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L’AREA EX BAGNAROLO: UN’OASI DI SOSTENIBILITA’

Ripensare l’ingresso Nord di Monselice

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L’AREA EX BAGNAROLO: UN’OASI DI SOSTENIBILITA’

Ripensare l’ingresso Nord di Monselice

MONSELICE E IL SUO TERRITORIO

Monselice si trova all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei. E’ una città di notevole prestigio

storicoculturale per la sua origine romano-longobarda e la sua impronta medioevale. Posta tra i due colli Rocca

e Monte Ricco, ha sempre avuto un ruolo strategico nel controllo del territorio, con una funzione difensiva

grazie alle sue alture che dominano la visione della pianura verso sud est. Tuttoggi è importante intersezione

di arterie di comunicazione come la statale Adriatica, l’autostrada A13 e la tratta ferroviaria che collega Padova

a Bologna con una linea che va a Mantova. Dall’antico la sua economia è stata per molto tempo legata

all’attività estrattiva, da cui il nome Mons Silicis, ma ora ciò che caratterizza il territorio è soprattutto la

produzione vitivinicola, con vini pregiati come il moscato fior d’arancio o ancora la produzione dell’olio d’oliva

extravergine. Molto attivo anche il polo delle industrie presenti, concentrato soprattutto a sud sull’innesto

della strada regionale 10 (Monselice-mare) che porta sulla costa adriatica. Monselice è meta turistica

frequentata da molti visitatori, ma in questo settore vive di un’economia di “riflesso” in quanto è vicina al

bacino termale di Abano e Montegrotto, il più grande d’Europa, e se da un lato ciò è sicuramente

un’opportunità, dall’altro l’interesse per Monselice diventa secondario, collocandosi come un’escursione tra

le tante, più che un obiettivo primario di scelta turistica.

LA RETE FLUVIALE

Monselice è attraversata da un canale artificiale di superficie: il Bisatto. Un tempo i veneziani lo utilizzavano

per raggiungere i loro possedimenti nell’entroterra, pertanto è diventato una via di comunicazione

importantissima, con una rete di estensione che dal Brenta e dal Bacchiglione arriva fino a Montagnana,

potendo diramarsi in tutta la Bassa Padovana per arrivare fino al mare. Un tempo era navigato dai burci che

trasportavano la trachite, oggi ci sono invece vie più veloci e comode per spostarsi, ma ciò non toglie che

questo navigare lento abbia ancora il suo fascino, sia per chi ama vogare nelle acque calme di questi fiumi,

che per chi si lascia trasportare dai battelli turistici scoprendo punti di vista nuovi e sorprendenti. Sono molti

gli attracchi per raggiungere le acque; a Monselice c’è il piccolo porticciolo della Cavana; a Battaglia Terme

quello del Museo della navigazione fluviale, dove si può anche conoscere meglio la storia di questa realtà. Da

Monselice poi si diramano altre acque, come quelle del Bagnarolo che dal Bisatto raggiunge Pernumia, riceve


le acque del canale Rivella e si immette nel Vigenzone al passo di Acquanera. A sud invece canali d’irrigazione

creano l’area umida, un’oasi protetta che ospita molte specie di uccelli e anfibi.

STORIA E PATRIMONIO

Il centro storico di Monselice è dominato dal Castello Cà Marcello e dalla fortificazione del Mastio di Federico

II sopra il colle detto La Rocca. Tra i due complessi si snoda il percorso giubilare delle Sette Chiese dello

Scamozzi e molte ville costruite dai veneziani. Tra queste Villa Duodo, Villa Pisani, Villa Emo Capodilista, Villa

Italia e Villa Contarini. Determinante il fatto che ci sia una via fluviale importante a Monselice: il Canale Bisatto,

ovvero quella via artificiale che per la Serenissima era una sorta di autostrada verso i possedimenti

dell’entroterra, e lungo la quale creavano luoghi di attracco, di deposito e Ville di servizio per le soste.

