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il Mensile

erritorio

del sud-est barese - Anno I n° 3 - aprile 2010 - UN EURO

Diversa!

pag.4

all’interno

Acquaviva delle Fonti

Ecco il nuovo Sindaco pag.30

Alberobello

Lo scomodo Assessore pag.43

Sammichele di Bari

Lo sfogo in Consiglio pag.10

Lo Scaffale

Una nuova rubrica pag.54


2

Concessionaria BMW Ultramotor - Via delle Fiere - Nuova Zona P.A.I.P. 2 - Tel. 0835 386333 - MATERA

N° 3 - APRILE 2010


l’editoriale

la Puglia si chiama

sempre più Vendola

E’ Fitto l’unico vero sconfitto di questa tornata elettorale

di FRANCO DERAMO

Ci dovrà pur essere qualcuno

che vince e qualcuno

che perde.

No. Dicono che hanno vinto tutti.

Ma, aldilà delle dichiarazioni, il risultato

parla chiaro.

Dal dato di partenza non si può

prescindere.

Il Pdl aveva 2 regioni (Veneto e

Lombardia), adesso ne ha 6. Alle

due si sono aggiunte Piemonte,

Lazio, Campania e Calabria.

Il PD aveva 11 regioni.

E’ rimasto con 7: Liguria, Emilia

Romagna, Toscana, Umbria, Marche,

Basilicata, Puglia.

E’ il primo dato.

Il secondo è l’elevato numero di

astensioni. Uno schiaffo alla politica.

Il rifiuto della politica che diventa

sempre più preoccupante. Un

italiano su tre non ha votato.

Adesso lo chiamano “astensionismo

strutturale”: disaffezione pura?

L’Italia, in Europa, è sempre stata

la nazione con il più elevato tasso di

partecipazione al voto. Un primato

che non vorremmo perdere. Disaffezione

dalla politica e dai partiti.

Se si analizzano i dati, necessaria-

mente bisogna ripartire, con serenità

e oggettività, da questi.

Quando un processo di degrado

diventa inarrestabile, forse è indispensabile

che ci si fermi a valutarne

le ragioni andando in profondità.

Il Governo centrale, la maggioranza

di centrodestra è rafforzata

dal voto, anche se la competizione

è stata regionale e non si è votato in

5 regioni. Altro che declino.

Ma, il Pdl ha dovuto cedere il passo

alla Lega che al Nord ha allargato

la sua penetrazione e ha i numeri

per condizionare sempre più il Governo

dal suo interno. Un successo

che nasce dal radicamento che realizza

nel territorio la scelta strategica:

“la vicinanza ai problemi della

gente paga sempre”.

Il Sud ora, più che mai, dovrà fare

i conti con la Lega che vuole il passaggio

rapido al federalismo fiscale.

Saranno dolori.

Il Pd abbia il coraggio di ammettere

la sconfitta. Non ricerchi forme

consolatorie di analisi inaccettabili.

Non gli giova nascondere la realtà

dei fatti. Le regioni perse sono tutte

strategiche e determinanti: Piemonte,

Lazio, Campania e Calabria.

Erano tutte rette da governatori del

Pd. Il voto li ha sconfitti. Consolia-

moci con la Basilicata e, nonostante

tutto, con la Puglia.

L’IdV raccoglie in maniera crescente

il dissenso dell’antiberlusconismo.

L’Udc mantiene la sua consistenza

numerica ed il suo peso politico. C’è

solo da capire come utilizzerà questo

consenso e verso quali scenari

dirigerà il risultato tutto centrista.

Guardiamo ora alla Puglia.

La Puglia, ormai, si chiama sempre

più Nichi Vendola. E Vendola

vince anche su tutte le liste a suo

sostegno. E Vendola non è il Pd. E

Vendola, forte del consenso ricevuto,

guardando al futuro politico nazionale

che potrebbe giocare, non

consentirà a nessuno di minare il

suo trionfo con “inquinamenti” nella

nuova Giunta. Non ci sarà posto per

sospettati e per ricatti che potrebbero

muovergli le forze politiche.

Impari il Pd dal metodo di lavoro

de “Le fabbriche di Nichi”: si metta

a lavorare tra la gente, non si disperda

in estenuanti inutili litigi interni,

intercetti il voto di protesta e

decida una volta per tutte se vuole

essere carne o pesce. La smetta di

inseguire Antonio Di Pietro e i suoi

giudici strillanti. Si dia soprattutto

una struttura interna davvero de-

mocratica.

Intanto, è la seconda volta che

Vendola sconfigge Raffaele Fitto.

Anzi, come dice la Adriana Poli

Bortone che non ha raggiunto con

la sua lista il fatidico 4%, “Vendola

ringrazi Fitto per la seconda volta.

E’ grazie a Fitto se conquista la presidenza

della Regione”. Il Pdl ce l’ha

messo proprio tutta a riconsegnare

la Regione al centrosinistra. L’unico

vero sconfitto in questa elezione è

Fitto. Dovute le sue dimissioni, anche

se scontatamente respinte.

Molti hanno avuto difficoltà a

votare Pdl perché il candidato presidente,

Rocco Palese, o era poco

conosciuto ai molti, o è stato considerato

come “l’uomo di … Fitto”.

Pdl da una parte e Pd dall’altra

ora hanno di che riflettere.

Hanno da riorganizzarsi al loro

interno in questo lungo vuoto elettorale

verso il quale ci stiamo dirigendo.

Tre anni senza votazioni possono

dare l’opportunità a questi partiti

di organizzarsi seriamente, di fare

scelte programmatiche adeguate

e di eleggersi una nuova classe dirigente

all’altezza delle attese di un

territorio che ha tutte le potenzialità

per rilanciare il suo sviluppo.

N° 3 - APRILE 2010 3


4

di FRANCO DERAMO

Siamo alla vigilia del voto

per il rinnovo delle cariche

all’interno della BCC di Alberobello

e Sammichele di Bari:

Presidente, Consiglio di Amministrazione,

Collegio dei Revisori dei

Conti, Collegio dei Probiviri.

Inutile negarlo. Il Presidente

uscente ed il suo Consiglio di Amministrazione,

per quanto sempre

in sella, questa volta - dopo le modifiche

statutarie approvate - si

trovano nella singolare condizione

di chi, a furia di non avere occhi

per vedere e orecchie per sentire,

giorno dopo giorno, si stanno segando

il ramo dell’albero su cui

sono seduti.

Forse non ne hanno consapevolezza

gli amministratori uscenti.

Forse non hanno la possibilità o la

voglia di allungare le antenne per

capire.

E’ molto grave il danno di immagine

che hanno procurato

all’Azienda, alla BCC, con le espulsioni

in massa dei soci che, in più

di una tornata, hanno fatto, in

questo passato mandato. Tutte

con le stesse motivazioni, assolutamente

generiche.

I soci, la vera ricchezza di una

N° 3 - APRILE 2010

Bcc: asso piglia tutto

con elezioni scontate

Ora più che mai sono necessarie scelte etiche coraggiose

BCC, invece, vanno coccolati, se

necessario, sostenuti e stimolati

nelle loro attività e nelle loro piccole

o grandi possibilità e bisogni.

Di tutto questo non trapela

niente. Chi è nel bisogno, tace o

soccombe.

Errore imperdonabile le epurazioni

collettive: Presidente e CdA

si sono fatti da soli un danno enorme

e la responsabilità non può

che essere attribuita se non esclusivamente

a loro che ne sono stati

gli artefici.

Non è dato di sapere se nel CdA

c’è stato dibattito su provvedimenti

così gravi. Invece, dai tempi

di durata di un CdA riportati nei

verbali, c’è solo da dedurre che

le gravi sanzioni adottate verso

le posizioni personali di quasi trecento

soci (un dato eclatante per

una BCC, per una cooperativa che

ha la sua forza proprio nei soci),

sono lì a testimoniarlo.

Vito Consoli, il Presidente, continua

indisturbato a farsi autogol.

Non sa neanche dar valore alle

modifiche statuarie fatte lo scorso

anno: lo garantiscono a vita.

Il problema è che quelle scelte

non si limitano a colpire solo i singoli

soci, ma minano la credibilità

dell’immagine della BCC stessa,

forse salvaguardata solo dai dati

finali di gestione.

Mi dite, allora, a cosa servono le

votazioni del prossimo 25 aprile?

Se votare significa scegliere, si sceglie

almeno fra due liste. Se viene

presentata una sola lista, si può

tranquillamente fare a meno di

votare. Basta un solo voto a quella

lista per essere eletti: condannati

ad amministrare.

E’ possibile accettare, secondo

voi, che un momento così alto di

l’inchiesta: Bcc

Il presidente Vito Consoli legge la relazione di bilancio del 2008

partecipazione possa essere privato

proprio della possibilità di

misurarsi con un’altra lista “antagonista”?

Con altri soci che decidono di

volersi proporre per dare il loro

contributo alla gestione?

Non c’è seconda lista perché è

inutile “partecipare”, tanto, non

si ha diritto ad alcuna rappresentanza

democratica: non dico in

percentuale ai voti che riceve ogni

singola lista, ma almeno in simbo-


l’inchiesta: Bcc

“Necessario

un nuovo

regolamento

elettorale”

lica, seppur minima, assegnazione.

Il risultato della volta scorsa parla

chiaro.

Di fatto, siamo arrivati ad un sistema

di gestione assolutista.

Con il vigente regolamento

elettorale per il rinnovo delle cariche

sociali chi è quel pazzo che ha

l’ardire di osare di sfidare un sistema

di potere così garantito?

Nessuno.

Sarebbe da folle.

E se ci dovesse provare, il rischio

è che anzicchè essere considerato

come un socio che ha voglia

di dare il suo contributo, rischia

o viene solo … espulso. Così, al

danno può aggiungersi, come già

accaduto, anche la beffa.

Chi può sanare questa situazione

a dir poco singolare, certamente

anomala?

Solo l’Assemblea dei Soci, se

correttamente guidata a fare scelte

responsabili da amministratori

illuminati e democratici. In mancanza,

il risultato è e rimane il pateracchio

esistente.

Interessa tutto questo all’IC-

CREA?

Interessa alla Banca d’Italia?

Non saprei dire.

Chi vigila su queste manovre,

su queste distorsioni, su queste

forzature che, ove mai inizialmente

fatte in perfetta buonafede,

determinano questi risultati aberranti

dei quali e sui quali occorre

riflettere con pacatezza durante

tutta la vigenza del mandato?

Ci piacerebbe saperlo. Lo racconteremmo

anche noi, se informati,

a tutti i soci.

In ogni competizione, bisogna

cercare di vincere, mai di stravincere,

annientando magari l’altra

squadra, il candidato concorrente.

L’opposizione, in un sistema

democratico, se non ci fosse, bisognerebbe

inventarsela, costruirla

anche a tavolino. Ovviamente

purchè ci siano le regole giuste

per farlo. Nella nostra BCC non ci

sono le regole per poter creare

una minoranza. Per dare voce a

chi la pensa diversamente da chi

governa.

Esiste, invece, la regola dell’asso

pigliatutto.

E’ l’opposizione che, di fatto, fa

diventare grande un leader, ne

esalta di fatto il lavoro che svolge.

Un simile leader non “zittisce”, non

“annulla” la sua opposizione, non

la espelle, non la sopprime, non

la fa fuori prima che nasca, ma la

chiama, nel rispetto dei ruoli, alla

corresponsabilità democratica,

alla partecipazione. Cresce tutta

la compagine societaria in questo

modo. Ma questo lo fanno i grandi,

gli illuminati, non i tagliatori di

teste: ce lo insegna la storia degli

Stati, dei partiti, delle associazioni,

delle cooperative.

Non lo fa certamente chi pensa

che il “nemico” fa solo ombra ed è

da eliminare, forse anche… fisicamente.

La storia ci ha tramandato

tante drammatiche esperienze

non tollerate dai regimi totalitari.

Anche in una cooperativa può

accadere questo?

Il sistema elettorale, il regolamento

elettorale di fatto fa questo.

Crea questi danni.

Nella BCC di Alberobello e Sammichele

di Bari gli strumenti elettivi

sono privi di etica, non sono

democratici.

Non senza rammarico, possiamo

dire che la nostra è una società

in cui il disvalore assurge a

valore.

Il tempo, ove mai le intenzioni

iniziali fossero state accettabili,

hanno dimostrato tutti i limiti di

quella scelta scellerata e le degenerazioni

che da essa nascono.

Se queste cose non le dicessimo

con la franchezza necessaria,

saremmo solo degli ipocriti.

Una cooperativa di credito solidaristico,

nato da certi principi

e da certi valori, non può nascondersi

questa verità e trarne le do-

vute conseguenze.

Andiamo a rileggerci tutta la

storia delle gloriose Casse Rurali e

Artigiane da cui deriviamo e di cui

dovremmo esserne la continuità.

Tutto confligge, invece, con la

nostra storia.

Per questo è necessario dirsi

tutta la verità sino in fondo: solo

rendendo un servizio alla verità si

può rendere un servizio alla BCC.

I fatti che sono accaduti recentemente

in altri settori strategici

del Paese, ci inducono alla riflessione.

Il piccolo, spesso, è il prototipo

di un sistema che si dilata in

maniera negativa.

Niente comunque è irreversibile,

immodificabile. Tutto è perfettibile.

Queste considerazioni, sia chiaro,

non vogliono né possono entrare

nel merito della gestione.

Ma, se da un lato le vicende che

accadono, la loro eticità organizzativa,

quella che ne disciplina la

rappresentanza, lasciano spazio

ad amare considerazioni sulla

inaccettabile forza di penetrazione

e dilagano a dismisura, dall’altro

lato sono fiducioso che anche

l’attuale classe dirigente, superato

il momento elettorale, vorrà autonomamente

effettuare quella doverosa

riflessione che possa condurla

alla modifica di quelle scelte

regolamentari e organizzative che

sempre più diventano necessarie,

irrinunciabili e indifferibili.

Solo così l’attività e lo sviluppo

della BCC diventano centrali, non

l’isolamento del leader temuto,

costretto a circondarsi di soli uomini

“devoti”.

Si, detto chiaramente, serve un

nuovo, democratico, etico regolamento

elettorale.

N° 3 - APRILE 2010 5


Una sentenza che non fa giustizia

6

ingiustizia

è fatta

Abbiamo anticipato nel numero

precedente che il Tribunale

di Bari ha respinto

il ricorso presentato da alcuni soci

espulsi nel 2007 da soci della Banca

di Credito Cooperativo di Alberobello

e Sammichele di Bari.

Evidentemente, questa sentenza,

ha “armato” la mano del C.d.A. per

procedere con nuove espulsioni.

Le prime, fatte subito dopo l’elezione

del Consiglio di Amministrazione

(agosto 2007); le ultime, fatte

alla vigilia del rinnovo delle cariche

sociali (gennaio 2010).

Se l’operato del CdA della BCC ci

è sempre sembrato incomprensibile,

immotivato e in netta contraddizione

con l’essenza stessa

dell’essere banca cooperativa, la

sentenza del Tribunale di Bari, ci

lascia allibiti.

Ingiustizia è fatta!

“L’Associazione dei Soci e dei Clienti

della BCC di Alberobello e Sammichele

di Bari ha seguito attentamente

tutto l’iter processuale e ha

dato la sua assistenza possibile a

quanti hanno proposto ricorso”, ha

affermato il suo presidente, il prof.

Giuseppe Rotolo.

Abbiamo chiesto al legale, l’avv.

Patrizia Sicoli, di volerci aiutare a

La parola all’esperto

“abituatevi” mai a

rendere giustizia. Ogni

“Non

sentenza deve provocare

in voi sempre quel senso quasi

religioso di costernazione che vi fece

tremare quando, pretori di prima nomina,

doveste pronunciare la vostra

prima sentenza…Non ammalatevi

mai di quel terribile morbo dei burocrati

che si chiama conformismo…

Il giudice che si “abitua” a rendere

giustizia è come il sacerdote che si

”abitua” a dire messa”. (P. Calamandrei,

“Elogio dei giudici scritto da

un avvocato”).

Quanti, cultori del diritto e non,

ripongono fede nell’idea che

la giustizia, sia pur tratteggiata

N° 3 - APRILE 2010

di PATRIZIA SICOLI *

capire. La ringraziamo per questo

suo prezioso aiuto che pubblichiamo

integralmente.

Vi invitiamo a leggere attentamente

tutto il cammino fatto, le

motivazioni e le ragioni opposte.

Niente da fare: evidentemente per

il Giudice le stesse sono state considerate

insufficienti.

Eppure, noi abbiamo bisogno di

“credere” nella Giustizia.

Soprattutto quando le sentenze

(come quella di primo grado emessa)

diventano esecutive.

Invece, al danno dell’espulsione,

abbiamo dovuto assistere alla beffa

della condanna e al pagamento

per tutti delle relative spese!

Con una differenza sostanziale: i

soci pagano di tasca loro, la BCC

paga con i soldi della banca, cioè

con i soldi di tutti.

Una lotta impari.

L’espulsione da socio, lo strumento

adottato, con grande potere discrezionale.

Ma, la mia banca è diversa!

Avevamo votato per questo gli

amministratori nel 2007?

Se lo ricorderanno mai quanti, il

25 aprile 2010, andranno “giulivi”

a votare o a “dare” la delega di

voto?

Ci potrà mai essere davvero GIU-

STIZIA?

Quando la mia banca potrà essere

davvero diversa?

F. D.

dall’umana fallibilità, si concretizzi

comunque sulle pronunce rese in

giudizio.

Ed ove il dictum giurisprudenziale,

inopinatamente, neghi

quell’anelito di giustizia, inevitabile

è il senso di smarrimento e di sfiducia

nell’ordine giudiziario.

Tale è la sensazione che si avverte

nella lettura della sentenza, di

seguito commentata, dal cui stringato

ordito motivazionale traspare

- a sommesso avviso di chi scrive -

tutta la inconsistenza giuridica ed

iniquità della decisione resa.

1) Il Fatto

Il caso giudiziario vede coinvolta

la “Banca di Credito Cooperativo di

Alberobello e Sammichele di Bari”

che riveste natura giuridica di società

cooperativa a mutualità prevalente.

Nell’agosto 2007, il Consiglio

di Amministrazione deliberava la

esclusione dalla compagine societaria

di circa 224 soci.

La decisione veniva resa nota ai

soggetti attinti da tale provvedimento

con una nota a dir poco generica

e assolutamente priva della

benché minima motivazione.

In altri termini, non si dava contezza

alcuna degli addebiti che a

ciascuno si muovevano e che giustificavano

la sua estromissione.

Solo in sede giudiziaria i soci

esclusi hanno potuto apprendere

le reali ragioni:

- alcuni non avrebbero operato in

modo significativo con la Banca

- alcuni non avrebbero avuto

all’epoca della esclusione alcun

rapporto bancario

- alcuni avrebbero recato danno

alla BCC per aver intentato causa

- alcuni versavano in situazione

debitoria grave.

2) L’iter Giudiziario

Molti dei soci esclusi, ritenendo

ingiusta la propria esclusione, hanno

incardinato un giudizio di opposizione

chiedendo l’annullamento

di detta delibera e la riammissione

nella compagine societaria.

Nel corso delle varie fasi procedurali,

il Collegio giudicante ha

tentato più volte di esperire il tentativo

di conciliazione, esortando

vivamente l’Organo sociale della

BCC al riesame di tutte le posizioni

bancarie.

Gli stessi soci esclusi hanno, a

l’inchiesta: BCC

tal fine, formulato istanza di riammissione

chiedendo al C.d.A. di

disporre, previo riesame, la revoca

della delibera di esclusione, con

l’impegno ad attivare entro breve

termine i rapporti bancari ritenuti

“non significativi” e ad abbandonare

l’azione giudiziaria intrapresa.

A tale tentativo di bonario

componimento la BCC ha, però,

opposto un immotivato rifiuto.

Siffatta posizione intransigente,

tuttavia, mal si conciliava con le

riammissioni nella compagine societaria

di molti dei ricorrenti, deliberate

subito dopo l’instaurazione

del giudizio.

Pur persistendo le originarie ragioni

che ne avevano motivato

l’estromissione, singolarmente, alcuni

vengono riammessi!

L’azione giudiziaria intrapresa,

dunque, ha sortito qualche effetto

positivo!

Il convincimento del Tribunale,

tuttavia, non lasciava ben sperare

sull’accoglimento del ricorso.

Nel corso del procedimento di

merito, difatti, il Giudice, lasciando

chiaramente intravedere l’esito negativo

della causa, ha invitato tutti i

soci esclusi a rinunciare agli atti del

giudizio per evitare così la condanna

alle spese di causa.

Non tutti i ricorrenti hanno, tuttavia,

ritenuto di accogliere tale

proposta di definizione transattiva

ed il giudizio, anche per la espressa

volontà di alcuni, è così proseguito

sino alla sentenza. La rinuncia agli

atti, difatti, avrebbe loro precluso il

diritto di impugnare nuovamente

la delibera di esclusione e, pertanto,

di poter riacquisire la qualità di

socio.

Non essendo pervenute tutte le


l’inchiesta: BCC

dichiarazioni di rinuncia, la difesa

della BCC ha ritenuto di non accettarne

nessuna ed il Collegio giudicante

si è, così, riservato per la decisione.

La rinuncia agli atti, difatti,

secondo noto principio processualcivilistico,

deve essere “accettata”

dalla controparte perché possa

avere valenza giuridica e consentire

l’abbandono del giudizio.

Questa è la ragione per cui il Tribunale

ha, poi, esteso la pronuncia

a tutti i litisconsorti, ivi compresi i

rinuncianti, rigettando la domanda

dagli stessi avanzata sebbene con

statuizioni che sul piano logico e

giuridico sono indubbiamente eccepibili.

3) I vizi di legittimità dedotti

Le ragioni di diritto che hanno

indotto a ritenere illegittima la delibera

di esclusione e, pertanto, ad

impugnarla in sede giudiziaria afferiscono

il procedimento di adozione

e notificazione.

In altri termini, il provvedimento

di estromissione è stato adottato

in spregio alle previsioni statutarie

che ne ordinavano l’iter procedimentale.

Questi, i vizi procedurali e di merito

dedotti in sede giudiziale:

1. estrema genericità ed illegittimità

della delibera

2. omessa comunicazione ai soci

delle ragioni della esclusione

3. elusione della norma statutaria

art. 14 lett. d) Statuto Sociale

4. nullità della clausola statutaria

invocata nella delibera.

3) Il difetto di motivazione

della delibera gravata

L’importanza della motivazione

è innegabile ove si consideri che

l’esclusione è, sostanzialmente, un

provvedimento sanzionatorio che,

privando della qualità di socio, lede

gli interessi del soggetto estromesso.

Ebbene, la delibera di esclusione

era, stranamente, sorretta da una

scarna motivazione e le con-testazioni

elevate ai soci articolate in

modo del tutto generico e approssimativo.

Sostanzialmente, vi era una motivazione

unica per tutte le oltre 200

posizioni sociali, parafrasata con

elementari artifici linguistici, ma in

nessuna si dava atto:

a. del tempo da cui il socio non

intratteneva rapporti con la Banca

b. della reiterazione della condotta

antisociale ovvero di quel

ripetuto disinteresse del socio che

ai sensi dell’art. 14 lett. d) giustificherebbe

la sua esclusione

c. della ragione o dei criteri in

virtù dei quali il rapporto era stato

giudicato “non significativo”.

4) L’omesso

richiamo specifico

Molti dei soci sono stati estromessi

in forza dell’art. 14 lett. d)

dello Statuto Sociale.

Ebbene, tale noma interna,

avrebbe potuto trovare applicazione

solo ove il socio avesse mostrato

“nonostante specifico richiamo

del consiglio di amministrazione,

palese e ripetuto disinteresse

per l’attività della Società, omettendo

di operare in modo significativo

con essa”.

In altri termini, prima di procedere

alla estromissione del socio,

intesa comunque quale estrema

ratio, detta previsione statutaria

esige che:

1. si proceda ad un previo richiamo

“specifico” ossia individuale

del socio, un monito che dia atto

e contesti le irregolarità afferenti la

singola posizione bancaria;

2. il disinteresse sia palese e ripetuto.

Tale condizione si rivelava

insussistente per tutti i soci ricorrenti.

Fedelmente al testo normativo,

dunque:

a. il richiamo avrebbe dovuto essere

“specifico”, e non “generico” o

meglio, avrebbe dovuto dare atto

al “singolo” socio del suo specifico

inadempimento;

b. nel periodo compreso tra il

richiamo e la esclusione il C.d.A.

avrebbe dovuto accertare la reiterazione

della condotta antisociale

(palese e ripetuto disinteresse per

l’attività societaria).

Siffatta previsione statutaria è

stata inspiegabilmente violata.

Nessun richiamo specifico è mai

pervenuto ai soci esclusi.

Pochissimi giorni prima della

esclusione ed in pieno periodo

estivo, i soci ricevono, però, una

nota assolutamente identica con la

quale vengono esortati a cooperare

con la Banca.

Il senso di tale invito non è stato

inteso quale richiamo non rivestendo

quei caratteri di specificità previsti

dalla riferita norma statutaria.

Nessun riferimento alla posizione

bancaria del socio ed al suo

inadempimento, ma una semplice

esortazione dal tono “amichevole”.

Ma vi è di più!

Siffatta nota, non solo non integrava

gli estremi di un richiamo

specifico ma, cosa ancor più rilevante

è che fosse pervenuta ai soci

nei primi giorni di agosto, in pieno

periodo estivo.

L’esclusione è stata deliberata il

29 agosto, dunque, dopo pochissimi

giorni.

Sia lecito chiedersi in quale

modo sarebbe stato possibile per i

soci esclusi, in pochissimi giorni da

tale “richiamo” e in pieno periodo

estivo, durante il quale molti erano

lontani dalla propria residenza ed

il personale di banca in ferie, darvi

seguito con l’attivazione di nuovi

rapporti bancari.

5) Le celate ragioni

della esclusione

Per conoscere le ragioni sottese

alla propria esclusione i soci hanno

dovuto adire, sopportandone il costo,

l’Autorità Giudiziaria.

La nota che informava della estromissione

consisteva, di fatto, in un

modulo prestampato, assolutamente

identico, per tutti i 224 soci

esclusi, nella forma e nei contenuti,

del seguente tenore letterale:

“il Consiglio di Amministrazione,

previo accertamento, nella

seduta del 29.08.2007 ha deliberato

la Sua esclusione da questa

Società, a norma dell’art.14 dello

Statuto vigente.”

La struttura di siffatta comunicazione

è - per pacifica giurisprudenza

– assolutamente priva di validità

giuridica atteso che:

1. non informa circa la condotta

contraria ai doveri sociali ascritta al

singolo socio che ne avrebbe legittimato

la sua estromissione;

2. invoca la norma interna di cui

all’art. 14 Statuto Sociale omettendo

di indicare quale delle svariate

e dissimili ipotesi normative ivi tipizzate

sia stata applicata a ciascun

escluso;

3. non allega (né può supplire) il

vero provvedimento espulsivo, ossia

la delibera gravata.

La comunicazione degli addebiti

che motivano la estromissione -

statuisce la Suprema Corte - è condizione

imprescindibile per poter

allestire una valida difesa nel merito.

(Cass. 19 novembre 1979, n.

6027; C. Cass. 9 maggio 2008, n.

11558).

Ai soci esclusi pertanto era stato

negato:

1. il diritto di conoscere le ragioni

della propria estromissione

2. il diritto di apprestare una valida

difesa nel merito.

In altri termini, il socio estromesso,

non conoscendo la reale ragione

della sua esclusione, non può

validamente difendere la sua posizione

in giudizio.

5) La indeterminatezza

della norma statutaria

E’ noto il principio secondo cui

N° 3 - APRILE 2010 7


una norma strutturata in modo generico

consente, attraverso le sue

maglie, interpretazioni ed applicazioni

arbitrarie.

Tale è la considerazione fatta in

8


















N° 3 - APRILE 2010

ordine alla norma statutaria, art. 14

Statuto Sociale, applicata dal C.d.A.

Detta previsione difetta visibilmente

del requisito di tassatività e

determinatezza nella parte in cui

Le ultime di Gustavo

Risultati elettorali: di pessima Lega.

Palese con Fitto. No. SconFitto.

I non eletti: Raffaele Nigro, ovvero Nigro amaro.

Michele Salomone: l’Italia dei dolori.

Giovanni Scopertino.

L’argomento del giorno: pedofollia.

Puglia: Regione da enucleare.

Montaguto: la Puglia ha perso il treno.

La ferrovia frana: il Governo frena!

Musica nordista: la “Bossinova”.

Fini. Il destino francese di Fini: Finì.

Il dramma di Bari: sono finiti i baresi. Infatti due sono Tarantini, una è

Cosentino, uno è Emiliano, uno è Tedesco, uno è Greco, uno è Russo,

uno è Palese, uno è Mantovano, uno Amalfitano, uno Leccese e uno è

Sannicandro.

Il Cavaliere ha visitato Milano:

- Eccellenza cosa l’ha colpita di più? “Il Duomo”.

Emergency: fuoriStrada.

Buttiglione: che fiasco!

Il Petruzzelli rischia di crollare: bisogna rifare le Fondazioni!

Il mondo del calcio sotto processo: tutti Moggi Moggi!

Gillet: Capitano di Ventura.

Bari: squadra di sVentura.

Gustavo Delgado

definisce “genericamente” quelle

fattispecie riservate alla discrezionalità

del C.d.A. consentendogli

di sussumervi qualsiasi condotta

del socio che, a suo mero arbitrio,

arrechi danno alla Banca.

Si pensi che a molti dei soci estromessi

è stata contestata l’assenza

di rapporti bancari “significativi”.

Ma quando i rapporti devono ritenersi

tali?

La norma non pone alcun criterio

discretivo né chiarisce il

senso della condizione di “significatività”.

Il titolare di un semplice conto

corrente (si pensi ad un pensionato)

le cui operazioni bancarie si limitano

alla movimentazione del conto,

come per molti dei soci esclusi,

opera in modo significativo?

6) La sentenza

Il Tribunale di Bari ha reso una

sentenza a dir poco iniqua e lo stesso

impianto argomentativo che

sorregge il decisum si rivela inspiegabilmente

contraddittorio.

Accedendo alla singolare tesi patrocinata

dal Giudicante, difatti:

1. la delibera non deve essere trasmessa

in forma integrale, pur dovendo

risultare idonea a rendere

edotto il socio delle ragioni della

esclusione.

Sia lecito chiedersi dove siano,

nella riferita nota informativa, le

ragioni sottese alle singole esclu-

l’inchiesta: BCC

sioni.

Questo il testo notificato a tutti i

soci esclusi: “Il Consiglio di Amministrazione,

previo accertamento,

nella seduta del 29.08.2007 ha deliberato

la Sua esclusione da questa

Società, a norma dell’art.14 dello

Statuto vigente.”

Non ve ne è traccia alcuna!

2. La prolungata mancanza di

rapporti o di rapporti significativi

con la Banca sarebbe grave inadempimento.

Traspare chiaramente l’adozione

da parte del Giudicante di un criterio

di valutazione della condotta tenuta

dai soci esclusi ingiustamente

più rigoroso rispetto a quello riservato

all’Organo sociale.

Mentre la mancanza di rapporti

significativi sarebbe grave inadempimento

del socio legittimante

la sua estromissione, la evidente

e provata violazione delle norme

sociali ad opera del C.d.A. non sarebbe,

per contro, suscettiva di condanna

alcuna.

Con buona pace dei principi

che ordinano il rapporto societario,

il dovere di osservare lo Statuto

Sociale graverebbe, dunque,

solo sui soci che, cosa ancor più

grave, di detto rapporto, sono la

parte più debole.

3. Le cause di esclusione contemplate

dalla norma statutaria sarebbero

determinabili.

Il dictum giurisprudenziale, poi,

non è affatto condivisibile per quel

che concerne la nullità della norma

interna di cui all’art. 14.

