st - Fingerpicking Net

fingerpicking.net

st - Fingerpicking Net

Ricordando

Bert Jansch

Wizz Jones

John Renbourn

Robin Williamson

Alex De Grassi

Pierre Bensusan

Gordon Giltrap

Madame Guitar

Pierre Bensusan

Antonio Forcione

Fratelli Chatelier

Max Monte

IN PROVA: Blueridge BG60 e BR 243, D-TAR Equinox


sommario

sr

Gli amici di Bert

È nato tutto un po’ per caso, ma

è bastato proprio poco per scatenare

un universo di affetto intorno

a Bert Jansch.

Eravamo pronti con gli articoli

per questo numero di novembre.

Dovevamo solo decidere la copertina

ed ecco l’idea: «Dedichiamola

a Bert Jansch, dedichiamogli

semplicemente la foto di copertina!»

Dovevamo cercare una foto

originale, così Reno Brandoni ha

provato a rivolgersi a Stefan Grossman,

chiedendogli se avesse nel

suo catalogo qualche foto di Bert.

Abbiamo ricevuto diverse immagini,

tra cui quella un po’ ‘inquietante’

che abbiamo scelto per la

copertina. Poi è bastato che Reno

provasse a scrivere una semplice

email a John Renbourn, chiedendogli

se se la sentiva di scrivere

un breve contributo scritto in ricordo

dell’amico. E lui ha provveduto

a girare il messaggio a tutti i suoi

amici, così che la casella di Reno

si è riempita di altri messaggi e

ricordi: via via lo stesso Renbourn,

poi Robin Williamson della mitica

Incredible String Band, Wizz

Jones, Gordon Giltrap, Alex De

Grassi, Pierre Bensusan…

Abbiamo dovuto spendere un

po’ di tempo per tradurli, ed ecco

il motivo di questa uscita il 15 del

mese. Ma siamo veramente soddisfatti

di aver potuto ricordare un

grande musicista con tanta passione

e affetto da parte dei suoi

stessi amici di viaggio!

Del resto anche il nostro primo

numero è uscito il 15 del mese di

aprile. Ed ora, a pensarci bene,

ci siamo resi conto che il 15 del

mese può essere proprio la data

più adatta per l’uscita della nostra

rivista. Anche in considerazione

del fatto che, a partire da gennaio,

come spieghiamo all’interno di

questo numero, usciremo anche

in edizione cartacea. Sì, avete

letto bene: da gennaio usciremo

anche in edizione cartacea!

Che ne pensate? Non ci stiamo

avvicinando sempre di più ai nostri

obiettivi?

Andrea Carpi

Editoriale

Goodbye Mr. Jansch di Reno Brandoni pag. 5

Notizie

OstHello Musica pag. 12

Pierre Bensusan pag. 12

Bob Brozman pag. 13

Eric Bibb pag. 13

Bourgeois Guitars Day pag. 13

Blog

L’ansia e il palcoscenico di Riccardo Sonzogni pag. 14

Il monitoraggio nella ripresa di strumenti acustici di Paolo Costola pag. 18

Recensioni pag. 20

Stefano Barbati “Acoustic Ladyland” di Alfonso Giardino

John Renbourn “Palermo Snow Shanachie” di Gabriele Longo

François Sciortino “Guitare Picking” di Alfonso Giardino

3

chitarra acustica 8 duemilaundici


sr

Artisti

Madame Guitar 2011 di Andrea Carpi pag. 22

Intervista a Pierre Bensusan di Mario Giovannini pag. 28

Intervista ad Antonio Forcione di Dario Fornara pag. 32

Strumenti

I fratelli Chatelier di Dario Fornara pag. 36

Maxmonte Guitars di Alberto Ziliotto pag. 40

Chitarra acustica Blueridge BG 60 E BR 243 di Mario Giovannini pag. 44

Equalizzatore per chitarra acustica D-TAR Equinox di Daniele Bazzani pag. 48

Gas Addiction pag. 50

Tecnica

Guitar Workshop di Stefan Grossman pag. 52

Studio #4 in E di Daniele Bazzani pag. 56

Neve’ di Luca Francioso pag. 60

The Storms Are on the Ocean di Roberto Dalla Vecchia pag. 64

www.chitarra-acustica.net

La rivista viene realizzata

interamente senza ricevere

alcun tipo di contributo

o finanziamento pubblico

Direttore responsabile

Andrea Carpi

andrea.carpi@fingerpicking.net

Editore

Fingerpicking.net

Via Prati, 1/10

40057 Granarolo dell’Emilia (BO)

info@fingerpicking.net

www.fingerpicking.net

Impaginazione e coordinamento web

Mario Giovannini

mario.giovannini@fingerpicking.net

Chitarra Acustica è una pubblicazione mensile

Registrazione del Tribunale di Bologna

n. 8151 del 07.12.2010

Amministrazione e coordinamento

Reno Brandoni

reno.brandoni@fingerpicking.net

Pubblicità

Tel. +39 349 0931913

adv@fingerpicking.net

Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si

restituiscono. È vietata la riproduzione anche parziale di testi,

documenti, disegni e fotografie.

4

chitarra acustica 8 duemilaundici


editoriale

COVER

STORY

ed

Goodbye Mr Jansch

Quando suoni la chitarra, la chitarra diventa la

tua famiglia. Ti sembra che tutto ciò che accade e

riguarda questo strumento, in qualche modo ti appartenga.

Ti senti parte di un mondo esclusivo fatto

di amori e passioni, studio e fatica, emozioni e silenzio.

La solitudine della tua camera, in compagnia

soltanto dell’ultimo spartito da imparare, appoggiato

sul leggio o semplicemente abbandonato su una

sedia, spesso rapisce lunghi momenti del tuo tempo

e la tua mente costruisce un abisso di ricordi, talune

volte solo viaggi della fantasia. E gli autori di quelle

musiche che cerchi di imparare diventano i tuoi

eroi, o semplicemente i tuoi compagni di viaggio,

che non hai mai conosciuto e che forse mai conoscerai,

ma che ti sembrano fratelli silenziosi, guide

spirituali, immancabili presenze che partecipano

con determinazione e disciplina alla costruzione del

tuo passato, suggerendo gli alibi e le promesse per

il tuo futuro. Spesso ti sembra che non possa esistere

altro. Così, quando uno di loro scompare, senti

uno strappo interiore, senti nascere un’altra ferita

che mai si rimarginerà, ma che invece incrementerà

giorno dopo giorno la grande angoscia che ci portiamo

dentro e che cancella, delicatamente, sempre

di più, sogni e spensieratezza.

La scomparsa di Bert Jansch rafforza questo pensiero

per chi, della mia età, ha vissuto l’entusiasmo

di una storia che ha regalato alla musica un’immensa

ricchezza. Creatività ed eleganza hanno cambiato

i canoni della musica. La sua storia solistica,

o in coppia con John Renbourn o in gruppo con i

Pentangle, ha insegnato a un’intera generazione il

piacere della ricerca musicale, ha trasmesso il folk

al grande pubblico, la voglia di suonare la chitarra in

modo così particolare, preciso e incisivo. Credo che

questa legenda non appartenga solo al mio passato,

ma debba far parte anche del presente musicale

delle nuove generazioni. Anche in questo caso, purtroppo,

sarà proprio la perdita di un grande artista a

rilanciare la curiosità per certa musica, la corsa alla

pubblicazione e alla ristampa degli album più significativi.

Non è bello vedere quanto spesso sia resa

grazia a un grande artista solo dopo la sua morte,

riconoscendo infine lui e la sua musica immortali.

Così è la nostra generazione, alla ricerca di eroi defunti

che sorprendono le masse e il mercato in ritardo,

troppo in ritardo rispetto al giusto. Ma è un’ingiustizia

alla quale siamo abituati da molto tempo.

Non voglio parlare della musica o dei dischi di

Bert, che ho incontrato per la prima vola in una toilette

del Cambridge Folk Festival nel 1978. A questo

ci penseranno i discografici. Ma vorrei invitarvi

ad ascoltare in particolare “Kingfisher” da Avocet.

Avevo vent’anni e nei pomeriggi, quando lo scirocco

soffiava caldo lungo la costa, il tramonto colorava

il silenzio e dipingeva il mio futuro. Questo brano

era la colonna sonora del mio viaggio e Bert il mio

compagno immaginario.

Arrivederci Bert.

Reno Brandoni

5

chitarra acustica 8 duemilaundici


ed

Goodbye Mr Jansch

Tributo a Bert

di Wizz Jones

Quando Bert Jansch è arrivato a Londra dalla

Scozia all’inizio degli anni sessanta, nessuno si è

accorto di questo giovane timido che stava tranquillamente

seduto nei bar e nei caffè di Soho.

Ma quando in un folk club uno del pubblico gli ha

prestato una chitarra, è improvvisamente entrato

nel vivo della scena con una performance carismatica,

meravigliando tutti per la sbalorditiva esibizione

di uno stile chitarristico passionale e originale.

Noi (la mia chitarra, tutti gli amici ed io) non avevamo

mai sentito niente di simile. Seguivamo prevalentemente

il nostro attuale guru Davy Graham,

ma vedere Bert fu una rivelazione. Come tutti noi,

aveva ascoltato Davy e tutti i vecchi cantanti blues

americani come Big Bill Broonzy, ma era andato

avanti e aveva sviluppato un modo di suonare la

chitarra e di scrivere canzoni che era completamente

nuovo. Inoltre aveva una spiccata inclinazione

per la musica folk tradizionale e suonava bellissimi

arrangiamenti di canzoni come “Black Waterside”.

A Londra, ma probabilmente ovunque, la vita degli

aspiranti chitarristi non sarebbe stata più la stessa!

Mi sento orgoglioso e privilegiato nel poter dire

che era un amico.

Pensieri su Bert

di John Renbourn

Tempo addietro a metà degli anni sessanta, un

piccolo biglietto apparve nella vetrina del negozio

di dischi Collett’s a Londra. Vi si leggeva: «Bert

Jansch – il miglio blues in città». Poiché ero fortemente

convinto che il miglior blues in città fosse

Wizz Jones, chiesi a lui un parere. «Ma chi è questo

Bert Jansch?» domandai. «È uno giusto» fu la risposta

che, detta da Wizz, era proprio un gran complimento.

Bert giunse a Londra con la corriera notturna da

Edimburgo insieme a Robin Williamson. Entrambi

si erano pagati il biglietto raccogliendo patate. La

prima volta che ci siamo incontrati era fuori di un

noto pub ai margini di Soho, lo Scot’s Hoose. Bert

era seduto sul marciapiede e stava recuperando le

proprie forze per tornare dentro.

Più tardi siamo finiti in un posto dove tutti erano

già pesantemente alticci. Diedero il benvenuto a

Bert, che era piuttosto ubriaco, e gli passarono una

chitarra. Lui suonò “Tinker’s Blues” e, ancora oggi,

mi ricordo chiaramente quel momento. Le sue dita

scivolavano lungo le corde e tiravano fuori un motivo

leggero punteggiato da armonici brillanti. Nel

frattempo il gattino domestico saltellava eccitato

per il divertimento di tutti. Era ‘fatto’ come tutti. Quel

6

chitarra acustica 8 duemilaundici


Goodbye Mr Jansch

ed

pezzo viene spesso associato ai viandanti. Non è

così. ‘Tinker’ era il gattino.

Il modo di suonare di Bert era fortemente radicato

negli stili tradizionali nordamericani – il blues e il fingerpicking

– ma con intriganti giri armonici e ritmici.

Alcuni dei suoi pezzi hanno un vago sapore modale

che sembrerebbe derivare dal suo retroterra

scozzese. Altri contengono ciò che mi fa pensare a

un’armonia romantica, ma non è così semplice da

spiegare. Spostamenti di accenti e complessi modelli

ritmici sono in pratica un suo marchio di fabbrica.

Seguire la musicalità di Bert non era quasi mai

semplice. La chiave di lettura stava nei pattern della

sua mano destra. Invariabilmente la soluzione era

la più semplice, non la più complessa. L’economia

e l’immediatezza dell’espressione sono le caratteristiche

del lavoro di tutti i grandi artisti.

E Bert era un grande.

Genio e lavoro

di Robin Williamson

Bert ed io siamo entrambi venuti fuori dalla scena

musicale folk di Edimburgo intorno al 1961, allo

Howff Folk Club. Tutti e due ci siamo trasferiti a Londra

sulla stessa corriera notturna, avendo pagato il

biglietto con i soldi guadagnati raccogliendo patate.

Per diversi anni le nostre vite hanno viaggiato su

binari paralleli.

Era chiaro fin dall’inizio che Bert era un genio

naturale sulla chitarra. Ma il genio e il duro lavoro

sono due facce della stessa medaglia. Quasi mai

ho visto Bert senza una chitarra in mano. Il suo stile

potente e la forza del tocco del suo pollice erano

cose su cui ha lavorato sodo. Ha sviluppato le mani

di cui aveva bisogno per manifestare l’unicità della

sua musica interiore. Il dono che ha fatto alla storia

della chitarra acustica è di grande statura. Con la

sua voce particolare ha anche dato un contributo al

canto tradizionale della Gran Bretagna e della sua

Scozia nativa. Egli è stato uno dei più grandi del

suo tempo.

Lo ricorderò sempre come un caro amico.

7

chitarra acustica 8 duemilaundici


ed

Goodbye Mr Jansch

Ricordando Bert Jansch

di Alex De Grassi

Durante la mia adolescenza nella seconda metà

degli anni sessanta, sono rimasto alzato molte notti

fino alle prime ore del mattino ad ascoltare gli album

Jack Orion, Lucky Thirteen e Bert and John. Utilizzando

il vecchio metodo puntina del giradischi, ho

consumato un sacco di vinili cercando di imparare

nota per nota le parti di chitarra di molte di quelle

canzoni. Volevo anche tentare di imitare lo stile di

canto, un po’ tremolante, però modulato in modo

unico e assolutamente convincente di Jansch.

La mia particolare irrequietezza di adolescente

fu alimentata in parte dall’assenza di un padre e

da una madre devota ma superindaffarata, sofferente

di problemi fisici e psichiatrici. Canzoni come

“Needle of Death”, “Running from Home” e “Black

Waterside” mi sono state vicine nella mio quieto isolamento.

La musica di Jansch evocava un mondo

esotico, immaginario, dove potevo fuggire dalla più

banale e un po’ tormentata realtà della mia esistenza

suburbana.

I pezzi strumentali di quei dischi – “Angie”, “Veronica”

e “Lucky Thirteen” – sono stati tra i primi a

entrare nel mio repertorio. La musica di Jansch,

insieme a quella di Simon & Garfunkel, John Fahey,

Mississippi John Hurt e del partner chitarristico di

Bert, John Renbourn, è semplicemente diventata

la ragione per la quale volevo suonare la chitarra.

Da allora ho assorbito tante influenze diverse nel

mio stile personale, ma il suono e il fraseggio della

chitarra di Jansch sono stati una parte fondamentale

della mia formazione casalinga di chitarrista. Il

suo uso caratteristico di accordi sospesi, i suoi giri

armonici inaspettati e i suoi ritmi asimmetrici hanno

stimolato qualcosa di profondo, che mi ha spinto a

ricercare la mia personale ‘voce’ come chitarrista e

compositore.

La musica ha il potere di trasportarci al di là dei

confini temporali e culturali. Spesso arriva in un

momento particolare della nostra vita e continua

a ricordarci chi e dove eravamo in quel momento.

Quand’ero un giovane sedicenne, mai avrei immaginato

che mi sarei ritrovato anni dopo in tour in circuiti

simili a quelli dei miei eroi chitarristici, Bert e

John. Il tempo cambia le nostre prospettive in molti

modi, ma io ricorderò sempre Bert Jansch come una

voce che mi ha tenuto compagnia nella profondità

della notte e mi ha stimolato a scavare in profondità

nelle mie personali esplorazioni di chitarrista.

Un grande shock

di Pierre Bensusan

È stato un grande shock quando ho sentito

la musica dei Pentangle nel 1973. A quei tempi

cantavo con tre amici di scuola le canzoni di CSN&Y.

I Pentangle sono stati una rivelazione, un risveglio

e un’ispirazione. Ho iniziato a comprare tutti gli

album dei due chitarristi di quel gruppo, Renbourn

e Jansch, pubblicati dalla Transatlantic. Grazie a

loro, ho conosciuto Davey Graham, Nic Jones, Nick

Drake e Martin Carthy… Nel pantheon dei grandi e

innovativi chitarristi venuti fuori dal movimento beat

e hippy, Bert è stato forse quello che ho sentito più

vicino. Renbourn era tempestoso, intricato, il suo

approccio molto sofisticato, barocco. Anche Bert era

barocco, ma le sue atmosfere erano insieme oscure

e sensuali. Amavo la sua musicalità e il suo modo di

cantare. Pensavo anche che avrebbe potuto curare

di meno un sacco di cose come il marketing, le

pubbliche relazioni, lo show business…

Quelli erano i primi, autentici e generosi giorni…

Lui era un creativo, un apripista, ma uno spirito

solo, forse un po’ misantropo. In effetti, era riservato

e timido. Un mondo reale e un universo musicale

stavano nascendo dalla sua poesia. Una voce

musicale ben distinta e un modo innovativo di

approcciare la chitarra. Dalla sua sua voce e dal

suo modo di suonare, veniva un suono morbido e

magnetico, un po’ grezzo, non rifinito, ma veramente

bello. Negli anni che hanno seguito questi inizi,

ho avuto la fortuna di incontrare lui e Renbourn,

condividendo con loro molti tour e palchi. Una

volta ho incontrato Bert al Cambridge Folk Festival,

suonava con i Pentagle. Verso la fine della giornata,

aveva evidentemente bevuto molto e sua moglie

lo stava letteralmente trascinando verso l’albergo.

Non ho mai dimenticato quell’immagine. Quasi non

mi sorprese, perché immaginavo che vivesse in

uno stile ‘flamenco’, bruciando la vita. Le storie dei

concerti di Bert annullati e dei tour cancellati sono

note…

Abbiamo suonato nello stessa serata a

Stoccolma diversi anni dopo, ed è stata una strana

e commovente esperienza. Mi ha detto delle cose

importanti e toccanti sul mio modo di suonare, fino

al punto di sostenere che lui poteva smettere di

suonare, ora che c’ero io. Non ci potevo credere.

Gli ho detto grazie per le centinaia di ore passate

ad ascoltarlo. Essermi trovato in presenza di questo

musicista mitico, e nonostante ciò così vicino, è un

ricordo che porto sempre con me. Dieci anni fa ci

siamo incontrati al festival di chitarra di South Shields

in Gran Bretagna. L’ultima volta, l’ho incontrato per

caso in una strada di Londra. Eravamo entrambi

talmente sorpresi che quasi non ci siamo parlati.

Ricorderò sempre Bert come un genio senza

compromessi. Sentiremo a lungo la sua eredità

nella musica e nelle proposte delle attuali e future

generazioni di musicisti. I suoi lasciti sono stati

immensi. Grazie carissimo Bert! Sarai sempre vivo

nelle mie note…

Riposa in pace.

8

chitarra acustica 8 duemilaundici


Goodbye Mr Jansch

ed

Bert Jansch RIP

di Gordon Giltrap

È stato con profonda tristezza personale che

ho sentito della dipartita del mio caro amico Bert

Jansch la mattina di mercoledì 5 ottobre 2011.

La sua musica ha cambiato la mia vita quando

ero un ragazzo, e la sua amicizia la ha arricchita

man mano che crescevo. Guardavo a lui con timore

reverenziale, quasi come al fratello maggiore che

non ho mai avuto. La sua musica è stata quasi una

parte del mio DNA. Desideravo fortemente la sua

approvazione, e quando la ricevevo, ciò significava

più di quanto le parole possano esprimere.

Con la sua scomparsa, la mia vita e quella di migliaia

di persone che hanno condiviso l’amore per la

sua arte non sarà più la stessa.

Lasciamo che la storia racconti della nostra amicizia

e del fortissimo rispetto che ho provato per questo

grande genio.

