MONTAGNA NOSTRA - Torrio

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MONTAGNA NOSTRA - Torrio

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Notiziario Aveto - Nure N. 4 /2010

Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P. D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46) Art1, comma 1 - DCB Piacenza

Buon Natale e Buon Anno 2011

da tutti gli alunni delle nostre scuole

unitamente ai loro insegnanti


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Direttore responsabile:

Paolo Labati paolo.labati@tin.it

Responsabile amministrativo:

Don Giuseppe Calamari (0523 922234)

Autorizzazione Tribunale Piacenza:

n. 39 del 24 marzo 1975

Poste Italiane Spa -Spediz. in A.P.

D.L. 353/2003 ( Conv.in L. 27.02.2004,n.46)

Art1, comma 1 - DCB Piacenza

Stampatore:

Industrie Grafiche Padane - Guardamiglio (LO)

Tassa riscossa Dir. Amm. Poste Piacenza

SOMMARIO

RIcoRDI Del PASSATo....................................................................................pag.. 6

chIeSA e monDo...................................................................................................pag.. 8

feRRIeRe..............................................................................................................................pag.. 27

cAnADello......................................................................................................................pag.. 37.

ceRReTo RoSSI.........................................................................................................pag.. 41

cASAlDonATo............................................................................................................pag.. 44

gAmbARo.........................................................................................................................pag...46.

gRonDone......................................................................................................................pag...51

SolARo.................................................................................................................................pag.. 57

cIRegnA...............................................................................................................................pag.. 58

meTTeglIA........................................................................................................................pag.. 58

cenTenARo.....................................................................................................................pag.. 63

RoccA.....................................................................................................................................pag.. 69

bRugneTo-cuRleTTI-cASTelcAnAfuRone...................pag.. 71

VAl lARDAnA..............................................................................................................pag.. 81

cATTARAgnA................................................................................................................pag.. 85

cASTAgnolA................................................................................................................pag.. . ---.

ToRRIo..................................................................................................................................pag.. 88

ReToRTo-SelVA-RomPeggIo-PeRTuSo.............................pag.. 92

In copertina gli alunni delle nostre

scuole assieme ad alcuni insegnanti.

Editoriale

Guardando il presepe

E’ arrivato finalmente il tempo di

contemplare il presepe. La nostra attenzione,

come è giusto, si soffermerà

sul “bambino divino”, sulla mamma,

su Giuseppe, sul bue e l’asinello. Non

dobbiamo però dimenticarci di dare

un’occhiata anche agli altri personaggi.

Ce n’è uno in particolare che passa

un po’ inosservato, ma che è sempre

presente: è il pastorello dormiente,

accovacciato nei pressi della grotta;

dorme e sogna.

Se riuscissimo anche solo per un attimo

ad entrare nei suoi sogni potremmo

scoprirvi le fantastiche immagini

di una umanità nuova, fatta di uomini

e donne che si preoccupano più

di ascoltare che di parlare, che sanno

sedersi sulle vette dei monti per ammirare

la grandezza della natura, che

sanno ridere e divertirsi quando assistono

al gioco dei bambini, che sanno

guardare l’altro dall’alto al basso

solamente quando devono aiutarlo a

rialzarsi da una caduta, che sanno

commuoversi davanti al parto di una

nuova creatura, che sanno lasciare ai

deboli i primi posti, che vedono la propria

vecchiaia non come l’anticamera

della morte, ma come la stagione della

pazienza e della tenerezza, che sanno

chiedere perdono perché sono capaci

di offrirlo, che sanno rispettare la natura

per il rispetto che portano a Colui

che l’ha creata, che sanno apprezzare

la vita anche quando si fa croce, che

hanno capito chi è quel bambino nato

in tanta povertà e che può aiutarli a

tradurre in realtà i sogni del pastorello

dormiente nella notte di Natale.

Buon Natale dai vostri Parroci

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ricordi del passato a cura di Paolo Labati

Dai Bollettini parrocchiali del tempo.

1950

Villeggiatura al bilancio.

La stagione della villeggiatura è terminata.

Qualcuno avrà già fatto il suo bilancio

per calcolare quale utilità ha tratto

dall’industria del forestiero.

Anche noi lo abbiamo fatto un bilancio,

sia pure d’altro genere, un bilancio spirituale.

Quale disastro! Ci siamo trovati di fronte

ad un cumulo di rovine spirituali.

Condotte, atteggiamenti, discorsi spesso

leggeri apertamente riprovevoli: balli

frequenti e, per di più, non sempre

regolarmente autorizzati (almeno quelli

tenuti all’aperto nella piazza del Comune

e sullo stradone, nei pressi, purtroppo!

Del Cimitero); indecenza di moda

che è arrivata persino all’ignominia delle

donne in calzoncini: passeggi notturni e

bagni promiscui.

Questi fatti noi, li ricordiamo per condannarli

severamente, per richiamare

chi se ne fosse reso, in qualche modo,

colpevole, e perché tutti sappiano come

vadano giudicati davanti la coscienza e

il tribunale di Dio.

Festa dei genitori

e delle Famiglie

I fanciulli si sono accostati ai SS. Sacramenti

per i loro genitori. Nel pomeriggio,

breve trattenimento nel teatrino parrocchiale,

con premiazione dei fanciulli

più meritevoli della Scuola di Catechismo

per l’anno 1949/50. Riportiamo il

nome di coloro che hanno avuto il premio

di primo grado:

Classe 2°: Bocciarelli Roberto, Carlini

Ubaldo, Labati Renato, Nebulosi Renzo,

Scaramuzza Danilo, Callori Angioletta,

Malchiodi Giulia, Rizzi Rita.

Classe 3°: Bozzi Roberto, Preli Vito

Clase 4°: Labati Teresa di Bernardo.

La Missione campestre

Il Signore fa anche alla nostra Parrocchia

un grande dono: la Missione Campestre.

Tre Centri Missione avremo nel territorio

della nostra Parrocchia: uno in paese,

uno a Canadello e uno a Folli. Per ogni

centro missione un Missionario che vi

risiederà e una o due Maestre – Catechiste

che si occuperanno particolarmente

dei fanciulli e della Gioventù femminile.

I Missionari, a somiglianza di quanto faceva

Gesù durante la Sua vita terrena,

chiederanno ospitalità alle vostre famiglie,

si siederanno alla vostra mensa, vi

porteranno una buona parola.

Divisione del lavoro

E’ avvenuto tra le massare della nostra

chiesa. Così alla massara n.1 è stata affidata

la cura dell’altare maggiore e la

caccia alle ragnatele, sempre e dovunque

incontrate. Alla massara n.2 l’altare

della B.V. e la lotta contro la polvere.

Alla massara n.3 l’altare di S. Antonio,

la pulizia del pavimento e l’ordine delle


seggiole. Così se in chiesa non trovate

una ragnatela, neppure a cercarla col

lanternino, il merito è della Rita. Se le

panche e le seggiole, sono ben spolverate

anche prima di sedervisi, ringraziare

Rosetta. E se il pavimento luccica come

uno specchio, va data lode alla Margherita.

Intanto le tre volenterose massare

sono quasi giunte al termine del loro

anno di servizio e stiamo già pensando

ai tre nomi da annunciare il giorno di

Pasquetta. Fin da questo momento raccomandiamo

a coloro che saranno prescelte

di voler accettare volentieri.

1960

La fortuna a Rocca

Nel sorteggio dei premi messi in palio

dalla Rai per i nuovi abbonati, la sera

del 30 maggio è stato favorito il signor

Luigi Balderacchi di Rocca vincendo

una automobile 1100 Fiat.

Prima Santa Messa a Grondone

Don Giuseppe Calamari ha celebrato

nella chiesetta del paese natio la sua Prima

Messa attorniato dai famigliari e dai

compaesani commossi sino alle lacrime.

Assistevano il Novello Sacerdote Mons.

Canonico Pietro Cavanna e il Prof. Don

Franco Molinari del Seminario Vescovile.

Nuovo Presidente

della Pro Ferriere

Nella sala del Consiglio viene eletto

nuovo Presidente della Pro Loco il dott.

Enrico Bassi che succede al dr. Albino

Scaramuzza, dimissionario. Vice Presidente

è risultato il dott. Ing. Giuseppe

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Scaglia, cassiere il dott. Carlo Scrocchi.

Nominato il nuovo Parroco di

Centenaro

In seguito a concorso il Rev. Don Pietro

Solari è stato nominato Arciprete della

Parrocchia di Centenaro che è una delle

più antiche ed importanti del nostro

Comune.

Nuovo Parroco a Castagnola

A sostituire don Alfeo Prepoli, promosso

alla Parrocchia di Pieve di Stadera, è

stato nominato prevosto di Castagnola il

M.R. Don Alessandro Civardi, già Curato

a Fiorenzuola. Formuliamo per lui i più

fervidi voti augurali.

La scuola Media a Farini

Con decorrenza primo ottobre del corrente

anno (1960) funzionerà a Farini

la scuola Media Statale a cui potranno

essere ammessi anche alunni del nostro

Comune. Per essere ammessi alla scuola

è indispensabile l’esame di ammissione

sostenuto presso una scuola media già

funzionante. A Farini verrà istituito un

dopo scuola per accogliere gli alunni al

termine delle lezioni fino alla partenza

dei servizi automobilistici.

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La missione ieri e oggi

Ho frequentato lo scorso anno ed anche

quest'anno il corso per formatori

organizzato all'interno della missione

popolare diocesana. Un corso a cui ho

partecipato su segnalazione dei parroci

di montagna, ma aperto a tutti perché

ogni cristiano ha il dovere di essere missionario

per sé e per gli altri.

Gesù non parla al singolare, quando

vuole impegnarci a diffondere il suo

messaggio evangelico parla al plurale

"Prendete il largo... Non abbiate paura".

Sono stati illustrati modelli per vivere la

missione in territori diversi. Io ho pensato

alla nostra montagna con la convinzione

che non può perdere questa occasione

per rinfrescare i valori cristiani che

hanno aiutato i nostri antenati ad essere

cristiani autentici, pur nella povertà e nei

disagi del tempo, praticando la condivisione

del poco, che era di tutti, in una

forma particolare di amicizia che faceva

di ogni paese una piccola comunità

dove ci si aiutava, si pregava insieme e si

partecipava alle funzioni religiose. I nostri

"vecchi" erano già un po' missionari,

almeno fino a quando non si trattava di

difendere, anche di soli dieci centimetri,

i confini di un campo, perché quel pezzettino

di terra era una risorsa di vita.

Non si può progettare il presente senza

riallacciarci alle esperienze del passato.

Così per assegnare più significato alla

missione diocesana popolare, che oggi

coinvolge tutte le Unità Pastorali, ho recuperato

nel ricordo tre esperienze missionarie

che hanno attraversato la mia

vita :

- la missione con due sacerdoti in ogni

parrocchia. A Grondone era stato asse-

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chiesa e Mondo

gnato don Curbis con un altro sacerdote,

forse un seminarista;

-la missione affidata a un missionario e a

una missionaria i quali, dopo aver ricevuto

il mandato a Ferriere alla presenza di

tutta la popolazione del Comune, hanno

raggiunto le varie parrocchie dove sono

rimasti per una settimana. Nella mia parrocchia

era arrivato Don Leo Lunardini

con la missionaria Alba Ambroggi;

- una missione più recente con la distribuzione

del Vangelo a tutte le famiglie.

Il ritorno al passato può aiutare, se non

altro, a ritrovare quel filo conduttore che

anima ogni missione: rinnovare il rapporto

con il Signore nell'assegnazione di

un significato d'amore e di speranza alla

quotidianità di ogni esperienza e nell'impegno

di essere ogni giorno un po' più

fedeli al Vangelo.

Il rapporto fra la prima missione che ricordo

e la missione in svolgimento nelle

Unità Pastorali della diocesi mette in risalto

come il messaggio evangelico "Ama

il Signore" con la totalità della vita e

"Ama il prossimo tuo come te stesso" nella

carità della condivisione, dell'ascolto,

dell'attenzione agli altri, rimane attuale

in ogni tempo e in ogni luogo.

Cambiano i contesti di vita, cambiano le

modalità di approccio umano e culturale,

cambiano le forme di devozione, ma resta

intatto l'invito alla Carità-Amore con

l'impegno di capire i "segni del tempo"

per trovare le strategie giuste e coinvolgenti

adatte a realizzare comunità parrocchiali

in cui ogni cristiano sia missionario

di se stesso per esserlo poi nella propria

famiglia, nell'ambiente di lavoro, nelle relazioni

amichevoli e sociali.

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Ero piccola, frequentavo la scuola elementare,

quando il missionario Don

Curbis passava nelle famiglie per radicare

nella quotidianità della vita familiare

i messaggi evangelici precedentemente

illustrati con passione negli incontri in

chiesa o in canonica. Incontri programmati

separatamente per i bambini, per i

giovani, per le donne e per gli uomini ai

quali era riservata la serata in canonica

che si concludeva con una partita a carte

e con una bicchierata insieme al parroco

Don Domenico Bocciarelli.

Tutti i parrocchiani: quelli che frequentavano

abitualmente la chiesa, quelli

che varcavano la porta della chiesa per

la messa di Natale, la confessione a Pasqua

e la partecipazione ai funerali, ma

anche gli assenti abituali partecipavano

agli incontri. Una presenza sentita come

testimonianza, se non di fede, almeno

di rispetto per quei sacerdoti che facevano

loro il dono di incontrarli nel loro

ambiente di vita, che ascoltavano i loro

problemi, che li avvicinavano con l'amore

cristiano che non è quello della commiserazione,

ma dell'ascolto, della condivisione,

della pari dignità.

Missionari che hanno giocato con i bambini

al pascolo dimostrando la presenza

del Signore in qualsiasi condizione di

vita, riscattando il senso di emarginazione

in una preghiera comune che annullava

le differenze e lasciava il "segno"

della fratellanza.

Hanno condiviso la cultura religiosa del

paese espressa nelle processioni "comandate"

al parroco per intercessione o

per ringraziamento, ma hanno conosciuto

anche quelle forme di superstizione

che al segno di Croce, durante la tempesta

che distruggeva i raccolti, univano

l'esposizione sul ballatoio del ramo d'ulivo

benedetto accanto alla paletta e alle

molli della stufa disposte e croce.

Hanno benedetto le case, ma anche le

stalle, hanno benedetto i campi seguendo

l'ordine dei punti cardinali col canto

delle litanie dei santi come avveniva abitualmente

durante le rogazioni.

Hanno visitato tutte le famiglie dove si

sono fermati a pranzo dietro invito o in

una merenda più amichevole con pane,

formaggio e un bicchiere di vino.

Hanno predicato, hanno confessato, ma

soprattutto hanno ascoltato, hanno condiviso,

hanno fatto emergere la capacità

di sentire la presenza del Signore nella

vita quotidiana.

Sono entrati nelle osterie ed hanno saputo

controllare il disappunto immediato

per gli intercalari che nella forma apparivano

come bestemmie. Poi hanno ripreso

l'argomento negli incontri serali per

dimostrare che anche l'intercalare può

diventare blasfemo se rivolto al Signore

come sfida. Le mogli hanno successivamente

confidato al parroco che i mariti

si impegnavano per non usare intercalari

nei quali ricorreva il nome di Dio e della

Madonna. Piccoli e grandi cambiamenti

espressioni di conversioni che realizzano

in ogni tempo il fine della missione.

Ad animare l'attuale missione popolare

diocesana è proprio il cambiamento che

porta a conversione intesa come impegno

a non accontentarsi di un cristianesimo

limitato a pratiche esterne senza la

passione del cuore, senza la convinzione

che la pratica del Vangelo non termina

all'interno delle chiese, ma deve regolare

tuttte le scelte di vita.

Per questo ancora oggi è necessario vivere

la missione come occasione di in-


contro, scambio, confronto per aiutarci

vicendevolmente ad essere cristiani convinti

e trasparenti.

La missione popolare in atto in tutte le

Unità Pastorali della Diocesi per metterci

insieme come un popolo in cammino

nel rafforzare la fede, la speranza, la carità

si propone di approfondire tre temi

importanti:

- la relazione come momenti di incontro,

di amicizia, di rispetto, di amore

scambiato: ricevuto e donato. Gli incontri

programmati per cantare, ascoltare

il Vangelo, pregare insieme, ma anche

gli incontri abituali in famiglia, in paese,

all'osteria, nei luoghi di divertimento,

nelle attività di volontariato in cui spesso

è più difficile accettarci con le nostre diversità,

e più difficile esercitare il rispetto

delle idee, è più difficile dimostrare

coi fatti e pronunciare con le parole "Ti

voglio bene";

- il senso del limite che investe la coscienza

personale nel riconoscimento

delle nostre mancanze, delle nostre fragilità.

Il Signore ci accetta così come siamo:

con i momenti di entusiasmo e con

quelli del dubbio, con le nostre paure e

con le nostre certezze.

Ci chiede soltanto di riconoscere i nostri

limiti per non chiuderci nel muro delle

"nostre verità" che ostacolano l'aiuto reciproco

e la fratellanza;

-vivere la cittadinanza che sulla nostra

montagna significa rispolverare quelle

regole del vivere in comune che hanno

portato i nostri antenati a salvare i paesi

e a permettere un tenore di vita civile.

Erano i tempi in cui ciascuno sentiva la

responsabilità di una ricchezza comune

per cui i contadini insieme pulivano le

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strade e i canali di tutti come fossero

proprietà private, sgombravano le strade

dalla neve per favorire il passaggio

di tutti, rispettavano le offerte alla chiesa

senza misurare la povertà.

Sorge spontanea la domanda: "E' ancora

possibile vivere in montagna un'esperienza

di missione? La risposta ci coinvolge

personalmente sia nella scelta di

questa possibilità, che nelle modalità di

svolgimento che vanno adattate alla condizioni

geografiche e alla cultura della

nostra terra. Sono cambiati i tempi della

missione di Don Curbis. non abbiamo

più un parroco per ogni parrocchia, ma

è pur vero che i pochi preti che hanno

deciso di tenere aperte le nostre chiese

sono i missionari della nostra montagna

che possono seguirci nella scelta

di varie iniziative: preghiere in comune

fra i membri di tutta l'Unità Pastorale,

ma anche nelle varie parrocchie, valorizzazione

delle feste come momento

di preghiera e di divertimento, incontri

di approfondimento della Parola evangelica

concretizzata nei problemi della

nostra terra, partecipazione attiva come

momento comunitario alle attività di

volontariato, assegnazione di significato

cristiano ad ogni attività possibile in

montagna e tanto altro.

Come? Con lo spirito missionario di

gruppo che, pur partendo da un un

numero limitato di aderenti, cresce per

contagio nel desiderio di una crescita individuale

per un bene comune. L'amore

del Signore, che non ha mire di interessi

personali, si propaga per contagio come

espressione di amore, di convinzione e

di trasparenza. Io credo nella possibilità

della missione in montagna perché

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Persone di Ferriere e Farini durante

un abituale incontro.

la cultura dell'incontro, dello

scambio, della preghiera in comune,

dell'impegno individuale

per il bene di tutti appartiene

alle nostre radici, e quindi si

può passare da fatto eccezionale

a regola di vita. Dobbiamo

solo metterci insieme con la consegna

ricevuta dal Signore "Prendete il largo",

"Coraggio. Sono io. Non abbiate paura".

La missione diventa allora occasione per

superare la fragilità di non saper ricono-

“Coraggio sono io, non abbiate paura”

Per continuare il cammino nel secondo

anno della Missione.

Dopo un anno di cammino, a tratti anche

faticoso ma sempre avvincente, possiamo

riconoscere con cuore grato che

lo Spirito Santo ha soffiato: molti hanno

accolto l’invito e così abbiamo camminato

insieme. Ne valeva la pena: è stata

un’esperienza bella, motivo di speranza

per il futuro delle nostre comunità.

scere un dono: quello di un Dio presente

nella nostra vita, nella storia delle

nostre famiglie e della nostra montagna

in ogni tempo e in ogni circostanza.

