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MARZO-APRILE 2007 ANNO XXII - NUMERO 3/4


In copertina:Disegno di Filena BarreaPERIODICO GIOVANILEDI CULTURA E SPORTANNO XXII - N. 3 - 4Marzo - Aprile 2007DIRETTORE RESPONSABILE:Virginio MattocciaFOTOGRAFIE:Virginio Mattoccia, Lucio Brizi,Augusto Bartolini.HANNO COLLABORATOA QUESTO NUMERO:Lucia Ambrosio, Alessandra Andreozzi,Alessandro Maria Barbarotto,Alessandra Barraco, Filena Barrea,Augusto Bartolini, Federica Bellini,Francesca Boldrini, Allegra Crespi,Vittoria Citerni di Siena,Alexandra Colasanti, Alessandra Desideri,Goffredo Forconi, Alessandra Gargiulo,M. C. Gentile, Marcello Giordani,Alberto Lupi, Cesaroni Mezzoni,Ernesto Michieli, Francesca Napolitano,Elena Petracca, Silvia Rognone,Giulia Taballi, Valentina Villani,Gloria Violi, Gabriele Zannoni.EDIZIONE:Associazione Culturale “Blutime”Via S. Sebastianello, 3 - 00187 RomaSommarioPRIMO PIANOIl bambino che tutti credevano muto pag. 3Vivere pag. 6CULTURACarducci: poeta civile della Nuova Italia pag. 8Mastri di posta e precursori pag. 10Laboratori di Arte e Disegno pag. 13La Voce della Luna:“Sei sempre stato qui” pag. 21La Vita pag. 22Cento anni fa la morte di un povero poeta pag. 23La moda è un sentimento pag. 27Dietro la lavagna pag. 30Impara l’arte pag. 32Roma Barocca pag. 36The story of Piazza Navona pag. 38La prima uscita scolastica insieme pag. 40Mamma li Turchi! pag. 41SPORTn° 3/4marzo-aprile2007Appunti sulla settimana bianca pag. 46Violazione della privacy pag. 49Classifica gare del liceo pag. 51Un sms al giorno pag. 55Un incontro particolare pag. 57Classifica finale per gruppi pag. 58Pagine di diario pag. 60Sulla neve delle Dolomiti di Selva pag. 62Grafica, impaginazionee stampa:LITOSUD s.r.l.Via di Tor Sapienza, 172 RomaProgetto Grafico:JUST IN TIME ®Via Leonida Rech, 44/F - 00156 - RomaAutorizzazione n. 242 del 9 maggio 1986del Tribunale di RomaDAY BY DAYEl pam pam mancato pag. 65L’Iliade al Colosseo pag. 69Le buone notizie pag. 71Il sacramento della riconciliazione pag. 75Laboratorio artistico anno secondo pag. 76Calendario culturale pag. 77Auguri a... pag. 78Distribuito gratuitamente presso il CollegioS. Giuseppe - Istituto De Mérode.


IL BAMBINOCHE TUTTICREDEVANO MUTONON TUTTE LE STORIE INSEGNANO QUALCOSA, MA STATEPUR CERTI CHE OGNUNA HA UN SUONO DIVERSO.SÌ, PROPRIO COSÌ. SUONI. JOE LO SAPEVA BENE.iveldown era una cittadina pallida, suRun confine pallido di una nazione pallidaanch’essa. Molleggiava la monotoniatra le case dal tetto blu e le persone, chesi conoscevano tutte benissimo e non facevanoaltro che riprendersi dalla mattinaalla sera, avevano volti un po’ assonnatie poco coloriti.C’era un bambino in quella cittadina cheaveva perso la voce quando anche i genitorise ne erano andati. No, non morti, maproprio andati, partiti, per cercare la Fortunalontano. Quel bambino, che tutti credevanomuto da sempre, non aveva ideadi chi fosse la Fortuna, ma di certo si sentìmolto solo e molto sfortunato. C’era qualcunoche si occupava di lui, che lo portavaa scuola pazientemente e tentavadi Silvia Rognonedi renderlo felice. Ma nessuno era davverofelice, a Riveldown, ed ogni tentativodi far parlare il bambino risultò inefficace.Riveldown era una cittadina dal suonobasso e gorgogliante, soffuso, persa inuna nebbia di grigiore.Sarebbe rimasta così, se un giorno nonfosse arrivato Joe.Cosa ci fosse nella via quella sera, pochise lo seppero spiegare.Qualcuno ipotizzò che fosse un profumonell’aria, come quello che si sente a primavera.Altri osservarono il cielo, cercandovisfumature di colore diverse: magaridel cobalto, porpora, amaranto.Poi la voce si sparse, le persone si avvicinaronoall’angolo della via e trovaronoJoe.Joe era un uomo dall’età indefinita, unodi quegli uomini che si portano la lorostoria stampata sulle rughe del viso. Indossavaun gilet a quadri bianchi e neri,dei calzoni ricuciti più volte e degliscarponi vissuti, con i lacci mangiati daltempo.Joe teneva qualcosa tra le sue braccia, unqualcosa di dorato e luccicante. Uno strumentomusicale. Una tromba.Non si presentò, non disse da dove venivané, tanto meno, dove voleva andare.Si era fermato all’angolo della via, nessunolo aveva visto arrivare. Aveva tiratofuori quello strumento luminoso e avevainiziato a suonare.Le dita di Joe erano come i prolungamentidi quei tasti che egli pigiava con naturalezza.I suoi occhi erano chiusi, nessunopoteva sapere di che colore fossero,ma molti immaginarono che avessero lostesso colore dell’oro fuso.A lungo restarono ad ascoltare quella musicache non aveva nome e che da nessun’altraparte avevano mai sentito. Poi,uno ad uno, si allontanarono, tornando algrigiore dei loro impieghi, portando peròTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007PRIMO PIANO3


PRIMO PIANO4con sè un fioco barlume, un’eco scintillantedi quella melodia vibrante.Joe non si mosse dall’angolo della strada,continuando a suonare, come se maisi fosse accorto che altri erano venuti pressodi lui ad ascoltarlo.Quando scese la sera e per le vie dellacittà iniziò a corricchiare un vento frizzantino,Joe staccò le sue labbra dallostrumento e prese un grande respiro.Due vecchietti, con grandi occhi neri, eranorimasti per tutto il pomeriggio ad ascoltarlosu di una panchina, tenendosi permano come facevano da giovani. Nel sentireche la musica era cessata, però, si eranoalzati entrambi, stupefatti.“Dell’acqua. Ho la gola secca”, disse Joe aidue, pizzicandosi la pelle sotto il mento condue dita. La vecchietta subito si prodigò nelcercare quanto richiesto dal musico, mentrel’anziano gli si avvicinò lento lento. “Machi accidenti sei?”, chiese il vecchio con lavoce roca e qualche dente in meno.Joe rispose solo con un sorriso. Allora l’altrolo incalzò, aggrottando la fronte. “Di,sarai mica quello scapestrato di Gilbert?”La vecchina, tornata in quel momento conun bicchierone d’acqua, apostrofò il marito.“Ma quale Gilbert! Non vedi che hai capelli scuri?”“Si possono sempre scurire! A me son caduti,donna, non capisco perchè a lui nonpossano essersi..”Ma Joe li zittì, dopo aver bevuto un grandesorso ed essersi così dissetato. “Vi ringrazio.Ora se non vi spiace, tornerò asuonare.”I due vecchi restarono ammutoliti, poichéJoe era davvero tornato a strimpellarenote.Nessuno lo interruppe più, quel giorno.La cosa stupefacente è che Joe suonò pertutta la notte, senza fermarsi un attimo. Lasua melodia raggiunse tutte le abitazionivicine, si infiltrò tra le fronde degli alberiove si appese ai rami e rimase, come filidi seta morbida, frusciando nel vento.Le coppie di amanti che percorrevano quellevie sotto la luce delle stelle, sentendoquella musica si stringevano un poco dipiù, come persi. Le note avevano la capacitàdi portarli lontano, in terre all’apparenzafamiliari, ma dal cuore sconosciuto.Anche dentro la casetta dal tetto rosso,quel bambino che tutti credevano muto,ascoltò la musica di Joe.TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007La ascoltò per tutta la notte, tendendol’orecchio e sporgendosi ogni tanto dallafinestra. Anche la Luna, nel cielo, siinnamorò di quelle note rimaste impigliatetra le stelle.La ascoltò per tutta la notte, tendendo l’orecchioe sporgendosi ogni tanto dal cielotrapunto di diamanti scintillanti.Nessuno contò i giorni che Joe trascorse all’angolodella via, suonando ininterrottamentela sua tromba, fermandosi solo perbere un po’ d’acqua portata dai vecchietti.Fatto sta che si abituarono a lui: quando glipassavano davanti lo salutavano con un sorriso,con un cenno; alle volte restavano lìvicino, tentando di capire quale segreto ostoria quell’uomo nascondesse.Iniziarono a fantasticare su di lui, qualcunose lo immaginava come un grandemusicista in fuga dal passato. Altri lo dipingevanocome un’entità senza tempo.Nessuno conosceva il suo nome. Joe nonparlava. Joe suonava, questo era tuttoquello che poteva donare loro.Una mattina il bambino che tutti credevanomuto scese nella via, camminandoper strada con gli occhi bassi.Si avvicinò a Joe e rimase a guardarlo perun po’. Come d’incanto il musicista smisedi suonare, alzò la testa e guardò a suavolta il bambino.“Ehy!” salutò Joe con un grande sorriso,un sorriso luminoso come il suo strumento.Il bambino restò zitto, come sempreda anni.“È muto” borbottò una ragazzina dai capellibiondi, che stava osservando la scenada lontano. Piano piano tutti i passantisi fermarono, perchè Joe aveva smessodi suonare e loro se ne erano accorti.“Sei muto, ragazzino?” chiese Joe al bimbo,come a cercare conferma.Il bimbo non rispose. I suoi occhi si riempironodi lacrime e scappò via.La ragazzina si mise a ridere. “È muto epure scemo!”Joe corrugò la fronte e tornò a suonare.La gente riprese la sua vita, tranquillizzatadalla musica vibrante.La notte seguente Joe stava suonando ininterrottamenteda ore, quando sentì la golapizzicargli. Era un’arsura che gli nascevadalla punta della lingua, gli infiammavai polmoni e gli seccava la gola. Smisedi soffiare nella canna della tromba, gli occhigli lacrimarono. “Acqua!”, pensò con


insistenza, “acqua!”. Ma gli abitantidella città erano chiusi nelleloro case, dormivano cullatidal ricordo dei suoni di tutto ilgiorno: nessuno avrebbe portatoda bere a Joe.D’un tratto, dalla fine della viabuia, una figura di donna preseforma. Era vestita con un abito argentato,stretto, e aveva un voltorotondo, morbido. Gli occhi eranochiari e la sua pelle sembravaemanare un chiarore soffuso.“Tu devi essere Joe”, disse ladonna. Tra le mani aveva unabrocca d’acqua. Joe restò ad osservarla,pensando che fosse ladonna più bella mai vista. La donna perla quale suonava il suo strumento, unadonna che ancora non aveva mai incontrato,prima d’allora.“Ti ho portato l’acqua. Così potrai tornarea suonare.”“Come conosci il mio nome?”, chiese Joe,stupefatto, prendendo la brocca che ladonna gli porgeva con pacatezza.“Io so molto di te, Joe: ho ascoltato la tuamusica da quando sei giunto qui, ed essaparla più di quanto tu creda. Ha mormoratoalle mie orecchie la tua vita e miha permesso di conoscerti.”Joe restò in silenzio, divenendo partecipedi una verità di cui mai si era reso conto.“Ricordati di queste parole, Joe”, disse ladonna, poi gli diede le spalle e si allontanò,svanendo nella notte.Quando Joe riprese a suonare, la luna eracalata oltre le colline e i suoi crateri grigierano come tesi in un amorevole sorriso.Come era possibile?Joe se ne andava, doveva riprendere ilsuo cammino.Le stagioni si susseguono, il vento soffiasulle foglie attaccate ai rami e poi le trascinagiù, quando è autunno.Alla notte segue il giorno. E c’è sempre,che lo si voglia o meno, un addio.Tutti accorsero per salutarlo. Alcuni eranoarrabbiati con lui. Altri si limitaronoad un sospiro. Nessuno accettò indifferentel’abbandono.Anche il bambino che tutti credevano mutovenne a trovare Joe. Un po’ timidamenteil piccolo si fece avanti tra gli adulti, iragazzini, le vecchie, i cani e i gatti chedurante le ore notturne erano stati gli unicispettatori del musicista. Gli fecero spaziocon più facilità quando videro conquanta determinazione si avvicinava all’angolodella via occupato dal musicista.Si creò il silenzio quando il bambino finalmenteraggiunse la sua meta. Joe fececenno al bambino di avvicinarsi di piùe il bambino lo fece, senza paura. Il musicistaallora tese la sua mano in una carezza.Quindi lasciò tra le braccia del piccolola sua tromba.“Soffia forte!”, gli disse con un sorriso, mentretutti, attorno a loro, sembravano scettici.La ragazzina del giorno prima scossela testolina. Qualcuno bisbigliò mezze frasidal suono un po’ aspro. Joe fece fintadi non sentirli e anche il bambino, perchèeseguì l’ordine, ma timidamente. Dallatromba uscì un suono fioco e buffo, chesembrava lo starnuto di un elefante.“Forte, ragazzino! Forte!”E allora il ragazzino soffiò con tutta l’ariache aveva nei polmoni: il suono ne uscìrotolando verso il cielo limpido e tutti sentironocon le loro orecchie, tutti, nessunoescluso..., che il bambino aveva parlato.Joe rise, una risata metallica.Il bambino fece un grande sorriso. Tuttierano sbalorditi. “Questa sarà la tua nuovavoce, ragazzino. E ora va’ a farti conosceredal mondo”.Quel giorno la cittadina di Riveldown perseun musicista, ma ritrovò un bambino,un bambino che tutti credevano muto, mache aveva atteso in silenzio di poter farsentire il suono della sua Voce.Non tutte le storie insegnano qualcosa,ma state pur certi che ognuna ha unsuono diverso.PRIMO PIANOTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 5


