2 - Aeronautica Militare Italiana

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2 - Aeronautica Militare Italiana

F/J


L’Editoriale

Guai a definirlo un semplice pezzo di ferro o un abbellimento del-

dati da oggetti che assumono significati particolari; vien da se’

la divisa storica! Lo spadino è una tappa fondamentale dell’iter

che quando il simbolo viene considerato solo come una cosa,

di ogni allievo. Poco dopo l’incorporamento, appena capita di ve-

esso perde tutta la sua sostanza. Ma siamo così sicuri che ciò

derlo indosso agli allievi più anziani che si recano in libera uscita

che si è perso fosse “dentro” l’oggetto? In fondo uno spadino

(oltre a un pizzico di invidia per il fatto che stanno uscendo a farsi

resta sempre uno spadino, non più di un pezzo di ferro ben la-

una passeggiata), sorgono subito spontanee le domande: cos’è?

vorato: per quanti significati possiamo attribuirgli, questi non

A cosa serve? Quando lo riceverò anch’io? Poi, una volta fugati

gli appartengono, a meno che non ne siamo noi stessi portatori

questi dubbi grazie alle risposte degli scelti, non resta che aspet-

consapevoli. Allora sì che consegnare uno spadino non significa

tare la data della cerimonia; però non si tratta di un’attesa passiva,

bensì del suo opposto: bisogna dimostrare quotidianamente

di meritarsi l’ambito emblema e prestare particolare attenzione

non appena cominciano le prove, per far sì che quel giorno sia

perfetto. In un primo momento ci si preoccupa di andare al pas-

soltanto alzare una mano durante una cerimonia, ma tendere

l’intero braccio verso i nuovi arrivati per far loro capire di non

essere soli; di conseguenza prenderlo non è più un semplice

gesto meccanico, ma una presa di coscienza della scelta fatta;

e, per finire, appenderlo alla divisa diventa il riconoscimento di

1-2

finalmente

lo spadino

5-8

la strada

per la pan

9-10 15-16 17-18

vola solo

chi osa

farlo

lotta

o fuga

non solo

musica

so e di muoversi in sincrono, ma le vere difficoltà devono anco-

una vita dedita all’impegno, al sacrificio e al senso del dovere.

ra venire; infatti, così come tutti possono averlo, pochi riescono

Sedici anni non sono troppo pochi per iniziare a riempire i gesti

a portarlo veramente. Mi spiego meglio: dato per assodato che

simbolici di sostanza, per cui è bene imparare da subito ad Es-

l’essere umano è un animale simbolico, è scontato essere circon-

sere, non solo a rappresentare.

La Redazione

Numero 2 Novembre / Dicembre

Anno 2012/2013

3-4

c’era una

volta lo

spadino

11-12

dietro

l’angolo

19-20

gioca

douhet

Sede: Viale dell’Aeronautica, 14 - 50144 Firenze

Direttore

Vice Direttore

Capo Redattore

In Redazione

Col. Claudio Icardi

Cap. Sergio Paparelli

All. Chiara Boccone

All. Francesco A. Borello

All. Lorenzo Giansante

All. Roberto Giovanzanti

All. Matteo Ingrosso

All. Camilla Matrigali

All. Tiziano Mazza

All. Gabriele Tarascio

Grafica & Impaginazione

All. Giuseppe Iannelli

All. Giorgio Morbis

la versione digitale del giornalino è presente

on-line sul sito dell’Aeronautica Militare

www.aeronautica.difesa.it/douhet

13-14

the election

system in

the u.s.a.

Le idee espresse in questo giornalino sono la libera manifestazione del solo pensiero degli allievi

I

II


finalmente lo spadino

Emozioni, timori e aspettative di una delle cerimonie più importanti del primo anno

"... La cerimonia è stata vissuta con grande emozione

e un'immensa trepidazione ..."

Lo spadino, simbolo di ogni allievo

della Scuola Militare, coronamento

di due mesi di duro lavoro,

è finalmente nostro.

Dopo aver fatto una serie di prove,

durante le quali è stato dimostrato

massimo impegno da parte di tutti

e tre i corsi, si è tenuta la cerimonia

tanto attesa; venerdì 23 novembre,

in presenza del Generale di Divisione

Aerea Pietro Valente, il Comandante

della Scuola Militare Aeronautica

Giulio Douhet, Colonnello Claudio

Icardi, ha introdotto l’Assessore all’Educazione,

Dottoressa Maria Rosaria

Di Giorgi, la quale ha tenuto la prolusione

in apertura della cerimonia di

consegna dello spadino.

La cerimonia, svoltasi nell’Aula Magna,

è stata vissuta con grande emozione

e un’immensa trepidazione,

presenti già dalla sera precedente e

che, insieme alla paura di sbagliare,

ci hanno poi condotto verso una notte

insonne ed agitata. Ad animarci è

stato anche il desiderio di fare bella

figura per dimostrare a tutti che anche

noi facciamo parte della scuola,

una brama che era aumentata dopo

l’ incoraggiante discorso pronunciato

dagli Allievi Scelti, che ci hanno esortato

a dare il meglio di noi e a concentrarci

per la riuscita dell’evento.

Ed è proprio grazie a questo ulteriore

supplemento di grinta che siamo

riusciti a tirar fuori definitivamente

gli artigli, a battere passi così forte

da far tremare i vetri delle finestre,

a fare le conversioni correttamente,

ma soprattutto ad afferrare quello

spadino e stringerlo forte fino a far

diventare bianche le nocche, per poi

portarlo in modo deciso al cuore e

sentirsi fieri di appartenere a questa

grande famiglia.

Il Comandante della Scuola, il Colonnello

Icardi, nel suo intervento ha

illustrato le linee guida dell’attività

didattica della Scuola, esortando gli

allievi a vincere la resistenza al cambiamento

e sottolineando l’importanza

dell’istruzione quale strumento

per affrontare con consapevolezza

la realtà e confrontarsi meglio con gli

altri.

