5. Il dì di Tita - bonaldo stringher

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5. Il dì di Tita - bonaldo stringher

une d di tita

una giornata di Gio:Batta Gio:Batta

contadino nel Friuli dell’800 dell 800

di Giancarlo Martina

il Laboratorio di Storia

ISIS Bonaldo Stringher di Udine

2010-2011 2010 2011


Un avviso prima di iniziare

• Giobatta è personaggio inventato, ma

le informazioni, i fatti e il quadro storico

sono tutti veri. Lo stratagemma serve a

spiegare come viveva oltre il 70% dei

friulani nel XIX secolo. Non esistono le

loro biografie. Si tratta dei contadini

che spesso lavoravano la terra di altri a

mezzadria. Quelli che erano braccianti

o stagionali vivevano una vita ancor più pi

difficile.


Un avviso prima di iniziare

• Ho cercato immagini contemporanee al

periodo. Non sempre è stato possibile

trovare iconografie dell’800, dell 800, così cos ho

dovuto inserirne di più pi recenti. Questa

scelta però non falsa il contenuto, visto

che fino ai primi decenni del 1900 la

vita materiale del contadino friulano

non ha subito cambiamenti drastici.


Un avviso prima di iniziare

Il nome GiovanBattista, GiovanBattista,

spesso

contratto in Gio.batta, Gio.batta,

in friulano è

detto Tita. Così Cos il titolo del Power Point

è Una giornata di Giobatta, Giobatta,

in friulano

“Une Une d di Tita”.

Tita


une di tita

Giobatta per una buona parte dell’800 ha

un aspetto trasandato. La barba è lunga, i

capelli stopposi, il viso e le mani scure e

sporche del lavoro dei campi.

Potrebbe sembrare uno dei ZZ Top, ma la

sua vita era molto più faticosa e stentata.


une di tita

Il compaesano di Giobatta del basso Friuli,

zona paludosa, è spesso colpito da “febbri

d’infezione ... E ha l’aspetto smunto, la

tinta pallida” con una mortalità superiore.


une di tita

Giobatta ha un vestito di lana per l’inverno

e uno di canapa per l’estate. La foggia è

molto semplice. D’altra parte per lavorare

nei campi non serve l’eleganza, tant’è che

lavora scalzo. Ha un solo paio di scarpe ...

per il matrimonio.


une di tita

Giobatta nasce nella pianura friulana, in

un piccolo paese simile ad altri.


une di tita

La sua famiglia è numerosa, tra fratelli e

sorelle sono in cinque o sei (metà 800).

Non tutti raggiungono la maggiore età,

morbillo o scarlattina erano sufficienti per

far morire un bambino.

L’età media è di circa 50 anni.

L’inizio dell’attività lavorativa arriva a circa

14 anni, anche se sono tante le mansioni

svolte in casa.


une di tita

A 20 anni il fisico di Giobatta non si è ancora

sviluppato (statura bassa, corpo esile) a causa

dell’eccessivo sfruttamento e della alimentazione

misera e sbilanciata.

La maternità fisica per le donne giunge a 25-30 anni

e questo limita il periodo fertile e il numero delle

nascite.

D’altra parte, come per gli uomini, vi era un notevole

tasso di malattie legate all’alimentazione: il gozzo

(mancanza di sale), la pellagra (a vitaminosi), la tisi

(insalubrità dei luoghi), la difterite (a periodi).


une di tita

Giobatta nasce in una piccola casa di

sassi con il tetto in paglia. Il cortile è in

comune con altre famiglie.


une di tita

La vita della famiglia di Giobatta, delle

famiglie dei parenti di Giobatta e di quelle

dei compaesani di Giobatta sono scandite

dai tempi e dai ritmi dei campi.


une di tita

I riti religiosi e le credenze superstiziose si

impastano nella cultura contadina di cui

Giobatta è portatore.


une di tita

Sopra la vita del contadino, a volte

mezzadro (affittuario), a volte lavorante del

proprietario (sot ( sotàn), ), scorre la vita dei nobili

e dei benestanti del paese o della città citt di

Udine. Di frequente il proprietario ha molti

campi e li fa gestire da un fattore. Il fattore

a volte o spesso se ne approfitta.


une di tita

I contratti di gestione dei campi più pi comuni

erano quelli in colonìa colon e quelli in

mezzadria.

