Momenti 2

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Ogni cosa è così naturalmente

ben distribuita,

che in ogni comunità,

pur piccola che sia,

non abbiano mai a mancare:

uno zoppo, un musico, un poeta, un cantore,

un cretino e ... un pittore


A Lucia

Piantare mille alberi, pensare mille case, dipingere mille tele.

Ai figli Mario, Maria Teresa, Luca

Ai nipoti Giuseppe, Sergio

Claudia, Lorenza, Leonardo

CANTO

Carlotta, Pietro, Cecilia

Questo canto è per te

bella e misteriosa

signora,

già compagna nei

giochi miei infantili,

presente nelle mie

notti piene di sogni

e ancora nelle aurore

del primo mattino.

Testimone discreta

e furtiva

ai miei primi amori,

ispiratrice di ogni

mio pensiero, freno

puntuale per il mio,

a volte, troppo gioire.

A te, per le ansie e le

attese c’hai sparso su

tutte le strade da me

percorse, così da farmi

pronto alle sventure.

A te ispiratrice di ogni mio

fatto.

Di te è intrisa ogni trama

delle mie tele.

Dolce, dolcissima

malinconia



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La gente

Opere

Olio su tela

Olio su tavola

Tre tele su tre finestre

Acquerello

Divagazioni sull’incisione a punta secca

Divagazioni sulla tecnica a graffito

Divagazioni sul modellar la creta

Appunti cól làpis

Racconto

Cenni critici

Biografia

Mostre e rassegne

Pubblicazioni

Grafica e impaginazione

Daniela Marchini

Stampa

Grapho 5 - Fano

Finito di stampare nel mese di Giugno 2010

www.giuseppeballarini.it

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G I U S E P P E B A L L A R I N I

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Francesco Grosso

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Antonio Brancati

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deputato e già sindaco di Pesaro

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Liovdmila Martioukh

Bielorussia

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Caro Peppino,

affiorano alla mente una sequela di ricordi che traggono spunto dalle tue pitture. Immagini

dimenticate che riemergono improvvise rievocando il passato, l’adolescenza, la giovinezza.

Magicamente quel tempo ritorna attuale, con le sue luci, i suoi colori, i suoi profumi, le

strane sensazioni d’allora, quando si faceva capolino sulla scoperta del mondo.

Proprio stamattina mi son trovato innanzi al manifesto della mostra e la figura della donna,

“Solitudo”, ha iniziato a svolgere la pellicola dei ricordi. Prima brevi flash mentali, poi rievocazioni

sempre più dettagliate, precise, che richiamavano altri ricordi, altre immagini, altri

dettagli in un contesto di intime sensazioni permeate di dolcezza mista a nostalgica tristezza.

Allora, le “donn sa le suttanen ner e longh fina in tle cavjli” si bagnavano i piedi lungo la

battigia e quando, scherzosa ed improvvisa, l’onda crestata s’infrangeva sulle gambe, tra gridolini

di sorpresa, via a tirar la sottoveste e mostrar le carni bianche, subito ricoprendole

pudicamente.

Eran le donne del porto, le “purtolot”, nate nel mare.

Si riunivano a gruppetti lungo la soppressa spiaggia dei poveri, detta “tra i due porti”, dove

ora sorge una banchina per le barche da diporto, che fiancheggia la darsena. Una spiaggia

che collegava il molo di mezzo con quello detto di “Momo”, presso l’ultimo tratto della foce

del Foglia.

Dove ora sorge il cantiere navale, v’era un ottocentesco edificio, triste a vedersi, adibito a

lazzaretto, un luogo di isolamento per gli equipaggi dei velieri in quarantena colpiti dal tifo,

dalla peste, dal colera.

All’ombra di quei muri grigi e rosi dai venti salsi, respiravo l’acuto profumo del mare, beandomi

della vista di quegli infiniti spazi azzurrognoli e verdastri, fantasticando sull’avvenire

e ponendomi le prime domande sull’insolubile mistero dell’universo.

Le donne in nero della “domenica al mare”, erano così, forse senza cappellino e con qualche

ombrello sgangherato... ma erano quelle, quelle che hai resuscitato.

I tuoi curati, li ho conosciuti a San Leo nel 1961; lo dissi anche a Silvano Ramaioli.

La neve e gli scarponi alti. L’ombrello, il cappello, il mantello, tutto rigorosamente in nero

satinato. Quell’aria un po’ autoritaria, un po’ bonaria, quell’atteggiamento da clericale acquisito

in seminario insieme al latino, li hai riprodotti egregiamente con “poche” pennellate.

Almeno per me.

Quei curati dalle barbe mal rasate, dalle gote pasciute e rossastre, venivano ogni mattina

al bar del paese, dalle loro parrocchiette limitrofe, a godersi un buon espresso ed a fumare

un sigaro toscano. La partitella al biliardo oppure un tris di “scopa” a carte concludeva la

quotidiana escursione. Fu lì che una gelida mattina d’inverno, mentre due curati stavano

giocando, assistetti ad un diverbio fra loro ed alcuni giovani “compagni” i quali inneggiavano,

com’era di moda, all’arrivo di “Baffone” ed alla caduta della Chiesa. Al che un curato,

con fare sornione e sorridendo furbescamente rispose: “Non siamo riusciti noi preti a distruggere

la Chiesa in duemila anni di storia, e quindi non illudetevi voi di poterlo fare. Nè

adesso, nè domani, nè mai”. Parole profetiche.

Gli “sposi”, mi hanno riportato ai primi dieci anni della mia vita, ad un matrimonio, una

domenica mattina di primavera. Nello sposo rivedo lo zio Emilio, con le gambe storte ed i

piedi a “petrangola” per quel tremendo male ai calli che gli provocavano le scarpe nuove.

Lei è la zia Emma, ansante e paffutella, tutta fremiti, dentro un vestito prestatole dalla parente

ricca.

“Dalle mura” mi rievoca la donna di un paese dell’entroterra. La trovai così, appoggiata al

parapetto delle mura medievali che cingevano il vecchio paese, in un vespro di luglio.

Guardava lontano ed io, curioso ragazzo di città in vacanza, mi chiedevo cosa guardasse e

perché i suoi occhi fossero così arrossati e gonfi.

Un giorno qualcuno mi disse di un giovane figlio perduto nella follia.

“Il guerriero caduto”, rievoca l’anno 1944, il passaggio del fronte, le cannonate, i bombardamenti

aerei, lo sfollamento, i morti tedeschi, canadesi, inglesi, sparsi nell’aia di una casa

colonica adibita ad improvvisato ospedale da campo. Un odore dolciastro permeato di disinfettanti.

Un orrore che nemmeno una vita intera è riuscita a farmi dimenticare.

“Il rosario”, San Giovanni Rotondo 1949. Una di quelle vecchiette che alle quattro del

mattino attendeva, insieme alle altre, l’apertura della chiesetta di Padre Pio.

Le chiamavano “pinzochere”. Litigavano per i primi posti ed una volta sedute nelle loro

posizioni privilegiate accanto all’altare, nell’attesa che il Padre celebrasse la Messa, inchinato

in avanti il busto contorto dall’artrosi, serravano fra le mani nodose la coroncina del rosario

mormorando in sordina la preghiera a Maria, appena muovendo le labbra sottili.

Peppino, forse un giorno in un’altra tua mostra vedrò anche la figura di Padre Pio, partorita

dai tuoi pennelli, che, come disse il Papa Paolo VI, “è il rappresentante stampato di Cristo”.

