360 GRADI MAGAZINE // Marzo-Aprile 2021

360.gradi.magazine

360 GRADI Magazine is the trendy, elegant, refined, and sophisticated publishing about Second Life (the virtual world by Linden Lab).
Out every two months.

360 GRADI

Magazine

ARTISTA

CIOTTOLINA XUE

Arte

L’arte 3D di Ciottolina Xue è

conosciuta e apprezzata per la sua

forte capacità comunicativa.

LA “DOLCE

VITA”

DI ARNOO

LA COSCIENZA COME

ALLUCINAZIONE

CONTROLLATA

Psicologia

Cosa ci permette di distinguere

noi stessi dal mondo circostante?

Esploriamo il concetto di coscienza.

Fotografia

SOUL OF DREAMS

Destinazione da sogno, perfetta per

Destinazioni

i fotografi perché permette il rez

aderendo al gruppo.

360 GRADI

MARZO/APRILE 2021 - N. 4

1


SOMMARIO

16

Creare

TIP & TRICKS: COME

CREARE ABITI IN SL

abiti sembra

essere più complicato

di quello che è in realtà

a causa di tutorial poco

chiari, accelerati e che

danno alcuni passaggi

scontati. I miei primi due

tutorials.

20

Cos’è

LA COSCIENZA

COME

ALLUCINAZIONE

CONTROLLATA

la coscienza

e che funzione

svolge nella nostra

esistenza?

46

La

SOUL OF

DREAMS

magia di una

land da sogno.

Esploriamola

attraverso gli occhi

di Pino.

74

Una

LOST LAGOON

land che ci

riporta al passato, a

un modo di vivere a

misura d’uomo che

rischiamo di perdere.

Esploriamola con

Serena Domenici.

98

Artista

CIOTTOLINA

XUE

3D apprezzata

e conosciuta per

la sua capacità di

comunicare le sue

emozioni e pensieri

attraverso un

sapiente uso della

modellazione.

126

Vocalist

ASAHRA

LANNOK

e insegnante

di canto, ha fondato

una importante

accademia per

l’apprendimento

della professione di

cantante.

142 spartan

TMD EVENT

ci introduce

nel mondo della

moda maschile e

ci consiglia TMD

event per i migliori

acquisti.

154

Gli

ARNOO

PLANER

piace chiamarsi

per gioco

“paparazzo”. E’ un

fotografo esperto

in modo particolare

nella ritrattista che

colpisce l’occhio di

chi guarda.

174

CAMP

ITALIA

Camp Italia è una

land edcational,

che si propone

come intento la

formazione dei nuovi

utenti di SL. Propone

diversi contenuti

culturali.

360 GRADI MAGAZINE è la rivista che tratta di Second Life a 360°. Destinazioni, Arte, Musica, Moda, Fotografia, Arredo e Decorazione tutto in

un’unica rivista bimestrale. Puoi leggere la rivista sul web, visitando la nostra pagina YUMPU.

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Benvenuti al numero #4 di 360 GRADI MAGAZINE.

74 126 142

LOST LAGOON

ASAHRA

LANNOK

TMD EVENT

Una land che ci riporta

indietro nel tempo, a

un modo di vivere più a

misura d’uomo.

Vocalist professionista,

che ha fondato

un’importante scuola di

canto in SL.

Nel settore della moda

maschile, Spartan ci

introduce ciò che fa

tendenza.

BENVENUTI

Benvenuti al numero 4 della rivista.

In questa quarta uscita 360GRADI

introduce diversi nuovi collaboratori che

potete conoscere nelle note dell’editore

ed esplorare durante la lettura.

Sono molto lieta del loro ingresso, la

loro presenza arricchisce la rivista e ci

permette di proporre contenuti sempre

migliori e più ricchi. Ognuno porta la

sua esperienza e professionalità nel suo

specifico settore di competenza.

Buona lettura!

360 GRADI

3


TEAM

LADMILLA VAN FRANK

PINO

JARLA

RESPONSABILE

SETTORE ARTE

RESPONSABILE

SETTORE

MUSICA

SETTORE

DESTINAZIONI

SETTORE

DESTINAZIONI

RESPONSABILE

SETTORE

FOTOGRAFIA

Artista e Proprietaria della

Galleria THE EDGE.

Dj , Designer e Architect

Planning.

Blogger di arte e destinazioni

presso Art Korner Blog.

Critico d’arte, giornalista e

redattore.

Fotografa.

OEMA

EDITORE

Fondatrice di VIRTUALITY blog e

360GRADI Magazine.

4 360 GRADI


VIOLET

DEGOYA

SPARTAN

ASHLEY

RESPONSABILE

SETTORE

MARKETING

RESPONSABILE

SETTORE

PSICOLOGIA

SETTORE

MODA

MASCHILE

SETTORE

MODA

FEMMINILE

Esperta di Social Media

Marketing.

Psichiatra.

Fotografo, ex blogger ed esperto

nel settore moda.

Fashion Blogger.

360 GRADI

5


NOTE DELL’ EDITRICE

Siamo giunti alla quarta uscita di 360GRADI Magazine.

Questo numero è ricco di interessanti novità, soprattutto grazie

all’ingresso nel Team di 360GRADI di quattro nuovi collaboratori

che, sono certa, apprezzerete molto.

Questo numero è ricco

di interessanti novità,

soprattutto grazie

all’ingresso nel Team

di 360GRADI di tre

nuovi collaboratori

che, sono certa,

apprezzerete molto.

Nel settore MODA MASCHILE diamo il benvenuto a Spartan che ci

illustra il mondo del fashion maschile. Si tratta, come sappiamo, di

un settore di nicchia, poco esplorato e, proprio per questo, molto

apprezzato. Sono convinta che Spartan sia in grado di indirizzare

la moda maschile, aiutando gli uomini del mondo virtuale a

trovare il proprio stile. Spartan è anche fotografo, quindi propone

le sue immagini. Nel settore della MODA FEMMINILE sono lieta

di avere con noi Ashley Yexil, fashion blogger affermata con

una grande esperienza nel campo della moda. Le sue immagini

delicate e di impatto sono una ricchezza in più per il nostro

Magazine.

Nel settore DESTINAZIONI fanno il loro ingresso Pino e Frank.

Pino ha un passato da critico d’arte e letterario: ha colto

l’occasione per riprendere la scrittura decidendo di collaborare

con 360GRADI. La sua professionalità si coglie agilmente dal suo

stile di scrittura.

Frank è blogger di arte e destinazioni presso il blog Art Korner che

lui stesso ha creato. Apprezzo il lavoro che Frank sta svolgendo e il

contributo che sta dando al settore artistico, quindi la sua volontà

di collaborare con 360GRADI è molto apprezzata.

Quattro persone si uniscono e due ci lasciano, in particolare

Serena Domenici e Misoindite Romano. Le ringraziamo

per la loro collaborazione alla rivista e auguriamo loro una

buona prosecuzione nelle attività che a loro appassionano

maggiormente.

Infine, ho voluto introdurre la sezione “Tips and Tricks” con alcuni

tutorials suddivisi per tema.

Arrivederci al prossimo numero.

BENVENUTO

360GRADI è una rivista interattiva

disponibile su YUMPU. Prendi la tua

copia del kiosk in redazione.

6 360 GRADI


Collaborare a una rivista non

è semplice: richiede passione,

impegno e molta costanza.

- Oema

360 GRADI

7


ART PROMOTION ON FACEBOOK

8 360 GRADI


360 GRADI

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VIOLET BOA

Le mie responsabilità comprendono la pianificazione,

l’implementazione e la gestione di strategie di PR, nonché

l’organizzazione e la gestione di varie attività di PR.

Utilizzo diversi canali per ottimizzare la diffusione e il successo di

una campagna, con un’attenzione orientata al cliente e una consegna

sicura che rappresento in modo inequivocabile, e realizzo gli interessi,

i desideri, le esigenze e le aspettative dei miei clienti.

Violet Boa,

Responsabile del Settore

MARKETING

Una parte naturale del mio lavoro consiste nell’organizzare interviste

e coordinarmi, ricercare e raccogliere opportunità di partnership,

stabilire e mantenere rapporti con giornalisti, influencer e blogger,

oltre a supportare i membri del team del mio cliente nella

comunicazione e nella gestione di una campagna.

Attraverso anni di esperienza nella gestione dei social media, che

richiede sempre ottime capacità di comunicazione, presentazione e

leadership, oltre a eccellenti capacità organizzative e di gestione del

tempo, sono diventata autocritica e sono sempre interessata a nuovi

impulsi.

L’apprendimento, sia esso auto-diretto o attraverso la conoscenza di

fonti competenti, fa parte del processo quotidiano.

Le osservazioni e le riflessioni (auto-riflessioni) sulla situazione

esterna ed interna mi danno la possibilità di riconoscere i problemi e

di cambiarli in una direzione positiva.

Sono una pensatrice positiva ma anche critica e risolutrice di problemi

analitici che - con molta empatia - accetta gli interessi contrastanti,

la (in) tolleranza personale e le opinioni degli altri. Sono molto

adattabile e disponibile al compromesso per accettare alternative

positive che rendano tutti felici e portino al successo desiderato.

Nella mia top ten degli interessi ci sono l’arte, la fotografia, il design,

l’arte digitale, la musica, le arti dello spettacolo, la letteratura, la

scienza, la consapevolezza e l’atteggiamento positivo.

Mi sento molto onorata e orgogliosa della fiducia che Oema ha riposto

in me invitandomi nel mio ruolo di PR a promuovere fin dalla prima

pubblicazione 360 GRADI Magazine, una rivista raffinata, di classe, ed

elegante.

Ci aspetta un compito entusiasmante e meraviglioso, e non vedo l’ora

di compierlo!

Violet

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360 GRADI

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LUNDY ART GALLERY

LA LUNDY ART GALLERY E’ UNA CREAZIONE DI LEE1 OLSEN E OSPITA

PERIODICAMENTE NUOVI ARTISTI.

LA GALLERIA VANTA UNO SPAZIO ESPOSITIVO MOLTO AMPIO, PERMETTENDO

AL VISITATORE DI APPREZZARE NUMEROSE OPERE D’ARTE.

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ARTISTI ESPOSITORI

Deyanira Yalin, Moya

Patrick, Etamae,

Ilyra Chardin, Adwehe,

ZackHermann, Sandi

Benelli, Jessamine2108,

Steele Wilder, Adelina

Lawrence,

Magda Schmidtzau ,

Jos (mojosb5c) , JudiLynn

India, Antonio Camba, and

Mrs. Kamille Kamala

TELEPORT TO LUNDY ART GALLERY

http://maps.secondlife.com/secondlife/Brussel/12/130/2003

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CAMP ITALIA

CAMP ITALIA, EDUCAZIONE E INTRATTENIMENTO IN UN’UNICA

DESTINAZIONE.

VIENI A VISITARCI!

Camp Italia è una sim educational in lingua italiana con vocazione internazionale, dove puoi

trovare una calorosa accoglienza, eventi artistici e musicali, tante lezioni per imparare a usare

Second Life e paesaggi mozzafiato per una meravigliosa esperienza della tua SL.

Visit Camp Italia & Enjoy!

Slurl

https://maps.secondlife.com/secondlife/Camp%20Italia/127/64/23

Official Website

https://campitaliasecondlife.org

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TIPS & TRICKS

COME CREARE ABITI

Per tutti coloro che sono appassionati nella creazione di abiti mesh in SL, ho creato (per ora

solo due) tutorials che illustrano (spero) in modo semplice come creare i propri abiti usando

Marvelous Designer.

Propongo in questo spazio questi due video tratti dal mio canale Youtube.

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OUR SPONSOR: HC INCORPORATED

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DEGOYA GALTHIE

Sin dall’inizio della sua apparizione nel mondo, l’uomo ha cercato

di rappresentare e raccontare la propria esperienza con differenti

strumenti quali il disegno, la fotografia e il cinema; alla base di questa

incessante ricerca è il desiderio di descrivere il proprio mondo interiore

con livelli di fedeltà sempre maggiori. Nella nostra società postmoderna

la frontiera più evoluta di questa ricerca è rappresentata

dalla realtà virtuale: questa tecnologia ci consente di “immergerci” in

un ambiente generato dal computer, dentro cui è possibile muoversi e

interagire come nel reale.

Degoya Galthie,

Responsabile del Settore

PSICOLOGIA

La realtà virtuale sta avendo numerose applicazioni che spaziano in

diversi ambiti e rappresenta anche un’interfaccia di comunicazione

avanzata che consente alle persone di interagire in modo naturale

a distanza. Ormai è una tecnologia che ha una crescente diffusione

anche nell’industria dell’intrattenimento, dove trova applicazioni,

oltre nel settore dei videogiochi, nella cinematografia, nei parchi

tematici e nei musei. I social network, l’e-commerce, l’educazione,

lo sport sono solo alcuni dei numerosi ambiti che i mondi virtuali

promettono di rivoluzionare. In campo medico, la realtà virtuale sta

dimostrando un eccellente potenziale con applicazioni nell’ambito

delle neuroscienze e della psicoterapia.

Alla luce di tali premesse, l’obiettivo che mi sono posto in questo

settore della rivista è raccontare la “rivoluzione virtuale” attraverso

una prospettiva che vuole evidenziare l’impatto trasformativo di

questa tecnologia sul cervello e sull’esperienza umana. In particolare,

cercherò di investigare sugli effetti delle esperienze virtuali sul

proprio mondo reale e di mettere in luce le opportunità che le

tecnologie virtuali possono offrire, ma anche di porre in evidenza i

potenziali rischi che esse implicano, attraverso una ricognizione delle

ricerche più avanzate in ambito psicologico e neuroscientifico. Infine,

cercherò di spiegare come le tecnologie simulative stanno cambiando

il modo di comunicare e interagire delle persone, analizzando le

opportunità e le sfide implicate dall’emergere dei mondi virtuali.

Degoya

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LA COSCIEN

COME ALLUCINAZIONE C

SOGNO MODULATO DAI

Scritto da DEGOYA GALTHIE.

Immagini di JARLA CAPALINI.

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ZA

ONTROLLATA: UN

SENSI

Esploriamo la nozione di coscienza, tanto sfruttata

in contesti differenti. Facciamo chiarezza.