“Siate sempre curiosi e assetati di conoscere

e scoprire, la posta in gioco è

troppo alta, si tratta del vostro futuro,

dobbiamo vincere la pigrizia mentale

e la resistenza al cambiamento”

Finalmente, dopo due mesi di sforzi,

di rimproveri e di impegni, abbiamo

raggiunto il nostro primo traguardo

e, quindi, possiamo tirare un sospiro

di sollievo, congratularci l’un l’altro e

goderci un meritato applauso, pronti

per un’altra sfida.

All. Mirko Crecco

1 2

Focus ON


C’era una volta

lo spadino

Storia e tradizioni dell'ambito emblema

"... Rappresenta una delle tappe fondamentali

del percorso di formazione dei giovani cadetti ..."

cenni storici

A seconda della lingua lo si può

chiamare “epee de cour”, “dress

sword”, “degen”, o, più familiarmente,

“spadino”; si tratta di

un’arma bianca sviluppata nel

XVIII secolo come anello di congiunzione

tra la scherma tradizionale

e la scherma sportiva.

«I moderni hanno adottato lo

spadino a discapito delle armi

antiche, cosa che ha portato allo

sviluppo di una nuova forma di difesa,

distintasi con l’appellativo di

Scherma, che figura a pieno titolo

quale parte dell’educazione di una

persona di rango»

(Tremamondo, Angelo (1763), L’Ecole

des Armes, avec l’explication

générale des principales attitudes

et positions concernant l’escrime,

prefazione.)

Infatti a quell’epoca lo spadino era

diventato parte fondamentale del

bagaglio di ogni gentiluomo, che

lo utilizzava per impratichirsi nella

pratica duellistica. In ambito bellico,

invece, a causa dell’introduzione

delle armi da fuoco, le spade

iniziarono a perdere la loro capacità

offensiva per diventare simboli

della posizione dei militari. Di

conseguenza, a partire dalla metà

del XIX secolo lo spadino divenne

arma d’ordinanza distintiva degli

alti ufficiali di fanteria, che continuarono

a figurare negli schieramenti

dei successivi scontri bellici,

seppur sempre più raramente.

ai giorni nostri

Attualmente lo spadino viene consegnato

agli allievi del 1° anno di

tutte le Accademie e Scuole Militari,

come simbolo delle tradizioni

e dei valori che tali istituti di

formazione intendono trasmettere.

La consegna ha luogo durante

un’importante cerimonia che

rappresenta una delle tappe fondamentali

del percorso di formazione

dei giovani cadetti. Una volta ricevuto, lo

spadino diventa parte integrante dell’alta uniforme

(o divisa storica) e viene portato al di fuori

della giacca, agganciato a pendagli di cuoio.

come è fatto

Lo spadino in uso alla Scuola Douhet ha l’impugnatura

di madreperla ed ornamenti a carattere

aeronautico, ossia: le foglie di quercia, che

simboleggiano la forza e la tenacia necessarie

all’allievo per compiere il suo percorso; l’elica,

che rappresenta la vocazione aeronautica della

Scuola; la stella polare con la sua costellazione,

a simboleggiare la meta e la retta via da seguire

per raggiungerla.

piccole

scaramanzie:

il 4 più 1

Si tramanda che porti sfortuna all’allievo sfoderare

lo spadino prima che lo abbiano fatto altre

quattro persone: il cento, ossia una specie di fratello

maggiore che fa parte del corso più anziano

di un anno; il duecento, anche lui un fratello, ma

più anziano di due anni; la madre e la donna della

propria vita per i ragazzi, ovvero il padre e l’uomo

della propria vita per le ragazze. Sicuramente

nessuno è più superstizioso, però è interessante

notare come ad un simbolo se ne possano legare

molti altri, che nel tempo hanno reso lo spadino

un piccolo forziere di tradizioni.

All. Gianluca Nappo

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Focus ON


La strada per la pan

Com’è nata la passione per il volo?

VIT: Inizialmente non avevo proprio

la passione per il volo, penso che il

mio sia un caso un po’ anomalo…

però provavo una forte passione

per la vita militare e così ho avvertito

una decisa spinta a guardarmi

intorno , ad informarmi sui concorsi:

ha attirato la mia attenzione quello

dell’Accademia Aeronautica come

pilota e tra tutti i concorsi ho scelto

quello perché mi sembrava il più

interessante; poi, quando sono entrato

in Accademia, ho iniziato veramente

ad appassionarmi alla parte

aeronautica ed al volo.

SEMPRONIEL: io non saprei descrivere

bene da come e da che cosa è

nata la mia passione, so che adesso

non saprei immaginarmi in un’attività

lavorativa di tipo diverso. Mi piace

il volo, mi piace volare, mi piace

Pierangelo Semproniel e Stefano Vit, piloti delle

Frecce Tricolori, rispondono alle curiosità di noi allievi

servire il nostro Paese con questa divisa,

con questa Forza Armata e credo

che fare il nostro lavoro per chi

ha passione, volontà e impegno sia

una delle attività che un uomo possa

svolgere vedendosi realizzato.

VIT: c’è da aggiungere che tutti e

due proveniamo da una zona un po’

particolare, molto vicina a Rivolto e

molto spesso vedevamo Frecce Tricolori

passare ed anche gli aeroplani

di Aviano oppure gli AMX, quindi aeroplani

in questa zona ne vedevamo

tanti, li abbiamo sempre ammirati …

quindi quando ho visto il concorso

militare per pilota ho pensato : “pilota,

meglio di così….”

Qual è stato l’iter di volo prima dell’ingresso

nella pattuglia acrobatica?

S: Abbiamo seguito l’iter normale di

formazione per piloti di aeroplano e

per pilota avanzato acrobatico a strumentale

alla scuola di volo di Latina

durante i corsi regolari all’Accademia

Aeronautica; poi siamo stati selezionati

per la scuola di volo aviogetti

avanzati di Lecce a cui abbiamo partecipato

tra il 2005 e il 2006, ci siamo

classificati abbastanza bene nella graduatoria

e così, una volta selezionati

per linee aerotattiche, il Ten. Vit è stato

assegnato alla linea AMX ed io alla

linea Tornado; abbiamo effettuato un

corso pre-operativo di combattimento

aeroavanzato a Lecce nello stesso

anno, per poi essere assegnati a queste

linee in cui, il Ten. Vit a Istrana ed

io a Ghedi, abbiamo effettuato la nostra

attività di volo e raggiunte le qualifiche

necessarie; una volta capitalizzata

una grossa esperienza di volo,

siamo stati chiamati per la selezione

nella pattuglia , siamo stati presi ed

eccoci qua.

