IL CONSU n 250-FINALE

steven78

Il Giornale del Consumatore - n. 250

EDITORIALE

LA BUROCRAZIA DI OGGI

ED I TEMPI CHE

NON TORNERANNO PIÙ

Pochi giorni fa, leggendo la notizia del

verbale di oltre 15.000 euro elevato ad

un piccolo viticoltore delle langhe da

parte dell’Ispettorato del lavoro per essersi

fatto aiutare nella raccolta dell’uva dalla sua

compagna e da un paio di amici, sono

rimasto colpito dalla durezza della nostra

burocrazia. Poi, per fortuna, dopo il grande

battage che ne è scaturito da tutte le parti e

dai media, si è saputo che la sanzione era

stata annullata e che il piccolo viticoltore

poteva riprendere a dormire tranquillo.

Negli anni passati anche in Sardegna si

sono verificati dei casi analoghi.

Come sempre, è la solita soluzione all’italiana,

perché dimostra che chi riesce ad

avere l’appoggio dei media ed a smuovere

l’opinione pubblica, ad essere invitato nei

talk show, alle volte se la cava, mentre gli

altri devono pagare e basta. Una soluzione

del resto illegale, perché semmai è la legge

da modificare e distinguere i casi di esenzione da quelli

da punire. Attualmente gli esentati dall’essere assicurati

come dipendenti, sono solo i familiari fino al quarto

grado, per cui amici, vicini di casa, amatoriali, ne sono

esclusi e se non assunti, dovrebbero essere remunerati

tramite voucher i quali, dal valore di acquisto di 10 euro,

ne rimangono al lavoratore solo 7.

Lo scopo della legge è quella di combattere il lavoro nero

ed il caporalato il quale, quest’ultimo, è molto diffuso

soprattutto in certe Regioni del sud, per la raccolta di

pomodori, meloni, agrumi. Fenomeni deprecari e da

condannare severamente, che certamente non riguardano

piccoli appezzamenti di terreni coltivati dai quali

raccogliere l’uva per farsi il vino in casa, la conserva per

tutta la famiglia, un po’ di frutta da regalare agli amici

che hanno aiutato nella raccolta o per venderla direttamente

al consumatore nella sua aziendina.

Purtroppo troppe leggi, in Italia, vengono fatte apposta

per i legulei nostrani per cui, si dice, fatta la legge trovato

l’inganno. Nel contempo si lascia facoltà all’ispettore

decidere se verbalizzare o meno (c’è quello che si limita

a chiudere un occhio e fa solo un favore, ma c’è quello

che ci marcia e che mentre chiude l’occhio apre la

tasca). Si considera il piccolo operatore in buona fede al

pari del mascalzone.

Ripensando a tutti questi fatti, all’invadenza della burocrazia

in tutti i gangli delle attività economiche, spesso

più idonea ad ostacolare che ad aiutare lo sviluppo, sono

andato con i ricordi ai tempi della mia gioventù, quando

durante le vacanze estive andavo dai miei nonni e

assistevo alla lavorazione delle uve conferite dai mezzadri,

sia con la pigia-diraspatrice che nelle vasche con i

piedi dove mi arrampicavo per pestare i grappoli insieme

alle donne che in genere si utilizzavano al posto

degli uomini, impegnati nei lavori più faticosi. Pensavo a

quanto mi piaceva aiutare i miei amici che trebbiavano

il loro grano e salivamo sul pagliaio attorno al palo dove

cadeva la paglia o stare dietro la trebbiatrice per riempire

i sacchi del grano, intercalati da merende e bicchieri

di vino per i grandi. Dopo una doccia per togliersi di

dosso tutta la polvere mista al sudore, arrivava il pranzo

di fine trebbiatura che durava ore e con diverse portate:

unica e soddisfatta retribuzione per il lavoro fatto con

vero piacere.

Poi c’erano le famose “veglie” pubblicizzate con il passa

parola

da un’azienda all’altra, da iniziare dopo

cena sull’aia davanti alla casa ed alla luce di

qualche lampada, nelle quali i partecipanti,

seduti su una catasta di pannocchie di granoturco,”

scartocciavano”, togliendo le

foglie (che servivano poi per farne materassi)

lasciando le pannocchie nude. Si lavorava

tra canti, barzellette e talvolta, nel prendere

le pannocchie, inavvertitamente capitava

di infilare la mano sotto la gamba della

ragazza vicina..! Il ballo finale sull’aia stessa

con il suono di una fisarmonica concludeva

la serata dove, talvolta, iniziavano

amorazzi estivi.

Tempi che con la meccanizzazione, con la

scomparsa della mezzadria, con le leggi

successivamente subentrate - spesso con

intenti benemeriti - ma anche utili per

creare e mantenere una burocrazia e finti

patronati più utili a se stessi ed ai loro

dipendenti, che ai coltivatori diretti, hanno

rivoluzionato il mondo agricolo di un

tempo dove spesso i mezzadri diventavano

a loro volta proprietari di altre aziende a

mezzadria, mentre laddove l’agricoltura,

per ragioni politiche e demagogiche poté

utilizzare solo i salariati, essi sono rimasti

tali per tutta la vita salvo qualche sporadico

caso. E’ la solita demagogia di dare al povero

di che vivere, ma di non emergere e farlo

arricchire.

Se allora, ma anche fino a non molti anni

fa, fosse esistita la burocrazia odierna molti

studenti, con la vendemmia, non avrebbero

potuto farsi un tesoretto da utilizzare

come preferivano e, anche, dare la possibilità

di fare un secondo lavoro all’uscita

dalla fabbrica per chi ne avesse avuto bisogno.

info@ilconsumatore.eu

La SARDEGNA è un'isola circondata da 450 chilometri quadrati di Mar Mediterraneo,

pertanto ai sensi del PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA non può avere lo STESSO REGIME FISCALE

delle ALTRE REGIONI ITALIANE che non hanno i nostri SVANTAGGI! (lo capiscono anche i bambini)

www.zonafrancasardegna.it

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 3


SOMMARIO

3 - Editoriale

6 - Lettere al direttore

8 - È già tempo di funghi ma attenzione

alle intossicazioni

9 - La tua Rubrica

10 - Pregi e difetti del peperoncino

11 - Conosci le nuove regole sulle

insalate in busta?

12 - Quali rischi per le contaminazioni

dei prodotti alimentari in Italia?

13 - Nuova bufala su Facebook: carne

infetta da virus dell'Hiv

14 - È la vitamina E il segreto di un

occhio giovane e sano

16 - Un cereale digeribile anche per chi è

intollerante al glutine

17 - Spesa al discount: qualche consiglio

19 - Salute del cuore e del cervello

compromessa dai grassi idrogenati

trans

20 - Gli oli della salute, meglio quello

d’argan o l’extra vergine oliva?

21 - Le macchinette per il caffè sono

un covo di batteri. Alcuni consigli

per la pulizia

22 - Il farmaco biotech in Italia

23 - Dai test genetici al colesterolo

passando per Tac e Rmn

25 - La biblioteca del consumatore

26 - I vademecum contro

la contraffazione

27 - Diritto & Rovescio

28 - Burocrazia: quando il privato batte

il pubblico

30 - Arrivi al check-in con il tuo biglietto,

ma per te non c'è posto: si chiama

overbooking ed è una bella seccatura!

32 - Polizze auto: meno care installando

la “scatola nera”, ma aumentano

i rischi per la privacy

33 - Semafori laser, irregolari secondo

il Ministero. UNC: restituire

multe pagate

34 - Nuovi prodotti Apple

35 - Le responsabilità nei tamponamenti

36 - I migranti sono una risorsa…

per troppi

37 - ARSENICO, I ‘successi’ dell’Agenzia

immobiliare per immigrati

38 - Uranio impoverito: chi dovrebbe

vergognarsi e chi chiedere

semplicemente scusa

39 - Cautela nel parlare di servitù

militari, noi Sardi siamo specialisti

nell’autocastrazione

40 - L’infrastruttura Enel al servizio

del digitale: tutti insieme per un’Italia

digitale?

41 - Privacy Officer, più trasparenza del

mercato con una Norma UNI

42 - Nuova bufera su Tripadvisor

per ristorante inesistente primo

in classifica

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 - ANNO XXVIII

Fondato nel 1988 da Romano Satolli

DIRETTORE RESPONSABILE

E-mail: r.satolli@tin.it

EDITRICE: Trial Press sas

Via Giudice Guglielmo, 17 - 09131 Cagliari

Per avere una

VOCE FORTE

non serve gridare

scompostamente,

ma avere

capacità di

risposta, dialogo,

iniziativa

(Vincenzo Dona

fondatore

dell’Unione

Nazionale

Consumatori)

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IN COPERTINA:

SARDEGNA, PERLA DEL MEDITERRANEO

Cagliari, Il Bastione di Saint Remy

foto di Stefano Soddu

PROGETTO GRAFICO, IMPAGINAZIONE

E FOTO INTERNE

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LETTERE AL DIRETTORE

LA MIA SARDEGNA. LA MIA CARA TERRA

Faccio il punto:

- Migranti eritrei che appena

approdati cercano di scappare da Cagliari,

occupando il porto per imbarcarsi con la

prima nave verso la penisola, addirittura

anche sulle navi della Tirrenia.

- Migranti centroafricani che scappano da

alberghi isolani a tre stelle e bloccano

pullman e strade nel tentativo di scappare

- Migranti che si lamentano dell'isolamento

della Sardegna e pretendono di andare

nelle grandi città (escluso Cagliari che fa

schifo. ndr.)

- Migranti che rifiutano il cibo sardo perchè

non gradito e non adeguato ai loro bisogni

(malloreddus, culurgiones, fregula e seadas?

Cifraxiu?)

- Migranti poche ore fa a Sanluri : "Qua non

stiamo bene, vogliamo andare via!" Urla e

minacce.

- Navi di ogni nazione che continuano a sbarcare

a Cagliari migliaia di migranti, che

appena realizzano di essere in Sardegna

vanno su tutte le furie e minacciano tutti

come se fossero stati sbarcati nell'isola

della Cayenna e, allo stesso modo di

Papillon, cercano di lanciarsi in mare per

scappare, come se la Sardegna fosse peggio

delle coste libiche.

Ma allora, mi domando, perché continuano a

sbarcarci migliaia di migranti in Sardegna

sapendo di farne degli infelici? Oltretutto

stanno creando un grave danno all'autostima

di noi sardi, che abbiamo sempre fatto della

nostra proverbiale ospitalità il cavallo vincente

di intere generazioni. Che dire poi

della bellezza della nostra Terra, accessibile

a tutti ma spesso proibitiva per noi poveri

sardi? E del nostro cibo, onore e vanto della

nostra terra, denigrato da un popolo

migrante che dice di essere reduce da una

grave carestia alimentare e dove anche le

cavallette dovevano essere considerate commestibili,

vogliamo parlarne? Io che sono

Sardo e ne vado fiero, che discendo dal popolo

nuragico, fatto di uomini forti e di guerrieri,

che appartengo ad una cultura antica e

autonoma, che considero l'insularità come

un dono di Dio, che ho ritenuto ogni centimetro

della mia Terra degno del paradiso

terrestre, che ho fatto dei prodotti della mia

Terra uno stile di vita alimentare, che considero

il mare un'opportunità e non un vincolo,

malgrado spostarsi verso il resto del

mondo mi procuri grandi disagi e gravi

sacrifici, che ho visto nella Sardegna i sacrifici

dei miei avi e il futuro dei miei figli, che

amo la mia Terra e che per amore l'ho voluta

condividere con chiunque manifestasse il

desiderio di venirci, che ho difeso contro

tutti e sopratutto contro noi stessi, oggi mi

sento deluso e offeso. Deluso e offeso come

colui che per accontentare il suo prossimo,

condivide la sua casa e divide il pane con i

bisognosi, e scopre che il suo pane viene gettato

per terra e la sua casa maledetta. La mia

grande ospitalità, come quella di tutti i

sardi, è a disposizione di chiunque ne abbia

bisogno, ma non certo di chi non ne onora il

sacrificio e il buon cuore. Stiano a casa loro,

o vadano in posti dove si sentono più a loro

agio. Noi questo abbiamo, e di questo siamo

orgogliosi.

Caro Fabio,

Fabio Barbarossa-Cagliari -Per mail

anche io amo la Sardegna che più di 50 anni fa

mi venne assegnata come posto di lavoro.

Anche io feci fatica ad integrarmi, per le difficoltà,

allora molto più di oggi, di entrare nei

gruppi e nei balli domenicali in famiglia. Lo

Stato, per problemi di trasferimento di fondi, mi

lasciò anche 4 mesi senza stipendio e non avevo

nessuno che mi potesse aiutare. Ma ho tenuto

duro e mi sono adeguato alla Sardegna ed ai

sardi. Il mio collega piemontese di Cuneo, non

ci riuscì nemmeno dopo tanti anni, pur sposando

una sarda, ritenendo sempre di provenire da

una Regione superiore. Oggi, che ho una moglie

sardo-catalana e due figlie cagliaritane, amo la

Sardegna molto più di tanti sardi pronti a denigrarla

e, purtroppo, anche rovinarla come stanno

facendo o hanno fatto molti politici, spesso

servi del potere centrale. Spero che un giorno

nasca un rigurgito di vero orgoglio, come il tuo

e di tanti altri sardi che escano dal silenzio e

creino una Sardegna libera da ogni condizionamento

esterno, completamente autonoma in

una Europa dei Popoli.

LO SBANDAMENTO TOTALE

Dovunque mi giro, il panorama non cambia.

Umanità repressa, persecuzioni etniche,

locali, personali. Un mondo che cambia

aspetto. Tutto ciò che era, non è. Tutto

ciò che è, non sarà più. Una corsa contro il

tempo per fermare la scomparsa dell’umanità,

così come l’abbiamo sempre

conosciuta. Una sfida sul filo del rasoio per

riaffermare concetti in disuso, ineluttabilmente

indirizzati alla fine del tutto. A

nulla servono ammonimenti, a nulla valgono

manifestazioni di orrore. Tutto si

assimila e si smaltisce. Tutto trova una collocazione

nella mente collettiva, anche

quando stride terribilmente con la

coscienza personale. La negazione del

passato è motivata da presunte necessità

future. L’ottusità si sostituisce al patrimonio

culturale dei popoli e la legge del più

forte prevarica ogni possibilità di dialogo.

Assistiamo ad una guerra totale, giustificabile

solo da una demenza generale, dove il

malato è più sano del curante. Il fine della

stupidità giustifica i mezzi dell’idiozia. Un

Machiavelli con il morbo di Alzheimer.

Non sono un giornalista, e ne vado fiero,

non sono un futurologo, e la cosa mi lusinga,

non sono un politico, nessuno è perfetto.

Sono solo un testimone del tempo. Un

astante innocente catapultato a calci nel

culo in una dimensione irreale, alla ricerca

di una collocazione temporospaziale

che, ahimè, non esiste più. Ho perso la

strada, e a nulla servono le briciole di

pane lasciate da Pollicino per tornare a

casa. Gli avvoltoi hanno mangiato anche

quelle. E in ogni caso ci sarà sempre un

Orco, che con gli stivali delle sette leghe,

cercherà di raggiungerci. Chiedo scusa a

Charles Perrault per l’uso improprio del

suo amato Pollicino. Buona fortuna a tutti.

Fabio Barbarossa-Cagliari

Posso commentare riportando il titolo di un

libro di Gino&Michele, (Editore Feltrinelli)

“Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano”.

Le formiche italiane, quei milioni di

cittadini che hanno sudato una vita per

crearsi una pensione che oggi non basta per

campare; che hanno rinunciato a viaggi,

vacanze, lussi, per farsi una casa e poterla

lasciare un giorno ai figli e che molti, purtroppo,

hanno perso per subire un fisco vorace

che punisce chi ha vissuto come una formica

pensando al domani ed alla vecchiaia;

che si vedono prevaricati e impediti dall’uscire

di casa per non subire scippi, borseggi,

furti o, addirittura, occupata da extracomunitari;

che non sono sicuri nemmeno barricati

in casa perché tutti i ladri ed i delinquenti

usciti dalle galere di mezzo mondo li

abbiamo raccolti ed ospitati in nome di un

finto solidarismo, ma servivano per arricchire

personaggi in doppio petto, amici degli

amici o prestanome di politici, responsabili

di associazioni più a scopo di ladrocinio che

senza scopo di lucro ebbene, questi milioni di

italiani – rappresentati anche dalle nuove

generazioni sempre più determinati a fare

qualcosa, sono stufi di essere continuamente

presi per i fondelli con chiacchiere e promesse

con le quali si cerca di far passare per sviluppo

una realtà completamente diversa,

prima o poi si incazzeranno di brutto e, temo,

possa venire una rivoluzione che, sull’esempio

delle primavere arabe, possa finire nel

sangue e la fine di una nazione.

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250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


Gli esperti del Centro Antiveleni

dell’Ospedale Niguarda di Milano hanno

realizzato una favola per insegnare ai più

piccoli, ma anche ai grandi, i pericoli dei

funghi, in vista della stagione di raccolta

È GIÀ TEMPO DI FUNGHI MA

ATTENZIONE ALLE INTOSSICAZIONI

Purtroppo, con l'inizio della stagione dei funghi,

iniziano anche i ricoveri per intossicazione.