Dina

C’è un popolo in cammino, c’è una

Chiesa in pellegrinaggio, ci sono fratelli

ed amici che condividono la fatica e

la bellezza del viaggio missionario. Altri

potrebbero essere invirati ed unirsi al

cammino. Per il secondo anno della missione,

ascoltiamo con rinnovata fiducia

l’invito di Gesù: “Coraggio, sono io, non

abbiate paura!”. La Missione passa da

qui: è un compito che supera le nostre

scarse capacità e tuttavia possiamo

andare avanti, riconoscendo

che non siamo soli ma accompagnati

da Colui che è presente e

ci invita a vincere la paura. Sappiamo

di avere un Padre che non

abbandona i suoi figli e che ci

ama come siamo: ma non vuole

lasciarci come siamo, perchè desidera

donarci la vita stessa nella

sua vastità e bellezza.

Gianni Ambrosio, Vescovo


Il Papa rivolge un monito: l’Amore non è merce di scambio

Risuonano come un forte ammonimento

nell’Italia degli scandali, le recenti parole

rivolte da Benedetto XVI ai centomila

ragazzi dell’Azione Cattolica giunti

in Piazza San Pietro da tutta Italia: “Non

adattatevi ad un amore ridotto a merce

di scambio, consumato senza rispetto

per sè e per gli altri”, “incapace di castità

e purezza”, “questa non è libertà”.

Molto amore, proposto dai media, non è

amore, ma è egoismo, chiusura, vi dà l’illusione

di un momento, ma non vi rende

felici, non vi fa grandi, vi lega come una

catena che soffoca i pensieri e i sentimenti

più belli, gli slanci veri del cuore.

Il Pontefice ha anche rilevato che “certo

costa anche sacrificio vivere in modo

vero l’amore - senza rinunce non si arriva

a questa strada - ma sono sicuro che

ontagna

Nostra

voi non avete paura della fatica di un

amore impegnativo e autentico. E’ l’unico

che, in fin dei conti, dà la vera gioia”.

Per il Papa, “c’è una prova che vi dice se

il vostro amore sta crescendo bene: se

non escludete dalla vostra vita gli altri,

soprattutto i vostri amici che soffrono e

sono soli, le persone in difficoltà, e se

aprite il vostro cuore al grande amico

che è Gesù”.

“Anch’io nella mia giovinezza - ha detto

ancora Benedetto XVI - volevo qualcosa

di più di quello che mi presentava la società

e la mentalità del tempo. Volevo respirare

aria pura, soprattutto desideravo

un mondo bello e buono, come lo aveva

voluto per tutti il nostro Dio, il Padre di

Gesù”.

Missionari per la vita di tutti i giorni sul territorio:

i nostri volontari della Croce Azzurra

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I rinnovi degli abbonamenti al Bollettino dovranno avvenire unicamente

attraverso versamento di conto corrente postale o bonifico

intestato alla Parrocchia di San Giovanni Battista di Ferriere.

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Purtroppo i costi per la spedizione sono abbastanza “consistenti”;

speriamo anche grazie alla pubblicità, di poter soddisfare come nel

passato le varie esigenze.

Anche per coloro che hanno sempre utilizzato il bollettino di conto

corrente intestato alla Parrocchia di Brugneto, devono utilizzare

questo nuovo conto corrente.

Due momenti della vita nel capoluogo

di questa estate: don Giancarlo incontra

alcuni suoi parrocchiani piacentini.

Mercoledì 8 dicembre 2010

Festa dell’Immacolata Concezione

Chiesa parrocchiale del capoluogo - Ore 15

Celebrazione comunitaria per tutte le Parrocchie


Il nostro viaggio a Roma

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Roma è una ricca signora ultracentenaria che accoglie con un caldo abbraccio e lo

spirito scanzonato da ragazzina. Impossibile non restarne affascinati ogni volta e

non cogliere sempre nuovi significati nella sua storia. Parla e si mostra da sola, spiegandoci

ciò che siamo a 360 gradi, attraverso segni che esseri umani come noi hanno

lasciato in migliaia di travagliati anni. Non serve cercare, è tutto lì, basta lasciare libero

lo sguardo e dimenticare la fretta. In questo modo riesci a sentire la fatica affrontata e

la forza impiegata, vedi la genialità umana e percepisci in tutto questo una grandezza

che di umano non ha niente: và oltre, ma attraverso l’uomo all’uomo si mostra. Se per

Enrico IV° Parigi è ben valsa una messa, per noi Roma è ben valsa il viaggio di notte

ed i tre giorni di passo veloce in piacevole, allegra e spontanea compagnia formata

anche da persone fino ad allora sconosciute. Un ringraziamento a don Piero, ormai

romano d’adozione, che per una giornata ha fatto da guida e da cicerone con cenni

storici e curiose attualità. Un grazie anche ad Alberto, l’autista, che ci ha portato e forse

anche sopportato, ma simpaticamente è stato parte del gruppo. In ultimo (ma solo

in virtù del “dulcis in fundo”) per l’impegno organizzativo, il tempo regalato, la disponibilità

e la compagnia GRAZIE a don Giuseppe per i tre giorni che ci ha regalato.

E… “grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora . . .” (A.Venditti)

Paola

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Antonio Morisi, dalla bottega di Cà Gregorio

A ntonio Morisi, classe 1933, è una fonte

inesauribile di racconti di vita, che non dovrebbero

mai essere dimenticati, per il bene di

tutta la comunità dell’ alta Valnure. Originario di

Cà Gregorio, piccola frazione nel comune di Farini,

si è sempre dedicato fortemente al lavoro ed

al sostentamento della famiglia; oggi in pensione,

vive a Parigi con la moglie Margherita Balderacchi,

ma non manca ogni estate di ritornare al paesello

per ritrovare amici e parenti di cui conosce

ogni vicenda. E’ facile incontrarlo al martedì al

mercato di Ferriere o alla domenica nelle strade

del capoluogo.

Pietro Morisi, Il padre di Antonio, emigrò in Francia

con la famiglia nei primi anni 30, ma fece presto ritorno in Italia, insieme alla

madre, dopo la morte improvvisa del padre; Arrivato in val Nure prese da subito in

carico la bottega di alimentari a Cà Gregorio, al tempo denominata “cooperativa” il

cui proprietario era “Pirotto di Costabiancona” (Pietro Cavanna).

“Era un piccolo negozio di alimentari”, racconta Antonio, “dove però mio padre vendeva

di tutto: frutta e verdura, zucchero, salumi, chiodi, chiavi, carburo per la luce, petrolio,

e tante altre chincaglierie”. Antonio con gli occhi lucidi racconta la sua infanzia,

delle mattine passate a scuola a Cantoniera con i compagni e la maestra “Stomboli”,

dei pomeriggi nei campi ad accudire le poche bestie della famiglia ed il lavoro in bottega.

La famiglia Morisi, disponeva anche di un asino per la loro attività di vendita al

dettaglio, ed il martedì Antonio partiva con il padre da Cà Gregorio per raggiungere

i piccoli borghi più dispersi della valle quali: i Roffi, San Gregorio e Cassimoreno.

“Era una specie di porta a porta”, spiega Antonio, “e quando passavamo nelle ville, la

gente ci chiedeva le cose più disparate: anche le scarpe o l’olio d’oliva, la ricchezza ai

tempi mancava e molto spesso eravamo pagati con uova anziché con denaro”.

La bottega dei Morisi, attiva già negli anni quaranta, era un punto di riferimento di

tutto il circondario e la gente giungeva anche da Coletta, Dosso, Chiarabini, i Frè, Cantoniera

e Bolgheri per far spesa da loro, nonostante fossero presenti altri noti spacci

come quelli di Pratogiardino e delle Moline.

“Tutti i lunedì”, prosegue Antonio, “si andava con l’asino a Bettola a fare rifornimento

per il negozio da Bignàm; spesso, giungeva in aiuto anche un amico di Montereggio

che con un carretto trainato da cavalli, riusciva a portare più merce fino alla bottega.”

Una particolarità di questa famiglia è la grande passione per la fotografia. Pietro Morisi,

il padre di Antonio, disponeva già al tempo di una macchina fotografica, ancora

oggi nelle mani del figlio, ed era ingaggiato per scattare foto durante matrimoni, feste,

avvenimenti particolari o produrre semplici fototessere per i documenti. La maggior

parte delle fotografie più antiche della vallata portano la firma di Morisi.


all’Associazione As.Pa.Pi. di Parigi

La foto, scattata

dal padre di Antonio

Morisi, ritrae

la trebbiatura in

un'aia di Cà Gregorio.

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La prima svolta di Antonio

avvenne all’età

di 13 anni quando

decise di lasciare il

negozio del padre

per intraprendere il

duro lavoro al “frantoio di Bonvicini” che al tempo era posizionato nelle vicinanze

di Farini. In seguito, il frantoio si spostò nei pressi della Cantoniera, e Antonio aveva

l’arduo compito di avviare il “fugòn”, ovvero la caldaia a vapore che permetteva di

trascinare, attraverso una cinghia, l’intero meccanismo del frantoio.

“Mi alzavo alle 4 del mattino”, spiega Antonio, “ed andavo ad accendere il fuoco nella

caldaia e nel frattempo caricavo i sassi nel frantoio aiutato da Severino di Cantoniera

e da un amico di Bolgheri”. Altre volte Antonio si occupava della movimentazione in

Nure dei mezzi pesanti, e poi si trasferiva al controllo del “fugòn” dove si dovevano

curare pressioni e livelli, in un gioco tra acqua e fuoco che solo lui sapeva controllare

così bene. “Quando abbiamo asfaltato la strada che da Farini arriva a Bettola”, spiega

con compiacimento Antonio, “caricavo fino a 20 camion di ghiaia al giorno: tutti i

sassi che si trovano sotto quella strada li ho prodotti quasi tutti io!”

La stessa macchina a vapore che dava vita al frantoio, era utilizzata dall’azienda Bonvicini,

a quei tempi, per dare movimento anche alla macchina per trebbiare il grano:

“la macchina da bàtt”, com’è chiamata da quelle parti. Antonio spiega che con due

buoi veniva portata a Cà Gregorio e rimaneva per una settimana in paese, spostandosi

da una famiglia all’altra, da un’aia all’altra in un’esplosione di lavoro ma anche di

festa. Antonio ricorda con lucidità anche l’Osteria dei tre venti di Boli del leggendario

Vigiòn che si trovava vicino al Nure, ma soprattutto della dogana, sempre a Boli, gestita

dalla signora Marianna che con una bilancia a 4 catene, pesava il sale o riforniva

la gente di tabacco; prodotti che il padre non ha mai potuto commerciare perché

merci governative. I racconti di Antonio sono coinvolgenti e molto dettagliati: sembra

di rivivere con lui le stesse emozioni. Egli ha avuto anche la fortuna di vedere i due

grandi macigni posti nel Nure conosciuti come Sassi della Maddalena, oggi scomparsi

perché fatti esplodere per ricavarci materiale da costruzione.

“Erano due grandi sassi uno più alto, quasi 20 metri, e appuntito mentre l’altro era

17


18

ontagna

Nostra

piatto sulla cima, da dove ci si poteva anche tuffare nel Nure”, riporta Antonio, ”Era

una bontà vederli in mezzo al fiume”. I vecchi raccontavano una leggenda, per prendere

in giro i più piccoli, secondo la quale quei sassi li aveva portati, Padrèn di

Maddalena (Pietro Gallini, noto scalpellino della zona degli anni passati) con il bàzul

(bastone ricurvo per portare in bilico due pesi sulle spalle) e li aveva abbandonati

proprio in quel punto perché troppo pesanti per posizionarli altrove.

Trascorso il servizio militare come alpino, Antonio fa ritorno al suo paese, ma non

trova più disponibile il suo lavoro presso il frantoio. Il suo posto era stato preso dal

nipote del titolare e così decise di emigrare in Francia sotto la pressione e il consiglio

di sua sorella che già risiedeva là da qualche anno. Questa fu la seconda grande svolta

della vita di Antonio. Il cognato di sua sorella, aveva a Parigi un’impresa edile che lo

assunse immediatamente: “Non ho mai cercato lavoro nella mia vita”, continua Antonio,

“il giovedì del 18 ottobre 1956 sono partito per la Francia ed il lunedì successivo

ero già in cantiere”. Il pensiero di Morisi era sempre però rivolto alla sua terra, alla

sua Val Nure, e sarebbe stato disposto a tornarsene in Italia se l’impresa al frantoio lo

avesse ripreso con sé. Il nuovo lavoro gli permise, però con l’esperienza, di realizzare

diversi importanti edifici che tuttora caratterizzano la capitale francese.

Possiamo citare alcune importanti opere di realizzazione e ristrutturazione a Parigi

quali i cinema “Le Publicis” o “Cinerama Empire”, vicino agli Champs Elysée.

A Parigi, Antonio conobbe anche l’amore frequentando la “Missione Cattolica Italiana”;

“Ogni Domenica, si andava a Messa alla Missione, dove s’incontravano tanti italiani

originari delle nostre parti”, racconta Antonio, “é lì che ho conosciuto Margherita,

e l’ho sposata il 30 dicembre 1961”. Margherita nacque in Francia, ma la sua famiglia

era originaria di Rocca proprio dove si conobbero con Antonio la prima volta, durante

le vacanze estive. “… veniva in vespa da Cà Gregorio”, spiega Margherita, “per andare

a trovare sua sorella che abitava a Taravelli, fu la prima volta che lo vidi. Molti anni

più tardi ci siamo rincontrati, inaspettatamente, in Francia alla Missione Cattolica, poi

ci siamo sposati subito e dalla nostra unione sono nati: Jean Pierre e Daniel”.

Antonio e Margherita sono una coppia formidabile, ed ora si godono la pensione

frequentando assiduamente l’associazione

AS.PA.PI. (Associazione

Parma Piacenza), diretta dalla cugina

Josiane Ziliani Balderacchi.

Claudio Gallini

Una foto degli anni 50 del CINE-

RAMA EMPIRE di Parigi dove,

Antonio Morisi, lavorò duramente

fino al suo completamento.


ontagna

Nostra

Ascoltiamo i nostri morti - Che cosa potrebbero dirci?

Penso che il primo suggerimento che fraternamente vorrebbero lasciarci sia questo:

"Non dimenticate la morte". C'è una frase che bisognerebbe non dimenticare: «I

vivi chiudono gli occhi dei morti, ma sono i morti che aprono gli occhi dei vivi».

Pensare alla morte vuol dire vivere nella verità. Molti di noi che non pensano mai alla

morte ma per ritrovare la verità, basta entrare in un cimitero. Dopo pochi passi, si è

già in una dimensione diversa dell’esistere. Certe cose che ci sembravano importanti

si ridimensionano, certe altre che sembravano insignificanti prendono un valore nuovo

e insospettato. Vediamo la vita con occhio e cuore diversi. "Pensate alla morte", ci

dicono i nostri morti, pensate alla vita che è dopo la morte. Quale vita? Come si può

immaginare e descrivere? I morti sono muti su questo. Nessuno è tornato a parlarne.

Neanche Lazzaro ne ha parlato. Neanche Gesù risorto. Vuoi dire allora che non sappiamo

niente? Sappiamo ciò che conta veramente sapere: che la morte non ha l'ultima

parola. Ed è l’amore il segreto della nostra risurrezione. C'è già in noi quest'idea,

radicata nel profondo: che l'amore è più forte della morte.

Può sembrare un atteggiamento ingenuo, eppure quanto è rispettabile soprattutto

perché rivelatore di questa profonda. convinzione: che l'amore vince la morte.

La fede ce ne dà la conferma. È vero: se Cristo è risorto, è perché in lui l'amore si è

rivelato più forte della morte. Si può capire allora il fraterno ammonimento che ci

viene dai nostri morti: amatevi a vicenda ora che è tempo. Perdonatevi a vicenda. Non

aspettate che una persona sia morta per compiere un atto di pietà che faccia tacere i

rimorsi. Amatevi a vicenda e così preparerete la vostra risurrezione.

Questo ci dicono oggi i nostri morti. (Luigi Bozzoli)

Questo giorno, Signore,

mi porta ogni anno

il suo carico di tristezza

perché mi fa percepire,

talora in modo lancinante,

la perdita di tante persone care

che hanno portato nella mia esistenza

la dolcezza dell'affetto,

la consolazione dell’amicizia.

Preghiera

Questo giorno, Signore,

mi porta ogni anno un invito alla riconoscenza,

ad un'intensa gratitudine

perché mi fa misurare

con stupore e con gioia

i tanti raggi di luce e di bontà

che hanno percorso la mia esistenza.

Questo giorno, Signore,

mi porta ogni anno

un annuncio di speranza:

so che non ho perduto per sempre

coloro che ho tanto amato,

so che un giorno li ritroverò,

accanto a Te,

trasfigurati dalla tua misericordia

e dalla tua bellezza.

Questo giorno, Signore,

mi porta ogni anno

ad esprimere una preghiera,

a supplicarti per quelli

che attendono il giorno del compimento

e vivono il tempo della purificazione.

(R. Laurita)

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ontagna

Nostra

Hanno superato l’esame di maturità

Bergonzi Agostino di Casaldonato

- Perito Industriale presso l’Istituto

Tecnico “Marconi” di Piacenza

Nicola Baffari,

Istituto alberghiero

"G.

Marcora" con

la votazione

di 100/100

Calamari Sebastiano di Grondone

Sopra - Geometra.

Malchiodi Simona

di Grondone Sotto diplomata

Ragioniera


Toscani Ilaria di Canadello - Liceo Classico

“Gioia di Piacenza. Ilaria ha superato

l’esame con la votazione di 100/100 e la lode

meritando il premio ministeriale “bravissimi”

in ambito provinciale.

Sono diventati... maggiorenni.

ontagna

Nostra

Ferrari Gabriele di Rompeggio - Perito

Elettrotecnico presso l’Istituto Industriale

“Marconi” di Piacenza.

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ontagna

Nostra

Labati Lucia

Laurea triennale in Architettura

con la votazione

di 110/110 e lode con

la tesi: “Riqualificazione

dell’area waterfront:

nuovo centro direzionale

per Piacenza”.

In foto Lucia con i genitori

Paolo e Margherita

nella sede piacentina del

Politecnico.

Hanno raggiunto la laurea

Artivi Barbara,

laurea triennale in

Economia presso

l’Università Cattolica

di Piacenza con

la tesi “Associazione

nuovi viaggiatori”.

Barbara ringrazia il

relatore prof. Paolo

Rizzi per la sapiente

e preziosa collaborazione.


Bergonzi Mattia - Laurea triennale in

Ingegneria Meccanica conseguita nella sede

di Piacenza del Politecnico di Milano con la

tesi: “Teste di fresatura per metalli, Analisi

delle tipologie attuali ed ipotesi di sviluppo di

un nuovo modello di testa di fresatura a due

assi continui: valutazioni prestazionali ed

economiche”.

ontagna

Nostra

De Nicolo Simone, di Francesco e Rossi

Clotilde residente a San Giorgio Su Legnano

(Mi) laureatosi in ingegneria informatica presso

il Politecnico di Milano.

Osservatorio astronomico sul monte Bue

Le intenzioni sono dichiarate da un protocollo

siglato con la Liguria per far decollare

l’Osservatorio astronomico del

Monte Bue. L’argomento è stato al centro

dell’incontro recentemente svoltosi a

Santo Stefano d’Aveto dove è stato siglato

il protocollo d’intesa per la realizzazione

del centro e degli impianti contestuali

(cabinovia versante di Ferriere, skilift versante

Bedonia e ristrutturazione del rifugio

in vetta). Coinvolti tutti i territori a cui

guarda Monte Bue: piacentino, genovese

e parmense. La Provincia di Piacenza è

stata indicata capofila dell’iniziativa, la

stessa convocherà le riunioni del neocostituito

gruppo di lavoro.

