronista del Giornale di Vicenza sulla polemica “<strong>Droga</strong><br />

libera”:<br />

“La sera di martedì scorso ho ascoltato la trasmissione “Faccia a faccia” su Raidue e ne<br />

sono rimasta stordita. Un vivo senso di nausea mi ha preso allo stomaco, come quando si<br />

sente l’avvicinarsi di una disgrazia.<br />

Non desidero accanirmi contro Pannella pur considerando la pericolosità e l’assurdità<br />

di quello che va proponendo. Spero invece che in questo modo si possa ottenere l’effetto<br />

contrario, dando così l’avvio a un impegno proficuo da parte dei politici sonnacchiosi. Tutti<br />

conoscono l’istrionismo del leader radicale e la capacità con cui porta avanti le sue idee,<br />

ma prima di parlare di liberalizzazione della droga dovrebbe vivere per qualche settimana<br />

in casa di chi questa tragedia la vive.<br />

È vero che per procurarsi la famigerata “dose” i tossicodipendenti commettono reati,<br />

muoiono di overdose, possono contrarre l’Aids, arricchiscono gli spacciatori, ma è anche<br />

vero che tutto questo continuerebbe comunque a succedere. Il classico esempio è quanto è<br />

avvenuto con la liberalizzazione dell’aborto; chi vuole abortire senza farlo sapere, se ha<br />

denaro, si rivolge a una clinica privata, magari all’estero.<br />

In questa bella Italia si continua a medicare le ferite, non si insegna ad evitarle.<br />

Educazione sessuale, educazione alla salute, educazione civica, ecco quello che occorre.<br />

La liberalizzazione delle droghe non è il toccasana, così come non lo è stato la fine del<br />

proibizionismo per il problema dell’alcolismo.<br />

Basta dare un’occhiata alle statistiche”.<br />

Risposta ad una lettera di un lettore de - Il Giornale - 30 agosto 1987<br />

Non basta il pianto<br />

Caro direttore,<br />

ho letto la lettera dell’avvocato Salvatore d’Anna che si riferiva al recente dibattito circa la<br />

libera vendita degli stupefacenti; in risposta a detta lettera desidero esprimere alcune mie<br />

considerazioni.<br />

La più completa definizione della libertà, per l’avvocato è: ”La mia libertà termina dove<br />

comincia la tua”. Personalmente non condivido questo concetto, perché sono convinta<br />

che: ”La mia libertà termina dove sconfina la tua”. Possiamo entrambi essere liberi se ci<br />

rispettiamo a vicenda.<br />

Non si può negare che il “drogato” disturba e danneggia e che “con il suo vizio alimenta<br />

tutti i delitti della più spietata delinquenza”; non concordo però con l’affermazione<br />

secondo la quale: “I drogati, prima di ridursi nel loro stato incivile ed animalesco erano<br />

nella più completa padronanza di sé stessi e, con tutto ciò, volontariamente e liberamente<br />

hanno scelto tale tortuosa e fatale strada” ecc. ecc.<br />

Lasciando da parte scontate considerazioni di carattere psicologico, desidero evidenziare<br />

come non sia così difficile cadere nella “tortuosa strada della droga”.<br />

Tra i miei ricordi di ragazzina è ancora vivo quello di molti miei coetanei che, per imitare<br />

gli adulti, fumavano sigarette costruite con il tabacco delle “cicche” trovate un po’<br />

–88–


1987<br />

ovunque o con foglie secche di vite o di granoturco o altro. Per fare questo si riunivano a<br />

gruppetti - magari negli scantinati – lontano dagli sguardi indiscreti e, con aria da cospiratori,<br />

si passavano la sigaretta l’un l’altro assaporando il sottile piacere di compiere un’azione<br />

proibita che, se scoperta, sarebbe stata punita a suon di ceffoni.<br />

Ora, alla soglia del duemila, dopo straordinarie invenzioni e scoperte, nonostante l’ostentazione<br />

dell’anticonformismo e la caduta di valori e ideali, gli adolescenti sono pur sempre<br />

tali, con le aspirazioni, le contraddizioni, le incertezze e le frustrazioni tipiche dell’età.<br />

Il sapere valutare più o meno i reali pericoli a cui si espongono fa parte del grado di maturità<br />

di ogni singolo individuo. Perciò se ci sarà quello che prudentemente sfuggirà il rischio,<br />

ci sarà anche quello che lo affronterà per dimostrare a se stesso e agli altri coraggio.<br />

Oggi, i ragazzini hanno conservato il medesimo rituale dell’iniziazione al fumo, ma ad<br />

esso hanno aggiunto sostanze stupefacenti cosiddette leggere, le quali, oltre che alterare la<br />

psiche di chi ne fa uso, lo mette anche pericolosamente a contatto con il mondo della<br />

droga. Poi, per molti, passare dallo spinello al buco è solo questione di tempo. A questo<br />

punto non si può affermare che il “drogato”, prima di divenire tale era nella più completa<br />

padronanza di se stesso; l’età medesima comprova il contrario.<br />

Concordo invece con l’avvocato d’Anna, quando afferma che “è umano e doveroso<br />

soccorrere chi ha sbagliato, ma è delitto contro tutta la società continuare a permettere ai<br />

tossicodipendenti” (e qui modifico la frase sempre rivolta ai danni procurati e mai alla persona),<br />

di perseverare in un vizio che li abbruttisce togliendo loro dignità, onestà e salute.<br />

La pietà nuoce al drogato, la comprensione al contrario lo può aiutare. Arrivati a questa<br />

conclusione è nostro diritto e dovere chiedere al governo un impegno costruttivo per risolvere<br />

questo grave problema.<br />

Occorrono leggi e strutture appropriate: quelle esistenti sono carenti e rendono difficoltoso<br />

al tossicodipendente l’inserimento in comunità terapeutiche. Inoltre bisogna arrivare<br />

alla cura coatta per gli “irriducibili”; ad esserne convinti sono i genitori medesimi che<br />

da anni combattono per questo, scontrandosi sempre contro un muro di incomprensioni<br />

e di chiusura. Purtroppo soltanto l’on. Pannella con le sue bislacche e pericolose idee, riesce<br />

a smuovere la staticità di una situazione che si prolunga ormai da troppo tempo.<br />

Il dolore e il pianto di chi vive questo dramma non bastano.<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il Giornale - 12 settembre 1987<br />

E nell’aiuola in piazza Scala i radicali piantano marijuana<br />

Il senatore Corleone ha poi distribuito ai passanti foglioline di “erba” per sostenere la<br />

campagna in favore della droga libera – I poliziotti hanno ignorato la sceneggiata<br />

–89–


1987<br />

Lettera inviata al Senato della Repubblica, al Sindaco e al Vescovo di Vicenza, ai partiti, ai<br />

sindacati, alla stampa cittadina e nazionale.<br />

Indignati dalla proposta del partito radicale di liberalizzare le droghe e offesi dal comportamento<br />

provocatorio del senatore Franco Corleone che ha pubblicamente incoraggiato i<br />

passanti all’uso di sostanze stupefacenti, il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti<br />

di Vicenza, ha inoltrato alla Pretura di Milano una denuncia nei confronti<br />

di detto senatore che, in una foto pubblicata da “Il Giornale”, viene ritratto sorridente<br />

e con l’aria più naturale di questo mondo come conviene ad una autorità, quando nella<br />

“Festa degli alberi” interra una pianta per dare ai giovanissimi un esempio di come si deve<br />

amare e rispettare la natura; solo che la pianta in questione era marijuana! Questo comportamento<br />

irresponsabile amareggia ed esaspera profondamente tutti coloro che ancora<br />

soffrono a causa della droga e maggiormente quelli che tra di loro hanno perso dei propri<br />

cari. Se lo Stato, per ragioni incomprensibili, ancora esita a prendere adeguate misure per<br />

combattere questa piaga, impedisca almeno buffonesche esibizioni da parte di chi non<br />

esita a giocare senza scrupoli sulla pelle altrui, pur di ingrossare le file del proprio partito.<br />

La presidente del Comitato di solidarietà di Vicenza, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Lettera del Vescovo di Vicenza mons. Arnoldo Onisto datata 12 ottobre 1987:<br />

Ho ricevuto le vostre lettere del 18 e 21 settembre u.s. e mi sento di condividere la posizione<br />

da voi assunta, di fronte all’irresponsabile comportamento del sen. Franco Corleone<br />

e alla proposta di liberalizzazione della droga, portata avanti dal partito radicale.<br />

Questo vostro intervento mi offre l’occasione per una riflessione sull’argomento, purtroppo<br />

ancora lontano da una giusta soluzione. Si tratta certamente di un problema ampio e<br />

complesso. Ampio perché è in esso implicato un numero assai considerevole di giovani e<br />

di loro famiglie; complesso perché tocca aspetti psicologici, sociali, sanitari, economici e<br />

giuridici di questa nostra società.<br />

C’è anche, e non ultimo, un aspetto morale e pastorale, sul quale - come Vescovo - sento<br />

il dovere di soffermarmi, per esprimere una decisa condanna contro qualsiasi atto inteso a<br />

deteriorare la civile convivenza e a mortificare le persone, soprattutto le più deboli.<br />

È chiaro che alla radice del problema sta un profondo disagio, che attraversa oggi il<br />

mondo giovanile. Un disagio che può esprimersi in varie forme: quella della droga è certamente<br />

tra le più deleterie.<br />

Altra preoccupazione che, come pastore, io sento, è che la ventilata riforma della legge<br />

abbia a segnare un ritorno alla precedente penalizzazione, per cui a pagare sarebbero ancora<br />

una volta i più piccoli spacciatori – consumatori, mentre i grandi trafficanti sarebbero<br />

in grado di ottenere un trattamento di tutto favore.<br />

A mio giudizio occorre oggi far fronte al problema con una legge che sappia andare al<br />

di là dell’urgenza di un tamponamento parziale, occorrono strumenti, anche legislativi,<br />

capaci di ricreare i veri valori morali e sociali. Ad essere chiamate in causa allora, sono tutte<br />

le forze presenti nella nostra società: dai politici ai semplici cittadini, dai sindacati agli operatori<br />

dei servizi pubblici, ecc.<br />

–90–


1987<br />

Un ruolo non meno importante lo possono e devono avere le nostre comunità cristiane.<br />

Non soltanto per favorire l’inserimento nel contesto sociale dei giovani, che hanno<br />

fatto esperienza di droga e che ora hanno la volontà si uscire dal tunnel; ma anche per<br />

mettere in atto iniziative tendenti ad una sana educazione e formazione dei giovani, oltre<br />

che strategie di prevenzione nei loro confronti.<br />

Pertanto ho accolto con favore la vostra richiesta di un comitato diocesano per i problemi<br />

della tossicodipendenza, e ho già dato disposizione alla Caritas diocesana, perché ne<br />

curi la istituzione e il successivo funzionamento.<br />

Nella speranza di buoni frutti, per i giovani e le famiglie, vi saluto distintamente e vi<br />

benedico.<br />

✧<br />

Il Giornale di Montanelli - 22 settembre 1987<br />

Lettera di Franco Granone Neuropsichiatria dell’Università di Torino<br />

Caro direttore,<br />

da vari giorni è alla ribalta l’argomento della droga, sulla cui liberalizzazione sono stati<br />

espressi pareri contrastanti. Sul suo uso controllato dagli Enti, ha dato parere favorevole,<br />

in passato, il ministro della Sanità on. Altissimo; la liberalizzazione è stata ventilata dal<br />

prof. Vattimo, propugnata dall’on. Pannella, sconsigliata dall’on. Zanone, da vari dirigenti<br />

di comunità terapeutiche e da alcuni stessi drogati.<br />

Il mio parere è contrario alla liberalizzazione, avendolo desunto dalla pratica clinica e<br />

dalla direzione del “<strong>Centro</strong> di medicina sociale per la cura delle tossicosi da sostanze psicoattive<br />

e dell’alcolismo”, annesso all’ospedale di Vercelli, prima ancora della legge n. 685<br />

del dicembre 1975; con possibilità, quindi, di confronto sulle tossicodipendenze, prima e<br />

dopo la legge.<br />

Mi permetto di sintetizzare i motivi che mi hanno portato a tale personale convinzione,<br />

nella speranza che la loro divulgazione possa servire a qualche cosa.<br />

1 - Il mercato libero della droga creerebbe una frangia di umanità che si auto - eliminerebbe<br />

rapidamente. Se noi chiudiamo in una stanza un tossicomane con un certo<br />

quantitativo di eroina, dopo poco tempo la droga avrà ucciso l’uomo. Ciò può forse<br />

rappresentare un ideale socio-politico; ma non può essere accettato da un medico che<br />

ha messo l’ideale della vita nell’assistenza del malato e non nella sua eliminazione.<br />

2 - Ci risulta che l’uso controllato della droga non ha salvato i tossicomani dalle lusinghe<br />

del mercato nero; che di poco si è ridotto, persistendo (come continua con il metadone<br />

somministrato dai Centri), e la criminalità connessa alla tossicodipendenza si è<br />

attenuata ben di poco.<br />

Inoltre riteniamo che in nessun modo si possa considerare “terapeutica” la somministrazione<br />

di stupefacenti<br />

Con motivazione anticriminale. A parte che non si commettono delitti solo per procurarsi<br />

la droga, ma anchesotto l’effetto di essa.<br />

3 - I sostenitori della liberalizzazione ritengono che il drogato faccia sempre una scelta ben<br />

motivata, che va rispettata e i suoi diritti non devono essere lesi da coloro che voglio-<br />

–91–


1987<br />

no imporre la loro idea di bene. Innanzitutto, quindi, si deve sentire le loro voce. Io<br />

l’ho ascoltata e molti tossicomani mi hanno detto di avere scelto deliberatamente la<br />

morte. Non crediamo che lo scrupolo filosofico di salvaguardare la libertà individuale<br />

possa arrivare a sancire tali estreme conseguenze mortali. La libertà di drogarsi, più<br />

che l’esercizio di un diritto, ci appare come la rinuncia ai propri diritti, e in alcuni soggetti<br />

con personalità deteriorata, o minorenni, non esiste neppure quella “libertà d’intendere<br />

e di volere” per ritenere giuridicamente valide le loro azioni.<br />

4-Ipropugnatori della liberalizzazione ritengono che, oltre a cessare la criminalità congiunta<br />

alla proibizione, le “nuove” generazioni (perché le attuali si eliminerebbero da<br />

sole), trovandosi di fronte ad una possibilità non più tabù e demitizzata, senza l’incitamento<br />

e la curiosità della proibizione, sarebbero meno spinti a drogarsi. Però è da<br />

dimostrare che la facilità a procurarsi la droga possa senz’altro favorirne l’astinenza e<br />

non il suo uso.<br />

Non si tratta di liberalizzare questa o quella droga, ma di liberare l’uomo dalla schiavitù<br />

di esse, usando anche metodiche simil-ipnotiche e incrementando ideali da vivere<br />

in piena libertà. La liberalizzazione non ha nessun significato educativo, neppure se<br />

effettuata per le sole droghe minori; che non creano assuefazioni finché non se ne<br />

abusa, e facilitano ideali effimeri di benessere artificiale, con disimpegno dal lavoro,<br />

disaffettività, annichilimento rinunciatario in un mondo … pieno di fumo.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 30 settembre 1987<br />

Muore per overdose nella sua auto<br />

Qualche anno fa sembrava essere uscito dal tunnel della droga - Aveva 26 anni<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 4 ottobre 1987<br />

Muore a 29 anni per un’overdose di eroina<br />

Sgomento nella città, è la quarta vittima dall’inizio dell’anno<br />

✧<br />

La Repubblica - 25 ottobre 1987<br />

Il vicesegretario dell’Onu spiega perché quest’anno sarà superato ogni record di morte.<br />

Le vittime sono già raddoppiate rispetto al 1986.<br />

Quelle trecentottanta vite mancate<br />

L’accusa di Di Gennaro “Lo Stato ha rinunciato alla lotta alla droga”<br />

Di Giuseppe d’Avanzo - Roma – Daniele Leandri aveva un viso affilato, un’espressione inquieta,<br />

i capelli scarruffati, “Scusa i mancati giorni” è il libro che raccoglie oggi il suo diario, un’ordinaria storia<br />

di morte per droga che si consuma in una famiglia qualsiasi, in una qualsiasi scuola, nella camerata<br />

di una caserma, tra gli amici, senza amore, senza lavoro.<br />

Nel gennaio di due anni fa Daniele scrive sulle pagine bianche di una vecchia agenda: “Domani l’alba<br />

ucciderà la mia anima, mi alzerò in volo da solo, alla disperata ricerca di me stesso”. Si presenta al<br />

centro di assistenza ai tossicodipendenti di Rivoli, paese della cintura torinese. Una piccola stanza,<br />

pareti bianche e azzurre, un tavolo in ferro, scaffali grigi. Daniele racconta la sua tragedia. Conclude:<br />

“voglio guarire”. Torna in quel centro quattro volte. La notte del 22 gennaio è fredda a Rivoli, meno<br />

–92–


1987<br />

2,8 gradi. Via Moncenisio è in leggera salita, terra battuta e ciottoli, stretta tra un muricciolo che<br />

nasconde orti e giardini. A pochi metri da casa, Paola Leandri, in un piccolo slargo, vede un’ombra e,<br />

più vicino, s’accorge che è un corpo, un povero corpo raggomitolato. È Daniele. Lo scuote, ne raccoglie<br />

un rantolo soffocato. Daniele morirà quella notte ucciso dal cockail di alcool e sonniferi che aveva<br />

buttato giù.<br />

Titolo a tre colonne in cronaca cittadina: “Ancora un morto per droga, è il terzo in venti giorni. È<br />

Daniele Leandri, 23 anni, senza lavoro”. Due giorni dopo, la madre dirà al cronista dietro al feretro<br />

del suo ragazzo:” se si è drogato, se è morto, la colpa è di molti. Nessuno lo ha aiutato”.<br />

Daniele Leandri fu, nella fredda e notarile conta dei morti, uno dei 256 del 1983. sembrò, quello,<br />

l’anno peggiore. Ma il peggio non era ancora venuto. Venne l’84 con le sue 294 vittime. Il picco più<br />

alto. Una strage. E invece quel picco è stato ancora superato. Il vicinale ha diffuso ieri le cifre dei primi<br />

dieci mesi di quest’anno. Sono 356 i morti per droga, oltre il nero tetto di tre anni fa, quasi il doppio<br />

dello scorso anno quando furono 191. Perché la morte per droga invece di ristringere il suo dominio,<br />

lo sta allargando? Giuseppe Di Gennaro è vicesegretario dell’Onu. La sua battaglia ha un solo<br />

obiettivo: riconvertire le colture di coca, oppio e cannabis nei paesi produttori…….Alla domanda: -<br />

perché si muore di più – risponde:” due anni fa fui invitato a Venezia ad un convegno organizzato<br />

dalla presidenza del consiglio. Tutto il convegno ruotava intorno alla conclusione di una ricerca che<br />

può essere sintetizzata così: i drogati hanno imparato a drogarsi. Rimasi scandalizzato, senza parole,<br />

senza argomenti. Più il convegno andava avanti e più veniva alla luce quella che mi parve la posizione<br />

ufficiale del governo: se i drogati hanno imparato a drogarsi, se si può vivere con la droga, allora<br />

siamo già oltre il problema. Nacque lì a Venezia, quella che io chiamo la cultura della compatibilità.<br />

Rimasi allibito. Chiesi la parola per dire tutta la mia indignazione. Dissi che era molto grave che un<br />

convegno così ufficiale e governativo si concludesse in quel modo, con quello slogan, con quel messaggio.<br />

perché era foriero di tempi bui, di tempi di morte. Perché significava smobilitare quel sistema<br />

di contenimento del controllo pubblico che pure era stato messo in piedi. Fu una previsione fin troppo<br />

facile e dolorosa. La cultura della compatibilità ha avuto fortuna, il suo assurdo assunto – si può<br />

vivere con la droga – è stato ripetuto ossessivamente lasciando quei pochi che hanno resistito da soli<br />

in trincea, come spettatori sgomenti.”<br />

“Il fatto è – sostiene Di Gennaro – che in questi anni si è abbassata la soglia d’allarme che aveva destato<br />

molte coscienze. Una svolta che ha provocato l’abbandono dei tossicodipendenti. Abbandono<br />

soprattutto da parte di coloro che dovevano far rispettare una legge che può essere sempre migliorata,<br />

ma che qualcosa già permetteva di fare. Io dico che molti giudici andrebbero denunciati per omissione<br />

di atti d’ufficio. La legge infatti non prevede misure penali, è vero, ma prevede provvedimenti<br />

efficaci di controllo del fenomeno. E invece i magistrati non fanno altro che lavarsi le mani, come<br />

Pilato, le mani rispedendo sulla strada il tossicodipendente. E allora non bisogna chiedere a me perché<br />

i morti aumentano.”…. [ Dopo avere riportato l’intervento di Vincenzo Muccioli in linea con<br />

Di Gennaro, Giuseppe D’Avanzo conclude il suo articolo con una riflessione su Daniele ]:<br />

.Anche Daniele Leandri si sentì solo, abbandonato da tutti “ in una solitudine – scrisse – che mi sta<br />

uccidendo poco a poco”. E annotò:” forse ricomincerò a bucarmi, ad entrare ancora una volta nel<br />

buco nero fino alla catastrofe”. I suoi sono “giorni mancati” come i giorni dei 380 che dall’inizio dell’anno<br />

ad oggi sono morti di droga.<br />

✧<br />

Lettera di Anna Serra, vicepresidente del comitato, inviata a Il Giornale di Vicenza e pubblicata<br />

il 29 ottobre ‘87<br />

Quella pianta di marijuana del sen. Corleone<br />

Egregio direttore,<br />

è recente la notizia che il senatore Corleone, del partito Radicale, ha interrato una bella<br />

–93–


1987<br />

pianta di marijuana nell’aiuola di Piazza della Scala a Milano e ne ha offerto le tenere<br />

foglioline ai passanti, maggiorenni e minorenni senza distinzione, per nulla preoccupato<br />

di alimentare una suggestione abbastanza pericolosa senza che ci sia bisogno di aggiungere<br />

olio al fuoco. Credo che solo il timore di ottenere l’effetto contrario alla sua intenzione,<br />

quella di sostenere la richiesta di Pannella di liberalizzare la droga, l’abbia trattenuto<br />

dall’offrire addirittura siringhe già preparate con una dose di eroina o altra sostanza<br />

“pesante”.<br />

Così, “ce risemo e ce rifamo”, per dirla in romanesco: un’altro personaggio della politica<br />

italiana, addirittura un senatore, si è esibito in una offensiva sceneggiata in pubblico<br />

senza che nessuno abbia mosso un dito. La domanda che mi viene spontanea è: cosa sarebbe<br />

accaduto se, invece del senatore a esibirsi fosse stato un ragazzo “fuori di testa”? Durante<br />

l’estemporaneo show, io penso che almeno uno dei tanti genitori di tossicodipendenti<br />

milanesi deve pur essere passato per Piazza della Scala, ma niente, nessuna reazione; è con<br />

amarezza che mi rendo conto di quanto sia più facile comprare moto e Timberland, che<br />

mollare magari un ceffone a chi li incoraggia a drogarsi. Anche qui, quanto dobbiamo<br />

imparare dai nostri fratelli minori, gli animali, che sono pronti a dare e togliere la vita per<br />

difendere i loro cuccioli!<br />

Ricordo che tante volte, anche in un recente passato, avrei voluto essere una tigre per<br />

strappare a unghiate il cuore dal petto di almeno uno dei “mercante di morte”, pur sapendo<br />

che avrei aperto una vuota cavità; purtroppo, però, di quel magnifico animale, io, non<br />

ho nulla. Sono certa che il senatore Corleone sapeva di non correre alcun rischio esibendosi<br />

a distribuire marijuana in piazza, perché di madri tigre, specie in questo nostro asettico<br />

nord non ce ne sono più. Forse, sarebbe andata diversamente per lui in qualche popolare<br />

e popoloso quartiere di Napoli, per esempio.<br />

Se il senatore radicale ha voluto magari, con il suo gesto, cominciare ad accaparrarsi i<br />

voti dei giovanissimi che saranno in età di votare la prossima volta, ha perso il suo tempo:<br />

infatti, se la legge invocata dal partito radicale passasse, moltissimi dei futuri elettori sarebbero<br />

già così confusi e ottenebrati dall’uso delle varie droghe “libere” che si dimenticherebbero<br />

di andare a votare. Gli unici voti che il senatore Corleone avrebbe in più, sarebbero<br />

di coloro che hanno tutto l’interesse a che la droga venga liberalizzata, anche senza<br />

esserne consumatori. Non certo chi, a causa di essa, ha perso perfino ciò che di più caro<br />

aveva al mondo: un figlio.<br />

✧<br />

Il Giornale - 13 dicembre 1987<br />

Condannato a morte<br />

Caro direttore,<br />

la lettera che segue è stata inviata al tribunale di Caltanissetta dalla mamma di Martino, che<br />

nonostante la morte del figlio, continua con noi la lotta contro la droga. Il suo contenuto è così<br />

toccante che, per desiderio di noi genitori, l’abbiamo inviata a personalità politiche ed ecclesiastiche<br />

e alla stampa.<br />

–94–


1987<br />

Egregi signori,<br />

vi prego di dare in mano questa lettera alla persona competente che si occupa del caso Sergio<br />

Corrieri, anni 30, di Palermo, momentaneamente rinchiuso nell’Istituto di pena di S.<br />

Cataldo.<br />

Io sono una madre che ha perso suo figlio colpito da Aids. Leggendo la notizia di Sergio<br />

ho sentito la necessità di scrivervi. Sergio ha senz’altro le sue colpe, e come sano, avrebbe<br />

dovuto rispondere dei suoi sbagli, però oggi, è gravemente malato ed è già condannato<br />

a morte; neanche una grazia lo può salvare.<br />

Vi prego di lasciare la Giustizia da parte e farvi guidare da un sentimento di umanità;<br />

non potrà più fare del male a nessuno e se ha una famiglia che non lo rifiuta, dategli la<br />

possibilità di sentirsi curato con amore e calore. La fine è atroce, e Sergio sa che per lui<br />

non c’è più scampo. Però, se ci sarà qualcuno che gli tende una mano per fare qualche passetto<br />

in casa, finché può, che lo asciuga e lo cambia dopo le terribili sudate (cambiavo mio<br />

figlio anche quattro volte alla notte, e non solo il pigiama, ma anche le lenzuola), sarà per<br />

lui come un piccolo raggio di sole. Arriverà il momento in cui potrà mandare giù solo cibi<br />

liquidi, e verrà anche il momento che diventerà incontinente e dovrà essere cambiato<br />

come un bambino piccolo. In questi momenti gli auguro che abbia una mamma misericordiosa<br />

accanto. Dato che diventerà sempre più debole e magro, avrà bisogno di un<br />

cuscino speciale contro le piaghe; la coperta dovrà essere sollevata perché si manifesteranno<br />

atroci dolori nelle gambe e nei piedi.<br />

Sergio forse non avrà più otto mesi da vivere; il resto della sua pena. Io ringrazio Dio<br />

ogni giorno per aver potuto, anche se solo con piccoli aiuti, stare vicina a mio figlio fino<br />

alla spaventosa fine. Ora pregherò anche per Sergio, affinché Dio lo chiami presto lì, dove<br />

sarà consolato. Edith<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 5 dicembre 1987<br />

A 23 anni muore per overdose in uno squallido prato<br />

Gli agenti lo hanno trovato quasi inginocchiato<br />

(…) Una morte atroce, violenta. Senza che nessuno abbia potuto raccogliere un suo lamento. L’ennesima<br />

vittima dell’eroina è morta così l’altra notte, in un prato abbandonato in fondo a viale Torino.<br />

(…) Gli agenti della questura lo hanno trovato ginocchioni, con la schiena in aria, già irrigidito<br />

dalla morte, con la faccia insanguinata: “Una morte orrenda” è stato il loro commento. (…) Ieri<br />

mattina accanto al suo corpo senza vita, sul muretto che divide il prato delle Ferrovie e Tramvie<br />

Vicentine, c’erano tutti gli “strumenti”. Una siringa sporca di sangue, un limone spremuto, il fondo<br />

annerito di un barattolo di “Fanta”, servito per sciogliere l’eroina. In tasca gli è stato trovato un involtino<br />

di stagnola con un’altra dose. (…) La manica destra del giubbotto era ancora rialzata. Con ogni<br />

probabilità, dopo essersi “fatto”, è rimasto seduto sul muretto, le spalle alla rete, solo il tempo che<br />

l’overdose facesse il suo effetto, quindi si è prostrato in avanti. Così l’hanno trovato ieri mattina alle<br />

nove. (…)<br />

Una vita spezzata dall’eroina in una fredda notte di dicembre a cinquanta metri da una via centrale<br />

della città.<br />

–95–


1987<br />

–96–


1987<br />

Lettera di Anna Serra a: Il Giornale di Vicenza pubblicata il 16 dicembre 1987<br />

Un altro giovane è morto<br />

Egregio direttore,<br />

è ormai difficile fare delle considerazioni in morte dell’ennesima vittima per droga: infatti,<br />

che dire che non sia stato detto? I giovani che hanno cominciato questo tremendo<br />

gioco, tanto più grande di loro, quando ancora non erano che degli sprovveduti ed incauti<br />

ragazzi, senza che nessuno muovesse praticamente un dito, all’infuori forse dei genitori,<br />

come se la cosa riguardasse solo loro e non tutti noi, oggi, questi giovani stanno cadendo<br />

come le mosche di overdose e di Aids.<br />

Questi tossicodipendenti sono definiti “gli storici”, perché non hanno mai smesso di<br />

bucarsi, salvo, magari per brevi periodi, quando hanno tentato tardive terapie; ma non si<br />

illudano i “nuovi”, perché sono destinati ad arrivare prima o poi allo stesso traguardo, se<br />

non si fermeranno in tempo.<br />

Mi si rimprovera spesso di non essere “diplomatica”: no, non lo sono e mi rifiuto di<br />

esserlo davanti alla morte, sarebbe come uccidere chi è già morto, anche se chi si droga<br />

muore cento, mille volte, ad ogni buco, ad ogni pasticca di psicofarmaco e di antidolorifico<br />

con cui si imbottisce e che trova con troppa facilità, e troppo spesso gli viene dato<br />

come unico rimedio al suo dramma. E muore un poco alla volta chi chiede aiuto invano.<br />

