Gds_2 Anno 2011 - Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia

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Gds_2 Anno 2011 - Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia

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Geologi di Sicilia

Bollettino dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia

Anno XIX

2

Maggio-Agosto 2011


Geologi di Sicilia

Anno XIX - n. 2

Maggio-Agosto 2011

Direttore editoriale

Pietro Todaro

Direttore responsabile

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Redazione

Pietro Todaro, Carlo Cassaniti,

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Emanuele Doria, Antonio Gallitto,

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Pietro Todaro, Roberto Torre,

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Pietro Cosentino, Sebastiano Imposa,

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- Bollettino dell’Ordine dei Geologi di Sicilia

SOMMARIO

2-3 Editoriale / Manovre d’agosto e leggi di giugno

di Emanuele Doria

Ricordo di un amico e collega: Gianfranco Vullo

I nostri errori

4-6 Etica professionale:

competenze, codice deontologico e legalità

di Gian Vito Graziano

7-14 Meccanismi di innesco dei fenomeni di espandimento

laterale nei rilievi montuosi della Sicilia occidentale:

i casi di Monte Speziale e Rocca Busambra

di C. Di Maggio - G. Madonia - S. Monteleone - M. Sabatino - M. Vattano

15-30 Le tecniche geofisiche per lo studio

degli acquiferi costieri soggetti ad intrusione marina:

l’acquifero di Petrosino (TP)

di R. Martorana

31-38 Considerazioni sulle costruzioni

e gli interventi di modesta rilevanza

di P. Todaro

39 Recensioni / Abbiamo letto per voi

a cura di P. Todaro

La copertina:

Effetti della rottura

di una condotta idrica

a 40 Atm nel territorio

di Acquaviva Platani (CL).

(Foto di S. Di Salvo)


2

L’EDITORIALE

MANOVRE D’AGOSTO

E LEGGI DI GIUGNO

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 16

settembre della Legge 148/2011 “Ulteriori misure

urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”,

si è finalmente concluso il lungo e tribolato

processo di stesura e varo della terza manovra finanziaria

di quest’anno, caratterizzato dall’aggravarsi continuo

di una crisi che, nonostante i tentativi messi in

atto dai vari paesi non sembra voler mollare la presa

sull’economia mondiale.

Come non era mai successo prima, le professioni

sono state soggetto interessato e destinatario di proposte

a volte completamente contrastanti tra loro. Nel

mese di luglio abbiamo assistito a proposte di radicale

modifica dell’attuale assetto delle professioni, dall’abolizione

dell’esame di Stato alla diretta eliminazione

di alcuni ordini professionali incluso il nostro,

alla “liberalizzazione” delle norme di accesso.

A queste proposte ha fatto seguito una levata di

scudi di tutte le professioni per evitare che, con una

logica tutta italiana, liberalizzare e ridurre i controlli

e le tutele garantite dal sistema ordinistico portasse

alla creazione di “professionisti improvvisati”, termini

quanto mai in antitesi tra di loro.

Questo è ancora più vero per le professioni tecniche

nelle quali i deleteri effetti del “decreto Bersani”

influendo sui compensi, hanno già influito spesso

anche sulla qualità della progettazione.

Il testo di legge approvato, come già sottolineato

anche dal nostro presidente nazionale, “restituisce

dignità e competenza agli ordini, riportandoli al loro

ruolo di governo delle professioni e mantenendo intatto

il valore dell’esame di Stato per l’accesso alle professioni

regolamentate. L’art. 3 della legge 148/2011,

infatti prevede che gli ordinamenti professionali recepiscano,

entro un anno dall’entrata in vigore, i seguenti

principi: accesso libero alla professione ed esercizio

fondato sull’autonomia del professionista; obbligo

di formazione continua per i professionisti; tirocinio

retribuito, di durata non superiore a tre anni, da potersi

svolgere anche durante il corso di laurea; definizione

del compenso spettante al professionista all’atto del

conferimento dell’incarico, prendendo come riferimento

le tariffe professionali, con la possibilità di

deroga alle tariffe stesse; assicurazione professionale

obbligatoria; istituzione di organi a livello territoriale,

diversi da quelli amministrativi, che si occupino

di Emanuele Doria

delle questioni disciplinari, e di un organo nazionale

di disciplina; pubblicità informativa libera su attività

professionale, specializzazioni e titoli posseduti, struttura

dello studio e compensi delle prestazioni.

La norma inoltre prevede sanzioni disciplinari,

oltre che amministrative, per coloro i quali vìolano

l’obbligo di emissione del documento certificativo dei

corrispettivi ricevuti, con la sospensione dall’albo per

periodi da tre giorni a sei mesi nel caso di recidività.

Tali principi normativi vanno innanzitutto nella

direzione di una modernizzazione del comparto ordinistico

e verso la tutela di coloro che svolgono la professione

mantenendo, a volte con grandi sforzi, un

regime fiscale e contributivo in regola e che oggi risentono

della concorrenza sleale di quanti sono sconosciuti

sia al fisco che all’EPAP, questo si traduce anche

nella direzione della tutela della dignità economica

dell’intera categoria. La formazione e l’aggiornamento

dei professionisti inoltre, vengono considerate dal

legislatore parte fondamentale di quella riforma delle

professioni da tempo auspicata. Entro un anno i Consigli

Nazionali dovranno modificare i propri regolamenti

e potremo cominciare a valutarne gli effetti.

Ma veniamo ora alle vicende che ci riguardano più

da vicino; nel mio editoriale precedente Vi avevo

informato sui lavori per il recepimento in Sicilia della

normativa nazionale sui lavori pubblici, che attualmente

si sono concretizzati nella L.R. 12/2001 “Disciplina

dei contratti pubblici relativi a lavori servizi e forniture……..”;

nei migliori propositi dell’Assessorato,

questa legge si proponeva l’ambizioso obiettivo di

recepire, migliorandolo, il Codice dei Contratti Pubblici

di cui al D.Lgs. 163/2006 ed il Regolamento di

attuazione D.P.R. 207/2010; ma il risultato è stato un

testo farraginoso, che carica di eccessiva responsabilità

le amministrazioni giudicanti. La stesura finale

della legge non è stata condivisa dalle Consulte Regionali

degli Architetti e degli Ingegneri e dall’Ordine

Regionale dei Geologi. Oltre alle anomalie evidenziate

dai tre Ordini, in particolare il Consiglio dell’Ordine

si è strenuamente battuto per evitare che passasse

la stesura originaria dell’art. 11 del DDL 719 (poi

trasformato in legge regionale), che classificava come

edifici di modesta rilevanza le costruzioni fino a 1500

metri cubi, escludendo solo le opere in zona sismica

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1. Una norma passata sotto gli occhi di un tavolo tecnico,

dove già non sedevano più i legittimi rappresentanti

delle professioni, evidentemente poco attento alle

problematiche specifiche della nostra categoria; l’applicazione

di tale norma in Sicilia avrebbe avuto, infatti,

risvolti nefasti proprio sull’attività professionale dei

geologi nelle costruzioni private. L’azione esterna del

Consiglio aveva quindi ottenuto nell’aula parlamentare

l’emendamento per inserire anche le opere in zona

sismica 2, escludendo quindi dall’art. 11 ben 321

comuni siciliani; il problema è stato definitivamente

risolto con l’impugnativa del Commissario dello Stato.

È ancora presto per valutare bene gli effetti che la

L.R. 12/2011 avrà sui lavori pubblici in Sicilia, ma la

partenza, non ci è sembrata delle migliori.

Concludo questo editoriale con alcune buone notizie,

che scaturiscono dal continuo lavoro del Consiglio

dell’Ordine. Rinnovata per tre anni la convenzione

con la Protezione Civile, con alcuni aspetti

innovativi sulla prevenzione dei rischi, con una serrata

azione sulla politica siamo riusciti ad ottenere la

costituzione del tavolo tecnico tra Assessorato al Turismo

ed Assessorato al Territorio per la stesura del

regolamento che consentirà ai geologi l’accesso all’albo

professionale delle guide turistiche della Regione

Siciliana previsto dalla L.R. 8/2004, ed in occasione

del recente incontro presso la sede dell’Ordine, con

l’Assessore al Territorio ed all’Ambiente, è stata presentata

la bozza, elaborata dal Consiglio, del disegno

di legge sulla riorganizzazione del Servizio geologi-

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co Regionale e sulla istituzione della figura del geologo

di zona, obiettivi importanti per l’Ordine e per

tutta la categoria dei geologi, in un momento in cui,

nonostante il territorio siciliano e non solo stia

mostrando tutte le sue fragilità, la carenza di geologi

nelle pubbliche amministrazioni, Genio Civile in testa,

penalizza l’attività del geologo professionista che si

trova a doversi confrontare per il proprio lavoro con

altre figure prive delle necessarie competenze, problema

più volte sollevato dall’Ordine ma che ancora stenta

a trovare il dovuto riscontro.

Con un cordiale augurio di buon lavoro a tutti Voi.

Emanuele Doria

Presidente dell’ORGS di Sicilia

I NOSTRI ERRORI

Nota all’articolo “La Crisi di Salinità Messiniana

e le evaporiti siciliane”, pubblicato su GdS

1/2011.

Si precisa che il contributo offerto dal dott. Antonio

Caruso alla stesura dell’articolo è relativo al

primo paragrafo.

Referenza figura 1:

(foto Allander, 2005.

Landesmuseum Niederösterreich)

Errata corrige pag. 13 rigo 14:

“… d’acqua poco profonda contenente…”

RICORDO DI UN AMICO E COLLEGA GIANFRANCO VULLO

Caro amico Gianfranco,

è amaro per chi ti ha conosciuto accettare il vuoto

che hai lasciato. Volto sempre sorridente, gesti affettuosi

e premurosi, atteggiamento burlone ed autoironico;

questo lo specchio del tuo modo di essere, che ci metteva

tutti a proprio agio ed alla fine… ridevamo sempre

della tua ultima battuta.

Per il tuo carattere, buono e sensibile e per la tua

totale disponibilità verso i colleghi e verso tutti, era praticamente

impossibile non esserti amico e volerti bene.

I colleghi che ti hanno conosciuto (e sono

tantissimi), tutti i tecnici delle PP. AA. ed i

professionisti con cui ti sei confrontato ed

affrontato le questioni della nostra professione,

ti hanno sempre apprezzato riconoscendo

le tue alte qualità professionali.

Le tue intuizioni, volte alla ricerca della

soluzione di problematiche riguardanti i dissesti

idrogeologici presenti nel nostro territorio

o di carattere geologico in generale,

hanno sempre trovato spazio nelle progettazioni

e nelle successive realizzazioni di

opere importanti.

Hai amato la nostra professione che hai esercitato

con passione e disinteresse materiale. Non ti sei mai tirato

indietro quando i colleghi chiamavano per chiederti

consigli su problematiche di natura geotecnica.

Chi ti è stato vicino, ha visto districare “matasse” con

guizzi di genialità che erano alla base della tua vita.

Chi ti è stato vicino per tanti, tantissimi anni, come

noi ed ha percorso assieme a te un tratto importante

della propria vita sa quanto grande è il vuoto umano e

professionale che hai lasciato e sa anche che un pezzo

del proprio cuore è andato via per sempre.

Rappresenti senz’altro un modello a cui

ispirarsi per la grande vocazione per la Geologia

e per la passione e l’impegno profusi

in più di vent’anni di professione.

Tua moglie Enza e i tuoi figli Roberta e

Andrea saranno sempre fieri di te.

Parleremo sempre di te e qualche volta

anche…. con te.

Grazie Gianfranco, sei stato un umile ed

affettuoso fratello ed amico e soprattutto un

grande geologo.

(Giuseppe La Spina e Gaetano Gagliano)

3


ETICA PROFESSIONALE: COMPETENZE,

CODICE DEONTOLOGICO E LEGALITÀ

Gian Vito Graziano - Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi

Da diverso tempo si chiede sempre più insistentemente

ai professionisti, ma anche ai docenti ed ai ricercatori,

di svolgere un ruolo sociale a servizio della

collettività.

Al geologo viene attribuita una responsabilità

sociale volta ad “... incoraggiare l’analisi critica dell’uso

delle risorse naturali, la valorizzazione e la salvaguardia

della Geosfera, la corretta informazione sui

rischi, il coinvolgimento della società nell’idea di

patrimonio geologico comune e condiviso, che favorisca

una costruzione sociale del sapere” (Manifesto

di Geoetica e Cultura geologica presentato a Geoitalia

2011 da S. Peppoloni e G. Di Capua).

Favorire una costruzione sociale del sapere è una

sfida importante alla quale siamo chiamati a rispondere,

ma essa presuppone un rinnovamento culturale e

sociale delle Scienze della Terra e di tutte le sue anime,

queste ultime forse non sempre pienamente consapevoli

delle enormi ricadute sociali dei propri studi.

Quale il ruolo degli Ordini professionali nella direzione

di questo auspicato rinnovamento etico?

Strategico per tantissime implicazioni, dalla diffusione

della cultura nei diversi strati della società civile,

all’aggiornamento sotto il profilo scientifico e tecnico

dei propri iscritti per consentire loro di meglio approcciarsi

alle differenti istanze provenienti dalla collettività,

ma del tutto marginale se dovessimo riferirci esclusivamente

alle leggi istitutive degli Ordini, peraltro

datate, ed alle finalità istituzionali degli Ordini stessi.

Appare dunque subito evidente che anche in questo

ambito vi è una forte necessità di riformare le professioni

ordinistiche, auspicando una legge di riforma

moderna, incisiva, coerente e condivisa.

L’attività ordinistica, così come è attualmente strutturata,

si basa su due pilastri fondamentali, che sono

la deontologia ed il ruolo sociale delle professioni.

Sul concetto di deontologia occorre subito soffermarsi,

poiché, come si dirà più avanti, esso andrebbe

esteso negli attuali codici a principi fondanti di legalità

non sempre espressamente contemplati, codici che

anche dopo Bersani, seppure abbiano subìto diverse

modifiche, sono ancora legati ai nobili concetti di

“etica” e “decoro” della professione previsti dal nostro

codice civile, ma unicamente legati all’entità delle prestazioni

professionali piuttosto che agli aspetti più

squisitamente comportamentali degli iscritti.

Un ruolo attivo, non espressamente previsto, ma

che si spera possa essere a breve inserito nel conte-

4

sto delle riforme imposte dalla recente manovra finanziaria,

deve essere svolto anche nell’azione di contrasto

alla diffusione del sistema malavitoso.

La pericolosità della criminalità organizzata ha

coinvolto spesso nel passato, e purtroppo ancora coinvolge,

professionisti iscritti agli Albi professionali.

Esempi più o meno recenti hanno riguardato le aree

del mezzogiorno d’Italia a maggiore diffusione della

criminalità organizzata, ma esempi più recenti hanno

interessato anche le aree del Nord Italia, con casi eclatanti

a Milano ed a Torino, dove il fenomeno mafioso

si sta pericolosamente espandendo. Se è vero che

ogni soggetto sociale ha l’obbligo di svolgere un ruolo

attivo nel contrastare il fenomeno, il sistema ordinistico

non può certo sottrarsi a questo compito.

Associazioni culturali ed antiracket, liberi cittadini

impegnati, ecc. hanno iniziato a pressare i vertici

istituzionali degli Ordini, a dire il vero non sempre

attenti a questi temi, affinché vigilino maggiormente

sulle attività e sul comportamento dei propri iscritti

soprattutto, ma non soltanto, quando essi siano indagati

in fatti di rilevanza penale.

Ma in che modo il legislatore aveva voluto attribuire

agli Ordini questa funzione di garanti del corretto

esercizio della professione dei propri iscritti?

Rispondendo a delle precise sollecitazioni in tal

senso, alcuni Ordini professionali hanno ufficialmente

affermato che “un Consiglio dell’Ordine non può

avviare un procedimento disciplinare a carico di un

proprio iscritto, quando sia indagato per fatti di rilevanza

penale, quindi anche per mafia, a prescindere

dall’esito del procedimento penale, perché non ci è

consentito dall’ordinamento giuridico e numerose sentenze

della Cassazione lo confermano”.

Non è proprio così, ma senza dubbio la questione

pone delle evidenti difficoltà di interpretazione. Vediamo

allora di esaminare, pur brevemente, come è regolamentata

in tal senso l’attività degli Ordini, prendendo

spunto dalla legge istitutiva dell’Ordine dei

Geologi, la 112/1963, che essendo più recente rispetto

a quella di altre categorie professionali, ne mutua

alcuni dei principali aspetti regolamentari.

L’art. 5 della legge, dal titolo “Requisiti per l’iscrizione

all’Albo”, impone che per essere iscritto è

necessario essere cittadino italiano, godere dei relativi

diritti civili, essere di specchiata condotta morale,

essere abilitato all’esercizio della professione ed avere

la residenza in Italia.

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Il legislatore pone dunque l’accento sul possesso

di una specchiata condotta morale, requisito indispensabile

per l’iscrizione all’Albo, con la conseguenza

che chi non dovesse mantenere la condotta morale nell’esercizio

della propria professione dovrebbe essere

soggetto all’esito di regolare procedimento disciplinare

ed alle sanzioni previste, sino alla cancellazione

dall’Albo.

Il tema trattato pone un’altra questione, ovvero se

il giudizio disciplinare da parte dell’Ordine per gravi

fatti di rilevanza penale e/o per illeciti amministrativi

si configuri come giudizio dipendente da un eventuale

procedimento parallelo in sede giurisdizionale o

se invece possa configurarsi come giudizio autonomo

che ne possa prescindere.

Il “Regolamento di esecuzione della L. 112/1963”

(DPR 1403/1965) non ci aiuta purtroppo nella soluzione

del problema; l’art. 6 prevede che i casi di cancellazione

dall’Albo siano quelli di rinuncia dell’iscritto,

di incompatibilità e quelli in cui sia venuto a

mancare, tra i requisiti di cui all’art. 5 della legge, la

cittadinanza italiana, il godimento dei diritti civili e la

residenza in Italia, escludendo di fatto una condotta

morale non specchiata quale motivo di cancellazione.

A confermare una effettiva difficoltà per gli Ordini

nel trattare la materia con la necessaria convinzione

che deriva dalla rilevata incongruenza del quadro

normativo, si aggiunge l’art. 14 delle successive norme

integrative per l’applicazione della Legge 112/1963,

dove si specifica che “oltre i casi di sospensione dall’esercizio

professionale previsti dal codice penale,

importano di diritto la sospensione dell’esercizio professionale:

a) l’emissione di un mandato di cattura;

b) la morosità per oltre dodici mesi nel pagamento

dei contributi all’Ordine....La radiazione è pronunciata

di diritto nel caso in cui l’iscritto, con sentenza

passata in giudicato, è condannato ad una pena detentiva

non inferiore a due anni per reato non colposo.

Chi è radiato può, a domanda, essere di nuovo iscritto:

a) nel caso di cui al precedente comma ha ottenuto

la riabilitazione giusta le norme del codice di

procedura penale; b) negli altri casi quando sono

decorsi due anni dalla cancellazione”.

Con buona pace della “specchiata condotta morale”.

Il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha

più volte pubblicamente richiamato gli Ordini professionali

sulla necessità di svolgere in maniera più incisiva

il ruolo, ad essi assegnato dalla legge, di garanti

del corretto esercizio della professione da parte degli

iscritti. Egli vuole correttamente affermare il principio

della responsabilità sociale dei professionisti, che

è per molti aspetti più rilevante della responsabilità

del cittadino comune.

Sono i professionisti infatti che permettono ai

mafiosi, con le loro consulenze, di riciclare le loro

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enormi risorse o addirittura di gestirle dopo che sono

state reintrodotte in attività apparentemente lecite.

A questa importante funzione sociale dei professionisti

non corrisponde una proporzionalità delle sanzioni

per chi è colluso, se è vero che medici, avvocati,

ingegneri, architetti e geologi finiti nel mirino

della magistratura continuano ad essere iscritti ai

rispettivi albi, talora anche in vigenza di condanne

subite in sede penale.

Come non rispondere all’appello del Procuratore

Grasso, che è poi l’appello che la società civile pone

agli Ordini professionali? Non credo che si possa pensare

diversamente.

In assenza di una riforma degli ordinamenti che

consenta agli Ordini di agire con la piena consapevolezza

di non essere poi, paradossalmente, oggetto di

procedure d’infrazione o peggio di azioni di risarcimento

promosse dall’iscritto sanzionato, la strada da

seguire è quella del coraggio civile, uscendo dai termini

piuttosto restrittivi delle norme ordinamentali ed

estendendo il significato di garante, attribuendo cioè

agli Ordini una funzione che il legislatore non gli ha

attribuito in maniera inequivocabile.

Ciò consentirebbe agli stessi Ordini di svolgere

appieno quel ruolo sociale al quale tengono tanto e di

acquisire da parte della società civile quella fiducia

che non gli è stata mai completamente accordata, continuando

ad attribuirgli piuttosto un vecchio ruolo corporativo.

Il problema è sentito da diverse parti se è vero che

gli Ordini hanno cominciato a sottoscrivere protocolli

di legalità o, nel caso dell’Ordine dei Geologi siciliani,

hanno dedicato una apposita sessione del loro ultimo

Congresso al tema dell’educazione alla legalità.