Allora le sensazioni si perderebbero all’infinito.

Grazie per i ricordi che le tue pitture mi hanno rievocato e che credevo ormai sepolti nell’oblio

del passato.

Pesaro, 4 Agosto 2005.

Giorgio Gabucci

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Una presenza importante e discreta quella di Giuseppe Ballarini nel panorama artistico

della nostra città e non solo. Una presenza che ha scandito il volgere di molti, densi anni di

attività, di stima e apprezzamento, del publico, dei colleghi e maestri, quali Gallucci, Carnevali,

dei tanti che hanno scritto di lui, da Valerio Volpini a Mario Omiccioli, da Ivana Baldassarri

a Nando Cecini e Luciano Anselmi.

Questa mostra sembra giungere più che mai opportuna per sottolineare tutta l’intensa parabola

dell’attività di Ballarini, ancor oggi estremamente vitale, nella cui opera vita ed arte

collimano stemperandosi in un dolce messaggio di nostalgia. Un autentico e forte pittore, lo

definiva Alessandro Gallucci in una lettera del 1971, pittore nel senso più antico e durevole,

meno deteriorato della parola: un poeta delle immagini e un grande tecnico della materia,

degli impasti, dei colori. Un protagonista cui la città tributa un omaggio sentito e meritato,

con affetto e riconoscenza per quanto ci ha dato e saprà ancora darci.

Gianfranco Sabbatini Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro

La mostra dedicata all’opera pittorica di Giuseppe Ballarini si iscrive nella serie di iniziative

che sotto la denominazione di Pesaro Dulcis in centro sono tese ad un’ampia fruizione del

centro storico di Pesaro nel periodo estivo. La città, con le sue piazze, i suoi negozi, le sue

architetture - tra i quali quella settecentesca di Palazzo Gradari è tra le più affascinanti - si

apre ad uso ludico e culturale da parte dei turisti e dei citadini, con centri di animazione che

ogni sera rendono vivo il cuore urbano con iniziative di varia natura. Tra di esse, quelle espositive

offrono l’opportunità di conoscere e approfondire i caratteri del mondo artistico pesarese,

sempre ricco di protagonisti e opere di qualità.

Luca Pieri Assessore allo Sviluppo Economico e Turismo del Comune di Pesaro

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IL CAMMINO SILENZIOSO DI UN “VERO PITTORE”

Il destino d’artista di Giuseppe Ballarini è stato segnato da sempre. Da quando, come racconta,

nella penuria del tempo di guerra strappava vecchie lenzuola o cercava pezzi di legno

per procurarsi supporti al suo dipingere di ragazzo. I materiali cromatici li recuperava sottraendo

barattolini di smalto per la verniciatura delle moto al meccanico del paese (Montecchio,

dove era nato nel 1926). Per i neri grumosi e assai poco stabili, ricorreva al bitume

non ancora solidificato nell’asfaltatura delle strade. Divideva questa passione pittorica con

il fratello Mario, immaturamente scomparso, per il quale nutriva un grande affetto e meritata

stima.

Suona singolare, dunque, che tanta passione per dipingere, pur essendo a lungo esercitata

nella pratica pittorica, non fosse approdata alla piena consapevolezza di essere pittore. Fu

l’incontro con il maestro Alessandro Gallucci, nel 1971, alla sua prima mostra alla Galleria

Comunale di Pesaro aperta alle giovani promesse (ma Ballarini era già entrato nella maturità)

a legittimare definitivamente la sua vocazione. “Non so chi lei sia, ma so che in lei c’è un

pittore” gli disse il Maestro dopo avergli chiesto di incontrarlo. Nacque così una lunga amicizia,

una frequentazione in cui il pittore riconosciuto dava consigli al pittore “giovane” e

nello stesso tempo riceveva da lui insegnamenti involontari, nati dalla sua pratica, come

quello della tavolozza continuamente violata dall’impeto del dipingere, che da linda e superordinata

degli inizi, divenne anche per Gallucci, nel corso della sua vicenda, carica di pigmenti

che si fondevano e “si sporcavano”, in aderenza all’evolversi della sua intensa

espressività coloristica. Ballarini riceve dunque il crisma di pittore da Gallucci ma rimane

tuttavia ai margini dell’ambiente artistico pesarese, eccetto per le partecipazioni (dal ‘75 al

‘77) alle Biennali d’Arte allestite dal Gruppo 7, composto da Emma Corvo, Cecilia Picciola

Ferri, Paola Ranocchi, Umberto Martinelli, Nino Naponelli, Dante Panni, Tullio Zicari e

che svolgeva la sua attività espositiva in pieno spirito di libertà stilistica accordata ai singoli

componenti. Avviene in questo contesto il secondo incontro con un personaggio di rilievo

come Francesco Carnevali che dal ‘69 partecipava alle esposizioni del gruppo, diventandone

poi presidente onorario.

Il maestro - “di valori umani eccezionali, un fare dolcissimo e capace di coniugare alte qualità

con rara modestia”, come ricorda Ballarini - ne diventa amico, lo invita per una personale

all’Accademia Raffaello di Urbino, introducendolo nell’ambiente artistico locale, dove conosce

pittori e incisori come Carlo Ceci, Leonardo Castellani, Arnaldo Battistoni, Walter

Piacesi, Marcello Lani. Si apre successivamente il periodo delle mostre a largo raggio: Bologna,

Genova, Roma, Vienna, Parigi. Ma Ballarini resta un “creatore solitario”, attratto dalla

sensuale apparenza delle cose trasportate, attraverso il filtro della memoria, in un tempo e

in una storia interiori. Ed è un mondo ancora concentrato in un orizzonte rurale, dove le

mura dei borghi sulle colline racchiudono una vita di piccole cose e piccoli eventi - il bucato,

il gioco delle bocce, l’amore tra ragazzi, il temporale, il concerto in piazza, la passeggiata

con la maestra - nel quale erompono rari e inaspettati accadimenti tragici (Sudario, 1975,

Infanticidio, 1977) gettando fosche ombre in un mondo di arcaica felicità.

Poi ci sono gli ambienti marini, fatti di brezze che accarezzano bagnanti mattutine o di

tempeste che scuotono capanni di pescatori sul porto e lasciano sulla riva carcasse di barche

dal fasciame disarticolato. O racconti in atmosfere di magica sospensione con soggetti non

consueti: violinisti che suonano solitari sulla battigia, sirene morenti tra vortici di flutti, esotiche

creature femminili abbracciate a radici contorte strappate altrove e restituite alla riva

da un mare riappacificato. Una tematica molto amata è quella degli zingari, rappresentati

non come “straccioni”, “ladri”, “stregoni”, ma come popolo errante. Come “gente in continuo

andare” (...) “Zingari come uomini di coraggio. Fieri nella loro maledizione. Alteri. E

tra essi, il soggetto prediletto sono le zingare, chiuse nei loro silenzi e nella loro orgogliosa

bellezza. A giudizio di Nando Cecini, la pittura di Ballarini “non è improvvisazione di facili

annotazioni bozzettistiche ma è il risultato di un’appassionata ricerca e in controluce rivela

una tradizione culturale di rispetto, come può essere la scuola pesarese del novecento.” C’è

chi parla di “recupero, in maniera insolita, perciò originale, della poesia crepuscolare” e chi,

al contrario, lo rinnega, ponendo l’interrogativo che l’opera di Ballarini vada piuttosto iscritta

in una “pittura dialettale” ma considerando tale aggettivazione in senso alto, “se nel dialetto

si crede come mezzo per raggiungere l’universale attraverso il quotidiano: cioè l’uomo che

è grande, pur nella sua piccolezza. E infatti anche Valerio Volpini scrive di “pagine aperte

sull'uomo”, còlte in una “periferia simbolica” in un racconto che “tocca inquietudine e sofferenze”.