Questi sciagurati, trovano una sola figura davvero sollecita, addirittura premurosa nel<br />

prevenire i loro desideri; è lo spacciatore, che sorpassa tutti sul tempo, da sempre. Ed è<br />

con amara ironia che invito gli operatori e le strutture per td. a prendere lezioni di rapido<br />

intervento da lui. È bene che la gente sappia quanto sia più facile, in tutti i sensi, continuare<br />

a drogarsi che smettere di farlo; è bene che sappia anche che, se qualcuno si dà da<br />

fare per aiutare davvero i tossicodipendenti, in un modo o in un altro, gli verranno messi<br />

i bastoni fra le ruote, quando meno se lo aspetta.<br />

Inoltre, troppi genitori tacciono, si rassegnano, consumano il loro dolore in un silenzio<br />

che non è affatto “d’oro”. Ricordatevi, care mamme e papà, che non basta piangere,<br />

disperarsi, che non basta, morendo d’angoscia, sbattere i figli in strada, come viene spesso<br />

consigliato, perché si salvino “toccando il fondo”: carceri e cimiteri sono pieni di ragazzi<br />

che l’hanno toccato.<br />

Bisogna essere invece tutti uniti e solidali per combattere per loro e per noi stessi, con<br />

le unghie e con i denti, per chiedere che lo Stato per primo e le strutture preposte alla cura<br />

e alla riabilitazione dei tossicodipendenti facciano il loro dovere che è quello di salvare ad<br />

ogni costo il bene primario dell’uomo: la sua vita. E se per fare questo occorresse ricorrere<br />

alla forza e ai metodi coercitivi, lo si faccia e non si esiti più in nome del solito malinteso<br />

rispetto per la libertà della persona.<br />

Se non ricorreremo a tutto il nostro amore di madri e di padri, che non va inteso come<br />

debolezza, agendo in questo senso, se ci rassegneremo alla distruzione dei nostri figli come<br />

ad un fatto scontato, inevitabile, un giorno si dirà di noi che siamo stati dei vigliacchi.<br />

Intanto ti diciamo addio, Marco, anche tu morto di libertà, di indifferenza, di burocrazia.<br />

Per quanto tempo ancora staremo a guardare? E a chi tocca la prossima volta?<br />

–97–


1987<br />

Dalla rivista “Grazia” - Fine 1987<br />

<strong>Droga</strong>: libertà di morire?<br />

Sintesi da un articolo di: Remo Binosi<br />

Nei quartieri più poveri di Palermo si bucano bambini fra i dieci e i quattordici anni. La droga la<br />

trovano sulla strada, fornita da altri baby – spacciatori schiavizzati, sfruttati e controllati con la stessa<br />

micidiale sostanza dalla malavita. A Ponte Chiasso, la Guardia di Finanza ha scoperto su un treno<br />

figurine adesive impregnate di Lsd, pronte per finire sul mercato ed essere distribuite magari davanti<br />

alle scuole. Nei vicoli di Napoli intanto, è già stato segnalato l’arrivo della crack, la nuova terribile<br />

sostanza ricavata dalla cocaina che, fumata in speciali pipe, arriva al cervello in dieci secondi provocando<br />

danni gravissimi. Secondo la cifra diffusa dall’Ufficio Centrale Antidroga della Criminalpol,<br />

i morti per droga in Italia dall’inizio dell’anno al 21 agosto sono 286, in maggioranza giovani<br />

sotto i trent’anni, 119 in più rispetto allo stesso periodo del 1986. a rendere ancora più inquietante<br />

il dato, l’avvertimento degli esperti: la cifra non è che la punta dell’iceberg e il numero delle vittime<br />

degli stupefacenti è sicuramente molto più alto. Casi di embolia gassosa, epatiti virali, implacabili<br />

malattie contratte il seguito a un “buco” con siringa infetta, incidenti automobilistici collegati indirettamente<br />

all’uso di droga, porterebbero ad oltre novecento il numero dei decessi “da tossicodipendenza”.<br />

Chi pensava che il fenomeno droga fosse in calo arginato dall’incombenza dell’Aids e dai provvedimenti<br />

presi negli scorsi anni (l’introduzione del metadone, per esempio, somministrato come trattamento<br />

di disintossicazione in vigore dal 1980), deve purtroppo ricredersi: la tragedia continua. E<br />

forse mai come in questo periodo, nonostante l’intensificarsi costante della lotta alla droga in ogni<br />

paese, è stato tanto florido il folle movimento che tiene vivo a livello mondiale il micidiale mercato.<br />

Il più colossale business internazionale del secolo (un grammo di eroina pura vale tre milioni; tra eroina,<br />

cocaina e droghe leggere solo nel nostro Paese il giro “d’affari” supera i ventisettemila miliardi<br />

netti all’anno), continua a pagare il costante potenziamento delle organizzazioni criminali che fanno<br />

girare la droga in tutto il mondo. (…) La “piovra” cresce e allunga i suoi tentacoli. (…) Secondo un<br />

dato rivelato dagli americani, solo il 15 per cento della droga immessa sul mercato viene sequestrata.<br />

Il rimanente 85 per cento arriva puntuale ai suoi tragici appuntamenti. (…) Vertiginoso poi, il<br />

costo sociale della diffusione degli stupefacenti. Sconvolti dal progressivo decadimento della coscienza<br />

indotto dall’uso di eroina, dominati dall’unico pensiero di procurarsi la sostanza di cui hanno<br />

bisogno, i tossicodipendenti rischiano ogni giorno la criminalità. Secondo le autorità il 90 per cento<br />

degli scippi (25.000 nel ’78 e 82.000 nell’85) commessi in Italia sarebbe opera di tossicodipendenti.<br />

Lo stesso discorso varrebbe per i borseggi (30.000 nel ’78 e 82.000 nell’85) e le piccole rapine<br />

(7.000 nel ’78 e 24.000 nell’85). Connessi alla droga soltanto a Roma, si svolgono ogni giorno almeno<br />

una ventina di processi. Alla sbarra: corrieri, trafficanti (11.664 gli arrestati per quest’anno contro<br />

i 9.550 dell’86), tossicodipendenti coinvolti in reati indotti dalla loro condizione.<br />

Ed è proprio per cercare di superare questa situazione che attraverso la costituzione di una “Lega<br />

internazionale antiproibizionista contro la criminalità e la droga”, il leader del partito radicale Marco<br />

Pannella ha vivacemente riproposto un’idea alla quale già anni fa i radicali si erano appassionati e<br />

che erano in molti a sperare fosse ormai superata e dimenticata: quella di liberalizzare l’eroina, organizzare<br />

un servizio di Stato che garantisca ai tossicodipendenti la sostanza di cui hanno bisogno e<br />

rendere assolutamente legale la possibilità di drogarsi.<br />

“ La droga libera non risolverebbe certo i mali del mondo, ma sconfiggerebbe la criminalità. Non<br />

solo: la droga libera sarebbe in realtà controllata dal momento della coltura a quello della vendita e<br />

del consumo”, ha spiegato Pannella. In pratica, secondo il progetto radicale, consentire la vendita di<br />

droghe pesanti e leggere, potrebbe fermare il mercato nero, spezzare i legami tra diffusione di eroina<br />

e criminalità, controllare la “qualità” della sostanza consumata.<br />

Le reazioni?: “Marco dimettiti, sei diventato pericoloso”, ha tuonato Muccioli ….<br />

–98–


1987<br />

Contro la proposta radicale è poi subito<br />

arrivata una decisa secca presa di<br />

posizione da parte di operatori, famiglie,<br />

giovani che vivono o hanno vissuto<br />

sulla loro stessa pelle la tragica esperienza<br />

della tossicodipendenza. Giovanni<br />

Avanzini, presidente dell’Associazione<br />

vittime della droga, ha denunciato<br />

Pannella alla Procura della<br />

Repubblica di Verona per “aver<br />

profondamente umiliato, con la sua<br />

proposta, centinaia di famiglie che da<br />

anni operano per limitare questo<br />

autentico flagello, fonte di inumane<br />

sofferenze”.<br />

Secca anche la reazione delle Comunità<br />

terapeutiche che hanno subito<br />

organizzato dibattiti e scritto lettere<br />

alla stampa per dimostrare l’assurdità<br />

della proposta radicale. “L’eroina è<br />

buona. Se fosse venduta liberamente la<br />

proverebbero tutti, Pannella dice che<br />

non saremmo più costretti a rubare per<br />

procurarcela. Ma io quando mi bucavo<br />

non avevo più voglia di fare nulla. Con<br />

l’eroina libera non si ruberebbe più per<br />

la droga, ma si continuerebbe a rubare<br />

per non lavorare…” ha detto in un’assemblea<br />

uno dei ragazzi ospiti del <strong>Centro</strong><br />

di don Mario Picchi. “Avere la roba a portata di mano non renderebbe certo il recupero più semplice,<br />

sarebbe anzi un incentivo”…<br />

Piera Piatti, la pedagogista, titolare della nostra rubrica <strong>Droga</strong>: parliamone insieme, aggiunge: ”A<br />

parte i problemi pratici e organizzativi per così dire, che rendono assurda la liberalizzazione, io vorrei<br />

sottolinearne l’assoluta imbecillità dal punto di vista morale. Per Pannella il primo obiettivo nella<br />

lotta contro la droga è quello di spezzare il monopolio del crimine che nasce dal regime proibizionistico.<br />

Io non sono d’accordo. Per me e per tutti quelli che sanno cosa vuol dire vivere davvero con<br />

gli eroinomani, il primo e irrinunciabile obiettivo della lotta contro la droga è il pieno recupero dei<br />

tossicodipendenti e la prevenzione perché altri giovani non cadano nella stessa trappola infernale.<br />

L’obiettivo dei liberalizzatori è quello di mantenere l’ordine pubblico? Non vedo proprio perché si<br />

dovrebbe perseguire una finalità poliziesca cronocizzando senza speranza centinaia di migliaia di tossicodipendenti<br />

(…) Pannella, poi, dice che vuole salvare la vita di molti controllando anche la “qualità”<br />

della droga, ma forse dimentica l’emergenza Aids: l’eroina è un fortissimo immunodepressivo,<br />

che cosa accadrebbe di tutti i tossicodipendenti sieropositivi?”(…).<br />

Don Luigi Ciotti del Gruppo Abele e presidente del Coordinamento delle comunità di Accoglienza<br />

(che già nel marzo dell’80 aveva partecipato a una raccolta firme contro il mercato nero dell’eroina<br />

in favore della liberazione con Figc, Pdup, il Manifesto e Arci …), è intervenuto nella stessa direzione<br />

dichiarando: “La nuova legge sulle tossicodipendenze da tre anni giace nei cassetti della commissione<br />

parlamentare.<br />

(…) Ci sono responsabilità politiche e tecniche. ( …)<br />

–99–


1987<br />

Vicenza 12 dicembre 1987 - Si è riunito a Roma il 3° convegno internazionale del sistema<br />

informativo europeo sulla droga che ha riportato brutalmente in causa la gravità del problema,<br />

ridimensionando l’ottimismo dei soliti benpensanti che consideravano detto problema in<br />

fase decrescente. In effetti, la tossicodipendenza era e rimane un’emergenza che in questi ultimi<br />

anni si è aggravata con l’evento Aids.<br />

500.000 drogati in Italia, e ancora il governo non ha approntato un disegno di legge e un<br />

piano di battaglia. Perché di vera guerra si tratta, una guerra civile che distrugge famiglie seminando<br />

dolore e morte.<br />

1.000.000 di alcolisti con 30.000 morti all’anno. Ancora e ovunque, e specialmente in questi<br />

giorni di festa, la pubblicità accattivante, mette in evidenza le varie marche di vino e super<br />

alcolici. Continua a salire il numero dei consumatori di psicofarmaci che hanno raggiunto<br />

quota di 1.000.000. Il drogato abusa di tutte e tre di queste sostanze, che messe insieme formano<br />

una esplosiva mistura che, se non fa morire per overdose, porta alla cirrosi epatica.<br />

La ricerca del LABOS sottolinea il mancato inquadramento e la scarsa qualificazione<br />

professionale degli operatori che, seguendo le direttive delle leggi in corso si limitano a somministrare<br />

massicce dosi di metadone e psicofarmaci.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 29 dicembre 1987<br />

Ancora un decesso per droga, nel 1987 più di dieci vittime registrate nel vicentino<br />

Altavilla, trovato morto a letto<br />

Stroncato da un’overdose di eroina<br />

✧<br />

Venezia – “Per il Veneto il 1987 è andato complessivamente bene, per le opere, per l’occupazione<br />

che ha toccato livelli molto soddisfacenti anche se non ancora risolutivi dei nostri problemi, per le<br />

iniziative culturali”. Lo rileva il presidente della giunta regionale Carlo Bernini nel consueto messaggio<br />

di fine anno, osservando che “tutto questo ci ha imposto all’attenzione delle altre regioni del<br />

nostro Paese, oltre che a quella internazionale che si manifesta per l’economia nel mercato, ma anche<br />

per la presenza delle nostre iniziative culturali all’estero e per la visita a diverso titolo nella nostra<br />

capitale Venezia e nella nostra regione di grandi personalità”<br />

“Quest’anno sono venuti i grandi della terra con il vertice di giugno – prosegue Bernini – ma abbiamo<br />

anche avuto la gradita sorpresa di avere il Santo Padre Giovanni Paolo II che ha scelto la nostra<br />

montagna per trascorrere qualche momento di riposo dalle sue molteplici fatiche, e altre personalità<br />

e capi di Stato: ultimo in questi giorni, il presidente dell’Argentina Alfonsin etc.etc“ (…) “Venendo<br />

più propriamente ai problemi di casa nostra, della nostra regione, vi sono due difficoltà che non<br />

posso dissimulare – afferma Bernini – una è la penuria delle risorse, che ci induce a tagliare molti<br />

dei nostri programmi, l’altra è una crescente insofferenza che noi proviamo per i limiti di autonomia<br />

in cui è costretta la nostra istituzione”. (…)<br />

Al messaggio augurale di Bernini si è affiancato quello del presidente del Consiglio regionale Francesco<br />

Guidolin<br />

”Il 1987 – afferma – si chiude all’insegna di un non immotivato ottimismo. Non mancano certo<br />

ragioni di preoccupazione ed incertezza, a livello internazionale, nazionale e regionale. Pur tuttavia<br />

alcuni frutti e alcuni segnali incoraggiano a sperare”. (…)<br />

– 100 –


1987<br />

1987 – Bilancio di fine anno che il Veneto non vuol vedere<br />

Secondo il presidente della regione ”Il 1987 è stato positivo”. Ma le cose stanno davvero così?<br />

È interessante confrontare l’immagine edulcorata e trionfalistica espressa da Bernini e Guidolin<br />

con i titoli di cronaca dei giornali locali sul dilagare della droga, sul disastro e la disperazione<br />

di tante famiglie lasciate sole nella tempesta. Ma a loro questo non interessa!<br />

Si preferisce ignorare, tacere e chiudere tutti e due gli occhi.<br />

Il Giornale di Vicenza - 31 dicembre 1987<br />

Stroncato dalla droga a 24 anni<br />

Il corpo rinvenuto vicino alla scarpata della ferrovia<br />

✧<br />

Aids – 1987 – A Vicenza 9 decessi – In Italia 563<br />

– 101 –


1987<br />

– 102 –


1988<br />

1988<br />

Il Giornale di Vicenza - 2 gennaio 1988<br />

Overdose: domenica in piazza Matteotti<br />

La terza vittima nel volgere di sei giorni - Era stato salvato in extremis<br />

per nove volte dal tempestivo intervento dei sanitari ospedalieri<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 9 gennaio 1988<br />

In un anno 13 morti per overdose<br />

I genitori dei tossicodipendenti scrivono una lettera - Appello al sindaco<br />

<strong>Droga</strong> e Aids - Perché Vicenza sta a guardare?<br />

Il 1987 è stato un anno terribile per la famiglie dei drogati: 13 morti per overdose dal gennaio scorso<br />

ai primi giorni dell’88. Vicenza è indifferente? Perché esistono così poche comunità, centri di<br />

recupero, operatori disponibili? Se lo chiedono la presidente, Olga Dalla Valle e la vice, Anna Serra,<br />

del Comitato famiglie di tossicodipendenti in una lettera aperta al sindaco Antonio Corazzin:<br />

Signor sindaco,<br />

la drammatica situazione verificatesi nell’87 e precipitata in questi ultimi giorni, ci obbliga<br />

a richiedere pubblicamente il Suo autoritario intervento per far sì che le strutture preposte<br />

al problema “droga”, si impegnino finalmente con un vero e concreto progetto che<br />

finora è rimasto vana promessa sulla carta. Dall’inizio dell’87 al 4 gennaio ’88, sono morti<br />

13 giovani per overdose (3 nell’ultima settimana).<br />

Da ricerche, risulta che tra città e provincia ci siano 6.000 persone che fanno abitualmente<br />

uso di sostanze stupefacenti e la maggioranza di queste risultano sieropositive<br />

all’Hiv. I malati conclamati di Aids sono 31; i morti 18. E’ cosa ormai nota che il vicentino<br />

sta pagando più che le altre città venete il suo pesante tributo alla droga! Non bisogna<br />

inoltre dimenticare gli innumerevoli incidenti stradali in cui tanti sciagurati giovani<br />

hanno perso la vita e causato danni agli altri. Siamo spettatori inerti di una catacombe di<br />

giovani vite distrutte dalla droga, dall’alcool, dal più sfrenato consumismo.<br />

Si perde tempo prezioso alla ricerca di competenze e in cavilli burocratici; e intanto si<br />

continua a morire.<br />

Il presidente della Giunta Regionale, Bernini, nel rivolgere gli auguri di capodanno ai<br />

cittadini, ha detto che il 1987 è andato complessivamente bene e che si sta già programmando<br />

il piano di sviluppo per il 2.000.<br />

Non progetti sul problema droga, non una parola di solidarietà per chi vive con un tossicodipendente<br />

o un handicappato grave. Nel bilancio generale si usa mettere l’attivo e il<br />

passivo; nel campo della tossicodipendenza, la passività dell’impegno è davvero notevole.<br />

Se solo nella nostra provincia abbiamo 6.000 drogati, quanti saranno se sommiamo<br />

anche quelli delle altre province venete? E quanti genitori, dopo aver lottato contro la<br />

droga chiedendo invano un decisivo intervento dello Stato, si ritrovano oggi stremati ed<br />

– 103 –


1988<br />

impotenti ad assistere al completo disfacimento dei figli? Eppure anche queste famiglie<br />

hanno dato il loro contributo operoso per il benessere collettivo. Certamente a loro interessa<br />

ben poco che i grandi della terra ci abbiano onorati con la loro presenza (non vantiamoci<br />

della bellezza naturale della nostra regione, è merito della natura; vergogniamoci<br />

invece di non rispettarla e di essere gli artefici del suo degrado e della sua morte futura).<br />

Se non si parla pubblicamente dei problemi, è come se questi non ci siano, perciò ben difficilmente<br />

potranno venire risolti.<br />

Abbiamo bisogno di un servizio di pronta accoglienza, di una comunità efficiente, di<br />

un reinserimento. Queste sono le nostre necessità reali.<br />

Al Comune è stata data in donazione una casa per farne una comunità per tossicodipendenti;<br />

dovendola ristrutturare è trascorso più di un anno per trovare i fondi necessari.<br />

I lavori partiti con grossi ritardi procedono con una lentezza estenuante e intanto 10<br />

ragazzi vivono in una situazione di estremo disagio. Inoltre, quando la struttura sarà ultimata,<br />

sarà già insufficiente al bisogno reale, perché non potrà ospitare più di dieci persone,<br />

mentre altre sei hanno già chiesto di essere accettate, ed è molto duro rifiutarle.<br />

All’ospedale abbiamo il reparto Malattie Infettive che opera in una situazione degenerata.<br />

Perché i responsabili politici non vanno a verificare di persona questa grave realtà?<br />

Signor sindaco, la invitiamo caldamente ad impegnarsi con noi per far sì che lo Stato,<br />

rendendosi conto della grave emergenza venutasi a creare nel nostro paese a causa del<br />

diffondersi della droga, si decida a prendere quei provvedimenti legislativi che non possono<br />

più essere procrastinati.<br />

Confidiamo nella sua collaborazione.<br />

Per il Comitato, Olga Dalla Valle e Anna Serra<br />

✧<br />

Vicenza 11 gennaio 1988 – Introduzione all’incontro avvenuto presso il Comitato di solidarietà<br />

con le famiglie di tossicodipendenti con le realtà pubbliche e sociali della nostra città:<br />

Desidero ringraziare i presenti per avere accolto il nostro appello. Il tema che tratteremo<br />

tocca uno dei più grandi mali che oggi affliggono la nostra società e certamente questo<br />

fine millennio verrà ricordato anche per i danni provocati dalla droga e per la diffusione<br />

della terribile malattia che ad essa si affianca: l’Aids.<br />

Sono trascorsi venti anni da quando le sostanze stupefacenti hanno iniziato la loro disastrosa<br />

escalation in Italia, rovinando l’esistenza di centinaia di migliaia di giovani e delle<br />

loro famiglie.<br />

La nostra provincia è una tra le più colpite e in questi ultimi tempi si è avviata a raggiungere<br />

un pericoloso primato di morte, infatti contiamo circa 6.000 tossicodipendenti,<br />

l’80 % dei quali risulta sieropositivo all’Hiv, 31 sono i casi di Aids conclamata, 18 i morti.<br />

In quest’ultimo anno abbiamo avuto 13 decessi per overdose; ogni settimana, due giovani,<br />

vengono mediamente ricoverati in coma per abuso di droghe (sappiamo che all’eroina<br />

molte volte vengono aggiunti psicofarmaci e sostanze alcoliche).<br />

Non voglio assumere il ruolo di Cassandra, ma di questo passo non è difficile prevedere<br />

che molte ancora saranno le morti, perché gli organismi ormai debilitati, prima o poi<br />

– 104 –


1988<br />

cederanno, a meno che non si intervenga drasticamente con piani mirati.<br />

Ora, rivolgendomi alle persone che rappresentano le forze sociali della nostra città chiedo<br />

finalmente, partecipazione, collaborazione e un impegno più sollecito, una burocrazia<br />

meno paralizzante. Si devono saper prevedere e prevenire i grossi mali, e non aspettare di<br />

intervenire con denari e mezzi quando questi si sono radicati. È sotto agli occhi di tutti<br />

quanto succede per avere sottovalutato la piaga della droga.<br />

Alla scuola e alle comunità parrocchiali, chiedo una maggiore apertura verso il problema<br />

droga, non è rifiutando a priori tale problema che noi aiutiamo i giovani a non rimanerne<br />

invischiati. Informiamoli sui reali pericoli di questo cancro sociale che, come dice<br />

Muccioli, non è una malattia perniciosa, perché si può vincerla, aiutiamoli invece a crescere<br />

indicando loro i veri valori della vita che il consumismo sfrenato ha traviato. Creiamo<br />

interessi che li tengano lontani dalle strade a da quei luoghi dove si perde solo tempo<br />

e non si costruisce niente.<br />

Chiedo collaborazione alla Magistratura, affinché quando vengono emesse condanne,<br />

sia sempre tenuto conto delle varie situazioni, anche sanitarie di ogni imputato per una<br />

Giustizia più umana e più adeguata al recupero.<br />

Alla struttura carceraria chiedo un costante impegno verso chi ha già ha iniziato un<br />

programma di recupero attraverso il lavoro, per far sì che questo recupero sia curato anche<br />

nel campo socio-sanitario mediante l’èquipe di operatori già preventivata e di cui c’è estrema<br />

necessità.<br />

Alle associazioni sindacali chiedo un sempre maggiore impegno per tutelare gli interessi<br />

di quei lavoratori tossicodipendenti che vorranno affrontare una terapia riabilitativa, per<br />

i portatori asintomatici del virus dell’Aids, e per coloro che, terminato l’impegno terapeutico<br />

si preparano a rientrare nel mondo del lavoro.<br />

Alla stampa, quale mezzo di informazione, chiedo partecipazione costruttiva ed impegnata,<br />

perché si prefigga, oltre che ad informare, a sensibilizzare i cittadini rendendoli operativamente<br />

partecipi nell’area sociale in cui vivono. Stimolino inoltre la classe dirigente<br />

evidenziando le carenze esistenti.<br />

A tutti, indistintamente e formalmente, chiedo di unirsi a noi, per sollecitare dallo<br />

Stato la modifica delle leggi sulla tossicodipendenza per renderle più adeguate alle necessità<br />

attuali. Mi riferisco in modo speciale a quella sulla modica quantità, che fa di molti<br />

tossicodipendenti nel medesimo tempo dei consumatori e degli spacciatori di morte.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 12 gennaio 1988<br />

Ieri a S. Domenico un importante confronto tra amministratori<br />

promosso dal Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti<br />

Quest’anno Vicenza dichiara guerra alla droga<br />

Vicenza torna a mobilitarsi contro la droga. Lo fa con un crescente coordinamento tra le forze politiche,<br />

sociali e giuridiche: con una lotta, tramite un’indagine conoscitiva ai canali di distribuzione di<br />

questo mercato di morte; con la revisione delle strutture esistenti per la riabilitazione e il recupero<br />

dei tossicodipendenti. Un confronto importante quello che si è tenuto ieri pomeriggio nella sede del<br />

– 105 –


1988<br />

– 106 –


1988<br />

Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, in via San Domenico, al quale hanno<br />

preso parte il senatore Mariano Rumor, il sindaco Antonio Corazzin, il vicesindaco Sergio Carta, il<br />

procuratore della Repubblica Ferdinando Canilli e il giudice istruttore Nico Rodighiero, l’assessore<br />

agli interventi sociali Marino Quaresimin, il responsabile del settore tossicodipendenza dell’Ulss n.<br />

8 Achille Variati e del servizio medico-sociale Vincenzo Balestra. Erano presenti anche il capo della<br />

squadra mobile Silvis e il marescialli Peri per il nucleo operativo dei carabinieri.<br />

Precise e schematiche le richieste. Il Comitato che in questi anni ha instancabilmente tenuta sveglia<br />

l’attenzione della città, è tornato a dare uno “scossone” agli amministratori e ai responsabili delle<br />

forze dell’ordine, perché finalmente nell’88 si realizzino quei progetti promessi di cui si parla da<br />

anni. Ai politici vicentini è stato rivolto un appello raccolto dal sen. Rumor, per la modifica della<br />

legge sulla modica quantità che rende molti giovani consumatori e spacciatori nel medesimo tempo.<br />

Il sindaco ha sottolineato l’importanza di far convergere le forze cittadine per arrestare il dilagare<br />

della tossicodipendenza e ha illustrato gli estremi del progetto di una comunità terapeutica in un<br />

fabbricato donato al Comune. (…) L’ assessore si è soffermato sul progetto di prevenzione che sta<br />

per decollare. (…) Anche l’Ulss n. 8 è in una fase molto delicata di ripensamento delle finalità dell’organizzazione<br />

del Cad, spera di aprire una comunità femminile in un edificio messo a disposizione<br />

dell’Ipai ed è alle prese con la vicenda del reparto malattie infettive che “scoppia” per la presenza<br />

dei malati di Aids e manca di personale.<br />

Il giudice Rodighiero ha “denunciato” come il ministero di Grazia e Giustizia si sia praticamente<br />

disinteressato della proposta di istituire una commissione mista di operatori interni ed esterni al carcere<br />

S. Pio X per seguire i tossicodipendenti, sotto forma di convenzione tra Ulss (che ha dato ampia<br />

disponibilità) e Stato. Nulla di fatto dal convegno vicentino cui presenziò il ministro Martinazzoli,<br />

ma – assicura il magistrato - in carcere non entra droga, mentre emergono sospetti sull’uso e abuso<br />

di psicofarmaci. Dal dott. Balestra del servizio medico sociale per le tossicodipendenze “cattive”, ma<br />

profondamente vere notizie: i drogati saranno anche 6 mila, ma risultano schedati 1.117 e di questi<br />

solo 155 hanno fatto tappa al centro nell’87, e gli altri? Vivono in clandestinità, e si tratta, secondo<br />

le famiglie, anche di rispettabili impiegati, di studenti, di adulti che non cercano certo di farsi vedere<br />

al servizio. E allora, ha detto il medico, inutile cercare strutture se non c’è domanda. Strutture,<br />

specie i centri Ceis di Schio e Tiene e la comunità francescana di Breganze, magnificate dal procuratore<br />

Canilli, che si è detto favorevole non tanto ad un’èquipe di operatori per il carcere, quanto ad<br />

un pieno funzionamento del giudice di sorveglianza.<br />

Il vicesindaco Carta ha ribadito la necessità di un forte coordinamento a livelli locale e del coinvolgimento<br />

della scuola, mentre il presidente dell’associazione “Vittime della droga” di Verona, Gianni<br />

Avanzini ha proposto a Vicenza di collaborare in un’indagine veneta per colpire il traffico di eroina<br />

e di coinvolgere i giovani nell’informazione sulla tossicodipendenza sia in famiglia che nei luoghi<br />

educativi.<br />

✧<br />

Il Giornale - 15 gennaio 1988<br />

Verso l’istituzione di un centro europeo di coordinamento scientifico e sociale<br />

per affrontare la “nuova lebbra”<br />

La Cee scende in campo contro l’Aids<br />

Sintesi – “L’Europa contro l’Aids – Aiutate l’Europa a combattere l’Aids”: ecco il programma illustrato<br />

in una grossa monografia diffusa dalla Cee, che si propone di istituire un <strong>Centro</strong> europeo di<br />

coordinamento scientifico e sociale anti-Aids, coordinato da un comitato di esperti degli Stati membri<br />

della comunità.<br />

Il progetto, quanto mai tempestivo, offre l’occasione per fare il punto sulla situazione attuale della<br />

malattia e su alcuni problemi legati alla sua gravità e alla sua diffusione.<br />

Si conosce ormai l’agente casuale della malattia, un virus chiamato Hiv, e si sa che un virus molto<br />

– 107 –


1988<br />

simile è responsabile della malattia nell’Africa centrale, che pare la zona di origine dell’infezione; si<br />

sa inoltre che dall’Africa il contagio si è diffuso ai Carabi, di là agli Stati Uniti e ad altre regioni americane,<br />

per poi giungere in Europa; si sa infine che quello che si chiama Aids non è che la grave fase<br />

finale di un’affezione a lungo e lento decorso, il cui stadio iniziale può essere del tutto asintomatico.<br />