"... Ogni anno si cerca di mischiare un po' le carte

per dare a tutti l'opportunità di provare le varie posizioni ..."

V: la selezione è volontaria, per entrare nella Pattuglia

Acrobatica Nazionale devi avere requisiti precisi:

aver volato per circa 750 ore su velivolo caccia,

aver raggiunto un certo grado d’anzianità, almeno

12 anni in Aeronautica Militare.

Al reparto non è finita: il Cap. Semproniel ha effettuato

il corso OCU (Operational Convertion Unit) a

Ghedi per raggiungere la qualifica di pilota combat

ready; io invece il corso OCU, che sarebbe la conversione

operativa sulla macchina sulla quale sei

destinato, l’ho fatta ad Amendola, Foggia. Una volta

che si diventa pilota combat ready al reparto di

volo di destinazione, non è comunque finita perché

si devono prendere tutte le qualifiche e sono molte

prima di raggiungere la qualifica di Capo Formazione,

Package Commander, Package Leader, e le varie

qualifiche in vari settori, ad esempio “bombardieri”

comprende anche “ ricognizione”.

Come viene formata e come viene scelta la nuova

formazione della pattuglia acrobatica, all’inizio

dell’anno?

V: la formazione delle frecce tricolori cambia ogni

anno, infatti è previsto l’alternarsi dei piloti: ogni

anno viene fatta una selezione, in media entrano

un paio di piloti e proprio per questo c’è qualcuno

5 6

che esce dalla formazione. Non tutte le posizioni

della formazione sono uguali, anzi sono molto diverse,

e per stare in certe posizioni bisogna essere

molto esperti quindi ci sono certe posizioni come

la numero 1 , il leader della formazione, il 6 che

è il leader della seconda sezione e il 10 , solista

ovviamente occupate dai piloti con più esperienza

delle frecce tricolori. Gli ultimi arrivati in genere

finiscono nelle posizioni posteriori della formazione,

quindi 7, 8 o 9. Ogni anno si cerca di “mischiare

un po’ le carte” per dare a tutti l’opportunità

di provare le varie posizioni, quindi ogni anno c’è

qualche cambiamento, qualcuno si sposta, qualcuno

rimane dov’è, anche perché non è possibile

sconvolgere tutto perchè altrimenti si sconvolge

l’equilibrio precedente. Diciamo che l’unica grossa

distinzione tra i piloti è che ci sono dei piloti destri

ed altri sinistri, ovvero chi sta meglio in ala destra

e chi sta meglio in ala sinistra, e se non lo decidi

tu sono i piloti più esperti che ti seguono durante

l’addestramento e che ti dicono: “ok, tu sarai destro,

tu sarai sinistro...” a seconda di come ti vedono;

una volta che vieni destinato ad una parte

della formazione lì rimani, ci sono delle eccezioni,

ma in genere è così.

INTERVISTE


"... Tutti i piloti e le macchine sono soggetti a controlli,

il livello di conoscenza professionale è elevatissimo ..."

Qual è l’atmosfera che si vive nella

Pattuglia Acrobatica Nazionale,

come si svolge la giornata?

S: la giornata media è molto simile

a una giornata in qualsiasi reparto

caccia: ci si presenta la mattina, si

hanno 10-15 minuti per sistemare le

proprie cose, subito dopo viene effettuato

un briefing in cui tutti i piloti

si aggiornano sulla situazione meteo

sia della Base che degli aeroporti

alternati che di tutta la zona raggiungibile

col nostro aeroplano; iniziamo

con l’attività di pianificazione della

missione di volo, segue l’attività di

volo vera e propria e infine i vari

de-briefing a fine missione, e così è

un susseguirsi fino al termine della

giornata. Ovviamente nella stagione

invernale ci sono addestramenti mirati

alla coppia, a velivoli in formazione

da tre, da quattro o da cinque,

inoltre non andando tutti in volo ci si

può dedicare alla propria attività di

lavoro in ufficio. V: cominci alle otto,

finisci alle 16.30, in media si fanno

due voli al giorno.

Qual è stata l’esperienza di volo più

bella ?

V: non ce n’è una sola, ogni pilota

ne ha più di una, le situazioni possono

essere diverse: per come la stiamo

vivendo adesso, l’ultimo volo

che abbiamo fatto in addestramento

alla Pattuglia è forse uno dei più

emozionanti, a livello di formazione

stretta e acrobazia, poi se vai a vedere...

in volo si fanno tante cose,

ricordati che l’aeroplano è un mezzo

per fare un lavoro, quindi soprattutto

al Reparto Operativo, dove

eravamo prima, con l’aeroplano ci

lavoravi. Personalmente la missione

che ricordo di più e che mi ha emozionato

maggiormente è stata l’Operazione

in Libia.

S: però ci sono molte attività ai reparti

che vengono effettuate: con

la mia linea ho fatto molte attività,

dalle operazioni in Libia all’Afghanistan,

abbiamo fatto l’esercitazione

NATO “Red Flag”, alla quale partecipano

15-16 nazioni, pacchetti da

100-120 aerei, in Alaska, quindi la

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trasvolata atlantica, lo scalo alle

Azzorre, il Pacifico, oppure esercitazioni

in tutta Europa, trasvolate nel

Mediterraneo, ma anche negli Emirati

Arabi, in Egitto, in Israele.

V: ne abbiamo fatte talmente tante!

S: sono emozioni forti, è bellissimo.

L’Aeronautica Militare ti permette

di girare il mondo, di acquisire bagagli

tecnico-professionali all’avanguardia,

secondo me pochissime organizzazioni

al mondo permettono

di vivere esperienze del genere.

V: ogni pilota ha un suo ruolo che

ricorda magari con più affetto o

quello più avventuroso, quello dove

ha raggiunto l’obiettivo in maniera

precisa, ma è talmente vario, il volo,

che ce ne sono parecchi.