La determinabilità di una fattispecie

consente – com’è noto –

ampi margini di discrezionalità e

nessuna certezza vi è che l’esercizio

di tale potere non trasmodi poi in

arbitrio.

Tale pronuncia, dunque, ha finito

per legittimare una esclusione innegabilmente

ingiusta perché resa

in stridente contrasto con il noto

principio di mutualità cooperativa

e con il modello di banca “etica e

solidale” cui la BCC dovrebbe tendere.

“Giacchè il Giudice non siede per

amministrare secondo favore la giustizia,

ma per giudicare se-condo

giustizia. Egli ha giurato infatti non

di favorire a suo capriccio il tale o il

tal altro, ma di giudicare secondo le

leggi”. (Platone, Apologia di Socrate).

Per muovere gli animi ad una riflessione

critica.

* Avvocato

patriziasicoli@libero.it


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N° 3 - APRILE 2010 9


10

di VALENTINO SGARAMELLA nunciata: il Consiglio comunale.

Si è “sfogata”, finalmente.

Sì, Consiglio comunale

ridotto a sfogatoio: gravissimo.

Deprimente, mortificante per

chi assiste, vergognoso per la

protagonista.

L’assessore alla Cultura ed

all’Ambiente del Comune di Sammichele

di Bari, Alessandra Morgese,

ha perso la calma. Finora,

forse, era riuscita a contenersi.

Nel corso dell’ultimo Consiglio

comunale, invece, non vedeva

l’ora di svolgere la sua arringa. E’

salita in “cattedra”. Pensava forse

di essere a scuola: poveri bambini!

Un lunghissimo intervento preliminare.

L’estrema perorazione.

Che disastro: una reazione

scomposta.

Una mortificante, scadente iniziativa,

disdicevole sia del ruolo

di consigliere, di pubblico amministratore,

soprattutto offensiva

del luogo nel quale è stata pro-

N° 3 - APRILE 2010

Organismo ormai ridotto a luogo

delle invettive e degli improperi,

dell’isteria e delle contumelie.

Spettacolo, sì tale è stato, senza

pagare biglietto, indegno ed

indecente.

Consumato nel silenzio e con

l’assenso di Sindaco (spettatore

muto e indifferente) e di otto

consiglieri di maggioranza che

hanno lasciato fare senza profferir

parola, da Laera capogruppo

(di chi?) a Spinelli Vito Leonardo

(veterano della politica dal quale,

invano, aspettiamo di meglio), a

Dina Munno che, non sappiamo

se e quanto condivide simili bassezze,

trincerata dietro l’eterna

gomma masticata.

E poi, sapete tutti che altri consiglieri

(Magistro e Perrucci)

questo ruolo lo svolgono a mille

chilometri di distanza o per corrispondenza.

Per carità: assenti

giustificati!!!

Questa volta, assente pure il

vice sindaco Leonardo Decataldo.

Sammichele di Bari

lo sfogo!

offesa al Consiglio Comunale

Il tutto con buona pace del

“buon governo”, della ricerca e

della costruzione del “bene comune”,

per sollevare una comunità

che affossa nella paralisi e nel

degrado più totale.

Immediatamente dopo l’ultima

nota dell’Inno tricolore, in

apertura di seduta, ha chiesto nevroticamente

la parola Alessandra

Morgese, dando vita ad una

plateale esibizione che di politico

non ha nulla. L’intento, evidentemente,

era quello di riversare un

bidone di rifiuti sui banchi della

minoranza, e non solo. Parliamo

di rifiuti politici, non dell’amianto

che, è sempre l’Assessore che

parla, desidera incapsulare sulla

propria testa. Non dei 10 frigoriferi

che, a detta dello stesso Assessore,

si accumulano in prossimità

dei cassonetti. Preoccupa

che, inconsciamente, la Morgese

dimostra di non sentirsi adeguata

al ruolo. Lo testimonia anche il

fatto che talvolta si rivolge al capogruppo

della minoranza con

l’appellativo di “sindaco Boscia”,

con buona pace del sindaco Tateo

che dimostra di essere sempre

più come su un ring: “suonato”,

passivo, vittima anche del

fuoco amico.

Ma cosa è accaduto?

Anzitutto, l’Assessore, con fare

e con dire minaccioso, ha fatto

una premessa e una promessa:

“Mi assenterò ogni volta che la

minoranza convocherà un Consiglio

comunale, quando c’è solo da

discutere un suo ordine del giorno.

Adesso governiamo noi, sembra

invece che a governare siate voi!!”

ciò, a giustifica delle sue recenti

continuative assenze dalla massima

Assise democratica. Questo

perchè, a suo dire, quello posto

in essere dall’opposizione è “il teatrino

della politica”, un palcoscenico

ove esibirsi.

Queste affermazioni sono di

inaudita gravità!

Sono inaccettabili, antidemocratiche.

Sono lontane anni luce

da quello che deve essere il Consiglio

comunale. Sono offensive

del ruolo della minoranza e della


Sammichele di Bari

stessa maggioranza.

L’assessore Morgese, forse, non

sa, ma dovrebbe sapere, che in

una istituzione i ruoli sono impersonali

e obbligatori.

La maggioranza e la minoranza

sono lì a rappresentare fette

dell’intero elettorato, non le

proprie persone. Non viviamo in

regime assembleare, ma in una

democrazia rappresentativa. Un

governo ha l’onere e l’onore di

amministrare. La minoranza ha il

diritto e dovere di fare le pulci. E’

l’organo di controllo sull’attività

amministrativa. Sulla qualità di

questa opposizione (finalmente

fatta nel merito, non con superficialità),

come su quello della

maggioranza, deciderà il popolo

sovrano, non Alessandra Morgese.

Se l’Assessore si arroga il

diritto di sostituirsi anche alla

minoranza, a rischio è la tenuta

democratica del sistema.

C’è presunzione, povertà politica,

in tutto questo. E, chissà, una

recondita superbia derivante da

un frainteso ruolo di amministra-

tore. Ma un ministro è servo della

comunità, non il suo padrone.

Sarebbe stato sufficiente liquidare

in poche battute la questione.

Se un consigliere rivolge un’accusa,

devi limitarti a dimostrare

la correttezza del tuo comportamento.

La calma e la freddezza

derivano dal fatto che tu non hai

nulla di personale contro il consigliere

Filippo Boscia. Perchè,

invece, ricordare i contenuti di

un colloquio non istituzionale

con l’allora Sindaco in cui Boscia

avrebbe ricordato di avere tenuto

sulle ginocchia la Morgese

quando era bambina? Cosa c’entra

questo con l’amministrazione

di un Comune? E perchè rifare la

storia del padiglione multimediale,

con tutti i dettagli, del sansificio

e di 5 anni di giunta Boscia, visto

che l’accusa si riferiva ad una

gara d’appalto?

La lista Tateo ha vinto le elezioni.

Ora è costretta a governare. Se

l’opposizione rivolge una critica,

non puoi difenderti ricordando

gli errori altrui, quasi a dare in

pasto una giustificazione che

legittimi il detto: tutti colpevoli,

nessun colpevole.

A proposito di compiti e doveri,

l’Assessore sostiene che la firma

su quella busta sarebbe legata ad

una mera “presenza testimoniale”.

Richiesta da chi, da quale norma?

Costituirsi testimoni perché

possano emergere illegalità o vedersi

giudicata, la gara del panettone

di Natale, illegittima o poco

trasparente?

Perplessità, errori e dubbi restano

tutti. La gravità resta. Un

Assessore firma per rendere legittima

la procedura con cui si è svolta

una gara d’appalto e la decisione

che ha sancito quale sarebbe

stata l’offerta più vantaggiosa

per l’ente. Ossia, l’amministratore

si arroga, in tal modo, un ruolo di

supervisione della gara. Il rischio

di un potenziale interesse privato

in un atto d’ufficio resta.

Restano soprattutto la gravità

delle affermazioni fatte circa ruolo

e funzionamento del Consiglio

comunale.

Il sindaco Natale Tateo non

può tacere, non può consentire

che quell’Organismo sia il vomitatoio

di risentimenti personali,

fatto con la presunzione di voler

dare… una lezione.

Qualcuno, dai partiti, dia un segno

di resipiscenza. Spieghi che

lì, anche se si è maestro o maestra

nella professione, di fronte non ci

sono alunni (che a scuola meritano

comunque grande rispetto e

attenzione), ma rappresentanti

del popolo, democraticamente

eletti: da rispettare nei ruoli di

maggioranza e di minoranza.

Chiediamo al Sindaco Tateo:

perché tace? Possibile che chi

governa debba farsi scippare sistematicamente

l’iniziativa dalla

minoranza? La Morgese deve

prendersela con il primo cittadino

e con sé stessa se non si ha

nulla da proporre al pubblico dibattito.

Altro che assentarsi!

Chi ha bisogno di sfogarsi, invece,

vada altrove, non offenda il

Consiglio comunale.

N° 3 - APRILE 2010 11


Una mensa... senza soldi

ma accade anche questo

Varata una spesa per i pasti nella scuola senza copertura finanziaria

12

di VALENTINO SGARAMELLA

riunione di Consiglio

comunale aveva

L’ultima

altri argomenti in discussione.

Anzitutto, la istituzione di

un servizio di mensa scolastica

per la scuola secondaria di primo

grado. Esaminiamo in breve

il provvedimento. Si tratta di un

cosiddetto servizio a domanda

individuale. In pratica, il Comune

gestisce un’attività utilizzata su

richiesta specifica dell’utente, i

genitori degli alunni che per due

giorni la settimana usufruiscono

della mensa per i propri figli. Per

questo servizio, il Comune affida

l’acquisto delle derrate alimentari,

il trasporto dei pasti, la cucina,

la distribuzione delle pietanze e

pulizia dei tavoli ad una ditta specializzata.

Per il costo, il Comune provvede

in parte, ma le famiglie compartecipano.

Nel caso di Sammichele di Bari,

il rapporto contrattuale con la

ditta è scaduto il 31 marzo 2010.

L’Amministrazione comunale ha

l’intenzione di procedere in regime

di proroga per proseguire

fino al termine dell’anno scolastico.

Per ogni pasto il costo è pari

a 2,70 euro. E’ evidente che l’en-

N° 3 - APRILE 2010

te locale sopporta una spesa. Va

quantificata. L’assessore con delega

alla Pubblica istruzione, Linda

Savino Vittore, si è presentata in

Aula senza uno straccio di previsione

di spesa.

Ma c’è di più.

Il Testo Unico degli Enti Locali,

all’articolo 172, comma 1 lettera

e) stabilisce che al bilancio di

previsione sono allegati vari documenti

tra cui “le deliberazioni

con le quali sono determinati, per

l’esercizio successivo, le tariffe [...]

per i servizi locali, nonché, per i

servizi a domanda individuale, i

tassi di copertura in percentuale

del costo di gestione dei servizi

stessi”.

Il problema è che il bilancio di

previsione, che, per legge, dovrebbe

essere approvato ad inizio

anno, non è stato ancora presentato

al Consiglio comunale. Vecchie

abitudini, comuni alle Giunte

di vario colore.

Nel bilancio di previsione, per

ciascuna spesa è prevista la copertura

finanziaria. Ossia, devi

dimostrare con quali entrate puoi

coprire quella spesa. Non puoi

prevedere una spesa se non l’hai

per tempo inserita in un apposito

capitolo del bilancio di previsione.

E’ illegittimo. Ed è anche rischioso.

Sammichele di Bari

Se il bilancio di previsione, per

assurdo, non dovesse essere approvato,

chi pagherebbe in solido

dinanzi alla Corte dei Conti?

A fronte di tutto questo ed all’incalzare

della minoranza che si infilava

al volo nelle maglie larghe

di un provvedimento illegittimo,

l’assessore Savino Vittore pensava

di metterci una toppa in questo

modo: “Il servizio è a carattere

sperimentale, serve per valutare

eventuali criticità”. Difficile da credere.

La mensa viene affidata alla

stessa ditta con la quale è scaduto

il contratto, il 31 marzo. Lo stanno

rinnovando per consentire

l’espletamento del servizio fino al

termine dell’anno scolastico, ossia

al 31 maggio.

Il problema è che il servizio, comunque,

non può essere avviato

prima dell’approvazione del bilancio

di previsione, ossia dopo la

metà di aprile. Quindi, si approva

una deliberazione illegittima in

tutta fretta per un mese di durata

del servizio.

La risposta della Savino Vittore:

“Nell’approvando bilancio di previsione

2010, andremo a modificare

le tariffe relative ai servizi a

domanda individuale”.

Questa è la classica risposta di

chi non sa cosa dire ma deve pur

dire qualcosa.

Il problema è completamente

diverso.

Non puoi approvare un impegno

di spesa prima del bilancio.

La domanda finale è: perchè tutta

questa frenesia nel non volere

attendere? Che rapporti esistono

con la ditta che è affidataria?

Ma non finisce qui.

Il punto successivo all’ordine

del giorno dei lavori, prevedeva

l’approvazione di un Regolamento

della mensa scolastica.

La minoranza ha chiesto di apportare

delle modifiche. C’è stata

una riunione ristretta con Maria

Costantina Ieva, Segretaria comunale,

alla presenza dei rappresentanti

di maggioranza e minoranza.

Ne è nato uno scontro. La

minoranza accusava la Segretaria

di aver perso la calma, contestando

l’ora ormai tarda (le 22:00). Al

rientro, il Sindaco si faceva latore

delle scuse della funzionaria. Ma

la tensione politica permaneva.

Lo stesso Assessore Vito Leonardo

Spinelli ad un certo punto,

levatosi in piedi, ha esclamato

ai suoi colleghi di maggioranza:

“quando ero in minoranza, a me è

stata sempre data la possibilità di

portare modifiche sui regolamenti

comunali”.

E, colpo di scena, gli assessori

Dina Munno e Vito Leonardo Spinelli

si sono astenuti, al momento

di votare.

Il Regolamento è stato approvato

con una maggioranza risicata

viste le assenze del vice-Sindaco,

Leonardo De Cataldo e dei consiglieri

Mauro Magistro e Giuseppe

Perrucci.

Una maggioranza allo sbando.


Sammichele di Bari

Il Sindaco Tateo insieme al Segretario Comunale Ieva

di VALENTINO SGARAMELLA

che, nel precedente

Consiglio co-

E’accaduto

munale, l’assessore alla

Cultura ed all’Ambiente Alessandra

Morgese era assente. L’organo

consiliare era stato convocato

dalla minoranza, come sempre

più spesso accade. E’ scontato che

se una maggioranza non ha argomenti

da proporre per mesi, si

desume che la comunità non ha

problemi. Quello è il paese delle

meraviglie, in cui tutto funziona

alla perfezione. Ed è naturale che

la minoranza ne approfitti per convocare

un Consiglio comunale.

Il capogruppo di minoranza Filippo

Boscia aveva sollevato una

questione relativa ad un appalto le

cui procedure si sono dimostrate

perlomeno anomale. E la questione

riguardava in prima persona la

Morgese. In poche parole, la Regione

Puglia mette a disposizione

45 mila euro di finanziamento statale.

Altri 5 mila sono comunali. E’

un Accordo di Programma Quadro

denominato “Fonti della storia”. Si

tratta della revisione e pubblicazione

dell’inventario dell’archivio

storico comunale. La gara d’appalto

serviva ad aggiudicare questi

lavori ad una ditta specializzata

nel settore. I problemi sono due.

Anzitutto, il Comune bandisce

la gara. Si presume che intenda

consentire la partecipazione al

maggior numero possibile di imprese.

Questo serve all’ente locale

per scegliere l’offerta più vantaggiosa.

In tal caso, devi rendere

pubblico e preannunciare con largo

anticipo i termini ed i contenuti

della gara e la documentazione

richiesta. Devi dare alle imprese di

Giovinazzo o Minervino Murge,

poniamo il caso, il tempo per preparare

la documentazione necessaria.

Altrimenti, parteciperà una

sola impresa, quella. In questo

caso, hai dato due giorni di tempo,

rispetto alla chiusura dei termini.

Nemmeno Mandrake sarebbe

in grado di preparare quanto

richiesto per partecipare alla gara.

E’ una questione di una semplicità

sconvolgente.

Infatti, si è presentata soltanto

la Società Palingenesi SaS, con

sede legale a Mottola (Ta). Poi, si è

scoperto che anche la documentazione

di quest’ultima era carente.

Ma è passata lo stesso. Su questo

l’assessore Morgese non ha fornito

risposte convincenti. Il secondo

problema riguardava la presenza

di una firma per esteso dell’Assessore

sulla busta contenente

l’offerta, in sede di aggiudicazione

dell’appalto. E’ illegale che un amministratore

comunale partecipi

alla commissione aggiudicatrice,

per evidente potenziale interesse

privato negli atti di un ufficio pub-

Se due giorni

sembran pochi

Il fatto: ricostruzione di un appalto anomalo

blico. La Morgese ha dichiarato che

la sua era solo una mera presenza

testimoniale, richiesta dal Segretario

comunale. In sostanza, l’amministratore

avrebbe adempiuto alla

semplice richiesta di sottoscrivere

che le procedure burocratiche della

gara d’appalto erano regolari e

che tutto era legittimo. Insomma,

tanto rumor per nulla o un misto

di ingenuità, imprudenza ed un

pizzico di presunzione?

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N° 3 - APRILE 2010 13


14

N° 3 - APRILE 2010

Sammichele di Bari

immobili comunali in vendita?

Un’assemblea pubblica per parlare delle criticità del bilancio, ma il grande assente è proprio il bilancio

di ROBERTO MASTRANGELO

Quando si fa qualcosa nel

verso della trasparenza e

del metodo partecipativo

alle scelte che bisogna fare per il futuro

del nostro Paese, non possiamo

che essere daccordo e plaudere.

Ma pensiamo che, proprio in virtù

di quella necessaria partecipazione

dei cittadini, sia indispensabile, allora,

per coerenza e per etica politica,

mettere le carte sul tavolo e parlare

chiaro.

L’Amministrazione comunale, nei

giorni scorsi, ha organizzato una

pubblica assemblea con un importantissimo

argomento “Criticità di

bilancio e programmazione pubblica”

tra recupero e rilancio del territorio.

Sul piatto della bilancia, sostanzialmente,

alcune esigenze di bilancio,

per il pagamento di debiti divenuti

urgentissimi.

L’’Amministrazione si trova a dover

fronteggiare, a suo dire, spese

fuori bilancio, per le quali sta valutando

anche l’ipotesi di dismettere,

vendere, affidare in gestione a terzi

e comunque monetizzare alcuni immobili

comunali.

Il sindaco Natale Tateo nel suo

intervento ha sottolineato un elenco

di voci e di spese che il Comune

si trova a dover onorare, mentre il

Revisore unico dei conti comunale,

il dott. Nicola Paladino, ha parlato

delle procedure che i Comuni sono

tenuti per legge a mettere in atto,

tra allegati al bilancio e proprie com-

Il dottor Nicola Paladino, Revisore unico dei conti del Comune

petenze.

Ma la domanda che circolava

nella Biblioteca comunale, sede

dell’assemblea, era chiara, anche se

non è mai stata fatta direttamente:

“dobbiamo vendere gli immobili

comunali per onorare debiti fuori

bilancio? E se si, quali e come?”

Domanda apprezzabile e che dà

merito al sindaco Tateo di uno sforzo

per coinvolgere i cittadini.

Noi c’eravamo, ed abbiamo ascoltato

attentamente tutti gli inteventi,

sia dei politici, dei tecnici e dei semplici

cittadini, che hanno parlato e

discusso su ipotesi e progetti, tra

vendita e necessità di riqualificare,

tra esigenze di cassa e monetizzazione

e richieste di valorizzazione

A tavola da Candido

La spurchia fritte

Se mange a pprimavére peccé ié nna chiande ca crésce appiërse e fave de

cuézzele.

Lavate la spurchië, scallatele pe ngone menute e mettitele a bbagne iìnd’a

ll’acqua frédde pe nna dì (tenite la siste a cangià spisse l’acquë). Schelatele,

assecuatele, nglelesciatele de pastélle de farine, iove, iacquë e sale e frescitele

iìnd’a tand’uégghië frevute. Menatenge nû picche de sale e mangiatavviëlle

calle.

Orobanche fritte

Le orobanche essendo piante parassite delle fave, si possono gustare solo

in primavera.

sociale e culturale di immobili. Tutto

giusto.

Quello che, però, non abbiamo

capito, pur ascoltando e riascoltando

le nostre registrazioni è una cosa

semplicissima: “di quanto stiamo

parlando?”, “a quanto ammonta il

deficit di bilancio?”

Le spese e i debiti confermati dal

sindaco, lo ripetiamo, a quanto ammontano?

Come possiamo parlare

di dismettere questo o quell’immobile,

di valorizzare questo palazzo

o quel palazzetto, di (s)vendere

quest’asilo o quel mercato ortofrutticolo,

se non sappiamo se abbiamo

bisogno di 100euro, di 100mila euro

o di 100milioni di euro?

Sindaco, ci faccia sapere. Solo con

i conti alla mano è possibile interloquire.

Chiedere ai cittadini “cosa ne

pensate” senza mettere le carte sul

tavolo significa, in fondo, prendere

assensi preventivi su un foglio di

carta bianca.

Ci scusi, ma non siamo daccordo.

Ci dica di quanti soldi il Comune ha

bisogno per ripianare questi debiti

che lei ha elencato. Una soluzione

tutti insieme si potrà sicuramente

trovare, sempre se la politica non ci

mette i bastoni tra le ruote, o magari

solo qualche inutile urlo di troppo.

I numeri si danno in campagna

elettorale, finita un anno fa. Durante

la gestione occorre fare i conti.

Li stiamo ancora aspettando!

Lavate le orobanche, bollitele per pochi minuti e mettetele a bagno in acqua

fredda (avendo cura di cambiarla spesso), per circa un giorno. Scolatele,

asciugatele, immergetele nella pastella preparata con farina, uova,

acqua e sale e friggetele in abbondante olio bollente.

Cospargete di sale e servite calde.

Ingredienti

500 g di cime di orobanche

50 g di farina

2 uova

olio, sale acqua

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Chiusura settimanale:

non morite di lunedì

Giornata libera per il custode, il servizio pubblico che fine fa?

Che un lavoratore abbia diritto

alla sua giornata di

libertà è sacrosanto. Non

ci permetteremmo mai di negare

diritti acquisiti e sanciti dal nostro

ordinamento.

Ma al tempo stesso riteniamo che

esiste un dovere, quello della continuità

di un pubblico servizio, che

non può venire meno in qualunque

condizione, sia pure di difficoltà.

Il problema di cui stiamo trattando

è il seguente: a Sammichele, per

una situazione contingente, è stato

deciso di non effettuare l’apertura

del Cimitero di martedì, in corrispondenza

alla giornata di riposo

del custode che, per contratto e

per suoi diritti di lavoratore, deve

effettuare un determinato numero

di ore spalmate nella settimana.

Considerando che bisogna garantire

l’apertura nelle domeniche e nei

giorni festivi, si è visto riconoscere

dall’Amministrazione comunale, di

cui è dipendente, la propria giornata

di riposo di martedì.

Con buona pace di quanti desiderano

andare a trovare i propri cari

proprio in quel giorno o, cosa molto

più disgraziata, si trovassero nella situazione

di dover accompagnare un

proprio estinto nell’ultimo viaggio,

proprio di martedì.

Non fraintendeteci. Non stiamo

dicendo che il martedì viene negato

il funerale, ma soltanto che si va

incontro ad una procedura burocra-

di GIUSEPPE PUGLIESE

Particolare del Cimitero di Sammichele di Bari

tica antipatica e perfino complicata

in queste particolari situazioni. Bisogna

recuperare le chiavi, garantire

l’apertura del camposanto, avvisare

i vigili urbani, attenersi ad orari ben

precisi (e se la funzione religiosa dovesse

protrarsi che si fa? Contingentiamo

le preghiere?).

Il punto è questo. Il Cimitero non

è un ufficio pubblico, non si va a

chiedere un certificato, non si ottengono

delle fotocopie di delibere. Al

Cimitero si va a pregare per i propri

cari, a portare un fiore sulle tombe,

in riflessione e raccoglimento.

E garantire l’accesso al Cimitero,

allora, diventa un dovere preciso

per chi Amministra il Paese.

Come conciliare il diritto del lavoratore

con i diritti dei cittadini?

Non sta a noi risolvere i problemi.

Compito di chi scrive è quello di segnalare

le istanze dei cittadini a chi

ha il dovere di agire per il loro “bene

comune”.

Le strade sono molteplici: dalla

sostituzione (ricordate quando Michele

l’autista sostituiva il vecchio

custode?) del personale, alla riorganizzazione

degli orari dei dipendenti

comunali a quella che, forse, è la

soluzione più semplice ed immediata:

rivedere gli orari di apertura

cimiteriali e renderli compatibili con

l’orario di lavoro del custode.

Magari a lui non piacerà, ma sta lì

per lavorare, e non per il suo personale

diletto.

N° 3 - APRILE 2010 15


Manifesti incollati, cosa resterà dell’entusiasmo pre-elettorale?

Giacomo Olivieri (Idv: n. 81

preferenze a Sammichele,

n. 14.695 preferenze totali):

eletto; Tommaso Attanasio (Pdl:

n. 83 – n. 9.483): non eletto; Vito Savino

(Federazione Sinistra-Verdi: n.

174), un bel riconoscimento personale,

anche se non eletto; Gerardo

Degennaro (Pd: n. 87 – n. 13.218):

eletto; Onofrio Introna (Sinistra

Ecologia Libertà: n. 35 – n. 7.447):

eletto; un altro circolo Sel, sulla

piazzetta del Monumento ai Caduti;

un circolo pro Pdl sempre nei

pressi del Monumento dei Caduti;

il nuovo Circolo del Popolo della Libertà

- per Giammarco Surico (Pdl:

n. 366 – n. 10.369): eletto; Vincenzo

Divella (la Puglia per Vendola: n.

52 – n. 4.254): non eletto; Marcello

Vernola (Udc: n. 47 – n. 3.344): non

eletto.

Sono i circoli/comitati elettorali

aperti a Sammichele di Bari in occasione

della passata campagna elettorale

per il rinnovo del Consiglio

Regionale.

A questi vanno aggiunti la sezione

del PD, in Piazza Vittorio Veneto,

la sezione dell’IdV in via Dogali e il

rinnovato ed informatizzato Circolo

del PdL, inaugurato da Rocco Pale-

16

di AGOSTINO SPINELLI se e visitato dal ministro Raffaele

N° 3 - APRILE 2010

politica - Sammichele di Bari

Circoli aperti: già chiusi

Giovani arruolati e pagati solo per la tre giorni ai seggi. Cosa resterà adesso della politica a Sammichele?

Fitto.

Alcuni di questi punti di incontro

si sono animati in modo particolare

negli ultimi due o tre giorni di

campagna elettorale, in occasione

dell’addestramento fatto ai rappresentanti

di lista.

Un bel gruppo di giovani, “chiamati”

a ricoprire quel ruolo particolarmente

delicato nei seggi.

Nella nostra realtà, quel ruolo è

stato remunerato: 50 euro. L’equivalente

di due o tre serate di pizza

e birra. Ma ci risulta che sono girate

carte telefoniche e buoni benzina.

Un po’ ci siamo illusi: una ventina

di giovani presenti contestualmente

in quelle sezioni, non è merce di

tutti i giorni. Insieme per discutere

di politica, o di come lavorare per la

politica. Un evento.

Nella sezione del PD, ai comizi,

non abbiamo visto mai il “popolo”

delle primarie. Sappiamo come viene

reclutato e mobilitato e da chi,

alla bisogna. Non abbiamo visto

neanche i componenti il Direttivo

sezionale (esiste ancora?). Non abbiamo

visto neanche i consiglieri

comunali. Solo qualcuno che si è

preso l’incarico di girare da una

sede all’altra per coprire forse l’assenza

del coordinatore o per pre-

senzialismo puro. Pochissima gente

ai comizi (anche a causa del freddo),

quando non si sono tenuti affatto

(anche per l’ora proibitiva, vedi

quello di Michele Emiliano).

Chissà perché Vendola non ne ha

bucato uno. Intanto, abbiamo registrato

anche subdola indisponibilità

al dibattito politico: solo una sessantina

di persone all’incontro promosso

da ‘ plur@le ’ presso il festino

di Francesco Netti per il confronto

UNORACON (poi divenute tre e

mezza) tenuto da Nicola De Bartolomeo

(Palese), Umberto Salinas

(IO SUD di Adriana Poli Bortone),

Sergio Povia (Pd). Non molti i giovani

intervenuti. Eppure il tema era

dedicato proprio a loro: “Alla ricerca

del lavoro in Puglia”.

Comitati. Con la funzione di dare

un segnale di presenza attiva in vista

delle votazioni. Tenere vivo il nome.

Il nome del candidato, più del partito,

più del programma. Hanno già

chiuso il giorno dopo lo scrutinio.

Ci siamo illusi che potessero essere

presìdi per un dibattito continuo.

Eppure, la maggior parte di loro ha

vinto. Avrebbero potuto garantire

un contatto continuo, permanente

con il territorio.

Ci rendiamo conto dei costi, ma

non interrompere il dibattito avviato

è fondamentale. Niente da fare,

solo fervore elettorale. Dopo il voto

si sbaracca. Missione compiuta:

mordi (vota!) e fuggi.

Se questi punti, invece, potessero

diventare veri centri di dibattito politico

il vantaggio sarebbe permanente

e per tutti.

Niente da fare. Allora, chi una

sezione ce l’ha, utilizzi quella. Metta

all’ordine del giorno l’analisi del

voto. Inviti e coinvolga vincitori e

vinti. Apra il dibattito alla cittadinanza.

Allarghi il dibattito ai problemi

locali: la Regione è un vero

punto di riferimento per il Comune.

Tiri fuori i progetti promessi in

campagna elettorale e programmi

interventi ed iniziative. Chissà, potrebbe

rimettersi in moto la politica.

Smuovere il torpore che avvolge

l’Amministrazione Comunale. La

prossima competizione elettorale è

fra tre anni per le politiche generali.

Potremmo cadere nell’oblio politico.

Quei giovani, “chiamati” a difendere

fino all’ultimo voto nei seggi,

potrebbero alimentare invece la

passione vissuta in una due giorni

a volte molto interessante, ma non

renderla, non viverla solo come episodica,

perchè… gettonati.

Si potrebbero aprire e chiudere le

sezioni di partito, dopo averle usate

per dibattere, discutere, proporre,

parlare di politica con i propri rappresentanti

eletti a tutti i livelli, ma

anche con i non eletti, invitando

anche i parlamentari che si sentono

“figli di nessuno”, perché “designati

ed eletti per grazia ricevuta”, avendo

cura, uscendo dalla sezione, di spegnere

la luce.

Senza affidarsi, come avviene ora,

ad un timer, a fare finta che esiste

una sezione in attività, con insegna

luminosa accesa. Proprio come avviene

con i fiori di plastica al cimitero:

colorati, sempre vivi, ma finti.


politica - Sammichele di Bari

La sinistra che non c’è!

Divisa e frammentata. Come e dove ritrovarla?

di VALENTINO SGARAMELLA

Che strana epoca, la nostra.

Il livello di fiducia e gradimento

dei cittadini nei confronti

della politica sono al minimo

storico. Allo stesso tempo, assistiamo

a folle gaudenti di personaggi

anonimi che farebbero follie per una

candidatura. Tutti aspirano a qualcosa,

un seggio, una poltrona, una

onorificenza, un momento di gloria.

Passione politica: zero. E per passione

politica si intende il desiderio di

divenire artefici di un cambiamento

della comunità nella quale si è nati

e si vive, in rapporto ad una propria

visione delle cose. Non parliamo di

massimi sistemi, per carità. Parliamo

di cosa fare di una zona artigianale,

in quali capitoli di bilancio indirizzare

le risorse, quali politiche culturali

adottare. Insomma, quella che si

chiama idea di città.

