12 - Il Calitrano
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IL CALITRANO<br />
periodico quadrimestrale di ambiente, dialetto, storia e tradizioni<br />
Spedizione in abb. postale art. 2 comma 20/C Legge 662/96 Filiale di Firenze<br />
ANNO XIX - NUMERO <strong>12</strong> (nuova serie) SETTEMBRE-DICEMBRE 1999
IN COPERTINA:<br />
Uno scorcio della bella facciata della<br />
nuova chiesa di S. Canio ricostruita dalle<br />
fondamenta a causa del terremoto<br />
dell’80; la neve, che abbondante ricopre<br />
gli alberi crea un’atmosfera che quasi fa<br />
intravedere la bellezza e la fecondità<br />
della molteplicità dei carismi suscitati<br />
dallo Spirito (Foto Flash).<br />
NATALE 1999<br />
Conservate tra voi<br />
una grande carità,<br />
perché la carità copre<br />
una moltitudine di peccati.<br />
(1 Pietro IV- 8)<br />
AUGURI<br />
IN<br />
QUESTO NUMERO<br />
Una realtà in profonda<br />
trasformazione<br />
di Raffaele Salvante 3<br />
18a Fiera Interregionale<br />
di Calitri 4<br />
Le chiese di Calitri<br />
nel Seicento - 2<br />
di P. Gerardo Cioffari O.P. 6<br />
Arriva il 2000,<br />
ma Calitri lo sa?<br />
di Raffaele Tuozzolo 11<br />
Conza in età moderna - 2<br />
di Emilio Ricciardi <strong>12</strong><br />
Don Vincenzo Cubelli<br />
di Pasquale Salvatore Di Napoli 15<br />
DIALETTO E CULTURA<br />
POPOLARE 18<br />
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE 19<br />
MOVIMENTO<br />
DEMOGRAFICO 21<br />
LA NOSTRA BIBLIOTECA 22<br />
REQUIESCANT IN PACE 23<br />
Con il prossimo numero, che uscirà nei primi mesi del 2000, raggiungeremo l’ambita<br />
meta di 20 anni di pubblicazione del giornale, che a dispetto dei malpensanti e dei denigratori<br />
di ogni speranza, ha raggiunto – col generoso e fattivo contributo dei calitrani –<br />
un traguardo prestigioso e unico per i pochi giornali pubblicati, in ogni tempo, nel nostro<br />
paese.<br />
Sarebbe nostra ambizione festeggiare la prestigiosa ricorrenza con la pubblicazione di<br />
UN SECONDO VOLUME DI FOTOGRAFIE<br />
<strong>Il</strong> vero, serio problema è il “finanziamento” dell’opera che non può e non deve pesare,<br />
come è successo per il passato, sulla pubblicazione del giornale che negli ultimi tempi,<br />
purtroppo, annaspa e si dibatte fra angustie e difficoltà finanziarie di non scarsa entità.<br />
Se il Comune, la Comunità Montana, la Pro-Loco, le varie Associazioni e anche grandi<br />
gruppi di privati, uscendo dal loro isolamento e dal loro immobilismo, si impegnassero<br />
preventivamente all’acquisto (con spese) di un certo quantitativo di copie, il problema<br />
potrebbe essere affrontato con più serenità, senza mai far mancare – si intende – l’aiuto<br />
economico per il giornale.<br />
Occorre perciò un impegno straordinario da parte di tutti se vogliamo offrire alla nostra<br />
comunità Calitrana un altro pezzo di storia per immagini, una animata e ricca galleria di<br />
diversi tipi umani, un variegato e dovizioso affresco sociale, un prezioso atlante ambientale<br />
di un passato che è appena di ieri, ed è parte integrante del nostro bagaglio culturale.<br />
Come già per il primo volume, il prezzo di vendita deve essere alla portata di ogni famiglia,<br />
anche la più povera e da qui la necessità di vendere un numero sempre maggiore<br />
di copie per coprire le spese della tipografia.<br />
Perciò, non ci resta che verificare nei fatti le buone intenzioni di tutti, con un impegno<br />
serio, meditato e totale per realizzare una pubblicazione che sarà parte di ciascuno di noi.<br />
IL CALITRANO<br />
ANNO XIX - N. <strong>12</strong> n. s.<br />
Periodico quadrimestrale<br />
di ambiente - dialetto - storia e tradizioni<br />
dell’Associazione Culturale “Caletra”<br />
Fondato nel 1981<br />
Sito Internet - http://digilanter.iol.it/ilcalitrano<br />
E-mail: calitrano@libero.it<br />
Direttore<br />
Raffaella Salvante<br />
Direttore Responsabile<br />
A. Raffaele Salvante<br />
Segreteria<br />
Martina Salvante<br />
Direzione, Redazione, Amministrazione<br />
50142 Firenze - Via A. Canova, 78<br />
Tel. 055/78.39.36<br />
Spedizione in abbonamento postale,<br />
art. 2 comma 20/C Legge 662/96, Firenze<br />
C. C. P. n. 11384500<br />
La collaborazione è aperta a tutti,<br />
ma in nessun caso instaura un rapporto<br />
di lavoro ed è sempre da intendersi<br />
a titolo di volontariato.<br />
I lavori pubblicati riflettono il pensiero<br />
dei singoli autori, i quali se ne assumono<br />
le responsabilità di fronte alla legge.<br />
<strong>Il</strong> giornale viene diffuso gratuitamente.<br />
Attività editoriale di natura non<br />
commerciale nei sensi previsti dall’art. 4<br />
del DPR 16.10.1972 n. 633<br />
e successive modificazioni.<br />
Le spese di stampa e postali sono coperte<br />
dalla solidarietà dei lettori.<br />
Stampa: Polistampa - Firenze<br />
Autorizzazione n. 29<strong>12</strong> del 13/2/1981<br />
del Tribunale di Firenze<br />
<strong>Il</strong> Foro competente per ogni controversia è<br />
quello di Firenze.<br />
Accrediti su c/c postale n. 11384500 intestato<br />
a “IL CALITRANO” - Firenze oppure<br />
c/c bancario 61943/00 intestato a Salvante<br />
A. Raffaele c/o Sede Centrale della<br />
Cassa di Risparmio di Firenze Spa - Via<br />
Bufalini, 6 - 50<strong>12</strong>2 Firenze - ABI 6160.6 -<br />
CAB 2800<br />
Chiuso in stampa il 22 novembre 1999
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
attuale momento storico ci pone di fronte<br />
L’ ad una sfida globale, dal cui esito dipende<br />
molto del nostro futuro, sia sul piano sociale<br />
ed economico, sia su quello culturale e morale.<br />
L’avvento dell’informatica e più in generale<br />
l’introduzione delle nuove tecnologie stanno<br />
già cambiando in profondità non soltanto il<br />
modo di lavorare ma l’intero complesso dei<br />
rapporti economici e sociali.<br />
Emergono nuove forme di attività, mentre<br />
si restringono gli spazi tradizionali del lavoro,<br />
e anche il così detto terziario (commercio, sanità,<br />
scuola, trasporti, informazione ecc.) principale<br />
fonte di occupazione, si avvia verso<br />
trasformazioni profonde che producono sostanziali<br />
cambiamenti nelle forme di lavoro e<br />
nei modi di vita di tanta parte della popolazione;<br />
sconvolgono abitudini, conquiste, diritti<br />
ormai consolidatisi nel corso del tempo;<br />
determinano disorientamento e preoccupazione<br />
anche a livello della comprensione e dei<br />
valori sia per le loro conseguenze dirompenti,<br />
sia per la difficoltà di trovare una risposta<br />
adeguata e tempestiva ai problemi che suscitano.<br />
Come tutte le fasi di transizione, il cambiamento<br />
che stiamo vivendo ha alti costi<br />
umani, a cominciare da quello della “disoccupazione”,<br />
in particolare giovanile, e più in<br />
generale della possibile emarginazione di intere<br />
categorie di persone.<br />
A un livello ancora più radicale, l’aumento<br />
delle capacità offerto dalla tecnologia implica<br />
un rischio crescente di manipolazione,<br />
che può rivolgersi contro l’uomo, oltre che<br />
contro l’ambiente in cui l’uomo vive: basti citare<br />
alcune possibili applicazioni dell’ingegneria<br />
genetica o le possibilità di controllo sociale<br />
che derivano dai nuovi strumenti di informazione.<br />
Trasformazioni rapide e complesse stanno<br />
ridisegnando il volto della nostra epoca, coinvolgendo<br />
direttamente, e in profondità, tutti i<br />
lavoratori dell’agricoltura, dell’industria e delle<br />
attività terziarie nei modi del loro vivere<br />
personale, sociale e politico, nelle possibilità e<br />
nei sistemi di lavoro e nell’organizzazione dei<br />
loro movimenti.<br />
OCCORRE RIPROGETTARE IL FUTURO<br />
UNA REALTÀ IN PROFONDA<br />
TRASFORMAZIONE<br />
Ai giovani è chiesta una rinnovata consapevolezza per non rimanere ancorati a modelli improntati alla<br />
conservazione dell’esistente, ma ad impegnarsi con generosità, per far fronte all’attuale passaggio<br />
epocale accettando la fatica della testimonianza, aprendosi alle prospettive della solidarietà, perché “la<br />
ripetizione abitudinaria, che respinge ogni cambiamento, e l’improvvisazione sconsiderata, che affronta i<br />
problemi con leggerezza, sono egualmente pericolose”.<br />
In concreto però, bisogna riconoscere che<br />
l’attuale fase di intensi mutamenti si presenta,<br />
anche, ricca di opportunità, ad esempio nell’esaltare<br />
la creatività delle persone nel processo<br />
di sviluppo liberando il lavoro dai suoi<br />
aspetti più condizionanti e ripetitivi, nell’aprire<br />
nuove vie alla medicina, nel moltiplicare<br />
gli spazi di tempo libero, le possibilità di informazione,<br />
i mezzi di comunicazione.<br />
Insomma, le risultanze positive potranno<br />
superare largamente i costi e le difficoltà, non<br />
solo sul piano economico, ma in una più ampia<br />
valutazione umana e sociale, soltanto se il<br />
cambiamento, spesso fonte di disorientamento<br />
e di incertezza per tante persone, non avverrà<br />
contro l’uomo, ma possa essere vissuto come<br />
ulteriore e propizia occasione di giustizia, di<br />
pace, di autentica umanizzazione.<br />
Resistono, è vero, pigrizie e resistenze rese<br />
ancora più gravi dalle urgenze che presenta il<br />
cambiamento in atto e da un processo di caduta<br />
di valori, che investe anche il mondo del lavoro.<br />
Di fronte alla somma di disoccupati e socialmente<br />
emarginati che l’attuale fase di trasformazione<br />
tende a produrre e che interpellano<br />
la responsabilità di tutti noi, si pone un imperativo<br />
di giustizia e solidarietà sociale, che<br />
chiama in causa i pubblici poteri, gli operatori<br />
economici, i sindacati, ma anche il volontariato<br />
e la capacità di condivisione delle persone,<br />
delle famiglie, dei gruppi sociali.<br />
Infatti, non è legittimabile alcun atteggiamento<br />
di rassegnazione, di disimpegno o di<br />
chiusura egoistica; anche se gli attuali processi<br />
di trasformazione risultano contraddittori e<br />
sembrano di fatto irreversibili, occorrerà non<br />
subirli passivamente, ma tentare con tenacia<br />
lungimirante e con creativa sapienza di governare<br />
il cambiamento, investendo le risorse più<br />
preziose di uomini e di mezzi nella ricerca e<br />
nel progetto, senza sottovalutare né la portata,<br />
né la difficoltà, né il tempo necessario.<br />
In una società sempre più complessa e articolata,<br />
nella quale vi è un’enorme molteplicità<br />
di forze, interessi e centri decisionali, il bisogno<br />
di solidarietà diventa universale: il passo<br />
decisivo per entrare correttamente nel futuro<br />
sembra consistere proprio nel far prevalere su-<br />
3<br />
gli interessi di categoria la logica della solidarietà,<br />
che è la base della vita associata. Nessuna<br />
forza economica, sociale o politica, potrà<br />
dunque rivendicare soltanto per sé la guida del<br />
processo di trasformazione; piuttosto ciascuna<br />
dovrà aprirsi alla reciproca integrazione dei<br />
ruoli e dei contributi. In un’epoca di lancinanti<br />
incertezze sui valori etici e sulla stessa identità<br />
dell’uomo, si afferma l’urgenza di precisi<br />
riferimenti morali e culturali, che consentano<br />
di orientare i cambiamenti in atto, con il moltiplicarsi<br />
di generose forme di servizio ai più<br />
poveri e agli emarginati.<br />
“La solidarietà” sembra la misura etica<br />
che per la società civile può espletare tutte le<br />
esigenze della giustizia e dell’efficienza; una<br />
solidarietà che sola può radunare fruttuosamente<br />
intorno allo stesso tavolo i soggetti protagonisti<br />
della società che cambia.<br />
In questo cambiamento così profondo occorre<br />
lavorare per la centralità della persona<br />
umana, nella convinzione che solo così il lavoro<br />
può essere riscattato dal pericolo di essere<br />
ridotto a merce, a forza anonima, a esaltazione<br />
della macchina.<br />
In questo contesto di precarietà e incertezza,<br />
noi tutti – ma i giovani in particolare –<br />
siamo chiamati a realizzare un’esperienza non<br />
separata ma pienamente immersa nella realtà<br />
del nostro tempo, per conoscere la realtà effettiva<br />
dei problemi, esercitare assiduamente la<br />
critica dell’ideologia dominante, alimentare la<br />
consapevolezza che solo l’unione delle buone<br />
volontà può sconfiggere l’ingiustizia e l’esclusione<br />
e restituire significato alla vita stando<br />
vicini ai bisogni e alle speranze della gente, essendo<br />
capaci di farsi carico dei problemi del<br />
territorio come delle attese di pace e di giustizia<br />
su scala planetaria.<br />
Infatti l’attenzione concreta alle persone è<br />
fonte di nuova cultura sociale e di cittadinanza<br />
responsabile e solidale, in particolare attraverso<br />
il riconoscimento e la promozione della dignità<br />
e dei diritti di ogni persona, cominciando<br />
dagli ultimi con un dono di sé, non ostentato<br />
né scontato, sottoposto a continua verifica sulla<br />
capacità di rinnovare la vita.<br />
Raffaele Salvante
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
IL CRONISTA<br />
18ª FIERA INTERREGIONALE<br />
DI CALITRI<br />
estate calitrana anche quest’anno è stata<br />
L’ ricca di avvenimenti, avendo visto oltre<br />
ai soliti festeggiamenti patronali e alla festa<br />
dell’Immacolata Concezione, altre notevoli<br />
iniziative allestite ad opera di gruppi giovanili<br />
come il circolo culturale ricreativo “Aletrium”,<br />
l’associazione teatrale e culturale<br />
“Sipario”, l’Associazione Romana dei Calitrani,<br />
la bellissima mostra di pittura “<strong>Il</strong> cielo<br />
delle memorie” di Roberto Capossela, che<br />
hanno saputo riempire di contenuto il vuoto<br />
di queste ferie estive.<br />
Non poteva mancare la prestigiosa iniziativa<br />
della Fiera Interregionale di Calitri,<br />
infatti, sempre costruttivamente all’erta per<br />
rilanciare la sfida del confronto e dell’impegno,<br />
con l’investimento di notevoli risorse<br />
umane e finanziarie e col consolidamento<br />
del già diffuso processo di modernizzazione,<br />
l’Ente Fiera calitrano si era già misurato positivamente,<br />
in primavera, con la riuscita<br />
rassegna specializzata “Agriofanto”, finalizzata<br />
alla valorizzazione e promozione dei<br />
prodotti tipici locali, essenziali per il rilancio<br />
economico dell’area di riferimento (Campania,<br />
Puglia e Basilicata).<br />
Tra prospettive di bilancio e sviluppo del Mezzogiorno<br />
Calitri, 29 agosto 1999, inaugurazione della 18° Fiera Interregionale, da sinistra: Gaetano<br />
Sicuranza, presidente Comunità Montana “Alta Irpinia”, Luigi Salvante, vice presidente EAPSAIM,<br />
coordinatore Fiera, Rosanna Galgano, sindaco di Calitri, Sen. Ortensio Zecchino, ministro<br />
dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica, On.le Raffaele Di Nardo, Presidente Giunta<br />
Regionale della Basilicata, Pasquale Mennuni, presidente del Consiglio Comunale di Cerignola (FG),<br />
Giuseppe Di Milia, assessore all’Agricoltura dell’Amministrazione Provinciale di Avellino.<br />
L’Eapsaim – sia con i suoi oltre 25 mila<br />
metri quadrati di spazi espositivi al coperto,<br />
sia con il numero dei visitatori, nettamente<br />
al di sopra dei 40 mila “registrati” nel ’98,<br />
sia per quello relativo agli espositori, questa<br />
volta superiore alle 300 unità e più attentamente<br />
“selezionate”, in modo da coprire in<br />
maniera omogenea le presenze per i vari<br />
settori espositivi, relativi agli ambiti di specializzazione<br />
– è ben consapevole di essere<br />
autentico protagonista di una sfida difficile<br />
ma pur sempre meritevole di essere tentata<br />
fino in fondo.<br />
Infatti per una intera settimana gli operatori<br />
economici dell’Italia centro meridionale<br />
si sono dati appuntamento in Irpinia – a<br />
Calitri – per esporre i loro prodotti nei settori<br />
dell’industria, artigianato, turismo, commercio,<br />
servizi, arte e informazione.<br />
L’Ente Fiera ha festeggiato in bellezza il<br />
compimento della “maggiore età”, con la<br />
sua diciottesima edizione, ospitando tantissimi<br />
visitatori veramente entusiasti della<br />
tranquilla e interessante passeggiata tra i<br />
viali e i padiglioni dell’attrezzato quartiere<br />
fieristico, con piena soddisfazione da parte<br />
4<br />
dei numerosi espositori e degli operatori<br />
economici, grande risonanza su tutta la<br />
stampa nazionale e regionale, col pieno<br />
compiacimento del mondo politico, amministrativo,<br />
sociale, imprenditoriale e culturale<br />
di tutto il Mezzogiorno.<br />
Fra le altre esposizioni, la grande novità<br />
di Prima della Prima, la “rassegna-chic” tutta<br />
dedicata ai futuri sposi e ospitata in un intero<br />
padiglione dove, in particolare, si è potuto<br />
ammirare e “toccare con mano”, grazie<br />
alla partecipazione di tante qualificate, intraprendenti<br />
e note aziende di Calitri e della<br />
zona alto-irpina specializzate nel settore,<br />
quanto di più moderno, funzionale e raffinato<br />
esista oggi a livello di prodotti e servizi<br />
per il “gran giorno” delle nozze ed anche<br />
in quelli della loro preparazione.<br />
Perciò, piena soddisfazione per l’ottima<br />
riuscita della Fiera Interregionale esprime<br />
il rag. Luigi Salvante, vice presidente dell’Ente<br />
e coordinatore del “nucleo organizzativo”,<br />
composto anche da Canio De Rosa,<br />
Salvatore Caruso e Antonio Zarrilli; il sindaco<br />
di Calitri avv. Rosanna Galgano e il<br />
presidente dell’Eapsaim dott. Gaetano Sicuranza.<br />
È evidente, dice ancora il rag. Luigi Salvante,<br />
che il nostro obiettivo primario resta<br />
quello di fare di più e meglio nell’interesse<br />
dello sviluppo dell’Alta Irpinia e dell’intero<br />
Mezzogiorno interno.
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
Fiera Interregionale Calitri, settembre 1999, dal gruppo “Prima della<br />
Prima”, da sinistra in piedi: Giorgia Ferri, Paola De Rosa, Antonietta<br />
Farese, Semira Caruso, Jefferson Schettino,Antonella Nannariello, Gianluigi<br />
Cestone, Francesco Nigro,Antonietta Margotta, prima fila: Ivan De Nicola,<br />
Giuseppe Di Guglielmo, Roberto Salvante, Gianluigi Toglia, Enzo Galgano.<br />
DALLA GERMANIA<br />
Freiburg – L’ACRIG “Associazione Calitrani<br />
Residenti in Germania” ha organizzato<br />
e realizzato brillantemente la sesta<br />
festa sociale, cui hanno aderito compaesani<br />
giunti da ogni parte: un vero pienone.<br />
<strong>Il</strong> presidente Canio Metallo, ringraziato<br />
gli intervenuti per aver risposto<br />
all’invito con la massima partecipazione<br />
ed il Direttivo per il lavoro svolto, ha<br />
consegnato all’ex presidente, Giovanni<br />
Fierravanti, un cesto-regalo, colmo di<br />
vari prodotti locali ed italiani.<br />
<strong>Il</strong> duo “Carmelo/Giovanna” ha allietato<br />
la serata, dalle rimpatriate di rito, dai piecevoli<br />
incontri: Giacinta ed Enza si sono<br />
riviste dopo quanrant’anni ed hanno rivi-<br />
Due signore, rispettivamente in costume regionale<br />
della Foresta Nera e in costume calitrano.<br />
sitato il tempo ed i luoghi dei loro giochi<br />
da bambine. <strong>Il</strong> settimo raduno è programmato<br />
per il 7 ottobre del 2000.<br />
DALLA SVIZZERA<br />
Festa dei Calitrani, Comitato ALECS con il sindaco<br />
di Calitri, avv. Rosanna Galgano e l’assessore alla<br />
Cultura, signora Paola Pignataro Zampaglione.<br />
Sabato 25 settembre 1999 presso la<br />
Schutzenhaus Moos di Balsthal in Svizzera<br />
si è tenuta, con una grande partecipazione<br />
di persone, l’ultima festa di fine<br />
secolo, organizzata dall’Associazione<br />
Calitrani in Svizzera, con la partecipazione<br />
del sindaco di Calitri avv. Rosanna<br />
Galgano e della signora Pignataro<br />
Paola Zampaglione assessore alla cultura,<br />
del presidente dell’Associazione<br />
Romana dei calitrani dott. Antonio Cicoira<br />
e la sua famiglia, e del presidente<br />
dell’Associazione Tedesca insieme a<br />
Giovanni Fierravanti. È avvenuta la riconferma<br />
del Comitato ALECS e del<br />
Presidente Antonio Zarrilli, con la decisione<br />
di fare una gita a Parigi nel 2000.<br />
L’Associazione dei Calitrani in Svizzera<br />
si premura di fare arrivare a tutti i calitrani<br />
sparsi nel mondo un sincero augurio<br />
di Buone Feste.<br />
5<br />
Calitri 3 settembre 1999, Fiera Interregionale da sinistra: Giovanni<br />
Rinaldi, presidente della Pro-Loco, Raffaele Salvante direttore del nostro<br />
giornale, S. E. mons. Pietro Farina vescovo di Alife/Caiazzo in visita del<br />
tutto privata, Luigi Salvante vice presidente della Fiera, il maresciallo capo<br />
Enzo Soricelli e Franco Farina fratello del presule.<br />
RICERCA IN USA<br />
The sons of the defunct Di Maio Grazio<br />
Felice born in Calitri in 1901, would<br />
like to meet their cousins Giovanni,<br />
Antonietta, Giuseppina Di Maio.<br />
They are the sons of the defunct Gioele<br />
Di Maio, Di Maio Grazio Felice’s<br />
brother. We know that they live in USA,<br />
perhaps in Brooklyn but we have not<br />
informations abaut them sice 1957.<br />
We are Maria Vincenza, Antonietta,<br />
Giovanna, Donato, Rosamaria Di Maio:<br />
if someone can help us, please write to :<br />
Di Maio Giovanna, via A. Cerrata, 1<br />
– 83045 CALITRI - AV - Italy.<br />
P.S. You can also dial to 0827/30045 (039).<br />
La Festa dei Calitrani del Nord si è tenuta<br />
ad Inverigo (CO) il 01.05.1999 presso<br />
il ristorante “Nuovo Crotto Rosa” organizzata<br />
dai sigg.ri Antonio Gautieri (baccalà)<br />
e Vincenzo Di Cecca (sciabb’licch’).<br />
Nella foto i coniugi Antonio Gautieri e<br />
Maddalena Coppola.
