Ottobre 03.qxd - La Rocca

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Ottobre 03.qxd - La Rocca

2 LGB

Riaperta

la Biblioteca

Con l’inizio dell’anno scolastico

e dopo la pausa

estiva è stata riaperta al

pubblico la biblioteca

comunale. Il via al nuovo

anno è stato dato il 16 settembre

scorso.

La biblioteca comunale,

gestita dall’Associazione

Culturale La Rocca dopo

aver siglato una convenzione

con

l’Amministrazione

Comunale già un anno e

mezzo fa, rispetterà i

seguenti orari:

MARTEDI’ dalla ore 9,00

alle ore 12,00,

MERCOLEDI’ dalle ore

15,00 alle ore 18,00,

VENERDI’ dalle ore 15,00

alle ore 18,00.

Con la riapertura della

struttura pubblica è stato,

ovviamente, riattivato il

servizio di prestito dei testi

al pubblico.

Per gli alunni della

prima e della seconda

scuola elementare libri

gratis per l’insegnamento

della lingua inglese.

La singolare iniziativa è

p a r t i t a

dall’Amministrazione

Comunale del sindaco

Giuseppe Marchetti e dell’assessore

alla cultura e

pubblica istruzione

Giancarlo Torricelli in stretta

collaborazione con l’istituto

elementare di Bassano

Romano. Il Comune, infatti,

si farà totalmente carico

della spesa per acquistare i

libri per il corso d’inglese

da distribuire a tutti gli alunni

delle prime due classi. E

quest’anno in arrivo un’al-

N. 80 - Ottobre 2003

INIZIATIVA DEL COMUNE PER LE SCUOLE ELEMENTARI

Libri d’inglese gratis per gli studenti

A sinistra.

L’entrata della scuola

elementare di Bassano

Romano.

L’Amministrazione

Comunale distribuirà

i testi d’inglese a tutti

gli alunni della prima

e della seconda classe.

tra novità. L’insegnamento

della lingua inglese sarà

portato avanti con regolarità

durante tutto l’arco dell’anno

scolastico da poco

iniziato.

Fino ad oggi, infatti, le

lezioni d’inglese venivano

svolte tenendo conto della

disponibilità dei singoli

insegnanti.


N. 80 - Ottobre 2003

Sopra. Il fosso che

attraversa anche la

Strada Provinciale

Bassanese prima

degli speroni

tufacei (qui a destra).

Benvenuti a Bassano!!!

Un puzzo terribile attanaglia chi transita

un tratto della strada provinciale da

e per il bivio di Sutri.Il malsano odore

proviene dal fosso che costeggia e sottopassa

la strada nelle vicinanze dell'antico

molino e dove il passaggio è

delimitato da due speroni tufacei. Il

fosso porta con sé tutti i "residui" del

paese e nel periodo estivo, poi, l'acre

odore aumenta in modo considerevole

proprio per il caldo e la mancanza di

piogge. E pensare che una volta era

l'habitat di gamberi, testimoni di acque

purissime, era la forza apportatrici di

energia per la macina del grano e oggi

è una fogna a cielo aperto. Sicuramente,

per lo meno ce lo auguriamo, saranno

stati studiati progetti per sanare tale

ambiente che non è certamente un bel

biglietto da visita per chi viene da fuori.

ESTATE BASSANESE 2003

Avanti con eventi di prestigio

Sono finiti il 6 settembre scorso i festeggiamenti

dell’Estate Bassanese 2003.

Una bella estate, calda e accompagnata da

molti eventi piacevoli e divertenti. Il

cartellone si è subito presentato ricco

anche di appuntamenti di rilievo dal punto

di vista culturale e turistico.

A partire dai Mercatini del ‘600 all’inizio

di luglio (una delle edizioni più riuscite)

fino alla rassegna “A teatro nel parco” che

ha visto protagonisti attori di grande prestigio.

Il tutto condito dalle varie feste che

hanno tenuto compagnia ai cittadini per il

periodo estivo. Buono il lavoro svolto dall’amministrazione

comunale (che sembra

puntare a manifestazioni di elevato grado

artistico e culturale), dalle associazioni e

dai vari gruppi locali che hanno dato vita

ad un’estate davvero effervescente proponendo

anche eventi nuovi, tra cui il riuscitissimo

Rock Fest. Avanti così!

E’ giunta in redazione, ancora una volta, una

lettera senza alcuna firma. Ribadiamo che per

la pubblicazione delle lettere e articoli su

queste pagine bisogna indicare il proprio nome,

cognome e riferimento telefonico.

E’ possibile richiedere, poi, la pubblicazione

senza la firma. Questo per dovere di cronaca e

per una presa di responsabilità da parte di tutti,

anche dei lettori.

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Sopra.

L’entrata

all’area

attrezzata.

Qui a destra,

il cartello del

divieto di

accesso per i

mezzi a

motore. In

alto a destra,

sotto l’albero una bella busta dell’immondizia. Al centro

una macchina sosta nell’area pic-nic. Qui sotto, a

sinistra un tavolo è stato divelto da terra. A destra,

sotto il barbecue ancora buste di immondizia.

N. 80 - Ottobre 2003

NEL POLMONE DI BASSANO ROMANO. PER UN MAGGI

Che bel spettacolo!

Gli scandali

“nascosti”

nell’area pic-nic

della faggeta


N. 80 - Ottobre 2003

OR RISPETTO DELLA NATURA

Intervenga

l’Università Agraria

Cartelli rotti e non rispettati, tavoli divelti

da terra, immondizia lasciata in mezzo alla

natura e auto parcheggiate nell’area dove

c’è il divieto di accesso.

Questo lo spettacolo che ci si è presentato

davanti quando qualche domenica fa

abbiamo fatto una visita all’area attrezzata

pic-nic nella faggeta di Bassano di proprietà

dell’Università Agraria. Uno scempio che sinceramente

non avremmo voluto vedere.