La storia di Monselice comincia comunque molto più in là, da un insediamento romano prima, e poi

longobardo, sulla sommità della Rocca. I resti sono conservati nell’Antiquarium longobardo e nel Museo civico

di San Paolo. Tutta la Monselice medioevale invece, dalla cinta muraria alla torre del castello e infine alla Pieve

di Santa Giustina, è segnata dal dominio di Ezzelino da Romano, genero di Federico II, che ha dominato a

Padova estendendo la sua tirannia sul contado monselicense. Liberati dall’oppressore i monselicensi

celebrarono una festa che ancora oggi si ricorda a settembre con la più grande manifestazione popolare del

luogo: La giostra della Rocca. Fu Francesco da Carrara a dare un’impronta signorile al castello, facendone una

delle sue più belle dimore. In seguito governò la Serenissima, con la famiglia Marcello, fino a quando

Monselice subì le sorti dell’invasione napoleonica e austriaca. Nel Novecento la sua storia s’intreccia ancora

con famiglie veneziane, che per gli interessi legati all’estrazione della trachite mettono dimora in questo luogo.

E’ il caso del conte Giorgio Cini, che ha lasciato una straordinaria collezione all’interno del castello. Molti altri

uomini illustri hanno legato il loro nome a questo luogo, tra tutti Guido Guinizzelli, Francesco Petrarca, Ugo

Foscolo e Giacomo Belzoni.


LA GIOSTRA DELLA ROCCA

La Giostra della Rocca è una rievocazione medioevale che ricorda il passaggio dell’imperatore

Federico II a Monselice, nel 1239, e la liberazione dalla tirannia di suo genero Ezzelino da Romano.

E’ un tipico corteo storico con più di duemila figuranti, mercati e spettacoli medievali, sfide dei

tamburini e gare di abilità. Occupa due domeniche di settembre in cui si svolge la Quintana, ovvero

cinque gare di forza, tiro con l’arco, staffetta, scacchi e corsa equestre con bersagli ad anello. Gli

appuntamenti proposti attirano l’interesse di numerosi visitatori e appassionati, che hanno così

l’opportunità di compiere un affascinante viaggio nel tempo.

L’evento coinvolge tanti giovani della città, che dopo duri mesi di allenamento si prendono la scena

nella suggestiva cornice di Piazza Mazzini, guadagnando incitamenti e meritati applausi. Gli sfidanti

appartengono alle 9 contrade monselicensi, che nel corteo storico sfilano in costume con animali,

attrezzi, armi e macchine da guerra, personaggi storici e i carri delle botteghe. Il tutto nella suggestiva

cornice di un centro storico ancora intriso di quell’epoca.

COSA VISITARE A MONSELICE

Monselice si è sempre distinta per la sua Rocca, il colle che domina il centro. Sulla sommità c’è il Mastio

Federiciano, una fortezza difensiva fatta costruire da Federico II di Svevia e ora museo e sito archeologico, in

quanto sorta su resti romano-barbarici. Ai piedi del colle la maggiore attrazione: il Castello, che all’interno

conserva una prestigiosa armeria tra le più importanti d’Europa appartenuta al conte Vittorio Cini, il quale lo

ha lasciato alla città dopo averlo completamente arredato in stile medioevale. Nella biblioteca del castello è

ospitato l’Antiquarium longobardo, un piccolo museo di corredi funerari appartenuti a dei soldati. Notevole

anche il Percorso giubilare delle Sette Chiese, opera dello Scamozzi, che termina con la chiesa di San Giorgio

e il complesso di Villa Duodo. Tra le altre ville sontuose la cinquecentesca Nani-Mocenigo, e lungo la riviera

del Bisatto, Villa Pisani, Villa Corner e Villa Emo. Nella centrale Piazza Mazzini si staglia la Torre civica e si

affaccia il Museo San Paolo, con una rassegna di opere che va dal periodo romano ai nostri giorni. La più


importante fra tutte e il presunto Sarcofago di Guido Guinizzelli, morto in esilio a Monselice. Molte ancora le

chiese che meritano una visita: la Pieve di Santa Giustina, San Tomio, il Convento di San Giacomo e San

Martino.

ENOGASTRONOMIA del TERRITORIO

L’Italia è ricca di prodotti enogastronomici particolari e

unici a seconda delle zone di produzione.