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
INTRODUZIONE<br />
P. G ERARDO CIOFFARI O. P.<br />
LE CHIESE DI CALITRI<br />
NEL SEICENTO - 2<br />
La Cronista Conzana di Donato Antonio Castellano (1691)<br />
1. <strong>Il</strong> clero di Calitri alla fine del XVII<br />
secolo<br />
Al “discorso primo”, nel quale si è soffermato<br />
sulla Terra di Calitri e sulla sua<br />
popolazione, il Castellano fa seguire il “discorso<br />
secondo”, dedicato alla vita ecclesiastica<br />
del paese. Le prime parole del titolo<br />
“Della Chiesa maggiore” farebbero<br />
pensare ad un discorso architettonico. In<br />
realtà il vicario dell’archidiocesi di Conza<br />
tocca solo di sfuggita tale argomento, per<br />
descrivere invece quella che era la vita ecclesiale<br />
di Calitri alla fine del XVII secolo.<br />
La bellissima nave ornata di cappelle<br />
della chiesa di S. Canio, e la sacristia ricca<br />
di sopellettili ed argenti farebbero pensare<br />
ad una chiesa degna di un paese in<br />
evidente espansione demografica e sociale.<br />
Anche il clero è numeroso, con i suoi<br />
18 sacerdoti, due diaconi e 24 chierici. Le<br />
entrate sono cospicue, con le decime sull’amministrazione<br />
dei sacramenti che,<br />
come è ovvio per un paese agricolo, sono<br />
calcolate in tomoli di grano. Parte di queste<br />
entrate sono ovviamente destinate alla<br />
mensa arcivescovile, oltre alla tassazione<br />
a beneficio sia del seminario che dell’organizzazione<br />
dei sinodi diocesani.<br />
Ma questa è anche un’epoca molto<br />
diversa dall’attuale. <strong>Il</strong> rapporto fra il clero<br />
ed il laicato benestante nel XVII secolo è<br />
molto più stretto di quanto non lo sia<br />
oggi. Alle cappelle delle chiese (e soprattutto<br />
della chiesa madre) erano legati dei<br />
benefici, nel senso che la cura della cappella<br />
e le messe ivi celebrate erano garantite<br />
finanziariamente da una famiglia<br />
che la dotava di qualche proprietà con relativi<br />
proventi, e che naturalmente godeva<br />
anche di alcuni diritti che andavano sotto<br />
la denominazione di juspatronato.<br />
2. I laici. Diritto di patronato sulle<br />
cappelle. Confraternite.<br />
Nel castello, ad esempio, c’era la<br />
cappella di S. Filippo, che era di juspa-<br />
tronato del barone. Per gli altri juspatronatus<br />
l’autore non specifica l’ubicazione,<br />
anche se è chiaro che trattasi quasi<br />
tutti di cappelle nella chiesa di S. Canio.<br />
Eccone l’elenco:<br />
Spirito Santo, juspatronato della famiglia<br />
Rinaldi.<br />
Annunziata, juspatronato della famiglia<br />
Cera.<br />
Santa Maria del Soccorso, juspatronato<br />
della famiglia Zampaglione.<br />
S. Antonio, juspatronato della famiglia<br />
Zampaglione.<br />
San Pietro e S.Eligio, juspatronato della<br />
famiglia Balascio.<br />
S. Maria del Carmine, juspatronato della<br />
famiglia Insengola.<br />
Concezione, senza frutti.<br />
S. Maria dell’Incoronata, juspatronato<br />
della famiglia Cicoira.<br />
S. Antonio di Padova, juspatronato della<br />
famiglia Margotta.<br />
S. Donato, juspatronato della famiglia<br />
Lupone.<br />
S. Pietro, semplice.<br />
S. Antonio di Padova, fuori Calitri.<br />
S. Lucia, juspatronato della famiglia Cera.<br />
S. Antonio di Vienna.<br />
S. Nicola. Grancia di S. Lorenzo in Tofara.<br />
S. Maria del Carmine, juspatronato della<br />
famiglia Cioglia.<br />
Santa Sofia e Spirito Santo, juspatronato<br />
del barone.<br />
S. Maria di Costantinopoli, juspatronato<br />
della famiglia Ruggiero.<br />
S. Anna, juspatronato della famiglia<br />
Borrillo (= Berrilli?).<br />
Le confraternite sono invece le seguenti:<br />
1. Nome di Gesù.<br />
2. Rosario, che possiede una grandiosa<br />
masseria di vacche e di pecore.<br />
3. Corpo di Cristo.<br />
4. Santa Maria di Monte Serrato.<br />
5. S. Berardino.<br />
3. Chiesa e monastero dell’Annunziata<br />
Quindi il Castellano si sofferma a lungo<br />
sulla chiesa dell’Annunziata e specialmente<br />
sul monastero. Riporta per in-<br />
6<br />
tero l’atto di fondazione del 16 ottobre<br />
1557 redatto in latino dal notaio Nicola di<br />
Capua. Per la traduzione italiana rinvio<br />
al mio Calitri. Uomini e terre del Cinquecento<br />
(Bari 1996, pp. 24-25). Un secondo<br />
brano in latino è tratto dalla Sacra<br />
Visita di mons. Pescara, ed è datato 23 ottobre<br />
1582. In italiano suonerebbe così:<br />
<strong>Il</strong> giorno 23 di ottobre del corrente<br />
anno 1582, a Calitri nel prosieguo della<br />
Sacra Visita. L’illustrissimo e reverendissimo<br />
padre in Cristo, mons. Marco<br />
Antonio Pescara, per la grazia di Dio e<br />
della Sede Apostolica arcivescovo di<br />
Conza, nel visitare il venerabile monastero<br />
delle monache di S. Maria dell’Annunciazione<br />
della Terra di Calitri, avendo<br />
avuto un colloquio con i magnifici<br />
sindaco ed eletti e parecchi altri cittadini<br />
della stessa Terra, ha riflettuto a lungo<br />
sugli introiti tutt’altro che consistenti di<br />
detto monastero. Ha quindi deciso e ordinato<br />
che nel suddetto monastero nessuna<br />
monaca venga accettata e ammessa<br />
se prima della sua accettazione ed ingresso<br />
per la sua dote non abbia versato<br />
nelle mani del procuratore pro tempore<br />
cento ducati di moneta e non abbia acquistato<br />
un letto completo di tutto e non<br />
l’abbia consegnato al monastero. La<br />
suddetta monaca dev’essere anche vergine,<br />
onesta, di buon nome e di buoni<br />
costumi, per la qual cosa dopo che la<br />
Badessa e le monache del monastero calitrano<br />
l’avranno esaminata ed avranno<br />
dato il loro consenso, l’arcivescovo si<br />
preoccuperà che il tutto sia fatto secondo<br />
i canoni del concilio di Trento. Relativamente<br />
alle cittadine si richiede la conoscenza<br />
ed il beneplacito dell’illustrissimo<br />
e reverendissimo arcivescovo.<br />
Quanto alle forestiere, oltre al suddetto<br />
consenso della badessa e delle monache,<br />
si richiede la conoscenza e il mandato<br />
dell’illustrissimo e reverendissimo arcivescovo.<br />
Non venga accolta perciò alcuna<br />
monaca se non di provata vita morale<br />
e buon nome e che prima di entrare in<br />
monastero non abbia versato nelle mani<br />
del procuratore cento ducati e non abbia<br />
con sé un letto completo di tutto. Lo stesso<br />
arcivescovo comandò di osservare tut-
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
te queste cose, diversamente si cadeva<br />
nella pena di mille libbre di cera bianca<br />
oppure nella pena di scomunica e altri<br />
provvedimenti riservati al suo arbitrio,<br />
ecc. Marco Antonio arcivescovo di Conza,<br />
Bartolomeo Bardario, arciprete di<br />
Pulcino, notaio e segretario.<br />
4. <strong>Il</strong> convento francescano di S. Sebastiano<br />
Un terzo documento importante riportato<br />
dal Castellano sulle vicende ecclesiastiche<br />
di Calitri è la relazione che<br />
l’arcivescovo Caracciolo inviò alla Congregazione<br />
nel 1688 allo scopo di scoraggiare<br />
un’eventuale riapertura di questo<br />
convento francescano.<br />
<strong>Il</strong> documento è in italiano ed è abbastanza<br />
dettagliato. La cronologia è alquanto<br />
approssimativa, ma l’impressione d’insieme<br />
è notevolmente accurata e precisa.<br />
<strong>Il</strong> Caracciolo lo dice edificato in tempo<br />
di peste prima dell’anno 1508. In<br />
realtà dal Wadding (Annales Minorum<br />
seu trium ordinum a S. Francisco institutorum,<br />
1731-45, seconda ed., t. XIV,<br />
p. 625) apprendiamo che il Convento fu<br />
voluto dall’universitas nel corso di una<br />
peste ed ebbe l’approvazione pontificia<br />
di Innocenzo VIII il <strong>12</strong> gennaio 1489. <strong>Il</strong><br />
Caracciolo passa velocemente all’epoca<br />
della crisi, senza dire che per almeno una<br />
settantina d’anni il convento ebbe una<br />
buona reputazione. Ivi fu sepolto il padre<br />
Tommaso di Pescopagano il 6 dicembre<br />
1489 e verso il 1550 Sveva Caracciolo,<br />
moglie del noto Fabrizio I Gesualdo.<br />
Certamente i Caracciolo e i Gesualdo<br />
avrebbero trovato una più decorosa sepoltura<br />
se a quel tempo il “convento” di<br />
Calitri non fosse stato all’altezza.<br />
Nel corso della seconda metà del<br />
XVI secolo il convento passò agli Osservanti,<br />
ma già nel 16<strong>12</strong> lo riprendevano<br />
i Riformati. Questi furono però sfortunati,<br />
in quanto per la malaria (attribuita<br />
alla vicinanza dell’Ofanto) i frati si ammalarono<br />
quello stesso anno e qualcuno<br />
morì. Doppo (ma il Caracciolo non dice<br />
quanto) andarono ad abitarvi i Teresiani<br />
scalzi, che ugualmente lo lasciarono. Fu<br />
ripreso dagli Osservanti, che però dovettero<br />
chiuderlo per la famosa soppressione<br />
dei conventi con pochi frati voluta dal<br />
papa Innocenzo X (bolla Instaurandae<br />
del 15 ottobre 1652).<br />
Ancora una volta interveniva l’universitas<br />
di Calitri e nel 1661 ottenne dalla<br />
Congregazione che potessero venire i<br />
frati riformati della Provincia di S. Angelo<br />
(Puglia). Benché i frati di questa provincia<br />
fossero favorevoli, il ministro generale<br />
non diede esecuzione al decreto<br />
della congregazione. Altre pressioni del-<br />
l’universitas, e la congregazione il 21 febbraio<br />
del 1663 l’assegnava ai Minori Osservanti.<br />
Questi restarono fino al 6 marzo<br />
1687, allorché rinunciarono anch’essi.<br />
La congregazione aveva poi chiesto<br />
all’arcivescovo di tastare il terreno presso<br />
altri ordini a cominciare dai Cappuccini.<br />
<strong>Il</strong> Caracciolo contattò i Cappuccini e i<br />
Riformati, ma ottenne tutte risposte negative.<br />
I Cappuccini avevano già i conventi<br />
di Monticchio e di S. Menna, e<br />
mentre i frati del primo facevano la cerca<br />
proprio a Calitri, i secondi la facevano<br />
tra Pescopagano, Cairano ed Andretta.<br />
Si sarebbe trattato perciò di un dannoso<br />
duplicato. Analoghe le risposte sia dei<br />
Riformati del Principato (con convento a<br />
S. Andrea) che della Puglia (con convento<br />
a S. Angelo dei Lombardi). Come se<br />
tutto ciò non bastasse, l’arcivescovo avvertiva<br />
la congregazione di non fidarsi<br />
troppo delle promesse dell’universitas di<br />
Calitri, inadempiente sia verso la chiesa<br />
che verso lo stato. Non è perciò da meravigliarsi<br />
che tra il 1687 ed il 1688 anche<br />
l’ultimo frate lasciasse il convento, le<br />
cui rovine hanno però resistito sino ai<br />
nostri tempi.<br />
Insegnami Signore<br />
la tua via,<br />
conducimi per strade sicure.<br />
(Salmo XXVI/11)<br />
Discorso secondo<br />
[f. 48]<br />
Della Chiesa maggiore, sotto il titolo<br />
di S. Cannio, Preti, e Clerici di Calitro.<br />
Beneficij, Confraternite, Monastero di<br />
Frati, e Sore, et altre Chiese.<br />
In questa Terra di Calitri vi è la Chiesa<br />
maggiore sotto il titolo di S. Cannio,<br />
protettore di detta Terra, e vi è la statua e<br />
reliquie di detto Santo, nella quale Chiesa<br />
vi è bellissima Nave ornata di cappelle,<br />
e tiene la sua sacristia ricca di sopellettili<br />
ed argenti; e vi è il Paroco con titolo<br />
d’Arciprete, ed anco il Cantore quale<br />
unito con dett’Arciprete costituiscono<br />
il numero d’otto participanti Preti, ed in<br />
quest’anno trà participanti e fuore parte<br />
vi son dieced’otto sacerdoti, due diaconi,<br />
24 clerici, uno coniugato, ed uno corsore,<br />
ed uno oblato.<br />
L’entrade dell’Arciprete distinte dalla<br />
parte, cioè per l’ante[parte], sono tomola<br />
15 di grano delle Xe (decime) sacramentali,<br />
e poi hà l’emolumenti di matrimonij,<br />
publicationi di scomuniche, un carlino<br />
più dell’altri al morto, processo d’ordinandi,<br />
ed altri emolumenti della stola, che<br />
arrivano a grossa summa, stante, che il<br />
popolo di questa Terra è numeroso.<br />
7<br />
Come participante poi, tanto esso,<br />
quanto ogn’altro participante hà in circa<br />
tomola 16 di grano delle X e sacramentali e<br />
distributioni quotidiani. Hà ancora in certa<br />
summa delle distributioni quotidiani in<br />
denari preveniendi dal ius mortuorum,<br />
matrimonij, processioni, ed altri circa docati<br />
25. E li pesi sono come Arciprete carlini<br />
dieced’otto alla mens’arcivescovale<br />
per l’engennio, un tomolo di grano al seminario,<br />
e carlini quattro per la chijrica,<br />
seu Sinodo, che paga [f. 49] tanto esso,<br />
quanto tutti l’altri preti sì participanti<br />
come extra parte, e li diaconi e suddiaconi<br />
per metà. Di più li participanti hanno unito<br />
con detto Arciprete corrispondeno docati<br />
tre, et tre tomola di grano al seminario,<br />
e docati cinque e mezzi per il spoglio<br />
ed anco hà di peso l’Arciprete di pagare<br />
docati 100 alla mens’arcivescovale in<br />
tempo di sua morte per il spoglio conforme<br />
dissimo nel libro primo.<br />
<strong>Il</strong> detto Arciprete è il capo di detta<br />
Chiesa, ed ad esso spetta l’invigilare tanto<br />
circa la cura dell’anime, quanto circa<br />
la derittione di detta Chiesa e sopr’intendenza<br />
delle cappelle, e confraternite,<br />
ed essendo questa Chiesa cospicua, perciò<br />
vi sono stati Arcipreti di qualità, ed<br />
assai cospicui, ed io sò il (dottore) don<br />
Giovanni Balascio persona dignissima,<br />
don Salvatore Zampaglione, huomo meritevole<br />
e di stima, ed al presente vi è il<br />
(dottore) don Francesco Margotta. Vi è<br />
ancora l’offitio di Cantore à chi spetta il<br />
dominio del coro, e ministrare in luogo<br />
del detto Arciprete.<br />
Sono in questa Chiesa l’infrascritti<br />
beneficij ecclesiastici, dico meglio tanto<br />
in detta Chiesa quanto fuori, videlicet:<br />
Uno sotto il titolo del Monte sito dentro<br />
il castello del Barone ius patronato del<br />
detto Barone unito col beneficio di S. Filippo,<br />
di rendita di docati 40, col peso<br />
di ducati sette per il seminario, spoglio e<br />
processione; l’altro sotto il titolo del Spirito<br />
Santo ius patronato delli Rinaldi,<br />
benché ha poco rendita, ed gran peso;<br />
l’altro sotto il titolo dell’Annunciata ius<br />
patronato delli Cera, di rendita di carlini<br />
venti annui, e di peso di carlini sette al<br />
seminario; l’altro sotto il titolo di Santa<br />
Maria del Soccorso e di S.Antonio ius<br />
patronato delli Zampaglioni, il quale ha<br />
poco rendita; stà senza peso; l’altro sotto<br />
il titolo di S. Pietro e S. Eligio della fameglia<br />
di Balascio, di rendita di carlini<br />
trenta annui, e col peso di otto carlini<br />
che paga al seminario; l’altro sotto il titolo<br />
di S. Maria del Carmine, ius patronato<br />
dell’Insengola, la cui rendita è incerta,<br />
col peso di due messe la settimana;<br />
l’altro della Concettione, senza frutti ed<br />
entrade, seu rendite; l’altro [f. 50] sotto il<br />
titolo di S. Maria dell’Incoronata ius pa-
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
tronato delli Cicoira, di rendita di carlini<br />
trenta, e col peso di carlini otto al seminario;<br />
l’altro di S. Antonio di Padua delli<br />
Margotta, di rendita di docati 15, e col<br />
peso di due messe la settimana, e carlini<br />
dodici per il spoglio, clero e seminario;<br />
l’altro sotto il titolo di S. Donato ius patronato<br />
delli Lupone, di rendita di docati<br />
10, e senza peso; l’altro di S. Pietro semplice,<br />
di rendita di carlini dieci col simile<br />
peso; l’altro sotto il titolo di S. Antonio<br />
di Padua fuori di detta Terra semplice di<br />
rendita di docati 30, senza peso; l’altro di<br />
Santa Lucia delli detti di Cera, di rendita<br />
di carlini venti, e con il peso di carlini<br />
dieci annui; l’altro di S. Antonio di Vienna,<br />
de rendita di quattro tomola di grano,<br />
senza peso; l’altro sotto il titolo di S. Nicola,<br />
quale è grancia di S. Lorenzo in<br />
Tofara, di rendita di docati 20, senza<br />
peso; l’altro sotto il titolo di S. Maria del<br />
Carmine ius patronato delli Cioglia di<br />
rendita di tomola tre di grano e senza<br />
peso; l’altro di Santa Sofia e del Spirito<br />
Santo ius patronato del Barone senz’entrade;<br />
l’altra di S. Maria di Costantinopoli<br />
ius patronato delli Ruggiero, quale è<br />
senza rendita. Un altro beneficio sotto il<br />
titolo di S. Anna ius patronato della famiglia<br />
Borrillo, con rendita buona consistente<br />
in molte vacche, censi e territorij<br />
circa docati 40 in circa, con peso oltre le<br />
messe di dare al glorioso S. Erberto nel<br />
suo dì due cerei di quattro libre.<br />
Vi sono in detta Chiesa maggiore<br />
l’infrascritte confraternite e cappelle di<br />
rendita e mastranza sono videlicet: la<br />
cappella dell’Altare maggiore quale<br />
vien’incorporata con il corpo della Chiesa<br />
e [titolo] d’essa che è S. Cannio, la<br />
quale tiene l’infrascritta rendita, videlicet<br />
tomola 77 di grano, che si pagano dall’università<br />
per ragione della 4ª della X ma<br />
sacramentale docati quindici annui, istrumentarij,<br />
dall’università altri docati dieci,<br />
da un certo […]; esigge anco grana venticinque<br />
per il ius mortuorum de mascoli,<br />
e due carlini per donna morta; tiene di<br />
più una buona massaria di pecore; ed<br />
un’altra massaria di vacche, che importano<br />
grossa rendita, benché incerta, [f.<br />
51] e vi è il peso d’una messa conventuale,<br />
e di riparare di quelche bisogna<br />
nella chiesa predetta.<br />
Vi è di più la Confraternita di preti e<br />
laici sotto il titolo del Nome di Giesù, che<br />
s’amministra dal Procuratore e tiene d’entrada<br />
circa docati 50, frà annui renditi e<br />
pensioni di case, e frutti di territorij ed animali<br />
con peso d’una messa la settimana, e<br />
li venerdi di marzo le processioni, ed una<br />
messa cantata il giorno della trasfiguratione<br />
del Signore, conversione di S. Paulo, et<br />
di S. Giuseppe, e per questo peso il clero<br />
ne riceve annui docati sette e mezzo.<br />
Vi è di più la Confraternita del S. Rosario<br />
similmente di laici e preti che s’amministra<br />
da procuratori, la quale possiede<br />
una grandiosa massaria di vacche e di pecore<br />
con alcuni pochi censi, che costituiscono<br />
una bonissima rendita, con peso<br />
d’otto anniversarij, tre messe la settimana,<br />
la processione ogni prima domenica di<br />
mese, ogni sabbato si dicone le laudi della<br />
B. Vergine, nel giorno del Santissimo<br />
Rosario si fà la processione e per questo<br />
paga docati 42 al Rev.do Clero ed altri.<br />
Vi è di più la Confraternita del Corpo<br />
di Cristo similmente di laici e preti, con<br />
rendita di docati 30 in circa, oltre la rendita<br />
dell’animali vaccini e pecorini, con<br />
peso d’una messa la settimana e della<br />
processione ogni terza domenica di<br />
mese, che per questo ne corrisponde<br />
ogn’anno al clero docati dieci.<br />
Vi è di più nuovamente costruita la<br />
Confraternita di S. Maria di Monte Serrato,<br />
la quale sin ad hoggi è augumentata in<br />
buona rendita, benché incerta, ed ogn’anno<br />
si eligge il procuratore, e per tutte queste<br />
confraternite se ne rende conto ogn’anno<br />
al [rationale] della corte Arcivescovale.<br />
Vi è di più fuori della Terra predetta la<br />
Confraternita di S. Berardino, similmente<br />
di laici e preti, havrà circa docati 40 annui,<br />
con molt’animali vaccini e pecorini; paga<br />
al clero annui docati 10 per due messe la<br />
settimana, e carlini dieci per la processione<br />
e messa nel giorno di detto Santo.<br />
Vi sono di più altre chiese come sono<br />
quella di S. Michel’ [f. 52] Archangelo,<br />
nella quale vi si fà la congregatione de’<br />
fratelli; l’altro sotto il titolo di S. Pietro;<br />
l’altro sotto il titolo di S. Rocco, e l’altro<br />
sotto il titolo di S. Maria della foresta<br />
extra moenia senza nissuna rendita, e<br />
queste sono chiese semplice.<br />
Monasterio delle monache di Calitri.<br />
Vi è in questa Terra uno monasterio<br />
di monache sotto il titolo della SSª. Annuntiata,<br />
dove al presente vi sono l’abbadessa<br />
con undici monache, ed una serva.<br />
L’origine di questo monasterio fu<br />
perché una Sig.ª dimandata Drusiana di<br />
Landulfo donò le sue case con taverna e<br />
poteghe all’università della Terra di Calitri,<br />
acciò vi havesse edificato un convento<br />
di monache, come tutto appare notato<br />
nell’Inventario di Bardaro posto nel<br />
principio della Visita di Pescara, fol. 24,<br />
n. 5; e ritrovo ancora nella Visita fatta<br />
dal card.le Giesualdo l’impositione del<br />
detto convento sotto il dì ed anno ut infra<br />
con la beneditione della prima pietra<br />
posta da mons. Renaldo de Cancellarijs,<br />
vescovo di S. Angelo e Bisaccia, che è<br />
del tenor seguente, videlicet:<br />
8<br />
Fondatione del detto Monastero.<br />
Die 16 mensis octobris prime indictionis<br />
1557, Caletri. Regnante, etc. Post<br />
designationem loci et affixionem vexilli<br />
S. me Crucis ad honorem et laudem B. et<br />
gloriosissimae Virginis matris Mariae et<br />
SS. mae Annunciationis pridie diei fundationis<br />
primarij lapidis fuit per Antonellum<br />
de Furno, sindicum Terrae Caletri<br />
in presenti anno una cum interventu<br />
(providi) Laurentij Zolie, et Thomasij<br />
della Vorella electos, qui de rato, et rati<br />
habitione present(ibus), [pro] Antonio<br />
Frasca, Angelo de Zaleo, Antonio de<br />
Neapoli et Joanne dell’Abbatia absentibus,<br />
etc., necnon cum interventu quam<br />
plurimorum (hominum) huius Terrae<br />
Caletri etc., coram Rev.mo Rinaldo de<br />
Cancellarijs Troiano, Dei et Apostolicae<br />
Sedis gratia S. Angeli Lombardorum<br />
et Bisatiarum episcopo. Perctenta<br />
et facta discussione cum predictis sindico<br />
et electis de necessariis pro luminarijs<br />
con(clus)um et stabilitum est precium<br />
ducatorum sex annis singulis etc.<br />
pro uno cappellano pro ministerio [f 53]<br />
Altaris pro isto primo principio, et in<br />
presenti tempore pro Abbatissa et duabus<br />
monialibus et una pedissequa pro<br />
servitijs ipsarum pro cappellano et ejus<br />
ministro fuit stabilitum precium ducatorum<br />
quattuor cum dimidio, qui celebrare<br />
teneatur die sabbati missam unam ad<br />
honorem et laudem B. et gloriosissimae<br />
Virginis matris Mariae, in die dominico<br />
aliam missam ad honorem SS. ae Trinitatis<br />
secundum ordinarium dominicale etc.<br />
Aliam et sic 3am missam celebrare liceat<br />
sub die lune pro fidelibus defunctis<br />
et benefactoribus dictae Ecclesiae et<br />
monasterij predicti pro tribus monialibus<br />
et pedissequae ducatos triginta etc.<br />
Necnon pro dote dicti monasterij dicti<br />
sindicus et electi [promictunt] tomola<br />
quinquaginta terrarum seminatoriarum<br />
existentium intus dictam Terram exemptarum<br />
a quolibet onere, et cum promissione<br />
de die in diem augendo dotem predictam,<br />
Deo dante pro substentatione<br />
dictarum monialium presentium et futurarum<br />
ultra vineam vitatam pluribus vitibus<br />
et arboribus, et in spetie arboribus<br />
olivarum suis finibus limitatam, ut<br />
apparet per instrumentum factum factum<br />
diebus proxime elapsis per manus<br />
eggregij notarij Hieronimi de Rosa dicte<br />
Terrae ad quod relatio habetur, etc. pro<br />
quibus omnibus etc., predicti sindicus et<br />
electi universitatis Terrae Caletri presentes<br />
etc., obligari seipsos etc., sub<br />
pena et ad penam unciarum auri quinquaginta<br />
[monete] etc., renunciaverunt<br />
etc., iuraverunt etc., unde etc., iudex et<br />
textes in numero opportuno.
