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Noi credevamo - Istituto di Istruzione Superiore "Giovanni Falcone"

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75<br />

60<br />

e<strong>di</strong>toriale<br />

5 Viva l’Italia<br />

auguri italia<br />

7 Amor Patriae nostra lex<br />

10 Bibliografie e recensioni<br />

14 Siamo più legati all’Italia <strong>di</strong> quanto ci piaccia immaginare<br />

18 La mia è un’opera <strong>di</strong> verità<br />

24 Auguri Italia<br />

27 <strong>Noi</strong> <strong>credevamo</strong><br />

28 Superare il mito<br />

32 Per non <strong>di</strong>menticare<br />

33 17 Marzo 2011<br />

36 Fratelli d’Italia?<br />

39 Le donne nel Risorgimento (Fra Patria e amori)<br />

44 Le donne nel Risorgimento (effetto donna)<br />

46 La spe<strong>di</strong>zione dei Mille<br />

48 150 anni d’Italia<br />

società<br />

53 Gemellaggio<br />

54 Donne o semplici... femmine?<br />

56 E se al posto <strong>di</strong> quel cane ci fosse il tuo cane?<br />

agorà<br />

58 Riforma dell’istruzione<br />

teatro<br />

60 Novecento<br />

poesie<br />

64 La confessione; Vorrei trovare le parole; L’ideologia; Libera rinascita<br />

78<br />

14<br />

scienze<br />

65 Canto <strong>di</strong> un pastore errante fra i bit<br />

musica<br />

68 Perché Sanremo è Sanremo!<br />

70 Il nostro genere? Pop-Punk e Punk-Rock<br />

moda&<strong>di</strong>ntorni<br />

72 Coco Chanel, una donna, tutte le donne<br />

74 La dea dell’eleganza<br />

sicurezza<br />

75 Molta sicurezza = pochi cavalli<br />

sport<br />

77 Old Trafford<br />

78 Magic Johnson: un campione senza tempo<br />

l’oroscopo<br />

80 Previsioni per i mesi <strong>di</strong> marzo ed aprile<br />

78<br />

36<br />

44


FALCONEXPRESS<br />

5<br />

5<br />

viva l’italia unita!<br />

a cura <strong>di</strong> Antonio CIRIGLIANO (Direttore Responsabile)<br />

Come festeggiare<br />

veramente i 150<br />

anni <strong>di</strong> vita della<br />

nostra Nazione, oggi<br />

che è così <strong>di</strong>ffusa una<br />

crisi d’identità nazionale?<br />

Secondo me in<br />

un modo molto semplice:<br />

ricordando i tantissimi<br />

e gran<strong>di</strong> personaggi<br />

che hanno<br />

dato lustro all’Italia nel<br />

mondo in tutti questi<br />

anni, in tutti i campi<br />

del sapere, delle arti,<br />

delle professioni. Il nostro<br />

pensiero va anche<br />

agli uomini dell’informazione<br />

e agli uomini<br />

<strong>di</strong> stato come <strong>Giovanni</strong><br />

Falcone e Paolo Borsellino<br />

che hanno testimoniato<br />

con la loro<br />

vita la lotta alle mafie.<br />

A tutti loro e a tutti i<br />

Padri della Patria che<br />

hanno lottato per unire<br />

e <strong>di</strong>fendere l’Italia<br />

va il nostro pensiero.<br />

Colgo inoltre l’occasione,<br />

nel momento in cui<br />

riprendo la <strong>di</strong>rezione <strong>di</strong><br />

FXP, per salutare la redazione<br />

del giornalino, il<br />

collega Copertino, i colleghi<br />

tutti, gli alunni e le<br />

loro famiglie, la <strong>di</strong>rigente<br />

scolastica, la segreteria<br />

e gli operatori Ata.<br />

Buona lettura a tutti!!!<br />

W l’Italia unita!!!


Amor patriae nostra lex<br />

Alla ricerca <strong>di</strong> un’idea <strong>di</strong>menticata, ma non perduta<br />

È<br />

compito della Repubblicarimuovere<br />

gli ostacoli<br />

<strong>di</strong> or<strong>di</strong>ne economico<br />

e sociale, che, limitando<br />

<strong>di</strong> fatto la libertà e<br />

l’eguaglianza dei citta<strong>di</strong>ni,<br />

impe<strong>di</strong>scono il pieno<br />

sviluppo della persona<br />

umana e l’effettiva partecipazione<br />

<strong>di</strong> tutti i lavoratoriall’organizzazione<br />

politica, economica e<br />

sociale del Paese. Articolo<br />

3, Costituzione della<br />

Repubblica italiana<br />

Nelle parole della Costituzione<br />

si scorgono<br />

l’amore e la serietà <strong>di</strong><br />

persone che credevano<br />

sinceramente ad ideali<br />

oggigiorno smarriti.<br />

Forse un amore simile e<br />

la stessa determinazione<br />

che poterono animare<br />

i padri fondatori della<br />

nostra patria, uomini e<br />

donne <strong>di</strong>sposti a morire<br />

sul campo per la causa<br />

dell’Unità. Ricordando il<br />

Risorgimento sovvengono<br />

nomi <strong>di</strong> eroi mitizzati,<br />

i “soliti” Garibal<strong>di</strong>, Vittorio<br />

Emanuele, Cavour,<br />

ma spesso si <strong>di</strong>menticano<br />

gli autori materiali,<br />

i veri idealisti, giovani<br />

patrioti che credevano<br />

a cura <strong>di</strong> Joned SARWAR (VAs - Direttore E<strong>di</strong>toriale)<br />

e che in una certa misura sono stati usati, e con loro<br />

si perde quell’euforia, quel coinvolgimento emotivo<br />

che al<strong>di</strong>là della mera speculazione utilitaristica<br />

sull’Unità dovrebbe ancora oggi colpire i nostri<br />

cuori <strong>di</strong> italiani. E si parla <strong>di</strong> persone che in punto <strong>di</strong><br />

morte gridavano “Viva l’Italia” come ultime parole.<br />

Chi morirebbe oggi per un’Italia in cui la gente manifesta<br />

al grido <strong>di</strong> “10, 100, 1000 Nassiriya”? Parole<br />

impensabili, seppur sulla bocca <strong>di</strong> pochi antagonisti.<br />

Viviamo in uno stato incapace <strong>di</strong> evitare il frazionismo<br />

e con una politica che cerca <strong>di</strong> frazionare anche<br />

la Nazione a <strong>di</strong>spetto <strong>di</strong> qualsiasi fondamento<br />

costituzionale. Se non possiamo contare sui nostri<br />

ministri (che tra l’altro giurano sulla Costituzione e<br />

quin<strong>di</strong> anche sull’articolo 5) per festeggiare l’unità,<br />

ci rivolgiamo alla televisione che, come recita un recente<br />

spot, è “nata per unire”, ma ancora una volta<br />

svolge il suo compito tra luci ed ombre.<br />

L’intervento <strong>di</strong> Benigni al Festival <strong>di</strong> Sanremo rispecchia<br />

la doppia faccia <strong>di</strong> queste celebrazioni. La<br />

gran<strong>di</strong>ssima dote artistica ed il profondo amore del<br />

comico per la propria patria, traspaiono dalle sue<br />

parole e sarebbe bello ci fossero più persone con la<br />

stessa passione e convinzione. Quando, tuttavia, ci<br />

si sofferma sull’aspetto storico non si possono transigere<br />

alcune espressioni, come “Il Risorgimento è<br />

stato un movimento <strong>di</strong> popolo”, tesi che ormai vacilla<br />

alla luce dell’evidenza. Il problema vero è che la<br />

storia del Risorgimento come ci è stata raccontata<br />

finora, non trova corrispondenza nella realtà dei fatti.<br />

O meglio, troppe cose, forse scomode, vengono<br />

taciute. Laddove non è immaginabile che il popolo<br />

stu<strong>di</strong> autonomamente la storia del Risorgimento, è<br />

compito degli intellettuali e sta nella loro onestà la<br />

responsabilità <strong>di</strong> <strong>di</strong>vulgare ciò che viene nascosto,<br />

<strong>di</strong> permettere a chiunque <strong>di</strong> farsi un’opinione non limitata<br />

alla fonte da un’ideologia, intesa come nega-


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

8<br />

marzo 2011<br />

zione dell’evidenza, fermo restando il <strong>di</strong>ritto <strong>di</strong> interpretare<br />

liberamente quelli che sono i fatti.<br />

Questo numero <strong>di</strong> FXP si propone quin<strong>di</strong> <strong>di</strong> svelare<br />

alcune delle tante, piccole storie che il velo <strong>di</strong> Maya<br />

dell’ideologia ci ha nascosto e che nemmeno nella<br />

scuola manca <strong>di</strong> agire. Lo scorso anno, un progetto<br />

del Sistema Museale Provinciale si proponeva <strong>di</strong><br />

ripercorrere le battaglie <strong>di</strong> Solferino e San Martino<br />

nel Risorgimento mantovano. Il percorso, non certopensato<br />

per ragazzi <strong>di</strong> 17-18 anni, si è concluso con<br />

la produzione <strong>di</strong> un video documentario, nel quale<br />

le poche note critiche espresse dagli studenti sono<br />

state tagliate, forse per esigenze <strong>di</strong> regia o forse perchè,<br />

ancora una volta, “Far conoscere la storia del<br />

nostro paese alle nuove generazioni” significa ripetere<br />

incessantemente quella celebrazione <strong>di</strong> retorica<br />

che <strong>di</strong>mostra l’incapacità <strong>di</strong> accettare la propria<br />

origine, nel bene e nel male.<br />

L’evento del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia<br />

deve essere l’occasione per rinnovare quel patto<br />

unitario che forse non è mai stato portato a compimento<br />

e per ciò vacilla in questi tempi duri. Bisogna<br />

riflettere sulla questione federalista, che se da un<br />

lato permette all’Italia <strong>di</strong> mantenere la sua straor<strong>di</strong>naria<br />

varietà e originalità, dall’altro, nelle intenzioni<br />

<strong>di</strong> alcuni, vuole essere il primo passo verso la secessione<br />