Il documento che ha validità quinquennale,

prevede una vasta azione di reperimento

fondi, compresa l’Unione

Europea, la ricerca di potenziali investitori

privati e altre azioni finalizzate a

promuovere l’iniziativa. Si tratta di un

progetto importante per la valorizzazione

delle bellezze paesaggistiche della

nostra montagna. L’augurio e l’auspicio

che il tutto trovi concreta attuazione.

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ontagna

Nostra

Racconti di mare, di monti e... di gamberoni

Dopo un intenso anno concertistico

(Carpaneto, Ferriere, Cerreto,

Grondone, S.Stefano d’Aveto,Centenaro,

Pertuso, San Giorgio), per la prima volta

il Coro Polifonico ha lasciato le tranquille

terre continentali ed è approdata

su di un’isola accettando di esibirsi in

un concerto nella chiesa di S. Chiara a

Marciana Marina, sull’incantevole ISOLA

D’ELBA.

Anche grazie all’interessamento dell’elbano-genovese

Bruno, si è potuta organizzare

la trasferta. Purtroppo il preavviso

era breve e la popolazione ne è stata

messa al corrente poco tempo prima del

giorno stabilito. Tuttavia l’adesione anche

dei non addetti ai lavori (di corde

vocali) è stata lo stesso notevole.

Insieme con noi erano aggregati anche

alcuni cantori del Coro di Carpaneto

giacché è stato suggellato un gemellaggio

tra Coro di Carpaneto e quello di

Ferriere. L’euforia e l’entusiasmo da subito

erano alti, in parte dovuti al fatto

della sorpresa di essere stati invitati a

cantare cosi lontano da casa (evidentemente

siamo più apprezzati da persone

a noi sconosciute quanto piuttosto dai

nostri stessi concittadini).

CRONISTORIA FANTOZZIANA.

Giorno della partenza: alle ore 4 del

mattino intabarrati come eschimesi al

Polo Nord con temperatura massima di

gradi 2 centigradi saliamo sul torpedone

alla volta di Piacenza città per far salire

gli sventurati carpanetesi che ancora

non sanno cosa li aspetta. Dopo aver

caricato il resto della truppa, il Celso comunica

il programma del viaggio e fa

notare che la prossima tappa sarà fra

circa ore 2 di viaggio senza interruzioni

e quindi di resistere per eventuali questioni

fisiologiche: infatti appena passati

10 minuti sosta di emergenza perché

proprio a lui scappa (consiglio ai naviganti:

per la prossima volta munirsi di

pannolone gigante).

A mano a mano che i minuti scorrevano

inesorabili, la temperatura aumentava

sempre più all’interno delle pellicce

in cui ci eravamo rintanati e la busecca

faceva sentire i primi lamenti; ad un

certo punto Spotti si alza e si avvicina

alla testa del pulman: E’ IL SEGNALE.

Celso avvisa che tra breve ci si fermerà

all’autogrill per la colazione. Il termine

non è propriamente esatto; la merenda

consiste in una mega tavolata lunga alcuni

metri nella quale sono esposti: N°

imprecisato di salami di Ferriere Dop tra

i quali spicca un gentile di oltre mezzo

metro di lunghezza; Coppa stagionata

Igp ultima sopravvissuta della Festa della

Coppa; N° sconosciuto di pizze, focacce,

varie qualità di formaggi e svariate pagnotte

con annessi ettolitri di vini, bibite

e acque minerali. All’allegra combriccola

si unisce una Compagnia di paracadutisti

in trasferta i quali gradiscono l’agape.

Calmati i morsi della fame si riprende

il viaggio attraverso la pianura toscana.

Nel frattempo oltrepassiamo le lussureggianti

colline dell’antica ETRURIA e per

2 lunghe ore il toscano Bruno non fa altro

che lodare la celeberrima MACCHIA

MEDITERRANEA battibeccando con il

GIARDINIERE DI FERRIERE (per eliminarla

basterebbe una gomma chiosa). In

lontananza ad un certo punto si intravede

la Torre Pendente con il Battistero:

siamo in prossimità di PISA. La corriera

prosegue e finalmente arriviamo a LI-


VORNO e poi a PIOMBINO. Attracchiamo

a PORTOFERRAIO sull’isola dalla

strana forma di balena: L’ISOLA D’ELBA.

Il panorama è indescrivibile: mentre ci

si inerpica sulle stradine tortuose, sottostante

si estendono le baie, le calette e le

spiagge una più bella dell’altra.

ORE 16 si riparte per MARCIANA MA-

RINA dove andremo a cantare. Caratteristica

cittadina rivierasca, bel lungomare

con antica Torre di Avvistamento

dell’epoca dei pirati saraceni.

ORE 17 capatina in una cantina locale

per assaggi vini (chiamali assaggi, semmai

grande tracannamento) ed eventuale

acquisto degli stessi.

ORE 18 Concerto. Rimaniamo sbigottiti

di fronte all’affluenza di ascoltatori, gremita

fino all’ultimo posto con sindaco

nelle prime panche. Iniziamo concentratissimi

come il solito, caldo terrificante

sia per tensione sia per temperatura che

sfiora i 18 gradi. Comincia il finale; dapprima

il SILENZIO poi BARBARA ANN

infine MAMMA. Qualche lacrima scende

sulle gote, la commozione si fa largo negli

animi, bis con SALVE REGINA cantata

ontagna

Nostra

da tutti i presenti compreso il parroco

polacco: un'ovazione e tutti ad applaudire

a piene mani. E’ stata una gioia ed un

piacere cantare per questi isolani; ci hanno

ripagato della fatica di tutto un anno

di prove e dalla delusione di vedere i

luoghi nel quale cantiamo abitualmente

a casa nostra desolatamente deserti. Diminuito

lo stress con foto di gruppo, ci

accoglie Remo e ci porta nel celeberrimo

ristorante “DA ZORBA”. A cena finita

alcuni commensali di origine piemontese

ci chiedono di cantare qualcosa: non

glielo facciamo ripetere due volte. Praticamente

eseguiamo un secondo concerto

nei locali del ristorante. Una ragazza

vuole che intoniamo SIGNORE DELLE

CIME perché ha un congiunto arruolato

negli alpini in Afghanistan. Commossa si

scioglie in un pianto dirotto. Chissà cosa

avranno pensato di quei quattro scalmanati

che cantano passando nelle strette

stradine in un’oasi di pace e silenzio.

Forse è meglio non saperlo.

Rientro sotto una pioggia battente ed un

freddo cane. MISSIONE COMPIUTA!

Il 2° BASSO da destra

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26

ontagna

Nostra

L’Albero della Speranza

“L’albero della speranza

che la scorsa estate si è visto

sulla piazza principale

del paese, ha dato i suoi

frutti, grazie alla generosità

di villeggianti e ferrieresi.

Il denaro ricavato per l’addobbo

dell’albero stesso è

stato destinato alle urgenti

necessità della Dott.sa Lipeti

che opera presso le

popolazioni Masai in Kenia.

La Dott.sa in una lettera inviata

lo scorso anno alla

Diocesi metteva in risalto

la grave situazione in cui

si trovava quella popolazione aggravata

dalla siccità che aveva causato la perdita

di tutte le capre, animali che forniscono

latte e, carne a quelle popolazioni.

“ Tanta fame, tanta povertà, che cosa

sarà di questa gente?”

La corale ha accolto questo

messaggio di dolore e, con la

collaborazione di tante persone

generose ha raccolto

€. 650,00. In data 10 ottobre

2010 in una lettera inviata

alla Presidente del Coro, la

Dott.sa Lipeti scrive:

“Gent.ma Sig.ra, ho ricevuto

il grande dono che il Coro

Polifonico Le Ferriere ha

destinato alla nostra Missione

tra i Masai. Proprio oggi

6 ottobre abbiamo iniziato

l’acquisto di capre per le famiglie

più povere, utilizzando la vostra

offerta. Dal profondo del cuore, grazie

infinite e, il Buon Dio vi ricompensi”.

Con profonda riconoscenza

Francesca Lipeti

Ambulatorio a Pontedell’Olio

Recentemente mi sono state prescritte visite specialistiche non compatibili con i tempi d'attesa

indicati attraverso la prenotazione con le strutture ospedaliere pubbliche.

Casualmente sono venuta a conoscenza di un Poliambulatorio in attività a Pontedell'Olio,

dove ho potuto sottopormi alle visite richieste in tempi brevi e dove ho trovato insieme ad

una sicura competenza professionale anche tanta umanità e la possibilità di effettuare esami

di approfondimento contestualmente alla visita. Per una maggiore conoscenza allego dati

informativi su questa attività con il numero telefonico per fissare gli appuntamenti e per chiedere

ulteriori informazioni. Tel. 0523 87 44 30

Dottor Fornasari Guglielmo – Ambulatorio di diagnostica strumentale non invasiva vascolare

(ecodoppler) -

Dottor Crippa Giuseppe: Ambulatorio per ipertensione e malattie vascolari

Dott.ssa Garetti Maria Chiara – Ambulatorio di Medicina fisica e riabilitazione (artrosi e

problemi di movimento).

A dicembre completerà l'equipe anche il dott. Gandolfini, specialista cardiologo per il funzionamento

del Laboratorio di Cardiologia

Dina


ontagna

Nostra

Ferriere: in festa la classe del ‘50

I coscritti del 1950, oggi “neo sessantenni” hanno festeggiato insieme il significativo

traguardo di vita, per molti coincidente anche con il pensionamento dall’età lavorativa.

Dopo la messa ascoltata nella chiesa parrocchiale del capoluogo, i partecipanti

si sono trasferiti nella trattoria di Cassimoreno per trascorrere in amicizia la seconda

parte della giornata. Non è mancata la foto ricordo, scattata nel vicino e stupendo

castagneto al centro della frazione.

Paolo Labati nuovo Presidente del Consorzio Casa Protetta Farini Ferriere

Il Consorzio Casa Protetta Farini Ferriere, proprietario della struttura sita a Farini sul Lungonure

per non autosufficienti ha da pochi giorni un nuovo presidente del Consiglio di Amministrazione:

Paolo Labati di Ferriere. Infatti l’assemblea dei due Comuni, formata dal Sindaco

di Farini Antonio Mazzocchi e dal delegato di Ferriere Giancarlo Opizzi, prendendo atto della

recente scomparsa di Ernesto Manfredi, ha provveduto al reintegro dell’organo amministrativo.

E’ stato infatti nominato, come sopra accennato, il nuovo presidente e confermati i due

consiglieri Andrea Reggi e Domenico Chinosi, entrambi di Farini. Alla riunione di Assemblea

ha partecipato il segretario dott. Carlo Pronti.

La struttura ospita oggi 33 anziani, posti tutti “coperti” ed è ormai in fase di arrivo il completamento

dell’estensione che metterà a disposizione una decina di posti in più. La gestione è

affidata alla Cooperativa Coopselios.

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ontagna

Nostra

Farini piange tre compaesani

Nel breve periodo di poco più di un

mese Farini ha vissuto tre momenti di

lutto per la scomparsa di:

Maria Garilli, (n. 4 novembre 1923

m. 14 ottobre

2010)

che per

l u n g h i

d e c e n n i

ha gestito

assieme

al marito

Pino Maiocchi

e

a tutta la

famiglia la

Trattor ia

del Ponte,

punto

di riferimento anche sociale per tutta

l’alta Valnure;

Roberto Dragoni,

(n. 06.04.1935 - m. 27.10.2010) persona

semplice, umile, disponibile per ogni

necessità della vita di tutti i giorni,

vita affrontata con grande apertura

verso tutta la comunità;

Mario (Dino) Roffi.

Da mezzo secolo Roffi – 76 anni - è

stato interprete e fautore dello sviluppo

sociale ed economico del territorio: da

un piccolo negozio di alimentari, allargato

ad edicola e bazar di giocattoli

ha voluto e saputo soddisfare le esigenze

di un paese in crescita turistica, di

un territorio che per essere abitabile

aveva bisogno di tutto e la disponibilità

di Mario non è venuta mai a meno.

In questa sua missione di servizio al

territorio, lo stesso si è avvalso della disponibilità

e dell’intelligente collaborazione

della moglie Maria Malchiodi di

Brugneto che a Farini dal 1960 gestiva,

assieme alla mamma Maria e alla

sorella “Geppa” il Bar Paris. Un ruolo

svolto sempre con il sorriso sulle labbra,

ma con tanto rigore e correttezza

professionale e grande “apertura” alle

esigenze del paese.

Un pubblico grazie a Mario è stato

espresso da Mirella Poggioli: “un grazie


per aver dato tanto al nostro paese e

alla sua gente”. Pensiero di gratitudine

ripreso anche da Anna Guglieri

nella preghiera dei fedeli.

“Dino era una persona che ha dato

davvero tanto per il suo paese, giorno

dopo giorno” afferma il sindaco di

Farini Antonio Mazzocchi. “Ci teneva

ai suoi prodotti, ci teneva a fare bella

figura e che il paese la facesse. Era

uno in gamba, una persona pacata,

gentile. Una persona che a me piaceva

molto. Per il paese è una perdita molto

significativa”.

Partecipava alla vita sociale e cri-

ontagna

Nostra

stiana del paese collaborando con le

associazioni locali (Presidente della

Bocciofila) e membro del Consiglio

Pastorale.

Il rito religioso di “estremo saluto”

celebrato nella chiesa parrocchiale è

stato presieduto dal parroco don Luciano

Tiengo, attorniato da alcuni

sacerdoti della zona e da mons. Piero

Bracchi, il sacerdote che ha anche

unito in matrimonio Mario e Maria il

19 novembre 1964.

Roffi lascia la moglie e i figli Antonio

(che prosegue l’attività commerciale)

e Riccardo. Paolo

Lo scorso 4 Novembre, Giovanni Cavanna di Coletta ha festeggiato, con figlie e nipoti,

il bel traguardo dei 95 anni.

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Natale!

ontagna

Nostra

Il clima natalizio creato nelle vetrine,

nelle strade dalle insegne luminose,

da quel senso di gioia di ritrovarsi per

una cena, una gita sulla neve per una

pausa invernale, ma il vero senso del

Natale dove lo metto?

Se non facciamo un posto a Gesù nella

vita di tutti i giorni, se non lo sappiamo

amare nelle persone iniziando da quelle

di casa, da quelli che incontriamo, da

quelli che arrivano e noi chiamiamo stranieri

(ma anche Gesù è uno straniero).

Oggi non troviamo il tempo per la preghiera,

per la Messa domenicale. C’è un

canto che dice:

“andarono i pastori

ad adorare il Bambino

andarono i re magi

andiamo anche noi!”

Buon Natale!

Ferriere

Gesù viene

Egli viene e con lui che viene,

viene la gioia.

Se lo vuoi, ti è vicino,

anche se non vuoi ti è vicino.

Ti parla anche se non gli parli.

Se non l’ami ti ama ancora di più.

Se ti perdi viene a cercarti.

Se non sai camminare, ti porta.

Se tu piangi,

sei beato per lui che ti consola.

Se sei povero,

hai assicurato il regno dei Cieli....

Così entra nel mondo la gioia,

attraverso un Bambino

che non ha niente.

Don Primo Mazzolari


ontagna

Nostra

Sopra: alcuni momenti

della festa

estiva a Folli.

A fianco Claudio

Celaschi alla fiera

del bestiame

con il suo calesse.

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ontagna

Nostra

Orme sulla neve che portano alla culla della vita

Le orme di San Paolo

Mi chiamo Paolo. Un “poco di buono” avrebbero detto i primi cristiani, almeno fino a

quando, dopo una brutta caduta da cavallo, ho capito che stavo sbagliando strada. Per

accogliere Gesù che vuole nascere in voi vi invito a seguire la mia orma: ho trovato

la mia strada quando ho deciso di ascoltare Dio.

“La carità è paziente, la carità è benigna:

non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,

non manca di rispetto, non cerca il suo interesse,

non si adira, non tiene conto del male ricevuto,

non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.

Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. (1 Cor 13, 4-6)

Le orme di Madre Teresa

Mi chiamo Teresa. Sono una suora tanto piccola quanto famosa.... Eppure non

sono un’attrice, nè una cantante, nè posseggo grandi ricchezze. Ho vagato per

le strade di Calcutta, in India, indossando un saio e con il rosario in tasca... niente di

più! Ho conosciuto e amato il volto di Gesù in tanti poveri attorno a me ed è questa

l’orma che vi regalo per la vostra preparazione al Natale.

O Signore, c’è una guerra e io non possiedo parole.

Tutto quello che posso fare è pregare.

E mentre prego so che, ancora una volta,

Tu trasformerai la guerra in pace e l’odio in amore.

Dacci la pace, o Signore, e fa’ che le armi siano inutili

in questo mondo meraviglioso. Amen Madre Teresa


ontagna

Nostra

Le orme di Pier Giorgio Frassati

Mi chiamo Pier Giorgio. Sono nato a Torino da una ricca famiglia. Amavo le scalate

in montagna. Ero un bravo sciatore, un esperto nuotatore, praticavo la vela,

il canotaggio, il ciclismo, l’equitazione.

Una valanga di vita. Pronto in ogni occasione a far baccano con i miei compagni. Ma

più di tutti amavo i poveri della mia città. Ho preso tanti rimproveri per essere tornato

tardi a pranzo o a cena, a volte senza scarpe e senza cappotto per aiutare i miei compagni.

Nella mia orma stava scritto così: “ama ogni giorno la persona che incontri”.

Le orme di S. Paul Tchen

Mi chiamo Paul Tchen. Sono nato in Cina, mio padre era molto povero e mi

affidò alle cure di alcuni missionari che gestivano l’orfanotrofio della Santa

Infanzia. Alcuni bambini francesi, con tanto amore, si erano impegnati con il loro vescovo

a recitare una preghiera al giorno e a dare un soldo al mese per noi. Crescevo

e conoscevo Gesù. Mi piaceva così tanto che chiesi di essere battezzato e a 15 anni

entrai in Seminario. Purtroppo un generale della mia provincia odiava la religione

cristiana. Mi fece arrestare insieme ai miei compagni e ci hanno uccisi dopo giorni di

prigionia e malattia.

La mia orma?

Non mi sono mai vergognato di Gesù,

non l’ho tradito dicendo che non ero cristiano

per salvarmi dalla prigionia e dai colpi di scure.

“Siamo tentati in tutti i modi, e fanno ogni sforzo

per strapparci la nostra fede,

ma noi preferiamo morire che rinunciare

alla nostra religione”.

Paul Tchen

Sarmadasco, Lisa e Lorenzo espongono

orgogliosi i loro trofei “agricoli”..

33


34

ontagna

Nostra

Complimenti Tamara

Tamara Preli, dopo aver conseguito il diploma di perito

agrario Cerere unitario presso l’Istituto Italo Calvino di Noverasco

(Mi), si è arruolata nell’Aeronautica militare presso il

313° gruppo di addesrramento acrobatico delle frecce tricolori

del 2°

Stormo

di Rivolo

-

U d i n e ,

a c c o -

gliendo

valori come lealtà, onore, coraggio

ed onestà, fino a farli diventare

cadini di una disciplina di vita.

Ora si preparerà a proseguire gli

studi presso l’Accademia Aeronautica

di Pozzuoli per conseguire la

laurea in scienze militari per il

ruolo di navigante.

“Vita nuova” nel

capoluogo.

La famiglia di

Danilo Cavanna

è stata recentemente

allietata

dalla nascita di

Massimo, arrivato

a far compagnia

al fratellino

Andrea.


Sergio, usi

e colori del legno

“Sergio, usi e colori del legno”:

il titolo di una esposizione

di oggetti allestita nel

capoluogo l’estate scorsa e

realizzati con grande spirito

artistico da Sergio Peretti,

un affezionato frequentatore

dell’alta Valnure, che

trascorre a Cerreto Rossi da

decenni le proprie vacanze

estive, sapendo cogliere

dagli aspetti semplici della

natura della piccola frazione

l’ispirazione per la realizzazione

di piccoli capolavori

che ora costituiscono un patrimonio

affettivo e reale.