Le foto della pagina accanto e queste

due righe più che una denuncia dello scandalo

vorrebbero far riflettere per migliorare lo

stato delle cose da qui in avanti.

Innanzitutto, ancora una volta è evidente

una manacanza di rispetto verso la cosa

pubblica da parte di alcune persone che utilizzato

il “polmone verde” di Bassano per

passare qualche ora all’area aperta. A

queste persone diciamo di fare una bella riflessione.

All’Università Agraria, d’altra parte, si

chiede un intervento per la tutela e la salvaguardia

del territorio con maggiori controlli

ma anche di fare ogni tanto ristrutturazione.

Qualche barbecue ne ha bisogno.

PRIMO PIANO

La raccolta

delle nocciole

Un viaggio nella

produzione

delle nocciole a

B a s s a n o

Romano, con la

storia, l’intervista

ad un giovane produttore

di questo importante

prodotto e alcune

domande al vice sindaco

a cura di STEFANO PELLEGRINI

G i a n c a r l o

Torricelli.

Le difficoltà, gli

incentivi statali, la

raccolta, la produzione,

la qualità

e i prezzi di questo 2003.

Il servizio sulle nocciole

segue alle pagine 6 e 7.

Valori nutrizionali

per 100 gr:

Carboidrati: 1,8

Proteine: 13

Grassi: 62,8

Calorie: 625 (nette)

LA NOCCIOLA. Un po’ di storia

Originaria dell'Asia Minore (anche se in Svizzera sono state trovate nocciole fra reperti

risalenti all'età del rame), la nocciola era già conosciuta nell'antica Roma dove si regalavano

piante di nocciolo per augurare felicità; in Francia durante l'Ancien Régime si regalava agli sposi

come simbolo di fecondità. In Italia il nocciolo è coltivato in molte regioni del meridione (nelle

province di Napoli, Avellino, Messina, Viterbo) ma si trovano coltivazioni di noccioli anche in

Piemonte (Alba, Cuneo). Le varietà coltivate, a frutto tondo o a frutto allungato sono varie: tra

le più pregiate la tonda gentile, la nocella bianca e nocella rossa. Le nocciole vengono utilizzate

per la produzione di dolciumi (torrone, cioccolato) e da esse si ricava un olio usato come commestibile,

come lubrificante e per saponi. La nocciolicoltura inoltre svolge una importantissima

funzione per la conservazione dell'ambiente. Infatti i noccioleti, per effetto dell'alta percentuale

di terreni dedicati alla loro coltivazione e per l'elevata densità di piante per ettaro, con il loro

apparato radicale diffuso e l'ampia copertura offerta dalle loro chiome offrono una naturale difesa

contro il dissesto idro-geologico del territorio.

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PRIMO PIANO

La raccolta delle nocciole

Intervista a Emiliano Messina, giovane

produttore locale di nocciole.

Quali tipi di nocciola sono coltivati

a Bassano? E in quale quantità?

Principalmente sono presenti coltivazioni

miste di tonda gentile romana e di

nocchiona (chiamato anche nocciolone).

Vengono prodotti anche altri tipi di nocciola,

ma in quantità esigue. Per quanto

riguarda la quantità, credo che ci aggiriamo

intorno ai duemila, duemilacinquecento

quintali, tenendo anche conto dei

terreni situati nel nostro comune ma di

proprietà di altri paesi.

La nocciola di Bassano ha qualcosa

da invidiare alle nocciole dei

comuni vicini?

Assolutamente no. Gli impianti nel

Lazio, nella zona dei Monti Cimini sono

uguali tra di loro. La nocciola viterbese si

differenzia dalle turche e dalle piemontesi,

ed anche se quest’ultima è più rinominata,

la qualità nostrana è superiore ad

entrambe.

Perché interi paesi vivono sulla

produzione di nocciole e noi no?

Perché da noi prevalgono i piccoli

proprietari. Un singolo a Bassano

possiede raramente più di uno, due ettari.

A Caprarola, per

esempio, ci sono

delle grandi coltivazioni

a conduzione

familiare, c’è gente che ci vive. Da noi la

produzione di nocciole è più un secondo

lavoro, oppure un hobby per non andare

al bar.

I cittadini di Bassano convivono da

anni con il problema della carenza

idrica. Questo ha una qualche influenza

sulla coltivazione delle nocciole?

No. In altri paesi, dove sono presenti

coltivazioni più estese, si scava un pozzo

e si installa un impianto a goccia, che fornisce

l’acqua necessaria direttamente alla

pianta. A Bassano, con la nostra miriade

di piccoli appezzamenti, è impensabile

scavare per ognuno un pozzo ed installare

un impianto a goccia. Questo tipo di

irrigazione è presente in maniera molto

esigua. Più che altro, si spera che piova.

Che cosa serve a questo tipo di

coltivazione?

Tutto l’anno trattamenti fitosanitari

(per lo sviluppo della nocciola e per la

difesa della pianta da malattie e parassiti),

lavori di inerbimento, potatura, e poi

la concimazione a primavera e la raccol-

N. 80 - Ottobre 2003


La resa è scarsa

ma il prezzo sale”

ta a settembre.

Come è andata quest’anno?

A seconda delle zone. Comunque,

per fortuna il prezzo delle nocciole, che

negli ultimi anni è andato calando, adesso

è abbastanza alto. Purtroppo è scarsa la

resa, soprattutto del nocchione, perché

non avendo piovuto quando era necessario,

la nocciola non si è sviluppata.

L’anno scorso avevamo avuto un problema

completamente diverso: aveva piovuto

durante la raccolta, e parte delle nocciole

erano umide, addirittura ammuffite.

La pioggia è necessaria a primavera, con

qualche temporalata estiva che, se non è

troppo irruente, non guasta.

Cosa bisogna fare per incentivare

la produzione?

Lo stato fornisce già incentivi per la

coltivazione della nocciola di circa 500

Euro a ettaro. In più, la cooperativa dei

monti cimini e sabatini a Capranica, un

rivenditore che lavora anche le nocciole

fino a produrre un prodotto finito, rimborsa

il 50% dei prodotti fitosanitari, for-


N. 80 - Ottobre 2003

nisce contributi per la potatura e per la doppia raccolta.

