Ing. Di Bella Francesco Art 37 TUS - Ordine degli Ingegneri della ...

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Ing. Di Bella Francesco Art 37 TUS - Ordine degli Ingegneri della ...

CORSO DI FORMAZIONE OBBLIGATORIO

SULLA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO

RISCHIO BASSO

Ing. Di Bella Francesco

Art 37 TUS


D. LGS 81/2008

IL TESTO UNICO SULLA SICUREZZA

GENERALITA’

l Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato, in

data 9 aprile 2008, il decreto legislativo n. 81 poi modificato con la

legge 106/09.

Il decreto riordina le numerose disposizioni che sono state emanate

nell’arco degli ultimi sessant’anni in un unico testo normativo

e introduce una serie di novità, tra le quali si segnalano:

1) l’estensione delle norme sulla sicurezza a tutti settori di attività,

pubblici e privati, a tutte le tipologie di rischio e a tutti i lavoratori e

lavoratrici, subordinati e autonomi;

2) la rivisitazione delle attività di vigilanza;

3) l finanziamento delle attività promozionali della cultura della

sicurezza e delle azioni di prevenzione;

4) la revisione del sistema delle sanzioni;

5) il rafforzamento delle funzioni dei Rappresentanti dei lavoratori per

la sicurezza.


Il Titolo I del decreto riguarda il campo di applicazione,

a) il sistema istituzionale; b) la gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro; c) la valutazione

dei rischi; d) il servizio di prevenzione e protezione; e) la formazione, la sorveglianza sanitaria, la

gestione delle emergenze, la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, la

documentazione tecnico amministrativa e le statistiche degli infortuni e delle malattie

professionali.

Il Titolo II e III disciplinano: luoghi di lavoro; attrezzature di lavoro e dispositivi di protezione

individuale; impianti e apparecchiature elettriche.

Il Titolo IV, dedicato ai cantieri temporanei o mobili, stabilisce gli obblighi e le responsabilità del

committente o del responsabile dei lavori, del coordinatore per la progettazione e delcoordinatore

per l’esecuzione dei lavori, gli obblighi dei lavoratori autonomi, le misure generali di tutela, gli

obblighi dei datori di lavoro, i requisiti professionali del coordinatore per la progettazione e per

l’esecuzione dei lavori, le modalità per la redazione del piano di sicurezza e di coordinamento.

Il Capo II dello stesso Titolo detta le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle

costruzioni e nei lavori in quota, compresi i lavori relativi a scavi e fondazioni e ai lavori svolti

con l’impiego di ponteggi e impalcature; sono poi disciplinate le attività connesse alle costruzioni

edilizie e alle demolizioni.

I titoli successivi disciplinano: segnaletica di sicurezza; movimentazione manuale dei carichi;

videoterminali; agenti fisici (rumore, ultrasuoni, infrasuoni, vibrazioni meccaniche, campi

elettromagnetici, radiazioni ottiche, microclima e atmosfere iperbariche); sostanze pericolose

(agenti chimici, agenti cancerogeni e mutageni, amianto); agenti biologici; atmosfere esplosive.

Con l’approvazione del decreto sono stati abrogati, fra gli altri, i decreti 626/94 e 494/ 1996,

l’articolo 36 bis, commi 1 e 2 del decreto 223/2006 e gli articoli 2, 3, 5, 6 e 7 della legge 123/07.


IL QUADRO NORMATIVO – DISPOSIZIONI GENERALI

Finalità

1. Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo costituiscono attuazione dell’articolo 1

della legge 3 agosto 2007, n. 123, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e

sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mediante il riordino e il coordinamento

delle medesime in un unico testo normativo.

Il presente decreto legislativo persegue le finalità di cui al presente comma nel rispetto delle normative

comunitarie e delle convenzioni internazionali in materia, nonché in conformità all’articolo 117 della

Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di

Bolzano, e alle relative norme di attuazione.

2. In relazione a quanto disposto dall’articolo 117, quinto comma, della Costituzione e dall’articolo 16,

comma D. LGS 81/2008

3, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, le disposizioni del presente decreto legislativo, riguardanti ambiti

di competenza legislativa delle regioni e province autonome, si applicano, nell’esercizio del potere

sostitutivo dello Stato e con carattere di cedevolezza, nelle regioni e nelle province autonome nelle

quali ancora non sia stata adottata la normativa regionale e provinciale e perdono comunque efficacia

dalla data di entrata in vigore di quest’ultima, fermi restando i principi fondamentali ai

sensi dell’articolo 117, terzo comma , della Costituzione.

3. Gli atti, i provvedimenti e gli adempimenti attuativi del presente decreto sono

effettuati nel rispetto dei principi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.


Campo di applicazione

Il presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie

di rischio.

2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso

pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell’ambito delle strutture

giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con

compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione

universitaria, delle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed

educazione di ogni ordine e grado, degli uffici all’estero di cui all’articolo 30 del decreto del Presidente

della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le disposizioni del

presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse

al servizio espletato o alle peculiarità organizzative ivi comprese quelle per la tutela della salute e

sicurezza del personale nel corso di operazioni ed attività condotte dalla Forze armate, compresa

l’Arma dei carabinieri, nonché dalle altre Forze di polizia e dal Corpo dei vigili del fuoco, nonché dal

Dipartimento della protezione civile fuori dal territorio nazionale.

Il presente decreto legislativo si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e

autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati, fermo restando quanto previsto dai

commi successivi del presente articolo.


D. LGS 81/2008

L’ INFORMAZIONE E LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI

L’ADDESTRAMENTO

Informazione ai lavoratori

Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata

informazione:

a) sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi alla attività della impresa in

generale;

b) sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione

dei luoghi di lavoro;

c) sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46;

d) sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e

protezione, e del medico competente.

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro - dirigente)

esercita la propria rappresentanza, tale da assicurargli adeguate competenze sulle

principali tecniche di controllo e prevenzione dei rischi stessi.

(Arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro - dirigente)


Il datore di lavoro provvede altresì affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata

informazione:

a) sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le

disposizioni aziendali in materia;

b) sui pericoli connessi all’uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei

dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;

c) sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.

d) Il datore di lavoro fornisce un’adeguata informazione e formazione anche ai lavoratori a domicilio

ed ai lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di

fabbricati.

e) Il contenuto della informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve

consentire loro di acquisire le relative conoscenze.

Ove la informazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione

della lingua utilizzata nel percorso informativo.

(Arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro - dirigente)


La durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione sono definiti mediante accordo in sede di Conferenza permanente per i

rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano

Il datore di lavoro assicura, altresì, che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in merito ai tutti i rischi

specifici di cui ai titoli del D.lgs 81/2008.

La formazione e, ove previsto, l’addestramento specifico devono avvenire

in occasione:

a) della costituzione del rapporto di lavoro o dell’inizio dell’utilizzazione

qualora si tratti di somministrazione di lavoro;

b) del trasferimento o cambiamento di mansioni;

c) della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze e preparati pericolosi.

L’addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro.

La formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o

all’insorgenza di nuovi rischi.

I dirigenti e i preposti ricevono, a cura del datore di lavoro, un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in

relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro.

I contenuti della formazione di cui al presente comma comprendono:

a) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;

b) definizione e individuazione dei fattori di rischio;

c) valutazione dei rischi;

d) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali.


Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti

Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed

adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con

particolare riferimento a:

a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione

aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;

b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di

prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro - dirigente)


Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti art 37

Il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata

in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare

riferimento a:

a) concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione

aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza;

b) rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di

prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda.

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro - dirigente)


Conferenza Stato regione del

21 Dicembre 2011

● L' accordo disciplina la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione , nonché dell' aggiornamento , dei

lavoratorie delle lavoratrici, dei preposti e dei dirigenti, nonche' la formazione facoltativa di soggetti di cui all' articolo

21 comma 1

Art 21 TUS Art. 21.

Disposizioni relative ai componenti dell'impresa familiare di cui all'articolo 230-bis del codice civile e ai lavoratori autonomi

1. I componenti dell'impresa familiare di cui all'articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi

dell'articolo 2222 del codice civile, i piccoli imprenditori di cui all'articolo 2083 del codice civile e i soci delle società semplici operanti nel

settore agricolo devono:

a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al titolo III;

b) munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III;

c) munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione

in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto.


La formazione del presente accordo

● E' distinta da quella prevista dai titoli successivi al I o da altre norme,

relative a mansioni o ad attrezzature particolari.

● Nei casi in cui il TUS preveda percorsi formativi ulteriori, specifici e

mirati, questi andranno ad integrare la formazione oggetto del presente

accordo Stato-Regione, così come l' addestramento di cui al comma5

dell' art 37

( l' addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo del

lavoro).

● La formazione di cui al presente accordo può avvenire sia in aula che

nel luogo di lavoro.


Percorso formativo dei Lavoratori

● Si articola in due moduli distinti ( dalla Conferenza S.R.), i cui contenuti

sono indivuduati alle lettere a) e b) del comma 1 e al comma 3 dell' art 37

del TUS.

● Si parla di Formazione Generale e Specifica:

● Formazione Generale- durata minima 4 ore -per tutti i settori

( concetto di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della

prevenzione aziendale, diritti, doveri e sanzioni per i vari soggetti aziendali,

organi di vigilanza, controllo e assistenza).

● Formazione Specifica di 4 -8 o 12 ore, in funzione dei rischi riferiti alle

mansioni e ai possibili danni


La formazione deve avvenire in...

Occasione di cui alle lettere a) , b) e c) del comma 4 art 37...in sintesi:

● Costituzione rapporto di lavoro o dell'inizio dell'utilizzazione qualora si

tratti di somministrazione di lavoro;

● Trasferimento o cambiamento di mansioni;

● Introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di

nuove sostanze e preparati pericolosi.

● Tale formazione e' soggetta ripetizioni periodiche ( art 37 comma 6), con

riferimento ai rischi individuati dall valutazione Rischi.


Riconoscimento dei Crediti formativi con

riferimento alle fattispecie dell' art 37 TUS comma

4

● Nuovo rapporto di lavoro o di somministrazione con un' azienda dello

stesso settore produttivo cui apparteneva quella di origine o precedente,

costituisce credito formativo sia la frequenza alla formazione generale , che

alla formazione specifica di settore;

● Costituzione di nuovo rapporto di lavoro con azienda di diverso

settore produttivo ( rispetto alla precedente), costituisce credito formativo

la frequenza alla formazione generale; la formazione specifica relativa al

nuovo settore deve essere ripetuta.

● Per lavoratori che all'interno di una stessa azienda multiservizi ,vada a

svolgere mansioni riconducibili ad un settore a rischio maggiore

( secondo quanto indicato nell' allegato II), costituisce credito formativo sia la

frequenza alla formazione generale , che alla formazione specifica di settore

già effettuata; tale formazione specifica dovrà essere completata con un

modulo integrativo, sia nella durata che nei contenuti, attinenti ai risschi delle

nuove mansioni svolte.


Formazione precedente

all' assunzione

● Qualora prevista nella contrattazione collettiva nazionale di settore,

con riferimento alla formazione generale di cui all' articolo 37 comma

1 lettera a.

● La formazione particolare e aggiuntiva per i preposti costituisce

credito formativo permanente ( salvo nei casi in cui sia determinata

una modifica del suo rapporto di preposizione).

● Il D.L. E' comunque tenuto a valutare la formazione pregressa ed

eventualmente ad integrarla sulla base del proprio documento di

valutazione rischi ed in funzione della mansione che verrà ricoperta

dal lavoratore assunto.

● La formazione per i dirigenti costituisce credito formativo permanente.


Disposizioni Transitorie

● I D.L. Sono tenuti ad avviare i dirigenti ed i preposti a corsi di

formazione di contenuto coerente con le disposizioni di cui al presente

accordo.

● I medesimi corsi devono essere conclusi entro 18 mesi dalla

pubblicazione del presente accordo .

● Il personale di nuova assunzione deve essere avviato ai rispettivi corsi

di formazione anteriormente , o se ciò non risulta possibile,

contestualmente all' assunzione.

● In tale ultima ipotesi , ove non risulti possibile completare il corso di

formazione prima della adibizione del dirigente, del preposto o del

lavoratore alle proprie attività, il relativo percorso formativo deve

essere completato entro e non oltre 60 giorni dall' assunzione.


Aggiornamento

● Per i lavoratori e' previsto un aggiornamento

quinquennale , di durata minima di 6 ore, per

tutti e tre i livelli di rischio

● Per i preposti aggiornamento quinquennale di

durata minima di 6 ore;

● Per i dirigenti, si ha aggiornamento

quinquennale di 6 ore


Trasferimento o cambiamento di mansioni, introduzione

di nuove attrezzature, nuove tecnologie , nuove sostanze

o preparati pericolosi

● Sono riconosciuti come credito formativo la frequenza alla formazione

generale

…....................................................................................................................

mentre deve essere ripetuta la parte di formazione specifica limitata

alle modifiche e ai contenuti di nuova introduzione.


Contenuti della Formazione

Specifica

● Rischi infortuni;

● Meccanici generali;

● elettrici generali;

● Macchine; atrezzature;

● cadute dall' alto;

● Rischi da esplosione;

● Rischi chimici;

● Nebbie -oli-fumi-vapori-polveri;

● etichettatura;

● Rischi cancerogeni;

● Rischi biologici;

● Rischi fisici;

● Rumore;

● Vibrazione;

● Radiazioni;

● Microclima e illuminazione;

● Videoterminali;


Contenuti della Formazione

Specifica

● DPI Organizzazione del lavoro;

● Ambienti di lavoro;

● Stress lavoro correlato;

● Movimentazione manuale dei carichi;

● Movimentazione Merci ( apparecchi di sollevamento, mezzi di trasporto);

● Segnaletica;

● Emergenze;

● Le procedure di sicurezza con riferimento al profilo di rischio specifico, procedura esodo e

incendi;

● Procedure organizzative per il ritmo soccorso; incidenti e infortuni mancati;

● Altri rischi.