Ma altri aspetti della malattia debbono essere ancore chiariti ed è per questo che la lotta contro l’Aids<br />

rende indispensabile una crescente cooperazione internazionale. L’Europa, sottolineano gli esperti,<br />

deve fare la sua parte affiancandosi agli Stati Uniti, che in questo campo sono all’avanguardia, anche<br />

perché due terzi dei casi si sono manifestati in quel Paese: là l’Aids ha colpito sino alla fine del settembre<br />

1987 ben 41.825 soggetti, su un totale di 60.653, mentre i casi in Europa sono stati 6.768<br />

(in Italia 1.025), in Africa 6.511, in Asia e Oceania solo 721. (…) Negli Stati Uniti i più colpiti sono<br />

gli omosessuali maschi a forte promiscuità, nell’Europa, con grande preferenza, i tossicodipendenti,<br />

in Africa la fonte di contagio è eterosessuale. (…) E’ utile anche risolvere il problema dei sieropositivi<br />

asintomatici che non presentano alcun segno di malattia. (…) Sono fonte di contagio da allontanare<br />

del posto di lavoro, dalla collettività, dalla scuola? Come comportarsi, in particolare nei luoghi<br />

di detenzione e negli ospedali? (…)<br />

✧<br />

Ora tocca allo Stato fare la sua parte<br />

“Mentre la diffusione dell’Aids sta assumendo dimensioni preoccupanti, l’Italia – hanno denunciato<br />

di recente molti organi di stampa – registra inammissibili ritardi nell’azione di ricerca e prevenzione.<br />

Com’è noto, secondo i risultati di un’indagine epidemiologica dall’Istituto superiore di sanità,<br />

in collaborazione con l’Associazione nazionale per la lotta all’Aids, il numero dei soggetti sieropositivi<br />

è ormai giunto alle 200 mila unità, di cui un quarto affetto da patologia correlata all’Aids. (…)<br />

Queste cifre non consentono ulteriori rinvii e dilazioni: per evitare quindi che le risorse destinate alla<br />

lotta contro l’Aids restino ancora inutilizzati, in una fase delicatissima di diffusione esponenziale<br />

della malattia, ho presentato alla commissione bilancio della Camera un emendamento - fatto dal<br />

comitato ristretto- al disegno di legge finanziaria, per consentire al ministro della Sanità di formulare<br />

un piano per la prevenzione e la lotta contro l’Aids. (…) Si rende pertanto urgente che lo Stato<br />

avvii una campagna informativa – scevra di allarmismi, ma anche di reticenze – un programma di<br />

informazione e di educazione sanitaria nelle scuole e fra gli addetti ai lavori, iniziative idonee ad evitare<br />

il contagio in ambienti particolarmente a “rischio”- come caserme e luoghi di detenzione e pena<br />

– (…) Quel poco che è stato fatto finora per contrastare la diffusione della malattia lo si deve all’iniziativa<br />

dei sindacati o di associazioni di volontariato. (…) Un margine di vantaggio che si registra<br />

ancora e che non ammette più la latitanza dello Stato.<br />

On. Francesco De Lorenzo, presidente dell’Associazione per la lotta all’Aids<br />

✧<br />

Lunedì 18 gennaio ’88 - Ore 10 Visita con Anna Serra dal prefetto Maggiore, su suo invito.<br />

Abbiamo esposto i numerosi problemi, ci ha ascoltato con attenzione, ponendo domande e commentando.<br />

Si è detto convinto che la scuola non faccia prevenzione e non s’impegna abbastanza<br />

in questo campo. Ha assicurato il suo interesse e che farà valere la sua autorità presso gli<br />

organi preposti a questo problema.<br />

Ore 20 a Lonigo dove Muccioli era stato invitato per un incontro; c’era così tanta gente che è<br />

stato deciso di tenere la conferenza all’interno del duomo della città.<br />

✧<br />

Lettera inviata al Giornale di Vicenza in risposta a quella di un lettore che si dice convinto<br />

dalle teorie di Pannella sulla liberalizzazione delle droghe pubblicata il 21 gennaio 1988<br />

Egregio direttore,<br />

– 108 –


1988<br />

dopo avere letto sul Giornale di Vicenza la proposta del signor Dal Corno che invita l’on.<br />

Pannella a farsi promotore di un referendum sulla liberalizzazione della droga, desidero<br />

riproporre alcune considerazioni che mi auguro esaurienti sul perché dell’assurdità di tale<br />

proposta.<br />

Liberalizzando la droga l’Italia verrebbe meno agli accordi internazionali e diventerebbe<br />

ricettacolo mondiale di drogati; la legalizzazione ne moltiplicherebbe l’abuso (i giovani<br />

dicono: l’Olanda ha liberalizzato la droga, dunque se l’ha fatto vuol dire che non fa<br />

male!); lo Stato dovrebbe creare raffinerie e provvedere in proprio all’acquisto della materia<br />

prima. Non penso che la mafia si lascerebbe scappare tanto facilmente questo “appalto”.<br />

Ma se per ipotesi questo avvenisse, certamente ricercherebbe altre micidiali misture<br />

costringendo lo Stato a stare al passo.<br />

La droga dà assuefazione, dipendenza e tolleranza, quindi crea il bisogno di aumentare<br />

continuamente le dosi; allora, o lo Stato garantisce una “escalation” farmacologica, e in<br />

questo caso la condanna del drogato è immancabile, oppure tutto resta immutato.<br />

Il tossicodipendente non può tenere il ritmo della scuola o il posto di lavoro; non guadagnando,<br />

per sopravvivere sarà costretto a delinquere, a meno che il governo non decida di<br />

dargli una pensione che pur comprendendo il minimo vitale dissanguerebbe il nostro già<br />

precario bilancio, dato il numero enorme di drogati. Ci sono anche persone che non vogliono<br />

far sapere di usare sostanze stupefacenti, e altre che iniziano questa devianza; per costoro<br />

non può esserci che lo spacciatore che avrà tutto l’interesse a tenere la bocca chiusa.<br />

Secondo l’on. Pannella la liberalizzazione delle droghe porterà chi le usa a gestirsi, perciò<br />

avremo chi si sentirà depresso e farà uso di cocaina, chi invece si sentirà agitato farà<br />

uso di eroina, chi avrà bisogno di stimoli particolari userà anfetamine ecc. di conseguenza<br />

potremmo anche avere medici, chirurghi, guidatori di mezzi di trasporto od altro - e<br />

chi più ne ha più ne metta - che faranno uso più o meno di varie droghe. I risultati di<br />

questa situazione non tarderebbero a farsi evidenti.<br />

Se ancore il signor Dal Corno non è convinto da queste argomentazioni, gli propongo<br />

un’ultima riflessione: è vero che il proibizionismo ha arricchito la mafia e ucciso molta<br />

gente, ma è pur vero che la libera vendita degli alcolici causa in Italia (lo dice lo stesso Pannella)<br />

circa 30 mila morti all’anno. È meglio consigliare Pannella che invece di inventare<br />

problemi nuovi, tenti di risolvere quelli che già esistono e sono molti. A lui la Scelta.<br />

Per il Comitato, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il Giornale - 26 gennaio 1988<br />

Da oggi ricercatori di 140 Paesi riuniti nella capitale inglese per parlare del terribile morbo<br />

Consulto mondiale sull’Aids a Londra<br />

In Italia registrati al 30 settembre scorso, 1104 casi ma i dati sono inferiori alla realtà<br />

E il peggio deve ancora venire<br />

Londra – Questo l’aggiornamento della situazione Aids nel mondo al 1° gennaio 1988<br />

secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il numero dei casi<br />

di Aids e le nazioni che li hanno registrati è continuato a crescere drammaticamente. A<br />

– 109 –


1988<br />

tutto il 1° gennaio 1988 – 73.747 casi di Aids sono stati ufficialmente registrati presso<br />

l’Oms da 129 Paesi del mondo. Tuttavia questo numero rappresenta soltanto una frazione<br />

del totale che è stimato vicino centocinquantamila casi.<br />

L’Oms stima che da 5 a 10 milioni di persone possano essere oggi infettate dal virus della<br />

immunodeficienza, l’” Hiv”.<br />

Entro il 1991, la stessa fonte prevede che almeno un milione di nuovi casi possano svilupparsi<br />

in soggetti che sono già stati contagiati dall’Hiv. L’Aids è segnalato in ogni parte del<br />

mondo. Il maggior numero dei casi , 48.139 negli Usa, dove la malattia è stata per la prima<br />

volta riscontrata, nel 1981. In 41 altri Paesi delle due Americhe, sono stati registrati in totale<br />

7.215 casi. In America, Europa, Australia e Asia, la grande maggioranza dei casi si registrano<br />

tra giovani maschi (tra i 20 – 49 anni) omosessuali o bisessuali e tossicodipendenti<br />

che assumano la droga per via endovenosa. Le persone contagiate dall’Aids attraverso rapporti<br />

eterosessuali sono cresciute dall’1 al 4 per cento dei casi. Si stima che nel 1991 il<br />

numero totale sarà cinque volte superiore. (…)<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 28 gennaio 1988<br />

Delegazione Pci al “S. Bortolo”<br />

Critica ritardi e incertezze nella battaglia contro l’Aids<br />

Sintesi: Sabato scorso una delegazione del Pci ha visitato il Reparto malattie infettive dell’Ospedale<br />

di Vicenza, discutendo con medici e infermieri la sua pesante situazione. Subito dopo la delegazione<br />

si è incontrata col presidente dell’Ulss De Boni, per conoscere quali risposte concrete il comitato<br />

di gestione intenda dare ai numerosi problemi del comparto. La delegazione ha fatto presente<br />

l’inadeguatezza degli spazi destinati alla cura dei ricoverati, per effetto della necessità di salvaguardare<br />

dagli ammalati di Aids i portatori di altre patologie infettive. (…) (scarsità di servizi igienici, eccessiva<br />

promiscuità, nessuna differenziazione per fasce d’età, nessuna risposta nei confronti dei bambini<br />

portatori di malattie infettive). (…) L’impressione – è stato rilevato – è che si sottovaluti la portata<br />

dell’intera questione. (…)<br />

✧<br />

Vicenza 1 febbraio 1988 - Lettera inviata alla Presidente della Commissione Consiliare per i servizi<br />

socio sanitari e per conoscenza alla consigliera e capogruppo Uls per il Pci , al segretario cittadino<br />

Pci, al presidente dell’Ulssi, al delegato Ulss per le tossicodipendenze, al primario della divisione Malattie<br />

Infettive.<br />

Venuta a conoscenza tramite il giornale di Vicenza che alcuni giorni or sono, una delegazione<br />

del Pci si è recata in visita alla divisione Malattie Infettive per verificare personalmente<br />

il funzionamento di detto reparto, desidero esprimere alcune considerazioni per<br />

me, di notevole importanza.<br />

Innanzi tutto ringrazio il Pci che con questa iniziativa ha dato una risposta all’appello<br />

lanciato dal Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti di Vicenza, che<br />

invitava i responsabili politici a verificare di persona la grave realtà creatasi in seno al<br />

Malattie Infettive con l’evento dell’Aids. Questa situazione di precarietà è stata da me più<br />

volte denunciata attraverso la stampa con lettere, interviste, relazioni inviate anche ai partiti<br />

e colloqui con responsabili socio – sanitari e politici. Mi auguro vivamente che questo<br />

intervento non sia uno dei tanti che, come nascono, muoiono subito per inerzia, ma<br />

– 110 –


1988<br />

al contrario sia seguito da un piano mirato destinato a concretizzare quelle migliorie tanto<br />

necessarie quanto urgenti.<br />

Devo purtroppo anche aggiungere che due frasi espresse nell’articolo suddetto mi sono<br />

sembrate sinistramente pericolose. La prima era riferita alla “Salvaguardia degli ammalati<br />

di altre patologie da quelli colpiti da Aids”, la seconda riguardava “L’istituzione di forme<br />

d’accesso riservate agli esami per i sospetti a rischio”.<br />

Spero vivamente che queste frasi siano state male interpretate dal cronista e non, come<br />

sembra, siano frutto di un parere della Commissione, perché se così fosse, cadrebbero<br />

miseramente i bei propositi di cui si è sempre parlato e che sono stati ribaditi al congresso<br />

mondiale di Londra sull’Aids chiusosi pochi giorni fa, sulla non emarginazione dei colpiti<br />

dal virus Hiv. In caso contrario, l’ipotesi di una riesumazione degli antichi lazzaretti<br />

non mi sembra tanto inverosimile.<br />

Ogni malato ha diritto alla cura e ad essere salvaguardato da ipotetici contagi, tanto<br />

più il colpito da Aids, per il quale, data la mancanza di difese immunitarie, anche le più<br />

piccole infezione possono risultare fatali.<br />

Se lo Stato italiano, nel rispetto della presunta “libertà individuale” ha permesso e continua<br />

a permettere con la complicità di leggi assurde, come quella sulla modica quantità,<br />

che giovani e giovanissimi si droghino avviandosi a una morte prematura, conceda almeno<br />

agli ammalati di Aids di essere aiutati a morire con meno sofferenza, ridando loro quella<br />

dignità di cui ogni essere umano ha diritto e che solo l’uso della droga aveva loro tolta.<br />

Per il Comitato, la presidente, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 5 febbraio 1988<br />

Finanziamenti inadeguati, nessuna attivazione di centri e niente coordinamento<br />

Mancanza di programmi nazionali contro l’Aids<br />

Denunciata da 17 tra clinici e ricercatori<br />

Sintesi: Roma – “La carenza di fondi adeguati, la mancanza di attivazioni di centri e l’assenza di<br />

un qualsiasi coordinamento programmatico nazionale per fronteggiare l’Aids nei prossimi anni pongono<br />

l’Italia in una posizione di estrema arretratezza organizzativa nei laboratori di ricerca e nei<br />

reparti di assistenza, i cui effetti negativi torneranno a manifestarsi nel medio e lungo periodo”. Lo<br />

afferma un documento firmato da 17 clinici e ricercatori italiani sull’Aids, “chiamati in causa da<br />

recenti affermazioni del ministro Donat-Cattin”. Tra i firmatari Fernando Aiuti (Roma), Fernando<br />

Dianzani (Roma), Mauro Moroni (Milano), Luigi Chieco-Bianchi (Padova), Sergio Romagnati<br />

(Firenze), Sergio Del Giacco (Cagliari).<br />

“Il finanziamento della ricerche cliniche e di laboratorio – aggiunge il documento – è stato insufficiente<br />

e finora esclusivamente a carico del Cnr, del ministero della Pubblica Istruzione, di alcuni enti<br />

locali e di associazioni private.<br />

Malgrado gli annunci pubblicizzati da tempo, l’unico diretto contributo finanziario elargito dal<br />

ministero della Sanità è stato fino ad oggi di 750 milioni esclusivamente per il centro operativo sull’Aids<br />

creato a Roma presso l’istituto superiore di sanità. La ricerca sull’Aids in Italia, prosegue il<br />

documento “è iniziata già nel 1984 ed ha suscitato interesse in sedi qualificate nazionali e internazionali<br />

contribuendo in maniera determinante alla conoscenza dei meccanismi della diffusione dell’infezione<br />

e dell’identificazione dei gruppi a rischio”. (…)<br />

– 111 –


1988<br />

Vicenza - 12 febbraio 1988 – Presentazione per l’incontro dibattito:” Un servizio di polizia urbana<br />

per la difesa della città dalla droga”- organizzato dal Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti<br />

di Vicenza in collaborazione con il sindacato UIL – Tra i presenti: l’on. Laura Fincato,<br />

Giovanni Avanzini (presidente dell’Associazione Vittime della droga di Verona), Giovanni Baldisseri<br />

(assessore alla polizia urbana), Lorenzo Bernardi (docente di statistica sociale e preside della facoltà di<br />

Statistica presso l’Università di Padova), Pietro Cazzaro (vigile urbano), Nevio Furegon (giornalista del<br />

Gazzettino) Antonio Curci (segretario provinciale Siulp). Coordinatore Paolo Pirani, segretario generale<br />

UIL.<br />

Come rappresentante del Comitato di solidarietà, ringrazio anzitutto la UIL che, unendosi<br />

a noi questa sera, ci offre l’opportunità di un incontro con responsabili di realtà cittadine<br />

per sviluppare il tema sul servizio di Polizia Urbana che già da qualche anno ci sta<br />

particolarmente a cuore.<br />

Noi riteniamo che questo servizio potrà assumere una reale importanza, specialmente<br />

in questi tempi così problematici per tutti, a causa della crescente violenza che vede pericolosamente<br />

esposti i cittadini e in special modo la fascia dei giovanissimi.<br />

Già in una recente e importante riunione svoltasi in questa nostra sede, alla presenza<br />

del senatore Mariano Rumor e dei maggiori responsabili istituzionali e politici della città,<br />

era rimasto sospeso questo grosso discorso che ora riprenderemo.<br />

Tutti sappiamo quanto il consumo delle sostanze stupefacenti si sia allargato a macchia<br />

d’olio e come l’insediarsi dell’Aids abbia drammatizzato la situazione già di per se stessa<br />

gravissima; non tutti sanno però che ancora non esiste un piano nazionale per far fronte<br />

a questi due flagelli così strettamente legati tra loro.<br />

Per avere più forza, noi abbiamo aderito al Coordinamento Nazionale Antidroga<br />

(CNA), che vede raggruppati insieme più di trenta associazioni di genitori di tutte la regioni<br />

italiane.<br />

Il 26 gennaio ’88, il segretario generale del CNA, Ambrosini (giudice di Torino), è stato<br />

ricevuto dal ministro per gli Affari Speciali, Rosa Russo Jervolino, la quale ha assicurato il<br />

suo appoggio per una campagna pubblicitaria RAI-TV contro la droga. Il ministro ha inoltre<br />

chiesto la collaborazione del CNA per la riforma della legge 685/75 e la presenza di<br />

esponenti delle famiglie in apposite commissioni presso i ministeri della Pubblica Istruzione<br />

e della Sanità. Infine ha suggerito di prendere contatto col presidente della commissione<br />

Affari Sociali della Camera presso cui inizierà la discussione della riforma di legge<br />

sugli stupefacenti e sulle tossicodipendenze.<br />

In seno alla nostra città, il Comitato ha rappresentanti in alcune circoscrizioni, nella<br />

Consulta per le tossicodipendenze, nella commissione Sanità del Comune, nei consigli<br />

parrocchiali; il tutto per dare un contributo di esperienze.<br />

Abbiamo denunciato all’Ordine dei medici e dei farmacisti, la facilità con cui alcuni<br />

dei loro associati distribuiscono ricette e farmaci ai td, interessando a questo proposito<br />

l’assessorato alla Sanità e il ministero medesimo per opportuni controlli.<br />

Con l’impegno del sindacato e dell’ULSS abbiamo ottenuto l’attuazione di un piano<br />

di studi professionali per giovani in terapia riabilitativa per agevolarli ad un meno diffici-<br />

– 112 –


1988<br />

le inserimento nel mondo del lavoro. Sono state raccolte 4.000 firme come testimonianza<br />

di solidarietà da parte dei cittadini più sensibili.<br />

Con l’insorgere della sindrome da Aids, abbiamo instaurato frequenti e positivi contatti<br />

con la divisione Malattie Infettive e organizzato con le sette circoscrizioni la prima<br />

assemblea cittadina per chiarire le problematiche di tale malattia. Come primo risultato,<br />

abbiamo ottenuto che i sieropositivi al virus Hiv e i malati conclamati potessero essere<br />

curati nel nostro ospedale e non al centro di riferimento regionale di Verona.<br />

Da allora i nostri sforzi su questo campo sono volti a rendere più idoneo il reparto infettivi,<br />

carente di personale sanitario e di stanze per la degenza. Non abbiamo trascurato il<br />

problema carcere, anzi, abbiamo fatto presente all’allora ministro di Grazia e Giustizia<br />

Mino Martinazzoli, in occasione della sua visita a Vicenza, delle carenze socio-sanitarie inerenti<br />

alla struttura stessa. Abbiamo anche più volte perorato la grazia al Presidente della<br />

Repubblica per far sì che i giovani usciti da un programma terapeutico non avessero a ritornare<br />

in carcere per reati commessi durante il periodo della dipendenza dall’eroina.<br />

In questa prima parte ho illustrato le attività che possono ben configurarsi come tese<br />

al miglioramento della vita civica, riscontrando però una valutazione insufficiente di interventi<br />

al riguardo delle aspettative prospettate dalle leggi regionali, dalla Delibera Quadro<br />

del Comune e dai programmi dell’ULSS, compreso il carcere.<br />

Riscontrando che tutti questi sforzi sono rimasti pressoché inattuali, ci domandiamo<br />

cosa non abbia funzionato, nonostante l’esistenza di una miriade di gruppi che operano<br />

nel sociale.<br />

Il Comitato si è sempre impegnato per far sì che il problema droga sia combattuto in<br />

stretta collaborazione tra volontariato e istituzioni; a questo punto lanciamo una proposta<br />

per la creazione di un coordinamento in cui i componenti diano il loro contributo alla<br />

pari, senza pregiudizi e pretese di prevalenza.<br />

Entrando nel merito del tema odierno che riguarda l’individuazione di forme di lotta<br />

alla droga, viene spontaneo domandarsi come ciò si possa fare e se tutti lo possono fare.<br />

Qualsiasi iniziativa è destinata a fallire se non riusciamo a spezzare a fondo il canale di trasmissione<br />

della sostanza, del grosso spacciatore, che opera ad esclusivo interesse speculativo<br />

– criminale e, sfruttando la sudditanza del consumatore, lo porta suo malgrado a diventare<br />

spacciatore.<br />

Noi riteniamo che il punto debole dei tipi di intervento su esposti, vada a colpire maggiormente<br />

proprio questi consumatori – piccoli spacciatori, che sono gli anelli terminali<br />

di una infame catena di trasmissione.<br />

Un metodo nuovo che oggi ci sentiamo di riproporre è che venga finalmente istituito<br />

un sevizio di vigilanza nelle circoscrizioni, che possa consistere nella presenza di un gruppo<br />

di Vigili Urbani a cui fare riferimento ed eventualmente segnalare varie disfunzioni e<br />

problemi. Questo servizio potrebbe valutare in modo mirato i vari casi e collaborare con<br />

le famiglie e con i servizi socio-assistenziali per esercitare una maggiore persuasione presso<br />

i figli al fine di tentare tutte la forme di convincimento alla revisione del proprio sistema<br />

di vita.<br />

– 113 –


1988<br />

Il CNA e varie forze politiche ritengono superate le attuali normative e propongono<br />

adeguati correttivi, primo dei quali, l’abolizione della “modica quantità” che, costituendo<br />

lo spaccio al minuto, sostiene il grande mercato della droga. Naturalmente questa<br />

modifica deve contemplare l’introduzione di misure alternative nella repressione e nella<br />

carcerazione; si sente la necessità di costituire la cura coatta per quei tossicodipendenti i<br />

cui tentativi di recupero dovessero risultare vani.<br />

Si ritiene inoltre iniqua la penalizzazione delle famiglie che, pur essendo disagiate<br />

finanziariamente, devono pagare multe e spese processuali – pena il pignoramento dei<br />

beni – dei figli maggiorenni, nullatenenti, e nel medesimo tempo non possono var valere<br />

la patria potestà per impedire che questi figli abbiano a delinquere per procurarsi la famigerata<br />

modica quantità.<br />

Per concludere, dirò che l’idea sulla Polizia Urbana è un progetto che dovrebbe vedere<br />

coinvolte la varie forze sociali della città, compresa la Vigilanza Urbana e, per certi aspetti<br />

la polizia di Stato.<br />

Il cittadino privato o associato in gruppi può, e dovrebbe, sia per spirito civico, e come<br />

indicazione di legge, denunciare i fatti illeciti di cui può risultare testimone diretto; però<br />

abbiamo dimostrazioni che comprovano il rischio di diventare controproducenti. È quindi<br />

indispensabile l’istituzione di questa forza di vigilanza che dovrebbe agire da filtro e<br />

verificare la situazione con maggiore razionalità e di conseguenza, qualora non esista nessuna<br />

altra possibilità di rimedio, fare intervenire le forze preposte alla repressione.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 16 febbraio 1988<br />

Un nuovo servizio di polizia urbana è stato al centro del dibattito<br />

di UIL e famiglie dei tossicodipendenti - Serve il vigile di quartiere<br />

Città indifesa, la droga dilaga<br />

Interventi: Avanzini (Ass.Vittime della droga), Curci (Siulp), Bernardi (docente), genitori.<br />

Sintesi: Vicenza è indifesa, la droga dilaga. I consumatori sono in aumento, gli spacciatori proliferano,<br />

c’è chi sostiene addirittura che parte del traffico di stupefacenti che faceva capo a Verona si sia<br />

spostato qui: nei quartieri manca la sorveglianza, i cittadini o sono indifferenti o si chiudono nel privato,<br />

le famiglie dei tossicodipendenti si sentono sole.<br />

Vi è una proposta di cui si parla almeno da quattro anni e che a forza di dibattiti e promesse, sta<br />

lentamente prendendo corpo. Se ne è discusso anche venerdì sera nel corso di un convegno organizzato<br />

dalla Uil e dal Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti, nella sede di quest’ultimo<br />

in via S. Domenico; tema: ”Un servizio di polizia urbana per la difesa della città dalla<br />

droga”, secondo incontro sui temi della qualità della vita a Vicenza.<br />

Dopo l’introduzione del segretario della Uil, Paolo Pirani, ha preso la parola la presidente del Comitato,<br />

Olga Dalla Valle, che ha osservato come ogni iniziativa sia destinata a fallire, fino a che non si<br />

agirà sui grossi canali di smercio della droga, non limitandosi più a colpire solo il piccolo spacciatore.<br />

Quale alternativa dunque? “Un metodo nuovo può essere quello della vigilanza nelle circoscrizioni.<br />

Un gruppo di vigili o di poliziotti cui fare riferimento per segnalare disfunzioni e problemi per<br />

valutare in modo mirato i vari casi e collaborare con le famiglie e con i servizi socio – assistenziali<br />

per prevenire situazioni di disagio”. Un vigile “filtro”, dunque, tra le varie realtà nei quartieri; progetto<br />

portato avanti da un vigile in particolare, Piero Cazzaro, che nel corso della serata ha esposto<br />

– 114 –


1988<br />

l’eventuale contributo di una figura a metà tra l’area della convivenza civile e quella delle istituzioni<br />

repressive. Scuola, Comune, Ulss e volontariato da una parte; polizia, magistratura e carcere dall’altra:<br />

a mezzo il “triangolo” della devianza giovanile, dove il vigile di quartiere dovrebbe operare. L’on.<br />

Laura Fincato nel suo intervento ha dichiarato:” bisogna farsi finalmente carico di questa situazioni,<br />

visto che noi politici non abbiamo compreso forse quanto stava maturando sul problema droga”.<br />

Lo ha capito invece il veronese Gianni Avanzini presidente dell’ “Associazione vittime della droga”,<br />

che ha testualmente dichiarato:” Inutile nasconderci dietro a tante analisi sui giovani che prendono<br />

eroina per protesta, per fuga, per ricercare il proibito. La diffusione degli stupefacenti a cosa è dovuta?<br />

La droga piace, la droga abbonda. È’ contro la struttura mafiosa tipica del mercato della droga<br />

che bisogna lottare, è contro la mancanza di consapevolezza a tutti i livelli, cominciando da quelli<br />

politici. Le sostanze sequestrate da polizia e carabinieri in un anno corrispondono al consumo di<br />

mezza giornata. Il giro Veneto d’affari è di 11 miliardi al giorno (se consideriamo che ci sono 27<br />

mila drogati nella nostra regione, di cui 5-6 mila a Vicenza). Dunque, la prevenzione e l’intervento<br />

sul territorio – ha concluso Avanzini – sono le uniche vie da seguire. Dire che il tossicodipendente<br />

è pericoloso per se e per gli altri, non è ghettizzarlo, ma è un impegno per la difesa della libertà di<br />

tutti. La droga non può condizionare la vita sociale. È indispensabile entrare nei quartieri, far nascere<br />

un impegno dal basso, incoraggiando l’amore per la vita nei ragazzi, coinvolgendo le forze dell’ordine<br />

anche in un tipo di vigilanza come quella che voi proponete”.<br />

Ha rincarato la dose il segretario provinciale del Siulp, il sindacato di polizia, Antonio Curci: ”Da<br />

anni denunciamo la mancanza di sorveglianza nei quartieri. In città c’è una sola volante; praticamente<br />

non esiste controllo del territorio, non si raccolgono in tempo i segnali internazionali che vengono<br />

dall’Onu, dagli organismi antidroga”.<br />

Sul ruolo dei mass media si è diffuso il giornalista Nevio Furegon, mentre il prof. Lorenzo Bernardi,<br />

preside della facoltà di Statistica dell’università di Padova, ha analizzato “scientificamente”<br />

alcuni punti del progetto di vigilanza urbana “decentrata” cogliendo aspetti positivi (“la conoscenza<br />

reale dei problemi, il tipo delle funzioni che potrebbero essere assolte dagli operatori, la limitatezza<br />

dell’esperimento iniziale”). (…) Bernardi ha inoltre rilevato che:” Nessuno a livello politico<br />

ha ancora abbracciato questa idea, non c’è stata contrattazione tra enti interessati, mancano forti<br />

spinte sociali nonostante l’elevato valore civile del progetto”. (n.m.)<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 19 febbraio 1988<br />

Il dott. Balestra, del servizio medico-sociale dell’Ulss 8 auspica maggiore collaborazione<br />

tra i vertici politici e forze dell’ordine - Non ci sono mappe né dati sul fenomeno<br />

Un “buco nero” nella lotta alla droga<br />

Sintesi: C’è un “buco nero” nella rete delle forze che a Vicenza lottano contro la droga. Mancanza<br />

di collaborazione, sfasature nel coordinamento degli interventi, più di qualche bel progetto che si<br />

arena sul tavolo dei vertici tra autorità, e un mercato che continua ad ingrossare le fila degli spacciatori<br />

e dei decessi.<br />

Uno stato di cose evidenziato anche dal dott. Vincenzo Balestra, responsabile del servizio medicosociale<br />

per le tossicodipendenze dell’Ulss 8 “Effettivamente esiste un’area che per varie ragioni non<br />