Forse l’ipotesi di lettura più vicina alla poetica di Ballarini è quella espressa da Anna Marchetti

in riferimento agli artisti del Gruppo 7, che “percorrono un proprio autonomo itinerario

artistico, proteggendosi discretamente da atteggiamenti esteriori, aristocraticamente

appartati dalle bagarres, lontani e distanti da dichiarazioni od atteggiamenti esplosivi d’opposizione,

dalle eccentricità e dalle perdite di equilibrio, dagli effimeri orientamenti alla

moda”. Si tratta dunque di uno “sparso e fluido aggregato d’artisti che hanno svolto un

“cammino silenzioso”. Nella mai abbandonata consapevolezza che lo spazio periferico della

provincia può anche essere un centro generatore di autonomia e originalità artistica”.

Ballarini ci pare che condivida questo atteggiamento. Il suo “cammino silenzioso” ci conduce

in un universo immerso in un 'non tempo' mitico. Qui ci piace indugiare e condividere

con lui quella “sincera commozione profondamente umana” di cui parlava Gallucci, per le

storie dell’uomo e le piccole e grandi espressioni della natura, rese vive e fruibili attraverso

il forte piacere di dipingere del “vero pittore”.

Marta Alessandri

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LA MOSTRA / Giuseppe Ballarini al Gradari

SCOPRIRE L’AFFABULATORE SCONTROSO

PESARO - Nell’ambito delle iniziative che vanno sotto il nome di «Pesaro dulcis», al primo

piano del bel Palazzo Gradari in Via Rossini, la mostra di Giuseppe Ballarini pittore solitario,

autodidatta, affabulatore scontroso, romantico in incognito, sognatore silenzioso, colorista

fantasioso, osservatore delle umane debolezze, amante di cieli, mari, paesi e campagne ventose.

Ma per il catalogo della mostra, la presentazione è di Marta Alessandri, il «creatore solitario»

ha scelto di pubblicare quattro interessantissime fotografie che lo ritraggono giovane,

bello e irsuto con quegli artisti, Sandro Gallucci, Francesco Carnevali e Cesarina Gerunzi e

quel cenacolo, “I Sette”, attorno ai quali si è consolidata la consapevolezza e l’orgoglio di

essere pittore.

L’elevatissimo numero di opere esposte, racconta la foga appassionata del suo dipingere:

pochissime altre realtà contano nella sua vita oltre a questo suo forsennato e totalizzante desiderio

di dar corpo, colori e vita alle mille immagini che gli si accalcano nella mente. Ed eccole

tutte lì, le struggenti nostalgie di un mondo paesano, popolato di gente semplice che

appende ai propri pensieri piccini l’idea di Dio, della vita e della morte, che trasforma la curiosità

in partecipazione e che affacciandosi alle mura del proprio paese, crede di vedere

tutto il mondo. Sono le stesse donne che si avventurano, la mattina presto fin sulla battigia

per goduriosi isciacquii terapeutici. Per loro lo sguardo del pittore si fa ironico e tenero insieme:

nella gran bellezza del mare, sotto cieli spumosi, su sabbie senza programmazioni turistiche,

le sottovesti e gli ombrelli neri di donne vigorose e un po’ sfatte, danzano i riti di

un’inattesa felicità fatta di nulla. Poi le finestre oltre le quali si vedono gli spazi infiniti dei

sogni, e le vele, elegantissime, incastonate in uno spicchio di porto verdazzurro, e le spighe

con tutti i toni dell’oro, calde di sole e di fertilità che un vento improvviso ha spettinato, e

ancora cieli e tempeste, prati e preti, spiagge, barche, suore, ombrelli e allucinati violinisti

che suonano canzoni straniate, e zingare giovani e belle che reclamano sguardi ammirati:

tutti, intorno a due bambini visti di schiena che, ignari, sognano una giovinezza felice! Per

ammirare questa calda e affettuosa mitologia ballariniana, la sera dell’inaugurazione, la gente

riempiva il cortile di Palazzo Gradari aspettando l’orario di apertura della mostra.

Ivana Baldassarri

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Le ore 2002 - cm 80 x 120

Olio su tela

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Solitudo 2003 - cm 80 x 120

Gli sposi 2002 - cm 80 x 120

Il rosario 2001 - cm 80 x 120

Dalle mura 2002 - cm 80 x 120

Le scarpe buone 2003 - cm 80 x 120

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Il letto di ferro 2002 - cm 80 x 120

La signora Tina 2002 - cm 80 x 120

La suora giovane e il gatto della Priora

2002 - cm 80 x 120

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Passeggiata con la maestra 2004 - cm 80 x 120

Un voto per la D.C. 2002 - cm 80 x 120

Mareggiata 2002 - cm 80 x 120

Duo col mare 2004 - cm 80 x 120

La vela e il gabbiano 2010 - cm 80 x 100

Le figlie del vento 2001 - cm 80 x 120

Domenica al mare 2003 - cm 120 x 80

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Nebbie su campi a girasole 2002 - cm 80 x 120

Mare di grano 2002 - cm 80 x 120

Mare d’inverno 2002 - cm 80 x 120

Settembre 2004 - cm 80 x 120

La quercia 2003 - cm 120 x 80

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Le vele 2004 - cm 120 x 80

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I pini alle rive 2002 - cm 80 x 120

Le cattedrali di paglia 2002 - cm 80 x 120

I richiami 2002 - cm 80 x 120

Il cane bracco 2002 - cm 80 x 120

Il palo della luce 2003 - cm 120 x 80

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Concerto in piazza 2002 - cm 80 x 120

Il giocatore di bocce 2003 - cm 80 x 120

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La nuvola rosa 2002 - cm 80 x 120 Colloquio a sera 2009 - cm 80 x 120 La persiana 2010 - cm 80 x 120

Danza 1977 - cm 80 x 120

Sul muricciolo 2009 - cm 120 x 80

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Gitano 1977 - cm 80 x 120

Serenata per una sirena 2004 - cm 80 x 120

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La vetrina e il bersagliere 2002 - cm 80 x 120

Oltre il giardino 2002 - cm 80 x 120

Il cappello del prete 2004 - cm 80 x 120

Omaggio a mia madre

La casa della ricamatrice 2000 - cm 80 x 120

Concerto sul borgo 2003 - cm 80 x 120

Silente 2002 - cm 80 x 120

Mattino 2002 - cm 120 x 80

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La donna del marinaio 2005 - cm 80 x 120

Sulla battigia 2009 - cm 80 x 120

Mare mare 2007 - cm 80 x 120

Controluce 2009 - cm 80 x 120

La pelle 1980 - cm 80 x 100

Prima neve 2002 - cm 80 x 120

Controvento 2009 - cm 80 x 120

Serotino 2007 - cm 80 x 120

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Il melograno 2000 - cm 80 x 100