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LA COSCIENZA

COME ALLUCINAZIONE

CONTROLLATA: UN SOGNO

MODULATO DAI SENSI

In questo articolo parlerò del cervello come organo cognitivo: il termine cognitivo

vuol dire che è collegato con le funzioni della conoscenza e con la coscienza.

Quando parlo di

Neuroscienze, mi

riferisco a quel

corpo di conoscenze

che studiano il

cervello non dal

punto di vista clinico,

perché questo

è già ambito della

neurologia, della

psichiatria e della

neurochirurgia, ma se ne occupano per

capire in che modo produce le immagini

del mondo nella normale quotidianità

di ogni essere umano. Come fa quindi il

cervello a costruirsi e a rappresentarsi

un mondo, compresi noi stessi, che lo

stiamo studiando. In questo articolo

parlerò del cervello come organo cognitivo:

il termine cognitivo vuol dire che

è collegato con le funzioni della conoscenza

e con la coscienza.

Pertanto, entrerò nel campo della discussione

di questo articolo partendo

dalla neuro-filosofia perché ritengo che

sia l’approccio migliore per parlare di

coscienza. La coscienza è la consapevolezza

di esistere, della propria individualità

ed unità; attraverso la coscienza

noi distinguiamo il sé dall’altro da sé e il

mondo interno da quello esterno.

A qualcuno potrà sembrare scontato

che la coscienza serva a distinguere il sé

dall’altro da sé, eppure ci sono delle malattie

come quelle che colpiscono il lobo

prefrontale e fanno perdere al soggetto

quello che Aristotele aveva inquadrato

come il principio di identità: cioè io so

di essere io. In queste malattie si verifica

che il soggetto ha l’impressione e la

convinzione che qualcuno dall’esterno

gli imponga delle volontà che non

sono le sue e, di conseguenza, esegue

passivamente questi ordini. Di conse-

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Cos’è la

Coscienza?

guenza si sente invaso e

pervaso come se fosse un

indemoniato, perdendo

il controllo della propria

esistenza. Questo avviene

in quella sindrome

che chiamata delirio di

influenzamento che è

una patologia del lobo

frontale nel corso di una

sindrome schizofrenica.

Vedete come un fatto apparentemente

scontato

che non andrebbe spiegato

è un qualcosa che,

invece in determinati

contesti clinici, si incrina

e si inceppa; quindi il lobo

prefrontale contribuisce

a costituire quell’aspetto

della coscienza che alcuni

filosofi come Aristotele,

nei suoi Principi della Logica

mette al primo posto:

il principio di identità,

ovvero ognuno è uguale

a sé stesso.

Approfondendo meglio il

discorso della coscienza

come massima funzione

cognitiva, legata alle funzioni

corticali superiori,

quando userò il termine

funzioni corticali superiori

mi riferisco a quello

che, nel senso comune,

noi spesso utilizziamo

con l’espressione “quella

persona ha molta materia

grigia”. Con questa espressione

faccio riferimento a

una zona del cervello che

sta nella parte esterna,

un po’ come la buccia di

un’arancia, che ci consente

di fare le migliori cose

e di compiere le migliori

performance dal punto

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23


di vista cognitivo. Per chiarire alcune

tematiche neuro-filosofiche connesse

con la coscienza, prenderò in esame

una iperbole che circola nel mondo degli

addetti ai lavori di questa materia e

sostiene che la coscienza è un’allucinazione

controllata, un sogno modulato

dai sensi.

È ovvio che una

descrizione di

questo genere ci

pone subito dei

problemi. Quando

qualcuno mi chiede:

“ma questa cosa esiste?”

Io gli rispondo:

“sì l’ho vista, l’ho

vista io stesso con i

miei propri occhi”.

Questo accade perché noi siamo convinti

che tutto quello che i nostri sensi

e il nostro sistema cognitivo elabora e

raccoglie è certamente sicuro, invece

non è così. Ecco comparire, quindi, il

concetto della coscienza come allucinazione

controllata.

Per spiegare meglio questa idea faccio

riferimento al fumetto di Milo Manara,

dove lui si ispira alla sceneggiatura di

un film di Fellini che il regista non ha

non ha potuto realizzare, non avendone

avuto il tempo in quanto morì

prima. La sceneggiatura, dal nome il

Viaggio di G. Mastorna, ha questa trama:

un signore arriva con un aereo in

una strana città di un paese asiatico

non meglio identificato; atterra, fa il

checkout, chiama il taxi, va in albergo,

si fa la doccia e poi accende la televisione.

Alla televisione mostrano le immagini

dell’aereo, con cui lui è arrivato,

che esplode e si schianta a terra; il cronista

dice che sono tutti quanti morti.

Ecco una divaricazione dell’esame di

realtà che oscilla tra il polo della realtà e

il polo della fantasia, del sogno o dell’irrealtà

ma viene abitualmente compensata

e armonizzata dalla funzione della

coscienza. Ci sono però degli stati limite

in cui questa capacità di armonizzazione

si intoppa oppure degli stati di ispirazione

creativa ed artistica, dove trova spazio

una narrazione e una sceneggiatura

affascinante come questa descritta da

Fellini in questo film, che purtroppo non

abbiamo potuto vedere.

L’assunzione

che la coscienza

è una

allucinazione

controllata

ci suggerisce

che ciò che

noi vediamo, in buona parte, sono cose

che noi crediamo di vedere e siamo convinti

di aver visto; questo è tanto vero al

punto che l’uomo sin dall’antichità e il

pensiero della storia della filosofia hanno

posto questo problema come primario.

Platone si chiedeva ed era convinto

della fallacità dei sensi; credeva che le

nostre convinzioni fossero credibilmente

vere quando basate sulle idee astratte.

L’etimo latino del termine astratto

ci dice che una convinzione è vera in

quanto prescinde dai sensi che sono fallaci.

In altre parole se io dico: “il triangolo

ha tre lati”, questa frase, che appartiene

al mondo delle idee astratte, molto verosimilmente

è vera perché non ho bisogno

con i sensi di contare i tre lati. I tre

lati stanno già nel concetto di triangolo,

tutto il resto è fallace. Anche Cartesio

si muoveva con la sua impostazione del

dubbio metodico e si chiedeva: “come

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360 GRADI

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faccio ad essere sicuro che i miei sensi mi

dicano la verità?” All’uopo ha introdotto

il concetto dell’inganno di un genio

maligno: “io vedo delle cose e questo genio

maligno mi imbroglia

e mi fa credere

vere queste cose”.

Ne consegue che

il rapporto che

ho tramite i sensi

con il mondo è

sicuramente un rapporto alterato; successivamente

risolverà in altri modi il

problema della conoscenza, ma Cartesio

non è l’argomento principale di questo

articolo.

Se osserviamo

l’immagine di

un arcobaleno,

inteso come

esperienza percettiva

del colore,

questo ci

obbliga a dichiarare che la realtà non è

così come ci appare per la buona ragione

che i colori non esistono nel mondo fisico.

Per esempio, il verde di una pianta

non è una proprietà fisica della pianta,

così come il

peso e la natura

chimica basata

sulla cellulosa

o la forma delle

sue foglie; il colore

verde della

pianta non sta

nella pianta, ma

sta nella parte

posteriore del

cervello che si

chiama lobo occipitale dove ha sede la

area visiva. Negli esseri umani la visione

è il senso più sviluppato, infatti gran

parte delle aree cerebrali sono implicate

nel riconoscimento e nella codifica degli

stimoli visivi. Gli stimoli visivi sono raccolti

da aree della corteccia occipitale in

base a caratteristiche diverse. Gli stimoli

visivi provengono dalle retine dei due

occhi, dove sono situati i recettori visivi,

e sono trasmessi da ciascun nervo

ottico fino al cervello, dove si trasformano

in immagini in movimento, multicolori,

riconoscibili e rievocabili dalla

memoria. L’area visiva è organizzata in

un modo tale che ci sono cinque strati

di neuroni, uno sovrapposto all’altro e

queste lamine svolgono funzioni della

percezione visiva fra loro differenti.

Tutte le informazioni provenienti dalla

retina arrivano capovolte all’area V1,

l’immagine viene scomposta in base alle

sue caratteristiche e tali parti vengono

processate nelle relative aree della corteccia

visiva. Successivamente l’immagine

viene ricostruita nella corteccia

prefrontale, che ci permetterà di vederla

raddrizzata e a colori. vengono L’area V1

è altamente specializzata nel processamento

dell’informazione riguardante

la forma e la collocazione di oggetti statici

o in movimento nel campo visivo.

Le cellule in V2 rispondono anche a

varie caratteristiche complesse, come

l’orientamento di contorni illusori e la

disparità binoculare. La V3 è deputata

alla percezione della forma degli oggetti

in movimento. L’area V5 è essenziale

per elaborare informazioni relativa il

movimento. Quella che interessa a noi è

la quarta di queste lamine sovrapposte

che è quella che elabora i colori. In altre

parole, il fenomeno colore non sta nella

natura ma compare in questa lamina,

che abbiamo detto essere la quarta e che

chiamiamo V4; quindi è qui che nasce il

fenomeno colore ma non l’esperienza

colore che esamineremo più avanti. Ci

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360 GRADI

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endiamo conto che, nel momento in cui

noi parliamo del fatto che il i colori non

sono una realtà del mondo ma una produzione

del nostro cervello, le ricadute

nel campo artistico e soprattutto in

quello delle arti visive sono ovviamente

importanti.

Se osservate per

la prima volta

l’immagine di

sinistra, la maggior

parte di voi

non riuscirà a

capire di che

cosa si tratta,

però se, successivamente, guardate

l’immagine

a destra

quasi tutti

riuscirete a

dare a quei

pezzetti disorganizzati

un processo

univoco

di concettualizzazione. Per esempio, di

fronte alla seconda immagine direte

che si tratta di un barbudo che potrebbe

essere un rivoluzionario del Sud America.

Se riprovate a guardare l’immagine

precedente alla luce di quello che avete

esperito tramite la visione del barbudo

sudamericano, riuscirete a vedere quello

che prima non avevate visto. Questo

accade perché il cervello funziona così

dal punto di vista della percezione visiva.

La parte anteriore del

nostro encefalo, chiamata

lobo prefrontale, è

la parte del cervello che

si è evoluta, nel senso filogenetico

del termine, alla fine dell’evoluzione

del genere umano; compare nella

sua pienezza anatomica e funzionale

solo nell’homo sapiens, quindi circa 300

mila anni fa. È a questo livello che vengono

svolte tutte le funzioni corticali superiori:

la ragione, la critica e il giudizio,

le funzioni di anticipazione, la proiezione

nel futuro e l’esame di realtà. Quindi

è alla base di tutte le funzioni che sono

connesse con l’io ragionevole e, quando

si ammala il lobo frontale, entriamo nel

capitolo dove si perde la mente e dove

i sintomi sono costituiti da una perdita

dei dati fondamentali. Infatti chiamiamo

“demenze” tali condizioni.

Quando sto seduto tranquillo, magari

in un circo, e vedo con la retina del mio

occhio un cavallo, l’immagine di questo

cavallo attraverso la retina arriva, come

dicevo prima, nell’area visiva che si trova

posteriormente nel cervello; questa

area, chiamata anche area calcarina,

corregge tutte le distorsioni dell’input

visivo collegato con l’occhio. L’occhio

in pratica analizza i dati in modo molto

grezzo perché svolge una funzione

simile a quello di un’antenna; successivamente

l’input arriva nella regione

posteriore dove viene corretto. Tutte le

distorsioni, dovute al fatto che la retina

è un organo accartocciato e le immagini

arrivano capovolte, vengono migliorate

e quindi l’elaborazione dell’area visiva

fa sì che io veda un cavallo. Però se le

cose stessero solo così (io vedo il cavallo

nella nell’area occipitale) andrebbero a

sostegno della teoria della conoscenza

basata sulla tabula rasa: qualunque cosa

entri attraverso l’occhio nel mio cervello

io lo riproduco fedelmente, invece non

è così. A questo punto entra in gioco

una funzione molto più importante per

28 360 GRADI


cui l’input visivo viene proiettato sul lobo

prefrontale. Sulla scorta dei dati percettivi

e considerato che parliamo di un equino,

di un mammifero e di un animale che nitrisce,

il lobo prefrontale, che è capace di

estrarre da tutti i dati dell’esperienza sensoriale

un processo di concettualizzazione,

arriva a dire che quello è un cavallo. In

pratica il processo di pensiero simbolico

e di concetto come un valore universale

avviene solo nel lobo frontale. Il discorso

a questo punto diventa ancora più affascinante

perché il lobo frontale oltre a dare

un nome, in quanto depositario del pensiero

simbolico, è capace di simboleggiare tramite

il linguaggio e tramite le funzioni linguistiche

l’oggetto che io vedo, fa fare una

cosa ancora più straordinaria. È in grado

di immaginare cose a prescindere dai dati

dell’esperienza fattuale. Per esempio, in

questo momento posso concentrarmi sul

Colosseo, lo posso vedere il modo anche

dettagliato perché il lobo prefrontale ha

questa capacità di rappresentarsi una raffigurazione

di una certa cosa e vederla effettivamente.

Certo io so distinguere se una

cosa la vedo con la con la mia immaginazione

o se la vedo attraverso i sensi, però,

cosa ancora più straordinaria, è che questa

cosa che io vedo perché la produco con la

mia fantasia al livello pre frontale, poi viene

visualizzata nella corteccia occipitale,

cioè nello stesso posto dove era arrivata

l’immagine del cavallo.

Numerosi studi neurofisiologici ci hanno

dimostrato che se io produco una visualizzazione

per mezzo il lobo prefrontale

oppure subisco passivamente una percezione,

che attraverso la retina arriva al

lobo prefrontale, entrambi questi stimoli

arrivano alla area visiva nel lobo occipitale.

Da un punto di vista elettrofisiologico

si assiste allo stesso fenomeno, cioè l’immagine

collegata con una percezione

fattuale è identica dal punto di vista

dell’organizzazione elettrofisiologica

di queste zone del cervello ad una

prodotta dal nostro stesso cervello.