<strong>di</strong> una parte del Paese e rischia <strong>di</strong> sfumare<br />

il già flebile senso <strong>di</strong> identità nazionale che caratterizza<br />

ogni nazione, che in certi casi può essere in<strong>di</strong>-<br />

LeÊ vicendeÊ delÊ RisorgimentoÊ siÊ intreccianoÊ con<br />

laÊ nascitaÊ dellaÊ CroceÊ Rossa.Ê é Ê infattiÊ assistendoÊ allaÊ<br />

BattagliaÊ <strong>di</strong>Ê SolferinoÊ -Ê unaÊ delleÊ pi Ê cruentiÊ delÊ XIXÊ<br />

sec. - che Henri Dunant ha l’intuizione <strong>di</strong> creare<br />

la celebre associazione umanitaria<br />

BattagliaÊ <strong>di</strong>Ê SolferinoÊ<br />

24Ê giugnoÊ 1859<br />

8<br />

spensabile per la sua sopravvivenza.<br />

Rifondare<br />

il nostro Risorgimento è<br />

uno dei passi necessari<br />

per permetterci <strong>di</strong> resistere<br />

alle spinte in <strong>di</strong>rezione<br />

opposta e per<br />

dare finalmente<br />

la giusta <strong>di</strong>gnità, basata<br />

sul vero storicamente<br />

accertabile, alla nostra<br />

Nazione, troppo spesso<br />

derisa e “calpesta”, come<br />

recita il nostro inno. Ritroviamo<br />

motivo <strong>di</strong> poter<br />

<strong>di</strong>re ad alta voce<br />

“Viva l’Italia”, <strong>di</strong> poter<br />

esprimere il nostro orgoglio<br />

<strong>di</strong> essere italiani, <strong>di</strong><br />

commuoverci al suono<br />

dell’Inno <strong>di</strong> Mameli e <strong>di</strong><br />

ricordare la strada che il<br />

nostro popolo ha fatto e<br />

alla molta che lo aspetta<br />

in futuro, nel rispetto<br />

degli altri popoli con<br />

i quali oggigiorno siamo<br />

in contatto.<br />

Henri<br />

Dunant


FALCONEXPRESS<br />

9<br />

Antonio Canova, Ebe - 1801<br />

9


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

10<br />

marzo 2011<br />

Che bello ricordare come è<br />

nata l’Italia<br />

<strong>di</strong> Filippo Ceccarelli, (la<br />

Repubblica, 04/12/2010)<br />

Di norma si tendono<br />

a sottovalutare i<br />

guasti che derivano<br />

dalla retorica. Allo stesso<br />

modo è <strong>di</strong>fficile superare<br />

un senso <strong>di</strong> sovrabbondanza<br />

<strong>di</strong>nanzi ai libri d’occasione;<br />

e il caso del 150° ne<br />

è un chiaro e ormai già saturo<br />

esempio. Perciò bene<br />

ha fatto Aldo Cazzullo, in<br />

questo suo Viva l’Italia!, a<br />

raccontare il Risorgimento<br />

da giornalista intelligente,<br />

e cioè come una<br />

storia soprattutto <strong>di</strong> uomini<br />

e <strong>di</strong> donne: quanto basta<br />

a spolverarle <strong>di</strong> dosso,<br />

con prosa rapida come una<br />

spazzola, la solenne coltre<br />

del mito residuo e della<br />

noia.<br />

10<br />

bibliografia e recensioni<br />

Per uno sguardo panoramico sul Risorgimento<br />

Viva l’Italia!<br />

<strong>di</strong> Aldo Cazzullo<br />

a cura <strong>di</strong> Davide MICHELONI (VAs)<br />

Triste la patria che si sente<br />

minacciata dall’alluvione<br />

degli anniversari. La soluzione<br />

sta nell’attraversare<br />

le ricorrenze con il beneficio<br />

della sorpresa, lasciandosi<br />

trasportare dall’eloquenza<br />

dei particolari che<br />

via via s’incontrano. Le fregole<br />

sessuali <strong>di</strong> re Vittorio,<br />

il moro <strong>di</strong> Garibal<strong>di</strong>, l’acerba<br />

vitalità <strong>di</strong> Goffredo Mameli.<br />

E poi, con un salto, i<br />

poeti letterati della Grande<br />

Guerra, i crocifissi della<br />

Resistenza, il martirio <strong>di</strong><br />

Cleonice <strong>di</strong> tante coraggiosissime<br />

donne, il sa<strong>di</strong>smo<br />

<strong>di</strong>sperato dei torturatori fascisti.<br />

Tutto inutile, oggi?<br />

Tutto ancora incerto, affaticato<br />

e anche in pericolo.<br />

Il Risorgimento italiano<br />

<strong>di</strong> Mack Smith<br />

Dagli anni della Rivoluzionefrancese<br />

alla morte <strong>di</strong> Cavour,<br />

Denis Mack Smith<br />

– brillante storico inglese<br />

e fra le voci più autorevoli<br />

sulla storia d’Italia – demistifica<br />

molti luoghi comuni<br />

sul Risorgimento, attraverso<br />

la voce stessa dei<br />

protagonisti. Con l’avvertenza<br />

che «i documenti, bisogna<br />

ricordare, non sono<br />

la storia, ma gli elementi<br />

che contribuiscono a fare<br />

la storia», in queste pagine<br />

vengono riportati gli scritti<br />

e le testimonianze <strong>di</strong> Filippo<br />

Buonarroti e Eleonora<br />

de Fonseca Pimentel, Metternich<br />

e Manzoni, Mazzini<br />

e Garibal<strong>di</strong>, Gioberti e<br />

Pio IX, Carlo Alberto e Carlo<br />

Pisacane, Vittorio Emanuele<br />

II e Cavour, Giuseppe<br />

Massari e Carlo Cattaneo.<br />

Ogni documento è introdotto<br />

da acute riflessioni <strong>di</strong><br />

Mack Smith e il risultato è<br />

una immagine viva e palpitante<br />

<strong>di</strong> un periodo che<br />

ha profondamente trasformato<br />

la penisola italiana.<br />

(...) pagine intense il cui filo<br />

conduttore dello svolgersi<br />

degli eventi nasce da passioni<br />

politiche, ambizioni<br />

personali, ideali <strong>di</strong> popoli e<br />

interessi <strong>di</strong> singoli, aspirazioni<br />

rivoluzionarie, vittorie<br />

e sconfitte da cui è nata<br />

l’Unità d’Italia.<br />

www.qlibri.it


FALCONEXPRESS<br />

11<br />

Il cuore e la spada<br />

<strong>di</strong> Bruno Vespa<br />

Il libro <strong>di</strong> Vespa, sebbene<br />

il titolo faccia riferimento<br />

al periodo dal<br />

1861 al 2011 (suppongo<br />

che il riferimento ai centocinquanta<br />

anni sia stato<br />

considerato d’impatto) copre<br />

un periodo che va, in<br />

effetti, dalle guerre <strong>di</strong> in<strong>di</strong>pendenza<br />

e si ferma al<br />

2010, anno della pubblicazione.<br />

Personalmente ho trovato<br />

la parte relativa al Risorgimento<br />

ed all’unificazione<br />

completa, accessibile e<br />

ben documentata. Sicuramente<br />

è adatta ai ragazzi<br />

delle scuole superiori e<br />

delle università, ma anche<br />

a chi voglia un approfon<strong>di</strong>mento<br />

accessibile <strong>di</strong> una<br />

parte così importante della<br />

storia nazionale. Ad esempio,<br />

ho trovato molto ben<br />

trattate le vicende <strong>di</strong> Garibal<strong>di</strong><br />

in Brasile e Uruguay<br />

nel periodo anteriore alla<br />

spe<strong>di</strong>zione dei Mille. Altrettanto<br />

ben sviluppata<br />

mi è parsa la sezione relativa<br />

all’Italia post-unitaria:<br />

11<br />

i governi liberali, il trasformismo,<br />

i moti <strong>di</strong> fabbrica,<br />

l’avvento del fascismo. Ho<br />

trovato la trattazione del<br />

ventennio un po’ meno efficace,<br />

ma probabilmente<br />

solo perché non si <strong>di</strong>scosta<br />

troppo (anzi è molto simile)<br />

da recenti opere simili<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>vulgazione storica.<br />

Molto belli, a mio avviso,<br />

anche i capitoli relativi<br />

al referendum sulla Repubblica,<br />

la Costituente<br />

e la campagna elettorale<br />

del 1948. Quanto al secondo<br />

dopoguerra (...) non<br />

possiamo fare una colpa<br />

all’autore se non ha trovato<br />

personaggi migliori <strong>di</strong><br />

Andreotti ed Aldo Moro in<br />

rappresentanza dell’epoca.<br />

Infine nell’ultima parte relativa<br />

alla seconda repubblica<br />

la narrazione scivola<br />

dalla storia al gossip politico<br />

(...) <strong>di</strong> cui, tuttavia, Bruno<br />

Vespa è maestro. Insomma,<br />

un bel libro, molto<br />

go<strong>di</strong>bile, <strong>di</strong> <strong>di</strong>vulgazione<br />