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
Fateor ego Nicolaus de Capua de Caletro<br />
publicus etc., presentem copiam cautelae<br />
promissionis dotium copiasse et exemplasse<br />
a suo [proprio] originali, et ab actis<br />
et scripturis mei predicti notarij Nicolai de<br />
verbo ad verbum, ut iacet etc., facta collatione<br />
cum eodem suo originali concordat<br />
salva semper etc., et ad fidem omnium et<br />
singulorum predictorum et cautelam dictae<br />
Ecclesiae et supradictarum monialium,<br />
ac omnium quorum et cuius inde competi<br />
ac interesse poterit in futurum, fidem facio<br />
qui scripsi manu propria et meo solito signo<br />
signavi . Locus signi, etc.<br />
Ritrovo questo monastero di monache,<br />
che anticamente mons. ill.mo Pescara<br />
nella sua Visita fatta nell’anno<br />
1582 sotto il dì 20 ottobre instituì, che<br />
per qualsivoglia monacanda si pagassero<br />
docati 100 [f. 54] dalle cittadine e 200<br />
dalle forastiere, come appare per decreto<br />
nel detto Registro, fol. 181 a t(ergo).<br />
Dote di monacande.<br />
Die 23 mensis octobris anni correnti<br />
1582, Caletri in prosequtione Visitationis.<br />
<strong>Il</strong>l.us et Rev.mus in Christo Pater et<br />
dominus dominus Marcus Antonius Piscara,<br />
Dei et Apostolicae Sedis gratia,<br />
Archiepiscopus Compsanus, dum in eius<br />
generali visitatione venerabilis monasterij<br />
monialium Sanctae Mariae de Annunciatione<br />
de Terra Caletri visitaret,<br />
habito colloquio cum magnificis sindico<br />
et electis et quampluribus alijs civibus<br />
eiusdem Terrae, et habita matura consideratione<br />
ad tenues introitus dicti monasterij,<br />
statuit et decrevit quod in predicto<br />
monasterio, nulla monialis recipiatur<br />
et admictatur nisi cum effectu ante<br />
illius receptionem et ingressum in manibus<br />
Procuratoris predicti Monasterij pro<br />
tempore existentis pro eius dote centum<br />
ducatos de moneta, et cubile finitum persolverit,<br />
et consignaverit; et quod sit virgo,<br />
honestae bonaeque famae, et morum,<br />
habita prius exploratione et consensu<br />
Ven. Abbatissae, et monialium pro tempore<br />
existentium in predicto monasterio<br />
per Rev.um Archiepiscopum Caletrani<br />
(sic) iuxta seriem Sacri Concilii Tridentini,<br />
et cum scientia et beneplacito ipsius<br />
ill.mi et Rev.mi D.ni et hoc quoad cives,<br />
quo ad exteras de consensu predictarum<br />
Abbatissae et monialium, et de<br />
scientia et mandato ipsius ill.mi et<br />
Rev.mi D.ni Archiepiscopi, non recipiatur<br />
quaelibet , nisi probatae vitae et morum,<br />
et famae ut supra, et quae cum effectu<br />
ante monasterij ingressum in manibus<br />
Procuratoris ducentum ducatos cum<br />
cubili finito non persolverit; et [ultra]<br />
ad arbitrium ipsius ill.mi et Rev.mi D.ni<br />
I fratelli gemelli Orazio e Michele Cubelli<br />
nati a Calitri il 19 settembre 1925 da Rebecca<br />
Cicoira e Gaetano Cubelli.<br />
Archiepiscopi ista observari perpetuis<br />
temporibus decrevit et mandavit sub poena<br />
lib. cerae albae lib. mille et in subsidium<br />
sub poena excommunicationis et<br />
alijs eius arbitrio reservatis, etc., Marcus<br />
Antonius Archiepiscopus Compsanus;<br />
Bartholomeus Bardarius, Archipresbyter<br />
Pulcin, not. et secretarius.<br />
Ritrov’ancora nella Visita dell’Arcivescovo<br />
Scipione Giesualdo fatta nell’anno<br />
1606, che la dote delle <strong>12</strong> ordinande<br />
monache sia de ducati 110, oltre il letto, et<br />
dalle forastiere sia de docati 220, mà hoggidì<br />
la [f. 55] dote delle cittadine è di docati<br />
150 e delle forastiere de docati 300.<br />
<strong>Il</strong> predetto monastero viene suvenuto<br />
sì dalli cenzi delle doti che tiene, come<br />
dall’annualità, che vi paga l’università,<br />
come dalli territorij ed altro che possiede,<br />
però vive assai con scarsezza, per non<br />
dire miseramente e quelch’è peggio il<br />
detto Monastero ha bisogno di grandissimo<br />
riparo à segno che malissim(ament)e<br />
vivono dette povere monache.<br />
Convento soppresso de Minori Osservanti.<br />
Vi è in detta Terra di Calitri, cioè fuori<br />
di essa un convento sotto il titolo di S. Sebastiano,<br />
che ultimamente si possedeva dalli<br />
Padri Minori Osservanti di S. Francesco,<br />
mà poi sotto li 6 marzo 1687 fu renunciato<br />
in mano della Santa Sede Apostolica, et<br />
hoggidì s’è stato battendo e si batte di farlo<br />
di nuovo reintegrare à beneficio de Padri<br />
Reformati, mà, essendosi commesso dalla<br />
S. Congregazione, da mons. ill.mo hodiern’Arcivescovo<br />
Caracciolo si fé una relatione<br />
pro rei veritate, che conclude non<br />
9<br />
doversi più reintegrare detto convento per le<br />
ragioni che si contengono in detta relatione,<br />
ch’è del tenor seguente:<br />
Relatione fatta in Roma, acciò non si<br />
reintegri detto Convento.<br />
Eminentissimi e Rev.mi Sig.ri, Padroni<br />
colendissimi. In esequtione delli stimatissimi<br />
comandi dell’EE. VV. per<br />
informare cotesta S. Congregatione sopra<br />
l’inserto memoriale presentato per<br />
parte dell’università di Calitri di questa<br />
mia diocese, chi desidera la reintegratione<br />
del convento sito fuori il ristretto di<br />
detta terra sotto il titolo di S. Sebastiano,<br />
tante volte soppresso, ed ultimamente<br />
abbandonato da’ Padri Minori Osservanti<br />
di S. Francesco, acciò hoggi se<br />
reintegrasse a beneficio de’ Padri Reformati<br />
similmente di S. Francesco della<br />
Provincia di S. Angelo di Puglia, sono<br />
con questa mia humilmente a riferire all’EE.<br />
VV. il stato antico e moderno del<br />
suddetto convento, che costa dal Processo<br />
su di ciò formato.<br />
[f. 56] - Primieramente costa per<br />
scritture presentate, che detto convento<br />
fu edificato in tempo di peste prima dell’anno<br />
1508, e li primi possessori d’esso<br />
furono li Padri Reformati della Religione<br />
Franciscana, che lo tennero per qualche<br />
tempo, ma poi lo lasciorno, e fu habitato<br />
da’ Padri Minori Osservanti di detta Religione,<br />
e questi similmente l’abbandonorno<br />
e poi nell’anno 16<strong>12</strong> li predetti<br />
Reformati lo ripigliorno, mà nel medesimo<br />
anno del possesso per raggione della<br />
cattiv’aria del sito di detto convento<br />
s’ammalorno tutti li frati, de quali alcuni<br />
se ne morirno, altri restorno per du’anni<br />
infermi in altri conventi, per il che l’abbandonorno<br />
conforme costa per l’intercetera<br />
d’una Cronica composta dal Padre<br />
fra Nicolò da Spinazzola Reformato.<br />
Si sente di più, che doppo di questi vi<br />
havesser’habitato i P. Teresiani scalzi, e<br />
doppo li Carmelitani, da quali lasciato<br />
di nuovo vi andorno ad habitare i P. Minori<br />
Osservanti di S. Francesco, che poi<br />
lo diedero in abbandono in vigore della<br />
generale suppressione de conventini fatto<br />
dalla felice memoria d’Innocenzo Xº .<br />
Nell’anno 1661 à suppliche di dett’università,<br />
cotesta S(acra) C(ongregatione)<br />
spedì decreto, che fusse reintegrato<br />
detto convento a beneficio de’ Padri<br />
Reformati della Provincia di Sant’Angelo<br />
e che sono proprij quelli che hora supplicano<br />
per la reintegratione, ma il Ministro<br />
Generale d’essa non ostante il detto<br />
decreto e più suppliche dell’università,<br />
e molte lettere del Ministro Provinciale<br />
in conto alcuno volse accettare la
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
reintegratione predetta. Benché l’università<br />
esibesse di fare la profana e sacra<br />
superlettile, ed offerisse il manutenimento<br />
de Religiosi. Onde l’università predetta<br />
diede nuova supplica a cotesta Sacra<br />
Congregazione, e sotto il dì 21 febbraio<br />
1663 ne ottenne decreto, acciò fusse<br />
reintegrato a beneficio de’ Padri Minori<br />
Osservanti della predetta Francescana<br />
Religione, con conditione però,<br />
che vi fussero stati <strong>12</strong> frati, qual numero<br />
non solo mai vi è stato, mà solo il Padre<br />
Guardiano, un altro sacerdote ed uno o<br />
due laici, che per tal effetto il detto convento<br />
è stato sempre soggietto, come<br />
suppresso.<br />
[f. 57] - L’anno poi prossimo passato<br />
1687, sotto il dì 6 marzo li medesimi Padri<br />
Minori Osservanti renunciorno il detto<br />
convento alla S. Sede in cotesta Sacra<br />
Congregazione, assegnando per causa,<br />
che doppo esser stato reintegrato a benefitio<br />
d’essi Padri, mai vi era stato il numero<br />
almeno di sei frati, suggiungendo di<br />
non potervi stantiare per essere scarsissima<br />
d’habitatione, e che quelle vi erano<br />
per ogni parte minacciavano rovina, e<br />
però la gratia della reintegratione si rendea<br />
nulla. Allegorno di più in esso convento<br />
non si potea manutenere l’osservanza<br />
della regola, per essere l’ultimo di<br />
quella Provincia, ed il Ministro Provinciale<br />
per la lunga distanza non solo visitava,<br />
se non che rarissime volte, onde<br />
dall’EE. VV. fu accettata la renuncia con<br />
ordinare la suppressione e profanatione<br />
di detto convento, con che io havess’applicato<br />
l’entrade di quello a confraternità<br />
e luoghi pij, e ciò non ho potuto eseguire<br />
per non ritrovare chi l’accetti; di<br />
modo che da questo se ne cava che detto<br />
convento è stato preso ed abbandonato<br />
tre volte da’ Padri reformati, tre altre volte<br />
da Padri Minori Osservanti, una volta<br />
da’ Padri Teresiani, ed un’altra da’ Padri<br />
Carmelitani, il tutto per il cattivo sito,<br />
stanza, mal’aria, manutenimento e scomodo<br />
della Provincia.<br />
Sopra il di più comandatemi dall’EE<br />
VV., ch’avess’inteso le parti interessate<br />
sopra detta relatione per ubedire n’ho<br />
participato il Padre Ministro Provinciale<br />
de Cappuccini che tiene due conventi<br />
proximi alla Terra di Calitri, ed il padre<br />
Provinciale de’ Reformati d’un’altra<br />
Provincia dimandata Principato, ed ambedue<br />
detti Ministri Provinciali repugnano<br />
a tale reintegratione. <strong>Il</strong> Padre<br />
Provinciale de’ Capuccini allega ed osta<br />
d’havere il convento di S. Angelo di<br />
Monticchij, quale ha per cerca del loro<br />
manutenimento la Terra di Calitri, e l’altro<br />
è quello nella Terra di S. Menna,<br />
quale ha per cerca la Terra di Pescopagano,<br />
Caijrano, Andretta, Conza ed altri<br />
luoghi convicini a detta Terra di Calitri.<br />
<strong>Il</strong> Provinciale de’ Reformati della Provincia<br />
di Principato osta non solo per<br />
l’occupatione della cerca, che tiene il<br />
convento della Terra di S. Andrea, nella<br />
Terra di Calitri, Pescopagano, [f. 58]<br />
Caijrano ed Andretta, nelli quali luoghi<br />
in parte s’estende il convento di S. Angelo<br />
Lombardo, mà anco per il pregiuditio<br />
se l’apporta da stare cossì vicino alli<br />
conventi di Principato. Questo convento<br />
reintegrando dalla Provincia di S. Angelo<br />
di Puglia ambedue concludendo, che<br />
vivendo, anco essi di elemosina, che con<br />
la reintegratione d’uno convento, ne restaranno<br />
dismersi quattro.<br />
S’oppose di più il Padre Provinciale<br />
di Principato essere tale reintegratione<br />
contro la costitutione della felice memoria<br />
di Clemente VIII col sopposto d’essere<br />
il convento della Terra di S. Andrea<br />
distante da quello della Terra di Calitri<br />
non più che quattro miglia, mà l’università<br />
di detta Terra di Calitri opponendo<br />
si adversò di tal oppositione, dimandò<br />
che si fusse fatto l’accesso sopra la [facia]<br />
del luogo dal mio Vicario generale<br />
come s’esseguì con l’assistenza de’ periti<br />
in tal arte di misura, e ritrovò che dalla<br />
Terra di Calitri a quella di S. Andrea<br />
sono miglia cinque e passi 420 e palmi 4<br />
misurando da una Terra all’altra, ma facendo<br />
la misura dalla porta del convento<br />
della Terra di S. Andrea sito a quello<br />
convento reintegrando dalla terra di Calitri<br />
sono miglia cinque e passi 21 per<br />
essere ambedui conventi posti fuora dell’habitato.<br />
Vi è di più riconesciuto la fabrica e<br />
Chiesa del detto convento di Calitri, e si<br />
ritrovò havere di bisogno di gran reparatione,<br />
tanto nelli tetti, che vi ne sono<br />
affatto scoverti, quanto nelle stanze che<br />
ve ne sono molte cascate, oltre di ciò la<br />
Chiesa anche ha di bisogno dell’Atrio di<br />
essa che è scoverto, e vi sono anco undici<br />
cappelle buona parte interdette per la<br />
mancanza della s(acra) superlettile, e<br />
per essere l’altari denudati, ne quali vi<br />
sono messe perpetue, che da compadroni<br />
si dovrebbero pagare scudi 76 in circa<br />
l’anno, però in tempo, che vi stavano li<br />
Padri Minori Osservanti spesse volte<br />
sono venuti da me a lamentarsi di non<br />
potere resistere cos’alcuna; è vero bensì<br />
che l’università di Calitri in voce ha detto<br />
avanti di me di volere non solo rifare<br />
la sacra e profana suppellettile, e riparare<br />
[f. 59] detto convento con spenderci<br />
scudi cinquanta l’anno per spatio d’anni<br />
dieci, e corrispondere alli medesimi frati<br />
scudi cento l’anno, se poi questa università<br />
secondarà sincome asserisce io<br />
non lo sò, bensì sò che la detta università<br />
ha un attrasso all’assignatarij fiscali del-<br />
10<br />
la Regia Corte sopra scudi mille, oltre<br />
che per fare questa spesa ed obligo<br />
d’annua risposta è necessario il Regio<br />
assenzo à beneficio d’essa università,<br />
che non sò se l’otteneranno, quando<br />
sono cossì gravati da debiti fiscali, e<br />
questo è quanto posso riferire sopra il<br />
stato del convento.<br />
In ordine poi al debile mio parere sopra<br />
tale reintegratione, cossì comandatomi<br />
dall’EE. VV. si può vedere chiaramente<br />
dall’enarratione del fatto, se tale<br />
convento si debbia o nò reintegrare,<br />
mentre io da una parte per la gran divotione<br />
che professo a’ Religiosi (essendo<br />
anco io stesso tale), haverei a cara non<br />
solo simile reintegratione, ma haverei<br />
piena la diocese di religiosi, atteso quelli<br />
che vi sono l’amo e l’aggiuto in tutti<br />
loro bisogni con tutte le viscere del mio<br />
cuore per quanto si estengono le mie forze,<br />
più che fussero miei fratelli, animandoli<br />
alla cura dell’anima a me commessa,<br />
ma rispetto di questo conventino di<br />
Calitri, parlando con quella riverenza<br />
che devo, oltre, oltre il pregiuditio di 4<br />
conventi de mendicanti convecini, non vi<br />
conosco stabiltà né servitio di Dio, né<br />
edificatione di quello popolo, dico stabiltà<br />
per l’esempij sopra accennati, per<br />
essere stato più volte abbandonato e ripigliato<br />
da diverse Religioni che se sono<br />
mosse a prenderlo da tante offerte di cittadini<br />
di quella Terra, e poi sono stati<br />
forzati a lasciarlo, sì perché quelli non si<br />
sono visti pontuali, sì anche per sperimentare<br />
quel convento sito in luogo di<br />
pessim’aria nell’estate ed incomodissimo<br />
a tragiettare un terribile fiume dimandato<br />
l’Ofanto nell’inverno, non essendovi<br />
ponte, oltre di essere la fabrica diruta<br />
ed angusta, dico non del servitio di Dio e<br />
di quel popolo, perché essendo il più miserabile<br />
di tutti quelli luoghi della Religione,<br />
mai s’è visto che vi sia stato [f.<br />
60] numero atto di frati, né suggietto di<br />
qualità, mentre questi cercano per il di<br />
più buona stanza, mà hà servito tal convento<br />
piuttosto per penitenza de misfatti<br />
de frati che per premio de loro virtù, che<br />
per tal’effetto, in luogo d’emendatione<br />
sono peggiorati per non havere havuti<br />
superiori in esso exemplari, per ridurli,<br />
ed hanno vissuto a briglia sciolta, tanto<br />
più ch’essendo l’ultimo di tutti conventi<br />
della Provincia, e molto distante da luoghi,<br />
ove risiedeno i Ministri Provinciali,<br />
e perciò questi rarissime volte possono<br />
visitarlo e per conseguenza non si è visto<br />
pratticare l’osservanza regolare, ad ogni<br />
modo rimetto il tutto alli degnissimi sentimenti<br />
dell’EE. VV. alle quali con profundissima<br />
riverenza b(acio) humilmente<br />
la sacra porpora. S. Menna li 2 settembre<br />
1688. Dell’EE. VV.
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
Proposta questa relatione alla Sacra<br />
Congregatione si sospese ogn’atto circa<br />
la reintegratione di questo convento per<br />
le ragioni addotte in detta relatione tanto<br />
per il mal sito del medesimo convento sì<br />
d’inverno per essere circondato dall’Ofanto,<br />
sì d’estate per la mal’aria, che riceve<br />
nell’esalatione del detto Ofanto, per<br />
il che se disse dilata, né si è possuto più<br />
ottenere la detta reintegratione, quantunque<br />
il barone Mirella ce havesse fatto<br />
ultimo secolo del millennio è ormai<br />
L’ al tramonto. La nostra memoria lo<br />
vede caratterizzato nella prima metà da<br />
conflitti aspri, nella seconda da rinascite<br />
e progressi in tutti i campi. Crediamo di<br />
essere pronti a salutare l’alba del 2000 e<br />
dell’agognato Terzo Millennio. Ma qui<br />
a Calitri, nel nostro paesello, tutto pare<br />
rimanere immutabile, a ben guardare, ci<br />
sembra di essere indietro di decenni.<br />
Mentre anche la chiesa non esita a favorire<br />
trasformazioni e novità pastorali,<br />
Calitri rimane ancorata a sorpassate metodologie<br />
da “guerra fredda” e da “cortina<br />
di ferro”. L’uno contro l’altro armati –<br />
per dirla con il poeta – Comitato contro<br />