Ecco perché, riferendoci alle immagini

di prima, riusciamo a trasformare

un percetto informe, dove il nostro

cervello non riesce a ricostruire questo

afflusso di dati discordanti, in un

unico processo di concettualizzazione;

questo accade dopo che abbiamo visto

la figura del barbudo rivoluzionario

sudamericano facilmente individuata

perché qui i contorni dell’immagine

sono più netti.

Un problema

complesso riguarda

il fatto

che la realtà

produce delle

percezioni

ambigue molto

più spesso di quanto noi crediamo

che ciò avvenga. Per esempio, prendiamo

questa immagine, che è una

delle più classiche forme di percetti

ambigui, e osservatela con un attimo

di attenzione; vi accorgerete che potete

decidere di vedere la parte bianca

e allora vedrete un calice, oppure di

vedere la parte nera e allora vedrete il

profilo di due ragazze che si guardano

a distanza molto ravvicinata. La cosa

sorprendente è che io, come con una

specie di interruttore, posso decidere

di passare da un tipo di visione all’altro

tipo di visione; faccio ciò con un atto

della volontà conseguendone che la

percezione non è una lavagna dove

io quello che ci scrivo poi vedo scritto.

Questo accade per mezzo del lobo

prefrontale che di fronte a un percetto

360 GRADI

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30 360 GRADI


ambiguo ci fa vedere quello che quest’area

cerebrale decide di vedere o di non

vedere. I meccanismi motivazionali

che fanno scattare una scelta piuttosto

che un’altra e tutte queste funzioni dal

punto di vista tecnico si chiamano funzioni

esecutive, pur essendo questo un

argomento interessante non lo tratterò

nell’articolo.

Riguardo

alla cognizione

del

colore, ho

accennato

prima al

fatto che

nell’area V4 il colore prende vita e diventa

un fenomeno visivo; vi ricordo

una diatriba che però non avvenne in

termini di scambio diretto di idee perché

Newton morì poco prima che Goethe

nascesse. Però ci fu un forte contrasto

nei due punti di vista, aprendo un

dibattito che ancora oggi fa discutere.

Goethe non condivideva l’approccio

di Newton alla visione in quanto per

quest’ultimo la visione era un puro fatto

di fisica ottica: ci sono i raggi della luce

paralleli fra di loro poi c’è una lente che

li fa convergere, eccetera. A Goethe questa

cosa non piaceva e vi dirò che non

piace neanche alle neuroscienze, tant’è

che Vittorio Gallese, grande personaggio

della neurologia italiana, ci dice questo

dando pienamente ragione a Goethe:

“… il colore non può essere considerato e

studiato esclusivamente come attributo

fisico del visibile, ma è sempre anche qualità

affettiva dell’esperienza dell’immagine

…” (2017). La componente emozionale,

le esperienze passate e la memoria autobiografica

connesse con quel fenomeno

giocano un ruolo preponderante sull’aspetto

di pura fisica ottica. Perché accade

questo? Il discorso che ho fatto prima

sull’area V4 ci chiarisce il meccanismo

in quanto è qui che una radiazione luminosa

diventa colore perché quest’area

è preposta a costruire, su quel dato grezzo

della radiazione elettromagnetica,

l’esperienza del colore.

Approfondendo l’argomento le cose

diventano ancora più interessanti, il nostro

cervello è sempre più affascinante

e dimostra di saper fare delle cose che

sono incredibilmente rilevanti. L’area

V4 è connessa con varie altre regioni

del cervello, per esempio con l’ippocampo

che è il nucleo che elabora la memoria,

soprattutto nel senso di fissare i dati

stoccandoli nel magazzino della memoria.

Altro collegamento è con l’amigdala,

ulteriore importante nucleo sottocorticale

del nostro cervello, che in sé non sarebbe

un nucleo collegato con la memoria

anche se gioca un certo ruolo molto

caratteristico all’inizio della nostra vita,

ma questo lo vedremo dopo. Comunque

l’amigdala dà una potente connotazione

affettiva ed emozionale all’evento a cui

stiamo assistendo, per esempio al color

rosso. Altra connessione è quella tra

questa lamina V4 e il nucleo accumbens

che si trova nella parte inferiore del

lobo frontale ed è abbastanza rientrato

rispetto al lobo prefrontale stesso. Il nucleo

accumbens è il nucleo delle gratificazioni,

del piacere, del godimento e della

motivazione; tutto quello che ci pare

bello e interessante, che ci gusta e che

ci dà piacere trova nel nucleo accumbens

il gestore di tutte queste attività

elettrofisiologiche. Per capirci sul nucleo

accumbens vanno tutti gli stimoli della

cocaina. Sempre collegato con l’area V4

c’è il lobo limbico che è la base biologica

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dei fenomeni emozionali.

Per cui vedete

che tutto questo

insieme di

network neurali

fanno fare

alla visione e al

colore un salto

dalla pura percezione

a una

grossa e importantissima trasformazione

di questa esperienza fenomenica in un

qualcosa che coinvolge profondamente

tutta la nostra soggettività. Questa immagine

potrebbe rappresentare la sintesi

di quanto detto fino ad ora; appare ovvio

che questo ragazzo difronte a una mostra

di quadri, li vedrebbe vuoti se il cervello

non avesse questa stratificazione e se

non avesse tutta questa organizzazione

che trasforma un puro dato di fisica ottica

in un qualche cosa che sul piano della

fenomenologia dell’esperienza creativa

lo coinvolge. Senza tutta questa organizzazione

neurofisiologica vedrebbe tutte

le tele vuote o al massimo con qualche

macchia bianca e

nera. Questa altra

immagine esprime

un contenuto fortemente

sensuale

dove il colore rosso

è importante e rimanda

a un aspetto

della sensualità, senza il quale sarebbe

una banale e fotografia in bianco e nero.

Questo è grosso modo il processo di come

è organizzata la neurofisiologia della visione.

Nonostante sia mio intento descrivere

più in generale alcuni aspetti delle

Neuroestetica, in questo articolo mi sono

focalizzato sulla neurofisiologia della

visione, riferendomi soprattutto alla pittura

e alle arti visive. Tuttavia il meccanismo

generale potrebbe essere esteso a

tutti i campi dell’arte e alla Neuroestetica

della esperienza formale.

Ho accennato prima al fatto che il lobo

prefrontale giochi un ruolo importante

nella produzione di immagini mentali

e cercherò ora di approfondire l’argomento.

Ho fatto l’esempio del Colosseo

e ho precisato che le aree visive posteriori

reagiscono sostanzialmente, dal

punto di vista elettrofisiologico, allo

stesso modo sia che lo immaginiamo sia

che lo vediamo realmente. Faccio questa

premessa perché la maggior parte

delle persone comuni, ma anche molti

Neurologi sino a pochi anni fa, hanno

creduto che la funzione cognitiva fosse

collegata con la capacità del pensiero

simbolico. Abilità, quindi, a produrre

concetti di valore universale e, come

si legge in ogni manuale di filosofia, un

concetto è una trama di rapporti fissi ricavati

dall’esperienza sensibile; perciò le

operazioni che lobo prefrontale fa sono

tutte nell’ambito del pensiero verbale,

del pensiero in qualche modo dicibile.

Questo è in piccola parte vero ma non

del tutto, la nostra capacità di produrre

immagini mentali fa sì che noi possiamo

anche pensare con le immagini; cioè il

prodotto pensiero dell’io ragionevole

non si limita al linguaggio verbale e alle

parole ma noi possiamo pensare anche

tramite immagini. Un musicista, un pittore

e anche un poeta non possono prescindere

dalle immagini mentali; questo

lo ha sostenuto anche Karl Jaspers, il

padre della psicopatologia non biologica,

dando un apporto molto importante

alla conoscenza di questa fenomenica:

“è possibile pensare invece che in concetti

… in immagini, figure, note, miti, dei,

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paesaggi, colori, azioni. Tutte le immagini

primitive del mondo si costruiscono per

questa via e ad esse si rifà il linguaggio delle

parole”.

L’importanza

di quanto sostenuto

da Jaspers

ci fa capire

come noi,

in realtà, utilizziamo

molto

spesso le immagini mentali per ragionare;

questo avviene soprattutto in situazioni

emozionali particolari oppure quando ci

lasciamo andare e ci rilassiamo profondamente,

per esempio nella meditazione, in

un esercizio di yoga e quando ci abbandoniamo

ai sogni ad occhi aperti. In tutte

queste situazioni non siamo più l’essere

razionale che mette insieme le parole per

formare un pensiero, secondo i principi

della logica aristotelica. Vi sono delle

circostanze in cui le immagini formano

anch’esse dei pensieri basati sulla funzione

figurativa, ma seguendo una sintassi

diversa che non è quella che apprendiamo

con il linguaggio, per quanto sia evoluto il

pensiero simbolico.

L’importanza

delle immagini

mentali ci porta

a una considerazione

che è di

notevole importanza:

come fa

come fa il cervello umano, quindi l’uomo

a leggere, a prendere dei riccioli e dei cerchietti

e a dare loro il significato di una

parola. Per esempio, in questa immagine

a un certo punto del testo, la protagonista

dice: “la foresta di Dean!!! … io ci venivo una

volta a fare il campeggio con i miei”. Quando

si legge la parola foresta si formano

nella mente del lettore come dei disegni

di alberi e di uccelli che volano, quindi

quando noi leggiamo, grazie a questa

abilità, produciamo immagini mentali

relative a quello che stiamo leggendo.

Quando io leggo la parola foresta, non

dall’oculista che mi mette davanti un

po’ di lettere da leggere, ma nel contesto

di un romanzo, io produco delle visualizzazioni

evocate dalla parola foresta.

Ecco perché ci piace così tanto leggere

i romanzi, perché noi viviamo in modo

visuale quello che in realtà visuale non

è.

Come è possibile che

avvenga tutto questo?

Nel vedere questa

immagine tutti

diciamo questa è una

lettera “f” e una parola

scritta è fatta di

segni che diventano

cerchi, aste, puntini,

grazie (font tipografici).

A questo punto

voi vi potreste chiedere a che serve parlare

di una cosa così immediata e così

scontata sul quale non sembra esserci

niente da dire. Quello che ci appare così

scontato in realtà ha richiesto da parte

del nostro cervello un lavoro che è

durato circa 300 mila anni, da quando

l’homo sapiens ha acquisito il pensiero

simbolico, quindi il pensiero formato da

concetti di valore universale che valgono

per tutti. Da questa prima fase, da

questa conquista sono passati 295 mila

anni, almeno, per arrivare a scrivere

questo pensiero simbolico conquistato;

il lavoro evolutivo, che ha fatto il nostro

cervello per arrivare a conquistare l’uso

la scrittura e con questo entrare nella

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storia, è durato un periodo lunghissimo.

Questo non solo per l’importanza di pensare

in modo universale che accomunasse

tutti (per cui quello che per me è un cane,

è un cane anche per uno che sta dall’altra

parte del mondo) ma anche perché era

fondamentale che io potessi scrivere il

mio pensiero e quindi trasmetterlo alle future

generazioni. L’evoluzione ha fatto del

suo meglio e solo dopo un congruo periodo

di tempo ci è riuscita; i caratteri cuneiformi

che sono le prime forme di scrittura

apparse nella cultura umana sono comparsi

circa 5000 anni fa.

In questo disegno,

che mostra il cervello

umano visto

dalla sua parte inferiore

e dalla parte

posteriore, sono

evidenziate quelle aree che ci hanno messo

295.000 anni per organizzarsi sul piano

funzionale e presiedere al riconoscimento

della forma delle lettere. Solo quando si è

sviluppata questa abilità il nostro cervello

è stato capace di leggere e scrivere, cioè i

riccioli e i cerchietti che formano le parole

hanno cominciato a prendere un senso e,

con l’avvento della scrittura, l’uomo è entrato

nella storia.

Rivediamo un altro aspetto di notevole interesse

che è quello dei neuroni specchio,

argomento di cui ho scritto nei precedenti

articoli della rivista ma che merita di

essere analizzato per le innumerevoli e

importanti funzioni di queste cellule nervose.

I neuroni specchio sono un insieme

di strutture, tra cui la più studiata è quella

relativa al lobo prefrontale, che anzitutto

costituiscono la base neurobiologica

dell’empatia; l’empatia è quella funzione

psichica, ma con una forte base neurobiologica,

che ci consente di entrare nella

mente degli altri, di farci una teoria di

quello che l’altro pensa e di quello che

l’altro ha intenzione di fare. Questa

funzione ci consente, per esempio, il

gioco di squadra e di andare a caccia

in gruppo; ci permette nella frazione

di un attimo di capire, giocando a

calcetto, quale dei miei compagni di

squadra è quello più adatto, per quello

che sta facendo e che sta pensando in

quel momento, a ricevere il mio passaggio

di pallone. Senza l’empatia noi

non saremmo capaci di fare un lavoro

di squadra; non solo questo ma non saremmo

neanche capaci di innamorarci

o di stabilire un rapporto di amicizia

che presuppone la capacità di entrare

nella mente e di farci una teoria di

quello che l’altro sta pensando o sentendo.

Questa scoperta,

estremamente

importante,

oltretutto ci

spiega come

mai in molte

forme di autismo,

invece, l’individuo vive nella sua

solitudine ed è incapace di stabilire un

rapporto di relazione empatica con il

mondo. Grazie a questa scoperta, opera

di un gruppo di scienziati italiani diretti

dal prof. Giacomo Rizzolatti, e grazie

alla comprensione dei meccanismi cerebrali

alla base dell’empatia, noi siamo

passati dalla visione del cervello come

un organo prettamente neurologico

capace di farci muovere e/o sentire,

quindi da un puro organo senso-motorio

a un organo cognitivo e affettivo.

Un organo capace di produrre non solo

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conoscenza, ma anche soggettività e intersoggettività

e quindi relazioni con gli

altri.

Io posso guardare queste immagini

e descriverle come un

signore che beve del latte e, per

far questo, io devo mettermi nei

panni dell’altro per mezzo di un

meccanismo che Vittorio Gallese

ha chiamato simulazione

incarnata.

Se non ci fossero i neuroni specchio,

per esempio, quest’immagine

verrebbe

descritta come tre

donne sopra una sedia.