E proprio dalla Sicilia viene il primo caso di quel

coraggio civile al quale mi appellavo, che ha riguardato

l’Ordine degli Ingegneri di Palermo, capace di

radiare dal proprio Albo un iscritto sul presupposto

delle sue ammissioni di aver pagato costantemente il

pizzo alle cosche per potersi assicurare la tranquillità

delle proprie attività. La decisione dell’Ordine, che ha

rilevato il venir meno del presupposto della “specchiata

condotta morale”, ha costituito un precedente purtroppo

ancora isolato, soprattutto perché la decisione

è stata adottata all’unanimità dal Consiglio dell’Ordine

senza che fosse stata ancora pronunciata la sentenza

definitiva, ma solo quella di primo grado, che condannava

l’ingegnere a 15 anni di reclusione.

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ribadendo

che il giudizio disciplinare si configura come autonomo

ed indipendente, ha confermato la sanzione inflitta

dall’Ordine territoriale, considerando sussistenti le

gravi violazioni deontologiche oggetto dell’addebito.

Se da una parte non resta che invocare il coraggio

sociale, dall’altro non può non auspicarsi che in una

5


tanto attesa riforma delle professioni si attribuisca agli

Ordini professionali un nuovo ruolo di garante, estendendo

i precetti deontologici a prescindere dalla liceità

o illiceità civile, penale ed amministrativa.

Ma intanto perché non provare ad inserire delle

regole etiche più stringenti nei codici deontologici che

entro un anno dovranno essere rivisti a valle delle

novità introdotte dalla manovra finanziaria di agosto?

Non è un lavoro particolarmente complesso, basti

prendere spunto dal Manifesto del Comitato liberi professionisti

“Paolo Giaccone”, medico ucciso nel 1982

solo per aver fatto il proprio dovere, senza piegarsi

alle richieste della mafia: il Manifesto raccoglie in

tutta Italia una rete di professionisti onesti e volenterosi,

che si impegnano “ad adoperarsi nella propria

attività professionale nel rispetto degli interessi della

collettività in considerazione della sua funzione sociale,

ed a non svolgere l’attività professionale in contrasto

con l’utilità sociale o in modo da arrecare

danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità

umana” (punto 1 del Manifesto).

Con la loro testimonianza ed il loro impegno personale

questi professionisti intendono imporre un

concetto basilare insito nei doveri di tutti i cittadini,

i quali, nel condurre la propria attività lavorativa,

dovrebbero essere costantemente ispirati a svolgere

quel ruolo sociale a servizio della collettività, che

attribuisce loro dignità, autorevolezza e responsabilità

civile.

Gian Vito Graziano

Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi

6

Geologi di Sicilia

Avvicendamento a

Geologi di Sicilia

Nicola Lo Bue

Il Direttore editoriale Prof. Pietro Todaro, la Redazione

di GDS, il Presidente Emanuele Doria e il Consiglio

dell’Ordine, nel comunicare l’avvicendamento del

Direttore responsabile della rivista Geologi di Sicilia,

esprimono al Dr. Geol. Nicola Lo Bue, che ne è stato

il fondatore con Emanuele Siragusa, ed ininterrottamente

per vent’anni il suo Direttore responsabile ed

estensore di numerosi articoli, la loro più viva, sincera

riconoscenza e gratitudine per il contributo che ha

dato alla crescita ed affermazione del “Bollettino” e

della figura del geologo in Sicilia. Il testimone, a partire

dal prossimo numero, passerà al consigliere-pubblicista

Antonio Gallitto.

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Qualsiasi modifica o integrazione dovrà essere fatturata sulla base di un costo preventivamente richiesto all’editore.

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Meccanismi di innesco dei fenomeni di espandimento

laterale nei rilievi montuosi della Sicilia occidentale:

i casi di Monte Speziale e Rocca Busambra

Cipriano Di Maggio - Giuliana Madonia - Salvatore Monteleone - Maria Sabatino - Marco Vattano

Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare (DiSTeM), Università di Palermo - e-mail: cipriano.dimaggio@unipa.it

In questo lavoro vengono presentati i risultati di uno studio geomorfologico sui processi di espandimento late-

RIASSUNTO

rale della Sicilia occidentale. Molti rilievi della Sicilia occidentale presentano evidenze di lenti movimenti imputabili

a fenomeni di deformazione gravitativa profonda di versante (DGPV). I modelli geologici degli anni ’70 - ’80 che prevedevano il sovrascorrimento

di potenti successioni carbonatiche del Mesozoico su depositi argillosi, marnosi e/o sabbiosi del Terziario, hanno portato gli studiosi

di allora a ricercare nella deformazione del substrato “duttile” la causa primaria di innesco dei processi di DGPV nelle sovrastanti masse

carbonatiche “fragili”. L’acquisizione di nuovi dati geologici raccolti attraverso l’interpretazione di profili sismici e di rilevamenti di dettaglio,

pubblicati a partire dagli anni ’90, ha suggerito la proposizione di modelli strutturali basati anche sull’esistenza di grandi faglie plio-pleistoceniche,

comunque ad alto angolo, che deformano le strutture più antiche e portano a contatto le rocce carbonatiche, profondamente radicate,

e i depositi argillosi/marnosi/sabbiosi. Queste nuove vedute hanno offerto lo spunto per intraprendere lo studio qui presentato, il quale è

finalizzato alla rivisitazione dei meccanismi di innesco di alcuni dei fenomeni di DGPV della Sicilia. Nel dettaglio sono esaminati i casi di Monte

Speziale e di Rocca Busambra, dove estese aree montuose risultano vistosamente interessate da processi di espandimento laterale. I meccanismi

di innesco di questi movimenti sono qui individuati nelle elevate energie del rilievo di queste aree e nel regime di rilascio tensionale

che caratterizza le masse carbonatiche dei settori indagati, precedentemente sottoposte a forte carico litostatico e a vincoli laterali; elevate

energie del rilievo e regime di rilascio tensionale si sono invece prodotti a seguito di intensi processi di erosione di fondo (in risposta del

sollevamento tettonico regionale) e/o di fasi di fagliazione a blocchi.

Parole chiave: deformazione gravitativa profonda di versante, espandimento laterale, cause di innesco, Sicilia occidentale.

A study on lateral spreading movements in Western Sicily is described. Indications of deep-seated gravitational

ABSTRACT

slope deformation (DSGSD) phenomena are within a lot of carbonatic mountains of Western Sicily. Because the

geological models of the 70’ – 80’ decade favoured a belt formed by thick Mesozoic carbonate units overthrusting clayey/marly/sandy masses

through Upper Oligocene - Miocene flat surfaces, the researchers at the time traced the triggering cause of the deep-seated movements in

brittle rock bodies back to the deformation of the supposed ductile substratum. Recent geological data collected from high resolution seismic

profiles and detailed field surveys, have suggested the existence of Pliocene and Quaternary high-angle faults that cut across the older thrusts

and bring carbonate and clayey/marly/sandy units into lateral tectonic contact.The new geological views offered the occasion to develop a geomorphological

study oriented to re-examine the triggering mechanisms of some DSGSD phenomena in Western Sicily. In particular, in the paper

two examples in Monte Speziale and Rocca Busambra reliefs, where wide areas are affected by lateral spreading processes, are dealt with.

Landslide triggering mechanisms are recognized in the tensile stress and the high relief energy of the study areas; in their turn, tensile stress

and high relief energy are produced following to intense deepening processes (due to regional tectonic uplifting) and block-faulting.

Key words: deep-seated gravitational slope deformation, lateral spreading, triggering causes,Western Sicily.

1. Introduzione

Fenomeni di deformazione gravitativa

profonda di versante

(DGPV), così come definiti da

Dramis (1984), Sorriso-Valvo

(1984, 1995) e Hutchinson (1995),

sono molto diffusi nei rilievi carbonatici

della Sicilia occidentale.

Le prime segnalazioni di movimenti

di DGPV in Sicilia risalgono

alla fine degli anni ’70 e all’inizio

degli anni ’80, con Agnesi et

al. (1978; 1984) che suggeriscono

l’esistenza di processi di espandimento

laterale di roccia di tipo B

(nell’accezione di Varnes et al.,

1978) lungo il margine occidentale

della dorsale di Monte Kumeta

(Monti di Palermo), nel versante

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sud-orientale di Monte Sparagio

(Monti di Trapani), nel rilievo di

Rocca Busambra e nell’area di

Adranone (Monti Sicani).

Successivamente, studi puntuali

di Agnesi et al. (1987; 1989;

1995; 1996; 2000a), Saroli et al.

(2006) e Monteleone et al. (2010)

mettono in luce l’esistenza di cedimenti

differenziali, grandi movimenti

a blocchi ed espandimenti

laterali di roccia anche nelle aree

di Scopello e Monte Speziale

(Monti di Trapani), di Monte

Genuardo e Santa Margherita Belice

(Monti Sicani), di Monte Gibilmesi

e Pizzo Manolfo (Monti di

Palermo), di Portella Colla e

Monte dei Cervi (Monti delle

Madonie).

Studi geologici condotti in Sicilia

occidentale negli stessi anni

(Catalano & D’Argenio 1982), evidenziano

la presenza di un edificio

strutturale a pieghe e faglie, contrassegnato

dalla sovrapposizione

tettonica di spessi corpi carbonatici

meso-cenozoici su unità marnose/argillose

mioceniche o plioceniche,

realizzatasi tramite piani di

sovrascorrimento a basso angolo

(flat).

Sulla base di questo assetto geologico,

i modelli morfoevolutivi

delle DGPV ricostruiti per le aree

in esame da Agnesi et al. (2000a)

e Monteleone et al. (2010) prevedono,

quale condizione necessaria

per l’innesco di queste frane, la

deformazione di un substrato argil-

7


loso/marnoso/sabbioso a comportamento

duttile, a sua volta responsabile

del successivo sviluppo di

movimenti profondi nelle sovrastanti

coperture carbonatiche a

comportamento fragile.

Modelli geologici più recenti

proposti in letteratura (Catalano et

al., 1996; 2000; 2004 con bibliografia),

basati su dettagliati rilevamenti

di campagna e sull’interpretazione

di profili sismici a riflessione,

mostrano invece l’esistenza di

faglie ad alto angolo plio-pleistoceniche

che deformano gli originari

rapporti di sovrascorrimento e che

rialzano le unità carbonatiche profonde,

fino a portarle direttamente

a contatto con le unità terrigene

sovrastanti (fig. 1).

Alla luce delle nuove interpretazioni

e allo scopo di meglio definire

tipologie di movimento e meccanismi

di innesco dei fenomeni di

DGPV della Sicilia occidentale,

sono stati condotti studi geologici

e geomorfologici in due aree campione,

una situata nei Monti di Trapani

(Monte Speziale) e l’altra nei

Monti Sicani (Rocca Busambra), i

cui risultati sono presentati in questo

lavoro. Queste due aree mostrano

infatti numerose forme del rilievo

indicative di fenomeni di DGPV

(espandimenti laterali di tipo A),

sebbene siano costituite da spesse

unità carbonatiche potenti migliaia

di metri che, diversamente da

quanto presupposto in passato,

risultano profondamente radicate.

2. Inquadramento

geologico e orografico

dell’area indagata

Monte Speziale e Rocca

Busambra (Figg. 1 e 2) sono i rilievi

più elevati di due grandi dorsali

montuose della Sicilia occidentale

che si sviluppano lungo un

segmento della catena appenninicomaghrebide.

Questo segmento è

formato da una pila di unità tettoniche

sovrascorse, piegate e fagliate,

derivate dalla deformazione

8

Fig. 1 – Schema geologico della Sicilia occidentale (semplificato da Catalano et al.,

1996) e localizzazione delle aree studiate.

neogenica di successioni di terreni

di bacino (localmente note come

sicilidi, imeresi e sicane) e di piattaforma

carbonatica (conosciute

con i termini di panormidi, trapanesi

e ibleo-saccensi); successioni

che, dal Triassico all’Oligocene, si

sono depositate lungo il margine

meridionale della Tetide (Catalano

et al., 1996).

Monte Speziale è il maggiore

rilievo carbonatico di un’area montuosa

estesa circa 25 km 2 , che a sua

volta rappresenta un frammento

della dorsale della Penisola di Capo

San Vito (Monti di Trapani). L’area

è costituita da una successione

carbonatica spessa alcune centinaia

di metri, formata alla base da dolomie

e dolomie calcaree di scarpata

del Trias superiore e da calcari e

calcari dolomitici di piattaforma del

Trias superiore – Lias inferiore,

seguiti verso l’alto da una sottile e

discontinua copertura di pelagiti del

Giurassico-Eocene e di depositi

bacinali del Miocene inferiore e

medio. Tali terreni, depositatisi

complessivamente in un ambiente

di mare essenzialmente poco pro-

fondo, sono comunemente attribuiti

alla Piattaforma Carbonatica

Panormide o al suo margine (Catalano

et al., 2004) Immediatamente

a Sud-Est, le unità tettoniche derivanti

dalla deformazione dei terreni

di facies Panormide sovrascorrono

sulle coperture argillo-marnose

mioceniche (marne di San Ciprirello)

delle successioni trapanesi,

entrambe ricoperte dai depositi tardorogeni

della fm. Terravecchia

(Tortoniano-Messiniano) e della fm.

trubi (Pliocene inferiore).

L’assetto topografico delle aree

sommitali di Monte Speziale è contrassegnato

dalla presenza di: 1) un

rilievo allungato NNW-SSE nel

settore più settentrionale, che si

sviluppa da Monte Passo del Lupo

(868 m s.l.m.) fino alla vetta di

Monte Speziale (913 m s.l.m.); 2)

un’ampia spianata nel settore più

meridionale, con lievi ondulazioni

dovute all’alternanza di deboli

depressioni e modeste alture. Le

aree sommitali sono a loro volta

delimitate da ripidi versanti che:

nel settore settentrionale e meridionale

costituiscono fianchi vallivi

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degradati scavati da corsi d’acqua;

nel settore orientale precipitano a

picco sul mare, dando origine a

grandi falesie attive; nel settore

occidentale si raccordano bruscamente

con l’area pianeggiante di

Castelluzzo mediante grandi pareti

rocciose. Brusche rotture di pendenza

dovute alla presenza di pianori

ubicati a differenti quote,

interrompono la continuità dei versanti

orientali e occidentali, conferendo

loro un aspetto a gradinata.

La dorsale E-W di Rocca

Busambra (1613 m s.l.m.), rilievo

dei Monti Sicani settentrionali con

lunghezza di quasi 15 km e larghezza

massima di 2 km, è costituita da

una successione di mare basso,

potente alcune centinaia di metri,

appartenente alla Piattaforma Carbonatico-pelagica

Trapanese (Catalano

et al., 2004; Basilone, 2009).

L’impalcatura montuosa è data da

un pacco di carbonati di piattaforma

(fm. Inici) dello spessore di

circa 300 m, di età Lias inferiore,

cui segue un cuneo di pelagiti (fm.

Buccheri, fm. Lattimusa, fm Hybla,

fm. Amerillo) potente meno di un

centinaio di metri, di età Giurassico-Oligocene,

ricoperto da calcareniti

(fm. Calcareniti di Corleone) e

marne e argille (fm. Marne di San

Cipirello) del Miocene inferiore e

medio. Questi terreni sottostanno

tettonicamente alle unità bacinali

imeresi/sicane, qui rappresentate da

calcilutiti marnose (Fm. Mufara)

del Carnico e, nettamente discordanti,

da calcilutiti e marne (scaglia)

del Cretaceo superiore – Eocene;

a loro volta queste unità sono

ricoperte o da argille sabbiose e arenarie

(Flysch Numidico) dell’Oligocene

superiore – Miocene inferiore,

che sovrastano le successioni

imeresi, oppure da argille e marne

sabbiose (fm. Marne di San Cipirello

equiv.) del Serravalliano, che

sigillano i termini sicani.

La configurazione orografica

della dorsale è caratterizzata da

cime che assumono le sembianze

ora di creste aguzze ora di crinali

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addolciti, a luoghi con ristrette e

allungate spianate sommitali.

Queste cime sono delimitate a

Nord da imponenti scarpate carbonatiche,

alte fino a 300 m, e a Sud

da versanti mediamente inclinati,

contraddistinti da brusche rotture

di pendenza con scarpate e ripiani

situati a varie altezze. Le aree

pedemonatane settentrionali e meridionali

sono infine contrassegnate

da pendii in argille-marnose,

debolmente inclinati, con frequenti

ondulazioni e piccole rotture di

pendenza.

3. Dati acquisiti

Al fine di definire l’assetto geologico

e geomorfologico delle aree

studiate, sono state condotte indagini

di tipo diretto (rilevamento di

campagna) e indiretto (analisi di foto

aeree e osservazioni di immagini

satellitari riprese da Google-Earth),

che hanno integrato le copiose informazioni

già esistenti nella letteratura

geologica. Attraverso la totalità

dei dati raccolti sono state elaborate

carte geologiche e geomorfologiche

alla scala 1:10.000 e 1:25.000,

i cui risultati sono sintetizzati negli

schemi delle Figg. 2 e 3.

3.1. Assetto geologico

e configurazione geomorfologica

di Monte Speziale

Il rilevamento geologico dell’area

di Monte Speziale ha evidenziato

la presenza di uno spesso

pacco di rocce carbonatiche panormidi,

tagliato da un fascio di faglie

dirette NNW-SSE che ha prodotto

sia l’isolamento dell’alto strutturale/topografico

della piccola dorsale

di Monte Passo del Lupo – Monte

Speziale, sia il ribassamento dei

suoi settori orientali e occidentali.

Faglie ad alto angolo WNW-ESE

delimitano a Nord e a Sud questo

settore. Immediatamente a SE dell’area

di Monte Speziale, il pacco

di rocce carbonatiche sovrascorre

sui depositi argillo-marnosi trapane-

si favorendo lo sviluppo di grandiosi

movimenti a blocchi (area di

Scopello). Osservazioni di campagna

e interpretazione di profili

sismici (Catalano et al., 1989;

2000) suggeriscono che la geometria

del piano di sovrascorrimento,

inizialmente sub-orizzontale, diviene

man mano molto inclinata presentando

brusche immersioni verso

i quadranti W e NW ed escludendo

quindi, al di sotto della piastra

carbonatica, l’esistenza di un substrato

argilloso e/o marnoso a bassa

profondità.

Lo studio geomorfologico qui

condotto ha consentito di ricostruire

un assetto geomorfologico

caratterizzato dalla diffusa presenza

di forme tettoniche e forme di

spianamento (Fig. 2). Grandi versanti/

scarpate di faglia con altezze

costanti di centinaia di metri e

lunghezza da 1 a 2 km circa, si

sviluppano nei fianchi orientali e

occidentali di Monte Passo del

Lupo, Monte Speziale e Monte

Scardina; si tratta di pendii essenzialmente

uniformi da mediamente

a fortemente inclinati, raramente

intaccati da nicchie di crollo e

comunque poco degradati, alla cui

base è possibile rinvenire dei piccoli

coni e modeste falde di detrito.

Lungo le coste orientali questi

versanti, attualmente a contatto

con il mare, costituiscono delle

falesie di faglia attive; il loro raccordo

con le aree costiere pianeggianti

occidentali, queste ultime

caratterizzate da più ordini di terrazzi

marini, avviene tramite falesie

di faglia abbandonate.

Estesi versanti/scarpate di linea

di faglia delimitati al piede da

potenti falde detritiche, ad andamento

E-W o NW-SE e altezza di

centinaia di metri, costituiscono il

margine settentrionale di Monte

Passo del lupo e il fianco sud-occidentale

dell’allineamento Monte

Speziale-Monte Scardina. La loro

individuazione si è probabilmente

avuta a seguito dei processi di

approfondimento prodotti, rispetti-

9


vamente, dai corsi d’acqua che

scorrono nella vallata da Macari a

Tonnarella dell’Uzzo e dal Canale

Biro che attraversa la depressione

fluviale fra Monte Sparagio e

Monte Speziale.

In posizione sommitale e lungo

i versanti sono presenti più lembi

relitti di superfici di “spianamento”,

estese mediamente 0,1 - 0,4 km 2 .

Sono localizzati: a) nelle cime di

Monte Speziale - Monte Passo del

Lupo (a 900-910 m e 800-850 m

s.l.m.) e, disposti a più altezze, nei

loro pendii orientali e occidentali (a

circa 750-775 m, 680-740 m, 600-

650 m, 460-500 m, 350-440 m e

210-290 m s.l.m.), dove sono separati

dai versanti/scarpate di faglia

prima descritti; b) nelle aree sommitali

di Monte Scardina e a Sud

di Monte Speziale (dove si riconoscono

almeno tre ordini di superfici,

separati da scarpate di erosione

alte da 1 a 3 m, alle quote di 680-

740 m, 625-670 m e 575-620 m

s.l.m.) e lungo le pendici orientali

dello stesso Monte Scardina (a circa

370-400 m e 290-320 m s.l.m.).

Lungo le aree sommitali di

Monte Scardina e dell’altopiano a

Sud di Monte Speziale, la continuità

delle superfici di spianamento è

interrotta da grandi depressioni carsificate

allungate in senso NNW-

SSE, lunghe da 0,4 a poco più di

1 km, larghe mediamente 0,3 km e

profonde da pochi fino a qualche

decina di metri. Tali depressioni

presentano solitamente un fondo

piatto riempito da “terre rosse” e

risultano spesso delimitate da nette

scarpate NNW-SSE alte qualche

metro; una di queste scarpate alta

2-5 m, attraversa quasi interamente

questo settore mostrando una

continuità lineare di circa 3 km ed

una esposizione occidentale che,

lungo il fianco orientale di Monte

Speziale, risulta contraria all’andamento

del versante. Sono altresì

riconoscibili altre scarpate ad evidente

controllo strutturale, conformi

o contrarie all’andamento dei

pendii, che presentano una lun-

10

ghezza massima di 1 km. Inferiormente

ad alcune delle scarpate contrarie

situate lungo il versante

orientale di Monte Speziale, si

hanno nette troncature nelle zone

di testata di valli fluviali oppure

strette e profonde brecce, scavate

dai corsi d’acqua, che squarciano

le stesse scarpate per processi di

antecenza/sovrimposizione.