Per entrambi era previsto le cessione di

metà met del prodotto della bachicoltura e

della vinificazione.


une di tita

Il mezzadro doveva inoltre pagare l’affitto l affitto della

casa e dei prati a foraggio, inoltre aveva

l’obbligo obbligo delle onoranze ovvero doveva

consegnare al padrone dei campi una parte dei

polli, anitre e oche che allevava alla scadenza

del giorno di san Martino l’11 l 11 novembre.

La somma totale dava il costante

indebitamento.


Il territorio

Le attività umane sono determinate

dall’ambiente esterno. L’agricoltura si sviluppa a

seconda delle caratteristiche naturali.


Il territorio

In Friuli esiste una zona montana scarsamente produttiva, una zona

collinare e di pianura secca (magredi cioè terra magra, sassosa), una zona

di risorgive fin troppo ricca di acque. Il Friuli si può dividere in tre zone

antropiche: la montagna (allevamento, boschi, emigrazione), l’alta alta pianura

(agricoltura di sussistenza), la bassa pianura (agricoltura produttiva, ma in

perenne lotta con le acque).

Sopra Udine pianura e colline aride

Sotto Udine risorgive e terre paludose


une di tita

La Storia

Sopra queste figure sociali scorre la

Grande Storia che irrompe in modo

improvviso e violento con le guerre,

modifica le leggi e scombina le abitudini.

Lentamente Giobatta e la sua famiglia

devono cambiare la loro vita.


La Storia

• Serenissima Repubblica

di Venezia fino al 1796


La Storia

• La politica della Repubblica veneta in Friuli

era tesa al mantenimento della

giurisdizione feudale;

• Venezia si caratterizzò per l’immobilismo

dello Stato, preoccupata di mantenere la

pace sociale, di favorire i nobili e di

difendersi dalla potenza ottomana;


La Storia

Il Friuli fu zona di sfruttamento del territorio

e dell’agricoltura a favore della Dominante;

• Tra ‘600 e ‘700 fu aperto l’Albo d’oro della

nobiltà veneziana e iniziò l’acquisto dei

titoli nobiliari da parte dei ricchi

commercianti. Questo, e la diminuita

importanza del commercio causata dalle

nuove rotte oceaniche, diede il via alla

creazione dei latifondi improduttivi

(esempio conti Manin di Passariano).


La Storia

• Napoleone dal 1796 al 1814


La Storia

• Le armate francesi determinarono

l’irruzione della “modernità” anche in

Friuli;

Il Codice Civile e le ripartizioni

amministrative cambiarono

profondamente il governo del territorio e

il modo di vivere;

• Nel 1810 fu elaborato il nuovo estimo

catastale e una tassa fondiaria più

moderna;


La Storia

• Furono colpiti i proprietari, ma

soprattutto i coloni e le classi povere

perchè i grossi proprietari aumentano il

canone di affitto dei campi per ottenere

la stessa rendita;

• La liberalizzazione della vendita delle

terre dal 1810 favorì soprattutto i

cittadini (finanzieri, speculatori,

agrimensori, bottegai, fornitori

dell’esercito ecc.) che investirono i loro

capitali senza però competenza agraria.


