Maggio Giugno 2009

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Maggio Giugno 2009

Bimestrale Sped. in A.P.Art. 2 Comma 20/c Legge 662/96 LOAnno LXII nº 3MAGGIO-GIUGNO 2009LA MADONNA DEI CAPPUCCINI


LA MADONNA DEI CAPPUCCINILA MADONNADEI CAPPUCCINIPeriodico bimestraledel Santuario di CasalpusterlengoPIAZZA DEI CAPPUCCINI, 226841 CASALPUSTERLENGO (LO)TEL. 0377 84880 - FAX 0377 919962Anno LXII n. 3 - MAGGIO-GIUGNO 2009Santuari mariani lodigianiMadonna della FontanaSped. in A.P. Comma 20/c art. 2 legge 662/96 LOConto Corrente Postale 220 60 206 intestato a:Direzione Commerciale Business - LodiLA MADONNA DEI CAPPUCCINI CASALPUSTERLENGOGaranzia di tutela dei dati personali L. 675/96I dati personali forniti dagli interessati sono trattatidirettamente per l’invio della rivista e delleinformazioni sulle iniziative della Parrocchia e delSantuario. Non sono comunicati o ceduti a terzi.Responsabile del trattamento dati è Padre VitaleManinetti, direttore editoriale.La rivista viene inviata ai parrocchiani e agliamici del Santuario, per divulgare le iniziative,l’attività, l’arte e la storia.SOMMARIO2 Madonna della fontana3 In cammino con Maria4 La madre di Gesù visita Elisabetta6 Voglia di un Santuario8 Segreti tra Giuseppe e il figlioI-VIII Inserto Parrocchiale9 Terremoto in Abruzzo10 L’Africa agli africani12 Amami tu, Signore, e sarà davvero Pasqua14 Gli studi abbreviatiHanno collaborato:Fra Mariano Brignoli - Fra Vitale Maninetti -Giuseppe Ferrari - Noemi Pisati - Aldo Milanesi- Mauro Doglio - Ennia Lupi.Gli articoli pubblicati vengono di norma commissionati:in ogni caso la redazione si riserva la facoltà di apportaretagli o modifiche là dove lo ritenga necessario.Editore: Beni Culturali Cappuccini ONLUSViale Piave, 2 - 20129 MilanoRedazione: Frati CappucciniP.za Cappuccini, 2 - CasalpusterlengoDir. Resp.: P. Giulio DubiniDir. Editoriale: Padre Vitale ManinettiAutorizzazione: del Tribunale di Lodin. 208 del 6-10-88Stampa: ARS Tipolitografia s.n.c.CasalpusterlengoVia Rinaldo Natoli, 41/43Tel. 0377 84312In copertina: Il Simulacro del SantuarioRetro cop.: Chiesa - SantuarioIl santuario della Madonna della Fontanaè situato sopra l’antico terrazzodell’Adda, in vicinanza della vecchiastrada Cremonese. Era costume antichissimoporre i posti pericolosi di passaggiosul fiume sotto la protezione dellaMadonna o di San Raffaele. Siccome daquesta costiera di Camairago si staccavala strada che attraversava l’Adda, fu postoquesto passo sotto la protezione dellaMadonna, alla quale i pescatori si dimostraronotanto devoti da costruirvi unachiesetta. Forse già nel XIII secolo sorgevain loco una cappelletta che custodivauna pregevole immagine della Verginecol Bambino (ora al Museo Diocesanodi Lodi), molto venerata dai pescatori edai barcaioli. Nei pressi vi sgorgava unafonte d’acqua pura, tradizionalmente ritenutabenedetta da San Carlo Borromeo.Il santuario della Madonna della Fontanaè da sempre una delle mete preferite didevoti pellegrini e di comitive in arrivoda tutta la Bassa.Giuseppe FerrariSANTE MESSE IN SANTUARIOFERIALI ore 7 - 9 - 17PREFESTIVA ore 17,30FESTIVE ore 7 - 9 - 10 - 11,15 - 17,302


