acta ordinis fratrum minorum - OFM

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acta ordinis fratrum minorum - OFM

ACTA ORDINIS

FRATRUM MINORUM

VEL AD ORDINEM QUOQUO MODO PERTINENTIA

IUSSU ET AUCTORITATE

Fr. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO

TOTIUS ORD. FR. MIN. MINISTRI GENERALIS

IN COMMODUM PRAESERTIM RELIGIOSORUM SIBI SUBDITORUM

IN LUCEM AEDITA

Veritatem facientes in caritate (Eph. 4,15).

Peculiari prorsus laude dignum putavimus,

dilecte Fili, consilium quo horum Actorum

collectio atque editio suscepta est.

(Ex Epist. LEONIS PP. XIII ad Min. Gen.)

ROMA

CURIA GENERALIS ORDINIS


CUM APPROBATIONE ECCLESIASTICA

FR. JOSÉ R. CARBALLO, ofm, Min. Gen.

Fr. LUIGI PERUGINI

Director

Fr. GINO CONCETTI

Director responsabilis

Autoriz. N. 10240 del Trib. di Roma, 8-3-1965

Impaginazione e grafica

Ufficio Comunicazioni OFM – Roma

Stampato dalla

TIPOGRAFIA MANCINI S.A.S. – Tivoli (Roma)

nel mese di gennaio dell’anno 2008


EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

1. Carta a todos los Ministros y Custodios

CAPÍTULO GENERAL DEL 2009

Queridos Hnos. Ministros y Custodios.

A cuantos comenzáis ahora un nuevo

curso, después de un merecido descanso, os

deseo un nuevo curso lleno de la bendición

del Señor. A cuantos continuáis con el trabajo

iniciado hace meses, os deseo buena

continuación en el servicio que el Señor y

los hermanos os han confiado. A todos os

saludo fraternamente: El Señor os dé la paz.

Os escribo para daros algunas informaciones

que considero importantes relacionadas

con el Capítulo general del 2009. El

Definitorio general, durante el tiempo fuerte

de septiembre, ha decidido que el Capítulo

se celebrará del 23 de mayo al 21 de junio

2009, por Pentecostés. Os pido que tengáis

presentes estas fechas en vuestras agendas,

ya desde ahora. Así mismo, después de escuchar

a los Presidentes de las Conferencias

en la reunión del pasado mes de mayo, y teniendo

en cuenta su parecer, ha decidido

que se celebrará en Santa María de los Ángeles

(Asís), y que el tema capitular sea el

de la misión-evangelización-diálogo con el

mundo, además de los otros temas que se

deberán tratar en el Capítulo, tal y como

prevé nuestra legislación.

El Definitorio ha acordado también pediros

sugerencias sobre el tema para poder

preparar mejor el Capítulo. Al mismo tiempo

os pedimos que enviéis vuestras sugerencias

para posibles cambio en los Estatutos

Generales. El límite para recibir dichas

sugerencias será el próximo mes de mayo

del 2008, de este modo tendremos tiempo

suficiente para su estudio y presentación a

los participantes al Capítulo y luego al Capítulo

mismo. Tanto las sugerencias sobre

el tema, como posibles cambios de los Estatutos,

deberán ser enviados a la Secretaría

general de la Orden.

Con sentimientos de profunda fraternidad,

os saludo en el seráfico Padre.

Roma, 8 de septiembre, fiesta de la natividad

de la B.V.María, 2008

Prot. 098322

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro general

___________________________

A todos los Ministros y Custodios

Sus sedes

2. Omelia in occasione della Festa dell’impressione

delle Stimmate

Verna, 17 settembre 2007

LA SCELTA DI CRISTO

Carissimi fratelli e sorelle,

la festa dell’impressione delle stigmate

nel corpo di san Francesco, ci ha riuniti anche

quest’anno su questo santo monte. Ancora

una volta siamo saliti fin qui per fare

una sosta nella nostra vita e contemplare

nella pace di questo luogo il mistero di

quell’amore che ha trasformato, come dice

san Bonaventura, l’amante nell’immagine

stessa dell’amato (cf LM 13,5). Qui Cristo,

infatti, ha reso Francesco simile a sé anche

nel corpo; qui il Crocifisso, espressione dell’eccesso

d’amore di Dio e della sua infinita

compassione per l’uomo, si è impresso

nella stessa carne di Francesco, trasformandolo

definitivamente nell’immagine di colui

che contemplava. Qui l’Amore non

amato, come amava ripetere Francesco vagando

nelle selve, ha trovato un amante appassionato,

che in tutto si è lasciato plasmare

dall’amore.

La parola che abbiamo ora ascoltato nel

Vangelo ha trovato per Francesco, qui sulla

Verna, il suo compimento: «Se qualcuno


432 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso,

prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà,

ma chi perderà la propria vita per me, la salverà».

Dal momento dell’incontro con il

Crocifisso, da quando ricevette quella prima

chiamata nella chiesetta di san Damiano

– «Va Francesco, ripara la mia chiesa che

come vedi è tutta in rovina» – nella vita del

figlio di Pietro di Bernardone non ci fu altro

scopo che obbedire a quella voce, a quella

parola divina, che lo aveva così profondamente

conquistato, seguendo le orme del

Signore Gesù Cristo. Francesco fece di questo

invito alla sequela il senso della propria

esistenza e ad essa sacrificò ogni altra cosa.

Francesco seppe perdere la propria vita dietro

a Cristo, perché non guardò più a se stesso,

ma solo a colui che seguiva e contemplava,

cioè il suo Signore, colui che per lui

era diventato «il bene, tutto il bene, ogni

ricchezza a sufficienza». All’inizio della

sua vocazione, davanti a suo padre e ai suoi

concittadini, nella piazza di Assisi Francesco

seppe abbandonare ogni ricchezza per

seguire Cristo. Ma su questo santo monte,

quasi al termine della sua vita, egli seppe

abbandonare tutto se stesso per divenire in

tutto conforme al suo Signore crocifisso.

Qui sta il segreto del fascino di Francesco.

Ce lo ha ricordato il Santo Padre nella

sua visita ad Assisi, quando diceva che «i

cristiani del nostro tempo si ritrovano sempre

più spesso a fronteggiare la tendenza ad

accettare un Cristo diminuito, ammirato

nella sua umanità straordinaria, ma respinto

nel mistero profondo della sua divinità. Lo

stesso Francesco subisce una sorta di mutilazione,

quando lo si tira in gioco come testimone

di valori pur importanti, apprezzati

dall’odierna cultura, ma dimenticando

che la scelta profonda, potremmo dire il

cuore della sua vita, è la scelta di Cristo».

Quell’eccesso d’amore che Francesco

aveva scoperto nel Cristo, infatti, giorno

dopo giorno, era sempre più diventato il suo

stesso modo di amare, così come la compassione

del Crocifisso per l’umanità si era

via via trasformata nella compassione di

Francesco per ogni uomo e per ogni creatura.

Francesco si era lasciato invadere da

questo amore, fino al punto da scomparire

in esso, divenendo lui stesso «come gli spiriti

angelici sulla scala di Giacobbe» – dice

sempre di lui san Bonaventura – perché «o

saliva verso Dio o discendeva verso il prossimo»

(LM 13,1). Francesco in questo modo

fu, per gli uomini del suo tempo, quello

che gli antichi patriarchi furono per il popolo

di Israele, perché, col suo cuore traboccante

d’amore, saliva continuamente a Dio,

portando con sé le preghiere del suo popolo,

e da Dio discendeva riversando, su quanti lo

incontravano, la misericordia divina.

Ringraziamo, allora, insieme il Signore

per averci donato un fratello e un santo come

Francesco d’Assisi, che seppe essere nel

suo tempo, e continua ad essere oggi per

noi, un vero dono d’amore, perché dono

dell’amore di Dio. Se la vita di san Francesco,

infatti, seppe attirare fin dall’inizio così

tanti uomini e donne e se ancora oggi, dopo

800 anni, tanti sono affascinati da lui, il

motivo sta nel suo essere divenuto in tutto

una cosa sola con Gesù Cristo. Francesco

conquistò e conquista i cuori, perché ama

gli uomini e le creature dell’amore di Dio:

un amore indifeso, perché non si impossessa

di chi si ama, ma sa guardare al bene dell’altro

e alla sua libertà. Il fatto, però, che

questo amore sia indifeso, non significa che

sia debole. Si tratta, al contrario, di un amore

forte e tenace anche di fronte alla debolezza

dell’altro, di un amore capace di fedeltà

anche quando l’altro è infedele, di un

amore che si offre senza chiedere niente in

cambio.

Di fronte a un simile amore è impossibile

rimanere indifferenti. Come Francesco,

così anche noi siamo chiamati ad una risposta.

Ecco, Dio oggi si fa incontro a ciascuno

di noi. Anche oggi l’Onnipotente, il Dio degli

dei, mostra il suo infinito amore per noi

facendosi piccolo e indifeso; come diceva lo

stesso Francesco: «Ecco, ogni giorno egli si

umilia, come quando dalla sede regale discese

nel grembo della Vergine; ogni giorno

egli stesso viene a noi in apparenza umile;

ogni giorno discende dal senso del Padre

sull’altare nelle mani del sacerdote» (Am

1,16-18).Accostiamoci al suo corpo e al suo

sangue con il cuore aperto e disponibile, la-


sciandoci ferire dal suo amore e dalla sua

misericordia, senza paura di donarci e senza

paura che chieda troppo alla nostra vita, perché,

se glielo permetteremo, sarà ancora una

volta lui a farsi carico delle nostre fatiche e

a guidarci sulla via della salvezza.

Lasciamoci avvolgere dal tenero amore di

Dio. Lasciamo che questo amore, giorno dopo

giorno, riempia tutta la nostra esistenza e

arriveremo anche noi a dire con l’apostolo

Paolo di non aver altro vanto che nella croce

del Signore nostro Gesù Cristo (cf Gal 6,14),

perché solo chi segue le orme del Signore,

chi obbedisce alla sua Parola, chi accoglie la

logica della croce, può davvero rinascere come

una nuova creatura (cf Gal 6,15).

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS 433

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

3. Lettera del Ministro e Definitorio generale

per la Festa di san Francesco

2007

VIVERE ED ANNUNCIARE IL

VANGELO

Cari Fratelli e Sorelle,

il signore vi dia Pace.

È con speciale gioia e gratitudine che ci

apprestiamo a celebrare quest’anno la festa

di san Francesco di Assisi. La festa del

2007, infatti, acquista un particolare significato

a motivo della celebrazione della

grazia delle origini, che, ripercorrendo

l’itinerario della conversione del nostro padre

san Francesco, ci aiuta a vivere la nostra

vocazione e missione oggi «con lucidità ed

audacia». Come è ormai costume, ogni anno

noi, vostri Fratelli del Definitorio generale,

scegliamo una priorità del sessennio

per condividere considerazioni e riflessioni.

Quest’anno la priorità è l’evangelizzazione

e la missione.

Nel contesto dell’VIII Centenario, il

2007 ci stimola ad osare di vivere il Vangelo,

facendo memoria di due episodi, che resero

il nostro padre san Francesco consapevole

di essere stato chiamato dal Signore a

vivere secondo il Vangelo di nostro Signore

Gesù Cristo: l’incontro con il Crocifisso di

San Damiano e quello con il Vangelo della

missione.

Partire da Cristo per la missione nella

Chiesa e nel mondo

L’incontro con il Crocifisso di San Damiano

fa parte dell’origine della missione

ecclesiale di Francesco. L’invito del Signore,

«va’, ripara la mia casa, che, come vedi,

è tutta in rovina» (2Cel 10), san Francesco

l’ha inteso come missione ecclesiale e profetica,

contribuendo così al rinnovamento

della vita della Chiesa. San Bonaventura,

riassume ed interpreta la missione ecclesiale

di Francesco: «così come furono riparati

i tre edifici, sotto la guida di quest’uomo

santo si sarebbe rinnovata la Chiesa in tre

modi: secondo la forma di vita, secondo la

Regola e secondo la dottrina di Cristo da lui

proposte» (LegM II,8).

Il secondo episodio, che vogliamo ricordare,

è l’incontro di Francesco con il Vangelo

dell’invio missionario, da lui ascoltato

durante la santa Messa nella Porziuncola.

Francesco si sentì toccato dal brano evangelico

dell’invio dei discepoli a due a due,

senza portare nulla, per annunciare la pace,

il regno di Dio e la penitenza. Trovando una

chiara risposta alla sua ricerca, il Poverello

dichiara: «questo voglio, questo chiedo,

questo bramo di fare con tutto il cuore»

(1Cel 22). Francesco, colmo di gioia, si affretta,

vincendo ogni remora, a mettere in

pratica fedelmente quanto ascoltato. Nell’incontro

con la Parola, egli scopre la vocazione

di messaggero del Vangelo, la sete

di evangelizzare, di andare in missione. Lasciatosi

evangelizzare, convertire al Vangelo,

cambia l’abito e il modo di vivere, si

sente inviato nel mondo per condividere

con tutti ciò che per grazia aveva ricevuto.

Come Gesù ha inviato i suoi discepoli in

tutte le direzione, così Francesco, accolti i

suoi primi compagni, li invia a due a due ai

quattro punti cardinali del mondo. Convinto

di essere stato chiamato per una missione

universale, non pone limiti alla testimonianza

e all’annuncio del Regno di Dio.

Nella sua lettera a tutti i Frati, Francesco

esplicita questa consapevolezza della voca-


434 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

zione missionaria universale: «Inclinate

l’orecchio del vostro cuore e obbedite alla

voce alla voce del Figlio di Dio... che vi

mandò nel mondo intero, affinché rendiate

testimonianza alla voce di lui con la parola

e le opere e facciate conoscere a tutti che

non c’è nessuno onnipotente eccetto lui»

(LOrd 6-9).

Ricordare con gratitudine e rinnovare

oggi il nostro entusiasmo

Nel celebrare la grazia delle origini, desideriamo

ricordare con immensa riconoscenza

la ricchissima storia delle missioni e

dell’evangelizzazione dei Frati lungo i nostri

otto secoli di vita. Siamo grati ai Frati

che lasciarono le loro terre, iniziando dal

nostro padre e fratello Francesco, e si resero

prossimi agli altri – altri popoli, altre lingue

e culture – per predicare la penitenza,

per testimoniare Gesù Cristo, annunciare la

pace e il regno di Dio con le parole e le opere.

Siamo riconoscenti a quei Frati che, sull’esempio

di Francesco nel suo incontro con

il Sultano, fecero della semplice presenza,

dell’incontro e della testimonianza silenziosa

la prima forma di evangelizzazione, gettando

così le basi per la missione ad gentes.

Siamo grati a tutti quei Frati che furono

creativi nell’evangelizzazione e diedero un

contributo originale, nelle varie zone, di

fronte alle necessità delle persone e dei popoli,

affrontando senza paura situazioni di

usura, di violenza, di infermità, di mancanza

di educazione. Rendiamo lode, soprattutto,

al Signore per tutti coloro che diedero la

loro vita per l’annuncio della Buona Notizia.

Tutti questi nostri Frati, in otto secoli di

storia, ci hanno lasciato un’eredità ricca e

colma di insegnamenti per la nostra missione

evangelizzatrice di oggi. Invitiamo, pertanto,

tutti i Frati a fare memoria della storia

delle missioni e dell’evangelizzazione nella

propria Entità, in atteggiamento di rendimento

di grazie e di riconoscenza per la testimonianza

dei missionari e lasciandosi interpellare

per rinnovare il proprio slancio

missionario.

Sentiamo il bisogno, in modo particolare,

di rivivere l’entusiasmo iniziale e

l’ardore missionario di Francesco e dei suoi

compagni; di «rinnovare la nostra vita personale

e fraterna secondo il Vangelo, nel

contesto vitale del nostro tempo» (La grazia

delle origini, p. 18); di ricuperare la coscienza

missionaria di essere inviati al mondo

intero per testimoniare ed annunciare il

Regno di Dio. Desideriamo accogliere ed

attuare il mandato della Chiesa, espresso da

Giovanni Paolo II nel suo messaggio al Capitolo

generale del 1991, quando, rifacendosi

all’episodio di Innocenzo III, ci disse

che la ragion d’essere del nostro Ordine sta

nell’essere inviati in missione (cf Messaggio

al Capitolo generale 1991, 5).

Quell’affermazione ci ha sollecitato ulteriormente

a riflettere, come Frati Minori e

in sintonia con la Chiesa, sulla nostra missione

e ad evidenziare le caratteristiche essenziali

dell’evangelizzazione francescana

nel mondo di oggi. Ci siamo impegnati a

leggere e ad interpretare i segni dei tempi.

Abbiamo cercato di vivere in modo rinnovato

la nostra vocazione. Ci siamo definiti

Fraternità-contemplativa-in-missione (cf

CPO 2001), in un mondo che cambia, sottolineando

così la peculiarità del nostro carisma

e la sua ragion d’essere. Abbiamo

scelto, mediante il discernimento fraterno,

alcune priorità per esprimere ed orientare la

nostra vita e la nostra attività. Siamo convinti

che per rinnovare il nostro entusiasmo

per la missione sono necessari la gioia della

fede, la santità in Fraternità, il Vangelo

vissuto ed annunciato con parole ed opere.

Questo nuovo slancio ci ha spinto e ci spinge

sulle vie del dialogo con il Signore, tra di

noi, con la gente, con i credenti di ogni religione

e cultura, e verso i chiostri dimenticati,

dove la vita e la pace sono minacciate.

Rivedere le nostre presenze e forme di

evangelizzazione

Nell’arco dei suoi ottocento anni di storia

l’Ordine ha espresso la sua vocazione

evangelizzatrice con una grandissima varietà

di presenze e di forme nelle missioni

ad gentes, come nell’ambito dei ministeri

pastorali nella Chiesa e nelle attività di promozione

umana. Nell’itinerario dell’ottavo

centenario siamo invitati, in quest’anno

2007, a valutare la vita e la missione, le pre-


senze e le forme di evangelizzazione in vista

di un progetto provinciale che porti a

scelte concrete e profetiche, alla luce della

lettura della realtà in cui viviamo, del Vangelo,

della Regola, delle Costituzioni e Statuti

generali e delle priorità dell’Ordine.

Tutto ciò dovrà aprirci a nuove forme di

evangelizzazione; ad una nuova disponibilità

per le missioni ad gentes; a scelte concrete

in favore della giustizia, della pace e

dell’integrità del creato; ad iniziative a favore

del dialogo ecumenico, interreligioso

ed interculturale. È giunto il momento di un

serio e profondo discernimento delle nostre

presenze e attività ministeriali per verificare

se rispecchiano la nostra vocazione profetica

di religiosi e la nostra identità specifica

di Frati Minori nelle nuove situazioni

della Chiesa e del mondo.

Nel Capitolo generale straordinario del

2006, cercando di rispondere alla domanda:

«Signore, che vuoi che facciamo, come Frati

Minori, oggi?», abbiamo visto che la nostra

vocazione è essere una Fraternità di minori,

costituita da Frati laici e chierici, inviata

ad evangelizzare. Sull’esempio dei

discepoli di Emmaus, abbiamo fatto un

cammino di condivisione tra noi, in compagnia

del Signore risorto, per scoprire i segni

di vita e le sfide che ci chiamano alla conversione

e alla rifondazione della nostra vita

e missione. Prendiamo coscienza che la

nostra evangelizzazione deve superare il carattere

di “conservazione” in vista di una

nuova evangelizzazione, ricuperando la

centralità della fede, guardando la moltitudine

dei battezzati e non evangelizzati, occupandoci

della grande mobilità dei popoli

e dello straordinario fenomeno dei migranti,

lasciandoci sfidare dalle grandi concentrazioni

urbane. Come il Pastore ricerca la

pecora smarrita, siamo sollecitati ad andare

incontro alle persone nelle loro differenti

realtà personali, familiari e sociali.

Rinnovare la qualità di vita a partire dallo

slancio missionario

Non possiamo perdere di vista che la centralità

della nostra missione di evangelizzazione

sta nella testimonianza della vita evangelica.

Più che confidare nelle strategie e nel-

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

435

le tecniche, abbiamo bisogno di essere vangelo

vivo, comunicare esperienza di incontro

vitale con il Vangelo, con il Cristo crocifisso

e risorto. In questo senso, un rinnovato slancio

missionario potrà aiutare ogni Frate e le

Fraternità dell’Ordine a rinnovare la loro

qualità di vita. Francesco, alla Porziuncola,

appena ha scoperto che il vero discepolo di

Gesù è anche il suo testimone, il suo “missionario”,

cambiò immediatamente abbigliamento

e maniera di vivere per poter partire e

annunciare la conversione del cuore e

l’amore di Dio. E ciò diede alla sua parola

una trasparenza così cristallina che toccava

direttamente i cuori della gente.

Le nostre parole saranno recepite come

semplici suoni se non sono accompagnate

dalla coerenza della nostra vita, e ogni vera

missione francescana ha bisogno di uno stile

di vita consono. Anche perché – ed è ancora

Francesco che ce lo insegna – l’inviato

è l’espressione stessa del messaggio, la sua

vita è il primo contenuto della sua missione.

La testimonianza, anche silenziosa, ma autentica,

è il nostro primo modo di essere

missionari in ogni regione del mondo. Francesco

poté vivere con tanta immediatezza

tale vita evangelica ed apostolica, perché

aveva incontrato personalmente il Cristo,

nella Parola alla Porziuncola e nel Crocifisso

a San Damiano, e da Lui si era sentito

“inviato” al mondo come i primi discepoli.

L’intimità continua e coltivata con il Signore

è la radice e la forza del nostro vivere

la missione. Più Dio abita nei nostri cuori,

più possiamo condividerlo con gli altri.

Giovanni Paolo II, infatti, ha detto che la

missione è la misura della nostra fede! E

quel Signore che è già nel cuore non cessa

di ripetere a ciascuno: «Va’, ripara la mia

casa». Come non rispondere con prontezza

e con entusiasmo al rinnovato invio da parte

di Gesù?

Cari Fratelli e Sorelle, per ridare qualità

alla nostra vita e nuovo slancio alla nostra

missione, in occasione della festa del padre

nostro san Francesco, fissiamo gli occhi negli

occhi del Crocifisso di San Damiano,

per ascoltare l’ammonimento, questa volta

rivolto a ciascuno di noi: «va’, ripara la mia

casa». Va’, “restaura” la tua vita; va’, e fat


436 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

ti servo premuroso del popolo di Dio e di

tutta l’umanità.

Dopo la sosta ai piedi del Crocifisso di

San Damiano, davanti al quale, come Francesco,

possiamo apprendere anche gli itinerari

e lo stile della missione, rechiamoci alla

Porziuncola per lasciarci coinvolgere dal

mandato evangelico della missione e, senza

indugi e con fervore, sottoscrivere: «questo

voglio, questo chiedo, questo bramo fare».

Che il Signore benedica i nostri propositi

e desideri. La Madre della misericordia, la

Vergine fatta Chiesa, ci ottenga di concepire

e partorire lo spirito della verità evangelica.

San Francesco ci aiuti a conseguire la

sapienza per discernere e la volontà per attuare

«il santo e verace comandamento» del

Signore.

Roma, 17 settembre 2007

Festa delle Stigmate di san Francesco

FR. AMARAL BERNARDO AMARAL, OFM (Def. Gen.)

FR. AMBROGIO NGUYEN VAN SI, OFM (Def. Gen.)

FR. FINIAN MCGINN, OFM (Def. Gen.)

FR. JAKAB VÁRNAI, OFM (Def. Gen.)

FR. MIGUEL J. VALLECILLO MARTÍN, OFM (Def. Gen.)

FR. SIME SAMAC, OFM (Def. Gen.)

FR. MARIO FAVRETTO, OFM (Def. Gen.)

FR. LUIS G. CABRERA HERRERA, OFM (Def. Gen.)

FR. JUAN IGNACIO MURO ARÉCHIGA, OFM (Def. Gen.)

FR. FRANCESCO BRAVI, OFM (Def. Gen.)

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM (Min. Gen.)

FR. SEÁN COLLINS, OFM (Seg. Gen.)

Prot. 097972

4. Celebrazione in onore della Beata

Maria della Passione

Roma, Aracoeli, 1 ottobre 2007

ENTRATA DI MARIA DELLA PASSIONE

NEL TERZ’ORDINE FRANCESCANO

Ef 3, 13-19; Sal 33, 1-2, 4-5, 11-12, 18-19;

Lc 10, 21-22

Cari fratelli e sorelle,

il Signore vi dia Pace!

Con grande gioia siamo saliti sul colle

del Campidoglio per celebrare l’Eucaristia

in questa bellissima e storica Basilica di S.

Maria in Ara Coeli, Curia Generale dei Frati

Minori per secoli e dove fu ammessa al

Terz’Ordine Francescano la Beata Maria

della Passione, il 4 ottobre 1882, dall’allora

Ministro generale dei Frati Minori, Fr. Bernardino

da Portogruaro.

Con immensa gioia e affetto fraterno saluto

tutti voi che partecipate a questa Eucaristia,

particolarmente Suor Christiane, Superiora

Generale delle Suore Francescane

Missionarie di Maria (FMM), le nuove Superiore

Provinciali FMM, riunite a Grottaferrata

e le sorelle FMM della Provincia

d’Italia e delle case di Roma. L’Eucaristia

che stiamo celebrando vuole essere innanzitutto

un’azione di grazie per il dono della

Beata Maria della Passione e della sua vocazione

francescana.

Il percorso della vocazione francescana

di Maria della Passione fu assai lungo. Il

primo momento di questo percorso lo possiamo

situare nel 1860, quando entra nel

Monastero delle Clarisse di Nantes, all’età

di 21 anni. Seppur breve sia stata la sua permanenza

in quel Monastero, poiché lo dovette

abbandonare a causa di una grave malattia,

senza alcun dubbio sarà tra le Sorelle

Povere di Santa Chiara che avrà una forte

esperienza di Dio, che segnerà tutta la sua

vita di offerta al Signore e alla missione. Un

altro momento importante fu il pellegrinaggio

ad Assisi nel 1880. Sul suo passaggio da

quella città scriverà qualche anno più tardi:

“Cara Assisi, non potrei descrivere tutta

l’attrazione che esercitavano su di me i suoi

muri, il campo…! Ora sento che era

l’ombra serafica che mi seguiva”. E ancora

al momento dell’affiliazione canonica alla

Famiglia Francescana nel 1885, quando

Maria della Passione riceverà il decreto ufficiale

della Santa Sede, affiliando il nuovo

Istituto al Terz’Ordine di San Francesco e

mettendo le sue figlie sotto la dipendenza

diretta del Ministro generale dell’Ordine

francescano. Senza alcun dubbio, però, il

momento decisivo per la vocazione francescana

di Maria della Passione fu nel giugno

1882, quando, durante la sua permanenza

nella città eterna, la divina provvidenza la

trae all’Aracoeli ed entra in contatto in un


primo momento con il P. Rafael Delarbre,

allora Definitore Generale, poi con il Ministro

generale, P. Bernardino da Portogruaro.

Costui, con un gesto paterno e insieme profetico,

la coprì con il suo mantello, adottandola

come sua figlia spirituale. Ricordando

quel momento scriverà Maria della Passione:

“In quel giorno… il nuovo tronco venuto

da oriente è stato innestato nell’antico

tronco serafico; le figlie di Maria venute

dall’India, sarebbero state per sempre le figlie

di Francesco”. Da allora, il cuore di

Maria della Passione, ardentemente missionario

e mariano, sarà, nello stesso tempo,

appassionatamente francescano.

Ma Aracoeli, definita da Maria della

Passione come “tabernacolo di grazia”,

“luogo dei suoi dolori e delle sue gioie”,

sarà significativo nella vita della Beata Maria

della Passione non solo all’inizio del suo

itinerario come membro del Terz’Ordine

Francescano, ma anche nei momenti difficili

del suo cammino di purificazione spirituale.

Quando nel 1883 Maria della Passione

viene deposta dal Papa il 16 marzo, Aracoeli

sarà il luogo della sua consolazione e

rifugio spirituale, il luogo in cui incontrerà

le braccia alzate e il cuore aperto di P. Bernardino

e di P. Rafael. Al Bambino di Aracoeli,

che la vide “entrare nell’Ordine nel

settimo centenario del nostro Serafico Padre”,

professava grande devozione e lo circondava

d’infinita tenerezza, chiamandolo

“il mio Bambino”, “caro Bambino mio”,

“amabile Bambino”. A lui affiderà nel 1896

i risultati del Capitolo appena celebrato.

Con ragione potrà scrivere: “Io non ce la

faccio all’idea di perdere l’Aracoeli: io amo

questo vecchio nido, io non so come dirlo,

ma mi sembra di essere nata alla vita proprio

in quel luogo lì”.

Con ragione, care sorelle, avete voluto

venire in pellegrinaggio in questo luogo tanto

amato dalla vostra santa Fondatrice, per

rinnovare la vostra identità francescana ed il

vostro profondo legame, mai venuto meno,

all’Ordine dei Frati Minori. Ricordando e

rinnovando il gesto del P. Bernardino da

Portogruaro, anch’io oggi vi accolgo e vi benedico

di tutto cuore affinché questa vostra

identità francescana, insieme missionaria e

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

437

mariana, non venga mai meno. Ché il Santo

Bambino sia testimone di questo momento

di grazia e di emozione, come lo è stato in

quel memorabile 4 ottobre 1882, e che Maria,

ara coeli, vi indichi il cammino per seguire

Gesù “più da vicino”, in ogni momento

e in costante fedeltà creativa. Però in questo

momento desidero a nome personale e di

tutto l’Ordine francescano, ringraziarvi per

la vostra vicinanza fraterna. Quanti gesti di

fraternità ho sperimentato e sperimentano i

miei fratelli da parte delle Sorelle nel mondo

intero! Molto è ciò che l’Ordine francescano

vi ha dato, molto è ciò che l’Ordine riceve

da voi. Grazie per questo scambio di affetto.

Camminiamo uniti nella reciprocità e

nella comunione fraterna.

Alla nostra festa si viene oggi ad aggiungere

quella del Figlio amato del Padre, nostro

Signore Gesù Cristo. Il testo del Vangelo

che abbiamo ascoltato è un canto, una

eucaristia – stavo per dire una danza – del

Figlio davanti al Padre, signore del cielo e

della terra, per aver reso partecipi i suoi discepoli,

i più piccoli, del dono della conoscenza

profonda del Regno, che invece è

stato nascosto ai saggi e ai sapienti di questo

mondo (cf. Lc 10, 21). Una conoscenza

che porta coloro che ricevono questa grazia

alla donazione totale e incondizionata, a vivere

la logica del dono senza alcuna riserva,

vivendo interamente per il Signore e interamente

per gli altri. Questa è l’esperienza

vissuta da Gesù in rapporto al Padre e agli

altri. Questa è l’esperienza vissuta da ogni

discepolo, fra i quali Francesco e Maria della

Passione. Dalla contemplazione del Padre,

eterno dono di sé, e del Figlio, che si

dona sino alla fine, il discepolo, vigorosamente

rafforzato dall’azione dello Spirito

(cf. Ef 3, 16), riceve la forza necessaria per

affrontare tutte le difficoltà che comporta la

costruzione del Regno, donandosi senza

misura alla missione, attraverso un movimento

di dono, simile al costante donarsi di

Dio, poiché sa che niente gli appartiene, che

tutto è un bene ricevuto, destinato ad essere

condiviso e restituito.

Care sorelle, il vostro carisma è missionario,

mariano e francescano. In quanto

missionario, la vostra forma di vita è com


438 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

prensibile soltanto da questa logica del dono,

che, partendo da una profonda comunione

d’amore con il Padre e il Figlio nello

Spirito Santo, vi porta ad uscire da voi stesse

per andare incontro agli altri, particolarmente

agli ultimi e agli esclusi. Il vostro carisma

è anche mariano. In quanto tali siete

chiamate a vivere la vostra vocazione e missione

con un’apertura incondizionata, come

Maria, alla volontà del Padre, in modo tale

che, custodendo nel più profondo del vostro

cuore la parola del Signore (cf. Lc 2, 51) e

mettendo in pratica quello che lui vi dirà

(cf. Gv 2, 5), lo possiate portare agli altri

(cf. Lc 1, 39ss). Finalmente, in quanto francescano,

il vostro carisma esige da parte vostra

che viviate sine proprio, un’espressione

molto familiare a Francesco, spogliate di

tutto per possedere colui che è tutto: il bene,

tutto il bene, il sommo bene (cf. LodAl); e,

in questo modo, radicate e cementate nell’amore

(cf. Ef 3, 17), possiate arricchire

con la vostra povertà gli altri. E in ogni momento,

per essere Francescane Missionarie

di Maria, non dimenticate che sarete testimoni

e missionarie nella misura in cui, con

una vita orientata verso il Signore, come

quella dell’apostolo Paolo, vi lascerete abitare

da Lui (cf. Ef 3, 17).

I discepoli furono chiamati per stare con

lui e per essere inviati in missione (cf. Mc 3,

14). In quanto discepole, anche voi siete

state chiamate, prima di tutto, per stare con

Cristo, conoscerlo più profondamente ed

essere partecipi del suo mistero d’amore.

Che niente, care Sorelle, vi separi da Lui e

niente vi separi dagli altri. Date tempo nella

vostra vita al Signore e troverete tempo

per gli altri. Siate contemplative del mistero

eucaristico, contemplazione che forma

parte della vostra spiritualità missionaria, e

vi troverete sensibili alle necessità degli altri.

Siate delle donne di preghiera e diventerete

donne di azione. Parafrasando le parole

di San Gregorio Magno possiamo ben dire

che l’orazione e la contemplazione

educano all’amore e aprono il cuore al dono

senza limiti. La vostra fecondità missionaria

dipenderà dall’intensità dell’unione con

il Signore. Soltanto da una comunione

profonda con il Signore incontrerete la for-

za, la luce e la consolazione necessarie per

una missione mariana e francescana autentica.

Cari fratelli e sorelle, come ci invitava il

salmo responsoriale (Sal 33), rendiamo grazie

al Signore per il dono di Francesco e di

Maria della Passione. Cantiamo al Signore

un canto nuovo, perché oggi come ieri il Signore

continua a mostrarci il suo amore e a

realizzare grandi cose nella nostra Famiglia.

E in ogni momento e in qualunque luogo,

unendoci alla lode di Gesù al Padre, facciamo

della nostra vita una continua eucaristia

gradita al Signore. Temiamo il Signore

ed il suo sguardo ci sosterrà nel momento

della prova. Beati noi che il Signore ha scelto

come eredità! Pace e Bene!

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

5. Omelia in occasione della Festa di san

Francesco

Santa Maria degli Angeli, 4 ottobre 2007

BRILLÒ COME STELLA TRA LE NUBI

Cari fratelli e sorelle,

il Signore vi dia pace!

Rallegriamoci tutti nel Signore nella solennità

del Serafico Padre san Francesco;

con noi gioiscono gli Angeli e lodano in coro

il Figlio di Dio (Antifona di ingresso).

Oggi i nostri occhi, pieni di stupore, sono

rivolti a Francesco di Assisi. Ma oltre la

sua figura, certamente attraente; la sua cultura,

certamente notevole; il suo carattere,

senza alcun dubbio gioioso e comunicativo;

le sue qualità e le circostanze, che ruotano

intorno alla sua esperienza, vogliamo contemplare

le meraviglie che Dio ha compiuto

nel suo servo: l’amore con cui il Padre lo

ha chiamato alla sequela del suo Figlio Gesù

Cristo; la grazia con cui lo ha trasformato

in immagine viva di Cristo povero e crocifisso;

l’ispirazione con cui lo spinse a vivere

nella Chiesa secondo la forma del

santo Vangelo. Non possiamo, inoltre,

smettere di ammirare la fedeltà con cui Frate

Francesco rispose alla vocazione ricevu-


ta. Una fedeltà che desiderano fare propria

quanti si sentono chiamati con una vocazione

simile alla sua, o sono attratti dalla sua

persona.

Dobbiamo considerare in primo luogo la

grazia di Dio in Francesco. Può essere che,

accostandoci alla sua vita, si abbia la tentazione

di ammirare la grazia di Dio che si

manifesta nelle virtù eroiche, nei segni e nei

prodigi, nel mistero delle stigmate. Frate

Francesco, però, non percorrerebbe con noi

questo cammino.

Egli sapeva che la grazia di Dio lo aveva

portato tra i lebbrosi e che l’amarezza provata

nel vederli si era trasformata in dolcezza

di anima e di corpo, quando usò loro misericordia.

Sapeva che questa era per lui la

vera e salvifica penitenza, che lo allontanò

da un mondo pieno di menzogna e lo avvicinò

alla verità dell’uomo, all’uomo vero,

all’uomo che soffre, a quello che, imprigionato

dall’emarginazione, rischia di non conoscere

la comunione, che è Dio; a quello

che, imprigionato dal disprezzo, rischia di

non conoscere la carità, che è Dio; a quello

che, imprigionato dall’amarezza, rischia di

non conoscere la dolcezza del Signore, la

dolcezza della misericordia.

Frate Francesco sapeva che il Signore gli

diede “fede nelle chiese”. Una fede semplice,

limpida, umile e luminosa, che gli permise

di effondere la sua anima nell’adorazione

davanti all’Eucaristia, sacramento

della presenza di Cristo e memoriale della

sua passione redentrice.

Frate Francesco confessa che il Signore

gli diede una grande fede nei sacerdoti che

vivono secondo la forma della santa Chiesa

di Roma, nei sacerdoti poverelli di questo

mondo, che voleva temerli, amarli e onorarli

come suoi signori, perché in loro vedeva

il Figlio di Dio.

Frate Francesco nel suo Testamento ci

dice con grande semplicità che il Dio Altissimo

lo portò con la sua grazia ad amare

Gesù Cristo, suo Figlio, lì dov’era più dimenticato

e disprezzato: tra i lebbrosi, le

chiese abbandonate e i sacerdoti poverelli.

Colui che nei lebbrosi seppe tanto amare

Cristo, desiderò con tutta la sua anima onorare

e venerare il suo Signore nei santissimi

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

439

misteri del suo Corpo e del suo Sangue,

amarlo nei Nomi e le parole scritte, perché

tutto era presenza di Colui che amava.

Frate Francesco sapeva che il Signore gli

aveva dato dei Fratelli e con il dono di Fratelli

gli era stata anche data la conoscenza

della forma di vita che dovevano condurre,

secondo l’insegnamento del santo Vangelo.

Amando Cristo nei poveri, nella Chiesa

e nei Fratelli, Francesco si andava trasformando,

per grazia di Dio, nell’immagine viva

di Cristo umile, povero e crocifisso, fino

a portare nel suo corpo le piaghe di Gesù.

Amando Cristo nei poveri, nella Chiesa

e nei Fratelli, Francesco riparò il tempio e

rinforzò il santuario, protesse il suo popolo

e fortificò la città, per brillare nella casa di

Dio come stella splendente tra le nubi, come

una luna piena nel giorno di festa, come

un sole rifulgente sulla vita dei fedeli.

Oggi facciamo nostre le parole di Gesù

nel Vangelo e rendiamo grazie al Padre, al

Signore del cielo e della terra, per aver dato

a Francesco un’anima da povero, innamorata

di Cristo, povero e crocifisso, e per

avergli dato un cuore limpido, capace di vedere

Cristo, amarlo e abbracciarlo in tutti i

poveri.

Oggi rendiamo grazie a Dio per Frate

Francesco, contemplando le meraviglie

operate dall’Altissimo in lui e per mezzo di

lui; leviamo al cielo gli occhi e le mani supplici,

umili e grati, guardando la nostra vita

di credenti in Cristo Gesù, perché anche noi

cerchiamo, desideriamo e vogliamo, anche

se non lo meritiamo, di entrare con Francesco

nei segreti del Regno di Dio.

Grati ricordiamo, per tenerla fissa nella

memoria e nel cuore, la beatitudine dei poveri;

dobbiamo però umilmente confessare

che non abbiamo ancora imparato ad essere

veramente poveri, così da essere veramente

beati. Padre Francesco, insegnaci ad essere

poveri!

Umili e grati, desideriamo e chiediamo

per noi peccatori, che contempliamo ammirati

il serafico padre Francesco di Assisi, di

farci piccoli e servi di tutti; di non pretendere

nulla se non di essere piccoli e di servire;

di dare la vita per il Regno di Dio; di

non esigere altro che di espropriarci della


440 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

vita, di spenderla, di perderla, perché riconosciamo

che il padre Francesco la guadagnò

offrendola, mentre rischiamo di perderla

per non averla offerta.

Umili e grati, desideriamo e chiediamo

di non incontrare nella nostra esistenza altro

motivo di gloria che la croce di nostro

Signore Gesù Cristo, perché da essa viene

per noi la riconciliazione e la grazia, la redenzione

e la vita, e in essa si rivela l’amore

assoluto e incondizionato di Dio per noi.

Umili e grati leviamo al cielo i nostri

cuori per trovare misericordia, per ricevere

da Dio Padre la conoscenza del Figlio e dal

Figlio la rivelazione del Padre, perché tutto

il nostro essere è inquieto e non troverà pace,

finché non riposerà nell’intimità di Dio.

Desideriamo amarlo, abbracciarlo e seguirlo

in Gesù di Nazareth. Vogliamo ascoltarlo

e contemplarlo nelle sante e profumate parole

della Sacra Scrittura. Desideriamo

amarlo, abbracciarlo e seguirlo, ascoltarlo e

contemplarlo nella divina Eucaristia, dove

gli occhi limpidi della fede semplice vedono

il Corpo e il Sangue del Signore. Desideriamo

amarlo, abbracciarlo e seguirlo,

ascoltarlo e contemplarlo in tutti i sacramenti

della sua presenza e della sua grazia.

Umili e grati, chiediamo di incontrare

Cristo e di riconoscerlo in tutti i lebbrosi, in

coloro che la nostra ripugnanza desidera

isolare; chiediamo di baciarlo in essi e di

rompere con la forza della carità le barriere

di solitudine che abbiamo innalzato tra noi e

i loro corpi feriti, tra noi e quelli che non

contano niente, tra noi e il corpo di Cristo.

Insegnaci, Frate Francesco, ad ascoltare

Cristo nella santa Chiesa, ad obbedirle nel

signor papa e in tutti i vescovi e i sacerdoti

che sono in comunione con il signor papa.

Insegnaci a vivere nella fede della Chiesa il

santo Vangelo, totalmente dedicati a Dio

Padre, sommamente amato, seguendo da

vicino Gesù Cristo, docili all’azione dello

Spirito di Cristo nelle nostre vite.

Oggi, in questa Eucaristia che stiamo celebrando,

nella pasqua di Cristo di cui facciamo

memoria, nella comunione sacramentale

che stiamo per ricevere, conosciamo,

facendone esperienza, la totale

consegna dell’Altissimo Figlio di Dio alla

comunità ecclesiale e a ciascuno di noi. Oggi

manifestiamo, con l’umiltà dei nostri

passi verso l’altare di Dio, la volontà di essere

totalmente di Colui che in tutto volle

essere nostro.

Che tutti noi si possa, con la grazia del

Signore, per l’intercessione della Vergine

Immacolata e del nostro padre san Francesco,

e con l’aiuto di tutti, perfezionare il dono

della nostra vita al servizio di Dio e per

il bene degli uomini.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

6. Relazione del Ministro generale all’Assemblea

dell’UFME

Sarajevo, Bosnia/Erzegovina,

11.10.2007

EUROPA, SII TE STESSA

La nostra vecchia e cara Europa

L’Europa è una realtà pluriculturale e

multireligiosa. La pluriculturalità è chiara.

Basta guardare i componenti di questa assemblea

dell’UFME. D’altra parte, se è certo

che l’Europa non è stata mai monolitica

dal punto di vista religioso, oggi lo è anche

meno. Il suo carattere multireligioso cresce

di giorno in giorno. In Europa, oggi come

ieri, convivono cristiani (cattolici, ortodossi

e protestanti), ebrei e musulmani, per citare

le tre grandi religioni. Però qualcosa sta

cambiando. Da una parte aumentano coloro

che si dichiarano membri di quella che potremmo

chiamare religione laicista, professando

come credo il relativismo morale e il

laicismo. D’altra parte, l’Islam si presenta

come una forza e una riserva spirituale valida,

di fronte alla mentalità meramente politica

ed economica della nostra Europa. Anche

le grandi tradizioni religiose dell’Asia

s’innalzano come potenze spirituali contro

un’Europa che rinnega le sue fondamenta e

radici religiose e morali. Il dominio di una

cultura europea cimentata solo sulla tecnica,

la scienza e il commercio è sfociato su

una cosmovisione tecnico-secolare che ha

dimenticato la sua ricchezza interiore: il


mondo dei valori (pensiamo a quello della

famiglia o della vita stessa) e della sua fede.

L’Europa è stata definita «non solo come

un concetto geografico, ma anche come una

grandezza storica e morale» (Cardinal J.

Ratzinger), frutto del contributo dei diversi

popoli e culture: Grecia, Roma, i popoli germanici

e i popoli slavi. Però, tra tutti, quello

che ha contribuito maggiormente è stato

senza alcun dubbio il cristianesimo: «Non

c’è dubbio che, nella complessa storia dell’Europa,

il cristianesimo rappresenta un

elemento centrale e determinante, che si è

consolidato sulla base stabile dell’eredità

classica e dei numerosi contributi che hanno

dato i diversi flussi etnici e culturali che si

sono succeduti lungo i secoli. La fede cristiana

che ha plasmato la cultura del Continente

si è intrecciata indissolubilmente con

la sua storia» (Ecclesia in Europa, EiE, 24).

L’Europa non sarebbe Europa senza il cristianesimo:

«Il cristianesimo è stato nel nostro

continente un fattore primario di unità

tra i popoli e le culture, e di promozione integrale

dell’uomo e dei suoi diritti. Non si

può dubitare che la fede cristiana è parte, in

maniera radicale e determinante, delle fondamenta

della cultura europea… il cristianesimo

ha dato forma all’Europa» (EiE,

108).

Però l’Europa vive oggi una profonda

crisi d’identità, «una profonda crisi di valori»

(EiE 108). Per un osservatore attento

non mancano segni di speranza, però non

mancano nemmeno ombre che oscurano il

futuro del nostro continente.

In questa situazione, impensabile in alcuni

nostri Paesi fino a pochi anni fa, i valori

evangelici già non sono un punto di riferimento

nel comportamento degli europei,

né un punto di riferimento per la

legislazione dei nostri popoli. Con tutti i

mezzi si pretende che la fede si riduca ad

una questione privata, e ogni volta con

maggior frequenza «si nega ai cristiani il diritto

stesso ad intervenire come cristiani nel

dibattito pubblico, e comunque si squalifica

il loro contributo con l’accusa che cercano

di difendere privilegi ingiustificati» (BENE-

DETTO XVI, I cinquant’anni dei trattati di

Roma, 24 marzo 2007). In questa situazio-

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

441

ne, non c’è da stupirsi che molti cristiani e

la stessa Chiesa si sentano ospiti e pellegrini,

come stranieri, in questa società in cui si

cerca di sottrarre loro l’autorità e di emarginare

tutto ciò che è possibile.

Europa: luogo di missione

L’Europa, ha ripetuto molte volte Benedetto

XVI, non può rinnegare le sue radici

cristiane. La “casa Europa”, ha detto recentemente

l’attuale Pontefice, «sarà per tutti

un luogo piacevole da abitare solo se si costruisce

sopra un solido fondamento culturale

e morale di valori comuni precedenti

della nostra storia, delle nostre tradizioni

[…] il cristianesimo ha modellato profondamente

questo continente» (BENEDETTO

XVI, Discorso alle Autorità e Corpo Diplomatico

in Austria, 7 settembre 2007).

Che fare perché l’Europa sia un luogo

piacevole da abitare e non rinneghi le sue

radici cristiane? La Chiesa, già da tempo, ha

indicato il cammino: l’Europa ha bisogno di

essere evangelizzata. Una evangelizzazione

che in varie parti d’Europa comporterà «un

primo annuncio del Vangelo» (EiE 46); una

evangelizzazione che ovunque comporta

«un nuovo annuncio inclusi i battezzati»

(EiE 47). In ogni caso, l’Europa oggi è un

Paese di missione e, in molti casi, di “missione

ad gentes” (EiE 46).

I Frati Minori in missione

In questo compito, in cui tutta la Chiesa

è inviata in missione e che è «un impegno e

una responsabilità di tutti» (EiE 43), i circa

9.000 Frati Minori che vivono e lavorano in

Europa non possono restare al margine o

guardare i problemi con distacco. L’Europa

ci chiama e aspetta da noi che ci sentiamo

protagonisti/fermento nel bel compito della

evangelizzazione della cultura e dell’inculturazione

del vangelo nel nostro vecchio

continente (cf EiE 58-65); l’Europa ci chiama

e aspetta da noi che rispondiamo annunciando

il Vangelo della speranza, il Vangelo

della riconciliazione; l’Europa ci chiama e

aspetta da noi un progetto alternativo a

quello che offre la nostra società.

In questo servizio di evangelizzazione,

non partiamo da zero. In effetti, Francesco


442 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

visse in una società non tanto diversa dalla

nostra. In una società molto religiosa, ma

che era molto lontana dal vivere i valori

evangelici; Francesco fu testimone di un

Dio vicino, di un Dio amore, di un Dio misericordia,

perdono e riconciliazione; in una

società profondamente divisa, propose un

progetto di vita in fraternità, dove tutti si

sentivano fratelli e uguali; in una società

violenta, propose un progetto di pace e di riconciliazione;

in una società ferita dalle disuguaglianze,

propose e visse un progetto

di vita in minorità dove tutti si sentivano

“servi” di tutti, inclusi i nemici di allora, i

saraceni e gli altri infedeli.

Sono passati quasi ottocento anni da

quando il Penitente di Assisi, Francesco di

Bernardone, rispose alla chiamata del Signore

e alle sfide che presentava la società

di allora, percorrendo, scalzo e in atteggiamento

di radicale povertà e di profonda

umiltà, le strade di quell’Europa divisa e in

processo di profonda trasformazione, portando

nel suo corpo e nella sua anima le inquietudini

e le speranze degli uomini e delle

donne del suo tempo e portando un progetto

di vangelo, un progetto di fraternità, un progetto

di pace, un progetto di uguaglianza a

partire dalla minorità e dal sine proprio.

L’amore che mise in cammino i discepoli

di Gesù e li condusse ad annunciare il

Vangelo al mondo intero e ad ogni creatura,

ci sta spingendo ad annunciare a tutti

«che non c’è altro onnipotente che lui»

(LOrd 9). L’amore che spinse Francesco

sulle strade d’Europa, questo stesso amore

ci sta chiamando ad uscire dalle nostre paure

(motivate spesso dal calo numerico e dall’invecchiamento

progressivo), dalle nostre

vigliaccherie (motivate spesso dalla nostra

poca fede), dai nostri chiostri ristretti (il

provincialismo, la comodità del proprio lavoro,

l’imborghesimento…) per denunciare

che l’amore non è amato e perché con la

parola e l’opera diamo testimonianza di lui

come «Dio unico…, il bene, tutto il bene, il

sommo bene…, la bellezza…, la sicurezza…,

nostro gaudio, nostra speranza e letizia…,

ogni nostra ricchezza» (LodAl 1ss).

Per rispondere a questa chiamata dell’Europa,

è importante che, come France-

sco, ci prendiamo il tempo per chiedere al

Signore: Signore, che vuoi che facciamo

noi, Frati Minori che viviamo e lavoriamo

in questo vecchio Continente? e che, al

tempo stesso, ci chiediamo gli uni gli altri:

Fratelli, che dobbiamo fare? Queste

due domande che ci accompagnarono durante

l’anno 2006, primo anno di preparazione

all’VIII Centenario della fondazione

del nostro Ordine, non possono cessare

di accompagnarci in questi momenti critici

per l’Europa e per la nostra vita in Europa.

Non misconosco la difficoltà di tale impresa,

ma personalmente sono convinto che

il messaggio di Francesco del quale noi

dobbiamo essere i primi portavoce, potrebbe

aiutare perché l’Europa non perda la sua

anima cristiana. È il momento non solo di

proclamare che l’Europa ha bisogno di essere

evangelizzata, ma anche di sentirci in

permanente stato di missione, o se si preferisce:

è il momento di rinnovare l’ardore

missionario che caratterizzò i cristiani e più

concretamente i francescani di questo vecchio

continente, fino a poco tempo fa. È

suonata l’ora di uscire dalle nostre sacrestie,

è l’ora della missione.

