Bilancio sociale 2006

sozialbetrieb.bz.it

Bilancio sociale 2006

Bilancio sociale

2006

L’impegno di ASSB per la qualità della vita per la Città di Bolzano


Il Bilancio sociale 2005 di ASSB

si è aggiudicato i seguenti titoli:

Finalista al Premio “Oscar di Bilancio2006 – nella categoria

Organizzazioni Centrali e Territoriali delle Amministrazioni Pubbliche,

organizzata da FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche

Italiana.

“Migliore prassi” alla 4° Conferenza sulla Qualità delle Amministrazioni

Pubbliche organizzata dai Dipartimenti della Funzione

Pubblica dei Paesi della Comunità Europea (Tampere – Finlandia

– settembre 2006).

Servizi Certificati:

• Sede Amministrativa

• Ripartizione Case di Riposo

• Servizio Asili Nido

Copie disponibili presso:

Azienda Servizi Sociali di Bolzano

Uffi cio di Direzione

Via Roma 100/a – Bolzano

Tel. 0471 / 457766

E-mail: urp@aziendasociale.bz.it

Il Bilancio Sociale 2006

è scaricabile dal sito:

www.aziendasociale.bz.it

Documento a cura di

Azienda Servizi Sociali di Bolzano

Elaborazione a cura di

Uffi cio di Direzione

Direttrice d’uffi cio

Alessandra Belvisi

Raccolta, immissione e analisi dati

Beatrix Schatzer

Elisa Sperduti

Edizione

Giugno 2007

Layout

DOC - BZ

Si ringraziano i collaboratori interni ed esterni all’Azienda che hanno contribuito alla stesura di questo Bilancio sociale.


Bilancio sociale

Il profi lo aziendale 1.1

2006

Il contributo di ASSB per la qualità della vita della Città di Bolzano


Intervista al Direttore

a cura di Fernanda Scarmagnan

D: Direttore, a cosa serve un bilancio sociale?

R: Non dimentichiamoci che “il sociale è gente”, gente che costituisce comunità, comunità che va osservata e

sui cui bisogni è necessario interrogarsi. Il lavoro sociale però risucchia quotidianamente energia, non consente

di pensare momento per momento, bensì richiede azione che risponda all’urgenza, un’azione, comunque, che

si basa chiaramente su valori e strategie note nonché condivise tra gli operatori. Una volta all’anno però serve

uno strumento che ci faccia fermare a rifl ettere: il bilancio sociale è un documento di valutazione, di analisi che

permette ai dirigenti dell’ASSB, ai politici collegati e ai tecnici – professionisti interni o del terzo settore – e ad

altri interessati, di verifi care l’andamento delle attività, di controllare l’effi cacia delle risposte date dai servizi ai

bisogni delle persone. Il tutto con l’obiettivo di migliorare gli interventi futuri. Il bilancio sociale, inoltre, obbliga

a rifl ettere sul fatto non sul prefi gurato, ossia su ciò che è realmente accaduto, non su quello che ci eravamo

immaginati. In tal modo consente di essere sempre collegati al mutare delle esigenze delle persone.

D: Come può essere utilizzato questo Bilancio?

R: Il bilancio sociale è un documento tecnico. Questo strumento così come confezionato non è adatto al cittadino;

per essere adatto al cittadino esso va rivisitato nel linguaggio e ha bisogno di essere proposto attraverso

mediatori che sappiano cogliere il signifi cato e presentarlo adeguatamente. Ciò avverrà per esempio attraverso

il notiziario del Comune di Bolzano (Bolzano notizie) che tratterà ad ogni uscita singoli argomenti. In questa

versione serve a chi nel sociale opera o fa ricerca; offre vari livelli di lettura e di approfondimento a seconda

dell’interesse che si ha. Va utilizzato in primis dal Comune di Bolzano e dalla direzione dell’ASSB per fare strategie

complessive, ma anche da tutti coloro che lavorano sui metodi o modelli di intervento o danno risposte

specifi che alle persone.

D: L’Azienda ha spesso trasformato negli anni la propria organizzazione. Da questo bilancio sociale emerge una

società in trasformazione, con nuove presenze e nuovi bisogni. Attualmente l’organizzazione risponde a questi

nuovi bisogni?

R: Fino ad ora ha saputo farlo e ci riuscirà ancora, purché sia in grado di mantenere un processo vitale di cambiamento.

L’azienda è un ente che gestisce servizi che sono per la gente e questi devono modifi care la propria

organizzazione in funzione delle nuove esigenze delle persone e del territorio. Ciò è avvenuto ad esempio,

dopo un periodo di osservazione, con l’istituzione di referenti per area che operano in modo sovradistrettuale

per tutta la città, scavalcando quindi l’organizzazione distrettuale a favore di una visione complessiva sull’intera

città. In questo modo abbiamo alzato il livello di specializzazione pur mantenendo una visione di insieme delle

problematiche sociali. La strategia e la vera sfi da è conciliare il particolare delle problematiche con la generalità

del territorio.

D: Dai dati emerge che già ora sono oltre 1000 le persone che servono a far funzionare i servizi garantiti dall’AS-

SB. Viste le prospettive di apertura o di potenziamento dei servizi, questa Azienda inizia a diventare veramente

molto grande. Sarà sostenibile per il futuro o ci sono modelli alternativi?

R: Il problema della sostenibilità è un problema che deve essere presente non solo sul piano tecnico ma anche

su quello politico. Bisognerà rifl ettere e interrogarsi su fi no a che punto deve arrivare l’Azienda nella gestione in

forma diretta dei servizi o dove invece devono subentrare diverse forme organizzative per fare fronte a sempre

nuovi bisogni.

Il Direttore

Dott. Bruno Marcato

Maggio 2007


Note dell’Assessore

D: Assessore, come utilizza il bilancio sociale dell’Azienda Servizi Sociali nell’espletamento del suo mandato

politico?

Il bilancio sociale dell’ASSB mi accompagna quotidianamente nel mio lavoro, sta sempre sulla mia scrivania e

alla scadenza dell’anno la sua pubblicazione è sgualcita, sottolineata e consumata.

Il bilancio sociale lo “uso” in quanto mi offre la possibilità di “ascoltare” la nostra comunità attraverso il fi ltro dei

servizi sociali che il Comune eroga tramite l’Azienda Servizi Sociali.

Accanto ai dati economico-patrimoniali è per me, inoltre, di fondamentale importanza poter disporre di uno strumento

che mi aiuti a valutare l’effi cacia dei risultati sociali ottenuti attraverso l’erogazione di prestazioni e servizi

che nel bilancio sociale trovano una puntuale e trasparente descrizione.

Il bilancio sociale mi presenta però, non solo un quadro sulla popolazione benefi ciaria diretta del lavoro di un

anno dell’Azienda, ma anche su un’altra componente della nostra comunità molto importante per tutti noi, che

è costituita da quanti nell’ASSB lavorano e da quanti organizzati in associazione, in cooperativa, in fondazione o

in impresa, in sinergia con essa, costituiscono il sistema dei servizi sociali di Bolzano. Essere interlocutrice delle

operatrici e degli operatori sociali lo considero parte integrante del mio mandato politico.

E non ultimo il bilancio sociale mi consente di meglio comprendere la soddisfazione dell’utente e la percezione

che ha del nostro agire e di misurare lo stato delle relazioni con i molteplici portatori di interesse e partner dell’Azienda,

e quindi del Comune di Bolzano.

Il profi lo aziendale 1.1

D: Nel percorso annuale di programmazione da parte del Comune di Bolzano e di valutazione dei risultati ottenuti

dall’Azienda Servizi Sociali come si colloca lo strumento del bilancio sociale?

Il bilancio sociale è l’espressione della fase conclusiva del ciclo di programmazione e controllo che l’ASSB ha

adottato ormai da cinque anni e che di anno in anno va perfezionando. La prima fase è quella della programmazione:

il Comune di Bolzano – che è l’ente “proprietario” dell’Azienda Servizi Sociali – defi nisce annualmente

le linee guida politiche, utilizzando come fonti il piano sociale provinciale, il piano per la qualità della vita ed il

piano di sviluppo strategico della città. Ad esplicitazione di queste, o in aggiunta, la direzione aziendale elabora

le linee guida strategiche aziendali. Sulla base di tali indicazioni programmatiche, i dirigenti dell’ASSB elaborano

gli obiettivi operativi e di gestione annuali che confl uiscono nel contratto di servizio che entro la fi ne dell’anno

sancisce il patto tra il Comune, che assicura all’Azienda per perseguire i risultati pattuiti le necessarie risorse

umane, strumentali ed economiche. Il bilancio sociale, unitamente al bilancio economico patrimoniale rappresenta

il consuntivo di un anno di lavoro e rilancia, potendo contare su aggiornati presupposti informativi, l’attività

programmatoria propria del Comune di Bolzano.

L’Assessora alle Politiche Sociali

e alle Pari Opportunità

Patrizia Trincanato

Maggio 2007


Sezioni

Il Bilancio sociale 2006 dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano è articolato in

tre sezioni a loro volta suddivise in capitoli:

La prima sezione descrive il profi lo di ASSB, la sua missione e i principi in base

ai quali opera; dà conto degli obiettivi strategici e dei progetti particolarmente

signifi cativi nel settore dell’organizzazione e dello sviluppo dei servizi; tratta

delle risorse umane e strumentali di ASSB con uno spazio dedicato al rapporto

con il Terzo Settore.

La seconda sezione è dedicata ai servizi sociali, con dati sull’utenza e sulle

prestazioni suddivisi per aree di intervento (servizi per minori e famiglie, servizi

per anziani, servizi per persone con disabilità e disagio psichico, servizi per

persone in condizione di disagio sociale).

La terza sezione riassume in tabelle gli indicatori principali del settore amministrativo

e sociale (con una serie storica di dati) e dà conto, infi ne, dei costi

diretti di gestione.


l’Azienda Servizi Sociali

di Bolzano

Profi lo aziendale

La Governance

1

Il profi lo aziendale 1.1

I servizi sociali dell’Azienda

Utenti

Prestazioni

Progetti

2

Indicatori e costi

indicatori d’attività e di impatto sociale

costi diretti di gestione


3


Indice

L’Azienda Servizi Sociali di Bolzano 1

1.1 Il profilo di ASSB

Mission, principi guida, visione e strategie dell’Azienda

La governance aziendale

Il rapporto tra ASSB e Comune di Bolzano

Le linee guida politiche per il 2006

Linee guida gestionali e operative per l’anno 2006

1.2 La governance di ASSB - La responsabilità sociale di ASSB

Verso il personale aziendale

Verso i partners aziendali

Verso la comunità locale e il territorio

Verso l’ambiente

1.3 La governance di ASSB - Il risk management

Prevenzione e protezione dei lavoratori nei luoghi di lavoro

La conservazione del patrimonio aziendale

La tutela assicurativa

La tutela giuridica e amministrativa delle attività aziendali

Il controllo delle autocertifi cazioni

Il recupero dei crediti

Il rischio assistenziale e socio-pedagogico

1.4 La governance di ASSB - La programmazione e il controllo dei servizi

Il sistema di programmazione e controllo

Gli obiettivi strategici di organizzazione e sviluppo del 2006

1.5 La governance di ASSB - La qualità aziendale

Il sistema EFQM

Il Sistema Gestione Qualità aziendale

Gli impegni di miglioramento qualitativo per il 2007

La sostenibilità della Qualità

1.6 La governance di ASSB - La dirigenza aziendale

La composizione della dirigenza

Le competenze e i risultati ottenuti

Il sistema di valutazione

Il sense making

1.7 La governance di ASSB - La riclassificazione dei costi al valore aggiunto

Il valore per i lavoratori

Il valore per i gestori dei servizi sociali

Il valore per i fornitori

1

3

4

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63

I servizi sociali dell’Azienda 2

2.1 L’accesso ai servizi

I distretti sociali

La presa in carico e la dimissione dal servizio

2.2 Persone a rischio di difficoltà economica o povere

Assistenza economica-sociale

Intervista a Horst Gasser

Intervista a Viviana Francescatti

Intervista a Manuela Gotto

Costi per l’ Assistenza Economica Sociale - 2006

2.3 Prima infanzia

Intervista a Roberta Passoni

Intervista a Licia Manzardo

Asili nido

Costi diretti e fonti di fi nanziamento - 2006

2.4 Minori

Servizio sociopedagogico

Intervista a Fabiola Petilli

Integrazione sociale di minori nomadi e stranieri

Intervista a Nicoletta Mennei

67

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70

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95


Educativa domiciliare

Intervista a Sonia Polla

Affi damento familiare

Costi diretti e fonti di fi nanziamento

2.5 Adulti

Servizio sociopedagogico

Consultori familiari

Intervista a Francesca Braito

Sportello Nissà - Care

Help for Job

Intervista a Sandro Fanelli

Dipendenze

Intervista a Michela Trentini

Donne in stato di violenza

Intervista a Sabrina Di Blasi

Intervista a Silke Pfi tscher

Costi diretti e fonti di fi nanziamento - 2006

2.6 Anziani

Servizio sociopedagogico

Servizio di Emergenza Anziani

Servizio di Assistenza Domiciliare

Intervista a Mauro Trincanato

Servizio mensa

Soggiorni climatici per persone parzialmente o non autosuffi cienti

Centri di assistenza diurna

Intervista a Paolo Zenatti

Strutture residenziali per anziani

La qualità assistenziale

Intervista a Carlo Alberto Librera

Costi diretti e fonti di fi nanziamento 2006

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

Servizi e strutture per persone in situazione di handicap

Intervista a Loredana Zanella

Intervista a Gertrud Calenzani

Servizi e strutture per persone in situazione di disagio psichico

Intervista a Reinhard Prossliner

Servizio di Assistenza al Posto di Lavoro

Costi diretti e fonti di fi nanziamento - 2006

2.8. Inclusione sociale

Intervista ad Alberto Conci

Persone e famiglie senza dimora

Intervista a Gemma Slanzi

Intervista a Heiner Schweigkofl er

Persone Sinte e Rom

Costi diretti e fonti di fi nanziamento - 2006

96

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Indicatori e costi 3

3.1 Indicatori nel settore amministrativo e sociale

Indicatori di base nel settore amministrativo - 2006

Indicatori di base nel settore sociale - 2006

Indicatori storici generali di riferimento - 2001 - 2006

3.2 Costi diretti di gestione e fonti di finanziamento

I costi diretti di gestione dell’anno 2006

Le fonti di fi nanziamento dell’anno 2006

Costi medi giornalieri - 2006

Investimenti per area - 2006

Situazione patrimoniale dell’Azienda - 2006

171

172

179

185

191

191

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195

196

Postfazione del Direttore 199

Note metodologiche 200

Fonti informative 203


l’Azienda Servizi

1

Sociali di Bolzano

1


Il profi lo di ASSB1.1

Mission, principi guida, visione e strategie dell’Azienda

La mission di ASSB affonda le proprie radici nello Statuto aziendale, adottato nell’autunno

del 1998 dal Consiglio comunale. Pur mantenuta immutata nei principi di fondo, essa è stata

rivista nel corso degli anni per adattarla alla realtà sociale in cui ASSB opera.

L’Azienda Servizi Sociali di Bolzano su incarico del Comune di Bolzano ha il compito di

attivare e regolare le risorse del territorio anche attraverso la gestione di servizi socio

assistenziali.

L’ASSB attribuisce valore alla prevenzione, attuando azioni anticipatorie nei confronti dei

fenomeni del disagio.

Il profi lo di aziendale ASSB 1.1

Opera un’analisi continua del bisogno secondo il principio di sussidiarietà, prefi ggendosi

un rapporto partecipato con la comunità sulla base di una responsabilità sociale condivisa.

Rendiconta socialmente i propri comportamenti e gli impatti attinenti alle proprie scelte

e al proprio agire.

I principi che guidano l’ASSB nella propria condotta quotidiana derivano anch’essi dallo Statuto

e si riferiscono all’affi dabilità, alla centralità del cittadino, all’effi cacia, alla fl essibilità e alla

trasparenza dell’azione.

La visione che l’ASSB ha di sé per i prossimi anni, il cosa vuole diventare e in che modo, è

contenuta nel Piano degli orientamenti strategici 2006-2008, un documento aziendale disponibile

sul proprio sito internet e quindi a disposizione di chiunque abbia interesse. Esso

è più di una dichiarazione di intenti: è una presa di posizione chiara dell’ASSB rispetto a

tematiche, quali le risorse umane, l’organizzazione, i processi decisionali e comunicativi, le

fi nanze e l’ambito specialistico-culturale.

Nel corso del 2007 sarà effettuata una verifi ca del Piano degli orientamenti strategici e delle

azioni in esso previste, per valutare quanto è già stato realizzato e accertare l’attualità e la

realizzabilità di quanto ancora va realizzato.

3


La governance aziendale

All’interno di un’azienda si defi n isce Governance quell’insieme di processi, regole, abitudini,

strumenti, che infl uenzano le modalità con cui l’azienda è amministrata e controllata. La Governance

include anche le relazioni tra i vari soggetti coinvolti nella gestione aziendale (enti

proprietari, dirigenti, personale, ecc. ) e gli obiettivi per cui l’azienda opera. La Governance

è quindi un’insieme di regole e risorse che presiedono ad un corretto ed effi ciente governo

aziendale, inteso come sistema di compensazione tra i vari interessi che ruotano intorno

all’azienda stessa.

Gli elementi che costituiscono la Governance sono quindi tradizionalmente:

• i processi e i sistemi che hanno a che fare con i meccanismi dell’autorità e della delega,

• la fi ssazione degli obiettivi e la misurazione dei risultati,

• i sistemi di reporting,

• la gestione dei rischi,

• la contabilità.

Coloro che vi prendono parte, o vi hanno interesse, o ne percepiscono gli effetti, sono:

• i proprietari,

• gli amministratori,

• i dirigenti,

• il personale,

• i fornitori ,

• le organizzazioni sindacali,

• l’ambiente,

• la comunità tutta.

Tutte le parti coinvolte nella Governance di un’azienda hanno un interesse diretto

o indiretto nei risultati conseguiti dall’azienda stessa. Dirigenti e dipendenti ricevono

stipendi e premi, i clienti/utenti ricevono beni o servizi, i fornitori ricevono

compensi per i beni o servizi resi. In cambio, questi singoli individui apportano

valore in forma di capitale naturale, umano e sociale.

Elementi della Governance dell’ASSB sono:

• la responsabilità sociale, perché l’ASSB “movimenta” un rilevante numero di risorse

umane e fi nanziarie che hanno un conseguente impatto sulla collettività locale. E’ quindi

necessario tenere sotto controllo tale impatto e orientarlo in base a principi etici dichiarati

e riconosciuti dai collaboratori aziendali e da chi opera con l’ASSB;

• il risk management, perché è necessario presidiare i rischi lavorativi che inevitabilmente

sussistono, essere in grado di prevenirli ed eventualmente di porre in essere interventi correttivi.

Ciò per dare sicurezza e garanzia di qualità a chi opera in ASSB e a chi fruisce dei

servizi aziendali;

• la programmazione e il controllo dei servizi: perché è necessario raccordare la pianifi

cazione aziendale con la pianifi cazione strategica di altri enti locali, quali il Comune e la

Provincia, per non “navigare a vista”, ma per basare le scelte su valutazioni circostanziate,

4


l’Azienda

1.1 Il profilo di ASSB

orientando tutta l’ASSB verso scopi condivisi e noti; perché è necessario valutare il proprio

operato e riprogrammarlo in base ai risultati conseguiti;

• la qualità: perché stabilire livelli di qualità e procedure standard per il loro raggiungimento

e mantenimento dà certezze ad operatori e utenti e stimola al miglioramento continuo delle

prestazioni e al confronto costruttivo con altre realtà;

• la dirigenza: perché la chiarezza di ruoli e responsabilità, e l’esercizio di questi con abilità

e conoscenze allineate con i valori aziendali, sono fondamentali per l’ASSB;

• la riclassificazione dei costi al valore aggiunto: perché quello tra l’ASSB e chi opera

con essa e per essa è uno scambio di valori che merita di essere valorizzato e considerato

nelle proprie scelte di fondo.

GLI ELEMENTI DELLA GOVERNANCE DI ASSB GUIDANO

LA COSTRUZIONE DEL CAPITOLO 1 DI QUESTO BILANCIO SOCIALE.

Fig 1. - schema di Governance

DIRIGENZA

Il profi lo di ASSB 1.1

comunità locale

RESPONSABILITÀ

SOCIALE

sindacati

altri enti

partners

dipendenti

utenti

Mission

di ASSB

familiari

Comune di Bolzano

fornitori

RISK

MANAGEMENT

ambiente

Provincia di Bolzano

QUALITÀ

gruppi di interesse

PROGRAMMAZIONE

E CONTROLLO

VALORE

AGGIUNTO

5


Il rapporto tra ASSB e Comune di Bolzano

L’A zienda Servizi Sociali di Bolzano è un ente strumentale del Comune di Bolzano. Tale strumentalità

deriva dalla delega da parte del Comune della quasi totalità delle proprie competenze

sociali all’ASSB e si concretizza nel sistema di programmazione e controllo da un lato,

e nel sistema di fi nanziamento dall’altro.

Il sistema di programmazione e controllo aziendale (per maggiori approfondimenti vd. cap.

1.4) ha ciclicità annuale e discende dagli strumenti di pianifi cazione strategica pluriennale del

Comune e dalle linee guida politiche annuali. E’ sulla base di tali indirizzi che l’ente strumentale

ASSB programma la propria attività annuale, contribuendo così attivamente, insieme ad

altri soggetti pubblici e privati, alla realizzazione delle politiche per lo sviluppo della città.

Il sistema di fi nanziamento prevede che a fronte dell’attività programmata dell’ASSB il Comune

si impegni ad erogare, a cadenze prestabilite, l’importo corrispondente al volume

complessivo di spesa per l’erogazione dei servizi. Il Comune assolve così il ruolo di interlocutore

unico per i fi nanziamenti di ASSB, anche qualora la fonte originaria del fi nanziamento

sia la Provincia Autonoma di Bolzano, come avviene per alcuni dei servizi gestititi da ASSB.

L’ASSB introita direttamente fi nanziamenti da soggetti diversi dal Comune di Bolzano solo

qualora si tratti di fi nanziamenti ad hoc per progetti speciali o pilota.

Le regole di questi sistemi sono contenute in una serie di documenti che disciplinano quindi

il rapporto tra le due amministrazioni. Tali documenti, disponibili sul sito internet aziendale,

sono:

• l’Accordo Quadro, approvato nel 1999, che disciplina i rapporti di natura fi nanziaria, patrimoniale

e informativa tra ASSB e Comune;

• il Contratto di servizio, approvato annualmente dalla Giunta comunale, che defi nisce gli obiettivi

annuali di ASSB e le relative risorse fi nanziarie che il Comune mette a disposizione.

In base all’esperienza e agli sviluppi istituzionali e politici che sono collegati all’agire dell’Azienda,

si ritiene che sia necessario una nuova rifl essione sul rapporto tra Comune e

ASSB, anche in virtù della doppia natura della stessa, visto che è assunta dell’onere di gestire

servizi di materia delegata al Comune da parte della Provincia e di conseguenza all’ASSB,

ma contemporaneamente gestisce servizi di diretta competenza comunale. Si ritiene, in considerazione

dei cambiamenti Provinciali e Comunali, che il sistema dei rapporti tra Comune

e ASSB debba essere aggiornato anche in virtù dei nuovi sistemi di gestione che entrambi

gli enti sviluppano e che a volte non trovano sinergie, della “dipendenza” economica dalla

Provincia che in qualche maniera infi cia il Contratto di Servizio e lo rende nullo nella sua applicabilità,

e del bisogno di individuare forme più operative di controllo che il Comune esegue

sull’ASSB rispetto ad obiettivi, ma anche ad altre responsabilità che vi ricadono.

6


l’Azienda

1.1 Il profilo di ASSB

Le linee guida politiche per il 2006

La programmazione annuale di ASSB inizia nella primavera/estate dell’anno precedente

a quello da programmare e normalmente ha come input le linee di azione contenuto nel

documento di pianifi cazione triennale (Piano Sociale per la Qualità della Vita) approvato dal

consiglio comunale e le linee guida politiche dell’assessore alla politiche sociali in carica.

ASSB ha iniziato la programmazione delle attività dell’anno 2006 nella tarda primavera del

2005. La città in quel periodo viveva un periodo di vacatio politica in attesa della formazione

della nuova giunta comunale. Ciò ha comportato che l’unica linea guida ricevuta dall’ASSB è

stata l’indicazione dell’assessore allora uscente di seguire gli orientamenti del vigente Piano

Sociale per la Qualità della Vita. L’input che ASSB ha seguito quale orientamento per il 2006

è quindi consistito nel Piano Sociale per la Qualità della Vita della città di Bolzano e non anche

nelle linee guida annuali.

Linee guida gestionali e operative per l’anno 2006

1.1

Il profi lo di ASSB

Agli orientamenti del Piano Sociale per la Qualità della Vita il direttore generale di ASSB ha

aggiunto alcuni elementi di tipo gestionale e operativo che hanno guidato l’Azienda nella

programmazione dell’anno 2006. Tali elementi riguardavano:

1

l’applicazione nella pratica quotidiana dei valori aziendali esplicitati nello

Statuto;

2

l’orientamento agli stakeholders interni ed esterni nella costruzione di pratiche

quotidiane;

3

il potenziamento delle conoscenze specialistiche in materia sociale, attraverso

strumenti di studio, ricerca, pianifi cazione (es: piani di settore);

4

l’innovazione nella creazione e modalità di gestione dei servizi, attraverso

l’analisi della propria e dell’altrui esperienza, la ricerca, il confronto anche

sui contenuti con altre realtà.

7


La responsabilità sociale1.2

Per l’Azienda

Servizi Sociali di Bolzano adottare una visione socialmente responsabile vuol dire operare

delle scelte che vanno oltre la propria attività di gestione dei servizi sociali e che hanno un

impatto su tutta la cittadinanza in termini di benessere, di salute e di comportamento etico

e responsabile, di rispetto dell’ambiente. Questo atteggiamento implica che si tenga conto

delle ricadute del proprio comportamento nei rapporti con il personale interno, con gli utenti,

gli appartenenti alla comunità locale, i partners, le istituzioni e tutta la cittadinanza.

La Responsabilità Sociale di Impresa è un principio che guida l’Azienda Servizi

Sociali di Bolzano nelle sue scelte e che la porta, al di là dei doveri amministrativi,

normativi e deontologici, a cercare di darsi un senso rispetto al suo “esistere” e

al suo ”divenire” in rapporto al contesto sociale, culturale, ambientale in cui è inserita,

perché consapevole del suo impatto sui soggetti con cui entra in rapporto

(cittadini e dipendenti), ma anche sul contesto sociale dentro cui ogni persona è

inserita (relazionale, istituzionale, ambientale, culturale).

Per ASSB la Responsabilità va assunta verso:

• il personale che opera in Azienda e per l’Azienda;

• i partners dell’Azienda, quali il Terzo Settore, i fornitori, i sindacati, gli altri enti pubblici;

• la comunità locale e il territorio;

• l’ambiente.

Tutto ciò perché discutere di Responsabilità Sociale signifi ca, rifl ettere su chi siamo, su come

interpretiamo il nostro mandato e di conseguenza sull’impatto che le nostre scelte gestionali

e comunicative hanno sulla comunità locale.

8


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

La responsabilità sociale di ASSB verso il personale aziendale

ASSB gestisce i propri servizi sociali direttamente, ossia con personale alle proprie dipendenze

dirette, o attraverso Terzi, ossia attraverso organizzazioni profi t o non profi t con cui

l’Azienda stipula contratti o convezioni. Complessivamente nei servizi aziendali operano più

di 1000 persone, che con le loro famiglie, vivono stabilmente nella comunità locale. Oltre a

questo personale “gravitano” intorno all’ASSB altre persone, dipendenti dei fornitori di beni e

servizi che intrattengono rapporti con ASSB: personale delle imprese che effettuano manutenzioni,

pulizie, servizi ausiliari di vario genere. L’impatto che l’ASSB ha sulla comunità locale

è quindi di estremo rilievo e per questo ASSB ha una grande responsabilità nei confronti dei

propri lavoratori.

Considerando il solo personale addetto ai servizi sociali**,

la situazione al 31.12.2006 era la seguente:

• personale dipendente dall’Azienda:

722,7 (n. operatori equivalenti effettivi*)

• personale nei servizi sociali in appalto o in convenzione:

200,8 (n. operatori equivalenti effettivi*)

La responsabilità sociale 1.2

Fig. 2 - Il personale dell’Azienda - 2006

Personale in appalto

o in convenzione 22%

Personale dipendente 78%

*operatori equivalenti effettivi: cfr. spiegazione pagina successiva

** esclusi quindi i fornitori di servizi ausiliari, quindi non sociali, quali in particolare servizi di manutenzione

e pulizia.

9


Considerando il personale alle dirette dipendenze di ASSB, le strutture aziendali impiegavano

a fi ne 2006 complessivamente 870 dipendenti. Dal momento che molti operatori lavorano

part-time, è opportuno fare riferimento alle unità di personale equivalente a tempo pieno (38

ore settimanali), il cui totale, a fi ne 2006, è pari a 783 (nel 2005: 769). Escludendo ulteriormente

le persone assenti dal lavoro per lunghi periodi di tempo ( maternità), pari al 7,71%, si

arriva a 722,7 operatori equivalenti effettivamente in servizio al 31.12.2006.

Fig.3 - Dotazione di personale (dipendente) dell’ASSB - 2006

Profilo professionale

Avvocato

Funzionario in scienze sociali

Funzionario amministrativo

Assistente sociale

Direttore socio-ass. casa di riposo

Infermiere professionale

Logopedista

Educatore professionale

Educatore sociale e d’istituto

Educ. per sogg. port. hand.

Tecnico dei servizi sociali

Istitutore per sogg. port. hand.

Educ. per sogg. port. hand.

Programmatore CED

Assistente tecnico/geom.

Assistente amministrativo

Assistente geriatrico ed ass.

Animatore

Assistente per sogg. con hand.

Assistente all’infanzia

Operatore socio assistenziale

Operaio altamente specializzato

Operatore amministrativo

Coadiutore

Ausiliario socio-assistenziale

Operatore socio sanitario

Cuoco specializzato

Operaio specializzato

Autista

Cuoco qualifi cato

Operaio qualifi cato

Usciere

Custode/portiere

Co.Co.Co.

qualif.

Unità di personale

uomini donne totali

9° q.f. 1 1 2

8° q.f. 2 5 7

8° q.f. 8 10 18

7° q.f. 1 34 35

7° q.f. 1 1

7° q.f. 1 5 6

7° q.f. 3 3

7° q.f. 1 11 12

7° q.f. 1 1

7° q.f. 10 17 27

6° q.f. 1 3 4

6° q.f. 2 2

6° q.f. 1 1 2

6° q.f. 2 2

6° q.f. 3 3

6° q.f. 15 50 65

5° q.f. 13 77 90

5° q.f. 2 2

5° q.f. 33 82 115

5° q.f. 85 85

5° q.f. 13 29 42

5° q.f. 1 1

5° q.f. 3 35 38

4° q.f. 2 2

4° q.f. 8 106 114

4° q.f. 33 126 159

4° q.f. 6 4 10

4° q.f. 6 1 7

4° q.f. 3 3

3° q.f. 1 1 2

3° q.f. 3 3

2° q.f. 5 5

2° q.f. 1 1

1 1

operatori

equiv.

operatori

equiv. effettivi

2 2

7 7

17,5 17,5

31,5 28

1 1

6 6

2,5 2,5

12 111

0,75 0,75

24,75 23,75

4 4

2 2

2 1

2 2

3 3

59,45 50,1

77,5 777

1,75 1,75

99,75 80,25

65,25 55,255

39,25 39,25

1 1

33,5 30

2 2

107,35 106,35

147,5 138,5

9,5 8,5

7 7

3 3

2 2

3 3

4,25 4,25

1 1

1 1

Totale 167 703 870 783,05 722,7

* i profi li evidenziati in azzurro appartengono all’area amministrativa

10


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

L’indice di dotazione del personale dei servizi sociali dell’Azienda è pari a 7,9 unità di

personale equivalente per 1.000 abitanti.

Tale valore sale se si tiene conto anche del personale dipendente da soggetti terzi che hanno

con l’Assb contratti di appalto o convenzioni per la gestione di servizi sociali. In tal caso il

valore sale a 9,9 operatori equiv. ogni 1.000 abitanti.

Sul totale dei dipendenti effettivamente in servizio al 31.12.2006 l’82,2% appartiene al

settore socio-assistenziale nei profi li professionali di:

• assistente sociale,

• assistente geriatrico,

• ausiliario socio-assistenziale,

• operatore del tempo libero,

• operatore socio assistenziale,

• operatore socio sanitario,

• assistente all’handicap,

• assistente all’infanzia,

La responsabilità sociale 1.2

• educatore.

Fig. 4 - Profili professionali operanti in ASSB - 2006

Altri profi li professionali 4%

Profi lo amministrativo 14%

Profi lo socio-assistenziale 82%

11


Dai dati raccolti emerge in maniera evidente l’altissima percentuale di personale femminile

presente in Azienda: 703 dipendenti sono donne e solo 167 sono uomini.

870 persone

81% donne

19% uomini

In particolare l’83% dei dipendenti appartenenti a profi li sociali è rappresentato da personale

femminile. Il profi lo di assistente all’infanzia (asili nido) è costituito al 100% da donne.

Tale proporzione si riduce per le cariche dirigenziali, dove la ripartizione fra i generi è più

equa: troviamo, infatti, i direttori suddivisi fra uomini e donne rispettivamente con percentuali

pari al 53% e al 47%.

La tabella sottostante mostra che la maggior parte dei dipendenti – dirigenti compresi – è

inclusa nella fascia d’età tra i 31 ed i 50 anni (70,4%).

Fig. 5 - Personale aziendale per fasce d’età - 2006

Fasce d’età Donne Uomini Totale %

< 30 anni 123 19 142 16,3%

31 - 40 anni 241 65 306 35,2%

41 - 50 anni 242 65 307 35,3%

> 50 anni 97 18 115 13,2%

Tot. dipendenti 703 167 870 100,0%

Su un totale di 870 unità di personale in servizio, sia a tempo indeterminato che precario, il

79,9% appartiene o si è aggregato al gruppo linguistico italiano, il 19,4% al gruppo linguistico

tedesco e il 0,7% a quello ladino.

Fig. 6 - Dotazione di personale (dipendente) dell’ASSB per gruppo linguistico - 2006

Ufficio o servizo

Numero di

operatori

Operatori

equiv. eff.

italiani tedeschi ladini

Case di riposo e centri degenza 306 285,25 264 40 2

Distretti sociali 196 160,2 142 52 2

Servizio di integrazione Sociale SIS 6 6 6 0 0

Uffi cio Handicap e relative strutture 158 100,75 137 21 0

Uffi cio Famiglia e relative strutture 135 107,5 93 41 1

Centro di assistenza diurna anziani 12 10,5 10 2 0

Sede centrale di via Roma 57 52,5 43 13 1

Totale 870 722,7 695 169 6

Assunzioni nel corso del 2006 134 36 1

12


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

Fig. 7 - Dotazione di personale dell’ASSB per sede di lavoro - 2006

n.operat. %

Case di riposo e centri di degenza 306 35,2

Distretti sociali 202 23,2

Uffi cio Handicap e relative strutture 158 18,2

Uffi cio Famiglia e relative strutture 135 15,5

Centri di assistenza diurna anziani 12 1,4

SEDE centrale di via Roma 57 6,6

Totale 870 100,0

Considerate le assenze per malattia e per congedi straordinari, il personale ha prestato

servizio in media per il 94,5% dei giorni lavorativi di un anno.

Fig. 8 - Giorni medi pro capite di assenza - 2004 - 2005 - 2006

2004

(media x 1

dipendente)

2005

(media x 1

dipendente)

2006

(media x 1

dipendente)

La responsabilità sociale 1.2

Media giorni lavorati per dipendente 245,7 244,2 245,6

Media assenze per malattia (gg) 12,1 13,4 12,7

Media assenze per congedi straordinari (gg) 2,2 2,3 1,7

Totale giornate assenza in media per dipendente

(escluse ferie, infortuni, mater-

nità, formazione e permessi sindacali)

14,3 15,7 14,4

Assenze per malattia (gg) 4,9%

Assenze per congedo

straordinario (gg) 0,7%

Giorni lavorativi (gg) 94,5%

13


LA FORMAZIONE E L’AGGIORNAMENTO DEL PERSONALE AZIENDALE

La formazione per ASSB è un tema di estremo rilievo e va considerata un evento culturale

che deve riuscire ad estendersi al maggior numero possibile di collaboratori. Essa deve

essere messa a disposizione degli altri collaboratori con meccanismi di moltiplicazione. La

formazione è da valorizzare, sia essa orientata al conseguimento di un titolo di studio che

all’aggiornamento e all’approfondimento. L’attività di aggiornamento e formazione del personale

dipendente in Azienda si articola su tre livelli:

1. Formazione con frequenza in servizio

Si tratta di corsi per il conseguimento di diplomi nel settore sociale e/o attività di formazione

per personale già in servizio; questo tipo di formazione è principalmente affi data alle due

scuole per le professioni sociali tedesca e italiana, che offrono soprattutto corsi di formazione

per operatori socio-assistenziali (“OSA”) della durata di tre anni, e per operatori sociosanitari

(“OSS”) della durata di un anno, oltre ad altri corsi di formazione e aggiornamento

professionale. Il contratto collettivo di comparto in vigore prevede delle forme particolari di

sostegno per questo tipo di corsi in termini di sostenimento della spesa, retribuendo i periodi

di studio.

2. Qualificazione e specializzazione

Si tratta del sostegno in termini di periodi di tempo retribuito concessi al personale per la sua

formazione aggiuntiva rispetto a quella posseduta, a fi ni di miglioramento della propria formazione

culturale o professionale. Gli interventi sono a livello universitario, post-universitario,

di diploma di maturità, di qualifi cazioni professionali. La durata massima, come anche in altri

comparti, è di 150 ore all’anno.

3. Aggiornamento professionale

Si tratta dell’ambito principale di intervento formativo, nel quale ricadono le diverse iniziative

di sostegno e aggiornamento nei vari campi di attività dell’Azienda e, a differenza dei due

precedenti punti, non prevede quote massime di partecipanti, ma tutti i dipendenti possono

accedervi. Sono iniziative principalmente strutturate in forma di corsi e seminari.

Fig. 9 - Operatori che hanno partecipato ad attività formative e numero medio di giornate

per partecipante - 2006

Attività formativa

Numero di partecipanti

Giornate medie per

partecipante

Formazione con frequenza in servizio 31 9,7

Qualifi cazione-specializzazione (150 ore) 25 12,5

Aggiornamento professionale 575 2,9

E’ utile fornire, almeno per le principali grandezze, i dati quantitativi riferiti all’attività di aggiornamento

professionale in ASSB.

Nel corso del 2006 il 66 % del personale aziendale (n. 575 persone) ha partecipato ad attività

di aggiornamento professionale quali corsi, seminari e convegni, dedicando a tali attività

mediamente 2,9 giornate.

Prevale, su un totale di ore di aggiornamento pari a 12.897 la formazione su tematiche sociali:

7.305 ore (56,64%) rispetto alle 5.592 in merito a tematiche amministrative e gestionali

14


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

(43,34 %).

Risulta evidente da un esame della tabella che segue, che prevale la partecipazione degli

operatori delle case di Riposo che lavorano a stretto contatto con l’ospite. Infatti il 36,1%

delle ore di formazione frequentate (2.639) sono state dedicate principalmente a tematiche

che riguardano la “cura dell’anziano in struttura ” ed hanno un taglio pratico applicativo:

cinestetica, cura del piede, corsi specifi ci per la cura di persone colpite da Alzheimer, infermità

dell’anziano allettato, contenimento della contenzione, accompagnamento alla morte,

demenza.

Il 31,2% delle ore di formazione riguardanti le tematiche sociali sono state spese per la formazione

del personale operante presso l’Uffi cio Servizi alla famiglia e quindi in maggioranza

personale che opera presso i singoli asili nido. Le tematiche affrontate riguardano il primo

soccorso a bambini da 0 a 3 anni, l’educazione con amore e fermezza, la pratica psicomotoria,

la qualità nella ristorazione per l’infanzia, i bisogni fondamentali dei bambini e l’osservazione

del bambino. I servizi distrettuali hanno usufruito complessivamente di 924 ore di

formazione, pari al 12,6% del monte ore su tematiche sociali. I principali temi affrontati sono:

il fondo assicurativo per la non autosuffi cienza, famiglie e sistema affi do, norme in materia di

immigrazione, corso per operatori di assistenza economica. L’8,8% delle ore di formazione

su tematiche sociali sono state usufruite dal personale dell’Uffi cio Servizi a persone in situazione

di handicap frequentando corsi che riguardavano soprattutto le seguenti tematiche:

disturbi psicotici, buone prassi di riabilitazione psichiatrica, disabilità grave, i colloqui in contesti

non terapeutici.

Per quanto riguarda invece la formazione del personale su tematiche amministrativogestionali

il maggior numero di ore sono riferite ai corsi inerenti tematiche su cui l’ASSB ha

puntato in quanto ritenute strategiche, quali la qualità e la comunicazione per complessive

1.944 ore (34,8%) inerenti la formazione per i referenti della comunicazione, nuovi metodi

per migliorare le relazioni interpersonali, il dirigente assertivo, la comunicazione nelle organizzazioni

sociali. Nell’area informatica sono state frequentate complessivamente dal personale

aziendale 1935 ore, pari al 34,6% del monte ore riferibile alle aree amministrative.

La responsabilità sociale 1.2

Fig. 10 - Numero ore di partecipazione da parte del personale dell’ASSB per tematiche principali

- 2006

Tematiche amministrative n. ore %

Qualità e comunicazione 1.944,0 34,8%

Informatica 1935,0 34,6%

Sicurezza sul lavoro 961,0 17,2%

Personale e lavoro 384,0 6,9%

Controllo di gestione/contabilità 166,0 3,0%

Diritto 202,0 3,6%

Totale ore 5.592,0 100,0%

15


Tematiche sociali n. ore %

Servizi distrettuali 924,00 12,6%

Cure e assistenza all’anziano in strutture residenziali 2.639,00 36,1%

Famiglia (asili nido) 2.282,00 31,2%

Handicap 642,00 8,8%

Disagio sociale 354,00 4,8%

Iniziative plurisettoriale 464,00 6,4%

Totale ore 7.305,00 100,0%

Oltre a i corsi forniti da enti terzi, l’ASSB ha ritenuto opportuno organizzare in proprio

attività formative riguardanti un numero elevato di partecipanti o categorie intere di profi li

professionali. In tal modo si è riusciti ad avere un aggiornamento mirato alle proprie specifi che

esigenze oltre ad attuare un risparmio sui costi rispetto ad analoghe iniziative esterne.

Fig. 11 - Progetti e corsi di aggiornamento promossi e organizzati direttamente

dall’Azienda per il suo personale - 2006

Iniziativa Monte ore Partecipanti

Corso di formazione

in House PC

Vari corsi su tematiche

specifi che in materia di

sicurezza

1.014 97 - personale assistenziale della

Ripartizione Case di Riposo

827 93 - tutto il personale aziendale con

particolare attenzione agli operatori che

sono a contatto con gli utenti (p.es.

sollevamento di anziani, disabili etc.)

Corso su tematiche riguardanti

la gestione del personale

240 15 - tutto il personale aziendale con

mansioni di gestione di personale (sedi

periferiche).

Formazione igienico- sanitaria

del personale alimentarista e del

personale assistenziale

54 9 - personale alimentarista e personale

assistenziale della Casa di Riposo

Don Bosco e del Centro di degenza e

assistenza diurna Villa Europa

Corso di aggiornamento

“movimentazione e

posizionamento”

108 54 - personale assistenziale e

logopedista del Centro di degenza e

assistenza diurna Villa Europa

16


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

Iniziativa Monte ore Partecipanti

Corso di aggiornamento

“Osservazione e documentazio-

ne dei processi di sviluppo”

368 93 - assistenti all’infanzia, coordinatrici

e ausiliarie socio assistenziali degli asili

nido

Percorso formativo “il nido

sulla strada della qualità: dalla

complessità del fare alla qualità

dell’osservare e valutare”

304 75 - personale personale educativo ed

ausiliario degli asili nido

Corso di primo soccorso 84 42 - assistenti all’infanzia

“Corso di computer interno”

CED

824 103 - dipendenti aziendali che usano il

PC

Oltre ai corsi disponibili a catalogo a cura di società specializzate, necessari soprattutto per

tematiche specialistiche del settore amministrativo/gestionale ed oltre a quelli organizzati

internamente, l’ASSB opera principalmente con i locali referenti istituzionali. Si parla quindi

delle diverse scuole professionali, di alcune articolazioni della Provincia – innanzitutto l’Assessorato

al Servizio Sociale, ma anche gli Assessorati alla cultura e le scuole provinciali

– del Consorzio dei Comuni dell’Alto Adige. In particolare è attiva la collaborazione istituzionale

con la ripartizione servizio sociale provinciale, con la quale esistono incontri periodici nei

quali è pianifi cata la formazione ed aggiornamento del settore: si tratta di corsi mirati principalmente

agli operatori dei diversi servizi e sono gratuiti. In questo modo si ottiene un’azione

capillare di aggiornamento continuo e di qualità con costi assolutamente contenuti.

La responsabilità sociale 1.2

Si consideri inoltre la partecipazione del personale a momenti gratuiti quali convegni e fi ere

che pur non considerandosi “formazione” in senso stretto, contribuiscono all’aumento della

professionalità e delle conoscenze dei collaboratori aziendali

Fig. 12 - Ore di partecipazione del personale aziendale ad attività formativa promossa

dagli enti referenti istituzionali sul territorio nel 2006

27% Scuola per le professioni sociali ital.

31%

Corsi organizzati

internamente

da ASSB

59%

Corsi

offerti

da enti

pubblici

18% Ripartizione provinciale politiche sociali

4%

Altri corsi a catalogo

6%

Corsi organizzati da enti

di formazione privati

3% Scuola per le professioni sociali ted.

3% Università degli Studi di Trento

5% Fondo Sociale Europeo

3% Altri enti pubblici*

Consorzio dei comuni, Eurac, WIFI, Ripartizione prov.,Cultura tedesca, Bocconi Milano, Informatica A.A e a.

17


RIFLESSIONI CRITICHE

I dati sul personale, anche per l’anno 2006, confermano il trend degli anni precedenti: in

particolare l’alta incidenza del personale femminile e l’elevato numero di persone in fasce di

età compatibili con la maternità/paternità. Da una parte tali dati sono un elemento positivo

per quanto riguarda le possibilità di impiego del personale femminile e l’applicazione dei

benefi ci e sostegni che la legge e i contratti locali mettono a disposizione per conciliare il

lavoro e l’impegno nella famiglia. Dall’altra si evidenzia indubbiamente una ricaduta a livello

di gestione: è richiesto un maggiore sforzo manageriale e un maggiore impegno di risorse

umane e fi nanziarie per garantire il servizio al cittadino con una qualità almeno costante. I dati

che seguono rispecchiano dal punto di vista quantitativo quanto appena detto.

Come si è visto, circa l’83% del personale in servizio è personale femminile, con una

lieve variazione in aumento rispetto al 2005. Ciò appare più o meno omogeneamente in

tutte le qualifi che funzionali, quindi anche per quanto riguarda il personale direttamente

impegnato con l’utenza. L’ASSB è composta da personale giovane: il 51,4% dei collaboratori

aziendali è di età inferiore ai 40 anni con una leggera fl essione rispetto al 2005. Questi

dati evidenziano che la gran parte del personale si trova nella fase di vita in cui normalmente

emergono necessità di accudire fi gli piccoli e comunque quando sussiste un forte impegno

sul versante della vita privata.

Queste osservazioni trovano riscontro anche nei dati relativi alle assenze per maternità e

per i permessi relativi. Dalla tabella sottostante questo emerge chiaramente.

Fig. 13 - Personale assente per maternità - 2006

Tipologia di assenza Donne Uomini Totale

Flessibilità congedo obbligatorio

(1 mese pre parto e 4 mesi post partum)

8 0 8

Congedo obbligatorio di maternità 35 0 35

Congedo parentale al 30% 45 1 46

Aspettativa senza assegni 29 0 29

Part time al personale con prole 15 0 15

Permesso per motivi educativi (2 anni al 30%) 19 1 20

Aspettativa retribuita al personale con prole con handicap 0 1 1

Totale maternità varie 151 3 154

Il totale delle persone a vario titolo assenti per tutto o parte dell’orario di servizio corrisponde

al 17,7% delle persone in servizio nel 2006 e il dato è in leggera diminuzione rispetto all’anno

precedente, ma conferma l’andamento omogeneo come sopra illustrato. E’ evidente che

questo aspetto comporta per l’Azienda un rilevante onere economico e gestionale: si

pensi ai congedi parentali, retribuiti in tutto od in parte, ma per i quali la contribuzione è coperta

comunque fi no al 100% dall’ente, alle sostituzioni, alle diffi coltà di gestire il turn over.

Alcuni uffi ci sono particolarmente esposti a quest’ultimo fenomeno in quanto composti da

personale al 100% femminile, come per gli asili nido.

18


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

Nonostante ciò tale situazione va vista con favore, in quanto permette una notevole fl essibilizzazione

del rapporto di lavoro e di conciliare la vita familiare con quella lavorativa nell’ottica

che la maggiore spesa connessa si trasformi in un investimento sulla qualità della vita e sul

benessere del personale dipendente.

Va considerato inoltre che nei servizi sociali risulta particolarmente diffi coltoso sostituire il

personale, poiché lo stesso deve sempre essere in possesso delle richieste specializzazioni

e contemporaneamente degli altri requisiti per l’assunzione, tra cui il patentino di bilinguismo

e la cittadinanza italiana o di altro Stato dell’Unione Europea.

Spesso bisogna ricorrere a modalità diverse dall’assunzione mediante contratto di lavoro,

quale la precettazione con ordinanze del Sindaco, che però comporta permanenze tendenzialmente

per periodi brevi e causa problemi sia al settore operativo che a quello amministrativo

per il forte aumento di pratiche da gestire e per la crescente complessità della normativa

in materia di immigrazione, posto che una parte del personale impiegato con questa modalità

proviene da paesi extraeuropei.

Questo elemento ha infl uenza diretta sui costi economici e sulla gestione in genere, in quanto

anche i periodi di assenza sono in vario modo retribuiti ed inoltre i meccanismi per le sostituzioni

sono organizzativamente complessi con persone nuove da inserire, diverse esigenze

da tenere in considerazione, ecc.

Le precettazioni mediante ordinanze sindacali necessitano di particolare attenzione: si è

costretti a ricorrere a questo istituto - in un contesto di scelta di gestione diretta dei servizi

offerti - per poter disporre di risorse professionalmente qualifi cate. Queste tuttavia non sono

in possesso di tutti i requisiti formali per l’assunzione con un contratto di pubblico impiego.

Il personale precettato, infatti, pur essendo in possesso della qualifi ca di specializzazione

professionale richiesta e potendo quindi garantire qualità tecnica nel servizio, non possiede

in genere l’attestato di bilinguismo e talora anche il requisito della cittadinanza italiana o di

altro Stato dell’Unione Europea. Il dato puntuale al 31.12.2006 indica 168 persone in regime

di precettazione corrispondenti a 144,5 unità di personale equivalente effettivo.

La responsabilità sociale 1.2

Fig. 14 - Personale precettato in Azienda - 2004 - 2005 - 2006

2004 2005 2006

n. di

operatori

n. di

operatori

equiv.

n. di

operatori

n. di

operatori

equiv.

n. di

operatori

n. di

operatori

equiv.

totale operatori

precettati in

Azienda

di cui operatori

provenienti da paesi

non appartenenti

all’UE

129 109,5 143 121,5 168 144,5

34 0 53 0 70 0

Solo in parte questi precettati sono lavoratori stranieri (79), di cui 70 provenienti da paesi non

appartenenti all’Unione Europea, di cui 35 dal Sudamerica.

13 di questi 168 lavoratori sono assistenti sociali. Per questa fi gura professionale la cui attività

rientra senza dubbio nel core business aziendale sono stati effettuati più concorsi, ma nonostante

le assunzioni in ruolo si tratta di un profi lo molto richiesto anche in altri enti e quindi

19


si manifesta un notevole turnover. r Le persone giovani preferiscono diversifi care le esperienze

di lavoro. Le altre fi gure sono per lo più assistenti geriatrici, operatori socio assistenziali e

operatori socio sanitari operanti nelle strutture residenziali per anziani.

La necessità di acquisire tali fi gure anche mediante ricorso a personale extra UE ha posto

l’ASSB a confronto con le problematiche tipiche del lavoro straniero, anche per i risvolti

amministrativi delle procedure. Questo normalmente è un problema che riguarda i datori di

lavoro privati e ha richiesto nuove impostazioni anche negli uffi ci amministrativi centrali, oltre

che – ovviamente – nelle strutture dove il personale è chiamato a prestare la propria opera.

In questo modo, comunque, è possibile dare una risposta positiva in termini di sostenibilità

dei servizi anche in presenza di diffi coltà nell’ordinario mercato del lavoro locale, dando inoltre

una possibilità occupazionale di rilievo ad un elevato numero di persone.

Pur tenendo in debito conto le diffi coltà di reperire sul mercato del lavoro gli specifi ci profi li

professionali necessari all’ASSB, per defi nire la posizione lavorativa di questi è indispensabile

aver chiari i programmi sulla futura modalità di gestione – diretta o esternalizzata – di case di

riposo e centri di degenza.

Esaminando più in generale i dati relativi al personale e proseguendo l’analisi per fasce di età

si nota che il 48,6% è composto da collaboratori che hanno più di 40 anni. Anche questo

dato non va sottovalutato e rappresenta un aspetto di potenziale criticità. Il lavoro sociale è

infatti indiscutibilmente un lavoro usurante, sia sotto l’aspetto fi sico che psicologico.

Un dato risulta particolarmente delicato ed è quello concernente le dichiarazioni di parziale

inidoneità rilasciate dal medico del lavoro. Nel corso del 2006, come emerge dalla

tabella sottostante, 53 persone dovevano rispettare una prescrizione medica limitante in

vario modo la loro capacità lavorativa.

Ciò signifi ca che tali lavoratori devono essere - provvisoriamente o defi nitivamente - ricollocati

all’interno dell’Azienda su posti con diverso (minore) impegno fi sico o psichico, il che

comporta la necessità di variare l’organizzazione e di reperire altre risorse al posto di quelle

distolte dall’originario servizio. Tutto ciò senza aumentare i posti di lavoro previsti. Il problema

inoltre è che di regola le persone da ricollocare (assistenti all’infanzia, geriatrici, handicap)

hanno profi li assolutamente specifi ci per cui la ricollocabilità risulta già oggi estremamente

problematica e in prospettiva futura diffi cilmente attuabile, se non con costi crescenti e con

una organizzazione del lavoro necessariamente effi ciente.

Fig. 15 - Personale con limitazioni lavorative nel 2006

Sedi di lavoro Donne Uomini Totale

Sede Amministrativa* 6 4 10

Casa di riposo Don Bosco 7 0 7

Casa di riposo Villa Serena 2 1 3

Casa di riposo Villa Armonia 4 1 5

Casa di riposo Villa Europa 7 1 8

Distretto Centro Piani Rencio 3 0 3

Distretto Don Bosco 0 0 0

20


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

Sedi di lavoro Donne Uomini Totale

Distretto Europa Novacella 3 0 3

Distretto Gries San Quirino 4 0 4

Distretto Oltrisarco 0 1 1

Servizio Handicap e Disagio Psichico 3 2 5

Asili Nido 4 0 4

Totale 43 10 53

*Si tratta di limitazioni lievissime connesse per lo più all’utilizzo del PC con lenti correttive.

Fig. 16 - Personale dichiarato “inidoneo” nel 2006 e ricollocato presso altre sedi

N. persone Provenienza Destinazione Decorrenza

1 centro degenza Villa Europa

(centro assistenza diurna)

1

centro degenza Villa Europa

(servizi generali-portineria)

1.2.2006

La responsabilità sociale 1.2

A ciò si deve aggiungere che l’obbligo di assunzione di personale appartenente alle cosiddette

“categorie protette”, ” derivante dalla normativa che non pone deroghe per gli enti

pubblici gestori di servizi sociali, rende ancora più acuto il problema sopra accennato: dove

collocare questi lavoratori quando una diminuzione della capacità lavorativa viene già “autoprodotta”

dal lavoro sociale? Si consideri in aggiunta che circa l’82% dei collaboratori

aziendali opera nel settore socio-assistenziale, quindi nei servizi alla persona.

Un’ulteriore considerazione altrettanto critica riguarda l’aspetto “usurante” del lavoro sociale:

stress e burn out alimentano l’insoddisfazione e la confl ittualità negli ambienti di lavoro.

Sicuramente l’organizzazione del lavoro (turnistica, mobilità interna ecc.) può contribuire a

migliorare il lavoro stesso, ma è necessario agire sul clima lavorativo complessivamente inteso.

Nonostante tali oggettive diffi coltà del settore, l’ASSB ha negli anni scorsi effettuato indagini

sul clima lavorativo introducendo meccanismi di miglioramento del benessere aziendale.

Su tale linea si intende continuare anche in futuro.

Infi ne, vi è un aspetto da considerare: i dipendenti aziendali rappresentano uno spaccato

della comunità locale, sono cittadini prima che collaboratori dell’ASSB. Essi possono quindi

vivere nella loro vita di cittadino alcune situazioni critiche, quali ad esempio il ricorso all’indebitamento.

L’ASSB nel 2006 ha osservato questi fenomeni e nel 2007 studierà alcune

strategie per poter porre in essere azioni di sensibilizzazione.

21


La responsabilità sociale di ASSB verso i partners aziendali

IL TERZO SETTORE IN ASSB

L‘ASSB è incaricata dal Comune di Bolzano della gestione dei servizi sociali sul territorio cittadino.

Tale gestione avviene sia in forma diretta, ossia con personale alle proprie dipendenze,

sia tramite soggetti terzi all’Azienda stessa. In questo contesto il ruolo del Terzo Settore

e la necessità che l’esternalizzazione sia il risultato di una scelta consapevole e mirante alla

crescita della qualità dei servizi alla persona, assumono estremo rilievo e importanza.

Dopo un percorso durato per tutto l’anno 2005 in cui ASSB si è confrontata sul tema dell’esternalizzazione

con rappresentanti del Terzo Settore, si è consolida l’esigenza che l’esternalizzazione

di servizi vada gestita come una scelta strategica, con rilevanti implicazioni di

carattere gestionale.

Il “manuale per le esternalizzazioni” approvato da ASSB nel dicembre 2005 e disponibile sul

sito internet aziendale, è il documento che ha guidato le strutture aziendali nei processi di

esternalizzazione nel corso del 2006. I sei obiettivi chiave che devono guidare i processi di

esternalizzazioni sono: economicità, effi cienza, effi cacia, innovatività, qualità, sostenibilità.