EDITORIALEIN CAMMINO, CON MARIAMaggio è da sempre il mese dedicato alla Madonna. In primaverainoltrata possiamo contemplare il Fiore dell’umanità che indicatutta la bellezza della nostra vocazione e il senso del nostro camminare.Tentiamo di cogliere qualche aspetto nel momento in cui la Vergine parteda Nazaret.Maria esce dalla casa natale e va verso la cugina Elisabetta, inizia il suoviaggio, metafora di tutti i viaggi dell’anima e della vita stessa. Quando tuapri la tua vita a Dio, allora non devi più avere timore.La dinamica dell’esistenza va dall’interno verso l’esterno, dalla propriacasa verso lo spazio del mondo, dall’io verso lo spazio degli affetti e dellerelazioni. La casa natale comincia ad aprirsi.La partenza “in fretta” di Maria rivela nella giovane ragazza il coraggiodi seguire l’avventura della vocazione. Maria fonda il suo viaggio non subisogni o su timori, bensì su un progetto. Non si vive senza mistero, non sivive di solo pane ma anche delle parole di un angelo e il segreto della vitaè oltre noi. La vita quotidiana è la pasta in cui viene immesso il lievito delVangelo.Maria è libera di partire in fretta, di non lasciarsi condizionare da niente,di fare qualcosa che fino a un minuto prima era lontanissimo dai suoi progetti.La spiritualità di Maria non consiste in un narcisistico contemplarese stessa o le proprie emozioni. Non pensa ai monti o al mare come luoghiadatti per accogliere nel migliore dei modi il Figlio di Dio. Vuole coglierequanto avviene attorno a sé, sotto l’impulso della Parola di Dio, e vuolepartecipare al mistero svelato dall’angelo, verso confronti e incontri, allaricerca dei volti di Dio.Maria è una ragazza giovane e va dalla parente più anziana, ricca di vita,ricca di attese, ricca di Sacra Scrittura, una donna che l’aiuterà a capirecosa accade in lei. Quasi una lectio divina a due voci. E’ necessaria lacalma per capire la Parola, bisogna darle tempo, darle attesa e attenzione.Il mistero diventa gioia quando tu gli dai tempo.In quel viaggio compiuto in fretta, Maria intesse nel suo grembo la carnedel Verbo. Lei va, portando il Verbo, missione di ogni battezzato, portareColui che ti porta, essere in cammino con il Verbo verso l’intera umanità.La madre con il figlio in grembo è al tempo stesso una e due. Due vitedistinte e insieme inseparabili. La vita cristiana è essere una sola cosa conCristo. La ricchezza del mistero è di una semplicità abbagliante: Cristo inme.3Fra Vitale


SPIRITUALITA’ MARIANALA MADRE DI GESU’ VISITA ELISABETTAMaria è icona di un servizio innamoratocon caratteristiche invidiabili da ogni cristianodi Bruno FORTEMaria,avvoltadalla Trinità nellascena dell’annunciazione,diviene laMadre del Messia: inquanto tale è l’icona perfettadella creatura, che- custodita dall’amore deiTre e abitata dal Figlio diDio - si mette al serviziodegli altri per amore.È quanto l’evangelistaLuca trasmette, narrandosubito dopo l’annuncioa Maria l’episodio dellavisita ad Elisabetta (Luca1,39-45): ricolma dellapresenza dell’Altissimo,la Vergine Madre la irradianel gesto della carità. Ilmistero della Sua voce, cheappena udita dalla Madredel Battista fa esultare ilBambino nel grembo, indicaquesto trasmettersi ad altridel dono dell’amore, presentein lei.Contemplando la scenadella visitazione divieneallora possibile riconoscerele caratteristiche dell’agiredel discepolo che, credendoall’annuncio pasquale dellafede della Chiesa, si lasciaintrodurre nel seno della vitatrinitaria per divenirne a suavolta testimone trasparente einnamorato nel servizio agliuomini.Dal racconto di Luca emergonosette caratteristiche,quasi sette luci di una “menorah”(candelabro a sette braccia),che potrebbe esserericonosciuta nel discepolo ilcui cuore è abitato dallo Spiritodel Risorto e ne irradiala luce attraverso i gesti e leparole della carità.1. La prima caratteristicadell’agire di Maria in camminoverso la casa di Elisabetta,è l’attenzione: lagiovane Madre del Messia4ha capito il bisogno delladonna divenuta gravida inetà avanzata e le corre inaiuto. Maria non ha aspettatorichieste di soccorso,non ha avuto bisogno diparole: il suo sguardo,nutrito d’amore, ha capitoil da farsi al di là dei segni,oltre ogni comunicazioneverbale.2. All’attenzione si uniscein Maria l’intelligenzad’amore, che è la capacitàdi ascoltare e comprendereil mistero dell’altro edi rispettarlo nella veritàdei gesti e delle parole: lagiovane Donna non inquadraElisabetta in uno schema,non fa un piano d’interventoin astratto, ma le va incontro,entrando in una sintonia conlei così totale, che la sua vocediventa un ponte fra i duecuori, una via attraverso cui illoro dialogo raggiunge i Bambiniche portano in gremboin una piena corrispondenzadell’anima.3. Proprio così l’agire diMaria si carica di concretezza:questa vuol dire il nonindulgere a sogni di bene, ilnon crogiolarsi nelle illusioni


