Messaggero_di_sant_Antonio__Luglio-Agosto_2017

stevebennett

EDIZIONE ITALIANA PER L’ESTERO

LUGLIO-AGOSTO 2017

«Taxe Perçue» «Tassa Riscossa» Padova C.M.P. Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Padova - n. 7-8

Beni culturali

I PROTAGONISTI DEL

NUOVO RINASCIMENTO

STATI UNITI

Il ristorante

delle nonne chef

a Staten Island

REGNO UNITO

Vacanze diverse:

volontari

al museo

FRANCIA

Una mostra

per celebrare

gli italiani d’Oltralpe


Anno 119

Luglio-agosto 2017

In copertina

L’Italia ha il patrimonio storico-culturale più consistente al mondo. E sta crescendo

la consapevolezza che costituisca una risorsa strategica per il rilancio del nostro Paese.

Crescono le iniziative pubbliche e private, che fanno pensare a un nuovo Rinascimento.

Certosa di Padula (SA) foto SIMONA RIDOLFI

sommario

EDITORIALE

3 Essere «social»

di fra Fabio Scarsato

LETTERE

4 Lettere al direttore

6 Lettera del mese

TRECENTO60 GRADI

8 Attualità

di Rosanna Biffi

Mario Boccia

Bernardo Cervellera

Chiara Giaccardi

Nicoletta Masetto

Roberto Zerio Cavaliere

10 Editoriali

di Ritanna Armeni

Junko Terao

12 Nuova generazione

di Alessandro D’Avenia

fra Daniele La Pera

Nicoletta Masetto

13 Cultura

di Goffredo Fofi

fra Fabio Scarsato

Il Messaggero di santAntonio è anche su Internet

Per collegarvi al nostro sito: www.messaggerosantantonio.it

Per restare sempre aggiornati sui progetti della Caritas Antoniana:

www.caritasantoniana.org

Per conoscere tutto quanto avviene in Basilica: www.santantonio.org

Per la vostra posta elettronica, e-mail: info@santantonio.org

UOMO E SOCIETÀ

14 Attenti

alle false verità

di Luisa Santinello

18 La stagione

delle controrivoluzioni

di Lucia Capuzzi

21 Gli esclusi

di Giulio Albanese

ANTONIO OGGI

22 Il volto

di Antonio

a cura di Sabina Fadel

26 Andare da una parte

per andare da un’altra

di fra Fabio Scarsato

CRESCERE NELLA FEDE

28 L’intervista.

Peter Turkson

a cura di Nicoletta Masetto

31 Ex cathedra

di Aldo Maria Valli

CULTURA ITALIANA

32 Dossier: Beni culturali,

gioielli d’Italia

di Alessandro Bettero

Nicoletta Masetto

39 L’ombra

della madre

di Sabina Fadel

40 Approdi.

Basta aprire la porta

di Michela Murgia

ITALIANI NEL MONDO

42 Stati Uniti

di Liliana Rosano

42 Francia

di Alessandro Bettero

43 Messico

di Nicola Nicoletti

44 Germania

di Andrea D’Addio

44 Gran Bretagna

di Luisa Santinello

45 Nuova Zelanda

di Sara Bavato

GIORNO PER GIORNO

46 In famiglia

di Chiara Mario

Matteo Adamoli

Beatrice Masini

Daniele Novara

48 Almanacco

di Giulia Cananzi

Luisa Santinello

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

2 | EDIZIONE ITALIANA PER L ’ ESTERO - 07-08/17


fra FABIO SCARS ATO

direttore

Essere «social»

Non sono

su «twitter»

o «facebook»,

ma ho provato

anch’io a farmi

degli amici

usando le stesse

armi dei «social».

Come? Provando

a raccontare

a chi incontro

per strada come

mi sono svegliato

stamane, di che

umore erano

i miei confratelli,

mostrando

le foto mie

o della mia casa.

E… funziona!

Quanta invidia per come i nostri

ragazzi manipolano con competenza

e abilità sfacciata computer,

smartphone, iPhone, canali social verbali e

fotografici! Il mio computer mi ha appena

dato un classico «errore» rosso sia per

smartphone che iPhone, giusto per rivelarvi

la mia età tecno-anagrafica. La «nuova

generazione» ai miei tempi era costituita

da coloro nati dopo di me, ora sono invece

gli aggiornamenti e le nuove versioni di

protesi comunicative a cui non si può assolutamente

rinunciare. Io fatico persino

a immaginarmi come uno riesca a essere

sempre aggiornato (l’unica cosa che ci capisco

è che qualcuno ci guadagnerà un bel

po’ di soldoni da tutta questa faccenda, o

no?!).

Però, insomma, l’invidia mi resta. Non

hanno bisogno di aspettare neanche un attimo

per sentirsi con gli amici. Per sentirsi…

anche per vedersi. Basta un click sul

proprio device (ci risiamo: neanche questa

parola è riconosciuta dal mio programma

di scrittura…), va be’, sul proprio dispositivo,

e l’amicizia è bella che rinsaldata e

il gruppo di amici allargato. Se sei dotato

dell’applicazione giusta, o come dicono loro

«hai scaricato l’app», possiedi tutte le

informazioni di cui hai bisogno a portata

di mano. Puoi condividere con gli altri la

tua vita quotidiana, come sei vestito oggi,

cosa stai mangiando, che libro stai leggendo,

che monumento stai visitando. E i tuoi

interlocutori, coloro che sono connessi

con te, possono rimandarti i loro feedback

e tu, a tua volta, fargli sapere i tuoi «mi

piace». In un’inedita riformulazione del

«principio dialogico» del filosofo Lévinas.

Persino l’evangelico: «Seguimi!» (Mt

9,9), assume un’insperata impennata

di adepti, di followers che seguono

giorno per giorno qualcuno. Il cui

numero fa impallidire la manciata di discepoli,

per di più scalcagnati, che seguivano

Gesù nelle sue peripezie palestinesi.

Davvero tutto ciò è molto social! Non

possiamo che essere la puntata di umanità

più socievole, in relazione, in rapporto costante

gli uni con gli altri, meno sola, che

sia mai capitata dai tempi di Adamo ed

Eva. Che, è risaputo, essendo in due non

ci mettevano poi molto a essere social o

global, il paradiso poi era quello che era

per cui dopo un paio di settimane avranno

anche esaurito il materiale per i loro

whatsapp. Ricominciando così a guardarsi

in faccia, e forse anche accorgendosi di ciò

che li circondava: ahimè, serpente compreso

(ma allora, si chiederanno i genitori,

il «male» è dentro questi strumenti o

intorno a noi?).

Io però non ho una pagina facebook

né un account twitter (inutile far

notare, vero?, che anche questi due

termini non esistono nel vocabolario del

mio computer; ora seleziono la funzione

«aggiungi»… fatto!). Allora ho provato a

farmi anch’io degli amici al di fuori dei

social, ma usando le loro stesse armi. Come?

Ora quando cammino per strada mi

provo a raccontare a chi incontro come mi

sono svegliato stamane, di che umore erano

i miei confratelli, qual è il Vangelo del

giorno, che razza di impegno mi aspetta

per il pomeriggio, le storie dei ragazzi in

difficoltà con cui viviamo, gli mostro le

foto della nostra cappella, l’icona che rappresenta

santAntonio con in braccio Gesù

Bambino e un bel pezzo di pane, di noi

in pellegrinaggio a un santuario mariano

o davanti a una pizza, di me mentre contemplo

solitario una montagna.

Non solo. Cerco anche di ascoltare quello

che la gente si dice, e intervengo con

sonori «mi piace!». Potete anche non crederci,

ma vi giuro che funziona! A oggi

mi seguono praticamente in sei: un cane,

che mi sa tanto doncamillesco, ma anche

due vigili urbani pensierosi, una psicologa

di fiducia, un confessore preoccupato e un

vu’ cumprà con collanine etniche…

EDITORIALE

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 07-08/17 | 3


LETTERA

DEL MESE

VIVERE LA FEDE

Nella Chiesa

siamo tutti

coinvolti:

perché Gesù

ci invia, tutti,

a testimoniare

la sua morte

e risurrezione.

Con la vita, con

le parole e con

altri servizi

nella comunità.

Nuovi apostoli

«“D

io ha bisogno di uomini, non

di esseri rumorosi, parolai.

Dei cani Egli cerca, che con i

loro nasi si immergano a fondo nell’Oggi e

qui sentano il profumo dell’Eternità” (Karl

Barth). Questa frase, riportata nell’editoriale

di marzo, ha confermato quanto più

volte da me detto ai sacerdoti con cui ho

avuto rapporti d’amicizia. Papa Giovanni

Paolo II e suoi successori, con il loro esempio,

hanno lanciato un forte segnale a tutto

il clero: uscite dalle parrocchie, divenite

nuovi apostoli! Tale esempio non è stato

seguito, i parroci durante la Messa fanno

le solite omelie a quei pochi vecchi fedeli

che oramai le sanno

a memoria. Devono

venire a contatto

con la gente! Una

cosa che non ho capito

è come mai l’unica

occasione che

i sacerdoti avevano

di visitare i parrocchiani

– durante la

“benedizione delle

case” – sia stata soppressa.

Mi si è risposto

che non tutti la

vogliono. Ma io dico,

anche se fossero cacciati

e derisi, Francesco

non diceva: “Ivi

è letizia!”? Il cattolicesimo

è assediato

da altre religioni che utilizzano i contatti

umani per avere nuovi proseliti. Vi prego,

nel nome del Signore: divenite nuovamente

Suoi apostoli!».

Lettera firmata

Mmmh… mi sa che il nostro simpatico

e agguerrito lettore abbia proprio ragioni

da vendere. Ma, forse, non solo

nel senso in cui intende lui. Intanto perché

gli inviti papali a cui lui accenna, che si sono

fatti persino più pressanti con papa Francesco,

coinvolgono e chiamano in causa tutti

i cristiani, su o giù dal presbiterio. Semmai,

per presbiteri e consacrati sono più insistenti,

almeno per la funzione di guida, accompagnamento

e testimonianza verso tutto il popolo di

Dio a cui questi sono chiamati come loro ministero

e servizio. Ma rimane che le promesse,

e perciò anche le esigenze, del Vangelo sono

per tutti! Così come non possiamo pensare

che la bellezza della Chiesa possa dipendere

solo dai suoi ministri consacrati, nemmeno la

sua decadenza può troppo semplicisticamente

essere attribuita alle loro colpe (che pur ne

hanno, e non poche). E comunque il suo bene

è nelle mani di Dio e, per quel che ci compete

ed è nelle nostre possibilità di battezzati, nelle

nostre povere mani. Non è nemmeno del tutto

vero che sia stata soppressa la benedizione delle

case. Forse qualche parroco non ce la fa più:

gli chiediamo che dica ogni giorno la Messa,

vada a visitare gli ammalati, prepari i bambini

alla prima comunione,

apra l’oratorio

ogni giorno, organizzi

la gita parrocchiale,

animi il coro, segua i

giovani, prepari il

grest, trovi i soldi per

il restauro della chiesa,

sia disponibile per

le confessioni, tenga

in ordine i conti della

parrocchia, frequenti

corsi di aggiornamento,

prepari con cura

l’omelia, preghi lodi

e vespri con la gente,

insegni ai chierichetti

cosa devono fare... ah,

MATTHEW HERTEL / GETTY IMAGES

e non si ammali mai o

non sia mai stanco!