storico-politica.<br />

www.amazon.it<br />

Terroni<br />

<strong>di</strong> Pino Aprile<br />

Il libro “Terroni. Tutto<br />

quello che è stato fatto<br />

perché gli italiani del<br />

Sud <strong>di</strong>ventassero meri<strong>di</strong>onali”<br />

scritto da Pino Aprile<br />

è una descrizione coraggiosa<br />

nonché documentata<br />

<strong>di</strong> quello che gli italiani<br />

fecero a se stessi, del perché<br />

a centocinquant’anni<br />

dall’Unità <strong>di</strong> Italia la <strong>di</strong>fferenza<br />

tra Nord e Sud si<br />

sia ad<strong>di</strong>rittura accentuata,<br />

marcando tale <strong>di</strong>suguaglianza<br />

in maniera indelebile.<br />

Quanti hanno sempre<br />

creduto che questo <strong>di</strong>pendesse<br />

da un fatto puramente<br />

geografico dovranno<br />

ricredersi, così come<br />

dovranno ricredersi coloro<br />

che avevano l’errata convinzione<br />

che il Sud del nostro<br />

paese sia da sempre la<br />

parte più povera e arretrata<br />

d’Italia. Chi sono stati i<br />

veri fautori <strong>di</strong> questa <strong>di</strong>versità?<br />

Con quanta coscienza<br />

hanno perpetrato i propri<br />

ideali traendone maggiore<br />

profitto? Chi ha reso parte<br />

della nostra società così<br />

sottomessa e spesso timorosa?<br />

Un testo che analizza il<br />

cambiamento sociopolitico<br />

<strong>di</strong> una nazione e che<br />

non teme <strong>di</strong> svelare quelle<br />

che sono le realtà scomode,<br />

tanto che persino i libri<br />

<strong>di</strong> storia le hanno da sempre<br />

taciute.<br />

“La costruzione della minorità<br />

del sud con stragi e<br />

saccheggi e leggi inique è<br />

il più grande affare <strong>di</strong> sempre<br />

per il nord”.<br />

Un linguaggio provocatorio<br />

e altamente professio-


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

12<br />

marzo 2011<br />

nale sviscera in maniera<br />

concreta i vari punti <strong>di</strong> forza<br />

<strong>di</strong> questa “messa in scena”.<br />

I Meri<strong>di</strong>onali sono stati<br />

definiti per decenni facenti<br />

parte <strong>di</strong> una sottospecie<br />

in <strong>di</strong>versi <strong>di</strong>battiti e saggi<br />

pubblicati negli anni, a riprova<br />

<strong>di</strong> come il Sud fosse<br />

un luogo con un alto in<strong>di</strong>ce<br />

<strong>di</strong> inferiorità. Senza<br />

fare sensazionalismo, Pino<br />

Aprile <strong>di</strong>chiara come i piemontesi<br />

fecero al Sud ciò<br />

che i nazisti fecero a Marzabotto,<br />

<strong>di</strong> come nelle rappresaglie<br />

si concesse libertà<br />

<strong>di</strong> stupro sulle donne<br />

meri<strong>di</strong>onali e poi ancora<br />

<strong>di</strong> come si incarcerarono i<br />

meri<strong>di</strong>onali senza accusa e<br />

senza condanna, <strong>di</strong> come<br />

l’Italia unificata impose tasse<br />

aggiuntive ai meri<strong>di</strong>onali.<br />

Queste e tante altre provocazioni<br />

lancia l’autore<br />

nei confronti <strong>di</strong> quelli che,<br />

<strong>di</strong>chiarandosi fratelli, umiliarono<br />

e soggiogarono la<br />

parte più soleggiata e vivace<br />

del nostro stivale.<br />

Dopo aver letto questo volume<br />

nessuno potrà <strong>di</strong>re<br />

“non lo sapevo”<br />

www. sololibri.net<br />

Arianna e Selena Mannella<br />

Il sangue del sud<br />

<strong>di</strong> Giordano Bruno Guerri<br />

Altro che ban<strong>di</strong>ti incivili<br />

e incolti: i briganti che<br />

s’opposero alle truppe savoiarde<br />

erano patrioti ribelli,<br />

conta<strong>di</strong>ni esasperati<br />

dall’avi<strong>di</strong>tà e dallo<br />

sfruttamento dei latifon-<br />

12<br />

<strong>di</strong>sti, citta<strong>di</strong>ni delusi dalla<br />

mendace propaganda<br />

garibal<strong>di</strong>na. E quella<br />

che venne combattuta<br />

tra 1861 e 1870 fu la prima<br />

guerra civile italiana.<br />

Parola del padre dell’Antistoria<br />

degli italiani. Lo<br />

storico più coraggioso,<br />

spirituale e anticonformista<br />

del nostro secondo<br />

Novecento, l’etrusco<br />

Giordano Bruno Guerri,<br />

celebra con la <strong>di</strong>sorientante<br />

onestà <strong>di</strong> sempre i<br />

150 anni dell’Unità d’Italia<br />

pubblicando Il sangue<br />

del Sud. Antistoria del Risorgimento<br />

e del brigantaggio<br />

(Mondadori, 300<br />

pp., euro 20), una lettura<br />

penetrante e lucida delle<br />

vicende post-unitarie,<br />

vicende fondanti per determinareincomprensioni,<br />

ostilità e inimicizie tra<br />

le due metà della nazione.<br />

Lo storico senese riba<strong>di</strong>sce<br />

che la repressione<br />

del “brigantaggio” fu una<br />

guerra civile, insabbiata<br />

nei libri <strong>di</strong> scuola: anche<br />

Angelo Del Boca, qualche<br />

anno fa, in Italiani, brava<br />

gente? (Neri Pozza) già lamentava<br />

«non un cenno<br />

alla grande alleanza politica<br />

tra le classi dominanti<br />

del Nord e i latifon<strong>di</strong>sti<br />

del Sud, a tutto danno<br />

delle classi subalterne». I<br />

briganti andrebbero chiamati<br />

con un altro nome<br />

nei libri <strong>di</strong> storia: ribelli.<br />

Tenendo presente, avverte<br />

Guerri, che è impossibile<br />

stendere una vera<br />

storia documentata del<br />

brigantaggio, perché larga<br />

parte dei documenti<br />

sono stati <strong>di</strong>strutti o censurati.<br />

Celebrare a dovere<br />

i 150 anni dell’Unità d’Italia<br />

potrebbe significare<br />

impegnarsi a «rintracciare<br />

i documenti mancanti,<br />

forse ancora nascosti e <strong>di</strong>menticati».<br />

Perché senza<br />

memoria e senza giustizia<br />

un popolo cresce sghembo.<br />

E non impara a rispettarsi<br />

www.lankelot.eu<br />

Gianfranco Franchi<br />

Risorgimento da riscrivere<br />

<strong>di</strong> Angela Pellicciari<br />

L’unità d’Italia è<br />

stata cucita a spese<br />

della Chiesa. Il<br />

processo storico <strong>di</strong> unificazione<br />

dal 1848 al ‘61 si<br />

è svolto contestualmente<br />

a una vera e propria guerra<br />

<strong>di</strong> religione condotta<br />

nel Parlamento <strong>di</strong> Torino -<br />

dove tra i liberali siedono<br />

i massoni - contro la Chie


FALCONEXPRESS<br />

13<br />

sa cattolica. I liberali aboliscono<br />

tutti gli or<strong>di</strong>ni religiosi<br />

della Chiesa <strong>di</strong> Stato,<br />

spogliano <strong>di</strong> ogni avere<br />

le 57.492 persone che li<br />

compongono, sopprimono<br />

le 24.166 opere pie, lasciano<br />

più <strong>di</strong> 100 <strong>di</strong>ocesi<br />

13<br />

senza vescovo, impongono<br />

al clero l’obbligo <strong>di</strong><br />

cantare il Te Deum per<br />

l’or<strong>di</strong>ne morale raggiunto,<br />

vietano la pubblicazione<br />

delle encicliche pontificie,<br />

pretendono siano loro<br />

somministrati i sacramenti<br />

nonostante la scomunica,<br />

e, come se nulla fosse,<br />

si proclamano cattolici.<br />

Perché? Perché proprio<br />

lo Stato sabaudo, che si<br />

<strong>di</strong>ce costituzionale e liberale,<br />

alla guida del moto<br />

risorgimentale de<strong>di</strong>ca accanite<br />

sessioni parlamentari<br />

per la soppressione<br />

degli or<strong>di</strong>ni religiosi? Con<br />

quali motivazioni ideologiche,<br />

morali, politiche e<br />

giuri<strong>di</strong>che? Sulla base <strong>di</strong><br />

una mole impressionante<br />

<strong>di</strong> fonti originali, Angela<br />

Pellicciari <strong>di</strong>mostra<br />

che colpendo il potere<br />

temporale della Chiesa<br />

s’intendeva annientarne<br />

la portata spirituale.<br />

Dell’iconografia tra<strong>di</strong>zionale<br />

resta un Ottocento<br />

tormentato, certo spregiu<strong>di</strong>cato,<br />

molto meno<br />

romantico, che apre<br />

a una più piena comprensione<br />

delle <strong>di</strong>fficoltà<br />

riscontrate fino a oggi<br />

nell’evoluzione della nostra<br />

identità nazionale<br />

(pp. 336)<br />

www.ares.mi.it


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

14<br />

marzo 2011<br />

FXP: Lei in<strong>di</strong>vidua<br />

un filo rosso che<br />

unisce il Risorgimento<br />

al sacrifico dei<br />

nostri soldati durante<br />

la prima guerra mon<strong>di</strong>ale<br />

e alla resistenza;<br />

può spiegarci meglio il<br />

senso <strong>di</strong> tale continuità<br />

storica?<br />

Cazzullo: Di solito noi italiani<br />

ci raffiguriamo la<br />

nostra storia come qualcosa<br />

fatto da altri, che<br />

non ci riguarda: la Controriforma<br />

senza Riforma,<br />

il Risorgimento incompiuto,<br />

la vittoria mutilata,<br />

la Resistenza tra<strong>di</strong>ta.<br />

Io credo invece si possa<br />

in<strong>di</strong>viduare anche una<br />

continuità positiva. Con<br />

il Risorgimento la nazione<br />

si unisce, nella Grande<br />

Guerra si tempra (pur tra<br />

i patimenti, gli errori <strong>di</strong>venuti<br />

crimini, le stragi),<br />

con la Resistenza rinasce<br />

dopo la notte del fascismo.<br />

Il suo libro, sicuramente<br />

in contro tendenza<br />

rispetto alla revisione<br />

che ultimamente si sta<br />

attuando del Risorgimento,<br />

ha avuto molto<br />

successo; crede che<br />

tale successo sia il segnale<br />

<strong>di</strong> una rinnova-<br />

14<br />

siamo più legati all’italia <strong>di</strong><br />

quanto ci piaccia immaginare<br />

Intervista ad Aldo Cazzullo, giornalista e saggista<br />

a cura della REDAZIONE<br />

ta, forse tar<strong>di</strong>va, presa<br />

<strong>di</strong> coscienza da parte<br />

degli italiani del valore<br />

dell’unità nazionale?<br />

In effetti siamo all’ottava<br />

e<strong>di</strong>zione e a 80 mila<br />

copie. Il che non sarebbe<br />

poi così importante in<br />

sé, se non fosse il segno<br />

che la scommessa è vinta:<br />

noi italiani siamo davvero<br />

più legati all’Italia <strong>di</strong><br />

quanto ci piaccia immaginare.<br />

Secondo lei è corretto<br />

parlare <strong>di</strong> guerra civile<br />

per il periodo del brigantaggio?<br />

Sì, ci fu una guerra civile.<br />

Ma è scorretto e strumentale<br />

presentarla come<br />

una guerra del nord contro<br />

il sud. Le prime vittime<br />

dei briganti furono i<br />

veri patrioti meri<strong>di</strong>onali,<br />

inquadrati nella Guar<strong>di</strong>a<br />

nazionale, che si battevano<br />

per l’unità faticosamente<br />

raggiunta. E<br />