La missione, come ben sappiamo, è la

nostra ragione d’essere: siamo stati chiamati

per essere inviati, per essere missionari

(cf CCGG 1,2; 83). La missione fa parte

della nostra identità (cf. F. URIBE, El

proyecto apostolico de Francisco de Asís en

la Legenda maior de S. Buenaventura, Roma

2003, 139-184). La missione è

l’elemento chiave per comprendere e ridimensionare

la vita religiosa nei suoi diversi

aspetti: spiritualità, vita comunitaria, segni

dei tempi, governo e autorità, formazione e

teologia. La missione è la dimensione che

unifica tutti gli altri valori e aspetti della vita

francescana: contemplazione, fraternità,

minorità e povertà, formazione e studi,

strutture ed economia. Solo la missione ci

aiuterà a superare le tentazioni e le tendenze

egocentriche che si esprimono nel provincialismo,

nell’imborghesimento di tanti

Frati, e nella “mondanizzazione” della nostra

vita. Il dinamismo missionario è una terapia

per i problemi interni che nascono in


seno alle nostre fraternità. Quando la tensione

missionaria s’indebolisce, aumentano

le altre tensioni.

Per questi e molti altri motivi, noi Frati

Minori d’Europa siamo chiamati a metterci

in attitudine di missione. È urgente, non

possiamo lasciarlo per “domani”.

Ciò che lo Spirito dice ai Frati Minori

d’Europa

In atteggiamento di discernimento, noi

francescani d’Europa dobbiamo domandarci:

che cosa ci chiede lo Spirito in questa situazione

del vecchio continente? Il discernimento

è la chiave per il nostro futuro e la

nostra missione in Europa. Così si comprende

ciò che ci chiese il Capitolo generale

straordinario: una permanente e costante

attitudine di discernimento (cf Il Signore ci

parla lungo il cammino, Spc, 35).

Tenendo conto delle sfide che ci arrivano

dalla situazione dell’Europa, segnalo alcune

piste che credo dobbiamo tenere presenti

in questi momenti, noi francescani europei,

per dare una risposta adeguata a partire

dal Vangelo e dalla nostra forma di vita.

1. Assumere l’Europa come un “segno dei

tempi”

L’Europa, per noi Frati Minori, deve essere

considerata un segno dei tempi, un

luogo per la professione di fede. Il Capitolo

ci ha invitato a scrutare i segni dei tempi,

a riconoscerli, leggerli e interpretarli alla

luce del Vangelo (cf Il Signore ti dia pace,

Sdp, 6). Questa attitudine, che

certamente esige occhi grandi, come gli occhi

del gufo, che gli permettono di vedere

nella notte, ci porta a scoprire che, contro

ogni apparenza, il Padre continua a lavorare

e ad operare nell’oggi e nel qui della nostra

storia e della storia dei nostri contemporanei

europei, e quando più sfigurato appaia

il suo volto e meno visibile si faccia la

sua presenza, più noi dobbiamo sentirci interpellati

da lui e chiamati a dare una risposta

evangelica.

Leggere i segni dei tempi e interpretarli

convenientemente ci permetterà di «essere

noi stessi segni leggibili di vita per un mondo

assetato [anche quello europeo] di nuovi

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

443

cieli e nuova terra» (Sdp 7); il contrario, invece,

ci farebbe correre il pericolo di installarci,

di ripeterci, di annullare i sogni più

profondi, di perdere poco a poco la gioia

contagiosa della nostra fede (cf Sdp 6).

Non è, qualche volta, in questa incapacità

di leggere i segni dei tempi, nell’incapacità

di ascoltare la voce del Signore negli

avvenimenti della storia e individuare la sua

presenza sempre operante la ragione di tanto

pessimismo tra di noi?

2. Essere custodi della speranza

Il Continente Europeo, anche le Chiese

di Europa, si sente colpito spesso da un

oscuramento della speranza. In questa nostra

Europa «tanti uomini e donne sembrano

disorientati, insicuri, senza speranza, e

molti cristiani [anche non pochi francescani]

sono sprofondati in questo stato

d’animo» (EiE 7). In questo contesto, lo

Spirito del Signore ci chiede di essere “custodi

della speranza”. Ma come rispondere

a questa vocazione se noi non ci sentiamo

abitati da colui che è nostra speranza? (cf

EiE 19). Come trasmettere ai nostri fratelli

di Europa i valori che hanno perso se noi

non saremmo capaci di «aprire gli occhi

della fede e della speranza per individuare,

in mezzo alla crisi, i sogni emergenti» dei

nostri fratelli in Europa, e «dare loro spazio

nella nostra vita e anticipare così il Regno

di Dio proclamato e vissuto da Gesù Cristo»

(Sdp 7).

Desideriamo essere molto realisti, ma

non possiamo consentire di essere vittime di

un realismo che ci impedisca di respirare e

di vedere nuove possibilità; desideriamo tenere

ben aperti gli occhi per non cadere nelle

false utopie, ma non possiamo rinunciare

a custodire la speranza in noi stessi e a contagiare

gli altri di questa stessa speranza; desideriamo

calpestare la terra ferma, ma non

possiamo rinunciare ad annunciare un cielo

nuovo e una terra nuova iniziati e consolidati

laddove un uomo o una donna, laddove un

frate minore annuncia «con chiarezza la

possibilità di un mondo accogliente, giusto,

tollerante e pacificato» (Sdp 40).

Nell’Europa francescana vi sono molti

problemi; alcuni sono sotto gli occhi di tut


444 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

ti: diminuzione del numero dei frati, aumento

dell’età media, poche vocazioni, poca

perseveranza… Questo ci deve sicuramente

preoccupare, e molto. Anche a me.

Ma ciò che più ci deve preoccupare è la rinuncia

all’utopia, a pensare al futuro e prepararlo

con fiducia, a vivere con vera passione

il presente.

Certamente, e non c’è bisogno di essere

indovini o profeti, in futuro la nostra presenza

in Europa diminuirà di numero. Però

ciò che nulla e nessuno deve togliere è la fiducia

assoluta nel Signore, lo stesso «ieri,

oggi e sempre» (Eb 13,8). L’Europa francescana

si vedrà ridotta nei prossimi anni in

quanto al numero di frati, ma non possiamo

rinunciare a manifestare «la bellezza della

sequela del Signore» (Vita consecrata, VC,

66). Saremo meno e, con tutta certezza, più

avanzati negli anni, ma non può venir meno

l’impegno a cercare e amare Dio «con tutto

il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze»

(Dt 6,5) e gli altri come noi stessi (cf.

Mt 22, 37-39). Continueremo diminuendo e

invecchiando, però non possiamo rinunciare

a iniziare sempre e con rinnovato entusiasmo,

in qualsiasi tappa della vita che incontreremo,

il cammino della crescita e della

fedeltà dinamica e creativa a Cristo, alla

Chiesa, al nostro Ordine e all’uomo del nostro

tempo (cf VC 37.71.110).

Per questo non c’è bisogno di essere

molti né di essere giovani. C’è solo bisogno

di desiderarlo e crederlo: desiderarlo, benché

ci costa e dobbiamo rinunciare a certe

comodità acquisite; e credere che vale pena,

credere realmente che il Signore non ci ha

ingannato quando ci ha invitato a seguirlo

più da vicino (cf CCGG 5,2). Se iniziassimo

a credere! Se osassimo! Quante cose

cambierebbero nella vita di ciascuno di noi

e nella vita delle nostre Province! Quanti

miracoli continuerebbe ad operare il Signore

in noi e attraverso di noi!

Cari fratelli, è il momento – e non possiamo

lasciarlo per domani, poiché sarebbe

troppo tardi – di gettare le reti (cf Lc 5,4);

non sembra essere il momento più propizio

per la pesca, ma sappiamo che Pietro e i

suoi compagni, essendosi fidati della parola

del Signore, «raccolsero una grande

quantità di pesci» (Lc 5,6). Siamo disposti?

Siamo disposti a rinunciare alle nostre sicurezze,

e certe evidenze, per fidarci un po’ di

più del Signore?

Essere custodi della speranza: ecco una

missione bella e urgente per tutti noi, Frati

Minori di Europa. Ma per questo la prima

cosa che s’impone è di rinunciare alla logica

del fattibile: «Hai ciò che hai e niente altro»,

si sente dire; oppure: «Siamo tanti e tali»,

come rispose il portinaio di cattivo

umore a Francesco, secondo il racconto del

frammento sulla Perfetta letizia. Credo,

magari mi sbaglio, che tra di noi sta regnando

l’esaltazione dell’istituito e

l’accettazione acritica della pura operatività;

tante volte, coscientemente o no, siamo

vittime di un radicato scetticismo che ci

impermeabilizza davanti a qualsiasi proposta

nuova; spesso siamo vittime di una allergia

dichiarata alle grandi parole che ci

impedisce di sognare, e quando un uomo è

incapace di sognare, la cosa è più grave di

quanto appare; non raramente siamo anche

vittime di una risentita delusione per le

grandi promesse che finiscono per discreditare

le proposte che possono suonare come

utopiche. Ci manca l’audacia e la capacità

profetica per non lasciarci intrappolare da

programmazioni a corta portata, per non

addomesticare le esigenze della nostra vocazione

e missione come se fossero un

qualsiasi ordine del giorno.

È il momento di recuperare una certa auto-stima

per saper “vendere” le nostre tele

migliori e non convertirle in semplici ritagli;

è il momento di recuperare un ottimismo

sano e realista, se non nelle nostre proprie

forze, almeno nel Signore e in tanti fratelli

che continuano cercando nuove

risposte ai nuovi tempi che stiamo vivendo.

È innegabile che la santità e la miseria si

danno la mano, come è innegabile che a

fianco dei frati che cercano di preparare con

tutte le loro forze un futuro diverso vi sono

frati profondamente toccati dallo scoraggiamento

e scavati dalle termiti della mancanza

di prospettiva. Chiedo ai primi che non si

scoraggino anche quando sono incompresi

e, a volte, criticati; chiedo ai secondi che

ascoltino l’esortazione di Francesco: «Co-


minciamo, fratelli»; oppure, ancor meglio,

che ascoltino il Signore che in questa situazione

concreta in cui viviamo ci invita a

«andare al largo» e a «gettare di nuovo le

reti».

Avremo un futuro nella misura in cui tutti

i frati, ciascuno secondo le sue possibilità,

ci sentiamo in ricerca e in cammino; avremo

un futuro nella misura in cui saremo capaci

di chiamare le sfide per il loro nome,

affrontarle con profondità e intelligenza e

dare risposte adeguate. Sottolineo il “tutti”,

senza escludere nessuno. Nessuno ha il diritto

di restare fuori del recinto per guardare

gli altri da una certa distanza, per paura

che risulti ferito dentro il recinto. Meno ancora

si giustificherebbe lo stare in agguato

per vedere come gli altri si sbagliano. Tutti

dobbiamo sentirci coinvolti in questo compito

e a tutti si deve dare l’opportunità di

cercare nuovi campi di riflessione, nuove

modalità di relazionarsi, nuove occasioni di

vita francescana, nuove sfide alle quali rispondere.

3. “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è

buono (1 Ts 5,21)”

Viviamo in un momento di ricerca e, per

molti, di incertezza e disorientamento (cf

EiE 7). In questa situazione ci sentiamo

«mendicanti di senso» (Spc 6).

Davanti all’instabilità che ciò comporta,

corriamo il rischio di cercare la stabilità,

l’accomodamento. E questo, dobbiamo riconoscerlo,

non va con la forma di vita che

abbiamo abbracciato. È nel cammino che

comprenderemo meglio la nostra vocazione

(cf Spc 10), che esige di uscire da noi stessi

per andare incontro all’altro, particolarmente

colui che è diverso (cf Spc 22), abbracciare

i luoghi di frontiera e abitare la

marginalità (cf Spc 33), «come minori tra i

minori della terra» (Spc 30). Nei luoghi di

“frattura”, per dare una risposta a partire

dalla fede e trasmettere un messaggio che

sia alternativo a qualsiasi tipo di frattura (cf.

Sdp 20). In questo senso, è necessario recuperare

la itineranza, soprattutto l’itineranza

interiore, ma non solo essa, come espressione

di una disponibilità assoluta a metterci in

cammino (cf Sdp 33).

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

445

In questo contesto, vedo come una sfida

urgente per la nostra presenza in Europa il

discernimento delle nuove situazioni che si

avvicinano o che già stiamo vivendo. Discernere

e cercare sono la nuova forma di

fedeltà che ci chiedono la Chiesa e

l’Ordine, la fedeltà creativa. Dobbiamo optare

per Province in cammino, per Entità in

discernimento.

4. Autenticità

Siamo in una società del “cellofan”, dell’immagine,

dell’apparenza, della esteriorità.

Come si cura l’involucro! La cultura

dell’immagine e dell’apparenza rafforza il

fenomeno dell’immediatezza. Non c’è tempo

per scavare, non c’è posto per i grandi

valori. Dall’ingresso, buono è ciò che appare

come buono. Ciò provoca con frequenza

una forte crisi di verità: si dice e si predica

una cosa e si pensa e si fa un’altra che non

ha niente o poco a vedere con ciò che si dice

o si difende.

La nostra vita francescana, invece, non

appartiene alla cultura dell’apparenza, ma a

quella della profondità. Benché il Frate Minore

non debba giudicare né disprezzare

questa cultura del cellofan (cf. Rb 2,17), la

sua vocazione e missione lo situa sempre

molto al di là delle apparenze, nel profondo

della vita, dove sono in gioco i valori. È urgente

scommettere per l’autenticità, che

non significa essere perfetti quanto cercare

con tutte le nostre forze di adeguare la nostra

vita di ogni giorno alla forma di vita abbracciata

con la professione religiosa. E’urgente

«non addomesticare le parole profetiche

del Vangelo per adattarle a uno stile di

vita comodo»; al contrario, è imprescindibile

«sentire l’urgenza evangelica interiore

di “nascere di nuovo”, tanto a livello personale

come istituzionale». È urgente «tornare

all’essenziale della nostra esperienza di

fede e della nostra spiritualità per nutrire,

mediante l’offerta liberatrice del vangelo, il

nostro mondo diviso, disuguale e affamato

di senso, così come fecero nel loro tempo

Francesco e Chiara d’Assisi» ( Sdp 2). È necessario,

come ci ha ricordato il Capitolo

generale straordinario, lasciare il necessario

per tornare all’essenziale.


446 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Come fare perché gli uomini ci sentano

vicini e impegnati con la loro causa, ma

senza che questa prossimità e impegno ci

facciano cadere nelle loro contraddizioni?

Come superare la crisi di verità nella quale

tante volte viviamo? Come essere segni

profetici in questa società del cellofan e del

culto dell’esteriorità, senza allontanare gli

uomini e senza sentirsi lontani da essi? Sono

le domande che dovremo farci costantemente

se non vogliamo finire in un vicolo

cieco.

5. Testimoni di Dio in una società senza

Dio

Viviamo in un mondo che si gloria di

aver “deificato” il presente, i beni, ciò che

si tocca. Come religiosi e come francescani,

stiamo offrendo molti e buoni servizi ai

nostri fratelli. Ma non possiamo dimenticare

che ciò che di più prezioso possiamo regalare

agli uomini e donne del nostro tempo

è un supplemento di spiritualità, di trascendenza.

Il resto lo possono comprare: tutto si

vende e tutto si compra; la spiritualità e la

trascendenza, no.

Come Francesco, dobbiamo essere uomini

appassionati e catturati da Dio (bene,

bontà, ricchezza, sicurezza…: cf. LodAl).

Godere della visione di Dio: questa è la nostra

mèta; far partecipare gli uomini alle

promesse di Dio: questa è la nostra missione;

adorare, lodare, pregare, consegnare il

cuore e la mente a Dio: questa è la vocazione

e il compito fondamentale del Frate Minore.

Niente ci deve distrarre dall’unico necessario;

niente, nemmeno il lavoro apostolico

più lodevole, può giustificare che Dio

passi in secondo ordine. Solo la sete dissetata

può trasformarsi in messaggio, come

nel caso della Samaritana (cf Spc 17). Senza

cessare di essere Marta, impegnati a servire

a tempo e contro-tempo, dobbiamo

sentirci ugualmente Maria, ai piedi di Gesù,

e questo non per facilità, quanto perché è

ciò di cui hanno più bisogno gli uomini di

oggi e ciò che realmente ci viene richiesto.

Se le nostre fraternità non si trasformano in

“scuole” della ricerca di Dio, in “mense”

dove quotidianamente si condivide il pane

della Parola, in “luoghi privilegiati” di spi-

ritualità, di preghiera e di adorazione, non

saremo dei riferimenti per il mondo.

Cari Ministri provinciali d’Europa, che

cosa ci si chiede di cambiare a livello personale

e fraterno, per essere testimoni di

Dio in una società che ha eclissato Dio? Come

invocare il nome di Dio se l’uomo postmoderno

sa invocare solo la sua immanenza,

la terra, ciò che si tocca e si palpa? Noi

Frati minori d’Europa non possiamo misconoscere

domande tanto stimolanti.

6. Uomini di dialogo

La situazione in Europa, il suo carattere

pluriculturale e multireligoso, stanno esigendo

da noi, Frati Minori, che siamo uomini

di dialogo. Il dialogo deve essere considerato

come un valore trasversale nella

nostra vita e missione. In quanto tale, il dialogo

non è una semplice “attività” o “strategia”

per conquistare l’ “altro”, quanto deve

essere un’attitudine costante, un modo di

fare missione, di andare incontro all’ “altro”,

missione che parte dal nostro sentirci

“fratelli” di tutti e che comporta: chiarezza

nella propria identità, mansuetudine, capacità

di affrontare i conflitti e fiducia, per

esprimerci con libertà e familiarità davanti

agli altri.

Nella nostra missione non si tratta di situarci

“a lato” di, “accanto” a, tanto meno

“contro”. Situarci francescanamente richiede

realismo, ma al tempo stesso richiede di

“vedere” e “amare” l’altro come fratello e

sorella. Il realismo ci condurrà ad essere coscienti

della situazione, molte volte per nulla

facile, soprattutto nei Paesi dove i cristiani

sono una minoranza. Il realismo ci condurrà

a condannare apertamente e senza

palliativi il terrorismo e la violenza, specialmente

quando si tratta di giustificarli in

nome di Dio. Realismo sì, però anche vedere

l’ “altro” come fratello. Non possiamo

essere dei semplici consumatori di una opinione

che generalizza e, spesso giudica e

condanna l’ “altro” come nemico semplicemente.

L’episodio del lupo di Gubbio e

quello dei “ladroni” di Montecasale ci mostrano

l’attitudine di Francesco e, pertanto,

la nostra attitudine davanti all’“altro”. Qualunque

sia il volto del lupo e dei ladroni, de-


vono essere sempre visti e amati come fratelli.

D’altra parte, questa è la metodologia

da seguire davanti all’“altro” e più particolarmente

davanti ai musulmani, che sono

sempre più numerosi tra di noi.

Per arrivare ad essere uomini di dialogo,

abbiamo bisogno di una formazione adeguata,

tanto nelle tappe di formazione iniziale

che durante tutto il processo di formazione

permanente. Questa formazione, tra

gli altri aspetti, dovrà tener presenti i nuclei

seguenti:

• L’antropologia della reciprocità che

ponga chiaramente il significato dell’apertura

all’altro, del riconoscimento e

del rispetto dell’altro, del cammino e

dell’incontro con l’altro; che ci interroghi

per la presenza di molti “volti nuovi”,

che diventano nostri “prossimi” e

che sono “te stesso”, secondo

l’intuizione di Lévinas; che ci interroghi

fino al punto di farci carico dell’altro,

per il quale si esige di uscire da noi stessi,

dal nostro egoismo e dal nostro egocentrismo,

dalla nostra indifferenza e

dalle eventuali ostilità in relazione con il

diverso, con l’altro.

• La multiculturalità. Una formazione che

tenga presente questo nucleo ci aiuterà a

conoscere, comunicare e convivere con

la diversità, per la interdipendenza reciproca

della comune appartenenza; ci aiuterà

a valorizzare la persona umana, a

credere nelle persone. Questa è, a mio

modo di vedere, la sfida più grande nel

mondo di oggi, crocifisso dalle guerre

fratricide, etniche e religiose, provocate

dall’egoismo e dalla violenza organizzata.

Da qui l’urgenza d’imparare a vivere

insieme: è uno dei quattro pilastri della

educazione indicato dal Rapporto della

Commissione Internazionale per

l’educazione nel secolo XXI dell’UNE-

SCO (1996). In questo contesto mi sembrano

molto opportune le raccomandazioni

del noto ebreo Nazim Hikmet a suo

figlio Mchmet: “Non vivi come ospite in

questo mondo, né come turista della natura;

vivi nel mondo come nella tua casa

paterna. Credi nel grano, nella terra, nel

mare, ma soprattutto credi nell’uomo.

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

447

Sii attento che ti dolgano i rami che si

seccano, le stelle che cadono, la tristezza

di un animale ferito che vagabonda, ma

soprattutto che ti dolga la tristezza dell’uomo.

Desidero che tu gioisca di ogni

bene della terra: la luce, le ombre, le

quattro stagioni; però desidero soprattutto

che sia l’uomo che ti dia la gioia maggiore”.

Mi sembra ogni volta più urgente

avere la passione per la causa della persona

umana che merita tutto il rispetto,

tutta la nostra attenzione, e, soprattutto,

tutto il nostro amore. A che vale cercare

di salvare la natura minacciata da tutte le

parti se non salviamo l’uomo, ugualmente

minacciato? Una formazione in chiave

multiculturale ci aiuterà a passare dall’

“io” al “noi”. In una cultura dominata dal

“soggettivismo” vedo necessario lottare

apertamente contro il soggettivismo esacerbato

e tutto ciò che porta con sé: egoismo,

etnocentrismo, particolarismi che

fomentano la percezione negativa dell’altro,

la quale alla lunga può provocare

attitudini di paura, indifferenza, intolleranza

e razzismo nelle sue diverse forme.

L’assolutizzazione della propria identità

e l’attaccamento alle proprie particolarità

portano al disprezzo degli altri e dell’altro.

La soluzione? La soluzione sta nel riconoscimento

dell’altro, nel riconoscimento

della stessa dignità dell’altro.

L’altro esiste con me, vive con me e uniti

formiamo la “famiglia umana”, come

appare nella dichiarazione universale dei

diritti umani, e quindi è degno di quel rispetto

che io desidero per me.

Un’educazione in chiave di multiculturalità

ci aiuterà a camminare verso

l’altro, è come dire lasciarci educare

dall’altro, dal diverso, in un’attitudine

di apertura, umiltà, gratitudine, cooperazione,

solidarietà. Camminare verso

l’altro, è come dire che l’altro sia il criterio

e la misura delle mie azioni. Ciò

porta all’ascolto, al rispetto, all’amore…

• Formazione nella cultura dell’accoglienza

e dell’ospitalità. Con ciò considero

necessario superare i modelli formativi

basati sul concetto di perfezione


448 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

individuale e di oggettività sacrale, in favore

di modelli fondati sul concetto di

incontro e di dialogo. A mio modo di vedere,

ciò comporta: uscire dalla propria

cerchia sociale, lasciare le sicurezze dalla

propria tradizione culturale, per poter

incontrare il diverso da se stesso e al medesimo

tempo mostrare come giustamente

in questo abbandono di se stesso,

in questo continuo cammino di kénosis

verso lo “straniero”, la persona si realizza

e realizza la sua vocazione. Trovare

parole capaci di creare comunione con

le persone che sono differenti. È indispensabile

formarci e formare al rispetto

per il “differente”, con la capacità di

ascoltare e di tener in conto i punti di vista

di coloro che sono diversi. È prioritario

formarci e formare ad “abbracciare”

e non solo a “sopportare” le differenze

etniche, culturali e teologiche, anche

nelle nostre fraternità.

• Nell’èra della “relazione virtuale” è fondamentale

educarci a vivere in una relazione

che sia insieme profonda, libera e

liberante. Solo in questo tipo di relazione

si potrà ascoltare l’altro nella sua “alterità”,

senza cadere nella tentazione di

ridurlo ai nostri schemi, fino ad arrivare

ad eliminarlo. Si tratta, poi, di un cammino

di crescita nella libertà, intesa come

controllo sopra se stesso che porta alla

consegna di sé.

Conclusione

Al termine di queste riflessioni desidero

riaffermare una profonda convinzione: è

vero che stiamo in un momento di crisi, il

momento che ci è toccato di vivere in Europa

non è facile, però se desideriamo rispondere

ad alcune delle molte sfide che ci presenta

l’Europa in questi momenti e se cerchiamo

una rivitalizzazione-rifondazione

delle nostre Entità e della nostra vita e missione,

non possiamo rinunciare alla missione

che, per altro lato, è essenziale alla nostra

forma di vita. Noi Frati Minori

d’Europa ci troviamo davanti ad un kairos

che non possiamo non utilizzare. Sono convinto

che al francescanesimo europeo restano

ancora tempo e forze per lasciarci muo-

vere dalla fantasia missionaria e per introdurre

importanti innovazioni nella nostra

vita e missione. Basta che non ci addormentiamo

sugli allori. Un carisma, anche il

francescano, senza fantasia missionaria

perde la sua ragione di essere.

Lo Spirito ci sussurra: “non aver paura,

piccolo gregge”. “I vostri anziani avranno

sogni, e i vostri giovani avranno visioni”.

Per questo la speranza abita in noi, nonostante

la precarietà.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

7. Discorso ai Frati della Provincia “San

Leopoldo”

Puping, 21 ottobre 2007

Cari Fratelli,

il Signore vi dia pace!

La presenza tra voi di Fr. Jakab, Definitore

generale, e la mia vogliono essere oggi

segno della viva partecipazione del Governo

generale e di tutto l’Ordine a questo momento,

insieme storico e solenne, che vede

la nascita della nuova Provincia “San Leopoldo”.

Desidero, anzitutto, ringraziare ufficialmente

FR. CLAUDIO GROß, Visitatore generale,

che vi ha accompagnato in questi mesi

ha permesso al Definitorio generale di seguire

da vicino il cammino che stavate

compiendo. Ma desidero dire il mio sentito

grazie anche ai Ministri della Provincia

“Beato Engelberto Kolland” e della Provincia

“San Bernardino da Siena”, ai rispettivi

Definitori e a tutti i Frati di queste Entità,

perché, ciò di cui oggi siamo testimoni, è

frutto dell’impegno profuso da ciascuno.

In un tempo in cui noi, Frati Minori, siamo

chiamati ad un rinnovamento radicale

della nostra vita e missione, e in cui

l’Ordine si è impegnato in un cammino di

profonda conversione, la nascita di una

nuova Provincia costituisce per tutti un forte

richiamo alla necessità di non lasciarsi intrappolare

dal passato, per poter continuare

ad abbracciare il futuro con speranza. Sappiamo

bene quanto tutto questo richieda co-


aggio, ma sappiamo anche che è questa la

direzione verso cui lo Spirito ci spinge. Si

tratta per voi di un cammino iniziato ormai

diversi anni fa con l’unione della due Province

del Tirolo nella Provincia “Beato Engelberto

Kolland” e che ora si compie con

la fusione di questa con la Provincia “San

Bernardino da Siena”. Ma quanto stiamo

vivendo non rappresenta solo il felice esito

dei tanti sforzi compiuti in questi anni, ma è

un vero kairós. A voi, cari Fratelli, è stato

donato di vivere questo particolare momento

di grazia, perché grazie a questo nuovo

inizio, siate sempre più fedeli alla forma di

vita che avete abbracciato, qualificando la

presenza francescana in questa terra, rispondendo

alle sempre nuove attese della

gente tra cui vivete e annunciando a tutti il

Vangelo di Gesù Cristo.

Voglio, quindi, ringraziare i Frati che

hanno accettato di farsi carico in prima persona

di questa responsabilità e si sono impegnati

ad essere promotori e animatori di

questa missione, il nuovo Governo della

Provincia: il Ministro provinciale, Fr. Rupert

Schwarzl, il Vicario provinciale, Fr.

Gottfried Wegleitner, e i Definitori, Fr. Willibald

Hopfgartner, Fr. Alexander Puchberger,

Fr. Matthias Maier, Fr. Ulrich Zankanella

e Fr. Fritz Wenigwieser.

Saranno loro a portare principalmente la

responsabilità di questa nuova casa che andate

ad edificare, ma ciascun Frate della

Provincia è tenuto ad offrire la propria totale

disponibilità ad una piena collaborazione

con il nuovo Governo. Una collaborazione

che vede coinvolti i Guardiani, i Formatori,

i Frati che saranno nominati responsabili dei

vari settori della vita della Provincia, ma che

si deve estendere a tutti, dal Frate più anziano

al più giovane. Nessuno può sentirsi esonerato

dall’offrire il proprio contributo. Solo

in questo modo gli sforzi fin qui fatti non

saranno resi vani e procederete insieme in

quella comunione che, come voleva il nostro

padre san Francesco, è la prima forma

della nostra testimonianza evangelica.

Nella misura in cui vi impegnerete in

questo cammino, crescerete in quel senso di

appartenenza reciproca, in cui ciascuno ritrova

se stesso e si sente al proprio posto. La

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

449

Provincia diventerà così lo spazio dell’accoglienza

del Fratello, dell’unità, dell’amicizia

e della tenerezza. Il luogo in cui si è disposti

ad accettare la correzione fraterna e

dove si vive la gioia della riconciliazione.

Ma camminare insieme, per una Fraternità

provinciale, significherà anche, e prima di

tutto, condividere la ricerca di Dio, testimoniandola

con un’intensa vita di preghiera

personale e comunitaria, che si trasforma

misteriosamente in luce per la vita di fede

dei Fratelli, rinsalda i vincoli della comunione

e diventa motore di ogni attività.

Vi sarà allora posto per i diversi carismi,

per i diversi caratteri e anche per le diverse

storie, perché tutto contribuirà ad arricchire

l’unico corpo, a cui tutti appartenete. Nella

ricerca del progetto che Dio ha per questa

nuova Entità che oggi si costituisce, siete

chiamati a convertirvi e a diventare, con la

parola e la vita, Vangelo vivente per tutti,

ma soprattutto per coloro da cui nessuno

vuole andare, per gli ultimi, gli esclusi, coloro

che la nostra società allontana. Minori

tra i minori siete chiamati a «proteggere la

dignità dell’altro a partire da una minorità

assunta personalmente come sentiero di salvezza

comunitaria» (Spc 33).

Ma, come fece con i primi discepoli, il

Signore invita anche voi a varcare i confini

della vostra terra e a farvi sedurre dall’annuncio

alle genti, soprattutto in quei luoghi

dove già l’Ordine si è impegnato con diversi

progetti. Quella missionaria è una dimensione

costitutiva della nostra vocazione.

Francesco non è rimasto legato ad Assisi,

ma fin da subito ha voluto portare il Vangelo

che aveva ascoltato fuori dalla sua terra.

Le Entità da cui provenite, inoltre, sono

sempre state ricche di Frati che hanno dedicato

la loro vita per l’annuncio del Vangelo

ai lontani. La Provincia “San Leopoldo”

non può che nascere nel solco di questa

grande tradizione missionaria, che già vi accomuna.

È la vostra storia che vi ha condotto qui

oggi. La storia dei Frati Minori che in questa

terra, lungo i secoli, hanno sempre saputo

adattarsi e trasformarsi, per rispondere

nel migliore dei modi ai continui cambiamenti

della società. Se nasce questa nuova


450 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Entità, quindi, è proprio perché il vostro vivere

la vocazione francescana ha saputo

evolversi e dare risposte concrete ai segni

dei tempi. Dovete, dunque, oltre che custodire

gelosamente la vostra storia, anche narrarla,

perché in essa tutti possano leggere le

grandi opere che il Signore ha compiuto in

coloro che vi hanno preceduto. Continuate

ad essere uomini di dialogo, che sanno attraversare

le frontiere per costruire comunione;

in una Chiesa a volte sofferente e sfigurata,

in un mondo che ci appare sempre

più lacerato, come veri francescani siate

nella vostra Chiesa costruttori di unità e per

tutti un dono di pace.

La passione per il Vangelo e per

l’umanità, che vi ha fatto giungere fino ad

oggi, continui ad animarvi anche per il futuro.

Per questo è necessario che vi lasciate

continuamente plasmare dalla Parola di vita

e interrogare dal mondo in cui vivete. Ciò significa

proseguire sul cammino di conversione

che avete intrapreso, per andare incontro

all’altro e, con lui, aprirsi alla possibilità

di nuovi inizi. Solo in un contesto di conversione-formazione

è possibile accogliere con

gioia e vivere con passione le nuove situazioni

che il Signore continuamente pone sulla

strada di ciascuno. Credo che ciò sia valido

sempre, ma sia vitale per voi che state per

iniziare questa nuova esperienza.

Da ultimo, anche se possono essere molte

le difficoltà e i dubbi che si presentano,

tuttavia non dobbiamo avere paura. Il Signore

è con noi e tutto è possibile in Colui

che dà la forza. Questa fede è la sola vera

possibilità che abbiamo per continuare a

camminare. Il Signore è fedele e non abbandonerà

ora il suo servo, così come non

lo ha mai abbandonato. Non possiamo avere

paura di fronte a quanto ci attende. Non

dobbiamo guardare alla fragilità delle forze.

Francesco con pochi compagni e senza

grandi strutture ha saputo diffondere

l’amore per Gesù Cristo per tutta l’Europa

e oltre. Il Celano dice che lo stesso Francesco

non si curava minimamente del numero

dei suoi figli, anzi quando vide che erano

aumentati disse: «Oh potesse venire, dico,

venga il giorno in cui il mondo vedendo i

frati minori assai di rado ne abbia stima per

il loro piccolo numero». Chiediamo allora

al nostro serafico Padre, prima ancora del

dono delle vocazioni, che ci ottenga dal Signore

il dono di una fede simile alla sua, di

un amore altrettanto ardente, di una speranza

che non si estingue.

Cari Fratelli, che Maria, vergine fatta

Chiesa, e san Leopoldo, patrono della nuova

Provincia, intercedano per voi presso il

suo Figlio e vi ottengano il dono di una fedeltà

creativa alla forma di vita che avete

promesso al Signore di osservare.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

8. Incontro con le Suore francescane

Roma, Aracoeli, 3 novembre 2007

CELEBRANDO IL DONO

DELLA NOSTRA COMUNE VOCAZIONE

Rm 11, 2-2ª. 11-12. 25-29;

Sal 93, 12-13ª. 14-15. 17-18; Lc 14, 1. 7-11

Carissime Sorelle,

carissimi Fratelli,

il Signore vi dia pace!

Alla soglia delle celebrazioni del giubileo

della fondazione dell’Ordine dei Frati

Minori con l’approvazione della cosiddetta

proto-Regola da parte del “signor Papa”,

Inocenzo III, il Definitorio generale dell’Ordine

dei Frati Minori, insieme al Ministro

provinciale della Provincia di Roma,

abbiamo pensato di fare un incontro con

tutte voi, carissime Sorelle, proprio qui a

Aracoeli, culla di tanti Istituti femminili legati

al nostro Ordine, particolarmente durante

il generalato di Fr. Bernardino da Portogruaro.

In questa circostanza, così bella e particolare,

la mia prima parola è di gratitudine

a tutte voi per avere accolto l’invito a partecipare

a questo incontro di famiglia. Ma vedendovi

così numerose, e pensando a tanti

altri Istituti associati a noi – sono più di 400

questi Istituti –, non posso non ringraziare

ancora di più il “Padre delle misericordie”,

perché ci ha donato Francesco e Chiara, e,

con loro, tanti uomini e donne che, ispiran-


dosi al loro esempio, in questi otto secoli di

storia francescana, con fede salda e volontà

decisa, hanno seguito e seguono più da vicino

il Signore nostro Gesu Cristo.

Apriamo, allora, il nostro cuore alla lode

ed esaltiamo il Signore, nostra forza, nostra

roccia, nostra fortezza, nostro liberatore e

nostro riparo (cf Sal 18,1), confessando con

il salmista che la nostra eredità, il dono della

vocazione, è bella e ci piace davvero (cf

Sal 16,6).

Guardiamo in questo momento la nostra

storia personale, la storia del nostro Ordine

e dei vostri Istituti e pieni di stupore, per

quanto il Signore ha fatto in noi e nelle nostre

Fraternità, confessiamo ad alta voce: «o

Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo

nome su tutta la terra!» (Sal 8,1). Sì, quanto

grande è il tuo amore e la tua misericordia

per noi, o Signore! Nei momenti difficili ti

abbiamo invocato (cf Sal 18,7) e sei diventato

il nostro scudo (cf Sal 3,4). Quando i

nostri piedi hanno vacillato, la tua grazia,

Signore, ci ha sostenuto (cf. Sal 93,18). Anche

se l’infedeltà e il peccato si sono fatti

presenti nella nostra vita e nella nostra storia,

tu, o Signore, non ci hai respinto né abbandonato

(cf. Sal 93,14). Nei momenti

d’angoscia ci hai steso la tua mano e ci hai

preso; ci hai tratto fuori delle acque profonde,

ci hai liberato e sei diventato il nostro

sostegno (cf Sal 18,17-19). E oggi, con il

cuore pieno di riconoscenza, vogliamo cantare

le tue gesta, rallegrarci, esaltare e cantare

il tuo nome (cf Sal 9,2-3).

Sí, cari Sorelle e Fratelli, apriamo il nostro

cuore alla lode e alla gratitudine, cantiamo

al Signore, celebriamo il suo santo

nome (cf Sal 30,5). In Lui non vacilleremo,

per sua grazia e bontà resteremo sempre fedeli

(cf Sal 30,8). Che la nostra celebrazione

sia una vera eucaristia perché, anche se

la nostra fedeltà venisse meno, «i doni e la

chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm

11,29). Ed è proprio questo che ci dà speranza,

non soltanto per guardare il passato

con gratitudine, la nostra storia non è soltanto

nostra, ma è soprattutto storia del Signore,

ma anche per abbracciare il futuro

con speranza e vivere il presente con passione

(cf NMI 1).

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

451

In questi momenti di calo numerico dei

nostri Istituti a causa della scarsità di vocazioni,

è importante leggere la prima lettura

riferendola a noi: Dio non ci ha ripudiato,

come magari si può pensare vedendo le nostra

statistiche. È impossibile, dice Paolo riferendosi

a Israele (cf Rm 11,1). È impossibile,

possiamo dire anche noi se guardiamo

la nostra storia con occhi di fede. Anche

noi, come Israele, siamo stati scelti e la sua

fedeltà non viene meno. Non ci sta indicando

il Signore, con queste prove che stanno

attraversando la nostra vita, che dobbiamo

essere meno presuntuosi e vivere un po’più

da minori? Non dovremmo leggere la nostra

storia attuale, come quella del passato,

come una storia d’amore da parte di Dio e

una chiamata ad essere più fiduciosi nella

sua potenza che continua a scegliere la debolezza

per confondere i forti?

«Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi

si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). Di fronte

alla “struttura del mondo” (cf 1Gv 2,16),

basata sulla ricchezza, vanagloria, e superbia,

i tre gradini che conducono alla perdizione,

Gesù ci propone la sua struttura basata

sull’umiltà, la povertà, l’umiliazione.

All’ultimo posto troviamo il Signore Gesù

Cristo, che sta in mezzo a noi come colui

che serve (cf Lc 22,25-27). Chi desidera seguire

Gesù, lo trova lì, all’ultimo posto. È il

capovolgimento della logica dell’uomo già

cantato nel Magnificat. Evangelicamente

parlando, non contano più i nostri numeri –

cavalli e cavalieri –, ma la forza che ci viene

dal Signore, che viene in aiuto del povero

e dell’umile.

In questo contesto sono convinto che il

Signore ci chiede di tornare all’essenziale,

anche se per questo dovremo, tante volte, rinunciare

al necessario. «Tornare all’essenziale

della nostra esperienza di fede e della

nostra spiritualità»: per dare autenticità alla

nostra sequela di Cristo, per contribuire a

«far sorgere una nuova epoca» e «suscitare

una nuova visione della vita e delle relazioni»

(cf Il Signore ti dia pace, Doc. Capitolo

generale 2003, 2). Questa è la “chiave” per

comprendere e rispondere come membri

della Famiglia francescana alle attese della

Chiesa e del mondo. Ma non basta tornare


452 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

all’essenziale: è indispensabile creare le

possibilità per vivere l’essenziale e per offrire

risposte secondo il nostro carisma. Tra

le varie scelte o “strategie” per rendere concrete

tali possibilità, vedo necessaria la collaborazione

tra noi. Anzi, sono convinto che

da questa dipende in gran parte il futuro della

nostra famiglia. È una esigenza che ci

viene dal nostro essere famiglia.

Si tratta, allora, di acquisire una cultura

della solidarietà e della collaborazione al

servizio del futuro comune. È vero che in

questo, come in altri aspetti della nostra vita,

abbiamo fatto un lungo cammino, ma è

anche vero che la cultura della collaborazione

e della solidarietà deve trovare sempre

più spazi, particolarmente in questo momento

in cui stiamo per celebrare gli 800

anni della nascita del carisma francescano.

In un mondo diventato un unico “villaggio”,

il rischio di pensare, di progettare, di

occuparsi e preoccuparsi dei “propri luoghi”

è ancora molto forte, all’interno della

nostra famiglia.

La nostra ragion d’essere francescani e

francescane ha la possibilità di essere vissuta

senza acquisire la mentalità dell’andare

all’incontro dell’altro e senza la disponibilità

a condividere le nostre ricchezze e le

nostre povertà? Il “modo francescano” di

essere operai nella “Vigna” è possibile senza

il concorso di varie esperienze e il “sentire

comune” sui valori della spiritualità

francescana?

La cultura della collaborazione, però,

non è importante soltanto per avere la possibilità

di realizzare aspetti essenziali del

nostro carisma, ma per essere: signum fraternitatis;

per vivere la nostra vocazione

nella Chiesa e nel mondo: «far conoscere la

spiritualità della comunione, prima di tutto

al proprio interno e poi nella stessa comunità

ecclesiale ed oltre i suoi confini, aprendo

e riaprendo costantemente il dialogo della

carità, soprattutto dove il mondo di oggi

è lacerato dall’odio etnico e dalle follie

omicide» (VC 51).

Una collaborazione, pertanto, che coinvolge

tutti noi, nessuno escluso, dovuta all’indole

pluriculturale e internazionale del

nostro Ordine e dei vostri Istituti, diventa

testimonianza di «comunione tra i popoli, le

razze e le culture», annunzia «la possibilità

di un mondo accogliente, giusto, tollerante

e pacificato» (SdP 40; cf VC 51). Questo è

uno degli aspetti essenziali della nostra missione

in un mondo frammentato, diviso e

tante volte in scontro aperto.

Che la celebrazione dell’VIII Centenario

della fondazione dell’OFM, e quindi della

nascita del carisma francescano, ci aiuti a

vivere più da Sorelle e Fratelli, non soltanto

in profonda comunione, che già esiste,

ma anche in aperta collaborazione. È un

modo concreto di celebrare il dono della nostra

comune vocazione e di testimoniare al

mondo che siamo contenti di essere francescani

e francescane, come è previsto della

terza tappa del cammino giubilare che noi

Frati Minori abbiamo appena iniziato per

commemorare gli 800 anni della grazia degli

origini. Maria Immacolata e il padre san

Francesco, insieme alle vostre Fondatrici e

ai vostri Fondatori, ci accompagnino in

questo cammino bello e appassionante.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

9. Omelia per la festa del beato Giovanni

Duns Scoto

Roma, Curia generale, 8 novembre 2007

GIOVANNI DUNS SCOTO

MAESTRO DI PENSIERO E DI VITA

1Cor 13, 1-10; Mt 25, 31- 46

Carissimi,

il Signore vi dia pace.

Celebriamo oggi la festa del nostro confratello

il Beato Giovanni Duns Scoto, nato

in Scozia verso il 1265 e morto a Colonia

l’8 novembre 1308. Il 6 luglio 1991 Giovanni

Paolo II confermò solennemente il

culto pubblico e il titolo di Beato, che, a

partire dal giorno della sua morte, gli furono

attribuiti, oltre che nell’ambito dell’Ordine

francescano, anche a Colonia, a Edimburgo

e, particolarmente, a Nola. Lo stesso

Papa il 20 marzo 1993, nella Basilica di S.

Pietro, gli rese solenni onori liturgici, con la


partecipazione numerosa ed esultante della

Famiglia Francescana.

In Giovanni Duns Scoto, secondo le parole

di Giovanni Paolo II, contempliamo un

vero «maestro di pensiero e di vita». In lui

riconosciamo, a dire di Paolo VI, il «rappresentante

più qualificato» della Scuola

francescana, la cui dottrina «edifica vigorosamente

la Chiesa, sostenendola nella sua

urgente missione di nuova evangelizzazione

dei popoli della terra» (Giovanni Paolo

II). Ricercatore instancabile dell’unità della

Chiesa, si presenta ancora oggi come modello

di dialogo, mosso «non dalla contenziosa

singolarità di vincere, ma dall’umiltà

di trovare un accordo» (Giovanni de Gerson,

Lections duae Poenitemini, in AAS

58[1966]614).

In questo momento in cui sentiamo

«l’urgenza di tornare all’esenziale della nostra

spiritualità per nutrire mediante

l’offerta liberatrice de Vangelo, il nostro

mondo diviso, disuguale e affamato di senso»

(Spc 2), per non «essere facile preda del

fondamentalismo e delle tendenze emotive

del presente», e non cadere nella tentazione

«di smarrire il nostro contributo specifico,

con interpretazioni scorrete che lo rendono

funzionale ad altri ‘padroni’ del pensiero e

dell’azione» (Spc 13), è urgente ricuperare

il patrimonio filosofico e teologico del nostro

Ordine; è necessaria una conoscenza

più profonda dei nostri maestri, e particolarmente

di Giovanni Duns Scoto, di cui oggi

iniziamo le celebrazioni del VII Centenario

della sua morte.

Scoto, il cantore della Vergine Immacolata,

non è soltanto l’ultimo degli oltre cinquanta

dottori francescani che formano la

cosiddetta Scuola francescana, ma è «il rappresentante

più qualificato» di detta Scuola

(Paolo VI, Alma Parens = AP 8) e il «perfezionatore»

di San Bonaventura (AP 6). Nelle

sue opere alita «lo spirito serafico del Patriarca

Assisiate, subordinando il sapere al

ben vivere», e asserendo «l’eccellenza della

carità sopra ogni scienza» (AP 9). In

quanto tale, Scoto fa parte del «patrimonio

perennemente valido» (AP 7) che ci porta a

una «una solida e armonica conoscenza dell’uomo,

del mondo e di Dio» (De institutio-

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

453

ne sacerdotali).

Come è attuale la dottrina di Scoto! Se

fosse ben conosciuta, quanto ci aiuterebbe

nell’opera dell’evangelizzazione la sua dottrina

sul primato di Cristo, che egli chiama

«l’oceano d’ogni perfezione», «il primo che

è fine d’ogni cosa» (AP 12)! Quanto ci può

aiutare nel campo del dialogo ecumenico la

dottrina del Dottore Sottile, particolarmente

con la ChiesaAnglicana, dal momento che la

sua dottrina per ben tre secoli, prima della separazione,

è stata materia di studio nelle

Scuole britanniche (cf. AP 14)! Quanto insegna

a tutti, particolarmente agli studiosi!

Egli, infatti, fu uno studioso critico e ricercatore

costante della verità, in profonda riverenza

e comunione con il magistero della

Chiesa (cf AP 16), un teologo che «assegna

alla carità una funzione egemonica» (AP 15)

e che «costruisce perché ama, ed ama di un

amore concreto che è praxis» (AP 14).

Ma l’amore è un’esigenza di vita: ci definisce

e ci rivela come discepoli e missionari

di Colui che ci ha amato fino alla fine.

Un amore che ha come note caratteristiche

la magnanimità e la benignità. Un amore

che non è invidioso, geloso, non si vanta,

non si gonfia, non è interessato, non tiene

conto del male ricevuto... Un amore così ci

fa ci fa diventare immagine e somiglianza

di Colui che è l’amore (1Gv 4, 8). Un amore

concreto, un amore che, perché è praxis,

diventa vita e si rivela nella vita di ogni

giorno: visitando i malati, dando da mangiare

a chi ha fame e da bere a chi ha sete,

vestendo chi è nudo: «ogni volta cha avete

fatto queste cose a uno solo di questi miei

fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt

25, 36.40). Che cosa sarebbe la nostra vita

senza amore? Paolo lo ha detto chiaramente:

non sarebbe niente, sarebbe “come un

bronzo sonante o un cembalo squillante”

(cf. 1Cor 13,1ss). Dall’altra parte, il Vangelo

ci dice che sarebbe una vita, senza senso,

sprecata. Nel confronto “faccia a faccia”

con il Dio amore, noi credenti sentiamo

l’esigenza impellente di trasformare in servizio

degli altri tutta la nostra vita.

«Nei santi diventa ovvio: chi va verso

Dio non si allontana dagli uomini, ma si

rende invece ad essi veramente vicino»


454 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

(Deus Caritas est = DC 42). Chi assimila la

dottrina di Scoto non può non essere vicino

a coloro che Dio ama. «I santi sono i veri

portatori di luce all’interno della storia, perché

sono uomini e donne di fede, di speranza

e di amore» (DC 40). Ci illumini Scoto

nella nostra vita, particolarmente in questo

anno in cui celebriamo il VII Centenario

della sua morte.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

10. Saluto all’atto accademico per il 60°

della Pontificia Accademia Mariana

Internazionale

Roma, PUA, 10.11.2007

Eminenza Reverendissima, Cardinale

Zenon Grocholewski, le porgo i miei più

distinti saluti e le esprimo la mia gratitudine

per aver accettato di presiedere questo

atto accademico con cui la Pontificia Accademia

Mariana Internazionale ha voluto

onorare la memoria del Servo di Dio Giovanni

Paolo II nel 60° anniversario della

sua fondazione. Profitto di questa circostanza

per esprimerle il mio grazie anche

per l’attenzione e la stima con cui segue

l’attività della nostra Pontificia Università

Antonianum.

Saluto e ringrazio cordialmente anche

Fr. Vincenzo Battaglia, Presidente della

Pontificia Accademia Mariana Internazionale,

e il Segretario della medesima, Fr. Stefano

Cecchin, Mons. Sławomir Oder, Postulatore

della causa di beatificazione di

Giovanni Paolo II, Mons. Marcello Bordoni,

Presidente della Pontificia Accademia di

Teologia. Mons. Teofil Siudy, Presidente

dell’Associazione Mariologica Polacca e

Fr. Manuel Blanco, Vice Rettore della Pontificia

Università Antonianum, in rappresentanza

del Rettore Magnifico. Un saluto

cordiale a tutti voi qui presenti, studiosi e

cultori di mariologia, soci della PAMI e delle

Società Mariologiche Nazionali, professori,

studenti e cortesi ospiti.

La Pontificia Academia Mariana Internationalis

celebra quest’anno il 60° anni-

versario della sua fondazione, avvenuta nel

1947. Rivisitandone la storia, vanno menzionati

innanzitutto due fatti che ne hanno

determinato la nascita.

Innanzitutto, la “caratteristica mariana”

dell’Ordine dei Frati Minori che ha promosso,

fin dalle origini, lo sviluppo della

dottrina mariologica e la pratica della pietà

mariana, specialmente attraverso l’insegnamento

e l’opera dei grandi maestri della

scuola francescana e dei predicatori.

Si deve ricordare poi il grande “movimento

mariano” che, dopo la proclamazione

dell’Immacolata Concezione (1854), si

dedicò alla definizione del dogma dell’Assunta.

In secondo luogo, desidero ricordare alcune

date tra le più significative.

Il 27 luglio 1946 il Definitorio Generale

dell’Ordine dei Frati Minori (ARCHIVIO PA-

MI, Lettera prot. 70/46) nominava una

Commissio Marialis Franciscana con sede

all’Antonianum, assegnandole il compito di

organizzare e dirigere le iniziative che

l’Ordine avrebbe intrapreso nell’ambito degli

studi mariologici e della pietà mariana.