Questa in effetti

è la risposta che danno

i pazienti con una

malattia degenerativa

del lobo prefrontale e

delle connessioni con

le quali questa parte

anatomica è collegata;

quindi pazienti

schizofrenici, pazienti

affetti da demenza frontotemporale o malattia

di Pick e anche malati di Alzheimer

che nella fase

medio terminale

della

malattia subiscono

anche

loro un’invasione

del lobo

prefrontale.

Se chiedo a chi ha la disponibilità di un

lobo prefrontale efficiente e di neuroni

specchio anche essi funzionanti, invece,

descrivendo questo quadro lo raccontano

in questo modo: “queste sono tre ragazze

spaventate a morte perché hanno visto un

topolino o qualche cosa di simile; questo

spavento le ha portate a salire sopra una

sedia per la paura di venire in contatto

diretto con il topo. Per fortuna in casa

c’era il fratellino, lo hanno chiamato e gli

hanno detto prendi quel bastone, va a

cercare sotto quel mobile perché è lì vicino

che abbiamo visto il topo. Quindi prova

tu ad ammazzarlo perché così ci passa

la paura”. Vedete quale differenza vi

è tra una struttura cerebrale capace di

dare una narrazione di fatti ed un’altra

struttura cerebrale impoverita da una

malattia, che può esprimere solo quello

che la percezione visiva ci consente di

osservare: tre donne sopra una sedia.

Senza l’empatia l’arte potrebbe anche

esistere ma nessuno saprebbe che c’è,

tutto ciò che non è condivisibile si

colloca al di fuori del senso comune.

Appare ovvio che i neuroni specchio

entrano in modo prepotente nella fenomenologia

dell’arte, perché ci consentono

di metterci nei panni e nella

mente del poeta che ha scritto quel

testo, del pittore che ha dipinto quel

quadro. Senza questa funzione, qualcuno

potrebbe anche fare una cosa

bellissima che noi potremmo chiamare

arte, però nessuno l’apprezzerebbe; ciò

perché non ci sarebbe l’inter-soggettività

che lega in una rete le emozioni, i

convincimenti, i concetti e le idee delle

persone che partecipano alla questa

esperienza artistica comune. Questo

network ci spiega come, anche nell’arte

astratta, la bellezza venga espressa

dall’artista e condivisa dallo spettatore.

Vittorio Gallese (2014) ci ha spiegato

che le ricerche delle neuroscienze negli

ultimi decenni hanno dimostrato come

la percezione sia un processo multimo-

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dale che implica l’attivazione non solo

delle corrispondenti aree del cervello

(quindi quelle sensoriali, per esempio)

ma anche di circuiti cerebrali sensori-motori,

viscero-motori ed affettivi

Quindi è tutto il nostro cervello che viene

reclutato per svolgere queste funzioni

che dal punto di vista delle emozioni

e della cognitività rappresentano il massimo

delle performance che il nostro

cervello è in grado di dare, e non è poco.

Osserviamo ora

la decima tavola

del test di Rorschach

e anche

qui scopriamo

come nulla è

come ci appare,

perché noi

crediamo di vederla in un certo modo

e invece gli studi di neurofisiologia ci

mostrano altre cose. Rorschach è stato

uno psichiatra vissuto nei primi anni

del secolo scorso, anche pittore. Il fatto

è, se non fosse così il test di Rorschach

che non funzionerebbe in modo così

meraviglioso dal punto di vista della

psicodiagnosi, che noi vediamo il colore

nell’area V4 prima di vedere il movimento

(V5) e il movimento lo vediamo

prima di vedere la forma (V3-V4). In

altre parole colore, forma e movimento

arrivano al cervello in tempi e in aree

diverse; noi siamo convinti della simultaneità

della percezione, ma in realtà

così non è.

Questo fatto ci spiega perché di fronte

alla tavola 10 del Rorschach qualcuno,

lavorando con il pensiero aristotelico

razionale, dirà: “sono due topi che stanno

tutti e due attaccati a un asse”; questo è

indice di pensiero ordinato, regolare e

lineare in cui la componente emotiva

ed affettiva non gioca un ruolo determinante.

Un’altra persona, invece di fronte

a questa stessa immagine, può dire: “Oddio,

che paura! Ma questo è sangue; oddio

non riesco a tollerare di vedere tutto questo

sangue”. È ovvio che, in questo caso

per l’organizzazione cerebrale di questo

individuo, la componente visiva che

giunge per prima al cervello gioca un

ruolo preminente; ciò considerata l’organizzazione

cito-architettonica del cervello

e quindi circuitale nel cervello di

quel soggetto. Le risposte colore (C) sono

più coinvolte con il valore complessuale

(meccanismi inconsci) rispetto a quelle

di forma (F) (indice di pensiero ordinato

e lineare). Quindi questo test, considerate

le caratteristiche neurofisiologiche

che abbiamo appena detto cioè che il

colore arriva prima del movimento e

prima della forma, ci consente di capire

quale sia l’organizzazione inconscia sia

quella coscia di un individuo. È ovvio

che questo distanziamento dei tempi è

un distanziamento di qualche millisecondo

non di ore, tant’è che noi non ce

ne accorgiamo neanche.

Altro campo

affascinante è

quello delle due

memorie: una

controllata dall’amigdala

e l’altra

dall’ippocampo.

Devo fare una premessa: quando noi

nasciamo e nei primi tre anni di vita,

l’ippocampo c’è ma non è funzionante.

Negli anni successivi comincia a maturare

e fino alla sua piena maturazione,

la mente e le funzioni corticali superiori

sono governate in modo preponderante

dall’amigdala. Questo organo durante il

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ciclo individuale di vita smetterà quasi

del tutto di essere collegato con la memoria

ma sarà connesso con le paure,

con le forti emozioni, con l’aggressività e

con la violenza e, a livello patologico per

esempio, con il disturbo post-traumatico

da stress. Ma in questa fase precoce della

vita, invece, è l’unico punto di riferimento

dove i dati relativi alle esperienze

personali possono essere memorizzati.

I processi di memorizzazione amigdaloidei

sono differenti da quelli successivi

a carico dell’ippocampo, in quanto

quest’ultimo è collegato con le aree

linguistiche; pertanto se io attraverso la

strada e incontro Giovanni, poi quando

ho attraversato la strada e incontro

un’altra persona so dirgli che ho incontrato

Giovanni. Essendo l’ippocampo

collegato con i centri linguistici, la mia

esperienza è dicibile e trasmissibile verbalmente

per cui la posso condividere

con tutti gli altri tramite il linguaggio.

Quello che fa l’amigdala e lo fa nei primi

tre anni di vita e continua a farlo in

modo minore fino ai 6-7 anni, invece, è

un lavoro completamente diverso; fa in

modo che tutte le esperienze sensoriali

che ci coinvolgono in quella fase di età

vengano assorbite dal nostro cervello. Il

cervello in quella fase di vita è proprio

come una spugna che trattiene tutto,

però non c’è l’ippocampo pronto a stoccare

il materiale nel magazzino della

memoria e a dargli una veste linguistica,

ciò in quanto l’amigdala purtroppo non

ha collegamenti con i centri che sovrintendono

al linguaggio. Quindi le emozioni,

i traumi ma anche le belle cose,

il sorriso della madre, tutte queste cose

rimangono impresse nel nostro cervello

e poi ci condizioneranno, nel bene e nel

male, anche da adulti. È aneddotico il

caso del piccolo Hans narrato da Freud,

dove il bambino all’età di tre anni ebbe

un forte spavento scatenato dalla visione

di un cavallo che si era imbizzarrito;

successivamente attorno ai 10 anni sviluppò

la fobia dei cavalli. Se fosse successo

il problema a 10 anni, grazie alle

capacità linguistiche indirette dell’ippocampo,

Hans avrebbe saputo dire:

“… mamma che paura! Consolami perché

quel cavallo mi ha fatto troppa paura”.

Avrebbe verbalizzato e la cosa sarebbe

potuta finire lì. Invece questo episodio

traumatico è accaduto intorno all’età di

2-3 anni, quindi tutto quello che è avvenuto,

tutto l’incameramento dell’ansia,

della paura, dell’angoscia e del terrore è

rimasto in una parte del cervello. Questa

è un’area oltretutto che noi condividiamo

con i rettili e si trova nella parte

posteriore del nostro cervello, area ancestrale

che è molto più antica di quella

invece si è generata con l’evoluzione

verso l’homo sapiens. Quindi le emozioni

e gli aspetti sia negativi che positivi

delle emozioni vengono localizzati in

quella sede e non possono essere verbalizzati;

gli aspetti negativi allora possono

acquistare la forma di condizioni psicopatologiche

come la fobia.

Qualsiasi nostra esperienza, conoscitiva,

sociale, amorosa, religiosa, politica,

artistica passa attraverso un’attivazione

di specifiche aree cerebrali. Oggi grazie

alle tecnologie del neuroimaging

è possibile visualizzare quali zone del

cervello si attivano o si disattivano

quando un soggetto è esposto ad una

qualche attività di quelle sopra esposte.

Anche l’esperienza estetica è soggetta

alle leggi che regolano le attività cerebrali

e le strutture nervose coinvolte,

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quindi l’arte può essere considerata come

un’estensione della funzione del cervello.

Per concludere, al di là dei fenomeni commerciali

relativi al mercato dell’arte che

determinano il valore dei manufatti artistici,

la Neuroestetica ci sta permettendo

di meglio comprendere gli effetti che una

esperienza artistica, percepita come bella,

ha sul nostro cervello. Semir Zeki, neurobiologo

dell’University College di Londra

e padre della Neuroestetica, ha sostenuto

che guardare un dipinto del Caravaggio

(sempre che Caravaggio ci piaccia) vale,

per il cervello, come ricevere un bacio;

ammirare un’opera d’arte stimola le stesse

aree cerebrali sensibili all’innamoramento.

Una sua classica ricerca ha coinvolto

un folto gruppo di soggetti a cui, attraverso

la risonanza Magnetica Funzionale

(fMRI), è stata rilevata l’attività cerebrali

durante la visualizzazione di 28 dipinti di

artisti tra cui Botticelli, Leonardo Da Vinci,

Cezanne e Monet. Lo studio ha messo

in luce che la visualizzazione delle opere

d’arte aveva stimolato nella corteccia orbito-frontale

un aumento di dopamina,

uno degli ormoni del benessere, e si era

rilevata una maggiore attività delle aree

cerebrali generalmente connesse all’innamoramento

e al piacere profondo (tale

sostanza oltre che al sentimento amoroso

è associata all’assunzione di stupefacenti).

In successivi studi ha dimostrato che il

nostro cervello reagisce in maniera molto

simile sia quando siamo innamorati sia

quando ammiriamo un’opera d’arte che

ci piace, nelle due diverse situazioni si attivano

le medesime aree. Si tratta di una

delle molte prove di quanto l’arte possa

risultare utile all’interno di terapie per affrontare

gravi psicopatologie come l’ansia

e la depressione. Ha sottolineato Zeki: “…

vi sono stati dei grandi passi avanti nella

nostra comprensione di cosa succede all’interno

del nostro cervello quando guardiamo

opere d’arte. Abbiamo recentemente scoperto

che quando osserviamo cose che

consideriamo stupende, vi è un incremento

dell’attività nei centri di riconoscimento

del piacere del cervello. C’è un

grosso apporto di dopamina in quest’area,

conosciuta anche come il trasmettitore

“feel-good”. Essenzialmente i centri

feel-good sono stimolati, similmente agli

stati di amore e desiderio. La reazione è

stata immediata”.

Tradizionalmente,

l’arte è

stata sempre

associata alla

bellezza ma

da quando, nel

1917, Marcel

Duchamp presentò

a una mostra d’arte un orinatoio,

che chiamò La Fontana, si ammette

da parte di tutti che, perché qualcosa

sia considerata un’opera d’arte, non

è necessario che sia percepita come

bella. Una delle questioni più dibattute

in estetica è se la bellezza possa

essere definita da parametri oggettivi

o se dipenda interamente da fattori

soggettivi. Nonostante i criteri soggettivi

giochino un ruolo essenziale nelle

esperienze estetiche di ciascuno, oggi

possiamo ipotizzare che esistano dei

principi specifici con una base biologica

che possono facilitare la percezione

del bello. In uno studio del gruppo di

Parma, diretto da Giacomo Rizzolatti, la

presenza di un parametro specifico, ovvero

la proporzione aurea, negli stimoli

presentati, ha determinato delle attivazioni

cerebrali diverse da quelle evocate

dagli stimoli in cui questo parametro

era stato violato.

Quando guardiamo un volto che tro-

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viamo bello si attiva il circuito dopaminergico

del Reward (i cui principali

centri si trovano nell’area tegmentale

ventrale mesencefalica, nello striato

ventrale e nella corteccia orbitofrontale).

È un circuito che si innesca per

tutti gli stimoli edonicamente rilevanti

generando sensazioni piacevoli. Vedere

un volto attraente ci fa sentire come

se avessimo appena vinto dei soldi,

vederne uno poco attraente come se li

avessimo appena persi. Il cervello dunque

risponde rapidamente e automaticamente

alla bellezza (intesa come ciò

che noi sperimentiamo come bello). L’attrazione

estetica è anche alla base di un

bias cognitivo come quello di giudicare

intelligente, a prima vista, un individuo

di bell’aspetto. Pertanto alla bellezza si

associa un’idea morale di bontà complessiva,

con tutti i risvolti pratici (e

inconsci) che questo comporta (persino

sulle decisioni giudiziarie). Esiste l’esperienza

soggettiva di bello, determinata

da esperienze di vita personali e, spesso,

da coordinate culturali che inducono a

recepire informazioni giudicate affidabili

su età, fertilità, salute e il nostro cervello

è ben allenato a riconoscerle. Su

un recente editoriale su Nature (2015)

Karl Grammer, antropologo viennese,

importante pioniere degli studi sull’attrazione,

dice: «gli esseri umani sono

ossessionati dalla bellezza. E quando si

trova un’ossessione come questa, ci deve

essere qualcosa di più profondo che non

una semplice norma culturale». Il giudizio

estetico è allora una miscela complessa

di fattori genetici, culturali e soggettivi,

che hanno avuto bisogno di milioni di

anni per evolversi. In questa dimensione

estetica, l’arte, una delle più elevate

espressioni della complessità umana e delle

più raffinate modalità di rappresentare

sensazioni ed emozioni, fornisce uno dei

più preziosi documenti sul funzionamento

del nostro cervello perché, come ha scritto

Paul Klee, “l’arte non riproduce il visibile,

rende visibili le cose invisibili”.