L’ultima volta che ho visto Bert è stata quando gli

ho fatto visita al Charing Cross Hospital. Penso di

essere stato con lui un’ora o giù di lì e, quando finalmente

ci siamo salutati e abbracciati, credo di aver

capito in cuor mio che quella sarebbe stata probabilmente

l’ultima volta che lo avrei visto. La sua battaglia

contro l’alcool è stata ben documentata, per

cui non c’è bisogno di metterla qui in evidenza. È

inutile dire che la sua salute ne ha risentito molto, e

che lui ha mostrato grande coraggio nel ricostruire

la sua vita nonostante la costante sofferenza.

Verso la fine della sua vita, sua moglie Loren è

stata senza dubbio il fondamentale sostegno di tutti

i suoi sforzi artistici e, senza di lei, sono sicuro che

molto di ciò che ha realizzato non si sarebbe mai

compiuto. Una donna veramente eccezionale, e

molto simile a quella con cui ho il privilegio di vivere!

Adesso, noi pensiamo alla sua vedova Loren. Coraggiosa,

meravigliosa Loren. Sembra soltanto ieri

quando Hilary e io condividevamo la gioia del loro

anniversario di nozze.

Le foto sono state utilizzate per gentile concessione

dello Stefan Grossman’s Guitar Workshop

Foto di copertina di Eddie Babbage, 1980

Martin Jenkins, Bert Jansch e Nigel Portman-Smith, Ohio, 1979

9

chitarra acustica 8 duemilaundici


Sostieni la chit

Sostieni

Dal mondo

formato

di ricevere

12 numeri

SOTT

Abb

Semestrale Euro

Info: serv

In formato elettronico: da gennaio Fil

da aprile Sfogl

LA RIVISTA, NEL FORMATO SFOGLIATORE, SARà DISPO


arra acustica

virtuale a quello reale:

da GENNAIO

sarà disponibile anche in

cartaceo con la possibilità

direttamente a casa propria

all’anno a prezzo scontato

OSCRIVI SUBITO L’ABBONAMENTO

onamento rivista cartacea:

30 - Annuale Euro 50

izio.clienti@chitarra-acustica.net

e pdf scaricabile Euro 2 a numero

iatore on line Euro 1 a numero

NIBILE GRATUITAMENTE FINO AL NUMERO DI MARZO


nt

notizie

OstHello Musica

È nato il progetto OstHELLO Musica, sostenuto

dal Ministro della Gioventù e dall’AIG (Associazione

Italiana alberghi della Gioventù), realizzato da Zona

Progetti con la direzione artistica di Vittorio Nocenzi

del Banco, la direzione didattica di Claudio Micheli


e la collaborazione dell’associazione culturale

Armadillo Club di Sarzana. Le attività, riservate

ai giovani dai sedici anni in poi e completamente

gratuite, si protrarranno fino a luglio 2012 con diciotto

appuntamenti fra clinic e seminari e ventiquattro

sessioni di registrazione.

In particolare, le clinic dedicate alla chitarra sono

condotte da Paolo Giordano e Davide Mastrangelo

(4-6 novembre), Andrea Braido (9-11 dicembre),

Bob Brozman (16-18 dicembre), Cesareo di

Elio e le Storie Tese (19-21 dicembre) e Massimo

Varini (25-27 maggio). Per l’ukulele è previsto poi

Ukulollo (22-25 febbraio 2012), per il basso Michael

Manring (11-13 maggio 2012) e per l’arpa

Vincenzo Zitello, Lincoln Almada ed Emanuela

Degli Esposti (27-29 aprile 2012). Vi saranno inoltre,

oltre a Vittorio Nocenzi per le tastiere, Rossana

Casale per il canto, Tullio De Piscopo e Christian

Meyer per la batteria. I seminari di liuteria sono curati

da Aldo Illotta e Mirko Borghino (18-21 gennaio

2012) e Paolo Coriani (11-14 aprile 2012).

Infine sono previsti corsi di fonia e di audio midi recording.



Le attività si tengono presso gli Ostelli ‘Due Torri

S. Sisto’ di Bologna e ‘Mario Spagnoli’ di Perugia,

dove sono allestite cinque sale di registrazione e

due sale conferenza-laboratorio, e sono a numero

chiuso con un massimo di cinquanta posti per ogni

evento. Affrettatevi quindi a iscrivervi.

Info: tel. +39 06 9396673, didattica.osthello@

libero.it
, www.osthello.it (cliccare su “Musica”).

Pierre Bensusan

Nella sua casa in Francia nella campagna

di Chateau-Thierry, un’ora ad est di Parigi,

anche quest’anno dal 7 al 13 agosto 2012

ha programmato un seminario residenziale

dedicato alla chitarra acustica per chitarristi

dilettanti, semiprofessionisti e professionisti

provenienti da tutto il mondo.



Info: http://www.pierrebensusan.com/

modules.php?name=Content&pa=showpa

ge&pid=125.

12

chitarra acustica 8 duemilaundici


nt

Bob Brozman

– 6 dicembre: Ramera di Mareno di Piave (TV),

The Corner Inverness Live Club, (www.cornerlive.

it, info@arteritmi.it);

– 7 dicembre: Rivoli (TO), Maison Musique (www.

maisonmusique.it, info@maisonmusique.it);

– 8 dicembre: Pavia, Spaziomusica (www.spaziomusicapavia.it,

info@spaziomusica.it);

– 9 dicembre: Roma, Jailbreak Live Club (www.

jailbreakliveclub.com, info@jailbreakliveclub.com);

– 10 dicembre: Senigallia (AN), Auditorium S.

Rocco (tel. 071 6629350, e.palestrini@comune.

senigallia.an.it);

– 12 dicembre: Arcola (Sarzana-SP), G & G Guitar-Sound

Center (tel. +39 0187 1997983, info@

armadilloclub.org);

– 13 dicembre: Levanto (SP), Auditorium ‘Ospitalia

del Mare’ (carocci_stefano@libero.it);

– 15 dicembre: Castiglion Fiorentino (AR), Velvet

Underground Club (www.velvet-underground.it,

info@velvet-underground.it);

– 16-18 dicembre: Bologna, Ostello della gioventù

‘Due Torri S. Sisto’, clinic residenziale (www.oshello.it,

www.armadilloclub.org, zonaprogetti@alice.it);

– 19 dicembre: Savignano sul Rubicone (Forlì),

Bourgeois Guitars Day

Eric Bibb

A causa del blocco del traffico a Milano, l’evento

è stato rinviato a 
domenica 27 novembre 2011

in 

via Tucidide 56 (ex Richard Ginori). Il programma

della giornata prevede:

– ore 15: apertura e demo;

– ore 17: introduzione alla liuteria di Dana Bourgeois

a cura del liutaio Lucio Antonio Carbone
;

– ore 19: clinic/concerto di Davide Mastrangelo.

Info: tel. +39 0332 281355 / +39 328 74 74 911,

info@440hz.it.

Sidro Club (www.myspace.com/sidroclub, leo@

godownrecords.com);

– 20 dicembre: Savignano sul Rubicone (Forlì),

Sidro Club (www.myspace.com/sidroclub, leo@

godownrecords.com);

– 21 dicembre: Milano, Nidaba Theatre (www.nidaba.it,

theatre@infinito.it).

Info: Armadillo Club, tel./fax +39 0187 626993,

tour@armadilloclub.org, www.armadilloclub.org,

www.bobbrozman.com.

È nuovamente in Italia, accompagnato dal chitarrista Staffan Astner,

per presentare il nuovo album Troubadour Live. Queste le date

già fissate:



– 1 dicembre: Nembro (BG), Auditorum Modernissimo; apre Robi

Zonca Band in una serata dedicata alla presentazione della rivista

Il Blues;


– 2 dicembre: Casale Monferrato (AL), Teatro
;

– 3 dicembre: Cosio Valtellino fraz. Regoledo (SO), Teatro Frassati
;

– 4 dicembre: Marostica (VI), Panic Jazz Club;


– 7 dicembre: Genova, Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio
;

– 8 dicembre: Lugagnano di Sona (VR), Club Il Giardino.

Info: tel. +39 035 732005.

13

chitarra acustica 8 duemilaundici


l

blog

L’ansia e il palcoscenico

Quando ero ragazzo suonavo la mia Strato in

un gruppo rock di coetanei. Succedeva una cosa

piuttosto antipatica: le prove rappresentavano il mio

momento preferito della settimana (a meno che il

sabato sera una ragazza dimostrasse interesse nei

miei confronti… ma i bookmaker davano le prove

strafavorite). Le occasioni in cui ci si esibiva in pubblico

(birrerie feste di paese ecc.) erano il momento

peggiore del mese. Cominciavo la sera prima a

sentirmi agitato, il giorno stesso emergevano ansie,

sensazioni di fastidio in giro per il corpo, respirazione

irregolare… più il momento si avvicinava più

si facevano avanti sensazioni di accelerazione e

rallentamento del tempo, tremori alle gambe, vuoto

allo stomaco, sensazione di calore alle mani… e tutto

l’amore per la musica diventava questa grottesca

situazione in cui avevo provato mesi per una serata

che si rivelava una tortura anziché un divertimento.

Se tutto questo ti sembra assurdo puoi tranquillamente

passare ad altri articoli più musicali, perché

questo è dedicato a chi ha annuito tra sé nel leggere

le righe precedenti.

In realtà la stessa cosa mi accadeva se dovevo

parlare in pubblico, fosse anche alzare la mano e

dire una cosa qualunque durante le lezioni all’università.

Avevo quasi immaginato che non ci fosse

nulla da fare, che quello che mi mancava era qualcosa

che ti fa dire «o ce l’hai o non ce l’hai». Erano

cazzate. Le cose si imparano. Ed ora, pur con tutti i

miei limiti, per mestiere faccio il formatore parlando

in gruppi quotidianamente, insegno all’università e

tengo conferenze. E volete sapere la cosa migliore?

Tutte queste cose me le godo come un matto.

E qualche anno fa l’hobby della musica mi ha fatto

fare un sacco di serate con il gruppo e me le sono

godute fino in fondo, stando sul palco serenamente

a fare musica e divertirmi senza il minimo problema

riguardo al fatto che la gente mi guardasse.

La prima domanda quindi è già chiusa. Mi riferisco

a quella che chiede: «Ma alla fine devo fare i

conti con il fatto che io sono fatto così, o su questo

aspetto ci si può lavorare?» Sei fatto così finché

non decidi di cambiare qualcosa. La buona notizia

è che è molto più semplice di quanto pensi. Però

bisogna un pochino farlo davvero… non conosco

magie o riti scaramantici che risolvano il problema

da un momento all’altro. Ma tecniche che funzionano

sì. Di quelle ne conosco e te le rivelerò al modico

prezzo di 25.000 euro (questa era solo una prova,

se stavi pensando che li avresti pagati la questione

è seria e non ho rimedi per te).

Procediamo.

Il primo punto è quello di chiarire un po’ i termini

della questione. Che cos’è quella cosa che chiamiamo

ansia? Badate che queste non sono ‘premesse’.

Cose che sembra bello dire prima di arrivare al dunque.

Siamo già al dunque. La prima cosa è avere

Riccardo Sonzogni

un po’ di chiarezza. Capire cosa ti sta succedendo

quando ti succede, dare un nome alle cose. Capita

che nelle questioni psicologiche la consapevolezza

sia la prima (a volte quella decisiva) forma di terapia.

Che il capire cosa ti succede sia già poterlo

tenere sotto controllo e cambiarlo. Questa prima

parte in cui proviamo a capirci su cosa succede in

quelle situazioni non sono premesse, ma siamo già

al centro del problema. Poi passeremo a qualche

ulteriore tecnica per gestire il tutto. Pronti via.

Che cosa sono le emozioni…

No, no… niente citazioni di Battisti per favore, che

mi viene l’orticaria. Niente poesia sulle emozioni,

chiediamoci che cosa sono con semplicità ed un po’

di consapevolezza scientifica.

Va detta subito una cosa che a qualcuno suona

come contraria all’evidenza: le emozioni sono un

fatto del corpo prima che della mente. Il fatto, ad

esempio, che quando ho paura succedono delle

cose al mio corpo (allo stomaco o alle gambe, ad

esempio) non è una cosa in più o che viene dopo. È

l’essenza di un’emozione. Direi che quello che tu

chiami paura (non il ‘pensiero dell’aver paura’,

ma proprio la sensazione che chiami ‘paura’) è

esattamente la tua percezione delle modificazioni

fisiologiche che il tuo corpo sta attivando.

Tanto per iniziare dovresti passare da una concezione

tipo «ho paura e quindi mi tremano le gambe»

ad una che dica «mi tremano le gambe e quindi ho

paura». La reazione fisiologica non è una conseguenza

della paura, ma qualcosa che avviene prima,

in funzione della quale tu senti la paura.

Può sembrare una banalità, oppure una cosa teorica

che non cambia niente. Ma non è così. È importante

rifletterci. Tanto per iniziare, perché rende in

tutta evidenza la paradossalità di una delle strategie

più frequenti che le persone usano per affrontarla:

14

chitarra acustica 8 duemilaundici


Nel 1964 era semplicemente un modo per condividere la nostra passione.

Oggi lo è ancora.

Nel 1964, al soli 14 anni, Tom Bedell creava la sua linea di

chitarre acustiche per permettere alle nuove generazioni

di esplorare le loro passioni musicali. Dopo quattro decadi

e l’introduzione nell’IOWA Rock’n Roll Hall of Fame, Tom è

di nuovo pronto a stupire con le sue nuove Bedell Guitars.

I tempi cambiano. Le passioni rimangono.

Negli anni 60 il rock’n roll si apprestava a cambiare il mondo per sempre,

dimostrando che si poteva esprimere sè stessi e le proprie passioni attraverso

la musica. Da teenager Tom Bedell non mancò di capire il cambiamento

che stava avvenendo e colse al volo l’opportunità di parteciparvi

attivamente, presentando la sua linea di chitarre acustiche.

Oggi, dopo 40 anni, la passione di Tom per la musica è rimasta intatta e

una nuova linea di chitarre acustiche che porta il suo nome vede la luce:

Bedell Guitars. Chitarre costruite interamente coi migliori legni massello,

lavorate a mano e finemente rifinite in ogni dettaglio, create per

condividere una passione senza tempo: la musica.

www.bedell-guitars.com

Distribuzione esclusiva

www.frenexport.it


l

convincere se stessi di non averla. Se io salgo sul

palco dicendo a me stesso «Riccardo non hai paura…

Riccardo non hai paura» sto semplicemente

dicendo una cosa non vera. Come se cercassi di

farmi passare il mal di denti dicendo «non fa male

non fa male». Non funziona. Perché l’emozione di

paura è lì. È concreta, sta nella tua fisiologia, non

è un pensiero. Non lo fai sparire negandone l’esistenza.

Vi ricordate il film Il sesto senso? Quello in cui

Bruce Willis faceva lo psichiatra e si prendeva cura

di un bambino che vedeva i fantasmi. Bene. Quando

il bambino ha smesso di soffrire? Non fintanto

che ha avuto a che fare con gente che cercava di

dirgli che quello che lui vedeva non esisteva. Ma

quando ha imparato ad accettare che i fantasmi

esistevano e volevano qualcosa da lui. Bene, non

dite all’ansia «tu non esisti», che tra l’altro poi lei

si incazza, ditele «vedo che esisti. Cosa vuoi da

me?» Perché le emozioni esistono e sono lì per

un motivo.

Ora proveremo a chiederci qual è questo motivo,

nel frattempo vorrei chiarire però che l’esempio del

bambino che parlava con i fantasmi andava bene

come metafora per parlare delle emozioni. Se vedete

dei morti e li sentite dire delle cose parlatene con

il vostro medico. O almeno non affrettatevi a fare

quello che i fantasmi vi chiedono di fare.

A cosa servono le emozioni

Le emozioni servono a predisporre in modo rapido

il vostro corpo ad un comportamento che probabilmente

vi servirà per salvarvi la pelle.

Le emozioni di paura servono a farvi evitare situazioni

rischiose o a darvi strumenti che, nel rischio,

aumentino la probabilità di sopravvivenza. Stiamo

sull’esempio della paura che non solo è comodo per

spiegarsi, ma è anche vicino al tema in questione

(ricordate? Era il panico da palcoscenico).

Tu sei un uomo primitivo, scendi da un albero e

vedi una tigre affamata che si gira verso di te e immediatamente

hai paura. Immediatamente sì, ma

in quel breve istante sono successe delle cose che

è opportuno analizzare per mettere in ordine varie

categorie di fattori, ovvero lo stimolo (la tigre), fattori

percettivi, cognitivi, emozionali e comportamentali.

Vedrete che tutto torna.

Abbiamo in sequenza:

1. Uno stimolo ambientale: la tigre affamata che ci

punta e vede in noi la colazione.

2. La percezione dello stimolo: mi accorgo della tigre

affamata.

3. Una interpretazione cognitiva dello stimolo: interpreto

immediatamente (molto immediatamente,

cioè prima di pensarci consapevolmente) la tigre

come PERICOLOSA.

4. Il mio corpo si attiva: ebbene sì, questo è un

punto importante. Il corpo si attiva prima della consapevolezza.

L’evoluzione ci ha dato questa cosa

fantastica per aumentare la nostra probabilità di

sopravvivere. A volte ci sono situazioni in cui non

c’è il tempo di una reazione meditata e che forse

sarebbe più precisa; c’è bisogno di una reazione più

Stage Fright_by Sarah Lippett

grossolana, se volete, ma immediata. Per questo

abbiamo un meccanismo fantastico grazie al quale

a certe situazioni limite reagiamo immediatamente,

prima di pensarci consapevolmente. Così, tornando

alla tigre, il nostro corpo attiva delle modificazioni

che aumenteranno la nostra probabilità di sopravvivere

attivando (a scapito degli altri organi) gli organi

più importanti in quella situazione. Nel nostro caso,

ad esempio, per prima cosa ci paralizzerà per un

istante. Perché? Perché la natura sa che uno stimolo

visivo è percepito innanzitutto per il suo movimento

(prima che per la forma e per il colore, ad

esempio), potresti decidere che la strategia migliore

è cercare di non essere notato dalla tigre affamata,

l’istante di paralisi dato dalla paura serve per non

esserti già giocato questa opportunità. Poi toglierà

ossigeno e altri carburanti ad organi non decisivi

(come lo stomaco) per attivare quelli che saranno

più decisivi. In questo caso saranno la vista (per focalizzare

sullo stimolo in modo attento anziché su

una ‘visuale panoramica’) e, soprattutto, sugli arti.

Ovvero gli organi più importanti per i comportamenti

possibili in quella situazione: il combattimento e/o

la fuga. Il tutto magari accompagnato da scariche

di adrenalina che serve per avere prestazioni alte

nell’immediato, per eccitare tutto l’organismo, diciamo.

Quindi il punto 4 è esattamente questo: il nostro

corpo attiva delle modificazioni fisiologiche.

5. Percepiamo le modificazioni: noi abbiamo la sensazione

fisica delle modificazioni in corso.

6. Interpretiamo la percezione delle modificazioni:

diamo un nome a quel pattern di modificazioni che

abbiamo percepito. Chiamiamo quella sensazione

‘paura’.

7. Passiamo all’azione: a questo punto dovremo

fare qualcosa. La scelta di cosa fare (ad esempio

provare a rimanere immobili oppure cominciare a

fuggire o tentare un combattimento) sarà condizionato

sia dalle scelte razionali e consapevoli che

tento di fare sia dai meccanismi descritti (chiamali

16

chitarra acustica 8 duemilaundici


l

istintivi se vuoi, o semplicemente automatici).

Siamo stati un po’ lunghi ma credo servisse questa

carrellata. Preciso che forse il modello banalizza

alcuni punti e non rende giustizia alle più raffinate

ricerche recenti su come funziona il nostro cervello.

Ma per i nostri scopi è ancora molto funzionale e più

che sufficiente.

Se avete avuto la pazienza di leggere tutta la successione

di eventi potreste aver notato alcune cose

ed esservi posti alcune riflessioni. Ne propongo alcune:

1. La correlazione tra le emozioni e certe cose assurde

(come il calore alle mani o l’iperattivazione

delle gambe di fronte alla paura, ad esempio. O l’idea

che la paura paralizzi). C’è un senso in tutto

questo. E potete anche divertirvi ad associare modificazioni

fisiologiche ad altre emozioni. Non lo faccio

perché il discorso è già lungo così.