A me sembra che di questi tempi non sia più

possibile chiamarsene fuori, ma che siamo invece

tutti coinvolti. E non tanto perché ci sentiamo

assediati da chissà chi, né perché dobbiamo

contenderci i pochi proseliti che ancora

rimangono: non giochiamo perennemente

in difesa, ma all’attacco! Perché Gesù ci invia,

tutti, a testimoniare la sua morte e risurrezione,

a farlo con la nostra povera vita e, chi può

o ha ricevuto un ministero in tal senso, anche

con le parole e con altri servizi all’interno della

comunità. Ma a farlo con gioia e semplicità,

con amicizia e buon umore, avrebbe detto san

Francesco, anche nei confronti di chi non la

pensa come noi. Senza paura e senza essere

troppo preoccupati per i risultati. Perché, in

fin dei conti, il mondo lo ha già salvato Gesù

Cristo. E noi possiamo, perciò, pure rilassarci

un po’.

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

6 | EDIZIONE ITALIANA PER L ’ ESTERO - 07-08/17


LE

DELLE EDIZIONI

MESSAGGERO

Un buon consiglio è…

una buona lettura!

Lorenzo Milani

di Piero Lazzarin

Questo libro permette,

attraverso un breve profilo

biografico e la lettura di testi noti

e meno noti (come le lettere

alla mamma) di conoscere

a fondo la figura di don Milani,

il parroco di Barbiana, il grande

educatore povero con i poveri.

pagg. 144

Le parabole di Gesù

di Renato Boccardo (a cura)

Nove personalità del mondo

religioso e laico illustrano

le parabole più note di Gesù,

facendoci constatare che,

ogni volta che le ascoltiamo,

esse ci aprono a una

comprensione rinnovata e più

profonda della nostra vita.

pagg. 120

Con il coraggio

di vivere

di Martina Kreidler-Kos

Una scelta di vita radicale

quella di Chiara di Assisi, attuale

ancora oggi. Vale la pena essere

coraggiosi, giocarsi il tutto e per

tutto, credere in Dio più che nelle

convenzioni e pensare sempre

di nuovo la Chiesa, a partire

dalle sue origini.

pagg. 96

La roccia

che ci salva

di Luigi Dal Lago

Vademecum per chi vuole

scoprire Dio nella bellezza della

montagna. Sono molti i Salmi

che ci presentano Dio come

la «roccia del nostro cuore».

L’autore suggerisce riflessioni

e preghiere per scoprire

Dio nella natura.

pagg. 140

Per ordini e informazioni

www.edizionimessaggero.it


TRECENTO

60GRADI

ATTUALITÀ

SENZA SPIGOLI

NON FA NOTIZIA

Congo

Sono circa 6 milioni le

vittime del conflitto che sta

insanguinando il Congo.

Secondo le stime degli

osservatori dell’Onu, almeno

la metà di esse avrebbe

meno di 18

anni. Numeri

impressionanti

e notizie sempre

più drammatiche

arrivano dal

Paese africano.

Solo nelle ultime

settimane sono

state scoperte

17 nuove fosse

comuni con centinaia di

cadaveri. Centinaia i morti,

da agosto 2016 a oggi, negli

scontri tra ribelli e truppe

governative. E tutto sotto

gli occhi di una comunità

internazionale indifferente.

Duro il commento di Zeid al

Hussein, capo della divisione

per i diritti umani Onu: se

le autorità del Congo non

interverranno con indagini

approfondite e veloci sul

massacro dei civili, l’Onu

chiederà alla corte penale di

aprire un’indagine. Secondo

stime Onu, ci sarebbero

almeno 200 mila profughi e

migliaia di persone pronte a

scappare dalle loro case.

Roberto Zerio

Cavaliere

MARCO LONGARI / AFP / GETTY IMAGES

A Como si insegna a evitare gli sprechi sin da piccoli.

Grazie a un progetto per le mense scolastiche.

«Portami a casa con te»

Nel suo incontro con i giovani

a Genova nel mese di maggio

papa Francesco ha fatto una

affettuosa raccomandazione,

che possiamo prendere tutti

come «compito delle

vacanze» per questa

estate ormai

esplosa: imparare

a guardare

con occhi nuovi.

Imparare a

guardare la città,

la nostra vita,

la nostra famiglia,

tutto quello che è

attorno a noi con attenzione,

partecipazione, meraviglia.

Anche se restiamo nei

nostri soliti luoghi, reimpariamo

a guardarli. Per non essere

«turisti della vita». Il turista,

Negli Stati Uniti è normale che

al ristorante ti offrano la «doggy

bag», il sacchetto con il cibo

che hai pagato e non consumato.

In Italia alcuni locali iniziano

a proporlo, ma in modo del tutto

episodico. Sembra tramontato

il sacro rispetto dei nostri

nonni per il cibo, che non andava

mai buttato.

Tutt’altra mentalità per il progetto

«Portami a casa con te» del Comune di

Como, rivolto ai bambini che frequentano le

mense scolastiche. Si è partiti con gli alunni di

terza, quarta e quinta elementare, ai quali sono

stati consegnati 1.650 sacchetti, termici, lavabili,

riutilizzabili e riciclabili. A fine pasto, i bambini

possono infilare nel proprio contenitore alimenti

come il pane o la frutta che non hanno consumato

a pranzo. Un modo ingegnoso e bello, attuato

da un numero sempre maggiore di scuole,

per insegnare sin da piccoli il valore del cibo

e la necessità di evitare lo spreco.

Ogni anno in Italia si buttano alimenti per un valore

di 13 miliardi di euro. Saranno gli effetti del

dopo-Expo 2015, che era appunto dedicato al

tema del cibo, ma le raccolte di prodotti alimentari

avanzati stanno via via aumentando, complice

la legge voluta dal ministro delle Politiche

agricole Maurizio Martina proprio in occasione

di Expo, ed entrata in vigore nel settembre scorso.

La legge semplifica il ritiro di cibo invenduto

soprattutto presso aziende e grande distribuzione,

prevedendo anche possibili sgravi fiscali

sulla tassa rifiuti, da parte di associazioni che

lo redistribuiscono a mense per i poveri, a famiglie

e a persone sole che vivono in quella povertà

per la quale non si riesce a mangiare a sufficienza.

Soltanto a Milano, grazie a 585 aziende

che donano alimenti, la Fondazione Banco Alimentare

nel 2015 ha recuperato 9.198 tonnellate

di prodotti, destinati poi a 209.788 persone.

Ma torniamo ai bambini e a chi si occupa di educarli

con intelligenza. Alla scuola primaria Rio

Crosto di Asti (e non è la sola) gli alunni possono

servirsi non dell’intera porzione di una pietanza,

ma della metà: se desiderano la parte che

rimane, ovviamente la ricevono. Per un pasto

completo dal punto di vista nutrizionale, devono,

però, prendere una porzione anche piccola

di ogni piatto. Il resto, anziché buttato come

avanzo, rimane in contenitori perfettamente

igienici: ne risultano ogni giorno 20-25 pasti,

che la Caritas distribuisce a chi non saprebbe cosa

mettere in tavola la sera.

Rosanna Biffi

PEOPLEIMAGES / GETTY IMAGES

Con occhi nuovi

scriveva Bauman, è chi si sposta

nello spazio senza lasciarsi

cambiare, senza incontrare

davvero. Colleziona esperienze,

souvenir, foto che poi finiscono

in una scatola che

si copre di polvere.

Una piccola distrazione,

per lasciare

tutto com’è.

La cosa peggiore

è che rischiamo

di vivere la

nostra stessa vita

come se fossimo

turisti che partecipano

a un viaggio organizzato

da altri. Una vita immortalata

nei selfie e nei post sui

social, per dare a noi stessi per

primi l’illusione di una consistenza

che fatichiamo a sentire.

Le foto, gli schermi, sono

superfici di mediazione, diaframmi

tra noi e gli altri. Vanno

benissimo, ma se non fanno

da velo o, peggio, da sostituto

dell’incontro. Guardare

con occhi nuovi è invece prima

di tutto accogliere: la meraviglia

dei luoghi, la natura e

la storia, il mistero dell’altro.

Avvicinarsi senza voler possedere,

nella gioia di una vicinanza

che proprio perché mai

trasparente conserva sempre

una promessa di futuro, di comunione

sempre nuova. Come

ha detto Francesco, «guardare

con occhi nuovi ci avvicina

al cuore di tante persone, e

questa è una cosa bellissima, è

una cosa bellissima!».

@GiaccardiChiara

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

8 | EDIZIONE ITALIANA PER L ’ ESTERO - 07-08/17


La democrazia elettiva nelle

piccole comunità rurali del

Giappone non è più un sistema

praticabile a causa dell’invecchiamento

della popolazione

e dello spopolamento.

Nelle elezioni vengono a mancare

sempre più i candidati e

talvolta gli eletti rimangono in

CRISTIANI NEL MONDO

Alle urne

senza

candidati.

CHUNG SUNG-JUN / GETTY IMAGES

Giappone, anche

la democrazia invecchia

carica per diverse legislature. Il

governo di Tokyo sta pensando

di sostituire le elezioni con

assemblee per gli affari municipali

a cui prendono parte

tutti gli abitanti del villaggio.

L’invecchiamento della popolazione

è un dato preoccupante

per molti aspetti economici

e sociali. Secondo i dati del

governo, raccolti in un censimento

condotto nel 2015, il

27,3 per cento della popolazione

giapponese ha più di 65

anni, un record assoluto per il

Paese da quando vengono tenuti

i registri statistici. Si tratta

di un totale di 34,6 milioni di

persone, un aumento annuale

di 750 mila unità (lo 0,6 per

cento del totale). Aumentano

anche gli over 80, che si attestano

all’8,2 per cento per un

totale di 10,45 milioni di persone.

Invece il tasso di natalità

continua a scendere. Una recente

statistica mostra che il

numero di bambini sotto i 15

anni si attesta a 15,71 milioni,

in calo di 170 mila unità rispetto

al precedente anno, il peggiore

dal 1950. Si calcola che

entro il 2040 il calo della popolazione

potrebbe far scomparire

890 comunità rurali.

p. Bernardo Cervellera

◗ ALBANIA

«10 notti di cinema

italiano» è il titolo della

seconda edizione della

rassegna di cinema

tricolore promossa da

Iic di Tirana, Ministero

Affari esteri e Comune

di Tirana. Per dieci

martedì consecutivi, fino

al primo agosto presso

l’installazione Reja, saranno

proiettati altrettanti film

italiani in lingua originale

con sottotitoli in albanese.