è mai stata “coperta”: parlo dello studio del fenomeno, della rilevazione di quanti sono effettivamente<br />

i tossicomani, di come si comportano, di come sono localizzabili. (…) Penso a quello spazio intermedio<br />

in cui potremo collaborare, scambiarci informazioni, utili a noi per il lavoro terapeutico, alle<br />

forze dell’ordine per quello repressivo”. (…) ”Sappiamo solo che circa il 15 per cento dei td. prima<br />

o poi finisce col rivolgersi almeno una volta alle nostre sedi, e perciò ci serviamo di moltiplicazioni<br />

e stime: nell’87 abbiamo trattato 286 utenti a Vicenza, questo potrebbe voler dire che nel territorio<br />

dell’Ulss 8 gli eroinomani sono almeno 3 mila, e che verosimilmente in tutta la provincia potrebbero<br />

essere il doppio, secondo quanto afferma il comitato delle famiglie. È certo tuttavia che il dato<br />

– 115 –


1988<br />

complessivo ci sfugge, sia perché non si riesce a collaborare con chi potrebbe fornire altri dati utili,<br />

sia perché è incontrollabile il numero di quanti sono consumatori occasionali o convivono tranquillamente<br />

con la droga”. (…) ”Sappiamo che a Vicenza, nell’87 su 286 esami delle urine degli utenti<br />

che si sono presentati, solo in 6 abbiamo riscontrato la presenza di cocaina. Era la prima volta.<br />

Potrebbe essere un segnale dell’arrivo del crack? Non possiamo esserne sicuri. È certo che né i ragazzi<br />

né gli operatori si sono astenuti dal commentare le recenti, numerose morti. (…)<br />

✧<br />

Il 7 marzo ’88 è stata inviata una lettera al sindaco Antonio Corazzin e per conoscenza a tutte<br />

le forze giuridiche, politiche, sociali e alla stampa cittadina: “Affinché venga promosso uno<br />

studio – ricerca sul mercato illecito della droga nella nostra città, in grado di dare utili<br />

indicazioni sia all’azione preventiva, sia a quella del recupero e reinserimento dei tossicodipendenti”.<br />

✧<br />

Sempre il 7 marzo ’88 è stata inviata al Procuratore Capo della repubblica italiana dr. F.<br />

Canilli il seguente testo: “ In seguito ai recenti sequestri di sostanze stupefacenti avvenuti<br />

nella nostra provincia e in quella di Verona che hanno evidenziato ulteriormente l’enorme<br />

mercato di tali sostanze, il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti<br />

di Vicenza, inoltra la richiesta di un urgente potenziamento delle Forze dell’ordine e<br />

l’assegnazione di un magistrato presso la Procura della Repubblica con l’incarico di seguire<br />

i reati di spaccio e traffico di droga”.<br />

✧<br />

Una terza lettera è stata indirizzata al consigliere delegato per le tossicodipendenze dr. Achille<br />

Variati affinché: “Alla luce delle sempre più gravi problematiche inerenti alla droga, a<br />

nome del Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti di Vicenza, inoltro<br />

richiesta perché sia costituita presso la Medicina legale, uno studio atto ad analizzare<br />

a catalogare tutti i reperti di droga sequestrati, per approfondire l’individuazione dei diversi<br />

tipi di sostanze stupefacenti, la percentualità della sostanza attiva e quella di taglio e la<br />

zona dove avviene il sequestro.<br />

Tutte le informazioni risultanti, potranno poi essere utilizzate a scopo di prevenzione,<br />

e in modo specifico si potrà ottenere:<br />

A - La conoscenza della qualità della droga, che emergerà dalle analisi sul grado di intossicazione<br />

degli assistiti presso l’Ulss, potranno fornire un parametro essenziale e scientifico<br />

ai fini della determinazione della “modica quantità” individuale.<br />

B - Dare la possibilità alle Forze dell’ordine di potere redigere una mappa dello spaccio e<br />

i flussi di alimentazione che sostengono il mercato.<br />

C - La sistematica e accurata indagine dei decessi per overdose, potrà fornire utili indicazioni<br />

per una campagna preventiva, diretta ai tossicodipendenti, informandoli sul<br />

grado di pericolosità rappresentata dalle varie droghe e da altre sostanze che con essa<br />

vengono assunte”.<br />

✧<br />

Il Gazzettino - 11 marzo 1988<br />

Si costituirà una commissione<br />

– 116 –


1988<br />

L’assessorato agli Interventi Sociali del Comune vuole costituire una commissione conoscitiva sui<br />

bisogni dell’ anziano e il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, chiede venga<br />

istituita una “banca dati” per avere una visione generale del problema droga e poterlo così affrontare<br />

globalmente. Il motto del momento è – quindi – razionalizzare. “abbiamo ricevuto la richiesta<br />

dalla presidente del Comitato di solidarietà, da pochi giorni – ha detto il presidente dell’Ulss 8, De<br />

Boni – e dobbiamo ancora discuterla in Comitato. Una banca dati è una realtà complessa, che<br />

dovrebbe interessare diversi servizi: bisogna prima di tutto vedere a cosa può servire, quali sono i<br />

costi, quali le nostre disponibilità”.<br />

Un discorso nuovo (anche se in altre città l’hanno già sperimentato), tutto da inventare. È diventato<br />

quindi indispensabile cominciare ad affrontare collegialmente uno studio. “E’ proprio quello che<br />

abbiamo deciso di fare – ribatte il presidente De Boni – ho chiesto al settore competente di cui è<br />

responsabile il consigliere Variati, di verificare la richiesta e le possibilità di attuazione. Poi vedremo.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 12 marzo 1988<br />

Gli aspetti socio-culturali delle tossicodipendenze in Italia<br />

Tutt’altro che vinta la droga si diffonde<br />

Nel 1986 i morti nel nostro paese sono stati 288, un anno dopo 511<br />

Gli esperti dicono che le cifre devono essere almeno triplicate<br />

Sintesi – Roma - Nel 1986 i morti per droga erano in Italia 288. Nel 1987, secondo l’osservatorio<br />

permanente istituito presso il Viminale, sono stati 511, e questo dato ha spazzato via i facili ottimismi<br />

di coloro che ritenevano che il fenomeno fosse ormai sotto controllo. (…) Secondo l’Ispes (Istituto<br />

di studi politici, economici e sociali) di Roma, queste cifre sono sottostimate perché ai decessi<br />

dovuti direttamente agli stupefacenti si dovrebbero aggiungere quelli ad essi indirettamente collegati,<br />

e attribuiti ad embolia gassosa, all’epatite o altre malattie infettive, agli incidenti stradali e così via.<br />

Secondo Sergio Letizia, membro del Csm, il numero delle vittime della droga dovrebbe essere raddoppiato.<br />

Questi dati, insieme con innumerevoli altri, sono contenuti nel volume presentato alla<br />

stampa, che riassume i risultati della ricerca condotta dall’Ispes “Punto linea verde”. (…) La fascia<br />

di età a più alto rischio è quella tra i 16 e i 23 anni (il 3,4 – 5,2 per cento). Da questa età in poi vi<br />

è una crescita regolare che ha il suo picco a vent’anni (14,1 – 15,8 per cento). (…) Il rapporto afferma<br />

che questi dati “sembrano spazzar via molte teorie sociologicheggianti che stabilivano un rapporto<br />

di causa-effetto tra assunzione di droga e malessere sociale, disoccupazione e che altro”. Secondo<br />

gli autori, invece, l’amara realtà è che la droga viene presa soprattutto “perché piace”. (…)<br />

Secondo gli autori dell’inchiesta, la lotta contro la droga comporta necessariamente un “momento<br />

repressivo”. “l’unica vera terapia – affermano – consiste nello strappare l’individuo alla droga, nel<br />

costringerlo a smettere, nel bruciargli intorno ogni possibilità di trovare “roba”, nell’aumentare le<br />

sue difficoltà di vita e farne una leva per scardinare il suo mondo”. A loro avviso, a differenza dell’alcolista<br />

che può arrivare ad odiare l’alcool, il tossicodipendente non odia la droga: essa è anzi l’unico<br />

suo desiderio, e ad essa è disposto a sacrificare tutta la sua vita e quella degli altri.<br />

Perciò la sfida contro la droga sembra perduta. (…)<br />

✧<br />

Pasqua 1988 - Ogni anno, nel lunedì che precede le ricorrenze del Natale e della Pasqua, al<br />

Comitato viene celebrata una “nostra” messa come momento intimo tra noi, per cercare nell’aiuto<br />

divino la forza per proseguire nel difficile cammino della vita. Il celebrante in quella<br />

occasione era il teologo don Dario Vivian. Forse quella era la prima volta che veniva a contatto<br />

con più famiglie toccate dal problema droga, perché ne rimase molto colpito. Ho messo<br />

per iscritto il ricordo di quel momento:<br />

– 117 –


1988<br />

Il prete ripeté sommessamente a se stesso l’augurio che le due madri si scambiavano: buona<br />

Pasqua, sai…..cerca di non pensare….. Era il lunedì della settimana Santa, ed era stata celebrata<br />

la messa pasquale proprio lì, nella sede del Comitato.<br />

Un enorme mazzo di giunchiglie arricchiva la semplice tavola che in quel giorno fungeva<br />

da altare e dava alla stanza disadorna una nota gioiosa; sembrava che quei fiori dal giallo<br />

intenso e luminoso, racchiudessero insieme la dolce bellezza della primavera e una promessa di<br />

speranza. Ancora pochi giorni e poi tutto il popolo cristiano avrebbe festeggiato la Pasqua.<br />

Pasqua di Resurrezione….. festività solenne, emblematica, densa di significato, specialmente<br />

per noi genitori del comitato.<br />

Si iniziava quel lunedì, una settimana che, unica nell’anno, rammentava il susseguirsi di<br />

eventi drammatici che poi sarebbero culminati con la gloria del Cristo.<br />

Ogni mamma che era lì, ripercorreva con Maria la via del Calvario, una via che si ripeteva<br />

per tutte, costantemente e inesorabilmente ogni giorno, tutti i giorni, da troppi anni.<br />

Pasqua di Resurrezione….. ogni madre in fondo al cuore covava una favilla di speranza,<br />

elemento vitale per potere sopravvivere a tanto dolore.<br />

Buona Pasqua….. cerca di non pensare….. Ci sarà mai una Pasqua per i nostri figli?<br />

Questa era la muta domanda che traspariva dagli occhi lucidi e arrossati di pianto silenzioso<br />

e per questo ancora più disperato.<br />

Vicenza 12 aprile 1988 – Dopo vari contatti con mons. Avanzini responsabile del Ceis di Verona,<br />

oggi con la presidente della Commissione Sanità del Comune, il responsabile del sociale dell’Ulss<br />

8 e il delegato Ulss per le tossicodipendenze, mi sono recata nella città scaligera per un<br />

incontro esplorativo finalizzato a creare un centro Ceis, qui a Vicenza.<br />

Per accogliere un tossicodipendente nella loro struttura, gli operatori effettuano inizialmente<br />

una visita psichiatrica, perché oltre al problema droga possono esserci patologie psichiche, nel<br />

qual caso dispongono di un centro specifico. Per chi non ha una famiglia che possa seguire il<br />

cammino dell’utente, hanno istituito un centro di pronta accoglienza. Hanno inoltre centri di<br />

ascolto per indirizzare le famiglie verso persone di competenza. Mons. Avanzini si è detto<br />

disponibile, almeno inizialmente, a darci una mano, ma la mia impressione è, che la prospettiva<br />

di una comunità valida come il Ceis, crea preoccupazioni, infatti è sempre stata fortemente<br />

ostacolata. Praticamente qui a Vicenza ognuno coltiva il proprio orticello a discapito<br />

del bene comune.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 19 aprile 1988<br />

<strong>Droga</strong> nelle scuole, è un dramma<br />

Sintesi – La droga non ha mai smesso di circolare nelle scuole di Vicenza. Ma è purtroppo un problema<br />

di secondo piano: è stata soppiantata da altre urgenze, una volta l’Aids, un’altra il blocco degli<br />

scrutini, un’altra ancora il rinnovo dei programmi di studio, dalle mille preoccupazioni e dai mille<br />

compiti di cui la scuola è stata incaricata. L’intervento dei carabinieri ha quasi risvegliato la città da<br />

una sorta di “sonno”. (…) <strong>Droga</strong> leggera ne circola parecchia, soprattutto negli istituti dove convergono<br />

ragazzi provenienti da diverse zone della provincia. <strong>Droga</strong> ce n’è, è un’ebbrezza che piace<br />

– 118 –


1988<br />

Il Giornale di Vicenza - 1 maggio 1988<br />

Ucciso da un’overdose<br />

Era disteso sopra un divano “sembrava che dormisse, era morto”<br />

✧<br />

Vicenza 13 maggio 1988 – III congresso del C.N.A.<br />

Parto in treno con Anna Serra diretta a Firenze. Bisogna votare per eleggere il segretario generale.<br />

Discordanze, risentimenti, personalismi, queste le difficoltà a votare per il direttivo.<br />

Non c’è più l’atmosfera di cosciente impegno che inizialmente ho trovato nella Lenad.<br />

Hanno partecipato alcuni politici della Toscana, due giudici, Muccioli, e altri conduttori<br />

di comunità.<br />

Inesistente l’intervento del nuovo segretario, che ha preferito lasciare parlare i “conferenzieri”<br />

che naturalmente non hanno lasciato spazio ai partecipanti. Dopo un break, alla ripresa<br />

dei lavori non c’erano più gli interlocutori! Il rappresentante di Bologna se n’è andato dicendo<br />

che questo era stato il congresso delle vanità!<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 20 maggio 1988<br />

Un’altra vittima della droga<br />

L’ambulanza richiesta da una telefonata anonima<br />

✧<br />

Vicenza 28 maggio 1988 - Lettera consegnata all’on. Martinazzoli in visita alla nostra città.<br />

On. Mino Martinazzoli,<br />

sono la presidente del Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti di<br />

Vicenza e mi considero una combattente in prima linea nella lotta alla droga.<br />

Purtroppo, come spesso succede – e la storia insegna – mi sento un misero fante lasciato<br />

allo sbaraglio, con di fronte un nemico agguerrito fino ai denti, e di spalle, un esercito<br />

di comandanti, alcuni dei quali inetti, altri incompetenti e altri ancora, ma in numero esiguo,<br />

armati di buona volontà ma non di mezzi. Dopo vent’anni di droga, ancora lo Stato<br />

non manifesta la volontà di impegnarsi con decisione in tutti i fronti, per porre fine a questo<br />

stillicidio che miete tante giovani vittime e riduce le famiglie allo stremo. Sono anni,<br />

in cui tutte le associazioni famiglie, riunite nel C.N.A. hanno presentato al parlamento una<br />

proposta di legge sulla tossicodipendenza che è rimasta tutt’ora inattuata. E intanto incalza<br />

l’Aids!..... Si continua però a sprecare tempo prezioso in sterili parole trascurando un<br />

intervento appropriato.<br />

Leggendo gli articoli della Costituzione italiana, mi sono resa conto che la legge contempla<br />

tutte le possibilità di aiuto verso il cittadino; deve essere però applicata nella giusta<br />

maniera.<br />

L’Art. - 14 dice tra l’altro: “gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità<br />

pubblica, sono regolati da leggi speciali”; allora, perché, accertata la tossicodipendenza<br />

di un giovane non si applica una legge speciale per sdrogarlo?<br />

Art. - 24 – “La difesa è un diritto inviolabile”; si aiutino allora i genitori che vogliono<br />

difendere i loro figli dalla droga.<br />

– 119 –


1988<br />

Art. - 30 – “Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro<br />

compiti”; nella maggioranza dei casi i genitori si trovano impotenti nei confronti dei<br />

figli, ma pur chiedendo aiuto allo Stato, questo non lo percepisce.<br />

Art. – 32 – “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e<br />

interesse della collettività”; si tollera però la “modica quantità”, l’abbruttimento che dà<br />

la droga e i reati contro la collettività da proteggere.<br />

La situazione della provincia di Vicenza, come in tutta Italia è molto grave: 6 mila tossicodipendenti<br />

l’80 per cento dei quali sono sieropositivi all’Hiv; i morti di Aids sono più<br />

di venti, una decina di malati conclamati, e molti con i primi sintomi della malattia (Arc).<br />

In 12 mesi 14 morti per overdose. Nel 1987 si sono avuti 122 arresti per droga; 160<br />

denunce a piede libero; 354 segnalazioni al Pretore.<br />

Sono stati sequestrati Kg. 3, 088 di eroina; 2,320 di cocaina; 4,512 di hashish.<br />

Nei primi quattro mesi dell’88 la proporzione è superiore dell’87 per cento.<br />

È stato chiesto alla regione di fare del malattie infettive del nostro ospedale un centro<br />

provinciale per l’Aids per avere il potenziamento necessario, è stato risposto: picche!<br />

Una soddisfazione i nostri medici però l’hanno avuta; il nostro reparto infettivi è citato<br />

negli indirizzi utili del fascicolo pubblicato a cura del settimanale “L’espresso” e curato<br />

dai professori Luc Montagnier e Fernando Aiuti che ne stimano l’impegno, pur nella precarietà<br />

esistente.<br />

I servizi per le tossicodipendenze, così come sono strutturati, servono soltanto per<br />

distribuire metadone e psicofarmaci. E questo, escludendo da ogni informazione le famiglie<br />

che dovrebbero invece esserne al corrente per collaborare più fattivamente al recupero<br />

dei propri figli. Si privilegia il segreto professionale e la maggiore età degli utenti, e non<br />

si riesce ancora a capire che il drogato, come tale, è incapace di volere e molte volte anche<br />

di intendere.<br />

Così i genitori, i cui figli si rivolgono al servizio, se li vedono spesso in stato confusionale,<br />

addormentati per giorni e con un linguaggio incomprensibile.<br />

Io chiedo a lei on. Martinazzoli, che stimo come persona onesta, di compiere una indagine<br />

parlamentare per conoscere lo stato di applicazione della legge 685 e di impegnarsi<br />

per un incontro con parlamentari DC, qui a Vicenza per discutere su due punti fondamentali<br />

della legge sulla distribuzione del metadone e sull’alternativa al carcere.<br />

La ringrazio<br />

Per il Comitato, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Risposta di Martinazzoli (trascritta)<br />

Gentile Signora,<br />

leggo la sua lettera e il documento allegato e mi viene in mente che, con tutta probabilità, una qualche idea<br />

sul perché di un mancato aggiornamento della legge del 1975 potrebbe venirle proprio dagli illustri parlamentari<br />

presenti al convegno di Reggio Emilia del 14-15 giugno 1986.<br />

In questa materia, ma in tutte, direi, constato una grande divaricazione tra i “messaggi” dei politici ed i loro<br />

comportamenti effettivi. Bisogna, certo, considerare l’obbiettiva difficoltà delle scelte e, spesso, l’incoerenza<br />

o il contrasto delle proprie. Ma, ripeto, si potrebbe “sperimentare” di più e discettare di meno. A me sem-<br />

– 120 –


1988<br />

bra di ricordare che quel poco che si è fatto dal ’75 è tutto contenuto nella legge di conversione di un decreto<br />

dell’85, soprattutto per l’impulso del ministero della giustizia.<br />

Peraltro, quando rifletto su questo terribile problema, giungo alla conclusione che soltanto una serie coordinata<br />

di passi legislativi e amministrativi potrebbe garantire un serio e realistico approccio. Quello che si fa<br />

da tanti – famiglie, associazioni, strutture di volontariato – è molto, ma del tutto insufficiente rispetto alle<br />

proporzioni della minaccia. Ma c’è – dico in tutto il popolo italiano – la disponibilità che ci vuole per<br />

affrontare davvero questo distruttivo fenomeno?<br />

Con viva cordialità<br />

Mino Martinazzoli<br />

– 121 –


1988<br />

30 maggio 1988 - Lettera inviata al responsabile del Smst dell’Ulss n.8 dott. Vincenzo Balestra<br />

e P.c. al presidente dell’Ulss n. 8 Domenico De Boni e consigliere delegato per le tossicodipendenze<br />

Achille Variati<br />

Egregio dott. Balestra,<br />

il comitato di Solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti di Vicenza, esasperato per la<br />

pericolosa facilità con cui il Smst da troppo tempo dispensa psicofarmaci agli utenti che<br />

ne fanno richiesta, invita codesto servizio a sospendere tale erogazione ai td, i quali, nella<br />

maggioranza dei casi, non osservano la posologia prescritta, abusandone con dosi massicce<br />

e, se ne esiste la possibilità, si iniettano addirittura in vena.<br />

Se i medicinali in particolari momenti si rivelano utili, siano dati in dosi giornaliere,<br />

altrimenti possono venire assunti come sostitutivi di droghe. Oppure, si avverta la famiglia<br />

– se questa è disponibile alla collaborazione – assegnando ad essa, con accordi ben precisi,<br />

la verifica del dosaggio. Se il tossicodipendente vuole drogarsi, lo faccia, ma non con<br />

la complicità di chi dovrebbe tutelarne la salute.<br />

Per il Comitato, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

L’Arena - 9 luglio 1988<br />

Cronaca veronese<br />

Un manuale di autodifesa dalla droga domani in omaggio con il giornale<br />

Iniziativa de “l’Arena” in collaborazione con l’associazione “Vittime dalla droga”<br />

presieduta da Giovanni Avanzini - L’opuscolo illustra con semplicità ai genitori<br />

come difendere i figli dalla “piovra” prima che diventi troppo tardi<br />

Sintesi – domani in edicola”L’Arena” sarà accompagnata da un opuscolo a colori intitolato “<strong>Droga</strong><br />

e famiglia” – guida informativa alla prevenzione, a cura dell’associazione “Vittime della droga”. L’opuscolo<br />

è già stato presentato alcuni mesi fa dal nostro giornale e, recentemente, ha avuto una estesa<br />

e positiva recensione su “Famiglia cristiana” di cui crediamo interessante riportare alcuni brani:<br />

“Questo efficace lavoro – scrive Franca Zambonini sul diffusissimo settimanale – è anzitutto un utile<br />

prontuario a uso delle famiglie che di solito cadono dalle nuvole quando scoprono che il “mercato”si<br />

è infiltrato in casa loro e a uso dei ragazzi che si trovano irretiti nel giro, a forza di ingenuità e di imitazione<br />

dei compagni più svelti. (…) Il volumetto è semplice e di facile consultazione proprio perché<br />

per famiglie e giovani il dato comune è l’ignoranza. (…) Sono spiegati i misteri della marijuana,<br />

della cocaina, dell’eroina, della morfina, delle anfetamine. Un piccolo prezioso trattato che<br />

diremmo sociologico, ma che dei paludamenti sociologici non ha niente, per fortuna”. (…)<br />

✧<br />

Il Gazzettino di Verona - 20 luglio 1988<br />

Uls 25 - Comune e Provincia dicono “no” al libro di Avanzini<br />

“Sconsigliabile e pericoloso” l’opuscolo “<strong>Droga</strong> e famiglia”<br />

Questo opuscolo è la “summa” di come non si deve fare prevenzione e informazione sulla droga.<br />

Così il presidente dell’Ulss 25 Donato Bragantini ha riassunto l’opinione della commissione tecnica<br />

dell’Uls e dai membri del coordinamento tossicodipendenze, sull’opuscolo “<strong>Droga</strong> e famiglia”.<br />

(...)<br />

Qui mi fermo con un breve commento. Questo opuscolo è una guida, edita dall’associazione<br />

“Vittime della droga” di Verona, che si è ispirata ad un’opera della National Association on<br />

– 122 –


1988<br />

Drug problem Inc, di New York. È stato stampato anche dal mio Comitato con una pagina<br />

aggiuntiva di ulteriori consigli pratici, frutto della mia esperienza personale.<br />

Purtroppo a Verona gli enti preposti l’hanno ferocemente combattuto e disprezzato e qui a<br />

Vicenza, nonostante l’interessamento del dott. Variati, delegato dell’Ulss per le tossicodipendenze,<br />

che contribuì finanziariamente alla spesa per la pubblicazione e, nonostante avessi un parere<br />

scritto favorevole da parte del Ministero dell’Istruzione Pubblica, non ha avuto migliore fortuna.<br />

Gli enti pubblici, legati al privato sociale avevano altre iniziative e la sua divulgazione<br />

è stata bloccata. Nessuno ha riflettuto sul fatto che questa guida era un’arma in più per la conoscenza<br />

del problema droga ed era data gratuitamente.<br />

Diversa accoglienza questo opuscolo ha però ottenuto presso alcuni comuni e gruppi privati<br />

della provincia e della città stessa, lontani però da legami ideologici e burocratici.<br />

✧<br />

Vicenza - 19 luglio 1988 – Con alcune mamme del Comitato mi sono recata in visita al nuovo<br />

Vescovo, mons. Pietro Nonis. Dopo le presentazioni ho fatto presente l’inefficienza dello Stato<br />

sia nel campo della droga che dell’Aids. Ho parlato del Malattie infettive assicurando che sarebbe<br />

gradita una sua visita al reparto; lui ha ascoltato con attenzione prendendo appunti. Ha<br />

detto in modo deciso che non intende fare ciò che spetta allo Stato (es. comunità), che non ha<br />

sacerdoti preparati per questi delicati problemi, ma che non può ignorare la sua missione di<br />

carità, e ha citato la parabola del buon<br />

samaritano.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 29 luglio 1988<br />

Ancora un morto per overdose<br />

Il decesso avvenuto a Bassano due giorni<br />

fa – Accanto al letto la solita siringa<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 2 agosto 1988<br />

Ventisettenne stroncato<br />

da overdose<br />

Trovato privo di vita dai genitori<br />

✧<br />

Vicenza 3 agosto 1988 - Ritorno dal<br />

Vescovo con il dott. Alberto Vaglia che<br />

sostituisce il primario al malattie infettive.<br />

Ha parlato quasi sempre il medico e<br />

mons. Nonis pareva interessato; l’argomento<br />

lo colpisce, soprattutto la reazione<br />

dei giovani malati. Ha detto che il poco<br />

che potrà fare sarà a livello regionale. Ho<br />

riferito che la regione ha intenzione di<br />

creare due centri per i malati di Aids, uno<br />

– 123 –


1988<br />

a Padova e uno a Verona, e lui – “Dei lazzaretti!” - Ho ribadito il mio pensiero: rendessero cioè<br />

efficiente il reparto infettivi, e non obbligassero gli ammalati e le famiglie che li assistono ai<br />

non pochi disagi dati dalla lontananza.<br />

Nel lasciarci il Vescovo ci ha promesso una sua visita in reparto per giorno 9 c.m.<br />

✧<br />

Grossi problemi al malattie infettive; è necessario un supporto di volontariato, che esiste nei<br />

vari reparti, ma non in quello. Una ragazza prima di morire continuava a chiamare gli infermieri,<br />

perché si sentiva sola e aveva paura. Ci sono malati senza l’assistenza della famiglia e<br />

molti di loro diventano “vegetativi”, smarriscono la ragione, sono affetti praticamente da<br />

demenza. Vi sono richieste di ricoveri, ma non ci sono posti letto. Non so come il personale sanitario<br />

riesca a vivere normalmente al di fuori di quell’ambiente. Mi dà l’impressione di una<br />

morsa implacabile.<br />

✧<br />

Martedì 9 agosto 1988 , ore 17,30 – Ad attendere il Vescovo ci sono il presidente dell’ULSS<br />

De Boni, il vice Sandro Mazarol, gli operatori di TVA, un giornalista de “Il Gazzettino”, don<br />

Adriano Toniolo per il Giornale di Vicenza, padre Fortunato in rappresentanza del Vicario ed<br />

altri ancora.<br />

Quando arriva, il Vescovo saluta i presenti e dice che avrebbe preferito una visita riservata. Ha<br />

ricordato S. Gaetano Tiene, che ha fondato a Venezia l’ospedale degli incurabili, ha continuato<br />

dicendo che, essendoci oggi i servizi sanitari, la Chiesa non deve supplire, ma collaborare.<br />

Ha parlato di “ultimi” dicendo che i malati di Aids sono oggi i più ultimi e che questi problemi<br />

gravissimi, in futuro lo saranno ancora di più. Poi, provvisto di camice, cuffia, mascherina,<br />

ha iniziato il percorso lontano dallo sguardo indiscreto delle telecamere. È tornato circa<br />

un’ora più tardi. Gli ho chiesto com’era andata, ha risposto di essere stato molto colpito – “Si<br />

dice che la Madonna appare in certi posti, io qui ho visto l’inferno”- Entrati nello studio del<br />

dott. Vaglia ha subito detto: “Bisogna aiutare i giovani malati, soprattutto quando escono dall’ospedale.<br />

Devo dire che non ho trovato il lazzaretto che tanto mi fa paura, e questo è merito<br />

del personale sanitario. L’ammalato qui non è un numero, ma un individuo, e non è seguito<br />

solo come ammalato, ma anche come persona, con i suoi problemi personali e famigliari“. Ha<br />

elogiato il dott. Vaglia e si è reso disponibile a dare anche un aiuto in denaro: “per aiutare questi<br />

infelici”. Durante la visita aveva chiesto ad un giovane perché fosse triste – “ho visto morire<br />

uno dopo l’altro dodici miei amici”- è stata la risposta. Poi ne ha ricordato un altro che era<br />

in coma, assistito quattordici ore al giorno dal padre in ferie, che purtroppo sarebbero terminate<br />

il giorno dopo. –“Bisogna aiutare le famiglie, inventate qualcosa, noi vi sosterremo”-. Ha<br />

ricordato Cristina, che aveva concluso il raccontato della sua storia dicendo:” poi ho conosciuto<br />

un delinquente buono”- Il Vescovo ha ripetuto commosso questa frase – “Bisogna aiutare Cristina”<br />

– ha ripetuto – “senza darle soldi in mano, ma darle un luogo dove dormire e poter mangiare.<br />

Se esce di qui, non deve tornare in strada dove tra l’altro potrebbe contagiare altre persone”.<br />

Il vice presidente ha parlato di lunga degenza a Sandrigo – “non facciamo lazzaretti”ha<br />

ribadito il Vescovo – “non c’è qualcosa per le donne?- Io ho parlato dei contatti con la comunità<br />

Incontro, ho insistito nel dire che anche qui si potrebbe creare una struttura con la colla-<br />