In casi gravi, l'ingestione di funghi

velenosi, può portare anche alla morte.

Ai margini di Expo 2015, i massimi esperti italiani

in materia hanno voluto offrire delucidazioni

relative alla raccolta e al consumo dei funghi,

nel corso di una breve conferenza intitolata

“Funghi belli da vedere ma”, durante la quale il

ministero della Salute ha deciso di fornire un

rapido vademecum a tutti gli amanti delle specialità

culinarie che abbondano sul nostro

suolo. Un utile momento di informazione, per i

grandi, come i per piccini.

Nel corso dell'incontro è stato ricordato come,

in caso di dubbio, è meglio no mangiare i funghi

appena raccolti oppure sottoporli al vaglio

degli esperti dell'Asl locale. Non tutti sanno,

infatti, che in ogni Asl vi sono micologi professionisti.

Durante l'incontro sono anche stati sfatati alcuni

luoghi comuni, come quello che vuole il

dolore alla pancia, dopo aver mangiato un

fungo velenoso, legato alla sua effettiva pericolosità.

La dottoressa Francesca Davanzano,

responsabile del centro antiveleni dell'Ospedale

Niguarda di Milano, ha infatti ricordato che i

funghi più perniciosi tendono a rilasciare le loro

tossine all'interno dell'organismo a distanza di

ore dal consumo.

E per i più piccoli una bella favola.

“C’erano una volta una principessa, un giullare

e un guardaboschi. E dei funghi, belli da vedere

ma non sempre buoni da mangiare”: è l’avvio

della favola educativa che gli esperti del Centro

Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano

hanno realizzato per insegnare ai più piccoli i

pericoli dei funghi, in vista della stagione di raccolta.

La principessa rappresenta “una raccoglitrice

improvvisata di funghi, molto ingenua, che

si fida troppo dei consigli di presunti esperti,

rischiando di consumare funghi mortali”.

Poi c’è chi, come il giullare Saltellino, dà cattivi

consigli: “è un personaggio molto pericoloso,

perché superficiale: crede di sapere tutto sui

funghi ma in realtà non è esperto per niente”.

Per fortuna, però, c’è anche chi, come il guardaboschi,

“rappresenta il micologo, vero esperto

di funghi, che controlla la loro commestibilità

e consiglia come prepararli correttamente”,

assicurando che la raccolta si svolga in tutta

sicurezza.

Comunque i bambini, così come le donne in

gravidanza dovrebbero evitare i funghi.

Attenzione poi a non esagerare con il consumo

anche in caso di assoluta innocuità del prodotto

dato che i funghi sono alimenti piuttosto

nutrienti e non facilissimi da digerire.

Infine, è bene essere scrupolosi anche con i

funghi freschi acquistati in negozio: “Prima dell’acquisto

bisogna verificare sempre che la cassetta

o l’involucro abbiano un’etichetta che attesti

il controllo micologico dell’Asl; e nel caso

non ci sia, si consiglia di non acquistare il prodotto

e di segnalare il fatto agli organi preposti

al controllo degli alimenti”.

Teatro Naturale

8 N° 249 - LUGLIO-AGOSTO 2015 www.ilconsumatore.eu


LA TUA RUBRICA

di Dottor Fabio Barbarossa

Nel 1978, con la Legge 833/78, avviene il

varo della Riforma Sanitaria, con la costituzione

del SSN, nuova idea per superare il

sistema mutualistico. Pochi anni dopo ci si

rende conto che la spesa sanitaria cresce in una

situazione finanziaria nazionale di non compatibilità

e l’innovazione, assistenza ospedaliera,

assistenza specialistica, assistenza farmaceutica,

assistenza di base, elementi fondamentali di

riorganizzazione sanitaria, continuano a mantenere

caratteristiche mutualistiche.

Nel 1992 una legge istituisce le Aziende

Sanitarie (ASL). Aziende con autonomia gestionale,

amministrativa contabile, che hanno

come obiettivo correggere le criticità della riforma

del 1978, perseguendo politiche di efficienza,

risparmio, appropriatezza, lotta agli sprechi,

soprattutto attraverso la separazione della

gestione dalla politica.

Criticità: quella economica diventa l’unica

razionalità e l’etica perde la sua autonomia. La

salute non dipende più dai diritti, ma dai mezzi

a disposizione.

Per correggere gli errori dell’aziendalizzazione,

nasce la Riforma Ter. Parola d’ordine:

Razionalizzare. Troppo potere ai Direttori generali.

Liberare risorse dall’interno del sistema e

riutilizzarle nel sistema stesso (appropriatezza,

economicità). Nascono i LEA (Livelli Essenziali

di Assistenza), consentita la libera professione

dei medici all’interno degli ospedali

(Intramoenia).

Malgrado i LEA, crescono tutti i tipi di disuguaglianze

tra i cittadini.

Infine: Riforma del Titolo V della Costituzione.

Lo Stato Centrale, i Comuni e le Province, mantengono

solo poteri di indirizzo; tutto viene trasferito

alle Regioni. Finisce il Sistema Sanitario

Nazionale (SSN) e al suo posto nascono 21

Sistemi Sanitari Regionali. Conseguenze:

aumento della spesa, disuguaglianze, malasanità.

Già nel 2008 il Professor Elio Borgonovi,

Direttore del corso triennale “Gestione e

Mentre tutto il mondo cerca di dotarsi

di un Sistema Sanitario Pubblico,

esempio Stati Uniti e Cina giusto per

menzionare i più importanti, per garantire

l’assistenza ad oltre un miliardo e

mezzo di persone con stratosferici

investimenti economici (150 miliardi di

euro in Cina), il Governo di Renzi continua

a cercare leggi e leggine con la

politica prevalente del a risparmio a

tutti i costi e puntando su un sistema

sanitario improntato solo su strategie

amministrative ed economiche e che

non tengono conto delle grandi rivoluzioni

sociali, sanitarie ed etiche

RIFLESSIONI TECNICHE

SULLA SANITÀ

Organizzazione in Sanità” alla SDA - Bocconi, a

cui mi onoro aver partecipato, nonché uno degli

ideatori della legge di riforma 833, manifestava

il suo pentimento per i risultati ottenuti. Disse

allora che il SSN sarebbe imploso da li a 5 anni.

Ci siamo quasi. In questi anni si è badato più al

contenitore che al contenuto. Si è data poca

importanza a pilastri come qualità, rischio,

errore, umanizzazione, compliance, responsabilità.

I ruoli sanitari sono stati burocratizzati

all’esasperazione. Il ruolo dell’Ospedale è ancora

definito da norme vecchie ed inadeguate.

L’Università è inadeguata alla formazione di

Medici appropriati alle necessità. Sono aumentate

le conflittualità interprofessionali, è aumentato

vertiginosamente il contenzioso legale e

così pure la medicina difensiva. Solo dalla risoluzione

o, perlomeno, dalla presa di coscienza

di queste criticità, e non da ulteriori leggi o

accorgimenti finanziari, si potrà di nuovo sperare

in un Sistema Sanitario, equo e solidale,

fiore all’occhiello e vanto della nazione Italiana.

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 9


PREGI E DIFETTI

DEL PEPERONCINO

Con la fine dell’estate e l’inizio

dell’autunno, le piante

di peperoncino danno i

migliori frutti ed è relativamente

facile trovarli sul

mercato e possono essere

consumati freschi. La pianta

è originaria del continente

americano ed è stato

Cristoforo Colombo a portarla

in Europa e da qui si è

diffusa nel resto del

mondo. Il suo impiego però

è legato alla presenza di

capsaicina che è la sostanza

naturale responsabile

della piccantezza. Proprio

in funzione del contenuto

di capsaicina i peperoncini

vengono classificati secondo

la scala di Scoville che

parte da zero per il comune

peperone ed arriva anche

ad oltre 1 milione per i più

piccanti Habanero. La proprietà

piccante è legata al

fatto che la capsaicina reagisce

con i centri nervosi

termorecettori provocando

un senso di calore

Al peperoncino sono attribuite diverse attività

benefiche dovute alle diverse sostanze in esso

contenute ( vitamine, sali minerali, ecc.). In

particolare ha proprietà antiossidanti, una

modica attività antibatterica. Degli studi condotti

in vitro fanno ritenere che possa essere

utile nella prevenzione di alcuni tipi di tumore.

Molti ritengono che il peperoncino possieda

proprietà afrodisiache, ma questo non è scientificamente

provato.

Il consumo di peperoncino è sconsigliato a chi

ha problemi gastrici o intestinali quali le ulcere

o il riflesso esofageo. Tuttavia alcuni ritengono

che il consumo regolare di peperoncino possa

contribuire a prevenire la comparsa di ulcere

gastriche.

Indipendentemente dagli aspetti salutistici e

farmacologici, rimane il fatto che il peperoncino

è un ottimo ingrediente di diverse specialità

alimentari soprattutto del nostro meridione

(n’duja, vari formaggi e salumi, prodotti da

forno ed addirittura dei dolci).

E’ anche un condimento di uso comune nella

nostra cucina tradizionale nella preparazione di

piatti particolarmente saporiti; in questi casi

l’effetto positivo è quello di sostituire, almeno in

parte, il sale.

Il peperoncino si può facilmente conservare

essiccato, sotto forma di salse, sotto olio o

anche congelato. La conservazione è favorita

dalla modesta attività antibiotica naturale che

riduce il possibile sviluppo di batteri e funghi. In

ogni caso, almeno per la conservazione sotto

olio è buona norma un trattamento termico o

l’aggiunta di aceto per eliminare il rischio della

produzione di tossina butulinica.

Le modalità di conservazione sopra riportate

mantengono inalterata la capsaicina e quindi la

“piccantezza; nel peperoncino essiccato c’è

addirittura un aumento dovuto alla maggiore

concentrazione della stessa capsaicina.

E se abbiamo esagerato con il peperoncino? In

questi casi l’”antidoto” è quello di bere latte o

mangiare formaggi freschi o yogurt che almeno

in parte assorbono la capsaicina.

Insomma mangiare alimenti conditi con il

peperoncino è piacevole e può anche fare bene

alla salute; l’importante è non eccedere!

di Agostino Macrì

Altra azione molto importante è quella rubefacente,

ovvero un effetto vasodilatatore e

congestionante sui tessuti con cui viene a

contatto.

Nella medicina tradizionale pomate o soluzioni

oleose di peperoncino venivano usate applicandole

sulle zone cutanee colpite tra traumi o

nelle forme reumatiche ed artrosiche.

L’effetto rubefacente si ottiene anche a carico

delle mucose dell’apparato digerente che viene

“stimolato” ad una maggiore attività.

10

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


Dallo scorso 13 agosto sono entrate in vigore le nuove regole

previste dal decreto attuativo (decreto 20 giugno 2014)

dell’art. 4 della legge n. 77/2011 sulla preparazione,

il confezionamento e la distribuzione dei prodotti

ortofrutticoli di IV gamma, ossia su

quei prodotti freschi pronti per il consumo,

come le insalate in busta,

preparati freschi pronti da cuocere

per minestroni o contorni,

macedonie in vasetto.

Tra i nuovi obblighi,

quello di mantenere i

prodotti ortofrutticoli

ad una temperatura

inferiore a

8°C. Questo vuol

dire che in alcuni

supermercati

e negozi non

attrezzati con

frigoriferi adatti,

le insalate pronte

potrebbero sparire,

almeno nel breve

periodo

CONOSCI LE NUOVE

REGOLE

SULLE INSALATE IN BUSTA?

di Agostino Macrì

Sono prodotti che si sono affermati sul mercato

per la loro comodità e praticità, anche

se, ovviamente, queste qualità si pagano. Le

nuove disposizioni sono un passo avanti in

materia di sicurezza alimentare e verso la trasparenza

e la corretta informazione del consumatore.

Un rafforzamento delle sue tutele,

anche se alcune previsioni potranno comportare

un aumento dei costi.

E’ fondamentale che le autorità di controllo

competenti facciano controlli a tappeto per verificare

la corretta applicazione delle nuove regole;

i consumatori che riscontrassero delle irregolarità,

poi, possono segnalarcele all’indirizzo

email: info@ilconsumatore.eu.

Di seguito le principali nuove regole che il consumatore

può e deve controllare:

1) Nei supermercati e nei negozi i prodotti ortofrutticoli

di IV gamma dovranno essere mantenuti

ad una temperatura inferiore a 8°C.

2) E’ consentita l’aggiunta di ingredienti di origine

vegetale non freschi o secchi, ma in

quantità non superiore al 40% del prodotto

finito.

3) Sulla confezione dovranno essere riportate,

“in un punto evidente dell’etichetta, in modo

da essere facilmente visibili e chiaramente

leggibili“:

a) “prodotto (oppure il tipo di prodotto, ad es.

insalata) lavato e pronto per il consumo“, o

“prodotto lavato e pronto da cuocere“;

b) le istruzioni per l’uso per i prodotti da cuocere;

c) la dicitura: “conservare in frigorifero a temperatura

inferiore agli 8°C“;

d) la dicitura: “consumare entro due giorni dall’apertura

della confezione e comunque non

oltre la data di scadenza“, a meno che il prodotto

è da cuocere nella confezione integra.

Non ci saranno più equivoci, insomma, sulla

durata dell’insalata una volta aperta la confezione.

www.ilconsumatore.eu N° 249 - LUGLIO-AGOSTO 2015 11


Il numero totale di campioni analizzato è stato

di poco superiore a 6 mila (6359 campioni).

Un numero apparentemente basso ma sulla

base del “The 2012 European Union Report on

Pesticide Residues in Food”, relativo all'anno

precedente, l'Italia è tra le nazioni che eseguono

più controlli, aumentando le tipologie di alimenti

sotto esame (146 contro 132 degli anni

passati) e anche il numero di campioni analizzati.

A farla da padrone, dal punto di vista dei

controlli è l'ortofrutta. Il numero di campioni di

ortofrutticoli prelevati in totale da tutte le autorità

sono 5525 mentre i campioni con residui

superiori ai limiti massimi di residui è risultato

pari a 45 (22 di frutta e 23 di ortaggi) con una

percentuale di irregolarità uguale a 0.8%.

Sono considerati irregolari i campioni che

superano i limiti massimi di residui (LMR) stabiliti

dal Regolamento comunitario 396/2005.

Nell’ambito dei campioni regolari il numero di

campioni privi di residui è pari a 3065 (55,5%),

il numero di campioni con residuo entro il limite

legale è pari a 2415 (43,7%).

Confrontando i dati relativi al 2013 con quelli

degli anni precedenti, risulta evidente come la

percentuale di irregolarità negli ortofrutticoli

abbia subito un progressivo decremento passando

dal 2,3% del 1995 al 0,8 % del 2013.

Una particolare attenzione è rivolta all’esame

dei campioni di ortofrutticoli contenenti più

12

Le percentuali di irregolarità

rilevate dal Ministero della

Salute sono state minime.

I campioni con residui di

prodotti fitosanitari sotto

le soglie fissate dalle

normative sono stati

invece circa la metà del

totale. Unica eccezione

i baby food.

Il Ministero della

Salute ha da pochi giorni

pubblicato il rapporto sui

controlli ufficiali

di prodotti fitosanitari

negli alimenti, relativo

all'anno 2013

QUALI RISCHI

PER LE CONTAMINAZIONI DEI

PRODOTTI ALIMENTARI IN ITALIA?

principi attivi, che dall’elaborazione dei dati del

2013 risultano essere pari a 1352, il 24,5%

rispetto al totale dei campioni analizzati.

Relativamente ai risultati nazionali su cereali,

oli e vino, su 1441 campioni analizzati, 1 soltanto

è risultato non regolamentare, con una

percentuale pari all’ 0,1%. Considerando i campioni

regolamentari risulta che i campioni privi

di residuo sono stati il 75% del totale mentre il

24,9 % sono risultati presentare residui nei

limiti legali. Per l’olio di oliva il 91,6% dei campioni

analizzati è privo di residui rilevabili e

l’8.4% presenta residui al di sotto del limite.

Per il vino il 60.6% dei campioni analizzati è

risultato privo di residui rilevabili mentre il

39.4% ha presentato residui inferiori ai limiti.

Sono stati inoltre esaminati 58 campioni di

baby food e 2334 campioni di “altri prodotti e

varie”. I campioni di baby food sono risultati

tutti regolamentari e senza residui. L' 87.2%

degli altri prodotti esaminati ha riguardato campioni

senza residui, il 12.5% ha riguardato campioni

con residui al di sotto del limite e lo 0.3%

è risultato superare i limiti massimi di residui.

Globalmente, risulta che sono stati analizzati

9358 campioni di frutta, ortaggi, cereali, olio,

vino, baby food e altri prodotti. Di cui 50 sono

risultati non regolamentari, con una percentuale

di irregolarità estremamente contenuta, pari

allo 0.5%. Complessivamente, come per gli

scorsi anni, i risultati dei controlli ufficiali italiani

continuano ad essere in linea con quelli rilevati

negli altri Paesi dell’Unione Europea e indicano

un elevato livello di protezione del consumatore.