Zingara con carro 2000 - cm 80 x 100

E sotto il maestrale urla e biancheggia il mare 2009 - cm 120 x 80

I gabbiani 2003 - cm 80 x 100

Sul bagnasciuga 2006 - cm 80 x 100

Vento di terra 2004 - cm 80 x 120 Lo spaventacchio innamorato 2007 - cm 80 x 120

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La clamide scarlatta 2000 - cm 80 x 100

Dalle mura 2000 - cm 80 x 100

Finestra con corteo sotto la neve 2002

cm 80 x 100

La notte delle streghe 2006 - cm 80 x 100

Passeggiata con la maestra 2005 - cm 80 x 100

Cento finestre in una stanza 2003 - cm 80 x 100

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Stradina e grande siepe 2008 - cm 100 x 80

Corteo sotto la neve 2007 - cm 60 x 80

Passero su girasole 2008 - cm 60 x 80

Maestrale 2007 - cm 100 x 80

Passeri e pagliaio 2007 - cm 60 x 80 Papaveri 2009 - cm 60 x 80

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Cipressi 2007 - cm 60 x 80 Pagliaio sul mare 2000 - cm 60 x 80

Mareggiata al molo 2007 - cm 60 x 80 Trabaccolo al porto 2007 - cm 60 x 80

La casa sui girasoli 2006 - cm 80 x 60

Il gabbiano 2006 - cm 80 x 60

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La nuvola sul mare 2007 - cm 60 x 80 La sedia al mare 2008 - cm 60 x 80

Domenica al mare 2007 - cm 60 x 80 La tenda 2004 - cm 60 x 80

Pettirosso su spiaggia innevata 2006 - cm 80 x 60

Tramonto al molo 2006 - cm 80 x 60

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Dritto dal mare 2008 - cm 60 x 80 Passeggiata con la maestra 2007 - cm 60 x 80

Dopo l’arco 2009 - cm 60 x 80 Dalle mura 2007 - cm 60 x 80

Autunno 2009 - cm 60 x 80 Il tordo da richiamo 2007 - cm 60 x 80

Dichiarazione d’amore 2003 - cm 60 x 80 La casa della bella rosa 2008 - cm 60 x 80

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Calanco 2008 - cm 60 x 80 Le edere e le querce 2008 - cm 60 x 80

Zingara con figlio 2009 - cm 60 x 80 Zingare 2007 - cm 60 x 80

Il pettirosso 2008 - cm 60 x 80 Tempesta sul grano 2007 - cm 60 x 80

Crepuscolare 2007 - cm 60 x 80 Il gatto del pittore 2009 - cm 60 x 80

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Morte di una sirena 2002 - cm 60 x 80 Verso lo scano 2008 - cm 60 x 80

È notte e nevica appena 2008 - cm 60 x 80 Sera di mezza estate 2003 - cm 60 x 80

Le vele 2006 - cm 80 x 60 È arrivato il pettirosso 2007 - cm 80 x 60

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Infiniti silenzi 2007 - cm 60 x 80

Autoritratto 2010 - cm 100 x 80 Mi piacerebbe essere gatto e dalla finestra

guardare la neve che cade.

Pettirosso olio su tela 2010 - cm 80 x 60

Notturno 2010 - cm 80 x 60

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Il pescatore 2008 - cm 50 x 50

Sul posto del calanco 2005 - cm 50 x 50

Cantiere al porto 2009 - cm 30 x 40

Il gabbiano 2008 - cm 50 x 50

I cipressi 2005 - cm 50 x 50 Papaveri 2008 - cm 50 x 50

Mareggiata sulla scogliera 2008

cm 50 x 50

Il faro 2009 - cm 30 x 40

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Madre terra 2007 - cm 50 x 50

Tracce 2007 - cm 50 x 50

Le foglie 2003 - cm 40 x 55

Passero su girasoli 2003 - cm 40 x 55

Fiori di campo 2008 - cm 50 x 50

Silente 2008 - cm 45 x 55

Concerto in piazza 2001 - cm 40 x 55

Vento sul cipresso 2001 - cm 40 x 55

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Sulla riva 2009 - cm 40 x 55

Al sorgere del sole 2009 - cm 40 x 55

Oltre il giardino 2001 - cm 40 x 55

Notturno invernale 2001 - cm 40 x 55

Paese antico 2001 - cm 40 x 55

La casa demolita 2001 - cm 40 x 55

Passeggiata sulla riva 2007 - cm 40 x 30

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Mareggiata al molo 2007 - cm 30 x 40 Al mare 2007 - cm 30 x 40

Ciclisti 2007 - cm 30 x 40 Paese in grigio 2007 - cm 30 x 40

Passeggiata 2007 - cm 30 x 40 Silente 2007 - cm 30 x 40

Moscone a riva 2008 - cm 40 x 30

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Sonata 2008 - cm 30 x 40 Pettirosso su paesaggio innevato 2008

cm 30 x 40

Due fanciulli che giocano a pallone 1979 - cm 81 x 100

Compreso nelle collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio

di Pesaro - Palazzo Montani Antaldi - Via Passeri, 72

Il curato 2007 - cm 25 x 35 Dalle mura 2007 - cm 25 x 35

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Da ieri

appena

così...

tanto per dire

La sottoveste scura 2009 - cm 25 x 35 Lo sballo senile 2007 - cm 25 x 35

La papera 2009/10 - cm 80 x 120

La ragazzina 2007 - cm 25 x 35 Islam 2007 - cm 25 x 35 Le troiane 2007 - cm 25 x 35 Sessantottesco 2007 - cm 25 x 35

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Fidanzatini 2003 - cm 18 x 24 Sposi 2003 - cm 18 x 24 Sulla riva 2003 - cm 18 x 24

Nudino 2000 - cm 18 x 24 Nudino 2000 - cm 18 x 24

Cantiere al porto 2003 - cm 18 x 24

Natura morta con melograne

2003 - cm 18 x 24

Il gelso sulla casa 2003 - cm 18 x 24

Nudino 2000 - cm 18 x 24 Nudino 2000 - cm 18 x 24

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Temporale 2003 - cm 18 x 24 Dalle mura 2003 - cm 18 x 24 Pettirossi 2003 - cm 18 x 24

Gregoriano 2005 - cm 29,5 x 27,5

Dallo scoglio 2003 - cm 18 x 24 La seggiola sul mare 2003

cm 18 x 24

Libera sulla riva 2003 - cm 18 x 24

Olio su tavola

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Nudino 2000 - cm 17 x 30

Nudino 2000 - cm 17 x 30

Temporale 2000 - cm 60 x 190 La Cesira 2000 - cm 58 x 164 Dalla finestra 2000 - cm 65 x 191

Relitto con Figura 2009 - cm 184 x 37

Relitto con tenda 2009 - cm 184 x 37

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Danzatrice 2008 - cm 75 x 72

Primo amore 2008 - cm 65 x 80

I lunghissimi sonni 2005 - cm 45 x 35

Tenero tenero amore 2001 - cm 27 x 40

Il gabbiano 2008 - cm 72 x 82

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Passeggiata sulla riva 2005 - cm 113 x 27

Sul moscone a riva 2004 - cm 52,5 x 29,5

Bagno al mare 2005 - cm 113 x 27

Temporale 2006 - cm 22 x 42

Dal molo 2008 - cm 69 x 27

Passeggiata 2005 - cm 69,5 x 27

Pettirossi 2005 - cm 46 x 13

Passeggiata 2003 - cm 64,5 x 20,5

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Finestra con pettirosso 1980