In cartellone opere di

registi tra cui Bellocchio,

Mazzacurati, Campiotti,

Milani, Chiesa, Mainetti,

Eronico e Scarso. www.

iictirana.esteri.it

◗ STATI UNITI

ITALIANS’ BLOCK-NOTES A CURA DI NICOLETTA MASETTO

VOLONTARIATI

C’è bisogno di fantasia per inventare attività produttrici

di reddito. Come accade a Tempio Pausania, in Sardegna.

Raccontare il mondo

Tempio Pausania (SS) è al centro della Gallura,

estremo nord della Sardegna, dove la natura

è generosa come le relazioni tra le persone

che ci vivono. Grandi blocchi di granito arrotondati

dal vento interrompono la continuità dei

pascoli. Somigliano a quelli della scogliera di

Capo Testa, poco più a nord.

È come se fossero migrati in

collina, stanchi di mareggiate

sulle bocche di Bonifacio.

Molti alberi da sughero hanno

la corteccia tagliata. Ricrescerà,

per essere tagliata

ancora. Il Centro di Salute

Mentale (CSM) di Tempio

è frequentato da 33 persone

e 8 di loro vivono nella casa

famiglia. Tutt’intorno c’è un

giardino ben curato. «Per organizzare attività

terapeutiche abbiamo bisogno dei volontari e

della fantasia di tutti per inventare attività produttrici

di reddito», dice Cristina, assistente sociale

che lavora in questa struttura da 25 anni.

I fondi pubblici sono insufficienti e per autofinanziarsi

è nato il mercato «Celeste» (in nome

e memoria di una volontaria). Il 27 aprile scorso,

la sala cinema della parrocchia di San Pietro

era piena di gente per l’evento organizzato

dall’associazione per la promozione sociale

Omnia: la proiezione di Dert, un film sulla

cooperativa agricola «Insieme» in Bosnia (nella

foto), dove donne di diverse culture e religioni

sono tornate a lavorare una accanto all’altra

dopo la guerra. Tra il pubblico

c’erano molti utenti

del CSM. Commentando

il film, Luisa, la psichiatra

responsabile del CSM,

ha sottolinea to come il sogno

di quelle donne poteva

sembrare una pazzia

solo a chi ha smesso

di avere fiducia in sé e nei

MARIO BOCCIA

propri simili. C’era anche

Lucio con sua moglie. Un

uomo grande e forte, che ha girato il mondo.

Faceva il camionista. Ogni settimana incontra

da volontario i pazienti. Nel suo laboratorio racconta

storie vere e affascinanti. Lo ascolto parlare

della rugiada che, all’alba, colora di verde tenero

le terre aride dell’Iran. Mentre parla, sembra

di sentire il profumo. Così Lucio condivide la

sua ricchezza con chi non si è mai mosso da lì.

Mario Boccia

Il Getty Center di Los

Angeles, insieme alla

mostra «Il richiamo

dell’Italia: vedute

d’artista», presenta, sino

al 30 luglio, la prima

esposizione su vedute di

eventi storici. Intitolata

«Eyewitness views: making

history in eighteenthcentury

Europe», include

50 opere in cui gli artisti

diventano cronisti del loro

tempo (nella foto, Michele

Marieschi, Rientro del

patriarca Antonio Correr a

Venezia, part., 1735).

◗ CANADA

A due anni dalla chiusura

ritorna l’appuntamento

serale di OMNI News,

il notiziario televisivo

in lingua italiana. Da

settembre, ogni giorno per

tutta la settimana, l’utenza

italiana potrà usufruire di

un notiziario nella propria

lingua. www.omnitv.ca

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 07-08/17 | 9


TRECENTO

60GRADI

EDITORIALI

QUESTIONI DI POLITICA

RITANNA ARMENI

Voglia di partecipare

Idati parlano chiaro: il

desiderio di partecipazione

alla politica è ancora

alto. Lo testimonia l’afflusso

di votanti a ogni tipo

di elezioni. L’onda dell’antipolitica,

la scarsa stima che

molti cittadini hanno maturato

in questi anni nei confronti

dei partiti, non ha intaccato

il desiderio di partecipare

alla discussione sulla

cosa pubblica e di esprimere

il proprio parere tutte

le volte che è possibile. Le

previsioni di qualche anno

fa, secondo cui si sarebbe

registrato un numero sempre

minore di votanti, sono

state smentite. Si può aggiungere

– paradossalmente

– che persino il «non voto»

ha assunto la forma di

una partecipazione. Esso,

infatti, indica una protesta

e manda, comunque, un

messaggio politico. È questo

– per fare solo due esempi

recenti – quanto ci dice la

scelta (giusta o sbagliata che

sia) di chi ha votato Mélenchon,

il candidato della sinistra

francese, che poi si è

astenuto nel duello Macron-

Le Pen perché contrario alla

politica di entrambi. Ed è

questo il messaggio dell’astensione

alle primarie del

Pd da parte di molti elettori

delle cosiddette «regioni

rosse», scontenti della politica

del loro partito. Come

rispondono le forze politiche

italiane a questo impulso

vitale e positivo? Ancora

una volta in modo non adeguato,

con una rissa tra chi

pensa che la partecipazione

vada ulteriormente promossa

con il voto elettronico

e chi, invece, non vuole

abbandonare il sistema tradizionale

in cartaceo. Una

discussione sterile e priva

di senso, che si svolge nelle

pagine dei giornali solo per

avere occasione di denigrare

l’avversario e di fomentare

una reciproca delegittimazione.

Il voto elettronico,

presente in molti Paesi tra

cui gli Stati Uniti, spesso ha

portato a situazioni controverse

e, quindi, deve essere

perfezionato. Qualche volta,

però, ha aumentato la partecipazione

e, per questo, va

apprezzato. In certi Paesi è

stato adottato e poi ritirato.

In altri ancora gli si preferisce

il cartaceo, perché maggiormente

garante della segretezza

del voto. Dappertutto,

però, c’è la consapevolezza

che il voto elettronico

potrebbe portare alle urne

molti cittadini che oggi

hanno difficoltà a raggiungerle.

Oggi in Italia sarebbe

più opportuno, invece che

indulgere in atteggiamenti

denigratori e rissosi, fornire

una legge elettorale adeguata

che comprenda e valorizzi

l’aspirazione dei cittadini

a partecipare alle scelte politiche.

A pochi mesi dalla decisione

della Consulta sulla

Il ragazzo avrà una decina

d’anni, indossa una

divisa di almeno due taglie

di troppo, giacca verde

militare su un paio di pantaloni

dello stesso colore.

Si tiene a distanza e ci segue

con lo sguardo mentre

passeggiamo lungo il viale

alberato nel centro di Kaesong,

città nordcoreana a

pochi chilometri dal confine

con la Corea del Sud. Sa

che la guida lo tiene d’occhio

e che dovrebbe ignorarci

(ai nordcoreani il contatto

con gli stranieri, salvo

rare eccezioni, è vietato),

ma non resiste alla curiosità

e incede con noi mano

a mano che avanziamo.

Quando ci fermiamo, si apposta

dietro a un albero e ci

fissa. Gli stranieri in Corea

del Nord sono una rarità e

qui, in provincia, lo sono

ancora di più: ogni tanto

arriva qualche turista, per

lo più cinesi, in visita ai siti

archeologici protetti dall’Unesco,

come il ponte in pietra

del 1200 che sovrasta

un canale parallelo al viale.

Quando ci muoviamo,

Kim, la guida, gli dice qualcosa

in tono brusco, e il ragazzo

si allontana. Un saluto

con la mano che lui ricambia

timidamente è l’unico

scambio che ci è concesso.

Forse uno dei rari

momenti di autenticità nel

corso di una visita studiata

nei minimi dettagli per

dare un’immagine positiva

del Paese più recluso del

pianeta, dove internet non

c’è, la tv trasmette solo propaganda

e la gente non sa

nulla del resto del mondo.

In realtà, in altre occasioni

ci hanno permesso di interagire

con dei bambini incontrati

per caso, ma erano

figli della ristretta classe

media che sta prendendo

forma nella capitale, dove

vivono 2,5 milioni di persone

considerate le più fedeli

al regime: funzionari

di governo, militari, medici,

scienziati, insegnanti e

le loro famiglie.

costituzionalità della legge

elettorale, non ce n’è ancora

una nuova. E, mentre si discute

di date di elezioni e di

nuovi equilibri parlamentari

e politici, mentre si litiga

sul voto cartaceo o elettronico,

rimane inevaso il problema

più grande: in quali

forme i cittadini possono

esprimere la loro partecipazione

alle prossime elezioni

politiche. Il recente appello

del presidente della Repubblica

ha ricevuto, per ora,

solo consensi formali. Tutto

rimane fermo e la volontà

di esprimersi in modo utile

alla vita del proprio Paese

e in modo conforme alla

Costituzione non ha ancora

una risposta.

PERIFERIE AL CENTRO

JUNKO TERAO

Nord Corea, il Paese recluso

Anche se in misura non paragonabile

a qualsiasi metropoli

straniera, chi vive

a Pyongyang ha accesso a

uno stile di vita impensabile

altrove nel Paese e a luoghi

di svago – qualche ristorante,

un bowling, un paio

di centri commerciali (numero

1 e 2), giardini curati

e un parco acquatico – che

danno una parvenza di modernità

alla capitale di una

nazione altrimenti ferma

agli anni Cinquanta e prevalentemente

agricola. Fuori

dalla capitale il panorama

è costellato di contadini

chini nelle risaie e aratri

trainati da buoi magrissimi

a lavorare una terra che produce

poco e male. Un divario

che il regime, impegnato

nello sviluppo dell’arsenale

nucleare da cui dipende la

sua esistenza, non ha alcun

interesse a colmare.

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

10 | EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7


IN UNA FOTO

CRISTIANI DUNQUE LAVORATORI

«Il mondo del lavoro è una priorità umana. E pertanto,

è una priorità cristiana... Sulla Terra ci sono poche gioie

più grandi di quelle che (i lavoratori) sperimentano

lavorando, come ci sono pochi dolori più grandi dei

dolori del lavoro, quando il lavoro sfrutta, schiaccia,

umilia, uccide». Così papa Francesco il 27 maggio scorso,

davanti agli operai dello stabilimento Ilva. L’incontro

si è svolto in occasione della prima visita del Papa a

Genova, città da cui suo padre Mario Bergoglio – ha

ricordato commosso il Pontefice – salpò nel 1929

alla volta dell’Argentina in cerca di fortuna.

ANDREAS SOLARO / AFP / GETTY IMAGES

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7 | 11


TRECENTO

60GRADI

BACHECA GIOVANI

VOGLIA DI VOLARE

Il mordi e fuggi non sazia

FRA DANIELE LA PERA

«Avrebbe voluto saziarsi…

allora ritornò in sé...»

