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n°9 Dicembre 2012 - Nuova Specie

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D i c e m b r e 2 0 1 2

L’Albero della vita in viaggio - Daniela Loiacono


E se l’albero di Natale ...

fosse stanco di stare lì fermo

e comparire una volta sola

all’anno per ingozzarsi di regali

”sciupasoldi” e invece decidesse

di voler …

Essere,

in Vita,

in Viaggio?

Cosa porterebbe con sé?

Insomma, per prepararsi al

Viaggio che bagaglio avrebbe il

nostro albero?

Di certo nulla di tutti quei regali

che ha custodito in tanti anni

della sua storia a star lì al comodo

nostro!

Innanzitutto si spoglierebbe di

tutte quelle palline e nastrini

ingombranti e poi porterebbe

con sé solo il “ricordo”: il ricordo

di quei piccoli ma preziosi

accorgimenti che insegnano il

come stare e muoversi in questa

vita: le sette note dell’homelife,

il quadrangolare, il crossingover,

l’unità di crisi, il cummunitometro,

la piramide del

sarvas e il graal delle profondità.

Tutto qui? Certo! Perché di

cos’altro c’è bisogno per stare

in viaggio se non di ricordarsi

questi piccoli accorgimenti,

visto che per il resto ci pensa la

provvidente e abbondante Vita,

se solo facciamo il quotidiano

sforzo di ricordare e praticare?

E poi, a ben guardare, il nostro

caro albero non ha proprio nessun

bagaglio con sé!

E sapete perché?

Perché a furia di ricordare e

praticare si diventa quella cosa

che si vuol ricordare e non bisogna

portare nemmeno più il peso del

“ricordo”, semplicemente si è!!

Grazie albero bello che ci ricordi

il senso di questo nostro

Essere,

in Vita,

in Viaggio…

E così insieme, un po’ alla volta,

ri-nascendo “Alberi della vita

in viaggio”, possiamo rendere di

nuovo verde questa nostra Madre

Terra…

E allora?

Dai!!

Un soffice augurio di ri-nascita…

“planando sopra boschi di braccia

tese”

Daniela

In copertina:

L’Albero della vita in

viaggio

Daniela Loiacono

dicembre 2012


La FavoLa di Limax

Le donne della redazione Limax

(disegni natalizi ad opera di Valentino Pieroni)

C'era una volta un bambino di nome Lucchetto.

Lui in pochi anni era diventato il più alto di tutti;

ogni giorno si guardava allo specchio prima di

andare a scuola e diceva ”SPECCHIO SPECCHIO

DELLE MIE BRAME QUANTI ANNI CAMPERÒ' IN

QUESTO REAME?” e lo specchio rispondeva” SE

CENT'ANNI VORRAI CAMPARE CON LIMAX UN

GIORNO TI DOVRAI CIMENTARE”.

E mentre Lucchetto cresceva... Nella lontana

Daunia viveva un figlio di Troia, il primo

globnauta della storia.

Questo piccolo grande uomo, di nome Mariano,

aveva un dono speciale, sapeva leggere nelle

anime delle persone e in un solo sguardo

raccogliere tutte le loro emozioni.

Un giorno Mariano decise di non volerle tenere solo per se, ma di farle conoscere al mondo intero e così le raccolse in un libro

magico che chiamo Limax.

Tante persone mandavano i propri scritti e la magia stava nel fatto che chi li leggeva si sanava.

Di anno in anno gli scritti e i lettori diventavano sempre più numerosi e allora Mariano decise di chiedere aiuto alla fata Barbara

alla quale bastava un tocco di polvere magica per aiutarlo nel suo lavoro.

Intanto molte persone da terre lontane arrivavano da lui per sanarsi.

Vi ricordate di Lucchetto?

Lui si era innamorato di una Benedetta ragazza dalla quale ebbe due figli benedetti un po' “lucchetti” anche loro..

Passavano gli anni e i due sposi si sentivano tristi e infelici, così la bella Benedetta che aveva sentito parlare della magica

Daunia decise di raggiungerla e di andare a trovare quel figlio di Troia di Mariano.

Lì incontrò una famiglia molteplice e chiese anche a Lucchetto di farne parte.

Più tardi decisero di non affrontare più le difficoltà da soli e di aiutare Mariano a diffondere le storie di vita facendo viaggiare

Limax alla velocità della luce... I due

naufraghi nominarono loro fidate fatine

per questa nuova impresa metastorica, la

bella LUX LUCIS, la salvatrice del popolo

NICOLETTA e … la tuttadunpezzo DANIELA.

Nel novembre 2010 tra le coline marchigiane,

con la benedizione di Mariano e di altri che

accorsero a questo evento nacque Limax

online.

E Lucchetto? Trovò la chiave del suo nome,

ma non solo...

Nei mesi successivi si diffuse voce, per le tante

regioni italiane, che chi attingeva a Limax

online sia come lettore, e ancora di più come

scrittore, sarebbe CAMPATO CENT'ANNI.


Rivista online del “Metodo alla Salute”,

edita dalla Associazione alla Salute Marche, onlus

DIRETTORE EDITORIALE

Mariano Loiacono

Direttore Centro Medicina Sociale - Foggia

Condirettore Lam Studium

Presidente della Fondazione “Nuova Specie

REDAZIONE

Benedetta Palmieri bpalmieri78@gmail.com

Daniela Marcobelli dani.marcobelli@email.it

Lucia Marinelli lucmarinelli@libero.it

Luca Pieroni lucapiero@tin.it

Nicoletta Pennella nicolettapennella@libero.it

redazione.limax@tiscali.it

IN COPERTINA

Dario Quitadamo

Le mie emozioni vengono fuori colorate

PROGETTO GRAFICO

Luca Pieroni

Settembre 2012- Anno 3 (+ XV)

Redazione

Via XX Settembre, 33/a 60035 Jesi (An)

0731841896

È autorizzata la riproduzione e l’utilizzo

del materiale pubblicato

citando cortesemente la fonte e gli autori.

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE MARCHE

Via Cialdini n. 38/a - 60100 Ancona

328-6781536

onlussalute@libero.it

Presidente: Silvio BOLDRINI

Referente Limax: Lucia Marinelli

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE FOGGIA

Viale Candelaro n. 98/A - 71100 Foggia

347-6601241

associazioneallasalute@interfree.it

Presidente: Michelangelo D’ALTILIA

Referente Limax: Natalizia Guidoni

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE ABRUZZO

349-4645709

asa.onlus@fastwebnet.it

Presidente: Maria Letizia FANESI

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE Romagna

Sala riunioni di Assiprov in Piazza del Volontariato,

Via don. L. Sturzo, 162 - Cesena (FC)

329-3411548 329-9521377

alsaromagna@hotmail.it

Presidente: Mariagrazia ZAMAGNI

Referente Limax: Martino Colicchio

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE VENETO

Via Don Bortoli, 31 - Romano D’Ezzelino (VI)

340-4984050

assaluteveneto@yahoo.it

Presidente: Renato TAPINO

Referente Limax: Ermanna De Polli

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE BASILICATA

C.da Piazzolla, 34 - Paterno (PZ)

347-5377143

alsa.basilicata@gmail.com

Presidente: Giusy MASTRANGELO

Referente Limax: Simona Caione

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE LOMBARDIA

Via Gran Sasso, 56 - Cinisello Balsamo (MI)

328-2874033

alsa.lombardia@gmail.com

Presidente: Giovanna BULGARELLI

Referente Limax: Patrizia D. Palermo

qASSOCIAZIONE ALLA SALUTE BARI

Via D. Alighieri ,11 - 70019 Triggiano (BA))

3333163775

Presidente: Cristian CEGLIE

Sommario

Via Salvi (editoriale)

Riuscire a vedere quello che non è visibile (Daniela Marcobelli) ............................................ leggi

Fondo comune

Paura e coraggio(Dr Mariano Loiacono) ................................................................................. leggi

Fenomeno vivo

Il positivo che incatena, non fa crescere per creare cose nuove(Michela Garbati) ..................... leggi

Casi psichiatrici

Centro di medicina sociale di Foggia: una luce nel buio (Elisa Longo) ................................... leggi

Fatti e non parole... Questo è il Metodo alla Salute del dr Mariano Loaicono (Angelo Vita) ... leggi

Per...Corsi

Il progetto Augustus mi ha aperto ...(Martina Guerra) ............................................................. leggi

Un progetto pieno di vita che fa nascere una tribù di Nuova Specie (Federico Pierlorenzi) ... leggi

Il progetto Augustus ci ha fatto vivere l’adolescenza in tutte le sue sfumature

(Marco Masullo) ....................................................................................................................... leggi

La mia prima intensiva riapre la mia vita alle emozioni congelate (Victoria Loffelholz) ........... leggi

Supervisione su Antonio L. (Sabrina Cela) .............................................................................. leggi

Lettere

A mia madre (Monica Glorio) ................................................................................................. leggi

Ti auguro di sentirti una principessa, ... (Sandra Recchia) ...................................................... leggi

Un cammino lento che si affronta giorno dopo giorno (Davide Fontolan) .............................. leggi

Lettera da un figlio ad un figlio... (Raffaele Cimetti) ............................................................... leggi

Solitudini

La rabbia non espressa di una bambina (Benedetta) ............................................................. leggi

Ansia, paura, coraggio (Federico Pierlorenzi) ......................................................................... leggi

Brillare per se (Naima) ............................................................................................................ leggi

Pensatori

Dal sintomo al naso globale (Martino Colicchio) ..................................................................... leggi

Sento il bisogno che gli altri dipendano da me (Federico Pierlorenzi) .................................... leggi

Associazioni

L’Associazione alla Salute Marche (Teresa Severini) .............................................................. leggi

Mi hanno detto di scrivere un post... Ho risposto: “...Non so scrivere!!!”(Gabriella Lasca) ..... leggi

Breve racconto dei primi tre anni di vita dell’Associazione alla Salute Veneto (Nadia Tres) ... leggi

Da Giacomo a Renato, scendendo a Foggia per salire il monte Grappa (Renato Tapino) ..... leggi

Carissimi Isaia e Nadia... (Renato Tapino) .............................................................................. leggi

Nasce l’associazione Campania... (Domenico Ambrosio) ....................................................... leggi

Calendario ............................................................................................................................... leggi

Fondazione Nuova Specie ONLUS

Viale Kennedy 58/D - 71029, Troia (FG)

C.F. 94084660714 - Tel. 0881/379289

fondazione@nuovaspecie.com

www.nuovaspecie.com

www.metodoallasalute.blogspot.com

per donazioni si può versare a:

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS

IBAN IT 59 U 03359 01600 100000062915

Ricordiamo che il 24% delle donazioni effettuate

potrà essere scaricato dal proprio reddito personale

con effetto retroattivo dal 22 giugno 2012


Via Salvi (editoriale)

Da via Salvi è partito il cammino che sta riportando a luce nuova questo progetto. Via Salvi è il

luogo dove hanno avuto luogo i primissimi incontri della redazione.

Ora questo luogo non c'è più ma abbiamo voluto conservarlo come simbolo di un “Sarvas”

(dal sanscrito Salute/Salvezza) che possa condurci ed unirci e ...pure ispirare

quello che di buono proviamo a fare

iL PRoGETTo

NUova SPECiE,

oLTRE LE mURa

dEL CENTRo di

mEdiCiNa SoCiaLE di

FoGGia

Luca Pieroni

Non solo un servizio, ma un vero

"Utero a cielo aperto"

Mi sembra così assurdo pensare alla chiusura del

Centro di Medicina Sociale di Foggia, che sono in

difficoltà nello scrivere un editoriale a proposito di

questo.

Mi sembra assurdo per tutta una serie di motivazioni

che credo, abbiano poco a che fare con un cieco

proselitismo o con l'attaccamento psicotico ad

una identità storica come potrebbe essere per chi,

magari, frequenta il CMS da anni o chi, a questo

indubbiamente “magico” posto, lega simbolicamente

la propria salvezza o rinascita.

Io, in effetti, solo da un paio di anni conosco il Metodo

alla Salute e so di non essere un “fervente attivista”

(per quello che potrebbe significare...), inoltre penso

che solo nell'ultimo brevissimo periodo ho iniziato a

portare un po' più in profondità il Metodo alla Salute

nella mia vita.

Parto con queste premesse perché sento il bisogno

di prendere le distanze dal caso per evidenziare gli

aspetti che secondo il mio punto di vista sono tanto

più paradossali quanto tristemente reali.

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3

La difficoltà delle istituzioni a

comprendere la potenzialità di

un progetto che dura da oltre

quarant'anni

Mi domando molto spesso, come mai nessuno, ma

proprio nessuno di quelli che a livello “alto” decidono

(...forse avrei dovuto mettere anche “decidono” fra

virgolette!) ha preso seriamente in considerazione le

potenzialità sociali del Progetto Nuova Specie?

Com'è possibile che, persone mediamente colte, con

situazioni di apparente non emergenza, quindi con

la più ampia libertà di ricercare professionalmente,

non si siano neanche per caso presi la curiosità o la

voglia di ricercare o approfondire un progetto fatto

alla luce del sole che si occupa da anni di creare le

basi per un approccio alla vita un po' più vero, serio,

senza secondi fini e senza ideologie di appartenenza!

Come mai si è preferito identificarsi con le istituzioni

piuttosto che con le persone?

Questa è la prima considerazione che pongo in

forma di domanda per evitare di dilungarmi troppo

e di dare inutili giudizi.

In secondo luogo sarebbe buono capire come mai il

Centro di Medicina Sociale ha raggiunto negli anni

una “funzionalità” tale?

Se non ci fosse stato l'impegno SACRO, PURO e

DEVOTO del dr Mariano Loiacono principalmente,

e poi di tante persone che lo hanno aiutato finché

sono riuscite a rimanere devote al progetto, il Metodo

alla Salute non ci sarebbe proprio stato!

Anche con la disponibilità illimitata di locali e con

schiere di medici per gestire il servizio.

E' stata la devozione che ha dato vita, non solo ad un

servizio, ma ad un vero e proprio UTERO a CIELO

APERTO!

E' stato un impegno sacro e puro che ha mantenuto

coerentemente l'amore per la vita ed il progetto di

Nuova Specie attraverso mille burrasche e chissà

quante sirene! Quindi soffermarsi oggi sulla possibile


o quasi certa chiusura del contenitore, della casa che ha

ospitato dalla sua nascita il progetto significherebbe

dare solo risalto che si può usufruire del Metodo alla

Salute solo pagando il ticket sanitario!

Il progetto Nuova Specie ha bisogno

di spiriti creatori

E vincere la battaglia contro la chiusura cosa

significherebbe?

Avere un medico?

Non credo che il progetto Nuova Specie abbia

bisogno di un medico ma di spiriti, spiriti creatori!

Certo, sarebbe bello continuare ad avere negli anni

un centro “uterino” come è stato il CMS, ma se

mancasse lo spirito devoto di chi lo gestisce allora...a

che servirebbe?

Io credo che oggi sia importante sfruttare la chiusura

del CMS come una spinta che la vita ci sta dando per

entrare in una nuova fase in cui il Metodo alla Salute

e il Progetto Nuova Specie trovino casa ANCHE

nelle nostre case e nelle nostre vite di tutti i giorni.

Non può esistere una sola casa per un progetto così

grande...diverrebbe una dinamica psicotica, chiusa!

Oggi dopo le penose e sofferte riflessioni che sto

affrontando per scrivere questo breve editoriale,

mi trovo a pensare all'Unità Didattica il CUM-

MUNITOMETRO ed a come ogni identità, quando

tende a psicotizzarsi deve morire...per poi reimmergersi

in una nuova gravidanza.

E' cosi.

E questo, da un lato mi fa amare ancora di più

la vita...e la morte e come esse debbano danzare

insieme in un ballo senza interruzioni.

Ogni cosa…ha il suo valore!

Penso a quando ho letto la lettera che Mariano per

primo, a Settembre, scrisse a Vendola...cazzo che

indignazione...penso alle lettere, ai fax, a me che

salto il lavoro per andare all'incontro con Vendola

alle Muse di Ancona...mi aspettavo una lotta...

Penso al gioco di parole e di disimpegno che ogni

politico ha sapientemente esibito, e a come io e tanti

come me, hanno creduto di avercela fatta ...ma a fare

cosa?

Penso a quando Mariano, con due parole al corso di

Quadrimensionalismo, ha smontato in tutti il sogno

di essere entrati nel cuori dei “politici” con le nostre

dimostrazioni educate perché facessero qualcosa per

salvare il CMS.

Via Salvi (editoriale)

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4

Mi sento facilmente pervaso dal senso di essere

stato ancora una volta un bambinone, di non essere

stato sveglio e di non aver capito che il mondo gira

diversamente, e poi...

Poi penso a quanto è stato bello sentirsi il gruppo

unito della Marcagna quel giorno davanti alle Muse:

faceva freddo ma, basta guardare le foto per cogliere

che c'era gioia vera negli occhi di ognuno!

Poi penso a quanto distacco e motivazione ho messo

nello scrivere la mia personale lettera a Vendola e

poi...

Poi, come nella parte più profonda di un sogno, mi

sembra di vedere quel “piccolo Yoda di Troia” che,

terminato di scrivere la sua lettera a Vendola dà

inizio alla fine del CMS spinto da alito metastorico e

mi viene da dire: Che bello!!

Che continuino a parlare i politici, a sorridere e a

girare come trottole alla ricerca di consensi e di

potere!!

In alto: ad Ancona la Marcagna c’è

In basso: una “visita” di cortesia durante

l’ultimo corso di Quadrimensionalismo


Fondo Comune

Vedere, osservare, contemplare: la meraviglia di avere una lente attraverso cui poter delineare

una strada che collega ogni livello dei nostri rapporti.

Vedere, osservare, contemplare attraverso la lente della teoria globale.

Le dinamiche acquistano una nuova luce, le tenebre si diradano e ci fanno intravedere come

la metastoria opera nelle nostre vite.

Un punto di partenza dal quale emergere per re - immetterci nel viaggio della vita

con rinnovato vigore.

Uno stimolo per lo spirito creatore, che talvolta giace sopito in noi, a rimettersi in azione.

PaURa E CoRaGGio

Dr Mariano Loiacono

E’ la paura che fa il coraggio, perché

in quel momento, col presentarsi al

massimo della paura, li si vede se

quello che io sento che voglio fare

veramente è più forte

“Paura e coraggio” li dobbiamo vedere in riferimento

alla vita. “Coraggio e paura” sono due motori della

vita, perché la vita, ci piaccia o no, deve andare avanti,

però si può fermare o tornare indietro. I motori sono

due: la retromarcia è la paura, il coraggio è andare

avanti. Andare avanti nella vita, svegliarsi e dire: “io

oggi mi voglio alzare”, quello è già il primo atto di

coraggio. Procedere nella vita è il coraggio, fermarsi

o sostare - che non è una cosa negativa - è la paura. Io

non giudico il coraggio positivo e la paura negativa,

perché sono due aspetti di questa locomotiva nostra.

Vediamo di capire meglio qual è la sostanza di

queste cose che noi chiamiamo “coraggio” e “paura”.

Immaginate questa vita che sta viaggiando: c’è la

marcia per andare avanti e la marcia per andare

indietro; tutte sono marce, non penso che la marcia

indietro a voi non serva! Vediamo allora “coraggio”

cosa può significare secondo questa metafora della

vita, raccogliendo le cose che avete detto voi.

Quando non c’è ne paura ne

coraggio c’è la morte, chiudersi per

distruggersi

“Coraggio” significa che io decido che sto nella vita,

il coraggio implica che io ci sto nella vita, ho già delle

cose buone nella vita, ma le cose buone che ho non

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5

sono sufficienti, devo procedere. Il coraggio è una

parte del viaggio, come la paura. In una macchina

se voi togliete la retromarcia, di sicuro dopo non la

potete più riutilizzare, basta un parcheggio o una

strada sbagliata, non siete più in grado di utilizzare

la macchina. La paura non è una cosa negativa, è la

parte del viaggio che deve tornare indietro o fermarsi.

Il coraggio è la voglia di procedere, quello che ci dà

il piacere, la spinta a procedere. Il coraggio va alla

ricerca di legami, di intrecci. La paura va alla ricerca

di cose da rottamare che non sono buone. Ambedue

sono parti della vita, sono cose buone. Quando non

c’è né paura né coraggio, c’è la morte.

Io non vedrei gli atti di coraggio come quelli da eroe.

Mi sembra una definizione un po’ parziale.

Ci sono delle situazioni in cui la paura è da vigliacchi

e il coraggio da eroi, ma molto spesso avere paura

può essere un atto eroico. Non chiudiamo troppo

questi motori in cose prefabbricate! Sono modalità

che la vita ha di viaggiare. Se io ho fatto la strada

sbagliata e voglio cambiare, devo fare arresto,

retromarcia e inizio. A questo punto la paura non è

una cosa sacrosanta, non è un atto eroico?

Poi vedremo questi temi nelle storie, quindi non

voliamo in astratto. In astratto tutto è vero, ma non

ci serve.

Il coraggio di quali condizioni ha bisogno? Che io

stia nella vita, che nella vita in cui già sto ho delle

cose buone, ma non sono sufficienti.

Un altro aspetto è che io non so dove andare, perché

se so già dove andare, quello non è coraggio. Non so

dove andare, né so se nella direzione in cui andrò

perdo o guadagno. C’è un inedito verso cui vado,

un inedito che forse mi fa perdere anche delle cose

buone che ho, però è un inedito che può diventare

una cosa magica, che mi può regalare delle cose che

fino ad ora non avevo avuto, trovare cose che non

avevo mai trovato.