Quello che bisognerebbe fare è allargare la

produzione Bassanese, invece di vendere i nostri

terreni coltivati a nocciole a Caprarola e a

Capranica. Si potrebbero creare stabilimenti che

possano portare ricchezza a Bassano e dare lustro

alla produzione locale. Invece, la nostra nocciola

arricchisce Caprarola.

S. P.

La nocciola dei Monti Cimini

Il Lazio, grazie al rilevante contributo dei Monti

Cimini, è la seconda Regione in Italia per produzione di

nocciole, dopo la Campania, per volume prodotto.

L'Italia è il secondo produttore mondiale dopo la

Turchia: la quantità delle nocciole di questo paese (di

bassa qualità) è più che quintuplicata negli ultimi anni,

provocando una flessione dei prezzi del 72%, e una crisi

che investe tutto il settore. Negli ultimi cinquanta anni

la produzione della nocciola è cresciuta notevolmente:

in provincia di Viterbo la superficie coltivata a nocciole

è passata tra il 1950 e i giorni nostri da duemila a diciottomila

ettari, con una produzione media di 350 mila

tonnellate e una produzione lorda vendibile di 62 milioni

di Euro. Le imprese agricole addette al settore,

quasi sempre a conduzione familiare, sono circa 12

mila.La nocciola più coltivata nel Viterbese è la Tonda

Gentile Romana, di forma subsferica, la cui polpa

chiara e consistente svela all’assaggio il gusto delicato

tipico di questa varietà. I grassi insaturi presenti, oltre a

fornire un buon apporto nutritivo segnalano, con un

gusto di rancido o di muffa, le nocciole scadenti, perché

vecchie, raccolte in ritardo, mal conservate.

PRIMO PIANO

DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Iniziative per proteggere la produzione delle nocciole dei Monti Cimini

Il vice sindaco Giancarlo Torricelli:

“Unitevi in una cooperativa”

. A parlare così è il vice sindaco di

Bassano Romano Giancarlo Torricelli.

E per affrontare questa situazione il comune di Bassano Romano,

insieme agli altri comuni dell’area (Caprarola, Capranica, Ronciglione,

Sutri), all’amministrazione provinciale e ai produttori agricoli si stanno

muovendo per ottenere il riconoscimento per la nocciola dei Monti Cimini

del marchio DOP (denominazione di origine protetta).

.

Si è già tenuta a Viterbo una manifestazione a favore di questo tipo di

richieste, con la partecipazione dell’amministrazione di Bassano, e .

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Bassano e Chios

legati dalla famiglia

Giustiniani

di DOMENICO VITTORINI

e ENRICO GIUSTINIANI

occasione del gemellaggio tra

InOrtona e l'isola di Chios nel

nome di San Tommaso Apostolo le cui

spoglie giunsero nella cittadina

abruzzese nel 1258 dall'isola greca, il

comune di Bassano ha presentato, tramite

l'interessamento della lega Italo-Ellenica,

al vice sindaco dell'isola Liparis e al rappresentante

del Metropolita Ortodosso

dell'isola Geomelos Dimitros, una lettera

d'intenti per gettare le basi di un futuro

gemellaggio tra le due comunità.

Bassano e Chios sono unite nella

lunga storia della famiglia Giustiniani

che fino al 1566, per oltre due secoli,

amministrò l'isola per conto della

Repubblica Genovese.

L'amministrazione dei Giustiniani ha

dato luogo nell'isola ad una comunità

internazionale e cosmopolita che viaggiò

in tutto il mondo creando importanti società

commerciali.

Le colonie genovesi, in effetti, non

mancavano di risorse.

Poste ai confini dell'Oriente, vedono

arrivare nei loro porti i prodotti

dell'Estremo Oriente.

Esse propongono in scambio, fino al

cuore dell'Asia, panni e tele, vino e

balocchi.

Esse raccolgono gli schiavi, delle

tribù caucasiche, che vanno a servire

nelle famiglie agiate delle città

d'Occidente o a potenziare i feudi agricoli

della Sicilia.

Le colonie Genovesi d'oltremare

sono il punto d'incontro privilegiato tra il

mondo della steppa e della foresta e le

città mercantili mediterranee.

Intermediari fra economie complementari,

le colonie genovesi sono anche centri

che valorizzano le più importanti

risorse locali: cera, miele, pellicce e cereali

per quelle di Crimea, allume destinato

a fissare le tinture delle stoffe

d'Occidente per Focea (Asia Minore),

mastice, questo "chewing-gum" del

Medioevo per Chios, che contingenta la

produzione e commercializzazione in

tutto il mondo.

Già dall'epoca dei Giustiniani a

Chios fu applicata

la concezione

pragmatica delle

leggi civile e

tributarie delle

consuetudini

mercantili

Genovesi con

una parsimoniosa

distribuzione dei privilegi a tutti i

componenti delle diverse casate dirigenti:

genovesi, greche, bizantine, anche con

matrimoni misti tra i diversi gruppi etnici

sempre volti a favorire le attività commerciali,

ponendo quelle basi di una

crescita di un ceto dirigente multinazionale

che viene posto come obiettivo

anche oggi con la nascita dell'Unione

Europea.

Il Marchese Vincenzo Giustiniani,

nasce a Chios nel 1564 ed eredita dal

padre il feudo di Bassano. Fu un uomo

educato alle arti, al gusto del bello ed

attraverso i suoi molti viaggi ebbe una

visione cosmopolita della vita. Dimostrò

un grande eclettismo e una grande passione

per le scienze e un forte attaccamento

per le suo origini Genovesi e

Greche e per la gente di Bassano.