Se in alcuni casi il processo di esternalizzazione è per ASSB una scelta obbligata in quanto

le permette di ovviare alla carenza di alcune professionalità, ASSB ha ottenuto nel corso del

2006 i seguenti ulteriori benefi ci dai servizi esternalizzati:

• un’offerta di servizi di qualità, data dall’esternalizzazione a soggetti con competenze specialistiche

consolidate che garantiscano elevati standard nelle prestazioni;

• la riduzione dei costi e il conseguente vantaggio economico derivante dall’assegnazione

ad un soggetto esterno con specializzazione tecnica e condizioni di gestione più favorevoli

(diversa contrattualistica, diverso regime fi scale, ecc.);

• l’attenuazione di logiche burocratiche e l’alleggerimento delle attività tipiche della P.A. con

l’offerta di un servizio con maggiore fl essibilità;

• l’opportunità di concentrare attenzione e risorse su attività ritenute strategiche per una

P.A., liberando risorse umane da altre attività.

Una delle scelte strategiche compiute dall’ASSB nel 2006 per poter garantire più stabilità al

Terzo Settore e maggior qualità ai servizi, è stata quella di aumentare la durata dei contratti

per la gestione di servizi sociali da 3 anni a 4 anni con la possibilità di rinnovo per un ulteriore

anno.

L’affi damento di un servizio sociale ad un soggetto terzo rispetto all’ASSB avviene in forma

diretta oppure tramite confronto concorrenziale, qualora vi siano più soggetti potenzialmente

idonei. Di regola il servizio può essere affi dato con convenzione solo qualora non

trovi applicazione la normativa comunitaria sugli appalti pubblici.

Nel 2006 l’Azienda Servizi Sociali di Bolzano ha affidato 27 servizi sociali tramite

convenzione. Le convenzioni hanno avuto per oggetto servizi per minori (comunità

alloggio), per anziani (mensa sociale), servizi per persone in situazione di disagio (centri

di accoglienza ed emergenza sociale), per persone in situazione di handicap e disagio

psichico (comunità alloggio, punti d’incontro, servizio trasporto), per le famiglie e per le

donne in situazione di violenza.

22


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

Laddove la normativa europea non permetta l’esterna-

lizzazione di servizi sociali tramite convenzione, , si è

proceduto all’aggiudicazione mediante gare ad evi-

denza pubblica.

I principali servizi assegnati a seguito di gara:

• Servizi infermieristici presso le case di riposo e

i centri di degenza

• Servizi riabilitativi presso le case di riposo e

i centri di degenza

• Servizio di gestione dormitorio femminile e maschile

• Servizio di gestione campi nomadi Sinti e Rom

• Servizio di gestione struttura di bassa soglia

• Servizio di gestione di 2 comunità alloggio

per malati psichici

• Gestione servizio pasti a domicilio e ristorazione

presso le case di riposo

Nel corso del 2006 l’ASSB

ha esternalizzato la gestio-

ne di 16 servizi sociali in

base a contratti stipulati

a seguito di procedure di

gara ad evidenza pubblica.

Questi servizi sono stati

tutti aggiudicati al Terzo

Settore, con l’eccezione

del servizio pasti a domi-

cilio e ristorazione presso

le case di riposo, aggiu-

dicato nel 2006 ad una

impresa profi t.

La responsabilità sociale 1.2

Nella tabella che segue compare l’elenco delle Organizzazioni non profi t con cui ASSB aveva

rapporti contrattuali per la gestione si servizi sociali alla data del 31.12.2006.

Fig. 17 - Le organizzazioni non profit in ASSB - 2006

L’organizzazione

Associazione LA STRADA-DER WEG

Associazione MANU – Il Laboratorio Aperto

Associazione ASDI – Centro Assistenza

Separati-Divorziati

Cooperativa sociale CLAB

Associazione VOLONTARIUS

Piccola Cooperativa Sociale RIVER EQUIPE

Consorzio sociale CONSIS/VOLONTARIUS/

RIVER EQUIPE

Associazione HANDS

Il servizio affidato

Gestione di due alloggi protetti di passaggio per

persone con problemi di dipendenze

Gestione progetto “Il Laboratorio Aperto. Un

progetto sociale

Realizzazione di percorsi di mediazione familiare

Servizio di preparazione dei pasti distribuiti

presso la mensa sociale in via Perathoner 8 e

distribuzione pasti al centro diurno presso Casa

Conti Forni

Gestione centro di emergenza per minori stranieri

non accompagnati

Svolgimento attività a favore di gruppi emarginati

- Educativa di strada

Gestione campo nomadi Rom

Gestione centro per profughi presso ex-caserma

Gorio, via Macello 13

Gestione di un laboratorio riabilitativo per

persone con problemi di dipendenza da alcol e

da farmaci

23


L’organizzazione

Associazione UILDM - Unione Italiana Lotta

alla Distrofi a Muscolare

Associazione IL NOSTRO SPAZIO

Associazione Arbeitsgemeinschaft für

Behinderte

Società SAN VINCENZO dé Paoli

Associazione DONNE NISSÁ

Associazione C.I.R.S. – Comitato Italiano per

il Reinserimento Sociale

Associazione HAUS DER GESCHÜTZTEN

WOHNUNGEN

Cooperativa KCS scarl

Cooperativa CONSIS arl

Fondazione O.D.A.R.

Associazione FORUM PREVENZIONE

Distretto scolastico Europa, Scuole elementari

J.H. Pestalozzi e Scuola Media Inferiore

Schweitzer

CARITAS-Diocesi di Bolzano-Bressanone-

Sezione tedesca

CARITAS-Diocesi di Bolzano-Bressanone

Associazione GEA

il servizio affidato

Gestione comunità alloggio per gravi disabili

fi sici, via Dalmazia 62

Gestione punti d’incontro per malati psichici

nella città di Bolzano

Servizio di trasporto degli utenti di gruppi

occupazionali per persone in situazione di

handicap

Centro accoglienza invernale per persone senza

dimora c/o casa Conte F.J. Forni – via Renon 31

Gestione alloggi di II° livello c/o casa Conte F.J.

Forni

Gestione Centro profughi in transito c/o casa

Conte F.J. Forni

Gestione progetto “Giovani migranti”

Gestione centro di addestramento al lavoro per

malati psichici

Gestione di alloggi protetti per donne che

subiscono violenza

Servizio Infermieristico presso le case di riposo

Don Bosco e Villa Europa

Servizio riabilitativo presso le case di riposo Don

Bosco e Villa Europa

Servizio infermieristico e riabilitativo presso

le case di riposo Villa Armonia, Villa Serena e

Grieserhof

Gestione del Servizio di Prima Accoglienza per

immigrati a Bolzano

Gestione Ostello di Prima Accoglienza

Gestione centro diurno e segretariato sociale per

persone senza dimora c/o casa Conte F.J. Forni

– via Renon 31

Gestione campo nomadi Sinti

Gestione progetto “Vicini di Casa” – Mediazione

culturale

Gestione progetto “Pit Stop”

Gestione progetto “Soziale, kulturelle und

sprachliche Integration”

Gestione dormitorio femminile “Haus Margaret”

Servizio di assistenza spirituale e religiosa nei

servizi residenziali per anziani

Gestione casa delle donne e centro ascolto

donna

24


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

L’organizzazione

il servizio affidato

CARITAS/ODAR

Cooperativa CITTÀ AZZURRA arl

Associazione PROMOSOLIDA

Cooperativa sociale “Il Germoglio”

Gestione casa d’ospitalità e centro crisi in viale

Trento 11

Gestione struttura a bassa soglia per

tossicodipendenti

Gestione di 2 comunità alloggio per malati

psichici, via Mendola e vicolo Erbe

Interventi di educativa domiciliare

Collaborazione nella gestione del servizio “Spazio

Neutro”

Ciò che preme sottolineare è che dal 2001 l’Azienda Servizi Sociali non ha mai affi dato o

aggiudicato un servizio sociale tramite il criterio dell’aggiudicazione al prezzo più basso. Il

criterio di aggiudicazione è sempre stato quello dell’offerta economicamente più

vantaggiosa, che considera la qualità del servizio, oltre che il prezzo offerto. Da anni ormai

inoltre il prezzo offerto non incide sulla valutazione fi nale delle offerte più del 50%. Le organizzazione

che si propongono per la gestione di un servizio sociale devono quindi formulare

un progetto in cui siano esplicitate le modalità di gestione del servizio, la qualità garantita,

le risorse umane e le attrezzature necessarie. Tali progetti vengono sempre valutati da commissioni

di esperti (interni ed esterni all’ASSB) del settore al fi ne della selezione del progetto

sociale migliore.

La responsabilità sociale 1.2

IL PERSONALE DIPENDENTE DA TERZI CHE OPERA

NEI SERVIZI SOCIALI DELL’AZIENDA

ASSB non gestisce tutti i servizi con proprio personale, ma si avvale anche di organizzazioni

terze che gestiscono servizi sociali su incarico dell’ASSB: il personale che opera per queste

organizzazioni lavora a diretto contatto con l’utente e per questo riveste per ASSB pari importanza

rispetto al proprio personale.

Anche nei servizi esternalizzati, molti operatori lavorano part-time o comunque con un orario

settimanale ridotto. Per poter operare un equo confronto, si è applicato lo stesso criterio

applicato al personale dipendente dell’ASSB, ossia si è fatto riferimento alle unità di personale

equivalente a tempo pieno (38 ore settimanali). Al 31.12.2006 nei servizi affi dati a

terzi operavano quindi 200,8 operatori equivalenti effettivamente in servizio, ovvero

il rapporto tra operatori dipendenti da terzi e personale aziendale è di 2,8:10 (nel

2005: 2,7:10).

25


Fig. 18 – Personale dipendente dell’Azienda e personale convenzionato a confronto - 2006

Servizio n.

operatori

dipendenti

da ASSB

n.

operatori

dipendenti

da terzi

totale

operatori

da ASSB

%

operatori

dipendenti

da terzi

Case di riposo e centri degenza 285,3 83,3 368,3 22,5%

Strutture di accoglienza stranieri ed emarginati 0,0 65,5 65,5 100%

Servizi alla famiglia (asili nido, casa d. donne) 107,5 12,5 120,0 10,4%

Servizi distrettuali (pasti a domicilio, mense) 166,2 21,6 187,8 11,5%

Servizio Handicap e Disagio Psichico 100,8 18,2 119,0 15,3%

Centri Assistenza Diurna Anziani 10,5 0,0 10,5 0,0%

Sede centrale 52,5 0,0 52,5 0,0%

Tot. operatori equivalenti effettivi al 31.12.2006 722,7 200,8 923,5 21,7

Nota: la tabella riporta il solo personale con profilo professionale sociale, non anche personale ausiliario

quale personale di pulizia, lavanderia, manutenzione.

Come si desume dalla tabella precedente in alcuni casi il personale dipendente da terzi

opera in servizi e strutture in cui è presente personale aziendale, in altri lo sostituisce completamente.

Complessivamente il personale dipendente da terzi costituisce il 21,7% sul totale

del personale che opera in Azienda.

• Nelle CASE DI RIPOSO il personale infermieristico professionale e fi sioterapico dipendente

da cooperative sociali, è pari al 22,5% del totale degli operatori.

Il servizio è invece completamente esternalizzato nei settori dei servizi per donne in

situazioni di violenza, nel settore della disabilità grave e del disagio psichico e

dell’immigrazione.

Sono quindi gestiti da associazioni e cooperative sociali i seguenti servizi:

• AREA FAMIGLIA: 2 case delle donne, servizi di consulenza familiare.

• AREA ANZIANI: 2 mense per anziani in via Perathoner e in via Claudia Augusta e il Servizio

Pasti a Domicilio in tutti i Distretti sociali della città.

• AREA HANDICAP: 2 comunità alloggio per malati psichici (vicolo Erbe e via Mendola), 1

comunità alloggio per disabili fi sici gravi, 1 laboratorio per malati psichici, il punto d’incontro

per malati psichici dell’associazione “Il Nostro Spazio”.

• AREA IMMIGRAZIONE, DISAGIO SOCIALE E DIPENDENZE: Tutte le strutture e i servizi

di accoglienza sono stati affi dati nella loro totalità a gestori esterni.

26


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

Fig. 19 - Personale dipendente da terzi (*) per profilo professionale - 2006

78%

Personale

dipendente

ASSB

22%

Personale

dipendente

da terzi

1,0% Operatori amministrativi

2,3% Personale pasti a domicilio e mense

1,2% Personale cucina e casa di riposo

1,6% Fisioterapisti

6,2% Infermieri professionali

9,4% Operatori sociali

* escluso:

- il personale di pulizia, di lavanderia, di portierato e gli inservienti nelle case di riposo,

- il personale dei consultori familiari,

- gli operatori impiegati nell’attuazione dei progetti finanziati dalla L. 285/97 a favore di minori,

- collaborazioni occasionali

E’ importante evidenziare come il personale puramente amministrativo impiegato nei servizi

esternalizzati risulta in numero esiguo, perché la fl essibilità delle organizzazioni permette loro

l’impiego parziale di personale sociale anche per l’espletamento di funzioni amministrative.

Inoltre, molte delle funzioni amministrative vengono svolte dall’organizzazione centrale a cui

l’organizzazione che gestisce il servizio fa capo e vengono rendicontate solo ai fi ni fi nanziari,

ma non come carichi di lavoro, ossia non come numero di persone che vi sono dedicate.

La responsabilità sociale 1.2

Nell’impiego di risorse esterne all’ASSB per la gestione o l’integrazione di servizi aziendali,

vanno considerati alcuni aspetti connessi all’impossibilità di entrare nel merito del potere

organizzativo e dispositivo del soggetto gestore. Si pensi, ad esempio, all’impossibilità di

richiedere requisiti in ordine ai profi li professionali (ove non espressamente richiesti per legge)

e all’assenza del requisito dell’attestato di bilinguismo (e sull’effettiva capacità di esprimersi

e comprendere le lingue italiana e tedesca).

27


VOLONTARI, OBIETTORI DI COSCIENZA, TIROCINANTI

In molte strutture e servizi, gestite sia dall’Azienda che da terzi, sono attive anche figure

non economicamente retribuite che rappresentano una realtà estesa e consistente: volontari,

obiettori di coscienza, tirocinanti. Nel corso dell’anno 2006 hanno operato nei

servizi dell’Azienda (inclusi quelli esternalizzati) complessivamente 488 volontari e 10 obiettori,

mentre hanno svolto un periodo di tirocinio 250 persone. Queste fi gure ausiliarie hanno

assicurato nell’anno 2006 oltre 100.000 ore di presenza.

È da evidenziare per il 2006 il progetto dell’Azienda “Un sorriso per vivere, perché sorridere è

un dovere sociale” per l’impiego nelle proprie strutture di volontari europei e di obiettori

di coscienza provenienti da vari Paesi dell’Europa con lo scopo di offrire ad alcuni giovani

di vivere, per circa un anno, un’esperienza di vita con risvolti formativi sia a livello personale

che professionale, ma anche di contribuire con l’attività di volontariato ad un miglioramento

delle condizioni di vita delle persone assistite.

In particolare nel 2006 l’Azienda ha ricevuto il contributo di 4 volontari e 3 obiettori

di coscienza provenienti da Germania, Spagna, Estonia, Lituania.

Fig. 20 - Volontari, obiettori di coscienza e tirocinanti: numero ed ore annue - 2006

Servizi e strutture

Volontari

Obiettori

di coscienza

Tirocinanti

n. totale

ore

annue

n.

totale

ore

annue

n.

totale

ore

annue

Case di Riposo/Centro di Degenza 39 5.429 2 966 70 8.908

Centri Diurni e di Assist. Diurna per Anziani 3 505 0 0 6 933

Assistenza Domiciliare 0 0 0 0 31 4.600

Servizio “Emergenza Anziani” 170 12.100 0 0 0 0

Asili Nido 0 0 0 0 90 6.852

Mense per Anziani 22 13.200 0 0 0 0

Servizio Mediazione Familiare 16 360 0 0 3 157

Casa delle Donne e alloggi protetti 49 5.098 0 0 4 756

Strutture residenziali per disabili 4 122 0 0 8 770

Laboratori protetti e gruppi occupazionali 0 0 1 504 16 1.825

Laboratori protetti per malati psichici 32 4.497 0 0 3 350

Punti d’incontro per malati psichici 61 11.719 0 0 4 124

Strutture di Accoglienza stranieri /emargin. 43 5.829 5 5.203 7 340

Laboratorio Hands (alcool e farmacodip.) 3 340 0 0 1 135

Centro Diurno c/o Casa Conte Forni 23 5.980 0 0 0 0

Altri servizi nell’ambito dell’integraz. sociale 2 483 1 80 1 100

Laboratorio Manu 21 1.182 0 0 2 104

Servizio sociopedagogico nei distretti 0 0 0 0 4 958

Uffi ci amministrativi distretti e sede 0 0 1 200 0 0

Totale 488 66.844 10 6.953 250 26.912

28


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

I FORNITORI DI ASSB

Nei servizi alla persona, i livelli di qualità sono dati certamente dalle capacità relazioni degli

operatori sociali, da procedure certe e condivise, da una direzione effi cace. Altrettanto importante

però è anche la qualità delle forniture di attrezzature o beni di consumo utilizzati per

l’erogazione dei servizi agli utenti

Le forniture di cui si avvalgono i servizi sono le più svariate, in relazione alla tipologia e alle

caratteristiche dei servizi stessi. Si va dalle forniture di generi alimentari per i servizi residenziali

e diurni (case di riposo, asili nido, convitti, ecc.), alle forniture di attrezzature sanitarie

(letti ospedalieri, ausilii, ecc.), sino ai giochi per i bambini. La gestione delle forniture viene

svolta, a seconda della tipologia e dell’importo della fornitura, dall’amministrazione centrale

dell’ASSB, tramite gara ad evidenza pubblica o procedura negoziata a seconda dell’importo

della fornitura, oppure direttamente dai servizi, tramite procedura negoziata semplifi cata o,

in qualche caso, acquisto sul libero mercato.

L’ASSB ha stabilito un iter procedurale per gli approvvigionamento che mira ad assicurare

effi cacia, effi cienza, economicità, qualità del prodotto e qualità del fornitore. Il processo è

così articolato:

• Analisi preliminare del fabbisogno di fornitura

• Individuazione della procedura da adottare

• Individuazione del fornitore e defi nizione del contratto con il fornitore

• Procedimenti amministrativi e contabili

• Verifi ca delle forniture

• Sorveglianza dei fornitori

• Qualifi cazione dei fornitori.

La responsabilità sociale 1.2

Di particolare importanza risultano le ultime fasi del processo, laddove “l’Elenco Fornitori

Qualifi cati” e i controlli prima dell’acquisto – quando possibile - e al momento della consegna

assumono un ruolo fondamentale per avere certezza in ordine alla qualità della fornitura.

L’attività di sorveglianza sui fornitori e sui prodotti, ad opera degli operatori che usufruiscono

della fornitura, consente agli uffi ci competenti l’opportunità di migliorare la formulazione dei

successivi capitolati di gara. La qualità dei servizi aziendali è quindi dovuta anche alla qualità

dei fornitori da cui ASSB quotidianamente si serve.

GLI ALTRI ENTI PUBBLICI

Per poter rispondere, nei limiti del proprio mandato, ai bisogni sociali della comunità locale,

l’ASSB deve operare il più possibile “in rete” con le altre istituzioni pubbliche. Ciò signifi ca che

deve riuscire ad agire su due fronti: da un lato deve poter co-progettare gli interventi sociali

con altri enti al fi ne di renderli più incisivi; dall’altro deve essere in grado di prendere accordi

con tali enti per poter rispondere a tutta una serie di esigenze operative quotidiane.

Per quanto riguarda la progettazione sociale, l’anno 2006 si è caratterizzato per l’elaborazione

dei Piani di Settore, documenti di pianifi cazione pluriennali su diverse aree tematiche,

elaborati in collaborazione tra ASSB, Comune di Bolzano, Provincia Autonoma di Bolzano

e organizzazioni del settore sociale operanti in città. Nel 2006 si è conclusa

l’elaborazione dei Piani di settore per l’area dei servizi a favore di persone senza fi ssa dimora,

nomadi, minori stranieri non accompagnati, anziani e prima infanzia. I documenti sono stati

poi formalmente approvati e alcuni lo saranno nel 2007 dall’amministrazione comunale. Altri

piani di settore in altre aree tematiche saranno elaborati nel 2007.

Il piano di settore é l’occasione offerta alla comunitá locale per leggere, valutare, programmare

e guidare il proprio sviluppo e va visto e realizzato come piano regolatore del funzio-

29


namento dei servizi alle persone. In particolare, il piano é lo strumento promosso dai diversi

soggetti istituzionali e territoriali per:

• analizzare i bisogni e i problemi della popolazione sotto il profi lo qualitativo e quantitativo;

• riconoscere e mobilitare le risorse professionali, personali, strutturali, economiche pubbliche,

private (profi t e non profi t) e del Volontariato;

• defi nire obiettivi e prioritá, nel triennio di durata del piano, attorno a cui fi nalizzare le risorse;

• individuare le unitá d’offerta e le forme organizzative congrue, nel rispetto dei vincoli normativi

e delle specifi citá e caratteristiche proprie delle singole comunitá locali;

• stabilire forme e modalitá gestionali atte a garantire approcci integrati e interventi effi caci,

effi cienti ed economici;

• prevedere sistemi, modalitá, responsabilitá e tempi per la verifi ca e la valutazione dei programmi

e dei servizi.

Lo strumento Piano di settore puó risultare la risposta strategica all’esigenza di passare da

una cultura assistenziale di erogazione di prestazioni alla persona bisognosa ad una politica

positiva di servizi, fra loro integrati, a favore della comunitá locale.

Per quanto riguarda gli accordi e le intese su prassi operative, nel 2006 è stato sottoscritto

un protocollo d’intesa tra ASSB e Azienda Sanitaria attraverso cui sono state adottate

procedure condivise per l’ammissione di utenti presso i Centri di Assistenza Diurna dell’AS-

SB. Con questo protocollo è stata istituita una unità di valutazione geriatrica unica tra settori

sociale e sanitario che valuta, dando parere vincolante, le domande di ammissione ai Centri,

considerando quindi sia il bisogno sociale che quello sanitario.

Sempre con l’Azienda Sanitaria, in questo caso con il servizio specialistico per le dipendenze

(Ser.D.) è stato stipulato nel mese di dicembre 2006 un protocollo intesa che rappresenta il

traguardo di un lavoro congiunto fra i due enti, costituito da un percorso di confronto e dialogo

tra gli operatori dei Distretti sociali da un lato e del Servizio Dipendenze Ser.T. dall’altro,

accompagnato da un facilitatore esterno.

Il documento rappresenta un importante tassello nel percorso di integrazione socio-sanitaria

ed è nato dall’esigenza di tracciare un quadro delle dimensioni del fenomeno delle dipendenze

a Bolzano città e di individuare orientamenti e metodologie di lavoro comuni fra gli

operatori dell’area sociale e dell’area sanitaria attivi nel settore delle dipendenze, con particolare

riferimento all’assistenza economica e fi nanziaria erogata dai Distretti sociali in base

alla normativa provinciale vigente.

La seconda parte del documento, denominata “Accordi operativi” contiene gli strumenti e

le procedure che il gruppo di lavoro ha costruito, condiviso e sperimentato per strutturare e

migliorare la collaborazione tra i distretti sociali dell’ASSB e il Servizio dipendenze Ser.T. di

Bolzano.

L’implementazione del protocollo è accompagnata da interventi di diffusione e informazione

presso tutti gli operatori sociali e sanitari attivi nell’area delle dipendenze, con l’obiettivo di

costruire una buona prassi operativa in tempi brevi.

Molto importante è stata l’intesa raggiunta con le scuole (materna del quartiere Don Bosco e

Istituto comprensivo Bolzano II) che ha permesso di disciplinare le modalità di collaborazione

tra scuola e distretto sociale Don Bosco in merito alla segnalazione da parte della scuola di

situazioni problematiche di minori o, nel caso di minori già seguiti dal distretto, i rapporti tra

insegnanti, assistenti sociali e educatori. L’accordo prevede anche la collaborazione per l’attuazione

di progetti particolari non rivolti a singoli alunni ma a gruppi di alunni e la disponibilità

da parte del distretto di offrire consulenza agli insegnanti in merito a specifi che tematiche

di interesse sociale. Analoghi progetti sono stati condotti anche nei distretti di Oltrisarco e

Europa Novacella.

30


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

Inoltre nel secondo semestre del 2006 l’ASSB ha stipulato una convenzione con il Comune

di Parma aderendo così al progetto promosso dal Ministero delle Politiche Sociali “ Minori

stranieri non accompagnati: l’accoglienza che supera i confi ni”, di cui il Comune di Parma

era capofi la. L’adesione dell’ASSB verteva su due misure progettuali: la sperimentazione

della formazione e dell’inserimento socio-occupazionale in Italia e/o Albania e il rimpatrio

assistito dei minori albanesi. Il coinvolgimento dell’ASSB nel progetto mirava a superare le

diffi coltà ad effettuare dei rimpatri assistiti di minori albanesi. Il comune di Parma ha adottato

una strategia interessante e vincente: affi dare i minori stranieri non accompagnati a parenti o

connazionali, al fi ne di evitare il collocamento in comunità ottenendo una notevole riduzione

dei costi e diminuendo il disagio dei minori stessi. Purtroppo nonostante vari tentativi l’AS-

SB non è riuscita a giungere allo stesso risultato perché il Comitato Minori Stranieri chiede

il consenso del minore per l’espatrio, consenso che non viene mai dato. Per questo motivo

la convenzione non è stata rinnovata per il 2007. Anche se non si sono raggiunti i risultati

auspicati, il confronto con un’altra realtà è stato di estrema importanza.

I SINDACATI

In tema di sistema di relazioni sindacali nel corso del 2006 è stato elaborato e realizzato il

nuovo protocollo di intesa tra Organizzazioni Sindacali e ASSB.

Come si evidenzia nel testo protocollare scopo precipuo del documento è quello “di armonizzare

il diritto dei dipendenti ad un continuo miglioramento delle condizioni di lavoro ed allo

sviluppo professionale con l’esigenza di assicurare ed incrementare l’effi cienza e l’effi cacia

dell’azione aziendale a favore della collettività”.

La responsabilità sociale 1.2

Il sistema è basato sui seguenti modelli relazionali:

1) contrattazione decentrata;

2) consultazione;

3) reciproca informazione;

4) conciliazione.

Una particolare attenzione - soprattutto nell’ambito della reciproca informazione sia preventiva

che successiva - viene posta anche nei confronti dei lavoratori con rapporto di lavoro

con enti terzi (cooperative, organizzazioni di volontariato, società profi t ecc) ma operanti nelle

strutture aziendali in forza di contratti di appalto o convenzioni, che vengano a trovarsi in

situazione di diffi coltà o disagio a causa di palesi violazioni contrattuali.

In un prossimo futuro con le Organizzazioni Sindacali (tanto di categoria che le federazioni)

è peraltro necessaria una azione - che risulti il più possibile comune - in direzione di una

condivisione di responsabilità rispetto a talune scelte strategiche in materia di personale e

non solo.

Questo anche nell’ottica del superamento di talune specifi che tematiche di discussione (e qui

non ci si riferisce certo alla gran parte delle, fi siologiche, vertenze individuali) in grado - se

non intese in una dimensione di sistema e di corresponsabilità - di creare ed acuire diffi coltà

di relazione.

In questo senso l’ASSB da parte del Sindacato si attende e si auspica una azione maggiormente

tesa alla concreta formulazione di proposte di sviluppo aziendale a tutto vantaggio sia

dei lavoratori che della collettività cittadina.

31


La responsabilità sociale di ASSB

verso la comunità locale e il territorio

ASSB, che ha per missione lo sviluppo della comunità e il sostegno alle persone svantaggiate,

non può non supportare le organizzazioni che danno lavoro ai soggetti deboli.

Grazie alle disposizioni normative vigenti, ASSB intrattiene rapporti, in base a contratti d’appalto

o convenzioni, con cooperative di tipo “B”, ossia cooperative che si impegnano ad

inserire nel proprio staff di lavoratori soggetti con svantaggi sociali (disabilità, problemi di

dipendenze, trascorsi di vita in carcere, ecc.).

Nel 2006 l’ASSB ha gestito vari tipi di servizi attraverso cooperative di tipo “B”: servizi di portierato

presso alcune case di riposo, servizi di manutenzione delle aree verdi di alcune strutture

aziendali, servizi di trasporto della biancheria, servizi di pulizia, piccole manutenzioni,

gestione dei bar delle case di riposo, fornitura di toner. I lavoratori svantaggiati erano talvolta

invalidi civili, talvolta persone con problemi di dipendenza, altre volte con problemi psichici.

Complessivamente il monte ore fornito da lavoratori svantaggiati in servizi aziendali è stato di

circa 27.535 ore offerte all’ASSB tramite 8 cooperative di tipo B, corrispondenti a

una cinquantina di persone svantaggiate in inserimento lavorativo.

Nell’anno scolastico 2005/2006 l’ASSB ha inoltre aderito al progetto M.I.D.A., gestito dalla

scuola professionale “L. Einaudi”. Il progetto si presenta come risposta ad una situazione di

disagio scolastico e demotivazione alla frequenza scolastica di alunni svantaggiati. Alcuni di

essi hanno svolto un periodo di tirocinio presso le case di riposo dell’ASSB quale esperienza

nel modo del lavoro.

L’ASSB non ha invece aderito al progetto denominato “35++” promosso dalla Provincia

Autonoma di Bolzano: come già detto, il lavoro usurante nei servizi sociali sia in termini fi sici

che di burn out, comporta che l’ASSB debba già preoccuparsi di ricollocare al proprio interno

proprio personale che si trova in temporanea o stabile condizione di inabilità al lavoro.

L’Azienda non sarebbe in grado di gestire anche l’assunzione di ulteriore personale con

limitazioni lavorative.

La responsabilità sociale di ASSB verso la comunità e il territorio si manifesta anche attraverso

una serie di iniziative che ASSB ha messo in campo nel 2006, come in anni precedenti,

per cercare di creare aggregazione nei quartieri e sviluppare un positivo senso di

appartenenza utile come prevenzione di potenziali situazioni di disagio. Tali iniziative hanno

riguardato i quartieri in cui vi era maggiore necessità. Un progetto ha riguardato la nuova

zona abitativa Firmian e le problematiche che si potrebbero presentare con la consegna

degli alloggi a molte famiglie disagiate. Il progetto mira a creare una rete di collaborazione tra

l’IPES e l’ASSB per cercare di prevenire o intervenire sulle possibili problematicità della nuova

zona. Gli incontri sono stati tanti e la discussione ha messo in luce vari aspetti critici su cui si

sta ancora rifl ettendo al fi ne di trovare idonee soluzioni. L’altro quartiere su cui si sta agendo

al fi ne di sviluppare un senso di appartenenza è il quartiere Don Bosco ed in particolare

alcuni stabili ivi collocati. Durante l’anno il distretto sociale ha preso i contatti con vari cittadini,

supportandoli e accompagnandoli nell’auto gestione di due iniziative di aggregazione,

proposte da loro stessi. Altra zona della città sui cui si è lavorato per far crescere il senso di

appartenenza è il nuovo insediamento nella zona Maso della Pieve. E’ stata predisposta e

stampata una guida dettagliata dei servizi del quartiere di Oltrisarco - Aslago con il coinvolgimento

di tutte le risorse del territorio che sarà distribuita ai nuovi condomini della zona

32


la Governance

1.2 La responsabilità sociale

in un’occasione di un incontro in cui si cercherà anche di migliorare la conoscenza reciproca

e il senso di appartenenza alla nuova comunità.

Infi ne l’ASSB ha agito verso la comunità anche attraverso la comunicazione esterna a cui è

stata data molta attenzione nel 2006: i mass media hanno risposto bene contribuendo a divulgare

notizie e informazione utili sui servizi sociali Ciò ha contribuito ad agevolare l’accesso

ai servizi da parte dei cittadini e a sviluppare una consapevolezza sul tema del sociale da

parte dell’opinione pubblica.

La responsabilità sociale di ASSB verso l’ambiente

L’ASSB gestiva nel 2006 50 strutture: alcune di esse sono destinate ad uffi ci, altre sono invece

strutture residenziali o diurne in cui sono ospitati utenti di diverse tipologie. La gestione di

queste strutture e delle attrezzature in esse utilizzate ha, per le loro dimensioni e per il numero

di persone che vi risiede o vi opera, un rilevante impatto sull’ambiente che le circonda.

Il 94% delle strutture in dotazione all’Azienda sono riscaldate a metano (48 caldaie), due caldaie

sono alimentate a gasolio e una a butano. Per contenere l’impatto ambientale, ASSB

si sta adoperando per trasformare le due caldaie a gasolio in metano e sta valutando la

fattibilità dell’installazione, presso le strutture aziendali munite delle caratteristiche idonee, di

impianti fotovoltaici per la produzione di energia solare.

La responsabilità sociale 1.2

Purtroppo anche l’ASSB, pur cercando di ottimizzare gli spostamenti viaggiando in più persone

sui mezzi di servizio, contribuisce all’inquinamento atmosferico da gas di scarico. Nel

2006 ASSB possedeva:

• 3 vetture diesel categoria euro 0

• 2 vetture alimentate a benzina di categoria Euro 1,

• 12 vetture alimentate a benzina di categoria Euro 2,

• 5 vetture diesel di categoria euro 2,

• 3 vetture a benzina di categoria euro 3

• 3 vetture diesel euro 3

• 1 vettura a benzina di categoria euro 4

• 2 vetture diesel con fi ltro FAP.

Cosciente che la Pubblica Amministrazione in primis ha il dovere di partecipare attivamente

alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, ASSB ha deciso che le vetture che saranno

in futuro acquistate dovranno, se disponibili sul mercato, essere a metano o con l’opzione

metano/benzina, per ridurre il più possibile il loro impatto ambientale.

I consumi di elettricità e di acqua in ASSB sono rilevanti soprattutto nelle strutture residenziali,

ovviamente. Vengono date ai dipendenti indicazioni sui risparmi energetici e per il 2007

è in previsione l’adozione di un sistema di contenimento del consumo di acqua che utilizza

fi ltri che consentono di vaporizzare l’acqua con una riduzione del consumo prevista tra il 40%

e il 60%.

Relativamente al consumo di carta, purtroppo ancora rilevante nonostante la tendenza alla

33


digitalizzazione, ASSB ha dato indicazioni chiare al proprio personale: la carta va utilizzata

sia sul fronte che sul retro, i documenti inviati via mail non vanno stampati, ma quando possibile

vanno letti solo a video, stampe di prova vanno evitate, ecc. Oltre a questo, in ASSB è

incentivato l’uso di carta è di tipo riciclato. Nel 2006 ASSB ha acquistato circa 5.700 risme di

carta da 500 fogli ciascuna, di cui il 76% era di tipo riciclato.

Per ridurre l’impatto ambientale delle proprie strutture, ASSB pone grande attenzione alla

gestione dei rifi uti. Presso tutte le cucine l’umido è già raccolto in modo differenziato, così

come da sempre i rifi uti potenzialmente infetti vengono raccolti e smaltiti in modo differenziato

ed a norma di legge. Nei contratti d’appalto con fornitori di servizi (es. servizi di pulizia) è

sempre imposta ai fornitori la pratica della raccolta differenziata.

Per cercare di accorpare le varie iniziative aziendali in tema di responsabilità ambientale e

dare visibilità a tutti i dipendenti aziendali dell’impegno che quotidianamente va profuso nella

tutela dell’ambiente, ASSB intende predisporre e divulgare nel 2007 un libretto informativo

sulla gestione del patrimonio aziendale in maniera eco compatibile.

34


Il risk management1.3

Uno dei punti chiave della ricerca della qualità passa attraverso lo sviluppo di una “cultura del

rischio”, centrata su una logica orientata alla prevenzione e fondata sulla convinzione che gli

errori rappresentano, se adeguatamente analizzati, preziose opportunità di apprendimento.

L’adozione di meccanismi di prevenzione, la revisione critica dei processi, la messa a punto

di protocolli per la riduzione del rischio, l’addestramento degli operatori ad adottare comportamenti

corretti, la tutela assicurativa, tutto ciò riduce il rischio di errore, consentendo di agire

in anticipo, prima che il danno si verifi chi.

L’espressione “sistema di gestione del rischio” indica tutte le attività coordinate per gestire

un’organizzazione con riferimento ai rischi; include pertanto la valutazione, il trattamento,

l’accettazione e la comunicazione del rischio.

ASSB ha già messo in campo a decorrere dal 2006 una serie di attività di prevenzione e

gestione del rischio in maniera coordinata e sistematica, in base ad un preciso obiettivo

della Direzione generale. Le aree di rischio individuate sono riferite a tematiche relative alla

sicurezza del personale, alla sicurezza ambientale, alla gestione economica e patrimoniale,

all’attività assistenziale-pedagogica.

Il risk management 1.3

Prevenzione e protezione dei lavoratori nei luoghi di lavoro

Nell’ottica di salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori vengono continuamente

intraprese iniziative di carattere preventivo rivolte a scongiurare rischi di qualsiasi natura per

le attività lavorative delle diverse fi gure professionali che operano all’interno dell’ASSB.

In particolare l’attenzione è rivolta soprattutto a fornire all’operatore una formazione/informazione

specifi ca in materia di sicurezza, con l’analisi di quei rischi presenti nell’attività lavorativa

di ognuno. Durante l’anno 2006 sono state organizzate dal Servizio di prevenzione e

protezione 827 ore di formazione relative alla prevenzione incendi, al pronto soccorso, al

rischio specifi co per coloro che lavorano molte ore al computer e all’informazione generale in

materia di sicurezza sul posto di lavoro. Lo stato di salute dei lavoratori viene periodicamente

monitorato attraverso le visite mediche effettuate dal Medico Competente. Nell’anno 2006

sono stati visitati 330 lavoratori.

Sempre con l’obiettivo di porre particolare attenzione alle misure che prevengano l’insorgere

di problemi alla salute o infortuni, vengono continuamente effettuati lavori di manutenzione

all’interno delle varie strutture, ai macchinari in uso ai lavoratori, agli impianti di sicurezza

ecc.

Il rischio per la salute dei lavoratori più presente all’interno delle attività lavorative in ASSB è

quello legato alla movimentazione degli ospiti/utenti. Per ridurre il rischio di infortuni derivanti

da movimentazione errata o eccessivamente gravosa, vengono messi a disposizione

degli operatori vari tipi di ausili (sollevatori, asse di trasferimento, cinture per il sollevamento

35


degli utenti, letti ospedalieri). Inoltre per monitorare la situazione del rischio derivante dalla

movimentazione dei pesi, durante l’anno 2006 è stata effettuata un’indagine presso le case

di riposo e centri di degenza, utilizzando come strumento di rilevamento l’innovativo

l’indice MAPO (Movimentazione ed Assistenza del Paziente Ospedalizzato), per prevenire il

rischio di lesioni dorso – lombari.

L’indice MAPO integra vari fattori per un’analisi completa dell’ambiente e l’organizzazione del

lavoro e in particolare:

• grado e tipologia delle disabilità dei pazienti non autosuffi cienti,

• il numero degli operatori presenti nei diversi turni lavorativi,

• le attrezzature e gli ausili presenti nei vari reparti,

• le caratteristiche strutturali degli edifi ci (bagni, camere, fattore ambientale),

• la formazione del personale.

Dai valori risultanti dalla valutazione effettuata mediante l’applicazione l’indice MAPO vengono

individuati tre livelli di esposizione:

Indice Mapo

0-1,5 1,51-5 >5

Rischio trascurabile Rischio non rilevante Rischio signifi cativo

Nessuna azione da

intraprendere

• Formazione del personale

• Sorveglianza sanitaria

• Interventi a medio/lungo

termine

• Formazione del personale

• Sorveglianza sanitaria

• Interventi a breve termine

Di seguito le risultanze dell’indagine sulle strutture residenziali per anziani di ASSB:

Villa Armonia Don Bosco Villa Serena Villa Europa Grieserhof

0,7 1,1 0,5 0,8 1,9

Da questa analisi si può rilevare la buona situazione presente in tutte le strutture analizzate,

ad esclusione del 3° piano del Centro di degenza Grieserhof, dove il valore risulta in fascia

media esclusivamente per un fattore non ottimale relativo alle caratteristiche strutturali dell’edifi

cio. Il numero di infortuni per l’anno 2006 è stato di 56, ed è rimasto pressoché invariato

rispetto al 2005 (57); vi è stata invece una grossa diminuzione dei giorni d’assenza per infortunio

(da 948 del 2005 a 561 del 2006), il che sta ad indicare che la gravità degli infortuni è

stata più lieve.

36


la Governance

1.3 Il risk management

Fig. 21 - Infortuni 2004-2006: confronto numero complessivo dei casi e giorni di assenza

dal servizio

58

56

57

56

54

52

48

46

44

42

1.200

1.000

48

2004 2005 2006

n. casi infortunio

1.007

948

Il risk management 1.3

800

600

561

400

200

0

2004 2005 2006

gg. assenza per infortunio

Dieci di tali infortuni sono da attribuire alla movimentazione manuale dei pesi di ospiti/utenti.

Il numero di infortuni di questo tipo è in lieve aumento rispetto agli scorsi anni, pur trattandosi

di infortuni meno gravi. E ciò, nonostante l’attività di prevenzione effettuata con la formazione

e l’uso di ausili e nonostante l’indicazione di un indice di rischio basso emergente

dall’indagine MAPO. Una nota merita attenzione, soprattutto se posta in connessione con

le informazioni relative all’età media dei dipendenti aziendali: l’età media delle persone che

sono state vittime di infortuni derivanti dalla movimentazione dei pesi degli ospiti/utenti è di

41 anni. Tale dato è confermato anche per la stessa tipologia di infortuni avvenuti negli anni

precedenti. Che questo indichi che, nonostante la formazione e gli ausili, l’avanzamento dell’età

infl uisca negativamente rendendo il lavoro di assistenza diretta ancora più gravoso di

quanto già oggettivamente sia? Se è questo il motivo degli infortuni, come affrontare il problema

in prospettiva, visto il lento invecchiamento dei collaboratori aziendali? Tali rifl essioni

impegneranno l’ASSB negli anni a venire.

37


La conservazione del patrimonio aziendale

L’Azienda ha avuto in uso nell’anno 2006, per i propri servizi, 50 strutture:

• 1 di proprietà aziendale (struttura di via Garibaldi, destinata al servizio di “Bassa soglia”);

• 32 in concessione dal Comune di Bolzano;

• 8 in concessione dalla Provincia autonoma di Bolzano;

• 9 in locazione con contratti di diritto privato.

Gli edifi ci per i quali l’Azienda è competente per la manutenzione, sia ordinaria che

straordinaria, sono 41.

Per le strutture in regime di locazione all’Azienda compete la sola manutenzione ordinaria.

Per le strutture di proprietà e in concessione gratuita all’Azienda compete la manutenzione

ordinaria e quella straordinaria; nel caso di esternalizzazione di servizi la manutenzione ordinaria

sulle strutture, per contratto, è di competenza del gestore.

Nel corso del 2006 si sono avuti complessivamente 827 interventi di manutenzione, affi

dati a imprese specializzate.

Di questi, circa 223 (circa 27% del totale come numero di interventi, 8,9% circa come incidenza

di spesa) hanno riguardato interventi “di routine” per il mantenimento ordinario delle

strutture.

Nel corso del 2006 il costo per la manutenzione ordinaria è stato di circa 796.000 Euro

e di circa 182.000 Euro per la manutenzione straordinaria. Per quanto riguarda la manutenzione

ordinaria ciò che incide di più in termini economici sono le strutture residenziali

per anziani che pesano per circa il 52% della spesa. Anche per quanto riguarda la manutenzione

straordinaria, ciò che ha inciso di più sotto il profi lo economico nel 2006 sono stati gli

interventi presso le strutture residenziali per anziani (circa il 60% della spesa complessiva),

diversamente dal 2005, anno in cui la maggiore spesa per la manutenzione straordinaria era

dovuta agli interventi presso il campo ROM .

Oltre agli interventi svolti dalle imprese di manutenzione, piccoli interventi vengono effettuati

anche da personale tecnico interno all’ASSB.

Assb è dotata anche di un rilevante patrimonio informatico, alla cui manutenzione è dedicato

il settore Ced dell’Azienda. Il Ced, insieme all’uffi cio legale, cura anche tutti gli aspetti connessi

alla “sicurezza informatica”, ” allo scopo di ridurre al minimo il rischio di dispersione o

distruzione accidentali di dati. In questo settore anche nel 2006 l’attivitá del settore CED si è

concentrata sulla revisione ed implementazione del sistema di sicurezza su piú fronti:

revisione e aggiornamento del documento programmatico della sicurezza che

effettua una mappatura di tutti i rischi connessi alla sicurezza dei dati informatici e sta-

bilisce le misure di prevenzione;

pubblicazione nella intranet aziendale delle istruzioni specifi che e delle regole per

l’adozione delle misure di sicurezza informatiche;

38


la Governance

1.3 Il risk management

manutenzione e monitoraggio del livello di sicurezza informatica. . Periodicamente,

il personale del settore Ced effettua sopraluoghi per la verifi ca del livello di adozione

delle misure di sicurezza informatiche, nonché lo stato di obsolescenza dell’hard-

ware o la non adeguatezza del software utilizzato. A seguito dei sopraluoghi vengono

compilate delle checklist e programmati gli interventi laddove fossero individuate delle

carenze o inadeguatezze del sistema;

mantenimento del sistema di gestione centralizzata dei dati personali gestiti dalle orga-

nizzazioni che operano per conto di ASSB nei servizi sociali, che ha consentito agli enti

gestori di poter elaborare ed archiviare le informazioni in maniera sicura, nel rispetto dei

diversi profi li di accesso e riducendo al minimo i rischi di distruzione e perdita dei dati.

La tutela assicurativa

Il risk management 1.3

La necessità di una tutela assicurativa da parte dell’Azienda deriva dal fatto che nello svolgimento

dei propri compiti istituzionali essa è esposta ad una molteplicità di potenziali situazioni

di rischio e di consequenziale responsabilità per eventi dannosi, rispetto ai quali si tutela

attraverso la stipula di contratti di assicurazione.

I contratti assicurativi aziendali possono essere imposti per legge (come nel caso della copertura

dei rischi derivante dalla circolazione stradale, la cd “polizza RCA”), o per contrattazione

collettiva (come nel caso della copertura dei danni patrimoniali riconducibili all’operato

dei suoi dirigenti e tecnici, polizza RC patrimoniale).

Alcuni contratti assicurativi vengono invece stipulati per scelta discrezionale dell’Azienda a

copertura di situazioni di rischio potenzialmente elevate e che potrebbero comportare gravi

ripercussioni a carico dell’Ente medesimo (come avviene per la copertura dei danni subiti

dalle strutture aziendali in caso di furto o incendio).

Di seguito un riepilogo delle polizze assicurative dell’Azienda e dei relativi sinistri denunciati

nel periodo temporale 2002/2006:

numero sinistri denunciati polizza incendio/furto/kasko autovetture dei dipendenti

Anno 2002 0

Anno 2003 0

Anno 2004 0

Anno 2005 0

Anno 2006 1

39


La polizza in questione (che è stipulata sulla base di una trattativa gestita dal Consorzio

dei Comuni a favore dei soci e che presenta condizioni economiche del tutto vantaggiose

sotto il profi lo economico) riguarda autovetture in genere anche di proprietà di familiari

o conviventi e/o in uso al personale dipendente durante l’orario di servizio, escluse le

autovetture di proprietà o in uso aziendale; essa copre i danni subiti dagli autoveicoli dei

dipendenti in orario ed in occasione del servizio. La garanzia furto ed incendio copre i

danni subiti dagli autoveicoli in questione per tali eventi. Dalla tabella riepilogativa si evi-

denzia l’assenza di eventi denunciati sino all’anno 2006.

numero sinistri denunciati polizza incendio/furto/kasko veicoli aziendali

Anno 2002 1

Anno 2003 3

Anno 2004 3

Anno 2005 6

Anno 2006 4

La polizza responsabilità civile auto, obbligatoria per legge, copre i danni da circolazione

stradale causati dai mezzi di proprietà aziendale; le garanzie furto ed incendio coprono

invece i danni subiti dagli autoveicoli in questione in seguito a tali eventi. Dalla tabella

riepilogativa si evidenzia una progressivo aumento dei sinistri sino all’anno 2005 ed un

decremento nell’anno 2006.

numero sinistri denunciati polizza rc generale

Anno 2002 2

Anno 2003 7

Anno 2004 16

Anno 2005 28

Anno 2006 23

40


la Governance

1.3 Il risk management

La polizza responsabilità civile generale viene stipulata per manlevare l’Azienda dalla

responsabilità civile sancita dagli artt. 2043 e segg. c.c. per i danni cagionati dai propri

dipendenti a soggetti terzi in costanza di servizio.

Come risulta dalla tabella riepilogativa il numero di sinistri denunciati e riconducibili a

tale garanzia assicurativa è signifi cativo e si giustifi ca in considerazione del fatto che le

situazioni di rischio e i potenziali eventi di danno nei confronti di terzi sono elevate per la

peculiarità dei servizi offerti dall’Azienda e della tipologia di utenza dell’Ente. Rispetto al

numero dei sinistri denunciati, si evidenzia un apprezzabile aumento a partire dall’anno

2004.

numero sinistri denunciati polizza furto/incendio/edp strutture aziendali

Anno 2002 0

Anno 2003 1

Anno 2004 9

Anno 2005 4

Anno 2006 7

Il risk management 1.3

La polizza furto/incendio/edp copre i danni materiali subiti a seguito di furto o incendio

dalle strutture dell’Azienda e dal materiale elettronico ivi presente.

Come si può ricavare dai dati indicati nella tabella riepilogativa, si è riscontrato un con-

siderevole numero di sinistri riconducibili a tale copertura assicurativa nell’anno 2004,

una diminuzione nell’anno 2005 ed un rinnovato aumento degli stessi nel corso dell’anno

2006.

numero sinistri denunciati polizza rc patrimoniale dirigenti e tecnici

Anno 2005 4

Anno 2006 1

La polizza - la cui stipula è espressamente prevista dai contratti collettivi - è a copertura

della responsabilità civile patrimoniale e della responsabilità civile professionale facente

capo ai dirigenti ed ai tecnici aziendali per i danni patrimoniali involontariamente cagio-

nati a terzi, allo Stato, alla P.A. in genere, compresa l’Azienda, in conseguenza di fatti od

omissioni dagli stessi commessi nell’esercizio delle proprie attività istituzionali.

Non risultano rilevati i dati relativi agli anni precedenti al 2005. La copertura assicurativa

è stata attivata in occasione di eventi di danno patrimoniale cagionati direttamente al-

l’Azienda nel corso degli ultimi due anni.

41


numero sinistri denunciati polizza infortuni

Anno 2002 9

Anno 2003 11

Anno 2004 17

Anno 2005 7

Anno 2006 19

La polizza infortuni copre gli infortuni subiti da volontari, minori in affi damento, alunni

degli asili nido e portatori di handicap. Come si ricava dalla tabella riepilogativa, il nume-

ro degli infortuni non è costante, né in aumento, né in diminuzione, e ciò si giustifi ca in

considerazione della peculiare tipologia di soggetti assicurati, rispetto ai quali non risulta

prevedibile l’andamento degli eventi dannosi.

42


la Governance

1.3 Il risk management

La tutela giuridica e amministrativa delle attività aziendali

I cittadini - utenti e non - ma anche i partner contrattuali, i dipendenti e tutti i diversi portatori

di interesse, hanno diritto di avere la maggior conoscenza possibile dell’attività espletata

dall’ASSB ed avere la possibilità - ogniqualvolta ritengano lesi i propri diritti od interessi -

di chiedere direttamente all’ente ovvero ad altri organi (la Consulta provinciale, il Difensore

Civico e, da ultimo, gli Organi giurisdizionali) di integrare, modifi care, revocare, annullare i

provvedimenti amministrativi prodotti.

Per far sì che l’attività aziendale risulti anche sotto questo profi lo effi cace è necessaria una

azione amministrativa puntuale e trasparente e che si prefi gge di risultare corretta e rispettosa

nei confronti di tutti coloro che si pongono in relazione con la struttura aziendale.

L’ASSB deve però anche garantire, nel rispetto dei principi di legittimità e di economicità, che

anche i comportamenti di tutti i soggetti che si relazionano con essa siano altrettanto corretti.

In tale ottica vengono ad esempio espletati i controlli - tanto a campione che mirati - sulle

autocertifi cazioni; una puntuale gestione sulle posizioni creditorie (con particolare riferimento

alle prestazioni erogate agli utenti) e quant’altra attività ricada nell’ambito di un normale e

legittimo sistema di rapporti contrattuali.

Il risk management 1.3

Contenziosi

2002: n. 1

2003: n. 5

2004: n. 5

2005: n. 20

2006: n. 28

I contenziosi giudiziali sono quelli in cui ASSB prende parte - ritualmente

costituendosi - dinanzi ad un Organo Giurisdizionale (Giudi-

ce di Pace, Tribunale, Giudice del Lavoro, Giudice dell’Esecuzione,

TAR, Commissione Tributaria ecc.)

Nel 2006 i legali aziendali hanno prestato la loro opera in relazione a

28 contenziosi, 13 dei quali davanti al Giudice del Lavoro, 2 davanti

al Tribunale Civile, 7 dinanzi al Giudice dell’Esecuzione e 6 dinanzi al

TAR. Con riferimento alle sentenze emanate nel 2006, le sentenze

sono state tutte favorevoli all’Ente con l’eccezione di un procedi-

mento dinanzi al Tar (nei confronti di ASBZ e Provincia) ove peraltro

nel corso di causa vi è stato un parziale riconoscimento delle pretese

economiche di ASSB da parte delle controparti con conseguen-

te parziale cessazione della materia del contendere.

Tentativi di

concilia-

zione dinanzi

all’Ufficio

provinciale

del Lavoro:

2002: n. 9

2003: n. 7

2004: n. 3

2005: n. 7

2006: n. 8

Il tentativo obbligatorio di conciliazione tecnicamente è una cd.

“condizione di procedibilità” al fi ne di poter ricorrere dinanzi al Giu-

dice competente per le controversie di lavoro. Se la conciliazione ha

successo, viene redatto un processo verbale - che costituisce titolo

esecutivo - sottoscritto dalle parti e dai componenti del collegio di

conciliazione.

Nel corso del 2006 i tentativi di conciliazione in cui ha preso parte

l’Azienda sono stati otto. In 4 casi si è pervenuti ad un accordo;

negli altri 4 casi non è stata raggiunta la conciliazione

43


Segnalazioni

al Difensore

civico della

Provincia

Autonoma

di Bolzano:

2002: n. 15

2003: n. 3

2004: n. 5

2005: n. 5

2006: n. 3

Al Difensore civico della Provincia Autonoma di Bolzano spetta di

seguire, su richiesta informale degli interessati o d’uffi cio, le prati-

che e i procedimenti posti in essere dall’amministrazione provinciale

nonché dagli enti da essa delegati, onde garantirne l’espletamento

e lo svolgimento corretto dal punto di vista della procedura e della

tempestività d’azione.

Nell’anno 2006 le segnalazioni al Difensore Civico in relazione a con-

dotte poste in essere da strutture organizzative aziendali sono state

3.

Ricorsi

gerarchici al

Direttore:

2002: n. 0

2003: n. 0

2004: n. 0

2005: n. 2

2006: n. 0

E’ il rimedio indirizzato al Direttore dell’Azienda quale superiore

gerarchico dei dirigenti in relazione ai provvedimenti amministrativi

(di regola determinazioni) da tali soggetti adottati. Viene redatto su

carta libera e va presentato entro trenta giorni dall’avvenuta conoscenza

dell’atto. Nell’anno 2006 al Direttore non sono stati presen-

tati ricorsi gerarchici.

Opposizioni ai

dirigenti:

2002: n. 0

2003: n. 2

2004: n. 4

2005: n. 2

2006: n. 0

L’opposizione è il rimedio amministrativo rivolto al medesimo sog-

getto che ha emanato il provvedimento amministrativo mediante

un atto scritto motivato in carta libera. L’istanza di opposizione va

presentata entro il termine di dieci giorni dall’avvenuta conoscenza

dell’atto.

Nel corso dell’anno 2006 non sono state presentate istanze di op-

posizione.

44


la Governance

1.3 Il risk management

Ricorsi alla

Consulta

provinciale:

2002: n. 76

2003: n. 54

2004: n. 136

2005: n. 111

2006: n. 110

Il ricorso alla Consulta provinciale è disciplinato dalla L.P. 30 aprile

1991, n. 13. E’ possibile rivolgersi alla “Sezione ricorsi” della Consul-

ta istituita presso la Provincia Autonoma di Bolzano in caso di:

a) decisioni degli enti pubblici gestori di servizi sociali concernenti

l’erogazione delle prestazioni;

b) controversie in materia di ricovero e di spedalità.

Tra le decisioni degli enti pubblici gestori sono ricomprese anche

quelle assunte dai comitati tecnici di erogazione in materia di assi-

stenza economica. ASSB, salva la facoltà di impugnare dinanzi al

TAR la decisione della Sezione Ricorsi, deve adeguarsi in ordine a

quanto da questa disposto.

Nell‘anno 2006 sono stati presentati alla Sezione ricorsi 110 ricorsi.

Di questi n. 21 sono stati accolti, n. 9 parzialmente accolti, n. 64

respinti, n. 15 dichiarati “superati” e n. 1 è stato dichiarato impro-

cedibile.

L’attività di recupero crediti per mezzo di ingiunzioni amministrative

riguarda, nella maggior parte dei casi, crediti derivanti da omes-

so pagamento di tariffe o di compartecipazioni tariffarie per la

frequenza di strutture sociali residenziali o semiresidenziali, o per

prestazioni del servizio di assistenza domiciliare ovvero ancora per

il recupero di somme indebitamente percepite da utenti o ex-utenti

del servizio di assistenza economica sociale. Ai sensi del R.D. 14

aprile 1910 n. 639 e del D.Lgsl. 26 febbraio 1999 n. 46, ASSB in-

giunge al debitore di pagare entro un termine di 30 giorni. Avverte

nel contempo il debitore che nel termine di 30 giorni dalla notifi ca

dell’ingiunzione può proporre opposizione innanzi al Giudice di

Pace di Bolzano ai sensi dell’art. 3 del predetto R.D. n. 639/1910, e

che in mancanza di opposizione o di pagamento, si procederà alla

esecuzione forzata.

Nell‘anno 2006 è stata attivata per la prima volta questo tipo di

procedura e sono state notifi cate 14 ingiunzioni amministrative di

pagamento. In 4 casi il debitore ha pagato l’intera somma entro i

termini, in 2 situazioni è stata concessa una rateizzazione del debi-

to, in 6 si è instaurato il procedimento di pignoramento presso terzi

(datore di lavoro del debitore), in un caso si era in attesa di udienza

per il pignoramento ed in ultimo caso non erano ancora scaduti i

termini per il pagamento.