La tradizione tipica locale del Veneto è caratterizzata

da alcuni piatti simbolici come il risotto “ai bruscandoi”

(germogli di luppolo), alle erbette selvatiche di campo

oppure “risi e bisi”. Altre specialità culinarie

dell’enogastronomia euganea sono: le zuppe e la pasta

fatta in casa, dai “bigoi” in salsa alle tagliatelle con

l’anatra, dalle pappardelle ai pasticci. I secondi piatti

con il famoso bollito alla padovana, con le carni

da corte, con le carni in umido e le saporite grigliate accompagnate dalle verdure di stagione. Non

manca mai la polenta in abbinamenti quali: “polenta e osei”, polenta e funghi, polenta e baccalà. Per

finire le torte e le crostate euganee con la frutta in composta o fresca, i dolcetti con lo zabaione al

moscato e gli “zaetti” con farina di mais e uvetta.

Tra vini più rappresentativi troviamo il Serprino, il Colli Euganei Rosso; i bianchi a base di Moscato e

il Fior d'Arancio nelle sue tre versioni: secco, spumante e passito. Proprio il Fior d'Arancio

rappresenta la Docg dei Colli Euganei (conquistata nel 2010), la punta di diamante della produzione

vinicola euganea.

COSA VISITARE NEI DINTORNI

Monselice è uno dei 15 comuni che fanno parte dei Colli Euganei, come Arquà Petrarca, Baone, Este,

Galzignano Terme, Abano Terme e Montegrotto Terme.

● Arquà Petrarca è uno dei borghi medievali più belli e caratteristici d'Italia. La sua storia e il

nome stesso sono strettamente legati al celebre poeta Francesco Petrarca, il quale visse qui

i suoi ultimi anni di vita. Dopo la sua morte, il borgo divenne meta di una sorta di


"pellegrinaggio artistico-culturale", per visitare la casa del poeta e la sua tomba posta nella

piazza principale.

● Este è una cittadina medievale murata, come Monselice. L'attrazione più importante da

vedere è il Castello Carrarese, che testimonia la presenza degli Estensi nel medioevo. Questo

è circondato da grandi giardini e ospita il museo archeologico Atestino.

● Galzignano Terme è rinominata per la presenza di lussuose strutture alberghiere che offrono

cure termali e occasioni per praticare sport immersi nel verde. È anche ricca di ville di

importanti famiglie veneziane, come Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani situata nella frazione

di Valsanzibio; ricca di fontane, sculture e un famoso giardino monumentale di 15 ettari.

● Abano Terme e Montegrotto Terme, più conosciuta come Terme Euganee, è la più grande

stazione termale d'Europa. Rinomatissima per i suoi fanghi e la qualità degli alberghi, ha una

ricettività ampia che va dal classico centro termale per cure mediche a spa lussuose con

piscine molto grandi, vasche idromassaggio, centri estetici e strutture di recupero

fisioterapico specializzate.

L’ANELLO CICLABILE DEI COLLI EUGANEI

L’itinerario che si snoda attorno ai Colli Euganei è un percorso ciclabile pianeggiante di 63 chilometri.

Permette di passare nei pressi di molti luoghi di notevole pregio artistico e culturale. Partendo da

Abano Terme, la prima parte raggiunge gli argini del Canale Bisatto proseguendo fino a Monselice e

poi Este. Lungo il percorso si incontrano il Castello del Catajo; Villa Selvatico e Villa Emo; Villa Pisani

e Ca’ Barbaro. Il percorso prosegue verso Cinto Euganeo, passando davanti al Museo

geopaleontologico di Cava Bomba, per poi condurre a Lozzo Atestino e il suggestivo borgo di Vo’

Vecchio. Continuando sempre immersi nel profumo dei vigneti dei Colli Euganei si attraversano

Bastia di Rovolon e Treponti di Teolo; si arriva infine all’Abbazia di Praglia dove si può prevedere una

sosta. L’itinerario si conclude dopo poco ritornando ai luoghi del bacino termale.