di ciò che vorremmo essereo fare, senza compiere nulladi buono per gli altri. Mariaè concreta perché obbediscealla verità che il suo intellettod’amore le ha fatto conosceree agisce di conseguenza,senza alibi o fughe.4. La quarta caratteristicadell’agire di Maria secondo ilracconto della visitazione è lagioia: la sua visita è mossa daun amore così sorgivo e irradiante,che colma lei e la suavoce di una gioia, capace dicontagiare gli altri. La Madredel Messia non vive i suoi atticome il compimento forzatodi un dovere o in ottemperanzaad un obbligo impostoledalle circostanze: in lei tuttoè gratuità, bene diffusivo disé, generosità vissuta senzacalcolo o forzature. Gioia èsentirsi amati così profondamenteda avvertire l’incontenibilebisogno di amare, percorrispondere all’amore ricevutoal di là di ogni misuracon l’amore donato senzariserve e senza condizioni.5. Proprio così l’agire diMaria si carica di tenerezza:questa caratteristica sta a direl’effetto di gioia prodotto dalgesto d’amore della VergineMadre. Elisabetta e il bambinoche sta nel suo seno sonoinondati di gioia: la tenerezzaè dare suscitando gioia, ed èpropria dell’amore che noncrea distanze, che avvicinai lontani, facendoli sentireaccolti, e li riempie dello stuporee della bellezza di scoprirsioggetto di gratuità, dipuro dono.6. Giungiamo così alla sestacaratteristica dell’amore diMaria, manifestato nellascena della visitazione: ildono. Esso sta a dire la gratuitàche ispira l’intero comportamentodella Madre diGesù: tutto dà, donando nonsemplicemente qualcosa disé, ma se stessa; nulla chiedein cambio, nulla pretendedall’altro. Sono mosso dallagratuità nelle mie scelte, ocerco di farmi strada più chefar strada a Cristo e ai poveri?Calcolo col risultato o accettodi donare e di donarmi afondo perduto, in un veroesodo da me senza ritorno?7. L’ultima caratteristica delcomportamento di Marianel tempo trascorso in casadi Elisabetta è il silenzio:la scena della visitazione siapre, certo, con una parola disaluto, che suscita l’esclamazionegrata della Madre delBattista: “Benedetta tu fra ledonne e benedetto il fruttoSPIRITUALITA’ MARIANAdel tuo grembo!” (V. 42),e culmina nel cantico dellaVergine, il “Magnificat”.E tuttavia, nulla di quantoavviene nei tre mesi del soggiornotrapela: questo silenzionon rimanda solo alla vitasemplice e ordinaria condivisadalle due donne, unitedalla meravigliosa complicitàdell’attesa dei loro Figli.Il silenzio dei gesti subentraalle parole come una formadi non minore eloquenza: sisarebbe tentati di pensare chequello che il cantico di Mariaha celebrato, è stato sperimentatoe vissuto nel silenziodi quella casa sui monti diGiuda.Possa la Vergine Madredell’amore aiutare ognuno dinoi a vivere, come lei lo havissuto, il primato dell’amorecome caratteristica del discepolodel Risorto, testimonedella Trinità nel farsi servodegli altri.A cura di Ennia Lupi5


MADONNA DEI CAPPUCCINIVOGLIA DI UN SANTUARIOI cambiamenti avvenuti nel Convento e nel Santuario dellaMadonna dei Cappuccini di Casalpusterlengo nel corso dei secolidi Simona SORDIIl nostro Santuario ha originimolto antiche. Unachiesa dedicata a SanSalvario (Santissimo Salvatore),infatti, è citata per laprima volta in un documentodell’anno 880, ritenuto, però,in seguito un falso piuttostotardivo. La prima datasicura, perciò, in cui comparela chiesa è l’anno di unatto di donazione, il 1039.Dopo il continuo passaggioda un proprietarioall’altro nel corso deisecoli, nel 1450 il terrenosu cui era costruita lachiesa, il mulino e le casevicine passarono ai Lampugnani,i nuovi feudataridi Casale.Intanto nella prima metàdel XV secolo un vasaiocasalino, aiutato da unviandante sconosciuto,modellò nella creta unastatua della Madonna conil Bambino Gesù, postapoi nell’antica chiesa diSan Salvario. La statuadi austera bellezza fusubito venerata e la chiesadivenne meta di moltidevoti. Io affermerei chefu “amore a prima vista”ed è così che la devozionealla “nostra” Madonnaebbe inizio, rafforzandosiancora di più dal 1574 e divenendoda allora sempre piùgrande e intensa.In quell’anno, infatti,avvennero le apparizioni: perpiù sere si videro processionidi frati Cappuccini che andavanocon lumi accesi a rendereomaggio alla VergineSantissima, finché Lei stessaapparve a benedire quelluogo. Migliaia di personeRicostruzione ideale delle apparizionidel 1574 (antica immagine)6piene di meraviglia, entusiasmo,commozione, provenientida Casale e dai paesivicini, assistettero a questistraordinari avvenimenti.Alla luce dei nuovi fatti laConfraternita dei Disciplinidi Santa Marta, con sedenella chiesa di Sant’Antonio,chiese ai Lampugnani il terrenosu cui sorgeva la chiesadi San Salvario per megliocustodirla. Essi rifiutaronoe perciò i Discipliniportarono la statua dellaMadonna in Sant’Antonio.La tradizione, però,racconta che la statua furitrovata in San Salvario,segno che la Madonnavoleva essere onorataproprio lì. Si decise cosìdi fondare un convento diCappuccini in quel luogo.A questo punto i Lampugnanicedettero lachiesa e il terreno vicino,così che il 26 settembre1574 due frati giunseroa Casale per prendernepossesso. Pochi giornidopo fu benedetta laprima pietra e s’iniziòcon grande impegno acostruire il convento sottola direzione di P. Marcoda Bergamo coadiuvatoda Fra Fortunato da Milano.