Comitato, Congrega contro Comitato.<br />
Tutti contro tutti, all’insegna della futile<br />
e soprattutto dannosa dimostrazione<br />
ogni sforzo per ottenerla, ma come, che<br />
mons. ill.mo non vi ha voluto dar mai il<br />
consenso, perciò è rimasta la cos’imperfetta,<br />
però s’in hora non vi è stata fatta<br />
applicatione d’entrade secondo il decreto<br />
della Sacra Congregatione nella dimissione<br />
del detto convento, ed in atto si va<br />
pensando di mettervi preti extra parte<br />
della medesima Terra, acciò possan’officiare<br />
in detta Chiesa, ed in questa<br />
conformità sarà migliore, che tenervi li<br />
RAFFAELE TUOZZOLO<br />
di (pretesa) superiorità. Guardiamo, per<br />
esempio, ai tanti nostri concittadini residenti<br />
in altre città dìItalia o all’Estero.<br />
A costoro, inseriti in altre realtà spesso<br />
ben più progredite della nostra, poco importa<br />
del “modus vivendi” calitrano. A<br />
costoro, che sempre più di rado ormai<br />
tornano in paese, poco importa che i Comitati<br />
organizzatori e le associazioni locali<br />
si prodighino per garantire un qualche<br />
intrattenimento nei loro pur fugaci<br />
soggiorni. <strong>Il</strong> legame ancora forte nei confronti<br />
del paese natio è quello che al momento<br />
della partenza, nel bagagliaio della<br />
macchina non devono mancare le bottiglie<br />
della salsa fatte in casa e le scorte<br />
di sauzicch’ e ss’bbr’ssat’.<br />
Per la verità, questa considerazione<br />
può essere estesa anche a tanti cittadini<br />
residenti che troppe volte restano indifferenti<br />
a qualsiasi manifestazione. <strong>Il</strong> loro<br />
unico orgoglio pare essere quello di rimanere<br />
come “mummificati” nel corso<br />
o in piazza, senza curarsi di tutto ciò che<br />
con tanta fatica viene organizzato, dalla<br />
festa, al teatro, al volontariato. A proposito<br />
di allestimenti e di organizzazioni,<br />
leggendo le pagine dei giornali locali, si<br />
ha l’impressione che a Calitri ci sia una<br />
vitalità di idee, di cultura, di spettacolo,<br />
di sport…<strong>Il</strong> non residente può essere<br />
tratto in inganno:” ma che paese attivo”!!…potrebbe<br />
pensare.<br />
Gli attenti osservatori sanno invece<br />
che TUTTO è compresso in un breve periodo<br />
dell’anno, il mese di agosto, e che<br />
per gli altri undici mesi si vegeta, e si vivacchia<br />
nella totale apatia. Per la troppa<br />
fervidità di idee, non potendo Calitri sobbarcarsi<br />
la domanda di tanta fame di cultura<br />
e sete di sapere si è dovuto rinforzare<br />
il preposto assessorata chiedendo aiuti a<br />
persone esterne provenienti da province<br />
11<br />
frati, li quali non erano di molt’edificatione<br />
di quel publico, atteso perché vi si<br />
collocava la feccia della Religione, per<br />
conseguenza non se ne sperava buon’esempio,<br />
è vero bensì, che l’università assieme<br />
con detto barone non cessano quotidianamente<br />
farne l’istanze, ma monsig.<br />
ill.mo non è per darvi consenzo.<br />
Ho voluto ciò scrivere per futura memoria<br />
ed accioché ogn’uno sappia da<br />
donde s’è mosso detto ill.mo prelato.<br />
ARRIVA IL 2000, MA CALITRI LO SA?<br />
Pistoia, 20 aprile 1999, contornati dai figli<br />
e dai parenti hanno festeggiato le loro<br />
nozze d’oro i coniugi Antonia Galgano nata<br />
il 23.02.1926 e Armando Panelli nato il<br />
05.09.1921. Auguri vivissimi di ogni bene.<br />
limitrofe. TANT’E’ : a calitri il forestiero<br />
è sempre piaciuto. Un pensierino finale<br />
vogliamo dedicarlo ai tanti “soloni”, ai<br />
benpensanti che, incapaci di attivarsi per<br />
alcunchè, gareggiano nello sport preferito,<br />
ossia la critica fine a se stessa.<br />
Per loro – forse si riconosceranno tra<br />
le righe – tutto è sbagliato, tutto è da rifare,<br />
e quello da rifare deve comunque ricadere<br />
sulle spalle degli ALTRI. Certo i<br />
“soloni” conoscono bene il loro compito:<br />
osservare (non sempre, spesso basta il<br />
sentito dire), soppesare, giudicare e criticare,<br />
criticare, criticare…<br />
Calitri, 21 ottobre 1945, matrimonio fra Maria<br />
Galgano nata il 09.05.1927 e Giovanni<br />
Gautieri nato il 29.03.1917. Ben cinquantaquattro<br />
anni di vita insieme sono veramente<br />
degni di ogni rispetto, con gli auguri più<br />
sentiti e sinceri.
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
na ventina di anni dopo il terremoto<br />
Udel 1694 il regio ingegnere Giuseppe<br />
De Gennaro, primario del Sacro Regio<br />
Consiglio, fu incaricato dal principe<br />
Francesco Maria Mirelli di redigere una<br />
nuova valutazione della città e del feudo<br />
di Conza.<br />
La relazione di De Gennaro è di gran<br />
lunga la più completa tra quelle pervenuteci1<br />
. Oltre a trattenersi per molto tempo<br />
in Conza, osservando direttamente le<br />
condizioni della città, parlando con gli<br />
abitanti e prendendo numerose informazioni<br />
sulle singole rendite, il tavolario<br />
lesse ed esaminò le due perizie precedenti:<br />
quella del 1636, redatta all’atto<br />
dell’acquisto di Conza2 da parte dei Ludovisi,<br />
e quella del 1696, compilata da<br />
Antonio Caracciolo per ordine del principe<br />
Mirelli3 . Così la relazione del 1713<br />
costituisce la summa di tutte le perizie<br />
redatte in età moderna e contiene una<br />
grande quantità di notizie, che non si riscontrano<br />
in nessuna delle altre descrizioni:<br />
riporta il nome degli antichi casali<br />
una volta presenti nel vasto territorio<br />
conzano, «chiamati la Madalena, Santo<br />
Marco, Santa Chrystina, Sansano, Santa<br />
Barbara, Santo Lorenzo, la Fontana de<br />
Fiori, lo Chiazzaro, et altri, al presente<br />
tutti sono stati dal tempo distrutti»; attesta<br />
l’esistenza di antiche chiese, poi<br />
scomparse, come quelle di S. Rocco, del<br />
SS. Rosario (probabilmente fondata dai<br />
domenicani di S. Maria della Pietà) e di<br />
S. Vito; descrive «le antiche, e magnifiche<br />
vestigia» delle mura e del palazzo<br />
baronale; parla delle case della cittadina,<br />
«la maggior parte di esse anguste,<br />
essendovi cospicua, e nobile la casa dell’odierno<br />
signor Vicario capitulare, e decenti<br />
quelle delli reverendi canonici, e<br />
poche de laici»; infine menziona «lo spedale,<br />
e monte, che somministra ancora<br />
alle povere donzelle qualche elemosina<br />
in grano per aiuto de loro maritaggi».<br />
A differenza della relazione di Caracciolo,<br />
che descriveva una città atterrata<br />
dal sisma, De Gennaro ritrae una comunità<br />
decisamente in crescita. La città<br />
non era più popolata di soli contadini;<br />
molti canonici erano ritornati ad abitarvi,<br />
mentre erano sorte nuove attività com-<br />
EMILIO RICCIARDI<br />
CONZA IN ETÀ MODERNA<br />
II - UNA DESCRIZIONE DEL 1713<br />
merciali e artigianali, che confermavano<br />
la ripresa economica del piccolo centro:<br />
«Vi sono sette embriciari, che lavorano<br />
canali, mattoni, suoli, et embrici e di<br />
questo genere di robba, da detta Città<br />
se ne provedono tutte le terre convicine;<br />
vi è un pignataro di creta bianca e rustica,<br />
un mastrod’ascia, un fabricatore, una<br />
vammana, e due tessitrici […]; vi è parimente<br />
una botteca lorda, che tiene oglio,<br />
sale, e salati […] scorgesi, che tuttavia<br />
la Città si và accrescendo, così per fabriche,<br />
come per gli abitanti».<br />
Anche i cittadini di mediocre complessione<br />
descritti da Caracciolo erano<br />
un ricordo; il terremoto aveva cambiato il<br />
clima della zona, rendendolo più salubre<br />
«perché il fiume Ofanto corre più di prima,<br />
né tanto se ci stagna l’acqua» e dunque<br />
l’aria era divenuta «migliore, e men<br />
soggetta all’infermità, et essendo per il<br />
suo sito assai ventilata, si vedono, che<br />
gl’abitanti vivono sani».<br />
I dintorni di Conza possedevano ancora<br />
la bellezza di un territorio rigoglioso<br />
e incontaminato: i terreni agricoli erano<br />
«di ottima qualità, abbondanti, e fertili<br />
di grano, orzo, grano turco, tutte sorti<br />
di legumi, vino, e verdumi, e parimente<br />
vi è abbondanza di pulli, et ova à buon<br />
prezzo, abbondante di caccia di penne, e<br />
particolarmente d’arcere, qualche lepre,<br />
e nel fiume d’estate si prendono dell’anguille,<br />
et altri piccoli pesci, manca solo<br />
l’oglio, che se ne provedono dalle terre<br />
convicine, copiosa d’acqua, benché in<br />
qualche picciola distanza di mezzo miglio<br />
à torno il monte, ma nella porta della<br />
Città vi è fontana perenne, la di cui<br />
acqua è un poco salimastra, che non lo<br />
sono più l’altre in poca distanza descritte».<br />
Va precisato che a questa data nel<br />
territorio di Conza non era più compreso<br />
il bosco di Caperroni, acquistato nel<br />
1710 dal magistrato napoletano Gennaro<br />
d’Andrea insieme con il feudo di Pescopagano<br />
e il titolo di marchese 4 . Tuttavia<br />
la valutazione complessiva di Conza, secondo<br />
la stima di De Gennaro, fu di «ducati<br />
millecentoquarant’otto tarì 2.25 2/3<br />
– 1148.2.25 2/3», una cifra molto superiore<br />
a quella indicata dal tavolario Caracciolo<br />
venti anni prima.<br />
<strong>12</strong><br />
La relazione settecentesca contiene<br />
copiose informazioni sulla cattedrale,<br />
che in quegli anni era in piena ricostruzione,<br />
essendo crollata in seguito al terremoto<br />
del 1694 5 . La nuova fabbrica era<br />
«formata alla moderna, con tré navi, divisa<br />
con archi, e pilastri di buon disegno,<br />
e proportione, coverta quasi tutta<br />
di già à tetti, mancandovi solo l’intonico,<br />
ornamento di stucco, altari, e pavimento».<br />
Nella descrizione della chiesa sono<br />
menzionate anche la cripta con i corpi<br />
dei santi e la cappella dei Gesualdo, temporaneamente<br />
adattata a sacrestia: «In<br />
testa di detta cappella vi è l’altare col<br />
quadro di Nostra Signora delle Gratie, di<br />
mediocre pittura, con cornice dorata, e<br />
parimente un’antichissima statua di legno<br />
di Nostra Signora, et altra di Santo<br />
Vito, e nelle mura laterali, e parte opposta<br />
di detto altare, sonovi vent’uno<br />
quadri con cornici negre, rappresentantino<br />
arcivescovi, che sono stati di detta<br />
Città, e per non esser finita la chiesa, in<br />
questa cappella ufficiano li reverendi canonici.<br />
Quella di De Gennaro è l’unica descrizione<br />
della cattedrale agli inizi del<br />
Settecento, prima che il terremoto del<br />
1732 distruggesse nuovamente la chiesa<br />
e la città; per questa sua caratteristica, e<br />
per le numerose informazioni che contiene,<br />
il documento costituisce una fonte<br />
preziosa per la conoscenza di uno dei<br />
paesi irpini più ricchi di storia.<br />
DOCUMENTI<br />
ASN, Notai del XVII secolo, scheda<br />
1150, prot. 21, ff. 626 ss. [1717]<br />
Conferitomi in detta Città di Conza, e<br />
ne suoi territorij, hò ritrovato, che la<br />
Città sudetta stà sita, e posta nella provincia<br />
di Principato Ultra, distante da<br />
questa Città di Napoli per la strada vecchia<br />
d’Avellino, Atripalda e Ponteromito<br />
miglia cinquantasei, ma col galesso sin<br />
Atripalda, e di là in poi per lettica, et à<br />
cavallo, e d’inverno son quelle strade<br />
fangose, e cretose, bensì per la via nuova<br />
di Puglia, sin al passo di Mirabella, vol-
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
tandosi per Gesualdo andar si può in galesso,<br />
distante da questa Fedelissima<br />
Città miglia sessantaquattro, poche delle<br />
quali sono parimente cretose d’inverno,<br />
ma comode in primavera.<br />
Distante da Montefuscoli, dove resiede<br />
l’Audienza Provinciale miglia ventisette,<br />
dalla Città di Salerno miglia trenta,<br />
dà Melfi miglia dieciotto, dà Gesualdo<br />
miglia dieciotto.<br />
Detta Città stà situata sopra una collina,<br />
che ritrovasi in un semipiano, circondata<br />
da’ colli, e monti in proporzionata<br />
distanza, e parte delle falde di detta Città<br />
vengono bagnate dal fiume Ofanto, e se<br />
per antica tradizione, dicono i vecchi del<br />
paese, che fosse di fuochi diecisettemila,<br />
unita con li casali distrutti, chiamati la<br />
Madalena, Santo Marco, Santa Chrystina,<br />
Sansano, Santa Barbara, Santo Lorenzo,<br />
la Fontana de Fiori, lo Chiazzaro, et altri,<br />
al presente tutti sono stati dal tempo distrutti,<br />
e secondo la numeratione ultima<br />
dell’anno 1669 portasi per fuochi trentasei,<br />
benché oggi vadasi augumentando, e<br />
il numero dell’anime al presente ascende<br />
a quattrocento settanta, come dalla fede<br />
dello Stato dell’anime fol. 22 del processo<br />
degli atti dell’apprezzo.<br />
Non hà detta Città riparo di mura, ma<br />
se ne vedono le antiche, e magnifiche<br />
vestigia, come ugualmente le reliquie del<br />
superbo palagio baronale, che fù collocato<br />
nel più alto, e piano della collina da<br />
dove con amena veduta si scoprono quasi<br />
tutte le terre confinanti.<br />
Ritrovasi la Città, e quasi tutte l’abitationi<br />
esposte à mezzo giorno, e sono<br />
al generale formate di pietre vive, con<br />
primo, e secondo ordine, coverte con<br />
embrici, e canali, e si ripartiscono con<br />
più strade parte penninose, e parte piane,<br />
e la maggior parte di esse anguste, essendovi<br />
cospicua, e nobile la casa dell’odierno<br />
signor Vicario capitulare, e decenti<br />
quelle delli reverendi canonici, e<br />
poche de laici.<br />
Vien’abitata detta Città la maggior<br />
parte da gente popolare, e bassa, che s’esercitano<br />
e vivono con la cultura de proprij<br />
territorij, et altri alla giornata, altri<br />
alla pastura delle pecore, e governo de<br />
campi, et ortolitij, unitamente con le loro<br />
donne, e le meno bisognose vivono in<br />
casa applicate a filare, cuscire, e tessere.<br />
Vi sono sette embriciari, che lavorano<br />
canali, mattoni, suoli, et embrici e di<br />
questo genere di robba, da detta Città<br />
se ne provedono tutte le terre convicine;<br />
vi è un pignataro di creta bianca e<br />
rustica, un mastrod’ascia, un fabricatore,<br />
una vammana, e due tessitrici, e per<br />
medicamento se ne provedono dalla<br />
Terra di Santo Andrea, come anco da<br />
medico, essendovene tre; vi è parimen-<br />
te una botteca lorda, che tiene oglio,<br />
sale, e salati.<br />
Vivono parcamente secondo il loro<br />
poco avere, di carne di pecore, aini, e castrati,<br />
et i più comodi di pulli, e caccia.<br />
Vestono alla paesana di panno ordinario,<br />
che si fa nella medesima Città, e del di<br />
più si provedono nelle Terre convicine, e<br />
particolarmente nelle fiere, e mercati, che<br />
in quelle si fanno.<br />
Dormono la maggior parte sopra paglia(ri)cci,<br />
et i pochi, che tengono comodità<br />
con matarazzi di lana, e cortine, come<br />
lo sono la maggior parte de reverendi canonici,<br />
e loro parenti, et i figli di un dottore<br />
di legge, che vi tiene la sua casa.<br />
Si vedono i suoi abitanti la maggior<br />
parte di buon aspetto, et alcuni di essi<br />
vecchi, de quali tal uno mi riferì, che<br />
doppo l’ultimo terremoto, perché il fiume<br />
Ofanto corre più di prima, né tanto se<br />
ci stagna l’acqua siasi l’aria resa migliore,<br />
e men soggetta all’infermità, et essendo<br />
per il suo sito assai ventilata, si<br />
vedono, che gl’abitanti vivono sani.<br />
NUOVO PARROCO<br />
Finalmente dopo mesi di attesa è<br />
giunto a Calitri il nuovo parroco nella<br />
persona di don Siro Colombo<br />
proveniente dall’Arcidiocesi di Milano,<br />
ma già da tempo in Alta Irpinia;<br />
infatti, è nato il 24.01.1953 a<br />
Bernate Ticino, è stato ordinato sacerdote<br />
l’11.06.1977 e fin dall’1.09.1993<br />
è stato parroco di Morra<br />
De Sanctis. Nominato parroco di<br />
Calitri il 1 agosto di quest’anno, dall’arcivescovo<br />
Salvatore Nunnari, ha<br />
preso possesso canonico della parrocchia<br />
di San Canio il 5 settembre<br />
u.s.. Sacerdote colto, serio, riservato,<br />
siamo sicuri che saprà fare proprie le<br />
disposizioni del Maestro e, come<br />
Lui, vivere quale dono per i propri<br />
fratelli. Ai calitrani la responsabilità<br />
di essere sempre più soggetti attivi<br />
e responsabili di una storia da<br />
fare alla luce del Vangelo.<br />
È gente quieta, applicata alla cultura,<br />
e scorgesi, che tuttavia la Città si và accrescendo,<br />
così per fabriche, come per<br />
gli abitanti. Governasi essa Città da un<br />
sindico, e due eletti, la dicui elettione si<br />
fa per publico parlamento alli 15 di agosto<br />
di ciascuno anno, nominandosi due<br />
sindici, e quattro eletti, et al Barone spetta<br />
l’eliggere delli sei tré chi vuole.<br />
Vivono per < >, o sia tassa, tassandosi<br />
li cittadini secondo il loro avere.<br />
Possede l’Università il bosco detto<br />
la Pescara, per cui paga annui ducati<br />
13<br />
vent’otto al Barone, possiede il territorio<br />
detto lo Carpinito, che prima era<br />
macchioso, al presente cultivato, e di<br />
quello che vi si semina, ne pagano le<br />
decime alla medesima Università; possiede<br />
parimente l’accinto, il forno, e ducati<br />
venticinque, che pagano li forestieri,<br />
e con queste rendite, e con le tasse,<br />
vanno sodisfacendo li pesi fiscalarij, et<br />
altre spese necessarie, che ricorrono,<br />
come il tutto dalla fede di detta Università<br />
fol. 226.<br />
Sono i suoi territorij di ottima qualità,<br />
abbondanti, e fertili di grano, orzo, grano<br />
turco, tutte sorti di legumi, vino, e verdumi,<br />