Con lettera del Ministro Generale dell’Ordine

dei Frati Minori, in data 30 aprile

1947, venivano approvate ufficialmente dal

Definitorio Generale le “Ordinationes peculiares”

di questa Commissio Marialis

Franciscana (ARCHIVIO PAMI, Lettera

prot. 13/47). Nell’art. 15 si disponeva che il

Consiglio Centrale della Commissio costituisse

quanto prima in Roma una Academia

Mariana, con lo scopo di organizzare conferenze

scientifiche e di curare le edizioni

della “Bibliotheca Mariana”.

L’Academia fu presentata ufficialmente

all’Ordine il 29 aprile 1947 dal Ministro

Generale Pacifico Perantoni durante il “Primo

Congresso Mariologico dei Frati Minori

d’Italia”; al riguardo egli disse: «Mi è

inoltre sommamente gradito annunciare che

nel nostro Collegio di S. Antonio è istituita

l’Accademia Mariana per illustrare con

conferenze scientifiche e discussioni i privilegi

mariani» (AAVV., Atti del Congresso

nazionale mariano dei Frati Minori

d’Italia, Commissio Marialis Franciscana,

Roma 1947, p. 16).


A tale riguardo Fr. Carlo Balić dichiarò:

«la principale benemerenza che si è acquistato

l’attuale Ministro Generale (Perantoni)

nel campo mariano sta nell’aver legato

indissolubilmente il suo nome all’istituzione

della Commissione Mariana Francescana

e dell’Accademia Mariana» (C. BA-

LIĆ, Il contributo dei Frati Minori al movimento

mariologico moderno, in Marianum

11 (1949) p. 447).

A Fr. Balić – che ricordiamo nel trentesimo

anniversario del suo ritorno alla casa del

Padre – va riconosciuto il grande merito di essere

stato non solo il primo presidente dell’Accademia,

ma anche e soprattutto un continuatore

degli studi e delle ricerche in campo

mariologico che l’Ordine francescano ha promosso

fin dalle origini. Il Balić è stato uno

studioso di grande valore, apprezzato in campo

internazionale. Notevole è stato il contributo

scientifico che ha dato sia alla definizione

del dogma dell’Assunta, sia alla stesura

del capitolo VIII della Lumen Gentium.

Nell’ambito delle iniziative messe in atto

per celebrare il 60° anniversario della

fondazione dell’Accademia Mariana, la

presentazione del libro della Società Mariologica

Polacca dedicato al magistero mariano

di Giovanni Paolo II assume un rilievo

del tutto particolare, in quanto rappresenta

un segno concreto e un frutto prezioso della

fattiva collaborazione tra l’Accademia e

le Società mariologiche nazionali.

Inoltre, va sottolineato che questa pubblicazione,

insieme ad altre iniziative scientifiche,

come la celebrazione dei Congressi

Mariologico-Mariani Internazionali, la traduzione

in varie lingue del testo della PAMI

La Madre del Signore (francese, polacco,

ceco, sloveno, inglese), stanno ad attestare

la feconda opera di coordinamento e di animazione

che l’Accademia svolge nell’ambito

internazionale.

Il libro che oggi viene presentato è un

omaggio che l’Accademia Mariana ha voluto

dedicare al Pontefice Giovanni Paolo II

sia per il notevole contributo da lui dato alla

mariologia con il suo magistero e la testimonianza

della sua profonda devozione alla

Vergine Maria, sia per la speciale attenzione

verso la nostra Accademia, mani-

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

455

festata soprattutto in occasione dei Congressi

Mariologico Mariani Internazionali

di Czestochowa (nel 1996), e di Roma (nel

2000 e nel 2004).

In questo 60° anniversario della fondazione

della PAMI, mentre ringrazio Fr. Vincenzo

Battaglia OFM e Fr. Stefano Cecchin

OFM per il lavoro che svolgono come Presidente

e Segretario della PAMI, formulo i

migliori auguri alla Pontificia Accademia

Mariana Internazionale per un’attività sempre

più proficua nel campo degli studi mariologici

e della devozione mariana, svolta

al servizio della Chiesa, delle istituzioni accademiche

e dei centri di studio, dell’Ordine

dei Frati Minori, per la crescita umana e

spirituale dell’umanità che affidiamo ancora

una volta all’amorosa e materna protezione

della beata Vergine Maria.

Termino questo mio intervento facendo

mie le parole del Beato Giovanni XXIII, al

quale la nostra Accademia deve il titolo di

Pontificia: «È nostro desiderio che questa

nostra Accademia come ha fatto sino ad oggi,

così abbia premura di adoperarsi per

l’avvenire in modo amichevole unendo le

forze e gli intenti con tutte le altre Accademie

e Società Mariane che esistono in tutto

il mondo per contribuire a dare lode ed onore

alla Vergine Maria» (Motu Proprio Malora

in dies, 8 dicembre 1959).

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

11. Omelia in occasione del 60° anniversario

della Pontificia Accademia Mariana

Roma, PUA, 10.11.2007

2Mac 7, 1-2, 9-14; Sal 16

2Ts 2, 16-3, 5; Lc 20, 27-38

Carissimi fratelli e carissime sorelle,

le parole di Gesù che chiudono il brano

evangelico appena letto rappresentano per

tutti noi un annuncio apportatore di gioia e

di speranza: «Dio non è dio dei morti, ma

dei vivi; perché tutti vivono per lui». Questo

“Vangelo della speranza cristiana” risuona

anche nel brano che è stato procla-


456 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

mato come seconda lettura, dove l’apostolo

Paolo ci ricorda che Dio Padre nostro «ci ha

amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione

eterna e una buona speranza».

La liturgia della parola ci annuncia oggi,

ancora una volta, la nostra speranza, che si

concentra sia nel desiderio di contemplare

un giorno, dopo la morte, il volto di Dio, sia

nell’attesa della Parusia del Signore Gesù.

Questo messaggio, come ben sappiamo, accompagna

e caratterizza le ultime domeniche

dell’anno liturgico, che si concluderà

fra due settimane con la solennità di Gesù

Cristo Re dell’universo.

«Ci sazieremo, Signore, contemplando il

tuo volto». Il versetto del salmo responsoriale

ci insegna a riprendere, in forma di preghiera,

la confessione di fede fatta da uno dei

sette fratelli martiri, di cui fa memoria la prima

lettura: «È bello morire a causa degli uomini,

per attendere da Dio l’adempimento

delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati».

Dio dona ai giusti che vivono nella

piena fedeltà a Lui di contemplare il suo volto,

ma questo dono è e sarà così sovrabbondante,

così incessante che davvero «ci sazieremo»,

anche se, nello stesso tempo, non ci

sazieremo mai di godere, in eterno, la vita ricolma

di gioia di cui Dio è la fonte inesauribile.

Con il Credo fra poco proclameremo

«Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del

mondo che verrà». In questa affermazione ritroviamo,

trasfigurate, le parole dell’ultima

strofa del salmo responsoriale: «Al risveglio

mi sazierò della tua presenza». Contemplare

il volto di Dio Uno e Trino, godere in pienezza

la sua presenza nell’intimità della comunione

eterna con Lui insieme alla beta Vergine

Maria, agli angeli e ai santi…. Essere partecipi,

con tutta la nostra persona, del mistero

pasquale del Signore Gesù Cristo, della sua

vittoria sul peccato e sulla morte. Quanto è

meraviglioso dissetarci, quest’oggi, alla fonte

della Parola di Dio. «O Dio, è in te la sorgente

della vita, alla tua luce vediamo la luce»,

ci insegna a pregare il libro dei Salmi.

La riflessione sulla speranza si nutre anche

della testimonianza che ci viene dalle

opere meravigliose che Dio ha compiuto

nella beata Vergine Maria, glorificata in cielo

in corpo e anima, alla quale rivolgiamo

quest’oggi in modo speciale il nostro sguardo.

Il prefazio della solennità dell’Assunzione

ci fa pregare Dio con queste stupende

frasi: «In lei, primizia e immagine della

Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero

di salvezza e hai fatto risplendere per il

tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno

di consolazione e di sicura speranza».

La memoria della beata Vergine Maria

assume questa sera un rilievo del tutto speciale,

perché ci siamo radunati per celebrare

l’Eucaristia per una motivazione speciale:

la Pontificia Accademia Mariana Internazionale,

affidata da Sommi Pontefici

all’Ordine dei Frati Minori, e la cui sede

operativa si trova qui, nel Collegio internazionale

di Sant’Antonio, celebra il 60° anniversario

della sua fondazione.

L’Accademia ha come compito precipuo

quello di promuovere gli studi e le ricerche

scientifiche nell’ambito della mariologia, e

di favorire l’incremento dell’autentica devozione

mariana presso il popolo di Dio.

Coloro che si dedicano agli studi mariologici

sono impegnati a trarre sempre «cose

nuove» dalla storia di Maria di Nazaret,

l’Immacolata, la Madre del Figlio di Dio, la

Tutta Santa e la Sempre Vergine. Una storia

– «tesoro» di inestimabile valore – voluta,

creata dalla santa Trinità e consegnata alla

Chiesa come patrimonio da custodire e da

trasmettere. La Vergine Maria è la «Donna»

glorificata da contemplare e accogliere quale

figura, immagine e modello della Chiesa.

È una verità luminosa che Giovanni Paolo

II menziona fin dalle prime battute dell’enciclica

Redemptoris Mater; dopo aver spiegato

come si deve intendere la «pienezza

del tempo» richiamata da Paolo in Gal 4,4,

conclude in questi termini: «Nella liturgia

la Chiesa saluta Maria quale suo esordio,

poiché nell’evento della concezione immacolata

vede proiettarsi, anticipata nel suo

membro più nobile, la grazia salvatrice della

Pasqua, e soprattutto perché nell’evento

dell’incarnazione incontra indissolubilmente

congiunti Cristo e Maria: colui che è suo

Signore e suo capo e colei che, pronunciando

il primo fiat della Nuova Alleanza, prefigura

la sua condizione di sposa e di madre»

(RM 1).


«Ti saluto, Signora santa, regina santissima,

Madre di Dio» (SalV 1). Questa sera vogliamo

rivolgere a Maria il nostro saluto, riprendendo

le parole del Serafico Padre San

Francesco. In verità, il movimento francescano

ha avuto da sempre un legame del tutto

speciale con la Beata Vergine Maria, legame

avvalorato dal riferimento alla dimensione

mariana dell’esperienza spirituale di

san Francesco. Come riferisce Tommaso da

Celano, il Serafico Padre «circondava di un

amore indicibile la Madre di Gesù, perché

aveva reso nostro fratello il Signore della

maestà.Asuo onore cantava lodi particolari,

innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali

che lingua umana non potrebbe esprimere.

Ma ciò che maggiormente riempie di

gioia, la costituì avvocata dell’Ordine e pose

sotto le sue ali i figli, che egli stava per lasciare,

perché vi trovassero calore e protezione

sino alla fine» (2Cel 198).

Sul fondamento dell’esperienza spirituale

e dell’insegnamento di San Francesco - e

sulla scia di Santa Chiara - i francescani

hanno meditato, studiato, contemplato la

persona e il ruolo della Vergine Maria nella

storia della salvezza, alla luce del mistero

del suo Figlio Gesù Cristo, e, più in generale,

del mistero della santa Trinità, producendo

– nel corso dei secoli – una mariologia

di grande spessore dottrinale e spirituale.

Ne è prova il fatto che la scuola

francescana ha contribuito in misura rilevante

alla definizione degli ultimi due dogmi

mariani: quello dell’Immacolata Concezione

– oggetto dell’attuale Congresso – e

quello dell’Assunzione.

Ringraziando insieme a voi Dio Uno e

Trino per i tanti doni concessi alla Pontificia

Accademia Mariana Internazionale grazie

alla materna intercessione della beata

Vergine Maria. L’Accademia, come espressione

dell’Ordine dei Fati Minori, è al servizio

della Santa Sede e della Chiesa, come

pure opera in collaborazione con le Società

Mariologiche nazionali, con altre istituzioni

accademiche e con la nostra Pontificia

Università Antonianum.

Pertanto, desidero incoraggiare i responsabili

e quanti vi prestano la loro opera a

proseguire nella ricerca e nella promozione

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

degli studi mariologici, mentre raccomando

loro di prestare una particolare attenzione al

dialogo con le culture e all’evangelizzazione,

impegni che qualificano il carisma francescano

e la presenza dell’Ordine francescano

nel mondo di oggi.

In questo momento, mentre celebriamo

la solenne liturgia eucaristia, desidero ricordare

Fr. Carlo Balić, al quale va riconosciuto

il grande merito di essere stato non

solo il primo presidente dell’Accademia,

ma anche e soprattutto un continuatore degli

studi e delle ricerche in campo mariologico

che l’Ordine francescano ha promosso

fin dalle origini. Insieme al Balić vogliamo

ricordare nella nostra preghiera anche il suo

successore Fr. Paolo Melada, tornato alla

casa del Padre nel 2003. Melada ha dedicato

tutta la sua vita all’Accademia: dopo essere

stato collaboratore e segretario di Balić,

ha guidato questa benemerita istituzione

per circa vent’anni.

Facendo nostre le parole che concludono

la preghiera eucaristia, vogliamo rendere

grazie a Dio, Padre Onnipotente, per Cristo,

con Cristo e in Cristo, nell’unità dello Spirito

Santo. A Dio Uno e Trino rendiamo

ogni onore e gloria per tutti i benefici che ci

ha concesso e ci concede ogni giorno, mentre

rinnoviamo il nostro impegno per servirlo

con fedeltà e con amore per tutti i giorni

della nostra via, mentre aspettiamo di poter

godere in eterno, al termine della nostra vita,

la gioia della contemplazione del suo

volto e di essere saziati dalla sua Presenza e

dal suo Amore.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

12. Carta con ocasión de la solemnidad

del Nacimiento de nuestro Señor Jesucristo

LA PALABRA SE HIZO CARNE

457

A todos los Hermanos:

Paz y Bien!

En la Noche Santa del Nacimiento de Jesús

el Cristo, la belleza de Dios se aposentó


458 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

en un establo, la gracia de Dios se llegó hasta

la carne y la sangre del hombre, el Hijo de

Dios, para despojarse de sí mismo (Flp

2,7), eligió el corazón de una noche, y la

que era signo de tristeza y de muerte, se

transformó para todos en una luminosa Noche

Buena; porque el Verbo se hizo carne y

habitó entre nosotros (Jn 1, 14). El silencio

se rompió para siempre y la Palabra, descendiendo

del seno del Padre (cfr. Adm 1,

18), dio comienzo al canto nuevo de la Nueva

Humanidad.

Alegraos, hermanos, porque nos ha nacido

un niño, que es el Mesías prometido, el

Señor, de quien esperábamos la salvación.

Pero alegraos aún más porque ese Niño que

ha nacido para nosotros es el Hijo de Dios.

Alegraos, los que creéis, porque en esta noche

sucedió lo que esperabais, y multiplica

el gozo su llegada inesperada: Dios se hizo

uno de tantos, quiso habitar en medio de su

pueblo, tomó nuestra condición humana

(cfr. Flp 2, 1-7). Esta no es la noche del silencio

sino de la Palabra. Tal fue la comunicación

de Dios con el hombre, que este

Hombre Nuevo es Dios de Dios y Luz de

Luz, sin dejar de ser verdadero hombre.

En esta noche bendita, unido a todos los

hermanos y a todos los pobres de la tierra,

quiero acercarme con respeto y reverencia

al misterio de Belén, a aquel pobre Pesebre

donde Dios mismo se nos comunica y se hace

Buena Noticia para todos; y al Altísimo,

omnipotente y Buen Señor, pido con humildad

que nos conceda a todos, junto con la

alegría y el recogimiento interior, la gracia

de contemplar admirados este misterio de

amor, de balbucir asombrados una plegaria

de agradecimiento, y de cantar con los ángeles

un pregón de gloria y paz para todos

los hombres que ama el Señor.

1. “Al principio era el Verbo...” (Jn 1, 1)

En la noche santa de Navidad, la Sabiduría

de Dios se ha hecho para nosotros Palabra

de vida. Desde el principio, ella, como

colaboradora del Padre en la obra de la creación,

fue guiando a los hombres, para que

comprendieran el gran misterio de la salvación.

Dios fue educando a sus hijos a través

del tiempo, y fue hablándoles desde siem-

pre, como un Amigo a sus amigos (cfr. Dei

Verbum 2), con distintos lenguajes y distintos

signos, para que los hombres fueran entendiendo

que Dios es el Dios con nosotros...

el Emmanuel (Mt 1,23).

Al principio Dios creó todo para que todo

hablase de Él, pues el mundo fue hecho por

la Palabra, todo fue creado por Él y para Él

(Col 1, 16). A la orden de Dios, con la fuerza

de su Palabra, los seres cobraron existencia y

se hicieron realidad; hasta llegar al ser humano,

corona de la creación. Terminada la

obra de la creación, el hombre quedaba preparado

para leer en las criaturas, como en un

libro, el mensaje dejado por su Criador.

Pero Dios nos habló también en la historia,

una historia de salvación hecha de acontecimientos

de gracia y experiencias de pecado,

para que los creyentes vislumbrasen

que era en la vida de su pueblo donde Dios se

había hecho compañero de camino para todos.

Estableció con el hombre una Alianza,

una palabra dada en forma de pacto, en la

que Dios garantizaba su asistencia y compañía.

Y cuando el pueblo olvidaba la alianza

con su Dios, la voz de los profetas, eco de la

voz divina, reclamaría fidelidad al Dios creador,

al Dios de la historia: Volved a mí de todo

corazón... pues de ti sacaré al que ha de

ser soberano de Israel (Jl 2,12 y Miq 5,1).

2. “La Palabra se hizo carne...”(Jn 1, 14)

Al llegar la plenitud de los tiempos, toda

la creación se estremeció como una parturienta,

pues el tiempo y las criaturas cobraron

su plenitud y madurez. En el seno de la

pobrecilla Virgen María Inmaculada, Dios

hizo su nido, para darnos la Vida que engendra

toda vida. La Palabra era la vida y la vida

era la luz de los hombres (Jn 1, 4). Y en el

silencio de las cosas, la Palabra vino a su casa;

en la oscuridad del universo, brilló la luz

verdadera que ilumina a todo hombre (cfr. Jn

1,9); y en el frío de la noche, Dios caldeó el

corazón de la humanidad toda entera.

A partir de entonces, el lenguaje de Dios

había de ser la debilidad y la pobreza, la pequeñez

y la fragilidad. A partir de entonces,

los hombres verían sólo un Niño indefenso

envuelto en pañales, un pesebre, unos pastores

que creyeron por encima de las apa-


iencias, una estrella, verían a María ofreciéndonos

al Niño en sus brazos, y a José,

como nuevo Abraham, custodiando al pequeño.

Fe humilde que contempla, adora,

reflexiona, vive y celebra. Lo simple, hablaría,

lo que no cuenta, sería enaltecido para

confundir a los que cuentan; lo cotidiano

tendría fuerza para humanizar el corazón de

piedra, porque la Palabra se hizo carne y

Dios se hizo Evangelio.

En Jesús, Dios ya no habla en figuras, sino

por medio del Hijo; ya no salva por intermediarios,

sino en persona, pues Jesús es

la única Mediación, presencia personal y

tangible del Dios tres veces santo. Jesús es

alguien con quien podemos relacionarnos,

alguien a quien escuchar, alguien a quien

seguir, alguien a quien amar, pues la Palabra

la tocaron nuestras manos y la contemplaron

nuestros ojos, la hemos oído,... el

Verbo de la vida (1Jn 1, 1).

En este tiempo de gracia contemplamos

su gloria, y vemos un Dios tan humano que,

en el niño de Belén, nos sentimos invitados

a ser “como Dios”. Y en la contemplación

de la Palabra divina, aprendemos a escuchar

las múltiples palabras del hombre (cfr.

El sabor de la Palabra, p.5), pues también

en los hombres Dios nos habla hoy. En efecto,

Dios habla sobre todo en los pobres, en

la humanidad debilitada y necesitada, en los

que sufren, en el rostro desfigurado de todos

los leprosos, pues el Hijo de Dios, no

sólo quiso hacerse hombre entre los hombres,

sino que se ha hecho pobre entre los

pobres, débil y necesitado, siervo sufriente

y desfigurado. La pobreza de Cristo aparece

bajo un aspecto maravillosamente humano,

ella es signo de su amistad, de su parentela

con la humanidad. Y los hermanos somos

presencia de este Dios que se ha hecho

uno de tantos entre los pobres del mundo.

Puesto que la Gloria de Dios es el hombre

que vive (cfr. San Ireneo, Contra las herejías,

Libro 4, 20,5-7), no descansemos hasta

que el hombre viva para Dios y encuentre

en la Palabra el sentido y la Vida.

3. Dios ha hablado en el Hijo... el “silencio

de Dios” (Heb 1, 1)

En esta noche, clara como el día, Dios

EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

459

Padre nos ha hablado en el “Hijo”. La Palabra

de Dios, hecha carne en la plenitud de

los tiempos, es revelación admirable de la

paternidad divina, a la que sólo se puede

responder aceptando en la fe la gracia de la

filiación en Cristo Jesús. El Divino Niño de

Belén no es uno más entre los profetas o los

maestros, es el “Hijo muy amado”, es la Palabra

hecha Buena Noticia. Por esto podemos

comprender por qué Dios se ha quedado

mudo y no tiene más que decirnos, porque

todo nos lo ha dicho junto y de una vez

en esta sola Palabra que es el Hijo (cfr. S.

JUAN DE LA CRUZ, Subida al Monte Carmelo,

Libro 2, cap. 22).

Dios calla y habla en el recién nacido,

Dios se esconde y se manifiesta en la pequeñez;

cuando parece que todo se queda

en silencio, quizás podamos escuchar el

balbuceo de un Niño que nos habla en la intimidad

de la vida, en el corazón; cuando

parece que todo pierde sentido, la Palabra

de Vida puede resonar con mayor fuerza,

ayudándonos a encontrar el Camino y la

Verdad; y si buscamos una palabra que decir,

primero hemos de escuchar, perseverantes

en la oración, a la Palabra hecha carne,

al Dios hecho Evangelio. Entonces el silencio

se rompe en mil pedazos, y el

sin-sentido también, y vuelven a sonar las

voces del cielo que cantan: “Gloria a Dios”

(cfr. Lc 2, 14), porque ha nacido para nosotros

el Salvador, el Mesías, el Señor.

¡Qué importante, hermanos míos, es

acercarse diariamente a la escucha atenta y

orante de la Palabra! ¡Cuánta fuerza se recibe

de este Dios que se hace tangible y humano!

¡Qué gran misterio el de la Palabra!

Pongamos los ojos y la vida sólo en el Niño

de Belén, en la Palabra de Dios que nos visita,

y hallaremos allí mucho más de lo que

pedimos o deseamos. Combinemos el agradecimiento

profundo para con un Dios que

nos ama así, tan humanamente, con la práctica

del amor que se acerca y comparte: entonces

brillará tu luz como aurora y tus heridas

sanarán enseguida (Is 58,8).

4. “De continuo traía en sus labios la conversación

sobre Jesús...” (1 Cel 115)

Bien sabemos el cariño particular que


460

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

nuestro Hermano Francisco tenía por esta

fiesta del Nacimiento del Hijo de Dios. Era

para él la Fiesta de las Fiestas, en la que

Dios hecho pequeñuelo se crió a los pechos

de madre humana (2Cel 199). Profesaba a

las letras del Santo Evangelio, que son espíritu

y vida, y al nombre del niño de Belén

(cfr. 1Cel 86), un gusto y cariño especial. La

vida de nuestro seráfico Padre fue para los

hombres de su tiempo una epifanía del

Evangelio. Francisco fue un imitador fidelísimo

de Cristo, un heraldo animoso del

gran Rey, un enamorado de Jesús, de quien

a todos hablaba y a quien en todo veía.

Francisco se hizo hombre evangélico (cfr.

1Cel 86), y las palabras de la Buena Noticia

fueron por él vividas y practicadas aún en

los detalles más pequeños. ¿Hermanos, qué

decimos nosotros al mundo de la Palabra

que ha nacido en la humildad de nuestra

carne? ¿Qué decimos nosotros de aquel a

quien amamos?

Tú, como Francisco, ¿has contemplado

con tus ojos a Cristo, nacido de la Virgen

María y hecho Evangelio para los pobres?

Entonces para ti ha brillado la luz verdadera

que ilumina la vida; entonces has recibido

gracia sobre gracia, pues te has acercado

al que es la plenitud de la gracia. Si te has

acercado a Cristo, te has acercado al templo

de la santidad de Dios; y, si le has acogido

por la fe, entonces también tú has nacido esta

noche con Cristo, pues no has nacido ni

de carne ni de sangre, sino de Dios (cfr. Jn

1, 13-16). Tú, hermano mío, alaba y bendice

conmigo al Señor que ha bajado del cielo,

a la Palabra que se hecho carne, pues ha

querido compartir con nosotros nuestra

condición débil y mortal, porque eres de

Cristo y vives en Cristo. Tú alaba al Señor,

porque has conocido su amor. ¿Qué decimos

de Dios? ¿Es nuestra vida una bendición,

un bien decir de Dios?

Si los hombres quieren silenciar a Dios,

habrá que elevar un canto de alabanza para

romper este silencio. Si algunos desean que

Dios no sea adorado en este niño de Belén,

tendremos que repetir incansables que no

hay Omnipotente sino Dios (cfr. CtaO 6-9).

El Evangelio no se puede callar; Jesús recién

nacido en esta noche, hace brotar den-

tro de nosotros los creyentes una fuerza de

fe que nos empuja a vivir el Evangelio, a

guardarlo en el corazón, a anunciarlo también

con la palabra.

Conclusión

Queridos hermanos, ha llegado la plenitud

del tiempo con el nacimiento de la Palabra

encarnada. La creación entera ha entrado

en fiesta, pues ha nacido el Primogénito

de toda criatura y ahora todas las cosas se

hacen nuevas en Cristo. Las voces de los

hombres que tenían un mensaje de parte de

Dios han gritado vislumbrando este momento

del nacimiento del Dios que se hace

hombre. Y si el silencio se hace arduo, Dios

nacerá cada día para invitarte con su Palabra

a seguirle, y para que tu vida encuentre

la lógica del don que se te ha regalado.

Os invito en esta noche santa a no dormir,

a romper el silencio sobre Dios, con

gozo y con capacidad de atraer a otros a este

Dios que es amor, que tanto nos ha amado,

y que nos ha revelado ese amor en el Hijo

que nos ha nacido; os invito a romper el

silencio y a dar una respuesta ardiente de

amor a quien así nos ha amado. Os invito a

que nuestra vida bendiga siempre al Señor.

Os invito a clamar con el pueblo los cantos

de nuestra tierra que hablan del nacimiento

de la Palabra; o a rezar con la Iglesia, que no

se cansa de cantar la gloria de esta noche:

¡Oh admirable intercambio! El Creador del

género humano, tomando cuerpo y alma,

nace de una Virgen, y hecho hombre sin

concurso de varón, nos da parte en su divinidad

(Liturgia de las Horas, antífona de la

octava de Navidad ) .

Alegrémonos y felicitémonos mutuamente

hermanos. Os deseo de corazón una

feliz fiesta de Navidad y que nos acompañe

siempre la bendición del Seráfico Padre.

Roma, 8 de diciembre de 2007,

Solemnidad de la Inmaculada Concepción

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro General

Prot. N. 098445


E SECRETARIA GENERALI

1. Electio extra Capitulum Prov. ss. Petri

et Pauli de Michoacán in Mexico

El Congreso Definitorial de nuestra Provincia

San Pedro y San Pablo de Michoacán,

en México, convocado y celebrado conforme

a Derecho en la Casa Santísima Cruz

de los Milagros, de Santiago de Querétaro,

Qro., y presidido por GÓMEZ MARTÍNEZ FR.

EULALIO, Ministro provincial, el día 15 de

junio de 2007 eligió fuera de Capítulo

para el oficio de Definidor provincial:

RESÉNDIZ REYES FR. ALFONSO

por la renuncia, aceptada, de su predecesor,

Muñoz Gutiérrez Fr. Enrique.

El Definitorio general, en la Sesión del

día 19 de julio de 2007, después de examinar

el Acta auténtica, aprobó esta elección.

Prot. 098120/S273-07

2. Capitulum Intermedium Prov. Assumptionis

BMV in Polonia

Nel Capitolo intermedio della Provincia

dell’Assunzione della Beata Vergine Maria,

in Polonia, regolarmente celebrato secondo

le disposizioni del Diritto, nella Casa di Katowice-Panewniki,

sotto la presidenza di

BIERSOK FR. EZDRASZ, Ministro provinciale,

il giorno 20 giugno sono statti eletti i Definitori

Provinciali:

BAŁDYGA FR. SERGIUSZ

CZURA FR. JÓSEF

GRUBER FR. MANFRED

KAHLERT FR. FILIP

MAJEWSKI FR. KSAWERY.

Queste elezioni sono state ratificate dal

Definitorio generale il 19 luglio 2007.

Prot. 098117/S272-07

3. Electio extra Capitulum Cust. Aut.

Christis Regis in Helvetia

The General Definitory, during its session

of the 19th of July 2007, examined and

approved the Acts of the extra-capitular

elections by the Definitory of the Custody

of Christ the King, in the Switzerland, on

the 2st of July 2007, under the presidency of

ZAHNER BR. PAUL, Custos of the said Custody,

and ratified, in accordance with the

prescriptions of art. 189 of the General

Statutes of the Order the election of JO-

SURAN MARIA BR. MICHAEL as Counselor of

the Custody.

Given in Rome, at the General Curia of

the Order of Friars Minor, on the 19th of July

2007.

Prot. 098128/S279-07

4. Capitulum Prov. S. Michaëlis Arcangeli

in Ucraina

Nel Capitolo della Provincia di San Michele

Arcangelo, in Ucraina, regolarmente

celebrato secondo le disposizioni del Diritto,

presso il Centro Diocesano di Caristas-

Spes, a Zarichany-Zhytomyr, sotto la presidenza

di MAZGAJ FR. STANISŁAW, Visitatore

generale, il giorno 23 maggio 2007 sono

statti eletti

per l’ Ufficio di Ministro provinciale:

KOPYSTERYNSKYY FR. DOBROSLAV

per l’ufficio di Vicario Provinciale:

SHYROKORADIUK FR. SYMON

per l’ufficio di Definitori della Provincia:

BAHINSKYI FR. MYKHAILO

GORAI FR. MYLOSLAV

KHODANISTSKYI FR. RADOSLAV

ZAJĄC FR. NATANAEL.

Queste elezioni sono state ratificate dal

Definitorio generale il 19 luglio 2007.

Prot. 098139 / S285-07

5. Capitulum Prov. Christis Regins in

Canada


462

In the Provincial Chapter of our

Province of Christ the King, in Canada, regularly

celebrated according to the norms of

Canon Law, in the House of Mount St.

Francis Retreat Centre, under the presidency

of the Visitator General, MCLELLAN BR.

DANIEL, the following were elected on the

30th of May 2007

for the office of Minister Provincial:

VAVREK BR. DENNIS

for the office of Vicar Provincial:

LYNCH BR. KEVIN

and for the office of Provincial Definitors:

BURNS FR. BRIAN

CLYNE BR. GERRY

GONSALVES BR. ANTHONY

SMITH BR. PAUL.

The General Definitorium, during its

session of the 20th of July 2007, carefully

examined and approved the election.

Prot. 098158 / S290-07

6. Fund. Thailandiæ electio

The General Definitorium, during its

session of the 18th. July 2007, carefully

studied the results of the consultative vote

of the Friars concerned as well as the report

of the General Delegate, SYUKUR BR.

PASKALIS BRUNO, OFM, and elected the

government of the Foundation of Thailand.

Those elected are as follows:

President of the Foundation

MANIPADATH V BR. JOHNSON

Vicar and First Counsellor

CWILKA BR. HONORAT PIOTR

Second Counsellor

PONTUS BR. GREGORIUS.

Therefore, in virtue of this Decree, we

declare the above mentioned elections valid

and ratified.

Prot. 098070/070-07M

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

7. Capitulum intermedium Cust. Terræ

Sanctæ in Israel

Il Capitolo custodiale intermedio della

Custodia di Terra Santa, regolarmente cele-

brato secondo le disposizioni del Diritto,

presieduto da PIZZABALLA FR. PIERBATTI-

STA, Custode di Terra Santa, nel giorno 9

giugno 2007, ha eletto come Discreti:

GEISER FR. GREGOR

JASZTAL FR. DOBROMIR

MACORA FR. ATHANASIUS

MÁRQUEZ FR. NICOLÁS

MISTRIH FR. RASHID

MUSCAT FR. NOEL.

Queste elezioni sono state ratificate dal

Definitorio generale il 4 settembre 2007.

Prot. 098189/081/07M

8. Capitulum Intermedium Prov. Salernitano-Lucanæ

Immaculatæ Conceptionis

BMV in Italia

Nel Capitolo intermedio della Provincia

Salernitano-Lucana dell’Immacolata Concezione,

in Italia, regolarmente celebrato

secondo le disposizioni del Diritto, nel Convento

SS. Trinità in Barinissi, sotto la presidenza

di DI FRANCO FR. MANLIO, Ministro

Provinciale, il giorno 29 giugno 2007 sono

statti eletti i cinque Definitori Provinciali:

BOCHICCHIO FR. EMANUELE

DEL PEZZO FR. PASQUALE

IANDIORIO FR. GIUSEPPE

MARCIGLIANO FR. DOMENICO

RIDOLFI FR. ANTONIO.

Queste elezioni sono state ratificate dal

Definitorio generale il 4 settembre 2007.

Prot. 098222 / S 325-07

9. Capitulum intermedium Prov. Venetæ

S. Antonii Patavini in Italia

Nel Capitolo intermedio della Provincia

Veneta di S. Antonio di Padova in Italia, regolarmente

celebrato secondo le disposizioni

del Diritto, nella Casa di S. Maria di Barbana,

in Grado, sotto la presidenza di MIE-

LE FR. BRUNO, Ministro Provinciale, il

giorno 22 giugno 2007 sono statti eletti i

cinque Definitori Provinciali:

CAVALLI FR. GIAMPAOLO


RANIERO FR. LORENZO

SCABIO FR. ANTONIO

VENARUZZO FR. LORIS

VETRALI FR. TECLE.

Queste elezioni sono state ratificate dal

Definitorio generale il 4 settembre 2007.

Prot. 098248/S342-07

10. Capitulum Cust. Boni Pastoris in

Zimbabua

During the Custodial Chapter of the

Custody of the Good Shepherd in Zimbabwe,

canonically celebrated at the Silviera

House, Tafara, Harare, under the presidency

of Ó LAOIDE BR. CAOIMHÍN, Minister

Provincial of the Province of Ireland, on

which the Custody depends, the following

were elected on the 6th. of August 2007:

for the office of Custos:

MUSARA BR. EMMANUEL

for the office of Councillors:

BANHWA BR. NICHOLAS

JAYA BR. MAXWELL

MAKAMURE BR. TANASIO

O’TOOLE BR. JOSEPH.

The General Definitorium during its session

of the 4th. September 2007, carefully

examined the Acts of these elections and

approved them.

Prot. 098260 / 090/07 M

11. Prov. S. Leopoldi in Austria/Italia

electiones

Auctoritate qua ad normam art. 170 §1

Constitutionum Generalium et art. 119 §1

Statutorum Generalium fungitur, relatione

Delegati generalis audita, Definitorium generale

in congressu die 11 Septembris c.a.

2007 habito, praesidente RODRÍGUEZ CAR-

BALLO FR. IOSEPHO, Ministro generali, novum

regimen ad triennium pro nostra minoritica

Provincia Austriae/Italiæ “Sancti

Leopoldi“ noviter erecta in modo sequenti

elegit:

in Ministrum provincialem:

SCHWARZL FR. RUPERT

E SECRETARIA GENERALI 463

in Vicarium provincialem:

WEGLEITNER FR. GOTTFRIED

in Definitores:

HOPFGARTNER FR. WILLIBALD

MAIER FR. MATTHIAS

PUCHBERGER FR. ALEXANDER

WENIGWIESER FR. FRITZ

ZANKANELLA FR. ULRICH.

Hoc Decretum vim suam exserit a die 21

mensis Octobris huius anni 2007, contrariis

quibuslibet non obstantibus.

Datum Romae, ex Aedibus Curiae generalis Ordinis,

die 12 Septembris anni 2007.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Minister Generalis

FR. ERNEST K. SIEKIERKA, OFM

Vice Secretarius Generalis

Prot. 098337/S401-07

12. Prov. S. Bernardini Senensis in Austria

suppressio

Definitorium Generale, in sessione diei

11 Septembris a. 2007 regulariter congregatum

sub praesidentia FR. RODRÍGUEZ CAR-

BALLO IOSEPHI, totius Ordinis Fratrum Minorum

Ministri Generalis, ad normam art.

170 §1 CC.GG. decrevit ut nostra minoritica

Provincia Sancti Bernardini Senensis in

Austria a die 21 Octobris c.a. 2007 suppressa

habeatur.

Et ideo praesentis decreti vigore praefatam

minoriticam Provinciam Sancti Bernardini

Senensis in Austria suppressam esse

confirmamus ac declaramus.

Datum Romae, ex Aedibus Curiae Generalis,

die 12 Septembris anni 2007.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Minister Generalis

FR. ERNEST K. SIEKIERKA, OFM

Vicesecretarius Generalis

Prot. 098334/S398-07

13. Prov. B. Engelberti Kolland in Austria/Italia

suppressio


464 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Definitorium Generale, in sessione diei

11 Septembris a. 2007 regulariter congregatum

sub praesidentia Rodríguez Carballo

Fr. Iosephi, totius Ordinis Fratrum Minorum

Ministri Generalis, ad normam art. 170

§1 CC.GG. decrevit ut nostra minoritica

Provincia Beati Engelberti Kolland, in Austria

et in provincia civili Bulsanensi in Italia

sita, a die 21 Octobris c.a. 2007 suppressa

habeatur. Et ideo praesentis decreti vigore

praefatam minoriticam Provinciam Beati

Engelberti Kolland, in Austria et in provincia

civili Bulsanensi in Italia sitam, suppressam

esse confirmamus ac declaramus.

Datum Romae, ex Aedibus Curiae Generalis,

die 12 Septembris anni 2007.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Minister Generalis

FR. ERNEST K. SIEKIERKA, OFM

Vicesecretarius Generalis

Prot. 098335/S399-07

14. Prov. S. Leopoldi in Austria erectio

S.P.N. Francisco adhuc vivente, Fratres

Minores ascenderunt vallem Athesinam.

Iuxta annales Fratris Iordani a Iano fratres

iter in Germaniam facientes anno 1221 in

civitate Bauzania aliquod temporis spatium

peregerunt. Dein peregrinaverunt per Tyrolium

ad civitatem Augustanam Vindelicorum.

Ante annum 1225 Fratres Minores

etiam in civitatem Salisburgensem pervenerunt,

ubi Archiepiscopum visitaverunt. Ante

annum vero 1230 fratres, prout ab antiquo

traditur, a Duce Leopoldo VI Vindobonam

vocati sunt, qui terram prope moenias

civitatis praebuit ecclesiae conventuique

aedificandis.

Anno 1235 primum Clarissarum monasterium

in civitate Brixinensi conditum est,

cuius cura pastoralis fratribus minoribus

collata est, qui ibi conventum exstruxerunt.

Petente Imperatore Friderico III ut conventualium

reformarentur conventus, Ioannes

a Capistrano anno 1451 ad Vindobonam

pervenit. Ibi maximis cum fructibus ministerium

praedicationis Verbi Dei explevit et

nonnulla miracula curationis perfecit. Tamquam

primum conventum Fratrum Minorum

Observantiae Conventum S. Theobaldo

dicatum condidit. Exinde anno 1452 ex

conventibus Observantium in Austria et

Bohemia constituta est Vicaria Austriae, ad

quam pertinebant et domus Observantium

in Polonia. Dissensionibus dein inter nationes

ortis, anno 1467 ea Vicaria divisa est in

novas Vicarias Bohemiae, Poloniae et Austriae,

quae Vicaria Austriae postea in Provinciam

“Sancti Bernardini Senensis” erecta

est.

S. Leopoldi Provincia in Tyrolio, anno

1580 ex conventibus antea provinciis Argentinensi

et Austriae pertinentibus tamquam

provincia Observantium fundata est.

Quam dein, 350 annis elapsis, ob rationes

politicas, die 1 martii 1927, dividere oportuit.

Eiusdem enim Provinciae pars meridionalis,

ea nempe, quae comprehendit territorium

post bellum 1914-1918 ditioni Italicae

subiectum, in Commissariatum sui

iuris erecta est. Decreto Ministri Generalis

diei 20 Aprilis 1934 Commissariatus in Provinciam

Ordinis sub titulo: «Provinciae

Bulsanensis S. P. N. Francisci» sedem in civitate

Bauzania habentem canonice erectus

est, cum Provincia “S. Leopoldi” subsistere

peregerit in Austria, nempe in provinciis civilibus

Tyrolii septentrionalis et orientalis,

in Salisburgo, Austria Superiore et Carinthia

cum sede in civitate Oenipontana.

Superatis difficultatibus, quae ad divisionem

Provinciae conduxerant, rerumque

per totam Europam mutatis ordinis politici,

oeconomici necnon religiosi adiunctis, petentibus

Definitoriis et Delegati generalis

relatione accepta, Rev.mus Minister Generalis

Iacobus Bini decreto diei 4 Octobris

2001 provincias Bulsanensem et Tyrolii

cum effectu die 23 Novembris 2001 suppressit

et novam Provinciam Beato Engelberto

Kolland dicatam canonice erexit.

Quattuor tandem annis elapsis, pervenit

ad Nos concors petitio Provinciarum

“Sancti Bernardini Senensis” in Austria et

“Beati Engelberti Kolland” in Austria et Italia,

et quidem ad maiorem prosperitatem

utriusque regionis tum Austriae tum provinciae

civilis Bulsanensis in Italia sitae, nec-


non bono communi Ecclesiae et Christifidelium

utilitati, ut memoratae Provinciae in

unam coniungantur.

Actuali statu duarum Provinciarum in

Austria examinato, audito Definitorio generali

eiusque praehabito consensu in congressu

diei 10 mensis Ianuarii 2006, unionem

intra mensem Decembrem anni 2007

earundem Provinciarum decrevimus.

Definitorium generale, visitatione canonica

a Fr. Claudio Gross OFM, Delegato

generali, peracta, hodiernam condicionem

praefatarum Provinciarum noviter recognovit.

Ideo, audito Definitorio generali eiusque

praehabito consensu in congressu diei 11

Septembris c.a. 2007, auctoritate qua fungimur,

praesentis Decreti vigore, ad normam

can 581 CIC et art. 170 §1 Constitutionum

Generalium, Provinciam Austriae Sancti

Leopoldi erigimus et erectam declaramus

cum sede in Conventu Salisburgi (5010,

Franziskanergasse 5).

Haec quidem erectio secumfert translationem

omnium bonorum temporalium,

mobilium et immobilium itemque iurium et

obligationum duarum Provinciarum suppressarum

ad Provinciam noviter erectam.

Praesentis Decreti validitas a die 21

mensis Octobris 2007 decurret, contrariis

quibuslibet non obstantibus.

Datum Romae, ex Aedibus Curiae generalis

Ordinis, die 12 Septembris anni 2007.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Minister Generalis

FR. ERNEST K. SIEKIERKA, OFM

Vice Secretarius Generalis

Prot. 098336/S400-07

15. Capitulum Intermedium Prov. S. Familiæ

in Aegypto

Il Capitolo provinciale intermedio della

Provincia della Sacra Famiglia in Egitto, regolarmente

celebrato secondo le disposizioni

del Diritto, in Santa Caterina – Alessandria,

presieduto da AMIN FR. JOSEPH, Ministro

provinciale, nel giorno 7 giugno 2007,

E SECRETARIA GENERALI

ha eletto come Definitori provinciali:

HELMI FR. LUCAS

KAMEL FR. ANTONIO

LABIB FR. KAMAL

ZAKI FR. ADEL.

Queste elezioni sono state ratificate dal

Definitorio generale il 13 settembre 2007.

Prot. 098299/091/07M

16. Capitulum intermedium Prov. S. Salvatoris

in Slovachia

Nel Capitolo intermedio della Provincia

del Santissimo Salvatore, in Slovacchia, celebrato

regolarmente secondo le disposizioni

del Diritto, nella Casa di Bratislava sotto

la presidenza di MIHÁLY FR. JURAJ ANDREJ,

Ministro Provinciale, il giorno 24 maggio

2007, sono statti eletti Definitori Provinciali:

BANKOVIČ FR. ŠTEFAN

KVAKA FR. JEREMIÁŠ DANIEL

BALÁZS FR. JÁN KRSTITEL’ MARIÁN

RACEK FR. MATÚŠ PAVOL.

Queste elezioni sono state ratificate dal

Definitorio generale il 13 settembre 2007.

Prot. 098313/S381-07

465

17. Capitulum Prov. S. Francisci Solano

in Argentina

En el Capítulo de nuestra Provincia de

San Francisco Solano en Argentina, celebrado

regularmente según las disposiciones

del Derecho en la Casa de Retiros del Monasterio

Santa Clara, en la Ciudad de Puán

y presidido por el Visitador General, ROSA-

TI FR. GIANCARLO, el día 22 de septiembre

de 2007, fueron elegidos:

para el Oficio de Ministro Provincial

GUILLERMO PAZ FR. CARLOS

para el Oficio de Vicario Provincial

FLEITAS FR. DANIEL ALEJANDRO

para el Oficio de Definidores Provinciales

BALLARATI FR. JORGE GABRIEL

EQUIZA FR. CLAUDIO DARIO

LARREGAIN FR.JOSÉ ADOLFO


466

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

RIOJA FR. CARLOS HÉCTOR

SICA FR. RUBÉN JESÚS.

El Definitorio General, en la Sesión celebrada

el 24 de septiembre de 2007, después

de examinar las Actas auténticas, aprobó

estas elecciones.

Prot. 098351/S405-07

18. Capitulum Prov. S. Francisci Assisiensis

in Brasilia

El día 27 de septiembre de 2007, en el

Capítulo Provincial de nuestra Provincia de

San Francisco de Asís, en Brasil, celebrado

regularmente según las disposiciones del

Derecho en el Convento San Buenaventura,

en Daltro Filho, Municipio de Imigrante,

RS, bajo la Presidencia del Visitador General,

SCHAUERTE FR. ANTONIO, fueron elegidos:

para el Oficio de Ministro Provincial

MÜLLER FR. JOÃO INÁCIO

para el Oficio de Vicario Provincial

GUERRA FR. FLAVIO

para el Oficio de Definidores Provinciales:

FIEL FR. VANDERLEI BATISTA

GUZZON FR. VALDESIR LUÍS

KUMMER FR. BLÁSIO

RHODEN FR. MARINO PEDRO.

El Definitorio General, en la Sesión celebrada

el 5 de noviembre de 2007, después

de examinar las Actas auténticas, aprobó estas

elecciones.

Prot. 098429/S447-07

19. Capitulum Prov. Sancti Spiritus in

Australia

In the Provincial Chapter of our

Province of the Holy Spirit in Australia &

New Zealand, regularly celebrated according

to the norms of Canon Law, under the

presidency of the Visitator General, NAIRN

BR. THOMAS, the following were elected on

the 26th - 28th of September 2007,

for the office of Minister Provincial:

SMITH BR. PAUL

for the office of Vicar Provincial:

CLIFFORD BR. PETER

for the office of Provincial Definitors:

CANTWELL BR. PETER

GHANEM BR. PAUL

MISCAMBLE BR. PHILLIP

WARBURTON BR. JORDAN.

The General Definitorium, during its

session of the 5th of November 2007, carefully

examined and approved the election.

Prot. 098360/S411-07

20. Capitulum Prov. S. MichaëlisArchangeli

in Indonesia

In the Provincial Chapter of our

Province of St. Michael the Archangel, in

Indonesia, regularly celebrated according

to the norms of Canon Law, in the House of

St. Clare, Cipanas, under the presidency of

the Visitator General, VERGEER BR.

THEODORUS, the following were elected on

the 28th of September 2007,

for the office of Minister Provincial:

SYUKUR BR. PASKALIS BRUNO

for the office of Vicar Provincial:

SUNARKO BR. ADRIANUS

for the office of Provincial Definitors:

AMAN BR. PETRUS KANISIUS

MAING BR. GABRIEL

SUKARTANTO BR. STANISLAUS

TUENG BR. LAURENTIUS.

The General Definitorium, during its

session of the 5th of November 2007, carefully

examined and approved the election.

Prot. 098382/S420-07

21. Capitulum Intermedium Prov. Immaculatæ

Conceptionis BMV in USA

In the Provincial Chapter of our

Province of the Immaculate Conception in

USA, regularly celebrated according to the

norms of Canon Law and held on the 2 October

2007, in the Casa Leonori, in Santa

Maria degli Angeli, Italy, under the presidency

of the Minister Provincial, Cam-


pagna Fr. Robert M., the following were

elected for the office of Provincial Definitors:

GINGERICH FR. CHARLES

LORENZO FR. JOSEPH

NARDOIANNI FR. ANTONIO

PAONESSA FR. RALPH

WHEATLEY FR. DENNIS.

The General Definitorium, during its

session of the 5th of November 2007, carefully

examined and approved the election.

Prot. 098403/S431-07

22. Extra Capitulum electio Prov. Assumptionis

BMV in USA

The General Definitory, during its session

of the 5th of November 2007, examined

and approved the Acts of the extra-capitular

elections by the Definitory of the

Province of the Assumption B.V.M. in the

U.S.A, held during an ordinary session in

Marytown Retreat & Conference Center, in

Libertyville, Illinois, on the 28th – 29th of

September 2007, under the presidency of

HOPPE BR. LESLIE J., Minister Provincial,

and ratified, in accordance with the prescriptions

of art. 189 of the General

Statutes of the Order, the election of JANIK

BR. ANTHONY, to the office of Definitor

Provincial.

Given in Rome, at the General Curia of

the Order of Friars Minor, on the 9th of November

2007.

Prot. 098422/S445-07

23. Visitatores generales

– PRADELLA FR. FEDELE, Prov. Pedemontanæ

S. Bonaventuræ, in Italia, pro Prov.

Sardiniæ S. Mariæ Gratiarum, in Italia:

18.07.2007; prot. 097950/S208-07.

– GÓMEZ JIMÉNEZ FR. JAVIER, Prov. B. Juniperi

Serra, in Mexico, pro Prov. Nostræ

Dominæ de Guadalupe, America

Centralis et Panama: 18,07.2007; prot.

097916/191-07.

E SECRETARIA GENERALI

467

– LA NEVE FR. ALDO, Prov. Romanæ Ss.

Petri et Pauli, in Italia, pro Prov. Seraphica

S. Franscisci Assisiensis, in Italia:

21.07.2007; prot. 097795/S117-07.

– MOREIRA PEREIRA FARIA FR. JOSÉ MA-

RIA, Prov. Ss. Martyrum Marochiensium,

in Portugallia, pro Prov. Cust. Aut.

S. Claræ, in Mozambico: 23.07.2007;

prot. 098102/073-07M.

– GIACOMETTI FR. LUIGI, Prov. Seraphicæ

S. Francisci Assisiensi, in Italia, pro

Prov. Sicilia ss. Nominis Iesu, in Italia:

21.07.2007; prot. 097905/S183-07.

– MCGRATH FR. AIDAN, Prov. Hiberniæ, in

Hibernia, pro Prov. Nostræ Dominæ Reginæ

Pacis, in Africa Meridionalis:

08.09.2007; prot. 098141/M075-07.

– MISCAMBLE FR. PHILLIP, Prov. Sancti

Spiritus, in Australia, pro Cust, Aut. S.

Francisci Assisiensis, in Papua Nova

Guinea: 13.09.2007; prot. 098312/S380-

07.

– FOLGADO LÓPEZ FR. CARLOS, Prov. S.

Antonii, in Bolivia, pro Prov. S. Michaëlis,

in Argentina: 07.11.2007; prot.

098344/S396-07.