– 124 –


1988<br />

borazione di volontari. Il pensiero dei malati senza risorse fuori dall’ospedale costituiva per il<br />

Vescovo un vero problema. Al suo arrivo, prima di entrare nel reparto, aveva detto che il contatto<br />

con malati che possono trasmettere malattie provocava in lui un senso di ripulsa che però<br />

doveva vincere (io questo l’avevo colto, ed ho apprezzato maggiormente la sua visita), forse<br />

era per questo che sentiva forte il problema.<br />

Quando siamo usciti è stato intervistato dai vari rappresentanti della stampa.<br />

Mi piace, perché è pronto nella risposta, e pur cercando di non mortificare l’interlocutore, sa<br />

dare quella giusta. Gli è stato chiesto:” qui i giovani soffrono e muoiono e intanto nel medesimo<br />

tempo quelli che li hanno sfruttati si divertono in posti di villeggiatura costosi, incuranti<br />

di tanta sofferenza; come si pone qui la Chiesa?” – “Innanzitutto la Chiesa non spaccia” – è<br />

stata la risposta. Quando gli è stata chiesta un’intervista, rivolgendosi a Vaglia che però non<br />

aveva sentito ha risposto – “non è me che dovete far parlare, ma quel grand’uomo”-<br />

Successivamente siamo andati dalle suore alla scuola infermieri per un piccolo rinfresco. Ha<br />

elogiato la loro missione, poi rivolto a me ha detto:” Chissà perché la vedo meno agitata e più<br />

tranquilla”. A questo punto tutte le suore mi si sono avvicinate, volevano sapere chi ero, mi<br />

offrivano spremute, pasticcini, pizzette; erano tutte premurose, ero diventata un ospite di<br />

riguardo.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 9 agosto 1988<br />

Morto per overdose<br />

È la terza vittima in quindici giorni<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 10 agosto 1988<br />

Altro morto per Aids<br />

Una drammatica coincidenza nel giorno della visita del vescovo mons. Nonis<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 11 agosto 1988<br />

Un annegamento con il marchio della droga<br />

Trovato nell’acqua del Brenta con una siringa nel pugno<br />

✧<br />

Lettera a: Il Giornale di Vicenza – Pubblicata il 23 agosto 1988 con il titolo:<br />

<strong>Droga</strong>, non c’è volontà a contrastarne il cammino<br />

Egregio direttore,<br />

il servizio sul gruppo di lavoro testé costituito dall’Ulss 8, del quale fa parte anche il nostro<br />

Comitato, apparso con il titolo: “Vicenza con la droga alla gola”, rispecchia una realtà mai<br />

accettata da coloro che definiscono la droga ”uno dei mali giovanili”, mentre è sempre più<br />

chiaro che è ormai il più grave e il più diffuso.<br />

Costoro mi rammentano un tempo, quando dalle cronache italiane erano spariti ladri<br />

e assassini, tutti erano felici e i treni arrivavano in orario. Poi, correva l’anno domini 1940,<br />

sbattemmo le corna contro una tragedia da tempo annunciata ma sempre sottovalutata:<br />

così, sotto i bombardamenti a tappeto e fra una disfatta militare e l’altra, cominciammo a<br />

– 125 –


1988<br />

capire di essere stati presi per i fondelli da anni, malgrado i treni in orario.<br />

Il Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti ha sempre messo in<br />

guardia contro l’escalation della droga prima e dell’Aids poi, anche a Vicenza e nella provincia,<br />

così come hanno fatto del resto altre persone, comitati, associazioni che, come noi,<br />

del problema droga si occupano da anni: ebbene, più o meno siamo stati tutti trattati<br />

come il famoso Grillo Parlante da Pinocchio. Oggi, è inutile nasconderlo con bizantini<br />

giri di parole, gli stupefacenti sono diventati un “bene di consumo” sempre più ricercato<br />

e diffuso, tanto che abbiamo una nuova figura di tossicomane, il “polidrogato”, che non<br />

è nemmeno più l’emarginato di un tempo, anzi.<br />

Su questo “bene di consumo” la piovra ha costruito, a suon di miliardi, il suo enorme<br />

potere e sta seriamente minando le basi dello Stato stesso. Io credo sia superfluo sfornare<br />

studi e inchieste per capire com’è potuto accadere tutto questo: è accaduto perché abbiamo<br />

lasciato che accadesse; perché non c’è stata una compatta volontà politica a contrastare<br />

il cammino della droga e della sua cultura; perché non c’è stata una tempestiva e coraggiosa<br />

prevenzione a livello nazionale, che doveva cominciare proprio dalla scuola, la grande<br />

assente, perché le famiglie dei tossicodipendenti sono state lasciate sole a dibattersi nell’angoscia<br />

e nella confusione di troppe opinioni per troppo tempo; perché ne abbiamo<br />

perso dell’altro (e ne perdiamo) a filosofeggiare sull’opportunità o meno della cura coatta,<br />

mentre era nostro primo dovere combattere la droga con ogni mezzo, anche coercitivo,<br />

perché nessuno ha il diritto di nuocere agli altri, oltre che a se stesso e sono solo le<br />

buone leggi che possono impedire che questo accada, pur lasciando ognuno libero di<br />

esprimere la sua opinione.<br />

Speriamo che, vista la continua ecatombe da overdose e da Aids, chi ha poteri decisionali<br />

finalmente li usi, e che capisca che il tossicodipendente deve essere salvato prima di<br />

tutto da se stesso.<br />

Troppi tentativi per uscire dalla tossicodipendenza sono falliti perché alla riabilitazione<br />

non è seguito un completo programma di reinserimento: spesso si cura o solo l’anima<br />

o solo il corpo, ma noi siamo fatti dell’una e dell’altro.<br />

Questo l’ha ben capito Muccioli, ad esempio, che nella sua struttura dà al tossicomane<br />

tutte le possibilità compresa quella di diplomarsi e di laurearsi, se lo vuole, mettendolo<br />

così nella condizione di avere ben pochi alibi per le ricadute. Concludo rivolgendomi<br />

al signor Luigi Tontero che, sul giornale dell’8-8-‘88 biasimava la “pretesa” di più posti<br />

letto per i “drogati malati di Aids”, invocandone di più, invece, per i vecchi lavoratori inabili:<br />

caro signor Tontero, a parte il fatto che ai vecchi in genere si deve offrire molto di più<br />

che un posto letto, cosa suggerisce di fare per i giovani malati di cui sopra, specie quelli<br />

allo stadio terminale? Vuole che li affoghiamo in massa o preferisce il sistema delle camere<br />

a gas? E che ne facciamo degli anziani inabili a causa della cirrosi da alcool e quindi,<br />

sempre secondo il suo parere anche loro “malati volontari”, visto che nessun medico ordina<br />

da bere? E mediti un momento sul fatto, signor Tontero, che il drogato è in definitiva<br />

un debole, orfano di una società che non ammette i deboli, che ha distrutto credendo<br />

di costruire, che ha creato miti fasulli ed eroi dai piedi e dal cervello di argilla.<br />

– 126 –


1988<br />

Anche il malato di Aids è il prodotto di tutta una serie di errori collettivi che non si<br />

rimediano con i falsi moralismi né mettendo il paraocchi sulla realtà.<br />

Per il Comitato la vicepresidente, Anna Serra<br />

✧<br />

Vicenza 30 agosto 1988 – Ore 17,30. Casello est, stiamo andando a Quinto Vicentino dove<br />

c’è una casa dell’IPAI che dovrebbe diventare una comunità femminile.<br />

Per anni ho insistentemente fatto presente a Ulss e Comune la necessità di una struttura<br />

femminile di recupero, chissà perché inesistente sul nostro territorio, nonostante il numero rilevante<br />

delle ragazze tossicodipendenti. Ora sembra che il progetto vada in porto e sarà don Pierino<br />

Gelmini della comunità “Incontro” ad occuparsi del tutto.<br />

Saluto don Gelmini e m’informo sul centro che la sua comunità ha aperto vicino a Roma<br />

per curare i malati di Aids. Gli esprimo il desiderio di un suo incontro con il dott. Vaglia per<br />

uno scambio di esperienze e ci invita a cena a Lonigo, dove i frati di un convento gli avevano<br />

ceduto alcuni locali per farne una comunità.<br />

Arrivati a Quinto, notiamo che la casa è fatiscente ma il posto è bello. A don Pierino va<br />

bene; avrà lo stabile in comodato e penserà lui a ristrutturarlo. Sarà poi privilegiata la zona<br />

di Vicenza; l’ammissione avverrà attraverso il servizio che però dovrà rispettare le regole della<br />

comunità. Alle 19,30 arriva il dott. Vaglia e ci avviamo verso Lonigo. In comunità si respira<br />

la stessa aria del convento. Tutto è in ordine, pulito e lindo. C’è l’orto con la sua bella verdura,<br />

vasi pieni di begonie e tagete. La vecchia vasca del letame è vuota e dipinta di bianco.<br />

Dice don Pierino:”metteremo ghiaia, poi terra e faremo una bella fioriera. All’interno visitiamo<br />

la lavanderia, “saranno messi dei lava-piedi dove i ragazzi che rientrano dal lavoro della<br />

terra potranno lasciare le scarpe sporche, lavarsi i piedi e calzare scarpe pulite”. Poi visitiamo<br />

un locale che sarà adibito a laboratorio, in un altro hanno sistemato un magazzino; gli utensili<br />

erano puliti e sembravano nuovi. Di sopra ci sono alcune stanze; una serve come luogo di<br />

lettura e di meditazione; stare soli con sé stessi può far bene – dice don Pierino. Visitiamo le<br />

camere: tre letti, compreso uno a castello e un armadio. Non devono avere stanze individuali,<br />

uno solo diventa chiuso, egoista e si allontana dai problemi esterni (anche i frati non dovrebbero<br />

stare soli, dice padre Donato), due diventano complici, tre fanno comunità.<br />

C’e anche una stanza per don Pierino per quando viene in visita: un letto, un armadio,<br />

una sedia e un armadietto con un ripiano di marmo sopra al quale c’è un vasetto con un fiore<br />

(dice di amare molto i fiori). Tutto questo al primo piano.<br />

Al piano terra una grande stanza con in fondo un cucinino. C’è la tavola preparata , anzi<br />

due tavole unite, in ogni posto c’è un piatto fondo, una forchetta, un coltello e un bicchiere. Per<br />

tutti una caraffa con acqua e limone e un cestino con del pane. Per l’occasione aprono un bottiglia.<br />

Prima di mangiare si osserva un minuto di silenzio, e dopo il segno della croce si cena.<br />

Don Pierino parla molto di sé, facciamo domande e lui risponde sicuro; chiediamo del centro<br />

che ha fondato con Madre Teresa di Calcutta, dice che sono collegati con il centro Pasteur di<br />

Parigi e con New York e parla del progetto Violet. A questo punto chiedo se possiamo fare riferimento<br />

a lui in caso di bisogno e mi dà dei numeri telefonici e il nome di due persone a cui<br />

rivolgermi. Alle 21,30 ci salutiamo con il permesso di ritornare. Il responsabile della casa mi<br />

– 127 –


1988<br />

regala una bella foto del giardino e mi scrive una dedica; e un giovane molto dolce.<br />

Il dott. Vaglia è traumatizzato, lui è abituato con i tossicodipendenti attivi e l’ordine e la<br />

semplicità viste, lo hanno conquistato.<br />

✧<br />

Vicenza 14 settembre 1988 - Lettera inviata al Prefetto di Vicenza dott. Giuseppe Maggiore<br />

e per conoscenza al senatore Mariano Rumor, al Vescovo mons. Pietro Nonis, al Sindaco Corazzin,<br />

alla Procura della Repubblica, al Questore di Vicenza, ai Comandanti dei Carabinieri e<br />

della Guardia di Finanza, al presidente dell’Ulss 8, al responsabile del servizio medico-sociale<br />

per le tossicodipendenze dell’Ulss 8.<br />

Signor Prefetto,<br />

è cosa ormai risaputa da tempo, che nei pressi del servizio medico-sociale per le tossicodipendenze,<br />

stazionano, confusi con gli utenti del Servizio, alcuni noti spacciatori di sostanze<br />

stupefacenti che alimentano un mercato che talora investe il servizio stesso.<br />

Dato il permanere di questa situazione che, pur tra disagi, viene tollerata da anni, il<br />

Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, tramite la mia persona,<br />

prima di rendere pubblico quanto sopra, desidera informare le autorità preposte, perché<br />

si adoperino a porre fine a questo illecito stato di cose. Poiché il Servizio non ha dato quella<br />

risposta positiva che era stata preventivata al suo nascere, constatato che di questo sono<br />

pienamente coscienti anche i responsabili del Servizio medesimo e che l’Ulss ha già progettato<br />

una sua trasformazione, chiedo formalmente che vengano accelerati i tempi per renderlo<br />

veramente idoneo alle reali necessità odierne.<br />

La maggioranza dei tossicodipendenti che vi si rivolge, non lo fa per intraprendere una<br />

terapia riabilitativa, ma per trovarvi: farmaci, psicofarmaci e metadone in sostituzione<br />

temporanea o indeterminata alle droghe illegali, alle quali, nell’arco della giornata, possono<br />

aggiungere a piacimento, ulteriori farmaci, psicofarmaci, alcolici e addirittura eroina,<br />

ottenendo il famoso “sballo” che è costato la vita a molti di loro. Questo stato di cose,<br />

pone gli operatori alla stregua degli spacciatori, con la sola differenza che lì, per concessione<br />

dello Stato, la droga si trova gratis!<br />

Nel “rispetto della libera scelta”, si cela la mancanza di volontà di un intervento mirato,<br />

e dopo tanti anni e tanti lutti, ancora non si vuol capire che, se il tossicodipendente è<br />

capace di intendere (ma fino a che punto?), di certo è incapace di volere (nel senso della<br />

guarigione), perciò ha bisogno di una volontà che si sostituisca alla sua decidendo per lui,<br />

finché non riavrà recuperata la propria.<br />

Si parla di prevenzione, ma non si hanno le idee chiare; la parola “droga” fa paura e,<br />

per timore di sbagliare si preferisce temporeggiare sprecando tempo prezioso.<br />

La legge 685/75 ha di fatto legalizzato lo spaccio capillare, dando un grosso incremento<br />

al mercato degli stupefacenti; nel medesimo tempo, lo Stato persevera nel lasciare inascoltata<br />

la voce di tanti genitori riuniti in associazioni per combattere con più forza questa<br />

guerra contro la droga, col solo risultato di farla incancrenire sempre di più.<br />

Si dice che il tossicodipendente ha davanti a se solo tre strade: il carcere, l’ospedale, il<br />

– 128 –


1988<br />

cimitero; c’è chi le prime due le percorre in alternanza, finché non arriverà al capolinea da<br />

dove non si torna più indietro. Il carcere non riabilita, ma emargina ulteriormente aggravando<br />

situazioni che, se trattate con competenza e mezzi idonei potrebbero risolversi. Ma<br />

l’èquipe socio-sanitaria che fa parte di un progetto per il recupero dei carcerati ancora non<br />

è resa operante e chissà mai se lo sarà. La struttura ospedaliera ha sempre accolto con estrema<br />

difficoltà i tossicodipendenti bisognosi di cure, a volte si è reso necessario l’intervento<br />

delle forze dell’ordine perché questo avvenisse, fintanto che la divisione del Malattie infettive<br />

non ha aperto loro le porte. Questo reparto però ha subito evidenziato grosse problematiche<br />

che tuttora permangono: sottonumero dell’organico sanitario, letti insufficienti,<br />

stanze non adatte con servizi igienici non rispondenti alle più elementari necessità sanitarie<br />

(un servizio per otto pazienti). L’ubicazione dello stesso situato a piano terra permette<br />

un facile approvvigionamento di droghe e altro attraverso le finestre.<br />

Infine rimane il cimitero, meta finale a cui il drogato è destinato ad arrivare precocemente<br />

mediante l’overdose, l’incidente stradale, il suicidio, la malattia; comunque quasi<br />

sempre dopo anni di abbruttimento e dopo non solo di aver toccato il cosiddetto “fondo”<br />

che taluni reputano necessario per “risalire”, ma esserci invischiato in esso come nelle sabbie<br />

mobili, incapace di uscirne da solo.<br />

Alle famiglie, che non volendo accettare questa situazione rivolgono tutti i loro sforzi<br />

nella lotta alla droga e a tutte le altre che invece si afflosciano, vinte da un problema che<br />

le schiaccia, non rimane che condividere questo calvario che rende la vita un inferno, privandola<br />

di quell’accettazione che le dia una ragione valida per essere vissuta.<br />

L’unica speranza di salvezza può essere data da una fortunata serie di circostanze che<br />

possano portare il giovane ad accettare l’aiuto che una comunità seria può dare, ed iniziare<br />

così una vera risalita che lo porti, recuperato, a riprendere il suo posto nella società.<br />

Ora, dalla collaborazione del dott. Variati, consigliere delegato per le tossicodipendenze<br />

e dell’ing. Bettenzoli presidente dell’IPAI, sembra finalmente andare in porto la nascita<br />

di una comunità femminile, finora mancante, che sarà gestita da don Pierino Gelmini.<br />

Attendiamo l’apertura del Day hospital del malattie infettive e la ristrutturazione del<br />

medesimo reparto; e qui sorge una domanda: come mai invece di aumentare i posti letto<br />

questi saranno ridotti da 37 a 31? Attendiamo inoltre l’apertura di centri d’ascolto e di<br />

informazione per le famiglie con figli che si drogano o a rischio e, naturalmente, le trasformazione<br />

del sevizio medico-sociale per le tossicodipendenze.<br />

Dobbiamo riunire gli sforzi di tutti in un unico impegno per la difesa dei nostri giovani.<br />

Concludo questa ennesima esposizione di carenze ed impellenti necessità confidando<br />

veramente che le mie parole siano meditate seriamente come richiede questo grave e<br />

doloroso problema. Chiedo che tutti i responsabili della difesa e tutela dei cittadini dimostrino<br />

con i fatti la loro volontà di migliorare questa società, estirpando da essa quel cancro<br />

maligno che si chiama droga.<br />

Per il Comitato, la presidente Olga Dalla Valle<br />

– 129 –


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1988<br />

Il Giornale - 20 settembre 1988<br />

A Como padre e madre condannati a tre mesi con i doppi benefici di legge<br />

Incatenarono la figlia drogata - “Colpevoli”, ma per troppo amore”<br />

Como – Sintesi – L’accusa era pesante, ma i giudici hanno stabilito che si trattava di un sequestro<br />

dal significato morale. (…) La vicenda ha origini lontane; Laura, a 14 anni, dopo la terza media,<br />

aveva cominciato a fumare qualche spinello e per lungo tempo i genitori si erano chiesti cosa fare.<br />

Po l’anno scorso erano cominciati i primi buchi sulle braccia, segni inconfondibili dell’eroina. Per la<br />

madre invalida e per il padre il calvario è diventato crudele. Laura, giorno dopo giorno assomigliava<br />

sempre più ad una larva. (…) Non conduceva più una vita normale, da tempo aveva trovato altre<br />

strade per pagarsi la dose di eroina. A volte spariva da casa e poi la ritrovavano. Qualche settimana<br />

fa il padre aveva chiesto l’aspettativa dal lavoro e nel tentativo di aiutarla si era trasferito con la famiglia<br />

lontano. (…) Ad un certo punto la ragazza era nuovamente scappata e quando è stata rintracciata<br />

non si reggeva neppure in piedi. (…) A questo punto il padre ha acquistato una catenella di<br />

sette metri fissando un capo al piede del divano e l’altro al piede della figlia. La staccava quando lui<br />

era in casa e la riattaccava quando usciva per le compere. (…) I genitori cercavano di convincerla di<br />

entrare in una comunità terapeutica. (…) Poi Laura ha attirato una pattuglia di carabinieri di passaggio,<br />

i suoi genitori sono stati arrestati per sequestro di persona. (…)<br />

“ Comunque vada a finire – ha detto il padre – questa è una vittoria della droga: nessuno può<br />

costringere un drogato a curarsi, nessuno può tenere lontani gli spacciatori. Anche se mi assolvono,<br />

di mia figlia che sarà?”<br />

✧<br />

Vicenza 22 settembre 1988 - Lettera inviata al Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, e p.c.<br />

al Presidente del Consiglio Ciriaco De Mita, al Ministro dell’Interno Antonio Gava,al Ministro di Grazia<br />

e Giustizia Giuliano Vassalli, Al Ministro della Sanità Carlo Donat Cattin, Al Ministro per gli<br />

Affari Speciali Rosa Russo Jervolino, alla stampa nazionale e cittadina. il 22 settembre 1988<br />

Signor Presidente,<br />

il Giornale di Vicenza di domenica 18 c.m., riportava a grossi caratteri due articoli a<br />

mio avviso drammatici: ”L’Aids è una bomba – afferma Donat Cattin – dobbiamo cercare<br />

di farla esplodere senza danno”. “Già 500 morti per droga quest’anno – tendenza all’aumento”.<br />

Su “Il Giornale” dello stesso giorno un articolo è titolato: ”Incatenano la figlia<br />

drogata: arrestati”.<br />

Confesso che tra questi titoli, per me discutibili (la bomba Aids è già scoppiata, sviluppando<br />

a catena il suo potere distruttivo; i 500 morti per droga riguardano solo le vittime<br />

da overdose e non comprendono i suicidi, i decessi per incidenti stradali, per Aids, epatiti,<br />

cirrosi ed altro), che evidenziano argomenti di estrema gravità, quello che mi ha più<br />

profondamente indignata e con me, tutti i genitori del mio Comitato(e credo tanti altri),<br />

è il terzo, ma non perché dei genitori disperati hanno incatenato la figlia superando i limiti<br />

della legalità, ma perché sono stati arrestati, hanno trascorso una notte in cella e hanno<br />

subito un processo.<br />

Questi sono fatti che succedono in una società che vuole essere civile, in cui consumismo,<br />

arrivismo e protagonismo hanno distolto valori basilari, esaltando chi, anche disonestamente,<br />

raggiunge potere e ricchezza, in barba a chi con fatica e onestà tira la carretta<br />

e si vedrà tra non molto, mettere una tassa anche per l’aria inquinata che respira. Vivia-<br />

– 133 –


1988<br />

mo in una società, in cui la malavita dissangua e uccide con ferocia e l’incolumità del cittadino<br />

è alla mercé della dea bendata e non difesa e tutelata dallo Stato Sovrano.<br />

Cosa offre questo Stato alle famiglie con tossicodipendenti?<br />

Abbiamo buone leggi, ma non sempre vengono applicate, le riforme invocate rimangono<br />

a livello di proposte (vedi la 685/75 sulla modica quantità che da anni deve essere<br />

modificata), se i genitori, volendo impedire ai propri figli maggiorenni di scippare, rubare,<br />

spacciare, prostituirsi per procurarsi la “dose”, li tengono chiusi in casa, vengono accusati<br />

di sequestro di persona; se incatenano una figlia per salvarla dalla droga, vengono arrestati,<br />

incarcerati, processati e, pur con la massima comprensione dei giudici che devono<br />

non inventare, ma applicare le leggi, condannati!<br />

Ma è giusto che i genitori arrivino a questo?<br />

Ma si sa cosa vuol dire avere un figlio drogato? Vuol dire vedere la propria creatura<br />

diventare giorno dopo giorno sempre più schiava di una sostanza, per la quale perde: onestà,<br />

dignità e salute riducendosi in breve tempo simile ad una larva. Vuol dire per i genitori<br />

perdere ogni libertà (altro che libertà individuale!) e vivere nell’angoscia continua di<br />

un’overdose, di un suicidio, di un incidente stradale e, perché no, di omicidio. Vuol dire<br />

vegliare la notte in attesa del suo ritorno, paventando il trillo del telefono che può annunciare<br />

notizie dolorose e poi piombare in un sonno agitato da incubi, per svegliarsi il mattino<br />

e raccogliere tutto il coraggio per aprire la porta della sua camera e controllare se<br />

dorme o non respira più.<br />

Vuol dire mettere tutto sotto chiave: medicinali personali, i soldi per la spesa, non<br />

dimenticare incustodito un ninnolo d’oro, ricco soprattutto di valore affettivo e tenere le<br />

chiavi del tutto presso la propria persona, perché qualsiasi nascondiglio per lui non ha<br />

segreti. Vuol anche dire sopportare angherie di ogni genere, minacce, violenze e ricatti<br />

affettivi, vuol dire chiedere aiuto e non trovarlo, perché le comunità terapeutiche non<br />

accolgono quei tossicodipendenti che non accettano la cura, sempre per quel “diritto inalienabile<br />

alla libertà personale” per la quale possono drogarsi pur se la detenzione di<br />

sostanze stupefacenti è illegale; ed è per questo che si è creata per loro la legge sulla modica<br />

quantità personale che di fatto ha trasformato quasi tutti i tossicomani da consumatori<br />

a spacciatori che, nell’arco della giornata, piazzano una alla volta innumerevoli dosi! E<br />

c’è chi porta avanti con tenacia il progetto di liberalizzare le droghe!<br />

Per i genitori dei tossicodipendenti non esistono gite di fine settimana e tanto memo<br />

ferie in cui ritemprarsi lo spirito, loro devono convivere tutti i giorni con l’ansia e la ribellione<br />

nel cuore per l’impotenza a cui sono costretti e, stressati, portare avanti gli impegni<br />

quotidiani fintanto che qualcuno al limite della sopportazione uccide il proprio figlio o si<br />

toglie la vita.<br />

Per molti di loro ci sarà solo una naturale e tragica conclusione a questo assurdo stato<br />

di cose, l’Aids; il calvario di questa malattia che non perdona a coronamento di una vita<br />

d’inferno.<br />

E se poi cesseranno le tensioni di ogni attimo, rimarrà per sempre l’angoscioso interrogativo<br />

del “perché proprio a me”! e non si colpevolizzino con faciloneria i soliti genito-<br />

– 134 –


1988<br />

ri, anche se, come tutti, avranno le loro responsabilità, queste non possono giustificare la<br />

tossicomania.<br />

E intanto passano gli anni e invano si continua chiedere al Governo provvedimenti<br />

urgenti e leggi appropriate. Assumere droghe di ogni genere porta chi le usa a diventare<br />

pericolosi per sé e per gli altri; a lungo andare le cellule del loro cervello vengono distrutte<br />

e questo comporta crisi neuropsichiche e labilità psichica. In questo caso, non curarli,<br />

dovrebbe costituire per le istituzioni preposte, reato per omissione di soccorso a persona<br />

bisognosa di aiuto.<br />

Grave è la responsabilità dello Stato, il quale non decidendosi di prendere interventi<br />

mirati, aumenta sempre più la gravità della situazione, perché il numero dei giovanissimi<br />

che cadono nel baratro della droga aumenta sempre più.<br />

Quale aiuto trovano questi giovani che si rivolgono alla struttura pubblica? Farmaci,<br />

psicofarmaci e metadone in quantità. Carceri prive di sostegno socio – sanitario, emarginazione<br />

e recidività. Ospedali con scarsità di letti e personale sanitario in sottonumero.<br />

L’Aids si è diffusa per mancanza di interventi, sia nel campo della tossicodipendenza e sia<br />

in quello della prevenzione sanitaria; oggi, purtroppo, si sta diffondendo in modo allarmante<br />

anche tra gli eterosessuali.<br />

E c’è chi ha detto che: ”l’Aids ce l’ha, chi se la va a cercare!”.<br />

Lo Stato è inoltre magnanimo con lo spacciatore, il quale quando viene arrestato ritorna<br />

subito in libertà per vendere altra morte, mentre se è tossicodipendente dovrebbe essere<br />

avviato ad una comunità, e se non lo è, dovrebbe rimanere in carcere a scontare le gravi<br />

colpe come un assassino, perché assassino egli è, dato che la droga uccide e distrugge la<br />

vita di chi la usa e quella dei genitori, dei fratelli e delle sorelle.<br />

Dice bene il padre della ragazza incatenata: “Comunque vada, questa è una vittoria<br />

della droga; un drogato non può curarsi, nessuno può tenere lontano gli spacciatori; cosa<br />

sarà di mia figlia?”<br />

La quale figlia, invece di ravvedersi e chiedere perdono ai genitori per le sofferenze e le<br />

umiliazioni a cui li ha portati, vuole essere, come tutti i tossici, lasciata in pace; pace a tutti<br />

i costi, anche togliendola con crudeltà a coloro che li amano.<br />

Questo è il potere nefasto della droga, che trasforma i nostri adolescenti in mostri malvagi<br />

avviati inesorabilmente alla morte se non, per loro fortuna, riescono ad entrare in una<br />

comunità terapeutica. Perché un giovane in una seria comunità, oltre che affrancarsi dalla<br />

droga, riacquista la sua vera identità e ridiventa quella persona a cui la vita può tornare a<br />

sorridere; si vada a rendersi conto di questo personalmente, e si vedrà come sarà facile<br />

amare questi giovani redivivi.<br />

Si capirà allora che vale la pena di provare la cura coatta; piuttosto che legarli ad un<br />

letto d’ospedale perché affetti da demenza precoce causata dall’Aids, non sarà forse meglio<br />

usar loro una violenza benefica?<br />

Quale responsabilità si è assunta la Giustizia nei confronti della famigliola di Como? E<br />

perché il peso della bilancia si è abbassato a sfavore di questi genitori tanto provati, quando<br />

per Vincenzo Muccioli c’è stata e giustamente l’assoluzione? Forse che il loro amore<br />

– 135 –


1988<br />

verso la figlia è meno grande di quello che Muccioli nutre per i “suoi” ragazzi?<br />

Io desidero esprimere la mia solidarietà e quella dei genitori del mio Comitato alla<br />

mamma e al papà che hanno avuto il coraggio di incatenare la figlia; non una catena, ma<br />

cento catene contro la droga!<br />

E la Giustizia, avrà veramente reso un servigio alla ragazza, o le avrà spalancato le porte<br />

che conducono alla morte?<br />

La presidente del Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, O. Dalla Valle<br />

Questa la laconica risposta da parte del segretario generale del Presidente Cossiga<br />