L’EX MULINO BAGNAROLO

L’ex mulino Bagnarolo sorge a nord di Monselice, alla fine di Viale Repubblica, ovvero all’ingresso della città

arrivando da Padova. E’ costruito in corrispondenza di un ponte, poiché qui si incrociano le acque del Canale

Bisatto e del Bagnarolo, che insieme al Vigenzone di Battaglia Terme, e al Biancolino, formano la rete fluviale

lungo le cui rive hanno transitato le merci e gli uomini per raggiungere Venezia. Queste acque sono state

utilizzate anche per far girare meglio i mulini per la macina del grano, del sorgo e del miglio. Il Mulino

Bagnarolo era il mulino più importante di Monselice, e ha macinato grano per circa otto secoli. era alimentato

dalle acque del Bisatto, che in quel luogo si allarga riversandosi sul più piccolo, e più basso, canale di

Bagnarolo, in località chiamata “Savellon Molini”. il nome di questa località suggerisce un luogo paludoso, non

solo per i canali ma anche, forse per la presenza di piccole terme di epoca romana.

Nel 1191 a Savellone funzionavano dei mulini comunali, anche con più ruote. Secondo la testimonianza dello

storico Annibale Mazzarolli, si era formato un polo molitorio grazie alla stabilità dell’attiguo corso d’acqua: il

Bagnarolo appunto, che va da Monselice a Pernumia.

La costruzione è collocata al centro del canale ed aveva le ruote idrauliche sui due lati contrapposti,

caratteristica diversa dagli altri opifici del padovano, dove le ruote sono solo da un lato. L’acqua in eccesso

scorre sotto l’edificio attraverso un condotto regolatore denominato archetto.

Nel 1791 venne aggiunta un’altra ruota e nel 1828 il mulino venne ricostruito a ridosso del ponte sulla vecchia

strada “postale”e in seguito, nel 1895, il Genio civile allargò la careggiata del ponte da 4,40 metri a 6 e 90. Ha

funzionato come mulino fino agli anni ’50 del ‘900; in seguito è stato abbandonato e trasformato, fino a

qualche decennio fa, in un’autofficina.


UNA TESI DI LAUREA PER IL TURISMO

Nella recente tesi di Laurea della monselicense Angelica Bassan, dal titolo “Promuovere un turismo di qualità,

strategie per rivalutare il ruolo della navigazione nelle acque interne tra Padova e Monselice”, vengono

analizzati luoghi che potrebbero favorire il turismo locale. I canali diventano un filo conduttore per esplorare

la rete fluviale esistente tra Monselice e Padova nel tentativo di farla diventare un percorso turistico in grado

di unire le bellezze architettoniche locali.

Angelica Bassan narra la storia dei nostri canali di provincia, quasi dimenticati per mille anni, che hanno

consentito il traffico merci degli uomini verso Padova e Venezia; dalle loro acque proveniva anche la forza che

per secoli ha fatto muovere le ruote dei mulini per macinare i cereali e trasformarli in farina.

Nella seconda parte della tesi vengono studiate le attrattive turistiche della riviera Euganea.

Il punto più importante della tesi è il progetto di un piano di sviluppo da sottoporre all’attenzione delle forze

politiche ed economiche affinché l’attività turistica abbia delle ricadute economiche sul territorio. Villa Pisani

potrebbe diventare sede di un museo che potrebbe avvalersi dell’antico porto sul Bisatto, ora recentemente

rinnovato con l’attracco “La cavana”, dove giungono le barche che percorrono l’antica via fluviale tra Padova

e Monselice.

UN PROGETTO PER SALVARE IL MULINO

La riqualificazione dell’antico mulino, riportando in uso ruota e meccanismi di macina integrandoli in un

museo attivo e interattivo, è oggetto da anni di un ambizioso progetto curato dallo Studio POPLAB. All’antico

mulino si affiancherebbe un nuovo edificio per la trasformazione della farina e la produzione di prodotti da

forno tradizionali. All’interno di esso un percorso tra scale e passerelle dislocato su tre piani: al piano terra

una parete interattiva racconta la storia del luogo e si integra con l’antica macina resa funzionante; al piano

intermedio un tavolo per accogliere i visitatori e offrire eventuali degustazioni; all’ultimo piano una stanza per


convegni o per il progetto “Guardiano del mulino”. L’edificio ospiterebbe anche un forno per la produzione

di panificati di antica tradizione.