MAURO MAGISTRO

Prendi la cosiddetta sinistra sammichelina.

Va detto che il termine

“sinistra”, ormai, è un ricordo da

affidare ai libri di storia locale. Non

esiste più, in concreto. Mauro Magistro

è divenuto Coordinatore cittadino

del Pd durante un congresso

nel quale la sua figura non è emersa

in base ad una precisa proposta politica.

In quell’assise, poche persone

parlottavano sull’uscio delle porte o

appena fuori della Biblioteca comunale

e decidevano. I voti, a pacchetti,

hanno sancito l’organigramma.

Forse, lo studio tecnico competente

pensava ad un organico progetto

di conquista del potere di lì a breve,

tramite terzi. Forse, si illudeva di

potere allevare, dalla sera alla mattina,

se non eredi o delfini, almeno

un personale politico all’altezza. Ma

oggi, la Dc non esiste più. Ti aspettavi

qualcosa di meglio se non un

modesto risultato?

DA COORDINATORE

A EX CAPOGRUPPO

Al Coordinatore cittadino hanno

affidato le redini del partito senza

avere esperienza, una vita da militante

in sezione alle spalle. Cosa

avrebbe potuto fare di fronte a ripetute

mozioni di sfiducia presentate

dal 50% del Pd se non far finta di

nulla? Bisogna contrapporre argomentazioni

che non ci sono. Ed al

momento giusto, bisogna sapere

mediare. A ciò si aggiunga la mancanza

di tempo, per motivi professionali.

Come se non bastasse, è stato per

mesi anche capogruppo di maggioranza.

L’alter ego del Sindaco,

e scusate se è poco. Uno che deve

difendere politicamente gli atti

dell’amministrazione comunale. Un

incarico che prevede la conoscenza

perfetta di tutte le delibere, con

mosse e contromosse possibili sulla

scacchiera, per replicare ad una minoranza

agguerrita.

LELLO LAERA

Oggi, “nuovo” capogruppo di maggioranza

è il consigliere Lello Laera.

Appunto, di nuovo. Cosa sarebbe

accaduto se una certa progressione

verticale di una dipendente dell’Ufficio

Ragioneria del Comune avesse

avuto seguito, anzichè essere bloccata?

Laera, oggi, sarebbe ancora

organico alla lista “Insieme” di Filippo

Boscia? Che motivi avrebbe avuto

per abbandonare la nave?

La nascita del Pd? Ma se fino all’ultimo

secondo ha rallentato le procedure

politche per l’incontro tra Ds e

Margherita locali!

Quella progressione verticale rischiava

di trasformarsi in un nodo

scorsoio.

LINDA SAVINO

L’assessore (finalmente!) Linda

Savino Vittore oggi sarebbe nel Pd,

se Filippo Boscia le avesse ceduto

una delega assessorile? Difficile a

credersi. Nel 2004, fu una delle più

accanite sostenitrici di “Insieme” e

di Filippo Boscia sindaco. Basta con

Nicola Madaro, era il suo deciso

slogan. Poi, l’entusiasmo si spense.

E progressivamente, si riavvicinò

all’ex sindaco Dc. Nella passata legislatura,

si assentava in maniera

sistematica dai Consigli comunali.

Non osiamo immaginare come

avrà perorato la causa del Pd al

cospetto degli elettori. In un documento

letto in Aula in un Consiglio

comunale del novembre 2007, lamentava

di non potere più sedere

accanto al consigliere Lorenzo Netti

perchè di destra. Oggi, siede accanto

al consigliere Vito Leonardo

Spinelli che, in passato, ha chiesto

la tessera di Forza Italia.

ALESSANDRA MORGESE

L’Assessore Alessandra Morgese,

dulcis in fundo. L’associazione di cui

fa parte era in ottimi rapporti con

Nicola Madaro, quando era Sindaco

di Sammichele di Bari. Poi, l’idillio

si ruppe. E non abbiamo ancora

compreso il motivo. Quello vero,

non quello di facciata. Il consigliere

Lorenzo Netti (Fi) divenne improvvisamente

“l’uomo nuovo” della politica

sammichelina. Un’ammirazione

senza freni. Qualcuno propose a

quell’associazione tessere nel partito

del Cavaliere e addirittura, som-

messamente, qualche candidatura

futura. Quell’associazione, tramite il

suo periodico, aveva un’ansia: cercare

un nuovo leader anti-madariano.

Non spetta alla stampa scendere

a piedi uniti nella lotta tra partiti e

nei partiti. La stampa registra la realtà,

non decide candidature.

Ma chi cerca trova.

Sostennero Filippo Boscia allo

spasimo per due anni e mezzo.

Volgevano lo sguardo altrove ogni

volta che bisognava non guardare.

C’era solo da turarsi il naso. Il palazzetto

dello sport è stata cosa buona

e giusta per 2 anni e mezzo. Poi,

non più. Si ruppe anche quell’idillio:

finì la lunga luna di miele. Alla fine,

decisero di entrare direttamente in

politica. Scelsero il Pd, visto che è

notoria la simpatia di Boscia per la

destra.

TATEO E LA SINISTRA

Si assemblarono e scelsero, in fretta

e furia, Natale Tateo come candidato

Sindaco. Il legale di Pierpaolo

Madaro nel procedimento che lo

vede imputato per abusivismo edilizio,

per l’immobile di via Pastore.

Se qualcuno sa dov’è finita la sinistra

ci dica come fare per ritrovarla.

Ci aiuti. Sammichele ha bisogno di

due poli. Quella parte di opinione

pubblica schierata a sinistra rischia

di non avere più rappresentanza

politica.

Non basta mettere insieme pezzi

pescati ovunque per fare politica.

Occorre una chiara identità.

N° 3 - APRILE 2010 17


18

N° 3 - APRILE 2010

sport - Sammichele di Bari

Eliminazione o c’è qualcosa sotto?

Molte ombre sulla trasferta di Roma che ha sancito l’eliminazione dalla Coppa per l’Asd Sammichele

di LEONARDO NETTI

Si è infranto sul campo della

Virtus Guidonia il sogno

dell’Asd Sammichele di

conquistare la Coppa Italia di calcio

a 5 destinata a formazioni di serie

C, e, di conseguenza, ottenere

la promozione in Serie B nazionale.

Nella semifinale di ritorno, infatti,

i biancocelesti sono stati sconfitti

per 7-3 al termine dei tempi supplementari,

in una giornata da ricordare

soprattutto per gli aspetti

di tipo logistico e organizzativo,

oltre che per il clima di forte intimidazione

e tensione venutosi a

creare nei confronti dei calciatori

e dei tifosi sammichelini presenti.

Data l’importanza dell’evento, la

società aveva infatti messo a disposizione

della tifoseria un autobus

per seguire la trasferta in terra capitolina;

giunti presso il centro sportivo,

sede della gara, i tifosi del Sammichele

(una trentina circa), sono

A

cinque giornate dal termine

del campionato

di serie C di pallavolo,

il GS Atletico si ritrova in decima

posizione in piena zona playout.

Allontanata matematicamente

la speranza della salvezza diretta

ma anche gli spettri della retrocessione

in serie D, i sammichelini

dovranno ottenere il maggior numero

di punti possibili in queste

restanti partite per cercare di raggiungere

almeno il nono posto in

classifica, che consentirebbe di

disputare due delle tre gare previste

per i playout dinanzi al proprio

pubblico.

Nelle ultime giornate prima della

pausa per le festività pasquali,

i biancocelesti hanno portato a

casa tre punti dal delicatissimo

scontro diretto in quel di Trani,

salvo poi arrendersi sul campo

del Palo terzo in classifica. Le ultime

due trasferte hanno dimostrato

ancora una volta che la squadra

è in grado di poter competere

anche con compagini di alta classifica,

mancando solo della cattiveria

e della lucidità necessaria

per chiudere le partite a proprio

vantaggio. Su questo aspetto, il

stati avvicinati da un calciatore del

Guidonia, in tribuna per squalifica,

che, con fare minaccioso ha rimosso

le bandiere con i colori sociali

del Sammichele, generando subito

paura tra i presenti (tra cui numerosi

ragazzi della scuola calcio).

Non basta. L’inizio della gara, previsto

per le ore 16, è stato posticipato

a causa del mancato arrivo degli

arbitri sul campo di gioco. Pare che

i due direttori di gara, provenienti

da Avezzano, regolarmente de-

GSA: si aspettano i playout

tecnico Antonello Galatola sta

lavorando molto, facendo disputare

ai suoi ragazzi anche incontri

amichevoli con formazioni di categoria

superiore.

Le note positive per la società

del presidente Gerardo Spinelli

giungono intanto dalla squadra

impegnata nel campionato di II

divisione: il gruppo, allenato da

Mario Gasparro, nel quale militano

anche alcuni atleti che fino

all’anno scorso giocavano da titolari

in prima squadra, a due giornate

dal termine, guida solitario il

proprio girone, dopo la rocambolesca

vittoria nello scontro diretto

con il Gioia.

Tra un mese circa, se la classifica

dovesse restare invariata, Giuliano

Romanazzi e compagni

disputeranno lo spareggio conto

il Club Atletico Bari, già matematicamente

certo del primo posto

nell’altro raggruppamento. La

vincente sarà promossa nel campionato

di I divisione. Potrebbe

essere, questo, un risultato che

può riscattare un’annata tutto

sommato di transizione, tra luci e

molte ombre..

L.N.

signati dall’Associazione Italiana

Arbitri (AIA), non fossero stati avvisati

dell’orario di inizio del match.

Raggiunti telefonicamente

dal presidente del Guidonia,

sembra siano partiti alla

volta di Roma solo intorno alle

16, giungendo alle 18.15 circa.

Una circostanza sicuramente

anomala, poiché, vista l’importanza

della manifestazione (ricordiamolo,

semifinale nazionale di

Coppa Italia!), appare strano che

Sporting

sprecone

Avevamo raccontato di

uno Sporting Club lanciato

all’inseguimento

del Leporano, ancorato alla seconda

posizione in classifica nel campionato

di calcio di 1^ categoria.

A distanza di meno di un mese, di

buono c’è solo la certezza di disputare

i playoff, visto che il Sammichele

ha perso tante buone occasioni

e ambire alla promozione

diretta.

La squadra allenata da Tommaso

Narraccio ha ottenuto

tre sconfitte consecutive contro

Lizzano, Acquaviva e Cellamare,

formazioni di basso profilo, scivolando

fino al quinto posto prima

della vittoria casalinga contro il

Castellaneta, nell’ultimo turno prima

della pausa per le festività.

Nelle ultime giornate il Sammichele

dovrà cercare di scalare

qualche posizione in classifica

per riprendersi la seconda piazza

e, dunque, trovarsi nelle condizioni

migliori per disputare i

playoff,incente dei playoff.

L.N.

entrambi gli arbitri non siano stati

informati dell’ora di inizio della partita,

peraltro regolarmente pubblicizzata

su periodici di informazione

sportiva e numerosi siti internet

legati al mondo del calcio a 5. Inoltre,

appare strano il fatto che gli

stessi arbitri abbiano direttamente

comunicato con il presidente

della società padrona di casa che

evidentemente, nella sua rubrica

telefonica, aveva segnati i numeri

privati dei due direttori di gara.

Sta di fatto che, se alle ore 16, il

centro sportivo era prevalentemente

occupato dai tifosi sammichelini,

a partire dalle ore 17.30 circa, esso

è stato “invaso” dai sostenitori romani

che, per tutta la durata della

gara, hanno rivolto epiteti offensivi

nei confronti dei giocatori dell’Asd

Sammichele, nonché al gruppo

dei tifosi al seguito della squadra.

L’arbitraggio ne è stato fortemente

condizionato, come dimostra la

concessione del calcio di rigore che

ha spianato la strada al Guidonia a

cinque minuti dall’inizio del match.

Addirittura, al termine dei tempi regolamentari,

i due direttori di gara

hanno raggiunto telefonicamente

gli organi federali, poiché non sapevano

se si dovessero disputare i

tempi supplementari (come avviene

in ogni confronto di andata e ritorno)

o direttamente i calci di rigore.

Facile immaginare in quali condizioni

psicologiche i calcettisti sammichelini

abbiano potuto affrontare

una partita così delicata, certamente

la più importante disputata fino

a questo punto della stagione.

La sconfitta e l’eliminazione sembrano,

dunque, la logica conseguenza

di un pomeriggio iniziato

male e terminato nel peggiore dei

modi, a causa di quanto avvenuto

all’esterno del rettangolo di gioco.

Per il Sammichele, svanito, quindi,

il sogno della Coppa, diminuiscono

le speranze di ottenere la

promozione in serie B. Resta aperta

soltanto la pista, difficile ma non

impossibile, dei playoff promozione,

che prenderanno il via tra

circa un mese e che vedranno sfidarsi

in una prima fase le squadre

classificate dal secondo al quinto

posto in campionato e, successivamente,

le formazioni uscite

vincitrici dai playoff regionali.


sport - Sammichele di Bari

Inaugurato

il Bari Club

Grande festa in piazza con giocatori e dirigenti

Il Presidente Vincenzo Matarrese festeggiato nella sede del Bari Club di Sammichele

Entusiasmo, presenza e

tanta voglia di “tifare” in

grande. A Sammichele si

è inaugurato il Bari Club alla presenza

del Presidente del sodalizio

barese Vincenzo Matarrese, del

d.s. Perinetti e di una delegazione

di giocatori formata da Gillet,

Rettifica,

Decataldo

era assente

Il consigliere comunale Leonardo

Decataldo ci scrive per chiederci

di rettificare la sua partecipazione

al Consiglio comunale

del 16.04.2009. Non intervenne:

era assente.

Non potè quindi votare a favore

il documento presentato dal sindaco

Boscia, votato all’unanimità

dei presenti, per lo schema

di transazione palazzo/terreno,

come da noi riferito erroneamente

nel numero scorso.

Ne prendiamo atto e provvediamo

in rettifica dell’informazione,

ringraziamo lo stesso Decataldo

per la puntualizzazione.

Andrea Masiello, Castillo, Belmonte,

Sforzini e Rivas.

Tra discorsi ufficiali ed il tradizionale

taglio del nastro, i giocatori

biancorossi non si sono sottratti

all’affetto dei sammichelini, che

hanno affollato piazza Vittorio

Veneto, contribuendo alla riuscita

Prima Determinazione del Responsabile

dell’Area Tecnica per il ripristino

dello stato dei luoghi: n. 284 del

2004:

6 anni!

Sentenze del TAR Bari n. 1215,

1216, 1217, 1218 del 04.05.2007:

1.081 giorni!

Sentenza Consiglio di Stato: n.

3040 del 18 marzo 2008:

749 giorni!

L’abbraccio dei tifosi alla squadra del Bari

dell’evento.

Richieste di una fotografia, autografi,

magliette e sciarpe sventolati

come allo stadio. Sembrava

di essere al “San Nicola”.

Come sono lontani i tempi in

cui quasi ci si vergognava di tifare

Bari, e quando allo stadio c’erano

soltanto poche decine di spettatori

paganti.

Certo, i risultati della squadra

portano ad un crescente entusiasmo

nella tifoseria.

Quello che, però, ci preme sottolineare

è che bisogna lavorare

molto, e in questo siamo assolutamente

sicuri che il presidente

Giampiero Lerario e tutti i soci

del Bari Club sapranno farsi valere,

è la promozione della cultura

sportiva.

Applaudire non soltanto quando

si vince, ma soprattutto nei

momenti di difficoltà.

Tifare, infatti, significa supportare

la squadra quando perde,

applaudire gli avversari quando

sono più bravi ed accettare, sempre,

il risultato del campo.

Benvenuto, dunque, Bari Club.

E che le soddisfazioni ricevute dal

Bari siano davvero tante.

Ro.Ma.

Tic tac... e intanto il tempo passa

e le sentenze restano inapplicate...

Il palazzo di via G. Pastore

N° 3 - APRILE 2010 19


Cattaneo di Bologna

ha effettuato alcune

L’Istituto

elaborazioni dei risultati

del voto regionale tenutesi in 13

delle 20 Regioni italiane lo scorso

28 e 29 marzo 2009, per determinare

quanto i maggiori contendenti

abbiano riscosso maggiori o minori

consensi rispetto alle precedenti

elezioni regionali del 2005. Fra i

risultati più importanti si possono

citare:

– La Lega Nord ha pressoché

raddoppiato i consensi, passando

dai quasi 1 milione 380 mila voti

nel 2005 (nelle sole 13 regioni che

hanno appena votato il 28 e 29

marzo) agli attuali 2 milioni 750

mila (+1 milione 370 mila voti). Si

tratta di un avanzamento generalizzato

in tutte le regioni del Nord e

anche in quelle “rosse”. Molto forte

la crescita nelle Marche (voti quasi

sestuplicati) e in Toscana (consensi

triplicati), anche se in quelle zone la

Lega partiva da valori assoluti relativamente

bassi. Ma anche nelle regioni

in cui la Lega Nord aveva già

una presenza radicata si registrano

avanzamenti notevoli, specie laddove

il candidato a presidente del

centro-destra era un rappresentante

della Lega: +134% nel Veneto

(+450 mila voti), +83% in Piemonte

(+144 mila), +61% in Lombardia

(+424 mila voti).

Anche in Liguria (+38 mila voti)

e in Emilia-Romagna (+180 mila) si

osserva uno sviluppo ragguardevole:

+100% e +165%. Si tratta di un

risultato ancora più rilevante alla

luce dell’astensionismo che ha caratterizzato

queste consultazioni.

Il Popolo della libertà, rispetto

ai suoi predecessori del 2005 (Forza

Italia e Alleanza nazionale), ha

perso 1 milione 69 mila voti (ossia il

15%). Com’era prevedibile, una parte

consistente di questo calo si registra

nel Lazio (–600 mila voti) per

effetto dell’esclusione della lista Pdl

in provincia di Roma e quindi non

può essere imputato a una minore

attrattiva del partito nei confronti

dell’elettorato. Ricordiamo che nel

2005 An e Forza Italia hanno raccolto

610 mila voti in provincia di

Roma. Ma il Pdl conosce comunque

un calo marcato anche nelle regioni

settentrionali – Piemonte (–178

mila, –27%), Lombardia (–162 mila,

– 11%), Veneto (–154 mila, –22%)

– e “rosse” – Emilia-Romagna (–99

mila voti, -16%), Toscana (–95 mila,

–19%). In due regioni del Sud, al

contrario, il Pdl avanza: +224 mila

voti in Campania (+35%) e +47

20

N° 3 - APRILE 2010

dopo il voto

Movimento 5 stelle-Beppe Grillo decisivo per la sconfitta del centrosinistra in Piemonte

mila voti in Calabria (+21%) – regioni

strappate al centrosinistra senza

alcun apporto della Lega Nord.

– Nel complesso, il Popolo della

libertà e la Lega Nord hanno guadagnato

301 mila voti nelle tredici

regioni in cui si è votato (quasi 900

mila se si esclude dal computo la

provincia di Roma). Questo avanzamento

si concentra nelle regioni

Lombardia (+262 mila voti), Veneto

(+297 mila voti), Campania (+224

mila), Emilia-Romagna (+80 mila) e

Calabria (+47 mila). Si assiste invece

a un calo di consensi in Piemonte

(–35 mila), Toscana (–19 mila).

– L’avanzamento del centro-destra

è stato accompagnato da un

notevole riequilibrio nei rapporti

di forza all’interno del centro-destra:

se nel 2005 i consensi di Forza

Italia e Alleanza nazionale erano

5,1 volte superiori ai consensi della

Lega Nord, nel 2010 questo rapporto

è sceso ad appena 2,2. Detto

altrimenti, se nel 2005 la Lega Nord

incideva per il 16% sul complesso

dei consensi del centro-destra (nella

sua accezione più ristretta), ora

essa incide per 31%, ossia ha quasi

raddoppiato il suo peso entro la coalizione.

Il Partito democratico perde 2

milioni di voti rispetto ai consensi

raccolti dai Democratici di sinistra

e dalla Margherita nel 2005, ossia

circa un quarto (-26%) dell’elettorato

dei suoi predecessori. Si tratta

di un arretramento generalizzato,

con accenti diversi: molto marcato

in Calabria (–52%), pronunciato in

Campania (–36%), Basilicata (-35%)

e Piemonte (-30%). Viceversa, le

perdite sono state più contenute in

Lazio (–14%), Lombardia (–18%) e

Veneto (–19%).

– L’Italia dei valori manifesta

una forte crescita, quasi quadruplicando

i suoi consensi del 2005: +1

milione 227 mila voti. Si tratta di

una crescita che si osserva in tutte

le regioni, ma meno al Sud che altrove.

Particolarmente marcata la

riuscita in Toscana (+127 mila voti,

otto volte tanto il risultato del 2005)

e nel Lazio (+183 mila voti, una sestuplicazione

dei consensi).

– Anche in seno al centro-sinistra,

dunque, c’è stato un forte riequilibrio

dei rapporti di forza: se nel

2005 i consensi di Democratici di sinistra

e Margherita erano 23,4 volte

superiori a quelli dell’Idv, nel 2010

questo rapporto è sceso a 3,7. Det-

to altrimenti, se nel 2005 l’Italia dei

valori incideva per appena il 4% sul

complesso dei consensi del centrosinistra

(nella sua accezione ristretta

di coalizione), ora essa incide per

21%, ossia ha quintuplicato il suo

peso nella coalizione.

– L’Udc di Pierferdinando Casini

ha perso voti rispetto al 2005: –227

mila voti, ossia –15%. L’arretramento

pare essere per lo più indipendente

dalle alleanze strette nelle

diverse regioni: il partito centrista

ha perso consensi ovunque, tranne

che in Liguria (dove appoggiava il

candidato di centro-sinistra), Toscana

(dove correva da sola) e in Campania

(dove appoggiava il candidato

di centro-destra). Nel complesso,

tuttavia, il declino dell’Udc è stato

più forte laddove si è alleato con il

centro-sinistra.

– La sinistra radicale esce sconfitta

rispetto al 2005. In tutto, i partiti

della sinistra radicale hanno perso

1 milione 274 mila voti, ossia quasi

la metà (–48%) del loro elettorato

di cinque anni fa. Si tratta di un fenomeno

diffuso uniformemente

sul territorio, con una significativa

eccezione: la Puglia, dove i partiti

di sinistra avanzano di 72 mila voti


dopo il voto

(+38%).

– Infine, vale la pena di notare il

risultato del Movimento 5 stelle-

Beppe Grillo, che ha raccolti i

consensi di 390 mila elettori nelle

cinque regioni in cui si è presentato.

Il risultato migliore in Emilia-Romagna,

con il 6% dei voti validi. Ma

è possibile che il ruolo più rilevante

sia stato svolto dal Movimento 5

stelle in Piemonte, dove ha conseguito

il 3,7% dei consensi e il candidato

di centro-sinistra ha perso con

un margine di appena 0,42 punti

percentuali.

Dati complessivi, quindi, che

possono trovare una loro compiuta

analisi anche nel contesto generale

di un forte incremento complessivo

dell’astensionismo, diffuso in

tutte le regioni.

(Fonte: elaborazioni dell’Istituto

Cattaneo di Bologna)

Elezioni regionali 2010:

chi ha vinto chi ha perso

Forte crescita della Lega Nord e dell’Italia dei valori

Riequilibrio dei rapporti di forza all’interno delle due coalizioni

Una compiuta analisi del

voto in Puglia non può

che partire da un presupposto:

la linea di Raffaele

Fitto, che ha voluto fortemente il

proprio candidato Rocco Palese

opposto a Nichi Vendola, non ha

pagato.

Mentre in tutta Italia il centrodestra

ha fatto registrare notevoli

progressi, passando da una

situazione di 2-11 nel conteggio

complessivo delle Regioni governate

ad una situazione che sfiora

sostanzialmente la parità (6-7),

in Puglia la forbice si è allargata,

partendo dai soli 14mila voti di

differenza del 2005 fino ad arrivare

alla situazione del 2010, che

ha visto Vendola riconfermato alla

guida della Giunta regionale con

il 48,69% (1.036.638 voti) contro

il 42,25% del suo principale avversario,

che ha sfiorato le novecentomila

preferenze personali

(899.590 voti).

I 14mila voti del 2005, dunque,

sono diventati oltre 136mila, e nè

può essere addotta a “causa” di

questo ampliamento della forbice

la presenza di Adriana Poli Bortone,

che pure con i suoi 185.370

voti (pari all’8,71%) avrebbe potuto

garantire la vittoria al centrodestra,

se fosse andato compatto

alle elezioni.

Ma questa è fantapolitica, e le

condizioni politiche per un accordo

tra PdL, da una parte, Io-

Sud e Udc dall’altra, non si sono

realizzate soprattutto per il veto

“imposto” da Raffaele Fitto, supportato

da 13 parlamentari dell’ex

Alleanza Nazionale che, quando

si dibatteva su chi potesse essere

il candidato del centrodestra e

quando era saltato fuori il nome

della Poli Bortone, avevano posto

l’altolà con una nota ufficiale.

I numeri parlano chiaro. In Puglia,

quasi unica eccezione di un

Italia che strizza l’occhio a Berlusconi

e, soprattutto, a Bossi, si va

affermando uno zoccolo duro a

sinistra, con un partito “personale”,

quello di Nichi Vendola, capace

di racimolare 182mila voti di

preferenza (Sinistra Ecologia e

Libertà), attestandosi all’8,74%,

un risultato che non è stato raggiunto

dalla sinistra nemmeno

nelle regioni storicamente “rosse”

come Emilia Romagna, Toscana

ed Umbria. Se a questi voti sommiamo

quelli ottenuti dalla Federazione

della Sinistra-Verdi

(64.441 pari al 3,28%) è facile

capire come ci si trova di fronte

ad un “partito della sinistra” che

vanta un patrimonio del 12% dei

voti pugliesi, e che senz’altro spo-

sta più a sinitra gli equilibri della

istituenda Giunta Regionale, in

un’ottica anche nazionale, e con

spinte sempre maggiori affinchè

il Pd riveda la sua posizione di

chiusura a sinistra, anche in virtù

la spinta personale, del carisma e

dell’appeal di Vendola.

Vedremo il governatore pugliese

candidato contro Berlusconi?

E’ troppo presto per poterlo

dire.

Eppure il dato politico è chiaro:

il centrodestra pugliese è chiamato

a ricompattarsi, ed a superare

quell’empasse fittiano che

ha portato ad una sconfitta che,

guardando il quadro complessivo

italiano, è davvero rumorosa.

Roberto Mastrangelo


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N° 3 - APRILE 2010 21


22

N° 3 - APRILE 2010


dopo il voto

La carica

dei settanta,

anzi dei 78!

Signori consiglieri, per cortesia,

spostatevi un po’ più

in là, c’è posto per tutti!

La nostra strana legge elettorale

ha prodotto un risultato paradossale.

Mentre da tutte le parti sono

sempre maggiori le richieste di

ridurre i costi della politica e gli

sprechi, la legge elettorale pugliese,

introdotta con l’allora

presidente Raffaele Fitto e, nei

fatti, confermata dalla giunta

Vendola (considerando che non

sono state apportate variazioni

correttive), ha sortito l’effetto di

“regalare” altri 8 seggi di consigliere

regionale.

Questo perchè oltre al bonus di

maggioranza di 13 seggi attribuiti

automaticamente al presidente

vincitore, nel caso in cui non si

raggiunge la maggioranza del

60% dei voti in consiglio regionale

la legge prevede l’incremento

del numero dei consiglieri fino ad

arrivare al massimo a 100 consiglieri.

Aumento, ovviamente, da calcolarsi

in maniera proporzionale,

come nello spirito della legge.

Ecco che da 70 i consiglieri diventano

78.

Quanto costa a noi cittadini

questo giochetto?

Facciamo due rapidi conti.

Per comodità ammettiamo che

un consigliere regionale ci costi

15mila euro al mese (ma sono di

più). Quindici per 8 fa 120mila

euro complessivi al mese, che in

un anno sono 1,440 milioni di

euro, che in cinque anni sono 7,2

milioni di euro. Con incrementi

analoghi in termini di personale

a disposizione dei consiglieri, di

rimborsi spese vari ed eventuali,

bonus benefit e via dicendo.

Un bel regalo ai partiti, non c’è

che dire.

Ora sono in molti a voler cambiare

la legge. Negli ultimi 5 anni

Vendola e la sua maggioranza

non ci sono riusciti.

Sarà che forse ne hanno avuto

anche loro un vantaggio?

Ro.Ma.

Nuovo Consiglio regionale

ed ora la sfida del futuro

Maggioranza assolutamente stabile, 46 seggi contro i 30 complessivi delle opposizioni

di ROBERTO MASTRANGELO

I

nuovi eletti, che per un contorto

meccanismo elettorale

sono 8 in più di quello previsto

dallo Statuto regionale, ed i cui

nomi sono ormai ben conosciuti ai

pugliesi, si troveranno di fronte ad

una sfida difficile, complessa ed affascinante

al tempo stesso.

Messe da parte le questioni elettorali,

restano sul tavolo i programmi.

C’è da costruire la Puglia dei

prossimi anni, la Puglia che non

avrà più la facilità d’accesso ai fondi

europei (a partire dal 2013) che

fino ad ora hanno garantito un vero

e proprio fiume di denaro per le

casse e gli investimenti nella nostra

Regione.

Adesso occorre ripensare a nuove

strategie in settori fondanti e

fondamentali per la nostra economia,

per il nostro rilancio e per il superamento

di tutti quei ritardi che

fanno della Puglia una Regione lontana

dagli standard di qualità della

vita europei.

I pugliesi hanno deciso. Dovrà essere

Nichi Vendola a guidare questi

processi, a presiedere a tutte le

scelte strategiche, a cercare di fare

della Puglia una Regione migliore e

competitiva su mercati sempre più

estremi e selettivi che gli scenari at-

ELEZIONI REGIONALI 2010 - RIEPILOGO LISTE PUGLIA

tuali ci disegnano.

Ed allora, per una volta auguriamoci

che la politica riesca a mettere

da parte le divisioni partitiche.

Ben vengano tre anni senza

scontri elettorali, senza la necessità

di provvedimenti accalappia-voti,

di grida e di scontri di piazza (per

la verità sempre meno in piazza e

sempre più nei salotti).

Ora è tempo di proposte. E’ tempo

di costruire, tutti insieme ed

ognuno per il proprio ruolo, la Puglia

che vogliamo e quella che dovrà

imparare a camminare con le

proprie gambe.

Gli scenari nazionali sono chiari.

Si sta per aprire la stagione delle riforme.

Di quelle riforme che tanto

piacciono alla Lega e che ci dovranno

trovare pronti.

Non è possibile restare in attesa.

Da oggi bisogna trovare le risposte

alle attese delle nuove generazioni.

Bisogna collegare il mondo della

scuola e quello del lavoro, bisogna

inventare strumenti per intercettare

le domande ed interpretare i

mercati, bisogna creare strumenti e

prodotti capaci di portare sviluppo

e ricchezza.

Si parla tanto di “chilometro zero”

per i prodotti alimentari, ad esempio.

E’ compito della Regione tutelare

i nostri produttori, non soltanto

con marchi e fiere, ma con politiche

di mercato e di consumo efficaci.

Ma soprattutto, è tempo di serietà

e di sobrietà della politica.

Buon lavoro. Ne abbiamo bisogno

tutti quanti.

N° 3 - APRILE 2010 23


La passata campagna elettorale

per il rinnovo dei

consigli regionali è stata

scandita da alcuni eventi non ordinari.

Minoranza e maggioranza sono

scese in piazza, a Roma, in maxi

manifestazioni nazionali, alla ricerca

di un consenso, anche di

immagine, oscurato da eventi

devastanti, alcuni tipicamente

locali.