– 136 –


1988<br />

La Repubblica - 25 settembre 1988<br />

La Camera vara una durissima legge. La parola definitiva spetta al Senato<br />

“Al patibolo gli spacciatori” - Usa in guerra contro la droga<br />

Oltre alla pena capitale per i trafficanti,il provvedimento prevede multe altissime<br />

per chi viene trovato in possesso di piccole quantità di narcotici<br />

Sintesi – Washington - Pena di morte per gli omicidi collegati allo spaccio a all’uso di stupefacenti,<br />

diecimila dollari di multa (circa tredici milioni di lire) per chi viene trovato in possesso di piccole<br />

quantità di narcotici ad uso personale, e non ha precedenti penali: sono queste le due misure più<br />

radicali di una proposta di legge approvata dalla Camera dei rappresentanti Usa a stragrande maggioranza<br />

(375 voti contro 30) e che ora dovrebbe passare al vaglio del Senato americano. Se approvata,<br />

sarebbe la più dura legge antidroga nella storia degli Stati Uniti, ma la previsione generale è che il<br />

Senato boccerà gli aspetti più clamorosi del provvedimento, e che comunque rinvierà la discussione<br />

a dopo le elezioni, e quindi alla prossima legislatura.<br />

La Camera è giunta al voto dopo tre settimane di intenso dibattito su una proposta di legge che inizialmente<br />

puntava soprattutto sull’interdizione del traffico di droga, su programmi educativi per dissuadere<br />

la popolazione, in particolare i più giovani, dall’uso di stupefacenti, e infine su programmi di<br />

riabilitazione per i tossicodipendenti.<br />

Ma nel clima surriscaldato delle elezioni presidenziali e parlamentari di quest’anno, nelle quali la droga<br />

è considerata come uno dei problemi più sentiti dall’elettorato, il dibattito si è poco alla volta trasformato<br />

in una sorta di referendum sulla volontà del Congresso di “dichiarare guerra alla droga”. (…)<br />

✧<br />

Da un articolo di Mario Gozzini su“ L’Unità”del 3 ottobre ’88 nella rubrica: “Senza steccati”,<br />

dopo un’intervista televisiva a Folena su la legalizzazione delle droghe:<br />

Sintesi – La lotta alla droga, “un compito tutto politico”. L’intervista di Folena ha colto il centro della<br />

questione: esiste davvero uno “spazio semideserto fra l’origine del disagio e la fiala d’eroina”. (…) E’<br />

un’illusione che la droga si possa combattere solo a colpi di arresti e di processi, inasprendo le sanzioni,<br />

come pare si proponga il governo. Il deterrente penale, data l’enorme sproporzione fra volume<br />

di affari e successi della giustizia, non funziona quasi per nulla. Si può affrontare seriamente il<br />

problema solo su scala internazionale. È’ doveroso promuovere il massimo di cooperazione fra le<br />

diverse polizie a fini repressivi ma sapendo che per questa strada si va poco lontano. Se i governi dei<br />

paesi sviluppati sono convinti davvero che la droga è un nemico comune senza confini, bisogna moltiplicare<br />

gli sforzi per un programma internazionale di intervento nei paesi produttori di oppio e<br />

coca, in Asia e in America latina: intervento finalizzato alla conversione di quelle colture, oggi tollerate<br />

o addirittura favorite perché costituiscono la principale risorsa di quei popoli. I tentativi fatti fin<br />

qui sono falliti? Vuol dire che non c’era sufficientemente volontà politica, forse sottovalutazione del<br />

pericolo oppure subordinazione agli interessi creati. (…) Tagliare alla fonte i rifornimenti delle materie<br />

prime da cui si produce la “roba” che intossica, degrada e uccide i nostri ragazzi e nello stesso<br />

tempo assicurare, con altre colture sane, il sostentamento di quei popoli: questa mi sembra la soluzione<br />

radicale del problema. Ben oltre la legalizzazione pannelliana, dice bene Folena: una strada solo<br />

apparentemente più immediata per mettere in crisi le organizzazioni criminali; in realtà, sbarrata dal<br />

fatto che non esiste, attualmente, nessuna disponibilità dei governi. (…) Altro punto: sia in qualità<br />

che in quantità, la discesa agli inferi della droga è un piano inclinato senza fondo. Una volta legalizzata<br />

l’eroina, la tecnologia asservita al potere criminale, come sta già avvenendo, fornirebbe al mercato<br />

clandestino altre sostanze ancora più potenti, più affascinanti, più disastrose. (…)<br />

Michele Serra propose efficacemente la corsa drogata di Ben Johnson alle Olimpiadi come metafora<br />

della sfida ai limiti dello sviluppo. ”Quale prezzo stiamo pagando per avere ciò che abbiamo?<br />

Quanto è gonfiato il nostro benessere?” si domandava, riferendosi alla rovinosità, sia per l’ambiente,<br />

– 137 –


1988<br />

sia per l’uomo, del nostro correre sempre più veloci, a piedi o in macchina, del nostro voler guadagnare<br />

sempre di più. Fra il tasso di incremento del Pil assunto come misura suprema del progresso<br />

di uno Stato riduttivamente definito “azienda” e la discesa verso le droghe sempre più forti c’è poi<br />

una gran differenza? Ecco ciò che mi parve un silenzio pauroso del dibattito in TV: nessuno disse<br />

una parola sulle responsabilità, personali e collettive, dirette e indirette, della cultura dominante;<br />

sulle inadempienze di ognuno al dovere di creare, nei ragazzi le difese necessarie contro quella cultura.<br />

(…) Ridurre la domanda, diceva Pannella. Giusto, ma la legalizzazione è un modo di eludere<br />

la questione culturale e morale che ci riguarda tutti.<br />

L’inseguimento del denaro e del successo come modello di vita, non rende di fatto, molti genitori,<br />

indisponibili ai bisogni profondi dei figli? Quel modello non funziona in noi come una droga alienante?<br />

Non ci fa dimenticare l’antica lezione di verità per cui non si vive di solo pane, ossia di beni<br />

materiali? Il nostro vantato benessere, se è fine a se stesso, non può che provocare disagio e malessere.<br />

I nostri figli si danno all’eroina anche per vendetta contro di noi.<br />

Se questo è vero, la guerra antidroga esige che ci si interroghi a fondo su quanto il nostro modello<br />

di vita, o di sviluppo, sia complice di fatto delle organizzazioni criminali. Sì, quella guerra è “un<br />

compito politico”.<br />

Lo ha confermato ieri Berlinguer, con argomenti ai quali va il mio consenso pieno.<br />

4 ottobre ’98 – Riunione all’Ulss con i responsabili del sociale rivolto ai giovani.<br />

Sempre poco chiaro il programma sulla prevenzione. Alcuni puntano sul progetto “Abele”di<br />

don Ciotti: a scuola non si deve parlare di droga!<br />

Il dott. Balestra chiede chiarimenti e una decisione: “vogliamo far prevenzione o sensibilizzazione”?<br />

Non c’è il coraggio di una scelta aperta. Io lascio che parlino e poi dico:”per me va<br />

bene la prevenzione, ma intorno a questo tavolo ci si doveva sedere venti anni fa. Si parla di<br />

disagio giovanile, ma tutti sappiamo che il maggior disagio è causato dalla droga. Un Cantone<br />

svizzero ha chiesto la liberalizzazione delle droghe leggere, perché il tossicodipendente è un<br />

malato e non deve essere penalizzato. Ben presto si arriverà ad avere la droga in tasca come<br />

un pacchetto di pastiglie contro la tosse. Questo non dovete dimenticarlo”. Qualcuno concorda<br />

con me sull’importanza della cura e di una repressione mirata al recupero, e il tutto, a fianco<br />

con la prevenzione.<br />

In una precedente riunione era stata progettata una manifestazione, come inizio di un serio<br />

e significativo impegno di sensibilizzazione e prevenzione contro la droga, oggi però la maggioranza<br />

ha deciso che sarà solo una verifica e servirà per meglio capire e meglio muoversi.<br />

Durante la riunione ho rilevato che le iniziative erano sempre rivolte agli studenti, perciò ad<br />

un certo punto ho fatto osservare che se dobbiamo salvaguardare i giovani, questi comprendono<br />

anche chi lavora, altrimenti creiamo odiose disparità sociali.<br />

Sembra che questa mia osservazione abbia creato un certo disagio.<br />

In conclusione, ho sentito una grande mancanza di collaborazione e un forte prevaricamento<br />

da parte di alcuni responsabili del privato – sociale legato a don Ciotti.<br />

Dopo la seduta qualcuno mi ”tranquillizza”( ma sottovoce).<br />

A quel tempo provai tanta indignazione per l’ottusa dipendenza mentale da certi “santoni”,<br />

oggi provo invece una grande tristezza; noi genitori, pur con tanta esperienza e sofferenza,<br />

eravamo considerati inaffidabili perché troppo coinvolti.<br />

Sul problema “droga” ci sono stati e continuano ad esserci variegati interessi sommersi;<br />

– 138 –


1988<br />

lasciando da parte mafia e politica, e calandomi nel piccolo quotidiano ho colto l’impreparazione<br />

mascherata da competenza, prevaricazioni anche arroganti nell’attività di giovani<br />

arrampicatori che si sono creati una posizione sociale di tutto rispetto. Tutto questo ed altro,<br />

sulla pelle di tanti giovani e delle loro famiglie.<br />

✧<br />

7 Ottobre ’88 - Alla mattina ritorno all’ULSS – Dovevo definire gli accordi sul come divulgare<br />

il giornalino “<strong>Droga</strong> e famiglia”.<br />

Altra delusione, l’incaricato mi dice:” Non è adatto a tutte le fasce sociali”! Faccio notare che<br />

non è rivolto ai giovani ma ai genitori e che il Ministero all’Istruzione prima, e il delegato per<br />

le tossicodipendenze dell’Ulss poi, avevano dato il loro benestare; tergiversa, mi rendo conto che<br />

non c’è voglia di capire. Loro hanno allo studio altri progetti, forse manderanno dei libretti a<br />

seconda dell’età dei destinatari. E mi ripeto, questo era solo per le famiglie!<br />

Poi, a proposito dell’incontro di martedì 4, mi dice: “Non seguiremo le indicazioni emer-<br />

– 139 –


1988<br />

se nella riunione, dovremo per forza parlare anche di droga”.<br />

Gli ricordo che a novembre ci sarà una giornata di sensibilizzazione nelle scuole contro la<br />

droga, patrocinata dal Ministero con la collaborazione della RAI. Gli faccio notare che questo<br />

per me è una soddisfazione, in barba ai sapientoni che dettano legge qui a Vicenza.<br />

A questo punto mi ritiro, cercherò di diffondere il giornalino per conto del Comitato. Infatti<br />

più tardi mi è stato richiesto da alcuni paesi della provincia che lo hanno molto apprezzato.<br />

A Vicenza le iniziative che nascono al di fuori di un certo ambiente vengono ostacolate e<br />

soffocate, qualche volta apertamente, ma nella maggioranza, silenziosamente con l’immobilismo.<br />

Per poi non più parlarne, riporto il documento del ministero all’Istruzione Pubblica<br />

datato 27/11/’89 in cui mi si chiede “una nota illustrativa”, cosa fatta a Marzo ‘90 ma inutilmente!<br />

✧<br />

7 ottobre ’88 - Lettera pubblicata da: “Il Giornale” a seguito del dibattito sulla droga in TV<br />

a cui si riferisce anche l’articolo di Mario Guzzini sull’Unità del 3 ottobre già riportato:<br />

L’unico vero problema della droga<br />

Caro direttore,<br />

spero che anche lei abbia seguito il dibattito svolto in TV sulla legalizzazione della droga<br />

sostenuto dall’on. Pannella. A parte il senso di impotenza che prende all’ascolto di quanto<br />

vasto e grave sia il problema, mi ha molto colpita il fatto che l’onorevole non ha speso<br />

una parola né fatto una proposta seria per il problema “drogati” limitandosi ad una campagna<br />

il cui scopo è:<br />

- colpire la mafia in una delle sue fonti di reddito<br />

- abbassare il numero delle trasgressioni alla legge ad opera dei tossicodipendenti.<br />

Ma della sofferenza di tante famiglie e di tanti giovani, più o meno colpevoli, più o<br />

meno deboli, della loro dignità, della mancanza di motivazioni necessarie per fare emergere<br />

un senso meno frustrante della vita, della vita stessa, di tutto ciò l’on. Pannella non<br />

si è preoccupato, limitandosi a dirci: ”se vogliono drogarsi lasciamo che lo facciano senza<br />

rimpinguare le tasche ai mafiosi, ma ricorrendo alle farmacie comunali” come se il problema<br />

droga fosse limitato al modo di reperimento e non alla tragedia umana della sua assunzione.<br />

Mi ritengo inadeguata per suggerire una strategia che possa frenare questa piaga,<br />

ma vorrei raccontarle un’esperienza diretta avuta in giugno ad Amsterdam.<br />

Arrivata di giorno in auto con mio marito, abbiamo visto una città ghetto, preda di<br />

drogati e prostitute, con la gente che tira via in fretta; la popolazione che appena può farlo<br />

abbandona la città alla sera e si rifugia sulle colline; moltissime le case caratteristiche<br />

abbandonate. Fermata l’auto ai margini di un grande viale alberato fuori dalla zona che ci<br />

era stata indicata come “pericolosa” abbiamo trasportato una borsa termica su una panchina<br />

a pochi metri, per bere del tè. Non abbiamo fatto in tempo a dissetarci che un giovane,<br />

sotto gli occhi di tutti i passanti volutamente indifferenti, ci ha sveltamente scassinato<br />

e svuotato l’auto; nessuno ci ha soccorso e nonostante le mie grida e il suono del clacson,<br />

abbiamo visto i nostri averi passare nelle mani di complici che tranquillamente hanno<br />

preso strade diverse.<br />

– 140 –


1988<br />

Avendo noi visto in viso il ladro, la polizia ci ha mandati al centro investigativo dove<br />

abbiamo esaminato una trentina di foto segnaletiche, invano. Alla mia osservazione che<br />

forse il ladro non era schedato, il funzionario, tra il triste e l’ironico, mi ha detto che per<br />

la città di Amsterdam, ci sono 60.000 foto segnaletiche.<br />

A parte che l’Olanda non ha mai legalizzato l’uso della droga, come falsamente e demagogicamente<br />

viene detto purtroppo anche in TV, non direi che nel comune di Amsterdam,<br />

dove si è liberalizzata la vendita della droga leggera, la delinquenza sia diminuita, anzi.<br />

Suggerirei all’on. Pannella di non viaggiare come parlamentare ma come semplice sconosciuto<br />

turista, per poter vedere come sono veramente le cose, prima di patrocinare crociate<br />

sulla pelle dei nostri giovani, che alla fine non risolveranno il vero unico problema<br />

di fondo. Sull’onda del risentimento di noi tutti per le nefandezze della mafia, è facile dire<br />

legalizziamo la droga e togliamo alla mafia miliardi, ma non credo che per i drogati sia la<br />

strada più giusta.<br />

Lettera firmata - Piacenza<br />

✧<br />

8 ottobre ’88 - Vado a malincuore con il dott. Vaglia ad un incontro sull’Aids organizzato per<br />

i medici. Tra banalità e pochezza di alcuni, è emersa l’umanità e la professionalità del dott.<br />

Vaglia che, pur ricevendo dai colleghi molti complimenti, si sente deluso. Quando la riunione<br />

finisce, un’infermiera e un’assistente del reparto infettivi presenti all’incontro, se ne vanno delusi<br />

senza aspettare la cena.<br />

✧<br />

Il Giornale - 29 ottobre 1988<br />

Una partita di eroina tagliata male la causa dei decessi degli ultimi due giorni?<br />

<strong>Droga</strong> “Killer”: 6 morti a Torino<br />

56 vittime dall’inizio dell’anno – Il giudice Francesco Saluzzo:“le responsabilità maggiori<br />

ricadono sugli organi di polizia, noi magistrati aspettiamo informazioni che non arrivano”<br />

Torino – Sintesi – altri due giovani sono morti per overdose. Altre due vittime si aggiungono al terribile,<br />

tristissimo elenco di croci con cui l’eroina ha segnato le città. Cinquantasei vite sono state cancellate<br />

dalle siringhe, sei negli ultimi due giorni. E adesso la gente, gli inquirenti, i medici si interrogano<br />

circa le proporzioni di una tragedia che sta assumendo dimensioni agghiaccianti. (…) Una<br />

cosa è certa: l’eroina che passa di mano in mano, fra trafficanti, tossicodipendenti e piccoli spacciatori<br />

è “diversa”. Troppo pura, dice qualcuno, “tagliata male”, sostengono altri. Così ogni buco diventa<br />

un’avventura, una folle roulette dove la posta è la vita. Il quinto dei deceduti è stato trovato cadavere<br />

ieri mattina in un bagno della clinica universitaria di ginecologia, dove lavorava. Era riverso a<br />

terra, le mani strette al petto, gli occhi dilatati dal dolore; aveva ancora la siringa piantata nel braccio.<br />

A terra una bustina e i soldi dello stipendio che aveva ritirato la mattina. (…)<br />

✧<br />

Il Giornale - 29 ottobre 1988<br />

Il varo della nuova legge rinviato per le troppe perplessità dei ministri<br />

Contro i drogati governo diviso<br />

Il drogato è un malato, dice Donat Cattin – E intanto a Torino ne sono morti sei in 48 ore<br />

✧<br />

– 141 –


1988<br />

Modica impunità<br />

Articolo di Salvatore Scarpino<br />

Sintesi -Le dichiarazioni di Craxi sulla necessità di punire i consumatori di droga oltre che - con<br />

mano ben più pesante – gli spacciatori e i trafficanti, hanno provocato nello stagno italiano una prevedibile<br />

tempesta. Appare sospetto, al limite del tradimento, che il capo di un partito che molto ha<br />

contribuito all’egemonia della cosiddetta cultura della liberazione si sia ravveduto sulla via del Pentagono……<br />

Ma la questione della posizione dei tossicodipendenti, di là dagli esercizi di decrittazione politica,<br />

rimane ed è gravissima. La legislazione italiana sul consumo della droga ha creato una casta di disperati<br />

intoccabili, una sterminata legione d’infelici che tutti dicono d’amare. Sono giovani sventurati<br />

cui sono riservate amarezze senza fine. Lo Stato riconosce loro il diritto di fare scempio della propria<br />

vita e non li punisce se acquistano, giorno dopo giorno, con maniacale regolarità, la loro modica<br />

quantità di droga. Tutto questo, tuttavia, non li tiene lontani dalle galere, poiché lo stesso Stato, con<br />

logica sinistra, li aspetta al varco e li punisce poi per le piccole e grandi infamie che commettono per<br />

effetto della droga.<br />

La liceità dell’acquisto di una modica quantità di droga per uso personale ha di fatto legalizzato e<br />

stabilizzato il mercato degli stupefacenti. Lo Stato vuole, fortissimamente, colpire i trafficanti, ma<br />

garantisce i consumatori di droga purché abbiano l’accortezza di fare i loro acquisti volta per volta.<br />

Si vuole eliminare un mercato pericoloso mettendo fuorilegge i venditori, ma non i compratori. Il<br />

mercato però, per esistere ha bisogno degli uni e degli altri. Sulla via dell’eroina e della cocaina si è<br />

creata una rete di distribuzione tragicamente funzionale quale non è sempre agevole distinguere –<br />

negli anelli finali – il consumatore dallo spacciatore. Quanti sono i tossicodipendenti che si guadagnano<br />

la loro bustina smistandone due o tre – sempre una alla volta, s’intende – fra i compagni di<br />

pena? Quanti sono i giovani costretti a cercare a iniziare altri clienti per servire i loro padroni? (…)<br />

Ma è stata la droga a rendere pericolosissima la mafia, anche per i governi. Sono narcodollari che<br />

conferiscono ai nuovi boss un potere finanziario e politico prima sconosciuto. (…) A questo punto,<br />

è chiaro che bisognerà fare qualcosa per dissuadere i consumatori. Bisognerà scoraggiare la prima<br />

volta. Prevenzione innanzitutto, tanta, massiccia, intelligente, articolata. Ma anche altre forma di<br />

dissuasione e, se non si ha paura delle parole, di repressione. Il problema non si risolve con la sola<br />

legge penale. La galera è fuori discussione, perché in questi casi non serve a nulla. Ma bisogna studiare<br />

qualcosa, dalle sanzioni amministrative agli affidamenti alle comunità terapeutiche, dalle pena<br />

pecuniarie al servizio sociale obbligatorio.<br />

Senza tabù: è assurdo inneggiare alla libertà dell’individuo lasciandolo libero di farsi schiavo.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 31 ottobre:<br />

Muore per overdose nel furgone sotto casa<br />

✧<br />

Il Giornale 4 novembre 1988<br />

Il Viminale informa che i morti sono aumentati quasi del 50% rispetto al 1987<br />

La “roba” e l’avversione a Craxi avvicinano Occhetto e Pannella<br />

L’opposizione comunista alla linea dura sollecitata dal Psi contro la droga converge con<br />

l’“antiproibizionismo” caldeggiato dai radicali – E il flirt si estende ad altri punti<br />

✧<br />

Il Giornale - 5 novembre 1988<br />

In Italia è ancora polemica, ma la città un tempo famosa per la sua “indulgenza”<br />

ha cambiato idea e ha scelto la severità - È ormai un problema di ordine pubblico:<br />

– 142 –


1988<br />

<strong>Droga</strong>, Amsterdam non tollera più<br />

È in forte aumento il numero dei tossicomani che praticano la violenza<br />

I consumatori recidivi adesso potranno scegliere tra il carcere e clinica di disintossicazione<br />

Il Giornale di Vicenza - 10 novembre 1988<br />

<strong>Droga</strong>, “no” di Craxi alla modica quantità<br />

Martelli e il sindaco di Milano favorevoli alla liberalizzazione delle droghe leggere<br />

✧<br />

Il Giornale - 11 novembre 1988<br />

Una levata di scudi contro gli “spinelli liberi”<br />

<strong>Droga</strong>, adesso Craxi sconfessa Martelli<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 11 novembre 1988<br />

Trovato nell’acqua del Brenta con una siringa nel pugno<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 16 novembre 1988<br />

Stroncato da una “overdose” nella sua stanza<br />

Intossicato anche l’amico, che rifiuta ogni assistenza<br />

✧<br />

Il Gazzettino - 17 novembre 1988<br />

Padova. Il Prefetto propone: “Distribuire gratis l’eroina ai cronici”<br />

✧<br />

Lettera ricevuta dall’assessorato ai servizi sociali del Comune di Arzignano che: “ritiene di far<br />

propria l’iniziativa di informazione (riferito al fascicolo <strong>Droga</strong> e famiglia) a sostegno dell’opera<br />

educativa dei genitori di quei ragazzi che, per la loro età adolescenziale, possiamo considerare<br />

a rischio. Ciò nelle consapevolezza che questo sforzo concreto, condiviso da quanti operano<br />

nel settore, possa contribuire a contrastare efficacemente il diffondersi del tragico fenomeno<br />

DROGA anche nel nostro territorio”.<br />

✧<br />

Vicenza 26 novembre 1988<br />

Sala conferenze nel Chiosco di S. Corona – Convegno sul tema droga:<br />

“DOVE STIAMO ANDANDO?”<br />

Esperienze a confronto – Proposte per nuovi indirizzi nella normativa nazionale e regionale<br />

Organizzato dal Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti e dall’Ulss 8<br />

Con la partecipazione dell’On. MARIA PIA GARAVAGLIA sottosegretario alla Sanità<br />

INTERVENGONO:<br />

Olga Dalla Valle - Presidente del Comitato di Solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti<br />

Dott. Achille Variati - Consigliere Delegato per i Settori Sociali dell’Ulss. n. 8 “Vicenza”<br />

Dott. Gian Nico Rodighiero - Giudice Istruttore presso il Tribunale Civile e Penale di Vicenza<br />

Geom. Domenico De Boni - Presidente dell’Ulss. n. 8 di Vicenza<br />

– 143 –


1988<br />

Dott. Vincenzo Balestra - Responsabile del Servizio Medico –Sociale tossicodipendenze dell’Ulss. n 8<br />

Dott. Maurizio Creuso - Assessore agli Interventi Sociali della Regione Veneto<br />

Dott. Marino Quaresimin - Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Vicenza<br />

Un giovane per testimoniare le sue esperienze<br />

Intervento introduttivo<br />

<strong>Droga</strong>, dove stiamo andando? A questa domanda esplicita cercheremo di dare una<br />

risposta facendo prima il punto sulla attuale situazione del fenomeno droga.<br />

Io sostengo che stiamo andando incontro ad un capolinea sconvolgente, in cui gli<br />

antieroi dei nostri giorni sacrificano la loro vita in nome di un astratto e falso concetto di<br />

libertà, che lo Stato stesso ha concesso loro: libertà di drogarsi, di spacciare morte impunemente,<br />

di allargare a dismisura questo cancro che colpisce i nostri figli nel momento più<br />

delicato della loro giovinezza.<br />

E qui mi torna alla mente la fiaba del pifferaio magico, il quale, per liberare la città dai<br />

topi molesti e pericolosi, li incanta con la sua musica e, irretiti, li conduce verso un dirupo<br />

perpendicolare al mare. I topi, sentendo la magica melodia, accorrono a frotte da ogni<br />

parte e ingrossando a dismisura una lunghissima fila, privi di una loro volontà, si lasciano<br />

cadere dal precipizio annegando miseramente.<br />

I tossicodipendenti sono come i topi della fiaba; come loro, soggiogati dall’eroina, che<br />

all’inizio dà una sensazione di onnipotenza e fa vivere in un mondo ovattato e senza problemi,<br />

si ritrovano poi svuotati da ogni volontà, che non sia quella dell’affannosa ricerca<br />

della modica quantità quotidiana; invischiati in una realtà non più gratificante, ma altamente<br />

degradante ed emarginante che li porta anzi tempo alla morte. Morte per overdose,<br />

per suicidio, per incidenti stradali, per malattia.<br />

In una indagine svolta tra i giovani dai 15 – 17 anni, è emerso che il 90 per cento di<br />

coloro i quali si accostano alle sostanze stupefacenti, lo fanno per curiosità, per sentire cosa<br />

si prova, per dimostrare a sé stessi e ai compagni di possedere coraggio; ferma restando la<br />

convinzione di smettere quando si vorrà. Di fatto, invece, operano una non scelta.<br />

Irretiti da una società massificata e consumistica, vengono condizionati già alla nascita<br />

da modelli negativi che soffocano in loro ogni aspirazione personalistica.<br />

In questi ultimi tempi si è molto parlato di droga e Aids. Sembra si sia capito finalmente<br />

che le due piaghe camminano a pari passo e forse, più che la paura della droga, spaventa<br />

l’Aids.<br />

Per bloccare la seconda bisogna circoscrivere e stroncare la prima.<br />

Ognuno, in questi giorni, ha avuto modo di esprimere la propria opinione più o meno<br />

qualificata, con il risultato di creare una grossa confusione. <strong>Droga</strong> si, droga no; ancora una<br />

volta però, si sta giocando sulla pelle del drogato e della sua famiglia che, da sempre, si<br />

trova in prima linea impotente e sola.<br />

L’uomo è un individuo sociale, che vive in una realtà storica, culturale, politica. Ho<br />

cercato nel dizionario il significato etimologico della parola sociale e ho trovato queste<br />

voci: “Giustizia sociale: quella che attua l’uguaglianza sostanziale dei diritti e doveri di<br />

tutti i membri di una determinata società” – “Ordine: condizione di una società caratte-<br />

– 144 –


1988<br />

rizzata dall’assenza, stabilita anche coattivamente di conflitti che possono comprometterne<br />

l’equilibrio globale, che tende ad assicurare benessere e sicurezza a tutti i cittadini”. –<br />

“Assistenza: insieme delle attività svolte da appositi organismi per l’aiuto morale e materiale<br />

di persone in particolare condizioni di disagio”.<br />

Sono anche andata a rivedermi la Costituzione italiana e riporto testualmente: art. 30<br />

– “Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”<br />

- art. 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse<br />

della collettività. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento se non<br />

per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal<br />

rispetto della persona umana”.<br />

Io posso affermare che da quando la droga è entrata prepotentemente nelle nostre case,<br />

questi articoli della nostra Costituzione non sono stati osservati.<br />

Ci sono tre modi per vedere il tossicodipendente: quello della famiglia, lasciata nell’abbandono,<br />

quello dell’operatore che svolge un lavoro e quello della gente comune che lo<br />

criminalizza.<br />

La famiglia, sola e impreparata nel combattere questa piaga, si è trovata impotente,<br />

ostacolata dalle leggi stesse e penalizzata con crudeltà. Non si può lasciare che un giovane<br />

si distrugga senza intervenire in suo aiuto. Se una persona si vuole gettare da una finestra<br />

del decimo piano, la si ferma salvandola, non le si dà una spinta per farla precipitare. Non<br />

vedo perché, invece di cercare di salvare un tossicodipendente, gli si permetta ulteriormente<br />

di drogarsi per farlo morire in fretta.<br />

Mi sorge il dubbio che la società del ventesimo secolo non ami i suoi giovani!<br />

Lo Stato, che fino ad ora non ha approntato un interveto mirato e coraggioso contro<br />

la droga, dovrebbe essere denunciato per omissione di aiuto a persone in difficoltà.<br />

Ora, che finalmente sembra che si decida di agire prendendo seri provvedimenti, coloro<br />

i quali sono fissati nella tolleranza e nel garantismo, insorgono e contrastano i nuovi<br />

tentativi. Se vogliamo veramente salvare tante vite, togliamo la causa prima della diffusione<br />

della droga: “la modica quantità”.<br />

La droga c’è perché piace, la domanda c’è perché c’è l’offerta.<br />

In un recente incontro di Giovanni Paolo II con il presidente del Consiglio De Mita,<br />

il Papa tra l’altro ha detto: ”Sostenere, favorire, difendere la famiglia, anche attraverso adeguate<br />

scelte di politica sociale, significa garantire il futuro stesso della Nazione”.<br />

A conclusione del mio intervento, a nome del mio Comitato, del Comitato Veneto<br />

Antidroga, del Coordinamento Nazionale Antidroga di cui facciamo parte chiedo:<br />

L’abolizione della modica quantità.<br />

L’unificazione delle competenze in materia di stupefacenti in un unico Ministero.<br />

La sospensione delle pene relative a reati connessi alla tossicodipendenza al compimento<br />

di un programma di riabilitazione.<br />

L’abolizione per uso non strettamente terapeutico di tutte le sostanze che danno dipendenza.<br />