Fra Monte Scardina e Monte

Speziale si trovano inoltre sia piccole

doppie creste separate da trincee,

sia frequenti e profonde fratture

o trincee NNW-SSE e N-S, a

volte lunghe fino a 1 km, il più

delle volte riempite da calcite

secondaria o raramente beanti.

Vanno infine segnalati sia i

numerosi canyon fluvio-carsici, il

cui sviluppo N-S, E-W e WSW-

ENE è influenzato dalla struttura,

sia la valle relitta sospesa WSW-

ENE, che separa il settore di Monte

Speziale dal rilievo di Monte Scardina.

3.2. Assetto geologico

e configurazione geomorfologica

di Rocca Busambra

Il rilevamento geologico di

Rocca Busambra ha mostrato l’esistenza

di un fascio di faglie transpressive

ad alto angolo E-W e

WNW-ESE (con vergenze meridionali

o settentrionali) e in minor

misura ENE-WSW, che tagliano e

delimitano le unità essenzialmente

carbonatiche di facies Trapanese,

costituenti l’impalcatura di questa

dorsale montuosa, portandole bruscamente

a contatto con le coperture

argillo-marnose terziarie delle

Unità Imeresi a Nord e delle Unità

Sicane a Sud. I dati di campagna

da noi acquisiti risultano congruenti

con i modelli ricavati dall’analisi

di profili sismici profondi e proposti

da Catalano et al. (1996;

2000; 2004): essi suggeriscono il

sovrascorrimento delle unità imeresi/sicane

sulle Unità Trapanesi

secondo piani a basso angolo; questi

piani sono a loro volta ridefor-

mati dalle faglie transpressive prima

descritte, le quali hanno prodotto il

sollevamento, l’inarcamento e la

formazione di una grande anticlinale

con asse E-W nei corpi carbonatici

trapanesi, attualmente esumati,

e la loro conseguente “risalita” sulle

unità imeresi/sicane mediante le

superfici ad alto angolo.

La configurazione geomorfologica

di questa area, ricostruita attraverso

le indagini qui condotte, è il

risultato dell’azione prevalente dei

processi di denudazione che hanno

agito in maniera selettiva (Fig. 2).

Piccole e grandi scarpate di linea

di faglia E-W e WNW-ESE, alte

fino a qualche centinaio di metri e

di lunghezza solitamente chilometrica,

intaccano le aree interne della

Busambra e delimitano a Nord e a

Sud la dorsale. Queste scarpate

sono impostate in coincidenza dei

corpi carbonatici mesozoici trapanesi,

ai cui piedi si rinviene il contatto

con le rocce argillose imeresi/sicane.

Esse mostrano una certa

variabilità nella loro ampiezza verticale,

sia pur mantenendo un’elevata

altezza, sino a rastremarsi del

tutto lateralmente; generalmente

sono poco degradate e presentano

modesti e discontinui accumuli

detritici al loro piede, questi ultimi

continuamente smantellati dai frequenti

movimenti franosi superficiali

dei versanti argillosi. Sono

inoltre riconoscibili scarpate di

linea di faglia minori ad andamento

NE-SE, alte da pochi ad alcune

decine di metri.

Una dorsale di antiforme NW-

SE lunga un paio di chilometri, esumata

sulle calcilutiti della scaglia di

facies trapanese per erosione delle

coperture imeresi, si trova nell’estremità

orientale della dorsale.

Lembi relitti di superfici di spianamento

estese 0,1 – 0,3 km 2 , sono

presenti nelle aree sommitali della

dorsale o lungo i suoi versanti

meridionali e si sviluppano fra le

quote di 1200 – 750 m s.l.m.

L’intera Rocca Busambra e,

particolarmente, la sua area occi-

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Fig. 2 – Schemi geomorfologici semplificati delle aree di Monte Speziale (a) e di

Rocca Busambra (b).

dentale, è solcata da fratture, trincee

e depressioni allungate (queste

ultime per lo più aperte), beanti o

parzialmente riempite da detriti,

lunghe da alcuni metri a poco

meno di 2 km, larghe da pochi fino

a un centinaio di metri, il cui sviluppo

preferenziale (E-W, WNW-

ESE e ENE-WSW) è chiaramente

influenzato dai lineamenti strutturali

esistenti. Alcune di queste

depressioni sono responsabili dell’isolamento

dei grandi blocchi

carbonatici di Rocca Ramusa (area

nord-occidentale), delle dimensioni

di 0,001 - 0,5 km 2 , separati fisicamente

dal resto della dorsale.

Altri blocchi carbonatici “scivolati”,

del volume medio stimato di

circa 0,01 km 2 , si trovano ribassati

lungo il versante settentrionale

della rocca.

Vanno infine segnalate le ampie

e profonde vallate a V delle depressioni

argillose, scavate a Nord e a

Sud della Busambra, i cui versanti

sono interessati da numerose

frane superficiali (colamenti e

grandi scorrimenti rotazionali) e da

forme dovute al dilavamento

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maggio-agosto

(superfici dilavate, rivoli, solchi e

calanchi) o all’erosione fluviale

(solchi vallivi).

4. Analisi dei dati acquisiti

L’analisi dei dati acquisiti consente

di delineare un quadro degli

eventi tettonici e geomorfologici

più significativi che si sono verificati

nelle aree oggetto di indagine

a partire dal Pliocene sup.

Le faglie dirette NNW-SSE che

attraversano l’area di Monte Speziale,

dovrebbero essere collegate

all’apertura del Tirreno ed avere età

Pliocene superiore - Quaternario.

Le grandi scarpate di faglia NNW-

SSE ed i versanti derivanti dalla

degradazione di queste ultime,

sono associati a tali faglie che sembrano

inoltre dislocare alcune

superfici di spianamento dell’area

di Monte Speziale. Lo sviluppo

planimetrico leggermente arcuato

di alcune di queste faglie fa inoltre

presupporre l’esistenza di piani

concavi, tipici di geometrie listriche.

Un lavoro di Agate et al.

(1993) evidenzia bene la presenza

di grandi scarpate tettoniche N-S o

NNW-SSE, alte centinaia di metri,

che delimitano il margine occidentale

del Golfo di Castellammare e

che rappresentano la prosecuzione

sottomarina delle scarpate di faglia

rilevate a terra lungo il margine

orientale della Penisola di Capo

San Vito. La fase tettonica transtensiva

in esame è quindi responsabile:

sia del collasso delle aree

costiero-marine attualmente sommerse

(Golfo di Castellammare e

Golfo del Cofano) ed emerse

(piane di Castellammare del Golfo

e di Castelluzzo), coincidenti quindi

con depressioni strutturali; sia

dell’isolamento dalla dorsale montuosa

che attraversa la Penisola di

Capo San Vito, corrispondente conseguentemente

ad un alto strutturale.

L’esistenza di più ordini di terrazzi

marini del Pleistocene

medio-superiore sia nelle piane di

Castellammare del Golfo (Mauz et

al., 1997), sia lungo i settori settentrionali

e occidentali della Penisola

di San Vito lo Capo (Di Maggio

et al., 1999), unitamente alla

presenza di più cicli di superfici di

spianamento del Pliocene superiore

– Pleistocene lungo le aree

montuose dei Monti di Capo San

Vito, è invece indicativa della tendenza

al sollevamento tettonico

che, dalla fine del Pliocene, accompagna

queste aree. Questa tendenza

al sollevamento è a sua volta

responsabile del progressivo abbassamento

del livello di base dell’erosione

(cfr. Agnesi et al., 2000b;

Di Maggio, 2000). La formazione

dei canyon fluvio-carsici degli

affioramenti carbonatici e delle

valli a V dei terreni marnosi o

argillosi dovrebbe essere conseguenza

di processi di approfondimento

(per erosione di fondo fluviale)

innescati dallo stesso

abbassamento del livello di base

dell’erosione; abbassamento che ha

altresì portato all’isolamento della

valle relitta sospesa fra Monte Speziale

e Monte Scardina. Le faglie

ad alto angolo WNW-ESE che

11


coinvolgono, nella loro dislocazione,

anche i trubi del Pliocene inferiore,

dovrebbero essere invece collegate

alla fase transpressiva

plio-quaternaria ben nota in letteratura

(Oldow et al., 1990; Nigro

et al., 2009; Avellone et al., 2010).

Le scarpate e i versanti di linea di

faglia, associati a tali strutture,

devono la loro origine all’erosione

selettiva che ha comportato lo

smantellamento dei depositi argillo-marnosi

“teneri” e l’esumazione

degli antichi piani di faglia impostati

su rocce carbonatiche “resistenti”.

Lo sviluppo dei processi di

erosione selettiva è stato comunque

possibile grazie all’aumento progressivo

delle energie del rilievo a

seguito dei processi di approfondimento

fluviale e dei fenomeni di

fagliazione a blocchi.

Le elevate energie del rilievo

prodottesi nel tempo, possono essere

considerate le cause di sviluppo

anche dei fenomeni di DGPV. Tali

fenomeni sono qui testimoniati

dalla presenza delle numerose

forme del rilievo (depressioni, scarpate,

fratture e trincee) che interessano

i rilievi di Monte Speziale e

Monte Scardina e che possono essere

ricondotte a processi gravitativi

(Figg. 2 e 3). È infatti verosimile

supporre che lenti e costanti processi

di espandimento laterale, diretti

dalle zone più interne verso le aree

periferiche dei rilievi, abbiano gradualmente

prodotto sia l’apertura di

fratture da tensione e di trincee, sia

il collasso delle aree più interne,

con la formazione delle depressioni

allungate (interpretabili quindi

come “depressioni di tipo graben”),

delle doppie creste e delle scarpate

contrarie e conformi all’andamento

dei pendii. In qualche caso, alcune

di queste scarpate troncano inoltre

le testate di piccole valli fluviali.

Oltre che dalle elevate energie del

rilievo, i processi di espandimento

laterale possono essere stati favoriti

anche dall’instaurarsi di condizioni

di rilascio tensionale; rilascio tensionale

conseguente sia allo

12

Fig. 3 – Sezioni geologiche che attraversano l’area di Monte Speziale

(a) e l’area di Rocca Busambra (b); per le tracce delle sezioni vedi Fig. 2.

smantellamento delle antiche coperture

che, originariamente, seppellivano

e comprimevano le masse carbonatiche

attualmente coinvolte in

questi movimenti franosi; sia ai processi

di fagliazione a blocchi e di

approfondimento/erosione selettiva,

che hanno liberato queste stesse

masse carbonatiche dai corpi rocciosi

che prima le vincolavano lateralmente.

Va infine segnalato che

fratture da tensione, trincee, doppie

creste, scarpate e depressioni di tipo

graben sono comunque coincidenti

con i principali lineamenti strutturali

(piani di faglia o di frattura).

L’evoluzione morfotettonica di

Rocca Busambra sembra essere

stata controllata da processi di

approfondimento e dall’erosione

selettiva. L’isolamento di questa

dorsale appare infatti il risultato dei

processi di erosione di fondo che

hanno prodotto le ampie vallate che

la delimitano a Nord e a Sud.

Queste vallate sono impostate in

corrispondenza di termini argillosi

facilmente erodibili, che hanno

facilitato i processi di incisione; al

contrario, la presenza delle masse

carbonatiche più resistenti che

attualmente costituiscono Rocca

Busambra, ha verosimilmente rallentato

i processi erosivi e permesso

la formazione di questa dorsale

montuosa. Inoltre, gli attuali versanti

settentrionali e meridionali di

Rocca Busambra sono attualmente

impostati in corrispondenza di

lineamenti tettonici E-W e costituiscono

delle scarpate di faglia prodotte,

quindi, dall’erosione selettiva.

Naturalmente va considerato

che l’erosione (intesa come denudazione

e come spianamento, quest’ultimo

responsabile della genesi

delle superfici di erosione sub-pianeggianti

che attualmente si rinvengono

alla sommità della dorsale)

ha comportato nel tempo non

solo lo smantellamento delle rocce

tenere che prima comprimevano

lateralmente le attuali masse rocciose

del rilievo in esame, ma

anche la demolizione delle originarie

coperture rocciose che rivestivano

le successioni carbonatiche di

Rocca Busambra. L’insieme di

questi processi ha così contribuito

a progressivi “alleggerimenti” e

diminuzioni di carico litostatico.

Complessivamente, i processi di

forte approfondimento sembrano

anche qui collegati ad un abbassamento

progressivo del livello di

base dell’erosione, in conseguenza

dei movimenti di sollevamento

regionale. Erosione selettiva e

fenomeni di intensa denudazione

dipendono invece dalle aumentate

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maggio-agosto

gdiS


energie del rilievo che si sono

determinate successivamente all’approfondimento

fluviale.

Le numerose fratture, trincee e

depressioni che interessano la dorsale

possono essere considerate il

risultato di grandiosi movimenti di

espandimento laterale che hanno

dissestato la dorsale fin dal momento

in cui si sono create condizioni

di elevata energia del rilievo (conseguenti

all’approfondimento fluviale)

e di rilascio tensionale (conseguenti

allo smantellamento delle

masse rocciose che originariamente

comprimevano, lateralmente e superiormente,

gli attuali carbonati della

dorsale). In particolare, il costante

espandimento della dorsale ha anche

qui prodotto sia il collasso delle aree

più interne del rilievo, sia l’apertura

di fratture da tensione e di trincee,

favorendo altresì movimenti di

“scivolamento” (rock flow) di grandi

masse rocciose lungo le zone più

periferiche (Fig. 2 e 3). Anche qui

va segnalato che fratture, trincee e

depressioni sono controllate dalle

strutture tettoniche, risultando allineate

lungo i principali piani di

faglia e di frattura.

5. Discussione

e conclusioni

Lo studio geomorfologico condotto

nel presente lavoro ha confermato

la presenza di numerose

forme gravitative nei rilievi di

Monte Speziale e di Rocca Busambra,

quale risultato di grandiosi

movimenti di espandimento laterale.

Questi movimenti risultano nel

tempo responsabili sia dell’apertura

di fratture da tensione e di trincee,

sia del collasso di blocchi rocciosi

nelle aree più interne, con la

conseguente formazione di depressioni

di tipo graben, di doppie creste

e di scarpate gravitative contrarie

o conformi all’andamento dei

pendii. Queste caratteristiche risultano

comuni a numerosi rilievi

montuosi della Sicilia occidentale

dissestati da espandimenti laterali.

gdiS

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maggio-agosto

Diversamente da quanto ritenuto

in passato, i meccanismi genetici

di questi fenomeni di DGPV

non possono essere sempre ricondotti

alle deformazioni di un substrato

duttile che, nelle aree indagate

e in altre situazioni analoghe,

non è presente, almeno a basse profondità.

Nei casi in cui i corpi rocciosi

carbonatici sono potenti centinaia

o miglia di metri, risultando

profondamente radicati nel substrato,

le cause di innesco vanno quindi

ricercate in altri fattori.

Uno di questi fattori, comune a

molte aree montuose della Sicilia,

è l’elevata energia del rilievo. Contrariamente

agli espandimenti laterali

di tipo B (ovvero espandimenti

di blocchi a comportamento

fragile sovrapposti a masse a comportamento

duttile) che, per il loro

innesco, non abbisognano di grandi

energie del rilievo, ma della

semplice esumazione del substrato

duttile (questa condizione consente

di svincolare lateralmente i blocchi

sovrastanti, favorendone il

movimento in conseguenza di

deformazioni del substrato duttile -

Agnesi et al., 2000a); gli espandimenti

laterali di tipo A (ovvero

espandimenti di potenti masse rocciose

profondamente radicate nel

substrato), quali quelli riconosciuti

nelle aree di Monte Speziale e

Rocca Busambra, necessitano sempre

di elevate energie del rilievo.

Infatti nelle situazioni di elevata

energia del rilievo, in cui all’interno

di aree unitarie non molto estese

si realizzano grandi dislivelli, la

presenza di rilievi montuosi delimitati

da grandi scarpate e da versanti

fortemente inclinati, favorisce

lo sviluppo dei movimenti di

espandimento grazie all’assenza di

vincoli laterali. In queste condizioni

i rilievi montuosi, che non risultano

compressi lateralmente, sono

infatti liberi di espandersi, subendo

un lento e continuo movimento

diretto dalle loro aree centrali verso

le zone marginali; le lacerazioni e

i collassi dei settori più interni sono

quindi conseguenza di questo

movimento.

Per completezza di informazione,

le velocità di movimento sono

generalmente stimate da pochi

mm/anno, nel caso degli espandimenti

laterali di tipo A, fino ad un

massimo di 1-2 cm/anno, nel caso

di espandimenti laterali di tipo B.

Altro fattore di innesco di queste

grandi frane è costituito dalle

condizioni di rilascio tensionale

che, nel tempo, si instaurano in

corpi di roccia precedentemente

sottoposti a compressione. Occorre

infatti considerare che le rocce carbonatiche

degli attuali rilievi siciliani

sono state nel passato sottoposte

al carico litostatico di unità

sovrastanti (depositi di copertura

e/o unità tettoniche sovrascorse) e

che, solo grazie allo smantellamento

di queste unità, esse sono state

portate a giorno. È a seguito di questi

processi di smantellamento che

le masse di roccia dei rilievi siciliani

sono così passate da un regime

di compressione, prodotto dall’antico

carico litostatico, ad un

regime di trazione (rilascio tensionale),

quale effetto di un alleggerimento

di carico. Naturalmente, il

nuovo regime di rilascio tensionale

può produrre un lento movimento

di espandimento laterale solo in

quei casi in cui le masse rocciose

si trovano lateralmente svincolate;

e questi casi possono realizzarsi

solo grazie a processi di fagliazione

a blocchi (esempio di Monte

Speziale) o di forte approfondimento

fluviale (esempio di Rocca

Busambra). Infatti sia la fagliazione

a blocchi (con il ribassamento di

blocchi e l’isolamento di alti strutturali

svincolati), sia l’approfondimento

fluviale (con la genesi di

profonde incisioni vallive che isolano

rilievi anch’essi lateralmente

svincolati) producono, rispettivamente,

l’allontanamento o lo smantellamento

di ingenti volumi di roccia

che, originariamente, limitavano

le masse rocciose attualmente soggette

a fenomeni di DGPV.

13


Va inoltre sottolineato che, oltre

a generare condizioni di rilascio

tensionale, la fagliazione a blocchi

e l’approfondimento fluviale sono

a loro volta responsabili degli

incrementi di energia del rilievo, in

quanto responsabili della genesi di

paesaggi caratterizzati dall’alternanza

di, rispettivamente, bassi tettonici

/ valli fluviali con alti tettonici

/ rilievi di interfluvio. Inoltre,

le aumentate energie del rilievo

costituiscono, a loro volta, una

delle condizioni necessarie perché

si inneschino intensi processi di

denudazione e di erosione selettiva,

necessari per lo smantellamento

di grandi volumi di roccia e della

conseguente esumazione dei corpi

rocciosi attualmente soggetti a rilascio

tensionale. In merito alle cause

della tendenza all’approfondimento

dei corsi d’acqua siciliani, esse

vanno ricercate nel graduale e

generalizzato sollevamento tettonico

regionale della nostra Isola.

Occorre infine considerare

anche il ruolo passivo svolto dalla

tettonica, con la presenza di discontinuità

tettoniche preesistenti (antichi

piani di faglia o di frattura) che

guidano la genesi e lo sviluppo di

fratture da tensione, trincee, depressioni

e scarpate gravitative.

Le cause di innesco, dirette o

indirette, dei movimenti di espandimento

laterale di tipo A e, più

generalmente, dei fenomeni di

DGPV dei rilievi siciliani, possono

quindi essere sintetizzate nelle

seguenti: elevate energie del rilievo,

rilascio tensionale, fagliazione

a blocchi, sollevamento tettonico,

approfondimento fluviale, intensa

denudazione, esistenza di discontinuità

strutturali. Le considerazioni

sopra esposte mostrano infine

come tutte queste cause siano fra

di loro reciprocamente collegate,

come si influenzino a vicenda e

come sia imprescindibile ritrovarsi

in aree tettonicamente attive perché

si creino condizioni e processi

necessari allo sviluppo di fenomeni

di DGPV.

14

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Le tecniche geofisiche per lo studio degli acquiferi costieri

soggetti ad intrusione marina: l’acquifero di Petrosino (TP)

Raffaele Martorana

Ricercatore - Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare (DiSTeM), Università di Palermo - e-mail: raffaele.martorana@unipa.it

Un’indagine geofisica è stata condotta nella zona costiera di Petrosino, situata in Sicilia Sud-Occidentale tra i

RIASSUNTO

paesi di Marsala e di Mazara del Vallo, per uno studio dell’evoluzione temporale del fenomeno dell’intrusione di

acqua marina nella falda costiera, accentuato presumibilmente dalle attività antropiche. L’eccessivo sfruttamento della falda acquifera dovuto

a un intensivo uso agricolo ha modificato significativamente il naturale assetto idro-geochimico del bacino, accentuando il fenomeno intrusivo

già di per sé critico nella zona. Lo studio è stato basato sull’elaborazione integrata di dati idrogeologici, geochimici e geofisici (sondaggi

elettromagnetici TDEM), disponibili grazie a lavori precedenti nella zona, con nuove misure geofisiche eseguite tra il 2009 e il 2010. In particolare

in questi due anni sono state eseguite tomografie di resistività elettrica (ERT) a cadenza stagionale, nuovi sondaggi TDEM, e sondaggi

sismici con onde di superficie (MASW). L’elaborazione e l’interpretazione integrata dei dati geofisici hanno permesso di elaborare un modello

tridimensionale della resistività elettrica dell’acquifero, finalizzato a definire l’estensione e la geometria dell’intrusione di acqua marina.