Bassano intende, nell'ambito di un

progetto finanziabile dall'Unione

Europea, in sinergia anche con la provincia

di Viterbo, incoraggiare i rapporti tra

le due comunità al fine di favorire uno

scambio culturale, turistico e sociale al

fine di rafforzare il dialogo tra i cittadini

dell'Unione Europea e il comune retaggio

culturale, allo scopo di migliorare le

conoscenze sull'integrazione europea e lo

scambio di esperienze che si possono

concretizzare in scambi culturali con

viaggi di istruzione, sinergie commerciali

e turistiche. Un gesto che vuol significare

riconciliazione, dialogo, amicizia e scoperta

di un mondo lontano e misterioso.

La ragione per cui viene ricordata la

famiglia Giustiniani non è solo per l'aver

realizzato in pochissimo tempo cospicue

ricchezze ed essere stati i primi mecenati

dell'arte, celebrati in una grande mostra

nel 2001 a Roma, ma soprattutto per il

fatto di essersi dedicati a finanziare

iniziative benefiche già esistenti in favore

dei meno fortunati della Famiglia e dei

poveri in generale e tra questi specialmente

dei profughi da Chios e del feudo

di Bassano.

Alla fine del cinquecento una dietro

l'altra cadono le ultime colonie Genovesi

e Veneziane nel mediterraneo.A Chios fin

dal XIV secolo la famiglia Giustiniani,

tramite la "maona", una vera e propria

N. 80 - Ottobre 2003

STORIA E CULT

Ad Ortona sono state getta

tra il centro viterb

un legame antico per

società per azioni (la prima documentata

nella storia), aveva esercitato per conto

della Repubblica Genovese l'amministrazione

dell'isola posta a pochi

chilometri dalla costa dell'odierna

Turchia.

Chios, grande più o meno un quarto

della provincia di Viterbo, era fin dal

medio evo un fiorente porto noto soprattutto

per il suo mastice dal gusto leggermente

dolciastro, utilizzato nell'alimentazione

(gomma da masticare, nelle

bevande e nei dolci), nella cosmetica e

nella farmacologia.

Nel 1566 i Turchi conquistano

Chios, saccheggiando l'isola, diciotto

ragazzi uccisi dopo atroci torture il 6 settembre

1566, furono canonizzati dalla

Chiesa, un dipinto fregia il palazzo dei

dogi a Genova un altro e nel museo

Capodimonte di Napoli.

I pochi superstiti tornarono in Italia,

tra di essi Giuseppe Giustiniani. Dopo le

tappe di un esilio che è poi un fuga, prima

a Malta, poi a Messina, quindi a Napoli

ed infine a Civitavecchia, venne a Roma,

con grandi ricchezze e con cinque figli:

due maschi, Benedetto e Vincenzo e tre

femmine: Angelica, Virginia e Caterina

che sposa con nobili famiglie Romane.

A Roma, tramite l'aiuto del cognato,

Giuseppe Giustiniani fu introdotto con la

sua attività negli affitti o nei negozi camerali

riuscendo ad aumentare prodigiosamente

le sue sostanze. L'esperienza di più

generazioni dedite al commercio e ai

cambi non poteva passare inosservata

nella dinamica Roma di Gregorio XIII.

Giuseppe Giustiniani si occupa

anche di beneficenza con copiosi lasciti

ad opere di bene, con la particolare raccomandazione

di assistere i profughi di

Chios con varie attività, tra cui alcune

considerate oggi anacronistiche come la

dote alle "zitelle sciote illibate". Nel 1595

Giuseppe compra il feudo di Bassano

dagli Anguillara.

Dei due figli di Giuseppe, entrambi

nati a Chios, Benedetto intraprese la carriera

ecclesiastica divenendo Cardinale,

Vincenzo, ereditò dal padre il feudo di

Bassano ed il 22 novembre del 1605

ottenne il titolo di Marchese.

Vincenzo è uomo educato alle arti, fu


N. 80 - Ottobre 2003

URA LOCALE

te le basi del gemellaggio

ese e l'isola greca:

un amicizia futura

lo scopritore del grande pittore

Caravaggio, dimostrò un grande eclettismo

e una grande passione per le scienze.

Entrambi i fratelli furono accorti

collezionisti d'arte coltivando una viva

passione per l'antico, accumulando una

straordinaria quantità di sculture e bassorilievi

che letteralmente invasero tutti gli

spazi delle sue residenze.

La natura eclettica dei suoi interessi è

dimostrata dall'inventario della sua biblioteca,

nel quale sono elencati volumi di

storia, di filosofia, ma anche di astrologia,

medicina e divinazione.

Almayden, storico dell'epoca, parlando

del Marchese Vincenzo I Giustiniani e

delle sue doti di sapiente, mecenate e

viaggiatore, lo descrive così: "cavaliere

di virtù e meriti incomparabili, noti a

tutto il mondo…Non vidi mai tale ingegno

al mondo….Di tutto s'intendeva, di

tutto discorreva, anche delle scienze più

recondite; e con essere affabile aveva

ridotto in casa sua una conversatione di

cavalieri et uomini letterati …. Fece

mobilissimo viaggio in tutta Europa, il

quale pose in carta e diresse a me" (pubblicato

da un Codice Ottoboniano della

biblioteca Vaticana)

Tornati da Chios, i Giustiniani

trovarono a Bassano Romano il posto

ideale per costruirvi la loro residenza che

nel casino di caccia detto "la rocca" nel

giardino all'italiana riproduce il castello a

cinque torri merlate che nelle sue linee

architettoniche ricorda lo stemma della

famiglia ancora presente sui alcuni

palazzi di Chios.

La "rocca" era un piccolo forte perso

nel verde dove sembra

che la famiglia

trascorresse la maggior

parte del loro

tempo a Bassano

forse anche per l'incredibilesomiglianza

di questa "rocca"

con le fortificazioni

della terra natia del

Marchese.

Il marchese

poneva grande rispetto per le sue origini,

nella sala del palazzo di Bassano dedicata

alle muse ha voluto far affrescare il

porto di Genova a ricordo della provenienza

dei suoi avi e il porto di Chios a

suggello di una località che ha dato tanto

a questa famiglia.