e parimente vi è abbondanza di<br />
pulli, et ova à buon prezzo, abbondante<br />
di caccia di penne, e particolarmente<br />
d’arcere, qualche lepre, e nel fiume d’estate<br />
si prendono dell’anguille, et altri<br />
piccoli pesci, manca solo l’oglio, che se<br />
ne provedono dalle terre convicine, copiosa<br />
d’acqua, benché in qualche picciola<br />
distanza di mezzo miglio à torno il<br />
monte, ma nella porta della Città vi è<br />
fontana perenne, la di cui acqua è un<br />
poco salimastra, che non lo sono più l’altre<br />
in poca distanza descritte.<br />
Si ritrovano in dettl Città per servitio<br />
de cittadini cinquanta quattro bovi incirca,<br />
vacche trà piccole, e grosse numero<br />
cento, pecore n.° milletrecento incirca,<br />
capre n.° quindeci, porci n.° duecento<br />
trenta incirca, così proprij, come delli<br />
presi alla parte, e di tutto se ne servono<br />
per industria, e per uso delle loro case,<br />
sonovi parimente trenta somarri, nove<br />
giumenti, con loro allievi, tré cavalli, e<br />
tré muli, e per la Dio Gratia nella corrente<br />
generale infettione non han patito i<br />
loro animali la disgratia dagl’altri sofferta.<br />
Si fa in detta Città se non fiera, almeno<br />
la perdonanza alli 20 agosto festa di<br />
Santo Erberto protettore, concorrendoci<br />
le Terre convicine per la compra di panni,<br />
tele, scarpe, fettuccie, et altro.<br />
Per quello spetta allo Spirituale<br />
Ritrovasi nella Città predetta la sua<br />
chiesa arcivescovile sotto il titolo di Nostra<br />
Signora dell’Assunta, nuovamente<br />
rifabricata, mà non compita, atteso che<br />
l’antica fù con buona parte della Città<br />
dal terremoto quasi tutta spianata. Al presente<br />
la nuova è formata alla moderna,<br />
con tré navi, divisa con archi, e pilastri di<br />
buon disegno, e proportione, coverta<br />
quasi tutta di già à tetti, mancandovi solo<br />
l’intonico, ornamento di stucco, altari, e<br />
pavimento.<br />
In testa ritrovasi tribuna coverta à lamia,<br />
dov’è l’altare sopra il tumolo di pietra<br />
dura, sotto di cui oggi si conserva il
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
corpo del glorioso S. Erberto protettore<br />
di detta Città, essendo veramente ammirabile<br />
vedere, che nelle ruine di detta<br />
chiesa, Città e luoghi convicini, quella<br />
lamia sola, che copriva l’altare del corpo<br />
del Santo, dal terremoto rispettata venisse.<br />
Vedonsi quasi che tutti in pezzi i<br />
marmi della famosa cappella dell’illustrissimi<br />
principi Gesualdi, essendovi rimaste<br />
poche statue intiere, et una di esse<br />
di marmo assai fino, e di non ordinaria<br />
scultura, et una lapide con la seguente<br />
inscrittione Fabritius de Jesualdis Compsanorum<br />
Comes Aloysio Jesualdo Patri<br />
Compsanorum Comiti Felici Senecte<br />
Munere Vitam Consecuto fecit<br />
MDXXIIII.<br />
Nella nave di detta chiesa, à destra<br />
ritrovasi scala di fabrica, per cui si cala al<br />
succorpo, diviso con pilastri, et archi di<br />
fabrica, con due rustici altarini, senz’apparato,<br />
et ornamento, dove dicono quei<br />
venerandi canonici esservi i corpi dei<br />
gloriosi Santi Menna e Martino.<br />
Ritornando al piano di detta chiesa,<br />
in testa della nave piccola dalla parte destra<br />
si ritrova porta per la qual si entra<br />
nella cappella, che oggi serve per uso di<br />
sacrestia, sotto il titolo di Santa Maria<br />
delle Grazie, dove era l’enunciata famosa<br />
cappella, e tumulo dell’illustre principe<br />
conte Fabrizio, e contessa Costanza di<br />
Capua, detta cappella è coverta à tetti,<br />
con soffitto di legname, et in essa ritrovasi<br />
stipo di legno dove si conservano<br />
l’apparati usuali per la celebratione de<br />
Santi Sacrificij, tenendo ivi il solo preciso,<br />
e tutto il di più conservasi in Santo<br />
Andrea, con molti altri più nobili apparati,<br />
et argenti lasciati in detta chiesa dal<br />
fù ultimo monsignore Caracciolo arcivescovo<br />
di quella.<br />
In testa di detta cappella vi è l’altare<br />
col quadro di Nostra Signora delle Gratie,<br />
di mediocre pittura, con cornice dorata, e<br />
parimente un’antichissima statua di legno<br />
di Nostra Signora, et altra di Santo<br />
Vito, e nelle mura laterali, e parte opposta<br />
di detto altare, sonovi vent’uno quadri<br />
con cornici negre, rappresentantino arcivescovi,<br />
che sono stati di detta Città, e<br />
per non esser finita la chiesa, in questa<br />
cappella ufficiano li reverendi canonici, e<br />
ritornando alla sudetta chiesa, in testa<br />
della nave piccola dalla parte sinistra, vi è<br />
porta per cui si entra nella principiata, e<br />
non compita sacrestia. Vi è parimente la<br />
fonte battesimale rustica e non compita.<br />
Nell’atrio di detta chiesa sostenuto da<br />
grossa trave, per non esservi campanile vi<br />
sono quattro campane, una grossa, altra<br />
mezzana, e due piccole il dicui suono<br />
unito forma un buon accordo.<br />
Viene detta Città decorata della di-<br />
gnità d’arcivescovato, il di cui frutto passa<br />
annui ducati seimila, e vien servita da<br />
dodici canonici, con rendita d’annui ducati<br />
cinquanta incirca, quattro di essi<br />
sono dignità, cioè arciprete, primicerio,<br />
cantore, ed archidiacono, portando l’insegna<br />
di mozzetto violato.<br />
Vi erano in detta Città, e se ne vedono<br />
le vestiggia altre due cappelle sotto<br />
il titolo di Santo Rocco, e Santissimo<br />
Rosario, al presente da passati terremoti<br />
distrutti, essendovi solo fuori della Città<br />
alli piani una cappella dedicata à Santo<br />
Vito.<br />
Ritrovasi in detta Città per servitio<br />
de poveri cittadini e forestieri lo spedale,<br />
e monte, che somministra ancora alle povere<br />
donzelle qualche elemosina in grano<br />
per aiuto de loro maritaggi. […]<br />
Segue una lunga dissertazione sul<br />
patronato dell’abbazia di Santa Maria<br />
in Elce, situata nel territorio di Calitri<br />
[…]<br />
Della Città di Conza confinano i suoi<br />
territorij con le sottoscritte terre, cioè con<br />
Santo Andrea, che l’è distante miglia<br />
due, con Piescopagano, e lo feudo de Caperroni<br />
distente miglia tré, da Castelnuovo<br />
miglia quattro, da Teora miglia quattro,<br />
da Morra miglia sei, da Andretta miglia<br />
quattro, e da Cairano miglia tré. […]<br />
Segue una precisa descrizione dei<br />
confini del territorio di Conza, eseguita<br />
con l’aiuto di quattro esperti scelti per<br />
ognuno dei sette paesi confinanti. Infine<br />
il tavolario esprime la sua valutazione<br />
dell’intera Città.<br />
COLLETTIVA<br />
Erbaggio, e suo stratonico, e fida<br />
morta ducati seicentoventi – 620<br />
Mastrodattia ducati diecinove – 19<br />
Stratonico, ò sia decima di quello che<br />
si sementa, ducati quattro tarì 2.10 –<br />
4.2.10<br />
Annui ducati venti, che paga l’Università<br />
per la portolania, zecca, e misura,<br />
e pesi – 20<br />
Difesa di Pescara – 28<br />
Giardino incolto ducati uno – 1<br />
Grano, orgio, et avena del compasso<br />
di Teora, netti, e franchi di ogni spesa ut<br />
supra ducati duecento quaranta sei tarì<br />
quattro, e grana 18 _ - 46.4.18 _<br />
Grano, orgio, et avena del compasso<br />
di Conza, netti, e franchi di ogni spesa ut<br />
supra ducati cento cinquanta due tarì<br />
uno, 26 _ - 152.2.26 _<br />
<strong>Il</strong> molino franco di spesa ducati novantaquattro<br />
– 94<br />
Trè pezzi di territorij ducati uno, tarì<br />
1. 16 2/3<br />
Summano in uno ducati milleduecentosei,<br />
tarì 2. 2 2/3 – <strong>12</strong>06.2.2 2/3<br />
14<br />
Altri territorij<br />
Da’ quali se ne deducono ducati cinquantasette<br />
tarì 2.6<br />
Adoa dovuta alla Regia Corte, e per<br />
la portolania 57.4.6 […]<br />
Restano ducati millecentoquarant’otto<br />
tarì 2.25 2/3 – 1148.2.25 2/3 […]<br />
di V. S. affezionatissimo et obligatissimo<br />
servitore vero Giuseppe de Gennaro<br />
primario del S. C.<br />
Napoli, 2 aprile 1713<br />
Note<br />
1 La relazione, finora inedita, è citata in G.<br />
LABROT, Quand l’hisoire murmure. Villages et<br />
campagnes du Royaume de Naples (XVI.e –<br />
XVIII.e siècle), Rome 1995, e si trova nell’Archivio<br />
di Stato di Napoli, fondo Notai del XVII<br />
secolo, scheda 1150, prot. 21, ff. 626 ss.<br />
2 L’apprezzo del 1636 si trova in G. FELICI,<br />
<strong>Il</strong> principato di Venosa e la contea di Conza dai<br />
Gesualdo ai Boncompagni Ludovisi, a cura di<br />
A. CAPANO, Venosa 1992.<br />
3 La perizia del 1696 è riportata in E. RIC-<br />
CIARDI, Conza in età moderna. 1- Dal 1494 al<br />
1696, in «<strong>Il</strong> <strong>Calitrano</strong>», n.s., 11 (1999), pp. 13-17.<br />
4 Sulla famiglia D’Andrea cfr. tra gli altri P.<br />
GIANNONE, Istoria civile del Regno di Napoli,<br />
Napoli 1723; B. CROCE, Storia del Regno di<br />
Napoli, Roma-Bari 1924; N. CORTESE, Cultura e<br />
politica a Napoli dal Cinquecento al Settecento,<br />
Napoli 1965; F. D’ANDREA, Avvertimenti ai nipoti,<br />
a cura di I. ASCIONE, Napoli 1990; L. MAZ-<br />
ZEO, I D’Andrea marchesi di Pescopagano,Napoli<br />
1994; E. RICCIARDI, La residenza di un avvocato<br />
napoletano del Seicento. <strong>Il</strong> palazzo di<br />
Francesco d’Andrea, in «Ricerche sul ’600 napoletano»,<br />
Napoli 1996-97, pp. 111-<strong>12</strong>8.<br />
5 Sulla cattedrale cfr. G. FRATIANNI, La cattedrale<br />
di Conza. Note archeologiche e architettoniche,<br />
in «Civiltà altirpina», n.s., 1990/2,<br />
pp. 8-14.<br />
LAUREA<br />
Antonella TUOZZOLO si è brillantemente<br />
laureata, l’anno scorso,<br />
in Economia e Commercio con indirizzo<br />
economico-aziendale, presso<br />
la Terza Università degli Studi<br />
di Roma. “La pubblicità ingannevole<br />
dei prodotti cosmetici” è la tesi<br />
in Marketing discussa dalla neo<br />
dottoressa, relatore il ch/mo professore<br />
G. Eminente, correlatore il<br />
prof. M. Sandulli. Alla bravissima<br />
Antonella, ai genitori Miranda e<br />
Giovannino, al fratello, le nostre più<br />
vive congratulazioni con gli auguri<br />
di sempre maggiori successi.
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
on la dipartita del Padre spirituale,<br />
C don Vincenzo Cubelli, avvenuta il<br />
30.01.1999, si è spezzata una colonna<br />
dell’Arciconfraternita dell’Immacolata<br />
Concezione di Calitri. Per un cinquantennio<br />
Egli si è prodigato con dedizione<br />
ed altruismo al suo dovere di sacerdopte<br />
ed ha saputo infondere sempre più nella<br />
gente il fervore religioso verso la Madonna,<br />
madre di Gesù e nostra protettrice.<br />
Ora, a cinque mesi dalla sua scomparsa,<br />
l’Arciconfraternita è ancora senza<br />
guida spirituale, principio fondamentale<br />
per il conseguimento del bene religioso e<br />
spirituale dei confratelli.<br />
Voglio augurarmi e con me tutta la<br />
popolazione di Calitri, che è molto devota<br />
all’Immacolata Concezione, che quando<br />
prima S. E. mons. Salvatore Nunnari,<br />
nuovo arcivescovo della nostra Diocesi,<br />
che, per umiltà e per essere più vicino<br />
alla gente senza suscitare imbarazzo in<br />
chi l’avvicina, preferisce essere chiamato<br />
Padre Salvatore, come egli ebbe a dire<br />
il 1° maggio 1999, giorno del suo insediamento<br />
nella nuova Diocesi, nella sua<br />
omelia tenuta in Materdomini, e per la<br />
sua profonda devozione verso la Madonna,<br />
possa rimediare, per il bene dell’Arciconfraternita<br />
e dei fedeli di Calitri, a<br />
tanta manchevolezza.<br />
È un’aspirazione altamente e profondamente<br />
sentita da tutti coloro che, e<br />
sono tanti, credono fermamente nel ministero<br />
sacerdotale come guida spirituale<br />
delle anime. Don Vincenzo nacqua a Calitri<br />
il 28/08/1921 da Canio, agricoltore e<br />
da Savanella Maria Angela, casalinga.<br />
Trascorse la sua infanzia a Calitri, accudito,<br />
insieme al fratello Angelo, amorevolmente<br />
dalla madre, essendo il padre<br />
emigrato negli Stati Uniti nel 1923. Frequentò<br />
con diligenza le scuole elementari<br />
e conseguitane la Licenza, essendosi<br />
sentito attratto dalla vita religiosa, entrò<br />
nell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi,<br />
dove attese con profitto agli studi<br />
ginnasiali, nei primi tre anni nel Collegio<br />
S. Matilde di Andora (IM) e negli<br />
altri due a Genova-Sampierdarena.<br />
Terminati gli studi del Ginnasio passò<br />
a Roma nella casa religiosa di S. Pietro<br />
in Vincoli, dove iniziò gli studi licea-<br />
PASQUALE SALVATORE DI NAPOLI<br />
DON VINCENZO CUBELLI<br />
Padre spirituale dell’Arciconfraternita dell’Immacolata<br />
Concezione di Calitri<br />
li ed il Noviziato, periodo di prova e di<br />
conferma della vocazione, come preparazione<br />
di promessa e mantenimento dei<br />
tre voti: castità, povertà ed ubbidienza,<br />
virtù fondamentali per chi, esercitando<br />
il ministero di sacerdote, dovrà vivere<br />
fra la gente. All’inizio del Noviziato, colpito<br />
da un malanno, fu costretto a lasciare<br />
l’Ordine religioso e rientrare in famiglia,<br />
dove venne curato e, una volta guarito,<br />
sentendosi profondamente chiamato<br />
dal Signore, entrò nel seminario di S.<br />
Andrea di Conza dove concluse gli studi<br />
liceali ed il Noviziato. Poi fu alunno dell’ex<br />
Pontificio Seminario Regionale “Pio<br />
XI” di Salerno, dove attese agli studi di<br />
teologia e terminò la sua preparazione al<br />
Ministero sacerdotale.<br />
Gli anni trascorsi nei Collegi dell’Ordine<br />
religioso e nei Seminari di<br />
S.Andrea e di Salerno contribuirono radicalmente<br />
a forgiare il carattere dell’uomo<br />
secondo quei principi fondamentali<br />
che qualificano coloro che scelgono di<br />
vivere fedelmente la vita religiosa così<br />
come desiderata e voluta da Cristo, nostro<br />
Signore, secondo quanto scritto nei<br />
Vangeli. Raggiunta questa formazione<br />
spirituale, la domenica del 29/06/1947,<br />
venne consacrato Sacerdote dall’Arcivescovo<br />
mons. Cristoforo Carullo, nella<br />
chiesa dell’Immacolata Concezione, alla<br />
presenza dei suoi familiari e delle autorità<br />
civili e religiose e con una grande<br />
partecipazione di popolo.<br />
Allorchè al suo predecessore, don<br />
Michele Di Milia, venne affidata la Parrocchia<br />
di Senerchia; don Vincenzo divenne<br />
Assistente Spirituale dell’Arciconfraternita,<br />
carica che ha ricoperto senza<br />
alcuna interruzione fino all’ultima domenica<br />
24/01/1999, quando ha celebrato<br />
la S. Messa dei confratelli delle ore 10, e<br />
pur essendo malandato in salute, non<br />
dava l’impressione che ci avrebbe lasciato<br />
definitivamente da lì a qualche<br />
giorno.<br />
Nei molti anni in cui ha ricoperto la<br />
carica di Padre spirituale della Congregazione<br />
ha avuto contatto con uomini<br />
differenti, che, nella gestione della prioria,<br />
avevano un modo diverso di pensare<br />
e di agire non solo rispetto a lui, uomo di<br />
15<br />
chiesa, ma anche nei riguardi degli altri,<br />
per cui insorgevano discussioni, a volte<br />
anche molto accese, ed egli era là sempre<br />
pronto a capirli, a guidarli, a consigliarli,<br />
ma sempre con discrezione, senza mai<br />
imporre la sua autorità.<br />
Negli anni 1954/gennaio 1960 quando<br />
ho ricoperto la carica di Priore, mi è<br />
stato vicino, mi ha dato suggerimenti e<br />
consigli su decisioni da prendere e molte<br />
cose furono fatte in Chiesa su sua proposta.<br />
Fu lui che mi fece conoscere Gaetano<br />
Codella, pittore, un calitrano emigrato<br />
in America, che, per pura devozione<br />
alla Madonna, senza compenso, decorò<br />
di immagini sacre le pareti interne della<br />
navata centrale della Chiesa e ritoccò gli<br />
affreschi della cupola del transetto che<br />
rappresentavano i quattro Evangelisti,<br />
opere che andarono completamente distrutte<br />
dal terremoto del 1980, ma di cui<br />
si possono ammirare la freschezza dei<br />
colori e la spiritualità delle effigi in alcune<br />
fotografie dell’epoca.<br />
Ma don Vincenzo era l’amico di tutti,<br />
in particolar modo dei meno abbietti, dei<br />
diseredati materialmente e spiritualmente,<br />
dei sofferenti colpiti da mali fisici che<br />
provocano dolori atroci e prostano l’animo<br />
umano, perché anche lui, specialmente<br />
negli ultimi anni della sua vita, è<br />
stato affetto da questi patimenti. Quando<br />
nel 1949 il fratello Angelo e nel 1950 la<br />
madre raggiunsero il padre in America,<br />
egli rimase solo. Non ha mai avuto una<br />
“perpetua” di manzoniana memoria; consumava<br />
i pasti presso la trattoria di Di<br />
Carlo Alfonso e di suo figlio Pasqualino<br />
“Pasciut’”, unica del paese, dove facevano<br />
capo i pochi avventori che capitavano<br />
a Calitri per motivo di lavoro e<br />
dove, a volte, si ritrovavano, a cena o a<br />
pranzo, persone amiche per celebrare<br />
qualche ricorrenza di famiglia o per trascorrere<br />
insieme qualche ora, lontano<br />
dalle preoccupazioni giornaliere, per<br />
puro diletto di gola e con loro, qualche<br />
volta, si intratteneva a parlare.<br />
Gli è mancato quel calore umano che<br />
aleggia in una famiglia moralmente sana<br />
e che apporta gioia e contentezza per lo<br />
sguardo ed il sorriso innocente di un<br />
bimbo, per la sponstanea obbedienza di
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
un adolescente, per una uniformità di intenti<br />
tra figli giovani e genitori. A questa<br />
deficienza sopperì dedicandosi anima e<br />
corpo alla missione a cui era stato chiamato<br />