Inoltre il confronto e la correlazione tra i dati geofisici e dati geochimici, geologici ed idrogeologici hanno permesso di discriminare gli effetti

della concentrazione salina dell’acqua di falda, della porosità e del grado di saturazione della roccia, sulla variazione della resistività elettrica

misurata e di stimare la porosità media delle rocce costituenti il reservoir. Infine l’esecuzione di una serie di tomografie elettriche timelapse

di dettaglio ha permesso di monitorare l’evoluzione stagionale dell’intrusione in una zona costiera particolarmente critica.

Geophysical prospections have been carried out in the coastal area of Petrosino, located in South-Western Sicily

ABSTRACT

between the towns of Marsala and Mazara del Vallo, to study the time evolution of the seawater intrusion in this

coastal aquifer, presumably enhanced by human activities. Excessive exploitation of groundwater due to intensive agricultural use has significantly

changed the natural hydro-geochemical structure of the basin, highlighting the already critical seawater intrusion in the area.The study

is based on the processing of integrated hydrogeological, geochemical and geophysical data (electromagnetic TDEM surveys), available through

previous works in this zone, with new geophysical measurements carried out from 2009 to 2010. In particular in the last two years seasonal

time-lapse electrical resistivity tomographies (ERT), new TDEM soundings and Multi-Analysis Surface Waves soundings (MASW) have been

carried out.The integrated processing and interpretation of geophysical data allowed developing a three-dimensional model of the electrical

resistivity of the aquifer, aimed at defining the extent and geometry of the sea water intrusion. In addition, the comparison and correlation

between geophysical measures and geochemical, geological and hydrogeological data allowed discriminating the effects of salt concentration

in groundwater, porosity and saturation degree of the rock on the variation of the measured electrical resistivity and estimating the average

porosity of the rocks forming the reservoir. Finally, the execution of a series of detailed time-lapse electrical tomographies has allowed monitoring

the seasonal evolution of the intrusion in a particularly critical coastal area.

KEYWORDS: intrusione marina, TDEM, tomografia elettrica, time-lapse.

1. Introduzione

La conoscenza della qualità delle acque sotterranee,

con particolare riguardo al caso di acquiferi costieri

interessati da gravi fenomeni d’intrusione marina, può

essere migliorata per mezzo della definizione di procedure

standardizzate di studio e monitoraggio, finalizzate

alla ricostruzione dettagliata della geometria dell’acquifero,

con particolare riguardo alla forma del cuneo

di intrusione marina. A tal scopo è stato sviluppato un

progetto che ha previsto una serie di studi integrati,

condotti facendo uso di tecniche geofisiche di monitoraggio

idrogeologico (tomografie elettriche, elettromagnetiche

e sismiche) finalizzato alla definizione di

linee-guida per la gestione degli acquiferi costieri in

condizioni di criticità.

La zona scelta come test-site, è la regione costiera

compresa tra Marsala e Mazara del Vallo (fig. 1) nella

Sicilia Sud-Occidentale. In quest’area l’acquifero

costiero, soggetto a un intenso sfruttamento delle risorse

idriche sotterranee, è pesantemente interessato da

fenomeni d’intrusione marina. L’acquifero, in ragione

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maggio-agosto

Fig. 1. Ubicazione dell’area indagata.

di un regime di prelievi eccessivo, ha subito una modifica

dei flussi idrici sotterranei tale da impattare direttamente

sugli equilibri naturali, causando l’aumento

15


del flusso d’acqua di mare e provocando di conseguenza

il forte ridimensionamento di particolari ambienti

umidi litoranei presenti nella fascia costiera e chiamati

localmente “Margi” (fig. 2). Queste particolarissime

aree umide, alimentate dal locale affioramento nelle

zone costiere della superficie piezometrica, supportano

ecosistemi particolarmente sensibili di notevole valore

ambientale.

Gli studi effettuati nella zona hanno avuto l’obiettivo

di definire la geometria dell’acquifero, stimarne la

variazione spaziale della concentrazione salina, la

porosità e il grado di saturazione della roccia, mediante

l’elaborazione di un modello geofisico tridimensionale

a grande scala e di successivi modelli bidimensionali

di dettaglio relativi a una sezione dell’acquifero

particolarmente interessata dall’intrusione.

In precedenza l’analisi di campioni d’acqua prelevati

nei numerosi pozzi presenti nella zona (Capizzi et al.,

2010) aveva permesso di ricavare l’andamento della

concentrazione dei principali sali disciolti nell’acqua.

Inoltre erano stati eseguiti numerosi sondaggi elettromagnetici

time domain (TDEM) per definire gli spessori

degli strati e della falda idrica. La rielaborazione e

interpretazione dei dati TDEM in precedenza acquisiti,

insieme a nuove acquisizioni hanno permesso di ricavare

per interpolazione spaziale un modello 3D della resistività

elettrica dell’acquifero. L’analisi del modello

geofisico ha consentito di individuare le principali

direttrici d’ingressione limitate ad alcune zone costiere,

spesso coincidenti o limitrofe con i Margi. Una di queste,

limitrofa alla Riserva Naturale di Capo Feto è stata

scelta per la sua importanza come test site per l’esecuzione

di una linea di tomografia di resistività elettrica

(ERT), vincolata per l’interpretazione da alcuni sondaggi

sismici per onde di superficie (MASW), finalizzata

allo studio di dettaglio del cuneo di intrusione. Infine su

una porzione limitata della sezione tomografica ottenuta,

l’acquisizione è stata ripetuta a cadenza stagionale

(tomografie time-lapse) per comprendere l’evoluzione

stagionale del fenomeno intrusivo.

16

Fig. 2. Margi di Capo Feto (TP).

2.Assetto geologico

L’acquifero di Petrosino è esteso circa 150 km 2 ed è

costituito principalmente da depositi calcarenitici e

sabbiosi, pleistocenici, soprastanti una formazione

argilloso-sabbiosa a bassa permeabilità, che ne costituisce

il substrato (fig. 3).

L’elemento principale dal punto di vista geomorfologico

è l’andamento pianeggiante dell’intera area

dovuto alla presenza di terrazzi marini posti a diverse

quote.

L’elevata permeabilità dei litotipi presenti nell’area

è la principale causa della scarsa idrografia superficiale;

gli unici corsi d’acqua presenti sono rappresentati

dal Fiume Mazarò, che scorre con direzione E-SE

attraversando anche l’abitato di Mazara del Vallo, e dal

Fiume Sossio, che costituisce il limite settentrionale

dell’area di interesse.

Un altro aspetto morfologico degno di nota è la presenza

di aree umide in alcune zone della fascia costiera

e localmente note come “Margi”. L’origine di questi

specchi d’acqua stagnanti è da attribuire all’affioramento

della superficie piezometrica. Adesso però,

molti di essi si presentano parzialmente prosciugati in

seguito al susseguirsi di periodi siccitosi e all’eccessivo

sfruttamento della falda.

Le sequenze più antiche che caratterizzano il substrato

del bacino idrografico appartengono alla “Fm. di

Cozzo Terravecchia” (Flores, 1959; Schimdt di

Friedberg, 1962). Questa è caratterizzata da depositi

deltizi rappresentati da argille e argille sabbiose di

colore da marrone a grigio-verdastro, contenenti lenti

di sabbie e ciottoli. La datazione di questi sedimenti va

dal Tortoniano superiore al Messiniano inferiore

(Ruggeri et al., 1977). In discordanza sulla Fm.

Terravecchia si trovano depositi di scogliera costituiti

da calcari a Porites passanti lateralmente a calcareniti,

calcilutiti e marne con macrofauna a coralli, molluschi

e briozoi, del Messiniano medio. La sequenza procede

con i gessi presenti in limitati affioramenti in discordanza

sui terreni della Fm. Cozzo Terravecchia. Sopra

i gessi, in discordanza, troviamo i “Trubi” ovvero

depositi di mare profondo costituiti da calcari e calcari

marnosi a Globigerine del Pliocene inferiore, dall’aspetto

bianco-giallastro e intensamente fratturati.

Questi terreni sono largamente affioranti lungo la

Fiumara di Marsala e il Torrente Judeo (affluente del

Mazarò), a monte di Borgata Costiera e nella regione

di Santa Maria a est di Mazara del Vallo. Sovrapposte

in continuità sui Trubi vi sono depositi terrigeni costituiti

da marne e marne argillose con intercalazioni di

livelli arenaci ascrivibili alla Fm. Marnoso Arenacea

della Valle del Belice del Pliocene superiore (Ruggeri

e Torre, 1973). Gli affioramenti più estesi sono concentrati

nella porzione settentrionale del bacino. Al tetto

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maggio-agosto

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Fig. 3. Geologia dell’area

compresa tra Marsala

e Mazara del Vallo

(D’Angelo e Vernuccio, 1992).

dei suddetti terreni troviamo la Fm. Calcarenite di

Marsala la cui età risale all’Emiliano II - Siciliano

(Ruggeri et al., 1977). Lo spessore reale della formazione

non è conosciuto, ma è stato possibile distinguere

una parte inferiore con uno spessore di circa 30 m

costituito da calcareniti mal cementate di colore variabile

dal bianco al giallo paglierino, al rossiccio, con

lenti di sabbie argillose. La parte superiore si presenta

invece molto più potente e costituita da calcareniti

gialle ben cementate, a grana omogenea e per questo

ancora oggi ampiamente cavate al fine di ottenere

conci da costruzione. Tale formazione è disposta

secondo una monoclinale che immerge da NE a SO,

dunque verso la costa, con pendenze che raramente

superano i 5° e che affiora, con direzione NO-SE,

lungo una fascia che si estende da Marsala fino a giungere

oltre Mazara del Vallo. Un elemento che caratterizza

l’area in esame è la presenza, al di sopra della

Calcarenite di Marsala, di un sistema di terrazzi marini

del Pleistocene superiore, con direzione NE-SO e

che vanno da quote superiori ai 150 metri fino al livello

del mare. Il terrazzo che si trova a quota maggiore,

cioè compreso tra i 169 m e i 125 m s.l.m. ed affiorante

nella zona nord-orientale dell’area, si presenta come

una sottile formazione terrazzata di enorme estensione

e rappresenta la massima espressione dell’ingressione

marina sulla terraferma del Pleistocene medio. Ruggeri

e Unti (1974) attribuirono a tale formazione il nome di

”Grande Terrazzo Superiore” (G.T.S.) il quale è costituito

da calcareniti compatte di modesto spessore (raramente

superano il metro e mezzo) evolventi verso l’altro

a livelli conglomeratici. Infine a una quota compre-

gdiS

2 • 2011

maggio-agosto

sa tra il livello del mare e i 40 m s.l.m. troviamo un

sistema di terrazzi debolmente sfasati tra loro attribuibili

al Tirreniano, costituiti da una tavola calcarenitica

che si estende lungo tutta la costa compresa tra Marsala

e Mazara del Vallo. Questa pianura costiera presenta

spessori che di rado superano il metro ed è invece

caratterizzata dalla presenza di zone paludose (i

“Margi”) dovute all’intersezione della superficie topografica

con la falda acquifera.

3. Assetto idrogeologico

Le discrete potenzialità delle falde presenti nell’area

in esame, sono il frutto della particolare geologia

superficiale. Sia le formazioni affioranti che quelle

immediatamente sottostanti sono infatti costituite da

complessi calcarenitici (Calcarenite di Marsala e depositi

terrazzati) che poggiano su un substrato impermeabile

con composizione prevalentemente argillosa e

marnosa.

Più precisamente è possibile distinguere due zone

distinte: la prima, dove affiora la Calcarenite di

Marsala, caratterizzata da una sequenza che vede calcareniti

giallastre sovrapposte a calcareniti grigie, tenere,

miste ad argille; la seconda rappresentata dai depositi

sabbiosi e calcarenitici terrazzati che ricoprono le

Calcareniti di Marsala.

Possiamo quindi distinguere tra un acquifero superficiale,

costituito dai terrazzi, ed un acquifero profondo,

costituito dalle Calcareniti di Marsala (Cosentino et

al. 2003).

La circolazione idrica sotterranea è favorita dalla

17


naturale porosità dei litotipi, cui si aggiunge la circolazione

lungo i giunti di stratificazione e lungo la rete di

fessure e fratture presenti. In entrambi gli acquiferi

sono comunque presenti orizzonti a differente permeabilità

costituiti da materiali a granulometria limosa e/o

argillosa che di fatto rappresentano soglie di permeabilità

e che determinano effetti tali da considerare l’acquifero,

nel suo complesso, di tipo multifalda o semiconfinato.

Le diverse falde sono quindi caratterizzate

da scambi idrici verticali in funzione del livello piezometrico

di ognuna. Lo spessore dell’acquifero varia da

pochi metri fino ad un massimo di 60-70 m.

La presenza di un acquifero in quest’area è responsabile

della formazione, nelle zone costiere, delle aree

umide conosciute con il nome di Margi (fig. 2) generati

dall’affioramento della superficie piezometrica. Il

ruolo importantissimo svolto fino a qualche anno fa da

queste aree paludose è duplice: dal punto di vista idrogeologico

costituiscono dei punti di ricarica artificiale

di acqua dolce per la falda che funge da barriera naturale

all’intrusione di acqua marina nell’acquifero.

Inoltre i Margi costituiscono ecosistemi particolarmente

sensibili e molto preziosi dal punto di vista ambientale,

tanto da rientrare tra le zone di protezione speciale

(ZPS) della Regione Siciliana, tra i siti di importanza

comunitaria (SIC) e fra le aree del progetto europeo

LIFE-Natura che prevede una serie di interventi di

rinaturalizzazione con fondi della Comunità europea.

La progressiva estinzione dei Margi verificatasi fino ad

oggi annulla l’effetto di barriera idrologica svolta in

passato con la diretta conseguenza della naturale intrusione

di acqua marina che si verifica negli acquiferi

costieri e che rappresenta, nello specifico, l’oggetto

d’indagine dei questo studio.

Negli acquiferi costieri, l’uso irrazionale delle

risorse e delle riserve idriche porta alla degradazione

delle acque dolci per processi di salinizzazione ed

inquinamento, che interessano anche i terreni coi quali

esse sono a contatto fino a modificarne le caratteristiche.

In terreni argillosi, infatti, possono verificarsi

fenomeni di assorbimento del sodio da parte delle

argille che causano la riduzione della conduttività

idraulica e la salinizzazione dei suoli, che divengono

così inadatti per molte colture.

Il fenomeno dell’intrusione marina si verifica quando

avviene una riduzione o un’inversione dei gradienti

idraulici, che permette alle acque saline più dense di

rimuovere le acque dolci. È ciò che avviene negli

acquiferi costieri, in continuità idraulica con il mare,

quando la diminuzione naturale degli apporti o lo sfruttamento

eccessivo della falda, perturba il naturale equilibrio

idrodinamico. Esiste dunque una zona di transizione

di acqua salmastra di spessore finito, variabile in

funzione dello stato di perturbazione locale della falda,

che si sviluppa per diffusione e dispersione del flusso

18

Fig. 4. Ubicazione dei pozzi campionati e dei sondaggi geofisici

eseguiti nell’area costiera compresa tra Marsala e

Mazara del Vallo.

Fig. 5. Carta della quota della superficie piezometrica relativa

all’acquifero di Petrosino (Capizzi et al., 2010).

di acqua dolce oltre che per gli spostamenti subiti dall’interfaccia

per effetti esterni quali maree, ricarica e

pompaggi dai pozzi.

Diversi studi idrogeologici condotti negli ultimi

anni sull’acquifero costiero di Petrosino hanno dimostrato

la condizione di sovrasfruttamento della risorsa

e della riserva idrica rispetto agli apporti annuali

(Cosentino et al., 2003; Cosentino et al., 2007). L’area

studiata risulta infatti intensamente coltivata ed interessata

dalla presenza di numerosi pozzi ad uso agrico-

2 • 2011

maggio-agosto

gdiS


lo e domestico. I dati relativi a studi idrogeologici

effettuati su pozzi presenti nell’area e gestiti dall’Ente

Acquedotti Siciliani ( E.A.S.) a partire dalla fine degli

anni ’50 ad oggi, dimostrano un evidente peggioramento

della qualità della falda, relativamente ad un

progressivo abbassamento dei livelli dinamici e ad una

diminuzione delle portate medie.

Successivi studi effettuati in quest’area dalla

SOGESTA (1974), riportavano l’esistenza di numerosissimi

pozzi non quantificabili, sia per usi agricoli

che domestici, responsabili dell’abbassamento dei

livelli piezometrici. Le conclusioni cui giunse la

SOGESTA affermano che l’irrazionale utilizzo della

risorsa aveva superato i valori annuali di ricarica, sfruttando

anche le riserve. A testimonianza della grave

situazione in cui versa l’acquifero, bisogna aggiungere

la scomparsa di diverse sorgenti in passato presenti

nell’area. Un’ulteriore conseguenza della riduzione

della falda è stata la regressione e in alcuni casi, la

scomparsa dei Margi. È stata in precedenza ricordata

l’importanza idrogeologica e ambientale di queste

aree la cui scomparsa (come nei casi dei Margi Pilo

e Nespolilla) è invece riportata come ennesima prova

dell’eccessivo emungimento avvenuto ad opera dei

pozzi. Gli ultimi rilievi idrogeologici effettuati nei

pozzi censiti nella zona (fig. 4) hanno permesso una

recente ricostruzione della piezometria dell’acquifero

(fig.5; Capizzi et al. 2010).

Fig. 6. Carte geochimiche relative

all’acqua di falda dell’acquifero

di Petrosino (Capizzi et al., 2010):

a) conducibilità elettrica dell’acqua;

b) concentrazione ionica dei cloruri;

c) concentrazione ionica dei solfati;

d) concentrazione ionica dei nitrati.

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maggio-agosto

4.Analisi delle misure

geochimiche precedenti

Nell’agosto 2009 in quest’area sono state eseguite

indagini geochimiche su campioni d’acqua prelevati nei

pozzi della zona per la determinazione della qualità

della risorsa idrica (Capizzi et al. 2010). Il campionamento

delle acque è stato eseguito nel settore compreso

tra Capo Feto e Petrosino, per un totale di 45 pozzi.

Il periodo di campionamento è stato limitato a

pochi giorni, in modo da escludere variazioni e disomogeneità

nelle misure legate alla variazione delle

condizioni climatiche. I prelievi sono stati eseguiti in

pozzi, sia in attività che abbandonati, aventi diversa

profondità in relazione principalmente al fatto che

siano di recente costruzione o antichi; questi ultimi

difatti, per la maggior parte presenti nell’area più vicina

alla costa, sono a sezione quadrata, scavati a mano

fino a profondità generalmente inferiori ai 10-12 metri.

Gli altri pozzi invece, scavati mediante l’impiego di

trivelle, raggiungono profondità maggiori e sono normalmente

attrezzati con pompe sommerse.

Le analisi delle acque hanno permesso di rilevare la

concentrazione dei principali sali disciolti e altri parametri

fisico-chimici rilevanti. In particolare, tra gli altri

parametri, sono stati ricavati i valori di concentrazione

ionica in cloruri, nitrati e solfati, nonché la conducibilità

elettrica dell’acqua alla superficie piezometrica (fig 6).

19


Questi dati mostrano con maggiore evidenza la forte

intrusione marina nella fascia costiera. A causa del

diverso grado d’interazione delle acque di falda con

l’acqua di mare, le concentrazioni di cloruro nella parte

superficiale della falda sono comprese tra 82 e 1313

mg/l. La distribuzione dei solfati è determinata essenzialmente

da due contributi principali: la miscelazione

con acqua di mare e la contaminazione di origine antropica;

le mappe di distribuzione ionica mostrano in

entrambi i casi che i valori massimi di concentrazione

ionica si trovano lungo le principali direzioni d’ingressione

di acqua di mare. Viceversa la concentrazione di

nitrati è attribuibile principalmente ai processi di contaminazione

antropica causata dall’uso intensivo di fertilizzanti.

In questo caso, infatti, risulta evidente che le

zone di maggiore concentrazione di nitrati coincidono

con quelle ad elevata densità di popolazione o di uso

agricolo del suolo. La correlazione significativa tra le

concentrazioni di solfati e nitrati evidenzia il ruolo

importante della contaminazione antropica.

5. Sondaggi elettromagnetici TDEM

La costruzione del modello geofisico tridimensionale

della resistività del bacino idrografico ha richiesto

l’interpretazione vincolata di circa 150 sondaggi elettromagnetici

nel dominio del tempo TDEM (Fitterman

e Hoekstra, 1984; Fitterman e Stewart, 1986).