La sinistra, per contestare decreti

“interpretativi” voluti dalla

maggioranza parlamentare per

far dimenticare marchiani omissioni

in sede di presentazione

delle liste a Roma e a Milano.

La destra, per parare il colpo

della frammentazione interna che

sta sempre più per esplodere.

Ma dietro tanto fumo c’è stato

dell’altro.

In Puglia il Pd ha cercato di nascondere

o di cancellare tutte le

difficoltà interne dovute ad una

classe politica che ha fatto esplodere

l’esigenza di moralizzazione

della vita pubblica, ponendo fine

ad una presunta diversità che per

lungo tempo l’aveva caratterizzata.

Le vicende di Alberto Tedesco,

Sandro Frisullo e Michele

Mazzarano non sono stati fatti

insignificanti. Tutti e tre sono legati

alla situazione della Sanità

pugliese.



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N° 3 - APRILE 2010

dopo il voto

Il difficile dopo elezioni regionali

I risultati delle urne parlano chiaro, tra promossi a volte inaspettati e perfino qualche bocciato eccellente

di AGOSTINO SPINELLI

A raccogliere i risultati di questa

crisi profonda del Pd, ci hanno

pensato bene Nichi Vendola (a

partire dalle primarie) e Antonio

Di Pietro.

Silvio Berlusconi, invece, si è

accanito anche sui numeri fatti a

Piazza San Giovanni. E’ lì che ha

ricercato, in quel mini bagno di

folla, di riposizionarsi all’interno

del suo movimento (il Pdl), frazionato

in tanti rivoli che conducono

a chiari interessi personali di tanti

responsabili. Pdl segnato dal danno

ricevuto dalla vicenda della

presentazione delle liste a Roma,

dalla preannunciata nascita di

Generazione Italia, il movimento

di Gianfranco Fini, dall’abbraccio

non disinteressato di Umberto

Bossi, ostentato in quella piazza

da cui ha tentato di risucchiare

consensi. E che consensi!

Chi ne ha pagato il prezzo è stato

il dibattito politico e programmatico

su quello che è la Puglia e

su ciò che dovrebbe essere.

I risultati del voto sono noti. Li

analizziamo ampiamente anche

noi in questo mensile.

Da dove ripartire?

Dalle riforme istituzionali. Il periodo

è considerato proficuo. Noi

ce lo auguriamo.

I sindaci del Nord, intanto, all’indomani

del voto regionale, hanno

simbolicamente consegnato le

fasce tricolore al Prefetto: un avvertimento

al Governo. Vogliono

subito l’eliminazione del patto di

stabilità e il federalismo fiscale.

In Puglia il Pd ha una grande responsabilità:

sostenere e collaborare

con la nuova Giunta Vendola.

Guglielmo Minervini, nell’intervista

che ci ha rilasciato, ha

tracciato con chiarezza due strade

maestre da seguire. Strade che

dovrebbero essere obbligate per

tutti gli amministratori e per tutte

le amministrazioni: trasparenza e

partecipazione dei cittadini.

Due note dolentissime: mancano

entrambe.

Lo vediamo anche nelle nostre

realtà comunali. Il potere viene

esercitato non promuovendo la

partecipazione, ma negandola.

Negando anche ai consiglieri

stessi di minoranza la documentazione

necessaria all’esercizio

della loro funzione, negando ai

cittadini ogni informazione utile:

vedi i siti dei Comuni.

Il risultato elettorale, intanto,

denuncia un progressivo allontanamento

dei cittadini anche dallo

stesso esercizio del diritto di voto.

In Italia, ormai, il primo partito è

l’astensionismo.

Si chiedeva a voce alta l’Assessore

regionale Silvia Godelli alla

chiusura dell’anno scolastico della

Scuola all’Impegno Sociale e

Politico di Sammichele di Bari:

“E’ libero il voto?”

No. Esiste la vergogna del mercato

del voto. Problema da affrontare

non in forma moralistica. Da

non dimenticare mai: “Il voto è

potere. Se non è libero, c’è un gap

culturale: dimostra che l’idea non

serve a niente. Da qui l’importanza

di promuovere l’associazionismo:

per combattere il voto di scambio.

Questo rappresenta un attacco al

sistema democratico. Trattasi di visione

che inficia i fondamenti della

democrazia. Prevalgono gli interessi

privatistici”.

Rifuggire dal “cosa ti posso

chiedere per me!” E’ il contrario

della democrazia.

“Per me” non è certamente per il

“Bene Comune”!


dopo il voto

Anticorpi? Trasparenza e partecipazione

“Onorare le straordinarie speranze che i pugliesi ci hanno affidato”. L’analisi sul Pd di Guglielmo Minervini

di FRANCO DERAMO

Abbiamo posto alcune domande

a Guglielmo Minervini,

Assessore regionale alla

Trasparenza, coordinatore regionale

del Pd, rieletto consigliere regionale.

Il massimo che oggi si possa dire

del ‘Pd=partito nuovo’ è che sia

ancora “un partito della Prima Repubblica”.

Quanto c’è di vero in questa affermazione?

C’è del vero e del falso.

Il vero è che il Pd come luogo della

rigenerazione del rapporto tra politica

e cittadini, non è ancora nato. Appare

più la propaggine delle vecchie appartenenze

che la sperimentazione di una

prospettiva che interpreti la domanda

di cambiamento e di futuro di questo

paese sfibrato e stanco.

Il falso è che dei vecchi partiti di Prima

Repubblica non ha più la dimensione

di massa e non ancora quella di

popolo. Appare semplicemente, come

tutti gli altri partiti, un aggregato di

notabili. Ma il Pd è nato con la vocazione

a occupare uno spazio scoperto

della politica. La missione del Pd è rappresentare

la speranza, raccogliere la

fiducia, aggregare l’innovazione.

Al centrodestra che rielabora la paura

degli italiani facendo leva sulla pulsione

egoistica, l’alternativa da opporre

è una visione positiva del futuro. Il

mondo che sta nascendo non fa paura,

ha bisogno del genio italiano.

Rimane ancora “l’amalgama mal

riuscita” (D’Alema) fra il meglio

Rieletti: Nichi Vendola e Guglielmo Minervini

delle culture politiche del secolo

scorso, il cattolicesimo democratico

e il socialismo?

Non mi è mai piaciuta l’immagine

dell’amalgama. Le miscele sociali non

si fanno a tavolino, altrimenti falliscono.

Il Pd è nato con un’intuizione che

è rimasta sulla carta: convocare le

persone, anzi i cittadini, sui problemi

del futuro senza chiedergli l’origine

o l’appartenenza. Mettere al centro i

problemi, le idee più che le tessere o le

storie, significa scegliere di guardare al

futuro piuttosto che al passato. Un PD

che agisce con questa politica si apre

all’innovazione, anche generazionale.

Ma questo PD non è ancora nato.

Piuttosto stiamo consumando la coda

nostalgica delle vecchie storie. Forse

siamo all’epilogo di questa consunzione.

E l’avventura del Pd, questo bellis-

simo pensiero lungo sulla transizione

del nostro paese, sul cambiamento del

mondo, può ora prendere forma concreta.

Perchè vi è difficile ammettere la

sconfitta nazionale?

Bersani lo ha fatto. Non c’è nulla da

nascondere. Abbiamo tre anni senza

scadenze elettorali e con una prospettiva

di lavoro politico da fare per

preparare un’alternativa non solo a

Berlusconi ma anche, ed è la cosa più

difficile, al berlusconismo.

Un programma democratico di

governo nazionale e regionale su

cosa si deve fondare?

Su un’idea di futuro. Manca al paese

e al Pd una visione di futuro. Siamo

prigionieri della paura, che ci incolla al

presente. Futuro significa immaginare

che il mondo che sta nascendo nelle

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contrazioni dure di questa crisi sarà un

mondo non necessariamente peggiore.

Una nuova idea di convivenza sociale,

più solidale e responsabile, ma anche

una nuova idea di sviluppo, più inclusiva

e sostenibile, sta nascendo grazie

alla ricerca e alla creatività. All’Italia

manca un PD, un pensiero positivo.

Perché gli elettori non vi identificano

con chiarezza?

Perché non abbiamo un profilo chiaro

e riconoscibile, non abbiamo una

missione.

Le scelte dei vertici Pd le affidate

ai non iscritti, al “popolo delle primarie”.

Perché il partito poi lo fate

gestire solo agli iscritti e alla vecchia

nomenclatura?

Le primarie sono una grande intuizione

per costruire un rapporto aperto

tra la politica e la società, per allargare

gli spazi di coinvolgimento e di partecipazione.

Purtroppo, questo segno di

futuro è rimasto abbastanza isolato.

Almeno finora.

Vendola vi ha dato una lezione

solenne: alle primarie e all’elezione

regionale. Ora chiede ai partiti

di sciogliersi. Ma, allora, vi ha salvati

o vi ha cancellati?

Questa lettura è una lettura distorta.

Con Vendola nelle primarie si è riconosciuta

una porzione largamente maggioritaria

del “popolo democratico”, altrimenti

l’esito sarebbe stato ben altro.

La lezione, piuttosto, ha riguardato

non il Pd ma una parte dei suoi gruppi

dirigenti. Lo scollamento con la società

reale è uno dei problemi della politica

di apparato. Vendola ci ricorda che

abbiamo il dovere di affrontarlo senza

ipocrisie né dilazioni. E io concordo.

Può Vendola essere indicato

dal Pd come futuro Presidente del

Consiglio?

Vendola è il presidente dei pugliesi. E

noi abbiamo il dovere di testimoniare

che la Puglia può costituire il laboratorio

in cui si sperimenta quell’alternativa

di centrosinistra, quell’idea di

futuro che serve all’intero paese. Non

possiamo sbagliare, ora dobbiamo

solo onorare le straordinarie speranze

che i pugliesi ci hanno affidato.

Minervini già Assessore regionale

alla Trasparenza. Da dove cominciare

la bonifica?

Da due anticorpi: la trasparenza e la

partecipazione dei cittadini. Sono gli

unici due antidoti che conosca e che

garantiscono un sicuro effetto.

N° 3 - APRILE 2010 25


Nel leggere gli elenchi degli

eletti c’è sempre da

chiedersi, tutto sommato,

se saranno in grado di compiere

il loro lavoro, di rappresentarci al

meglio a prescindere dall’appartenenza

politica, di recepire le esigenze

del popolo pugliese e, se ce

ne fosse il bisogno, anche di alzare

la voce in Consiglio regionale per

difenderci.

Forse chiediamo troppo?

Con buona pace delle quote

rosa, un primo dato è l’esiguità di

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N° 3 - APRILE 2010

dopo il voto

Ecco tutti i consiglieri regionali

Il risultato delle urne parla chiaro: tra promossi a volte inaspettati e qualche bocciato eccellente

di ROBERTO MASTRANGELO

consiglieri regionali sono donne,

e ci chiediamo se per incapacità

femminile nel raccogliere intorno

a sè i consensi o se per un malvezzo

tipico dei modi italiani di

considerare la politica “un fatto da

uomini”. Un maggiore apporto di

sensibilità rosa non avrebbe fatto

che bene ad un Consiglio che, nel

corso soprattutto delle ultime legislature

è apparso troppo ingessato

su posizioni statiche ed “elefantesche”,

e con una scarsa capacità

decisionale e propositiva.

Ecco cosa chiediamo ai consiglieri

regionali: di essere membri attivi

del nostro Governo e non soltanto

“sollevatori di mani nell’ottica delle

posizioni partitiche”. ono stati

eletti giovani su cui si può puntare,

in tutti gli schieramenti politici.

Ci sono politici con alle spalle

esperienze amministrative ricche

e preziose. Mettiamole a frutto e

rendiamo questa legislatura davvero

speciale.

Ma insieme ai promossi, duole

ricordare anche qualche “nome”

eccellente che è rimasto fuori

dall’assise di via Capruzzi.

Personaggi che hanno avuto un

ruolo nei palazzi regionali, e che

forse si pensava potessero farcela

a “resistere” al vento del cambia-

mento, ma che, per diverse ragioni,

non sono stati riconfermati.

Ed è, questo, il principale risultato

del valore della preferenza. Ogni

candidato è strettamente collegato

al suo territorio di riferimento,

ha “zappato” i suoi voti e deve continuare

a “zappare” per mantenere

e consolidare il consenso ricevuto.

Al contrario di quanto avviene per

il Parlamento italiano, dove esiste

una infelice cooptazione decisa a

tavolino dai segretari nazionali dei

partiti, di tutti i partiti.

Registriamo i due ex presidenti

della Provincia di Bari Marcello

Vernola (UdC, surclassato di quasi

10mila voti da Peppino Longo), e

Vincenzo Divella, primo dei non

eletti nella sua lista. L’ex assessore

Magda Terrevoli, l’ex segretario

dell’ufficio di presidenza e consigliere

di lungo corso Tommy Attanasio,

l’ex presidente della Giunta

Giovanni Copertino, i consiglieri

Gigi Loperfido e Sergio Povia,

solo per citare le liste della provincia

di Bari.

Il ricambio, dunque, c’è stato.

Ecco l’elenco dei 78 consiglieri

regionali (se non scenderanno a

70) che faranno parte della legislatura

2010-2015 (tra parentesi la

circoscrizione di elezione e le preferenze

ottenute), con la precisione

che abbiamo utilizzato il colore

rosso per indicare gli 8 consiglieri

(4 del Pd, 2 di Sle, 1 dell’Idv, 1 della

Puglia per Vendola), che risultano

rientrare in Consiglio in virtù della

specifica legge che garantisce comunque

il 60% alla coalizione che

vince le elezioni, aumentando il

numero dei consiglieri eletti fino al

massimo di 100.

Pd (23): Nicola Canonico

(Bari 16.680); Mario Loizzo (Bari

16.521); Antonio Decaro (Bari

14.190); Gerardo Degennaro (Bari

13.218); Gugliermo Minervini

(Bari 12.108); Ruggiero Mennea

(Bat 8.388); Filippo Caracciolo

(Bat 7.706); Bartolomeo Cozzoli

(6.573); Fabiano Amati (Brindisi

10.024); Giuseppe Romano

(Brindisi 6.264); Giovanni Epifani

(Brindisi 5.380); Elena Gentile

(Foggia 9.315); Francesco Ognissanti

(Foggia 7.913); Dino Marino

(Foggia 6.987); Sergio Clemente

(Foggia 5.728); Sergio Blasi (Lecce

15.102); Loredana Capone (Lecce


dopo il voto

11.039); Antonio Maniglio (Lecce

8.757); Enzo Russo (Lecce 7.025);

Michele Pelillo (Taranto 15.072);

Donato Pentassuglia (Taranto

14.703); Michele Mazzarano (Taranto

6.340); Anna Rita Lemma

(Taranto 4.828).

Sinistra Ecologia e Libertà (11):

Onofrio Introna (Bari 7.447); Michele

Ventricelli (Bari 6.003); Michele

Losappio (Bari 4.331); Francvesco

Pastore (Bat 3.990); Toni

Matarrelli (Brindisi 4.904); Pino

Lonigro (Foggia 5.904); Arcangelo

Sannicandro (Foggia 4.815);

Donato Pellegrino (Lecce 2.894);

Luigi Calò (Lecce 2.545); Alfredo

Cervellera (Taranto 3.821); Cosimo

Borraccino (Taranto 3.717)

IdV (6): Giacomo Olivieri (Bari

14.695); Lorenzo Nicastro (Bari

4.044); Lorenzo Caiolo (Brindisi

2.901); Orazio Schiavone (Foggia

3.322); Aurelio Gianfreda (Lecce

2.483); Patrizio Mazza (Taranto

2.098)

La Puglia per Vendola (6): Angelo

Disabato (Bari 6.143); Alfonsino

Pisicchio (Bari 5.811); Giovanni

Brigante (Brindisi 2.467); Anna

Nuzziello (Foggia 1.939); Dario

Stefano (Lecce 10.965); Francesco

Laddomada (Taranto 2.329).

PdL (20): Massimo Cassano

(Bari 18.692); Michele Boccardi

(Bari 13.153); Domi Lanzillotta

(Bari 11.302); Giammarco Surico

(Bari 10.369); Ignazio Zullo (Bari

10.147); Antonio Camporeale

(Bari 10.106); Nicola Marmo (Bat

16.120); Giovanni Alfarano (Bat

12.678); Maurizio Friolo (Brindisi

9.074); Piero Iurlaro (Brindisi

7.817); Giandiego Gatta (Foggia

13.928); Lucio Tarquinio (Foggia

11.804); Leonardo Di Gioia (Foggia

8.004); Erio Congedo (Lecce

14.683); Roberto Marti (Lecce

14.369); Mario Vadrucci (Lecce

9.619); Antonio Barba (Lecce

9.021); Gianfranco Chiarelli (Taranto

13.335); Arnaldo Sala (Taranto

10.629); Pietro Lospinuso

(Taranto 9.621);

La Puglia prima di tutto (4):

Tatò Greco (Bari 7.588); Franco

De Biasi (Brindisi 5.761); Cecchino

Damone (Foggia 8.631); Andrea

Caroppo (Lecce 7.561).

I Pugliesi per Rocco Palese (2):

Davide Bellomo (Bari 9.093); Antonio

Buccolieri (Lecce 7.210).

UdC (4): Peppino Longo (Bari

13.388); Giannicola De Leonardis

(Foggia 8.052); Salvatore Negro

(Lecce 6.557); Scalera Antonio

Paolo (Taranto 4.010).



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N° 3 - APRILE 2010 27


I giovani lontani dalla politica

Alcune riflessioni per una occasione di dibattito mancato

28

Incontrare i

candidati, sentire

i loro programmi

e poter dialogare

di quali strade

siano più efficaci

per trovare lavoro

in un periodo

difficile come

l’attuale è una

grande occasione

che non è stata

sfruttata

di PAOLA CARBONARA *

La Puglia ha riconfermato

Vendola presidente. Queste

elezioni non sono state

vinte dalla sinistra politica ma

unici vincitori sono stati: Nichi

Vendola e l’astensione. L’esito

delle votazioni rispecchia in pieno

il clima creato e vissuto anche

in campagna elettorale: poca

partecipazione e scarso interesse

giovanile, limitato alle vincenti

“Fabbriche di Nichi”, e alla parte-

N° 3 - APRILE 2010

cipazione in massa alle manifestazioni

di Nichi nelle piazze.

Anche a Sammichele la partecipazione

ai comizi dei vari candidati

e agli incontri organizzati è

stata davvero scarsa. Quella giovanile

quasi nulla.

Oltre ai partiti che hanno organizzato

incontri con i loro candidati,

l’Associazione di promozione

sociale ‘plur@le‘ di Sammichele

di Bari, arricchita dalla esperienza

che la vede impegnata ormai da

mesi con la Scuola di Formazio-

ne all’Impegno Sociale e Politico

dell’Associazione “Cercasi un

fine”, ha voluto dare una risposta

concreta ad una esigenza diffusa

fra i giovani: parlare di occupazione.

Per questo ha organizzato, in

vista delle elezioni regionali, un

incontro dal titolo “UNORACON”

(durato oltre tre ore), occasione

preziosa di riflessione, per fare

chiarezza e dare la possibilità di

affrontare con maggiore consapevolezza

il particolare momento

politico da vivere.

dopo il voto

L’intento è stato soprattutto

quello di rivolgersi ai giovani, di

andare loro incontro anche fisicamente,

nelle realtà che vivono e

negli ambienti che frequentano.

Si è pensato, a tal proposito, di

non invitare i giovani ad un mero

evento politico, ma di portare la

politica nel loro mondo. Questo

è il motivo per cui l’incontro è

stato organizzato all’interno de

“La Nuova Generazione”, uno dei

“festini”, luoghi che contraddistinguono,

per tradizione, la vita giovanile

sammichelina, soprattutto

nel periodo di carnevale.

Gli obiettivi sono stati parzialmente

raggiunti.

A rispondere alle domande,

con apprezzabile passione e convinzione,

sono stati i relatori invitati:

Sergio Povia, consigliere regionale

uscente e candidato del

Pd, Umberto Salinas, candidato

di “Io Sud”, e Nicola De Bartolomeo,

già designato da Rocco

Palese come suo vice presidente

di Giunta in caso di vittoria. Ha

coordinato i lavori Franco Deramo,

presidente dell’Associazione

‘ plur@le ‘.

Sergio Povia, più degli altri, ovviamente,

è stato sollecitato a dare

risposte chiare ed esaustive circa

le scelte operate dalla Regione. A

suo dire, lo sviluppo economico


dopo il voto

e civile raggiunto in questi anni

è da considerarsi soddisfacente e

per il futuro ha sottolineato l’importanza

di investire soprattutto

nel settore agricolo. Umberto

Salinas, docente di demografia

sociale presso l’Università di Bari,

fra i punti più importanti del programma

di “Io Sud”, ha evidenziato

la proposta di una riorganizzazione

in supporto alla piccola

e media impresa, con norme “a

sportello”, più veloci, più operative

e più funzionali per il nostro

territorio. A concludere gli interventi

è stato Nicola De Bartolomeo,

già presidente di Confindustria

Puglia. Egli ha voluto prima

di tutto spiegare le motivazioni

del suo volersi mettere in gioco

in questa elezione. La sua intenzione

non è stata quella di “fare

politica” ma di essere espressione

della società civile impegnata

nelle Istituzioni. Alla luce di questa

affermazione, e calandosi nel

vivo delle argomentazioni, egli ha

emesso una doppia condanna: la

prima rivolta alla generazione di

cui egli stesso fa parte “per non

aver pensato alle generazioni future,

giovani che oggi hanno perso

più di tutto la continuità nel

loro processo di crescita personale,

per cui sono depressi, indotti a

cambiare strada, scoraggiati”. Non

da meno, la sua personale analisi

sull’operato amministrativo della

sinistra in Puglia, “per aver attuato

in questi anni, con il presidente

Vendola, politiche pregiudiziali e

limitanti il progresso e lo sviluppo

delle imprese e del territorio,

principalmente per superficialità,

qualunquismo, sprechi e disorganizzazione”.

Dopo questi interventi è stato

dato largo spazio al dibattito con

il pubblico, molto partecipe e interattivo

anche se non di giovani,

come si sperava.

Dell’iniziativa UNORACON

personalmente porto a casa la

ricchezza dell’incontro con tre

cittadini pugliesi che hanno dimostrato,

con uguale passione

e convinzione, il loro desiderio

di contribuire attivamente e responsabilmente

alla vita politica

e alla crescita del paese. Ancora

di più ho avuto modo di apprezzare,

indipendentemente delle

posizioni più o meno condivisibili,

la ricchezza del confronto e del

dialogo su problematiche di forte

attualità, elementi indispensabili

e da recuperare perché si possa

parlare di politica sana.

Peccato che ad ascoltarli proprio

noi giovani non eravamo

in molti.

La descrizione del presidente

De Bartolomeo del mondo giovanile

ha un riscontro evidente nella

realtà. Forse è vero che questa

particolare realtà socio-politica

con cui dobbiamo confrontarci

ha portato i giovani ad allontanarsi

dalla politica, a non avere

fiducia. Forse.

Ma la cosa che più spaventa

non è vedere una generazione

delusa, sofferente, esausta, ma

dover assistere ad una generazione

completamente assente

e disinteressata alla sue stesse

problematiche, e questo incontro

ne è stata, in piccolo, l’ennesima

dimostrazione. Come giovane mi

chiedo “perché lamentare il non

essere ascoltati quando non si

ha niente da dire?”.

Facile è polemizzare, difficile è

lottare perché le cose cambino.

Mi capita spesso di ascoltare fra

coetanei o dialogando con ragazzi

più giovani, i più banali luoghi

comuni, del tipo “I politici sono

tutti ladri”, oppure “La politica è

una cosa sporca”; quelli più ide-

alisti tendono a restare al di fuori

del mondo della politica, quelli

più furbi, invece, hanno la malsana

idea di cercarla esclusivamente

per trarne vantaggi personali,

magari trovare un lavoro o fare

una carriera più veloce. Questa

politica facciamo noi giovani; la

mal politica la scegliamo noi ogni

giorno.

Personalmente considero questo

aspetto, se proiettato nel futuro,

più grave e più preoccupante

di qualsiasi ideologia, di qualsiasi

proposta, iniziativa, scelta o posizione

politica.

Credo che l’emergenza politica

dei nostri giorni sia principalmente

riportare i giovani a

riappropriarsi del senso della

collettività, dell’importanza della

partecipazione e della responsabilità.

E almeno di questo le generazioni

passate non possono del

tutto sentirsi responsabili.

In tal senso considero la vittoria

più importante del presidente

Vendola: quella di aver avuto una

forte influenza sui giovani. L’unica

Quello che più

spaventa è una

generazione non

delusa, sofferente

ed esausta, ma

completamente

assente e

disinteressata

voce giovanile nel periodo preelezioni

gridava “Vendola vincitore”.

Di certo non sempre voce

di una autentica consapevolezza

politica, ma pur sempre l’unica ad

essersi fatta maggiormente sentire.

Ancora tanta immaturità, inconsapevolezza,

tifoseria da “fan”

anche conformista più che riflettuta

e attenta condivisione.

L’augurio che mi faccio è che la

vittoria di Vendola, tanto acclamato

dai giovani, sia perlomeno

la premessa per una rigenerazione

anagrafica all’interno dei

partiti, di tutti i partiti, indipendentemente

dal carisma e dalle

capacità comunicative di chi li

regge, ed un ritorno dei giovani

alla partecipazione attiva e consapevole

alla vita amministrativa

e ad una riconsiderazione etica

della politica.

* Segreteria Scuola

di Formazione all’impegno

Sociale e Politico

* ‘plur@le‘ - Associazione

di Promozione Sociale

N° 3 - APRILE 2010 29


Acquaviva ha voltato pagina.

Chiavi della città a Squicciarini

Flussi elettorali possibili al ballottaggio, ma una vittoria netta su Petruzzellis

30

di VALENTINO SGARAMELLA

Con le lacrime agli occhi.

Così il neo-eletto sindaco

di Acquaviva delle Fonti,

Francesco Squicciarini, è stato accolto

da una folla in festa che si accalcava

dinanzi al circolo cittadino

del Pd per abbracciarlo. C’era la giovane

moglie, anche lei commossa.

Ed il padre in passato consigliere

comunale. Molti hanno stappato

bottiglie di spumante, molti hanno

cantato inni. In piazza V. Emanuele,

poi, il primo cittadino eletto ha

pronunciato un breve discorso.

Questo ingegnere gestionale

39enne, già Coordinatore cittadino

del Pd, si trova adesso a gestire una

situazione non semplice. La politica,

passata l’euforia della vittoria,

ti pone immediatamente di fronte

alla crudezza dei problemi da risolvere.

Immersi e confusi tra i numerosi

cittadini presenti, alcuni personaggi

della politica della prima

Repubblica che, per tutta la durata

della campagna elettorale, hanno

assunto una posizione defilata ma

che indubbiamente contano nella

politica locale. I

l problema numero uno sarà

quello di scrollarsi di dosso I condizionamenti

che ci saranno.

Giovanni Tria, l’ex Coordinatore

N° 3 - APRILE 2010

Squicciarini, appena eletto, ringrazia i cittadini

provinciale de la Margherita era

visibilmente raggiante. Qualche

buontempone, in piazza V. Emanuele,

in vena di battute, parlava di

Gaetano Labarile, titolare dell’impresa

di servizi assai vicina politicamente

allo stesso Tria, come del

vero padrone del Pd.

Ma in piazza c’era, ancora più

anonimo, Carlo Laera, l’ex Sindaco

Dc, oggi nell’IdV, con mezzo sorriso

di soddisfazione appena disegnato

sul volto immerso in chissà quali

pensieri. Sicuramente, da qualche

parte sarà stato ad applaudire anche

Pinuccio Cosmo. A volte, ritornano.

Chiediamo a Squicciarini cosa

ne sarà del capo dell’Ufficio tecnico

comunale

Acquaviva delle Fonti

“La macchina amministrativa

deve essere in sintonia con chi governa.

Chi governa prende impegni

con la cittadinanza. I due piani, politico

e di gestione, devono essere separati.

E’ necessario che gli uffici comunali

siano allineati ed in perfetta

sintonia con chi governa la città”.

E il tanto chiacchierato capo

dell’Ufficio tecnico comunale

resta?

“Non è un problema di uomini. E’

un problema di metodo”.

Il più raggiante di tutti era Roberto

Tisci, di Io Sud. Da quanto

detto al microfono, sembra che

avesse ingaggiato una competizione

personale con Franco Pistilli.

La domanda sorge inquietante.

Perchè Squicciarini ha lasciato che

affondasse una possibile alleanza

con Sel di Marcello Carucci e Lino

Romanelli? Uno dice: è il coraggio

che premia in politica. Giusto. Di

certo, in politica non c’è nulla di

scontato, tranne gli accordi sotto

il banco.

Quando abbiamo chiesto al Sindaco,

cosa pensasse della cantina

sociale, per la quale si dice che

Rocco Lombardi, architetto de “La

Compagni delle arti” nutra qualche

attenzione, è stato chiaro: “Per

quanto mi riguarda, il problema

della cantina sociale non esiste. C’è

un progetto presentato sul Comune.

Come ogni progetto depositato

presso l’Ufficio Tecnico. Se la legge

viene rispettata, credo che questi

progetti debbano andare avanti. Se

rispetta criteri e normativa in mate-

ria urbanistica non vedo perchè non

debba essere approvato”.

Il centrosinistra questa volta era

quasi obbligato a vincere. Facciamo

un pò di conti, alla femminile,

come suol dirsi. Al primo turno,

Squicciarini ottiene 5.389 voti. Petruzzellis,

invece, 4.900. Al secondo

turno, il sindaco viene eletto

con 6.797 voti. Ottiene 1.800 voti

in più.

Nelle tre sezioni (8, 9 e 10) nelle

quali il voto è stato sempre pistilliano,

l’urna ha tributato una messe

di voti per il candidato del Pd.

Claudio Giorgio, al primo turno,

ha ottenuto 1887 voti. Sì, ma sarebbe

ingenuo pensare che, meccanicamente,

il voto sia stato tutto

traslato da Giorgio a Squicciarini.

Carucci dichiarò in un comizio che i

voti della sua coalizione sarebbero

stati bianchi o annullati. Duemila

elettori in meno, al ballottaggio:

sono tutti di Sel? Difficile a credersi.

E i 428 voti della lista civica di

Ferrulli? Davvero tutti a Squicciarini?

Gli elettori civici, in genere,

nei nostri paesi, sono difficilmente

controllabili. L’ipotesi che razionalmente

formuliamo è che vi sia di

tutto un pò. Un pezzo del consenso

di Giorgio potrebbe essere scivolato

dalle parti di Squicciarini.

Ma certo non perchè in passato

corresse voce che lo studio tecnico

dell’ingegnere fosse associato con

quello dell’achitetto Felice De Marinis,

molto vicino al centrosinistra.

Una parte dei voti di SEL potrebbe,

involontariamente (?) essere andata

a finire dalle parti di Petruzzellis.

Un’altra porzione sarà finita dalle

parti di Squicciarini. Il quale ci dice

che “i rapporti con Sel sono quelli

degli uomini di buona volontà che

si pongono l’obiettivo di far risorgere

questa città. Credo che se questo

intento è comune, sul piano politico

si possa tornare a lavorare tutti insieme”.

Diciamo che le transumanze nel

voto si sono incrociate. Resta il

coraggio della vittoria (che fa rima

con certezza) di Squicciarini alla vigilia

del voto per permettersi allegramente

di abbandonare Sel.


Acquaviva delle Fonti

Chi sostiene il nuovo sindaco?

Ecco i principali maggiorenti della coalizione che ha candidato l’ex Coordinatore cittadino del Pd

di VALENTINO SGARAMELLA

Chi c’è dietro Francesco

Squicciarini candidato

Sindaco? E’ stata la domanda

che ha fatto da tormentone

nei comizi per il primo turno,

quello del 28 e 29 marzo, di questa

campagna elettorale per le amministrative

2010.