“The 2013 European Union Report on

Pesticide Residues in Food” relativo al monitoraggio

di residui di pesticidi in prodotti di origine

vegetale nell’Unione europea, pubblicato

dall'Efsa, mostra che sono stati analizzati 80967

campioni. Di questi il 98.5% non presentava

residui al di sopra dei limiti massimi di residui

mentre 1.5 % presentava residui al di sopra dei

limiti massimi di residui. Relativamente al livello

di esposizione della popolazione italiana con

la dieta, le stime di assunzione elaborate con i

dati relativi ad anni precedenti, ma simili nei

risultati, indicano che i residui dei singoli pesticidi

ingeriti ogni giorno dal consumatore rappresentano

una percentuale molto modesta dei

valori delle dosi giornaliere accettabili delle singole

sostanze attive e molto al di sotto del livello

di guardia preso come riferimento per assicurare

la qualità igienico-sanitaria degli alimenti.

Infine è bene ricordare che il superamento

occasionale di un limite legale non comporta

necessariamente un pericolo per la salute, ma

il superamento di una soglia legale tossicologicamente

accettabile.

di T N - TeatroNaturale.it)

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


Gli alimenti di

qualsiasi genere

non possono contenere

il virus Hiv,

né tantomeno

causare un’infezione

da questo

virus.

Informazioni del

tipo: “Attenzione

a mangiare carne,

c’è una contaminazione

da virus

dell’Hiv. Sequestri

in tutta Italia"

sono quindi da

ritenersi assolutamente

infondate

NUOVA BUFALA SU FACEBOOK:

CARNE INFETTA

DA VIRUS DELL'HIV

Purtroppo il mondo di Facebook, ma più in

generale quello del web, è pieno anche di

falsi, ovvero di notizie creae ad arte per attirare

l'attenzione e qualche click.

Un anno fa circa vi informammo della diffusione

di virus attraverso articoli scandalistici: Sul

web tornano a rincorrersi allarmi su additivi

tossici e a spopolare video letteralmente virali.

Oggi, invece, dobbiamo ragguagliarvi su un'altra

notizia falsa, che sta spopolando su Facebook, si

presunte infezioni di carne con il virus dell'Hiv.

Carne all'Aids. Pochi i commenti che smascherano

la truffa, molti quelli preoccupati e in

cerca di ulteriori informazioni, oltre alla solita

minoranza di complottisti.

La notizia di carne infetta con il virus dell'Hiv è

falsa, come affermato dagli esperti dell'Istituto

Superiore di Sanità.

Informazioni del tipo: “Attenzione a mangiare

carne, c’è una contaminazione da virus dell’Hiv.

Sequestri in tutta Italia" sono quindi da ritenersi

assolutamente infondate. Nessun sequestro e

soprattutto la carne che compriamo al supermercato

non può essere contaminata con

l'Aids.

Gli alimenti di qualsiasi genere non possono

contenere il virus Hiv, né tantomeno causare

un’infezione da questo virus.

Il virus Hiv è infatti in grado di infettare solo

l’uomo e alcune specie di scimmia e si inattiva

www.ilconsumatore.eu

rapidamente quando esposto all’aria aperta. Le

uniche vie di contagio di questa infezione

rimangono pertanto i rapporti sessuali con persone

che vivono con l’Hiv non protetti da preservativo,

lo scambio immediato di sangue

infetto tramite siringa, nonché la trasmissione

verticale da madre Hiv positiva a figlio.

Per qualsiasi dubbio e richiesta di chiarimenti

gli esperti invitano a chiamare il Telefono Verde

AIDS e IST 800 861 061 (Unità Operativa

Ricerca psico-socio-comportamentale,

Comunicazione, Formazione - RCF -

Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie ed

Immunomediate - Istituto Superiore di Sanità),

attivo dal lunedi al venerdi dalle ore 13.00 alle

18.00 o a consultare il sito (www.uniticontrolaids.it).

Teatro Naturale

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 13


È LA VITAMINA E

IL SEGRETO DI UN OCCHIO GIOVANE

E SANO

Alimenti come broccoli, spinaci,

semi, germe di grano,

noci e olio d’oliva, ricchi di

vitamina E, aiutano a mantenere

l'occhio sano e giovane.

Una dieta ricca di

vitamina E riduce il rischio

di cataratta legata all’età

del 27 per cento

14

Èla vitamina E il segreto per una vista

acuta anche da anziani. Dai risultati di

una review condotta dalla University

Medical College, in Cina e pubblicata sulla

rivista Public Health Nutrition, emerge che la

Vitamina E riduce il rischio di cataratta, una

malattia degli occhi legata all’opacizzazione

del cristallino, un fenomeno che si verifica

con l’avanzare dell’età.

Dai 27 studi presi in esame, che hanno interessato

245mila persone, è emerso che adeguati

livelli di tocoferolo nel siero sembra

avere un effetto protettivo nei confronti delle

patologie oculari e che assumere vitamina E

dagli alimenti e dagli integratori ridurrebbe il

rischio di sviluppare cataratta del 27%.

Tutto merito della vitamina E che è contenuta

in abbondanza in alimenti come broccoli,

spinaci, semi, germe di grano, noci e olio d’oliva.

In particolare proprio l'extra vergine sembra

una buona fonte di vitamina E, anche in

considerazione dell'alta degradabilità del

composto nelle verdure. Sia il congelamento

che la cottura riducono significativamente gli

apporti di vitamina E.

“I risultati del nostro studio hanno importanti

implicazioni cliniche e sanitarie per quanto

riguarda la prevenzione della cataratta legata

all’età - spiega Yufei Zhang, autore della ricerca

- una diminuzione statisticamente significativa

del rischio di svilupparla è stata evidenziata

con un sempre maggiore apporto dietetico

di vitamina E, a partire da 7 mg al giorno“.

di C. S. - TeatroNaturale.it

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


UN CEREALE DIGERIBILE

ANCHE PER CHI È

INTOLLERANTE AL GLUTINE

Ricercatori dell’Isa-Cnr

e Ibp-Cnr hanno dimostrato

che il piccolo farro contiene

un glutine più digeribile

rispetto al grano tenero

e potrebbe essere adatto

per soggetti sensibili

a questa sostanza

Il grano monococco, ossia il Triticum

monocccum, anche noto come piccolo farro,

pur essendo un cereale che contiene glutine,

cioè la sostanza proteica che in soggetti geneticamente

predisposti scatena allergie e intolleranze,

potrebbe essere un alimento adatto a

prevenire la celiachia. Sembra una contraddizione,

si tratta invece della conclusione a cui è

giunto un team di ricercatori del Consiglio

nazionale delle ricerche coordinati da

Gianfranco Mamone dell’Istituto di scienze dell’alimentazione

(Isa-Cnr) di Avellino e da

Carmen Gianfrani dell’Istituto di biochimica

delle proteine (Ibp-Cnr) di Napoli con un articolo

pubblicato sulla rivista Molecular Nutrition

16

and Food Research.

“Il monococco, le cui origini risalgono a diecimila

anni fa, è un frumento con un genoma più

semplice rispetto agli altri cereali e ha costituito

la base della dieta delle popolazioni agricole per

migliaia di anni, sostituito poi in gran parte dal

grano tenero e duro, più produttivi e di facile

trebbiatura”, spiega Mamone. “Con il nostro

studio abbiamo scoperto che varietà antiche di

questo cereale contengono un glutine più fragile

e dunque più digeribile e meno tossico rispetto

al grano tenero (Triticum aestivum). La

riproduzione in vitro del processo di digestione

gastrointestinale, seguita dall’analisi proteomica

e dalla valutazione della tossicità immunologica

su biopsie intestinali e cellule linfocitarie

prelevate da soggetti celiaci, ha dimostrato che

la parte proteica del glutine, dannosa per i celiaci,

è in gran parte distrutta durante il processo

di digestione del grano monococco, contrariamente

a quanto succede per il glutine del grano

tenero”.

Una notizia positiva dunque, solo però in termini

di prevenzione. “Seppur notevolmente meno

dannoso, il monococco non è comunque idoneo

per pazienti che hanno già manifestato la

celiachia”, puntualizza Gianfrani. “Invece,

potrebbe avere effetti benefici sullo sviluppo

della malattia in soggetti ad alto rischio di celiachia.

Infatti, dal momento che esiste una stretta

correlazione tra la quantità di glutine assunta

e la soglia per scatenare la reazione infiammatoria

avversa, un’azione preventiva potrebbe

essere quella di utilizzare grani con minor contenuto

di glutine. Pertanto un grano come il

monococco che contiene un glutine più digeribile,

e dunque meno nocivo, potrebbe essere

un valido strumento per la prevenzione di questa

patologia”.

A beneficiare di un dieta a base di piccolo farro

sarebbero, secondo i ricercatori, anche i soggetti

con sensibilità al glutine. “Oggi sappiamo che

gli alimenti a base di grano monococco sono

ben tollerati anche da chi soffre di questo disturbo

alimentare, che ha caratteristiche diverse

dalla celiachia. Quindi, il prossimo passo della

ricerca sarà eseguire gli esperimenti direttamente

sui soggetti intolleranti per avere la conferma

della minore tossicità del monococco e

riportare sulla nostra tavola un grano antico”,

concludono i ricercatori.

di C. S. - teatroNaturale.it

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


In tempo di crisi

sono cambiate le

abitudini di acquisto

dei consumatori, sempre

più costretti a spendere

di meno. Anche il budget

per la spesa alimentare si è

ridotto drasticamente e sono

diventati protagonisti i

discount, che rafforzano notevol

mente la loro quota di mercato

SPESA AL DISCOUNT:

QUALCHE CONSIGLIO

di Martina Bernardi

La strategia commerciale del discount è

molto semplice: vendere prodotti a costi

inferiori rispetto a quelli analoghi commercializzati

in altre tipologie di punti vendita.

L’obiettivo è raggiunto attraverso precise scelte

gestionali e di marketing finalizzate all’abbattimento

dei costi, come ad esempio: vendita di

prodotti di marche non conosciute, minore

assortimento dei prodotti, superfici dei locali

non troppo ampie, riduzione delle spese destinate

all’allestimento dei locali e al personale.

Al momento dell’acquisto il proposito comune

è quello di “fare l’affare” a pari qualità e ad un

costo più contenuto; ciò che desta maggiore

preoccupazione ai consumatori è il primo

aspetto, quello legato alla qualità degli alimenti

perché sottintende garanzia, sicurezza e salute.

Certamente il risparmio è evidente, mentre non

è detto che la merce acquistata sia di scarsa

qualità; questi due aspetti non viaggiano in

parallelo anche perché parte degli alimenti in

vendita sono prodotti da grandi aziende, ma

commercializzati con marchi e imballaggi differenti.

Inoltre il costo dei prodotti dipende da numerosi

aspetti, ad esempio: la qualità degli ingredienti,

i costi di produzione, di commercializzazione

e di distribuzione, gli spot pubblicitari, la

collocazione all’interno del locale, ecc..

Al discount, per una spesa intelligente e vantaggiosa

è bene seguire, oltre al proprio buon

senso, alcuni semplici consigli:

– leggere attentamente le etichette degli alimenti

che devono essere complete e conformi

alla normativa vigente;

– verificare che le informazioni riportate in etichetta

siano in lingua italiana e soprattutto la

presenza dell’elenco degli ingredienti;

– controllare la data di scadenza dei prodotti, in

particolar modo quelli in offerta;

– nei reparti “carni” e “prodotti freschi” (pasta

fresca, salumi, affettati, formaggi, latticini,

yogurt) verificare la data di confezionamento

e la data di scadenza, in modo tale da scegliere

quelli più freschi;

– per i prodotti freschi confezionati con pellicola

trasparente, controllare visivamente l’assenza

di eventuali fenomeni di deterioramento;

– verificare l’integrità della confezione.

www.ilconsumatore.eu N° 249 - LUGLIO-AGOSTO 2015 17


Una ricerca dell'Università californiana di San

Diego sostiene che l'assunzione di acidi grassi

idrogenati trans, contenuti in alcune margarine

e in molti grassi utilizzati dall'industria alimentare,

farebbe perdere la memoria agli

uomini di età inferiore ai 45 anni

Igrassi idrogenati trans usati nei prodotti

comunemente dalle industrie alimentari per

dare più sapore, consistenza e durata ai cibi,

soprattutto prodotti da forno e dolciumi ma presenti

anche in molti snack salati, fanno male

alla salute.

Erano già noti i danni provocati al sistema cardiocircolatorio

e l'azione pro infiammatoria, ma

ora i ricercatori dell'Università californiana di

San Diego hanno rivelato la loro azione dannosa

a carico del cervello. Secondo gli scienziati americani,

l'assunzione dei grassi incriminati farebbe

perdere la memoria negli uomini di età inferiore

ai 45 anni, cioè persone di mezza età,

generalmente non soggette a un rapido decadimento

della capacità mnemonica.

Gli autori dello studio, nel lavoro pubblicato su

PlosOne, hanno ricordato che "si tratta di

sostanze già ritenute responsabili di effetti negativi

sui profili dei lipidi del sangue, sulle funzioni

metaboliche, sull'insulino-resistenza , sulle

infiammazioni, sulla salute del cuore e generale".

I ricercatori hanno studiato le abitudini alimentari

di circa mille uomini 45enni e più giovani,

tutti in buona salute e senza patologie croniche,

sottoponendoli a dei test di memoria.

Gli autori hanno scoperto che per ogni grammo

di grassi trans assunto al giorno si perdono 0,76

parole. Gli uomini abituati a consumare circa 16

grammi di acidi grassi trans ogni giorno ha infatti

indovinato circa 16 parole in meno rispetto

alla media e quelli abituati a consumarne circa

SALUTE

DEL CUORE

E DEL CERVELLO

COMPROMESSA

DAI GRASSI

IDROGENATI

TRANS

28, ha indovinato 21 parole in meno rispetto alla

media.

Anche i danni provocati dai grassi saturi sono

gravi: fino a 12 parole in meno ricordate al giorno

per chi assumeva grassi saturi, in confronto

a chi non ne consumava affatto.

"La nostra scoperta dimostra come tali sostanze

intaccano le funzioni del sistema nervoso centrale,

modificando i processi cognitivi. Secondo il

Centers of distasse control, ridurre il consumo

di tali grassi potrebbe prevenire dai 10.000 ai

20.000 attacchi di cuore e dai 3.000 ai 7.000

morti per patologie cardiache all’anno negli Stati

Uniti" precisano gli autori dell'indagine.

di R. T. - Teatronaturale.it

INFARTO: SCOPERTA LA PROTEINA

CHE RIPARA IL CUORE

di Lucia Limiti

Si chiama follistatina-like 1 (FSTL1) e su

topi e maiali si è rivelata in grado di riparare

il cuore dopo un infarto stimolando

la formazione di nuove cellule del muscolo

cardiaco.

Questa incredibile scoperta condotta da un

team di ricercatori dell’Università di Stanford

coordinati da Pilar Ruiz Lozano e pubblicata

sulla rivista Nature, potrebbe aprire una

nuova pagina nella terapia dell’infarto. Il

cuore dei mammiferi non è infatti capace di

auto-ripararsi completamente dopo una

grave perdita di cellule cardiache che si ha in

seguito ad un infarto. Finora poco o nulla si

sapeva sui fattori che limitano la rigenerazione

delle cellule del muscolo cardiaco ma i

ricercatori hanno scoperto che nei cuori sani,

a differenza di quelli infartuati, questa proteina

si trova sull’epicardio, cioè la membrana

che circonda la parete del cuore.

Mettendo negli animali infartuati una sorta di

cerotto bio-ingegnerizzato, in grado di imitare

il tessuto dell’epicardio e di funzionare come

una ‘fonte’ di questa proteina , il team ha

dimostrato che la follistatina-like 1 inducendo

la crescita delle cellule del miocardio migliora

le funzioni cardiache e la sopravvivenza. Ciò

suggerisce – conclude lo studio – che ripristinare

la presenza della FSTL1 nell’epicardio

può essere un modo efficace per rigenerare il

cuore infartuato, aprendo nuove possibilità

terapeutiche.

fonte: Popular Science

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 19


Uno studio

dell’Università

dell’Iowa spiega

come e perché le

bucce di mele e di

pomodori sono capaci

di fermare l’invecchia

mento dei muscoli.

Gli effetti già dopo

due mesi

UNA MELA AL GIORNO LEVA

IL MEDICO DI TORNO: ECCO PERCHÈ

Il vecchio detto: una mela al giorno leva il

medico di torno, si rivela sempre più vero.

Nelle bucce di mela infatti è contenuto un

composto capace di fermare l'invecchiamento

dei nostri muscoli.

Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori

dell’Università dell’Iowa, pubblicato sul Journal

of Biological Chemistry, ha scoperto una proteina

alla base della riduzione della massa muscolare,

e della perdita di forza, caratteristici dell’invecchiamento.