da Dio, facendo rivivere in se stesso,<br />
in una perfetta simbiosi, la virtù dell’umiltà<br />
e il dovere dell’ubbidienza, l’amore<br />
per il prossimo e la fede in Dio che<br />
l’aiutava a sopportare ogni cosa. I fedeli<br />
della Chiesa dell’Immacolata, i confratelli<br />
e gli amministratori dell’Arciconfraternita<br />
erano la sua famiglia.<br />
Nell’incarico ricoperto come professore<br />
di religione fu sempre aperto e comprensivo<br />
con i giovani, si compenetrava<br />
in essi e li aiutava a risolvere i loro problemi,<br />
agendo, però, con fermezza ed<br />
obiettività, senza mai lasciarsi coinvolgere<br />
in azioni che esulavano dai principi<br />
fondamentali della morale cattolica. <strong>Il</strong><br />
terremoto dell’80, che distrusse la Chiesa,<br />
lo abbattè, come avvenne per altri<br />
confratelli; ma egli si riprese subito e,<br />
caricandosi di entusiasmo, andò, con il<br />
Priore di allora ed altri confratelli, alla ricerca<br />
di un sito dove ospitare la statua<br />
della Madonna, rimasta intatta dopo la<br />
caduta della cupola del presbiterio, finchè<br />
non lo trovò, con l’aiuto dell’ammi-<br />
CONCORSI<br />
PREMIO LETTERARIO<br />
“LIBRO PARLATO”<br />
La Direzione Nazionale dell’Unione Italiana<br />
Ciechi, al fine di promuovere l’immagine del<br />
Servizio del Libro Parlato, ha deliberato di istituire<br />
il Premio Letterario “LIBRO PARLATO”,<br />
cui potranno partecipare gli scrittori italiani che<br />
abbiano già al loro attivo almeno tre pubblicazioni<br />
di narrativa.<br />
Gli scrittori interessati, per avere copia del bando,<br />
potranno rivolgersi alla Sezione Provinciale<br />
dell’Unione Italiana Ciechi di Avellino, via Pescatori,<br />
68, tel. 0825/78.21.78, o alla sede centrale<br />
dell’Unione Italiana Ciechi, via Borgognona,<br />
38 – 00187 Roma o alle Sezioni Provinciali<br />
U.I.C. site nelle città capoluogo di provincia.<br />
La scadenza per le apposite domande è il 30<br />
Giugno 2000.<br />
CONCORSO NAZIONALE “ADSINT” DI<br />
POESIA E RACCONTO<br />
IV Edizione – Calendimaggio 2000.<br />
Le opere, per il Premio che si articola in quattro<br />
sezioni, dovranno pervenire entro il 29 febbraio<br />
2000 a: 4a edizione concorso nazionale adsint<br />
di poesia e racconto – anno 2000 associazione<br />
donatori di sangue istituto nazionale tumori<br />
Via Venezian, 1 – 20133 Milano.<br />
È richiesto un contributo spese di segreteria di £.<br />
25.000 per una sezione e £. 40.000 per due o<br />
più sezioni, da inviare preferibilmente tramite il<br />
c/c/postale n. 11647203 o assegno ad ADSINT<br />
Milano.<br />
Eventuali informazioni o chiarimenti potranno<br />
essere richiesti telefonando nei giorni lavorativi<br />
nistrazione comunale, nella chiesa di S.<br />
Berardino.<br />
Quando si rese conto dell’impegno<br />
che profondevo per la ricostruzione della<br />
chiesa, accompagnando il Priore in carica<br />
dr. Giovanni Rabasca a Napoli, ad<br />
Avellino, a S. Angelo, a Conza per risolvere<br />
i problemi insorgenti e rimuovere<br />
gli ostacoli che si frapponevano nel corso<br />
dei lavori di riattazione, egli, col suo atteggiamento<br />
umile e dimesso, ma speranzoso<br />
si avvicinava e chiedeva notizie<br />
sull’andamento dei documenti che seguivano<br />
il loro iter perché grande era in<br />
lui l’ansia di rivedere l’opera tirata a<br />
nuovo. <strong>Il</strong> 4/9/1988 il Tempio ricostruito<br />
fu riaperto al culto e immensa fa la sua<br />
gioia non solo perché la statua della Madonna<br />
rientrava nella sua sede, ma anche<br />
perché egli, quasi come qualunque<br />
altro terremotato, ritrovava la sua casa,<br />
poiché la chiesa dell’Immacolata per lui<br />
era anche la sua casa.<br />
Al ritorno a Calitri della madre, le cui<br />
condizioni fisiche erano cagionevoli al<br />
punto che negli ultimi anni, era costretta a<br />
stare su una sedia a rotelle, egli le fu costantemente<br />
vicino, propinandole tutto il<br />
conforto che poteva darle come figlio e<br />
(dalle ore 14 alle ore 16) al n. 02/23.90.885 oppure<br />
all’indirizzo di posta elettronica info@adsint.mi.it<br />
“PREMIO SAN VALENTINO”<br />
CONCORSO INTERNAZIONALE<br />
DI LETTERE E DI ARTI - XXX EDIZIONE<br />
<strong>Il</strong> “Comitato per la Premiazione di un Messaggio<br />
d’Amore” bandisce la XXX edizione del<br />
“Premio San Valentino”, concorso internazionale<br />
di lettere e di arti. Termine di scadenza per<br />
la presentazione delle opere sia letteraie che artistiche<br />
è il 31 dicembre 1999.<br />
Le premiazioni si svolgeranno a Terni nel febbraio<br />
2000, in occasione della festa di San valentino,<br />
patrono di Terni e protettore degli innamorati.<br />
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla<br />
segreteria del “Premio San Valentino” viale<br />
Antonio Fratti, 7 – 05100 TERNI – tel. e fax<br />
0744/42.82.33.<br />
PREMIO LETTERARIO S. NICOLA AR-<br />
CELLA - “FRANCO LO SCHIAVO”<br />
La XX edizione del “S. NICOLA ARCELLA –<br />
FRANCO LO SCHIAVO” 1999 – con giuria<br />
composta da Antonio Piromalli (presidente), Carlo<br />
Cipparrone, Raffaele Nigro, Giacinto Spagnoletti<br />
e Nicolino Longo (segretario) – è stata<br />
vinta, ex-aequo,<br />
• per la sez. “Libro di Poesia” cui hanno partecipato<br />
215 opere, da Roberto Mussapi (“La<br />
grotta azzurra”/ Jaca Book) e da Peter Russell<br />
(“Poesie dal Valdarno”/Chegai);<br />
• per la sez. “Libro di Narrativa” (90 le opere<br />
partecipanti) sempre ex-aequo, da Aldo De<br />
Jaco “Un po’ di Napoli”/Pironti) e da Michele<br />
Prisco (“Gli altri/Rizzoli).<br />
16<br />
come sacerdote fino a quando il Signore<br />
non la chiamò a se. Negli ultimi tempi le<br />
sue condizioni di salute erano molto scemate,<br />
aveva i piedi gonfi e sanguinanti<br />
tanto da dover, per le fasciature, calzare le<br />
pantofole al posto delle scarpe, tuttavia<br />
ha continuato a compiere il suo dovere di<br />
Padre Spirituale fino in fondo. Le persone<br />
che si sono prodigate amorevolmente per<br />
lui e sua madre, così malandati in salute,<br />
sono state la cugina Cubelli Angelina e<br />
sua figlia, che giornalmente hanno sopperito<br />
alle loro necessità e quando per la<br />
morte della madre don Vincenzo era rimasto<br />
solo e sempre più afflitto dai malanni<br />
che lo tormentavano, entrambe hanno<br />
continuato ad accudirlo affabilmente<br />
vegliando al suo capezzale fino a quando<br />
non ha esalato l’ultimo respiro.<br />
Con don Vincenzo se n’è andato<br />
l’uomo che ha saputo sopportare religiosamente<br />
il dolore fisico, accettandolo<br />
come fatto naturale a cui nessuno può<br />
sottrarsi ed il sacerdote che ha dato un<br />
esempio di vita vissuta con fervente fede<br />
cristiana, con zelo illuminato e con spirito<br />
di abnegazione, lasciando in noi un<br />
vivo ricordo di sé che ci accompagnerà<br />
nella nostra vita.<br />
XXX PREMIO DI POESIA FORMICA NERA<br />
Città di Padova<br />
Segr. via Dignano, 11 – 35135 Padova<br />
Si partecipa con una poesia inedita a tema libero,<br />
da far pervenire entro il 5 aprile 2000<br />
in cinque copie – di cui soltanto una con nome ,<br />
cognome, indirizzo e firma dell’autore – al segretario<br />
del concorso Luciano Nanni - Casella<br />
Postale 1084 - 35100 Padova<br />
Per spese organizzative si richiede un libero contributo<br />
da inviare al nominativo di cui sopra.<br />
Per informazioni urgenti tel. 049/61.77.37.<br />
PREMIO NAZIONALE BIENNALE DI<br />
POESIA - “CITTÀ DI SOLOFRA”<br />
La Giuria della 13a edizione composta dal prof.<br />
Nunzio Menna, Avellino; prof. Pasquale Martiniello,<br />
Mirabella Eclano; prof. Carmine Manzi,<br />
Mercato S. Severino; rev. Prof. Mario Pascolo,<br />
Barletta (BA); prof. Lorenzo Vessichelli, Lovere<br />
(BG); prof.ssa Teresa Armenti, Castelsaraceno<br />
(PZ); dal segretario dr. Vincenzo D’Alessio –<br />
dalla Giuria Popolare: Assoc. Informagiovani<br />
“Zelo in Condotta” ha assegnato i seguenti riconoscimenti:<br />
• Sezione Poesia inedita: 1° premio ad Antonietta<br />
Tafuri di Roma;<br />
• Sezione Poesia Inedita in napoletano: 1° premio<br />
ad Eduardo De Biase di Napoli;<br />
• Sezione Poesia Edita: 1° premio a Veniero<br />
Scarselli di Pratovecchio (AR);<br />
• Premio per la Cultura 1999/2000 a mons.<br />
prof. Michele Ricciardelli, Stony Brook University<br />
di New York;<br />
• Premio per le tradizioni 1999/2000 alla dr.a<br />
Maria Giovanna Vitale di Montoro Inferiore.
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
<strong>Il</strong> cantautore Vinicio Capossela è nato in Emilia da<br />
genitori calitrani che da oltre 30 anni si sono trapiantati<br />
a Scandiano per ragioni di lavoro. È con<br />
orgoglio che ammiriamo la sua bella carriera di<br />
cantante con i nostri migliori auguri di sempre<br />
maggiori traguardi.<br />
MUSEO ETNOGRAFICO DI AQUILONIA<br />
In un angolo dell’Alta Irpinia, su un terrazzo affacciato sul Tavoliere, al confine<br />
tra Campania, Basilicata e Puglia, nella piccola Aquilonia, c’è un grande<br />
MUSEO ETNOGRAFICO in cui rivivono gli oggetti (circa cinquemila pezzi),<br />
le situazioni e le immagini della vita e della gente di un passato antico.<br />
Efficacissimo strumento didattico per studiosi e studenti, è un grande libro<br />
scritto con il linguaggio muto e suggestivo della cultura materiale che subito<br />
affascina e coinvolge il visitatore. <strong>Il</strong> merito va al prof. Domenico Tartaglia, al<br />
suo collaboratore Donato Michele Mesce e alla generosa collaborazione dei<br />
cittadini.<br />
Aperto tutti i giorni, per visite concordate tel. 0827/83.<strong>12</strong>3. – 83.031 – 83.004.<br />
Calitri 1964/65 Torneo dei Bar, da sinistra: Attilio Melaccio (lu t’nent’), Eduardo Maffucci (la ruspa),Vincenzo<br />
Zampaglione (mastors’), Salvatore De Nicola (la zoccula), Angelomaria Maffucci (s’nt’mend’),Vito Martiniello<br />
(tucc’ tucc’), Emilio Maffucci (in piedi, figlio di Eduardo), accosciati: Canio Pastore (sauzicchj’), Pietro Fierravanti<br />
(pamb’llin’), Michele Scoca (scochetta),Vito Della Valva (quaranta), Michele Margotta (c’c’niegghj’).<br />
Calitri 26 febbraio 1956, matrimonio di Vittorio Del Buono, classe 1932 e Felicetta Rubinetti, nata il<br />
21.07.1937 e deceduta il 04.<strong>12</strong>.1989, Lucia Giorgio, Gerardo Del Buono, capo famiglia nato a S.Andrea di<br />
Conza il 24.02.1898 e deceduto a Calitri il 04.04.1986, con il nipotino in braccio Giovanni Del Buono,<br />
Giovanni Rubinetti, altro capo famiglia nato il 03.02.1911 e deceduto il 07.08.1957, in seconda fila: Lucia<br />
Rubinetti, Maria Concetta Rubinetti, Lucia Russo, nata il 26.01.1915 e deceduta il 22.11.1987, col figlio<br />
Mario Rubinetti, Lucia Di Muro con la figlia Gerardina Del Buono e il marito Alfredo Del Buono, nato il<br />
14.08.1928 e deceduto il 23.01.1998; in prima fila: Michele Del Buono, Giovanna Del Buono col treciclo,<br />
Antonio Gerardo Rubinetti, Gerardo Del Buono col treciclo e Angela Del Buono.<br />
17<br />
Calitri 4 settembre 1999, si festeggia il primo compleanno<br />
della piccola Marianna Galgano, fra le braccia di Antonietta<br />
Maffucci (cap’janch’) con il compagno Charles.<br />
CASA DI ACCOGLIENZA<br />
Le suore di Calitri, che fino all’anno<br />
scorso avevano anche la scuola<br />
materna, gestiscono ora una piccola<br />
“Casa di Accoglienza” con appena<br />
<strong>12</strong> posti e soltanto per anziani<br />
autosufficienti. A volte non basta<br />
la vita di sacrificio e di abnegazione<br />
delle suore, ma la vita moderna<br />
esige costi non sempre alla portata<br />
di tutti.<br />
Ci risulta che il Comune non da<br />
alcun contributo, neanche per chi<br />
ha una pensione inferiore alle<br />
700/800 mila lire per cui bisogna<br />
affidarsi alla misericordia del Signore<br />
e alla bontà di tanti privati<br />
cittadini.
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
DIALETTO E CULTURA POPOLARE<br />
LA VITA EIA NU ECCUC’ QUA’<br />
(Continua dal numero precedente)<br />
Mamma e quacche zian’ v’nern’ a la stanziola , n’ajtarn’ a mett’ r’ bbalic’<br />
ngimma a lu tren’, n’abbrazzarm’, n’ vasarm’ e s’ n sc’nnern’, n’ p’term’<br />
tratt’né r’ llahr’m’; lu tren’ partì, ij ra lu f’n’strin’ cu la criatura mbrazza<br />
v’nt’liava lu macquatriegghj’ fin’ a chi n’ nn’ r bb’riett’ cchiù, m’ sc’pparn’ lu<br />
cor’ ra pietta. Uardaj Calitr’, r’ pign’ r’ santa Lucia cu l’uocchj ra for’ e cchin’<br />
r’ lahr’m’ fin’ a chi tu tren’ s’ sp’rdì mmiezz’ a li cac’r’ e r’ ggurr’ r’ la ferrovia,<br />
uardaj p’ l’ut’ma vota r’ ccost’ r’ la Taverna, lu pont’ r’ la Taverna (sta<br />
vota ra nda lu tren’, a p’ tant’ann’ l’avja passat’ a l’apper’) r’ terr’ nostr’ a<br />
Llient’, li frunt’ r’ Ruv’, r’ ccost’ r’ Santa Saharia; tutt’ m’ scaf’cia sotta<br />
l’uocchj, tott’ quegghj terr’ verd’, quegghj gran’ sp’cat’ chi cu lu vient’ facija<br />
l’onna, quegghj bbign’ sckucquat’, quigghj addor’ r’ masc’ r’ cac’r’, , r’ sc’nestr’,<br />
r’ quegghj terr’ arat’ fresck’, r’ l’aria chi r’iatava a vvocqua aperta e<br />
m’anchija li polmoni, n’ sapia che bb’lia st’pà, che m’ v’lia p’rtà nnanz’ nda<br />
stu cor’, m’ v’lia p’rtà tutt’ cu mmich’.<br />
A la prima halleria chjriett’ lu f’n’strin’, p’gliaj la criatura mbrazza, m’<br />
la str’ngiett’ fort’ fort’ a mmi, m’ass’ttaj e p’nzaj :” mo’ tengh’ sul’ a bbuj ra<br />
cust’risc’”. La criatura cut’lata ra li m’v’ment’ r’ lu tren’ chi f’scija finalment’<br />
s’add’rmì, ij accumm’nzaj a p’enzà cum’ e che avarria tr’vat’ a Como, cum’<br />
sarrija stata la ggent’, si sarrija stata affabb’la cu michj’. A stent’ e stanch’ r’<br />
stu viagg’ accussì luongh’ (n’ nz’arr’vava maj, n’ ng’era cung’renz’ a ogni<br />
stanziola s’avia asp’ttà nu sacch’ r’ tiemb’, no cum’ mo’ chi ng’ so tren’ e<br />
pulman a tutt’or’) arr’varm’ viers’ r’ cingh’ lu juorn’ appriess’, lu cambij cu<br />
la rrobba era arr’vat’ prima, aspettava a nnuj p’ scarr’cà. P’ ddà na man’ pur’<br />
ij a scarr’cà, m’ttient’ na cup’rtegghia nderra, app’sciaj la criatura chi s’ poss’<br />
subb’t’ a chiang’; li cr’stian’ uardavan’ ra li bbarcun’ (fors’ p’nzavan’ chi sa<br />
ra ndo n’ ven’n’ e che gent’ sarrann sti terron!).<br />
P’ f’rtuna s’avv’c’nà na femm’na, p’glià la criatura mbrazza, l’accucc’lià<br />
e la t’nì fin’ a chi f’rnerm’ r’ scarr’cà, aggia ric’ ca m’ fec’ subb’t’ bbona<br />
mpr’ssiona; lu r’frisck’ l’aviett’ quann’ marit’ma aprì la porta r’ la casa: era<br />
vecchia, umm’ra, p’zzava r’ chius’, r’ ff’lìs’n’ fin’ nderra, senza acqua, senza<br />
luc’; m’ riss’ ca avija 5 ann’ chi era chiusa, m’ scumm’glià la hoccia (e ij<br />
chi p’nzava chi sa cum’era cchiù mmegl’ a Como!). M’accurciaj r’ brazz’,<br />
riett’ na p’l’zzata cchiù hrossa prima r’ mett’ hintr’ tutt’ li nnart’; m’ la p’gliaj<br />
e m’arrabbiaj tant’ cu marit’ma: che cosa è, lu r’ciett’, sapiv’ ca aviemma<br />
arr’và cu la criatura p’cc’nenna (facija 7 mis’ probbia quigghj’ juorn’, li 5 r’<br />
magg’) p’tiv’ piglià nu scupigghj e cu n’ picca r’ cauc’ riv’na str’v’gghiata e<br />
ss’ dd’sinfettava, n’ nz’ sarria s’ntuta sta puzza r’ chius’ e r’ vecch’ e cchiù dd’<br />
tutt’ pot’ carè malata la criatura nda sta casa accussì bbrutta!<br />
Va bbuon’ ca prima l’uomm’n’ (e manch’ mo’ chi nasc’ tunn’ n’ mmor’<br />
quadr’) n’ facienn’ r’ cos’ r’ r’ femm’n’, ma s’ trattava almena sul’ a p’ la prima<br />
vota, la p’tija s’st’mà, p’tija luà r’ ff’lisc’n’ cu na scopa, p’tija accattà la<br />
luc’, lu cuntator’ r’ l’acqua, no asp’tta’, no asp’ttà chi arr’vavam’ nuj. Era r’men’ca,<br />
r’ p’teje eran’ chius’ r’ latt’ p’ la criatura era f’rnut’, a ddic’ la v’r’tà<br />
tr’varm’ bbona ggente; chi n’ rez’ r’ latt’ già scagl’ndat’, chi nu c’roc’n’ p’<br />
app’ccià la sera, chi nu s’cchiett’ r’acqua bbona ca quegghia r’ la casa era<br />
arr’zz’nuta e ng’ voz’ nu bbell’ poch’ fin’ a chi sapija bbona. M’tterm’ hintr’<br />
tutt’ li nnart’ cchiù urgent’, mondarm’ lu liett’ e la naca, cambiaj la criatura,<br />
la faciett’ mangià, mangiarm’ nu muzz’ch’ assutt’ pur’ nuj e ropp’ tant’,<br />
stanch’ e spianat’ n’ curquarm’ tutt’ e tre. Lu juorn’ appriess’ sarrija surt’ nu<br />
sol’ nuov’ e n’ata vita s’accumm’nzava nova.<br />
(Continua nel prossimo numero)<br />
DI LUCIA FIERRAVANTI<br />
18<br />
LA VITA E’ UN ECCOCI QUA<br />
(Continua dal numero precedente)<br />
Mamma e qualche zio vennero alla stazione, ci aiutarono a mettere le valigie<br />
sul treno, ci abbracciammo, ci baciammo e scesero, non potemmo trattenere<br />
le lacrime; il treno partì, io dal finestrino con la bambina in braccio<br />
sventolavo il fazzoletto finchè non li vidi più, mi strapparono il cuore dal petto;<br />
guardai Calitri, i pini di Santa Lucia, con gli occhi stravolti e pieni di lacrime,<br />
finchè il treno fischiando si sperse tra gli alberi di acacia e vimini lungo<br />
la ferrovia, guardai per l’ultima volta le Coste della Taverna, il ponte della<br />
Taverna (questa volta dal treno, per tanti anni lo avevo attraversato a piedi)<br />
le nostre terre a Liento, i “frunt’ di Ruvo”, le coste di Santa Saharia; tutto<br />
mi sfuggiva davanti agli occhi, tutte quelle terre verdeggianti, quei campi di<br />
grano maturo, che ondeggiavano al vento, quelle vigne fiorite, quell’odore di<br />
fiori d’acacia, di ginestre, di quei campi arati di fresco, di quell’aria che respiravo<br />
a bocca aperta riempendomi i polmoni, non sapevo cosa volevo conservare<br />
e portarmi nel cuore, volevo portare tutto con me!.<br />
Alla prima galleria chiusi il finestrino, presi la bambina fra le braccia, mi<br />
sedetti, la strinsi fortemente a me e pensai: “adesso ho solo voi da custodire”.<br />