Come si riesce a compiere tutto in

sicurezza, quali precauzioni vengono

prese e come lavora il team a terra?

S: tutte le attività di volo dell’AM

sono supervisionate dalla Sicurezza

Volo, intendo dire: negli ultimi anni

sono stati fatti enormi passi in avanti

grazie alla Sicurezza Volo, cioè l’utilizzo

di check list, la conoscenza delle emergenze

a memoria, i controlli standardizzati per tutti;

significa che tutti i piloti possono intercambiarsi

con tutti gli aeroplani perché gli aeroplani hanno

uno stesso standard, i piloti sono addestrati con

lo stesso standard, conoscono gli stessi controlli

e a questo si arriva preparandosi, impegnandosi

e conoscendo procedure tattiche e l’aeroplano. I

tecnici a terra lavorano tutti in base a direttive e

in base anche a standard scritti che alla fine portano

ad ottenere una macchina sicura non dico

al 100%, ma quasi, perchè viene fatto uno studio

tecnico di base dal quale, ad esempio, viene

prevista la rottura di un pezzo medio statisticamente

dopo 100 ore di volo; faccio un esempio,

a 80 ore la macchina si ferma, viene smontato il

pezzo, viene revisionato e rimontato, quindi si

è sempre al di sotto dei margini di sicurezza. Il

pilota invece che va ad operare con quella macchina,

conosce la macchina a memoria, conosce

i limiti prestazionali della macchina a memoria e

non va mai oltre i limiti imposti dalla macchina.

Qualora dovesse andare fuori da quei limiti, ma

non tali da provocare danni irreversibili alla macchina,

all’atterraggio viene scritto su un libretto,

viene ricontrollato l’aereo, viene fatto un briefing

per tutti i piloti nel quale viene detto “ho fatto

questo errore”, “ho superato questo limite”. Tutti

i piloti e le macchine sono soggetti a controlli e

il livello di conoscenza professionale è elevatissimo;

questo porta ad operare in volo e a terra in

modo sicuro. Ovviamente la Sicurezza Volo afferma

che non esista il volo sicuro al 100%, poichè

c’è sempre margine di rischio. Ma essere professionisti

significa studiare, conoscere, operare in

sicurezza, riducendo il margine di rischio a quello

che noi conosciamo, la macchina e le procedure.

V: anche i programmi d’addestramento sono progressivi,

si va a difficoltà crescente perché, proprio

per limitare il rischio, quindi un po’ alla volta

un allievo che comincia la Scuola di Volo viene

portato a fare cose sempre più difficili, ma con

margini di sicurezza imposti, che nessuno valica.

La cosa più importante è essere professionali in

quello che si fa, non si può andare in volo senza

aver studiato perfettamente quello che deve

fare, faccio un esempio banale: quando si vedono

gli autisti guidare, quello che rispetta più il codice

della strada chi è? È probabilmente l’autista

dell’autobus di linea perché è un professionista,

lo fa per lavoro e deve farlo seriamente perché

è sempre sulla strada e se non lo facesse sarebbe

un folle perché passa otto ore al giorno sulla

strada. Ed è così anche per noi. Noi mettiamo la

nostra vita lì sopra e rischiamo la vita anche delle

persone là sotto, quindi quando sali sull’aeroplano

sai che ti porti dietro anche queste responsabilità;

prima di salire sull’aeroplano studi, vedi

quali sono le procedure, quali i limiti da rispettare

e poi vai in volo. E non è solo per i piloti.

La parte di manutenzione, gestione del traffico

aereo, nell’attuale situazione dell’Aeronautica

siamo in migliaia, ma i piloti sono pochi, perchè?

Anche per provvedere al rispetto della sicurezza

e questo è essenziale.

Come ci si prepara ad una manifestazione?

S: Noi non abbiamo ancora effettuato manifestazioni

perché siamo in addestramento, ma in

genere anche lì c’è uno studio di base profondo

e millimetrico, nel quale si analizza l’aeroporto di

destinazione, l’aeroporto nel quale viene effettuata

la manifestazione, i margini di sicurezza che vengono

imposti in questa Base, la posizione del pubblico,

un eventuale Base alternata verso la quale ci

possiamo dirigere nel caso in cui l’aeroporto dove

stiamo facendo la manifestazione dovesse avere

problemi. In qualsiasi caso noi dobbiamo avere la

disponibilità di un aeroporto alternativo nel quale

andare e per questo c’è una sala navigazione alla

Pattuglia Acrobatica nella quale un team di lavoro

per ogni manifestazione si organizza e pianifica

questo tipo di attività di volo che è solo una

piccola parte, perché dietro c’è l’aspetto logistico,

come trasportare i fumi, come trasportare i pezzi

di ricambio, il personale tecnico, una serie di cose

alle quali provvedere, quindi fare le richieste per i

canali previsti alla 46’ Brigata Aerea di Pisa che ci

garantisce i trasporti con velivoli C-130; vi è una

preparazione alle spalle che impegna tutto il Gruppo,

occorre, quindi, avere tutte le informazioni con

molto anticipo.

V: Mesi, per fare una manifestazione, una di quelle

a cui si assiste d’estate, in giro per l’Italia.

S: una manifestazione bella da vedere, in sicurezza.

All. Matteo Ingrosso

INTERVISTE


VOLA SOLO CHI OSA FARLO

10 velivoli, 10 piloti, una nazione, una bandiera e un unico sentimento!

Le vediamo solo per pochi secondi quando compiono

uno dei loro tanti passaggi. Solo pochi attimi,

ma sufficienti a farci provare intense e impareggiabili

emozioni, sia guardando in televisione sul divano

di casa, sia cercando di seguirle con lo sguardo ad una

manifestazione. Sfrecciano nel cielo tagliandolo con

le loro scie colorate per poi svanire in lontananza. Riescono

a portare il sorriso sul volto dei bambini, che palesano

con grida di gioia la loro emozione, e l’orgoglio

nel cuore degli italiani.

Sono le NOSTRE Frecce Tricolori.

La NOSTRA Pattuglia Acrobatica Nazionale.