Si tratta di una proteina contraddistinta

dalla sigla ATF4, un fattore di trascrizione

che altera l’espressione di alcuni geni

a livello del muscolo scheletrico, causando in

questo modo una ridotta sintesi proteica, e di

conseguenza una riduzione della massa e della

forza muscolare. I ricercatori hanno individuato

due composti naturali in grado di ridurre l'attività

di ATF4. Uno è l'acido ursolico, che si trova

nella buccia della mela, e l'altro è la tomatidina,

che si trova invece nei pomodori verdi.

I risultati suggeriscono che l’acido ursolico e la

tomatidina potrebbero essere utilizzati per contrastare

la perdita di massa e di forza muscolare

negli anziani.

“Riducendo l’attività dell’ATF4 – ha spiegato

Christopher Adams, professore di Medicina

Interna, presso l’Università dell’Iowa e capo del

team di ricerca - l’acido ursolico e la tomatidina

consentono al muscolo scheletrico di riprendersi

dagli effetti dell’invecchiamento”

I primi test condotti su cavie da laboratorio

dimostrano che l'acido ursolico e la tomatidina

riducono drasticamente la debolezza e l'atrofia

muscolare associata all'età, aumentando la

massa muscolare del 10% e la qualità muscolare

del 30% dopo appena due mesi.

di C. S. - TeatroNaturale.it

Sempre più popolari, nei

mercati di nicchia globali,

gli oli vegetali che hanno

proprietà salutistiche.

Non c'è solo l'extra vergine

d'oliva. Anche l'olio d'argan

è apprezzato.

Quale fa meglio

alla salute?

GLI OLI DELLA

SALUTE, MEGLIO

QUELLO D’ARGAN O

L’EXTRA VERGINE

OLIVA?

20

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


LE MACCHINETTE PER IL CAFFÈ

SONO UN COVO DI BATTERI

ALCUNI CONSIGLI PER LA PULIZIA

di Beniamino Bonardi

Le macchinette per il caffè devono essere mantenute

pulite per evitare batteri e muffe

La rete televisiva statunitense CBS ha effettuato dei test

su alcune macchinette per caffè, scoprendo che possono

essere uno dei luoghi più ricchi di germi della cucina.

Infatti, se non vengono pulite regolarmente, diventano

un rifugio per muffe e batteri, tra cui Escherichia

coli, stafilococco, streptococco, pseudomonas aeruginosa.

I batteri sono stati rilevati sia nell’acqua, sia nelle

parti interne della macchina.

Il primo consiglio che viene dato, se non si usa la macchinetta

per caffè da diversi giorni, è di fare diverse erogazioni

di acqua calda, per rimuovere l’acqua stagnante,

dove i batteri si riproducono in gran numero. Invece,

per prevenire la formazione di muffa e di batteri, i consigli

sono di pulire la macchina regolarmente, pulire le

superfici con acqua e aceto, in particolare quelle rimovibili,

dove si accumulano i resti del caffè e le capsule

usate. Inoltre, viene consigliato di usare acqua filtrata

anziché quella del rubinetto, cambiare l’acqua dopo

ogni utilizzo, alzare il coperchio per far arieggiare la

macchina, pulire la macchina ogni giorno con uno strofinaccio

e maneggiarla con le mani pulite.

Ilfattoalimentare.it

L

'olio d'argan sta diventando sempre più

popolare nei mercati alimentari di nicchia

globali per le sue proprietà salutistiche.

L'olio di argan è l'olio estratto dai semi della

pianta di Argania spinosa, endemica nella

zona sud del Marocco. La raccolta dei frutti

della pianta di Argania spinosa avviene nei

mesi di giugno e luglio, occasionalmente, solo

in alcune zone, nel mese di febbraio.

Similmente all'olio vergine di oliva anche quello

di argan viene estratto mediante procedimenti

meccanici. Le mandorle ottenute dall’apertura

dei noccioli vengono lavorate attraverso

una tramoggia che le macina e spreme progressivamente.

L'olio ottenuto viene quindi filtrato.

Una moderna macchina può estrarre

sino a 10 litri per ora. Per ottenere l’olio di

Argan per uso alimentare è necessario tostare

preventivamente i semi.

Gli acidi grassi che compongono gli acilgliceridi

sono principalmente l’acido oleico (43-

49%) e l’acido linoleico (29-36%). La parte

insaponificabile che rappresenta il restante 1%

è composta da carotene, tocoferolo (vitamina

E), alcoli triterpenici, steroli, xantofilline e

polifenoli. Proprio sui polifenoli si è concentrata

l'attenzione del CNR iberico che ha voluto

capire e valutare la biodisponibilità del contenuto

di polifenoli e antiossidanti dell'olio di

argan dopo digestione in vitro (con cellule

Caco-2), in comparazione con l'extra vergine.

Analoga comparazione è stata svolta sul ruolo

bioprotettivo della frazione di olio bioaccessibile

contro lo stress ossidativo indotto.

Come era immaginabile, la

digestione in vitro ha fatto

aumentare il contenuto fenolico

e l'attività antiossidante dell'olio

bioaccessibile rispetto a

quello iniziale. L'incremento

percentuale maggiore è stato

dell'olio di argan ma, come

valori assoluti, l'olio extra vergine

possedeva una maggiore

quantità di polifenoli. I polifenoli

dell'olio di argan erano

però assorbiti in proporzione

maggiore dalle cellule Caco-2

in vitro rispetto all'olio di oliva, anche se la differenza

nell'attività antiossidante erano minima.

I ricercatori spagnoli hanno concluso che

entrambi gli oli hanno la capacità di proteggere

le cellule contro l'ossidazione, limitando i

danni e riducendo la generazione di composti

reattivi all’ossigeno.

di R. T. - Teatronaturale.it

www.ilconsumatore.eu N° 249 - LUGLIO-AGOSTO 2015 21


CONSEGNA DEI

FARMACI A DOMICILIO:

UN SERVIZIO

CHE FA LA DIFFERENZA

di Cinzia Aru

Sarebbero circa 2000 i cittadini che, dal 20

luglio, avrebbero usufruito del servizio gratuito

di consegna dei farmaci a domicilio per

casi non urgenti attivato da Federfarma, svolto

con il patrocinio del Ministero della Salute. Il

servizio è riservato esclusivamente alle persone

che sono impossibilitate a recarsi in farmacia,

per disabilità o gravi malattie, e non possono

delegare altri soggetti. Per effettuare la richiesta

è necessario chiamare il numero verde 800 189

521, attivo nei giorni feriali dal lunedì al venerdì

dalle ore 9.00 alle ore 18.00, risponderà un operatore

al quale dovranno essere fornite le generalità

e l’indirizzo dove recapitare il farmaco. Il

suo compito consiste nel verificare quali farmacie,

vicine al domicilio indicato, effettuano il servizio

e, qualora una dovesse essere disponibile,

verrà messa in contatto telefonico con il richiedente.

In tal modo la farmacia potrà concordare

con il cittadino che ha effettuato la richiesta di

consegna a domicilio le modalità ed i tempi di

consegna del farmaco. Il servizio, offerto dalle

farmacie associate a Federfarma che hanno aderito

all’iniziativa, è stato richiesto in modo omogeneo

in tutta Italia, con una leggera prevalenza

nel Sud e nelle Isole, mentre la maggior parte

delle chiamate sono state effettuate tra le 10.00

e le 12.00. Annarosa Racca, presidente di

Federfarma, ha commentato con soddisfazione

i primi dati, tracciando il primo bilancio dell’iniziativa,

“A un mese e mezzo dalla sua attivazione

il servizio garantito dalle farmacie in favore di

persone particolarmente fragili, ha dimostrato

di funzionare e è apprezzato dai cittadini che

cominciano a conoscerlo e a utilizzarlo – ha

detto. – Il servizio ha funzionato e ha dato concreta

risposta a quei cittadini che hanno realmente

difficoltà a recarsi in farmacia, confermando

che la farmacia risponde alle esigenze

della popolazione: proprio per agevolare le persone

più in difficoltà il servizio è stato attivato

all’inizio del periodo estivo, quando il caldo e le

partenze delle famiglie per le vacanze rendono i

malati ancora più soli e fragili”. Il ministro

Lorenzin afferma inoltre che “E’ significativo

che, in poco più di un mese, 2000 cittadini

hanno avuto la possibilità di approvvigionarsi

di farmaci grazie alla consegna

a domicilio” e aggiunge “questa è la prova

più evidente che l’iniziativa messa in campo da

Federfarma è molto importante, soprattutto per

gli anziani. Il servizio sanitario è tutto impegnato

per dare ai cittadini efficienza. La farmacia, in

questo senso, è spesso uno dei primi presidi per

il cittadino, penso soprattutto ai residenti in piccoli

comuni, in montagna o nelle isole.

Costruire una sanità capace di raggiungere tutti

è il nostro obiettivo”. Appare dunque chiaro che,

in una società polimorbida, caratterizzata da un

aumento dell’età media e dalla presenza di

numerose patologie croniche, l’iniziativa di

Federfarma rappresenta un grande aiuto per le

famiglie e per il nostro SSN, grazie alla promozione

di una maggiore aderenza terapeutica

rivolta proprio verso la fascia di popolazione che

ne ha più bisogno e che si traduce dunque in

una diminuzione dei sintomi, dei ricoveri e delle

spese per i pazienti ed il sistema sanitario.

I-Com.it

IL FARMACO BIOTECH IN ITALIA

di Cinzia Aru

Il crescente scambio di conoscenze tra università,

centri di ricerca pubblici e privati ed

aziende sta portando non solo al miglioramento

delle cure disponibili ma anche all’introduzione

in terapia nuovi farmaci, capaci di

modificare il decorso di importanti patologie

come l’epatite C e varie forme tumorali. La

maggior parte di questi medicinali sono definiti

“biotecnologici” ed il settore del farmaco

biotech si compone di due distinte tipologie di

aziende: le imprese del farmaco, focalizzate

sulle fasi avanzate della ricerca, e le altre biotech

del farmaco focalizzate sulla discovery,

che lavorano in modo sinergico e complementare

permettendo lo sviluppo e la vendita

di nuovi farmaci. Secondo il recente

”Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico

in Italia 2015”, realizzato da

Farmindustria in collaborazione con Ernst &

Young, sarebbero 145 i medicinali biotech

disponibili nel nostro Paese e 303 i progetti in

diverse fasi di ricerca e sviluppo. I 145 farmaci

disponibili rispondono a differenti esigenze

di cura in 11 aree terapeutiche, tra le quali

spiccano la lotta alle malattie infettive, con

ben 71 prodotti, e l’area oncologica, con 27

prodotti. Riguardo i 303 progetti in fase di

ricerca e sviluppo, notiamo che l’oncologia

risulta la principale area terapeutica dove si

stanno concentrando gli sforzi, seguita dallo

sviluppo dei progetti relativi alla neurologia

(47) e alle infiammazioni e le malattie

autoimmuni (33), come riportato in figura.

Analizzando la pipeline per tipo di prodotto

notiamo inoltre che la maggior parte dei prodotti

sono anticorpi monoclonali (33% dei

progetti di ricerca), prodotti a baso peso molecolare

(28%) e proteine ricombinanti (12%).

Questi farmaci devono essere considerati non

solo costosi strumenti per la cura dei pazienti,

ma anche un vero e proprio investimento

per il nostro SSN, sempre più attento alla

sostenibilità. Infatti questi prodotti consentono

di ridurre il rischio di malattie invalidanti

o croniche, di diminuire il numero di interventi

chirurgici e delle ospedalizzazioni, permettendo

di ottenere risparmi rilevanti sul

fronte sanitario, assistenziale e sociale e di

migliorare la qualità della vita dei pazienti.

22

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


Dal Colesterolo ai Test genetici

fino a Tac e Risonanze, l’elenco

delle 208 prestazioni che per

essere erogate a carico del Ssn

dovranno soddisfare le condizioni

di erogabilità o di appropriatezza

prescrittiva è lungo e

articolato (ricordiamo che il

decreto per essere definitivo

dovrà essere approvato dalla

Conferenza Stato-Regioni).

Come già anticipato nella

prima versione del provvedimento,

vengono toccati vari

ambiti tra cui: odontoiatria,

radiologia diagnostica, prestazioni

di laboratorio, dermatologia

allergologica, medicina

nucleare

Ma facciamo qualche esempio leggendo l'elenco.

Partiamo dall’esame per il colesterolo

o per i trigliceridi. È previsto che sia

eseguito “come screening in tutti i soggetti con

più di 40 anni e nei soggetti con fattori di rischio

cardiovascolare o familiarità per dislipidemia o

eventi cardiovascolari precoci. Ma in assenza di

valori elevati, modifiche dello stile di vita o interventi

terapeutici, l'esame è da ripetere a distanza

di 5 anni”, prima di poter essere nuovamente

a carico del Ssn.

Per quanto riguarda invece la risonanza della

colonna (cervicale, toracica, lombosacrale) le

condizioni di erogabilità prevedono che vi sia

una “condizione di dolore rachideo in assenza

di coesistenti sindromi gravi di tipo neurologico

o sistemico, resistente alla terapia, della durata

di almeno 4 settimane; Traumi recenti e fratture

da compressione. In caso di negatività l'esame

non deve essere ripetuto prima di 12 mesi”.

Per una risonanza muscoloscheletrica (spalla,

braccio, mano, gomito, ginocchio) sarà carico

DAI TEST GENETICI

AL COLESTEROLO

PASSANDO PER TAC

E RMN

ECCO IL DECRETO

“APPROPRIATEZZA”,

IL TUTTO A CARICO

DEL CONSUMATORE

del Ssn in caso di Patologia traumatica acuta

(Indicata nel caso di lesione osteocondrale post

traumatica dubbia alla Rx. In caso di dolore persistente

con sospetta lesione legamentosa ed

ecografia negativa o dubbia), in caso di fase Post

chirurgica (Non indicata inizialmente. Migliore

valutazione delle eventuali complicanze) e in

caso di sospetta infiammazione (Non indicata

inizialmente. Solo dopo Rx negativa, ecografia

positiva e test di laboratorio probanti per la

malattia artritica per la valutazione dell’estensione

del processo flogistico articolare alla componente

cartilaginea e scheletrica (early arthritis).

Non ripetibile prima di almeno 3 mesi ed

in funzione del quadro clinico-laboratoristico.

Nei quadri di degenerazione artrosica è indicato

l'esame radiologico ed inappropriato l'esame

RMN).

Un gran numero di prestazioni finito sotto la

lente del decreto ci sono anche i test genetici.

Per questi c’è un elenco a parte in cui sono evidenziate

le diagnosi di specifiche malattie e

condizioni (un elenco corposo) per cui sono

erogati i test a carico del Ssn. Rimangono a carico

del Ssn quelli a scopo di trapianto. In caso di

utilizzo per analisi di farmacogenetica se ne raccomanda

l’uso solo su indicazioni delle Agenzie

del farmaco europea (Ema) e di quella italiana

(Aifa). Novità anche per i test allergologici e le

immunizzazioni per allergia o per malattia

autoimmune che sono a carico del Ssn solo se

prescritti a seguito di visita specialistica allergologica

o dermatologica. Numerose anche le prestazioni

odontoiatriche sotto la lente del decreto.

Ma sono tutelati i minori di 14 anni e le persone

vulnerabili a livello sociale o sanitario. Per

esempio l’estrazione di un dente deciduo sarà a

carico del Ssn per i minori di 14 anni o se ci

sono condizioni di vulnerabilità sociale.

L’inserzione di una protesi mobile rimovibile

sarà a carico del Ssn per le persone in condizioni

di vulnerabilità sociale e sanitaria.

L.F. - Quotidianosanita.it

www.ilconsumatore.eu N° 249 - LUGLIO-AGOSTO 2015 23


LA BIBLIOTECA DEL CONSUMATORE

SCEGLI DI CAMBIARE

Resetta la tua vita

in quattro settimane e

azzera lo stress

di Alessandro Quadernucci

www.tecnichenuove.com

Euro 14,90

A volte la vita sembra proprio fatta per stressarci, ci prende e ci trascina

in una routine di preoccupazioni e di impegni che ci spingono al limite

delle nostre forze, e tutto sembra risucchiarci in un vortice di doveri

e di ansie da cui non si riesce a uscire.

Grazie a questo libro impareremo ad azzerare lo stress e a diventare

protagonisti della nostra vita.

Scegli di cambiare si divide in quattro parti ben distinte e collegate fluidamente,

in cui la teoria e la sperimentazione di alternano creando un

percorso di apprendimento che inizia con la definizione delle dinamiche

di stress e dei fattori personali e relazionali che lo alimentano; prosegue

con un'analisi dei meccanismi perversi che alimentano lo squlibrio

del dare e avere nei rapporti tra le persone, approfondisce la ricerca

della persona invitandola ad aprirsi a una visione più olistica e universale

di sé, e si conclude con un programma di esercizi da svolgere

nell'arco di quattro settimane per consolidare concretamente tutte le

suggestioni delle teorie proposte.