La bambina cullata dai movimenti del treno in corsa, finalmente, si addormentò,<br />
e cominciai a pensare come e cosa avrei trovato all’arrivo a Como,<br />
come sarebbe stata la gente, se affabile con noi. A stento, stanchi di questo<br />
viaggio così lungo (non si arrivava mai, non c’erano coincidenze, ad ogni stazione<br />
c’era tanto da aspettare, non come adesso che ci sono treni, pulman a<br />
tutte le ore) arrivammo verso le 5 o meglio le 17 il giorno dopo; il camion con<br />
la mobilia era arrivato prima, aspettava noi per scaricare.<br />
Per dare una mano anch’io a scaricare, misi una copertina per terra e vi<br />
adagiai la bambina che si mise subito a piangere, la gente guardava dai balconi,<br />
forse pensava “ chi sa da dove arrivano e che persone saranno questi<br />
terroni”. Per fortuna si avvicinò una donna prese la bambina in braccio e con<br />
gesto materno la trattenne finchè non scaricammo tutto; devo dire che l’impressione<br />
fu subito buona. <strong>Il</strong> “rinfresco” l’ebbi appena mio marito aprì la<br />
porta di casa; era vecchia, umida, puzzava di chiuso, le ragnatele fino a terra,<br />
senza acqua, senza luce, mi disse che era chiusa da 5 anni.<br />
Mi scoppiò il cuore (ed io che pensavo chi sa come sarebbe stato più bello<br />
a Como!), mi accorciai le maniche, diedi una pulita grosso modo prima di<br />
mettere dentro le cose
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
DA CALITRI<br />
SOLIDARIETÀ COL GIORNALE<br />
5.000: Rubino Pietro, via Gagliano 11/A.<br />
10.000: Di Maio Giovanni, via Sotto Concezione 42 – Maffucci<br />
Angelomaria – Maffucci Michele – Di Cairano Canio – Di Napoli<br />
Giuseppe – Gervasi Giuseppe – Galgano Pasquale – Zabatta Vincenzo<br />
via De Sanctis, 110 – Tancredi Giuseppe - Briuolo Rocco –<br />
Galgano Domenico – Petito Rosa – Del Cogliano Luciano – Capossela<br />
Annina – Armiento Rocco – Margotta Concetta – Cestone<br />
Franchino – Cerreta Lucia, via I° Castello 1 – Leone Giuseppe -<br />
Scoca Rosa – Panniello Gaetana – Quaranta Vincenzo – Siconolfi<br />
Anna – Margotta Mario – Tateo Antonio – Sicuranza Giovanni –<br />
Russo Vincenzo – Russomanno Canio - Acocella Irma – Paolantonio<br />
Paolo – Cestone Bartolomeo – Russo Giovanni, Contrada<br />
Cerone – Cianci Alba – Panelli Peppino – Di Maio Maria Vincenza<br />
– Caputo Vittorio – Cialeo Angelomaria – Cianci Rosa –<br />
Mastrullo Giuseppe – Immerso Maria – Ganzi Maria Giuseppe –<br />
Germano Antonio, via Sottopittoli 2 – Bozza Vincenzo, Ufficio<br />
ACI – Bozza Maria e Canio – Sperduto Giovanni – Antolino<br />
Caterina – Zarrilli Vincenzo, via Pittoli <strong>12</strong>8 – Di Guglielmo Luigi –<br />
Iannece Antonio – Lucrezia Raffaele – Maffucci Piera e Michele,<br />
via G. Marconi 6 – Malanga Luciano – Lucrezia Pasquale – Cialeo<br />
Francesco – Di Roma Giuseppe – Capossela Michele – Scoca<br />
Giovanni – Zarrilli Giuseppe, vico Orto Cotino – Marino Pietro –<br />
Marra Sigismondo – Cialeo Iolanda – Di Carlo Vincenzo – Maffucci<br />
Angelomaria, via Concezione 145 – Cialeo Canio Vincenzo<br />
– Lucrezia Antonio, via A. De Carlo 40 – Di Milia Alfredo.<br />
15.000: Maffucci Vincenzo Nicola – Rubino Michele – Sperduto<br />
Angelomaria – Briuolo Angela – Zarrilli Canio, via De<br />
Sanctis 33 – Metallo Giovanni - Maffucci Eduardo – Acocella<br />
Antonietta – Fatone Maria Concetta – Di Napoli Francesca – Rubino<br />
Antonietta – Di Cecca Giovanna – Cestone Gaetano, via A.<br />
Del Re 20 – Coppola Vincenzo – Rabasca Michele, Macchia Cestone<br />
– Fierravanti Gaetana – Cirminiello Vittorio – Maffucci Vittorio<br />
– Zabatta Vincenzo, via Macello <strong>12</strong> – Di Milia Canio, via<br />
Torre 45 – Cicoira Vito – Vallario Vincenzo – Caputo Vincenza,<br />
via Concezione 15 – Cerreta Michele, vico I° Corso Garibaldi 3<br />
– Cerreta Giuseppe – Metallo Rocco – Tancredi Canio Vincenzo.<br />
20.000: Lettieri Canio – Della Badia Anna – Fierravanti Vito – Di<br />
Carlo Canio – Di Cosmo Antonio – Di Cairano Francesco Antonio<br />
– Cerreta Antonio – Delli Liuni Antonia – Zabatta Domenico – Calà<br />
Pasquale – Di Napoli Maria Michela – Zarrilli Michelina – Zabatta<br />
Rocco – Caputo Vitantonio – Tateo Vito – Di Roma Canio – Zarrilli<br />
Vito, via De Sanctis 86 – Zabatta Lucia – Vallario Leonardo – Caputo<br />
Giuseppe – Maffucci Lorenzo – Armiento Canio – Galgano Michele<br />
– Marra Ferdinando – Armiento Orazio – Galgano Donato –<br />
Metallo Colomba – Tateo Domenico – Armiento Maria Giuseppa –<br />
Zarrilli Antonio – Zarrilli Vincenzo – Cesta Maria Irene – Zarrilli Michele<br />
– Scoca Vincenzo – Di Maio Nicolais Vincenzo, Luzzano –<br />
Rabasca Vitantonio – Cubelli Giovanni – Maffucci Angelomaria –<br />
Lettieri Canio – Galgano Giovanni, via Crocepenta – Cubelli Vincenzo<br />
– Mottola Gerardo – Rainone Lucia – Codella Francesco – Di<br />
Cosmo Michele – Di Guglielmo Angela e Michele – Di Maio Giovanna<br />
– Di Cairano Canio – De Nicola Lucia – Tuozzolo Rosa Maria<br />
e Raffaele – Lettieri Angelomaria – Cerreta Francesco, via S. Canio<br />
17 – Di Milia Antonio, via Manzoni – Lucrezia Antonio – Armiento<br />
Antonietta – Racioppi Agostino – Di Cairano Nicola – Della<br />
Badia Pietro – Metallo Giovanni, Paludi di Pittoli – Fastiggi Giuseppe<br />
– Zarrilli Giuseppe – Rauseo Angela, via F. Tedesco 89 – Armiento<br />
Marianna – Iannella Rodolfo – Santoro Angelina – Gervasi<br />
Rosa – Di Cairano Vincenzo – Cestone Benedetto – Gautieri Vincenzo<br />
– Margotta Michele – Di Cecca Leonardo – Acocella Gabriele<br />
– Di Milia Raffaele – Zarrilli Canio, via Libertà 9 – Melaccio<br />
Gerardo – Gautieri Vincenzo, Piazza Michelangelo – Fiordellisi Antonio<br />
– Strollo Lucia – Maffucci Vincenza Rosaria – Zarrilli Maria<br />
19<br />
Grazia – De Nicola Antonio – Cubelli Alessandro – Zabatta Vincenzo,<br />
Contrada Demostre – Zarrilli Francesco – Tateo Angelo – Lucrezia<br />
Vincenzina – Melaccio Gaetanina – Di Muro Rosa – Cirminiello<br />
Francesco – Polestra Vincenzo – Immerso Lidia – Maffucci Canio,<br />
via F. Tedesco 163 – Gautieri Vito Fernando – Colucci Giuseppe<br />
– Zabatta Antonio, via Sottopittoli 2 – Tania Sposa – Caputo<br />
Canio Vincenzo – Lucrezia Michele – Cestone Vito “Tutta Musica” –<br />
Nigro Maria Concetta – Maffucci Francesca – Zarrilli Gerardino –<br />
Buldo Giovanni – Salvante Michele – Di Maio Giuseppe, Fontana<br />
della Noce – Cerreta Maria – Cicoira Franco – Maffucci Giuseppe<br />
Mario – Lampariello Michele - Zarrilli Giuseppe, via G. Marconi 46<br />
– Di Milia Vincenzo, Contrada Montecaruso – Panniello Carmine –<br />
Lucrezia Luigi – De Luca Maria – Martiniello Michele – Cestone Giuseppe,<br />
via Leonardo Codella 1 – Di Cosmo Canio – Codella Michele<br />
– De Nicola Giuseppe – Cerreta Alfonso – Petito Sena Maria<br />
– Cicoira Vitantonio, piazza Michelangelo – Di Muro Leonardo –<br />
Caputo Giuseppe - Savanella Concettina – Fasulo Sergio.<br />
25.000: Panniello Giovanni – Strollo Salvatore – Miranda Pasquale<br />
Antonio – Simone Pasquale – Armiento Michelantonio – Di<br />
Cecca Giovanni – Nicolais Acocella Cristina – Basile Aniello – Germano<br />
Giuseppe – Ricciardi Gaetanina – Iannolillo Giovanni – Pasqualicchio<br />
Vincenzo – Scoca Vincenzo – Caruso Salvatore – Zarrilli<br />
Donato – Nicolais Angelomaria, via Pittoli <strong>12</strong>8 – Nicolais Ferrara<br />
Dora – Di Milia Maria – Cialeo Vincenzo, via Tenente Margotta 54.<br />
30.000: Basile Francesco – Fastiggi Giuseppe – Bar Zabatta –<br />
Sansone Lorenzina – Del Re Nicola – Paolantonio Vito – Campana<br />
Francesca – Panelli Armando – Stanco Maria Antonia – Maffucci<br />
Angelino, Contrada Fico – Bartucci Camilla – Gallucci Cestone<br />
Francesco - D’Ascoli Berardino – Gautieri Pasquale - Cerreta<br />
Michele, via Berrilli 28 – Nivone Michele – Di Cairano Michele<br />
– Nicolais Raffaele – Zabatta Berardino – Cerreta Pietro –<br />
Galgano Maria Gaetana – Di Cecca Angelomaria – Di Roma Antonio,<br />
via G. De Chirico 3 – Di Napoli Fortunata – Di Milia Vincenzo,<br />
Contrada Sambuco 13 – Capossela Giovanni – Germano<br />
Giuseppe – Cestone Francesco – Di Napoli Canio – Stanco Michele,<br />
via III° Sottomacello 4 – Di Milia Pasquale, via Cicoira 34<br />
– Cicoira Romualdo – De Rosa Enzo – Di Napoli Giuseppe, via<br />
C. Frucci 93 – Zarrilli Lorenzo – Nicolais Lucrezia Antonietta.<br />
35.000: Maffucci Franco.<br />
50.000: Borea Esterina – Delli Liuni Vitantonio - Tornillo Salvatore<br />
– Di Maio Giuseppe – Addonizio Alberto – Zarrilli Michelina<br />
e Vittorio – Cianci Giuseppe – Delli Liuni Giulio – Zarrilli<br />
Donatino e Ricciardi Grazzina – Maffucci Salvatore - Salvante<br />
Raffaella - Del Re Giovanni – Galgano Giovanni Mario –<br />
Lucev Donato – Metallo Giovanni, via Gagliano – Cicoira Vincenzo<br />
fu Nicola – N.N. – Rabasca Michelantonio – Toglia Giovanni<br />
– Cicoira Osvaldo – Armiento Giuseppe - Ricciardi Giuseppe<br />
– Di Napoli Pasquale Salvatore – Girardi Giuseppe - Guglielmo<br />
Filomena – Di Maio Teresa – Polestra Maria Antonietta –<br />
Zarrilli Michele, via Verdi 1 – Polestra Giovanni, Contrada Carcatondo<br />
– Piaggio Center RUSSO – Leone Michele, via Ferrovia<br />
15 – Maffucci Giuseppe, via Michelangelo Cicoira 1.<br />
60.000: Di Cairano Giuseppe, via Circonvallazione <strong>12</strong>6.<br />
100.000: MIRA di Armiento Vincenzo - Tartaglia Giuseppe –<br />
Di Milia Giuseppe Antonio – Taddeo Elena.<br />
DA VARIE LOCALITÀ ITALIANE<br />
10.000: Cerreta Luigi (Bari) – Cerreta Giuseppe (Cambiano) –<br />
Sepulcri Scilimpaglia Gaetana (Roma) – Di Napoli Teresa (Alcamo)<br />
– Colucci Pasquale (Sirignano) – Galgano Mario (Roma) –<br />
Zabatta Francesco (Ostia Lido) – Fierravanti Giuseppina (Firenze)<br />
– Nannariello Giuseppe (Milano) – Luiso Vito (Giussano) – Cerreta<br />
Luiso Antonietta (Mariano C.se) – Bozza Mario (Genova) –
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
Galgano Canio (Lentate S.S.) – Palmieri Filippo (Alcamo) – Briuolo<br />
Luigi (Alessandria).<br />
15.000: Palmeri Filippo (Alcamo) – Toglia Canio (Poggibonsi) –<br />
Sabato Romano (Bellizzi) – Cristiani Salvatore (Poggibonsi) – Zabatta<br />
Giuseppe (Nova M.se) – Manzoli Ascanio e Flavia (Genova)<br />
– Zabatta Antonia (Nova M.se) – Marrese Michelina (Milano).<br />
20.000: Ardolino Francesco (Maddaloni) – Maffucci Vincenzo<br />
(Briosco) – Milidoni Fortunato (Briosco) – Gruppo Culturale “F. Guarini”<br />
(Solofra) – Savanella Michela Ferroso (Bari) – Proverbio Pasquale<br />
(Salerno) – Codella Berardino (Roma) – Rossi Rosa (Canino)<br />
– Cicoira Ester (Roma) – Cerreta Vincenzo (Torino) – Cianci Anna<br />
Maria Iavazzo (Napoli) – Frasca Rosetta (Roma) – Rabasca Italo<br />
(Avellino) – Buldo Antonia (Varallo Pomba) – Cestone Angelo<br />
(Roma) – Zarrilli Vincenzo (Castiglione delle Stiviere) – Pastore Vincenzo<br />
(Fornaci di Barga) – Di Giuseppe Egidio (Foggia) – Giorgio<br />
Fedele (Teramo) – Mazziotti Michele (Roma) – Di Cairano Antonia<br />
(Palombara S.) – Buglione Gerardo (Cantù) – Metallo/Cestone<br />
(Bergamo) – Di Napoli Angela (Porto Torres) – Pannella Luigi (Milano)<br />
– Di Cairano Antonio (Guidonia) – D’Amelio Orazio (Mariano<br />
C.se) – Fatone Giuseppe (Roma) – Germano Mario (Capriano)<br />
– Melaccio Giuseppe (Poggibonsi) – Zarrilli Giuseppe (Bollate) – Di<br />
Maio Anna (Roma) – Algeri Alba (Retorbido) – Rubino Canio (Briosco)<br />
– Corcione Achille (Caserta) – Stanco Lucia (Casalgrande) –<br />
Ricciardi Vitale (Portici) – Ragazzo Angelo Canio (Pesaro) – Cubelli<br />
Orazio (Portici) – Del Re Michele (Napoli) – Di Napoli Alfonso (Bollate)<br />
– Di Maio Antonio (Rho) – Cestone Costantino (Roma) – Cestone<br />
Michelangelo (Roma) – Fastiggi Canio (Caserta) – Grieco Zabatta<br />
Maria (S.Andrea di Conza) – Lucrezia Raffaele (Bollate) – Rabasca<br />
Angela (Milano) – Germano Mario (Capriano) – Fierravanti<br />
Nicola (Lavena/Ponte Tresa) – Zarrilli Michele (Novate M.se) – Lo<br />
Priore Giuseppe (Rimini) – Balascio Francesco (Bisaccia) – Russo<br />
Eleonora (Ventimiglia) – Donatiello Giovanni (Usmate Velate) –<br />
Nannariello Giuseppe (Milazzo) – Russo Donato (Torino) – Cioffari<br />
Maria (Novara) – Carucci Marco (Caggiano) – Rizzo Francesco<br />
(Caggiano) – Nicolais Luigi (Manfredonia) – Scoca Vincenzo (Mariano<br />
C.se) – Fierravanti Angelo (Melfi) – Scoca Giuseppe (Roma) –<br />
Zarrilli Giuseppe (Bollate) – Metallo Gaetano (Roma) – De Nicola<br />
Giambattista (Como) – Lampariello Mario (Atripalda) – Pastore<br />
Vincenzo (Fornaci di Barga) – Di Cairano Vincenzo (Servigliano) –<br />
Codella Michela (Roma) – Cerreta Vincenzo (Camnago) – Savanella<br />
Angelo (Villaricca) – Zabatta Flaminio (Garbagnate M.se) –<br />
Fastiggi Michele (Salerno) – Capossela Vito (Scandiano).<br />
25.000: Maffucci Giovanni (Mariano Comense) – Cerreta Clorinda<br />
(Roma) – Del Re Michele (Gera Lario) – Codella Michele<br />
(Roma) – Bardi Saverio (Certaldo) – Codella Berardino (Lentate<br />
S.S.) – Fastiggi Michele (Teora).<br />
30.000: Acocella Filippo (Napoli) - Sanò Gerardina (Roma) –<br />
Bellino Arcangelo (S. Andrea di Conza) – Basile Enza (Lecco) –<br />
Senerchia Maria (Nova M.se) – Ciccone Rodolfo (Aprilia) –<br />
Margotta Michele (Bologna) – D’Emilia Umberto (Salerno) – Simone<br />
Vincenza (Maddaloni) – Zarrilli Vito (Roma) – Cialeo Vincenza<br />
(Castel D’Azzano) – Del Cogliano Antonio (Salerno) – Metallo<br />
M. Concetta (Rieti) – Maffucci Vincenzo (Bregnano) – Di Napoli<br />
Fortunato (Garbagnate M.se) – Panniello Gaetano (Roma) –<br />
De Matteo Ersilia Di Maio (Roma) – Colzi Massimo (Sesto F.no) –<br />
Del Cogliano Concettina (Leccio) – Scoca Franco Gaetano<br />
(Roma) – Pasolini Italo (Napoli) – Errico Salvatore (Carugo) –<br />
Mazziotti Antonia (S. Marinella) – Galli Immacolata e Alvaro<br />
(Capoliveri) – Zarrilli Michele (Roma) – Di Napoli Berardino<br />
(Mariano C.se) – Margotta Mario (Figino Serenza) – Armiento<br />
Vincenzo (Casalgrande) – Gallucci Donato (Ancona) – Nicolais<br />
Luigi (Como) – Nicolais Rocco (Como) – Cestone Ernesto Raffaele<br />
(Napoli) – Metallo Mauro (Brescia) – Lombardi Beniamino (Ordona)<br />
– Cestone Giovanni (Pinerolo) – Longhitano Giuseppe<br />
(Salerno) – Caruso Michele (Cantù) – Gautieri Antonio (Mariano<br />
C.se) - Farese Raffaele (Conza della Campania) – Russo Michele<br />
(Potenza) – Del Re Michele (Napoli) – Galgano Amedeo (Melfi)<br />
– Del Cogliano Berardino (Salerno) – Di Maio Vito (Lecco) – Cestone<br />
Rosanna (Pisa) – Cebelli Lorenzo (Bergamo).<br />
35.000: Della Valva Francesco (Bollate) – Di Cosmo Pasquale<br />
(Poggibonsi) – Di Napoli Attilio (Torino) – Aristico Antonio (Siena)<br />
– Mucci Vito Michele (Sesto S. Giovanni).<br />
40.000: Grassi Celestino (Roma) – Magno Vincenzo (Contea)<br />
– De Nicola Vincenzo (Pavia).<br />
20<br />
50.000: Rella Giovanna (Pescopagano) – Galgano Vincenzo<br />
(Melfi) – Di Napoli Antonio (Galatina) – Cerreta Donato (Teramo)<br />
– Leccese Gallo Maria (Foggia) – De Matteo Giovanni (Roma) –<br />
Caniglia Costanza (Napoli) – Galgano Vincenzo (Brindisi) – Del<br />
Cogliano Maria Michela (Caserta) – Di Maio Giuseppe (Como) –<br />
Cestone Luigina (Roma) – Del Donno Manfredi (S. Croce del Sannio)<br />
– Vallario Giuseppe Nicola (S. Miniato Basso) – Nicolais Canio<br />
Vincenzo (Roma) – De Rosa Luciana (Roma) – Milano Calvani<br />
Vincenza (Cascina) – Messina Giuseppe (Roma) – Norelli Francesco<br />
(Roma) – Armiento Michelangelo (Roma) – Nappi Gaetana<br />
(Bergamasco) – Metallo Vincenzina (Roma) – Cestone Canio (Brescia)<br />
– Cestone Pasqualino (Brescia) – Di Maio Teresa (S. Donato<br />
M.se) – Galgano Antonio (Milano) – Cestone Mario (Brescia) – Ricigliano<br />
Peppino (Giussano) – De Rosa Michelangelo (Torino) – Cicoira<br />
Vito Gaetano (Roma) – Melaccio Vito (Giussano) – Codella<br />
Michele (Pavona di Albano) – Tornillo Filomena (Reggio Emilia) –<br />
Fierravanti Lucia (Olgiate C.sco) – Russo Franco (Peschiera) –<br />
Cianci Michele (Brescia) – Ferrero Remo (Torino) – Rabasca Angelomaria<br />
(Cervinara) – Di Napoli Pasquale (Milano) – Polestra<br />
Vincenzo (Bolzano) – Stanco Salvatore (Salerno) – Bozza Elvira<br />
(Napoli) – Metallo Vincenzo (Roma) – Galgano Antonio (Novara)<br />
– Buono Marcello (Avellino) – Santeusania Giovanni (Napoli) – Metallo<br />
Cesare (S. Giorgio a Cremano) – Landi Lucia e Rocco (Grottaminarda)<br />
– Cioffari Raffaele (Milano) – Codella Vito (Cremona) –<br />
Di Carlo Michele (Casalnuovo di Napoli) – Scoca Angelo (S. Severo)<br />
– Marra Canio (Pontedera) – Mancino Elisa e Pasquale (Cerignola)<br />
– Bonucchi Alfonso (Roma) – Vigorita Vincenza (Uta) – Tornillo<br />
Gaetano (Roma) – Basile Maria Antonia (Sarzana).<br />
100.000: Zarrilli Canio (Parma) – Tuozzolo Donato (Roma) –<br />
Berrilli Giovanni (Roma) – Maffucci Antonio (Poggio a Caiano) –<br />
Marra Raffaele (Caserta) – Cicoira Antonio (Roma)<br />
200.000: Nicolais Giovanni (Napoli).<br />
DALL’ESTERO<br />
BELGIO: Galgano Antonio 30.000 – Catano Vincenzo 20.000<br />
– Famiglie Rubino/Borea 30.000.<br />
FRANCIA: Cicoira Antonio 50.000.<br />
GERMANIA: Galgano Michele 10.000 – Maffucci Giovanni<br />
20.000 – Vallario Giovanni 20.000 – Margotta Lucia 50.000 –<br />
Metallo Teresa 20.000.<br />
GRECIA: Toglia Mariella 50.000.<br />
INGHILTERRA: De Rosa Brattesani Angela 50.000.<br />
SVEZIA: Armiento Michelangelo 40.000.<br />
SVIZZERA: Associazione Lavoratori Emigrati Calitrani in Svizzera<br />
620.000 - Melaccio Vito 25.000 – Catano Maria<br />
50.000 – Vallario Pietro 30.000 – Altieri Vito 30.000.<br />
ARGENTINA: Lucadamo Michelina, vedova Codella $ 20 –<br />