Michele Petruzzellis la poneva

in maniera sarcastica, alludendo

alla presenza di potentati politici

(e non solo) dietro la candidatura

a Sindaco dell’ex Coordinatore

cittadino del Pd. Squicciarini, a

sua volta, la riproponeva dal palco

per dimostrare che una domanda

del genere nascondeva il vuoto

di argomentazioni politiche da

contrapporre alla sua proposta di

governo per Acquaviva. A questo

punto, vediamo chi davvero ha

proposto Squicciarini, e che ora

entrerà a Palazzo di Città nella sua

maggioranza consiliare, avendo

vinto le elezioni.

IO SUD

Cominciamo da Io Sud, il movimento

che fa riferimento ad

Adriana Poli Bortone. Al suo interno,

compare Roberto Tisci che

in questa campagna elettorale è

parso sempre più come elemento

a sè stante rispetto al resto del

gruppo. Tisci è cognato di Giammarco

Surico, rieletto consigliere

regionale per il PdL. Si narra che i

rapporti politici tra i due si siano

molto allentati, rispetto alle elezioni

per il Consiglio provinciale

del 2009, quando lo stesso Tisci era

candidato per il centrodestra, ma in

contrapposizione a Franco Pistilli.

Del resto, Surico è stato il nemico

giurato dello stesso Pistilli.

L’oncologo gioiese viene raffigurato

dall’ex Sindaco come colui

il quale si sarebbe reso corresponsabile

della sua mancata rielezione

alla Provincia. Se Tisci, dunque, si

configura sempre più come battitore

libero, la parte restante di Io

Sud è un altro pezzo della destra

che non si riconosce nel PdL, nè in

Claudio Giorgio nè nella pattuglia

di ex pistilliani che segue Michele

Petruzzellis. Potremmo definirli

come le vittime dell’ “affaire ex 167”,

tra soci assegnatari degli alloggi e

Petruzzellis analizza il voto

proprietari dei suoli.

A guidarli, Ottavio Milano, un

medico dentista, conosciuto in

città. La loro presenza è legata ai

tentativi di reinserire i contratti di

quartiere nel bilancio, utilizzando

le aree (ex 167) sulla cui proprietà

deve ancora esprimersi in modo

definitivo la Magistratura amministrativa.

Sono coloro i quali hanno avuto

come unica arma per tutelare i propri

diritti, rispetto a certa voracità,

quella di alimentare una serie infinita

ed estenuante di contenziosi

giudiziari, nel corso di questi anni.

UNIONE DI CENTRO

Poi, abbiamo l’UdC di Domenico

Azzone, un medico del Miulli e Costantino

Bonavoglia. Quest’ultimo

è un ex assessore democristiano.

All’epoca, era molto vicino alle

posizioni politiche di Antonio Matarrese.

In città, negli ambienti, si

sussurra che l’UdC sia la voce della

dirigenza amministrativa ospedaliera,

che da decenni è al centro di

polemiche e contenziosi.

Una componente laica della intellighenzia

di sinistra e non solo,

riunita in un Comitato cittadino,

tra cui Pinuccio Jeva, Vitantonio

Petrelli, Fernando Dantini combattono

per la natura pubblica del

Miulli. Qualcuno azzarda a suggerire

che ambienti ecclesiastici vicini

al nosocomio abbiano deciso di tutelarsi

direttamente nel Consiglio

comunale.

LA COMPAGNIA DELLE ARTI

“La compagnia delle arti” è un

movimento civico che si è coagulato

sulla questione di piazza Garibaldi,

I cui lavori di rifacimento

iniziati a maggio 2009 risultano

ancora bloccati.

Un’autentica ferita nel cuore

della città. Diversi gli ingegneri ed

architetti che ne fanno parte. Un

movimento fondato sulla cultura

tecnica e sulle professionalità, si

potrebbe dire. Specie se pensiamo

ad Alberto Della Corte.

In ogni caso, su questo treno ci

sono saliti in molti. Anche Rocco

Lombardi, del quale molti esprimono

il convincimento di un suo

particolare “interesse” per un altro

enorme “affaire” che si staglia

all’orizzonte: la cantina sociale. Anche

in questo caso, solo voci.

ITALIA DEI VALORI

E qui, siamo ai potenti, quelli

veri. Uno dei grandi registi delle

operazioni si chiama Carlo Laera.

Sindaco Dc subito dopo Giovanni

Tria, nel 1992. Appare poco in prima

linea, come si conviene a quelli

che contano.

Avvocato civilista, da sempre in

collaborazione-competizione con

Tria. Sembra abbia intenzione di

riproporre i contratti di quartiere,

proseguendo lungo la strada di

Pistilli. Nell’IdV, c’è Leonardo Mastrorocco,

già candidato alla Provincia

nel 2009. E’ stato Assessore al

bilancio in giunte di centrosinistra.

Uomini e idee

che hanno

supportato

il candidato

vincitore

e che adesso

guideranno

Acquaviva

In questa allegra comitiva, indipendentemente

dal partito di appartenenza,

ritroviamo anche Pinuccio

Cosmo, a completare il quadro. E’

stato Presidente della cooperativa

edilizia “Iris” della ex 167.

Nel periodo compreso fra le

giunte Milella (1982), Tria (1989),

Laera (1992), Cosmo ha rivestito il

ruolo di Assessore all’urbanistica e

quindi in chiaro conflitto di interessi:

controllore (assessore) e controllato

(presidente della coop. Iris).

PARTITO DEMOCRATICO

Tutti fuori dalla mischia, ma in

cabina di regia, i vecchi capi Dc.

Giovanni Tria è il leader indiscusso

della ex Margherita, di cui è stato

Coordinatore provinciale. Nel Pd,

senza i voti della sua componente,

non vai da nessuna parte. Già

uomo di Nicola Fusillo, oggi attraversa

un periodo di bassa marea,

da quando non è stato eletto alla

Provincia nel 2009. Questa competizione

potrebbe riportarlo in auge.

Di lui, si dice sia il “patron” politico

dell’impresa di Gaetano Labarile,

un’impresa di pulizie e servizi. Per

carità, nulla di illecito. Infatti, uomini

assai vicini all’impresa sono candidati

con Squicciarini.

Ed è solo per amore della città.

Sembra che tra primo e secondo

turno, prima del ballottaggio, l’ex

Sindaco dc abbia consigliato di mitigare

gli attacchi contro Pistilli che

si facevano pesanti dalla sua coalizione.

Il voto, come la pecunia, non

olet.

N° 3 - APRILE 2010 31


Il Sindaco? figlio

dei “poteri forti”

L’analisi, spietata, a caldo di Michele Petruzzellis

Dalla gioia dello spumante

ai volti su cui si disegna

rabbia e delusione per la

sconfitta. Nel comitato elettorale

di Michele Petruzzellis, prevalgono

i musi lunghi. E si capisce. Non

è facile assistere alle scene di esultanza

dell’avversario. Incrociamo

Vito Pastore, Claudio Solazzo.

Hanno l’aria di chi ha accarezzato

per giorni la vittoria. Forse, l’unico

ancora agguerrito è proprio lui, Michele

Petruzzellis.

32

SCAMBI CULTURALI?

E’ intento al conteggio dei voti,

con i suoi fedelissimi. Scattiamo

alcune foto. Gli chiediamo perchè,

a suo avviso, ha vinto Squicciarini.

“Secondo me, i poteri forti di Acquaviva

sono intervenuti sul popolo,

mentre Sel si è ricompattata con il

centrosinistra ed ha votato Squicciarini.

Il prof. Carucci aveva promesso

di votare scheda bianca. In realtà,

non ce ne sono state”. E siccome

l’ironia non manca al Direttore generale

della Provincia, quando gli

chiediamo se lui pensa alla possibilità

di qualche scambio intervenuto

nelle due settimane che

hanno preceduto il ballottaggio,

ci risponde con sarcasmo: “Quale

scambio? Culturale?”. La nostra precisazione

è d’obbligo: no, di natura

politica. E Petruzzellis: “Certamente.

Noi siamo stati corretti dal primo

giorno, rifiutando ogni apparentamento.

Devo riconoscere che gli altri

hanno lavorato meglio di noi”.

FRANCO PISTILLI: LA CADUTA

Vediamo questi voti. Michele

Petruzzellis ha ottenuto al primo

turno 4.900 voti. L’11 aprile, la sua

coalizione è riuscita ad incrementare

il consenso di 700 voti circa,

giungendo a quota 5.634. Il candidato

Sindaco aveva rifiutato ogni

possibile apparentamento, specie

con Franco Pistilli ed il suo candidato

Claudio Giorgio. Ciò nonostante,

Pistilli aveva dichiarato sino

all’ultimo che i suoi voti sarebbero

N° 3 - APRILE 2010

andati ugualmente a Petruzzellis.

Va fatta una precisazione. La stagione

politica di Franco Pistilli, al

momento, sembra davvero in un

vicolo cieco. Certo, in politica mai

dire mai. Tuttavia, le quotazioni del

personaggio sembrano in caduta

libera, presso i vertici baresi del

PdL. E non da oggi. Il crollo in termini

di consensi è la batosta finale.

A malapena, è riuscito ad essere

eletto in Consiglio comunale.

I CONTI CHE NON TORNANO

Pistilli aveva l’obbligo di dichiarare

il proprio voto per Petruzzellis.

Se, per assurdo, avesse invitato al

voto per Squicciarini, il PdL barese

lo avrebbe semplicemente defenestrato.

Detto questo, la lista

di Claudio Giorgio, appoggiata

dall’ex Sindaco, ha ottenuto 1887

voti. Quindi, posto che i 700 voti

dati a Petruzzellis al secondo turno

siano tutti di Giorgio, i restanti

1100 dove vanno a finire? Questa

la risposta di Petruzzellis: “Di 1800

voti suoi, qui ne vedo 700 circa. Dove

sono andati a finire gli altri?”. Certo,

2 mila persone non hanno votato

al secondo turno. Ma Squicciarini

ha fatto un balzo in avanti di 1800

voti. E c’è Carucci che, dall’alto dei

suoi 1776 voti, ha invitato all’astensione.

Sebbene nel corso delle ultime

ore è accaduto di tutto, qualcuno

di Sel avrà pur disertato le urne.

Ma c’è da ritenere che nelle ultime

ore, Sel abbia ritrovato una base

minima su cui dialogare con la neomaggioranza.

In ogni caso, gli spostamenti

trasversali ci sono stati,

abilmente camuffati. Va detto che

si narra di episodi inquietanti. Non

ne siamo testimoni, ma registriamo

le notizie. Qualche soggetto con la

fedina penale non limpida sarebbe

stato sguinzagliato a caccia di voti

da qualche candidato che è solito

frequentare le aule di Giustizia,

non certo nelle vesti di imputato. E

questo, fa il paio con quell’elettore

scoperto in cabina a scattare uno

foto alla sua scheda. Convocato in

caserma, avrebbe confessato che

Acquaviva delle Fonti



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un candidato avrebbe pagato per

quella foto, a conferma del voto.

OPPOSIZIONE?

NO, MINORANZA

Ed ora, Petruzzellis si ritrova a

fare opposizione alla giunta Squicciarini.

“Io ho detto che non faccio

opposizione”, puntualizza. “Sarò

parte della minoranza, che è cosa

diversa. Valuteremo gli atti, con

concretezza. Nel caso di un provvedimento

giusto, perchè non votare a

favore, nell’interesse di Acquaviva?”.

Una domanda è lecita. Ed ora che

il gruppo Piconio ha i suoi due

consiglieri eletti, Giuseppe Paradiso

e Francesco Montenegro,

in minoranza, potrà condizionare

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ancora la Giunta? Vedremo.

E LA PRESIDENZA

DEL CONSIGLIO?

Che futuro attende questa città?

Petruzzellis non ha dubbi: “La

situazione economico-finanziaria in

cui versa il Comune è grave. Non credo

che ci sia molto da scialacquare.

Le mie idee restano tali. Se qualcuno

me le chiederà, le esporrò”. Avremo

tempo, per questo.

Lanciamo un’ipotesi. Se il clima

tra maggioranza e minoranza è di

dialogo ma non di inciucio, perchè

non attribuire alla lista Petruzzellis

la presidenza del Consiglio comunale?

Va.Sga.


N° 3 - APRILE 2010 33


Centrodestra uguale a se stesso

Al primo turno, una campagna elettorale da commedia d’avanspettacolo

Quanto accaduto nel

corso della campagna

elettorale per il primo

turno delle elezioni amministrative,

in questa città, va guardato

con necessario distacco evitando

coinvolgimenti emotivi. Si scopre,

così, qualcosa di simile alla commedia

d’avanspettacolo. Franco

Pistilli, ad esempio, nel perorare

la causa della sua elezione al Consiglio

regionale con la lista “La Puglia

prima di tutto”, ha inscenato

un botta e risposta al microfono

con anonimi cittadini. L’ultima

sera di campagna elettorale, dal

buio delle retrovie di piazza V.

Emanuele, infatti, manifestavano

il proprio dissenso nei suoi confronti

con urla, schiamazzi, fischi

e tanto di strombazzamento di

clacson. Come se, al posto di Pistilli,

vi fosse un maxi-schermo

con la partita della Nazionale di

calcio.

34

di VALENTINO SGARAMELLA

CLAUDIO GIORGIO

Il candidato Sindaco della lista

Pistilli era Claudio Giorgio. Ma

a parlare, è stato il solo Pistilli.

Questi ha utilizzato la metà del

tempo a disposizione per difendere

il proprio operato in 8 anni a

palazzo De’ Mari. Era la prova provata,

per quanti sono animati dal

laico senso del dubbio, che Claudio

Giorgio sarebbe stato, qualora

fosse stato eletto Sindaco, la

“protesi” di Pistilli. Con i tempi che

corrono, il termine “protesi” si presta

ad allusive interpretazioni di

tipo tecnomedicale. Ragion per

cui aggiungiamo l’aggettivo “politica”

al sostantivo succitato, per

indicare che una giunta Giorgio

sarebbe stata la prosecuzione lineare

dell’operato di Pistilli.

FRANCO PISTILLI

La situazione è gravissima ma

niente affatto seria, per il centrodestra.

La domanda sorge spontanea,

dice il giornalista tv. Per

lungo tempo, abbiamo assistito

a Consigli comunali nei quali Pistilli

si limitava, con la gestualità,

a tratti con la mimica del volto,

N° 3 - APRILE 2010

a comunicare le sue disposizioni

ai consiglieri comunali della sua

maggioranza. Si aveva la netta sensazione

che egli avesse il potere

quasi ipnotico di stabilire addirittura

la cronologia degli interventi

dei consiglieri del centrodestra,

quando opporsi con veemenza e

quando in maniera dolce agli interventi

della minoranza.

GLI APPETITI

Quale era il prezzo di quei consiglieri

comunali di una servile accondiscendenza

politica al “capo”?

Forse, minuscole concessioni qua

e là sul Piano Regolatore Generale

o nella zona industriale? Un

imprenditore ci racconta: “Pistilli

ha stravolto in alcune zone il PRG;

ha drasticamente ridotto cubature

e volumetrie là dove erano

in programma, le ha compensate

con uguali incrementi in altre zone

della città dove, però, la comunità

spenderà risorse per acqua, fogna,

luce, gas e telefono pur di accontentare

altri appetiti”. E c’è da giurarci

che se gli appetiti non fossero

stati accontentati, qualche rappresentante

del centrodestra avrebbe

dichiarato fallimentare la gestione

Pistilli.

I COMPROMESSI

E L’AMBIZIONE

In ogni caso, l’amministrazione a

sua guida ha mostrato tutti i suoi

limiti, nel momento in cui tutto è

stato finalizzato alla conservazione

del potere. Una concessione a

Tizio, un’altra a Caio, un compromesso

a destra ed uno a manca e

si va avanti. Qui si è avvitata su sè

stessa, l’intera situazione. Il popolo

aveva dato mandato pieno a quel

giovane ambizioso che 8 anni orsono

emergeva in Forza Italia, affidandogli

tutte le proprie speranze

di una città migliore. L’ambizione è

una qualità, non un difetto. A patto

che non sia finalizzata a sè stessa.

Devi avere delle idee, un progetto

che porti il tuo nome.

FRATELLI COLTELLI

I consiglieri del centrodestra,

spesso, scendendo le scale di pa-

Acquaviva delle Fonti

L’ingresso della sede municipale

lazzo De’ Mari, a conclusione del

Consiglio comunale, manifestavano

tutta la propria insoddisfazione

nei confronti di Pistilli. Promettevano

(a voce bassa) fuoco,

fiamme e l’imminente passaggio

all’opposizione. Fratelli coltelli. Pistilli

era raffigurato come “padrone”

più che come “padre”.

Gli ultimi mesi, sono apparsi

come una lenta agonia. I conflitti

interni alla maggioranza, una

guerra di bande. Pistilli giunse

a denunciare pubblicamente di

essere sottoposto a ricatti politici

da parte di Marcantonio Piconio,

quel funzionario comunale

che, nell’ombra, continua a tenere

sotto controllo politico almeno

un paio di consiglieri a lui fedeli.

Ognuno tirava la coperta dal proprio

lato. Ma la coperta è troppo

corta.

BULZACCHELLI E PASTORE

Adesso, la moda cambia. Tutti

contro Pistilli. E sono proprio i

suoi fedelissimi a voltargli le spalle.

Si salvi chi può. Ciascun gruppo

di interessi si è messo in proprio.

Il problema non era il bilancio di

previsione 2009 o le opere pubbliche,

ma il desiderio di risolvere in

proprio le questioni.

Una sera, al termine di un Consiglio

comunale, chiedemmo a

Matteo Bulzacchelli se intendesse

dichiararci qualcosa a proposito

di una sua presunta insod-

disfazione per la zona SIC, Sito di

Interesse Comunitario, dove edificare

comporta dei vincoli. Ci disse

che a lui non piace farsi pubblicità,

che preferisce il silenzio.

Oggi, dopo avere difeso sino

all’ultimo il sindaco Pistilli, lo ha

abbandonato, candidandosi con

Michele Petruzzellis. Ma non ha

tenuto un solo comizio, Bulzacchelli.

Si è limitato a comparire al

lato destro del candidato Sindaco.

Il silenzio dei fatti. Non è stato

eletto.

Lo stesso dicasi per Vito Pastore.

Pistilliano fino all’ultimo secondo,

fino a spaccare An, tentando di

delegittimare Vito Abrusci dalla

carica di presidente del Consiglio

comunale, lo abbiamo visto applaudire

ogni frase contro Pistilli

pronunciata da Petruzzellis.

Facciamo salva la competenza

tecnica di Petruzzellis, indiscussa

per via di una carriera che lo ha

reso insostituibile per qualunque

presidente di Provincia.

Sulla sua lista c’è molto su cui

riflettere. Davvero si crede che Piconio

abbia inserito tre dei suoi in

una lista di ex pistilliani, d’improvviso

ammutinati, gratis et amore

dei?

E come ha potuto promettere

il rinnovamento, quello vero, un

candidato Sindaco che ripropone

un centrodestra uguale a sè stesso,

quello su cui poggiava la sua

stessa esistenza la Giunta Pistilli?

Misteri della politica.


Acquaviva delle Fonti

Centrosinistra: addà passà à nuttata

Alcune tranezze nelle trattative per candidare alla carica di Sindaco Francesco Squicciarini

un allargamento

del centrosinistra.

E’necessario

Questo, il leit-motiv delle

dichiarazioni di Massimo D’Alema,

ripetute per mesi sulla stampa

e da ogni palco. E a seguire, tutte

le altre forze del centrosinistra. Va

detto che la stessa componente

di Dario Franceschini, cui fa riferimento

il gruppo dirigente del

Pd di Acquaviva delle Fonti, a dire

il vero, pur condividendo la ineludibilità

di un ampliamento all’Udc

della coalizione di centrosinistra,

non ha mai manifestato eccessivo

entusiasmo su tempi e modalità. E

certo, l’operazione non poteva essere

realizzata buttando giù dalla

torre Vendola.

QUEI TANTI PERCHE’

Il gruppo dirigente del Pd acquavivese

è lo stesso partito che

ha scaricato la sinistra vendoliana

locale per accordarsi con IdV, Udc

e Io Sud. Perchè la sinistra che sta

a sinistra del Pd ha scelto Marcello

Carucci come candidato Sindaco

a capo di una coalizione che

raggruppava Sinistra Ecologia e

Libertà (Sel) di Lino Romanelli,

Rifondazione Comunista, un raggruppamento

di Socialisti e una

scheggia della destra di Giuseppe

Chiechi? Perchè Sel non ha appoggiato

il candidato politicamente

più affine, Francesco Squicciarini

del Pd?

STORIA DI UNA TRATTATIVA

Alcuni mesi fa, tutto il centrosinistra,

dall’IdV a Sel, si riunì attorno

ad un tavolo per dare vita ad

un’unica coalizione con un unico

candidato Sindaco. Come spesso

avviene in politica, come nelle

trattative sindacali, inizialmente le

posizioni dei vari interlocutori al

tavolo paiono rigide. Insomma, un

prendere o lasciare. Tuttavia, se la

volontà politica di pervenire ad un

accordo è reale e non fittizia, alla

fine si giunge ad un compromesso

che accontenta tutti. Il Pd fece

il nome di Francesco Squicciarini

candidato Sindaco. A proporlo,

come un sol uomo, erano anche

l’Italia dei Valori, l’Udc ed Io Sud

(con non pochi mugugni). A quel

punto, la trattativa non poteva

restare bloccata. Sel di Romanelli

propose un candidato di mediazione.

Non si fecero nominativi.

RISPUNTA VITO DEL MONTE

Tutti pensarono ad un solo nominativo.

Parliamo di quell’uomo

probo e stimato che è Vito Del

Monte. Tutto, ma davvero tutto,

il centrosinistra avrebbe dovuto

chiedergli di accettare la candidatura

a Sindaco per la seconda

volta consecutiva. Nel 2006, il medico

anestesista che lavora al Miulli

sconfisse al primo turno Franco

Pistilli. Nel giro di 2 settimane,

1200 voti circa si spostarono da

Del Monte al candidato di FI. Da

I consiglieri

Pd (5): Francesca Pietroforte,

Immacolata Morano, Cataldo

Colangiulo, Giuseppe

Magistro, Giuseppe Luisi. IdV

(3): Angelo Maurizio, Raffaele

Borreggine, Alessandro Benevento.

UdC (2): Francesco

Attollino, Vincenzo Caporus-

ambienti vicini alla ex Margherita,

si fece scivolare l’ipotesi che Rifondazione

Comunista, all’epoca guidata

da Romanelli, avesse tradito

o millantato un credito in voti inesistente.

In città, furono in molti a

ritenere che qualcuno, nello stesso

centrosinistra, avesse regalato la

vittoria a Pistilli. Candidare Vito Del

Monte nel 2010? Equivaleva a dire

agli elettori: stavolta, la candidatura

è blindata. Gli eventuali franchi

tiratori avrebbero messo la firma.

Colpo di scena. In sede di trattative,

il Pd ha rifiutato la candidatura

di compromesso. A Sel dissero: o

Squicciarini o niente. E così Romanelli

si sarebbe assunto la responsabilità

di un auto isolamento. Ed

ecco la contro-proposta che fece

uscire dall’angolo Sel. Chiesero al

Pd di convocare le primarie di coalizione.

Più candidati si presentano

e che vinca il migliore.

PARTITO NUOVO

O NUOVO PARTITO?

Il Pd, il “partito nuovo” per autodefinizione,

il partito che ha scelto

le primarie come metodo democratico

per svincolarsi da scelte lideristiche

ed elitarie, rifiutò anche

questa proposta. La federazione

provinciale seguiva attentamente

la situazione. Tutti i partiti della coalizione

vennero convocati a Bari,

per una riunione con i dirigenti. A

rappresentarli, comunque, sembra

non fosse presente l’on. Dario Ginefra,

Coordinatore provinciale ma

solo il Responsabile enti locali. Forse,

i giochi erano già fatti? Il Pd, ormai,

è un club controllato da pochi

capibastone. Quanto al resto del

centrosinistra, i vecchi potenti democristiani

sono tornati a imporre

la loro. Procedono in partiti diversi,

so. IoSud (1): Roberto Tisci. C.

Arti (1): Filippo Cassano. PdL

(2): Francesco Montenegro,

Filippo Paradiso. Giovani per

Petruzzellis (1): Claudio Solazzo.

Mov. Schittulli (2): Michele

Petruzzelli, Tommaso Montenegro.

Lista Pistilli per Giorgio

(2): Claudio Giorgio, Francesco

Pistilli. Lista Acquaviva Migliore

(1): Marcello Carucci.

finalmente, perché, forse, non si

sono mai fidati l’uno dell’altro nella

“balena bianca”. Ora, ciascuno deve

fare i conti con l’ex amico di partito.

E chiacchiere non ce ne vogliono.

Un giorno spiegheranno dov’è la

novità se a dirigere il Pd e l’intera

coalizione sono quei democristiani

contro i quali Pistilli aveva ottenuto

il consenso nel 2001? Corsi e ricorsi

storici. Immacolata Morano si è

battuta per una candidatura alle

regionali. Avrebbe fatto da traino

all’intero Pd. Niente da fare. Hanno

preferito una candidatura più debole,

quella di Angela Antonicelli,

perchè bisogna farsi del male per

obbedire a logiche di minuscolo

cabotaggio. Del resto, la Morano

non ha protestato più di tanto.

ROBERTO TISCI

Dulcis in fundo, Roberto Tisci, di

Io Sud, cognato di Giammarco Surico.

Sul palco, comiziava accanto a

Squicciarini. Dava l’impressione di

chi fosse stato catapultato nel posto

sbagliato da un’astronave. Nel

comizio di chiusura esordì: “Sono

Roberto Tisci, per Adriana Poli

Bortone presidente della Regione”.

Accanto a sé aveva Squicciarini,

per Nichi Vendola Presidente. Non

basta. “Tisci per Poli Bortone Presidente”

ha dato vita ad un comitato

elettorale per Nadia Landolfi

Silvestri, di Io Sud. Ed allo stesso

tempo, avrebbe, stando ai bene informati,

fatto campagna elettorale

per Massimo Cassano, del PdL.

Versatilità.

E mentre qualcuno già prevede

il ritorno del Commissario prefettizio,

tra un anno, torna alla mente

la “Napoli milionaria” disegnata da

Eduardo De Filippo: “addà passà

a’ nuttata.

N° 3 - APRILE 2010 35


36

N° 3 - APRILE 2010


Acquaviva delle Fonti

Sottopassaggio... sotto assedio

Muri della stazione usati come un diario, e i pannelli istallati sono diventati delle tele per gli imbrattamuri

di FRANCESCO LOPUZZO

Tra disagio giovanile e istituzioni

che sembrano inerti,

questa è la situazione che

si respira in alcune zone della città,

come, ad esempio, la stazione

ferroviaria.

Se è vero che “il buongiorno si

vede dal mattino”, chissà che giornata

attende tutti quegli studenti

e quei lavoratori che quasi ogni

giorno devono utilizzare il sottopassaggio

che collega tra loro le

banchine dei binari e queste con

via Monteschiavo.

Sottopasso, particolari del degrado

Quotidianamente centinaia di

pendolari che giungono ad Acquaviva

sia con il pullman, sia con

il treno, o che con quest’ultimo

partono, hanno nella stazione il

loro punto di ritrovo mattutino.

Accade, spesso, che qualche

bontempone decida di marinare

la scuola, trascorrendo l’intera

mattinata in stazione. Ma poiché

proprio non riescono a rimanere

fermi, affidano le memorie della

loro avvincente giornata non ad

un diario, un quaderno, ma alle

pareti della sala d’attesa, ai muri

della stazione o del sottopassaggio

o alle colonne.

E così questi luoghi si ritrovano

ricoperti da scritte e simboli

a sfondo politico, sdolcinate frasi

amorose, vere e proprie dichiarazioni

d’amore, slogan sportivi,

insulti (non si tratta ovviamente

di invettive, ma di vuote offese di

carattere osceno), il quotidiano

elenco di coloro i quali si sono arbitrariamente

concessi un giorno

di riposo dalla routine scolastica,

disegni e frasi sconce.

Quando scende la notte, invece,

le superfici più gettonate sono i

muri del sottopassaggio (anche se

quelli della stazione esercitano comunque

un certo fascino). Gruppi

di artisti – o almeno così si autodefiniscono

–, muniti di bombolette

spray, disegnano scritte colorate e

talvolta incomprensibili, imbrattando

e deturpando tali ambienti.

I muri in cartongesso imbrattati da sconosciuti

Più volte, varie ditte specializzate

hanno ripulito il marmo travertino

che ricopriva il sottopassaggio e

ridipinto i muri della stazione.

Addirittura, circa un anno fa,

poiché i sopracitati vandali hanno

reso il travertino non più recuperabile

perchè ormai impregnato di

vernice. Quindi, la ditta ha optato

per ricoprire il sottopassaggio con

pannelli in cartongesso, sovrapposti

al marmo.

Ma l’effetto è stato pari a quello

che si avrebbe dando un foglio

bianco ad un bambino: l’indomani

nuove scritte avevano già rovinato

quel piacevole candore. Di lì a

poco, però, una nuova mano di

vernice sarebbe stata destinata

a durare ben oltre ogni più rosea

aspettativa: tinteggiando poco

dopo la chiusura delle scuole (giugno),

infatti, i muri sono rimasti

puliti addirittura fino a settembre!

È evidente come le responsabilità

siano quasi esclusivamente giovanili.

Il Comune, però, dal canto suo,

trascura il sottopassaggio di cui

è in parte titolare: per accordo

l’ingresso di via Monteschiavo

dovrebbe essere quotidianamente

chiuso alle ore 23, ma ciò non

accade, se davvero è mai accaduto,

da tempo immemore. Inoltre,

sarebbe sufficiente concedere a

questi pseudo artisti degli spazi,

da imbiancare saltuariamente,

destinati appositamente alle loro

creazioni, affinché non vengano

deturpati altri ambienti.

Del resto, i pannelli cementizi

che, per circa 1 km, delimitano i

binari, potrebbero essere una soluzione.

Detto ciò facciamo appello alle

istituzioni e al presunto senso civico

di coloro i quali desiderano

disegnare o scrivere qualcosa sui

muri.

N° 3 - APRILE 2010 37


Rotaract, “futuro rosa”

sul ruolo della donna

Una iniziativa sulla parità femminile organizzata dal movimento promosso dal Rotary

Dopo il lancio del nuovo

sito, ecco cosa si nasconde

dietro l’enorme successo

riscosso. Grazie al suo sito

internet, è divenuto, forse, uno dei

più popolari giovani acquavivesi.

Chiunque ha sentito parlare di Marino

Cordasco, meglio noto come

Gaddino.

I suoi sketch sono divenuti dei

veri e propri tormentoni per il popolo

della rete. Ma dietro tanto

successo, c’è un lungo lavoro che

trae origine dal lontano 13 settembre

2005. In tale data, infatti,

Marino Cordasco decise di lanciare

il suo primo sito, dal dominio gratuito,

www.gaddino.tk con l’unico

scopo di condividere degli scherzi

telefonici da lui registrati, e senza

alcuna pretesa.

Il sito divenne ben presto popolare,

trattandosi all’epoca dell’unico

dedicato ad Acquaviva e così,

nel giro di un paio di mesi, carpì

l’entusiasmo di nuovi ragazzi che

si unirono allo staff, offrendo la

possibilità di creare i primi video.

“Ci dilettammo nel creare delle cover

38

di BETTA ARMIGERO

Il Rotaract è un’associazione di

giovani, promossa dal Rotary

International e dedicato a giovani

di entrambi i sessi, di età compresa

tra i 18 e i 30 anni, di buon

carattere e con potenziali qualità

di leadership per far sì che possano

elevare le loro conoscenze e le

loro capacità al fine di affrontare le

esigenze materiali e sociali delle

loro comunità e promuovere migliori

relazioni tra i popoli.