Girolamo Giustiniani cugino del

marchese Vincenzo nel 1585 scrive probabilmente

la prima storia di Chios (documento

conservato nell'archivio di stato di

Roma)

Un legame con Chios comunque

ininterrotto nel tempo, tanto che anche la

Sacra Rota non più tardi del 14 giugno

1839, dopo ben 275 anni, li appella ancora

come Giustiniani principi di Chios

("Vincentius ex Nobilissima Ianuensi

familia Justinianorum dynastarum olim

Chij in mari Aegeo").

Vincenzo Giustiniani, all'età di 67

anni si trovò senza eredi legittimi e decise

di nominare suo erede universale Andrea

Giustiniani, figlio di Cassano Giustiniani

Banca, il quale dall'isola di Chios si era

trasferito a Messina.

Andrea Giustiniani, sposa Donna

Maria Pamphili, figlia di Donna Olimpia

e nipote del Cardinale Gio Batta Panfilio

futuro Innocenzo X. Questo matrimonio

gli consente di aumentare notevolmente il

suo prestigio personale, tanto che il Papa

lo nomina Principe di Bassano nel 1645.

Un incisione d'epoca mostra una sua

immagine con lo sfondo del porto di

Chios.

A sinistra.

Porto di Scio.

Affresco nel

Palazzo

Giustiniani-

Odescalchi

di Bassano

Romano

Questo fu un periodo

d'oro per la comunità di Bassano che

da villaggio si trasforma, sotto la spinta

dei Giustiniani, rapidamente in un vero e

proprio borgo, attraverso un piano regolatore

concepito e realizzato secondo il

gusto del tempo.

Il popolo di Chios, come il popolo di

Bassano chiamava i Giustiniani con i

titoli di Signori, Principi, Sovrani; i documenti

e gli scrittori li dicono "Dynastae"

e "dynastes" dal greco è princeps, regulus:

signore, barone, principe e re, ma i

Giustiniani memori della madre patria,

riconobbero sempre su Chios la sovranità

assoluta di Genova ("non prima dell'antica

reggia s'impossessarono e lo scettro di

questa alla Repubblica ne inviarono, e

volentieri addossandosi la primiera

dipendenza, che veros Genova professava

quell'isola, si compiacquero di non comunicare

la propria signoria con la sua

patria" da Gammurri: "Historia

Genealogica delle famiglie nobili toscane

e umbre") e i cospicui lasciti testamentari

ai bisognosi delle due comunità sottolineano

un esercizio non dispotico del

potere, fatto davvero inusuale a quel

tempo.

I Scioti come i Bassanesi, popoli fieri

e diffidenti degli stranieri consideravano i

Giustiniani "signori", non nel senso di

"despoti", ma nel senso buono della parola

che eleva l'uomo nobile d'animo, con la

cultura e con l'umanità ed il rispettoso del

prossimo di qualsiasi grado sociale.

9 LGB


N. 80 - Ottobre 2003

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L’Intervista Pazza

Mara, proprietaria de "Il

Gingillo". Ha conseguito la terza

media a Bassano Romano.

Hobby: Ballo

Come è nato il nome "Il

Gingillo"? Si adattava a questo

tipo di negozio, che vende tutte

cose piccole.

Cosa ci consigli di comprare

nel tuo negozio? Tutto.

Ti è piaciuto Pippo Franco?

Così e così. Lo facevo più spiritoso.

Con l’euro i prezzi sono

aumentati? Molto.

Favorevole all’Oktoberfet? Sì.

Come sono fatti gli alieni?

Brutti verdi e con la testa

grande? Ma simpatici, perché

tutti i brutti sono simpatici.

Animelle o salsicce? Salsicce.

Se un sultano arabo ti volesse

comprare, quanti cammelli

dovrebbe sborsare? Mi è successo

quest’estate in Tunisia.

Mi davano 4 Ferrari e 60 cammelli.

Laura Pausini o Gigi

d’Alessio? Gigi d’Alessio.

Spumante o champagne?

Champagne perché mi fa pizzicare

il naso.

Ti piace la Multipla? Sì.

Sembra un po’ una rana però è

spaziosa.

Spenderesti mille euro in un

colpo solo in un negozio di…

Abbigliamento o scarpe. Ma

non tutti per me.

Capelli ricci o capelli lisci?

Lisci. Ce li ho ricci e li odio.

Andrai a vedere Terminator

3? No.

Raul Bova o Brad Pitt?

Indifferente.

Che cosa vedi con la parabola?

Canale 5, Rete 4 e spero di

prendere Sky.

Topolino o Paperino?

Paperino perché è sfortunato

Il genio della lampada è un

po’ stanco: un solo desiderio?

Andare su un isola insieme

a Raul Bova e Brad Pitt.

Meglio soli o male accompagnati?

Soli.

Il tuo motto è… Andare avanti.

Sempre.

11 LGB


12 LGB

Riceviamo

e pubblichiamo

Molto tempo fa avevo un

amico cane, un vero amico. Mi potevo fidare totalmente di lui,

mi seguiva e si accontentava di poco. Giocavamo bene insieme,

correvamo nel prato e quasi mangiavamo insieme, prima io e

poi lui, perché mi avevano detto che il cane risponde alla

legge del branco e io dovevo fare il capobranco.

Andavamo a spasso, io prima e lui dopo, sempre al mio

fianco.

"Non mi contava le bollette" e neanche andava

per fatti suoi. Dove io mi fermavo lui si fermava e quando

ripartivo lui pronto era al mio fianco. Quando è morto ho

pianto, avevo 16 anni, da allora non ho più voluto attaccarmi

agli animali. Oggi vedo tante persone che anziché portare a

spasso il cane, vengono portate, anzi, trascinate dal cane.

Durante la passeggiata se il cane passa vicino a qualcuno

ringhia o abbaia. Vedo cani che si comportano da padroni, da

capobranco. Il cane fa l'uomo e l'uomo fa il cane.