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SOUL OF D

IN

La magia di una land da sogno.

Scritto da PINO VITI.

Immagini di JARLA CAPALINI e

DAVI SPERBER.

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REAMS

SECOND LIFE

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SOUL OF

DREAMS

“Non prendete altro che foto, non lasciate altro che impronte”.

Così recita un cartello al landpoint di questa magnifica sim,

nata dall’impegno e dalla visionaria creatività della owner Xana

Newall.

E’ una land, questa,

ricca di “citazioni”

estetiche e culturali,

sospesa tra

presente e passato e

caratterizzata da un

raffinato gusto retrò.

“Non prendete altro che foto, non

lasciate altro che impronte”. Così

recita un cartello al landpoint di questa

magnifica sim, nata dall’impegno e dalla

visionaria creatività della owner Xana

Newall, e la poetica epigrafe suona

come una sorta di invito ad esplorarla

senza violarne l’intatta bellezza con

invasiva superficialità. E verrebbe

voglia di seguirne gli incantevoli

percorsi in punta di piedi, per non

E’ possibile all’ingresso iscriversi al gruppo di Soul

Of Dreams.

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Tutto è

rappresentato con

meticolosa cura dei

particolari.

incrinare la magica

atmosfera dei luoghi

con la nostra presenza

o turbarne il prezioso

equilibrio tra arte e

natura.

E’ possibile all’ingresso

iscriversi al gruppo di

Soul Of Dreams, e la quota

di iscrizione, pari a 250

L$, dà diritto a rezzare

nella land, con grande

gioia dei fotografi che

troveranno una copiosa

fonte di ispirazione per i

loro lavori. Testimonianza

del loro interesse è

l’esistenza di un gruppo

omonimo su Flickr

(https://www.flickr.com/

groups/souls_of_dreams)

riservato alle foto scattate

in questo magico luogo.

E’ una land, questa, ricca

di “citazioni” estetiche

e culturali, sospesa tra

presente e passato e

caratterizzata da un

raffinato gusto retrò,

Tutto è rappresentato

con meticolosa cura

dei particolari, ed ogni

dettaglio sembra esigere

attenzione e rispetto,

oltre all’ammirazione

per il grande lavoro

che si percepisce al

di là delle apparenze.

Ma viene spontaneo

pensare che “Soul of

Dreams” non fosse una

semplice esposizione

da museo open air nelle

intenzioni di chi l’ha

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Consiglio di accettare le impostazioni di luce della

regione per una esperienza ottimale.

In diversi punti della regione possiamo

trovare cartelli che ci indicano le principali

attrazioni.

creata: essa non si esibisce ma si

lascia scoprire pian piano; non

mostra ma suggerisce; non dice

tutto e subito ma ci guida con

discrezione senza mai rinunciare

all’intrigante aura di mistero

che ci avvolge appena arrivati.

L’ambientazione di default,

infatti, è notturna, stuzzicando

la nostra immaginazione e

celando segni e segnali ad

una prima lettura. Ben presto,

però, iniziamo a comprendere

l’arcano linguaggio dei luoghi.

Subito, infatti, seminascosta

dalla rigogliosa vegetazione,

scopriremo un padiglione di

pietra affacciato sul mare a

mo’ di veranda: molte colonne

della costruzione sono crollate

o spezzate, quasi a testimoniare,

con un gusto “romantico” in

senso letterario, l’ineluttabile

trascorrere del tempo, mentre

una tavola imbandita per due

al centro della veranda sembra

attendere da chi sa quanto

tempo, e per quanto tempo

ancora, una misteriosa coppia

che brindi ad un amore senza

inizio e senza fine.

Ed il tempo sembra davvero

aver lasciato la sua patina

indelebile dappertutto, ma senza

alterare nessun significato e

nessuna funzione; una vecchia

biglietteria con l’insegna divelta

ma con una lampada rotante

che gira ancora, un’ Ape-car

d’annata con il suo carico di fiori

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mai appassiti, una stufa a gas scrostata

ed arrugginita ma tuttora funzionante,

un’antica fontana con la vasca piena

di erbacce ma con l’acqua che scorre

ancora: tutto sembra raccontarci

tutto, all’insegna di accattivanti

contraddizioni e malinconiche

nostalgie.

Addentrandoci ancora, attraverseremo

un ponte che ci condurrà ad una

darsena con un pontile a cui sono

attraccati vecchi pescherecci ed

una barca a vela; è una piccola città

costruita su canali: potrebbe essere

una Amsterdam in miniatura,

ma gli austeri edifici di impronta

decisamente vittoriana, le insegne

dei negozi tipicamente “ british”, un

meraviglioso Irish Pub e le rosse cabine

telefoniche ci riportano senz’altro ad

una Londra del tempo che fu. Non

mancano auto d’epoca, antiquate

biciclette, cartelloni pubblicitari

old-style, e perfino il carretto con le

caldarroste fumanti: tutto di un gusto

deliziosamente “vintage” che ci induce

a curiosare all’interno delle botteghe

minuziosamente ricostruite.

Ma c’è dell’altro: usciti dalla città,

potremo addentrarci in fitti boschi ed

inerpicarci per scoscesi sentieri immersi

in una natura incontaminata, ed uno di

essi ci porterà ad uno splendido casale

rustico in cui ogni dettaglio è un’opera

d’arte.

Spettatore del nostro girovagare

è un mare vicino e lontano come

solo esso può essere quando l’estate

è passata. Illuminato dal sole di un

tramonto autunnale o dall’argentea

luna primaverile, ci accompagnerà nel

nostro viaggio con i mormorio delle sue

instancabili onde.

Lasciando questa magnifica land, ci

accorgeremo di aver in parte disatteso le

indicazioni del cartello all’entrata: non

abbiamo preso solo foto, ma catturato

anche emozioni e ricordi; non abbiamo

lasciato solo impronte, ma anche un

pezzetto del nostro cuore. “Soul” come

anima, “Dreams” come sogni.

Nomen omen...

Riferimenti

Soul of Dreams Teleport:

http://maps.secondlife.com/secondlife/

Glanmire/78/16/21

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MEDITERRANEO-OC

TELEPORT:

http://maps.secondlife.com/secondlife/Mediterraneo%20OC/114/190/21

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LOST LAG

Lost Lagoon ci permette un salto indietro nel

tempo, facendoci gustare un tempo e uno stile

di vita che rischiamo di dimenticare.

IN S

Scritto da SERENA DOMENICI.

Immagini di JARLA CAPALINI.

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OON

ECOND LIFE

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La creatrice è Jana Guyot che ha dato vita a

un’ambientazione suggestiva che ci porta indietro nel

tempo.

LOST LAGOON

IN SECOND LIFE

Spring

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DEDICATO AI FOTOGRAFI

LOST LAGOON permette il rez a tutti coloro che aderiscono al

gruppo a cui la regione è unita. Il costo per unirsi al gruppo è di

150 L$.

Qui il tempo sembra essersi fermato,

ricordandoci paesaggi dalla bellezza

incontaminata.

Guardo il mare da

questa terrazza di legno

impregnata di salsedine

e di vita vissuta, e

mi sento per incanto

trasportata indietro

nel tempo di cinquanta

anni e forse più,

quando certi suggestivi

paesaggi naturali

esistevano sì, ma

soprattutto resistevano

al becero ed impietoso

attacco della

speculazione edilizia

e della massificazione

commerciale in nome

del dio denaro.

Qui il tempo sembra

essersi fermato,

ricordandoci paesaggi

dalla bellezza

incontaminata come

certe località del

sud Italia o della

costa maremmana, o

addirittura come Le

Camargue francese:

sembra infatti che da

un momento all’altro

possa scorgersi una

giovane Brigitte Bardot

passeggiare sulla

spiaggia. Un misto di

bellezze, insomma,

sapientemente

miscelate e

magistralmente

riprodotte in Second

Life da qualcuno che

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aveva le idee molto

chiare, perché nulla è

stato lasciato al caso, ed

ogni dettaglio, raffinato

nella sua semplicità, ha

la sua precisa ragion

d’essere.

Non vi nascondo che

spesso mi rifugio su

quella terrazza, adagiata

su palafitte quasi a livello

del mare, per scrivere e

pensare. Ogni tanto alzo

gli occhi per guardarmi

attorno, placida e allo

stesso tempo in attesa di

non so nemmeno io cosa,

di non so nemmeno io chi.

Respiro. Immagino. Mi

interrogo. Rifletto.

Come ben sapete il mondo

è stato sconvolto da una

inaspettata pandemia

e non tutti viviamo in

posti così belli e a stretto

contatto con la natura.

Molti di noi sono infatti

costretti dai continui

lockdown a restare

chiusi in appartamenti

lontani dal mare, dai

monti, e dalla natura

incontaminata, circondati

solo dal cemento. E

allora questo è il luogo

adatto per ritrovare quel

mondo che sembra non

appartenerci più, ma

anche per trovare la forza

di reagire e di lottare

perché tutto questo

non resti solo virtuale,

ma ritorni a far parte

delle nostre vite.

E’ meraviglioso che la

proprietaria di questo

suggestivo posto: http://

maps.secondlife.com/

secondlife/Sea%20

Starr/248/94/22 , ci

abbia fatto questo

dono: un rifugio del

corpo e dell’anima

in cui avventurarsi

lungo incantevoli

sentieri fino a salire

in cima a dolci colline,

dove dimore e gazebi,

sapientemente arredati

con un delizioso gusto

retrò, fanno sì che

lo scenario cambi,

senza stravolgere

l’armonia del luogo

ma ricordandoci un

passato di eleganza

discreta ma raffinata.

Il tutto si fonde

mirabilmente con il

paesaggio sottostante

più ‘selvaggio’, ma

in realtà curato in

modo armonioso

in un crescendo di

particolari che non

possono di certo

sfuggire ad occhi che

amano la bellezza dei

dettagli. Tinte tenui e

sfumate, delicatamente

virate a toni d’ambra

e di seppia come nelle

vecchie fotografie

ingiallite dal tempo, pigri

voli di gabbiani, placide

spume marine su sabbia

e scogliere, nuvole che si

rincorrono senza fretta nel

cielo di un eterno tramonto:

tutto racconta tutto col

silenzio di un’antica

saggezza, coagulando sogni

e memorie in un nostalgico

vissuto interiore, mentre il

deja-vu assurge a categoria

dello spirito.

Io amo davvero molto

questo posto, perché

mi fa sentire libera e

malinconica, di quella

malinconia che non strazia,

ma culla ed accarezza il

cuore come il vento di mare

accarezza la pelle. Sì, questo

è il mio posto incantato,

dove il tempo sembra

essersi fermato per sempre.

Riferimenti

Lost Lagoon (Teleport)

http://maps.secondlife.

com/secondlife/Sea%20

Starr/249/14/24

Lost Lagoon Flickr

https://www.flickr.com/

groups/4505438@N21/

pool/

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LADMILLA MEDIER

Ladmilla Medier,

Responsabile del Settore

ARTE

“L’Arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende

visibile ciò che non sempre lo è.”

(Paul Klee)

Non ritengo che esista una definizione assoluta di

Arte ma questa breve, famosa citazione, rappresenta il

percorso che proporrò in questa sezione dedicata

all’ Arte: insieme conosceremo gli artisti attivi in Second

Life e le loro opere, scopriremo lo studio, l’elaborazione

concettuale e la tecnica artistica che hanno dato origine

alle creazioni; ognuno di noi potrà ascoltare le storie

che sussurrano, risvegliare ricordi sopiti e dare la propria

personale interpretazione, trovare l’essenza che va oltre

il visibile.

Sono certa che sarà un cammino affascinante!

Ladmilla

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CIOTTOLIN

Artista conosciuta e apprezzata che trasforma i suoi

sentimenti ed emozioni in arte 3D.

AR

Scritto da LADMILLA MEDIER

Immagini di LADMILLA MEDIER

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A XUE

TISTA

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CIOTTOLINA XUE

RACCONTI SENZA PAROLE

Ciottolina Xue è un’artista

italiana residente in Second

Life da quattordici

anni. Le sue creazioni

colpiscono i sentimenti

dell’osservatore e raccontano

storie con spontaneità

e meraviglia, come solo

un bambino potrebbe fare.

Dolcissima è l’origine del

suo nome virtuale e lei

la racconta in modo così

descrittivo che sembra di

vederla…

2. PROPAGANDA

Ciottolina è la figlia di Fred

e Wilma Flintstones, della

serie animata “Gli antenati”.

La prima volta che mi

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“Non so se ciò che creo sia

arte, sicuramente non mi

ritengo un’artista”

chiamarono con questo

nome avevo quattordici

anni, ero una bambina con

lunghi capelli ramati e pieni

di boccoli. Nel mese di

maggio di quell’anno ero a

scuola e dovevo sostenere

un’interrogazione di storia.

Sentivo molto caldo, sia

per la temperatura esterna,

sia per l’agitazione dovuta

all’interrogazione stessa,

così sollevai i capelli e li

fermai sulla testa con una

penna presa dall’astuccio,

era a forma di osso e subito

un ragazzo della classe

esclamò: “Ecco! Abbiamo

Ciottolina!” Da quel momento

non hanno smesso

più di chiamarmi così.

L’artista ci ha gentilmente

fornito informazioni

riguardo la sua vita reale,

la sua personalità e il suo

modo di vivere Second

Life, permettendoci quindi

di conoscerla meglio, di

sentirla più vicina e di condividere

il suo interesse

verso i problemi ambientali,

di apprezzare la sua

riservatezza e spontaneità,

la sua grande capacità di

donare affetto…

CIOTTOLINA XUE

Nella vita reale sono una

Dottoressa in Medicina Veterinaria,

ho conseguito un

master in Biologia ed uno

in Scienze Naturali; dirigo

un laboratorio veterinario

e sono occupata nel centro

di ricerca “Biodiversità,

flora e fauna” nei pressi del

Parco Nazionale d’Abruzzo.