Durata Minima in base alla Classificazione dei Settori di cui

all' Allegato II

( individuazione macrocategorie di rischio corrispondenze

ATEC 2002-2007)

● 4 ore per i settori della classe di rischio

basso;

● 8 ore per i settori della classe di rischio

medio,

● 12 ore per i settori della classe di rischio

alto.

● La durata dei corsi e i contenuti vanno intesi come minimi e vanno

subordinati all' esito della valutazione dei rischi, fatta salva la contrattazione

collettiva e le procedure concordate a livello settoriale.


Il percorso formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati

in base alla natura e all' entità dei rischi effettivamente presenti in

azienda, aumentando di conseguenza il numero di ore di

formazione necessario.

● La formazione comprende:

● a) formazione Generale;

● b) Formazione Specifica;

● Ma non l'addestramento che si intende ( dal Tus art 2) come:

complesso delle attività dirette a far apprendere ai lavoratori

l'uso corretto di attrezzature, macchine,impianti, sostanze, DPI,

e le procedure di lavoro.


Deve essere garantita la maggiore omogeneità

Possibile tra i partecipanti ad ogni singolo corso,

con particolare riferimento al settore di

appartenenza.

● In sintesi:

● a) Aziende Rischio Basso Formazione 4 ore FG + 4

ore F Rischi Specifici;

● b) Aziende Rischio Medio Formazione 4 ore FG + 8

ore F Rischi Specifici;

● c) Aziende Rischio Alto Formazione 4 ore FG + 12

ore Rischii Specifici.

● FG: Formazione Generale


Casi Particolari

● Lavoratori di aziende a prescindere dal settore di appartenenza con

frequenza saltuaria possono frequentare corsi individuati a Rischio Basso.

● Costituisce credito formativo permanente oltre che la formazione generale,

anche la formazione specifica presso la formazione professionale

accreditata, con contenuti conformi all' accordo Stato- Regione.


Attestati

Attestati di frequenza e di superamento

della prova di verifica vengono rilasciati

direttamente dagli organizzatori dei corsi in

base a:

● Frequenza del 90% delle ore di formazione


La formazione e, ove previsto, l’addestramento specifico devono

avvenire in occasione:

a) della costituzione del rapporto di lavoro o dell’inizio dell’utilizzazione

qualora si tratti di somministrazione di lavoro;

b) del trasferimento o cambiamento di mansioni;

c) della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove sostanze e

preparati pericolosi.

L’addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro.

La formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in

relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi.

I dirigenti e i preposti ricevono, a cura del datore di lavoro, un’adeguata e specifica formazione e

un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro.

I contenuti della formazione di cui al presente comma comprendono:

a) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;

b) definizione e individuazione dei fattori di rischio;

c) valutazione dei rischi;

d) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di

prevenzione e protezione.


D.LGS 81/2008

GESTIONE DELLE EMERGENZE

Disposizioni generali

Ai fini degli adempimenti di cui all’articolo 18, comma 1, lettera t)

( adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e immediato, secondo le

disposizioni di cui all’articolo 43. Tali misure devono essere adeguate alla natura dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o dell’unità produttiva, e al numero delle

persone presenti),

Il datore di lavoro:

a) organizza i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia

di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio e gestione dell’emergenza;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 750 a 4.000 euro il datore di lavoro – dirigente)

b) designa preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione

incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e

immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 750 a 4.000 euro il datore di lavoro – dirigente)

c) informa tutti i lavoratori che possono essere esposti a un pericolo grave e immediato circa

le misure predisposte e i comportamenti da adottare;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 750 a 4.000 euro il datore di lavoro – dirigente)

d) programma gli interventi, prende i provvedimenti e dà istruzioni affinché i lavoratori, in

caso di pericolo grave e immediato che non può essere evitato, possano cessare la loro

attività, o mettersi al sicuro, abbandonando immediatamente il luogo di lavoro;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro – dirigente)

e) adotta i provvedimenti necessari affinché qualsiasi lavoratore, in caso di pericolo grave ed

immediato per la propria sicurezza o per quella di altre persone e nell’impossibilità di

contattare il competente superiore gerarchico, possa prendere le misure adeguate per evitare

le conseguenze di tale pericolo, tenendo conto delle sue conoscenze e dei mezzi tecnici

disponibili.

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 750 a 4.000 euro il datore di lavoro - dirigente)


e-bis) garantisce la presenza di mezzi di estinzione idonei alla classe di incendio ed al livello di

rischio presenti sul luogo di lavoro, tenendo anche conto delle particolari condizioni in cui

possono essere usati.

L’obbligo si applica anche agli impianti di estinzione fissi, manuali o automatici, individuati in

relazione alla valutazione dei rischi.

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro – dirigente)

2. Ai fini delle designazioni degli addetti incaricati alla gestione delle emergenze, il datore di

lavoro tiene conto delle dimensioni dell’azienda e dei rischi specifici dell’azienda o della unità

produttiva secondo i criteri previsti nei decreti di cui all’articolo 46 di seguito esposto.

3. I lavoratori non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione

(Arresto fino a un mese o ammenda da 200 a 600 euro per il lavoratore).

Essi devono essere formati, essere in numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate,

tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell’azienda o dell’unità produttiva.

Con riguardo al personale della Difesa la formazione specifica svolta presso gli istituti o la

scuole della stessa Amministrazione è abilitativa alla funzione di addetto alla gestione delle

emergenze.

Il datore di lavoro deve, salvo eccezioni debitamente motivate, astenersi dal chiedere ai

lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo

grave ed immediato.

(Arresto da due a quattro mesi o ammenda da 750 a 4.000 euro il datore di lavoro – dirigente).


Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato

1. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si

allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e

deve essere protetto da qualsiasi conseguenza Dannosa.

2. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell'impossibilità di contattare il

competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo,

non può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una grave

negligenza.


Primo soccorso

1. Il datore di lavoro, tenendo conto della natura della attività e delle

dimensioni dell’azienda o della unità produttiva, sentito il medico competente ove nominato,

prende i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di

emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e

stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il trasporto dei lavoratori

infortunati.

(Arresto da due a quattro mesi o ammenda da 750 a 4.000 euro per il datore di lavoro – dirigente)

2. Le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso, i requisiti del personale

addetto e la sua formazione, individuati in relazione alla natura

dell’attività, al numero dei lavoratori occupati ed ai fattori di rischio sono

individuati dal decreto ministeriale 15 luglio 2003, n. 388 allegato al

materiale del modulo oggetto dello studio e dai successivi decreti ministeriali di adeguamento

acquisito il parere della Conferenza permanente per irapporti tra lo Stato, le regioni e le

province autonome di Trento e di

Bolzano.


Articolo 46 - Prevenzione incendi

1. La prevenzione incendi è la funzione di preminente interesse pubblico, di

esclusiva competenza statuale, diretta a conseguire, secondo criteri

applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita

umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e dell’ambiente.

2. Nei luoghi di lavoro soggetti al presente decreto legislativo devono essere

adottate idonee misure per prevenire gli incendi e per tutelare l’incolumità

dei lavoratori.

(arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro il datore di lavoro - dirigente)


3. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 e dalle disposizioni concernenti la

prevenzione incendi di cui al presente decreto, i Ministri dell’interno, del lavoro e della previdenza sociale, in relazione ai

fattori di rischio, adottano uno o più decreti nei quali sono

Definiti i criteri diretti atti ad individuare:

1) misure intese ad evitare l’insorgere di un incendio ed a limitarne le

conseguenze qualora esso si verifichi;

2) misure precauzionali di esercizio;

3) metodi di controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature

Antincendio;

4) criteri per la gestione delle emergenze;

le caratteristiche dello specifico servizio di prevenzione e protezione antincendio, compresi i requisiti del

personale addetto e la sua formazione.

4. Fino all’adozione dei decreti di cui al comma 3, continuano ad applicarsi i criteri generali di sicurezza antincendio e per la

gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro di cui al decreto del Ministro dell’interno in data 10 marzo 1998 allegato al

materiale del modulo oggetto dello studio.

5. Al fine di favorire il miglioramento dei livelli di sicurezza antincendio …...

Sono istituiti, presso ogni direzione regionale dei vigili del fuoco, dei nuclei specialistici per l’effettuazione di una

specifica attività di assistenza alle aziende.

Il medesimo decreto contiene le procedure per l’espletamento della attività di assistenza.


DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

INDIVIDUALI

Il casco deve riportare la marcatura "CE", che attesta i requisiti di

protezione adeguati contro i

rischi, conformemente alle relative norme armonizzate.

Sono necessari in tutti i lavori in cui è presente il rischio di caduta di materiali dall’alto, in

particolare si richiamano:

- lavori edili, soprattutto lavori sopra, sotto o in prossimità d'impalcature e di posti di lavoro

sopraelevati, montaggio e smontaggio d'armature, lavori d'installazione e di posa di ponteggi

e operazioni di demolizione;

- lavori su opere edili in struttura d'acciaio, prefabbricato e/o industrializzate;

- lavori in fossati, trincee, pozzi e gallerie;

- lavori in terra e roccia, lavori di brillatura mine e di movimento terra;

- lavori in ascensori, montacarichi, apparecchi di sollevamento, gru e nastri trasportatori;

Il casco o elmetto, oltre ad essere robusto per assorbire gli urti e altre azioni di tipo meccanico,

affinché possa essere indossato quotidianamente, deve essere leggero, ben aerato, regolabile,

non irritante e dotato di regginuca per garantire la stabilità nelle lavorazioni più dinamiche

(montaggio e smontaggio ponteggi, montaggio prefabbricati in genere).

Il casco deve essere costituito da una calotta a conchiglia, da una bordatura e da una fascia

anteriore antisudore. La bordatura deve permettere la regolazione in larghezza.

L'uso del casco deve essere compatibile con l'utilizzo d'altri D.P.I. eventualmente necessari: vi

sono caschi che per la loro conformazione permettono l'installazione di visiere o cuffie

antirumore


SCARPE DI SICUREZZA

In generale nel settore delle costruzioni edili sono necessarie scarpe di sicurezza, alte

o basse, con suola imperforabile, protezione della punta del piede, tenuta all'acqua e al

calore, suola antiscivolamento.

In particolare si richiamano: lavori di rustico, di genio civile e lavori stradali; lavori su

impalcature; demolizione di rustici; lavori in calcestruzzo, in elementi prefabbricati,

montaggio e smontaggio d'armature; lavori in cantieri edili e in aree di deposito; lavori

su tetti.

Per i soli lavori d'impiantistica e di finitura possono essere utilizzate scarpe di sicurezza

senza suola imperforabile.

Per lavorazioni con rischio di penetrazione di masse incandescenti fuse, nella

movimentazione di materiale di grandi dimensioni e nei lavori nei quali il piede può

rimanere imprigionato è richiesto lo slacciamento rapido.

Nei lavori su superfici in forte pendenza (tetti) le scarpe di sicurezza devono avere

suola continua ed essere antiscivolo.

Le calzature di sicurezza devono riportare la marcatura "CE", ed essere corredate da

nota informativa che ne identifica le caratteristiche ed il livello di protezione


OCCHIALI DI SICUREZZA E

VISIERA

L'uso degli occhiali di sicurezza e/o delle visiere è obbligatorio ogni qualvolta si eseguono

lavorazioni che possono produrre lesioni agli occhi per la proiezione di schegge o corpi estranei

o per l'esposizione a radiazioni.

Le lesioni possono essere di tre tipi:

- meccaniche: schegge, trucioli, aria compressa, urti accidentali;

- ottiche: irradiazione ultravioletta, luce intensa, raggi laser ecc.;

- termiche: liquidi caldi, corpi estranei caldi, liquidi biologici.

In particolare si richiamano le seguenti lavorazioni:

- lavori di saldatura, molatura e tranciatura;

- lavori di scalpellatura;

- lavorazioni di pietre;

- rimozione e frantumazione di materiale con formazione di schegge;

- operazioni di sabbiatura;

- impiego di pompe a getto di liquido;

- manipolazione di masse incandescenti o lavori in prossimità delle stesse;

- lavori che comportano esposizione a calore radiante;

- impiego di laser;

- lavori che comportano schizzi di liquidi pericolosi (es. industrie chimiche)

- lavori che comportano schizzi di liquidi biologici (es. settore sanità).


Gli occhiali devono avere sempre schermi laterali per evitare la proiezione di materiali o liquidi

di rimbalzo o in ogni modo di provenienza laterale

.

Per gli addetti all'uso di fiamma libera (saldatura guaina bituminosa, ossitaglio) o alla saldatura elettrica o ad arco

voltaico, gli occhiali o lo schermo devono essere del tipo inattinico, cioè di colore e composizione delle lenti

(stratificate) capaci di filtrare i raggi Uv (ultravioletti) e IR (infrarossi) che possono provocare lesioni alla cornea ed al

cristallino ed in alcuni casi anche

alla retina.

Le lenti degli occhiali devono essere realizzate in vetro o in materiale plastico (policarbonato).

Gli occhiali devono riportare la marcatura "CE" ed essere corredati da nota informativa sulle

caratteristiche


I pericoli per le vie respiratorie sono essenzialmente di due tipi:

- deficienza d'ossigeno nella miscela inspirata e/o presenza di gas venefici

- inalazione d'aria contenente inquinanti nocivi, solidi (polveri, fibre, amianto), gassosi (fumi e

vapori di combustione e di sintesi), liquidi (nebbie prodotte da attrezzature e macchinari).

La scelta del tipo di D.P.I. deve essere fatta in relazione al tipo d'attività svolta ed all'agente

inquinante presente.

In generale sono da utilizzare autorespiratori: nei lavori in contenitori, vani ristretti, cunicoli,

qualora sussista il rischio d'intossicazione da gas o di mancanza d'ossigeno; nei lavori di

verniciatura a spruzzo senza sufficiente aspirazione; nei lavori in pozzetti, canali o altri vani

sotterranei nell'ambito della rete fognaria; nei lavori di sabbiatura.