UN PO’ DI STORIA

Quelle che noi oggi chiamiamo Frecce Tricolori non

sono che il frutto della scelta della forza armata di avere

un unico gruppo di addestramento acrobatico. Infatti,

prima della loro fondazione avvenuta il 1° marzo

1961 nell’aeroporto di Rivolto (UD), non esisteva una

pattuglia permanente, o meglio veniva assegnato l’incarico

di istituirne una a rotazione tra le varie Aerobrigate.

La nascita della prima scuola di volo acrobatico avviene

nel 1930 a Campoformido, su decisione del Col.

Rino Corso Fougier, intuita la necessità dell’acrobazia

non solo per entusiasmare, ma anche per sopravvivere

in uno scontro aereo. Dal secondo dopoguerra diversi

stormi si iniziarono ad alternare nella costituzione

di una pattuglia acrobatica, andando di pari passo

con l’aggiornamento dei velivoli. Con la fondazione del

313° Gruppo di Addestramento Acrobatico inizia una

nuova era per i piloti italiani. Si comincia, infatti, ad ottenere

un certo successo

sia in Italia che all’estero,

acquistando sempre

maggior rilievo fra i migliori

gruppi acrobatici

mondiali, grazie all’uso

dei caccia leggeri italiani

per l’attività addestrativa.

Nel 1982, infine, si sostituisce

l’ormai obsoleto

G.91 PAN, con il velivolo

tutt’oggi in uso, l’MB-339

PAN.

DI RECENTE

Il 25 ottobre 2012 è avvenuto il cambio del Capo formazione

dal Col. Marco Lant al Magg. Jan Slangen.

Inoltre il 4 novembre scorso si è concluso, con il sorvolo

sull’Altare della Patria in ricorrenza della Festa delle

Forze Armate, il calendario di manifestazioni 2012

delle Frecce. La cerimonia è culminata con il passaggio

dei velivoli che hanno lasciato nel cielo romano la

tradizionale scia tricolore, mentre il Presidente della

Repubblica deponeva una corona d’alloro alla tomba

del Milite Ignoto.

cinquant’anni

di tricolore

(1960-2010)

Sabato 11 e domenica 12 settembre 2010 si è svolta la

manifestazione per il 50° anniversario dalla fondazione

delle Frecce Tricolori, al quale hanno partecipato

pattuglie, aerei e piloti da gran parte del mondo, per

prendere parte anche al 10° raduno Piloti Pattuglie

Acrobatiche. La manifestazione, durata due giorni, è

stata preceduta da una preparazione tecnica e logistica

notevole, dal rifornimento al servizio di ristoro,

dalla sistemazione delle pattuglie estere, quindi vitto

e alloggio per piloti e posteggio per gli aerei, al programma

di volo e all’accoglienza di centinaia di migliaia

di persone. All’evento hanno partecipato: Team

Iskry (Polonia), Royal Jordanians Falcons (Giordania),

Krila Oluje (Croazia), Patrulla Aguila (Spagna), Patrouille

de France (Francia), Ptrouille Suisse (Svizzera), Red

Arrows (UK), Black Eagles (Corea), Silver Falcons (Sud

Africa), Al Fursan (Emirati Arabi Uniti).

All. Matteo Ingrosso

"... Riescono a portare il sorriso sul volto dei bambini, che si girano esclamando

"Mamma, papà...guarda!" , e l'orgoglio nel cuore degli italiani ..."

9 10

DAL MONDO


dietro l’angolo

Curiosità, fatti di cronaca e avvenimenti di attualità

provenienti da tutto il mondo

IN SICILIA UNA FRONTIERA

DELLA RICERCA SUI NEUTRINI

"... Il corpo faccia quello che vuole.

Io non sono il corpo: io sono la mente ...."

“Una piccola signora dalla volontà

indomita e dal piglio principesco”

I maggiori esperti italiani ed europei

per lo studio dell’astrofisica

del neutrino sono riuniti in questi

giorni a Catania, presso i Laboratori

Nazionali del Sud (LNS) dell’Istituto

Nazionale di Fisica Nucleare.

La Sicilia è sempre più vicina a

diventare uno dei luoghi più importanti

della ricerca nella fisica

astroparticellare, principalmente

attraverso la costruzione del

telescopio Europeo per neutrini

“KM3NeT”. Un’impresa di alta tecnologia

che vedrà la collocazione

sul fondale marino, a 3.500 metri

di profondità, di torri alte centinaia

di metri per lo studio dei neutrini

provenienti dal centro della

Galassia. I LNS rappresentano il

laboratorio di riferimento per la

costruzione del nodo italiano, con

due infrastrutture sottomarine a

largo di Capo Passero e di Catania.

In quest’ultima località è già attivo

un osservatorio muti-disciplinare,

realizzato in collaborazione con

l’INGV, che ha anche importanti

applicazioni nel campo della geofisica,

della vulcanologia e della biologia

marina. Il meeting di Catania,

denominato ORCA, ha lanciato la

possibilità’ di usare KM3Net per

misurare la gerarchia di massa dei

neutrini.

L’eccellenza della ricerca siciliana

in fisica trova così un nuovo impulso

da questo progetto internazionale

che vede la partecipazione di

40 istituzioni di 10 paesi.

All. Gabriele Tarascio

Sono Stati celebrati lo scorso 2 gennaio i funerali

di Rita Levi-Montalcini a Torino dove

era nata il 22 aprile 1909.

Laureata in medicina e chirurgia, negli anni cinquanta

le sue ricerche la portarono a scoprire e

identificare il fattore di accrescimento della fibra

nervosa, NGF, scoperta che le ha permesso di

essere insignita nel 1986 del premio Nobel per

la medicina. Ha ricevuto inoltre molti altri riconoscimenti

fra i quali dodici lauree honoris causa,

quattro onorificenze italiane e due straniere.

Socia nazionale dell’Accademia dei Lincei per

la classe delle scienze fisiche, socia fondatrice

della Fondazione Idis-Città della Scienza e prima

donna ammessa alla Pontificia Accademia delle

Scienze, Rita Levi-Montalcini è stata nominata

senatrice a vita dal presidente della Repubblica

Carlo Azeglio Ciampi il 1° agosto del 2001.

Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali,

accogliendo con un lungo applauso l’arrivo

del feretro. La salma, in una semplice bara in rovere

chiaro coperta da un cuscino di rose rosse

con ai piedi, un mazzo di crochi violetti inviati

dal Sinodo di Firenze è stata trasferita da Roma

al cimitero monumentale di Torino per essere

11 12

cremata. Le ceneri, racchiuse in un'urna, sono

state collocate nella tomba di famiglia. Alla cerimonia

hanno partecipato anche i ministri Francesco

Profumo ed Elsa Fornero, il governatore

del Piemonte Roberto Cota, e Pietro Marcenaro,

presidente della Commissione senatoriale per i

diritti umani di cui la senatrice a vita scomparsa

faceva parte.

Mi piacerebbe ricordare Rita Levi-Montalcini

con una frase scritta in merito all’educazione ricevuta

in famiglia tratta dalla sua opera Elogio

dell’imperfezione poiché credo possa costituire

un modello per ognuno di noi: “La mancanza di

complessi, una notevole tenacia nel perseguire

la strada che ritenevo giusta e la noncuranza

per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione

dei miei progetti, lati del carattere che

ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno

enormemente aiutato a far fronte agli anni

difficili della vita. A mio padre come a mia madre

debbo la disposizione a considerare con simpatia

il prossimo, la mancanza di animosità e una

naturale tendenza a interpretare fatti e persone

dal lato più favorevole.” (Cit. Primo Levi)

All. Gabriele Tarascio

DAL MONDO


The election sYstem in the u.s.a.

Let's learn how it works

This year Americans elected a new president. In these elections President Obama ran againist the

Republican candidate Mitt Romney. It was very important for Obama win this elections, so that he

could gain again Americans trust. Now for President Obama it’s time to bring America out of this social

and economical crysis that is weakening the U.S.A. and Europe. Behind elections there’s an electoral

system, sometimes unknown to people.

The parties

Every four years Americans elect a new president.

The voters can choose between the two main parties:

the Democrats and the Republicans. The Democratic

party, since the 1930s, has always promoted

a social liberal and progressive platform. The Republican

party (or “Grand Old Party) was founded

by anti-slavery activists in 1854 and it dominated

the United States scenery for most period between

1860 and 1932. their party platform reflects American

conservatism in the U.S. political spectrum.

The campaign

To become a party’s presidential nominee, the

candidate has to win the primary election, held in

the first half of the election year in each state of

the United States. Usually, it’s clear who will win

the primary election altought in the past elections

choosing a nominee has been a difficult process.

Once the nominees have been selected, in the

second half of the year, the candidates start to

campaign all over the countries travelling by plane,

car, bus or train. They cross the counties giving

speeches. These speeches, called “stump”

speeches because in the 19th century candidates

would stand on tree stump to deliver speeches,

are held in order to better understand the

candidate’s point of view that usually reflects

the general beliefs and policies a party holds.

During the campaign every party makes attack

ads against the other one, these attack ads are

commercials that distort the truth or something

that the other candidate has said or done in

order to give a bad image of the rival party.

The voters

Many people believe that campaigns have become

too negative and this opinion reflects

the voters turnout. This year less than 60%

turnout for national elections. Lots of people

don’t register to vote and somebody doesn’t

even show up during the elections.

America is divided in this two opinions:

• one side is the people that feel that voting is

the main responsibility of any citizen;

• the other side doesn’t vote because they

have no intent.

13 14

The Electoral

College

The United States maintains a voting system based

on the Electoral College, a process that consists

of the selection of the voters, the meeting

of the electors where they vote for the President

and for the Vice President. Each State is assigned

electoral votes based on the number of senators,

each state has got 2, and representatives, whose

number is based on the state’s population and

it is never less than 1. If a candidate wins in one

state, he wins all the electoral votes of that state.

Even though Obama won the elections, the

difference between the party’s votes was less

than 300.000 and the electoral votes were 303

for the Democrats and 206 for the Republicans.

All. Roberto Giovanzanti

DAL MONDO


lotta o fuga

Cosa accade al nostro organismo quando abbiamo paura?

"... il cervello dimentica tutte le risposte razionali lasciandoci solo

tre opzioni: la paralisi, la fuga incontrollata o la lotta ..."

A seguito della mia decisione di

frequentare il corso da istruttore

di Krav Maga, potendomi concedere

il lusso di scrivere un articolo

durante i weekend, voglio

parlarvi di uno degli argomenti

che sto studiando e che ritengo

uno dei più interessanti: il sistema

di lotta o fuga, ossia come il

nostro organismo reagisca durante

le situazioni di pericolo. Vuoto

allo stomaco, brividi, sudorazione

in aumento, formicolio alle mani,

battito cardiaco in accelerazione...

è un insieme di sensazione

che tutti, almeno una volta nella

vita, abbiamo provato. Sono gli

effetti dell’azione di un ormone

chiamato “epinefrina”, ma che

tutti conosciamo meglio col nome

di “adrenalina”. Ma cosa è questa

“epinefrina” esattamente? E soprattutto

come, perché e quando

viene rilasciata? E quali sono i

s u o i e f fe t t i s u l n o s t r o o r g a n i s m o ?

E’ un ormone dagli effetti davvero

particolari poiché è legato alla

sopravvivenza di ogni singolo animale

e strettamente connesso al

sistema “fight or flight” o “lotta o

fuga” e viene rilasciato in situazioni

in cui l’organismo ritiene di essere

a contatto con una minaccia

per la propria incolumità. Come

mai allora questi effetti li riscontriamo

non solo in situazioni di

effettivo pericolo, come un’aggressione,

ma anche durante situazioni

apparentemente comuni

e normali come un’interrogazione,

un colloquio di lavoro, un rapporto

dal capitano? Semplicemente

perché il nostro cervello le registra

come situazioni sgradevoli e

stressanti da cui vuole stare alla

larga, mettendole al pari di un’aggressione;

per cui ordina, mediante

appositi neurotrasmettitori,

alle ghiandole surrenali di rilas

c i a r e n e l l ’o r g a n i s m o l ’a d r e n a l i n a .

L’adrenalina ha effetti diversi a seconda

delle zone del corpo in cui

agisce: va a stimolare principalmente

il sistema nervoso simpatico.