Questo non basta, perché per ambedue le cose, ma

specie per il coraggio, non basta proporsi il coraggio,

perché passare a realizzare il coraggio è molto

difficile. Il coraggio è un percorso; mentre la paura

è molto facile, il coraggio va conquistato millimetro

per millimetro, va scelto. Quindi c’è continuamente il

volersi fermare e il coraggio implica sempre il dover

valutare, implica anche che ci sono dei momenti in

cui la paura si fa presente in quella strada, ci sembra

di nuovo una strada chiusa, e lì si vede chi ha il

coraggio.

“Coraggio” significa, a questo punto: sono cieco,

non vedo niente, ma non voglio cambiare direzione.

Credo in quella cosa, mi sembra che c’è una strada. A

noi piace Colombo perché proprio nel momento in

cui si era disperato, si era ammutinato, ha mantenuto

e poi ha scoperto gli indiani. Il coraggio vero c’è

quando il viaggio che devo fare si confronta in quel

momento con la paura più reale. Io posso anche aver

intrapreso la strada nuova, ma il coraggio si manifesta

non quando ho iniziato, perché quando ho iniziato

posso essere anche stato preso dalla curiosità, dalla

voglia, dalla facilità.

È quando, mentre sto per strada, si presentano le

situazioni che io temevo si rendessero presenti. È la

paura che fa il coraggio, perché in quel momento, col

presentarsi al massimo della paura, lì si vede se quello

che io sento che voglio fare veramente è più forte. Il

coraggio ha bisogno della paura. Il coraggio è una

spinta verso l’avanti, però tenendo conto del passato,

della strada percorsa. Non c’è nessun coraggio che

fila liscio.

Avere coraggio significa dire:” io ho

già delle cose buone, ma la vita è

infinita e ricca “

Se voi vedete anche nella vita dei santi, dei grandi

eroi, c’è un momento in cui non hanno avuto più

niente e hanno avuto paura di quello che gli capitava.

Sapete perché S. Francesco ha avuto le stigmate?

Secondo me perché se l’è fatta sotto, si è cagato sotto,

perché a un certo momento, dopo che aveva fondato

l’Ordine, è nato il disordine, una parte dei suoi adepti

ha cominciato a ribellarsi al suo stile di vita, voleva

un convento e lo ha contestato apertamente. Lui è

stato malissimo perché gli hanno contestato proprio

le pietre miliari del suo pensiero, della sua vita. In

quel momento è stato male e secondo me ha avuto

una malattia auto-immunitaria, non le stigmate! È

stato molto profondo quello star male.

Fondo Comune

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6

Nella vita di ogni grande personaggio c’è il momento

più coraggioso ed è il momento in cui ci sono il

massimo delle paure.

Il coraggio non è un fatto in positivo, il massimo

del coraggio è quando ci si deve confrontare con il

massimo delle paure reali. È facile dire: “io adesso

scelgo un rapporto alternativo, un metodo alternativo

con gli psicotici”, ecc. So io il dramma che ho vissuto

dentro di me nel momento in cui per esempio M.,

un ragazzo ritenuto schizofrenico, nel quale solo io

credevo, mi ha dato un pugno!

Tutti quanti si sono fatti sotto e ognuno, compresa

mia moglie, al viaggio di ritorno mi ha detto: “queste

persone non si possono mai guarire!”. Mi ha di nuovo

fatto ripiombare nel pieno delle mie paure, per cui

coraggio significa: “mi confronto con le paure da

solo”.

Il vero coraggio non è avere la forza di fare le cose

nuove; il coraggio è quando io mi vivo, mi faccio

attraversare dalle paure da solo, ma non ho paura.

Il vero coraggio è quando io mi faccio attraversare

dalle paure, ma io sono un po’ più delle paure. Se le

paure sono più di me o coincidono con me, io me la

squaglio, affondo.

La paura indica sempre che io sto nella vita, ma

implica che le cose in cui sto, anche se non sono

buone, per me sono certe. La paura è il coraggio di chi

ha trovato secondo lui la soluzione, anche se negativa.

C. sapete perché non cambia? Perché vive di paure,

vive delle certezze che ha già raggiunto: ha 27 anni

e non deve più studiare, non si deve più fidanzare,

non deve fare più niente, deve fare l’ammalata. Vi

sembra poco il vantaggio che ne ricava? È ovvio che

lei non vuole avere coraggio, perché la paura è una

soluzione. Quindi la paura vedetela ora in termini

positivi.

Paura significa: “io ho paura del

coraggio”

La paura è dire: “io devo rischiare? No. Mi hanno

offerto dieci milioni, mi prendo dieci milioni

piuttosto che rischiare e perdere tutto”. È chi vuole

conservare le cose che ha, non ha molta fiducia in sé

e di intraprendere cose nuove e si accontenta di quel

poco che ha.

Piuttosto che dire: “io non voglio viaggiare, mi

accontento di quello che ho”, dice: “lì ci sono i

mostri, se vado lì mi rompo le ossa”. Però, dentro, la

paura implica delle certezze, implica le certezze di

ciò che noi già abbiamo. Anche la certezza di uno,


come ha detto M. G., che mi ha preso bambina e che

mi tiene come un oggetto. Io penso che lei prima

della depressione ha vissuto la paura, molta paura.

La depressione è il danaro che ti dà la paura. La

paura poi realmente ti fa stare da sola, realmente ti

fa chiudere in un letto, realmente c’è tutto il quadro

clinico, cioè le ovvie conseguenze di una persona che

si è fermata.

Il pauroso difende già un bottino di vita, è uno che

si accontenta, ha paura di avere coraggio. Avere

coraggio significa dire: “io ho già delle cose buone,

ma la vita è infinita, è ricca”. Lui pensa che la vita sia

mediocre, sia piccola. È una persona molto razionale,

non ha cuore, non sa la pulsazione della vita come è

infinita, si ferma alle cose che vede, ai calcolini che

fa, alle sue proiezioni, alle sue interpretazioni della

realtà.

Le persone razionali hanno molta paura; davanti

a situazioni come quelle del mondo di oggi, le

persone razionali

se ne scappano,

gli universitari se

ne vanno. “Paura”

significa: io ho

paura del coraggio.

La paura, secondo

me, non è un fatto in

positivo, è l’assenza

di coraggio.

La paura è assenza

di coraggio, non ha

una sua identità in

positivo, difende lo

status quo.

È la paura di

avere coraggio,

perché il coraggio

implicherebbe

mettere in

discussione tutte

le cose che si hanno e dire: “ma guarda quante cose

ci sono ancora che io non ho! ma guarda quant’è

bello!”. Invece le persone che hanno paura subito

intervengono per bloccare, perché loro non hanno

coraggio. Per esempio, P. è una che dice: “ma, mi

basta già il bottino che ho avuto, ho trovato un

mezzo marito e un mezzo papà, più di questo non

posso avere”. Sta difendendo il bottino che ha. Sì,

però guardate che qualsiasi conto in banca, se io ho

paura di investirlo, prima o dopo il conto in banca va

in rosso lo stesso. Il pauroso è destinato a chiudersi

Fondo Comune

torna all’indice

7

e a morire, non arriva da nessuna parte. Dice: “Sì,

ma adesso è meglio che non investo perché ho i geni

della malattia”- Sono motivazioni razionali perché

non vuoi avere coraggio.

In questo momento in cui io ho paura del coraggio,

qual è il valore della paura? Significa che ci sono delle

parti che ancora non ho, ho delle competenze però

ancora non sono riuscito, vorrei crescere. La paura

dovrebbe essere: “aspetta un po’, ci posso riprovare?”.

Quando il maschio, negli animali, il leone maschio

va lì e per paura se ne scappa, non è perché non ha

avuto coraggio. Ha avuto coraggio, ma ha visto che

non è attrezzato per vincere il maschio dominante.

Ma poi cosa fa? Fa la retromarcia, però aspetta ancora

qualche mese e, appena i suoi ormoni sono cresciuti,

ci ritorna e sfida di nuovo. La paura in questo senso

è saggezza per dire: “ancora non sono pronto, c’ho

provato ma ho visto che mi manca questo”. La paura

è un chek-up che facciamo a noi, cioè dire: “cosa mi

manca ancora? che cosa devo maturare?”. È una fase

di sosta per trovare il coraggio di sapere aspettare,

perché anche lì ci vuole coraggio.

Invece paura e coraggio devono

giocare insieme

È ovvio che non ci vuole coraggio nel dire: “vado

a fare sesso”, che ci vuole? Ma quando devo

conquistare una donna o il potere con un maschio

dominante, lì ci vuole il gioco tra paura e coraggio.


Se io ho paura della mia paura o ho paura del mio

coraggio, io non mi metto a fare queste cose, ma

mi metto a fare cose semplici, automatiche che non

implicano la mia presenza. Sono cose in cui non ci

debbo stare. Conquistare una donna implica sempre

avere coraggio, sbagliare e tornare indietro. Avete

visto come stamattina A. non ha avuto né coraggio

e né paura, è rimasto bloccato. Invece paura e

coraggio devono giocare insieme per crescere: ci

provo, ho avuto coraggio, le ho prese, ho avuto paura

e sono scappato, mi preparo, cresco per fare un

nuovo tentativo. Se nella vita non facciamo così, ci

giustifichiamo, ma non c’è altra strada se non quella

di provare, immettersi, provare, fare l’esperienza,

modificare il tiro, trovare un’altra strategia. Questo

ce lo insegnano gli animali che sono molto più saggi

di noi.

Quando le paure non sono collegate al coraggio,

allora sono solo un nostro modo per nascondere

il fatto che non vogliamo più vivere, ci vogliamo

suicidare. Significa che noi siamo già morti dentro

e, piuttosto che dire che siamo morti dentro,

continuiamo. Abbiamo bisogno di dire: “non faccio

quella parte di vita perché ho paura”. Quella è una

paura funzionale alla morte. Noi parliamo oggi di

paura e coraggio come viaggio della vita, ma la paura

può essere funzionale alla distruzione.

Vi faccio un esempio. Proprio nella cosiddetta

“sindrome maniaco-depressiva” o “bipolare”, in cui

si alternano la depressione e la maniacalità, vedete

come paura e coraggio sono due cose perfettamente

inutili, perché non sono legate alla vita, ma sono

un modo per distruggere e per distruggersi. La

depressione implica una paura, vivere di paura e

quindi chiudersi per distruggersi e indirettamente

per distruggere. Sai come stai distruggendo tua

madre, tuo padre e anche noi (rivolto a C.)? Distruggi

anche gli altri, però apparentemente stai facendo

male solo a te. Il maniacale vive di coraggio, ma è

un coraggio che invade, distrugge sé, ma distrugge

anche gli altri. Non è paura-coraggio funzionale alla

vita, ma è funzionale a una strategia di distruzione,

perché la persona ormai è morta, non ci crede più.

Quindi fratelli e sorelle, coraggio, io

sono, voi siete, non abbiate paura

Voglio chiudere con questa frase dal vangelo di

Matteo che è molto bella e a me piace moltissimo,

che mi dà la chiave di lettura del come si fa a mettere

Fondo Comune

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8

insieme paura e coraggio. Quando i discepoli stanno

nelle acque, c’è il vento e si sono cagati sotto, Gesù,

che cammina sulle acque, gli dice da lontano:

“Coraggio, sono io. Non abbiate paura.” Vediamo di

commentare queste parole e troviamo la soluzione.

Il coraggio sapete quando l’abbiamo? Quando io so

chi sono. Se io non so chi sono, sono pieno di paure.

Ma ammesso che io lo sono, “non abbiate paura”

significa: “non aver paura delle tue paure!”. Se io non

ho paura delle mie paure, io sono e se io sono ho

coraggio.

Non è che non bisogna avere paura, la paura la senti,

ma in quel momento hai fede che tu sei qualcosa in

più rispetto alla paura. È quello che ti dà il coraggio

di andare avanti. Noi le paure è giusto che ce le

abbiamo, i desideri, le delusioni, è importante che io

sono anche le paure, ma non sono tutto le paure. Le

mie paure me le prendo perché sono io, ma io sono

qualcosa in più rispetto alle paure ed è quello che

mi dà coraggio. Jahvè significa “io sono quello che

sono”. Se io parto da quello che già sono, di cui fanno

parte importante le paure, lì acquisisco coraggio.

Quindi, fratelli o sorelle, coraggio, io sono, voi siete,

non abbiate paura!

Pillole

Qui non è che riusciamo sempre con

tutti, perché poi c'è la variabile dei

familiari che è fondamentale: se i

familiari non si vogliono mettere in crisi

e non partecipano, purtroppo non si può

fare molto, perché dentro la persona ci

sono molte cose dell'anello simbolico

che è legato alla vita che ha vissuto

in famiglia, oltre che nel suo contesto;

noi non possiamo rappresentare un

surrogato, pur essendo fatto per le

dinamiche metastoriche, però più ci sono

i protagonisti e meglio è, perché anche

loro apprendono come fare…

Pillole


Fenomeno Vivo

La vita che pulsa. L'inevitabile agire del corpo a prescindere dai mille impedimenti esterni.

Vivi sono i fenomeni che ci fanno vivere e qui li vogliamo raccogliere e valorizzare.

iL PoSiTivo

CHE iNCaTENa,

NoN Fa CRESCERE

PER CREaRE

CoSE NUovE

Michela Garbati

Ho raccontato con il piacere di

raccontare, ho sentito dentro la

dolcezza e la serenità

Ieri mattina io, Sandra e Raffaele, siamo andati in

direzione di via Benedetto Croce, via dove c'è la

scuola elementare Alessandro Maggini e dove io ho

passato gran parte della mia infanzia. Siamo arrivati

ed io prima di iniziare ho fatto una premessa riguardo

al mio raccontarmi il giorno prima rispetto alla casa

paterna, poiché ero molto appesantita, ma sia Sandra

che Raffaele mi hanno fatto vedere il mio coraggio

nel farlo e quanto sia difficile farlo con persone

molto coinvolte nella nostra vita. Raffaele inoltre mi

ha regalato un pensiero di Mandela con un pensiero

scritto da lui che mi ha fatto molto piacere perché

l' ho sentito come un augurio di cambiamento.

Poi ho iniziato a raccontare, un racconto pieno di

particolari, di momenti, di ricordi. Ho sentito dentro

me il piacere di raccontare, la dolcezza e la serenità.

Abbiamo passato lo stradello interno alla scuola

che io e mia nonna attraversavamo spesso, anche se

un'insegnate appena ci ha visto ci ha pregato di uscire.

Ho raccontato e raccontato, avrei raccontato anche

molto di più. Ho raccontato di questa famiglia di

donne, concentrate in quella casetta, dalla bis nonna

Stella, piccola vecchietta burbera, silenziosa, che

spesso mandava maledizioni, ma allo stesso tempo

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9

passava giornate in un angolo della sala della casa

seduta a dire il rosario, di mia nonna Maria, donna

piena di cose da fare per gli altri, troppo generosa,

sempre pronta a risolvere problemi, le mie zie. La

mia zia Barbara di cui sono stata strainnamorata,

che ho sentito una mamma innamorata di me

e della mia vita, dolce che mi riempiva di baci, di

mia zia Mina, detta Mina ma che il suo vero nome è

Romilde, ragazza giocherellona, sempre pronta a far

ridere, ma anche molto vanitosa e delle apparizioni

di mia madre che avvenivano ad ora di pranzo prima

di andare a lavorare o quando doveva scappare da

mio padre.

Questa famiglia di donne

concentrate in quella casetta, che

mi proteggevano e cercavano di non

far trapelare il dolore

Questa è stata per quasi tutto il tempo della mia

infanzia la mia famiglia, donne che mi proteggevano,

che cercavano di non far trapelare il dolore; mia

nonna maestra in questo diceva sempre che si

doveva, per vivere bene, saper buttare tutto dietro

alle spalle e andare avanti. Ho raccontato dei

miei giochi pieni di fantasia dentro quella scuola

elementare, dove io potevo scorazzare con bici,

pattini, correre ovunque perché intanto quel grande

cancello di ferro che divideva la scuola, la mia casa,

dall'esterno, di domenica e durante le festività veniva

chiuso. Mentre raccontavo, immersa nei ricordi

comprendevo anche molte cose di me, delle mie

difficoltà, del mio essere come sono. Tutto accadeva

a catena. Il passato si faceva vivo e le risposte

emergevano chiare. La mattinata stava per finire,

su richiesta di Raffaele siamo andati a trovare mia

nonna Maria, che come al solito continua ad essere

indaffarata. Stava preparando il pranzo per lei e

mio zio, subito ci ha accolto con un sorriso, le ho

detto che eravamo stati nella vecchia casa, Raffaele

le ha fatto presente quanto lei sia stata importante

per la mia vita, ma lei sembrava che tutto le passava


con leggerezza apparente sulle spalle, poco ha fatto

trapelare delle tante difficoltà del passato e del

dolore avuto, cercava sempre di riportare le cose nel

presente; infatti in quel poco tempo che siamo stati

lì con lei per ben due volte ha detto che era stata al

cimitero a portare i fiori a mio nonno e ad altri suoi

cari, che stava aspettando mio zio per pranzo e così

via... Una cosa mi ha fatto riflettere e ripensare a ciò

che Mariano due settimane fa mi ha fatto presente, la

cosa è stata che lei ha detto che la sua casa è un porto

di famiglia e che lei è il tronco di un albero dove

figli e nipoti vanno a rifugiarsi e a chiedere aiuto,

lo diceva con orgoglio ed io lì a riflettere, tutto mi

portava sempre più chiaro...Mariano mi aveva detto

come mia nonna sia stata un positivo che incatena,

non fa crescere, non porta ad uscire fuori per creare

cose nuove, famiglie nuove...

Terminata la visita siamo andati in un posto di

Ancona dove c'è un bellissimo panorama, lì si vede il

porto, e molte zone della città, è un posto dove si vede

nascere e morire il sole sempre sul mare e lì ci siamo

confrontati e fatto una piccola teoria, ascoltando le

nostre sensazioni. Ci siamo poi salutati ed io meno

confusa ho continuato la mia giornata.

Malick Kebè

Fenomeno Vivo

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10

Pillole

MARINA: " Una volta attraversato

il tunnel, arrivati allo Spettacolo/

Eden, si può tornare indietro?

MARIANO: " Significa che non ci

sei arrivato allora! Non si torna

indietro. Quando arrivi allo

Spettacolo della vita, significa che,

grazie al percorso che hai fatto,

hai rimesso insieme le tue parti,

sei più intero e non ci torni più,

perché questo ti produce un nuovo

Progetto-Opera, qui c'è tutto,

anche un po' di obbligo-dovere.

Qui (casella dell'Obbligo-Dovere)

stiamo parlando di quando siamo

solo Obbligo-dovere, ma uno

Spettacolo, quando è prevalente

ti fa avere un Progetto-opera, un

Dono-regalo, un Impegno, etc…

Funzioni-ruolo… ma è come negli

elettroni: fanno un salto quantico.

Nella vita, queste regole, sono

regole presenti da sempre, anche

gli elettroni hanno problemi di

questo tipo: gli elettroni sono la

parte disagiata dell'atomo che va

alla ricerca del completamento,

si vanno a cercare gli altri, si

uniscono. Se voi vedete, le metafore

sono simili, dagli elettroni agli

uomini non cambia niente, anche

se noi ci illudiamo che abbiamo

chissà che di particolare.

Pillole


Casi Psichiatrici

“Cammineremo con le catene ai piedi per tutta la vita, fino a che il nostro vicino non le avrà più grosse

e rumorose.

Allora,intrecciandoci, cadremo e le pietose condizioni saranno palesi.

Il sogno di una esistenza serena che si infrange contro il muro della vita.

Disperati, delusi, diseredati, sconfitti...questo è il vostro spazio!

Le istituzioni moderne non sono organizzate per poter accogliere il disagio in ogni sua forma e sono

costrette a delegare alla psichiatria tutto ciò che non è “socialmente integrabile”

affinché venga...”disintegrato”

E’ un problema di ruoli...bisogna averne uno solo...o forse no!?!

CENTRo di mEdiCiNa

SoCiaLE di FoGGia:

UNa LUCE NEL BUio

Elisa Longo

Nel mio cuore sapevo che la verità

non era quella di chiudere mio figlio

al manicomio giudiziario, ma di

aprire la sua vita

La storia di mio figlio Luigi è iniziata al nido quando

già al secondo giorno di nascita un’infermiera mi

ha detto che il bambino era nervoso.

In seguito all’asilo è stato diagnosticato iperattivo,

con problemi comportamentali, con necessità di

insegnante di sostegno e con lieve deficit intellettivo.

In prima elementare la sua insegnante disse che il

bambino era molto intelligente, ma con problemi

relazionali.

Sono seguiti accertamenti in neuropsichiatria

infantile, dai quali non è risultato niente di fisico,

logopedia, ippoterapia, sport e poi …. Il secondo

ricovero a circa 9 anni per un fortissimo mal

di testa di origine nervosa e le prime gocce di

psicofarmaco, sospese dopo tre mesi, poi a 14 anni

la seconda crisi e da lì gli psicofarmaci, per un po’

sostituiti con rimedi omeopatici ( che non hanno

dato risultati), e poi i ricoveri al CIM e poi i TSO

e poi … e poi… il dolore, la paura sua e nostra , noi

di lui e lui di noi, e poi l’arroganza di alcuni medici

e la richiesta a me madre di rassegnarmi e di non

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11

aspettarmi nessun miglioramento da un ragazzo di

appena 20 anni che per loro doveva rimanere con

i farmaci a vita e siccome lui non li voleva e si

opponeva con la possibilità di farlo ricoverare al

manicomio giudiziario. Ma nel profondo del mio

cuore sapevo che non era quella la verità, ci doveva

essere un’altra strada e dopo aver maledetto il cielo

un giorno gli ho detto che doveva farmi questo

miracolo : farmi stare bene Luigi senza medicine.