dall’altra parte c’erano i<br />

briganti in senso tecnico,<br />

i nostalgici dei Borboni<br />

e i nostalgici del potere<br />

temporale del clero: non<br />

proprio un’alleanza per il<br />

progresso. Anche in quella<br />

guerra civile, come nella<br />

Resistenza, c’era una<br />

parte giusta e una parte<br />

sbagliata.<br />

Ci sembra <strong>di</strong> capire dai<br />

suoi scritti che lei accetti<br />

la versione <strong>di</strong> un<br />

processo risorgimentale<br />

compiuto dal popolo.<br />

Volendo tuttavia<br />

prescindere da<br />

tale questione, tuttora<br />

oggetto <strong>di</strong> accese<br />

controversie, non crede<br />

che l’Unità, seppure<br />

fatta con il popolo,<br />

non è stata fatta per il<br />

popolo? A tal riguardo<br />

ci vengono in mente<br />

l’esiguo numero del<br />

corpo elettorale postunitario<br />

– meno del 2%<br />

della popolazione -, la<br />

famigerata tassa sul<br />

macinato o la dura repressione<br />

delle riven<strong>di</strong>cazioni<br />

sociali messa<br />

in atto dai vari governi<br />

liberali all’indomani<br />

dell’Unità.<br />

In quale paese al mondo<br />

vigeva nel 1859 il suffragio<br />

universale? E’ ingeneroso<br />

attendersi dal Risorgimento<br />

cose che – come<br />

la riforma agraria – sono<br />

entrate nell’immaginario<br />

e nel lessico solo anni<br />

dopo, o attribuire al Risorgimento<br />

colpe che storicamente<br />

maturano in<br />

seguito. Io non scrivo che


FALCONEXPRESS<br />

15<br />

il Risorgimento fu fatto<br />

dal popolo, ma che c’era<br />

anche il popolo. Nel biennio<br />

1848ì-849 insorgono<br />

tutte le gran<strong>di</strong> città italiane,<br />

da Palermo a Brescia,<br />

da Messina a Venezia,<br />

da Genova che vuole<br />

continuare la guerra contro<br />

gli austriaci a Milano,<br />

dove certo non sarebbero<br />

bastati i sciuri, i signori,<br />

a cacciare le truppe <strong>di</strong><br />

Radetzky.<br />

Il libro <strong>di</strong> Pino Aprile<br />

si apre paragonando<br />

l’esercito piemontese a<br />

quello nazista. Tale similitu<strong>di</strong>ne<br />

non le sembra<br />

azzardata o quantomeno<br />

temeraria?<br />

In eventi oggettivamente<br />

simili, come ad<br />

esempio la fucilazione<br />

– dopo la resa – dei<br />

soldati italiani a Cefalonia<br />

e <strong>di</strong> quelli borbonici<br />

a Civitella del Tronto,<br />

è possibile stabilire<br />

un <strong>di</strong>scrimine, magari<br />

considerando la causa<br />

per cui combattevano i<br />

<strong>di</strong>versi eserciti?<br />

No. E’ un paragone insensato<br />

e ingiusto. Il nome <strong>di</strong><br />

Marzabotto è sacro e non<br />

andrebbe nominato invano,<br />

come fa Aprile nella<br />

prima riga del suo libro.<br />

Certo nel Sud l’esercito<br />

italiano – non piemontese;<br />

italiano, comandato<br />

da Cial<strong>di</strong>ni che era <strong>di</strong> Modena,<br />

presidente del Consiglio<br />

Ricasoli, fiorentino<br />

– commise atrocità, come<br />

15<br />

Con il Risorgimento la nazione si unisce, nella<br />

Grande Guerra (immagine) si tempra, con la Resistenza<br />

rinasce dopo la notte del fascismo.<br />

a Casalduni e Pontelandolfo.<br />

Precedute da atrocità<br />

commesse al danno<br />

dei soldati. A Marzabotto<br />

non aveva torturato e<br />

squartato soldati tedeschi.<br />

Aprile, anziché citare<br />

cifre alla rinfusa, dovrebbe<br />

vergognarsi e chiedere<br />

scusa anche a Boves, a<br />

Sant’Anna <strong>di</strong> Stazzema e<br />

agli altri paesi che hanno<br />

conosciuto davvero la furia<br />

nazista.<br />

Non crede che l’attuale<br />

revanscismo meri<strong>di</strong>onalista<br />

sia il frutto <strong>di</strong><br />

meri calcoli commerciali,<br />

<strong>di</strong> snobbismo e<br />

anticonformismo intellettuale?<br />

O piuttosto<br />

si possa parlare <strong>di</strong> una<br />

sorta <strong>di</strong> nemesi storica<br />

che rende giustizia<br />

<strong>di</strong> tutto il rimosso e la<br />

vacua retorica degli ultimicentocinquant’anni?<br />

È una risposta a vent’anni<br />

<strong>di</strong> invettive leghiste, che<br />

hanno inasprito una ferita<br />

latente. Ed è una re-<br />

azione orgogliosa e auto<br />

consolatoria, che se prende<br />

piede può essere pericolosa.<br />

Se il riscatto del<br />

Sud non è sentito come<br />

possibile e necessario,<br />

non ci sarà mai. Se si pensa<br />

che tutto va bene, o<br />

che la causa <strong>di</strong> ogni male<br />

sono i bersaglieri, allora<br />

non c’è bisogno <strong>di</strong> fare<br />

nulla, o non c’è nulla da<br />

fare.<br />

C’è il rischio che il revisionismoneoborbonico<br />

e quello leghista vadano<br />

paradossalmente<br />

a convergere, con conseguenze<br />

pericolose<br />

per il futuro della nazione?<br />

Al Nord si fa strada l’idea<br />

che il Nord non è la Germania<br />

per colpa del Sud.<br />

Nel Mezzogiorno l’idea<br />

che il Sud è Sud per colpa<br />

del Nord. La logica è<br />

esattamente la stessa: la<br />

colpa non è mai nostra;<br />

è sempre <strong>di</strong> altri italiani.<br />

Per questo nascerà presto<br />

la Lega, o forse le leghe


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

16<br />

marzo 2011<br />

del Sud.<br />

Nel XIX secolo vi erano<br />

<strong>di</strong>versi progetti unitari,<br />

anche non centralistici:<br />

da quelli federalisti<br />

alla Cattaneo ed<br />

alla Rosmini a quello<br />

repubblicano alla Mazzini<br />

e socialista alla Pisacane<br />

ed alla Ferrari.<br />

I problemi dell’Italia<br />

<strong>di</strong> oggi, agitati al Nord<br />

dalla Lega ed al Sud<br />

dai rinascenti movimentineo-borbonici,<br />

non sarebbero probabilmente<br />

all’or<strong>di</strong>ne<br />

del giorno del <strong>di</strong>battito<br />

politico se avessero<br />

prevalso l’ipotesi federalista<br />

<strong>di</strong> Cattaneo o<br />

<strong>di</strong> Rosmini. Perché tali<br />

progetti risorgimentali<br />

alternativi sono stati<br />

accantonati da Cavour<br />

e dai Savoia?<br />

Perché non erano realisti.<br />

Garibal<strong>di</strong> lo capì, e fece<br />

l’Italia parallelamente<br />

ai Savoia, da cui pure fu<br />

trattato con poca generosità,<br />

e non contro. L’unico<br />

modo in cui era possibile<br />

fare l’Italia.<br />

Augusto Del Noce affermava<br />

che “il Risorgimento<br />

è stato un<br />

capitolo della storia<br />

dell’imperialismo inglese”.<br />

In effetti si dovrebbe<br />

stu<strong>di</strong>are a<br />

fondo il contesto internazionale<br />

nel quale<br />

il Risorgimento ebbe<br />

luogo. In questo senso,<br />

posto che l’ideali-<br />

16<br />

AldoÊ CAZZULLO<br />

(Alba, 17 settembre<br />

1966) è un giornalista e<br />

saggista italiano.<br />

Entra a La Stampa<br />

come praticante, nel<br />

1988. Nel 1998 si trasferisce<br />

a Roma. Nel 2003,<br />

dopo quin<strong>di</strong>ci anni a La<br />

Stampa, passa al Corriere<br />

della Sera, chiamato<br />

da Stefano Folli,<br />

all’epoca <strong>di</strong>rettore. Scrive<br />

tuttora per il quoti<strong>di</strong>ano<br />

milanese come<br />

inviato speciale ed e<strong>di</strong>torialista.<br />

Ha raccontato i Giochi<br />

olimpici <strong>di</strong> Atene e <strong>di</strong><br />

Pechino, le reazioni del<br />

mondo arabo agli attentati<br />

dell’11 settembre<br />

2001, i fatti del G8<br />

<strong>di</strong> Genova, gli omici<strong>di</strong><br />

<strong>di</strong> Massimo D’Antona e<br />

Marco Biagi, le vittorie<br />

<strong>di</strong> Bush, Erdogan, Sarkozy,<br />

Zapatero, Obama,<br />

Cameron e dell’Italia al<br />

campionato del mondo<br />

2006. Insignito del Premio<br />

Nazionale ANPI “Renato<br />

B. Fabrizi” 2011 per<br />

il volume “Viva l’Italia”.<br />

smo a tinte fosche <strong>di</strong><br />

un Mazzini nulla poteva<br />

in concreto, <strong>di</strong>venta<br />

fondamentale la<br />

domanda se, al successo<br />

del processo unitario,<br />

hanno contribuito<br />

più la spregiu<strong>di</strong>catezza<br />

machiavellica della<br />

<strong>di</strong>plomazia <strong>di</strong> Cavour<br />

e le capacità strategiche<br />

<strong>di</strong> un guerrigliero<br />

come Garibal<strong>di</strong> oppure<br />

l’appoggio in funzione<br />

antiaustriaca <strong>di</strong> Napoleone<br />

III, che cercava<br />

<strong>di</strong> affermare anche<br />

attreverso la nascita<br />

<strong>di</strong> un regno dell’Italia<br />

del Nord, l’egemonia<br />

francese in Europa<br />

e l’aiuto finanziario<br />

e propagan<strong>di</strong>stico<br />

dell’Inghilterra all’impresa<br />

dei mille, aiuto<br />

finalizzato ad imprimere<br />

nel me<strong>di</strong>terraneo,<br />

a <strong>di</strong>spetto anche<br />

della Francia, l’egemonia<br />

navale inglese (non<br />

si <strong>di</strong>mentichi che i Borboni<br />

aveva tolto all’Inghilterra<br />

l’appalto delle<br />

miniere <strong>di</strong> sale e che<br />

quella napoletana era<br />

una marina concorrenziale<br />

per l’inglese).<br />

Augusto Del Noce amava<br />

epater les bourgeois.<br />

L’Inghilterra ebbe un ruolo<br />

tutto sommato marginale.<br />

Certo non si oppose,<br />

<strong>di</strong>ede una mano a Garibal<strong>di</strong>,<br />

ma credo che il suo<br />

ruolo sia stato enfatizzato.<br />

La sua <strong>di</strong>plomazia e il


FALCONEXPRESS<br />

17<br />

suo peso politico-economico<br />

fu importante semmai<br />

nell’evitare che l’Italia<br />

passasse dall’influenza<br />

austriaca a quella francese.<br />

Com’è noto, Napoleone<br />

III sognava un regno<br />

dell’Italia centrale da<br />

affidare a un suo parente.<br />

Per fortuna non è andata<br />

così. Ma il sangue <strong>di</strong><br />

Magenta e <strong>di</strong> Solferino fu<br />

francese. Sarebbe giusto<br />

riconoscerlo.<br />

Il Sud è stato indubbiamente<br />

trattato come<br />

una colonia dall’esercito<br />

sabaudo. Libri come<br />

“Terroni” <strong>di</strong> Pino Aprile<br />

o il recente “Il sangue<br />

del sud” <strong>di</strong> Giordano<br />

Bruno Guerri hanno<br />

avuto il merito <strong>di</strong> portare<br />

all’attenzione del<br />

grande pubblico acca<strong>di</strong>menti<br />

fino ad oggi<br />

noti solo a ristretti circoli<br />

<strong>di</strong> storici specialisti<br />

o ai minoritari gruppi<br />

neo-borbonici. Le celebrazioni<br />

ufficiali tendono<br />

invece a nascondere<br />

o minimizzare<br />