Peretti, quarant’anni di lavoro alle Fonderie

Mazzoni, di cui oltre venti nelle funzioni

di responsabile della produzione

non è un “anonimo” nel borgo ferrierese:

dall’impegno politico amministrativo

in città negli anni ottanta ad organizzatore

di serate ricreative e di tornei di tennis

in ricordo del figlio Massimo deceduto

ontagna

Nostra

in città a seguito di incidente stradale.

E proprio un’attività lavorativa che presuppone

estro e creatività sono alla base

dei suoi hobby che nel tempo ha saputo

sviluppare ed ha proposto alla cittadinanza

e ai tanti ospiti estivi della zona.

Auguriamo a Sergio, sempre supportato

dalla moglie Marisa, di ripetere la bella

iniziativa anche la prossima estate.

Paolo

Euscursione

estiva da Cerreto

al capoluogo

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36

ontagna

Nostra

“Verofiore” apre a Ferriere

Il desiderio di ritornare nella

propria terra dell’alta Valnure

e la professionalità acquisita in

tanti anni di lavoro nel settore

commerciale a Genova hanno

coronato il desiderio della famiglia

Tupin – Quagliaroli di offrire

alla comunità la propria esperienza

di lavoro subentrando nel

negozio di fiori al centro del paese,

sulla piazza ex Municipio.

Veronique Tupin, nata e cresciuta

in Francia, dopo il matrimonio

con Remo Quagliaroli di Rocconi,

si stabilisce a Genova continuando nel

commercio l’esperienza acquisita oltre

frontiera. Nella città ligure la famiglia di

Remo gestiva da anni un tipico negozio

di farinata. Ora la famiglia, rimasta sempre

legata all’alta Valnure da rapporti di

amicizia con tutti, cogliendo l’opportunità

della cessione di attività della passata

gestione del locale negozio di fiori, ha

scelto di dare una testimonianza di

attaccamento alla propria terra. Nei

giorni scorsi Veronique, attorniata

dal marito Remo, dal fratello Laurent,

dalla figlia Stephanie e da tanti amici

ha ufficialmente inaugurato il punto

vendita che rimane aperto al pubblico

con la denominazione di “Verofiore”.

Paolo

In arrivo l’inverno

Dall’abbigliamento con cui Giuseppe

Ferrari (Pino di Cassimorenga)

- poeta, astrologo, teologo - si è presentato

in chiesa a Cerreto si prospetta

imminente l’arrivo dell’inverno.


Vive Felicitazioni

Il 18 novembre è nato Davide Garosi

di Giuseppe e Ester Zanier.

ontagna

Nostra

Il 14 settembre è nato Jacopo

Calamari di Davide e Laila Speroni.

I giovani di Casa Montagna

alla Messa festiva.

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38

ontagna

Nostra

Ricordiamoli

Bernardi Raymond

Deceduto a Folli lo scorso 29 luglio, fra la sua

gente, nel paese dove sono nati i suoi genitori,

nella terra dove desiderava sempre tornare. E’ sepolto

in Francia accanto ai suoi cari.

Bergonzi Angelina ved. Labati

Angelina ha fatto ritorno dalla Francia, per riposare

nel cimitero di Ferriere, accanto ai suoi

cari. Vita lunga quella di Angelina, 99 anni,

ma vita anche di tanto lavoro, fatiche, tribolazioni,

sofferenze sopportate con fede e con

la sensibilità del cuore di mamma, che sa nascondere

i dolori del cuore, per donare amore e

fiducia a quanti le sono accanto. I funerali si sono svolti nel cimitero di Ferriere

il giorno 21 ottobre, accompagnata dai figli Primino, Giuseppe e Concetta con le

rispettive famiglie provenienti dalla Francia che hanno sempre avuto venerazione,

amore e riconoscenza alla loro cara mama, suocera, nonna. Anche la gente

di Ferriere non ha voluto mancare per pregare e chiedere aiuto ai nostri cari

partiti per la patria celeste dove tutti siamo in cammino.

Giornate di pioggia battente hanno contraddistinto le festività dei Santi. Maltempo

che ha condizionato ma non ridotto la nostra partecipazione ai cimiteri

per una visita e un doveroso grazie ai nostri morti.

Riguardo al capoluogo un grazie alle persone - tutti volontari - che come gli

anni scorsi si sono fatti carico della pulizia e dell’ordine di questa nostra

seconda casa.


ontagna

Nostra

Boeri Maria ved. Beretta

Maria era nata a Boeri nel luglio

1920. Alla “periferia” del capoluogo

era cresciuta nella famiglia assieme ai

fratelli Giovanni e Angelo, mantenendo

sempre con loro uno stretto rapporto

di familiarità. Negli anni sessanta, seguendo

Giovanni e la cognata Carolina

Taravella si era trasferita a San Giorgio

trovando - come tanti altri nostri concittadini

- occupazione nelle allora fiorenti

industrie del pomodoro. Angelo,

invece si trasferì a Pontenure formando

la propria famiglia.

In età non più giovanile Maria conobbe

Salvo Beretta, persona umile e dolce

come lei, e assieme formarono la loro

famiglia. Purtroppo la loro unione fu sciolta presto in modo naturale per la

scomparsa di Salvo. Per Maria, rimasta priva anche del fratello Giovanni inzia

la strada in “salita”: i primi acciacchi, le prime indisposizioni fino ad uno stato

di non autosufficienza, in cui trova naturale dimora nella Casa di Riposo locale

“Ceresa” e lì trascorre gli ultimi anni della sua vita. Ritornava spesso nella sua

casa di Boeri, non mancando mai una visita al cimitero e alla cugina Lucia

Moia. Un desiderio forte quello di Maria di attaccamento al suo paese, messo in

atto anche nelle sue ultime volontà per ritornare a riposare per sempre nel nostro

cimitero. E così è stato martedì 16 novembre.

Un trenino per visitare il capoluogo

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40

ontagna

Nostra

canadello

La solitudine dell’uomo moderno

Quale paradosso spicca nella scena

del nostro tempo, mentre le comunicazioni

si sviluppano senza sosta,

nell’era dei satelliti e dei missili, mentre i

mezzi audiovisivi premono sulle masse,

mai così tanto l’uomo si è trovato solo.

Se in realtà, spesso ascoltare l’altro non

è che una fatica, in mezzo alla nostra

vita cittadina così agitata e frenetica, ove

il tempo è tanto prezioso e si deve guadagnare

denaro per integrarsi sempre

più in una società dei consumi. Spesso

ricorre il detto proverbiale: “il tempo

è denaro”. Ma allora tu forse ascolti il

tuo vicino di casa con i suoi problemi?

Forse tu conforti questa persona anziana,

ammalata e sola, che nemmeno la

famiglia visita? Medesima situazione se si

affrontano le istanze del dialogo sociale

o politico; il non dimenticarlo è già una

forma di impegno per il cristiano.

Ma come siamo indifferenti davanti a

questi problemi! Un esempio tipico nelle

grandi città: la gente si ignora, spesso

non conosce nemmeno i propri vicini di

casa... Negli ospedali la maggior parte

dei malati non riceve visite, o molto poche,

e non parliamo delle case di riposo,

una parola di conforto a una persona

anziana non vale una gita in macchina

alla domenica.

Egoismo umano, ciascuno per sè e Dio

per tutti, questi sono i drammi della nostra

società, che generano flagelli, come

la droga, i giovani si chiudono in se

stessi e i conflitti generazionali spesso

potrebbero essere evitati se i genitori

si mettessero in ascolto del loro figli e

aprissero con loro un vero dialogo.

Stesso clima nei conflitti del mondo del

lavoro, i sindacati e i patronati dovrebbero

essere per l’ascolto di una migliore

giustizia sociale, per la difesa dei più poveri...!

E il problema vale specialmente

per i paesi del terzo mondo.

Paese ricco... paese povero...; nei ristoranti

dell’Europa occidentale, sempre

pieni, il cliente è ingozzato e nello steso

tempo, ogni giorno, bambini muoiono di

fame in India, in Etiopia, in Brasile, ecc.

Per metterci all’ascolto

dell’altro, alla base c’è da

toccare la cellula familiare,

che educa e da dei principi,

ma riconosciamo che

questa è sempre più ridotta

e ripiega se confina in se

stessa.

Buon Natale!


ontagna

Nostra

Alcuni ricordi dell’estate:

- la processione per San Bernardo

e alcuni momenti dell’incontro dei

fratelli Giovanni e Valentino Draghi

con il loro Sindaco di Nogent Jacques

Martin, in visita a Ferriere.

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Seminare

ontagna

Nostra

Una volta in settembre - ottobre sulle

nostre montagne tutti erano intenti

a seminare il grano perchè non mancasse

il pane in casa. Poi si vendevano i

buoi grossi e si tenevano quelli piccoli

affinchè non venisse meno il fieno nella

cascina. Ora tutto è sparito, anche la

fiera che si tiene a Ferriere mostra alcuni

cavalli, diventati di moda, ma pochissimi

bovini perchè le stalle i contadini sono

stati costretti a chiuderle e così siamo rimasti

pochi ed anziani.

L’importante però è ancora seminare

- il grano della speranza per combattere

e vincere la battaglia quando sembra

che la vita stia finendo;

- il grano del sorriso per ridare fiducia

e serenità a quanti ci stanno attorno e

cerreto rossi

che hanno condiviso le tante fatiche, ma

anche tanti momenti belli;

- il grano del coraggio per risollevare

quanti vivono momenti difficili o vedono

tutto nero nel mondo di oggi e rimpiangono

gli anni passati;

- il grano dell’entusiasmo pensando

che non tutto è perduto.

Nel mondo c’è ancora tanto bene, i tanti

sacrifici e i belli esempi rimarranno nel

cuore dei figli e dei nipoti.

Semina

tutto ciò che c’è di bello in te, le piccole

cose, i tuoi desideri, la tua fiducia, la

tua fede, la tua onestà, l’amore alla tua

famiglia, i tuoi acciacchi che cerchi di

non far pesare agli altri e abbi fiducia

che ogni granellino arricchirà un piccolo

angolo di qualche cuore che a sua

volta darà i suoi frutti, perchè così è stato

anche per noi.

Semi di bene che abbiamo visto negli

altri e che sono stati per anni nascosti

o dimenticati nel cuore ad un certo momento

sia per l’avanzare degli anni, per

certi avvenimenti o per doverci trovare

nella stessa situazione di chi ce li aveva

donati sono riapparsi e sono diventati

forza e pane di vita.

Simona Tagliani di Michele e Sabrina

Boeri è felice di presentare la sorellina

Emma, nata il 30 luglio 2010


Ricordiamoli

ontagna

Nostra

Ferrari Attilio

n. A02.08.1926 - m. 28.09.2010

ttilio si è spento all’ospedale di Piacenza il 29

settembre dopo una breve malattia.

Nato a Cassimorenga da genitori contadini, persona

semplice e amante dei suoi campi si è

adattato a fare diversi lavori. Negli anni sessanta,

come tanti, si è trasferito in Lombardia, prima

vendendo sementi e poi altra merce.

Non essendosi sposato, amava la sua indipendenza,

Dopo la scomparsa della sorella Maria di

29 anni, viveva con il fratello Emilio e la cognata

Giuditta. Ha fatto anche diverse campagne a

trebbiare il frumento con Andrea Palmieri, poi ha

continuato la vita da contadino. Come tutti quei

di Cassimorenga, se poteva non mancava mai alla

S. Messa e al pomeriggio della domenica amava scendere all’Albergo Grondana

per incontrare qualche amico e per fare una partita a carte.

Grande gioia per lui quando il pronipote Alessio di due anni gli diceva: “nonno

Tillio tieni il bastone”.

Assistito dai suoi nipoti Armando e Dorina, ha lasciato un vuoto in questa terra,

ma avrà incontrato i suoi cari familiari e quanti anche lui aveva accompagnato

alla vita eterna. I funerali si sono svolti nella Chiesa di Cerreto.

Caro zio, infiniti ricordi affollano la nostra mente da quando, piccoli, ci presentavi

orgoglioso agli amici e quando partecipavi contento, sia pur affrontando

tanti chilometri, alle nostre cerimonie di Cresima, Prima Comunione o Matrimonio.

Con il tuo fare apparentemente burbero, in realtà eri ben felice quando

trascorrevi le feste importanti insieme a noi. Eri ancora più contento del nostro

arrivo quando ci accoglievi con qualche rimprovero per il ritardo e ci vedevi

diventare adulti con soddisfazione.

Negli ultimi anni la tua vita è stata allietata dalla presenza di Alessio che ti chiamava

“Tillio” e ti era molto affezionato quando correva a prenderti il bastone

appena ti alzavi. Caro zio noi potremmo riempire pagine di ricordi, ma ci limitiamo

a chiederti di guidarci ulteriormente dall’alto e da lassù di essere foriero

di insegnamenti come in vita. Sarai sempre nei nostri cuori.

I tuoi pronipoti Davide, Lorena e Alessio.

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44

ontagna

Nostra

Dio convocò un’assemblea

Un giorno, sentendo che le cose non

andavano bene sulla terra, Dio convocò

un’assemblea straordinaria dei rappresentanti

degli uomini, una specie di

parlamento dell’umanità.

Non fu facile scegliere i rappresentanti,

nel senso che per metterli d’accordo ci

vuole molta pazienza.

Dio però in quanto pazienza era ben

fornito.

Nell’aprire i lavori disse più o meno così:

“mi riferiscono che sulla terra ci si lamenta

molto, per problemi di lavoro, ingiustizie,

razzismo, disunioni, uccisioni,

guerre, droga, camorra, inquinamento,

ecc.”.

Ora vi ho convocato perchè voglio sapere

e avere una risposta a questa domanda:

“Di tutte queste cose qual’è la causa

e la cosa che vi dispiace di più?”.

Imbarazzo generale. Bella domanda domandò

qualcuno. Sì, perchè un conto è

lamentarsi di tutto e di tutti, tranne che

di sè, altra cosa è trovare una soluzione.

casaldonato

Nel silenzio generale, finalmente si alza

una mano. Era un tipo nè alto nè basso,

ma che tutti chimavano “Sincero”.

La cosa che mi dispiace di più è che non

ci capiamo più tra noi. A me pare che

è venuto a mancare il “buon senso”, il

ripetto, l’amore. Ora regna il proverbio:

“Dio per tutti, ognuno per sè”.

Una parete invisibile ci impedisce di comunicare,

nonostante i tanti mezzi di comunicazione

che la scienza ci ha messo

a disposizione.

Questa è la cosa che mi dispiace di più.

Dio aveva ascoltato in silenzio, con molta

attenzione. Anche lui in passato aveva

avuto dei problemi a capire gli uomini.

Forse sarà stato per quella parete invisibile?

Ma ad un certo punto, circa duemila anni

fa, aveva mandato d’urgenza sulla terra

Suo Figlio Gesù col compito previsto

non tanto di capire gli uomini (impresa

praticamente impossibile) quanto di

amarli facendosi un Bimbo e per salvarli

disposto a morire

su una Croce.

Buone Feste!


Festa del Ringraziamento

G li organizzatori delle varie attività

estive, domenica 17 ottobre hanno

voluto una messa di Ringraziamento al

Signore per il bel tempo che ha permesso

di realizzare quanto programmato,

ma soprattutto perchè le feste animano

il paese, attirano persone, si crea amicizia

e unione di cui c’è tanto bisogno e

permettono un momento di relax dalle

attività quotidiane.

Nel salone della canonica, non è mancato

il pranzo con polenta, cotechino e

funghi. Buon vino, castagne e tanta allegria.

ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra

Quanti buoni consigli abbiamo ricevuto

dai nostri familiari, sacerdoti,

insegnanti e gente che ci hanno voluto

bene. Come certamente avrà fatto anche

ciacuno di noi verso altre persone.

Consigli a volte accettati, a volte dimenticati,

a volte contestati, ma che certamente

avranno lasciato un segno se accompagnati

dal buon esempio di chi li dava.

La Vergine Maria ne è il modello quando

alle Nozze di Cana ha detto ai servi: “fate

quello che Gesù vi dirà”. Lei la prima

che all’annuncio dell’angelo ha risposto:

“Ecco la serva del Signore, si faccia in

me secondo il suo volere”.

Servi del bene, missione di tutti i giorni.

Qualcuno ha fatto notare che un motivo

della festa alla Beata Vergine in questo

gaMbaro

Beata Vergine Maria, Madre del Buon Consiglio

periodo era dovuto al fatto che le famiglie

mettevano sotto la protezione di

Maria i tagliariso, che partivano per le

risaie del Piemonte ed i segantini intenti

a tagliare e segare piante in Lombardia.

La festa della quarta domenica di settembre

il nostro Sisto l’ha voluta, in questi

anni, rendere più solenne invitando

sempre anche la banda di Santo Stefano

e accrescendo anche il numero di partecipanti

di vari paesi.

Il Circolo Anspi al termine della processione

prepara sempre un rinfresco: una

bella occasione per chiudere anche il

periodo estivo e ringraziare il Signore

e quanti si sono adoperati per rendere

vivo ed accogliente il paese con le varie

feste preparate durante l’estate.


Frate Zaccaria

La comunità di Gambaro a

trenta anni dalla morte ha

voluto ricordare un suo emerito

compaesano: frate Zaccaria.

Nato a Gambaro il 4

ottobre 1894, con il nome di

Ferdinando. Allo scoppio della

grande guerra fu arruolato il

1 giugno 1915 e assegnato al

38° reggimento fanteria. Inviato

in zona operazioni, venne

ferito, ricoverato in ospedale

e appena ristabilito, di nuovo

al fronte fino al termine dela

guerra - 18 settembre 1919. Si

guadagnò ben due decorazioni

e quindi la nomina a Cavaliere

di Vittorio Veneto. Nel

mese di dicembre dello stesso

anno si consacrò al Signore

nel convento dei frati minori Cappuccini

a Fidenza. Lo troviamo poi a Modena, in

Turchia, a Parma, in Etiopia, dove a causa

di guerre viene deportato prigioniero

unitamente a migliaia di connazionali

nel Tanganica. Potè rimpatriare dopo alcuni

anni nell’agosto del 1943 a Piacenza

dove continuò la sua missione di frate

cercone e cuciniere.

Assunto dalla provincia parmense l’impegno

di missionario in Australia, nel

dicembre 1949 partì per il nuovissimo

continente nella periferia di Sydney e

soprattutto a Hawthorn, addetto al lavoro

di cucina e fedele collaboratore dei

missionari. Rimase in Australia 15 anni

e nel 1964 potè far ritorno in provincia.

Possiamo ben dire che ha realizzato nella

sua vita la figura del frate cappuccino

sull’esempio di San Francesco, con un

atteggiamento di vita umile, di pazienza,

ontagna

Nostra

di grande penitenza, grande devoto di

Maria e dell’Eucarestia e soprattutto dei

poveri. Lui era nato povero.

La questua è stato il suo campo di lavoro,

certamente il più faticoso, ma anche

ricco di contatti umani con la partecipazione

alle vicende lieti e tristi delle

famiglie, costantemente preoccupato del

buon esempio di frate poverello di fronte

al mondo.

Ciò nonostante veniva spesso denominato

il “missionario dei tre mondi”, cioè

Asia, Africa e Australia. Morì a Piacenza

il 24 settembre 1980, all’età di 86 anni.

Così lo ricorda la cugina carissima Cesarina

Draghi ved. Quagliaroli, anche

lei sofferente ed immobile da anni, dopo

aver fatto un meraviglioso servizio a

tanta gente delle nostre montagne nella

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ontagna

Nostra

bottega delle scarpe, dove lei aveva la

gioia di servire tutti come se fossero figli

della sua famiglia.