VIVEREdi Vittoria Citerni di Siena“ na delle cose più difficili di questoUmondo è vivere, infatti la maggiorparte delle persone esiste”. Molti filosofiusavano questa frase in passato, ma è attualissima.Innanzitutto: che cosa vuol direvivere? Godersi ogni momento, ogniattimo, assaporare ogni cosa, vivere, sentirein sè gioia e sentimento…ed esistere,invece? Esistere significa prendere le cosecome vengono, lasciare che tutto ciscorra addosso, rimanere inerti, esistendogiorno dopo giorno…un’esistenza vana,sprecata, priva di scopo, in cui i giornisi susseguono ininterrottamente, sempreuguali, senza sosta, in cui la vita apparecome forzata; ecco la differenza.Troppo spesso sentiamo gente dire: “Ogginon ho fatto niente…” oppure: “Va be’,sarà per la prossima…” e se non ci fosseuna seconda occasione? Se questa fossela sola, unica e preziosa? Come per la vitadel resto, non potremo “vivere” per duevolte… forse questo è il problema…dobbiamocapire che nulla è per sempre, chela vita è breve e va sfruttata almassimo…quando pensiamo di rimandarequalcosa, magari un piacere per annitenuto nascosto e diciamo: “Magari tra unanno…”, non pensiamo al fatto che quell’annonon ci sarà più, oppure al fatto chela vita potrebbe rivelarsi completamentediversa da lì a un anno, che la vita potrebbenon essere più la stessa e che quell’occasionepotrebbe sfumare di lì a poco…maa questo, noi non pensiamo mai.Non dobbiamo cercare un modo per occuparela nostra vita, non ci dobbiamo regolaresecondo condizione di quest’ultima;noi dobbiamo essere padroni dellanostra vita, dobbia-PRIMO PIANO6TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


mo viverla e nonsemplicemente “esserci”, perché una presenzanon serve, è solo d’impiccio, è l’attivazionedi una presenza in un ambitoche fa la differenza. Sia esso grande o piccolo,internazionale o familiare non importa,l’importante è che quest’ambito celo siamo guadagnato vivendo, giorno dopogiorno, le grandi e le piccole difficoltàdi tutti i giorni.Non dobbiamo temere la vita, con i suoitrabocchetti e le sue sorprese… in fondo,la vita è come una corsa: ci si puo’ perdere,confondere, si puo’ inciampare, caderema, ci si rialza sempre e chi prima,chi dopo, si arriva alla meta.La vita non deve essere un tentennamentocontinuo, ma una ferma convinzione,libera e senza limiti, in cui abbiamo il dirittodi essere noi stessi.Dobbiamo toglierci questa maschera, lamaschera delle nostre paure, delle nostreincertezze, la maschera dietro cui si celail nostro ego, per essere quello che siamoe non per apparire come vogliamoche gli altri ci vedano, perché l’unicità dellepersone è una delle cose più belle diquesto nostro mondo e la mancanza ditale virtù nella civiltà odierna non fa nient’altroche aggravare la già triste situazionea livello mondiale.Ho ferma convinzione nel credere chequesta maschera sia usata in particolarmodo dai potenti della terra, che io giudico,in parte, infantili. Credo che i governantidel nostro pianeta siano spessole persone più infantili di questo mondo,perché sembra sempre di stare asentire un bambino di sei anni: “E alloranoi bombardiamo qui… così che…”“La guerra contro…” Non è forse ugualea una partita di Risiko? Un piccolodettaglio però, qui stiamo parlando divite umane, di persone desiderose di vita…equi subentra il problema, perchéquelli che potrebbero opporsi a tuttoquesto hanno paura di dire la loro equindi vivono, indossano la loro mascherae tacciono in eterno…La vita non deve essere come un vestitotroppo stretto, perché sì, alla fine riusciamoad entrarci, ma la sera, oh! chemale alle spalle! Prima reagiamo e meglioè: dobbiamo vivere e non sopravvivere,in una estenuante lotta contronoi stessi e l’opinione degli altri. Ricordiamociuna cosa: noi siamo unici. Equesto è meraviglioso.PRIMO PIANOTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 7


CENTO ANNI FA.RICORDO DI CARDUCCI ATTRAVERSOLA LETTURA DELL’ODE “PIEMONTE”di Elena PetraccaIL POETA CIVILE DELLA “NUOVA ITALIA”“Non ebbe l’Italia un più innamorato cuore di questo: e l’epico poema che daquello rampollò, degnamente suggella il periodo eroico del riscatto italiano”, scriveVincenzo Crescini sulla Rivista d’Italia, parlando di Carducci e dei suoi cantieroici (“frammenti di una grande epopea nazionale” Crescini). Ma analizzare lapersonalità di un grande poeta, attraverso giudizi di altri, anche se molto pertinentied efficaci, trovo che non sia un modo abbastanza valido per descrivere ciò cheè stato veramente Carducci per l’Italia intera (non solo nell’ambito della letteraturadi metà Ottocento). Dato che Crescini si riferisce, nella frase sopra riportata, ai cantieroici, che il poeta ha dedicato al Risorgimento italiano, è sembrato opportunoprendere come materia di ispirazione la poesia Piemonte, composta nel luglio 1890e pubblicata nel settembre del medesimo anno.Carducci apre l’ode descrivendo un paesaggio stupendo, che lui aveva potutoammirare da Ceresole Reale nel periodo di vacanza del 1890:Su le dentate scintillanti vetteSalta il camoscio, tuona la valangada’ ghiacci immani rotolando perle selve croscianti (vv. 1-4)Lo spettacolo che ci presenta il poeta sono le vette dentate del Gran Paradiso e dell’arcoalpino che sovrastano la regione Piemonte: i suoni della natura, lo sciogliersidei ghiacci, gli animali selvatici, i boschi montani sono resi dalla ripetizione dellelettere s e c accostate (scintillanti, camoscio, croscianti), che rendono reale il paesaggiodescritto. In quest’apertura Carducci mostra subito il duplice intento dellasua poesia: il realismo e la cura della forma.L’ode continua con un’esclamazione (Salve Piemonte!, v. 9) che chiama a raccoltatutto ciò che l’autore riesce a vedere con gli occhi dell’immaginazione: sulle rivedel Dora Aosta e Ivrea, Biella sul Cervo, Cuneo al confluente della Stura e delGesso, Mondovì sopra il torrente Ellero, Torino sul Po; infine Asti sul Tanaro (Astirepubblicana, vv. 35-36), patria di Vittorio Alfieri. È sulla figura di questo grandepoeta italiano che Carducci vuole attirare l’attenzione; di lui, infatti, dice:CULTURA8Venne quel grande, come il grande augelloond’ebbe nome; e a l’umile paesesopra volando, fulvo, irrequietoItalia! Italia!-egli gridava a’ dissueti orecchi (vv. 41-44)Dopo Dante e Petrarca, Alfieri fu il primo dei grandi poeti che invocò il nomed’Italia e lo gridò agli Italiani ormai disabituati a questo nome.Da qui l’ode diventa veramente risorgimentale: dopo il grido di Alfieri, giunto finoalle orecchie dei morti illustri (come Dante e Petrarca) e non, il popolo assetato dilibertà si stringe attorno al re Carlo Alberto di Savoia (un re a la morte del pallordel viso sacro e nel cuore trasse la spada, vv. 55-57), che intraprese la guerra perl’indipendenza, lasciandosi alle spalle un passato reazionario. All’epoca in cui iniziòil Risorgimento, Carducci (nacque nel 1835) aveva appena dodici anni, ma lafigura di questo re è rimasta sempre impressa nella mente del poeta (o re de’ mieiverd’anni, v. 65), come un eroe che purtroppo, dopo aver perso la guerra fuTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


costretto ad abdicare e a morire in solitudine lontano dalla patria per cui avevacombattuto, a Oporto, in Portogallo. La morte del re però, nell’ode carducciana,viene alleviata da una visione:Sfaceasi; e nel crepuscolo de i sensitra le due vite al re davanti corseuna miranda vision: di Nizzail marinarobiondo che dal Gianicolo spronavacontro l’oltraggio gallico: d’intornosplendeagli, fiamma di piropo al sole,l’italo sangue (vv. 101-108)Garibaldi, baluardo del Risorgimento Italiano, si oppone con le armi ai Francesinella disperata difesa di Roma. Questa è l’immagine che rende assolutamente,secondo me, il genio di Carducci: la rinascita dell’Italia viene presentata dai personaggipiù importanti della nostra storia, dalle loro emozioni, dalle loro azioni, dallaloro disperazione e dalla loro morte, che valgono a descrivere il Risorgimento,meglio di cinquanta manuali di storia.L’ode si conclude con l’arrivo di Carlo Alberto davanti a Dio, scortato dai martiriper la libertà, anche da coloro che lui stesso aveva perseguitato in passato.In questa poesia, come ho già detto, c’è una commistione dei temi e degli intentidi Carducci: rappresentare la storia con realismo, ma curando fino alla fine la perfezionedella forma. Nei canti eroici, ma anche in tutta la sua opera letteraria, ilpoeta esprime le sue idee politiche, i suoi sentimenti e i suoi dissensi in manierachiara, senza sotterfugi. Il suo scopo era di risvegliare l’Italia e il popolo italiano inun’epoca, la fine dell’Ottocento, in cui alle gloriose battaglie si erano sostituite leumili trattative diplomatiche e i compromessi, per mandare avanti una nazione cheera stata appena unificata territorialmente, ma non del tutto culturalmente. L’intentopolitico e patriottico dà a tutta l’ode un accento retorico, lontano dal gusto intimisticodella poesia del ‘900, ma genuino, sincero e schietto come Carducci fu sempre.E a cent’anni dalla sua morte, avvenuta nel 1907, lo scopo di Carducci non è cambiato.Se si leggono le sue poesie con attenzione, e non prendendole soltanto comenoiosa materia scolastica, si può arrivare a capire quanto è importante per noi dire:“Io sono Italiano.”CULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 9


“MASTRI DI POSTA E PRECURSORI”Viaggio alla scoperta del francobolloII) Posta e comunicazioneNella seconda metà del 1500, con il sorgere delle Poste nazionali, troviamo leprime buche d’impostazione e una struttura organizzativa ben definita.Corrierepontificio1800Buca per le lettere del 1633CULTURAMascherone del 1700ll servizio postale faceva capo alloStato o veniva dato in appalto a privati,come nel caso dei Tasso. Ilresponsabile del servizio si chiamavaCorriere maggiore; da lui dipendevanoaltre figure professionalicon funzioni specifiche:Luogotenenti, Cancellieri, Mastri diPosta, Corrieri ordinari e Procaccia.Le Stazioni di Posta erano gestitedal Mastro di Posta, un ruolo moltoambito, disciplinato dallo Stato, cheabitualmente veniva affidato ad unnotabile del posto.10TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


Il brigantaggio era una vera piaga e gli addetti al servizio postale, oltre ad indossarel’uniforme per essere immediatamente identificabili, erano autorizzati a viaggiarearmati.Persisteva tuttaviaun’anomalia, ossia,il costo del “porto”del dispaccio era acarico deldestinatario;addirittura eraconsideratooffensivo che apagarlo fosse ilmittente.“La valigia postale”Sul costo del “porto” incidevano il peso, la distanza e le condizioni delle strade, ilche comportava una notevole lievitazione allorché nei territori attraversati siincontravano pestilenze, guerre, inondazioni e cataclismi vari.A volte il destinatario si rifiutava di ritirare il dispaccio e tutto il servizio si risolvevain nulla.Questo handicap pesava sulle finanzestatali ed infatti si registrarono qua elà iniziative tendenti a modificare ilsistema.Nel 1608 la Repubblica di Veneziamise in vendita fogli bollati da usareper lo scambio di lettere tra gli ufficie le magistrature.Nel 1819 il Regno di Sardegna emisefogli bollati, da usare per lacorrispondenza, stampati nelle tariffeFogli bollati della Repubblica veneta“Cavallini di Sardegna”da 15-25-50 centesimi, variabiliin base alla distanzadel destinatario. Sono conosciuticome “Cavallini diSardegna”, dal genietto a cavalloivi effigiato.Il sistema era buono manon fece scuola.CULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 11


Il I° maggio 1840 furono emessiin Gran Bretagna biglietti ebuste da un penny e da duepence, chiamati “Mulready” dalnome dell’inventore.Tutti questi valori postali cheprecedono il francobollo, infilatelia vengono detti“Precursori” e sono autenticherarità.“Mulready” da un pennyI “Mulready” furono ben presto messi in ombrada quello che sarebbe diventato il protagonistadella posta: il francobollo. Il 6 maggio 1840,come abbiamo visto, fecero infatti la lorocomparsa sulla scena mondiale i primi francobollidella storia, il nero da un penny (il famoso pennyblack) e l’altro da 2 pence. Questi minuscoliquadretti avrebbero conferito all’inventoreRowland Hill celebrità imperitura, il titolo dibaronetto e la nomina a Direttore Generale delleposte inglesi. (continua)Postiglioni armatiCULTURAEmissione italiana del 1979 dedicata aRowland HillM. C. Gentile12TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


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La voce della LunaSEI SEMPRE STATO QUIdi Vittoria Citerni di SienaDove sei?Ti cerco, non ti trovo…Forse perché Tu sei tutto…Mi avvolgi, mi circondi…Sei più vicino di quanto penso.Sei tutto e nulla, parte integrante di me,sei la mia linfa vitale,attutisci le mie cadute,perché nella vita si cade,si inciampa, ci si rialza.Non da soli,con il Tuo aiuto,presente sotto forma di volontà.Nonostante ciò, tasto carponi le fondamenta della mia vita e non ti trovo…Infine apro la mia fonte inesauribile di continuo e mutevole sentimento:il cuore ed ecco,ti vedo.Sei sempre stato qui:sono io,che non ti ho mai cercato realmente.CULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 21


La vitadi Vittoria Citerni di SienaPassi…veloci…una voce che chiama…Urla, ma il velo della coscienza la fa rantolare,soffocandola nel profondo.Una sensazione di calore prevale,nervi abbondano da ogni parte:la vita.Non ne abbiate paura e,come in un immenso oblio d’avventura,tuffatevi, poiché essa non è altro cheun attimo, un soffio di Dio Onnipotentevelato di luminosa bellezza, in cui latitubanza cessa di esistere,in quanto ogni attimo, ogni secondorisplende come un barlume di speranza,incerto e debole,in un deserto di emozioni.22TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