Sono attivi 7179 Rotaract club

in tutto il mondo e 394 in Italia.

Lo scopo dell’associazione è raccogliere

fondi per scopi umanitari,

organizzare convegni su temi di

pubblico interesse, visite ad aziende,

attività culturali, campagne di

Gaddino nuovo fa buon video, e spopola sul web

di FRANCESCO LOPUZZO

N° 3 - APRILE 2010

sensibilizzazione nelle scuole.

Il futuro è rosa” è il tema della

conferenza realizzata presso la segreteria

del Rotary a Bari, a cura

del club rotaract Bari Alto Casamassima

in Interclub con i rotaract

di Bari e Bari Agorà. A fare da moderatrice,

Maria Grazia Rongo di

Acquaviva delle Fonti, consigliere

del club Rotaract Bari Alto Casamassima.

Relatore, è stato Francesco

Saverio Abbruzzese psicologo

psicoterapeuta, specialista in

criminologia clinica.

Il titolo della conferenza, nasce

come una provocazione, perchè si

rifletta sulla condizione e sul ruolo

della donna, oggi. La disparità tra

uomo e donna sembra risalire ad

Adamo e Lilith, prima compagna

d’Adamo precedente ad Eva (se-

Un frammento del video col sindaco

de “Le iene”, afferma con un sorriso

Gaddino “e il risultato era palesemente

quello di ragazzi alle prime

armi nei montaggi di filmati”.

È in quel periodo che nacque il

“.com”, dal dominio a pagamento.

Tutto ciò richiamò ancor maggiormente

l’attenzione mediatica e il

numero dei componenti dello staff

superò la decina. Ovviamente si lavorava

gratuitamente, mossi esclusivamente

da passione. Nel 2006

furono persino organizzate due

feste presso una discoteca a Gioia

del Colle dal nome “Gaddino Party”,

che riscossero un grande successo.

Ma, a causa di impegni lavorativi e

universitari dei vari membri, l’entusiasmo

calò nel 2007. Quello di

tutti, meno quello di Marino Cordasco

che lo ha portato a compiere il

Acquaviva delle Fonti

condo la tradizione della cabala

ebraica). Nel corso della storia, il

ruolo della donna è stato caratterizzato

da una situazione di inferiorità

sociale, giuridica e politica,

condizione spesso avallata da superstizione,

da scarsa cultura, ma

soprattutto dalla presunta inferiorità

fisica della donna.

Grazie al movimento femminista,

la donna, oggi, non è più solo

la “regina del focolare domestico”

deputata alla cura della casa e dei

figli, ma si aggiungono nuovi ruoli.

Si aprono nuove possibilità e potenzialità

nei diversi settori, compresi

quello giuridico e politico.

Questi ultimi, fino a poco tempo

fa ambiti esclusivi maschili, sono

estesi alla donna. C’è ancora molto

da fare per raggiungere una socie-

completo restyling del suo sito, ultimato

proprio agli inizi di quest’anno

e ad un coinvolgimento di una

più grande fetta di giovani in vari

video, tra cui il cortometraggio “Via

Roma – Via Bari”, o il canto natalizio

i cui protagonisti sono una quarantina

di calciatori del paese.

Recentemente ha spopolato il

web grazie alla serie “L’angolo di

Michelone” in cui il “prof”. Michele

Cordasco, che nella sua palestra

si lamentava del paese in maniera

ossessiva, offre, in alcuni video,

interessanti spunti di riflessione ai

giovani. “Ho deciso di concedergli

uno spazio di circa 5 minuti perché

si aprisse alla cittadinanza. Non

credevo che questi video avrebbero

avuto così tanti visitatori. È stato un

successo inaspettato, merito soprattutto

della spontaneità del protagonista”.

Gli ultimi video riguardano le

elezioni comunali. Una coppia inedita,

costituita da Gaddino e il suo

amico barese Dante Maisto, si diverte

a fare domande e prendere

in giro i candidati. In proposito è

prevista una puntata post elezioni.

Grosse soddisfazioni sono arrivate

tà paritaria effettiva.

La cosiddetta “ quota rosa”, una

“tutela” riservata alla donna al fine

di dispensare uguaglianza, ha consentito

l’accesso anche alla carriera

politica, per il mondo femminile.

D’altro canto, però, è mortificante

trattare la donna come una specie

da proteggere.

Dal dibattito è emersa la necessità

che le donne costituiscano

gruppo unito nella vita lavorativa e

politica. Infatti, sembra che le donne

spesso non si fidino delle donne

e, per questo, continuano a votare

gli uomini. Questo avviene anche

perché è difficile trovare modelli

validi da emulare tra le donne. Uno

di questi è certamente il premio

Nobel e senatrice a vita Rita Levi-

Montalcini.

La conferenza si è conclusa con

l’intervento del presidente del club

rotaract Bari Alto Casamassima

Claudio Caldaola.

Al termine della conferenza è

stato consegnato alle donne partecipanti

uno specchio per credere

di più in se stesse, partendo

dal guardare la propria immagine

riflessa, e poter poi costruire un futuro

rosa con determinazione.

dal video “Jogad Bonito”, in cui alcuni

calciatori si passano la palla

da una parte all’altra del paese, i

cui elogi sono arrivati persino dal

quotidiano “Repubblica”, e dal video

sul calcio femminile, andato in

onda per varie settimane su “Talent

1”, programma di Italia 1. Per quanto

concerne il futuro, Marino si dice

alla ricerca di importanti contatti

che possano permettere di non rimanere

ancorati esclusivamente al

web, ma, magari, si augura di poter

realizzare anche uno spettacolo

teatrale che metta insieme i protagonisti

dei vari sketch. E a tutti

i curiosi che si domandano l’origine

del nome Gaddino, egli spiega:

“Gaddino è l’italianizzazione del

termine con cui nel dialetto acquavivese

si connota il galletto. Questo è

il soprannome che mi fu appioppato

dalla mia comitiva nei primi anni

2000, a causa della mia capigliatura,

che all’epoca era a guisa di cresta. È

stato l’unico nome che mi è venuto

in mente al momento della creazione

del primo sito”. E in attesa dei

prossimi sorrisi che Gaddino saprà

regalarci, non ci resta altro da fare

che... “covare per credere”.


Acquaviva delle Fonti

di BETTA ARMIGERO

A

far parte del “ club dei

centenari” italiani c’è

anche un acquavivese,

Giambattista Tisci nato ad Acquaviva

delle Fonti l’8 Febbraio del

lontano 1905. Nel 1929 sposa Stella

Berardini, una donna di Adelfia

da cui ha cinque figli di cui quattro

viventi.

Figlio di agricoltori, nella sua vita

si è occupato dei terreni di famiglia

e questo fino ad età avanzata. In

realtà, ci racconta sua figlia Maria,

non è mai stato un grande lavoratore.

Piuttosto preferiva “comandare”

e far lavorare sua moglie e i suoi

figli, tant’è che è ancora convinto

che questo sia uno dei motivi della

sua lunga esistenza. L’altro fattore

importante è, ci dice, il fatto che

lui abbia preso alla lettera il saggio

proverbio “chi si fa i fatti propri

campa 100 anni” , motto che, nel

suo caso, è stato davvero veritiero

dato che di anni ne ha compiuti

105. Ed effettivamente, non è mai

stato un uomo di tante parole. Preferiva

ascoltare in silenzio per poi

magari intervenire al momento

propizio.

Grazie a questi segreti, ad una

Fratres di

Acquaviva delle Fonti

L’associazione

celebra quest’anno il suo

trentennale di attività (1980-2010),

di solidarietà e sensibilizzazione

alla gratuità della donazione di

sangue. La continuità ininterrotta

della presidenza di Filippo Tribuzio

è certamente il punto di forza

del Gruppo Donatori di Sangue

che si distingue nel panorama

del volontariato acquavivese per

la sua vivacità e operosità e rappresenta

un importante punto di

riferimento.

Acquaviva ha festeggiato

il suo nonno: 105 anni

Una vita di lavoro in campagna e poche parole, ha vissuto da solo fino a pochi anni fa

Trent’anni di Fratres, tra bilanci e progetti futuri

Il Quartetto Voices and String Ensamble

di ISABELLA GIORGIO

Il “nonno” di Acquaviva delle Fonti

vita condotta in maniera sobria e

senza eccessi, al bicchiere (se non

due !) di vino primitivo al giorno,

ha superato il secolo e senza problemi,

solo un ricovero in ospedale

per un semplice intervento di cata-

Presidente, il trentennale rappresenta

per qualsiasi Associazione

un traguardo importante,

la maturità, come definirebbe il

percorso compiuto? Quali risultati

avete raggiunto?

Non è semplice sintetizzare il

vissuto di 30 anni di Fratres, tutte

le sensazioni, i momenti, gli amici

presenti e non che hanno condiviso

questo percorso e contribuito alla

crescita dell’Associazione. La gioia

del donare, l’amore verso il prossimo,

la gratuità di questo dono

sono la nostra identità. La FRATRES

è una squadra numerosa, unita

dalla fraternità e dalla gioia del

ratta a 90 anni.

Rimasto vedovo nel 1975, ha custodito

gelosamente la sua autonomia

e indipendenza fino all’età

di 100 anni, poi ha dovuto trasferirsi,

dopo una forte insistenza, a casa

dare più che del ricevere. Abbiamo

impattato lentamente e continuamente

con situazioni, mentalità e

comportamenti difficili, cercando

di superare tabù e ignoranza che

portavano ad avere pregiudizi sulla

donazione.

Presente e futuro?

Ci siamo posti dei traguardi raggiungibili;

il 2009 si è concluso con

ben 1061 donazioni, un ambizioso

e insperato traguardo, una meta

agognata raggiunta grazie a tutti,

indistintamente, da chi ha donato

75 volte e chi lo ha fatto una sola

volta. Un lavoro di sensibilizzazione

alla donazione di sangue continuo

e silenzioso che ha coinvolto

nel “Progetto Scuola” numerosi studenti

maggiorenni accompagnati

a donare dai volontari dell’associazione

presso il Centro trasfusionale

del “MIULLI”.

Come rispondono i giovani?

Abbiamo promosso con determinazione

la costituzione di un

gruppo giovanile “La linfa Giovane”

come momento di confronto

associativo dei donatori tra i 18 e

36 anni. Dobbiamo guardare con

fiducia ai nuovi germogli di questa

dei suoi figli che amorevolmente si

prendono cura di lui che oggi trascorre

le sue giornate su una sedia

a rotelle tra ricordi e nostalgie.

Nonostante i suoi acciacchi, la

sua mente è ancora lucida tanto

che ci ha anche raccontato di non

aver fatto il servizio militare e di

non essere andato in guerra “ perché

non era all’altezza!” e, infatti,

era alto poco più di 1,50 metri e di

essere stato arrestato, sempre durante

la guerra, per contrabbando

di grano utile per sfamare la sua

famiglia.

Seppure sia convinto che siano

migliori i nostri tempi rispetto ai

suoi, ringrazia Dio per quello che

gli ha dato e ci saluta dandoci l’arrivederci

al suo 106esimo compleanno!

pianta nata da quel seme seminato

30 anni fa. Ci sono numerosi eventi

e progetti in cantiere molti dei

quali promossi dalle nuove leve, i

nostri giovani Fratres coordinati

da Antonio Pugliese. Nei prossimi

giorni partirà il concorso “Una Cartolina

per la Fratres” rivolto a tutti

gli studenti di quinta elementare e

scuola media della nostra città, la

sensibilizzazione alla donazione

di sangue nelle Parrocchie e negli

Istituti Scolastici Superiori; l’avvio

della donazione in aferesi presso il

centro Trasfusionale del Miulli. Lo

scorso 19 Marzo presso la Chiesa di

Santa Chiara si è svolto un “Concerto

per la Festa del Papà” da noi patrocinato,

promosso dall’Associazione

culturale musicale “Libera” di

Bari-Palese presieduta dal M° Alessio

Nuovo. Il Quartetto “Voices and

String Ensamble” costituito dal soprano

Valentina Maria Chiurlia,

dal tenore Alessio Nuovo e dalle

clavicembaliste Ilaria A. Montenegro

(acquavivase) e Domenica

Giannone ha presentato brani famosi

del repertorio di Mozart, Haendel,

Rossini, Pergolesi, N. Piccinni,

Bach.

N° 3 - APRILE 2010 39


40

N° 3 - APRILE 2010


Alberobello

E’ il sindaco De Luca

il vero sconfitto

Il risultato di Onofrio Introna pone interrogativi sul futuro politico

Il Rione Monti di Alberobello

Mensile del sud-est barese

Direttore responsabile:

Franco Deramo

Redazione:

Sammichele - L.go S. Antonio, 8

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Reg. Trib. Bari Num. R.G. 556/2010

num. reg. stampa.11 del 23/02/2010

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Chiuso in redazione il giorno 15.04.10

Presso la sede legale della Cooperativa

è disponibile il regolamento con le tariffe

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* Info necrologi: 393.0919323

ai lettori

Festeggiate con noi.

Fatelo sapere a tutti.

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al seguente indirizzo e-mail:

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di VALENTINO SGARAMELLA

Una comunità che continua

a votare per il centrosinistra.

Questo sarebbe il primo commento,

dopo aver preso visione

dei risultati che le urne ci consegnano

a seguito delle elezioni regionali

del 28 e 29 marzo scorso.

Infatti, il presidente Nichi Vendola

ottiene 3093 voti contro i 2617

di Rocco Palese.

Subito dopo, però, si scorgono I

455 voti ottenuti da Adriana Poli

Bortone e ci si rende conto che

la situazione è più equilibrata di

quanto suggerisca un’analisi superficiale.

Va detto, infatti, che la

senatrice salentina proviene dal

centrodestra e non si può dire

nutra particolari simpatie per la

sinistra.

Proviamo ad entrare nel dettaglio

delle candidature. Michelangelo

Dragone, candidato di

Rifondazione Comunista nell’ambito

della lista “La sinistra e l’ambiente”

ha ottenuto 424 voti solo

ad Alberobello, su un totale di 885

consensi personali.

Un risultato di tutto rispetto,

tenuto conto che la lista, su scala

regionale, non ha raggiunto la soglia

del 4%, per cui non avrà diritto

ad alcun seggio.

Dragone, comunque, è il ter-

zo più votato. Se teniamo conto,

inoltre, che la “Federazione di sinistra

e Verdi” ha ottenuto 517 voti

contro i 1086 del PD ed i 514 dati

a Sinistra Ecologia Libertà (SEL), si

può ipotizzare che esiste un voto

in libera uscita, perso dal partito di

Bersani.

Una terza forza, almeno sulla

carta.

La vera delusione, niente affatto

scontata alla vigilia, sono gli appena

131 voti di preferenza ottenuti

da Onofrio Introna. L’aasessore

uscente aveva come punto di riferimento

il sindaco, Bruno De Luca.

Dopo il non esaltante risultato ottenuto

alle elezioni regionali del

2005, corre voce negli ambienti

che De Luca non poteva sbagliare

una seconda volta.

Un leader politico regionale

deve poter contare sul territorio

su ben determinati pacchetti di

voti. Solo così il leader avrà un occhio

di riguardo nei confronti delle

tue richieste.

E’ la dura legge della politica.

Il fatto che Introna abbia ottenuto

un risultato mediocre pone

degli interrogativi. Quanto conta

sul piano elettorale il Sindaco,

oggi?

Chi comanda davvero a palazzo

di città? Ma l’interrogativo più

pressante è un altro. La stagione

politica di De Luca può dirsi al tramonto?

Non ci sono risposte, al

momento.

Una cosa è certa. I soliti bene

informati si erano detti convinti,

alla vigilia del voto, che tutto era

pronto. Pacco, paccotto e contropaccotto.

Erano già pronte, in caso

di un buon risultato di Introna, le

dimissioni di Bruno De Luca da

consigliere provinciale e da Sindaco

di Alberobello. Il vice-Sindaco,

Gianvito Matarrese pare fosse

già pronto ai nastri di partenza

per sostituirlo, dopo regolari elezioni

amministrative anticipate. A

De Luca, i bookmakers della politica

affidavano la presidenza di un

non meglio specificato Ente. L’ipotesi

sembra sfumata, al momento.

Ma le vie della politica sono infinite.

Certo, non cessano i “rumors”

negli ambienti.

Qualcuno sta già predisponendo

il post De Luca?

Sta di fatto che la coalizione

è, sul piano politico, sempre più

condizionata dal vice-Sindaco che

molti, in città, sussurrano appartenga

al partito dei “convitati di

pietra”. Ricordano assai da vicino

la vecchia corrente andreottiana,

per la quale convegni, dibattiti

erano superflui.

Concretezza. Al sodo, ragazzi.

N° 3 - APRILE 2010 41


Quello “strano caso”

dell’assessore Diddio

Perchè le hanno revocato la delega al Turismo? A chi poteva “dare fastidio”?

Siamo venuti a conoscenza

di uno strano episodio.

Parliamo del caso di una

ristrutturazione di un antico palazzo

ottocentesco il cui prospetto si

affaccia lungo corso Trieste e Trento.

Si possono chiaramente notare

le impalcature legate a lavori di ristrutturazione

dell’antico immobile.

Il palazzo, appartenuto ad una

famiglia benestante della città, è

stato di recente acquistato da un

imprenditore che ha stretti vincoli

di parentela con un noto impresario

edile, da sempre anch’egli con

interessi nel mondo politico.

L’obiettivo è realizzare, al solito,

un alberghetto. Un hotel con poche

camere. Però, vuoi mettere? Un

turista per fare ingresso in paese,

42

di VALENTINO SGARAMELLA

C’è un caso politico ad Alberobello.

Un mese fa circa

all’assessore Carmela

Diddio hanno tolto la delega al

Turismo. Infatti, oggi la delega è

dell’assessore Alberto Lippolis.

Il motivo ufficiale era che la Diddio

era reduce da un “incidente”

(chiamiamolo così) verificatosi

la scorsa estate nel corso di una

manifestazione serale al rione Aia

piccola. C’era un concerto. E vi era

bisogno che tutti facessero silenzio.

Era richiesta massima concentrazione

da parte degli orchestrali.

C’era un bambino, disabile fisico

che chiacchierava con la mamma

a voce alta. Qualcuno dei presenti

ha visto la scena. Sarebbe pronto a

giurare che l’Assessore non è stata

sgarbata con il bambino. La Diddio,

al buio, chiese alla mamma del

piccolo di fare un pò di silenzio.

Nacque un incidente diplomatico.

“L’Assessore ha urlato con il bambino,

non ha rispetto per i disabili”,

fu la facile battuta fatta circolare.

Non la bevemmo. La politica è piena

di pretesti per eliminare antagonisti

scomodi. Abbiamo comin-

N° 3 - APRILE 2010

ciato una nostra lunga indagine

che ci ha condotto a comprendere

chi comanda davvero nella maggioranza.

LA DIDDIO DAVA FASTIDIO

A QUALCUNO?

Qualcuno ci disse: “Il vero problema

è che la Diddio cominciava

a dar fastidio a qualcuno all’interno

della maggioranza, si stava

allargando troppo”. Un altro ci

suggerì l’ipotesi: “Sono pronto a

scommettere che la lettera di protesta

giunta contro la Diddio sia

stata...“spintanea”. Che qualcuno,

in ambienti politici, abbia “incoraggiato”

le rimostranze contro

l’Assessore, in modo da generare

un “casus belli” sì da giustificare la

revoca delle deleghe assessorili?

Tra le tante voci, registriamo anche

questa.

L’INGRESSO IN POLITICA

In politica, a volte, se ti metti in

luce per il tuo iperattivismo e a ciò

aggiungi un certo appeal, una simpatia

connaturata, questo amplia il

tuo consenso. E chi il consenso ce

Un ascensore tra i trulli, una ritrutturazione selvaggia

giungendo da nord, ossia da Bari

e da sud, ossia dalla valle d’Itria, è

quasi obbligato a percorrere corso

Trieste e Trento, se vuole raggiungere

il centro cittadino e, di

lì, i trulli. E, grosso modo, incontra

sempre e soltanto l’hotel di Vito

Consoli e, tra un pò, un secondo.

Il benvenuto. Nessun problema.

L’immobile è antico, ma chi se

ne infischia se devo realizzare un

ascensorino interno che conduca

il turista dal piano terra ai livelli superiori.

Ma gli ascensori sono due.

Il secondo, già realizzato, è di pertinenza

di una abitazione privata

adiacente all’immobile antico. Lo

hanno già eretto, il fungo. Antesignani,

da questo punto di vista.

Siamo, infatti, andati a vedere ciò

l’ha già ed ha progetti ed obiettivi

futuri, si sente minacciato. Chi?

Certo, non il sindaco De Luca che,

al momento di dare vita ad una

lista nella precedente legislatura,

chiese alla Diddio di farne parte.

Scelta felice. Carmela Diddio figura

tra i primi 6 eletti che avrebbero

ricoperto incarichi assessorili, per

legittima volontà del Sindaco. Le

furono affidati Turismo e spettacolo,

le Pari opportunità, l’Agricoltura

con la gestione dei Gruppi di Azione

Locali (GAL).

LE REAZIONI

DELLA MAGGIORANZA

Ad alimentare le voci circa il

fatto che l’episodio del bimbo disabile

si sia trasformato in pretesto

politico, c’è la gestione della

lettera di rimostranze inviata dalla

famiglia. A fronte di accuse, sarebbe

stato naturale interpellare

l’assessore Diddio. Ricevuti i chiarimenti,

l’Amministrazione avrebbe

dovuto spiegare alla cittadinanza

il “caso” nei suoi aspetti, smontandolo

della giallistica, ed esprimere

solidarietà all’amministratore con

una stretta di mano in pubblico

che c’è sul retro, ossia alle spalle

del palazzo in via di ristrutturazione.

Siamo rimasti a bocca aperta.

Da sempre, in quell’area c’è un

nugolo di trulli. Ebbene, in onore

della modernità, cosa inventano?

Un ascensore, appunto. Dopo avere

percorso per poche decine di

metri via XXIV Maggio, ecco che si

staglia contro il cielo una specie di

enorme colonna. Uno sfregio, sul

piano estetico, alla bellezza incontaminata

dei trulli ancora presenti.

Signori, non vi chiedete chi ha

concepito una cosa simile e chi ha

rilasciato il permesso a costruire.

E’ tutto legittimo. Sulle mappe, ci

troviamo in una cosiddetta “zona

B2 di completamento”. Le zone

di completamento sono porzioni

Alberobello

con la famiglia del piccolo. Nulla.

Solo un articolo su un giornale

locale, “house organ” dell’Amministrazione.

Qualcuno è convinto

che se Bruno De Luca non fosse

stato in vacanza (l’episodio è avvenuto

ad agosto 2009) la questione

sarebbe stata gestita in modo diverso.

Anche perchè la minoranza

di centrodestra chiedeva un Consiglio

comunale monotematico sulla

vicenda.

A CHI DAVA FASTIDIO?

La Diddio, però, non è solo componente

la Giunta. E’ dirigente del

Pd. Fu decisa una linea che pare

prevedesse 3 risposte: una della

Diddio in Consiglio comunale; una

del Sindaco e la terza, politica, del

Pd. Corre voce che la linea non sia

stata digerita da “qualcuno” peraltro

assente ad un’assemblea del Pd

in cui si sono votate queste deliberazioni.

Chi? I bene informati fanno

i nomi: il vice-Sindaco, Gianvito

Matarrese, l’assessore Lallo Greco

ed il capogruppo Gianni Di Tano.

Sembra addirittura che abbiano

telefonato all’ex Coordinatore cittadino

per esprimere il proprio disaccordo

rispetto ad un manifesto

pubblico del partito. Il potere, ormai,

sta passando di mano, anche

in questa città. La politica sembra

parlare a voce sempre più bassa.

Si muovono personaggi che della

politica intendono fare un uso

spregiudicato. Non facciamo nomi,

ma la situazione è di dominio pubblico.

Tutti parlano sottovoce, ma

parlano. Un fiume carsico in piena.

di territorio urbano che sono state

già completamente o in parte

edificate. Gli interventi sono finalizzati

ad un eventuale recupero o

riqualificazione dell’esistente o, al

più, al “completamento” di ciò che

resta ancora da edificare.

Nel nostro caso, si tratta di una

zona B2 di completamento che è

adiacente ad un’altra zona sottoposta

a vincolo paesaggistico. Entrambe

le aree sono sottoposte a

piano particolareggiato.

Tutto legittimo, in ogni caso.

Consentiteci di dissentire, almeno

sul piano estetico e della tutela

della storia locale, l’orgoglio dei

propri natali, che va preservata

anche se lontano dal rione Monti.

Va.Sga.


Alberobello

Un voto spalmato

tra 17 candidati

Molti baresi sconosciuti alla politica ed al territorio i veri beneficiati

Trulli: lavori di restauro in corso

di VALENTINO SGARAMELLA

Uno si pone alcune domande.

Come può una

candidatura nata all’interno

delle elites politiche della

città di Bari trovare consensi a

55 chilometri di distanza, agli

estremi confini della provincia?

Ad esempio, nell’UdC Marcello

Vernola è un nome conosciuto.

Come può ottenere appena 42

voti, visto che Peppino Longo ne

conquista 82?

Ne “La Puglia per Vendola” era

scontato che l’assessore al bilancio,

Mino Perrini, sponsorizzasse

Alfonsino Pisicchio (162 voti). Lo

aveva di recente dichiarato alla

stampa egli stesso. “Ho rappresentato

l’Idv ad Alberobello per più di

tre anni”. Egli stesso, però, precisa,

a scanso di equivoci, che, tutto

sommato, l’IdV era una scelta

secondaria. Alla fine, si sarà “stufato”.

E’ “Pino Pisicchio il punto di

riferimento politico per questo territorio”.

Insomma, potrai trovare

Perrini a destra come a sinistra.

Meno male che Pisicchio c’è. Infatti,

ne assume la difesa d’ufficio,

quando spiega che “si è evidenziata

una insistente presa di posizione

nei confronti di Pino Pisicchio, tanto

da preferire un altro candidato a

capo lista della nostra circoscrizione,

lo stesso ostracismo che il partito

manifestò nei confronti di Alfonso

Pisicchio, chiamato da Emiliano

a ricoprire la carica di vice sindaco

al comune di Bari”. Insomma, Pisicchio

viene prima di ogni idea

politica. Pisicchio è la fonte da cui

sgorgano le idee. Poi, ha un sussulto

e ci ripensa, però. Perrini si

riconosce nei “valori espressi dal

cattolicesimo liberale”. Un intellettuale

prestato alla politica.

Per Vincenzo Divella, 127 voti.

Qualcuno sostiene che il consigliere

Pd Gianni Di Tano lo abbia

sponsorizzato.

Veniamo a Sel. Di Onofrio Introna

abbiamo già detto.

Ne “La Puglia prima di tutto”,

l’ex sindaco di Castellana Grotte,

Simone Pinto, è il più suffragato

con 118 voti. Per il resto, un

voto che sembra non essere organizzato.

Sia in questa lista che

nell’IdV potremmo definire “voto

amicale”, le decine di preferenze

ottenute da singoli candidati anche

di prestigio, come Tato Greco

o il gioiese ex Pd, Claudio De

Leonardis.

Pacchetti consistenti di voti per

i candidati più importanti del PdL.

La domanda sorge spontanea. Se

un politico puro come Tommy

Attanasio, già Coordinatore provinciale

di An, ottiene non più di

18 voti, quale radicamento territoriale

ha ad Alberobello Massimo

Cassano, con 282 voti? E’ naturale

che dalla vicina Monopoli,

Giovanni Copertino ottenga

218 preferenze.

Ma il gioiese Giammarco Surico

(192) ed il padrone di Villa

Menelao a Turi, Michele Boccardi

(214) sono alquanto decentrati

rispetto alle problematiche locali,

in rapporto ad un consenso im-

portante.

E veniamo al Pd. In tutta la

provincia di Bari, ha spalmato

in modo omogeneo larghi consensi

su tre o quattro candidati.

Il “partito degli imprenditori”, la

definizione data da Guglielmo

Minervini, alla stampa. L’assessore

uscente, nonostante il balzo

dai 7 mila voti del 2005 ai 12

mila del 2010, ha corso il rischio

di mancare la rielezione e di perdere

l’assessorato, a causa di quei

tre o quattro potentati elettorali.

Infatti, da Alberobello raccoglie

85 voti. L’assessore ai servizi sociali,

Vito Carparelli, dicono abbia

fatto campagna elettorale per

Antonio Decaro, sconosciuto fra

i trulli. Per Gerardo De Gennaro,

sembra abbia raccolto consensi

Gianvito Ricci, del Pd.

I 143 voti di Mario Loizzo deriverebbero

dall’impegno profuso

dall’ex Sindaco Angelo Panarese

e dai giovani del Pd. Il vero exploit

l’ha avuto Michele Monno con I

suoi 232 voti. Carneade, chi era

costui? Corre voce che, nel corso

di una riunione elettorale con i

cittadini, un giovane abbia chiesto

a Monno quale fosse il suo

programma per la Puglia. La risposta

sarebbe stata: “Ma che c...o

di domanda mi fai?

Non per caso, Monno aveva

come sponsor d’eccezione Gianvito

Matarrese, vice-Sindaco ed

assessore ai Lavori pubblici.

In conclusione, il voto non si è

concentrato su poche personalità,

ma su 17 candidati. I detentori

di pacchetti di voti a livello locale

hanno effettuato una semina del

consenso. In tal modo, nessuno

ha raggiunto risultati eclatanti.

Certo, è ingiusto fare di tutta

un’erba un fascio. Tuttavia, non

sbaglieremmo se dicessimo che

hanno vinto i “comitati elettorali”.

Questi si affidano alla persona. Il

personalismo vince.

La battaglia non è più politica,

fra partiti, ma fra individui. E,

come suol dirsi dalle nostre parti,

chi ha più polvere spara. Non hai

radicamento sul territorio?

Chi se ne infischia.

Contatta un locale, uno di quelli

che i voti li possiede.

Affitta una sala e trasformala

per un mese in comitato elettorale.

All’americana. Dice: ma per fare

questo, serve tanto denaro. Ma

perchè, cosa credevate?

N° 3 - APRILE 2010 43


... nella maggioranza

ognuno naviga per sè

Singoli assessori e consiglieri si muovono senza strategia di partito

I

risultati elettorali regionali

vanno letti inevitabilmente in

un’ottica interna alla maggioranza

che amministra Alberobello.

Nel 2009, fu il naturale sbocco per

il centrosinistra garantire, con 2245

voti, l’elezione di Bruno De Luca

44

Oggi i partiti

sono

aggregazione

di pochi

individui,

ciascuno con

pacchetti di voti

di VALENTINO SGARAMELLA

Parte il PRU,

ma i lavori

si bloccano

Ultime notizie dal fronte

relativo alla questione

del nuovo mercato coperto,

in via Barsento. Come già

detto, questa realizzazione si inserisce

all’interno di un Piano di

Recupero Urbano (PRU). Lo strumento

urbanistico generale è,

ormai, scaduto. Si è in attesa del

nuovo. Grazie alle nuove normative

regionali, proposte dall’Assessore

all’Urbanistica, Angela

Barbanente, fu adottata tale

speciale programmazione. Michele

Sgobba è l’architetto che

ha redatto circa 12 di questi PRU

in giro per la Puglia.

Frattanto, circola già la bozza

del Documento Programmatico

Preliminare (DPP) al Piano Urbanistico

Generale (PUG). L’incarico

in tal senso è stato affidato

N° 3 - APRILE 2010

Alberobello, l’ingresso del Municipio

alla Provincia. Dopo due legislature,

avrebbe fatto da garante di

equilibri politici. Nello stesso tempo,

senza colpo ferire, I suoi alleati

preparavano al meglio le condizioni

per la sua successione. E’ così

che si fa. Questa volta, è andata in

maniera diversa. Va fatta una premessa.