PENSA CON LA TUA TESTA

93 regole

personali per vivere la

vita a modo tuo

di Richard Templar

www.tecnichenuove.com

euro 16,90

Sin dalla più tenera età siamo stati sommersi

da regole e suggerimenti da seguire

dettati dalle altre persone: i genitori,

gli insegnanti, gli amici, i superiori sul

luogo di lavoro … Sicuramente il più delle volte erano indicazioni

amichevoli, che avevano lo scopo di facilitarci il percorso nella vita,

ma come liberarsi da alcuni di questi consigli che talvolta si sono

rivelati sbagliati, falsi e indesiderati?

In questa sua ultima fatica Richard Templar, al meglio della sua verve

espositiva, elenca molte di queste regole imposte e offre un prospettiva

per un nuovo modo di pensare.

Con la sua notoria sagacia che lo ha reso celebre in tutto il mondo,

l'autore ci aiuta a valorizzare l'abilità di pensare autonomamente

piuttosto che seguire ciecamente il cammino indicato da altri.

REALTÀ AUMENTATA

La Realtà Aumentata, in grande sviluppo

grazie all'accellerazione tecnologica che

stiamo vivendo, è un sistema per la

sovrapposizione di informazioni e contenuti

digitali al mondo reale, realizzato

per amplificare l'esperienza sensoriale dell'utente finale durante la

fruizione del prodotto.

Sfruttando tecnologie e supporti già esistenti quali cellulari, tablet,

macchine fotografiche digitali, wifi, internet e tanto altro, la Realtà

Aumentata ha incominciato sempre più ad apparire in una moltitudine

di ambiti applicativi, dalle iniziative promozionali e commerciali

dei brand internazionali più famosi al controllo dei processi industriali,

come la produzione, la manutenzione e l'automazione.

Per comprendere la portata della rivoluzione che sta generando nella

comunicazione di prodotto, gli analisti hanno calcolato che l'industria

della Realtà Aumentata avrà una crescita esponenziale nei prossimi

due anni, arrivando a coinvolgere migliaia di differenti apparecchi

elettronici.

COME MOTIVARE

LE PERSONE

Per la comunicazione

di prodotto

di Maurizio Bisogni

www.tecnichenuove.com

euro 26,90

I sette principo di

base e le strategie che

di Susan M. Weinschenk

www.tecnichenuove.com

euro 24,90

Vogliamo che le persone facciano qualcosa

per noi: un cliente acquisti o un fornitore

ci accordi un buon prezzo, i dipendenti e i

collaboratori siano attivi e dimostrino iniziativa,

il nostro partner o i nostri amici

siano coinvolti nei progetti a cui stiamo

pensando … Molte dinamiche sono legate

a stimolare le persone che ci circondano.

Al posto di usare le solite “tattiche” comuni e scontate perché non sfruttare

il potere della psicologia e del cervello per motivare le persone a fare

le cose, quasi che fosse veramente ciò che desideravano.

In questo libro l'autrice analizza i sette “drive” di base che motivano le

persone: il desiderio di padronanza, il senso di appartenenza, il potere

dell'affabulazione, il concetto di “bastone e carota”, l'istinto, le abitudini

e gli scherzi (o il potere) della mente.

Per ognuno di questi principi spiega le ricerche che si sono sviluppate e

offre strategie specifiche per applicarli con successo,

Si parlerà anche di scelte, di riconoscimenti, di indipendenza e collaborazione,

di come e quando delegare, di come far ricordare le “cose da

fare” e molto altro ancora, Insomma un verso arsenale a disposizione

del buon trascinatore.

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 25


I VADEMECUM CONTRO

LA CONTRAFFAZIONE

Che cos’è la contraffazione? Come riconoscere

un "falso” e chi tutela i consumatori?

A queste domande rispondono i vademecum

sulla contraffazione redatti dalle

Associazioni dei consumatori (Assoutenti, ACU,

Casa del Consumatore, Codacons, Codici,

Confconsumatori, Lega Consumatori,

Movimento difesa del Cittadino, Unione

Nazionale Consumatori e Utenti Radio

Televisivi) nell’ambito del progetto “Io sono originale”,

finanziato dal Ministero dello Sviluppo

economico Direzione Generale per la Lotta alla

Contraffazione – UIBM e realizzato dalle associazioni

dei consumatori del CNCU*.

Come si legge nei vademecum, scaricabili online

dal sito www.iosonoriginale.it (insieme agli

altri materiali prodotti per il progetto), “con il

26

termine ‘contraffare’ si intende la riproduzione

di un bene in maniera tale che venga scambiato

per l’originale ovvero produrre, importare,

vendere o impiegare prodotti o servizi coperti da

proprietà intellettuale.” La commercializzazione

di prodotti contraffatti incide sulla sicurezza

e la salute dei consumatori, ma anche sull’economia

del Paese poiché l’imitazione fraudolenta

di un prodotto può anche provocare deviazioni

del traffico commerciale e fenomeni di concorrenza

sleale (producendo gravissimo danno

allo sviluppo della ricerca e alla capacità di innovazione).

Il fenomeno riguarda diversi settori:

dalla moda ai giocattoli, dagli occhiali ai cosmetici,

passando naturalmente per l’alimentazione,

che, soprattutto in questo periodo di straordinaria

visibilità per il made in Italy, grazie

all’Expo, è ad alto rischio. I prodotti più contraffatti

sono, infatti, paradossalmente quelli rappresentativi

della qualità della produzione

agroalimentare italiana. Il Vademecum

Alimentare riporta anche i numeri del secondo

Rapporto “Agro-mafie” sui crimini agroalimentari

in Italia elaborato da Coldiretti/Eurispes, si

tratta di giro d’affari di circa 14 miliardi di euro

nel 2013, con un aumento record del 12%

rispetto ai due anni precedenti. Come possono

difendersi i consumatori? Il primo passo verso

una tutela del cittadino è una chiara conoscenza

dei propri poteri e diritti: non solo, dunque,

Sul sito www.iosonoriginale.it

sono disponibili utili vademecum

per difendersi dal

“falso”: alimentazione, abbigliamento,

apparecchiature

informatiche, occhiali, pelletteria,

calzature, giocattoli,

arredo e design e orologeria e

oreficeria

il potere di scelta negli acquisti, prediligendo i

canali di vendita ufficiali, leggendo le etichette e

diffidando da prodotti a prezzo troppo basso,

ma anche segnalando alle Autorità competenti i

prodotti e le pratiche fuori legge.

All’interno dei vademecum sono presenti

numerosi consigli su come riconoscere un prodotto

originale rispetto al contraffatto; e in particolare

per l’alimentazione è possibile consultare

i regolamenti anti-contraffazione in vigore

per il settore alimentare e un’utile indirizzario

delle Autorità a cui rivolgersi in caso di una

frode alimentare. Nell’ultima parte della guida,

le schede sulle etichette dei principali prodotti

agroalimentare, rappresentano un utile bussola

per i consumatori consapevoli.

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


DIRITTO & ROVESCIO

CASI DI GIURISPRUDENZA

a cura di Agostino Mela, avvocato cassazionista

www.avvocatoagostinomela.it

NON È VESSATORIA

LA CLAUSOLA CHE

STABILISCE LA DURATA

DEL CONTRATTO

Nel 2010 la società A conviene in giudizio

innanzi al Tribunale di Trento la società B,

della quale chiede la condanna al risarcimento

dei danni patrimoniali per l’inadempimento

di un contratto concluso nel 2006. Il contratto

obbliga la società B a mantenere installate

in esclusiva nel suo locale bar apparecchiature

da gioco noleggiatele dalla società A per la durata

di cinque anni. In dispregio di tale obbligo, la

società B ha disattivato le macchine nel 2009,

prima della scadenza contrattuale convenuta,

installandovi macchine di imprese diverse.

La società B resiste, eccependo - tra l’altro - l’inefficacia

di varie clausole del contratto, perché

vessatorie ai sensi dell’art. 1341 del codice civile,

trattandosi di condizioni generali predisposte

dall’attrice e contenenti limitazioni alla facoltà di

opporre eccezioni e limitazioni nei rapporti contrattuali

con i terzi.

Con sentenza n. 956 del 2011 il Tribunale

respinge la domanda della società A. Secondo il

tribunale sono inefficaci perché vessatorie le

clausole relative alla durata quinquennale del

rapporto ed al divieto di installare macchine

della concorrenza, in quanto la dichiarazione di

approvazione specifica delle clausole onerose è

stata anch’essa predisposta a stampa e richiama

le clausole da approvare, indicandole con il solo

numero e in blocco, unitamente a clausole non

vessatorie.

La società A propone appello, lamentandosi del

fatto che il tribunale abbia accolto un’eccezione

di vessatorietà non proposta dalla società B,

quale quella attinente alla durata quinquennale

del rapporto, e comunque relativa a clausola

non inclusa dall’art. 1341 del codice civile fra

quelle particolarmente onerose. Dichiara di

rinunciare ad avvalersi della clausola relativa al

divieto di non concorrenza ed insiste nella

domanda di risarcimento dei danni per il recesso

anticipato dal rapporto.

Con sentenza depositata il 3 maggio 2013 n. 142

la corte d’appello di Trento conferma la sentenza

di primo grado. Ritiene che l’eccezione di

inefficacia della clausola relativa alla durata

quinquennale del contratto, pur se non menzionata

nelle conclusioni formulate dalla convenuta

in primo grado, sia da ritenere proposta, perché

desumibile dalla narrativa contenuta nella

comparsa di risposta della medesima convenuta;

ed accoglie tale eccezione, sul rilievo che l’appellante

non ha dimostrato che la clausola abbia

costituito oggetto di libera pattuizione fra le parti,

perché sottoscritta solo all’atto della consegna

della merce, su modulo prestampato sulla bolla

di consegna, e ritenendo che la clausola sia da

includere fra quelle contenenti limitazioni alla

facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla

libertà contrattuale nei rapporti con i terzi e tacita

proroga o rinnovazione del contratto.

La società A ricorre per cassazione, sulla base di

due motivi.

Il ricorso viene assegnato alla sesta sezione civile

della corte, che si pronuncia con sentenza n.

17579, depositata il 3 settembre 2015.

La corte ritiene fondato il primo motivo, col

quale viene censurata la sentenza impugnata

perché ha dichiarato inefficace, in quanto particolarmente

onerosa ai sensi dell’art. 1371

comma 2 cc, anche la clausola che ha stabilito

in cinque anni la durata del contratto, senza

possibilità di recesso anticipato, sebbene tale

clausola non sia compresa fra quelle che necessitano

di specifica approvazione scritta ai sensi

dell’art. 1341 comma 2 cc, né sia particolarmente

onerosa:

"La Corte di appello ha erroneamente assimilato

la clausola n. 6 del contratto intercorso fra le

parti - secondo cui “Il presente contratto è valido

cinque anni dalla data odierna” - fra le clausole

che pongono a carico della parte aderente

“limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni,

restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti

con i terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto”,

mentre essa non rientra in alcuna di tali

fattispecie".

"Le condizioni generali di contratto predisposte

mediante moduli o formulari che, in relazione a

rapporti ad esecuzione continuata o periodica,

predispongano anche il termine di durata del

rapporto non rientrano, di per sé sole, fra le

clausole particolarmente onerose".

"Esse non equivalgono alla tacita proroga o rinnovazione

del contratto, poiché attengono alla

durata inizialmente stabilita; non all’obbligo di

prorogarne la scadenza".

[…]

"Neppure si tratta di clausola limitativa della

facoltà di opporre eccezioni, poiché la pattuizione

di un termine appartiene alla disciplina normale

dei contratti di durata e non viene a porre

oneri peculiari ed inconsueti sul contraente aderente".

"Ma soprattutto, si possono considerare onerose

le clausole che, nelle condizioni generali di contratto,

vietino di opporre eccezioni che, nell’ambito

di un contratto individuale, potrebbero

essere indiscutibilmente proposte. Tale non è il

divieto di recedere prima del termine stabilito

dalle parti, divieto che vale anche per i contratti

individuali, quale inadempimento di una specifica

pattuizione".

"Vale a dire, sono clausole limitative della possibilità

di opporre eccezioni, ai sensi dell’art. 1341

comma 2 cc, quelle che impediscano di eccepire

atti o fatti estintivi o impeditivi dell’altrui pretesa

che, secondo la disciplina conforme alla

natura logico-giuridico-economica del rapporto

di cui trattasi, la legge consentirebbe di esercitare

(quali il divieto di eccepire i vizi della cosa

nella compravendita; il divieto di opporre eccezioni

prima di avere adempiuto alla prestazione

– c.d. clausola solve et repete - e simili)".

"La clausola con cui le parti stabiliscano la durata

del rapporto, in un contratto ad esecuzione

continuata o periodica, è del tutto normale e

conforme alla natura del rapporto".

Pertanto la corte di cassazione "cassa la sentenza

impugnata in relazione al motivo accolto e

rinvia la causa alla Corte di appello di Trento, in

diversa composizione, che deciderà anche sulle

spese del giudizio di cassazione".

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 27


Una storia di ordinaria burocrazia che, sembra,

fatta apposta per creare problemi ai cittadini

Chi è NEXIVE? L’ho scoperto pochi giorni fa

dopo aver ricevuto, in una busta anonima

dentro la mia cassetta postale, un Avviso di

Tentata Notifica. Dopo un breve preambolo, mi

si dice che dal 3/9/2015 e fino al 13/9/2015,

l’atto potrà essere personalmente (In grassetto

sottolineato), previa esibizione di un documento

di riconoscimento dal messo notificatore abilitato,

presso l’ufficio NEXIVE in Via Newton,7 a

Cagliari, dal lunedì al venerdì nei seguenti orari:

10/13-14/16. Poi dicono che entro il 6/9/2015 è

possibile fissare un appuntamento per la consegna

dell’atto a Sue mani, contattando il n.

verde gratuito 800 978950 dal lunedi al venerdi

in orari stabiliti. Non sono consentite deleghe.

Da buon cittadino, mi appresto, dal mio cellulare,

a chiamare il numero indicato, ma una

voce preregistrata mi dice che quel numero non

è raggiungibile da cellulari, ma solo da telefoni

fissi.

Chiamo dal telefono fisso ed ascolto, da una

gentile voce preregistrata che i loro addetti alla

consegna dell’atto non conoscono il contenuto,

in quanto sono solo addetti alla consegna dell’atto.

Dopo essere invitato a digitare il CAP del

mio indirizzo, mi risponde una donna dall’accento

non sardo, la quale mi chiede nome e

cognome, tutto il lungo numero che appare

sotto il codice a barre, il mio nome e cognome

ed indirizzo, dopo di che mi comunica che la

nuova consegna sarà effettuata venerdi

11/9/2015, tra le ore 9 e le ore 12. Chiede altresì

se la consegna dovrà essere effettuata a casa o

in un altro indirizzo. Apprezzo questa possibilità

, indicando l’indirizzo del mio ufficio, con via

e numero civico, precisando che si trova a livello

strada. Mi ripete l’indirizzo, affinché non ci

28

BUROCRAZIA: QUANDO

IL PRIVATO BATTE IL PUBBLICO

siano equivoci e, prima di chiudere chiedo il

mittente dell’atto: Equitalia!

Sentire quel nome cosi tanto amato?/odiato!, è

come se ti dicessero: Carabinieri, Guardia di

Finanza, Polizia; tutti nomi che, come noto,

tranquillizzano i cittadini, soprattutto quelli

onesti. Arriva il giorno venerdi 11. Alle ore 8,30

rispondo ad una lunga ed insistente scampanellata

del portone di ingresso di casa, senza

nessuna risposta. Mando a quel paese chiunque

fosse, pensando al solito disturbatore che

deve riempire le cassette della posta di pubblicità

o il venditore della Folletto o il testimone di

Geova. Ma poi sento la voce di mia nipote che

per puro casa era arrivata in quel momento per

salire in casa, la quale mi porta una busta ben

sigillata dicendomi che il messo incaricato

aveva un appuntamento con me alle 8,30 per la

consegna dell’atto, e che forse avrei poi ricevuto

un altro avviso per dirmi a chi fosse stato consegnato.

Questa affermazione, come da accordi

presi, è stata sufficiente a farmi girare le scatole

e spronarmi a scrivere questo pezzo. Però

prima ho chiamato nuovamente il numero

verde e, dopo la solita tiritera, digito il n. 4 al

quale risponde Chiara, dal gentile accento

toscano, alla quale segnalo il fatto della mancata

riconsegna all’indirizzo indicato, ma nuovamente

a casa dove, per fortuna, è stato possibile

fare la consegna. Mi ha ringraziato della telefonata

e che avrebbe segnalato l’inconveniente a

chi di dovere. Da cittadino mi pongo alcune

domande, sicuro di interpretare e segnalare ciò

che chiunque può chiedersi:

- Se l’avviso di mancata consegna fosse pervenuto

a chi non avesse in casa – come spesso

capita soprattutto a chi vuole risparmiare o

non ha una linea ADSL – come può contattare

il numero verde? Se poi vive da solo e non

può uscire per telefonare da un telefono pubblico

(almeno quelli che ancora esistono e

funzionano), se lo sono chiesto i burocrati?