Vivo l’attuale pandemia

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con determinazione, con la

convinzione che tutto finirà

per il meglio; la mia professione

mi porta a spostarmi

spesso anche in questo

periodo ma, rispettando le

dovute misure di sicurezza,

torno a casa sana ogni sera.

Non ho molto tempo libero

da dedicare al mondo virtuale

quindi i miei collegamenti

a Second Life sono

rari, se non ci sono eventi

importanti da seguire nel

metaverso sono online solo

un paio di sere a settimana.

Sono una ragazza molto

timida, a stento organizzo

esposizioni dei miei lavori

anzi, molte di quelle realizzate

sono state quasi estorte

da chi me le ha chieste (ride).

Mi piace adornare con le

mie opere la land SOLO-

DONNA che appartiene alle

mie due mamme acquisite

in Second Life: Sniper Siemens

ed Elettra Beardmore;

voglio loro un mondo di

bene e probabilmente sono

il motivo per cui gironzolo

ancora in questo mondo virtuale

dopo quattordici anni;

SOLODONNA è la land in

cui mi piace stare quando

mi collego, è davvero raro

che io mi sposti da questa

o dalla land dove ho la mia

galleria.

Ciottolina è una persona

affabile e spontanea, sono

rimasta piacevolmente

sorpresa dalla sua modestia:

non ha bisogno di

nutrire il suo ego; ciò che

ammiro in lei è la capacità

di apprezzare gli altri e le

loro abilità, pur seguendo

la sua strada e creando

opere a mio parere notevoli,

anche se lei non la

pensa così…

Non so se ciò che creo sia

arte, sicuramente non mi

ritengo un’artista; Ci sono

tanti bravi artisti nel metaverso

che realizzano oggetti

davvero meravigliosi,

ecco perchè sono rimasta

stupita nel sentirmi chiedere

un’intervista.

Con i miei lavori cerco di

esprimere sentimenti, di

raccontare storie che con le

parole sarebbe impossibile

narrare, di immortalare

uno sguardo intenso o un

gesto importante, come capita

spesso di vedere nelle

foto, io cerco di farlo in 3D,

che sia una statua, un fiore

o un robot, tutto esprime

un sentimento.

Uso l’Arte come mezzo di

comunicazione, non esistono

creazioni del mio repertorio

fatte tanto per fare,

mi sento felice e ripagata

per il lavoro svolto quando

chi viene a visitare la mia

esposizione mi racconta in

privato le sensazioni provate

nel contemplare le mie

opere, le sensazioni che io

desideravo far provare realizzandole.

Ogni mia opera parla di

me, ognuna rivela un lato

del mio essere, dei miei sentimenti,

pensieri ed interessi;

probabilmente io sono

la somma delle sensazioni

raccontate da ciò che creo:

in ogni mio lavoro c’è una

parte della mia anima.

La sensibilità umana e artistica

che traspare dalle

opere di Ciottolina corrisponde

quindi totalmente

al suo modo di percepire

la realtà, alla grande

importanza che dà agli

affetti, alle sue idee sulla

società attuale e sulle

nuove abitudini che con

lo sviluppo della tecnologia

alcuni di noi hanno

acquisito (devo dire che

sono assolutamente d’accordo

con lei)…

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In questo periodo storico le

persone non sono più abituate

a cercare le notizie a cui sono

interessate utilizzando fonti

attendibili, penso che abbiano

addirittura dimenticato

come fare per cercarle: molti

si accontentano di leggerle su

Facebook piuttosto che informarsi

presso autorevoli e

riconosciuti siti web o, come

credo sia più sicuro, presso

una tradizionale biblioteca. Il

mondo dell’informazione offre

innumerevoli siti giornalistici,

o presunti tali, che divulgano

notizie “per partito preso” distorcendole

a loro piacimento,

a discapito del fruitore che

non saprà mai la verità dei

fatti.

La mia opera PROPAGANDA

(Foto 2) è un invito a fare da

soli, a ricercare personalmente

le informazioni, a studiare

per avere idee chiare e a non

accettare passivamente quelle

degli altri: il robot che cerca

di ricollocare il viso umano

sull’uomo, ormai cosparso di

giornali di ogni tipo, sta cercando

di restituirgli un’identità

ormai persa.

Amo tutti i miei robot perché

rappresentano l’innocenza, la

meraviglia e la curiosità che è

caratteristica dei bambini, perché

mostrano in ogni espressione

l’innata spontaneità

infantile.

3. ROBOT LOMBRICO -

Earthworm robot

Uno dei miei robot sta

guardando un lombrico

poggiato sul suo dito…

ecco, l’espressione che

assume nell’osservare

l’esserino è l’essenza dello

stupore infantile che tanto

cerco negli occhi della gente

(Foto 3).

Nella mia collezione ci

sono anche dei robot che

rappresentano un caro

amico che purtroppo una

crisi cardiaca ha portato

via sei mesi fa; un uomo

meraviglioso, un artista,

il suo avatar si chiama

Oblomov (jos bookmite)

ma nella vita reale era

Mario Emanuele Degni.

In quattordici anni di Second

Life non ho mai raggiunto

un livello di intimità

con un uomo come con

Jos, e non mi riferisco al

sesso: è stato l’unico a cui

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ho permesso di leggermi dentro

per come sono e l’unico

che ho sentito vero e sincero;

ho pianto tanto quando se n’è

andato ed ho capito che Mario

era un amico anche nella

vita reale.

L’artista è anche sensibile

ai temi sociali, notevole è

infatti il suo impegno in Second

Life per un progetto di

beneficenza che ha voluto

qui descrivere…

Ho collaborato durante l’ultima

settimana di febbraio

ad organizzare l’Harvey

Memorial Festival, una manifestazione

benefica che

ha l’obiettivo di raccogliere

fondi in favore della ricerca

per la cura della SLA (Sclerosi

Laterale Amiotrofica) e di

promuovere la conoscenza di

questa malattia; la manifestazione

è dedicata alla memoria

dell’amico Harvey22

Albatros, deceduto qualche

anno fa proprio a causa della

SLA.

Le creazioni di Ciottolina

traggono ispirazione quindi

dalla sua sensibilità e dalla

sua esperienza personale,

ma è interessante anche

conoscere gli strumenti

digitali che lei usa per realizzarle

ed il processo di

realizzazione…

Per realizzare le forme

mesh mi servo del programma

Cinema 4D e per

elaborare le texture uso

Photoshop. L’aspetto più

importante della mia creazione

è l’espressione del

soggetto: ogni mia opera è

un cumulo di forme attorno

ad un’espressione.

Non ci resta ora che visitare

[C8] Creazioni, la sua

Galleria dove è possibile

acquistare le sue opere: si

tratta di un grande ambiente

articolato su tre

livelli separati da pochi

gradini; il luogo è molto

accogliente e ricco di atmosfera,

si percepisce la

personalità dell’artista in

ogni particolare; incontriamo

subito i suoi amati

robot poi, proseguendo tra

le sue belle creazioni, scopriamo

un fiorire di rose

da cui sbocciano teneri

bambini. Le pareti sono

ricoperte da magnifiche

immagini riguardanti le

sue opere ed esibizioni,

è un’immersione totale

nell’Arte.

Grazie Ciottolina!

Riferimenti

[C8] Creazioni: https://

maps.secondlife.

com/secondlife/

Lighthouse%20

Oasis/28/160/2772

Galleria di Ciottolina:

https://maps.secondlife.

com/secondlife/

Lighthouse%20

Oasis/28/160/2772

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4. FAMILY - Famiglia

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5. ROBOT TRANSENNA -

Barrier robot

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6. ROBOT 1 - Painted by

(Dipinto da) Jos Oblomov

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7. LA DANZA DELL’AMORE -

The dance of love

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8. MATERNITA’ -

Motherhood

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9. INNOCENZA - Innocence

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10. SFRUTTAMENTO DELLA

DONNA - Exploitation of

women

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11. SILENZIO - Silence

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12. L’EQUILIBRIO INTERIORE -

Inner balance

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13. IL FUMO UCCIDE - Smoking

kills

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VAN LOOPEN

Van Loopen,

Responsabile del Settore

MUSICA

Se nella vita non fossi un architetto, probabilmente sarei

un musicista.

Penso in musica.

Vivo i miei sogni ad occhi aperti in musica.

Vedo la mia vita in termini di musica.

Dal 2009 in Second Life cerco di condividere questa

emozione con gli altri.

In veste di redattore e di consulente musicale per 360

GRADI vorrei far luce su un mondo che spesso viene

sottovalutato, ma che rappresenta invece una delle

principali attività nella “seconda vita” .

Infatti, il messaggio in musica arriva più facilmente a

destinazione, toccando le corde più intime e personali,

senza bisogno di altri intermediari nella comunicazione.

Nel variegato mondo musicale di Second Life mi

occuperò di artisti emergenti, ma anche di quelli ormai

consolidati che spesso non si conoscono abbastanza.

Approfitto di questo spazio per dare qualche punto

di riferimento nel panorama musicale di Second Life,

perchè “la gente consuma la musica come se fosse un

fazzoletto per il naso”.

(Zucchero)

Van

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ASAHRA LA

CAN

Asahra è una

apprezzata vocalist che

offre lezioni private

inworld.

Scritto da VAN LOOPEN.

Immagini di JARLA CAPALINI

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NNOK

TANTE LIVE

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ASAHRA LANNOK

CANTANTE

Da subito ho sentito una voce

del tutto diversa, anche dalle più

brave ed impeccabili cantanti

di SL, davvero particolare e

riconoscibile, senza alcun fronzolo

stilistico ma in modo naturale

ed innato, in un ben definito

ambito musicale: R&B, soul,

funky e groove (old style), sono

gli estremi musicali in cui spazia

in SL mettendo in mostra la sua

voce passionale, che solo una

certa cultura di colore, per di più

giamaicana, può avere nel suo

dna.

Cari amici di 350GRADI a

partire da questo numero della

rivista mi occuperò di cantanti

cosiddetti “caratterizzanti”,

cioè di quegli artisti che per

propria peculiarità stilistica e

preparazione musicale hanno

scelto appunto di caratterizzarsi

in un ben definito e riconoscibile

stile musicale.

La mia esperienza in Secondlife

(12 anni), mi ha fatto conoscere

una moltitudine di cantanti

live e sono ormai riconoscibili

coloro che hanno un repertorio

variegato da coloro che

preferiscono un repertorio

tematico, magari più consono

alle proprie caratteristiche

canore.

Tuttavia posso tranquillamente

affermare anche che questa

legge non vale sempre per

tutti i cantanti. Spesso è

una vera e propria scelta di

gusto, per affinità, cultura

e storia personale, anzichè

uno escamotage per poter

portare avanti brillantemente

determinate esecuzioni ed

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Asahra è insegnante

di canto, oltre che una

vocalist esperta.

Ha fondato la Meraki

Vocal Academy nel

gennaio del 2021.

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interpretazioni.

In questo numero ho il

piacere di presentarvi

una vocal coach che opera

da 20 anni in RL, che ha

scelto, per suo gusto e

piacere, di interpretare

in SL un ben definito

stile musicale. Ciò non

toglie che insegnando

canto e a migliorare le

problematiche ad esso

connesse, potrebbe

tranquillamente

interpretare anche

altri stili musicali, con

altrettanta bravura e

successo.

Sto parlando della

giovane londinese Asahra

Lannock.

L’incontro con Asahra

è stato del tutto casuale

poichè l’ho conosciuta

durante una serata

dedicata a San Valentino

in una land americana

(credo) ed è stata una vera

e propria sorpresa per me,

tanto da conquistarmi

immediatamente.

Da subito ho sentito una

voce del tutto diversa,

anche dalle più brave ed

impeccabili cantanti di

SL, davvero particolare

e riconoscibile, senza

alcun fronzolo stilistico

ma in modo naturale ed

innato, in un ben definito

ambito musicale: R&B,

soul, funky e groove (old

style), sono gli estremi

musicali in cui spazia in

SL mettendo in mostra la

sua voce passionale, che

solo una certa cultura

di colore, per di più

giamaicana, può avere

nel suo dna. Ma in realtà,

per l’occasione, la nostra

Asahra va anche ben oltre

i suoi margini di scelta

musicale, sconfinando in

modo pregevole nel blues,

reggae, jazz, pop, rock,

fino all’ Opera, come si

conviene e ci si aspetti da

una insegnante di canto.

A proposito di

insegnamento, Asahra

è davvero appassionata

di musica ma ancora di

più dalla sua passione nel

trasmetterla a chi ha voglia

di imparare e ci tiene molto

a ricordarci la sua scuola, la

Meraki Vocal Academy, una

famiglia prima ancora che

una fucina di lavoro.

Sono contento di averla

conosciuta meglio, perchè

SL ha bisogno di persone

che si impegnano, come

fa lei, nel portare avanti

un determinato discorso

nell’ambito musicale, che

non sia finalizzato alla sola

performance musicale serale.

E devo dire la verità, in

un modo o nell’altro, con

impegni diversi ma finalizzati

poi allo stesso scopo

finale, finora ogni artista

che ho avuto il piacere di

intervistare, è impegnato con

la propria personale passione

nel “dare” qualcosa di sè e

dell’ “arte musicale”, a chi

ascolta.

E forse è questo il motivo

per cui il settore musicale in

Secondlife è tra i più fiorenti

e attivi.

Perchè trasmette e porta alla

luce con facile empatia ciò

che è già dentro alla nostra

esperienza di vita.

Vi lascio con l’intervista

dandovi alcuni riferimenti

social media/web link

ufficiali di Asahra:

SL: secondlife:///app/

group/5be75540-1e58-a18ba571-7408345a9dd5/about

130 360 GRADI


Soundcloud: https://

soundcloud.com/asahralannock

Facebook: https://www.

facebook.com/asahra.

lannock

The Meraki Vocal

Academy Facebook

page: https://www.

facebook.com/

merakivocalacademysl

The Meraki Vocal

Academy Website:

https://asahralannock.

wixsite.com/

merakivocalacademysl

Schedule events:

https://teamup.com/

ksffsankqnjnvrsm6o

Van: Asahra, prima di

entrare nel discorso

musicale e come da prassi,

puoi darci una descrizione

di te? Origini personali,

dove vivi, hobby, lavoro

ecc. Cosa pensi di te

stessa?