2. Il fatto che questi meccanismi sono molto arcaici

e funzionano bene in un mondo fatto di alcuni pericoli

chiari (le tigri o i fenomeni naturali) e alcune

cose positive chiare (la propria tribù, il cibo ecc.).

Ora siamo esseri molto più complessi e soprattutto

molto più simbolici. Così che non sempre la

connessione tra uno stimolo e la sua reazione funzionano

in modo semplice. Ovvero: tutto è sembrato

funzionare bene nell’esempio dell’uomo di fronte

alla tigre, ma è una questione molto intricata di cultura,

fatti simbolici ecc. che fa sì che questo possa

attivarsi in una situazione non vitale come una riunione

di lavoro o una serata sul palco a suonare. Su

questo torneremo tra poco parlando dell’ansia (non

dimentichiamo il punto 3. L’interpretazione cognitiva

dello stimolo).

3. Nonostante questo, il meccanismo può funzionare

ancora bene e fornirci un criterio per decidere se

un’emozione è sana e costruttiva oppure dannosa.

Il criterio è molto semplice: l’emozione che sto provando

è ragionevolmente collegata allo stimolo che

la provoca? Migliorerà la mia prestazione? Se la

risposta è sì ad entrambe le domande allora l’emozione

è sana e costruttiva. Se è no allora l’emozione

è dannosa. Esempio. Sto guidando e c’è un TIR in

rotta di collisione con me. In quel momento è probabile

che si attivi la sequenza sopra descritta. Che

io provi paura e che prima ancora di accorgermene

abbia dato una manata al volante, evitando così il

TIR. L’emozione di paura era ragionevolmente legata

ad uno stimolo pericoloso (sì alla domanda 1)

e mi ha salvato la vita (sì alla domanda 2). Ma se

ho la stessa emozione prima di suonare? Rischio

la vita salendo sul palco? NO (oddio dipende da

quando è esigente il pubblico, eh eh). Questa paura

migliorerà la mia prestazione? NO. L’emozione è

dannosa. Punto a capo.

Si può notare che in linea di massima possiamo

immaginarci di intervenire su ciascuno dei sette momenti

per lavorare sulla riduzione della paura. Ad

esempio posso intervenire sul punto 1 semplicemente

evitando la situazione che mi stimola paura.

Purtroppo qualcuno sceglie questa via e rinuncia a

suonare o ad occasioni interessanti di lavoro ecc.

Posso sul punto 3 imparando a considerare non

pericoloso uno stimolo (suggerisco di farlo con il

palco, ma non con la tigre). Posso intervenire sulle

reazioni fisiologiche con un po’ di training autogeno

(e ne parleremo in questo percorso) e così via, ciascuno

dei sette momenti potrebbe essere in linea di

massima un punto su cui intervenire per interrompere

(o ridurre) il processo.

Dalla paura all’ansia

Consentitemi una via breve per parlare di un fenomeno

complesso come l’ansia. Non è sufficiente

per chi soffra di un vero e proprio disturbo d’ansia,

ma è chiaro e sufficiente per chi ha il problema in

oggetto, quello che chiamiamo magari ‘panico da

palcoscenico’ e che forse sta a suo agio nel termine

‘fobia sociale’, poiché il problema non è suonare,

ma farlo in pubblico. Cioè in una situazione di esposizione

sociale.

Che cos’è l’ansia. Avrete notato che siamo partiti

dall’analisi di un’emozione più primordiale, la paura.

Questo è perché ansia e paura sono strettamente

correlate, sono parenti stretti. Potremmo forse dire

(qui semplifico molto, ma rende bene l’idea) che

l’ansia è una forma di paura con caratteristiche tutte

sue:

1. È una reazione ad uno stimolo interno più che ad

uno esterno. Infatti non mi viene quando sono sul

palco, ma quando comincio a pensare a quando andrò

sul palco. Non posso quindi in realtà dire che io

ho paura di andare sul palco a suonare, ma dovrei

più correttamente dire che reagisco con la paura

all’idea di andare sul palco.

2. Il punto 1 ci dà uno spunto in più. Se l’oggetto

di paura è interno (immagini mentali, aspettative

ecc.) emerge un ruolo maggiore dei meccanismi di

interpretazione rispetto a quelli ‘oggettivi’. Ovvero

è difficile negare che la tigre è pericolosa. È molto

più complesso chiedermi perché mi vivo come

pericoloso salire sul palco a suonare. Che cosa

c’è in gioco? Cosa metto in pericolo? È chiaro che

qui entriamo in pieno in una questione: i significati

personali dati alle cose. Tratti legati all’autostima,

ad esempio, o alle esperienze pregresse (magari

quando ci costringevano a dire la poesia di Natale

in piedi sulla sedia), stili emozionali di ciascuno ecc.

Però se hai paura di andare sul palco da qualche

parte questo ci deve essere: la percezione di un rischio

imminente.

Questo ci fa dire alcune cose: si lavora molto

sull’ansia in questione lavorando:

1) sull’oggetto della paura: ovvero sulle immagini

mentali ed i significati che divengono oggetto della

paura;

2) sulle reazioni e sulla fisiologia della paura e

dell’ansia.

Questi due temi saranno oggetto dei prossimi appuntamenti,

qualora fossero graditi.

Riccardo Sonzogni

17

chitarra acustica 8 duemilaundici


l

blog

Il monitoraggio nella ripresa di strumenti acustici

Affrontiamo il problema del monitoraggio e delle

sue implicazioni. La ripresa di strumenti acustici è

già impegnativa, se poi aggiungiamo degli errori di

valutazione indotti da ascolti inadeguati, il risultato

sarà ovviamente insoddisfacente.

In particolare, la chitarra acustica e soprattutto

quella classica hanno la tendenza a delle sgradevoli

risonanze sulle frequenze basse e medio-basse

(spesso tra gli 80 e i 150/200Hz), che vanno contenute.

Queste risonanze e picchi non sono purtroppo costanti

su tutte le note o posizioni del manico, e un

taglio statico con l’equalizzatore renderebbe solo

lo strumento più ‘stretto’ in tutte le altre posizioni o

note non incriminate.

A volte un La naturale può dare, ad esempio,

grossi problemi e un La bemolle no, oppure un La

quinta corda a vuoto può non darne, mentre la stessa

nota al V tasto della sesta corda può essere molto

più problematica.

I monitor non dovrebbero essere quindi ‘gradevoli’,

ma analitici e precisi, per permetterci di capire

innanzitutto che c’è un problema, e poi di verificare

se cambiando microfono o posizione lo abbiamo

risolto o meno. Questo è il motivo per cui la grande

maggioranza delle casse hi-fi non sono adatte

al nostro scopo, perchè hanno generalmente una

gamma media poco presente e articolata.

I monitor da studio (o presunti tali) nella fascia di

prezzo più bassa sono comunque da evitare: se il

vostro budget non raggiunge almeno gli 800/900

euro, risparmiate i vostri sudati risparmi, e indirizzatevi

verso una buona coppia di cuffie.

In questo caso già con un centinaio di euro potete

avere un decente strumento di lavoro. Consigliare

dei modelli specifici è sempre un argomento delicato,

quindi farò una doverosa premessa. Quelle che

seguono sono solo indicazioni di partenza estremamente

soggettive, quindi dimenticherò probabilmente

diversi altri modelli altrettanto validi. Esorto

ognuno di voi a fare le proprie valutazioni, prendendo

magari i modelli da me citati come ‘pietra di paragone’

durante i vostri acquisti. Partendo dal costo

più basso la lista potrebbe essere:

1) AKG K141;

2) AKG K240;

3) Audio Technica ATH-M50;

4) Sennheiser HD-25-1 II.

La prossima volta prenderemo in considerazione

il microfonaggio (tipologia e posizionamento) e sarà

interessante ascoltare quanto possa cambiare il risultato

cambiando il tipo di microfono e soprattutto

la sua posizione.

Tornando all’argomento odierno, vi consiglio all’inizio

di evitare sedute di ascolto troppo prolungate

specialmente con le cuffie, perché la stanchezza

porta spesso a valutazioni errate.

Se la vostra idea è comunque quella di utilizzare

dei monitor, tenete presente un’importante considerazione:

la stanza risuonerà con essi. Diventa quindi

cruciale abituarsi a lavorare a volumi contenuti

per due motivi:

– il primo è quello di contenere la ‘partecipazione’

del vostro ambiente al minimo;

– il secondo è che i monitor economici generano distorsioni

e diversi altri problemi già a livelli di ascolto

non eccessivi, quindi contenendo il volume ridurrete

questi effetti collaterali (eccessivo riverbero della

vostra stanza, risonanze indesiderate a causa

di ambienti non trattati adeguatamente, distorsioni

come già accennato delle casse stesse, ecc.).

Vi fornirò ora alcune scontate regole di base riguardo

al posizionamento; non sono certo arcani

segreti ferocemente custoditi, quindi chiedo scusa

ai più navigati se scadrò nell’ovvio:

1) tenetevi se possibile almeno a 50-60 cm dal

muro dietro ai monitor, per evitare inutili accentuazioni

delle frequenze basse;

2) l’altezza dell’appoggio dovrebbe essere di circa

100 cm, in modo da avere il tweeter all’altezza delle

vostre orecchie o poco più;

3) sarebbe opportuno usare degli stand dedicati,

evitando di appoggiare i monitor sul vostro tavolo

o scaffali, riducendo così l’effetto ‘cassa armonica’

o ‘vibrante’ di supporti inadeguati. Se questo non

fosse possibile mettete almeno una base antivibrazione

(ad esempio un ‘sandwich’ gomma/marmo/

gomma);

4. un errore molto diffuso è quello di tenere i monitor

troppo separati. Ricordate, volete ridurre le turbative

indotte dalla vostra stanza, quindi il famoso

triangolo equilatero i cui vertici sono i due monitor e

la vostra testa andrà ridotto al minimo. Consiglierei

all’inizio di non oltrepassare e di non scendere al di

sotto degli 80-90 cm.

Detto ciò, consigliare dei monitor diventa un argomento

ancor più delicato, ma proverei comunque a

proporre una lista indicativa senza necessariamente

seguire un ordine relativo al prezzo, perché alcuni

li potete trovare anche usati (gli Yamaha NS10 ad

esempio non sono più in produzione da tempo…):

1) Yamaha NS10 con finale adeguato (fuori produzione,

da cercare usati);

2) KRK V6;

3) Focal CSM65;

4) Genelec 1030 (fuori produzione, da cercare usati);

5) PMC DB1S-AII;

6) ADAM S2X.

Anche oggi è giunto il momento di salutarci. Se

avete bisogno di chiarimenti contattatemi al mio indirizzo

di posta elettronica.

Alla prossima!

Paolo Costola

registrazione@chitarra-acustica.net

18

chitarra acustica 8 duemilaundici


c

recensioni

Stefano Barbati

Acoustic Ladyland

An Acoustic Tribute to Jimi

Hendrix

Fingerpicking.net

Un omaggio, dunque, non un

disco di semplici cover. È diverso,

e questa diversità la si comprende

subito, fin dall’ascolto del

primo brano, “Voodoo Chile”.

Ovvio, direste voi, è l’uso della

chitarra acustica a essere determinante

nel rendere queste versioni

diverse dalle originali. Ovvio

sì, direi io, e ci mancherebbe!

Non facciamoci fuorviare dalle

sonorità, è l’approccio adottato

da Stefano, che profuma di originalità,

che ci fa comprendere

che non stiamo semplicemente

parlando di un chitarrista che ha

voluto ‘rifare Jimi’.

Di certo non gli mancherebbero

i mezzi tecnici per farlo. Stefano,

infatti, oltre ad essere l’apprezzato

chitarrista acustico che ormai

tutti noi conosciamo, è anche un

valente chitarrista elettrico, come

il suo metodo Suonare nello stile

di Eric Clapton, edito da Playgame

Music, testimonia.

Ma oggi è la chitarra acustica il

suo strumento e con questo sta

percorrendo le strade della Musica.

Strade che, pur andando

avanti, possono far ritrovare percorsi

antichi. E allora s’incontrano

nuovamente i miti della gioventù,

ma, con nuova maturità, oggi si

può percepire quanto allora non

si coglieva.

«Si è spesso parlato di Hendrix

come il virtuoso interprete e

geniale innovatore della chitarra

elettrica, ma ci si è soffermati

poco sulla bellezza di molte delle

sue melodie, l’originalità delle

sue soluzioni armoniche e la trascinante

forza ritmica», questo

lo spunto iniziale descritto dallo

stesso Barbati.

Quindi, perché non provare a

suonare queste melodie, queste

armonie, trasferendole sull’acustica?

Beatles, Michael Jackson,

Steve Wonder, addirittura i Weather

Report sono stati ‘acusticizzati’,

perché non Hendrix?

Ma, dicevo, stiamo parlando di

un omaggio. E allora, ecco che i

mitici assolo scompaiono (meglio

lasciarli scolpiti nella nostra memoria),

i classici assumono nuovi

colori, nuove vesti. Un esempio

per tutti: la splendida versione

di “Little Wing”, con l’acustica in

compagnia del basso acustico e

del contrabbasso di Nicola Di Camillo.

Accurata la scelta dei brani,

proprio per sottolineare la versatilità

del chitarrista di Seattle,

dove quelli che vedono Barbati

da solo (“The Wind Cries Mary”,

“Third Stone from the Sun”, “Angel”,

“Voodoo Chile”), si alternano

a quelli che lo vedono supportato

dalle percussioni di Davide

Bernaro (“Up from the Skies”, “All

along the Watchtower”, “If 6 was

9”). Non si poteva poi, a maggior

ragione in chiusura, non rendere

omaggio anche all’Hendrix

cantante: ecco, quindi, “Purple

Haze”, con Bernaro e la voce con

basso elettrico di Ivan Abbonizio.

Versioni sostanzialmente brevi,

lucide, dove l’acustica, pur priva

di effetti, grazie ad un moderato

ed efficace utilizzo di tecniche

percussive e accordature aperte,

di cui Stefano Barbati è maestro,

riesce ad evocare compiutamente

l’indimenticata strato mancina.

Alfonso Giardino

John Renbourn

Palermo Snow

Shanachie

«I pezzi di questa raccolta sono

uniti da un tocco di romantica ar-

monia.»

L’incipit delle note che accompagnano

la pubblicazione di questo

CD, il primo dopo tredici anni

di silenzio discografico per John

Renbourn, racchiudono l’essenza

di tutto il suo recente lavoro. Probabilmente

ciò che sottintende le

sonorità meditative, dense delle

tante stratificazioni stilistiche di

cui sono permeati i dieci brani

di questa raccolta, è qualcosa

che era presente in Renbourn

da sempre, sicuramente da quando

la stategia protettiva della

madre lo distraeva dagli echi dei

bombardamenti su Londra con le

carezze sonore di Leigh Harline

e di Frank Churchill, suonate sul

piano di casa. Armonia, si diceva,

anche nel viaggiare, attività che

successivamente all‘esperienza

dei Pentangle, ha ampliato i suoi

orizzonti creativi, così come la

sua vita di ricercatore e studioso

che, negli anni, lo ha portato fuori

dall’angolo della musica celtica.

Un album che rimanda in modo

esplicito all’Italia, che tante volte

lo ha ospitato nei suoi vari tour.

Lui, eccellente e sensibile interprete

del folklore inglese, capace

di modellare una materia sonora

in divenire, aggiungendovi

sempre più elementi di apertura

a linguaggi e stili extra popolari,

dal classico, al blues, al jazz,

ha creato negli anni una sorta di

musica totale di cui la scintillante

maestosità della sua chitarra ne

è una perfetta interprete.

“Palermo snow” dà il titolo al

brano d’apertura e a tutto il CD.

Un brano ispirato alla nevicata

del 1991 sul capoluogo siciliano,

di cui Renbourn fu attonito testimone,

e mirabile manifesto di ciò

che sarà la sequenza successiva.

Dei dieci brani, sette sono presentati

in perfetta solitudine a

scavare tra timbri e suggestioni

chitarristiche, complici le accordature

aperte, il lungo peregrinare

tra le musiche e i loro svariati

linguaggi; tre contengono la voce

del clarinetto di Dick Lee che con

gusto e discrezione amplia la tavolozza

sonora a disposizione.

Il peregrinare e la ricerca continuano,

quindi, con una trasposizione

per chitarra di una “Sara-

20

chitarra acustica 8 duemilaundici


c

bande” di Erik Satie, con il famoso

“Preludio per violoncello in Sol

Maggiore” di Johann Sebastian

Bach e con una dimenticata composizione

del pianista afroamericano

Randy Weston.

A chiudere il cerchio dei riferimenti

all‘Italia, “Bella terra”, della

quale le note di copertina ci raccontano

la genesi: «È nata da un

altro viaggio in Sicilia. Il mio vecchio

amico Reno Brandoni ed io

stavamo attraversando lo Stretto

di Messina. Era il ritorno a casa di

Reno dopo un lungo tour e, mentre

ci stavamo avvicinando alla

splendente isola, l’ho sentito recitare

una specie di mantra, “Bella

terra – Bella terra”.»

Un CD intenso, suonato in

modo impeccabile, che trasmette

passione e rigore formale al tempo

stesso.

Gabriele Longo

pickers d’oltreoceano.

Fingerpicking, abbiamo detto, e

Sciortino di certo non lo nasconde

(non nascondendo se stesso),

non lo camuffa da fingerstyle,

che (confessiamolo, tra di noi

possiamo) oggi come oggi sarebbe

più ‘chic’ usare come termine.

Sì, perché ormai fingerpicking,

al di là del nostro portale (e qui

ci vorrebbe la faccina che strizza

l’occhio), richiama alla mente

una tecnica un po’ superata, talvolta

anche semplice (fra un po’

lo stesso Tommy non sarà più à

la page), addirittura naïf, come

dice lo stesso Sciortino in un suo

video di presentazione di questo

CD.

(http://www.youtube.com/user/

Ourco#p/u/30/PzJWAwMi4uU)

Ma basterebbe ascoltare la

prima traccia di Guitare Picking

per smentire questa teoria, o andare

nella sezione video del sito

di Sciortino e godersi i cinquanta

video lì a nostra disposizione.

La tecnica usata è una cosa,

i generi praticati altra. In questo

CD si va dal blues di “Le blues

des campagnes” al country di

“Rataboule” (dov’è l’ukulele ad

imitare il fiddle), fino alle ispirazioni

mariachi di “Les mélokos”,

tornando alle sale da ballo parigine

col valzer musette di “Monsieur

Victor”, per poi ripartire per

Nashville con “One for Chet”, il

tutto inframmezzato da sempreverdi

ragtime come “Rue Espiessac”

o “Carrousel”.

Fingerpicking, quindi, sinonimo

anche di allegria, spensieratezza,

ottimismo, che non potrebbero

essere espressi meglio dalle

note di “Train d’enfer”, “Sur la

route de blanche” o “Jipèto”, tutte

nei tradizionali solchi di “Cannonball

Rag”.

In tutto sedici brani, sedici

composizioni originali (alcune

maturate nell’arco dei dieci anni

che sono trascorsi dal primo CD,

Picking) che dimostrano, nonostante

il fingerpicking (potremmo

ironicamente dire), la versatilità,

la padronanza delle dinamiche,

la tecnica cristallina di François

Sciortino, ben sostenuta da un

basso alternato sempre puntuale,

sapientemente muted. Versatilità

che si esprime anche nella

scelta degli strumenti: dall’acustica

custom di Alain Quéguiner,

alla Gretsch Country Classic e

all’ukulele.

Un disco che si ascolta realmente

tutto d’un fiato, senza alcuna

caduta di tono, ben eseguito

e realizzato, che ti fa venir la

voglia di imbracciare la sei corde

per divertirti un po’, specialmente

se sei da solo, sul divano, in totale

relax.

Alfonso Giardino

François Sciortino

Guitare Picking

www.francois-sciortino.com

Possiamo anche non leggere

titolo ed autore di questo CD,

basta osservarne bene le foto.

Mano destra in primo piano, un

bel thumbpick azzurro in azione,

questa la copertina. Thumbpick

che troviamo anche nelle foto interne

e sul CD stesso. Una firma,

una dichiarazione d’intenti, una

certezza per chi si accinge ad acquistarlo.