la tragicità <strong>di</strong> quanto<br />

è avvenuto nel Sud<br />

dell’Italia in nome <strong>di</strong><br />

un anti-storico “italiani<br />

brava gente” o della<br />

sacralità della memoria<br />

dei “padri della patria”<br />

(Cavuor, Vittorio<br />

Emanuele II, Mazzini e<br />

Garibal<strong>di</strong>). Non crede<br />

che in questo modo si<br />

faccia un cattivo servizio<br />

alla stessa identi-<br />

17<br />

tà nazionale privandola<br />

<strong>di</strong> una lettura a 360°<br />

che comprenda anche<br />

le pagine “nere”? Non<br />

sarebbe giusto che gli<br />

italiani siano messi in<br />

grado <strong>di</strong> conoscere e<br />

valutare criticamente<br />

anche i cosiddetti<br />

“panni sporchi” che si<br />

vogliono lavare <strong>di</strong> nascosto<br />

nella casa delle<br />

celebrazioni ufficiali?<br />

In definitiva, non è<br />

auspicabile il tentativo<br />

<strong>di</strong> rifondare il senso <strong>di</strong><br />

appartenza alla nazione<br />

sulla base <strong>di</strong> un’autentica<br />

memoria con<strong>di</strong>visa?<br />

Ma, tutti questi piagnistei<br />

sul Sud “colonia” non mi<br />

commuovono. Certo sul<br />

Sud ci sono pagine o<strong>di</strong>ose<br />

della classe <strong>di</strong>rigente liberale,<br />

non necessariamente<br />

piemontese. E ci furono<br />

inammissibili atrocità<br />

nella repressione del brigantaggio.<br />

Pagine nere,<br />

certo, che vanno raccontate,<br />

ma non strumentalizzate,<br />

come si fa oggi. È<br />

anche vero, più in generale,<br />

che al Sud uno Stato in<br />

senso moderno non esisteva.<br />

Le tasse non piacciono<br />

a nessuno, neanche<br />

oggi. Però bisogna<br />

pagarle. Come il servizio<br />

militare, un’altra cosa<br />

che al tempo dei Borboni<br />

non esisteva. Infatti mille<br />

volontari ebbero ragione<br />

dell’intero esercito <strong>di</strong><br />

Franceschiello. Quanto<br />

alla memoria con<strong>di</strong>visa,<br />

non esiste. La memoria è<br />

sempre <strong>di</strong> parte. Semmai<br />

si può comporre le varie<br />

memorie in una memoria<br />

comune.<br />

Non le sembra singolare<br />

il caso dell’Italia<br />

che nasce come nazione<br />

centralistica e attualmente,<br />

dopo 150<br />

anni, tende ad una<br />

forma federalista?<br />

Non è concreto il rischio<br />

che le forti spinte<br />

centrifughe portino<br />

il nostro paese sulla<br />

strada già intrapresa<br />

dal Belgio che, <strong>di</strong> fatto,<br />

come nazione, non<br />

esiste più?<br />

Dipende da quale federalismo<br />

si farà. Il localismo<br />

italiano è definito<br />

dal comune, non dalla<br />

regione. Se si danno più<br />

poteri ai sindaci, anche<br />

per la sicurezza, benissimo.<br />

Se si appesantisce<br />

la burocrazia regionale,<br />

con più costi e quin<strong>di</strong> più<br />

tasse, sarà un male.<br />

Dott. Cazzullo, lei si<br />

sente italiano? Che significato<br />

dà a questa<br />

parola?<br />

Certo che mi sento italiano.<br />

Parte <strong>di</strong> una storia<br />

molto più antica <strong>di</strong> 150<br />

anni, che nasce dalla poesia<br />

<strong>di</strong> Dante e Petrarca,<br />

dalla bellezza degli artisti<br />

rinascimentali. E anche<br />

dal sacrificio dei patrioti<br />

del Risorgimento e<br />

della Resistenza.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

18<br />

marzo 2011<br />

FXP: Si ha l’impressione,<br />

negli<br />

ultimi tempi, che<br />

l’auspicio <strong>di</strong> uno dei<br />

suoi libri più celebri sia<br />

stato accolto; assistiamo<br />

ad una riscrittura<br />

del Risorgimento.<br />

È in atto, infatti,lo sdoganamento<br />

<strong>di</strong> quelle<br />

ricerche, <strong>di</strong> cui lei è stata<br />

una pioniera e che<br />

solo fino a ieri venivano<br />

liquidate come ingenue<br />

e faziose nostalgie<br />

neoborboniche.<br />

Innanzitutto, come<br />

giu<strong>di</strong>ca questo nuovo<br />

orientamento all’interno<br />

dell’opinione pubblica,<br />

in modo positivo<br />

o è da considerarsi una<br />

sorta <strong>di</strong> moda intellettuale?<br />

Pellicciari: Lo ritengo ovviamente<br />

positivo, anche<br />

perché si basa sui fatti;<br />

essendo io una storica<br />

l’importante è analizzare<br />

i fatti, non solo le parole<br />

d’or<strong>di</strong>ne, le varie propagande<br />

<strong>di</strong> tipo liberale.<br />

Pino Aprile, nel suo<br />

libro “Terroni”, de -<br />

scrivendo gli artefici<br />

della piemontesizzazione<br />

del Su<strong>di</strong>talia,<br />

18<br />

la mia è un’opera <strong>di</strong> verità<br />

Intervista alla professoressa e storica Angela Pellicciari<br />

a cura della REDAZIONE<br />

Leone<br />

XIII<br />

usa spesso frasi del<br />

tipo: italiani del nord<br />

o, sarcasticamente, fratelli<br />

d’Italia venuti dal<br />

nord.<br />

Secondo lei, non si potrebbe<br />

invece parlare,<br />

più che <strong>di</strong> uno scontro<br />

politico e militare<br />

tra due Stati della penisola,<br />

<strong>di</strong> uno scontro<br />

tra ideologie, filosofie<br />

e visioni del mondo<br />

<strong>di</strong>verse? Si può <strong>di</strong>re<br />

cioè, che della rivoluzione<br />

borghese e liberale<br />

italiana, chiamata<br />

Risorgimento, furono<br />

vittime anche le classi<br />

meno abbienti del<br />

Nor<strong>di</strong>talia? In defini-<br />

tiva, non sarebbe più<br />

corretto leggere il processorisorgimentale<br />

come l’offensiva <strong>di</strong><br />

una classe sociale – e<br />

dell’ideologia che vi<br />

era <strong>di</strong>etro - sulle altre,<br />

piuttosto che <strong>di</strong> uno<br />

Stato o un territorio su<br />

un altro?<br />

Certo. Nel mio lavoro infatti,<br />

io non è che prenda<br />

in esame soprattutto<br />

gli eventi che riguardano<br />

l’Italia meri<strong>di</strong>onale, ma i<br />

fatti che riguardano tutta<br />

l’Italia, settentrione, centro<br />

e meri<strong>di</strong>one. Io indago<br />

l’avversione per noi italiani,<br />

ad opera <strong>di</strong> una cultura<br />

liberale, massonica<br />

ed elitaria che riguardava<br />

più o meno il 2% della<br />

popolazione. Tale élite<br />

ha voluto imporre al restante<br />

98% della popolazione<br />

le proprie idee e la<br />

propria visione del mondo,<br />

questo <strong>di</strong>sprezzo per<br />

gli italiani e in particolare<br />

per la Chiesa cattolica<br />

– tenga presente che eravamo<br />

tutti cattolici – ha<br />

prodotto una devastazione<br />

in tutta Italia che ha<br />

fatto sì che noi italiani <strong>di</strong>ventassimo<br />

per la prima


FALCONEXPRESS<br />

19<br />

volta nella nostra storia<br />

bimillenaria un popolo <strong>di</strong><br />

poveri, <strong>di</strong> emigranti. Ma<br />

<strong>di</strong> quest’aspetto, cioè del<br />

Risorgimento come lotta<br />

contro la Chiesa e pertanto<br />

come lotta contro<br />

gli italiani, purtroppo mi<br />

sembra che nessuno parli<br />

e invece questo è l’aspetto<br />

fondamentale, anzi è<br />

l’amima del Risorgimento.<br />

Dopo<strong>di</strong>ché, all’interno<br />

<strong>di</strong> questa anima c’è una<br />

conquista dell’Italia meri<strong>di</strong>onaleparticolarmente<br />

violenta, anche perché<br />

il Regno delle Due Sicile, il<br />

Regno più antico d’Italia<br />

se si esclude lo Stato pontificio,<br />

riven<strong>di</strong>cava e custo<strong>di</strong>va<br />

la propria identità<br />

cristiana.<br />

Torniamo per un attimo<br />

ai fatti. Le vicende<br />

che racconta nei<br />

suoi libri, come quelle<br />

<strong>di</strong> altri ricercatori,<br />

non sono mai state<br />

confutate, semmai<br />

sono state rimosse o<br />

sminuite. Dopo i fatti,<br />

tuttavia, subentrano<br />

necessariamente le<br />

interpretazioni. Alcuni<br />

autorevoli pensatori<br />

non potendo negare<br />

la violenza e la repressione<br />

che hanno caratterizzato<br />

il processo<br />

unitario nel meri<strong>di</strong>one,<br />

lo giu<strong>di</strong>cano come<br />

19<br />

uno scotto necessario,<br />

un fio da pagare alla civiltà<br />

e al progresso (a<br />

tali conclusioni sembra<br />

giungere anche l’ultimo<br />

lavoro <strong>di</strong> Giordano<br />

Bruno Guerri “Il sangue<br />

del sud”). Cosa si<br />

sente <strong>di</strong> <strong>di</strong>re a costoro<br />

che, sulla base <strong>di</strong> una<br />

lettura manichea della<br />

storia, <strong>di</strong>stinguono tra<br />

PioÊ IX<br />

vittime <strong>di</strong> serie A e vittime<br />

<strong>di</strong> serie B, tra carnefici<br />

e patrioti?<br />

Innanzitutto è una visione<br />

della storia ideologica,<br />

hegeliana, basata su una<br />

visone predeterminata<br />

del progresso. Tale visione<br />

non è solo degli autori<br />

che lei mi ha citato. Anche<br />

Gramsci, ad esempio,<br />

che pur critica il Risorgimento,<br />

lo fa all’interno <strong>di</strong><br />

una visione storicistica,<br />

che vede nella mala con-<br />

duzione del Risorgimento<br />

comunque un progresso<br />

rispetto alla con<strong>di</strong>zione<br />

precedente. A mio modo<br />

<strong>di</strong> vedere, come affermano<br />

le encicliche <strong>di</strong> Pio IX e<br />

Leone XIII – i papi del Risorgimento<br />

– come tutti<br />

i fatti del Risorgimento<br />

<strong>di</strong>mostrano, la nostra<br />

era una nazione carica <strong>di</strong><br />

primati, la storia d’Italia è<br />

una storia <strong>di</strong> primati, grazie<br />

al fatto che c’è Roma,<br />

in buona sostanza. La<br />

Chiesa ere<strong>di</strong>ta la grandezza<br />

<strong>di</strong> Roma inverandone<br />

l’universalità, con<br />

la Roma cristiana, infatti,<br />

non ci sono più, come ricorda<br />

San Paolo, né uomini<br />

né donne, né schiavi<br />

né liberi, né barbari né<br />

greci. Quin<strong>di</strong> la Roma cattolica<br />

ere<strong>di</strong>ta questa preziosa<br />

civiltà greco-romana<br />

e la conserva, perché<br />

durante le invasioni barbariche<br />

è la Chiesa, sono<br />

i monaci che conservano<br />

i testi <strong>di</strong> questa cultura<br />

preziosa; la Chiesa evangelizza<br />

e nel frattempo<br />

romanizza i barbari che<br />

arrivavano nella parte occidentale<br />

dell’Impero. La<br />

nostra penisola ha subito<br />

invasioni per otto secoli e<br />

chi è che ha retto, impedendo<br />

alla cultura greco-romama<br />

e cristiana<br />

<strong>di</strong> finire se non la Chiesa?