Possono essere invece utilizzate: maschere antipolvere monouso in presenza di polvere e fibre;

respiratori semifacciali dotati di filtro in presenza di vapori, gas, nebbie, fumi, polveri e fibre;

respiratori semifacciali a doppio filtro sostituibile in presenza di gas, vapori, polveri.

In tutti i casi, il D.P.I. scelto deve riportare il marchio di conformità "CE" ed essere corredato da

nota informativa sulle caratteristiche e grado di protezione.


Otoprotettori (cuffie e tappi auricolari)

La caratteristica fondamentale di un D.P.I. contro il rumore è quella di filtrare le frequenze

sonore pericolose per l'udito, rispettando nello stesso tempo le frequenze utili per la

comunicazione e per la percezione dei pericoli.

E' necessario pertanto nella scelta dei D.P.I. valutare prima l'entità e le caratteristiche del rumore.

Inoltre nella scelta dei D.P.I. si deve tenere conto della praticità d'utilizzo per soddisfare le diverse esigenze d'impiego.

Per esempio nel settore delle costruzioni si possono fornire le seguenti indicazioni di carattere

generale: cuffie di protezione, di solito associate ai caschi, per i lavori di perforazione nelle

rocce, nei lavori con martelli pneumatici, nei lavori di battitura di pali e costipazione del terreno,

presso le macchine rumorose; cuffie di protezione o archetti con tappi auricolari nei lavori breve

presso macchine ed impianti rumorosi (sega circolare, sega per laterizi, betoniere); tappi

auricolari monouso nelle attività che espongono indirettamente i lavoratori a situazioni di rumore

diffuso nell'ambiente, dovuto alla presenza d'attività in ogni modo rumorose.

La disponibilità di tappi auricolari monouso deve sempre essere prevista nei cantieri di

costruzione.

Cuffie, tappi auricolari con e senza archetti, tappi monouso devono riportare il marchio "CE" ed

essere corredati da etichetta in cui sia indicato il livello di diminuzione acustica, nonché il valore

dell'indice di comfort afferto dal D.P.I.; ove ciò non sia possibile l'etichetta deve essere apposta

sulla confezione (imballaggio).


Guanti

I guanti devono proteggere le mani contro uno o più rischi o da prodotti e sostanze nocive per la

Pelle.

Secondo le lavorazioni si deve fare ricorso ad un tipo di guanto appropriato.

In generale sono da prendere in considerazione:

Guanti contro le aggressioni meccaniche: resistenti a tagli, abrasioni, strappi, perforazioni, al

grasso e all'olio; utilizzati nel maneggio di materiali da costruzione, mattoni, piastrelle,

legname, costruzioni di carpenteria di legno e metallica.

Guanti contro le aggressioni chimiche: resistenti ai solventi, prodotti caustici e chimici, taglio,

abrasione, perforazione ed impermeabili; utilizzati per lavori di verniciatura (anche a

spruzzo), manipolazioni di prodotti chimici, acidi ed alcalini, solventi, oli disarmanti, lavori con

bitume, catrame, primer, collanti, intonaci.

Guanti antivibrazioni: resistenti al taglio, strappi, perforazioni, e ad assorbimento delle

vibrazioni; utilizzati nei lavori con martelli demolitori elettrici o pneumatici.

Guanti per elettricisti: resistenti al taglio, abrasioni, strappi, perforazioni e isolanti

elettricamente; utilizzati per interventi su parti in tensione e d'emergenza in presenza

d'energia elettrica.

Guanti di protezione contro il calore: resistenti all'abrasione, tagli e anticalore; utilizzati nei

lavori di saldatura e di manipolazione di materiali e prodotti a temperatura elevata.

Guanti di protezione dal freddo: resistenti al taglio, strappi, perforazione e isolanti dal freddo;

utilizzati per movimentazione manuale dei carichi o lavorazioni in condizioni climatiche

fredde.

Tutti i D.P.I. scelti devono riportare la marcatura "CE" e devono essere corredati da nota

informativa sulle caratteristiche e grado di protezione.


Tute, grembiuli, gambali, copricapo

Oltre ai D.P.I. tradizionali, una serie d'indumenti protettivi in talune circostanze e particolari

attività lavorative svolgono anche funzioni di D.P.I..

Per il settore delle costruzioni possiamo prendere in considerazione:

- Indumenti di lavoro cosiddetti "di sicurezza" (due pezzi e tuta) per la protezione

dell'epidermide da prodotti allergenici, oli minerali, vernici, emulsioni, lavori di saldatura,

applicazioni di fibre minerali, manutenzioni meccaniche.

- Indumenti di lavoro cosiddetti "di sicurezza" (tuta) monouso per lavori di decoibentazione e/o

rimozione di materiali contenenti amianto e di bonifica ambientale in genere.

- Grembiuli e gambali per asfaltisti.

- Gambali per lavori in immersione parziale.

- Giacconi impermeabili e gambali per lavori in sotterraneo in presenza di forte stillicidio.

- Copricapi a protezione dei raggi solari nei lavori all'aperto quando non necessiti l'uso del

Casco.

Quando gli indumenti protettivi svolgono le funzioni di D.P.I., come sopra richiamato, devono

riportare la marcatura "CE" a garanzia della loro idoneità ed affidabilità.

Nei lavori edili all'aperto con clima piovoso e/o freddo è necessario mettere a disposizione dei

lavoratori giacconi e pantaloni impermeabili, indumenti termici e gambali per proteggersi contro

le intemperie.

Anche questi D.P.I., rientranti nella prima categoria secondo la classificazione di legge, sono

oggetto di dichiarazione di conformità e pertanto devono riportare la marchiatura "CE".


Campo di applicazione

SEGNALETICA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

Tus 81/08

Il presente titolo stabilisce le prescrizioni per la segnaletica di sicurezza

e di salute sul luogo di lavoro.

Le disposizioni del presente decreto non si applicano alla segnaletica

impiegata per regolare il traffico stradale, ferroviario, fluviale, marittimo

ed aereo.


Definizioni

1. Ai fini del presente titolo si intende per:

a) segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro, di seguito

indicata “segnaletica di sicurezza”: una segnaletica che, riferita ad un

oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, fornisce

una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la

salute sul luogo di lavoro, e che utilizza, a seconda dei casi, un

cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione

verbale o un segnale gestuale;

b) segnale di divieto: un segnale che vieta un comportamento che

potrebbe far correre o causare un pericolo;

c) segnale di avvertimento: un segnale che avverte di un rischio o

Pericolo;

d) segnale di prescrizione: un segnale che prescrive un determinato

Comportamento;

e) segnale di salvataggio o di soccorso: un segnale che fornisce

indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o di

Salvataggio;

f) segnale di informazione: un segnale che fornisce indicazioni diverse

da quelle specificate alle lettere da b) ad e);


g) cartello: un segnale che, mediante combinazione di una forma

geometrica, di colori e di un simbolo o pittogramma, fornisce una

indicazione determinata, la cui visibilità è garantita da una

illuminazione di intensità sufficiente;

h) cartello supplementare: un cartello impiegato assieme ad un

cartello del tipo indicato alla lettera g) e che fornisce indicazioni

complementari;

i) colore di sicurezza: un colore al quale e' assegnato un significato

determinato;

l) simbolo o pittogramma: un'immagine che rappresenta una

situazione o che prescrive un determinato comportamento, impiegata

su un cartello o su una superficie luminosa;

m) segnale luminoso: un segnale emesso da un dispositivo costituito da

materiale trasparente o semitrasparente, che e' illuminato dall'interno

o dal retro in modo da apparire esso stesso come una superficie

luminosa;

n) segnale acustico: un segnale sonoro in codice emesso e diffuso da

un apposito dispositivo, senza impiego di voce umana o di sintesi

vocale;

o) comunicazione verbale: un messaggio verbale predeterminato, con

impiego di voce umana o di sintesi vocale;

p) segnale gestuale: un movimento o posizione delle braccia o delle

mani in forma convenzionale per guidare persone che effettuano

manovre implicanti un rischio o un pericolo attuale per i lavoratori.


Obblighi del datore di lavoro

Quando, anche a seguito della valutazione dei rischi effettuata, risultano rischi che non possono

essere evitati o sufficientemente limitati con misure, metodi, ovvero sistemi di organizzazione del

lavoro, o con mezzi tecnici di protezione collettiva, il datore di lavoro fa ricorso alla segnaletica di

sicurezza, conformemente alle prescrizioni di cui agli allegati da ALLEGATO XXIV a ALLEGATO

XXXII di seguito riportati.

Qualora sia necessario fornire mediante la segnaletica di sicurezza indicazioni relative a

situazioni di rischio non considerate negli allegati XXIV a XXXII, il datore di lavoro, anche in

riferimento alle norme di buona tecnica, adotta le misure necessarie, secondo le particolarità del

lavoro, l'esperienza e la tecnica.

Il datore di lavoro, per regolare il traffico all'interno dell'impresa o dell'unità produttiva, fa

ricorso, se del caso, alla segnaletica prevista dalla legislazione vigente relativa al traffico

stradale, ferroviario, fluviale, marittimo o aereo, fatto salvo quanto previsto nell'ALLEGATO

XXVIII di seguito riportato.


D.M. 10/03/98

emanato dal Ministro dell'Interno

LA GESTIONE DELLA SICUREZZA

ANTINCENDIO

Art. 1. - Oggetto - Campo di applicazione

1. Il presente decreto stabilisce i criteri per la valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro ed indica le

misure di prevenzione e di protezione antincendio da adottare, al fine di ridurre l'insorgenza di un incendio e di

limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi.

2. Il presente decreto si applica alle attività che si svolgono nei luoghi di lavoro come definiti dall'art. 30, comma 1,

lettera a), del decreto legislativo

3. Per le attività che si svolgono nei cantieri temporanei o mobili di cui al decreto legislativo 19 settembre 1996, n.

494, e per le attività industriali di cui all'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.175, e

successive

modifiche, soggette all'obbligo della dichiarazione ovvero della notifica, ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto

stesso, le disposizioni di cui al presente decreto si applicano limitatamente alle prescrizioni di cui agli articoli 6 e 7.

La legge 494 e' stata abrogata e gli argomenti relativi ai cantieri temporanei e mobili inseriti nel TUS.


Art. 2. - Valutazione dei rischi di incendio

1. La valutazione dei rischi di incendio e le conseguenti misure di prevenzione e

protezione, costituiscono parte specifica del documento di Valutazione rischi.

.

Nel documento DVR sono altresì riportati i nominativi dei lavoratori

incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e di

gestione delle emergenze, o quello del datore di lavoro.

La valutazione dei rischi di incendio può essere effettuata in conformità ai criteri

di cui all'allegato I.

Nel documento di valutazione dei rischi il datore di lavoro valuta il livello di

rischio di incendio del luogo di lavoro e, se del caso, di singole parti del luogo

medesimo, classificando tale livello in una delle seguenti categorie, in conformità ai

criteri di cui all'allegato 1:

a) livello di rischio elevato;

b) livello di rischio medio;

c) livello di rischio basso.


Art. 3. - Misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio

Art. 4. - Controllo e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio

Art. 5. - Gestione dell'emergenza in caso di incendio

All'esito della valutazione dei rischi d'incendio, il datore di lavoro adotta le necessarie misure organizzative e gestionali da

attuare in caso di incendio riportandole in un piano di emergenza elaborato in conformità ai criteri di cui all'allegato VIII.

Ad eccezione delle aziende di cui all'art. 3, comma 2, del presente decreto, per i

luoghi di lavoro ove sono occupati meno di 10 dipendenti, il datore di lavoro non è tenuto alla redazione del piano di

emergenza, ferma restando l'adozione delle necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di

incendio.


Art. 6. - Designazione degli addetti al servizio antincendi

1. All'esito della valutazione dei rischi d'incendio e sulla base del piano di emergenza, qualora previsto, il datore di lavoro

designa uno o più lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e

gestione delle emergenze.

3. I lavoratori designati ai sensi del comma 1, nei luoghi di lavoro ove si svolgono le attività riportate nell'allegato X, devono

conseguire l'attestato di idoneità tecnica

Formazione degli addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell'emergenza

I datori di lavoro assicurano la formazione dei lavoratori addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione

dell'emergenza secondo quanto previsto nell'allegato IX.


ALLEGATO I - LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI

INCENDIO NEI LUOGHI DI LAVORO

Nel presente allegato sono stabiliti i criteri generali per procedere alla

valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro.

L'applicazione dei criteri ivi riportati non preclude l'utilizzo di altre

metodologie di consolidata validità

DEFINIZIONI

Ai fini del presente decreto si definisce:

PERICOLO DI INCENDIO: proprietà o qualità intrinseca di determinati materiali o

attrezzature, oppure di metodologie e pratiche di lavoro o di utilizzo di un ambiente di

lavoro, che presentano il potenziale di causare un incendio.

RISCHIO DI INCENDIO: probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di

accadimento di un incendio e che si verifichino conseguenze dell'incendio sulle persone

Presenti;

VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO: procedimento di valutazione dei rischi di

incendio in un luogo di lavoro, derivante dalle circostanze del verificarsi di un pericolo di

incendio.


OBIETTIVI DELLA VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO

La valutazione dei rischi di incendio deve consentire al datore di lavoro di prendere i

provvedimenti che sono effettivamente necessari per salvaguardare la sicurezza dei

lavoratori e delle altre persone presenti nel luogo di lavoro.

Questi provvedimenti comprendono:

- la prevenzione dei rischi

- l'informazione dei lavoratori e delle altre persone presenti;

- la formazione dei lavoratori;

- le misure tecnico - organizzative destinate a porre in atto i provvedimenti necessari.

La prevenzione dei rischi costituisce uno degli obiettivi primari della valutazione dei rischi.