MADONNA DEI CAPPUCCININell’arco di due anni il conventofu pronto; nel pianoinferiore fabbricarono ilcoro, il refettorio, la cucina,il ripostiglio e una piccolastanzietta col camino perricevere quando bisognasseli peregrini & forestieri,mentre al piano superiore lecelle.Era un convento poveroche, però, all’inizio ospitavasin al numero di venti fraticon a capo il padre Domenicoda Brescia, primo guardiano.Subito tra il popolo diCasale e i padri Cappuccinisi creò un legame di grandeaffetto e stima che crebbesempre più con il trascorreredegli anni. E ne sono passatidi frati nel corso dei secoli...Il convento, purtroppo, adistanza di soli vent’annipresentò dei problemi e sidiscusse a lungo se rifarlo lìdov’era o ricostruirlo altrove,vista anche l’aria malsanache vi si respirava essendoposto sulla riva del Brembiolo.In questa discussiones’inserì il principe TeodoroTrivulzio che insitette affinchéi Padri lasciassero SanSalvario e si trasferissero aCodogno, dove lui avrebbecostruito convento e chiesa asue spese. I Frati rifiutaronoe decisero sia di rimanerea Casale sia di ricostruireil convento lì dov’era, alato della chiesa, anche perfedeltà alla Madonna cheaveva scelto quel luogo.Nel 1615 fu approvata larifabbrica nel sito primieroe due anni dopo iniziaronoi lavori, che si limitaronoa ricostruire il dormitoriodoppio che era sopra ilrefettorio perché minacciavaapertamente rovina.La popolazione di Casale,nonostante la situazione dipovertà dell’epoca, si offrìdi portare gratuitamentei materiali necessari per ilavori: legnami, pietre, calcinae sabbia anco con carriet bovi. I cittadini furonosempre disponibili e generosiverso i Padri e lo sonotuttora. E la chiesa? NegliAtti della Visita Pastoraleche Mons. Bossi vi effettuònel 1584 si legge: la chiesa èdecorosa. Vi si trovano duealtari, decorosamente edificati,ma all’altar maggioresarebbe bene aggiungere unterzo gradino e la predella. Ilsacrario è indecente. Dietrol’altar maggiore c’è la sacrestia...È decorosa e serveda coro. Nel 1615 il PadreGenerale Paolo da Cesenastabilì che la Chiesa no s’atterrasse,ma solamente fosseriparata, dove lo richiedevail bisogno. Passarono ancoraalcuni anni prima di iniziareCinta dell’antico Convento.i lavori. Nel 1621 per il granbisogno, che si vedea esservi iFrati chiesero al nuovo PadreGenerale di poter ricostruirela chiesa, invece di restaurarla.Ottenuta la licenza il12 luglio 1621 Padre Cirilloda Maggiora predicatore eguardiano del convento posela prima pietra. Fu conservatal’antica cappella dov’erastata posta la statua dellaMadonna, mentre sorse lanavata com’è oggi, con ilpresbiterio e il coro trasversalmente.In questo modo lacappella venne a trovarsi sullato destro ed ancora oggipossiamo vederla, perchéè l’attuale terza cappellaed è quindi ciò che rimanedell’antica chiesa di San Salvario.Il 25 aprile 1622 Padre Cirillocelebrò la prima messa nellanuova chiesa, mentre il 5novembre 1624 fu consacratada Mons. MichelangeloSeghizzi, Vescovo di Lodi ededicata al Santissimo Salvatoree a San Francesco.7


ARTE MARIANA IN SANTUARIOSEGRETI TRA GIUSEPPEE IL FIGLIOLontani da Maria, con la partecipazione di Angeli,il padre indica il cielo, mentre il Figlio intravede la crocedi Noemi PISATINel nostro santuario,gli unici quadri incui non compare lafigura della Madonna sonodue e uno di questi è quelloche descriviamo.La tela si trova nellaseconda cappella a destra eraffigura san Giuseppe colBambino ed angeli. È stataattribuita a Pietro Maggi(1680-1750), il quale realizzòl’opera per i Trivulzio,feudatari di Codogno chedonarono il quadro al santuarioe il cui stemma comparenella scena in basso asinistra.La cappella è dedicataa san Giuseppe e, anchese la figura di Maria nonè presente, i personagginon risultano estranei alladedica mariana del santuario,poiché trattasi di soggettistrettamente legati allaMadonna, ovvero lo sposoGiuseppe e il figlio Gesù.San Giuseppe, dalla barbae dai capelli bianchi, è inpiedi al centro del quadro eposa delicatamente la manosul panno che avvolge GesùBambino, seduto su unabalaustra, tutto teso versol’angelo sulla destra.Egli protende le bracciain avanti e agita le gambe,come sono soliti fare i bambiniquando vedono qualcosache ha suscitato il lorointeresse.Infatti, incurante del gestoaffettuoso di Giuseppe,sembra desideroso di avvicinarsialla bellissima figuraalata che gli porge la mano.L’angelo regge una croce,segno della Passione diCristo e fine ultimo dellasua venuta sulla terra, versocui Gesù, ancora Bambino,non sembra preoccupato di8andare, consapevole che lacroce gli permetterà il compiersidella sua missione.Qual è la missione di Gesùce lo svela san Giuseppe checon la mano indica il cielo,luogo cui il Figlio di Dio èdestinato dopo la sua mortee resurrezione.È come se san Giuseppe,in un dialogo fatto solo disguardi e gesti con l’angelo,si mostri consapevole chequel Figlio, così amorevolmenteprotetto, in realtà nongli appartenga, poiché saràproprio Lui a sedere alladestra di Dio suo Padre,lassù in cielo.In questa conoscenzasta la grandezza di Giuseppeche, come Maria, siè fatto trovare pronto allachiamata di Dio, a stare alsuo fianco nella crescita diGesù, ma anche a lasciareche suo Figlio un giorno glirispondesse davanti ai dottori:“Perché mi cercavate?Non sapevate che io devooccuparmi delle cose delPadre mio?”, anticipandoquello che sarà il suo compitonel mondo, realizzarela volontà del Padre.