Più in particolare fa in modo

che questa parte di sistema nervoso

acceleri il battito cardiaco, dilati

i vasi sanguigni più grossi, come

l’aorta, e le arterie che portano

sangue verso i grossi muscoli in

modo da avere una maggiore ossigenazione

dei tessuti e un miglior

rendimento; dilata poi i bronchi

cosicché la ventilazione polmonare

aumenti e con essa aumenti anche

la saturazione di ossigeno nel

sangue; inibisce inoltre le funzioni

intestinali, che sottraggono una

percuntuale di sangue piuttosto

cospicua alle altre funzioni; dilata

persino le pupille in modo che più

luce colpisca la retina e l’immagine

risulti più nitida; inoltre la sensibilità

agli stimoli viene anch’essa

inibita provocando un notevole

aumento della soglia del dolore;

l’unione dell’accresciuta vascolarizzazione

con la saturazione di ossigeno

in sensibile ascesa provoca

un incremento della forza muscolare

decisamente fuori dal comune,

in particolare della cosiddetta

forza “esplosiva”, ossia quella che

ha origine dalle fibre muscolari

bianche, capaci di generare una

forza considerevole in un lasso di

tempo molto ridotto. Certamente

se la si analizza esclusivamente

in questo senso può sembrare

un ormone miracoloso, ma c’è un

lato “oscuro” dell’adrenalina, che

salta fuori proprio nelle situazioni

peggiori: quando il rilascio è

eccessivo, come in situazioni

di vita o di morte, vedi per

esempio un aggressione armata

si hanno degli effetti

spaventosi sull’organismo.

Sotto l’effetto travolgente

dell’adrenalina il battito

cardiaco accelera eccessivamente,

fino a quasi duecento

battiti al minuto. Se il rilascio

di adrenalina è davvero troppo

elevato il cuore va in fibrillazione

prima e in arresto

poi; il cervello regredisce allo

stato rettiliano, uno stato in

cui l’encefalo disattiva tutte

le funzioni non essenziali,

tra cui il controllo di tutti

gli sfinteri; la memoria viene

anch’essa inibita, a tal punto

che non ricordiamo nemmeno

il nostro nome o come

si parli: tipico, infatti, delle

persone sotto shock è la difficoltà

ad esprimersi. La dilatazione

delle pupille, inoltre,

unita al progressivo disinteresse

del cervello verso tutto

ciò che non è strettamente

necessario alla sopravvivenza,

porta alla “visione a tunnel”,

uno stato in cui si perde

totalmente la visione periferica

e il cervello si focalizza

esclusivamente su 90° visivi

anziché i naturali 220°, cosa

estremamente svantaggiosa:

immaginate di trovarvi ad

affrontare più avversari che

vi circondano; inoltre, come

accennato in precedenza, l’adrenalina,

purtroppo, se da

un lato dilata i vasi sanguigni

principali, dall’altro restringe

i meno importanti, come

15 16

quelli delle dita, conseguendone

una perdita della mobilità

fine, essenziale se si

deve applicare, per esempio,

in un combattimento, una

leva articolare o una presa

o, più semplicemente, se

si devono infilare le chiavi

n e l l a t o p p a d e l l a s e r ra t u ra ;

Come se tutto ciò non bastasse

il cervello “dimentica”

tutte le risposte razionali che

si avrebbero di fronte a un

problema lasciandoci solo

tre opzioni: la paralisi, la

fuga incontrollata o la lotta.

Sulla paralisi non c’è molto

da dire, semplicemente lo

strato più interno del cervello,

dove risiede la parte

rettiliana, ossia quella più

antica, posseduta da TUTTI

gli animali, reputa che evidentemente

non avete altra

opzione che non sia morire

e vi “semplifica” il tutto paralizzandovi

e rendendovi la

morte indolore. La seconda

opzione è la fuga incontrollata,

un disperato tentativo di

non soccombere alla minaccia

andando il più lontano

possibile! Per il cervello non

consiste in altro che nel mettere

in moto le gambe e dare

loro libera scelta sulla direzione.

Tale tipo di fuga è stremamente

pericoloso, perché

si tende a correre senza una

meta e senza la preoccupazione

di ciò che ci circonda,

rischiando per cui la morte

in altri modi, per esempio attraversando

una strada trafficata,

accecati dal terrore,

rendendoci, inoltre, un pericolo

non solo per noi stessi,

ma anche, e soprattutto, per

gli altri. “Last chance, but

not least”, rimane quella di

affrontare un combattimento.

Grazie infatti agli effetti,

quelli positivi, dell’adrenalina

i muscoli sono più potenti

e veloci, i riflessi migliorano,

il dolore è quasi del tutto impercettibile,

il tempo sembra

scorrere più lentamente e,

allo stesso modo, l’avversario

sembra muoversi a rallenty...

Sfortunatamente è

l’opzione che il nostro cervello

non sceglie quasi mai.

Perché? Semplicemente perché

il cervello, quando prende

il sopravvento la parte

rettiliana, risponde con azioni

del tipo MFU (per chi non

si intende di computer vuol

dire “Most Frequently Used”,

o “usato più spesso”) e chi

non si è mai allenato, o non

lo ha mai fatto in modo serio

e prolungato nel tempo, non

può aver reso la terza opzione

la più usata e quindi la

più probabile. Ciò è dovuto

alla progressiva civilizzazione

della nostra cultura che ci

ha privato, ringraziando Dio,

quasi del tutto del bisogno

di combattere per la nostra

sopravvivenza. Dalla necessità

di recuperare questa capacità

sono nati vari stili di

combattimento, come il Krav

Maga, specificatamente studiati

per riabilitare il singolo

individuo a far fronte a questo

genere di situazioni.

All. Federico Lagrasta

ESPERIENZE


non solo musica

Con gli occhi del naif attraverso arte, letteratura e musica...