Dipinto cm 55 x 68 - Finestra cm 61 x 75

Finestra con pettirossi su paesaggio innevato 1980

Dipinto cm 55 x 68 - Finestra cm 61 x 75

Acquerello

Finestra con piccolo cane festoso 1980

Dipinto cm 55 x 68 - Finestra cm 61 x 75

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Divagazioni sull’incisione

a punta secca

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La meridiana 1990 - cm 60 x 60

Divagazioni sulla

tecnica a graffito

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Tracce di storia 1990 - cm 60 x 60 Dei fucilati 1990 - cm 60 x 60

Guerriero e cavallo 1990 - cm 60 x 60

Nascondiglio 1990 - cm 60 x 60 La persiana 1990 - cm 60 x 60

La porta segreta 1990 - cm 60 x 60

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Cavalli 1990 - cm 60 x 60

Rosone 1990 - cm 60 x 60 Caccia al cervo 1990 - cm 60 x 60

Pergamena 1990 - cm 60 x 60

Tracce con figura e cavalli 1990 - cm 60 x 60 Tracce con figure femminili 1990 - cm 60 x 60

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Sulle mura antiche 1990 - cm 60 x 60

Figura 1990 - cm 60 x 60

Divagazioni sul

modellar la creta

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Appunti cól làpis

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Sessantottesco

La quercia ha da far mele e non ghianda.

L’ortica è rughetta

e le edere fan frutti di mare.

Le donne si realizzano,

non partoriscono e sparano revolverate.

Tutto impazzisce e non so cosa fare.

Se appena lo dico

mi danno del fascista.

Corre l’anno duemiladieci

Imperterrite le querce

han continuato a far ghiande,

l’ortica è ortica

e le edere non fan frutti

di mare, e se lo dici

non ti danno più

del fascista.

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Nuovi negrieri ingannano

e vendono poveri disperati

in cerca di lavoro.

Si può cedere in affitto, oltre la

casa, anche l’utero di tua nonna

che così, pur artritica, disfatta

e ingobbita, possa partorire

per innesto di giovane ovulo.

Si da la caccia ad anziani e vecchi

meglio ancora se invalidi, per

aggredire, derubare e uccidere.

Puttane d’ogni lingua e colore

imperversano su ogni strada.

UOMINI-DONNA son loro concorrenti.

Il merlo, il pettirosso,

il passero e la capinera

frullano e fanno i loro versi

prima di tacere nei loro sonni

fra i rami dell’alloro del mio

giardino. COME DA SEMPRE.

Il mio gatto miagola

e fa le fusa, così come

il mio cane abbaia e

scodinzola gioioso.

COME DA SEMPRE.

Le femminucce sono disperate

non hanno più mutande da togliersi.

Hanno promosso l’antico mestiere,

in onesta e onorata occupazione di massa.

E sposano l’amica del cuore.

Va di moda lo sballo che è, poi,

a chi riesce meglio e più rapidamente

a farsi spappolare il cervello

con alcool e droga così che puoi,

impunemente, uccidere l’amico

per il suo motorino, le scarpe

griffate e il cellulare.

I maschietti, pieni d’invidia,

si imbellettano, si travestono,

si depilano e sposano

l’amico del cuore.

I maschietti invece no! Hanno avuto

uno scatto d’orgoglio e si sono molto

evoluti. Per essere ancora

“PIÙ MIGLIORI”.

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A scuola puoi far “pernacchie”

al prof, non studiare e guai ad essere

bocciato, perchè tanto c’è poi MAMMÀ,

che viene a bastonare il PROF CATTIVO.

Il voto politico e di massa alle

università vuol tutti laureati che poi,

CHISSENEFREGA se dell’EUROPA e OLTRE

siamo il popolo più IGNORANTE.

Delle molte “mafie”nessuno più dice

che non esistono. Ora operano

colluse con istituzioni locali e non solo

tanto da non capire chi sia il plagiato.

Che donna BIBA! La mia cagnetta

bastardina.

Correva l’anno duemilacinque e

LA MOLTO ONOREVOLE MAIOLO

inoltra al parlamento proposta di

legge per grosso sconto acquisto

di “VIAGRA” a favore di uomini anziani.

GRANDE IL TRIPUDIO

DELLE VECCHIE VOGLIOSE degli

incontri danzanti.

Quello che è chiamato “pedofilia”

non è che un gigantesco mercato di

bambini e adolescenti destinati

a violenze sessuali inaudite

e sovente uccisi.

Si può diventare padre e madre senza

che di essi nulla venga trasmesso

al nuovo loro nato.

Puoi dar vita ad altro uguale a te

così d’avere organi di ricambio

senza rischi di rigetto. Potrebbero,

così, se non cessare, almeno diminuire

rapimenti e uccisioni di bambini

per prender loro fegato e coratella

che così bene si vendono al mercato.

Padri e madri uccidono i propri

figli, i figli uccidono i loro padri

e le loro madri e i figli di altri

padri e altre madri.



Uomini e donne di certa fede

si imbottiscono di esplosivo

e si fanno saltare dove più gente è riunita.

Meglio se con molti bambini.

C E N N I C R I T I C I

Passavo per la piazza,

mi sono avvicinato ad un crocchio,

si parlava di ISLAM,

m’è scappato uno starnuto

M’HANNO DATO DEL RAZZISTA.

L’aria è ammorbata e satura di veleni.

Il ghiaccio ai poli diventa acqua

corrente. Le galline imputridiscono,

le vacche impazziscono, le api muoiono

e tanto per gradire un poco di peste suina.

Le stesure per intero sono riportate nel primo libro-catalogo “Momenti”

finito di stampare nel mese di marzo 2001.

[...] Ballarini è un autentico e forte pittore: v’è nei suoi dipinti così asciutti

ed essenziali qualcosa di assoluto e cioè una sintesi così priva di qualsiasi

compiacimento da convincerti che sei di fronte ad un autentico personalissimo

e plastico temperamento. La sua dote predominante è la sobrietà

sia disegnatoria che pittorica quale si addice ad uno spirito prevalentemente

drammatico, anche se qualche volta ti sorprende con genuini accenti

di tenerezza, quando il colore si fa delicatissimo quale non ti saresti

aspettato dopo aver sentito la quasi aggresiva potenza dei neri essenziali

contorni di altri lavori. Codeste due facce ben distinte non si contraddicono

poichè, sia l’una che l’altra sono di una schiettezza così limpida in

fondo alla quale traspare la stessa sincera commozione profondamente

umana. La scoperta di questo vero pittore ci esalta e conforta.

Pesaro 19/5/1971

Sandro Gallucci

Son passato ad altro crocchio e si

parlava di voto per TUTTI.

Non ho fiatato. M’hanno dato

del COMUNISTA.

Quando non capisco il perché

di certi fatti e mutamenti

corro, sgomento, a dipingere

pettirossi.

[...] Per Ballarini si può ammettere un forte attaccamento al filone neofigurativo,

un ritrovato gusto per il netto contorno degli oggetti, a sottolinearne

la presenza effettiva nello spazio, ovunque indefinibile e squallido,

dalle tinte efficacemente morte; una sistemazione dell’individuo reale

entro una cornice di inespressa atmosfera, il vuoto che ci circonda [...]