Lc 15,16-17

L’unica maniera

che abbiamo per

guadagnare tempo

non è risparmiarlo,

ma è crescere. Spesso

ci illudiamo di avere più

tempo quando siamo

«liberi», «in vacanza»,

ma scorre via allo stesso

modo di quello dedicato

al lavoro. Il tempo

si ferma solo quando

cresciamo nelle relazioni,

in tre direzioni: con Dio,

con gli altri, con noi stessi.

Stiamo crescendo?

Si sentiva frastornato,

agitato e distratto, «come

una stazione ferroviaria,

dove tutto si muove

velocemente, tutti corrono,

tanti volti, molti scambi...

Vorrei che tutto si fermasse

un attimo». L’inquietudine

che ci abita ha bisogno

di essere presa sul serio,

non possiamo lasciarci attraversare

da tutto senza alcun

filtro, come fossimo semplicemente

un luogo

di passaggio.

È vero, la nostra

vita sembra

una stazione

ferroviaria,

dove tante persone

passano, partono, magari

ritorneranno, alcuni si

incontrano per caso, si riconoscono,

altri si salutano...

Si consumano addii che non

sono noti a nessuno, forse

nemmeno a noi. Eppure sono

nostri: sono nostre le partenze

e i ritorni, sono nostre

le parole veloci, i gesti fatti

da un finestrino chiuso.

È nostro lo stupore dell’incontro

imprevisto ed è nostra

tutta quella confusione

che non ci fa assaporare nulla

di ciò che stiamo vivendo,

se non per brevi e insoddisfacenti

assaggi. Un «mordi

e fuggi» che stimola ancora

un appetito violento, mal celato,

mal gestito... Un appetito

che non ci fa dormire, rubandoci

la notte e il suo riposo,

ci tormenta,

finché ci

sfinisce, ci abbatte,

rubandoci

il giorno

con il suo impegno,

ci annoia.

Prima o poi stanca fare

per fare, correre per correre,

baciare per baciare... È

una questione di gusti: «Mi

sono fermato un attimo e ho

avuto paura... Ho fatto tante

cose senza sceglierne nessuna».

Torniamo in noi stessi

senza pretese, ma decisi, assaporando

il sogno, l’impegno,

anche la sconfitta, per

imparare a rendere possibile

quello che ci piace davvero.

Per arrivare a sera, anche

sfiniti, ma senza i brontolii

di uno stomaco vuoto, tormentato

dall’angoscia e dal

disagio, ma colmi di soddisfazione

per aver fatto la nostra

parte, senza lasciarci andare

a un vivere per vivere

che non sazia.

◗ ARGENTINA

«Emigrati italiani: costumi

e professioni» è il concorso

fotografico bandito dal

Comites di Bahia Blanca.

Le foto premiate saranno

in mostra itinerante dal 4

settembre allo Zoom del

Bahia Blanca Plaza Shopping

e poi nelle diverse città della

circoscrizione consolare.

Le foto potranno essere

inviate fino al 14 luglio a:

concursos.comitesbb@

gmail.com

◗ SUDAFRICA

Iic Pretoria e Dipartimento di

Italian Studies Università del

Witwatersrand promuovono

il concorso online «La tua

icona della moda italiana

nel cinema», per studenti di

italianistica dell’Università

del Witwatersrand.

L’immagine va inviata via

messaggio Facebook all’Iic

di Cultura Pretoria: vincerà la

foto con il maggior numero

di «like». Si saprà il vincitore

durante la 17ª Settimana

della lingua italiana nel

mondo (16-22 ottobre 2017).

N.M.

IN UN TWEET di ALESSANDRO D’AVENIA

DALLE ASSOCIAZIONI

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

12 | EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7


CULTURA

TRECENTO

60GRADI

NON FIDIAMOCI DEGLI OCCHI

GOFFREDO FOFI

Non ci aspettiamo cose

straordinarie da

Macron, il nuovo

presidente della Repubblica

francese (che è stata più

che presidenziale in passato,

e che lo è stata di nuovo

dal tempo di De Gaulle)

che ha la particolarità di

venire dall’alta burocrazia,

dalle Grandes Ecoles, realtà

che dal Settecento in avanti

producono appunto i Grandi

Burocrati, funzionari di

stato al livello medio e alto,

pronti ad amministrare il

Paese nelle sue varie branche:

anche quando i politici

dovessero combinare

guai e rendere la situazione

del Pae se incerta e difficile,

il Paese andrebbe avanti lo

stesso. In Italia non ci sono

scuole di quel tipo. I nostri

politici venivano un tempo

dall’esperienza dei partiti, e

dal tipo di selezione che al

loro interno veniva operata,

non sempre meritocratica,

ed erano e sono ancora loro

a nominare i grandi burocrati.

La politica è tremendamente

cambiata in Italia, con la

fine dei partiti, è un guazzabuglio

che coinvolge tutta

la società; non tutto, invece,

è cambiato in Francia, dove

il «personale di riserva» la

società ha finito per cercarlo

nei laureati delle Grandes

Ecoles, come appunto è Macron.

È un bene o è un male,

questo tipo di formazione

di parte dei politici? Certamente

è un motivo di solidi

per la società francese

che, anche quando i suoi

politici fossero disastrosi,

funzionerebbe ancora nei

suoi tanti gangli grazie agli

Alti Burocrati, ai Grandi

Amministratori. Il dilemma

non è da poco, e ben lo riassunse

uno scrittore austriaco,

il grande Robert Musil,

al Congresso per la difesa

della cultura che si tenne

a Parigi nel 1935, voluto

dal Partito comunista e

sostenuto dallo stesso Stalin

perché, di fronte alle minacce

hitleriane, la sua politica

precedente, iper-settaria,

era cambiata e proponeva

grandi alleanze, con la

socialdemocrazia, con i liberali

e con parti consistenti

della borghesia: la politica

dei Fronti Popolari.

Al Congresso c’era gran parte

dei grandi intellettuali

degli anni Trenta, non soltanto

europei anche se gli

europei erano la maggioranza,

e si incrociarono e talora

si scontrarono posizioni

diversissime. Lo sconosciuto

Musil fu fatto parlare alle

due del pomeriggio di fronte

a una sala quasi vuota (si

era d’estate) e il fulcro del

suo intervento fu il seguente:

mi dicono che la politica

riguarda tutti e che tutti

dovremmo occuparcene,

anche l’idraulica riguarda

Burocrazia

tutti, se però mi si rompe il

rubinetto del bagno si chiama

l’idraulico. Insomma: si

ha bisogno di amministratori

competenti più che di

politici con delle «visioni»

ideologiche del mondo e di

come guidarlo... In Italia si

parlò molti anni fa di una riforma

burocratica (Bassanini)

che non fu mai fatta perché

i politici fecero di tutto

per farla naufragare, certamente

per difesa corporativa,

per non cedere potere.

Non do ragione a Musil, ma

certamente la nostra situazione,

rispetto a quella francese,

non è ottimale: di scarsa

qualità i politici, di scarsa

qualità gli amministratori,

nominati dai politici.

Se si prova ad andar per

ministeri o prefetture o in

qualsiasi altro ramo della

pubblica amministrazione,

in alto e in basso, a Roma

e in ogni capoluogo, non

preoc cupa (o spaventa) solo

la mediocrità o peggio dei

nostri politici, spaventa anche

quella dei nostri amministratori.

la poesia a cura di fra FABIO SCARSATO

Distacco, rinuncia, ascesi –

questo sarebbe già volare troppo alto.

Impressionante come di tutto si può fare a meno.

Non prender nota delle offerte speciali,

puro piacere! Non emergere da nessuna parte,

tralasciare il più –

Acquisto di conoscenza tramite gesti di rifiuto.

Solo chi non vede tante cose

può vedere qualcosa.

L’Io: una forma cava,

definita da ciò che tralascia.

Quel che si può tener stretto,

quel che ci tiene stretti

è il meno.

HANS MAGNUS ENZENSBERGER, Programma di minima,

da Chiosco, Einaudi, traduzione di Anna Maria Carpi

◗ VENEZIA

Fino al 30 novembre

nella Chiesa della Pietà:

«Exodus», esposizione di

opere inedite dell’artista

bosniaco Safet Zec sul

tema dell’emigrazione

(nella foto, Abbraccio col

rosso, tempera e collage su

carta su tela). Info: www.

safetzecexodus.com

◗ CASTELLINA

MARITTIMA (PI)

Dal 12 al 15 agosto:

«MusicaWFestival». Nata

come rassegna di band

emergenti e giunta alla

XXIII edizione, la kermesse a

ingresso gratuito richiama

musicisti da tutta Italia.

Info: www.musicaw.net

◗ CATANIA

Alla Fondazione La Verde

La Malfa-Parco dell’Arte

fino al 5 novembre: «Rosso

Guttuso. Opere 1934-1978».

Su prenotazione: percorsi

guidati e laboratori didattici

alla scoperta del pittore

siciliano (nella foto, Lo studio

dell’artista, olio su tela). Info:

www.fondazionelaverde

lamalfa.com

SEGNALAZIONI a cura di L. Pisanello e L. Santinello

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7 | 13


UOMO

E SOCIETÀ

SUDAMERICA

Tra recessione

e guerra civile

La crisi più drammatica

è quella che sta vivendo

il Venezuela. Il Paese

è stretto dalla morsa

della recessione

e di una «guerra

civile istituzionale

a bassa intensità» tra

Parlamento e governo

del presidente Maduro.

Nella foto, alcuni

scontri, lo scorso

maggio, durante

manifestazioni

antigovernative.

no la Santa Sede ha accettato il

ruolo di «facilitatore» nel dialogo

tra governo e opposizione

promosso dall’Unione degli

Stati sudamericani (Unasur).

L’arroccamento delle parti sulle

reciproche posizioni ha fatto,

però, naufragare il processo.

Purtroppo, nei mesi successivi,

la tensione s’è ulteriormente

intensificata. Il 29

marzo, la sentenza 156 dell’Alta

Corte ha esautorato l’organo

parlamentare dalle sue funzioni

per «oltraggio». Nonostante

la contestatissima misura sia

stata ritirata due giorni dopo,

il tentativo di colpo di mano

ha scatenato l’ira dell’opposizione,

riunita nella Mesa de

Unidad Democrática (Mud). Le

proteste di piazza, inaugurate

dallo scontro del 4 aprile,

sono tuttora in corso, con un

bilancio di almeno quaranta

vittime.

Caos in Messico

e America Centrale

Non meno grave è il caos,

ormai cronico, in Messico e

America Centrale, dove la violenza

inaudita – è da anni la

regione più pericolosa al mondo

– svela il dramma di una

politica «ostaggio» di potenti

gruppi criminali transnazionali.

Con poche eccezioni, dal

Rio Bravo alla Terra del Fuoco,

l’America Latina ribolle.