Checché se ne dica, il cane ragiona in funzione del branco

e il capobranco nel caso specifico deve essere il proprietario.

Questo non significa non rispettare il cane, questo significa

rispettare le regole della natura. Prima mangio io e poi il cane.

In macchina e a casa, prima entro io poi il cane. Il cane, proprio

perchè intelligente, rispetta sempre le gerarchie, ma bisogna

fargli sapere quali sono.Quindi se portiamo a spasso il cane,

bisogna sapere chi è il capobranco. SOPRATTUTTO LO

DEVE SAPERE IL CANE. Se non siamo sicuri di chi comanda,

bisogna munire di collare e museruola il cane e di paletta e

scopetta noi stessi.

Rispettare il cane è sintomo di amore per la natura e rispetto

per gli altri. Ricordiamoci anche che esistono leggi che

L'amico cane

N. 80 - Ottobre 2003

vanno rispettate. I cani da soli

non possono andare in giro senza museruola (c'è chi ha

paura e va rispettato) e comunque in caso di danneggiamenti

ne risponde il proprietario. Non dimentichiamo

che le forze dell'ordine sono tenute a fare grosse multe

e anche ad abbattere l'animale nei casi estremi.

Purtroppo, e lo si legge sempre più spesso sui giornali,

alcuni cani sbranano letteralmente le persone solo perchè

hanno o hanno avuto il proprietario sbagliato (da

qui probabilmente il famoso detto " Era tanto una brava

persona e adesso s'è fatto un cane").

Qualche sera fa, passeggiando, un grosso cane mi si è avvicinato

con fare sospetto, forse voleva giocare, forse no; era

senza museruola e senza padrone. Io, "per non sapere ne leggere

e scrivere", con passo veloce ho raggiunto un posto sicuro

ed ho aspettato che il cane andasse via.

Da quella sera vado a spasso munito di un grosso bastone

"d'appoggio". Voglio bene ai cani, ma li considero tali, non

voglio essere annusato ne li annuso, non voglio essere morso ne

li mordo. Ma con tutto il rispetto che ho per gli animali, se quel

cane mi si avvicina di nuovo, penso che quattro o cinque bastonate

... al padrone... poi lo denuncio per abbandono di animale

ed eventualmente chiedo i danni.

Se proprio volete bene al cane, sappiate che è molto diverso

avere un cane amico che un amico cane. Prima di metterlo a

vivere con voi, informatevi su come va tenuto, non è un giocattolo.

Bisogna amare gli animali, tutti, ma anche rispettare gli

umani, perchè per quanto assurdo possa sembrare non c'è animale

che valga il più misero degli uomini... o no?

MD


N. 80 - Ottobre 2003

Come già era apparso

nell’articolo pubblicato su

queste pagine nel mese di

luglio scorso, la signora

Adele Vincenti, già finalista

insieme ad Adelmo

Fabretti e Luciano

Marchetti al Premio

Nazionale Mario dell’Arco

del Centro Culturale

Giuseppe Gioachino Belli

(la fase conclusiva del

concorso e la relativa premiazioneè

avvenuta il 3

ottobre a Roma), ha di

nuovo dimostrato le sua

capacità poetiche. Il

Consiglio Accademico del

Centro Culturale Belli nei

giorni scorsi l’ha proclamata

ancora una volta tra

i 74 finalisti su 448 parte-

POESIA

Adele Vincenti è di nuovo

finalista ad un concorso

nazionale di poesia

cipanti al XV Premio

Nazionale Belli. La premiazione

è prevista l’11

dicembre prossimo in

Campidoglio, nella Sala

Protomoteca alla presenza

del Sindaco di Roma

Walter Veltroni,

dell’Assessore alle

Politiche Culturali Gianni

Borgna, del Presidente

del consiglio comunale di

Roma Giuseppe

Mannino, oltre che di altre

numerose autorità.

Un’immensa soddisfazione

e gioia è stata

espressa da Adele

Vincenti e la nostra

redazione augura alla

stessa un buon proseguimento

nell’arte poetica.

Nostalgia

Se rallegrare non posso

questo silenzio che nasconde

sogni e pensieri,

cercherò in una notte sbiadita oscuri

e uggiosi spazi.

Vi raggiungerò oscure ombre,

che consumandovi nell’infinito,

nascondete in uno scrigno,

luce, sogni e speranza.

Vi lascerò correre tra spazi lucenti

e ammalianti e di quei passaggi

ogni stella brillerà.

Ruberò un pensiero a quell’attimo che fugge

dal profondo della mente,

e stordita spazierò fra ombre, luci,

sogni e realtà,

e fra ricordi sbiaditi cercherò un rifugio.

Lascerò che un bel sogno svanisca e attenderò

che un altro ne arrivi e con questo gioco

il tempo consumerò.

Fra ombre e luci smarrirò l’anima,

fra cielo e mare l’anima smarrirà

e in un tacito rimpianto, ogni ombra

nella speranza svanirà.

Adele Vincenti

(21 marzo 2003)

13 LGB


14 LGB

IL RACCONTO

DI GIANFRANCO

"La terra non vi darà più frutti spontaneamente, ti guadagnerai il

pane con il sudore della fronte. Tu Eva sarai assoggettata a tuo marito

e partorirai i figli tra le doglie". Qualcosa disse pure al serpente ma

quello non è attinente al tema. E' il succo della dura sentenza con la

quale i nostri progenitori, furono cacciati dal paradiso terrestre, per

aver disobbedito all'unica regola che gli era stata imposta. Adamo deve

essersi sentito un verme e deve aver pensato con un certo sgomento a

quello che lo attendeva. Si accorse ben presto cosa intendeva il

padreterno con il sudore della fronte. Era stata sancita, definitivamente,

la nascita della prima forma di attività obbligatoria: il lavoro. Egli

avrebbe dovuto lavorare per procacciarsi il cibo. Sono passati migliaia

d'anni da quando il fatto dovrebbe essere avvenuto ma, a conferma che

il lavoro è un'istituzione divina, niente è cambiato nella sostanza.