“Sono passati tanti anni. Anche Gambaro

aveva un frate: si chiamava Ferdinando

Draghi, detto poi Frate Zaccaria.

All’epoca a Gambaro c’erano tanti giovani

che partivano per la Grande Guerra

(1915-18): tra questi anche Ferdinando.

Il ragazzo fece un voto: se fosse tornato

dalla guerra sano e salvo si sarebbe fatto

frate, e così fece. Divenne il frate dei poveri,

andava di casa in casa a cercare

l’elemosina. Veniva abbastanza spesso a

Gambaro nella sua casetta.

Qui non si fermava tanto, solo due o tre

giorni.

Portava il suo saio marrone, con un

cordone bianco appeso alla vita. Girava

sempre scalzo, senza calze; portava i

sandali a due fasce, anche nel pieno gelo

d’inverno.

Ricordo di quando attraversava scalzo

la passerella di legno sul Gambarello:

quante fatiche per raggiungere Colla,

paese nel quale viveva la sorella.

Al braccio frate Zaccaria portava sempre

il suo secchiello, all’interno del quale

c’erano le offerte che gli donavano e

molte corone: alcune nuove, altre da

riparare. Quando tornava a Gambaro

stava seduto per ore sui gradini

della sua casa ad aggiustare le corone”.

Fra Ferdinando riposa nel cimitero di

Piacenza: la tomba riporta il nome:

“Frate Zaccaria da Gambaro”.

I nostri bambini


ontagna

Nostra

Uno sguardo al passato

Il parroco di Gambaro promotore della patata

Può darsi che a Mareto e a Vezzolacca

vengano le patate migliori, ma è

assai dubbio che i sullodati villaggi abbiano

titolo alcuno circa la primogenitura

piacentina del prezioso tubero. Per

quanto ne sappiamo, pioniere della patata

nostrana fu il parroco di Gambaro,

don Andrea Barrettini da Ascona.

“Egli è stato il primo che ha introdotto in

questa villa i pomi da terra dispensandone

largamente agli abitanti ed incoraggiandoli

a coltivarli, ed i parrochi circonvicini

ad imitarlo. Inoltre il prelodato

rettore ha indotto i suoi parrocchiani a

dissodare tutti i terreni suscettibili di coltura,

avvezzi in prima a fare i condottieri

con somarelli e muli negligendo la coltivazione

de’ medesimi”. Dunque, don

Andrea Barrettini (uomo e prete di vari

meriti) credette nella patata, se ne fece

divulgatore e indusse i suoi parrocchiani

a dissodare le terre, convertendoli da

mulattieri ad agricoltori. Così riferisce il

capitano Antonio Boccia nel suo “Viaggio

ai monti di Piacenza”, che è del 1805.

Parrà strano ai contemporanei che la patata

fosse così poco conosciuta e tampoco

apprezzata, appena duecento

anni or sono. Le prime notizie

intorno al tubero furono portate

dai conquistadores spagnoli, sulla

metà del ‘500. Ma i cuochi europei

non l’apprezzarono. Alcuni sedicenti

botanici diffusero l’idea che

la patata provocasse la lebbra, la

scrofola e altre gravi malattie. La

Chiesa non aiutò granché a dissolvere

le superstizioni e i pregiudi-

Renzo e Cristina di Valle alla rassegna

bovina nel capoluogo

zi perché il tubero cresceva sottoterra

e tutta la famiglia delle solanacee presentava

tratti sulfurei: il peperone con

quella forma e quei colori, il pomodoro

così rosso, la melanzana così viola. Alla

fine del ‘700 sulla patata continuavano a

gravare ovunque (tranne che in Irlanda)

pesanti sospetti. Il governo francese si rivolse

alla facoltà di medicina, chiedendo

un parere scientifico. Chiara la risposta:

“alimento buono e sano che non presenta

alcun pericolo per la salute”. Ma un

conto è un responso scientifico, altro

conto è il pregiudizio popolare. Ci volle

ancora un po’ di tempo e ci vollero menti

illuminate vicine al popolo e affidabili

ai suoi occhi. Ci vollero in definitiva uomini

intelligenti come don Andrea Barrettini

da Ascona, parroco di Gambaro.

Oggi si celebra di tutto, si appongono

targhe, si innalzano monumenti, si appendono

orpelli, ma Ferriere sembra

avere dimenticato che proprio da quelle

sue terre (e non altrove) partì la

promozione della patata piacentina a

cavallo dei secoli XVIII e XIX.

Cesare Zilocchi

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ontagna

Nostra

Scaglia Valdo

di Canni 84

i ha colti tutti impreparati

la “partenza”

di Valdo: nessuno

se l’aspettava sia

per l’apparente buona

salute di cui godeva, sia

per la preziosa presenza

all’interno della famiglia.

Purtroppo la vita non

è nelle nostre mani e

tutti dobbiamo sempre

tenerci pronti senza

conoscere luogo e ora

della chiamata.

La vita di Valdo non

è stata semplice: nato e cresciuto a

Gambaro, ha trascorso diversi anni in

famiglia risiedendo nel castello. Dopo

il matrimonio ha intrapreso l’attività

di commerciante: la moglie gestiva il

negozietto a fianco dell’albergo Monte

Carevolo (Opilio)e lui raggiungeva

con il mulo le frazioni della zona spingendosi

anche in val d’Aveto. Passare

il Carevolo con la

neve non era certo

impresa facile, ma

Valdo ha sempre

saputo affrontare

le difficoltà con

grande spirito di

adattamento e forte

coraggio.

Per alcuni anni si

era trasferito a Piacenza

facendo ritorno

poi nella sua

terra di Gambaro

dove è sempre rimasto.

In parrocchia non

aveva paura o vergogna

di mostrare la sua tradizione

cristiana: portava la croce e dirigeva le

processioni esigendo silenzio e compostezza

- simbolo di un serio stile di

vita appreso in famiglia e che trasmetteva

nel suo ambiente quotidiano. La

sua vita di fatica è stata anche segnata

dal forte dolore familiare della perdita

del figlio Giuseppe, scomparso all’improvviso

il 28 novembre

1977 all’età di 26 anni,

dopo soli 4 anni di matrimonio.

Valdo lascia

alla sua famiglia e al paese

un esempio di serietà,

rettitudine e forte

attaccamento ai valori

cristiani e alla famiglia.

La forte partecipazione

ai funerali sono l’indice

della sua significativa

presenza tra noi.


Buon Natale!

grondone

Auguri a tutta la gente, vicina e lontana,

di Grondone, della montagna e

a tutti gli amici.

La festa che, più di ogni altra ricorrenza,

risveglia nel cuore i ricordi, i sentimenti,

le emozioni. Ritornano i ricordi di tanti

Natali vissuti a Grondone, quel paese

povero di cose, ma ricco d'amicizia che,

col muggito delle mucche quando andavano

alla fontana ad abbeverarsi, con lo

scoppiettare del legno di ginepro nelle

cucine fumose, eppure tanto belle, con il

profumo di pane appena sfornato e con

tanta gente che sorrideva, che fischiettava

nelle strade strette e si fermava a

parlare, sembrava un presepio.

Recentemente sono stata in Terra Santa;

ho visitato la grotta dove Gesù è nato e i

resti archeologici della casa dove ha vissuto

a Nazareth ed ho pensato a Grondone

al tempo della mia infanzia. Una casa

stretta quella di Gesù, addossata a tante

altre case povere, proprio come quelle di

Grondone ai tempi in cui dal ballatoio o

dalla finestra si poteva parlare col vicino.

Una povertà che creava comunità, che

ci permetteva di vivere il Natale dell'amicizia

e dell'amore, anche nello scambio

dei doni: la torta di patate della Micheina,

le pere della Giovannina e la bottiglia

col vino di mele,il sidro, che mio papà

regalava ai suoi amici "coscritti": Gigino

dei Misè, Gigino dei Francia e all'amico

più giovane Pavolla da Cà Russa.

Poche cose, che insieme ai mandarini

e alle caramelle Moretto, che noi bambini

trovavamo nella scarpa insieme a

un pezzo di carbone tolto dalla stufa di

casa, ci rendevano felici

I ricordi scorrono nel tempo e mi ri-

ontagna

Nostra

portano alle feste di Natale preparate a

scuola con tutti gli alunni. La "recita" degli

alunni alla sera di Natale era un dono

dei bambini a tutto il paese.

C'eravamo tutti a scuola quella sera per

godere insieme l'atmosfera del Natale.

Un'atmosfera di pace con se stessi e

con tutto il paese, un'atmosfera in cui la

statuetta di Gesù Bambino nel presepio,

costruito sopra un banco con il muschio

fresco e i personaggi di cartone, ci stava

bene perchè lì, in quell'aula, si respirava

il calore dell'amicizia.

Poi rapidi cambiamenti culturali hanno

modificato il tenore di vita, eppure io

penso che la "magia" del Natale risvegli

ancora in tutti il desiderio di essere amati,

di ritrovare atmosfere familiari che

danno sicurezza, amici coi quali condividere

le gioie e i dolori per non sentirsi

soli nel giorno di Natale. Una felicità

che non si può comprare, che s'irradia

dalla luce della capanna dove Gesù è

nato per assicurarci che ci capisce nelle

nostre debolezze e ci è vicino per farci

gustare la gioia di donare e ricevere

amore, per sedersi idealmente con noi

alla tavola di Natale e così confortare la

tristezza di tanti posti lasciati vuoti dalla

perdita di persone care. Con questa certezza

porgo a tutti i miei auguri di Natale:

ai miei paesani di Grondone, ai miei

alunni, quelli che incontro più abitualmente

quando torno "a casa", quelli più

lontani per distanza, ma sempre presenti

nel cuore, ai sacerdoti che si spendono

su questa terra per renderla ancora terra

di speranza natalizia, a tutti i montanari,

ai tanti amici. BUON NATALE

Dina

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52

ontagna

Nostra

R i c o r d i a m o l i

Bersani Rina

Ogni luogo conserva il

"segno" delle persone che

sono passate lasciando il

ricordo di un saluto, di

una conversazione, di

una preghiera.

La signora BERSANI

RINA, di Roveleto di Cadeo,

volata in cielo il 18

maggio u.s. all'età di 98

anni è passata a Grondone

in periodi di villeggiatura

insieme al figlio

Romano, alla nuora Gianna, alla nipote

Monica.

Malchiodi Giovanni

Quando si sciolgono le nevi, quando

spuntano le viole fra le erbe secche

dell'autunno, i paesi di montagna

si preparano all'incontro con quei

montanari che risiedono lontano e

con i villeggianti.

Un elenco di persone pensate spesso,

un pensiero che regala la gioia

dell'attesa, la promessa di riallacciare

dialoghi con tante

esperienze da raccon

tare. Purtroppo spesso

l'elenco s'accorcia nella

conta di quelli che

non torneranno più.

La prossima estate a

Grondone mancherà

Giovanni- Gianei-

l'amico caro che si fermava

a parlare, che

era contento di sentirsi

protagonista nella sto-

Periodi brevi che hanno

lasciato il ricordo di una

persona dolce, devota,

sempre presente alle funzioni

religiose e di una famiglia

che ha considerato

l'anziano come una presenza

preziosa da curare,

da amare, anche quando

i segni dell'età avanzata

hanno impedito a tutti i

familiari la villeggiatura

a Grondone. L'amore

vince sempre sul sacrificio e lascia nel

cuore la dolceza del conforto donato.

Dina

ria di Grondone. Qui aveva ristrutturato

la casetta dei nonni Dorina e

Poldo e tornava spesso con la moglie

Cesarina e il figlio Bruno.

Nativo di Casale di Brugneto, conosceva

i disagi della montagna che

amava e portava nel cuore anche se,

come tanti montanari, aveva dovuto

lasciarla trasferendosi a San Nicolò

per assicurare ai figli

un futuro un po' meno

faticoso del suo. Era un

amico che resterà nella

storia di Grondone, della

montagna e nei nostri

cuori. Siamo sicuri che

dal cielo, nell'incontro

celeste con la figlia Ivana,

consolerà i suoi cari

e proteggerà i tanti amici

che lo ricordano.

Dina


ontagna

Nostra

Immagini

della

nostra

estate

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54

ontagna

Nostra

Buon Natale 2010

solaro

In questi duemila anni dalla nascita di Gesù il mondo è cambiato, qualcuno dice in

peggio, qualcuno dice in meglio

Anche noi siamo cambiati, forse in meglio, forse in peggio. Ma il Natale che ci riporta

sempre nel calore delle nostre famiglie, ci dona la certezza che non siamo soli.

C’è l’amore di Gesù che ci ripete: “Io sono con voi tutti i giorni”, ma c’è anche l’amore

delle persone che ci vogliono bene, c’è il nostro amore ed impegno quotidiano per

essere persone di buona volontà. “Il Natale del Signore torni ancora fra noi per ridarci

la vita, la gioia e l’amore”. Coraggio ed auguri a tutti!

Solaro, paese nostro

Eccoci in autunno con i suoi colori

magici dopo una meravigliosa estate.

L’estate a Solaro è sicuramente la stagione

più viva e allegra: tutte le case si

aprono e la gente sorride per le strade.

La quiete viene interrotta per lasciar largo

alle vare feste e al buon umore generale.

Gli eventi a Solaro non mancano proprio:

le serate danzanti, le mangiate in

compagnia, la Festa Albareto, il Torneo

di pallavolo, la Festa di Solaro e la Festa

di Maria Bambina (8 settembre)

In estate tutti respiriamo la voglia di stare

insieme, di non andare mai a casa la

notte, di voler festeggiare e divertirsi in

compagnia. Da anni la gente di Solaro

si ritrova in chiesa, al bar per un rosso

o un gelato, al campetto per due tiri a

pallavolo o alla fontana.

Festa al Fontanone, 15 agosto: Fiorenzo, Eli, Matteo, Fede, Sara, Roby, Claudia, Valeria,

Paola e Nicola).


Quante volte abbiamo sentito le solite

storie, quante volte abbiamo riso

per le solite battute, il gruppo di Solaro

è davvero speciale e al richiamo

dell’estate non manca mai nessuno.

Fin da bambini venivamo tutti qui

a giocare insieme e ora che siamo

cresciuti trovarci a Solaro è come allora,

l’unica cosa che è cambiata è

che prima erano i nonni a curar noi

e ora le parti si sono invertite. Nonnini

e nonnine un bacione da tutti

i nipoti. L’estate è finita ed arrivato

l’autunno e così le stufe sono tornate

a fumare e lì vicino si attende il

Natale. Paola

Ed eccoci al Torneo di Pallavolo di

Solaro, nato più di 10 anni fa oramai

è d’inventato un appuntamento

imperdibile per tanti giovani di

tutti i paesi.

Il pubblico non manca mai e nella

sportività che deve caratterizzare

ogni sport si è aperta e si è chiusa

anche l’edizione 2010. Le partite si

svolgono fra sabato e domenica in

concomitanza della festa del paese,

di seguito proponiamo le foto delle

tre finaliste: 1° classif. BAR BOE:

Alan, Gabriele, Luca, Claudia, Filippo

premiati da Leonardo e Ianira);

2° classificati INSIEME PER

CASO: Andrea, Daniele, Mattia,

Elisa, Nicola; 3° classificati STEL-

LA APPENNINA: Matteo, Paola, Andrea,

Alessandro, Simone.

ontagna

Nostra

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56

ontagna

Nostra

Un pezzo di Solaro

compie 18 anni:

Mattia, Alice e Chia-

ra. Con loro Sabri-

na, “l’autista”.

Felice incontro per i fratelli Giacomo, Giuseppe e Marco Bongiorni. Il nostro obiettivo

fotografico non è riuscito a catturare Marino. Lo aspettiamo per una prossima

occasione insieme alle sorelle.


ontagna

Nostra

La dottoressa Antonella Manfredi nobilita la terra di Solaro

Il paese è piccolo, ma

in diversi, che operano

nel mondo nelle più

disparate attività, nobilitano

e fanno grande

questo lembo di montagna.

Parliamo dei Manfredi:

Renzo, chirurgo

otorinolaringoiatra

a Parigi, Giulio, orafo

creatore noto in tutto il

mondo per le sue capacità

creative, Ernesto,

architetto, scomparso da

pochi mesi, Emanuele, storico, direttore

per tanti anni della Biblioteca piacentina,

e altri.

Oggi vogliamo portare all’attenzione dei

nostri lettori, Antonella, nata a Ferriere,

ma con radici di Solaro, che da poche

settimane è il nuovo direttore dell'unità

operativa per le farmaco tossicodipendenze

del Sert di Prato. La dottoressa

Manfredi è stata nominata a capo della

sezione, dove è in servizio già dal 1990.

Laureata con i massimi voti in medicina

e chirurgia all'Università di Firenze, ha

conseguito il master di II livello in "Dipendenze

patologiche, diagnosi, trattamento

e prevenzione" presso l'Università

degli studi di Pisa, per poi lavorare come

assistente psichiatrica all'Asl di Firenze.

Molte le sue pubblicazioni su riviste

scientifiche, incentrate sulle tossicodipendenze,

la depressione e i trattamenti

terapeutici, anche a seguito di un corso

specializzato presso il Centro studi di terapia

familiare e relazionale di Roma.

Una vita, quella di Antonella, dedicata

allo studio della Medicina, una vita di

quotidiano impegno nel sociale al servi-

zio di tutti, e in particolare

dei giovani tossicodipendenti

e carcerati.

A comunicarci l’importante

tappa di vita professionale

di Antonella è

la cugina Sara Boeri che

ne ricorda le caratteristiche

di serietà, dedizione,

costanza, severità, generosità,

caparbietà e soprattutto

onestà dell’affermata

medico.

Per noi figli di questa

montagna, continua Sara, che viviamo

disseminati in diverse parti d’Italia e del

mondo, ma che nel cuore e nel modo

di agire portiamo le nostre montagne, è

bello sapere e far sapere che la figlia di

un ciabattino, nata a Ferriere il 16 giugno

1957 da Bartolomeo di Solaro e

Anna Bellucci ed emigrata a Prato all’età

di tre anni, oggi è una donna importante

e allo stesso tempo così “normale”. Tutta

Solaro – paese di papà Bartolomeo

(e tutta l’alta Valnure aggiungiamo noi),

continua Sara è orgogliosa di ciò e augura

alla neo primario una carriera piena di

soddisfazioni con la certezza di trovare

sempre in lei la ragazza “semplice e sorridente”

come è sempre stata.

Proprio per la sua lunga esperienza sul

territorio pratese, la dottoressa Manfredi

traccia un quadro preoccupante per

l'aumento delle dipendenze da droghe

illegali, alcol, fumo, gioco d'azzardo,

e ancora per comportamenti alimentari

scorretti. Gli utenti seguiti dal Sert

dell'Asl 4 della città toscana hanno sfiorato

nel 2009 le 16.000 unità, quasi il

doppio rispetto al 2005. "Mentre dappri-

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ontagna

Nostra

ma il servizio si concentrava per l’87%

sull'assistenza a soggetti eroinomani -afferma

la neo-direttrice, dott.ssa Manfredi

– dal 2005 si è registrato un aumento del

30% di soggetti cocainomani". Preoccupa

soprattutto la realtà giovanile, dove

dilaga l'abuso di sostanze alcoliche o

stupefacenti per raggiungere lo sballo e

spaccare tutto".

Altra sfida importante per la nuova direttrice

sarà poi il lavoro presso il carcere

pratese della Dogaia, soprattutto per i

pesanti tagli alle risorse e al personale.

Di recente infatti il Ministero di Giustizia

ha trasferito le funzioni di cura e assistenza

dei detenuti alle strutture sanitarie

regionali. Già dal 1999 il SERT era presente

nella casa circondariale di Maliseti,

soprattutto per seguire i casi di tossicodipendenze.

"II carcere vive purtroppo

un momento di emergenza - continua

la dottoressa Manfredi - a causa del sovraffollamento

delle celle, che rende più

difficile il lavoro degli operatori per il recupero

dei pazienti".