Nei casi in cui non è possibile eliminare i rischi, essi devono essere diminuiti nella misura

del possibile e devono essere tenuti sotto controllo i rischi residui, tenendo conto delle

misure generali di tutela di cui tus.


a) del tipo di attività;

b) dei materiali immagazzinati e manipolati;

La valutazione dei rischio di incendio tiene conto:

c) delle attrezzature presenti nel luogo di lavoro compresi gli arredi;

d) delle caratteristiche costruttive dei luogo di lavoro compresi i materiali di rivestimento;

e) delle dimensioni e dell'articolazione del luogo di lavoro;

f) del numero di persone presenti, siano esse lavoratori dipendenti che altre persone, e della loro prontezza ad

allontanarsi in caso di emergenza.


CAUSE E PERICOLI DI INCENDIO PIU' COMUNI

a) deposito di sostanze infiammabili o facilmente combustibili in luogo non idoneo o loro

manipolazione senza le dovute cautele;

b) accumulo di rifiuti, carta od altro materiale combustibile che può essere incendiato

accidentalmente o deliberatamente;

c) negligenza relativamente all'uso di fiamme libere e di apparecchi generatori di calore;

d) inadeguata pulizia delle aree di lavoro e scarsa manutenzione delle apparecchiature;

e) uso di impianti elettrici difettosi o non adeguatamente protetti;

f) riparazioni o modifiche di impianti elettrici effettuate da persone non qualificate;

g) presenza di apparecchiature elettriche sotto tensione anche quando non sono utilizzate

(salvo che siano progettate per essere permanentemente in servizio);

h) utilizzo non corretto di apparecchi di riscaldamento portatili;

i) ostruzione delle aperture di ventilazione di apparecchi di riscaldamento, macchinari,

apparecchiature elettriche e di ufficio;

j) presenza di fiamme libere in aree ove sono proibite, compreso il divieto di fumo o il

mancato utilizzo di portacenere;


k) negligenze di appaltatori o degli addetti alla manutenzione;

l) inadeguata formazione professionale dei personale sull'uso di materiali od attrezzature

pericolose ai fini antincendio.

Al fine di predisporre le necessarie misure per prevenire gli incendi, si riportano di seguito

alcuni degli aspetti su cui deve essere posta particolare attenzione:

- deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili

- deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili;

- utilizzo di fonti di calore;

- impianti ed apparecchi elettrici;

- presenza di fumatori,

- lavori di manutenzione e di ristrutturazione;

- rifiuti e scarti combustibili;

- aree non frequentate.


DEPOSITO ED UTILIZZO DI MATERIALI INFIAMMABILI E

FACILMENTE COMBUSTIBILI

Dove è possibile, occorre che il quantitativo dei materiali infiammabili o facilmente

combustibili sia limitato a quello strettamente necessario per la normale conduzione

dell'attività e tenuto lontano dalle vie di esodo.

I quantitativi in eccedenza devono essere depositati in appositi locali od aree destinate

unicamente a tale scopo.

Le sostanze infiammabili, quando possibile, dovrebbero essere sostituite con altre meno

pericolose (per esempio adesivi a base minerale dovrebbero essere sostituiti con altri a base

acquosa).

Il deposito di materiali infiammabili deve essere realizzato in luogo isolato o in locale

separato dal restante tramite strutture resistenti al fuoco e vani di comunicazione muniti di

porte resistenti al fuoco.

I lavoratori che manipolano sostanze infiammabili o chimiche pericolose devono essere

adeguatamente addestrati sulle misure di sicurezza da osservare.

I lavoratori devono essere anche a conoscenza delle proprietà delle sostanze e delle

circostanze che possono incrementare il rischio di incendio.

I materiali di pulizia, se combustibili, devono essere tenuti in appositi ripostigli o locali.


UTILIZZO DI FONTI DI CALORE

I generatori di calore devono essere utilizzati in conformità alle istruzioni dei costruttori.

Speciali accorgimenti necessitano quando la fonte di calore è utilizzata per riscaldare

sostanze infiammabili (p.e. l'impiego di oli e grassi in apparecchi di cottura).

I luoghi dove si effettuano lavori di saldatura o di taglio alla fiamma, devono essere tenuti

liberi da materiali combustibili ed è necessario tenere sotto controllo le eventuali scintille.

I condotti di aspirazione di cucine, forni, seghe, molatrici, devono essere tenuti puliti per

evitare l'accumulo di grassi o polveri.

I bruciatori dei generatori di calore devono essere utilizzati e mantenuti in efficienza

secondo le istruzioni del costruttore.

Ove prevista la valvola di intercettazione dì emergenza dei combustibile deve essere oggetto

di manutenzione e controlli regolari.


IMPIANTI ED ATTREZZATURE

ELETTRICHE

I lavoratori devono ricevere istruzioni sul corretto uso delle attrezzature e degli

impianti Elettrici.

Nel caso debba provvedersi ad una alimentazione provvisoria di una apparecchiatura

elettrica, il cavo elettrico deve avere la lunghezza strettamente necessaria ed essere

posizionato in modo da evitare possibili danneggiamenti.

Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da personale competente e

qualificato.

I materiali facilmente combustibili ed infiammabili non devono essere ubicati in

prossimità di apparecchi, di illuminazione, in particolare dove si effettuano travasi di

liquidi.


APPARECCHI INDIVIDUALI O PORTATILI DI RISCALDAMENTO

Per quanto riguarda gli apparecchi di riscaldamento individuali o portatili, le cause più

comuni di incendio includono il mancato rispetto di misure precauzionali, quali ad esempio:

a) il mancato rispetto delle istruzioni di sicurezza quando si utilizzano o si sostituiscono i

recipienti di g.p.l.;

b) il deposito di materiali combustibili sopra gli apparecchi di riscaldamento;

c) il posizionamento degli apparecchi portatili di riscaldamento vicino a materiali

Combustibili;

d) le negligenze nelle operazioni di rifornimento degli apparecchi alimentati a kerosene.

L'utilizzo di apparecchi di riscaldamento portatili deve avvenire previo controllo della loro

efficienza, in particolare legata alla corretta alimentazione.


PRESENZA DI FUMATORI

Occorre identificare le aree dove il fumare può costituire pericolo di incendio e disporne il

divieto, in quanto la mancanza di disposizioni a riguardo è una delle principali cause di

Incendi.

Nelle aree ove è consentito fumare, occorre mettere a disposizione portacenere che

dovranno essere svuotati regolarmente.

I portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente

combustibili, né il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.

Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree contenenti materiali facilmente

combustibili od infiammabili.


LAVORI DI MANUTENZIONE E DI RISTRUTTURAZIONE

A titolo esemplificativo si elencano alcune delle problematiche da prendere in

considerazione in relazione alla presenza di lavori di manutenzione e di ristrutturazione:

a) accumulo di materiali combustibili;

b) ostruzione delle vie di esodo;

c) bloccaggio in apertura delle porte resistenti al fuoco;

d) realizza ione di aperture su solai o murature resistenti al fuoco.

All'inizio della giornata lavorativa occorre assicurarsi che l'esodo delle persone dal luogo di

lavoro sia garantito.

Alla fine della giornata lavorativa deve essere effettuato un controllo

per assicurarsi che le misure antincendio siano state poste in essere e che le attrezzature di

lavoro, sostanze infiammabili e combustibili, siano messe al sicuro e che non sussistano

condizioni per l'innesco di un incendio.

Particolare attenzione deve essere prestata dove si effettuano lavori a caldo

(saldatura od uso di fiamme libere).

Il luogo ove si effettuano tali lavori a caldo deve essere oggetto di preventivo sopralluogo

per accertare che ogni materiale combustibile sia stato rimosso o protetto contro calore e

scintille.

Occorre mettere a disposizione estintori portatili ed informare gli addetti al lavoro sul

sistema di allarme antincendio esistente.

Ogni area dove è stato effettuato un lavoro a caldo deve essere ispezionata dopo

l'ultimazione dei lavori medesimi per assicurarsi che non ci siano materiali accesi o braci.


Le sostanze infiammabili devono essere depositate in luogo sicuro e ventilato

I locali ove tali sostanze vengono utilizzate devono essere ventilati e tenuti liberi da sorgenti

di ignizione.

Il fumo e l'uso di fiamme libere deve essere vietato quando si impiegano tali prodotti.

Le bombole di gas, quando non sono utilizzate, non devono essere depositate all'interno del

luogo di lavoro.

Nei luoghi di lavoro dotati di impianti automatici di rivelazione incendi, occorre prendere

idonee precauzioni per evitare falsi allarmi durante i lavori di manutenzione e

Ristrutturazione.

Al termine dei lavori il sistema di rivelazione ed allarme deve essere provato.

Particolari precauzioni vanno adottate nei lavori di manutenzione e risistemazione su

impianti elettrici e di adduzione del gas combustibile.


RIFIUTI E SCARTI DI LAVORAZIONE COMBUSTIBILI

I rifiuti non devono essere depositati, neanche in via temporanea, lungo le vie di esodo

(corridoi, scale, disimpegni) o dove possano entrare in contatto con sorgenti di ignizione.

L'accumulo di scarti di lavorazione deve essere evitato ed ogni scarto o rifiuto deve essere.

rimosso giornalmente e depositato in un'area idonea preferibilmente fuori dell'edificio.


AREE NON FREQUENTATE

Le aree dei luogo di lavoro che normalmente non sono frequentate da

personale (cantinati, locali deposito) ed ogni area dove un incendio potrebbe

svilupparsi senza poter essere individuato rapidamente,

devono essere tenute libere da materiali combustibili non essenziali

e devono essere adottate precauzioni per proteggere tali aree contro l'accesso

di persone non autorizzate.


MANTENIMENTO DELLE MISURE ANTINCENDIO

I lavoratori addetti alla prevenzione incendi devono effettuare regolari controlli sui luoghi di

lavoro finalizzati ad accertare l'efficienza delle misure di sicurezza antincendio.

In proposito è opportuno predisporre idonee liste di controllo.

Specifici controlli vanno effettuati al termine dell'orario di lavoro affinché il luogo stesso sia

lasciato in condizioni di sicurezza.

Tali operazioni, in via esemplificativa, possono essere le seguenti:

a) controllare che tutte le porte resistenti al fuoco siano chiuse, qualora ciò sia previsto;

b) controllare che le apparecchiature elettriche, che non devono restare in servizio, siano

messe fuori tensione;

c) controllare che tutte le fiamme libere siano spente o lasciate in condizioni di sicurezza;

d) controllare che tutti i rifiuti e gli scarti combustibili siano stati rimossi;

e) controllare che tutti i materiali infiammabili siano stati depositati in luoghi sicuri.

I lavoratori devono segnalare agli addetti alla prevenzione incendi ogni situazione di

potenziale pericolo di cui vengano a conoscenza.


Ai fini dei presente decreto si definisce:

ALLEGATO III - MISURE RELATIVE ALLE VIE DI USCITA IN CASO DI

INCENDIO

- DEFINIZIONI

- AFFOLLAMENTO: numero massimo ipotizzabile di lavoratori e di altre persone presenti

nel luogo di lavoro o in una determinata area dello stesso;

- LUOGO SICURO: luogo dove le persone possono ritenersi al sicuro dagli effetti di un

Incendio.

- PERCORSO PROTETTO: percorso caratterizzato da una adeguata protezione contro gli

effetti di un incendio che può svilupparsi nella restante parte dell'edificio. Esso può essere

costituito da un corridoio protetto, da una scala protetta o da una scala esterna.


USCITA DI PIANO: uscita che consente alle persone di non essere ulteriormente esposte

al rischio diretto degli effetti di un incendio e che può configurarsi come segue:

a) uscita che immette direttamente in un luogo sicuro

b) uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale può essere raggiunta

l'uscita che immette in un luogo sicuro;

c) uscita che immette su di una scala esterna.

- VIA DI USCITA (da utilizzare in caso di emergenza): percorso senza ostacoli al deflusso

che consente agli occupanti un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro.


OBIETTIVI

Ai fini dei presente decreto, tenendo conto della probabile insorgenza di un incendio, il

sistema di vie di uscita deve garantire che le persone possano, senza assistenza esterna,

utilizzare in sicurezza un percorso senza ostacoli e chiaramente riconoscibile fino ad un

luogo sicuro.

Nello stabilire se il sistema di vie di uscita sia soddisfacente, occorre tenere presente:

- il numero di persone presenti, la loro conoscenza del luogo di lavoro, la loro capacità di

muoversi senza assistenza.

- dove si trovano le persone quando un incendio accade;

- i pericoli di incendio presenti nel luogo di lavoro;

- il numero delle vie di uscita alternative disponibili,


DIVIETI DA OSSERVARE LUNGO LE VIE DI USCITA

Lungo le vie di uscita occorre che sia vietata l'installazione di attrezzature che possono

costituire pericoli potenziali di incendio o ostruzione delle stesse.

Si riportano di seguito esempi di installazioni da vietare lungo le vie di uscita, ed in

particolare lungo i corridoi e le scale:

- apparecchi di riscaldamento portatili di ogni tipo;

- apparecchi di riscaldamento fissi alimentati direttamente da combustibili gassosi, liquidi e

solidi;

- apparecchi di cottura;

- depositi temporanei di arredi;

- sistema di illuminazione a fiamma libera;

- deposito di rifiuti.

Macchine di vendita e di gioco, nonché fotocopiatrici possono essere installate lungo le vie

di uscita, purché non costituiscano rischio di incendio né ingombro non consentito.


INCENDI

- CLASSIFICAZIONE DEGLI INCENDI

Ai fini del presente decreto, gli incendi sono classificati come segue:

- incendi di classe A : incendi di materiali solidi, usualmente di natura organica, che portano

alla formazioni di braci;

- incendi di classe B : incendi di materiali liquidi o solidi liquefacibili, quali petrolio,

paraffina, vernici, oli, grassi, ecc.;

- incendi di classe C incendi di gas;

- incendi di classe D incendi di sostanze metalliche.


INCENDI DI CLASSE A

L'acqua, la schiuma e la polvere sono le sostanze estinguenti più comunemente utilizzate

per tali incendi.

Le attrezzature utilizzanti gli estinguenti citati sono estintori, naspi, idranti, od altri impianti

di estinzione ad acqua.