17/4/1971 Marco Zonghetti

[...] Dice Ballarini: “Per decenni ho dipinto in piena solitudine, in maniera

quasi furtiva, dialogando con me stesso”. Per decenni! Ma quanti anni

ha questo pittore che dopo decenni di lavoro in solitudine, espone per la

prima volta nel maggio del ‘71? Pare ne abbia 45, ne dimostra 30 - ma

non ha importanza. Importante invece è la sua opera, e più ancora la sua

rara umiltà che l’ha stranamente consigliato a tenere quasi nascosti per

un quarto di secolo, dipinti che possono fare la felicità degli intenditori

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più affinati ed esigenti. [...] Gallucci scrive che “la scoperta di questo

pittore ci esalta e ci conforta” - lo penso anch’io.

23/12/1971 Marcello Cocco

[...] Conosco Ballarini da venticinque anni; uomo di poche parole e

schivo, appartiene al numero di quegli amici coi quali ci si trova d’accordo

e con cui ci si mantiene legati anche se passano intere stagioni senza vedersi.

In un mondo che affoga nelle parole, in messaggi e smancerie, il

suo modo di essere contegnoso sino alla riservatezza, m’è sempre sembrato

la prova di un qualcosa in più che egli potesse avere. [...] Ballarini

è tutto inteso allo scavo della condizione interiore dei protagonisti: vede

l’atteggiamento cadente e stanco delle creature (si noterà come li ritrae

quasi sempre di spalle, come si allontanassero da un centro e le circonda

di profonda pietà che non è solo sentimento ma anche dramma e richiamo

alla fatica del vivere [...]

1973 Valerio Volpini

Ho visitato con grande interesse la mostra del pittore Ballarini al Palazzo

ducale di Pesaro. Era un pezzo che non vedevo un numero di quadri così

coerente, così solido e bello. Mi rallegro con l’artista [...] da una finestra

chiusa sul suo mistero, da un muro nudo l’artista ha saputo suggerire

un’esistenza - una breve speranza - un fallimento.

Questa è arte per me, vera arte quella che l’umanità rappresenta e vive

senza saperlo. Bravo Ballarini, sono lieta di averla del tutto conosciuta.

Lei è un artista, lei è un pittore che non vuole darla da intendere. Le

mando, anch’io, un bacio dei miei così lontani venti anni e le auguro tante

vittorie.

23/12/1974 Cesarina Gerunzi Zanucchi

[...] Giuseppe Ballarini, cinquant’anni portati bene, una folta barba brizzolata,

su un viso aperto e cordiale, ha l’atelier nella soffitta della sua casa

in via Manzoni. Sono andato a vedere come vive [...] Nell’atelier il solito

quadro incompiuto sul cavalletto riempie la stanza. Una presenza che qualifica

un modo di sentire e apre interessanti illuminazioni sulla pittura del

Ballarini, è la sua biblioteca con cataloghi d’arte e libri di poesia (Hoffman,

Lorca, Pascoli) e la raccolta di dischi, soprattutto musica sinfonica

e da camera.

[...] Si vede subito la vocazione alla pittura, non certo un’evasione da

tempo libero. E poi il mestiere, nel disegno soprattutto, essenziale, pulito,

immediato.

[...] La pittura di Ballarini è una poesia crepuscolare, sfumata nei colori

spenti della sua tavolozza. Ho pensato a Marino Moretti delle “Poesie

scritte col lapis”. La sottile tristezza dei pomeriggi domenicali nell’autunno

piovoso [...].

È chiaro che la pittura di Ballarini non è improvvisazione di facili annotazioni

bozzettistiche, ma è il risultato di un’appassionata ricerca e in controluce

rivela una tradizione culturale di tutto rispetto, come può essere

la scuola pesarese del novecento, ancora in grande parte da scoprire e da

studiare.

[...] Nel filone del novecento pesarese incontriamo altri nomi a cui la pittura

di Ballarini può essere ricondotta più che per esaltanti derivazioni,

per lo spirito che la informa. Penso in particolare a certi olii di Francesco

Carnevali intorno agli anni venti, alcuni paesaggi della periferia pesarese,

le marine con le barche in secca, le processioni, i ritratti di una umanità

sofferente, quelli dei propri cari. Anche Ballarini si richiama a quel

mondo e la sensibilità di interpretazione è la stessa.

È in questa continuità di una tradizione qualificata nella tecnica e ancor

più nel rigore interiore dell’ispirazione che la pittura di Giuseppe Ballarini

è degna di rispetto e di ammirazione e trova un suo spazio di autentica,

indimenticabile poesia.

Dicembre 1974

Nando Cecini

[...] Ballarini pittore: qui siamo in quell’area, che si estende dalle Romagne

alle porte di Roma, che ha conosciuto le autonomie comunali, in cui l’umanesimo

ha trovato il primo sostentamento ed il rinascimento il massimo

splendore. Una terza Italia che si è poi addormentata come in un sogno,

ignorando la rivoluzione industriale. Da ciò la “piccola gente”, che vive di

una gracile economia, ma che è intrisa di civiltà secolare.

[...] Un mondo che il pittore tratta con un disegno scarnito, che procede

lungo l’argine sottile che divide la malinconia acre dal grigiore del quotidiano.

[...] Nei poveri amanti, vi sono, forse, i figli di quelli narrati da Pratolini.

Le figure di periferia sono, forse, tratteggiate con il “lapis” di Marino Moretti.

Il prete dalla tonaca lisa è (addirittura?) il fratello minore di quel curato

di campagna, figlio di un’altra (ma non dissimile) provincia che

Bernanos ha cantato.

[...] Impresa non facile quella del Ballarini. Poichè si tratta di una pittura

“altra”, sia da quella della contestazione espressionista che discende dal

nord che da quella che risale dal sud, pregna di umori populisti. E neppure

si tratta di pittura “naive”, poichè questa vuole dietro di sé il mito della natura

incorrotta. Ed esportata, diviene solo un modo di evasione, come lo

fu il mito del buon selvaggio, all’epoca della rivoluzione francese.

Marzo 1975

Giorgio Braga

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[...] Fra i pittori marchigiani della nuova generazione l’artista pesarese è

già figura di rilievo: creatore solitario, Giuseppe Ballarini è un solista che

corre su una strada tutta sua, uno spirito che, qualunque cosa faccia si

muove sempre dentro se stesso.

[...] Sebbene sia un uomo quasi “invisibile” per la sua indole riservata,

taciturna e riflessiva, la pittura del Ballarini non è altro che il lungo racconto

del come egli partecipa all’esistere degli altri.

[...] Numerosi sono i pittori che hanno affrontato la figura umana: chilometri

di tela dipinta raccontano lo stesso tema. Ma pochi sono stati capaci

come il Ballarini di infondere a questi corpi stagliati, asciutti, un animo

così difficile, struggente e appassionato.

[...] Di qui quel senso di attesa, come se le sue creature attendessero di

conoscere il perché di tutto: di essere, di vivere, di andare.

[...] Un pittore vivo quindi, che lavora per il difficile piacere di esprimere

fino in fondo un’emozione.

[...] Se il pittore continua ad ascoltarsi, come ha sempre fatto e tutt’ora

sta facendo, per molti ci sarà ancora una bella isola di poesia [...]

quasi sempre il volto, ne cogli un carattere, ne puntualizzi un’età; e le figure

vivono in spazi che, si tratti di aperture su vasti orizzonti o di chiuse

mura di ambienti - non altro rappresentano che la proiezione di una condizione

umana o di un fuggevole stato d’animo.