La Storia

• Regno Lombardo Veneto, impero d’Austria

dal 1815 al 1866


La Storia

Il nuovo regno Lombardo Veneto era

marcatamente centralista;

Il 70% dei rappresentati del governo del

Lombardo Veneto erano esterni al

regno stesso;

• La nobiltà friulana, scarsamente unita,

era debole politicamente;

• La tassazione indiretta è molto pesante

(dazio tre volte più alto di quello degli

austriaci e degli slavi);


La Storia

Il 16 aprile 1836 entrò in vigore la legge per la

vendita dei BENI COMUNI (COMUNALI) ai

privati.

Il bestiame della collettività, fino allora,

pascolava liberamente nelle terre dei beni

comuni dal 24 aprile (San Giorgio)

all’11novembre (San Martino);

• Vengono messi in vendita pascoli, boschi,

terre incolte che erano fonte di

sostentamento per i ceti più poveri.


La Storia

• Negli anni ’50 50 scoppia la crisi della

viticoltura (oidio) e della bachicoltura.

• 1862 Per la viticoltura una soluzione è

l’utilizzo utilizzo dello zolfo in miscela –solfato solfato

di zolfo- zolfo ma è costoso;

• Segue l’introduzione l introduzione dei vitigni del

merlot e del cabernet (prima c’era c era per

es. il raboso) raboso)

più pi resistenti.


La Storia

• Quindi si inizia la pastorizzazione del

vino per invecchiamento;

• Infine si hanno i primi vigneti non misti

ad altre colture;

• 1870-80 1870 80 si diffonde le monocoltura

della vite, produzione sia per uso

interno, ma soprattutto per

esportazione.


La Storia

La coltivazione del gelso è la base per

l’allevamento del baco da seta.

Questa attività fu introdotta da Antonio

Zanon sul finire del 1700.

Come sottoprodotto della coltivazione

ci sono le more sia bianche che nere,

esse sono usate per l’alimentazione.


La Storia

Nel 1850 si diffonde l’atrofia del

Filugello (baco da seta o Bombyx mori)

che fa strage di bachi da seta.

La crisi è superata perchè perch Gheradro

Freschi importa semi di baco da Cina,

Giappone, Persia e Caucaso.

Nel 1857 in Friuli si contano 748 filande

con 5000 caldaie e 10.000 addetti (5000

donne, 4000 fanciulle).


La Storia

La prima fase della industria serica è la

trattura (produzione di bozzoli) che

avviene nelle case. Il periodo di

crescita del baco è di 70 giorni.


La Storia

L’allevamento del baco è una

importantissima integrazione

all’economia domestica. Il cavalîr (il

cavaliere o signore) deve essere

accudito amorevolmente, gli si deve

cedere le stanze della casa, lo si deve

girare e rigirare, gli si deve dare

continuamente da mangiare la foglia

del gelso.


La Storia

Dopo la monocoltura della vite,

l’introduzione dei filari di gelsi cambia

la fisionomia del paesaggio della

pianura friulana.

La bella vita del cavalîr ha un tragico

epilogo: viene gettato vivo nelle caldaie

di acqua bollente!


La Storia

• Regno d’Italia dal 1866 al 1943.


La Storia

• Con l’entrata nel Regno d’Italia la

provincia del Friuli viene inserita nella

Regione Veneto;

• E’ zona di confine con l’avversario e poi

alleato e di nuovo avversario austriaco;

• L’unificazione legislativa e amministrativa

modifica la composizione sociale,ma non

intacca i rapporti tra classi;


10% attività diverse

12% manifattura

17% imprecisati,

ma probabilmente

villici

La Storia

3% commercio

58% contadini

Popolazione attiva nella provincia del Friuli

213.807 (escluse 200.000 donne e bimbi).


La Storia

• E’ in questo periodo che l’emigrazione

friulana si allarga e trova nuovi sbocchi, se

fino alla metà del secolo emigravano

soprattutto i carnici,ora anche i friulani

partono per raggiungere le Germanie, ma

anche le regioni italiane o, verso al fine del

secolo, le Americhe.


la storia di Giobatta

Usualmente la giornata iniziava al

sorgere del sole o al muggire delle

vacche (per chi le possedeva).