– DELLAZARI FR. INÁCIO, Prov. S. Francsci

Assisiensis, in Brasilia, pro Cust.Aut. Nostræ

Dominæ Septem Gaudiorum, in Brasilia:

07.11.2007; prot. 098394/S27-07.

– WILLIAMS FR. PETER, Prov. Immaculatæ

Concepionis BMV, in Britannia Magna,

pro Prov. S. Barbaræ, USA: 09.11.2007;

prot. 098031/S234-07.

– RODRÍGUEZ RICO FR. GUILLERMO, Prov.

S. Evangelii, in Mexico, Visit. Absistens

pro Prov. S. Fidei, in Colombia:

15.11.2007; prot. 097552/S8-07.

– MASCAREHNAS FR. LOUIS, Cust. Aut. S.

Ioannis Baptistæ, in Pakistan, pro Prov.

Ss. Martyrum Coreanorum, in Corea:

18.12.2007; prot. 098331/S392-07.


468 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

24. Domus suppressae

– Casa religiosa di Amberg, Germania:

05.09.2007; prot. 098265/S362-07.

– Casa religiosa di Bad Tölz, Germania:

05.09.2007; prot. 098264/S361-07.

– Casa S. Francesco, Norimberga, Germania:

05.09.2007; prot. 098266/S363-07.

– Casa religiosa, Freystadt, Germania:

05.09.2007; prot. 05.09.2007; prot.

098270/S366-07.

– Religious of Alverna Friary, Knoxville,

Tennessee, USA: 12.11.2007; prot.

098448/S457-07.

– Casa Santa María de lo Ángeles,

Tecaxic, Messico: 16.11.2007; prot.

098485/S474-07.

– Casa de San Pedro Apóstol, Yacuiba, Bolivia:

17.12.2007; prot. 098528/S499-07.

– Casa religiosa San Leopoldo, Cormons

(GO), Italia: 22.12.2007; prot.

098569/S519-07.

25. Notitiae particulares

1. Affiliazione all’Ordine

– L’Istituto religioso delle “Hermanas Misioneras

Franciscanas de la Juventud”,

fondato da Mons. Fausto Trávez Trávez,

OFM, dell’Ecuador, è stato affiliato all’Ordine

con Decreto del Ministro generale:

22.07.2007; prot. 097915/S190-07.

– “The Private Association of Christian

Faithful” e “The Little Brothers of Saint

Francis of Assisi”, approvati dal Card.

Madeiros Umberto e dal Card. Law Bernard

Francis, sono stati affiliati all’Ordine

con Decreto del Ministro generale:

13.11.2007; prot. 098211/S317-07.

2. Commissione “Progetto Cina”

– Il Definitorio generale, nella Sessione

del 18 luglio 2007, ha nominato i Membri

della Commissione per il “Progetto

Cina”: Ha Fr. Joseph (Presidente), Prov.

S. Mariæ Reginæ Sinarum; Jun Jae Fr.

Raymund Shin, Prov. Ss. Martyrum Coreanorum;

Pegoraro Fr. Claudio, Prov.

Venetæ S. Antonii Patavini.

3. DVD per l’VIII centenario dell’Ordine

– Il Definitorio generale, nella Sessione

del 18 luglio 2007, ha nominato Recchia

Fr. Stefano e Perugini Fr. Luigi come referenti

della Curia generale per tenere i

contatti con l’Antoniano di Bologna, incaricato

di pubblicare un DVD in occasione

dell’VIII Centenario dell’Ordine:

18.97.2007; prot. 098061/S253-07.

4. Case dipendenti dal Ministro generale

– Fraternità Missionaria Europea di Palestrina,

Italia. Il Definitorio generale, nella

Sessione del 24 settembre 2007, ha

nominato: Bini Fr. Giacomo, Guardiano;

Iorio Fr. Paul, Vicario, Bertagni Fr. Carlo,

Economo: 25.09.2007; prot. 098355.

– Fraternità dei Penitenzieri di S. Giovanni

in Laterano. Il Definitorio generale,

nella Sessione del 5 Novembre, ha nominato:

Giacomello Fr. Antonio, Guardiano;

Zapanta fr. Gerardo, Vicario;

Corrò Fr. Germano, Economo:

09.11.2007; prot. 098473.

– Collegio S. Isidoro, Roma. Il Definitorio

generale ha nominato Piscitello Fr. Primo,

Prov. Immaculatæ Conceptionis

BMV, USA, Guardiano del Collegio di

S. Isidoro, in Roma, a partire dal 1 novembre

2007: 17.09.2007; prot.

098105/S263-07.

– Casa generale dei Frati Minori, Roma.

Villalobos Avendaño Fr. Oscar Guadalupe,

Prov. Ss. Francisci et Iacobi, Messico,

farà parte della Fraternità di S. Maria Mediatrice

come traduttore per la lingua spagnola

a partire dal 15 febbraio 2008. Fr.

Oscar sostituirà Orduña Ortiz Fr. César

Javier, che ritornerà in Provinca dopo il 15

febbraio 2008: 20.12.2007; prot. 098571.


5. Segretario del Capitolo generale 2009

– Fr. Francesco Patton, Prov. Tridentina S.

Vigilii, Italia, dal Definitorio generale è

stato nominato, nella Sessione del 9 novembre

2007, Segretario del prossimo

Capitolo generale dell’Ordine, che si

terrà ad Assisi dal 23 maggio al 21 giugno

2009: 16.11.2007; prot. 098506.

6. Fondo Giubileo

– Il Definitorio generale, nella Sessione

del 7 novembre 2007, ha nominato

Membri del Consiglio per l’amministrazione

del “Fondo Giubileo”: Copps

Fr. Michael (Inghilterra), Santateresa Fr.

Pedro (Spagna) e O’Connor Fr. John

(USA): 28.11.2007; prot. 098166.

E SECRETARIA GENERALI

469

7. Fondazione San Francesco d’Assisi.

– Il Definitorio generale, nella sessione del

19 luglio 2007, ha eretto la Fondazione

di religione e di culto denominata “Fondazione

San Francesco d’Assisi”, con

sede legale in Via S. Maria Mediatrice

25, in Roma. Inoltre ha approvato lo Statuto

della Fondazione e nominato i

Membri del Consiglio di Amministrazione:

Lati Fr. Giancarlo (Presidente,

Economo generale), Freyer Fr. Johannes

(Vice Presidente), Rettore Magnifico

della PUA; Gutiérrez Rivas Fr. Moisés

(1° Consigliere); Micangeli Fr. Augusto

(2° Consigliere); Muro Aréchiga Fr.

Ignacio Juan (3° Consigliere):

24.12.2007; prot. 098580.


E SECRETARIATU

PRO FORMATIONE ET STUDIIS

1. Il 2° Congresso Internazionale dei

Moderatori di Formazione Permanente

OFM

S. Maria degli Angeli, Domus Pacis, 13-

28.10.2007

1. Cronaca

Il 2° Congresso Internazionale dei Moderatori

di Formazione Permanente dell’Ordine

si è aperto il 13 ottobre a S. Maria

degli Angeli presso la Domus Pacis. Dopo

l’accoglienza e le presentazioni, ha avuto

luogo l’intronizzazione della Parola di Dio.

Il Ministro generale ha salutato l’assemblea

e ha presieduto la Celebrazione eucaristica

d’apertura nella Basilica della Porziuncola,

al termine della quale ha consegnato a ciascuno

dei partecipanti il libro del Vangelo.

Evangelium Observare, era, infatti, il motto

del Congresso.

Introdotta la metodologia dei lavori, Fratel

John De Cruz dei Fratelli delle Scuole

Cristiane ha iniziato il suo servizio di facilitatore

del Congresso, con una riflessione

sull’educazione degli adulti, offrendo diverse

chiavi di lettura del fenomeno e mettendo

in rilievo le resistenze e le barriere

presenti a questo proposito nella crescita individuale

e comunitaria.

Nella prima settimana sono state presentate

le chiavi della Formazione Permanente

da parte di Fr. Juan M. Ilárduia,

OFM; Fr. Massimo Fusarelli, OFM, ha offerto

il suo contributo su alcune «Mediazioni

per la Formazione Permanente: vivere

il Vangelo ogni giorno e in ogni età della

vita»; Fr. Joseph Rozanzsky, Animatore

generale di GPIC ha presentato non solo

l’impegno di questo Ufficio nella Curia generale,

ma ha anche riflettuto sulle implicazioni

che questo settore ha nella Formazione

Permanente; Fr. Nestor Schwerz, Segretario

generale per l’Evangelizzazione

ha presentato una relazione sulla «Evange-

lizzazione, ambito proprio della Formazione

Permanente a partire dalla persona e dalla

Fraternità»; il prof. Sebastiano Dell’Agli

ha illustrato alcuni «Elementi per un discernimento

spirituale in chiave francescana».

Guidati da queste riflessioni si è, così,

arrivati al cuore del percorso preparatorio

costituito dal tema del Progetto di vita, ampiamente

presentato negli ultimi due giorni

da Fr. Juan M. Illarduia. In modo sia teorico

che pratico i Moderatori hanno, perciò,

potuto avvicinarsi a questo strumento per

l’animazione di una Formazione Permanente

che accompagni processi di trasformazione

comunitaria.

La seconda settimana, dopo il pellegrinaggio

domenicale ai Santuari di Greccio e

di Fontecolombo nella Valle Reatina, è stata

dedicata al lavoro dei Gruppi linguistici e

delle Commissioni, che hanno sintetizzato

il percorso compiuto e lavorato alla rielaborazione

del Documento sulla Formazione

Permanente dell’Ordine, per offrire alla Segreteria

Generale per la Formazione e gli

Studi gli elementi necessari e autorevoli per

completare il lavoro. Lo studio e lo scambio,

l’elaborazione e la consegna di questo

lavoro sono stati contrassegnati da una intensità

speciale, che ha manifestato il coinvolgimento

di tutti.

I momenti di preghiera nei gruppi linguistici,

in assemblea e nei Santuari francescani

hanno accompagnato il cammino più

profondo del Congresso e sono stati presieduti,

tra gli altri, dal Ministro e dal Vicario

generale, dal Vice Segretario Generale per

la Formazione e gli Studi, dal Moderatore

generale per le Missioni, dal Ministro provinciale

di Assisi, dal Ministro provinciale

di Toscana, dall’Assistente generale dell’OFS.

Accanto a questi momenti vi sono

stati quelli in cui lo scambio fraterno e lo

stare insieme hanno permesso di unire i partecipanti

in un solo grande gruppo, metten-


472

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

do in evidenza la ricchezza delle lingue,

culture e provenienze più diverse.

Al termine del Congresso il 27 ottobre,

l’Assemblea ha discusso la Bozza del nuovo

Documento sulla Formazione Permanente,

preparato dal gruppo di redazione.

Per novanta minuti si è potuto dialogare e

dare suggerimenti in vista della redazione

del testo. Al termine di questo intenso

scambio, Fr. Massimo ha chiesto un’approvazione

generale del testo e di poterne affidare

la redazione finale alla Segreteria generale

per la Formazione e gli Studi.

L’Assemblea ha dato il suo assenso con un

applauso di conferma e, dopo la pausa, ha

accolto il Ministro generale e il suo Definitorio,

giunti per condividere l’ultima tappa

del Congresso. Dopo la lettura e la breve discussione

della Bozza del Messaggio finale

del Congresso a tutti i Frati dell’Ordine, il

Ministro generale e i Definitori hanno salutato

i Congressisti. Il Ministro ha, quindi,

offerto una breve riflessione sulla Formazione

Permanente come un cammino per

giungere ad essere se stessi. Al termine, è

seguito un animato dialogo dei Moderatori

con il Definitorio.

Nel pomeriggio i Definitori hanno incontrato

i Moderatori delle rispettive Conferenze.

Dopo la cena, tutti si sono recati al Vescovado

di Assisi per la Veglia di preghiera,

presieduta dal Vescovo di Assisi che ha accolto

i Congressisti con molta cortesia e ha

rivolto loro parole molto sentite sullo spirito

ecclesiale di S. Francesco proprio nel

luogo in cui il santo si spogliò dinanzi al padre

e al Vescovo Guido II. Un breve pellegrinaggio

alla luce dei flambeaux, accompagnando

l’icona dell’Albero della santità

serafica, ha condotto il Definitorio generale,

i Congressisti e tutti i Frati convenuti per

l’occasione, alla Basilica di S. Chiara. Qui

il Ministro generale ha rivolto agli astanti

un discorso per l’apertura della terza tappa

di preparazione alla celebrazione della grazia

delle Origini nel 2009. La rinnovazione

della Professione da parte di tutti i Frati presenti

ha costituito il culmine della Veglia,

dell’intensa giornata e, idealmente, di tutto

il Congresso!

La mattina dell’ultimo giorno del Congresso,

il 28 ottobre, ci si è riuniti per la lettura

e l’approvazione del Messaggio finale

ai Frati dell’Ordine. Il testo, emendato secondo

i suggerimenti del giorno precedente,

è stato accolto e approvato all’unanimità.

Fr. Massimo Fusarelli ha offerto, poi,

una lettura sintetica del percorso del Congresso,

soprattutto in vista del futuro, e ha

indicato alcune “finestre aperte”, perché il

Congresso continui il suo cammino di verifica

e di azione rinnovato nel cammino dei

Frati e delle Entità.

Sono seguite la lettura della valutazione

fatta dai Congressisti e, infine, la lista dei

ringraziamenti e dei saluti. La solenne Concelebrazione

eucaristica nella Basilica di S.

Maria degli Angeli, presieduta dal Ministro

generale, attorniato dal Ministro provinciale

di Assisi, dai membri della Segreteria generale

per la Formazione e gli Studi, dal Definitorio

e da tutti i Congressisti, ha concluso

con un profondo rendimento di grazie al

Signore i lavori. La Fraternità della Porziuncola

ha, quindi, invitato tutti i Frati al

pranzo festivo nel grande refettorio, per un

ultimo momento di gioiosa agape.

A laude di Cristo e del suo servo Francesco.

Amen!

FR. MASSIMO FUSARELLI

2. Homilía de apertura del Ministro

General

Asís 14 de octubre 2007

EVANGELIUM OBSERVARE!

2Re 5, 14-17; Sal 97

2Tim 2, 8-13; Lc 17, 11-19

Queridos hermanos:

El Señor os dé la paz.

Con esta solemne Eucaristía iniciamos

oficialmente el II Congreso Internacional

de Moderadores de Formación Permanente

OFM. Reitero mi fraterna bienvenida a todos

vosotros, mis queridos hermanos, a la

Porciúncula, la casa común de todos los

Hermanos Menores, por ser casa de la Madre,

la cuna de la Orden, y el lugar más que-


E SECRETARIATU PRO FORMATIONE ET STUDIIS 473

rido por nuestro hermano y padre Francisco.

Expreso también mi gratitud a la Secretaría

general para la Formación y los Estudios

por la organización de este encuentro y

por todo lo que hace en favor de la Formación

inicial y permanente.

En cuanto lámpara, la Palabra de Dios

está llamada a iluminar nuestro camino de

creyentes y también de Hermanos Menores.

En este contexto, me parece importante señalar

que el texto del Evangelio que hemos

proclamado es profundamente dinámico.

Este dinamismo se expresa principalmente

a través de los diez verbos de movimiento

que encontramos en el relato. Un relato que

no habla de posibilidades, sino de la realidad

de lo imposible. La salvación, que es

imposible para el hombre, es ofrecida gratuitamente

por Jesús a los diez leprosos, a

toda la humanidad pecadora, representada

en ellos. Lo que es imposible para el hombre,

no lo es para Dios (cfr. Lc 28, 27). Una

sola cosa es necesaria para obtener que lo

imposible se haga realidad, para obtener la

salvación: encontrar a quien tiene poder para

curarnos de la lepra, es decir, de la situación

de pecado y de muerte, que nos mantiene

lejos de la comunidad de los vivos

(cfr. Lv 13, 45ss).

No basta ser curados, es necesario llegar

a quien es la fuente de tal curación. Sólo la

relación íntima y profunda con la fuente de

agua viva, con el Señor, puede llevarnos a

sentirnos salvados, y a vivir como tales. La

confesión de fe del leproso, que postrado en

tierra da gracias en alta voz a Jesús después

de la curación, así como la de Naamán, que

confiesa haber sido curado por el poder del

Dios de Israel: “Ahora sé –dice Naamán-,

que no hay Dios en toda la tierra sino en Israel”,

son claros ejemplos de esta salvación

asumida, gustada y celebrada. La salvación

es ofrecida gratuitamente a todos, pero no

todos la acogen, y, como consecuencia, no

todos la pueden gustar y celebrar.

Pero lo que resulta extraño en el texto es

que al único que vuelve a dar gracias, Jesús

le pide cuenta de los otros nueve: ¿dónde

están los otros nueve que han sido curados?

(cfr. Lc 17, 17). Quien se siente salvado es

llamado a la misión, a comunicar a todos la

buena noticia, a fin de que todos vean la salvación

de nuestro Dios (Salmo responsorial),

abran los ojos y vean, vuelvan, glorifiquen

a Dios, adoren al Señor y hagan fiesta

con él: “Aclamad al Señor toda la tierra,

gritad, exultad con cantos de gloria” (cfr.

Sal 97). Quien ha sido salvado y gusta la

salvación no puede desentenderse de los

otros nueve que no la han visto. No puede

decir como Caín: “¿Soy yo acaso responsable

de mi hermano?” (Gn 4, 9). Como Pablo,

el que ha sido salvado ha de hacer todo

lo posible a fin que todos puedan alcanzar

la salvación que está en Cristo Jesús (2Tim

2, 10).

Queridos hermanos y hermanas: La fe se

mide por la capacidad de comprender y reconocer

lo que Dios realiza en nosotros, por

nosotros y en torno a nosotros. Por otra parte,

la fe comporta asumir como misión el

hacer partícipes a cuantos nos rodean del

don recibido. La experiencia de la vida como

don, en relación con Dios y con los demás,

y no sólo como un derecho, nos llevará

a vivir la vida en constante actitud de gratitud.

No somos lo que hoy se llama “self

made man”. Desde una visión de fe no podemos

decir que somos “autosuficientes”.

Somos don, llamados a ser don. Es bueno

que tomemos conciencia de lo que se nos

debe, pero es necesario que al mismo tiempo

tomemos conciencia de lo que debemos.

En mi tierra se suele decir que con demasiada

frecuencia nos olvidamos del paraguas

apenas cesa la lluvia o de la cuchara apenas

termina la comida. No podemos ser ingratos,

no podemos acordarnos del Señor sólo

cuando le necesitamos.

Pero esta gratitud comporta una doble

responsabilidad: hacia uno mismo y hacia

los demás. La responsabilidad hacia uno

mismo exige desarrollar los dones que del

Señor hemos recibido, a comenzar por el

don de la fe. No podemos cubrir los dones

del Señor con el polvo de la costumbre o del

aburrimiento. La responsabilidad hacia los

demás nos ha de llevar a sentirnos misioneros,

anunciadores, primero con la vida y

luego con las palabras, de las maravillas

que el Señor opera en nosotros. El discípulo

se siente llamado a desarrollar los talen-


474 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

tos recibidos y, al mismo tiempo, se siente

llamado a ser misionero. Y siempre gozosos:

“Cantad al Señor un cántico nuevo...”,

nos invitaba el Salmista (Sal 97, 1). El agradecimiento

que el Señor espera de nosotros

es el aprecio, nuestro abrirnos a la sorpresa,

a la alegría, a la alabanza, a la celebración

de sus prodigios, contrariamente a la impresión

de muchos creyentes que parecen estar

participando en los funerales de los dones

de Dios.

Estamos iniciando la celebración del II

Congreso Internacional de Moderadores de

Formación Permanente de la Orden de los

Hermanos Menores. Un momento fuerte en

el camino de renovación que la Orden ha

iniciado hace ya años con la publicación de

las nuevas Constituciones Generales y con

los diversos encuentros y documentos que

han marcado nuestro itinerario postconciliar;

una renovación que encuentra en la

Formación permanente su eje transversal.

Sin ella, en efecto, no se puede hablar de renovación

personal ni institucional; sin ella

no se puede hablar de fidelidad creativa a

nuestra vocación y misión. En el contexto

de las lecturas que hemos escuchado bien

podemos decir que la formación permanente,

en cuanto proceso de conversión, tal y

como la definen nuestros documentos y los

documentos de la Iglesia, no es sino un proceso

que nos lleve a reavivar el don de Dios

en nosotros, como dice el Apóstol; un proceso

que nos lleve a hacer fructificar los dones

que hemos recibido, desarrollando, “de

un modo armónico”, nuestras “dotes físicas,

psíquicas, morales e intelectuales”

(RFF 45), y, de este modo, podamos alcanzar,

en fraternidad, la madurez humana,

cristiana y franciscana (cfr. CCGG 39). En

este sentido bien podemos decir que la formación

permanente nos ayuda a vivir ya

hoy la gracia del futuro.

Que el Señor, por intercesión de la Virgen

hecha iglesia y del padre san Francisco,

nos conceda Evangelium observare, pasión

y compromiso personal y fraterno por la

formación permanente, para que no nos paremos

en la nostalgia del pasado y en la parálisis

de un presente, que no logramos

comprender plenamente, ni vivir con la pa-

sión que exige el poder abrazar el futuro

con esperanza (cf. NMI 1).

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro general

3. Omelia del Ministro generale in occasione

della veglia di preghiera

Assisi, Basilica di santa Chiara, 27.102007

IN CAMMINO

Carissimi fratelli,

il Signore vi dia pace.

Abbiamo iniziato la nostra Veglia di preghiera

con un pellegrinaggio dall’antica

cattedrale di Santa Maria, luogo dello spogliamento

di Francesco davanti al Vescovo

di Assisi (cf. 3Comp 20), alla Basilica di

Santa Chiara, davanti al Crocifisso di San

Damiano, il crocifisso che parlò a Francesco

nei primi passi della sua conversione alla

vita evangelica, invitandolo a riparare la

Chiesa che minacciava rovina (cf. 2Cel 10).

Sono veramente contento di questa iniziativa,

poiché questo pellegrinaggio ci offre

una bella immagine di ciò che è la formazione

permanente, ed è quindi il modo

migliore per concludere il II Congresso Internazionale

dei Moderatori di formazione

permanente dell’Ordine dei Frati Minori

che si è svolto a Santa Maria degli Angeli,

presso la Porziuncola, in questi giorni.

La formazione permanente: un cammino

di conversione

La formazione permanente, infatti, si

presenta come un cammino di conversione,

che inizia con lo spogliamento di se stessi, e

che, partendo dalla contemplazione del Cristo

povero e crocifisso, ci porta a vivere sine

proprio, nell’adesione totale a Cristo e

nell’identificazione piena con Lui. Questo è

il cammino seguito da Francesco e di quanti

formano parte del frondoso albero della

santità dell’Ordine. Questo deve essere il

nostro cammino.

Un cammino lento e faticoso. Cammino

lento e faticoso, poiché si concluderà soltanto

quando ciascuno di noi sarà tutto di


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Cristo, tutto per Cristo, tutto in Cristo.

Cammino lento e faticoso, poiché dura tutta

la vita, dalla prima chiamata alla visita di

sorella morte corporale (cf. RFF 107), con

le inevitabili difficoltà di chi desidera essere

fedele al proposito che ha abbracciato il

giorno della sua professione (cf. VC 70).

Cammino lento e faticoso, poiché lenta e faticosa

è l’assimilazione dei sentimenti di

Cristo verso il Padre, obbiettivo ultimo della

formazione (cf. VC 65). Cammino lento

e faticoso, poiché non risulta semplice né

facile spogliarsi al punto di poter dire con

Francesco: D’ora in poi dirò ‘Padre mio

che sei nei cieli’ (cf. 3Comp 20).

Soltanto dopo la morte si potrà dire anche

di noi, per pura misericordia, quanto

Francesco disse dei Protomartiri dell’Ordine:

Adesso è un vero frate minore. Fintantoché

non giunge questo momento, siamo in

formazione, siamo pellegrini verso

l’identificazione con Cristo povero e crocifisso.

È mantenendoci in cammino, nella vicinanza

alla realtà storica, ascoltando la Parola

e traducendola immediatamente nella

vita di ogni giorno (cf. Il Signore ci parla

lungo il cammino = Spc 11), che avremo

una migliore comprensione della nostra vocazione

e missione (cf. Spc 10).

La vita evangelica che abbiamo professato

ci spinge a non fermarci mai, a mantenerci

sempre in marcia, a sentirci pellegrini

e forestieri (cf. Rb 6, 2; Test 24), in costante

ricerca della nostra identità, e quindi ad essere

sempre “mendicanti di senso” (Spc 6)

per progredire dal bene al meglio, e attualizzare

il nostro carisma di pari passo con le

sfide del cambiamento d’epoca che stiamo

vivendo (cf. Spc 1). Senza questa attitudine

non c’è formazione permanente e senza formazione

permanente non ci sarà mai un vero

e profondo rinnovamento della nostra vita

e missione, obbiettivo ultimo del progetto

La grazia degli origini con il quale ci

prepariamo a celebrare gli 800 anni della

fondazione del nostro Ordine.

In cammino verso il 2009

Mendicanti di senso (cf. Spc 6), dal

2006, noi Frati Minori, ci siamo messi in

cammino verso il 2009, anno giubilare per

475

quanti hanno abbracciato la forma di vita rivelata

dall’Altissimo a Francesco 800 anni

fa (cf. Test 14). Nel 2006 anche noi davanti

al Crocifisso di San Damiano, ci siamo domandati

come Francesco, “Signore, cosa

vuoi che io faccia?” (TC 6) e, anche: “che

cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2,37).

Era l’anno in cui facevamo memoria della

conversione di Francesco e che nel nostro

pellegrinaggio giubilare ci chiamava al discernimento,

chiave del futuro, per poter vivere

in “fedeltà creativa” (cf. VC 13) e rispondere,

con lucidità e audacia, alle sfide

del nostro tempo (cf. Signore vi dia pace =

Sdp 6), in modo da essere “noi stessi, segni

leggibili di vita per un mondo assetato di

nuovi cieli e nuova terra (cf Sdp 7), e “segni,

umili e semplici, di quella stella che

continua a brillare in mezzo alla notte dei

popoli” (Spc 9).

Nel 2007 ci siamo interrogati sul nostro

progetto di vita, e animati dalla risposta di

Francesco dopo l’ascolto del Vangelo alla

Porziuncola –“questo voglio questo chiedo,

questo bramo di fare con tutto il cuore!”

(1Cel 22) –, abbiamo tentato di ricuperare

la centralità del Vangelo nella nostra vita,

insieme alla Regola, “libro della vita, speranza

di salvezza, midollo del Vangelo”

(2Cel 208).

In questo anno, abbiamo preso coscienza

che soltanto mettendo il Vangelo al centro

del nostro progetto di vita, potremmo ricuperare

la poesia, la bellezza e l’incanto degli

origini (Spc 14). D’altra parte questo anno

ci ha aiutato ad essere più coscienti di

prima che la Regola, in quanto libro aperto

e non concluso, deve essere completato nella

nostra fedeltà quotidiana a Dio e al mondo

(cf. Spc 8). La centralità del Vangelo e

della Regola nella nostra vita, saranno la

prova della nostra volontà decisa di seguire

Cristo più da vicino (cf. CCGG 5, 1).

Con questo proposito arriviamo adesso

alla terza tappa del nostro pellegrinaggio,

che in questi due prossimi anni (2008-

2009) ci porterà a celebrare il dono della

vocazione.

Per noi, celebrare significa, secondo il

programma indicato da Giovanni Paolo II

all’inizio del III millennio: fare memoria


476 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

grata del passato, abbracciare il futuro con

speranza, vivendo il presente con passione

(cf. Novo millennio ineunte =NMI 1)

Ricordare con gratitudine il passato ci

porterà, innanzitutto, a fare memoria e a rivivere

il passaggio del Signore nella nostra

vita; ci porterà a riascoltare quel “seguimi!”

che un giorno ci cambiò la vita e ci pose alla

sequela di Gesù, e a rivivere il nostro proposito,

mantenendolo sempre giovane ed

attuale. Fare memoria del passato deve portarci

a conoscere e ammirare la schiera innumerevole

di tanti nostri fratelli e sorelle

che, avendo vissuto la stessa forma di vita

che noi abbiamo professato, hanno raggiunto

la santità. In questo modo siamo chiamati

a vedere la santità come la dinamica determinante

e intrinseca della nostra vita e

missione: “Questa è la volontà di Dio, la vostra

santificazione” (1Ts 4, 3). Se questo è il

progetto di Dio su ciascuno di noi, sarebbe

un controsenso accontentarci di una vita

mediocre, vissuta con etica minimalista e

con religiosità superficiale. In questo anno

siamo chiamati a proporci e proporre con

convinzione “l’alto grado” della “vita cristiana

ordinaria”, la santità (cf. NMI 30-31).

Abbracciare il futuro con speranza, per

diventare profezia di futuro ( cf. NMI 3), deve

portarci ad essere sentinelle del mattino

(cf. Is 21, 11ss), ad essere vigilanti, con gli

occhi puntati sul futuro (cf. VC 110), ad assumere

il futuro come il tempo dello Spirito,

e a mantenere vivi i sogni, fondati nella

promessa che il Signore è con noi, a non rinunciare

agli ideali, poiché anche se, come

le stelle, mai li raggiungeremo, ci orientano

nel camino. Abbracciare il futuro con speranza

è incompatibile con la stanchezza, la

rassegnazione e la nostalgia, come pure è

incompatibile con un realismo che ci paralizza

e ci impedisce di camminare. Però

questo sguardo verso il futuro, a cui ci spinge

lo Spirito (cf. VC 110), esige da noi di vivere

il presente con vera passione, la passione

del “primo amore”, la passione che un

giorno, più o meno lontano, ci portò a lasciare

tutto per seguire Gesù, come frati minori,

la passione che nasce dall’aver incontrato

il Signore, il tutto, il bene, il sommo

bene, la bellezza, la ricchezza a sufficienza

(cf. LodAl), e si alimenta costantemente

dell’incontro con lui nella preghiera, nella

fraternità, nella missione.

Per noi, celebrare significa, anche, restituire

con la vita e le parole quanto dal Signore

e dagli altri abbiamo ricevuto, coscienti

che “nulla ci appartiene, tutto è un dono ricevuto

chiamato ad essere condiviso e restituito”

(Spc 20). Ci sentiamo chiamati a vivere

la logica del dono che ci porta alla totale adesione

a Cristo (cf. Spc 25), e alla consegna

gratuita, a uscire da noi stessi per andare incontro

all’ altro, al diverso (cf. Spc 22).

Per noi, celebrare significa essere sempre

lieti nel Signore (Fil 4, 4), benedire il

Padre delle misericordie (cf. TestC 5) che ci

ha “predestinato, eletto e benedetto con

ogni benedizione spirituale, nei cieli, in

Cristo”(Ef 1, 3), e, senza merito alcuno, ci

ha rivelato i segreti del Regno (cf. Mt 11,

25). Per noi, celebrare significa essere grati

e cantare il nostro “magnificat”, perché il

Signore, guardando la nostra miseria (cf. Lc

1, 48), non ci abbandona, ma continua a

guardarci con amore (cf. Mc 18, 21), e a rinnovare

costantemente la sua chiamata a seguirlo

(cf. Gv 21, 19). Per noi, celebrare significa

fare della nostra vita quotidiana

un’eucaristia, una festa, e in questo modo

poter dire al mondo che siamo felici

d’essere Frati Minori.

Cari fratelli, in cammino verso il 2009,

celebriamo l’amore di Dio che ci ha chiamato

ad essere Frati Minori e comunichiamo

a quanti si faranno presenti nel nostro

cammino la bellezza di seguire Cristo. Sia

questo l’impegno che assumiamo oggi, tutti,

all’inizio di questa terza tappa giubilare

verso la grazia delle origini.

In questa terza tappa di preparazione alla

celebrazione dell’VIII Centenario della

fondazione del nostro Ordine, per poter gustare

la grazia degli origini, preghiamo:

Signore Gesù, il solo Santo,

apri il nostro cuore

alla pienezza dell’ amore,

mettici sul cammino delle beatitudini,

donaci la grazia di essere santi.

Signore Gesù, Maestro buono,

insegnaci la via da seguire

in questo cambiamento epocale;


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riempi il nostro cuore di gratitudine

per tutto il bene che hai fatto

nella nostra Fraternità e in noi stessi,

fa che sappiamo fare festa, stupiti

dal tuo amore e delle tue meraviglie.

Signore Gesù, vero Amico,

donaci occhi dallo sguardo penetrante,

per scrutare nella notte,

donaci la sapienza che nasce

dalla tua amicizia, per saper

discernere quanto viene da te,

donaci coraggio per testimoniare

davanti agli uomini, nostri fratelli,

la bellezza di seguirti.

Signore Gesù, unico Salvatore,

viene in aiuto alla nostra fragilità,

perché non ci scoraggiamo

nei momenti difficili,

donaci la semplicità della colomba,

per andare tra la gente,

e l’ astuzia del serpente

per non essere del mondo,

guardaci con amore,

anche quando ti rinneghiamo.

Altissimo, onnipotente e buon Signore,

ti ringraziamo perché ci hai pensato,

creato, e chiamato alla vita francescana,

ti benediciamo perché mantieni vivo

in noi il proposito di seguirti da vicino,

ti lodiamo perché, come per Francesco,

ci hai dato la grazia di scopriti

come il vero tesoro della nostra vita.

A te la lode, la benedizione e ogni onore.

Amen.

FR. JOSÉ RODRIGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

4. Comunicación del Ministro general

S. Maria degli Angeli, Domus Pacis,

27.10.2007

LA FORMACIÓN PERMANENTE

UN CAMINO

PARA LLEGAR A SER YO MISMO

Al final de este II Congreso Internacional

para Moderadores de Formación Permanente,

que por la metodología elegida

bien se puede llamar “taller”, me alegra po-

477

der compartir con vosotros algunas reflexiones

sobre el tema que nos ocupa: La Formación

Permanente (= FP).

En esta comunicación no pretendo ofrecer

nuevas pistas, a las que seguramente ya

habéis pensado en estos días. Tampoco pretendo

hacer una síntesis de lo que habéis

tratado durante el Congreso que mañana

concluiremos. Sólo deseo reafirmar algunos

aspectos que podrían ayudarnos a asumir

con mayor fuerza y entusiasmo el desafío

que nos lanza hoy la FP y de los que

ciertamente yo estoy profundamente convencido.

Hacia una definición de FP

Se han dado muchas definiciones de FP.

También en este Congreso. Todas ellas me

parecen acertadas y todas, unas más que

otras, señalan aspectos que hay que tener

presente a la hora de programar y de asumir

un camino de FP. Pero antes de definir la FP

quiero acercarme, desde distintas perspectivas,

a la realidad de FP.

FP: Un tema de gran actualidad. De

ella, en efecto, depende no sólo nuestro futuro,

lo cual ya justificaría que le dedicásemos

gran atención, sino también nuestro

presente como consagrados y Hermanos

Menores. Y no sólo está en juego nuestro

presente y nuestro futuro sino que también

está en juego el presente y el futuro de nuestros

candidatos y de los hermanos en formación

inicial, pues, como hemos dicho

muchas veces, la formación permanente es

el “humus” de la formación inicial, y sin

aquella no se pueda dar ésta. No podemos

formar sin formarnos. Sin formación permanente,

la formación inicial se reduce a

poner un remiendo nuevo en un vestido viejo,

con todo lo que ello lleva consigo.

FP: Un camino de toda la vida. La formación

es siempre permanente. La formación

ha de acompañar al religioso y al franciscano

durante toda la existencia si de verdad

quiere consagrarse totalmente a Dios.

La formación es camino de toda la vida por

la sencilla razón que en el orden de la fe y

del amor –y la vida consagrada y franciscana

es constitutivamente cuestión de fe y de

amor-, nada se adquiere de una vez para


478 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

siempre. Todo depende de la opción que se

atribuye al cotidiano de la vida y de la orientación

profunda que se determina más allá de

cualquier preocupación formalista. La vida

consagrada y franciscana conoce también la

insidia de la mediocridad espiritual, del aburguesamiento

y de la mentalidad consumística.

Es urgente repensar la formación permanente

como respuesta a los retos y desafíos

que la misma vida nos pone hoy.

FP: una tarea difícil. La FP es una tarea

difícil porque la tiene muchísimo que ver

con la vida, es más, la FP es la vida misma,

y la vida es muy compleja. La FP, como

bien sabemos, no puede reducirse a cursos,

por el simple hecho de que no es un simple

aggiornamento, y, menos todavía, un adoctrinamiento.

Tampoco es una simple capacitación

profesional, aunque ésta haga parte

de la FP. La FP tiene como objetivo último

la conversión –la FP es un camino de

conversión-, transformación de toda la persona,

y sabemos, por experiencia propia, lo

difícil que todo ello resulta.

FP: una tarea siempre pendiente. Casi

nadie niega la necesidad de la FP, pero son

muchos lo que se resisten a asumirla como

elemento dinamizador de la propia vida. No

desconozco los esfuerzos que se han hecho

en este campo, pero tampoco hemos de desconocer

las grandes resistencias que todavía

hoy se dan. Unos porque no han entendido

lo que realmente es FP, y la reducen a

una dimensión de la persona. Muchos porque

tienen miedo a lo que la FP comporta:

situarse en actitud constante de cambia, y

por ello prefieren quedarse en la tierra de la

esclavitud a asumir el riesgo de la libertad;

prefieren las cebollas de la esclavitud, al

maná de la libertad.

FP: una tarea urgente. Si el discerniendo

es necesario en estos momentos más que

en otros, para no dejarnos llevar de la mediocridad

y de la rutina, la FP es una mediación

insustituible en todo proceso de discernimiento,

para captar las nuevas realidades

en un mundo en constante mutación, y proponer,

con unos métodos y lenguaje renovados,

el Evangelio a los hombres y mujeres

de hoy. Sin FP no puede darse la fidelidad

creativa. La FP es el reto entre los que

más cualificarán nuestro futuro. Es un frente

siempre abierto que solicita caminos nuevos

de búsqueda y de realización para favorecer

la cualidad de vida. La FP no es un optional:

es una exigencia y una urgencia a la

vez.

Hecho estos subrayados, pienso que la

FP bien se puede definir como: la disponibilidad

activa e inteligente de quien se deja

formar por la vida y para toda la vida, y de

este modo puede llegar a ser él mismo y seguir

a Cristo más de cerca, según la forma

de vida franciscana, anunciado el Evangelio

en el mundo de hoy. Su condición es

pues la docilidad, es decir: la actitud interior

de quien, libre en el corazón y la mente,

aprende a aprender de la vida, y, sin renunciar

a lo que él quiere ser y a la propia

realización, se abre al proyecto que el Señor

tiene sobre él. La docilidad es la libertad del

sujeto de dejarse tocar/educar por la vida,

por los otros, por cada situación existencial

y por la experiencia. Pero además esta docilidad

no puede ser pasiva, sino activa, que

lleve a asumir la responsabilidad que lleva

consigo el que cada uno es el primer responsable

de la propia formación, la mirada

positiva del otro y del mundo que lo rodea,

la libertad interior para asumir los fragmentos

de verdad y de belleza en torno a uno, y

la capacidad de relacionarse con la alteridad,

en actitud de interacción fecunda. Es lo

que alguno llama docibilitas.

La FP supone asumir muchos de los lugares

propios de la FP. Quien se siente en

FP sabe aprender de Dios, el verdadero autor

de la formación, de su Palabra y de su

misterio, de la liturgia que celebra y de la riqueza

del carisma que abrazó por la profesión.

Pero quien se siente en FP sabe aprender,

también, de los otros, de cada hermano,

santo o menos santo, de la gente, de los pobres,

en cada momento de la vida y en cada

servicio que presta, en el éxito y en el fracaso,

de joven, adulto o anciano, cuando está

sano y cuando está enfermo.

Se hace necesario, por tanto, superar la

concepción demasiado intelectualista de

FP, casi como se tratase de refrescar constantemente

ideas, prospectivas teológicas,

aggioramentos culturales. Cierto que la FP


E SECRETARIATU PRO FORMATIONE ET STUDIIS

es también eso, pero no es sólo, ni fundamentalmente,

eso. En la FP es necesario dar

peso formativo al Esfahrung, a lo cotidiano,

a la experiencia de cada día, rica de historia

y de relaciones, en el ámbito de la trasfiguración.

Siento que el valor de la experiencia

es fundamental en todo el proceso de FP,

siempre que esté animada por un inteligente

proyecto de experiencia de valores. De

hecho la experiencia acrítica podría ser

fragmentada y despistar en la construcción

lineal de la persona.

Otro elemento esencial en la FP es asumir

un itinerario de identificación que lleve

a la persona, en palabras de Heidegger, de

la condición de un ser anónimo, disperso, e

impersonal, a la condición de ser él mismo

abierto a la relación, responsable y proyectual,

del paso del se hace, se piensa, se dice,

se cree…, al hago, pienso, digo, creo.. La

FP se convierte, de este modo, en un proceso

de autenticación del sujeto que pasa de

ser ninguno, a ser él mismo. La FP es un

proceso a través del cual se va construyendo

la propia identidad, lo que significa distanciarse

progresivamente del “he sentido

decir”, de la teoría…, para proyectarme hacia

adelante, consciente de la propia vocación

a la vida y de una respuesta personal,

única e irrepetible. Se trata de asumir la responsabilidad

de ser yo mismo, de decir “fiat

mihi”, un fiat itinerante, histórico y nunca

acabado. Sólo entonces aprender de los

otros no se torna despersonalizante o alienante.

Motivaciones para la FP

A este punto hemos de preguntarnos,

¿cuáles son las motivaciones que empujan

a los distintos Institutos para dar prioridad a

la FP? Enumeremos algunas.

Motivaciones psicoanalíticas

El hombre “es una posibilidad, su ser es

un poder ser” decía Victor Emil Frankl. El

hombre no se resuelve jamás en su actualidad.

Podríamos decir que ser hombre no

quiere decir “ser-actualmente”, sino “serfacultativamente”

(facultas = posibilidad).

El futuro tira del presente y del pasado. La

Formación Permanente es un llegar a ser.

479

Actividad permanente de la vida es encontrar

una tarea, sentir la concreta responsabilidad

de frente a una posibilidad que nos desafía;

cuanto más sintamos fuerte el sentido

de realizarnos, más significado adquirirá la

vida y más necesidad sentiremos de la FP.

Motivaciones socio-culturales

A veces tenemos una imagen de la vida

demasiado lineal (nacimiento, juventud,

madurez – tiempo del trabajo y misión,

tiempo de la jubilación, senectud); pero algunas

tendencias de nuestra sociedad nos

invitan a repensar este esquema rígido. La

nuestra, es una sociedad que nos impone la

imagen de hombres no acabados, que no

han llegado a su meta; una imagen en la que

la vida no se ve ya como un apagarse gradual,

sino como un recurso a valorizar continuamente.

Otro desafío es la post-modernidad como

tempestad cultural que alcanza nuestras

certezas y las desbarata, obligándonos a

volver a encontrar sentido a nuestra concepción

del mundo y a nuestras opciones

(“mendicantes de sentido”). La postmodernidad

nos ha traído una cultura débil (pensamiento,

ética, relativismo, individualismo),

una “revolución silenciosa”, como la

llama Ronald Inglehart, que en gran parte

sólo se preocupa de “estar bien con uno

mismo”, según la lógica del individualismo.

Existe un individualismo utilitario fundado

sobre el trabajo, atento a evaluar riesgos

y posibilidades de éxito, que subordina

sentimientos y exigencias a otros intereses

prácticos. Por otra parte existe un individualismo

expresivo, que no niega la búsqueda

de éxito pero que concede mayor espacio

a las varias experiencias que la vida

permite y a los gozos y placeres. Ambas tipologías

subrayan el absoluto del individualismo.

La vida es como un adaptarse a

las situaciones, con independencia de absoluto

(sistemas de sentido fijos, valores,...).

También en la vida religiosa se observa esta

tendencia a plantearse individualísticamente

la vida, concentrándola en el “estar

bien”, o sea sobre la satisfacción personal,

o a la libertad absoluta de elección y el rechazo

de todo tipo de responsabilidad o


480 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

compromiso que no coincida con la realización

personal.

Si queremos responder adecuadamente a

estos desafíos no podemos prescindir de la

FP. Sin ella o nos descolgaremos del tren de

la vida o apuntaremos a cualquier “moda”,

aunque no tenga nada que ver con nuestras

opciones más esenciales.

Motivaciones de antropología cristiana

La obediencia vocacional que nos empuja

a volver a partir desde Cristo es el “más

allá”, respecto a la autorrealización individualística.

La creación de nuestra identidad

es un itinerario hasta tener la estatura de

Cristo. Nosotros estamos siempre en estado

de gestación y sufrimos los dolores del parto,

gemimos interiormente hasta la adopción

de hijos. La categoría teológica de la esperanza

es aquella que nos legitima el pensar

nuestra vida como un eskaton que tiene que

realizarse. Nosotros somos un ya y un no todavía,

una hermosa definición de FP.

Fidelidad creativa al carisma

El carisma es una realidad viva que aún

cuando surge en un tiempo y en unas condiciones

determinadas, está llamado a perdurar

a lo largo del tiempo y a concretarse en

la vida de cada Hermano Menor. Para ello

necesita una constante actualización en el

ámbito de principios y una constante actualización

en el ámbito existencial en la vida

de cuantos profesan este carisma. Todo ello

exige FP.

Hacia un proyecto de FP

La FP no puede improvisarse ni dejarse

a la iniciativa de cada uno, aunque la responsabilidad

principal sea de cada uno.

Creo necesario articular bien los proyectos

de FP a distintos niveles: de la Orden, de cada

Provincia o Custodia, de cada Casa y cada

Hermano.

En el nivel de Fraternidad universal, lo

principal es que los hermanos se den cuenta

que la Orden intenta, a través de sus órganos

institucionales, colocarse en una lógica

de FP, en cuanto a los valores o a los

objetivos de fondo, y en cuanto a la praxis o

los objetivos específicos. La misión de la

Orden en este sentido es ardua, pues no puede

ahorrar energía alguna a fin de que todos

se sientan vinculados a dichos objetivos y

no los asuman como un optional, dejado a

la iniciativa de cada uno. Se trata, por tanto,

de promover una mentalidad y pedir una

praxis de formación permanente a través de

los instrumentos de animación que posee:

visitas, cartas, comisiones, propuesta de un

proyecto concreto para toda la Orden para

un determinado momento, visitas fraternas

o canónicas, pedir evaluaciones…

En el nivel provincial o regional es donde

se deben concretizar y adaptar a las situaciones

concretas las indicaciones de la

Orden, necesariamente generales. Es en la

Provincia o región donde se debe elaborar,

propiamente hablando, un Proyecto de FP,

así como la organización de actividades extraordinarias,

las propuestas de iniciativas

periódicas, que estén en línea con el Proyecto

general de la Orden, interpretado según

las exigencias y posibilidades locales.

Aquí deben involucrarse todos los hermanos

de la Provincia o de la región.

El nivel local o fraterno es fundamental,

pues, como ya quedó dicho, es la fraternidad

el “locus” originario de la FP y es la vida

ordinaria el “modus” principal de la FP.

La FP ha de restituir a la fraternidad su papel

natural educativo/formativo, y pide al

primer responsable, el guardián, de poner

toda atención para que la fraternidad interprete

este papel, involucrando plenamente a

todos sus miembros. Hay que contar con todos

y todos han de sentirse implicados en el

proyecto de FP. Es responsabilidad principal

del guardián promover y activar todos

los instrumentos y momentos comunitarios

a través de los cuales una fraternidad vive

de hecho y pone en práctica su ministerialidad

formativa. El compartir profundo, tal

como lo indicó el Capítulo general extraordinario

con la “Metodología de Emaús”, es

elemento esencial en todo este camino.

Si la formación permanente es derecho y

deber de cada uno, nada ni nadie puede sustituir

el compromiso responsable de cada

persona en su propio crecimiento. Ninguno

puede hacer por el otro el camino que supone

la FP; camino que parte de una convic-


ción profunda a nivel personal: sentirse

siempre novicio, por toda la vida, y que supone,

también, ir madurando la actitud de

discípulo, siempre en escucha atenta del

Maestro, en libertad interior (docibilitas).

En definitiva: toca a cada uno buscar los

instrumentos que más le ayuden a crecer

como persona, sirviéndose, por supuesto,

de aquellos que la Orden, la Provincia y la

fraternidad local ponen a su disposición.

Además de articular bien todas estas mediaciones,

un proyecto de FP ha de tener en

cuenta el ritmo del tiempo y de las distintas

estaciones de la vida. El ritmo del tiempo:

ritmo cotidiano, ritmo mensual y ritmo

anual. El ritmo de las distintas estaciones de

la vida: primeros años de plena inserción en

la actividad apostólica, la estación en que se

suele presentar el riesgo de la rutina y de la

desilusión, la estación de la edad madura, y

la estación de la edad avanzada.

Conclusión

Creo que no es erróneo pensar que la FP

es la gran oportunidad que el Señor pone a

nuestra disposición para crecer y transformarnos.

Creo que no es erróneo pensar que

Dios ha puesto en nosotros un incipit para

caminar hacia el perficere. La FP es un camino

para llegar a ser hombres auténticos,

siguiendo a Jesús, y dejándonos plasmar

por los acontecimientos de la vida y de los

hermanos que caminan con nosotros. Pongamos

manos a la obra. Es maravilloso sentirse

copartícipes en la obra de la creación

de nosotros mismos y en la obra de la creación

de los demás.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro general

5. Final Message

E SECRETARIATU PRO FORMATIONE ET STUDIIS

EVANGELIUM OBSERVARE

Dear Brothers,

We, the Moderators of Ongoing Formation,

have gathered over recent days in Assisi

for our II International Congress. We

come from all the Entities of the Order and,

481

from the very beginning, had the joy of

sensing the beauty of a fraternity which embraces

every race, language and culture.

These days, passed in a serene and joyful

climate, have been a real process of Ongoing

Formation in which we have been

helped to improve the quality of our fraternal

relationships, to appreciate the importance

of the Community Life Project for our

fraternal life and to focus our attention on

the need for continuous personal growth so

that our life may be always full of significance

for us, for the Friars with whom we

live and for all those we meet in the ministry

we carry out daily.

It became evident that the identification

of suitable keys and means which would facilitate

our progress was an urgent task. We

hope, therefore, that the new Document on

Ongoing Formation, the result of what

emerged, may be a useful instrument and a

valid help so that we all may bring the indications

found there down to the practical

levels of our realities.

The rewriting of this Document, the previous

edition was that of 1995, was not only

motivated by the need to take into account

the many things which emerged from

our reflections as an Order during the last

fifteen years, but also from our awareness

of the changes in the historical-cultural situation

in which we live and the need for a

corresponding rethink of our style of life.

In drawing up the Document we sought

to propose a vision of non-departmentalised

ongoing formation, but rather one which

would help to bring unity into our life. We,

therefore, held that it was important to integrate

some fundamental areas of our

charism, such as the spirit of prayer and devotion,

fraternity, evangelisation and mission,

the commitment to justice, peace and

the integrity of creation, dialogue, collaboration

with the laity, etc., into the Document.

At the beginning of this third stage of

preparation for the celebration of the VIII

Centenary of the foundation of the Order,

we wish to entrust this Message to you,

Brothers, to you older men and to you who

are ill, so that you may face this delicate


482 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

moment of your existence with faith and, in

this way, continue to be our teachers of life;

to you younger Friars and you who have undertaken

the way of Francis, so that you

may always keep your enthusiasm alive and

help us to face the future with courage; to

you of a mature age, so that you may know

how to remain always open to the challenges

and changes which life calls on us to

face. We also greet the Friars who live in

situations of tension and difficulty in various

parts of the planet, thus giving witness

to the Gospel.

We return to our Provinces and Custodies

with a desire in our hearts to communicate

all that the Lord has given us to live

during these days to you. At the end of this

time, a spontaneous desire is born within us

to give thanks for the gift of our vocation

and for the wonders that the Lord does in

each one of us and in our fraternities.

May the Lord give you peace!

2. Saluto del Ministro generale per

l’apertura dell’Anno Accademico

2007-2008

Roma, PUA, 19.10.2007

Rettore Magnifico,

Autorità accademiche,

Professori e Officiali,

Studenti e Studentesse,

Cortesi ospiti e amici,

il Signore vi dia pace.