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

20<br />

marzo 2011<br />

Questo è un patrimonio<br />

enorme dal quale è nata<br />

l’Europa e anche <strong>di</strong> questo<br />

spesso ci scor<strong>di</strong>amo; e<br />

poi ci sono state le università,<br />

chi le ha inventate,<br />

se non la Chiesa? C’è stata<br />

la <strong>di</strong>fesa dell’Occidente<br />

dall’Islam, chi la organizzata<br />

questa <strong>di</strong>fesa se<br />

non la Chiesa? E poi tutta<br />

la civiltà urbana con la vitalità<br />

dei suoi comuni, chi<br />

l’ha <strong>di</strong>fesa se non la Chiesa?<br />

e poi l’arte, la meraviglia<br />

delle opere sociali e<br />

assistenziali, le opere pie<br />

e le confraternite. Tutta la<br />

meraviglia <strong>di</strong> questa cultura<br />

è stata protetta dai<br />

pontefici, che l’hanno salvaguardatadall’offensiva<br />

<strong>di</strong> una cultura altra,<br />

alternativa, più materialista,<br />

che badava solo al<br />

profitto. Basti pensare al<br />

colonialismo. Bisogna<br />

aspettare, infatti, l’Unità<br />

d’Italia perché <strong>di</strong>ventassimo<br />

un popolo <strong>di</strong> co-<br />

20<br />

lonialisti a nostra volta,<br />

guar<strong>di</strong> la Libia, le colonie<br />

il mito dell’Impero durante<br />

il fascismo. I papi dunque<br />

<strong>di</strong>fendono la nostra<br />

memoria storica e la nostra<br />

civiltà: è dunque evidente,<br />

in<strong>di</strong>scutibile che la<br />

nazione italiana non nasce<br />

150 cinquant’anni fa.<br />

<strong>Noi</strong> cattolici, come al solito,<br />

siamo primi rispetto<br />

al problema della strut-<br />

2oÊ settembreÊ 1870.<br />

BrecciaÊ <strong>di</strong>Ê PortaÊ Pia<br />

tura identitaria nazionale,<br />

già Francesco nel Duecento<br />

scrive in italiano,<br />

prima <strong>di</strong> Dante, Petrarca<br />

e Boccaccio. In ogni caso<br />

a partire almeno dal XIII<br />

secolo noi abbiamo una<br />

cultura, una lingua e soprattutto<br />

un’anima, ossia<br />

il cattolicesimo, che è<br />

capillarmente <strong>di</strong>ffusa in<br />

tutto il territorio; faccia<br />

conto che il nostro paese<br />

possiede più del 50%<br />

dei beni artistici e culturali<br />

del mondo; signifecherà<br />

qualcosa e certo questo<br />

patrimonio non è merito<br />

degli uomini del Risorgimenti.<br />

A mio modo <strong>di</strong><br />

vedere, il Risorgimento è<br />

stata una frattura violenta<br />

nella storia dìItalia, un<br />

tentativo <strong>di</strong> farci cambiare<br />

anima a noi italiani;<br />

tentativo che purtroppo<br />

negli ultimi decenni è riuscito,<br />

seppur non a opera<br />

degli uomini del Risorgimento.<br />

Ritengo, dunque, che noi<br />

dobbiamo riappropriarci<br />

della nostra identità, che<br />

bisogna riconoscere questo<br />

peccato originale che<br />

è stato compiuto contro<br />

<strong>di</strong> noi nell’Ottocento liberare<br />

e recuperare la linfa<br />

vitale da cui siamo stai<br />

alimentati da quasi duemila<br />

anni; questo perché<br />

ci conviene, non è solo<br />

un’operazione <strong>di</strong> verità, ci<br />

resistituisce un’ossatura.<br />

Ecco, a tal riguardo,<br />

cioè in riferimento al<br />

ruolo del papato nel<br />

corso dei secoli e al<br />

suo scontro con lo Stato<br />

nel periodo risorgimentale,<br />

cosa pensa<br />

dell’affermazione <strong>di</strong><br />

Paolo VI che giu<strong>di</strong>cava<br />

la per<strong>di</strong>ta del potere<br />

temporale come una<br />

manifestazione della<br />

Provvidenza.<br />

A questa osservazione <strong>di</strong><br />

paolo VI rispondo che, innazitutto,<br />

il papa non ha


FALCONEXPRESS<br />

21<br />

perso il potere temporale<br />

perché ha un potere temporale<br />

simbolico, ma effettivo<br />

in uno Stato piccolo<br />

che si chiama Città<br />

del Vaticano, e questo gli<br />

consente – come <strong>di</strong>cono<br />

Pio IX e Leone XIII – un’autonomia<br />

spirituale, dato<br />

che il potere temporale<br />

serve proprio a questo; è<br />

sempre stato in funzione<br />

dell’autonomia spirituale<br />

dei papi dall’influenza<br />

dei vari imperatori e re. I<br />

liberali certamente non<br />

volevano l’interesse della<br />

Chiesa e al <strong>di</strong> là dello<br />

slogan apparentemente<br />

innoquo e pacifico <strong>di</strong><br />

Cavour – libera Chiesa in<br />

libero Stato – lo scopo dei<br />

liberali era precisamente<br />

quello <strong>di</strong> <strong>di</strong>struggere la<br />

Chiesa. Se come popolo e<br />

come Chiesa non siamo<br />

scomparsi dalla storia, lo<br />

dobbiamo all’onnipotenza<br />

della Provvidenza <strong>di</strong>vina<br />

che riesce a tirar fuori<br />

da male un bene maggiore.<br />

Dunque è vero ciò che<br />

<strong>di</strong>ce Paolo VI, ma alla luce<br />

delle osservazioni che le<br />

ho appena fatto.<br />

Il comune sentire cattolico<br />

delle popolazioni<br />

italiane avrebbe<br />

qunque potuto servire,<br />

secondo lei, da collante<br />

identitario <strong>di</strong> una <strong>di</strong>versa<br />

opzione risorgimentale.<br />

Magari nella<br />

21<br />

<strong>di</strong>rezione del federalismo<br />

neoguelfo?<br />

Non c’è dubbio. Nella versione<br />

neoguelfa non credo,<br />

perché Gioberti è un<br />

personaggio particolare<br />

– mazziniano, rivoluzionario,<br />

il quale ha sposato<br />

tutte le tesi della<br />

modernità. Sicuramente<br />

però nella versione rosminiana.<br />

Tenga presente<br />

che nell’Ottocento erano<br />

tutti d’accordo a trovare<br />

una forma <strong>di</strong> unificazione,<br />

la chiamavano Lega,<br />

a cominciare dal papa.<br />

Quando poi, però, i Savoia<br />

hanno voluto fare da<br />

sé contro gli altri, allora<br />

è chiaro che gli altri sono<br />

stati spodestati in modo<br />

illegittimo e con la violenza.<br />

Augusto Del Noce affermava<br />

che “il Risorgimento<br />

è stato un<br />

capitolo della storia<br />

dell’imperialismo inglese”.<br />

In effetti si dovrebbe<br />

stu<strong>di</strong>are a<br />

fondo il contesto internazionale<br />

nel quale<br />

il Risorgimento ebbe<br />

luogo. In questo senso,<br />

posto che l’idealismo<br />

a tinte fosche <strong>di</strong><br />

un Mazzini nulla poteva<br />

in concreto, <strong>di</strong>venta<br />

fondamentale la<br />

domanda se, al successo<br />

del processo unitario,<br />

hanno contribuito<br />

più la spregiu<strong>di</strong>catezza<br />

machiavellica della<br />

<strong>di</strong>plomazia <strong>di</strong> Cavour<br />

e le capacità strategiche<br />

<strong>di</strong> un guerrigliero<br />

come Garibal<strong>di</strong> oppure<br />

l’appoggio in funzione<br />

antiaustriaca <strong>di</strong> Napoleone<br />

III, che cercava<br />

<strong>di</strong> affermare anche<br />

attreverso la nascita<br />

<strong>di</strong> un regno dell’Italia<br />

del Nord, l’egemonia<br />

francese in Europa<br />

e l’aiuto finanziario<br />

e propagan<strong>di</strong>stico<br />

dell’Inghilterra all’impresa<br />

dei mille, aiuto<br />

finalizzato ad imprimere<br />

nel me<strong>di</strong>terraneo,<br />

a <strong>di</strong>spetto anche<br />

della Francia, l’egemonia<br />

navale inglese (non<br />

si <strong>di</strong>mentichi che i Borboni<br />

aveva tolto all’Inghilterra<br />

l’appalto delle<br />

miniere <strong>di</strong> sale e che<br />

quella napoletana era<br />

una marina concorrenziale<br />

per l’inglese).<br />

Certamente, non c’è dubbio;<br />

il Risorgimento è stato<br />

un’opera coloniale,<br />

non solo dell’Inghilterra<br />

ma anche della Francia;<br />

del resto la Seconda<br />

Guerra d’In<strong>di</strong>pendenza è<br />

stata vinta con l’intervento<br />

determinante <strong>di</strong> Napoleone<br />

III, noi abbiamo<br />

sempre perso, sia la Prima<br />

Guerra d’In<strong>di</strong>pendenza<br />

che la Terza. Non è questo


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

22<br />

marzo 2011<br />

AngelaÊ PELLICCIARI<br />

Nasce a Fabriano l’8 aprile<br />

1948 ma vive a Roma da<br />

molto tempo. Nel 1969 ha<br />

frequentato come borsista<br />

la SISPE (scuola italiana<br />

<strong>di</strong> specializzazione in politica<br />

ed economia) <strong>di</strong>retta da<br />

Clau<strong>di</strong>o Napoleoni e Franco<br />

Rodano, poi si è laureata<br />

e fino al 2008 ho insegnato<br />

storia e filosofia. Negli<br />

anni settanta e nei primi<br />

anni ottanta collabora con<br />

la RAI, quin<strong>di</strong> si è occupata<br />

dei meccanismi <strong>di</strong> identificazione<br />

secondaria presso<br />

la cattedra <strong>di</strong> neuropsichiatria<br />

infantile a La Sapienza.<br />

Nel 1995 consegue un<br />

dottorato in Storia Ecclesiastica<br />

all’Università Gregoriana<br />

e si appassiona alla<br />

storia dell’Ottocento italiano:<br />

le sue pubblicazioni<br />

sul Risorgimento hanno<br />

contribuito in maniera<br />

significativa alla revisione<br />

storiografica <strong>di</strong> quel periodo.<br />

Collabora con Ra<strong>di</strong>o Maria<br />

dove il terzo lunedì del<br />

mese tiene una rubrica dal<br />

titolo “La vera storia della<br />

chiesa”. Scrive su vari giornali<br />

e riviste<br />

22<br />

il punto; il Risorgimento<br />

– come riconosce lo storico<br />

Valdese Giorgio Spini<br />

– non è stata solo una colonizzazione<br />

ai danni del<br />

nostro paese, ma anche<br />

e soprattutto un’opera <strong>di</strong><br />

accerchiamento dell’Italia<br />

cattolica da parte <strong>di</strong><br />

tutto il mondo protestante,<br />

una specie <strong>di</strong> crociata<br />

anticattolica che partendo<br />

da Lutero si conclude<br />

a Roma nel 1870 con la<br />

Breccia <strong>di</strong> Porta <strong>di</strong> Pia.<br />

Esiste dunque, a suo<br />

avviso, un filo rosso<br />

che collega la riforma<br />

protestante del XVI secolo<br />

al Risorgimento?<br />

E questo, seppure i Savoia<br />

si definivano cattolici?<br />

Ma certo. I Savoia attuano<br />

in Italia le stesse politiche<br />

anticattoliche dei<br />

sovrani protestanti, con<br />

la <strong>di</strong>fferenza che i sovrani<br />

del Regno <strong>di</strong> Sardegna<br />

– consigliati e manovrati<br />

dai liberali – definendosi<br />

moralmente migliori<br />

degli altri perchè<br />

costituzionali e dato che<br />

il primo articolo della<br />

Costituzione definiva la<br />

religione cattolica unica<br />

religione <strong>di</strong> Stato, non<br />

potevano proclamarsi,<br />

come avevano fatto Lutero<br />

e Calvino, avversari<br />

fierissimi del cattolicesimo,<br />

dovevano invece<br />

definirsi i migliori cultori<br />

della religione cattolica.<br />

Per questo la scomunica<br />

<strong>di</strong> Pio IX è una santa<br />

scomunica perchè smaschera<br />

questo criptoprotestantesimo<br />

dei liberali<br />

e dei massoni che hanno<br />

orchestrato il Risorgimento.<br />

Non c’è il rischio che<br />

letture critiche del Risorgimento,<br />

come la<br />

sua, vadano a convergere,<br />

<strong>di</strong>ventando ad<br />

esse funzionali, con le<br />

riven<strong>di</strong>cazioni secessioniste<br />

<strong>di</strong> certi ambienti<br />

politici?<br />

Non so, tutto è un rischio,<br />

la vita stessa è un<br />

rischio. Io credo però <strong>di</strong><br />

aver fatto un’opera <strong>di</strong> verità<br />

e la verità può essere<br />

anche strumentalizzata<br />

da destra, da sinistra,<br />

dal centro, ma resta pur<br />

sempre la verità.<br />

L’ultimissima domanda<br />

deve essere per<br />

forza a bruciapelo: lei,<br />

professoressa, si sente<br />

italiana?<br />

Certo che mi sento italiana,<br />

anzi sono italiana,<br />

certamente non nel senso<br />

ottocentesco – massonico<br />

e protestante – se<br />

lei intende questo. Sono<br />

contenta <strong>di</strong> essere italiana,<br />

cattolica e <strong>di</strong> vivere<br />

nel luogo scelto da Dio<br />

per la sede <strong>di</strong> Pietro.