Qualunque esso sia, richiederà sempre impegno e sacrificio. La fisica

lo definisce come prodotto di due grandezze: forza per spostamento e

la sua unità di misura è il chilogrammetro. Spostando una bottiglia

d'acqua che pesa un chilo da un capo all'altro della tavola, circa un

metro, avrò compiuto un lavoro di un chilogrammetro; se la stessa

operazione la faccio con un cocomero di dieci chili, avrò fatto un

lavoro di dieci chilogrammetri. Ora è del tutto evidente che la fisica si

è limitata a considerare il lavoro solo per ciò che concerne le applicazioni

pratiche, definendo le grandezze che lo compongono e fornendone

l'unità di misura ma ignorandone completamente la componente

intellettuale. Nei casi portati ad esempio si da per scontato che qualcuno

abbia la volontà di spostare la bottiglia ed il cocomero. Cosa del

tutto arbitraria, se il cocomero invece che sulla tavola, stesse in cantina

ed io dicessi a mio figlio di spendere trecento chilogrammetri e di

andarlo a prendere, probabilmente il pesante frutto rischierebbe di

marcire. A meno di non andare da soli o ricorrere a velate minacce, si

dovrebbe aspettare che l'amata prole, maturi la predisposizione mentale

necessaria, cioè l'altra componente del lavoro. Il padreterno pure

non la ha considerata ma lui era del tutto giustificato; se infatti egli

avesse detto ad Adamo: "ti guadagnerai il pane senza sudore della

fronte”, il malcapitato non avrebbe capito. Dentro di se avrebbe pensato

che il padreterno scherzava poiché nessuna variazione era imposta

al suo stile di vita. Certo il dubbio lo avrebbe colto allorché Eva

avesse lo stesso ricevuto il castigo ma, avrebbe potuto pensare che, in

fondo la colpa della disobbedienza era la sua e per questo era stata

punita. Per contro non poteva dire ad Adamo: "i tuoi discendenti, fra

molti anni, faranno gli impiegati di concetto in una azienda e faticheranno

come muli senza sudore della fronte", anche in questo caso, la

cosa sarebbe stata tutt'altro che chiara. Può darsi anche che il padreterno

non prevedesse ancora uno sviluppo tecnologico per l'umanità.

Abbiamo così visto che il lavoro è diviso in due grandi categorie: il

manuale e l'intellettuale. Abbiamo visto anche che il lavoro manuale

può essere misurato mentre per l'intellettuale la fisica non lo prevede.

Le ragioni di questa carenza sono molteplici. La fisica nei suoi enun-

N. 80 - Ottobre 2003

La fisica applicata all’uomo: il lavoro

ciati ha bisogno che le grandezze in gioco si comportino sempre nella

stessa maniera. Non è ipotizzabile che una macchina possa svolgere un

lavoro diverso a seconda, per esempio, delle condizioni atmosferiche.

Quello che per la macchina è un'anomalia per l'uomo è invece una

regola. Nelle prestazioni lavorative, egli risente di una discreta serie di

variabili che ne determinano il rendimento. Si può misurare allora il

lavoro intellettuale? Certamente, come per il lavoro manuale, si valutano

i frutti che esso produce. Il lavoro di un uomo che sta scavando

una buca lo valutiamo immediatamente dalla grandezza del mucchio di

terra che ha davanti. Il lavoro di uno scrittore o di un regista potremmo

valutarlo dai libri che scrive e dai film che dirige, ma ciò non basta,

bisogna introdurre un altro concetto: la produttività. Lo capisce anche

un bambino che se lo scrittore scrive libri che nessuno legge, ed il regista

fa dei film che nessuno vede, il loro lavoro è improduttivo.

Parimenti sarebbe un operaio che si mettesse a spalare la sabbia in riva

al mare, tutto il lavoro di una giornata sarebbe spazzato via da un'onda.

Misurando quindi quanti lettori hanno comprato il libro e quanti

spettatori hanno visto il film, diremmo quello scrittore o quel regista

hanno fatto un pessimo, un buon od un ottimo lavoro. Riassumendo

possiamo senz'altro affermare che, qualunque sia il nostro lavoro manuale

od intellettuale o la combinazione dei due, qualcuno lo valuterà e

dirà quanto esso è stato produttivo ed in base a questo avremo o meno

diritto ad un compenso, monetario o in termini di gratificazione

morale. Questo per quanto riguarda noi comuni mortali. C'è però una

classe di persone, sempre più copiosa, che sfugge alla dura legge della

produttività. Tra le varie categorie che la compongono, emerge quella

dei politici. Per fare il politico non serve una competenza specifica, non

è richiesto un titolo di studio né delle qualità particolari. Bisogna avere

la fiducia dei cittadini. Non è poco e diciamo che nel sistema democratico

questo supera le altre possibili carenze. Una volta eletti però, la

valutazione complessiva dovrebbe avere tutti i crismi delle altre valutazioni.

Questo purtroppo non accade. Nei confronti dei politici in

genere, noi cittadini maturiamo una sorta di indulgenza che è ben lontana

da quella dimostrata per le altre categorie. Un artigiano che non

eseguisse il lavoro stipulato, non lo pagheremmo. Parimenti, un

operaio che non svolgesse il compito assegnato, sarebbe scarsamente

pagato e redarguito in malo modo. I nostri parlamentari, per esempio,

ricevono dallo stato per le loro prestazioni, circa venti mila euro al

mese. Non sono bruscolini e, si da per scontato, che essi per un dovere

morale e per uno spiccato senso civico, svolgano un lavoro corrispettivo

allo stipendio percepito. Abbiamo visto, negli esempi fatti che ogni

lavoro, per essere retribuito, deve essere produttivo. E' vero che misurare

la produttività di un lavoro così complesso come quello del politico

è estremamente difficile ma, permettetemi di osservare, che ad una

classe politica così litigiosa, che spende una così grande quantità di

energie nelle dispute e nelle beghe di palazzo, che si trasforma di

giorno in giorno, col solo obiettivo di mantenersi al potere, abbandonando

le linee guida che le hanno conquistato la fiducia degli elettori,

di tempo ne resta ben poco per produrre il progetto politico di cui il

paese ha bisogno e per il quale li paga.