Siamo di fronte all’ultima fatica

di François Sciortino, Guitare Picking.

Fingerpicking allo stato puro,

come lo conosciamo, come lo

abbiamo sempre amato, come

ce lo aspetteremmo da questo

maestro della scuola chitarristica

francese, sempre molto influenzata,

ieri come oggi, dai grandi

21

chitarra acustica 8 duemilaundici


ar

artisti

Madame Guitar 2011

Il gran finale della manifestazione

Per il sesto anno consecutivo Madame

Guitar, che si è tenuta da venerdì

23 a domenica 25 settembre a

Tricesimo nella periferia nord di Udine,

ha chiuso in bellezza la stagione

italiana dei festival dedicati alla chitarra

acustica. Una stagione conclusasi

anche quest’anno, nonostante

la crisi, con un bilancio positivo, che

speriamo possa tenere questa importante

‘riserva’ delle nostre passioni al

riparo dai tempi difficili che ci attendono.

In questo contesto la rassegna

di Tricesimo si è guadagnata un posto

di prim’ordine, grazie soprattutto

alla competenza del direttore artistico

Marco Miconi, che attraverso la

sua conduzione del Folk Club Buttrio

contribuisce da vent’anni a portare in

Friuli le migliori ‘musiche del mondo’.

Nel tempo Madame Guitar ha sempre presentato

un cartellone di concerti serali di prim’ordine, e

questa sesta edizione non ha smentito le aspettative.

L’onore di aprire le danze, la sera di venerdì

al Teatro Garzoni, è stato affidato quest’anno a un

duo di ex ‘artisti locali emergenti’, che avevano già

partecipato all’edizione 2008 nei concerti che si tengono

di giorno nel centro del paese: i goriziani Déja,

composti dalla cantante e autrice Serena Finatti e

dal chitarrista Andrea Varnier. Da allora i due hanno

vinto nel 2009 il Singer-Songwriter Contest al festival

Open Strings di Osnabrück in Germania, una

delle manifestazioni più prestigiose dedicate alla

chitarra acustica a livello europeo, e inciso il loro secondo

album Laila per la Acoustic Music Records di

Peter Finger. L’esibizione in ‘prima serata’ a Tricesimo

ha così assunto il carattere di una presentazione

ufficiale del loro recente lavoro e di una consacrazione

del raggiunto status internazionale presso

la propria gente: un’occasione vissuta naturalmente

con grande emozione, ma anche con notevole professionalità.

Serena è cantante molto preparata e

sensibile, nonché autrice rigorosa, capace di scrivere

con personalità di cose intime come delle grandi

cose della vita; Andrea, che ha vinto nel 2005 il

22

chitarra acustica 8 duemilaundici


Madame

Guitar 2011

ar

concorso emergenti New Sounds Of Acoustic Music

al Meeting di Sarzana, è un ottimo chitarrista acustico

di formazione moderna, persino con venature

di chitarra metal, ma con un gusto tradizionale

che mostra di non dimenticare l’importante lezione

del ‘folk baroque’. Una bella realtà veramente, per

questo genere di songwriting ‘voce e chitarra’, che

ci piacerebbe veder diffondersi in misura maggiore

nel nostro paese.

I Déja hanno chiuso il proprio set chiamando sul

palco il grande e atipico chitarrista ungherese Sándor

Szabó, che è stato anche il loro tecnico del

suono per il disco Laila e con cui hanno stretto, in

quella circostanza, un bel rapporto di stima reciproca.

Insieme hanno suonato il brano conclusivo

dell’album, “Tutto è luce”, che Szabó ha impreziosito

con un assolo magistrale. Sulle orme di Béla

Bartók e Zoltán Kodály, Szabó ha intensificato in

questo periodo il suo tradizionale interesse verso

il folklore musicale ungherese e orientale e – nel

suo set – ha presentato in anteprima sulla chitarra a

corde di nylon una straordinaria “Hungarian Guitar

Rhapsody”, suite di più di trenta motivi popolari magiari,

che hanno messo in luce un’incredibile varietà

e ricchezza di linee melodiche e moduli ritmici, e

che costituiranno l’ossatura del suo prossimo lavoro

discografico. Per concludere, un arrangiamento

molto personale della ben nota “Birdland”.

È stata poi la volta di Eric Lugosch, che in questo

suo soggiorno a Tricesimo ha fatto realmente la

parte del leone. Oltre all’esibizione prevista in calendario,

ha suonato pure nel concerto di sabato,

per sopperire alla forzata assenza di Adrian Byron

Burns, ed è salito sul palco per il gran finale di domenica.

La sua disponibilità e partecipazione entusiasta

gli ha permesso di mostrare con tutta evidenza

la vastità e la ricchezza del suo repertorio e delle

sue conoscenze musicali, che ci hanno trasportato

dalle canzoni folk ai gospel, dal repertorio di Reverend

Gary Davis al picking nashvilliano, dagli standard

jazz a “Both Sides Now” di Joni Mitchell e alla

sua entusiasmante composizione originale “Cajun

Cook”. Senza dimenticare l’attenzione verso il nostro

paese, dalle rielaborazioni di balli tradizionali

emiliani come la “Furlana Pironda” e il “Valzer” di inizio

secolo di Aristeo Carpi, fino alla propria canzone

scritta per la Pancreatic Cancer Society e tradotta

in italiano da Franco Nasi con il titolo “Speranza”.

Inoltre ha tenuto un seminario nel quale, in un’ora

e mezza, ha saputo dare una fondamentale visione

complessiva della funzione delle linee di basso, dal

basso alternato a un uso più libero e rarefatto, fino

ad un utilizzo melodico ripreso dalla tecnica banjoistica

del double thumbing, che ha ispirato il Carter

Style chitarristico.

Per chiudere la serata nel segno dell’energia e del

ritmo, il patron Marco Miconi ha infine chiamato sul

Dèja

Sándor Szabó

Eric Lugosch

John Crampton

23

chitarra acustica 8 duemilaundici


ar

ar

Madame

Guitar 2011

Tessaris e Stefanizzi

Varini con gli studenti

Adewale e Forcione

Gastor de Paco

palco John Crampton: una voce rauca alla Tom

Waits che più rauca non si può; una National Steel

Guitar strapazzata in vario modo con le dita, il bottleneck

e i colpi percussivi sul fondo; un’armonica

dal suono pieno, uno stomp box e via a tutto gas

con una sorta di punk blues inesauribile. Dalla work

song “Pick a Bale of Cotton” al rock’n’roll “Who Do

You Love”, un’ondata di vitalità e divertimento per

tornare a casa con il sorriso sulle labbra.

Come detto, il concerto di sabato ha subìto la defezione

provocata da un’infiammazione al braccio di

Adrian Byron Burns, bluesman noto per aver militato

nei Rhythm Kings dell’ex Stone Bill Wyman. Gli artisti

chiamati a sostituirlo non hanno però mancato di

fare la loro parte, a cominciare dall’Acoustic Spirit

Duo, coppia di buskers formata dal chitarrista Valter

Tessaris e dal mimo Maurizio Stefanizzi. I due,

nonostante il bel successo ottenuto in piazza nell’edizione

2009 del festival, non sono stati richiamati

per l’edizione successiva. E qualche scaramantico

ha imputato a questa evenienza il maltempo che ha

funestato le esibizioni all’aperto dell’anno scorso.

Marco Miconi, per non saper né leggere né scrivere,

oltre che per la loro innegabile bravura, ha pensato

allora di riproporli quest’anno, garantendosi per la

verità un tempo splendido! Non solo, ma di fronte

all’assenza di Burns, ha avuto la buona idea di promuoverli

sul campo dalla strada al palco. Il concerto

è così partito nel segno di una spettacolarità che

il pubblico ha mostrato subito di gradire. Tessaris

è un chitarrista acustico completo e al passo con i

tempi, con delle buone idee che ha espresso in cinque

CD autoprodotti, tra cui il recente Frammenti;

intorno alla sua chitarra Stefanizzi costruisce un’animazione

ricca di maschere, travestimenti e lanci

di bolle di sapone, insieme a un’accompagnamento

musicale con armonica a bocca, didgeridoo e percussioni

come il cajón e la caisa. Il risultato è stato

un set molto apprezzato, che ha dimostrato quanto

l’energia della strada possa portare alla nicchia della

chitarra acustica, in termini di condivisione con un

pubblico non limitato agli appassionati del settore.

Massimo Varini ha così trovato davanti a sé un

pubblico già ben disposto, al quale ha potuto proporre

in tutta tranquillità il suo caratteristico discorso

musicale e umano. Del resto Varini è, a suo volta,

l’icona di un rapporto con la chitarra acustica

inserito in una dimensione più ampia di musicista

pop, che intrattiene quotidianamente un rapporto di

comunicazione con un pubblico più vasto. Una comunicazione

che comprende anche la grandissima

diffusione dei testi e video didattici di cui è autore, in

nome dei quali è stato impegnato – in concomitanza

con il festival – in un interessantissimo progetto di

più giorni a contatto con i ragazzi delle scuole medie

dell’Udinese.

Dopo il già ricordato secondo intervento di Eric

24

chitarra acustica 8 duemilaundici


Madame

Guitar 2011

ar

Lugosch, è salito sul palco Antonio Forcione con

il percussionista brasiliano Adriano Adewale. Anche

Forcione è un musicista che si muove in circuiti

più estesi rispetto al mondo specifico dei chitarristi

acustici. Era palpabile in sala come molti, tra il pubblico,

erano venuti appositamente per ascoltare lui,

più che per partecipare a una rassegna di chitarra

acustica. Aggiungo d’altra parte, sbilanciandomi un

po’, che a mio avviso Forcione è destinato a diventare

un punto di riferimento mondiale nella storia

della chitarra acustica. A lui abbiamo dedicato così

un approfondimento con un’intervista in questo numero.

Ma quello che si può osservare qui, in particolare,

è come il suo modo di inserire nello spettacolo

musicale elementi di gag, sketch, duetti scenici

con il suo compagno di palco, che si riallacciano ai

suoi studi giovanili di mimo, alle prime esperienze di

strada al suo arrivo a Londra e alle sue partecipazioni

in varietà musicali come nel famoso Trio Olé

di Paul Morocco, abbia in qualche modo riannodato

un filo con l’apertura del concerto da parte dell’Acoustic

Spirit Duo, in una serata che si è rivelata

veramente magica e indimenticabile.

La serata finale di domenica si è invece aperta

all’insegna del flamenco con il giovanissimo Gastor

de Paco, vincitore l’anno scorso a soli diciassette

anni del titolo di miglior chitarrista al Festival

del Cante de las Minas, che si svolge a La Unión

nella regione meridionale di Murcia in Spagna ed è

riconosciuto tra i più importanti dedicati alla musica

flamenca. Il suo concerto è stato preceduto in giornata

da una conferenza sul tema, tenuta da José

Francisco Ortega Castejon, professore di didattica

musicale all’Università di Murcia, direttore della rivista

digitale di flamenco La Madrugá (http://revistas.

um.es/flamenco) e membro della commissione organizzatrice

del festival che ha appunto premiato

de Paco. Castejon ha messo in luce tutta la complessità

della cultura flamenca. E in effetti, assistendo

all’esibizione del giovane chitarrista andaluso, a

parte il livello straordinario del suo repertorio e della

sua abilità strumentale, si nota come la stessa sua

immagine, la postura, la gestualità, il suo modo di

vestire e di presentarsi riflettano tutta la potenza di

una cultura tradizionale, che ha evidenti radici etnofolkloriche

e che – come tale – si è urbanizzata e

spettacolarizzata mantenendo viva la sua definizione.

Il flamenco, come il blues, il bluegrass, il tango,

lo choro, il fado o la musica manouche e tzigana,

per parlare degli esempi più eclatanti, sono tutti

tesori dell’umanità che segnano il passaggio dalla

musica di tradizione orale alla musica ‘popolare’

moderna. De Paco ha concluso la sua esibizione

invitando sul palco i rappresentanti dell’associazione

Viento Flamenco di Udine, molto attiva nel promuovere

la cultura flamenca in tutto il Friuli-Venezia

Giulia: la ballerina Lucia Tosto, presidente dell’as-

Rangel e Boltro

3 Boxes

Goran Kuzminac

Max Prandi

25

chitarra acustica 8 duemilaundici


ar

Madame

Guitar 2011

Nibs Van Der Spuy

sociazione, con il chitarrista Andrea Maurizio del

gruppo Ida y Vuelta. Insieme hanno dato vita a una

brillante dimostrazione di baile flamenco.

Con il secondo set si passa a un’altra cultura latina,

quella brasiliana, che rispetto alla cultura spagnola

si è avviata prima – attraverso il movimento

della bossa nova – nella direzione del modernismo,

della contaminazione e della globalizzazione. Marcio

Rangel è già stato ospite di Madame Guitar nel

2008, con una performance solista che ha riscosso

grande successo. Quest’anno, portando avanti

una via contemporanea al dialogo tra i generi, si è

ripresentato in duo con Flavio Boltro, trombettista

di caratura mondiale che ha collaborato tra gli altri

con Lingomania, Steve Grossman, Freddie Hubbard,

Joe Lovano, Michel Petrucciani, Stefano Di

Battista. I due hanno toccato con grande spirito improvvisativo

i vari aspetti della tradizione brasiliana,

dal folklore nordestino al samba e alla bossa nova,

passando per il blues e un ricordo di Bruno Martino

con la sua indimenticabile “Estate”, riconosciuto

standard jazz.

Ad un primo sguardo superficiale si stenterebbe

a crederlo, ma i tre signori inglesi in età un po’ matura,

che ora salgono sul palco, hanno fatto buona

parte della storia del folk rock inglese degli anni

settanta e non solo: Clive Gregson è stato leader

della cult band Any Trouble, ha collaborato con Richard

Thompson e Nanci Griffith, ha fatto parte dei

Plainsong di Ian Matthews e porta avanti un’attività

solista di singer-songwriter; Mark Griffiths, che in

giornata ha tenuto un seminario dal titolo “Sviluppare

un giro armonico in forma jazzistica”, è stato anche

lui nei Plainsong e prima ancora nei Matthews

Southern Comfort, quindi per quindici anni bassista

degli Shadows, oltre ad aver collaborato tra gli altri

con Al Stewart, Everly Brothers, Peter Frampton,

Duane Eddy, Mark Knopfler, Bonnie Tyler, Jeff Lynne,

Gallagher & Lyle, Nina Hagen, Steve Gibbons,

Cliff Richard; Andy Roberts, che ha curato a sua

volta un curioso seminario dedicato a una “Sfida

tra l’accordatura DADGAD e il capotasto parziale”,

ha fatto pure lui parte dei Plainsong, ma anche

del The Wall Tour con i Pink Floyd, e ha suonato

con Richard Thompson, Kevin Ayers, Roy Harper,

Maddy Prior, Ian Matthews. I tre hanno formato

recentemente 3 Boxes, trio strumentale di chitarre

acustiche che – con la produzione di una vecchia

volpe come John Wood, collaboratore di Joe

Boyd e produttore e tecnico del suono per Fairport

Convention, Nick Drake e John Martyn – ha appena

inciso il CD Strings Attached previsto in uscita

nella primavera del 2012. Il repertorio presentato a

Madame Guitar si è dimostrato molto godibile: l’approccio

dei tre alla chitarra è distante dalla tecnica

evoluta dei chitarristi delle giovani generazioni, ma

la musicalità da loro maturata in anni di esperienza

produce risultati d’insieme perfettamente calibrati,

volutamente di impatto immediato.

Nella biografia sul suo sito, Goran Kuzminac

scrive: «Sono diventato storico e, in qualche oscuro

modo, quasi un ‘Vecchio saggio’ della canzone

italiana. Mi premiano continuamente per la ‘carriera

luminosa’ o perché sono stato il ‘Primo’ ad introdurre

il fingerstyle nella canzone d’autore italiana.

Ogni giorno qualche esploratore della rete scopre

che, oltre a “Stasera l’aria è fresca”, “Ehi ci stai”,

“Tempo”, “Stella del Nord”, ho scritto e scrivo anche

altre decine di canzoni molto più belle». Lo dice

con qualche amarezza, forse per non aver avuto la

possibilità di vivere la sua vita di cantautore proprio

come avrebbe voluto. Noi, per quello che ci riguarda,

possiamo solo dire di essere felici che lui venga

chiamato spesso a suonare nei ‘nostri’ festival di

chitarra acustica, da Acoustic Franciacorta a Ferentino

Acustica e oggi a Madame Guitar. Perché

pensiamo sinceramente che la dimensione ‘voce

e chitarra’, e aggiungiamo con la chitarra suonata

come si conviene, sia una dimensione molto importante

per ritrovare il bandolo della matassa. Così

come non ci sorprende che in un brano del suo ultimo

disco Dio suona la chitarra (Hdemia, 2008) ci

suoni una delle ‘nostre’ promesse, Andrea Valeri. O

26

chitarra acustica 8 duemilaundici


Madame

Guitar 2011

ar

che nel suo sito si trovino, cliccando su “Altro”, un

“Breve corso di fingerpicking” e le tablature di sette

sue canzoni. Così, dopo aver ascoltato dal vivo una

bella manciata di suoi pezzi vecchi e nuovi, voce e

chitarra, è stato bello vederlo celebrare il gran finale

intonando “Madame Guitar” di Sergio Endrigo, con

tutti gli altri musicisti saliti insieme a lui sul palco.

Proprio tutti, compreso Flavio Boltro che ha suonato

un bellissimo assolo di tromba.

Come di consueto, nelle giornate di sabato e domenica

si sono aggiunte ai concerti serali le mostre

di liuteria, di fotografia, di dischi e video, e i

concerti in piazza. Tra questi si è mostrato come

sempre particolarmente interessante e coinvolgente

quello di Max Prandi, che con la sua vecchia Eko

con le buche a effe, il drum set minimale con cassa

e charleston, l’amplificazione vintage ‘povera’ e il

suo stile scarno e ruvido legato alle forme più modali,

ipnotiche e ‘groovy’ del downhome blues, ha

passato in rassegna un repertorio di grande valore

da Fred McDowell a Big Joe Williams, da Muddy

Waters a John Lee Hooker, da Otis Redding a Ray

Charles fino ai Creedence Clearwater Revival. Una

bellissima sorpresa è stato poi il sudafricano Nibs

Van Der Spuy, approdato a Madame Guitar sulla

scia dei suoi connazionali Tony Cox e Guy Buttery

presenti negli anni scorsi: un cantautore-chitarrista

estremamente interessante, con una voce discreta

e velata che fa pensare a Nick Drake, un modo di

comporre basato su melodie spesso di ispirazione

zulù e sull’alternanza di cicli armonico-ritmici ripetitivi

con incisi efficaci, con uno stile strumentale

che incorpora accordature aperte e bottleneck sulla

chitarra, sostituita a volte dal cuatro portoricano.

Un notevole successo di pubblico ha poi riscosso

Stefano Barbati: la sua ultima fatica discografica

Acoustic Ladyland, tributo acustico a Jimi Hendrix,

è del resto un lavoro veramente importante, che inizia

a dare i suoi meritati frutti.

Ricordiamo infine Dario Fornara, che ha presentato

anche il suo utile seminario di introduzione al

tapping e alle percussioni sulla chitarra acustica;

Lorenzo Favero, freschissimo vincitore a Sarzana

del New Sounds of Acoustic Music; Maurizio Brunello,

con le sue cover virtuosistiche condite di evoluzioni

improvvisate; e Silvia & The Fishes On Friday,

nuova proposta in stile indie acustico, costruita

sulle canzoni scritte e interpretate da Silvia Guerra

con l’accompagnamento di Guido Michielis alla chitarra

e Mirco Tondon al contrabbasso, sulle orme di

artisti come Damien Rice e Kings of Convenience.