TERREMOTO IN ABRUZZOPassione dell’uomo, passione di CristoATTUALITA’di Mauro DOGLIOSotto il cumulo di macerie,di parole, di immaginie di polemiche checi hanno sommerso in questigiorni, facendoci sentire tuttiin qualche modo vittime delgrave terremoto che ha sconvoltol’Abruzzo, occorre rialzarelo sguardo riconoscendola luce delle fotoelettriche chefiltra tra i detriti, cercando,in questa aria polverosa, lospazio vitale per resistere finoall’arrivo dei soccorsi.Evitando di cadere nelle trappoledei soliti sciacalli professionisti,ma rispondendo, conquel filo di voce che ci rimane,ai guaiti dei cani addestrati, almovimento delle pale e dellemani dei volontari.Fino a risalire, tirati su perle braccia, come bimbi piccolidopo un inciampo, alla superficieaffollata degli aiuti.Finendo dentro una copertacalda come un abbraccio daadagiare sulle spalle graffiate;nelle carezze increduledei parenti; circondati dalleattenzioni dei medici accorsi.È di questo conforto che siha bisogno. Un conforto cheperò duri nel tempo e cheresista alle inevitabili tristezze,per non finire in eternointrappolati all’interno di unatendopoli.In questo mi ha aiutato ilvolantino di giudizio diffusoda Comunione e Liberazioneall’indomani delterremoto e che riporto parzialmente.Un giudizio chericorda a tutti, terremotati eno, la radice della speranzae, quindi, l’unica possibilitàche abbiamo di uscire, finalmente,dalle macerie.Ancora una volta siamo statiferiti nell’intimo da un eventosconvolgente che è difficilesottrarsi alla domanda circail suo significato.La questione è tanto radicalequanto scomoda. Non possiamocercare di chiuderlain fretta, desiderando di voltarepagina quanto prima perdimenticare.La carità sterminata, che si èdocumentata in questi giornicome moto spontaneo e chesarà necessaria soprattutto9nei prossimi mesi quandoci sarà più bisogno di aiuto,indica che la dimenticanzanon è l’unica strada.Eventi come questo ci mettonodavanti al misterodell’esistenza, provocandola nostra ragione e la nostralibertà di uomini. Ma da solinon possiamo. La compagniadi Cristo - che è all’originedell’amore all’uomo propriodel nostro popolo - si rivelaancora una volta decisivanella nostra storia: una compagniache dà senso alla vitae alla morte, alle vittime, aisopravvissuti e a noi stessi, esostiene la speranza.La Pasqua acquista unanuova luce. «Egli che non harisparmiato il proprio Figlio,ma lo ha dato per tutti noi,come non ci donerà ogni cosainsieme con lui?» (Rm 8,32).


CULTURA MISSIONARIAL’ AFRICA AGLI AFRICANINel suo viaggio il Papa incalza: “Non arrendetevi alla legge delpiù forte. Siete voi i protagonisti del vostro futuro.E’ arrivato il tempo della speranzadi Fra Mariano BRIGNOLILo scorso 17 marzoil Papa ha compiutoun importanteviaggio in Africa,visitando Camerune Angola: ha volutoinfondere coraggio allegiovani Chiese impegnatein una maturaazione evangelizzatrice,ormai al terminedella stagione delletutele, consegnando aiVescovi lo Strumentodi lavoro per l’Assembleadel loro secondoSinodo che si svolgeràa Roma nel prossimoottobre.Papa Benedetto è partito conla consapevolezza di incontrareun’Africa dalle milledifferenze e dalla profondaanima religiosa, le sue anticheculture e il suo faticosocammino di sviluppo, lesue dolorose ferite e le sueenormi potenzialità, comeanche le situazioni di graveconflittualità per il controllodelle immense risorse minerariee di petrolio. “Ci vadocon grande gioia perché amoquesto Continente e apprezzola Chiesa africana così pienadi vita. Vado a confermare ifratelli nella fede; ma ritorneròconfermato io dalla lorofede gioiosa”.A una domanda rivoltagli inaereo sui malati di AIDS ilPapa non si trova impreparato:conosce la problematicae quanto stanno facendo icristiani per prevenire umanizzandola sessualità e perprendersi cura dei malati.Una sua forte affermazione“distribuire solo i preservativinon risolve i problemi, anzi liaggrava” e il virus si diffondea macchia d’olio, ha suscitatoun vespaio sui media di tuttaEuropa, tra non pochi politicie nell’industria farmaceutica.Risulta che fino ad oggi nessunacampagna anti-AIDS10con la sola diffusionedi preservativi abbiaregistrato concretisuccessi per il contenimentodell’epidemia.Un giornalistalaico a proposito dellepolemiche europee,ha commentato allatv camerunese: “Noncapisco perché glioccidentali voglianoimporre il loro pensierounico anche alPapa”.Il lavoro di informazionee di educazioneper modificare i comportamentisessuali egli stili di vita si è mostratouna strategia vincente. Loha capito bene, ad esempio,il governo ugandese con ilrisultato che la prevalenza delvirus HIV è passata dal 15%(1992) al 5% (2004).Nella certezza della forzainsita nella Parola di Dioil Papa incontra i malati diAIDS a Yaoundé in Camerune chiede al mondo ricco curefinalmente gratuite. Si commuovea Luanda nell’incontrocon migliaia di giovani mutilatidalle mine o invalidi per27 anni di guerra.Le tappe del Papa nelle duecapitali - Yaoundé e Luanda -