INCENDI DI CLASSE B

Per questo tipo di incendi gli estinguenti più comunemente utilizzati sono costituiti da

schiuma, polvere e anidride carbonica.

INCENDI DI CLASSE C

L'intervento principale contro tali incendi è quello di bloccare il flusso di gas chiudendo la

valvola di intercettazione o otturando la falla.

A tale proposito si richiama il fatto che esiste il rischio di esplosione se un incendio di gas

viene estinto prima di intercettare il flusso del gas.

INCENDI DI CLASSE D

Nessuno degli estinguenti normalmente utilizzati per gli incendi di classe A e B è idoneo per

incendi di sostanze metalliche che bruciano (alluminio, magnesio, potassio, sodio). In tali

incendi occorre utilizzare delle polveri speciali ed operare con personale particolarmente

addestrato.


INCENDI DI IMPIANTI ED ATTREZZATURE ELETTRICHE SOTTO TENSIONE

Gli estinguenti specifici per incendi di impianti elettrici sono costituiti da polveri dielettriche

e da anidride carbonica.


ESTINTORI PORTATILI E CARRELLATI

La scelta degli estintori portatili e carrellati deve essere determinata in funzione della classe

di incendio e del livello di rischio del luogo di lavoro.

Il numero e la capacità estinguente degli estintori portatili devono rispondere ai valori

indicati nella tabella 1, per quanto attiene gli incendi di classe A e B ed ai criteri di seguito

Indicati:

- il numero dei piani (non meno di un estintore a piano);

- la superficie in pianta; lo specifico pericolo di incendio (classe di incendio);

- la distanza che una persona deve percorrere per utilizzare un estintore (non superiore a 30

m).

la scelta dei loro tipo e numero deve essere fatta in

funzione della classe dì incendio, livello di rischio e del personale addetto al loro uso.


IMPIANTI FISSI DI SPEGNIMENTO MANUALI ED AUTOMATICI

In relazione alla valutazione dei rischi, ed in particolare quando esistono particolari rischi di

incendio che non possono essere rimossi o ridotti, in aggiunta agli estintori occorre

prevedere impianti dì spegnimento fissi, manuali od automatici.

In ogni caso, occorre prevedere l'installazione di estintori portatili per consentire al

personale di estinguere i principi di incendio.

L'impiego dei mezzi od impianti di spegnimento non deve comportare ritardi per quanto

concerne l'allarme e la chiamata dei vigili del fuoco né per quanto attiene l'evacuazione da

parte di coloro che non sono impegnati nelle operazioni di spegnimento.

Impianti di spegnimento di tipo fisso (sprinkler o altri impianti automatici) possono essere

previsti nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni o complessi od a protezione di aree ad

elevato rischio di incendio

La presenza di impianti automatici riduce la probabilità di un rapido sviluppo dell'incendio e

pertanto ha rilevanza nella valutazione del rischio globale.


UBICAZIONE DELLE ATTREZZATURE DI SPEGNIMENTO

Gli estintori portatili devono essere ubicati preferibilmente lungo le vie di uscita, in

prossimità delle uscite e fissati a muro.

Gli idranti ed i naspi antincendio devono essere ubicati in punti visibili ed accessibili lungo

le vie di uscita, con esclusione delle scale.

La loro distribuzione deve consentire di raggiungere ogni punto della superficie protetta

almeno con il getto di una lancia.

In ogni caso, l'installazione di mezzi di spegnimento di tipo manuale deve essere'

evidenziata con apposita segnaletica.


Tutte le misure di protezione antincendio previste:

- per garantire il sicuro utilizzo delle vie di uscita;

- per l'estinzione degli incendi;

CONTROLLI E MANUTENZIONE SULLE MISURE DI

PROTEZIONE ANTINCENDIO

- per la rivelazione e l'allarme in caso di incendio; devono essere oggetto di sorveglianza,

controlli periodici e mantenute in efficienza.


DEFINIZIONI Ai fini del presente decreto si definisce:

- SORVEGLIANZA: controllo visivo atto a verificare che le attrezzature e gli impianti

antincendio siano nelle normali condizioni operative, siano facilmente accessibili e non

presentino danni materiali accertabili tramite esame visivo. La sorveglianza può essere

effettuata dal personale normalmente presente nelle aree protette dopo aver ricevuto

adeguate istruzioni.

- CONTROLLO PERIODICO: insieme di operazioni da effettuarsi con frequenza almeno

semestrale, per verificare la completa e corretta funzionalità delle attrezzature e degli

impianti.

- MANUTENZIONE: operazione od intervento finalizzato a mantenere in efficienza ed in

buono stato le attrezzature e gli impianti.

- MANUTENZIONE ORDINARIA: operazione che si attua in loco, con strumenti ed

attrezzi di uso corrente. Essa si limita a riparazioni di lieve entità, abbisognevoli unicamente

di minuterie e comporta l'impiego di materiali di consumo di uso corrente o la sostituzioni di

parti di codesto valore espressamente previste.

- MANUTENZIONE STRAORDINARIA: intervento di manutenzione che non può essere

eseguito in loco o che, pur essendo eseguita in loco, richiede mezzi di particolare importanza

oppure attrezzature o strumentazioni particolari o che comporti sostituzioni di intere parti di

impianto o la completa revisione o sostituzione di apparecchi per i quali non sia possibile o

conveniente la riparazione.


VIE DI USCITA

Tutte quelle parti del luogo di lavoro destinate a vie di uscita, quali passaggi, corridoi, scale,

devono essere sorvegliate periodicamente al fine di assicurare che siano libere da ostruzioni

e da pericoli che possano comprometterne il sicuro utilizzo in caso di esodo.

Tutte le porte sulle vie di uscita devono essere regolarmente controllate per assicurare che si

aprano facilmente.

Ogni difetto deve essere riparato il più presto possibile ed ogni ostruzione deve essere immediatamente rimossa.

Particolare attenzione deve essere dedicata ai serramenti delle porte.

Tutte le porte resistenti al fuoco devono essere regolarmente controllate per assicurarsi che

non sussistano danneggiamenti e che chiudano regolarmente.

Qualora siano previsti dispostivi di autochiusura, il controllo deve assicurare che la porta

ruoti liberamente e che il dispositivo di autochiusura operi effettivamente.


Le porte munite di dispositivi di chiusura automatici devono essere controllate

periodicamente per assicurare che i dispositivi siano efficienti e che le porte si

chiudano Perfettamente.

Tali porte devono essere tenute libere da ostruzioni.

La segnaletica direzionale e delle uscite deve essere oggetto di sorveglianza per

assicurarne la visibilità in caso di emergenza.

Tutte le misure antincendio previste per migliorare la sicurezza delle vie di uscita,

quali per esempio gli impianti di evacuazione fumo, devono essere verificati secondo

le norme di buona tecnica e manutenzionati da persona competente.


ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI PROTEZIONE ANTINCENDIO

Il datore di lavoro è responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza delle

attrezzature ed impianti di protezione antincendio.

E datore di lavoro deve attuare la sorveglianza, il controllo e la manutenzione delle

attrezzature ed impianti di protezione antincendio in conformità a quanto previsto dalle

disposizioni legislative e regolamentari vigenti.

Scopo dell'attività di sorveglianza, controllo e manutenzione è quello di rilevare e rimuovere

qualunque causa, deficienza, danno od impedimento che possa pregiudicare il corretto

funzionamento ed uso dei presidi antincendio.

L'attività di controllo periodica e la manutenzione deve essere eseguita da personale

competente e qualificato.


GENERALITÀ

ALLEGATO VII - INFORMAZIONE E FORMAZIONE ANTINCENDIO

E' obbligo del datore di lavoro fornire ai lavoratori una adeguata informazione e formazione

sui principi di base della prevenzione incendi e sulle azioni da attuare in presenza di un

Incendio.

INFORMAZIONE ANTINCENDIO

Il datore di lavoro deve provvedere affinché ogni lavoratore riceva una adeguata

informazione su:

a) rischi di incendio legati all'attività svolta;

b) rischi di incendio legati alle specifiche mansioni svolte;

c) misure di prevenzione e di protezione incendi adottate nel luogo di lavoro con particolare

riferimento a:

- osservanza delle misure di prevenzione degli incendi e relativo corretto

comportamento negli ambienti di lavoro;

- divieto di utilizzo degli ascensori per l'evacuazione in caso di incendio; importanza

di tenere chiuse le porte resistenti al fuoco;

- modalità di apertura delle porte delle uscite,

d) ubicazione delle vie di uscita;


INFORMAZIONE ANTINCENDIO..........

e) procedure da adottare in caso di incendio, ed in particolare:

- azioni da attuare in caso di incendio;

- azionamento dell'allarme;

- procedure da attuare all'attivazione dell'allarme e di evacuazione fino al punto di

raccolta in luogo sicuro;

- modalità di chiamata dei vigili del fuoco.

f) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di prevenzione incendi, lotta

antincendio e gestione delle emergenze e pronto soccorso;

g) il nominativo dei responsabile dei servizio di prevenzione e protezione dell'azienda.

L'informazione deve essere basata sulla valutazione dei rischi, essere fornita ai lavoratore

all'atto dell'assunzione ed essere aggiornata nel caso in cui si verifichi un mutamento della situazione del luogo di lavoro

che comporti una variazione della valutazione stessa.

L'informazione deve essere fornita in maniera tale che il personale possa apprendere

facilmente.

Adeguate informazioni devono essere fornite agli addetti alla manutenzione e agli appaltatori per garantire che essi siano a

conoscenza delle misure generali di sicurezza antincendio nel luogo di lavoro, delle azioni da adottare in caso di incendio e

delle procedure di evacuazione.

Nei piccoli luoghi di lavoro l'informazione può limitarsi ad avvertimenti antincendio riportati tramite apposita cartellonistica.


FORMAZIONE ANTINCENDIO

Tutti i lavoratori esposti a particolari rischi di incendio correlati al posto di lavoro, quali per esempio gli addetti all'utilizzo di

sostanze infiammabili o di attrezzature a fiamma libera, devono ricevere una specifica formazione antincendio

Tutti i lavoratori che svolgono incarichi relativi alla prevenzione incendi, lotta antincendio o gestione delle emergenze,

devono ricevere una specifica formazione antincendio i cui contenuti minimi sono riportati in allegato IX.


ESERCITAZIONI ANTINCENDIO

Nei luoghi di lavoro ove, ai sensi dell'art. 5 del presente decreto, ricorre l'obbligo della

redazione del piano di emergenza connesso con la valutazione dei rischi, i lavoratori devono

partecipare ad esercitazioni antincendio, effettuate almeno una volta l'anno, per mettere in

pratica le procedure di esodo e di primo intervento.

Nei luoghi di lavoro di piccole dimensioni, tale esercitazione deve semplicemente

coinvolgere il personale nell'attuare quanto segue:

- percorrere le vie di uscita

- identificare le porte resistenti al fuoco, ove esistenti;

- identificare la posizione dei dispositivi di allarme;

- identificare l'ubicazione delle attrezzature di spegnimento.

L'allarme dato per esercitazione non deve essere segnalato ai vigili dei fuoco.

I lavoratori devono partecipare l'esercitazione e qualora ritenuto opportuno, anche il

pubblico.

Tali esercitazioni non devono essere svolte quando siano presenti notevoli affollamenti o

persone anziane od inferme.

Devono essere esclusi dalle esercitazioni i lavoratori la cui presenza è essenziale alla

sicurezza del luogo di lavoro.

Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni, in genere, non dovrà essere messa in atto

un'evacuazione simultanea dell'intero luogo di lavoro.

In tali situazioni l'evacuazione da ogni specifica area del luogo di lavoro deve procedere fino ad un punto che possa

garantire a tutto il personale di individuare il percorso fino ad un luogo sicuro.

Nei luoghi di lavoro di grandi dimensioni, occorre incaricare degli addetti, opportunamente

informati, per controllare l'andamento dell'esercitazione e riferire al datore di lavoro su

eventuali carenze.


Una successiva esercitazione deve essere messa in atto non appena:

- una esercitazione abbia rivelato serie carenze e dopo che sono stati presi i necessari provvedimenti;

- si sia verificato un incremento dei numero dei lavoratori;

- siano stati effettuati lavori che abbiano comportato modifiche alle vie di esodo.

Quando nello stesso edificio esistono più datori di lavoro l'amministratore condominiale

promuove la collaborazione tra di essi per la realizzazione delle esercitazioni antincendio.

INFORMAZIONE SCRITTA SULLE MISURE ANTINCENDIO

L'informazione e le istruzioni antincendio possono essere fornite ai lavoratori predisponendo' avvisi scritti che riportino le azioni

essenziali che devono essere attuate in caso di allarme o di incendio.

Tali istruzioni, cui possono essere aggiunte delle semplici planimetrie indicanti le vie di uscita, devono essere installate in punti

opportuni ed essere chiaramente visibili.

Qualora ritenuto necessario, gli avvisi debbono essere riportati anche in lingue straniere.


ALLEGATO VIII - PIANIFICAZIONE DELLE PROCEDURE DA ATTUARE IN

CASO DI INCENDIO

In tutti i luoghi di lavoro dove ricorra l'obbligo di cui all'art. 5 del presente decreto, deve

essere predisposto e tenuto aggiornato un Piano di emergenza, che deve contenere nei dettagli:

Dettagli:

a) le azioni che i lavoratori devono mettere in atto in caso di incendio;

b) le procedure per l'evacuazione del luogo di lavoro che devono essere attuate dai lavoratori e dalle altre persone presenti;

c) le disposizioni per chiedere l'intervento dei vigili dei fuoco e per fornire le necessarie informazioni al loro arrivo;

d) specifiche misure per assistere le persone disabili.

Il piano di emergenza deve identificare un adeguato numero di persone incaricate di sovrintendere e controllare l'attuazione delle

procedure previste.