Andrea Carpi

foto di Riccardo Bostiancich

Info: Folk Club Buttrio, tel 0432 853528

www.folkclubbuttrio.it

Stefano Barbati

27

chitarra acustica 8 duemilaundici


ar

Intervista a Pierre Bensusan

Pochi, pochissimi artisti, al pari di

Pierre Bensusan sono in grado di

mettere d’accordo tutti: tradizionalisti

e sperimentatori, europei e americani,

amanti del genere strumentale e

chi preferisce il cantato. Il chitarrista

parigino piace incondizionatamente

a tutti. Sarà anche per questo che

è sulle scene da trentacinque anni

e continua a raccogliere consensi

in tutto il mondo. Tra i primi ad essere

messo sotto contratto dalla

Favored Nations di Steve Vai (uno

che notoriamente ha l’occhio lungo)

ha pubblicato solo tre dischi negli

ultimi dieci anni, ma capolavori di

livello assoluto. Dopo il pluripremiato

Intuite (2001) e Altiplanos (2005)

c’era grossa attesa per l’uscita di

Vividly. Noi ce ne siamo occupati diffusamente

sul numero 4 di Chitarra

Acustica, con una bella recensione

di Daniele Bazzani. Ma l’occasione

di far quattro chiacchiere con Pierre,

in occasione della serata conclusiva

di Un Paese a Sei Corde, non ce la

siamo fatta scappare.

artisti

Trentacinque anni di buona musica

Lidia [Robba, con Domenico Brioschi anima della

manifestazione] mi ha detto che parli italiano

benissimo, proviamo?

[Ridendo] Meglio di no, altrimenti potrebbe essere

una delle interviste più brevi della storia: [in italiano]

‘sì, no… buona sera’. Scherzi a parte, sto cercando

imparare a dire qualcosa durante i concerti, ma per

il momento non vado molto lontano.

Partiamo da Vividly, il tuo ultimo disco. Come

sempre, nei tuoi lavori si sentono echi di svariate

influenze e contaminazioni. Come definiresti

la tua musica?

Buona musica [sorridendo]? Lo spero proprio.

Non penso mai alla musica in categorie, non faccio

qualcosa per ottenere un determinato risultato. È

una cosa di cui non mi preoccupo, di cui non tengo

conto. Per me la musica non è definibile a priori

dall’esterno, piuttosto è caratterizzata da qualcosa

che sta dentro, all’interno del pezzo. Con Vividly ho

cercato anche di andare un po’ oltre. Non mi sono

allontanato dalla mia strada, ma al tempo stesso

non volevo fare un altro disco come Intuite o

Altiplanos. Preferisco non soffermarmi troppo sulle

stesse cose.

Quanto è durata la lavorazione del disco?

Ci ho lavorato per quasi due anni senza pause.

Anche se alcuni dei pezzi arrivano da più lontano,

nel tempo.

28

chitarra acustica 8 duemilaundici


Intervista a

Pierre Bensusan

ar

Come lavori sugli arrangiamenti dei tuoi brani?

Mi piace improvvisare molto sulla chitarra. Sono

sempre alla ricerca del giusto rapporto tra tecnica,

comodità di esecuzione e suono… come posso

spiegare… cerco di ottenere sempre il massimo

dallo strumento e, allo stesso tempo, di rendere la

parte tecnica il più semplice possibile. Per cui lavoro

molto sulle diteggiature dei brani. Paradossalmente,

una volta fissato il pezzo sullo spartito, cerco di dimenticarlo

per poter sperimentare. Alcuni brani di

Vividly sono molto recenti per cui, non avendoli

suonati spesso dal vivo, non sono ancora stati sottoposti

a questo ‘trattamento’ e sono più freschi e

spontanei.

Poco prima dell’uscita del disco nuovo è stato

presentato il cofanetto celebrativo per i tuoi

trentacinque anni di carriera…

Certo! È stata un’idea del mio manager francese.

Ha detto che dovevamo far sapere alla gente che

sono in giro ormai da parecchio [sorridendo]. In effetti

sono molto fiero di questa operazione, che ha

permesso anche di rimettere in catalogo dischi un

po’ datati.

Ti ha emozionato questa iniziativa?

Sul subito mi ha colpito molto l’idea. Poi sono stato

riassorbito dal lavoro di Vividly, che all’epoca non

era ancora uscito, e mi sono concentrato esclusivamente

su quello. Poi il disco è stato pubblicato

e avevo un altro ‘bambino’ [in italiano] da seguire.

Ora su cosa stai lavorando?

Come sempre, sto cercando di migliorare il mio

modo di suonare, di improvvisare, di interpretare

i miei brani in modo da eseguirli nel miglior modo

possibile.

Studi ancora molto?

Sempre, tutto il tempo!

Su cosa ti focalizzi?

Essenzialmente sull’armonia e sulla tecnica della

mano destra. Perché penso che la mano destra sia

la vera origine del suono e sia fondamentale per

dare ai brani il giusto colore. Sono anche molto

concentrato per tentare di entrare a fondo nei brani,

in modo da poter spaziare al massimo sulla tastiera

ed essere in grado di ricordare dove ottengo i risultati

migliori. In modo da avere la maggior confidenza

possibile con la mia musica, soprattutto per quando

la eseguo dal vivo. Anche perché i concerti hanno

un’intensità tale che difficilmente è riproducibile in

altri contesti. Tutto questo penso dia ‘sostanza’ al

mio modo di suonare.

Come vivi questa ‘intensità’ delle esibizioni dal

vivo a solo?

Molto bene. Non mi sento mai solo: ho sei corde e

un pubblico… è abbastanza. A volte capita di essere

un po’ nervosi, ma ho capito che mi basta entrare

nella musica per lasciare tutto alle spalle. Se riesco

ad ascoltarmi come stanno facendo le persone che

29

chitarra acustica 8 duemilaundici


ar

Intervista a

Pierre Bensusan

vorando alla trascrizione di molti dei miei brani in

stantard tuning. È una grossa apertura, soprattutto

verso l’ambiente della musica classica, in cui molti

conoscono il mio lavoro ma non lo affrontano per via

dell’accordatura. In questo modo, magari, qualche

studente potrà chiedere al proprio insegnante di

vedere alcuni di questi brani senza problemi.

Ho visto che sul palco hai una nuova chitarra

rispetto all’ultima volta che ci siamo incontrati…

La mia nuova Lowden Signature! Anche se in effetti

sono quasi tre anni che la uso.

E la Kevin Ryan che fine ha fatto?

È in vendita. Non mi piace tenere troppi strumenti.

Si, ho visto il prezzo sul tuo sito… mio Dio…

[ridendo della grossa] Be’, non è molto lontano dal

prezzo della chitarra nuova.

In effetti anche quando guardo il sito della Kevin

Ryan il commento è lo stesso: oh mio Dio…

C’è da tenere presente anche il costo dell’amplificazione,

che al momento è quanto di meglio si

possa trovare in circolazione. E poi è stata suonata

molto, moltissimo, per cinque anni: ha un timbro

magnifico.

ho di fronte, posso dimenticare qualsiasi tensione.

Spieghi anche queste cose durante i seminari

residenziali, che tieni ogni anno a casa tua?

Certo. Tra l’altro è incredibile ma ogni anno c’è

sempre qualche italiano che partecipa.

Hai molti fan nel nostro paese…

È sempre una bella esperienza ricevere, ospitare

queste persone a casa mia, e passare tempo

assieme. E suonare, suonare, suonare… cerco di

trasmettere loro, in questo modo, un approccio alla

musica molto semplice e immediato.

Permettimi una piccola provocazione: ho visto

sul tuo sito che hai una nuova muta di corde

signature per la standard tuning… cosa è successo?

[ridendo] È successo che ho scoperto che un

sacco di gente usava le mie corde perché… vanno

bene. Ma tutta queste persone spesso suonano

anche in accordatura standard, per cui.. perché no?

Perché non usare la mia visibilità per promuovere

quello che è un ottimo prodotto? Così abbiamo una

muta per chi suona in DADGAD e una per tutti gli

altri. Tra l’altro il mio amico Roland Gallery sta la-

Le caratteristice della Lowden, invece, quali

sono?

Principalemente un suono estremamente chiaro e

definito, con una netta separazione tra le note e tra

le corde. La profondità della cassa è leggermente

maggiorata per compensare lo shape piccolo. Ho

deciso per una small jumbo per evitare problemi alla

spalla destra e George [Lowden naturalmente] ha

fatto questa scelta per ottenere maggiore profondità

sui bassi. La cassa è in palissandro dell’Honduras,

mentre la tavola è in adirondak del Canada, che per

me sono una novità come scelta di materiali. Quindi

sonorità completamente diverse da esplorare e da

imparare a controllare.

Cosa hai scelto per l’amplificazione?

Monta un Highlander IP1 che miscelo con un microfono

AKG davanti alla buca.

In passato hai utilizzato un lap top come multieffetto,

direi che hai abbandonato quel set up…

Assolutamente, mai più. Ora utilizzo un mixer

Soundcraft SI Compact 16, completamente programmabile,

con effetti della Lexicon integrati.

Testo e foto di Mario Giovannini

30

chitarra acustica 8 duemilaundici


Paolo Bonfanti e Martino Coppo


ar

artisti

Talenti fuggiti all’estero Intervista ad Antonio Forcione

Talenti fuggiti all’estero: se ne parla

tanto in ambito scientifico, ma in

Italia la triste realtà culturale, che

ruota intorno alla musica in generale,

lascia ben poche prospettive di sopravvivenza

anche a chi ha scelto di

esprimere, senza compromessi, la

propria arte attraverso una musica

lontana dalla commercialità dilagante.

Stiamo parlando della proposta

musicale di uno dei massimi esponenti

della chitarra acustica contemporanea:

Antonio Forcione. Ormai

londinese di adozione, è uno straordinario

musicista e performer: chi ha

avuto il piacere di assistere ad un

suo concerto di sicuro non è rimasto

indifferente di fronte alla bellezza dei

brani proposti, spesso conditi da un

virtuosismo portato ai massimi livelli.

Propone uno spettacolo divertente, a

tratti ironico, frutto di una grande preparazione

e dell’esperienza maturata

sui palchi e sulla ‘strada’ di un lungo

e personale percorso musicale. Abbiamo

avuto l’opportunità di incontrare

Antonio a Galliate, dove a settembre

ha tenuto un concerto per la rassegna

Un Paese a Sei Corde, organizzato

in collaborazione con il festival

Galliate Master Guitar. Un’esibizione

brillante e coinvolgente, molto apprezzata

da un pubblico che lo ha

ricambiato con grande affetto e partecipazione.

Non ci siamo lasciati

scappare l’occasione di fare una bella

chiacchierata.

32

chitarra acustica 8 duemilaundici


Intervista ad

Antonio Forcione

Negli ultimi anni il livello tecnico dello strumento

è cresciuto moltissimo e parecchie delle tecniche,

come tapping e percussioni, che fino a

qualche anno fa erano utilizzate da pochi ‘illumiar

Anzitutto complimenti per il tuo concerto,

davvero un grandissimo spettacolo! La prima

è una domanda quasi obbligatoria: da oltre

vent’anni vivi in Inghilterra, all’estero sei molto

conosciuto e protagonista di una brillante carriera;

vuoi raccontarci come hai iniziato e cosa

ti ha spinto a lasciare il nostro paese?

Ho incominciato a suonare a dieci anni la batteria,

subito dopo ho aggiunto la chitarra e il basso. Un

paio d’anni dopo ero il chitarrista solista della band

del paese. In quegli anni dedicavo quasi tutto il mio

tempo libero a questi strumenti. A diciannove anni,

dopo aver finito gli studi all’istituto d’arte di Ancona,

mi sono trasferito a Roma. Su consiglio di Franco

Cerri, ho preso lezioni di chitarra jazz dal maestro

Sergio Coppotelli, che allora era il chitarrista

dell’orchestra della Rai. In quel periodo, per mantenermi

e pagare le lezioni, oltre a insegnare in un

centro sociale, lavoravo come manovale nell’edilizia

e ti assicuro che era dura. Ricordo ancora quelle

sere che, stremato, mi addormentavo con le cuffie

in testa o il carboncino in mano, e la mattina prestissimo

mi alzavo per dedicare ancora mezz’ora ai

solfeggi. Erano tempi in cui la mia scelta di voler

diventare un musicista professionista è stata messa

a dura prova. Oggi ripenso a quei momenti come a

un importante periodo di maturazione.

Riguardo alla seconda parte della tua domanda,

posso dirti che Roma come citta mi è sempre piaciuta,

ma non offriva un granché sul piano musicale.

E così, un po’ insofferente e frustrato, nel 1983

ho deciso di partire per Londra, male che vada –

ripetevo a me stesso – imparo la lingua. Il resto è

storia… come dicono gli inglesi.

Sul palco ti muovi con grande naturalezza e riesci

a proporre un set coinvolgente e per certi

aspetti anche divertente, con gag che sembrano

arrivare più dal mondo dello spettacolo che da

quello puramente chitarristico…

È vero e c’è un motivo: in Inghilterra, dall‘83 al ‘91,

avevo registrato cinque album (incluso quello con la

Virgin Records) e mi sentivo abbastanza appagato e

ben inserito nella realtà musicale di Londra. In quel

periodo Paul Morrocco mi ha invitato a unirmi al trio

‘Olé’. Era uno show da teatro comico-demenziale in

cui il mio ruolo non si limitava solo a quello di chitarrista,

ma intervenivo anche come mimo, coreografo,

compositore, ballerino, ecc. Una tela diversa,

su cui usare colori e tecniche diverse, una nuova

sfida personale. Il trio è apparso in programmi televisivi

nazionali e ha partecipato a moltissimi festival

internazionali, Canada, Honk Kong, Giappone,

Nuova Zelanda, Australia, Italia Spagna, Geramania

e cosi via… Un’esperienza bellissima, piena di

viaggi intensi che mi hanno regalato l’opportunità

di esplorare altre forme di espressione, facendomi

riflettere non più sul piano chitarristico ma artistico

e comunicativo, dove la creatività svolge un ruolo

fondamentale.

Chi sono stati e chi sono oggi i tuoi riferimenti

musicali?

Sono in costante ricerca di punti di riferimento, a

volte trovo ispirazione in un film o semplicemente

dalle situazioni o da incontri quotidiani. Musicalmente:

Jimi, Hendrix, Santana, Stevie Wonder,

Coltrane, John McLaughlin, Keith Jarrett, Django

Reinhardt, Herbie Hancock, Joni Mitchell, Weather

Report, Oregon, Ralph Towner, Egberto Gismonti,

Jan Garbarek, Charlie Haden, Pat Metheny, e tanti

altri…

Da anni ho una particolare attenzione verso la

musica o il musicista che ha una storia/segreto da

raccontare/svelare. Senza scimmiottare, lontano da

contaminazioni commerciali. Mi interessano le radici

musicali con forte e profondo impatto emotivo.

In particolare, negli ultimi cinque anni, mi sono immerso

nella musica del continente africano che è la

fonte di ispirazione del mio ultimo lavoro Sketches

of Africa, cui hanno contribuito, oltre ai componenti

del mio quartetto (violoncello, percussioni, flauto e

contrabasso), anche musicisti incredibili provenienti

dal Senegal, Gambia, Zimbabwe e Sud Africa.

L’album uscirà in primavera 2012.

33

chitarra acustica 8 duemilaundici


ar

Intervista ad

Antonio Forcione

rivato e quali sono i tuoi prossimi obiettivi artistici?

Dopo tanti anni dedicati alla composizione, alla

registrazione e a tantissimi viaggi , ‘traguardo’ non è

una parola che mi passa per la testa… Oggi posso

solo confermare il mio entusiasmo per ciò che ho la

fortuna di fare. Quest’anno, ad esempio, ho portato

l’ultimo progetto musicale al festival di Edinburgo,

che ho il privilegio di frequentare ormai da vent’anni.

Brani che evocano lo spirito del continente africano,

eseguiti con una formazione inedita, il trio AKA: il

brasiliano Adriano Adewale (percussioni), il senegalese

Seckou Keita (chora) ed io.

nati’ oggi sono largamente diffuse. La chitarra

acustica ha maturato una grande libertà espressiva

ed è probabile che questo abbia contribuito

non poco ad avvicinare molti giovani a questo

strumento. Ma in questo contesto pensi ci sia

ancora spazio in futuro per qualcosa di veramente

nuovo?

Il diffondersi di forme di espressione è una cosa

positiva e ci sarà sempre qualcosa di nuovo da

scoprire. Il tapping, ad esempio, è una tecnica antica

che risale sicuramente a qualche centinaiao di

anni… Oggi credo che lo sviluppo della sensibilità di

nuovi pickup ha sicuramente avuto un ruolo determinante

per l’allargamento e lo sviluppo delle tecniche,

sopratutto percussive, sulla chitarra acustica.

È anche importante non sottovalutare l’impatto visivo

dei canali musicali come MTV e YouTube e il

loro potere di persuasione. Questi fenomeni, importanti

e positivi per alcuni aspetti, come lo spettacolo

visivo, hanno anche creato delle realtà dove alcune

performance musicali, vendute come ‘live’, si manifestano

con uno scimmiottamento virtuale, accompagnato

con vere e proprie backing track! Questo

purtroppo è un fenomeno molto triste per il mondo

della musica, sarebbe giusto distinguere la musica

dal vivo e con basi registrate.

Musicalmente a che punto pensi di essere ar-

Hai suonato e incontrato grandi musicisti, c’è

qualche collaborazione che ti piace ricordare?

Dopo una performance di John McLauglin, alla

London Royal Albert Hall, ho colto l’occasione per

salutarlo e per invitare Trilok Gurtu e il bassista Kay

Egheart a registrare sul mio disco Ghetto Paradise:

hanno accettato e l’esperienza è stata davvero

bellissima. Trilock ha ricambiato il favore invitandomi

piu volte a suonare con lui in diverse occasioni,

altra esperienza elettrizzante.

Un’altra occasione particolare è stata quando

sono venuto a sapere che il leggendario contrabassista

americano Charlie Haden manifestava

interesse nel registrare un album in duo con me.

Ho ascoltato per anni la sua musica, sopratutto le

sue collaborazioni con il trio: Jan Garbarek, Charlie

Haden ed Egberto Gismonti. Forse è la formazione

che più mi ha rapito e ispirato, da sempre. Trascorrere

quei quattro giorni non solo con la leggenda,

ma con l’uomo Charlie Haden che, come un ragazzino,

ti racconta della sua vita, parla dell’Italia e

della musica mi ha lasciato un ricordo indelebile.

Mentre mi faceva ascoltare dei vinili, ricordo di avergli

fatto la domanda: «Cosa cerchi dalla musica?»

Lui si ferma qualche secondo, poi dietro un piccolo

sorriso risponde: «The beauty».

Piu recentemente ho apprezzato il lavoro con Pat

Metheny. L’album Heartplay è stato registrato in

California, presso l’Institute of the Art (LA), tutto in

tre giorni, in diretta su nastro stereo senza sovraincisioni!

L’album ha ricevuto ottime critiche dalle riviste

americane e sono contentissimo che la casa

discografica NAIM abbia masterizzato la registrazione

negli studi di Abbey Road, dando vita anche

alla versione in vinile.

Vuoi dirci qualcosa sul tuo suono e sugli strumenti

che utilizzi?

Uso essenzialmente tre chitarre: una Yamaha

GCX-31-C con corde in nylon, una Yamaha APX-10

con corde in metallo e una Admira modello Sofia,

sempre corde in nylon, modificata fretless e ribattezzata

da me Uddan.

Potendo sceglierne uno solo, di che colore è la

musica di Antonio Forcione?

Color sorpresa?

Dario Fornara

34

chitarra acustica 8 duemilaundici


st

strumenti

Quando la liuteria è un affare di famiglia

I fratelli Chatelier

Dario Fornara (in mezzo) in compagnia di Gérard e Philippe Chatelier

Conosco i fratelli Chatelier da un

paio d’anni, quando per la prima volta

ho avuto il piacere di provare alcuni

loro strumenti presentati in una

passata edizione dell’Acoustic Guitar

Meeting, a Sarzana. Gérard e Philippe

Chatelier sono francesi (il loro laboratorio

si trova nel centro di Nizza),

la loro passione per la chitarra acustica

è iniziata già da bambini, una

passione che si può definire totale e

che li ha presto avvicinati con curiosità

alla liuteria. Oggi alla Chatelier

si realizzano strumenti di altissimo

livello qualitativo, per costruzione e

sonorità, adottando tecniche e soluzioni

originali, senza mai rinunciare

ad un gusto estetico sobrio, semplice

ed elegante. È Gérard che si occupa

principalmente della costruzione: una

persona, come il fratello, molto cordiale

e precisa. Entrambi sono anche

ottimi musicisti e la cosa non guasta,

avvicinando le loro scelte costruttive

alle reali necessità dei chitarristi.