Ingiunzioni

amministra-

tive:

2006: n. 14

Il risk management 1.3

45


Il controllo delle autocertifi cazioni in ASSB

ASSB effettua sistematicamente, come previsto dall’articolo 71 del D.P.R. n. 445/2000, sia

controlli a campione che controlli mirati sui dati autocertifi cabili nelle domande presentate da

utenti per accedere ai servizi ed alle strutture aziendali.

La metodologia dei controlli avviene per la maggior parte tramite collegamenti telematici

(Anagrafe, INPS, IPES, Provincia Autonoma di Bolzano – Uffi cio previdenza ed assicurazioni

sociali e Catasto) oppure tramite richieste di informazioni (riscontro scritto) con altre amministrazioni

che rilasciano i certifi cati (Uffi cio del Lavoro, Motorizzazione Civile, ecc.).

Fig. 22 - Controlli sulle autocertificazioni / casi non conformi / rettifiche - 2006

Tipologia di

controlli

controlli a

campione

n.controlli

n. casi di non

conformità

di cui

domande

rettifi cate

domande

rettifi cate

mediante

integrazione

d’uffi cio

segnalazioni

in procura

193 22 22 0 0

controlli mirati 2796 256 169 73 14

Totale 2989 278 191 73 14

Mentre i controlli “a campione” sono effettuati dall’Uffi cio Legale dell’ASSB, i controlli mirati

sono effettuati dai singoli servizi sociali, presso cui gli utenti si recano per presentare le proprie

istanze.

I casi di non conformità riguardano precipuamente casi in cui l’utente non ha dichiarato correttamente

i “redditi diversi” percepiti (assegno nucleo familiare, pensione, invalidità, Inail,

ecc.) e il 70% di questi casi si riferisce a domande per ottenere l’assistenza economica

sociale, mentre il restante 30% concerne le richieste di agevolazione tariffaria e le

iscrizioni agli asilo nido.

Le domande vengono nella maggior parte dei casi rettifi cate dall’utente stesso oppure integrate

d’uffi cio grazie ad accessi diretti a banche dati di amministrazioni certifi canti. I casi in cui

il dolo sia risultato del tutto palese e l’utente non abbia regolarizzato la propria dichiarazione

economico-patrimoniale sono stati segnalati alla competente Procura della Repubblica.

E’ da evidenziare come nell’anno 2006 la percentuale delle dichiarazioni che all’atto del

controllo sono risultate “non conformi”, sia diminuita del 4,74% rispetto all’anno 2005,

segno di un lavoro incisivo ed effi ciente da parte degli uffi ci amministrativi dell’Azienda, che

ha permesso all’Ente di non erogare importi per Euro 43.400,00 frutto di dichiarazioni rivelatesi

mendaci. A tale proposito si precisa che questo tipo di rilevazione è stata effettuata per

stabilire se l’Azienda dovesse erogare un contributo inferiore a quello stimato inizialmente, in

fase di autocertifi cazione dell’utente.

Oltre al lavoro effettuato dai Distretti, va evidenziato anche il monitoraggio svolto dall’Uffi cio

46


la Governance

1.3 Il risk management

Servizi alla Famiglia, grazie al quale l’Azienda ha potuto redigere graduatorie d’accesso agli

asili nido corrette, senza far accedere utenti con requisiti mendaci autocertifi cati.

Il recupero dei crediti

Nel corso del 2006 l’Uffi cio Legale ha proseguito l’obiettivo pluriennale volto alla “revisione

del sistema di recupero crediti” dell’Azienda. A tal fi ne, si è resa necessaria un’attenta e

puntuale attività di ricognizione di tutte le entrate patrimoniali aziendali da assoggettare a

procedura di recupero coattivo in via bonaria o giudiziale, disciplinando ed affi nando le modalità

di accertamento e di verifi ca delle posizioni creditorie aperte, migliorando le procedure

di riscossione stragiudiziale e di gestione del contenzioso, rideterminando le competenze

degli Uffi ci e Servizi aziendali e le forme di gestione delle pratiche creditorie. Nello specifi co,

l’attività di recupero riguarda crediti aziendali derivanti da:

1. omesso pagamento di tariffe o di compartecipazioni tariffarie per la frequenza di strutture

sociali residenziali o semiresidenziali, ovvero per l’utilizzo del servizio di assistenza domiciliare;

2. ripetizione di somme indebitamente percepite da utenti o ex-utenti del servizio di assistenza

economica sociale;

3. recupero di somme nei confronti di dipendenti dell’ASSB per posizioni creditorie riconducibili

al rapporto di lavoro;

4. esito positivo di tentativi di conciliazione ovvero di contenziosi con vittoria di spese, diritti

ed onorari di causa;

5. esito positivo di vertenze stragiudiziali o giudiziali conseguenti ad inadempienze contrattuali

di fornitori o prestatori d’opera;

6. recupero di somme oggetto di provvedimento di condanna innanzi alla Corte dei Conti

per danno erariale;

7. altre tipologie di credito.

Il risk management 1.3

Nei casi in cui i singoli Uffi ci o Servizi aziendali non riescono autonomamente al recupero dei

propri crediti, gli stessi provvedono all’inoltro delle relative pratiche all’Uffi cio Legale, il quale

avvia le procedure stragiudiziali e giudiziali di recupero ovvero, in ipotesi particolari, affi da il

recupero al Concessionario per la Riscossione, con il quale ASSB ha provveduto a stipulare

apposita convenzione.

In particolare, nel corso del 2006, l’Uffi cio Legale ha provveduto a fare iscrivere a ruolo, tramite

Concessionario per la Riscossione, alcuni crediti vantati per rette di bimbi inseriti in Asilo

nido, per un importo complessivo pari a 6.025,06, e nei confronti degli abitanti del villaggio

Rom, per un ulteriore importo complessivo di 10.126,21. Per quanto concerne invece il

campo Sinti va ancora una volta ribadita la necessità di trovare una soluzione “politica” a

questa annosa problematica, come già peraltro evidenziato nel Bilancio sociale 2005., vista

l’impossibilità di far rispettare il regolamento e di conseguenza la poca incisività delle azioni

di recupero.

Nel 2006 l’uffi cio legale ha recuperato complessivamente euro 143.218,64 ed incassato

ulteriori euro 16.501,17 tramite la concessione di rateizzazioni dei pagamenti.

Complessivamente, quindi, l’uffi cio Legale ha recuperato un importo di euro 159.719,81,

pari all’85% delle pratiche creditorie per le quali è stato richiesto il suo intervento. Rispetto al

2005 la percentuale di pratiche defi nite in maniera positiva è stata incrementata del 27%.

47


Il rischio assistenziale e socio-pedagogico

Il rischio di errore nelle procedure assistenziali/ pedagogiche deve indurre un’organizzazione

che eroga servizi sociali ad interrogarsi periodicamente circa la correttezza del proprio agire,

sia in ordine ai processi assistenziali e pedagogici seguiti, sia in ordine ai risultati ottenuti.

Diversamente, laddove non sia stato preventivamente chiarito “chi doveva fare cosa e come”,

quando si verifi ca un errore la ricerca delle cause e delle modalità di soluzione rischia di diventare

assai diffi coltosa.

Gia da tempo ASSB si era posta tali interrogativi e nel 2006 ha ragionato su due aspetti: a)

tanto più sono precise le procedure e le istruzioni di lavoro, il personale è formato e maggiori

sono in punti di controllo, tanto più basso è il rischio di errore; o quantomeno, verifi catosi l’errore,

si è in grado di porvi rimedio e procedere dal punto in cui la procedura si è interrotta; b)

per essere certi che le procedure di lavoro introdotte siano corrette, servono degli standard

specifi ci riconosciuti a livello europeo.

Partendo da questi due assunti, nel 2006 ASSB ha iniziato nelle case di riposo, nei centri

di assistenza diurna e negli asili nido un percorso di analisi delle procedure assistenziali e

pedagogiche, di revisione e chiarifi cazione delle competenze di ciascun partecipante ai processi

assistenziali, di defi nizione di standard temporali e di qualità, di defi nizione di supporti

documentali che attestino ogni passaggio della procedura assistenziale. Tutto ciò ha portato

questi servizi all’ottenimento della certifi cazione di qualità ISO UNI EN 9001:2000, ma anche

e soprattutto alle certifi cazioni specifi che per i settori case di riposo (UNI 10881) e asili nido

(UNI 11034).

Un sistema che defi nisca in maniera precisa le procedure e tenga sotto controllo i punti critici

dell’attività è certamente un elemento forte di riduzione del rischio.

Nel corso del 2007 l’ASSB valuterà di utilizzare questa metodologia anche per i servizi di

assistenza alle persone in situazione di handicap e per i servizi sociali di base, attivando una

rifl essione che coinvolgerà tutto il personale dipendente di questi settori.

48


La programmazione e il controllo dei servizi1.4

Il sistema di programmazione e controllo

Il sistema di programmazione e controllo di ASSB è fi nalizzato al soddisfacimento di una

pluralità di esigenze, tra loro correlate, riguardanti, da un alto, le relazioni che intercorrono tra

ASSB e il Comune di Bolzano, dall’altro il funzionamento interno dell’Azienda. Così concepito,

il sistema diventa uno dei più importanti elementi della governance aziendale.

Dal punto di vista dei rapporti con il Comune, il sistema consente di regolare e formalizzare

la defi nizione di obiettivi, programmi e progetti da realizzare in un dato periodo, con contestuale

determinazione dei trasferimenti fi nanziari ad essi corrispondenti; in sede consuntiva

il sistema consente una rendicontazione delle attività realizzate e dei risultati conseguiti nel

periodo di tempo considerato. Secondariamente il sistema serve ad assolvere ad una funzione

di trasparenza, informazione e comunicazione verso i portatori di interesse. Per quanto

riguarda queste due funzioni i documenti di supporto sono: a) il contratto di servizio stipulato

annualmente tra il Comune di Bolzano e l’ASSB, il quale, sulla base degli indirizzi strategici

contenuti nel Piano Sociale per la qualità della vita, nel Piano strategico cittadino e nelle linee

guida politiche annuali, defi nisce obiettivi perseguiti nonché budget fi nanziario; b) i report

di controllo in corso d’anno (semestrale) e consuntivo (annuale) che esprimono le attività

realizzate e i risultati raggiunti, nonché le eventuali criticità riscontate e che consentono al

Comune di verifi care lo stato di realizzazione del contratto di servizio.

La programmazione e

il controloo dei servizi 1.4

Rispetto al funzionamento interno all’ASSB, il sistema di programmazione e controllo è

concepito per supportare le funzioni tipiche di direzione aziendale di guida, monitoraggio,

valutazione dell’attività, nonché di comunicazione interna. Tali funzioni vengono esercitate

dalla direzione generale tramite la defi nizione di obiettivi, programmi e progetti, un sistema di

controllo di essi e di interventi correttivi qualora necessari, la valutazione delle prestazioni e

dei dirigenti, il controllo diffuso dell’attività aziendale.

A completamento del sistema di programmazione e controllo, nel 2006 si è lavorato in via

sperimentale su un sistema di contabilità analitica per processi (activities based costing), che

permetterebbe alla direzione generale di conoscere i costi diretti ed indiretti di singoli processi

aziendali di particolare rilievo (es: processo di esternalizzazioni di un servizio, processo di

sorveglianza sanitaria, ecc.), in modo da poter effettuare delle scelte strategiche consapevoli.

Il progetto è allo stato attuale sospeso, perché mal si coordina al momento con il progetto

provinciale, che coinvolge anche l’ASSB, di contabilità analitica per singole prestazioni. Non

è però escluso che l’idea di ASSB possa integrarsi in maniera utile in un secondo momento

con il sistema che la Provincia chiede agli enti gestori dei servizi sociali di applicare.

Per il 2007 è prevista la revisione del sistema di controllo con l’introduzione di un nuovo sistema

di audit che permetta alla direzione generale e ai dirigenti di monitorare costantemente

l’attività in fase preventiva, in modo da ridurre al minimo il margine di errore.

49


Gli obiettivi strategici di organizzazione e sviluppo del 2006

Per l’anno 2006 Assb si è posta una serie di obiettivi relativi alla miglioramento e allo sviluppo

della propria attività.

Molti obiettivi aziendali hanno cercato di contribuire a rispondere ai problemi di funzionalità

del sistema di governo delle politiche per la qualità della vita, evidenziati al punto 3.1. del

Piano degli interventi del Piano sociale per la qualità della vita 2004-2006, approvato dal

consiglio comunale.

LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DI ASSB.

Nel corso del 2006 ASSB ha operato al fi ne di diffondere tra dirigenti e dipendenti una consapevolezza

rispetto alle conseguenze del proprio agire con riferimento alla sostenibilità sociale

e ambientale, alla responsabilità nei confronti della cittadinanza e dei lavoratori. Attraverso

l’attività di un gruppo di lavoro costituito appositamente sono stati discussi i vari argomenti

relativi alla responsabilità sociale ed è stato elaborato un documento da divulgare prima ai

dirigenti poi a tutto il personale. Il documento descrive, oltre ai concetti generali della responsabilità

sociale, anche gli obiettivi e le azioni concrete che la direzione intende perseguire

nel corso del 2007.

LA VALUTAZIONE DEI SERVIZI AFFIDATI ALLE ORGANIZZAZIONI DEL TERZO SETTORE.

L’obiettivo fi nale era di miglioramento dell’effi cacia delle esternalizzazioni attraverso l’applicazione

di nuovi strumenti di valutazione. Nel corso dell’anno 2005 è stato elaborato un nuovo

schema di capitolato relativo all’assegnazione di servizi in ambito sociale, nonchè nuovi

sistemi di valutazione dei servizi esternalizzati e nel 2006 si è dato applicazione al nuovo

schema di capitolato per i nuovi processi di esternalizzazioni. Rispetto agli anni precedenti

sono state indicate le mission aziendali e del servizio, nonché defi niti gli obiettivi del servizio

esternalizzato e i livelli di qualità attesa. Tali elementi consentono alla struttura referente di

monitorare a scadenze programmate l’andamento del servizio e lo stato di raggiungimento

degli obiettivi prefi ssati, analizzare eventuali scostamenti con la previsione delle opportune

azioni correttive e il rispetto dei livelli di qualità attesa predefi niti. Il risultato di tali integrazioni

permette un maggior controllo da parte degli uffi ci aziendali coinvolti; nel corso del 2007 si

potranno poi valutare concretamente i risultati per i singoli contratti.. Per gli ultimi contratti di

fi ne 2006 è stato inserito inoltre un sistema di previsione delle penali proprio delle procedure

per gli approvvigionamenti e le esternalizzazioni, tale per cui la previsione di una non conformità

e di una eventuale penale apre la strada ad analisi delle cause delle problematiche

emerse con la possibilità di adottare azioni correttive e preventive atte a ridurre il rischio del

verifi carsi di ulteriori disservizi e scompensi nella gestione del servizio stesso.

LA GARANZIA DI SERVIZI ESTERNALIZZATI RISPETTOSI DEI CONTRATTI DI LA-

VORO E DELLA DIGNITÀ DEI LAVORATORI.

L’obiettivo mirava a porre le basi, assieme ad altre azioni, per creare con le Organizzazioni

Sindacali un comune sistema di relazioni che, in maniera il meno possibile formale, fosse in

grado di monitorare le condizioni e i rapporti di lavoro dei soggetti non dipendenti dell’Azienda

ma in essa operanti. Per cercare di raggiungere l’obiettivo è stato completato ed ulteriormente

migliorato ed innovato, anche sulla base di un’attenta analisi delle migliori prassi

esistenti, il protocollo di intesa che ASSB già aveva stipulato in passato con le organizzazioni

sindacali. La concreta sottoscrizione è già in parte avvenuta da parte di alcune sigle sindacali.

I risultati potranno essere monitorati nel corso del 2007.

50


la Governance

1.4 La programmazione e il controllo dei servizi

LA CERTIFICAZIONE DELLA QUALITÀ DEI SERVIZI AMMINISTRATIVI E RESIDEN-

ZIALI PER ANZIANI E ASILI NIDO.

Nonostante gli approcci alla qualità siano tanti e diversifi cati e tra gli esperti ci siano pareri

talvolta contrastanti, ASSB ha deciso nel 2006 di operare per il conseguimento della certifi

cazione ISO. Il risultato è stato raggiunto al 100% e le certifi cazione è stata un’utilissima

occasione per il miglioramento procedurale e organizzativo dei settori amministrativi e delle

case di riposo, nonché per integrare questi settori con le certifi cazioni già ottenute negli anni

passati da asili nido e settore 626/94 in un unico sistema. Del “sistema gestione qualità” si

tratta più diffusamente nella sezione ad esso dedicata di questo bilancio sociale.

IL REGOLAMENTO DI DISTRETTO PER LA DEFINIZIONE DI PRESTAZIONI, COM-

PETENZE E MODALITÀ OPERATIVE DEI DISTRETTI.

I distretti sociali come unità di base per l’erogazione dei servizi sociali sono stati attivati progressivamente

nei vari quartieri della città a decorrere dal 2000. Arrivati ad un punto di assestamento,

nel 2006, attraverso il coinvolgimento degli operatori dei diversi servizi distrettuali,

si è lavorato per predisporre il regolamento dei distretti. L’obiettivo del documento è la chiarezza

e trasparenza sul ruolo, le competenze e l’organizzazione dei servizi distrettuali. Dopo

un lungo iter di confronto con vari interlocutori, il regolamento a fi ne del 2006 era pronto per

l’approvazione da parte dell’amministrazione comunale. Nel 2007 esso verrà divulgato e sulla

base di esso verrà elaborata la carte dei servizi distrettuali.

LE CARTE DEI SERVIZI COME STRUMENTI PER GARANTIRE I DIRITTI DEI CITTADINI.

Le carte dei servizi si sono ormai consolidate come strumenti di comunicazione con i cittadini

e come “patti” con l’utenza circa le modalità di erogazione dei servizi. L’obiettivo dei

distretti ero quello di pervenire all’elaborazione della carta dei servizi distrettuali già nel 2006,

ma i ritardi nell’approvazione del regolamento dei distretti (che è il documento base cu sui

poi andava elaborata la carta) hanno imposto uno slittamento del progetto al 2007. Nel corso

del 2006, in concomitanza con il lavoro di preparazione alla certifi cazione ISO 9001:2000,

anche i servizi amministrativi hanno lavorato sulla loro carta dei servizi. E’ in sostanza una

dichiarazione di impegno da parte dei servizi amministrativi circa oggetti, tempi e modalità

procedurali di competenza. La carta è stata redatta; sarà ora da valutarne le modalità di

diffusione, tenuto conto che in questo caso il destinatario del documento è il personale

aziendale, abituato ormai a mezzo di comunicazione più informatizzati che cartacei.

La programmazione e

il controloo dei servizi 1.4

LA CREAZIONE DI UNA RETE DI COLLABORAZIONE TRA I SERVIZI SOCIALI E GLI

ENTI GESTORI DELL’EDILIZIA ABITATIVA AGEVOLATA SIA PROVINCIALI CHE COMU-

NALI PER LA RIDUZIONE DELLA CONFLITTUALITÀ E LA FACILITAZIONE DI PRO-

CESSI DI INTEGRAZIONE SOSTENIBILI.

Nelle abitazione di proprietà pubblica si presentano spesso situazioni di forte confl ittualità tra

vicini che rischiano di minare il clima di serenità e di diminuire il senso di appartenenza alla

comunità locale. Nel 2006 si è voluto instaurare una collaborazione tra ASSB, Comune di

Bolzano (Uffi cio Patrimonio, Uffi cio Pianifi cazione Sociale) e IPES per la creazione di un tavolo

di coordinamento al fi ne di prevenire e/o gestire situazioni di disagio e di confl itto all’interno

degli stabili di proprietà pubblica. Gli incontri del tavolo di coordinamento sono durati tutto

l’anno e hanno affrontato argomenti delicati vertenti soprattutto sul nuovo quartiere Firmian

e sulle problematicità che si dovranno affrontare con la consegna degli alloggi a molte famiglie

disagiate. Non è ancora stato approvato un vero protocollo di intesa, ma un gran passo

avanti è stato fatto nell’individuare problematiche di convivenza che potrebbero essere risolte

congiuntamente tra gli enti. Il percorso proseguirà nel 2007.

51


52

L’EFFICIENZA E EFFICACIA NELL’ALLOCAZIONE DEL PERSONALE IN RIFERIMENTO

ALLA COMPLESSITÀ DELLA DOMANDA DEL TERRITORIO.

La scelta aziendale, su cui si è già operato nel 2005, è stata di abbandonare il sistema del reclutamento

in base a sistemi standard che non tengono in suffi ciente considerazione il posto

che il candidato andrà a ricoprire e le caratteristiche che questi deve avere per soddisfare le

esigenze dei servizi e del territorio su cui essi sono insediati, a favore di un sistema di reclutamento

e allocazione mirato. Nel 2006 è quindi proseguito lo sviluppo di un sistema di inserimento

dei profi li professionali in modo da realizzare la massima rispondenza tra fabbisogno

dei servizi e disponibilità di risorse umane. Il sistema di concorsi mirati introdotto è stato

valutato sia rispetto alle aspettative dei dirigenti dei servizi che dei neo assunti. E’ interessante

l’esito delle interviste ai vincitori in servizio nel 2006, che ha permesso di evidenziare una

sensibile differenziazione della soddisfazione nei due diversi sistemi (reclutamento ordinario

e mirato), a netto vantaggio di quello per concorsi mirati. In tal modo si ha conferma sia della

maggior effi cacia del nuovo sistema adottato dall’Azienda, sia della ricaduta in termini di soddisfazione

del personale. Il sistema dei concorsi mirati per specifi che posizioni proseguirà nel

2007, anno nel quale è previsto l’espletamento di numerosi concorsi.


La qualità aziendale1.5

Il sistema EFQM

Considerata fi no a pochi anni fa un semplice adeguamento formale a standard di erogazione

predefi niti, o peggio un costoso e tutto sommato poco pratico mezzo di distinzione

dalla normalità delle organizzazioni, la qualità certifi cata è oggi l’ultima frontiera verso cui si

spingono le pubbliche amministrazioni che vogliono migliorarsi. Dal semplice e meccanico

adeguamento formale, si è giunti fi nalmente ad un più consapevole approccio alla qualità. Un

approccio che considera la qualità in modo serio e responsabile, come una strada che porta

le organizzazioni ad affi nare sempre più la loro capacità di erogare servizi di qualità. Se poi

la qualità tende all’eccellenza, il risultato diventa evidente e tangibile in ogni attività e ad ogni

livello dell’organizzazione. L’eccellenza qualitativa non deve rimanere però pura teoria ma

deve concretizzarsi in risultati tangibili, nelle scelte che l’amministrazione compie ma anche

nel modo in cui giunge a queste decisioni, negli obiettivi, nei risultati che consegue e nella

capacità di rendere questi risultati sostenibili nel medio e nel lungo periodo. Tale certezza

deve poggiare su dei “fatti” che vanno oltre la disamina dei risultati fi nanziari, ma devono

comprendere un cruscotto di indicatori relativi alle prestazioni erogate dall’amministrazione

e, soprattutto, ad una serie di indicatori relativi ai vari portatori di interessi nei confronti

dell’organizzazione. Portatori di interessi interni, ovvero i dipendenti, mediante la rilevazione

della motivazione, della soddisfazione e la valorizzazione delle professionalità, e portatori di

interessi esterni all’Amministrazione nel senso più ampio. Esempi principe potrebbero essere

in tal senso la rilevazione della soddisfazione del cliente, la qualità che essi percepiscono

del servizio fornito oltre che la soddisfazione della comunità in cui l’organizzazione opera.

La qualità aziendale 1.5

Dal 2004 l’ASSB, come il Comune di Bolzano, dopo aver sperimentato vari approcci alla qualità,

si è orientata verso una strategia di gestione della qualità mirata al miglioramento continuo di

tutte le prestazioni, seguendo l’approccio della qualità totale suggerito dall’European Foundation

for Quality Management (EFQM). .EFQM è un’organizzazione non profi t su base associativa

fondata per iniziativa di alcune fra le principali aziende europee. La missione che EFQM si è posta

è quella di promuovere sul territorio europeo l’Eccellenza cosiddetta “sostenibile” nel medio

e lungo periodo e l’approccio su cui fonda le sue basi è quello del Total Quality Management

(TQM). Il TQM è un approccio alla qualità totale che si riferisce all’intero sistema produttivo

dell’organizzazione e prende in considerazione tutti i soggetti che vantano un interesse nei confronti

dell’organizzazione. Tale approccio pone grande attenzione all’attività manageriale volta al

miglioramento dei processi, alla prevenzione di errori e di difetti in genere, al miglioramento ed

alla responsabilizzazione dei collaboratori mediante il loro attivo coinvolgimento nelle attività, al

miglioramento continuo con riguardo ai bisogni degli utenti e degli stakeholders.

All’ASSB il sistema EFQM (e lo strumento di autovalutazione CAF utilizzato tra il 2004 e il

2005) ha consentito di effettuare un raccordo tra le varie iniziative di qualità intraprese negli

anni e individuare quali punti critici richiedessero ancora un intervento migliorativo su cui

concentrarsi nel 2006. Uno dei punti critici emersi su cui si è lavorato molto nel 2006 era

legato all’esigenza di avere maggior chiarezza e defi nizione di ruoli e competenze in alcuni

dei processi chiavi, sia di tipo assistenziale che amministrativo.

53


Fig. 23 - il percorso verso la qualità totale

PARTENZA

Autovalutazione

CAF- 2005

Analisi risultati

Progetti di

miglioramento 2006

• Controllo di qualità

• Circoli di qualità

• Approcci marketing

oriented

• Carte dei servizi

• ISO 9001

• Partecipazione dei

cittadini

• Premi alla qualità

per la PA

1. Piano di Comunicazione

2. Contabilità per processi

3. Benessere organizzativo

4. Certifi cazioni ISO sede

amm. e case riposo

Audit Premio Qualità Italia

Valutazione risultati

Progetti di miglioramento 2007

Qualità totale

1. Gestione patrimonio

2. Valutazione servizi esternalizzati

3. Valutazione partecipata - bilancio soc.

4. Risk management

ARRIVO

PARTENZA

Il sistema Gestione Qualità Aziendale

Per far fronte a tale criticità, alla fi ne dell’anno 2006 ASSB ha adottato un sistema gestione

qualità secondo i principi europei dell’ISO e ha conseguito la certifi cazione di qualità secondo

la norma ISO UNI EN 9001:2000 per la Sede Amministrativa e per le Residenze per

Anziani; ha rinnovato inoltre il certifi cato delle strutture Asili Nido e del Servizio di Prevenzione

Protezione. Alla certifi cazione ISO devono aggiungersi le certifi cazioni di settore UNI 10881

specifi ca per le residenze per anziani e UNI 11034 relativa al settore Asili Nido.

Per i cittadini ciò signifi ca poter contare sull’utilizzo di standard di qualità stabiliti a livello

europeo e, soprattutto, poter verifi care le attività assistenziali e pedagogiche svolte in ogni

loro passo. Il processo a cui danno vita tali attività non è né casuale né lasciato alla singola

professionalità, bensì comune a tutte le strutture di settore - e agli operatori - dell’Azienda.

Ciò non signifi ca però che il lavoro venga svolto in maniera standardizzata: ogni persona,

infatti, è seguita con un piano individualizzato che coglie i bisogni, stabilisce gli obiettivi e verifi

ca i risultati. A ciò va aggiunto che hanno ottenuto la certifi cazione ISO anche le procedure

utilizzate dagli uffi ci amministrativi che supportano i servizi con attività non immediatamente

visibili, ma indispensabili, come il reperimento del personale, l’acquisto dei generi alimentari,

la fornitura di giochi, la manutenzione delle strutture, la sicurezza sul lavoro.

In pratica, seguendo le norme stabilite a livello europeo per i vari settori sono stati creati dei

54


la Governance

1.5 La qualità aziendale

manuali di servizio che contengono una serie di procedure che devono essere applicate per

raggiungere la qualità stabilita. L’adesione al sistema ISO e quindi la certifi cazione ottenuta

ha inoltre favorito una maggiore presa di coscienza della qualità dei servizi offerti anche da

parte del personale che, con soddisfazione, ha visto riconosciuto il proprio impegno grazie

ad elementi di valutazione oggettivi. Le certifi cazioni ottenute sono uno strumento importante

per promuovere una cultura della qualità basata su tre regole fondamentali: l’attenzione a

come il servizio viene svolto, il rispetto di modalità di funzionamento condivise, l’individuazione

di elementi di valutazione.

Trattando il tema della qualità un elemento va scongiurato: l’autoreferenzialità. Per evitare di

porre l’attenzione solo verso se stessa, ASSB cerca di porsi in un confronto continuo con

altre realtà a livello locale, nazionale e europeo, in modo da poter apprendere da chi ha fatto

esperienze migliori ed è diventato un esempio di buone prassi. Questo confronto nel 2006

è avvenuto sia attraverso la candidatura dell’ASSB a concorsi e premi, sia attraverso la partecipazione

dei dirigenti aziendali quali uditori ad una serie di eventi, convegni, fi ere in cui vi

erano utili occasioni di confronto con altre realtà, sia attraverso la partecipazione attiva quali

relatori o testimoni di migliori prassi a convegni, seminari, giornate formative.

Fra i premi va sicuramente menzionato il premio Qualità Italia bandito dal Dipartimento della

Funzione Pubblica e dal Formez in cui ASSB ha ottenuto un ottimo piazzamento come fi nalista,

dopo un’accurata selezione e visita ispettiva.

Le partecipazioni attive quali relatori sono state numerose, soprattutto nell’ambito di convegni

(convegno organizzato dalla CNA sui servizi sociali a Bolzano, convegno “Perché parlare

ancora di Aids ed infezione da HIV?”, in cui ASSB ha trattato il tema dei servizi di bassa soglia

in cittá, VI° edizione di Euro P.A di Rimini, in cui ASSB ha trattato il tema della Qualità oltre le

ISO esponendo l’ esperienza e degli approcci alla qualità sperimentati da ASSB, convegno di

Bologna sul tema delle lesioni da decubito organizzato dall’ANSDIPP, convegno “Einsamkeit

eine Herausforderung”, promosso dalla “Südtiroler Vinzenzgemeinschaft, convegno “Terza

etá e qualitá della vita”, proposto dal Club “La Ruga”, in collaborazione con l’Assessorato

Sanitá e Politiche Sociali e della Cittá di Bolzano).

La qualità aziendale 1.5

Di estremo rilievo è stata inoltre la partecipazione attiva dell’ASSB alla 4 Conferenza Europea

sulla Qualità dei Servizi Pubblici organizzata dai governi degli stati europei in Finlandia, in cui

ASSB ha portato il proprio bilancio sociale some migliore prassi, selezionata dal Dipartimento

della Funzione pubblica italiano.

Numerosi sono stati anche gli scambi di esperienze tra realtà italiane avvenuti in occasione

di visite uffi ciale ricevute dall’ASSB da parte di altre organizzazioni (direzione della casa di

Riposo di Lendinara-Rovigo, Sozia-Pädagogischen-Institut di Berlino, assessorato ai servizi

sociali del Comune di Trinitapoli e del Comune di Limena di Padova, costituenda Provincia di

Monza) o di trasferte su invito di altri enti (Comune di Sesto San Giovanni, Assessorato alle

Politiche Sociali e Rapporti con il Volontariato del Comune di Venezia).

Importanti anche le pubblicazioni curate da ASSB, a testimonianza dell’impegno dell’Azienda

alla diffusione di conoscenze sociali (“Guida del quartiere Oltrisarco Aslago”, ed. ASSB) e

della capacità di ASSB di creare collegamenti con importanti risorse del territorio: le pubblicazioni

sono infatti state curate in partnership con l’Accademia Europea di Bolzano (“Innovazione

nel management sociale”, ed. Franco Angeli), CLS e Fondo Sociale Europeo (“Il

miglioramento della qualità nelle associazioni di volontariato”, ed. Franco Angeli).

55


Gli impegni di miglioramento qualitativo del 2007

Il percorso verso la qualità totale iniziato nel 2004 è un processo in divenire che non troverà

momenti di interruzione, perché basato sul principio del miglioramento continuo. Per l’anno

2007 ASSB ha già progettato diversi obiettivi per la qualità.

Tra di essi vi è naturalmente il mantenimento della prima annualità del Sistema Gestione Qualità

per la Sede Amministrativa, le Strutture Residenziali per Anziani, ed il Servizio Asili Nido

ma anche lo studio di fattibilità relativo all’estensione della certifi cazione al settore dei servizi

per persone in situazione di handicap e dei servizi distrettuali.

Affi anco al rigore metodologico che la certifi cazione ISO garantisce per la qualità dei servizi

erogati direttamente dall’ASSB, risulta importante verifi care che siano garantiti adeguati livelli

di qualità e di sicurezza nei servizi esternalizzati dall’ASSB ai propri partners. Nel 2007 ASSB

lavorerà quindi proprio sulla valutazione dei servizi esternalizzati e dei livelli di sicurezza per

gli operatori di tali servizi.

Parimenti importante risulta essere il clima lavorativo all’interno delle strutture aziendali. In

questo caso il focus si sposta, per la terza annualità, sulla valorizzazione delle risorse umane

ed sulla cura ed il miglioramento continuo del benessere lavorativo, completando così un

quadro migliorativo generale delle prestazioni offerte.

Ultimo, ma non per importanza, è l’obiettivo aziendale tendente al rafforzamento del dialogo

permanente con gli interlocutori aziendali attraverso il coinvolgimento attivo di signifi cativi

portatori di interesse nel processo di pianifi cazione dei servizi. Gia nel 2006 con la stesura

dei primi Piani di Settore, la programmazione degli interventi relativi a particolari gruppi di

utenza è stata costruita e condivisa con altri enti pubblici e con rappresentanti del Terzo

Settore che, a vario titolo, sono coinvolti nelle aree di interesse. Nel corso dell’anno 2007

si porterà a termine la fase di costruzione dei piani e si darà avvio al loro sviluppo in termini

progettuali, coinvolgendo quindi anche gli stakeholder nella fase di rendicontazione dei risultati

ottenuti.

56


la Governance

1.5 La qualità aziendale

La sostenibilità della qualità

Ormai da qualche anno l’ASSB sta lavorando sulla Qualità Totale, ossia su un approccio

alla qualità che tocchi tutti gli aspetti dell’attività aziendale e prenda in considerazione tutti i

portatori di interesse aziendali. Nel contempo nel 2006 sono iniziate le rifl essioni in tema di

responsabilità sociale dell’ASSB. Esiste una forte connessione tra le due tematiche. Il nesso

è che per ASSB la qualità è una scelta responsabile solo se è sostenibile nel tempo e tale sostenibilità

va valutata sotto il profi lo economico, ambientale e sociale. La rifl essione iniziata in

ASSB nel 2006 ha quindi portato a comprendere che la rivisitazione dei processi in un’ottica

di qualità va effettuata in modo da coniugare gli aspetti economico-fi nanziari con la ricerca

di una migliore qualità dei servizi, della vita e dell’ambiente. Un fatto avvenuto in una casa di

riposo è stato un utile spunto di rifl essione in tale senso e spiega chiaramente il concetto di

qualità sostenibile che ASSB intende sposare: da un’indagine di soddisfazione degli utenti è

emersa la richiesta di avere più caldo negli ambienti e quindi di aumentare riscaldamento della

case di riposo. L’aumento del riscaldamento soddisferebbe immediatamente l’utente, ma

la domanda che ASSB si è posta è: si tratterebbe di una scelta di qualità sostenibile? Quale

sarebbe l’impatto ambientale, economico, sulla salute di utenti e operatori? Certamente non

di qualità.

Guardando in avanti l’obiettivo strategico deve quindi essere di passare dalla gestione della

qualità totale (TQM) alla gestione della responsabilità totale (TRM). I concetti fondamentali

della Responsabilità Totale che ASSB intende fare propri sono: l’assunzione di responsabilità

sulle prestazioni sociali, economiche e ambientali, la consapevolezza sui valori di riferimento,

sulle strategie e sulle azioni per raggiungere gli obiettivi, la valutazione delle problematiche e

la gestione dei rischi con l’attuazione di azioni preventive e correttive, la rendicontazione trasparente

degli impatti e delle prestazioni sociali, economiche e ambientali, il coinvolgimento

di tutti i portatori di interesse nel miglioramento continuo con la valorizzazione del capitale

umano.

La qualità aziendale 1.5

In base alle rifl essioni effettuate nel 2006 in ASSB, affi nchè la Qualità sia sostenibile è necessario

che i processi di qualità siano analizzati, dichiarati e migliorati in base alla capacità

di creare un valore aggiunto che sia possibile mantenere nel tempo sia dal punto di vista

del costo, che delle risorse umane ad essi dedicate. In considerazione dello scarseggiare

di risorse fi nanziarie e umane (nel medio periodo ma a volte anche nel breve) è necessario

essere in grado di fare delle scelte di priorità in base ad una mappa dei valori e avere sotto

controllo i rischi connessi alle scelte di qualità sostenibile effettuate, rischi di tipo economico,

sociale e ambientale.

Sarà quindi obiettivo per il 2007 ragionare sulla Qualità in modo che le scelte sulla qualità

siano integrate con gli obiettivi economico-fi nanziari dell’ente e fortemente connesse al

processo di programmazione e controllo. La qualità sostenibile e socialmente responsabile

passa per la defi nizione di obiettivi gestionali maggiormente bilanciati tra aspetti economici,

riduzione degli impatti ambientali, aumento della qualità dei servizi resi, collaborazione con

gli stakeholders per la soddisfazione degli interessi maggiormente rilevanti. Sarà inoltre impegno

di ASSB fare in modo che la cultura della qualità sostenibile e socialmente responsabile

sia diffusa tra tutti i livelli aziendali in base a conoscenze e competenze specifi che.

57


La dirigenza aziendale 1.6

tiva, un forte ruolo della dirigenza pubblica è stato individuato sin dall’inizio come uno dei

principali strumenti attraverso cui accelerare il cambiamento delle amministrazioni pubbliche”

(tratto da La dirigenza pubblica: il mercato e le competenze dei ruoli manageriali, Dipartimento

italiano della funzione pubblica, ed. Rubettino, 2003).

“Nella loro nuova veste, i dirigenti sono i primi responsabili del buon esito dei processi di cambiamento.

Sono loro che, venuti meno o vecchi criteri meramente burocratico-giuridici, devono

improntare l’attività delle strutture che dirigono a criteri di effi cienza, effi cacia e qualità;

sono loro che devono promuovere la diffusione di quella logica del risultato che deve sostituire

la tradizionale logica dell’adempimento” (tratto da La gestione per competenza nelle amministrazioni

pubbliche, Dipartimento italiano della funzione pubblica, ed. Rubettino, 2006)

La composizione della dirigenza

L’apparato dirigente aziendali nel 2006 non ha subito variazioni rispetto all’anno precedente.

I dirigenti sono rimasti 17. La presenza di personale dirigente femminile è buona: dei 17 totali,

8 sono donne e 9 uomini. Alcuni dirigenti hanno fi gli e devono quindi riuscire a conciliare il

gravoso lavoro dirigenziale con la cura dei bambini. L’orario fl essibile di cui possono fruire

i dirigenti cerca di andare incontro alle esigenze di conciliabilità del lavoro con la famiglia.

L’età media dei dirigenti aziendali è di 42 anni e gli anni del loro operato in ASSB in qualità di

dirigenti è mediamente di 6,35 anni.

Dei 17 dirigenti, 4 appartengono al gruppo linguistico tedesco e 13 a quello italiano.

Le competenze e i risultati ottenuti

Se è pur vero che il ruolo richiesto al dirigente è quello di “decisore” e l’orientamento che ci si

aspetta da lui/lei è fortemente spinto verso i risultati, ciò che in ASSB conta è anche il modo

in cui il dirigente opera e raggiunge i propri obiettivi. Il modo è ciò che esprime la qualità del

suo apporto personale al funzionamento della struttura/servizio che egli/ella dirige. Il dirigente

deve quindi possedere, oltre alle conoscenze, alcune capacità cruciali per l’esercizio della

58


la Governance

1.6 La dirigenza aziendale

funzione: capacità intellettuali, operative e relazionali che lo caratterizzano nella sua gestione

e che infl uenzano il clima organizzativo del gruppo di persone da lui/lei diretto.

Con il documento “piano degli orientamenti strategici” (disponibile nel sito internet aziendale)

la direzione aziendale ha formulato chiare attese nei confronti dei dirigenti aziendali, con riferimento

alla sfera di autonomia, allo stile di lavoro, all’organizzazione per processi, all’attenta

gestione del budget, alla sperimentazione e innovazione.

Obiettivi o comportamenti posti in essere rappresentano l’insieme degli elementi che vengono

annualmente osservati nell’ambito del sistema aziendale di valutazione dei dirigenti.

Per quanto riguarda gli obiettivi, considerando tutti gli obiettivi aziendali quindi sia quelli

strategici che quelli più operativi, la percentuale di raggiungimento nel 2006 è risultata molto

buona: 85,3%.

Due obiettivi sono stati cancellati dalla programmazione per mancanza di fi nanziamento e

altri due hanno dovuto essere sospesi in quanto la loro realizzazione dipendeva da attività di

altri enti che non hanno potuto concludersi.

Il sistema di valutazione

Adottare un sistema di valutazione dei dirigenti signifi ca avere chiaro il modello di governance

che un’azienda ha in mente di applicare. In ASSB il modello di governance è ora chiaro e sta

portando alla luce le implicazioni di senso e gestionali ad esso collegate.

ASSB fonda la propria governance su elementi quali la responsabilità sociale, il risk management,

la programmazione e il controllo, la qualità, la valorizzazione della dirigenza. Va da sè

che l’ambito valutativo della dirigenza è direttamente collegato alla natura stessa dell’ASSB e

quindi agli elementi che costituiscono la sua governance.

Ci sono molte tipologie di valutazione, quelle più oggettive, quelle strategiche, quelle valorizzanti,

quelle penalizzanti, quelle politiche, etc. Nel corso del 2006 all’interno di ASSB, dopo

un confronto con molti modelli applicati altrove, si è giunti a defi nire un sistema di valutazione

fortemente collegato alla cultura aziendale, che la stessa istituzione intende applicare e promuovere.

Il modello si fonda su quattro orientamenti che il dirigente deve seguire, di cui uno

è l’orientamento al risultato:

La dirigenza aziendale 1.6

a) l’orientamento all’utente/cliente (interno ed esterno) e all’assunzione di responsabilità rispetto

al ruolo dirigenziale;

b) orientamento all’effi cienza gestionale e alla correttezza amministrativa;

c) orientamento alla progettazione, rendicontazione e innovazione;

d) orientamento alla corretta gestione delle risorse umane

Il nuovo modello si valutazione sarà portato all’attenzione dei sindacati per essere applicato

a regime con la valutazione relativa all’anno 2007.

59


Il sense making: dall’assunzione delle decisioni alla creazione del senso

nell’organizzazione

2005, che ha portato la dirigenza a passare dalla propensione alla decisione, alla propensione

all’attribuzione di senso alle decisioni assunte.

Se la decisione è la fase di un processo che comporta la necessità di possedere le informazioni

necessarie, l’attribuzione di senso è un passo ulteriore che aggiunge all’assunzione

delle informazioni necessarie, la valutazione della bontà/opportunità della decisione in base

ai valori aziendali riconosciuti e in cui ci si identifi ca. Il senso delle decisioni assunte in ASSB

nel 2006 è quindi da ricondursi ai valori espressi dal Piano degli orientamenti strategici

aziendali (ad esempio, alla decisione di bandire una serie di concorsi per la copertura di

posti in ruolo è dato senso dal “principio di stabilità” sancito dal Piano degli Orientamenti

Strategici aziendale che stabilisce che nel corso del triennio 2006-2008 l’ASSB passi da un

54% di personale di ruolo al 65%.)

60


La riclassifi cazione dei costi al valore aggiunto1.7

il capitale, il lavoro, l’attività produttiva, apportano alla produzione e distribuzione di beni e

servizi. In sostanza, è ciò che l’impresa aggiunge alle materie prime acquistate per la produzione

del prodotto fi nale.

Anche in un’organizzazione che produce servizi, quale la Pubblica Amministrazione, esiste

un valore aggiunto che può essere valutato in due modi:

a) valutando i costi sopportati per produrre i servizi (si parla in questo caso di valore aggiunto

valutato al costo dei fattori)

b) osservando il valore (redditi) che viene distribuito ai soggetti che prendono parte alla produzione,

ossia ai lavoratori, ai partner, ai fornitori, ad altri enti.

In questo bilancio sociale si cercherà di adottare entrambe le chiavi di lettura.

Nel capitolo 2 di questo bilancio, alla fi ne di ogni area tematica, si riclassifi cheranno i costi

evidenziando quanto è stato destinato a ciascun servizio, ossia indicando il costo sopportato

per l’erogazione di ciascun servizio (criterio a)

La riclassifi cazione

dei costi al valore aggiunto 1.7

Qui di seguito invece si adotterà la seconda chiave di lettura, ossia osservando come vengono

retribuiti i fattori produttivi, ossia come ASSB riesce a creare ricchezza nella comunità

locale.

Il valore per i lavoratori

Fig. 24 - Ricchezza distribuita al personale aziendale - 2006

Euro

Retribuzione netta distribuita al personale in busta paga 15.526.478

Oneri a carico dell’azienda 14.693.735

Valore distribuito al personale: euro 15.526.478

su costo totale di euro 30.220.213

51%

Retribuzione netta distribuita

al personale in busta paga - 51%

49%

Oneri a carico dell’Azienda - 49%

61


La distribuzione di valore alle persone che operano in Azienda rappresenta la parte più signifi

cativa delle risorse apportate agli stakeholders (50% del totale budget aziendale), a conferma

del valore che le risorse umane assumono in un’azienda che eroga servizi alle persone.

Il valore per i gestori dei servizi sociali

Fig. 25 - Ricchezza distribuita ai gestori di servizi sociali - 2006

Euro %

Assistenza sanitaria e fi sioterapica 3.069.488 17%

Servizi sociali (contratti e convenzioni) 7.553.665 43%

Pagamento rette ad istituti 7.046.702 40%

Totale 17.669.855 100%

40%

43%

Assistenza sanitaria e fi sioterapica - 17%

Servizi sociali (contratti e convenzioni) - 43%

Pagamento rette ad istituti - 40%

17%

i servizi sociali in forma diretta, ma talvolta ne esternalizza la gestione a partner qualifi cati,

per lo più cooperative e organizzazioni non profi t. Il numero di persone che “ruota” intorno

a tali esternalizzazioni è notevole, a partire dal personale che opera alle dipendenze di tali

organizzazioni. Gli importi che ASSB distribuisce a queste organizzazioni sono notevoli e

riconoscono il valore degli operatori e della qualità dei servizi erogati.

62


la Governance

1.7 La riclassificazione dei costi al valore aggiunto

Il valore per i fornitori

Fig. 26 - Ricchezza distribuita ai fornitori di beni e servizi non sociali - 2006

Euro %

Materie prime e di consumo 1.459.682 17%

Utenze 1.292.288 15%

Servizi di supporto (lavanderia, pulizie, e.a.) 2.452.514 29%

Servizi vari 1.265.969 15%

Servizi per manutenzioni e riparazioni 1.077.498 13%

Costi per godimento beni di terzi 893.309 11%

Totale 8.441.260 100%

15%

17%

11%

13%

Materie prime e di consumo - 17%

Utenze - 15%

Servizi di supporto (lavanderia, pulizie, e.a.) - 29%

La riclassifi cazione

dei costi al valore aggiunto 1.7

29%

15%

Servizi vari - 15%

Servizi per manutenzioni e riparazioni - 13%

Costi per godimento beni di terzi - 11%

scindere da una serie di fattori produttivi, quali materie prime e di consumo e forniture di servizi,

che le consentono di operare. L’attribuzione di valore ai fornitori aziendali rappresentano

una fetta signifi cativa del totale del valore distribuito.

63


I servizi sociali

di ASSB

2

2

65


L’accesso ai servizi2.1

I distretti sociali

Il distretto sociale é un’unità territoriale che corrisponde ad un bacino di utenza ben defi nito

all’interno del quale viene offerta una gamma di prestazioni sociali di base.

Per prestazioni sociali di base si intendono interventi di informazione, consulenza ed assistenza

nonché i relativi interventi integrativi volti a prevenire situazioni di svantaggio e disagio

sociale, a superare o mitigare situazioni di emergenza e a promuovere l’integrazione familiare,

scolastica, professionale e sociale.

Il territorio della città di Bolzano è suddiviso in cinque sedi di distretti che coincidono con le

sedi dei distretti sanitari e con le circoscrizioni della città.

Gli obiettivi del distretto sociale sono:

• porre al centro della propria operatività l’interesse ed i bisogni dei cittadini dopo un’attenta

valutazione e individuazione delle risorse personali, familiari, sociali ed istituzionali;

• privilegiare interventi che mirano al sostegno del singolo, della famiglia e delle reti sociali

nell’assolvimento dei relativi compiti, alla tutela della maternità e dell’infanzia, dell’adolescenza

e della gioventù, degli anziani, degli invalidi e delle persone in diffi coltà o esposte

a rischio;

• operare mirando al superamento della logica dell’assistenza per categorie mediante l’attuazione

di interventi uguali a parità di bisogni e di interventi differenziati a seconda della

specifi cità dei casi;

• interagire con i servizi sociali e sanitari operanti nel territorio di competenza integrando le

diverse fi gure professionali in modo che operino in collaborazione;

• monitorare il territorio di competenza rilevando i bisogni e le risorse presenti al fi ne di

promuovere, coordinare e sostenere iniziative e progetti atti a favorire l’agio, la salute, il

benessere e lo sviluppo della comunità territoriale.

Il distretto è anche la prima porta di accesso ai servizi. E’ presso questa sede che la

persona deve rivolgersi per qualsiasi problematica di tipo sociale o per ottenere certifi cazioni

in merito alla propria situazione economica, per inoltrare richiesta di inserimento dei bambini

in asilo nido, per segnalare situazioni di disagio e/o per chiedere rimborsi di prestazioni

particolari.

Il cittadino che si presenta per la prima volta al distretto sociale trova un addetto all’accoglienza

che per prima cosa verifi ca se il distretto a cui si è rivolta la persona sia quello territorialmente

competente; per le persone straniere verifi ca inoltre la regolarità del permesso

di soggiorno e la sussistenza di tutti i requisiti. Per le persone che non hanno una dimora

stabile o che sono accolte in centri di prima accoglienza o villaggi per nomadi è istituito un

apposito servizio di integrazione sociale sovradistrettuale (S.I.S.) presso il distretto Centro

Piani Rencio, a cui esse possono rivolgersi per le richieste di aiuto sociale.

L’accesso ai servizi 2.1

Se la richiesta della persona è semplice e può essere soddisfatta con un’unica prestazione,

l’addetto all’accoglienza, dopo avere compilato una scheda statistica, la indirizza presso il

servizio distrettuale competente. Qualora invece la richiesta sia più complessa e necessiti

67


di un maggiore approfondimento, essa viene invitata a fare un colloquio con un operatore

sociale. Durante il colloquio la persona ha la possibilità di illustrare all’operatore sociale la

propria situazione o il proprio problema in un ambiente tranquillo e rispettoso della privacy.

Il colloquio può concludersi con una semplice consulenza, con la valutazione che la persona

abbisogna di una singola prestazione del distretto (in quel caso viene indirizzata all’uffi cio

competente) o, se la problematica espressa risulta essere complessa, con l’invio ad una

assistente sociale.

L’assistente sociale verifi cherà se sussistano i presupposti per l’avvio di un progetto di

aiuto e sostegno (presa in carico) analizzando in maniera approfondita i punti di debolezza

(problematiche) ed i punti di forza (risorse) dei vari aspetti della vita della persona richiedente

e del suo nucleo familiare e sociale.

La presa in carico e la dimissione dal servizio

La presa in carico di una singola persona o dell’intero nucleo familiare presuppone che vi sia

una situazione di disagio sociale e la volontà da parte dei soggetti di attivarsi per la risoluzione

della propria situazione.

Durante tutto il percorso di presa in carico vengono infatti stabiliti di volta in volta gli obiettivi

da raggiungere e gli impegni che sia l’operatore sociale sia la persona / famiglia deve rispettare;

il fi ne ultimo di ogni progetto è sempre che la persona / famiglia possa risolvere i propri

problemi nel minor tempo possibile e possa raggiungere la totale autonomia.

La dimissione del caso può avvenire per vari motivi: la risoluzione delle problematiche, la

mancanza di collaborazione da parte dell’utente, il trasferimento in un altro luogo (in questo

caso il servizio sociale si preoccuperà di “passare il caso” al nuovo servizio sociale competente).

Quando le situazioni familiari delle persone prese in carico dal distretto presentano gravi problematiche

in più ambiti (abitativo, sanitario, lavorativo, educativo e di integrazione sociale)

occorre coinvolgere più fi gure professionali, che secondo le proprie competenze e responsabilità

collaborino insieme al progetto di aiuto; si forma quindi un equipe di professionisti.

Il metodo di lavoro seguito prevede che i vari professionisti coinvolti facciano un’analisi della

situazione della persona da sostenere e aiutare, pianifi chino e attuino i vari interventi in maniera

integrata, controllino e valutino l’andamento del progetto.

Tale metodo di lavoro garantisce l’effi cienza e l’effi cacia del progetto di aiuto, non suddivide

il problema per specializzazioni professionali, favorisce l’orientamento alla persona secondo

le sue necessità ed i suoi bisogni, coinvolge le capacità di auto- sostegno della persona e

della propria rete sociale e familiare.

I servizi offerti dal distretto sono i seguenti:

• assistenza sociopedagogica dove operano assistenti sociali, educatori, assistenti al

posto di lavoro (SAPL);

• assistenza domiciliare dove operano operatori socio assistenziali e operatori socio sanitari;

• assistenza economica sociale dove opera il personale amministrativo addetto al servizio

di assistenza economica sociale ed il personale amministrativo addetto al calcolo delle

compartecipazioni tariffarie.

68


i Servizi

2.1 L’accesso ai servizi

Come si vedrà nei capitoli successivi, il motivo prevalente del ricorso per la prima volta

ai servizi sociali è legato a problemi economici della persona e del nucleo familiare.

Spesso dietro a tale bisogno si celano altre problematiche che richiedono la presa in

carico della persona o del nucleo familiare.

Il rischio di povertà tra i vari ceti della popolazione residente è molto alto. Il Piano

Sociale della Qualità della vita della città di Bolzano 2004-2006 tra le principali problematiche

legate a questo fenomeno individua:

• il “caro vita” che investe una fetta sempre maggiore di cittadini, anche a fascia media;

• l’elevato costo delle abitazioni;

• la poca informazione e formazione in merito alla scelta degli acquisti;

• l’aumento della complessità delle problematiche delle persone in situazione di

povertà.

Il Piano, quindi, su questo tema individua tra gli obiettivi principali:

• l’adozione di programmi atti ad individuare i rischi di povertà attraverso la promozione di

attività di prevenzione ed informazione sui rischi derivanti dalla incapacità di gestire le proprie

risorse;

• l’attivazione di un osservatorio sui prezzi; la garanzia di informazione ed il sostegno nel

settore abitativo.

Diventa determinante, in questo contesto, il ruolo del distretto sociale in quanto, attraverso

i suoi servizi, diventa il primo “osservatore” del fenomeno ed il primo attivatore di

risorse capaci di presidiarlo e di contenerlo.

2.1

Nei capitoli che seguono la complessità e la molteplicità delle problematiche connesse al

bisogno economico risulterà in tutta evidenza.

L’accesso ai servizi

69


Persone a rischio di diffi coltà

economica o povere 2.2

Assistenza economica-sociale

L’assistenza economica - sociale mira a sostenere le persone impossibilitate a provvedere

per cause psichiche, fi siche e sociali al mantenimento proprio e dei propri fi gli, fi no al superamento

di situazioni di bisogno. Gli interventi contribuiscono a prevenire e/o contrastare

l’esclusione sociale e a fornire l’opportunità di auto - realizzazione delle persone economicamente

e socialmente più deboli.

L’erogazione della prestazione economica avviene per un periodo limitato di tempo, nell’ambito

di un progetto volto a stimolare l’autosuffi cienza ed evitare il cronicizzarsi della dipendenza

assistenziale; l’assistenza economica non può prescindere da un programma di integrazione

sociale e lavorativo concordato con l’utente, che tiene conto delle caratteristiche

personali e familiari dello stesso.

Le prestazioni di assistenza economica si distinguono in due categorie:

1. erogazioni di somme di denaro:

• per la soddisfazione di bisogni quotidiani (es. reddito minimo di inserimento, spese di affi tto

e condominio);

• per la soddisfazione di bisogni particolari (spese straordinarie, trasporto, servizio telesoccorso

e telecontrollo ecc.);

• per il pagamento di rette per il ricovero in servizi residenziali e semiresidenziali o di affi damento

di minori a famiglie.

2. prestazioni di carattere amministrativo:

• certifi cati per l’esenzione del ticket sanitario;

• calcolo della valutazione della situazione economica familiare;

• dichiarazioni per l’ottenimento di agevolazioni tariffarie per strutture residenziali e semiresidenziali;

Nel corso dell’anno 2006 sono state assistite con prestazioni di assistenza economica di

entrambi i tipi 3.265 persone che, unitamente ai loro familiari, costituiscono un numero

complessivo di 5.779 persone, ovvero il 5,8% della popolazione cittadina, valore pressoché

invariato rispetto allo scorso anno (5,7%).

Nella tabella che segue si evidenzia il numero complessivo delle persone che si sono rivolte

al servizio ottenendo almeno una delle prestazioni sopra elencate suddivise per quartiere;

in quella successiva invece si evidenzia il numero delle persone, con rispettivi familiari che

hanno ottenuto solamente prestazioni in denaro.

70


i Servizi

2.2 Persone a rischio di difficoltà economica o povere

Fig. 27 - Totale utenti che hanno usufruito del servizio di assistenza economica sociale - 2006

Distretto Utenti Familiari Popolazione %

Don Bosco 923 1.702 23.029 7,4%

Centro Piani Rencio 733 1.132 17.417 6,5%

Oltrisarco Aslago 849 1.516 13.509 11,2%

Europa Novacella 509 964 16.096 6,0%

Gries S. Quirino 251 465 29.769 1,6%

Totale 3.265 5.779 99.883 5,8%

Fig. 28 - Totale utenti che hanno percepito o usufruito di prestazioni in denaro - 2006

Distretto Utenti Familiari Popolazione %

Don Bosco 588 1.199 23.092 5,2%

Centro Piani Rencio 545 908 17.417 5,2%

Oltrisarco Aslago 597 1.123 13.509 8,3%

Europa Novacella 227 423 16.096 2,6%

Gries S. Quirino 306 549 29.769 1,8%

Totale 2.263 4.202 99.883 4,2%

Le motivazioni per le quali gli utenti si rivolgono al servizio di assistenza economica sono

diverse. La principale causa di ricorso al servizio è dovuta al fatto che il reddito

prodotto da attività lavorativa è insufficiente a far fronte alle necessità familiari,

in particolare per sostenere le spese di affitto. La prestazione maggiormente richiesta

è infatti l’integrazione delle spese di locazione e spese accessorie. La seconda causa, in

percentuale, è lo stato di disoccupazione per un periodo superiore a tre mesi: come

evidenziato nel capitolo dedicato all’area adulti nella parte relativa al servizio Help for Job,

è chiaro che questo dato risulta particolarmente critico in quanto rimanere disoccupato per

molto tempo signifi ca fare sempre più fatica per rientrare nel mondo del lavoro. La terza motivazione

più ricorrente è dovuta all’impossibilità di guadagno dovuta a diversi fattori, come

ad esempio: malattia o invalidità del richiedente (5,5%), maternità e cura di fi gli minori (4,4%),

lo stato di profugo in attesa di riconoscimento (1,4%), l’onere di cura di familiari invalidi o

anziani (0,3%) .