Il termine francese Naif viene coniato in riferimento ad un'arte estetica ed espressiva in cui le opere, spesso

non sorrette da una vera e propria formazione professionale o scolastica, sono rappresentate attraverso una

semplificazione della realtà come se percepita dagli occhi di un bambino. La produzione Naïf è espressione di

una creatività che non si colloca all'interno di correnti artistiche o di pensiero. In pittura, madre e promotrice di

questa tendenza, si nota come i pittori dipingano per se stessi, manifestando con fantasia e senza compromessi

una visione realistica e poetica di ciò che ci circonda. L'esecuzione è elementare e semplice e racconta in modo

fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori.

Il Naif è originario dei paesi dell’est europeo, principalmente di Russia, Ungheria e Croazia. In Italia purtroppo ci

sono pochi musei che mostrino, almeno in parte, alcune opere di questo genere; ai campani, però, consigliamo

di visitare il Museo Civico di Lauro, in provincia di Avellino.

Il piccolo principe

E’ facile collegarsi, per affinità di temi, all’opera

dell’ aviatore francese e scrittore Antoine de Saint-

Exupéry il quale, attraverso la curiosità a volte irriverente

del suo protagonista, il piccolo principe,

affronta con essenzialità temi importanti che sono

universalmente comprensibili, poiché vengono posti

sotto forma di domande semplici come quelle dei

bambini.

“I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un

nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali.

Non si domandano mai: "Qual è il tono della sua

voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione

di farfalle?" Ma vi domandano: "Che età ha? Quanti

fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?"

Allora soltanto credono di conoscerlo.”

Un pilota (che altri non è che l’autore stesso) è costretto

ad un atterraggio di fortuna in pieno deserto

del Sahara. Mentre cerca di riparare l’aereo, arriva

un bambino (il Piccolo Principe) che gli chiede di disegnare

una pecora. Il bambino, raccontando la sua

storia, parla degli altri pianeti visitati e degli strani

personaggi che in questi luoghi ha incontrato: un

re, un vanitoso, un ubriacone, un lampionaio (il cui

compito appunto è di accendere i lampioni), un geografo

… Sulla Terra, ha già parlato con una volpe

la quale gli ha insegnato che per conoscere si deve

«addomesticare». Per ritrovare la sua rosa, il Piccolo

Principe torna sull’asteroide, ma prima di partire

viene morso da un serpente velenoso. Il suo mondo

è troppo lontano, per questo deve abbandonare la

«corteccia». Il pilota, che è finalmente riuscito a riparare

l’aereo, parte anche lui lasciando dietro di sé

il deserto, non prima di aver espresso il desiderio di

imbattersi nuovamente nel Piccolo Principe e chiedendo

ai lettori di avvisarlo qualora lo incontrino.

"... Una canzone irresistibile per l'orecchiabilità della sua musica

e per le semplici, didascaliche immagini del testo ..."

Yellow Submarine

In the town where I was born

Lived a man who sailed to sea

And he told us of his life

In the land of submarines

So we sailed up to the sun

Till we found the sea of green

And we lived beneath the waves

In our yellow submarine

We all live in a yellow submarine

Yellow submarine, yellow submarine

We all live in a yellow submarine

Yellow submarine, yellow submarine

And our friends are all on board

Many more of them live next door

And the band begins to play

We all live in a yellow submarine

Yellow submarine, yellow submarine

We all live in a yellow submarine

Yellow submarine, yellow submarine

As we live a life of ease

Everyone of us has all we need

Sky of blue and sea of green

In our yellow submarine

We all live in a yellow submarine

Yellow submarine, yellow submarine

Anche nel caso della celebre canzone del

gruppo inglese The Beatles ricorre il tema del

Naif. È curioso che proprio Revolver, il primo

album della maturità per i Beatles , ospiti la

loro canzone più fanciullesca ed infantile. E,

al tempo stesso, una delle più celebri di tutti

i tempi.

Scritta da Paul una sera, prima di andare a letto,

per diventare il "pezzo di Ringo" , Yellow

Submarine è una canzone irresistibile per l’

orecchiabilità della sua musica e per le semplici,

didascaliche immagini del testo. Mentre

la paternità della musica e l'idea iniziale

del testo (una storia per bambini, che avesse

a che fare con un marinaio) sono indubbiamente

di McCartney, la versione finale del

testo e l'esecuzione raccolsero contributi da

tutte le persone coinvolte.

17 18

The Beatles

I Beatles sono un complesso inglese di musica

leggera costituito da Paul Mc Cartney

(Liverpool 1942), George Harrison (Liverpool

1943, Los Angeles 2001), John Lennon (Liverpool

1940, New York 1980) e Ringo Starr

(nome d’arte di Richard Starkey, nato a Liverpool

nel 1940).

Il gruppo nasce nel 1957 nell’ambiente scolastico

giovanile di Liverpool con il nome di

Quarrymen. Il successo, poco dopo gli esordi,

è enorme. In poco tempo si espande la

cosiddetta “beatlemania”, un vero e proprio

virus collettivo che colpisce milioni di giovani,

per questo l’ascesa del complesso continuò

inarrestabile: nel 1963 erano già in testa

alle classifiche americane. La grandezza

di questa band sta nella capacità dei propri

componenti di interpretare vari stili musicali

rielaborandoli in base alla loro sensibilità. Il

grande eclettismo di questo complesso deriva

dalla bravura e dalla sensibilità dei suoi

componenti, caratteristiche che portarono,

però, ad una crisi irreversibile e alla rottura

del gruppo, la cui fine fu sancita definitivamente

nell’Aprile del 1970 con l’uscita del

primo album da solista di Paul Mc Cartney.

All. Lucrezia Pitoni

All. Camilla Matrigali

SVAGO


gioca douhet

Per concludere, dieci minuti di pausa con un passatempo a tema Douhet

e la vignetta del mese

O L O P C E L A

E L S S C O E Z

"... Dicembre 2012 e le profezie

dei Maya. Francamente non ho

paura che il mondo finisca, ho

paura invece che continui,

soprattutto in questa maniera.

Cambiamolo ..."

O M U N A

L M N

A P A C E G N E

N A Z I O N E I

A I N C A L Z P

I A I C C U P A

D T U O M I O S

Oltre a cercare il nome e il cognome del tenente nella foto...

Com

Polo

Loculo

Pucci

Nazione

Sapienza

Pace

Tuom

Pegaso

All. Lorenzo Giansante

19 20

SVAGO

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