[...] Il valore probante oltreché della costruzione della “figura” che in alcuni

casi si contorce o scatta, è dato - a me sembra -, da questa atmosfera

-spazio che la avvolge e la tiene. E sono azzurrini e grigi, azzurri cupi, oppure

gialli rossastri come la terra; a volte una nota di vivo rosso puntualizza

un centro, e bianchi e rosei parchi tocchi di altri colori, e invece scale

di bruni e più intensi grigi fino a raggiungere un nero, rivestono le figure

o determinano pareti ed ombre.

[...] Ecco l’uomo riflettersi nel suo modo di dipingere con quelle note di

illusioni e di ripiegamenti, di scatti di vitalità e di umili accettazioni, che

si leggono nel “segnare”, e a volte sottolineare con un denso nero una

forma che si contorce o balza, oppure nell’includerla con delicato tocco

nella stesura di quegli spazi che sembrano fluire in musicale svariare di

gradazioni, fino a raggiungere luce o a profondare nel buio. [...]

Gennaio 1975

Giancarlo Nicolini

Novembre 1975

Francesco Carnevali

[...] Ballarini ci mostra una espressione condensata, principalmente su

un colore opaco, terroso, tutto giocato sui grigi, sulle ocre, sugli azzurri

nerastri [...] L’intenzionalità formale si determina subito, senza incertezza;

diventa un fascio di luce che dirige quanto è intorno a sé: l’oggetto scoperto

viene messo a fuoco con una particolare vena poetica. [...] Si può

affermare che Ballarini è vero pittore; egli sa cogliere la profondità dei

sentimenti e del cuore umano [...] Vitalità e forza scaturiscono dalla materia:

artista nitido come l’alba, ci offre la luce fresca della sua tavolozza

[...]

1975 Iolanda D’Annibale

[...] Il nome di Giuseppe Ballarini non è affatto nuovo a chi segue lo svolgersi

della pittura contemporanea nella nostra provincia. Egli più volte si

è cimentato a pubblico giudizio in Pesaro dove risiede ma anche in grandi

città come Roma, Bologna, Milano, quasi volesse ricevere conferma alla

valutazione del proprio operare, e le voci con le quali il risultato del suo

lavoro è stato accolto sono pressoché concordi. A presentarlo sarebbero

quindi bastate alcune di queste voci di cui conosco il peso [...]

[...] Schivo di sovrastrutture e scabro nella strutturazione, e pur gentile

di tono quasi dimesso (tanto che taluno e non impropriamente ha fatto il

nome di Marino Moretti) e a volte doloroso (tanto che taluno ha scritto

di “spirito prevalentemente drammatico”). L’uomo vi è colto in rapide

sintetiche annotazioni con una giustezza di moti, che pur nascondendone

[...] Tre pittori pesaresi, Mariotti, Gallucci e Ballarini per un argomento

quanto mai complesso, ricco di significati e di interpretazioni che in duemila

anni ha mantenuto autentica e viva, la tensione profetica del richiamo

di Cristo. Parliamo della Via Crucis di Fernando Mariotti (nella chiesa

parrocchiale della Madonna di Loreto) e di quella di Alessandro Gallucci

(nella chiesa di S. Carlo Borromeo) alle quali si è aggiunta, pochi giorni

fa, quella di Giuseppe Ballarini nella chiesa di Cristo Risorto.

[...] Ai nomi di questi due nostri grandi pittori, va aggiunto ora quello di

Giuseppe Ballarini che già nel 1972 si era cimentato nell’inquietante e

misteriosa storia della “Via della Croce”. Ora le sue quattordici stazioni,

scarne, essenziali, intense, si possono ammirare, disposte in maniera tutta

nuova e inusitata, nella chiesa parrocchiale di Muraglia (chiesa che, come

poche, riesce a mantenere con un equilibrio davvero raro una severa e

serena spiritualità senza tentazioni di inutili e disarmonici abbellimenti.

Dicembre 1976

Ivana Baldassarri

[...] Giuseppe Ballarini, pittore pesarese dell’umiltà, noto per avere riempito

le sue tele con le spalle più o meno chine di tanta piccola gente della

nostra periferia, ha fatto suo il mondo degli zingari.

A Palazzo Ducale in Pesaro ero entrato a vederli per pura curiosità.

Lui, Ballarini, in mezzo al salone, in piedi, sorridente ai “bravo” di un

maestro della pittura pesarese: Sandro Gallucci. Alle quattro pareti, la

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sua sinfonia zingaresca. Come una giostra, un carosello, un convegno. Ma

senza aria di festa. Zingari come ombre meste nella penombra rossastra

della sera. [...]

Nel dipingere altri uomini dolenti, gli uomini umili, i vinti della periferia,

il Ballarini non aveva mai osato rivelarne il volto. Pudico, rispettoso del

dolore altrui, poiché il dolore, la miseria, la sventura umiliano ancora, il

Ballarini aveva ritratto la sua piccola gente solo di spalle. Solo spalle chine,

struggenti, sfuggenti. E niente visi. Nel ritrarre gli zingari no. Non ha

avuto più timore. Negli zingari ha incontrato visi e occhi dolenti, sì, ma

senza ombra di pianto, occhi di sfida. [...]

Marzo 1977

Gilberto Lisotti

[...] Se vai a visitare la mostra di pittura di Giuseppe Ballarini, la prima

impressione che provi è quella di “respirare” il colore (il leonardesco lume

universale senza sole) che pervade l’animo, prima ancora di colpire l’occhio.

Se l’effetto che provi è, appunto, questo, se l’ovattata morbidezza

dei colori suggerisce qualcosa di nuovo e di bello o, meglio, il pieno godimento

estetico, vuol dire che Giuseppe Ballarini ha estrinsecato la sua

personalità come forse nemmeno lui stesso se lo aspettava.

[...] Dagli “appunti poetici” ai paesaggi, dai ricordi del “piccolo paese”

alle “strade bianche”, dal mondo ingenuo e patetico dei ragazzini a quello

semplice e bello che si intravvede al di là delle “tre finestre” sprigiona

una forza espressiva che ti assale d’impeto ma ti avvince, ti trascina, ti affascina

senza che tu te ne avveda. [...]

Novembre 1979

Claudio Ferri

[...] Giuseppe Ballarini, osservando i suoi dipinti profusi di giochi luminosi

dei più “accorti”, ho capito che ama teneramente la sua terra, i luoghi

di meditazione, i suoi colori. Il vincolo che lo tiene legato a Pesaro ha origine

ancestrali; il suo modo di vedere e sentire la natura è amore per le

cose quotidiane e semplici che, rappresentate sulla tela, riescono a comunicare

emozioni cariche di luminoso cromatismo e di genuina ispirazione

artistica. [...]

camuffato da creatura socievolissima: offre subito l’illusione di donarti la

sua confidenza, di farti partecipe dei suoi pensieri e dei suoi progetti, poi

scompare per anni in una totale assenza. [...] Ma se la sorte ti sarà favorevole

e salirai quella scala di legno scuro fino alla sua soffitta vasta e

accogliente e se riuscirai a carpire dai suoi quadri i sentimenti e le tensioni,

i tumulti e le debolezze, le seduzioni e i palpiti inconfessati che li hanno

configurati, allora ti sarà amico. Per sempre. [...]

Giuseppe Ballarini è pittore per inderogabile vocazione, per sfida nei confronti

della sua stessa vita e per l’insopprimibile desiderio di raccontare

con i segni e i colori tutte le emozioni che via via la sua acuta e attenta

percezione gli procura. [...]

Febbraio 1987

Ivana Baldassarri

[...] Se uno si affida al sentimento, il tempo passato è più facile ritrovarlo.