Pur non essendo nostalgici, bisogna

riconoscere che non abbia-

all’Ufficio Tecnico Comunale

(UTC). Quest’ultimo è diretto, attualmente,

da un architetto che

giunge da Monopoli, Giuseppe

Sampietro.

Il problema, ad Alberobello,

è dislocare il mercato coperto

da largo Martellotta a via Barsento.

Il PRU prevede, in sè, uno

sviluppo della edilizia pubblica,

in parte, e privata, per la parte

restante. Alcune aree sono state

espropriate ed indennizzate.

Altre aree sono divenute edificabili,

mentre prima non lo erano.

In sostanza, siamo di fronte

ad uno strumento di variante ad

un Piano Regolatore Generale

(PRG) già scaduto. Il nuovo PRG

si troverà a dover fare i conti con

un fatto compiuto, il mercato

coperto con tutte le opere di

urbanizzazione relative. Rischia

di sorgere, in via Barsento, una

città nella città.

Allo stato attuale, l’edilizia privata

procede. Ciò che è pubblico,

invece, ha subito una battuta

d’arresto. Le motivazioni che

mo più le vecchie correnti interne

ai partiti storici, quelli della prima

Repubblica per intenderci. Quelle

erano partiti all’interno dei partiti.

In ogni caso, esprimevano qualcosa.

Non erano solo clientele e

malaffare. Oggi, i partiti (posto che

si possa chiamarli così) sono un’aggregazione

di pochi individui, ciascuno

dei quali ha un proprio pacchetto

di voti. Punto. Si riuniscono

sono tra le ipotesi sono svariate.

Dagli ambienti filtrano voci.

“Hanno toccato il canale”, ci suggerisce

qualcuno. Quello che ad

Alberobello chiamano il “canale”

è quell’antico corso d’acqua che

percorreva l’attuale largo Martellotta,

la cosiddetta “foggia”, in

gergo dialettale. Lì, ai tempi del

feudatario, le donne lavavano i

panni o raccoglievano acqua per

uso domestico, lì si abbeveravano

gli animali. L’amministrazione

comunale pare sia in attesa di un

finanziamento di qualche milione

di euro da parte della giunta

regionale, su proposta dell’Assessore

alle opere pubbliche,

Onofrio Introna (le elezioni regionali

servono anche a questo).

Tali risorse servirebbero a lavori

pubblici di riparazione del “canale”,

un enorme tronco collettore

delle acque piovane. Staremo a

vedere cosa accadrà. La vicenda

del nuovo mercato coperto

è solo alle prime battute. Siamo

certi che ci riserverà sorprese.

Va.Sga.

Alberobello

sotto lo stesso tetto solo per contare

di più. Non c’è tensione ideale.

L’idea è un pretesto. Ed è mutevole,

in quanto tale. Ogni Assessore o

consigliere deve procacciare consenso

per un altro soggetto che

magari ad Alberobello metterà piede

un paio di volte in 5 anni.

Nel Pd abbiamo almeno 5 candidati

sponsorizzati da altrettanti

rappresentanti locali. Questo significa

che non esiste unità di intenti.

Ognuno per proprio conto. Si salvi

chi può.

E’ il far west della politica. La speranza

è che la maggioranza politica

che amministra questa città non sia

vittima di questo clima che, ineluttabilmente,

potrebbe riverberarsi

sull’azione amministrativa, sul quotidiano.

Del Pd, che rischia di apparire

come aggregato di individualità,

abbiamo detto. Il Sindaco aveva

già dichiarato la sua preferenza per

Introna. L’Assessore al bilancio, Perrini,

non va affatto sottovalutato.

forte di un consenso ottenuto nel

sindacato, svolge da sempre un

ruolo nobile, dal nostro punto di

vista: l’attendente politico di Pino

Pisicchio. Sembra lo segua ovunque.

E Perrini avrà fatto un porta a

porta in favore di Alfonsino, fratello

di Pino.

Il vice-Sindaco, Gianvito Matarrese,

dal canto suo, ha sponsorizzato

un suo candidato, Michele

Monno, calandosi a piedi giunti

nella lotta all’interno del Pd. L’assessore

Carparelli che si dice fosse

per Antonio Decaro.

E così via, stesso discorso per

ciascun Assessore e consigliere di

questa maggioranza che è andata

avanti in ordine sparso. Tutto questo

avrebbe sicuramente lasciato

strascichi importanti nei partiti

della prima Repubblica. Nella seconda,

ognuno va avanti per conto

proprio. Del resto, c’è chi dice che

la camera di compensazione politica

di tutto questo risieda in una

tendenza accentratrice del capo

dell’Amministrazione. Ma in questa

competizione è volato di tutto. Ragazzi

alla ricerca di un miraggio si

sono affidati a promesse d’occasione.

Vi sono stati cambi di casacca,

perfino. Lo stesso on. Pisicchio, alla

stampa, dichiarava, pochi giorni

prima del voto, che alcuni candidati

hanno investito fino ad un milione

di euro. Nessuna meraviglia. Avranno

modo e tempo per recuperare.

Oggi, il consenso, nel Mezzogiorno,

si conquista la pesca a strascico.


Alberobello

Alberobello, alzati

e inizia a camminare

La vicenda del Piano di gestione emblematica di un certo Sud che stenta

I trulli di Alberobello, tra i siti dell’Unesco

di VALENTINO SGARAMELLA

Alberobello è sito Unesco.

Non è uno scoop. La notizia

risale al 1996. Esiste

un sito internet dell’organizzazione

che fa capo all’ONU in cui sono

descritti gli obiettivi della Convenzione

internazionale, risalente al

1972: “conservazione naturale e

preservazione delle opere culturali.

La Convenzione riconosce i modi in

cui l’uomo interagisce con la natura,

ed il fondamentale bisogno di

preservare l’equilibrio fra i due”. Sul

sito c’è un lungo elenco di città con

monumenti che sono considerati di

così grande importanza da essere

patrimonio mondiale dell’umanità.

Dal centro storico di Firenze ai sassi

di Matera, dalla reggia di Caserta

a Castel del Monte. Intoccabili.

C’è un link apposito che richiama ai

trulli di Alberobello, con una sommaria

descrizione in ben 6 lingue.

IL PIANO DI GESTIONE

Ogni comunità inclusa nella lista

deve dotarsi di un “Piano di gestione”.

Sul sito leggiamo che il Piano

assicura “un’efficace protezione del

bene, per garantirne la trasmissione

alle future generazioni”. Inoltre,

lo strumento tiene “conto delle

differenze tipologiche, delle caratteristiche

e delle necessità del sito,

nonché del contesto culturale e/o

naturale in cui si colloca”. Il Piano si

integra altresì con strumenti urbanistici

(PRG, PUG). Il Comune, se vuole

ottenere l’iscrizione, deve avere

piena consapevolezza che la sua

città possiede un vero patrimonio

storico e monumentale. Per esserne

consapevole, deve dimostrarlo.

In sostanza, l’iscrizione all’Unesco

implica una “tutela compatibile”.

Sviluppo edilizio, economico, turistico,

industriale sono tutti legittimi

a patto che siano compatibili con la

tutela del patrimonio.

IL FUNZIONARIO UNESCO

All’epoca, giunse in questa cit

un architetto che avrebbe dovuto

istruire la pratica. L’Amministrazione

dell’epoca preparò un itinerario,

un percorso guidato. Pochi giorni

prima dell’arrivo del funzionario

Unesco, i trulli lungo quel percorso

furono imbiancati, le strade tirate a

lucido. L’architetto, in perfetto stile

anglosassone, fece a meno con garbo

della guida preferendo scoprire

in autonomia le bellezze del paese.

Interessava non l’immagine case-

reccia da cartolina illustrata, ma capire

come in questa città avessero

reso compatibili i trulli con la modernità

dell’edilizia moderna, con

i pali della pubblica illuminazione,

le antenne tv. Insomma, la città dei

trulli non può essere il paese delle

fiabe, un presepe incantato, avulso

dalla civiltà moderna. Ma deve

esserci rispetto per storia e cultura

del luogo.

E DOPO 14 ANNI...

Sono trascorsi 14 anni da allora.

In questi anni, il Piano di gestione

è stato sempre rinviato con varie

motivazioni. Finalmente, è giunta

l’ora. L’Amministrazione comunale

ha affidato un incarico per questo

strumento così importante. Il progetto

è stato redatto, approvato.

E’ pronto. Sono state convocate riunioni

con tecnici ed operatori turistici.

Due più due fanno quattro.

Più quattro fanno otto. Ed in quattro

e quattr’otto il Piano è pronto.

Del progettista pochi conoscono il

nome. Si sa che è torinese. Redigere

uno strumento così importante

non è cosa di tutti i giorni. Occorre

un dibattito nella comunità. A

sottendere il Piano è un patto con

la cittadinanza, le categorie pro-

duttive, le associazioni, i partiti, la

regione Puglia, la Sovrintendenza.

Il Piano non si impone, si concerta.

Si parla di uno sviluppo razionale di

una città.

SISTEMI TURSTICI LOCALI

Le nuove normative in materia

turistica hanno istituito i Sistemi

Turistici Locali (STL). Alla Regione il

compito di coordinare. Ai Comuni,

l’organizzazione materiale. Proposte

interessanti pare siano giunte

negli anni passati dal Consorzio

dei trulli, mare e grotte, una seconda

dal Lyons club cui non si è dato

grande seguito. Perchè? Non si

percepisce, forse, l’importanza del

tema e ciò rende Alberobello non

all’altezza del ruolo che le è stato assegnato

e che le compete? O, forse,

uno sviluppo concertato costringerebbe

tutti gli attori a limitarsi nella

gestione di interessi individuali o di

gruppo? Di queste cose si discute

dagli anni ‘70, quando le opposizioni

politiche alla Democrazia Cristiana

vagheggiavano un turismo “in

rete” (come si direbbe oggi). Allora,

si parlava di comprensorio. I tempi

cambiano, i problemi restano. Ti

regalano una casa meravigliosa ma

non riesci ad arredarla.

FARE SISTEMA

Romano Prodi disse, da capo

del Governo, che il turismo avrebbe

potuto trasformare il Sud nella

California italiana. Più Comuni si

mettono in rete, fanno sistema.

Un intero territorio si erge, chiede

finanziamenti per lo sviluppo. Ma

bisogna andare oltre l’antico interrogativo

se sia meglio l’uovo oggi o

la gallina domani. Attrezzarsi significa

rivoluzionare l’intero apparato

burocratico-amministrativo, dal

vigile urbano al funzionario. Non ci

sono vie di mezzo.

Non ci si iscrive all’Unesco con la

sagra del coniglio in salmì. Si entra

in palcoscenico internazionale, a livelli

culturali altissimi.

Fare sistema. Tra chi?

Gli attori dello sviluppo economico,

gli operatori turistici (hotel,

ristoranti, campeggi), gli enti pubblici,

i servizi pubblici (ferrovie, strade)

fanno sistema.

La Regione Puglia ha legiferato in

tal senso, invitando i Comuni a percorrere

questa strada. Si è pensato

a 3 macro sotto-Regioni: Gargano,

Salento e parte centrale della Puglia.

E’ un pò come dire: Alberobello,

alzati e cammina.

N° 3 - APRILE 2010 45


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46

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società

il problema

dei ‘Gratta e vinci’ la

“Solleviamo

cui vendita per legge è

vietata ai minorenni, ma che vengono

venduti indiscriminatamente

a tutti, senza controlli sull’età

degli acquirenti”. A denunciarlo è

il responsabile Codacons del territorio,

Marina Gattolla * – Conversano.

Il ‘Gratta e vinci’, chiamato anche

lotteria istantanea, è a tutti gli

effetti un gioco d’azzardo gestito

direttamente dai Monopoli di Stato.

Esso è acquistabile presso tutte

le tabaccherie, in molti bar ed

edicole”, chiarisce il responsabile

Codacons.

“Come qualsivoglia gioco d’azzardo,

è vietata la partecipazione

ai minorenni (art. 719 c.p.), ma

nonostante ciò, sono centinaia in

tutta Italia i distributori automatici

di “Gratta e vinci” a cui possono accedere

persone di ogni età, compresi

i bambini”.

Il problema, come ha recentemente

precisato la nostra Associazione

con un comunicato - prosegue

Marina Gattolla – appare

molto grave se si pensa che la malattia

mentale denominata Gioco

d’Azzardo Patologico (GAP) sta

iniziando a colpire sempre più i

giovani: La fascia largamente interessata

è quella dei minori di età, a

causa della facilità con la quale, ormai,

si può avere accesso al gioco.

In particolare, a contribuire all’aumento

del gioco d’azzardo tra le

Gratta&vinci e minori

Dove sono i controlli?

Vietata la vendita ai minorenni. Il CODACONS chiede maggiori verifiche nelle rivendite

fasce giovanili della popolazione

sono: la crescente liberalizzazione,

la maggiore tolleranza e addirittura

l’incoraggiamento verso

il gioco d’azzardo sviluppatosi in

questi ultimi anni. Esso è percepito

come innocuo. Da registrare,

inoltre, la ritardata consapevolezza

del problema, la scarsa attenzione

nei confronti di programmi

per la formazione di una coscien-

za collettiva sui problemi legati al

gioco.

Per tali ragioni il Codacons ha invitato

i Monopoli di Stato e il Consorzio

Lotterie Nazionali a vigilare

sul divieto di vendita dei gratta e

vinci ai minorenni, con richiesta di

vietarne la vendita su tutto il territorio

italiano ai minorenni.

L’associazione procederà, inoltre,

ad effettuare delle indagini

inviando dei giovani civetta per

accertare se tali “Gratta e vinci”

vengano venduti, nei posti deputati,

ai minorenni”.

Un problema che, se non è

controllato, può procurare conseguenze

devastanti.

Controllare e prevenire è meglio

che curare.

* Avvocato

marinagattolla@libero.it

Navigazione wap: tutto compreso sì, tranne la trasparenza

Garante della Concorrenza

e del Mercato, con un recente provve-

L’Autorità

dimento (n. 20881 del 10 marzo), ha

riconosciuto una violazione da parte di Telecom

Italia del Codice del Consumo (D.Lgs.

206/2005) in relazione all’offerta denominata

“Tutto compreso 30”.

Diversi consumatori, infatti, aderendo alla

offerta tra il 2008 ed il 2009 hanno visto lievitare

le proprie spese telefoniche in conseguenza

della navigazione non consapevole tramite il

sistema wap di Tim.

I telefoni cellulari che venivano consegnati

ai consumatori aderendo all’offerta non erano

preimpostati per collegarsi all’apn di Tim e,

pertanto, diversi consumatori, non adeguatamente

informati, ritenendo di navigare nella

soglia di traffico ricompresa nell’offerta in realtà

stavano effettuando la connessione tramite

altri sistemi con tariffe estremamente elevate.

L’Autorità ha, altresì accertato che fino al

mese di agosto 2008 non era previsto alcun

meccanismo di alert in caso di erosione completa

del bundle per la navigazione wap, così

non consentendo ai consumatori una verifica

del traffico e dei costi mensili.

L’Autiorità nel suo provvedimento ha riconosciuto

che: ”Il comportamento del professionista,

quantomeno in relazione al periodo

febbraio - agosto 2008, appare pertanto configurare

una violazione dell’articolo 22, comma

1, del Codice del Consumo. La mancata previsione

di sistemi di controllo del traffico dati,

per consentire ai consumatori di monitorare

in tempo reale l’eventuale superamento del

bundle si è sostanziata in un comportamento

omissivo del professionista che ha comportato

aggravi economici di spesa significativi ed inaspettati

per i consumatori.

Il comportamento del professionista è altresì

tale da integrare una violazione degli artt. 24

e 25 del codice del Consumo. La pratica commerciale

risulta, infatti, aggressiva nella misura

in cui, a fronte dell’impossibilità per gli utenti

di monitorare il traffico residuo a disposizione

per la connessione wap, così come l’eventuale

superamento della soglia, la minaccia di esecuzione

coattiva, in caso di mancato versamento

delle somme contestate, rappresenta una

forma di pressione eccessiva nei confronti dei

consumatori tale da indurli ad assumere una

decisione di natura commerciale relativa al

pagamento degli addebiti per il traffico extrasoglia

effettuato inconsapevolmente, che non

avrebbero altrimenti preso”.

I consumatori coinvolti potranno, in conseguenza

di questo provvedimento dell’Autorità,

richiedere a Telecom il rimborso di quanto

versato in conseguenza della pratica scorretta,

agendo su base individuale o eventualmente

attraverso un’azione collettiva, supportata

dall’istruttoria condotta dall’Autorità così

come risultante dal provvedimento segnalato.

Il provvedimento è disponibile sul sito dell’Autorità

.

(Oppic - Osservatorio Pugliese

della Proprietà Intellettuale Concorrenza

e Consumo Digitale)

N° 3 - APRILE 2010 47


Tra responsabilità, libera

scelta e giudizi arbitrari

Riflettori accesi su Bari per la Ru486: solo cronaca!

Permettetemi una provocazione.

Se avete mal di

testa, uno di quei dolori

fortissimi, insopportabili, che vi

impediscono di tenere gli occhi

aperti, a cosa pensate come rimedio

per farvelo passare: ad una

pillola, a un comune analgesico o

pensate ad un intervento chirurgico

che vi apra il cranio e vi rimuova

la parte di cervello che vi crea dolore?

La risposta è ovvia, nessuno

penserebbe mai ad un intervento

chirurgico.

La questione della pillola abortiva,

per me, si può riassumere forse

in maniera brutale, ma efficace,

proprio in questi termini.

Certo un essere vivente che si

sta formando non è minimamente

paragonabile ad un dolore fisico,

ma il problema della Ru486 è

proprio questo, non si deve decidere

se permettere o no ad una

donna di abortire, perché questo

è già previsto dalla legge 194/78,

ma come farlo.

Il dilemma, allora, è scegliere se

farlo con un prodotto farmacologico

o con un intervento chirurgico.

A prima vista, da profana in

materia, mi sembra che due pillole

siano una soluzione migliore,

meno invasiva di un intervento

chirurgico e, come donna, piuttosto

che assistere a questo clamore

sul se bloccare l’uso della pillola e

lasciarla nei magazzini degli ospedali

o se costringere una donna

al ricovero (quando ogni persona

ricoverata ha sempre il diritto di

lasciare l’ospedale assumendosene

la responsabilità), avrei gradito

che qualcuno dicesse quali sono i

reali effetti che questo farmaco ha

sul corpo della donna, al di là dello

scopo per cui viene assunto. Se ci

sono degli effetti collaterali o tossici

a breve o lunga scadenza, se

può causare un danno organico,

se ci sono delle controindicazioni.

Invece, abbiamo assistito solo

ad un vuoto, prolungato, rumoroso

dibattito e la prima donna che

ha usufruito della Ru486 al poli-

48

N° 3 - APRILE 2010

clinico di Bari è stata oggetto di

attenzione nazionale. Giornalisti,

televisioni, manifestanti, tutti a

chiedersi chi è, perché lo fa, se ha

preso questa decisione a cuor leggero,

se dice di soffrire. Solo pura

cronaca.

Forse il problema alla base è

l’aborto in quanto tale e non il

modo con cui viene effettuato.

È certo un argomento troppo

delicato e complesso per affrontarlo

in poche righe ma ciò di cui

ci si deve convincere è la libertà di

scelta.

Perché nessuno si sognerebbe

mai di fermare per strada qualcuno

che sta beatamente fumando

una sigaretta e di vomitargli addosso

tutto il proprio dissenso?

Non è forse anche quello un attentato

alla vita? Chi fuma non sa di

esporsi ad un rischio mortale? Lo

sa bene eppure sceglie di farlo e

noi, ignorandolo, abbiamo implicitamente

accettato la sua scelta,

anche se la riteniamo sbagliata.

Sembrerà banale, ma ogni giorno

compiamo delle scelte che,

oltre che sbagliate in sé, risultano

essere tali anche ad altri. Ma questo

non ci piace sentircelo dire e

non riteniamo nessuno degno di

valutarle.

Cosa accadrebbe se in ogni

istante qualcuno ci venisse a dire

che non approva come abbiamo

educato i nostri figli, come abbiamo

condotto un certo lavoro,

come abbiamo gestito i nostri

soldi.?

Chi di noi compie delle scelte

pensando di dover dar conto agli

altri, a degli estranei, sul come e

sul perché? Perché allora dobbiamo

sentirci in diritto di condannare

proprio chi compie un atto

tanto drammatico?

Sicuramente nessuna donna al

mondo affronta l’aborto con una

leggerezza tale da dimenticarsene

subito dopo. Non è che usare

una pillola riduce il dolore della

tremenda scelta che si è stati costretti

a fare, né sarà più facile archiviarne

il ricordo.

La gravidanza, non solo una risorsa economica per gli spot pubblicitari

Comunque lo si faccia, un aborto

è sempre un evento tragico, una

scelta presa tra mille sofferenze e

sensi di colpa che non spariranno

con l’eliminazione del feto che è

pur sempre una nuova vita.

Le motivazioni che ci sono dietro

ognuna di questa scelte possono

essere le più diverse, ma ognuno

ne renderà conto a se stesso, ai

propri cari, alla propria coscienza

e a Dio, se ci crede.

Del resto, il Vangelo racconta

che quando Maria Maddalena

stava per essere lapidata perché

prostituta e chiese aiuto a Gesù,

questi non chiese a lei i motivi per

cui lo aveva fatto o se era pentita,

disse solo alla gente con i sassi in

mano, pronti da scagliare, di non

giudicarla perché nessun uomo

si può ergere a giudice di un altro

essere umano.

Come donna e cittadina preferisco

sapere che c’è una legge che

tutela chi si trova a dover effettua-

società

re una interruzione di gravidanza,

garantendo assistenza adeguata

in strutture ospedaliere con professionisti

preparati e cure mediche

che ne preservino la salute

e non pensare che ci può essere

anche una sola donna che, per

risolvere il suo problema, deve ricorrere

a persone senza scrupoli,

veri e propri macellai senza alcuna

competenza che, in ambienti

insalubri e con veri e propri strumenti

di tortura, decidono della

vita non solo di un embrione (che

è già una persona), ma anche della

donna che lo porta in seno.

Il diritto alla vita deve essere difeso

e inteso nel senso più ampio

possibile, ma ugualmente importante

è difendere il diritto di scelta,

di poter abortire, ma anche di

non farlo se uno aborre questa

possibilità.

Sicuramente dobbiamo rinunciare

al diritto di giudicare.

Annalisa Vendola


società

RU486: un metodo abortivo,

non un facile contraccettivo

Il farmaco si

oppone a uno

degli ormoni

fondamentali

Il Policlinico di Bari

Due le fasi dell’aborto farmacologico

Tanto clamore per niente.

Questo quanto viene da pensare

in risposta alla polvere che è

stata sollevata per l’introduzione

ufficiale nei Reparti di Ostetricia

degli ospedali italiani dotati di un

Servizio di Interruzione Volontaria

di Gravidanza (IVG) della famigerata

RU4Tanto clamore per niente.

Questo quanto viene da pensare

in risposta alla polvere che è

stata sollevata per l’introduzione

ufficiale nei Reparti di Ostetricia

degli ospedali italiani dotati di un

Servizio di Interruzione Volontaria

di Gravidanza (IVG) della famigerata

RU486: sì perché questa pillola

abortiva è già in uso da diversi

anni negli altri Paesi Europei, negli

USA e perfino in Africa.

Il ricorso alla RU486 non è altro

che una delle modalità che consente

alla gravida, nelle prime

settimane di amenorrea e precisamente

entro l’ottava dalla data

dell’ultima mestruazione, di optare

per una modalità non chirurgica

di interrompere la gravidanza:

quindi si tratta di un cosiddetto

aborto farmacologico che comprende

due fasi. Durante la prima

fase è prevista l’assunzione della

RU486: che non è altro che un

farmaco che assunto dalla gravida

si oppone ad uno degli ormoni

fondamentali della gravidanza

e precisamente al progesterone

che è essenziale per lo sviluppo

regolare della gravidanza e causa

il distacco del sacco gestazionale

dalle pareti uterine con la succes-

siva morte dell’embrione.

Una volta ottenuto il distacco

del sacco gestazionale è necessario

espellere lo stesso che può

anche avvenire spontaneamente,

ma che si preferisce accelerare

mediante un altro farmaco che

viene denominato prostaglandine.

Questo è quanto avviene dopo

l’assunzione del mifepristone

(RU486) e delle prostaglandine.

Le considerazioni che accompagnano

l’introduzione di questa

novità sul territorio nazionale, che

sarà disciplinata dalla legge 194,

sono ancora una volta legate sia

alla tutela della salute della donna,

sia ai costi che si andranno ad

affrontare. Questi comporteranno

sicuramente un aumento della

spesa per le casse del Fondo Sanitario

Nazionale già ad un livello

elevato.

Quanto al primo punto mi sembra

eccessivo, secondo quanto

previsto dalle linee guida del Ministero

della Salute ed in particolare

dall’Agenzia Nazionale del

Farmaco, ricoverare in regime ordinario

la paziente per la somministrazione

del farmaco: è giusto

e perentorio che la stessa RU486

sia dispensata esclusivamente

dall’ospedale dopo aver provveduto

ai preliminari accertamenti

diagnostici, ad una accurata

anamnesi e ad una sorveglianza

durante e dopo la somministra-

zione del completo protocollo terapeutico

abortivo.

Prima, durante e dopo sarà fondamentale

rassicurare la paziente,

informarla in maniera esaustiva

ed offrirle tutta l’assistenza che

sarà garantita dal Servizio di IVG,

se occorre full-time, dal personale

dedicato allo stesso.

Ovviamente, in un’ottica preventiva

di I e II livello occorrerà

intervenire fondamentalmente

verso tutti i soggetti istituzionali

(scuole, consultori, parrocchie:

ed in questo gli organi ecclesiali

continuano, a mio avviso, in una

latente ed ingiustificata assenza

che non può ridursi esclusivamente

alla condanna dell’atto) per evitare

una pericolosa escalation di

soppressione di vite innocenti e di

un facile ricorso ad una metodica

abortiva quasi fosse un metodo

contraccettivo.

Come pure va ribadito che il ricorso

ripetuto a metodi abortivi

di qualsiasi genere può provocare

sul corpo della donna danni

fisici oltre a quelli psicologici non

meno importanti, a breve e lungo

termine.

Chi vigila o deve vigilare sulla

salute delle donne si faccia seriamente

carico di queste problematiche

e metta in atto provvedimenti

seri di tutela della stessa.

Adriano Savino

Dirigente Ginecologo

Ospedaliero

N° 3 - APRILE 2010 49


Fai sentire la tua voce contro

il duopolio dell’informazione

L’AIART sostiene la battaglia dell’emittenza locale italiana. “il Territorio” condivide e si unisce alla lotta.

50

Informare

liberamente

Tagliare retroattivamente

i fondi già stanziati significa,

in buona sostanza,

strozzare gli investimenti che

centinaia di piccoli e piccolissimi

imprenditori hanno già fatto basandosi

non sull’aria fritta, ma su

contributi e sgravi fiscali previsti

dalla legge. E’ la piccola editoria

che garantisce, in questo Paese,

la vera libertà di informazione,

che consente a tutti i cittadini

di conoscere, per davvero, come

stanno le cose, e che mette nelle

mani di tanti professionisti della

comunicazione gli strumenti

idonei per tutelare il pubblico

dall’ingordigia dei grandi.

Si, perchè di ingordigia si tratta.

Spartirsi centinaia e centinaia

di milioni di raccolta pubblicitaria

impedendo, di fatto, agli altri

di poter accedere al mercato significa

voler controllare uno dei

principali business nazionali.

Con buona pace di tutti noi.

Ro.Ma.

La posizione di

Assostampa Puglia

Occorre sensibilizzare il parlamento

a restituire i finanziamenti cancellati

con il “decreto milleproroghe”,

visto che si riferiscono all’esercizio 2009, e

a mettere a punto un progetto di riforma

dell’editoria che introduca criteri di rigore e

di trasparenza nell’elargizione dei contributi.

Senza correttivi, il taglio alle provvidenze

per le spese elettriche, telefoniche e di agenzia

contenuto nel decreto “Milleproroghe”

priverà il sistema radiotelevisivo pugliese di

circa 2,2 milioni di euro per il 2009, dunque

retroattivamente.

A questi vanno aggiunti i tagli già previsti

dalla finanziaria 2010, in base ai quali il fondo

N° 3 - APRILE 2010

di GIUSEPPE ANTONELLI *

Le radio-e le televisioni del

territorio hanno un valore

importante ed insostituibile

per il progresso sociale e democratico

delle Comunità locali.

La loro funzione non può essere

messa in crisi da provvedimenti

governativi che, in molti casi, minano

la sopravvivenza stessa di

emittenti che svolgono un insostituibile

servizio a favore del territorio

e delle Comunità.

Il Governo centrale, con i provvedimenti

recentemente approvati,

soffoca la voce di quell’Italia

che non trova spazio nelle due reti

nazionali, pubbliche e private, che

al di là di una concorrenza di facciata,

si spartiscono il mercato in

regime di perfetto e concordato

duopolio.

Il tanto sbandierato pluralismo

dell’informazione va garantito per

davvero con provvedimenti legislativi

di sostegno e di incoraggiamento

al settore dell’emittenza

locale. Esso è importante volano

per l’economia e presidio di effettiva

partecipazione democratica

per singoli cittadini ed Associazioni

altrimenti senza voce.

annuale di 150 milioni di euro riconosciuto

su base nazionale all’emittenza radiotelevisiva

privata sarà ridotto di 20 milioni quest’anno,

di 90 milioni nel 2011 e di 55 milioni nel

2012.

Considerato che il settore dell’emittenza

radiotelevisiva privata occupa stabilmente in

Puglia 883 addetti, di cui 215 sono giornalisti,

l’Assostampa di Puglia ritiene che i tagli

possano mettere a rischio centinaia di posti

di lavoro, infliggendo un colpo durissimo al

pluralismo dell’informazione.

Il sindacato dei giornalisti -ha detto Raffaele

Lorusso, presidente di Assostampa

Puglia- non è contrario ad una legge di riforma.

Pretende, però, che siano fissati criteri di

rigore e trasparenza. I contributi non sono

elargizioni liberali, ma il corrispettivo di un

servizio pubblico fondamentale come l’informazione

assicurato ai cittadini”.

L’AIART (l’Associazione Spettatori

AIART, acronimo di Associazione

Italiana Ascoltatori Radio e

Televisione, è una ONLUS fondata

nel 1954 per iniziativa dell’Azione

Cattolica) è da oltre mezzo secolo

a difesa della dignità del telespettatore,

specie del più debole ed

indifeso, nel battersi per la qualità

dei contenuti televisivi trasmessi

e per una informazione oggettiva

ed indipendente, sostiene con

convinzione l’iniziativa intrapresa

dalla Federazione delle Emittenti

società

Televisive locali italiane e dall’Associazione

Editori Radio Televisivi.

E’ una battaglia di democrazia e

di civiltà.

*Presidente AIART

Associazione Spettatori Onlus

Comitato Regionale della Puglia

Diamo voce all’Associazione

AIART di Puglia e alle battaglie

condotte dal suo dinamico Presidente:

“il Territorio” le condivide

e si unisce alla lotta.


N° 3 - APRILE 2010 51


Clio, al lavoro per favorire

l’integrazione dei disabili

A colloquio con Marilena Pastore, il presidente dell’Associazione nata da un anno

Clio esiste

dallo scorso anno ma è

L’associazione

frutto di un lavoro che

dura da 2 o 3 anni. L’atto costitutivo

risale a maggio 2009. “Clio”

è un acronimo per “centro laboratorio

interattivo organizzato” e,

inoltre, in greco significa “festeggiare”.

L’intento iniziale era quello

di organizzare attività diverse che

avessero come destinatari sia minori,

sia disabili, sia anziani.