Tutti i medici dicevano che non era possibile e …

invece .. ho trovato il Centro di medicina sociale

del Dottor Mariano Loiacono. Ora sono 15 mesi

che Luigi non prende farmaci e migliora ogni

giorno di più. Il disagio di Luigi è stato considerato

non una malattia ma il sintomo di un disagio che

esisteva all’interno della famiglia e pertanto, mi

sono messa in gioco per prima io, poi mia figlia, il

padre non ancora. In trattamento stanno in primis

i parenti dei portatori di disagio e solo quando i

parenti migliorano il ragazzo migliora. Ora non

ho più paura di mio figlio che mi abbraccia di

nuovo e mi cerca.

E’ un metodo semplice basato su una verità

assoluta: ogni uomo nasce sano, intero, se poi ha

un disagio questo è dovuto a cause esterne che

vanno ricercate e spiegate. Spesso vengono fuori

verità inconfessabili! Il dolore, la rabbia attraverso

questo metodo vengono buttati fuori per poi essere

eliminati e non messi a tacere con le medicine.

Auspico pertanto che l’intelligenza delle persone

di buona volontà che possono determinare la

continuazione di questo centro di eccellenza , in

primis umana, si adoperino per esso, per noi e per

quanti in futuro dovessero trovarsi in difficoltà e

voler risolvere definitivamente i propri disagi.


FaTTi

E NoN PaRoLE…

QUESTo E’

iL mETodo aLLa

SaLUTE

dEL dR maRiaNo

LoiaCoNo

Angelo Vita

Mio figlio prima di iniziare il

percorso a foggia era lo spauracchio

di tutti

Siamo al bilancio che ritengo fondamentale dopo un

periodo decisamente intenso. L’esperienza iniziata

a Giugno e continuata a Luglio, metà Settembre

ed Ottobre merita un minimo di considerazione e

riflessione.

Per far ciò è utile partire dall’anteprima. Mio

figlio prima di iniziare il percorso a Foggia era lo

spauracchio di tutti; persino l’ospedale psichiatrico

di Sciacca ad un certo punto ha chiuso ‘porte e

finestre’ per non confrontarsi con le problematiche

vissute ed agite dal ragazzo.

È come se un solo ‘paziente’ avesse messo in crisi

un’istituzione collaudata. Lui era ‘domabile’ solo

con dosi massicce di antipsicotici e col passare del

tempo noi, come famiglia, abbiamo preso atto che

l’istituzione ospedaliera non era all’altezza di dare

risposte efficaci ad una domanda precisa.

Gli psichiatri che abbiamo avuto modo di conoscere

erano ‘psicotizzati’ sulla diagnosi.

Per loro era importante stabilire il tipo di

schizofrenia da definire per adattare gli psicofarmaci

di pertinenza. Come dire.

Il loro intervento era solamente ‘ricettario’, dovevano

stabilire semplicemente il farmaco da dare poiché

non intravedevano e non contemplavano alcuna

forma di riabilitazione né dalla ‘malattia mentale’

e né dal farmaco che doveva essere assunto vita

Casi Psichiatrici

natural durante.

La loro opera non prevedeva pertanto altra funzione

che quella della prescrizione chimica ad una

condizione che pur non avendo nulla di psichiatrico

era da psichiatrizzare, perché questo è l’insegnamento

che le nostra Università impartiscono.

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12

‘Ammuccia, ammuccia ‘ca tuttu

pari’

Quando un familiare del ‘paziente’ chiede spiegazioni

sugli effetti benefici della terapia farmacologica loro

riescono solo a dire che i neurolettici sono dei farmaci

sintomatici che se tolti fanno riemergere il sintomo

che rimane come una cicatrice sull’anima di chi ne

soffre e che pertanto può essere cambiato ma non

tolto. Poco importa se il sintomo non è congenito e

che una via alternativa sarebbe auspicabile, possibile

e di fatto sperimentata da quasi 40 anni.

Per loro quando si parla di schizofrenia siamo alle

soglie, se non oltre, della follia per cui gli ‘effetti

collaterali’ sono la psichiatrizzazione, l’internamento

nelle comunità – inutilmente – pagate dalle ASL e

la possibilità per i mal capitati di una pensioncina

utile a rimarcare ed etichettare l’appartenenza del

‘malato mentale’ alla grande famiglia delle industrie

farmaceutiche che attraverso i dipartimenti

psichiatrici, i s.e.r.t., le Comunità a ‘doppia diagnosi’

aumentano e sostengono la loro inutile, deleteria

e miope attività promossa da un Sistema Sanitario

Nazionale ed Internazionale superficiale, inadeguato

e sottomesso.

Ma ‘ammuccia, ammuccia ‘ca tuttu pari’. Traduco:

Nascondi pure quel che vuoi, prima o poi tutto verrà

ugualmente alla luce. Seppure sull’esperienza del

Metodo alla Salute del Dr Mariano Loiacono s’è stesa

una coltre di polvere dalla Sanità Ufficiale i bisognosi

sono riusciti a dare quella visibilità che nessuna ‘coltre’

può impedire. Quotidianamente a Foggia si svolgono

attività finalizzate a detronizzare e decapitare la

‘Malattia mentale’ che viene definita semplicemente

disagio diffuso di conseguenza è la gente normale

che, attraverso la conoscenza del Metodo alla Salute

e l’esperienza maturata sulla propria pelle, riesce ad

entrare nei nodi profondi di chi disorientato da un

processo di cambiamento rapido e complesso si vede

marginalizzato, ghettizzato e medicalizzato solo

perché più indifeso e più fragile rispetto al proprio

nucleo familiare d’appartenenza.


Casi Psichiatrici

È una carta vincente quella del cms

di Foggia

La ‘carta vincente’ del CMS

di Foggia è l’accompagnamento,

ovvero il cosiddetto sintomatico

(diagnosticato ‘malato’) viene

accompagnato – obbligatoriamente – da un

familiare definito asintomatico (‘normale’)

che nel giro di qualche incontro nei ‘gruppi

alla salute’ comprende come il ‘problema’ non

è di esclusiva pertinenza del sintomatico ma anche

propria in quanto all’interno del nucleo familiare, da

tempo, diverse relazioni e rapporti erano disagiati,

inesistenti, bloccati ed inadeguati; di converso chi ne

ha risentito maggiormente e non esclusivamente è

colui che li ha portati prima dallo psichiatra e dopo

– fortunatamente – a Foggia.

È una ‘carta vincente’, quella del CMS di Foggia,

poiché l’asintomatico – tramite la frequenza e

partecipazione quotidiana ai ‘gruppi alla salute’,

acquisisce gli strumenti per potersi rapportare col

proprio familiare ed aiutarlo a riabilitarsi sia dalla

‘malattia’ trasformata in disagio diffuso sia dai

farmaci che col tempo non solo verranno o potranno

essere dismessi ma si riveleranno semplicemente

inutili e dannosi.

A giugno quando siamo arrivati a Foggia il

ragazzo assumeva 1000 mg di Depakin e 20

mg di ziprexa per un peso ponderale di 90

Kg. Con un passato da paura: più di 8 anni

di inutili terapie e psicoterapie. Da allora

ed in maniera graduata non prende più il

Depakin e ha dimezzato di 10 mg lo ziprexa,

di conseguenza pesa 78 Kg, sta decisamente

meglio ed ha aumentato l’autostima. Questi

sono i fatti. E su questi cercheremo di andare

avanti cercando di adoperarci perché l’esperienza

foggiana abbia un prosieguo anche in Sicilia dove

è forte la domanda di speranza tra i tanti che in

silenzio affollano le strutture sanitarie senza che

ricevano conforto alcuno.

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13

Rachele Amadori


Povero zio mio,

anche tu sei morto. Io qui

soffro umanamente. Vorrei

tanto chiudere gli occhi e non

veder niente più, senza soffrire

più. Prima ero felice, quando

ero libera e potevo uscire

quando mi piaceva. Avevo

tante amicizie, ora sono sola e

penso a tutte le azioni cattive

che ho fatto, quando ero libera

Giovanna ………

Casi Psichiatrici

LETTERE di GiovaNNa

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14

Caro papà,

quante cose vorrei dirti se tu fossi

ancora vivo.

Te ne sei andato così, senza

salutarmi e mi hai lasciato tanto

triste. Io sto qui e penso sempre

a te.

Ai bei giorni di quando ero

bambina e tu mi comperavi

sempre giocattoli.

Poi, è successo che ho fatto

qualcosa di male, io lo so quello

che ho fatto ma non voglio

dirtelo.

Me ne sono andata di casa e sono

stata molto maltrattata in quei

posti in cui andavo.

Caro papà, tu mi hai sempre

voluto bene, e io di te terrò

sempre un caro ricordo.

Giovanna ……


Casi Psichiatrici

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15

Caro papà,

mi ricordo quando ero al

mare a S. Menaio.

Ero felice, avevo dimenticato

tutto e volevo vivere.

Improvvisamente è piovuta

la disgrazia e non ho potuto

vivere più.

Papà, mi ricordo sempre di

te, di tutto il bene che hai

voluto alla nostra famiglia,

di tutto quello che hai fatto

per noi.

Di tutte quelle buste piene di

dolci che ci portavi da Foggia.

Papà, io sono cattiva

d'anima, perciò non ho

potuto vivere più. Papa, io

voglio vivere sulla terra e

voglio soldi e ricchezze, perciò

non sono degna di venire con

te all'altro mondo.

Il demonio mi ha fatto

divenire nera, nera e sto qui

sulla terra.

Giovanna ….

Antonio


Per...corsi

Andando per corsi, cercando di raccogliere quanto di buono ci può essere per la vita e

gli spunti presi dai bilanci. I viandanti talvolta si fermano per cogliere, raccogliere ed accogliere

il frutto dei corsi di formazione.

iL PRoGETTo

aUGUSTUS

mi Ha aPERTo E

PERmESSo di vivERE

La mia

adoLESCENza

FiNo ad oRa

“NEGaTa”

Martina Guerra

Il progetto durato 15 giorni presso

villa terronia mi ha permesso di

vivere con 25 persone stupende, che

mi hanno permesso di scambiare con

loro.

Mi sono presa delle parti della mia infanzia con

Maria Luce, Noemi e Francesco, mi sono divertita

anche tanto con Maria Antonietta e con Luciano

che mi hanno fatto tanta tenerezza con le loro storie

sofferenti e poi con tutti gli altri adolescenti e in

particolar modo con Marco con il quale ho passato

dei momenti indimenticabili.

Ringrazio tanto i miei genitori che mi hanno fatto

vivere delle emozioni forti, che li ho sentiti per la

prima volta famiglia e anche Giovanni, mio fratello,

che ora lo sento che ci possiamo accogliere in modo

diverso, non più come mamma e figlio ma Giovy e

Marty, finalmente fratello e sorella.

Il progetto mi ha dato tanto perché mi ha fatto aprire

con il corpo ed ho potuto vedere con le relazioni con

Betta, che da questa nostra simile chiusura siamo

arrivate ad una apertura totale, infatti io provavo

anche rabbia verso di lei quando mi guardava

con quegli occhi pieni di rabbia e molte volte ci

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16

siamo picchiate, però dopo ci cercavamo, perché

ci dovevamo chiarire, anche solo con un abbraccio

come sempre.

Infine posso solo dire che sono esperienze da rifare

perché ti danno tanto e ti fanno entrare in relazione

con ragazzi etichettati, quando invece spero che loro

si aiutano per poi aiutare noi, come è successo nel

progetto Augustus.

Ringrazio tutti.

Sara Manenti


UN PRoGETTo

PiENo di viTa

CHE Fa NaSCERE

UNa TRiBÙ

di NUova SPECiE

Federico Pierlorenzi

Il Progetto Augustus si è inserito in

un momento fecondo della mia vita

e ne è stato alimento energizzante.

Alcuni mesi fa è iniziato il distacco-distinzione

da mia madre. Grazie all’Associazione Alla Salute

Marche ho potuto sperimentarmi in questo. Poi è

arrivato il momento, durante un'intensiva a Foggia,

del taglio, dalla mia parte, del cordone ombelicale

con la famiglia di origine. In ultimo lo sperimentarmi

come aspirante adulto senza l'idea di avere un nido

di origine dove poter tornare in caso di fallimento.

In questo istante della storia si è inserito il Progetto

Augustus.

L'impostazione molto libera e partecipativa, voluta

con tanta determinazione dai coordinatori Annarita

e Francesco, e il clima sorto dall'intreccio di tutti i

partecipanti, hanno creato un progetto al di fuori

dell'ordinario dove si sono potute suonare corde che

raramente si riescono a suonare durante i Gruppi

Alla Salute o ad altri Progetti di Nuova Specie.

Inoltre, l'abbondante molteplicità trovata sul

campo ha dato molti spunti di crescita per tutti.

Ovviamente ci sono state per me molte occasioni

per mettere fuori i miei valori più profondi senza,

finalmente, vergognarmene o sminuirli nella mia

solita modalità da pezzente. E questo ha anche

contribuito a disequilibrarmi e a spingermi verso

momenti di profonda condivisione ma anche di sana

depressione.

L'energia adolescenziale ricercata sin dall'inizio

è sorta grazie alla capacità di tutti, ognuno con le

proprie modalità e con i propri tempi, di sentirsi

Tribù.

Una Tribù di Nuova Specie dove tutti hanno avuto

le occasioni per dimostrare ciò che di più profondo

li contraddistingue e di metterlo a servizio di chi

Per...corsi

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17

in quel momento ne sentiva la necessità, quindi di

tutta la Tribù. L’energia nata e le dinamiche derivanti

hanno fatto quindi saltare tutti i ruoli, gli obblighi,

i doveri, catapultando di volta in volta chiunque

nella posizione naturale (perché stimolata e attivata

dall'esterno ma nata dalle proprie profondità) di

accompagnatore.

Tutti, chi in un ambito chi in un altro,

hanno accompagnato tutti

Senza alcuna distinzione di età, di sesso, o di

competenze specifiche. Fare un elenco sterile di

persone o avvenimenti che mi hanno donato istanti

di infinito mi sembra sminuire l'importanza di

queste relazioni ed esperienze.

Mi sento però di comunicare che per la prima volta

ho sentito un Rito nascere dalle mie profondità ed

ho avuto la possibilità di condurlo assieme agli altri

tre Sciamani della tribù.

Coloro che mi hanno non solo accompagnato nella

conduzione, ma anche ispirato per il Rito stesso.

Consiglio a tutti di richiedere ad Annarita il filmato

e le foto del Rito stesso perché, almeno per noi che

abbiamo partecipato, è stato un momento cruciale

delle due settimane e, forse, anche del resto delle

nostre vite.

Questo anche perché il Rito non è nato dal mio

razionale, cosa strana e chi mi conosce bene lo

sa, ma sento di averlo "letto" e portato alla luce da

ogni elemento della Tribù. Ognuno mi ha ispirato

una parte, una frase, una musica, o un particolare.

Ringraziare tutti, e in particolar modo gli altri tre

Sciamani per questo accompagnamento sarebbe

doveroso in un'ottica di vecchia specie.

Nella nostra Tribù di Nuova Specie ringraziarli

sarebbe un po' come voler chiudere quell'esperienza

e restituire loro una piccola parte del tanto che ho

ricevuto. E io non voglio ancora chiudere un legame

così profondo con la Tribù a cui appartengo!

Un altro aspetto che sento di dover comunicare è

che a mia totale insaputa, “quoque tu” Francesco, mi

sono trovato a condurre anche il bilancio di chiusura.

E questa esperienza mi ha dato la visuale più ampia

sui miei attuali punti di forza e spazi di crescita.

Spazi di crescita che non vivo più con la pesantezza e

la nostalgia per ciò che non ho mai avuto, ma come

lo stimolo per ciò che ancora non ho.

Di questo bilancio mi piace riportare un aspetto che

mi ha colpito molto.


Dove io non sono riuscito ad arrivare, per limiti

miei ma anche non conoscendo in profondità tutte

le storie dei partecipanti, è subentrato Francesco. E

dove anche Francesco non è riuscito ad arrivare, si

è inserito Mariano. Il tutto con una fluidità e una

continuità che lì per lì mi hanno sconcertato.

Poi, in seguito, ho capito che tutto dipende dalla

differenza tra chi ha ancora qualcosa da dimostrare

a se stesso e agli altri, e chi invece non fa altro che

cavalcare l'onda del fenomeno vivo. Senza aspettative

o timori infantili.

iL PRoGETTo

aUGUSTUS

Ci Ha FaTTo vivERE

L’adoLESCENza

iN TUTTE LE SUE

SFUmaTURE

Marco Masullo

L’adolescenza è il passaggio

fondamentale dall’infanzia all’età

adulta

Il progetto è iniziato il 4 agosto, si è svolto a Villa

Terronia dove ci siamo ritrovati in 25 persone che a

malapena ci conoscevamo.

All’inizio l’impatto è stato strano, ma poi grazie a

Francesco, Annarita e Federico (Cispo) che sono

Per...corsi

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18

Ampio è il mio margine di crescita. Altrettanto

grande è il cuore della Tribù a cui ora ho coscienza

di appartenere.

Una Tribù di Nuova Specie che se presa in esame

singolo elemento alla volta non può che crollare

rovinosamente per via dei limiti e delle parzialità.

Ma se la pietra scartata è diventata testata d'angolo,

in un cerchio tutti sono testata d'angolo!

E la Tribù proseguirà indipendentemente dai singoli

istanti di vita dei singoli elementi.

Nicoletta Pennella

stati un po’ i trascinatori del progetto siamo diventati

un vero gruppo.

Eravamo molti ragazzi, c’era anche qualche persona

più grande come Luciano, Maria Antonietta e Rosa

Paola che si sono integrati alla perfezione in questo

progetto così giovanile.

Un progetto che mirava a far riscoprire ad ognuno

la nostra adolescenza sia nelle cose positive che in

quelle negative e anche antipatiche che rimangono

nella vita delle persone. Questa età è fondamentale

perché si passa dall’infanzia all’adultità, e le cose

che si vivono rimangono per sempre come segni

indelebili nella vita.

E’ importantissima la figura dell’accompagnatore,

perché ci aiuta a non perderci e a non sbagliare

strada e poi ci da sostegno. In questi quindici giorni

ho stretto amicizia con tutti, soprattutto con Martina

e Franco che sono stati qualcosa di più che due

semplici amici. Avrò sempre uno stupendo ricordo

di questa esperienza che mi ha portato a chiudere

una porta e ad aprire un portone, indirizzandomi nel

cammino per ritrovare la mia stella.


La mia PRima

SETTimaNa

iNTENSiva RiaPRE

La mia viTa

aLLE EmozioNi

CoNGELaTE

Victoria Loffelholz

Valentina, non solo una sorella, ma il

comandante che mi porta a far luce

sulla mia vita

E allora dai! Scrivo sto’ bilancio, anche se non è

semplice trasferire le emozioni e gli avvenimenti su

carta e dargli un senso, sento che mettere tutto nero

su bianco mi servirà moltissimo.

Prima di tutto ringrazio mia sorella Valentina, che con

tanta pazienza mi ha spinto a fare quest’esperienza e

non ha mollato mai!

Tu Vale hai aspettato 3 anni questo momento e

soltanto ora capisco che eri anche molto preoccupata

per me. Mi pare che quella che va lentina sono io e

non tu… Sicuramente allora non ero pronta e avevo

ancora molte resistenze, perché in qualche modo

campicchiavo. Così nel tempo mi sono aggrappata

un po’ a tutto piuttosto di venire con te a fare la

settimana intensiva.

So che hai sognato questo evento tante volte e nel

tuo sogno mi presentavi a Mariano e Dina dicendo:

ecco mia sorella, avete visto che è venuta con me?

So anche che all’epoca era anche un tuo bisogno

avermi li con te, per non dover fare tutto da sola,

ma sento che questo era il momento giusto, anche

perché mai come in questo periodo ho sofferto

perché sentivo il disagio, sentivo di aver congelato

la mia vita girando il termostato al minimo possibile

per sopravvivere… e non so quanto ancora avrei

resistito… Ora ti abbraccio fortissimo, perché questi

5 gg a Cesenatico mi hanno arricchito in molti sensi

e ora vedo molte cose che prima non volevo vedere.

Ho visto te, Valentina, una donna forte, sincera e

pronta a tutto, con un grande senso di responsabilità

verso la vita tua e degli altri. Sento che vederti così

mi fa stare bene e ora posso serenamente integrarmi

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19

nella treccia di Berenice con te al comando. Sento

anche che la nostra relazione di sorelle si è rinforzata

ed evoluta, ora possiamo scambiarci su molti livelli e

non solo come sorelle.

Mi porto a casa un bilancio positivo e negativo e

sento che mi farà crescere su molte parti.

In realtà prima di partire non pensavo di stare tanto

male: i primi 3 gg ho sempre pianto, le emozioni mi

hanno travolto, non riuscivo più a dormire e neanche

a mangiare… Tutto questo però non mi ha pesato,

perché mi sono sentita VIVA.

Il metodo sono anche le persone

che ti accompagnano in questo

viaggio inedito, e la loro presenza

è importante per riscoprire tutte le

nostre emozioni più congelate

Il primo giorno ha fatto emergere in me il mio

ruolo di madre, infatti Nicola, irrequieto, cercava di

farmi capire che c’è qualcosa che non va nella nostra

relazione madre-figlio.

“Figli che vogliono essere visti da padri non visti”,

questo è il titolo che Milo ha dato alla mattina

trascorsa e anche io percepisco che questo titolo mi

vuol dire tante cose, ma ancora non riesco a vederci

chiaro. Fondamentale per me è stata Angela, che

abbraccio, perché con chiarezza mi ha fatto vedere

dove stavo in relazione al rapporto con mio figlio.