La tentazione di leggere la crisi

attuale come un regresso al

passato è forte. E, ancor più,

quella di interpretarla in base

allo schema «rivoluzione–

controrivoluzione–dittatura»

(marxista in senso lato la

prima e spesso con contributo

esterno la seconda), proprio

del Novecento.

Lo spettro

della diseguaglianza

Il panorama internazionale,

però, è mutato. Il muro di

Berlino è crollato. E con esso

anche i suoi ostinati «derivati»

dall’altro lato dell’Atlantico.

Il 17 dicembre 2014 – dopo

oltre mezzo secolo –, Cuba

e gli Stati Uniti hanno riallacciato

i rapporti diplomatici

spezzati dalla Guerra Fredda.

Lo scorso primo dicembre,

il governo colombiano e

la principale guerriglia d’ispirazione

marxista, le Fuerzas

Armadas Revolucionarias de

Colombia (Farc), hanno messo

fine a cinquantadue anni

di ostilità. Un’ulteriore cesura

è rappresentata dall’irruzione

alla Casa Bianca di Donald

Trump, del tutto disinteressato

– a parte l’ossessione

del muro per fermare i migranti

– alle questioni latinoamericane.

Le «crisi novecentesche» sono

ormai giunte al capolinea.

FEDERICO PARRA / AFP / GETTY IMAGES

A sopravvivere sono, semmai,

le cause che le avevano

provocate. Amplificate da decenni

di «soluzioni-tampone»

a colpi di repressione o

dittature. La pseudo-terapia,

tuttavia, non ha fatto che accrescere

il male. Né il boom

ha potuto curarlo. Accelerati

dall’effetto-globalizzazione,

ora i nodi irrisolti stanno

venendo al pettine. In primis,

la cronica fragilità delle istituzioni.

La fine dei regimi e

dei conflitti civili, inoltre, ha

lasciato disoccupati una serie

di gruppi paramilitari addestrati

alla violenza e forniti

di ogni genere di armi. Assuefatti

all’impunità, questi si

sono facilmente riciclati sul

mercato criminale, rafforzando

le mafie emergenti.

Altro dramma irrisolto è la

diseguaglianza feroce. Nonostante

i recenti progressi, l’America

Latina è ancora la regione

con maggior dislivello

tra ricchi e poveri. Poiché

la politica tributaria prevede

imposte bassissime su patrimoni

e transazioni finanziarie,

gran parte della ricchezza

prodotta dal boom è rimasta

intrappolata nelle tasche di

pochi privilegiati. È questo

mix di fattori che alimenta la

turbolenza attuale. I cui esiti

non sono per niente scontati.

I cent’anni di solitudine, però,

sono finiti.


M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

20 | EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7


di GIULIO ALBA NESE

Città, terra di missione

Secondo

uno studio delle

Nazioni Unite,

il 54 per cento

della popolazione

mondiale vive

in aree urbane.

La città è il luogo

antropologico

per eccellenza,

per questo deve

rappresentare una

priorità nell’opera

della Chiesa.

Oggi le nostre città sono terra di

missione. Un’efficace rappresentazione

di tale realtà la ritroviamo

in una pellicola che vinse il premio Oscar

nel 2014: La grande bellezza. In questo film,

Paolo Sorrentino ha reso intelligibile, attraverso

immagini e parole, la bellezza

decadente della nostra società, che trova

proprio nell’Urbe la metafora di un tempo

irrimediabilmente perduto. Una Roma

crepuscolare in cui i vecchi vogliono essere

eterni, inossidabili, mentre per i loro figli e

nipoti non sembra esserci posto. E quando

certe figure «giovani» appaiono in dissolvenza,

sono comunque meteore tristi che,

a poco a poco, scompaiono, per concedere

ai padri l’illusione di prolungare la propria

giovinezza oltre il limite spazio-temporale.

Di questa emergenza esistenziale ha profonda

coscienza papa Francesco che, nella

sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium,

ha intitolato una sezione Le sfide

delle culture urbane. Bergoglio parte da un

presupposto biblico e cioè che «La nuova

Gerusalemme, la Città santa (cfr Ap 21,2-4),

è la meta verso cui è incamminata l’intera

umanità», precisando che, secondo la rivelazione,

«la pienezza dell’umanità e della

storia si realizza in una città» (71). Ecco

perché, spiega il Papa, «abbiamo bisogno di

riconoscere la città a partire da uno sguardo

contemplativo, ossia uno sguardo di fede

che scopra quel Dio che abita nelle sue case,

nelle sue strade, nelle sue piazze» (71).

Ma cos’è una città? La parola deriva

dall’analogo latino civitas e,

dunque, ha la stessa etimologia di

civiltà. Da questo punto di vista, potremmo

dire che la città è il luogo antropologico per

eccellenza, dove il progresso umano dovrebbe

trovare il proprio radicamento. Per

una Chiesa come la nostra, con oltre venti

secoli di storia e tanta venerazione, è necessario,

oggi più che mai, interrogarsi sui

segni dei tempi, nella fattispecie in riferimento

al fenomeno dell’urbanesimo. Secondo

un recente studio delle Nazioni Unite,

il 54 per cento della popolazione mondiale

vive in aree urbane, una percentuale che

dovrebbe aumentare al 66 per cento entro il

2050. Da rilevare che nel 1990 vi erano dieci

«mega-città» con 10 milioni di abitanti o

più, mentre nel 2014 risultavano esservene

ventotto, con 453 milioni di persone (circa

il 12 per cento degli abitanti delle città di

tutto il mondo). Di ventotto mega-città, sedici

si trovano in Asia, quattro in America

Latina, tre in Africa e in Europa, e due nel

Nord America. E il mondo è proiettato ad

avere, nel 2030, quarantuno mega-città con

10 milioni di abitanti o più.

Da questi dati si evince che le città

devono rappresentare una priorità

nell’attività missionaria a tutte le

latitudini. È comunque evidente che per

essere cristiani bisogna sentirsi parte di

una comunità evangelizzatrice, assumendo,

nelle nostre città, una precisa identità,

quella missionaria. Parlando di identità,

soprattutto in questi tempi di forti migrazioni,

sappiamo di misurarci con un termine

difficile da gestire giacché esso, pur

essendo un sostantivo, si comporta come

un verbo. Esso può essere il propellente

della sensibilità ospitale, ma anche il suo

esatto contrario, generando comportamenti

xenofobi e chiusure. L’identità, missionariamente

parlando, deve alimentare lo

«spirito del luogo» ed è il prodotto di un

insieme dinamico e complesso, inclusivo

e non esclusivo. La comunità cristiana deve

costruire ponti, facilitare l’incontro e lo

scambio. Quando prevalgono l’omologazione

e gli interessi particolari che soffocano

il bene comune, l’identità si indebolisce e il

rapporto tra luoghi, comunità locale e persone

si deforma facendo diventare la città

«terra di conquista». La posta in gioco è

alta. Lungi da ogni retorica, servono menti

illuminate capaci di affermare il concetto

di «destino comune» come criterio di appartenenza.

GLI ESCLUSI

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7 | 21


CRESCERE

NELLA FEDE

L’INTERVISTA

Un nuovo

patto sociale

È la sfida lanciata nel

corso dell’ultimo Global

Forum svoltosi lo scorso

dicembre a Roma.

Un monito che il Papa

ha dichiarato «quanto

mai opportuno».

Al meeting era presente

anche il cardinale

Turkson (nella foto). Di

prossima pubblicazione

un suo libro sui temi

più urgenti legati

allo sviluppo umano

integrale.

re combattere la corruzione.

Mafia, crimine organizzato e

corruzione sono cose diverse,

ma tendono allo stesso fine:

sostituirsi al pubblico, sostituirsi

alla regolarità e allo

sviluppo umano integrale. Il

rapporto tra mafia e cattolicesimo

ha ragioni storiche. La

Chiesa condanna nettamente

il fenomeno mafioso. Anche

su questo aspetto occorre

creare una nuova mentalità,

in vista del rinnovamento della

cittadinanza secondo criteri

di giustizia e di libertà.

La malattia è fonte di sofferenza

e richiede aiuto, consolazione

e sostegno. Come recuperare

il valore del prendersi

cura, facendosi piccoli

accanto a chi soffre?

Ogni ammalato è fragile, e

ogni fragilità richiede tenerezza,

che è compassione. Nella

tenerezza ci si fa piccoli rinunciando

al potere e alla forza.

Ecco ancora la misericordia,

compresa a fondo come categoria

morale, sociale, politica,

culturale: in una parola, umana.

La sofferenza della malattia

è forse la più evidente per

tutti. Se la misericordia non

entra qui, farà difficoltà a entrare

anche altrove. Il nemico,

in questo caso come in molti

altri – come nella corruzione

e nella mafia – è l’indifferenza.

Quanti detengono potere economico

e politico sembrano

concentrarsi più sul mascherare

i problemi che sul risolverli.

Qual è il ruolo della

Chiesa di papa Francesco? E

quali parole, Eminenza, rivolgerebbe

ai potenti?

La mia risposta è composta di

una parola e di un orizzonte:

reciprocità e poliedro. La prima

richiama la lotta per la libertà

e la possibilità di realizzazione

dell’uomo e degli uomini;

la seconda esalta la loro

differenza contro l’omologazione.

Mettendo insieme

questi due pilastri si ottiene

la visione complessiva. La pace

è l’obiettivo. Essa non è solo

assenza di guerra tra eserciti,

ma è costruzione partendo dai

conflitti interiori di ogni singolo

essere umano.

Nelle carceri, spesso, alla pena

restrittiva si aggiungono

condizioni di vita disumane.

Come far prevalere un nuovo

umanesimo tra chi è dimenticato

da tutto e da tutti?

Le strutture di giustizia devono

promuovere la giustizia,

ponendo in primo piano i diritti

naturali dei quali tutti gli

esseri umani sono detentori.

Noi siamo depositari di diritti

che precedono la sfera politica

e statuale e qualunque costruzione

di potere dell’essere

umano. Questi diritti sono

inalienabili per ciascun essere

umano, dal santo al più efferato

criminale.

ELISABETTA VILLA / GETTY IMAGES FOR TIME

Eminenza, lei viene da un

continente che sta attraversando

un tempo di grandi

difficoltà e di grandi slanci.

Cosa sogna per la sua terra?

Che sia parte della casa comune,

prendendosene cura.

Spero nella possibilità di

affermazione delle comunità

secondo la loro cultura e

la loro storia, nella speranza

che tali comunità, storie e

culture abbiano l’ambizione

di compiere un salto: non si

frenino tra loro, ma puntino

a realizzarsi integralmente

in armonia con gli altri continenti.

Come può ciascuno di noi

contribuire a realizzare uno

«sviluppo umano integrale»?

Rispettando la dignità delle

persone. Cominciando dallo

stare bene attenti a non sganciare

ciò che si dice da ciò che

si fa. Questo è un di fetto che

si riscontra, purtroppo, anche

nella Chiesa. Papa Francesco

scrive che «la realtà è più

importante dell’idea». Spesso

ci chiudiamo in astrazioni

e non capiamo che, mentre

diciamo cose anche bellissime,

nei fatti poi le sconfessiamo.