È come un intreccio di venti, il contrasto in noi stessi ci fa variare tra memorie

diverse. E così lo stile gli vien dietro. Ognuno si accorge che c’è

un Ballarini dei piccoli quadri, ritratti critici, umoristici, di personaggi e

d’atmosfera. [...]

E proprio per contrasto vien fuori l’altro che è in una dimensione più

lontana e più grande e perciò meno critica, più storica ma colma di significati.

Talora ottocentesca, quasi preraffaellita, o neogotica nel guerriero

caduto in una terra erbosa e solitaria e definitiva, soprattutto di aria romantica,

come con evidenza nel violinista, tra cupi cipressi e un biancore

di scena o nelle sequenze degli zingari, specie donne con volti scuri, gonne

verdi e bianche, fuochi e cavalli, passi di danza o come la zingara sporca

o morata e nuda in un cielo rosa, o la bella giovane triste e amorosa immersa

nella malinconia del paesaggio, quasi un segno di una libertà illusoria,

amara e dolorosa. [...]

Le diverse e contrastanti suggestioni di Ballarini, si uniscono così tra uomini

e natura, tra il piccolo e il grande, il prossimo e il distante. Questo

dialogo in contrasto non ha bisogno di una definizione: è come se per dipingere

abbia bisogno di un’altalena. O anche di ascoltare più voci e alternadole

ritrovare un nuovo sentimento. Il piacere buono di dipingere

e di vivere. Un sentimento da vedersi con gli occhi con colori grandeggianti,

tumultuanti o un piccolo alone d’oro.

Novembre 1980

Athos Tombari

Marzo 1988

Mario Omiccioli

Per arrivare alla soffitta di Giuseppe Ballarini si sale una bella scala di

legno scuro; sul muro bianco, rustico e poroso che ci accompagna per

due piani fra libri e oggetti di una quotidianità contadina ormai scomparsa,

i suoi quadri. È privilegio di pochi o di pochissimi salire quella

scala per entrare in quella soffitta. Giuseppe Ballarini è solitario tenace

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B I O G R A F I A

M O S T R E

Mostre personali

Giuseppe Ballarini nasce a S. Angelo in Lizzola e dall’anno 1938 risiede

a Pesaro.

Sin da giovanissimo, il suo linguaggio preferito sono stati il disegno e la

pittura (vedi lavori datati 1938).

Autodidatta puro è maturato con severa e costante autocritica, scoprendo

in solitudine e silenzio tecniche e linguaggi pittorici a lui consoni.

Ha esposto i suoi lavori solo in età matura, è infatti dell'aprile 1971 la sua

prima mostra personale tenuta presso la “Piccola Galleria comunale” in

Pesaro.

Tanta attesa per esporre, gli hanno permesso una severa preparazione e

studio del “proprio dire dipingendo” così da presentarsi già con un suo

discorso e personale stile.

L'incontro con il maestro Alessandro Gallucci avviene proprio in occasione

di questa sua prima mostra.

“Non so chi lei sia, di certo però sento che lì c'è un pittore.”

Questo il saluto del Gallucci alle opere esposte, e per Ballarini è un

nuovo camminare, consapevole ora di non essere più solo e che il proprio

sentire può divenire dialogo con gli altri.

Il lavoro si fa più intenso, lo studio più severo e la ricerca diventa pensiero

costante.

Le mostre e rassegne che seguono, raccolgono puntuali consensi di critica

autorevoli e interesse di pubblico.

1971

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1973

1974

1975

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1977

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1997

2005

1973

1975

1976

1977

1978

Piccola Galleria Comunale - Pesaro

Saletta Rossini - Pesaro

Galleria d’arte NF I “Margutta” - Roma

Galleria d’arte “Il torchio” - Bologna

Sala Laurana Palazzo Ducale - Pesaro

Galleria d'arte “Le firme” - Milano

Teatro delle Fortune - Pennabilli

Casa di Raffaello - Bottega di G. Santi - Urbino

Galleria “Mouffe” - Parigi

Galerie “Vallombreuse” - Biarritz

Sala Laurana - Palazzo Ducale - Pesaro

Galleria d’arte Malatestiana - Rimini

Galleria “Verrocchio 2” - Pescara

Sala Laurana - Palazzo Ducale - Pesaro

Galleria “S. Arcangelo” - Fano

Galleria “G. Carducci” - Pescara

Sala Laurana -Palazzo Ducale - Pesaro

Saletta “Maselli” - Pesaro

Palazzo Gradari - Pesaro

Mostre collettive e rassegne

Gran Premio internazionale Genova - Vienna

Galleria Palazzo D'oria - Genova

Accademia delle belle arti - Vienna

I Mostra di pittura “Pesaro produce” - Pesaro

I Biennale d’arte sacra - Abbazia di Pomposa - Codigoro

VI Biennale “Modigliani” Boscoreale - Napoli

Mostre Asta “Pittori contemporanei” Galleria d’arte A. Manzoni - Milano

VI Biennale “Gruppo 7” - Pesaro

Mostra di pittura “Gemellaggio artistico Pesaro - Parma” - Parma

II Mostra di pittura “Marche producono” - Pesaro

VII Biennale “Gruppo 7” - Pesaro

IV Biennale d’arte sacra - S. Giovanni Rotondo

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181



P U B B L I C A Z I O N I

Pubblicazioni nei testi specializzati

Catalogo Nazionale “Bolaffi” - Ed. Bolaffi

Archivio Storico Artisti Italia - Ed. I.E.D.A.

Pittori italiani contemporanei - Ed. il Centauro

Annuaire de l’Art International 1975/76 - Ed. Patrick Sermadiras, Parigi

Annuario dell’Arte italiana - Ed. E.S.A.

L’Arte Italiana nel XX secolo - Ed. Le due Torri, Bologna

Esquire & Derby - Ed. Cesare Beltrami, Milano

Annuario Comanducci - Ed. Comanducci

Praxis Artistica - Ed. OMEGA Arte, Rimini

Catalogo della Grafica Italiana - Ed. Giorgio Mondadori

Gli anni 60 e 70 dell’Arte Italiana - Ed. Studio Arte, Piacenza

Pittori e Pittura Contemporanea 1973. - Ed. Il Quadrato, Milano

Dizionario dei Pittori, Scultori, Incisori - Ed. Alba, Ferrara

Eco della critica 1973/74 - Ed. Donadei

La Maternità nell’Arte - Ed. Nuova Europa, Firenze

L’Arte del Nudo - Ed. Nuova Europa, Firenze

Dizionario dei Pittori, Poeti, Scrittori dei nostri giorni - Ed. Nuova europa Firenze

Guida all’Arte contemporanea 1974 - Ed. Bugatti, Ancona

Catalogo Internazionale d’Arte Moderna - Ed. Galleria Borgo Pinti

Foto d’artisti - Appunti di visita - Quaderno n° 1 - 1997 di Luciano Dolcini

Numerose opere si trovano in collezioni private, presso Gallerie Nazionali,

Estere e Enti Pubblici.

Presso la Chiesa di Cristo Risorto in Pesaro,Via Matteucci, è collocata laVia

Crucis eseguita nell’anno 1971, consistente in 14 dipinti, olio su tela, 50 x 70.

Dipinti di proprietà Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro olii su tela:

n. 4 cm 25 x 35, n. 1 cm 50 x 70 e n. 1 cm 80 x 100.

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