L’intervento ha l’obiettivo di trasformare l’area del mulino Bagnarolo in un nuovo punto di attrazione della

città di Monselice creando una piazza aperta tra edificio storico e nuova costruzione, che si incrocia con la

pista ciclabile seguendo il corso d’acqua adiacente. Ma se quest’opera è certamente un’impresa costosa, si

potrebbe farlo diventare semplicemente sede di un percorso didattico-museale e spazio dove ospitare lezioni,

convegni e mostre; oppure un centro per il turismo. Essendo sull’anello ciclabile dei Colli Euganei, potrebbe

diventare anche una sede di partenza per esplorare i canali della bassa padovana.

INDAGINE S.W.O.T.

IMMAGINANDO DI ESSERE TURISTI… ABBIAMO FATTO UNA PROVA

• Arrivando dalla stazione ferroviaria

Non c’è alcuna cartellonistica promozionale che ci faccia capire l’importanza di visitare Monselice

come località turistica.

Una volta usciti mancano indicazioni turistiche per il centro storico e le principali attrazioni.

Se si cerca un mezzo pubblico per gli spostamenti non c’è una navetta. Non viene indicato un

punto


informazioni (APT o Pro Loco)

• Arrivando dalla stazione dei pullman

Non c’è alcuna cartellonistica promozionale che ci faccia capire l’importanza di visitare Monselice

come località turistica.

Mancano le indicazioni per il centro storico e i principali monumenti.

Per spostarsi in altri luoghi non c’è una navetta.

Mancano indicazioni e percorsi per disabili.

Non viene indicato un punto informazioni (APT o Pro Loco)

• Arrivando dall’anello ciclabile o attracco fluviale

Si raggiunge Monselice seguendo il corso del Canale Bisatto e non ci sono indicazioni per i monumenti

o come raggiungere i punti d’informazione e l’Ufficio turistico.

Mancano indicazioni su punti assistenza (bike service), per ricaricare, riparare o depositare il

mezzo.

• Arrivando dalla Statale Adriatica a Nord

E’ un ingresso importante; da Padova e dal bacino termale, tuttavia non c’è nessun cartello

promozionale. Alla rotonda c’è scritto Monselice città turistica, però una volta imboccata la strada

verso il centro ci si trova il peggior ingresso che si possa avere: nessuna scritta di benvenuto,

mancano le indicazioni per il centro storico, mancano le indicazioni per i parcheggi. Non è indicata

la strettoia che è inaccessibile a camper e pullman.

• Arrivando dall’autostrada

In corrispondenza dell’uscita “Monselice” non c’è alcun cartello turistico, nessun richiamo

all’importanza di monumenti e siti storici, come Arquà ad esempio. Cosa invece comune all’estero,

come in Francia o Germania, ma anche in Italia (sulla statale Flaminia ad esempio).

• Arrivando dalla Monselice-mare (Regionale 104)

A 8 km. da Monselice, una volta entrati nel territorio comunale, si incontra il cartello “Città murata”,

ma nessun riferimento su come raggiungere i punti di interesse turistico.

SINTESI DELL’ANALISI SWOT SUL TURISMO A MONSELICE


LE NOSTRE INTERVISTE

VISITA ALL’UFFICIO IAT DI MONSELICE

Intervista a Cristina Gibellato – Responsabile dell’Ufficio IAT

Da dove provengono i turisti?

Per lo più provengono dalle zone limitrofe, ma anche da altre parti d’Italia e , per quanto riguarda l’estero,

maggiormente da Austria, Svizzera, Germania, Spagna e Francia.

Quanto si fermano a Monselice?

La permanenza media è di mezza giornata.

C’è un turismo di gruppo o individuale?

Individuale dopo il Covid, prima c’erano molti più bus ed era più di gruppo. Ci

sono gruppi scolastici?

Si, tanti. Il Castello offre molte visite guidate.


Quali età hanno i visitatori?

La fascia d’età maggiore è intorno ai 65 anni, ma in genere vengono anche famiglie e giovani.

Cosa chiedono all’ufficio turismo?

Chiedono cosa c’è da vedere a Monselice, quali specialità si possono mangiare in loco, cosa c’è da vedere nei

dintorni.

Sono richieste le visite guidate?

Si, molto, perciò in quasi ogni luogo di visita di Monselice troviamo la disponibilità di guide a disposizione

dei turisti.