La distribuzione topografica dei sondaggi TDEM è

stata progettata per campionare al meglio alcune zone

di particolare interesse all’interno dell’acquifero in

esame. Per molti sondaggi sono state seguite alcune

direzioni preferenziali di allineamento NNE-SSO,

grossomodo perpendicolari alla linea di costa, in modo

da poter ricostruire sezioni geofisiche 2D di dettaglio

che, coadiuvate da dati di tipo geoelettrico e sismico,

potessero evidenziare più chiaramente l’andamento

dell’intrusione marina dalla costa verso l’entroterra. La

restante parte dei sondaggi è stata disposta per quanto

possibile in modo omogeneo in campagna, in modo da

integrare i dati per una ricostruzione 3D, di minore dettaglio,

della distribuzione di resistività all’interno di un

volume significativo dell’acquifero (Fig. 4).

5.1. Esecuzione dei sondaggi

Le misurazioni sono state eseguite utilizzando lo

strumento TEM-FAST 48, scelto per la sua accuratezza,

portabilità, versatilità e velocità nell’acquisizione.

Questo strumento genera un campo elettromagnetico

transiente, attraverso un’antenna trasmittente costituita

da una spira conduttrice di forma quadrata stesa sul terreno.

Il campo elettromagnetico si diffonde nel sottosuolo

inducendo a sua volta a profondidiverse correnti

parassite transitorie la cui intensità è direttamente

20

proporzionale alla conducibilità del sottosuolo. La circolazione

delle correnti parassite genera di contro un

campo elettromagnetico secondario che viene registrato

da un antenna ricevente. L’analisi e l’interpretazione

del campo secondario permettono di ottenere un

modello a strati della resistività elettrica del sottosuolo

(Nabighian e MacNae, 1991).

Sono stati valutati numerosi fattori in fase di progettazione

delle indagini, tra cui la lunghezza ottimale

della spira quadrata, scelta pari a 50 m ove possibile, la

potenza di corrente immessa, pari a 4 A, la profondi

di indagine del target (strettamente dipendente dai suddetti

parametri) e le possibilità di realizzare effettivamente

degli stendimenti di tali dimensioni in un

ambiente rurale, spesso diffusamente coperto da vigne.

È stato inoltre scelto uno standard di acquisizione,

in modo da eseguire le misure secondo un unico criterio

comune. Sono state pertanto ripetute numerose

misure per ciascun sondaggio, in modo da permettere

uno stacking robusto ed aumentare conseguentemente

il rapporto segnale/rumore. Tale scelta ha permesso di

ottenere un buon set di dati da elaborare in fase di processing,

anche nelle porzioni più interne del territorio

di Petrosino, laddove la maggiore resistività dei litotipi

presenti avrebbe generato un noise comunque elevato

nel segnale registrato.

Il software di acquisizione del TEM-FAST è fornito

di un’utile funzione di inversione rapida: l’algoritmo

sul quale questa si basa, secondo il principio del rasoio

di Occam, risolve il problema inverso calcolando una

soluzione con gradiente continuo di resistività. Tale

soluzione, se dal punto di vista matematico spesso è

quella con misfit minore, generalmente da un punto di

vista fisico non rappresenta tra i modelli la più realistica,

Pur tuttavia una soluzione di questo tipo, per la sua

rapididi calcolo, si rivela un utile strumento di confronto

in fase di acquisizione.

Infatti sfruttando tale algoritmo rapido, è stato ricavato

un modello preliminare per ciascun set di dati

acquisiti, in modo da ottenere un riferimento iniziale

per valutare in situ la compatibilità tra acquisizioni

limitrofe, l’eventuale continuità laterale di resistività e

quindi di strato.

5.2. Elaborazione delle misure

Una volta completate le operazioni di acquisizione,

la fase successiva è consistita nel processing dei dati.

L’interpretazione per ciascuna zona caratterizzata da

curve simili, è stata fatta considerando modelli con

identico numero di strati e imponendo variazioni minime

di resistività e di spessore tra modelli vicini.

Si è scelto di valutare l’effettiva possibilità di correlare

le interpretazioni che si sarebbero prodotte in

fase terminale del lavoro, partendo dal riconoscimento

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Fig. 7. Esempio

di raggruppamento e

plotting di curve TDEM

omologhe per un gruppo

di sondaggi vicini, indicati

con l’ovale rosso nella

mappa in alto a sinistra.

I sondaggi sono stati

invertiti utilizzando la stessa

modellistica iniziale.

di famiglie di segnali simili. Per realizzare tale intento

si è proceduto rappresentando tutte le curve resistività

apparente / tempo di ciascun sondaggio nello stesso

grafico bilogaritmico in modo da individuare e raggruppare

i sondaggi per famiglie di curve omologhe.

Una volta effettuato il plot di tutte le curve nel medesimo

grafico a dispersione, queste sono state raggruppate

in categorie che presentassero un andamento simile

nella porzione media e finale, in quanto per la porzione

iniziale si è tenuto conto di una maggiore variabilità

superficiale della resistività del sottosuolo (Fig. 7).

La fase successiva è consistita nel riconoscimento e

nell’eliminazione di valori di resistività anomali,

riscontrabili in massima parte per i tempi iniziali e in

taluni casi anche per i tempi finali.

Il segnale della singola acquisizione è stato rappresentato

sia come resistività apparente sia come potenziale

in funzione del tempo d’acquisizione, per riconoscere

in fase preliminare e da un punto di vista qualitativo

il comportamento del mezzo indagato in risposta

alla sollecitazione del campo primario generato e

laddove fosse stato necessario è stato effettuato uno

smoothing sui dati.

5.3. Inversione dei dati

Dopo aver ottenuto gruppi di segnali simili, si è

passati all’inversione di ciascun sondaggio con modellistiche

a strati piani paralleli (analoghe a quelle usate

per i sondaggi elettrici verticali).

La parametrizzazione del modello iniziale per l’inversione

è stata eseguita a partire da dati acquisiti in

zone vicine se non addirittura coincidenti, laddove dis-

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2 • 2011

maggio-agosto

ponibili, acquisiti attraverso altre metodologie geofisiche

all’interno del medesimo progetto di ricerca. In

particolare per i sondaggi della sezione B-B’ (fig. 4)

sono stati usati come informazioni a priori gli orizzonti

di strato ottenuti dall’inversione di dati Multichannel

Analysis Surface Waves o MASW (Park et al., 1997)

acquisiti nella parte più vicina alla costa della sezione,

per una copertura di circa 1000 m.

Tale tecnica permette la restituzione di un modello

monodimensionale che rappresenti la distribuzione

verticale di velocità di propagazione delle onde S.

A partire da segnali sismici di onde di superficie,

acquisiti con un sismografo a 24 canali ed interdistanza

tra i centri dei vari stendimenti pari a 48 m e disposti

linearmente, è stato ottenuto un modello bidimensionale

interpolando con una funzione polinomiale

cubica lungo la direzione del profilo cumulato, le profondi

dei limiti di strato calcolati.

La variazione laterale degli spessori stratigrafici del

modello 2D di velocità sismiche così realizzato è stata

utilizzata come vincolo dell’inversione dei dati di

tomografia elettrica 2D (2D-ERT) acquisiti anch’essi

nella parte più costiera della sezione BB’.

Quattro tomografie elettriche 2D (eseguite tutte

nelle zone più costiere dei profili, fig. 4) hanno permesso

a loro volta di ricavare una distribuzione bidimensionale

di resistività di elevato dettaglio, in coincidenza

con le zone maggiormente interessata dall’intrusione

marina. Anche le sezioni ERT hanno permesso

di individuare le profondità delle principali variazioni

stratigrafiche di resistività elettrica che sono servite

da ulteriore vincolo per i parametri di inversione

dei dati TDEM.

21


Da un modello medio iniziale così ottenuto, avente

resistività in funzione della profondità, è stata realizzata

la parametrizzazione per l’inversione TDEM 1-D di

una parte dei sondaggi elettromagnetici, acquisiti con

coordinate coincidenti con i profili geoelettrici, o in

posizioni ad esso adiacenti.

L’interpretazione per ciascuna zona caratterizzata

da curve simili, è stata fatta considerando modelli con

identico numero di strati e imponendo variazioni minime

di resistività e di spessore tra modelli vicini.

Le problematiche maggiori per la scelta dei parametri

iniziali di inversione e nell’inversione stessa,

sono state riscontrate nelle porzioni campionate con

metodi elettromagnetici, ma mancanti di un confronto

con altre metodologie di indagine.

In questi casi, è stato scelto di eseguire un’inversione

vincolata che permettesse una variazione massima in

termini di resistività e profondità pari al 20% dei corrispondenti

parametri, rispetto all’inversione più vicina.

Tale procedimento ha garantito il rispetto del concetto

di continuità laterale, ma per non forzare il sistema

con soluzioni che non fossero le più valide, è stata

comunque realizzata un’inversione libera per ciascun

sondaggio e si è scelto il più adeguato tra il modello

vincolato e quello libero.

Sono stati pertanto calcolati 126 modelli monodimensionali

di resistività in funzione della profondità, e

ciascuno di questi modelli è stato georeferenziato con

il sistema di riferimento WGS84 UTM 33S.

6. Elaborazione del modello 3D

di resistività elettrica

A partire dal set di modelli monodimensionali

TDEM è stata effettuata una interpolazione per ottenere

un modello tridimensionale della distribuzione della

resistività elettrica nel bacino (Cosentino et al., 2007).

Sono state ottenute sezioni orizzontali di resistività a

differenti profondità (una ogni 5m a partire dal p.c.

fino a – 80 m s.l.m.) interpolando con metodo Kriging

i valori di resistività di ogni modello 1D riscontrati a

tale profondità.

L’algoritmo di regressione Kriging viene usato

comunemente nell’ambito dell’analisi spaziale geostatistica.

L’interpolazione spaziale si basa sull’autocorrelazione

della grandezza, assumendo che la grandezza

in oggetto vari nello spazio con continuità e calcolando

il valore incognito con una media pesata dei valori

noti. I pesi assegnati alle misure dipendono dalla relazione

spaziale tra i valori misurati nell’intorno del

punto incognito e vengono calcolati usando il variogramma,

un grafico che mette in relazione la distanza

tra due punti e il valore di varianza tra le misure effettuate

in questi due punti, esprimendo una stima del

grado di dipendenza spaziale.

22

Una volta ricavata la matrice tridimensionale della

resistività elettrica dell’intero bacino sono state rappresentate

alcune sezioni orizzontali e verticali di resistività,

in corrispondenza di orizzonti geologici o in

modo da evidenziare variazioni rilevanti della grandezza

in esame. In fig. 8 vengono riportate le sezioni generate

per z = [+10 +5 0 -5 -10 -15 -20 -25 -30] metri

s.l.m., ove il campionamento lungo la verticale è stato

scelto con una spaziatura pari a 5 m, per rappresentare

adeguatamente sia la variabilità di resistività sia la

risoluzione del modello.

6.1. Sezioni orizzontali di resistività elettrica

e confronto con carte geochimiche

Il confronto tra le sezione di resistività approssimativamente

corrispondente alla piezometrica (fig. 8) e le

carte geochimiche (fig. 6) evidenzia una notevole correlazione,

soprattutto con l’andamento della conducibilità

dell’acqua e del contenuto in cloruri. Questa considerazione

porta alla conclusione che la resistività

elettrica del sottosuolo dipenda principalmente dalla

salinità dell’acqua di falda.

La realizzazione delle sezioni orizzontali a profondi

variabili finora descritte tuttavia permette di formulare

più di un’ipotesi interpretativa non solo nell’ambito

dell’idrogeologia, ma imponendo anche riflessioni di

natura geologico-strutturale e morfotettonica.

In particolare, osservando attentamente la fascia

costiera appare evidente, a partire dalle porzioni superficiali

ed osservando le variazioni di resistività al crescere

della profondità, un forte gradiente negativo nell’intera

area ed un gradiente ancora maggiore lungo tre

particolari direzioni, che sono state interpretate come

veicolo principale del flusso di acque saline all’interno

dell’acquifero.

Inoltre, a pochi chilometri dalla costa, ove i valori

di resistività molto bassi riscontrati, presentano un gradiente

orizzontale positivo, è stata ipotizzata la presenza

della zona di mixing, ovvero quella porzione limitata

nello spazio che funge da spartiacque all’interno di

volumi di acque composizionalmente differenti. Tale

area estesa, infatti, è caratterizzata probabilmente da

acqua salmastra in quanto presenta valori di resistività

elettrica intermedi rispetto alle resistività tipiche dell’acqua

marina e quelle delle acque in falda.

Anche la porzione più a Nord conduce a interessanti

considerazioni, se si osservano le geometrie delle

superfici di isoresistività per ciascuna sezione orizzontale.

In corrispondenza del settore Nord-Occidentale dell’area

indagata, infatti, risultano evidenti due anomalie

resistive all’interno delle quali si frappone un corpo

conduttivo. Tale condizione già riscontrabile nelle porzioni

più superficiali si propaga fino a circa 30 m.

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L’interpretazione proposta di questo particolare

andamento, prevede l’attribuzione dei due corpi resistivi

alla Formazione delle Calcareniti di Marsala, che

costituirebbero i fianchi di una piega anticlinalica, il

nucleo della suddetta piega viene attribuito al corpo

conduttivo che a sua volta è stato ricondotto al livello

marnoso-argilloso della formazione Marnoso-

Arenacea.

Tale interpretazione scaturisce dalla considerazione

che i rapporti di resistività esistenti tra le litologie citate

presentano un’inversione proseguendo dalla zona

costiera verso l’entroterra. Tale fenomeno va ascritto

alla presenza di salamoie interstiziali all’interno delle

calcareniti in corrispondenza della manifestazione del

cuneo d’ingressione marina e di una conseguente minore

resistività di questo litotipo rispetto alle marne-argil-

Fig. 8. Modello TDEM 3D

del bacino di Petrosino,

ricavato per interpolazione

dei modelli 1D relativi a

ciascun sondaggio TDEM:

sezioni orizzontali

estratte dalla matrice 3D

della resistività.

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lose. La contaminazione da sali decresce al crescere

della distanza dalla costa, pertanto, a distanze compatibili

con il sistema plicativo predetto, la resistività delle

calcareniti risulta maggiore rispetto a quella delle litologie

appartenenti alla formazione Marnoso-Arenacea,

caratterizzate da un’elevata componente argillosa.

L’asse della presunta piega presenta una direzione

NO-SE, parallela agli assi delle pieghe riconosciute in

affioramento nella porzione più orientale dell’area e

descritti in letteratura nella Carta Geologica dell’area

compresa tra Marsala e Mazara del Vallo (D’Angelo e

Vernuccio, 1992). Un’ulteriore conferma della presenza

della piega si ricava osservando la sezione verticale

F-F’ ottenuta ottenuta tagliando il modello 3D

di resistività elettrica ortogonalmente all’asse della

piega (Fig. 9).

23


Fig. 9. Modello TDEM 3D del bacino di Petrosino, ricavato per interpolazione dei modelli 1D relativi a ciascun sondaggio TDEM:

sezioni verticali estratte dalla matrice 3D della resistività, lungo le direzioni mostrate in fig. 4.

6.2. Sezioni verticali di resistività elettrica

La disposizione dei TDEM è stata scelta secondo

alcune direzioni preferenziali per ottenere alcune

sezioni 2D di maggiore dettaglio lungo quelle che in

accordo con i dati geochimici apparivano le principali

direzioni di intrusione marina.

In fig. 4 viene mostrata l’ubicazione cartografica e

l’orientazione di tali sezioni e le relazioni spaziali esistenti

tra queste e le sezioni ottenute tramite altri metodi

geofisici, coincidenti con le sezioni TDEM in alcuni

tratti. Sono state così prodotte 6 sezioni verticali,

mostrate in fig. 9. Le sezioni A-A’, B-B’ e C-C’, grossomodo

perpendicolari alla linea di costa, evidenziano

una forte diminuzione di resistività in vicinanza della

costa e danno informazioni utili per dedurre la forma e

l’estensione dell’intrusione. Altre sezioni di dettaglio

(D-D’, E-E’ e F-F’) sono state ricavate lungo direzioni

grossomodo parallele alla costa al fine di ottenere

informazioni sulla forma del bacino idrografico e sulla

variazione di resistività presentata dalle formazioni

geologiche interessate. Inoltre in un paragrafo successivo

sarà fatto un confronto tra la sezione B-B’ e una

sezione ERT sovrapposta ad essa.

24

6.3. Stima della porosità della calcarenite tramite

correlazione tra dati geochimici e geofisici

La distribuzione spaziale della resistività elettrica

del mezzo, ricavata dai dati TDEM, è stata confrontata

con i valori di resistività dell’acqua ricavati dai dati

geochimici disponibili, per ottenere, attraverso la legge

di Archie, il coefficiente di porosità dei litotipi presenti

espresso in percentuale.

Le rocce che compongono la crosta terrestre sono

per la maggior parte costituite da minerali semiconduttori

o isolanti, per cui la corrente elettrica circolante

nelle rocce saturate in fluidi è generata dal flusso di

ioni in soluzione nei fluidi presenti nei pori.

Il rapporto tra la conducibilità dei pori e quella del

mezzo, in rocce totalmente sature è noto come fattore

di formazione, F (Archie, 1942).

σ w ρ

F = =

(1)

σ ρw

in cui:

σw, ρw = conducibilità e resistività dei fluidi nei pori

σ, ρ = conducibilità e resistività in rocce completamente

sature

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La legge di Archie (1942), che costituisce le basi

per l’interpretazione di log resistivi, è una relazione

empirica che lega il fattore di formazione alla porosità

in rocce serbatoio saturate in fluidi (non argille):

F = αϕ –m (2)

L’esponente m varia approssimativamente tra 1.3 e

2.5 per la maggior parte delle rocce sedimentarie ed è

circa 2 per le calcareniti; α è una costante empirica che

viene generalmente posta pari a 1. Un valore maggiore

di 1 si ottiene in genere se si cerca di applicare il

modello di Archie a rocce che non seguono strettamente

il comportamento di Archie.

La legge di Archie descrive al meglio il caso di sabbie

pulite, ben classate, con conduzione elettrica che si

manifesti soltanto per diffusione di ioni all’interno del

fluido incluso nei pori. Al contrario, rappresentano

rocce non descrivibili attraverso Archie, le sabbie

argillose, le rocce caratterizzate da porosità secondaria

per dissoluzione, e rocce con micro-porosità isolate

(Herrick, 1988).

La seconda legge di Archie per la saturazione (Keller

e Frischknecht, 1966), lega la resistività ρt di una roccia

parzialmente satura, la frazione di pori totali riempiti

di fluido Sw (fattore di saturazione) e la porosità ϕ

attraverso la relazione:

ρ

= =

ρ

–n t

Sw ρt

ϕ m

w

ρ ,

(3)

dove ρ è la resistività della roccia quando questa è completamente

satura di fluido (cioè quando S w = 1), ρ w è la

resistività dell’acqua, e l’esponente di saturazione n,

derivato empiricamente, è circa 2 per la calcarenite.

Utilizzando la seconda legge di Archie, i dati di

resistività ricavati dalle indagini TDEM sono stati confrontati

con i dati sulla conducibilità delle acque ricavati

dalle analisi geochimiche. La resistività dell’acqua

ρ w, ricavata dai dati di conducibilità delle acque cam-

Fig. 10. Distribuzione

statistica e correlazione

mediante regressione

lineare della resistività

della roccia

(ricavata dalle misure

geofisiche) in funzione

della resistività dell’acqua

di falda alla superficie

piezometrica (ricavata dai

campionamenti in pozzo).

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pionate al livello piezometrico per ogni pozzo della

zona, è stata correlata alla resistività del mezzo ρ t stimata

dal modello 3D di resistività in corrispondenza di

ogni pozzo alla profondità della piezometrica. La distribuzione

statistica delle due grandezze è stata riportata

in un grafico a dispersione (Fig. 10).

Alla serie di dati rappresentati in figura è stata

applicata una regressione lineare, vincolando l’intercetta

della retta rispetto all’origine. Il coefficiente

angolare della retta di regressione è quindi pari ρ t/ρ w =

F = 6.39. Il coefficiente di correlazione tra i due set di

dati è risultato pari a R=0.73.

A partire dal fattore di formazione F calcolato ci

sono diversi modi di stimare la porosità della roccia. Se

consideriamo il limite inferiore di Hashin-Shtrikman

del fattore di porosità F per una roccia con porosità ϕ,

esso è dato da (Berryman, 1995):

HS – 3 1 – ϕ

F = 1 + . (4)

2 ϕ

Applicando la suddetta equazione si ricava un valore

di porosità minima per l’area investigata pari al 22%

del volume totale.

Poiché i campioni di acqua sono stati prelevati da

pozzi in cui la superficie piezometrica dovrebbe attestarsi

all’interno delle Calcareniti di Marsala, si può

concludere affermando che tale formazione rocciosa è

caratterizzata da una porosità minima del 22%. Tale

valore di porosità si attesta perfettamente all’interno

dell’intervallo di valori tipici descritti in letteratura, per

i limiti di porosità delle calcareniti.

Più semplicemente considerando la seconda legge

di Archie per rocce sature prive di argille, e ponendo

m=2 e α=1, otteniamo una porosità media pari al 39%.

I valori ottenuti sono comunque compatibili con quelli

medi delle calcareniti in letteratura.