L’inaugurazione dell’anno accademico è

un’occasione privilegiata per riflettere insieme

sulle finalità e sul ruolo della nostra

Università francescana che si colloca, con

una sua identità ben precisa, nel panorama

sia delle altre Università e istituzioni accademiche

presenti in Roma e nel mondo, sia

dei numerosi centri di studio appartenenti a

vario titolo all’Ordine dei Frati Minori e alla

grande famiglia francescana.

1. Sono passati quasi tre anni da quando

il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, di

venerata memoria, ha concesso al Pontificio

Ateneo Antonianum il titolo di “Università”.

Questo fatto ha segnato una svolta

epocale nella storia del nostro centro acca-

demico e ha dato nuovi impulsi all’attività

scientifica, orientandola decisamente verso

la realizzazione di un obiettivo di primaria

importanza qual è quello di aprirsi con sempre

maggior convinzione all’universalità

della vita e del mondo in cui viviamo. Questo

obiettivo, che rappresenta nello stesso

tempo una sfida di alto profilo culturale,

formativo e apostolico, comporta un confronto

rigoroso con una molteplicità di fenomeni

che configurano i diversi areopaghi

e ambiti nei quali oggi la nostra Università

è chiamata ad operare. Mi riferisco in modo

particolare alla globalizzazione, al dialogo

ecumenico, con le culture e le religioni, alla

nuova evangelizzazione, al compito missionario

tipico del carisma francescano, alla

promozione della giustizia, della pace e

della dignità della persona umana, alla salvaguardia

dell’integrità del creato, all’impegno

ininterrotto per collaborare alla crescita

del Regno di Dio come servi di Cristo

Gesù e annunciatori del suo Vangelo.

In un mondo sempre più globalizzato, gli

orizzonti sono in continua, rapida espansione;

non ci sono più limiti di territorio, di spazio

e di tempo. Nello stesso tempo, però, c’è

il rischio, non indifferente, che la visione della

vita umana venga mortificata da obiettivi a

senso unico quali, per esempio, l’assolutizzazione

della dimensione economica, a scapito

di aspetti essenziali della vita, tra cui, in

primo luogo, la dimensione etica e la dimensione

spirituale. Insomma, la globalizzazione

porta con sé il rischio di una disumanizzazione

del nostro pianeta, che influisce negativamente,

per forza di cose, anche sulla

solidarietà con il creato. È necessario allora

avere un atteggiamento critico autentico,

pervaso dalla sapienza cristiana, per essere in

grado di elaborare una proposta culturale incisiva,

capace di indirizzare l’intelligenza, la

volontà, la sensibilità e l’interesse verso i valori

veramente essenziali e duraturi, che appartengono

alla vocazione soprannaturale di

ogni essere umano, vocazione inscritta da

Dio nel progetto della creazione affidato alla

mediazione rivelatrice e salvifica del Signore

Gesù Cristo.

Questo atteggiamento autenticamente

critico e sapienziale rientra a pieno titolo tra


E SECRETARIATU PRO FORMATIONE ET STUDIIS

i compiti formativi che la nostra Università

è chiamata a perseguire: si tratta quindi di

prendere coscienza, ancora una volta, del

fatto che l’educazione è un elemento essenziale

della missione della Chiesa (cfr. Vita

consecrata, n. 96). Per quanto compete alla

nostra Università, tale principio va attuato

attingendo, tra l’altro, al patrimonio della

scuola e della tradizione francescana, che

offre una proposta valida ancora oggi, sia

per il metodo che per i contenuti. Logicamente,

questo patrimonio non va solo conservato

e trasmesso, ma va anche arricchito

e innovato con il contributo di una riflessione

scientifica solida, aperta ad accogliere le

sfide della globalizzazione e sollecita nel

dare risposte adeguate alle molteplici domande

di senso che vengono poste da ogni

parte e nelle situazioni più svariate.

Sotto questo profilo, la nostra Università

rappresenta un luogo e un laboratorio privilegiato

di incontro, di dialogo e di condivisione,

in ragione anche del suo carattere internazionale,

che deve essere promosso e

valorizzato come si conviene.

L’internazionalità è rappresentata, in primo

luogo, dalla presenza di docenti e studenti

provenienti da tutto il mondo. Questo

fatto, però, preso da solo, non crea automaticamente

uno spirito aperto all’ universalità,

in armonia e in conformità con la migliore

tradizione francescana. Ciò che si richiede

è l’impegno a dare spazio e voce alle

molteplici diversità culturali nello spirito

dell’ascolto e dell’accoglienza che sanno

creare l’armonia, la comunione e l’unità

proprio attraverso l’incontro tra le diversità

apportatrici di ricchezza umana e spirituale.

È necessario, quindi, incrementare continuamente

lo scambio, fatto con rispetto e

cortesia, di esperienze e di sapere, nella

convinzione che non si tratta di un mero

esercizio accademico, ma di un’opzione

formativa indispensabile per elaborare una

rilettura della fede e del Vangelo capace di

diventare messaggio udibile e credibile, attuale

e convincente per gli uomini e le donne

del nostro tempo.

L’apertura a una universalità dai confini

sempre più ampi è motivata anche dal fatto

che la nostra Università si compone di varie

483

entità sparse in tutto il mondo: oltre alla sede

principale a Roma, abbiamo la Facoltà di

Scienze bibliche e Archeologia a Gerusalemme,

l’Istituto di Studi Ecumenici a Venezia,

l’Istituto Teologico aggregato di

Murcia, con la nuova specializzazione in

teologia fondamentale, i numerosi studi affiliati

presenti in vari continenti, tra cui

quello di Petropolis, in Brasile, dove si sta

elaborando il progetto di un curricolo per la

teologia dell’evangelizzazione. Al riguardo

dell’universalità vorrei sottolineare, infine,

che, grazie alla Pontificia Università Antonianum,

l’Ordine dei Frati Minori mette a

disposizione un centro accademico dove

già da alcuni decenni si fa esperienza di una

feconda collaborazione interfrancescana.

2. I compiti e le finalità sin qui tratteggiati

attorno al dato della “universalità”

chiamano in causa, come ho già accennato,

l’impegno a crescere nella sapienza cristiana

attraverso un itinerario formativo integrale.

A tale riguardo, è il caso di sottolineare

due aspetti fondamentali della vita

universitaria. Intendo riferirmi, in primo

luogo, al rapporto fecondo e reciproco tra

vita spirituale e vita intellettuale, tra studio

e contemplazione, tra l’acquisizione della

dottrina e la pratica della santità. In secondo

luogo, desidero richiamare la vostra attenzione

sull’esperienza che si fa e che si

ha, come docenti o come studenti, della

passione per la Verità che salva. Addentrarsi

nella ricerca della Verità, percorrere la

strada che conduce fino alla sua fonte inesauribile,

essere attirati e illuminati dal suo

splendore. Percepire lo splendore, e, quindi,

l’armonia, il fascino e la bellezza della

Verità! Sono esperienze e traguardi di grande

valore.

Ma se si va in cerca della Verità ciò accade

perché, in ultima analisi, si è già afferrati,

posseduti da essa. Pertanto, studiare significa

anche lasciarsi conquistare e possedere

ogni giorno dalla Verità che salva. Per

questa ragione, all’attività intellettuale vanno

riconosciuti, a pieno titolo, i tratti specifici

di una vocazione. Mi riferisco precisamente

alla chiamata, all’invito rivolto dal

Signore Gesù, con la cooperazione dello

Spirito Santo. «Se rimanete fedeli alla mia


484 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete

la verità e a verità vi farà liberi» (Gv

8,31-32). Nelle battute iniziali del sermone

Christus unus magister, San Bonaventura

scrive: «Uno solo è il vostro maestro, il Cristo,

dice Matteo al capitolo ventitreesimo.

Queste parole esprimono chiaramente qual

è il principio sorgivo dell’illuminazione conoscitiva,

cioè il Cristo che – come è detto

nel primo capitolo della lettera agli Ebrei – è

irradiazione della gloria del Padre e impronta

della sua sostanza e sostiene tutto con la

potenza della sua parola; è lui l’origine di

ogni sapienza, come si dice nel primo capitolo

dell’Ecclesiastico: la fonte della sapienza

è la Parola di Dio nei cieli. Cristo stesso è

allora fonte di ogni giusta conoscenza. Egli

infatti è la via, la verità e la vita, come è

scritto nel capitolo decimoquarto di Giovanni»

(Christus unus magister, 1).

Così, stando alla scuola e alla sequela di

Gesù Cristo Via, Verità e Vita, la dedizione

allo studio e alla ricerca diventa un’avventura

veramente appassionante e appagante,

perché in lui «sono nascosti tutti i tesori della

sapienza e della scienza» (Col 2,3). Da

lui conosciamo e in lui sperimentiamo la

Verità, la Vita, la Bontà e la Bellezza che

Dio ha donato e dona alle sue creature e all’umanità.

Inevitabilmente, nel portare

avanti l’avventura dello studio e della ricerca

si incontrano una prova da affrontare,

una porta stretta da attraversare; si scopre

quanto sia importante fare spazio, nello stile

di una conversione permanente, al “novum”

che viene dall’amore per la scienza e

dal desiderio della sapienza. «Questa ricerca

della Vita, della Verità e del Bene – ho

scritto nella lettera sugli studi del 13 giugno

2005: Il sapore della parola. La vocazione

intellettuale dei Frati Minori oggi – è un

movimento permanente che ci rende itineranti,

senza nulla di propria. La ricerca

scientifica cerca di stabilire i risultati ottenuti,

mentre ne mette in evidenza il carattere

relativo e spinge ad andare sempre più

lontano. Non ci si può fermare in ciò che si

conosce già. Colui che cerca non ha dove

posare il capo. Alla fine chi ricerca è preso

per mano dall’oggetto che studia e condotto

verso nuovi orizzonti della vita e della

verità. Il Beato Giovanni Duns Scoto ci dice:

“Nel cammino del genere umano la conoscenza

della verità è sempre in crescita”»

(pag. 26).

L’anelito incessante verso la Vita, la Verità,

il Bene e la Bellezza si coniuga, senza

soluzione di continuità, con l’esigenza di andare

all’essenziale: nel perseguire questo

obiettivo si rivela di grande utilità

l’attenzione alla metodologia inscritta nella

vicenda dei discepoli di Emmaus. Questa

metodologia è stata raccomandata dal Capitolo

generale Straordinario che l’Ordine dei

Frati minori ha celebrato nell’autunno dell’anno

scorso in preparazione all’ottavo centenario

della sua fondazione che sarà commemorato

nel 2009, in coincidenza con

l’approvazione, da parte di Innocenzo III,

della nostra Regola e vita. Nel documento

finale: Il Signore ci parla lungo il cammino,

la metodologia in questione viene descritta

in questi termini: «…i discepoli, che iniziano

il cammino come mendicanti di senso,

rompono il silenzio per aprire il dialogo. Imparano

a interpretare la propria vita e le proprie

esperienze a partire dalle Scritture,

mente il Signore illumina il loro cuore. Fanno

una sosta nel cammino per chiedere a Gesù

di rimanere con loro. Nella sua misericordia,

egli entra nel loro “spazio vitale” e

rimane con loro. Quello che succede dopo è

una comunione fraterna: “Quando fu a tavola

con loro, prese il pane, disse la benedizione,

lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono

loro gli occhi e lo riconobbero”. In seguito

ritornano dai loro compagni e fanno

esperienza di condivisione, prima attraverso

l’ascolto attento e, poi, narrando la vittoria

della vita sulla morte, manifestatasi definitivamente

nella risurrezione di Cristo» (n.44).

Cari fratelli e care sorelle, nel concludere

il mio intervento in occasione dell’inaugurazione

ufficiale dell’anno accademico

2007/2008 voglio dire, innanzitutto, che

dovete essere grati a Dio perché vi concede

il dono di “studiare”: lo studio e la ricerca

sono una grazia e sono fonte di grazia, anche

perché il sapere che si acquisisce come

frutto del proprio lavoro, fecondato dallo

spirito di orazione e devozione, diventa un

bene prezioso e vitale da condividere con


E SECRETARIATU PRO FORMATIONE ET STUDIIS

gli altri e da donare agli altri. Con questo

sentimento di gratitudine verso Dio, fonte

di ogni bene e di ogni dono perfetto, vi invito

a rendergli grazie con tutto il cuore per

il dono che siete voi gli uni per gli altri, professori,

officiali e studenti, come singoli e

come comunità accademica. Infine, rivolgo

a voi il mio fraterno grazie per quanto avete

fatto finora e per quanto farete nel corso

di quest’anno accademico per il bene e lo

sviluppo della nostra Pontificia Università

Antonianum.

A tutti, e a ciascuno di voi in particolare,

i più fraterni auguri di buon lavoro.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

e Gran Cancelliere

3. Discorso del Ministro generale in occasione

dell’Atto Accademico della

PUA

Roma, 8 novembre 2007

ATTUALITÀ

DELLA DOTTRINA SCOTISTICA

Con questo solenne Atto accademico,

nel suo giorno anniversario, iniziamo la celebrazione

del VII centenario della morte

del Beato Giovanni Duns Scoto, che sarà

commemorato in tutto il mondo con una

ricca serie di eventi culturali, grazie ai quali

sarà possibile approfondirne la conoscenza

della figura, della santità e della dottrina.

Tra le diverse iniziative mi auguro che anche

la nostra Università romana possa organizzare

un “Congresso rassegna”, alla fine

delle celebrazioni centenarie, sul nostro

Dottore Sottile e Mariano o – come amava

chiamarlo Giovanni Paolo II – Dottore dell’Immacolata

(Discorso alla Commissione

Scotista, 16 febbr. 2002, AOFM 2002)

Nel 1966, in occasione del VII centenario

della nascita del Beato, alla vigilia del

grande Congresso Scotistico che si stava

preparando ad Oxford ed Edinburgo, P. Costantino

Koser, allora Vicario Generale dell’Ordine,

aveva indirizzato a tutto l’Ordine

Serafico una lettera, in cui sottolineava

485

l’importanza della teologia pratica nel pensiero

di Duns Scoto (AOFM 1966). Ritengo

opportuno e giusto che anch’io ne indirizzi

una all’Ordine, per unire la mia voce a quella

di tutta la Famiglia francescana e alle altre

che si leveranno in questa occasione.

Frattanto, in questo breve intervento, mi

preme notare che spesso studi simili sono

affrontati con un tale razionalismo e una tale

sterilità di concetti, da non influire per

nulla e non apportare nessun contributo alla

spiritualità dei credenti e all’attività pastorale

dei ministri della Chiesa.

Duns Scoto, invece, con tutto il suo acume,

si era dedicato allo studio e alla ricerca,

per meglio comprendere ed esporre con la

ragione umana le verità della fede, perché

queste fossero accettabili e praticamente accolte

anche da chi era lontano dalla fede. In

tale fatica egli si richiama a S. Agostino e a

S. Anselmo, che all’assioma “crede ut intelligas”

(credi per poter comprendere), affiancava

«intellige ut credas» (cerca di capire,

per poter credere) (August., Sermones,

sermo 43 c. 7 n. 9, PL 38, 258), perché, come

diceva lo stesso Anselmo: «Negligentia

mihi videtur, si postquam confirmati sumus

in fide, non studemus quod credimus intelligere»

(Mi sembra una negligenza, se dopo

essere stati confermati nella fede, non ci

sforziamo di comprendere con la ragione

quello che crediamo) (Anselmus, Cur Deus

homo I c. 2, PL 158, 362).

Scoto, quindi, pur applicando tutto il suo

fervido ingegno all’approfondimento della

filosofia, tuttavia, la studia e la pone al servizio

della teologia, cercando di comprendere,

illustrare e difendere le verità della fede

con il lume della ragione umana e, persuaso

che la nostra fede può essere sorretta

dalla ragione naturale, cerca di dimostrare,

attraverso di essa, gli errori delle sètte, delle

eresie e delle false religioni del mondo.

Del resto il chiarimento delle verità rivelate

è utile per i credenti e per i non credenti.

«Agostino, Anselmo e tanti altri – dice

Scoto – investigavano da credenti, senza

sminuire il merito della fede, allo scopo di

comprendere con la mente umana quelle

verità che essi credevano per fede». Per i

non credenti, invece, osserva Scoto, se non


486 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

si possono trovare argomenti sicuri per provare

la verità di un articolo di fede, sarà

sempre utile ricercarne altri, che ne dimostrino

razionalmente almeno la possibilità,

così da eliminare la resistenza che spesso

viene opposta a tali verità, come fossero impossibili

(Duns Scotus, Ordinatio II d. 1 n.

138-13, VII 69-71).

Guardando attentamente al sistema filosofico-teologico

di Scoto, scopriamo che

tutta la sua teologia è contrassegnata da

questa tesi: Dio, ente infinito, «essendo formalmente

amore e formalmente carità»

(Ibid., Id. 17 n. 173, V 221-222), comunica

con grande liberalità al di fuori di sé i raggi

della sua bontà e del suo amore (Duns Scotus,

De primo Principio c. 4, ed. Müller,

127). È questo amore, questa carità, che

Duns Scoto ha presente quando riconduce

la teologia ad un unico abito, cioè ad essere

teologia pratica. Egli afferma con decisione:

«La fede non è abito speculativo, né il

“credere” è atto speculativo, né la visione

susseguente al “credere” è speculativa, ma

pratica; tale visione infatti è per natura sua

conforme alla fruizione, al godimento, e deve

per natura sua esistere dapprima nell’intelletto

creato, in modo che conformemente

ad esso possa realizzarsi una fruizione giusta»

(Duns Scotus, Ordinatio prol. n. 345 (I

225-226). Egli, dunque, proclama che la conoscenza

pratica, riguardante il fine, «è più

nobile di ogni conoscenza speculativa»

(Ibid. , n. 353 (I 229).

Scrive ancora: «Dio, che è Bene comune,

non vuole essere un Bene privato di

qualcuno, e nessuno – se si segue la retta ragione

– può appropriarsi questo Bene comune;

perciò un amore che ci spingesse a

questo Bene come ad un Bene proprio, da

non essere co-amato, né posseduto da altri,

sarebbe un amore disordinato» (Ibid., III d.

28 n. 10, X 85).

Inoltre, «ognuno è tenuto a pregare Dio

per sé e per tutta la Chiesa di Dio, e deve

volere che questa preghiera giovi ai buoni e

ai cattivi per il loro bene spirituale; come

infatti sarebbe cattivo lo stomaco, se non

volesse che il suo sostentamento giovasse

anche al sostentamento della mano, alla

stessa maniera non sarebbe buono nella

Chiesa chi non volesse che la sua azione

buona giovasse a tutti i membri della Chiesa,

per i quali Dio accetta quell’azione proprio

in quanto può giovare non solo a chi la

compie, ma anche agli altri» (Ibid., d. 30 n.

32, X 109).

Nella Chiesa, che è il Corpo mistico di

Cristo, è necessario che con l’amore e con

la carità i fedeli – cercando di essere «un

cuor solo ed un’anima sola» (At 4,32),

«adorni, per quanto è possibile in modo perfettissimo,

delle tre virtù teologali» (Ibid.,

d. 34 n. 29 (X 189), vivendo nella persuasione

che «le virtù non sono veramente tali

senza la carità, poiché senza di essa non

portano alla beatitudine celeste» (Ibid., d.

36 n. 101, X 261) – tendano tutti a Dio, ultimo

nostro fine. E come questo amore,

questa carità, diede inizio a tutte le cose, così

pure nella carità, nell’amore (e non già

nella visione intellettuale) consisterà la nostra

beatitudine: «La vita eterna, beata e

perfetta, consiste semplicemente nell’atto

di volontà che è amore, carità» (Duns Scotus,

Rep. IV d. 49 1. 2 n. 21 (ed. Vivèes

XXIV 630 a).

Mi piace concludere con alcune riflessioni.

Di nessun autore francescano esistono

tanti manoscritti, nelle varie biblioteche del

mondo, quanti ce ne sono di Duns Scoto. Il

suo insegnamento, già ripreso dai discepoli

nel corso delle lezioni in aula, era ricercato e

richiesto dappertutto, non solo nell’Ordine,

ma in tutti gli ambienti di studio e di apostolato.

Si spiegano così le innumerevoli trascrizioni

delle sue Opere (addirittura il completamento

di alcune, rimaste incomplete per

la prematura morte del Maestro), conservate

oggi nei manoscritti ed edite non appena fu

inventata la stampa.

Dopo la sua morte, Duns Scoto è presente

in ogni autore: non lo si può ignorare!

Per Tommaso ci sono state quasi fin dall’inizio

forti e frequenti pressioni, da parte

dei Superiori maggiori dell’Ordine, perché

si seguisse la sua dottrina; per Duns Scoto,

il primo documento in tal senso risale al Capitolo

Generale di Villadolid, del 1593, nel

quale si ordina di preferire Scoto agli altri

dottori (cf. Positivo super cultu, Romae

1988, p. 457 s.).


E SECRETARIATU PRO FORMATIONE ET STUDIIS

Per secoli, i Francescani hanno seguito

la dottrina di Scoto, non perché fosse imposta,

ma spontaneamente, perché da essa affascinati.

Guglielmo di Vorrilong, così si esprime:

«Mentes suspensas facies prae stupore,

cuius dicta communem transcendunt facultatem,

inquisitor maximus veritatis, redargutor

falsitatis,…, cuius poculis suavissimis a iuventute

sum nutritus». [Guglielmo di Vorrilong,

Sent. I-IV, Lugduni 1489, f. 292 v:

«Rendeva incantate le menti dallo stupore

della sua dottrina, i suoi insegnamenti oltrepassano

la capacità comune; fu sommo indagatore

della verità, smascheratore della falsità…

Fin dalla mia giovinezza mi sono nutrito

alla sua mensa soavissima»].

Tanti si pregiano di spiegare ed illustrare

il pensiero del Dottore Sottile e Mariano,

mentre i grandi maestri di vita spirituale,

come S. Bernardino e S. Giacomo della

Marca, trascrivono a profusione pensieri ed

espressioni dalle Opere di Scoto, per comunicarli

al popolo nelle loro prediche.

È stato accertato che quando la Scuola

francescana, illuminata dalla dottrina di

Duns Scoto, si è mantenuta fiorente, anche

l’Ordine è stato fiorente, e viceversa.

Nella Causa per la Conferma del Culto

del B. Giovanni Duns Scoto, (Relatio et vota,

11 aprile 1989, p. 19-20. 23), il “Terzo

Consultore” ha scritto parole memorabili,

che mi piace citare in questa sede. La Positio,

egli dice, è eccezionale «per la figura

del personaggio…, per l’importanza dei

movimenti teologici e storici che vengono

implicati, quali il dogma dell’Immacolata

Concezione e l’impostazione nuova ed originale

del pensiero scolastico, che doveva

avere ampio seguito… Duns Scoto è il principale

assertore di un movimento mariano

di portata europea… Sono esposti nella

Causa i risultati di quarant’anni di lavoro,

specialmente del Collegio S. Bonaventura

di Quaracchi e della Commissione Scotista,

che con accuratissime ricerche di archivio

hanno risolto la maggior parte delle difficoltà

che oscuravano gli avvenimenti della

vita di Duns Scoto… L’insegnamento di

Duns Scoto ha fortemente contribuito a formare

una corrente di spiritualità a lui ispira-

ta, con le caratteristiche della devozione al

Crocifisso, all’Eucaristia, alla Madonna, attaccamento

alle direttive della Chiesa… La

spiritualità del nostro Dottore ha nutrito generazioni

di Santi, di dotti e di semplici figli

di San Francesco, nello spirito e nell’intelletto».

In sintesi, Duns Scoto non è un dottore

del passato, non è un “fossile” da ammirare,

ma è un Maestro vivo e palpitante, pieno

di ardore e di preziose intuizioni, che man

mano si calano nelle realtà dottrinali e vitali

della Chiesa e del mondo.

Approfitto dell’occasione per ringraziare

vivamente, anche a nome di tutto

l’Ordine, la Commissione Scotista per il

suo lavoro, fedele e di sacrificio, fatto con

amore, dedizione e sapienza, un lavoro veramente

meritevole, che ci permette di gustare

le profonde ricchezze della dottrina

del Beato Giovanni Duns Scoto. È grazie ad

essa se, anche in ambienti non francescani,

sono potuti rifiorire gli studi su Scoto ed essere

nuovamente apprezzata la forza della

sua speculazione.

Il mio ringraziamento è accompagnato

dalle mie migliori congratulazioni per il volume

recentemente pubblicato della edizione

critica delle opere di Scoto. Auguri, infine,

a Fr. Martín Carbajo Núñez per la cura

dei due volumi su Duns Scoto, di cui oggi

faremo la presentazione e con i quali vogliamo

aprire questo VII Centenario della

morte del Dottore Sottile e Mariano, e ricordare

Fr. Cesare Saco OFM, che per tanti

anni lavorò con passione nella Commissione

Scotista.

Grazie e buon Centenario scotista.

Festa del Beato Giovanni Duns Scoto.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro generale

4. Notitiae particulares

487

1. Pontificia Università Antonianum

– Prot. 097991 (138/07): con Lettera Prot.

252/68/B del 4 ottobre 2007, il Prefetto

della Congregazione per l’Educazione


488 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Cattolica ha inoltrato al Ministro Generale

e Gran Cancelliere della P.U.A. la

concessione dell’affiliazione ad alterum

quinquennium dello Studio Teologico

Laurentianum, di Venezia (Italia) alla

Facoltà di Teologia della Pontificia Università

Antonianum.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr.

Silvio Merlini OFM, membro della Provincia

«S. Bernardino da Siena» in Italia.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr.

Stéphane Milovitch OFM, figlio della

Custodia di Terra Santa.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr.

Bruno Pennacchini, OFM, membro della

Provincia Serafica di «S. Francesco

d’Assisi» in Italia.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a

Françoise Breynaert.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinno-

vato la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio al Rev.

Don Enzo Cortese.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Suor

Virginie Habib Del Rosario.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Jacob

Naluparayil, MCBS.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio al Rev.

Don Vincenzo Lopasso.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Claudio

Maina.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Alberto

Mello.


E SECRETARIATU PRO FORMATIONE ET STUDIIS

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Suor

Telesfora Pavlou.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Gabriele

Romanelli.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Invitato nella

Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio al Rev.

Don Saverio Averius Velaso Yeregui

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Assistente

nella Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr. Eugenio

Alliata, OFM, membro della Provincia

Pedemontana di «S.

Bonaventura» in Italia.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Assistente

nella Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr. Raúl

Dinamarca Donoso, OFM, figlio della

Custodia di Terra Santa.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinno-

vato la nomina a Professore Assistente

nella Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr. Gregorio

Geiger, OFM, membro della Provincia

Bavarese di «S. Antonio di

Padova» in Germania.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Assistente

nella Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr. Najjb

Ibrahim, OFM, figlio della Custodia di

Terra Santa.

– Prot. 098454 (269/07): con Decreto del

6 novembre 2007, il Ministro Generale e

Gran Cancelliere della P.U.A. ha rinnovato

la nomina a Professore Assistente

nella Facoltà di Scienze Bibliche e di Archeologia

della Pontificia Università Antonianum

per un altro triennio a Fr. Carmelo

Pappalardo, OFM, membro della

Provincia Siciliana del «SS. Nome di

Gesù» in Italia.

– Prot. 096912 (169/06): con Lettera Prot.

586/82 del 14 novembre 2007, il Prefetto

della Congregazione per l’Educazione

Cattolica ha inoltrato al Ministro Generale

e Gran Cancelliere della P.U.A. il

Decreto con il quale la medesima Congregazione

ha eretto l’Istituto Superiore

di Scienze Religiose “Redemptor Hominis”

attivo nella Pontificia Università

Antonianum, in accordo con la Nota normativa

per gli Istituti Superiori di Scienze

Religiose, elaborata dalla Conferenza

Episcopale Italiana.

– Prot. 098456 (270/07): modifiche al curriculum

del 3° Ciclo della Facoltà di

Scienze Bibliche e d’Archeologia

DECRETO

489

Ricevuta ed esaminata attentamente la

lettera del 3 dicembre 2007 (Prot. 221/07)


490 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

di Fr. Johannes B. Freyer, Rettore Magnifico

della Pontificia Università Antonianum,

con la quale si presenta l’approvazione del

Senato Accademico, espressa nella seduta

de 1 dicembre 2007, in virtù del presente

Decreto, autorizzo l’applicazione «experimenti

gratia ad triennum» delle modifiche

apportate al curriculum del III ciclo della

Facoltà di Scienze Bibliche e d’Archeologia

di Gerusalemme. Qualunque cosa ci sia

in contrario.

Dato in Roma, dalla Curia Generale dei

Frati Minori, 8 dicembre 2007,

Solennità dell’Immacolata Concezione

della B.V.M.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro Generale e Gran Cancelliere

della Pontificia Università “Antonianum”

FR. MASSIMO FUSARELLI, OFM

Segretario Generale

per la Formazione e gli Studi

– Prot. 098518: nella sessione del 17 dicembre

2007 il Definitorio generale ha

eletto Fr. Francisco Martínez Fresneda,

ofm, della Nostra Provincia di Cartagena

in Spagna, Visitatore generale della

Pontificia Università Antonianum in Urbe,

della Facoltà di Scienze Bibliche e

d’Archeologia a Gerusalemme, dell’Istituto

di Studi Ecumenici a Venezia, dell’Istituto

Teologico di Murcia in Spagna.

– Prot. 098518 (299/07): nella sessione

del 17 dicembre 2007 il Definitorio generale

ha eletto Fr. Jean Marie Sevrin,

ofm, della Nostra Provincia dei «Tre

Compagni» in Francia-Belgio, Visitatore

generale assistente della Pontificia

Università Antonianum in Urbe.

2. Casa di Noviziato

– Prot. 098525 (285/07): Il Ministro Generale,

ascoltato il parere del suo Definitorio,

ha concesso alla Provincia “S. Antonio”

in Brasile, a norma del can. 647

§1 CIC e dell’art. 85 §2 SS.GG., il trasferimento

della Casa di Noviziato dal

prossimo anno 2008.

3. Formazione e Studi

– Prot. 098428 (287/07): Il Ministro Generale

ha confermato gli Statuti per la

Formazione e gli Studi presentati dal

Ministro provinciale della Provincia Catalana

di “S. Salvatore da Horta” in Spagna.


E SECRETARIATU PRO

EVANGELIZATIONE ET MISSIONE

1. Primer Congreso de Educadores

Franciscanos de Europa

Córdoba, España, 01-0311.2007

1. Crónica

La Conferencia de España y Portugal

(Confres), en colaboración con el Secretariado

general para la Evangelización

(SGEM) y la oficina de animación para la

pastoral educativa de la Orden, llevó a cabo

del 1 al 3 de noviembre en el Palacio de

Congresos y Exposiciones de Córdoba, España,

el Primer Congreso de Educadores

Franciscanos de Europa. El Congreso estuvo

enmarcado dentro de la celebración del

Octavo Centenario de la aprobación del carisma

y tenía como lema: “Con Francisco

Educando la Europa de hoy / 800 años de

Evangelización”.

Los Objetivos del Congreso fueron:

• Conocer y comprender la experiencia

educativa franciscana en Europa.

• Analizar el contexto de la juventud europea

hoy y los desafíos para la educación.

• Proponer caminos a partir de la experiencia

franciscana.

La Orden en Europa tiene una larga historia

de presencia en colegios y universidades.

Unos años después de fundada la Orden

encontramos a frailes menores en las

Universidades de Oxford y París en la tarea

de enseñar. Entre esos hermanos podemos

citar: a San Buenaventura, el Beato Juan

Duns Escoto, Guillermo de Ockam, Roger

Bacón, pero también en siglos más recientes

a Fray Agustín Gemelli y Fray Bernardino

Dal Vago da Portogruaro.

Francisco no era un pedagogo en el sentido

estricto de la palabra, pero ciertamente

era un formador. Es obvio que él no conoció

las ciencias de la educación, pero poseía

el arte de educar. En él no encontramos

pensamientos o discursos abstractos e intelectuales;

Francisco no diserta ni discute

mediante razonamientos, sino por medio de

imágenes, parábolas, cantos, hechos...y de

esa forma “representaba para conmover,

conmovía para convencer y ganar el corazón

de todos”, éstas eran la etapas de su estrategia

para llegar al corazón de todos los

hombres. Es la imagen que deseamos como

icono de la relación entre docentes y alumnos

en los centros educativos franciscanos.

La Orden cuenta en Europa con 46 Centros

Educativos entre Colegios, Universidades,

Facultades y Centros de formación noformal

en: España, Italia, Irlanda, Gran Bretaña,

Croacia, Bosnia, Hungría, Alemania,

Polonia, Portugal, Malta y Rusia.

El Congreso estuvo coordinado por Fray

Joaquín Arturo Echeverry Hincapié a Animador

general de la pastoral educativa, y

los directores de los colegios franciscanos

de España siendo el Presidente del Comité

organizador Fray Antonio Herrera Cruz, director

del colegio “Santa María de Guadalupe”

de la provincia Bética. Participaron

456 personas entre religiosos y docentes, de

ellos 76 frailes menores. Estuvieron presentes

representantes de 32 centros franciscanos

de Europa de los 46 existentes; y algunos

representantes de América Latina. También

fueron destinatarios del Congreso

religiosas y docentes de algunas congregaciones

franciscanas, teniendo la idea de

compartir juntos el espíritu y misión de

Francisco y Clara de Asís.

Al acto de apertura participaron: el Ministro

general, Fr. José Rodríguez Carballo,

OFM, el Cardenal de Sevilla, Fr. Carlos

Amigo Vallejo, OFM, el Obispo de Córdoba,

Monseñor Juan José Ajenjo Pelegrina y

una concejala del ayuntamiento de Córdoba;

así como los Definidores generales: Fr.

Miguel Vallecillo, Fr. Luis Cabrera y Fr. Jakab

Várnai, Fr. Néstor Schwerz, Secretario

General para la Evangelización, Fr. José

María Arregi, Presidente de la Conferencia


492

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Hispano-Portuguesa y los Provinciales de

las provincias de Sevilla, Granada, Valencia

y Murcia.

Los temas tratados

1. “El legado de Francisco de Asís y los

franciscanos a la Iglesia y a la Sociedad”

conferencia dada por Señor Cardenal Carlos

Amigo Vallejo, Arzobispo de Sevilla.

Monseñor Amigo Vallejo centró su intervención

en el legado de Francisco de Asís y

de los franciscanos a la Iglesia y a la sociedad:

“ El vaciamiento completo de uno mismo

para mirar a Dios con libertad y para

servir a los demás de tal manera que se esté

dando la misma vida sin que se enteren”.

Hace parte del carácter franciscano darse

a los demás y transmitir el amor de Dios,

“tomar al hombre y hacer que descubra las

huellas de Dios en su vida”. En su discurso

destacó algunos de los valores que forman

parte del carisma franciscano, y que son herencia

franciscana a la Iglesia y a la sociedad:

la pobreza que lleva a “ser tan pobre

que solamente se tenga a Dios”; la fraternidad,

la bondad, la búsqueda del bien como

criterio y meta; la ecología, “entendida como

auténtica teología de la creación y la

globalización vista como la fraternidad universal”.

“El educador franciscano actual debe ser

el acompañante y animador de la persona

para hacerle ver que Dios está cerca de él.

Que sepa sacar lo mejor que tiene de Dios.

El debe ser un apasionado por el encuentro

con el bien y la transmisión de valores”.

2. “Pedagogía y los Valores Franciscanos”,

por Fray Francisco Martínez Fresneda

ofm, Profesor del Instituto Teológico de

Murcia.

Según su propia conclusión en su ponencia,

los valores se comprenden como componentes

de un sentido de vida, que es un

proyecto. Los valores no reproducen el esquema

de la perfección: situar un objetivo y

alcanzarlo; elaborar unas leyes y cumplirlas.

Los Franciscanos somos conscientes de

que la salvación ha sido dada por Dios en

esperanza (cf. Rm 8,23). La salvación no es

alcanzable plenamente en nuestra existencia

histórica. No vale el perfeccionismo que

frustra tantas veces a las personas y las

aparta del camino de la salvación, precisamente

porque no la alcanzan, al utilizar como

único medio el esfuerzo personal. La

salvación es, sobre todo, un don de Dios, lo

que supone la experiencia creyente. Nuestras

instituciones de enseñanza son, por

consiguiente, escuelas de fe.

Pero, a la vez, son escuelas de humanidad

al explayar la fe en un doble sentido. En

primer lugar, desarrollar una formación que

busque la madurez humana. En segundo lugar,

capacitar a nuestros educandos en el

trabajo.

Con todo, no debemos olvidar que somos

sucedáneos de la familia en la educación

y formación de los hijos. De ahí que la

formación debe comprender también a la

familia para que con el colegio formen en

los mismos valores.

3. “El Educador Cristiano”, por el Padre

Javier Cortés Soriano, Director General de

la Editorial SM, Sacerdote Marianista.

Dice que la misión de educar es la Intervención

Intencional del Adulto en el seno

de una interacción con el educando, con una

voluntad explícita de transmisión de aquello

que ese adulto vive y profesa como verdadero,

como bueno y como bello, con la finalidad

de desencadenar en ese educando lo

mejor de su desarrollo personal.

Explicita que los tres elementos claves

en la educación son: el proyecto (lo considerando

verdadero, bueno y bello); el educador

(un adulto que vive y cree en eso); el

acto educativo (las acciones programadas).

En otras palabras, según él, educar es lo que

se profesa (proyecto), quien lo profesa (la

vocación) y cómo se profesa (la profesionalidad).

4. “La Pastoral Educativa desde el Carisma

Franciscano”, Dra. Carmen Pellicer

Iborra, Teóloga y Experta en Pastoral Educativa.

Según la teóloga, la lectura hecha desde

el carisma franciscano y las prioridades en

la pastoral educativa a tener en cuenta son:

• La lectura de la propia vida a los ojos de

Dios - La memoria profunda, asociada a

las relaciones primarias de la infancia; la

conversión como marco alternativo de


E SECRETARIATU PRO EVANGELIZATIONE ET MISSIONE 493

identidad; la auto narración personal y el

interlocutor creyente.

• La espiritualidad del corazón - Presencias

y encuentros desde la intensidad de

la implicación personal: tomarse tiempos

y espacios.

• Iniciar en el silencio y la oración -Desvelar

la presencia del Misterio desde la

infancia.

• El camino de sencillez - Integrar las experiencias

de fragilidad y de dolor en el

proceso del crecimiento; adquirir un

cierto realismo sobre uno mismo, desde

las renuncias y experiencias de donación...

amarse uno mismo.

• El espíritu festivo - Celebrar lo nuevo y

especial de la vida, expresando y compartiendo

la alegría y el dolor.

• La intensidad en las relaciones con el

otro - Abrirse a la relación con los otros,

la naturaleza, las voces marginadas.

• Encontrar el rostro de Cristo en el necesitado

- De la empatía a la comprensión;

evangelizar desde la precariedad.

• La eclesialidad - Estrechar los lazos que

favorecen la continuidad presentando el

rostro más accesible de la Iglesia.

• La Intimidad con Jesús -

Transmitir relatos, modelos.

5. “Los caminos Educativos Franciscanos”,

por Fray Johannes B. Freyer ofm,

Rector de la Pontificia Universidad Antonianum

de Roma.

Indica cuatro vías de educación y de formación

como las más importantes y originales

según la visión franciscana:

• La vía del bien: educar quiere decir promover

el carácter, el hábito, el comportamiento

y el conocimiento del hombre

para cualificar su persona. Esta cualificación

de la persona individual sirve para

darle la posibilidad de encontrar en su

propia vida el Bien. Justamente hacia

aquel bien que cualifica la vida humana

como digna, válida y preciosa, apunta la

formación franciscana. La vía al bien y a

la educación de los sentidos ofrece la posibilidad

de un mundo más humano, más

justo y más equilibrado.

• La vía al conocimiento: Para la tradición

franciscana el saber, conocer y compren-

der, fueron siempre una dimensión importante

de la existencia humana. Nuestros

franciscanos, saben extender el horizonte

del conocimiento, porque el conocimiento

unido a la sabiduría sabe

emprender un ulterior camino que va

más allá de la realidad técnica y científica

perceptible. En la sabiduría del horizonte

se abre a la dimensión espiritual y

al entendimiento del mismo Dios. De

esta manera la vía franciscana al conocimiento

sapiencial se vuelve también

educación y formación, cultivando también

una búsqueda de la dimensión espiritual,

y por último, del mismo Dios.

• La vía a la libertad: El hombre nace en

un determinado contexto histórico y ambiental.

Para la visión franciscana la realidad

de la historia concreta y del ambiente

preciso que determina la vida es

muy importante. El hombre se encuentra

unido a un contexto concreto y debe desenvolver

su rol. La libertad y el amor

por el camino educativo franciscano tienen

su fundamento, para llegar a ser posible,

en la libertad de Dios. La vida

franciscana a la libertad propone un Dios

que libremente quiere la existencia del

hombre y de todas sus criaturas. No porque

tenga necesidad que el hombre le

sirva con todas sus criaturas, o quiera

imponer su voluntad, sino porque reconoce,

quiere libremente y ama sus criaturas

por sus propias cualidades, por su

propia belleza y por su propio bien. La

vías educativas a la liberta poseen un rol

importante de la visión que los franciscanos

tienen en vista a la formación humana

y espiritual. De hecho gran parte

ve en la educación a la liberta el núcleo

de cada formación. Núcleo al cual debe

servir cada uno de los que están educando,

aún más, se ve la responsabilidad

particular del estado y de la Iglesia en

promover la educación a la libertad.

• La vía del diálogo: Se educa y se forma

al individuo teniendo en cuenta sus múltiples

relaciones con el mundo. En esta

vía del diálogo la tradición franciscana

busca fundamentos en la visión de Dios,

y descubre en la teología trinitaria, un


494 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Dios íntimamente dialógico y compasivo.

Se presenta un Dios que se comunica

a sí mismo, el cual en la compasión de la

miseria humana se ofrece a sí mismo,

quiere libremente crear comunión con

las criaturas a través del Diálogo vivificante.

La vía franciscana al Diálogo se

presenta, de este modo en el “Logos” divino

que crea fraternidad y comunión.

En el contexto de las anteriores vías se

puede decir, que el Educador franciscano

debe tener ciertas cualidades: cualidades

humanas y espirituales como condiciones

indispensables, y sólo después de estas las

cualidades profesionales.

Como cualidades humanas requeridas;

ser prudente y perspicaz, ser cauto y disponible,

afable y diligente. Con respecto al nivel

espiritual se pide que sea un persona fiel y

confiable, con celo y ejemplo de vida. Testimoniando

con piedad-amor-sentido de responsabilidad

la divina providencia. Y en

cuanto a las cualidades profesionales como:

competencia formativa, ser maduro en el conocimiento

de las cosas y capaz de enseñar.

6. “Análisis y desafíos que nos presenta

la juventud”, por el Sacerdote Pedro González

Blasco, Profesor de la Universidad

Autónoma de Madrid.

En el contexto general de Europa aparecen

algunos aspectos religiosos a tener en

cuenta:

• Una amplia mayoría pertenece a alguna

religión (73%).

• Mayoritariamente se sienten personas

religiosas (63%).

• Dios es moderadamente importante en

sus vidas (aproximadamente 6 sobre 10).

• La mayoría dice creer en Dios (80%).

• La mayoría cree en otra vida tras la

muerte (59%).

• Creen mayoritariamente en la existencia

del pecado (63%).

• La Iglesia (Católica o protestante) responde

más a las necesidades espirituales

(65%) que a las necesidades morales

(41%) de las personas.

• La tercera parte (31%) de los jóvenes

nunca o casi nunca van a la Iglesia.

• Consideran las ceremonias religiosas

importantes en el matrimonio y muerte.

Ha hecho una comparación entre jóvenes

de algunos países de Europa en el

aspecto religioso: parece que se sitúan,

en general, como países más religiosos

según los jóvenes: Polonia, Malta, Croacia,

Portugal e Italia, y más secularizados

y alejados: España, Francia, Reino

Unido y Hungría

7. “Presente y futuro de la Escuela Católica”,

por Manuel de Castro Barco, SDB.

Secretario General de Federación de Educación

Católica de España.

En la actualidad hay una riqueza inmensa

en la escuela católica en España. En

nuestro país, ha dicho, existe una serie de

instituciones, en su mayoría religiosas, que

desde hace varios siglos vienen ocupándose

de la escolarización de casi 20% de los

alumnos de 0 a 18 años, con unas cuotas de

calidad y satisfacción social muy altas, además

a un coste del 50% menos para las Administraciones

de lo que supone la escuela

pública. No deja de ser una riqueza para la

Iglesia la presencia educadora y evangelizadora

de los más de 92.000 profesores, entre

los cuales casi 8.000 son religiosos(as)

que han consagrado su vida a ofrecer los valores

de la fe y del Evangelio, en un momento

en el que muchos jóvenes se han alejado

de las parroquias.

Conclusiones

El Comité ejecutivo del Congreso reunido

el día de la clausura ha tomado la siguiente

declaración como conclusión del

evento:

1. Guiados por el lema ‘Con Francisco

educando la Europa de hoy: 800 años de

evangelización’, hemos vivido un encuentro

histórico en el que las comunidades

educativas de espiritualidad franciscana

han tomado conciencia de su potencial

educativo y pastoral.

2. Como seguidores del ejemplo de Francisco

y de los fundadores de las congregaciones

de espiritualidad franciscana. Como

tales, apostamos en nuestra labor

educativa por la integración y la lucha

contra cualquier clase de exclusión, poniendo

especial énfasis en descifrar los

signos de la pobreza y de la marginali-


E SECRETARIATU PRO EVANGELIZATIONE ET MISSIONE 495

dad actual, cuyas principales víctimas

son los niños y los jóvenes.

3. La Escuela Católica Franciscana es una

institución de enseñanza de la Iglesia,

cuya concepción educativa se fundamenta

en el Humanismo cristiano explicitado

en la vida y mensaje de San Francisco

de Asís y de muchos maestros que

han conformado el pensamiento franciscano.

En él se basan los objetivos y valores

que inspiran nuestra acción docente

y evangelizadora.

4. Ofrecemos e impartimos, en los centros

de inspiración franciscana, una enseñanza

plural y abierta, que da preferencia a

los más necesitados, y que defiende los

derechos de la familia y de la Iglesia,

dentro del pluralismo escolar que caracteriza

a la sociedad democrática actual.

5. Velamos por los valores genuinamente

franciscanos, entre ellos: llevar la Paz y

el Bien del Señor a toda la comunidad

escolar, resolver los conflictos mediante

el diálogo, y velar por el respeto y la salvaguarda

de la creación.

6. Trabajamos por una escuela de tiempo

completo, que evangelice y compatibilice

el trabajo y el estudio con actividades

artísticas, recreativas, culturales, religiosas

y sociales; y que esté disponible para

acompañar a los alumnos en su camino

de realización personal, eclesial y social.

En definitiva, este primer Congreso Europeo

de Educadores Franciscanos ha sido

una gran oportunidad para dar a conocer y

relanzar la tarea de los religiosos y laicos

que, en misión compartida, trabajamos en el

campo de la educación desde los valores

evangélicos y franciscanos. Una ocasión

propicia para realizar una seria reflexión sobre

el importante y necesario papel que desempeñamos

en la enseñanza actual.

Finalmente, queremos reconocer a tantos

hermanos y hermanas, religiosos y laicos,

que en el pasado y en el presente, han dedicado

y dedican su vida, a la noble tarea de

educar en Valores Cristianos y Franciscanos.

FR. NÉSTOR I SCHWERZ OFM

FR. JOAQUÍN ARTURO ECHEVERRY H. OFM

2. Informe del Ministro General

EDUCAR PARA LA VIDA EN PLENITUD

Soy plenamente consciente de la importancia

y a la vez de la dificultad de la labor

educativa, particularmente en un centro

educativo franciscano. Importancia, pues la

educación se presenta, todavía hoy, como

una plataforma privilegiada y fundamental

de evangelización. Un centro educativo

franciscano se integra en el amplio marco

de la educación cristiana, de la que se trata

específicamente en la declaración conciliar

Gravissimum Educationis. Dificultad, pues

sé muy bien que no es nada fácil educar/formar

en esta sociedad en cambio y cada

vez más pluralista, y en la que los comportamientos

de las familias no siempre están

en sintonía con la educación que se

imparte en nuestros centros educativos, en

coherencia con un proyecto católico y franciscano,

que debe definir, animar y guiar

nuestra labor educativa. En nombre de la

Orden os agradezco vuestra labor sacrificada

y tantas veces incomprendida, no sólo

fuera, sino también dentro de nuestras fraternidades

y comunidades.

En mi exposición trataré los siguientes

puntos: Principales retos a la acción educativa,

la centralidad de la persona: consecuencias

pedagógicas, y urgencias a la educación

católica y franciscana hoy.

1. Algunos retos a la acción educativa

Nuestros centros educativos se ven afectados

por situaciones y problemas de la misma

sociedad a la que sirven. A Dios gracias

no son “lugares protegidos”, sino que forman

parte de esta sociedad en cambio y plural.

Ellos son, por tanto, una de las cajas de

resonancia de los problemas culturales y sociales

de la sociedad, que encuentran en

nuestros alumnos un reflejo particular. Por

otra parte, los continuos cambios del sistema

educativo, muchas veces condicionados por

las ideologías en moda, hacen que estos problemas

se agudicen dentro de nuestras aulas.

Teniendo en cuenta todo lo dicho, es lógico

que nos preguntemos: ¿Cuáles son los

principales retos que se presentan hoy a


496

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

nuestros centros educativos? Sin pretender

ser exhaustivo, deseo hacer referencia a algunos.

1. Definir con claridad el ideario de

nuestros centros

Nuestras escuelas, colegios y universidades

han de tener un claro proyecto educativo

que contemple su identidad de institución

católica y franciscana. Sé muy bien

que ciertos medios, dentro y fuera de la

Iglesia, inspirados por un sentido de laicidad

mal entendida, impugnan la enseñanza

confesional. No aceptan que la Iglesia, y

por tanto Órdenes o Congregaciones religiosas,

puedan ofrecer, además de un testimonio

individual de sus miembros, el testimonio

específico de las propias instituciones.

Se objeta que un colegio católico, y por

ello franciscano, pretende instrumentalizar

una institución humana para fines religiosos

y confesionales.

Sin justificar ningún tipo de proselitismo

y visiones parciales de la cultura entendida

y actuada erróneamente, que también se

pueden dar entre nosotros, los franciscanos

no podemos olvidar que la educación integral

de la persona comprende, imprescindiblemente,

la dimensión religiosa, la cual

contribuye eficazmente al desarrollo de

otros aspectos de la personalidad, en la medida

en que se la integre en la educación general.

En este sentido, la enseñanza católica

no es sólo cuestión de suplencia, es cuestión

de asegurar un sano y necesario pluralismo,

particularmente en el campo de la libertad

de enseñanza, y, por consiguiente, sostener

y garantizar la libertad de conciencia y el

derecho de los padres de familia a escoger

el centro educativo que mejor responda a su

propia concepción educativa.

Esto conlleva una determinada visión de

la vida. Toda visión de la vida se funda, de

hecho, sobre una determinada escala de valores

en la que se cree, y que confiere, a profesores

y adultos, autoridad para educar. No

se puede olvidar que en las escuelas, colegios

y universidades se enseña para educar,

es decir, para formar a la persona desde

dentro, para liberarla de los condicionamientos

que pudieran impedirle vivir plena-

mente como hombre o mujer. Por ello un

proyecto educativo franciscano ha de estar

intencionalmente dirigido a la promoción

total de la persona, poniendo de relieve la

dimensión ética y religiosa de la cultura,

precisamente con el fin de activar el dinamismo

espiritual del sujeto, y ayudarle a alcanzar

la libertad ética que presupone y perfecciona

a la psicológica. Pero no se da libertad

ética sino en la confrontación con los

valores absolutos de los cuales depende el

sentido y el valor de la vida del hombre. En

este sentido hemos de afirmar con fuerza

que en la educación no basta responder a aspiraciones

transitorias y superficiales. Hay

que tener presentes las exigencias más profundas

del hombre y de la cultura actual.