Questo è gravissimo,

crea diffidenza, scoraggiamento

e nega ogni speranza.

Ciò vale nella nostra quotidianità

come nei grandi scenari.

Ecco, cominciare da qui.

Anche questa è cultura.

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

30 | EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7


EX CATHEDRA

CRESCERE

NELLA FEDE

L’OSSERVATORE ROMANO

Speranza e misericordia

di Aldo Maria Valli

come stai?

Lo sai che io parlo

cinese? Te lo «Ciao,

giuro...». Sophie si rivolge al

Papa come a un vecchio amico.

Francesco, per uno dei

suoi venerdì della misericordia,

visita il Centro regionale

Sant’Alessio-Margherita di

Savoia per i ciechi, storica

istituzione che, dalla seconda

metà dell’Ottocento, realizza

attività per l’inclusione sociale

di non vedenti e ipovedenti.

Sophie, 9 anni, accarezza

il volto del Papa per coglierne

il profilo e la foto fa subito il

giro del mondo.

Per dimostrare che lei il cinese

lo sa davvero, Sophie parla

al Papa in mandarino standard,

imparato a scuola dai

suoi compagni di classe, figli

di genitori del Guangdong,

ormai perfettamente integrati

in Italia. Non vedente dalla

nascita, Sophie frequenta

la quarta elementare a Campo

di Mare, frazione di Cerveteri,

dove il papà Massimo,

discendente di una famiglia

di pescatori, fino a due anni

fa gestiva con la moglie inglese,

Charmain, uno stabilimento

balneare. Dal dicembre

2015 però una sentenza

esecutiva del tribunale di Civitavecchia

ha costretto la famiglia

ad andarsene. All’origine,

una complicata vicenda

riguardante proprietà e linea

demaniale. La battaglia legale

è ancora in corso. Intanto

il papà di Sophie per guadagnarsi

da vivere ha ripreso

a fare il pescatore: «Quella

spiaggia – racconta Massimo

– per Sophie rappresentava

moltissimo. Era un percorso

sicuro, ma anche un luogo

dove giocava con tutti i suoi

amici non vedenti». «Adesso

che non c’è più la spiaggia

– aggiunge mamma Charmain

– la domenica andiamo

a trovare gli altri bambini

a casa loro. L’ultima volta

siamo stati da Leonardo che

ha un bel giardino a Palombara

Sabina, davanti alla casa

dei nonni...». Il mare per Sophie

è importantissimo. Non

si fa limitare dal suo handicap

ed è anche sportiva: fa judo,

sci nautico, atletica, surf,

va in bici e sullo skateboard.

Racconta papà Massimo: «Io

che in gioventù ero stato carabiniere

a Palermo, accanto

a Giovanni Falcone e Paolo

Borsellino, mi son visto arrivare

sessanta carabinieri a

spossessarmi di un luogo che

è parte della mia vita, dove la

mia famiglia tirava in secca le

barche fin dal 1947».

In attesa di una soluzione,

Sophie continua a frequentare

il Centro Sant’Alessio, dove

contagia tutti con la sua

vitalità. Quella foto con il Papa

resterà come uno dei simboli

più belli del pontificato.

Sophie, vestita di bianco, i capelli

tenuti da un cerchietto.

Le sue mani che percorrono

lievi, come due farfalle, il volto

di Francesco. E lui che si

china. Quando la misericordia

incontra la speranza.

L’emozionante

incontro

tra Francesco

e Sophie,

una bambina

non vedente,

durante la visita

al Centro ciechi

Sant’Alessio-

Margherita

di Savoia.

Commuove

il gesto della

piccola, quando

le sue mani

percorrono

lievemente

il volto del Papa.

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7 | 31


CULTURA

ITALIANA

BENI CULTURALI

ZOOM

L’attrattiva

turistica

A Torino, oltre ai Musei

Reali, c’è la rete delle

residenze sabaude

che comprende la

Reggia della Venaria

Reale, Palazzo

Carignano, Stupinigi,

il Castello di Agliè, il

Castello di Moncalieri

e il Castello di Rivoli.

Realtà che stanno

facendo rete per

sviluppare il turismo.

Tra le grandi novità

di Torino, c’è stata la

ristrutturazione e la

riapertura del Museo

Egizio: una realtà da

800 mila visitatori

l’anno. Internet

e i social media

costituiscono uno

strumento strategico

di marketing e

promozione. A

Caserta stanno

impostando un’idea

di brand dei siti

borbonici per

raccontare il lascito

storico dei Borboni

a Napoli e nelle Due

Sicilie. A Roma la

Galleria Nazionale

d’Arte Moderna e

Contemporanea

dall’inaugurazione del

nuovo sito internet

ha raggiunto quasi

900 mila accessi,

oltre ai 2 milioni di

visitatori dei suoi

social network. Rimane

aperta la questione

delle infrastrutture

e dei trasporti nel

Mezzogiorno, dove

esiste una mai

risolta «questione

meridionale dei

beni culturali» che

penalizza la fruibilità

del suo straordinario

patrimonio culturale.

e promuovere il patrimonio

culturale. L’ambito delle nuove

tecnologie offre altrettante

opportunità e richiede competenze

specifiche che vanno

dall’ingegneria informatica al

design, al digital marketing».

In proposito, il critico d’arte

Vittorio Sgarbi ricorda che «ci

sono tanti laureati che devono

fare buona ricerca, ed essere

capaci di valorizzare le collezioni».

L’anno scorso i visitatori

della Galleria Nazionale

hanno toccato quota 170 mila.

In questo quadro di rilancio

dell’offerta culturale italiana,

quanto conta il mecenatismo

e la collaborazione tra pubblico

e privato? «Su questo versante

Venezia è un caso virtuoso

– sostiene Paola Marini

–. Sia per una questione di alleanze

e rapporti che stiamo

consolidando e sviluppando

in quest’anno in cui festeggiamo

il bicentenario dell’apertura:

con l’Accademia di

Belle Arti (le Gallerie affondano

le loro radici nel contesto

della formazione artistica);

con l’Università Ca’ Foscari

che è il nostro partner

principale; con la Fondazione

Cini; con i Musei Civici con

cui abbiamo co-prodotto una

mostra su Hieronymus Bosch

a Venezia e ne stiamo preparando

una su Tintoretto. Sia

per l’enorme patrimonio dei

comitati privati per la salvaguardia

della città».

Che il rapporto con i privati

sia decisivo lo conferma

anche Paola D’Agostino:

«Il fundraising funziona, anche

se potrebbe andare molto

meglio. Per fortuna la nostra

real tà ha sempre goduto

del supporto dell’Associazione

Amici del Bargello, oggi divenuta

Fondazione».

Ma non basta. Occorre mutuare

anche esperienze che

altrove hanno avuto successo

come «la didattica che abbiamo

iniziato in Italia, ma che

poi abbiamo accantonato. E

questa è una grande pecca,

perché in tutte le istituzioni

in cui ho lavorato, dal Metropolitan

di New York alla Yale

University Art Gallery che

forma anche gli studenti universitari

nella didattica, c’è

la capacità di sviluppare una

programmazione nell’arco di

un anno, di organizzare eventi,

concerti, conferenze, visite

didattiche per i bambini. L’altro

investimento che è stato

fatto all’estero, e che in Italia

si sta avviando faticosamente,

riguarda la messa in rete

delle nostre collezioni, cioè

la loro accessibilità via internet

come avviene altrove. Per

esempio, se si va sul sito del

British Museum o della National

Gallery di Londra, e si

cercano le opere in avorio, si

ottiene un elenco con relative

schede complete di tutte le

opere in avorio delle loro collezioni.

Analogamente ciò avviene

se si cerca un argomento

sulla pittura italiana della

National Gallery di Londra.

Per cui sarebbe necessario un

sistema informatico che consentisse

l’accesso agli inventari».

Un primo segnale incoraggiante

sembra arrivare dal

MiBACT che ha finanziato,

con 2 milioni di euro, la nascita

della Digital Library Italiana

di cui verrà dotato proprio

l’Istituto Centrale per il

Catalogo e la Documentazione,

con l’intento di valorizzare

il patrimonio di immagini

conservato nei 101 Archivi di

Stato, nelle 46 biblioteche statali

e negli archivi fotografici

delle Soprintendenze.

Guardandoci intorno, viene

da chiedersi se all’estero sappiano

fare davvero meglio di

noi. Per esempio, in Francia.

«Non è vero – ribatte Sgarbi

–. I musei sono, più o meno

tutti, come quelli italiani.

Certo, hanno finanziamenti

più sostanziosi. Il complesso

museale più visto in Europa,

dopo il Louvre di Parigi,

è – pur essendo più piccolo

– quello dei Musei Vaticani a

Roma, che registra 7 milioni

di visitatori. Quindi il Vaticano

dà un segnale chiaro circa

le possibilità di far funzionare

una “macchina museale”.

Basta seguire quel modello».

Enrica Pagella vorrebbe avere

«la possibilità di una programmazione

di lungo respiro,

almeno su tre anni. Inoltre

oggi è tempo di relazionarsi

con i visitatori, di raccontare

storie multidisciplinari.

Ai musei anglosassoni

invidio la qualità dei servizi

d’accoglienza da parte del

personale e delle infrastrutture:

dai negozi ai ristoranti,

ai bar. Una qualità che noi

non abbiamo ancora».

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

38 | EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7


NARRATIVA

CULTURA

ITALIANA

L’ombra

della madre

di Sabina Fadel

Marina Corradi, inviata

del quotidiano

«Avvenire», è una

delle penne più intense del

panorama giornalistico italiano.

Raffinata e sensibile, riesce

a cogliere e a dare corpo

nella scrittura a tutte le sfumature

dei sentimenti e delle

emozioni che attraversano l’animo

umano. E in questo romanzo,

appena pubblicato da

Marsilio, tale sua caratteristica

emerge in modo particolarmente

dirompente.

La vicenda che si snoda nel

libro è presto detta: Teresa, la

protagonista, narra in prima

persona il suo percorso esistenziale

inserito in quello

di una famiglia ingombrante,

complessa, a tratti anche affascinante.

Di certo, però, dolente

come poche, nella quale

malattie, disagi, incomprensioni

incombono come

un’ombra malvagia, pronta a

inghiottire ogni cosa.

Il dolore, di cui il libro è intriso,

attraversa le vicende della

famiglia Brot – Alma ed Ermanno

e le loro figlie, Viola e

Teresa – come un’accetta che

pare voler tranciare ogni cosa.

Eppure, all’inizio, la storia di

questa famiglia assomiglia a

quella di molte altre: l’innamoramento,

il matrimonio,

i sacrifici, la casa nuova sudata

a fatica, i figli che arrivano.