Compatibilmente alle possibilità, possibilit , la

colazione era robusta, per sostenere

la giornata di lavoro.

La polenta veniva riscaldata e

accompagnata con formaggio o, più pi

raramente, salsiccia.


la storia di Giobatta

La cucina era l’ambiente l ambiente più pi caldo e

utilizzato dalla famiglia, il suo nome era

cjase (casa). Il centro della stanza era il

fogolâr. fogolâr.

Spesso il fuoco era acceso sulla

terra battuta o all’interno all interno di un cerchio di

sassi o sopra un piano di mattoni refrattari.

Sopra vi era una cappa per convogliare il

fumo. Prima, e nelle famiglie più pi povere, la

cappa non c’era c era e il fumo usciva da una

feritoia aperta su una parete.


la storia di Giobatta

Un altro tipo di fogolâr era sopraelevato,

così il fuoco era meno pericoloso ed era

più agevole il lavoro di cucinare.

Il fogolâr era costruito in una stanza

separata dal corpo della casa.

La cucina era la stanza

più importante della casa.


la storia di Giobatta

GioBatta mangiava poca o pochissima

carne,

ma tra novembre e febbraio le famiglie

si riunivano per un evento

fondamentale: l’uccisione l uccisione del maiale (il

purcit in staiare). staiare).


la storia di Giobatta

Il norcino al purcitave, purcitave,

uccideva il

purcit, purcit,

lo dissanguava, lo scuoiava e

iniziava l’operazione l operazione di divisione dei

pezzi e la lavorazione degli insaccati.


la storia di Giobatta

Durante quel giorno di festa per gli

uomini, tutti si sfamavano di carne. Il

più pi veniva conservato per tutto l’anno. l anno.


la storia di Giobatta

Giobatta e la sua famiglia di solito

mangiavano legumi preparati in

minestre (fagioli o fave).

Usuali erano le minestre d’orzo e il

consumo di rape e zucche


la storia di Giobatta

Solo pochi amici e conoscenti di

Giobatta mangiavano pane e

comunque poco pane di granturco

e/o segale.

Il piatto sempre presente era

la POLENTA, tutto era

accompagnato da vino poco

costoso di qualità molto

bassa.


la storia di Giobatta

Durante i lavori nei campi, soprattutto

durante l’estate, Giobatta e i suoi per

dissetarsi bevevano acqua e aceto o

acqua e vino andato in aceto.


la storia di Giobatta

Ogni tanto la dieta era variata con latte,

formaggio, verze fritte, crauti.

Le patate venivano consumate solo in

Carnia (cartufulis), in Friuli durante

gran parte dell’800 erano cibo per i

maiali.


la storia di Giobatta

I bambini piccoli, oltre al latte materno,

venivano sfamati con pane nell’acqua nell acqua

con burro e (a volte) olio di oliva.

Questo pastone veniva cotto.


la storia di Giobatta

Il lavoro riempiva

tutta la giornata di

Giobatta, gran

parte dei mesi

dell’anno. dell anno. Il lavoro

principale era

quello dei campi. I

campi erano divisi

da siepi, da canali,

da filari di alberi

misti a viti.


la storia di Giobatta

Tra i campi correvano le strade

interpoderali o bianche. Dall’alto Dall alto si poteva

vedere una irregolare scacchiera, in cui

irrompeva a volte il bosco, altre i prati

stabili.


la storia di Giobatta

Un segno distintivo del paesaggio era il

campanile dei villaggi che per forma e

altezza si distingueva e permetteva di

orientarsi.


la storia di Giobatta

Com’era, com’e: i campi di

Giobatta erano piccoli e

divisi da siepi, filari di alberi,

boschetti e prati.