- La voce preregistrata, digitando il n. 4, comunica

che altre informazioni possono aversi

chiamando Equitalia (cosi si scopre chi c’è

dietro) gratuitamente dal numero verde tramite

telefono fisso, oppure al numero a

pagamento per i cellulari o, anche, dal sito

internet della stessa.

- Ma se non si ha il telefono fisso, come si possono

avere queste informazioni, se alla chiamata

non segue nessun’altra informazione?

Perché NEXIVE non indica anche un numero

con tanto di prefisso 070, dal quale chiamare

con un cellulare?

- Infine, la domanda più importante: questi call

center funzionano veramente? Oppure chi

aveva ricevuto il nuovo indirizzo di consegna

non lo ha comunicato alla NEXIVE di Cagliari,

oppure se ne è dimenticata di comunicarlo?

Poiché la consegna sarebbe avvenuta dopo le

9, e presso un altro indirizzo, perché è venuto

a disturbarmi in casa alle 8,30? Gli appuntamenti

li rispetto come un orologio svizzero!

In conclusione, questo è uno dei mille casi di

una burocrazia inefficiente ma, anche, di gente

che non sa nemmeno svolgere il proprio lavoro

con efficienza e professionalità, tra l’altro dipendenti

di aziende private. Per fortuna, rispondono

italiani, e non dai Paesi dell’Est dove non

parlano nemmeno bene la nostra lingua.

RomaSato

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


ARRIVI AL CHECK-IN CON IL TUO

BIGLIETTO, MA PER TE NON C'È

POSTO: SI CHIAMA OVERBOOKING

ED È UNA BELLA SECCATURA!

Si tratta di "overbooking" una pratica scorretta

adottata da molte compagnie aeree che

vendono più biglietti di quanti siano i posti

realmente disponibili. Naturalmente è una pratica

scorretta! Perchè lo fanno? Per ingordigia!

30

Intendono premunirsi dal rischio, in caso di

disdette, di effettuare voli con pochi passeggeri a

bordo, non essendo vantaggioso per loro.

Naturalmente questa "cautela" è attuata a discapito

dei passeggeri perchè naturalmente, se

tutte le prenotazioni si presentano al check-in,

qualcuno resterà a terra. Ovviamente si tratta di

un disservizio che arreca notevoli disagi ai viaggiatori

coinvolti, soprattutto in periodi di alta stagione.

Overbooking, che parola complicata! Vi è mai capitato di

recarvi al banco del check-in dell’aeroporto con il vostro

regolare biglietto e sentirvi rispondere "Non abbiamo più

posti disponibili"?

Come comportarsi in caso di overbooking?

Quali diritti ha il consumatore in caso di negato

imbarco? E' bene sapere che la normativa europea

stabilisce una serie di obblighi a cui le compagnie

devono attenersi in questi casi.

Ricordiamoli: intanto, la compagnia aerea è

obbligata a offrire al passeggero una delle

seguenti alternative:

· il rimborso del prezzo del biglietto entro 7 giorni

(in denaro, con buoni di viaggio e/o altri servizi);

· il primo volo possibile fino a destinazione;

· un volo in data successiva, a scelta del passeggero.

E non è tutto perche, in aggiunta, la compagnia

aerea è tenuta a pagare un risarcimento in contanti

pari a: 250 euro per i voli fino a 1.500 km;

400 euro per i voli interni alla Ue oltre 1.500 km

e per tutte le altre tratte comprese tra 1500 e

3500 chilometri; 600 euro per i voli che non

rientrano nei punti precedenti.

La compagnia aerea deve inoltre offrire gratuitamente

al turista due telefonate (o fax, telex o

e-mail), pasti o rinfreschi e, se necessario, un

pernottamento in albergo. E' la cosiddetta assistenza

obbligatoria che, inutile dirlo, le compagnie

provano sempre a risparmiarsi!

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


Le compagnie promettono riduzioni

del premio Rc auto per chi installa le

"black box", ma dal 2012 manca

ancora il regolamento attuativo

dell'IVASS che, con la diffusione

massiva delle scatole nere, doveva

garantire una serie di tutele agli automobilisti.

Non ultima quella contro

possibili rischi di hackeraggio. Intanto

negli USA ingegneri informatici

dimostrano come sia possibile

"bucare" le tecnologie delle vetture,

assumendone anche il controllo

32

POLIZZE AUTO: MENO

CARE INSTALLANDO

LA “SCATOLA NERA”,

MA AUMENTANO I

RISCHI PER LA PRIVACY

Se vi dovesse capitare di vedere la vostra auto

che aziona da sola i tergicristallo, accende

l'aria condizionata e lo stereo, mentre dà

anche un colpetto di clacson e sgassa sull'acceleratore

per farvi fretta, non vi stupite, non avete

comprato a vostra insaputa la mitica "KITT" del

serial "Supercar", inseparabile compagna di

David Hasselhoff negli anni '80: potrebbero

invece essere stati gli hacker, sfruttando le vulnerabilità

dei sistemi tecnologici della vostra

vettura. Per quanto possa sembrare incredibile,

questo è quanto hanno dimostrato due ingegneri

informatici americani, riuscendo a manovrare

a loro piacimento un'automobile in un

parcheggio, e tutto ciò attraverso un comune

smartphone. E la questione è apparsa talmente

delicata che negli Stati Uniti è stato tempestivamente

preparato un disegno di legge "ad hoc"

per definire precisi standard di sicurezza informatici

ed un sistema di valutazione del livello di

protezione delle auto, mentre per lo stesso

motivo FCA ha deciso di richiamare cautelativamente

dal mercato circa 1,4 milioni di veicoli

nuovi. Non altrettanto solerte pare invece sia il

sistema politico italiano nel garantire la privacy

e la sicurezza degli automobilisti.

Infatti, sebbene una stima dell'ANIA indichi che

sono già circa tre milioni le auto italiane in circolazione

su cui sono installate le famigerate

"scatole nere", le tutele sulla privacy a cui

hanno diritto gli automobilisti che acconsentono

ad installare l'apparecchio sulla propria vettura

in cambio di un significativo sconto sulla

polizza Rc, pare siano cadute nel dimenticatoio.

Sembra infatti che dal 2012, qualcosa non

abbia funzionato a dovere nei passaggi necessari

per rendere operativo il "Decreto

Liberalizzazioni" (DL 1/2012), che insieme alle

riduzioni del premio, prevedeva anche l'emanazione

di un regolamento attuativo da parte

dell’ISVAP (oggi IVASS). Ad evidenziarlo, è il giurista

e già Garante della Privacy, Francesco

Pizzetti, che spiega:

"Nell'intento di proteggere e tutelare la parte più

debole, cioè l'assicurato, il quadro giuridico

delineava in questa materia una disciplina

estremamente minuziosa, che se attuata e

rispettata avrebbe potuto trovare risposta convincente

e chiara ai mille problemi che comporta

l’utilizzo della scatola nera su un autoveicolo

rispetto alla protezione dei dati personali,

ai rischi di intercettazioni, e ancor più oggi,

anche a quelli di hackeraggio. La mancata

attuazione non è dovuta però al Ministero dei

Trasporti, che tempestivamente emanò il regolamento

di sua competenza relativo agli aspetti

tecnici - sottolinea Pizzetti - ma all’inspiegabile

inerzia dell’Ivass. Questa Autorità, infatti, predispose

a suo tempo, con la collaborazione del

Garante, lo schema di regolamento e lo mise

anche in consultazione pubblica nel marzo

2013. Tuttavia il procedimento non si concluse

e il regolamento non fu mai emanato. A mia

conoscenza non è mai stato spiegato perché."

A proposito dei pericoli dovuti alle vulnerabilità

delle tecnologie delle vetture, comprese le scatole

nere, a lanciare un altro allarme è Nicola

Bernardi, presidente di Federprivacy:

"Quello delle intrusioni nelle nostre auto da

parte degli hacker non è un affatto un pericolo

remoto. Individui senza scrupoli potrebbero a

nostra insaputa sabotare i freni della nostra

auto interferendo da un semplice smartphone.

Ma non solo - spiega Bernardi - in assenza di

certezza dell'adozione di idonee misure di sicurezza,

non sappiamo chi effettivamente accede

ad informazioni sensibili che spesso riguardano

la nostra sfera privata, potendo conoscere esattamente

dove siamo e a che ora attraverso il

sistema gps."

Alla luce della confusione che si è venuta a creare

circa l'impiego delle scatole nere sulle automobili,

sta di fatto che attualmente la privacy di

tre milioni di automobilisti che hanno installato

tali dispositivi non è affatto garantita, e sebbene

la norma del Decreto Liberalizzazioni

sembra non sia ancora stata legittimamente

resa operativa, le compagnie continuano a proporre

sconti, a volte neppure troppo vantaggiosi,

a chi accetta di essere monitorato 24 ore su

24 senza però ricevere in cambio le tutele che

sarebbero riconosciute per legge.

Per informazioni:

Mediamover - 039 6022227

info@mediamover.it - www.mediamover.it

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


SEMAFORI LASER,

IRREGOLARI SECONDO

IL MINISTERO.

UNC: RESTITUIRE

MULTE PAGATE

Inuovi semafori laser, che rilevano la velocità

dei veicoli in arrivo, sono irregolari e dovranno

essere tenuti spenti dalle amministrazioni

comunali fino all’emanazione del regolamento

attuativo, che deve stabilirne i criteri per il funzionamento

e l’omologazione, come previsto

dalla legge del 2010 che li ha introdotti. Lo

sostiene il Ministero dei Trasporti, nel parere n.

3805/2015, in cui sottolinea l’attuale irregolarità

della loro installazione e utilizzo. Le sanzioni

irrogate agli automobilisti impiegando tali dispositivi

devono essere annullate. UNC:

“Restituire multe già incassate illegittimamente

e punti sottratti dalla patente”.

Il parere del Ministero risponde ad una richiesta

di spiegazioni inoltrata da un comune friulano

sulle novità introdotte dalla Legge

120/2010. L’amministrazione chiedeva lumi

sulla possibilità di utilizzo sia di lanterne dotate

di laser in grado di modificare il ciclo di funzionamento

in base alla velocità rilevata dei veicoli

che sopraggiungono sia dei contasecondi per

indicare la durata dei vari colori. Al momento

entrambi sono vietati. “Giusto il parere. Ma spegnere

i semafori, non basta – commenta

Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione

Nazionale Consumatori – In primo luogo i proventi

delle multe già incassate illegittimamente

dai comuni vanno restituiti ai consumatori. I

tempi per i ricorsi al Prefetto e al Giudice di

pace, rispettivamente, 60 e 30 giorni, sono infatti

talmente brevi che la gran parte degli automobilisti

ingiustamente multata ha ormai pagato.

Occorre, quindi, restituire quanto indebitamente

percepito con un provvedimento ad hoc.

In secondo luogo vanno restituiti i punti della

patente già sottratti. In terzo luogo, per chi non

ha ancora pagato la sanzione, occorre che i

comuni siano obbligati dal Ministero ad un

provvedimento di autotutela, che annulli le

multe, senza costringere i cittadini a compilare

modellini per ricorrere al Prefetto o al Giudice

di pace, specie se si considera che per quest’ultimo

è necessario pagare il contributo unificato

per far valere i propri diritti”.

“Infine – ha proseguito Dona – cosa più importante,

è che i Prefetti ed il Ministero devono far

rimuovere tutti quei semafori che fanno scattare

il rosso quando si supera una certa velocità e

di cui ormai l’Italia è piena. Una pratica che non

solo, come ha chiarito il ministero con questo

parere, è illegale, ma è pericolosissima. Se,

infatti, un automobilista incosciente va troppo

forte, si rischia, facendo scattare il rosso, di non

farlo fermare in tempo, prima dell’incrocio,

aumentando la probabilità di incidenti”.

NOLEGGIO AUTO CON SORPRESA FINALE

Alle volte, dopo la riconsegna dell’auto possono

essere contestati dei danni anche se

non si è responsabili.

Queste sorprese possono passare anche 60

giorni, durante i quali si possono ricevere una

richiesta per danni., con un preventivo deve

essere circostanziato e documentato con fotografie.

La documentazione potrà essere utilizzata

per far fare una valutazione dal proprio

carrozziere di fiducia sulla congruità del preventivo

stesso. Se invece si è certi che nessun

danno era visibile alla riconsegna (per questo

sarebbe bene fare alcune foto del veicolo sia

alla consegna che alla riconsegna) occorre

contestare il preventivo e diffidare il punto di

noleggio ad addebitare alcunché sulla vostra

carta di credito. Conviene anche avvertire preventivamente

la banca che gestisce la carta di

credito per disconoscere eventuali addebiti

non dovuti da parte del punto di noleggio.

www.ilconsumatore.eu N° 249 - LUGLIO-AGOSTO 2015 33


Il tamponamento è un tipo di sinistro stradale che si realizza quando un veicolo con la sua

parte anteriore urta la parte posteriore di un altro veicolo che lo precede in strada

LE RESPONSABILITÀ

NEI TAMPONAMENTI

In questi casi, la responsabilità viene normalmente

addebitata in capo al veicolo che ha

dato luogo al tamponamento, poiché l'art.

141 del Codice della Strada afferma che "è

obbligo del conducente regolare la velocità del

veicolo in modo che avuto riguardo alle caratteristiche,

allo stato ed al carico del veicolo stesso,

alle caratteristiche e alle condizioni della strada

e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi

natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza

delle persone e delle cose ed ogni altra

causa di disordine per la circolazione".

Pertanto, si presume che la colpa sia di chi tampona,

a causa dell'inosservanza delle consigliate

distanze di sicurezza che avrebbero consentito

un adeguato spazio di frenatura e manovra;

ciò a meno che il tamponatore non dimostri

che il sinistro si è verificato per causa a lui non

imputabile (ad es. a causa della vettura tamponata).

Tamponamenti multiplo, ovvero “a catena”

Ipotesi molto frequente e maggiormente problematica

per quanto riguarda l'individuazione

del "colpevole" è quella dei cd. tamponamenti a

catena, che coinvolgono diverse autovetture

l'una tamponatrice dell'altra. In caso di tamponamento

multiplo è necessario effettuare una

distinzione, tra il sinistro avvenuto tra veicoli

fermi in colonna e tra veicoli in movimento.

Nell'ipotesi di colonna ferma (in coda al semaforo,

nel traffico, ecc.) la giurisprudenza ha ritenuto

che la responsabilità vada addebitata al

conducente dell'ultimo veicolo, ossia colui che

genera la prima collisione dalla quale promanano

i successivi tamponamenti.

Pertanto, in caso di scontri successivi fra veicoli

facenti parte di una colonna in sosta, unico

responsabile delle conseguenze delle collisioni

è il conducente che le abbia determinate tamponando

da tergo l'ultimo dei veicoli della

colonna. Le richieste risarcitorie andranno, pertanto,

rivolte alla compagnia assicuratrice del

veicolo che ha causato il primo tamponamento.

Diversa invece la situazione nel tamponamento

a catena di autoveicoli in movimento, a norma

del quale "nel caso di scontro tra veicoli si presume,

fino a prova contraria, che ciascuno dei

conducenti abbia concorso ugualmente a produrre

il danno subito dai singoli veicoli". Si ritiene,

con conseguente presunzione iuris tantum

di colpa, che siano responsabili in eguale misura

in entrambi i conducenti di ciascuna coppia

di veicoli (tamponante e tamponato), a causa

dell’inosservanza della distanza di sicurezza

rispetto al veicolo antistante, qualora non sia

fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il

possibile per evitare il danno.

In pratica, la presunzione fa scattare in capo ad

ogni conducente la responsabilità nei confronti

del veicolo che gli sta davanti.

La norma fa salva la possibilità di fornire adeguata

prova liberatoria per essere tenuto indenne

all'addebito di responsabilità, come avviene

nel caso in cui il veicolo nel mezzo sia stato

prima tamponato e poi sospinto contro il veicolo

antistante a causa dell'eccessiva velocità del

veicolo investitore. Si tratta quindi di responsabilità

concorrente: la domanda risarcitoria

potrà essere promossa da ciascun tamponato

alla compagnia assicuratrice del veicolo tamponatore.

È inoltre evidente che il primo veicolo della

colonna (il quale viene tamponato, ma non

tampona nessun altro) non avrà alcuna responsabilità.

La responsabilità

nei tamponamenti a catena

www.StudioCataldi.it

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 35


I MIGRANTI SONO UNA

RISORSA… PER TROPPI

36

di Nicolò Manca*

Perché è bene che il movimento migratorio

in atto non si esaurisca? Semplice! Perché

questo è l'interesse di un gran numero di

soggetti. Anzitutto dei migranti stessi, e l’Africa

ne è un potenziale bacino pressoché inesauribile.

Circa un miliardo di africani vive infatti in

paesi destabilizzati o in perenne guerra civile.