Come evidenziato dai dati sopra esposti,

il lavoro della dottoressa Manfredi,

nelle sue nuove funzioni, si presenta

impegnativo e difficile: l’augurio che la

La “vecchia casa” dei nonni di Antonella,

oggi in fase di ristrutturazione.

serietà e preparazione professionale che

hanno contraddistinto la sua carriera e la

sua “missione” sinora è la certezza che

la stessa sappia vincere anche la nuova

sfida che ha davanti. Paolo


ciregna - Metteglia

Auguri di buon Natale

a tutti! Avete mai

fatto caso che nella loro

semplicità i nostri paesi,

poveri e spopolati, sono

forse tra i più vicini al

Vangelo? Gesù infatti nasce

in una stalla, secondo

la tradizione tra un asino

ed un bue, e invece che

in una culla viene deposto

in una mangiatoia: un

quadro commovente e

perfino drammatico per

umiltà e povertà, ma che

ci porta anche a domandarci

dove siano oggi

animali, stalle e mangiatoie…

A tutti saranno

sicuramente venute in

mente le vecchie case del

paese, con i loro ricoveri

per gli animali: tutti li

abbiamo, o li abbiamo

avuti, e così anche le

mangiatoie: sono davvero

luoghi e cose speciali,

perché sono stati le prima

abitazione di Gesù!

E se pensiamo che Gesù

non è nato in una città ma fuori, dove

abitano i pastori, allora l’immagine del

Natale diventa davvero consolante e

suggestiva: le grandi istituzioni, a volte

perfino la chiesa stessa, possono dimenticarsi

o non far caso alle nostre piccole

realtà, ai nostri piccoli paesi, ma Dio no!

Dio sceglie proprio situazioni simili alle

nostre e gente un po’ come noi, e questo

ci conforta e ci fa riflettere su dove ancor

ontagna

Nostra

oggi si posi la presenza divina. Accanto

a ciascuno, certamente, ma soprattutto al

fianco dei più umili, di chi è fuori dalla

città, di chi è solo nella notte, di chi sa

di essere piccolo, e sente di non contare

più nulla.

Auguri di buon Natale, e magari soffermatevi

in una piccola preghiera quando

passerete davanti alla porta della vostra

vecchia stalla!

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ontagna

Nostra

San Michele a Ciregna

Una bella giornata di

sole ha permesso di festeggiare

anche con una

piccola processione la

sagra del paese di Ciregna,

che cade alla fine

di settembre, nel giorno

di San Michele.

La castagnata a

Castelvetto

Nonostante la

pioggia, anche

quest’anno a Castelvetto

si è rinnovata un’antica

tradizione che prevede un piccolo momento

di festa nella sera di Ognissanti.

Un cotechino, un pugno di castagne e

un bottiglione di vino; qualche canto,

una nota di armonica a bocca e di nacchere

e tamburelli casalinghi, ed ecco

pronta una serata speciale e suggestiva,

che costituisce anche l’occasione di salutarsi

prima della lunga pausa invernale.

Grazie a Gino e Lena, che sempre ci

ospitano nella loro tavernetta!

I giorni dei Santi e dei morti

Siamo tornati in molti al paese, forse

quasi tutti, in occasione della ricorrenza

di Ognissanti, per una visita al

camposanto e per un ultimo passaggio

in casa prima dell’inverno. Il tempo è

stato davvero inclemente, e così abbiamo

dovuto celebrare in chiesa e non nei

cimiteri, e ci siamo accorti di essere davvero

in tanti, perché quasi non ci stavamo!


Qualche immagine della scorsa estate della sagra

di san Rocco a Metteglia: - il geometra Vittorio

Pasquali di Bobbio, che è venuto in sella

alla sua fiammante Gilera 250; - macchè Geppetto!

È il nostro Primo, con l’abbozzo di una delle

sue sculture! Il maltempo ha impedito il ballo

e la musica, ma non ci siamo dati per vinti: ecco

un’orchestrina improvvisata (gli eredi degli inarrivabili

‘Candeggina Folk’?) durante l’esibizione

nel famoso locale ‘Il garage di Giovanni’!

ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra

centenaro

Anno che passa... Gioventù che passa....

Anno che arriva.... Vecchiaia che arriva....

e la Sapienza di Dio ci dice:

Ricordati del tuo Creatore finchè sei giovane, prima che arrivi l’età degli acciacchi.

Verranno gli anni in cui dirai:

“Non ho più voglia di vivere”.

Allora il sole, la luna e le stelle per te saranno più luminosi

e il cielo sarà sempre nuvoloso.

Allora le tue braccia, che ti hanno protetto, temeranno;

le tue gambe, che ti hanno sostenuto, diventeranno deboli.

I tuoi denti saranno troppo pochi per masticare il cibo;

i tuoi occhi non vedranno più chiaramente.

Le tue orecchie diventeranno sorde al rumore della strada.

Poi te ne andrai alla dimora eterna,

mentre per le strade piangeranno e faranno lutto.

Il tuo corpo ritornerà alla polvere della terra dalla quale fu tratto;

il tuo spirito vitale ritornerà a Dio che te l’ha dato.

In fin dei conti, una sola cosa è importante:

“Credi in Dio e osserva i suoi comandamenti”.

E questo solo vale per ogni uomo.

Dio giudicherà tutto quello che faciamo di bene e di male,

anche le azioni fatte in segreto.

La Madonna

del Rosario ci

protegga per

le strade della

vita.


ontagna

Nostra

Centenaro: una bella e grande famiglia

Centenaro dimostra in ogni occasione di essere “famiglia”, attorno a momenti felici

e momenti tristi della sua vita paesana, la comunità partecipa con grande spirito di

famiglia. Ricordiamo di seguito due avvenimenti “belli” che segnano positivamente la

nostra storia di tutti i giorni: si sono festeggiate due coppie di sposi, uniti in matrimonio

da cinquant’anni. Cioè dopo 50 anni Luigino Bocciarelli con Bianca e Dino

Vanini con Lena Cavanna hanno voluto,

in chiesa ricordarsi la loro promessa d’amore

di tanti anni fa e attorniati dai familiari e

amici fare festa.

Alessandro

Sordi “Cetto”

con la sua Pinuccia

hanno

condiviso con

il paese la festa

dei suoi 96

anni.

Luigino Bocciarelli con Bianca

Dino Vanini con Lena.

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ontagna

Nostra

Il grazie della Parrocchia per i

suoi servizi alla Chiesa

Dino e “Lena” , attorniati dai figli, fratelli,

sorelle e nipoti si sono rinnovati lo

scambio delle “vere” esattamente come

fecero il 24 ottobre 1960, nella stessa

chiesa davanti all’allora celebrante don

Pietro Solari, oggi parroco a Zena di Carpaneto.

Ermanno Vanini, papà di Dino, era originario

di Carona (Bergamo), arrivato nel

piacentino attorno agli anni 1926-27, e

impegnato in val d’Aveto come “minatore”

per la ditta Riciaputi a realizzare la

galleria di Boschi a servizio della diga.

Ermanno conosce in questi anni Margherita

Casella di Castagnola che diventa

sua moglie. Si stabiliscono a Castagnola,

dove la famiglia è allietata dalla nascita

dei figli Firmo e Sisto. Nel 1931, seguendo

l’allora parroco don Luigi Boldini, la

famiglia si trasferisce a Centenaro, dove

Ermanno, oltre che lavorare all’apertura

della strada che sale al paese da Bosconure,

si occupa delle terre e delle proprietà

della parrocchia. La famiglia si

arricchisce di nuove vite e nascono Rosina,

Pasqualina, Dino e Anna Maria. Nel

'60 Dino sposa Lena Cavanna di Cassano

e la nuova famiglia fa la spola tra

Piacenza - dove Dino trova occupazione

nella ditta Porta, trasformatasi poi in Step

e Centenaro dove svolge, la “missione”

di campanaro subentrando al papà.

Nascono Margherita (sposata oggi a San

Polo) e Francesco (sposato a Piacenza).

Nella sua veste di “campanaro” Dino è

sempre andato oltre le competenze del

suo dovere e assieme alla moglie si fanno

carico di tutte le incombenze legate alla

vita della nostra parrocchia, parrocchia

costituita soprattutto di emigrati, molto

legati alla loro chiesa e tutti considerano

loro come il fulcro e insostituibile punto

di riferimento

per

ogni necessitàpubblica.

Per l’occasione

la

parrocchia

ha donato a

Dino e Lena

una targa di

riconoscenza.


Momenti felici nelle nostre case

ontagna

Nostra

"Felicitazioni e auguri a Lucia Boeri e Marco Lesmo sposi il giorno 15 maggio

2010 nella chiesa di Trevozzo Val Tidone."

Auguri per il

suo 93esimo

c o m p l e a n n o

ad Eleonora

Ferrari ved.

Troglio, nativa

di Centenaro

e residente a

Bobbio.

In prima mattinata

il Parroco

del Duomo,

Mons. Aldo

Maggi le ha

portato la Comunione.

La

gentilezza del suo parroco e il ricordo del Vescovo mons. Ambrosio hanno

profondamente commossa e resa felice Eleonora.

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ontagna

Nostra

Ricordi d’infanzia

Santina Montanari di Vaio, moglie di Palino, scomparso

nei mesi scorsi, su nostra sollecitazione, ci ricorda

alcune usanze vissute quando era “giovanissima”.

“C’era la guerra e tanta miseria. Ricordo che c’erano

persone anziane e sole che vivevano di carità.

Giravano di villa in villa con un sacco sulle spalle a

chiedere l’elemosina: erano i “povromi”.

Si fermavano davanti alla porta delle varie case e

senza entrare recitavano preghiere a voce alta.

Qualcuno usciva e dava loro una paletta di farina,

una fetta di pane, qualche uovo. A volte si chiedeva

di pregare per situazioni particolari. In questo caso,

prima di congedarsi recitava un “Pater – Ave – Gloria”.

Un altro ricordo di Santina relativo a quegli anni di

fanciullezza: “Finita la guerra, in tanti hanno cominciato ad aggiustare o costruire

la casa, la stalla o la cascina. Per il trasporto dei sassi e della sabbia si usava la lesa

trainata dai buoi. Mentre per i sassi, specifica Santina, c’era qualche cava, per la

sabbia occorreva andare fino al Groppo Nero. Tutte la famiglie della frazione davano

un aiuto e gratuitamente mettevano a disposizione un viaggio di sabbia o di sassi per

dare un aiuto a chi costruiva”.

In foto il nostro Guido

Preli con la moglie Anita

e il figlioletto Sebastiano.

La famiglia si è stabilita

a Centenaro e a loro è

affidato il “rilancio” della

Ci uniamo agli organizzatori della giornata di festa centenarese durante la quale

è stato premiato Gianni Carini, generoso fotografo e nostro prezioso collaboratore.


Ricordiamoli

ontagna

Nostra

Rezzoagli Giuseppe

n. 15.04.1929 - m. 11.09.2010

Caro nonno, con il tuo esempio sei stato la nostra

guida, ci hai insegnato ad amare queste

montagne e il tuo amore ci aiuterà a proseguire

nel nostro cammino.

Un caro pensiero anche al nonno Mario che ci

ha lasciato pochi giorni dopo.

I Vostri nipoti Piero e Angese

Bruzzi Andreina in Bruzzi

n. 26.06.1942 - m. 01.10.2010

Cara mamma, da quando sei mancata hai

lasciato un vuoto incolmabile intorno a noi.

Manchi teribilmente alla tua famiglia: hai

dedicato la tua vita agli altri, sei stata una

mamma premurosa, accogliente ed amorevole.

Sei stata una donna forte e coraggiosa,

schietta e sincera, con il rischio di non piacere

al tuo prossimo. Sacrifici e rinunce non

ti pesavano se erano per la nostra felicità. I

miei figli erano anche i tuoi: li hai accuditi

con premurosità e dedizione.Come avrei voluto

renderti tutto ciò: accompagnarti nella

vecchiaia, alleviare i tuoi dolori e le tue preoccupazioni, coprirti se avevi

freddo. Ma ancora una volta, mamma, te ne sei andata senza remore, senza

disturbarci. Da quando sei mancata, so che una nuova stella brilla per noi e

veglia su di noi.

Mamma, ti voglio bene. Elena

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ontagna

Nostra

La parrocchia di

Rocca con la sua

Chiesa e l’albergo di

Giuseppe Fumi domina

sulla Valnure ed

ora rivestita dei colori

autunnali presenta un

panorama meraviglioso

che permette perfino

di contemplare la

neve sulle Alpi.

Le case sono rimaste

chiuse, perchè gli abitanti

del luogo dopo

le vacanze estive hanno fatto ritorno in

Francia dove sono emigrati negli anni

del dopoguerra, ma la loro terra è rimasta

nel loro cuore ed ogni anno vi ritornano

ed hanno la gioia di fare feste

insieme, già che in Francia sono lontani

gli uni dagli altri.

Anche la chiesa è rimasta chiusa, ma la

fede viva dei pochi presenti non è spenta.

Alla sera il rosario in famiglia, come

il telefonino raggiunge persone lontane.

rocca

Natale

Lontani o vicini sentiamoci uniti da quel Creatore che si è fatto Bimbo come noi per

farci come lui ricchi del suo amore, coraggio, fiducia per un mondo più fraterno,

giusto e umano.

Buon Natale!

La messa domenicale a Ferriere è di casa.

La brava Antonia dai Toni, custode fedele,

ogni tanto sale alla chiesa per vedere

se tutto è in ordine, perchè la tiene pulita

come casa sua.

Beatrice di Pronzali viene con gioia a

Ferriere per fare catechismo al venerdì

pomeriggio ai ragazzi delle medie.

La famiglia Fumi, sabato e domenica,

sono nell’albergo, pronti ad ospitare

clienti.

Giorno dei Santi

Al cimitero sono arrivati tutti per rendere omaggio ai propri cari e anche sulle tombe

dove i familiari sono all’estero non è mancato un fiore ed un cero segno di amore

verso compaesani che hanno lasciato esempi di lavoro, fedeltà alla famiglia, fede nel

Signore, attaccamento alla Chiesa e mentre il loro corpo riposa in questa terra non ci

mancherà il loro aiuto dall’altra vita.


ontagna

Nostra

11 febbraio: festa dell’apparizione della Beata vergine a Lourdes

Verrà celebrata una S. Messa alle ore 15 domenica 13 febbraio per dare la possibilità

a quanti si trovano lontani e che ogni anno desiderano farvi ritorno per chiedere alla

Madonna aiuto e protezione.

La frana dei Cerri

Quest’anno, nell’inverno,

vi è un ulteriore

motivo di preoccupazione

per gli abitanti di Cerri e di

Rocca Chiesa: la frana

Come ben ricordate lo

scorso Aprile una grossa

frana ha cancellato la strada

all’altezza dei Cerri ed

una gran massa di terra,

sassi ed alberi si è riversata

a valle sulla strada che

porta a Rocca Chiesa impedendo

ogni accesso a

queste frazioni.

Gli interventi fatti nei mesi

successivi hanno consentito un minimo

di viabilità, ma ancora tanta acqua trapana

dal terreno ed abbondanti flussi

scorrono lungo la scarpata soprattutto

dopo i periodi di pioggia. Tutto ciò fa

temere il peggio da un momento all’altro

e, con il pensiero, si va ai mesi passati

quando era impossibile raggiungere i

Cerri, Rocca chiesa ed il cimitero e tutta

questa zona sembrava “abbandonata da

Dio e dagli uomini”.

Speriamo che non ci si fermi ai primi interventi

indispensabili, ma che le pubbliche

amministrazioni sostengano i lavori

per un effettivo risanamento di questa

area; non basta dire “ che bei posti!, che

natura!, che paesaggio!, bravi che tornate

e tenete aperte le case!, bravi che avete

una attività che consente a molti di venire

a contatto con questa bella natura!”

Arrivederci a Rocca, alla prossima primavera,

.........speriamo!

Gli abitanti dei Cerri e di Rocca

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ontagna

Nostra

Buon Natale e Buon Anno!

Cari amici, il tempo scorre veloce: ieri

eravamo ancora in estate ed oggi eccoci

già nei giorni che precedono il Natale.

Per i bambini è una festa, un’occasione

unica nell’anno, ma anche per gli

adulti e per gli anziani questi sono momenti

molto belli e suggestivi, tanto che

dobbiamo dire: per fortuna che almeno

una volta nell’anno viene il Natale, con il

suo mistero e il suo messaggio validi per

tutti gli uomini. Per i buoni e per i cattivi,

per chi viene in chiesa e per chi sta fuori.

Perché Natale significa soprattutto vicinanza

di Dio: Dio è accanto a tutti. Il

Vangelo ci assicura che Gesù non è venuto

al mondo in un tempio, o in una

brUgneto-cUrletti

castelcanaFUrone

reggia. Egli piuttosto è nato in una stalla,

e poi i Magi lo hanno incontrato in una

semplice casa: forse per suggerire dove

si trovi ancor oggi la sua presenza, accanto

a tutti i poveri, nelle ‘stalle’ e nelle

‘case’, cioè là dove l’umanità più umile

lavora ed abita. Di fatto la sua luce ha

illuminato prima di tutto alcuni semplici

pastori, e non il re o i dottori della legge.

Ecco perché possiamo augurarci buon

Natale: perché nessuno è così piccolo

da non poter contare su questa presenza

consolante nella propria casa e nella

propria vita. Allora auguri di scoprire

ogni giorno la Sua presenza luminosa al

nostro fianco: buon Natale!


La chiesa di Brugneto

Al momento di scrivere queste righe,

stiamo ancora raccogliendo i fondi per

il lavoro di messa in sicurezza temporanea

della chiesa. Dobbiamo accantonare

22.000 €, cifra preventivata per metter

in opera le protezioni necessarie, e forse

al momento stiamo un po’ faticando

per raggiungere questa somma. Speriamo

che il Natale ispiri buoni pensieri a

tutti… anche perché altrimenti saremo

costretti a breve o a chiedere prestiti

alle altre parrocchie, oppure ad andare a

Un’immagine sorprendente della chiesa di Brugneto

Da amici di Metteglia mi perviene questa

fotografia che riproduce l’interno della

chiesa di Brugneto come doveva essere

forse alla fine degli anni trenta. Si tratta

di un’immagine impressionante: osservate

l’affresco di San Pancrazio, sull’arco

sopra all’altare: non è l’attuale! È molto

differente, decisamente più bello e solenne.

Negli anni scorsi abbiamo pubblicato

l’articolo di Libertà del 1913 che

parlava dell’opera, del committente, il

parroco mons. Luigi Tosi, e dell’autore,

il prof. Vittorio Pittaco, veneto di origine

e fiorentino di formazione, i cui affreschi

sono tra l’altro anche a Bobbio,

nella chiesa della Madonna dell’Aiuto (di

fronte all’ospedale), e in quella di Metteglia.

Questa fotografia in realtà pone

molti interrogativi: come mai l’affresco

è stato sostituito, o forse coperto, dopo

appena venti o trent’anni, con un altro

di qualità ben minore? E chi è l’autore

dell’attuale dipinto?

ontagna

Nostra

Messa presso di loro!

Per il resto la nostra chiesa rimane un

bel rebus. La cifra per la sua sistemazione

definitiva è oggettivamente molto alta

(€ 400.000, che probabilmente diverrano

almeno 450.000, di cui al momento ne

è stata promessa la metà - che non è

poco -, pur rimanendo enorme la cifra

che pesa comunque sulle spalle della

parrocchia…) e d’altronde gli impegni

di contributo da parte delle famiglie al

momento sono ancora quasi inesistenti.

Perché si è certamente dovuto trattare di

una questione molto seria: un affresco

non è una cosetta da poco, e cambiarlo

non è costato certamente due lire. Per

ora l’unico punto di riferimento trovato

è il ricordo di alcuni che il rifacimento

potrebbe risalire agli inizi degli anni

quaranta. Osservando la foto si notano

alcune macchie, o cadute di intonaco,

sul lato sinistro, ma nulla che faccia

pensare a un crollo o a una rovina irreparabile.