Persone a rischio di diffi coltà

economica o povere 2.2

71


Fig. 29 - Utenti assistenza economica sociale per motivo della richiesta - 2006

9%

11%

22%

2%

9%

12%

9%

8%

18%

9%

8%

18%

12%

2%

22%

11%

9%

9%

Diffi cilmente collocabile (gruppi marginali, disagio

sociale, età, invalidità)

Disoccupazione di breve periodo (3mesi)

Impossibilità di guadagno (malattia, terapia, maternità,

profugo, cura familari)

In cerca di primo impiego

Reddito insuffi ciente (attività lavorativa)

Reddito insuffi ciente (pensione)

Pagamento di prestazioni assistenziali per minori,

disabili, malati psichici

Agevolazione tariffaria, rimborsi, anticipazione assegno

alimentare

L’erogazione di tutti i tipi di prestazioni avviene, su presentazione di apposita domanda da

parte del cittadino, a seguito di una valutazione sullo stato di bisogno effettuata dal servizio

sociopedagogico del distretto sociale in cui il cittadino abita. Nel caso in cui la richiesta del

cittadino riguardi un’erogazione in denaro per la prestazione denominata “di reddito minimo

di inserimento”, questa può avvenire solo nell’ambito di un progetto individualizzato sulla

persona predisposta dall’equipe distrettuale.

Spesso la domanda dei cittadini, a seconda della propria situazione personale e/o familiare,

può contenere più richieste di intervento economico. Durante l’anno 2006 sono state presentate

11.189 domande e sono state esaminate 22.262 richieste di prestazioni. Di tali richieste,

il 63,4% ha avuto riscontro con l’erogazione della prestazione, il restante 36, 4% è stato

negato e/o revocato (19,3%) oppure riguarda richieste archiviate o rinviate per ulteriori accertamenti,

per mancanza di documentazione ecc. (17,1%). I motivi principali per la negazione

o la revoca di una prestazione sono la mancanza dei requisiti di legge, la non disponibilità

a collaborare ad un progetto personalizzato, il cambiamento della situazione familiare e/o

economica, le false dichiarazioni ecc..

Fig. 30 - Domande di assistenza economica presentate e relativi esiti - 2006

Distretto

Domande

presentate

Richieste di

prestazioni

esaminate

di cui

concesse

di cui negate/

altro

Don Bosco 2.950 5.820 3.503 2317

Centro Piani Rencio 2.396 3.509 2.443 1066

Oltrisarco Aslago 3.105 8.050 4.829 3221

Europa Novacella 1.356 2.361 1.706 655

Gries S. Quirino 1.382 2.522 1.644 878

Totale 11.189 22.262 14.125 8.137

72


i Servizi

2.2 Persone a rischio di difficoltà economica o povere

Le prestazioni di assistenza economica in denaro più signifi cative sono quelle relative al

“reddito minimo di inserimento” ed all’integrazione delle spese di locazione e spese

accessorie per la casa (c.d. spese condominiali). Lo scopo di queste prestazioni

è quello di sostenere la persona e il nucleo familiare nel soddisfacimento dei bisogni fondamentali

di vita, quali l’alimentazione, l’abbigliamento, la salute e l’igiene della persona e della

casa, le spese per l’abitazione.

“Nella città di Bolzano nel corso del 2006 i provvedimenti di sfratto

per scadenza contratti, da statistiche uffi ciali giudiziarie, erano in forte

diminuzione con un aumento degli sfratti per morosità (circa 80% delle

pratiche complessive).

Questo dato spiega in maniera chiara che le case in affi tto ora si trovano

più facilmente. Motivo? Le nuove costruzioni (Mignone, viale Druso,

Firmian ecc.) hanno reso liberi parecchi alloggi, l’Ipes sta costruendo e

assegnando un buon numero di alloggi popolari. Il contratto di locazione

agevolato (tre anni+due), è diventato quello più usato dai proprietari

di casa, dato che è più conveniente del normale contratto, viste le

agevolazioni e visto che, per qualche alloggio, il limite del canone di tale

contratto è vicino ai prezzi di mercato (esempio: alloggi medi in zona

media con balcone e cantina: 50mq calpestabili max. 630,00, 75 mq.

max 780,00, 100mq max. 1000,00). Questi limiti sono stati defi niti con

accordo territoriale nel 2003 quando la necessità primaria era creare

un forte incentivo per invogliare attuali e nuovi proprietari a cedere le

loro case in affi tto. Questa diffi cile scelta di fi ssare i limiti di affi tti alti ha

contribuito a rendere la locazione privata più interessante; i prezzi degli

affi tti caleranno però nel momento in cui caleranno i costi per l’acquisto

delle case e se non si crea un limite dei canoni attraverso leggi (vedi

esperienza equo canone o canone provinciale col fenomeno del

“nero”). Pertanto, col forte intervento politico per aumentare il numero

delle case e le nuove proposte di intervento dell’ente pubblico per la

costruzione di alloggi da dare in affi tto alle famiglie che non rientrano

nella graduatoria Ipes, l’offerta del mercato-affi tto si riprenderà e così,

per forza, gli affi tti diventeranno anche più sostenibili.”

Horst Gasser, segretario provinciale Centro Casa.

1.435,

ovvero il 63,4% del numero complessivo di utenti del servizio che hanno percepito prestazioni

in denaro. Anche se non di molto, questa percentuale è diminuita rispetto allo scorso

anno (66%) e ciò è in parte dovuto al fatto che si iniziano a vedere i primi risultati dei numerosi

progetti di inserimento socio – lavorativo messi in atto dai servizi distrettuali, in particolare dal

servizio Help for Job (si veda capitolo area adulti).


L’alto costo degli affitti a

Bolzano porta numerose

famiglie a chiedere aiuto

all’assistenza economica.

Qual è l’andamento

del fenomeno e ci sono

correttivi, ad esempio il

contratto convenzionato

pensato per calmierare i

prezzi, che possano arginarlo?


Persone a rischio di diffi coltà

economica o povere 2.2

73



Funziona collegare la

prestazione economica a

un progetto che cerchi di

sviluppare l’autonomia?

Quale la percentuale di

successo?


“Il progetto di aiuto e di sviluppo dell’autonomia personale si fonda su

una serie di interventi, sociali ed educativi, che mirano al sostegno della

persona, nell’ottica di favorire il superamento delle situazioni di diffi coltà

e il percorso di integrazione sociale. In questo senso, il regolamento

provinciale vigente in materia di assistenza economica sociale

defi nisce l’aiuto economico come temporaneo, a supporto di percorsi

di attivazione personale, e nel lungo periodo non può rappresentare

solamente un “aiuto materiale” in risposta ad un bisogno prettamente

economico. In molte situazioni diventa infatti strumento educativo volto a

favorire il potenziamento e la promozione delle capacità individuali nelle

varie dimensioni della vita quotidiana (es: lavoro, famiglia, reti sociali) e

meccanismo premiante per coloro che si impegnano attivamente nel

progetto individualizzato defi nito con i servizi sociali.

L’aiuto economico dovrebbe pertanto essere strettamente interdipendente

da altri fattori, non da ultimo la motivazione, l’impegno e la capacità della

persona di porsi degli obiettivi di automiglioramento. La percentuale di

successo di questi progetti non è legata infatti alla semplice erogazione

di prestazioni sociali ed economiche da parte dei servizi ma soprattutto

alla partecipazione attiva e consapevole dei diretti interessati. Questa

metodologia di lavoro incontra delle diffi coltà nella sua realizzazione

a causa di una visione degli interventi economici come “atti dovuti”

e del distretto come “bancomat” a cui attingere. In questo contesto

risulta molto diffi cile parlare con le persone di attivazione, impegno e

motivazione. Il regolamento stesso che disciplina la materia lascia ampi

spazi di fl essibilità a favore dell’utenza.

La trasformazione culturale è molto lenta ma parte quotidianamente

dal lavoro nei servizi alle persone. A questo proposito, si evidenziano

delle importanti sperimentazioni con alcune associazioni private che

operano nel settore dei senza dimora rispetto alla gestione fi nanziaria

concordata con gli assistiti degli aiuti economici erogati dal distretto, al

fi ne di rispondere a dei bisogni primari realmente urgenti ed evitare un

uso incontrollato di tali benefi ci.”

Viviana Francescatti, assistente sociale del Servizio Integrazione

Sociale.

Nella tabella seguente viene evidenziato il numero delle persone che hanno benefi ciato di

queste due prestazioni in denaro.

Fig. 31 - Persone riceventi Reddito Minimo di Inserimento (RMI) e/o Integrazione Locazione

e spese accessorie - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

RMI senza spese di

locazione e accessorie

33 158 64 20 29

Locazione e spese

accessorie senza RMI

131 94 121 46 53

RMI + spese di

locazione ed accessorie

205 85 272 65 59

Totale 369 337 457 131 141

74


i Servizi

2.2 Persone a rischio di difficoltà economica o povere

Oltre alle due prestazioni sopra descritte, sono previste altre prestazioni in denaro di cui il

cittadino in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente, può benefi ciare. Queste

prestazioni economiche hanno lo scopo di far fronte ad emergenze individuali e/o familiari

in particolari circostanze della vita, di contribuire a soddisfare bisogni particolari di specifi -

che categorie di utenti (anziani, disabili, sordomuti ecc.), di garantire la tutela e lo sviluppo

armonico dei minori, di garantire la continuità della vita familiare e della casa o di soddisfare

le esigenze personali di persone che, ricoverate in strutture residenziali, non dispongono di

entrate proprie. La tabella che segue indica gli utenti che hanno avuto tali prestazioni, suddivisi

per tipologia di erogazione

Fig. 32 - Utenti in assistenza economica per tipo di prestazione - 2006

Acquisto/adattamento mezzi per

disabili o per i loro familiari

Affidamento di minori in comunità/

istituti/comunità di tipo familiare

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novac.

Gries

Quirino Totale %

7 3 - 2 2 14 0,4

26 35 13 9 4 87 2,4

Affidamento di minori presso famiglie 48 16 27 18 20 129 3,6

Anticipazione dell’assegno di

mantenimento a tutela del minore

23 10 16 15 6 70 1,9

Assegno piccole spese (Taschengeld) 29 142 13 18 17 219 6,1

Continuità della vita familiare

e della casa

22 - 20 17 17 76 2,1

Integrazione locazione ed accessorie 328 178 339 110 171 1.186 32,9

Prestazioni specifiche 109 116 109 62 52 448 12,4

Prestazioni specifiche per minori 91 41 91 20 19 262 7,3

Reddito minimo di inserimento (RIM) 229 240 342 84 159 1.054 29,2

Servizio di telesoccorso/telecontrollo 31 14 15 21 13 94 2,6

Spese di trasporto 6 - 3 4 4 17 0,5

Spese di trasporto pubblico per anziani 1 2 2 - - 5 0,1

Totale 950 797 1.050 380 484 3.661 100

N.B. – Una persona può aver ricevuto più prestazioni quindi può essere conteggiata più volte

Persone a rischio di diffi coltà

economica o povere 2.2

Come già anticipato all’inizio del capitolo, il servizio rilascia anche dichiarazioni relative alla

situazione reddittuale (Valutazione Situazione Economica) di singoli e di famiglie che ne

fanno richiesta per ottenere agevolazioni tariffarie o fi nalizzate al pagamento di determinati

servizi. Oltre a quelli già previsti dalla normativa vigente per il pagamento dei servizi aziendali

(asili nido, case di riposo, convitti ecc.) l’assistenza economica svolge tale servizio anche per

il Comune di Bolzano in particolare per il calcolo tariffario delle rette delle scuole per l’infanzia

e per le refezioni scolastiche come evidenziato nella tabella seguente.

75


Fig. 33 - Calcoli VSE per conto del Comune di Bolzano - 2006

Distretto

refezioni

scolastiche

scuole

dell’infanzia

Don Bosco 177 185

Centro Piani Rencio 63 64

Oltrisarco Aslago 106 82

Europa Novacella 65 60

Gries S.Quirino 41 84

Totale 452 475


Le erogazioni assistenziali

disegnano una mappa

della povertà cittadina.

Che ricadute hanno

le difficoltà economiche

sulla vita sociale di una

zona? Sono previsti interventi

mirati?


“La concentrazione di persone e famiglie in diffi coltà economiche si

ripercuote notevolmente sulla vita sociale di una zona, specialmente

quando non si tratta di situazioni di bisogno transitorie, che possono

essere superate dopo breve tempo con qualche sforzo e con un aiuto

esterno, ma di forme di “povertà consolidata” caratterizzata da una certa

durata. Le persone con diffi coltà economiche sono costrette a far fronte

ai bisogni primari come l’alimentazione, il vestiario, i bisogni relativi alla

salute, la casa. Disoccupazione e affi tti alti peggiorano la loro già precaria

situazione. In questi casi l’offerta dei distretti è di consulenza, aiuto

nell’inserimento lavorativo, accompagnamento e sostegno, attraverso il

coinvolgimento di servizi specialistici e delle struttura, combinati al necessario

sostegno economico. L’assistenza sociale offre ai richiedenti

soldi, prestazioni e consulenza socio-pedagogica nell’ambito di un progetto

individualizzato, predisposto sulla singola situazione, che mira al

superamento del bisogno e recupero dell’autonomia.

Quando i cittadini sono in diffi coltà economiche il loro interesse alle

attività della comunità, alla formazione, alle iniziative culturali, sportive

e ricreative diminuisce, perché tutto ciò viene vissuto come superfl uo,

spesso addirittura come provocazione.

Per questo motivo è diffi cile in questi quartieri costruire una sana vita

sociale e realizzare progetti che sviluppano il senso di appartenenza e la

solidarietà. “

Per questo, accanto ad un adeguato lavoro di integrazione che dovrebbe

ridurre l’esclusione sociale, è di fondamentale importanza la prevenzione

e l’informazione al fi ne di contrastare l’insorgere di serie diffi coltà economiche

e ciò deve rappresentare una priorità per tutte le strutture i servizi

del settore pubblico e privato”

Manuela Gotto, Vice Direttrice Aziendale, Direttrice della Ripartizione

Distretti Sociali.

76


i Servizi

2.2 Persone a rischio di difficoltà economica o povere

Fig. 34 - Costi per l’ Assistenza Economica Sociale - 2006

Area Assistenza Economica Sociale 2006

Euro 4.874.598

Servizio dell’Assistenza Economica Sociale 585.394

Trasferimenti per l’Assistenza Economica Sociale 4.289.204

5%

5%

2% 2%

Reddito minimo di inserimento

1.565.277 - 36%

Spese di locazione ed accessorie

1.446.297 - 34%

9%

7%

36%

Prestazioni specifi che

374,347 - 9%

Continuità della vita familiare

292.597 - 7%

Assegno per esigenze personali

230.511 - 5%

34%

Anticipazioni assegno di mantenimento

205.434 - 5%

Prestazioni specifi che per minori

97,071 - 2%

Altro

77.670 - 2%

*altro

Acquisto e/o adattamento di mezzi di locomozione 46.761

Servizio di telesoccorso e telecontrollo, telefono anziani 22.632

Spese di trasporto per persone portatori di handicap ed anziani 8.277

Totale 77.670

Persone a rischio di diffi coltà

economica o povere 2.2

L’intero settore è finanziato dalla Provincia

77


Fig. 35 - Reddito minimo di inserimento e/o spese per locazione – confronto spesa e

assistiti anno 2005 - 2006

2005

Distretto

Reddito minimo di

inserimento

Locazione e spese

accessorie

Totale* RMI + locazione

spesa

assistiti

spesa

assistiti

spesa

assistiti

Don Bosco 395.840,79 235 248.146,81 306 643.987,60 358

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

218.771,70 204 245.935,52 181 464.707,22 293

588.506,32 305 404.743,03 352 993.249,35 406

200.631,88 110 142.509,56 131 343.141,44 160

197.826,92 132 215.103,29 134 412.930,21 178

Totale 1.601.577,61 986 1.256.438,21 1.104 2.858.051,82 1.395

* il numero complessivo degli assistiti è indicativo poichè un assistito può aver beneficiato di ambedue

le prestazioni. Gli assistiti che hanno ricevuto il RMI e il contributo p.locazione vengono conteggiati una

sola volta nel totale.

2006

Distretto

Reddito minimo di

inserimento

Locazione e spese

accessorie

Totale* RMI + locazione

spesa

assistiti

spesa

assistiti

spesa

assistiti

Don Bosco 358.624,00 229 311.119,00 328 669,743,00 369

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

231.766,00 240 247.784,00 178 479.550,00 337

610.802,00 342 501.989,00 399 1.112.791,00 457

165.348,00 84 133.828,00 110 299.176,00 131

198.737,00 159 251.577,00 171 450.314,00 141

Totale 1.565.277,00 1.054 1.446.297,00 1.186 3.011.574,00 1.435

* il numero complessivo degli assistiti è indicativo poichè un assistito può aver beneficiato di ambedue

le prestazioni. Gli assistiti che hanno ricevuto il RMI e il contributo p.locazione vengono conteggiati una

sola volta nel totale.

78


Prima infanzia 2.3

I servizi socio educativi per la prima infanzia hanno l’obiettivo di supportare la famiglia nel

ruolo genitoriale e sostenerla nelle attività di cura e di educazione dei propri fi gli.

Sul territorio cittadino i servizi alla prima infanzia gestiti dall’ASSB sono costituiti dagli

asili nido: l’asilo nido è un servizio educativo e sociale d’interesse collettivo, fatto di spazi,

ritmi, oggetti e persone ed ideato per favorire lo sviluppo armonico del bambino dai 3 ai 36

mesi, integrando, accompagnando e sostenendo la famiglia nella sua funzione e promuovendo

una sua partecipazione attiva alla vita dell’asilo nido.

Accanto agli asili nido altri tipi di servizi per la prima infanzia hanno trovato un riconoscimento

normativo: si tratta delle microstrutture, riconosciute con legge provinciale del 2004 e

disciplinate nella loro operatività con un regolamento di esecuzione. In base alle disposizioni

provinciali tali microstrutture possono essere gestite direttamente dall’ente pubblico o essere

affi date a enti privati accreditati, non aventi fi ne di lucro. La microstruttura è un servizio socio

– educativo destinato ai bambini in età fra 0 e 36 mesi, volto a favorire il benessere e la crescita

armoniosa dei bambini, assicurando nel contempo alla famiglia un adeguato sostegno

nei compiti educativi, al fi ne anche di conciliare al meglio esigenze lavorative e familiari, nel

quadro di un completo sistema di sicurezza sociale. A Bolzano queste microstrutture sono

gestite da cooperative sociali.

Tali strutture hanno caratteristiche e funzioni diverse da quelle tipiche degli asili nido dell’Azienda

Servizi Sociali. Gli asili nido gestiti dall’ASSB possiedono una loro particolare impostazione

che valorizza soprattutto la funzione educativa, oltre che sociale, del servizio.

Pilastri principali dell’attività sono: il principio di individualità e centralità di ciascun bambino,

la partecipazione attiva delle famiglie, la formazione continua del personale, lo scambio, il

confronto tra tutti i soggetti che all’interno del nido interagiscono. In questo ultimo decennio

si è assistito infatti, oltre che ad una esplicita richiesta da parte delle famiglie di luoghi sicuri

e stimolanti in cui far vivere i propri bambini, anche di un luogo che offrisse occasioni di incontro

con altri genitori, di opportunità per creare reti di amicizie, di confronto per esprimere

i propri dubbi ed elaborare, discutendo con altri genitori o con professionisti esperti, modi

più articolati e soddisfacenti di esercitare il “ mestiere dell’educare”.

Anche l’immagine di “Bambino” e di infanzia ha subito nel tempo una sua trasformazione.

Si pensa oggi al bambino come competente ed attivo protagonista della propria crescita e

delle proprie esperienze.

Al nido quindi il sapere, le competenze delle famiglie incontrano le competenze professionali

degli educatori; educatori preparati e costantemente aggiornati attraverso la formazione

permanente in grado di individuare i bisogni di ogni singolo bambino, accompagnandolo

insieme alla famiglia nei primi anni di vita. Il nido è anche un luogo in cui si sostiene la relazione

tra genitori e bambini, spesso caratterizzata da ansie e dubbi legittimi e ben fondati nella

complessità del tempo che viviamo, dubbi talvolta destabilizzanti. Anche per questo presso i

nidi è presente un consulente pedagogico che dietro appuntamento può dare ai genitori uno

spazio di ascolto, di informazione, di consigli.

2.3

Prima infanzia

79



Quali sono gli aspetti

educativi - pedagogici

sviluppati dagli educatori

degli asili nido nel rapporto

con i bambini?


“Nei primi anni di vita, i bambini strutturano modi e forme di conoscenze,

apprendono a interagire con il mondo fi sico e sociale all’interno di un

processo di elaborazione attiva (tratto dal regolamento asili nido) e

sono certamente anni fondamentali.

L’opera dell’educatore al nido è delicata, ma può essere estremamente

importante se il suo scopo non sarà solo quello di curare il bambino in

assenza della madre, di offrirgli un ambiente confortevole, di farlo vivere

con coetanei ma, di favorire un legame valido e strutturante tra genitore

e fi glio. La terminologia ancora spesso in uso ha per lungo tempo

mantenuto una presunta e non giustifi cata separazione tra i diversi

momenti della giornata di un bambino al nido indicando con il termine

attività tutte le situazioni di gioco o di proposte dell’adulto, e, con il

termine routine tutte quelle situazioni (cambio, pasto) che ripetendosi

sempre simili scandiscono regolarmente la giornata del bambino.

Ma è proprio vero che esiste questa distinzione?

Forse è davvero diffi cile e rischioso defi nire cosa è attività e soprattutto

cosa non lo è per un bambino piccolo. Le più importanti attività spesso

sono proprio le cosiddette routine, poiché costituiscono momenti ed

esperienze particolarmente pregnanti e signifi cative per il bambino, per

il coinvolgimento massiccio, per l’intensità di sensazioni e sentimenti

che attivano, per l’intensità e l’empatia di rapporto con l’adulto, per

l’importanza che rivestono rispetto al suo benessere fi sico e quindi

psicologico, per l’importanza che queste esperienze hanno nella

costruzione, identifi cazione di sé.

Pensiamo a quelle situazioni della sua quotidianità quali cambio, sonno

ma anche la separazione e il ricongiungimento con il genitore dove

il bambino “costruisce” attivamente se stesso ed in cui è ampiamente

coinvolto sul piano cognitivo oltre che affettivo e sociale.

Pensando alle “attività” come a momenti che offrono esperienze adatte

ad aprire processi di conoscenza e alle routine come a momenti che le

consolidano. Ricostruire questa “ UNICITA’ ” signifi ca dare integrità e

completezza agli interventi degli educatori, superando le ABITUDINI.

Ritengo che l’educatore debba riconoscere e ritrovare concretamente

una continuità di intervento nelle diverse situazioni, riconoscere il”

lavoro” del bambino al nido, il proprio lavoro e il ruolo di adulto che

consente, favorisce, accetta, risponde, rinforza, struttura le modalità di

intervento. Favorire l’instaurarsi di piccole” abitudini “è un delicato e, a

volte, vorrei dire raffi nato compito affi dato agli operatori del nido.

Quello che deve rimanere immutato nel succedersi dei momenti vissuti

al nido è la consapevolezza del contesto complessivo di una giornata ,

in modo coerente con i pensieri dell’educatore.

Il compito principale dell’educatore rimane in ogni momento quello di

osservare, analizzare e valutare le potenzialità delle singole situazioni

il relazione ai bisogni dei singoli bambini, del gruppo e dei genitori per

individuare interventi conseguenti.”

Roberta Passoni, educatrice e coordinatrice asilo nido Via

Parma 10

80


i Servizi

2.3 Prima infanzia

L’istituzione delle microstrutture cambia lo scenario dei servizi alla prima infanzia sul territorio

cittadino e cerca di dare risposta ad alcune problematicità che erano state individuate dal

Piano Sociale per la Qualità della Vita 2004-2006:

1. l’insuffi ciente capacità ricettiva nelle strutture riservate a bambini dai 0 ai 3 anni rispetto al

fabbisogno e alla dislocazione non omogenea dei servizi sul territorio;

2. la non ancora del tutto soddisfacente fl essibilità nella risposta dei servizi esistenti e predisposizione

di nuove forme di intervento.

Le microstrutture, che sono gestite da cooperative sociali, contribuiranno ora a dare risposta

a queste problematicità, ma il loro ingresso nel panorama dei servizi alla prima infanzia rende

necessaria la costruzione di un sistema integrato di servizi per poter offrire alle famiglie

la possibilità di scelta nell’ambito di un sistema effi ciente. Se l’idea di predisporre un’unica

graduatoria di accesso agli asili nido dell’ASSB e alle microstrutture è stata abbandonata, sta

invece proseguendo il confronto tecnico-politico sulla concertazione dei criteri di accesso.

Attraverso la costituzione di un gruppo permanente sulla qualità (composta da rappresentanti

dell’ASSB e delle cooperative che gestiscono le microstrutture), verrà realizzato un

piano di comunicazione per consentire una scelta consapevole da parte delle famiglie e verranno

programmate azioni di monitoraggio e di valutazione della qualità del servizio erogato,

al fi ne di poter esercitare la funzione di controllo e di valutazione è attribuita all’ente pubblico

in un’ottica di tutela dell’utenza del servizio.

Sul territorio cittadino, oltre agli asili nido pubblici, alle microstrutture ed al servizio Tagesmutter

esistono 2 asili nell’ambito delle imprese locali gestiti dal privato sociale (cd. Asili

aziendali). La differenza rispetto alle altre tipologie consiste sia nel fi nanziamento del servizio

che in parte è coperto dalla stessa impresa, sia nel fatto che i posti sono riservati ai fi gli dei

dipendenti della medesima impresa. Il Comune e l’ASSB non svolgono, attualmente, alcun

ruolo nella gestione e/o fi nanziamento di tali servizi.

2.3

“Il passaggio della responsabilità, o meglio regia, di tutto il settore sia

pubblico sia privato all’ASSB eccetto il servizio Tagesmutter ancora

in capo alla Provincia, per i genitori signifi cherà innanzitutto maggior

chiarezza rispetto alle diverse tipologie di offerta di servizi alla prima

infanzia. Sarà cura, infatti, dell’ASSB coordinare la realizzazione di un

piano di comunicazione che dovrà indicare in modo preciso cosa e come

vengono offerti i diversi servizi in termini di orari, spazi, tariffe e progetto

pedagogico. Aumenterà quindi la possibilità di scelta da parte dei genitori,

sempre compatibilmente con la disponibilità dei posti che verrà però

gestita attraverso criteri d’accesso che si baseranno sul reale bisogno

delle famiglie; verrà cioè esplorata la situazione familiare, lavorativa e

sociale della famiglia per consentire equità nell’accesso ai servizi alla

prima infanzia. In un’ottica di tutela dell’utenza, e quindi dei bambini e

dei loro genitori, verranno inoltre messe in atto azioni di monitoraggio e

di valutazione della qualità del servizio erogato in esecuzione a quanto

indicato dal Piano sociale qualità della vita e dal Piano di settore prima

infanzia; ciò avverrà contemporaneamente alla costituzione di un gruppo

di lavoro permanente sulla qualità composto da rappresentanze sia

del pubblico sia del privato. Un tale “laboratorio” permanente avrà di

certo una più che positiva ricaduta sui bambini e le loro famiglie poiché


Che cosa significherà

concretamente per i genitori

il passaggio delle

microstrutture sotto la

responsabilità dell’ASSB?


Prima infanzia

81


attraverso lo scambio e il confronto tra realtà differenti si potrà realizzare,

in un momento storico dove i genitori chiedono sempre più “appoggio

educativo” ai servizi, l’ambito progetto di far sì che le strutture per la

prima infanzia diventino oltre che luoghi educativi e sociali anche spazi

culturali in cui i diversi attori possano costantemente confrontarsi su un

tema così importante e delicato.”

Licia Manzardo, direttrice Ufficio Servizi alla Famiglia

Asili nido

Nel corso dell’anno 2006 gli asili nido gestiti dall’ASSB sono stati 8, per una disponibilità

complessiva di 377 posti.

Il numero dei bambini ammessi al 31.12.2006 era 375, mentre quello dei bambini iscritti era

377 in quanto due bambini si sono dimessi durante le vacanze natalizie. L’indice di saturazione

delle strutture (rapporto iscritti / capacità ricettiva) è sempre del 100%. Durante l’anno

la percentuale di copertura ha superato quella dello scorso anno e da 70,9% è passata al

74,3% . Questo dato però non è sempre signifi cativo perché varia a seconda delle assenze

per malattia, molto frequenti tra i bambini.

Fig. 36 - Capacità ricettiva degli asili nido e presenza media - 2006

Giorni di

apertura

Capacità

ricettiva

N.

presenze

% di

copertura

Presenza

media

Bambini

al 31.12.06

Via C. Augusta 215 19 3.117 76,3% 14,50 19

Via Gaismair 215 16 2.757 80,1% 12,82 15

Via Genova 217 38 6.364 77,2% 29,33 38

Via Milano 215 136 21.492 73,5% 99,96 135

Vicolo San Giovanni 217 28 4.280 70,4% 19,72 28

Via Parma 217 44 6.896 72,2% 31,78 44

Viale Venezia 217 76 12.393 75,1% 57,11 76

Vicolo Lageder 217 20 3.263 75,2% 15,04 20

1.730 377 60.562 74,3% 280,26 375

Al 31.12.2006 la graduatoria, unica per tutti gli asili nido dell’ASSB, aveva una lista di attesa

di 233 domande contro le 247 domande dell’anno precedente.

Rispetto allo scorso anno è aumentato notevolmente il numero dei bambini (205) rispetto a

quello delle bambine (170), mentre la fascia di età prevalente rimane sempre quella dei 2–3

anni.

82


i Servizi

2.3 Prima infanzia

Tutte le strutture offrono analoghi standard di qualità inerenti gli ambiti abitativo, organizzativo,

professionale e pedagogico – educativo.

Negli asili aziendali è particolarmente curato il periodo dell’inserimento del bambino in asilo,

periodo che varia nella durata a seconda della sensibilità del bambino e che richiede da parte

delle educatrici una capacità relazionale e di osservazione estrema. Soprattutto in questo

periodo il rapporto con le famiglie è basato sullo scambio reciproco delle informazioni e

almeno due volte all’anno vengono organizzate riunioni con i genitori per tenerli aggiornati

sull’andamento delle attività. Le operatrici sono sempre disponibili per colloqui individuali,

avvalendosi, se necessario del supporto di esperti di riferimento. Sono previsti organismi di

partecipazione, quali sono l’assemblea delle famiglie ed il comitato di gestione, che permettono

di condividere obiettivi e metodi operativi del servizio con i vari portatori di interesse.

Tutta l’attività dei nidi si basa su un progetto pedagogico – educativo, elaborato con il supporto

di una pedagogista , che contiene:

• le modalità per l’inserimento dei bambini in asilo;

• i contenuti delle attività all’interno dell’asilo;

• i contenuti e le modalità degli incontri con le famiglie;

• le modalità degli incontri per l’integrazione tra asilo e scuola dell’infanzia o altri servizi sul

territorio.

Una volta all’anno viene rilevata la soddisfazione degli utenti e quella del personale, ed ogni

anno, al fi ne di far conoscere il servizio ed integrarlo con le altre realtà del territorio, viene

organizzata la “Giornata delle porte aperte”.

2.3

Relativamente all’anno educativo 2005-2006 la valutazione dei genitori ha mostrato un grado

di soddisfazione complessivo rispetto al nido frequentato dal proprio fi glio ancora più elevato

rispetto all’anno precedente e cioè pari a 9 per chi usufruisce dell’orario normale e 8,8 per

il tempo prolungato (su una scala che varia da 1 = per nulla soddisfatto a 10 = molto soddisfatto).

Dai dati emerge che la famiglia-tipo che usufruisce del servizio asili nido, o meglio che ha

risposto al questionario, è composta da genitori non più giovanissimi, entrambi lavoratori,

con un alto livello di scolarizzazione.

Diversi sono i suggerimenti e le richieste dei genitori che annualmente vengono presentati o

alle singole strutture oppure direttamente alla direzione del servizio; tra le richieste accolte

nel corso dell’anno 2006, una è risultata particolarmente rilevante poiché ha reso necessaria

una modifi ca all’attuale regolamento degli asili nido. Si tratta della possibilità di richiedere il

trasferimento da un asilo all’altro del proprio bambino ad anno educativo già avviato: il regolamento

non consentiva infatti questa possibilità mentre ora, grazie appunto all’accoglimento

dell’istanza dei genitori ed alla modifi ca del regolamento da parte della Giunta Comunale, ciò

si è reso possibile. Il testo del nuovo articolo indica infatti che “iI trasferimento fra un asilo

e l’altro sono consentiti, compatibilmente con la disponibilità di posti, oltre che tra un anno

educativo e l’altro anche entro la metà del mese di novembre per gravi motivi. In entrambi i

casi deve essere presentata apposita domanda alla direzione del servizio; la sussistenza o

meno della gravità verrà decisa da apposita commissione formata da 1 membro dell’Uffi cio

Servizi alla famiglia, da 1 genitore utente del servizio facente parte del Comitato di Gestione

e da un funzionario dipendente dell’Amministrazione provinciale”.

Prima infanzia

83


Fig. 37 - Area Prima Infanzia - Costi diretti e fonti di finanziamento - 2006

Area Prima Infanzia 2006

Euro 4.975.607

Servizio Tagesmutter/Tagesfater

fi nanziato in toto dalla provincia

Asili nido

costi diretti di gestione

103.960

4.871.647

Struttura

Capacità

ricettiva

Costo

personale

Beni di

consumo

Prestazioni

di servizi

Beni terzi

altro

Amministrazione

Totale

Via Milano, 136 1.498.197 103.785 201.550 108 77.746 1.881.386

pasti per scuola

materna

-63.709

Via Gaismair 16 138.080 13.554 11.707 77 9.147 172.565

Viale Venezia* 76 914.892 45.174 105.030 81 43.446 1.108.623

Vicolo

Lageder

20 186.847 14.144 30.775 2.971 11.434 246.171

Via Parma 10 44 395.396 26.517 87.140 2 25.153 534.208

Via Claudia

Augusta

19 186.266 15.679 13.964 160 10.862 226.931

Via Genova* 38 282.368 21.349 106.785 - 21.723 432.225

Vicolo

S. Giovanni

28 252.215 7.236 55.948 1.841 16.007 333.247

Totale 377 3.854.261 247.438 612.899 5.240 215.518 4.871.647

* n.1 ass. all’handicap a disposizione per n.1 utente diversamente abile

Euro 215.518, tale importo è determinato dal 75% del costo dell’Uffi cio Servizi alla Famiglia (la

rimanente quota di euro 71.840 è a carico del fondo sociale/materia delegata)

Asili Nido

fonti di fi nanziamento 4.975.607

42%

Compartecipazioni utenti

Euro 609.590 - 12%

45%

Comune

Euro 2.073.838 - 42%

Provincia

Euro 2.222.910 - 45%

12%

Altro (rimanenze fi nali, pasti, caparre)

Euro 69.269 - 1%

1%

84


Minori 2.4

L’obiettivo principale dei servizi sociali rivolti ai minori è di tutelare il minore da varie forme di

disagio e di contribuire al miglioramento della sua qualità di vita. Le diverse fi gure professionali

impegnate nei servizi rivolti ai minori si occupano prevalentemente del sostegno dell’infanzia,

dell’adolescenza e della genitorialità, predisponendo e attuando interventi che garantiscano la

promozione e la tutela dei diritti dei minori, nonché azioni mirate a prevenire il disagio minorile.

Nell’ ambito dei servizi rivolti ai minori, nel corso del 2006, un gruppo tecnico di operatori

e funzionari impegnati nel settore ha elaborato un documento di pianifi cazione strategica

denominato Piano di Settore Minori. Il Piano ha favorito l’analisi della situazione delle

famiglie e dei minori che vengono presi in carico dal servizio sociopedagogico dei distretti

sociali, ha ripercorso gli interventi sociali messi in atto negli ultimi anni e ha individuato gli

interventi ritenuti più idonei e opportuni da attuare nei prossimi anni. Il Piano è stato condiviso

con le istituzioni e le realtà territoriali più signifi cative; le osservazioni e le proposte

avanzate sono state preziose ed indispensabili per riuscire ad elaborare un documento il

più completo ed esaustivo possibile. Il tutto nel rispetto dei principi e delle linee guida dei

documenti programmatici comunali e provinciali. In occasione dell’elaborazione del Piano

sono state effettuate profonde rifl essioni inerenti i servizi per i minori e ciò ha permesso di

introdurre altre forme di intervento complementari a quelle fi nora adottate e innovative per la

città di Bolzano. Il Piano individua, a diversi livelli, gli interventi necessari da mettere in atto

per affrontare le diverse problematiche sociali dei minori della città.

2.4

Servizio sociopedagogico

Durante l’anno 2006 i minori in carico all’area sociopedagogica dei distretti sociali della città

sono stati 1434, pari all’8,8% della popolazione di età inferiore ai 18 anni (16.209) ed al 1,4 %

della popolazione in generale (99.883).

Fig. 38 - Minori in carico ai servizi sociopedagogici distrettuali - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

Totale

minori 375 499 152 207 201 1434

di cui cittadini

extracomunitari

di cui nomadi

(Sinti e Rom)

minori stranieri

non acc.

105 185 78 91 123 582

52 95 12 16 - 175

1 74 - - - 75

profughi - 24 - - - 24

Minori

autoctoni 217 121 62 100 78 578

85


Nel complesso anche quest’anno il numero dei minori è aumentato: rispetto al 2005, infatti,

l’incremento dei casi è stato del 6,8% e rispetto all’anno 2003 del 45,3%.

E’ mutata notevolmente rispetto all’anno scorso la distribuzione dei minori sui distretti della

città: con l’attivazione del Servizio Integrazione Sociale (SIS) presso il distretto Centro Piani

Rencio sono state trasferite le competenze, a livello sovradistrettuale, a tale distretto con

riguardo ai villaggi nomadi Sinti e Rom, ai minori stranieri non accompagnati (M.I.S.N.A.) e

ai profughi. Ciò ha comportato uno spostamento dei minori appartenenti a questi gruppi al

Distretto Centro Piani Rencio ed una contestuale riduzione dei casi in carico ai distretti Don

Bosco e Oltrisarco – Aslago.

Fig. 39 - Distribuzione dei minori per quartiere - 2006

11%

14%

14%

26%

26% Don Bosco

35% Centro - Piani - Rencio

11% Oltrisarco - Aslago

14% Europa - Novacella

14% Gries - S.Quirino

35%

Il distretto con il maggior numero di casi è quindi decisamente quello di Centro Piani Rencio

perché, come già sopra accennato, ha acquisito le competenze di diverse tipologie di minori

a livello sovradistrettuale. Analizzando il numero dei ragazzi abitanti nei quartieri cittadini si

può però osservare come il distretto Don Bosco sia quello che segue il numero maggiore

di minori residenti sul territorio: i ragazzi autoctoni seguiti in questo quartiere sono

circa la metà di tutti i ragazzi autoctoni in carico a livello cittadino.

Osservando la tipologia di minori assistiti, si osserva infatti che dei 1434 minori in carico ai

servizi, 582 sono cittadini extracomunitari, 175 sono di etnia Sinti o Rom, 75 sono

minori stranieri non accompagnati e 24 sono figli di profughi presenti in città. I restanti

578 ragazzi sono minori autoctoni.

Fig. 40 - Tipologia dei minori in carico ai servizi - 2006

40%

41%

41% cittadini extracomunitari

40% autoctoni

2%

12% nomadi (Sinti e Rom)

2% profughi

5% minori stranieri non acc.

12% 5%

86


i Servizi

2.4 Minori

Il grafi co seguente evidenzia l’aumento dei minori seguiti per tipologia. Nel caso dei minori

extracomunitari il numero è quasi duplicato dal 2003 al 2006 ed ha superato il numero

dei minori autoctoni se si considera che anche parte dei minori stranieri non accompagnati

e parte dei nomadi, i Rom, sono cittadini extracomunitari.

Fig. 41 - Incremento dei minori per tipologia 2003 - 2006

MISNA

nomadi

extracomunitari

autoctoni

700

600

500

516

532

608

562

580

606 578

400

300

322

200

100

0

47

102

63

121

68

133

75

175

2003

2004

2005

2006

Negli ultimi anni non vi è stato solamente un costante aumento quantitativo di minori stranieri

presi in carico ma anche le problematiche evidenziate sono cambiate molto: se fi no a

qualche anno fa le famiglie straniere con minori venivano seguite per problematiche economiche

e/o abitative, attualmente le motivazioni prevalenti per la presa in carico sono dovute

alle incapacità educative dei genitori o a gravi problemi dei minori.

Nelle famiglie straniere infatti si sta verifi cando sempre di più una “lontananza” di cultura e

di valori tra genitori e fi gli; molto spesso infatti i genitori si trasferiscono in Italia per motivi di

lavoro lasciando i fi gli nei paesi d’origine ed al momento del ricongiungimento familiare vi è

una mancanza reciproca di conoscenza; dall’altro lato i ragazzi che si inseriscono in diversi

contesti sociali diversi da quelli d’origine apprendono dai propri pari stili di vita e valori che

non vengono sempre compresi dai genitori; in entrambi i casi l’infl uenza del contesto sociale

scatena attriti e confl itti familiari.

Vi è inoltre da considerare che le famiglie straniere concepiscono “la strada” come un luogo

sicuro (così era nel loro paese d’origine) e molte volte sottovalutano i pericoli che i ragazzi

possono incontrare nel tessere relazioni amicali negative.

2.4

Minori

I servizi hanno investito rilevanti risorse nei progetti di prevenzione a favore delle famiglie

straniere e dei loro fi gli, utilizzando il Fondo Sociale Provinciale – fondo per lo sviluppo e

la realizzazione degli interventi innovativi (ex legge 285/97); progetti sono stati anche condotti

nelle scuole per favorire l’integrazione dei minori stranieri e delle loro famiglie a partire

dal livello scolastico (sportello di consulenza per gli insegnanti e per i familiari, iniziative di

“Sommerschule”). L’adesione è stata buona, ma risulta necessario lavorare ancora molto per

favorire il riavvicinamento culturale tra genitori e fi gli.

Un progetto signifi cativo in tal senso è stato “Integrazione Sociale, Culturale e Linguistica”

che rispetto all’anno 2005, si è sia consolidato che ampliato.

Le azioni programmate come l’Infopoint ed il laboratorio ludico linguistico sono proseguite e

sono state intensifi cate. Accanto a queste azioni ne sono seguite altre come il progetto interculturale

„Se oggi aprissi la porta e mi trovassi a …“ ed il progetto di scuola estiva.

87


Al progetto, nel suo complesso, ha lavorato un gruppo di lavoro multidisciplinare, che si è

riunito periodicamente (1 volta ogni mese o 2 mesi) per pianifi care e valutare le azioni e, contestualmente,

elaborare nuove iniziative.

Gli obiettivi delle nuove attività riguardano principalmente la promozione e la sensibilizzazione

dei bambini stranieri ed autoctoni e delle loro famiglie nell’ambito di un contesto multiculturale

verso cui aprirsi.

Rispetto al target, l’iniziale principale attenzione, rivolta alle prime classi del tempo pieno, si è

estesa all’intero gruppo di scolari delle scuole elementari. Il progetto „Se oggi aprissi la porta

e mi trovassi a …“ è stato proposto anche alle scuole medie.

La disponibilità di un’educatrice ha permesso di rafforzare la presenza del Distretto Sociale in

tutti gli ambiti del progetto. Per la conduzione della scuola estiva è stato inoltre coinvolto un

mediatore dell’Associazione Mosaik, attivo anche nel Distretto Sociale Europa Novacella.

Il progetto di scuola estiva ha avuto una grande risposta, da cui si può desumere che il progetto

ha risposto alle esigenze delle famiglie. Deve essere considerata positivamente anche

la buona collaborazione del gruppo di lavoro multidisciplinare. Il laboratorio linguistico necessita

di un ulteriore sostegno, in quanto i bambini della 1^ e 5^ classe dimostrano differenze

signifi cative rispetto alla conoscenza linguistica e quindi risulta opportuno promuovere una

solida preparazione o formazione del personale docente. Anche il materiale didattico dovrà

essere migliorato nel corso del 2007.

Nel complesso si può affermare che il progetto di “Integrazione Sociale, Culturale e Linguistica”

ha offerto alle famiglie, alla scuola e, non in ultimo, al Distretto Sociale una buona

opportunità per vedere in modo positivo il fenomeno dell’immigrazione e quindi per prevenire

l’insorgere di chiusure e confl itti.

Il costante aumento dei minori seguiti in questi anni è dovuto anche al fatto che a fronte di

un elevato numero di prese in carico vi è un numero nettamente inferiore di dimissioni: i casi

seguiti, infatti, sono sempre più complessi e richiedono tempi lunghi per una loro risoluzione,

perciò la durata media della presa in carico è molto elevata e dipende dal problema

rilevato e dall’età del minore nel momento in cui è stato preso in carico. Le nuove prese in

carico nell’anno 2006 sono state 441 mentre le dimissioni sono state 279.

E’ opportuno segnalare che, sia per le dimissioni del minore a causa di trasferimento in altro

luogo, sia per le nuove prese in carico, sono compresi i minori che si trasferiscono da un

quartiere all’altro all’interno della città di Bolzano. Nell’anno 2006 i casi che sono transitati

da un distretto all’altro sono stati 31, un dato che, visto il consistente numero di minori in

carico ai servizi (1434) è statisticamente irrilevante. Il numero dei minori nuovi presi in carico

è quindi di 410 unità.

Fig. 42 - Dimissioni e prese in carico di minori 2003 - 2006

dimissioni

prese in carico

450

435

441

400

380

350

325

300

282

259

250

279

200

150

154

100

50

0

88

2003 2004 2005

2006


i Servizi

2.4 Minori

I motivi della dimissione del caso sono diversi: a parte il raggiungimento della maggiore età,

possiamo osservare, nella tabella successiva, che la maggior parte delle dimissioni sono

dovute a trasferimenti di competenza o di luogo ed interruzione di contatto. Il numero dei

casi risolti è signifi cativo solo se collegato al tipo di problematica che gli utenti presentavano

ed al tipo di intervento messo in atto per la sua soluzione. I casi che sono stati risolti fanno

riferimento a problematiche di tipo economico – abitativo della famiglia, o di relazione con

il contesto familiare. Gli interventi hanno permesso di risolvere le situazioni abitative e/o di

bisogno economico e nei casi di problemi relazionali, di potenziare la capacità educativa

della famiglia fi no all’autonomia o di risolvere situazioni familiari confl ittuali tra i coniugi con

ripercussioni sui minori.

L’interruzione del contatto tra assistente sociale e minore è comunque ancora un dato signifi

cativo.

Con il nuovo sistema informativo dell’area sociopedagogica, attualmente in fase sperimentale,

già dal prossimo anno si potranno mettere in relazione questi dati.

Fig. 43 - Minori per motivo di dimissione - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

Totale

Raggiungimento

della maggiore

età

9 6 - 1 6 22

2.4

Decesso - - - - - 0

Risoluzione del

caso

Trasferimento

minore in altro

luogo

Interruzione del

contatto

7 18 7 10 19 61

2 23 4 - 7 36

39 22 7 4 4 76

Competenza

passata ad

altro servizio

sociale

29 35 8 5 5 82

Altro 2 - - - - 2

Minori

Totale minori

assistiti

88 104 26 20 41 279

89


La complessità della gestione dei casi dipende soprattutto dalle problematiche che il minore

e la sua famiglia vivono, per questo è importante analizzare i motivi prevalenti per cui il minore

viene preso in carico.

I motivi della presa in carico sono diversi e spesso in un contesto familiare sono presenti più

problematiche contemporaneamente. I problemi prevalenti rilevati statisticamente sono di

tipo economico della famiglia (35%); tale diffi coltà è quella che sempre più avvicina le famiglie

ai servizi, ma in realtà, poi si scopre che nasconde altre problematiche familiari inespresse o

potenziali, quali ad esempio l’incapacità o la diffi coltà di educazione dei fi gli e dell’organizzazione

familiare (19%), o gravi problemi di uno o entrambi i genitori (12%). Altre problematiche

incidono per valori al di sotto del 10%.

Si precisa che, in generale, per presa in carico si intende l’assunzione di un caso relativo a

persone o famiglie che necessitano di essere sostenute e tutelate. Il motivo prevalente della

presa in carico è spesso il primo motivo per il quale la persona e/o la famiglia si presenta al

servizio oppure il motivo per cui il caso viene segnalato da altri enti (es. la scuola). In alcuni

casi, dopo una consulenza al distretto, la persona o la famiglia viene inviata ad altri servizi in

grado di offrire la risposta più adeguata (ad. esempio servizio di assistenza economica o di

aiuto domiciliare). Dall’analisi della situazione familiare spesso però l’assistente sociale individua

ulteriori forme di disagio che si ripercuotono sui minori. A questo punto diventa necessario

un intervento specifi co dell’assistente sociale con un progetto più ampio che affronti le

varie problematiche. Nella tabella che segue viene pertanto indicato il motivo prevalente

della

presa in carico dei minori da parte dei servizi sociopedagogici distrettuali, ma la maggior

parte delle situazioni sono di tipo multiproblematico.

Fig. 44 - Minori per motivo prevalente di presa in carico - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

Totale

Problemi economici

della famiglia d’origine

Problemi abitativi della

famiglia d’origine

Problemi scolastici del

minore

Gravi problemi di uno o

entrambi i genitori

Gravi problemi

psicologici/

comportamentali

Incapacità/diffi coltà

educativa del genitore

103 123 44 115 113 498

5 79 19 8 15 126

33 36 23 7 20 119

46 67 15 16 23 167

25 41

15 16 9 106

137 67 32 27 11 274

Violenza 20 9 3 6 9 47

Abuso 4 - 1 4 1 10

Altro motivo 2 77 - 8 - 87

Totale minori

assistiti

375 499 152 207 201 1.434

90


i Servizi

2.4 Minori

I dati rilevano che le famiglie che vengono seguite dai distretti sono famiglie fragili, povere

soprattutto dal punto di vista culturale e sociale, incapaci di svolgere adeguatamente la

funzione educativa nei confronti dei propri fi gli, ma sono soprattutto famiglie con diverse

problematiche da affrontare. Anche le famiglie che si rivolgono al distretto per problemi

economici e che costituiscono il 35% del totale quasi sempre presentano poi problematiche

sociali e familiari; l’intervento dei servizi non si limita quindi all’erogazione di

un aiuto economico ma anche di sostegno sociopedagogico.

Per la complessità e la diversità della materia rimane quindi diffi cile stabilire quando un caso

è più o meno grave di un altro.

Rispetto allo scorso anno sono aumentati i casi di abuso e violenza; tali situazioni sono da

contestualizzare nell’ambito di situazioni di vita multiproblematiche molto gravi.

“Le famiglie multiproblematiche sono famiglie che rilevano una fragilità

ed una povertà su più fronti: economica, sociale e culturale.

Sono famiglie nelle quali i genitori sono incapaci di svolgere

adeguatamente il ruolo educativo e dove le loro diffi coltà si ripercuotono

in maniera determinante sui fi gli, sia a livello relazionale sia a livello

comportamentale.

I minori che vivono in famiglie multiproblematiche subiscono

diverse situazioni di disagio, che vanno dalla assenza di stimoli alla

trascuratezza, alla violenza fi sica e psichica.

Sempre di più giungono ai servizi sociali segnalazioni da parte della

scuola di bambini che arrivano in ritardo a scuola, che non hanno il

materiale scolastico necessario, che non sono vestiti adeguatamente

alle stagioni o che addirittura rimangono assenti da scuola per lunghi

periodi senza una giustifi cazione.

Il problema principale di queste famiglie è la mancanza di consapevolezza

da parte dei genitori della loro situazione famigliare e delle loro diffi coltà;

ciò rende molto diffi cile l’azione di aiuto e di supporto da parte di

servizi, che molte volte devono rivolgersi alle autorità giudiziarie per

poter attuare degli interventi nei confronti dei minori, mettendo però a

repentaglio la relazione positiva e di collaborazione con i genitori.”

Fabiola Petilli - responsabile ASSB per il settore minori e

direttrice del distretto sociale Don Bosco.


Cosa significa essere una

famiglia multiproblematica?

Quali sono le ricadute

sui figli? Quali sono le

principali difficoltà che

incontrano le famiglie

problematiche?


2.4

Minori

A volte queste situazioni cagionano provvedimenti da parte del Tribunale per i minorenni

a seguito di indagini sociali richieste dalla Procura presso il Tribunale stesso. I rapporti

e la collaborazione tra autorità giudiziaria e distretti sociali sono un aspetto molto rilevante

nella attività lavorativa delle assistenti sociali che si occupano di minori, sia per la delicatezza

delle varie situazioni e per le responsabilità che ne derivano per i servizi sociali, sia per

l’elevato numero di minori presi in carico e interessati da provvedimenti del Tribunale per i

Minorenni.

Nella città di Bolzano infatti sono numerosi i ragazzi che sono stati interessati da provvedimenti

da parte delle autorità giudiziarie ed il numero è in continuo aumento: rispetto ai

217 casi del 2005, nel 2006 si sono registrati infatti 292 casi con un aumento pari

al 34,6 %.

Si precisa che i provvedimenti del Tribunale per i minorenni qui indicati non sono provvedi-

91


menti di tipo penale, ma sono provvedimenti che l’autorità giudiziaria preposta ritiene opportuno

emanare al fi ne di tutelare i minori; tali provvedimenti possono contenere indicazioni

e prescrizioni per il servizio sociale e per i genitori o provvedimenti da attuare a tutela del

minore.

Nelle tabelle che seguono si evidenzia il numero dei minori interessati da provvedimenti del

Tribunale per i minorenni ed i provvedimenti più signifi cativi che sono stati per loro emanati.

Fig. 45 - Minori interessati da provvedimenti delle autorità giudiziarie - 2006

Minori seguiti dal T.M.

(interessati da decreti

del T.M.) al 31.12.2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

Totale

123 74 29 42 24 292

Fig. 46 - Provvedimenti emanati dal Tribunale per i Minorenni - 2006

Sospensioni e/o

limitazioni della potestà

genitoriale

Decadenza della

potestà genitoriale

Affi damento ai servizi

sociali

Richiesta di indagine

da parte della Procura

presso il T.M.

Richiesta da parte

del T.O. o del T.M.

di supervisionare

e controllare visite

genitori/fi gli

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

Totale

14 2 24 12 3 55

6 5 3 2 - 16

72 23 22 9 10 136

33 13 10 15 15 86

9 5 2 12 3 31

Le risposte che i servizi sociali offrono alle famiglie e ai minori utenti dei servizi sono molteplici:

i progetti e gli interventi che vengono messi in atto a sostegno delle famiglie con

minori sono diversi e dipendono molto dalla situazione familiare e sociale, dalle diffi coltà

che la famiglia incontra e dalle risorse su cui la stessa può contare per risolvere le proprie

problematiche. L’intervento mira al sostegno dei nuclei familiari, prediligendo gli interventi

che supportano i genitori nel loro ruolo educativo, evitando il più possibile interventi invasivi

che possono portare all’allontanamento dei minori dalla propria famiglia. Ove ciò non sia

possibile, per la tutela del minore, si adottano provvedimenti diversi che spaziano dall’educativa

domiciliare, all’affi damento familiare e per ultimo l’affi damento del minore presso una

struttura socio pedagogica. Le prestazioni e gli interventi erogati a favore dei minori nell’anno

2006 sono stati i seguenti:

92


i Servizi

2.4 Minori

Fig. 47 - Prestazioni ed interventi erogati a favore di minori - 2006

Interventi assistenziali

sociopedagogici

Supporto a erogazione

di prest. economiche

Sostegno socioeducativo

Affi damenti a famiglie

o strutture

Affi damento fam. a

tempo pieno

Affi damento fam. a

tempo parziale

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S.Quirino

Totale

259 323 144 136 155 1.017

149 214 123 72 77 635

24 3 3 - 4 34

17 16 10 - 8 51

Affi damento ai nonni 6 5 3 - 7 21

Ricovero in struttura a

tempo pieno

Ricovero in struttura a

tempo parziale

Ricovero in residenze

assistite

Adozioni

relazione psico-sociofamiliare

sugli aspiranti

genitori adottivi

Coppie seguite nella

post adozione

27 75 7 - 4 113

20 12 3 - 4 39

9 15 - - 3 27

- 8 - - - 8

- 4 - - 1 5

2.4

Totale Prestazioni 511 675 293 208 263 1.950

Minori

93


Integrazione sociale di minori nomadi e stranieri

Oltre ai minori presi in carico con singoli progetti individualizzati, il distretto Centro Piani

Rencio, segue anche molti minori appartenenti a gruppi particolari di utenti, con progetti

generalizzati e presidiati da apposite equipes di specialisti, che seguono contestualmente i

rispettivi nuclei familiari. Questi minori sono coloro che vivono presso i villaggi Sinti e Rom,

i minori appartenenti a famiglie di profughi, di famiglie extracomunitarie senza dimora ecc.

Costoro non sono tutti in carico all’area sociopedagogica con progetti individualizzati, ma

sono seguiti dal Servizio Integrazione Sociale (S.I.S.) in quanto, assieme alle loro famiglie

necessitano di sostegno a livello educativo e di integrazione sociale, di sostegno scolastico,

di adeguate sistemazioni abitative ecc. Nell’anno 2006 sono stati attivati diversi progetti per

questi gruppi specifi ci di minori e per il loro sviluppo e per la loro progettazione sono state

coinvolte anche risorse territoriali diverse, quali associazioni, istituzioni ecc. In particolare:

• è stata incrementata la collaborazione con le istituzioni scolastiche per migliorare il livello

di integrazione dei minori stranieri;

• è stata incrementata la collaborazione con le realtà giovanili del quartiere per la realizzazione

di progetti di prevenzione;

• è stato attivato un servizio di doposcuola direttamente nei villaggi;

• vengono organizzate attività di animazione.

Oltre a questi gruppi il S.I.S. segue anche i Minori Stranieri non Accompagnati (M.S.N.A.)

ovvero i minori che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori

o di altri adulti legalmente responsabili, in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.