Il riordino fondiario attuale

rende i campi adatti

all’utilizzo all utilizzo di grandi trattori,

sono distese di

monocolture, spesso

finalizzate all’alimentazione

all alimentazione

animale.


la storia di Giobatta

Il mezzo di trasporto

e anche di lavoro

era il carro trainato

da animali (per chi

ne possedeva).


la storia di Giobatta

Giobatta usava attrezzi che per la gran

parte si costruiva usando i tipi di legni

autoctoni. Il rastrello aveva il manico in

nocciolo e i denti in corniolo.


la storia di Giobatta

Le stagioni scandivano i lavori: dissodare

la terra, prepararla per la semina, iniziare

la mietitura, raccogliere e conservare i

cereali, rivoltare il terreno, dividere il

raccolto per il proprietario.

Le semine più pi comuni erano quelle del

frumento, della segale, dell’avena, dell avena, del

grano saraceno.


la storia di Giobatta

Dopo la metà met dell’800 dell 800 i

numerosi prati stabili (uno

sfalcio all’anno) all anno) e le

marcite vennero seminati

a ebra medica (due o tre

sfalci all’anno). all anno). In alcuni

casi fu introdotta l’erba l erba

spagna con irrigazione e

concimazione (quattro

sfalci all’anno). all anno).


la storia di Giobatta

Le altre attività attivit inframmezzavano i lavori

della terra. Seguire gli animali come le

mucche, i maiali, le pecore, le galline,le

oche.

Spigolare quando era il tempo, raccogliere

legna, erbe e frutti del bosco nei beni

comuni.


la storia di Giobatta

• Ogni età et aveva il proprio compito: da

piccolo Giobatta era seguito dalle sorelle

più pi grandi, poi era lui ad accudire gli

animali da cortile come le oche che

portava a pascolare. Più Pi grande Giobatta

aveva il compito di sorvegliare le mucche

o le pecore e quindi seguiva gli uomini

adulti per imparare lavorando il mestiere di

contadino.


la storia di Giobatta

• Rigidamente divisa per sesso, la civiltà civilt

contadina assegnava alle donne i compiti

accessori alla vita dei campi. Le bambine

fungevano da baby sitter, sitter,

poi

cominciavano a seguire la cucina, ma

anche la cura dei bozzoli da seta e degli

animali da cortile. Più Pi grandi andavano a

spigolare e a raccogliere nei beni comuni.

Anche la stalla spesso era compito loro.

loro


la storia di Giobatta

Non poteva mancare il

lavoro di preparare la dote

da portare al matrimonio,

pazientemente tessevano.

In alcuni casi le sorelle di

Giobatta imparavano a

lavorare al tombolo,

un’attivit un attività che poteva

tornare utile per vendere

decorazioni per camice o

per i centrini delle tavole

dei benestanti.

benestanti


la storia di Giobatta

Ogni figlio rappresentava un

indispensabile tassello dell’economia

dell economia

domestica. Ognuno doveva contribuire al

bene comune.


la storia di Giobatta

I vestiti di Gio Batta e

della sua famiglia sono

quasi del tutto

autoprodotti. Le pecore

forniscono le lana,

mentre la canapa o il

lino sono utili per

tessuti più pi leggeri. La

mescolanza tra lana e

canapa o lana e lino

(mezzalanetta

mezzalanetta) ) è molto

frequente.

Le tinture sono

realizzate in piccole

botteghe locali.


la storia di Giobatta

Fino a metà met 800 i

tessitori vengono da

fuori (Carnia o Veneto)

e lavorano in botteghe

artigiane, alcune

impiegano anche più pi di

venti artigiani.

In seguito il telaio viene

adoperato dalle donne

che producono in casa

i tessuti.


la storia di Giobatta

Con lo sviluppo

dell’industrializzazione anche in

Friuli e la produzione di tessuti

in cotone a buon mercato

comincia lentamente a

scomparire la tessitura

casalinga.