CENTO ANNI FA LAMORTE DI UN “POVEROPOETA SENTIMENTALE”La vita di Gabriele ZannoniSergio Corazzini (Roma, 6 febbraio 1886 – Roma, 17 giugno 1907) è stato unodei poeti romani più importanti della fine dell’800.uest’anno ricorre il centenario della morte di Sergio Corazzini, che avvenne pro-nella capitale, nella sua casa di via dei Sediari, quando aveva solo 21 anni,Qprioper una forma di etisia.Appartenente ad una famiglia minata dalla tubercolosi, frequentò qualche anno discuola elementare a Roma e in seguito, dal 1895 al 1898, si trasferì a Spoleto con ilfratello Gualtiero e frequentò il Collegio Nazionale.Ma, a causa delle difficoltà finanziarie in cui si ritrovò la famiglia, il padre fu costrettoa ritirare i figli dal collegio. Sergio continuò il ginnasio a Roma ma non poté frequentareil liceo perché dovette cercare lavoro presso la compagnia di assicurazioni,“La Prussiana”, per aiutare la famiglia.La compagnia di assicurazione aveva sede in una vecchia casa in via del Corso, proprioa pochi metri dalla nostra scuola,e la stanza di Sergio era buia e triste,con una finestra ad inferriate chedava sul cortile. Il passaggio da unavita agiata alla povertà, dovuta alle erratespeculazioni in borsa e al libertinaggiodel padre, cambiò completamentele condizioni spirituali del poetache da questo momento non ebbecerto vita felice poiché la madre eraammalata di tisi, il fratello Gualtierosarebbe morto poco più tardi dellastessa malattia, il fratello Erberto sarebberimasto vittima di un incidented’auto in Libia e il padre sarebbe mancatoin un ospizio.Amante delle lettere, Sergio non rinunciòtuttavia alla lettura dei suoipoeti preferiti, quelli contemporanei,non solo italiani ma anche stranieri,e quelli dialettali. Intense letture loaiutarono nel suo esordio poetico ei suoi primi componimenti apparverosu giornali popolareschi. Il 17 maggio1902 scriverà il suo primo sonetto,’Na bella idea, in romanesco, pubblicatoin “Pasquino de Roma” al qualeseguirà, il 14 settembre 1902, il sonettodi settenari in lingua, Partenza,pubblicato su “Rugantino” e daiCULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 23


versi liberi, La tipografia abbandonata, usciti su “Marforio”. Si trattava di versi daitemi realistici che rivelavano, nel giovanissimo autore, una precoce predisposizionead osservare i fatti della vita. Si trovano in essi allusioni alla malattia già latente e inun sonetto del 1906, Vinto, vi sono amare riflessioni sulla perdita della felicità.Nella primavera del 1906 la precaria salute del giovane poeta, malato di tubercolosi,lo costrinse a soggiornare in una casa di cura a Nocera dove conobbe una giovanedanese, Sonia, per la quale provò un intenso e platonico innamoramento. Nelgiugno dello stesso anno il poeta si recò a Cremona, città natale della madre, percercare un aiuto economico dai parenti materni e conobbe una giovane pasticceracon la quale inizierà una breve corrispondenza epistolare.Tra il 1904 e il 1906 furono pubblicate le sue raccolte poetiche: Dolcezze (1904), L’amarocalice (1905), Le aureole (1906), Piccolo libro inutile (1906), Elegia (1906), Libroper la sera della domenica (1906). Fu quindi un poeta prolifico, benché la suavita sia stata molto breve.Nel 1906 Corazzini, per l’aggravarsi della malattia, venne ricoverato nella casa deiFatebenefratelli di Nettuno in grave stato febbrile. Dal sanatorio iniziò una fitta corrispondenzacon Aldo Palazzeschi.Nel maggio del 1907 Corazzini ritornò a Roma, ma il suo stato di salute si aggravò eil 17 giugno, nella sua casa di via dei Sediari moriva di etisia.Per capire la poetica di questo autore della nostra città, la cosa migliore è analizzareuna delle sue poesie più celebri: “Desolazione del povero poeta sentimentale”,che riportiamo qui in seguito:Desolazione del povero poeta sentimentalePerché tu mi dici: poeta?Io non sono un poeta.Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.Perché tu mi dici: poeta?Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.Le mie gioie furono semplici,semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.Oggi io penso a morire.CULTURAIo voglio morire, solamente, perché sono stanco;solamente perché i grandi angiolisu le vetrate delle cattedralimi fanno tremare d’amore e di angoscia;solamente perché, io sono, oramai,rassegnato come uno specchio,come un povero specchio melanconico.Vedi che io non sono un poeta:sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.Oh, non maravigliarti della mia tristezza!E non domandarmi;io non saprei dirti che parole così vane,Dio mio, così vane,che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.Le mie lagrime avrebbero l’aria24TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


di sgranare un rosario di tristezzadavanti alla mia anima sette volte dolente,ma io non sarei un poeta;sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullocui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.E i sacerdoti del silenzio sono i romoripoi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.Questa notte ho dormito con le mani in croce.Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullodimenticato da tutti gli umani,povera tenera preda del primo venuto;e desiderai di essere venduto,di essere battutodi essere costretto a digiunareper potermi mettere a piangere tutto solo,disperatamente triste,in un angolo oscuro.Io amo la vita semplice delle cose.Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,per ogni cosa che se ne andava!Ma tu non mi comprendi e sorridi.E pensi che io sia malato.Oh, io sono, veramente malato!E muoio, un poco, ogni giorno.Vedi: come le cose.Non sono, dunque, un poeta:io so che per esser detto poeta, convieneviver ben altra vita!Io non so, Dio mio, che morire.Amen.La poeticaDa questa poesia è facile riconoscere il legame che c’è tra il poeta romano e ilmovimento poetico a lui contemporaneo del Crepuscolarismo.Questo termine, che apparve per la prima volta nel 1910 sul quotidiano “LaStampa”, tramite la metafora del crepuscolo, ovvero di quella situazione di spegnimento,in cui prevalgono i toni smorzati e tenui, voleva indicare un gruppo dipoeti, che comprendeva oltre a Corazzini, Marino Moretti e Guido Gozzano, soloper citarne alcuni, che, pur non essendo raggruppabili in una scuola ben precisa,presentano un denominatore comune: quello della ricerca della quotidianità, privadi ogni ornamento, nei suoi aspetti più banali e materiali con una nota di malinconiadiffusa.I crepuscolari rifiutavano, quindi, ogni forma di poesia eroica e sublime e per farequesto utilizzavano un linguaggio semplice, tanto da ridurre quasi a prosa la poesia,con un ampio utilizzo del verso libero.Corazzini per certi aspetti è visto come un precursore del Crepuscolarismo e rappresentaun caso un po’ particolare.La sua vita e la sua produzione poetica vanno di pari passo, e più le sue condizionidi salute si aggraveranno, più il poeta esprimerà da un lato un malinconico desi-CULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 25


derio per quella vita che la malattia gli negava, dall’altro un nostalgico ritrarsi dall’esistenzapresente, proprio perché avara di prospettive future.Il fanciullo triste, “sempre più piccolo, sempre più povero”, della poesia è ben lontanodalla concezione trionfale del poeta di D’Annunzio.Al fanciullo non è permesso di essere chiamato poeta, per essere detto poeta “convienetenere ben altra vita” e non è neanche questo il suo intento: Corazzini sisente venire meno ogni giorno di più, morire a poco a poco, come le piccole coseintorno a lui si disfano giorno dopo giorno.Questa rinuncia quasi a vivere andrà di pari passo con la rinuncia di fare poesia…«Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.Vedi: nonho che lacrime da offrire al Silenzio».Ormai il poeta non ha da offrire altro che le sue lacrime, il suo dolore al Silenzio.Questa idea Corazzini la esprimerà definitivamente nella lirica “La Morte diTantalo”, che viene considerata il suo testamento poetico: come l’acqua d’oro dellafontana e i dolci frutti saporosi sfuggono alla bocca di Tantalo, tanto che al figliodi Zeus non rimane che errare per sempre, così anche a Corazzini è negata la possibilitàdi assaporare la vita, a causa della terribile malattia.Ma il fascino della poesia e della figura di Corazzini stanno proprio lì: nellacommovente e struggente delicatezza con cui guarda la vita, mentre muore“un poco, ogni giorno”.Bibliografia:- per la vita e alcuni aspetti della poetica di Corazzini, “Dal testo alla storia,dalla storia al testo”, manuale di Letteratura Italiana di Baldi, Giusto, Razetti,Zaccaria-Paravia.CULTURA26TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


“LA MODAÈ UN SENTIMENTO”Soledad Twomblydi Allegra Crespioledad Twombly, nota stilista romano/argentina, ci ha aperto il suo atelier diSvia Gregoriana e la sua vita.Ha cominciato per passione, estendendosi poi a livello mondiale (vende privatamente,occasionalmente a boutique per il mondo), realizzando una linea di abbigliamentoindossata tutt’oggi da grandi stars (come Salma Hayek e Drew Barrymore)e note personalità (Brooke Ocampo e Renee Rockefeller), anche se la stradaverso il successo non è stata facile …‘‘Ho deciso di diventare stilistaper caso, all’età di 6-7 anni.Mia madre mi compravavestiti che non sopportavo…li distruggevo, rimettendolipoi a posto come credevo meglio...; sono cresciuta in unpaese dove vigeva la dittatura,era tutto prodotto localmente,per cui i miei fratelli,le mie sorelle ed io siamo cresciuticon il desiderio di averecose manufatte all’estero…siccome ciò non era possibile,mi sono arrangiata”.A chi/che cosa ti ispiri ?‘‘Mi sono sempre piaciuti icostumi cerimoniali di etnievarie (ero inizialmente andataa scuola di cucito per diventarecostumista) ...; adoroi tessuti, i colori e le stampe,che definiscono l’eleganzanaturale di ogni popolo,anche se credo moltoin un senso dello stile innatoin alcune persone”.CULTURASoledad nel suo atelier di Via Gregoriana, RomaTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 27


“ LA MODA È IL PUNTO DELLA SITUAZIONE ”Che cosa ti ispira a creare un vestito ?“Anzitutto deve essere qualche cosa che io vorrei indossare, ma che si deve addiread una fascia d’età molto varia; uso tessuti diversi e sfumature di colori “caldi”.D’inverno scelgo molta lana e cachemire, d’estate cotone e lino. Cerco dicreare vestiti molto pratici che possono essere abbinati ad elementi più eleganti,tanto da creare un look efficacemente equilibrato”.A che cosa si ispira questa collezione di vestiti ?“Come tutte le mie altre collezioni, anch’essa deve trarre spunto da ciò che è invoga al momento …; l’essenza del diventare stilista è il percepire ciò che saràdi moda (cosa molto difficile, visto che le tendenze viaggiano alla velocità delsuono), organizzando poi la propria collezione attorno ad esso.”Hai anche una collezione di gioielli …“Sì, ne ho 2: una di pietre preziose (incastonate nell’oro) ed un’altra di pietresemi-preziose (incastonate nell’argento).”Ultimamente ci sono stati presentati molti casi di anoressia che ci hannoaperto gli occhi al problema dell’essere “troppo magri” …“È un dramma ricorrente della nostra società il sentir parlare di casi di anoressiae bulimia che ci costringono a domandarci: è veramente questa la moda? Personalmentetrovo che l’ideale interpretazione del fenomeno del “di moda” dovrebbeessere l’essere sani e contenti del proprio aspetto fisico …”Infine, che cosa diresti ad un aspirante designer di moda ?“Di credere nel proprio talento ...; di non arrendersi mai e di lottare per quell’attimodi successo, godendone poi ogni secondo, perché la fama può durare poco!”CULTURA28TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


DIETROLA LAVAGNAdi Lucia AmbrosioQuesta rubrica raccoglie le “castronerie” più clamorose: quelle per cui, a volte, varrebbela pena di essere spediti... dietro la lavagna!Ecco alcune risposte date da Roberto Pacamelo nel corso di un test di religione:Perché Maria e Giuseppe non trovarono posto negli alberghi di Betlemme?Perché era Natale!Come mai Gesù è nato a Betlemme e non a Nazareth?Perché Maria e Giuseppe si erano recati a Betlemme per le elezioni.Chi è quel re biblico che, avendo paura di essere detronizzato da un bambino,ordinò l’uccisione di tutti i fanciulli sotto i due anni del suo regno?Risposta. (senza esitazione alcuna) ERODOTO!!!!! (...)Efisio Pinturiccho, invece, rivolgendosi al suo professore di orografia internazionalecon un amichevole: “A professo’, dammi er cinque!”, un “cinque” l’ha avutodavvero... in pagella.Alcuni innocenti errori di Marcolino Geppone durante alcune recenti interrogazioni;“I laghi più grandi d’Italia: Lago Maggiore, Lago Minore, Lago di Gardaland...“...la colonizzazione di Portonoli e Spagnolesi...”“La scrittura geroglifica era composta da segni chiamati scrittura cuneiforme.”CULTURAÈ arrivato il momento di Fratel Trifone, che fin troppo spesso si perde negli oscurimeandri della creazione di nuove e sconvolgenti espressioni e modi di dire.Non è difficile sentirlo raccomandarsi ai bimbi delle elementari di “non vivere provandoquel conturbante senso di invidiola nei confronti del prossimo” o vantarsidella comodità della sua “tonica” nera, oppure fare constatazioni sul caso e la fortuna,dicendo che, in fondo, “la vita è una roulotte”...Ma tutto ciò è nulla in confronto ad alcuni dei suoi più celebri proverbi:“Battete il ferro finché è battuto!” e“È il caso che conferma l’eccezione!!!”Ed ecco le note: paradossali di questo mese:“L’alunno Gaspa dorme in classe con disprezzo.”“L’alunna Valente mi guarda con aria di sfida”“Alle ore 12.33 Zampogna esce dall’armadio cantando “Vattene amore”.30TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


CULTURAIMPARA L’ARTEE METTILA DA PARTE:IL RESTAUROdi Alessandra Andreozzie opere d’arte sono uniche e preziose e affinché possano continuare a suscita-emozioni e a comunicare i loro molteplici contenuti, è necessario che conser-Lrevino la loro integrità fisica.Il fondamento della disciplina del restauro è, oggi, quello di garantire, quanto piùa lungo possibile, la conservazione della materia di cui l’opera è costituita “in vistadella sua trasmissione al futuro”, come disse il maggiore teorico moderno delrestauro, Cesare Brandi.In passato, chi restaurava un’opera d’arte era sempre un artista: un pittore, unoscultore, che conosceva e praticava con perizia le tecniche e i materiali dell’arte;l’artista, spesso, interveniva su un’opera propria o di altri, non solo per riparareeventuali danni, ma anche per apportare modifiche al contenuto iconografico, cioèal soggetto della rappresentazione, o per adeguare le dimensioni di un’opera aduna nuova collocazione. Solo nel XVIII secolo la professionalità del restauratorecomincia a delinearsi come un’attività autonoma rispetto a quella dell’artista.I primi restauratori - che pure condividono con gli artisti la conoscenza dei segretialchemici dell’uso delle sostanze e dei pigmenti, delle tecniche artistiche e tuttala cultura che nelle botteghe artistiche si tramandava di padre in figlio - iniziano asviluppare tecniche unicamente finalizzate alla conservazione delle opere, come latecnica di “strappo” degli affreschi dai muri o la “rifoderatura” delle tele, ecc…Anche i progressi scientifici, specialmente nel campo della chimica, entrano a farparte del bagaglio culturale del restauratore.Quella del restauratore, oggi, è una figura professionale complessa:- è un profondo conoscitore dell’artee del patrimonio culturale ingenere, (perché anche importantitestimonianze storiche sonooggetto del suo intervento: pensiamoper esempio ai tanti oggettiattraverso i quali abbiamo potutoconoscere la cultura di popoliscomparsi);- ha una solida cultura scientifica,perché gli strumenti del restaurosono costituiti anche da prodottichimici che possono essere moltopericolosi sia per l’opera d’arte cheper l’uomo, se manipolati da personenon esperte;- possiede una sicura manualità e unapadronanza delle tecniche artistiche.Per diventare un bravo restauratorebisogna affrontare studi molto impegnativi,ed è importante essere sostenutida una forte motivazione e passioneper l’arte.32TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