Una correlazione più accurata è stata ottenuta

estraendo dal modello 3D la carta dei valori di resisti-

25


vità presentati dalla superficie piezometrica (curva) e

correlando la matrice numerica di questa carta con

quella della carta di resistività dell’acqua. Si è ricavata

una carta della porosità stimata per la calcarenite al

livello piezometrico (fig. 11). Da questa si nota come

la porosità si mantenga omogenea con valori intorno al

20%, compatibili con le calcareniti, tranne che in alcune

zone costiere, in cui è ipotizzabile che l’elevato contenuto

salino non renda più valida la legge di Archie.

7.Tomografie elettriche (ERT) per lo

studio di dettaglio della fascia costiera

Precedenti indagini geofisiche effettuate nella

fascia costiera (Capizzi et al., 2010) avevano consentito

di individuare le principali zone d’ingressione marina.

Infatti, per uno studio di dettaglio del cuneo d’intrusione

limitato alla zona costiera, erano state eseguite

tre linee di tomografie elettriche la cui inversione era

stata vincolata da alcuni sondaggi sismici MASW.

Questi studi avevano già evidenziato valori di resistività

del sottosuolo molto bassi, (in alcuni casi minori

di 1 Ωm) a causa dell’elevata salinità dell’acqua. Ciò

aveva causato non pochi problemi durante l’acquisizione,

per la conseguente difficoltà di ottenere rapporti

segnale/rumore utili (i potenziali misurati spesso

risultavano minori di 10 mV, in rapporto all’intensità di

26

Fig. 11. Carta della porosità

della calcarenite stimata al

livello piezometrico, ottenuta

correlando la matrice

numerica della carta della

resistività della roccia alla

superficie piezometrica con

quella della carta di

resistività dell’acqua alla

stessa superficie.

corrente erogata dalla strumentazione usata, non superiore

a 500 mA). Da ciò era derivata la difficoltà di raggiungere

la profondidi indagine necessaria per investigare

il basamento argilloso dell’acquifero.

Inoltre la scelta dei siti d’indagine era risultata particolarmente

critica per le difficili condizioni di operatività

causate dalla diffusa presenza di impianti agricoli

che, ovviamente, interagiscono con le operazioni di

misura.

I risultati avevano comunque permesso di evidenziare

il cuneo d’ingressione e avevano dimostrato

come la salinità della falda aumentasse notevolmente

nelle zone costiere.

7.1. Esecuzione di una tomografia elettrica di resistività

Una di queste zone in precedenza individuate è

stata in seguito scelta per la progettazione di un monitoraggio

elettro-tomografico mediante l’esecuzione di

tomografie di resistività elettrica ERT (Loke, 1999),

al fine di elaborare un modello di evoluzione idrogeologica

stagionale dell’acquifero. In fig. 4 è mostrata

l’ubicazione della linea tomografica B-B’’ orientata

perpendicolarmente alla linea di costa, di lunghezza

pari a 960 m e distanza elettrodica pari a 5 m. L’ubicazione

della sezione ERT è stata fatta coincidere

con la porzione più vicina al mare della sezione elet-

2 • 2011

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maggio-agosto


tromagnetica B-B’ in modo da poter eseguire una comparazione

tra i modelli ottenuti. Per migliorare il rapporto

segnale-rumore medio, evitando l’uso di generatori

di potenza poco maneggevoli e con un limitato

numero di canali, è stato necessario ottimizzare la

sequenza di misura, con l’obiettivo di raggiungere una

profondità d’indagine di circa 65 m, mantenendo al

contempo valori relativamente bassi del fattore geometrico.

In questo modo gli errori stimati sulle misure

si sono mantenuti inferiori al 5%.

È stata adoperata principalmente una configurazione

polo-dipolo, con ordine di dipolo massimo pari a 5

e con lunghezza di dipolo da una a sei volte la lunghezza

interelettrodica minima.

L’uso di un resistivimetro Syscal Pro a 48 canali ha

permesso l’acquisizione di sette linee di 240 m, ciascuna

sovrapposta rispetto alla precedente di 24 elettrodi,

in modo da garantire una copertura totale della

pseudo-sezione, almeno fino ad una pseudo-profondi

di 40 m.

Purtroppo al di sotto dei 40 m di profondità la

copertura non è omogenea e le misure sono piuttosto

rumorose. Ne è derivata in passato (studi precedenti) la

difficoltà di individuare con precisione il basamento

argilloso-marnoso dell’acquifero. Da questa considerazione

è nata la necessità di vincolare le inversioni con

informazioni di tipo geologico e con altre misure geofisiche

che sono state eseguite lungo la stessa linea.

7.2. Inversioni ERT vincolate da sondaggi MASW

A questo scopo sono stati effettuati lungo la linea B-

B’’ quindici sondaggi sismici con il metodo Multi

Analysis Surface Waves (MASW), approssimativa-

Fig. 12. Confronto tra la

tomografia elettrica B-B’’

(in alto), con inversione

vincolata dall’interfaccia

di strato ottenuta

per interpretazione

dei sondaggi MASW

(linea nera), e (in basso)

la porzione costiera

della sezione TDEM B-B’.

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mente equispaziati. Per ogni sondaggio sono state eseguite

quattro energizzazioni a 5 e 10 m dal primo e dall’ultimo

geofono.

L’algoritmo d’inversione utilizzato è basato su tecniche

euristiche di analisi globale dello spazio dei

modelli e consente, in un tempo ragionevole, di avvicinarsi

al punto di minimo assoluto della funzione obiettivo.

Il modello di partenza per l’inversione di ogni sondaggio

MASW è stato scelto basandosi sulle informazioni

geologiche disponibili per la zona. Si tratta di una

semplice modellistica a tre strati consistente in una sottile

copertura a bassa velocità, uno strato intermedio

con velocità tipiche delle calcareniti di Marsala e un

basamento con velocità compatibili con argille consolidate.

I modelli ottenuti sono stati interpolati per generare

una sezione 2D, che è stata usata per vincolare le

tomografie elettriche. La sezione 2D delle v s mostra che

il tetto del basamento si trova a profondità variabili da

25 metri vicino alla costa e 35 m nella zona interna.

I risultati dell’inversione vincolata sono visibili in

fig. 12 (la linea nera sovrapposta indica il limite di strato

ottenuto con i MASW). In essa si può notare che i

valori di resistività al disotto della copertura si mantengono

sensibilmente molto bassi per tutta la sezione.

Inoltre il contrasto di resistività tra l’acquifero e il basamento

è piccolo probabilmente anche perché la formazione

argilloso-sabbiosa è parzialmente satura e quindi

non esiste un limite netto tra acquifero e basamento.

Se si esegue un confronto tra la tomografia elettrica

B-B’’ (fig. 12, in alto) e la sezione TDEM B-B’ nella

parte iniziale, prossima alla costa (Fig. 12, in basso), si

evidenzia una forte correlazione tra i due modelli di

resistività elettrica, in particolare modo per la porzione

media e profonda dove la distribuzione di resistività

27


presenta andamento e valori simili. La porzione superficiale

mostra un andamento analogo ma con valori di

resistività sostanzialmente diversi: tale differenza è

legata al maggior potere risolvente del metodo ERT

rispetto al metodo TDEM contrapposto alla maggiore

profondità d’indagine di quest’ultimo metodo rispetto

al metodo ERT. Di conseguenza in superficie gli elevati

gradienti di resistività non vengono bene rappresentati

dai modelli elettromagnetici, laddove al contrario,

vengono ben risolti con il metodo ERT.

Nella porzione profonda è inoltre possibile riconoscere

un leggero aumento della resistività in corrispondenza

dell’intervallo compreso tra -25 m e -35 m s.l.m.

Tale differenza è geologicamente riconducibile ad una

variazione litologica in corrispondenza del basamento

dell’acquifero, rappresentato dalla transizione dalle

calcareniti alle marne argillose.

Dai valori di resistività osservati, che per l’acquifero

si mantengono inferiori a 2 Ωm fino a circa 1400 m

dalla costa, si vede come il cuneo di intrusione salina

si spinga fino a questa distanza.

7.3. Tomografie elettriche time-lapse

L’ultima fase della ricerca ha previsto la ripetizione

di quattro tomografie elettriche a cadenza stagionale in

una porzione centrale ridotta della sezione B-B’’, finalizzate

al monitoraggio dell’evoluzione stagionale dell’acquifero

nella parte più costiera (De Franco et al. 2009).

L’inversione time-lapse è stata compiuta usando

una tecnica di joint inversion che utilizza il modello

inverso ottenuto dal primo dataset come modello ini-

28

ziale di riferimento in modo da vincolare le inversioni

dei dataset successivi (Loke, 1999).

Nel caso di un acquifero interessato da intrusione

marina, la variazione di resistività misurata può essere

causata sia dalla variazione del contenuto di sali nell’acqua,

sia dalla variazione del contenuto d’acqua nei

pori della roccia. In genere quando esiste un’interazione

tra acqua dolce e acqua di mare alla variazione di

resistività concorrono entrambe le cause. Se non abbiamo

ulteriori informazioni indipendenti possiamo fare,

semplificando, due ipotesi limite: nella prima ipotesi si

assume che la saturazione idrica sia costante nel tempo

e vari soltanto il contenuto di salinità. Questa variazione

può essere facilmente ricavata dal rapporto ρ 2/ρ 1;

nella seconda ipotesi si assume che il contenuto salino

sia costante mentre la saturazione idrica diminuisce

localmente nel tempo. In questo caso è possibile valutare

il fattore di saturazione S w derivandolo dalla (3),

secondo Keller e Frischknecht (1966).

Osservando le inversioni vincolate (limitate alla

probabile porzione calcarenitica) ottenute acquisendo a

cadenza stagionale nel 2010 (fig. 13), risulta evidente

un aumento della resistività da marzo a giugno, seguito

da una diminuzione da giugno a settembre e da piccole

variazioni a dicembre.

Se supponessimo che la saturazione si mantenga

grossomodo invariata (ipotesi in verità poco realistica,

soprattutto per la parte più superficiale dell’acquifero)

dal rapporto di resistività potremmo stimare la variazione

di salinità. In questo caso al forte aumento di

resistività nell’acquifero da marzo a giugno dovrebbe

corrispondere una poco realistica diminuzione di sali-

Fig. 13. Tomografie

elettriche time-lapse

eseguite nel 2010, a cadenza

stagionale, nella parte

centrale della linea B-B’’.

2 • 2011

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gdiS


nità per quel periodo. Inoltre analoghe considerazioni

possono essere fatte per le stagioni successive.

Se invece consideriamo l’ipotesi semplificativa che

la variazione di resistività sia dovuta essenzialmente

alla variazione di saturazione della roccia (ipotesi

molto più realistica perché riguarda una zona dove

l’intrusione marina è pressoché totale) allora considerando

l’acquifero a marzo come completamente saturo

possiamo stimare la frazione di pori totali satura,

secondo Keller e Frischknecht (1966). Secondo questa

ipotesi si vede come a giugno l’acquifero risulti fortemente

desaturato, fino alla profondità delle argille sabbiose

e la sua ricarica avvenga lentamente (fig. 14).

8. Conclusioni

L’approvvigionamento idrico dei comuni ricadenti

all’interno dell’area studiata è compromesso, in relazione

alla qualità delle acque emunte, dal fenomeno

dell’ingressione marina che si è protratto a grandi

distanze dalla linea di costa. Tale fenomeno è stato causato

da un sovrasfruttamento dell’acquifero per finalità

agricole e industriali che ha comportato un notevole

abbassamento della superficie piezometrica, con evidenti

segni dati dalla sparizione di zone paludose note

come Margi.

La ricerca qui descritta ha previsto l’integrazione di

dati ottenuti tramite molteplici tecniche di analisi, sia

di tipo geochimico sia geofisico, al fine di restituire un

modello sufficientemente risolto dell’intero acquifero

costiero e, nell’ottica di un monitoraggio a lungo termine

dell’area, di conoscere le variazioni dei parametri

del modello che meglio descrivono il fenomeno dell’intrusione

marina, in modo da poterne predire l’evoluzione

futura.

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maggio-agosto

Fig. 14. Andamento

del fattore di saturazione S w

per giugno, settembre

e dicembre 2010,

ricavato secondo Keller

e Frishknecht (1966),

ipotizzando la porzione

di acquifero completamente

satura (S w = 1) nel mese

di marzo, fino al livello

argilloso-sabbioso.

Il processing dei dati elettromagnetici raccolti ha

permesso di definire un modello tridimensionale della

distribuzione di resistività nell’acquifero, e un proficuo

confronto con i risultati ottenuti attraverso altre metodologie

d’indagine.

La ricostruzione tridimensionale della resistività

elettrica nell’acquifero ha inoltre evidenziato delle

geometrie di particolare interesse geologico, evidenziando

una piega antiforme sepolta con asse parallelo

agli assi delle strutture plicative note nelle vicinanze.

In una fase successiva, il confronto del modello

TDEM ottenuto, con i modelli relativi ai metodi di analisi

di onde di superficie e di tomografia elettrica, ha

confermato l’esigenza di dover usufruire di dati di

diversa natura e acquisiti tramite tecniche differenti.

Infatti, nel contesto dell’interpretazione congiunta

di dati ottenuti con metodi diversi, ma che indaghino il

medesimo parametro fisico, il modello ottenuto da dati

TDEM definisce certamente in modo esauriente le

caratteristiche dell’acquifero a grande scala, ma, quando

messo a confronto con la sezione tomografica elettrica

mostra una risoluzione inferiore, specie nella definizione

della porzione altamente resistiva superficiale,

e nella definizione del limite inferiore dell’acquifero.

Al contrario i dati geoelettrici forniscono un dettaglio

superiore, ma la complessità nella realizzazione degli

stendimenti e dei tempi di acquisizione, limita spazialmente

le informazioni ottenibili con questa tecnica.

I metodi che indagano la resistività, specialmente se

applicati ad indagini in ambiente costiero, risentono

molto della presenza di salamoie interstiziali, rendendo

quindi incerto, in fase interpretativa, il riconoscimento

di limiti geologici profondi. In tali situazioni di criticità,

che determinano bassi contrasti di resistività, è fondamentale

la scelta delle sequenze di acquisizione e

29


l’uso di tecniche di preprocessing e filtraggio dei dati

per una corretta interpretazione. Inoltre l’uso di altre

tecniche geofisiche (MASW) può essere determinante

per una stima dei parametri elastici del mezzo e quindi

per una corretta localizzazione delle superfici di strato

altrimenti difficilmente individuabili dai soli metodi di

resistività elettrica.

Il processo di confronto può essere ulteriormente

esteso, utilizzando le informazioni disponibili, sia geochimiche

sia geologiche. Dall’utilizzo congiunto dei

dati geochimici di resistività delle acque e quelli geofisici

di resistività dei terreni, è stato possibile, infatti,

ottenere il dato di porosità media delle Calcareniti di

Marsala e di desumerne pertanto il potenziale volume

imbibito.

L’implementazione di metodi d’indagine geofisica

integrati (TDEM, ERT, MASW) lungo direzioni preferenziali

d’intrusione marina, ha permesso di ottenere

sezioni geoelettriche di elevato dettaglio in una

zona di particolare interesse, definendo con precisione

la geometria del cuneo di intrusione di acqua di mare

e la zona di transizione ed evidenziando l’andamento

stagionale del fenomeno. Il confronto tra modelli geofisici

ottenuti dall’elaborazione di dati acquisiti con

metodi diversi ha mostrato una buona compatibilità

dei risultati, diminuendo l’incertezza interpretativa

mediante la sovrapposizione dei differenti modelli

geometrici ottenuti, e di conseguenza aumentando la

robustezza dell’inversione e la validità dell’interpretazione

geologica. Pertanto la ricostruzione di dettaglio

della sezione conferma e valida ulteriormente il

modello fisico-matematico ottenuto per l’intera area

indagata.

In definitiva si può affermare che i metodi geofisici

che indagano la resistività elettrica, se vincolati da corrette

informazioni geologiche, idrogeologiche e geochimiche,

nonché da informazioni relative ad altri

parametri geofisici, possono fornire un validissimo

contributo per la ricostruzione dettagliata della geometria

e dell’evoluzione degli acquiferi costieri.

I risultati metodologici ottenuti potranno consentire

il tracciamento di alcune linee guida applicabili allo

studio di acquiferi di molte regioni costiere mediterranee

che presentano caratteristiche idrogeologiche simili

e analoghi rischi di salinizzazione.

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2 • 2011

maggio-agosto

gdiS


CONSIDERAZIONI SULLE COSTRUZIONI

E GLI INTERVENTI DI MODESTA RILEVANZA

Pietro Todaro

Consigliere dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia - e-mail: pietrotodaro@pecgeologidisicilia.it

Una frequente domanda di chiarimenti che viene

rivolta dai professionisti geologi agli OO.R.R. è quella

che riguarda il contenuto delle relazioni specialistiche,

le metodologie d’indagine e gli elaborati che bisogna

predisporre e allegare ai progetti di “costruzioni di

modesta rilevanza” a cui fanno riferimento in maniera

approssimativa e non priva di ambiguità le NTC08. I

riferimenti normativi richiamati dalle NTC08 (10.1) e

dalla circolare 617/09 (C10.1 - comma 1) che dovrebbero

esplicitare univocamente i contenuti della relazione

di calcolo, delle relazioni specialistiche annesse

(geologica, geotecnica e sismica), sono i seguenti:

D.P.R. n. 380/2001, il Codice dei contratti pubblici di

cui al D.Lgs. n.163/2006, il Regolamento di attuazione

D.P.R. n. 207/2010 in vigore dal 09.06.2011. In verità

gli estensori delle NTC hanno cercato di evitare di formulare

una definizione per le opere modeste, mentre lo

hanno fatto introducendo la descrizione delle cosiddette

“costruzioni semplici” (7.8.1.9). A complicare ulteriormente

l’interpretazione delle NTC sono le normative

e i regolamenti regionali, oltre i regolamenti edilizi

comunali che fanno riferimento ad una serie di opere

“modeste” definendole in maniera differente e poco

univoca, in base all’esperienza locale e in forza della

loro autonomia di regolamentare. Possiamo citare a

titolo di esempio le seguenti espressioni : opere di

modesto impegno costruttivo, opere di limitata importanza

statica,interventi edilizi minori, opere di modesta

rilevanza, piccole costruzioni, lavori minori, costruzioni

semplici, opere di trascurabile importanza ai fini

della pubblica incolumità, modeste costruzioni civili,

opere minori, strutture secondarie, elementi non strutturali,

opere interne, opere provvisionali etc. Le stesse

NTC sono carenti e ambigue, richiamano direttamente

l’argomento solamente nel paragrafo della modellazione

geotecnica (6.2.2, comma 7) e al paragrafo C6.2.1

della Circolare n. 617/09, comma 2, senza entrare nel

dettaglio, e questo purtroppo lascia la possibilità che

ciascuno possa applicare la “sua regola” creando e

accrescendo incertezze e confusione tra i professionisti,

ma anche nei competenti uffici di controllo (Genio

Civile, Regioni, Provincie etc.). Più in generale le

NTC08 con la definizione del concetto di Vita nominale

(punto 2.4.1) hanno introdotto tre tipologie di

costruzioni : 1) Opere provvisorie e provvisionali ; 2)

Opere ordinarie; 3) Grandi opere. L’altro fattore per la

valutazione della sicurezza è la Classe d’uso, concettualmente

equivalente alla categorie d’importanza

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maggio-agosto

delle costruzioni, suddivise in quattro classi ( I-II-III-

IV) differenziate da vari livelli di affollamento e di

pericoli (punto 2.4.2). Le stesse NTC08 sempre al fine

delle verifiche di sicurezza prescrivono che i progetti

strutturali esecutivi debbano comprendere obbligatoriamente

(punto 10.1 comma 1/5) le relazioni sui risultati

sperimentali corrispondenti alle indagini specialistiche

(relazione geologica, relazione geotecnica e

relazione sismica sulla pericolosità del sito) successivamente

descritte dalla circolare n. 617/09 (C.10.1.5.1).

Mette appena conto rimarcare che oltre all’incidenza

delle dimensioni e all’importanza della struttura devono

essere considerate ugualmente le condizioni di pericolosità

sismica e geologica del sito da cui dipendono

allo stesso modo le implicazioni a tutela della vita delle

persone. In ogni caso, come recita l’art. 64 del DPR

380/2001 “il livello delle indagini deve avere per finalità

primaria di assicurare la perfetta stabilità e sicurezza

delle strutture e del sito e di evitare qualsiasi pericolo

per la pubblica incolumità ed in modo da escludere

la necessità di variazioni in corso di esecuzione”. La

giurisprudenza in materia di “costruzioni modeste”

(costruzioni di modesta rilevanza) è abbastanza ricca

di analisi e studi per quanto riguarda l’infinita disputa

sui campi di competenza degli ingegneri, architetti e

geometri che per legge dello Stato, e secondo le

Direttive Europee, sono abilitati ad operare ab origine

nel settore delle costruzioni. È stabilito che “non si può

a priori decidere quando una costruzione sia modesta e

quando no, perché tale criterio è relativo, da stabilire di

volta in volta, e non assoluto e fisso. Occorre una indagine

di fatto, tesa ad accertare se una costruzione, un

manufatto in generale sia da considerare modesto o

meno dovendosi valutare caso per caso le difficoltà e le

incertezze tecniche che la progettazione e l’esecuzione

dell’opera comporta e della capacità concreta per superarle”.