I vestiti venivano realizzati dal

sarto che andava in casa a

svolgere il suo lavoro. Il sarto

era una professione non molto

redditizia.


la storia di Giobatta

Le ricorrenze religiose erano parte

integrante e importante della vita di

Giobatta.

Oltre a quelle liturgiche e canoniche come

il Natale e la Pasqua, ne esistevano molte

altre altrettanto se non più importanti per

la comunità.

L’11 novembre, festa di San Martino, era il

giorno in cui si chiudevano e si

rinnovavano i contratti, si saldavano i

debiti o si facevano altre cambiali.


la storia di Giobatta

Il 2 novembre, ricorrenza dei morti, veniva

offerto il “pan pan dai muarz pane dei morti” morti

alle persone più pi povere.

All’inizio All inizio della buona stagione si

svolgevano nei campi le rogazioni, con

tanto di processione, parroco e crocefisso.

Una sorte di “assicurazione

assicurazione”religiosa religiosa

contro fulmini, tempesta, carestia, alluvioni

e per proteggere il raccolto.


la storia di Giobatta

Si vedono anche oggi nelle campagne le

ancone votive che erano le tappe delle

rogazioni e il “talismano talismano popolare” popolare contro

le avversità.

avversit


la storia di Giobatta

Le ricorrenze erano anche

paganeggianti come il carnevale: festa

di colori, di gioia sfrenata, di abbuffate,

preludio alla primavera e alla rinascita

della natura, tempo del travestimento e

dell’inversione dell inversione dei ruoli.


la storia di Giobatta

Alla fine della sua vita, Giobatta veniva pianto in

casa. Le veglie erano lunghe e partecipavano

parenti,amici e conoscenti. Tutti tenevano

compagnia al defunto prima della sepoltura. La

morte faceva parte del ciclo della vita di GioBatta

e veniva accettata fatalisticamente.

fatalisticamente


ibliografia

• Furio Bianco e Luca Roncadin, L'immagine del territorio : società e paesaggi del Friuli

nei disegni e nella cartografia storica, secoli 16°-19°, Forum, Udine, 2008.

• GiovanBattista Fabris, Illustrazione del distretto ora mandamento di Codroipo,

ristampa a cura di E. Folisi, Paolo Gaspari editore, Udine 2007

• Marcello Flores, Il Friuli,storia e società, Dalla caduta della Repubblica di Venezia

all’Unità d’Italia, ed. IFSML, Udine, 1998

• Tito Maniacco, Storia del Friuli, ed. Newton Compton, Roma 1985

• Tito Maniacco, Ferruccio Montanari, I senzastoria, vol. II, ed. Casamassima, Udine

1978

• Luciana Morassi, 1420 1797 Economia e società in Friuli, ed. Casamassima, Udine

Tavagnacco 1997

• Emilio Morpurgo, Relazione del Commissario Comm. Emilio Morpurgo sulla XI

Circoscrizione (province di Verona,Vicenza, Padova, Rovigo, Venezia, Treviso,

Belluno e Udine), sta in Atti della giunta per la inchiesta agraria e sulle condizioni

della classe agricola, vol. IV, s. e., Roma, 1882

• Emilio Scarin, La casa rurale nel Friuli,ed. Comitato Nazionale per la Geografia, CNR,

Firenze 1943

• Stefano Somogyi, L’alimentazione nell’Italia unita, sta in Ruggero Romano, Corrado

Vivanti, Storia d’Italia, I Documenti, vol. V tomo I, ed. Einaudi, Torino 1973


musei

• Museo di Storia Contadina. Fontanabona

di Pagnacco.

• Museo della Civiltà Contadina del Friuli

Imperiale, Aiello del Friuli.

• Museo Etnografico del Friuli, Udine.

• Museo della Vita Contadina Cjase Cocèl,

Fagagna.


Fine della giornata di Tita

Visiti che cualchi dun al è pasât di chi prime di te


In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia

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