Grazie Angela come una lanterna nella notte più

buia mi hai fatto vedere, anche se quello che ho visto

non mi è piaciuto affatto.

Ma questo dolore senza un nome, che emerge ancora

soltanto attraverso un pianto libero e inconsolabile,

mi spinge verso un percorso che pian pianino si

dirige verso una consapevolezza delle mie emozioni

che stanno salendo in superficie. La seconda giornata

è un’altra tappa importante e quello che sento è di

poter lasciare libero il mio corpo e abbandonarmi

ad esso, questo corpo che ormai non sentivo più e

che mi portavo appresso come un peso, incapace di

esprimermi nei gesti bloccati dalla paura. Le persone

che ti accompagnano nel viaggio sono importanti…

In questo mi ha aiutato moltissimo Riccardo, che

è stato accogliente e generoso. Tu Riccardo sei una

persona speciale e ti abbraccio fortissimo!

Durante il rito del terzo giorno le emozioni che

provavo erano già più nitide e in modo naturale

sono riuscita a vedere il mio desiderio più grande:

ritrovare me stessa, la mia vita, ma prima di tutto e


soprattutto ritrovare la mia RABBIA, che sotto sotto

c’è, lo so che c’è, ma non riesco ancora a sentirla forte

e chiara, soffocata da tanta tristezza e frustrazione.

L’unità didattica tenuta da Mariano nel pomeriggio

sul “Crossing over” mi ha fatto vedere molti aspetti

della mia vita che non andavano, anche attraverso il

cum-munitometro, dove rivedo alcune fasi della mia

esistenza.

Non è un miracolo, sento che quando

si è connessi nel senso vero del

termine le persone giuste ci sono

sempre

Dopo l’unità didattica per me arriva un momento

di crisi, dovuto a una telefonata fatta a casa al mio

compagno Marco. Il metodo però è fatto di persone

e così proprio quel giorno ho trovato nel momento

giusto… la persona giusta! Cristian in passato ha

vissuto una situazione analoga a quella di Marco

e con poche parole riesce a risollevarmi anche se

comunque sono un po’ preoccupata e ansiosa per

quello che sarà il mio rientro a casa. Grazie Cristian,

un abbraccio anche a te!

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20

La cosa più importante per me è stato il fatto di

riuscire ad affidarmi completamente alle persone ed

alle situazioni della vita, senza più sentire il bisogno

di avere il controllo su tutto e tutti. Questo è possibile

quando ti trovi in un contesto dove ti senti accolto,

ascoltato e compreso nelle tue difficoltà.

Il momento del bilancio è stato

veramente come “chiudere il

cerchio”, perché dando un nome alle

emozioni e al vissuto di quei giorni

sono riuscita a vedere l’insieme

La paura, l’insicurezza e la rabbia repressa mi stavano

impedendo di vivere una vita con relazioni piene e

avevano bloccato il mio percorso di crescita, ora mi

sento più libera di esprimere le mie emozioni e di

vivere le relazioni con gli altri con meno paura del

giudizio esterno. E allora dai! Avanti tutta, il sacco

che ora porto in spalle si sta riempiendo e passo

dopo passo intraprendo il mio viaggio verso una vita

vissuta veramente.

11-16 Settembre 2012 Cesenatico

Arcobaleno per Ester - Nicola


SUPERviSioNE SU

aNToNio L.

(Classe IV B) (14-Dicembre-2012)

Sabrina Cela

Giulia: la supervisione è come una verifica che fanno

i maestri per valutare i cambiamenti, però è fatta da

tutti gli alunni in gruppo.

Davide: serve anche a noi stessi per fare un test sul

nostro modo di vedere.

Fatto: Antonio è migliorato molto negli ultimi tempi.

Come era partito?

Antonio L: mi isolavo sempre, stavo sempre solo,

ogni volta mi mettevo in un angolo e giocavo da solo.

Gabriele: non era bravo a scuola, non giocava con noi

durante la ricreazione, spesso sbatteva la testa contro

la porta. Non partecipava alle feste di compleanno e

alle gite.

Davide: non socializzava con noi perché non si

fidava. Si tratteneva a giocare con le penne. Gli altri

non lo giudicavano intelligente.

Michela: parlava poco e stava spesso in silenzio e

aveva la testa fra le nuvole.

Giulia: parlava da solo. Non partecipava alle attività

di gruppo.

Marco: non voleva mai la nostra compagnia, era

svogliato. Non scherzava mai. Dava sempre la colpa

a noi.

Giusy: diceva che ci odiava. Non faceva mai i compiti.

Come è adesso?

Antonio L: adesso lavoro di più, socializzo con gli

altri e partecipo di più ai lavori di gruppo.

Raffaele: a merenda gioca con noi e si fida di più

della maestra Sabrina.

Michela: lui ha un cuore grande e giustifica sempre

tutti anche quando gli fanno del male. Sta uscendo di

più la sua specificità.

Ester: non dice più che ci odia. Non sta più nel suo

angolo a parlare da solo.

Giusy: prende voti alti perché studia di più.

Gabriele: viene più ai compleanni. Io scherzo sempre

con lui.

Giulia: va alle case degli altri a giocare e a studiare.

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21

Rossana: si è sciolto un po’ di più. Ha meno paura di

farsi toccare.

Marco: è più generoso. Scambia la merenda con noi.

La sua intelligenza è più evidente. Ci ha invitato al

suo compleanno ed era la prima volta che lo festeggia

con noi. Ha capito come è fatta la scuola

Da una situazione difficile di chiusura

come si passa ad aprirsi

Antonio G.: l’ho riconosciuto come amico durante

un Punto di Ascolto.

Giusy: ha partecipato ai Punti di Ascolto prima

con nonna Rosa e poi con i suoi genitori, con la sua

famiglia.

Michela: nella sua famiglia il padre non lo assilla più

sui compiti e su come si comporta a scuola.

Giulia: nella sua famiglia gli danno un po’ più retta.

Antonio L: no, faccio ancora tutto da solo. Vorrei

essere aiutato nelle cose più difficili. Mi è difficile

salire sui gradini del camion.

Giulia: il suo corpo è imbalsamato ancora come

quando non riusciva ad accendere il computer.

Antonio P: è cambiato perché anche noi amichetti

gli diamo più attenzione. Quando è venuto a casa

mia io l’ho aiutato molto anche nei compiti. A casa

mia ci sono tanti animali che a lui piacciono tanto e

ci siamo divertiti perché abbiamo giocato.

Tutti: ha partecipato ai gruppi teatrali che facciamo

nelle case e a scuola.

Michela: nei Punti di Ascolto quando facevamo

teoria su di lui e quando io ho iniziato ad abbracciarlo.

Giulia: lo abbiamo tante volte stimolato con degli

schiaffetti.

Marco e Michela: quando nel Punto di Ascolto lo

abbiamo fatto piangere tanto.

Ester: durante la supervisione di coppia a casa della

maestra Sabrina. A casa della maestra, loro stavano

separati e allora noi abbiamo chiamato Franco e lui

ha detto le cose alla maestra Sabrina. Lui le ha detto

che lo assillava perché mangiava solo le cose fritte

della mamma. Poi, la maestra Sabrina ha detto a

Franco che era come Antonio L. che era chiuso come

lui. Poi Franco ha detto che Antonio L. e lui volevano

dire una cosa. Ha detto che loro si volevano mettere

seduti per terra e che si volevano far abbracciare da

tutti. Noi ci siamo tutti buttati addosso ad Antonio

L. e a Franco. Poi , la maestra Sabrina ha letto una

cosa della maestra Nicoletta di Ancona che aveva

fatto fare i pensieri musicali e la maestra Sabrina le

ha detto ciò che faceva con noi.


Gabriele: Franco stava sempre solo nella sua casetta

immaginaria e che era uguale ad Antonio L., ora

deve un po’ uscire da questa casetta e deve stare un

po’ più fuori.

Michela: io ho condotto e abbiamo cercato di

risolvere. È servito quando Franco ha detto che lui

ed Antonio avevano una casetta immaginaria.

Antonio L: quel giorno, a casa tua, mi avete fatto

migliorare molto perché ho capito che bisogna

sempre essere disposti a dire quello che penso.

Michela: ho capito che tu vuoi cacciare le cose fuori

mentre Franco ha bisogno di stare nella sua casetta

e riflettere.

Teoria Globale

Sabrina: Ascoltate, bambini, la supervisione è un

“vedere dall’alto” la propria situazione, aiutati da

altri. Per chi vive la cosa, è difficile poter osservare

ciò che succede nella propria vita, così si chiede agli

amici, alla rete di persone che gli sono vicine, di dire

qualcosa su di lui e sui suoi cambiamenti. È un aiuto

che si dà per fare un po’ il punto della situazione e

per vedere quali sono le prospettive future.

Il mio intervento finale serve solo per sottolineare

una cosa che voi avete già capito: non si giudica il

compagno che è “supervisionato” perché le cose che

ha Antonio le abbiamo anche noi come ci mostra la

storia di Francesco, mio marito, raccontata da Ester.

Anche Maria si isola e fa difficoltà ad inserirsi nella

classe perché si sente una alunna diversa da voi tutti.

Inoltre, cercherò di raccogliere le cose che voi stessi

avete detto. Non ce ne sarebbe neppure bisogno

perché siete stati molto bravi e avete partecipato con

molta serietà a questo momento di crescita.

La situazione di Antonio era una situazione molto

difficile. Io ho sempre detto che era un bambino

molto intelligente, ma nessuno ci credeva. È arrivato

a scuola in prima chiuso molto in se stesso, senza

nessuna voglia di aprirsi all’esterno. Ricordi Antonio,

non mangiavi neppure! E io ti davo le briciole della

merenda proprio come si fa con un uccellino!

Era anche per dirti che io credevo molto nelle tue

capacità e il “cibo” di cui avevi bisogno te lo avrei

dato io. Proprio come faccio con ognuno di voi!

La maestra Sabrina non ha preferenza e, quando

qualche genitore le ha detto questo, è rimasta molto

male! Posso avere delle simpatie o posso elogiare la

capacità teorica di Michela, ma è solo per dire che

tutti possono diventare come Michela!

Avete descritto molto bene come era Antonio, è

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22

inutile ripetermi però devo dire che anche la sua

famiglia non mi aiutava, dicevano che Antonio era

così perché era piccolo e che, crescendo, avrebbe

risolto i suoi problemi! Anzi, i problemi non li

vedevano neppure addossando la colpa alle maestre

dell’asilo che “non avevano saputo prenderlo” con le

maniera giuste!!

Generalizziamo: quando ci sono queste situazioni,

è inutile darsi la colpa l’un l’altro, è importante

vedere che cosa si può fare! Oggi giorno sbagliamo

tutti: genitori, insegnanti, perché viviamo in un

cambiamento radicale della situazione dell’uomo.

Stiamo vivendo una pagina importante di storia,

ma non ce ne rendiamo conto perché la viviamo e

nessuno ce lo dice! La storia non è solo quella che

studiamo ma è anche quella che “vediamo” e che

viviamo. Ecco perché facciamo “il diario di bordo”,

quella è la nostra storia! La storia siamo noi! Non

esiste in astratto.

Detto questo: non si parla di colpe ma di una

mancanza. Mancanza di cosa? Di un punto di vista

più globale che vi fa andare oltre la storia e più in

profondità per vedere, osservare, la vita. Questa è la

teoria in cui voi siete già abbastanza bravi!

La teoria ti fa dire: non è colpa delle maestre, non

è colpa di nessuno, ma che cosa si può fare? Così,

piano piano con Antonio, ma con ognuno di voi, è

stato fatto il tentativo di farvi crescere in maniera più

intera. Abbiamo preso Antonio come esempio, ma

ciò che è stato fatto per Antonio è servito a tutti noi.

O no?

Prima di tutto ci sono io, formata al Metodo alla

Salute creato da Mariano che mi aiuta ad andare un

po’ oltre la storia. Se non avessi avuto questa strada

non avrei mai potuto aiutare Antonio o ognuno di

voi. Mi sarei fermata a dire: “Quel bambino ha questo

problema, ci vuole il sostegno!” e poi?

Quando la situazione di Antonio si è sbloccata?

Quando Antonio si è ricoverato, i genitori si sono

spaventati e hanno ricorso al Punto di Ascolto che

non è solo per Antonio che ha qualche problema,

ma per tutti quelli che vogliono crescere nella loro

salute. Prima ancora Nonna Rosa ha fatto strada. Ci

ha creduto in me! Per cui, io vi posso aiutare tanto

ma, se si coinvolgesse qualcuno della vostra famiglia,

sarebbe molto meglio perché vi darebbe la spinta per

fare di più e crescere ulteriormente. Purtroppo molti

genitori non ci credono ancora e alcuni vi mandano

soli, ma è già molto buono!! Avete visto Michela?

E Giulia? In una volta che è venuta è maturata

tantissimo!! Sono i miracoli della vita!


Nonostante il lavoro fatto in classe Antonio

migliorava poco perché non c’erano i suoi genitori.

Appena loro sono venuti e mi hanno dato l’ok anche

per dinamiche un po’, diciamo così, dolorose, lui è

migliorato tantissimo e voi ne avete evidenziato gli

aspetti. Dinamica significa "forza vitale” non è una

cosa brutta, ma è bella anche se un bambino poi

piange perché quel dolore ce lo aveva dentro.

Dopo essere stati nella propria casetta, Gabriele,

è importante far uscire il proprio dolore! Poi, puoi

tornare nella tua casetta per riflettere, ma ci vuole

anche un po’ di dolore che deve emergere!

In questo cambiamento sono stata importante io,

nonna Rosa e i suoi genitori ma tantissimo anche

voi! Vi siete immersi molto nella sua vita, iniziando

da Antonio G. che lo ha scelto come amico davanti

a tutti durante l’Unità Didattica della Piramide in

biblioteca. È stato importante Antonio P. che ha

condiviso il suo amore per gli animali invitandolo

addirittura a casa sua per fare i compiti, ma anche

per giocare. È stata importante Michela che ha

iniziato ad abbracciarlo senza pensare che era

un maschietto e gli infondeva coraggio tastando

ogni giorno la morbidezza del suo corpo. È stata

importante Giulia che lo ha visto come un fratellino

piccolo da difendere. Ester con la sua dolcezza gli ha

fatto capire in mille modi quanto gli vuole bene e

ha messo anche la loro foto da piccoli sul “diario di

bordo”. Speriamo anche che Raffaele si renda conto

che tutti vogliono bene anche a lui!

Poi lo hanno aiutato i Punti di Ascolto fatti in classe,

chi non ha tratto beneficio da questo? Solo Giusy

ha detto che non gli sono

serviti, questo può essere!

Non tutto serve a tutti!

Anche aprire la mia casa

a lui, gli è servito tanto.

Non è scontato che una

maestra trascorra anche

il sabato pomeriggio con

i suoi alunni, però per

me è una cosa bella anche

perché io sono sincera e,

voi lo sapete, quando non

ho voglia oppure ho da

fare altre cose, ve lo dico e

nessuno si offende!

Proprio per la mia

apertura Antonio ha

capito che è importante

parlare e lo sta facendo!

Per...corsi

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23

Vedete quanti cambiamenti? E pensate che tutto

questo non sia servito anche a me o a Cristian?

Cristian si sta sbloccando! Ve lo dico io! E ora

dobbiamo concentrare tutto il nostro “potere vitale”

anche su di lui!!

Forse perché mi sento di aver trovato la chiave di

accesso per comprenderlo attraverso le sue doti di

“elettricista” ma, vi assicuro, che se la mamma o il

padre o la sorella venissero ai Punti di Ascolto, i salti

che farebbe Cristian sarebbero da paragonare solo a

quelli di una cavalletta.

Ciò che abbiamo fatto per Antonio, è servito a tutti,

ne siete convinti? Antonio ha tratto nella rete anche

Antonio P. che si è immerso tanto per via del gattino.

Non è un dolore semplice da affrontare e lui ha

trovato una rete di persone che lo ha ascoltato e lo

ha consolato.

Non è facile trovare a scuola un ambiente devoto per

queste esigenze che, agli occhi degli adulti, a volte

sembrano sciocchezze!

Concludo dicendo che non è facile fare dei

cambiamenti in profondità per un bambino come

per un adulto, ma ciò è possibile. Basta volerlo. Vi

ricordate di Giusy disse che non voleva superare la

paura dei cagnolini e io l’ho rispettata!

Vedete ora Antonio sorride anche? E che occhi?

Aperti e felici! A proposito, vedete, Antonio ora sta

anche aiutando il suo cuginetto Vincenzo! Vedete che

catena di cambiamenti? Beati quelli che crederanno

senza vedere! Oggi è difficile vedere, figuriamoci

credere!!


Lettere

A volte sono scritti aperti a tutti, a volte le indirizziamo ad una persona ben precisa ma, di sicuro,

richiedono una profonda riflessione con le nostre profondità che sono sacre, e quindi

meritano ascolto.

a mia madRE

Monica Glorio

Il tuo vuoto mi ha riportato al mio e

alla mia sete di fusionalità materna

Cara mamma,

vorrei dirti e scriverti tante cose ma so che gli

psicofarmaci che prendi formano una barriera

invisibile che fa rimbalzare indietro tutto, quindi le

emozioni, le gioie le tenerezze non sai cosa siano.

Persino le parole di una figlia che ti ha sempre voluto

bene ti sono rimbalzate ovunque, tranne che dentro

di te.

Anche questa lettera potrebbe rimbalzare, magari

nell'immondizia come hai fatto per tante cose mie,

quindi ho deciso di scriverla a te ma di spedirla a

Limax.

Ti vergogni di me, non hai mai provato la vera

gioia di avere una figlia, ma il rifiuto è stato cosi

forte da farti sentire

addirittura vergogna

di me.

Se guardi in alto non

vedi l'azzurro del cielo

ma la nuvola nera, che

sarei io e allora non è

meglio ammettere che

la vergogna ha una tua

antica origine?

Nel mondo contadino

non era uno scandalo

avere un padre che di

forza veniva portato

continuamente al

manicomio?

Quanti anni sono

che aspetti che i

tuoi psicofarmaci ti

"guariscano"?

Mi ricordo che da

bambina aspettavo

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24

che guarissi ma quel giorno non arrivava mai e la

terapia non finiva mai e io vivevo con il terrore della

tua morte.

Qualche giorno fa mi hai abbracciata e sono rimasta

sorpresa perché non l'hai mai fatto con me ma solo

con Elettra; ti ho sentita aggrappata a me...

Tra le mie braccia c'era una persona vuota, senza

niente dentro, tenuta in piedi dagli psicofarmaci.

Questo vuoto mi ha riportato al vuoto che hai

lasciato dentro di me e al sentirmi figlia assetata di

fusionalità materna. Il tuo vuoto mi ha riportato alla

realtà e al mio vuoto.

Cara mamma perdono il tuo vuoto e quello che hai

creato in me, ma quello che non accetto è il tuo voler

essere comoda, ferma e cattiva.

Per questo, come ti ho già detto, mi tiro fuori dalle

tue dinamiche irrisolte della famiglia d'origine e

acquisita, finalmente sto cercando una fusionalità,

ma con me stessa.

Cara mamma, la vera vergogna è fare una vita penosa

come la tua.

Tua figlia Monica

Arcobaleno per Lara - Nicola


Ti aUGURo di

SENTiRTi UNa

PRiNCiPESSa,

UNa doNNa di

vaLoRE

E di aFFidaRTi

PRima di TUTTo

a TE STESSa

Sandra Recchia

Cara Cindy,

sei stata una bambina vitale e spiritosa e credo che

le tue qualità non siano state valorizzate abbastanza,

anzi alcune tue caratteristiche hanno “scomodato”

e non state comprese da chi doveva accompagnarti

nella crescita.

La tua adolescenza è stata tormentata, travagliata

e i tuoi rifugi sono stati la musica classica, la

letteratura e il cibo, ma non hanno placato la

tua rabbia, le tue paure e i tuoi desideri.

Ti stavi allontanando sempre dal tuo corpo

e non vivevi.

Grazie all’incontro con Raffaele e alla

conoscenza del Metodo alla Salute, ti sei

rimessa in gioco.

Spinta da Mariano e da tanti

accompagnatori devoti, hai espresso

tutta la rabbia e il dolore che provavi,

ti sei sputtanata e sei stata coraggiosa.

Anche il nostro rapporto è cresciuto:

da un rapporto asimmetrico siamo

diventate sorelle alla pari e ci ha

liberato.

Ho vissuto insieme a te i tuoi

cambiamenti, le tue difficoltà e ti

ammiro per il tuo coraggio e la tua

determinazione. Per me sei una persona

significativa, l’anno scorso sei stata molto

generosa e ti ho sentito vicina in una fase

delicata della mia vita.

Hai intrecciato relazioni profonde con tante

persone e ti sei radicata nel territorio marchigiano,

impegnandoti all’interno dell’Associazione, nel tuo

lavoro e soprattutto per il Blog.

La tua specificità sta venendo sempre più fuori e ne

Lettere

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25

gode anche chi ti sta vicino.

Sei stata vista molto per il tuo maschile, la tua grinta

e la tua capacità di “bombardare” le situazioni che

sentivi ferme, ma credo che spesso questo ti abbia

portato ad uscire fuori di te, spendendo tante energie

per essere riconosciuta dagli altri.

Invece tu hai un bellissimo femminile, accogliente e

materno, che deve partire più dai tuoi bisogni, dai

tuoi sogni.

Sei una Donna bella e profonda che nasconde una

tenera dolcezza.