La creazione di comunità terapeutiche, anche differenziate, le uniche che possono<br />

di ridare la vera libertà e dignità a che l’ha persa con la droga.<br />

– 145 –


1988<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 28 novembre 1988<br />

Convegno organizzato dal Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti e Ulss n.8<br />

<strong>Droga</strong>, lo Stato e le sue leggi sempre sul banco degli accusati<br />

L’educazione ai valori autentici resta la migliore<br />

Sintesi – Parlare di droga vuol dire tutto e niente. Tanto è vero – come è stato sottolineato - che<br />

da almeno vent’anni il problema è sul tavolo delle forze politiche. Vent’anni che sono per certi versi<br />

gettati al vento. La proposte, le leggi, i dibattiti e i suggerimenti sono stati profusi a piene mani. Ma<br />

il quadro della situazione è terribile. (…) Ma c’è chi, al di là dell’odierno interesse scaturito quasi per<br />

incanto e dettato più da motivi di politica-spettacolo, cerca di offrire della risposte. Di tutto questo<br />

se n’è parlato in occasione della tavola rotonda “<strong>Droga</strong>: dove stiamo andando?”, organizzata dal<br />

Comitato di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti e dall’Ulss 8 di Vicenza nella sala conferenze<br />

dei Chiostri di Santa Corona. Olga Dalla Valle, presidente del Comitato, ha considerato l’inadeguatezza<br />

di quanto è stato compiuto fino ad ora sul fronte dell’emergenza droga. (…) Accanto<br />

agli interventi di De Boni, presidente dell’Ulss 8 e di Quaresimin, assessore del Comune di Vicenza,<br />

si sono alternati gli altri esperti. Il dott. Rodighiero, giudice istruttore del tribunale ha parlato<br />

sulla “Situazione repressiva attuale e nuove prospettive”. Il dott. Balestra ha illustrato: ”la funzione<br />

e il ruolo dei servizi per le tossicodipendenze”. Presentati dal dott. Variati sono intervenuti il dott.<br />

Creuso, assessore agli interventi sociali del Veneto su: ”Linee di indirizzo emergenti a livello regionale<br />

in tema alla lotta alla tossicodipendenza” e l’on. Maria Pia Garavaglia, sottosegretario alla sanità<br />

con : ”Ipotesi e indirizzi per una nuova normativa nazionale”.<br />

Il dibattito, che si è protratto con molta partecipazione (gli interventi, tanto politici che professionali,<br />

sono stati numerosissimi ) ha presentato svariate problematiche. Sul banco degli accusati sono<br />

state poste in primo luogo le tante leggi promulgate dal Parlamento. È stato tracciato un profilo giudiziario,<br />

psicologico e medico del tossicodipendente, ma la discussione è andata oltre. La droga non<br />

si combatte né col carcere né con le misure repressive. Nessun tossicomane può essere curato secondo<br />

direttive standard. (…) È emersa una linea comune di azione. Le leggi dello Stato devono essere<br />

attuate nella loro completezza. Altrimenti non potranno mai essere al servizio ci chi soffre. (…) La<br />

miglior via, resta senz’altro l’educazione dei giovani ai valori autentici. (…) L’on. Garavaglia, ha al<br />

termine proposto le sue idee: Servizi a favore dei tossicodipendenti in funzione 24 ore su 24 e il<br />

varo (siamo alla quinta bozza) di una riforma di legge che elimini il concetto di “modica quantità”<br />

e istituisca un adeguato programma di prevenzione. Ma il male più grande è ancora annidato nella<br />

società. La droga è un comodo veicolo di propaganda politica. Nel ’70 tutti inneggiavano alle sostanze<br />

allucinogene dipingendole come giusta risposta a una società malata e chiusa. Ora il processo è<br />

invertito. Sono proprio le stesse persone e i medesimi mass media di allora ad avere ribaltato il concetto.<br />

Allora, che senso ha per noi combattere questo cancro? Se non si creerà un mondo di valori<br />

adeguato – ha concluso Garavaglia – le battaglie per quanto giuste, non saranno mai rese possibili.<br />

E allora, giustamente, al di la di ogni retorica politica, prevarrà quel “silenzio dello sdegno” sottolineato<br />

da un manifestino diffuso all’esterno da un gruppo di ex tossicodipendenti. E l’accusa è stata<br />

ripetuta anche all’interno. L’improvvisazione di certi politici è incredibile. Lo stesso governo e il parlamento<br />

vivono in una situazione di “non credibilità”. “ Di fronte a questo bordello dionisiaco –<br />

qualcuno ha suggerito – non rimane che il silenzio”. Ma forse, l’arma migliore, in senso politico,<br />

potrebbe essere quella del voto contro quei politici che prediligono “l’effimero” alla cura di chi soffre.<br />

Parola di sottosegretario al governo.<br />

✧<br />

Il Gazzettino - 1 dicembre 1988<br />

AIDS - Una mina vagante - Una strategia, tre obiettivi<br />

– 146 –


1988<br />

Dicembre 1988, giornata mondiale dell’Aids: una iniziativa messa in atto dall’OMS, l’organizzazione<br />

mondiale della sanità, convinta dall’urgenza della situazione a mobilitarsi in una lotta planetaria<br />

contro la malattia. La strategia globale contro l’Aids dell’OMS ha tre obiettivi:<br />

1- prevenire l’infezione da HIV.<br />

2- portare il miglior supporto e cura possibili a coloro che già sono stati infettati dall’HIV.<br />

3- unire gli sforzi nazionali e internazionali contro l’Aids. Il primo obiettivo, cioè prevenire la trasmissione<br />

dell’infezione, è teoricamente realizzabile perché il virus è trasmesso solo attraverso comportamenti<br />

individuali specifici (ad esempio, promiscuità sessuale – scambio di siringhe infette). Per<br />

ottenere questo obiettivo sono necessari in tutti i Paesi programmi di informazione e di educazione<br />

a lungo termine. Il secondo obiettivo è di ridurre l’impatto personale e sociale che è elevatissimo,<br />

dell’infezione HIV. Questo significa assicurare un trattamento umano dei pazienti e garantire supporto<br />

sociale e sanitario a coloro che sono malati o solo portatori asintomatici dell’infezione. Il terzo<br />

obiettivo infine è quello di unificare gli sforzi nazionali e internazionali contro l’Aids. Più di 250<br />

nazioni hanno già nominato dei comitati nazionali per l’Aids.<br />

Alla domanda tento di rispondere io. Come rappresentante del Comitato e come madre, toccata<br />

profondamente dal problema che aveva colpito mio figlio, volendo capire e non accettando tesi<br />

per me campate in aria, mi sono recata al Malattie Infettive dell’ospedale Borgo Trento di Verona,<br />

ho parlato con un medico e ho saputo che loro avevano attuato una forte campagna di prevenzione<br />

contro l’uso promiscuo di siringhe per evitare l’epatite C e altre malattie trasmissibili<br />

con il sangue (ancora non si conosceva l’HIV); prevenzione purtroppo non verificatasi a Vicenza.<br />

Naturalmente questa tesi è rimasta inascoltata dai responsabili socio-sanitari di Vicenza.<br />

Città Casi Omosessuali Tossicodipendenti Bambini Altri<br />

Vicenza 54 3 50 1 0<br />

Verona 32 5 19 1 7<br />

Rovigo 5 2 2 0 1<br />

Padova 30 7 18 1 4<br />

Belluno 3 1 2 0 0<br />

Treviso 7 4 2 0 0<br />

Venezia 25 8 14 1 2<br />

Vicenza, poco più di 110 mila abitanti, oltre 3 mila tossicodipendenti, è tra le città del Veneto la più<br />

martoriata dall’Aids. I sieropositivi sono ormai diverse centinaia. Un quadro non certo rassicurante,<br />

ma soprattutto inspiegabile. Come mai in una città apparentemente tranquilla il numero dei casi di<br />

Aids è superiori agli altri luoghi di provincia?<br />

✧<br />

Aids – 1 dicembre 1988 – Cristina ci lascia<br />

Ventiquattresima vittima. Si fanno vivi i parenti. Il Vescovo celebra il funerale.<br />

La tragica sorte di Cristina morta per Aids<br />

Quel mucchietto di stracci adagiato sul letto, una volta era una bella ragazza. Ora è una vita<br />

che si consuma lentamente e inesorabilmente. Il suo nome è Cristina e ha alle spalle anni di<br />

desolazione, di sofferenza e di tanta “libertà”. “Libertà di suicidio lento e inesorabile attraverso<br />

la droga.<br />

– 147 –


1988<br />

Cristina, forse, felice non è stata mai. Non so come sia stata presa tra i tentacoli della tossicodipendenza,<br />

so di certo che si doveva impedirle di conoscere tutte le esperienze negative e<br />

degradanti cui era andata incontro, e non solo lei, ma tutti i giovani che come mosche sul miele<br />

venivano e vengono attirati da questo cancro sociale.<br />

Cristina giaceva sul suo letto di dolore e, salvo momenti rari di lucidità, per il resto rimaneva<br />

inerte e priva anche di quel bene che è dato dalla coscienza di vivere e dalle facoltà mentali<br />

sane. La sua mente era come quella di un vecchio colpito da demenza senile, solo che lei<br />

aveva 30 anni. Molte erano le necessità di questa giovane, senza familiari, senza amici, sola<br />

con la sua malattia; unico aiuto era quello del personale sanitario del reparto infettivi.<br />

Un giorno ho chiesto alla mamma di Martino:”te la senti di dedicare un po’ del tuo tempo<br />

a Cristina”? Lei rispose subito sì, pur sapendo che in questo modo avrebbe rivissuto la sofferenza<br />

provata con il figlio. Un’altra mamma nella sua medesima situazione l’affiancò in questa<br />

opera altamente umanitaria.<br />

È iniziata con Cristina una delle pagine più belle del nostro volontariato presso i malati<br />

terminali di Aids che non avevano assistenza, nonostante gli innumerevoli pregiudizi sul “facile<br />

contagio”della malattia. Partì da qui, anche con il supporto di mons. Nonis, la spinta verso<br />

il Comune e l’Ulss 8, per ottenere una struttura per malati terminali, molti dei quali erano<br />

senza famiglia.<br />

Tanto fu l’amore che Cristina ricevette, che sorprendentemente migliorò. Il suo cervello, stimolato,<br />

sembrava riprendersi e a Edith diceva:”tu sei la mia mamma, ti voglio bene”.<br />

Quando mons. Nonis, da poco nominato vescovo nella nostra città visitò il reparto, ebbe<br />

modo di conoscerla, a lui raccontò un po’ la sua storia: “Sono stata cattiva, i miei mi hanno<br />

mandata via da casa, ho dormito anche sotto i ponti, ho patito la fame, il freddo, la solitudine,<br />

ho fatto tante brutte esperienze, poi ho conosciuto un delinquente buono che mi ha aiutata<br />

e quando lui aveva un buono per mangiare se io non avevo niente lo dava a me”. Nell’ascoltarla,<br />

il Vescovo si commosse ed espresse il desiderio di essere informato sull’evolversi della<br />

malattia.<br />

Alla sua morte volle celebrare il servizio funebre, a lei, a Cristina, che droga e Aids l’avevano<br />

relegata tra “gli ultimi degli ultimi”. Durante la messa ebbe parole dure contro i “dispensatori<br />

di morte” e accenti di biasimo verso chi poteva fare e non faceva.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 4 dicembre 1988<br />

Mons. Nonis ha presieduto il funerale della ventiquattresima vittima vicentina<br />

una giovane deceduta venerdì scorso<br />

Lotta all’Aids, la Chiesa in prima linea<br />

Il vescovo e la chiesa vicentina si sentono profondamente interrogati dall’emergenza Aids e non<br />

intendono stare in seconda linea nella lotta alla terribile malattia. (…) Davanti alla bara della giovane<br />

donna, che lascia una figlia, attorno alla quale si sono stretti ieri nella chiesa del S. Bortolo, rappresentanti<br />

del volontariato, le madri dei tossicodipendenti e il personale sanitario, il vescovo ha lanciato<br />

un appello alla Vicenza del benessere perché non perda il senso della pietà, la sensibilità verso<br />

chi soffre, e si occupi anche di chi ha condotto vite irregolari, segnati da episodi di sofferenza e culminati<br />

nella malattia. (…)<br />

– 148 –


1988<br />

✧<br />

Giornata mondiale di lotta all’Aids – Lettera del Vescovo al Giornale di Vicenza<br />

Contro l’Aids, ma incontro a chi è malato<br />

Contro l’Aids, incontro ai malati di Aids: potrebbe essere un motto della nostra Chiesa diocesana.<br />

Il nostro Paese è terzo, dietro a Francia e Germania, per il numero di “casi”: un triste primato, in<br />

questa Europa del benessere che vanta tanti raggiungimenti positivi. Vicenza è al primo posto nel<br />

Veneto per il numero di decessi: speriamo che ciò sia dovuto al fatto che esiste da noi un attrezzato<br />

e bene gestito Reparto ospedaliero di accoglienza e di cura.<br />

Pur non avendo tra i suoi fini istituzionali e i suoi programmi specifici la lotta a questa o quella<br />

malattia (sociale, infettiva, epidemica, o anche individuale eppur tragica come l’affezione psichiatrica),<br />

la Chiesa universale è mandata nel mondo a combattere ogni forma di male che minacci o mortifichi<br />

l’uomo, specialmente là dove le istituzioni e le strutture che l’Ente pubblico dovrebbe approntare<br />

non siano ancora presenti o efficienti.<br />

Nei confronti della terribile malattia infettiva che si suole indicare con la sigla Aids la Chiesa condanna,<br />

anzitutto, il ricorso alle vie attraverso le quali essa sembra diffondersi, si tratti delle iniezioni<br />

di droga, o dei rapporti sessuali extraconiugali (siano omosessuali siano eterosessuali). siamo pure<br />

convinti che la pubblicità, pagata con molto pubblico denaro, affidata o alla stampa o alle emittenti<br />

radiotelevisive, sia stata intonata su una lunghezza d’onda che non coincide con una visione cristiana<br />

dei valori, e che sembri più atta a incoraggiare con cautela chi pone le possibili condizioni dell’infezione<br />

(siringa, rapporti sessuali), che favorire l’astinenza da esse, unica vera prevenzione e morale<br />

fisica.<br />

Ciò non toglie che i cristiani debbano sentire come proprio, direttamente emergente dalla coscienza<br />

alla quale il Signore ha affidato il comandamento della carità, il dovere di sensibilizzarsi, e di sensibilizzare<br />

altri, sul morbo orrendo, le prospettive di sviluppo del quale sono, a livello mondiale e<br />

nazionale, inquietanti.<br />

Dovremmo innanzitutto guardarci dal condannare gli ammalati, o dal fare qualsiasi cosa che li estrometta<br />

o li emargini dalla nostra vita associata. Essi sono oggi, tra i nostri fratelli sfortunati, i più bisognosi<br />

di pietà, comprensione e aiuto, di assistenza e di accoglienza. D’intesa con le unità sanitarie e<br />

i pubblici organismi preposti all’assistenza, la nostra Chiesa, sia attraverso la Caritas diocesana e parrocchiale<br />

sia in altre forme, deve dimostrarsi disponibile a collaborare perché si organizzino strutture<br />

sia pur minime e graduali di accoglienza e di cura. In tal senso si esprime anche la Caritas nazionale,<br />

che ci esorta a considerarci in prima linea, nello spirito della solidarietà caritativa, in questa<br />

lotta.<br />

La prima Giornata mondiale di sensibilizzazione contro l’Aids, che si celebra in tutto il mondo, ci<br />

dovrebbe trovare presenti e disponibili. Invito i Parroci e Rettori di chiese a farne un cenno sostanzioso<br />

nel corso delle SS. Messe di domenica 4 dicembre o delle riunioni che si svolgono in parrocchia.<br />

Dio Padre e la Vergine Maria tengano lontana dalle nostre Comunità questa nuova pestilenza,<br />

la diffusione della quale è legata per tanta parte dalla debole volontà umana.<br />

✧<br />

2 Dicembre 1988 – Nel mio “archivio” , tra i tanti articoli di giornali, ne ho trovato uno a<br />

firma di Mauro Bartolo, che desidero riportare a stralci. Purtroppo ho segnato la data ma non<br />

l’intestazione del quotidiano.<br />

Dalla farsa alla tragedia<br />

(…) Tutto il disastro comincia quando i partiti mandarono i loro rappresentanti a governare la<br />

sanità. Questo sistema è ancora in atto, è il principale responsabile dello sfascio, ma nessuno ne parla<br />

più, neanche io che fui il primo, essendo mezzo giornalista e mezzo medico, a profetizzare lo scem-<br />

– 149 –


1988<br />

pio d’oggi. (…) Il disservizio e lo sbraco degli ospedali deriva anche da una atmosfera di permissivismo<br />

e di comunella sindacale che ha svuotato d’ogni decisionalità ed autorità la figura dei direttori,<br />

dei coordinatori e dei primari. Anche ciò è dovuto alla politicizzazione (di pessima marca) dell’ambiente.<br />

(…) I medici ospedalieri sono pochi, ma soprattutto mal distribuiti. (…) Sulla stessa falsariga<br />

si pone l’eccezione di Donat Cattin non sul fatto che i medici siano presenti in ospedale particolarmente<br />

al mattino e non secondo turni continui . (…) Non si capisce che l’atto medico è un atto<br />

squisitamente collegiale, e che gli assistenti devono fare la visita con il primario, per imparare l’arte.<br />

Il malato va visto insieme, in tre, in cinque, in dieci, perché la diagnosi la si costruisce insieme, anche<br />

con le varie competenze. (…) Automatizzare l’atto medico, svilirlo a computo industriale o commerciale,<br />

senza tenere in alcun conto l’attività scientifica, l’apertura o meno delle strutture al territorio<br />

o alla regione o all’intera nazione, arrogandosi il diritto e la capacità di conoscere quali siano le più<br />

intime esigenze assistenziali e culturali delle varie branche mediche, è un atto di mortificazione e di<br />

intruppamento populistico che costituisce l’ultima grave offesa alla professione medica.<br />

Il disprezzo della nostra funzione traspare da molti degli atti ministeriali di questi ultimi tempi. (…)<br />

✧<br />

Lettera inviata a: Il Giornale di Vicenza e pubblicata il 2 dicembre 1988<br />

<strong>Droga</strong>, una tragedia collettiva<br />

Egregio direttore,<br />

qualche giorno fa, un giovane tossicodipendente della nostra città ha subito un processo<br />

per detenzione di 10 grammi di eroina ed è stato condannato a quattro anni di reclusione<br />

e ad una multa di 6 milioni e centomila lire.<br />

In questo particolare momento in cui tanto si parla e si scrive sulla tossicodipendenza<br />

e tutti s’improvvisano esperti annunciando convinzioni e teorie fino ieri diametralmente<br />

opposte, desidero far riflettere chi di dovere, su quanto siano assurde le pene pecuniarie<br />

inflitte ai tossicodipendenti.<br />

Se questo giovane, indigente per il suo stato di drogato, ha commesso un reato per procurarsi<br />

la “dose giornaliera”, con la reclusione, pagherà di persona il proprio errore; non<br />

vedo però, come potrà far fronte alla multa “salata” dato il suo stato di nullatenente. A<br />

questo punto, dovrà egli delinquere per pagare il suo debito alla giustizia, o questa si rivolgerà<br />

ai soliti genitori già tanto duramente provati anche sul piano finanziario, arrivando a<br />

pignorare loro i mobili o altro se non disporranno della cifra richiesta?<br />

Quando si comincerà operare secondo una logica realistica?<br />

E perché mai si continua a blaterare sulla trasformazione della legge 685/75 ignorando<br />

di proposito la collaborazione delle associazioni di genitori che già da anni hanno presentato<br />

una loro proposta in merito?<br />

Veda bene “La mamma preoccupata” che in una lettera al giornale datata 8 novembre,<br />

lamenta la “poca considerazione per i bambini da parte delle istituzioni”, quanto poco<br />

siano considerati anche i genitori! A questa mamma, a cui va tutta la mia solidarietà, desidero<br />

far notare che, se oggi ci troviamo in una situazione di emergenza in cui i problemi<br />

DROGA e AIDS non lasciano intravvedere una prossima soluzione, lo dobbiamo alla<br />

medesima “poca considerazione” verso quei bambini che dal ’68 in poi, oltre a soffrire<br />

della mancanza di personale insegnante, di aule, di spazi ricreativi e di un piano mirato di<br />

prevenzione nel senso più ampio della parola, hanno avuto purtroppo la sfortuna di veni-<br />

– 150 –


1988<br />

re a contatto con estrema facilità - partendo anche dai banchi della scuola - con le sostanze<br />

stupefacenti.<br />

Questa facilità si è creata mediante il famigerato articolo 80 della legge 685/75 che,<br />

permettendo la dose personale giornaliera di droga, ha impunemente permesso che spinelli<br />

ed eroina divenissero unica ragione di vita per troppi adolescenti, portandoli a consumare<br />

e a spacciare morte e ampliando a dismisura il mercato degli stupefacenti.<br />

Finché i genitori interverranno con proteste in modo solitario e sporadico, non otterranno<br />

nulla.<br />

Abbiamo bisogno di una partecipazione massiccia che faccia capire che il cittadino è<br />

stanco di subire impunemente disagi e tragedie, per una mancanza di volontà politica di<br />

affrontare con coscienza e determinazione problemi di vitale importanza.<br />

Purtroppo si continua ancora a giocare sulla pelle dei “drogati” e dei loro familiari,<br />

dimenticando che pure loro sono cittadini e come tali, secondo la Costituzione italiana<br />

hanno diritto a che lo Stato salvaguardi la loro salute e il loro benessere.<br />

Invito tutti i genitori a cui sta a cuore il futuro dei propri figli, ad unirsi insieme, vigilando<br />

costantemente e pretendendo protezione per i bambini di oggi, affinché non abbiano<br />

incontrare “domani” nella loro strada, spinelli ed eroina reclamizzati dal solito “amico<br />

compiacente”; se così fosse, una eventuale altra lettera al giornale potrebbe essere titolata:<br />

“Una madre disperata”.<br />

E Dio non voglia!<br />

Per il Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti, Olga Dalla Valle<br />

✧<br />

Aids – 1988 – A Vicenza 8 decessi – In Italia 857<br />

– 151 –


1988<br />

– 152 –


1989<br />

1989<br />

Il Giornale di Vicenza - 18 gennaio 1989<br />

Una vita bruciata dall’eroina<br />

Giovane asfissiato in auto<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 31 gennaio 1989<br />

Secondo un rapporto preparato per il Consiglio Superiore della Magistratura<br />

<strong>Droga</strong>, di 40 mila miliardi il “fatturato” nel 1988<br />

Ventimila vengono spesi per acquistare eroina, cinquemila per la cocaina e<br />

diciassettemila per i derivati della canapa indiana<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 16 febbraio 1989<br />

Muore per un’overdose<br />

La vittima trovata priva di vita con accanto una siringa<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 18 febbraio 1989<br />

Giovane stroncato da collasso<br />

Trovato dai genitori<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 19 febbraio 1989<br />

Aids, parte un corso per il volontariato – Obiettivo assistenza<br />

Il problema dell’Aids, gli aspetti sanitari e sociali che sono connessi a tale malattia, la situazione del<br />

tutto peculiare e per molti versi difficile di chi è sieropositivo richiedono oggi a tutta la collettività<br />

delle risposte precise. La prima, indispensabile, è la presa di coscienza che l’aids è un problema sanitario<br />

di una minoranza, ma è un problema sociale di tutti. Imparare a convivere pur nel rigoroso<br />

rispetto del diritto alla salute, che è sacro per tutti, con la situazione dei siero positivi e dei malati sta<br />

diventando non solo una necessità, ma soprattutto il segno importante di una solidarietà che, per<br />

fortuna, spesso si riscopre, almeno nei momenti difficili. (…) Le strutture sanitarie dell’Ulss 8 sono<br />

da tempo impegnate nell’iniziativa d’informazione, prevenzione e cura di questa patologia che proprio<br />

a Vicenza si è diffusa in maniera più pesante che in altre città. Ma proprio per coordinare lo<br />

sforzo degli enti specificamente rivolti a seguire gli aspetti sanitari del problema, si è attivato ora<br />

anche il volontariato, si stanno movendo altre istituzioni pubbliche, fra queste il Comune di Vicenza<br />

per dare delle risposte concrete in termini di solidarietà e sostegno a situazioni difficili come quelle<br />

dei sieropositivi e dei malati di Aids. (…)<br />

Un corso per operatori comincerà il 21 febbraio e vuole essere la prima tappa di un cammino di<br />

impegno serio e costruttivo. Questi i temi trattati: “Sieropositività e Aids – aspetti clinici epidemiologici<br />

“ (dott. Alberto Vaglia); “Tossicodipendenza ed esperienze” (dott. Vincenzo Balestra. Dott.<br />

Maria Giacobbo, signora Olga Dalla Valle); “Aspetti etici Psicologici” ( don Aldo De Toni); “Problemi<br />

assistenziali” (Antonio Battilana). Gli incontri si terranno nell’aula magna della Scuola convitto<br />

dell’ospedale di Vicenza.<br />

– 153 –


1989<br />

Il Giornale di Vicenza - 17 marzo 1989<br />

Lunedì all’Astra uno spettacolo – Denuncia del Gruppo di danza libera<br />

Un balletto contro droga e Aids per rompere silenzi e indifferenza<br />

L’armonia della danza a servizio di un tema terribile come quello della droga costituisce un momento<br />

di grande impatto emotivo, ma esercita anche una funzione di stimolo, nei confronti dell’indifferenza<br />

o della rassegnata consuetudine. Ecco la duplice valenza che il Gruppo italiano di Danza<br />

libera di Franca Della Libera intende proporre con “L’orto dell’Aurora”, un balletto che sarà proposto<br />

lunedì 20 marzo al teatro Astra con inizio alle 21.<br />

Lo spettacolo, certamente inconsueto, ma che giunge a ricordare quello che è il problema dell’Aids,<br />

è stato presentato ieri pomeriggio all’assessorato alla Cultura del Comune. Oltre alla signora Olga<br />

Dalla Valle, presidente del Comitato di solidarietà con le famiglie di tossicodipendenti, che ha organizzato<br />

l’iniziativa, erano presenti Marina Cogato, presidente della Commissione consiliare sociosanitaria<br />

del Comune, Diego Fontana, in rappresentanza dell’assessorato alla Cultura e il dott. Alberto<br />

Vaglia primario ff. del reparto malattie infettive al S.Bortolo.<br />

Si tratta di un balletto che narra la storia di due giovani uniti prima dall’amicizia, poi dalla droga,<br />

dall’Aids e infine dalla morte: la trama non è frutto di fantasia, ma specchio fedele di una realtà che<br />

ci circonda, spesso ignorata. “<br />

“ Da sempre – spiega Franca Della Libera – cerco di portare all’interno dei miei spettacoli problematiche<br />

angosciosamente presenti nella società di oggi. L’armonia della danza a servizio di un tema<br />

come quello terribile della droga, per esempio, oltre a costituire un momento di grande impatto<br />

emotivo, e quindi estetico, credo possa avere e abbia anche funzione di stimolo, di pungolo nei confronti<br />

di quegli atteggiamenti d’indifferenza o di rassegnata consuetudine per un fatto da molti considerato<br />

ineluttabile. (…) Si tratta di un lavoro nato da un dolore mio, personale, che in qualche<br />

modo ha segnato una svolta nella mia attività.<br />

L’orto dell’Aurora” presentato con successo in varie città della penisola e vincitore del premio “Latina<br />

1988” sarà preceduto dalla recita di brani e poesie scritte da alcune mamme di tossicodipendenti.<br />

Al termine dello spettacolo saranno raccolte delle offerte libere destinate all’acquisto di attrezzature<br />

per il Day hospital del malattie infettive, aperto lo scorso dicembre nei locali dell’ospedale. C’è poi<br />

l’intenzione di aprire una casa alloggio riservata ai malati di Aids che sono privi di una famiglia, in<br />

grado di aiutarli. L’appello, lanciato dalla signora Dalla Valle e da Marina Cogato, si è allargato in<br />

tutta la città, alla ricerca di persone in grado di offrire tempo e fatica (e magari una struttura) per<br />

raggiungere un obiettivo. (…)<br />

I due giovani da cui è stato preso lo spunto per il balletto sono Martino, di cui ho già parlato<br />

e il suo amico Mario. Ambedue in Aids, erano ricoverati al reparto infettivi assistiti amorevolmente<br />

dalle loro madri. La notte in cui la morte si prese Martino, Mario lo sognò e lo vide<br />

vestito di bianco, con una valigia in mano che frettolosamente lo salutava dicendogli che aveva<br />

molta fretta e tante cose da fare. Turbato, per qualche giorno, Mario continuò a chiedere notizie<br />

dell’amico, ma gli fu nascosta la verità, finché anche lui intraprese il viaggio senza ritorno.<br />

Franca Della Libera era la zia di Martino. Commossa dalla tragica storia che aveva unito i<br />

due amici, volle rappresentarla attraverso la danza per trasmettere un messaggio diverso ma toccante<br />

sulla tragedia della droga.<br />

Questa iniziativa vuole essere anche un invito a non giudicare, ma di cercare di capire chi<br />

ha sbagliato e tendere loro una mano; solo così si potrà demolire quel muro di indifferenza che<br />

ci rinchiude in noi stessi e ci rende estranei l’un l’altro. Solo così potremo sentirci parte integrante<br />

di una società che vuole essere civile e umana.<br />

– 154 –


Una scena del balletto “L’orto dell’aurora”<br />

1989<br />

Lettera di un giovane letta in occasione del balletto “L’orto dell’aurora”<br />

Questa mia lettera vuole essere la testimonianza di un giovane che per 13 anni è vissuto<br />

nel mondo della droga e che, finalmente, da quattro anni ne è uscito. Il motivo che mi<br />

spinse allora a provare quella esperienza, si discosta forse dalle scelte che inducono ora<br />

molti giovani ad entrarne.<br />

Erano gli anni ’70, e nell’aria si respirava un vento di ribellione nei confronti delle istituzioni,<br />

della famiglia e dell’idea stessa della vita. Si era portati a cercare idee ”diverse”<br />

nuovi confini della realtà, altri stati di coscienza. Così, ricercando, sono passato dallo spinello<br />

al “buco” e, come me, altri tanti compagni.<br />

Il passaggio dalle droghe “leggere” a quelle pesanti, mi appagò molto, all’inizio; trovavo<br />

nell’eroina la risposta a molti bisogni. Mi muovevo nel mondo con più sicurezza, più<br />

carica e mi sentivo come avvolto in un piacere sensuale. Era una sensazione meravigliosa,<br />

certo, non ne conoscevo le conseguenze (in quegli anni non se ne sapeva niente).<br />