Per questi ragazzi sul territorio cittadino è presente un Centro di prima accoglienza che

ha una capacità ricettiva di 12 posti ed è volto a sopperire a situazioni di emergenza caratterizzate

da un bisogno di mantenimento e protezione nei confronti dei minori. Durante l’anno

2006 i ragazzi presenti al centro sono stati 37, a fronte dei 60 che hanno fatto richiesta di accoglienza:

23 ragazzi quindi non sono stati accolti per mancanza di posto. I ragazzi che non

sono stati accolti hanno seguito i seguenti percorsi: uno è rientrato in famiglia, alcuni sono

fuggiti, alcuni sono stati accolti da parenti o conoscenti o in comunità, due sono stati accolti

presso Casa Forni per la richiesta di asilo. L’età media dei minori accolti rimane invariata

rispetto agli anni passati, anche se si ipotizzava che si potesse abbassare, visti i parametri

della vigente normativa. Un tema delicato riguarda chi si rivolge ai servizi quando ha 17 anni,

troppo tardi per rientrare nei parametri per l’ottenimento di un permesso di soggiorno, una

volta raggiunta la maggiore età. Questi ragazzi non possono che essere indirizzati verso il

rimpatrio, proposta che rifi utano sempre, pur consapevoli che la loro posizione legislativa al

compimento del diciottesimo anno di età sarà di “irregolari”. Con loro, quindi, è diffi cile elaborare

dei progetti; nel 2006 questa situazione ha riguardato 13 ragazzi.

Per ogni ragazzo che arriva in età utile, viene elaborato un progetto personalizzato che comprende

in primo luogo un inserimento scolastico – lavorativo. Oltre all’inserimento presso

il corso di alfabetizzazione ed orientamento sul territorio, gestito dall’Associazione Donne

– Nissà in convenzione con l’ASSB, i ragazzi presenti al centro vengono inseriti presso altre

agenzie formative, in modo da poter avere un’intensiva formazione sulla lingua italiano e/o

tedesca e di favorire una rete amicale relazionale.

La valutazione dei bisogni educativi dei ragazzi stranieri che giungono in Italia da soli è estremamente

complessa, perché gli operatori devono prendere in considerazione vari fattori,

quali, l’età adolescenziale, la diversità culturale e il percorso di immigrazione, la mancanza

dell’accompagnamento dei genitori. Per i ragazzi sono state inoltre proposte una serie di

iniziative ed attività ludico/ricreative come gite, tornei di calcio, pallavolo, corsi di ballo, ar-

94


i Servizi

2.4 Minori

rampicate sportive ecc. in collaborazione con altri enti ed associazioni e talvolta anche con

la partecipazione dei minori ospiti del Centro Profughi.

Gli obiettivi relativi ai servizi a favore dei minori per i prossimi anni sono contenuti nel nuovo

Piano di Settore. Essi puntano soprattutto ad intensifi care il lavoro di rete e la collaborazione

tra i vari enti sul territorio: la scuola, le autorità giudiziarie, la sanità, i centri giovanili, strutture

sociopedagogiche ecc. anche per la segnalazione e la presa in carico precoce dei minori e

delle loro famiglie che si trovano in situazioni di disagio sociale. Numerose sono le iniziative

programmate per il sostegno delle famiglie in diffi coltà nello svolgere le funzioni educative e

genitoriali e nell’organizzazione della vita familiare. Non mancano misure di prevenzione delle

forme di disagio che si manifestano con gravi problemi comportamentali degli adolescenti.

Il reperimento delle famiglie affi datarie è stato ed è tuttora un grande problema, perciò sono

previste azioni di sensibilizzazione e contestuale supporto alle famiglie nel diffi cile compito

educativo assegnato.

“Il numero crescente di alunni in diffi coltà, non solo sul piano strettamente

cognitivo, ha reso indispensabili, da parte della scuola, interventi

che facciano del gruppo classe un adeguato ambiente d’apprendimento

e di crescita per tutti.

Nel corso degli ultimi anni, all’interno del suo orario, ogni insegnante

dispone di due ore di compresenza, è cioè in classe assieme ad una

collega per poter essere d’aiuto agli alunni che lo necessitano, affi nché

non rimangano indietro con il programma. Una seconda modalità d’intervento

riguarda l’elasticità degli orari delle prime e seconde classi,

che si organizzano ognuna in base alle necessità dei loro alunni che

hanno la possibilità di approfondire meglio materie in cui sono deboli.

Un ulteriore intervento è stato quello di organizzare laboratori per classi

parallele, intesi come occasioni formative per alunni provenienti da

classi diverse.

La collaborazione con il Distretto sociale Don Bosco ha consentito di

effettuare interventi mirati al recupero delle diffi coltà socio-cognitive,

soprattutto in merito al coinvolgimento delle famiglie e per le attività di

recupero in ambito extra scolastico. Non si può che esprimere una valutazione

positiva, con l’auspicio che questo rapporto possa proseguire

ed intensifi carsi aumentando la collaborazione per ambiti specifi ci, ad

esempio rispetto agli alunni stranieri.”

Nicoletta Minnei, insegnante della scuola elementare “S. Giovanni

Bosco” e referente per il protocollo di intesa con il distretto

Don Bosco.


Cosa può fare la scuola

quando incontra alunni

che manifestano segni

di disagio? In che modo

il compito della scuola

è migliorato grazie alla

collaborazione con il distretto?


2.4

Minori

Il Piano infi ne si pone anche obiettivi di tipo strumentale ed organizzativo come ad esempio

l’individuazione di strumenti in grado di migliorare la programmazione e la progettazione

degli interventi a favore dei minori, tra cui un adeguato sistema informativo oltre che strumenti

che permettano ai servizi di monitorare l’andamento ed i risultati dei vari interventi che

verranno attuati.

95


Educativa domiciliare


Qual è il punto di forza

dell’educativa domiciliare?

Cosa si può migliorare?


Quale forma alternativa all’allontanamento del minore dalla famiglia, il Piano del Settore dell’area

minori individua lo strumento dell’educativa domiciliare, introdotto nel giugno del

2006 a livello sperimentale, con lo scopo di sostenere i genitori che evidenziano situazioni

multiproblematiche (diffi coltà educative, diffi coltà nella gestione della vita quotidiana). L’educativa

domiciliare è uno strumento di intervento sociale, di tutela nei confronti del minore

impegnato nel processo di crescita e di sviluppo. L’intervento si svolge per la maggior parte

del tempo presso il domicilio del minore dove vengono attivate iniziative di sostegno alle

funzioni educative e genitoriali, dell’organizzazione della vita familiare, della prevenzione di

situazioni di disagio psicopatologico, ecc. Scopo primario dell’educativa domiciliare è quello

di prevenire situazioni di disagio minorile, sostenendo la famiglia in diffi coltà, rinforzando

le capacità educative e genitoriali, migliorando le relazioni all’interno del nucleo famigliare;

tutto ciò al fi ne di garantire al minore il suo diritto di essere educato e cresciuto nel proprio

contesto d’origine.

I risultati della sperimentazione su 20 famiglie (4 per distretto) non sono ancora completamente

visibili. Le problematiche complesse dei nuclei hanno portato ad un lungo periodo

di avvicinamento prima di entrare in una operatività concreta; l’intervento infatti diventa

effi cace quando l’educatore domiciliare riesce ad instaurare un rapporto signifi cativo con

tutti i membri della famiglia. Durante i primi sei mesi di attività il servizio ha molto investito su

quest’ultimo aspetto ed i primi risultati positivi si sono evidenziati solamente nei primi mesi

dell’anno 2007.

“Il punto di forza dell’educativa domiciliare consiste nel fatto che essa

ha come obiettivo quello di evitare l’istituzionalizzazione, favorendo o

supportando la permanenza in famiglia o nel contesto ambientale dei

minori (in modo particolare). Altro punto di forza consiste nel fatto che

l’intervento è centrato sulla famiglia e non soltanto su singoli componenti;

il sintomo di disagio sociale in famiglia infatti, deriva spesso da schemi

relazionali malati sui quali è fondamentale lavorare per risolvere la

problematicità. L’educatore viene quindi a trovarsi a diretto contatto

con sistemi in delicato equilibrio, spesso contraddistinti da modelli

di interazione rigidi; l’intervento può favorire la responsabilizzazione

genitoriale, può rafforzare i legami, facilitare il dispiegarsi di reciproci

sentimenti positivi o negativi.

Questo punto di vista privilegiato effettuato dall’educatore a domicilio,

può aiutare a volte l’assistente sociale a completare la valutazione sociale

e ad attuare un successivo progetto adeguato al caso.

Cosa si potrebbe migliorare: maggiore fl essibilità sul monte ore; in alcuni

casi, soprattutto se nel nucleo vi sono molti minori, 6 ore settimanali

possono risultare insuffi cienti.”

Sonia Polla, assistente sociale per l’area minori del distretto

sociale Don Bosco.

96


i Servizi

2.4 Minori

Affi damento familiare

L’affi damento familiare è la prima alternativa all’educativa domiciliare, qualora sia necessario

allontanare temporaneamente il minore dalla famiglia. Negli anni, il reperimento di famiglie disponibili

a prendere in affi damento un minore è stata sempre più diffi cile e con pochi risultati.

Nell’anno 2006 è stato istituito il Centro affidi, un centro specializzato nel tema dell’affi damento

familiare. L’affi damento familiare è un istituto che prevede l’accoglienza temporanea

di un bambino o ragazzo da parte di genitori affi datari, qualora la sua famiglia si trovi in una

situazione di momentanea diffi coltà. L’affi do familiare è un servizio sociale che permette di

tutelare il bambino e gli offre la possibilità di crescere in un ambiente sereno e tranquillo

fi ntanto che i genitori non risolvono i loro problemi così da poter accogliere nuovamente il

proprio fi glio. Il Centro coordina il sistema degli affi di familiari nella città di Bolzano, sostenendo

gli/le assistenti sociali dei distretti nell’individuare, caso per caso, i genitori affi datari più

idonei a rispondere ai bisogni del minore da affi dare e monitorando gli affi di in corso. Oltre

a ciò il Centro funge da punto di riferimento per le famiglie aspiranti affi datarie e promuove

azioni di sostegno ed informazione. Nel corso dell’anno 2006 le persone che si sono proposte

per divenire affi datarie sono state 26 rispetto alle 16 del 2005, mentre le famiglie che

hanno svolto il percorso di valutazione, risultando idonee, sono state 13 rispetto alle 8 del

2005. L’operatrice addetta al servizio ha inoltre svolto 30 colloqui informativi sull’affi do familiare

con persone concretamente interessate; questa attività di informazione è stata inserita

come parte integrante del percorso valutativo, al fi ne di renderlo più effi cace e completo.

Sono state individuate modalità di collaborazione tra il Centro Affi di e i distretti sociali, sono

stati presi i contatti con le realtà del territorio che si occupano di affi damento familiare ed

infi ne è stata terminata la prima parte della campagna di sensibilizzazione che continuerà

nell’anno in corso. Nell’ambito del centro affi di opera un’assistente sociale che al momento

si occupa del coordinamento dell’affi do familiare nel comune di Bolzano, quindi dell’abbinamento

minori - famiglia affi dataria, della divulgazione di informazioni, del sostegno alle famiglie

affi datarie e della gestione della banca dati delle famiglie disponibili all’affi damento.

Presso il Centro Affi di è stato realizzato anche un servizio di denominato Spazio Neutro

con lo scopo di attivare un luogo tutelato dove si svolgono gli incontri tra genitori e minori, o

altre persone di riferimento, alla presenza di operatori qualifi cati. In questo luogo è possibile

vivere la relazione genitore – fi glio in uno spazio accogliente ed allo stesso tempo neutrale

e distante dal confl itto familiare. Ulteriori attività svolte in questo ambito sono la valutazione

dell’esistenza dei presupposti per l’assunzione delle responsabilità genitoriali e la facilitazione

della relazione tra il minore e l’adulto di riferimento.

Presso lo Spazio Neutro operano oltre all’assistente sociale un’educatrice, collaboratrice della

cooperativa il Germoglio, con la quale l’ASSB ha stipulato una convenzione che prevede

anche l’organizzazione di idonee forme di formazione e l’accompagnamento nell’esecuzione

delle visite protette.

2.4

Minori

Entrambe le aree del servizio sono entrate a far parte di una rete di servizi: lo Spazio Neutro

nel coordinamento nazionale dei servizi per il diritto di visita e di relazione con sede a Milano;

il Centro Affi di fa parte del gruppo di lavoro provinciale coordinato dall’uffi cio Famiglia Donna

e Gioventù.

Vi sono inoltre rapporti costanti con i Consultori Familiari che si occupano della valutazione

delle aspiranti famiglie affi datarie, con le Associazioni che si occupano di affi do e con i singoli

affi datari. La stretta collaborazione con l’Uffi cio Servizi alla Famiglia dell’ASSB, all’interno

della campagna di sensibilizzazione, continua poiché tale attività viene pianifi cata ed attuata

in sinergia tra i due servizi.

97


Fig. 48 - Area Minori - costi diretti e fonti di finanziamento

Area Minori 2006

Euro 4.551.728

4%

1%

1%

7%

Area sociopedagogica minori

Euro 1.121.557 - 25%

Educativa di strada

Euro 161.211 - 4%

Centro affi di, Spazio Neutro

Euro 57.430 - 1%

25%

Progetti ex L. 285/97

Euro 64.233 - 1%

MISNA

minori stranieri non accompagnati

Euro 296.001 - 7%

62%

Rette e affi damenti minori

Euro 2.851.296 - 62%

Finanziamento totale della Provincia meno Euro 38.578 di compartecipazione

degli utenti alle rette in istituti.

98


Adulti 2.5

Servizio sociopedagogico

I servizi dell’area socio-pedagogica si rivolgono a persone, famiglie o gruppi con interventi di

sostegno socio-educativo che mirano a prevenire e/o rimuovere situazioni di bisogno. Dopo

un’approfondita conoscenza del problema espresso dall’utente, assistenti sociali ed educatori

intervengono, nel rispetto della centralità dell’utente, per trovare soluzioni insieme ad altri

servizi, altri professionisti, gruppi extra ed infra - aziendali.

Nell’anno 2006 gli adulti in età compresa tra i 19 ed i 64 anni seguiti da assistenti sociali e

educatori sono stati 1539, con un incremento del 65,3% rispetto all’anno 2005.

Da un confronto con i dati dello scorso anno si evince un notevole incremento delle persone

extracomunitarie seguite dal servizio, che da 276 sono passate a 559. Queste persone

sono presenti soprattutto nei quartieri Centro - Piani - Rencio, Oltrisarco – Aslago ed Europa

– Novacella. In generale la popolazione straniera a livello cittadino è in continuo aumento (+

13,5% rispetto al 2005) e tra questa la popolazione extracomunitaria in particolare ha subito

una percentuale d’aumento del 13% (da 6.771 a 7.651). Tale aumento ha però inciso in proporzione

molto di più sui servizi sociali, tant’è che l’utenza extracomunitaria presa in

carico è aumentata del 102,5% rispetto allo scorso anno.

Si ipotizza che tale fenomeno sia dovuto ai numerosi trasferimenti di famiglie autoctone da

alcuni quartieri cittadini alla nuova zona Firmian; in conseguenza di ciò molti alloggi privati

sono stati dati in locazione a famiglie extracomunitarie e queste, dovendo pagare canoni

d’affi tto elevati, sono costrette a rivolgersi ai servizi sociali. E’ questo il più delle volte il motivo

del primo contatto con i distretti.

Un’altra tipologia di utenti in aumento, durante l’anno 2006, è stata quella delle persone e/o

famiglie senza dimora che da 94 sono diventate 271. Riguardo a questo fenomeno si

ipotizza che l’attivazione del Servizio di Integrazione Sociale rivolto anche a queste categorie

di utenti, abbia avvicinato ai servizi sociali molte persone che prima non erano conosciute.

Da questo punto di vista questo aumento è un dato positivo.

Adulti 2.5

Lo stesso si può affermare per la terza categoria di utenti che ha visto un aumento rispetto

allo scorso anno, ovvero quella dei nomadi, che da 44 casi di persone prese in carico

è passata a 121. Ciò non significa che sia aumentato in città il numero dei nomadi,

ma che con l’attivazione del Servizio di Integrazione Sociale essi sono ora seguiti più da vicino

da parte di assistenti sociali ed educatori con progetti di inserimento sociale.

Nella categoria “altri” sono comprese persone che hanno problematiche diverse come ad

es. problemi di salute, di emarginazione sociale , confl itti familiari o donne che hanno subito

violenza.

99


Fig. 49 - Utenti adulti presi in carico per tipologia - 2006

Don

Bosco

Centro Piani

Rencio

Oltris.

Aslago

Europa

Novac.

Gries

Quirino

Totale in %

Disabili 15 15 15 21 7 73 5

Malati psichici 9 21 30 41 8 109 7

Tossicodipendenti 11 14 20 17 1 63 4

Alcolisti 7 6 24 14 4 55 4

Extracomunitari 24 130 201 135 69 559 36

Nomadi 7 93 14 6 1 121 8

Senza dimora 1 223 2 3 42 271 18

Altri 24 92 55 117 - 288 19

Totale 98 594 361 354 132 1.539 100

Anche per la popolazione adulta, come per i minori e gli anziani, le motivazioni della presa in

carico da parte del servizio socio-pedagogico sono sempre molteplici, anche se il problema

principale per cui gli adulti si rivolgono ai servizi distrettuali sono i problemi economici

della famiglia, motivo che ricorre nel 29% del numero complessivo delle persone in carico;

seguono la disoccupazione e l’emarginazione sociale che interessano entrambe il 15% delle

persone in carico, mentre i problemi familiari e di relazione ricorrono nel 10% degli utenti

del servizio. I quartieri più critici per quanto riguarda problemi di insuffi cienza economica,

disoccupazione e emarginazione sociale sono i quartieri Centro – Piani – Rencio, Europa

– Novacella ed Oltrisarco – Aslago.

Fig. 50 - Adulti per motivo prevalente di presa in carico - 2006

Don

Bosco

Centro Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

S. Quirino

Totale in %

Disoccupazione 15 62 47 42 60 226 15

Problemi abitativi 9 45 20 14 1 89 6

Problemi economici 19 103 161 143 28 454 29

Problemi familiari/di

relazione

9 42 54 48 5 158 10

Emarginazione sociale 7 158 23 25 13 226 15

Problemi di salute 4 23 15 16 14 72 5

Problemi psichici 11 36 15 31 6 99 6

Problemi di dipendenza 16 33 11 26 2 88 6

Abuso / violenza 1 22 15 6 3 47 3

Altro motivo (profughi) 7 70 - 3 - 80 5

Totale 98 594 361 354 132 1.539 100

100


i Servizi

2.5 Adulti

La tabella che segue raggruppa le prestazioni e gli interventi erogati da educatori e assistenti

sociali a favore della popolazione adulta seguita dal servizio socio-pedagogico. Coerentemente

con quanto sopra affermato la prestazione maggiormente richiesta è l’accompagnamento,

con un progetto individuale, ad un sostegno economico, seguita dal sostegno socio

educativo.

Fig. 51 - Numero prestazioni erogate dall’area sociopedagogica a favore di adulti - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

Quirino

Totale in%

Sostegno socio - educativo 39 448 164 118 27 796 27

Ricerca lavoro / inserimento lav. 43 326 82 54 29 534 18

Sostegno a problemi abitativi 26 163 43 20 4 256 9

Accomp. sostegno economico 58 351 270 159 75 913 31

Affidamento ad un servizio 8 32 57 22 4 123 4

Inserimento in struttura resid. 5 19 4 5 5 38 1

Altro 9 224 8 53 21 315 11

Totale 188 1563 628 431 165 2.975 100

Dai dati qui riportati emerge in maniera chiara che la maggior parte dei casi seguiti dall’area

sociopedagogica è relativa a persone con problemi derivati e conseguenti alla loro condizione

di povertà.

Adulti 2.5

101


Consultori familiari

Il sistema dei consultori familiari di Bolzano, nel corso del 2006, si è ulteriormente consolidato

rispetto al 2003 e 2004, anni caratterizzati dal sostanziale cambiamento delle modalità di

fi nanziamento delle strutture consultoriali da parte dell’Azienda Servizi Sociali e dell’Azienda

Sanitaria della provincia Autonoma dell’Alto Adige – Comprensorio di Bolzano.

Rispetto alle prestazioni erogate dai Consultori Familiari nel 2006 si assiste ad un aumento

di 346 prestazioni. Rispetto invece al numero di utenti si nota una diminuzione di 229 utenti

(pari al 6%), confermando un trend già evidenziato nel 2005, anno in cui era stata segnalata

una riduzione pari all’8% rispetto al 2004.

Le persone che hanno usufruito dei servizi consultoriali sono state complessivamente 5.583,

di cui il 84% donne ed il 16% uomini.

Fig. 52 - Utenti dei consultori familiari per genere - 2006

AIED MESOCOPS EEBS ARCA KOLBE

F M F M F M F M F M

1757 131 824 159 596 337 1.115 152 425 87

1.888 983 933 1.267 512

Analizzando il dato relativo all’aumento di prestazioni, si evidenzia una lettura diversa rispetto

al dato aggregato. Infatti, a fronte di un aumento generale di 346 prestazioni, quattro

Consultori Familiari hanno sia ridotto le prestazioni che gli utenti (Aied, Mesocops, L’Arca ed

Ehe- und Erziehungsberatung), mentre uno (P.M. Kolbe) ha aumentato sia le prestazioni che

gli utenti.

La lettura del trend dei primi quattro Consultori (- 134 prestazioni) conferma l’assestamento,

iniziato nel 2005, relativo all’adeguamento dell’erogazione delle prestazioni con l’importo di

fi nanziamento da raggiungere e già noto, ad inizio anno, a ciascun Consultorio Familiare. Per

il Consultorio Kolbe invece si registra l’aumento di 79 utenti con un incremento di 480 prestazioni,

fenomeno che dovrà essere monitorato per verifi carne la consistenza e ricercarne

quindi le cause (rintracciabili probabilmente nelle potenzialità di crescita del Consultorio a

fronte del personale impiegato).

Rispetto alla quantità di prestazioni erogate, viene confermato l’andamento dei singoli Consultori

Familiari del 2005. La struttura che ne ha erogate di più è stata l’Aied (10.384), che ha

operato prevalentemente in ambito ginecologico. A seguire si trovano il Mesocops (7.711),

L’Arca (7.328), l’Ehe- und Erziehungsberatung (6.531), ed il Kolbe (3.139). Il numero totale di

prestazioni è stato di 35.093.

102


i Servizi

2.5 Adulti

Fig. 53 - Prestazioni erogate dai consultori familiari - 2006

8000

6000

4000

2000

0

AIED MESOCOPS EEBS ARCA P.M. KOLBE

sociali 2.416 2.633 1.406 2.326 1.372

sociosan. 281 256 295 423 245

sanitarie 7.687 4.822 4.830 4.579 1.522

Essendo rimasto invariato rispetto al 2005 il sistema di fi nanziamento (ed i relativi fondi a disposizione degli

enti gestori dei servizi sociali e sanitari) ed essendo lievemente aumentate le prestazioni, secondo le modalità

descritte, si registra anche per il 2006 il mancato pieno utilizzo del fi nanziamento di ASSB per attività afferenti

al sociale.

Per sanare in parte questa situazione, la strategia più utile è stata di contrattare, nell’ambito della stesura degli

accordi di programma che regolano l’attività annuale, la realizzazione di specifi ci progetti funzionali alle esigenze

dell’Azienda e dei suoi utenti.

Sono stati quindi realizzati i seguenti progetti:

• supervisione mensile da parte di uno psicologo del Consultorio dei casi problematici discussi nelle equipe di

distretto;

• presenza dello psicologo nelle Case di Riposo, sia per colloqui con gli utenti, i familiari e gli operatori (in questo

caso limitatamente alla relazione con l’ospite) sia per partecipare all’equipe di struttura, in modo da apportare,

al pari delle altre fi gure professionali, la lettura psicologica dei bisogni dell’utente;

• realizzazione di corsi di sostegno alla genitorialità presso gli asili nido aziendali;

• partecipazione alla realizzazione del progetto di sensibilizzazione dell’affi do familiare (solo per i Consultori che

effettuano la valutazione delle aspiranti famiglie affi datarie, quindi: Aied, P.M. Kolbe e Mesocops).

• accoglienza, consulenza e presa in carico di persone appartenenti a gruppi a rischio e non ricomprese fra gli

aventi diritto alle prestazioni consultoriali e mediazione linguistico – culturale (progetto rivolto prevalentemente

alle persone straniere);

• collaborazione fra il Centro per la Giustizia Minorile per le Province Autonome di Trento e di Bolzano del Ministero

della Giustizia ed il Consultorio Familiare Ehe- und Erziehungsberatung.

Adulti

2.5

In particolare, rispetto ai corsi di sostegno alla genitorialità presso gli asili nido aziendali, si è registrato un esito

positivo. Si sono svolti 5 incontri (l’offerta è stata di 7): 4 incontri in lingua italiana, condotti da una psicopedagogista

del Consultorio Familiare Mesocops ed 1 in lingua tedesca, condotto da una psicologa del Consultorio

Familiare Ehe- und Erziehungsbaratung (erano stati offerti altri due incontri in lingua tedesca, a cui però i genitori

non si sono iscritti). Complessivamente gli incontri svolti nella primavera del primo semestre hanno avuto,

in entrambe le lingue, un maggiore riscontro presso i genitori (39 partecipanti) rispetto all’offerta autunnale (15

partecipanti).

Nella sessione primaverile di incontri il tema affrontato con i genitori verteva sulle regole, tanto che il titolo delle

103


104


Quale impatto ha sul lavoro

del consultorio la

presenza, in costante

aumento di donne e famiglie

extracomunitarie?

Esistono dei problemi

specifici? Ci sono strumenti

per risolverli?

3.3

serate è stato mutuato dal libro di Asha Phillips “I no che aiutano a crescere/Die Eltern müssen

nein sagen”. In autunno 2006 è stato riproposto, sia per le famiglie dei nuovi bambini

iscritti di madrelingua italiana che tedesca, l’argomento relativo alle regole, mentre per quelli

già frequentanti è stato proposto il nuovo tema “Quanti adulti attorno al bambino!/Wieviele

Erwachsene um das Kind!”, relativo alle diffi coltà che possono incontrare i genitori di fronte

ai numerosi consigli, anche discordanti fra di loro, da parte dei diversi adulti che gravitano

attorno al bambino ed alla famiglia (nonni, zii, amici, insegnanti, etc.). Per la minore affl uenza

ai corsi in lingua tedesca ed italiana in autunno, la motivazione può essere ricondotta all’interesse

per il nuovo tema, probabilmente non sentito dalle famiglie quanto l’uso delle regole.

Altra rifl essione riguarda l’opportunità di offrire questi spazi in orari diversi.

Oltre all’aumento delle competenze genitoriali derivante dagli incontri e dichiarato in un questionario

di valutazione fi nale dai partecipanti, di rilievo risulta essere un ulteriore risultato

ottenuto dallo svolgimento delle serate, consistente nell’aumento di conoscenza del servizio

consultoriale fra i genitori. La moderatrice delle serate in lingua italiana ha dichiarato che parte

dei partecipanti si sono rivolti, successivamente agli incontri, direttamente al Consultorio

per consulenze.

La collaborazione, defi nita nell’anno 2006, fra il Centro per la Giustizia Minorile per le Province

Autonome di Trento e di Bolzano del Ministero della Giustizia ed il Consultorio Familiare

Ehe- und Erziehungsberatung ha l’obiettivo di realizzare, da parte di uno psicologo, interventi

di sostegno rivolti ad adolescenti entrati nel circuito penale, in modo da consentire loro

una rielaborazione del proprio vissuto, la presa di coscienza delle proprie azioni e scelte e

l’individuazione di un progetto di vita autonomo ed integrato nella vita sociale. Tale progetto

costituisce una novità nell’ambito degli interventi richiesti ai Consultori Familiari dall’Azienda,

in quanto quest’ultima si fa promotrice di una collaborazione signifi cativa fra due enti, che

permette interventi a favore di minori, con pendenze penali, caratterizzati da forti valenze sia

di recupero del minore sia di prevenzione di recidive e comportamenti a rischio nel futuro da

parte del giovane.

Infi ne, il bisogno di “mediazione familiare” è stato soddisfatto quasi esclusivamente dall’Associazione

“Centro Separati e Divorziati – A.S.Di.”, ” con la quale l’Azienda Servizi Sociali

di Bolzano ha stretto una convenzione anche nell’anno 2006. L’A.S.Di. ha effettuato 103

interventi di mediazione, per un totale di 154.5 ore. Accanto all’associazione, il Consultorio

Familiare Aied ha effettuato 16 interventi.


“Come evidenziato dai dati negli ultimi anni si è verifi cato un notevole

incremento nella presenza di utenti stranieri in consultorio. Le richieste

riguardano prevalentemente l’ambito ostetrico e ginecologico.

I problemi riscontrati si possono così riassumere:

- diffi coltà di far comprendere l’importanza del rispetto degli orari degli

appuntamenti dati: spesso le donne, soprattutto le prime volte che

vengono, arrivano in ritardo o fuori appuntamento;

- disorientamento da parte nostra nel constatare che spesso le donne in

gravidanza non si attengono alle prescrizioni date e non effettuano gli

esami e le terapie prescritte;

- barriera linguistica, parzialmente risolta con l’intervento delle mediatrici;

- usanza delle donne soprattutto arabe di muoversi in gruppo con conseguente

sovraffollamento della sala d’attesa;

- necessità/abitudine delle donne di portare con sé i numerosi fi gli anche

durante le visite ostetrico-ginecologiche;


i Servizi

2.5 Adulti

- lamentele da parte di alcune utenti locali che hanno dichiarato di non

voler più usufruire dei nostri servizi perché non riconoscono più il Consultorio

come una struttura di riferimento per il quartiere.”

Fig. 54 - Consultori familiari - Incremento utenti stranieri

anno 2005

160 32%

anno 2004

110 22%

anno 2006

236 46%

Nel corso del 2006 c’è stato un incremento

del 45,3% di utenti stranieri rispetto al 2005

e del 112,7% rispetto al 2004

utenti 2005 2006

italiani 1.146 1.033

provenienti da UE 4 8

NON provenienti da UE 157 226

Totale 1.307 1.267

Fig. 55 - Consultori familiari - Utenti italiani e stranieri - 2005 - 2006

1400

1200

1000

800

600

400

2006 200

2005 0

italiani UE non UE

Adulti

2.5

Francesca Braito, Consultorio Familiare ARCA

105


Sportello Nissà – Care – Consulenza sul lavoro di cura

Il servizio, che è in convenzione tra l’Azienda e l’Associazione Donne Nissà, è rivolto ai lavoratori

e alle lavoratrici straniere e non offrendo loro sostegno all’inserimento lavorativo

nel settore della cura e assistenza privata a domicilio e, contestualmente, alle famiglie che

manifestano tale necessità attraverso azioni di consulenza e di orientamento. In particolare i

servizi svolti dallo sportello sono i seguenti:

• Consulenza ed orientamento ai lavoratori/rici

• Consulenza ed orientamento alle famiglie che necessitano del servizio di assistenza privata

• Informazioni di base alle famiglie ed alle donne straniere sulle norme contrattuali e previdenziali.

• Incontro domanda e offerta di lavoro di cura

Nel 2006 le famiglie che si sono rivolte allo sportello per cercare una badante sono state

212; non sono conteggiate le famiglie che hanno richiesto solo consulenza o informazioni

telefoniche. L’analisi dei dati è quindi riferita soltanto alle richieste presentate al servizio di

intermediazione . L’83,2% delle richieste riguarda persone con più di 74 anni per la

maggior parte sono donne. Gli uomini, oltre ad essere un terzo del totale degli utenti necessitano

di un’assistenza in misura maggiore anche in età più giovane rispetto alle donne che

raggiungono generalmente uno stato di non più autosuffi cienza più tardi. La percentuale di

richiedenti in età inferiore ai 64 anni è infatti del 10,4%, di questa il 15,7% sono uomini.

Le persone con necessità di assistenza sono residenti in città per l’85%. Nel 55% delle

situazioni viene richiesta una presenza di convivenza con l’assistito in quanto necessita di

un controllo continuativo. Durante il periodo estivo, in concomitanza con i periodi di ferie, la

richiesta diventa maggiore.

Le richieste riguardano principalmente la compagnia (91,6%) ed il lavoro domestico (87,8%)

che sono comuni a tutte le richieste, l’aiuto per l’igiene personale (61%) ed il prendersi cura

di persone affette da demenza senile o dal morbo di Alzheimer (30%).

Le badanti iscritte al servizio in cerca di un’occupazione sono state 442 rispetto alle

361 del 2005. La maggior parte di esse sono donne straniere che non trovano in questo settore

occupazionale una signifi cativa concorrenza da parte di cittadini italiani, in quanto considerato

un lavoro totalizzante che occupa l’intera giornata. Solo il 15% degli utenti è italiano

e riguarda in gran parte donne disponibili per lavori ad ore, non disposte alla convivenza.

A tre anni dalla sua nascita, ed unico sul territorio provinciale, il servizio è andato sempre più

consolidandosi. Nel corso del 2006 è stata rafforzata anche la collaborazione con l’Uffi cio

Servizio del Lavoro della Ripartizione Lavoro della Provincia di Bolzano con l’obiettivo di

facilitare l’incontro tra domanda ed offerta occupazionale ed agevolare il rapporto di collaborazione

tra le famiglie e le badanti. Sussistono ancora alcune criticità legate a diversi

fattori che sono oggetto di presidio da parte di tutti i servizi coinvolti e che si possono così

sintetizzare:

• diffi coltà di fare una selezione con vera conoscenza delle reali condizioni dell’assistito;

• diffi coltà di comprendere le aspettative reali delle badanti sia per ciò che riguarda le condizioni

lavorative che la retribuzione;

• sospetto che anche sul territorio provinciale vi sia il fenomeno del lavoro di cura sommerso:

famiglie che gestiscono in modo autonomo o tramite passaparola l’assunzione delle

badanti per evitare controlli sul trattamento retributivo delle stesse.

106


i Servizi

2.5 Adulti

Per far fronte a queste criticità, si sta elaborando un protocollo d’intesa tra l’Azienda, Associazione

Donne Nissà e Uffi cio del Lavoro, il protocollo ha anche l’obiettivo favorire il lavoro di

rete con i servizi pubblici e privati locali. E’ in fase di realizzazione anche un nuovo progetto

fi nanziato dal Fondo Sociale Europeo nell’ambito della sperimentazione di un percorso di

inserimento lavorativo e di formazione per le badanti all’interno delle famiglie e nel contesto

dei servizi sociosanitari territoriali.

Help for Job

Come detto, una delle attività principali degli operatori del servizio socio-pedagogico è di accompagnare

e sostenere le persone in diffi coltà economica nella richiesta di un aiuto. Esso

però non è mai erogato a tempo indeterminato e soprattutto mai indipendentemente dalla

attivazione dell’utente nella ricerca di un posto di lavoro. All’utente con capacità lavorativa

seguito dal servizio di assistenza economica è quindi richiesto di impegnarsi a reinserirsi nel

mondo del lavoro per affrancarsi dall’assistenza e raggiungere l’autonomia. Per supportare

gli utenti in tale processo è nato nel 2004, grazie all’esperienza del progetto Equal fi nanziato

dal FSE, il servizio Help for Job. Il servizio ha l’obiettivo di sostenere e aiutare persone che

usufruiscono di prestazioni di assistenza economica con azioni di sostegno e accompagnamento

educativo mirate al superamento delle cause che le hanno allontanate dal mondo del

lavoro. Ciò avviene attraverso:

• informazione e consulenza individuale;

• consulenza mirata e percorsi di riabilitazione e avvicinamento al lavoro;

• banca dati informativa sul tema lavoro.

I servizi invianti sono esclusivamente i Distretti Sociali di Bolzano ed il Servizio di Integrazione

Sociale (SIS) dell’ASSB, previa predisposizione di un progetto individualizzato.

Nel corso del 2006 le due educatrici del servizio Help for Job insieme agli operatori del SAPL

– Servizio di Assistenza al Posto di Lavoro, hanno seguito 158 persone. Di queste, 59 (il

37,3%) sono cittadini italiani, 3 (1,9%) cittadini appartenenti a paesi comunitari e 96 cittadini

stranieri (60,8%). L’età media degli utenti è risultata di 39 anni per i cittadini italiani, di 29 anni

per quelli comunitari e di 36 anni per i cittadini stranieri.

È da notare che il 61% degli utenti 2006 ha un’età superiore ai 35 anni.

Adulti 2.5

L’età media degli uomini è di 39 anni, mentre quella delle donne di 35 anni.

Il 72,8 % degli utenti ha una condizione abitativa stabile e la fi gura seguente riassume tale

dato nel dettaglio. Questa condizione è molto importante per affrontare la ricerca di un lavoro,

perché ne costituisce un prerequisito indispensabile.

107


Il 72,8 % degli utenti ha una condizione abitativa stabile e la fi gura seguente riassume tale

dato nel dettaglio. Questa condizione è molto importante per affrontare la ricerca di un

lavoro, perché ne costituisce un prerequisito indispensabile.

Fig. 56 - Utenti “Help for Job” - condizione abitativa per cittadinanza e sesso - 2006

donne

uomini

50

45

47

40

35

30

28

25

20

23

15

10

5

0

2

1

9

12

7

15

14

stabile

precaria stabile precaria stabile

cittadini

europei

cittadini extracomunitari

cittadini italiani

Molto interessanti risultano i grafi ci seguenti, che riportano il livello di preparazione scolastica

raggruppato per cittadinanza e suddiviso per sesso. Come si può vedere, una gran parte

degli utenti del servizio, italiani e stranieri, uomini e donne, hanno una qualifi ca scolastica

di base (corrispondente nella maggior parte dei casi alla licenza media), poco spendibile

nell’odierno mercato del lavoro e questo è uno degli elementi di ostacolo maggiore

alla ricerca di una occupazione. Si nota anche che molti uomini extracomunitari hanno

conseguito una qualifi ca professionale: il problema è che spesso questa non è utilizzabile in

Italia perché non legalmente riconosciuta. Lo stesso si può dire delle persone straniere che

vantano un diploma di scuola superiore o addirittura un titolo universitario. Gli utenti italiani

maschi e femmine al contrario risultano per la maggior parte poco qualifi cati, mentre per

quanto riguarda le donne straniere, registriamo 3 donne che non hanno alcuna preparazione

scolastica accanto a 7 donne con diploma superiore, 3 con qualifi ca professionale e 2 donne

con titolo universitario.

Degli utenti uomini, hanno una signifi cativa esperienza lavorativa alle spalle il 42% dei cittadini

extracomunitari e il 41% degli italiani. Per quanto riguarda le donne questo vale solo per il

19% delle cittadine extracomunitarie e per il 27% delle italiane. 9 donne straniere su 37 (24%)

e 3 italiane su 30 (10%) non avevano alcuna esperienza lavorativa alle spalle.

108


i Servizi

2.5 Adulti

Fig. 57 - Utenti uomini “Help for Job” - preparazione scolastica per cittadinanza - 2006

35

30

32

cittadini europei

cittadini extracomunitari

cittadini italiani

25

20

15

22

15

10

5

0

6

9

1

1

3

base

qualifi ca

professionale

diploma

di maturità

diploma

universitario

Fig. 58 - Utenti donne “Help for Job” - preparazione scolastica per cittadinanza - 2006

25

20

15

10

5

0

3

2

22

23

3

1 1 1

nulla base qualifi ca

professionale

7

3

diploma

di maturità

2 1

diploma

universitario

cittadini europei

cittadini extracomunitari

cittadini italiani

Adulti

2.5

109


Per quanto riguarda il periodo di disoccupazione medio espresso in mesi precedente alla

presa in carico, il record negativo spetta alle donne italiane, con 38 mesi, seguite a ruota

dagli uomini italiani, con una media di 31 mesi. Le donne straniere sono a quota 22 mesi,

mentre gli uomini si “fermano” a 16 mesi. L’utenza cittadina italiana si dimostra più diffi cile

perché disoccupata mediamente da molto più tempo. Il dato generale sulla disoccupazione

si attesta sui 2 anni. In generale, il 63% degli utenti è lontano dal lavoro da più di un anno e

il 25% da più di 24 mesi. È chiaro che questo dato risulta particolarmente critico: rimanere

disoccupato per molto tempo signifi ca fare sempre più fatica a rientrare nel mondo del

lavoro.

Fig. 59 - Tempo medio di disoccupazione (in mesi) per cittadinanza e sesso - 2006

donne

uomini

40

38

35

30

31

25

20

15

10

5

0

9

15

22

16

cittadini europei

cittadini extracomunitari

cittadini italiani

I 158 utenti del servizio Help for Job nel 2006 hanno usufruito di 169 progetti (questo perché

11 persone sono state prese in carico due volte nel corso dell’anno). Il 42% sono stati presi

in carico attraverso una consulenza di tipo informativo dagli operatori del SAPL. Le operatrici

Help for Job hanno seguito direttamente il 45,6% degli utenti attraverso progetti di sostegno

e orientamento e il 12,4% sono stati presi in carico in modo individualizzato. La presa in

carico media è stata di 2,8 mesi. Si tratta quindi, per la maggior parte, di progetti di breve

durata fi nalizzati alla ricerca di una occupazione.

Il 44% delle persone prese in carico ha trovato un lavoro. Infatti il servizio ha concluso

143 dei 169 progetti iniziati nel corso del 2006 e 69 persone hanno trovato una occupazione,

49 con una assunzione a tempo determinato (il 34%) e 20 con una assunzione a tempo

indeterminato. 23 persone non si sono più presentate al servizio interrompendo il progetto

iniziato.

Per stabilire un indicatore di effi cacia del servizio Help for Job, si è effettuata una ricerca

sulle prestazioni di assistenza economica (reddito minimo di inserimento e contributo di

integrazione per le spese di locazione) in riferimento alle 158 persone prese in carico dal

servizio nel corso del 2006. Tale ricerca indica che nel corso dello stesso anno 106 persone

hanno benefi ciato almeno per un mese del reddito minimo di inserimento, cioè il 67% del

totale degli utenti seguiti dal servizio Help for Job. Nello stesso anno, 101 persone (con i

loro nuclei collegati), cioè il 64% del totale, hanno percepito una integrazione per le spese

di locazione. Si è poi verifi cato quante persone, tra le stesse, hanno ricevuto una di queste

prestazioni almeno una volta tra il 1 gennaio 2007 e il 30 aprile 2007. Ebbene, 56 utenti

110


i Servizi

2.5 Adulti

risultano avere ricevuto almeno una prestazione di reddito minimo di inserimento e 60 utenti

almeno una prestazione di integrazione locazione – spese accessorie. Di questi, 42 persone

hanno ricevuto almeno una volta entrambe le prestazioni (27%).

102 persone non hanno ancora percepito nel 2007 una prestazione di Reddito minimo di

inserimento e 98 persone non hanno benefi ciato del contributo per le spese di locazione.

Per quanto riguarda l’andamento della spesa sostenuta per queste prestazioni, riducendo la

stessa su base mensile, operazione che consente un agevole confronto tra il 2006 e il 2007,

si può dire che quella di reddito minimo di inserimento è calata del 6%, mentre quella del

contributo per le spese di locazione è più bassa del 24%. Si tratta di un dato parziale che ci

si riserva di confermare prendendo in considerazione l’andamento dell’intero 2007.

Tutti gli indicatori presi in esame dimostrano però che è stata imboccata la giusta direzione

di intervento, ossia che il sostegno lavorativo porta a ridurre la dipendenza dal servizio di

assistenza economica, ma vanno ricordati anche alcuni elementi importanti:

• gli utenti stranieri che non hanno la residenza continuativa da almeno 5 anni in provincia

di Bolzano percepiscono le prestazioni di assistenza economica comunque solo per due

mesi all’anno e quasi sempre scelgono i primi mesi per fare la richiesta. Questo può aver

“gonfi ato” il numero delle prestazioni erogate nel corso del primo quadrimestre 2007;

• spesso le persone che trovano un lavoro cercano poi una sistemazione abitativa più

adeguata e questo signifi ca maggiori spese da sostenere per l’affi tto. Nonostante questo,

l’erogazione mensile riferita alla prestazione di integrazione locazione è in netto calo;

• molte famiglie hanno fi gli minori e ciò comporta un maggiore sforzo economico da parte

dei distretti sociali;

• dieci utenti stanno frequentando durante il primo quadrimestre del 2007 un corso breve

di formazione seguito da uno stage e sono pertanto sostenuti economicamente in questo

periodo con l’erogazione del Reddito minimo di Inserimento pieno. L’auspicio è che la

maggior parte di loro riesca nel corso dell’anno a trovare una occupazione stabile;

• è molto diffi cile raggiungere l’autonomia economica. Questo perché il mercato del lavoro

offre occupazioni con orari settimanali ridotti e a bassa retribuzione, che non consentono

in molti casi di mantenere il proprio nucleo familiare;

• un terzo delle persone prese in carico dal servizio Help for Job nel 2006 non ha usufruito di

alcuna provvidenza economica. Questo signifi ca che comunque ha ricevuto una risposta

di tipo progettuale e un sostegno concreto al proprio bisogno occupazionale. Un segnale

di attenzione che va al di là della risposta di tipo assistenziale.

Nonostante questo preme sottolineare la necessità di mettere in campo nuovi e più effi caci

strumenti che consentano in maniera ancora più agevole ed effi cace di avvicinare ancora più

persone al mondo del lavoro. Questo consentirebbe in un’ottica di medio periodo di rendere

autonome e autosuffi cienti queste persone, con l’ulteriore vantaggio di conseguire notevoli

risparmi di denaro pubblico oggi destinato alla loro assistenza.

Adulti

2.5

“Il reinserimento lavorativo di persone disoccupate o inoccupate da

molto tempo è una sfi da molto diffi cile, che va combattuta creando una

stretta sinergia con tutte le agenzie che a livello provinciale si occupano

a vario titolo di questa problematica. Alcune azioni coordinate e mirate

potrebbero aumentare la probabilità di collocamento di molte persone

che, nonostante lo sforzo degli operatori Help for Job, dei distretti

sociali di riferimento e con tutta la buona volontà degli interessati, non

riescono a trovare una concreta opportunità di lavoro.


Come fare per avvicinare

sempre più persone in

difficoltà al mondo del

lavoro?


111


Mi riferisco ad esempio a:

• Uomini e donne oltre i 50 anni

• Donne sopra i 40 anni senza qualifi ca professionale, lontane dal

lavoro da molto tempo o addirittura senza alcuna esperienza

lavorativa signifi cativa.

• Giovani inoccupati o disoccupati di lunghissimo periodo, senza

esperienza e senza qualifi ca spendibile, facenti parte di gruppi sociali

particolarmente emarginati.

Per queste persone potrebbe essere molto utile:

• rafforzare lo strumento del tirocinio formativo e di orientamento. Si

tratta di uno strumento che consente l’inserimento di un lavoratore

presso un’azienda per un periodo che può andare da 6 mesi fi no

ad un massimo di 24 mesi. Il tirocinio non costituisce rapporto

di lavoro, ma consente alla persona di avere l’opportunità di farsi

conoscere ed apprezzare. La persona percepisce una borsa lavoro

erogata dall’azienda ospitante e quest’ultima può godere di un

premio a rimborso delle spese sostenute da parte dell’uffi cio del

lavoro provinciale. Lo strumento è nuovo (approvato ed operativo da

agosto 2006). I progetti avviati sono pochi, ma lo sviluppo in questa

direzione è molto promettente.

• rafforzare lo strumento dello stage di formazione professionale

destinati a persone adulte in diffi coltà lavorativa. Anche questo

strumento è già esistente: bisognerebbe rafforzare e sostenere

l’uffi cio della formazione professionale che lo gestisce con maggior

personale e maggiori fondi.

• predisporre un sistema di incentivazioni economiche per l’assunzione

di determinate categorie di persone in situazione di svantaggio

sociale. Non si tratta di stanziare nuovi fondi, ma a mio parere di

cambiare strategia. Si potrebbero destinare a questo scopo i soldi

che oggi il servizio sociale destina direttamente al nucleo famigliare

dell’utente sotto forma di reddito minimo di inserimento. Questi

soldi, erogati per un tempo limitato e concordato con l’azienda

di destinazione del lavoratore, potrebbero servire per abbattere

il costo iniziale del lavoratore stesso e costituire un incentivo alla

sua successiva assunzione defi nitiva. Vincolare questi fondi ad una

assunzione a tempo indeterminato o almeno con contratto di lavoro

di durata biennale o triennale consentirebbe di far tornare l’assistito al

lavoro e di affrancarlo dal circuito dell’assistenza economica.

Questi strumenti non ricadono sotto la responsabilità diretta di

ASSB, ma piuttosto suggeriscono l’idea che solo un’effi cace azione

coordinata con gli Uffi ci provinciali potrà portare ad un miglioramento

dei risultati nel medio-lungo periodo. In questo quadro il Servizio Help

for Job è pronto ad offrire la massima collaborazione e sostegno,

determinando di volta in volta il concreto ruolo operativo destinato ai

propri operatori.”

Sandro Fanelli, Educatore del Servizio Assistenza al Posto di

Lavoro del Distretto Europa – Novacella

112


i Servizi

2.5 Adulti

Dipendenze

Nel corso della vita di una persona adulta può avvenire che intervenga un problema di

dipendenza da sostanze alcoliche o stupefacenti. L’intervento di assistenza per queste

persone assume aspetti sia sociali che sanitari e coinvolge quindi sia l’Azienda Sanitaria che

l’ASSB. Nel corso del 2006 la necessità di approfondire la conoscenza e la consapevolezza

rispetto a tale problematiche ha condotto all’elaborazione del “Piano di settore dipendenze”,

un documento che mira ad individuare la situazione esistente, i modelli di intervento, le

criticità del settore, nonché le prospettive di sviluppo e di miglioramento dei servizi addetti

all’assistenza, in collaborazione con i servizi sanitari e con le organizzazioni del privato

sociale che operano in città in questo settore. Una prima bozza di Piano di settore è già

stata elaborata, è stato attivato un tavolo di discussione sul tema delle dipendenze a cui

partecipano rappresentanti dell’ente pubblico e del settore privato, ed è stato sottoscritto tra

distretti sociali dell’ASSB e il Servizio Tossicodipendenze dell’Azienda Sanitaria un protocollo

di intesa con riferimento all’assistenza economica di persone affette da dipendenza.

Nell’ambito del processo di approfondimento delle tematiche legate alle dipendenze all’interno

dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano, avviato nel corso dell’anno 2006 in occasione della

costruzione del Piano di Settore, si è ritenuto opportuno misurare il fenomeno degli utenti

con problematiche di tossicodipendenza in carico al servizio di assistenza economica

dei cinque Distretti sociali della città. Si è provveduto pertanto a raccogliere presso ogni

Distretto sociale i dati necessari per costruire la fotografi a relativa all’anno 2005 di tale

particolare target di utenza e ciò ha condotto alla sottoscrizione del protocollo di intesa che

contiene orientamenti e metodologie di lavoro comuni fra gli operatori dell’area sociale e

dell’area sanitaria, con particolare riferimento all’assistenza economica e fi nanziaria erogata

dai Distretti sociali in base alla normativa provinciale vigente. Una parte del documento

- denominata “Accordi operativi” - contiene gli strumenti e le procedure che il gruppo di

lavoro ha costruito, condiviso e sperimentato per strutturare e migliorare la collaborazione

tra i distretti sociali dell’ASSB e il Servizio dipendenze Ser.T. di Bolzano. Tutto ciò al fi ne di

fare in modo che il sostegno economico si integri in un percorso di sostegno individualizzato

sull’utente che tenga conto delle sue condizioni psico-fi siche e delle sue residue capacità.

Non sempre infatti l’accanimento nella ricollocazione lavorativa di persone tossicodipendenti

gravemente compromesse, per svincolarle dall’assistenza economica, può dare risultati

migliorativi. E’ diffi cile e talvolta controproducente intervenire sul lavoro senza tener conto

complessivamente della condizione delle persone. L’aiuto economico deve quindi essere

concepito come supporto per lo sviluppo di percorsi individuali concordati tra Distretti

Sociali e Servizio Tossicodipendenze.

Adulti

2.5

Gli attori pubblici e privati che operano nel campo delle dipendenze con interventi di tipo

sanitario e sociali sono vari (Azienda Sanitaria, Provincia, ASSB, organizzazioni del privato

sociale). Essi sono impegnati a diverso titolo con interventi di prevenzione, terapia e

riabilitazione, sostegno economico-sociale, riabilitativo, lavorativo occupazionale, riduzione

del danno e soddisfacimento dei bisogni primari. Ciò che assume fondamentale importanza

in questo settore è che tali attori operano in rete puntando sulla collaborazione reciproca.

ALLOGGI DI PASSAGGIO PER TOSSICODIPENDENTI

Nell’ambito delle tossicodipendenze l’ASSB ha stipulato una convenzione con l’Associazione

“la Strada – der Weg” per la gestione di due appartamenti per persone con problematiche

di tossicodipendenza che hanno concluso un programma terapeutico o che, comunque, si

sono dimostrate suffi cientemente stabili dopo un periodo di osservazione. Il progetto che

sottostà a tali appartamenti si prefi gge di offrire una soluzione abitativa temporanea e di

113


accompagnare tale offerta con un supporto socio-educativo per favorire il completamento

del processo riabilitativo e di reinserimento sul territorio.

Al momento dell’ingresso gli utenti sottoscrivono un contratto di abitazione comprendente

regole, responsabilità e doveri da osservare nell’appartamento e un contratto di

accompagnamento con il quale danno la loro disponibilità al progetto educativo .

I risultati che si attendono dal progetto individuale sono relativi al recupero della capacità di

gestione autonoma di un appartamento, gestione degli impegni di lavoro, amministrazione

autonoma del denaro, gestione delle relazioni, integrazione con la collettività.

Il servizio è rivolto ad un massimo di 7 persone di cui 5 uomini e 2 donne, ma durante il 2006

il servizio non è stato utilizzato al 100%, sia perché da poco avviato, sia perché il fabbisogno

è maggiore tra gli uomini che tra le donne e quindi l’alloggio femminile ha avuto una sola

ospite.

Durante l’anno ci sono state due dimissioni; un utente ha lascito l’appartamento per andare

a vivere con la compagna e uno è tornato in comunità terapeutica. Gli altri utenti proseguono

il cammino verso l’autonomia.

Fig. 60 - Alloggi di passaggio per tossicodipendenti - 2006

appartamento capacità ricettiva presenze comune di residenza

Via Alessandria 5 uomini 4 3 Bolzano, 1 Brennero

Via V.Veneto 2 donne 1 Laives

CENTRO A BASSA SOGLIA “BINARIO 7”

L’Azienda Servizi Sociali di Bolzano in convenzione con la fondazione l’O.D.A.R. gestisce il

servizio diurno di assistenza a tossicodipendenti a bassa soglia, meglio conosciuto come

“Binario 7” che garantisce l’assistenza essenziale alle persone che quasi sempre vivono in

situazione di disagio psico – fi sico e sociale dovuta a lunghi periodi di dipendenza. Il centro

offre loro aiuti volti alla riduzione del danno sociale e della salute ed una serie di servizi

volti alla cura ed all’igiene della persona. Il centro diventa contestualmente osservatorio

privilegiato del fenomeno della dipendenza della città di Bolzano.

La statistica del servizio a bassa soglia B7 ha rilevato nel 2006 222 utenti; fra questi l’84%

uomini ed il 16% donne. I nuovi accolti in struttura nel 2006 sono stati 29, di questi la

maggior parte si è rivolta al servizio su indicazione di amici, solo uno è stato inviato da un

altro servizio. La maggior parte degli utenti sono in carico al Servizio Tossicodipendenze della

Sanità; solo una fetta minore appartiene al cosiddetto “sommerso”, cioè individui assuntori

di sostanze che non sono seguiti da alcun servizio. L’età media degli utenti è di 35 – 40

anni. Sono presenti, anche se in numero molto limitato, giovani tra i 18 e i 25 anni, che

appartengono a nuove generazioni (spesso di subcultura tekno,ecc.), non sono ancora in

carico al SerT, si presentano al servizio per scambiare siringhe, pur non percependosi interni

al gruppo dei tossicodipendenti più anziani.

Nel 2006 il “Binario7” è rimasto aperto per 299 giorni ed è stato frequentato giornalmente

da un numero medio di 32 persone per un totale di 9.497 presenze annuali (nel 2005 le

presenze sono state 9.662)

Le prestazioni offerte sono state 27.247 tra cui 20.382 scambi o vendita di siringhe, sono

stati distribuiti 4.391 pasti, erogate 1.427 prestazioni relative all’igiene della persona

(docce, lavatrici, abiti e igiene personale). A queste prestazioni si aggiungono le consulenze,

le telefonate, l’accompagnamento e gli interventi sociali in genere.

LABORATORIO PROTETTO “HANDS”

114


i Servizi

2.5 Adulti

Il laboratorio protetto per persone dipendenti da alcool e da farmaci è gestito, in convenzione

con l’Azienda Servizi Sociali di Bolzano, sempre dall’Associazione Hands che da anni opera

nel settore in convenzione con l’Azienda Sanitaria Bolzano per tutti gli aspetti sanitari e con

l’Azienda Servizi Sociali di Bolzano per gli aspetti sociali, nella fatti- specie la gestione del

laboratorio.

L’obiettivo primario del laboratorio è quello di seguire più adeguatamente gli utenti alcol

e/o farmacodipendenti in astensione dall’uso di sostanze che, a causa di problematiche

relative alla loro dipendenza, non sono in grado di affrontare e gestire autonomamente un

reinserimento lavorativo anche a carattere protetto. Il progetto ha la specifi cità di sviluppare

con interventi mirati le capacità psicofi siche dell’utente attraverso attività lavorative, educative

ed occupazionali che ne possano consentire un recupero.

Nel 2006 gli utenti che hanno frequentato il laboratorio sono stati 12, pari alla capacità

ricettiva della struttura, ma rispetto all’anno precedente la percentuale di copertura dei posti,

ovvero delle presenze è incrementata del 16, 4% in più rispetto all’anno 2005, cioè passando

dall’83,4 al 97,1 %.

Fig. 61 - Grado di utilizzo del laboratorio protetto Hands - 2006

Laboratorio per

alcoldipendenti

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

utenti

nell’anno

giornate di

presenza

% di

copertura

presenza

media

Hands 12 249 12 2.901 97,1% 11,65%

La maggior parte degli utenti che intraprendono questo percorso riabilitativo provengono

dalla comunità terapeutica, altri da strutture residenziali per senza dimora o da casa propria.

Oltre alle attività occupazionali gli utenti seguono un progetto individualizzato che ha una

durata da 3 a 32 mesi: nel 2006 la media è stata di 13,25 mesi.

Da un confronto tra utenti ammessi e dimessi durante l’anno si rileva un movimento di

22 persone, 10 delle quali sono state dimesse nel corso dell’anno: 9 di queste per

intraprendere percorsi lavorativi, una per l’inserimento in un’altra struttura residenziale.

Il servizio, oltre agli obiettivi riabilitativi tipici di questa tipologia di struttura, si propone anche

di:

• incrementare la frequenza giornaliera degli utenti, portandola il più vicino possibile alla

piena occupazione dei 12 posti al giorno.

• mantenere i contatti con l’utenza dimessa tramite incontri follow-up, con lo scopo di

verifi care se abbiano mantenuto il posto di lavoro.

• consolidare l’inserimento dei volontari attualmente operanti in struttura e incrementare tale

preziosa presenza.