Per tutto questo da oggi ti auguro di sentirti una

Principessa, una Donna di valore e di affidarti prima

di tutto a te stessa, con la tua crescita e la strada

ancora da percorrere, e di sentire accanto a te tanti

compagni di viaggio.

Ti voglio tanto bene.

Buon compleanno sorellina!!

Sara Manenti


UN CammiNo LENTo

CHE Si aFFRoNTa

GioRNo doPo

GioRNo

Davide Fontolan

Il processo di salute deve utilizzare

canali nuovi, più vicini ai codici della

vita

Ho letto oggi la petizione e la tua lettera Mariano e mi

rendo conto che la vita oggi sta diventando un affare

economico e non un cammino per ricongiungersi al

proprie radici e a quelle degli esseri e della terra.

La prima volta che ho fatto la visita al centro sono

stato colpito positivamente dentro quella stanza da

te.

Tu neanche te ne ricorderai ero con mia mamma

attorno al 2006, però di fatto sono tornato il

giorno stesso a Padova perché stavo bene nelle mie

dipendenze, pensavo che il centro fosse un luogo

piatto.

Tre o quattro anni dopo ho rivisto Chiara abbiamo

cominciato a frequentarci e lei si è messa subito in

trincea, è venuta con me fino a Foggia (nell’Aprile

del 2010), li sono riuscito a stare tutta la settimana,

tirando fuori il giorno del bilancio le mie difficoltà

affidandomi al gruppo.

E’ cominciato il mio cammino verso la salute che

tuttora è all’inizio.

Il Metodo non mi ha promesso pillole magiche con

guarigioni miracolose, ma mi ha fatto capire che la

vita si affronta giorno dopo giorno e se muovo un

piccolo passo è significativo.

Affrontare l’inedito, rendersi liberi.

La psichiatria tradizionale a mio avviso ha dei limiti.

Non va a curare l’origine del disagio. Oltre a quello,

una visita di 30 minuti una volta ogni due settimane

non può bastare per qualcuno che poi si rintana nella

sua qual che sia fortezza-disagio senza realmente

essere capito; a mio avviso non è una soluzione che

porta verso la salute.

Trenta giorni in presidio ospedaliero prendendo

le medicine, che possono servire nel momento del

bisogno, ma che di fatto non curano bensì tappano

pezzi di vita che dovrebbero essere capiti. Si è

rinchiusi in un luogo dove è privata la libertà, quasi

Lettere

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26

dovessi purgare per il tuo star male; bisogna capire

che non è una soluzione, ma un palliativo che oggi,

nel 2012, dovrebbe essere superato.

Comunque io non sono incazzato, pur avendo subito

7 ricoveri, mi dispiace che non si riesca

a capire che il processo di salute deve utilizzare canali

nuovi, più vicini ai codici della vita.

Io Mariano ti voglio bene, per quello che sei.

Nuvole

A MALATIA E TUTTE

QUANTE

Ma che è succieso sta

proprio cagnanne o

munno

Mo ce steveno sold, salut e tanta brava

gent.

Oggi o vere nu se capisce chiu’ niente.

Nu sacco e famiglie sotto e ncoppe, figli

malati, tutti tutti quanti

Viecchie, giuvane , zetelle e mmaretate .

E’ o vere è na tempesta che mo’ s’e

scatenata.

Sentit a me, mo achella figlia vost, a

cchiu’ bella, si proprio a chella

Primm che se votte a coppe a loggia,

ambress ambress facite e valigia e

accumpagnatela a Foggia.

La’ sicuramente capite a’malatia trasenne

rind o munn.

Però tu suoffre, pecchè t’adda calà fino a

nfunn.

T’aiuta nu miereco piccerillo ca te porta

chianu chianu

Ma nun te preoccupà ca si a paura te

piglia, sicur, sicurament, chille te tratta

meglio e na figlia.

Po nu poco a vote te accuorge che stai

meglio e si tu cagne chianu chianu

Arriv assaie, assaie luntan.

E vicina te si te vuote o vir semp, oillan

oì ce sta Marian.

Mimmo Ambrosio


LETTERa

da UN FiGLio

ad UN FiGLio,

PER PadRi CHE

dESidERaNo

diSCENdENza

mETaSToRiCa

Raffaele Cimetti

La mia esperienza di figlio è stata

pessima,

Caro Riccardo,

quello che hai scritto è molto bello rispetto alla crescita

che dei padri di Nuova Specie possano-possiamo

raggiungere. Forse come ben sai la mia esperienza

di figlio è stata pessima, soprattutto con la figura

del padre. Mio padre mi ha rifiutato dal momento

in cui mi ha concepito e questa è una sensazione

talmente forte dentro la mia vita che ancora non

riesco a sciogliere completamente. E’ come se questo

rifiuto mi avesse fatto aggrappare alla vita ma senza

avere il tempo e la possibilità di costruirmi la mia

vera identità a partire da quello che realmente sono.

Durante la dinamica del “tradimento” in grotta di

Silvio, Mariano mi disse che mio padre era dentro

di me giù, giù e che ancora tendevo a difenderlo.

Io non mi rendevo conto di questo e forse ancora

non me ne rendo conto completamente. Pensavo di

aver rimosso mio padre eppure cercavo in fondo in

fondo quel padre semplicemente devoto che descrivi

tu. Ma non poterlo avere ti genera rabbia. Per me

era rabbia affogata, repressa. Quando ho toccato con

mano questa consapevolezza mi sono reso conto di

quanta tristezza era inzuppata la mia vita e di quante

carezze e carenze era stato privato il mio corpo. Mi

sono sentito un coglione ed ho provato a ripartire da

quello che ero. I diritti li difendo per gli altri perché

in fondo in fondo non riesco a trovare quel giusto

riscatto per le carenze che ho subito e a difendere

completamente i miei. Io che non riuscivo nemmeno

a pronunciare la parola “papà” fino a pochi anni

fa, perché non l’avevo mai pronunciata. Era come

affrontare un mostro ogni volta che lo dovevo fare.

Alle elementari quando ci facevano leggere davanti a

Lettere

tutti a rotazione per me era una tortura, specialmente

quando le letture erano riferite alla famiglia, la sola

idea di incontrare la parola “papà” mi creava disagio

e più mi concentravo pensando alla parola successiva

più leggevo male, più mi accartocciavo e più leggevo

male e più facevo brutta figura. Mi stancava.

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27

Ogni volta che devo affrontare gli

adulti è come se dovessi affrontare

mio padre

Mi è capitato anche qualche mese fa. Sono andato

dal perito dell’assicurazione del palazzo e prima di

entrare negli uffici ho dovuto fare tutto un rito di auto

rafforzamento dandomi coraggio, preparandomi

il discorso e alla fine non c’era nemmeno. Sono

uscito dagli uffici che puzzavo. Avevo sudato e

mi ero messo in uno stato di sofferenza per una

cazzata, per il semplice fatto che dovevo affrontare

un padre. In macchina mi sentivo una merda, un

fallito, inconcludente. Mi sono chiesto ma cosa mi

sta succedendo? E poi mi è venuto in mente quel

testa di cazzo di mio padre e quando mi trovo in

difficoltà a volte dico: ma dove cazzo sei e dove cazzo

sei stato? Anche affrontare Vendola per me è stato

dispendioso. Perché queste situazioni mi riportano

a quando dovevo affrontare mio padre. Era un

tutt’uno di sofferenza fisica, desideri, angoscia,

paura. Il cuore mi si accelerava e me lo sentivo in

gola. Quando una cosa ti manca parecchio la desideri

dal profondo e non la sai riconoscere nel profondo

perché nel profondo sei stato deluso, ferito, tradito,

abbandonato. Proprio l’incontro con Vendola dei

giorni scorsi mi ha riportato ad un episodio, l’ultimo

incontro diretto che ho avuto con mio padre. Mi ero

appena diplomato. Avevo deciso di andare a studiare

a Perugia o ad Urbino all’Università. Il problema

era la povertà-precarietà che non mi permetteva

di uscire fuori di casa con sicurezza-serenità per

poter affrontare le spese universitarie. Decisi anche

spinto da mia madre che mi aizzava ma non mi

accompagnava di chiedere aiuto a mio padre. A

Maria (mia madre) forse le faceva comodo quando le

riportavo la mia delusione (che nemmeno ascoltava

profondamente) perché la rafforzava dicendo che

mio padre era un porco senza rendersi conto che in

fin dei conti giudicava anche mio padre e in piena

adolescenza è un aspetto pesante. Decisi comunque

di affrontare mio padre e di chiedergli se mi avesse

aiutato economicamente a sostenere l’Università. Mi

ricordo ancora l’espressione, mi disse: scherzi, per la


cultura, io ci tengo alla cultura. Non mi fece festa per

il fatto che mi ero diplomato, non sentii nessun tipo

di attaccamento, appartenenza. Mi disse che ci teneva

alla cultura, lui che era abbastanza cafone e che mi

avrebbe aiutato, ma come? Mi diede duecento mila

lire e due buoni trentennali, uno da cinquantamila

lire e uno da centomila lire che mi avevano messo da

parte quando ancora vivevano insieme con Maria.

Erano buoni che tra l’altro ci aveva rubato quando

si separarono. Non capii cosa mi aveva promesso e

qual era il suo impegno nell’aiutarmi realmente.

Una cappa che ti avvolge

E’ come se volessimo regredire e non percepiamo

più qual è la finzione e qual è la realtà. Cosa avevo

ottenuto da mio padre? I mesi successivi passarono

ma non mi è mai arrivato una lira di aiuto da mio

padre. Dopo un po’ di mesi ebbe il coraggio di

chiamare ai collegi lasciando detto a un mio amico

se gli potevo spedire il certificato di frequenza

perché gli serviva per incassare gli assegni familiari

in Svizzera. Mi ricordo che Vincenzo Nanni mi

disse: ha chiamato tuo padre ha detto se gli puoi

spedire il certificato. Aveva chiamato mio padre che

in quattro anni non ha mai più chiamato e le sere

sentivo il telefono del blocco squillare e la voce di

altri padri. Quando non hai niente impari a fare con

quello che hai e ti illudi di quello che non hai. Fece

intervenire addirittura un vicino di casa, finanziere a

Pesaro, attraverso la suocera impiegata alla casa dello

studente. Nonostante tutto, ogni tanto mi sognavo

che qualche volta si fosse fermato ad Urbino salendo

Lettere

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28

in Svizzera. Erano quei sogni che fai molto prima di

quelli ad occhi aperti perché c’è una censura dentro

di te severa che te li blocca. Che cazzo sogni? Certe

emozioni quando non le hai potute vivere diventano

pericolose, le desideri ma è come desiderare ciò che

non conosci. Io sono orfano di tanti vissuti e mi

piacerebbe imparare a vivermeli.

Ti auguro di realizzare-costruire un

progetto in cui si possa scambiare

quel senso paterno che descrivi

Mi dicono che ho un grande paterno e questo fatto

un po’ mi dà sicurezza e un po’ mi dà fastidio. Il mio

paterno è anche sincero perché sono una persona

devota e sincera ma è anche una soluzione. In

mancanza di esempi è difficile credere fino in fondo

di essere esempio. Caro Riccardo, non so perché

ti ho scritto queste cose. Ti auguro di realizzarecostruire

un progetto in cui si possa scambiare quel

senso paterno che descrivi e che umanamente tutti

dovremmo assaporare e fare assaporare. Con piacere

come dici tu, con gioia e festa. Tanta festa, per i

figli che sono la discendenza metastorica. Io sono

fiducioso per il tuo progetto. Sono fiducioso e spero

di esserci. La vita, le nostre vite sono tagliate, assetate,

bloccate, tritate. Eppure come ci insegna Mariano la

metastoria è padre e madre della nostra importanza.

La storia è una parte di questa importanza ma il più

delle volte ci viene posta e fatta vivere al negativo.

Ma la metastoria sa festeggiare. Ti auguro tanta

metastoria.


Solitudini

Il blues della lumaca, Il lamento dell’anima ferita.

Un canto solitario che si leva dal profondo e che parla di rabbia e di dolore.

Come il coyote, anche la lumaca sale sulla rupe e affida alla luna il proprio canto. Ascoltare il proprio

negativo è il primo passo per andare oltre. Dove? ...

Verso il prossimo blues!!

La RaBBia NoN

ESPRESSa di UNa

BamBiNa

Benedetta

In pochissimo tempo mi sono sentita

di nuovo bambina, fragile e incredula

di ciò che stava accadendo a me

Inizio dalla fine.....

"Ieri, una passeggiata, il cimitero, Renato, la sua

voce, il racconto, il corridoio, la paura, il desiderio,

la lapide, la foto sbiadita, il nodo, di nuovo la paura,

la pancia, l'accompagnamento, Renato, Nonno,

Arturo, la bambina, la morte, l'abbandono, io e il

mostro, io e l'affetto, io e un uomo, io e l'amore, io e il

desiderio, la delusione, il dolore, le lacrime, il silenzio

soffocato, l'infanzia tradita, la morte in agguato, la

rabbia repressa, io e i suoi occhi, io e il terrore, io

e l'ingiustizia, io e i ricordi più vivi dell'infanzia, la

violenza...la rabbia espressa di una bambina, quella

espressa di una donna, la fatica, e di nuovo tanto

dolore.

Ricordi non più sbiaditi, ma rubati e rapiti da un

dolore che per trent'anni hanno cancellato e non

vissuto la mia vita...ora la ferita è finalmente aperta e

il dolore sta sgorgando liberamente. Non so cos'altro

verrà fuori dal buio sotterrato insieme al suo corpo

esanime quando avevo solo otto anni".

E' così che ho vissuto due giorni fa quando ho deciso

insieme all'aiuto amorevole di Renato di affrontare

Arturo, il mio nonno paterno, e senza sapere cosa

poteva accadere mi sono immersa in quel pozzo che

durante il progetto Rainbow è riemerso più insistente

e nitido.

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29

Voglio scrivere perché sento che questo è anche il

frutto che sto raccogliendo di tanto lavoro che ho

fatto dentro di me soprattutto nell'ultimo anno.

E' un nuovo inizio per la mia vita dove sento che

posso cominciare a fidarmi un po' di più della figura

maschile che per tanto, troppo tempo, ha tessuto le

mie catene di desiderio-delusione-dolore.

Le braccia di Renato mi sostenevano

Il ricordo è riemerso all'improvviso, proprio davanti

alla sua triste lapide che da più di sei anni non

visitavo.

In pochissimo tempo mi sono sentita di nuovo

bambina, fragile e incredula di ciò che stava

accadendo a me, a me e a lui, e a mio fratello Gabriele.

Le braccia di Renato mi sostenevano e mentre le sue

mani premevano sulla mia pancia i ricordi salivano,

uno ad uno, senza più fermarsi...

Sentivo la paura di cosa potesse venir fuori e mi

fregavo con il mio razionale per non perdere il

controllo, quel controllo che per tanto tempo mi

ha permesso di non ricordare e di continuare a non

vivere nella verità.

L'affetto che sentivo per mio nonno era senza misura,

questo è quello che inizialmente ho provato appena

dinnanzi a lui.

Lui era un uomo, e da bambina mi riempiva di mille

attenzioni, in certi momenti la sua dolcezza mi rapiva

da darmi uno sballo senza limiti.

I suoi occhi tristi e profondi sono impressi dentro di me

da sempre, le sue mani forti e decise ora le ricordo con

un po' di terrore.

Era un uomo fragile e aveva bisogno di me. La sua

dolcezza all'improvviso diventava gelida e il suo

sguardo cambiava e si faceva sempre più mostruoso.

Io non potevo fermarlo, era troppo per me, piuttosto

aspettavo che la sua ira si placasse per poi accogliere le

sue lacrime di sofferenza nella mia pancia così piccola

per ribellarsi, ma troppo grande per non perdonarlo.


Io ero il suo gioiello prezioso e segreto e nessuno mai

avrebbe potuto portarmi via da lui. Io ci ho creduto, mi

fidavo di lui, pensavo che non mi avrebbe mai tradita,

che io e lui oramai eravamo una sola anima come lui

spesso mi ripeteva.

I giorni, i mesi, gli anni passavano e sentivo che il

mio corpo non mi apparteneva più, che la mia anima

l'avevo venduta al suo dolore, e che per sempre sarebbe

stato così.

Mi sono sentita soffocare non solo

fisicamente

Non so se ad un certo punto io abbia deciso di morire

perché a poco meno di quattro anni ci fu un episodio

di soffocamento che durante la notte mi portò in uno

stato di incoscienza totale dove gli stessi medici, da

quanto raccontano i miei genitori, mi credevano con

scarse possibilità di sopravvivenza.

Il soffocamento è un sintomo che in tutti questi anni

spesso torna a farmi visita, e il soffocamento è quello

che io avrei voluto infliggere a mio figlio Ludovico,

quando aveva appena qualche mese.

Mi sono sentita soffocare non solo fisicamente ma

anche in tutte le relazioni che ho avuto; ad un certo

Solitudini

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30

punto sentivo che stavo soffocando che dovevo in

qualche modo ribellarmi; così è andata anche con

Luca.

L'altro sintomo forte è lo sporco, lo sporco che

sentivo penetrare dentro di me, un corpo sporco

che non sentivo più mio, lo sporco mi terrorizzava

portandomi ad avere paura di me stessa. Il mio

sporco poteva contagiare gli altri, mi sono sentita

indegna, peccatrice e condannata a vivere in questo

sporco.

Sento che questo sporco ha cominciato ad ingigantirsi

sempre di più con la presenza di una madre che ha

racchiuso tutta la sua vita nei suoi dogmi religiosi,

negandosi definitivamente il suo corpo e la sua

sessualità.

Sento che mio padre aveva, ha paura di me, della

mia bellezza, del mio corpo, che a differenza di mio

nonno lui si è negato il desiderio ancora prima di

provarlo. Anche Luca sento che è entrato con me,

nella mia sessualità in questo modo.

Mi sono finalmente lasciata andare

Valentino Pieroni

La sua lapide mi osservava dall'alto e nonostante

sentivo che alcune cose erano venute fuori, ho avuto


la sensazione di sentirmi di nuovo nel limbo...avevo

bisogno di guardarlo negli occhi senza dover alzare

la testa in segno di sottomissione, e così Renato ha

avuto la prontezza di procurarmi un sostegno che mi

portasse finalmente alla sua altezza.

Da qui in poi non ricordo molto, le sensazioni si,

quello ce le ho ancora vive.

Appena Renato mi ha invitata a vomitargli anche

il male che mi aveva fatto e a tirare fuori la rabbia

che avevo, senza aver paura di perdere ciò che di

buono c'era stato, è come se dentro di me è scattata

una scintilla che ha messo in moto tutto il mare di

emozioni che è seguito...

Dopo l'ira e il dolore ho sentito la morte, e i conati di

vomito l' hanno in parte fatta uscire.

E' un inizio, un inizio importante a cui

non credevo di poter attingere...

Mi sono finalmente lasciata andare, il controllo e

la paura si sono dileguate e la mia parte bambina,

delusa e ferita è riemersa da un soffocamento che ha

avuto vita per troppo tempo.

Ora lui se ne sta li, solo, con la sua foto fantasma,

l'unica in quel corridoio di morti oltre a quella della

moglie che gli sta accanto, che sono state sbiadite dal

sole...

I suoi fiori finti, morti, li ho voluti togliere

e gettare dentro un incavatura naturale del

terreno a forma di bara che casualmente

ho trovato mentre passeggiavo nelle mie

colline marchigiane.

Mio nonno mi lasciò presto avevo

appena otto anni e oggi nel ricordarmi di

quel giorno sento il dolore profondo di

chi mi ha tradito lasciandomi da sola a

rimarginare una ferita troppo profonda.

Sento che nonostante le mie immersioni

non sono riuscita del tutto a far sgorgare

quel sangue di rabbia e dolore che non

riuscivo a vedere, che forse non basterà

tutto la vita o forse non è importante

quanto io riesca a farlo, ma l'averlo fatto

mi ha sicuramente alleggerita e ridonato

un po' di ossigeno.

La sensazione di rabbia mi ha

accompagnata per tutta la giornata,

ma sento anche di aver cominciato a

perdonarmi-lo più in profondità.

La presenza di Renato come padre,

Solitudini

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31

nonno, e compagno di viaggio mi ha permesso

in questo ultime tre settimane di arrivare a ieri.

Attraverso la paura, lo schifo, il desiderio che sentivo

nei suoi confronti sono riuscita a rivivermi tutto quel

dolore nascosto.

Oggi mi sento un po' più donna e tutto questo sento

che rimarrà dentro di me a vita.

Sono profondamente grata a Renato che con amore

e devozione non si è spaventato, e in questo tempo è

riuscito a starmi accanto senza perdersi. Lo ringrazio

per come è riuscito a stare in questo mio dolore e di

come è riuscito ad accompagnarmi a scendere, a stare

e poi a risalire con la sua profonda teoria. Mi sento

più alla pari con la figura maschile, lo sporco è solo

nostalgia e il desiderio di crescere nella relazione con

il maschio è sempre più forte.

Nel raccontarmi a Luca ho avuto molta paura, ma

ho sentito di avergli fatto un regalo togliendo un

altro velo che intralciava la nostra storia intrecciata

e complicata.

Ora posso dire che ho aggiunto un altro tassello

alla mia storia di abbandono che sicuramente ha

condizionato la relazione con mio padre... anche se

quella è un'altra storia.

Moise Kebe


aNSia

PaURa

CoRaGGio

Federico Pierlorenzi

Ho messo in atto l’unita di crisi nei

confronti di mia madre

Il mese di settembre si inserisce in un periodo di

crescita per me più lungo. Da giugno in poi ho messo

in atto l'Unità di Crisi nei confronti di mia madre,

ovviamente grazie alla rete di Nuova Specie che mi

accompagna. Ho già superato la "Distinzione" e la

"Separazione" e ora sono nel pieno del "Decidere".