Il criterio è soprattutto tecnico-qualitativo e non

quantitativo e dimensionale come è stato chiarito

ampiamente oramai da molti anni dalla Corte di

Cassazione nella sentenza n. 1474 del 13.05.1968 che

ha stabilito il criterio prevalente secondo il quale una

“modesta costruzione” si deve intendere in rapporto ai

problemi tecnici che implica la progettazione quando è

in pericolo l’incolumità delle persone. Uno dei problemi

tecnici che costituisce una indeterminazione progettuale

di base è certamente la conoscenza dei dati geologici,

geotecnici e sismici nei vari livelli, gradi e

metodi di acquisizione. Pertanto in linea di principio

31


generale per individuare e stabilire se una costruzione

è di “modesta” rilevanza in applicazione e rispetto

delle nuove norme tecniche non è sufficiente definire

solamente la tipologia e le caratteristiche dimensionali

dell’opera ma bisognerebbe aggiungere la classe

d’’uso e la vita utile. Aggiungiamo che questa condizione

è necessaria ma non è sufficiente dal momento

che le verifiche progettuali sulla sicurezza delle strutture

devono essere integrate con quelle di sicurezza del

sito (6.4.2.1- comma 3). A questo punto bisogna scindere

la preliminare indagine e modellazione geologica

(6.2.1) e sismica (3.2 e C3), nelle sue varie gradualità

di approfondimento, dalle indagini e caratterizzazione

geotecnica (6.2.2). Per la modellazione geologica e di

pericolosità sismica del sito, le NTC non impongono

limiti in riferimento alle costruzioni di modesta rilevanza,

riconoscendo indirettamente l’obbligo di eseguire

le indagini sui terreni e riportarle in una apposita

relazione geologica e sismica. Altra cosa è la modellazione

geotecnica, le NTC08 al punto 6.2.2 comma 7

rimandano alla responsabilità del progettista l’esecuzione

delle indagini ritenendo comunque sufficiente

basare le verifiche di sicurezza sull’esperienza, sui dati

disponibili, sulla conoscenza dei dati geotecnici zonali

e riferire in un apposita relazione geotecnica. Nella

programmazione delle indagini si deve comunque

tener sempre presente l’innovativo carattere prestazionale

delle NTC08 secondo le quali il livello di sicurezza

e quindi il livello delle analisi e delle verifiche devono

essere proporzionati all’importanza della costruzione

e della sua vita utile (nominale). Elementi e obiettivi

che vengono esplicitamente dichiarati all’atto della

progettazione. Ciò detto è chiaro che gli adempimenti

sul terreno per la caratterizzazione geologica, geotecnica

e di pericolosità sismica del sito avranno come riferimento

questi criteri in rapporto alle classi d’uso concettualmente

equivalenti alle categorie d’importanza

delle costruzioni. In riferimento ai richiami normativi

delle NTC si riportano di seguito in dettaglio le osservazioni

a chiarimento di quanto descritto, in relazione

alle seguenti categorie di opere “modeste” prese a riferimento:

32

TIPOLOGIE

1 Costruzioni semplici

2 Costruzioni di modesta rilevanza

3 Opere minori

4

Elementi strutturali “secondari”

e elementi non strutturali

5 Opere provvisionali e provvisorie

6 Opere interne

Tab. 1

1. COSTRUZIONI SEMPLICI

(NTC punto 4.5.6)

Le NTC introducono la definizione di “edifici o

costruzioni semplici” (4.5.6 e 7.8.1.9) caratterizzate da

strutture iperstatiche regolari sia in pianta che in elevazione,

secondo le condizioni di regolarità espresse nel

punto (7.2.2). In particolare tra le altre caratteristiche il

numero dei piani non deve essere superiore a 3 (entro

e fuori terra) per la muratura ordinaria e non superiore

a 4 per muratura armata. Per le costruzioni semplici

ricadenti in zona sismica 2, 3, 4, è consentito eseguire

verifiche in via semplificativa con analisi e verifiche di

sicurezza che s’intendono automaticamente soddisfatte

senza l’effettuazione di alcun calcolo esplicito (7.8.1.6

comma 4). L’accelerazione di picco attesa al suolo

A g=a gxS sxS T viene definita con l’acquisizione in

campo dell’amplificazione stratigrafica S S. Il coefficiente

topografico S T si applica solo nel caso di strutture

di classe d’uso III (Costruzioni con affollamenti

significativi, industrie con attività pericolose per l’ambiente,

ponti e reti ferroviarie, dighe rilevanti) e IV (

costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche

importanti etc.(Tab. 7.8.III). Le costruzioni da edificarsi

in siti ricadenti in zona 4 possono essere progettate

applicando le sole regole valide per strutture non soggette

ad azione sismica. In tal caso si può assumere

l’accelerazione di picco sul terreno A g = 0,07g.

Pertanto in conclusione ne consegue che le relazioni

specialistiche a supporto delle scelte e delle analisi

progettuali, in particolare la relazione geologica, la

relazione geotecnica e la relazione sulla pericolosità

sismica del sito (6.1.2, 6.2.2 e 3.2), debbano considerarsi

sempre necessarie a supporto della sicurezza progettuale.

Solo per le costruzioni di edifici ricadenti in

zona 4 non sarà obbligatoria la relazione sismica dal

momento che le NTC fissano a priori il valore dell’accelerazione

di picco sul terreno (A g = 0,07g). Allo stesso

modo l’utilizzo delle verifiche di sicurezza stabilità

in via semplificativa alle T.A. (4.5.6.4) consente di

redigere la relazione geotecnica sulla conoscenza dei

dati geotecnici zonali disponibili (indagini geotecniche

di tipo qualitativo) e sull’esperienza locale. Necessari

saranno invece, comunque, gli accertamenti sul terreno

a supporto della caratterizzazione e modellazione geologica

del sito da effettuare con i metodi propri del rilevamento

geologico.

2. COSTRUZIONI

DI MODESTA RILEVANZA

Nelle NTC2008 vengono solamente richiamate “le

costruzioni e gli interventi di modesta rilevanza” (6.2.2

– comma 7) senza produrre alcuna definizione. Le

nuove norme per la redazione della relazione geologica

(6.2.1 – comma 2) “caratterizzazione e modellazio-

2 • 2011

maggio-agosto

gdiS


ne geologica del sito” stabiliscono che “specifiche

indagini in funzione del tipo di opera e della complessità

del contesto geologico, saranno finalizzate ad una

documentata ricostruzione del modello geologico”. La

circolare al capitolo C6.2 Articolazione del progetto (§

C6.2.1 – comma 2) approfondisce di poco la precedente

raccomandazione e recita “i metodi e le tecniche di

studio, l’approfondimento e dettaglio delle analisi e

delle indagini devono essere commisurati alla complessità

geologica del sito, alle caratteristiche dello

scenario territoriale ed ambientale in cui si opera, e

alle finalità progettuali”. Al concetto di “costruzioni di

modesto rilievo” è fatto riferimento, in maniera

approssimata, nel D.M. 11.03.1988 dove al punto A.2,

comma 7, si legge “Nel caso di costruzioni di modesto

rilievo in rapporto alla stabilità globale dell’insieme

opera-terreno, che ricadano in zone già note, la caratterizzazione

geotecnica del sottosuolo può essere ottenuta

per mezzo della raccolta di notizie e dati sui quali

possa responsabilmente essere basata la progettazione.

Al punto C.3, comma 4, si legge inoltre “Nel caso di

modesti manufatti che ricadono in zone note, le indagini

in sito ed in laboratorio sui terreni di fondazione

possono essere ridotte od omesse, sempreché sia possibile

procedere alla caratterizzazione dei terreni sulla

base di dati e di notizie raccolti mediante indagini precedenti,

eseguite su terreni simili ed in aree adiacenti.

In tal caso dovranno essere specificate le fonti dalle

quali si è pervenuti alla caratterizzazione fisicomeccanica

del sottosuolo”. La necessità di individuare e

determinare le caratteristiche di pericolosità di sito,

geologica e sismica, per le verifiche di sicurezza comporta

pertanto che anche il concetto di “costruzioni o

interventi di modesta rilevanza” non può essere separato

dal livello di conoscenza del sottosuolo, dalle

caratteristiche geologiche, geomorfologiche e geotecniche

dell’area in cui il sito è inserito, in relazione al

possibile incremento di rischio per le persone.

2.1. Il concetto di “zona geotecnica nota”

Tra i vari criteri di valutazione e definizione di

“zona nota” sotto l’aspetto geologico applicativo e

geotecnico quelli di maggior dettaglio tecnico, da tenere

in considerazione, sono riportati nel D.P.G.R. della

Toscana n. 26/r del 27.04.01 – Regolamento d’attuazione

dell’art. 62 “Norme per il governo del territorio

in materia di indagini geologiche (pubblicato sul

B.U.R.T. n. 11 del 07.05.2007), “Direttive tecniche per

le indagini atte a verificare la pericolosità del territorio

sotto l’aspetto geologico, idraulico, per la valutazione

degli effetti locali e di sito in funzione della riduzione

del rischio sismico”.

Al fine di una corretta definizione della “zona

nota” sotto l’aspetto geotecnico è necessario prelimi-

gdiS

2 • 2011

maggio-agosto

narmente valutare i seguenti aspetti: 1) La relazione

geologica deve specificare e meglio chiarire tutti quegli

elementi di pericolosità desumibili dagli strumenti

urbanistici vigenti anche in considerazione degli elementi

di pericolosità sismica presenti in funzione delle

zone sismiche di appartenenza (Regolamento 26/R); 2)

Gli elementi geologici, geomorfologici dell’area e le

caratteristiche geotecniche del sito, desunte, devono

essere confrontate con le caratteristiche del progetto. A

tal fine è necessario esplicitare la coerenza con lo stato

reale dei luoghi alla data di stesura del progetto, anche

sulla base di specifici rilievi e/o sopralluoghi. Sulla

base degli elementi raccolti di cui ai precedenti punti 1

e 2 è quindi possibile definire o meno il verificarsi

delle condizioni di esistenza di “costruzioni o di interventi

di modesta rilevanza”, che ricadano in zone ben

conosciute dal punto di vista geotecnico”, riassumibile

nel concetto di “zona nota” e conseguentemente la

necessità o meno di approfondimenti di carattere geognostico,

geotecnico e geofisico. Pertanto, si considera

un’area “nota”, in riferimento a modesti interventi in

rapporto alla stabilità opera-terreno, quando l’insieme

dei dati esistenti è tale da consentire la formulazione di

un attendibile modello geologico e geotecnico del sottosuolo

e comunque commisurati alla complessità geologica

del sito. Nello specifico, in relazione al tipo

d’intervento previsto, il sottosuolo può considerarsi

“noto” quando:

• In ambiti di pianura, esiste, in un intorno di alcune

decine di metri rispetto all’intervento e in contesti

geologico e geotecnici uniformi, la possibilità di

una ricostruzione litostratigrafica e geotecnica derivante

da specifiche indagini geognostiche. Tali

ambiti sono indicativi e se adeguatamente giustificati

possono anche comprendere intorni superiori,

in relazione alla numero di indagini tra loro correlabili

presenti nell’area e alla omogeneità del contesto

geologico.

• In ambiti di pendio, esiste, in un intorno di poche

decine di metri rispetto all’intervento e in contesti

geologico e geotecnici uniformi, la possibilità di

una ricostruzione litostratigrafica e geotecnica derivante

da specifiche indagini geognostiche. Tali

ambiti sono indicativi e se adeguatamente giustificati

possono anche comprendere intorni superiori,

in relazione alla numero di indagini tra loro correlabili

presenti nell’area e alla omogeneità del contesto

geologico.

• il substrato roccioso è affiorante o sub affiorante

ed il rilievo critico dei singoli affioramenti consente

la stima dello spessore del detrito superficiale

e delle caratteristiche generali della formazione rocciosa

(tra cui la stratificazione, la presenza di discontinuità,

lo stato di fratturazione…).

33


Lo stesso Regolamento fornisce alcune indicazioni

per la definizione di “Modesti Interventi”. A) Interventi

di adeguamento sismico (ad eccezione delle

sopraelevazioni) in classe d’uso I e II, che comportino

incrementi dei carichi globali in fondazioni superiori

al 10 %, e ampliamenti fino a 150 m 3 , con altezza

in gronda non superiore a 6 m; B) Nuove

costruzioni edilizie con volume fino a 1200 m 3 e altezza

in gronda inferiore a 10 m, in classe d’uso I; C)

Nuove costruzioni edilizie con volume fino a 150 m 3

e altezza in gronda non superiore ai 6 metri, in classe

d’uso II; D) Opere Temporanee con altezze o profondi

minori o uguali di 4 m; E) Muri di sostegno

con altezze inferiori o uguali a 2 m.

3. OPERE MINORI

S’intendono “opere minori” tutte quelle che, per

dimensioni e funzioni non comportano pericolo per la

pubblica incolumità ai fini sismici, ovvero che interessano

la pubblica incolumità in maniera non rilevante.

Le cosiddette opere minori in quanto tali possono essere

in generale esonerate dall’obbligo di deposito del

progetto e del collaudo statico presso gli uffici del

Genio Civile o uffici competenti, salvo l’obbligo da

parte dei proprietari di far redigere e conservare il progetto,

o possono usufruire di una procedura semplificata,

ad esempio sono soggetti al solo deposito, non dall’adempimento

del collaudo statico. Viene da se che

per le tipologie riportate negli elenchi regionali, validati

da apposite deliberazioni, esonerate dal deposito del

progetto si potranno omettere le verifiche geologiche,

sismiche e geotecniche. Per le opere minori invece per

le quali è prevista la procedura semplificata di deposito

potranno essere richieste caso per caso verifiche di

fattibilità geologica e/o sismica o pareri (ad es. semplici

opere di stabilizzazione o consolidamento dei versanti

con iniezioni, drenaggi oppure opere minori che

comportano incrementi di carico sul terreno >20% su

edifici esistenti).

4. ELEMENTI NON STRUTTURALI

E “SECONDARI” (7.2.3)

Gli elementi costruttivi che non hanno funzione

strutturale portante (Tab. 7.2.1) il cui danneggiamento

può provocare danni a persone devono essere verificati

agli stati limite SL per la corrispondente azione

sismica (7.2.3 comma 3). Si rende necessario pertanto

procedere alla valutazione dell’effetto della risposta

sismica locale mediante l’approccio semplificato delle

categorie sismiche di sottosuolo. Le norme recitano

che in mancanza di analisi più accurate il valore dell’accelerazione

massima S a (adimensionale) rispetto a

quella di gravità, che l’elemento non strutturale subisce

34

durante il sisma, per lo stato limite in esame è dato

dalla formula (7.2.2):

S a = a max [ 3(1 + Z/H) / 1 + (1 – T a/T 1) -0,5 ]

Dove: Sa = accelerazione adimensionale; a max =a g/g

S; a g = accelerazione di riferimento su profilo stratigrafico

A; g = accelerazione di gravità; S = S SS T; T a = periodo

di vibrazione proprio dell’elemento non strutturale;

T 1 = Il periodo proprio della costruzione; Z = la quota del

baricentro dell’elemento non strutturale dal piano di fondazione;

H = l’altezza della costruzione dal piano di fondazione;

q a = fattore di struttura dell’elemento. Si riportano

in tabella 7.2.1 gli elementi non strutturali e i valori

del fattore di struttura q a a cui fare riferimento:

Tab. 7.2.1

Elemento non strutturale q a

Parapetti o decorazioni aggettanti

Insegne e pannelli pubblicitari

Ciminiere, antenne e serbatoi su supporti

1.0

funzionanti come mensole senza controventi

per più di metà della loro altezza

Pareti interne ed esterne

Tramezzature e facciate

Ciminiere, antenne e serbatoi su supporti

funzionanti come mensole non controventate

per meno per meno di metà dell’altezza

o connesse alla struttura in corrispondenza

o al di sopra del centro di massa 2.0

Elementi di ancoraggio per armadi e

librerie permanenti direttamente poggianti

sul pavimento

Elementi di ancoraggio per controsoffitti

e corpi illuminanti

In applicazione della normativa sulla base delle previste

verifiche di sicurezza degli elementi costruttivi

non portanti (Tab. 7.2.1), nei limiti sopra riportati, si

renderà di conseguenza necessaria la modellazione geologica

e la valutazione della risposta sismica locale.

5. OPERE PROVVISORIE, PROVVISIONALI

E STRUTTURE IN FASE COSTRUTTIVA

Per le costruzioni di tipo 1 (NTC 08, 2.4.1 – Tab.

2.4.1) opere provvisorie, provvisionali e strutture in

fase costruttiva (V N


le opere e i sistemi geotecnici. Per le stesse opere

provvisorie, provvisionali e strutture in fase costruttiva

le NTC08 specificano che le verifiche sismiche

possono omettersi quando le relative durate di vita

nominale previste in progetto siano inferiori ai 2 anni

(V N< 2). La vita nominale di un’opera strutturale V N

(intesa come il numero di anni nel quale la struttura,

purché soggetta alla manutenzione ordinaria, deve

potere essere usata per lo scopo al quale è destinata) è

quella riportata nella Tab. 2.4.I delle Norme Tecniche

per le Costruzioni 2008 (D.M. 14/01/2008) e deve essere

precisata nei documenti di progetto. Se l’opera non

viene completata entro due anni (nota (a) paragrafo

2.4.1) è necessario procedere a specifiche verifiche in

“fase costruttiva”, garantendo che la struttura parzialmente

costruita sia verificata e in grado di resistere alle

sollecitazioni anche sismiche a garanzia della sicurezza

della vita, con deposito al Genio Civile. Per opera provvisionale

(e provvisoria) in edilizia s’intende la realizzazione

di una struttura che ha una durata temporanea e

che non fa parte dell’opera compiuta, perché verrà successivamente

rimossa : impalcature, ponteggi , plinti di

basamento per gru a torre, passerelle mobili, ragni, containers

per uffici tecnici, per mense e servizi igienici,

soppalchi, opere di sostegno provvisorie, ponticelli

provvisori, palacolate provvisorie etc..

6. OPERE INTERNE

Per opere interne si intendono tutte quelle opere che

non comportano modifiche della sagoma della costruzione,

dei prospetti, né aumento delle superfici utili e

del numero delle unità immobiliari, non modifichino la

destinazione d’uso della costruzione e delle singole

unità immobiliari, non rechino pregiudizio alla statica

dell’immobile. A titolo di mero esempio qui di seguito

si elencano una serie di opere classificabili tra quelle

“interne” ai sensi della L.R. Siciliana 10.08.1985 n. 37,

art. 9: spostamento di pareti interne o di parti di esse;

realizzazione o rifacimento di impianti tecnologici, con

esclusione di locali tecnici esterni; consolidamento o

sostituzione di murature portanti e di solai interpiano,

con esclusione d’interventi riguardanti l’esterno dell’edificio;

realizzazione di servizi igienici interni all’unità

edilizia, quando nella stessa ne esistano di già, con

esclusione di aperture di vani esterni; apertura varchi

nella muratura portante di spina (esclusa quella perimetrale),

e consolidamento della stessa; realizzazione di

controsoffitti e di piccoli soppalchi. Per le “opere interne”

la stessa L.R. 10.08.1985 n. 37 stabilisce che sono

soggette alla sola presentazione da parte del proprietario

e contestualmente all’inizio dei lavori, di una relazione

tecnica a firma del professionista abilitato alla

progettazione nella quale venga asseverato il rispetto

delle norme di sicurezza vigenti e igienico-sanitarie.

gdiS

2 • 2011

maggio-agosto

Nuove norme tecniche per le costruzioni di cui al

decreto ministeriale 14 gennaio 2008 (G.U. n. 47 del

26.02.2009 – Suppl. Ordinario n. 27.

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti -

Circolare 2 febbraio 2009, n. 617.

Normativa di riferimento nazionale: D.P.R. 380/2001,

D.M. 14.01.2008, D.M. 11.03.1988 (Zona sismica)

Normativa di riferimento regionale e regolamenti -

Variabili da regione a regione.

ELENCO NAZIONALE

DEI PRINCIPALI INTERVENTI EDILIZI

(da Mario Di Nicola, Opere edilizie, 2010)

Si elencano di seguito le principali opere e interventi

edilizi (Tab. 2), a vario livello di rilevanza strutturale,

e sotto diversi aspetti procedurali, con i titoli

abilitativi occorrenti per l’esecuzione dell’opera: permesso

di costruire, segnalazione certificata inizio attività,

comunicazione inizio lavori, attività edilizia realizzabile

senza alcun titolo abilitativo. Occorre tenere

presente che le Regioni a statuto autonomo e ordinario

possono con una legislazione propria modificare

l’ambito applicativo della normativa nazionale. Gli

interventi soggetti o meno alle verifiche sismiche sono

indicate con appositi simboli.

Simboli Tipologia degli interventi

1 Interventi subordinati

a permesso di costruire

2 Interventi subordinati

a denuncia inizio attività D.I.A.

3 Interventi subordinati

a segnalazione certificata

di inizio attività S.C.I.A.

4 Interventi subordinati

a comunicazione

inizio lavori C.I.L.