Adulti

2.5

115



Quali sono gli obiettivi

che si è posto il Piano di

settore dipendenze?


“L’Azienda Servizi Sociali di Bolzano, attraverso il Piano di settore

dipendenze, ha perseguito l’obiettivo di fare crescere tra i suoi operatori

sociali, in particolare quelli attivi nei Distretti sociali, la conoscenza e la

consapevolezza delle tematiche legate alla dipendenza.

Si è partiti infatti dal riconoscere che il fenomeno delle dipendenze era

stato toccato fi no ad oggi solo marginalmente all’interno dei Distretti

sociali e quasi esclusivamente in relazione all’assistenza economica

e fi nanziaria erogata ad alcuni utenti con problematiche legate alle

dipendenze.

Si è pensato così di colmare tali lacune attraverso la costruzione di un

documento ad opera di un gruppo di lavoro multidisciplinare e trasversale

ai Distretti sociali di A.S.S.B., che ha avuto il compito di approfondire

l’area delle dipendenze:

• il quadro di riferimento istituzionale e normativo;

• la popolazione interessata;

• I concetti chiave;

• i principali attori e servizi pubblici e del privato sociale attivi nel settore.

Tale piano ha costituito altresì l’occasione per fare il punto della situazione

sul quadro del sistema dei servizi presente sul territorio della città di

Bolzano ed evidenziare: le positività, le criticità e per costruire proposte

per nuove azioni integrate che possano rispondere ai bisogni emergenti.

Il documento è ancora in corso di elaborazione e ha visto l’attivazione di

un interessante tavolo di discussione, che ha visto la partecipazione dei

principali attori del settore pubblico e del privato sociale attivi nell’ambito

delle dipendenze: Ripartizione provinciale Sanità, Ripartizione provinciale

Servizio Sociale, SER.D. Bolzano, Associazione “HANDS”, Forum

Prevenzione, Associazione “La strada – Der Weg”, Uffi cio educazione alla

salute, Intendenza scolastica di lingua italiana, CARITAS, Associazione

“HELP”.”

Michela Trentini, Direttrice del Distretto Europa – Novacella

116


i Servizi

2.5 Adulti

Donne in stato di violenza

Il 2006 è stato caratterizzato dall’elaborazione del Piano di settore per donne in

situazione di violenza, che ha la fi nalità di delineare le strategie e gli interventi necessari

a rispondere, nei prossimi tre anni, in modo adeguato al fenomeno della violenza perpetrata

contro le donne nella città di Bolzano, sia quando questa si verifi chi in ambiti strettamente

privati, come le mura domestiche, il posto di lavoro, le relazioni amicali o fra conoscenti,

ecc., sia quando si compia nell’ambito di ampi e complessi processi di sfruttamento, che

travalicano i confi ni nazionali coinvolgendo più Stati, come per lo sfruttamento sessuale.

La novità introdotta da questo Piano di settore è stato il considerare all’interno di un unico

fenomeno due declinazioni della violenza contro le donne e cioè la violenza privata, a cui

attualmente la risposta istituzionale è data dal servizio “Casa delle Donne”, ed una violenza

pubblica, costituita dallo sfruttamento sessuale, lavorativo etc. delle donne, spesso anche

vittime di tratta, che possono trovare sostegno nel progetto “Alba” (gestito dalla Provincia di

Bolzano – Uffi cio Famiglia Donna e Gioventù).

L’estensione del documento è stata frutto di un ampia condivisione di strategie ed interventi

da parte di tutti i soggetti pubblici e privati che, a vario titolo, si occupano di violenza contro

le donne nelle due accezioni (violenza privata e violenza pubblica).

L’approvazione del Piano di settore donne in situazione di violenza da parte del Comune di

Bolzano è prevista entro il 2007.

CENTRO DI ASCOLTO ANTIVIOLENZA, CASA DELLE DONNE, ALLOGGI PROTETTI

Durante l’anno 2006 sono proseguite le attività ordinarie del servizio aziendale rivolto a

donne in situazione di violenza: il Centro di ascolto antiviolenza, la Casa delle donne e

gli Alloggi protetti hanno rispettivamente fornito consulenze ed accoglienza a donne che,

nelle loro relazioni familiari, hanno subito maltrattamenti fi sici, psicologici, economici, sessuali

e persecutori (una stessa donna può subire più tipi di violenza contemporaneamente).

L’obiettivo del servizio, denominato nel suo complesso Servizio Casa delle donne,

ha l’intento di sostenere la donna nell’individuare e rafforzare le risorse per uscire dalla

situazione di violenza vissuta e porre le basi per iniziare una vita relazionale, sociale e

lavorativa autonoma e soddisfacente insieme con i/le fi gli/e o, quantomeno, nel comprendere

i meccanismi della violenza vissuti e resistervi effi cacemente, anche nel caso la donna ritorni

con il compagno. Così come nel 2005, anche nel 2006 il Centro antiviolenza e la Casa delle

donne sono state gestite, sulla base di contratto, dall’”Associazione Gea per la solidarietà

femminile e contro la violenza” mentre la Casa degli Alloggi Protetti è stata gestita, sulla base

di una convenzione, dall’omonima associazione. Le due associazioni hanno inoltre svolto

opera di sensibilizzazione rispetto alla tematica della violenza contro le donne.

Adulti 2.5

Le donne che, nell’anno 2006, hanno usufruito del Centro antiviolenza sono state

complessivamente 165 (20 in meno rispetto all’anno precedente), delle quali 89 si sono rivolte

al Centro per la prima volta. Le prestazioni erogate alle utenti sono state complessivamente

1.365.

Nelle due strutture protette sono state ospitate complessivamente 38 donne (19 per

struttura). Di queste 13 erano presenti nelle residenze protette già dal 2005 e 25 sono nuove

utenti ammesse. I fi gli e le fi glie accolte sono stati 29, di cui 9 per ospitazioni avviate nel 2005

e 20 per nuove accoglienze.

117


Fig. 62 - Donne e bambini/e ospitati presso le strutture residenziali protette - 2006

GEA*

donne

Alloggi

Protetti**

*Gea – capacità di accoglienza: 6 posti

** Alloggi protetti – capacità di accoglienza: 7 posti

totale

GEA*

bambini

Alloggi

Protetti**

Totale

ospitazioni 2005 6 7 13 4 5 9

nuove ammissioni 13 12 25 8 12 20

Totale 19 19 38 12 17 29

Analizzando chi agisce violenza sulla donna, si conferma il trend del 2005 e cioè che nella

quasi totalità dei casi il maltrattatore è un familiare, o più di uno su una stessa donna,

o una persona conosciuta (97%) rispetto ad un estraneo (3%).

Rispetto al tipo di violenza agita da questi uomini sulle donne che si sono rivolte al Centro

ed a quelle accolte nella Casa, emerge che più diffusamente i maltrattamenti sono perpetrati

contemporaneamente in forme diverse.

Fig. 63 - Tipologia di violenza subita dalle donne - 2006

40%

35%

30%

25%

20%

15%

10%

5%

0%

14%

36%

0% 2% 0,5%

05%

2%

7%

3%

23%

1%

11%

psicologica

fisica

sessuale

economica

psicologica-fisica

psicologica-sessuale

psicologica-economica

psicologica-fisica-sessuale

psicologica-fisica-economica

psicologica-sessuale-economica

psicologica-fisica-sessuale-economica

118


i Servizi

2.5 Adulti

Nell’ambito delle tipologie di violenza esclusiva, quella di tipo solo psicologico è la più

frequente ed è pari al 14% delle donne seguite; meno diffuse quella solo sessuale (2%),

quella economica (0,5%). Nessun caso invece per la violenza esclusivamente di tipo fi sico.

Rispetto alle violenze di tipo plurimo, la variante più frequente è quella fi sica e psicologica

(36%), a cui, nel 23% dei casi, si aggiunge anche quella di tipo economico. A seguire le altre

tipologie miste, fra le quali la violenza psicologica e sessuale (11%) e quella psicologica ed

economica (7%).

Considerata la diffusione della violenza psicologica, unita a quella economica o sessuale,

signifi cativo è precisare che la violenza psicologica può essere percepita, erroneamente,

dalle stesse vittime come meno grave rispetto a quella fi sica - addirittura non essere

considerata violenza - mentre, in realtà, tale tipo di abuso ha effetti altrettanto negativi per

la donna quanto quelli fi sici. Il maltrattamento psicologico mira a privare di valore la donna,

provocando un senso di inadeguatezza, isolamento e di diminuzione e/o perdita di autostima

e, quando collegata a quella economica, perdita di autonomia della donna, con conseguenze

sia sul piano fi sico che mentale.

“La violenza lascia profonde cicatrici sia sul corpo che nell’anima e

distrugge l’autostima e l’autonomia dell’individuo. In linea di massima

tutte le donne che vivono o hanno vissuto situazioni di violenza perdono

la fi ducia in sé, in funzione della mancanza di rispetto che hanno

conosciuto con parole di disprezzo e con ferite fi siche. La donna che ha

subito violenza parla di se stessa in termini negativi, si attribuisce basso

valore personale e si riconosce pochissime capacità. Nella relazione

con una donna maltrattata è assolutamente necessario sostenere

l’autostima di quest’ultima. Per farlo, l’operatrice deve far riconoscere

alla donna i propri lati positivi, le proprie iniziative, i cambiamenti positivi

che è riuscita ad intraprendere, rinforzandola in modo congruente.

Farle vedere che la riuscita dei suoi sforzi le permette di nutrire la sua

autostima. Questi rinforzi le devono essere indirizzati in quanto individuo

e non in funzione dei ruoli che assume. Diventa importante permetterle

di vedere che è lei che ha delle capacità al di fuori di qualsiasi riferimento

ai suoi ruoli. La donna maltrattata si considera spesso responsabile

della situazione di violenza che vive o che ha vissuto. La relazione

con l’operatrice le permetterà di conoscere meglio gli elementi che

interagiscono o hanno interagito nella situazione di violenza: riconoscere

questi fattori, identifi carli in maniera chiara, può essere di grande aiuto

alla donna per aumentare la sua autostima, constatando che i fattori

che compongono una situazione di violenza sono numerosi e che

quindi la donna non se ne può attribuire la responsabilità. È importante

che l’operatrice analizzi chiaramente il contesto di violenza per aiutare la

donna maltrattata a vedersi nell’insieme della situazione e a identifi care

le pressioni e i messaggi che riceve e che ha potuto assorbire: la donna

potrà poi ridurre l’ampiezza di certi sentimenti e potrà contribuire ad

aumentare la stima di sé. È importante inoltre che la donna percepisca

una chiara posizione contro la violenza: la denuncia della situazione di

violenza mantenuta dall’operatrice permetterà alla donna maltrattata di

non vedersi più come una persona senza valore, ma come un individuo

che si è ribellato, ha reagito ad un clima di violenza. Ciò può abbassare

la percezione negativa di se stessa e la sua posizione di vittima. Incitare

una donna in situazione di violenza a giudicare da sola una situazione


Come si interviene per far

riacquistare l’autostima a

una donna che ha subito

violenza?


119

Adulti 2.5



Quali sono le resistenze

delle donne nel denunciare

chi le ha sottoposte

a violenza? Quali metodi

si possono adottare per

superare tali resistenze?


e sostenerla quando il suo giudizio è esatto le permetterà di aumentare

la fi ducia in se stessa e accrescere la sua autostima. L’autonomia e

l’autostima sono due elementi correlati. Più una donna in situazione di

violenza riuscirà ad aumentare la sua autostima, più sarà in grado di

vivere in maniera indipendente. L’aumento del grado di autonomia le

permetterà di fare nuovi passi da sola e rinforzerà implicitamente anche

la sua autostima”.

Sabrina Di Blasi educatrice professionale team di GEA

“Le donne che subiscono violenza spesso si assumono su di loro la

responsabilità della violenza, perché nella nostra società vige un sistema

di valori che attribuisce alla donna la responsabilità dell’armonia nella

coppia e nella famiglia. A ciò va aggiunto l’isolamento sociale della

donna soprattutto tra le popolazioni immigrate, perché in questa cultura

una separazione da un uomo – e quindi dal suo contesto culturale

– è profondamente disapprovata e quindi connessa ad una grande

vergogna. Oltre a questo, si tratta comunque dell’uomo che hanno amato

e del padre dei loro fi gli; esiste quindi un profondo legame emotivo che

spesso è associato a ricordi positivi. Tante donne non vogliono far vivere

ai loro fi gli la separazione dal padre o dalla situazione abituale. A ciò si

aggiunge una situazione di insicurezza economica, come la dipendenza

economica dal partner violento. Ma anche la profonda convinzione di non

riuscire da sole nella vita. Una vita autonoma, indipendente, responsabile

è per la maggior parte delle donne che hanno subito violenza quasi

inimmaginabile e connessa a molta ansia. Gioca un ruolo anche il fatto

che il maltrattatore non venga punito dalla legge, o non adeguatamente.

E’ molto importante per l’operatrice essere a conoscenza di queste

insicurezze e paure delle donne con vissuti di violenza, perché è su

questo che si basa l’intervento dell’operatrice. Innanzitutto deve essere

chiaro alla vittima che noi operatrici le diamo fi ducia e che le diamo il

tempo di raccontare, mostrando comprensione per la sua esperienza e

i suoi sentimenti.

Nel caso in cui la vittima si senta responsabile (colpevole) del

comportamento violento del partner, è necessario farle comprendere che

la responsabilità di ciò è sempre del partner. Deve anche essere chiarito

alla donna che i bambini hanno un’incredibile capacità di adattamento e

quindi non soffrono tanto per la separazione, quanto più per il modo in cui

i genitori gestiscono la separazione. Le donne sono anche stimolate da

parte nostra a ricordarsi le loro capacità in modo che possano riscoprire

le proprie forze a darvi valore. Nel caso in cui la vittima dimostri paure

esistenziali e timori di tipo economico, riceve da noi – eventualmente

con l’aiuto di un’operatrice di assistenza economica - informazioni circa

possibilità di sostegno economico e di esenzione da spese o la si mette

in contatto con qualche organizzazione di ricerca lavoro. Per ridurre le

insicurezze circa i propri diritti, viene offerta una consulenza giuridica

gratuita. Questi sono solo alcuni dei più importanti interventi.

Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno comprensione per il

fenomeno della violenza sulle donne e sui bambini perché questo è il

presupposto per un cambiamento.”

Silke Pfitscher, direttrice degli alloggi protetti di Bolzano.

120


i Servizi

2.5 Adulti

Fig. 64 - Area Adulti - costi diretti e fonti di finanziamento - 2006

Area Adulti 2006

Euro 2.166.843

10%

3%

Area sociopedagogica per adulti

Euro 322.944 - 15%

2%

15%

Centro ascolto donne

Euro 185.465 - 9%

6%

22%

18%

9%

Casa delle donne e alloggi protetti

Euro 382. 458 - 18%

Consultori familiari

Euro 493.693- 22%

Help for Job

Euro 138.696 - 6%

Sportello badanti

Euro 35.000 - 2%

Laboratorio riabil. per alcoldipendenti

Euro 209.858 - 10%

Servizio “a bassa soglia” per tossicodipendenti

Euro 335.332 - 15%

Alloggi di passaggio per tossicodipendenti

Euro 63.397 - 3%

Adulti 2.5

Finanziamento totale da parte della Provincia meno compartecipazione da parte

degli utenti negli alloggi di passaggio di Euro 4.434

121


Anziani 2.6

Ai fi ni dell’accesso ai servizi è generalmente considerata anziana la persona che supera i 65

anni di età. Nella città di Bolzano la popolazione anziana costituisce il 21,9% del totale della

popolazione residente, con un incremento delle persone ultra sessantacinquenni, che sono

passate nell’ultimo decennio da 18.263 a 21.885 unità. La popolazione anziana è in decisa

crescita: secondo i dati dell’Uffi cio Statistica del Comune di Bolzano è possibile effettuare

una previsione di aumento nei prossimi 10 anni della popolazione anziana del 16%, fi no

quindi a superare le 24.000 unità.

Il generalizzato aumento delle speranze di vita (a Bolzano, peraltro, ancora più alto che nel

contesto nazionale) obbliga la Città a scelte precise in tema di politiche dei servizi rivolti

alle persone anziane. Proprio per questo nel 2006 il consiglio comunale di Bolzano ha

approvato Il Piano di settore dell’Area Anziani, un documento di pianifi cazione strategica e

programmazione che defi nisce gli orientamenti e i progetti che si vogliono mettere in atto nel

prossimo triennio. Il documento afferma con energia la riscoperta di questa età della vita,

come fase in cui accanto alla maggiore probabilità di fragilità fi sica, psicologica o sociale, si

aprono anche nuovi spazi di investimento progettuale e di coinvolgimento relazionale.

Il Piano infatti, intende muoversi su due fronti: da un lato, quello della promozione di tutte

le opportunità e gli strumenti affi nché le persone di questa età possano accedere ad una

migliore qualità della vita; dall’altro, quello della costruzione di un sistema di servizi che sia

in grado di sostenere e ridurre, per quanto possibile, ogni defi cit dell’autonomia individuale,

attraverso interventi appropriati alle diversi tipologie di bisogno. (Piano di Settore Anziani

– settembre 2006).

I servizi rivolti alla popolazione anziana sono di due tipi:

• I servizi di assistenza territoriale destinati agli anziani che ancora vivono presso il proprio

domicilio;

• i servizi di accoglienza residenziale e semiresidenziale.

Servizio sociopedagogico

Il primo contatto della persona anziana con i servizi sociali a essa dedicati, avviene attraverso

gli operatori socio-pedagogici presenti nei cinque distretti della città. Gli operatori ascoltano

la persona anziana che si rivolge a loro, ne interpretano il reale bisogno – che talvolta è

diverso da quello che viene palesato dalla persona – e trovano soluzioni per prevenire o

rimuovere il bisogno stesso, accompagnando la persona anziana nella fase di acceso ai

servizi specifi camente ad essa dedicati.

Durante il 2006 gli anziani presi in carico dal servizio socio-pedagogico dei distretti

sono stati 1.356, con un aumento pari al 6,6% dell’anno 2005 (1.272).

122


i Servizi

2.6 Anziani

Fig. 65 - Distribuzione degli anziani in carico al servizio socio-pedagogico per

quartiere - 2006

18% 21%

15%

Don Bosco

Centro Piani Rencio

Oltrisarco - Aslago

Europa Novacella

Gries - S.Quirino

29%

17%

Questi 1.356 utenti corrispondono al 6,2% della popolazione anziana con età superiore

ai 65 anni residente nella città di Bolzano (21.885) e all’1,4 % della popolazione totale. La

maggior parte degli utenti sono seguiti nel distretto Europa – Novacella, che ne conta 403

(corrispondente al 9,3% della popolazione anziana residente nel quartiere; si consideri che il

quartiere Europa – Novacella è quello con il maggior numero di persone anziane residenti).

Negli altri distretti il numero degli utenti varia tra i 197 del quartiere Centro – Piani – Rencio

e i 283 del quartiere Don Bosco. Ma in termini di percentuale degli anziani seguiti sul totale

degli anziani residenti, dopo il distretto Europa – Novacella il distretto con più utenza è quello

di Oltrisarco Aslago che raggiunge il 9% con 225 utenti.

Nella tabella seguente sono evidenziate le principali cause per le quali le persone anziane

sono seguite dal servizi socio-pedagogico: il 77% di esse hanno prevalentemente

problemi di salute e ciò comporta l’accompagnamento della persona anziana verso servizi

aziendali che erogano prestazioni adatte al livello di autonomia e di gravita della situazione

psico – fi sica, ma anche sociale della persona. Il 7% degli utenti hanno problemi di natura

economica e vengono quindi accompagnati e sostenuti nella formulazione della richiesta

di assistenza economica; mentre il 16% necessita di sostegno socio – educativo; i quattro

casi di violenza si riferiscono a maltrattamenti in situazioni particolari dovute alla presenza in

famiglia di fi gli tossicodipendenti o malati psichici.

Anziani 2.6

123


Fig. 66 - Anziani con indicazione del motivo prevalente di presa in carico - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

Quirino

Totale

problemi abitativi 4 18 8 9 5 44

problemi economici 13 11 17 41 11 93

problemi familiari di

relazione

6 4 25 20 6 61

emarginazione sociale 5 6 12 21 6 50

problemi di salute 247 154 160 281 208 1.050

problemi psichici 3 4 2 28 6 43

problemi di dipendenza 4 - - 1 2 7

abuso/violenza 1 - 1 2 - 4

altro motivo (consulenza) - - - - 4 4

Totale 283 197 225 403 248 1.356

Fig. 67 - Prestazioni erogate dal servizio socio-pedagogico a favore di anziani - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

Quirino

Totale

sostegno socio-educativo 18 77 49 75 13 232

ricerca/inserimento lavoro - - - 1 - 1

sostegno a problemi

abitativi

accomp. sostegno

economico

22 82 11 10 5 130

45 22 61 37 19 184

affi damento ad un servizio 111 59 - 46 69 285

inserimento in struttura

residenziale

altro (Centri ass.diurna, serv.

domiciliari, mensa, pasti)

59 63 33 82 32 269

20 13 90 112 156 391

Totale 275 316 244 363 294 1.492

124


i Servizi

2.6 Anziani

Servizio emergenza anziani

Può anche accadere che il primo contatto tra l’anziano e il mondo dei servizi non passi

tramite il distretto sociale, ma tramite il Servizio Emergenza Anziani, un numero verde dietro

cui opera una forma di collaborazione ormai collaudata tra risorse pubbliche e mondo

dell’associazionismo. A seguito della richiesta rivolta dalla persona anziana telefonicamente,

l’operatore mette in moto una serie di attività per poter offrire una valida risposta. Se il

bisogno espresso è soddisfabile dal mondo del volontariato (es: compagnia, tempo libero,

socializzazione, ascolto, ecc.) esso viene prontamente attivato; se invece il bisogno richiede

una risposta professionale e specialistica l’anziano viene indirizzato al servizio sociopedagogico

del distretto in cui abita.

Durante l’anno 2006 il servizio Emergenza Anziani ha coinvolto 16 associazioni che hanno

prestato aiuto a 360 anziani con un totale di 12.100 ore di volontariato. 36 anziani avevano

problematiche tali per cui sono stati indirizzati ai servizi distrettuali del distretto in cui

abitano.

Fig. 68 - Utenti e volontariato del servizio “Emergenza Anziani” - 2006

n.

associazioni

coinvolte

totale anziani

seguiti dalle

associazioni

anziani nuovi

che si sono

rivolti al servizio

E.A.

n.

volontari

attivati

n. ore di

volontariato

offerto

16 360 239 170 12.100

Servizio di assistenza domiciliare

Anziani 2.6

I servizi di assistenza domiciliare sono orientati a supportare chi ha perso, in via temporanea

o defi nitiva, la propria autonomia e vengono prestati presso l’abitazione della persona e/o

presso centri diurni al fi ne di garantire una più soddisfacente qualità della vita, prevenendo

il trasferimento in strutture residenziali. Si tratta di servizi che spaziano dall’aiuto domestico,

all’igiene della persona, ad attività socio-geriatrica. Questi servizi si rivolgono a tutte le fasce

di età, ma la maggior parte degli utenti sono persone anziane: il 90,5% degli utenti (3.250

persone) hanno infatti età superiore ai 65 anni, il 6,4% sono di età compresa tra i 60 ed

i 64 anni, mentre solo il 3,1% appartiene ad altre fasce di età.

125


Fig. 69 - Utenti Servizi Assistenza Domiciliare per fasce di età - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa Novacella

Gries Quirino

Totale

Totali

parziali

18-39 9 - 3 2 2 16

40-59 46 14 7 13 17 97 113

60-64 71 34 25 50 49 229 229

65-69 154 67 70 77 99 467

70-74 127 90 105 99 121 542

75-79 189 141 118 126 179 753

80-84 194 137 116 128 189 764

>85 156 157 92 131 188 724 3.250

Totale 946 626 536 626 844 3.578

I 3.250 anziani che usufruiscono del servizio sono prevalentemente persone che vivono

sole (il 64,4% sul totale degli utenti), il 24,9% invece vive con il coniuge/partner senza fi gli.

Fig. 70 - Utenti anziani per situazione familiare - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

Quirino

Totale

genitore singolo con

fi glio

- - 1 4 1 6

vive solo 521 475 230 374 492 2.092

vive con altre persone

non familiari

5 1 5 6 4 21

vive con altri familiari 44 20 56 30 47 197

vive con coniuge

/ partner con fi gli

vive con coniuge

/ partner senza fi gli

18 8 25 17 41 109

231 84 180 128 186 809

vive con genitore 1 - 1 - 1 3

vive in struttura sociale

o sanitaria

Totale ore di

assistenza

- 4 3 2 4 13

820 592 501 561 776 3.250

126


i Servizi

2.6 Anziani

Il 48,3% delle persone seguite dall’assistenza domiciliare sono anziani debilitati e senza

patologie particolari, ovvero il loro bisogno deriva da questioni più legate all’età che a

patologie sanitarie; il 13,8% invece è affetto da situazioni sanitarie particolari (malati

acuti, terminali, disabili ecc.), mentre il restante 37,9% non soffre di alcuna limitazione

fisica o psichica.

Fig. 71 - Utenti anziani per tipologia - 2006

Don

Bosco

Centro

Piani

Rencio

Oltrisarco

Aslago

Europa

Novacella

Gries

Quirino

Totale

affetto da forme di

dipendenza

debilitato (+65 senza

patologie particolari)

disabile (handicap fi sico

o cognitivo)

- - 1 1 3 5

353 106 331 483 298 1.571

14 7 6 12 9 48

malato acuto 24 4 22 18 19 87

malato cronico/malattie

degenerative

132 7 86 25 43 293

malato psichico - - 2 3 2 7

malato terminale 2 1 1 - 3 7

nessuna limitazione fi sica

o psichica

295 467 52 19 399 1.232

Totale 820 592 501 561 776 3.250

Gli utenti indicati come privi di limitazioni fi siche o psichiche sono persone anziane

autosuffi cienti che usufruiscono delle prestazioni legate alla cura della persona presso

i centri diurni. Le prestazioni presso il centro diurno mirano a svolgere una funzione di

prevenzione e a sopperire alle diffi coltà che hanno le persone anziane nella movimentazione

necessaria per un’accurata cura della persona; agiscono quindi in forma preventiva delle

cadute, dei traumi ed delle complicazioni ad essi correlati; in secondo luogo, nel caso dei

pedicure, oltre a prevenire problematiche legate alla deambulazione, forniscono un servizio

di consulenza e di indirizzo per gli utenti nei confronti di servizi specialistici come ad esempio

il servizio di podologia, di fi siatria ecc. Certamente la pedicure è la prestazione più richiesta

al centro diurno.

Anziani 2.6

Di seguito vengono analizzati diversi tipi di servizio di cui gli anziani possono fruire: a domicilio

o presso il centro. La consegna dei pasti è pur sempre un servizio che viene reso a domicilio,

ma visto la numerosità dei fruitori si preferisce evidenziarlo a parte.

La tabella seguente evidenzia quindi il numero degli utenti che hanno usufruito delle tre

forme disponibili di assistenza offerte dal servizio : l’assistenza a domicilio, l’assistenza

presso il centro diurno e la fornitura di pasti a domicilio. Si precisa che un utente può

aver usufruito di più prestazioni, pertanto ogni tipologia di offerta va letta singolarmente.

127


Fig. 72 - Utenti anziani per gruppo di prestazione - 2006

n. utenti con

prestazioni a

domicilio

n. utenti con pasti a

domicilio

n.utenti con

prestazioni presso il

Centro anziani

Don Bosco 166 106 761

Centro Piani Rencio 80 53 530

Oltrisarco Aslago 83 tt53 446

Europa Novacella 93 89 470

Gries S.Quirino 151 135 636

Totale 573 463 2.843

Per quanto concerne le prestazioni relative all’assistenza presso il domicilio dell’utente

esse sono prevalentemente quelle relative all’igiene della persona (65,9%) e all’aiuto

domestico (24,3%) e, per il rimanente 9,8% all’accompagnamento, ad attività varie,

ad attività socio - geriatriche ecc. per le quali il personale in servizio durante l’anno

2006 ha erogato complessivamente 39.529 ore di assistenza. A domicilio sono stati

consegnati 3.322 pasti.

Presso i centri diurni invece la prestazione maggiormente erogata è quella di pedicure

(10.948 pedicure) e di bagno/doccia assistito (688 bagni).


Perché è importate riuscire

a far vivere l’anziano

il più possibile a casa

propria? È sufficiente

il servizio di assistenza

domiciliare perché ciò

avvenga?

Durante il 2006 il centro diurno di via Catinaccio nel quartiere Centro Piani Rencio avrebbe

dovuto trasferito in via Vintler 4, nello stabile che ospita anche gli alloggi per anziani.

L’obiettivo non è stato raggiunto perché i lavori strutturali e le procedure per l’arredamento

hanno richiesto più tempo e pertanto l’apertura slitta al 2007.


“Far vivere l’anziano il più a lungo possibile a casa propria è importante

innanzitutto per soddisfare uno dei principali desideri di questa

popolazione, espresso il più delle volte anche dai parenti. È però

indispensabile valutare lo stato di autosuffi cienza psicomotoria della

persona per dare la risposta più adeguata al reale stato di bisogno

rilevato. Il ventaglio di possibilità è ampio: servizio domiciliare, appunto,

centri diurni, centri di assistenza diurna, ammissioni temporanee in

strutture residenziali,soggiorni estivi, residenze assistite (case di riposo

e centri di degenza). In secondo luogo il servizio di aiuto domiciliare

consente un’ottimizzazione della spesa, considerato che il ricovero in

struttura ha costi alquanto elevati. Il SAD contribuisce alla permanenza

dell’utenza in misura considerevole in sinergia con altre risorse formali

ed informali del territorio: in primo luogo. Particolarmente importante

in tal senso è la collaborazione con il Servizio Infermieristico dell’ASL

Territorio, presente anch’esso nei vari distretti. Un’ulteriore risposta è

costituita dalle assistenti domiciliari private, meglio conosciute come

badanti, dai volontari e dalla rete familiare e parentale dell’assistito. Nei

confronti di tali persone che intervengono nell’assistenza domiciliare

128


i Servizi

2.6 Anziani

riveste un’importanza fondamentale l’aspetto di indirizzo, formazione e

consulenza svolto dal servizio, la cui presenza consente di ottimizzare

la capacità di sostegno nei confronti dell’anziano, in un ottica di piena

sussidiarietà.”

Mauro Trincanato, Direttore Distretto Oltrisarco – Aslago

Servizio mensa

A supporto della distribuzione quotidiana dei pasti sul territorio cittadino, sono presenti in

città alcune mense, che offrono ad anziani ancora in grado di muoversi autonomamente la

possibilità di condividere con altre persone il momento del pasto e nel contempo di seguire

un regime alimentare e nutrizionale adeguato al fabbisogno.

Le mense a disposizione delle persone anziane sono tre, distribuite nei quartieri di Don

Bosco, Oltrisarco – Aslago, Centro – Piani – Rencio.

Fig. 73 - Utenti delle mense per anziani e pasti consumati - 2006

Mense

Utenti nell’anno

nuovi utenti nel

corso dell’anno

Pasti erogati

nell’arco dell’anno

CLAB - Centro 458 71 51.389

Don Bosco 54 15 10.216

Oltrisarco 45 8 6.500

Totale 557 94 68.105

Soggiorni climatici per persone parzialmente o non autosuffi cienti

Anziani 2.6

L’A zienda Servizi Sociali di Bolzano organizza soggiorni marini estivi per anziani parzialmente

o totalmente non autosuffi cienti. Si tratta di soggiorni in località marine che offrono all’anziano

le necessarie comodità in una struttura priva di barriere architettoniche. Durante il viaggio

di andata e ritorno e durante tutto il soggiorno gli anziani possono contare su un’adeguata

assistenza geriatrica ed infermieristica da parte di personale qualifi cato, oltre che attività di

intrattenimento ed animazione.

Nell’anno 2006 sono stati organizzati 5 soggiorni presso la struttura “12 Stelle” di

Cesenatico, di questi 4 turni erano riservati a persone parzialmente o non autosuffi cienti con

età superiore ai 60 anni ed un turno è stato riservato a persone con età superiore ai 35 anni

affetti da disagio psichico.

129


Fig. 74 - Utenti parzialmente o non autosufficienti partecipanti ai soggiorni climatici 2006

Utenti per fasce di età 60-70 71-80 81-90 91-100 Totale

Donne 6 16 32 4 58

Uomini 6 5 7 3 21

Totale 12 21 39 7 79

Centri di assistenza diurna

I centri di assistenza diurna sono servizi semiresidenziali a supporto degli anziani non

autosuffi cienti e delle loro famiglie. Essi offrono accoglienza diurna a persone anziane

che, per motivi psichici o fi sici, non sono in grado di rimanere sole a casa propria. Questi

servizi si pongono in una posizione intermedia nella rete dei servizi per anziani, fra i servizi

di assistenza domiciliare e le strutture residenziali,e mirano ad evitare il ricorso precoce alla

casa di riposo o al centro di degenza.

Costituiscono inoltre un importante servizio di “sollievo” per i familiari che si occupano

dell’assistenza all’anziano.

Nella città di Bolzano sono presenti due centri: il centro Maso Premstaller, specializzato

nell’assistenza a persone affette da Alzheimer, ed il centro Europa situato presso la struttura

di degenza Villa Europa. Gli utenti che hanno usufruito del servizio, durante l’anno 2006 sono

stati 60, contro i 71 dello scorso anno, raggiungendo una percentuale media di copertura

complessiva pari al 48%.

Fig. 75 - Utenti dei centri di assistenza diurna e grado di copertura delle strutture

Centri di assistenza

diurna

posti

utenti nell’anno

Totale

utenti

%grado di

copertura

media

nell’anno

maschi

femmine

in base alle

effettive

presenze

Villa Europa 16 5 22 27 39,5%

Maso Premstaller 20 13 20 33 57,6%

Totale 36 18 42 60

130


i Servizi

2.6 Anziani

Le percentuali di utilizzo delle due strutture non sono ottimali in termini quantitativi, ma si

deve sottolineare che i centri rispondono ad importanti bisogni delle famiglie che trovano un

grande sollievo nella frequenza del proprio familiare nelle strutture. Il servizio è quindi basato

più sulla qualità che sulla quantità in quanto gestisce situazioni a volte molto diffi cili. E’

importante inoltre evidenziare il fatto che negli ultimi mesi le presenze hanno registrato punte

elevate con l’85% di copertura al Premstallerhof ed il 60% a villa Europa.


“Il trasferimento quotidiano al Centro potrebbe essere un problema,

pertanto va fatto un lavoro organizzato e preciso proprio sull’abitudine I centri di assistenza

a frequentare questo servizio. All’inizio devono essere poste molte diurna sono frequentati

attenzioni e, soprattutto, riproposte quotidianamente nel medesimo anche da persone affette

modo. Soltanto una metodologia rigida risolve le diffi coltà. A questo dal morbo di Alzheimer,

ora le strutture sono preparate e, pertanto, il problema non si presenta.

questa patologia sconvolge

la vita della per-

Se parliamo di rapporti tra ospiti, il primo aspetto da sottolineare è che

nei Centri di assistenza diurna persone totalmente autosuffi cienti non

possono essere accolte, in quanto sarebbero costrette a convivere sona che ne è affetta e

con delle problematiche importanti degli attuali frequentatori (morbo dei familiari che le sono

di Alzheimer). Gli operatori, sempre presenti, effettuano una continua vicini. La persona malata

supervisione, non lasciano mai interagire da soli gli ospiti, favoriscono di Alzheimer vive in un

e si adattano alle loro abitudini ed esigenze. Spesso vengono creati mondo fatto spesso di

“angoli” dedicati anche a singoli ospiti per poter fornire la risposta più

abitudini e ritmi consolidati.

Come viene vissuto

adeguata al loro bisogno. Per quanto riguarda i familiari, i benefi ci sono

molteplici, purché la frequentazione del Centro non si risolva in una

delega di assistenza: per la salute dell’ospite, infatti, è importante che il il trasferimento quotidiano

al centro e quale il

rapporto continui anche quando esce dal centro ed è altresì importante

che vi sia uno stretto scambio di informazioni con la famiglia. In ogni rapporto fra gli altri ospiti?

Quali sono i benefici?

caso la frequentazione di un Centro di assistenza diurna è un vantaggio

per i familiari, soprattutto per migliorare la loro qualità di vita. Maggiori E per i familiari?

risposte si potranno dare alle famiglie qualora si riuscirà a vivere il Centro

diurno come un’occasione importante per curare maggiormente con i


propri cari gli aspetti affettivi.”

Paolo Zenatti, Direttore della Casa di Riposo “Villa Armonia” e

del Centro di assistenza diurna Premstallerhof

Anziani 2.6

Strutture residenziali per anziani

Le strutture residenziali per anziani in città di Bolzano, gestite dall’ASSB, sono costituite da

tre case di riposo e due centri di degenza per una dotazione complessiva al 31.12.2006 di

441 posti letto (320 posti in casa di riposo e 121 posti in centro di degenza). L’offerta dei

posti in strutture residenziali è destinata ad aumentare: nel dibattito locale sulle politiche

assistenziali infatti, sono emerse ipotesi di realizzazione e/o ampliamento di case di riposo

per altri 290 posti, oltre ad una tipologia innovativa di accoglienza, l’alloggio protetto,

destinato a soggetti autosuffi cienti o parzialmente non autosuffi cienti.

131


Fig. 76 - Strutture residenziali e grado di copertura – posti fissi - 2006

Strutture residenziali

n. posti letto fissi

n. ospiti al 31.12

(dato puntuale)

% grado di

copertura

Villa Armonia 80 80 99,8%

Don Bosco 165 164 98,6%

Villa Serena 75 75 97,9%

Grieserhof 33 31 98,5%

Villa Europa 88 87 99,5%

Totale 441 437 98,8%

A questi posti sono da aggiungersi 12 posti per permanenze brevi (posti in ammissione

temporanea). Si tratta di un’accoglienza di breve durata, preventivamente richiesta dalla

famiglia dell’anziano e programmata in accordo con la disponibilità delle strutture. Attraverso

tale forma di supporto alle famiglie nel corso dell’anno 2006 sono stati ospitati 129 anziani

con una percentuale di copertura dei posti pari al 91,4%. La non completa copertura

dei posti a disposizione ha diverse cause, in prima istanza la concentrazione delle domande

in defi niti periodi dell’anno, coincidenti normalmente con periodi festivi.

Fig. 77 - Posti letto ed utenti in ammissione temporanea - 2006

Strutture residenziali

n. posti letto

permanenze brevi

n. ospiti all’anno

% grado di

copertura

Villa Armonia 2 21 88,5%

Don Bosco - - 0%

Villa Serena 1 10 65,5%

Grieserhof 1 12 90,7%

Villa Europa 8 86 84,0%

Totale 12 129 91,4%

L’età media degli ospiti è di 84 anni e la prevalenza di genere è femminile con il 77,3%

rispetto al 22,7 di quella maschile.

Delle 437 persone ospitate presso le strutture residenziali il 78,9% è caratterizzato

da una non autosufficienza grave; le restanti persone si caratterizzano per una non

autosuffi cienza leggera o media. Gli autosuffi cienti sono solo il 2,3% e sono le persone

ammesse in struttura prima dell’entrata in vigore della revisione del regolamento che ha

istituito il criterio dell’inserimento in struttura sulla base del bisogno sociosanitario.

132


i Servizi

2.6 Anziani

Fig. 78 - Livello di autosufficienza degli ospiti in casa di riposo - 2006

12,1%

6,6%

2,3%

gravemente non autosufficiente - 78,9%

autosufficiente - 2,3%

leggermente non autosufficiente - 6,6%

mediamente non autosufficiente - 12,1%

78,9%

Il dato relativo al livello di autosuffi cienza del 2006, confrontato con i dati del quinquennio

2002 – 2006, indica un costante aumento della non autosuffi cienza negli anni infatti la percentuale

di ospiti gravemente non autosuffi ciente è progressivamente salita fi no ad arrivare

al 78,9%.

Fig. 79 - Anziani non autosufficienti gravi ospiti delle strutture - 2006

78,9%

80

76,0%

69% 70,7% 73,6%

70

60

50

40

30

20

10

0

Anziani 2.6

2002 2003 2004 2005 2006

133


La qualità assistenziale

Il Piano di settore anziani rispetto al sistema dei servizi rivolti alla popolazione anziana individua

come obiettivo primario quello di promuovere la qualità della vita dell’anziano, mantenendolo

il più a lungo possibile nella propria casa; il compito delle strutture residenziali per anziani

quindi diviene quello di orientare la propria mission da un generico servizio di accoglienza

abitativa e di promozione del tempo libero, alla risposta specializzata a tutte quelle tipologie

di bisogno non più assolvibili dai molteplici attori dell’assistenza domiciliare. Si rileva quindi

la necessità una riorganizzazione dei servizi residenziali che puntino su modelli innovativi di

accoglienza e orientata ad una pluralità di principi. E’ da menzionare anzitutto la rimozione

/riduzione di ogni processo di emarginazione ed etichettamento nei confronti dei cittadini

ospiti delle strutture attraverso:

• l’apertura al territorio attraverso la più ampia fruizione degli spazi collettivi a disposizione

delle strutture;

• l’animazione relazionale orientata alla promozione dell’intergenerazionalità;

• la ricerca di approcci strutturali innovativi: la polivalenza delle strutture con l’istituzione

di nuclei specializzati in particolari patologie (Alzheimer, demenze, disabilità ecc.) sia

permanenti che di assistenza diurna, l’affi ancamento di altre tipologie di struttura ecc.

L’impegno delle singole case di riposo nel miglioramento della qualità del servizio si è mosso

in diverse direzioni. E’ stato fatto molto sul versante degli aspetti socio – relazionali e di

partecipazione alla vita sociale per garantire agli ospiti più qualità di vita e più soddisfazione.

Anche sul lato del grado di apertura al coinvolgimento di persone esterne si è lavorato

tanto. L’obiettivo è il benessere dei residenti ed il metodo per arrivarci è la costruzione di un

ambiente di cura che è un insieme di spazio fi sico, persone e attività.

Sul piano delle procedure di accoglienza ed inserimento dell’ospite, Villa Serena e Villa

Armonia hanno lavorato all’introduzione e alla formazione della fi gura del “tutor”. Nell’obiettivo

di confi gurare un servizio che non isoli gli anziani ma li mantenga aperti alla società circostante,

Villa Armonia ha operato nella direzione di intergare tra le funzioni della sua struttura anche

quella di riconfi gurarsi anche come centro attivo di vita sociale, attraverso la realizzazione di

attività estese a tutta la cittadinanza. Villa Serena ha inoltre agito nell’obiettivo di favorire il

mantenimento delle reti relazionali che presentavano anteriormente all’ingresso in struttura.

Nella casa di riposo Don Bosco sono stati attivati progetti di animazione attraverso la pettherapy.

Le residenze di Don Bosco e Villa Armonia hanno raggiunto anche il loro obiettivo

per il 2006 di miglioramento della qualità di vita di residenti affetti da Alzheimer attraverso

la realizzazione di nuclei ad essi dedicati. In base ad un progetto, sono stati curati con

ristrutturazioni importanti gli aspetti strutturali delle case e di protezione degli ospiti, utilizzando

al meglio gli spazi disponibili. Ciò ha permesso di creare spazi appositi di ospitalità secondo

i più moderni principi di edilizia per utenti Alzheimer per 9 persone a Villa Armonia e 9 a Don

Bosco. Non si è potuto invece realizzare, per mancanza di approvazione del fi nanziamento, il

progetto di Villa Armonia di creazione di un alloggio protetto all’interno della Casa, che offrisse

un alloggio temporaneo a persone anziane in situazione di emergenza sociale. La richiesta di

fi nanziamento verrà nuovamente presentata nel 2007 e se ne attenderanno gli esiti.

A fi ne anno 2006 le case di riposo hanno raggiunto un importante traguardo: la certifi cazione

di qualità secondo i sistemi UNI-ISO con riferimento alla normativa di settore specifi ca per

le residenze per anziani. Ciò signifi ca che attraverso un’ispezione compiuta da soggetti

qualifi cati è risultato che l’ASSB segue procedure conformi a standard europei che

assicurano risultati di qualità.

134


i Servizi

2.6 Anziani

“La certifi cazione ISO e la UNI di settore prevedono l’applicazione di un

metodo di lavoro chiaro e strutturato che ha lo scopo di raggiungere per

i residenti delle strutture degli obiettivi di salute misurabili. Faccio degli

esempi: nel caso di una persona a rischio lesioni da decubito vengono

pianifi cati degli interventi per prevenirle e, a distanza di sei mesi, se

ne verifi ca l’effi cacia. Se, invece, un ospite risulta – dopo una serie di

test di evidenza scientifi ca contenuti nel “Pacchetto Laertes” - a rischio

caduta, si mette in atto l’apposito “Piano anticadute”. Se, ancora, i test

segnalano margini di miglioramento dei livelli autonomia di un residente,

vengono pianifi cate delle specifi che azioni assistenziali di stimolazione

che vanno a mettere in moto le sue capacità residue; anche in questo

caso è prevista una verifi ca dei risultati ottenuti per proseguire o, se

necessario, rivedere l’intervento. Come appare evidente, dunque,

l’attenzione è stata spostata concretamente sui bisogni dei residenti

con un’assunzione di responsabilità molto precisa. Il personale ha ora

ha una strada da seguire, delle linee operative che gli consentono di

investire tutte le energie nella relazione con l’utente poiché tutti gli altri

aspetti sono già defi niti. I benefi ci, per gli uni e per gli altri, riguardano

la centralità data alla persona, il signifi cato e la trasparenza di azioni e

comportamenti: valori che fanno bene a tutti.”

Carlo Alberto Librera, Direttore della Ripartizione Case di

Riposo


In termini concreti, quali

miglioramenti hanno portato

per l’utente e per gli

operatori la certificazione

ISO e l’UNI di settore?


Anziani 2.6

135


Fig. 80 - Area Anziani – Costi diretti e fonti di finanziamento 2006

Area Anziani 2006

costi diretti di gestione (senza case di riposo) Euro 5.174.796

10%

5%

2%

Area sociopedagogica

Euro 282.576 - 5%

Emergenza anziani

Euro 88.176 - 2%

Servizio assistenza domicilare

Euro 2.501.740 - 48%

12%

Mense anziani

Euro 253.689 - 5%

Pasti a domicilio

Euro 622.900 - 12%

1%

5%

48%

Soggiorni climatici per

anziani non autosuffi cienti

Euro 239.973 - 5%

Stranieri in casa di riposo

Euro 46.490 - 1%

12%

5%

Centri diurni

Euro 623.891 - 12%

Centri assistenza diurna

Euro 515.361 - 10%

Area Anziani 2006

fonti di finanziamento (senza case di riposo) Euro 5.174.796

2%

19%

17%

62%

Provincia

Euro 3.177.343 - 62%

Utenti

Euro 996.075 - 19%

Comune

Euro 872.640 - 17%

Altro (FSE + comando dipendenti)

Euro 128.738 - 2%

136


i Servizi

2.6 Anziani

Fig. 81 - Area Anziani – Strutture residenziali per anziani - costi diretti e fonti di

finanziamento -2006

Struttura

Case di riposo e Centri di degenza - anno 2006

n. posti

letto

costi diretti di gestione - Euro 20.258.935

Costi diretti di gestione sono comprensivi di Euro 1.195.760 per spese di amministrazione delle strutture

amministrazione

servizi

generali e

cucina

asistenza

sanitaria

assistenza

diretta

Totale

Villa Armonia 2+* 80 188.979 1.163.904 476.115 1.387.540 3.216.538

Don Bosco 1+* 75 146.915 984.225 510.620 1.236.209 2.877.999

Villa Serena 1+* 33 338.642 485.876 366.656 601.263 1.792.437

Grieserhof 165 318.445 2.280.176 1.190.922 2.762.920 6.552.463

Villa Europa 8+* 88 202.779 1.292.023 1.006.559 1.944.652 4.446.013

Totale 12+* 441 1.195.760 6.206.234 3.550.872 7.932.584 18.885.450

* posti per permanenze brevi

Case foranee

Rette

1.324.682

Persone disabili >60 anni (in strutture handicap) 48.803

Totale 20.258.935

16%

4%

Case di riposo e Centri di degenza - anno 2006

1% 2%

fonti di finanziamento - Euro 20.258.935

28%

compartecipazioni utenti

Euro 5.679.584 - 28%

quota retta non autosuffi cienti

a carico ASL

Euro 6.437.079 - 32%

rimborso ASL servizi infermieristici

e fi s i ote ra p i c i

Euro 3.365.816 - 17%

Anziani 2.6

17%

32%

integrazione rette da parte del Comune*

Euro 3.275.813 - 16%

integrazione bilancio da parte del Comune

Euro 907.634 - 4%

contributo provincia per spese

di locazione Griserhof

Euro 197.943 - 1%

altro**

Euro 395.006 - 2%

* per strutture proprie e case foranee

** altro: rimborso ticket, pasti personale, rimborso integrazione retta da parte della Provincia per persone

disabili < 60 anni in case di riposo foranee, fondo maternità, donazioni/sponsor, rimanenze fi nali, sopravvenienze

attive

137


Persone in situazione di handicap

e disagio psichico 2.7

Durante il 2006 l’area delle disabilità è stata al centro dell’attenzione sia da parte della Provincia

Autonoma di Bolzano che del Comune di Bolzano per l’individuazione ed elaborazione delle

scelte politiche e strategiche per lo sviluppo di misure nel settore.

Mentre la Provincia ha elaborato una prima bozza del piano di Settore Handicap a livello

provinciale, il Comune e l’Azienda hanno elaborato il Piano di Settore Sociopsichiatria, che è

già stato approvato dal Comune di Bolzano, ed il Piano di Settore Handicap per il territorio

cittadino la cui elaborazione è decollata durante gli ultimi mesi del 2006.

Il Piano di Settore Sociopsichiatria analizza i vari aspetti dell’assistenza ad utenti

con problematiche psichiatriche (seguiti dai distretti sociosanitari o ospiti delle strutture

e dei servizi sovradistrettuali) partendo dal concetto di psichiatria sociale e attraverso

l’interpretazione dei dati e delle informazioni raccolte nei diversi incontri con i rappresentanti

delle strutture pubbliche e private. Particolare attenzione è dedicata alla collaborazione a

livello operativo territoriale tra i servizi sociali e sanitari per rispondere in maniera adeguata

ed integrata ai bisogni degli utenti.

Il Piano di Settore Handicap invece, come già detto in fase di elaborazione, è decollato

a fi ne anno con la presentazione del relativo progetto di realizzazione a tutti i portatori di

interesse i quali hanno aderito in gran parte ai gruppi di lavoro sulle tematiche di cui si

compone il piano medesimo:

• tema “abitare, studiare e tempo libero per minori portatori di handicap e famiglia”

• tema “lavoro ed occupazione per adulti portatori di handicap”

• tema “abitare per adulti portatori di handicap”

• tema “tempo libero ed integrazione sociale per adulti portatori di handicap”

Non appena completato, il Piano di settore Handicap della città di Bolzano, fornirà un quadro

completo sulla situazione del settore delle disabilità nei sui diversi aspetti, un programma di

intervento per il prossimo triennio, l’analisi dei punti di forza e di debolezza nonché individuerà

il fabbisogno di risorse necessarie allo sviluppo dei suddetti programmi e strategie.

Servizi e strutture per persone in situazione di handicap

All’interno del Servizio Handicap si guarda all’utente in un’ottica riabilitativa e socio

– educativa; l’utente è visto nella sua globalità e quindi nella sua complessità di bisogni,

capacità, risorse, potenzialità, ma anche limiti e diffi coltà.

Gli interventi operativi sono fi nalizzati al recupero, all’ampliamento, al mantenimento delle

capacità residue e si basano sui principi di sussidiarietà e di integrazione sociale. Il modo

in cui l’operatore sociale si rapporta con il disabile pone l’accento sui concetti di empatia

e di corretta relazione d’aiuto. Prendersi cura delle persone con handicap signifi ca porre

l’individuo al centro di una serie di rapporti e relazioni signifi cative.

138


i Servizi

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

Per la progettazione degli interventi, laddove possibile, l’utente diventa parte attiva e

consapevole di un processo educativo, può proporre obiettivi di miglioramento, viene

incentivato ad accrescere il proprio grado di autocritica e di auto – osservazione.

Seguendo l’approccio multidisciplinare e “di rete”, fondamentale è il coinvolgimento delle

persone signifi cative all’interno dei vari sistemi di riferimento dell’utente (familiari, Servizi

territoriali socio-sanitari, associazioni di volontariato, rete sociale di supporto ecc…).

A partire da un’attenta e puntuale osservazione dell’utente ogni progetto viene programmato

e formalizzato annualmente con documentazione specifi ca per ogni settore d’intervento

dell’Uffi cio (settore strutture abitative, settore gruppi occupazionali, settore laboratori

produttivi, settore laboratori sociopsichiatrici).

L’organizzazione di alcuni servizi del settore handicap, nell’anno 2006, ha subito alcune

modifi che dovute al trasloco del convitto e del gruppo occupazionale che dalla sede di

via Fago 14 si sono trasferiti nella struttura provvisoria presso l’ex hotel Bagni di Zolfo, per

permettere i lavori di ristrutturazione.

Interessante è stata l’iniziativa di adeguare l’offerta del servizio a nuovi bisogni dell’utenza

attraverso la progettazione e attuazione di un gruppo “giorno e notte” Ai nove utenti

in situazione di handicap grave e/o anziani che abiteranno stabilmente nel convitto, verrà

garantita un’organizzazione della giornata che garantisca un maggior rispetto dei ritmi di vita

e delle caratteristiche peculiari del gruppo, attraverso una serie di attività curata da un nucleo

apposito di operatori.

Durante il corso dell’anno sono state realizzate alcune attività volte a sensibilizzare la

comunità sul tema della disabilità, che hanno contribuito alla promozione di una

maggiore attivazione e socializzazione degli utenti.

a) la rappresentazione teatrale di un gruppo occupazione della struttura di viale Europa

nel mese di dicembre;

b) in concomitanza con il convegno “Comunicare il Sociale”,organizzato dalla Provincia,

nel mese di novembre 2006 è stata organizzata una mostra di gigantografi e di ritratti di

utenti, sul ponte Talvera;

c) con un contributo creativo (percorso tattile e contributo sonoro) il servizio handicap ha

partecipato al convegno sul tema dell’handicap grave organizzato dalla Scuola per le

professioni sociali in lingua tedesca di Bolzano;

d) insieme alla circoscrizione di Gries é stata organizzata un mostra artistica la cui fi nalità

era quella di sensibilizzare la cittadinanza sulle varie tematiche dell’handicap

e) festa di Natale del Servizio che si è svolta presso la sede comunale di vicolo Gumer alla

presenza del Sindaco, dell’Assessora comunale alle Politiche Sociali e di altre autorità.

In questa circostanza è stato esposto il Presepe realizzato dagli utenti di un Gruppo

occupazionale di Viale Europa

2.7

Persone in situazione di

handicap e disagio psichico

Purtroppo non è stato possibile realizzare un altro obiettivo che il servizio si era proposto

ovvero l’apertura di un negozio di articoli artigianali prodotti dagli utenti e ciò a causa di

diffi coltà nel reperimento di locali idonei ad ospitare, oltre al negozio, anche un annesso

laboratorio protetto.

Nella tabella che segue si riportano i dati relativi alle presenze nelle strutture residenziali.

Lo scarto tra i posti disponibili e la presenza media effettiva nelle strutture dipende dal

programma assistenziale predisposto per ciascun utente che prevede anche periodi di rientro

in famiglia. Le strutture quindi di fatto sono sempre al completo. Nella tabella seguente non

sono compresi i 5 posti per permanenze brevi, normalmente utilizzati per il sostegno alle

famiglie che hanno parenti disabili in casa o riservati alle emergenze. Anche questi posti sono

139


sempre occupati.

Da un confronto dei dati dell’anno 2006 con quelli dell’anno precedente non emergono

grandi differenze nel numero degli utenti, bensì un leggero calo del grado di copertura delle

strutture residenziali (da 91% a 85,4%) dovuto, come già detto, ai rientri in famiglia, ma anche

ai ricoveri degli utenti in strutture ospedaliere.

Fig. 82 - Strutture residenziali per persone in situazione di handicap - 2006

Strutture di

accoglienza

Convitto

Fago 14

Via

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

n.utenti al

31.12

presenze

% di

copertura

presenza

media

24 365 24 7342 83,8% 20,1

Convitto Via

Mendola 121

6 314 6 1717 91,1% 5,5

Comunità

alloggio Via

Mendola 121

8 365 8 2422 82,9% 6,6

Convitto Viale

Europa 138

7 365 6 2006 78,5% 5,5

Comunità

alloggio Via

Dalmazia 62

3 365 3 1061 96,9% 2,9

48 355 47 14.548 85,4% 40,6

N.B. il convitto di via Fago 14 è stato trasferito presso la struttura Bagni di Zolfo; nel 2006 la comunità

alloggio di viale Europa è stata trasformata in convitto

Oltre ai servizi residenziali, il settore offre anche alcuni servizi a carattere semiresidenziale

ovvero servizi diurni fi nalizzati all’inserimento occupazionale e/o lavorativo degli utenti. I

laboratori protetti e riabilitativi ed i gruppi occupazionali accolgono persone con livelli di

disabilità diversi, perciò sono organizzati tenendo conto della gravità degli utenti.

Il laboratorio è un servizio a carattere diurno che offre attività educativo – occupazionali

prevalentemente orientate alla produzione ed ha lo scopo di sviluppare e mantenere abilità

e competenza nell’ambito lavorativo. Nel laboratorio le persone con disabilità trovano

importanti occasioni di impiego e di socializzazione e convivenza attiva.

Il servizio comprende varie tipi di laboratorio:

• riabilitativo e addestrativo rivolti al collocamento al lavoro;

• produttivo, nel quale vengono svolte attività produttive con un orientamento integrativo

ed educativo che garantisce a persone con disabilità l’esercizio di una attività compatibile

con la gravità dell’handicap; si caratterizza per un maggiore carattere “protetto” rispetto al

laboratorio riabilitativo.

I gruppi occupazionali sono servizi a carattere diurno rivolto a persone disabili medio

- gravi ed offrono interventi di tipo riabilitativo, assistenziale ed educativo nonché attività

occupazionali e ludico-creative. Le fi nalità sono il mantenimento delle capacità psicomotorie,

l’integrazione sociale e la costruzione di una rete di relazioni.

E’ necessaria una precisazione riguardo il laboratorio riabilitativo situato al Colle in quanto

è un laboratorio rivolto ad una tipologia di utenza mista in cui nel 2006 sono state ospitate

10 persone, delle quali tre con problemi di carattere psichico e sette con disabilità di tipo

140


i Servizi

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

cognitivo o altro; su questo laboratorio pertanto verrà proposto un approfondimento nel

paragrafo riservato ai malati psichici.

Rispetto allo scorso anno, inoltre, è stata soppressa l’assistenza a tempo prolungato, che

ospitava utenti provenienti da vari gruppi oltre l’orario ordinario di apertura.