Así configurados, nuestros centros educativos

suponen no solamente una elección

de valores culturales, sino también una

elección de valores de vida que deben estar

presentes de manera operantes. Estos exige

que el proyecto educativo de nuestros centros

sea claro, y que la labor educativa que

en ellos se desarrolla sea coherente con dicho

proyecto. Lo contrario sería engañarnos

y engañar a quienes confían en nosotros.

2. Colaboración entre dirección, profesores,

padres y alumnos

La labor educativa, particularmente en

clave católica y franciscana, es hoy una tarea

difícil y compleja. En ella influyen factores

muy diversos. Se hace necesaria, por

tanto, la unión de fuerzas: dirección, profesores,

alumnos, padres de familia. Cada una

de estas “fuerzas” ha de asumir su responsabilidad

en la educación/formación de

nuestros niños y jóvenes. Nadie puede quedarse

al margen, ni nadie puede ser excluido.

La unión hace la fuerza, en este caso, la

fuerza de la educación, según el proyecto

educativo católico y franciscano.

Esto comporta asumir como reto, también,

la formación de todos los responsables

de la educación/formación. Veo muy

urgente involucrar a profesores (incluidos

los religiosos) y a los padres de familia en

la elaboración y puesta en práctica del proyecto

educativo de nuestros centros educativos,

pero para ello es imprescindible una


E SECRETARIATU PRO EVANGELIZATIONE ET MISSIONE 497

verdadera educación/formación y, por qué

no, una evangelización y “franciscanización”.

Sólo la referencia explícita y compartida

por todos los miembros de la comunidad

educativa a la visión cristiana y franciscana

del hombre –aunque sea en grado

diverso-, es lo que hace que un determinado

centro educativo pueda definirse católico

y franciscano. En este trabajo con los

agentes formativos, no se puede ahorrar

tiempo, medios, o energías. De ello dependerá

el éxito del proyecto educativo.

Una particular atención ha de ponerse en

la implicación de los alumnos en su propio

proceso formativo. Nuestros colegios están

llamados a ser “escuelas” de formación integral,

mediante la asimilación sistemática y

crítica de la cultura; lugares privilegiados de

promoción integral, mediante un encuentro

vivo y vital con el patrimonio cultural de un

pueblo y de la humanidad misma.

Esto supone que tal encuentro se realice

en forma de elaboración, es decir, confrontando

e insertando los valores perennes en

el contexto actual. No hay cultura que pueda

definirse educativa y formativa, incluida

la franciscana, sino se inserta en los problemas

del tiempo en que se desarrolla la vida

del niño y del joven.

De lo dicho se desprende la necesidad de

que nuestros centros educativos confronten

sus propios programas formativos, sus contenidos

y sus métodos, con la visión de la

realidad en la que se inspiran y de la que depende

su ejercicio. Esto quiere decir, también,

que nuestros centros educativos han

de estimular a los alumnos a que ejerciten la

inteligencia, promoviendo el dinamismo de

la clarificación y explicitando el sentido de

experiencias y de certezas vividas. Una escuela,

colegio o universidad que no cumpliera

esta función, sino que, por el contrario,

ofreciera elaboraciones prefabricadas,

por el mismo hecho se convertiría en obstáculo

para el desarrollo de la personalidad de

los alumnos.

3. Síntesis entre fe y cultura

Hemos afirmado que Jesús, el Evangelio

y los valores franciscanos deben definir con

claridad y estar en el centro de un proyecto

educativo católico y franciscano. Cristo es

el fundamento de toda educación en clave

cristiana y franciscana. Él posibilita la

transformación de la persona y la capacita

para pensar, querer y vivir según el Evangelio.

En Cristo todos los valores humanos encuentran

su plena realización y, de ahí, su

unidad. Jesucristo eleva y ennoblece al

hombre, da valor a su existencia y constituye

el perfecto ejemplo de vida propuesto

por nuestros centros educativos a los niños

y jóvenes. Y junto con la persona de Jesús

ha de aparecer la de Francisco, como su fiel

imitador y seguidor. Francisco tiene mucho

que decir al hombre de hoy, toca a nosotros

proponerlo, como hombre plenamente actual,

aunque no siempre se presente como

moderno.

Estas tareas nos permiten indicar como

tarea principal de un centro educativo católico

y franciscano la de hacer síntesis entre

cultura y fe, entre fe y vida. Tal síntesis se

realiza mediante la integración de los diversos

contenidos del saber humano, especificado

en las varias disciplinas, a la luz del

mensaje evangélico y de los valores franciscanos.

En nuestras escuelas y colegios hemos de

cultivar todas las disciplinas con el debido

respeto al método particular de cada una. No

se pueden considerar las disciplinas como

simples auxiliares de la fe o como medios

utilizables para fines apologéticos. Pero

ciertamente los valores evangélicos y franciscanos

han de ser valores transversales.

2. La centralidad de la persona: consecuencias

pedagógicas

El sujeto primero de la educación es la

persona. Una pedagogía que se quiera llamar

franciscana no puede menos de poner

en el centro de su atención a la persona. Pero,

¿qué es la persona? Intentemos responder

a esta pregunta desde las claves que nos

ofrece la antropología franciscana.

1. La persona: un ser único

Desde el punto de vista antropológico, la

persona se revela como un misterio único,

tanto en su ser como en su existencia particular.

Una realidad original e irrepetible que


498

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

exige un profundo respeto de parte de los

otros. Desde una perspectiva teológica, la

persona es comprendida como una realidad

inédita que sobrepasa toda imaginación y

pensamiento; una nueva criatura que, por lo

mismo, no depende de un molde, como ocurre

con las cosas habitualmente fabricadas

en serie por el hombre. Ni antropológicamente,

ni teológicamente hablando, existen

dos seres completamente iguales. Esta es la

razón que hizo posible que en la escuela

franciscana, en el campo de la ontología, se

desarrollara no solamente la analogía del

ser (posición clásica), sino su univocidad,

tesis que la sostiene de una manera muy especial

Duns Escoto, quien entendió muy

bien este principio y por ello define la persona

como “un ser singular e irrepetible”.

Esta concepción de la persona tiene implicaciones

pedagógicas importantes: todo

proceso educativo debe estar atento a la unicidad

de la persona y al misterio de Dios...,

para favorecer su crecimiento mediante el

conocimiento de sí y la búsqueda de la voluntad

de Dios.

Este principio pedagógico, por una parte,

se opone radicalmente a todo tipo de formación

directiva y unilateral o también masificada

y uniforme; y, por otra, sostiene e

impulsa el respeto tanto de la autonomía e

iniciativa de cada persona, como del propio

ritmo de crecimiento de cada persona; aspectos

que deben llevar a revisar con más

seriedad los sistemas educativos y formativos

que, muchas veces, presionados por la

prisa y la eficiencia, tienden fácilmente a

descuidarlos.

El ser humano, igualmente, debe ser formado

para que vaya descubriendo y asumiendo

los niveles de soledad que implica

la existencia humana. Se necesita de una

pedagogía que sea capaz de poner al ser humano

frente a sí mismo, a sus posibilidades

y limitaciones; y que también le ayude a

abrirse hacia los demás seres que se encuentran

en una situación parecida de soledad

radical.

2. La persona: un ser libre y un ser en

relación

La escuela franciscana y la antropología

actual justamente insisten en que la persona

es un ser libre, y, al mismo tiempo, un ser en

relación.

Tanto Buenaventura, como Escoto, Ockham,

Alejando de Hales y Pedro de Olivi

son apasionados defensores de la libertad

humana, rechazando todo determinismo, de

cualquier tipo que sea. A san Buenaventura,

por ejemplo, la defensa de la libertad humana

le llevará a condenar algunas doctrinas

de la época, tales como: el determinismo astrológico,

en el campo moral, la única inteligencia,

en el campo del conocimiento, y el

naturalismo, en el campo ontológico.

La persona es libre, aunque con una libertad

limitada, restringida y amenazada.

Es un ser autónomo, con una determinada

capacidad de autodeterminación, aún cuando

no se pueda callar los muchos condicionamientos

a los que se ve sometido: condicionamientos

sociales y condicionamientos

personales.

En cuanto a la libertad, se suele distinguir

entre libertad de y libertad para. La libertad

de consiste en no estar o dejarse determinar

por elementos externos a uno mismo que

bloquearían o determinarían los movimientos

de nuestra libertad. La libertad de consistiría

en despejar el camino, a fin que cada

uno pueda escoger lo que desea ser, lo que

desea hacer. La libertad para significa que

la propia vida está orientada por ciertos valores,

y que uno es capaz de escoger aquellos

que dan sentido a una vida: la verdad, la

justicia, la paz... La libertad de estaría al servicio

de la libertad para.

¿Qué está a la base de esta libertad? No

se puede hablar de libertad de ni de libertad

para si uno no se autoposee. A la base de este

doble aspecto de la libertad está la libertad

como autoposesión, lo que nos lleva a

decir que antes de la libertad para escoger

esto o aquello (libertad de), antes de la libertad

para comprometernos ante ciertos

valores (libertad para), somos libertad, somos

soberanos, somos absolutos (sueltosde)

con capacidad para determinarme por

mi mismo. Somos libertad, nos pertenecemos,

y por ello nuestra gran responsabilidad

está en escoger aquello a través de lo

cual me puedo realizar a mi mismo.


E SECRETARIATU PRO EVANGELIZATIONE ET MISSIONE 499

Por otra parte, la persona es un ser en relación,

un yo inconcebible sin un tú. La persona

no es una isla, un ser absoluto (suelto

de) radical, sino un ser social y relacional.

La persona no es una realidad abierta sólo a

sí misma, sino a los otros y, en definitiva, a

Dios. Por eso su libertad de, su libertad para

y su autoposeerse no pueden separarse

de este concepto fundamental en la antropología,

y no sólo religiosa. El hombre vive

en sociedad y su libertad está positivamente

condicionada por el “otro”, que a su vez

forma parte del “yo”. La realidad del hombre

es una realidad recibida, nadie se da la

vida a sí mismo. Y por ello la libertad está

también positivamente condicionada por el

“Otro”, por quien me dio la existencia.

Todo esto nos lleva a pensar que si la libertad

de y la libertad para están al servicio

de la libertad en autoposesión, ésta no puede

separarse del respeto de la libertad del otro.

Es cierto que la omnipotencia de Dios termina

allí donde, para usarla, debería eliminar la

libertad del hombre, pues él mismo nos ha

querido y creado como seres libres. Pero

también es cierto que la libertad del yo termina

allí donde, para usarla, tendría que quebrantar

la libertad del otro. Si no hay un yo

sin un tú, no puede haber libertad de autoposesión

sin libertad que respete la vocación de

toda persona: un ser en relación.

La pedagogía franciscana debe tener

bien presente lo anteriormente dicho para

no crear monstruos que sólo busquen la autorrealización,

al margen de los demás, y,

para nosotros creyentes, al margen de Dios

y del designio que él tiene sobre cada persona.

El creyente no puede sino reconocerse

como un ser vocacionado, un ser llamado

a, un ser vocación. Por eso ya no se trata

simplemente de elegir lo que uno mismo

quiera hacer de sí, lo que uno quiera llegar a

ser (vocación antropológica), sino que desde

una antropología creyente, se han de tener

presentes otros aspectos que deberán integrar

y potenciar lo que uno quiere llegar a

ser, lo que uno quiere hacer de sí, con lo que

uno está llamado a ser (vocación teológica).

Por otra parte la persona no puede renunciar

a su libertad. Nuestros centros educativos

deben, por tanto, preparar a las personas pa-

ra que asuman su libertad, y con ella la responsabilidad

de ser ellas mismas y de asegurar

su propio crecimiento.

3. La persona: un ser en constante devenir

Acabamos de decir que la persona es una

realidad abierta. Precisamente por ello, es

una realidad incompleta, un proyecto inacabado,

siempre en un proceso dinámico de

llegar a ser. En este sentido la persona no es,

sino que está siendo. El concepto de homo

viator, como lo definían los filósofos y teólogos

del medioevo, sigue siendo válido. La

persona se va formando (dando forma) ininterrumpidamente,

durante toda la vida. La

persona es siempre ella misma, pero no la

misma. La vida es proceso, proyecto nunca

acabado, un continuo hacerse. Ser persona

consiste, entonces, en estar optando siempre

por dar en cada instante una nueva forma

a la propia realidad personal; consiste en

sentirse siempre en formación.

Teniendo en cuenta esta realidad profundamente

dinámica de la persona, la pedagogía

franciscana tiene que ayudarla, en primer

lugar, a sacar fuera lo que lleva dentro.

Educar (e-ducere) significa precisamente

eso: sacar fuera. La persona es un ser con

muchas posibilidades y, en gran parte, es

creación de sí mismo. En expresión de Alexis

Carrel, “el hombre es mármol y escultor

a la vez” de su propia realidad, por ello él es

el primer responsable de su propio crecimiento,

de su propia educación.

La pedagogía franciscana ha de posibilitar

a la persona el ser consciente de sus posibilidades

más recónditas para hacerlas realidad,

y, al mismo tiempo, ha de ayudarle a

tomar conciencia de su propia responsabilidad

en todo este “devenir”. La pedagogía

franciscana ha de poner a la persona en situación

que se sienta agente de su propia

historia y destino, de su realidad personal.

Llegar a ser lo que uno quiere ser y lo que

uno está llamado a ser por vocación, no se

puede delegar. Por ello una gran labor del

educador franciscano es la de ayudar al educando

a apropiarse, es decir, a entregarse a

esta tarea, a dar cabida libremente en su vida

a los valores o personas que configuran


500

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

la persona como tal y, en nuestro caso, como

creyente, a los valores y a las personas

que nos configuran en cuanto tales.

Pero, al mismo tiempo, la pedagogía

franciscana ha de posibilitar que la persona

se abra al proyecto de Dios: respuesta a la

llamada en libertad responsable. En este

sentido la pedagogía franciscana ha de ser

necesariamente “vocacional”, en cuanto

que intenta formar a la persona como ser

abierto a la trascendencia, a un proyecto

que Dios tiene sobre ella y que le permitirá

ser realmente ella misma en plenitud. Desde

esta perspectiva, la persona, a la vez que

asume su responsabilidad en la propia educación,

se ha de abrir al Otro, que con su

gracia le va dando forma, la va formando.

Por otra parte, la pedagogía franciscana

ha de ser progresiva y gradual, teniendo en

cuenta el ritmo de crecimiento de cada persona.

Esto implica que, al mismo tiempo

que tiene en cuenta todo el proceso de crecimiento

de la persona y, por tanto, todo lo

que ha de trasmitirse durante dicho proceso,

la pedagogía franciscana ha de evidenciar

algunos contenidos y valores en cada etapa,

a fin que el crecimiento de la persona no sufra

interrupciones, frenazos o saltos bruscos,

y asegurar una continuidad entre una

etapa y otra. Cada etapa debe ser continuación

de la anterior y preparación para la siguiente.

De ahí la importancia de una buena

programación a corto, a medio y a largo plazo,

así como la evaluación `parcial y global

del proceso educativo.

4. La persona: un ser integral

La persona no puede ser vista sólo desde

una perspectiva, parcialmente o fragmentariamente.

La persona es un ser con distintas

dimensiones, todas ellas parte integral de la

persona: la humana (antropológica, psicológica,

moral), la intelectual, la social (relaciones),

la creyente (espiritualidad) y la

profesional (misión).

La pedagogía franciscana no puede considerarse

tal, sino tiene en cuenta todas estas

dimensiones. Si no queremos educar

personalidades fragmentadas, la pedagogía

franciscana ha de tener en cuenta a la persona

en su totalidad, a fin que pueda desarro-

llar armónicamente sus dotes físicas, espirituales,

morales, humanas e intelectuales.

El desarrollo armónico del que estamos

hablando exige también que la pedagogía

franciscana logre que la educación impartida

toque los cuatro centros vitales de la persona:

corazón, en cuanto centro de la persona

(trasformación), mente (contenidos actualizados),

manos (práctica), y pies (una

formación encarnada en la realidad en la

que la persona está llamada a vivir). Este es

un aspecto que me parece muy importante a

tener presente en nuestros centros, si no

queremos formar sólo cerebros sin corazón

y sin herramientas que le posibiliten el caminar

por la vida.

5. La persona: un ser que crece acompañado

Hemos dicho que educar, según el significado

etimológico, significa sacar fuera todas

las posibilidades que la persona lleva

dentro de sí misma. Educar, dentro de un

proyecto educativo creyente, comporta

también, como ya hemos dicho, poner a la

persona en condiciones de poder responder

a la vocación a la que ha sido llamada. Todo

esto exige acompañamiento personalizado,

testigos, y no sólo maestros, personas que

autentifiquen los valores de los que hablan

con su propia vida.

El “maestro franciscano” ha de caracterizarse

por mantener una relación peculiar

con los discentes. El profesor no puede relacionarse

con el alumno a partir de la función

exclusiva de enseñar y aprender, sino

de convivir con un estilo concreto de relación

que la colorea el ser franciscano.

En un tiempo en el que la educación deriva

hacia la reducción técnica, que la convierte

en un instrumento de reproducción

social al servicio de intereses estructurales

y que la entiende como una empresa que

gestiona un producto –educación- para un

tipo de consumidores, el modelo de educación

franciscana refleja más bien el ideal

humanista de transmisión del saber, de

acompañamiento pedagógico, siempre dentro

del respeto a la persona, y en el marco de

los valores cristianos.

Este nuevo elemento pedagógico y me


E SECRETARIATU PRO EVANGELIZATIONE ET MISSIONE 501

todológico está hablando de un nuevo desafío

a nuestros centros educativos: una cuidada

selección de los profesores y una adecuada

formación comtinua de los mismos,

así como el buscar todos los caminos posibles

para involucrar al máximo a los padres

en la educación de los hijos.

El problema de la educación en centros

como los nuestros, y la crisis por la que tantas

veces atraviesan, no está sólo en los contenidos,

por los cuales ciertamente hemos de

luchar para que preparen al hombre y al creyente

del futuro. La crisis muchas veces está

en quienes trasmiten los contenidos, como

en la falta de coherencia de los padres, primeros

responsables de la educación de sus

hijos. La solución a tantos problemas que

hoy tiene la educación (no ciertamente a todos),

pasa por una formación al acompañamiento

tanto de los padres como de los profesores.

Aquí no se pueden ahorrar energías

ni dinero. El compromiso por tener un profesorado

según el proyecto educativo de nuestros

colegios ha de considerarse prioritario.

3. Urgencias en la educación católica y

franciscana hoy

La educación es un arte complejo y con

muchos desafíos por delante. Sin agotarlos

todos, sólo quiero señalar aquí algunos que

me parecen prioritarios.

1. Educar para ser amante de la vida

Si la educación de la persona ha de ser

integral, como ya se dijo, el elemento humano

ha de tenerse muy en cuenta. Esto

comporta, entre otras cosas, una visión positiva

del cuerpo y una visión que subraye

lo bello de la vida. El cuerpo no es sólo, ni

fundamentalmente causa del pecado, sino

que es “imagen” y “semejanza” del Creador.

La vida no es sólo sufrimiento y dolor,

hemos sido creados para ser felices ya aquí.

Como cristianos y franciscanos, estamos

llamados a trasmitir una visión del cuerpo

que, sin idolatrarlo, lleve a descubrirlo como

“sacramento”, y sin formar parte del reino

del marketing y del culto al físico, lleve

a contemplarlo como obra de Dios, “templo

del Espíritu Santo” y por ello bello y hermoso.

Aquí entra también todo lo relacio-

nado con la educación a la libertad afectiva

que lejos de una actitud adolescente o narcisista,

rigorista o laxista, lleve a nuestros

niños y jóvenes a vivirla desde una perspectiva

cristiana.

2. Educar para ser buenos profesionales

Vivimos en una sociedad altamente

competitiva, con todo lo que de bueno o

malo pueda tener esto. Al mismo tiempo

nuestra sociedad es una sociedad especializada.

Esto está pidiendo una educación seria

y exigente, de alta calidad, en nuestros

centros para que nuestros niños y jóvenes

puedan mañana optar por una determinada

especialización y contar en este mundo de

especialistas sin complejos alguno.

3. Educar evangelizando

La educación/formación es considerada,

por la Iglesia y por la Orden, como una plataforma

fundamental de evangelización, como

medio imprescindible para garantizar,

dentro del pluralismo cultural que caracteriza

a la sociedad de hoy, la presencia del pensamiento

cristiano. Es por ello que las distintas

Entidades con instituciones educativas

están llamadas a continuar e incrementar

sus esfuerzos en el campo educativo, para

que no venga a menos esta encomiable labor

de la educación/formación integral de los niños

y jóvenes, tal y como la concibe el humanismo

cristiano y franciscano.

Teniendo en cuenta los condicionamientos

culturales de hoy –relativismo, materialismo,

pragmatismo y tecnicismo-, un centro

educativo franciscano no puede renunciar

a una referencia explícita al Evangelio

de Jesucristo, con el intento de arraigarlo en

la conciencia y en la vida de los niños y jóvenes.

La referencia al Evangelio y, particularmente

a la persona de Jesús, es clave

para un discernimiento de los valores que

hacen al hombre y los contravalores que lo

degradan. Si Jesucristo eleva y ennoblece al

hombre, da valor a su existencia, la referencia

al Evangelio, y dentro de él a los valores

franciscanos, ayudarán a formar personalidades

fuertes, capaces de resistir al relativismo

debilitante y de vivir coherentemente

con la vocación cristiana. La referencia al


502

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Evangelio y a los valores franciscanos ayudarán

a formar personalidades que, en espíritu

de diálogo, den una contribución original

y positiva a la edificación de la ciudad

terrena. De este modo, los franciscanos y

franciscanas de hoy, estaremos participando

activamente en el diálogo cultural con

nuestra aportación original y específica, a

favor del verdadero progreso y de la formación

integral del hombre.

No podemos renunciar a esta labor, insustituible

y urgente, ni podemos defraudar

las muchas esperanzas que la Iglesia y la

misma sociedad deposita en nuestras instituciones

educativas. No ser fieles a esta misión

significaría una pérdida no insignificante

para la civilización, para el hombre y

para la construcción de la sociedad. Para

ello, no podemos dejar de examinarnos a

nosotros mismos, en actitud de profunda

autocrítica, para mejor responder a los nuevos

retos planteados a la acción educativa

cristiana y franciscana.

Conclusión

Al evidenciar los presupuestos antropológicos

de la unicidad, la unidad, la relación

y el ser histórico, que están a la base de una

pedagogía franciscana que promueve el

acompañamiento personalizado, la formación

integral y relacional y que se cristaliza

en un proyecto de vida, tan sólo he pretendido

señalar algunas pistas para la reflexión.

Es de esperar, por ello, que, a la luz de

la espiritualidad franciscana, se continúen

realizando todos los esfuerzos posibles para

recuperar las indicaciones pedagógicas

que nos vienen de nuestro patrimonio cultural,

de tal modo que orienten y sostengan la

labor educativa de nuestros centros.

FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM

Ministro General

2. Convenzione tra i Vicariati Apostolici

di Tripoli e Benghazi in Libia e

l’Ordine dei Frati Minori

La Chiesa in Libia, oggi espressa nel Vicariato

Apostolico di Tripoli nella persona

del suo Vescovo, Mons. Fra Giovanni Martinelli,

OFM, e nel Vicariato Apostolico di

Benghazi nella persona del suo Vescovo,

Mons. Fra Silvestro Magro, OFM, e

l’Ordine dei Frati Minori, nella persona del

Rev.mo Fr. José R. Carballo, Ministro generale,

in attuazione al prescritto del Diritto

comune e particolare, stabiliscono la seguente

Convenzione per regolare i reciproci

rapporti per il bene della Chiesa in Libia

e per la presenza della vita francescana.

Quadro generale

1. L’Ordine conferma il sostegno e l’aiuto

per la vita della Chiesa in Libia, nella comunione

ecclesiale pastorale e secondo

le direttive della Santa Sede.

2. Il sostegno si esprime con la presenza di

almeno 8 (otto) Frati Minori (sacerdoti e

non). Ad essi verranno affidati compiti

di testimonianza e di ministero pastorale.

Per i compiti di governo pastorale nei

Vicariati si richiede l’accordo dei Superiori

Maggiori.

3. I Frati Minori che lavorano nei Vicariati

in Libia, durante la loro permanenza in

questa missione, a norma della nostra legislazione

vengono considerati ospiti

della Provincia di Malta, la quale stipulerà

un accordo con le Province

d’origine dei Frati (Cf. SSGG 66).

4. La Curia generale affida l’attuazione

della presente Convenzione alla Provincia

di Malta, la quale nominerà un suo

Delegato per accompagnare la vita e la

missione delle due Fraternità.

Reclutamento e formazione dei missionari

5. Il reclutamento dei missionari per i due

Vicariati è affidato alle Chiese locali, in

collaborazione con il Segretariato generale

per l’Evangelizzazione, coinvolgendo

le Province dei Frati già presenti o

non in Libia (Malta, Filippine, India,

Egitto, Polonia).

6. La Curia generale, attraverso il Moderatore

per le missioni, unitamente ai Vicariati

Apostolici s’impegna alla preparazione

missionaria dei frati candidati e alla

formazione permanente degli stessi.

Per la prima preparazione dei nuovi mis-


E SECRETARIATU PRO EVANGELIZATIONE ET MISSIONE 503

sionari si chiede che i Frati candidati facciano

prima un’esperienza di missione in

uno dei due Vicariati. I loro Ministri Provinciali

inviino al Ministro generale una

lettera di presentazione, accompagnata da

una valutazione dei Vicari Apostolici, e

poi i nuovi missionari riceveranno

l’obbedienza del Ministro generale con la

quale seguiranno la formazione a Bruxelles

e poi s’impegneranno nella missione

in Libia almeno per sei anni, con un accordo

scritto con la Provincia di Malta.

7. La Provincia di Malta assicurerà ai missionari

almeno gli esercizi spirituali e

una settimana di formazione permanente

ogni anno.

“Mutuae relationes”

8. La Curia generale, attraverso il Moderatore

per le missioni, s’impegna ad incrementare

la vita della Chiesa locale, soprattutto

riguardo alla testimonianza nel

contesto musulmano nelle forme possibili

e richieste.

9. Ai Frati considerati dall’Ordine “missionari”

a tutti gli effetti, i Vicari Apostolici

assicurano la possibilità della vita secondo

la Regola e le direttive dell’Ordine,

sotto i legittimi superiori, rispettano

l’autonomia dei Guardiani nel servizio

di animazione delle Fraternità, a norma

del diritto e tenendo conto della situazione

attuale della Chiesa in Libia, e organizzano

la sede del Vicariato e della Fraternità

in due case distinte, per quanto è

possibile.

10. Se i Frati vogliono intraprendere nelle

due Chiese locali delle iniziative particolari

nel campo sociale o pastorale, dovranno

essere concordate con gli Ordinari

e il Ministro Provinciale, e saranno a

carico della Curia generale.

11. I Vicari Apostolici procureranno i documenti

necessari per la residenza dei Frati,

forniranno i mezzi adeguati per

l’espletamento dei compiti richiesti (automezzi,

risorse, ecc.) e i viaggi sostenuti

per mandato degli Ordinari.

I viaggi dei frati per l’Ordine o per motivi

interni approvati dal superiore, sono a

loro carico.

12. Il sostentamento, la manutenzione ordinaria

delle case dipendono dai Vicariati

Apostolici.

13. L’assistenza sanitaria dei frati è a carico

dei Vicariati. Per ogni cura specializzata

e prolungata devono rientrare in Provincia

dove possono avvalersi dell’Assicurazione

obbligatoria del loro paese

d’origine.

La vita dei Frati

14. I Frati Minori attualmente sono presenti

in Libia in due comunità: una a Tripoli

presso la Chiesa di San Francesco e l’altra

a Benghazi presso la Chiesa dell’Immacolata

Concezione di Maria. A esse siano

iscritti tutti i Frati Minori presenti.

Uno dei due Guardiani sia nominato come

coordinatore delle attività comuni alle

due fraternità (es. esercizi spirituali,

formazione, ecc.) e come rappresentante

dei Frati in Libia nella Conferenza Africana.

15. L’amministrazione interna della comunità

è sottoposta al solo controllo dei Superiori

Maggiori.

16. La fraternità locale provvede ad un contributo

mensile adeguato per ogni missionario

per le necessità.

17. Il periodo di riposo da passare nel paese

d’origine o fuori dei Vicariati, è di 45

giorni ogni anno, inclusi il viaggio e gli

esercizi spirituali.

18. La presente Convenzione è per tre anni.

È rinnovata per il medesimo periodo se

nessuna delle parti avanza richieste o

modifiche per scritto, sei mesi prima della

scadenza.

Per il Vicariato Apostolico di Tripoli:

† FR. GIOVANNI MARTINELLI, OFM

Per il Vicariato Apostolico di Benghazi:

† FR. SILVESTRO MAGRO, OFM

Per la Provincia di Malta:

FR. PAOLO GALEA, OFM

Per l’Ordine dei Frati Minori:

FR. JOSÉ R. CARBALLO, OFM, MIN. GEN.

Prot: 098465

Data: 6 novembre 2007


504

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

3. Il Ministro generale invia nuovi missionari

Roma, Chiesa S. Maria mediatrice, 08.12.2205

La celebrazione della Immacolata Concezione

(8 dicembre) in Curia generale a

Roma è stata segnata dall’invio in missione

da parte del Ministro generale, Fr. José R.

Carballo, di Fr. Paul Nguyen Thanh Hai,

vietnamita per la Fraternità in Myanmar

(Birmania) e Fr. Juro Tokalic, originario

della Bosnia-Erzegovina per la Provincia di

Nairobi in Africa. I due missionari avevano

terminato il corso di formazione interfrancescana

il 30 novembre, nella Fraternità

Notre Dame des Nations a Bruxelles. Il

gruppo dei nuovi missionari era formato da

8 Frati cappuccini, da 2 Frati conventuali e

da 2 Frati minori. La sessione di prepara-

zione, in lingua inglese, è durata tre mesi,

da settembre a novembre, e si è conclusa

con un ritiro spirituale con accompagnamento

individuale.

I missionari sono stati preparati da un’équipe

interfrancescana. I Segretari generali

per le missioni dei tre Ordini hanno partecipato

alla valutazione finale che è risultata

molto positiva ed arricchente, anche per chi

era già in missione da qualche anno. Ciò ha

confermato tutti nella convinzione che è

molto importante continuare tale formazione

missionaria e interfrancescana.

Al termine, i due missionari Frati minori

sono stati accompagnati in Italia per un

pellegrinaggio a Roma e sui luoghi di San

Francesco, ed hanno concluso la loro formazione

in Curia generale con il mandato

missionario.


E POSTULATIONE GENERALI

1. Beatification de Sœur Marie-Céline

de La Présentation

Bordeaux, Cathédrale Saint-André, 16.09.2007

1. Note di Cronaca

Più di duemila fedeli hanno partecipato

domenica 16 settembre 2007, nella cattedrale

di Saint-André a Bordeaux, alla solenne

Beatificazione della Venerabile Sr. Marie-

Céline de la Présentation (Germaine Castang),

giovane clarissa del villaggio di

Nojals, morta nel monastero di Talence-Bordeaux

nel 1897 a soli 19 anni. Per la prima

volta, la splendida cattedrale gotica, ricca di

storia e di arte, ha visto compiersi un solenne

rito di beatificazione sotto le sue volte.

S. Em.za il Cardinale Jean-Pierre Ricard,

arcivescovo di Bordeaux e Bazas e

Presidente della Conferenza Episcopale

Francese, ha presieduto la celebrazione eucaristica.

Con lui hanno concelebrato Monseigneur

Michel Mouïsse, vescovo di Périgueux,

nell’ambito della cui diocesi si trova

Nojals, paese natale della Beata, Monseigneur

Bernard Housset vescovo di La Rochelle

et Saintes, dove sono presenti le clarisse

nel monastero di Nieul-sur-Mer, Monseigneur

Jacques David vescovo emerito

d’Evreux et Monseigneur Jacques Blaquart

vescovo ausiliare di Bordeaux.

La solenne processione d’ingresso, composta

da circa duecento concelebranti, ha

avuto inizio alle ore 16, mentre il coro della

cattedrale e l’assemblea eseguivano il significativo

inno del maestro J. Berthier

«Tressaillez de joie!».

S.Em.za il Cardinale José Saraiva Martins,

Prefetto della Congregazione delle

Cause dei Santi, in veste di Rappresentante

del Santo Padre, ha presieduto il Rito di

Beatificazione, previsto dalla liturgia dopo

l’atto penitenziale. Facendo seguito alla petizione

rivoltagli dal Card. Ricard e alla lettura

del profilo biografico della Venerabile

Sr. Marie Céline da parte di Monsieur Max

Gatti, vice-postulatore della Causa, ha reso

pubblica la Lettera Apostolica con la quale

il Santo Padre Benedetto XVI ha elevato all’onore

degli altari l’umile figlia di Santa

Chiara, stabilendo nel contempo che la memoria

liturgica della nuova Beata si possa

celebrare ogni anno nei luoghi stabiliti, secondo

il diritto, il 30 maggio, giorno della

sua nascita al cielo.

Un fragoroso applauso dell’assemblea

ha accompagnato lo svelamento del ritratto

della nuova Beata e l’ostensione della singolare

reliquia, parte dei capelli recisi il

giorno della sua vestizione religiosa, il 21

novembre 1896. Sr. Claire Isabelle, ex abbadessa

del soppresso monastero delle clarisse

di Pessac-Talence, comunità di appartenenza

della Beata, e altre due anziane

consorelle, hanno offerto l’omaggio dei ceri

mentre tre ragazze di Nojals recavano

bouquet di fiori. Molto opportunamente,

per questo gesto di omaggio alla giovane

Beata, erano stati scelti i fiori che lei stessa

aveva indicato come simbolo delle virtù

preferite: le viole che ne evocavano

l’umiltà, le rose la carità, i gigli la purezza.

Già la sera precedente la Cattedrale di

Saint André aveva visto raccogliersi in preghiera

una numerosa assemblea, per la veglia

in preparazione alla Beatificazione. In

quella occasione Mons. Bernard Peyrous,

autore del libro “La Sainte de Bordeaux”,

Editions de l’Emmanuel, ha presentato il

profilo biografico e spirituale della nuova

Beata, e ha sottolineato efficacemente

l’importanza pastorale che l’evento della

Beatificazione riveste per la diocesi di Bordeaux.

Commovente, nel corso della medesima

veglia , la testimonianza vocazionale

di Sr. Marie de la Croix, abbadessa del monastero

delle clarisse di La Rochelle, e la

rinnovazione dei voti religiosi delle circa

cinquanta clarisse presenti.

Tra i numerosi pellegrini presenti al sacro

rito si distinguevano per l’entusiasmo e


506 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

la comprensibile emozione i circa cento

parrocchiani di Nojals, guidati dal parroco

André Chapuzet. Il piccolo villaggio di origine

di Sr. Marie Céline, custodisce pressoché

intatti i luoghi che furono teatro dell’infanzia

di Germaine Castang e dal 2006 anche

le reliquie del suo corpo qui traslate

dall’ex-monastero di Talence-Pessac.

La nostra Postulazione, che ha seguito la

Causa di beatificazione della piccola Clarissa

fin dall’inizio, era rappresentata a Bordeaux

per la solenne cerimonia del 16 settembre

dal Vice-Postulatore Generale, Fr.

Giovan Giuseppe Califano, che all’indomani

dell’avvenuta beatificazione ha incontrato

a Nojals i familiari della novella Beata ed

ha celebrato l’Eucaristia presso la sua tomba

nella chiesa parrocchiale.

FR. GIOVAN GIUSEPPE CALIFANO, OFM

2. Homelie de la Messe de Beatification

Eminence,

Frères et sœurs dans le Christ,

Lorsqu’elle meurt au monastère des Clarisses

de Talence, en 1897, l’année même

de la mort de sainte Thérèse de l’Enfant-Jésus,

sœur Marie-Céline de la Présentation

n’a que 19 ans. Et on voit alors se produire

à Bordeaux, dans les semaines, les mois et

les années qui suivent, un phénomène inattendu,

étonnant et surprenant : des hommes,

des femmes, des prêtres, des religieuses

viennent prier sur sa tombe, des prières lui

sont confiées, des enfants lui sont présentés.

L’abbé Louis Gabard, aumônier du couvent

écrit: «Ce sont des gens de toute condition

et de tout état, prêtres et laïques, habitant

non seulement Bordeaux et les environs,

mais parfois de très loin. Des étrangers venus

à Bordeaux demandent à visiter la tombe

: le nombre n’a fait que croître. Il ne se

passe pas de jour sans qu’il y ait au moins

quelque visite. Personne n’a rien fait pour

créer, exciter ou ralentir ce mouvement.

Cette dévotion paraît toute spontanée». La

mémoire de Sr Marie-Céline restera très

forte à Bordeaux, surtout entre les deux

guerres mondiales. Beaucoup de Bordelais

de souche m’ont partagé, ces temps der-

niers, des souvenirs familiaux la concernant.

Alors comment comprendre cette réputation

de sainteté qui aboutit aujourd’hui à

cette béatification? A vue humaine, très humaine,

sans doute trop humaine, rien dans

la vie de notre bienheureuse ne paraît extraordinaire,

héroïque. Elle n’a vécu que

quelques mois de vie religieuse, a très peu

écrit et ne laisse pas derrière elle une doctrine

spirituelle élaborée. Alors qu’est-ce qui

fait son rayonnement? Disons-le tout de

suite: ce qui fait sa sainteté, c’est sa réponse

dans le quotidien des jours à l’amour du

Seigneur.

Sa vie pourtant a été difficile et les

épreuves ne lui ont pas été épargnées.

Epreuves physiques tout d’abord. Germaine

Castang naît à Nojals, en Dordogne, dans le

Périgord, le 23 mai 1878. Mais très vite va

arriver pour elle une épreuve de santé. A

quatre ans et demi, étant restée trop longtemps

dans l’eau froide d’une rivière, elle en

aura le pied déformé. Elle sera plus tard opérée

mais devra vivre avec ce qui restera pour

elle un handicap. Celui-ci sera longtemps un

obstacle à son accueil dans une congrégation,

alors qu’elle aspirait tant à être religieuse.

De santé fragile, elle mourra comme

d’autres membres de sa famille, de tuberculose

pulmonaire. N’oublions pas qu’à cette

époque, beaucoup mouraient très jeunes, en

particulier dans les monastères. Aux

épreuves physiques s’ajoutent les épreuves

familiales. Son père étant incapable de rembourser

ses dettes, la petite épicerie qu’il tenait

et la maison familiale seront saisies et

toute la famille devra aller vivre dans une

masure insalubre, au lieu-dit Salabert. Le

froid, la faim, la maladie, la mort de frères et

sœurs plus jeunes seront au rendez-vous. On

peut dire que Germaine a vécu ce qu’on appellerait

aujourd’hui une vraie vie du Quart

Monde. A quatorze ans, elle perdra sa mère,

puis son frère Louis, s’occupera de son père

au caractère fantasque et difficile. Elle verra

malheureusement l’éclatement de la famille

et l’impossible réconciliation de ses frères

avec leur père. Son père acceptera qu’elle

rentre en 1892 au Refuge des Sœurs de Nazareth,

situé en haut du boulevard Saint-Ge-


nès à Bordeaux. Pendant quatre ans, elle sera

accueillie à l’ouvroir. Elle apprend à y faire

mille petits travaux et vit dans un contexte

humain où les relations entre les pensionnaires

accueillies ne sont pas toujours des

plus faciles. Elle sent en elle un appel très

fort à la vie religieuse. Mais son tourment

est de ne pas voir de congrégation où on

pourrait la recevoir, avec son handicap, son

état de santé et sa pauvreté. Et quelle joie ne

sera pas la sienne quand la mère abbesse du

couvent des Clarisses de Talence lui ouvrira

les portes en 1896 ! Admise à faire son postulat,

puis son noviciat, la maladie se rappellera

à elle et c’est sur son lit de malade,

qu’avant sa mort, on l’autorisera, dans des

conditions tout à fait exceptionnelles, à faire

sa profession solennelle.

Alors, qu’est-ce qui fait le rayonnement

de celle que l’Eglise déclare aujourd’hui

bienheureuse ? Ce sont sa foi et sa confiance

en Dieu. Depuis toute petite, elle a eu une

relation forte à Dieu. Elle accueille jour

après jour Son amour et se donne à Lui. La

prière est pour elle son temps d’intimité

avec le Seigneur. Elle y puise sa force, son

endurance dans l’amour et sa persévérance.

Bien sûr, sa première communion, sa prière

à la chapelle du Refuge de Nazareth, son

entrée chez les clarisses, ses quelques mois

de vie religieuse révèleront quelque chose

de l’intensité de sa vie avec le Seigneur.

Mais c’est sa vie quotidienne qui est le lieu

de sa réponse à Dieu, de son union à Celui

qui a dit: «Ma nourriture, c’est de faire la

volonté de celui qui m’a envoyé et

d’accomplir son œuvre» (Jn 4,34). Cette

présence de Dieu en elle adoucit un caractère

qu’elle avait impétueux. Toute jeune,

elle fait preuve d’une étonnante maturité.

Elle aide, elle sert, elle prend sur elle, elle

patiente, elle voit surtout le bien des autres.

En un mot, elle aime en actes et en vérité.

La sainteté, c’est l’accueil de cet amour du

Seigneur en soi. Marie-Céline vient nous

dire qu’elle peut être vécue à tous les âges

de la vie. Contrairement à ce que beaucoup

pensent, la sainteté n’est pas réservée aux

adultes, à ceux qui ont toute une vie derrière

eux, à ceux qui sont riches de toute une

expérience. Il peut y avoir une sainteté de

E POSTULATIONE GENERALI 507

l’enfant et une sainteté de l’adolescent. Marie-Céline

nous en dessine le visage.

C’est cet amour qu’elle garde dans son

cœur qui marque ceux qui l’entourent. Déjà

à l’ouvroir, les autres perçoivent cette lumière

spirituelle qui rayonne d’elle. Ce sera

encore plus évident pour les sœurs clarisses

qui vont l’entourer pendant les

quelques mois de sa vie religieuse. Et ce

rayonnement se poursuivra de façon étonnante

après sa mort. Marie-Céline vient ainsi

nous rappeler que la fécondité évangélique

n’est pas du même type que

l’efficacité humaine. Elle surgit d’un cœur

qui s’ouvre totalement à l’action et à

l’amour de Dieu. Elle est le fruit d’une vie

qui se donne, se livre avec le Christ et accepte

de passer par la mort comme le grain

tombé en terre (Jn 12, 24). C’est pourquoi

dans l’Evangile, seuls ceux qui ont un cœur

de pauvre, un cœur non encombré, peuvent

recevoir pleinement la parole de grâce de

Jésus. En eux, rien ne fait écran à la gratuité

du don de Dieu. Leur faiblesse renvoie

tout spontanément à la force transformante

du Seigneur: «Je te loue, Père, dit Jésus,

Seigneur du ciel et de la terre, d’avoir caché

cela aux sages et aux intelligents et de

l’avoir révélé aux tout petits» (Lc 10,21).

En ce début d’année pastorale, écoutons

cet appel à cette sainteté dans le quotidien

que nous adresse notre nouvelle bienheureuse.

N’hésitons pas à nous confier les uns

les autres au Seigneur en invoquant son intercession.

N’hésitons pas à lui confier chacun

de nos diocèses. En effet, n’a-t-elle pas

dit avant sa mort: «Au ciel je n’oublierai

personne». Amen.

JEAN-PIERRE CARDINAL RICARD

Archevêque de Bordeaux

Evêque de Bazas

3. Saluto del Prefetto della Congregazione

delle Cause dei Santi al termine della celebrazione

“Celebrate con me il Signore,

esaltiamo insieme il suo Nome”!

(dal Salmo 33)

È questo l’invito che ci rivolge con gioia


508 AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

l’umile clarissa di Nojals, elevata oggi alla

gloria degli altari. E, con il cuore colmo di

letizia, accogliamo volentieri questo invito

e ci uniamo al canto della nuova Beata, magnificando

il Signore onnipotente, sempre

mirabile nei suoi Santi.

Profondamente lieto, rendo grazie alla

Provvidenza per avermi condotto a Bordeaux,

per presiedere come umile rappresentante

del Santo Padre, questa nuova

Beatificazione.

Ringrazio prima di tutto fraternamente

Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo

Jean-Pierre Ricard e il suo presbyterium per

l’accoglienza cordiale che mi hanno riservato.

Ringrazio anche voi tutti, Fratelli e Sorelle,

per l’ imponente partecipazione ad

una celebrazione che si iscrive tra le pagine

più belle della storia di Bordeaux.

Oggi una figlia di questa Chiesa, che vivendo

nella povertà, ha saputo raggiungere,

in pochissimo tempo, le vette della santità,

ci viene presentata come modello di vita e

di fedeltà incrollabile al Vangelo delle Beatitudini.

Possiamo definire piccola, la nostra beata,

non solo perché vissuta appena 19 anni,

ma anche e soprattutto perché ha scelto di

essere “Sorella povera di Santa Chiara”, e

dunque piccola nel senso indicato da Gesù

stesso quando parla del mistero nascosto ai

sapienti, ma rivelato ai piccoli (cf. Lc

10,21). E così nella sua piccolezza la Beata

Maria Celina della Presentazione è divenuta

grande agli occhi di Dio e oggi l’esito del

suo totale abbandono all’amore del Padre si

manifesta a tutti.

Se ci domandiamo come la nostra Beata

ha conseguito questa capacità di camminare

con il Signore con generosità assoluta,

troveremo senza dubbio la risposta nella

sua totale docilità all’azione dello Spirito

Santo, Lui che, proprio in questa cattedrale,

nel luglio del 1892 la colmò della sua presenza

vivificante.

Se me lo permettete, vorrei sottolineare

diversi motivi che giustificano la nostra

gioia e, di conseguenza, la nostra gratitudine

al «Padre veramente santo e fonte di ogni

santità» (Preghiera euc. II).

Il primo motivo è che, da oggi, la Chiesa

che è in Bordeaux ha ufficialmente una

nuova amica presso Dio. In effetti, se la

Chiesa, presentando i suoi figli migliori alla

nostra venerazione, ce li indica come modelli,

ce li propone anche come intercessori

e amici. Come “amica”, la Beata Maria Celina

della Presentazione non può dimenticare

la Chiesa che l’ha generata alla Grazia, e

di conseguenza, non può dimenticare

l’Arcivescovo, il Clero, le sue Sorelle nella

vita religiosa, i consacrati e il popolo di Dio

che vive ed agisce in seno a questa Chiesa.

Tuttavia, attraverso la beatificazione della

piccola figlia di Nojais, la Chiesa ci offre

anche un modello semplice ed imitabile di

vita cristiana, adeguato a ognuno di noi,

chiamati ad esprimere, nel “terribile quotidiano”

(per riprendere un’espressione di

Pio XI) la nostra fede nel Vangelo e a divenire

testimoni credibili di Gesù Cristo.

La nuova Beata, che ha vissuto un’esistenza

povera, priva di eventi esaltanti, ma

completamente pervasa dall’amore per il

Signore e per i fratelli, ci conferma che anche

noi possiamo raggiungere, in una gioiosa

perseveranza, ciò che il Servo di Dio

Giovanni Paolo II ha felicemente chiamato

“la misura alta” della vita cristiana ordinaria”,

ossia la santità.

Esaltiamo dunque il nome del Signore e

rendiamogli gloria, poiché Egli ha esaltato

un’umile figlia del vostro popolo, che l’ha

amato senza riserve, che ha scelto di essere

sua per sempre, e che, come Francesco e

Chiara d’Assisi, è divenuta trasparenza vivente

del Vangelo.

All’umile e coraggiosa Beata di Nojals,

alla figlia ora illustre di questa Chiesa che è

in Bordeaux e in Francia, alla gioiosa discepola

del Poverello d’Assisi, a questa donna

innamorata della povertà di Chiara, affido

questa sera tutti coloro che sono presenti

qui, in questa celebrazione storica della sua

beatificazione, e chiedo per ognuno di essi

la grazia di percorrere con audacia e fedeltà

le vie del Vangelo.

Che la Beata Maria Celina della Presentazione

unisca la sua voce alla nsotra, invocando

per la Chiesa e per la Famiglia Francescana

vocazioni generose che sappiano


fare scelte coraggiose per il servizio dei poveri

e per testimoniare il Vangelo della misericordia

e della pace.

Che la nuova Beata ottenga per noi dal

Signore una nuova era di santità! Che il suo

sorriso consoli i malati, gli afflitti e tutti coloro

che invocano oggi con fiducia la sua

intercessione e il suo conforto!

GIUSEPPE CARD. SARAIVA MARTINS

4. Profilo Biografico della Beata M. Celina

della Presentazione (1878-1897)

La Beata M. Celina della Presentazione

della Beata Vergine Maria (al secolo: Giovanna

Germana Castang) nacque a Nojals,

piccolo villaggio della Dordogna (Francia),

nei pressi di Périgord, il 24 maggio 1878,

quinta dei dodici figli dei coniugi Germano

Castang e Maria Lafage, poveri coltivatori

dei campi ma esemplari testimoni del Vangelo.

Fu battezzata nello stesso giorno della

nascita e posta sotto la protezione della Madre

del Signore, celebrata in quel giorno

con il titolo di Ausiliatrice.

Nel 1882, a soli quattro anni, per aver

giocato imprudentemente con i suoi fratelli

nell’acqua gelida del ruscello Bournègue,

poco distante dalla casa, fu colpita dalla poliomielite,

che la privò dell’uso della gamba

sinistra. Da quel momento, per tutti, Giovanna

Germana fu “la boîteuse”.

Nonostante la sua anomalia, la fanciulla

non si chiuse in se stessa, ma si rese disponibile

nel disbrigo delle faccende domestiche

e nella cura dei fratelli e delle sorelle

minori. Iniziò a frequentare la scuola del

paese, diretta dalle Suore di san Giuseppe

d’Aubenas, mostrando una intelligenza viva

e un carattere gioviale e iniziò pure a partecipare

alle attività parrocchiali. Purtroppo,

a partire dalla primavera del 1887 una

serie di prove e di eventi luttuosi si abbatté

sulla famiglia Castang, tra cui gravi difficoltà

economiche, che determinarono

l’abbandono della bella casa e il trasferimento

in un alloggio di fortuna, nella località

chiamata Salabert, in campagna.

Nell’estrema indigenza in cui venne a

trovarsi la famiglia, Giovanna Germana,

che contava appena dieci anni, seppe dimo-

E POSTULATIONE GENERALI

509

strare una generosità e una compassione

straordinaria per la sua età: si rendeva utile

in ogni modo per alleviare il disagio dei

suoi cari, mostrandosi servizievole e gioviale.

Un triste giorno poi, quando la dispensa

non ebbe più nulla da offrire, seppe

vincere l’amor proprio, e andò a questuare

per il villaggio il vitto necessario alla famiglia.

A queste difficoltà materiali si aggiungeva

la pena di dover abbandonare la scuola

e di non poter più frequentare quotidianamente

la chiesa parrocchiale, troppo

lontana da raggiungere. Desiderosa di risparmiare

alla famiglia altre sofferenze, determinò

infine di offrirsi vittima al Signore:

il cielo sembrò gradire quel giovane olocausto

perché di lì a poco il papà riuscì a

trovare un modesto lavoro e a trasferirsi,

nell’autunno 1890, con la famiglia a Bordeaux.

Nella speranza di ovviare alla grave menomazione

al piede, il 7 febbraio 1891,

Giovanna Germana fu ricoverata presso

l’ospedale infantile di Bordeaux per essere

sottoposta ad intervento chirurgico. Accolse

la prova con “angelica pazienza”, sopportando

le sofferenze dell’operazione. Nei

cinque mesi di degenza, come testimoniarono

le Figlie della Carità di San Vincenzo

de’ Paoli, infermiere dell’ospedale, fu un

modello di amabilità e di rassegnazione,

prestando piccoli servizi agli altri ammalati.

Nel giugno 1891, mentre lentamente recuperava

la salute, Giovanna Germana sperimentò

un nuovo dolore, perché due dei

fratelli più piccoli si ammalarono gravemente

di febbre infettiva e morirono.