In questo "Decidere" si sta evolvendo questo mese di

settembre.

La prima settimana è partita la convivenza 24

ore su 24 con Luigi. In rapporto uno a uno mi sto

sperimentando molto. Grande fatica.

La seconda settimana ho fatto un'Intensiva a

Cesenatico insieme a mia sorella maggiore e alla sua

famiglia acquisita.

Lì sono emerse molte parti anche dolorose. Al ritorno

è continuata la convivenza stretta con Luigi e non

ho ancora avuto modo di rivedere alcune delle cose

emerse durante l'Intensiva. In compenso appena

è tornata a casa, mia sorella è scoppiata con mia

madre che ha innescato le solite vecchie dinamiche e

ha usato la nostra terza sorella, che tra l'altro anche

incinta, come cesso.

Facendo così saltare anche il marito che ora è

inviperito con me e mia sorella maggiore.

Insomma, ora che sento il bisogno di essere

accompagnato a vedere cose mie profonde, mi ritrovo

ad accompagnare Luigi e a dover accompagnare la

mia famiglia di origine.

È da un po' di giorni che mi

frulla in testa la domanda:

"Ma perché ancora non

riesco a tagliare fino in fondo

questo cazzo di cordone

ombelicale con mia madre?"

Va bene, lei non ne ha la

benché minima intenzione.

Ma questo già lo sapevo ed

ho iniziato comunque l'Unità

di Crisi nei suoi confronti.

D. Quitadamo

Solitudini

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32

Ma perché non riesco a tagliare fino

in fondo questo cazzo di cordone

ombelicale…

Poi oggi mi è capitata un'emozione travolgente. Ero

al parco del Cardeto con Luigi e con la famiglia di

mia sorella maggiore al completo. Ritengo di essere

stato un pessimo fratello, ma come zio me la cavo alla

grande. Lo posso dire perché il ritorno dei nipoti in

tal senso è esplicito. Più che altro cerco di dare loro

l'attenzione che io non ho mai ricevuto da piccolo.

Non serve molto, basta uno sguardo occhi negli

occhi, e cercare di trovare ed esplicitare un aspetto

positivo dell'individuo che si sta guardando. Il resto

viene da sé.

Soprattutto con i bambini.

Soprattutto se si stacca il razionale e ci si muove con

la pancia.

Fatto sta che mi trovavo con la nipotina di due

anni in braccio davanti ad uno strapiombo per

farle vedere il panorama. E dentro mi è salito il

desiderio di buttarla giù nel vuoto. Va da sé che le

voglio un bene dell'anima, e lei è affettuosissima

nei miei confronti. Ma lo sconquasso emotivo di

questi giorni e la frustrazione di non riuscire a

trovare il tempo per rielaborarlo, sommati ai carichi

che continuano a presentarsi all'orizzonte, hanno

amplificato l'emozione distruttiva. Fatto sta che ho

dovuto farla scendere dalle braccia e allontanarmi

un po'. Inoltre lo squilibrio emotivo mi ha portato a

reagire con Luigi in maniera aggressiva quando, per

l'ennesima volta nel giro di pochi minuti, ha invaso

il mio territorio senza preoccuparsi di nient'altro che

di se stesso (grazie, non è un caso se ha l'etichetta

dello psicotico!).

L’ansia la paura e la rabbia

alimentano il drago

In definitiva però ho capito che non riuscirò mai a

vedere ed accogliere davvero gli altri se prima non

verrò visto ed accolto io. Purtroppo mia madre non

lo ha fatto e continua a persistere sul non volerlo

fare. Quell’ istante in cui ho sentito il desiderio di

liberarmi di mia nipote, era probabilmente per

prendere io quel posto che nessuno mi ha mai

donato.

E ora si spiega perché continuo a trovare compagne

"sfracanate" alle quali faccio da padre con la speranza

vana che loro mi facciano da madre!


Il tarlo che mi sta logorando l'anima è: se è vero

che le relazioni si costruiscono in due, ora che so

che il 50% che dipende da mia madre non c'è stato

e tende a non esserci ancora, è possibile davvero

riprendersi parti in profondità da altre "madri di

Nuova Specie"? E se sì, quanto di quel 50% sarà

possibile per me riprendermi? Riuscirò davvero a

terminare questa Unità di Crisi e quindi a Crescere?

Oppure sono condannato, come mi sbatte in

faccia quotidianamente il povero Luigi, a rimanere

incatenato su alcune parti all'unica donna che ha la

chiave per liberarmi ma non ha intenzione di farlo?

L'ansia, la paura, e la rabbia alimentano il drago che

si fa strada dalle mie profondità, e attorno a me non

vedo ancora luci.

Asia - Dina

Solitudini

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33

Mi trovo un po' in un

collo di imbuto, atteso

e quindi ben accolto: a

tappe distanziate ma

intense prosegue un

lavoro con mia madre: è tempo di

riemergere continui di dolori e sentimenti

anche amari, così come di

incanti e sguardi infantili, rimossi

dimenticati e sepolti da tantissimo

tempo. Lentamente si riscopre chi

sono. Le strettoie non sono comode,

ma ti costringono a riscoprire

tanto delle tue potenzialità di

movimento e articolazione!

Sempre più fortemente cambia

lo sguardo sugli altri, facendomi

scivolare le troppe e strutturate

parole da un orecchio all'altro

e lasciando che il mio sguardo,

a volte un po' ebete in questo

periodo, si appoggi sui loro bambini

antichi e malamente sepolti,

nel tentativo di ascolto di ciò che

veramente vogliono e chiedono.

E quanto a volte il mio bambino

dentro vorrebbe litigare con loro!

E quante volte il mio bambino

dentro vorrebbe giocare con

loro!

I tanti bambini intorno, quelli

anagraficamente tali, non concedono

tregua anche in questo

lavoro: comincio a rendermi

conto di quanto sia veramente

strana la home-life dell'anagraficamente

adulto quando diventa

genitore!

Un bacio,

Lele

Nuvole


BRiLLaRE PER SE!

Naima

Non dovremmo mirare ad essere

preziose stelle che illuminano gli altri

ma umiliarci ad ascoltare di più

Non dovremmo sprecare il tempo a scoprire tutte le

verità, al fine di attivare sempre una reazione giusta,

ma permetterci anche di sbagliare imparando da gli

errori potremmo darci le risposte più impensate.

Non dovremmo pensare di compiere gesti

straordinari, ma capire perché vogliamo ottenere

i consensi dall’esterno, perché siamo bloccati e

fuggiamo quando l’esterno ci obbliga ad osare, a

crescere e assumerci le nostre responsabilità.

Perché ci fa stare male una dinamica e ci spaventiamo,

la evitiamo con mille scuse, anche se sappiamo che ci

farebbe solo bene intervenire.

Non serve reprimere gli stimoli che la vita ci regala

ma occorrerebbe approfittarne, per far nascere in

noi un cambiamento serio che ci faccia riconoscere

per primi il nostro valore, poiché così, agendo anche

sottomessi al dolore, ci spingiamo oltre i nostri limiti.

Non dovremmo disdegnare di essere un fioco

lumicino, poiché non serve essere delle stelle o il faro

di qualcuno.

Fare da riferimento, senza avere il coraggio di stare

male per primi non serve oggi.

Per uscire da un profondo disagio personale, si

deve attraversare la travagliata via come un tunnel

canale da parto, divenendo poi coscienti del proprio

cambiamento.

Questo esempio, il metterci in dinamica, è più utile a

chi ci circonda, infatti aver fatto il lavoro per primi su

di se da più garanzie di mille parole la possibilità di

crescita conoscenza rimarrà infinita… non termina

mai finché c’è vita.

Quando si giunge a fare chiarezza su se stessi e

ci si affida ad un percorso potremmo riuscire a

svelare i meccanismi nascosti che ci danneggiano e

a fare luce sulla nostra storia così da poter crescere

continuamente vivendo meglio e non sopravvivendo.

Di fronte al nostro fenomeno vivo saremo più efficaci

se attraversiamo il nostro dolore mostrandolo a chi

Solitudini

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34

ci può capire ed è disposto ad accoglierlo.

Potremmo arrivare a capire i nostri desideri più

nascosti repressi da anni così da fare risuonare in

noi tutte le note che ci riguardano creando un

espressione di noi stessi più armonica.

Se individuo un cambiamento che devo fare , con

umiltà devo chiedere aiuto a chi può scuotere a farlo

concretizzare, affinché ciò avvenga perché da solo

non posso farcela e i tentativi saranno utili a ritrovare

il nostro valore più specifico, ad esaltare l’indico che

è in noi.

Con un viaggio interiore se esploro il

mio buio, la parte oscura mi parla

Starò male e poi anche bene da solo/a con umiltà mi

accolgo e supero le paure partendo da ciò che sono

realmente, così un passo dopo l’altro accetto che

posso essere un fioco lumicino, ma anche che posso

evolvere più di un sole brillante!

Se analizzo con altri là dove il mio crescere si è

fermato, posso riprendere a lavorare sui miei blocchi,

sui miei codici biorganici e migliore il codice

analogico, perché oltre al progetto su di me (cioè

l’espressione massima dell’ indaco), deve esistere un

progetto più grande a cui dovrò aderire e risponde

alle eterne domande “chi siamo… da dove veniamo

e verso dove andiamo”.

Per divenire Globnauti alla riscossa… serve

una morte iniziatica…solo così il mondo ci farà

meno paura: interroghiamoci di fronte al dolore e

affondiamolo!


Pensatori

Libera e leggera la mente vola. Dai momenti leggeri della vita c’è sempre da trarre lo spunto per

riflessioni profonde poiché sono le profondità che danno voce ai momenti leggeri.

daL

SiNTomo

aL

NaSo GLoBaLE!

Martino Colicchio

Per tre anni ho sofferto di quella che

è stata diagnosticata come “rinite

cronica”. Si tratta di un problema non

grave, ma molto fastidioso capace di

condizionare pesantemente la vita

nella quotidianità

Il tutto è cominciato circa tre anni e mezzo fa a Parigi

dove mi trovavo per svolgere un tirocinio con borsa

di studio. Già da tempo avevo forti raffreddori ma

è stato nella capitale francese che il mio malessere

ha cominciato a diventare più intenso e continuo.

Il naso che colava costantemente, la respirazione

affannosa, la sensazione di un tappo che non lasciava

trapelare l’aria, il mal di testa, gli attacchi di starnuti

che potevano durare per minuti interi e presentarsi

ripetutamente nell’arco della stessa giornata, le

notti insonni consumando quantità industriali di

fazzoletti.

Una volta tornato a casa, la situazione è peggiorata e

dopo qualche mese mi sono deciso a rivolgermi ad

uno specialista considerato uno dei migliori otorini

della Romagna e dintorni. Per lui, era chiaro come

il problema fosse dentro il naso. Infiammazione

acuta e cavità troppo piccole: questo il verdetto della

telecamera che mi ha ficcato dolorosamente nelle

narici per la “modica” cifra di 200 e passa euro.

Stando alle sue parole, ero comunque da ritenermi

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35

fortunato visto che con una cura a base di cortisone

avrei potuto riprendermi in sei mesi ed evitare

l’operazione. Così ho fatto e sono ripartito per

altri progetti europei con la mia bella dose di

cortisone. Presto ho capito però che le medicine

rappresentavano solo un tappo e creavano

dipendenza. Se mi dimenticavo di prenderle o stavo

qualche giorno senza mi sentivo peggio di prima.

Inoltre, il cortisone non mi faceva bene e sentivo che

il mio corpo faceva fatica ad assumerlo.

Dopo sei mesi, quando in teoria avrei dovuto essere

guarito, ho smesso la cura e mi sono ritrovato come

prima. Gli attacchi di starnuto erano diventati

semmai più violenti e frequenti.

Deluso dall’esperienza medica ho continuato a

prendere il cortisone senza prescrizione per un po’

di tempo e ho provato a richiamare il dottore senza

troppa convinzione.

Non l’ho mai trovato e ho considerata chiusa quella

parentesi. Non ho più preso niente e sono tornato al

mio malessere così come ero partito.

Allora ho fatto le cure termali provando così un

approccio meno farmacologico ma non ho ottenuto

alcun risultato.

Dopo un inverno terribile, ho quindi deciso, su

indicazione di mia madre, di tentare un’altra strada

di cui ho sempre diffidato: quella omeopatica.

Mi sono recato da una farmacista omeopata -

naturopata di Rimini il cui ha approccio mi ha

colpito molto.

Subito ha voluto ricostruire storicamente la genesi

del mio male e poi mi ha riempito di una serie di

domande apparentemente inutili annotando tutte

le risposte su un foglio. “Preferisci il mare o la

montagna?” “Soffri d’ansia?”, “Meglio un panino al

salame o al prosciutto?” e così via.

Impregnato di una forte epistemologia scientifica,

facevo fatica ad accettare questo approccio.

Tuttavia sono rimasto sia perché non avevo niente

da perdere sia perché ero incuriosito.

Dopo aver consultato brevemente le risposte

annotate, la farmacista stregona ha quindi


annunciato: “Secondo me, il tuo problema è lo

stomaco”. Lo stomaco?? Ma come? Che c’entra col

naso??

Stando alla sua interpretazione, la massa mucosa

che fuoriesce continuamente dal naso è infatti

una conseguenza di quanto accade nello stomaco,

l’organo dove si genera più acqua.

L’analisi della farmacista mi ha spinto ad includere

il problema in un globale più ampio in cui la

dimensione fisiologica, emotiva ed alimentare sono

strettamente collegate.

Mi ha dato qualche

pastiglia omeopatica da

assumere mensilmente,

mi ha prescritto un

regime alimentare con

pochi latticini e molti

cereali e mi ha invitato

a rimuginare meno

sulle cose.

Nel giro di un mese la

cura ha sortito degli

effetti positivi e ho

cominciato a sentirmi

leggermente meglio.

Gli attacchi di

raffreddore erano

diventati meno violenti

e la respirazione un

po’ più libera. Inoltre,

questo periodo ha

coinciso con una

lunga permanenza a

Foggia (tutto il mese di

Luglio) in cui ho potuto

lavorare su me stesso

con continuità.

Tuttavia, dal momento

che non sono bravo a

rispettare le diete, ho

presto ricominciato

a mangiare formaggi

senza troppa attenzione.

Ho quindi alternato

periodi in cui mi sentivo

meglio ad altri in cui

il malessere ritornava

alla carica, il che faceva

poi da specchio al mio

percorso caratterizzato

Pensatori

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36

crescita e regressioni.

E’ solo dopo l’intensiva di settembre,

che ha segnato un passaggio

importante, che ho potuto realizzare

una cosa incredibile: mi sono reso

conto come folgorato da un lampo

di coscienza improvviso che da circa

tre mesi non avevo più attacchi di

starnuti

da numerose fasi di Rachele Amadori


Ho quindi realizzato che, a parte qualche raffreddore

estivo, di fatto non soffrivo più di “rinite cronica”

ma soprattutto che mi ero pure scordato di questo

fastidioso compagno di sventure!

Oggi, la teoria mi aiuta a ricostruire e far luce su

quanto avvenuto. Mi sento di dire che il problema

è sparito nel momento in cui mi sono disinteressato

di lui.

La stagione cominciata con il Corso di epistemologia

passando per l’aprile romagnolo ha dato i suoi

frutti estivi che ho potuto vendemmiare al termine

dell’intensiva di settembre. In particolare, l’estate

è stato un momento decisivo in cui ho sofferto,

lottato, sbagliato, lavorato, sono ricaduto, mi sono

rialzato, mi sono perso e un po’ mi sono ritrovato.

In sostanza, nel momento in cui ho cominciato a

beneficiare dei frutti di circa un anno e otto mesi di

percorso nel Metodo alla Salute il naso si è liberato.

Nel momento in cui mi sono autorizzato a crescere

e a recuperare parti mie specifiche il problema è

svanito silenziosamente. In altre parole, lavorando

più in profondità il sintomo è sparito.

Si, perché oggi mi sento di considerare la “rinite

cronica” non il problema ma bensì il sintomo, la

punta dell’iceberg, la spia di un disagio più profondo.

Non è un caso che il malessere sia esploso in un

periodo di cambiamento quando, finita l’università,

mi sono trovato allo sbando per poi ingabbiarmi

in relazioni in cui non riuscivo a distinguermi e ad

affermarmi.

Sono stati anni di dipendenza e lacerazione, di non

ascolto e forte asfissia interiore. Questo si è espresso

bene attraverso il naso e le difficoltà respiratorie. E’

stato solo ampliando il punto di vista, includendo

il problema in globali sempre più ampi che sono

arrivato a queste conclusioni.

La prassi del lavoro su me stesso e la teoria che oggi

riesco a fare rappresentano un’ulteriore conferma

di come noi possiamo applicare le stesse leggi alla

spiegazione di ogni fenomeno vivo.

Che si chiami “depressione”, “psicosi” o “rinite

cronica” infatti, si tratta pur sempre del sintomo e

non del problema. Includendolo in globali sempre

più grandi possiamo quindi essere in grado di andare

alla radice, cambiando in profondità e lasciando che

il sintomo si dissolva ringraziandolo comunque per

il prezioso messaggio che ci ha inviato.

Pensatori

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37

Nuvole Fuoco

I lampi tondeggiando rombano

come fuochi d'artificio

il vento esprime quella forza di potere

che c'è nella nostra anima

un solo Dio riesce a scavare il proprio

pensiero

la fragilità non è una dote

ma un livello di alti limiti

si concepisce che la mentalità si è

accelerata

ed i pensieri feroci

nell'acqua delle tombe sgorgano purissime

al colpo di un mare in burrasca

Malinconia

Sul prato si posa una farfalla

l'aria è umida

dalle finestre aperte solfeggia il vento

scorre veloce come una rondinella

pian piano si ferma

poi, d'improvviso, un abbondante calore

fa segni di avvertimento

la luna si scopre nella torpida ferocia

ritorna l'autunno

mese di scuola

gli alunni sono fissi a leggere il quaderno

mentre nei ciechi visi

una canzone trapassa tra le nuvole beate

della malinconia

o del raggio di sole miracoloso

che lacera gli aperti respiri

Luigi Compagnone


SENTo iL BiSoGNo

CHE

GLi aLTRi

diPENdaNo

da mE

Federico Pierlorenzi

Aspettare che tutto sia a posto per

partire non è reale, si sospende il

vivere che è fatto di luci e ombre

Ieri ho avuto la possibilità di delegare Luigi a Teresa

e Luciano. Questo mi ha permesso di fare un po' di

vuoto e di immergermi nel mio inconscio per cercare

di fare teoria su quest’ ultimo periodo.

La cosa che ne è emersa è che io ho il bisogno che

gli altri dipendano da me. Ovviamente non ci sono

arrivato così, come se niente fosse, ma ho dovuto

scarificare la mia anima e vederne uscire sangue e pus

mescolati assieme. Probabilmente questo "sintomo"

appartiene più a mio padre e al suo vissuto che non

a me, però, avendolo preso come esempio di come

si è uomini, mi sono sobbarcato anche questa sua

gabbia e ho continuato a perpretrarla senza neanche

accorgermene.

Da qui ho visto come questo schema familiare ha

influito pesantemente sulle mie relazioni passate e

presenti e su come, in fondo, c'è anche una parte di

me che non vuole lasciare andare mia madre. Lei mi

ha dato tutto quello di cui necessitavo. Mi ha dato la

Vita.

Ora è vero che c'è un lungo elenco di cose che non mi

ha dato e un'altrettanto lungo elenco di cose che mi

ha dato sia buone sia avvelenate. Però la prospettiva

che ho ora è che devo fare affidamento ancora di più

sulla mia Forza di Volontà. Devo Credere che ho la

Forza di Agire.

Questo, probabilmente, è il maschile buono che

ancora non sento in me, è ciò che mi fa dire, e fare

attivamente, che voglio proseguire il cammino sulle

mie gambe nonostante le tante lacune, vuoti, e ferite

che mi porto dentro.

Perché se credo veramente nella Vita (o Metastoria,

Pensatori

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38

o Dio, o Universo, o QuelCavoloCheVoleteVoi),

tutto quello che ho trovato sul mio cammino è stato

necessario per trasformarmi in quello che ora sono

e in quello che sono in procinto di diventare, anche

i tre tentati suicidi e tutto quello che c'era dietro e

che sto rielaborando ora con non poca sofferenza.

In fondo se mi fermo al confronto-differenza con

coloro che hanno qualcosa in più o in meno di me,

secondo il mio personale limitato e parziale punto

di vista, oppure se mi fermo a ciò che sento che mia

madre non mi ha ancora dato, allora che campo a

fare?

Gli ultimi scambi avuti con Silvia e con Paride

prima dell'Intensiva di Cesenatico mi hanno fatto

comprendere che non è possibile aspettare di partire

fino a che non è tutto a posto e preciso. Perché

aspettando che si realizzi la perfezione, si sospende il

Vivere. Mentre vivere significa muoversi con quello

che si è, luci e ombre al completo.

Cercando però da un lato di non nascondersi dietro

ad un dito per non vedere quelle parti vuote nostre

che ci fanno impazzire dal dolore senza continuare

ad inneggiare a chiacchiere una Verità utopistica

che ci rende magicamente liberi. E dall'altro avere

l'onesta con chi ci sta attorno di dire subito quegli

aspetti propri o dell'altro che ci fanno stare male

perché ci richiamano appunto i nostri stessi vuoti

senza aspettare un ipotetico bilancio finale che può

acquisire a volte più il sapore di una resa dei conti

che non uno scambio per la crescita reciproca.