Soprattutto, è importante essereconsapevoli che intervenire su unoggetto unico e irripetibile comel’opera d’arte è una grande assunzionedi responsabilità.***Gli interventi di restauro sono unmomento molto importante per laconoscenza di un’opera d’arte enon è raro che durante i lavori direstauro si assista a clamorose scoperte,intorno alle quali si accendeun interesse che varca i confinidegli addetti ai lavori.È così che alcuni grandi restauri si trasformanoin grandi eventi mediatici.Uno dei maggiori restauri del XX secolo èstato quello della Cappella Sistina inVaticano.La volta della Cappella Sistina, dipinta daMichelangelo Buonarroti tra il 1509 ed il1512, era offuscata dai fumi delle candelegià pochi decenni dopo la sua ultimazione;le candele erano l’unico mezzo di illuminazionee ne occorrevano centinaia per illuminarela vasta sala.Nei secoli successivi, per schiarire gli affreschivenne stesa sulla superficie uno strato di collache, cambiando l’indice di rifrazione dellaluce, dava un effetto di maggiore visibilità deidipinti. Purtroppo con il tempo la colla tendea scurirsi, offuscando ancora di più i dipinti.Nacque così la leggenda di un Michelangelopittore cupo, che amava il disegno, ma eraquasi indifferente al colore. Così lo viderogenerazioni di critici che ne scrissero, a partiredalla metà dell’Ottocento.Intorno alla fine del 1980 iniziarono i restauridegli affreschi e venne rimossa la colla scura, rivelando colorisplendenti e addirittura cangianti che Michelangelo aveva usato in manieramolto accesa per renderli godibilidal basso. L’inizio del restauro,con i risultati delle prime puliture,suscitò un clamore universale: icolori stavano ritrovando luminositàe splendore.Il risultato fu così sorprendenteche alcuni insinuarono che ilrestauro avesse danneggiato lapellicola pittorica originale, macon il tempo tutti si arresero all’evidenzache il restauro aveva svelatoun artista nuovo, capace dicurare il colore non meno deldisegno.CULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 33


La Passione


La Resurrezione


ROMA BaroccaCULTURA36di Alessandra Desiderie Francesca Napolitanoe nostre tappe sono state molte e tut-belle: Piazza di Spagna, la Cappel-Ltela dei re Magi nel palazzo di PropagandaFide, la chiesa di San’Andrea delleFratte, Santa Maria Maddalena, Sant’Ignaziodi Loyola, San Luigi dei Francesie Fontana di Trevi. In ognuna di questeabbiamo trovato moltevarietà barocche.Il Barocco è un’arte bizzarraed eccessiva nelledecorazioni. Ma questecaratteristiche non rientranonello stile del Borromini,nonostante sia unodei più grandi artisti del‘600. Egli è stato l’architettodella cappella dei ReMagi, decorata con moltasemplicità. Ha costruito ancheil campanile e la cupoladi Sant’Andrea delle Fratte,i quali sono stati costruiticon molta fantasia e semplicità.Questo architetto rifiutava i marmipreziosi e le dorature, al contrario diBernini, altro grande artista che lavoravail marmo con la facilità della cera.TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007Questo suo grande talento lo abbiamonotato e ammirato nelle due sculture rappresentantigli angeli della passione, all’internodella chiesa di Sant’Andrea delleFratte; a Piazza di Spagna abbiamo capitoche il nome deriva dall’ambasciataspagnola. Nonostantela nostra scuola sia situata in questapiazza, solo grazie a questa visita culturalealcuni di noi hanno conosciuto lasua storia e notato deiparticolari molto interessanti.Una chiesa che ciha molto colpiti èstata quella di santaMaria Maddalena,perché ha unaforma ellittica. Abbiamoammiratocon molto interessel’organo sopral’ingresso, costruitoin legno doratocon figure in stucco.La sagrestia diquesta chiesa èoriginaria del ‘700.In Sant’Ignazio di


Loyola ci ha colpito il soffitto illusionistico.L’altare è costituito da colonnedi marmo e la sagrestia è moltobella per il dipinto che raffigurala Madonna con il Bambino. Dopouna lunga camminata raggiungiamoSan Luigi de’ Francesi.La caratteristica principale della chiesaè la cappella dedicata ai tre dipintidel Caravaggio, rappresentanti S.Matteo e l’Angelo. Terminiamo conla Fontana di Trevi che ci ispira unpaesaggio suggestivocon il tema del mare. Questafontana è uno dei monumentipiù importanti ditutto il Barocco. È addossataal palazzo Poli e situatanella piccola piazza per sorprenderei turisti e per aumentareil ciclo dell’acqua.Pochi sanno che si chiama“di Trevi” perché sta in untrivio.CULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 37


CULTURAdi Cesarina Mezzonie Giulia TaballiPER ROMATHE STORY OF PIAZZANAVONAe classi seconda media B e C il 6 di-andiamo alla scoperta di Ro-Lcembrema barocca, che si concentra specialmentein Piazza Navona, una delle più celebripiazze di Roma.La sua forma è quella di un antico stadioe venne costruita in forma monumentaleper volere del papa InnocenzoX, della famiglia Pamphili.Il nome della piazza era originariamente“in agona”, con riferimento ai combattimentinavali per i quali la piazzaveniva appositamente allagata: si trattadi simulazioni di battaglie effettivamentecombattute che richiamavano il grandepubblico. Nel tempo il nome è statooggetto di storpiatura popolaresca fino araggiungere l’assonanza con le grossenavi per quegli spettacoli.La piazza doveva celebrare la grandezzadella famiglia Pamphili edInnocenzo X volle che vi si erigesse ilsuo palazzo e che la famiglia fosseonorata con grandiose opere.La fontana dei Quattro fiumiÈ stata ideata dallo scultore GianLorenzo Bernini, nel 1615, in uno stilebarocco.Un ruolo importante nella scelta loebbe l’artista, il papa Innocenzo X e lapotente donna Olimpia Maidalchini,cognata del papa, alla quale Berniniregalò un progetto in argento dellafontana. Al centro della fontana c’è unobelisco egiziano ritrovato nel 1647;intorno ci sono tanti animali: il leone, ilcoccodrillo, il serpente di mare, il cavallo,il delfino, il drago. Ci sono anchequattro statue che rappresentano i fiumiprincipali della terra (il Nilo, il Danubio,il Gange e il Rio della Plata).Bernini con questa fontana voleva suscitaremeraviglia.Una leggenda racconta che tra Bernini eBorromini ci fosse molta rivalità, edinfatti una delle statue rappresenta ilfiume Rio della Platache tiene alzato unbraccio per timoredel crollo dellachiesa di SantaAgnese; ugualmentela statua delNilo si copre ilvolto per nonvederla. Però èuna leggenda perchéla chiesa fucostruita tra il 1648e il 1651, invece lafontana fu costruitanel 1652.38TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


Palazzo PamphiliPamphilio, fratello del papa,trasformò le case intornoalla piazza nel grande euniforme palazzo di famiglia.La moglie di Pamphilio,Olimpia Maidalchini, rimastavedova divenne la donnapiù potente di Roma e regnòcome una regina. Tutti lediedero costosi regali peressere presentati al papa.A fianco del loro palazzoc’era il palazzotto chiamato“Palazzo a Pasquino”, perchéera vicino alla statua“parlante”.La chiesa di santa Agnese in AgoneFu costruita proprio dove santa Agnesefu uccisa. Alla fine della costruzionedivenne la cappella privata della famigliaPamphili, mentre piazza Navonasembrò il cortile privato del palazzoPamphili. Sulla chiesa si trova la statuadi sant’Agnese, la qualeindica che la chiesa nonsarebbe mai caduta.CULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 39


LA PRIMA USCITASCOLASTICA INSIEMEdi Valentina Villani“Questa sera grande uscita insieme: tuttia vedere ‘Peter Pan’!Tutto è iniziato un freddo venerdì mattina,quando la prof. di informatica ci annunciòche saremmo andati a vedere ilmusical “Peter Pan”.Eravamo entusiasti, forse perchè era lanostra prima uscita serale, tutti insieme.Quel freddo mercoledì di gennaio, quandomi sono ritrovata nella biglietteria del“Brancaccio”, il volto mio, di Anastasia,Carolina, Nicole era illuminato da un sorrisospeciale, che rappresentava tutta lanostra felicità.Schiacciata da una numerosa folla, riescoa raggiungere le mie amiche. Per ilteatro vi vedono anche molti personaggidella televisione, perché è la primadello spettacolo.Io e Nicole siamo le prime ad entrare,dietro ci seguono Delia, Anastasia, e Carolina.Una signorina ci accoglie gentilee si offre per aiutarci a trovare il postoin platea.Io, Carolina, Delia e Nicole eravamo sedutesulla stessa fila, Anastasia nella fila tre.Proprio l’inizio della spettacolo è particolare:invece di iniziare il racconto nellastanza di Wendy, John e Michael, il musicalè ambientato in una Londra desolata,priva di gioia e di colori, con un BigBen oscurato da nuvole grige, dei bambiniche giocano in una piazza affolata dadame e lord, che con lo sguardo serio epietrificante osservano i loro bambini finoa quando arriva il cantastorie e iniziaa raccontare la storia di Peter Pan, ma vieneinterrotto dai genitori che lo accusanodi riempire la testa dei loro figli di favoleinutili e inesistenti, e da lì parte il balletto,“l’organo dei genitori.” Poi entranoin scena i personaggi che siamo soliti vederein “Peter Pan”: Wendy, John, Michaele Peter Pan, fino ad arrivare all’Isola cheNon C’è, dove entrano in scena i piraticon il mitico “Capitan Uncino”. A questopunto il teatro si sbellica dalle risate.Carini e simpatici sono stati i Bimbi Sperduti.Simpatici bambini adottati da PeterPan, ma ne combinano di tutti i colori.La storia di Peter Pan non ha un significatoben preciso, ma rappresenta un’immersionenel mondo della fantasia deibambini, è una favola che molti di noigià conoscevano, e viene ricordata proprioper la particolarità della fantasia diogni bambino. Ma, tornando a noi, il musicalsi conclude a lieto fine, e se nonfosse stato per il forte volume della musicae per gli applausi, qualcuno si sarebbeaddormentato.Le luci si accendono: io e Nicole siamole prime a infilarci i cappotti e ad uscirefuori del teatro “Brancaccio”. Domani ciattende una giornata scolastica ordinaria,non bella come questa.CULTURA40TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


“MAMMALI TURCHI!”di Gloria Violie premesse sembravano buone: pocaLroba ed entrata libera. Peccato che unasfortunata e comica serie di eventi mi abbiacostretto a tornare a casa un po’ conla coda tra le gambe.Mercoledì 28 febbraio ho tentato (invano!)di andare alla mostra sull’arte turcaal Quirinale, ma siccome era assediato,da quanti più Carabinieri e Lancieri possibili,che non facevano passare nessuno,ho puntato verso le Scuderie del Quirinale,dove di solito, ci sono delle mostre,ma niente. In compenso anche ilcentralino del Comune di Roma mi dàun’informazione sbagliata perché mimanda alla Sala delle Bandiere del Vittorianodove si stava tenendo, invece,un’anteprima di un’altra mostra ancorae mi rimandano nuovamente al Quirinale,nel quale esiste un’altra Sala delleBandiere. Lì un vigile di buon cuore midice che effettivamente c’è lamostra sull’arte turca ma è chiusa perchéè presente il presidente della Slovenia(no, non è uno scherzo!) e comunquea causa del tentato crollo del governoera già da una settimana che la mostraera sospesa. “Se non fanno crollaredi nuovo Prodi si riapre dopodomanimattina” dice, e io “dopodomani” cioèoggi sono qui ad aspettare che apranoil portone (20 minuti di attesa).Entro dopo un urlante transito sotto il metaldetector.La mostra “Turchia: 7000 anni di storia”si articola in due stanze con in tutto unaquarantina di oggetti che “ripercorrono alcunedelle tappe che hanno caratterizzatoil cammino dei popoli anatolici dal Neoliticofino ai nostri giorni”, come sottolineatodal Presidente Napolitano.Un po’ di storia però prima (poca poca!):nel Neolitico, fineCULTURATIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 41


VIII millennio a.C., i piccoli gruppidi cacciatori nomadi inizianoa creare delle comunità preurbanizzate.Nell’età del Bronzo, dal IV millennioa.C., si affinano i metodidi lavorazione dei metalli, e all’iniziodel II millennio a.C. dei commerciantiassiri aprono le primesuccursali (karum) e agenzie (wabartum)in Anatolia, da cui si diffondela scrittura.Erano esposti oggetti di uso quotidianocome vasi di terracottadipinti, idoletti bronzei e marmorei,sigilli, splendide tavolette redattein scrittura cuneiforme ebraccialetti.Di età bizantina invece sono presentiun medaglione d’oro raffigurantescene del Nuovo Testamentoe un’icona marmorea diSanta Eudossia.Molti di più invece i manufatti risalentiall’Impero Ottomano, unalampada a olio e una da moschea,uno specchio d’acciaio ed oro, lavoratocon l’ageminatura (tecnica decorativa,nata in queste terre, particolare nell’incastrarefili o lamine di metallo pregiatosu base d’acciaio), ornato con zaffiri,rubini e smeraldi, e di stessa fattura,un Corano e una tabacchiera.Questi oggetti, più altri chenon menziono, provengono tutti dallecollezioni del museo di Istanbul e diAnkara e oltre a essere molto belli, percui consiglierei di vederli, riempionogli occhi di meraviglia.Missione 1: “Mamma li turchi!”… Compiuta!CULTURA42TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