Asahra: Vengo da

Londra, Regno Unito,

e ho viaggiato molto.

Ho sempre saputo

cosa volevo fare fin da

giovane e cioè cantare.

Faccio livestream

bisettimanale a Vibe Live

Music il giovedì @4pm

slt e sono rintracciabile

in SL prenotandomi

privatamente per eventi,

concerti, compleanni,

matrimoni e impegni.

Insegno anche lezioni di

canto settimanalmente

alla mia Vocal Academy.

Van: Entriamo ora

direttamente nel

discorso musicale:

hai fondato e gestisci

in SL una scuola per

vocalist, la Meraki Vocal

Academy. Spiegaci

quando è nata e quali

sono gli obiettivi.

Asahra: Sì! Ho creato

l’Accademia nel gennaio

2021 e lanciata il primo

trimestre il 28 febbraio

2021. Ogni sessione è di 6

settimane e si completa

con un evento di

laurea “di fine sessione”.

È aperta a persone

con poca o nessuna

esperienza vocale così

come a vocalist esperti...

le nostre classi includono

entrambi e con una

partecipazione costante

abbiamo visto grandi

risultati e miglioramenti

in appena 3 settimane!

Ci sono lezioni private

e di gruppo disponibili

a seconda di ciò che si

desidera e si può fare

anche solo una lezione

o fare un corso regolare,

anche perché in questo

modo diventiamo

davvero una famiglia.

Van: Sei una vocalist

in RL, qual è stata la

motivazione che ti ha

portato ad esserlo anche

in SL?

Asahra: Sì, sono

nell’industria musicale

da più di 20 anni

avendo iniziato a 6 anni

e iniziato a prendere

appuntamenti musicali

a 10 anni. Sono una

giocatrice di SL dal 2009

e da giovane avi mi

sono unita agli eventi

karaoke (lol), quindi è

stato naturale per me

prenderlo più seriamente

nel tempo. In realtà mi

piace la musica e il canto

^^.

Van: Asahra, le tue

interpretazioni musicali

sono ben definite e

circoscritte in uno stile

musicale molto evidente

e definito. R&B, soul e

funky sembrano essere

nel tuo sangue. Da dove

viene la tua conoscenza

e qual è la tua storia

musicale?

Asahra: Grazie :) i

miei genitori sono

collezionisti di musica

ed essendo dei Caraibi

(Giamaica) la musica

e la poesia hanno una

grande parte della

nostra cultura. Quando

i bambini guardavano

la tv per divertirsi, io

scavavo nelle collezioni

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di musica dei miei genitori

e imparavo le canzoni

dell’età dei loro genitori.

Sono anche appassionata

di Storia (musicale),

quindi avevo sete di

imparare il mestiere che

mi piace, nel modo più

approfondito possibile,

e questo includeva

l’apprendimento delle sue

origini... blues, reggae,

jazz, pop, rock, opera,

e strumenti classici...

ascoltare la musica mi

ha permesso di scrivere

e cantare in vari stili e

fare jam (session) con la

musica come farebbe uno

strumentista.

Van: Ti ricordi quando sei

entrata in SL per la prima

volta? Per conto tuo o te

ne ha parlato qualcuno?

Asahra: lol sì, è stato nel

2008 dopo aver sentito

una notizia su una coppia

che divorziava a causa

di un gioco che veniva

paragonato a Sims. Come

amante di Sims volevo

sapere cosa fosse questo

gioco... una volta iscritta

mi sono resa conto che la

piattaforma di SL è molto

più di un semplice “gioco”

ma una piattaforma

sociale e un mondo tutto

suo.

Van: Quale messaggio

vorresti che le tue

interpretazioni

trasmettessero ai tuoi

ascoltatori?

Asahra: Tendo a cercare

di relazionarmi con il

mio pubblico in qualche

modo... disegnando i loro

ricordi da far emergere

a qualsiasi cosa io canti

per trasmettere davvero

la Storia. Cantare è

davvero un’esperienza

vulnerabile per un

cantante... ci apriamo

davvero in quel momento,

quindi cerco sempre di

creare un’esperienza

memorabile, divertente ed

emotiva. È un’opportunità

per condividere e

rappresentare qualcosa

che amo e dare agli

altri la possibilità di

amarlo o vederlo dalla

mia prospettiva. Faccio

lo stesso con la Meraki

Vocal Academy, è un

centro per gli amanti

della musica e del canto,

ecco perché il glorificato

cantante del bagno è più

che benvenuto.

Van: Ti ho sentito

cantare diverse volte

in SL, ma mi è bastato

per osare paragonarti

a Bruno Mars o Donny

Hathaway in stile

maschile, con influenze

vocali dalle migliori

cantanti femminili R&B e

gospel degli anni ‘70. Ma

a quali cantanti ti ispiri

veramente?

Asahra: aww grazie

adoro Bruno Mars haha...

sono nata negli anni

‘90 e devo dire che per

me è stato il periodo

migliore per la musica

in tutti i generi, quindi

trovare un’influenza è

stato davvero difficile... I

miei genitori suonavano

Whitney, Celine Dionne,

Michael Bolton, Berres

Hammond (reggae), il solo

e unico Michael Jackson

e i Jackson 5... poi sono

cresciuta e ho ascoltato

Destiny’s child, Pink,

Faith Evans, Toni Braxton

e Mary J Blidge... davvero

la lista è troppo lunga da

dire haha.

Van: Ti piacerebbe

cantare con altri cantanti

in SL? Se sì, con chi?

Asahra: Sì, mi piace

andare agli eventi live

in SL quando non canto

io stessa e sono riuscita

a farmi molti amici

all’interno della musica

di SL sostenendoci a

vicenda. Ho condiviso il

palco con Samm Quendra

e Tony Slade, Taboo Reign,

Mahogany, Scorpio Aeon

e Ambrosia Kamala.

Cantare con uno qualsiasi

di questi incredibili

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vocalist sarebbe un

piacere così come con TJ

Joubert.

Van: Qual è la tua

canzone preferita che

senti tua?

Asahra: wow questa

è una domanda molto

interessante e sarebbe

davvero difficile

rispondere... “How could

an angel break my heart”

di Toni Braxton dovrebbe

avere questo titolo perché

è stata la prima cover

che ho eseguito dal vivo

da bambina e ha vinto la

mia prima competizione

a 14 anni. E’ stata anche

la prima canzone che

ha fatto piangere il mio

pubblico, quindi direi che

è con me per sempre.

a lavorare... sapere cosa

fosse e cosa era davvero

una missione individuale

per la maggior parte,

tuttavia sento che la

creazione di posti/UBS

come la Meraki Vocal

Academy ci porterà tutti

a essere più vicini e più

uniti, creando uno spazio

sicuro per i vocalist per

poter esprimere la loro

arte ma anche imparare

come entrare nel livestreaming

in SL in un

modo molto più semplice.

Van: Infine, nel

ringraziarti per aver

dedicato un po’ del tuo

tempo a 360GRADI

Magazine, vorrei

chiederti cosa pensi del

business della musica in

SL? Cosa cambieresti o

miglioreresti?

Asahra: Direi che

l’industria musicale

è divertente, varia e

accogliente per la mia

esperienza... c’è stata una

separazione tra i vocalist

di SL quando si è iniziato

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SPARTAN

Spartan,

Settore

MODA MASCHILE

Sono esperto nel settore della moda maschile in quanto

ex blogger. Sono anche vicino alle case di moda, quindi il

settore della moda e della fotografia è sicuramente la mia

passione in Second Life.

Su 360GRADI desidero presentare alcune mie proposte di

look maschile, sperando possano essere di supporto agli

avatar maschili in difficoltà nello scegliere come vestirsi e

trovare il proprio stile.

Mi piace la collaborazione e sono aperto ai suggerimenti.

Spartan

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TM

SHOPPIN

Scritto da SPARTAN.

Immagini di SPARTAN.

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D

G EVENT

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TMD

SHOPPING

Formale o informale? Stringata

o mocassino? Polo o camicia?

Abito in taglia, sartoriale o su

misura? Dalla testa ai piedi, la

scelta di come vestirsi è fatta

di regole, eccezioni, conferme e

innovazioni.

Nel Mondo Virtuale di Second

Life la moda maschile ha uno

spazio grande e importante

anche per i designers.

Formale o informale? Stringata

o mocassino? Polo o camicia?

Abito in taglia, sartoriale o su

misura? Dalla testa ai piedi, la

scelta di come vestirsi è fatta di

regole, eccezioni, conferme e

innovazioni.

Dipende solo in parte da trend

generali e molto più dallo stile

personale, dalla circostanza e dai

ruoli.

Un veloce focus sulle eccellenze

nel settore della moda

maschile su Second Life che

poco a poco sta diventando

commercialmente forte come

il settore di moda femminile

che ormai è il settore più

commerciale e ricercato in vari

aspetti dalla creazione del mesh.

La moda maschile prende

forza grazie ai settori simili

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A TMD si riuniscono i negozi

più interessanti e di qualità

nel settore della moda

maschile.

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come scuole di modelli e

agenzie di catwalk e stile.

Ci sono tanti modelli

maschili riconosciuti e

ovviamente designers

che hanno scelto questo

genere grazie alla loro

creatività e abilità col

Mesh.

Non ci dimentichiamo

tutti gli EVENTI dedicati

alla moda maschile.

Non parlerò in specifico

degli eventi perché

sono tanti e non voglio

pubblicizzare nessuno

su questo mio articolo

ma, uno di loro che in

particolare piace è “TMD”.

Riferimenti

TMD

http://maps.secondlife.

com/secondlife/

TMD/125/101/22

A TMD si riuniscono i

negozi più interessanti e

di qualità secondo il mio

criterio in “moda male”,

che a sua volta hanno

spinto alla rivelazione

di tanti male bloggers

bravissimi e creativi le cui

foto parlano da sole.

Personalmente parla un

blogger e fotografo che ha

la passione per il design

maschile e le fotografie.

“Una Immagine dice più

di mille parole”

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JARLA CAPALINI

Jarla Capalini,

Responsabile del Settore

FOTOGRAFIA

Scrittura con la luce, dal greco φῶς, φωτός, “luce” e γραϕία,

“scrittura”, questo è la “fotografia”.

Ora so che parlare di fotografia in Second Life farà

sicuramente arricciare il naso ai puristi o sorridere i

professionisti ed appassionati più benevoli; ma una

volta c’erano pellicola ed esposimetro, poi sono arrivati

macchine digitali e files, oggi usiamo anche i telefoni per

fotografare e grazie (forse) a questi la fotografia è ormai

alla portata di tutti.

Ecco quindi che un “viewer”, con tutte le sue peculiarità

tecniche, può diventare un mezzo perfetto per “scrivere”

con la “luce” virtuale l’incontro tra soggetto e l’occhio del

fotografo, da cui nasce una nuova possibile visione

immaginifica della realtà, seppur virtuale.

Questo faremo nel nostro viaggio tra i fotografi di Second

Life: parleremo di tecnica, composizione, ispirazione e

passione, sperando di convincere gli scettici che le nostre

immagini, per quanto raffiguranti un mondo di pixels,

possono essere considerate a buon diritto “fotografia”.

Jarla

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ARNOO

PLANER

Arnoo inizia a creare foto rubate e per gioco si fa

chiamare “paparazzo”. Oggi è un fotografo stimato

nella community esseliana su Flickr.

Scritto da JARLA CAPALINI.

Immagini di ARNOO PLANER.

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PHOTOGRAPHER

ARNNO

Arnno, che ha iniziato fotografando

persone “famose” tra artisti,

blogger, modelle ed anche altri

fotografi, incontrate casualmente

qua e là, ci ha restituito negli anni

i suoi scatti “rubati” sotto forma di

immagini piene di vita, sentimento

e profondità, riuscendo a cogliere

aspetti peculiari di ogni soggetto

fotografato che hanno reso il

suo stile unico ed imitato da molti.

La definizione “paparazzo” affibbiata

a certi fotografi, specializzati

nell’immortalare personaggi

famosi in situazioni pubbliche o

private particolari, rare, magari

compromettenti, è una definizione

d’autore che si è diffusa grazie

al personaggio del reporter del

film “La Dolce Vita” che si chiama

proprio Paparazzo. Ci sono

diverse teorie sull’origine del

nome: pare che Fellini e Flaiano

si siano ispirati al personaggio

di un libro di George Gissing che

Fellini stava leggendo all’epoca:

Coriolano Paparazzo, ma ce ne

sono diverse altre e sembra che

Fellini si divertisse a raccontare

in ogni intervista una versione

diversa.

Il termine non era di certo un

complimento, anzi veniva usato

in modo vagamente dispregiativo,

in quanto il reporter andava a

caccia di scoop per denaro a qualunque

costo e con qualunque

mezzo, fino a quando Rino Barillari

ha valorizzato con dedizione

e professionalità la figura del

“paparazzo” nel fotogiornalismo

italiano.

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I suoi ritratti sono poco editati ed

estremamente espressivi.

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Il doveroso preambolo

sull’origine del “paparazzo”

era necessario per inquadrare

il fotografo che

intervistiamo in questo

numero, che non è solo

un “paparazzo” come a

lui piace definirsi, ma un

ritrattista di grande sensibilità:

Arnno Planer.

Arnno, che ha iniziato

fotografando persone

“famose” tra artisti, blogger,

modelle ed anche

altri fotografi, incontrate

casualmente qua e là, ci

ha restituito negli anni i

suoi scatti “rubati” sotto

forma di immagini piene

di vita, sentimento e

profondità, riuscendo a

cogliere aspetti peculiari

di ogni soggetto fotografato

che hanno reso il suo

stile unico ed imitato da

molti. Orami il suo stream

è la memoria storica di

Second Life e scorrendo i

suoi numerosi album possiamo

navigare attraverso

oltre 10 anni di SL.

Jarla: Quando, come e

perché hai cominciato a

fare fotografie su Second

Life?