Ma, almeno finora, l’aspetto su

cui l’Associazione si è concentrata

e su cui ha puntato da subito riguarda

le attività destinate alla formazione

e all’integrazione sociale

di ragazzi disabili. Ne abbiamo

parlato con Marilena Pastore.

L’associazione Clio è registrata

nel registro della Regione

Puglia come associazione alla

promozione sociale?

Abbiamo avviato la domanda da

dicembre ma la procedura è ancora

in corso. I servizi sociali avevano

detto che non era possibile avviarla

perché era necessario che passasse

almeno un anno. Mi sono informata

e, invece, si poteva fare la domanda

al decorrere del primo anno. Mi

sono mossa e devo continuare a

muovermi io personalmente.

Quali servizi offre l’Associazione?

L’intento principale è quello di offrire

una possibilità di integrazione

e formazione per ragazzi con particolari

problematiche e che, finito il

personale percorso d’obbligo di studi,

non sanno che fare e rimangono

chiusi e isolati all’interno delle mura

di casa. L’obiettivo più importante, è

portare questi ragazzi ad una vera e

propria autonomia nella vita quotidiana

e immetterli anche nel campo

lavorativo. I ragazzi hanno bisogno

di un salto di qualità per integrarsi.

A loro non serve stare fermi a fare

il disegnino fine a se stesso: immetterli

in un contesto di accoglienza,

di integrazione fa scattare in loro

la sicurezza personale che può farli

davvero crescere. L’Associazione,

52

di PAOLA CARBONARA

N° 3 - APRILE 2010

L’Associazione in un momento della sua attività

inoltre, può essere una preziosa risorsa

per i ragazzi ma anche per

loro famiglie.

Come si finanzia?

Sono gli associati stessi che finanziano

economicamente l’associazione,

anche perché dobbiamo pagare

la luce, il fitto. Abbiamo chiesto

al comune di Sammichele di fare un

progetto, dei bandi pubblici ma non

ci è stato concesso nulla. Possibile

che non ci sono fondi da investire in

questo tipo di associazioni? Sostanzialmente

andiamo avanti con l’autofinanziamento

e con il contributo

delle famiglie dei ragazzi che fanno

parte dell’Associazione. Inoltre non

possiamo neanche contare su un lavoro

di volontariato: il volontariato

vero e proprio non funziona a Sammichele.

Non viene nessuno gratuitamente.

Un compenso al ragazzo

devi sempre darglielo.

Quali sono state le iniziative

e le manifestazioni dell’associazione

Clio in questo primo

anno?

Oltre alla grande festa iniziale nel

luglio 2009, l’associazione è stata

impegnata in una iniziativa in collaborazione

con altre città pugliesi,

vale a dire il progetto delle “Mini

Olimpiadi dei disabili” a Monopoli,

tenutosi il 20 e 21 dicembre. Progetto

che è stato molto pubblicizzato

su giornali e ha visto la partecipazione

di tutti gli assessori dei vari

paesi. L’assessore ai servizi sociali di

Sammichele, evidentemente poco

attento a questa iniziativa, non era

presente. Soltanto dopo averci visti

in televisione ci ha contattati, scusandosi.

Noi avevamo invitato tutte

le autorità ma soprattutto l’assessore

ai servizi sociali doveva esserci.

Un’altra esperienza importante

è stata l’approccio con Miloud Oukili

, clown di fama internazionale

con il filo Parada, che ha tenuto un

corso di formazione per operatori

sociali. Avevamo una partecipazione

di 70 persone ma Miloud ha

fatto una selezione di 20 persone

perché lui lavora con piccoli gruppi.

Il progetto associativo comunque

prevede, in particolare, che i ragazzi

si incontrino in mattinata tre giorni

a settimana: il lunedì, il mercoledì

e il giovedì. Inoltre è in atto un progetto

del POF scolastico per il pomeriggio.

La mattina loro stanno

facendo delle attività che riguardano

il perfezionamento della mobilità

spazio-temporale. Si è partiti da

un percorso sull’ascolto di favole e

adesso siamo passati proprio alle

tecniche del movimento, basandoci

sulla conoscenza del mondo che ci

circonda, tutto ciò che incontriamo

per strada, gli automezzi.

C’è chi vi sostiene come associazione

sul territorio?

A Sammichele c’è questa politica

società

E’ necessario

un lavoro

di sinergia

tra associazioni

e Comune

per ottimizzare

tutte le forze

sbagliata di dare a chi sta fuori e non

dentro, di favorire e supportare, anche

economicamente, associazioni

di altri paesi e non considerare per

niente le associazioni che sono presenti

sul territorio. Quando è servito

l’amministrazione ha invitato associazioni

di altri paesi ad avere l’appoggio

su Sammichele dove c’è già

una associazione per i diversamente

abili con la quale loro evidentemente

non si vuole collaborare.

L’amministrazione non vuole collaborare

e ha risposto ben poco alle

nostre iniziative. L’unica che ci ha sostenuti

almeno per la manifestazione

iniziale in piazza il 9 luglio è stata

Alessandra Morgese, assessore alla

cultura, molto probabilmente per il

programma estivo.

E’ invece indispensabile il supporto

dell’amministrazione e dell’assessore

ai servizi sociali anche per

la questione delle famiglie. Bisogna

fare attività di sensibilizzazione. Noi

siamo andati porta a porta, nelle

case di queste famiglie dando supporto,

sostegno, sicurezza. Ma è necessario

un lavoro di “sinergia” perché

le forze dell’ associazione non

saranno mai ottimizzate se sono

una associazione sola, che combatte

da sola. Alla fine gli stessi genitori

ci vedono come associazione chiusa

e inutile.

Avete pensato ad una collaborazione

con altre associazioni?

Abbiamo pensato di collaborare

con l’associazione Prometeo e l’abbiamo

invitata più volte per lavorare

in parallelo ma a questi inviti non

si sono mai presentati.

Spesso abbiamo chiamato operatori

dell’associazione SottoSopra

che si sono resi disponibili. Le uniche

associazioni a cui si può pensare

per una collaborazione sul territorio

sono le associazioni parrocchiali,

l’ACR, GLI Scout, che operano nel volontariato.


società

Su e giù per il lungo Stivale

Pendolari di lungo corso, destinazione Roma: alla ricerca del lavoro negato nella tua terra

di CRISTIANO NOTARACHILLE La stazione centrale di Bari: non per Roma!

Anno 2002... arrivo nella

capitale per questioni lavorative,

e iniziano, così,

una nuova vita e la conoscenza di

nuove realtà.

Lasciare un paese di quasi 7.000

abitanti e ritrovarsi a Roma, con oltre

4 milioni di persone, non è stato

facile ma è bastato avere pazienza...

tanta!

Uno dei primi grandi problemi

da risolvere è stato la ricerca della

casa: per oltre quattro mesi ho fatto

anche l’agente immobiliare, mio

malgrado!

Dopo aver familiarizzato con la

città mi è capitato di conoscere

molti altri pugliesi che si trovano

qui per le stesse ragioni lavorative.

Il comune denominatore di tutti

noi, infatti, è il lavoro. Molti ragazzi,

laureati e non, costretti, per lavorare,

a lasciare il proprio paese, il proprio

territorio.

Nella maggior parte dei casi non

è una scelta, è il sistema che lo impone.

Questa parola tanto sospirata,

“lavoro”, siamo costretti a cercarlo

altrove e le città più gettonate sono

Milano e la capitale, appunto.

Roma somiglia molto di più alle

città del Sud, sia per il clima, sia per

la gente. Questi sono i motivi che

spingono noi meridionali a preferirla

rispetto alle altre città.

Bari divisa da Roma “solo” da poco

più di 400 km, una distanza che ti

permette di poter tornare spesso a

casa durante i weekend. Inizialmente

si torna tutti i fine settimana e ti

ritrovi a casa, con la famiglia, con gli

amici. Sembra quasi che quella settimana

romana non sia mai esistita.

E’ quasi come fare un reset. Così

cominci a calcolare la tua vita e il

tuo tempo in base alle settimane e

non più ai giorni, si prova una strana

sensazione, come se il tempo si

bloccasse, ma con i mesi che in realtà

scorrono velocemente.

Quando si torna a Roma, ovviamente,

si fa la riserva del cibo della

propria terra, le zucchine “paesane”,

i latticini, i taralli, la carne buona, i

biscotti, ecc. E’ come se volessi portare

con te la tua casa e i suoi vecchi

sapori, con una sorta di rifiuto del

nuovo.

Tramite passaparola ho avuto

modo di entrare a far parte di un

gruppo e, come dicevo, ti accorgi di

non essere il solo a condurre questo

tipo di vita, ma conosci altra gente

del tuo paese o delle zone limitrofe.

Il gruppo in questione è il Puglia-

ClubRoma, appunto.

Questo club non ha una sede, ma

ha migliaia di iscritti. Il tutto è nato

dall’esigenza di dividere le spese di

viaggio nei weekend in cui si torna

a casa. Ci si organizza in più persone

per affrontare il viaggio con una

sola automobile. Con l’avvento di

internet tutto è stato più semplice.

Infatti è stata creata una mailing

list, e a questo punto non ci si limita

solo ad organizzare il viaggio, ma si

creano amicizie con cui organizzare

anche uscite serali, condividere i

propri stati d’animo, certi di essere

compresi da chi vive la tua stessa

situazione.

Durante questi viaggi si parla di

tutto, delle storie di ognuno di noi,

si viene a conoscenza dei lavori più

disparati. C’è chi è impiegato nei

ministeri, chi lavora per società

importanti, c’è chi fa il Fitness Manager,

l’enologo, l’insegnante, chi

lavora per istituti di carte di credito,

società di giochi online, ma la maggior

parte è costituita da consulenti

informatici.

Tra tutti questi ci sono ragazzi che

si sposano pur avendo i rispettivi

partner nella città d’origine, quindi

al Sud e, come tanti altri, consape-

voli di dover viaggiare tutti i weekend

per raggiungere la propria

famiglia, con grande sacrificio.

Considerando i costi forse è meglio

spostarsi il fine settimana piuttosto

che crearsi una famiglia nella

capitale.

Chissà! Investire la propria vita in

sacrifici, nella speranza di avere un

futuro migliore nel nostro territorio.

Tratta interrotta, da Bari a Roma un’odissea

Raggiungere Roma? Facile a dirsi. Per i tanti,

tantissimi pendolari pugliesi che si dirigono

sistematicamente nella Capitale per poter lavorare

il viaggio in treno è un’odissea, non tanto per

il tempo perso, ma per la situazione che, se non fosse

seria, sarebbe ridicola e finanche divertente.

Veniamo ai fatti. Nelle scorse settimane le abbondanti

piogge hanno provocato una frana in un tratto

prospiciente la linea ferroviaria a binario unico che

collega Foggia a Benevento, nei pressi di Montaguto,

in provincia di Avellino, ai confini con la Puglia.

Più precisamente la frana ha bloccato mezza carreggiata

della statale 90 delle Puglie, tra le province

di Foggia ed Avellino e minaccia i binari tra Panni e la

cittadina irpina al confine con la Puglia.

Da quasi due mesi, però, tra rimpalli di responsabilità

e barili scaricati da una parte all’altra, non si sa

chi deve intervenire e non si sa come risolvere questa

paradossale situazione. In pratica per poter raggiungere

Roma con il treno bisogna scendere a Foggia, e

trasferirsi via autobus a Benevento, dove si risale su un

vagone e si prosegue il viaggio.

Con buona pace delle 3h59’ di viaggio promesse da

Trenitalia sul suo sito, senza le scuse per i disagi e, beffa

delle beffe, senza nemmeno una riduzione sul costo

del biglietto, nè tanto meno sui supplementi “rapidi”.

E i disagi che si sono avuti per i mezzi sostitutivi non

sono nemmeno pochi. Al momento dobbiamo con

sconcerto registrare che è impossibile avere un servizio

adeguato per i disabili, a cui in diverse occasioni le

Ferrovie dello Stato hanno consigliato, per raggiungere

Roma, di imbarcarsi sulla tratta Bari-Bologna e da

Bologna prendere la coincidenza per Roma.

Con conseguente pesante aggravio di costi.

Al danno la beffa.

“L’imponente movimento franoso verificatosi nella

zona di Montaguto - si legge in una nota di Trenitalia

- proveniente da un’area non di pertinenza di Ferrovie

dello Stato, ha imposto la sospensione del servizio

ferroviario con un aumento dei tempi di viaggio tra i

60 e i 90 minuti. I treni in servizio notturno sono sostituiti

con bus tra Roma e Bari e viceversa, mentre per i

clienti che rinunciano al viaggio è previsto il rimborso

integrale del biglietto. Particolare attenzione è rivolta

alla corretta e tempestiva informazione ai viaggiatori

anche con avvisi nelle stazioni, negli uffici assistenza

clienti, e attraverso il numero verde 800.89202”.

“La situazione in atto - prosegue la nota - ha già

comportato per Trenitalia un danno economico quantificabile

in oltre 620mila euro”.

I giorni passano, e ad oggi non si sa chi deve togliere

i detriti e dove bisogna portarli. E naturalmente che

Bari non sia collegata decentemente a Roma importa

a pochi.

Qualcuno ha sentito la notizia nei tg nazionali?

Ro.Ma.

N° 3 - APRILE 2010 53


54

N° 3 - APRILE 2010


società

Cambio di stagione,

il nostro specchio

Cosa buttiamo, cosa conserviamo quando arriva la primavera

di ROSA LUISI

Uno dei problemi che la primavera

porta con sé, oltre alle allergie ai pollini,

è il fatidico cambio di stagione

negli armadi. Quest’operazione, piacevole per

alcuni, rappresenta un fastidio per i più che,

ogni anno con l’arrivo della bella stagione, si

trovano, come di routine, a dover spalancare i

loro armadi e decidere cosa tenere e cosa gettar

via.

Come ci raccontano i nostri nonni, un tem-

po, più che parlare di cambio di stagione, si

parlava di “pulizia degli armadi”. Come si potevano

eliminare i pochi abiti appesi, sapendo

che non se ne sarebbero potuti acquistare

altri? Nella maggior parte delle famiglie di

estrazione contadina imperava la logica del

riutilizzo: toppe, cuciture, tessuti logorati non

interessavano a chi aveva fatto fatica ad acquistare

un abito.

Si possedeva un solo vestito, un solo cappotto,

in alcuni casi un solo paio di scarpe, da

poter indossare i giorni di festa. Per la maggior

parte dell’anno si utilizzavano sempre gli stessi

abiti. Questa, comunque, era chiamata fortuna.

“Scocciature”: così vengono definiti oggi il

cambio di stagione e la pulizia degli armadi.

Una quantità illimitata di maglie, maglioncini,

pantaloni, gonne, camicie, giacche, cappotti;

un numero infinito di scarpe, borse; per non

parlare poi degli accessori, troppi e inutili. Tutti

frutto del benessere.

Quando l’armadio viene aperto, è come se

fossimo investiti da una valanga di roba che

rischia di travolgerci: non si sa mai da dove cominciare.

Ha inizio un vero e proprio show.

Si è sempre indecisi su cosa tenere e cosa

dar via, su cosa può essere ancora sfruttato

e cosa è troppo consumato, su cosa è ancora

trendy e cosa è proprio fuori da ciò che il mercato

della moda impone. Sono queste le logiche

del cambio.

In alcuni casi, poi, subentrano gli affetti, i ricordi

o, ancora, gli obblighi. È difficile disfarsi

di un golfino quando nel nostro immaginario,

denso di ricordi, ci riporta alla mente una persona

cara che ce lo ha donato. Che dire, poi,

delle innumerevoli t-shirt acquistate durante i

viaggi, che ci rammentano città lontane? L’affezione

predomina sempre sulla ragione e il

nostro armadio non si svuota mai.

Ci sono poi circostanze in cui siamo quasi

obbligati a tenere (a volte nascosti) alcuni capi

che non ci sono mai piaciuti. Sono regali che

provengono da persone a noi vicine e che, talvolta,

vogliono vederceli indosso.

In alcuni casi, la logica del cambio viene effettuata

dovendoci scontrare con un dato di

fatto visibile: la variazione di taglia. Mortificante

se si è ingrassati, motivo di orgoglio se si è

dimagriti. Il modo più semplice per non pensarci

nel primo caso, per gioire nel secondo,

è disfarsi della roba che non ci entra più. Ma

nonostante la constatazione del dato di fatto,

c’è sempre chi, utopisticamente, conserva gli

abiti con la speranza di dimagrire o nell’evenienza

in cui si dovesse prendere nuovamente

qualche chilo.

Indubbiamente nella maggior parte delle

famiglie italiane – in cui si fa fatica ad arrivare

a fine mese e in cui quasi l’intero guardaroba

viene acquistato in negozi ipereconomici – il

meccanismo della sostituzione del vestiario

non è così immediato.

Le priorità sono altre.

Ma ci sono sempre le eccezioni rappresentate

da chi segue le griff. È difficile gettar via

un cappottino o un golfino pagati fior di euro,

soprattutto se firmati e se per comprarli si impiega

parte (o tutto) lo stipendio mensile di

semplice impiegato. Il lavoro si semplifica se lo

stipendio permette di disfarsi di un capo costosissimo

– ma non più di moda – per poterne

acquistare un altro di tendenza, la prossima

stagione.

Da qualsiasi parte lo si guardi, l’armadio è lo

specchio di ogni individuo e dello status sociale

a cui appartiene o fa finta di appartenere, il

cambio di stagione il suo riflesso.

N° 3 - APRILE 2010 55


Il paese si veste di identità

Pasqua a Matera: la nuova Terra Santa

Lo scaffale

Grazie alla preziosa collaborazione

di Domenico Notarangelo,

diamo inizio a una nuova

rubrica che abbiamo chiamato

“Lo scaffale”. Parleremo dei

libri che hanno fatto e raccontato

la storia, la vita del nostro

territorio, dei nostri Comuni.

Cominciamo con Sammichele

di Bari. Offriamo questo spazio

a quanti, privati e Associazioni

- sappiamo che sono tanti

- amano questa dimensione,

questa ricerca, questa fatica. A

quanti hanno l’amore e il gusto

di raccogliere le nostre radici e

vogliono offrirle in dono ai nostri

figli.

Chi vuole può aiutarci a completare

questo cammino.

Li ringraziamo sin d’ora.

Il Territorio

Il castello Caracciolo (foto)

sorse sui ruderi della Centuriona,

nome derivato da Gerolimo

Centurione. Divenuto

feudo del Conte portoghese

Michele Vaaz il castello fu sottoposto

a restauro assumendo

l’attuale configurazione.

Lungo la direttrice del castello

il conte fece poi costruire

le casematte, cioè i “vignali”

destinati a uso abitazione per

i futuri abitanti del paese.

di DOMENICO NOTARANGELO

Oggi il paese ha una sua

storia, lo scaffale si riempie

sempre più di

libri che illustrano la sua origine e

la sua vita nei secoli.

Aumentano i libri che possono

stare alla pari con tanti altri che

vedono la luce altrove: storia,

poesia, tradizioni popolari, narrativa.

Il miracolo del risveglio cultuale,

dopo secoli di buio e di silenzio.

E’ davvero cresciuto il paese.

E’ sorta una classe intellettuale

che ha cominciato a cimentarsi

con la cultura.

La storia innanzitutto.

Ne aveva scritto nel 1936 Leo-

56

N° 3 - APRILE 2010

nardo D’Addabbo, dopo i primi

approcci tentati dall’arciprete di

San Michele di Bari Giambattista

Patruno che all’inizio dell’Ottocento

aveva dato utili elementi a

Domenico Morea per il suo Chartularium

Cupersanense.

Patruno fu il primo a dare notizie

precise su un insediamento

religioso nel Canale di Frassineto,

lo scaffale

il monastero di S. Angelo.

D’Addabbo qualche decennio

dopo pubblicò, sulla rivista Japigia

da lui fondata e diretta, un

saggio di carattere storico dal


lo scaffale

titolo San Michele e una colonia

Serba.

Ancora una volta Frassineto

tornava a far parlare di sé, lungo

un filone di ricerca che lo doveva

porre all’origine dell’attuale insediamento

del Casale.

Uno degli ultimi storiografi locali,

Pietro Mazzeo, autore nel

2005 di una Storia di Sammichele

di Bari, segue analogo percorso

nell’individuare le origini dell’attuale

abitato del Casale in quella

stessa Frassineto di cui avevano

parlato i suoi predecessori.

Insomma non da oggi il paese

cerca di scoprire la propria identità

per rintracciare certezze storiche

delle proprie origini.

Il primo a parlarne fu appunto

D’Addabbo.

Ecco una sua descrizione: “Prima

che l’agricoltore tenace avesse

trasformato in una plaga ricca

di mandorli e ulivi e di vigne la

terra di San Michele di Bari, questa

era coperta per chilometri e

chilometri da una teoria di selve:

dalle Lame, incassate in profondi

dirupi anche oggi tane di volpi, al

Parco della Sorba, alla Petrizza, a

Paolo Nonna; da S. Pietro di Scavazzolis,

lussureggiante, al Banzo,

alla selva Regia; dal Parco della

Madonna, dal nome mite, fino a

Sannace, la quercia centenaria e

il faggio regnavano sovrani. Quivi

vivevano in miseri pagliai i boscaioli

convenuti dai dintorni e far

carboni e legna per l’Università e

feudi, conventi e chiese”.

Questa descrizione il D’Addabbo

l’aveva attinta da uno scritto di

Pasquale Soria del 1792.

Sarà merito dello stesso D’Addabbo

la ricostruzione delle origini

del paese.

A metà del 1500, infatti, il suo

nome era Centuriona, derivandogli

dal fatto che fosse feudo di Gerolimo

Centurione, appartenente

a famiglia di genovesi abitanti a

Bari.

Nel 1609 il feudo di Casamassima,

cui apparteneva anche il castello

e le terre del Casale, fu comprato

da Michele Vaaz, ricco ebreo

venuto di Lusitania. Egli apparteneva

a quella categoria di grossi

commercianti portoghesi che

allora trafficavano in granaglie

col Regno di Napoli, arricchen-

Leonardo D’Addabbo, uno

dei primi storici locali, autore

di San Michele e una Colonia

Serba, pubblicato sulla rivista

culturale Japigia, Organo

della R. Deputazione di Storia

Patria per le Puglie, da lui fondata

e diretta negli anni Trenta.

Questo saggio, pubblicato

nel fascicolo III dell’Anno VII –

1936-XIV, Nuova Serie, fu poi

raccolto in Estratto per una

sua diffusione più capillare.

dosi fino al punto di comprarsi

molti feudi meridionali. Questo

ebreo portoghese nella guerra

fra Portogallo e Spagna fu fatto

prigioniero da Filippo II, il quale,

conosciutone il valore, secondo i

cronisti dell’epoca, lo inviò a Napoli,

dopo il 1570, con molti incarichi.

E a Napoli fece carriera tra la

folla dei commercianti, degli amministratori

e degli avventurieri.

Divenne infatti signore di Casamassima,

di Sannicandro, di Rutigliano,

di Mola, di San Donato

nel leccese, di Bellosguardo nel

napoletano.

Il Conte Vaaz, scrive ancora

D’Addabbo, concepì “il disegno

di creare un nuovo paese, che a

lui s’intitoli, che lo illustri, come

fanno i Grandi. E volle costruirlo

qui, in luogo salubre e ameno,

tra i faggi e le querce, intorno al

castello”.

A questo punto si verifica un

fatto a dir poco singolare. Di

fronte alla necessità di popolare

il nuovo paese, Vaaz evita di cercare

i futuri abitanti “fra i capaci

rurali dei villaggi vicini, non recluta

fra gli illustri boscaioli della

contrada”, e decide di andare a

reclutare gente straniera. Infatti,

come narra Leonardo D’Addabbo,

il conte inviò in Dalmazia tre

galeoni con cui riuscì a trasferire

nel casale “molta gente… famiglie

intiere ed tutti i loro arredi

e animali come bovi, vacche che

erano rosse”.

Si trattava di una colonia di

profughi del principato di Zuse,

insofferenti del duro dominio

turco.

Il nuovo paese dunque si arricchì

in un sol colpo di quattrocentosessanta

abitanti che andarono

ad occupare le “casematte sulla

direttrice del castello” che hanno

resistito fino ai tempi odierni. A

queste famiglie Vaaz assegnò terre

e anticipò grano e sementi, e

un paio di buoi per ogni due famiglie.

La permanenza dei Serviani

nel casale durò solo due anni, dal

1615 al 1617 a causa di contrasti

religiosi con le comunità cattoliche

di Casamassima.

A questo punto il conte Vaaz fu

costretto a fare quel che non aveva

voluto fare prima, ricorrere cioè

al popolamento con immigrati

dai paesi del circondario, in modo

particolare di Turi, Casamassima,

Castellana e Putignano. E proprio

grazie a tale immigrazione il Casale

ha potuto, nel corso del tempo,

popolarsi con la giusta misura.

Chi più di ogni altro vi ha contribuito

è stato Putignano, un paese

ricco di braccia e scarso di territorio.

Qui era prassi che in famiglia

fosse il capostipite a subentrare

nell’asse ereditario, costringendo

gli altri figli maschi “a darsi pane”

cercando lavoro “fuori terra”. Il

Casale, ricco di terre e povero di

braccia, fu meta appetibile per

tanti giovani putignanesi e ciò

spiega la presenza, nell’anagrafe

paesana, di molti cognomi comuni,

dai Pinto ai Bianco, ai Netti, dai

Capozza ai Pugliese, ai Laera e ai

Maggipinto, dai Genco ai Laterza

e ai Notarangelo, dai Castellana

ai Masi, ai Morea, ai Campanella,

agli Spinelli.

Restano da precisare, a questo

punto, le origini del nome.

Nei primi tempi il paese, nel primo

atto di fondazione è chiamato

Casa-Vaaz, mal tollerato dagli abitanti.

I quali alla fine, trovarono il

modo di non scontentare il feudatario

e di imporre allo stesso tempo

un nome di loro gradimento:

San Michele.

Il conte, poiché era stato scelto

il proprio nome, non se la sentì di

rifiutare e accettò che il suo paese

venisse appunto chiamato San

Michele.

Questo accadeva nel 1619.

Poi bisognerà attendere due

secoli perché il paese diventasse

comune nel 1812 assumendo definitivamente

il nome di Sammichele

di Bari nel 1861 con l’Unità

d’Italia.

(1 – continua)

Il Direttore Franco Deramo e l’intera

Redazione del “Il Territorio”

partecipano al dolore del Capo

Redattore de “La Piazza” Tonio

Deramo per la perdita della cara

Mamma.

N° 3 - APRILE 2010 57


società

Ogni luogo di Puglia

è davvero la tua storia

I paesaggi, prodotti nel tempo lungo della storia dalle “genti vive”

Il nuovo paesaggio della Puglia vista dallì’alto

Il paesaggio è la memoria visiva

del nostro passato. In esso

si sovrappongono i segni

degli abitanti, delle loro abitudini,

della loro economia, del loro

modo di intendere la vita. Come

prodotto della storia dei suoi abitanti

o di attori esterni, il paesaggio

è un grande patrimonio, un

prodotto unico e irriproducibile.

E, come patrimonio, è un bene comune:

continua ad offrire vantaggi

al singolo ed alla collettività e,

perciò, esige tutela, potenziamento,

valorizzazione.

Tuttavia i paesaggi della Puglia

sono a rischio.

I pericoli principali derivano soprattutto

dai comportamenti sociali,

dai processi di sviluppo economico

e dai nuovi stili di vita.

Sotto accusa non sono le trasformazioni

indotte da questi

fattori, ma la maniera in cui esse

avvengono, se non rispettano il

valore del nostro patrimonio. Ad

esempio, la crescita incontrollata

della superficie edificata, interna

o costiera, in assenza di qualità e

sostenibilità delle trasformazioni,

comporta il progressivo degrado

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di ROCCO PASTORE *

N° 3 - APRILE 2010

paesaggistico locale, fino alla distruzione.

Come avviene in altre zone

d’Italia o d’Europa, il cui progresso

è basato sull’integrazione tra

paesaggio e produzione (si pensi,

tra tutti, alla Toscana), per un

rilancio competitivo regionale è

necessario intendere il paesaggio

pugliese, fatto di coste, campagna

ulivetata, vigneti, praterie, campi

di grano, trulli, macchie, masserie,

borghi antichi, come una risorsa

culturale, economica, politica

concreta, con cui interagire mediante

interventi di qualità.

Il nostro paesaggio è quasi del

tutto prodotto dall’uomo: case di

diverse epoche, muretti a secco,

coltivazioni, strade, infrastrutture

a rete, in alcuni luoghi convivono

ancora integrati produttivamente

ed in un equilibrio percepibile. Ma

spesso, per ignoranza, irresponsabilità

o scelleratezza, paesaggi di

grandissima qualità sono stati rovinati,

violentati e persino distrutti.

Senza andare molto lontano,

basta ricordare i dissodamenti dei

pascoli dell’Alta Murgia, le diverse

forme di inquinamento del suolo,

superficiale o di falda, le costruzioni

a ridosso o all’interno delle

lame.

Da questa logica nel 2007 ha

preso le mosse la formulazione

del PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale

della Regione Puglia), approvato

l’11.01.2010 dalla Giunta

Regionale.

L’obiettivo del PPTR è quello di

stabilire regole condivise di trasformazione

del paesaggio per

conservarne identità e valori, creare

le condizioni per uno sviluppo

sostenibile per le future generazioni,

che possano considerare il

Paesaggio come elemento del benessere

individuale e sociale.

Questo impegno al miglioramento

riguarda tutti i paesaggi:

non solo quelli “straordinari”, riconosciuti

per la loro eccezionale

bellezza ed importanza, ma anche

quelli ordinari, quelli in cui ogni

giorno le persone vivono e si muovono.

Il miglioramento dei paesaggi

influenza la qualità di vita di tutti.

Per questo il PPTR non si propone

come un “nemico” che blocca le

“situazioni” per mezzo del suo apparato

vincolistico, ma come guida

per il rilancio competitivo, qualitativo

e sostenibile delle attività

di trasformazione territoriale. Le

Sotto accusa

non sono le

trasformazioni

indotte da questi

fattori, ma la

maniera in cui

esse avvengono

norme e gli indirizzi interessano,

ad esempio, l’organizzazione delle

attività agricole, la gestione delle

risorse naturali, la progettazione

sostenibile delle aree produttive,

il potenziamento delle fonti energetiche

alternative (eolico, fotovoltaico,

biomasse, ecc.) in integrazione

con la tutela delle risorse

patrimoniali.

Nonostante il PPTR, frutto di un

lavoro di èquipe di tutti gli enti

locali coinvolti, coordinati dalla

Regione e dalla Soprintendenza,

e di un lungo processo partecipativo,

debba completare il suo iter

di approvazione presso il Ministero

dei Beni e le Attività Culturali,

sta già portando i primi risultati

in zone particolarmente recettive.

Nel quartiere San Paolo di Bari, ad

esempio, sono stati costituiti degli

orti sociali nelle aree a standard di

quartiere mai realizzate, assunti

come buone pratiche all’interno

del Piano.

Il processo partecipativo è ancora

aperto: accedendo al sito http://

paesaggio.regione.puglia.it/index.

php/osservatorio/introduzione.

html è possibile, previa registrazione,

segnalare buone e cattive

pratiche del paesaggio e candidarle

ai Bandi Regionali per le Buone

Pratiche.

Ci si augura che anche il nostro

territorio comunale sappia recepire

celermente e come competitiva

occasione di progresso gli incentivi,

anche in termini economici,

offerti dal PPTR, per il rilancio della

propria economia e dei propri valori

identitari e culturali.

* Architetto

Segr. PPTR - Consulente

* Segreteria Scuola

di Formazione all’impegno

Sociale e Politico

* ‘plur@le‘ - Associazione

di Promozione Sociale


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