CONTENUTI DEL PIANO DI EMERGENZA

I fattori da tenere presenti nella compilazione dei piano di emergenza e da includere nella

stesura dello stesso sono:

- le caratteristiche dei luoghi con particolare riferimento alle vie di esodo;

- il sistema di rivelazione e di allarme incendio;

- il numero delle persone presenti e la loro ubicazione;

- i lavoratori esposti a rischi particolari;

- il numero di addetti all'attuazione ed al controllo del piano nonché all'assistenza per l'evacuazione (addetti alla gestione delle

emergenze, evacuazione, lotta antincendio, pronto Soccorso);

- il livello di informazione e formazione fornito ai lavoratori.

Il piano di emergenza deve essere basato su chiare istruzioni scritte e deve includere:

a) i doveri del personale di servizio incaricato di svolgere specifiche mansioni con riferimento alla sicurezza antincendio, quali per

esempio: telefonisti, custodi, capi reparto, addetti alla manutenzione, personale di sorveglianza;

b) i doveri del personale cui sono affidate particolari responsabilità in caso di incendio;

c) i provvedimenti necessari per assicurare che tutto il personale sia informato sulle procedure da attuare;

d) le specifiche misure da porre in atto nei confronti dei lavoratori esposti a rischi particolari;

e) le specifiche misure per le aree ad elevato rischio di incendio;

f) le procedure per la chiamata dei vigili dei fuoco, per informarli al loro arrivo e per fornire la necessaria assistenza

durantel'intervento.

Per i luoghi di lavoro di piccole dimensioni il piano può limitarsi a degli avvisi scritti contenenti norme comportamentali.

Per luoghi di lavoro, ubicati nello stesso edificio e ciascuno facente capo a titolari diversi, il piano deve essere elaborato in

collaborazione tra i vari datori di lavoro.


Per i luoghi di lavoro di grandi dimensioni o complessi, il piano deve includere anche una

planimetria nella quale siano riportati:

- le caratteristiche distributive del luogo, con particolare riferimento alla destinazione delle

varie aree, alle vie di esodo ed alla compartimentazioni antincendio;

- il tipo, numero ed. ubicazione delle attrezzature ed impianti di estinzione;

- l'ubicazione degli allarmi e della centrale di controllo;

- l'ubicazione dell'interruttore generale dell'alimentazione elettrica, delle valvole di

intercettazione delle adduzioni idriche, del gas e di altri fluidi combustibili.


ASSISTENZA ALLE PERSONE DISABILI IN CASO DI INCENDIO

Il datore di lavoro deve individuare le necessità particolari dei lavoratori disabili nelle fasi di

pianificazione delle misure di sicurezza antincendio e delle procedure di evacuazione del

luogo di lavoro.

Occorre altresì considerare le altre persone disabili che possono avere accesso nel luogo di

lavoro.

Al riguardo occorre anche tenere presente le persone anziane, le donne in stato di

gravidanza, le persone con arti fratturati ed i bambini.

Qualora siano presenti lavoratori disabili, il piano di emergenza deve essere predisposto

tenendo conto delle loro invalidità.


ASSISTENZA ALLE PERSONE CHE UTILIZZANO SEDIE A ROTELLE ED

A QUELLE CON MOBILITÀ RIDOTTA

Nel predisporre il piano di emergenza, il datore di lavoro deve prevedere una adeguata assistenza alle persone disabili che utilizzano

sedie a rotelle ed a quelle con mobilità limitata.

Gli ascensori non devono essere utilizzati per l'esodo, salvo che siano stati appositamente realizzati per tale scopo.

Quando non sono installate idonee misure per il superamento di barriere architettoniche eventualmente presenti oppure qualora il

funzionamento di tali misure non sia assicurato anche in caso di incendio, occorre che alcuni lavoratori, fisicamente idonei, siano

addestrati al trasporto delle persone disabili.


ASSISTENZA ALLE PERSONE CON VISIBILITÀ O UDITO MENOMATO

O LIMITATO

Il datore di lavoro deve assicurare che i lavoratori con visibilità limitata, siano in grado di percorrere le vie di uscita.

In caso di evacuazione del luogo di lavoro, occorre che lavoratori, fisicamente idonei e appositamente incaricati, guidino le

persone con visibilità menomata o limitata.

Durante tutto il periodo dell'emergenza occorre che un lavoratore, appositamente incaricato, assista le persone con visibilità

menomata o limitata.

Nel caso di persone con udito limitato o menomato esiste la possibilità che non sia percepito il segnale di allarme.

In tali circostanze occorre che una persona appositamente incaricata, allerti l'individuo Menomato.

UTILIZZO DI ASCENSORI

Persone disabili possono utilizzare un ascensore solo se è un ascensore predisposto per l'evacuazione o è un ascensore

antincendio, ed inoltre tale impiego deve avvenire solo sotto il controllo di personale pienamente a conoscenza delle procedure di

evacuazione.


D. LGS 81/2008

PRINCIPALI SOGGETTI COINVOLTI E RELATIVI OBBLIGHI

Definizioni

Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo si intende per:

a) «lavoratore»: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito

dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un

mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari.

Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua

attività per conto delle società e dell’ente stesso; l’associato in partecipazione di cui all’articolo 2549, e seguenti del codice

civile; il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento di cui all’articolo 18 della legge 24 giugno

1997, n. 196, e di cui a specifiche disposizioni delle leggi regionali promosse al fine di realizzare momenti di alternanza tra

studio e lavoro o di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro; l’allievo degli

istituti di istruzione ed universitari e il partecipante ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di Laboratori,

attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali

limitatamente ai periodi in cui l’allievo sia effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione; i volontari

del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile; il lavoratore di cui al decreto legislativo1° dicembre 1997, n.

468, e successive modificazioni;


Datore di lavoro:

il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e

l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità

dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa.

Nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.

165, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il

funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cuiquest’ultimo sia preposto ad un ufficio

avente autonomia gestionale, individuato dall’organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo

conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l’attività, e dotato di

autonomi poteri decisionali e di spesa.

In caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di

lavoro coincide con l’organo di vertice medesimo;


Dirigente: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e

funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di

lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa;

Preposto: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei

limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico

conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle

direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei

lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa;


Responsabile del servizio di prevenzione e protezione: persona in possesso delle capacità e dei

requisiti professionali di cui all’articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per

coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi;

Addetto al servizio di prevenzione e protezione: persona in possesso delle capacità e dei

requisiti professionali di cui all’articolo 32, facente parte del servizio di cui alla lettera l);


Medico competente: medico in possesso di uno dei titoli e dei requisiti formativi e professionali di cui

all’articolo 38, che collabora, secondo quanto previsto all’articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro

ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e

per tutti gli altri compiti di cui al presente decreto;

Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: persona eletta o designata per rappresentare i

lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro;

Servizio di prevenzione e protezione dai rischi: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o

interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i

lavoratori;


Obblighi del datore di lavoro non delegabili

Il datore di lavoro non può delegare le seguenti attività:

la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto

dall’articolo 28;


Obblighi del datore di lavoro e del dirigente

Il datore di lavoro, che esercita le attività di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le

stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:

a) Nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti

dal presente decreto legislativo.

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro)

b) designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione

incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato,

di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;

c) nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in

rapporto alla loro salute e alla sicurezza;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro)

d) fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il

responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro)


e) prendere le misure appropriate affinché soltanto i lavoratori che hanno

ricevuto adeguate istruzioni e specifico addestramento accedano alle zone

che li espongono ad un rischio grave e specifico;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro)

f) richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti,

nonché delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di igiene del

lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione

individuali messi a loro disposizione;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200)

g) inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal

programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al medico competente

l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto;

(Ammenda da 2.000 a 4.000 euro)

g-bis) nei casi di sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41, comunicare tempestivamente al

medico competente la cessazione del rapporto di lavoro;

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro)

h) adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare

istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato ed inevitabile, abbandonino

il posto di lavoro o la zona Pericolosa;

i) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e

immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;

l) adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di

cui agli articoli 36 e 37;


m) astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela

della salute e sicurezza, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro

attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e

Immediato;

n) consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei

lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di

protezione della salute;

(Ammenda da 2.000 a 4.000 euro)

o) consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la

sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, copia

del documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), anche su supporto

informatico come previsto dall'articolo 53, comma 5, nonché consentire al

medesimo rappresentante di accedere ai dati di cui alla lettera r); il

documento è consultato esclusivamente in azienda;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 750 a 4.000 euro)

p) elaborare il documento di cui all’articolo 26, comma 3, anche su supporto

informatico come previsto dall’articolo 53, comma 5, e, su richiesta di questi e

per l’espletamento della sua funzione, consegnarne tempestivamente copia ai

rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Il documento è consultato

esclusivamente in azienda.

(Ammenda da 2.000 a 4.000 euro)

q) prendere appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche

adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare

l'ambiente esterno verificando periodicamente la perdurante assenza di

rischio;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro)


) comunicare in via telematica all’INAIL e all’IPSEMA, nonché per loro tramite,

al sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro di cui

all’articolo 8, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, a fini

statistici e informativi, i dati e le informazioni relativi agli infortuni sul lavoro

che comportino l’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello

dell’evento e, a fini assicurativi, quelli relativi agli infortuni sul lavoro che

comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni; l’obbligo di

comunicazione degli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro

superiore a tre giorni si considera comunque assolto per mezzo della denuncia

di cui all’articolo 53 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione

obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124;

(sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro con riferimento agli infortuni superiori a un

giorno)

(sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.500 con riferimento agli infortuni superiori ai tre giorni)

[L’applicazione della sanzione di cui … (sopra)…, esclude l’applicazione delle sanzioni conseguenti alla

violazione dell’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124]

s) consultare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nelle ipotesi di

cui all’articolo 50;

(Ammenda da 2.000 a 4.000 euro)

t) adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e

dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonché per il caso di pericolo grave e

immediato, secondo le disposizioni di cui all’articolo 43. Tali misure devono

essere adeguate alla natura dell’attività, alle dimensioni dell’azienda o

dell’unità produttiva, e al numero delle persone presenti;


u) nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto, munire i

lavoratori di apposita tessera di riconoscimento,corredata di fotografia, contenente le

generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro;

v) nelle unità produttive con più di 15 lavoratori, convocare la riunione

periodica di cui all’articolo 35;

(Ammenda da 2.000 a 4.000 euro)

z) aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi

che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di

evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;

(Arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro)

Vigilare affinché i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza sanitaria non siano

adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneità.

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.500 euro)


Il datore di lavoro fornisce al servizio di prevenzione e protezione ed al medico competente

informazioni in merito a:

a) la natura dei rischi;

b) l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure

preventive e protettive;

c) la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;

d) i dati di cui al comma 1, lettera r e quelli relativi alle malattie

professionali;

e) i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.500 euro).


3-bis. Il datore di lavoro e i dirigenti sono tenuti altresì a vigilare in ordine

all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 19, 20, 22, 23, 24 e 25,

ferma restando l’esclusiva responsabilità dei soggetti obbligati ai sensi dei

medesimi articoli qualora la mancata attuazione dei predetti obblighi sia

addebitabile unicamente agli stessi e non sia riscontrabile un difetto di

vigilanza del datore di lavoro e dei dirigenti.


Obblighi del preposto

In riferimento alle attività indicate all’articolo 3, i preposti, secondo le loro

attribuzioni e competenze, devono:

a) sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori

dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di

salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei

dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di

persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti;

(Arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.200 euro con riferimento a tutte le disposizioni del

presente decreto, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze)


) verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle

zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 800 euro con riferimento a tutte le disposizioni del

presente decreto, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze)

c) richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di

emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile,

abbandonino il posto di lavoro o la zona Pericolosa;

(Arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.200 euro con riferimento a tutte le disposizioni del

presente decreto, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze)

d) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato

circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 800 euro con riferimento a tutte le disposizioni del

presente decreto, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze)

e) astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro

attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato;

(Arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.200 euro con riferimento a tutte le disposizioni del

presente decreto, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze)

f) segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle

attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di

pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della

formazione ricevuta;

(Arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.200 euro con riferimento a tutte le disposizioni del

presente decreto, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze)


g) frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto

dall’articolo 37.

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 800 euro con riferimento a tutte le disposizioni del

presente decreto, nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze)


Obblighi dei lavoratori

Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre

persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni,

conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.

I lavoratori devono in particolare:

a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli

obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;


I lavoratori devono in particolare:

b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della

protezione collettiva ed individuale;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)

c)utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto e,

nonché i dispositivi di sicurezza;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)

d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)

e) segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei

dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a

conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e

fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente,

dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)

f) non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)

g) non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che

possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)

h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)


I lavoratori devono in particolare:

i) sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o

comunque disposti dal medico competente.

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro)

3. I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono

esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le

generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro.

Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la

propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per

proprio conto.

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 300 euro per il lavoratore e il lavoratore autonomo)


Disposizioni relative ai componenti dell’impresa familiare di cui

all’articolo 230-bis del codice civile e ai lavoratori autonomi

I componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori

autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, i coltivatori

diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli

commercianti devono:

a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al

titolo III;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro i componenti dell’impresa familiare di cui

all’articolo 230-bis del codice civile, per i lavoratori autonomi, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle

società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti)

b) munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni

di cui al titolo III;

(Arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro i componenti dell’impresa familiare di cui

all’articolo 230-bis del codice civile, per i lavoratori autonomi, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle

società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti)

c) munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie

generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano

attività in regime di appalto o subappalto.

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 300 euro i componenti dell’impresa familiare di cui

all’articolo 230-bis del codice civile, per i lavoratori autonomi, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle

società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti)


I soggetti di cui al comma 1, relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio

carico hanno facoltà di:

a) beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41, fermi restando

gli obblighi previsti da norme speciali;

b) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui

rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi

previsti da norme speciali.


Obblighi dei progettisti

I progettisti dei luoghi e dei posti di lavoro e degli impianti rispettano i principi generali di

prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro al momento delle scelte progettuali e

tecniche e scelgono attrezzature, componenti e dispositivi di protezione rispondenti alle

disposizioni legislative e regolamentari in materia.