I problemi arrivarono presto, mi accorsi quasi per caso che non potevo rimanervi<br />

senza, il tremendo disagio e la sofferenza che l’astinenza mi procurava, il richiamo fortissimo<br />

della droga era fin dentro di me, nel mio cervello. Mi accorgevo che mi mancava,<br />

che ne avevo bisogno.<br />

Di tutte le mie esperienze postume c’è troppo da dire per poterle riassumere in qualche<br />

riga. Fu tutto un alternarsi si situazioni che mi sfuggivano di mano e continui buoni<br />

propositi andati a monte. Ho cercato di smettere non so quante volte, in tutti i modi;<br />

viaggi, terapia anche coatta (una volta mi hanno legato al letto per quattro giorni), il lavo-<br />

– 155 –


1989<br />

ro, gli affetti, ma tutte si rivelavano un fallimento. Sprofondai in un abisso sempre più<br />

profondo. Ho conosciuto il mondo della delinquenza, dello spaccio, della prostituzione.<br />

Se non quelli che ruotavano intorno a me, nessun altro sospettava questa mia doppia vita,<br />

in quanto apparentemente conservavo un aspetto dignitoso, avevo molti interessi, provenivo<br />

da una buona famiglia, avevo conseguito un livello culturale buono, “ero un giovane<br />

di belle speranze”.<br />

La situazione però, con l’andare del tempo si deteriorò, era sempre più difficile conservare<br />

la mia immagine, provai l’esperienza del carcere e quella del rifiuto da parte della mia<br />

famiglia. La salute fisica e mentale andò via via peggiorando, soffrivo di depressioni, stati<br />

d’ansia, dolori, problemi epatici; alternavo momenti di euforia a quelli di vero sconforto.<br />

Mi accorsi che questo stato d’animo mi rendevano la vita impossibile. Inoltre era insopportabile<br />

in vuoto di emozioni e di sentimenti che sentivo dentro di me: l’eroina mi aveva<br />

tolto tutte le motivazioni, mi aveva reso cinico e duro nei confronti dell’esistenza.<br />

A questo punto la presa di coscienza di questa realtà triste e che non riuscivo ad accettare,<br />

mi spinse a considerare che da solo non ce l’avrei fatta, avrei dovuto ricorrere all’aiuto<br />

di altri. Mi rivolsi così alla mia famiglia che si rese nuovamente disponibile e mi aiutò<br />

nella ricerca di strutture adeguate al recupero.<br />

Gli operatori del <strong>Centro</strong> Diurno di Vicenza, incoraggiarono il mio sforzo e mi inserirono<br />

nel <strong>Centro</strong> dove c’erano altri ragazzi come me. L’inizio di questa nuova esperienza fu<br />

molto duro; abituato ad una vita di completa libertà mi trovai a dover sottostare a numerose<br />

regole che, inizialmente non comprendevo, fino a che cominciai ad accettare l’idea<br />

che poteva esserci qualcuno che rappresentava l’autorità, una autorità che si prendeva cura<br />

di me.<br />

L’attività all’interno di questo centro era basata su gruppi di psicoterapia, in cui ognuno<br />

di noi aveva modo di esprimere i suoi stati d’animo e i suoi problemi.<br />

Tutto ciò era molto liberatorio anche se spesso mi metteva in crisi.<br />

In molti anni mi ero costruito una tenace corazza difensiva e delle barriere psicologiche,<br />

attraverso le quali non filtravano più emozioni e sentimenti. Il lavoro che feci in quel<br />

periodo, fu di riuscire a demolire tutto questo con duri sforzi. Un po’ alla volta ci riuscii.<br />

Fu la cosa più bella della mia vita! Riuscivo a rivivere sensazioni piacevoli, scoprivo<br />

dentro di me valori che credevo ormai perduti, avvertivo giorno dopo giorno un senso di<br />

rinascita, quasi la mia pelle stesse cambiando. So che questa esperienza non è unica, che<br />

può essere vissuta da tanti giovani anche in altre strutture. Tutto questo mi dava una carica<br />

incredibile e questa carica mi aiutava a sperare in un futuro che non fosse legato allo<br />

squallore dell’eroina.<br />

Parlando della mia situazione attuale, mi ritrovo a dover ricostruire una vita ripartendo<br />

da zero. La cosa è quanto mai spiacevole e dolorosa, perché alcuni anni fa ero stato in<br />

grado di crearmi una posizione professionale di tutto rispetto. Ora sono costretto ad accettare<br />

lavori precari “in nero”, sottopagati e con nessuna sicurezza per il futuro. L’energia che<br />

ho scoperto di possedere mi fa andare avanti malgrado le avversità. Valutando tutta la mia<br />

esperienza, devo dire che mi considero una vittima, anche se può sembrare strano a molti,<br />

– 156 –


1989<br />

a coloro che credono nel libero arbitrio. L’eroina è una sostanza che ti coinvolge totalmente,<br />

una volta provata diventa irrinunciabile; è qualcosa che trascende la volontà personale.<br />

Per questo consiglio ai giovani di non provarla mai e di affidarsi con fiducia all’esperienza<br />

di chi ha conosciuto in prima persona questa dolorosa realtà, rovinando la propria<br />

esistenza e gettando all’aria le possibilità che la vita ogni giorno ti offre. Io penso che lo<br />

smettere di usare sostanze stupefacenti, debba essere soprattutto una scelta personale, frutto<br />

di una maturazione individuale. Non ho mai conosciuto nessuno che abbia rinunciato<br />

nel tempo a drogarsi solo perché costretto. È per questo che faccio appello alle istituzioni<br />

e alle famiglie affinché sostengano e incoraggino la volontà di uscirne, che comunque<br />

esiste in ogni ragazzo, creando dei supporti psicologici e delle strutture che lo aiutino nella<br />

sua scelta.<br />

Lettera firmata<br />

Questo giovane coraggioso avrebbe meritato come premio per la sua difficile lotta contro la<br />

droga di godere i frutti della sua vittoria; purtroppo certi errori portano a risultati spietati.<br />

Sieropositivo, la malattia prima lo ha reso cieco e poi gli ha tolto la vita.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 20 marzo 1989<br />

Un’altra iniziativa contro la droga: a Quinto Vicentino la comunità. Incontro di don Gelmini<br />

A Valproto la prima comunità per ragazze tossicodipendenti<br />

Dopo battaglie e accorati appelli che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni, finalmente una pietra<br />

miliare verrà posta entro l’89 nella lotta alla droga e nel recupero dei tossicodipendenti. Stavolta<br />

toccherà alle donne: a Valproto di Quinto Vicentino nascerà la prima comunità femminile per tossicodipendenti,<br />

prima non solo nel vicentino ma anche nel Veneto. Fino ad oggi quello delle ragazze<br />

drogate era stato un problema praticamente non risolto o risolto solo parzialmente, con la disperata<br />

ricerca di un posto in altri centri di recupero italiani.<br />

Caparbiamente il Comitato di solidarietà dei familiari dei tossicodipendenti di Vicenza, guidato<br />

dalla presidente Olga Dalla Valle, ha portato avanti da sempre la “bandiera” delle ragazze tossicodipendenti,<br />

le più abbandonate e sole, nell’inesistenza di luoghi e spazi per iniziare un programma<br />

terapeutico. Le sei comunità operanti in provincia infatti sono solo esclusivamente maschili: la lancia<br />

femminile è stata finalmente spezzata con l’interessamento e il coinvolgimento di don Pierino<br />

Gelmini, un arcivescovo impegnato da anni accanto ai tossicodipendenti, fondatore delle Comunità<br />

Incontro. Sarà proprio il metodo Gelmini ad essere applicato a Valproto. (…)<br />

Come buon auspicio all’operazione e all’inserimento della comunità – che dovrebbe essere inaugurata<br />

entro la fine dell’anno, - è stato organizzato per venerdì 31 marzo un incontro in Cattedrale,<br />

alle 20,30 con la presenza del vicario vescovile mons. De Zen, di don Pietro Gelmini e dei giovani<br />

delle comunità Incontro. La veglia è stata promossa dal Comitato di solidarietà delle famiglie vicentine<br />

in collaborazione con la Caritas.<br />

✧<br />

Il Giornale - 20 marzo 1989<br />

Una crociata in piazza contro la droga<br />

Martini: “Guai a voi venditori di morte”<br />

“Guai a voi spacciatori, guai a voi mercanti di morte: chi ostacola la crescita dei piccoli,<br />

dei giovani e li fa cadere sulla strada della vita, meglio sarebbe per lui che lo buttassero in<br />

fondo al mare con una grossa pietra legata al collo”: una vera e propria invettiva biblica<br />

– 157 –


1989<br />

quella che il cardinale Martini ha scagliato ieri in piazza Vetra. “La coscienza civile non<br />

consente nessun compromesso o cedimento nei confronti delle potenti organizzazioni di<br />

produzioni e commercio della droga, impero finanziario costruito sulla distruzione morale<br />

e fisica di troppe persone”.<br />

Un intervento serrato dirompente e drammatico, come “drammatico e universale e<br />

apparentemente insuperabile” è - ha affermato Martini il problema della droga. La tossicodipendenza<br />

non risparmia più nessuna nazione o città dell’occidente, si insinua nell’oriente.<br />

Arriva da noi fino ai paesi più tranquilli e considerati tradizionalmente sani. Penetra<br />

nei luoghi più protetti e vigilati come le scuole, i luoghi pubblici, le caserme, il carcere.<br />

Si abbassa le soglia dell’età del consumo, la diffusione sempre più capillare. Di fronte<br />

a questo quadro allarmante, la lotta e gli interventi secondo Martini debbono essere politici,<br />

sociali e culturali. Prima di tutto “occorre ostruire il flusso della droga alla fonte”, sia<br />

offrendo una “solidarietà alternativa”agli stati produttori di narcotici, togliendo loro ogni<br />

pretesto di legittimazione a questa attività di morte, sia “stanando le diffuse connivenze<br />

finanziarie”. (…)<br />

✧<br />

Ho voluto riportare parte del discorso del cardinale Martini che, come uomo di Chiesa ha sentito<br />

la necessità di esprimere a gran voce la sua personale preoccupazione sulle tragedie che la<br />

droga reca con se.<br />

Non ho mai sentito nessun politico, dal più piccolo al più alto grado istituzionale esporsi<br />

con tale profonda e partecipata analisi. La politica ha forse solo strumentalizzato questo problema<br />

costruendo facili slogan ideologici? Lotte sterili mirate al successo partitico?<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 28 marzo 1989<br />

Pasqua di sangue sul litorale ferrarese<br />

Pescatore uccide a fucilate il figlio tossicodipendente<br />

Esasperato per l’ennesima richiesta di soldi, l’uomo ha freddato il giovane con due colpi<br />

✧<br />

Dopo laboriosi contatti con don Pierino Gelmini, sono riuscita ad organizzare in collaborazione<br />

con la Caritas diocesana un suo incontro con la nostra città, che ha avuto luogo nel Duomo.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 3 aprile 1989<br />

Con il Vescovo in centinaia in cattedrale per mobilitarsi contro il flagello sociale dell’eroina<br />

Presto a Quinto una comunità per salvare ragazze drogate<br />

Per dire che il silenzio e la vergogna rendono il dolore ancora più grande, l’altra sera in Cattedrale si<br />

sono ritrovati centinaia di giovani e di adulti. In gran silenzio, ma sottolineando con lunghi e convinti<br />

applausi i passaggi più interessanti, hanno ascoltato la parola di don Pierino Gelmini, il fondatore<br />

delle “Comunità Incontro”. Gruppi di ragazzi che nelle oltre 70 case oggi esistenti in Italia, nell’Europa<br />

e nel mondo (perfino in Thailandia) accolgono i loro amici travolti dall’eroina e spinti dalla<br />

disperazione a cercare una via per giungere alla disintossicazione. Tremila giovani (ma il programma<br />

ne interessa almeno il doppio) seguono il metodo di don Gelmini dove i più anziani aiutano gli ultimi<br />

arrivati diventandone i responsabili. (…)<br />

– 158 –


1989<br />

Da sinistra: don Pierino Gelmini, dott. Alberto Vaglia, Olga Dalla Valle e il vescovo Pietro Nonis.<br />

✧<br />

7 aprile 1989<br />

Mentre anche il governatore della Banca d’Italia lancia un allarme davanti “all’antimafia”<br />

<strong>Droga</strong>, no della Dc al referendum<br />

Secondo Ciampi c’è il tentativo da parte dei trafficanti di inquinare il sistema finanziario<br />

internazionale. Granelli: non si può chiedere una ratifica a scatola chiusa del provvedimento<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 13 aprile 1989<br />

Iniziative per i malati di Aids<br />

Per aiutare i malati di Aids adesso c’è anche un conto corrente: lo hanno aperto le mamme del Comitato<br />

di solidarietà con le famiglie dei tossicodipendenti, che hanno dato vita a una catena di assistenza<br />

nel reparto di malattie infettive del S. Bortolo. I casi denunciati alla Regione per quanto riguarda<br />

Vicenza sono 68 alla fine di marzo, ma la sensazione di operatori e volontari che sono impegnati<br />

sul mondo della droga è che la cifra sia destinata a salire e molto entro quest’anno.<br />

Dopo lo spettacolo all’Astra, con l’esibizione della compagnia di Franca Della Libera, che ha dedicato<br />

“L’orto dell’aurora” proprio al problema della tossicodipendenza e dell’Aids, le iniziative di sensibilizzazione<br />

a beneficenza proseguono: secondo il Comitato, per dare una mano ai malati, ai familiari<br />

e al personale servono urgentemente, per il reparto e il day hospital, alcuni macchinari che altrimenti<br />

devono essere continuamente prestati da altri reparti: poltroncine, treppiedi per flebo e strumenti<br />

diagnostici, utili nei trattamenti dell’immunodeficienza acquisita. Il conto corrente sul quale<br />

tutti possono versare un contributo è il n. 2585/05 della Banca popolare vicentina.<br />

– 159 –


1989<br />

Il Giornale di Vicenza - 18 aprile 1989<br />

La quarta vittima dell’eroina dall’inizio dell’anno era stata ricoverata due mesi fa<br />

Un buco l’ha ucciso dopo una lunga agonia<br />

✧<br />

Il Giornale - 30 aprile 1989<br />

Secondo l’Organizzazione della sanità in tutto il mondo i malati sarebbero 400 mila<br />

Aids, l’Italia seconda in Europa<br />

✧<br />

ll Giornale di Vicenza - 18 giugno 1989<br />

Operaio muore di droga in fabbrica<br />

Aveva 24 anni<br />

✧<br />

Tossicodipendente malato di Aids suicida<br />

Aveva 27 anni<br />

✧<br />

Lettera di un giovane a il Giornale di Vicenza pubblicata il 19 giugno 1989<br />

Dalla droga si può uscire. Dalla burocrazia no<br />

Egregio direttore,<br />

vorrei portare a conoscenza che, uscire dalla droga non è impossibile; faticoso sì. Ma non<br />

impossibile. L’impossibile è uscire dalla burocrazia che con le parole ti vuole bene, ti vuole<br />

a posto; con i fatti ti tiene “emarginato”. Chi le scrive è un ragazzo passato per questa terribile<br />

esperienza e che non tanto con la sua forza, ma con l’aiuto degli altri è riuscito a uscirne<br />

e a ricominciare una vita pulita. Il disperato bisogno di vivere mi ha fatto fare questa<br />

scelta che non rimpiango mai, ma che mi stimola a fare sempre di più.<br />

La mia vita è stata un calvario con i 10 anni di tossicodipendenza, prima per le persone<br />

che mi volevano bene e poi per me. <strong>Droga</strong> sempre più in dosi massicce, molto carcere, violenza<br />

ecc. finché con l’aiuto di Dio ce l’ho fatta ad uscire da quel cerchio dopo tre anni di<br />

“comunità” dove ho imparato ad apprezzare la mia vita e l’onestà.<br />

Ora sono tornato a casa da un anno, con fatica ho trovato lavoro dove sono stimato e<br />

ben voluto. Facevo già progetti per il futuro di una vita normale e tranquilla. Fin qui tutto<br />

bene. Ma questo sogno – realtà si è interrotto da un mandato di carcerazione di due anni<br />

per estinguere reati commessi nel mio trascorso girovagare. I miei sono caduti in disperazione<br />

(mio padre ha avuto un collasso), anche perché non sono più giovani e non reggono<br />

più uno stress così intenso. Ed io? Costretto a nascondermi come un ladro aspettando<br />

che possa trovare la soluzione per continuare a vivere! È questa la democrazia? È così che<br />

lo Stato aiuta? O come sempre ti dà dieci e ne vuole venti? Si dice:”hai sbagliato e devi pagare”.<br />

Ma cosa devo pagare? Non ho già pagato in abbondanza? In vista delle prossime elezioni<br />

si è ricominciato a parlare del fenomeno. È tutta politica e vorrei io parlare con questi<br />

ben pensanti per esprimere la mia amarezza su questo mal governo ormai giunto allo sfacelo<br />

sociale, politico e cristiano. Lettera firmata<br />

– 160 –


1989<br />

Il Giornale di Vicenza - 20 giugno 1989<br />

Nuova tragedia della droga a soli due giorni da un analogo episodio<br />

Stroncato in casa a 20 anni<br />

✧<br />

26 giugno. Giornata mondiale di lotta alla droga<br />

Con lo scopo di dare un forte segnale alla città, in questa giornata, noi madri del Comitato,<br />

abbiamo posto provocatoriamente all’entrata del Comune una corona di fiori in ricordo delle<br />

tante vittime della droga. Il sindaco, gli assessori e i consiglieri che si recavano in riunione non<br />

potevano ignorarla. Siamo state invitate ad entrare in sala Bernarda sede del Consiglio e ad<br />

esporre le nostre richieste.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 27 giugno 1989<br />

Tossicodipendente trovato privo di vita<br />

✧<br />

Nella “Giornata mondiale di lotta alla droga” la stampa vi ha dato ampio rilievo con vari servizi<br />

che qui non riporto; riporto invece i punti per me più significativi di un articolo di Salvatore<br />

Scarpino (non ho segnato la testata del giornale) pubblicato il 28/6/ ’89 con il titolo:<br />

La piaga si allarga e, almeno in Italia, lo Stato è ancora assente<br />

<strong>Droga</strong>, ma chi consuma non è innocente<br />

Le notizie che giungono dal fronte droga non sono tali da indurre a speranze a buon mercato. Cifre<br />

e dati emersi in occasione della seconda giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di stupefacenti<br />

– indetta dall’Onu – dimostrano che non è facile cauterizzare questa piaga e che il mondo<br />

avanzato dovrà ancora riceverne molti tormenti. La produzione di droga aumenta, s’impianta in<br />

paesi che prima non la praticavano, dal Brasile, al Medio Oriente, in India. “L’economia di morte”<br />

– 161 –<br />

Prima di approdare in<br />

Consiglio comunale il<br />

Comitato delle famiglie<br />

dei tossicodipendenti ha<br />

deposto una corona di<br />

fiori in piazza del Signori,<br />

per testimoniare solidarietà<br />

a tutte le famiglie<br />

che hanno parenti morti<br />

per droga,<br />

a quelli che hanno malati<br />

di Aids e agli “immancabili<br />

futuri morti”.<br />

Si è trattato soprattutto<br />

di un gesto provocatorio,<br />

nei confronti dei politici<br />

e degli amministratori<br />

della cosa pubblica.


1989<br />

si espande perché la cooperazione internazionale non è così compiuta ed efficace da circondarla con<br />

un cordone di sicurezza;quand’anche si convincano, pagando, i contadini di una data zona a spiantare<br />

coca o papavero, queste colture si spostano altrove, seguendo il corso del sole e dei narcodollari.(…)<br />

D’altra parte, non si può capire il pianeta droga guardando solamente all’offerta. C’è la<br />

domanda, anch’essa crescente, imperiosa, prodiga. C’è il mondo ricco e sazio che nel mercato degli<br />

stupefacenti scarica pulsioni autolesionistiche, crisi, disarmonie, false culture, un sotterraneo desiderio<br />

di morte. E l’Italia sta nei primi posti in questo mondo. Oltre 400 morti in 6 mesi, uno ogni<br />

10 ore, una mafia rampante, un’alluvione di piccola e grande criminalità connessa agli stupefacenti,<br />

migliaia e migliaia di famiglie colpite perché i loro giovani sono predestinati al carcere e alla distruzione<br />

fisica. Un quadro angosciante. È chiaro che non possiamo modificarlo confidando in un’azione<br />

che modifichi soltanto l’offerta, bisogna intervenire anche e soprattutto sulla nostra domanda<br />

interna di droga.<br />

Oggi l’Italia non ha tutti gli strumenti necessari per un’azione di tal genere. Non ha le strutture –<br />

c’è un generoso volontariato che non può far tutto – non ha una legge adeguata, non ha soprattutto<br />

un orientamento preciso che ispiri la legge. C’è un disegno espresso dal governo dimissionario,<br />

impantanato al Senato; il suo blocco più che dalle vicissitudini ultime della maggioranza è stato<br />

determinato dalle divisioni nella stessa coalizione.<br />

Il nodo lo conosciamo. Si tratta di stabilire se il solo consumo di droga costituisca o no un’infrazione<br />

penale; se si debba considerare il drogato sempre e comunque una vittima inconsapevole o una<br />

persona che consapevolmente si sia posta al di là della legge. In diversi settori politici si ritiene – è<br />

nato un vero e proprio partito trasversale – che si debbano colpire soltanto gli spacciatori; altri vanno<br />

più in là e ritengono che se si liberalizzasse la droga cadrebbero d’incanto gli illeciti profitti, le violenze<br />

e la sofferenza sociale diffusa che si accompagnano al proibizionismo. I risultati della lista anti<br />

– proibizionista alle europee ridanno fiato alle correnti liberalizzatrici, perché rivelano l’esistenza di<br />

un’aggregazione politicamente interessante. I voti fanno gola a tutti.<br />

È un momento delicato, la droga non si può sconfiggere soltanto con la legge e le sanzioni, occorrono<br />

prevenzione, solidarietà e un più vigile senso di umanità, ma è anche certo che lo Stato deve<br />

dare un segnale. Si può discutere sulle pene – il carcere non serve – ma non si può non affermare<br />

che l’uso della droga, la detenzione anche solo per uso personale, costituisce una colpa. I tossicodipendenti<br />

sono in fuga da se stessi e dagli altri: legalizzare la loro dose quotidiana, sperando nel contempo<br />

di acchiappare che gliela fornisce, significa a rassegnarsi a perderli. Significa lasciarli adagiare<br />

in una quiete senza speranza e senza rimpianti. Bisogna far presto, prima che una nuova celebrazione<br />

indetta dall’Onu ci faccia ricontare con vergogna i nostri morti.<br />

✧<br />

Aids - 2 luglio 1989 – Ci ha lasciato Mirco B.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 8 luglio 1989<br />

Prescritte quantità enormi di farmaci stupefacenti<br />

Undici medici accusati di spaccio di droga<br />

Uno degli imputati prescrisse ad un tossicodipendente 140 confezioni di “Temgesic”da aprile<br />

1985 al marzo 1986. Vertice tra Uls e magistrati per arginare un fenomeno preoccupante<br />

Undici medici, quasi tutti con studio in città, sono sotto inchiesta per spaccio di stupefacenti per<br />

aver rilasciato a tossicodipendenti prescrizioni di sostanze stupefacenti non in regola, cioè non per<br />

uso terapeutico. I medici sono già formalmente imputati dello spaccio e molti di loro, insieme ad<br />

altri sette imputati tossicodipendenti o parenti di tossicodipendenti. (…) L’inchiesta partì nella primavera<br />

del 1986. I carabinieri si recarono in numerose farmacie del vicentino, controllando soprattutto<br />

quelle della città, per verificare se il “Temgesic” (che i tossicodipendenti assumono perché ha<br />

– 162 –


1989<br />

effetti simili all’eroina) fosse stato prescritto irregolarmente da alcuni medici. (…) Alcuni professionisti<br />

avevano prescritto ai loro pazienti addirittura centinaia di confezioni del farmaco; aveva anche<br />

allarmato in fatto che improvvisamente vi fosse stata un’impennata nelle vendite di Temgesic e Santenol.<br />

(…)<br />

Noi genitori del Comitato avevamo più volte denunciato questo “mercato” di farmaci sostitutivi<br />

dell’eroina e il fatto che alcuni famigliari si prestavano a farseli prescrivere per agevolare i<br />

figli. Avevamo contattato a questo scopo l’ordine dei farmacisti trovando nei loro rappresentanti<br />

comprensione e solidarietà.<br />

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Aids – 17 luglio 1989 – Ci ha lasciato Mirco M.<br />

✧<br />

Il Giornale di Vicenza - 23 luglio 1989<br />

Dramma di un giovane terrorizzato dalla prospettiva di tornare in carcere<br />

Si spara per la paura del carcere<br />

✧<br />

Non riporto il testo dell’ articolo di cui ho trascritto il titolo, perché desidero raccontare in<br />

prima persona la tragedia di questo giovane, essendo stata io stessa coinvolta nel dramma. Racconto<br />

il fatto come l’ho vissuto, cambiando i nomi per rispetto delle figlie, in una lettera inviata<br />

al presidente della Repubblica Cossiga e alle massime autorità nazionali e cittadine e per<br />

conoscenza alla stampa. Il settimanale diocesano l’ha pubblicata il 27 agosto ’89 con il titolo:<br />

Sarebbe bastato poco per salvare una vita<br />

Sabato 22 luglio, Daniele, 30 anni, si spara un colpo di pistola alla tempia e muore nella<br />

nottata. Oltre ai genitori e ai fratelli, lascia moglie e due bambine in tenera età.<br />

Dopo anni di tossicodipendenza e dopo aver conosciuto il carcere, e forse proprio per<br />

questo, Daniele decideva di farla finita con la droga ed entrava in una comunità terapeutica<br />

da dove usciva guarito. Conobbe Chiara e la sposò; poi nacque una bambina.<br />

Purtroppo sulla giovane coppia incombeva un debito contratto con la giustizia. Infatti<br />

Daniele, processato nell’86, dato il recupero, ottenne indulgenza, ma la sentenza impugnata<br />

dal procuratore capo dopo un conflitto di competenze passava al tribunale di Venezia<br />

che lo condannava a 32 mesi condonati a 8. Il 9 maggio scorso, mentre si trovava al<br />

lavoro, i carabinieri, senza alcun preavviso lo prelevarono e lo condussero in carcere.<br />

Molto si è scritto in questi giorni e non sempre con discrezione, sulla tragica morte del<br />

giovane, ma non si conosce l’odissea vissuta dalla madre e dalla moglie (in stato avanzato<br />

di gravidanza), costantemente alla ricerca di qualcuno che potesse abbreviare la detenzione<br />

al loro caro.<br />

Per non lasciare nulla di intentato, dopo gli indispensabili contatti con l’avvocato, con<br />

il servizio per le tossicodipendenze e la comunità frequentata, si sono rivolte a me perché,<br />

quale presidente del Comitato di solidarietà, potessi adoperarmi seguendo non la via<br />

burocratica, ma quella informale presso personalità autorevoli.<br />

Contattammo il prefetto, che in nostra presenza eseguì delle telefonate; non potendo<br />

parlare direttamente con il vescovo pregai il suo segretario di informarlo urgentemente su<br />

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1989<br />

questo fatto; abbiamo parlato con il sostituto direttore della casa circondariale; il cappellano<br />

del carcere, il “Gruppo soccorso giuridico” gestito da volontari, un giudice della città<br />

e uno di Verona sede dell’ufficio di sorveglianza. Tutto questo nel tentativo di smuovere il<br />

vuoto della situazione che non lasciava presagire una conclusione a breve termine.<br />

Infatti l’esperienza insegna che, una volta messasi in moto, la giustizia segue il suo corso!<br />

Il dramma è tanto più doloroso in quanto sarebbe bastato che uomini di legge, a conoscenza<br />

della prassi da seguire in questi casi, avessero informato la famiglia che esisteva la possibilità<br />

di evitare la reclusione presentando a tempo debito opportuni documenti.<br />

Intanto Daniele, sempre detenuto, non sapeva darsi pace e cominciava dare i segni di<br />

una pericolosa depressione. Già al primo permesso di uscita aveva avuto bisogno dell’intervento<br />

del medico per una forte crisi, ma né la dichiarazione scritta comprovante il grave<br />

malessere, né l’approssimarsi della data del parto della moglie valsero ad ottenergli l’affido<br />

sociale.<br />

Allo scadere del secondo permesso ottenuto per la nascita della seconda figlia, con un<br />

colpo alla tempia Daniele, ormai ossessionato e incapace di reagire, pose fine alla sua vita,<br />

e mentre la giovane madre tornava a casa con la sua bambina, dalla stessa casa partiva l’ambulanza<br />

a sirene spiegate con il marito in fin di vita.<br />

Per un’atroce beffa, il tanto sospirato affido arrivò poche ore dopo!<br />

La burocrazia, è stata più forte di ogni volontà di dare aiuto.<br />

Ora mi domando: è così che lo Stato italiano aiuta i giovani che si sono riscattati dalla<br />

droga?<br />

Prima permette loro la modica quantità che li distrugge nell’anima e nel corpo, poi,<br />

quando faticosamente hanno raggiunto il recupero, li rispedisce in carcere per vecchi reati.<br />

Se fosse stato approvato il disegno di legge Jervolino Vassalli sulla sospensione della pena<br />

detentiva e sull’estinzione del reato, in presenza di un recupero sociale del tossicodipendente,<br />

da anni tanto invocato da noi genitori, Daniele avrebbe continuato a vivere e come<br />

lui tante altre vittime di casi simili. E perché assolto in prima istanza, si vide impugnare il<br />

verdetto che in cassazione lo avrebbe condannato? Perché Venezia fu così severa nell’interpretare<br />

la legge? Perché si lasciò trascorrere il tempo utile senza presentare domanda di<br />