Fig. 83 - Utenti dei laboratori produttivi - 2006

Laboratori protetti

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

n. utenti

al 31.12

presenze

% di

copertura

presenza

media

Via Roma 100 12 204 11 2.063 84,3% 10,1

Via C. Weinegg 2 15 206 15 2.829 91,6% 13,7

Colle 8 (riabilitativo) 12 239 10 1.774 61,9% 7,4

39 216 36 6.666 79,0% 31,3

Fig. 84 - Utenti dei gruppi occupazionali - 2006

Gruppi

occupazionali

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

n. utenti

al 31.12

presenze

% di

copertura

presenza

media

Viale Druso 225* 8 203 8 1.083 66,7% 5,3

Via Fago 14* 35 203 32 5.742 80,8% 28,3

Viale Europa 138 24 206 24 4.376 88,5% 21,2

67 204 64 11.201 82,0% 54,9

2.7

NB: il 27 novembre il gruppo è stato trasferito presso la struttura bagni di Zolfo

Gli utenti del servizio sono in continuo cambiamento: l’età, le risorse, le capacità ed i

bisogni mutano e si differenziano costantemente ed in questa dinamica sono inclusi anche

i loro familiari. Particolare attenzione va data all’invecchiamento degli utenti che comporta

l’adattamento dei servizi offerti in previsione del fatto che tra qualche anno ci saranno più

persone a dover essere ospitate in strutture adeguate ad accogliere le persone disabili in

età avanzata. Il piano del settore handicap infatti, nelle sue diverse dimensioni, cercherà di

differenziare le strategie ed i programmi di intervento anche in base a queste esigenze.

Nella tabella che segue possiamo osservare come la fascia di età prevalente sia sempre

quella compresa tra i 30 ed i 49 anni, che rispetto allo scorso anno è aumentata di 7 unità

così come quella degli ultra cinquantenni che è aumentata di 2 unità; gli utenti con età

inferiore ai 29 anni sono diminuiti di 4 unità.

Persone in situazione di

handicap e disagio psichico

Nel mese di novembre 2006 il convitto e tutti i gruppi occupazionali di via Fago 14 sono stati

trasferiti nell’edifi cio dell’ex albergo “Bagni di Zolfo” in via S. Maurizio 93.

Anche se l’ASSB era consapevole che un trasferimento di una struttura grande come quella

di Via Fago 14 avrebbe rappresentato un grado di complessità molto elevata, durante il

primo periodo di permanenza nella nuova sede le diffi coltà da superare sono state numerose

(riscaldamento che non funzionava, perdite di acqua in diverse parti dell’edifi cio, ascensori

fuori funzione). Le aspettative di trovarsi meglio in un edifi co appena ristrutturato sono

sembrate svanite e lasciavano spazio a numerose polemiche da parte dei genitori e del

personale. In questa situazione ASSB ha fatto il possibile per superare i disagi, spesso di

tipo strutturale.

141


Con l’uscita del Servizio Handicap da via Fago un laboratorio é stato trasferito in via Roma,

o meglio è tornato nella sua sede originaria, che però ora è una struttura ristrutturata con

ampi spazi che hanno permesso l’apertura di un punto vendita e l’inizio di nuove attività con

sicura garanzia per una crescita anche qualitativa. Il trasloco da via Fago ha coinciso anche

con la chiusura della piscina. Una soluzione alternativa é stata individuata a Merano presso

il “Pastor Angelicus” e a Bolzano nel Blindenzentrum.

Un gruppo occupazionale di via Druso é stato trasferito nell’edifi co “Bagni di Zolfo” perchè il

proprietario dello stabile occupato ha espresso l’intenzione di volere vendere l’immobile.

Fig. 85 - Utenti disabili per fasce di età e tipologia di servizio - 2006

39

fino a 29 anni

30-49 anni

oltre 50 anni

30

21

13

12

13

10

4

5

strutture residenziali

gruppi occupazionali

laboratori protetti


Quali problemi comporta

l’invecchiamento della

popolazione disabile?

Cosa si può fare nel breve

periodo per adeguare

gli interventi?


“Essendo la prima generazione di anziani ai quali i servizi dovranno

garantire un’adeguata risposta si rende necessario proporre un

approfondimento della tematica attraverso una formazione aggiuntiva del

personale; si impone quindi un ripensamento dell’offerta del servizio che

si esplica nell’erogazione di nuove forme di assistenza sociale ma anche

integrata con i servizi sanitari (geriatria)

Per gli utenti che già frequentano strutture abitative é stato creato un

nucleo abitativo che accoglie utenti anziani in favore dei quali é stata

pensata una strutturazione della giornata che rispetti maggiormente i

mutati ritmi di vita; infatti gli utenti risiedono stabilmente nella struttura

abitativa e svolgono attività calibrate sulle capacità residue dei singoli

utenti senza frequentare i laboratori i cui ritmi per loro sarebbero troppo

faticosi. Per gli utenti anziani che frequentano soltanto le strutture diurne

e che risiedono ancora in famiglia, il tema del dopo noi é particolarmente

sentito dai familiari e parenti; si tratta di monitorare e di pianifi care

interventi nel breve periodo (es. nomina di un tutore o di un amministratore

di sostegno, individuare una soluzione abitativa adeguata per il futuro,)”

Per gli anziani disabili non ancora conosciuti dal nostro servizio si rende

necessario intensifi care la collaborazione con i servizi sociosanitari

distrettuali ed i servizi specialistici per individuare i bisogni sommersi.”

Loredana Zanella, Educatrice del Convitto di Via Mendola

142


i Servizi

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

“Il ‘dopo di noi’ è una bella parola, ma dietro ci devono essere le

persone. Proprio i genitori, invece, secondo la mia esperienza, sono

poco presenti quando si parla di persone – fi gli – disabili. Credo che sia

stato il benessere della nostra terra a creare la distanza, a generare una

mancanza di partecipazione che sta diventando grave, una passività

pericolosa. I genitori non possono solo lamentarsi, non possono

pensare: “Tanto la Provincia dovrà sempre occuparsi dei nostri fi gli”. Non

è così, i fondi cominciano a scarseggiare e, poi, il mondo dell’handicap è

cambiato; i ragazzi, ad esempio, vogliono uscire di casa, non accettano

più di restare sino a 50 anni con una famiglia protettiva. Dunque, non

possiamo solo lamentarci: dobbiamo sederci attorno a un tavolo

per trovare delle soluzioni da presentare ai servizi sociali, dobbiamo

diventare partner propositivi per i politici. Siamo cresciuti molto in fretta,

abbiamo l’integrazione, tanti utili servizi, ma non possiamo sapere dopo

di noi che cosa ci sarà mentre abbiamo il dovere di garantire un bagaglio

di possibilità ai nostri ragazzi per renderli il più autonomi possibile.

Noi, come genitori. Invece, al momento, anche nei gruppi di lavoro per

l’elaborazione del piano di settore Handicap dell’ASSB vedo una scarsa

partecipazione.”

Gertrud Calenzani, Presidente Associazione genitori di persone

in situazione di handicap – AEB


Qual è il ruolo dei genitori

delle persone disabili, soprattutto

con l’avanzare

dell’età?


2.7

Servizi e strutture per persone in situazione di disagio psichico

Come accennato in premessa, nel corso dell’anno 2006 è stato approvato il Piano del

Settore Sociopsichiatria. La psichiatria sociale, nel suo approccio teorico e pratico, si

occupa della dimensione sociale dei sintomi psichiatrici. Per dimensione sociale si intendono

quei fattori sociali che possono favorire l’origine di disturbi psichici, ma anche quelli che

possono infl uire positivamente sul percorso riabilitativo.

La persona con problematiche psichiche deve essere considerata nella sua globalità, cioè

tenendo conto del suo contesto sociale e culturale (famiglia, lavoro, rete sociale, tempo

libero); questa visione globale è indispensabile perché spesso l’utente con problematiche

psichiche, in seguito alla sua malattia, perde una serie di competenze che sono invece

necessarie per una vita autonoma nel suo contesto sociale.

Si tratta dunque di superare la riduttiva immagine di “malati” da diagnosticare e recuperare,

riconoscendo il loro diritto di cittadini ad essere coinvolti in tutti i progetti propositivi ed

innovativi, che offrono esperienze comunicative, di socializzazione e di incontro con altri e di

utilizzare strategie che possano abbattere il pregiudizio, l’indifferenza e la diffi denza.

Persone in situazione di

handicap e disagio psichico

143



Con quali azioni si interviene

concretamente

per far riconoscere alle

persone con disagio psichico

i loro diritti di cittadinanza

e per abbattere

pregiudizi e indifferenza?


“Innanzitutto credo che sia importante sottolineare il fatto che le persone

con disagio psichico sono portatori di diritti come tutti gli altri cittadini nei

vari ambiti della vita (lavoro, abitare- tempo libero ecc) per cui il primo

passo é quello di fare conoscere la rete di servizi di cui disponiamo noi e

che esistono anche al di fuori. Per quanto riguarda il discorso di abbattere

pregiudizi e indifferenza credo che sia importante superare la riduttiva

immagine di “malati” da diagnosticare e recuperare, riconoscendo alle

persone con disagio psichico il diritto di cittadini ad essere coinvolti in tutti

i progetti propositivi ed innovativi che offrono esperienze comunicative, di

socializzazione e di incontro con gli altri.”

Reinhard Prossliner, direttore Ufficio servizi a persone in

situazione di disagio psichico

L’Azienda garantisce l’assistenza sociopsichiatrica attraverso:

1) le strutture residenziali e semiresidenziali il cui ambito di intervento non è limitato al

distretto, ma si estende a tutto il territorio di competenza dell’ente gestore;

2) i distretti socio-sanitari che sono le unità territoriali ed organizzative che corrispondono ad

un bacino di utenza defi n i to.

Da un punto di vista normativo l’approccio sociopsichiatrico e le prestazioni a favore di utenti

con problematiche psichiatriche è stato regolamentato per la prima volta con delibera della

Giunta Provinciale dell’aprile del ‘92 con la quale veniva affi data la gestione delle strutture

sociali per malati psichici ai centri sociali che allora gestivano tutte le strutture per disabili.

Nel ’97 veniva approvato uno schema tipo di convenzione per la regolamentazione della

collaborazione tra servizi sanitari e servizi sociali nel settore dell’assistenza psichiatrica.

In una moderna rete terapeutica-assistenziale per malati psichici è di competenza dei servizi

sociali la gestione dei seguenti servizi e strutture:

a) comunità alloggio

b) laboratorio protetto

c) centro di training professionale

d) punto di incontro

Nel 2006 l’Azienda ha gestito, direttamente o in convenzione con terzi:

• due laboratori per malati psichici, uno dei quali è al Colle, già citato nel paragrafo precedente

perché è frequentato da utenza “mista”, ossia persone con problematiche di tipo cognitivo

e di disagio psichico;

• un centro di training professionale in convenzione con il Comitato Italiano Reinserimento

Sociale (CIRS),

• due comunità alloggio in convenzione con il CONSIS (una per uomini e una per donne)

• un punto di incontro gestito dall’Associazione “Il Nostro Spazio”.

Le comunità alloggio sono strutture abitative per persone che non necessitano di

un’assistenza continuativa e che sono in grado di stare temporaneamente da sole o in

comunità senza per questo rappresentare pericolo per se stesse e per gli altri.

144


i Servizi

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

Fig. 86 - Strutture residenziali per malati psichici - 2006

Comunità di

alloggio

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

n. utenti

al 31.12

presenze

% di

copertura

presenza

media

Via Mendola 121 7 365 5 1.697 66,4% 4,6

Vicolo Erbe 10 6 365 5 1.728 78,9% 4,7

13 365 10 3.425 72,2% 9,4

I laboratori ed il Centro di addestramento al lavoro perseguono attività riabilitative che mirano

allo sviluppo ed al potenziamento di autonomie ed abilità in campo relazionale e lavorativo.

I laboratori in questione sono due: quello riabilitativo al Colle e quello di riabilitazione

psicosociale “Windrose – Rosa dei venti”. Il CIRS è invece un centro di addestramento

professionale.

Fig. 87 - Laboratori protetti per malati psichici - 2006

Lab. protetti malati psichici

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

n. utenti

al 31.12

presenze

% di

copertura

presenza

media

Windrose Viale Druso 325 13 232 13 2.294 76,1% 9,9

Centro addestramento CIRS 18 239 25 4.263 99,1% 17,8

31 236 38 6.557 89,8% 27,8

NB: in questa tabella non vengono evidenziati i dati relativi al laboratorio Colle in quanto già rendicontati

nel paragrafo precedente. Con i 4 utenti che frequentano il Colle il totale degli utenti seguito ammonta a

42 unità

2.7

PUNTI DI INCONTRO

L’A zienda ha stipulato una convenzione con l’Associazione “Il Nostro Spazio – Ein Platz

für uns” per la gestione di “punti d’incontro” per persone con problemi psichici. I “punti

d’incontro” mirano alla socializzazione, alla promozione delle relazioni interpersonali ed

all’acquisizione di una maggior autonomia personale.

Nel corso del 2006 si sono svolti incontri tutti i giorni della settimana e - per circa metà anno -

anche tutte le domeniche pomeriggio; le attività proposte sono state le più varie: ginnastica,

yoga, computer, piscina, acquarello, gite, ecc. Oltre a queste attività sono state organizzate

altre attività particolari, come ad esempio mostre, corsi di cucina, rappresentazioni teatrali,

la realizzazione della rivista “Spaziosissimo T-Traumschiff”, nonché soggiorni sulla neve ed

in Abruzzo.

Nel 2006 hanno usufruito dei punti d’incontro 179 persone, appartenenti ai gruppi linguistici

italiano e tedesco e provenienti da tutto il territorio dell’Azienda sanitaria di Bolzano.

Gli incontri sono stati complessivamente 502 e le presenze complessive 4.727: la media di

presenza agli incontri è stata di 9,4 persone.

I centri sono stati seguiti complessivamente da 37 volontari che, insieme ad altri 24

collaboratori si sono organizzati in diversi gruppi di lavoro per coprire tutto il servizio con la

collaborazione costante di altri professionisti per la realizzazione di attività specifi che. Le ore

di lavoro del personale volontario sono state 11.860.

Persone in situazione di

handicap e disagio psichico

Gli obiettivi relativamente agli utenti sono stati raggiunti, almeno in parte, in modo effi cace.

Il livello di soddisfazione dei partecipanti, dei familiari, dei medici e degli operatori è stato

buono. Molti partecipanti infatti hanno dimostrato in modo evidente, rispetto alla loro

situazione iniziale, i segnali positivi di cambiamento in diverse aree delle competenze sociali

145


in particolare: la comunicazione verbale nell’ambito dei gruppi, lo sviluppo di interessi ed

iniziative personali, gli hobbies che poi seguono anche in altri ambienti, la conoscenza

e l’utilizzo di altre risorse del territorio (fi lm club, iniziative culturali di altre associazioni

ecc.), l’igiene personale e l’adeguatezza dell’abbigliamento, la capacità di diventare

progettuali, lo sviluppo di autonomia personale, lo sviluppo dell’autostima, la capacità di

relazione interpersonale, la capacità di utilizzare e mobilitare risorse, la creazione di legami

interpersonali al di fuori dei gruppi di socializzazione, la capacità di assumersi responsabilità

interne all’Associazione e di prendere iniziative, la capacità di aggregazione in piccoli gruppi,

di auto aiuto senza la presenza di volontari o di professionisti esterni.

Il Piano di Settore Sociopsichiatria per il prossimo triennio individua tra gli obiettivi più

importanti quello del rafforzamento dell’integrazione sociosanitaria con la stipula di

un protocollo d’intesa per la regolamentazione delle modalità di collaborazione tra servizio

sociale e servizio dell’Azienda Sanitaria. Per garantire risposte adeguate agli utenti con

problematiche psichiche infatti, è fondamentale la collaborazione con il Centro di Salute

mentale e con il Servizio Psicologico; con detti servizi inoltre saranno programmati momenti

di formazione e aggiornamento comune e sarà istituito un organismo di coordinamento per

la trattazione di tutte le questioni del settore.

Negli ultimi anni a Bolzano è cresciuto notevolmente il numero di servizi e di strutture nell’ambito

socio psichiatrico affi dati anche in convenzione al Privato Sociale e ciò ha comportato e

comporta tuttora la necessità di adeguamenti organizzativi ed operativi. Obiettivo del Piano

di Settore è quindi anche quello di creare uno stabile collegamento informativo ed

operativo tra questi servizi, favorendo il superamento dell’autoreferenzialità organizzativa

ed operativa. In particolare si vogliono defi nire obiettivi comuni, modalità operative condivise

(ammissioni, dimissioni, valutazioni) ed individuare procedure socio assistenziali coordinate

per i singoli utenti.

Tra gli altri obiettivi inoltre, un altro di rilevanza particolare è quello di adeguare l’offerta

residenziale ai parametri provinciali attraverso l’apertura di una comunità alloggio a

basso grado di assistenza. Sui 25 posti che, secondo i parametri provinciali, l’ASSB deve

attivare attualmente ne sono disponibili 13. La mancata soddisfazione dei parametri provinciali

si giustifi ca con la grande diffi coltà di reperire immobili sul libero mercato a prezzi accessibili.

E’ da ricordare la necessità di creare strutture abitative con un grado di assistenza minimo e

ciò signifi ca ripensare la mission dell’offerta abitativa attuale e prevedere percorsi riabilitativi

differenziati corrispondenti a diversi gradi di autonomia. Solamente in questo modo potrà

essere garantita una qualità di vita personalizzata in base ai bisogni e alle capacità dei

singoli utenti. Sarà poi necessario creare una comunità rivolta ad utenza mista, il cui grado

di autonomia è più elevato.

Sembra importante rilevare che anche per la struttura Windrose durante l’anno ci sono state

una serie di iniziative per individuare una nuova e più adatta sede che disponga anche di un

po’ di verde per lo sviluppo delle attività di giardineria.

Un tema nei laboratori sociopsichiatrici è da considerare con attenzione ed è stato per

questo lungamente approfondito in varie sedi istituzionali: è il poco cambiamento di utenza e

la poca possibilità di “fuoriuscita” dal circuito assistenziale degli utenti dei laboratori aziendali.

L’uffi cio del lavoro della Provincia, la Psichiatria e i Servizi Sociali si sono trovati varie volte per

promuovere azioni di miglioramento, ma rispetto ai quali non si è ancora riusciti a individuare

una strategia complessiva. Il fatto che utenti rimangano per anni nei laboratori a volte può

avere un effetto iatrogeno, rendendo vane le varie iniziative tese al mantenimento o allo

sviluppo dell’autonomia del soggetto.

146


i Servizi

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

Servizio Assistenza al Posto di Lavoro

Il Servizio di Assistenza al Posto di Lavoro (SAPL) nasce nell’ambito dei servizi dedicati a

soggetti portatori di handicap con la fi nalità di supportare le persone disabili ad inserirsi

nel mondo del lavoro. Nel corso del tempo esso si è allargato ad utenti non solo disabili ma

anche con problematiche di altro tipo ed è stato ricollocato più adeguatamente tra i servizi

distrettuali.

Gli assistenti al posto di lavoro lavorano in stretta collaborazione con gli operatori per l’inserimento

lavorativo dell’Assessorato Provinciale al Lavoro (SIL), il quale ricerca sul mercato

aziende pubbliche e private disposte ad offrire un posto di lavoro a persone disabili o con

altre problematicità. I dettagli del rapporto di lavoro vengono stabiliti in una convenzione di

affi damento lavorativo.

Dopo un’analisi dei bisogni/esigenze del datore di lavoro, intervengono gli assistenti del

SAPL in collaborazione con gli operatori provinciali del SIL, che elaborano un progetto di

inserimento lavorativo in base alle possibili mansioni che la persona può svolgere. Successivamente

l’assistente al posto di lavoro compie periodiche visite con lo scopo di verifi care

l’andamento del progetto.

UTENTI PSICHIATRICI

Le persone seguite dal SAPL nel 2006 in progetti di inserimento lavorativo con problematiche

di tipo psichiatrico sono state 19, di cui dieci donne e nove uomini. In questi anni si è

registrata una progressiva diminuzione del numero delle persone con problematiche psichiatriche

seguite dal SAPL (24 nel 2004, 22 nel 2005). Il numero dei progetti non dipende dal

SAPL perché l’ente che li attiva, anche se in collaborazione con il SAPL, è SIL – Servizio di

Inserimento Lavorativo presso l’Uffi cio del Lavoro provinciale.

Non si tratta di una utenza giovane, perché l’età media di queste persone è 40 anni, precisamente

43 anni per le donne e 37 anni per gli uomini.

La maggior parte degli utenti è seguita dal Centro di Salute Mentale (15), due sono seguiti dal

Servizio Psicologico territoriale e uno dal servizio Hands. Un utente è inviato da altro servizio.

La maggior parte delle persone (7), risiedono nel territorio del distretto Europa Novacella.

Nel corso dell’anno sono state presi in carico 4 nuove persone, 3 uomini e una donna.

I progetti sono stati nella maggior parte (15) di osservazione con l’obiettivo di valutare la

capacità di tenuta lavorativa della persona. I progetti socio-assistenziali sono stati quattro:

questi hanno l’obiettivo del mantenimento delle capacità lavorative residue della persona,

senza alcuna fi nalità di assunzione. Nel corso del 2006 una persona è stata assunta e sei

sono state dimesse, due delle quali per un peggioramento delle condizioni di salute.

2.7

Persone in situazione di

handicap e disagio psichico

Le persone con problematiche di tipo psichiatrico incontrano spesso grosse diffi coltà nel

percorso di inserimento lavorativo. La necessità di instaurare relazioni adulte con i colleghi di

lavoro, la richiesta di prestazioni lavorative costanti nel tempo e la pressione psicologica della

responsabilità personale che accompagnano ogni esperienza di lavoro si dimostrano spesso

degli ostacoli insormontabili e aprono la strada al fallimento. Rimane il fatto che l’accompagnamento

al lavoro attraverso dei percorsi di inserimento protetto risulti uno strumento utile

di riavvicinamento alla normalità ed una esperienza necessaria per la riacquisizione di una

suffi ciente autonomia personale.

147


Su 19 persone, un terzo circa abita da solo, un terzo circa vive in strutture protette e un terzo

circa vive con genitori o parenti. Considerata l’età media delle persone in progetto, diventa

urgente sostenere politiche abitative effi caci per mantenere l’autonomia personale di questi

utenti, considerando che sempre più numerosi perderanno la possibilità di abitare in famiglia.

UTENTI DISABILI MENTALI

Il SAPL nel 2006 ha seguito 38 persone con ritardo mentale, 20 donne e 18 uomini (nel 2005

erano 44). L’età media di queste persone è 35 anni.

Tutte le persone con disabilità mentale hanno come servizio medico inviante e quindi di

riferimento il Servizio Psicologico Territoriale.

La maggior parte risiedono nel territorio del distretto Don Bosco (11), del distretto di Gries (11)

e del distretto Europa Novacella (9).

Nel corso dell’anno è stata presa in carico 1 sola nuova persona.

La maggioranza di questi utenti (30) sono impegnati in progetti socio-assistenziali in gran

parte di lunga durata: questi hanno l’obiettivo del mantenimento delle capacità lavorative

residue della persona, senza alcuna fi nalità di assunzione. Questi progetti hanno di fatto

sostituito nel tempo altrettanti posti in laboratorio protetto e ne costituiscono una valida

alternativa (oltretutto con un costo economico molto inferiore). Le persone in progetto

socio-asssitenziale si alzano tutti i giorni per andare a lavorare come tutte le persone adulte,

esercitano la propria autonomia negli spostamenti e una volta giunti sul posto di lavoro hanno

relazioni con i colleghi di lavoro, persone adulte e normo-dotate. Ognuno svolge compiti utili e

adatti alle proprie capacità. Questo consente la realizzazione piena delle proprie potenzialità

adulte e la crescita dell’autonomia di ciascuno fi n dove questa è possibile.

Nel corso del 2006, due persone sono state assunte e due sono state dimesse, una delle

quali per un peggioramento delle condizioni di salute, ed infi ne una persona è stata inviata in

una cooperativa sociale.

Su 38 persone, 32 abitano con genitori o parenti, 4 di questi con genitori molto anziani,

soltanto 3 abitano da soli e 3 sono ospiti in una struttura protetta. Considerando che negli

ultimi anni l’età media di queste persone si sta alzando, pare opportuno evidenziare che nel

prossimo futuro bisognerà pensare ad una risposta abitativa adeguata. I genitori invecchiano

e anche i parenti più prossimi (fratelli e sorelle), quando ci sono, si creano nella maggior parte

dei casi una loro famiglia. Questo signifi ca che non saranno più in grado di rispondere alle

esigenze personali e abitative dei loro cari.

UTENTI CON DISABILITÀ MOTORIE, FISICHE O SORDOMUTI.

Il SAPL nel 2006 ha seguito 16 persone con disabilità motorie e/o fi siche, 5 donne e 11

uomini (nel 2005 erano 15) oltre a 3 donne sordomute. L’età media di queste persone è 37

anni per i disabili motori e 38 anni per le tre donne sordomute.

Gli utenti disabili motori sono stati inviati dal servizio Psicologico Territoriale (6), dal servizio

Psicologico Ospedaliero (ben 5), mentre gli ultimi 5 da altri medici specialisti. Le donne

sordomute sono seguite dal Servizio Psicologico Territoriale.

La distribuzione sul territorio della città è abbastanza omogenea con l’unica eccezione del

distretto di Don Bosco (5 disabili motori e 2 sordomute).

Nel corso dell’anno sono stati presi in carico 7 nuovi utenti disabili motori, 5 uomini e due

donne e una nuova utente sordomuta.

Degli utenti disabili motori, 6 utenti sono impegnati in progetti socio-assistenziali con

l’obiettivo del mantenimento delle capacità lavorative residue della persona, senza alcuna

fi nalità di assunzione; 5 utenti hanno usufruito di un progetto di osservazione fi nalizzato alla

verifi ca sul campo delle proprie capacità lavorative; 4 sono stati impegnati in un progetto

pre-collocativo, con l’obiettivo dell’assunzione. Delle utenti sordomute, 2 sono in progetto

osservativi, 1 in progetto socio-assistenziale.

Nel corso dell’anno 2006, degli utenti disabili motori, 3 sono stati assunti e 3 sono stati

148


i Servizi

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

dimessi, uno dei quali per un peggioramento delle condizioni di salute. Una delle tre donne

sordomute ha interrotto il progetto nel corso dell’anno.

Su 16 persone disabili motori in progetto, ben 11 abitano con i genitori, una abita da sola e

una abita in una struttura protetta. Tutte e tre le donne sordomute abitano con i genitori o

parenti.

UTENTI CON PROBLEMATICHE DI TOSSICODIPENDENZA E ALCOLDIPENDENZA.

Il SAPL nel 2006 ha seguito 3 persone con problematiche di tossicodipendenza e/o alcoldipendenza,

una donne e due uomini (nel 2005 erano due). L’età media di queste persone è

50 anni, (54 per le donne e 48 per gli uomini). Si tratta di persone che hanno gravi diffi coltà

fi siche e importanti problemi di salute che uniti alla non giovanissima età non consentono una

facile collocazione lavorativa. È importante sottolineare che la stragrande maggioranza delle

persone che hanno avuto problemi di alcol o tossicodipendenza tornano, una volta risolto il

loro problema, ad una vita lavorativa normale, senza necessità di percorsi di riabilitazione al

lavoro protetti.

I servizi invianti risultano il Servizio Tossicodipendenze della Sanità e Hands.

Nel corso dell’anno è stato preso in carico un solo nuovo utente. Questo ha usufruito di un

progetto di tipo osservativo, mentre gli altri due utenti rispettivamente di un progetto socioassistenziale

e di un progetto pre-collocativo.

Nel corso dell’anno 2006, nessuna delle tre persone è stata dimessa.

Delle tre persone, una abita con i genitori e due abitano in una struttura protetta.

Fig. 88 - Area Handicap e Disagio psichico – costi diretti e fonti di finanziamento - 2006

2.7

Area persone in situazione di handicap - anno 2006

costi diretti di gestione - Euro 9.495.629

Convitto

posti

costo

personale

beni di

consumo

prestazioni

di

servizi

utilizzo

beni di

terzi

altro rette (*) Totale

24 1.466.923 76.616 164.560 16.515 52.424 1.777.038

Via Mendola 6 260.155 16.737 52.612 1.063 810 331.337

Viale Europa 8 348.991 16.755 67.962 - 3.312 437.020

Amministraz. - 159.502 19.488 107.521 5.120 43.665 335.296

Totale 38 2.235.571 129.596 392.655 22.698 100.211 1.351.616 4.232.347

Persone in situazione di

handicap e disagio psichico

rette(*) per utenti propri in strutture esterne

Comunità

alloggio

posti

costo

personale

beni di

consumo

prestazioni

di

servizi

utilizzo

beni di

terzi

altro rette (*) Totale

7 233.980 13.476 23.216 1.064 1.198 272.934

Via Dalmazia 3 - - 147.547 - - 147.547

Amministraz. - 51.542 3.772 20.811 991 14.086 91.112

Totale 10 285.432 17.248 191.574 2.055 15.284 263.022 774.615

rette(*) per utenti propri in strutture esterne

149


Gruppi

occupaz.

posti

costo

personale

beni di

consumo

prestazioni

di

servizi

utilizzo

beni di

terzi

altro rette (*) Totale

35 892.477 59.060 118.079 16.516 5.297 1.091.429

Viale Europa 24 602.473 12.163 28.198 - 2.635 645.469

Via Druso 8 191.728 4.086 18.812 46.115 2.400 263.141

Amministraz. - 180.082 22.003 121.395 5.780 49.299 378.559

Totale 67 1.866.760 97.312 286.484 68.411 59.631 111.684 2.490.282

rette(*) per utenti propri in strutture esterne

La voce “amministrazione” comprende le spese dell’uffi cio amm.vo Servizi a persone in situazione di

handicap e disagio psichico, dello staff tecnico della direzione del servizio.

beni di prestazioni

di beni di

utilizzo

Laboratori

costo

posti

consumo

servizi terzi

protetti

personale

altro rette (*) Totale

12 151.324 14.030 36.021 17.001 1.241 219.617

Via

C.Weinegg

15 239.530 10.128 93.870 16.450 2.566 362.544

Via Fago 12 191.258 18.700 56.231 - 1.620 267.809

Amministraz. - 66.888 8.172 45.089 2.147 18.312 140.608

Totale 39 649.000 51.030 231.211 35.598 23.739 667.937 1.658.515

rette(*) per utenti propri in strutture esterne

totale rette per utenti propri in strutture esterne 2.394.259

** laboratorio reabilitativo polivalente

La voce “amministrazione” comprende le spese dell’uffi cio amm.vo Servizi a persone in situazione di

handicap e disagio psichico, dello staff tecnico della direzione del servizio.

Soggiorni per persone disabili 24.528

Servizio trasporto per persone disabili 114.085

Piscina coperta Via Fago – suddiviso sulle strutture – 148.802

Servizio assistenza al posto di lavoro 201.257

Area persone in situazione di handicap - anno 2006

costi diretti di gestione - Euro 9.495.629

3%

7%

5%

compartecipazioni utenti

Euro 677.395 - 7%

Rette utenti esterni

Euro 502.983 - 5%

Provincia

Euro 8.042.896 - 85%

85%

Altro

Euro 272.355 - 3%

La voce “altro” comprende: rimborso personale in posizione di comando (Euro 121.233), introiti piscina

(Euro 32.170), integrazione rette dal comune per utenti >60 anni in strutture handicap (Euro 33.275), rimborso

ASBZ per gasolio (Euro 50.567), altro (Euro 6.277), vendita prodotti (Euro 28.833)

150


i Servizi

2.7 Persone in situazione di handicap e disagio psichico

Fig. 89 - Area Disagio Psichico – costi diretti e fonti di finanziamento - 2006

Area disagio psichico - anno 2006

costi diretti di gestione - Euro 1.216.626

Laboratori

posti

costo

personale

beni di

consumo

prestazioni

di

servizi

utilizzo

beni di

terzi

altro rette (*) Totale

Via Druso 325 13 161.601 14.925 44.870 29.641 2.136 253.173

CIRS 18 199.614 199.614

Amministraz. 30.871 3.772 20.811 991 8.451 64.896

Totale 31 192.472 18.697 265.295 30.632 10.587 179.452 697.135

rette(*) per utenti propri in strutture esterne

Comunità

alloggio

posti

costo

personale

beni di

consumo

prestazioni

di

servizi

utilizzo

beni di

terzi

altro rette (*) Totale

7 146.309 7.205 495 154.009

Vicolo Erbe 6 153.222 6.112 159.334

Amministraz. 25.726 3.143 17.342 826 7.043 54.080

Totale 13 25.726 3.143 316.873 14.143 7.538 367.432

rette(*) per utenti propri in strutture esterne

2.7

La voce “amministrazione” comprende le spese dell’uffi cio amm.vo Servizi a persone in situazione di

handicap e disagio psichico, dello staff tecnico della direzione del servizio.

Soggiorni climatici per persone disabili 33.868

Punti d’incontro per persone con disagio psichico 118.200

0,3%

2%

10%

Area disagio psichico - anno 2006

fonti di finanziamento - Euro 1.216.626

0,4%

Compartecipazioni utenti

Euro 20.712 - 2%

Persone in situazione di

handicap e disagio psichico

Rette utenti esterni

Euro 126.591 - 10%

Vendita prodotti

Euro 5.029 - 0,4%

Provincia

Euro 1.060.923 - 88%

88%

Altro

Euro 3.370 - 0,3%

151


Inclusione sociale 2.8

Sempre più frequentemente, nella vita di un nucleo familiare, può insorgere una situazione

improvvisa che può incidere negativamente sulle condizioni educative, di vita di una

persona.

Spesso è il naturale evolversi della vita quotidiana che genera situazioni di disagio, anche

lieve, ma comunque potenzialmente pericoloso, quando non è avvertito o non è seguito

con metodo e professionalità. Nell’attuale società occidentale l´essere “marginato” riguarda

un numero sempre maggiore di persone, uomini, donne, minori, adulti, persone sane o

ammalate.

Si pensi alle volte in cui i minori sono lasciati soli per molte ore al giorno, in casa o per strada,

da genitori troppo impegnati nel loro lavoro; ai momenti in cui diffi coltà anche non gravi,

interne alla coppia, infl uiscono sui fi gli, condizionandone la serenità e la sicurezza affettiva; ai

casi di carente integrazione di bambini che provengono da altre realtà nazionali o straniere;

a minori appartenenti a nuclei coinvolti dai problemi della dipendenza. Vi sono poi situazioni

di crisi più nella vita degli adulti, come ad esempio confl itti in famiglia che possono portare

alla distruzione dei legami familiari, la rottura dei rapporti sociali, la perdita del lavoro, la

perdita della salute, debolezze e dipendenze, diffi coltà oggettive di sopravvivenza, guerre,

persecuzioni. Questi sono tutti elementi che portano le persone ad uscire dal gruppo sociale,

ad essere emarginate o ad emarginarsi, a fuggire dal proprio paese: persone che un tempo

erano parte della società diventano così individui anonimi, soli, danno fastidio, sono inutili,

hanno bisogno di aiuto, di cibo, di casa, di rifugio.

Tutte queste circostanze, fortunatamente, non sono sempre destinate a cronicizzarsi

o a deteriorarsi progressivamente; alle volte vengono superate sia pure con prevedibili

sofferenze da parte dell’individuo, spesso però sono la condizione duratura e remota sulla

quale si innestano, poi, occasionali episodi scatenanti che fanno divenire il disagio medio

-lieve, un disagio grave e decisivo nella vita della persona.

Il Piano del settore Inclusione Sociale, la cui elaborazione è terminata, è in fase di

approvazione: esso prevede una serie di interventi a favore di questa fascia di popolazione

nelle sue diverse tipologie, nonché una rete di collaborazione ben strutturata tra i diversi

enti ed associazioni che in qualche modo sono coinvolti nella materia. Il servizio preposto

con funzioni di regia, di coordinamento e di sostegno allo sviluppo del piano medesimo è

il Servizio di Integrazione Sociale (S.I.S.) che dispone di un’equipe di operatori specializzati

nelle diverse branchie dell’area dell’inclusione sociale.

Tutte le situazioni di emarginazione sociale vengono seguite dal Servizio Integrazione Sociale

(S.I.S.), che è coordinato dal distretto Centro – Piani – Rencio, pur essendo rivolto a tutta

la città. Le altre forme di disagio rimangono invece in capo all’area socio-pedagogica di

ciascun distretto, in base a dove il cittadino abita.

Il S.I.S. segue quindi:

• minori stranieri non accompagnati (vedi capitolo area minori);

• persone e famiglie senza dimora;

• nomadi (Sinti e Rom);

• richiedenti asilo/profughi.

152


i Servizi

2.8 Inclusione sociale

“Ritengo che, ad un anno e mezzo dalla sua istituzionalizzazione, il

Servizio Integrazione Sociale abbia occupato un ruolo importante e attivo

per il coordinamento del settore del disagio sociale cittadino. L’obiettivo

principale per cui è nato - costituire un servizio sovradistrettuale che

offrisse agli utenti una concreta possibilità di crescita e di raggiungimento

dell’autonomia fornendo loro strumenti e servizi - é stato raggiunto sia

in termini di qualità sia di soddisfazione degli utenti coinvolti. Mi preme

sottolineare come l’aver creato una porta unica di ingresso e di accoglienza

per il target di riferimento del servizio – che, ricordo, è a disposizione dei

cittadini extracomunitari, dei profughi, dei nomadi, dei senza dimora e dei

minori stranieri non accompagnati – ha permesso di avere una più ampia

visione di problemi e fenomeni, ha contribuito alla costituzione di percorsi

di autonomia per gli utenti, ha facilitato il fondamentale lavoro di rete

con gli enti preposti, ha fornito utili informazioni per scelte strategiche

importanti. Per fare un esempio, una persona senza dimora, può essere

‘agganciata’ sulla strada dal servizio della Ass. Volontarius convenzionato

con l’ASSB. Può entrare quindi in una Casa d’Ospitalità (come quella di

viale Trento gestita dalla Caritas) dove vengono soddisfatti tutti i bisogni

primari, viene curato l’ascolto e si fa un bilancio di competenze per

l’inserimento lavorativo. Quando la persona ottiene un lavoro, dalla Casa

d’Ospitalità può passare agli alloggi di 2° livello della Casa Conte Forni,

affi dati alla gestione dell’associazione San Vincenzo, e qui si cerca di

fornire un accompagnamento pedagogico e di training abitativo anche

per garantire il mantenimento del lavoro. Il merito dei risultati raggiunti

– considerata anche la delicatezza dell’ambito di azione – va sicuramente

attribuito alla dedizione, alla professionalità e al costante impegno degli

operatori del Servizio Integrazione Sociale e dei diversi partner.”

Alberto Conci, Coordinatore SIS e Direttore Distretto Centro

Piani Rencio


In termini di efficacia

quale ricadute positive

ha avuto la costituzione

del Servizio di Integrazione

Sociale sull’utenza

in stato di disagio della

città di Bolzano?


2.8

Persone e famiglie senza dimora

Inclusione sociale

Il Piano Sociale per la qualità della vita evidenzia come una percentuale molto signifi cativa

di fruitori di servizi per senza fi ssa dimora sia originaria di fuori provincia: una gran parte di

questi sono stranieri, ma una parte risultano essere cittadini italiani residenti in altre regioni

italiane. Questi servizi svolgono dunque una funzione attrattiva per fasce di utenza che

provengono da fuori provincia.

153


“Alla solitudine si accompagna spesso l’alcool, per sentirsi più disinibiti, capaci di

relazionarsi con gli altri, per sopportare meglio l’esclusione e la sofferenza, per scaldarsi

e per anestetizzare il dolore fi sico. Vivere la strada, contrariamente a quanto si pensa,

raramente è una scelta, tanto meno costituisce una scelta di libertà. Il capoluogo, per la sua

ubicazione spaziale e per la presenza dei servizi, assume per molte persone il carattere di

polo d’attrazione che genera una forte concentrazione delle presenze sull’area urbana. La

quantifi cazione dei senza dimora è resa diffi cile dall’esistenza di una parte di sommerso,

composto da persone che per vari motivi non si rivolgono ai servizi di prima accoglienza e

non risultano, quindi, registrabili secondo i metodi di rilevazione uffi ciali.

Una parte dei senza dimora presenti in città, necessitano solo di servizi di prima accoglienza,

essendo Bolzano per essi soprattutto un luogo di transito. Esiste, invece, una quota di

persone per le quali il tipo di intervento richiesto è molto più complesso, di tipo sanitario,

sociale, di sostegno al reddito, di formazione o inserimento lavorativo.”

Tratto da “Progetto Oltre la strada” – Associazione Volontarius – Cooperativa

sociale River Equipe – relazione annuale 2006.


Famiglie immigrate irregolarmente

con figli e

senza dimora; è questa

la categoria di persone

maggiormente difficile da

aiutare dal punto di vista

dell’inclusione sociale?

Quale, invece, la situazione

dei minori stranieri

non accompagnati?


“La risposta alla prima domanda è sì, certamente. Queste famiglie hanno

diritto al nostro aiuto perché i minori vanno tutelati, ma gli interventi che

possiamo mettere in atto spesso sono in deroga alle leggi esistenti. C’è

inoltre molta discordanza fra le varie regole di enti e servizi. Si tratta

poi di famiglie multiproblematiche e il loro passato per noi è un buco

nero: abbiamo pochissime informazioni – e loro sono l’unica fonte – per

stilare dei progetti. Così, non disponendo di un quadro completo della

loro situazione (sociale, psicologica, scolastica, ecc.) è molto diffi cile

lavorare. Non sempre poi si riesce a conquistare la fi ducia delle famiglie

e, dunque, a farle collaborare. L’inclusione, insomma, è una méta davvero

lontana. Per quanto riguarda i minori non accompagnati, invece, devo

dire che abbiamo ottenuto anche dei successi. L’obiettivo dei progetti

che elaboriamo è quello di farli vivere nella legalità e attualmente si sta

cercando di favorire il loro rimpatrio attivando delle risorse anche nei

loro Paesi d’origine. Lavoriamo sull’alfabetizzazione, sulla formazione,

sull’inserimento al lavoro tramite stage, sulla sistemazione in alloggi

protetti e così via. Il tutto per far raggiungere loro una totale autonomia e

un corretto inserimento sociale.“

Gemma Slanzi, assistente sociale del Servizio Integrazione

Sociale (SIS) del Distretto Centro Piani Rencio

IL SERVIZIO ASSISTENZA DI STRADA

Il servizio di assistenza di strada, offerto dalla Cooperativa Sociale “River Equipe”, è il servizio

che per primo viene a contatto con le persone che vivono in stato di emarginazione grave

con interventi diretti sulla strada. Nel corso della sua attività la cooperativa ha rilevato che

sempre più spesso i motivi che portano a vivere la strada non sono riconducibili ad eventi

eccezionali o a storie di particolare emarginazione e che tale condizione non è più una

prerogativa di uomini adulti, ma anche di donne e minori di ambo i sessi. Il fenomeno non

è omogeneo ed è assai stratifi cato, sia in merito alle cause, sia alle stesse disponibilità di

risorse per sopravvivere. Non fa differenza che la sofferenza psichica o il disagio siano la

causa o l’effetto dell’esclusione sociale; essa si manifesta comunque con:

154


i Servizi

2.8 Inclusione sociale

• solitudine estrema;

• drastica riduzione del numero di rapporti sociali, o rapporti stereotipati, superfi ciali o

ripetitivi;

• esclusione sociale;

• annichilimento;

Durante l’anno 2006, il servizio di strada ha incontrato 812 persone, dei quali 512 uomini

adulti, 71 donne adulte, 15 minori (14 maschi, 1 femmina). 563 sono state contattate

per la prima volta, le restanti 335 erano già note all’unità di strada; 10.438 i contatti

complessivamente effettuati. Tale voce rappresenta il numero complessivo degli incontri avuti

con individui “identifi cati” ed individui per i quali non è stato possibile defi nire la loro origine

e/o identità. Il numero delle persone contattate infatti è dato dal numero delle “persone

identifi cate” cioè quegli individui di cui si hanno informazioni suffi cienti (nome o cognome, dati

anagrafi ci, provenienza) tali da renderli riconoscibili alle unità di strada e dalle persone “non

identifi cate”. Secondo una stima basata sull’esperienza (e secondo uno dei metodi in uso a

livello nazionale) dividendo il totale degli individui non identifi cati per il coeffi ciente 3 (pari al

numero dei contatti che si ritiene possano essere mediamente necessari all’identifi cazione

di un nuovo accolto) si può ottenere il numero dei singoli individui effettivamente presenti

(“persone non identifi cate”).

Le prestazioni erogate sono state numerosissime:

Fig. 90 - Prestazioni erogate dal servizio di assistenza di strada - 2006

2.8

1.554

942

9.453

assistenze

ascolti

accompagnamenti

Durante i 9.453 interventi di assistenza sono stati distribuiti per la strada minestre, generi

alimentari, bevande calde, vestiti coperte. Oltre alle prestazioni di prima necessità, l’insieme

degli interventi (assistenze, ascolti, accompagnamenti) ha permesso alle unità di strada di

sviluppare una serie di progetti rivolti a 125 persone nei quali sono state coinvolte diverse

organizzazioni (associazioni, gruppi di volontariato ecc.) presenti sul territorio.

Inclusione sociale

CENTRO DIURNO E SEGRETARIATO SOCIALE

Oltre al servizio di assistenza di strada sul territorio cittadino sono presenti anche altri

servizi “aperti” rivolti alle persone che non hanno una dimora stabile: si tratta del Centro

Diurno “Padre Markus” e del servizio di Segretariato Sociale “La sosta – der Halt”

Sono due servizi che sono stati attivati come punto di riferimento per tutte le persone che si

trovano in stato di necessità e che usufruiscono o potrebbero usufruire del reddito minimo

di inserimento previsto dalla normativa provinciale. Al Segretariato Sociale queste persone

possono trovare l’ascolto di un operatore e le informazioni su servizi o pratiche, al Centro

Diurno trovano un luogo d’accoglienza ed ascolto dove trascorrere alcune ore in alternativa

alla strada e dove possono instaurare una valido rapporto umano. Presso il centro diurno

155


inoltre vengono organizzate diverse attività ludico ricreative, sono a disposizione servizi per

la cura e l’igiene personale ed un servizio mensa. In ambedue i servizi inoltre c’è la possibilità

di esporre la propria situazione ed avvicinarsi a percorsi di cambiamento.

Fig. 91 - Presenze e prestazioni del Centro Diurno - 2006

Servizio

prestazioni

per l’igiene

presenze

mensa

iniziative

organizzate

ore di

apertura

Centro Diurno Padre Markus 1.544 7.012 21 3.048

Fig. 92 - Attività del Servizio di Segretariato Sociale - 2006

Servizio

n. giorni

di servizio

durante

l’anno

n. utenti

assistiti

nell’anno

ore di

apertura al

pubblico

n. progetti

individualizzati

Segr.sociale La sosta-Der Halt 324 605 1.012 625

Le persone che si sono rivolte al servizio di Segretariato Sociale La Sosta – der Halt, durante

l’anno 2006, sono state 605 (509 maschi, 96 femmine) , la maggior parte di esse sono

autoctone o provenienti da altre regioni italiane (361), 1 sola persona appartiene a paesi

extraeuropei, mentre le rimanenti 243 persone provengono da altri paesi UE, in particolar

modo Polonia, Cechia e Slovacchia.

Sul totale delle persone, 387 sono senza fi ssa dimora

Nel corso dell’anno sono stati avviati 615 progetti individualizzati. Tutte le persone ammesse

al servizio durante l’anno 2006 hanno attivato almeno un progetto individualizzato. Il 18,3

% delle persone hanno attivato progetti mirati per la cura personale di sé e dei propri

indumenti; il 10,2 % dei progetti sono stati di sostegno e ricerca lavoro; il 6,5% ha riguardato

la cura sanitaria delle persone, mentre per il 17,3% delle persone si è attivato un progetto

di aggancio al servizio: persone che non frequentavano nessun servizio attraverso un

microprogetto sono state convinte ad essere inserite in struttura o all’”emergenza freddo” o

essere prese in carico dal Servizio Integrazione Sociale. Per il restante 48% delle persone

sono stati attivati progetti di stimolo alla frequenza del centro diurno, di socializzazione, di

consulenza / informazione, di regolarizzazione dei documenti.

Sul totale dei progetti individualizzati attivati, il 57,2% è stato concluso positivamente

con il totale raggiungimento degli obiettivi preposti nel progetto medesimo; l’8,2% dei

progetti hanno visto il raggiungimento parziale degli obiettivi concordati ed hanno consentito

la riformulazione di un progetto individuale consecutivo più mirato alle capacità della

persona ed una valutazione più globale del caso. Un dato signifi cativo riguarda l’abbandono

del progetto individuale da parte della persona, che avviene nel 6,3% dei casi. Questo in

parte è dovuto a ricadute da parte della persona nelle problematiche (principalmente abuso

di alcol), ma in parte anche alla diffi coltà d’accettazione di regole e di diffi coltà personali.

Il 18% dei progetti è ancora in corso, il rimanente 7,4% non è stato portato a termine con il

raggiungimento degli obiettivi prestabiliti.

SERVIZIO DI PRIMA ACCOGLIENZA E CONSULENZA IMMIGRATI

In città è presente un servizio aperto anche per le persone straniere: il “Servizio di prima

accoglienza e consulenza immigrati” gestito nel 2006 dall’O.D.A.R. per conto dell’ASSB,

Esso ha lo scopo di sostenere il cittadino straniero nel suo processo di inserimento sociale

e nel riconoscimento dei diritti di cittadinanza e dei doveri ad essa connessi, favorendone

l’autonomia e l’integrazione. Ciò avviene attraverso la capacità di ascolto degli operatori, la

156


i Servizi

2.8 Inclusione sociale

possibilità di avvalersi della rete dei servizi territoriali la mediazione tra i servizi e l’utenza.

L’accoglienza si concretizza in tutta l’attività di orientamento sul territorio delle persone

da poco arrivate a Bolzano (orientamento alle opportunità di lavoro, informazioni sulle

possibilità di accesso ai servizi di accoglienza che operano a livello territoriale, risposte alle

domande dove dormo? dove mangio? dove mi lavo?) e nella gestione dell’Ostello di prima

accoglienza.

Il settore della consulenza si caratterizza principalmente nel fornire al cittadino straniero

le informazioni concernenti i suoi diritti e dover alla luce della normativa sull’ingresso

ed il soggiorno nel territorio dello stato; si passa poi alle consulenze su casi specifi ci e

più complessi e si arriva alla mediazione attiva fra il cittadino straniero e le pubbliche

amministrazioni, svolgendo una sorta di patronato.

Nel corso dell’anno 2006 hanno avuto accesso al servizio ben 2502 persone con un aumento

del 16% circa rispetto alle 2148 del 2005, di queste ben 1547 si sono rivolte al servizio per

la prima volta.

Fig. 93 - Utenti e prestazioni del Centro accoglienza e consulenza immigrati - 2006

n. utenti

assistiti

nell’anno

n. utenti

nuovi

nell’anno

consulenza

(prima accoglienza)

n.richieste

di consulenza

(patronato)

n. richieste

di lavoro

alloggio

altre

richieste

1.547 4.600 555 606 1.112 1.770

STRUTTURE DI ACCOGLIENZA

Tra i servizi offerti alle persone che non hanno una fi ssa dimora, sul territorio cittadino

sono presenti alcune strutture a carattere residenziale. Esse si diversifi cano per il genere di

intervento, la temporaneità, il tipo di progetto di inclusione ecc. e fi no ad oggi sono riuscite

a soddisfare i bisogni primari (alimentazione, alloggio, ascolto) delle persone senza fi ssa

dimora presenti in città. I servizi, la cui gestione è affi data dall’ASSB in convenzione a terzi,

oltre che ad offrire ospitalità svolgono anche funzioni di sostegno ed accompagnamento in

progetti di inserimento socio – lavorativo sulla base di progetti concordati tra gli operatori

(S.I.S. e strutture) e gli utenti medesimi.

CENTRO EMERGENZA FREDDO

E’ un centro per l’accoglienza di persone senza dimora di sesso maschile e femminile a

carattere transitorio per il periodo invernale, situato presso la “Casa Conte Graf Forni” ed

è gestito nel 2006 dalla Società San Vincenzo De Paoli. Nell’anno 2006 la struttura ha

visto 89 ingressi di uomini, 20 dei quali già conosciuti negli anni precedenti. Il 75%

di questi sono cittadini italiani con una riduzione delle persone provenienti dal sud

– Italia ed un aumento di quelle autoctone. Le problematiche espresse dalle persone ospiti

della struttura sono sostanzialmente la ricerca di lavoro e alloggio, la ricerca generica di

accoglienza, problematiche di dipendenza, problematiche relative all’indulto e problematiche

psichiatriche.

Gli operatori della struttura, in collaborazione con gli altri servizi presenti sul territorio si

occupano anche di sostenere le persone in progetti di inserimento socio lavorativo: nel 2006

18 persone hanno trovato lavoro a tempo determinato, altri sono stati impiegati

all’interno della struttura, regolarmente retribuiti, per lavori di manutenzione,

tinteggiatura e di recupero di mobili usati, 10 persone sono state spinte a

sostenere colloqui.

Per quanto riguarda le donne invece ci sono stati 86 ingressi con una diminuzione

rispetto allo scorso anno di 28 unità. Solo 3 persone avevano già usufruito della struttura in

passato. Il 90% delle persone sono provenienti dai paesi dell’ex blocco sovietico e

dalla Polonia; la presenza di donne italiane è molto ridotta, e nel periodo ottobre – dicembre

è stata nulla. La fascia di età prevalente è quella che supera i cinquant’anni (41%). Le donne

2.8

Inclusione sociale

157


ospitate lavorano prevalentemente come badanti e come donne al piano negli alberghi, le

più giovani come cameriere e bariste). Delle persone uscite dalla struttura, la cui presenza

media è di 33 giorni, 39 hanno trovato occupazione e lo hanno esplicitato, 33 persone hanno

abbandonato la struttura non esplicitando il reperimento della nuova occupazione, altre sono

state trasferite presso Haus Margareth. Solo 7 persone non hanno raggiunto gli obiettivi per

cui erano entrate in struttura.

CASA DI OSPITALITÀ PER UOMINI

Trattasi della casa d’ospitalità di Viale Trento 11, gestita nel 2006 dalla Caritas. La struttura

offre ospitalità a 22 persone che si trovano senza alloggio, con documenti validi, cittadini

italiani o appartenenti all’Unione Europea; 10 posti inoltre sono riservati per particolari

situazioni di crisi sociosanitaria (Centro Crisi) ove possono essere ammessi anche cittadini

extracomunitari. La struttura dispone in totale di 32 posti letto.

La struttura vuole essere principalmente un ponte per un possibile passaggio e reinserimento

nel ciclo produttivo, dove gli utenti possano riconquistare in prima linea la regolarità e i ritmi di

vita, regole, altrimenti persi nel precedente periodo di vita passato in situazioni di emergenza,

di crisi, per strada, per proseguire con eventuali passaggi ad altre strutture di livello superiore

sulla base di progetti individuali concordati con altri servizi specialistici. Durante il 2006, 10

utenti ospiti della struttura svolgevano attività lavorativa, 9 erano alla ricerca di un impiego e

per gli altri 19 utenti, la situazione sanitaria, l’età ed il quadro complessivo non consentivano

ancora o non consentiranno in futuro di ipotizzare tale passaggio, 1 utente sta svolgendo un

corso di formazione con successivo stage.

CASA DI OSPITALITÀ PER DONNE

“Haus Margareth”, in via Cappuccini è una struttura residenziale attrezzata ad accogliere

donne senza dimora, in situazione di emarginazione sociale, indipendentemente dalle

loro condizioni etiche, religiose, culturali, della loro lingua e provenienza e viene gestita

dalla Caritas. Nel corso dell’anno ha ospitato 87 persone, 70 delle quali nuove (17 in più

rispetto al 2005). I problemi di queste signore sono connessi alla tossicodipendenza,

all’alcoldipendenza, a problematiche psicologiche / psichiatriche. Il 43% delle presenze

(giorni di presenza nella struttura) sono state di utenti italiane, ma è sempre più evidente una

massiccia richiesta di donne extracomunitarie, alcune con lavoro ma senza alloggio: su un

totale di 138 richieste di donne extracomunitarie, nell’anno 2006 ne sono state accolte 51.

Come evidenziano i dati, ci sono molte donne extracomunitarie che cercano sistemazioni

alloggiative e da ciò deriva la necessità di attivare risposte alternative per evitare che queste

donne siano sottoposte al progressivo processo di emarginazione.

OSTELLO DI PRIMA ACCOGLIENZA IMMIGRATI – “CASA MIGRANTES”

L’ostello è situato in via Roma 85/a ed è stato gestito nel 2006 dalla Fondazione ODAR.

L’obiettivo dell’ostello è offrire la possibilità a chi arriva per la prima volta a Bolzano per

cercare lavoro di avere un’accoglienza dignitosa se pur temporanea. In subordine fornisce

accoglienza anche a persone già presenti da tempo a Bolzano ma impossibilitate a provvedere

autonomamente alle proprie esigenze alloggiative. Presso la struttura trova ospitalità anche

il Centro di assistenza ambulatoriale e sociale per immigrati temporaneamente presenti sul

territorio, gestito dall’Associazione Fanon – Balint. Gli ingressi in struttura nel 2006 sono

stati 172, non confrontabili con quelli degli anni precedenti in quanto si è via via avuta una

diminuzione dei posti letto passando da 15 agli attuali 11. Quasi la metà delle persone

hanno usufruito dell’ospitalità per più stagioni, per 88 persone invece si è trattato del

primo ingresso. L’ostello assolve la sua funzione di “prima accoglienza” esclusivamente nei

mesi estivi, dove i tempi di attesa tra richiesta ed ingresso sono accettabili (due giorni ca.)

mentre è assolutamente defi citario fi no a primavera inoltrata in quanto, a fronte delle elevate

richieste, i tempi di attesa non sono assolutamente sopportabili se non per coloro che hanno

una base di appoggio in città. Le persone che arrivano in questo periodo da fuori provincia

158


i Servizi

2.8 Inclusione sociale

per cercare lavoro vengono subito scoraggiate dall’attesa e generalmente ripartono dopo

pochi contatti.

CENTRO PROFUGHI IN TRANSITO

Il Centro è situato presso la “Casa Conte Graf Forni”, ed è stato gestito nel 2006 dalla Società

San Vincenzo De Paoli. Presso il centro vengono ospitati profughi (uomini, donne, minori)

che giungono in città e si trovano in diffi coltà economica e sociale. Il centro funge da ostello

di prima accoglienza, per queste persone il soggiorno infatti è limitato al tempo necessario

per valutare il possesso dei requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiato politico; una

volta accertato questo, le persone vengono di norma trasferite al Centro Profughi di via

Macello, dove l’ospitalità è di durata più lunga. Le persone che hanno usufruito dell’ospitalità

in struttura nell’anno 2006 sono state 89, in particolare 5 famiglie con fi gli, due donne con

bambini, tre donne incinte, due coppie, due minori. Ove possibile è stato sempre intrapreso

un progetto di inserimento lavorativo ed alloggiativo ed il gran numero di inserimenti, la

tipologia variegata delle problematicità espresse, e le diffi coltà contingenti sono state

affrontate in uno spirito di collaborazione e di integrazione progettuale tra i diversi enti e

servizi coinvolti.