Sono di passaggio su un itinerario misto o vengono di proposito?

Di proposito vengono in occasioni di eventi o perché Monselice è piaciuta e ritornano a visitarla, ma spesso

sono in un programma di tour itinerante.

C’è un turismo di riflesso rispetto al bacino termale oppure no?

Assolutamente si, negli alberghi della zona termale Monselice è molto pubblicizzata e di conseguenza

l’afflusso di quanti soggiornano lì si riversa di riflesso sulla nostra città.

Stanno aumentando i cicloturisti?

Si, sono in forte crescita, l’unico problema è che non siamo in forte crescita in confronto a quanto offrono le

città più grandi, abituate al cicloturismo, come Treviso ad esempio, quindi mancano ancora molti servizi da

sviluppare.

Chiedono uno spazio per campeggiare (tende, roulotte..)?

Si, molti hanno bisogno dell’area camper e Monselice offre un numero considerevole di piazzole, tra quella

comunale e quelle private degli agriturismi, manca invece il campeggio per tende e roulotte.

Chiedono strutture dove pernottare?

Si, ma raramente. Monselice offre poco in questo senso.

Chiedono bike hotel o bike service?

Bike hotel no, i turismi si informano in internet quindi sanno che a Monselice non ci sono strutture

specializzate. Molti provenendo dalle terme hanno già biciclette a noleggio ma a Monselice c’è un piccolo

bike point a villa Pisani che organizza bike tour.

Provengono con mezzi propri o pubblici?

Prevalentemente con mezzi propri. Spostandosi di solito anche in altri centri c’è il problema che per andare

ad Arquà Petrarca ci sono pochissimi bus; manca un servizio di navetta in zona o anche solo un servizio taxi.

Comunicano con l’e-mail, il telefono o altro? Quanto è usata l’app?

Di solito vengono di persona a chiedere, quindi riceviamo poche e-mail. Anche l’app Io Monselice non è

molto usata ancora, ma nel social facebook abbiamo 6000 followers; c’è lo sviluppo del passaparola ovvero

la gente si basa sulle recensioni degli altri. Su Instagram abbiamo invece oltre 1000 followers.

LA NOSTRA ELABORAZIONE DEI DATI RACCOLTI



VISITA AD AGRIMONS – MERCATO ALIMENTARE BIOLOGICO

Intervista a Sandro Zancanella – produttore sostenibile

Qual è la sua idea del mulino?

“Mi piacerebbe recuperare l’ex mulino Bagnarolo, creando una posta mulinaria, in mezzo un’area con uno

shop con prodotti locali e un’area per conferenza o zona per il custode. Dall’altra parte, nella piccola casetta

in pietra, si potrebbe fare un forno a legna in cui preparare il pane con la farina prodotta dal mulino.

Facendo questo si potrebbe creare una scuola in cui si impara a usare i forni legna, cuocere il pane,

macinare il grano a pietra, ecc.”.

Cosa ne pensa riguardo al progetto finanziario?

“Sicuramente bisognerà chiedere fondi Provinciali e Regionali, oppure a privati, e per poterli ottenere il

comune dovrà interagire con questi enti”.

INCONTRO CON UN AMMINISTRATORE E UN ESPERTO DI TURISMO

Intervista al consigliere comunale Silvia Muttoni e

al business manager Andrea Tosato

Che progetto si potrebbe realizzare per la riparazione del mulino?

Il mulino Bagnarolo si trova in un’area vincolata, quindi non si può fare altro che recuperare quello che c’è e

renderla migliore, perché non si può costruire. Questo è un bene perché garantisce sostenibilità.

Pensate che siano necessari molti soldi per ristrutturarlo?

E’ impensabile che un lavoro del genere possa essere fatto soltanto utilizzando i soldi a disposizione del

Comune. Bisogna pensare di coinvolgere enti sponsorizzanti, come banche o privati.

Perché è importante il progetto?

E’ importante soprattutto che degli studenti propongano queste idee ai politici, perché gli amministratori

hanno bisogno di confrontarsi con la cittadinanza e soprattutto con le generazioni più giovani. Il mulino,

come voi avete precisato, è importante perché è un ingresso alla città, quindi diventa un biglietto da visita

per il turismo e un punto interessante per le informazioni.