FALCONEXPRESS<br />

23<br />

23


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

24<br />

marzo 2011<br />

Era dunque così<br />

che doveva concludersi<br />

l’epopea<br />

risorgimentale?<br />

Con l’imbarazzante<br />

balletto del governo<br />

sull’eventualità o meno<br />

<strong>di</strong> concedere la festività?<br />

Con gli adolescenti che<br />

giu<strong>di</strong>cano l’argomento<br />

– testuali parole – un<br />

pacco?<br />

Con un’Italia immemore<br />

e assolutamente priva<br />

d’identità, che sprofonda<br />

proprio nel luogo<br />

in cui dovrebbe trovare<br />

fondamento?<br />

Era dunque questo il destino<br />

della giovine Italia<br />

che a metà dell’Ottocento<br />

infiammò tanti nobili<br />

cuori? Ritrovarsi, ad appena<br />

un secolo e mezzo<br />

<strong>di</strong> storia, già esausta, <strong>di</strong>sincantata<br />

e senza fede?<br />

Tirando le somme, a<br />

centocinquant’anni dalla<br />

proclamazione, non<br />

solo non sono ancora<br />

stati fatti gli italiani, ma<br />

l’Italia stessa è in frantumi,<br />

se non proprio politicamente<br />

– non ancora<br />

perlomeno - certamente<br />

come idea, come forza<br />

storica, come significato.<br />

I nostri studenti possiedono<br />

vaghe cognizioni<br />

su cosa sia il Risorgimen-<br />

24<br />

auguri italia<br />

Rifondare su una memoria comune il senso <strong>di</strong> appartenenza alla nazione<br />