Anche perché, in fondo, è proprio in quei vuoti che

tanto ci fanno stare male e che facciamo di tutto per

sublimare, in cui, se attraversati, si può innestare il

seme del cambiamento. Perché dove c'è già qualcosa

non c'è spazio per altro, ma il vuoto di un'assenza o

di una ferita può trasformarsi in utero di parti nuove

ed inedite.

Concludo inneggiando alla Voluttà, figlia della

Volontà e del Piacere di fare qualche cosa come, ad

esempio, affrontare la propria crescita.

Se riuscirò ad essere onesto con me e con gli altri,

quando mi imbatterò in queste mie lacune dolorose

di cui tanto incolpo i miei genitori, sarò in grado di

essere accompagnato e di affrontarle senza proiettare

più di tanto queste lacune su coloro che avrò al mio

fianco in quel momento. Questo perché finalmente

comincio a riconoscere il mio valore e sono certo

che merito di avere accanto a me qualcuno per

condividere il mio percorso.

Ho Fede in questo


Nuvole

Poesia

“La storia dei primi 20 anni di

Pasini Alessandro”(scritta in

romano).

C’era un volta un regazzino piccolo

ed immaturo

Che veniva da Martinsicuro.

Questo bambino nasce in mezzo ai marchisciani

Ve posso dì tutto, peggio de sta coi cani.

Infatti è nato a San Benedetto

Ma da tutti Roma viene detto.

A sei anni inizia ad annà a scola

E quando c’entra dentro capisce ch’è tutta na sola,

appena entra in classe il primo giorno

è mejo se a casa ritorno.

La maestra era un’anziana signora

Se la guardi bene è più brutta de na sora,

guai se facevi in classe un capriccio o un bisticcio

te sartava addosso peggio de un omo massiccio.

Lei ci guardava coi suoi occhi fissi e sbarrati

E tutti eravamo terrorizzati.

La mattina presto sempre mi alzavo

E se cominciavo la strada da Vasco De Gama

Già lo sapevo quello che m’aspettava

E poi quando arrivavo a via Cesare Battisti

Già sapevo che erano ore tristi.

Dopo che la maestra la guardavi per quattr’ore

Ciavevi già bisogno de un dottore

E quando finisce a settimana

Dicevo mortacci sua e de sta befana,

comunque sta cazzo de befana metteva proprio

paura

e a nessuno glieli auguro sti 5 anni de sventura.

Per fortuna che nella mia memoria

nun c’è solo sta storia.

Quando uscivo da casa

già capivo ch’era n’artra cosa.

Quanno annavo in giro pe strada

dicevo basta che ciavevo un pallone e poi vada

comunque vada,

quanno stavo coi piedi sur pallone sognavo

de diventà un campione.

Pensatori

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39

Quando da Martinsicuro a10 anni me ne so annato

Er monno addosso me se cascato,

quanno me ne so annato ner Veneto

me so sentito spaesato, e pensavo

ndo cazzo me so trovato.

Purtroppo i primi 2 anni che me ne so annato via

m’hanno dato solo rabbia, dolore e nostalgia,

si nostalgia di Martinsicuro perché anche se me ne so

annato me

c’ero innamorato.

I primi due anni annavo in giro sempre da solo e me

sentivo un po’ come un uccello che ha perso il volo,

per fortuna che le ali nun me le hanno taiate e per me

la vita c’è ancora tempo pe fasse 4 risate.

Una delle cose brutte di questo periodo che mi è

successo è che la gente di su diceva su di me:

“Terrone, levate, sei diverso”.

E dentro di me soffrivo ma alla fine sentivo dentro di

me venire,

da der profondo del core:

“Un giorno saranno cazzi tua prima che Ale more”!

In terza media mi so fatto i primi nuovi amici e

giravamo sempre

Con delle scassate bici.

Mi ricordo in particolare stava sempre di più a

migliorare e

Questo mi faccia sempre di più di desiderare a volare.

Poi sono arrivate le superiori gli amici erano sempre

di più e sempre migliori,

ma i migliori erano tre, quattro, cinque, sei, sette,

otto

e questo che dicevano i nostri cuori, in questi anni

abbiamo fatto veramente di tutto

ma ora me so un po’ stancato de scrive e non me va

de raccontà tutto.

Tre anni fa so ritornato a Martinsicuro e di gioie e

felicità ne ho avute de sicuro.

Pasini Alessandro


Marco Masullo

Pensatori

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40


Associazioni

La rete delle associazioni alla Salute regionali, distribuita sul territorio nazionale è un continuo ribollire

di attività ed iniziative. In queste pagine ne raccogliamo i resoconti e i programmi futuri.

Gli intrecci che si creano generano linfa vitale, aggregazione e nuove prospettive di crescita.

Tante lumache che lasciano traccia del proprio passaggio.

L'aSSoCiazioNE aLLa

SaLUTE maRCHE

Teresa Severini

(Associazione alla Salute Marche)

"Dal Villaggio-Mondo al Mondo-

Villaggio" a “uguali nella diversità “

Il 29 - 30 settembre nel quartiere Archi di Ancona

sono state organizzate due giornate per approfondire

un importante tema:"promuovere lo sviluppo

integrale della persona, educare all'accoglienza

dell'altro, alla solidarietà e al senso della festa, alla

sobrietà e alla custodia dell'ambiente e di tutti i suoi

abitanti e dei diversi eco-sistemi, alla mondialità

e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica

nell'economia e all'uso saggio delle tecnologie."

Domenica pomeriggio il dott. Silvio Boldrini

presidente dell'"Associazione alla salute Marche" ha

arricchito questa giornata sviluppando il tema:"Dal

Villaggio-Mondo al Mondo-Villaggio".

Il Villaggio-Mondo aveva la propria etno-cultura che

definiva i solchi dentro i quali si doveva vivere per

l'intera esistenza, grazie alla quale c'era un approdo

diretto ad una parte del “fondo comune” profondo

della vita.

Inoltre era caratterizzato da proprie regole interne

in cui ogni uomo poteva attingere modelli culturali,

istituzionali e sociali e si rappresentava in modo

simbolico come l'unico del mondo.

Il nuovo mutamento antropologico che si manifesta

a partire dallo sviluppo industriale, scientifico,

tecnologico, con processi di globalizzazione

economica, hanno "scisso", annullato, distrutto

molte etno-culture del "Villaggio-Mondo" facendo

emergere i nodi che erano già presenti ma che

venivano ancora contenuti.

Il passaggio dal "Villaggio-Mondo” di una volta

al "Mondo-Villaggio” di oggi ha dato così origine

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41

a confusione e frantumazione perché i modelli

tradizionali in cui siamo stati abituati non sono

più sufficienti per affrontare il disagio che stiamo

vivendo. Manca spesso nell'individuo una visione e

organizzazione della vita .

Nel mondo-villaggio la strada per raggiungere il

fondo comune ci porta ad attraversare una serie

di labirinti e ci chiede di relazionarci con tutte le

diversità perché queste nuove esperienze offrono

“nuovi “ punti di vista che riportano l'individuo in

salute e a vivere la propria specificità.

Ricontattare le mie emozioni anche

attraverso la musica e il ballo

L'intervento del dott. Silvio Boldrini è stato completato

dalla vicepresidente Nicoletta Pennella la quale ha

parlato del progetto UGUALI NELLA DIVERSITÀ'

che ha fatto incontrare le diverse comunità nel 2009

ed ha portato alla nascita del LABORATORIO

DI DANZE realizzato, da due anni, dalla nostra

associazione. Il gruppo composto da persone di

diverse etnie: peruviani, africani, albanesi, italiani

attraverso la condivisione di tradizioni e emozioni

scaturite anche dai racconti di storie personali, ha

visto crescere piano piano sentimenti di fiducia e

amicizia che è continuata anche nella vita quotidiana

favorendo così una migliore relazione nella famiglia

e nella società.

Importante è stata la testimonianza anche di Maria

una donna peruviana che con sua figlia Ingrid hanno

condiviso con molte persone dell'Associazione e

delle comunità le tante difficoltà vissute da entrambe.

Maria ha ringraziato l'Associazione dando tantissimo

valore all'accompagnamento dato a lei e alla figlia in

questi anni di transizione e crescita per Ingrid.

Ascoltare queste testimonianze mi ha fatto nascere

la voglia di partecipare perché la musica e il ballo

possono aiutarmi a ricontattare le mie emozioni

ancora trattenute e inoltre iniziare relazioni con

modalità più vere.


mi HaNNo dETTo

di SCRivERE

UN PoST…

Ho RiSPoSTo:

“...NoN So

SCRivERE!!!”

Gabriella Lasca

(Associazione alla Salute Marche)

Martedì 18 Settembre 2012:

L'Associazione alla Salute Marche si

riunisce a casa di Luigi C.

Siamo in molti a partecipare a questo primo incontro

dell'anno per dare inizio ai G. A. S.

E' sempre bello rivedersi dopo una pausa estiva,

anche perché sembra di tornare in un luogo/casa

dove ci si riunisce in questo viaggio iniziato da

alcuni anni.

Si comunica in questo incontro e si discute di come

allestire la nuova sede dell'Associazione alla Salute

Marche ad Ancona per poi fare l'inaugurazione.

Questa nuova sede ha visto l'impegno di alcuni di

noi, tra cui Silvio, che non a caso è stato da poco eletto

presidente dell'Associazione alla Salute Marche.

Si concorda la data presunta verso la fine di Ottobre

da confermare con l'andamento dei lavori.

Si creano dei gruppi di lavoro per pitturare il locale,

gruppo audio-video, gruppo arredo, gruppo raccolta

memoria storica G.A.S. Marche.

Decidiamo di aprire i G.A.S. Con una festa in casa di

Luciano e Teresa.

Perché in questa casa?

Teresa fa ancora molta fatica ad aprirsi e aprire,

Luciano un po' preoccupato che la casa è piccola,

per la cucina ...ma come siamo soliti ognuno porta

qualche cosa e la cena è fatta !

Io mi interesso di chiamare chi non era presente

all'incontro per coordinare.

Arrivo a casa della coppia, immersa nel verde, zona

Associazioni

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42

collinare, piante alte, grande spazio, sono molto

sorpresa dell'accoglienza di Luciano e Teresa, è

molto calorosa; all'esterno era già addobbata una

lunga tavolata.

Io mi sono emozionata, mi ha fatto ricordare la

mia infanzia e quelle tavolate che si facevano a casa

mia, in campagna, all'aperto d'estate dove la famiglia

patriarcale si riuniva nelle feste.

Dietro di me arriva Gioele, addetto alla musica, che

poi con Paolo trovano uno spazio per fare festa.

Benedetta propone di fare una spaghettata aglio olio

e peperoncino... siamo circa trenta persone!

Vedo Paolo muoversi con leggerezza e partecipazione

e mi dice che è la prima volta che vede i suoi genitori

portare a casa tanti “amici” !

Ho visto questo ragazzo orgoglioso dei suoi, di sé,ma

soprattutto di quello che stava accadendo intorno a

lui.

Appena pronto Silvio da il benvenuto dando valore

alla famiglia Luciano, Teresa, Paolo ringraziandoli

dell' ospitalità e disponibilità.

Poi c'è a sorpresa il festeggiamento del compleanno

di Silvio con una torta preparata da Cindy.

Si procede con musica e divertimento, condivisione,

intreccio anche etnico per la presenza di Malick

del laboratorio danze, spensieratezza di bambini, ci

siamo proprio tutti dai bambini alle persone anziane

come il Metodo ci insegna, ognuno con la propria

specificità/storia/diversità, tutti a fare festa nella

festa.

Buon proseguimento nel viaggio della storia di

ognuno di noi.

Marialuce


BREvE RaCCoNTo

dEi PRimi TRE

aNNi di viTa

dELL’aSSoCiazioNE

aLLa SaLUTE vENETo

Nadia Tres

(Segretaria Associazione alla Salute Veneto)

Ripercorrere i momenti più

significativi dopo aver conosciuto il

Metodo alla Salute

Carissimi amici di Limax,

mi chiamo Nadia, ho 49 anni sono originaria di

Marostica un bella e storica cittadina vicino al

massiccio del Monte Grappa.

Sono sposata da più di trent’anni con Isaia, sono

mamma di quattro figli già sposati e nonna di una

squadra di nipotini.

Sette “pargoli” dai 4 anni ai 4 mesi, perciò vi assicuro,

non c’è di che annoiarsi………anzi!

Faccio parte dell’Associazione Alla Salute Veneto

da quando è nata(circa 3 anni fa)e sono anche la

segretaria.

Ho conosciuto il Metodo alla Salute nel 2004

dopo vari eventi, anche dolorosi, che riguardavano

la famiglia d’origine di mio marito dove mi sono

trovata coinvolta, da quel momento ho iniziato

il mio lento percorso prima indirettamente e poi

coinvolgendomi personalmente tra gli alti e bassi

di ogni giorno.

Grazie all’amorevole accompagnamento di Mariano

ho iniziato ad ampliare i miei punti di vista sulla

vita, a vedere un po’ di luce dentro a tanto negativo,

riconoscendo e valorizzando le tante cose belle

che già avevo, iniziando a mettere fuori il dolore

e alleggerirmi da tanti pesi che ormai mi stavano

soffocando.

In quel periodo erano iniziati i primi gruppi alla

salute a casa nostra, poi itineranti ogni 15 giorni e

in questo devo dire che Isaia ci ha creduto molto

più di me perché nonostante i suoi tanti impegni

di lavoro ha sempre tenuto duro, non si faceva

Associazioni

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43

fermare da nessuno, anzi invitava sempre qualcuno

di nuovo a conoscere il metodo e parecchie volte ha

accompagnato le persone a Foggia per le settimane

intensive mentre io per parecchio tempo ho fatto

anche da aiuto contro.

Il desiderio di cominciare a seminare

qualcosa di nuovo nel nostro

territorio

Il Natale itinerante 2008 l’abbiamo fatto qui a Bassano

del Grappa durante il quale su suggerimento di

Mariano abbiamo festeggiato il nostro compleanno

alla salute ed è stato una tappa molto importante

per noi ma anche per le persone del territorio che

hanno partecipato. Inoltre Isaia ha organizzato

un Convegno dal tema: Lavoro e salute nel terzo

millennio, coinvolgendo parecchie persone della

zona.

Nadia con suo marito Isaia

Nel 2009 si era formato un gruppo di persone più

o meno assidue agli incontri e su suggerimento/

spinta di Mariano abbiamo cominciato a dare valore

al nostro lavoro/ impegno facendo nascere anche in

Veneto l’Associazione Alla Salute.

Nel frattempo anche P. Eliseo, che è uno degli

antenati del nostro territorio assieme a Miriam, era

tornato in Italia dall’Etiopia perciò abbiamo sentito

buono cogliere il tempo favorevole e coinvolgerlo

per seminare qualcosa di nuovo anche nel nostro

Veneto .


Il 2 Ottobre 2009 a Romano d’Ezzelino – VI, ci siamo

riuniti in casa Citton-Tres ed abbiamo costituito

l’Associazione Alla Salute Veneto con presidente Isaia

Citton, vicepresidente Ermanna De Polli, segretaria

Nadia Tres, con un totale di 17 persone che hanno

sottoscritto l’Atto Costitutivo e approvato lo Statuto.

Io e Isaia abbiamo messo a disposizione un locale

sfitto che abbiamo in paese dove tutt’ora c’è la sede

dell’Associazione e si svolgono i Gruppi alla Salute

settimanali e le varie iniziative.

Abbiamo iniziato a condurre i G.A.S. assieme ad

Ermanna e Miriam e qualche volta anche con Eliseo

quando passava dalle nostre parti.

Nella primavera 2010 abbiamo partecipato con

un gazebo ad una

manifestazione di festa

paesana per promuovere

e fare conoscere

l’associazione e il Metodo

alla Salute.

Dal 2 al 6 di Agosto

abbiamo organizzato la

prima settimana intensiva

itinerante a Bassano

del Grappa, hanno

partecipato un’ottantina di

persone da varie regioni

d’Italia. L’organizzazione

ci ha impegnato molto

anche perché era la

prima volta che ci

sperimentavamo in un’

iniziativa così complessa,

sia per trovare il luogo

sia per preparare tutto il

materiale occorrente e per l’ospitalità delle persone.

Comunque è stata un’iniziativa che ci ha aiutato a

condividere e crescere anche come gruppo dando

valore anche alla specificità delle persone.

In questa occasione abbiamo fatto (grazie ad

Ermanna che conosceva un conduttore di una radio

in provincia di Padova) anche un’esperienza nuova

andando a presentare l’Associazione e il Metodo

alla Salute in una trasmissione su Radio Gamma5.

Siamo stati accolti con interesse e insieme ci siamo

anche divertiti a raccontare le nostre esperienze

e testimonianze. Grazie a questa trasmissione

abbiamo dato l’opportunità di conoscerci anche a

Maria Grazia e Renato che un po’ di tempo dopo si

sono presentati al G.A.S. cercando una strada per

aiutare il figlio Giacomo.

Associazioni

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44

Sfruttare un tempo favorevole per

approfondire e crescere nel percorso

che ogni volta ci dava strumenti

nuovi

Nel frattempo in mezzo a tanti impegni cercavamo

di ritagliarsi del tempo, anzi, molte volte abbiamo

lasciato proprio il lavoro e la famiglia affidandoci

alla metastoria per partecipare ai corsi di formazione

che venivano organizzati a Foggia per approfondire

sempre di più il nostro percorso personale, di coppia

e di gruppo anche se, chi ci stava intorno e ci voleva

Convegno “Ti ricovero a casa mia” 9/12/2011

bene non ne comprendeva il valore, anzi molte volte

ci criticava.

Dal 21 al 25 ottobre 2011 ad Asiago, in una casa per

ferie, abbiamo organizzato il corso di formazione:

Approccio Globale alla Sessualità un tema molto

importante dove il dr. Mariano ci ha accompagnato

a riconoscere i punti in cui ognuno di noi può

riconoscersi secato/tagliato e come cominciare a

crescere, ( riprendersi delle parti) per andare verso

una sessualità più intera.

A metà novembre è nata l’esigenza/bisogno di

un accompagnamento continuativo nel proprio

territorio di una persona che frequentava il nostro

gruppo. Ci siamo impegnati e immersi in prima

persona (sospendendo con il lavoro per due

settimane) nel progetto nominato “ Ti Ricovero a Casa


mia” l’abbiamo accolta a casa nostra e accompagnata,

(senza l’uso di farmaci) assieme ai familiari, ad altre

persone dell’Associazione, alle nostre figlie, ai nipotini

e non da ultimo l’accompagnamento a distanza di

Mariano, a riprendersi delle parti frantumate che

avevano causato molto dolore e rabbia nella sua

vita, nonostante svolgesse dei ruoli importanti nella

società e nel territorio in cui era inserita.

Alla conclusione del progetto il dr Mariano si è reso

disponibile per venire in Veneto e fare un bilancio

dell’esperienza vissuta con tutte le persone che si

erano coinvolte.

Il 9 dicembre 2011 abbiamo organizzato un convegno

a Romano d’Ezzelino per fare conoscere l’esperienza

nel territorio. In questa occasione Mariano ci ha

molto riconosciuti per l’impegno ed il lavoro svolto,

siamo anche noi molto riconoscenti per la fiducia, la

formazione e competenza che abbiamo acquisito in

questi anni di percorso grazie alla sua generosità e

amore per la vita.

Su proposta/stimolo del dr Mariano a luglio 2012

in collaborazione con la Fondazione Nuova Specie

abbiamo organizzato il terzo Progetto Rainbow

sul Monte Grappa nella “Casara Cuccetto” con la

partecipazione di una trentina di persone da varie

regioni d’Italia. È stato un’ulteriore spinta di crescita

e di coraggio per andare avanti e rafforzare il gruppo

veneto.

Il periodo estivo è stato un tempo favorevole per la

crescita di molte persone grazie all’intreccio e alle

esperienze profonde vissute.

Passare il

testimone di

presidente per

dare spazio a

nuovi talenti

Ai primi di ottobre in

occasione del rinnovo

delle cariche direttive Isaia

ha ritenuto opportuno

non ricandidarsi come

presidente per dare valore

e spazio a nuovi talenti

che sentivamo pronti e

motivati a rappresentare

l’Associazione Veneto

e a progettare nuove

iniziative.

Associazioni

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45

Sento che questo cambiamento lo ha molto

alleggerito dandogli la possibilità di rallentare per

ascoltarsi nei suoi bisogni.

Un grazie di cuore a tutto il precedente direttivo

(Ermanna vicepresidente, Miriam, Mariangela,

Roberta R., Sabrina) che ci ha accompagnato e

sostenuto in questi tre anni, in particolare modo a

Ermanna che è stata molto disponibile a collaborare

nella conduzione dei gruppi e nelle varie iniziative.

Ai neo-eletti Renato (presidente) e a

Maria(vicepresidente) un incoraggiamento per il

loro impegno e la loro disponibilità a mettersi in

gioco.

Un incoraggiamento anche a tutto il resto del direttivo

che è così composto: Nadia segretaria con Roberta F.

apprendista, Maria Grazia tesoriere, Miriam e Isaia

consiglieri, auguro a tutti un buon lavoro di squadra

facendo tesoro dei molti più strumenti per “zappà”

che abbiamo oggi.

Mi piace ricordare la frase di Mariano “ da debitori

a imprenditori” per invitare tutti a cercare nuove

strade per stare più interi nella vita e fare nascere una

nuova specie.

Un abbraccio a tutti. Nadia

d’Ezzelino il 13. 12. 2012

Romano

Nascita Associazione Veneto 2/10/2009


da GiaComo

a RENaTo,

SCENdENdo

a FoGGia

PER SaLiRE

iL moNTE GRaPPa …

Renato Tapino

(Presidente Associazione Alla Salute Veneto)

Il disagio di Giacomo è stato il motore

che ci ha portati a conoscere la realtà

di Foggia e la rete di persone del

nostro territorio

Mi chiamo Renato, vivo a Caerano San Marco,

provincia di Treviso, profondo Nord.