APPUNTI SULLA SETTIMANABIANCA CON I QUALIVOLEVO FARE UN ARTICOLOMadonna di Campiglio 25/02 - 04/03di Marcello GiordaniSPORT46ccoci a domenica mattina, all’alba. Era-ancora nel mondo dei sogni. So-Evamolo dopo un centinaio di chilometri ci siamosvegliati e abbiamo incominciato acantare. Tra riviste e chiacchiere, tra i Pode Psp il viaggio è stato breve, calcolandoanche la sosta per l’ottimo pranzo! Siamogiunti a Madonna di Campiglio sotto i“fioccanti fiocchi” di neve, in un paesaggiofiabesco.Lo “Splendido” hotel ci ha accolto calorosamente,una gioia trovare le valigie incamera, una tragedia disfarle! Disbrigatele varie formalità (vedi: affitto sci e scarponi,riunione e programmi vari) abbiamoconsumato la tanto attesa cena e tuttia nanna. La mattina dopo… molti ancorasotto le coperte, pochi già in piedipronti per andare sulle piste, il sole splendevaalto nel cielo. La preoccupazione dilagava…come avremmo sciato dopo parecchiotempo lontani dalla neve? Fortunatamenteabbiamo superato laTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007prova sani e salvi, nonostante qualche caduta.Ci siamo divisi in allegri gruppi percapacità. Che bello, (per i veterani) ritrovarsicon il gli stessi maestri e compagnidella scorsa stagione! Ogni giorno tre oredi puro divertimento per le magnifichepiste, anche se laneve scarseggiava.Che salvezzala “pausa bombardino”!Lasciati imaestri dopo unbuon pranzetto alnuovo rifugio FIAT(su, allo Spinale),eravamo liberi disciare tra amici.“Minimo tre, massimosette”, questoera il monitodell’attento vicepreside.Il tempo è stato clemente, tranneun giorno di nebbia,ha fatto sempre moltocaldo, sembrava quasiestate. Liberi di riposarcie svagarci. Lunghesfide al biliardo si disputavanonelle sale dell’albergosuscitando lacuriosità di molti. Trasauna, bagno turco emerende nei pubs, ilpomeriggio passavapiacevolmente. Da sottolinearei due pomeriggiin cui l’albergatoreha offerto cioccolatocaldo e zabaione.Ore 19, quaranta minutie zero secondi:appuntamento tassati-


vo, con appello,per la riunione. Ogni sera venivano premiatele stanze migliori (le più ordinate)e redarguiti i ritardatari, seguivano i programmiper la serata, che culminavano inaspri dibattiti per l’orario di rientro. Cenemeravigliose, abbondanti e ben curate: ricordiamocon piacere la cena a base dipesce, ma soprattutto quella trentina. Uniconeo i posti a tavola, (eravamo divisiper classi) avremmo preferito poterli scegliere.Una cosa importante abbiamo imparato:fare onore alla tavola, come ci ricordavasempre frère Tiberio. La parte piùattesa della giornata era la sera…: i motivisono chiari! L’organizzazione dell’albergoci ha offertodiverse occasioni diintrattenimento: laserata della discoteca,ma soprattuttoda ricordare ledue serate in compagniadel gruppo“Los Cubanos” peri balli latino americani,che hanno interessatosoprattuttogli adulti. Comedi consueto, venerdì2 marzo, si è organizzatala gita sciisticaa Marilleva eFolgarida, una bellissimagiornata ci ha accompagnato sullepiste. La settimana volgeva al termine,concludendosi con la gara di fine corso,tenutasi sabato. Che agitazione per la gara!Per fortuna che prima abbiamo fattoun paio di piste, durante le quali ci hannopure ripreso. E ci siamo sentiti immortali!Ebbene sì, hanno fatto un video ditutto il gruppo che sciava, che bel ricordo!La gara è andata bene, tranne qualchepiccolo incidente, nessuno mortale,nè feriti. Ad aspettarci in fondo alla pistac’erano dei bei tavoli ricoperti di ogni prelibatezza,ma il piatto forte della giornataera la polente “taragna” (uno specialetipo di polenta),SPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 47


quasi tutte. Siamo sui pullmanche ci riportano aRoma.Davvero una bella e divertentevacanza, tanti nuoviamici e grandi sciate…parecchi malati, ma nessunferito. E vi pare poco?SPORTdavvero eccezionale!Dopo esserci“abbuffati” al deliziosobanchetto,chi ritornava sullepiste per l’ultimasciata e chi, preoccupatoper l’imminentegiorno dellapartenza, tornava perrassettare la camera.La sera, dopo cena,si è tenuta la premiazione…che emozione!Quanti bei premi:coppe, medagliee targhe. Una nottemovimentata, come48 TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


VIOLAZIONEDI PRIVACY(DAL DIARIO PERSONALE DI ALE)di Alexandra Colasanti4 marzo 2007In pulman. Stiamo viaggiando da due oredopo una “levataccia” insolita. Voi vi aspetteresteun silenzio “tombale” e un generalerecupero di riposo, ma Rubens e Beppecantano e stracantano cori italiani dastadio, provocando varie “maledizioni.Madonna di Campiglio. Siamo tutte nellerispettive camere. Potete immaginare ilvia vai tra una camera e l’altra, le varie lamenteleperché il bagno di una è più bello,perché la camera accanto è più grande,perché sta troppo lontana dall’ascensore,perché è troppo vicina a quella dellaprof., perché è troppo lontana da quelladi Beppe, perché non si vedono le montagne,perché i piani studiati per uscire,da questa camera falliranno, e qui il “nemico”sicuramente ci “beccherà”, perchécosì dovremo rispettare gli orari… Comepoteva mancare in questa prima giornatal’oggetto smarrito? Il mio cappellino rimastoo sul pulman, o nell’hotel a Riva delGarda, e la valigia nera di Alessia? Un “tirettofrizzante” le è stato fatto: avete trovatola valigia nera di Alessia?Rientro. Tiberio ha preferito farci rientrareprima, non credo che sarà più generosonei prossimi giorni.Siamo tutti stanchissimi. Tiberio no. AndreaGaloni è già a letto con la febbre.Povero sfortunato!Lunedì 5 marzoC’è gran via vai per le camere. Mancamezzora alla riunione e chi chiede il fon,chi è pronta, visto che ha passato tuttoil pomeriggio per prepararsi. Bene è sua scegliere i vestiti, Auriems entra con icapelli ancora bagnati, Luci gira a vuoto,io mi guardo intorno e vedo un grandissimodisordine. La nostra camera sembrauno “showroom Zara”, al termine diuna giornata nel periodo dei saldi.La “contentezza” di tutti. Grande gioiadi tutti con vari improperi e “piani di fuga”.Gigi ci prova con le lenzuola, ma l’ossodel collo è troppo prezioso, la presenzadi Michele nel corridoio è ingombrantee Fas nel suo pigiamino blu, più in là,lo imbarazza. Io ho già fatto 40 fotine.Martedì 6 marzo“Disguidi”Sono già nati i primi dissapori grandi epiccoli: è facile sentirli nel corridoio delquarto piano. Liti, urla, prese in giro tipicamentefemminili. Povere Cristina e Barbara,le nostre proff. e crocerossine chesono state tanto pazienti!La scena più simpatica di oggi e di tuttala settimana è la caduta di miss Rodriguez!Dopo cena Caro è scivolata su una lastradi ghiaccio, all’indietro.Immaginate la situazione nella piazza pienae quanto basta per fare una “bella figura”,unica! Ci stavamo dirigendo versola “Suisse”, quando Caro in due secondi,me la sono ritrovata distesa per terra, agambe all’aria, dolorante, su una lastra dighiaccio, e noi giù a ridere! Io, Auriemse Luci non eravamo nella pelle. Oggi hototalizzato 30 fotine. Bella percentuale!Mercoledì 7 marzo“erase”È successa una cosa gravissima: ieri nellaconfusione ho spinto il tasto “erase” eho cancellato tutte le mie fotine. Ho chia-SPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 49


SPORTmato il mio assistente Marci, ma inutile.In preda ad una crisi di panico ho fatto ilgiro di tutte le camere. Con 50 foto sonotornata alla pari? Hanno chiuso l’uscitadella camera di sopra e ora abbiamo unasola uscita. Come faranno i ragazzi e leragazze per sfuggire ai proff.?“los cubanos”Anche questa sera alle 23,30, in albergo; seratacon i “cubanos”, per la gioia di Tiberio.Siamo a metà settimana e già assale la tristezzaper la fine imminente. Ci rintaniamoin camera perché troppi proff. vaganti,con tante cose buone da gustare: domaniavremo due chili in più. È anche laserata dei litigi con le coppie amorose.Giovedì 8 marzoOh, le mie foto!Alla schiera dei malati si è aggiunto, oranon posso più dirlo, il nostro indistruttibileMarci. Per doppia “malattia di cuore”e corpo si è aggiunto Luca. Marci mi hatolto la scheda dalla macchina fotografica,per cui ho fatto le foto a vuoto e misono arrabbiata con l’innocente Jacopo.Le mie 130 fotine di nuovo cancellate! Oggifinalmente Bene ha sciato, Lolli ha imparatoa sue spese che non si fa il bravonealle tre del pomeriggio sulla pista rovinatacon la neve “acqua”: Ahahah chebella caduta!Venerdì 9 marzo“Una pera cotta”Giornata di intenso sci, anche se la nevenon è delle migliori, anzi una vera e propriapappa.Ma ci sono troppe cose da raccontare. Laprima, troppo divertente,è la caduta di Andrea,come una “pera cotta”:non vi immaginate le risate,eppure lui si definisceil più “vecchio dellascuola”!Serata piacevole in compagniadi Valentino, il “burlone”,così lo chiamiamonoi ragazze: le sue barzellettesono uniche.Manca un solo giorno e sipensa al rientro. Caro è lapiù dispiaciuta, Luci non lodà a vedere. L’ultima cadutasi aggiunge sulle scale dell’albergo.Bene, per la cadutasulle scale cerca di trattenereil sorriso, mentre io mi dispero davantiallo specchio in cerca di lividi. Per fortunache Forconi ricorda tutto. Se non ci fossestato lui chi avrebbe ricordato a Tiberioche la nostra camera era in ordine? Non visembra una ingiustizia? Proprio questa seraTiberio ha dedicato poco tempo agli elogi,eppure era il nostro turno!Le coppeSerata bellissima piena di premiazioni,coppe e medaglie e complimenti. I fratelliRappini si aggiudicano entrambi i primiposti nella categoria femminile e maschile.Nel nostro gruppo chi poteva saliresul podio se non Marci? FinalmenteSalce, dopo anni di prova con lo snow, èriuscito e ha vinto.Anche Valentino non è solo barzellette erisate, ma anche sport! Ema non è salitosul podio, De Luca e Federico non hannocentrato la porta di arrivo.Ore 03,30Tra quattro ore bisognerà lasciare questemontagne, gli sci, gli amici, i maestri disci, la cittadina.Andremo di nuovo tra lo “smog dei libri”.Il bel sogno sta per finire, è meglio allungareil tempo: metto il naso fuori della camera,e mi imbatto nel bel pigiamino rossodi Tiberio che fa il giro di perlustrazione:provate ad aprire la porta e vi trovateil vicepreside: l’infarto è assicurato! Megliosognare che già i Genitori stannouscendo di casa per andare a prendermi.Speriamo che Beppe, Rubens e Fede abbianopietà e ci facciano dormire.50 TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


MADONNADI CAMPIGLIOClassifica gare del Liceodi Goffredo Forconiggi ci sono le gare.La sveglia è suonata come al solito troppo presto. A colazione nonOpotrò rimpinzarmi come vorrei. Mi devo affrettare anche oggi per conservare il miopenultimo posto.Non potrò neanche assopirmi al sole perché gli Alpini hanno acceso ilfuoco e scotta troppo.Scommetto che mi toglieranno il penultimo posto anche in gara.Già bolle l’acqua.Gli Alpini preparano la polenta taragna.L’odore sale e si diffonde così gradevoleche rinuncio alle gare e faccio la guardia alla polenta preparata su un tavolone conspeck, formaggi, vini, grappe, strudel e dolci vari. Ma perché gareggiare e partire?“Gambero rosso” vi segnala con “cinque stelle” la polenta taragna degli Alpini di Madonnadi Campiglio.1° Rappini Alessandro 1 cl B 16,78 1° TM 1° Nicola2° Giordani Marcello 4 sc A 16,92 2° TM 1° Sergio3° Del Bue Tommaso 2 sc B 16,99 1° BM 1° Lorenzo4° Corsello Andrea 1 sc B 17,27 2° BM 1° Maurizio5° Galoni Andrea 2 sc B 17,46 3° BM 2° Lorenzo6° Mazzaferri Davide 1 sc B 17,54 4° BM 2° Maurizio7° Rappini Matilde 4 g A 17,67 1° BF 2° Nicola8° Lorena G. Marco 1 sc B 18,00 5° BM 3° Maurizio9° Soracco Andrea 5 sc 18,01 3° TM 2° Sergio10 Catarutti Alessandro 1 sc B 18,02 6° BM 4° MaurizioSPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 51


11 Frigieri Tommaso 2 sc B 8,07 7° BM 3° Lorenzo12 Gentili Francesco 1 sc B 18,10 8° BM 5° Maurizio13 De Gregorio Giuseppe 1 cl B 18,42 4° TM 3° Sergio14 Corsello Alberto === 18,58 === 1° Michela15 Cicero Emanuele 5 g A 18,63 9° BM 4° Lorenzo16 Saponaro Federico 1 cl B 18,73 5° TM 4° Sergio17 Morlando Marino 5 g B 18,98 10° BM 2° Michela18 Morlando Francesco 1 cl B 19,27 6° TM 3° Nicola119 Contri Filippo 1 sc B 19,29 11° BM 6° Maurizio20 Corteggiani Francesco 5 g B 19,74 12° BM 3° Michela21 Colasanti Alexandra 4 sc A 19,77 1° TF 5° Sergio22 Cataldi Matteo 3 sc A 19,79 7° TM 4° Michela23 De Giacomo Alessandro 1 cl B 19,95 8° TM 4° Nicola24 Sarra Rubens 1 cl B 20,14 9° TM 5° Nicola25 Pallotta Francesca 5 g B 20,17 2° BF 6° Nicola26 Lolli Carlo Maria 3 cl B 20,34 10° TM 6° Sergio27 Bandini Camilla 5 g B 20,43 3° BF 5° Michela28 Fratto Alfonso 2 sc B 20,63 13° BM 7° Nicola29 Mazzaferri Pietro 4 sc B 20,82 11° TM 7° Sergio30 Jereb Raimondo 1 cl B 21,82 12° TM 8° Nicola31 De Rita Ilaria === 21,19 === 6° Michela32 Palermo Anna Maria === 21,24 === 8° Sergio33 Vesci Benedetta 1 cl B 21,25 2° TF 9° Sergio34 Bergodi Domiziana 5 g B 21,35 4° BF 7° Michela35 Merilli Giulia 4 g A 21,40 5° BF 9° Nicola36 Palermo Vincenzo === 22,15 === 8° Michela37 Salce Jacopo 4 sc A 22,51 13° TM 1° Luca38 Gori Giovanna 2 sc B 22,71 6° BF 10° Nicola39 Sala Costanza 4 g A 23,02 7° BF 11° Nicola40 Sabatini Flaminia 5 g B 23,18 8° BF 9° MichelaSPORT52TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