G. Liberati


N. 80 - Ottobre 2003

La Gazzetta Bassanese

Periodico mensile

di informazione

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di Stampa

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n° 453 del 18-12-1997

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verranno restituiti.

Anno VII - N° 80

OTTOBRE 2003

Riceviamo e pubblichiamo. Sulle parole di Berlusconi in merito al regime fascista

“Siamo al disprezzo dei valori della Repubblica”

"Mussolini non ha ucciso nessuno, (...) al massimo ha inviato gli oppositori politici in vacanza al confino",

queste le testuali parole pronunciate qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio, nonché presidente

di turno dell'Unione Europea, Silvio Berlusconi.

La disinvoltura con la quale vengono rivissute e rivoltate contro ogni verità di fatti e di interpretazioni

le vicende della storia di oltre settanta anni dell'Italia contemporanea non è soltanto la prova della volgarità

morale di una classe dirigente, ma è anche un problema che ci parla del livello di degrado e di inciviltà cui

siamo arrivati. Esaltare di fatto e riabilitare un regime che privò il Paese di ogni libertà politica, che asservì i

giudici alla politica, che distrusse ogni libera informazione, che fece della scuola uno dei canali privilegiati

dello stato totalitario, che istituì un sistema di repressione e di discriminazioni politiche e razziali, secondo

nel quadro dei regimi di tipo fascista soltanto a quello nazista; già tutto ciò dà la misura dell'inadeguata consapevolezza

con la quale l'attuale maggioranza parlamentare fa i conti con le radici stesse della Repubblica e

della sua Costituzione. Nello stesso momento, il colpo di spugna sulle responsabilità di Mussolini tende a far

dimenticare anche le responsabilità dell'Italia (un Paese ininterrottamente in guerra dalla fine degli anni venti

al 1945) nella destabilizzazione dell'ordine internazionale, responsabilità tali che l'Italia divenne la principale

alleata della Germania nazista nell'opera di distruzione dell'Europa, facendosi complice volontaria dello spietato

imperialismo tedesco, al solo scopo di raccogliere le briciole delle sue conquiste. L'indecenza di queste

prese di posizione non è cosa che possa riguardare solo gli storici. E' un problema di credibilità dell'intero

popolo italiano. Questo volgere in ridicolo e in barzelletta ogni momento difficile della nostra storia, quasi a

volerne esorcizzare le lacerazioni che fanno parte della vita reale, rivela la pochezza di chi pronuncia simili

battute, ma diventa anche insopportabile elemento di confusione e di manipolazione quando a pronunciarle è

un Presidente del Consiglio. Siamo, infatti, al di là del qualunquismo, siamo al disprezzo dei valori da cui

nasce la Repubblica, siamo al dileggio degli uomini che, come il nostro concittadino Mariano Buratti, alla

violenza fascista si opposero, permettendo al Paese di riacquistare dignità civile e democratica. In questo

comportamento rozzo ed arrogante c' è un'astuzia: quella di ricompattare, di fronte agli insuccessi e alle

promesse mancate del suo Governo, una sorta di melassa nazionalpatriottica composta da tutti i frammenti di

un progetto politico che è fondato essenzialmente sulla fiducia nel capo.

Le dichiarazioni di Berlusconi parlano ad un'Italia nostalgica, che non ha mai metabolizzato responsabilità

ed orrori del passato, che non ha mai veramente accettato la Costituzione, un'Italia che ritrova in questa

visione edulcorata della dittatura fascista la sintesi di tutte le sue pulsioni populistiche, antipopolari, antiliberali

ed anticomuniste, condite da tutti i luoghi comuni di una subcultura che per decenni ha alimentato sberleffi

contro la democrazia, contro la Costituzione, contro la Resistenza. Interroghiamoci tutti sul significato

che hanno i messaggi impliciti nelle esternazioni di Berlusconi. Tanto per parlare di scuola, visto che siamo

all'inizio di un nuovo anno, quale incoraggiamento viene dato ai tanti insegnanti che si sforzano di far capire

alle generazioni più giovani l'irresponsabilità della politica bellicista del fascismo e i caratteri dello scontro

frontale del 1943/45?

Al di là di ogni correttezza di merito, può essere lecito che un Presidente del Consiglio sostituisca una

meditata valutazione storico-politica con le chiacchiere ed i pettegolezzi del più infimo livello? Il giudizio sul

fascismo è uno dei metri di valutazione della salute dello stato democratico. Lo è in Italia, ma lo è a maggior

ragione nei confronti dell'Europa. In questo semestre di presidenza italiana il nostro governo sta facendo di

tutto per rendersi impresentabile. In Germania, in un paese che ha vissuto una dura e faticosa resa dei conti

con il nazismo, episodi come quelli di cui si fa protagonista Berlusconi non sarebbero possibili. Il Presidente

del Bundestag, Jenninger, è stato costretto a lasciare l'alto incarico non per aver sminuito le responsabilità del

nazismo nella persecuzione degli ebrei, ma per non aver trovato il tono giusto, ossia una sufficiente sensibilità

nel richiamare le responsabilità. Come Assessore alla Cultura e come cittadino democratico ho voluto scrivere

queste righe perchè, come affermò il grande scrittore ebreo Primo Levi riferendosi alla tragedia nazifascista,

"...il rischio più grande è l'indifferenza, perchè è successo e può succedere di nuovo". Nessuna indifferenza

dunque, ma indignazione morale e disobbedienza per rimontare il degrado politico e civile in cui ci

sta trascinando questo governo.

Giancarlo Torricelli, Assessore alla Cultura

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