Ne abbiamo parlato amichevolmente

durante l’ultimo Galliate Master Guitar,

svoltosi recentemente, dove erano

presenti ed era possibile testare

personalmente le loro creazioni…

una ‘pericolosa’ tentazione per tutti

quelli che lo hanno fatto!

36

chitarra acustica 8 duemilaundici


I fratelli Chatelier

st

Ciao Gérard, ci si vede sempre più spesso in

Italia! Come vedi la chitarra acustica nel nostro

paese e che differenze riscontri, rispetto alla

Francia, nella proposta musicale e liuteristica?

Ci piace venire da voi, vista da Nizza (che è la più

italiana fra le città francesi), l’Italia è un po’ una seconda

madre patria. Abbiamo esposto per la prima

volta a Sarzana due anni fa e siamo rimasti impressionati

dalla qualità dei chitarristi italiani. Abbiamo

avuto l’impressione che esista nel vostro paese un

movimento intorno alla chitarra acustica più potente

e più vivace rispetto alla Francia.

Si trovano, da voi, chitarristi molto precisi e originali,

che conoscono bene le chitarre e la liuteria

e che possono giudicare con competenza la loro

qualità. Ci sono anche molti collezionisti eruditi! I

chitarristi, molto spesso sanno ciò che vogliono e

abbiamo trovato molto interessanti le critiche ed i

suggerimenti raccolti in questi incontri: ci permettono

di progredire e di adattare le nostre creazioni ai

loro bisogni.

Partecipate a diverse mostre ed eventi internazionali

legati alla chitarra acustica: esiste un

vero ‘mercato’ per la chitarra acustica di liuteria?

Il mercato della liuteria è una nicchia economica

abbastanza ridotta. Esiste oggi una concorrenza

piuttosto forte, quella della produzione industriale

dei paesi asiatici, capace di produrre buoni strumenti

a prezzi quasi dieci volte inferiori a quelli nostri…

e i nostri strumenti non sono dieci volte migliori!

Assistiamo anche al sorgere di una liuteria amatoriale,

con lo sviluppo di ditte di vendita per corrispondenza

di materiale per liuteria. Molti sognano

di diventare liutai, ma non sono in reale concorrenza

con noi. Ci sono ancora dei buoni musicisti pronti

ad investire finanziariamente per un timbro migliore,

per un’opzione personale, per questo ‘supplemento

d’anima’ nel suono della chitarra di liuteria. Si stringe

poi sempre una relazione di amicizia tra il musicista

ed il liutaio, che sottolinea la differenza con

l’oggetto industriale. Noi produciamo dieci-dodici

chitarre l’anno che vanno a finire nelle mani di veri

musicisti, ma il loro numero però non è illimitato,

purtroppo.

Come e quando è nata la tua passione per la liuteria?

Sono un suonatore di ghironda… nessuno è perfetto!

Sono stato costretto a costruire la mia prima

ghironda negli anni ‘70, perché in giro non ve ne

erano di suonabili. A quell’epoca Philippe, che era

già chitarrista, mi aveva fatto realizzare una copia

della Martin 00-42 di Tom Paley, uno strumento

che era stato da noi qualche giorno e che avevo

37

chitarra acustica 8 duemilaundici


st

I fratelli Chatelier

osservato da vicino. Non ho più smesso di fabbricare

strumenti: clavicembalo, liuto, violino, mandolino,

cornamusa, e soprattutto questo particolare modello

di chitarra.

Cosa distingue una chitarra Chatelier?

Niente… eccetto il suono! Assomiglia a tutte le

altre chitarre, anche se il disegno della cassa è originale.

È Philippe che ha realizzato il progetto, la

ripartizione di volumi e l’ergonomia. Ciò che distingue

la chitarra non è visibile a colpo d’occhio. Le

vere singolarità risiedono nel principio di costruzione:

facciamo degli strumenti sotto tensione, un po’

inspirati dai fratelli Larson.

Nel ricercare una particolare sonorità adottate

legni anche molto diversi, ma quanto è realmente

‘prevedibile’ come suonerà una chitarra in

fase di costruzione?

Durante tutto il processo di fabbricazione percuoto

i pezzi di legno (è quasi ridicolo!), ma si comincia

già a sentire il timbro di uno strumento quando se

ne percuote il fondo e soprattutto la tavola, prima e

dopo il montaggio delle catene, nel momento in cui

la accordo togliendo tutto il legno superfluo e lavoro

sulla rifinitura del suono.

Il momento più importante è la percussione della

cassa finita, in cui si verifica l’accordo finale che solitamente

è un LA. Attualmente, su consiglio di Walter

Lupi, stiamo sperimentando su un’accordatura

in SOL#. Bisogna comunque riuscire a combinare

le essenze giuste!

Chi sono i tuoi riferimenti per quanto riguarda

la liuteria, e c’è qualcuno oggi che ha realmente

qualcosa di nuovo da dire?

I nostri riferimenti sono naturalmente tutta la liuteria

nord-americana, parlavo dei fratelli Larson ma

anche delle marche storiche. Al salone di Monréal,

in cui abbiamo esposto, era presente il meglio di

questa liuteria americana, ed è stata una grande lezione

vedere da vicino l’eccellenza di questa produzione

di oggi, e tutta la sua inventiva. Forse non c’è

niente di nuovo, se non ciò che è stato dimenticato,

ma l’impressione è che c’è sempre del movimento

nel cervello dei liutai!

Linda Manzer, Michael Greenfield, Somogyi, Ken

Parker e tanti altri… ho l’impressione che ciò che

motiva un liutaio sia il fatto di credere che si possa

fare ancora di meglio, anche se penso che i veri

38

chitarra acustica 8 duemilaundici


I fratelli Chatelier

st

miglioramenti, per il suono della chitarra, non siano

da ricercare nella spettacolarità della liuteria appariscente!

Spesso sono i piccoli dettagli invisibili che,

pazientemente riuniti e ben compresi, finiscono col

dare una migliore coerenza alla struttura di una chitarra.

Contrariamente al violino, nel cui caso i liutai

di Cremona hanno fissato la perfezione nel 18simo

secolo, per la chitarra ci sono ancora vie inesplorate…

o almeno, è questa la speranza che nutro!

Ho visto una strana macchina nel tuo laboratorio…

una via di mezzo tra un ‘girarrosto’ e una

lampada abbronzante, ce ne vuoi parlare?

Sì, questo girarrosto è il nostro ‘kebab’! È una

cabina a raggi UVC, che sono i raggi del naturalmente

irradiamento solare… si sa che anche i liutai

di Cremona lasciavano i loro violini al sole per ossidarli

e farli ‘abbronzare’! Noi ci mettiamo soprattutto

le tavole armoniche: le facciamo girare lentamente

davanti ai raggi UV grazie al motore di un vero

girarrosto. Ciò produce l’effetto di far invecchiare

e stabilizzare il legno, migliora il timbro rendendolo

più ‘vintage’ e risonante, e contribuisce anche a

dargli un certo colore. Ma attenzione! Non si deve

far cuocere il legno, bisogna controllare bene il tempo

d’esposizione. Un altro effetto dei raggi UV è che

sono catalizzatori e permettono di seccare le vernici

accelerando il loro processo di catalisi.

Però è bene evidenziare l’aspetto pericoloso di

questo processo! Esistono dei gravi possibili effetti

collaterali e non vorrei avere sulla coscienza la pelle

di qualche appassionato che intenda replicare l’esperimento!

Se vi trovate troppo pallidi, evitate l’uso

del kebab!

State lavorando su nuovi progetti, sviluppando

nuove idee in questo periodo?

Conosco due chitarristi italiani, di cui non voglio

fare i nomi [D.F. e W.L.] che hanno intenzione di

farmi impazzire! Ma ho intenzione di difendermi!

No, sul serio, ci sono in prospettiva dei progetti di

adattamento dei nostri modelli agli stili particolari di

alcuni musicisti… ma questo lavoro di collaborazione

è per noi molto importante oltre che appassionante,

penso che miglioreremo ancora.

So che sia tu che Philippe siete validi musicisti!

Ce ne vuoi parlare?

Philippe è un grande appassionato di chitarra ed

è un ottimo chitarrista flatpicker, nel suo gruppo di

bluegrass suona soprattutto il dobro, il mandolino e

il banjo. Io suono soprattutto la ghironda e la cornamusa…

quindi non proprio della musica … abbiamo

tutti le nostre frustazioni!

Dario Fornara

39

chitarra acustica 8 duemilaundici


st

strumenti

Visita a un liutaio ‘hobbista’ per modo di dire

Maxmonte Guitars

Massimiliano Monterosso è un liutaio

hobbista di Monteortone (Abano

Terme), che ha iniziato la sua attività

di costruzione di strumenti musicali

nel 2003, partendo dalle elettriche

per poi continuare con le acustiche.

«Ho costruito la mia prima chitarra

elettrica, su copia di una Les Paul,

perché mi serviva una chitarra per la

mia band, poi ho visto che mi era venuta

bene e ho continuato a costruirle»

sintetizza così Max l’inizio della

sua passione.

Max, cominciamo anzitutto a parlare della tua

chitarra suonata da Muriel Anderson all’Acoustic

Franciacorta…

È stato davvero un caso che avessi con me una

harp-guitar alla mostra. Pochi giorni prima Giorgio

Cordini, organizzatore di Acoustic Franciacorta, mi

aveva accennato che Muriel stava incontrando dei

problemi con la spedizione della sua. Così sono riuscito

a recuperare la mia Harp-Guitar, già data a un

amico di Novara, da esporre al festival, sperando

Max Monte

in un parere di Muriel sullo strumento in questione.

La domenica del weekend in cui si svolgeva il festival

ho avuto la conferma che Muriel non avrebbe

ricevuto la sua chitarra-arpa. Giorgio si è presentato,

con lei, nel pomeriggio al mio stand per farle

provare la mia seconda creazione in questo strano

mondo ibrido tra chitarra e arpa. Muriel si è subito

dimostrata interessata allo strumento, malgrado

fosse un po’ diverso dal suo, cioè con le corde in

metallo mentre lei usa corde in nylon e sei bassi al

posto di sette.

Così, dopo un po’ di tempo che la provava, mi

ha chiesto se potevo gentilmente prestargliela per il

concerto serale. Immaginate l’orgoglio nei miei occhi

nel sentire una frase del genere. La risposta è

stata ovviamente sì! Muriel non ha avuto il tempo

di provare il sistema di amplificazione che avevo

installato, così al concerto l’ha suonata amplificata

solo da un microfono. Il suono era bello, lei è incredibilmente

brava, e i suoi brani con la harp-guitar

sono arrivati al pubblico incuriosito come un piccolo

ruscello che si fa strada tra i sassi.

Dopo essermi gustato il concerto in prima fila, ed

essermi emozionato per l’accaduto, Muriel, grata

del prestito e contenta della performance, mi ha

chiesto se potevo prestargliela per un paio di concerti

che avrebbe fatto a Treviso e a Como pochi

giorni dopo. Ovviamente un altro sì!

40

chitarra acustica 8 duemilaundici


Maxmonte Guitars

st

Da quanto tempo hai questa passione ?

Ho sempre avuto una passione per la musica in

generale, poi quasi per caso è nata la passione per

la costruzione di chitarre elettriche, acustiche e bassi.

Ho iniziato a costruire chitarre copiando, come ti

dicevo, una Gibson Les Paul. Successivamente ho

costruito un’altra elettrica e ho visto che mi divertivo

e venivano bene. Così mi sono lanciato anche nel

mondo delle chitarre acustiche. Non ho seguito corsi

e non ho una formazione classica, per me è una

grande passione a cui purtroppo dedico un tempo

ristretto della giornata. Quello che so l’ho imparato

da amici liutai, soprattutto americani. Mi piace sperimentare

e inventare nuove soluzioni per migliorare

i miei strumenti musicali e anche fare nuovi attrezzi

che mi servono per la lavorazione del legno.

Parlaci delle tue chitarre, dei materiali, della tecnica

costruttiva…

Ho a disposizione diversi legni, anche se cerco

di costruire con materiali abbastanza standard

come palissandro indiano e abete Val di Fiemme.

Mi piace molto anche il noce per fasce e fondo. Sulla

chitarra acustica che sto costruendo in questo

momento ho fatto alcuni esperimenti: ho accordato

la catenatura della tavola armonica in cedro, con il

sistema delle risonanze Chladni e ho fatto la spalla

mancante che segue il profilo del tacco per evitare

il fastidioso spigolo che spesso si trova nella transizione

sulla cassa. Mi piace realizzare gli strumenti

con la filosofia che, se dovrò metterci le mani per

qualche riparazione o manutenzione, non dovrò impazzire

o metterci più tempo del dovuto. Per questi

motivi, realizzo il manico incollando diverse essenze,

di solito cinque. Per una maggiore robustezza,

rinforzo quest’ultimo con due barrette di carbonio

per tutta la lunghezza della tastiera. Oltre a utilizzare

un trussrod regolabile in entrambi i sensi, applico

un sistema di regolazione dell’action. Questo

sistema abbastanza complesso permette di regolare

l’angolazione del manico rispetto alla cassa, di

conseguenza per regolare l’action non serve togliere

la selletta e limarla, basta agire su di una vite per

modificare l’altezza delle corde. Questo metodo sviluppato

da Mike Doolin è molto comodo per il setup

della chitarra, una volta ottenuto l’angolo ottimale

di incidenza delle corde sulla selletta per avere il

suono ottimale.

Come hai iniziato a costruire harp-guitar?

È una bella storia da raccontare. Quando il mio

amico chitarrista Francesco Faldani ha organizzato

un concerto di Stephen Bennett dalle mie parti, gli

ho subito chiesto se era possibile far provare una

mia chitarra a Stephen. Avevo conosciuto Stephen

in America grazie a un’amica liutaio che me l’ha presentato.

Una volta finito il concerto, mi ha riconosciuto

ed è stato davvero gentile a provare la mia

chitarra. Eravamo rimasti in pochi con Stephen,

41

chitarra acustica 8 duemilaundici

Muriel Anderson con la chitarra arpa di Max Monte


st

Maxmonte Guitars

nell’auditorium vuoto dove si era svolto il concerto.

Dopo mezzora che provava la mia chitarra senza

dire una parola, si rivolge a Francesco dicendogli:

«Hai trovato chi ti fa la chitarra-arpa».

Qualche mese dopo ho rivisto Francesco che mi

ha chiesto se gli potevo costruire una chitarra-arpa.

Un po’ stupito e, allo stesso tempo, incuriosito da

questo strumento ho accettato la sfida. Non sapevo

nemmeno da che parte iniziare e Francesco è

mancino, ma assieme ci siamo documentati e dopo

un anno la harp-guitar era nelle sue mani capaci.

Siamo stati entrambi stupiti dal gran suono, anche

appena montate le corde! Ho voluto costruirne subito

un’altra per destri da portare alla convention

di Sarzana dello scorso maggio. Realizzata con gli

stessi legni, cioè noce per le fasce e fondo e abete

Val di Fiemme per la tavola con in più l’aggiunta

di un poggia braccio e un ponte di nuovo disegno

senza piroli, per alleggerire un po’ la tavola. Questo

è lo strumento che ha suonato Muriel all’Acoustic

Franciacorta.

Ti ispiri a qualche liutaio in particolare?

Non ho un vero e proprio liutaio a cui mi ispiro.

Per motivi di famiglia sono spesso in America dove

ho conosciuto molti costruttori (Kevin Ryan, Kathy

Wingert, Mike Doolin), con cui mi sento spesso per

consigliarmi e confrontarmi. A mio parere, i liutai

americani sono avanti a noi per quanto riguarda

la chitarra acustica, soprattutto come tecniche costruttive.

Mi piace molto l’approccio aperto e votato

alla condivisione, anche con l’ultimo arrivato come

me! Se ho qualche dubbio sono sempre disponibili

a consigliarmi. Poi è bello perché a lungo andare si

sono instaurati bei rapporti di amicizia, nonostante

il loro livello! Secondo me, questo è lo spirito giusto

che deve esserci tra colleghi, e che devo dire ho ritrovato

con un gruppo di giovani italiani. Io non sono

un professionista, per il momento, visti i risultati lusinghieri

un pensiero lo sto facendo.

Hai qualche progetto di cui vuoi parlarci?

Sì, sto costruendo una chitarra-arpa da viaggio.

Interamente smontabile, con i manici che si possono

togliere con un semplice sistema di bloccaggio

e sbloccaggio pensato da me. È una sorta di travel

guitar, però su stile harp-guitar, con sei bassi in cordiera

e il manico di una chitarra standard! Si potrà

suonare principalmente amplificata, date le dimensioni

della cassa, con la bellezza del suono di una

chitarra-arpa. Ho studiato una camera di risonanza

42

chitarra acustica 8 duemilaundici


Maxmonte Guitars

st

dove poter lavorare per installare il sistema di amplificazione

e per avere un po’ più di suono acustico!

Questo è un breve riassunto di quello che mi ha

raccontato Massimiliano: quando parla di un suo

amico liutaio o di riparazioni che ha fatto si percepisce

una passione che travolge. Oltre ad averci ospitato,

ci ha mostrato il suo laboratorio e i vari attrezzi

ingegnosi che si è realizzato da sé per costruire i

suoi strumenti. Impossibile non rimanere colpiti dalla

passione che mette Max nelle sue chitarre. Una

cura meticolosa per i dettagli sonori e uno sguardo

sempre aggiornato alle nuove tecniche costruttive

d’oltreoceano. Nel suo laboratorio si può tastare

con mano la qualità che contraddistingue i migliori

liutai.

Per saperne di più: www.maxmonte.com

Alberto Ziliotto

Un piccolo assaggio di una chitarra di Max suonata

da Alberto Ziliotto:

http://www.youtube.com/watch?v=C2yT_iFa3u0

43

chitarra acustica 8 duemilaundici


Blueridge BG60

Lo slope-shoulder o advanced jumbo è uno shape

del corpo tornato in auge in questi ultimi tempi.

Legato a una certa iconografia di stampo cantautorale,

ultimamente sta prendendo piede anche in altri

ambiti, per versatilità e suonabilità. La BG 60 si rifà

quindi a questo standard, con tavola in abete massello

e fasce e fondo in laminato di palissandro brast

strumenti

Chitarre acustiche

BLUERIDGE BG 60 e BR 243

Eccoci di nuovo a parlare di chitarre

prodotte in Cina. E, per l’ennesima

volta, a prendere atto dell’enorme

salto qualitativo che questi costruttori

sono riusciti a fare, nel giro di pochissimi

anni. Sicuramente non è questa

la sede adatta, tanto meno chi

scrive è in grado, per approfondire

il discorso nelle sue implicazioni più

profonde – e farlo in maniera esauriente

- ma bisogna accettare come

dato di fato che ditte come la Saga,

di cui Blueridge è una emanazione,

sono in grado di mettere sul mercato

chitarre ben fatte, a prezzi molto

interessanti. Strumenti che solo una

decina di anni fa erano assolutamente

inarrivabili per il principiante o il dilettante

un po’ più evoluto, ora sono

decisamente più a portata di mano (e

di tasca).

Non che la Saga sia una newcome

del settore, tutt’altro. Sono in attività

da più di 30 anni e si sono fatti le

ossa sulla produzione di massa, destinata

a studenti e semi pro, sempre

con un occhio al prezzo. Blueridge,

in questo contesto, negli ultimi si è

specializzata nella replica di chitarre

storiche – alla fine, chissà perché, si

finisce sempre a parlare di Martin o

Gibson - realizzate con un certo rigore,

gusto piacevolmente vintage,

buoni materiali e un ottimo rapporto

qualità/prezzo. Per non far torto a

nessuno, abbiamo deciso di provarne

due differenti, una per tipo.

44

chitarra acustica 8 duemilaundici


Chitarre acustiche

BLUERIDGE BG 60 e BR 243

st

Scheda tecnica BG 60

siliano. La tavola è finita con verniciatura sfumata a

3 tonalità, ben stesa ma abbastanza spessa da non

lasciar intravedere le venature del legno. Monta un

battipenna tartarugato che si armonizza bene con

l’insieme. Il back, invece, viene lasciato natural ed

è molto bello. Se fosse in massello, probabilmente,

avrebbe il valore di una vettura di media cilindrata.