sono delicate: simili i regimi,simili i presidenti dittatori,simili le sofferenze dellaChiesa. Negli ultimi 20 anniin Camerun sono stati uccisidue vescovi, otto preti (l’ultimoa Natale 2008), quattrosuore e il direttore delgiornale cattolico che stavapubblicando un’inchiesta sultraffico illegale di armi.A Luanda, città di sei milionidi abitanti, la papamobilebianca attraversa per chilometriuna distesa a nonfinire di favelas. Davanti adun milione di persone cita imali che hanno ottenebratol’Africa: le guerre, il tribalismo,le rivalità etniche, lacupidigia che corrompe e cheriduce in schiavitù i poveri epriva le generazioni future dirisorse per creare una societàpiù solidale e autenticamenteafricana nei suoi valori e nelsuo genio.Ai governanti ricorda i tantipoveri che vivono sotto lasoglia della povertà assoluta:non deludete le loro aspettativeanche se si tratta diun’opera immane ma che sipuò fare con una più ampiapartecipazione della societàcivile. E fa l’elenco di checosa hanno bisogno i Paesiafricani: il rispetto e la promozionedei diritti umani,un governo trasparente e laferma determinazione distroncare una volta per tuttela corruzione.E, là dove la donna non conta,indica esempi di femminilitàafricana per riaffermare lauguale dignità dell’uomo edella donna, chiamati a viverein profonda comunione concaratteristiche complementari.Incalza i giovani: “Non abbiateUn “vecchio leone”Il periodico “30 giorni”ha intervistato il card.Wamala - primate emeritodell’Uganda - un “vecchioleone”, battagliero, che neha viste tante.Come mai da quelle partinon si trova pace?E’ vero i ribelli del nordnon depongono le armi, glisfollati continuano a viverenei campi per rifugiati,persistono i problemi cronicidi povertà e malattie.Secondo noi ci sono causediverse. Pensiamo ad ingerenzee interessi di poteriesterni. Come mai ribelli egovernativi hanno sempretante armi? Da chi le ricevono?Gli africani nonle fabbricano. Abbiamoimmense ricchezze ma ipaura di prendere decisionidefinitive. La generosità nonvi manca. Dio ci rende creaturenuove”. Invita i vescovi ei cristiani a non rimanere maiin silenzio davanti al dolore oalla violenza, alla povertà oalla fame, alla corruzione oall’abuso di potere.11CULTURA MISSIONARIAnostri paesi rimangonopoveri; a molti occidentalifa comodo tenere apertetutte le piaghe dell’Africa.L’approccio verso l’Africarimane colonialista conuna sponda nei dirigentilocali per curare i propriinteressi.Lei ha più volte invitatoil Continente ad essereorgoglioso della propriaidentità.L’Africa deve farsi caricodei propri problemi e assumersenela responsabilità.Spero che le riunioni delprossimo Sinodo - menomale che si svolgono aRoma: così hanno una risonanzamondiale! - servanoa studiare i nostri problemie a cercare noi le soluzioni.Non possiamo sempre credereche a risolvere i nostriproblemi siano gli altri.Esistono forme di neocolonialismonel rapportocon le Ong e gli organismid’assistenza internazionale?A volte siamo consideratiminorenni. Non indigenizzanole strutture sostenendogli operatori localiin modo che imparino alavorare senza più dipendenza.Le Ong danno isoldi ma poi gli stessi soldise li riportano indietro.Salutando le Chiese africaneha un incoraggiamento:“L’oppressione non è undestino irreversibile”.Non c’è nessuno che parli cosìchiaro e con così tanta speranza.La gente lo abbracciae lo stringe per le strade delledue capitali.