5 Attività edilizia libera AEL

Tab. 2

Intervento non soggetto a norme antisismiche

■ Intervento soggetto a norme antisismiche

1 - Abbaino (nuova costruzione) ■

2 - Abbaino (modifiche interne)

3 - Accorpamento di unità immobiliari

4 - Adeguamento antisismico ■

5 - Adeguamento igienico-funzionale

6 - Allarme (sistema di)

7 - Ampliamento ■

8 - Androne di ingresso (risanamento)

9 - Androne di ingresso (ampliamento) ■

35


10 - Antenna televisiva

11 - Antenna parabolica

12 - Antenna radioamatori

13 - Ascensore (nuova installazione)

14 - Ascensore (sostituzione integrale)

15 - Ascensore (sostituzione di alcune parti)

16 - Asfaltatura piazzale

17 - Asfaltatura strada privata

18 - Asfaltatura per usi diversi

19 - Autoclave (installazione)

20 - Autolavaggio (nuova realizzazione) ■

21 - Autolavaggio (risanamento)

22 - Autolavaggio (manutenzione e riparazione))

23 - Automazione cancello di ingresso

24 - Avvolgibile (sostituzione))

25 - Balaustra

26 - Balcone (nuova costruzione)

27 - Balcone (restauro)

28 - Balcone (ripristino situazione preesistente)

29 - Balcone (manutenzione e riparazione))

30 - Balcone (trasformazione a veranda)

31 - Baracca temporanea (posa in opera)

31 - (oppure )

32 - Baracca permanente (nuova realizzazione)

33 - Baracca permanente (ristrutturazione)

34 - Barbecue

35 - Barriere architettoniche

36 - Bombolone GPL (piattaforma e installazione)

37 - Bonifica amianto

38 - Botola esterna (nuova costruzione)

39 - Botola esterna (manutenzione e riparazione)

40 - Botola interna

41 - Box (rimessa auto pertinenziale)

42 - Box (posa in opera - scopi commerciali)

43 - Box (identica sostituzione)

44 - Box (manutenzione e riparazione))

45 - Cabina elettrica (nuova costruzione) ■

46 - Cabina elettrica (ristrutturazione)

47 - Cabina stabilimento balneare

48 - Cabina stabilimento balneare (ristrutturazione) ■

49 - Caloriferi (nuova installazione)

50 - Caloriferi (riparazione o sostituzione))

51 - Caloriferi (con opere interne)

52 - Camino (nuova costruzione)

53 - Camino (sostituzione)

54 - Camino (manutenzione e riparazione)

55 - Camper permanente

56 - Campo da basket (nuova costruzione)

57 - Campo da basket (ristrutturazione)

58 - Campo da bocce (nuova costruzione)

59 - Campo da bocce (ristrutturazione)

60 - Campo da calcio (nuova costruzione)

61 - Campo da calcio (ristrutturazione)

62 - Campo da calcio (realizzazione tribune) ■

63 - Campo da calcetto

64 - Campo da golf ■

65 - Campo da tennis (nuova costruzione)

66 - Campo da tennis (realizzazione tribune)

67 - Cancello accesso pedonale (posa in opera)

68 - Cancello accesso pedonale (sostituzione)

69 - Cancello accesso carrabile (posa in opera)

70 - Cancello accesso carrabile (sostituzione)

71 - Canna fumaria (nuova costruzione)

72 - Canna fumaria (manutenzione e riparazione)

73 - Cantiere edile (preparazione)

73 - (oppure )

74 - Cantina (nuova costruzione) ■

75 - Cantina (modifiche interne)

36

76 - Cantina (modifiche esterne) ■

77 - Capanno)

78 - Capannone (nuova costruzione) ■

79 - Capannone (ampliamento) ■

80 - Capannone (risanamento)

81 - Capannone (riparazione))

82 - Carotaggio)

83 - Casa mobile (installazione)

84 - Casa mobile (risanamento)

85 - Cava estrattiva Autorizzazione regionale

86 - Cavedio (realizzazione) ■

87 - Cavedio (ampliamento) ■

88 - Cavedio (manutenzione e riparazione))

89 - Centrale idrica (sostituzione)

90 - Centrale idrica (risanamento))

91 - Chiosco (nuova costruzione)

92 - Chiosco (ristrutturazione)

93 - Chiosco (manutenzione e riparazione)

94 - Citofono)

95 - Coibentazione esterna

96 - Coibentazione interna

97 - Comignolo (risanamento e restauro)

98 - Comignolo (manutenzione e riparazione)

99 - Controsoffitto

100 - Controparete

101 - Copertura (nuova costruzione)

102 - Copertura (restauro e risanamento)

103 - Copertura (identica sostituzione)

104 - Copertura (modifica delle falde)

104 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

104 - da norme sismiche)

105 - Copertura a terrazza ■

106 - Cornicione (nuova costruzione) ■

107 - Cornicione (risanamento)

108 - Cuccia per animali (nuova costruzione)

109 - Cuccia per animali (manutenzione e riparazione)

110 - Cuccia per animali (prefabbricata)

111 - Davanzale (sostituzione)

112 - Davanzale (riparazione)

113 - Demolizione

114 - Demolizione con identica ricostruzione ■

115 - Demolizione con differente ricostruzione ■

116 - Deposito materiali a cielo aperto

117 - Deposito bici e scooter

118 - Distributore carburanti ■

119 - Doccia esterna

120 - Facciata (modifiche alle aperture)

121 - Facciata (rifacimento senza modifiche)

122 - Finestra (modifica)

123 - Finestra (nuova apertura)

124 - Finestra (ripristino situazione preesistente)

125 - Fioriera (in muratura)

126 - Fioriera (mobile)

127 - Fognatura (allaccio)

128 - Fognatura (riparazione)

129 - Fognatura (identica ricostruzione)

130 - Fognatura (differente ricostruzione)

131 - Fondazioni (consolidamento) ■

132 - Fontana ornamentale

133 - Forno esterno in muratura

134 - Forno interno

135 - Foro di aerazione

136 - Frazionamento unità immobiliare

137 - Frontalini

138 - Gabinetti esterni (nuova realizzazione)

139 - Gabinetti esterni (sostituzione sanitari)

140 - Gabinetti mobili - Autorizzazione amministrativa locale

141 - Gabinetti interni

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maggio-agosto

gdiS


142 - Garage pertinenziale ■

143 - Garage uso commerciale ■

144 - Garage (risanamento)

145 - Gazebo (installazione)

146 - Giardino pensile (realizzazione)

147 - Giardino pensile (risanamento)

148 - Gradini scala esterna (sostituzione)

149 - Gradini scala interna (sostituzione)

150 - Grondaia

151 - Gru (installazione)

152 - Impianto antifurto)

153 - Impianto elettrico (nuovo impianto)

154 - Impianto elettrico (modifiche impianto)

155 - Impianto elettrico (adeguamento)

156 - Impianto illuminazione esterna

157 - Impianto termico (nuovo impianto)

158 - Impianto termico (modifiche impianto)

159 - Impianto termico (sostituzione o adeguamento)

160 - Impianto di condizionamento

161 - Inferriata (installazione)

162 - Inferriata (identica sostituzione)

163 - Infissi esterni (sostituzione)

164 - Infissi interni (sostituzione)

165 - Insegne pubblicitarie ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

166 - Installazione di tenda retrattile

167 - Installazione condizionatore esterno

168 - Intercapedine (nuova costruzione)

169 - Intonacatura facciata esterna

170 - Lastrico solare (impermeabilizzazione)

171 - Livellamento area circostante

165 - (prevista nel titolo abilitativo dell’opera edilizia)

172 - Locale caldaia (nuova realizzazione) ■

173 - Locale caldaia (riparazione))

174 - Lucernaio

175 - Lucernario

176 - Luci (nuova apertura)

177 - Luci (allargamento)

178 - Luci (ristrutturazione)

179 - Magazzino (nuova costruzione) ■

180 - Magazzino (ampliamento) ■

181 - Magazzino (risanamento) ■

182 - Mansarda (nuova costruzione) ■

183 - Mansarda (ampliamento) ■

184 - Mansarda (sostituzione materiali identici) ■

185 - Mansarda (risanamento)

186 - Marcapiano (realizzazione)

187 - Marcapiano (riparazione)

188 - Marciapiede (realizzazione)

189 - Micropali (realizzazione) ■

190 - Montacarichi (installazione)

191 - Montacarichi (sostituzione)

192 - Muro di recinzione (realizzazione)

193 - Muro di recinzione (finiture)

194 - Muro di recinzione (modifiche)

195 - Muro di recinzione (risanamento)

196 - Muro di contenimento (nuova costruzione) ■

197 - Muro di contenimento (ristrutturazione) ■

198 - Muro portante (nuova costruzione) ■

199 - Muro portante (modifiche) ■

200 - Mutamento destinazione d’uso (senza opere)

201 - Mutamento destinazione d’uso (con opere) ■

202 - Nicchia interna (realizzazione)

203 - Nicchia esterna (realizzazione)

204 - Ovile (nuova costruzione)

205 - Ovile (risanamento)

206 - Pali (nuova costruzione) ■

gdiS

2 • 2011

maggio-agosto

207 - Pallone pressostatico (posa in opera)

208 - Pannelli solari (installazione)

209 - Pannelli solari (sostituzione)

210 - Parapetto (realizzazione)

211 - Parapetto (manutenzione))

212 - Parcheggio in superficie

213 - Parcheggio nel sottosuolo ■

214 - Parcheggio (rifacimento manto)

215 - Parcheggio (non pertinenziale) ■

216 - Parete esterna ■

217 - Parete esterna (con aumento di volume) ■

218 - Parete esterna (restauro) ■

219 - Parete interna (nuova costruzione)

220 - Parete interna (modifiche)

221 - Parete interna (manutenzione)

222 - Passerella di collegamento (realizzazione) ■

223 - Passerella di collegamento (risanamento)

224 - Passo carrabile (realizzazione)

225 - Passo carrabile (modifica)

226 - Pavimentazione esterna (realizzazione)

227 - Pavimentazione esterna (sostituzione)

228 - Pavimentazione interna

229 - Pavimentazione interna (manutenzione)

230 - Pensilina (realizzazione)

231 - Pensilina (ampliamento)

232 - Pensilina distributore carburanti ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

233 - Pergolato ornamentale (realizzazione)

234 - Pergolato ornamentale (sostituzione)

235 - Persiana

236 - Pianerottolo interno (manutenzione)

237 - Pianerottolo esterno (modifiche)

238 - Piattaforma in cemento ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

239 - Piattaforma pertinenziale

240 - Pilastro ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

241 - Piscina pertinenziale ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

242 - Piscina per uso pubblico ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

243 - Piscina (ricostruzione con modifiche) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

244 - Piscina (manutenzione e risanamento)

245 - Pittura esterna

246 - Pluviale (posa in opera)

247 - Pluviale (sostituzione)

248 - Pollaio (nuova costruzione) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

249 - Pollaio (risanamento)

250 - Ponteggi

251 - Pontile (nuova costruzione)

252 - Pontile (ristrutturazione con modifiche)

253 - Porcilaia (nuova costruzione)

254 - Porcilaia (risanamento)

255 - Porta basculante (installazione)

256 - Porta basculante (sostituzione)

257 - Porte interne (creazione)

258 - Porte interne (modifiche)

259 - Portone di ingresso (sostituzione)

260 - Portone di ingresso (modifiche)

37


261 - Portico (nuova costruzione)

262 - Portico (chiusura, anche

165 - con pannelli mobili)

263 - Portico (risanamento)

264 - Posti auto pertinenziali (realizzazione)

265 - Posti auto non pertinenziali (realizzazione)

266 - Posti auto (delimitazione senza opere edili)

267 - Pozzo artesiano

268 - Pozzo disperdente

269 - Prefabbricato (installazione temporanea)

270 - Prefabbricato (installazione permanente) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

271 - Prefabbricato (ampliamento) ■

272 - Prefabbricato (straordinaria manutenzione)

273 - Rampa (realizzazione interna)

274 - Rampa (realizzazione esterna)

275 - Rampa (risanamento)

276 - Rappezza

277 - Recinzione (paletti e rete metallica)

278 - Ringhiera (posa in opera)

279 - Ringhiera (riparazione)

280 - Ripetitore per telecomunicazioni ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

281 - Ripostigli interni

282 - Ripostigli interni (risanamento)

283 - Ripostigli interni (manutenzione e riparazione)

284 - Risanamento muri (elettrosmosi-foresi)

285 - Rivestimento esterno (realizzazione)

286 - Rivestimento esterno (rifacimento)

287 - Rivestimento esterno (rimozione)

288 - Roulotte permanente

289 - Sabbiatura

290 - Sbancamento terreno

291 - Scala antincendio

292 - Scala interna

293 - Scossalina

294 - Scuola (realizzazione) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

295 - Serbatoio interrato ■

296 - Serbatoio nel soprassuolo ■

297 - Serra permanente ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

165 - (ovvero dichiarazione)

298 - Serra stagionale

299 - Serranda

300 - Servoscala

301 - Sfiatatoio

302 - Siepe

303 - Sistema di irrigazione

304 - Solaio in legno

305 - Solaio in cemento

306 - Soletta

307 - Soppalco

308 - Sopraelevazione ■

309 - Sopralzo ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

310 - Sottoelevazione ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

311 - Sottotetto (manutenzione e risanamento)

312 - Sottotetto (recupero abitativo)

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

38

313 - Sporti ed aggetti

314 - Stalla ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

315 - Statue ornamentali

316 - Subirrigazione

317 - Taglio muri

318 - Tamponatura esterna ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

319 - Terrazza ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

320 - Tetto (nuova costruzione) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

321 - Tetto (manutenzione e riparazione)

322 - Tetto (rifacimento senza modifiche)

323 - Tetto (rifacimento con modifiche) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

324 - Tetto (creazione nuove aperture)

325 - Tettoia (nuova costruzione) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

326 - Tettoia (manutenzione e riparazione)

327 - Tettoia (sostituzione con modifiche) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

328 - Tettoia (ampliamento) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

329 - Tinteggiatura

330 - Torre per impianti radio ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

331 - Torrino scala (nuova costruzione) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

332 - Torrino scala (restauro)

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

333 - Tralicci per impianti ricetrasmittenti ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

334 - Vano ascensore (realizzazione) ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

335 - Vano ascensore (risanamento)

336 - Vano scala ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

337 - Vasca da bagno

338 - Vasca settica tipo Imhoff (o )

339 - Veduta

340 - Veranda ■

165 - (o dichiarazione che l’intervento non è interessato

165 - da norme sismiche)

341 - Vespaio

342 - Vetrata

343 - Vetrata permanente

344 - Vetri termici

345 - Vetrina apribile a soffietto

346 - Vetrocemento

347 - Voliera

348 - Volume tecnico

349 - Zanella

350 - Zanzariera

2 • 2011

maggio-agosto

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RECENSIONI

Abbiamo letto per voi

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2 • 2011

maggio-agosto

Giulio Riga

ESERCIZI RISOLTI DI INGEGNERIA GEOTECNICA E GEOLOGIA APPLICATA

Guida alla stima delle proprietà geotecniche e loro applicazioni alle fondazioni

pagg. 352 - Euro 30,00 – EPC Libri editore, Roma

a cura di Pietro Todaro

Esercizi e applicazioni pratiche per gli studenti e i professionisti impegnati nei settori dell’ingegneria geotecnica e della

geologia applicata, ma anche per i giovani geologi che si preparano ad affrontare gli esami di abilitazione alla professione.

Un testo utile sia per il ripasso degli argomenti teorici sia per la conoscenza delle metodologie per lo svolgimento

pratico degli esercizi. In questo secondo testo, che esce dopo “Esercizi risolti di ingegneria geotecnica e geologia applicata”

- Tensioni nel sottosuolo, capacità portante e cedimenti delle fondazioni, geofisica ed idrologia, vol. I - gli esercizi

sono stati raggruppati secondo grandi temi: paratie; spinta delle terre; tiranti di ancoraggio; abbassamento della falda; filtrazione

e sifonamento; geopedologia; meccanica delle rocce; idrochimica; pericolosità geologiche. Ciascun esercizio è

articolato in una parte introduttiva teorica funzionale alla risoluzione degli esercizi e in una parte dedicata alla procedura

di calcolo necessaria per la determinazione dei risultati numerici.

Alberto Bruschi

PROVE GEOTECNICHE IN SITU

Guida alla stima delle proprietà geotecniche e loro applicazioni alle fondazioni

pagg. 692 - Euro 78,00 - Dario Flaccovio Editore, Palermo

L’Autore, geologo di notevole esperienza internazionale, analizza la storia, le varie apparecchiature, l’ esecuzione, la

caratterizzazione dei terreni attraversati, i vantaggi e svantaggi delle prove in situ. Illustra i principali parametri geotecnici

necessari alla caratterizzazione del terreno al fine di costruire il modello geotecnico delle unità litologiche. Seguendo

l’approccio di Kulhawy e Mayne del ’90, vengono approfondite le principali correlazioni necessarie a identificare i seguenti

parametri: caratterizzazione del terreno, stato tensionale, parametri di resistenza al taglio, parametri di rigidezza, permeabilità

e consolidamento, parametri dinamici. Vengono passati in rassegna le correlazioni più recenti e più accreditate

o più utilizzate per ogni tipologia di prova. Numerosi grafici sono inseriti nel testo, sia costruiti dall’Autore sia ricavati

da pubblicazioni estere, in particolare dai testi del Prof. P.W. Mayne della Georgia University (il “padre” moderno dell’interpretazione

delle prove in sito), dalle pubblicazioni della FHA statunitense e da tesi di laurea e di dottorato di varie

Università (citate in bibliografia). Dall’insieme dei parametri ottenuti, identificato il modello geotecnico del sottosuolo,

sono esposte sia le applicazioni indirette, utilizzando i parametri calcolati, sia le applicazioni dirette, utilizzando il “numero”

uscito dalla prova.

Johann Facciorusso – Teresa Crespellani

DINAMICA DEI TERRENI PER LE APPLICAZIONI SISMICHE

pagg. 368 - Euro 59,00 – Dario Flaccovio Editore, Palermo

A partire dagli eventi sismici altamente distruttivi che colpirono l’Alaska e il Giappone nel 1964, gli studi teorici e sperimentali

sull’influenza dei terreni sul danneggiamento osservato si sono moltiplicati fino ai dati e alle analisi emersi a

seguito del recente terremoto dell’Aquila. In tale contesto, è nata così la Dinamica dei Terreni, una disciplina che rappresenta

il nucleo centrale della Ingegneria Geotecnica Sismica, ma che è di grande importanza anche per una varietà di

altri problemi ingegneristici e strutturali (fondazioni di macchine, traffico, esplosioni, infissione di pali, ecc.). Il testo, rivolto

agli studenti universitari e ai professionisti, presenta i principi fondamentali della Dinamica dei Terreni e i più importanti

risultati della ricerca scientifica. Dopo un breve inquadramento delle peculiarità dei problemi geotecnici “dinamici”

rispetto ai problemi “statici”, il testo richiama i principi fondamentali della teoria delle vibrazioni e della teoria di propagazione

delle onde elastiche nei mezzi continui. Analizza quindi gli effetti della ciclicità e della velocità di applicazione dei

carichi sul comportamento del terreno in relazione ai differenti livelli deformativi raggiunti, con particolare attenzione al

comportamento ad elevate deformazioni e alle condizioni di rottura, trattando separatamente il caso dei terreni a grana

grossa e dei terreni a grana fine. Vengono anche presentati i principali modelli dinamici e ciclici e le prove in sito e in

laboratorio per la misura dei parametri dinamici.

Maurizio Tanzi

FENOMENI FRANOSI E OPERE DI STABILIZZAZIONE

pagg. 352 - Euro 48,00 – Dario Flaccovio Editore, Palermo

La fine del mondo secondo Confucio:

Ciò che il bruco chiama “la fine del mondo” per il resto del mondo è una bellissima farfalla.

Come è noto il territorio italiano è particolarmente interessato da fenomeni franosi e conseguentemente la progettazione

di adeguate opere per la salvaguardia di centri abitati, di singole costruzioni e infrastrutture assume un ruolo fondamentale

per la conservazione del suolo e per ridurre ed evitare, il più possibile, gli effetti talora disastrosi dei fenomeni franosi.

Il volume descrive il complesso iter attraverso il quale è identificato ed analizzato un fenomeno franoso: - studi geologici

- programmazione e interpretazione delle indagini geognostiche - caratterizzazione geotecnica-geomeccanica - verifiche

di stabilità - definizione dell’intervento di stabilizzazione e consolidamento più appropriato, sia dal punto di vista tecnico-economico

sia per quanto concerne la massima riduzione dell’impatto dell’intervento sull’ambiente circostante. Lo

studio di un fenomeno franoso, una delle problematiche geotecniche più complesse e difficili, coinvolge diverse competenze

e aspetti tipicamente interdisciplinari. Il successo di ogni intervento di stabilizzazione e consolidamento è in buona

parte basato sulla collaborazione fra il geologo, l’ingegnere geotecnico, l’amministrazione pubblica e l’impresa esecutrice

dei lavori. Aspetti particolarmente critici dell’iter progettuale riguardano le indagini in sito e in laboratorio, svolte da imprese

e laboratori d’elevato profilo professionale, sotto la stretta supervisione del geologo e dell’ingegnere geotecnico, e successivamente,

sia in fase di studio sia per opere realizzate, di un opportuno monitoraggio, essenziale per ricostruire il meccanismo

del dissesto e valutare nel tempo l’efficacia dell’intervento di stabilizzazione realizzato. A questo riguardo, sono

fornite indicazioni e linee guida per la corretta conduzione e interpretazione delle indagini geognostiche e per la pianificazione

ed utilizzo dei sistemi di monitoraggio. Questa seconda edizione è stata corredata di un nuovo capitolo che tratta sia

dell’Eurocodice 7 sia delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, fornendo degli esempi applicativi di analisi di stabilità

dei pendii e dei fronti di scavo sia in assenza sia in presenza di interventi di stabilizzazione.

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