Nel mese di luglio 1891, ancora convalescente,

la Beata faceva il suo ingresso nell’Istituto

“Nazareth” di Bordeaux, diretto

dalle Suore di Gesù-Maria di Le Dorat, e

che accoglieva ragazze in difficoltà, per ricevere

quelle cure che la famiglia non poteva

più offrirle. Fu quello un periodo fecondo

della sua vita, durante il quale iniziò a discernere

con più chiarezza la volontà di Dio

su di lei. Il 12 giugno 1892 si accostò per la

prima volta alla comunione eucaristica con

straordinaria devozione e nel successivo

mese di luglio ricevette la cresima dal Card.

Lecot nella cattedrale di Bordeaux. Già a


510

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

quel tempo Giovanna Germana dava

l’impressione di vivere costantemente alla

presenza di Dio, compiendo con esattezza

quanto le veniva affidato nel lavoro e trasmesso

nello studio.

Sul finire di quell’anno altri lutti vennero

a provare ulteriormente la famiglia e a

purificare col dolore il cuore dell’adolescente.

Il 29 dicembre 1892, la mamma Maria

Lafage, per l’improvviso aggravarsi di

un’ernia trascurata, morì. Otto giorni dopo,

anche il fratello maggiore Luigi, tornato

dall’ esercito affetto da tubercolosi, dopo

essere stato amabilmente assistito da Giovanna

Germana, venne a mancare. In questa

duplice prova fu ammirevole lo spirito

di fede della Beata, vero angelo consolatore

del padre e dei suoi cari.

Rimasta ad accudire le due sorelle più

piccole, Lubina e Lucia, che aveva condotto

con sé all’istituto Nazareth di Bordeaux,

Giovanna Germana, andava ormai orientandosi

verso una completa donazione al Signore.

Quando, nel 1893, le suore di San

Giuseppe d’Aubenas, congregazione alla

quale apparteneva la sorella maggiore Lucie,

con il nome di Sr. Maria di San Germano,

si offrirono per accogliere nel loro educandato

le due piccole orfane, la Beata fu libera

di pensare a se stessa, perseguendo il

proprio ideale di consacrazione.

Le sue prime richieste si indirizzarono

presso le clarisse di Bordeaux e poi verso le

Suore di Gesù-Maria di Le Dorat, ma entrambe

furono respinte, a motivo della sua

claudicazione e della giovane età. Rimase

dunque presso l’educandato “Nazareth” fino

al compimento del diciassettesimo anno,

attendendo pazientemente il giorno stabilito

da Dio.

Il 6 aprile 1896, lunedì di Pasqua, dopo

aver visitato con grande devozione il Santuario

di Notre Dame de Talence, chiese un

colloquio con le clarisse del vicino monastero

“Ave Maria”, che conquistate dalla

sua straordinaria umiltà e dall’amabilità del

suo carattere, promisero di accoglierla, nonostante

la sua menomazione fisica.

Il 12 giugno 1896, Festa del Sacro Cuore,

fece il suo ingresso come postulante. Era

la méta a cui aveva aspirato fin da bambina,

e alla quale il Cristo la aveva condotta per

mano, anche attraverso l’esperienza della

sofferenza.

Dopo cinque mesi di probandato, il 21

novembre 1896, festa della Presentazione al

tempio della Vergine Santissima, a 18 anni,

Giovanna Germana vestiva l’abito francescano

e assumeva il nome religioso di Suor

Maria Celina della Presentazione della Beata

Vergine Maria. Ancora una volta, come

nel giorno del battesimo, la vita di quest’umile

creatura era affidata alla materna custodia

della Madre di Dio.

“Lasciando le vesti del mondo, pregherò

Gesù di bandire ogni pensiero inutile dal

mio cuore e di darmi lo spirito religioso; indossando

l’abito di clarissa, pregherò lo

Sposo mio di rivestirmi dello spirito della

mortificazione, della rinuncia e della penitenza;

cingendomi del cordone. Gli chiederò

di liberarmi dalla falsa libertà e di

unirmi a sè con le catene del suo santo amore;

mettendomi il santo velo, Lo supplicherò

di nascondermi alla vista delle creature.

Io voglio vivere nascosta in Dio”.

Questi propositi, che la Beata tracciò nel

piccolo quaderno di note personali, alla vigilia

della sua vestizione, furono da lei luminosamente

vissuti nei mesi di noviziato.

Nel chiostro Sr. Maria Celina restò fedele

alle sue antiche abitudini di carità, alle quali

già si era esercitata nel mondo, moltiplicando

i piccoli gesti di servizio e di abnegazione

a favore delle sue sorelle, ma soprattutto

progredì nella via dell’umiltà, della

mortificazione e del nascondimento.

La salute della giovane novizia cominciò,

però, ben presto a declinare.

L’infermità, manifestatasi in una grave forma

di tubercolosi, rivelò la grandezza della

sua fede e la ferma volontà di voler completare

nel suo fragile corpo quanto ancora

manca alla Passione di Cristo, a vantaggio

del suo Corpo che è la Chiesa (cfr. Col

1,24). Scriveva nel suo diario a pochi giorni

dalla preziosa morte: “Non gradisci olocausto

né vittima: eccomi! Sono venuta per

prendere la croce. Mi offro vittima come

Gesù…fino a questo momento ho sacrificato

tutto: affetti, pensieri.. dovrò ora essere

meno generosa? Oh, no! Eccomi: tagliate


uciate amputate fate di me ciò che gradite,

purché il mio amore per voi aumenti

sempre più e più! Solo questo chiedo!”.

Il 30 maggio 1897, dopo 190 giorni dal

suo ingresso nel noviziato, emessa la Professione

religiosa “in articulo mortis“,

Suor Maria Celina faceva il suo ingresso

trionfale nell’eternità dei Santi. Nell’ultimo

biglietto scritto alla sorella suora aveva

confidato: “Mia piccola cara sorella, son

ben contenta che presto apprenderete la notizia

della mia morte,…state ben tranquilla,….

il giorno della mia morte sarà per me

il più bello…”. Nello stesso anno sarebbe

morta a Liseux la “piccola” Teresa di Gesù

Bambino, sua conterranea, anch’ella fattasi

dono di amore per la vita dei fratelli.

2. La beatificazione di ventinove Martiri

Frati Minori

Roma, Piazza S. Pietro, 28.10.2007

1. Homilía del Cardenal José Saraiva Martins

en la beatificación de los Mártires

españoles

Eminentísimos señores cardenales;

excelentísimos señores obispos

y hermanos en el sacerdocio;

respetables autoridades;

hermanas y hermanos en Cristo:

1. Por encargo y delegación del Papa Benedicto

XVI, he tenido la dicha de hacer público

el documento mediante el cual el Santo

Padre proclama beatos a 498 mártires

que derramaron su sangre por la fe durante

la persecución religiosa en España, en los

años 1934, 1936 y 1937. Entre ellos hay

obispos, sacerdotes, religiosos, religiosas y

fieles laicos, mujeres y hombres; tres de

ellos tenían dieciséis años y el mayor setenta

y ocho.

Este grupo tan numeroso de beatos manifestaron

hasta el martirio su amor a Jesucristo,

su fidelidad a la Iglesia católica y su

intercesión ante Dios por todo el mundo.

Antes de morir perdonaron a quienes les

perseguían –es más, rezaron por ellos-, como

consta en los procesos de beatificación

instruidos en las archidiócesis de Barcelo-

E POSTULATIONE GENERALI 511

na, Burgos, Madrid, Mérida-Badajoz, Oviedo,

Sevilla y Toledo; y en las diócesis de Albacete,

Cartagena, Ciudad Real, Cuenca,

Gerona, Jaén, Málaga y Santander.

El Catecismo de la Iglesia católica afirma:

“El martirio es el supremo testimonio

de la verdad de la fe” (n. 2473). En efecto,

seguir a Jesús significa seguirlo también en

el dolor y aceptar las persecuciones por

amor del Evangelio (cf. Mt 24, 9-14; Mc 13,

9-13; Lc 21, 12-19): “Y seréis odiados de

todos por causa de mi nombre” (Mc 13, 13;

cf. Jn 15, 21). Cristo nos había anticipado

que nuestras vidas estarían vinculadas a su

destino.

2. El logotipo de esta beatificación, de

una importancia notable por el gran número

de nuevos beatos, tiene como elemento central

una cruz de color rojo, símbolo del

amor llevado hasta derramar la sangre por

Cristo. Acompaña a la cruz una palma estilizada,

que intencionalmente se asemeja a

unas lenguas de fuego, en la que vemos representada

la victoria alcanzada por los

mártires con su fe que vence al mundo (cf. 1

Jn 1, 4), así como también el fuego del Espíritu

Santo que se posa sobre los Apóstoles

el día de Pentecostés, y asimismo la zarza

que arde y no se consuma con una llama, en

la que Dios se presenta a Moisés en el relato

del Éxodo y es expresión de su mismo

ser: el Amor que se da y nunca se extingue.

Estos símbolos están enmarcados por

una leyenda circular, que recuerda un mapa

del mundo: “Beatificación mártires de España”.

Dice “mártires de España” y no

“mártires españoles”, porque España es el

lugar donde fueron martirizados, y es también

la patria de gran parte de ellos, pero

hay también quienes provenían de otras naciones,

concretamente de Francia, México

y Cuba. En cualquier caso, los mártires no

son patrimonio exclusivo de una diócesis o

una nación, sino que, por su especial participación

en la cruz de Cristo, Redentor del

universo, pertenecen al mundo entero, a la

Iglesia universal.

Se han elegido como lema para esta beatificación

unas palabras del Señor recogidas

en el Evangelio de san Mateo: “Vosotros

sois la luz del mundo” (Mt 5, 14). Como de-


512

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

clara el concilio Vaticano II al comienzo de

su constitución sobre la Iglesia, “Jesucristo

es la luz de las gentes” (Lumen gentium, 1);

esa luz se refleja a lo largo de los siglos en

el rostro de la Iglesia y hoy, de manera especial,

resplandece en los mártires cuya memoria

estamos celebrando. Jesucristo es la

luz del mundo (cf. Jn 1, 5-9), que alumbra

nuestras inteligencias para que, conociendo

la verdad, vivamos de acuerdo con nuestra

dignidad de personas humanas y de hijos de

Dios y seamos también nosotros luz del

mundo que alumbra a todos los hombres

con el testimonio de una vida vivida en plena

coherencia con la fe que profesamos.

3. “He combatido bien mi batalla, he corrido

hasta la meta, he mantenido la fe” (2

Tm 4, 7). Así escribe san Pablo, ya al final

de su vida, en el texto de la segunda lectura

de este domingo. Con su muerte, estos mártires

hicieron realidad las mismas convicciones

de san Pablo.

Los mártires no consiguieron la gloria

sólo para sí mismos. Su sangre, que empapó

la tierra, fue riego que produjo fecundidad

y abundancia de frutos. Así lo expresaba,

invitándonos a conservar la memoria de los

mártires, el Santo Padre Juan Pablo II en

uno de sus discursos: “Si se perdiera la memoria

de los cristianos que han entregado

su vida por confesar la fe, el tiempo presente,

con sus proyectos y sus ideales, perdería

una de sus características más valiosas, ya

que los grandes valores humanos y religiosos

dejarían de estar corroborados por un

testimonio concreto inscrito en la historia”

(Discurso a los participantes en la VIII sesión

pública de las Academias pontificias, 3

de noviembre de 2003, n. 2: L’Osservatore

Romano, edición en lengua española, 21 de

noviembre de 2003, p. 6).

No podemos contentarnos con celebrar

la memoria de los mártires, admirar su

ejemplo y seguir adelante en nuestra vida

con paso cansino. ¿Qué mensaje transmiten

los mártires a cada uno de nosotros aquí

presentes?

Vivimos en una época en la cual la verdadera

identidad de los cristianos está constantemente

amenazada y esto significa que

ellos o son mártires, es decir adhieren a su

fe bautismal en modo coherente, o tienen

que adaptarse.

Ya que la vida cristiana es una confesión

personal cotidiana de la fe en el Hijo de

Dios hecho hombre, esta coherencia puede

llegar en algunos casos hasta el derramamiento

de la sangre.

Pero como la vida de un solo cristiano

donada en defensa de la fe tiene el efecto de

fortalecer la de toda la Iglesia, el hecho de

proponer el ejemplo de los mártires significa

recordar que la santidad no consiste solamente

en la reafirmación de valores comunes

para todos, sino en la adhesión personal

a Cristo Salvador del cosmos y de la historia.

El martirio es un paradigma de esta verdad

desde el acontecimiento de Pentecostés.

La confesión personal de la fe nos lleva a

descubrir el fuerte vínculo entre la conciencia

y el martirio. “El sentido profundo del

testimonio de los mártires –según escribía

el cardenal Ratzinger-, está en el hecho de

que testimonian la capacidad de la verdad

sobre el hombre como límite de todo poder

y garantía de su semejanza con Dios. En este

sentido los mártires son los grandes testigos

de la conciencia, de la capacidad otorgada

al hombre de percibir, más allá del poder,

también el deber, y por lo tanto de abrir

el camino hacia el verdadero progreso, hacia

la verdadera elevación humana” (J. RAT-

ZINGER, Elogio della coscienza, Roma, Il

Sabato, 16 de marzo de 1991, p. 89).

4. Los mártires se comportaron como

buenos cristianos y, llegado el momento, no

dudaron en ofrendar su vida de una vez con

el grito “¡Viva Cristo Rey!” en los labios. A

los hombres y a las mujeres de hoy nos dicen

en voz muy alta que todos estamos llamados

a la santidad; todos, sin excepción,

como ha declarado solemnemente el concilio

Vaticano II al dedicar un capítulo de su

documento más importante —la constitución

dogmática Lumen gentium, sobre la

Iglesia— a la “llamada universal a la santidad”

(Lumen gentium, cap. V). Dios nos ha

creado y redimido para que seamos santos.

No podemos contentarnos con un cristianismo

vivido tibiamente.

La vida cristiana no se reduce a unos

actos de piedad individuales y aislados, si


no que ha de abarcar cada instante de nuestros

días sobre la tierra. Jesucristo ha de estar

presente en el cumplimiento fiel de los

deberes de nuestra vida ordinaria, entretejida

de detalles aparentemente pequeños y

sin importancia, pero que adquieren relieve

y grandeza sobrenatural cuando están

realizados con amor a Dios. Los mártires

alcanzaron la cima de su heroísmo en la

batalla en la que dieron su vida por Jesucristo.

El heroísmo al que Dios nos llama

se esconde en las mil escaramuzas de

nuestra vida de cada día. Hemos de estar

persuadidos de que nuestra santidad —esa

santidad, no lo dudemos, a la que Dios nos

llama— consiste en alcanzar lo que Juan

Pablo II ha llamado el “alto grado de la vida

cristiana ordinaria” (Novo millennio

ineunte, 31).

El mensaje de los mártires es un mensaje

de fe y de amor. Debemos examinarnos

con valentía, y hacer propósitos concretos,

para descubrir si esa fe y ese amor se manifiestan

heroicamente en nuestra vida.

Heroísmo también de la fe y del amor en

nuestra actuación como personas insertas

en la historia, como levadura que provoca el

fermento justo.

La fe, nos dice Benedicto XVI, contribuye

a purificar la razón, para que llegue a

percibir la verdad (cf. Deus caritas est, 28-

29). Por eso, ser cristianos coherentes nos

impone no inhibirnos ante el deber de contribuir

al bien común y moldear la sociedad

siempre según justicia, defendiendo —en

un diálogo informado por la caridad—

nuestras convicciones sobre la dignidad de

la persona, sobre la vida desde la concepción

hasta la muerte natural, sobre la familia

fundada en la unión matrimonial una e

indisoluble entre un hombre y una mujer,

sobre el derecho y deber primario de los padres

en lo que se refiere a la educación de

los hijos y sobre tantas otras cuestiones que

surgen en la experiencia diaria de la sociedad

en que vivimos.

Concluimos, unidos al Papa Benedicto

XVI y a la Iglesia universal, que vive en los

cinco continentes, invocando la intercesión

de los mártires beatificados hoy y acudiendo

confiadamente a Nuestra Señora, Reina

E POSTULATIONE GENERALI 513

de los mártires, para que, inflamados por un

vivo deseo de santidad, sigamos su ejemplo.

CARDENAL JOSÉ SARAIVA MARTINS

2. Perfil de los Mártires

1. Mártires de Toledo

El P. Víctor Chumillas, guardián del

Convento-seminario Franciscano de Consuegra

(Toledo), los PP. Ángel Ranera, Vicario

de la comunidad, Domingo Alonso,

Martín Lozano, Julián Navío y Benigno

Prieto, profesores, y los estudiantes de teología

Fr. Marcelino Ovejero, Fr. José de Vega,

Fr. José Álvarez, Fr. Andrés Majadas,

Fr. Santiago Mate, Fr. Alfonso Sánchez, Fr.

Anastasio González, Fr. Félix Maroto, Fr.

Federico Herrera, Fr. Antonio Rodrigo, Fr.

Saturnino Río, Fr. Ramón Tejado, Fr. Vicente

Majadas y Fr. Valentín Diez formaban

parte de la comunidad franciscana de Consuegra,

compuesta por nueve sacerdotes, 19

estudiantes clérigos y cuatro hermanos no

clérigos.

La comunidad fue cercada en su convento

el 21 de julio de 1936 y expulsada del

mismo por las autoridades locales el 24 de

julio. Desde el 24 hasta su encarcelamiento,

los religiosos estuvieron acogidos en casas

de familiares y bienhechores. Entre el anochecer

del 9 de agosto y las primeras horas

de la mañana del día 10, todos los franciscanos

fueron encarcelados en la prisión municipal,

por orden del alcalde. Todos iban

gozosos de haber sido dignos de padecer

por Cristo -dice en su relato el P. Chumillasy

el reencuentro aumentó el gozo fraterno.

El día 11 fueron trasladados, junto con todo

el clero y religiosos del pueblo, a la iglesia

de Santa Maria, convertida en prisión.

Los días de cárcel los pasaron preparándose

al martirio con la oración, la confesión

sacramental, el perdón mutuo, las exhortaciones

del P. Chumillas y la renovación de

la profesión religiosa.

Poco después de las 12 de la noche del

15 de agosto, los 20 franciscanos nombrados

fueron sacados de la prisión y conducidos

en un camión al lugar llamado Boca de

Balondillo, del término de Fuente el Fresno


514

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

(Ciudad Real). Allí fueron fusilados en la

madrugada del 16 de agosto de 1936. El alcalde

de Consuegra y otros miembros del

Ayuntamiento les dieron el tiro de gracia.

Por el camino hacia el martirio, los franciscanos

fueron rezando. Al ser bajados del

camión, entonaron el Libera me, Domine.

El P. Chumillas les exhortó a morir por

Cristo con la certeza de ganar el cielo. Sus

últimas palabras al alcalde fueron: “Estamos

dispuestos a morir por Cristo”. Murieron

clamando: ¡Viva Cristo Rey! ¡Perdónalos,

Señor, que no saben lo que hacen!

El P. Félix Pinto, que había pasado casi

toda su vida de sacerdote en Filipinas, pertenecía

a la comunidad de Pastrana en 1936.

A primeros de septiembre fue detenido,

maltratado y conminado a blasfemar. Su negativa

a ello y su defensa de la religión ante

los milicianos, la tarde del 6 de septiembre

hizo que esa misma noche, en la madrugada

del 7 de septiembre de 1936, fuese asesinado

por el alcalde de Pastrana y por los milicianos

en el término de Hueva (Guadalajara).

Sus últimas palabras fueron: “¡Yo os

perdono! ¡Viva Cristo Rey!”

El P. Perfecto Carrascosa pertenecía a la

comunidad de Madrid, como secretario provincial

desde 1935. Refugiado en casa de

sus padres, en Villacañas, fue sacado de ella

en la madrugada del 14 de septiembre y encarcelado.

En la prisión recibió muchas veces

fuertes torturas para forzarle a blasfemar,

confortó a los compañeros de cárcel y

los exhortó y preparó al martirio. Fue asesinado,

junto con cinco seglares, en el cementerio

de Tembleque (Toledo), el 17 de

octubre de 1936.

Los cuerpos de estos 22 Siervos de Dios

reposan en la capilla dedicada a ellos en la

iglesia franciscana de San Juan de los Reyes,

en Toledo.

P. JOSÉ PRIETO DEL POZO

Vice-Postulador.

• Fr. Víctor Chumillas Fernández. Nació

en Olmeda del Rey (Cuenca), el 28 de julio

de 1902. Desde pequeño manifestó deseo

de ir a las misiones y de ser mártir. Profesó

en la Orden Franciscana en Arenas de San

Pedro (Ávila) en 1918. Fue ordenado sacerdote

en 1925. Profesor en los seminarios de

la Provincia Franciscana de Castilla. En todos

los lugares dejó una limpia estela de

virtudes, bondad y celo apostólico. Notable

fue su apostolado con la pluma en las revistas

“Cruzada Seráfica” y “Hogar Antoniano”,

en las que defendió la fe de la Iglesia y

la expuso a pequeños y mayores cuando en

España era tan combatida. Encarcelado,

con toda su comunidad, en agosto de 1936,

supo ser el pastor que preparó, confortó y

animó a todos ante el martirio por Cristo, el

cual padeció, con cinco sacerdotes y 14 estudiantes

teólogos de su comunidad, en Boca

de Balondillo (Fuente El Fresno, Ciudad

Real), el 16 de agosto de 1936. Está sepultado,

con todos ellos, en la iglesia franciscana

de San Juan de los Reyes, de Toledo.

• Fr. Ángel Hernández-Ranera de Diego.

Nació en Pastrana (Guadalajara) el 1 de octubre

de 1877. De genio vivo, piadoso, acólito-sacristán

de las concepcionistas de su

pueblo, en el cual había entonces mas de 15

franciscanos, sintió nacerle la vocación en

el trato con ellos. Vistió el hábito franciscano

el 29 de octubre de 1892, y en él profesó

al año siguiente. Emitió su profesión perpetua

en 1897 y fue ordenado sacerdote el 9 de

junio de 1900. Misionero en Filipinas. Regresado

a España en 1929, residió tres años

en Alcázar de San Juan (Ciudad Real) como

vicario y profesor del seminario, y tres en

Quintanar de la Orden (Toledo) como vicario,

discreto y maestro de hermanos no clérigos.

Con los mismos cargos fue destinado

a Consuegra en 1935. Fue el confesor de

ese seminario. Sus feligreses filipinos le recuerdan

como sacerdote piadoso y diligente

en su ministerio, generoso y caritativo,

querido por el pueblo y respetado por las

autoridades. La vida del P. Ángel Ranera,

entregada por entero al Señor, tuvo una digna

culminación en el martirio, que repetidas

veces manifestó desear y que tuvo lugar en

Fuente el Fresno, el 16 de agosto de 1936.

• Fr. Domingo Alonso de Frutos. Nacido

en Navares de Ayuso (Segovia) el 12 de mayo

de 1900. Al ver su devoción como acólito

de la parroquia, el magistral de Segovia

lo invitó a hacerse sacerdote y religioso. Su


decisión de hacerse fraile se impuso a la disuasión

de los mayores. E1 22de julio de

1915 tomaba el hábito en el convento de

Pastrana, donde profesó al año siguiente e

hizo su profesión perpetua en 1921. Licenciado

y Doctorado en Teología, fue ordenado

sacerdote el 18 de mayo de 1924 fue ordenado

sacerdote en Calbayog (Samar, Filipinas).

Profesor de teología dogmática y

maestro de disciplina. Era sencillo, prudente,

austero, bastante callado. No jactancioso,

muy trabajador y cumplidor de sus deberes,

sin que por ello se dispensase de la

oración comunitaria. Bien preparado y dotado

intelectualmente, desempeñaba con

competencia su tarea de profesor, si bien la

debilidad de su carácter hizo que su labor

como maestro de disciplina no fuese siempre

acertada en las situaciones conflictivas

del teologado. En la revista “Cruzada Seráfica”

publicó bastantes artículos, la mayoría

de ellos sobre la misericordia de Dios y la

contrición en los sacramentos. Estuvo siempre

dispuesto al martirio. Cuando los milicianos

le dijeron que se bajase del camión

que los llevaría a la muerte, contestó: «Domingo

no se baja, que Domingo irá donde

vayan sus hermanos». Con 19 de ellos fue

inmolado en Fuente el Fresno, el 16 de

agosto de 1936.

• Fr. Martín Lozano Tello. Nació en Corral

de Almaguer (Toledo) el 19 de septiembre

de 1900. Desde pequeño se sintió atraído

por el estado religioso. Vistió el hábito

franciscano en Pastrana en 1916, donde

profesó en 1917. Allí cursó la filosofía y el

primer año de teología, y emitió su profesión

perpetua en 1921. Los otros tres años

de teología los cursó en Consuegra (Toledo).

Fue ordenado sacerdote en 1925. Licenciado

en Sagrada Escritura, empezó su

labor en el teologado franciscano de Consuegra

como profesor y maestro de disciplina.

De natural era bien dotado intelectualmente,

introvertido, emotivo, tímido y débil

de carácter para enfrentarse a las situaciones

conflictivas, lo cual le llevó a renunciar

al cargo de maestro de estudiantes de teología.

Era amante del estudio, cumplidor de

sus deberes, piadoso, sencillo, no dado a

disputas ni criticas, prudente, indulgente en

E POSTULATIONE GENERALI 515

las calificaciones, y sabia encajar los desaires

que recibía. A pesar de su timidez, estaba

dispuesto al martirio. Días antes de la

guerra civil, le dijo una persona: «Cómo anda

usted por la calle vestido de hábito? Le

van a matar». Y él contestó: «Tengo la mortaja

puesta. Cuando gusten, pueden hacer

de nosotros lo que quieran». Fue asesinado

en Fuente el Fresno (Ciudad Real) el 16 de

agosto de 1936.

• Fr. Julián Navío Colado. Nació el 12

de agosto de 1902 en Mazarete (Guadalajara).

Tomó el hábito en Arenas de San Pedro

(Ávila) en 1919. Allí hizo su profesión temporal

en 1920. Los últimos tres años de teología

los cursó en Consuegra, donde hizo

sus votos perpetuos en 1925. Fue ordenado

sacerdote en 1927. Profesor de Historia de

la Iglesia, de Historia de la Orden y de su

Provincia. Éste fue casi el único apostolado

que ejerció. Como profesor y formador era

apreciado por todos y considerado como el

profesor ideal por su preparación de las clases

y el desarrollo de las mismas. Fue asesinado

con 19 hermanos de hábito el 16 de

agosto de 1936 en Fuente el Fresno (Ciudad

Real).

• Fr. Benigno Prieto del Pozo. Nació el

25 de noviembre de 1906 en Salce (León).

Tomó el hábito franciscano el año 1922 y

emitió su profesión temporal al año. Su profesión

perpetua tuvo lugar en Consuegra en

1927. A finales de 1930 fue ordenado sacerdote.

Maestro de estudiantes y profesor, colaborador

en la revista “Cruzada Seráfica”

y Asistente de la OFS. En los días de prisión

dejó bien impreso en los testigos su espíritu

de prudencia, oración, fortaleza y solicitud

por sus discípulos. Fue asesinado en Fuente

el Fresno (Ciudad Real) con 19 hermanos

de hábito el 16 de agosto de 1936.

• Fr. Marcelino Ovejero Gómez. Nació

en Becedas (Ávila) el 13 de febrero de

1913. Vistió el hábito franciscano en Arenas

de San Pedro (Ávila) en 1928. Hizo su profesión

temporal en 1929. No llegó a emitir

la profesión perpetua ni a recibir Ordenes

sagradas por estar sujeto al servicio militar.

Cursó el trienio de filosofía en Pastrana

(Guadalajara), el primer curso de teología

en Alcázar de San Juan y los tres restantes


516

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

de teología en Consuegra (Toledo), entre

1929 y 1936, año en que sufrió el martirio

el 16 de agosto, en Fuente el Fresno (Ciudad

Real).

• Fr. Alfonso Sánchez Hernández-Ranera.

Nació en Lérida el 26 de enero de 1915.

Ingresó en el seminario menor franciscano

de Alcázar de San Juan (Ciudad Real) en

1926. Allí hizo dos cursos de humanidades.

El tercero, cuarto y quinto los cursó en La

Puebla de Montalbán (Toledo) en dos años.

Vistió el hábito franciscano en Arenas de

San Pedro (Ávila) el 1 de junio de 1930.

Profesó votos temporales el 2 de junio de

1931. El trienio filosófico lo cursó en Pastrana

(Guadalajara) de 1931 a 1934. De

1934 a 1936 aprobó los dos primeros años

de teología en Consuegra (Toledo), donde

hizo su profesión perpetua el 17 de mayo de

1936. El 6 y 7 de junio de ese año recibió,

en Ciudad Real, la tonsura y las cuatro Ordenes

Menores.

• Fr. Anastasio González Rodríguez. Nació

en Villaute (Burgos) el 11 de octubre de

1914. El 1 de junio de 1930 empezó el año

de noviciado en Arenas de San Pedro (Ávila)

y emitió su profesión temporal el 2 de junio

de 1931. En los cinco años anos restantes

de su vida cursó el trienio filosófico en

Pastrana (Guadalajara), de 1931 a 1934, y

los dos primeros años de teología, de 1934

a 1936, en Consuegra (Toledo). No emitió

la profesión perpetua ni recibió Ordenes sagradas

por estar sujeto al servicio militar.

• Fr. Félix Maroto Moreno. Nació en Gutierremuñoz

(Ávila) el 30 de enero de 1915.

Tomó el hábito franciscano en Arenas de

San Pedro (Ávila) el 1 de junio de 1930. Hizo

su profesión temporal el 2 de junio de

1931. Cursó la filosofía en Pastrana (Guadalajara)

de 1931 a 1934. En los dos anos

siguientes estudió los dos primeros cursos

de teología en Con-suegra (Toledo). Por estar

sujeto al servicio militar no pudo hacer

su profesión perpetua.

• Fr. Antonio Rodrigo Antón. Nació en

Velamazán (Soria) el 8 de julio de 1913. Ingresó

en el seminario franciscano de Alcázar

de San Juan en 1928, continuó sus estudios

en La Puebla de Montalbán, Pastrana y

Consuegra, hasta concluir el segundo curso

de teología. Profesó de votos temporales el

2 de septiembre de 1931 y no había emitido

la profesión solemne ni recibido Ordenes

Menores por estar sujeto al servicio militar.

• Fr. Federico Herrera Bermejo. Nació

el 21 de febrero de 1915 en Almagro (Ciudad

Real). Vistió el hábito franciscano en

Arenas de San Pedro (Ávila) el 1 de junio

de 1930. Hizo su profesión temporal el 2 de

junio de 1931. Siguió su formación sacerdotal

en Pastrana (Guadalajara) de 1931 a

1934, y en Consuegra (Toledo) de 1934 a

1936. Los superiores no dudaron en admitirle

a la profesión perpetua que hizo el 17

de mayo de 1936, y a la tonsura y Ordenes

Menores. En carta a sus familiares se declaraba

gozoso de haber dado ese paso definitivo

e ilusionado con el sacerdocio ya cercano.

Junto con 19 hermanos sufrió la

muerte por Cristo el 16 de agosto de 1936

en Fuente el Fresno (Ciudad Real), a la misma

hora que su hermano José lo hacía en

Quintanar de la Orden (Toledo).

• Fr Ramon Tejado Librado. Nació en

Alcázar de San Juan (Ciudad Real) el 20 de

mayo de 1915. Superando oposiciones a su

vocación ingresó en el seminario franciscano

de Alcázar de San Juan en 1926. Continuó

los estudios en La Puebla de Montalbán,

Pastrana y Consuegra, hasta finalizar

el segundo curso de teología. Profesó de votos

temporales el 2 de septiembre de 1931 y

no había emitido la profesión solemne ni recibido

Ordenes Sagradas por estar sujeto al

servicio militar.

• Fr. Santiago Maté Calzada. Nació en

Cañizar de Argaño (Burgos) el 25 de julio

de 1914. Ingresó en el Seminario menor de

Alcázar de San Juan (Ciudad Real) en 1924

y cursó dos anos de humanidades. Dividido

el seminario por decisión de los superiores

en 1926, pasó ese año a La Puebla de Montalbán

(Toledo) y allí estudió los otros tres

cursos humanísticos. Vistió el hábito en

Arenas de San Pedro (Ávila) el 6 de septiembre

de 1929. Emitió su profesión temporal

el 7 de septiembre de 1930. Tres años

pasó en Pastrana (Guadalajara), cursando la

filosofía, y otros tres en Consuegra (Toledo),

en donde estudió los tres primeros cursos

de teología. En Consuegra hizo su pro


fesión perpetua el 17 de agosto de 1935. Ese

año recibió la tonsura y las Ordenes menores.

El 6 de junio de 1936 fue ordenado de

Subdiácono en Ciudad Real. Se preparaba

con ardor para ser un buen sacerdote y misionero.

• Fr. Saturnino Río Rojo. Nació en Mansilla

de Burgos el 16 de febrero de 1915. Ingresó

en el seminario franciscano de Alcázar

de San Juan en 1926. Continuó sus estudios

en La Puebla de Montalbán, Pastrana y

Consuegra, hasta concluir el segundo de teología.

Profesó de votos temporales el 2 de

septiembre de 1931, de solemnes el 17 de

mayo de 1936 y había recibido las cuatro

Ordenes Menores.

• Fr Valentin Díez Serna. Nació en Tablada

de Villadiego (Burgos) el 11 de noviembre

de 1915. Ingresó en el seminario

franciscano de Alcázar de San Juan en

1926. Continuó los estudios en La Puebla

de Montalbán, Pastrana y Consuegra hasta

acabar el segundo curso de teología. Publicó

trabajos de carácter filosófico, ascético y

místico en las revistas “Eco del Coristado”

y “Estudio”. Profesó de votos temporales el

13 de noviembre de 1931. Se afirma que tenía

aire de santo por la solidez de sus virtudes,

el espíritu sobrenatural que infundía a

todas las obras y la sonrisa de paz, fruto de

su unión con Dios.

• Fr. Vicente Majadas Málaga. Hermano

menor de Andrés, nació en Becedas (Ávila)

el 27 de octubre de 1915. Los estudios de

humanidades los realizó de 1926 a 1930,

dos años en el seminario de Alcázar de San

Juan (Ciudad Real) y dos en el de La Puebla

de Montalbán (Toledo). Tomo el hábito

franciscano en Arenas de San Pedro (Ávila)

el 12 de noviembre de 1930. Hizo su profesión

temporal el 13 de noviembre de 1931.

Cursó el trienio de filosofía, mientras completaba

las humanidades, en Pastrana (Guadalajara),

y los dos primeros años de teología

en Consuegra (Toledo), de 1934 a 1936.

Por no tener la edad canónica, no llegó a

emitir su profesión perpetua. Murió por

Cristo a los 20 anos. A pesar de la atonía de

su vida, Dios encontró en él madera digna

de arder por su gloria con el fuego del martirio

que, junto con su hermano Andrés y

E POSTULATIONE GENERALI 517

otros 18 franciscanos, recibió por la fe el 16

de agosto de 1936.

• Fr. Andrés Majadas Málaga. Nació en

Becedas (Ávila) el 2 de marzo de 1914. A

diferencia de su hermano Fr. Vicente, Andrés

se mostraba enérgico, vivo de genio y

de talento. Ingresó en el seminario de Alcázar

de San Juan (Ciudad Real) en 1924. Dos

años después pasaba al de La Puebla de

Montalbán (Toledo), abierto entonces, para

cursar tercero, cuarto y quinto de humanidades.

El 20 de mayo de 1929 tomaba el hábito

franciscano en Arenas de San Pedro

(Ávila). Profesó el 21 de mayo de 1930. En

Pastrana (Guadalajara) cursó el trienio filosófico

y en Consuegra (Toledo) los tres primeros

años de teología. Hizo su profesión

perpetua en Consuegra el 17 de agosto de

1935 con sus condiscípulos y, con ellos, recibió

la tonsura, las Ordenes menores y, el 6

de junio de 1936, el subdiaconado.

• Fr. José De Vega Pedraza. Nació en

Dosbarrios (Toledo) el 30 de agosto de

1913. Al párroco, que le sorprendió varias

veces orando solo en la iglesia, y a su madre

manifestó que pedía para sus familiares

la santidad y para él el martirio. Entró en el

seminario franciscano de Alcázar de San

Juan (Ciudad Real) en 1926. Estudiados en

él dos años de humanidades, y el tercero en

el de La Puebla de Montalbán (Toledo), tomó

el hábito franciscano en Arenas de San

Pedro (Ávila) en 1929. Profesó de votos

temporales el 21 de mayo de 1930. En el seminario

menor y en el noviciado seguía pidiendo

como gracia el martirio. En los cursos

1930-1933 completó los estudios humanísticos

y cursó la filosofía en Pastrana

(Guadalajara). De 1933 a 1936, aprobó los

tres primeros años de teología en Consuegra

(Toledo). Allí hizo su profesión perpetua

el 17 de agosto de 1935. Recibió la tonsura

y las Ordenes Menores en octubre y

noviembre de ese año en Ciudad Real, y, en

la misma ciudad, el Subdiaconado el 6 de

junio de 1936, con los demás de su curso.

Obtuvo la gracia que había pedido: con 19

hermanos de hábito fue martirizado el 16 de

agosto de 1936.

• Fr. Marcelino Ovejeros Gómez. Nació

en Becedas (Ávila) el 13 de febrero de


518

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

1913. Ingresó el año 1925 en el seminario

franciscano de Alcázar de San Juan (Ciudad

Real), donde cursó dos años de humanidades.

El tercero lo hizo en el de La Puebla de

Montalbán (Toledo). Vistió el hábito franciscano

en Arenas de San Pedro (Ávila) en

1928. Hizo su profesión temporal en 1929.

No llegó a emitir la profesión perpetua ni a

recibir Ordenes sagradas por estar sujeto al

servicio militar. Poseía un alma infantil y

conservó hasta el final toda su candidez y se

mantuvo firme en los compromisos de su

profesión, y, a pesar de que, tras la quema

de conventos, sus familiares quisieron llevárselo

al pueblo, él se negó a salir del convento,

dando pruebas del amor a su vocación

y de estar dispuesto al martirio.

• Fr. José Álvarez Rodríguez. Nació en

Sorriba (León) el 14 de octubre de 1913. José

y sus cuatro hermanas se hicieron religiosos.

Él tomó el hábito franciscano en

Arenas de San Pedro (Ávila) el 20 de mayo

de 1929. El 21 de mayo de 1930 emitió su

profesión temporal. Pasó a Pastrana (Guadalajara)

y allí cursó el cuarto de humanidades

y la filosofía. De 1933 a 1936 estudió

los tres primeros anos de teología en Consuegra

(Toledo), en donde hizo la profesión

perpetua el 17 de agosto de 1935. Poco después

recibía la tonsura y las Ordenes Menores

en Ciudad Real y, también en esa ciudad,

el Subdiaconado el 6 de junio de 1936.

La gracia trabajó en él disponiéndolo al

martirio, que recibió el 16 de agosto de

1936.

• Fr. Felix Gómez-Pinto Piñero (Comunidad

de Pastrana). Nació en La Torre de

Esteban Hambrán (Toledo) el 18 de mayo

de 1870. Hacia los trece años ingresó en el

seminario franciscano de La Puebla de

Montalbán y continuó los estudios en Pastrana,

Consuegra y Belmonte. Profesó de

votos temporales el 14 de mayo de 1887, de

solemnes el 16 de mayo de 1890 y recibió

la ordenación sacerdotal el 19 de mayo de

1894. Misionero en Filipinas por 33 años.

En octubre de 1913 se incorporó a la Custodia

de Tierra Santa, por siete meses. Después

volvió a España y fue destinado a la

comunidad de Pastrana. El 5 de septiembre

1919 llegaba de nuevo a Filipinas. Regresó

definitivamente a España en 1933 y residió

en La Puebla y en Pastrana, donde vivió

hasta su muerte. Esos dos últimos años realizó

una gran misión entre sus hermanos,

casi todos jóvenes: fue un testigo viviente,

un modelo vivo de lo que es una vida entregada

por entero a la gloria de Dios. A medianoche

del 6 de septiembre fue conducido

a unos tres kilómetros de la prisión, donde

el propio el Alcalde de Pastrana lo

disparó por la espalda. El cadáver fue traslado

al cementerio de Hueva (Guadalajara)

e inhumado en una sepultura individual.

• Fr. Perfecto Carrascosa Santos (Comunidad

de Madrid). Nació en Villacañas

(Toledo) el 18 abril de 1906. Ingresó en el

seminario franciscano en Belmonte en 1916

y cursó los estudios en Alcázar de San Juan,

Pastrana y Consuegra. Profesó de votos

temporales el 4 de agosto de 1922 y de solemnes

el 3 de mayo de 1927. Recibió la ordenación

sacerdotal el 2 de junio de 1929.

Profesor de Ciencias y Filosofía. Secretario

Provincial y Director de la revista “Cruzada

Seráfica”. Se dedicó a la predicación y al

confesionario; fue organista y director de

coro en el seminario. Al declararse el movimiento

nacional el P. Perfecto era morador

del convento de San Antonio, en Madrid,

donde continuó hasta el 20 de 7 julio. Viéndose

obligado a abandonar la casa, se prepararon

espiritualmente para el combate

mediante los sacramentos, conscientes de

que eran perseguidos por su profesión sagrada.

Al salir del convento exclamó:

“Ahora sí que me parece que vamos por la

palma del martirio”. Sirviéndose de documentación

ajena logró llegar a Villacañas,

permaneciendo oculto en casa de sus padres

casi dos meses, dedicado a una intensa vida

de piedad. Cuando oía el paso del camión

que conducía las víctimas al suplicio se asomaba

disimuladamente a la ventana y les

daba la absolución. Sobre las cuatro de la

madrugada del 14 de septiembre de 1936 un

vecino y pariente suyo, destacado marxista,

con otros tres correligionarios, se dirigieron

a la casa, de donde lo levaron a la ermita llamada

del Cristo. Permaneció preso treinta y

tres días y torturado cruelmente. Durante la

prisión demostró su celo sacerdotal confe-


sando disimuladamente a cuantos presos se

lo pidieron, y preparándolos para la muerte

con exhortaciones y la oración. A muy tempranas

horas del día 17 de octubre de 1936

un camión condujo a los reclusos hasta el

cementerio de Tembleque, donde les dieron

muerte. El siervo de Dios pidió a los verdugos,

que a él lo fusilasen el último, pues

quería hacer el entierro de las demás victimas.

Recibió sepultura en el cementerio de

Tembleque.

2. Martires de Fuente Obejuna

Fr. Félix Echevarría y compañeros, de la

Provincia Franciscana de Granada de Nuestra

Señora de Regla, fueron inmolados en

aras de confesar la fe el día 21 y la madrugada

del 22 de septiembre de 1935, en la

cárcel y en el cementerio de Azuaga (Badajoz).

Estos hermanos formaban la fraternidad

del convento de Fuente Obejuna. Al declararse

la Guerra Civil de 1936, las autoridades

marxistas de la ciudad realizaron varios

registros en el convento los días 20 y 22 de

julio. El día 27, so pretexto de protección de

sus personas, los sacaron del convento -que

al día siguiente fue saqueado por las turbasy

les tuvieron detenidos en las oficinas de

Telégrafos, hasta ser llevados el 14 de agosto

al palacio de la marquesa de Valdeloro,

lugar convertido en prisión.

El 20 de septiembre por la noche fueron

trasladados fuera de la ciudad, en 7 camiones,

con cincuenta seglares. Cuarenta y tres

de ellos fueron fusilados a pocos kilómetros

de la ciudad, mientras que los siete restantes

y nuestros religiosos fueron trasladados

al cercano pueblo de Azuaga (Badajoz) y

dejados en la cárcel.

Fr. José Azurmendí fue el primero en ser

asesinado a tiros en la cárcel, a mediodía del

21 de septiembre, después de negarse a

blasfemar contra el Señor y al grito de ¡Viva

Cristo Rey!

Hacia las 9 de la noche cinco de los religiosos

-Luis, Francisco, Antonio, Miguel y

Simón- y los siete seglares sufrieron varios

interrogatorios y les obligaron a blasfemar.

Ante su negativa rotunda, los sacaron de la

cárcel en grupos de cuatro -en tres viajes de

E POSTULATIONE GENERALI 519

camioneta- atados de dos en dos, y los llevaron

al cementerio de la ciudad. Allí, en la

madrugada del día 22, fueron vilmente fusilados,

después de negarse repetidamente a

blasfemar.

Quedaba vivo en la cárcel Fr. Félix

Echevarría, según confesión del testigo

Baldomero, un miliciano; intentaron por todos

los medios hacerle blasfemar (le dieron

dos palizas y dos tiros en las piernas, le sacaron

los dos ojos, le cortaron una oreja y al

final la lengua). Al no conseguirlo, acabaron

con él rematándole a culatazos de fusil

en la boca y en la cabeza. Después de cuatro

horas de martirio, murió heroicamente en la

madrugada del 22 de septiembre de 1936.

• Fr. Félix Echevarría Gorostiaga. Guardián

del convento. Nació en Ceánuri (Vizcaya)

el 15 de julio de 1893. Inició su noviciado

el 5 de septiembre de 1908. Emitió la

profesión temporal el 6 de septiembre de

1909, y la solemne el 7 de septiembre de

1912. Ordenado sacerdote el 16 de julio de

1916. Rector y profesor del Colegio Seráfico,

organista y maestro de coro del Santuario.

Director de la OFS, de las escuelas dominicales,

Pía Unión de San Antonio, profesor

de teología dogmática y de Sagrada

Escritura. Nunca llegó a ver satisfecho su

ferviente anhelo de ser misionero. En Fuente

Obejuna desarrolló una importante actividad

pastoral desde el confesionario, y sobre

todo desde el anuncio de la palabra, llegando

a ser llamado por el obispo de

Córdoba para que misionara por los pueblos

de la diócesis.

• Fr. José María Azurmendí Mugraza

(Larrínaga). Nació en Durango (Vizcaya) el

18 de agosto de 1870. Vistió el hábito franciscano

el 31 de enero de 1887. Emitió la

profesión de votos temporales el 23 de febrero

de 1888, y la solemne el día 22 de julio

de 1891. Ordenado sacerdote el 30 de

mayo de 1896. En febrero de 1900 recibió

de Roma la obediencia para la Misión de

Tierra Santa, donde desempeñó los oficios

de maestro de estudiantes y vicemaestro de

novicios. En enero de 1934 es designado de

nuevo vicario de Coín; apenas unos meses

después de tomar posesión de su cargo, regresa

a Lebrija por prescripción médica


520

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

(Fuente Obejuna), ignorando todo lo que el

Señor tenía dispuesto en ese lugar para él.

• Fr. Francisco Carlés González. Nació

en S. Julián de Requejo, Puentecesures,

Pontevedra, diócesis de Santiago de Compostela,

el 14 de enero de 1894. Ingresó al

Colegio de Misiones para Tierra Santa y

Marruecos de Chipiona, Cádiz, donde recibió

el hábito franciscano el 19 de marzo de

1909, profesando al año siguiente. Emite

los votos solemnes el 12 de abril de 1912 y

es ordenado sacerdote en Córdoba, el 2 de

junio de 1917. Su primer destino fue el convento

de Fuente Obejuna, donde permaneció

por algunos años. El 26 de julio de 1922

llegó a Tierra Santa, donde vivió doce años.

Regresó a España, al convento de Chipiona,

el 30 enero 1935. En mayo de 1935 es nuevamente

destinado a Fuente Obejuna.

• Fr. Luis Echevarría Gorostiaga. Hermano

del P. Félix, era nacido también en

Ceánuri, Vizcaya, el 25 de agosto de 1895.

Vistió el hábito franciscano el 7 de septiembre

de 1912. Hace la profesión simple al

año siguiente y la solemne el 17 de septiembre

de 1916. Ordenado sacerdote el 29

de mayo de 1920. Fue profesor en las escuelas

del convento de Puente Genil y misionero

en Tierra Santa. Regresó a España

el 10 de octubre de 1929, siendo destinado

como profesor, primero a Puente Genil y

después a Vélez-Málaga. Fue trasladado a

Fuente Obejuna, como Vicario de la comunidad.

Su actividad apostólica, especialmente

la pastoral con los jóvenes dejó una

profunda huella de su gran talante franciscano.

• Fr. Simón Miguel Rodríguez. Nació en

la localidad de Villalcampo, Zamora, el 23

de noviembre de 1912. Ingresó al Colegio

de Misiones de Chipiona, donde el 3 de diciembre

de 1930 viste el hábito franciscano

pidiendo ser hermano laico. Su profesión

religiosa fue postergada al 24 de julio de

1932, siendo posteriormente destinado al

convento de Puente Genil. Poco después será

destinado al de Fuente Obejuna, donde

realizará su profesión solemne el 26 de junio

de 1935. Amante del trabajo, dócil, humilde

y servicial, estaba al cuidado de diversos

oficios de la comunidad, cuando es-

talló de nuevo la persecución religiosa que

le costó la vida.

• Fr. Miguel Zarragua Iturriaga. Nació

en Yurreta (Vizcaya) el 11 abril de 1870.

Con diecinueve años ingresó en el Colegio

de Misioneros de Chipiona (Cádiz), donde

recibió el hábito franciscano el 6 de septiembre

de 1889. Al año siguiente emitió

sus primeros votos, y profesó solemnemente

el 9 de septiembre de 1893. Fue destinado

a la Misión de Marruecos en 1895, donde

permaneció por casi once años, desarrollando

distintas actividades. En 1915 vuelve

a Chipiona para asistir a los muchos enfermos

que produjo una gran epidemia de gripe.

En 1919 fue destinado al convento de

Fuente Obejuna para encargase de la sacristía,

siendo con su vida un hermano ejemplar

para los frailes, y de gran edificación para

los fieles. Un franciscano: humilde, afable,

tenaz, tranquilo y sereno. Marcado por una

gran mansedumbre y dulzura seráfica, con

la cual supo conquistar tanto en Marruecos

como en España una auténtica fama de santidad.

• Fr. Antonio Sáez De Ibarra López. Nació

en Hijona, Álava, diócesis de Vitoria, el

25 de marzo de 1914. De niño siente su vocación

franciscana e ingresa como postulante

en el convento de Estepa, Sevilla, vistiendo

el hábito en el noviciado de Lebrija,

Sevilla, el 17 de enero de 1931, y emitiendo

su profesión el 26 de agosto de 1932. Enviado

al Colegio de Chipiona, en el convento

de Nuestra Señora de Regla, continuó los

estudios filosóficos. Debido a una grave enfermedad

a la garganta, fue trasladado al

convento de Fuente Obejuna. Ya recuperado,

cuando se disponía a regresar a Chipiona,

se precipitaron los acontecimientos que

lo condujeron a la muerte.

3. Note di cronaca

La beatificazione di 498 Martiri, tra i

quali 29 Frati Minori, vittime della persecuzione

della Chiesa in Spagna negli anni

1934-1937, celebrata a Roma, in piazza S.

Pietro, alla presenza di una folla di circa

trentamila fedeli, non può non essere definita

come un “evento storico” se non addirittura

“unico”.


La “singolarità” dell’evento sta nel fatto

che non solo era presente alla celebrazione

l’intero episcopato spagnolo, accompagnato

da oltre mille sacerdoti diocesani e regolari

ed affiancato da una Delegazione governativa

presieduta dal Ministro per gli Affari

esteri della Spagna, ma la singolarità

era data dal fatto che il rito si svolgeva a

Roma e non, come dispongono le recenti

Norme pontificie, nelle rispettive diocesi in

cui si compì il martirio di quei valorosi testimoni,

ed è stata, finora, la più numerosa

delle cerimonie di “beatificazione” decretate

dai Sommi Pontefici.

La Spagna, che si vanta giustamente di

questi suoi eroici figli giunti oggi alla gloria

degli altari e che attende con fiducia il riconoscimento

del martirio subito “in odium

Fidei” da altri numerosi suoi figli, ha dato

così una dimostrazione convincente della

sua fede con la partecipazione massiccia ed

entusiasta al solenne rito.