Certo è però che se l’Italia (visto che l’Europa

nicchia) accogliesse appena lo 0,1% di questo

miliardo di potenziali richiedenti ‘asilo politico’

(leggasi vitto-alloggio-assistenza sanitaria e

istruzione gratuiti), dovremmo gestire un

milione di persone. Inevitabile conseguenza è

che subito dopo saremmo punto e a capo con i

restanti 999 milioni di africani abbisognevoli di

aiuto. Poi conviene alla miriade di organismi

pubblici e privati che prestano assistenza ai

migranti. Una volta vinta la gara d’appalto per il

“vitto e alloggio al migrante” si attiva il flusso di

danaro, inclusi i furti e le tangenti che volano

tanto a Roma Capitale quanto in periferia.

Conviene anche ai personaggi politici, agli

amministratori e ai funzionari dello Stato che,

allineati e silenti, si costruiscono la carriera prodigandosi

con rara efficienza nel fronteggiare

l'emergenza migratoria, fino a soddisfare la pretesa

di “albergo con hI-fi in camera”. Conviene

all’Isis, che oltre ad esigere la percentuale sulla

traversata, infila qualche terrorista sui barconi.

Conviene poi all’assistenza sanitaria nazionale

che può arricchire la propria esperienza confrontandosi

con malattie (scabbia, tubercolosi

ecc.) pressoché scomparse sul territorio nazionale.

E pazienza se ogni giornata di ricovero

ospedaliero costa al contribuente italiano 750

euro. Conviene al Vaticano, inesauribile promotore

dell’accoglienza a favore degli islamici,

nonostante questi si dimostrino alquanto indifferenti

alle decapitazioni dei cristiani da parte

dei fondamentalisti. L'atteggiamento del

Vaticano contribuisce in misura determinante a

radicare l'idea di un islam moderato, nonostante

Al Jazeera abbia reso noto che l'81% di

38.000 islamici interpellati si è dichiarata favorevole

al Califfato (quello che taglia la gola agli

infedeli in diretta televisiva). Questo 81% è

l'Islam moderato di cui ciancia l'apatico occidente;

il resto sono vaticanate che non tengono

conto di ciò che il Corano pretende dai buoni

musulmani nei confronti dei miscredenti che

non si convertono all'islam.

E’ visto di buon occhio anche dalla nostra

Marina Militare, tanto che la stampa nazionale

tempo fa ha riportato la dichiarata contrarietà

dei suoi vertici ad interrompere Mare Nostrum.

Poiché la nobile missione di salvare vite umane

prelevandole fin sotto le coste africane, ha un

esclusivo risvolto umanitario, sarebbe stato edificante

che il Governo avesse autorizzato la

Marina a proseguire la missione su base volontaria,

proponendo al personale navigante di

rinunciare alle indennità connesse con questa

meritoria attività. Sarebbe stato splendido poi

se, con l’occasione, i vertici della Marina avessero

alzato la voce anche per stigmatizzare l'inetta

e dilatoria azione svolta dalla nostra diplomazia

nella vicenda indiana che ormai da quattro

anni coinvolge Girone e Latorre.

Conviene infine alla nostra organizzazione giudiziaria

e carceraria, in prima linea per fronteggiare

un surplus di attività che coinvolge anche

un gran numero di avvocati, pagati d’ufficio col

pubblico denaro, impegnati nei processi penali

e nei ricorsi contro il respingimento delle

richieste di asilo politico (20.000 solo in

Lombardia). Lunga vita quindi al movimento

migratorio! Ben fa chi rimette subito in libertà

gli scafisti ed è contrario, in linea col Vaticano,

ad affondare gli scafi impiegati per incrementare

i 5 milioni di stranieri clandestini e non che

vivono in Italia e i 50 milioni in Europa.

P.S.: Non va taciuto tuttavia che ogni barcone

di migranti rappresenta un impegno di lunga

scadenza per noi, per i nostri figli e per i

nostri nipoti. Si pensi solo a quel che già succede

nelle scuole: insegnamento al rallentatore

per non penalizzare chi ha difficoltà con

l’italiano; no al crocefisso e al presepio “per

non ferire la sensibilità dei bambini islamici”;

vitto differenziato ecc. Per quel che

riguarda i costi si consideri che per il solo

vitto e alloggio dei migranti arrivati nell’anno

in corso si spendono giornalmente oltre

due milioni di euro. Ma questa è solo la

minuscola punta di un iceberg che la classe

politica tiene gelosamente nascosto per non

suscitare l’ira dei milioni di italiani che vivono

al di sotto della soglia di povertà.

*Generale, primo comandante

sardo della Brigata Sassari

fonte: admaioramedia.it

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


Non ha l'insegna luminosa come si confà ad

un’attività che voglia incrementare i clienti,

arrivano a centinaia senza volerlo. Non

fa pubblicità sui maggiori quotidiani locali, conquista

le prime pagine senza fatica. Non è ancora

sbarcata su facebook, non conquisterebbe

tanti 'mi piace'.

Ciò nonostante, negli ultimi mesi è l'agenzia

immobiliare coi migliori risultati nel mercato.

Non conosce rivali ed al suo cospetto nessuna

concorrente appare competitiva. A Cagliari, la

sua sede è in viale Buoncammino, in un sontuoso

e storico palazzo con vista panoramica

sulla Città. Un tempo era più semplicemente la

ARSENICO, I ‘SUCCESSI’

DELL’AGENZIA

IMMOBILIARE

PER IMMIGRATI

Prefettura e, rappresentando l'avamposto del

Governo nelle province alle dipendenze del

Ministero dell'Interno, si occupava e vigilava su

tanti aspetti della vita dei cittadini italiani.

Ora un Governo imbelle ed insipiente, alle

prese con un'emergenza che non riesce a gestire,

l'ha trasformata in un'agenzia immobiliare

per immigrati e quasi tutto il personale, 'obtorto

collo', è impegnato su quel fronte. Proprio

lunedì scorso, la Prefettura di Cagliari ha pubblicato

un avviso pubblico per la "manifestazione

di interesse per l'affidamento temporaneo

del servizio di accoglienza per cittadini stranieri

richiedenti protezione internazionale", perché,

essendo previsti nuovi cospicui arrivi di 'clienti',

"deve urgentemente individuare ulteriori nuove

strutture temporanee".

I destinatari sono “associazioni, organismi del

privato sociale ed operatori economici con

comprovata esperienza” nel settore dell'accoglienza,

ma anche “strutture alberghiere” da

convenzionare con la Prefettura a 35 euro più

Iva al giorno, "purché garantiscano i servizi".

Appunto i servizi sono quelli che fanno la differenza

e che sovente evitano o provocano le proteste

dei 'clienti': ricevimento e registrazione

degli ospiti; controllo e verifica della piena adeguatezza

e funzionalità degli impianti della

struttura; tenuta del registro delle consegne dei

beni e delle presenze alle attività svolte; orientamento

sulle regole comportamentali all'interno

della struttura; assistenza ad eventuali bambini

e/o neonati; servizio di lavanderia, trasporto,

pulizia ed igiene ambientale; erogazione dei

pasti; servizio di mediazione linguistica e culturale,

che prevede assistenza sulla normativa

dell'immigrazione e per la stesura della domanda

d'asilo, sostegno socio psicologico, assistenza

sanitaria, orientamento al territorio. Ed ovviamente,

i tanto discussi benefit ad personam: un

telefono cellulare; la ricarica telefonica di 15

euro; il “pocket money” di 2,50 euro al giorno,

fino ad un massimo di 7,50 per nucleo familiare,

da fornire in ‘buoni' spendibili in esercizi

commerciali convenzionati o in carte prepagate

o in denaro contante.

La speranza è che rispondano all’Avviso in

numero adeguato, altrimenti potrebbe tornare

‘di moda’ l’ipotesi, avanzata nella circolare di

aprile firmata dal prefetto Morcone, direttore

del Dipartimento immigrazione, di considerare

“provvedimenti di occupazione d'urgenza e di

requisizione”.

Arsenico admaioramedia.it

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 37


URANIO IMPOVERITO: CHI DOVREBBE

VERGOGNARSI E CHI CHIEDERE

SEMPLICEMENTE SCUSA

38

di Nicolò Manca*

Ora che tutte le istituzioni hanno messo una

pietra tombale sulla bufala dei tumori

attribuiti ai poligoni militari, è giusto ricordare

agli smemorati quello che, anche se di

pubblico dominio, vorrebbero fosse dimenticato.

Nel lontano 20 febbraio 2002, il generale

Giangabriele Carta, allora comandante della

Regione Militare Sardegna, scrisse all'assessore

regionale all'Ambiente Emilio Pani (nominato

dallo ‘smemorato’ presidente Mauro Pili): ”Le

Forze Armate offrono alla Regione Sardegna la

possibilità di svolgere da parte di qualsiasi persona

da voi incaricata, a qualsiasi ora, in qualsiasi

giorno, con qualsivoglia strumento… controlli

finalizzati al monitoraggio dell’aria, del terreno

e dell’acqua nei poligoni della Sardegna”.

Un anno prima, il 9 febbraio 2001, Il Corriere

della Sera aveva informato gli italiani sui circa

800 prodotti di uso quotidiano fatti con uranio

impoverito: dagli stent cardiaci alle mazze da

golf, alle candele per auto, respiratori subacquei,

microfoni, forni a microonde, auricolari

ecc. Il 7 febbraio 2004, L'Unione Sarda riportava

il parere di un medico cagliaritano, Andrea

Cadelano, stabilitosi in Kosovo: “...in queste

zone non sono stati registrati casi neppure tra i

bambini che pure giocano in mezzo ai carri

armati e residuati bellici... Abbiamo anche realizzato

un grande canile in una zona bombardata,

ma le nostre bestie sono sempre tutte

sanissime”. Il 25 febbraio 2011, La Nuova

Sardegna titolava: “Uranio impoverito. Chiuse

due inchieste della Procura di Cagliari: Nessuna

traccia di uranio impoverito”. Il 21 agosto 2012,

il Corriere della Sera, con un articolo in prima

pagina informava l'Italia che il guinness mondiale

di longevità era stato consegnato ai nove

fratelli Melis abitanti a Perdasdefogu, campati

dell'aria, dell'acqua e dei prodotti della terra

all'ombra del famigerato poligono. Il 27 settembre

2014, L'Unione Sarda riferiva che due ricercatori

dell'Università di Cagliari, Luca Gaviano e

Donatella Petretto, avevano scoperto che una

delle ‘blue zone’ del mondo è il paese di

Teulada, quello ‘vittima’ dell’omonimo poligono.

I numeri scaturiti dalla ricerca sulla longevità

dei teuladini erano incredibili. L'1 aprile

2015, L'Unione Sarda informava che i poligoni

sardi avevano superato l'esame dell’Arpas

(Agenzia regionale per l'ambiente) e risultati

della analisi approvati dalla Regione. Nello stesso

giorno, La Nuova Sardegna informava:

“Quirra, Salute a rischio? Uno studio lo nega”.

Il 17 aprile 2015, L'Unione Sarda pubblicava: “Il

Tar ha emesso la sentenza. Valery Melis è morto

per cause che non hanno nulla che vedere con

l'Uranio impoverito”. Il 17 giugno 2015,

L'Unione Sarda parlava dei centenari sardi di

Perdas, dell'Ogliastra e di Teulada. 50 membri

dell'Icc (Comitato internazionale dei centenari)

sono in Sardegna per capire come mai proprio

a Perdas e a Teulada, oltre che a Okinawa, altra

tappa del loro viaggio, la gente campi così a

lungo. Il 18 giugno 2015, L'Unione Sarda titolava:

“Perdasdefogu. La blue zone. L'elisir di

lunga vita”. Già dal 2001, l’oncologo Franco

Mandelli escluse il nesso tra Uranio impoverito

e possibili conseguenze tumorali, anche se successivamente,

dopo una campagna alimentata

dalla sinistra politica sarda, fu spinto a usare la

formula “…non si può escludere che…”.

Passò in seconda linea il fatto che nei poligoni

sardi non ci fosse traccia. Il 29 settembre del

2001, il professor Franco Nobile, in un convegno

promosso dall'Ocra del coordinamento

toscano della Lega contro i tumori, rese pubblico

il Rapporto scientifico redatto a seguito di

una poderosa ricerca effettuata da un team

composto da un centinaio di esperti. Le conclusioni

del documento: “...non ci sembra certamente

il caso di parlare di effetti acuti letali per

l'UI”. Si pronunciarono contro la teoria UItumori

anche l’Istituto superiore della sanità,

l'Onu che varò un'apposita commissione

(United nations environmetal program) che

sentenziò: “La missione Unep conclude, pertanto,

che i rischi sia radiologici che chimici

dipendenti dalla presenza di proiettili a base di

UI sono irrilevanti”. Quindi, fu la volta della

Commissione europea per l’ambiente, presieduta

da Margot Wallstrom e del professor

Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Negri di

Bergamo, che scrisse “cosa emerge da tutte

queste conoscenze? Che l'UI, che emette 3

milioni di volte meno radioattività del Ra-226

che si usava una volta per vedere al buio le lancette

delle sveglie, alle concentrazioni a cui sono

stati esposti i soldati del Golfo e del Kosovo, non

ha conseguenze sulla salute e non provoca cancro

per effetto chimico, né per effetto della

radioattività”. Infine, quest’anno, due personalità

di fama mondiale, i professori Giorgio

Trenta e Mario Marini del Politecnico di Milano

(poi tacciato di imperizia dal noto magistrato

promotore delle esumazioni di salme di pastori

tese a dimostrare la nota teoria), confermarono

i giudizi espressi dalle precedenti commissioni

di inchiesta.

A questo punto è doveroso fare una distinzione

tra chi era (e resta) in malafede e chi invece era

solo colpevolmente disinformato o ideologicamente

condizionato. Tuttavia, queste due categorie

hanno la responsabilità di avere causato

danni e costi considerevoli all'economia sarda.

Oggi è grottesco che qualcuno abbia ancora la

faccia tosta di proporre nuove commissioni

d'inchiesta. Spero nel motto "una risata li seppellirà",

almeno per quanto riguarda chi non si

ferma neanche davanti alle proposte più allucinanti:

dopo la riesumazioni di cadaveri, ora le

bonifiche da effettuare nel sottosuolo fino a

trenta metri di profondità (il noto Accame).

Questi personaggi che sulla bufala dell'UI

hanno costruito la loro visibilità politica, speculando

sulla disinformazione o la dabbenaggine

di alcuni, oggi dovrebbero quanto meno scusarsi

ed essere chiamati a rispondere (e non solo

in termini di consenso elettorale) dei danni provocati,

non ultimo il rischio sempre incombente

di chiudere, insieme ai poligoni, anche la

Brigata Sassari. Ma è soprattutto auspicabile che

ora la classe politica e i cosiddetti ambientalisti

dedichino le loro energie per risollevare le derelitte

sorti della Sardegna realizzando finalmente

qualcosa in quel 96% di coste dove i militari

non sono mai stati presenti e in quel 99,5% del

territorio sardo che non è proprietà del demanio

militare.

*Generale, già comandante della “Brigata

Sassari” (fonte:admaioramedia.it)

Pubblichiamo anche questo

commento del Gen. Nicolò

Manca, anche lui ex

Comandante della Brigata

Sassari. Dichiarazioni che testimoniano

innanzi tutto l’amore

per la propria terra e l’orgoglio

di sardità. Purtroppo nessuno

dei responsabili ai danni procurati

alla Sardegna ed ai sardi

non pagano e, spesso, gli elettori

dimenticano chi veramente

sono certi politici.

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


CAUTELA NEL PARLARE DI SERVITÙ

MILITARI, NOI SARDI

SIAMO SPECIALISTI

NELL’AUTOCASTRAZIONE

del Gen. Giangabriele Carta*

Nell’indagine conoscitiva in materia di servitù

militari (pubblicata lo scorso anno dalla

Camera dei deputati) la premessa è totalmente

falsa: si parla di gravi patologie tumorali

riscontrare nelle popolazioni che vivono attorno

al Poligono di Quirra, ipotesi copiata da un quotidiano

isolano che da qualche anno conduce

una guerra personale contro i sardi che vestono

l’uniforme. I dati scientifici rilevati da quattro

commissioni disposte di volta in volta da

Regione, Ministero della Salute, Arpa Sardegna,

Magistratura hanno invece dimostrato il contrario.

Le rilevanze tumorali in quelle aree sono

addirittura inferiori alla media regionale e nazionale…

Come dire che il Poligono fa bene. Ci si

lamenta che aree di pregio come Porto

Tramatzu e le Sabbie bianche di Porto Pino

essendo nel Poligono di Teulada siano precluse

ai sardi. Falso, da anni sono spiagge che dal

primo giugno al 30 settembre sono gestite da

cooperative di Teulada e Sant'Anna Arresi.

Chiunque volesse fare un giro con il gommone

nelle acque del poligono di Capo Teulada, può

affittare un natante dal signor Selis, proprio a

Porto Tramatzu. Il discorso che le Sabbie

Bianche non siano fruibili tutto l’anno è vero,

ma nei mesi invernali non si vede nessuno sulle

spiagge della Sardegna, da Cannigione a Nora, a

Chia e Tuerredda.

Si auspica un più forte impegno della Scuola sottufficiali

de La Maddalena, ma ormai al grido “A

Foras sos Americanos… A Foras sos Militares”

dei 1.500 marinai di qualche anno fa ne restano

solo 200 (gli altri sono emigrati a Taranto) e i

3.000 americani sono andati altrove a spendere

i loro dollari. A proposito. Visto che, partiti gli

americani, non si è più parlato di radioattività.