Le giunzioni tra le parti del corpo sono ornate con

binding crema e un profilo BWB sulla tavola. Il manico,

in mogano con tastiera in palissandro, invece

ne è privo. Il ponte, dalla linea molto semplice ed

essenziale - e non reverse – è in match con la tastiera.

Quest’ultima è ornata da segnatasti romboidali

in perloid, eleganti e ben posati. La paletta, dal

design originale, è nera con fregi bianchi e il logo

banner della casa. Monta meccaniche open back,

con palettina in ivoroid, che svolgono egregiamente

la loro funzione. Molto particolare il dettaglio del

tacco del manico dalla forma squadrata e originale.

La costruzione della chitarra è ineccepibile: niente

colla in eccesso all’interno della buca, incastri netti

e precisi, binding e intarsi posati con senza sbavature.

Malgrado le dimensioni importanti della cassa, lo

strumento è comodo da imbracciare e abbastanza

bilanciato. La scala corta, il nut non troppo piccolo e

con una buona spaziatura delle corte, uniti al buon

set up generale, rendono molto semplice il primo

approccio. Il profilo del manico a C tonda riempie

bene la mano. Su una chitarra così è impossibile

non cominciare impugnando un plettro, magari neanche

troppo sottile. E non si resta delusi: lo stru-

Tipo: Chitarra acustica

Costruzione: Cina

Importatore: Wilder s.a.s. di Eolo Willy Davoli

& C. – Via Tartini, 5/A – Parma

www.wilderdavoli.it

Prezzo: Euro 760

Top e catene: abete massello

Fasce e fondo: palissandro brasiliano laminato

Manico: mogano

Tastiera: palissandro

Ponte: palissandro

Binding: BWB

Battipenna: tartarugato

Meccaniche: open back con palettina in

ivoroid

Amplificazione: no

Larghezza al capotasto: 44 mm

Distanza Mi-mi al ponte: 54 mm

Scala: 648 mm

Tasti: 21

45

chitarra acustica 8 duemilaundici


st

Chitarre acustiche

BLUERIDGE BG 60 e BR 243

Blueridge BR243

Con il modello ‘triplo 0’ arriviamo invece quasi al

top della gamma della casa e siamo in una fascia

di prezzo ancora sotto i mille euro. La BR è realizzata

interamente con legni masselli, nella classica

accoppiata abete e mogano. La tavola ha una

piacevole sfumatura ambrata, ricorda l’adirondack,

che si sposa bene con il battipenna zebbrato/tartarugato

dal sapore molto vintage. Fasce e fondo

hanno fibre scure e compatte, di buona qualità. La

tavola è ornata con il classico triplo filetto BWB, che

non compare sulla cassa. Anche il manico è in mogano,

tastiera in ebano con segnatasti a dot, molto

sobri ed essenziali. Anche in questo caso il ponte è

realizzato nello stesso materiale della tastiera, dalla

forma semplice ed elegante, abbellitto dai piroli

ferma corde con inserto in perloid. La paletta è impiallacciata

in mogano e impreziosita da un intarsio

floreale di bell’effetto, oltre che dal logo nello stesso

formato della BG. Anche in questo caso le meccaniche

sono a fondo aperto, nichelate, molto simili alle

Kluson d’epoca. Tocca ripetersi, quasi parola per

parola: anche in questo caso la realizzazione dello

strumento non presenta imperfezioni di alcun tipo,

oltre a mettere in evidenza una notevole cura per i

dettagli e un gusto piacevolmente rétro.

Perfetto bilanciamento dei pesi, manico sottile e

buon set up generale anche in questo caso concorrono

a rendere subito piacevole l’approccio allo

strumento. E, di nuovo, le aspettative non vengono

tradite: chitarra ideale per il fingerstyle, da suonare

in punta di dita, ma non troppo. La risposta dinamica

è pronta e abbastanza compressa, la gamma

sonora ben definita e senza buchi. Ottimo il volume,

che si ottiene senza forzare. Bello il riverbero naturale

che permette di far emergere la melodia sui

cantini senza sforzi. Overtone ricchi e caldi, senza

risultare troppo invadenti. Anche con il plettro non

se la cava male, anche se è evidentemente uno

strumento destinato ad altro.

Conclusioni

Strumento ben realizzati, con cura e ottimi ma-

mento rispetta appieno le aspettative con un suono

profondo, caldo e molto ricco di armoniche. La risposta

al tocco è pronta e molto dinamica, pur risultando

nel complesso abbastanza compressa. Non

necessariamente una cosa negativa, anzi. Il sustain

è corposo e prolungato. La botta che si riceve nello

stomaco è notevole, piacevole e rassicurante. Rimesso

il plettro nel taschino, la si scopre dotata di

una bella voce anche suonata con le dita, che si

giova dell’attacco immediato e dei cantini rotondi e

ben definiti. Versatile, divertente, piacevole. Il tutto

per poco più di 700 Euro.

46

chitarra acustica 8 duemilaundici


Chitarre acustiche

BLUERIDGE BG 60 e BR 243

st

Scheda tecnica BR 243

Tipo: Chitarra acustica

Costruzione: Cina

Importatore: Wilder s.a.s. di Eolo Willy

Davoli & C. – Via Tartini, 5/A – Parma

www.wilderdavoli.it

Prezzo: Euro 960

Top e catene: abete massello

Fasce e fondo: mogano massello

Manico: mogano

Tastiera: ebano

Ponte: ebano

Binding: black

Battipenna: tartarugato

Meccaniche: open back nickelate

Amplificazione: no

Larghezza al capotasto: 43 mm

Distanza Mi-mi al ponte: 55 mm

Scala: 648 mm

Tasti: 21

teriali. Tutte con custodia rigida in dotazione, che

per la BR è una leggerissima Trick Case di ottima

qualità. Il rapporto qualità/prezzo è notevole, sono

decisamente destinate a farsi notare sul mercato.

Ottime per lo studente evoluto quanto per chi ha

‘voglia’ di provare qualcosa di diverso senza spendere

un patrimonio. Ma, al tempo stesso, senza rinunciare

alla qualità.

Testo e foto di Mario Giovannini

47

chitarra acustica 8 duemilaundici


st

strumenti

Equalizzatore per chitarra acustica

D-TAR EQUINOX

Dopo il test sul preamplificatore

Solstice, ecco l’altro prodotto

di casa D-Tar, il marchio fondato

da Seymour Duncan e Rick Turner:

l’equalizzatore parametrico

a cinque bande Equinox, che

può funzionare come preamplificatore

stand-alone o in combinazione

(e qui si hanno i migliori

risultati) con il dispositivo di cui

sopra, il Solstice. Chi lavora sul

palco imbracciando strumenti

acustici sa bene quanto una

sola, fastidiosa frequenza in

eccesso possa completamente

compromettere un suono, ma a

volte la soluzione è più semplice

di quanto si pensi: l’Equinox

è una di queste. Dotato di una

serie di controlli assai utili, andiamo

intanto a riassumerne le

caratteristiche.

Caratteristiche

Nonostante le molte manopole che potrebbero

spaventare a un primo sguardo, la configurazione

del pannello frontale è piuttosto semplice: da sinistra

abbiamo i volumi di Input e Output, il Led che

segna l’eccesso di segnale, uno switch per incrementare

di +20Db il segnale in ingresso (utile per

strumenti passivi) e altri due per escludere del tutto

la sezione Eq o quella definita Notch. Sì, perché i

restanti potenziometri sono: quattro sulla fila superiore

relativi al Notch Filter – vedremo di seguito

di cosa si tratta – e nove dedicati alle tre bande

di equalizzazione completamente parametriche,

ognuna dotata di controlli di Frequency, Bandwidth

e Gain. Il led di accensione completa il tutto, come

sul Solstice non c’è interruttore On/Off.

Sul retro abbiamo un ingresso e due uscite sbilanciate,

una bilanciata XLR e uno switch Ground Lift

per cercare di eliminare eventuali ronzii elettrici, più

l’ingresso per l’alimentatore dedicato.

Come usarlo

La casa suggerisce di provarlo non solo come

equalizzatore affiancato ad un preamplificatore (in

quel caso il Solstice viene enormemente potenziato

da questo Equinox), ma come preamplificatore

vero e proprio visto che accetta un comune segnale

mono, ha volume di ingresso e di uscita, e una sezione

di equalizzazione molto più potente di quelle

comunemente a bordo dei normali pre.

Dicevamo delle due sezioni Notch ed Eq, iniziamo

da quest’ultima: tre bande parametriche con

gamma di frequenze che vanno da 40 a 400Hz, da

200Hz a 2KHz e da 1.8 a 20KHz. Bassi, medi e alti.

Con queste possiamo cercare una frequenza (controllo

Frequency), decidere quanto sia larga e quanto

influenzerà o meno le frequenze vicine (controllo

Bandwidth) e regolarne infine la quantità di taglio

o enfasi (controllo Gain). Sembra difficile all’inizio

ma è molto più semplice di quanto appaia, esempio:

una nota bassa va in feedback, tagliamo a -15Db

tutto a sinistra con il Gain, stringiamo la banda ruotando

sempre a sinistra il Bandwidth (ampiezza di

48

chitarra acustica 8 duemilaundici


Equalizzatore per chitarra acustica

D-TAR EQUINOX

st

banda) e con Frequency cerchiamo la nota fino a

trovarla, a quel punto sentiremo il feedback arrestarsi

e il gioco è fatto. Possiamo allora provare a

ridurre i vari tagli operati, perché, se una nota va

in feedback, non è detto che la si debba eliminare

dalla faccia della terra, magari va solo ridotta leggermente

la sua portata. Tutto questo si può fare su

tre diverse frequenze, che diventano cinque grazie

al Notch Filter. Questa è in realtà la vera sezione

risolutrice: l’ampiezza di banda è già fissata ed è

molto stretta, possiamo cercare la nota e decidere

quanto tagliarla; da notare che si può solo ridurre il

Gain, da 0 a -15, non aumentarlo, scelta azzeccata

perché, tanto, chi di noi vuole aumentare un problema?

I due Notch vanno da 40 a 500Hz e da 80

a 900Hz, notiamo che molte frequenze sarebbero

addirittura sovrapposte, ed è un’opzione intelligente

perché, quando c’è un problema, non è raro averne

due, spesso su note piuttosto vicine, quindi un solo

Notch Filter potrebbe non risolvere le complicazioni

e tutto sarebbe quasi inutile.

Altra caratteristica interessante è quella data dai

due piccoli switch che disinseriscono del tutto le sezioni

Notch ed Eq, altra scelta brillante: se il suono

che otteniamo è buono già solo utilizzando un

Notch, possiamo completamente ‘saltare’ la sezione

Eq escludendola, per un suono complessivo più

pulito; è noto infatti che il segnale passa attraverso i

potenziometri perdendo limpidezza anche se questi

sono in posizione centrale, a zero.

Come suona

Porca miseria, bene! Molto bene, come il fratellone,

segno di una qualità costruttiva su tutti i modelli

della casa. Lo abbiamo testato con un’acustica e

una classica con corde in nylon, entrambe amplificate

con sistemi passivi abbastanza propensi al

feedback, il risultato è stato più che soddisfacente.

Lo switch +20Db si è rivelato fondamentale per dare

la giusta spinta a segnali altrimenti troppo deboli,

Input e Output hanno lavorato quasi al massimo, la

sezione di Eq, una volta corretti un paio di problemi

(eravamo a volumi davvero alti) con il Notch Filter,

era addirittura in bypass visto che il suono non necessitava

di altre correzioni, che altro dire?

Suono trasparente, cristallino, definito, che aggettivo

preferite? Le bande di equalizzazione lavorano

in modo eccellente, il Notch è pensato per essere

funzionale e utilizzato solo all’occorrenza, si nota in

tutti i particolari la mente dei progettisti, lucida ed

essenziale.

Solstizi ed equinozi

Abbiamo a più riprese scritto, su Fingerpicking.

net e su Chitarra Acustica, dell’importanza che riveste

l’amplificazione dei nostri strumenti acustici,

e dei problemi che il tutto può creare: i due modelli

prodotti dalla D-Tar sono fra le macchine più complete

in commercio, e si integrano alla perfezione.

Perché se abbiamo due pickup montati e abbiamo

la necessità di lavorare sul loro suono separatamente,

una sola delle due macchine potrebbe non

essere ancora sufficiente, benché il Solstice (preamplificatore

stereo) sia un dispositivo eccellente.

Accoppiato però all’Equinox ci permette una lavorazione

‘di fino’, permettendoci non solo di miscelare

la quantità dei due segnali con una possibilità di

equalizzazione già molto buona, ma di andare anche

a intervenire sulle singole frequenze generate

dalla somma dei due pickup in maniera chirurgica.

Sottolineiamo questo fatto perché trovarsi sul palco

con una chitarra da diverse migliaia di euro (ma

anche da molto meno!) amplificata con due sistemi

non proprio economici e avere un problema di

feedback, risonanza o come preferite, può essere

non solo fastidioso, ma compromettere del tutto la

nostra performance. L’Equinox, collegato al Solstice

sul Send/Return di quest’ultimo, ci permette di

lavorare sul suono dosando addirittura la quantità

di intervento della macchina, con risultati eccellenti.

Ci verrebbe quasi da sperare di avere un problema,

per poterlo risolvere!

Conclusioni

Un dispositivo che possiamo abbinare a un altro,

ma quasi definitivo sul palco in caso di strumenti

mono, qualità e suono eccellenti, prezzo non basso

ma adeguato a una macchina di alto livello, possibilità

di utilizzo come outboard anche in studio, se

si avesse necessità di un buon equalizzatore anche

versatile. Il tutto condito da un look accattivante e

da una estrema maneggevolezza, che per chi lavora

e deve portare in giro strumenti a volte troppo

pesanti e ingombranti non è poco. Non pensiamolo

solo per la chitarra, i musicisti che utilizzano un

contrabbasso o un basso acustico possono trarre

notevoli vantaggi da un dispositivo simile.

Una volta compreso il funzionamento del sistema

parametrico di equalizzazione si risolvono in un

batter d’occhio problemi che a volte riteniamo insormontabili.

Consigliatissimo.

Daniele Bazzani

Importatore: Casale Bauer, Via IV Novembre

6/8, Candriano, www.casalebauer.it

Prezzo: 502 euro (IVA inclusa)

49

chitarra acustica 8 duemilaundici


st

strumenti

Notizie di mercato

dalle aziende

Martin

Una manciata di novità in arrivo dalla casa americana, tanto per

arrivare preparati al Natale. Torna la serie 15, completamente in

mogano. Disponibili come shape sia la 000 che la D, con prezzi

decisamente interessanti. Sia la D-28 che la D-35 saranno

messe in commercio anche nella versione P, con il profilo del

manico progettato per le Performing Artist, più sottile e con nut

più largo. E, tanto per chiudere in bellezza, una OM-42 con fasce

e fondo in Tasmanian blackwood assolutamente da perderci il

sonno.

Distribuite da Eko Music Group

PRS

Rispondendo alle preghiere di molti, PRS metterà in produzione nella

serie SE anche le sue bellissime chitarre acustiche. La prima, annunciata

entro fine anno, sarà la Angelus, sia nella versione Standard che in

quella Custom. Materiali solidi di altissima qualità – abete e palissandro

– bracing a X ibrido e inlay vari in madreperla, non mancherà nulla.

Resta da definire il prezzo di mercato, che probabilmente sarà in linea

con quello del settore elettrico. Quindi molto interessante!

PRS è distribuita da Eko Music Group

Greg Bennett

Il catalogo di chitarre Greg Bennett si allarga

con l’introduzione di due nuovi modelli acustici che

soddisfano due diverse richieste dei chitarristi: la

GOM100S quella di avere una chitarra acustica che

suona forte e bene ad un prezzo assolutamente

accessibile, la TT6-5 quello di avere una compatta

“travelin’ guitar” con un grande suono da portare ed

usare dovunque. Entrambi i modelli portano la firma

di progetto di Greg Bennet e la garanzia di qualità

fornita dalla produzione Samick.

Sono distribuite da Sisme

50

chitarra acustica 8 duemilaundici


Gas Addiction

st

Sony ICD-SX 712

Più che un semplice registratore. Ideale sia per la musica, registrata o dal vivo,

sia per riunioni, interviste o dettature; è composto da un microfono bidirezionale

che ti lascia tutta la libertà di muoverti durante la registrazione. Così piccolo e

maneggevole, riesce a registrare fino a 536 ore e supporta tutti i formati che ti

servono: MP3, WMA, AAC, WAV. Anche il suo prezzo è tra i più competitivi della

sua categoria!

Specifiche:

– Microfono bidirezionale: stereo ottimale, centramento delle posizioni di registrazione,

acquisizione vocale da distanze maggiori (fino a 25 m).

– PCM lineare: registrazione stereo con qualità CD, simile all’audio originale.

– Formati supportati: riproduzione mp3/WMA/AAC supportata: riproduzione tramite

la cassa frontale da 150 mW.

– Tempo di registrazione: memoria integrata che consente un massimo di 536

ore di registrazione in modalità LP (mp3, 8 kbps).

– Scene Select: selezionare il tipo di registrazione da acquisire (musica, riunioni,

interviste, dettatura) per impostazioni ottimizzate.

– Riduzione intelligente del rumore: schiarisce la voce inserendola in una gamma

audio più chiara e riduce fastidiosi rumori di fondo.

– Contrassegno traccia: aggiungi più segnalibri a ciascuna registrazione e passa

alla registrazione precedente/successiva durante la riproduzione.

– Display LCD: gestisci facilmente le registrazioni con il nuovo e ampio display

LCD e l’intuitiva interfaccia utente.

– Registrazione avanzata: memorizza e organizza le registrazioni in cartelle,

ricerca nel calendario e monitora i livelli.

– Supporto di più lingue: attivazione per menu, messaggi e nomi di cartelle (EN/

DE/FR/ES/IT/RU).

Distribuito da Eko Music Group

Savarez Tomatito

Annunciata la nascita di una nuova serie di corde specifiche per chitarra flamenco,

la Serie Tomatito che si compone di due mute in due differenti tensioni:

Normale e Alta. I set sono composti da due alti in nylon, Sol KF Alliance e tre

bassi con un nuovo multi filamento. Questa nuova serie è stata realizzata in collaborazione

con il famoso musicista Spagnolo José Fernández Torres ‘Tomatito’.

Caratteristiche uniche di queste corde sono sicuramente l’immediata e precisa

risposta, la proiezione e il sound tipico che ogni musicista di chitarra flamenco

ricerca. La velocità diventa… ‘più accessibile’, e le varie tecniche – rasgueado,

alzapúa, picado, ecc. – risultano agevoli e precise. I trattamenti e i materiali utilizzati

per queste corde assicurano, come su tutti gli articoli Savarez, la massima

qualità e la grande durata.

Distribuito da Eko Music Group

Lascia un commento

51

chitarra acustica 8 duemilaundici


tc

tecnica

Guitar Workshop

di Stefan Grossman

Alla ricerca di nuovo materiale

da arrangiare, i chitarristi

fingerstyle hanno esplorato il

blues, il ragtime, gli standard

del jazz, assoli di stride piano

e melodie celtiche.

Tra il 1920 e il 1930 fu di

gran voga un repertorio di

nuove composizioni strumentali.

Queste composizioni presentavano

una bella varietà

di suoni e delle tessiture interessanti,

così come delle idee

musicali simpatiche suonate

da orchestre e solisti. Pochi

chitarristi hanno approfondito

questo repertorio. Negli anni

settanta Ton Van Bergeyk,

un timido mago del computer

proveniente dall’Aia nei Paesi

Bassi, passò un anno ad arrangiare

alcuni di questi strumentali

come “The Cat and the

Dog”, “The Coconut Dance”,

“From Soup to Nuts”, “Zither Melodies”

ed altri. Queste composizioni

sono raccolte in un album

intitolato Famous Fingerpicking

Guitar Solos from the Golden Era

of America Pop Music.

Ton affronta questi arrangiamenti

con la stessa abilità che

si riscontra nei suoi numerosi

ragtime classici per sola chitarra

(contenuti nel Complete Ragtime

Guitar Book pubblicato da Mel

Bay). La sua capacità di catturare

le emozioni di un pezzo è incredibile.