(Arresto fino a sei mesi o ammenda da 1.500 a 6.000 euro)


Obblighi dei fabbricanti e dei fornitori

1. Sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzature

di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni

legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

2. In caso di locazione finanziaria di beni assoggettati a procedure di

attestazione alla conformità, gli stessi debbono essere accompagnati, a cura del concedente,

dalla relativa documentazione.

Obblighi degli installatori

Gli installatori e montatori di impianti, attrezzature di lavoro o altri mezzi tecnici, per la parte di loro

competenza, devono attenersi alle norme di salute e sicurezza sul lavoro, nonché alle istruzioni

fornite dai rispettivi fabbricanti.

(

Arresto fino a tre mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro)


Obblighi del medico competente

Il medico competente:

a) collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei

rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla

predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica

dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di

competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di

lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro.

Collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della

salute”, secondo i principi della responsabilità sociale;

b) programma ed effettua la sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41 attraverso protocolli sanitari

definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati;

(arresto fino a due mesi o ammenda da 300 a 1.200 euro)

c) istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio

per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria.

Tale cartella è conservata con salvaguardia del segreto professionale e, salvo il tempo strettamente

necessario per l’esecuzione della sorveglianza sanitaria e la trascrizione dei relativi risultati, presso il

luogo di custodia concordato al momento della nomina del medico competente;

(Arresto fino a due mesi o ammenda da 300 a 1.200 euro)


d) consegna al datore di lavoro, alla cessazione dell’incarico, la

documentazione sanitaria in suo possesso.

e) consegna al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della

cartella sanitaria e di rischio, e gli fornisce le informazioni necessarie relative

alla conservazione della medesima;

f) l’originale della cartella sanitaria e di rischio va conservata, nel rispetto di quanto disposto dal

decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, da parte del datore di lavoro, per almeno dieci anni,

salvo il diverso termine previsto da altre disposizioni del presente decreto;

g) fornisce informazioni ai lavoratori sul significato della sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti

e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad

accertamenti sanitari anche dopo la cessazione della attività che comporta l’esposizione a tali

agenti.

Fornisce altresì, a richiesta, informazioni analoghe ai rappresentanti dei lavoratori per la

sicurezza;

h) informa ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41

e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della documentazione sanitaria;

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 600 a 2.000 euro)

i) comunica per iscritto, in occasione delle riunioni di cui all’articolo 35, al datore di lavoro, al

responsabile del servizio di prevenzione protezione dai rischi, ai rappresentanti dei lavoratori per

la sicurezza, i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata e fornisce indicazioni

sul significato di detti risultati ai fini della attuazione delle misure per la tutela della salute e della

integrità psico-fisica dei lavoratori;

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 600 a 2.000 euro)


Il Medico del Lavoro...

l) visita gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno o a cadenza diverse che stabilisce in base

alla valutazione dei rischi; la indicazione di una periodicità diversa dall’annuale deve essere

comunicata al datore di lavoro ai fini della sua annotazione nel documento di valutazione dei rischi;

(Arresto fino a tre mesi o ammenda da 400 a 1.600 euro)

m) partecipa alla programmazione del controllo dell’esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono

forniti con tempestività ai fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria;

n) comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti di cui all’articolo 38 al

Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali entro il termine di sei mesi dalla data di

entrata in vigore del presente decreto.


D. LGS 81/2008

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI

Oggetto della valutazione dei rischi

.

La valutazione dei rischi anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati,

nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi

compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavorocorrelato,

secondo i contenuti dell’ accordo europeo dell’8 ottobre 2004 e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di

gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di

genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa

la prestazione di lavoro.

1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato è effettuata nel rispetto delle indicazioni della Commissione consultiva

permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.

2. Il documento di valutazione dei rischi, redatto a conclusione della valutazione può essere tenuto su supporto informatico

e, deve essere munito, anche tramite le procedure applicabili ai supporti informatici, di data certa o attestata dalla

sottoscrizione del documento medesimo da parte del datore di lavoro, nonché, ai soli fini della prova della data, dalla

sottoscrizione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o

del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale e dal medico competente ove nominato e contenere:

DVR deve contenere............

a) una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano

specificati i criteri adottati per la valutazione stessa.

La scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità,

brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli

interventi aziendali e di prevenzione;


DVR deve contenere.............

b) l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei

dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione dei rischi;

c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei

livelli di sicurezza;

d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli

dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati

unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;

e) l’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del

rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente

che ha partecipato alla valutazione del Rischio;

f) l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che

richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione

e addestramento.

3. Il contenuto del documento di valutazione dei rischi deve altresì rispettare le indicazioni

previste dalle specifiche norme sulla valutazione dei rischi contenute nei successivi titoli del

presente decreto;

3-bis. In caso di costituzione di nuova impresa, il datore di lavoro è tenuto ad

effettuare immediatamente la valutazione dei rischi elaborando il relativo

documento entro novanta giorni dalla data di inizio della propria attività.


Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi

Il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento di valutazione

dei rischi, in collaborazione con il RSPP e il medico competente, nei casi

previsti.

Le attività sono realizzate previa consultazione del rappresentante dei lavoratori

per la sicurezza.

La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata, nel rispetto

delle modalità di cui ai commi 1 e 2, in occasione di modifiche del processo

produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e

sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della

prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i

risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità.

A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere

aggiornate.

Nelle ipotesi di cui ai periodi che precedono il documento di valutazione dei rischi

deve essere rielaborato, nel rispetto delle modalità di cui ai commi 1 e 2, nel

termine di trenta giorni dalle rispettive causali;


4. Il documento di valutazione dei rischi e il documento unico di valutazione dei rischi, devono essere custoditi

presso l’unità produttiva alla quale si riferisce la valutazione dei rischi.

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 6.600 euro per il datore di lavoro – dirigente)

5. I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al

presente articolo sulla base delle procedure standardizzate della Commissione consultiva permanente

per la salute e sicurezza sul lavoro.

Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto

interministeriale di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f) del D.Lgs 81/2008, e comunque, non oltre il 30

giugno 2012, gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l’effettuazione della

valutazione dei rischi.

Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle seguenti attività:

a) nelle aziende industriali di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e

successive modificazioni, soggette all’obbligo di notifica o rapporto, ai sensi degli articoli 6 e 8 del

medesimo decreto;

b) nelle centrali termoelettriche;

c) negli impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del decreto

legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e successive modificazioni;

d) nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi,

polveri e munizioni;

g) nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50

lavoratori.

6. I datori di lavoro che occupano fino a 50 lavoratori possono effettuare la valutazione dei rischi sulla

base delle procedure della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.

6-bis. Le procedure standardizzate della Commissione consultiva permanente

per la salute e sicurezza sul lavoro, anche con riferimento alle aziende che

rientrano nel campo di applicazione dei cantieri temporanei o mobili, sono

adottate nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 28 del D.lgs

81/2008.


D. LGS 81/2008

IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI

Il datore di lavoro deve procedere all’individuazione di tutti i fattori di rischio esistenti in azienda e

delle loro reciproche interazioni, nonché alla valutazione della loro entità.

Su questa base il datore di lavoro deve individuare le misure di prevenzione e pianificarne

l’attuazione, il miglioramento ed il controllo al fine di verificarne l’efficacia e l’efficienza.

La valutazione è effettuata in collaborazione con il RSPP e con il MC (nei casi in cui è obbligatoria

la sorveglianza sanitaria), previa consultazione del rappresentante per la sicurezza.

Al termine della valutazione viene elaborato un apposito documento che viene conservato presso

l’azienda e che costituisce il punto di riferimento per tutti i soggetti che intervengono nelle attività

rivolte alla sicurezza in azienda.


Contenuti del documento DVR

Nell’impostazione del legislatore il documento è articolato in tre parti e contiene:

a) una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro.

La relazione deve fornire indicazioni almeno su:

- le realtà operative considerate, eventualmente articolate nei diversi ambienti fisici, illustrando gli

elementi del ciclo produttivo rilevanti per l’individuazione e la valutazione dei rischi, lo schema del

processo lavorativo, con riferimento sia ai posti di lavoro, sia alle mansioni ed ogni altro utile Dato;

- le varie fasi del procedimento seguito per la valutazione dei rischi;

- il coinvolgimento delle componenti aziendali, con particolare riferimento al rappresentante dei

lavoratori per la sicurezza;

- le professionalità e risorse interne ed esterne cui si sia fatto eventualmente ricorso.

Per quel che concerne i criteri adottati, le indicazioni devono riguardare:

- i pericoli ed i rischi correlati

- le persone esposte al rischio prese in esame, nonché gli eventuali gruppi particolari (le categorie

di lavoratori per i quali, rispetto alla media dei lavoratori, i rischi relativi ad un medesimo pericolo

sono comparativamente maggiori per cause soggettive dipendenti dai lavoratori stessi);

- i riferimenti normativi adottati per la definizione del livello di riduzione di

ciascuno dei rischi presenti;

- gli elementi di valutazione usati in assenza di precisi riferimenti di legge (norme di buona tecnica,

codici di buona pratica, ecc.);

b) l’individuazione delle misure di prevenzione e di protezione adottate sulla base della valutazione

effettuata e dei dispositivi di protezione individuale utilizzati, con l’indicazione:


- degli interventi risultati necessari a seguito della valutazione e di quelli programmati per

conseguire una ulteriore riduzione di rischi residui;

- delle conseguenti azioni di informazione e formazione dei lavoratori Previste;

- dell’elenco dei mezzi di protezione personali e collettivi messi a disposizione

dei lavoratori;

c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli

di sicurezza, illustrando in particolare:

- l’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione;

- il programma per l’attuazione ed il controllo dell’efficienza delle misure di sicurezza poste in atto;

- il piano per il riesame periodico od occasionale della valutazione, anche in esito ai risultati

dell’azione di controllo.

Il documento di valutazione viene rielaborato in occasione di modifiche del processo produttivo

significative ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori.

In caso di costituzione di nuova impresa, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare immediatamente

la valutazione dei rischi elaborando il relativo documento entro novanta giorni dalla data di inizio

della propria attività.


Autocertificazione del datore di lavoro

Il datore di lavoro delle aziende che occupano fino a dieci addetti,

non è soggetto all’obbligo di predisposizione del documento di

valutazione, ma è tenuto comunque ad

Autocertificare

per iscritto l’avvenuta effettuazione della valutazione dei rischi e l’adempimento degli

obblighi ad essa correlati.

Copia dell’autocertificazione deve essere inviata al rappresentante dei lavoratori per la

sicurezza.

L’autocertificazione non è ammessa per le attività industriali a rischio di incidenti rilevanti e

le altre attività escluse dalla procedura semplificata.


I RAPPORTI CON I RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI

Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

.

1. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è istituito a livello territoriale o di

comparto, aziendale e di sito produttivo.

2. In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante dei lavoratori

per la sicurezza.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è la persona eletta o designata per

rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza

durante il lavoro;

3. Nelle aziende o unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori il rappresentante dei

lavoratori per la sicurezza è di norma eletto direttamente dai lavoratori al loro interno oppure

è individuato per più aziende nell’ambito territoriale o del comparto produttivo ovvero il

rappresentante dei lavoratori territoriale o di sito produttivo.

4. Nelle aziende o unità produttive con più di 15 lavoratori il rappresentante dei lavoratori

per la sicurezza è eletto o designato dai lavoratori nell’ambito delle rappresentanze sindacali

in azienda. In assenza di tali rappresentanze, il rappresentante è eletto dai lavoratori della

azienda al loro interno.


Il numero, le modalità di designazione o di elezione del rappresentante dei lavoratori per la

sicurezza, nonché il tempo di lavoro retribuito e gli strumenti per l’espletamento delle funzioni

sono stabiliti in sede di contrattazione Collettiva.

L’elezione RLS dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendali, territoriali o di

comparto, salvo diverse determinazioni in sede di contrattazione collettiva, avviene di norma in

corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro.


In ogni caso il numero minimo dei rappresentanti è il seguente:

a) un rappresentante nelle aziende ovvero unità produttive sino a 200 Lavoratori;

b) tre rappresentanti nelle aziende ovvero unità produttive da 201 a 1.000 lavoratori;

c) sei rappresentanti in tutte le altre aziende o unità produttive oltre i 1.000 lavoratori.

In tali aziende il numero dei rappresentanti è aumentato nella misura individuata dagli

accordi interconfederali o dalla contrattazione collettiva.

Qualora non si proceda alle elezioni previste, le funzioni di rappresentante dei lavoratori per

la sicurezza sono esercitate dai rappresentanti dei lavoratori territoriali o di sito produttivo,

salvo diverse intese tra le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro

comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.


Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Fatto salvo quanto stabilito in sede di contrattazione collettiva, il rappresentante dei lavoratori

per la sicurezza:

a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;

b) è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla

individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità

produttiva;

c) è consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione,

alla attività di prevenzione incendi, al primo soccorso, alla evacuazione dei luoghi di lavoro e

del medico competente;

d) è consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui all’articolo 37;

e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le

misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi,

alle macchine, agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle

malattie professionali;

f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;

g) riceve una formazione adeguata e, comunque, non inferiore a quella prevista dall’articolo

37del D.lgs 81/2008 e s.m.i.;

h) promuove l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di prevenzione idonee

a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori;

i) formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti,

dalle quali è, di norma, sentito;

l) partecipa alla riunione periodica aziendale;

m) fa proposte in merito alla attività di prevenzione;

n) avverte il responsabile della azienda dei rischi individuati nel corso della

sua attività;


Attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

o) può fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di

prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro o dai dirigenti e i

mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e la salute

durante il lavoro.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza deve disporre del tempo necessario

allo svolgimento dell’incarico senza perdita di retribuzione, nonché dei mezzi e degli

spazi necessari per l’esercizio delle funzioni e delle facoltà riconosciutegli, anche

tramite l’accesso ai dati e le informazioni relativi agli infortuni sul lavoro che

comportino l’assenza dal lavoro di almeno un giorno,

escluso quello dell’evento e, a fini assicurativi, quelli relativi agli infortuni sul lavoro che

comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni; l’obbligo di comunicazione

degli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni,

contenuti in applicazioni informatiche.