Ma allora era anche questa una ipotesi giornalistica?

Il presidente della Giunta regionale,

Francesco Pigliaru, audito, auspica un uso duale

per il Poligono di Perdas. Ma allora perché si è

opposto alla realizzazione di una adeguata pista

di atterraggio e di alcune infrastrutture destinate

ad ospitare lo sviluppo dei droni europei?

Purtroppo, le ditte interessate si sono trasferite

in Puglia facendo felice Vendola che si vedrà arrivare

un centinaio di tecnici altamente specializzati

che spenderanno da lui i loro stipendi. L’on.

Piras sostiene che si è riscontrato a Teulada un

decremento demografico : ovvio, ciò vale per

tutti i paesi della Sardegna che non siano attorno

alle grandi città. L’on. Scanu, bontà sua, dice

che bisogna chiudere Teulada, ma organizzarsi

per reperire e garantire posti di lavoro sicuri in

alternativa. Benissimo, segnalo però che non

sono i soli 1.500 uomini e donne occupati a

Teulada, occorre pensare anche agli altri 7.000

posti di lavoro che dovranno essere reperiti, perché

la chiusura del Poligono implicherà la chiusura

della Brigata Sassari, con annessi e connessi.

Capo Frasca? Qui è tutta una balla: quello

è un poligono ‘virtuale’ dove non si spara, ma si

impiegano artifizi fumogeni. Il poligono è un

promontorio roccioso basaltico da sempre privo

di vegetazione. Il problema è che, chiudendo

Capo Frasca, occorrerà dire addio a 1.000 buste

paga del personale italiano e a 500 buste paga

del Reparto addestrativo tedesco di

Decimomannu. Finisco qui.

Bisogna essere cauti quando si parla di queste

cose perché noi sardi siamo specialisti nell’autocastrazione.

Basti pensare alla insensata opposizione

della Regione alla esercitazione aerea

che avrebbe visto confluire a Decimomannu

ben 5.000 tra piloti, valutatori, tecnici elettronici

etc., che assistevano i velivoli delle aviazioni della

Nato. I 5.000 uomini stanno occupando (60

giorni) gli alberghi e ristoranti di Trapani e provincia,

e noi ci siamo tenuti, senza alcuna ricaduta

economica, l’esercitazione che continua a

svolgersi nel cielo tra Spagna e Sardegna.

* 30° Comandante Brigata Sassari

(dal giornale "Con la Brigata Sassari")

ripreso da admaioramedia.it

www.ilconsumatore.eu N° 249 - LUGLIO-AGOSTO 2015 39


L’INFRASTRUTTURA ENEL

AL SERVIZIO DEL DIGITALE:

TUTTI INSIEME PER UN’ITALIA

DIGITALE?

di Silvia Compagnucci

L

’indagine congiunta AGCM/AGCOM ed i successivi

piani del Governo per lo sviluppo

della banda larga ed ultra-larga in Italia

hanno messo in luce il ritardo accumulato dal

nostro Paese nel perseguimento degli ambiziosi

obiettivi fissati dall’Agenda Digitale sia dal punto

di vista infrastrutturale che socio-culturale. È

ancora molto alta, infatti, la percentuale di individui

che non utilizzano internet e/o che non ne

colgono l’utilità, così come ancora ridotte

appaiono le nostre competenze digitali se messe

a confronto con il trend dei Paesi più evoluti in

Europa e nel mondo. Siamo ancora all’inizio di

un percorso che ci porterà – speriamo in tempi

rapidi – all’instaurazione di una vera e propria

società digitale in cui la rete diventerà davvero il

“luogo” privilegiato in cui ricercare e scambiare

informazioni e concludere transazioni. Oltre ad

40

un processo di maturazione socio-culturale è

richiesto, chiaramente, un importante sforzo –

in termini di investimenti – agli operatori, per lo

sviluppo delle infrastrutture e delle tecnologie

fisse e mobili. Si tratta di investimenti ingenti,

fondamentali per il futuro del sistema Paese,

sul cui ritorno, quantomeno nel breve periodo,

è lecito nutrire qualche dubbio.

In un contesto così incerto in cui, oltre all’infrastrutturazione

del Paese, è richiesta una rivoluzione

socio-culturale idonea ad accompagnare

gli investimenti degli operatori e, dunque, lo sviluppo

del Paese, particolarmente interessante

appare l’annuncio proveniente dall’amministratore

delegato di Enel secondo il quale, per

cablare 33 milioni di case, basterebbero 4/6

miliardi. Si tratta di un annuncio interessante

ove si consideri che viene esclusa la partecipazione

da parte dell’azienda alle gare per investire

nella banda ultra-larga e manifestata la disponibilità

a mettere a disposizione di quanti

vorranno investire la propria rete. Inutile dire

che l’infrastruttura di Enel è capillare e che l’utilizzo

dei cavidotti esistenti, consentendo di evitare

nuovi scavi che, come noto, rappresentano

la voce di costo più poderosa nei piani di investimento

degli operatori, potrebbe offrire buone

possibilità di risparmio. Considerate le stime

che quantificano in 16 miliardi i costi per collegare

20 milioni di punti, risultano particolarmente

interessanti le possibili sinergie che

potrebbero essere realizzate – secondo le parole

dell’amministratore delegato di Enel – nell’ambito

dell’attività di sostituzione dei contatori

e che potrebbero ridurre il costo di cablaggio

di 33 mln di case a 4/6 miliardi. Le stesse stime,

seppur ancora ad un certo livello di approssimazione,

indicherebbero infatti come portare

la fibra nell’ultimo miglio, dal cabinet alle case,

a 20 milioni di punti costerebbe mille euro a

punto, con un onere complessivo di 16 miliardi,

che si ridurrebbero di quattro volte mediante

utilizzo dell’infrastruttura di Enel.

Non v’è dubbio che qualora i nuovi contatori

fossero in grado di supportare tale connubio, si

tratterebbe di un’interessante opportunità da

valutare – non solo dal punto di vista economico,

ma soprattutto dal punto di vista normativoregolamentare

– in un’ottica di agevolazione

della posa della fibra e di risparmio in un contesto

così incerto che non è in grado di offrire

garanzie sugli sviluppi futuri della domanda e

sulla capacità della stessa di sostenere l’offerta

degli operatori ma che comunque impone al

nostro Paese di stare al passo con il resto

d’Europa.

www..i-com.it

250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu


In assenza di una

specifica disciplina sui

professionisti della

privacy, spesso sono gli

utenti a rimetterci

trovandosi vessati nella

loro sfera privata. Avviato

un progetto di norma per

individuare regole che

garantiscano maggiore

trasparenza sul mercato

PRIVACY OFFICER,

PIÙ TRASPARENZA DEL MERCATO

CON UNA NORMA UNI

Che gli utenti siano sempre più spiati quando

navigano in rete non è più una novità,

come dimostrano i numerosi annunci

pubblicitari che compaiono e ci perseguitano

sul browser, i quali rispecchiano con estrema

precisione i nostri gusti ed abitudini di consumo.

Tale comportamento ha reso necessario

l’intervento del Garante con un provvedimento

che ha introdotto l'obbligo di informare l'interessato

quando il sito web che sta visitando utilizza

dei cookies che profilano i nostri comportamenti

online.

Ulteriore garanzia, a favore del consumatore

che utilizza internet, riguarderà il privacy officer,

la figura esperta in materia di protezione dati

disciplinata dal regolamento europeo che, dopo

tre anni e mezzo di gestazione a Bruxelles, quest'anno

attende di essere approvato e che introdurrà

questo professionista già diffuso da

tempo negli USA e in altri 15 Stati membri

dell'UE.

Sebbene si tratti di un professionista che nelle

aziende e nelle pubbliche amministrazioni ha il

compito di vigilare sul rispetto del Codice sulla

protezione dei dati personali, contribuendo ad

assicurare trasparenza e maggiori tutele sul

rispetto della privacy dei cittadini, in Italia non è

ancora stata emanata alcuna legge specifica, né

il Garante ha adottato provvedimenti per disciplinare

il privacy officer. In attesa del

Regolamento Privacy UE, sembra però che

finalmente la situazione di stallo a livello locale

si stia sbloccando grazie all’avvio ufficiale dell’

inchiesta pubblica preliminare che permetterà

di ottenere la pubblicazione di una Norma UNI

in grado di definire i profili delle figure professionali

che si occupano di privacy.

"In Italia la privacy è considerata ancora come

una burocrazia inutile, consistente in documenti

da firmare, ma spesso sono i consumatori

stessi ad autorizzare inconsapevolmente l'utilizzo

dei loro dati per finalità di marketing in

cambio di una fidelity card o attratti dalla possibilità

di ricevere un certo premio, e non di rado

questo avviene in maniera non trasparente

senza ricevere un'adeguata informativa, o senza

la possibilità di prestare un consenso legalmente

valido - spiega il presidente di Federprivacy

Nicola Bernardi - L'introduzione del nuovo

regolamento europeo darà maggiori tutele all'utente

anche attraverso l'introduzione del privacy

officer, che nel nostro Paese è una professione

rientrante nella Legge 4/2013 relativa alle professioni

non protette. La nostra associazione

conta circa 1.000 associati, e dal 2011 ha promosso

la certificazione del privacy officer rilasciata

dal TÜV Examination Institute sulla base

del nostro disciplinare. Tuttavia, servono regole

condivise per dare più trasparenza al mercato, e

quindi anche maggiori tutele per gli utenti finali.

Per questo, da Settembre 2013 abbiamo chiesto

ad UNI di sviluppare una norma tecnica

sulle figure professionali in ambito privacy."

Poichè lo sviluppo di una norma tecnica deve

avvenire secondo precisi principi di partecipazione

e trasparenza, rispondendo alle concrete

esigenze del mercato, grandi imprese e associazioni

di categoria potranno inviare fino al prossimo

2 Luglio i loro commenti, in qualità di stakeholders,

tramite il sito di UNI con la possibilità

di partecipare al tavolo dei lavori (Codice

Progetto E14D00036). La prossima riunione

per il progetto di norma relativo alle figure professionali

esperte di privacy all' Ente Italiano di

Normazione si terrà il 16 Luglio 2015.

Ufficio Stampa Federprivacy

press@federprivcy.it - www.federprivacy.it

Twitter: @Federprivacy - 335 147.33.33

Per info: Mediamover

039 6022227

info@mediamover.it - www.mediamover.it

www.ilconsumatore.eu N° 250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 41


Sul portale è stato creato ad hoc un profilo

falso di un ristorante a Moniga del Garda,

che con solo 10 recensioni tarocche

di eccellenza è balzato in un mese in cima

alla classifica. Nessun controllo o filtro

NUOVA BUFERA SU TRIPADVISOR

PER RISTORANTE INESISTENTE

PRIMO IN CLASSIFICA

Ancora una volta è venuta a galla la totale

inattendibilità delle classifiche di

TripAdvisor. A dimostrarlo è il profilo di un

ristorante inesistente che in poche settimane,

grazie soltanto a 10 recensioni positive

(anch’esse, naturalmente, fasulle), ha raggiunto

la vetta del miglior ristorante di Moniga del

Garda (Bs), scalzando altri ristoranti che di

recensioni ne avevano diverse centinaia…

Italia a Tavola ha partecipato, insieme ad alcuni

ristoratori, alla creazione su TripAdvisor del profilo

di un locale inesistente, il “Ristorante

Scaletta”. Il fantomatico locale ha “aperto”

verso la fine di aprile: il 25 di quel mese, infatti,

ecco spuntare la prima recensione, con giudizio

“eccellente” (5 pallini verdi). Anche le

successive 9 recensioni, pubblicate tra il 19

maggio e il 20 giugno, hanno attribuito il massimo

punteggio. Nel giro di un mese soltanto, la

“Scaletta” ha rapidamente “scalato” la classifica

dei migliori ristoranti di Moniga, superando

anche “L’Osteria H2O” che era il primo in classifica

fino a due giorni fa e che può vantare oltre

300 recensioni, di cui 201 con valutazione

“eccellente”. L’intento che ci ha portato ad

appoggiare la creazione di un falso profilo era

scrivere una serie di recensioni, tutte estremamente

positive, appositamente per vedere se

sarebbero state pubblicate e se da parte del portale

ci sarebbero stati almeno dei minimi controlli,

sia sulla reale esistenza del ristorante sia

sulla attendibilità delle recensioni, tutte stranamente

positive, da 5 pallini verdi. Ma evidentemente,

nonostante ciò che continua ad affermare

TripAdvisor, non c’è stato nessun tipo di

controllo. Sarebbe bastato davvero poco per

accorgersi che l’indirizzo del “Ristorante

Scaletta” è inesistente, mentre il numero di

telefono corrisponde a un vecchio numero della

Polizia municipale di Manerba del Garda.

Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione

che su TripAdvisor non esiste alcun filtro: viene

creato un nuovo profilo di locale e nessuno controlla

la veridicità dei dati inseriti, e di fronte a

una serie di recensioni tutte positive e giudizi

tutti al massimo grado di eccellenza non scatta

nessun allarme. Come è possibile che questo

accada? TripAdvisor, lo ribadiamo ancora una

volta, è un sistema troppo aperto e soggetto a

qualunque tipo di frode. Ed è proprio per questo

motivo che le sue classifiche non possono

essere prese per valide. Così come è accaduto

La replica di Tripadvisor “Creare recensioni o profili aziendali falsi solo

per cercare di coglierci in fallo è un esperimento del tutto privo di

senso, trattandosi di una pratica che differisce dalle frodi che monitoriamo

e individuiamo quotidianamente. Sappiamo che quando un frodatore

cerca di manipolare le classifiche sul nostro sito si lascia alle

spalle degli schemi che abbiamo modo di tracciare e che tracciamo.

Abbiamo analizzato a fondo le recensioni per più di dieci anni e possiamo

quindi riconoscere i comportamenti normali di un recensore da

quelli che non lo sono; è così che individuiamo le frodi. In qualità di

sito di viaggi più visitato al mondo, siamo fortemente impegnati a

garantire che i contenuti su TripAdvisor forniscano una fonte d’informazione

utile e affidabile per coloro che pianificano un viaggio ovunque

nel mondo. In questo caso, abbiamo indagato e rimosso dal sito

le recensioni e il profilo che non rispettavano le nostre linee guida.

Oltre a essere una violazione dei nostri termini di servizio e una pratica

non etica, postare recensioni false è anche una violazione della

legge in molti paesi e viola i termini del Codice del Consumo italiano”

per i commenti della falsa Scaletta, c'è da aspettarsi

che lo siano anche molti di quelli registrati

su locali che magari pagano per stare ai primi

posti. E quel che è peggio è il fatto che non solo

si innesca un meccanismo di concorrenza sleale

tra i vari locali, che possono inserire o far

inserire (anche a pagamento, come ha dimostrato

recentemente anche un servizio di

Striscia la notizia) recensioni positive o negative

per raggiungere i primi posti della classifica, ma

chi ne risulta fortemente danneggiato da tutto

questo sistema è il consumatore finale, il potenziale

cliente, che nella scelta di un ristorante

magari si affida a TripAdvisor dando credito alle

recensioni pubblicate e alle classifiche...

Per dare l’opportunità ai ristoratori, così come

ai gestori di hotel, bar, agriturismi, ecc., di prendere

le distanze da questo sistema dannoso e

ingannevole, da qualche settimana Italia a

Tavola ha lanciato la campagna #NoTripAdvisor

contro l’anonimato, le false recensioni e le classifiche

truccate. Tano Simonato, Filippo La

Mantia, Marco Blasi e Matteo Scibilia sono solo

alcuni dei molti ristoratori che, buttando via il

certificato di eccellenza di TripAdvisor e sostituendolo

con la nostra vetrofania

#NoTripAdvisor, hanno voluto condividere

pubblicamente la decisione di dissociarsi da un

sistema di recensioni sempre più truccato e

inattendibile, al contempo comunicando ai propri

clienti che non si vuole essere sospettati di

avere comprato recensioni. Alla luce degli innumerevoli

casi segnalati negli ultimi anni, in più

di un’occasione Italia a Tavola ha dato a

TripAdvisor l’opportunità di replicare alle tante

lamentele e segnalazioni di anomalie, senza

avere quasi mai una risposta. Siamo arrivati

anche ad organizzare a Firenze, lo scorso anno,

in occasione del Premio Italia a Tavola, un confronto

pubblico tra rappresentanti del portale

americano e sindacati dei pubblici esercizi, ma

al di là dell’impegno a parole, ad oggi nulla è

concretamente cambiato. E nemmeno la multa

dell’Antitrust di 500mila euro è servita a far

prendere a TripAdvisor dei reali provvedimenti

per far diventare il portale una vera risorsa per

gli operatori e per i consumatori, invece che un

ricettacolo di falsità e classifiche truccate.

di C.S. -www..teatronaturale.it

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250 - SETTEMBRE/OTTOBRE 2015 www.ilconsumatore.eu

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