Magari qualcuno ricorderà

qualche commento, o qualche frase dei

vecchi in proposito… Pensando al ripristino

della chiesa, sarebbe importante

sapere qualcosa in più di eventuali gravi

danni subiti dalla chiesa, e oggi non

più ricordati.

L’immagine permette di notare anche

altri particolari, a loro volta del tutto

scomparsi: per esempio l’affrescatura

sul fondo dell’altare. L’articolo di Libertà

del 1913 parla in proposito di una

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ontagna

Nostra


ontagna

Nostra

‘bella immagine di Maria

Santissima’, dalle ‘pure linee

trecentesche della Vergine

Annunziata’, che si nota appena

nel riquadro centrale,

mentre è ben visibile la figura

dell’angelo sul lato destro.

In cima all’altare è posto un

crocifisso piuttosto differente

da quelli presenti oggi in

chiesa, e scomparse sono

anche le raffinate luminarie

che pendono ai lati, vicino

alle statue. Il pavimento

sembra essere precedente l’attuale, a sua volta già vecchio di molti decenni. Infine,

erano già molto evidenti fin da allora i segni dell’umidità sul pilastro sinistro, vicino

alla statua del Sacro Cuore, così come, nella stessa zona, già esisteva ed è molto visibile

la crepa che dal cornicione scende fino sulla volta della cappellina.

B e n v e n u -

to al piccolo

L e o n a r d o

Disingrini,

di Marco e

Sara Guerci,

nato il 18

marzo 2010

e battezzato

a Brugneto

il 10 ottobre.

Ora fa parte

anch’egli

della nostra

parr occhia!

Come mai è venuto fino a Brugneto? Perché la sua mamma è un po’ legata alla

nostra chiesa: infatti nella sua tesi di laurea in architettura ha analizzato alcune

crepe della nostra chiesa, per studiarne i possibili rimedi.

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ontagna

Nostra

Una montagna di

auguri alla carissima

Elvira Carini

Scaglia di Casella,

che ha tagliato il

traguardo dei 90

con l’allegria e la

bonomia di sempre.

La ha attorniata

non solo la

famiglia, ma anche

tutto il paese

di Casella. Buon

compleanno!

Felicitazioni a Sara Piergiorgi e Roberto Tornari, le cui radici sono a

Castelcanafurone - sposi nella chiesa del Castellaro (Travo) lo scorso 4

settembre.


Ed ecco, finalmente,

qualche immagine

della festa agostana

di San Rocco a Casella:

un’iniziativa ancora

giovane, ma che

riscuote un grande

successo!

ontagna

Nostra

Ancora qualche

immagine dei protagonisti

delle feste

estive di Brugneto!

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ontagna

Nostra

Anche quest’anno il Rally

delle Valli piacentine ha

attraversato il paese di Brugneto:

per un giorno il rombo

dei motori è stato protagonista

sulla provinciale! Forse

non troppo indovinata è stata

la scelta del giorno, cioè la vigilia

di Ognissanti, perchè ha

un po’ ostacolato le visite ai

cimiteri.

Ecco una bella istantanea

dal titolo: Le

fatiche della tavola.

Opera unica di Bruno,

Patrizio e Giancarlo.

Saluti e un brindisi da

Tornarezza!

TESSERAMENTO CIRCOLO ANSPI ‘U MERCADELLO’

Due modalità per il rinnovo della propria adesione a partire da Gennaio

2011:

1. – contattare direttamente i responsabili: Simona a Tornarezza, o

Daniele a Curletti

2. – versare la quota associativa sul C/C Postale 10142297 intestato

a ‘Parrocchia San Pancrazio in Brugneto’, specificando nella causale

‘Rinnovo ANSPI’ e nome e cognome di chi rinnova. La tessera sarà poi

ritirabile presso la Parrocchia.


ontagna

Nostra

Niente di nuovo sul fronte di

Castelcanafurone…

che, dopo la vivacità del periodo

estivo, è ritornato alla calma e al silenzio

abituale durante l’anno. C’è

così spazio per qualche altra bella

immagine dell’estate e dei suoi

scatenati protagonisti. Saluti a tutti

dal piccolo Manuel Capucciati, che

con la sua vivacità rallegra tutti gli

avventori dell’Osteria della Bianca!

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ontagna

Nostra

Cronache da Curletti…

Sul finire di Settembre

ecco la Sagra di santa

Giustina, patrona della parrocchia.

Una bella giornata

di sole ha incorniciato una

semplice ma sentita celebrazione,

terminata con

una processione nella quale

è stata portata per la prima

volta l’immagine della

statua custodita in chiesa.

Finora infatti usavamo un

icona proveniente da Padova.

Nel frattempo, durante

il restauro, la statua è stata

ripresa dall’amico Giovanni

Milani, che di professione è

stato fotografo d’arte, e poi è stata elaborata

graficamente dalla figlia Isabella.

Siamo loro molto grati di questo servizio,

perché si tratta di un simulacro piuttosto

pesante e difficile da manovrare, e

saranno rari i casi in cui si potrà utilizzarlo

(ormai alla fine di settembre in par-

rocchia non ci sono più tanti uomini con

sufficiente forza per farla scendere dalla

sua ancona e poi per trasportarla…). In

questo modo almeno la sua fotografia

potrà sempre accompagnarci nelle nostre

processioni.

La scuola di Curletti continua ad esser il

centro delle attività e degli incontri del


paese. Questa volta,

essendo tempo d’autunno,

ecco una bella

castagnata, partecipata

da molti amici, seduti

a tavola a gustare i manicaretti

preparati dalle

impareggiabili cuoche,

Rosa, Mariuccia, Graziella

e Luigina, sorridenti

e contente per

la buona riuscita della

giornata!

Durante l’estate si è

provveduto alla manutenzione

di una parte

del tetto della chiesa,

sostituendo le tegole

ormai consunte dagli

anni e dalle intemperie.

Il lato è quello

sinistro guardando la

facciata, visibile nella

foto sotto.

ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra

Ricordiamoli

Nelle scorse settimane ci ha lasciato anche il nostro carissimo Giovanni Zanelli

di Ca Zuccone. Dietro i baffi e l’espressione un po’ burbera Giovanni celava un

carattere molto affabile allegro e incline all’amicizia, e un cuore davvero buono.

Era sempre rimasto su questi monti, legatissimo alla sua famiglia, in particolare

alla sua Rosina, la moglie che lo aveva anticipato in cielo, e sempre pronto a faticare

come muratore e come contadino. La figlia, il genero e le nipoti, grandi e

piccole lo hanno curato e custodito come meglio non si poteva; ora possa godere

della pace e del riposo nella serenità di Dio.

Dalla lontana Russia è ritornato un ricordo struggente e drammatico - la piastrina

militare, unico resto di un’intera esistenza - di Giovanni Zanelli di Noce. La

sua scomparsa è ormai lontana di decenni, risalendo probabilmente al gennaio

dopo la tragica ritirata invernale dell’esercito italo-tedesco. Di lui si parla anche

in altra parte di questo bollettino, qui però vogliamo ricordarlo come parrocchiano,

e vogliamo farlo con tutto l’affetto possibile, pensando anche al dolore dei suoi

genitori e dei suoi fratelli e sorelle, che lo hanno atteso invano per anni, morendo

a loro volta senza sapere nulla del loro caro.

Il concomitanza con la celebrazione del IV Novembre, Ferriere ha reso omaggio

in modo ufficiale al nostro Giovanni, uno dei suoi 181 caduti in guerra, uno

dei tanti ricordati numericamente sul Monumento all’ingresso del paese, uno dei

tanti ai quali è dedicato il Campanile del capoluogo costruito nel 1956 e che ora,

anche solo virtualmente, è tornato a riposare nella sua terra natia di Brugneto.

Giovanni Zanelli, di Paolo e Angela Carini, è nato

a Noce il 16 luglio 1916. Partito per il servizio alla

Patria aveva fatto l’ultimo ritorno nella frazione

avetina nel 1942, solo il tempo per salutare i genitori

e i fratelli Celeste, Maria, Giuditta e Mario. Da

allora, più niente, nessuna notizia, nessuna speranza

di riavere almeno la sua salma. Solo poco tempo

fa, Antonio Respighi di Abbiategrasso, in Russia alla

ricerca di italiani dispersi in guerra, ha rintracciato

la “piastrina” identificativa di Giovanni Zanelli

(*16.07.1916 - +25.01.1943) e risalito ai parenti di

Giovanni, residenti a Brugneto.Quella “piastrina”,

unico ricordo dell’alpino che ha sacrificato la sua

vita per la Patria, è arrivata a Ferriere, e inserita in

una artistica targa fatta predisporre dall’Amministrazione

comunale è stata consegnata a Lucia, una


ontagna

Nostra

delle più giovani discendenti della famiglia Zanelli. A ricordarci queste tappe

fondamentali di vita di Giovanni è la nipote Sabina Zanelli, che per difficoltà

fisiche non ha potuto intervenire alla cerimonia commemorativa nel capoluogo.

Era rappresentata dai figli Giulio e Gianni. Per la cronaca Sabina ha perso in

guerra anche un altro parente, Giuseppe Zanelli, disperso in mare.

A celebrare il rito religioso don Ezio Molinari, parroco di Brugneto, che ha sostituito

don Giuseppe Calamari, impegnato nel tour festivo di servizio alle numerose

parrocchie del territorio.

“La parola di Dio non capita mai a caso: in questa giornata in cui commemoriamo

un caduto, ha detto don Ezio, sette sono le morti nella prima lettura e sette

nel Vangelo. Quelli della prima lettura, ha proseguito, sono giovani, fatti prigionieri

come è accaduto ad altri giovani, come forse anche al nostro Giovanni

in terra di Russia. La loro fede nella risurrezione circonda, illumina e conforta

questi poverissimi resti del nostro concittadino, poverissimi resti, ha sottolineato

il celebrante, perché di lui non è rimasto nulla. Non una bara, né una cassetta

da ossario, non una data né un luogo preciso. Nessuno sa con sicurezza come

e perché sia morto: forse condannato per fucilazione, forse morto di stenti, forse

ucciso dal freddo. Solo una targhetta, la sua piastrina militare, ha continuato,

riemersa dopo decenni dagli archivi della storia. E per noi, questo pezzetto di

metallo, oggi diventa il simbolo che racchiude tutto quello che è stato Giovanni.

Siamo grati a coloro, ha concluso, che si sono prodigati perché almeno un ricordo

tornasse a casa”.

Con la presenza di una folta rappresentanza di Alpini in congedo, con il capogruppo

sezionale Luigi Malchiodi di Brugneto, con il gonfalone comunale, con

il Sindaco Antonio Agogliati, con il comandante la stazione carabinieri Giuseppe

Pisani, accompagnati

dal

“Silenzio” di Luca

De Antoni, il corteo

per deporre un

mazzo di fiori ai

piedi del campanile

e una corona

di alloro al Monumento

ai Caduti.

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ontagna

Nostra

Tramonto in Val Lardana

Val lardana

Un saluto

da Agatha

di

Stefano

Taffurelli

e Lisa

Carini

Pubblichiamo la

stupenda immagine,

colta dall’obiettivo

fotografico del

nostro collaboratore

Giuseppe Marzolini.

Il suo carattere riservato

lo porta a non

apparire mai, ma per

la sua passione generosa

e per lo spirito

di attenzione verso

i fatti del territorio

merita il nostro più

sentito grazie.

Battesimo a Cassimoreno

Auguri a Bracchi Emma, nata a Piacenza il

30 luglio 2010 e battezzata da don Luciano

nella chiesa di S. Bernardo a Cassimoreno

il 3 ottobre.

Emma è figlia di Francesco e Giulia, famiglia

con profonde radici in val Lardana a Cassimoreno e Montereggio. Ci auguriamo

tutti di continuare a vederli spesso sui nostri monti.


Elisa Cavanna ci invia una vecchia canzone della nonna.

La si taglia i suoi biondi capelli,

la si veste da militar,

e la monta in aeroplano

verso il Piave la se ne va.

Quand fu giunta là sul Piave,

l'ha incontrà un tenentino

el ghe dise pian pianino

"Fidanzata di un qualche soldà?"

"Io non sono fidanzata

e nemmeno innamorata

sono un povero coscritto

dal Governo son stà richiamà.

Dal Governo son stà richiamà

mi han tagliato i miei capelli

eran biondi, ricci e belli

mi han levato la mia beltà”.

"La si taglia i suoi biondi capelli"

Il tenente la prese per mano,

la condusse in riva al mar:

"e se lei sarà una donna

la si laverà le man".

ontagna

Nostra

"I soldati che vanno alla guerra

non si lavano mai le mani

solamente una qualche volta

con il sangue dei nostri Italian".

( Nonna A. )

Ricordiamoli

Rossi Maria

n. 17.09.1931 - m. 16.10.2010

“Nel nostro cuore conserviamo vivo e profondo il

ricordo di te”.

I familiari

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ontagna

Nostra

salsoMinore

Prima festa del pescatore in Vald’Aveto

Oltre cento pescatori sono saliti a

Salsominore per la prima festa a

loro dedicata, organizzata l'ultima domenica

di settembre, dalla Amministrazione

comunale di Ferriere e dalla Società pesca

sportiva Ferriere, recentemente costituita.

L'evento, che non ha avuto carattere

competitivo, ha portato in alta Valdaveto

molti pescatori, nonostante le cattive

condizioni meteo della giornata precedente,

precipitazioni che però hanno

avuto il merito di rimpinguare le acque

dell'Aveto. Teatro della singolare iniziativa,

che non ha avuto carattere competitivo,

è stato il tratto dalla centrale di

Ruffinati fino la galleria della provinciale

586R. Il fulcro è stato l'abitato di

Salsominore, storica località frequentata

nell'ultimo mezzo secolo dai pescatori,

non solo piacentini. I pescatori potevano

trattenere cinque esemplari di misura

consentita. L’iniziativa aveva due obbiettivi:

far felici i pescatori dando loro

l'opportunità di pescare in fiumi copiosi

di pesce (da notare che nell'Aveto per

l'occasione sono state immesse circa 400

chili di trote fario, e di portare turismo

facendo conoscere la valle a chi non è

mai venuto. Inoltre vogliamo dare il via

al ripopolamento di trote Fario nel torrente

Aveto e Nure tramite l'allevamento

che vogliamo predisporre, assieme alla

Provincia, in un laghetto nei pressi di

Salsominore, allo scopo di far ritornare

pescosi i nostri fiumi con delle trote

di qualità - fa sapere il sindaco Antonio

Agogliati. Paolo Carini


ontagna

Nostra

Un ricordo

dei giochi

organizzati in

concomitanza

della sagra di

S. Agostino

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ontagna

Nostra

torrio

Ritrovarci

I

ai Santi

l colore abbrustolito delle castagne, la

loro fragranza, il loro sapore morbido,

accompagnano le emozioni dei saluti

e degli arrivederci. Quasi tutte le case,

aperte ormai solo in particolari periodi

dell’anno, sono già pronte per affrontare

il rigore invernale; anche a loro si

dà l’arrivederci, come a creature piene di

ricordi. Ci rivedremo a Natale, a Capodanno,

o per qualche evento importante,

che speriamo gioioso.

Chi resta – ormai una decina di persone

– rimane a vegliare in un ambiente che

sta per rifarsi silenzioso, calmo ed eterno.

Nel frattempo, l'unico ritrovo per i pochi

residenti è il circolo, che è anche punto

di riferimento per chi arriva da paesi vicini,

e per chi fa una scappata, ogni tanto,

magari per una gita domenicale con

gli amici. Ne è custode il socio Roberto,

giovane appassionato del territorio e della

sua storia, che sa ascoltare i vecchi e

che ha scelto di vivere nel ”territorio” a

Rezzoaglio, senza porsi troppi problemi.

In questa suggestiva cornice si sono festeggiati

i Santi. Quelli famosi e quelli

depennati dal calendario, quelli che hanno

costruito la

loro vita nella

visione della

santità, e quelli

che sono vissuti

nella santità,

senza neanche

saperlo.

La tradizione

si è rinnovata

con il profumo delle caldarroste, che si

è propagato al riparo degli ombrelli di

Giampaolo, di Pietro e di Renzo, i quali,

sotto una pioggia battente, hanno magistralmente

guidato anche i delicati rituali

della salatura e dell’annaffiatura di vino

rosso. Le ottime castagne sono arrivate

fin dal Casentino, terra di origine della

nostra Ivana, la quale tiene tantissimo al

giusto distinguo: una cosa sono i marroni

del Casentino, altra cosa le castagne

di Torrio, anche se tutti ugualmente preziosi

e gustosi prodotti dei boschi.

La festa ha coinvolto più di settanta Torriesi

nei locali del circolo; oltre quaranta

i soci a pranzo. Una sottoscrizione a

premi a favore del circolo ha concluso la

giornata. Alla spicciolata e ancora sotto

una incessante pioggia, i convenuti sono

partiti per tornare alle loro residenze di

città.

Il giorno precedente, domenica 31 ottobre,

si era svolta la transumanza della

mandria di Pietro Monteverde: una “sfilata”

di dignitosissime misses bianche, tra

le quali ne spiccavano una zafferano e

una carbone, ha percorso i circa dodici

chilometri che separano i pascoli torriesi

del Crociglia dalle

stalle di Santo

Stefano, attraverso

Torrio e il passo

del monte di

Mezzo. Proprio

come racconta il

nostro muro.


FIORI D’ARANCIO TORRIESI

Davide Negri e Miriam - 26-6-2010 Chiesa di Favale

Laura Rezzoagli e Danilo – Santuario di Montallegro Rapallo

Elisa Rezzoagli e Piero - Chiesa di Torrio 4 settembre 2010

Simona Pozzoli e Luigi – Podenzano (Pc) luglio 2010

A

Tutti

gli

sposi

i

migliori

auguri

di

Montagna

Nostra

e

dai Soci

del

Consozio

Rurale

di

Torrio

ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra


ontagna

Nostra

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ontagna

Nostra

40 e 60 Anni portati bene

Torrio in festa per due “classi di coscritti”: Silvie Peroni, Stefania Rezzoagli e Fabrice

Masera hanno festeggiato i 40 anni e Maria Assunta, Maura, Rossella, Maria Luisa e

Franca i 60 anni. Tutti nati a Torrio. Nella fotografia di GianCarlo i festeggiati con il

parroco dopo la S. Messa celebrata al pomeriggio nella chiesa di San Pietro in Torrio.

Alla sera al

Centro Sportivo

del paese i festeggiati

hanno

offerto la cena

a buffet con la

torta a tutti i

Torriesi. Michele

con la sua

fisarmonica ha

fatto ballare gli

intervenuti fino

a tarda notte.

Le più belle..e brave della valle: Chiara, Dani, Elisa, Miki, Barbara, Chiarina, Stefania

e Daniela - le nostre volontarie per ogni manifestazione.


Battesimo a Torrio

Sabato 25 settembre 2010

Samantha Rezzoagli, a

distanza di quasi tre anni dal

fratello Mattia, con il battesimo

è entrata “alla grande” nella nostra

comunità cristiana. Il parroco

Don Ferdinando Cherubin

che quest’anno compie 25 anni

di sacerdozio, molti dei quali in

Val d’Aveto, ha celebrato il rito

pomeridiano con la partecipazione

di una folta delegazione

di Torriesi. Nella foto Samantha

con la famiglia.

Commemorare Francesco

Francesco, nato a Torrio il 5 febbraio 1938,

ha sempre vissuto nel nostro paese. Primo

dei due maschi della famiglia dei “Marcon”,

una delle famiglie più in vista di Torrio.

Una famiglia “illuminata”, una delle

prime ad aver capito l’inutilità di ricostruire

la casa in zona franosa per edificare

invece sul terreno sicuro della “Casetta”.