E ancor più importante

è il suo talento nel rendere i suoi

arrangiamenti facilmente eseguibili.

La suonabilità è un aspetto

non sempre curato dai chitarristi,

che a volte creano arrangiamenti

difficili, se non impossibili da

suonare. Quando affronto questo

tipo di arrangiamenti, cerco di eliminare

diteggiature scomode o

modificare alcuni passaggi per

rendere la musica più fluida.

Ciò non capita mai con i pezzi

di Ton, che sembrano essere

fatti apposta per la chitarra fingerstyle.

“Zither Melodies” è un vecchio

valzer romantico tedesco,

scritto da Carl Ganschals. Ton

lo ha imparato su uno spartito

e lo suona in accordatura

di dropped G (D G D G B

E). Si tratta sostanzialmente

di un’accordatura di open G,

senza abbassare però la prima

corda. È un tipo di accordatura

molto utile per l’esecuzione

di rag classici e Ton la utilizza

spesso. Come lo stesso titolo

suggerisce, questa composizione

era destinata ad essere

eseguita sullo zither [cetra

diffusa in Austria, Baviera e

Slovenia, con 5 corde tastate

e un numero variabile di corde

libere da 17 a 40 – ndr]. Ton

ha cercato di capire come un

suonatore di zither l’avrebbe

suonata, e così ha introdotto

alcune tecniche e trucchi tipici

di tale strumento, come ad

esempio mantenere una seconda

linea melodica sotto la

melodia principale.

È un brano incantevole che

proviene dalla vecchia Europa.

Le sue tre sezioni dovrebbero

rappresentare una bella

sfida con cui misurarsi.

Stefan Grossman

52

chitarra acustica 8 duemilaundici


Zither Melodies

tc

Section One

q = 100

%

#

& 4

3 Œ Œ œ œ . œ œ œ

œ

œ

Tuning: DGDGBE

7

T

0

A 0

1

2

3 8

4

B

.

Zither Melodies

Zither Melodies

0

œ

œ

7

8 3

4

5

5

0 0

ú

œ

1

2

0

œ

3

5

0 0

œ #œœ

œ

4

5

œ œ œ . #

# œ

œ œ

œ

5

5

0

8

7

Ton Van Bergeyk

8 5

7

5

0 0

6

6

5

& # ú œ œ œ

œ Œ

œ

œ

œ œ # œ

œ œ

œ

œ

œ

œ

œ.

Œ

œ

7

7

0

5

0

0

1

2

3

4

0

7

8

7

8 3

4

4

4

0 0

5

5

5

8

5

8

5

5

14

15

12

13

& # 1.

8 œ ‰ j œ œ

ú .

œ œ œ œ œ

œ

œ Œ

2.

ú

ú

œ

œ

œ

#

# œ

Œ

œ

12

2

13 3

5

0 0

0

3

3

0 0

0

1

2

3

.

3

0

3

0

7

7

6

6

7

7

Section Two

11

& # œ œ œ œ œ œ œ œ

œ

#

# œ.

œ

œ œ œ

œ œ œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

10 5

7

5

0

5 8 5

5

5 5

0 0

8

5

6

6

0

7

7

7 7 7

8 7

7

0 0

7

8

8

7

0

7

8 8 8

7

7 9

0 0

8

7

53

©1998 Shining Shadow Music. chitarra All Rights acustica Reserved, 8 Used duemilaundici

With Kind Permission


tc

Zither Melodies

14

& # œ . œ œ œ # œ #

œ œ

œ

œ

œ.

œ œ œ œ œ œ œ

œ

#

# œ.

œ

œ œ œ

œ œ œ

œ

7

8

0

7

7 7 6

8

7 6

0 0

7

7

10 5

7

5

0

5 8 5

5

5 5

0 0

8

5

6

6

0

7

7

7 7 7

8 7

7

0 0

7

8

17

& # œ #

œ .

# œ œ œ

œ œ # œ

œ


ú

œ

D

œ

% AL Þ

œ œ

Œ

Þ

ú œ œ

œ

œ Œ

n

10

11

9

10

10 14

10

11 14

0

7

11

12

12

10

11

0

0

0

0

1

2

3

0

0

0

0

0

5

5

Section Three

20

œ.

œ

&

œ œ œ œ

œ . œ œ œ œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

3

5

5

0

1

2

2 0

3 2

15

13

10

12

13 10 8

14 10 9

10 10 10

0

3

0

0

0

7

3 6 8

4 7

0 0

5

6

23

ú œ œ

& œ

œ Œ

œ.

œ

œ œ œ œ

œ . œ œ œ œ

œ

3

5

5

5

0

0

5

5

3

5

5

0

1

2

2 0

3 2

15

13

10

12

13 10 8

14 10 9

10 10 10

54

chitarra acustica 8 duemilaundici


Zither Melodies

tc

26

&

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ œ

ú

œ

œ

œ

Œ

Section Four

j

œ œ ‰ ‰

œ J œ ‰ Œ

j

œ

0

3

0

0

0

7

3 6 8

4 7

0 0

3

6

8

5 6

5 7

5

5

5

10

10

5 10

8

9

29

&

œ.

œ

# # œ

œ.

œ

œ

j


œ.

œ

##

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ.

œ

##

œ

.

œ

œ

j

n n œ

8

9

0

2

3

3

4

0 0

5

5

6

7

0

2

3

7

3 6 8

4 7

0 0

5

6

5

6 7 8 6

8 9 7

5 5

5

32

&

œ.

œ

œ œ œ œ œ

œ œ

œ.

œ

# œ œ.

œ

œ

j

œ

œ

œ

œ

œ ‰ œ J

œ œ

5

5

5

12

13 12 10 8

13 12 10

0 0

7

8

7

8

0

4

5

5

6

0

0

5

6

3

4

0

5 1 0

6 3

4 2 0

3

3

35

&

D % AL Þ

œ

œ œ œ œ

œ Œ

2

Þ

ú

œ

2

œ

# œ. œ

Œ

œ.

rallenta------ --------------------------------------------------------------

œ

œ

j œ

# œ

œ

ú.

œ

U

ú

1

2

0

8

5 0

0

1

2

5

3

0

0

0

14

15

12

13

12

2

13 3

5

0 0

0

3

3

0

0

0

55

chitarra acustica 8 duemilaundici


tc

T

A

B




5

0


0


0

Studio #4 in E

«Anche se siete bianchi e non avete mai lavorato in

un campo di cotone, potete amare e suonare Il Blues.

Non sarete mai come Robert Johnson, ma lui non sarà

mai come voi.»

5

T

Pattern 3


5


5


5


5


A Ho sempre pensato che un esercizio dovesse essere

B

abbastanza 0interessante 0 da 0 incuriosire 0

0lo studente, 0 e

abbastanza difficile da insegnare qualcosa.

Ho scritto questi esercizi per alcuni dei miei studenti,

Pattern 5

perché abbiano una melodia da suonare, anche in un

contesto blues, e qualcosa con cui divertirsi mentre imparano,




almeno spero.

Ho mantenuto le diteggiature più semplici possibili e

brani suonabili anche lentamente. Aumentare la velocità

dà ad ogni pezzo un senso nuovo, così che anche un

8

musicista 0più esperto 3 possa 0 divertirsi.

3

T

A

B

Come introduzione e riscaldamento, cominciamo con

0

0 0 0

0 0

due blues patterns in tonalità di Mi.


0


5

0


0


0

5


0

5

5


0

Daniele Bazzani



5

5

5


0


5

0


0


0


0


3

0


0


5

0


tecnica

0 5 5 5


4

0

Pattern 4



0

0

3


0



5

0

3


0


0


0


0


0


0


3


5


0


0


0


0


0

Pattern 6

























11

T

A

B

5

0

3

0

0

0

3

0

5

0

0

5

0

3

0

0

0

3 5

0

Blues Patterns -

0

Pattern 13

Page 1 / 5






























25

T

A

B

3 5

0

0

0

0

0

3

0

4 2

0

0

0

2

0

0

0

0

0

2 4

0

3

0

4

0

E concludiamo Pattern 14questo assaggio con uno studio avanzato, lo “Studio #4 in E”, nella tonalità regina

del blues, il Mi7, con accordi e passaggi a note singole per suonare in stile!

Grazie dell’attenzione.

27




T




3






0



56

chitarra acustica 8 duemilaundici

2


0







0



2



3


Studio #4 in E

tc

(gli esempi sono tratti da: Daniele Bazzani, Fingerstyle Blues Guitar, Fingerpicking.net – Carisch)


Studio #4 in E

Daniele Bazzani



T

A

B






T

A

B


0

0


3

¼

3



0

¼


3

0

¼

3

¼


0


0



0



0

Studio #4 in E

Daniele Bazzani

3





0


0

0


0

0

0

3 5

3


0

3 5

0

1


3


1


3

0


0

0

0


3

1


3

1





0

0



0

0



0

0

3



T

A

B



3



T

A

B

3

¼



0

¼


3

0

¼

¼


0


0



0



0


0


0


0


0


0


0


3

3




0 3

0

3


0


0


2




2

0

2

0

2


1


1





1


1


0

0



0

0



H

0

H

0






2



2




























1


1





5

T

A

B

5

T

A

B

2

0

2

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

3 5

3 5

0

0

3

3

0

0

0

0

2

2

0

0

0

0

0

0







































7

T

A

B

7

T

A

B

3

0

3

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

3

3

0

0

0

0

2

2

0

0

0 1

0 1

0

0

0

0

0

0

Page 1 / 3

Page 1 / 3

57

chitarra acustica 8 duemilaundici


tc

Studio #4 in E

Studio #4 in E - Daniele Bazzani






1

3


2




1

3




2

1

2



1




3




3



2




3 3

2

1


9

T

A

B

2

H

2

0

Po

2 0

2

2

0

2

0

2

0

H

Po Po

3 2 0

2

0

Sl

2 3

0

3

2

2

2

0

1








2

3


1


3



3



3


1


2



3



2

2



0

11

T

A

B

0

Sl

2 4

0

3

0

3

Po

0

4 2

0

2

0

1

2

2

0

2




3


3 2



1


3


3





3




3






3



3




13

T

A

B

7

0

6

5

8

0

0

0

7

0

0

0

0

7

0

6

5

8

0

0

10

0

0






4


3

1




2





¼



3


3


1




3





15

T

A

B

10

0

9

HPo

7 9 7

0

10

7

0

8

0

¼

0

12

0

Sl

10 9

12

0

11

10

0

0

Page 2 / 3

58

chitarra acustica 8 duemilaundici


Studio #4 in E

tc

Studio #4 in E - Daniele Bazzani



3




2 3



1

3






1 3



1 2


3





3





4

3




17

T

A

B

H

13 14

0

12

H

13 14

0

12

10

12

0

9

10

0

H

13 14

0

12

Sl

13 14

0

15

0

0

15

Sl






4


1

4


1

3



3

1


3




3


3 1


3

3



1




1

19

T

A

B

16

0

12

15

12

15 14

Po

12

14

14

14

12

1213

14

Po

12

14

Sl

12

Sl

10 11

0

7




Capo 7th


4



1 3



4



1




3



1



3


2


3





1


3



21

T

A

B

10

7

7

9

7

10

7

7

7

0

8

0

5

Sl

6 7

0

8

0

0

6

0

0

0







1



2

3

3



3



3

1



2

1

3

3









3

1 2



23

T

A

B

0

4

Po

4 0

5

0

4

3

0

2

3

2

Po

0

0

6

5

6

Sl

7

6

7

0

Page 3 / 3

59

chitarra acustica 8 duemilaundici


tc

tecnica

Neve

Luca Francioso

L’idea alla base del concepimento di questo metodo

per chitarra fingerstyle è molto semplice: laddove

la chitarra classica e la didattica che accompagna lo

studente, durante le varie fasi del percorso di studio,

hanno una storia di centinaia di anni e basi consolidate,

altrettanto non si può dire per ciò che riguarda

la chitarra acustica fingerstyle. Il nostro strumento

ha una storia più recente e la didattica è frammentaria,

per non dire inesistente, comunque affidata ai

singoli insegnanti o musicisti, che di tanto in tanto

pubblicano qualcosa, senza alcun riferimento a ciò

che fanno gli altri.

Lo studente che si avvicina alla chitarra fingerstyle

ha quindi un grande problema, oltre ai molti che gli

si presentano studiando, quello di non sapere cosa

suonare, soprattutto in una fase iniziale e intermedia.

Più avanti il discorso cambia, perché i brani dei

grandi chitarristi sono un’ottima opportunità di crescita.

Ma non si può certo partire da quelli. Il nostro

progetto è ambizioso: scrivere musica per chi studia.

Perché anche chi studia ha diritto di suonare melodie di qualità, e il nostro intento è di produrne,

che non siano troppo difficili da suonare, ma che offrano degli spunti interessanti racchiusi in

piccole composizioni, non solo nei classici studi ottimi a muovere le dita. Se pensiamo a compositori

straordinari come Mauro Giuliani, Matteo Carcassi, Ferdinando Carulli, Fernando Sor, c’è da

rabbrividire a quanto noi acustici siamo lontani da quel livello compositivo e didattico, ma non vuol

dire che non ci si possa provare.

Non abbiamo la pretesa di aver scritto la musica migliore che possiate suonare, solo il tentativo

di sottoporre qualcosa di utile e gradevole al tempo stesso. L’idea è di proseguire, magari con

l’aiuto di altri musicisti, per creare il ‘nostro’ percorso di studio.

Grazie dell’attenzione.

Daniele Bazzani e Luca Francioso

(il testo e lo spartito sono tratti da: Daniele Bazzani e Luca Francioso, Fingerstyle Guitar Easy,

Fingerpicking.net – Carisch)

60

chitarra acustica 8 duemilaundici


Neve

tc

NEVE

Luca Francioso







1


4


3



2



1

2


3













2



3



1 3

T

A

B

0

1

3

3

0

0

2

0

1

2

3

3

0

0

2

0

1

2

0

0

2

0

2

0

1

2

0






3


2



1



4


1




2



3



1



3

1.





1




1 4

2.





1


3


2


1

4 7

4

T

A

B

3

2

0

2

0

3

1

0

2

0

2

0

1

0

3

0

0

2

0

0

1

3

0

0

2

3

2

3







2


2


4

1 2

1










4




2



2


2


3



1



1



1 2

8

T

A

B

0

8

10

4 8

7

8

10

7

0

8

10

8

7

8

10

10

0

8

0

5

0

2

0

2

2


3

0

2

0

5

7

8






1


2 3







3


2

4

2





1







2


12

T

A

B

0

7

8

9

8

7

8

0

7

8

11

10

12

10

1

0

1

1

1

1

0

2

1

11

61

chitarra acustica 8 duemilaundici


62

chitarra acustica 8 duemilaundici

NEVE - Luca Francioso




T

A

B

16



0


1


1


1


1


0


2


0


3

3


0


0


0


0


1


2


0



0


2

2


0


2

3


0


3

4

1

1


0


1


1


1


1


0


2


1




T

A

B

20



0


1


1


1


1


0


2


0



0


2


0


2


0


2

2


1

1




0



2


1


2


0


3

1

1


2

2


0


1


2


1


2


1


2


1


2


0


2


1


2




T

A

B

24



0


1


2


1


2


1


2


1


2


0


2


0


0



3


0


0


0


0


0


0


0


0


1


2


0



0


2


0


2


0


3


1


2




T

A

B

27



0


1


2


1


2


1


2


1


2


0


2


4

2

5

3


4


0


1

2



0


1


3



3


0


0


2


0


1


2


3

12

Neve

tc


63

chitarra acustica 8 duemilaundici

NEVE - Luca Francioso




T

A

B

30



3


0


0


2


0


1


2


0



0


2


0


2


0


1


2


0



3


2


0


2


0


3


1




T

A

B

33



0


2


0


2


0


1


0


3



0


0


2


3


2


3


7



0


8


10


8


7


8


10


7




T

A

B

36



0


8


10


8


7


8


10


10



0


8


0


5


0


2


0


2


3


0


2


0


5



7


8




T

A

B

39



0


7


8


9

Rall.


8


7


8



0


7


8


11


10


12


10



13

Neve

tc


tc

tecnica

The Storms Are on the Ocean

Tradizionale arrangiato da Roberto Dalla Vecchia

Un esempio in Carter Style

Questo mio arrangiamento del brano tradizionale

“The Storms Are on the Ocean” è una chiara illustrazione

del Carter Style.

La tecnica Carter Style prende il nome dalla chitarrista

Maybelle Carter della Carter Family, storica

folk band americana in auge negli anni ’30. Forse

Maybelle non è stata la prima persona ad adottare

questa tecnica, ma certamente è stata lei a renderla

popolare visto l’ enorme successo che la Carter

Family ha avuto in quegli anni.

Il Carter Style consiste nell’eseguire una semplice

linea melodica sul registro più basso della chitarra,

riempiendo tutti gli spazi lasciati vuoti dalla

melodia con leggeri strums sugli accordi. In questo

modo siamo in grado di eseguire, contemporaneamente

in completa autonomia, sia il solo che l’accompagnamento.

Per la buona riuscita dei brani, è essenziale

mantenere ben distinti i due piani sonori: quello

delle note della melodia, che sono suonate più forte,

e quello degli strums, che hanno l’unico scopo

di fornire un sostegno ritmico e armonico alla

melodia stessa. Il pentagramma non è in grado

di indicare tutto questo, quindi, prima di provare

a studiare ogni singolo arrangiamento, è bene

conoscere la linea melodica del brano in questione

andando ad ascoltare una delle innumerevoli

versioni facilmente reperibili sul web.

Un altro elemento fondamentale di questo

stile è quello di tenere la mano sinistra ancorata

sui diversi accordi il più a lungo possibile,

riducendo così al minimo i movimenti. Questo

per avere il massimo sustain possibile e di conseguenza

un suono pieno e completo.

Una buona conoscenza del Carter Style è

basilare per poter meglio affrontare altre tecniche

e soluzioni musicali che da esso traggono

origine, come gli sviluppi solistici del flatpicking

nell’arrangiamenro dei fiddle tunes.

(lo spartito è tratto da: Roberto Dalla Vecchia,

Flatpicking Guitar, Fingerpicking.net –

Carisch)

64

chitarra acustica 8 duemilaundici


The Storms Are on the Ocean

The Storms Are on the Ocean

tc

Traditional, arranged by Roberto Dalla Vecchia

3

q q = q e

&

# 4 3 œ

G

œ

œ

œ

œ

C

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

0

0

3

0

0

0

2

0

1

0

0

1

2

0

3

0

0

2

3

3

0

0

2

& #

5

G

œ

œ

œ

œ

œ

D

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ œ

0

3

0

0

3

0

2

0

2

3

2

0

3

3

0

0

3

0

0

3

0

3

3

0

0

2 3

& #

9

G

œ

œ

œ

œ

C

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

œ

0

3

0

0

0

2

0

1

0

0

1

2

0

3

0

0

2

3

3

0

0

3 0

& #

13

G

œ œ œ

D

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

2

0

2

0

2

3

2

2

3

3

0

0

3

0

0

3

0

3

3

0

0

0

65

chitarra acustica 8 duemilaundici


tc

The Storms Are on the Ocean

& #

17

C

œ

œ

œ

C

œ

œ œ œ

G

œ

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

3

0

1

0

2

0

0

1

0

1

0

2 0

3

0

0

3

0

3

3

0

0

0

& #

G

œ

œ

œ

œ

D

œ œ œ

G

œ

œ

œ

œ

œ

œ

œ

21

0

3

0

3

0

0

4

0 2

0

3

0

0

3

0

3

0

0

3

0

& #

G

24

œ

œ

œ

œ

C

œ œ œ œ

C

œ

œ œ œ

3

3

0

0 0

2 0

3

2

0

0

1

0

1

0

& #

27

G

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

œ

0

3

0

0

2

3

3

0

0

2

0

3

0

0

3

0

2

& #

D

30

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

œ

œ

œ

G

œ

œ

œ

2

3

2

2

3

0

0

3

0

0

3

0

3

0

0

0

3

3

66

chitarra acustica 8 duemilaundici

More magazines by this user
Similar magazines