CENTRO PROFUGHI

E’ una struttura residenziale situata in via Macello 9 presso la l’ex caserma Gorio, gestita

nel 2006 dall’Associazione Volontarius e attrezzata ad accogliere persone profughe di

sesso maschile e femminile, adulti e minori, senza dimora, in situazione di emergenza

sociale. Vengono ammessi i profughi, in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato

ed in possesso dei relativi requisiti richiesti. Nel corso dell’anno 2006 il centro ha ospitato

70 persone per un totale di 13.877 giornate di presenza. Considerando che il processo di

riconoscimento è un periodo di attesa molto lungo, che può durare anche oltre un anno,

è importante che il tempo di attesa non diventi un “tempo morto”, in cui l’utente attende

passivamente la risposta della commissione, bensì un “tempo progettuale” durante il quale egli

si formi, diventando soggetto attivo della propria inclusione sociale, culturale e professionale.

E’ per questo motivo che gli ospiti vengono invitati a frequentare corsi di alfabetizzazione di

lingua italiana e tedesca, corsi diversi presso enti formativi, che oltre all’apprendimento della

lingua favoriscono momenti di socializzazione e di conoscenza della cultura e del territorio

locale, corsi professionali. I bambini frequentano la scuola e nel pomeriggio è disponibile un

doposcuola oltre a diverse iniziative di animazione ed intrattenimento ludico ricreative.

ALLOGGI DI SECONDO LIVELLO

La società San Vincenzo De Paoli, ha gestito nel 2006 gli alloggi di secondo livello, presso la

struttura denominata “Casa Conte Forni”. Tale servizio è di carattere educativo e residenziale

ed è collegato direttamente al Servizio di Integrazione Sociale per quanto riguarda gli

inserimenti in struttura e per le verifi che periodiche. L’ammissione in struttura richiede

determinati requisiti: la provenienza da struttura di prima accoglienza, l’adesione ad un

progetto educativo individualizzato relativo all’area sociale e quella lavorativa, l’inserimento

positivo presso il segretariato sociale, la tenuta ed un inserimento soddisfacente in stages

o presso una qualunque azienda. L’obiettivo del servizio è quello di offrire un ambiente

protetto dove si pratica un training abitativo, dove si può contare su un accompagnamento

educativo e sull’apprendimento del saper offrire, con gradualità e costanza, una prestazione

adeguata alla richiesta dell’ambiente lavorativo. La fascia di età più rappresentativa degli

ospiti è quella tra i 50 ed i 64 anni, sia in termini maschili che in quelli femminili. L’equipe ha

dovuto svolgere un lavoro continuo di supporto al fi ne di far accettare il cambiamento e di

spronare le persone all’attivismo soprattutto per alcune persone con sindromi psichiatriche ,

non riconosciute, che hanno sicuramente raggiunto il loro massimo grado di adattamento al

progetto individuale. La scarsità di offerta lavorativa per questo target rende però diffi coltoso

un loro inserimento occupazionale, di conseguenza anche il tentativo di rendere queste

2.8

Inclusione sociale

159



Che valore ha l’accoglienza

delle persone

in situazioni di bisogno

nei servizi che la Caritas

gestisce su incarico dell’ASSB

e quale risultato

sulla qualità della vita di

tutti i cittadini?


persone autonome dal punto di vista alloggiativo non pare cosa praticabile in tempi brevi.

L’aspetto positivo è che queste persone inserite in percorsi lavorativi professionalizzanti, in

cooperativa sociale o il lavoro protetto in azienda, stanno mantenendo il loro posto di lavoro,

purtroppo però diventa diffi cilmente ipotizzabile una loro completa autonomia sia alloggiativa

che economica.

Il passaggio ad alloggi pubblici o privati rimane pertanto irrealizzabile ancora per un lungo

periodo di tempo.

Per gli altri residenti che invece potrebbero aspirare ed ottenere un alloggio in affi tto si pone

il problema dell’insostenibilità economica per il pagamento dell’affi tto.

“Penso soprattutto alle nostre strutture per l’accoglienza delle persone

senza dimora. Da una parte operiamo secondo i criteri del lavoro sociale,

elaborando assieme ad ogni singola persona un progetto mirato e cercando

di valorizzare quelle che sono le risorse di ognuna di esse, nell’ottica

dell’empowerment. Dall’altra parte cerchiamo di lavorare in rete con

altri servizi per trovare le soluzioni migliori per i nostri utenti: questo è un

tratto caratteristico del lavoro di Caritas. Forte è anche il nostro impegno

per verifi care e attivare le risorse disponibili all’interno della nostra organizzazione.

Mi riferisco al volontariato, a quanti prestano gratuitamente

la propria opera per svolgere un servizio di accompagnamento o per

distribuire il cibo nelle mense.

Con la giornata delle porte aperte che organizziamo nei nostri servizi

intendiamo far in modo che le strutture non rimangano delle case chiuse,

ma si aprano anche all’interesse e alla sensibilità del pubblico. Infatti, con

queste iniziative cerchiamo di mostrare cosa può succedere alla vita di

una persona qualsiasi. Vogliamo cioè sensibilizzare i nostri concittadini

verso le diffi coltà provate ogni giorno dalle persone in stato di bisogno

creando così una maggiore comprensione e attenzione verso i problemi

sociali.”

Heiner Schweigkofler, Direttore Caritas Sezione di lingua tedesca

Fig. 94 - Strutture di accoglienza per grado di copertura

Strutture di accoglienza

capacità

ricettiva

giorni

di apertura

utenti

nell’anno

giornate

di presenza

% di copertura

presenza

media

Centro Crisi, Viale Trento 11 10 365 25 2.889 79,2% 7,9

Centro Emergenza Feddo,

Via Renon 31

c/o Casa C.Forni

Casa di ospitalità,

Viale Trento 11

Casa di ospitalità femminile

Haus Margareth

Ostello di prima accoglienza

immigrati

36 212 175 7.671 100,5% 36,2

22 365 47 7.561 94,2% 20,7%

18 365 87 6.189 94,2% 17,0

11 365 172 3.243 80,8% 8,9

Centro Profughi in transito 22 365 89 7.626 95,0% 20,9

Centro Profughi exGorio 45 365 70 13.877 84,5% 38,0

Alloggi di 2°livello, Via

Renon 31 c/o Casa C.Forni

33 365 23 6.405 53,2% 17,5

197 346 688 55.461 81,4% 167,1

160


i Servizi

2.8 Inclusione sociale

Persone Sinte e Rom

Il Servizio Integrazione Sociale del Distretto Centro Piani Rencio si occupa anche di persone

di etnia sinta e rom. I servizi offerti a queste persone sono costituiti da campi/villaggi in

cui esse risiedono e nell’ambito dei quali vengono condotti dal personale sociale progetti di

inserimento e integrazione nella comunità cittadina.

SINTI

Nell’anno 2006 il villaggio Sinti ha ospitato 87 persone. Rispetto agli anni passati tale numero

è in diminuzione in conseguenza del fatto che ad alcune famiglie che alloggiavano al villaggio

sono stati assegnati alloggi pubblici. Le piazzole rese libere a seguito dell’uscita dal villaggio

per il trasferimento negli appartamenti non sono più state riassegnate secondo quanto

dettato dal programma politico comunale che prevede la chiusura del villaggio entro l’attuale

legislatura.

La gestione del villaggio – affi data nel 2006 alla Fondazione ODAR – ha rilevato nel 2006 grandi

criticità connesse all’inasprirsi delle tensioni tra i nomadi Sinti e il verifi carsi di aggressioni

verbali e fi siche, da parte degli stessi, nei confronti degli operatori sociali dell´Odar in servizio

presso il villaggio. Tale situazione di tensione è da attribuirsi probabilmente ad una serie di

fattori quali:

• lo smantellamento del confi nante sito della “Collina Pasquali” per problemi di sicurezza

ambientale;

• i tempi tecnici per l´esecuzione di lavori di manutenzione con disagi nella gestione della vita

quotidiana per alcuni ospiti;

• la mancata autorizzazione, non accettata da parte dei Sinti, a nuovi ingressi al Villaggio;

• la diffi cile adattabilità degli ospiti all’introduzione di nuove regole di comportamento e di

vivibilità e al maggiore controllo da parte dell´ASSB e di Odar.

Ancora a fi ne anno 2006 la situazione al villaggio risultava estremamente critica con continui

danneggiamenti alla palazzina polifunzionale e agli impianti, presenza continua di rifi uti

ingombranti, mancato incasso dei crediti vantati dall’ASSB nei confronti dei Sinti, introduzione

abusiva di persone non autorizzate. Tutta questa situazione ha reso evidente l’impossibilità

di proseguire nella gestione del campo così come concepita fi nora e ha aperto un confronto

con l’amministrazione comunale per verifi care la possibilità di proseguire, ASSB e ODAR

insieme, nella sola funzione di supporto socio-pedagogico, rimettendo al Comune stesso la

gestione della struttura che potrebbe anche attivare un sistema di pagamento d’affi tto per le

piazzole. Il tema dovrà essere defi nito quanto prima.

2.8

Inclusione sociale

Fig. 95 - Grado di utilizzo del villaggio SINTI - 2006

Villaggio

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

utenti

nell’anno

giornate di

presenza

% di

copertura

presenza

media

SINTI 124 365 87 36.048 79,6% 98,76%

NB: la capacità ricettiva originaria di 180 posti non è più realistica in quanto le piazzole che si liberano

non vengono più messe a disposizione andando anche a ridurre automaticamente i posti disponibili. La

capacità ricettiva di 124 posti viene stimata mediamente ed in proporzioneall’eliminazione delle piazzole.

161


La popolazione che alloggia al villaggio è giovane: la fascia di età prevalente è quella dei minori

da 0 – 17 anni con 43 presenze, e costituisce il 50% del totale della popolazione presente

al villaggio; la fascia adulta più numerosa è quella da 25 – 34 anni che conta 15 persone.

Fig. 96 - Persone presenti al Villaggio Sinti per fasce di età

2%

11%

7%

50%

0-17

18-24

25-34

35-49

50-64

oltre 65

17%

13%

La situazione occupazionale delle persone domiciliate al villaggio è variabile a seconda delle

fasce di età e delle situazioni personali di ognuno:

• per i minori, i cicli scolastici non sempre corrispondono all’età (ad esempio per la scuola

elementare e scuola media) ed alcuni ragazzi - anche se in età scolare -frequentano la

“prescuola”, un servizio rivolto ai bambini in età compresa tra i 3 ed i 6 anni che non

frequentano le scuole materne del territorio. Il servizio è svolto da due insegnanti affi ancate

quotidianamente da una ragazza Sinta che svolge il ruolo di assistente;

• le persone occupate svolgono lavori diversi che spaziano dal lavoro autonomo, ovvero

qualsiasi attività svolta più o meno saltuariamente come la raccolta del ferro, esibizioni

musicali in locali pubblici ecc., al lavoro dipendente, che si svolge quasi esclusivamente

in progetti attivati presso il villaggio (trasporto scolastico, doposcuola ecc.,) ed in stages

presso cooperative sociali (nella maggior parte quali misure alternative alla detenzione ma

anche richieste svincolate da tale necessità);

• la fascia delle persone non occupate comprende persone disoccupate, persone in stato

di detenzione domiciliare, detenzione carceraria, maternità, casalinghe. La fascia di reale

disoccupazione presente al campo è motivata da assenza di professionalità, analfabetismo

o da mancanza di motivazione verso il lavoro.

Fig. 97 - Situazione occupazionale al Villaggio Sinti - 2006

Situazione occupazionale maschi femmine Totale

studenti 10 6 16

disoccupati 13 18 31

occupati 7 5 12

non dichiarati o età prescolare 8 13 21

anziani e pensionati 1 6 7

Totale 39 48 87

162


i Servizi

2.8 Inclusione sociale

Una delle parti signifi cative del lavoro degli operatori sociali presso il villaggio riguarda la

creazione ed il mantenimento di rapporti con i servizi pubblici del territorio, ossia nella

collaborazione in rete tra i servizi con lo scopo di rendere più utili i progetti sociali intrapresi.

I progetti più signifi cativi rivolti ai minori si possono elencare in:

• prescuola;

• mediazione scolastica per sostenere l’inserimento scolastico dei minori alla scuola

dell’obbligo e della comunicazione tra scuola e famiglia;

• doposcuola;

• trasporto ed accompagnamento scolastico;

• attività extrascolastiche: 2-3 pomeriggi in settimana i ragazzi in età tra gli 8 ed i 16 anni

vengono accompagnati presso il centro giovanile “Parco Mignone” dove incontrano ragazzi

gage (non sinti) ; gite varie accompagnate da attività sportive;

• percorsi formativi per adolescenti personalizzati, mantenimento delle abilità di studio,

recupero crediti formativi, musica.

Per quanto riguarda gli adulti invece i progetti sono:

• interventi e progetti personalizzati (16) fi nalizzati alla ricerca di un’occupazione e di

inserimento lavorativo;

• sostegno alle famiglie che sono in attesa o già assegnatarie di un alloggio Ipes;

• mediazione culturale e segretariato sociale;

• interventi di sensibilizzazione e responsabilizzazione per la cura della struttura.

Il Piano di settore “Inclusione Sociale” riguardo a questa categoria di utenti prevede, per il

prossimo triennio, il seguente programma di intervento:

• inserimento abitativo degli ospiti del Villaggio Sinti nel tessuto cittadino;

• promozione e sostegno di azioni atte a favorire l’inclusione socio – lavorativa;

• promozione di attività capaci di dar vita ad un concreto percorso di incontro e di

collaborazione nel rispetto della loro cultura;

• incentivazione della frequenza scolastica e organizzazione di attività ludico, ricreative e

sportive per i giovani.

E’ importante ricordare che non tutte le famiglie di etnia sinta sono residenti presso il

villaggio già sopra descritto; a numerose famiglie sono stati assegnati alloggi dell’edilizia

sociale ed ora queste risiedono in condomini dove abitano numerose altre famiglie. Nasce

così il progetto “Vicini di casa” che ha offerto un intervento di mediazione socioculturale

con le famiglie sinte che vivono in appartamento a Bolzano, prevalentemente nel quartiere

Don Bosco, con gli operatori sociali a cui esse si rivolgono e col mondo della scuola.

Informare, dialogare, mediare, comunicare e mettere in relazione sono stati i punti forti

del lavoro svolto nel 2006 dalla mediatrice con l’obiettivo di creare una relazione tra la

popolazione sinta e la società maggioritaria con le sue istituzioni. Hanno usufruito del

servizio di mediazione oltre un centinaio di persone appartenenti alla popolazione sinta e

altrettanti insegnanti (un intero collegio dei docenti); una decina di operatori sociali a cui i

sinti si rivolgono (assistenti sociali, educatori, operatori amministrativi dei distretti) e quanti

hanno partecipato agli eventi culturali proposti. Anche l’ambito scolastico è stato oggetto di

diversi interventi, come la consulenza agli insegnanti e il doposcuola per i bambini, affi dato a

un’educatrice che è stata supportata da una volontaria. Un altro settore d’azione ha riguardato

l’organizzazione di eventi culturali e convegni per promuovere una maggiore conoscenza

della cultura sinta. Infi ne, tre i monitoraggi effettuati: la distribuzione della popolazione sinta

sul territorio comunale; la condizione lavorativa e la scolarizzazione dei minori.

Il progetto ha concluso la sua terza annualità, quindi si è concluso con dicembre 2006.

2.8

Inclusione sociale

163


ROM

Anche il villaggio ROM, come quello Sinti, nell’anno 2006 è passato di competenza del

Servizio Integrazione Sociale del Distretto Centro Piani Rencio. Il villaggio, che è gestito in

convenzione con la cooperativa sociale River Equipe, nell’anno 2006 ha ospitato 104 persone

che corrisponde alla copertura del 77,1% dei posti disponibili. La percentuale di copertura

è diminuita rispetto allo scorso anno in considerazione del fatto che alcune famiglie hanno

ottenuto un alloggio Ipes e che i posti rimasti liberi non vengono riassegnati.

Fig. 98 - Grado di utilizzo del Villaggio ROM - 2006

Villaggio

capacità

ricettiva

giorni di

apertura

utenti

nell’anno

giornate di

presenza

% di

copertura

presenza

media

ROM 130 365 104 36.565 77,1% 100,18

La fascia di età prevalente è quella dei minori da 0 – 17 anni, che conta 50 presenze e

costituisce il 48% del totale della popolazione presente al villaggio,la fascia adulta più

numerosa è quella da 35 – 49 anni che con 23 presenze costituisce il 22% dell’intera

popolazione.

Fig. 99 - Persone presenti al Villaggio Rom per fasce di età - 2006

9%

16%

48%

0-17

18-24

25-34

35-49

50-64

22%

5%

La situazione occupazionale delle persone domiciliate al villaggio non appare problematica:

l’89,5% degli abitanti del villaggio (uomini e donne) ha un impiego regolare. Nel dato

percentuale sono compresi anche i minori iscritti a scuola e le donne casalinghe per scelta

familiare. Il 10,5% degli abitanti è disoccupato (il dato è considerato nella media annuale, e

presenta oscillazioni dovute agli impieghi stagionali di alcuni giovani e donne). Tutti i minori

in età scolare frequentano regolarmente l’asilo nido, la scuola materna, scuola elementare,

media e superiore; una ragazza lavora ed una è in attesa di iniziare l’apprendistato.

164


i Servizi

2.8 Inclusione sociale

Fig. 100- Situazione occupazionale al Villaggio Rom - 2006

Situazione occupazionale maschi femmine Totale

studenti 10 17 27

disoccupati 8 4 12

occupati 19 20 39

non dichiarati o età prescolare 8 18 26

anziani e pensionati - - 0

Totale 45 59 104

Per la maggior parte delle famiglie questo luogo si presenta come una “soluzione abitativa”.

Esse, nonostante percepiscano la permanenza al villaggio come provvisoria, conducono

una vita familiare assolutamente regolare. Gli interventi socio educativi e gestionali offerti si

adeguano alle diffi coltà presentate dalle famiglie e sono di tre tipi:

• per le famiglie che non presentano alcun disagio particolare, l’intervento riguarda soprattutto

il sostegno nella compilazione di moduli e domande, l’intermediazione con uffi ci, gli aspetti

scolastici e quelli ad essi correlati (trasporto, mensa ecc.);

• per le famiglie che presentano diffi coltà, ma che non necessitano di un assistente sociale

l’operatrice del villaggio, insieme alla famiglia o alle persone singole, individua un percorso

mirato alla soluzione della problematica;

• per le famiglie infi ne che necessitano dell’intervento dell’assistente sociale, per le quali

cioè sussistano situazioni critiche per il nucleo familiare e per i minori, l’intervento socio

– educativo viene elaborato in collaborazione con gli educatori e l’assistente sociale del

Servizio Integrazione Sociale.

2.8

I progetti più signifi cativi rivolti alla collettività sono:

• doposcuola – il progetto di sostegno prevede l’affi ancamento individuale dei bambini nello

svolgimento dei compiti assegnati dalla scuola, la trasmissione di un metodo di studio ed

il progressivo processo di autonomizzazione. Nel secondo semestre è stata introdotta la

possibilità per i bambini di dedicare un certo numero di ore ad uscite didattiche e culturali,

di cui i bambini con gli insegnanti possono usufruire per visitare musei, mostre, svolgere

attività in biblioteca o videoteca ecc.;

• attività di animazione – diverse iniziative sono state svolte al villaggio, altre presso l’atelier

espressivo di viale Europa con gli operatori del “progetto DiversaMente”. I bambini ed i

ragazzi hanno intrapreso attività ludico ricreative tra le più varie: dalle costruzioni in legno e

mosaico, alla pittura, alla musica ai giochi con il pallone. Talvolta in queste attività venivano

coinvolte anche persone adulte. I ragazzi si sono poi cimentati nella costruzione in legno di

burattini al fi ne di allestire uno spettacolo da presentare nelle scuole.

Inclusione sociale

Per il prossimo triennio invece, il piano di settore “Inclusione Sociale” prevede il

raggiungimento dei seguenti obiettivi:

• inserimento degli abitanti del Villaggio Rom in abitazioni ordinarie;

• riqualifi cazione e adeguamenti del Villaggio di Castel Firmiano;

• inserimento in progetti sperimentali di edilizia sociale;

• miglioramento dell’integrazione scolastica dei minori presenti al villaggio ROM attraverso

interventi mirati ed in collaborazione con le istituzioni scolastiche;

• progetti di formazione ed inserimento lavorativo.

165


Fig. 101 - Area Inclusione Sociale - costi diretti e fonti di finanziamento - 2006

Area inclusione sociale - 2006

costi diretti di gestione - Euro 2.906.964

29%

24%

Senzatetto e assistenza di strada

Euro 1.369.793 - 47%

Campo Nomadi Sinti e Rom

Euro 683.660 - 24%

Extracomunitari/profughi

Euro 853.511 - 29%

47%

Area inclusione sociale - 2006

costi diretti di gestione - Euro 2.906.964

1%

2%

Comune

Euro 1.081.043 - 37%

Provincia

Euro 1.755.541 - 60%

37%

Utenti

Euro 53.224 - 2%

Altro

Euro 17.156 - 1%

60%

166


Inclusione sociale

2.8

167


Indicatori e costi 3

169

Indicatori 3.1


170


Indicatori nel settore amministrativo e sociale3.1

Nell’ambito dei sistemi di rendicontazione gli indicatori servono a misurare processi, risultati

ed effetti di scelte e attività di un’organizzazione. Essi acquisiscono una particolare rilevanza

quando consentono la lettura storica dell’azione di un’organizzazione e la comparazione con

altri contesti.

L’Azienda Servizi Sociali di Bolzano dispone di un sistema di rendicontazione sociale già da

qualche anno e ha pertanto la possibilità di mettere a confronto dati in alcuni casi dall’anno

1999 ad oggi.

La scelta aziendale è di comparare tra loro gli anni 2005 e 2006 per quanto riguarda gli

indicatori di attività sia nel settore sociale che in quello amministrativo, mentre di

risalire fi no al 2001– per comparare di anno in anno dati riferiti ad indicatori generali che

evidenziano l’evoluzione dei servizi sociali gestiti dall’Azienda sul territorio cittadino.

Per quanto riguarda questi indicatori storici va precisato che la fonte informativa è la Provincia

Autonoma di Bolzano, Ripartizione 24, che con il sistema informativo SIPSA ha permesso

in questi anni la rilevazione sistematica di dati anche sul territorio cittadino.

I dati contenuti in questo Bilancio sociale riguardano prevalentemente i servizi aziendali e in

alcuni casi si interfacciano con dati demografi ci comunali. Per disporre di un osservatorio

completo sui servizi in ambito sociale cittadino, la rendicontazione sociale di ASSB andrebbe

messa in connessione, a cura dell’Assessorato competente, con i dati provenienti da altre

realtà pubbliche e private che contribuiscono alla realizzazione delle politiche sociali in città.

171

Indicatori 3.1


Indicatori di base settore amministrativo - 2006

Il personale dipendente ASSB 2005 2006 (+/- )

Unità di personale dipendente (situazione al 31.12.) 858 870 12

Equivalenti a tempo pieno in servizio al 31.12. 729,9 722,7 -7

Posti previsti in pianta organica 763,5 763,5 0

per sesso ed età

per qualifica

% dipendenti equiv.a t.p. effettivi / posti in pianta organica 95,6% 94,6% -1,0%

per profilo professionale

per sede di lavoro

donne 689 703 14

uomini 169 167 -2

% donne / tot. dipendenti 80,3% 80,8% 0,6%

< 30 anni 152 142 -10

31 - 40 anni 315 306 -9

41 - 50 anni 285 307 22

> 50 anni 106 115 9

% dipendenti < 40 anni / tot. dipendenti 54,4% 51,4% -5,5%

dirigenti 17 17 0

funzionari 9 11 2

altri 832 842 10

% dirigenti / tot. dipendenti 1,98% 1,95% -1,5%

socio-assistenziale 701 715 14

amministrativo 121 122 1

altri 36 33 -3

% dipendenti con profi lo socio-assist. / tot. dipendenti 81,7% 82,2% 0,6%

Case di riposo e centri di degenza 295 306 11

Distretti socio-sanitari 201 202 1

Ufficio Handicap e relative strutture 161 158 -3

Ufficio Servizio alla Famiglia e relative strutture 131 135 4

Sede centrale di via Roma 58 57 -1

Centri di assistenza diurni per anziani 12 12 0

% dipendenti sede centrale / tot. dipendenti 6,8% 6,6% -3,7%

172


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

Il personale dipendente ASSB 2005 2006 (+/- )

le assenze (media x 1 dipendente)

media di giorni lavorativi nell’anno 260,0 260,0 0,0

media giorni lavorati per dipendente 244,2 245,6 1,4

media giorni assenza per malattia 13,4 12,7 -0,7

media giorni assenza per congedi straordinari 2,3 1,7 -0,6

totale giorni di assenza in media 15,7 14,4 -1,3

% giorni di assenza sui possibili lavorati 6,0% 5,5% -8,3%

La formazione del personale dipendente 2005 2006 (+/- )

Formazione con frequenza in servizio (corsi OSA, OSS)

Qualificazione-specializzazione (150 ore)

Aggiornamento professionale

n. partecipanti 27 31 4,0

n. giornate medie per partecipanti 10,4 9,7 -0,7

n. partecipanti 23 25 2,0

n. giornate medie per partecipanti 12,5 12,5 0,0

n. partecipanti 520 575 55,0

n. giornate medie per partecipanti 2,2 2,9 0,7

La sicurezza 2005 2006 (+/- )

n. visite mediche 435 330 -105

n. totale di infortuni 57 56 -1

“in itinere” 12 10 -2

movimentazione carichi 5 11 6

accidentale 26 10 -16

aggressione 14 25 11

n. totale giorni di assenza per infortunio 948 561 -387

Il patrimonio immobiliare 2005 2006 (+/- )

Numero immoblili in uso 50 50 0

di cui

di proprietà aziendale (v. Garibaldi) 1 1 0

in concessione gratuita dal Comune BZ 32 32 0

in concessione gratuita dalla Provincia 8 8 0

in locazione da privati 9 9 0

173

Indicatori 3.1


La manutenzione delle strutture 2005 2006 (+/- )

Numero immobili in carico per la manutenzione ordinaria e

straordinaria

41 41 0

Numero interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria 845 827 -18

L’esternalizzazione dei servizi 2005 2006 (+/- )

Numero servizi sociali affidati a terzi 39 43 4

di cui

tramite convenzione 24 27 3

tramite contratto 15 16 1

Numero servizi e prestazioni non sociali aggiudicati a terzi 29 30 1

Il personale dipendente da terzi 2005 2006 (+/- )

Unità di personale dipendente da terzi 230 240 10

Equivalente a tempo pieno al 31.12. 195,2 200,8 5,6

n. operatori dipendenti da terzi ogni 10 dipendenti ASSB 2,7 2,8 0,1

% operatori dipendenti da terzi / tot. operatori equiv. ASSB 21,1 21,7 2,8%

per profilo professionale (equivalenti a tempo pieno)* 195,2 200,8 5,6

operatori sociali/educatori nei servizi affi dati a terzi 82,1 87,3 5,2

infermieri professionali (case di riposo e centri degenza) 59,5 57,5 -2,0

cuochi e personale mense e servizio pasti a domicilio 17,4 21,6 4,2

fi sioterapisti (case di riposo e centri degenza) 13,7 14,5 0,8

personale servizio ristorazione case di riposo 10,6 11,0 0,4

personale amministrativo nei servizi esternalizzati 11,9 8,9 -3,0

(* l’equivalenza non corrisponde appieno perché non vi è un controllo sui percorsi professionali)

Volontari, obiettori di coscienza, tirocinanti 2005 2006 (+/- )

volontari*

n. 540 488 -52

obiettori*

n. ore annue 83.279 66.844 -16.435

n. 11 10 -1

n.ore annue 5.125 6.953 1.828

tirocinanti*

n. 236 250 14

n. ore annue 31.175 26.912 -4.263

*incluse le fi gue attive nei servizi esternalizzati

174


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

La comunicazione e il rapporto con i media 2005 2006 (+/- )

Rassegna stampa

n. articoli pubblicati sui quotidiani locali su tematiche sociali in

tutta la Prov. 1.956 2.199 243

area anziani 375 406 31

area minori 225 274 49

area famiglia 406 421 15

area disagio sociale 437 664 227

area handicap 131 95 -36

area politiche sociali 382 339 -43

n. articoli pubblicati sui quotidiani locali che riguardano

direttamente l’ASSB

254 187 -67

Comunicati stampa

area anziani 108 68 -40

area minori 13 8 -5

area famiglia 29 20 -9

area disagio sociale 26 39 13

area handicap 23 10 -13

area politiche sociali 55 42 -13

% articoli su ASSB / tot. articoli pubblicati in Provincia 13,0% 8,5% -34,6%

n. comunicati stampa inviati alle testate locali 41 36 -5

Sito Internet

n. visitatori nell’anno 70.594 84.086 13.492

media visite al giorno 193 230 37

Rendiconto sociale annuale

n. copie distribuite (su carta e CD) 300 300 0

Comune di Bolzano (Giunta e consiglio) 85 75 -10

Stakeholders esterni

(enti pubblici, associazioni, cooperative e.a.)

215 225 10

175

Indicatori 3.1


Tutela giuridica e amministrativa 2005 2006 (+/- )

n. contenziosi legali 20 21 1

n. tentativi di conciliazione dinanzi all’Ufficio prov. del Lavoro 7 8 1

n. segnalazioni al Difensore civico 5 3 -2

n. ricorsi gerarchici al Direttore 2 0 -2

n. opposizioni ai dirigenti 2 0 -2

n. ricorsi alla Consulta provinciale 111 110 -1

n. ingiunzioni amministrative n.r. 14 -

Controlli delle autocertificazioni 2005 2006 (+/- )

n. controlli “a campione” effettuati dall’Ufficio Legale ai sensi

del DPR 445/2000 143 193 50

conformi alla dichiarazione 122 171 49

non conformi alla dichiarazione 21 22 1

di cui successivamente rettifi cati dall’utente 21 22 1

rettifi cati mediante integrazione d’uffi cio* 0 0 0

segnalazioni in Procura 0 0 0

n. controlli “mirati” effettuati dai singoli servizi dell’ASSB

ai sensi del DPR 445/2000 1.515 2.796 1.281

conformi alla dichiarazione 1.324 2.540 1.216

non conformi alla dichiarazione 191 256 65

di cui successivamente rettifi cati dall’utente 168 169

rettifi cati mediante integrazione d’uffi cio* 0 73

segnalazioni in Procura 23 14

% n. dichiarazioni “non conformi” / n. totale controlli 13,9% 9,2% -34,1%

n. totale segnalazioni in Procura 23 14 -9

1

73

-9

n. casi di recupero di importi a seguito di non conformità,

accertate mediante controlli successivi all’erogazione della

prestazione**

*mediante accessi diretti a banche dati di amministrazioni certifi cati

**trattasi di prestazioni di Assistenza Economica (AES)

23 15 -8

176


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

Posizioni assicurative 2005 2006 (+/- )

n. diverse posizioni assicurative aperte 77 68 -9

defi nite positivamente 37 9 -28

da incassare, ma già defi nite 2 5 3

da incassare, in attesa di quantifi cazioni INAIL (responsabilità di terzi

per fatto illecito nei confronti di dipendenti aziendali) 1 4 3

in pendenza trattative 10 3 -7

senza seguito, in quanto non è stato richiesto risarcimento da parte

dei danneggiati 24 39 15

respinti in quanto non coperti da assicurazione 3 8 5

in attesa di quantifi cazione peritale 0 0 0

Tutela assicurativa 2005 2006 (+/- )

n. denunce polizza furto/incendio/kasko/autovetture dipendenti 0 1 1

n. denunce polizza rca/furto/incendio veicoli aziendali 6 4 -2

n.denunce polizza rc generale 28 23 -5

n. denunce furto/incendio/edp strutture aziendali 4 7 3

n. denunce polizza rc patrimoniale dirigenti e tecnici 0 1 1

n.denunce polizza infortuni 7 19 12

Recupero crediti 2005 2006 (+/- )

n. pratiche pervenute da parte dei Servizi aziendali

all’Uff.Legale relative a mancati pagamenti da parte di utenti o

di parenti obbligati al pagamento della tariffa 215 105 -110

crediti dei quali si è attivato direttamente l’Ufficio Legale, di cui 146 78 -68

casi di recupero completo del credito 64 21 -43

casi di rateizzazione del credito 12 14 2

crediti in fase di recupero 70 43 -27

crediti dichiarati inesigibili 0 0 0

crediti per i quali è stato attivato il Concessionario del Servizio

di Riscossione, di cui 69 27 -42

casi di recupero completo del credito 2 1 -1

casi di rateizzazione del credito 1 0 -1

crediti in fase di recupero 66 26 -40

crediti dichiarati inesigibili 0 0 0

177

Indicatori 3.1


Finanze e Contabilità 2005 2006 (+/- )

Adempimenti fiscali

n. registrazioni contabili - fatture e registri IVA (uscite) 22.722 22.443 -279

n. registrazioni contabili - (entrate) 18.011 18.567 556

n. certifi cazioni annuali/compensi a terzi e 770 48 48 0

n. registrazioni dei movimenti casse economali

(entrate, uscite e corrispettivi) 3.199 3.118 -81

n. registri corrispettivi 5 5 0

Gestione del rendiconto finanziario

n. centri di responsabilità 21 21 0

n. centri di costo 153 152 -1

Provvedimenti amministrativi 2005 2006 (+/- )

n. decreti del direttore generale 435 384 -51

n. determinazioni dirigenziali 432 359 -73

178


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

Indicatori di base settore sociale - 2006

ANZIANI 2005 2006 (+/- )

Case di riposo/Centri di degenza

Case di riposo 3 3 0,0%

Centri di degenza 2 2 0,0%

Capacità ricettiva (31.12.) 442 441 -0,2%

Posti letto per utenti in ammissione temporanea (31.12.) 11 12 9,1%

Ospiti (31.12.) 435 437 0,5%

autosuffi cienti 13 10 -23,1%

leggermente non autosuffi cienti 43 29 -32,6%

mediamente non autosuffi cienti 50 53 6,0%

gravemente non autosuffi cienti 329 345 4,9%

Centri di assistenza diurna

% di copertura media nell’anno 99,5% 98,8% -0,7%

Strutture 2 2 0,0%

Capacità ricettiva (31.12.) 36 36 0,0%

Utenti nel corso dell’anno 71 60 -15,5%

Centri diurni (assistenza ambulatoriale)

Strutture 5 5 0,0%

Utenti nel corso dell’anno 2.553 2.843 11,4%

Prestazioni 11.733 12.224 4,2%

Servizio Emergenza Anziani

Utenti nel corso dell’anno* 142 239 68,3%

n. associazioni coinvolte 18 16 -11,1%

n. ore di volontariato offerto 11.705 12.100 3,4%

* trattasi di utenti nuovi che si sono rivolti per la prima volta al servizio EA nel 2005.

Mense per anziani

Strutture 3 3 0,0%

Utenti nel corso dell’anno* 546 458 -16,1%

Pasti consumati 71.037 118.865 67,3%

* il dato è comprensivo degli utenti anziani della mensa CLAB che hanno rinnovato la tessera 2005 (445)

Soggiorni climatici per anziani non autosuff.

Utenti che hanno usufruito del servizio 89 79 -11,2%

Turni organizzati al mare 4 4 0,0%

179

Indicatori 3.1


MINORI E FAMIGLIA 2004 2005 (+/- )

Asili Nido

Strutture 8 8 0,0%

Utenti al 31.12. 377 375 -0,5%

Capacità ricettiva 389 377 -3,1%

Consultori familiari

% di copertura media nell’anno 70,9% 74,3% 4,8%

Strutture 5 5 0,0%

Utenti nel corso dell’anno 5.929 5.583 -5,8%

Casa delle donne GEA

Capacità ricettiva 6 6 0,0%

Donne accolte nel corso dell’anno 32 19 -40,6%

% di copertura media nell’anno*

96,9% 102,3% 5,6%

*NB: la capacità ricettiva risulta superiore al 100% in quanto può

accadere che per pochi giorni due donne che siano in procinto di

uscire ed abbiano concluso il progetto educativo, condividano la

stessa unità abitativa per far entrare una nuova utente nell’unità

abitativa da loro liberata.

Centro di ascolto GEA

donne in consulenza 185 165 -10,8%

Haus der geschützten Wohnungen

capacità ricettiva 7 7 0,0%

utenti nel corso dell’anno 22 19 -13,6%

Centro Minori stranieri non accompagnati

% di copertura media nell’anno 88,8% 95,6% 7,7%

Strutture 1 1 0,0%

Capacità ricettiva 12 12 0,0%

Utenti nel corso dell’anno 40 37 -7,5%

% di copertura media nell’anno 99,9% 83,4% -16,5%

180


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

HANDICAP 2005 2006 (+/- )

Strutture residenziali 5 5 0,0%

Capacità ricettiva* 48 48 0,0%

Utenti (31.12.) 48 47 -2,1%

*a questi posti vanno ad aggiungersi n. 4 posti complessivi per permanenze brevi

Laboratori protetti

% di copertura media nell’anno 91,0% 85,4% -6,2%

strutture 3 3 0,0%

Capacità ricettiva 39 39 0,0%

Utenti (31.12.) 38 36 -5,3%

% di copertura media nell’anno 76,4% 79,0% 3,4%

Gruppi occupazionali 4 3 -25,0%

Capacità ricettiva 78 67 -14,1%

Utenti (31.12.) 70 64 -8,6%

% di copertura media nell’anno 69,8% 82,0% 17,5%

MALATI PSICHICI 2005 2006 (+/- )

Comunità alloggio (strutture) 2 2 0,0%

Capacità ricettiva 13 13 0,0%

Utenti (31.12.) 11 10 -9,1%

% di copertura media nell’anno 80,7% 72,2% -10,5%

Centro di addestr. Professionale (Cirs) 1 1 0,0%

Capacità ricettiva 18 18 0,0%

Utenti (31.12.) 22 25 13,6%

% di copertura media nell’anno 85,4% 99,1% 16,0%

Laboratorio di riab. Psicosociale (Windrose) 1 1 0,0%

Capacità ricettiva 13 13 0,0%

Utenti (31.12.) 13 13 0,0%

Punti incontro per malati psichici

% di copertura media nell’anno 76,3% 76,1% -0,3%

utenti nel corso dell’anno 153 179 17,0%

Soggiorni climatici per malati psichici

Utenti che hanno usufruito del servizio 16 10 -37,5%

Turni organizzati al mare 1 1 0,0%

181

Indicatori 3.1


INTEGRAZIONE SOCIALE 2004 2005 (+/- )

Strutt. accoglienza senza fissa dimora 5 5 0,0%

capacità ricettiva 132 129 -2,3%

n. utenti nell’anno 311 382 22,8%

% di copertura media nell’anno* 82,8% 77,9% -5,9%

*la media comprende gli alloggi della Casa Conte Forni attiva dal mese ottobre con l’ingresso graduale degli utenti. Senza

tale struttura la % di copertura media è del 86,7%

Strutt. accoglienza citt. stranieri 3 3 0,0%

capacità ricettiva 75 78 4,0%

n. utenti nell’anno 321 331 3,1%

Campo nomadi Sinti

% di copertura media nell’anno 89,4% 86,9% -2,8%

capacità ricettiva 180 124 -31,1%

Utenti nell’anno 106 87 -17,9%

Campo nomadi Rom

% di copertura media nell’anno 50,1% 79,6% 58,9%

Capacità ricettiva 130 130 0,0%

Utenti nell’anno 117 104 -11,1%

% di copertura media nell’anno 89,8% 77,1% -14,1%

SERVIZI APERTI 2005 2006 (+/- )

Servizio assistenza di strada

numero utenti 903 898 -0,6%

prestazioni erogate (assistenza, ascolti,accompagnamenti) 11.895 9.453 -20,5%

Segretariato sociale / Centro Diurno

Utenti nell’anno 377 605 60,5%

Presenze al segretariato sociale 845 1.340 58,6%

Presenze al centro diurno 5.631 12.341 119,2%

Centro Prima accoglienza immigrati

Utenti all’anno 2.148 2.502 16,5%

Prestazioni erogate (consulenza, domande di accesso all’ostello,

domande di lavoro, contatti questura, ecc) 7.744 8.643 11,6%

182


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

DIPENDENZE 2005 2006 (+/- )

Centro Bassa Soglia (tossicodip.)

Utenti nell’anno 210 222 5,7%

prestazioni erogate nell’anno (consulenza, pasti, scambio siringhe,

kit saver use, igiene ecc.) 23.682 27.247 15,1%

Laboratorio per alcooldipendenze “Handswork”

capacità ricettiva 12 12 0,0%

Utenti nell’anno 12 12 0,0%

% di copertura media nell’anno 83,4 97,1 16,4

DISTRETTI SOCIALI 2005 2006 (+/- )

Servizio sociopedagogico

Utenti minori nel corso dell’anno 1.343 1.434 6,8%

Don Bosco 396 375 -5,3%

Centro Piani Rencio 254 499 96,5%

Oltrisarco 354 152 -57,1%

Europa-Novacella 152 207 36,2%

Gries-S. Quirino 187 201 7,5%

Utenti adulti nel corso dell’anno 2.203 2.895 31,4%

Don Bosco 476 381 -20,0%

Centro Piani Rencio 429 791 84,4%

Oltrisarco 424 586 38,2%

Europa-Novacella 569 757 33,0%

Gries-S. Quirino 305 380 24,6%

183

Indicatori 3.1


DISTRETTI SOCIALI 2005 2006 (+/- )

Assistenza domiciliare

Utenti nel corso dell’anno 619 629 1,6%

Don Bosco 161 174 8,1%

Centro Piani Rencio 111 99 -10,8%

Oltrisarco 82 90 9,8%

Europa-Novacella 112 115 2,7%

Gries-S. Quirino 153 151 -1,3%

Ore di assistenza 40.954 39.531 -3,5%

Don Bosco 10.874 11.553 6,2%

Centro Piani Rencio 9.041 9.308 3,0%

Oltrisarco 5.784 5.396 -6,7%

Europa-Novacella 6.846 5.433 -20,6%

Pasti a domicilio

Gries-S. Quirino 8.409 7.841 -6,8%

Utenti nel corso dell’anno 484 474 -2,1%

Pasti consegnati 77.318 81.853 5,9%

Assistenza economica

utenti RMI e spese locazione 1.395 1.435 2,9%

Don Bosco 358 369 3,1%

Centro Piani Rencio 293 337 15,0%

Oltrisarco 406 457 12,6%

Europa-Novacella 160 131 -18,1%

Gries-S. Quirino 178 141 -20,8%

domande presentate 10.225 11.189 9,4%

Don Bosco 2.730 2.950 8,1%

Centro Piani Rencio 2.102 2.396 14,0%

Oltrisarco 2.616 3.105 18,7%

Europa-Novacella 1.472 1.356 -7,9%

Assistenza al posto di lavoro (SAPL)

Gries-S. Quirino 1.305 1.382 5,9%

utenti nel corso dell’anno 87 76 -12,6%

Servizio “Help for Job” 68 158 132,4%

184


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

Indicatori storici generali di riferimento - 2001 - 2006

AREA ANZIANI

(valori in percentuale)

Dimensione 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Note / commenti

Indice di penetrazione/

assistenza dei servizi a favore

degli anziani SAD, CDR/CD e

CAD* rispetto alla popolazione

(Utenti SAD+CDR/CD+CAD)>64 /

Pop.>64 (x 100)

Il rapporto percentuale tra le persone

che hanno utilizzato un servizio

e il totale della popolazione

di riferimento.

4,9 6,0 5,1 5,1 5,1 5,0 Negli ultimi tre anni l’indice si è consolidato

intorno al 5,0%. A fronte di un aumento del-

la popolazione ultrasessantaquattrenne, è

aumentata la risposta assistenziale in modo

proporzionale .

I dati mostrano fi no al 2002 un costante

aumento delle persone che hanno utilizzato

i servizi SAD e CDR/CD* e la crescente

capacità della rete dei servizi aziendali di

penetrare nella popolazione anziana e di

far fronte ad un incessante incremento dei

bisogni di assistenza da parte degli anziani

>64 anni della città, i quali rappresenta-

no oltre il 21,9% degli abitanti della città

Indice di territorializzazione

(diffusione del Servizio Aiuto

Domiciliare)

Utenti anziani SAD >64 / Tot. utenti

anziani SAD+ CDR+CAD>64 *

(x 100)

Il rapporto percentuale tra gli

utenti SAD con più di 64 anni e il

totale degli utenti del Servizio Aiuto

Domiciliare (SAD), delle Case di

riposo (CDR) e dei Centri di Assistenza

Diurna (CAD).

55,1 57,7 48,5 49,5 50,4 52,9 La quota di utenti in carico al Servizio di Aiu-

to Domiciliare (SAD) è in costante aumento

anche se nel 2005/2006 ha ripreso ad

incrementarsi dopo una diminuzione negli

anni 2003/2004 dovuta probabilmente alla

disponibilità sul territorio di assistenti private

straniere.

La presenza delle c.d. badanti è ancora

molto forte in città, ma con l’attivazione

dello sportello Nissà Care in convenzione

con ASSB e con la collaborazione con gli

uffi ci provinciali del lavoro, l’incontro tra do-

manda ed offerta occupazionale è facilitato

e coordinato.

Nell’anno 2006 c’è stato un aumento degli

utenti assistiti a domicilio del 2,8% rispetto

al 2005, esso è comunque un dato esiguo

rispetto all’aumento della popolazione

over 64 anni, ciò conferma il trend sopra

descritto.

*SAD+CDR/CD+CAD = Servizio Aiuto Domiciliare + Case di Riposo/Centri di degenza + Centri di Assistenza Diurna, gestiti da ASSB

185

Indicatori 3.1


Dimensione 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Note / commenti

Indice di dotazione dei posti

letto in case di riposo gestite

dall’ASSB

N. posti letto in CDR / Pop. >64

(x 100)

Il rapporto percentuale tra il numero

di posti letto in casa di riposo

e la popolazione residente con

più di 64 anni.

Indice di dotazione con incluso

i n. 38 posti in convenzione

presso la casa di riposo di Via

della Roggia

Indice di non autosufficienza

nelle case di riposo e nei centri

di degenza gestiti da ASSB

Utenti anziani gravemente non autosuffi

cienti in casa di riposo / totale

utenti anziani in casa di riposo (x 100)

Indice di istituzionalizzazione

Utenti anziani in casa di riposo >64 /

totale utenti anziani dei servizi >64

* nell’anno (x 100)

Il rapporto percentuale tra gli

utenti dei servizi residenziali

(case di riposo ASSB) e il totale

degli utenti in carico ai servizi

residenziali e diurni.

2,1

2,3

2,2

2,4

2,2

2,4

2,1

2,3

2,1

2,3

2,0

2,2

La disponibilità dei posti letto nelle case

di riposo gestite dall’ASSB è rimasta

pressoché invariata rispetto allo scorso

anno. L’indice, leggermente in diminuzio-

ne, conferma il trend già sopra descritto,

ovvero il sempre maggior aumento della

popolazione anziana. L’indice aumenta al

3,0% se si considerano anche i posti letto

presso le altre strutture di Bolzano (Firmian,

Blindenzentrum, Pro Senectute). Ciò nono-

stante Bolzano si conferma come il territorio

con il più basso indice di dotazione di tutta

la provincia, nonostante possieda i più alti

indici di vecchiaia.

- 69,0 70,7 73,6 75,6 78,9 La presenza di persone in situazione di grave

non autosuffi cienza nelle strutture resi-

denziali per anziani è sempre maggiore, nel

2006 ha raggiunto nelle cinque strutture

residenziali gestite dall’Azienda il 78,9%,

a livello cittadino, ovvero calcolando l’indice

su tutte le strutture della città si raggiunge

l’81,9% un dato largamente al di sopra del-

la media provinciale (54,5% nel 2005).

44,9 42,3 51,5 50,5 49,6 40,3 A fronte di un aumento delle persone

gravemente non autosuffi cienti ricoverate

in struttura, nel 2006 c’è stato un calo

considerevole di istituzionalizzazione delle

persone con età superiore ai 64 anni.

Il dato mostra un trend positivo di adegua-

mento della rete dei servizi, verso forme

alternative al ricovero (servizi aperti, semi-

residenziali-diurni) con l’obiettivo di tutelare

l’autonomia dell’anziano preferibilmente a

domicilio e di istituzionalizzare solamente

le persone che non sono più in grado di

gestirsi o essere gestite a domicilio.

*Totale utenti dei servizi SAD+CDR/CD+CAD = Servizio Aiuto Domiciliare + Case di Riposo/Centri di degenza + Centri di Assistenza Diurna, gestiti da

ASSB

Indice di utilizzo dei posti letto

(casa di riposo e centro di degenza)

N. posti letto occupati in CDR / Totale

posti letto in CDR (x 100)

Il rapporto percentuale tra il

numero di posti letto occupati

e il totale dei posti disponibili in

struttura.

89,9 98,3 99,0 99,4 99,5 98,8 L’indice di utilizzo dei posti letto in struttura

è sempre molto elevato a testimonianza di

un migliore utilizzo dei posti letto su quelli

disponibili nelle strutture residenziali gestite

dall’Azienda. Il risultato è da considerarsi al

massimo del suo potenziale, in quanto lo

scarto è necessario per la gestione delle

dimissioni e nuove ammissioni.

186


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

Dimensione 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Note / commenti

Indice di utilizzo dei posti presso

i centri di assistenza diurna

N. posti occupati nell’anno / Totale

posti disponibili (x 100)

Villa Europa

Maso Premstaller -

Indice di domanda

insoddisfatta nelle case di

riposo gestite da ASSB

Anziani in lista d’attesa / totale posti

letto (x 100)

61,0

-

55,4

10,2

35,2

28,0

41,7

40,3

39,5

57,6

Le percentuali di utilizzo delle due strutture

non sono ottimali, ma rispondono ad importanti

bisogni delle famiglie in quanto gesti-

scono situazioni a volte molto diffi cili. C’è

però da sottolineare il fatto che il loro livello

di utilizzo è sempre in costante aumento

rispetto ai primi anni di apertura perché

sempre più conosciuto dalle famiglie ma

anche e soprattutto perché offre una qualità

assistenziale molto elevata.

In particolare per il centro diurno Premstal-

ler, che offre assistenza per la maggior parte

ai malati di morbo di Alzheimer, c’è sempre

maggiore richiesta.

- 114,3 63,0 55,1 38,5 46,2 L’indice di domanda insoddisfatta (indicato-

re della presenza di liste di attesa) nel 2006 è

aumentato dell’8,3%. Il dato è conseguenza

del costante aumento della popolazione an-

ziana, e quindi della richiesta, e la stabilità

dei posti disponibili nelle strutture.

AREA MINORI E ADULTI

(valori in percentuale)

Dimensione 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Note / commenti

Indice di assistenza: Utenti

assistiti dai consultori familiari

N. utenti Consultori Familiari / Totale

popolazione residente (x 100)

5,8 5,8 5,8 6,1 6,0 5,6 A partire dal 2005 si registra un calo dell’utenza,

rispetto invece ad un aumento del-

le prestazioni erogate. Ciò è dovuto in gran

parte all’adeguamento dell’erogazione delle

prestazioni all’importo di fi nanziamento da

raggiungere che, ad inizio anno è già noto

ai consultori.

Indice di penetrazione: I minori

assistiti dal Servizio sociopedagogico

Totale utenti 0-17 anni in carico ai

Servizi sociopedagogici / totale popolazione

residente 0-17 anni (x 100)

4,9 6,2 7,2 8,5 8,4 8,8 Il trend dei minori in carico al Servizio so-

ciopedagogico è in costante aumento, da

attribuire anche ad un incremento dei gio-

vani extracomunitari seguiti dal servizio. (v.

punto successivo)

Incidenza di minori extracomunitari

rispetto al totale dei

minori in carico ai Servizi sociopedagogici

Totale minori extracomunitari in carico

ai Servizi sociopedagogici / totale minori

in carico (x 100)

38,3 40,5 40,6 44,9 48,3 49,6 Si conferma negli anni un graduale aumen-

to dei minori extracomunitari in carico ai

Servizi sociopedagogici. Sono inclusi fra i

minori extracomunitari anche i minori seguiti

presso il villaggio Rom di Castel Firmiano,

i profughi ed i minori stranieri non accom-

pagnati.

187

Indicatori 3.1


Dimensione 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Note / commenti

Incidenza tipologica dell’utenza:

Gli adulti/anziani in carico ai

Servizi sociopedagogici rispetto

al totale degli utenti

N. adulti/anziani in carico ai Servizi sociopedagogici

/ totale utenti in carico

ai Servizi sociopedagogici (x 100)

Indice di istituzionalizzazione:

I minori collocati in strutture

socio-pedagogiche

n. minori dei Servizi sociopedagogici

ricoverati in struttura / totale

utenti minori in carico ai Servizi

sociopedagogici (x 100)

Indice di penetrazione: I

bambini iscritti negli asili nido

N. bambini iscritti negli asili nido /

Totale popolazione 0-3 anni (x 100)

Indice di domanda

insoddisfatta: Le liste di attesa

negli asili nido

N. bambini in listi di attesa / N. posti

disponibili in asilo nido (x 100)

Indice di saturazione teorica:

L’utilizzo dei posti disponibili in

asilo nido in base alle iscrizioni

N. bambini iscritti al 31.12. / n. posti

disponibili in Asilo nido (x 100)

Indice di frequenza/presenza

dei bambini: L’effettivo utilizzo

dei posti in asilo nido in base

alle presenze

N. medio bambini frequentanti / posti

disponibili (*100)

59,5 57,4 58,8 57,9 62,1 66,9 E’ evidente l’incremento degli utenti appar-

tenenti a quest’area in carico al servizio, in

particolare sono quasi raddoppiate le per-

sone adulte extracomunitarie e aumentate

le persone senza dimora che con l’attivazio-

ne del Servizio Integrazione Sociale (S.I.S.)

hanno avuto modo di essere agganciate

dai servizi.

18,7 13,5 11,9 7,9 9,8 10,6 Fino al 2004 il dato risulta signifi cativa-

mente calante e mostra un trend positivo

di ammodernamento della rete dei servizi

verso forme alternative al collocamento in

strutture a tempo parziale o a tempo pieno

dei minori. Si registra, però, nel 2005 e nel

2006 un aumento di tale dato. La causa è

da ricercare nella sempre più accentuata

diffi coltà educativa della famiglia che com-

porta la necessità di forme socio-educative

quali la struttura.

12,5 12,6 12,2 12,6 13,3 13,3 Rispetto al 2005 la situazione è rimasta

pressoché invariata in quanto invariato è

stato sia il numero dei bambini iscritti agli

asili (377) che il numero della popolazione in

età 0 – 2 anni (2844 – 2842)

69,9 59,4 51,3 39.1 65,5 61,8 Si specifi ca che il servizio elabora due

graduatorie all’anno: una a maggio dove si

defi niscono i nuovi ingressi a seguito delle

dimissioni dei bambini di tre anni, l’altra a

novembre per la copertura dei posti che si

rendono liberi durante l’anno.

L’indice di domanda insoddisfatta si riferisce

al mese di dicembre e include sia i bambini

neo-iscritti nella graduatoria di novembre

che bambini che non hanno trovato accogli-

mento con la prima graduatoria di maggio.

Perciò il movimento dei bambini rimane co-

munque continuamente variabile.

97,7 98,0 96,2 97,8 100,0 100,0 L’indice di saturazione (rapporto iscritti/

capienza) raggiunge nel 2006 i massimi

livelli con una capacità ricettiva defi nitiva

a fi ne anno di 377. . Il numero dei bambini

iscritti al 31.12.2006 era di 377 con un indi-

ce di saturazione (rapporto iscritti/capienza),

pertanto, pari al 100%.

72,9 68,8 70,8 69,3 70,9 74,3 Date le assenze numerose dei bambini

durante l’anno scolastico, soprattutto per

malattia, il numero dei bambini frequentanti

diffi cilmente supera i tre quarti degli iscritti,

come media annuale, contando anche che

all’inizio dell’anno non sono rari i ritiri. Nono-

stante ciò si registra un livello di frequenza

maggiore rispetto all’anno 2005.

188


Indicatori e costi

3.1 Indicatori

AREA HANDICAP

(valori in percentuale)

Dimensione 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Note / commenti

Indice di residenzialità

Utenti in strutture residenziali / totale

utenti *(x 100)

Il rapporto percentuale tra gli

utenti nelle strutture residenziali

(convitto e comunità alloggio) e

il totale degli utenti disabili nei

servizi sia diurni sia residenziali.

Indice di saturazione dei servizi

Utenti totali* / posti disponibili* (x 100)

Il rapporto percentuale tra il

numero di posti occupati e il

totale dei posti disponibili

Indice di frequenza (presenze)

degli ospiti rispetto alla

capienza delle strutture

N. medio ospiti frequentanti / n. posti

disponibili (x 100)

28,0 28,0 29,3 30,3 30,8 32,0 Il dato risulta nel corso degli anni in lieve au-

mento, in considerazione delle diffi coltà dei

familiari nell’espletare un’assistenza com-

pleta agli utenti che presentano situazioni di

handicap sempre più gravi con bisogno di

intervento assistenziale permanente. A ciò si

aggiunge un rapido processo di “invecchia-

mento” dell’utenza sia in termini di età che

in termini di permanenza nella struttura.

80,5 92,9 91,8 91,7 91,8 95,5 La situazione risulta in leggero aumento

rispetto agli scorsi anni, ma la variazione è

dovuta alla riorganizzazione dei servizi handicap

attivati all’insegna di una ottimizzazio-

ne delle risorse; con la riorganizzazione è

stato soppresso un gruppo occupazionale,

quindi ridotta la disponibilità di posti a fronte

di un leggero calo degli utenti.

69,7 75,6 77,6 82,8 82,2 79,0 L’indice di frequenza non elevato, ma stabile

negli ultimi due anni, dipende dal program-

ma assistenziale attivato per i singoli ospiti;

sussistono infatti periodi prolungati di rientro

in famiglia degli utenti e una diversa distribuzione

degli stessi sui vari servizi. Altro moti-

vo rilevante è un quadro di salute in delicato

equilibrio a causa dell’invecchiamento degli

utenti che comporta un leggero incremento

delle assenze.

*dei servizi sia diurni (laboratori e gruppi occupazionali) sia residenziali(convitto e comunità alloggio) per disabili

Incidenza di handicap psichico

Utenti con prevalente handicap

psichico / tot. utenti* (x 100)

Incidenza di handicap cognitivo

Utenti con prevalente handicap

cognitivo / totale utenti* (x 100)

Incidenza di handicap fisico

Utenti con prevalente handicap fi sico /

tot. utenti * (x 10