Ma, poco a poco, qualcosa

irrompe, dapprima insinuandosi

nella coppia (il marito

troppo impegnato nel lavoro,

che si allontana sempre

più spesso, la madre casalinga

che comincia ad avvertire

uno strano disagio) per poi

dilagare con tutta la sua violenza

dinanzi a un fatto imprevisto:

«Un giorno, si era di

aprile, Teresa e la madre dal

balcone osservavano Viola

che tornava dalla bottega del

droghiere, con una borsa in

mano. Quando il verde scattò

al semaforo e lei riprese a

camminare, entrambe notarono

un suo appena accennato

claudicare. “Ma perché

zoppica?” chiese Teresa stupita.

“Non so. Forse una scarpa

le fa male” rispose la madre,

riprendendo a innaffiare

i suoi gerani».

E da qui, da questo preciso

istante, comincia una discesa

che pare inarrestabile. Quasi

un fiume in piena che, uscito

dagli argini, travolge al suo

passaggio ogni cosa.

Quelle stesse ferite che prima

erano graffi in apparenza rimarginabili,

si trasformano

in lacerazioni profonde, purulente,

che minano alla radice

la sopravvivenza stessa

dei Brot. Il tutto vissuto in

una situazione di solitudine

profonda, di alienazione, dove

la vita scorre nel totale disinteresse

di chi vive attorno,

che non si accorge di nulla.

Comincia qui, forse, la parte

più intensa e drammatica del

libro, quella in cui Teresa si

trova a lottare, con la flebile

forza di una ragazzina, contro

una disperazione che rischia

di annientarla e che segnerà

in modo indelebile i

suoi giorni futuri.

Eppure, queste pagine così

drammatiche non fanno del

volume di Marina Corradi un

volume triste. Pervaso di sofferenza,

certo, ma nel quale

la speranza avanza quasi sottotraccia,

caparbia, nella certezza

che la vita, comunque,

è più forte. E che a volte basta

solo una presenza amica,

vicina ma discreta, per darle

vigore.

L’amicizia, l’amore, possono

compiere il miracolo di un’esistenza

che non si abbandona

alla disperazione e che sa

sottrarsi a un destino che pare

ormai segnato. Il dolore, la

morte, in queste pagine, non

hanno l’ultima parola. Ciò

che resta davvero è la vita e

la lotta per una sopravvivenza

che non sia solo dignitosa,

ma piena, umana, buona.

«Il tempo, lento, aveva compiuto

il suo ciclo. Un’altra vita,

di madre in figlia, cominciava»:

si chiude così il libro

di Marina Corradi, pagine intense,

capaci di stupire, di generare

gratitudine per il dono

di una vita che è forza insopprimibile

e nella quale il

disegno salvifico sa svelarsi

piano piano, anche attraverso

il dolore (e l’amore) di una

madre.


IL LIBRO DEL MESE

Marina Corradi

L’OMBRA DELLA MADRE.

Tre donne sole

Marsilio, pagine 319, € 17,50

È il titolo del

nuovo romanzo

di Marina

Corradi,

appena arrivato

in libreria.

Una madre

venuta «come da

una leggenda»,

un complesso

rapporto

familiare,

una vicenda

tramandata di

madre in figlia.

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7 | 39


GIORNO

PER GIORNO

IN FAMIGLIA

RINFRESCO ESTIVO

Anguria in botte

di CHIARA MARIO

Avete ospiti e cercate

un modo alternativo

di servire i cocktail?

Ecco una simpatica soluzione

per trasformare un’anguria

in una botticella naif.

PREPARAZIONE

Lavate bene l’anguria e fatela asciugare.

Ponetela su un tavolo sopra un

panno o direttamente dentro al lavabo.

Con un coltello affilato, tagliate via

la calotta superiore (ma conservatela

per dopo). A piacere potete incidere

sulla scorza del frutto

dei motivi decorativi

(magari prima segnateli

a matita o con un

pennarello). Svuotate

l’anguria: togliete

con un cucchiaio

grande o

materiali

da gelato più polpa possibile e tenetela

da parte in una ciotola. Fate attenzione

a non scavare troppo in profondità,

per non creare delle crepe. Pulite

la scorza interna con un pezzo di

carta da cucina inumidita.

CONTENITORE

Anguria

Panno

Coltello

Matita/pennarello

Cucchiaio grande/da gelato

Ciotola

Carta da cucina

Rubinetto/dispenser

Leva-torsolo

Dado metallico

Mixer, frutta mista, ghiaccio

Per creare la botticella

procuratevi un rubinetto

o un dispenser

(ad esempio,

quelli di certe

confezioni di vino).

A circa 6 o 7 cm

dalla base dell’anguria, eseguite col

coltello un foro leggermente più piccolo

dell’abboccatura del rubinetto. È

necessario che quest’ultimo si avviti

bene (in caso potete aiutarvi con un

leva-torsolo e con un dado metallico

che fisserete all’esterno). Ora preparate

pure la vostra bevanda,

utilizzando la polpa che

avete prelevato poco prima

e mescolandola (nel mixer)

ad altra frutta mista

e a un po’ di ghiaccio. Riempite

la vostra nuova

botte, ricopritela col

tappo-calotta tagliato

all’inizio del procedimento

e servite

agli ospiti.

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

46 | EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7


SILENZIO ATTIVO

SCHERMO AMICO

GENITORI vs FIGLI di Daniele Novara, pedagogista

La tecnica del

silenzio attivo

è una strategia

che ho ideato da

alcuni anni e che si

è rivelata efficace

con preadolescenti e

adolescenti, ma anche

con quei bambini

che sembrano voler

comandare sui genitori.

Il silenzio attivo agisce

nella logica della

comunicazione e

del contenimento o

offre uno strumento

di chiarimento della

situazione aiutando

bambini, ragazzi

e adulti a uscire

dall’arroccamento e dalle

pretese reciproche.

La tecnica è

semplice: i genitori,

nel momento

di tensione,

sospendono la

comunicazione con

i figli, segnalando in

modo chiaro che si sta

creando una situazione

intollerabile sul piano

educativo. Non si tratta

di una sospensione

della comunicazione

tout court, ma è la

decisione, presa in alcuni

momenti significativi,

di sospendere la

verbalizzazione con

i figli, creando uno

Uomini e alberi

La vita segreta degli alberi (Macro Edizioni)

è un bestseller, anzi, un longseller (che

è sempre meglio) semplice e appassionante,

scritto da una guardia forestale

di lungo corso che racconta gli alberi per

quello che di fatto sono: esseri viventi, che

sentono, sono dotati di memoria e reagiscono

a ciò che li circonda. E che, dunque,

chiedono di essere trattati con rispetto.

Un libro denso di curiosità che lasciano i

lettori grandi incantati come bambini, e

dunque coi bambini possono benissimo

essere condivise. Sul legame umani-verde

si può poi rivedere insieme, con lo stesso

incanto, un film d’animazione delicato e

prezioso, tratto da un altro fortunatissimo

libro: L’uomo che piantava gli alberi di Jean

Giono. Il film è stato realizzato nel 1987

da Frédéric Back e, con la dovuta lentezza,

mette in scena un pastore

scarto nel loro flusso di

percezione della realtà,

suscitando sorpresa,

e consentendo ai figli

stessi di rendersi conto

che qualcosa non va e di

attivare una revisione del

proprio comportamento.

La tua bimba di 4 anni,

in preda a un capriccio

tremendo, ti tira uno

schiaffo? Invece di farti

prendere dalla rabbia

o dallo sconforto, le

comunichi che quello

che ha fatto non è

accettabile per te,

ti allontani e resti in

silenzio senza reagire

alle sue provocazioni.

JESUS CONDE / GETTY IMAGES

Con i più piccoli

possono bastare anche

solo alcuni minuti, al

massimo un’ora.

Tuo figlio di 15 anni ha

mentito sulle note e

sui voti presi a scuola,

falsificando la tua firma?

Invece di esplodere in

un’invettiva rabbiosa,

minacciando punizioni

insostenibili, esprimi con

chiarezza il tuo stato

emotivo e dichiara che

non intendi rivolgergli

più la parola, magari fino

al momento in cui avrai

avuto modo di parlarne

con l’altro genitore.

Qualche ora o magari un

giorno possono bastare,

dipende dalla gravità e

dalla pericolosità della

situazione.

Bambini e ragazzi

devono aver chiaro che

non si tratta di una delle

forme che può assumere

l’emotività dei genitori

di fronte alle loro mosse

sbagliate, e anche

che non si tratta

di una modalità

punitiva o

colpevolizzante.

È necessario che

sia chiarito che

qualcosa non va

rispetto agli obiettivi di

sviluppo e maturazione

e che, per questo,

occorre una sorta

di «pausa».

Attenzione, però, a

essere chiari e concisi: un

silenzio attivo introdotto

da un eccesso di

verbalizzazione, rischia

di confondere ancora

di più le idee.

che letteralmente dissemina la Provenza

di nuovi virgulti. Da accompagnare con

le puntate in replica (su Rai Yoyo) della

Melevisione, che di semi e alberi è piena

dappertutto, a partire dal nome.

Beatrice Masini

TONGRO IMAGES INC / GETTY IMAGES

#Giocareconl’arte

Immaginate di voler coinvolgere

un ragazzo in una visita al Museo

archeologico di Napoli, facendogli

conoscere le collezioni presenti, ma

anche, più in generale, la città partenopea

che lo ospita. Da oggi c’è uno

strumento in più per farlo, uno strumento

che utilizza la tecnologia. Parlo

del videogioco Father and son, che

si basa sull’avventura di un ragazzo

di nome Michael, alla ricerca di suo

padre (che non ha mai conosciuto)

attraverso le tracce da lui lasciate nel

suo lavoro di archeologo. Il giovane si

troverà a esplorare la città di Napoli

e il suo Museo archeologico (Mann)

in un paesaggio quasi incantato, dove

alcune opere diventano il pretesto per

viaggi nel tempo tra cultura e bellezza.

Il videogame è costruito come un’opera

d’arte e permette al giocatore

di immedesimarsi nel protagonista

attraverso i dialoghi, la musica e le

continue scelte da operare. Il valore

aggiunto di questo gioco narrativo

finalizzato a promuovere l’arte e la

storia è l’utilizzo di un linguaggio artistico

e moderno allo stesso tempo,

rivolto a chiunque – ragazzi e non –

voglia provare un’esperienza estetica,

e che non anestetizza con la tecnologia,

ma permette di entrare nel passato

e viaggiare nel presente. Father

and son si scarica gratuitamente sullo

smartphone; è possibile giocarci sia in

italiano che in inglese, senza venire disturbati

da alcuno spot pubblicitario.

Un’ultima curiosità: chi gioca mentre

è in visita al museo archeologico di

Napoli, ha accesso a contenuti speciali

del videogame. Per tutte le altre

informazioni non resta che visitare il

sito: http://www.fatherandsongame.

com. Buon viaggio nella storia!