41 Nappi Francesca 4 g B 23,21 9° BF 10° Sergio42 Agates Lucia 3 sc A 23,22 3° TF 11° Sergio43 De Vecchis Valentino 3 sc A 23,42 14° TM 1° Diego44 Leonetti Lorenzo 1 sc B 2,66 14° BM 2° Luca45 Auci Carlo Alberto 3 cl A 23,92 15° TM 2° Diego46 Di Girolamo Alessia 5 g A 23,94 10° BF 10° Michela47 Bernasconi Eleonora 4 g A 23,99 11° BF 3° Diego48 Gabrielli Giovanni 1 cl B 24,72 16° TM 7° Maurizio49 Macchi Federico 3 sc B 24,85 17° TM 3° Luca50 Franchi Costanza 5 g B 25,45 12° BF 4° Diego51 De Luca Valerio 2 sc B 25,73 15° BM 5° Diego52 Lo Foco Andrea 1 sc B 26,47 16° BM 4° Luca53 Bernasconi Federica 5 g B 26,52 13° BF 6° Diego54 Saltari Perfrancesco 4 g A 26,56 17° BM 5° Lorenzo55 Radriguez Carolina 3 sc A 27,29 4° TF 5° Luca56 Bernocchi Alice === 27,29 === 7° Diego57 Auriemma Carolina 3 sc A 27,49 5° TF 8° Diego58 Mimun Simeone 1 cl B 33,11 18° TM 6° Luca59 Pischiuta Lorenzo 1 cl B 34,34 19° TM 7° LucaSPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 53


RIEPILOGO1° ass. M Rappini Alessandro 16,78 1 cl B1° ass. F Rappini Matilde 17,67 4 g ABF1° Rappini Matilde 17,67 4 g A2° Pallotta Francesca 20,17 5 g B3° Bandini Camilla 20,43 5 g BBM1° Del Bue Tommaso 16,99 2 sc B2° Corsello Andrea 17,27 1 sc B3° Galloni Andrea 17,46 2 sc B3° TF1° Colasanti Alexandra 19,77 4 sc A2° Vesci Benedetta 21,25 2 cl B3° Agates Lucia 23,22 3 sc ATM1° Rappini Alessandro 16,78 1 cl B2° Giordani Marcello 16,92 4 sc A3° Soracco Andrea 18,01 5 scSPORT54 TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


UN SMS AL GIORNOPER LA MIA AMICAPrimo GiornoProva di abilità sugli sci per determinareil livello del corso, mentre frèreTiberio sfreccia tra i pini e altri sullosnowboard saltano da una pista all’altra,passando perfino tra la temutissima“direttissima”. Mi sento un pesce fuord’acqua. Con la mia affettuosissimacompagna di viaggio, Ludovica, ci spostiamoin piste più semplici…, ma moltopiù semplici: Campo Carlo Magno,ovvero una discesa occupata da allegrefamiglie, con annessi bimbi e slittino.Scommetto che qui c’è posto pure perfrère Pio e mi verrà a fare compagnia.Dopo tre ore di cadute ininterrotte, (Oh,frère Lucio, prezioso come un cane S.Bernardo!) di lacrime e sangue, di crisidi Francesca BoldriniProvo. Un disastro. Fas perché non corritu? Voglio fare teatro! E c’è anche unnuovo maestro, meglio la coreografa di“Ballando sotto la pioggia”Lo skilift rimane ancora un demone dasconfiggere. Tre cadute da ferma nelgiro di tre minuti. Opto per una attivitàche non prevede scarponi e altri equipaggiamentida guerra, ma solo unasedia sdraio e qualche nuvola in meno.Ti richiamo più tardi. Un bacioTerzo giorno“Il sole scioglie la neve.” Lo sapevi? C’èun caldo pazzesco. Ancora sci in spalla.Purtroppo Ludovica non sta bene: 38 difebbre e raffreddore. La mia compagnadi sci mi abbandona sulpiù bello. Povera Ludo!Ha detto che ti salutamolto e spera di rimettersi.Ieri ti abbiamoinviato quella cartolinache tanto aspettavi.Facci sapere se ti arriva.Questa sera, per la gioiadi Domiziana sonovenuti ad animare lanotte degli intrepidisciatori demerodiani i“cubanos”. Risate e indimenticabili“mascarene”.Arte in cui anche ifrères si sono rivelatimaestri. A presto.depressive giunge l’ora di tornare inalbergo. Beata te che stai a casa a “mangiucchiare”su un divano!Secondo giorno“Basta. Rinuncio. Lo sci non fa per me.Quarto giornoÈ il momento di fotografarela catene delleDolomiti, ma le bellefacce di …che tu conosci le coprono.Ludo sta ancora male. La febbre nonscende e non sale.Stasera tutti in discoteca: l’OberOne ciaspetta. Ho dolori dappertutto per unacaduta (quella quotidiana). Ho imparatoSPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 55


a giocare a biliardo. Mi riesce megliodello sci, dove sono diventata miglioredi Pio e Salvatore, non li ho visti maisugli sci. Mi ha fatto piacere ricevere latua telefonata e trovare il tuo solito SMS.Quando torno ti racconto di alcuni bullettiche ho conosciuto.Quinto giornoAllarme! Sta per finire lasettimana semi-bianca.Oggi ho vinto il mostro,sono salita per la primavolta sulla seggiovia.Lucia sa quanto avevopaura. Da lassù ho vistoLetizia che sciava solasoletta ed Augusto chelegava gli scarponi aMichelino. Non è il massimoviaggiare sospesi nelvuoto, specie se a fiancohai un maestro di sci che tifa il terzo grado su te, tuafamiglia, amici, e cerca difarti passare la paura ridendo delle tuemanie. L’unica soddisfazione guardarePio dall’alto.A chi doveva capitare un maestro così,se non a me? Ludo sta meglio. Questasera ancora “Los Cubanos”. Domizianaballerà come ieri, ma scommetto checambierà partner.Ultimo giornoTre marzo, ovvero il mio compleanno!Le gare. Tutti emozionati, tutti belli, tutti“primi”, prima della partenza. Diversimalati, altri finti malati. Io non sono ingrado di zigzagare per la pista. I piùfurbi dei meno bravi si improvvisanofotografi per icampioni olimpici.Dopo gara polenta “taragna” per tutti,anche per i “polentoni” ultimi. Simpaticie bravi gli Alpini improvvisati cuochi. Inserata i vincitori sul podio, coronati dialloro, medaglie, champagne e gloria.Libera uscita fino a tardi. Domani Romaci aspetta. Ti porterò un bel regalo e tiracconterò tantealtre cose chela “censura”non permette.A presto. Unbacio.SPORT56TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


UN INCONTROPARTICOLAREdi Alberto Lupiercoledì della settimana Bianca a Madonna di Campiglio, ho avuto un incontroMravvicinato molto particolare.Nel pomeriggio ero andato a fare la mia solita lezione di snow-board con un mioamico, quando dalla seggiovia mi è parso di vedere una macchia bruna che si spostavamolto lentamente.Mi concentrai su quella macchia scura e mi accorsi ben presto che era un orso conal seguito tre piccoli orsacchiotti!Mi sono emozionato, ma nello stesso tempo spaventato, perché l’orso stava risalendoverso la gente, all’arrivo della seggiovia…Il maestro urlò con tutta la voce che aveva di riprendere velocemente la seggioviain senso contrario. E così, velocemente, con il cuore sottosopra, siamo giunti alloSpinale. Il maestro è andato di corsa al centro direzionale degli impianti chiedendodi avvertire e di chiudere gli impianti, affinché l’orso potesse andarsene in santapace.Alla fine di questa avventurosa e tremenda esperienza sono tornato in hotel, dovefinalmente mi sono sentito sicuro…p.s. “ Scusate ma mi sono lasciato vincere dalla fantasia…!”SPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 57


SCUOLA SCI CAMPOCARLO MAGNOCLASSIFICA FINALE PER GRUPPISPORT58TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


SPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 59


PAGINE DI DIARIODomenica 25 febbraio ore 21:00 hotel Majesticdi Federica Bellinie Veronica Crisafulliinita la cena i professori non vedevano l’ora di andare a dormire, stanchi delFlungo viaggio, a differenza di noi ragazzi che ci sentivamo frizzanti e contentidi essere finalmente arrivati a Madonna di Campiglio.La maestra Letizia ha notato questa nostra allegria e, per paura di passare la notte inbianco, ci ha portato nella piazza davanti all’hotel dove si estendeva un tappeto dineve soffice e candida.Attirati da questo primo assaggio di neve i ragazzi iniziano a buttarsi per terra e a tirarsipalle di neve a non finire.Alla fine di una vera battaglia nessuno si salva: tutti bagnati da strizzare!!Tornate in camera le ragazze della II B vivono uno spiacevole scherzetto combinatodai maschi, trovano nei loro letti… una tarantola e … un topo (finti per fortuna)!Saltate in aria per lo spavento le ragazze decidono, una volta ripresesi, di vendicarsi.VENERDì 30 FEBBRAIO ORE 19:50Siamo in camera: io, Maria Grilli, Maria Vittoria Farfaglia, Elisa Colasanti, Marco diCave e Alberto Lupi (che non so nemmeno come ci sia finito in camera mia). Ad uncerto punto Marco, Maria ed Elisa si ritrovano tutti e tre per terra.Maria Vittoria prende il cellulare, accende la videocamera, si gira verso la porta chesi apre e nel display appare… la faccia del preside che per poco non gli esce il fumodalle orecchie. Sono appena le 20:30.Ci lascia in piedi in corridoio, nel frattempo noi a ridere.SPORT60TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


MERCOLEDì 28 FEBBRAIONUTELLA PARTYÈ il tredicesimo compleannodi Dario Fontanelli. Per festeggiarloprepariamo, a sua insaputa,un “nutella party”.Nel pomeriggio, subito dopola lunga sciata, le ragazze di3^ comprano snack e tutto ilnecessario.Dopo la cena siamo tutti nellasala “ di ritrovo” a prepararepanini, bevande… a gonfiarepalloncini, a organizzaregiochi e ad attaccare festoni.Mentre la proprietariadell’albergo ci ha preparatodue torte. Tutti i ragazzi, dal più piccolo al più grande, hanno preso un palloncinoda tirare all’entrata di Dario. 1000 palloncini volano per la sala, sembrano fuochi d’artificio.Foto auguri, abbuffata e giochi accompagnati da musica.SABATO 3 MARZOUn’altra festa molto bella e divertente è stata quella dell’ultima sera.Abbiamo passato dei momenti molto divertenti.Il clou della serata è quando abbiamo messo le casse al posto del pianista che cantavae sulla stessa musica: Fr. Salvatore e Fr. Pio “ballavano”.È stato molto simpatico vederli in questa nuova vesteÈ stata una settimana molto movimentata e soprattutto divertente.SPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 61


…SULLA NEVEDELLE DOLOMITI DI SELVAdi Alessandra BarracoSPORT62ome ogni inverno, trascorso il perio-di carnevale, ogni alunno è ormaiCdoimpaziente che arrivi la tanto amata “settimanabianca”.C’è chi approfitta di questi giorni per riposarsidagli stress scolastici, chi decidedi rimettersi in paro in qualche materia,forse un po’ troppo trascurata nell’ultimoperiodo, chi invece, spinto dal fascinodella neve, si improvvisa, con sci inspalla, un perfetto alpino. Io sono eternamentefedele alle nostre magnifiche Dolomitiche ogni anno mi regalano dei momentiindimenticabili.Selva è il cuore delle Dolomiti e ognianno mi stupisce. Infatti vi è una grandevarietà di luoghi e paesaggi offertiagli sciatori, che lì hanno l’opportunitàdi trascorrere una vacanza tutta dedicataa questo magnifico, tra i panorami piùbelli del mondo.Fu infatti proprio alla fine dell’800 chela Val Gardena conobbe lo sci, grazie aVigil Pescosa, che, esattamente nel 1897,si trasferì ad Ortisei per imparare l’artedell’intaglio nel legno (ancora oggi moltoviva) e, forte dell’entusiasmo giovanile,portò con sé propriogli sci per potersiesercitare durantela lunga stagioneinvernale.Nel 1908, nacque aOrtisei il “DolomitenAlpen Ski ClubLadinia” proprio peropera di Pescosa,che già nello stessoanno, iniziò ad organizzaredelle primecompetizioni, comequella sul Dantercipies,il colle situatoin prossimitàdel Passo Gardena.Un altro importanteTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007strumento di promozione dello sci furonoi corpi militari.Già nel 1901, l’ispettore Oreste Zavattariallestì un corso per militari a Cesena; gliesiti incoraggianti indussero le autoritàmilitari ad ingaggiare i fratelli norvegesiSmith e la guida svizzera Christian Klucher,che furono i primi maestri ad insegnarelo sci in Italia, e durante la PrimaGuerra Mondiale si contavano circa 16.000soldati impegnati in questa attività.Un primo approccio al turismo invernalesi registrò ad Ortisei intorno al 1910,a Selva nel 1923; non si può tuttavia pensaread una vera e propria “stagione invernale”:fu solo a partire dagli anni ’30che iniziò ad assumere proporzioni significativecon la costruzione dei primiimpianti trainanti.Nel 1935 venne costruita la funivia daOrtisei sull’Alpe di Susi (la seconda in Italiadopo quella del Sestrière) e nel 1938vennero attivate due grandi slitte che portavanol’una al Ciampinoi e l’altra al Costabella.Già nel 1935, inoltre, venne istituita laprima scuola