Ho 58 anni, sono marito di Maria Grazia, padre

di Luca di 29 anni e Giacomo di 26 e lavoro come

insegnante di Educazione Fisica in un istituto

superiore di Castelfranco Veneto.

Sono arrivato a conoscere il Metodo alla Salute due

anni e mezzo fa, nel giugno 2010 grazie al disagio di

Giacomo. E’ stata Maria Grazia a capire, ascoltando

una trasmissione radiofonica nella quale Roberta

di Bassano raccontava la sua storia ed il disagio di

suo figlio Vanni, che quella poteva essere una strada

buona per noi.

Da quando Giacomo aveva reso più evidente il suo

disagio, intorno ai 20 anni, avevamo cercato strade

diverse da quelle psichiatriche come l’omeopatia, la

psicoterapia, la cromoterapia, i fiori di Bach, nonché

l’aiuto di alcune persone che amorevolmente si

erano offerte di dargli una mano ospitandolo in un

ambiente naturale con animali, ecc. che Giacomo ha

sempre rifiutato, tranne in qualche breve momento.

Nel gennaio 2010 c’è stato l’unico suo ricovero,

per poco più di un mese, con conseguente

somministrazione di psicofarmaci che ha preso per

13 mesi fino a marzo 2011, contemporaneamente

alla frequentazione del Centro Diurno ospedaliero

della nostra città.

Associazioni

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46

Io e Maria Grazia non abbiamo mai creduto alla

diagnosi di psicosi che i medici avevano fatto dopo

una sola settimana di conoscenza e degenza ed

eravamo consapevoli che quello di Giacomo fosse

un grande disagio e non una malattia: abbiamo

litigato spesso con lo psichiatra di riferimento che

lo imbottiva di farmaci, siamo stati molto uniti ed

abbiamo lottato caparbiamente per non farlo sentire

malato e perché gli altri non lo facessero sentire tale,

ma fino all’ascolto di quella trasmissione radiofonica

non sapevamo quali altre strade prendere e

cominciavamo a perdere la fiducia.

Ci sentivamo soli, soli nella nostra ricerca e nel

nostro dolore.

Così, grazie a quella trasmissione a Radio Gamma 5 di

Padova, nel giugno 2010 siamo andati a conoscere e

poi abbiamo cominciato a frequentare l’Associazione

alla Salute Veneto, senza Giacomo che all’inizio non

ne voleva sapere, ed abbiamo conosciuto di persona

Roberta, Isaia, Nadia, Ermanna che avevamo sentito

in radio ed altri che in quel momento frequentavano

la sede di Romano d’Ezzelino.

Non ci sentiamo più soli, ora la Rete è

una realtà che ci dà forza e speranza

Ci siamo sentiti subito accolti, ascoltati, rinfrancati

nel raccontare la nostra storia, nel partecipare alle

storie degli altri e allo spirito nuovo che sentivamo

arrivare dal gruppo: avevamo frequentato alcune

volte i gruppi di auto mutuo aiuto legati al Centro

Diurno, uscendone depressi e sempre più frustrati,

ed avevamo deciso che se dovevamo solo piangerci

addosso potevamo farlo anche da soli. Ci sono voluti

alcuni mesi prima di arrivare al passo decisivo di

andare a Foggia per iniziare un percorso più intensivo

e profondo: ancora una volta è stata Maria Grazia ad

iniziare, coinvolgendo Giacomo nel partecipare alla

settimana intensiva di fine febbraio 2010.

Quella è stata la vera svolta per la nostra famiglia:

dopo l’intensiva Giacomo decise di voler smettere i

farmaci e così nei primi giorni di marzo scendemmo

tutti e tre per iniziare un percorso intensivo durato

due mesi e mezzo, fino a Pasqua di quell’anno…

E poi via via tutto il resto: settimane intensive insieme

o divisi, corsi, separazioni temporanee tra me e

Grazia, progetti Rainbow di Giacomo da solo e con

me, con miglioramenti, ricadute, fiducia, speranza,

di nuovo buio, smarrimenti, luce… insomma le

difficoltà di un percorso per niente facile e con molti

ostacoli che continua tuttora.


Nel cammino di lumaca fatto finora dobbiamo solo

ringraziare il Metodo e Mariano che ha provato

su di sé per primo questa strada e che con grande

generosità ce la sta trasmettendo, poi tutte le persone

incontrate che ci sono state vicine come famiglia o

singolarmente, a cominciare da quelle più vicine a noi

del Gruppo alla Salute Veneto e poi via via quelle che

si sono aggiunte da ogni parte d’Italia e che portiamo

nel cuore. Ora non ci sentiamo più soli, ora la Rete è

una realtà che ci dà forza e speranza, ora anche noi,

tra alti e bassi, continuiamo a ricevere dagli altri ma

anche a sentirci in grado di dare qualcosa agli altri.

Questi ultimi mesi per me poi

sono stati fondamentali: a partire

dal Progetto Rainbow sul Monte

Grappa a luglio di quest’anno e poi

nei mesi successivi, ho maturato

la consapevolezza profonda che

dovevo partire da me e dai miei

disagi e non più da Giacomo e dai

suoi problemi, per risanare la mia

vita ed indirettamente aiutare anche

la sua

E’ stato quasi incredibile, ma tutte le persone

che frequentano il Metodo lo sanno o lo hanno

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47

vissuto, quanto i miei cambiamenti profondi si

siano immediatamente riflessi in mio figlio, quanto

questo passare da lui a me sia stato determinante

nel cambiamento che ora è sotto gli occhi di tutti,

nel veder rifiorire quella meraviglia di figlio che è

Giacomo. Certo, molti meriti sono suoi e del percorso

che oltre a me e oltre a Maria Grazia ha fatto per sé,

coinvolgendosi direttamente, superando le sue paure

e le sue difficoltà e affrontando situazioni difficili,

consapevole che questa era una strada buona per lui,

abbeverandosi alla fonte più profonda del Metodo

con molta sete, voluttà e fiducia.

Ritornando a me sento che sono ancora all’inizio del

percorso e che molta strada mi aspetta: mi ritengo

una persona sensibile e con una buona capacità di

introspezione, ma faccio molta fatica a scendere in

maniera più profonda per affrontare i miei nodi,

ad usare tutti i codici come il Metodo ci insegna.

Sto cominciando a farlo ora, a recuperare i miei

codici più profondi, ad usare il corpo per ricevere

e trasmettere emozioni e non solo come il mezzo

che ho usato per fare sport e movimento quasi non

fosse parte di me: ero bloccato nei gesti nei confronti

dei miei cari e anche delle persone che incontravo

e che mi suscitavano emozioni; ero e ancora sono

a volte, quello che si tirava indietro e che riteneva

che le esigenze degli altri fossero più importanti e

prioritarie rispetto alle mie; non riuscivo a difendere

il mio territorio e mi facevo invadere da tutti; ero

accomodante ed evitavo i conflitti, pensando che

Akibe - Giacomo Tapino


tutto si potesse risolvere a parole o con un po’ di

buon senso e con la saggezza che molte persone

mi hanno sempre riconosciuto… ero e sono tante

altre cose, anche buone, che spero di mantenere

ma anche pian piano di cambiare per andare verso

un Renato, un Renè come affettuosamente vengo

chiamato da chi mi vuole bene, più intero e vero. Sto

cominciando finalmente a suonare altre note, oltre a

quelle che già abitualmente suono attraverso i miei

amati strumenti musicali…

In mezzo a questo periodo di

cambiamenti, si è innestata anche la

fiducia dell’Associazione alla Salute

Veneto nei miei confronti, che mi

ha affidato all’inizio di ottobre di

quest’anno l’incarico di Presidente

dell’Associazione stessa

E’ un compito che da subito mi è parso prematuro

visto che mi ritengo “giovane” di

Metodo, ma che ho accettato anche

come sfida per continuare a crescere

come persona “globale”, senza

rinunciare a guardarmi dentro,

ma consapevole che si cresce

insieme agli altri, portandomi

dietro il mio bagaglio personale

e le mia specificità, compresi i

miei limiti, ma con la fiducia e la

consapevolezza di potere e saper

portare qualcosa di nuovo e di

buono in questo gruppo.

Come prima cosa sento che

l’intreccio, il crossing over con gli

“antenati” Isaia e Nadia e le altre

persone del gruppo, siano il punto

di partenza per sperimentare

strade nuove che diano slancio e

continua vitalità a questo gruppo:

nella mia vita ho sempre cercato

di intrecciare anche con persone

provenienti da altre culture o

da realtà diverse dalla mia, ma

spesso ho portato avanti da solo i

ruoli di responsabilità di cui mi

ero caricato o che mi erano stati

affidati, lavorando molto da solo

e scambiando e fidandomi poco

degli altri. Quindi era un crossing

Associazioni

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48

over acerbo, un po’ diffidente e probabilmente

superficiale.

Ora sento che uno dei passaggi veri per me è proprio

questo: passare dall’io al noi veramente, avere

fiducia vera negli altri, anche confrontandomi con

le rispettive fragilità, difficoltà, diversità, in uno

scambio reale e più profondo. Sento anche che questo

intreccio deve continuare allargando sempre più i

confini tra le varie Associazioni regionali e le persone

che hanno intrapreso questo cammino di lumache in

movimento, per avere sempre nuovi e diversi punti di

vista che ci facciano crescere nel concreto. Partendo

da me, cercando di vedere il positivo che c’è in ogni

cosa ma senza paura di usare e farmi ferire dal

negativo, usando tutti i codici, cercando di suonare

ogni nota, intrecciando, scambiando, continuando

con fiducia in questo viaggio a volte misterioso che

è la nostra vita.

Un abbraccio a tutti… e buon viaggio a me e a noi!

Renato, detto Renè

Renato Tapino e Maria Citton, presidente e vice dell’associazione


CaRiSSimi iSaia E

Nadia,

iN QUESTo momENTo

di PaSSaGGio

voGLio ESPRimERvi

iL mio

RiNGRaziamENTo

PER CiÒ CHE

avETE FaTTo

NEL CoRSo

di QUESTi aNNi

PER L’aSSoCiazioNE

aLLa SaLUTE vENETo

Renato Tapino

Siete i miei/nostri preziosi antenati

e con dedizione/amore/devozione

avete fatto nascere questo gruppo,

lo avete fatto crescere non senza

difficoltà con un impegno costante ed

appassionato, non scoraggiandovi

mai anche nei momenti difficili

So che non è stato facile dedicare tempo ed energie a

questo progetto, conciliandolo con i vostri impegni

di lavoro e con quelli di una bella famiglia numerosa

ed articolata di cui siete il punto di riferimento, ma

questo da ancor più valore a ciò che siete riusciti

a costruire nel nostro territorio. Avere un Gruppo

alla Salute alle porte di casa, è stata una “fortuna” ed

un’opportunità preziosa per tante persone, compreso

me e la mia famiglia: tutti, anche nostro figlio Luca

giramondo, abbiamo beneficiato del vostro lavoro di

Associazioni

questi 3 anni e anche di quello sulle vostre profondità

degli anni precedenti; ci avete spianato la strada ed

accompagnati a conoscere ed approfondire questo

Metodo che ora mi/ci dà l’opportunità di crescere

e di affrontare la vita con nuovi strumenti e altre

modalità.

Ora, con altrettanta generosità e lungimiranza, avete

deciso di lasciare spazio ad altre persone affinché

possano crescere anche nell’organizzazione e nella

gestione del gruppo: per questo vi va dato ulteriore

merito, segno che siete persone consapevoli del

vostro valore ma anche umili e non attaccate ad un

ruolo o ad una carica. E’ così che sento l’opportunità

che ci avete aperto, a me nel nuovo ruolo di presidente

dell’associazione e ad altre persone con altri compiti,

come un’opportunità di crescita per tutti. Allo stesso

tempo so che sarete al nostro fianco nel sostenerci,

incoraggiarci e indirizzarci con la vostra esperienza

e sensibilità, perché ogni cambiamento comporta

inevitabilmente dei rischi e delle battute di arresto.

Ma sono fiducioso anche che l’innesto di “nuove”

forze potrà portare slancio, idee e gambe diverse ai

progetti futuri dell’associazione.

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49

Le perplessità nel accettare questo

impegno inizialmente ci sono state

Nel pensare ad un mio impegno maggiore, non

vi nascondo che più volte ho sentito che forse

era prematuro per me accettare un incarico di

rappresentanza, perché mi sento ancora all’inizio

del percorso e fresco di metodo: come sapete avrei

preferito una presidente donna e giovane in modo

che il ricambio fosse ancor più evidente e Maria

mi pareva la persona giusta. Mi prendo comunque

questa responsabilità e cercherò di dare il meglio di

me, con tutti i miei limiti, ma anche con le mie qualità,

continuando a lavorare contemporaneamente su me

stesso per crescere. E sono felice che Maria abbia

accettato di essere la vicepresidente: sono convinto

che con le nostre specificità ed insieme a tutto il

direttivo potremo provare a sperimentare anche

nuove strade di cui il gruppo sente il bisogno.

Infine voglio ringraziare anche Ermanna che, sempre

in punta di piedi, vi ha affiancati nel lavoro di questi

primi tre anni di vita dell’Associazione alla Salute

Veneto.

Un grande abbraccio, Renato

Caerano San Marco, 2 ottobre 2012


NaSCE

L’aSSoCiazioNE

CamPaNia,

PER UN NUovo

viaGGio CHE

FaCCia RETE

CoN LE aLTRE

aSSoCiazioNi

REGioNaLi

Domenico Ambrosio

Vicepresidente Associazione Alla Salute

Campania

Si è riunito il gruppo alla salute della

neonata e formalizzata Associazione

Alla Salute Campania a casa di

Maddalena ed Enzo

Erano presenti Mimmo, Lucia, Francesco, Eugenio

Vita, Anna, Rino e per la prima volta S. da

Frattamaggiore e Sa. da Caivano. La conduzione è

stata affidata a Maddalena, ma ha partecipato molto

Francesco spiegando le fasi del Graal ed intervenendo

molto, cosa che fa molto piacere considerato che

Francesco all’inizio non voleva partecipare, e quelle

rare volte che era presente rimaneva per poco ed

interagiva meno. Segno che dei cambiamenti in

positivo ci sono stati, anche alla luce del percorso che

da se, da circa due mesi ha deciso di intraprendere

a Foggia. Il gruppo ha iniziato con i pensieri è

proseguito poi con le comunicazioni di noi tutti, ed a

questo punto ha comunicato S. la cui comunicazione

la si poteva ritenere un immersione, giacché ella ha

rivissuto con il racconto, tutti i momenti brutti che

trascorre in casa con il marito ed il figlio, entrambi

violenti verso di lei.

S. era piena di questa situazione perciò le abbiamo

Associazioni

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50

dato tutto il tempo che occorreva, poiché la sua

situazione non è facile, il figlio fa uso di psicofarmaci

e sta dissanguando la famiglia anche dal punto di

vista economico, mentre S. si vede sempre più sola

e disperata poiché è stata abbandonata da amici e

parenti. L’unica figlia femmina vive fuori con delle

amiche ed anche lei a detta di S. manifesta evidenti

segni di disagio.

Il suo racconto ha commosso tutti.

Io e la mia famiglia abbiamo affermato piena

disponibilità per quanto riguarda l’ospitalità e per

qualsivoglia tipo di aiuto.

Il gruppo, tutto, non è stato da meno, infatti S. avrebbe

bisogno di allontanarsi un poco da casa per togliere

le stampelle a marito e figlio e per non alimentare i

meccanismi psicotici viziosi che si creano in simili

situazioni. Ancora non è chiara la situazione di Rino

ed Anna che per quanto non disdegnano di venire

i gruppi, li vedo ancora di testa, non fanno vere

immersioni e per quanto Anna fa finta di esserci, ma

la vedo per lo più arrabbiata per la situazione del figlio

che fa uso di psicofarmaci e li mette e disfa a proprio

piacimento, li tiene in pugno e non ha intenzione di

venire a Foggia. Anna parla sempre di Mariano e

crede che lui possa fare miracoli per il figlio, ma non

ha ancora capito che se non accumincia’ a camminà

lei ed il marito per primi la situazione non cambierà

Ci siamo immersi più o meno tutti e quasi tutte le

immersioni hanno riguardato il periodo della nostra

infanzia ed i nostri nonni. Il materiale emerso dal

gruppo ha portato alla luce per tutti quanti noi la

mancanza degli accompagnatori (genitori) a cui

quasi sempre hanno sopperito i nostri nonni, con

i quali tutti abbiamo passato un bel po’ di tempo,

perciò il loro ricordo ci resta così caro da far ritornare

i nostri ricordi(immersioni) ai tempi della nostra

infanzia. Ancora è emerso il senso di colpa che ci

blocca anche in situazioni difficili come quella di S.

e non ci impedisce di attuare una separazione anche

momentanea da situazioni asfittiche come quella

sopra descritta.

Non bastano i gruppi alla salute per

accompagnare chi è in difficoltà, ma

serve una molteplicità di persone che

crede nella vita

Di sicuro lungi da noi un giudizio su ogni situazione

ma ci siamo sempre più convinti che oltre ai gruppi


isogna che funzioni la rete poiché da soli come

abbiamo sempre detto, non si va da nessuna parte,

altrimenti quando si ritorna a casa si rischia di

rimanere soli. E’ qui, che secondo me, giocano un

ruolo fondamentale le associazioni regionali. Inoltre,

secondo me, è necessario un periodo di percorso

anche minimo, per far si che le persone possano

accettare il fatto di separarsi dai figli che necessitano

di aiuto ed incamminarsi loro ad acquisire gli

strumenti per poter cercare di fronteggiare questo

maledetto disagio sempre più diffuso.

Di certo la nostra associazione non si scoraggerà

anche perché noi tutti ci crediamo in ciò che facciamo

Nuvole

A sofferenza de a vita che nun

cresce

Oggi io veco niro e tutte

scure l’orizzont

E quanta freva che me sta

saglienne n’fronte.

Tante e chelli cose belle:suonne,

ammore e nu poco e felicità nun se ver

chiù

Chissà mo addò sta.

Appiceche rulore e cose senza

sentiment

Sta vita è diventat o vero nu turmient.

Abbasce o vico, assaie song e guagliune,

sule,senza vita a faccia scura l’uocchie

luntan

E’ a malatia, che e piglia e saglie

chianu chianu.

Chi cerc ,o miereco a medicina e tanta

scienziat

Nient nu rimedio mo nisciune ancor

l’ha truvat.

Quanta a disperazion, a speranz, preg

Associazioni

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51

,anche perché spesso è successo ciò che Mariano ha

sempre detto e cioè che ciò che lui fa possiamo farlo

anche noi, poiché non attiene ne alla medicina ne

alla psichiatria, ma bensì è vicino alla vita, quindi

per tutti coloro che in essa e per essa credono e si

battono.

Alla fine del gruppo abbiamo poi gustato delle

prelibatezze preparate ad Maddalena e Lucia per

festeggiare la neonata Alsa Campania.

Gas Campania 02/12/12 Portici

a Madonna, a Gesu Crist,

ma che sta vita è semp chiù cupa e

trist.

Po nun socce comme, n’amic tant ha

cercat, e cerca e truove, aiccann ai’

è cosa nova è senza medicin

E’ a vita vera e tanta gent ca po te sta

vicin.

Nun è ver ch’è malat chi allucc o strill

Ma chist mo pe isso è na stella che

finalment brill.

T’aiuta rint a vita a nun te scuraggià

Ma chianu chiante te dice: crisce crisce

Nun te mettere paura, ma accumincia

a camminà.

Nun è n’omme gruosse, co cammese, a

lente e ingrandiment

Ma e piccerille e chine e sentiment.

Dacci ascolt, dacci fiducia e sta sicur

che chianu chianu tu arrive luntan

Si ce staie vicin e o siente a Marian.

Mimmo Ambrosio


Calendario

Tanti sono gli incontri, le manifestazioni ed i progetti che durante l’anno e su tutto il territorio nazionale

favoriscono l’incontro e lo scambio di pensieri, esperienze e fondo comune...un po come facciamo in

queste pagine.

Ci vedremo li!

RAPPORTO

GENITORI-FIGLI:

“ dentro l’utero e…

… a cielo aperto”

9- 13 Febbraio 2013

Responsabile e Conduttore

Dr. Mariano Loiacono

(Psichiatra- Psicoterapeuta)

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• dal 9 al 13 Febbraio

2013 Romano d’Ezzelino

L'Associazione Alla Salute Veneto

con il patrocinio della Fondazione

Nuova Specie organizza il corso

“Rapporto Genitori-Figli «dentro

l'utero e...a cielo aperto»”.

Il corso sarà condotto dal Dr

Loiacono.

• Dal 26 Febbraio al 3 Marzo a Cesenatico - Settimana Intensiva

presso il Park Hotel Grilli di Villa Marina di Cesenatico organizzata

dall’Associazione alla Salute Romagna

• 25 Febbraio Ancona - Festa per il secondo anno di vita della Fondazione

Nuova Specie (consultare il blog per il programma dettagliato)

Le date possono subire cambiamenti che saranno resi noti sul sito e sul blog.

Per informazioni o iscrizioni rivolgersi al Centro di Medicina Sociale

( Tel 0881.736392 Fax 0881.736393 )

o su internet: www.nuovaspecie.com e sul blog: www.metodoallasalute.blogspot.com


iL PRESEPE

dELLa iv B

Sabrina Cela

di oRdoNa


La

Marcagna

C’E’!!...

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