Presiedeva, a nome del Santo Padre Benedetto

XVI, il Cardinale José Saraiva

Martins, Prefetto della Congregazione delle

Cause dei Santi. Con i Vescovi concelebravano

anche diversi Cardinali, tra i quali

il nostro Cardinale Carlos Amigo de Vallejo,

Arcivescovo di Siviglia, numerosi

Frati Minori giunti dalla Spagna e particolarmente

dalle due Province interessate

(Madrid e Granada) guidati dal Vicario

Generale del nostro Ordine, Fr. Francesco

Bravi, che ha rappresentato il Ministro Generale

impegnato ad Assisi per la conclusione

del Convegno Internazionale dei

Frati Formatori OFM.

Il solenne rito della beatificazione si è

svolto in conformità al suggestivo cerimoniale

papale. Compiuti i riti per

l’introduzione della celebrazione eucaristica,

il Cardinale Arcivescovo di Madrid, accompagnato

dagli altri Vescovi delle diocesi

titolari delle 23 Cause di beatificazione (il

cui elenco sarà ricordato in seguito) e dai

dodici Postulatori, si avvicinava al Rappresentante

del Papa e gli chiedeva ufficialmente

di dare lettura del Breve Apostolico

con cui Benedetto XVI riconosce il martirio

dei 498 candidati ed attribuisce ad ognuno

di essi il titolo e gli onori dei Beati.

E POSTULATIONE GENERALI 521

I 498 Martiri, espressione delle varie categorie”del

Popolo di Dio (Vescovi, Sacerdoti

diocesani e regolari, Religiosi e religiose,

Laici tra i quali alcuni papà e mamme),

appartengono alle seguenti Diocesi:

1. Barcelona (5 Cause; Martiri, 146).

2. Burgos (1 Causa; Martire, 1).

3. Cartagena (1 Causa; Martiri, 6).

4. Ciudad Real (1 Causa; Martiri, 11).

5. Cuenca (1 Causa; Martiri, 2).

6. Gerona (1 Causa; Martiri, 3).

7. Jaen e Cuenca (1 Causa; Martiri, 10).

8. Madrid (4 Cause; Martiri, 232: con i

martiri della diocesi di Madrid sono uniti

alcuni martiri delle diocesi di Cuenca,

Sevilla,Oviedo, Malaga, ed Albacete)

9. Merida-Badajoz (1 Causa; Martiri, 7).

10. Oviedo ( 2 Cause; Martiri, 11).

11. Santander (1 Causa; Martiri, 14).

12. Toledo (4 Cause; Martiri, 55).

Totale: 23 Cause; Martiri 498.

Nella “turba magna” dei Beati martiri figurano

ben 29 Frati Minori figli illustri delle

Province di Madrid (che vanta il gruppo

del Beato Victor Chumillas Fernandez e

XXI Soci) e di Granada (che presenta il

gruppo dèi Beato Felix Echevarria Gorostiaga

e VI Soci).

Appena il Rappresentante del Papa ebbe

dato solenne lettura del Breve Pontificio,

grande fu la esplosione della gioia della immensa

folla che gremiva la piazza di S. Pietro.

Una gioia accompagnata dal suono festoso

del “campanone” vaticano e dallo

scoprimento dell’arazzo simbolico posto

sulla loggia centrale della facciata della Basilica

vaticana.

A nome dei Postulatori e dei Vescovi che

avevano perorato la grazia della Beatificazione,

pronunziò brevi parole di ringraziamento

al Santo Padre il Cardinale Antonio

Maria Rouco Varela,Arcivescovo di Madrid.

La celebrazione dell’Eucaristia riprese

con il ritmo consueto, lodando la bontà misericordiosa

del nostro Dio che “ha visitato

e consolato il suo popolo”.

Proclamato il Vangelo (Lc 18, 9-14), il

Cardinal Prefetto pronunziò una opportuna

omelia che riportiamo nel testo integrale.


522

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Nel gruppo dei Ministranti e degli Offerenti

si distinsero, per la precisione del loro

servizio, alcuni Frati studenti venuti da Madrid

e da Granada, impegnati insieme ad altri

Ministranti appartenenti agli Ordini religiosi

rappresentati dai diversi Martiri (Domenicani,

Frati Minori, Salesiani, Fratelli

delle Scuole Cristiane, Sacramentini, Maristi,

Carmelitani, Carmelitani Scalzi, Agostiniani)

e ai Seminaristi diocesani nel servizio

dell’altare.

All’ora dell’Angelus, con cui si conchiudeva

l’intensa celebrazione, il Santo

Padre Benedetto XVI (che tutti speravano

di vedere più da vicino) si affacciò, come

di consueto, alla finestra del Suo studio, e

parlò dei novelli Beati, prima in lingua italiana

e poi in quella spagnola, entusiasmando

i presenti che, a gran voce, facevano

sentire la loro devozione e il loro desiderio

di incontrarlo.

La sera del sabato 27 ottobre il gruppo di

tutti i pellegrini giunti dalla Spagna si era ritrovato

per una veglia di preghiera, nella

Basilica di S. Paolo fuori le Mura. Animò la

veglia l’Em.mo Sig. Cardinale Carlos Amigo

Vallejo, OFM, Arcivescovo Metropolita

di Siviglia. L’Eucaristia di ringraziamento

fu celebrata, invece, nella Basilica vaticana

di S. Pietro la mattina del 29 ottobre e a presiederla

fu il Cardinale Tarcisio Bertone,

SDB, Segretario di Stato.

La Conferenza Episcopale spagnola

curò, con la valida collaborazione delle

Postulazioni interessate, la stampa di uno

splendido volume con l’immagine e un

breve profilo dei singoli Martiri e altro

materiale largamente diffuso tra i pellegrini

o a mezzo dei principali organi di stampa.

Chiudiamo queste brevi note di cronaca

formulando l’auspicio che arrivino al traguardo

della beatificazione anche i presunti

“Martiri” delle Province di Murcia (Antonio

Faundez e 3 Soci) e di Valencia (Ricardo

Pelufo Esteve e 42 Soci); le cui Cause

sono già all’esame della competente Congregazione

romana.

LUCA M. DE ROSA, OFM

3. Decretum super miraculo Beatæ Mariæ

Bernardæ Bütler

CONGREGATIO DE CAUSIS SANCTORUM

CARTHAGINEN, IN COLUMBIA. Canonizationis

Beatæ MARIÆ BERNARDÆ BÜTLER

(in saec.: Verenae) Fundatricis Congregationis

Sororum Missionariarum Franciscalium

a Maria Auxiliatrice (1848-1924).

Beata Maria Bernarda Bütler (quae, dum

saeculo viveret, Verena) in loco Auw, qui in

Argoviensi pago Helvetiorum, die 28 mensis

Maii anno 1848 nata est. Cum se

adiunxisset Monialibus a Maria Auxiliatrice,

apud locum Altstätten degentibus, quae

Regulam Tertii Ordinis Sancti Francisci

Statutaque ab Urbano VIII anno 1625 approbata

servabant, earum antistita multos

annos facta est. Vocante autem Episcopo

Portus Veteris, sororibusque quibusdam comitantibus,

in Aequatoriam evangelizandi

causa migravit. Ibi vero Congregationem

Sororum Missionariarum Franciscalium a

Maria Auxiliatrice fundavit, quam ipsa

summa prudentia et sedulitate direxit. Ut

autem vexationem, quae eo tempore adversus

Ecclesiam saeviebat, effugeret anno

1895 Carthagine in Columbia se collocavit,

ibique die 19 mensis Maii anno 1924 sancte

requievit.

Lectissimam virginem hanc Ioannes

Paulus II, Summus Pontifex, Beatorum caelitum

honoribus insignivit die 29 mensis

Octobris anno 1995.

Eius vero canonizationem prospiciens,

Postulatio Causae sanationem quandam,

quae eadem deprecante a Deo patrata ferebatur,

huic Congregationi subiecit expendendam.

Quae res pertinet ad D.nam Myrnam

Jazime Correa, medicinae peritam mulierem,

cui quidem, cum in quoddam

valetudinarium Carthaginense in Columbia

die 26 mensis Iunii anno 2002 deducta esset,

diagnosis facta est de liquore, in regione

bronchopulmonea permanante, in utramque

laterum membranam infuso. Sequentibus

autem diebus mulier gravius aegrotavit.

Hinc consilio peritorum medicorum diagnosis

prolata est de “pneumonia atypica


eaque propter liquorem in utramque laterum

membranam infusum ingravescente”.

Tum vero aegrotae, quae interea in sedem

curationis valentissimae translata erat, latus

utrumque, nempe ad membranarum liquorem

siccandum, excisum est; sed, cum eiusmodi

curatio invalida evasisset, altera radiographica

laterum imagine die 3 mensis

Iulii anno 2002 facta, confirmatum est agi

de liquore, in regione bronchopulmonea

permanante, in utramque laterum membranam

infuso. Interea, morbo in universum

ingravescente, prognosis tam quoad vitam

quam quoad valetudinem severa erat,

adeo ut die 5 mensis Iulii familiares Myrnae

funeri iam prospicerent. Rebus sic stantibus,

parentes aegrotae, Sorores Missionariae

Franciscales a Maria Auxiliatrice, curio,

necnon ministrae quae curam eius habebant,

statuerunt ad opem divinam

confugere per intercessionem Beatae Mariae

Bernardae Bütler, cuius reliquiae corpori

aegrotantis applicatae sunt. Postridie

vero, die videlicet 6 mensis Iulii mulier plane

morbo levata est, quippe in utraque regione

pulmonea absente membranarum liquore.

Die 13 eiusdem mensis Myrna e nosocomio

sana dimissa est, optima exinde

valetudine usa.

Quo de casu, pro miro habito, in Curia

Carthaginensi in Columbia anno 2003 Inquisitio

dioecesana instructa est, cuius iuridicam

vim Congregatio haec confirmavit

per decretum die 15 mensis Octobris anno

2004 latum. Consilium autem Medicorum,

cum sederet die 23 mensis Martii anno

2006, agnovit huiusmodi sanationem celerem,

perfectam, stabilem eamque, quippe

cum pulmones nullum exinde damnum perpessi

essent, singularem fuisse, eandem vero

“quoad modum” ex arte medica explicari

minime posse. Postmodum die 1 mensis

Decembris eodem anno Theologi Consultores

in Peculiarem convenere Congressum;

die autem 17 mensis Aprilis vertentis anni

2007 Ordinaria Sessio Cardinalium Patrum

Episcoporumque, Exc.mo D.no Ottorino

Petro Alberti, Archiepiscopo emerito Calaritano,

Causae Ponente, gesta est. Et in utroque

Coetum sive Consultorum sive Cardinalium

et Episcoporum, posito dubio an de

E POSTULATIONE GENERALI 523

miraculo divinitus patrato constaret, responsum

affirmativum prolatum est.

Facta demum de hisce omnibus rebus

Summo Pontifici Benedicto XVI per subscriptum

Cardinalem Praefectum accurata

relatione, Sanctitas Sua, vota Congregationis

de Causis Sanctorum excipiens rataque

habens, hodierno die declaravit: Constare

de miraculo a Deo patrato per intercessionem

Beatae Mariae Bernardae Bütler, Fundatricis

Congregationis Sororum Missionariarum

Franciscalium a Maria Auxiliatrice,

videlicet de celeri, perfecta ac stabili

sanatione dominae Myrnae Jazime Correa

a “polmonite atipica bilaterale complicata

da versamento pleurico ed insufficienza respiratoria

a tipo sindrome da distress respiratorio”.

Hoc autem decretum publici iuris fieri et

in acta Congregationis de Causis Sanctorum

Summus Pontifex referri mandavit.

Datum Romae, die 6 mensis Iulii A. D. 2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiep. tit. Biccarensis

a Secretis

4. Decretum super miraculo SD Mariæ

Rosæ Flesch

CONGREGATIO

DE CAUSIS SANCTORUM

TREVIREN. Beatificationis et Canonizationis

Ven. Servae Dei MARIÆ ROSÆ (in

saec.: Margaritae Flesch) Fundatricis sororum

franciscalium a B.M.V. Angelorum

(1826-1906)

Venerabilis Serva Dei Maria Rosa Flesch

(in saeculo Margarita) in loco v.d.

Schönstatt/Vallendar in Rhenania, die 24

mensis Februarii anno 1826 est orta. In infantia

atque adulescentia plures pertulit angustias

familiaeque paupertatem ob mortem

matris prius, deinde patris. Commodas recusans

matrimonii condiciones, navitati pro

bono pauperum, parentibus orbatorum et


524

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

senum relictorum singulari cantate se dicavit.

Hac in industria aliae secutae sunt eam

sociae voluntariae, et ita initium dedit Congregationi

Sororum Franciscalium a Beata

Maria Virgine Angelorum in Waldbreitbach.

Die 25 mensis Martiii anno 1906 pie in

Domino obdormivit.

Summus Pontifex Benedictus XVI, die 28

mensisAprilis anno 2006, declaravit Servam

Dei heroicum in modum virtutes theologales

et cardinales iisque adnexas exercuisse.

Postulatio Causae, Servae Dei prospiciens

beatificationi, examini huius Congregationis

de Causis Sanctorum putatam subiecit

miram sanationem Dominae Monicae

Schneider, quae, primis horis postmeridianis

diei 5 mensis Septembris anno

1986, infortunium raedarium subiit, dum

suam raedam gubernaret. Mulier, conscientia

destituta, magnam patiens fracturam capitis

caeli ad dexteram parietis sedem, in

valetudinarium loci v.d. Wadern est translata,

ubi medici grave edixerunt trauma capitis

encephalicum apertum. Post intubationem,

aegrota helicoptero vecta est in valetudinarium

urbis Trevirensis, ad sedem

therapiae intensivae, ubi ex sic dicta analysi

TAC celebrali confirmata est fractura capitis

caeli dextera in parte, continens fragmentum

ossis circa 8-10 centimetra longum.

Medici arbitrantes mulieris

condiciones esse gravissimas, sectioni chirurgicae

subiecerunt eam ut fracta auferrent

ossis fragmenta. Post operationem in peius

ruit condicio dominae Schneider atque infausta

edicta est prognosis quoad vitam et

quoad valetudinem.

Statim ut notum est raedarium infortunium

et gravitatis condiciones dominae Monicae

Schneider, religiosae diversarum comunitatum

Congregationis Sororum Franciscalium

a Beata Virgine Maria Angelorum

orare tum coniunctim tum privatim coeperunt

pro infirmae sanatione, intercessionem

invocantes Servae Dei Mariae Rosae Flesch,

cuius imago cum reliquia sub eius pulvinum

est posita. Contra praevisionem medicorum,

noctu inter dies 5 et 6 mensis Septembris

illius anni, condiciones infirmae

claram ostenderunt inversionem, quae ad

completam sanationem est prosecuta.

De hoc casu, miro considerato, celebrata

est annis 1998-1999 apud Curiam Trevirensem

Inquisitio dioecesana, cuius iuridica

validitas ab hac Congregatione per decretum

diei 26 mensis Ianuarii anno 2001 est

approbata. Consilium Medicorum huius Dicasterii,

in sessione die 8 mensis Iunii anno

2006 habita, declaravit sanationem celerem,

perfectam, constantem, omnibus residuis

omnino demptis, et ex scientiae legibus

inexplicabilem fuisse. Die 26 mensis

Ianuarii anno 2007 Congressus actus est Peculiaris

Consultorum Theologorum atque

die 19 sequentis mensis Iunii in Ordinaria

Sessione se congregaverunt Patres Cardinales

et Episcopi, Causae Ponente Exc.mo

Domino Petro Georgio Silvano Nesti, C.P.,

Archiepiscopo emerito Camerinensi-Sancti

Severini in Piceno. Et in utroque Coetu, sive

Consultorum sive Cardinalium et Episcoporum,

posito dubio an de miraculo divinitus

patrato constaret responsum affirmativum

prolatum est.

Facta demum de hisce omnibus rebus

Summo Pontifici Benedicto XVI per subscriptum

Cardinalem Praefectum accurata

relatione, Sanctitas Sua vota Congregationis

de Causis Sanctorum excipiens rataque

habens, hodiemo die declaravit: Constare

de miraculo. a Deo patrato per intercessionem

Ven. Servae Dei Mariae Rosae Flesch

(in saec.: Margaritae, Fundatricis Congregationis

Sororum Franciscalium a Beata

Maria Monica Virgine Angelorum, videlicet

de caleri, perfecta ac constanti sanatione

dominae Monicae Schneider a “grave trauma

cranio-encefalico aperto con frattura

della calotta, sofferenza del tronco cerebrale

con coma e midriasi bilaterale rigida, secondaria

all’edema cerebrale diffuso”.

Hoc autem decretum publici iuris fieri et

in acta Congregationis de Causis Sanctorum

Summus Pontifex referri mandavit.

Datum Romae, die 6 mensis Iulii A. D. 2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiep. tit. Biccarensis

a Secretis


5. Nuntium de beatificatione Ven. SD M.

Cælinæ a Secretaria Status datur

SEGRETERIA DI STATO

PRIMA SEZIONE - AFFARI GENERALI

Dal Vaticano, 9 marzo 2007

N. 55.135

Reverendo Padre,

mi do premura di significarLe che il Sommo

Pontefice, accogliendo la richiesta avanzata

con la devota lettera del 14 febbraio

scorso, ha concesso che la Celebrazione del

Rito di Beatificazione della Venerabile Serva

di Dio Maria Celina della Presentazione

abbia luogo a Bordeaux (Francia) domenica

16 settembre 2007. Rappresentante del Santo

Padre sarà l’Em.mo Card. José Saraiva

Martins, Prefetto della Congregazione delle

Cause dei Santi.

La prego di voler comunicare quanto sopra

all’Em.mo Card. Jean-Pierre Ricard,

Arcivescovo di Bordeaux, invitandolo a

prendere direttamente contatto con la Congregazione

delle Cause dei Santi e con

l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del

Sommo Pontefice per quanto concerne

l’organizzazione della Celebrazione.

Profitto della circostanza per confermarmi

con sensi di religiosa stima

Suo dev.mo nel Signore

† LEONARDO SANDRI

Sostituto

_________________________

Reverendo Padre

P. Luca M. De Rosa

Postulatore Generale

dell’Ordine dei Frati Minori

Via S. Maria Mediatrice, 25

00165 ROMA

6. Congregatio de Causis Sanctorum

nuntium papale confirmat

CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 42-51/07

E POSTULATIONE GENERALI 525

Roma, 12 marzo 2007

Reverendissimo Postulatore Generale,

sono lieto di informarLa che il Santo Padre

ha disposto che domenica 16 settembre

2007 abbia luogo a Bordeaux (Francia) la

cerimonia di beatificazione della Venerabile

Serva di Dio Maria Celina della Presentazione,

Monaca professa del II Ordine di

San Francesco.

La prego, pertanto, nella Sua qualità di

Postulatore della Causa di detta Venerabile

Serva di Dio, di preparare quanto occorre

per la beatificazione.

Nel comunicarLe quanto sopra, colgo

ben volentieri l’occasione per confermarmi

con religiosa stima dev.mo nel Signore

JOSÉ CARD. SARAIVA MARTINS

Prefetto

† EDWARD NOWAK

Segretario

________________________

Reverendissimo

P. Luca De Rosa

Postulatore Generale

dell’Ordine dei Frati Minori

Via S. Maria Mediatrice, 25

00165 ROMA

7. Facultas conceditur Transumptum

Inq. Dioec. super miro in Causa M. Iosephæ

Micarelli aperiendi

CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 741-34/07

ASSISIEN. Beatificationis et Canonizationis

Servae Dei MARIÆ IOSEPHÆ A IESU

INFANTE (in saeculo: Barbarae Micarelli)

Fundatricis Instituti Sororum Franciscalium

Missionariarum a Iesu Infante.

Rev.mus Pater Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut Transumptum Inquisitionis Dioecesanae,

apud Curiam ecclesiasticam Teatinam-Vastensem

peractae, super adserta mi-


526

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

ra sanatione pueri Raimundi Sabellini, per

intercessionem Servae Dei Mariae losephae

a lesu Infante (in saeculo: Barbarae Micarelli),

Fundatricis Instituti Sororum Franciscalium

Missionariarum a Iesu Infante, obtenta,

clausum sigillisque munitum in actis

eiusdem Congregationis asservatum, aperiri

possit.

Haec Congregatio, attentis expositis, pro

gratia iuxta preces benigne annuit: servatis

de cetero omnibus de iure servandis. Contrariis

non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 27 mensis Aprilis A.D.

2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† EDUARDUS NOWAK

Archiepiscopus tit. Lunensis

a Secretis

8. Relator in Causa SD Petri Pavlicek

nominatur

CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 2373-4/ 07

Vaticano, 10 maggio 2007

Il Congresso Ordinario di questo Dicastero,

in data 20 aprile 2007 ha affidato al

Rev.mo Relatore Generale, P. Ambrosius

Eszer, O.P., la Causa VIENNEN. del S. di

D. Pietro Pavlicek.

Pertanto il Postulatore è invitato a presentare

allo stesso Relatore il Collaboratore

esterno per lo studio della Causa.

† MICHELE DI RUBERTO

Segretario

____________________

Reverendissimo

P. Luca De Rosa

Postulatore Generale

dell’Ordine dei Frati Minori

Via S. Maria Mediatrice, 25

00165 ROMA

9. Facultas datur exuvias SD Alfredi

Morganti Ostrae transferrendi

CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 1636-6/07

FABRIANEN.-MATHELICEN. Beatifìcationis

et Canonizationis Servi Dei ALFRE-

DI MORGANTI, dicti Berta, Sacerdotis professi

Ordinis Fratrum Minorum.

Rev.mus P. Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut exuviae Servi Dei Alfredi Morganti,

dicti Berta, Sacerdotis professi eiusdem

Ordinis, asservatae in Ecclesia Sancto

Francisco dicata urbis Mathelicae intra fines

Dioecesis Fabrianensis-Mathelicensis,

recognosci atque, praefata quidem recognitione

canonica peracta, in Sacellum

Sanctae Mariae Apparve urbis Ostrae intra

fines Dioecesis Senogalliensis transferri

possint.

Haec porro Congregatio, attentis peculiaribus

in supplici libello expositis adiunctis

necnon assensu Exc.morum ac

Rev.morum Dominorum D. Ioannis Caroli

Vecerrica, Episcopi Fabrianensis-Mathelicensis,

et D. Iosephi Orlandoni, Episcopi

Senogalliensis, pro gratia iuxta preces benigne

annuit, ea tamen lege ut omnia cultus

publici signa praefato Servo Dei vitentur:

servata tamen peculiari huius Congregationis

Instructione. Contrariis non obstantibus

quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 12 mensis Maii A.D. 2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. electus Biccarensis

a Secretis

10. Facultas datur Transumptum Inq.

Suppl. super virtutibus in Causa SD

M. Franciscæ a I. Infante aperiendi


CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 2466-4/07

SALMANTINA. Beatifìcationis et Canonizationis

Servae Dei MARIÆ FRANCISCÆ A

IESU INFANTE (in saeculo: Mariæ a Nativitate

Sanchez Viloria) Monialis professae

Ordinis Sanctae Clarae.

Rev.mus P. Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut Transumptum Inquisitionis Dioecesanae

Suppletivae, apud Curiam ecclesiasticam

Salmantinam peractae, super vita

et virtutibus necnon fama sanctitatis

Servae Dei Mariae Franciscae a Iesu Infante

(in saeculo: Mariae a Nativitate Sanchez

Viloria), Monialis professæ Ordinis

Sanctae Clarae, clausum sigillisque munitum

in actis eiusdem Congregationis, aperiri

possit.

Haec porro Congregatio, attentis expositis,

pro gratia iuxta preces benigne annuit:

servatis de cetero omnibus de iure servandis.

Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 15 mensis Maii A.D.2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. electus Biccarensis

a Secretis

11. Facultas cenceditur Transumptum Inquisitionis

super miro in Causa B. Juniperi

Serra aperiendi

CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 658-42/07

MONTERREYEN. IN CALIFORNIA.

Canonizationis Beati IUNIPERI SERRA Sacerdotis

professi Ordinis Fratrum Minorum.

E POSTULATIONE GENERALI 527

Rev.mus P. Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut Transumptum Inquisitionis Dioecesanae,

apud Curiam ecclesiasticam Denveriensem

peractae, super asserta mira sanatione

puellae Kaylae Rebeccae Kellog, per

intercessionem Beati Iuniperi Serra, Sacerdotis

professi eiusdem Ordinis, obtenta,

clausum sigillisque munitum in actis eiusdem

Congregationis, aperiri possit.

Haec porro Congregatio, attentis expositis,

pro grafia iuxta preces benigne annuit:

servatis de cetero omnibus de iure servandis.

Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 25 mensis Maii A.D. 2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. electus Biccarensis

a Secretis

12. Ponens in Causa Ven. SD Mariæ Rosæ

Flesch nominatur

CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 1207-16/05

TREVIREN. Beatifìcationis et Canonizationis

Servae Dei MARIÆ ROSÆ (in saeculo:

Margaritæ Flesch) Fundatricis Congregationis

Sororum Franciscalium Beatae

Mariae Virginis Angelorum.

Cum Causa Beatifìcationis et Canonizationis

Servae Dei Mariae Rosae (in saeculo:

Margaritae Flesch), Fundatricis Congregationis

Sororum Franciscalium Beatae Mariae

Virginis Angelorum, suo indigeat Ponente,

Rev.mus P. Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut, ex Patribus eidem Congregationi

praepositis, Ponentem praefatae Servae Dei

Causae eligere ac deputare benigne dignetur.


528

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Haec Congregatio, attentis expositis,

precibus annuit, et Exc.mum ac Rev.mum

Dominum D. Petrum Georgium Nesti, Archiepiscopum

emeritum Camerinensem-

Sancti Severini in Piceno, Ponentem Causae

praefatae Servae Dei Mariae Rosae (in

saeculo:Margaritae Flesch), omnibus cum

iuribus et facultatibus necessariis et opportunis,

elegit et nominavit. Contrariis non

obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem

Congregationis, die 28 mensis Maii A.D.

2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. electus Biccarensis

a Secretis

13. Postulator generalis gratias Summo

Pontifici pro canonizationæ B. Simonis

agit

POSTULAZIONE GENERALE

DEI FRATI MINORI

Roma, 4 giugno 2007

BEATISSIMO PADRE,

con la stessa, intensa gioia provata ieri

nell’ incontrare la Santità Vostra nel corso

della solenne Liturgia per la canonizzazione

dei nuovi Santi, Le rinnovo sentimenti di

filiale gratitudine per aver inserito nell’albo

della santità universale il nostro fratello Simone

da Lipnica.

Interprete poi della riconoscenza dell’intero

Ordine dei Frati Minori e in particolare

della Provincia polacca dell’Immacolata

Concezione, della quale fece parte il novello

Santo, ringrazio la Santità Vostra per aver

riproposto all’attenzione della Chiesa e del

mondo, la testimonianza evangelica di questo

singolare apostolo di carità, fattosi dono

di amore per i fratelli sofferenti.

Con la nostra devota riconoscenza Le

presentiamo, Beatissimo Padre il nostro rinnovato

impegno di voler ispirare la nostra

fedeltà alla specifica vocazione francesca-

na, oltre che all’esempio dei nostri fratelli

santi, al Suo luminoso Magistero e alla Sua

sollecitudine per la vita consacrata.

Le chiedo, Padre Santo, di confortare il

comune impegno con il dono della Sua

Apostolica Benedizione, e di considerarmi

Suo dev.mo ed obb.mo figlio

FR. LUCA M. DE ROSA, OFM

Postulatore generale

14. Facultas Transumptum Inq. dioec. super

miro aperiendi in Causa Beatæ

Baptistæ Varano

CONGREGAZIONE

DELLE CAUSE DEI SANTI

Prot. N. 2381-11/07

CAMERINEN.- SANCTI SEVERINI IN

PICENO. Canonizationis Beatæ BAPTISTÆ

VARANO (seu Camillae Baptistae da Varano)

Monialis professae Ordinis Clarissarum

Fundatricis Monasterii Sanctae Clarae

Civitatis Camerini.

Rev.mus P. Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut Transumptum Inquisitionis Dioecesanae,

apud Curiam ecclesiasticam Camerinensem-Sancti

Severini in Piceno, super asserta

mira sanatione puellae Cloeliae Ottaviani,

per intercessionem Beatae Baptistae

Varano (seu Camillae Baptistae da Varano),

Monialis professae Ordinis Clarissarum,

Fundatricis Monasterii Sanctae Clarae civitatis

Camerini, obtenta, clausum sigillisque

munitum in actis eiusdem Congregationis,

aperiri possit.

Haec porro Congregatio, attentis expositis,

pro grafia iuxta preces benigne annuit:

servatis de cetero omnibus de iure servandis.

Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 14 mensis Iulii A.D. 2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus


† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. Biccarensis

a Secretis

15. Facultas datur Transumptum Inq.

dioec. Suppletivae aperiendi in Causa

SD A. Lesino

CONGREGATIO

DE CAUSIS SANCTORUM

Prot. N. 1230-6/07

BRIXIEN. Beatifìcationis et Canonizationis

Servae Dei ANTONIÆ LESINO ex Instituto

Saeculari v.d. Piccola Famiglia Francescana.

Rev.mus P. Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut Transumptum Inquisitionis Dioecesanae

Suppletivae, apud Curiam ecclesiasticam

Brixiensem peractae, super vita et

virtutibus necnon fama sanctitatis Servae

Dei Antoniae Lesino, ex Instituto Saeculari

v.d. Piccola Famiglia Francescana, clausum

sigillisque munitum in actis eiusdem

Congregationis, aperiri possit.

Haec porro Congregatio, attentis expositis,

pro gratia iuxta preces benigne annuit:

servatis de cetero omnibus de iure servandis.

Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 6 mensis Septembris A.D.

2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. Biccarensis

a Secretis

16. Facultas conceditur Transumptum

Inq. dioec. super martyrio aperiendi

in Causa Reginæ M. Vattalil

CONGREGATIO

DE CAUSIS SANCTORUM

E POSTULATIONE GENERALI 529

Prot. N. 2553-3/07

INDOREN. Beatifìcationis seu Declarationis

Martyrii Servae Dei REGINÆ MARIÆ

VATTALIL (in saeculo: Mariae) Sororis professae

Congregationis Sororum Clarissarum

Franciscalium in odium Fidei, uti fertur,

interfectae.

Rev.mus P. Lucas De Rosa, Postulator

Generalis Ordinis Fratrum Minorum, ab

hac Congregatione de Causis Sanctorum

petit ut Transumptum Inquisitionis Dioecesanae,

apud Curiam ecclesiasticam Indorensem

peractae, super vita et martyrio necnon

fama martyrii Servae Dei Reginae Mariae

Vattalil (in saeculo: Mariae), Sororis

professae Congregationis Sororum Clarissarum

Franciscalium, in odium Fidei, uti

fertur, interfectae, clausum sigillisque munitum

in actis eiusdem Congregationis, aperiri

possit.

Haec porro Congregatio, attentis expositis,

pro gratia iuxta preces benigne annuit:

servatis de cetero omnibus de iure servandis.

Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 19 mensis Septembris A.D.

2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. Biccarensis

a Secretis

17. Ponens in Causa SD Francisci Mottola

nominatur

CONGREGATIO

DE CAUSIS SANCTORUM

Prot. N. 1274-19/07

MILETEN.-NICOTRIEN.-TROPIEN.

Beatifìcationis et Canonizationis Servi Dei

FRANCISCI MOTTOLA Sacerdotis Fundatoris

Instituti Saecularis Oblatarum Sacri Cordis.


530

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Cum Causa Beatifìcationis et Canonizationis

Servi Dei Francisci Mottola, Sacerdotis,

Fundatoris Instituti Saecularis Oblatarum

Sacri Cordis, suo indigeat Ponente,

Rev.mus P. Lucas De Rosa, O.F.M., Postulator

legitime constitutus in eiusdem Servi

Dei Causa, ab hac Congregatione de Causis

Sanctorum petit ut, ex Patribus eidem Congregationi

praepositis, Ponentem praefatae

Servi Dei Causae eligere ac deputare benigne

dignetur.

Haec Congregatio, attentis expositis,

precibus annuit, et Exc.mum ac Rev.mum

Dominum D. Hieronymum Grillo, Episcopum

emeritum Centumcellarum-Tarquiniensem,

Ponentem Causae Beatifìcationis

et Canonizationis praefati Servi Dei Francisci

Mottola, omnibus cum iuribus et facultatibus

necessariis et opportunis, elegit et

nominavit. Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 9 mensis Octobris

A.D.2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. Biccarensis

a Secretis

18. Facultas datur Transumptum Inq.

dioec. super virtutibus in Causa SD F.

Gei aperiendi

CONGREGATIO

DE CAUSIS SANCTORUM

Prot. N. 2674-3/07

BRIXIEN. Beatifìcationis et Canonizationis

Servi Dei FAUSTI GEI Christifìdelis

Laici ex Associatione “Operariorum Silentium

a Cruce”.

Rev.mus P. Lucas De Rosa, O.F.M., Postulator

legitime constitutus in Causa Beatifìcationis

et Canonizationis Servi Dei Fausti

Gei, Christifidelis Laici ex Associatione

“Operariorum Silentium a Cruce”, ab hac

Congregatione de Causis Sanctorum petit

ut Transumptum Inquisitionis Dioecesanae,

apud Curiam ecclesiasticam Brixiensem

peractae, super vita et virtutibus necnon fama

sanctitatis eiusdem Servi Dei, clausum

sigillisque munitum in actis eiusdem Congregationis,

aperiri possit.

Haec porro Congregatio, attentis expositis,

pro gratia iuxta preces benigne annuit:

servatis de cetero omnibus de iure servandis.

Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 8 mensis Novembris A.D.

2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. electus Biccarensis

a Secretis

19. Validitas iuridica declaratur Processus

Ap. super miro in Causa Ven. SD

Mariae Christinae a Sabaudia

CONGREGATIO

DE CAUSIS SANCTORUM

Prot. N. 258-16/07

NEAPOLITANA. Beatificationis et Canonizationis

Venerabilis Servae Dei MA-

RIAE CHRISTINAE A SABAUDIA Reginae Regni

utriusque Siciliae.

In Ordinario Congressu, die 30 mensis

Novembris huius anni 2007 celebrato, haec

Congregatio de Causis Sanctorum sequens

dubium disceptavit, nimirum: “An constet

de validitate Processuum Apostolici et Apostolici

Addictionalis, apud Curiam ecclesiasticam

Ianuensem instructorum, super

asserta mira sanatione dominae Mariae

Vallarino, per intercessionem Venerabilis

Servae Dei Mariae Christinae a Sabaudia,

Reginae Regni utriusque Siciliae, obtenta.

Testes sint rite recteque examinati et iura

producta legitime compulsata in casu et ad

effectum de quo agitur“.

Haec porro Congregatio, attento voto ex


offício redacto reque diligenter perpensa,

rescripsit: AFFIRMATIVE, seu constare de validitate

praefatorum Processuum in casu et

ad efftíctum de quo agitur, sanatis de iure

sanandis. Contrariis non obstantibus quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus tíiusdem

Congregationis, die 30 mensis Novembris

A.D. 2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. Biccarensis

a Secretis

20. Validitas iuridica declaratur Inquisitionis

super miro in Causa B. Ludovici

CONGREGATIO

DE CAUSIS SANCTORUM

Prot. N. 232-37/07

NEAPOLITANA. Canonizationis Beati

LUDOVICI A CASAUREA (In saeculo: Archangeli

Palmentieri) Sacerdotis professi Ordinis

Fratrum Minorum Fundatoris Congregationis

Fratrum a Caritate v.d. Bigi.

In Ordinario Congressu, die 30 mensis

Novembris huius anni 2007 celebrato, haec

Congregatio de Causis Sanctorum sequens

dubium disceptavit, nimirum: “An constet

de validitate Inquisitionis Dioecesanae,

apud Curiam ecclesiasticam Cerretanam-

Thelesinam-Sanctæ Agathæ Gothorum, peractae,

super asserta mira sanatione puellae

Idae Iadevaia, per intercessionem Beati

Ludovici a Casaurea (in saeculo: Archangeli

Palmentieri), Sacerdotis professi Ordinis

Fratrum Minorum et Fundatoris Congregationis

Fratrum a Caritate v.d. Bigi, obtenta:

testes sint rite recteque examinati et iura

producta legitime compulsata in casu et ad

effectum de quo agitur“.

Haec porro Congregatio, attento voto ex

officio redacto reque diligenter perpensa,

rescripsit: AFFIRMATIVE, seu constare de va-

E POSTULATIONE GENERALI 531

liditate eiusdem Inquisitionis Dioecesanae

in casu et ad effectum de quo agitur, sanatis

de iure sanandis. Contrariis non obstantibus

quibuslibet.

Datum Romae, ex aedibus eiusdem Congregationis,

die 30 mensis Novembris A.D.

2007.

IOSEPHUS CARD. SARAIVA MARTINS

Praefectus

† MICHAËL DI RUBERTO

Archiepiscopus tit. Biccarensis

a Secretis

21. Notitiae particulares

1. Beatificationes et Canonizationes

Nel corso di quest’anno 2007 sono stati

canonizzati i seguenti nostri fratelli: l’11

maggio a São Paulo in Brasile, Antonio di

Sant’Anna Galvâo (1739-1822), sacerdote

professo OFM, e il 3 giugno a Roma SIMO-

NE DA LIPNICA (1440-1482), sacerdote professo

OFM.

Sono stati beatificati: il 16 settembre a

Bordeaux in Francia, la Ven. Maria Celina

della Presentazione (1878-1897), monaca

professa del II Ordine di S. Francesco (Clarisse),

e il 28 ottobre a Roma-Piazza S. Pietro

i Venerabili Martiri Victor Chumillas

Fernandez e XXI Soci, e i Venerabili Martiri

Felix Echevarria Gorostiaga e VI Soci

2. Promulgatio Decretorum

Il 1 giugno 2007, nel corso di una Udienza

accordata al Cardinale Prefetto della

Congregazione delle Cause dei Santi, il

Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato

la promulgazione dei Decreti concernenti

un miracolo attribuito alla intercessione

della Beata Alfonsa dell’Immacolata Concezione

Muttathupadathu (1910-1946),

Suora professa della Congregazione indiana

delle Francescane Clarisse, beatificata

da Giovanni Paolo II l’8 febbraio 1986,

nonché le virtù eroiche delle Serve di Dio

Maria Fedele Weiss, religiosa professa del

Terz’Ordine di S. Francesco del Monastero

di Reutberg in Germania (1882-1925), e

Cleonilde Guerra, vergine, dell’OFS di

Faenza in Italia (1922-1949).


532

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

Il successivo 6 luglio 2007 il Santo Padre

Benedetto XVI ha poi disposto la promulgazione

dei Decreti concernenti due miracoli

attribuiti alla intercessione della Beata

Maria Bernarda Butler (1848-1924),

Fondatrice delle Suore Francescane di Maria

Ausiliatrice, beatificata da Giovanni

Paolo II il 29 ottobre 1995, e della Venerabile

Serva di Dio Maria Rosa Flesch (1826-

1906), Fondatrice delle Suore Francescane

di S. Maria degli Angeli, le cui virtù eroiche

furono riconosciute da Benedetto XVI il 28

aprile 2006.

Siamo in attesa che il Santo Padre stabilisca

la data per la canonizzazione delle

Beate Alfonsa e M. Bernarda, mentre è stato

già stabilito che il rito della Beatificazione

della Venerabile M. Rosa Flesch si svolga

a Treviri il 4 maggio 2008.

3. Congregationes Ordinariae

Il 19 giugno 2007 i Padri Cardinali e Vescovi

membri della Congregazione delle

Cause dei Santi, radunati in Sessione Ordinaria

nel Palazzo Apostolico Vaticano, si

espressero con unanime voto favorevole,

dopo di aver ascoltata la Relazione dell’Ecc.mo

Ponente, Mons. Piergiorgio Nesti,

CP, Arcivescovo emerito di Camerino -San

Severino Marche, circa un presunto miracolo

attribuito alla intercessione della Venerabile

Serva di Dio Maria Rosa Flesch

(1826-1906), Fondatrice delle Suore Francescane

di S. Maria degli Angeli.

Nella successiva Sessione Ordinaria del

6 novembre 2007 i Padri Cardinali e Vescovi,

fungendo da Ponente della Causa

l’Ecc.mo Mons. Girolamo Grillo, Vescovo

emerito di Civitavecchia-Tarquinia, votarono

con unanime voto affermativo circa

l’eroicità delle virtù praticate dal Servo di

Dio Francesco Mottola (1901-1969), sacerdote

diocesano e Fondatore dell’Istituto Secolare

delle Oblate del Sacro Cuore.

4. Congressus Peculiares super virtutibus

vel martirio

Convocati in Congresso Peculiare dal

Promotore Generale della Fede, i Consultori

Teologi della Congregazione delle Cause

dei Santi, il 15 giugno 2007 espressero il lo-

ro “Voto” circa l’eroicità delle virtù della

Serva di Dio Maria Chiara Serafina Farolfi

(1853-191?), Fondatrice delle Suore Clarisse

Francescane Missionarie del SS. Sacramento.

Il 16 ottobre 2007 i Consultori Teologi

della Congregazione delle Cause dei Santi

si pronunciarono sul presunto martirio del

Servo di Dio Odoardo Focherini (1907-

1944), padre di famiglia e vittima della persecuzione

nazista.

Il 23 novembre 2007, i Consultori Teologi,

convocati dal Promotore Generale della

Fede, si sono pronunciati a favore dell’esercizio

delle virtù da parte della Serva di

Dio Carolina Beltrami (1869-1932), Fondatrice

dell’Istituto delle “Immacolatine di

Alessandria” in Italia.

Nel corso di una nuova sessione, svoltasi

il giorno 11 dicembre 2007, i Consultori

teologi, insieme al Promotore generale della

Fede, hanno votato a favore dell’eroicità

delle virtù praticate dal Servo di Dio Giacomo

Gaglione (1896-1962), Fedele Laico

nonché professo nell’Ordine Francescano

Secolare e Fondatore dell’Associazione laicale

“ Apostolato della Sofferenza” della

diocesi di Caserta in Italia.

5. Sessio historica

Il 23 ottobre 2007, convocati dal Relatore

Generale della Congregazione delle Cause

dei Santi, i sei Consultori storici, previsti

dal Regolamento, esaminarono il valore

storico della Positio super vita et virtutibus

necnon fama sanctitatis della Serva di Dio

Francesca della Concezione Pascual Domenech

(1833-1903), Fondatrice delle Suore

Francescane dell’Immacolata di Valencia,

approvandola a larga maggioranza.

6. Inquisitionum conclusio

In quest’ultimo periodo sono state dichiarate

concluse dai rispettivi Ordinari

diocesani le Inchieste super vita et virtutibus

necnon fama sanctitatis e/o super

martyrio dei seguenti Servi di Dio.

• Il 26 giugno 2007, a Brescia, l’Inchiesta

diocesana sulla vita e le virtù del Servo di

Dio Fausto Gei (1927-1968) religioso professo

dei “Silenziosi Operai della Croce”.


• Il 12 luglio 2007, a Camerino,

l’Inchiesta diocesana su un presunto miracolo

attribuito alla intercessione della

Beata Battista Varano (14-58-1524),

monaca professa del II Ordine di S.

Francesco (Clarisse), Beata per “conferma

di culto dal 7 aprile 1843.

• Il 13 ottobre 2007, ad Acri (Cosenza),

l’Inchiesta suppletiva sulla fama di santità

della Serva di Dio Maria Teresa De

Vincenti (1872-1936), Cofondatrice della

Congregazione delle Suore Piccole

Operaie dei SS. Cuori.

• Il 28 dicembre 2007, nella Casa del S.

Cuore di Saccolongo (Padova), dove il

Servo di Dio morì il 6 giugno 1952 in

conseguenza dei maltrattamenti subiti in

Romania durante il regime comunista,

Mons. Antonio Mattiazzo, Arcivescovo-

Vescovo di Padova, ha dichiarato conclusa

l’Inchiesta diocesana sul presunto

martirio del Servo di Dio Clemente Gatti

(1880-1952), sacerdote professo OFM

(Provincia Veneta), che era stata avviata

dallo stesso Presule il 25 settembre 2002.

7. Numerus Causarum quae apud Postulationem

OFM tractantur

• Causae Fratres Minores respicientes:

n.85

• Causae Sorores II Ordinis (Clarissas)

respicientes: n .15

E POSTULATIONE GENERALI 533

• Causae Conceptionistas Franciscanas

respicientes: n. 7

• Causae Sorores Tertii Ordinis Regularis

respicientes: n. 36

• Causae Fratres et Sorores OFS respicientes:

n.25

• Causae ad alias Entitates pertinentes:

n.50

Tot.: n. 218

8. Novissimae Positiones

Nel corso di quest’anno 2007 sono state

consegnate ufficialmente al Protocollo

della Congregazione le seguenti Positiones

in vista del futuro esame delle singole

Cause:

• VALENTINA - Beatificationis et Canonizationis

Servae Dei Franciscae a Coaceptione

Pascual Domenech, Fundatricis

Coagregationis Sororum Franciscalium

ab Immaculata (1835-1903) Positio

super vita, virtutibus et fama sanctitatis,

Roma 2007.

• CRACOVIEN. - Beatificationis et Canonizationis

Servi Dei Aloisii Kosiba (in

saeculo: Petri), Laici Professi Ordinis

Fratrum Minorum (1855-1939), Positio

super vita, virtutibus et fama sanctitatis,

Roma 2007.

FR. LUCA M. DE ROSA, OFM


EX OFFICIO PRO “IUSTITIA, PACE

ATQUE INTEGRITATE CREATI”

1. 3° Incontro Europeo degli Animatori

OFM di GPIC

1. Cronaca

PER UN’EUROPA

UNITA E SOLIDALE

Dal 15 al 20 ottobre 2007 a Francoforte

(Germania) si è svolto il 3° Incontro europeo

degli Animatori di GPIC. Vi hanno partecipato

circa 50 Frati dalle Province di

Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Italia,

Polonia, Slovacchia, Romania, Slovenia

e Croazia, in rappresentanza delle 5 Conferenze

d’Europa. Erano inoltre presenti i responsabili

dell’Ufficio GPIC di Roma, Fr.

Joe Rozansky e Fr. Vicente Felipe, e due

Definitori generali, Fr. Mario Favretto e Fr.

Miguel Vallecillo.

L’incontro – dal tema Per un’Europa

unita e solidale – aveva lo scopo di valutare

come le Conferenze stanno attuando le

decisioni del Capitolo generale 2003 relative

a GPIC, di elaborare proposte per il

Capitolo generale 2009 e di riflettere sui

problemi specifici dell’Europa (con una

speciale attenzione alla realtà dell’Europa

dell’Est).

Dopo gli arrivi nella serata di lunedì 15,

i lavori sono iniziati il giorno successivo,

con la Celebrazione eucaristica, nella quale

è stato letto il Messaggio inviatoci dal Ministro

Generale. Nel corso della mattinata,

poi, la Commissione GPIC di ciascuna

Conferenza si è presentata ed ha illustrato il

proprio lavoro nell’ambito di GPIC.

Nel pomeriggio ci ha raggiunti Fr. Hermann

Schalück, il quale ha svolto la sua relazione,

dal titolo Una proposta di evangelizzazione

per l’Europa. Egli è partito da un

interrogativo: «La Chiesa dona ancora agli

uomini l’esperienza di un Dio amorevole,

buono e giusto?». Nel tentativo di suggeri-

re una risposta, Fr. Hermann ha affermato:

«[Francesco] ci dice: “questa è la vostra vocazione:

curare le ferite, fasciare le fratture,

richiamare gli smarriti” (FF 1469). Sono

convinto che questa definizione data da

Francesco possa e debba essere per tutti noi

la chiave di comprensione della vocazione

francescana in quest’oggi, all’interno della

Chiesa e della società civile in Europa. Vogliamo

essere una “fraternità in missione”:

ciò significa prima di tutto che, al pari di

Francesco e Chiara, noi dobbiamo rendere

visibile nella Chiesa, nel mondo, e certamente

nel contesto europeo, l’amore di Dio

che guarisce e libera».

Dopo aver dialogato con Fr. Hermann, le

varie Conferenze hanno esposto in Assemblea

come stanno rispondendo alle decisioni

del Capitolo generale 2003.

La mattinata di mercoledì 17 ottobre è

stata dedicata alla riflessione sull’Europa

dell’Est, prendendo l’avvio dalla ricca relazione

di Fr. Adrian Manderla – intitolata La

voce dell’Europa dell’Est: problemi, sfide,

richieste – nella quale egli ha delineato la

situazione delle società post-comuniste,

analizzate secondo vari aspetti (famiglia e

matrimonio, condizione giovanile, religiosità…).

In seguito abbiamo dialogato con il

Relatore e i nostri Frati di Croazia, Slovenia,

Polonia, Romania e Slovacchia. Nel

pomeriggio, divisi in piccoli gruppi, abbiamo

vissuto un’esperienza di incontro diretto

con alcune realtà di marginalità presenti a

Francoforte (immigrazione, tossicodipendenza,

prostituzione, AIDS…).

I lavori del 18 ottobre si sono aperti con

la relazione del Dott. Matteo Mascia, sul tema

Europa: emergenza ecologica. Il relatore

ha innanzitutto sottolineato come ci si

trovi ormai di fronte ad una nuova percezione

dell’ambiente («vi sono strette interconnessioni

tra la questione ambientale e

sociale, tra diritti umani, sviluppo, povertà


536

AN. CXXVI – SEPTEMBRIS-DICEMBRIS 2007 – N. 3

e protezione dell’ambiente») ed ha proseguito

evidenziando il fatto che «il pianeta

terra è un sistema finito, che presenta dei

vincoli, i quali pongono la necessità di limitare

l’uso indiscriminato delle risorse ambientali».

Da queste premesse deriva la necessità

di uno sviluppo che sia sostenibile, il

quale «richiede la presa di coscienza della

nuova responsabilità ambientale a cui tutti

siamo chiamati».

Nel pomeriggio, i lavori sono proseguiti

per Conferenze. La giornata si è conclusa

con una preghiera nello Spirito di Assisi, alla

quale sono intervenuti musulmani, ebrei

e protestanti.

La relazione di apertura di venerdì 19 ottobre

è stata affidata al Dott. Maurizio Pallante,

che ha esposto il tema Crescita e decrescita:

per una nuova qualità della vita.

Egli ha esordito dicendo: «Generalmente si

crede che la crescita economica consista

nella crescita dei beni. In realtà l’indicatore

che si utilizza per misurarla – il prodotto interno

lordo – si limita a calcolare il valore

monetario delle merci. Il concetto di bene e

il concetto di merce non sono equivalenti.

Non tutti i beni sono merci e non tutte le

merci sono beni. Se, dunque, il prodotto interno

lordo misura il valore monetario delle

merci, la decrescita indica soltanto una diminuzione

della produzione di merci. Non

dei beni. Poiché molte merci non sono beni

e molti beni non sono merci, la decrescita

può diventare il fulcro di un nuovo paradigma

culturale se si realizza come una diminuzione

della produzione di merci che non

sono beni e un incremento della produzione

di beni che non sono merci. Questo processo

è in grado di apportare miglioramenti alla

qualità della vita e degli ecosistemi».

Nel pomeriggio Fr. Joe Rozansky ha

relazionato su GPIC nella vita dell’Ordine,

quindi Fr. Markus Heinze ci ha aggiornati

sulla situazione di Franciscans international

e Fr. Marco Malagola sulla Terra

Santa.

La mattinata conclusiva (20 ottobre) si è

svolta in Assemblea plenaria. Dapprima le

Conferenze hanno condiviso gli impegni

assunti per il futuro, quindi hanno avanzato

le proposte per il Capitolo generale 2009.

Esse, in conclusione, sono state sintetizzate

in questi termini:

Mentre si ribadisce l’importanza di tutte

e cinque le decisioni del Capitolo generale

2003, in particolare si sottolineano le seguenti

priorità:

a. nonviolenza attiva (applicata ad alcuni

ambiti: accoglienza, rispetto, dialogo interreligioso…);

b. giustizia ambientale o ecologia globale,

intesa come stile di vita, come impegno

verso i poveri e verso il Creato;

c. impegno per gli esclusi, specie i migranti.

Si è deciso all’unanimità di consegnare

le proposte così riassunte al Consiglio internazionale

di GPIC, il quale le rielaborerà e

le presenterà al Capitolo generale, unitamente

a quelle emerse negli altri incontri

continentali.

Il 3° Incontro europeo degli Animatori