di sci ad Ortisei,che due anni più tardi la FederazioneItaliana Sport Invernali (FISI) trasformòin “Scuola Nazionale di Sci Val Gardena”con le tre sezioni di S. Cristina, Ortiseie Selva, che nel 1937 ospitò i campionatiitaliani di sci: la più grande manifestazionesportiva in valle.Dato il grande numero di sciatori, già dal1932, la FISI organizzò i primi esami permaestri di sci che si tennero a Clavière inVal di Susa e allo Stelvio.Negli anni successivi si tennero nuoviesami, fra l’altro nel 1933 a Cortina, nel1936 a San Martino di Castrozza e nel1938 al Passo Sella in Val Gardena, e ilnumero dei maestri “patentati” divennesempre più nutrito, così come quello deidilettanti sciatori.Sempre nell’800, inoltre, la Val Gardenaconobbe una crescita enorme della manifatturadel legno che diventò un veroe proprio settore economico richiedendovie di collegamento più funzionali eappropriate.I venditori ambulanti, infatti, percorrevanoi sentieri impervi a piedi, oppure a cavallo,mentre cresceva il bisogno di importareil legno dai paesi limitrofi, in quantoil forte disboscamento e la conseguentemancanza di materia prima rischiava dimandare in rovina l’industria del legnogardenese.Così, già nel 1824, fu commissionato unprimo studio di fattibilità per una stradadi collegamento che da Ortisei portassea Ponte Gardena e il 26 ottobre 1856 cifu l’inaugurazione della nuova strada dellavalle, che, partendo daStarz, conduceva fino allafrazione di Pescosa, fra Ortiseie Santa Cristina.Ciò che più caratterizzaquesto luogo è proprio ilfatto di conservare gelosamentele più antiche tradizioni,custodendole comeveri e propri tesori, tradizioniche pur non mantenendol’originaria valenzasimbolica vengono perpetuatenel tempo, affinchénon si perda memoriadel proprio passato.Una delle più divertentiè il “furto della pancia”che si ripete ogni anno nel giorno delgiovedì grasso.La “pancia” è una zuppa d’orzo con carnedi maiali e i tipici canederli, che venivasottratta dai giovani birbanti sostituendolacon una pentola e un vecchioscarpone.Questa bizzarra tradizione deriva daitempi lontani, tempi bui e magri, tempiin cui non tutti avevano la possibilitàdi nutrirsi adeguatamente, e il carnevaleconsentiva di mascherare il furto e difarlo passare come uno scherzo da rimanereimpunito. Divertimento e relax,inquietudine e tranquillità si fondonosu quelle montagne, su quelle piste capacidi far sognare quando, alla lucedella luna, nel silenzio assordante dellavalle, si possono ascoltare le lame deglisci che mordono il ghiaccio, il propriorespiro che aumenta insieme allavelocità e quei quadri in bianco e neroche i boschi innevati donano come scenografia…Questo è Selva…Un luogo che ti accoglie durante il giornoe ti culla nell’oscurità della notte.Così, come ogni anno, rimangono nelcuore quei ricordi, quei momenti trascorsicon delle persone speciali, chesi vorrebbe fossero per sempre, infiniti,indelebili, e la cosa più bella è che,quando si parte, non si può mai immaginarecosa accada, mentre al momentodel ritorno, ci si sente pieni di unagioia che dà la carica di tornare sui banchidi scuola, tra i compagni di sempre,e tutto diventa passato, in attesa, dopoun anno, di tornare presente…SPORTTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 63


“EL PAM PAM”MANCATOdi Valentina Villaniiuto! SOS! Le gambe mi tremano come budini appena fatti, dentro di me regna-solamente l’agitazione e la voglia di uscire e far vedere a tutti il lavoro cheAnoa molti di noi è costato mesi e mesi di prove.Sto per entrare in scena nel balletto di Carnevale, che da due anni si svolge nelteatro della nostra scuola, per festeggiare tutti insieme l’ultimo giorno di Carnevale.Io e la mia classe siamo gli ultimi ad entrare in scena. Il tema di quest’anno è i ballidel ‘900. Noi della prima classe B rappresentiamo “El pam pam”, ma prima di noieseguono il Valzer, il Tango,il Cha Cha Cha, il Twist, eil Alligalli.O.K. Ora basta, non hopotuto partecipare al ballettoperché stavo male:scrivo questo articolo perchégià mi immaginavo leemozioni che avrei provatoper questa festa delballo.Oggi è il giorno della provagenerale, e io sto a casa,mentre immagino i mieicompagni a provare “Elpam pam”, vestiti da discoteca.Già, non vi avevoancora detto che noi del“pampam” vestiamo come se andassimoin discoteca, per cui mi riesco a immaginarele sfilate di magliette e jeans che si stannosvolgendo a scuola.Pazienza! Quest’anno è andata così. Speroche l’anno prossimo non finisca propriocome l’anno del “El pam pam”!DAY BY DAYTIME OUT • n°1 - 2 • Gennaio/Febbraio 2007 65


DAY BY DAY66TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


I BALLI DEL ’900SCUOLA MEDIA - MARTEDI 20 FEBBRAIO 2007Per il secondo anno consecutivo la scuola media si è cimentata in uno spettacolodi balletti in occasione del carnevale. Il tema conduttore del 2007 è statoil ballo nel ‘900. Con molto entusiasmo abbiamo formato i vari corpi di balloe con la stessa allegria abbiamo svolto le prove necessarie per offrire uno spettacoloaccettabile.Il ballo, la musica, sono sempre stati specchio del tempo, dei costumi e delle abitudinidell’epoca in cui sono nati. Alcuni balli hanno rappresentato delle “bandiere”per un’idea, una voglia di nuovo, un simbolo di “rottura” con il passato e inogni caso quasi sempre appannaggio dei giovani dell’epoca.Noi abbiamo tentato di riportarci indietro nel tempo per riassaporare delle emozioni,delle suggestioni e delle atmosfere con l’aiuto, oltre che dei bravissimi ballerini,delle luci, delle immagini e chiaramente della musica!Per tutto questo dobbiamo ringraziare i professori che hanno collaborato e soprattuttoCristina, una bravissima ex-alunna senza la quale tutto ciò non sarebbe statopossibile! Questa festa, realizzata nel periodo di carnevale, sta diventando una bellatradizione per la nostra scuola.IL VALZERÈ una danza in ritmo ternario,nata alla fine del XVIII secolo.Diffuso inizialmente in Austriae nel sud della Germania, ilvalzer conquistò ben prestogran parte dell’Europa diventandouna danza internazionale.Tipico è il valzer viennese,che ha una velocità doppiarispetto al valzer lento, ma lasuccessione dei giri e dei passiè la stessa, come uguale è ilDAY BY DAYTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 67


tempo. Il successo di questi balli fu dovuto non solo al carattere fluente e orecchiabiledella musica, ma anche al fatto che per la prima volta la coppia di ballerini danzavaabbracciata.IL CHA CHA CHAÈ un ballo sud-americano, da camera, che ricorda la samba e la rumba. Fu il primoballo latino- americano da coppia esportato in Italia, verso gli anni ’50. Questo èuno dei balli più impegnativi.L’ALLIGALLIL’Alligalli è uno dei balli di gruppi esplosi negli anni sessanta e che rappresentanouna novità assoluta perché, non richiedendo la presenza di coppie uomo-donna,introdussero un modo di vivere la balera o il nightclub, permettendo ad ognuno diesprimersi nel ballo, seguendo una serie di passi semplici, uguali per tutti...IL TANGOIl tango argentino è una forma d’arte che comprende musica e danza. Nata aBuenos Aires, Argentina, intorno alla seconda metà dell’800. In origine si produssenei quartieri poveri ed emarginati. Pur essendo una musica ridotta all’essenziale,non utilizza strumenti a percussione ed anche gli altri strumenti utilizzati vengonosuonati in modo del tutto particolare per dare forti accenti di battuta e segnatureritmiche. La sua struttura armonica, però, è tipicamente italiana.EL PAM PAMIl Pam Pam nasce con Cecilia Gayle, nel 1998, e in poco tempo è diventato un ballofamosissimo. È un ballo di gruppo, vivacissimo, grazie ai colori sgargianti dei vestitidei ballerini.IL TWISTDAY BY DAYQuesto ballo è un genere americano che ha dato origine ad un innovativo mododi ballare, per certi aspetti simili al Rock and Roll. In Italia è stato lanciato nel1962. È un genere musicale caratterizzato da ritmi fortemente aggressivi e da unsuono potente ottenutoattraverso le chitarre, ibassi e persino dallevoci. I temi musicaliesplorati nelle suesonorità, sono spessodefiniti come rabbiosie violenti.68TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


L’ILIADEAL COLOSSEOdi Alessandro Maria Barbarottoa nostra professoressa Chiara Ramponi ha organizzato, per noi del V ginnasio B,Luna visita pomeridiana ad una mostra al Colosseo, riguardante l’Iliade.La guida ci è venuta incontro per prenderci e accompagnarci al secondo ordine dell’anfiteatro,dove era situata la mostra di alcuni reperti antichi concernenti l’Iliade.Come prima cosa la guida ci ha mostrato un ambone dell’Ara Coeli, di cui vi forniscouna foto:Il largo cerchio reca incise alcune scene della vita di Achille. La prima scena riguardala sua nascita dalla ninfa del mare,Teti e si nota anche una levatrice che gli fa il suoprimo bagno. Poi è ritratta Teti che immerge il piccolo Achille, tenendolo per un tallone,nelle acque del fiume infernale Stige. Nella scena successiva Teti porta suofiglio, ancora giovinetto, dal centauro Chirone che gli insegnerà a cavalcare e lo educherànel mestiere delle armi.Dopo si vede Achille che viene nascosto nell’isola di Sciro tra le cinquanta ragazzedella corte del re dell’isola, per non essere trovato da Ulisse che lo sta cercando perproporgli di partecipare alla spedizione achea verso Troia; Ulisse lo smaschererà conun abile inganno, farà infatti cinquanta doni alleragazze e tra i doni vi sono anche delle armi, cheverranno prese da Achille portandolo ad esseresmascherato.Dopo averci mostrato questo particolare ambone,la guida ci ha illustrato due differenti raffigurazionidi Omero. La prima è una piccolissima statuettamolto antica e molto consumata nel corso dei secoli,che mette in risalto la testa del poeta facendolasproporzionatamente grande rispetto al corpo peresaltare le doti intellettuali di Omero.La seconda è un busto di età classica, di cui vimostro un’immagine:DAY BY DAYTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 69


Si nota chiaramente la caratteristica fisica che gli antichi greci gli attribuivano, lacecità, che qui è resa mediante il suo tentativo di tenere gli occhi aperti, nonostantele sue palpebre siano ormai stanche per la vecchiaia e gli cadano sugli occhi.Dopo questa introduzione, la guida ci ha condotti nella sezione dedicata agli dei presentinel poema.La prima statua che ci è stata mostrata è una raffigurazione molto danneggiata (bastipensare che manca la testa) della dea Afrodite; è stato facile però riconoscerla per viadella veste bagnata (simbolo usato per ricordare la sua nascita tra le onde del mare)che mette in risalto la sua divina bellezza.Accanto alla statua di Afrodite era posta una statua di Atena (anche questa priva dellatesta),riconoscibile per la veste molto sobria e per un manto di pelle di capra a ricordarel’ animale che aveva allattato suo padre Zeus, quand’era bambino.Vicino ad Atena vi era un busto raffigurante Apollo, il dio del sole, delle belle artipatrono di Ilio. Negli occhi del dio è ancora possibile notare qualche residuo di coloreusato per dipingere le pupille e l’iride.Proseguendo abbiamo visto una grande statua della ninfa Teti, che portava scolpitetutte le caratteristiche che i Greci gli attribuivano: cioè la veste mossa dalla brezzamarina, il mento appoggiato sul pugno e lo sguardo, rivolto verso l’orizzonte, preoccupatoper il destino del figlio, Achille, destinato a morire giovane.Dopo la sezione dedicata agli dei, la guida ci ha condotti nella sezione dedicata aglieroi troiani.Ci ha mostrato alcune immagini distaccate da muri di antichi edifici di Pompei. Unaraffigura il giovane principe Paride, vestito con abiti orientali, e la regina di SpartaElena, vestita con tipici abiti greci. Accanto vi era un’altra pittura che ritrae Priamoseduto in una sala con i suoi due figli più noti,Ettore e Paride,riconoscibili per il mantellorosso, simbolo di regalità, e la figlia Cassandra, benedetta da Apollo con il donodella preveggenza e condannata dallo stesso dio a non essere mai creduta.Continuando il giro, abbiamo visto due vasi con disegnate le scene più toccanti delpoema: Ettore che saluta, prima di andare al duello con Achille, il padre Priamo e lamadre Ecuba, poi Ettore che incontra alle porte Scee la moglie Andromaca e il figliolettoAstianatte in una pausa tra gli scontri.DAY BY DAYLa sezione successiva era dedicata alle raffigurazioni degli eroi achei.Qui abbiamo visto una raffigurazione su vaso di Achille, che indossa però un’armaturastoricamente inesatta: porta infatti un pettorale di stampo macedone di età ellenistica.Comunque la raffigurazione mette in risalto quello che è il suo epiteto,“Achille piede veloce”: per l’appunto non portava nessun tipo di protezione nellegambe per potersi muovere con libertà e rapidità.La guida ci ha poi mostrato un’altra immagine proveniente da Pompei, la quale raffiguraTeti e Achille che osservano con attenzione Vulcano e i suoi aiutanti che ultimanola nuova armatura destinata a sostituire quella che Achille aveva dato a Patroclo eche Ettore aveva tolto al corpo di questo.Infine abbiamo visto una testa di terracotta che ritrae il volto di Ulisse così come iGreci di età classica lo immaginavano: con un tipico copricapo orientale, una barbacome quella dei filosofi greci e la fronte ampia per sottolineare la sua intelligenza.Finita la visita alla mostra sull’Iliade, ci siamo concessi di passare un altro po’ ditempo all’interno del Colosseo per goderci uno spettacolo che non si può ammiraretutti i giorni. Poi abbiamo fatto una sosta all’arco di trionfo di Costantino situato lìvicino,dove la nostra professoressa Ramponi ci ha spiegato il motivo per cui era statocostruito questo monumento e cosa vi era raffigurato.Dopo, tutti a casa e ognuno per la propria strada, ognuno un po’ più ricco di culturae conscio del suo passato.70TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