Francesco, scapolo, fu sempre di poche parole,

lavoratore mite, silenzioso

e instancabile. Prima

nei lavori dei campi e dei

pascoli, poi, rimasto solo con

il fratello Silvio in quel lavoro

di servizio che è il governo

della casa. Non era facile ai

rapporti sociali, forse per la

sua naturale timidezza, forse

per l’emarginazione che la

vita di paese a volte riserva

alle persone meno estroverse

etichettate con superficialità.

ontagna

Nostra

La riservatezza era quel limite che egli

stesso si era posto. Avvertì i primi dolori

della malattia alla fine di questo

inverno e la prima diagnosi non fu del

tutto negativa, ma le complicazioni e il

prolungarsi della degenza all’ospedale

di Bobbio non lasciarono intendere

niente di buono. Lottò e fu una lotta

difficile, ma raramente si lamentava

dei dolori. Alla fine si

consegnò nelle mani del

Dio della vita condividendo

la sua fragilità con chi

amava. Francesco spirò

all’ospedale di Lavagna il

22 luglio 2010 senza aver

più rivisto il suo paese: tutto

il suo mondo. Ora vi è

ritornato e riposa nel nostro

camposanto.

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ontagna

Nostra

retorto-selVa

roMpeggio-pertUso

BUON NATALE

Non c'è che dire: Dio deve proprio avere

del fegato! Se fossimo noi ad essere

Dio, chi mai scenderebbe, dal luminoso

cielo ove abita in tutta serenità, verso

un mondo come quello di oggi, tra crisi

economiche vertiginose, guerre mai finite,

nuove povertà che avanzano, stranieri

che sempre più numerosi bussano

alle nostre porte, cambiamenti climatici

che provocano calamità gigantesche?

E per cosa? Per venire in un'esistenza

fatta di fatica e di conflitti che terminerà

comunque nella morte? Certamente

meglio sarebbe starsene al sicuro nella

propria eternità, adorati da miriadi di

angeli, senza rischiare nulla.

E invece anche quest'anno ecco il Natale,

a segnalare che Dio evidentemente

non ragiona come noi.

Per noi, infatti, è un Incosciente: ma chi

glieLo fa fare?

E però è Dio: è difficile pensare che sia impazzito! Allora, forse, non sarà che siamo

noi a dover imparare qualcosa da Lui? Da quella sua piccolezza, da quella sua speranza,

da quella sua fiducia che - con tutto quello che capita in questi anni - appare

perfino fuori luogo? Cosa mai vedrà di così bello ed attraente nel nostro mondo di

oggi per mettersi in gioco in quel modo, e per esporsi tanto? E se in questo mondo

ci fosse davvero qualcosa per cui spendersi totalmente, senza riserve, pagando di

persona, arrivando perfino a dare la vita?

Evidentemente secondo Lui qui un tesoro c'è, qualcosa di estremamente grande e

prezioso, qualcosa per cui lottare fino allo stremo dando tutto se stesso, senza risparmio

e senza paura. Di che cosa si tratta? Probabilmente la risposta ci lascerà di sasso:

perchè si tratta dell'uomo. Sì, proprio dell'uomo, cioè di me e di te, di ogni uomo,

dell'onesto e del malvagio, del pacifico e del violento, dell'amico e dello straniero, del

credente e dell'ateo, del cristiano e del musulmano, della prostituta e del pubblicano.

Beato chi lo saprà apprezzare!

Buon Natale!


Perché un campanile

Ne abbiamo parlato già

da tempo, dapprima

con un po’ di distacco,

ma poi seriamente:

a Selva costruiremo il

campanile!

Qualcuno forse ha buone

ragioni nel ritenere

che sia inutile spendere

soldi per fare delle

torri, dal momento che

siamo entrati in una società

e in uno stile di

vita che mal sopporta il

suono delle campane.

A dire il vero il nostro

intento non è quello

di istallare strumenti

che potrebbero disturbare la quiete

della montagna, quanto piuttosto, naturalmente

insieme agli altri vari lavori

di restauro dell’Oratorio, di ricavare uno

spazio nuovo per liberare l’interno sella

chiesetta da tanti armadietti ingombran-

ontagna

Nostra

ti e soprattutto porre

un segno che richiami

a noi stessi e a chi ci

vede che il nostro paese

non è semplicemente

l’agglomerato di case

vecchie e nuove di residenti

o villeggianti

anonimi, ma il luogo

dove vive una comunità

di persone che desidera

avere un centro di

aggregazione sia umana

che religiosa, che

considera ancora oggi

l’ombra del campanile

quale ambiente ideale

per la crescita umana e spirituale sia dei

bambini che degli adulti, che sa cosa significa

celebrare il Natale… anzi proprio

per quel bambino sceso per noi dal cielo

in quella fredda notte di dicembre desideriamo

che la nostra vita e la nostra

storia continui a puntare

verso quel cielo da cui

Lui è sceso.

Il campanile può essere

proprio quel segno visibile

che ci aiuterà a dare

la direzione verso l’alto

al nostro cammino.

Intanto BUON NATALE

ancora a tutti!

I nostri volontari al lavoro

a Selva. Un grazie a

tutti!

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ontagna

Nostra

Credere al matrimonio…

credere ai sacramenti

Quando i nostri bambini si preparano ai primi

sacramenti, soprattutto alla Prima Confessione

e alla Prima Comunione, sanno che vanno incontro

a Colui che attraverso quei riti si fa voce

che li perdona, cibo che li alimenta, amore che

li salva. Dovrebbe essere così anche per chi,

non più bambino, vuole costruire una famiglia,

e il modo con cui Dio va incontro a loro è il

sacramento del matrimonio, che li renderà uniti

nell’amore e forti nell’affrontare le difficoltà

della vita..

Nella chiesa di Ottavello lo scorso 18 settembre

Barilari Piergiorgio e Repetti Elena hanno celebrato con gioia il sacramento

della loro unione in Dio attorniati, oltre che dai paroci don Giovanni,

don Roberto e don Ezio,

da tanti amici e parenti che

hanno fatto una vera “discesa

dai monti” per augurare

loro quanto nella preghiera

è stato rivolto al cielo, non

disdegnando poi, alla Volta

del Vescovo, di manifestare

la stessa gioia col momento

conviviale. Auguri, soprattutto

di tanta armonia!

Foto Gaudenzi - Bettola


ontagna

Nostra

Assemblea parrocchiale a Rompeggio

Nel tardo pomeriggio della festa dei santi il salone parrocchiale di Rompeggio ha visto

un'affollata assemblea parrocchiale con la presenza di tutte le frazioni in riposta alla

convocazione fatta dal parroco con la lettera che aveva questo contenuto:

Tutti i Parrocchiani sono invitati ad un’Assemblea che terremo a Rompeggio nel salone

della Parrocchia lunedì 1 novembre alle ore 17,00

L’argomento di cui parleremo è presto detto:

Tutti siamo al corrente del lascito di Ferrari Carlo alla Parrocchia; le pratiche per la

successione si sono concluse in questi giorni e ora possiamo disporre a pieno titolo dei

beni lasciati.

Posso già anticipare, in sintesi, gli interrogativi che saranno posti:

1) Siete d’accordo sul progetto di

- sistemazione di tutto il piazzale della chiesa,

- costruzione, ai margini del piazzale, del monumento dedicato (con targa in memoria

di Carlo e familiari) a tutti coloro che hanno passato tutta la vita su questi nostri

monti?

2) Siete d’accordo di destinare le casette e l’area circostante in riva al Nure ad un centro

per gli Scouts (con possibilità di piantare anche le tende) sulla falsariga di quanto

già esiste a Spettine?

3) La casa dove abitava Carlino è opportuno venderla o affittarla?

4) Nel portico adiacente quella casa possiamo ricavare la sede del gruppo-feste che è

da considerarsi la pro-loco del paese?

5) Dei terreni sparsi un po’ dovunque riusciremo a venderne qualcuno?

La casa dove abitava Carlo con annesso il fabbricato di stalla - cascina che, ristrutturato

potrebbe ospitare la sede della “Pro Rompeggio”.

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ontagna

Nostra

Il dialogo è stato schietto e costruttivo e

ha portato alle seguenti delibere:

1)All’unanimità si è approvato il primo

punto, sia per la sistemazione del piazzale e

dell’area tra la canonica e il campo sportivo

che per la costruzione del monumento.

2) Identico è stato il pronunciamento sulla

destinazione a centro pastorale delle casette,

con annessa area, in riva al Nure.

3) Per quanto riguarda la destinazione dei

due appartamenti della casa dove abitava

Carlino è stata scartata l’ipotesi della vendita,

mentre si è deliberato di affittarla, naturalmente

a persone che diano buone garanzie

di serietà con contratto regolarmente

denunciato e registrato.

4) Qualche difficoltà in più incontrerà la

realizzazione della proposta, pure approvata

da tutti, di destinare il cascinale a sede

della pro-loco in quanto si dovranno prima

verificare bene progetti e costi dei lavori di

sistemazione.

5) Infine si è affrontato l’argomento: vendita

dei terreni. Qui la discussione è stata più

lunga portando alla fine l’Assemblea ad approvare

la seguente decisione:

stralciati i terreni adiacenti alle

case, che ovviamente non saranno

alienati, tutti gli altri saranno

messi all’asta in un unico

blocco per essere venduti al

miglior offerente. Nei due locali

pubblici di Rompeggio e Pertuso

saranno lasciati in visione,

da natale alla fine di giugno, le

mappe con i dati catastali per

consentire a tutti di prenderne

visione e fare la propria offerta.

Il Consiglio economico della

Parrocchia prenderà poi la decisione

definitiva.

Le due casette sul Nure con annesso

(visibile parzialmene) lo stupendo ed

esteso campo.

In questo modo crediamo

di onorare la

memoria di Ferrari

Carlo che, almeno per

quanto ci risulta, fino

ad oggi, è stato il più

generoso benefattore

a favore della Parrocchia

di Rompeggio.

L’area di accesso alla

Chiesa, al Salone e al

campo sportivo, oggetto

di sistemazione.


A Rompeggio festeggiato San Michele,

particolarmente venerato dalla gente di Rocconi.

ontagna

Nostra

“Tuta a fruta ha sa de mè” - tutta la frutta

sa di miele - e S.Michele scende dalla sua

nicchia dietro l’altare per stare un po’ con

noi. E’ sorridente e vittorioso, ha sconfitto,

con la spada, il Male, rosso mostriciattolo

cornuto ed è pronto, con la bilancia

tintinnante, a pesare le anime prima di accompagnarle

nell’al di là. E’ bello vedere da

vicino la sua statua: è di legno massiccio,

colorata prevalentemente di azzurro e, nella

parte posteriore, porta la seguente scritta:

“Nardini e Rossi, Milano 1904 - Dono

dei parrocchiani di Rompeggio Emigrati in

America”. I partecipanti alla messa solenne,

celebrata da don Roberto e da tutti i

sacerdoti dell’Alta Val Nure, hanno avuto momenti di commozione nel vedere il loro

copatrono, portato a spalla dai giovani, lungo la strada del paese e sostare un attimo

davanti al cimitero (S.Michele protegge i sepolcri) mentre la processione lo seguiva

pregando. Era una bella mattina di sole e aleggiava intorno il profumo dell’incenso.

L’immagine di S.Michele, arcangelo armato, collega la storia di Rompeggio alla storia

dei Longobardi ed è una delle più belle di tutta la provincia. La sua protezione è

sicura, forte, secolare e resa ancora più forte da S.Terenziano, copatrono, vescovo di

Todi che era nel 500 d.c. territorio longobardo come quello piacentino. Valeria Costa

Riuniti a Pertuso

i nipoti di Maria

Giulia: Sonia, Manuel,

Claudio, Simone,

Gloria, Filippo

e Francesca.

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Pellegrino Cavanna di Pertuso, memoria storica e presente

del suo paese, ci racconta dei forni per la farinata.

Dovete sapere che forni per la cottura della farinata non esistono già pronti e le ditte

specializzate in stufe , caminetti, forni ,barbecue, sanno che è un’impresa non di poco

conto per cui lasciano ad altri il compito. Infatti per cuocere la fainà è necessario

un particolare forno sia per dimensioni , altezza della volta, profondità del piano di

cottura, alloggiamento della legna che brucia , uno spazio per la cenere e soprattutto

bisogna valutare la quantità di fumo prodotto per costruire un camino di diametro

adeguato e ……. Se non è possibile,in quanto il camino già esiste, si devono creare

le condizioni per ridurre il volume del fumo affinché il tiraggio di un piccolo camino

sia sufficiente a smaltire il prodotto dalla combustione della legna.( fumo ) e nel

contempo ridurne la velocità. Sembra facile però …… bisogna conoscere i segreti di

tale arte altrimenti si và incontro ad un insuccesso garantito.

Bene dopo tutta questa barbosa spiegazione vi posso dare un consiglio spassionato

e cioè : Se siete veramente intenzionati a costruire un forno per la farinata , rivolgetevi

a Giorgio CAVANNA che ne ha realizzato

uno PERFETTO a Pertuso nella casa

dei pertusini (0523 929117 ) che vi darà

TUTTE le informazioni del caso. Proprio

TUTTE non sarei sicuro perché l’impresa

di sapere, si avvicina molto all’impresa del

rubare , rubare nel senso di carpire segreti

che sono alla base di una qualsiasi impresa

che sono gelosamente custoditi dall’artigiano.

Buona fortuna! Pellegrino

e ancora da Pertuso:

La domanda che vorrei fare a tutti i lettori di MONTAGNA NOSTRA è la seguente : Conoscete

la corrispondente parola in italiano di:

1) GAVERDU, 2) PAIETTU, 3) VALLU, 4) BENA - 5) BULACCA, 6) BURLARO’, 7) SARASSU,

8) SABO’, 9) BEGA, 10) BERNAS, 11) DEMURA, 12) ESEI, 13) SALAME. Questa ultima è una

parola facile anzi facilissima, buona, anzi ottima specialmente se accompagnata da una fetta

di pane di casa come lo sà fare ancora la Carla PONZINI, perché il segreto glielo ha insegnato

la mamma TISEN che a sua volta l’ha appreso dalla nonna. Ritornando al SALAME ,

(mangiatene poco perché è buono) e non fate come quel bambino che disse al padre: papè

deimene ancura una fetta! (papà datemene ancora una fetta) e il padre rispose: peccheu ho

già chiuso u curtellu. (peccato ho già chiuso il coltello). Noterete che in questo dialogo tra

padre e figlio c’è tutta la filosofia di un popolo che oltre essere rispettoso (il figlio che si

rivolge al padre con il VOI). Denota la scarsità del cibo che viene giustificata dal fatto del

coltello già chiuso. I tempi sono cambiati, peccato però che è pure cambiato il rispetto che

è dovuto ai genitori. Perdonate se vi ho stancato con le mie sciocchezze. Però penso che

ogni tanto uno sguardo al passato non fa proprio male. Pellegru dei Burana


Emigrato da 35 anni negli Stati

Uniti Mario Cavanna ritorna a

riposare sui suoi monti di Pertuso

Da 35 anni era emigrato

negli Stati Uniti, ma il

forte attaccamento alla sua

terra di origine lo ha fatto

“ritornare” per il perenne

riposo nel piccolo cimitero

di Rompeggio, a due passi

dalla sua casa natale di

Pertuso.

Mario Cavanna, ultimo di

cinque fratelli (tre morti in

tenera età) nasce a Pertuso

di Ferriere il 6 maggio 1944

da Natale e Luisa Bernieri di

Casaldonato. Dopo le scuole

dell’obbligo frequentate nella

frazione, Mario collabora all’attività

agricola della famiglia coltivando i

piccoli appezzamenti di terreno ad

oltre mille metri. Svolge il servizio

militare nella brigata “Turinense” degli

Alpini, corpo che ha poi costituito

per lui un forte punto di riferimento e

un mezzo per incontrare gli amici del

tempo. Negli anni settanta conosce

Rita Benazzi, di

Retorto, emigrata

in America, in

vacanza ogni

estate nella

frazione posta

sulla sponda

sinistra del Nure,

proprio di fronte

a Pertuso. Mario

e Rita si uniscono

in matrimonio a

Ricordiamoli

Bruno e Rita a Selva nel 1975

ontagna

Nostra

Retorto il 10 agosto 1974. Rita ritorna

in America e “chiama” nel gennaio

del 1975 il marito nella nuova casa

oltreoceano, dove trova

occupazione come cuoco in

alcuni ristoranti. Incomincia

così per la nuova famiglia

una seconda vita, coronata

presto dalla nascita di

Lisa e Roberto. Rita e

Mario mantengono però

uno stretto rapporto con

la terra di origine, dove

continuano a vivere parte

dei loro affetti famigliari. In

particolare rientrano nella

loro casa a Pertuso, oltre

che per le ferie estive, in

autunno per la stagione di

caccia e ad ogni adunata degli Alpini

della zona. E proprio gli Alpini della

zona hanno voluto ringraziarlo per

la sua sensibilità di appartenenza al

corpo presenziando al suo funerale,

celebrato a Rompeggio dal parroco

don Roberto e dedocandogli la

preghiera dell’alpino letta da Renato

Scaglia.

Purtroppo dopo

l’ultima sua

“venuta” nel maggio

scorso, le sue

condizioni di salute

peggiorano e a fine

settembre Mario

viene ricoverato

nel Centro clinico

“Monte Sinai”

nella Central Park

di Manattah dove

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rimane per 9 giorni prima del decesso.

Soddisfando ad un suo desiderio, la

moglie Rita e i figli affrontano una serie

di burocratiche e meticolose pratiche e

lo accompagnano per il riposo “eterno”

nella terra a lui tanto cara. Ad attenderlo

nella piccola casa di Pertuso, dove ha

sostato per una notte, il fratello Bruno

con la moglie Mimma e tanti amici

compaesani. Ricordando la figura di

Mario, don Roberto ha messo in luce

il sacrificio e la vita “retta” dei nostri

emigrati: certamente Mario, come

tanti altri, ha detto, non cercheranno

il Signore, ma oggi sarà lui ha cercare

loro. Interpretando il suo “testamento

spirituale”, il celebrante ha invitato i

presenti ad una pratica tanto cara a

Mario, la preghiera, testimonianza di

fede che ha caratterizzato, ha concluso,

la sua vita di uomo e di cristiano.

Quagliaroli Genoveffa

Ai primi di ottobre Genoveffa Quagliaroli

ha chiuso gli occhi per l’ultima

volta nella casa di riposo di Farini

dove era stata ospite, curata

con tanto premura, negli

ultimi 5 anni.

La ricorderanno sempre

con tanto affetto soprattutto

la sorella Rosetta e i nipoti

Anna, Gianmario e Giuseppina

con le rispettive famiglie,

ma terremo anche noi

il ricordo della sua presenza

nel “paese alto” dei Rocconi

soprattutto negli anni

in cui, col marito Antonio,

Per la cronaca pubblichiamo sotto

anche la foto della figlia Lisa, ripresa a

Pertuso quest’estate con il marito Adam.

Lisa è stata tra i testimoni oculari della

tragedia dell’11 settembre 2001 delle

Torri Gemelle. Sulla rivista americana

Queens Ledger si è riconosciuta nella

foto di copertina mentre, assieme ad

una folla impaurita, fugge dal luogo

del disastro.

non faceva fatica a risalire l’erta stradina

che porta alla loro casa, da dove

potevano essere considerati le “sentinelle

del paese”.

Come detto gli ultimi anni

di riposo li ha passati a Farini

dove tutto il personale,

a cominciare dal dott.

Crenna, merita davvero un

grosso grazie da parte dei

parenti che intendono da

queste righe allargare la

loro riconoscenza a tutti

coloro che hanno condiviso

il momento di lutto.


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Gian Luigi

Ferrari,

espone a

Ferriere i

suoi magnifici

esemplari

bovini.

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