CATECHESI BIBLICAAMAMI TU, SIGNORE,E SARA’ DAVVERO PASQUASvegliarsi e alzarsi. Con Maria di Magdala sulle tracce del Risortodi Fra Vitale MANINETTIIl centro del cristianesimoè qualcosa chenessuno ha visto, cuinessuno ha assistito: laRisurrezione di Cristo, chela Chiesa ripropone da duemilaanni, senza cambiareuna virgola! Un tema cosìarduo che il Vangelo non èstato in grado di creare unaparola per dirlo, tanto è aldi là della frontiera dellanostra comprensione e delnostro linguaggio.Per raccontare la risurrezionei Vangeli hanno adottatoi verbi del mattino:svegliarsi e alzarsi. Gesù sisvegliò dal sonno, si alzò ditra i morti. Ed è così bellopensare che si tratta dei verbidi ognuno dei nostri mattini12umani, quando anche noici svegliamo e ci alziamo.E il primo passo del giornoè un passo nel mistero. Lenostre piccole risurrezioniquotidiane che il Salmistacanta così: “Voglio svegliarel’aurora...voglio sentiredall’alba il tuo amore etornare a sperare.Il mattino dell’uomo ha prestatoagli Evangelisti il suovocabolario limpido e concretoper dire l’indicibile,per dire che ogni giorno miè dato di percepire qualcosadel mistero, qualcosa dellaRisurrezione.Là, in ogni umile aurora,quando mi si rivela la sorprendentefreschezza dellavita, che intona di nuovo ilsuo canto, mi aiuta ad avanzare,mi invita ad alzarmi, avivere una vita vigile.Sarebbe così bello estenderelo spirito del mattinoa tutta la nostra vita. Lesensazioni dell’inizio delgiorno dilatarle a tutta lanostra esistenza, stendere suogni giorno la Pasqua comeun balsamo che profumail nostro andare. Ripartiread ogni alba, seminare adogni stagione. Pasqua mi fa


amare la terra e amareognuno dei miei giorni.La prima parola pronunciatadal Risorto, aMaria di Magdala,mi sorprende sempre:“Donna perchépiangi?” Il Risorto nonabbaglia con scoppi diluce ma nella sua vocetrema un dolore. E’ lostile inconfondibile diGesù.Il Risorto riprende afare ciò che ha semprefatto: si interessa deldolore dell’uomo, nonper contestarlo ma perpartecipare. Nell’ultimaora del venerdì Gesù siera occupato del doloredi un ladro, nella prima oradella Pasqua si occupa dellelacrime di una donna.Cristo che si è consegnatoall’amore fino alla fine,risorgendo si consegna dinuovo al dolore del mondo.Per le grandi sventure, perle catastrofi che toccanoinnocenti e bambini, i ritipasquali non hanno ricettemagiche, non hanno risposteprefabbricate, eppurefanno intuire che un inizioè sempre possibile, fannointuire, anche là dove è piùdifficile, la presenza delRisorto.Gesù è vivo! E intrecciail suo respiro con il mio:questa è la differenza frame e un non credente. Ilnon credente dirà che Gesùè stato un grandissimo, iodico: Gesù è vivo…La seconda domandache rivolge: “Donna, chicerchi?”Il Signore ci dà così lanostra definizione. Siamoesseri di ricerca, cercatorimai arresi, mendicanti cuimanca sempre qualcosa perla pienezza, manca sempreuna briciola per la felicità.L’uomo è un essere di desiderioe Gesù, Maestro delcuore, ha desiderio che noiabbiamo desiderio di Lui,ha sete della nostra sete.Quattro volte il Vangeloricorda che Maria piangeva.Non si piange così perun maestro, per un insegnamentoche cessa, si piangecosì solo per una ferita insanabiledel cuore. Era venutaal mattino al sepolcro,l’aveva trovato vuoto. Eratornata a Gerusalemme, eraritornata al sepolcro conPietro e Giovanni e i duediscepoli erano già ripartitie lei è ancora lì. Ha bisognodi piangere, ha bisogno dicapire, ha una ferita insanabilenel cuore: “Dimmidov’è?”dice al giardiniere,13CATECHESI BIBLICA“andrò a prenderlo!”.E’ l’immagine appassionatadi me, dinoi che non sappiamoverso dove muovere ipassi ma siamo prontia camminare se appenaqualcuno, un angelo,un custode di giardino,un profeta d’oggi, untestimone, un poeta, unuomo di Dio, un bambino,un terremotato,un volontario, qualcunosappia indicarci l’iniziodi una direzione.E allora Gesù vedendoquesto appassionato cercaredice: “Maria” pronunciaquel nome comenessuno sapeva pronunciarlo.Maria lo riconosce,lo riconosce prima ancoradi voltarsi, solo dopo sivolta, quando è già statafolgorata. Lo riconosceprima di vederlo, lo riconosceper l’emozione di unasola parola. Gesù le dice:“Non mi trattenere, devoandare!” da questo giardinoal mondo intero, devoandare da Gerusalemmead ogni città, da queste tuelacrime a tutte le lacrime.Devo andare, non mi trattenere,non per te sola, sullamisura delle tue mani, sulbisogno del tuo cuore, sullamisura dei tuoi pensieri.E anche a me, come a MaddalenaGesù dice: “Non mitrattenere”, come non puoitrattenere il respiro che ti favivere. Io sono il tuo respiro,io ti faccio vivere.Non mi trattenere: respiramie donami, va’ dai mieifratelli e annuncia l’amoredi Dio.