LE BUONE NOTIZIECome al solito spendo due parole per l’apertura dellamia rubrica… Sfruttate anche solo una buona notiziaper ridere un po’ e lasciate le preoccupazioni allespalle… Gioite, divertitevi e siate positivi finchépotete: i periodi brutti della vita prima o poipassano sempre!di Lucia AmbrosioLe sardine salveranno il mondo!Ma l’uomo deve salvarele sardine9 marzo 2007. Un importante aiuto nella lotta contro il surriscaldamento globalepuò venirci da una delle specie marine più pescate, sebbene forse poco considerate:le umili sardine. Da secoli alimento base della dieta di molti paesi nordici, lesardine sono oggi al centro di una teoria scientifica che esalta il loro ruolo nel combatterele emissioni di metano, dannosissime per l’atmosfera in quanto diffondono21 volte più calore rispetto all’anidride carbonica.Come riferito dal New York Times, alcuni studiosi delle università di Miami e Cittàdel Capo hanno messo in relazione la scomparsa delle sardine dai mari dellaNamibia con l’aumento delle emissioni di metano, un fenomeno che prima dell’eliminazionedei pesci era molto minore, sia per frequenza che per intensità.Gli scienziati che hanno elaborato la teoria spiegano il fenomeno in questi termini:quando c’è grande presenza di sardine queste smuovono il fitoplancton dai fondalimarini e lo portano in superficie, dove viene poi mangiato; quando però ipesci scompaiono le minuscole piantine si depositano sul fondo e, decomponendosi,producono grandi nubi di metano e solfuro diidrogeno.Se a questo aggiungiamo ilfatto che l’aumento delletemperature favorisce lamaggiore presenza del fitoplanctonsulla superficiedei mari, ecco che secondogli studiosi il ruolo dellesardine nel contenimentodel global warming divieneancora più importante.DAY BY DAYTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 71


Roma: autista di un trambus salvaragazzo dal suicidio: si stavagettando nel Tevere12 febbraio 2007. Ore 9.40 di una normale mattinata capitolina. Lungotevere, contanto di traffico di vetture e via vai di turisti. S.C., 33 anni, è alla guida del 40express, la linea che collega la stazione Termini con San Pietro, quando nota ungiovane sui vent’anni che sta scavalcando il parapetto di Ponte Vittorio, per buttarsinel fiume sottostante. S. non ci pensa un istante e, accostando immediatamenteil bus, ha aperto la porta davanti e si è lanciato verso l’uomo. Lo ha afferrato perla vita mentre il ragazzo cercava di divincolarsi gridando: “Lasciami stare, vogliofarla finita!”, ma l’autista non si è arreso e alla fine è riuscito ad alzare l’uomo e agettarlo a terra. Poi il conducente ha telefonato al 113, ma la volante non ha fattoin tempo ad arrivare e il giovane aspirante suicida è fuggito via.S. C., autista, ha dichiarato ai cronisti: “Quando ho visto quel ragazzo scavalcare ilparapetto ho intuito che stava per tentare un gesto estremo.” E aggiunge: “Devo direche è stata dura, voleva proprio buttarsi e, siccome era anche corpulento, stava pertrascinare anche me nel vuoto. Non potevo permetterlo.Ho cercato di convincerloa parole, ma miripeteva di lasciarloandare. Alla fine mi sentivole braccia indolenzite,ho quindi dato unostrattone verso l’internodel ponte e sono riuscitoa farlo desistere”.L’episodio si è conclusoin pochi minuti ed èfinito bene, senza neppureperdita di corseper il servizio, con ilplauso dei passeggeri.Bravo S.!DAY BY DAY72 TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


Ridere fa bene alla salute!1 marzo 2007. Terapia della risata, comicoterapia, gelatologia. Chiamatela comevolete ma una buona risata fa bene non solo all’umore, ma anche alla salute. Unavolta si diceva che faceva buon sangue. Bene, oggi gli esperti spiegano che haridotto la necessità di consumare antidepressivi e ha dato risultati in vari campimedici. E poco importa se ridete per una battuta o per finta: il riso simulato spingeil corpo a reagire esattamente come se la risata fosse reale e, a seguito dell’effettocontagio, diventa reale. Il guru di questa “scienza” è sicuramente MadanPataria, 48 anni, indiano. Secondo lui, che la porta in tutto il mondo, la risata vaconsiderata un’autentica “terapia alternativa”, alla stessa stregua dell’agopuntura,del massaggio shiatsu e dei Fiori di Bach. Moltissimi gli adepti. Pensate chenel mondo ci sono 800 Laughter club. E dal 1998 è stata istituita la GiornataMondiale della Risata. Ma a cosa fa così bene? Beh…l’elenco è lungo! Gli studidi uno scienziato autorevole, il professor William Fry della Stanford University,hanno dimostrato che la risata è un perfetto esercizio aerobico. In particolareincrementa l’apporto di ossigeno ai polmoni, aumenta la resistenza cardio-polmonare,rilassa i muscoli, massaggia gli organi interni, migliora la circolazionesanguigna, favorisceil sonno calmoe rilassato. Nonbastasse, incrementail livello delleendorfine, diminuisceil tasso di stresse combatte attivamentela depressione.E la tristezza!DAY BY DAYTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 73


Ladri si fermano ad ammirareaffreschi: arrestati21 febbraio 2007. La villa che erano andati a svaligiare era vuota, ma loro si sonofermati per ammirarne gli affreschi e così, con il naso all’insù per contemplare il soffitto,sono stati sorpresi dai Carabinieri di Cupra Marittima (Ascoli Piceno). È accadutoa due giovani clandestini sloveni, entrambi di 27 anni, finiti in manette con l’accusadi tentato furto aggravato in concorso, dopo aver forzato la porta d’ingresso diVilla Vinci, storico edificio della zona cuprense oggi disabitata e adibita a sala perbanchetti. Da un successivo controllo delle impronte digitali è emerso che i due avevanoaltre sei identità a testa. I due‘Diabolik’ sloveni sonostati quindi condannatiper direttissima a seimesi di reclusione, altermine dei quali sarannoespulsi.DAY BY DAY74TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


IL SACRAMENTO DELLARICONCILIAZIONE NELLEQUARTE PRIMARIEel mese di gennaio, le nostreNQuarte Primarie si sono avvicinateper la prima volta al sacramento dellaRiconciliazione.Il timore iniziale si è pian piano scioltoquando, molto fraternamente, il parrocodi S. Giacomo in Augusta, don Giuseppe,con parole di incoraggiamento ha concessol’assoluzione.Alla fine erano tutti contenti...DAY BY DAYTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 75


LABORATORIO ARTISTICO-ANNO SECONDO-Guidati dalla brava maestra Ilenia, tutti gli alunni del CorsoPrimario si sono cimentati nella preparazione di opere di ottimafattura che faranno bella mostra di sé nel quadriportico delCollegio non appena si renderà disponibile per l’allestimentodella mostra.DAY BY DAY76TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


CALENDARIO CULTURALE10-4 1963 Papa Giovanni XXIII pubblica la enciclica “pacem in terris”12-4 1973 Riabilitazione di Teng Hsiao-pin in Cina12-4 1983 L’avvocato negro Harold Washington primo sindaco di Chicago12-4 1782 Muore a Vienna Pietro Metastasio10-4 1980 Muore a Cortona il poeta e scrittore Corrado Tavolini14-4 1857 Nasce a Palermo lo scrittore Luigi Natoli15-4 2006 Muore Parigi il naturalista Georges Buffon18-4 1906 Nasce a Rio de Janeiro il poeta brasiliano Augusto Federico Schmidt18-4 1893 Con la legge Nyssen si ha il suffragio universale, in Belgio18-4 1973 Muore a NewYork il pianista e compositore di jazz BonaparteBertholoff19-4 1943 Insurrezione nel Ghetto di Varsavia19-4 1973 Muore a Berkeley il filosofo Hams Kelsen19-4 1881 Muore a Londra lo scrittore e uomo politico Benjamin Disraeli20-4 1693 Muore a Madrid il pittore spagnolo Claudio Coelo20-4 1893 Nasce a Montroig il pittore spagnolo Juan Mirò20-4 1943 Muore a Sorrento il drammaturgo Roberto Bracco22-4 1983 Muore a Milano il biologo Adriano Buzzati-Traverso22-4 2005 Muore Milano il giornalista e scrittore Guido Vergani28-4 1973 Muore a Tolosa il filosofo Jacques Maritain28-4 1983 I desaparecidos sono dichiarati morti in Argentina29-4 1980 Muore a Hollywood Alfred Hitchoock30-4 1983 Nasce a Wesel (Renania) Joachim von Ribbentrop01-5 1887 Nasce a Corneto Tarquinia (Viterbo) Vincenzo Cardarelli02-5 1857 Muore a Parigi lo scrittore francese Alfred de Musset02-5 1606 Nasce a Firenze il pittore e letterato Lorenzo Lippi07-5 1983 In orbita il satellite per comunicazioni Telstar II08-5 1983 Muore a Woodland Hills (Los Angeles) lo scrittore statunitense John Fant09-4 1893 Nasce a Torino lo scrittore Pitigrilli (Dino Segre)11-4 1943 Conferenza Trident a Washington (Roosevelt, Churchill, De Gaulle)13-5 1943 Sconfitta in Tunisia degli italo-tedeschi13-5 1901 Nasce a Juiz de Flora (Minas Geris) il poeta brasiliano Murillo MonteiroMendes15-5 1943 Consiglio nazionale della resistenza in Francia (CNR), per opera delgenerale De Gaulle15-5 1943 Scioglimeno della Terza Internazionale17-5 1943 Esce il film “Ossessione” di Visconti18-5 1911 Muore a Vienna Gustav MahlerDAY BY DAYTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 77


AUGURI A...8 aprileFRANCESCA BALDASSI 5 A GINNASIOGUENDALINA BIANCHI 5 A GINNASIOFLAVIA GIANNI 4 B PRIMARIAPIERFRANCESCO SALTARI 4 A GINNASIODAY BY DAY9 aprileFRANCESCO FEDERICI DI ABRIOLA 2 A SCIENTIFICO10 aprileFRANCO ASCOLI 1 B CLASSICOVALERIO MORETTI 1 A SCIENTIFICO11 aprileMASSIMO COSTA 5 A GINNASIODAMIANO D’ANDRIA EZRA 2 B SCIENTIFICORAIMONDO JEREB 1 B CLASSICO12 aprileGOFFREDO GUCCI LUDOLF 1 B PRIMARIAALESSANDRO MASCAGNA 1 B SECONDARIA13 aprileFLAMINIA MOSCATO 2 B SCIENTIFICOJACOPO SASSU 5 A PRIMARIA14 aprileGIULIA LEON 3 B CLASSICOANDREA LO FOCO 4 A GINNASIOSIMONE MIMUN 1 B CLASSICOFLAVIA PIOLA 4 B GINNASIOANDREA SAPONARO 4 A SCIENTIFICOPAOLO STRAMACCIONI 5 A PRIMARIA15 aprilePAOLO BOTTARI 1 B CLASSICO16 aprileVITTORIO NICOTERA 2 B PRIMARIA18 aprileANNA MARIA CHIARELLO 1 B CLASSICOMARINO FERUGLIO 4°A SCIENTIFICOMARZIA ORTOLANI 3 B SCIENTIFICO19 aprileEDOARDO BILLI 4°A SCIENTIFICOTOMMASO CALÒ 1 B PRIMARIARICCARDO FASCENDINI 1 PRIMARIAANDREA GALONI 2 B SCIENTIFICO78TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007


20 aprileLEONARDO BALESTRA DI MOTTOLA 3 B SCIENTIFICOCHIARA ELEKIMPERIALI CHIARA 3 B CLASSICO21 aprilePIETRO SFORZA 2 A SCIENTIFICO22 aprileNICOLÒ AUCI 4 A GINNASIOEMANUELE CICERO 5 A GINNASIOGIANMARIA ORZI 1 A SCIENTIFICO23 aprileCATHERINE ELEK 2 A PRIMARIA24 aprileCHIARA PERICONE 3 B SECONDARIA25 aprileELENA MARIA CONSOLO 1 A PRIMARIAEDOARDO PANEBIANCO 1 A SCIENTIFICO26 aprileGIUSEPPE VIOLANTE 3 B SECONDARIA27 aprileELENA PETRACCA 3 B CLASSICOEUGENIA SALA 5 A PRIMARIAGIULIO VALERIO SANSONE 5 A GINNASIO29 aprileLUIGI GIANGROSSI 1 B CLASSICOCECILIA ZAVATTARO 1 A SCIENTIFICO30 aprileALESSANDRO ARONICA 5 B GINNASIOLAVINIA MONTEFOSCHI 3 A SECONDARIA1 maggioEDOARDO INSERRA 2 A SCIENTIFICO2 maggioVERDIANA BIAGIONI GAZZONI 2 A SCIENTIFICOROSSELLA DI TROIA 1 A SCIENTIFICOLUCA MIRABILE 3 B SECONDARIAFEDERICO SBANDI 3 B SECONDARIA3 maggioALESSANDRA BARRACO 2 A CLASSICOPIERFRANCESCO DUBALI 4 B PRIMARIAFILIPPO SIMEONI 1 A CLASSICOFEDERICO TESTA 2 A SCIENTIFICO4 maggioDOMITILLA GIULIANO 2 A SCIENTIFICOANTONIO MARIA NAPOLI 3 B CLASSICODAY BY DAYTIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007 79


5 maggioLIVIA BERNI 4A GINNASIOLUDOVICA FIRRAO 1 B SCIENTIFICOGIULIO TERZOLI 2 B SCIENTIFICOLUCA TROMBETTA 4 A SCIENTIFICO6 maggioGIULIO MARIO PERCOSSI 3 B SECONDARIAVIVIANA REALI 1 A SCIENTIFICO7 maggioJACOPO ASARO 2 B PRIMARIAFAN PENG DA 4 B SCIENTIFICOLUCA TROISI 3 A PRIMARIA8 maggioSHEROL CAFÀ 4 B SCIENTIFICOPAOLO COCOZZA 3 B SCIENTIFICO9 maggioEDOARDO COIA 5 A GINNASIOMARIA PAOLO MOTTA 2 B SCIENTIFICOVITTORIO SANTEUSANIO 2 B SCIENTIFICO10 maggioLORENZO BAVA 5 A SCIENTIFICOVIRGINIA MARIA FARFAGLIA 4 A PRIMARIAIRENE MICOCCI 1 A PRIMARIAMARIANNAPICONE 2 A SCIENTIFICOGABRIELE VENDER 5 A SCIENTIFICO13 maggioFLORIANA ALESSIA AZZARONE 1 B SCIENTIFICOMARCO LUDOVICO BOCCANELLI 2 B PRIMARIA14 maggioAURELIO COLELLA 1 A PRIMARIAEDOARDO MATTERA 2 B SECONDARIADAY BY DAY80TIME OUT • n°3 - 4 • Marzo/Aprile 2007

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