Non può subire pregiudizio alcuno a causa delle svolgimento della propria attività e nei

suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze

sindacali.

3. Le modalità per l’esercizio delle funzioni sono stabilite in sede di contrattazione

collettiva nazionale.

4. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su sua richiesta e per l’espletamento

della sua funzione, riceve copia del documento di valutazione dei rischi.


L' RLS rispettivamente del datore di lavoro committente e delle imprese appaltatrici,

su loro richiesta e per l’espletamento della loro funzione, ricevono copia del

documento unico di valutazione dei rischi.

OBBLIGO RLS Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è tenuto al rispetto

delle disposizioni di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e del segreto

industriale relativamente alle informazioni contenute nel documento di valutazione

dei rischi e nel documento unico di valutazione dei rischi, nonché al segreto in ordine

ai processi lavorativi di cui vengono a conoscenza nell’esercizio delle funzioni.

L’esercizio delle funzioni di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

è incompatibile con la nomina di RSPP


LA PREVENZIONE SANITARIA

IL RUOLO DEL MEDICO COMPETENTE

Sorveglianza sanitaria

Sorveglianza sanitaria

Nelle aziende ove i fattori di rischio lo richiedano, viene nominato il cosiddetto medico competente

che effettua la sorveglianza sanitaria dei lavoratori.

La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente:

a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva per

la salute e la sicurezza sul lavoro;

b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai

rischi lavorativi;

2. La sorveglianza sanitaria comprende:

a) visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni

al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla

mansione specifica;

b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed

esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali

accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di

norma, in una volta l’anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa,

stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio.


L’organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e

periodicità della sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal

medico competente;

c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente

correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento

a causa dell’attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione

specifica;

d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l’idoneità alla

mansione specifica;

e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa

vigente;

e- bis) visita medica preventiva in fase preassuntiva;

e- ter ) visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute

di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla mansione.

2-bis. Le visite mediche preventive possono essere svolte in fase preassuntiva, su scelta del

datore di lavoro, dal medico competente o dai dipartimenti di prevenzione delle ASL.

Art 39 Comma 3

Il dipendente di una struttura pubblica, assegnato agli uffici che svolgono attività di vigilanza, non può prestare, ad alcun titolo e in alcuna

parte del territorio nazionale, attività di medico competente).

Le visite mediche non possono essere effettuate:

(sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.000 euro il medico competente)

a) per accertare stati di gravidanza;

b) negli altri casi vietati dalla normativa vigente.

(sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 6.600 euro il datore di lavoro - dirigente)


4. Le visite mediche a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e

biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente.

Nei casi ed alle condizioni previste dall’ordinamento, le seguenti visite:

a) visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il

lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica;

b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il

giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non

prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale periodicità

può assumere cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della valutazione

del rischio.

L’organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità della

sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal medico competente;

d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l’idoneità alla

mansione specifica;

e-bis) visita medica preventiva in fase preassuntiva;

e-ter) visita medica precedente alla ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di

salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi, al fine di verificare l’idoneità alla

mansione. sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e

di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.


Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche,

esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:

a) idoneità;

b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;

c) inidoneità temporanea;

d) inidoneità permanente.

6-bis. Nei casi sopra descritti, il medico competente esprime il proprio

giudizio per iscritto dando copia del giudizio medesimo al lavoratore e al

datore di lavoro.

(sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.000 euro il medico competente)

Nel caso di espressione del giudizio di inidoneità temporanea vanno precisati

i limiti temporali di validità.

Avverso i giudizi del medico competente, ivi compresi quelli formulati in fase

preassuntiva, è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di

comunicazione del giudizio medesimo, all’organo di vigilanza territorialmente

competente che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma,

la modifica o la revoca del giudizio stesso.


Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica

Il datore di lavoro, anche in considerazione di quanto disposto dalla legge

12 marzo 1999, n.68, in relazione ai giudizi espressi dal medico

competente, attua le misure indicate dallo stesso e qualora le stesse

prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove

possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori

garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza;


Titoli e requisiti del medico competente

Per svolgere le funzioni di medico competente è necessario possedere uno dei

seguenti titoli o requisiti:

a) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e

psicotecnica;

b) docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e

psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e

igiene del lavoro o in clinica del lavoro;

c) autorizzazione di cui all’articolo 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277;

d) specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale;

d-bis) con esclusivo riferimento al ruolo dei sanitari delle Forze armate, compresa

l’Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di

finanza, svolgimento di attività di medico nel settore del lavoro per almeno

quattro anni

I medici in possesso dei titoli di specializzazione in igiene e medicina preventiva o in medicina legale, sono tenuti a

frequentare appositi percorsi formativi universitari da definire con apposito decreto del Ministero dell’Università e della

ricerca di concerto con il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

I soggetti di cui al precedente periodo i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, svolgano le attività di

medico competente o dimostrino di avere svolto tali attività per almeno un anno nell’arco dei tre anni anteriori all’entrata in

vigore del presente decreto legislativo, sono abilitati a svolgere le medesime funzioni..


Svolgimento dell’attività di medico competente

1. L’attività di medico competente è svolta secondo i principi della medicina

del lavoro e del codice etico della Commissione internazionale di salute

occupazionale (ICOH).

2. Il medico competente svolge la propria opera in qualità di:

a) dipendente o collaboratore di una struttura esterna pubblica o privata,

convenzionata con l’imprenditore;

b) libero professionista;

c) dipendente del datore di lavoro.

3. Il dipendente di una struttura pubblica, assegnato agli uffici che svolgono

attività di vigilanza, non può prestare, ad alcun titolo e in alcuna parte del

territorio nazionale, attività di medico competente.

4. Il datore di lavoro assicura al medico competente le condizioni necessarie

per lo svolgimento di tutti i suoi compiti garantendone l’autonomia.

5.Il medico competente può avvalersi, per accertamenti diagnostici, della

collaborazione di medici specialisti scelti in accordo con il datore di lavoro che ne

sopporta gli oneri.

6. Nei casi di aziende con più unità produttive, nei casi di gruppi d’imprese nonché

qualora la valutazione dei rischi ne evidenzi la necessità, il datore di lavoro può

nominare più medici competenti individuando tra essi un medico con funzioni di

coordinamento


Rapporti del medico competente con il Servizio sanitario nazionale

Il medico competente trasmette, esclusivamente per via telematica, ai servizi

competenti per territorio le informazioni, elaborate evidenziando le

differenze di genere, relative ai dati collettivi aggregati sanitari e di rischio

dei lavoratori, sottoposti a sorveglianza sanitaria secondo il modello in

ALLEGATO 3B del D.lgs 81/2008.

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 4.000 euro il medico competente)


Obblighi del medico competente

Il medico competente:

a) collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e

protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione,

ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della

attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica

dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei

lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di

primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione

e le peculiari modalità organizzative del lavoro.

Collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di

“promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità sociale;

b) programma ed effettua la sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41

attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo

in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati;

(arresto fino a due mesi o ammenda da 300 a 1.200 euro)

c) istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una

cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza

sanitaria.

Tale cartella è conservata con salvaguardia del segreto professionale e,

salvo il tempo strettamente necessario per l’esecuzione della sorveglianza

sanitaria e la trascrizione dei relativi risultati, presso il luogo di custodia

concordato al momento della nomina del medico competente;

(Arresto fino a due mesi o ammenda da 300 a 1.200 euro)


d) consegna al datore di lavoro, alla cessazione dell’incarico, la

documentazione sanitaria in suo possesso, nel rispetto delle disposizioni di

cui al decreto legislativo del 30 giugno 2003 n.196, e con salvaguardia del

segreto professionale;

(Arresto fino a un mese o ammenda da 200 a 800 euro)

e) consegna al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della

cartella sanitaria e di rischio, e gli fornisce le informazioni necessarie relative

alla conservazione della medesima;

L’originale della cartella sanitaria e di rischio va conservata,

nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n.

196, da parte del datore di lavoro, per almeno dieci anni, salvo il diverso

previsto da altre disposizioni del presente decreto;

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro per il datore di

lavoro – dirigente)

g) fornisce informazioni ai lavoratori sul significato della sorveglianza

sanitaria cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a

lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche

dopo la cessazione della attività che comporta l’esposizione a tali agenti.

Fornisce altresì, a richiesta, informazioni analoghe ai rappresentanti dei

lavoratori per la sicurezza;

(arresto fino a due mesi o ammenda da 300 a 1.200 euro)

h) informa ogni lavoratore interessato dei risultati della sorveglianza sanitaria

di cui all’articolo 41 e, a richiesta dello stesso, gli rilascia copia della

documentazione sanitaria;

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 600 a 2.000 euro)


i) comunica per iscritto, in occasione delle riunioni di cui all’articolo 35, al datore di lavoro, al

responsabile del servizio di P.P. , ai rappresentanti dei L.S., i risultati anonimi collettivi della

sorveglianza sanitaria effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti risultati ai fini della

attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori;

(Sanzione amministrativa pecuniaria da 600 a 2.000 euro)

l) visita gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno o a cadenza diversa che stabilisce in

base alla valutazione dei rischi; la indicazione di una periodicità diversa dall’annuale deve essere

comunicata al datore di lavoro ai fini della sua annotazione nel documento di valutazione dei

rischi;

(Arresto fino a tre mesi o ammenda da 400 a 1.600 euro)

m) partecipa alla programmazione del controllo dell’esposizione dei Lavoratori i cui risultati gli

sono forniti con tempestività ai fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria;

n) comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti di cui all’articolo 38 al

Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali entro il termine di sei mesi dalla data di

entrata in vigore del presente decreto.


D. LGS 81/2008

ORGANI DI VIGILANZA

Vigilanza

1. La vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è

svolta dalla azienda sanitaria locale competente per territorio e, per quanto di specifica competenza,

dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché per il settore minerario, fino all’effettiva attuazione del

trasferimento di competenze da adottarsi ai sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e

successive modificazioni.

1-bis. Nei luoghi di lavoro delle Forze armate, delle Forze di polizia e dei vigili del fuoco la vigilanza

sulla applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro è svolta

esclusivamente dai servizi sanitari e tecnici istituiti presso le predette amministrazioni.


Ferme restando le competenze in materia di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente al

personale ispettivo del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ivi compresa quella

in materia di salute e sicurezza dei lavoratori di cui all’articolo 35 della legge 26 aprile 1974, n. 191,

lo stesso personale esercita l’attività di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di

salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle seguenti attività, nel quadro del coordinamento

territoriale di cui all' articolo 7 del decreto legge:

a) attività nel settore delle costruzioni edili o di genio civile e più in particolare lavori di costruzione,

manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione e risanamento di opere fisse, permanenti o

temporanee, in muratura e in cemento armato, opere stradali, ferroviarie, idrauliche, scavi, montaggio e

smontaggio di elementi prefabbricati; lavori in sotterraneo e gallerie, anche comportanti l'impiego di

esplosivi;

b) lavori mediante cassoni in aria compressa e lavori subacquei;

c) ulteriori attività lavorative comportanti rischi particolarmente elevati, individuate con decreto del Presidente

del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali, adottato

sentito il comitato di cui all’articolo 5 e previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,

le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, in relazione alle quali il personale ispettivo del

Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali svolge attività di vigilanza sull’applicazione della

legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, informandone preventivamente il servizio di

prevenzione e sicurezza dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio.


In attesa del complessivo riordino delle competenze in tema di vigilanza sull’applicazione

della legislazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, restano ferme le

competenze in materia di salute e sicurezza dei lavoratori attribuite alle autorità marittime a

bordo delle navi ed in ambito portuale, agli uffici di sanità aerea e marittima, alle autorità

portuali ed aeroportuali, per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori a bordo di navi

e di aeromobili ed in ambito portuale ed aeroportuale nonché ai servizi sanitari e tecnici

istituiti per le Forze armate e per le Forze di polizia e per i Vigili del fuoco;

i predetti servizi sono competenti altresì per le aree riservate o operative e per quelle che

presentano analoghe esigenze da individuarsi, anche per quel che riguarda le modalità di

attuazione, con decreto del Ministro competente, di concerto con i Ministri del lavoro, della

salute e delle politiche sociali.

L’Amministrazione della giustizia può avvalersi dei servizi istituiti per le Forze armate e di

polizia, anche mediante convenzione con i rispettivi Ministeri, nonché dei servizi istituiti

con riferimento alle strutture penitenziarie.

4. La vigilanza di cui al presente articolo è esercitata nel rispetto del coordinamento di cui

agli articoli 5 e 7.

5. Il personale delle pubbliche amministrazioni, assegnato agli uffici che svolgono attività

di vigilanza, non può prestare, ad alcun titolo e in alcuna parte del territorio nazionale,

attività di consulenza.


DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 19 marzo 1956, n. 303

Norme generali per l'igiene del lavoro

… ART 64. Ispezioni

Gli ispettori del lavoro hanno facoltà di visitare, in qualsiasi momento ed in ogni parte, i luoghi

di lavoro e le relative dipendenze, di sottoporre a visita medica il personale occupato, di

prelevare campioni di materiali o prodotti ritenuti nocivi, e altresì di chiedere al datore di lavoro,

ai dirigenti, ai preposti ed ai lavoratori le informazioni che ritengano necessarie per

l'adempimento del loro compito, in esse comprese quelle sui processi di lavorazione.

Gli ispettori del lavoro hanno facoltà di prendere visione, presso gli ospedali ed eventualmente

di chiedere copia, della documentazione clinica dei lavoratori per malattie dovute a cause

lavorative o presunte tali.

Gli ispettori del lavoro devono mantenere il segreto sopra i processi di lavorazione e sulle

notizie e documenti dei quali vengono a conoscenza per ragioni di ufficio.

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