@matteoadamoli

GENITORI 2.0

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7 | 47


GIORNO

PER GIORNO

ALMANACCO

LUGLIO-AGOSTO

ROMA GIORNO 1

sorge alle 5,38

tramonta alle 20,49

ITINERARI INSOLITI a cura di Giulia Cananzi

Le saline di Trapani

RICICLO, CONSERVO, RIORDINO

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

48 | EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7

Conservare con il caldo

Il caldo estivo porta sulle nostre

tavole gustosi frutti e verdure, ma

al contempo causa il loro rapido

deterioramento. Nel caso di

farine e legumi secchi potrebbero

comparire le spiacevoli farfalline.

Alcuni consigli per conservare gli

alimenti in questa stagione.

Farine e legumi

Conservateli in contenitori

ermetici al riparo dall’aria

e dall’umidità. Le farine, in

particolare, assorbono

gli odori circostanti,

per cui evitate di

conservarle accanto

a cibi o a sostanze

dall’odore deciso. Per

evitare le farfalline,

mettete erbe con

qualità repellenti, come l’alloro,

accanto ai recipienti.

ALBERTO PIZZOLI / AFP / GETTY IMAGES

Frutta e verdura

Alcuni tipi di frutta e verdura

non andrebbero conservati

in frigorifero, se non quando

sono molto maturi. Altrimenti

spigionano etilene che, oltre

a causare la maturazione

accelerata di tutti i vegetali,

incide sull’odore del frigo. Ecco

una lista di alimenti da lasciare a

temperatura ambiente: albicocca,

kiwi, melone, nettarina, pera,

pesca, susina, ananas, avocado,

pomodoro. Conservateli in

un cesto, possibilmente in

un locale areato e al buio e

posizionati in piano, non

uno sopra l’altro.

Un consiglio in più:

lavate almeno una volta

a settimana i cassetti del

frigo, ridurrete così la quantità

di batteri che accelerano la

Il tratto di costa che da

Trapani arriva a Marsala

è noto come la via del

sale. È uno scorcio di Sicilia

di rara bellezza, dove l’opera

dell’uomo da secoli convive

in armonia con l’ambiente

naturale. Affidata al Wwf,

la Riserva Naturale Orientata

Saline di Trapani e Paceco

è un’estensione di 1000 ettari

complessivi che contiene

diversi habitat e una varietà

elevata di specie animali

e vegetali protette. All’interno,

i bacini utilizzati per

l’estrazione del sale, che ancora

si compie con gli antichi

metodi. È possibile effettuare

visite guidate gratuite

di circa due ore su prenotazione

(salineditrapani@wwf.

it), lasciando, se si vuole, una

donazione. C’è anche un museo

del sale a Nubia, gestito

da privati. Poco più giù, verso

la splendida Marsala, si trovano

le saline Ettore e Infersa,

gestite da un ente privato.

Qui il pezzo forte è un antico

mulino del 1500 perfettamente

restaurato da «Mastru

Liddu», uno degli ultimi

maestri d’ascia trapanesi,

seguendo lo schema costruttivo

dei primi motori eolici.

Vero gioiello di archeologia

industriale, il mulino, interamente

in legno, è tra i pochi

esemplari in Europa perfettamente

funzionante. Anche

qui è possibile effettuare

vari tipi di visite ed esperienze,

nonché pernottare.

Tra le visite suggerite

in zona, quella all’isola

di Mozia, nella laguna

dello Stagnone

di Marsala, dove sono

presenti tracce fenicie

e normanne.

Chi viene da queste

parti sa anche che non

può farsi sfuggire l’esperienza

delle esperienze:

vedere il sole

al tramonto nella salina,

quando le vasche

assumono diverse gradazioni

di rosso, arancio e giallo come

in un quadro impressionista.

I giovani amano farsi un aperitivo

alla Mamma Caura, un

locale caratteristico sul porto,

aspettando il sole che se

ne va. Per gli amanti del vino,

questa è la terra del Marsala

e molte cantine organizzano

visite guidate e degustazioni.

© EFFEEMME / BUENAVISTA

maturazione dei frutti.

Per assicurarsi maggiore

freschezza e durata, comprate

prodotti di stagione e a

chilometro 0. Scegliete di

acquistare varie maturazioni a

seconda del consumo. Quando

trasportate la spesa, non

mettetela in bagagliaio ma sul

sedile posteriore, lasciandola

in auto meno tempo possibile.

Liberate frutta e verdura

dall’eventuale contenitore

di plastica e usate piuttosto

sacchetti di carta.


LA RICETTA DI BRU

Baccalà alla portoghese

Ingredienti per 6 persone

kg 1,2 di baccalà già bagnato, pulito

della pelle e lische e tagliato a pezzi

½ l di latte

½ bicchiere d’olio d’oliva

gr. 30 di burro

2 cipolle affettate

2 cucchiai

di prezzemolo

tritato

gr. 30 di

pangrattato

la scorza

di un limone

non trattato

grattugiato

4 filetti

d’acciuga

sott’olio pestati

sale e pepe q.b.

Mettete a bagno per una notte il

baccalà nel latte, l’indomani scolatelo

e calatelo in una capace padella con

L’APPUNTAMENTO DEL MESE

Festa Italiana Portland,

Oregon. Una delle

feste italiane più seguite nasce

26 anni fa a Portland, una delle

mete preferite dai connazionali

nella prima metà del ’900.

l’olio, il burro, le cipolle e il prezzemolo.

Cuocete a fuoco lento per circa una

buona ora e poi aggiungete il pane

grattato, le acciughe pestate e il pepe

nero. Cuocete a fuoco lentissimo

per un’altra ora. Se asciugasse troppo,

aggiungete piccole quantità di latte.

Aggiustate di sale e profumate in

ultimo con

la scorza

di limone.

Questa

ricetta

viene

servita in

Portogallo,

presentata

caldissima

in scodelle

di terracotta

di Lisbona.

COMUGNERO SILVANA / FOTOLIA

Il vino giusto

Un Tocai friulano, dal sapore asciutto.

Festa Italiana mira a recuperare

l’eredità della cultura italoamericana

locale, che andò persa in

seguito agli eventi della II Guerra

mondiale. In calendario: degustazioni

enogastronomiche,

spettacoli, attività per i bambini.

Di tradizione anche la Messa

in italiano alla St.Michael

Church, costrui ta dai nostri

emigranti. Info: www.festaitaliana.org

Piccante è meglio!

Un po’ ci spaventa per via

del pizzicore che scatena in

bocca quando lo mangiamo.

Il cibo piccante, però, cela in sé

tante altre sorprese…

Paprika

Ottenuta

essiccando

e macinando

insieme

diverse qualità

di peperoncino, è una spezia

originaria del Centro America.

Ricca di capsaicina, vitamine,

ferro e sali minerali, contrasta

l’ipertensione e i dolori muscolari.

Vanta qualità antiossidanti

e antisettiche, favorisce la

digestione. Si usa per condire

zuppe, risotti, secondi di carne

e contorni.

ADRIAN ASSALVE / GETTY IMAGES

Wasabi

Realizzata grattugiando la

radice della Wasabia

Japonica (una

specie di

rafano), è la

pasta con cui

solitamente

vengono serviti il

sushi e il sashimi. Ha proprietà

antibatteriche e antiossidanti,

depurative, antinfiammatorie e

digestive. È un concentrato di

vitamina C.

Curry

Miscela indiana di spezie tostate

(tra cui: cumino, curcuma,

cannella, fieno greco, chiodi di

garofano, zenzero,

peperoncino,

coriandolo),

concentra

in sé qualità

antiossidanti e

antinfiammatorie.

È alleata contro

le malattie cardiovascolari e

neurodegenerative, il diabete

e l’artrite. Si utilizza nella

preparazione di risotti, pollo in

tegame e di salse.

MICHELLE ARNOLD / EYEEM / GETTY IMAGES

STUDIO OMG / EYEEM / GETTY IMAGES

I CIBI DELLA SALUTE a cura di Luisa Santinello

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 0 7 - 0 8 / 1 7 | 49


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€ 30,00.

Direttore responsabile: fra Fabio Scarsato

Segreteria di redazione: Monica Johé

Redazione: Alessandro Bettero, Giulia Cananzi (caposervizio),

Sabina Fadel (caporedattore), Alberto Friso (caposervizio),

Nicoletta Masetto, Laura Pisanello, Luisa Santinello, Claudio

Zerbetto.

Hanno collaborato a questo numero: Dall’Italia: Matteo

Adamoli, Giulio Albanese, Ritanna Armeni, Rosanna Biffi,

Mario Boccia, Lucia Capuzzi, Bernardo Cervellera, Alessandro

D’Avenia, Goffredo Fofi, Chiara Giaccardi, Daniele La Pera,

Chiara Mario, Beatrice Masini, Michela Murgia, Brunilde Neroni,

Daniele Novara, Junko Terao, Aldo Maria Valli, Roberto Zerio

Cavaliere. Dall’estero: Sara Bavato, Andrea D’Addio, Nicola

Nicoletti, Liliana Rosano.

Impaginazione: Gabriele Barbero

Correzione bozze: Maria Cristina Azzaro

Direttore generale: fra Giancarlo Zamengo

Editore: Prov. Pad. F.M.C. - Messaggero di

S. Antonio Editrice - Basilica del Santo,

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Telegrammi: Messaggero Padova - Autorizzazione Tribunale

di Padova n. 409 del 27-9-1971. Con approvazione

ecclesiastica - Sono riservati tutti i diritti.

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Questo numero è stato chiuso in redazione l’8 giugno 2017

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L’autore, Rocco Giuseppe Greco, è conosciuto per l’ambientazione

storica dei suoi romanzi, vincitori di diversi concorsi letterari nazionali.

Oltre il visibile

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«Dove una minoranza è emarginata a motivo delle sue convinzioni religiose o etniche,

il bene di tutta la società è in pericolo» Papa Francesco

sono la vera speranza del Pakistan.

I frati puntano su di loro

AIUTIAMOLE INSIEME!

Quest’anno, per la festa del Santo, noi frati ci impegniamo a realizzare un Centro

di Formazione Professionale per le donne di Khushpur, un piccolo villaggio

cristiano in Pakistan, dove non è facile essere minoranza. Ancor più, non è

facile essere minoranza cristiana e donna.

Grazie a questa iniziativa tante donne, cristiane e musulmane insieme,

potranno imparare un mestiere, lavorare e diventare più autonome.

Migliorerà la loro vita e quella delle loro famiglie.

Il nuovo Centro di Formazione Professionale sarà accolto come un dono

della Provvidenza, come un nuovo miracolo del Santo. Un miracolo che per

realizzarsi ha bisogno anche del tuo aiuto.

Noi frati crediamo molto in questo progetto e per realizzarlo abbiamo bisogno

anche del tuo aiuto.

Per la festa del 13 giugno sostieni il

nostro progetto e dona un laboratorio di

futuro alle donne di Kushpur.

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13 giugno

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