Come potrebbe cambiare la viabilità?

Sarebbe utile che ci fosse un’unica direzione in ingresso, soprattutto se c’è attraversamento di ciclovie.

Pensate di coinvolgere i cittadini?

L’area è di proprietà comunale e quindi sarebbe importante coinvolgere maggiormente i cittadini nel

decidere come sistemarla. Ad oggi non è ancora stato fatto un progetto, ma speriamo che ci pensino al più

presto. Intanto la vostra proposta potrà fare da apripista e speriamo che vi ascoltino.

VISITA AL PARCO BUZZACARINI

Intervista a Francesco Miazzi – ambientalista e promotore di comitati

cittadini per la difesa dell’ambiente

Cosa ne pensa del fatto che il mulino sta andando in rovina?

Il Comitato “lasciateci respirare” sta cercando di recuperare la situazione. Il mulino ha subito diversi crolli negli

ultimi anni; ora è in uno stato di semi-abbandono imperdonabile. Più volte ne abbiamo segnalato

l’importanza, la trascuratezza, la necessità di fare qualcosa perché stava crollando, fino alla caduta del tetto

sei mesi fa.

Che progetto si potrebbe pensare per recuperare il mulino?

Il mulino potrebbe essere recuperato nelle sue forme originali, diventando un forno per gustare i prodotti

locali e una sala convegni. È un punto strategico perché si trova vicino all’anello ciclabile e al canale Bisatto;

da qui potrebbe partire una ciclabile che arriva a Pernumia, inoltre si trova all’entrata di Monselice che è

anche la porta degli Euganei e potrebbe offrire un punto ristoro, informazioni e noleggio bici.

Come si potrebbe rendere più sostenibile Monselice?

Possiamo produrre energia elettrica pulita per evitare di utilizzare troppo le fonti non rinnovabili.

Abbiamo pensato ad un piano solare per tutta la città, con i fotovoltaici per rendere indipendente tutta

Monselice; vanno implementate le piste ciclabili perché sono rovinate e anche per collegare le varie frazioni.

INCONTRO CON UNO STORICO

Intervista allo scrittore locale Flaviano Rossetto


Ci può spiegare l’importanza dei mulini in passato?

Nella nostra zona c’è una grande tradizione che ci riporta all’esistenza fondamentale dei mulini nel passato.

Sin dal medioevo l’area del mulino Bagnarolo era interessata da questo tipo di attività e si chiama ancora

adesso Savellon molini. Lo stesso canale Bagnarolo è stato creato dal più grande Bisatto per portare le acque

nelle terre verso Pernumia, e lungo il suo corso troviamo ancora oggi ben tre ex mulini. Venivano usati per la

molatura dei cereali ma non solo, spesso erano anche cartiere, opifici, o usati per lavorare ferro e pellame.

Secondo lei il Mulino Bagnarolo va recuperato?

E’ un tassello storico importante a Monselice; ha svolto la sua attività fino a metà del secolo scorso e

soprattutto ha una tipologia davvero singolare nel suo genere: è costruito direttamente sopra il corso

d’acqua e il canale vi passa sotto; questo permetteva di poter azionare ben due ruote sfruttando la caduta

dal livello più alto del canale di superficie.

Da quando compare il Mulino Bagnarolo nelle testimonianze monselicensi?

Troviamo documentazione già in una mappa medioevale e pare che esistesse già al momento dello scavo

del naviglio, nel 1189. In seguito a ciò si era formato un polo molitorio, secondo quanto ci testimonia lo

storico Annibale Mazzarolli. Il mulino era allora nelle terre di un convento che sorgeva dall’altra parte del

corso d’acqua.

Se ne sono occupati in molti nella storia?

E’ una struttura che è rimasta attiva per otto secoli; importante testimonianza della grandezza federiciana e

dell’operosità dei monaci. Se ne sono occupati tutti gli storici che hanno ricostruito le epoche dei

monselicensi, ma in particolare negli ultimi tempi è stato oggetto di uno studio di Claudio Grandis, che è stato

pubblicato nel 1994, e in una tesi di laurea di Angelica Bassan.

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Istituto Cattaneo Mattei di Monselice

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