PADRE CARLO DA ABBIATEGRASSOGLI STUDI ABBREVIATIA fronte di tanta cultura filosofica e teologicaè meglio la carità evangelicadi Aldo MILANESISi dice che, se un libronon merita di essereletto due volte, nonmerita di essere letto neancheuna volta.Dell’ultimo libro edito “acura di (Padre) Evaldo Giudici”dal titolo “Appuntiper una vita di P. Carlod’Abbiategrasso” ho rilettoun bel po’ di pagine, fra lequali ho apprezzato in modoparticolare quelle che parlanodella preparazione, percosì dire, abbreviata versoil sacerdozio del santo fraticello,anche perché ciò cheho letto coincide con ciò cheda tempo penso e sostengo.Nel 2000, pubblicando ilvolumetto “T’el sè ch’l’èpròpi un bel mistero?”,riportai un pensiero del compiantoPapa Giovanni XXIIIriferito da Mons. Loris Capovilla:“Usa le metafore d’ unparroco più che quelle di unprelato. Richiama le trasparentiparole del Vangelo piùche gli oscuri brani sapienzialisu cui si esercitano iteologi. La semplicità puòsuscitare non dico disprezzo,ma minor considerazionepresso i saccenti. Ma pocoimporta dei saccenti, di cuinon si deve tener calcolo(....)”. Come vero santo,anche P. Carlo, che venivapoco o niente apprezzatoda tanti altri Cappuccini,cioè quelli, secondo qualcuno,più intelligenti e versatinegli studi di filosofiae teologia, P. Carlo, dicevo,dimostrò - ma questa mipare addirittura una manifestazionedi Dio - che la santitàè indipendente da tantistudi. Con tutto il rispettoper i grandi S. Agostino e S.Tommaso d’Aquino nonchéper altri contemporanei iopreferisco sempre riferirmiall’apparente semplicità diun S. Francesco il quale,senza tanti studi, aveva intuitocome si poteva rimetterein sesto la pericolante chiesetta,simbolo della Chiesa.Da qui la mia preferenzaper un Padre Carlo delquale stiamo trattando. Chi,se non Dio stesso, avrebbepotuto ispirare ai suoi maestridi abbreviare in modotanto drastico il suo corso distudi? Il giovane loro allievoaveva tutti i numeri per giungereal sacerdozio: l’amoredi Dio, la compassione per ilCrocifisso che si estendevaalla compassione e perciòall’amore per il prossimosofferente, nei periodi inDalla lettura un sentimento di orgoglioNon ho faticato a leggere l’ultimo libro di Padre Evaldo lasciandomi accompagnare daldesiderio di capire di riscoprire la profondità dell’animo del Servo di Dio: la sua vitaspirituale, l’umiltà e la sua grande devozione alla Madonna. Conoscevo già il Servo diDio Padre Carlo d’Abbiategrasso e lo veneravo.La lettura ha suscitato in me un forte sentimento di orgoglio per avere noi le spoglie diPadre Carlo, custodite in Santuario.Loredana14


PADRE CARLO DA ABBIATEGRASSOcui il colera imperversavaa Milano, unito al disinteresseper le sue vacillanticondizioni di salute e infinel’umiltà nel ritenersi unincapace senza l’aiuto dellaMadonna. A Lei, infattiricorreva da sempre chiamandolamamma. E proprioalla Madonna sempre siriferiva quando chiedeva alSignore di concedere graziea tanti infelici, anche casalini,che avendo saputo dellasua santità si rivolgevano alui come taumaturgo.Tanta era la sensibilitàd’animo di Padre Carlo checondivideva le sofferenze delSalvatore a un punto tale chemolto spesso gli altri fratilo avevano trovato in chiesadavanti al Crocifisso, che siscioglieva in lacrime e singhiozzi,come quella voltache avrebbe dovuto parlaredella passione di Gesù, mariuscì soltanto a piangerea dirotto, trasmettendo intal modo, senza una parola,l’atrocità e il significato dellapassione a tutti i suoi confratelli,che a loro volta scoppiaronoin lacrime. A tutto ciò,forse, e non alla teologia, eradovuto il fatto di essere taumaturgo:il Signore lo ascoltavaperché avvertiva quantoPadre Carlo lo amava.Questo amore traspare anchedalle lettere riportate nellibro di Padre Evaldo. Peruno ritenuto meno dotato,meravigliano per la sensibilitàe carità che esprimono:potrebbero fare invidia anumerosi scrittori nostricontemporanei che vorreb-15bero mostrarsi disincantati,ma alla fine ci lascianofreddi, pieni di risentimentie di rabbia, quando non diodio. Non sarebbe male sesi mettesse in secondo pianotanta scienza e voglia di stupireper immergersi un poconella sensibilità e nella caritàche contraddistinse PadreCarlo.Mi pare di dover concluderecon un sincero ringraziamentoa chi, con le sue diligentie puntigliose ricerche,ci permette ora di conoscere,come mai era accaduto inpassato, un personaggio lacui grandezza era pari allasua umiltà.Mi pare infine che il librocurato da Padre Evaldo siauno di quelli che invitano adue (o più) letture.

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