Arnno: Sono su SL dal

2007. Subito ho cominciato

a scattare delle foto

per il mio profilo, anche

per avere dei ricordi. Immagini

del mio avatar o

dei miei amici. A poco a

poco, gli amici, gli amici

“ Faccio foto di

persone e cose

che mi attirano”

Arnoo

degli amici, hanno iniziato

a chiedermi dei ritratti

... e sono stato coinvolto

nel gioco. Questo hobby

occasionale è diventato

quasi quotidiano dal momento

in cui ho aperto un

account Flickr, nel 2011.

L’introduzione delle meshes

a metà del 2010 ha

reso questa attività ancora

più entusiasmante, con

avatar, oggetti e paesaggi

sempre più realistici e fotogenici.

Jarla: Come ti sei trasformato

nel più famoso

paparazzo del mondo virtuale?

Arnno: Haha! Non è stata

una cosa pensata. Ho

aperto l’account su Flickr

e mi ha entusiasmato subito.

Poi ho scoperto la

community di SL, è stato

incredibile! Il mio Flickr

ha nutrito la mia seconda

vita e la mia seconda vita

ha nutrito il mio Flickr.

Ho spontaneamente preso

a fotografare questi nuovi

amici della comunità di

Flickr. Mi ha fatto piacere

farlo a loro insaputa e sorprenderli

postando molto

velocemente le loro foto

su Flickr. Penso che sia

successo così. Non sono

però un vero paparazzo:

queste sono foto rubate,

ma mai compromettenti

(sorride). La mia idea

è solo quella di fare una

sorpresa, una bella strizzatina

d’occhio.

Jarla: Quale è la molla

che ti fa decidere chi fotografare

e chi no? Cosa ti

ispira?

Arnno: Faccio foto di persone

e cose che mi attirano.

Oggi sono molto meno

presente su Second Life.

Tuttavia, mi piace ancora

questo hobby creativo e le

interazioni che genera su

Flickr o Facebook. Ci sono

cose che hanno anche

aiutato a rinnovare il mio

divertimento, come Black

Dragon da un anno e il

suo built-in poser che mi

permette di giocare molto

di più con il mio avatar.

Mi diverto molto a sviluppare

una sorta di viaggio

dell’ego con lui. È un personaggio

un po’ narcisista,

megalomane, seduttore,

anche ridicolo, a cui mi

piace dare molta libertà.

Jarla: Dal momento che

hai deciso chi fotografare,

quanto tempo impieghi

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a fare la foto su Second

Life?

Arnno: Non controllo

niente! Per le foto del “paparazzo”,

capita spesso di

avere il tempo di scattare

solo una o due foto. In 10

secondi ... è fortuna, se è

sfruttabile. Tuttavia, sono

anche in grado di scattare

100 o 150 foto di un soggetto,

per testare diverse

angolazioni, windlight,

regolare la profondità di

campo, le ombre, ecc. Non

guardo le foto che scatto.

Sparo, sparo e poi le

esamino! E a volte butto

tutto.

Jarla: Fai dell’editing sulle

tue foto, su cosa basi le

tue scelte nel post processing?

Arnno: Uh ... avevo sviluppato

una certa pratica

con un piccolo software

che uso per l’editing (ippicy.com).

Ma questa pratica

è stata completamente

messa in discussione

dall’interruzione del flash

player all’inizio dell’anno.

Pertanto, questa è la mia

sfida attuale. Padroneggio

ancora questo software,

che è cambiato molto.

Non sono molto bravo

nell’editing, quindi faccio

il minimo. Uso spesso le

immagini come texture,

per cambiare l’atmosfera,

per accentuare le ombre,

ecc. Cerco di renderle

piuttosto realistiche, soprattutto

con un atteggiamento

naturale.

Jarla: Quanto ti influenzano

il tuo umore e le tue

sensazioni mentre scatti?

Arnno: Se il mio umore e

i miei sentimenti mi influenzano?

Non ne sono

consapevole. È davvero

l’immagine, ciò che mi

ispira, che decide.

Jarla: Tu sei anche un

fashion blogger ed un paesaggista,

hai fatto anche

delle mostre, ne hai una

proprio in questi giorni

alla Diamonds in the Sky

Gallery; questi diversi generi

di fotografia sono tutte

sfaccettature della tua

personalità o ce ne è uno

che ti rispecchia di più?

Arnno: Certo, ho provato

tutto quello che potevo, sì.

Ma oggi mi concentro sulle

foto degli avatar, quelli

che incontro o i miei. È

quello che so fare meglio

o meno male. Non ho mai

pensato a me stesso come

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a un blogger. È stata un’esperienza,

una disciplina

con le sue esigenze, molto

interessante. Ma non ho

più tempo. Sto continuando

solo per pochi amici

designer.

Jarla: Io so che non ti reputi

un artista, ma cos’è

un artista per te?

Arnno: Né artista, né

fotografo! Sono un

ragazzo che fa screenshot

su Second Life, come un

turista che cerca di fare

le migliori foto possibili

della sua vacanza. Ho

una definizione piuttosto

restrittiva e classica della

parola artista. Un artista,

è tanto talento ma anche

tanto lavoro, creare opere

che abbiano un significato,

cose che ci commuoveranno,

ci faranno pensare,

aiutarci a vivere e diventare

meno stupidi! Second

Life permette e genera

molte espressioni, soprattutto

artistiche. È fantastico!

Ma qualche artista?

Forse pochi ... Ma soprattutto

vedo molte persone

su Second Life che vivono

un po’ di vita da artista.

Spesso è molto fastidioso

per me!

Jarla: Qual è il tuo rapporto

con Arnno il “Paparazzo”

oggi?

Arnno: Credo che un po’

io abbia già risposto. Innanzitutto,

voglio dire che

“Non so se ho un

segreto. Mi ispiro agli

altri e sperimento

molto”

Arnoo

in 15 anni, Arnno è riuscito

a diventare più maturo

... e anche meno presente

su Second Life. Ho molto

affetto per Arnno, ha vita

attraverso le immagini,

un po’ come l’eroe del mio

fumetto. Attraverso le

mie immagini ma anche

attraverso quelle degli

altri, perché Arnno dice

sempre sì a farsi fotografare.

Chiedi a Tatiana Easterwood!

Jarla: Qual è il tuo miglior

“difetto”?

Arnno: Se parlo di Arnno:

essere abbastanza narcisista,

egocentrico, esibizionista…

questo mi dà materiale

per molte immagini!

Jarla: Grazie per aver accettato

l’intervista.

Arnno: Grazie a voi.

Dopo centinaia di

foto, migliaia di followers

e milioni di visualizzazioni

e likes, è Arnno il VIP;

non fotografa più persone

famose, ma le persone

diventano famose perché

Arnno le fotografa e non

escludo che ormai ci sia

anche qualcuno che cerca

di incontrarlo sperando di

essere da lui immortalato.

Arnno Actual exhibit:

Diamonds in the Sky Gallery

- March 2021

http://maps.secondlife.com/secondlife/

HaStArA/22/232/3501

Flickr -> https://

www.flickr.com/photos/67665515@N07/

Facebook -> https://www.

facebook.com/arno.planer/

Twitter -> @aplaner1

Instagram -> arnoplaner

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CAMP ITAL

IN

Camp Italia è un punto di riferimento importante

nel settore culturale della comunità italiana in

Second Life.

Scritto da OEMA.

Immagini di OEMA.

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IA

SECOND LIFE

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CAMP ITALIA

IN SECOND LIFE

Camp Italia è una regione educational, che si occupa di diversi

progetti educativi e culturali. Esploriamola insieme alla owner

Asia Connel.

Camp Italia mi

piace perché è

una destinazione

educational, ovvero

una di quelle località

che si prefiggono

come unico scopo

l’insegnamento e

la promozione di

contenuti culturali.

Camp Italia mi piace perché è una destinazione

educational, ovvero una di

quelle località che si prefiggono come

unico scopo l’insegnamento e la promozione

di contenuti culturali.

Mi preme parlare di Camp Italia in

questo numero perché credo che la comunità

italiana possa trovare (e di fatto

trovi) in questa regione dallo stile mediterraneo

un punto di riferimento significativo.

Questo è vero soprattutto se il

visitatore è alla ricerca di una comunità

Camp Italia, nel panorama di Second Life, si pone

come sim educational dedicata all’accoglienza di

nuovi utenti ed alla loro istruzione per imparare

ad usare la piattaforma.

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Asia Connel ci

presenta Camp

Italia

di supporto che parla la

sua lingua madre, l’italiano

appunto.

Per fare meglio la conoscenza

di Camp Italia,

ho rivolto una semplice

domanda ad Asia Connel

che è la fondatrice nonché

promotrice di questo apprezzabile

progetto educativo.

Oema: Asia, queli sono gli

obiettivi di Camp Italia

e in che cosa si impegna

esattamente in Second

Life?

Asia: Ciao Oema, in questo

primo anno la sim di

Camp Italia ha organizzato

molteplici eventi e partecipato

a numerosi altri.

Camp Italia, nel panorama

di Second Life, si pone

come sim educational

dedicata all’accoglienza di

nuovi utenti ed alla loro

istruzione per imparare

ad usare la piattaforma.

Partendo da questo target,

abbiamo puntato a fare di

Camp Italia una sim che

rifletta un legame auten-

tico con il sistema Italia

nella RL (“real life”).

Camp Italia ha partecipato

lo scorso anno al Fantasy

Faire come sponsor

della Fantasy Faire Radio;

poi alla Milano Digital

Week assieme alla BCorp

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Consiglio di accettare le impostazioni di luce della

regione per una esperienza ottimale.

italiana Arkage con una trasmissione

online su alcune delle maggiori

presenza italiane in SL.

In questo anno si è andato consolidando

un team di supporto

di cui fanno parte Kirsten, Demi,

Ughetta, Once, ed alcuni altri

avatar in maniera saltuaria.

Sono stati organizzati dei corsi

base ed avanzati per imparare

l’uso della piattaforma durante il

corso dello scorso anno, da Aprile

ad Agosto, ed un nuovo corso è

appena iniziato.

Camp Italia ha organizzato diversi corsi

base e avanzati per imparare l’uso della

piattaforma.

Il lockdown ha visto molti utenti

di ritorno, spesso abbastanza

spaesati dai cambiamenti che SL

(“second life”) ha subito in questi

ultimi anni a partire dal mesh.

Molte, davvero tante, le mostre

d’arte organizzate, altrettanto

numerosi le serate di live music.

Camp Italia ha partecipato alla

memoria dei caduti di Nassiriya

con una cerimonia ad hoc che si

è tenuta presso la sim, e ad altri

momenti legati alla memoria storica

dell’Italia, come la deportazione

degli ebrei italiani e le vittime

dei massacri delle Foibe. Ha

partecipato ai sedici giorni contro

la violenza sulle donne come da

call delle Nazioni Unite, e dedicato

la piazza della welcome area

ai magistrati Falcone e Borsellino

con apposita targa. Anche il ge-

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nerale Dalla Chiesa è stata intitolata

una piazza sul lungomare di

Burano. Ciò ad indicare la forte

volontà di fare dei mondi virtuali

una estensione della vita cosiddetta

reale.

Lezioni, mostre, concerti, si alternano

a momenti di socializzazione

dove ci si trova a fare due

chiacchiere, a volte al bar, a volte

nell’area camping, spesso presso

la piscina del casale toscano.

Camp Italia ha voluto dedicare

una sua area ai rapporti culturali

ed istituzionali tra l’Italia ed

il Giappone, nazione che diede

vita alla prima ambasciata nella

Penisola. Anche qui, è stata ricostruita

la storia di questa prima

ambasciata attraverso foto d’epoca

e materiale storiografico. La

welcome area si divide tra spazi

social ed altri più culturali come

un piccolo museo, un’aula, ed

una mostra permanente sul Futurismo.

Vi è anche una sandbox

che gli utenti utilizzano durante

le lezioni pratiche, ed una piccola

chiesa che ripropone la tradizione

cristiano-giudaica della Chiesa

Cattolica anche con momenti

di preghiera.

sempre auspicabile in un contesto

internazionale come Second

Life.

Camp Italia ha partecipato ad

SLB17 lo scorso giugno con una

ricostruzione in scala della piazza

principale della sim e che ha

avuto spazio in una puntata di

Designing Worlds con una intervista

di Saffia Widdershins al

mio avatar.

Le parole di Asia sono le più

esaustive per descrivere un progetto

che credo meriti attenzione

e partecipazione da parte della

Comunità Italiana in SL. Per

qualsiasi necessità e richiesta di

informazioni rimando il lettore

ad Asia Connel (stesso nome

inworld).

Riferimenti

Camp Italia:

http://maps.secondlife.com/

secondlife/Camp%20Italia/126/64/23

Questi a grandi linee i momenti

che Camp Italia ha costruito

in un clima di cordiale socialità e

rispetto, aprendo anche a realtà

non italiane, cosa ovviamente

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Un grazie speciale a

Un ringraziamento speciale ai nostri

affezionati lettori che hanno messo il

kiosk della rivista sulla loro land:

Lee Olsen

LUNDY ART GALLERY

Tia Rungray

STRUKTURO

-Ñïéü- (nieuwenhove)

NOIR’WEN CITY

Dixmix source

DixMix Art Gallery

Anelie Abeyante

La Maison d’Aneli

Ilyra Chardin (ilyra.chardin)

Emergent Gallery

LIV (ragingbellls)

Raging Graphix Gallery

Michiel Bechir

Michiel Bechir Gallery at Embrace

Michiel Art Cafe

Hermes Kondor

Viktor Savior de Grataine (viktorsavior)

SHINY (narayanraja)

Bohemio Love

Jaz (Jessamine2108)

Art Promotion

Camp Italia

Mediterraneo-Oc

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FOTOGR

SCELTI SU F

“inside me ”

MIna Arcana

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LICKR

AFI IN SL

Scelti

dall’editore.

Splendide

fotografie viste

sul gruppo Flickr

di 360 GRADI

Magazine.

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Alba

Silverfall

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MIna Arcana

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Anto Haiku

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Roxaane

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Lidiane

Miller

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Ashley Yexil

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ANTO HAIKU

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Santra Seranno

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Choice

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Lidiane

Miller

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Elaine

Lectar

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Twain Orfan

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Simply Jana

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Say

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Kirammer

Kingsley

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Jo

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Coqueta

Georgia

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Grazie per la lettura.

Speriamo che tu

abbia gradito questo

numero.

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