Buldo Angelo $ 20 – Gallucci Antonio $ 20 – Di Milia Giuseppina<br />
50.000 – Codella Vincenzo 30.000.<br />
AUSTRALIA: Maffucci Donato 20.000 – Fierravanti Giuseppe<br />
20.000 – Russo Michele 20.000.<br />
BRASILE: Di Napoli Berardino 30.000 – Aristico Canio Vincenzo<br />
35.000 – Lettieri Franco 50.000.<br />
CANADA: Lampariello Pietro 100.000 – Lampariello Michele<br />
100.000 – Margotta Vincenzo $ 20 – Sacino Giuseppe 50.000.<br />
URUGUAY: Lampariello Vito 20.000 – Metallo Antonietta 25.000.<br />
U.S.A.: Frucci Costantino $ 100 – Abate Vitale $ 75 - Lavan<br />
Leonora $ 25 – Zarrilli Angelo $ 50 – Grace e Michael Ammazzalorso<br />
$ 20 – Di Milia Canio 50.000 – Di Milia Gaetano<br />
50.000 – Zarrilli Vincenzo $ 20 – Eleanor Egger c/o Gambino<br />
30.000 – Casimiro Maria $ 10 – Lucrezia Giuseppina $ 10.<br />
VENEZUELA: Zazzarino Antonio 500.000 - Associazione Calitrani<br />
in Venezuela $ 100 - Petito Donato $ 20 – Petito Antonio 50.000<br />
– Di Cairano Gaetano 50.000 - Galgano Vittoria 200.000.<br />
Chiediamo scusa e comprensione<br />
per qualsiasi involontaria omissione
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
Calitri 28 settembre 1946, il matrimonio di Michelina<br />
Lucadamo (faizz’) classe 1927 e di Raffaele<br />
Codella (Luiggion’) classe 1921.<br />
Calitri 1985, via Fontana, da sinistra in piedi: Angela<br />
Briuolo, Giuseppe Galgano, Maria Teresa Acocella<br />
(si vede solo la testa), Mario Abazia (marito<br />
di M.Teresa Acocella), Barbara Abazia (figlia), Gaetanina<br />
Panniello, Peppina Codella, Antonio Lucadamo;<br />
seduti: Fabio Abazia, Filippo Acocella, Carmine<br />
Di Cairano (il bambino davanti a Filippo), Lucia<br />
Contino, Giuseppe Maffucci, Antonio Tateo.<br />
Calitri 29 dicembre 1998, nella chiesa dell’Immacolata<br />
Concezione, insieme ai figli Marco e Pina<br />
hanno festeggiato le nozze d’argento i coniugi Maria<br />
Rossi (l’angunes’) nata il 14.01.1955 e Nicola<br />
Fierravanti (u’ pamp’llin’) nato il 20.01.1951, ai<br />
quali vanno i nostri più sentiti auguri.<br />
MOVIMENTO DEMOGRAFICO<br />
Rubrica a cura di Anna Rosania<br />
I dati, relativi al periodo dal 21 maggio 1999 al 10 agosto 1999,<br />
sono stati rilevati presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Calitri.<br />
NATI<br />
Pasquale Del Moro di Giuseppe e di Lucia Schettino 21.05.1999<br />
Eleonora Cicoira di Leonardo e di Patrizia Di Napoli <strong>12</strong>.06.1999<br />
Ludovica De Gianni di Michele e di Lucia Cucciniello <strong>12</strong>.06.1999<br />
Vittorio Tornillo di Michelangelo e di A. Maria Cicoira 18.06.1999<br />
Gaia Zarrilli di Vito e di Pierangela Luongo 06.07.1999<br />
Marco Zarrilli di Canio e di Nina Rainone 10.07.1999<br />
Marina Giarla di Gerardo e di Gerardina Maffucci 16.07.1999<br />
Grazia Corazzelli di Vincenzo e di M. Margherita Cappiello 24.07.1999<br />
Vito Galgano di Giuseppe e di Rosa Cerreta 30.07.1999<br />
Giovanni Maffucci di Berardino e di Francesca Gonnella 30.07.1999<br />
Michele Del Cogliano di Luciano e di Eunice Scoca 04.08.1999<br />
Matteo Di Milia Giovanni di Vincenzo e di Maria Di Salvo 04.08.1999<br />
Nadia Zabatta di Antonio e di Maria Buldo 08.08.1999<br />
Francesco Rainone di Canio e di Mirella Sibilia 10.08.1999<br />
MATRIMONI<br />
Canio Cestone e Maria Pompea Frino 22.05.1999<br />
Berardino Maffucci e Francesca Gonnella 05.06.1999<br />
Vito Massimo Cianci e Sonia Giarla 05.06.1999<br />
Carlo Di Roma e Filomena Rafaniello <strong>12</strong>.06.1999<br />
Giovanni Polestra e Lucia Di Carlo <strong>12</strong>.06.1999<br />
Antonio Ganci e Maria Zarrilli <strong>12</strong>.06.1999<br />
Antonio Spataro e Cosimina Galgano 19.06.1999<br />
Canio Zarrilli e Zoia Chirai 25.06.1999<br />
Vincenzo Di Cecca e Lea Turri 26.06.1999<br />
Agostino Di Salvo e Angela Dragone 28.06.1999<br />
Luciano Maffucci e Angela Maria Di Cosmo 03.07.1999<br />
Vito Gautieri e Giuseppina Fiordellisi 17.07.1999<br />
Lorenzo Ensoli e Giuseppina Fierravanti 18.07.1999<br />
Antonello Rabasca e Deborah Annunziata 22.07.1999<br />
Pasquale Gautieri e Giovanna Donatiello 31.07.1999<br />
Pasquale La Stella e Concettina Zarrilli 02.08.1999<br />
Mario Simone e M. Pina Capraro 05.08.1999<br />
MORTI<br />
Concetta Marra 13.08.1914 - 11.05.1999<br />
Giuseppina Rinaldi 18.05.1999 - 21.05.1999<br />
Teresa Zarrilli 04.05.1919 - 29.05.1999<br />
Raffaela Di Milia 05.06.1913 - 05.06.1999<br />
Michele Galgano 25.06.1938 - 09.06.1999<br />
Rocco Sibilia 20.09.1936 - 14.06.1999<br />
Antonio Di Marco 05.07.1939 - 14.06.1999<br />
Teresa Zabatta 07.10.1914 - 20.06.1999<br />
Giuseppe Ganci 10.05.1928 - 21.06.1999<br />
Michele Zarrilli 09.11.1929 - 26.06.1999<br />
M. Giuseppa Acocella 17.<strong>12</strong>.1909 - 01.07.1999<br />
Emma Caserta 08.04.1925 - 02.07.1999<br />
Francesco AntonioDi Napoli 13.06.1932 - 03.07.1999<br />
Concetta Cubelli 08.07.1909 - 03.07.1999<br />
Giuseppe Scarano 06.10.1931 - 04.07.1999<br />
Generoso Codella 14.02.1909 - 14.07.1999<br />
Vincenzo Di Cecca 27.04.1920 - 05.08.1999<br />
21
IL ‘900 E DINTORNI A CALITRI di Carlo De Rosa con<br />
la collaborazione di Valentino De Rosa – Edizioni “La<br />
Ginestra” – F.lli Pannisco Calitri 1999.<br />
arlo De Rosa coadiuvato dal figlio valentino, offre una rico-<br />
C<br />
struzione del primo ventennio di questo secolo imperniata<br />
sulla singolare iniziativa della Biblioteca Popolare circolante,<br />
mettendo in risalto un aspetto della Calitri contemporanea mai<br />
emerso in precedenza nella pur ricca serie di opere dedicate<br />
alla cittadina, a partire dalla Storia di calitri di Vito Acocella.<br />
La funzione di promozione sociale, assunta dalla diffusione<br />
della lettura nei ceti artigiani e piccolo-borghesi calitrani, si intreccia<br />
con la formazione dei primi nuclei di movimenti popolari<br />
(interessati, come i socialisti, a fornire la Biblioteca di testi<br />
di propaganda o di proselitismo). Cosicchè il lavoro documenta<br />
– attraverso questa visuale particolarmente significativa dell’ampliamento<br />
della circolazione libraria e quindi dell’accesso<br />
di nuove aree sociali al processo educativo e culturale extra scolastico<br />
– anche la nascita di nuovi soggetti politici, in grado di<br />
rompere progressivamente l’egemonia dei ceti possidenti nell’arco<br />
di tempo considerato (che coincide con l’età giolittiana).<br />
<strong>Il</strong> periodo esaminato ed il problema che accompagna la crescita<br />
della Biblioteca si intrecciano del resto con la crescita di un fenomeno<br />
destinato a segnare le comunità e l’intera vita sociale del<br />
Novecento: la formazione dei partiti politici di matrice popolare.<br />
L’agile oposcolo che contiene questa storia è dunque un contributo<br />
significativo alla conoscenza di fenomeni rilevanti che<br />
hanno riguardato una comunità, come quella Calitrana, già ricca<br />
di storia e di storici insigni, la cui traccia sarebbe un peccato<br />
che andasse smarrita.<br />
(dalla prefazione di Giuseppe Acocella)<br />
IL FEUDO DI LITTO E PONTE MIGNANO FRA XIII E XIV<br />
SECOLO di Pasquale Colucci – Amministrazione Comunale<br />
di Mugnano del Cardinale (AV) 1999.<br />
a zona comunemente detta “del Litto”, a circa tre Km. ad est<br />
L<br />
IL CALITRANO N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999<br />
LA NOSTRA<br />
BIBLIOTECA<br />
di Mugnano del Cardinale, ad un’altitudine media di 750<br />
metri s.l.m. fu sede fra il XIII e il XIV secolo di un fiorente<br />
centro abitato, successivamente abbandonato e scomparso, le<br />
cui vicende storiche sono state oggetto, soprattutto nel corso di<br />
questo secolo, di una serie di errate interpretazioni da parte<br />
della tradizione erudita.<br />
Sulla scorta di una cospicua documentazione, venuta alla luce<br />
negli ultimi decenni – in particolare la pergamena n. 219 dell’Archivio<br />
di Montevergine, che fissa all’anno 1135 la prima<br />
menzione del toponimo “Mugnano” - l’Autore, in modo mirabile,<br />
rettifica in gran parte tali interpretazioni a cominciare dal<br />
presunto distacco della zona in questione dalla baronia di Avella,<br />
a seguito di una concessione che Rainaldo (IV) d’Avella<br />
avrebbe fatto a Riccardo Scillato di Salerno alla fine del XIII<br />
secolo.<br />
Opera meritevole che ricomponendo tracce, analizzando ragioni<br />
e riscoprendo tradizioni e testimonianze antiche, risolleva<br />
i contenuti sociali e culturali della comunità di Mugnano del<br />
Cardinale.<br />
22<br />
L’ARTE SACRA IN ALTA IRPINIA di Pasquale Di Fronzo<br />
– Ed. Grappone, Mercogliano, 1999 – 5° volume.<br />
l nuovo impegno editoriale di don Pasquale Di Fronzo si confi-<br />
I gura, ormai, come l’unico valido strumento di conoscenza del<br />
consistente patrimonio d’arte sacra dell’Alta Irpinia e costituisce,<br />
al tempo stesso, un importante contributo di ricerca di così alto interesse<br />
culturale che ci aiuta a scoprire i numerosi e a volte sconosciuti<br />
tesori del patrimonio artistico del nostro territorio.<br />
Questa ricerca si inserisce, con fecondi risultati, in una stagione<br />
felice per questo territorio, che dal terremoto dell’80 sta conoscendo<br />
una concentrazione di studi e restauri, accompagnati da<br />
un fervore di indagini capace di aiutare il cittadino e il turista<br />
nella scoperta e nella comprensione dell’arte sacra di tutta l’area.<br />
Una ricerca, dunque questa, oggi presentata con il presente V°<br />
volume, che ci consente di calarci nel vivo della storia culturale<br />
dell’Alta Irpinia, cogliendone tutto il vivace spessore; una ricerca<br />
che ben si inserisce in un più ampio processo di conoscenza<br />
e valorizzazione che sta dando apprezzabili risultati e da<br />
cui, tutti, ci aspettiamo, a breve termine, concreti risultati di<br />
promozione del territorio.<br />
D’AMORE E D’ALTRI MALI (POESIE) di Vincenzo D’Alessio<br />
– Ediz. G. C. F. Guarini – Solofra 1999.<br />
ue i filoni semantici che qui traversano e dilatano e inne-<br />
Dscano, se così può dirsi, l’ispirazione: uno si alimenta all’amore<br />
(per la donna e per i figli), l’altro a non meno corrive<br />
pulsioni di fondo che giorno dopo giorno investono eventi e incidenti,<br />
il conto degli ascacchi che la memoria gelosamente<br />
tiene e aggiorna.<br />
A leggere senza fretta, si avverte e si coglie una consapevolezza<br />
di modernità che dall’interno rastrema, denuta, correla le<br />
parti e l’ordine d’una sintassi in superficie frantumata e sconnessa.<br />
In ciò è la forza, l’autonomia cui la voce sinora è pervenuta<br />
e si è sospesa. Dietro lascia consunta materia verbale,<br />
evocazioni decorative attinte al paesaggio lunare, alla geografia<br />
irpina. D’Alessio è in cammino, ha fede nella poesia. In parecchie<br />
tappe l’ha trovata, l’ha fatta sua.<br />
(dall’introduzione di Pasquale Maffeo)<br />
I MAI DEL BAIANESE di Galante Colucci – Casa Editrice<br />
<strong>Il</strong> Calamaio – Roma 1998.<br />
na delle tante valenze simboliche, affidata all’albero, si ritro-<br />
Uva nella tradizione del maio, la cui ritualità scandisce l’arco<br />
temporale, racchiuso tra novembre e febbraio, in quello spicchio<br />
della Bassa Irpinia, ch’è costituito dal “comprensorio avellano”.<br />
Una ritualità, che esprime momenti di intenso significato, e considerevole<br />
partecipazione, a Baiano, come ad Avella e a Mugnano<br />
del Cardinale, a Sirignano come a Quadrelle e Sperone.<br />
<strong>Il</strong> maio, ovvero l’albero maggiore o più alto, riproduce il lontano<br />
retaggio della vita delle comunità locali, che praticavano l’agricoltura<br />
e vivevano delle risorse dei boschi della chiostra collinare<br />
e dei Monti di Avella, incastonati nel massiccio del Partenio.<br />
Un retaggio da onorare e rispettare con la gioiosità della festa popolaresca,<br />
dispiegata per le vie cittadine con cori, danze e falò.<br />
Galante Colucci ripercorre nelle sue pagine il vissuto della festa<br />
del maio, con l’obiettivo puntato in prevalenza, su quello che<br />
accade il 25 dicembre a baiano. Un Natale davvero particolare,<br />
in cui primeggia il maio, appunto.<br />
È una scrittura piana quella del Colucci, all’insegna del ritmo<br />
fotografico, con tanti flesh, in cui si rincorrono le sequenze<br />
dell’ieri e dell’oggi; un’operazione anche di recupero di memoria,<br />
quella del galante Colucci, specie quando evoca i momenti<br />
del secondo dopo-guerra mondiale.<br />
( dalla presentazione di Gianni Amodeo)
N. <strong>12</strong> n. s. - Settembre-Dicembre 1999 IL CALITRANO<br />
REQUIESCANT IN PACE<br />
Emma Caserta<br />
08.04.1925 - † 02.07.1999<br />
La sua dipartita lascia<br />
nel nostro cuore una<br />
piaga profonda.<br />
Fa, o Signor, che diventi<br />
quiete e si faccia virtù.<br />
<strong>Il</strong> marito Aniello e i figli<br />
Vincenzo e Enza.<br />
Emilio Di Maio<br />
28.07.1905 - † 02.10.1967<br />
A ricordo di quanti lo<br />
conobbero,<br />
lo stimarono e lo<br />
amarono.<br />
Giovanni Iannolillo<br />
16.02.1958 - † 01.10.1998<br />
Quando il mio tempo<br />
sarà finito, quando il mio<br />
coraggio sarà ricordo,<br />
raccogliete quello che vi<br />
ho dato e custoditelo nei<br />
vostri cuori…<br />
Allora vi accorgerete che<br />
il mio Amore sarà<br />
sempre con voi.<br />
Angelo De Vito<br />
18.02.1935 - † 14.<strong>12</strong>.1998<br />
Nel primo anniversario<br />
della tua scomparsa<br />
Alberto Addonizio e la<br />
moglie ti ricordano<br />
a quanti hanno viva la<br />
tua memoria.<br />
Costanza Pastore<br />
15.06.1903 - † <strong>12</strong>.<strong>12</strong>.1974<br />
Anche se sono passati 25<br />
anni, sei sempre presente<br />
fra di noi. Dai tuoi cari<br />
che non ti dimenticano<br />
mai.<br />
Giuseppe Acocella<br />
26.11.1943 - † 24.09 1985<br />
Lui non è assente,<br />
lontano, ma è vicino,<br />
vive con noi, ci ama e ci<br />
protegge dal cielo.<br />
La moglie Lucia, i figli<br />
Vincenza, Nicola,<br />
Michele, Vito e Assunta,<br />
la nuora, i nipoti e i<br />
parenti tutti.<br />
Michele Di Maio<br />
<strong>12</strong>.05.1907 - † 19.<strong>12</strong>.1992<br />
Guardaci e lenisci il<br />
nostro dolore.<br />
23<br />
Rocco Melaccio<br />
27.07.1922 - †09. 11.1989<br />
Sono trascorsi già 10<br />
anni da quando<br />
ci lasciasti, ma vivrai<br />
per sempre<br />
nei nostri cuori.<br />
La famiglia.<br />
Augusto Vittorio Nicolais<br />
05.08.1923 - † 06.11.1982<br />
Sono trascorsi ben 17<br />
anni dalla scomparsa<br />
ma la moglie Carmela e<br />
il figlio Salvatore<br />
ne serbano, gelosamente,<br />
nel cuore<br />
l’amata memoria.<br />
Francesco Di Cecca<br />
26.09.1906 - † 25.<strong>12</strong>.1987<br />
Dopo tanti anni dalla tua<br />
scomparsa, il tuo ricordo<br />
è sempre vivo nei nostri<br />
cuori.<br />
I familiari, e tutti gli<br />
amici che ti conobbero.<br />
Giuseppe Cianci<br />
19.05.1928 - † 21.06.1999<br />
Resterai sempre<br />
nel cuore di quanti<br />
ti vollero bene.<br />
La moglie Maria e i figli<br />
Angelomario e Antonio.<br />
Don Canio Tetta<br />
Canonico Regolare<br />
Lateranense<br />
17.<strong>12</strong>.1910 - † 19.<strong>12</strong>.1969<br />
Nonostante siano<br />
trascorsi 30 anni dalla<br />
tua scomparsa, la<br />
famiglia che tanto amasti<br />
ti ricorda sempre con<br />
immutato affetto.<br />
Rosa Scoca<br />
29.09.1921 - † 22.11.1997<br />
Gervasi Maria, Angela,<br />
Michele e Codella Luigi<br />
la ricordano per il grato<br />
esempio che lasciò<br />
in quanti la conobbero.<br />
Giuseppe Cerreta<br />
15.03.1906 - † 26.11.1992<br />
Resterai sempre nel<br />
cuore di quanti<br />
ti vollero bene.<br />
I figli e i parenti tutti.<br />
Antonio Di Cairano<br />
08.<strong>12</strong>.1940 - † 19.09.1998<br />
La moglie Maria, i figli<br />
Michele e Lucia<br />
lo ricordano<br />
con l’affetto di sempre.
In caso di mancato recapito, si prega di voler restituire all’Ufficio C.M.P. Firenze<br />
per la riconsegna al mittente, che si impegna ad accollarsi le spese postali.<br />
Calitri, 21 settembre 1999 presso il Ristorante <strong>Il</strong> Pino in occasione della venuta dall’Argentina del signor Vincenzo Codella (luiggion’) con la moglie Filomena e la figlia Angela Maria, in<br />
prima fila seduti da sinistra:Vincenzo Cirminiello (lu vaccar’),Vincenzo Galgano (mbaccator’), Rosetta Di Milia coniugata Scilimpaglia,Antonietta Maffucci, Pasquale Scilimpaglia (zucculicch’),<br />
Vincenzo Zarrilli (bricch’); seconda fila in piedi: Enza Di Cecca, Rosetta Cirminiello, coniugata Di Cecca, Angelo Di Cecca (necca), Gina Di Cecca, Lucia Zabatta (mattaion’) coniugata<br />
Iannece, Vincenza Zarrilli (sciascialicch’), Filomena Zarrilli, coniugata Codella residente in Argentina, Teresa Maffucci (silla), Francesca Caruso, coniugata Zarrilli, Giovannina Stanco (la<br />
ualana),Annina Zarrilli (sciascialicch’) terza fila: Giovanni Di Roma, dietro Riccardo Zannato (vicentino), Emanuela Di Cecca, dietro Canio Nigro, Pompeo Di Cecca (si vede solo la testa),<br />
Antonio Iannece (coreano), dietro Nina Maffucci, coniugata De Nicola,Vincenzo Codella (luiggion’) classe 1915 residente in Argentina, dietro Donato De Nicola (rall’e dall’),Vito Di Cecca,<br />
Vittorio Zarrilli (lin’ lin’) e la moglie Maria Michela Fierravanti, l’ultima fila: Irene De Nicola, figlia di rall’ e dall’, appoggiata alla colonna, davanti il fratello Fabio e Vincenzo Maffucci, Giovanna<br />
Gervasi (cap’zappa) con i capelli bianchi,Angela Maria Codella figlia dei coniugi argentini,Antonio Zarrilli (sciascialicch’) si vede solo la testa, Mario Zarrilli,Angelo Senerchia (andr’ttes’).