a cura <strong>di</strong> Fabrizio COPERTINO (Filosofia e Storia)<br />

to e non possono fare<br />

altro che ripetere pe<strong>di</strong>ssequamente<br />

i luoghi<br />

comuni che acquisiscono<br />

nei vari contesti comunicativi.<br />

Ed è singolare, quasi paradossale,<br />

che l’unità<br />

venga messa in <strong>di</strong>scussione<br />

proprio in quella<br />

parte del paese, in quelle<br />

regioni che si sono avvalse<br />

maggiormente del<br />

processo unitario. Che<br />

sullo stesso hanno fondato<br />

la loro ricchezza, la<br />

loro forza e quel vantaggio<br />

storico che non solo<br />

non è mai stato colmato,<br />

ma piuttosto alimentato<br />

negli anni da politiche<br />

asimmetriche e antimeri<strong>di</strong>onaliste.<br />

Era dunque così che doveva<br />

concludersi il nostro<br />

Risorgimento a<br />

Centocinquant’anni <strong>di</strong><br />

<strong>di</strong>stanza?<br />

Con un menestrello, applau<strong>di</strong>to<br />

come il più<br />

grande maître à penser<br />

della nazione, che, dal<br />

palco <strong>di</strong> Sanremo, ripete<br />

la più speciosa delle<br />

retoriche, infarcita <strong>di</strong> affermazioni<br />

tra il banale,<br />

l’ovvio e l’assolutamente<br />

falso? Emblematica, a<br />

tal riguardo, l’immagine<br />

<strong>di</strong> un processo unitario<br />

nato dal basso, condotto<br />

dal popolo e per il popolo<br />

o il rimando a Dante<br />

(si noterà, infatti, che<br />

l’élite che ha orchestrato<br />

il Risorgimento e, per<br />

tanti versi, strumentalizzato<br />

le nobili aspirazione<br />

e passioni <strong>di</strong> tanti uomini<br />

e <strong>di</strong> tante donne, era<br />

<strong>di</strong> un tipo antropologico<br />

– bramoso solo <strong>di</strong> profitto<br />

e <strong>di</strong> potere – decisamente<br />

<strong>di</strong>sprezzato dal<br />

Sommo poeta: Che dal<br />

collo a ciascun pendea<br />

una tasca/ch’avea certo<br />

colore e certo segno, e<br />

quin<strong>di</strong> par che ‘l loro occhio<br />

si pasca. Inferno,<br />

Canto XVII vv. 55-57).<br />

Qualche illustre commentatore<br />

ha anche auspicato<br />

che i docenti<br />

italiani insegnino la storia<br />

risorgimentale così<br />

come l’ha magistralmente<br />

insegnata Benigni;<br />

solo in tal modo,<br />

continuava l’opinionista,<br />

i nostri ragazzi conosceranno<br />

davvero il Risorgimento,<br />

potranno interiorizzare<br />

quell’identità<br />

e quei valori per i quali<br />

Mameli, come tanti altri,<br />

è morto sulle barricate<br />

della Repubblica<br />

romana.<br />

Del resto, dai vari opi


FALCONEXPRESS<br />

25<br />

nionisti <strong>di</strong> turno che<br />

pontificano dai me<strong>di</strong>a,<br />

non ci si poteva aspettare<br />

altro, affetti come<br />

sono dalla sindrome del<br />

gregge che li porta ad<br />

unirsi al coro del pensiero<br />

unico, a belare le parole<br />

d’or<strong>di</strong>ne del politicamente<br />

corretto.<br />

Eppure, è proprio questo<br />

modo stupidamente,<br />

vacuamente celebrativo<br />

che danneggia la<br />

memoria e l’identità della<br />

nostra nazione, che allonta<br />

i nostri ragazzi dal<br />

quell’evento così vicino<br />

in termini storici ma così<br />

lontano dal loro vissuto<br />

e dai loro interessi.<br />

Chi scrive, avverte forte<br />

la necessità <strong>di</strong> un nuovo<br />

patto fondativo e unitario;<br />

ma tale rifondazione<br />

può nascere solo<br />

sulla base della verità<br />

storica e <strong>di</strong> un’autentica<br />

memoria con<strong>di</strong>visa; è<br />

solo agendo sulle cause<br />

e non sui sintomi che si<br />

può sperare in un riscatto<br />

della nazione tutta<br />

intera, con la consapevolezza<br />

che senza guardare<br />

nella stessa <strong>di</strong>rezione,<br />

non c’è futuro, se<br />

non quello <strong>di</strong> tante piccole<br />

mona<strong>di</strong> politiche,<br />

assolutamente inermi <strong>di</strong><br />

fronte all’incipiente globalizzazione<br />

e prive <strong>di</strong><br />

qualunque sogno o possibilità<br />

<strong>di</strong> riscatto.<br />

Solo la verità può purificare<br />

l’anima dei nostri<br />

25<br />

ragazzi dai quei pregiu<strong>di</strong>zi<br />

ra<strong>di</strong>cati, <strong>di</strong>struttivi,<br />

che li portano a considerarsi<br />

– da nord a sud –<br />

quasi come nemici, per<br />

la fosca sod<strong>di</strong>sfazione <strong>di</strong><br />

coloro che tali pregiu<strong>di</strong>zi<br />

alimentano alla ricerca<br />

<strong>di</strong> consensi elettorali<br />

che, su ben altre e nobili<br />

basi, non riuscirebbero<br />

ad ottenere. Far comprendere<br />

a tutti, ma ai<br />

giovani in particolare –<br />

poiché il futuro è nelle<br />

loro mani – che l’evidente<br />

minorità del meri<strong>di</strong>one<br />

non è il frutto <strong>di</strong> una<br />

tara atavica o <strong>di</strong> natura<br />

antropologica, bensì il<br />

risultato <strong>di</strong> un processo<br />

storico, <strong>di</strong> una volontà<br />

politica, propugnato da<br />

determinate élite, con<br />

una ben precisa Weltanschauung.<br />

Per questi motivi l’aulica<br />

retorica – ma pur<br />

sempre retorica – <strong>di</strong> Benigni,<br />

volta a smuovere<br />

nell’animo dei nostri<br />

ragazzi il sentimento e<br />

l’identità nazionale si ribalta<br />

in una sorta <strong>di</strong> eterogenesi<br />

dei fini, allontanando<br />

ancora <strong>di</strong> più da<br />

quel presunto obiettivo,<br />

in quanto tra<strong>di</strong>sce un’artificiosa<br />

e speciosa propaganda.<br />

Suona infatti<br />

retorico, affermare che<br />

l’Unità è stata compiuta<br />

da uno Stato veramente<br />

italiano, quando è nota<br />

la proclamazione d’Italia,<br />

recitata da Cavour,<br />

DanteÊ Alighieri<br />

nel suo perfetto italiano:<br />

Le Royaume d’Italie est<br />

aujourd’hui un fait.<br />

Cosa è stato, infatti, il<br />

nostro Risorgimento<br />

– perlomeno nella sua<br />

concreta manifestazione<br />

storico-politica – se non<br />

una guerra <strong>di</strong> conquista,<br />

l’invasione illegittima <strong>di</strong><br />

uno Stato ai danni <strong>di</strong> un<br />

altro? L’avventura coloniale<br />

della borghesia capitalistica<br />

italiana non<br />

è cominciata nella baia<br />

<strong>di</strong> Assab, ma a Casalduni,<br />

Pontelandolfo e nei<br />

villaggi del meri<strong>di</strong>one.<br />

Si intravede infatti, nel<br />

trattamento riservato ai<br />

soldati borbonici a Civi-


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

26<br />

marzo 2011<br />

tella, i quali, dopo essersi<br />

arresi, furono passati<br />

per le armi – come i soldati<br />

italiani a Cefalonia<br />

– il volto cinico e spietato<br />

dell’imperialismo occidentale.<br />

Non solo il Risorgimento<br />

non è stato<br />

un movimento popolare<br />

– sappiamo bene degli<br />

agitatori mandati da Cavour<br />

in giro per le piazze<br />

della penisola e anche<br />

dei brogli elettorali – ma<br />

non è stato neanche per<br />

il popolo – che ben il<br />

98% del nuovo popolo<br />

italiano era privato del<br />

voto.<br />

Per il meri<strong>di</strong>one poi, il<br />

processo <strong>di</strong> piemontesizzazione,<br />

la rivoluzione<br />

liberale è stata particolarmente<br />

drammatica.<br />

Migliaia <strong>di</strong> giovani conta<strong>di</strong>ni<br />

che non conoscevano<br />

il servizio <strong>di</strong> leva in<br />

uno Stato, come quello<br />

borbonico, decisamente<br />

antimilitarista, strappati<br />

alle loro famiglie e<br />

mandati a combattere,<br />

per anni, in terre lontane<br />

e agli or<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> ufficiali<br />

stranieri; e a migliaia<br />

<strong>di</strong>sertarono andando ad<br />

alimentare le fila del brigantaggio.<br />

Un’economia<br />

florida e pronta – più <strong>di</strong><br />

altre – al grande balzo<br />

nella modernità, totalmente<br />

<strong>di</strong>strutta, ridotta<br />

al rango <strong>di</strong> mercato coloniale.<br />

Una guerra civile,<br />

durata ben <strong>di</strong>eci anni,<br />

condotta con estrema<br />

26<br />

durezza, per non <strong>di</strong>re ferocia<br />

dall’esercito del neonato<br />

Regno d’Italia.<br />

Ma nessuno, soprattutto<br />

fra i gran<strong>di</strong> affabulatori<br />

me<strong>di</strong>atici, soprattutto<br />

tra quelli che si atteggiano<br />

a pensatori <strong>di</strong> sinistra,<br />

sembra aver speso<br />

una sola parola per<br />

quei conta<strong>di</strong>ni meri<strong>di</strong>onali<br />

trucidati a migliaia<br />

dall’esercito regolare<br />

e dai mercenari al soldo<br />

dei gran<strong>di</strong> latifon<strong>di</strong>sti<br />

del sud. Quegli stessi<br />

conta<strong>di</strong>ni che fuggirono<br />

a milioni, un esodo <strong>di</strong><br />

proporzioni bibliche; milioni<br />

<strong>di</strong> famiglie abbandonarono<br />

le loro terre,<br />

andando a portare lavoro<br />

e ricchezza in altri<br />

mon<strong>di</strong>, ma togliendone<br />

al proprio. Nel vuoto lasciato<br />

da tale emorragia<br />

si annidarono le mafie,<br />

sin dall’inizio.<br />

Poi, quando la questione<br />

meri<strong>di</strong>onale poteva<br />

ancora non emergere<br />

in tutta la sua drammaticità,<br />

ci fu il capolavoro<br />

<strong>di</strong> Giolitti, la consacrazione<br />

definitiva del sud<br />

a realtà minoritaria, tramite<br />

il consolidamento<br />

tra gli interessi della<br />

parte più attiva, illuminata,<br />

ma spregiu<strong>di</strong>cata<br />

del settentrione e quella<br />

più retriva e corrotta<br />

del meri<strong>di</strong>one, tra l’alta<br />

borghesia industriale<br />

e finanziaria del nord e<br />

l’aristocrazia terriera, ba-<br />

ronale, del sud. Ed è ovvio<br />

che il serbatoio finì<br />

per <strong>di</strong>ventare una zavorra,<br />

una palla al piede,<br />

come inevitabilmente<br />

nota l’attuale ministro<br />

delle finanze; è proprio<br />

qui che si cela il peccato<br />

d’origine della nostra<br />

unità, ma è proprio da<br />

qui che bisogna ripartire.<br />

Si festeggi quin<strong>di</strong> l’Unità<br />

d’Italia, si esponga<br />

il tricolore, si canti l’Inno<br />

con la mano sul petto,<br />

ma lo si faccia con<br />

spirito critico e capacità<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>scernimento; si<br />

ricerchi una memoria,<br />

se non proprio con<strong>di</strong>visa,<br />

perlomeno comune<br />

e tale da cogliere quel<br />

complesso fenomeno<br />

che prende il nome<br />

<strong>di</strong> Risorgimento senza<br />

tentazioni ideologiche,<br />

senza pompose formule<br />

retoriche. Solo così,<br />

aiutando i nostri giovani<br />

ad acquisire gli strumenti<br />

della citta<strong>di</strong>nanza<br />

attiva, liberandoli dal<br />

pensiero unico e politicamente<br />

corretto, possiamo<br />

recuperare la nostra<br />

autentica identità<br />

secolare, plasmata dalla<br />

cultura, dal genio e dalla<br />

bellezza. E allora, non<br />

sarà più l’Italia a dover<br />

fare gli italiani, ma saranno<br />

gli italiani a forgiare<br />

l’Italia.<br />

Auguri vetusta e giovane<br />

nazione…


FALCONEXPRESS<br />

27<br />

Davanti alle teste<br />

mozzate dei leggendari<br />

ban<strong>di</strong>ti Capozzoli,<br />

promotori <strong>di</strong> una<br />

rivolta repressa nel sangue<br />

dall’esercito borbonico,<br />

Domenico, Salvatore e<br />

Angelo, poco più che adolescenti,<br />

giurano <strong>di</strong> consacrare<br />

la propria vita alla<br />

causa della libertà e dell’in<strong>di</strong>pendenza<br />

dell’Italia.<br />

Qualche anno più tar<strong>di</strong>,<br />

(...) i tre giovani amici<br />

si affiliano alla Giovine Italia<br />

<strong>di</strong> Giuseppe Mazzini,<br />

raggiungono Parigi, dove<br />

hanno modo <strong>di</strong> conoscere<br />

l’affascinante principessa<br />

Cristina <strong>di</strong> Belgiojoso,<br />

(...) e infine partecipano<br />

al tentativo <strong>di</strong> assassinare<br />

Re Carlo Alberto e ai moti<br />

savoiar<strong>di</strong> del 1834. Il fallimento<br />

<strong>di</strong> entrambe le missioni<br />

marca una profonda<br />

crisi nei tre giovani patrioti,<br />

acuendo le <strong>di</strong>fferenze <strong>di</strong><br />

classe (...) Angelo e Domenico,<br />

<strong>di</strong> ceto nobiliare, da<br />

Salvatore, umile figlio del<br />

popolo. Mentre Domenico<br />

(...) riprende l’attività cospiratoria,<br />

Angelo, approdato<br />

a una visione demoniaca<br />

della rivoluzione come teatro<br />

<strong>di</strong> pura violenza, uccide<br />

Salvatore, accusato <strong>di</strong> essere<br />

<strong>di</strong>ventato una spia.<br />

Passano gli anni, passa il<br />

’48, cade la Repubblica romana.<br />

Domenico, caduto<br />

in un’imboscata borbonica,<br />

viene condannato a<br />

una lunga pena detentiva.<br />

27<br />

noi <strong>credevamo</strong><br />

Sinossi del film <strong>di</strong> Martone tratta dal sito del film<br />

a cura <strong>di</strong> Paola ANTICO (VAs)<br />

In carcere (...) più il tempo<br />

passa, più l’abisso che <strong>di</strong>vide<br />

i repubblicani dai monarchici<br />

e gli aristocratici<br />

dai poveri si allarga: (...) e<br />

appare sempre più chiaro<br />

a Domenico che l’unità, se<br />

e quando ci sarà, non sarà<br />

<strong>di</strong> tutti gli italiani, ma solo<br />

<strong>di</strong> pochi privilegiati. (...) Angelo,<br />

intanto, sempre più<br />

posseduto dall’ossessione<br />

della violenza e del gesto<br />

risolutore, si reca a Londra<br />

e, entrato in contatto<br />

con i circoli ra<strong>di</strong>cali ispirati<br />

dal francese Simon Bernard,<br />

uno dei tanti rivoluzionari<br />

in esilio, rompe con<br />

Mazzini e si lega a Felice<br />

Orsini. Mazzini, dal canto<br />

suo, è in affanno sia perché<br />

il suo astro tra i rivoluzionari<br />

europei è fortemente<br />

decaduto, sia perché l’azione<br />

politica in Italia è ormai<br />

definitivamente passata<br />

alla monarchia piemontese<br />

ispirata da Cavour. In<br />

questo clima (...) matura il<br />

piano <strong>di</strong> Orsini per attentare<br />

alla vita <strong>di</strong> Napoleone<br />

III, a cui Angelo partecipa<br />

attivamente. Il bersaglio<br />

è fallito, ma le bombe provocano<br />

una strage tra la<br />

folla(...). Catturato e processato,<br />

Angelo muore sul<br />

patibolo con Orsini. Fra la<br />

folla (...) c’è Domenico, ormai<br />

uscito <strong>di</strong> prigione.<br />

(...) Il Risorgimento si è risolto,<br />

per lui, in una conquista<br />

<strong>di</strong> pezzi d’Italia da<br />

parte dei Piemontesi, il cui<br />

atteggiamento oppressivo<br />

e colonialista nei confronti<br />

del sud amareggia i patrioti<br />

meri<strong>di</strong>onali. (...) Domenico,<br />

ormai un maturo cinquantenne,<br />

ritorna nel suo<br />

sud sconvolto dalla guerra<br />

civile per seguire Garibal<strong>di</strong><br />

nel tentativo <strong>di</strong> conquistare<br />

militarmente Roma in contrasto<br />

con i voleri del neoparlamento<br />

italiano. Qui ha<br />

modo <strong>di</strong> conoscere un giovane<br />

che intende partecipare<br />

anch’egli alla spe<strong>di</strong>zione,<br />

un cilentano come lui.<br />

Costui altri non è che Saverio,<br />

figlio <strong>di</strong> quel Salvatore<br />

che la mano spietata <strong>di</strong><br />

Angelo aveva spento quasi<br />

trent’anni prima. E con<br />

grande <strong>di</strong>sperazione Domenico<br />

non potrà impe<strong>di</strong>re,<br />

naufragata l’impresa<br />

sulle montagne dell’Aspromonte,<br />

che il giovane Saverio<br />

perda la vita per mano<br />

della brutale repressione<br />

piemontese. In un parlamento<br />

<strong>di</strong> ombre, a Domenico<br />

non resterà che me<strong>di</strong>tare<br />

sul perché sia nata così<br />

tragicamente la nostra Italia<br />

contemporanea.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

28<br />

marzo 2011<br />

<strong>Noi</strong> <strong>credevamo</strong> significacontinuare<br />

a credere, continuare<br />

a <strong>di</strong>re la verità<br />

senza paura, senza nascondere<br />

o rimuovere”<br />

(Mario Martore durante<br />

la conferenza stampa in<br />

occasione della presentazione<br />

<strong>di</strong> “<strong>Noi</strong> <strong>credevamo</strong>”).<br />

E in occasione del 150°<br />

anniversario dell’Unità<br />

d’Italia è importante,<br />

quanto fondamentale,<br />

ricordare le ra<strong>di</strong>ci<br />

del nostro Paese. Festeggiare.<br />

Rendere onore<br />

a quanti <strong>di</strong>edero la<br />

vita per costruire la nostra<br />

Italia: ricordan-<br />

28<br />

superare il mito<br />

Riconoscere le ragioni degli sconfitti e le contrad<strong>di</strong>zioni<br />

del Risorgimento per capire da dove veniamo<br />

a cura <strong>di</strong> Paola ANTICO (VAs)<br />

do che tra questi non<br />

ci furono solo i gran<strong>di</strong><br />

“miti”, ma anche migliaia<br />

<strong>di</strong> “anonimi” che veramente<br />

credevano alla<br />

causa dell’Unità. Senza<br />

nascondere che il Risorgimento<br />

non fu perfetto,<br />

ma anzi fu pieno <strong>di</strong> contrad<strong>di</strong>zioni.<br />

Ricordando<br />

che le speranze <strong>di</strong> molti,<br />

che avevano combattuto<br />

per la causa italiana,<br />

furono tra<strong>di</strong>te in nome<br />

<strong>di</strong> altri interessi.<br />

Fatti che Martore, in “<strong>Noi</strong><br />

Credevamo”, è riuscito<br />

ad evidenziare dando significativo<br />

risalto ad altri<br />

protagonisti meno noti<br />

ma comunque impor-<br />

tanti nella storia risorgimentale<br />

come la principessa<br />

Cristina Trivulzio<br />

<strong>di</strong> Belgiojoso, esponente<br />

dei valori democratici<br />

e benefattrice degli esuli<br />

rivoluzionari, ed altri, assolutamentesconosciuti,<br />

simbolicamente rappresentati<br />

da Domenico,<br />

Angelo e Salvatore.<br />

Egli è riuscito a riportare<br />

lo spirito <strong>di</strong> Unità dei<br />

nostri patrioti e contemporaneamente<br />

a mettere<br />

in luce alcune delle<br />

contrad<strong>di</strong>zioni del nostro<br />

Risorgimento, sottolineando<br />

che gli errori<br />

commessi a quel tempo<br />

sono alla base dei pro


FALCONEXPRESS<br />

29<br />

blemi <strong>di</strong> oggi. Continuità<br />

con il presente che è<br />

evidenziata con le apparenti,<br />

e quanto mai criticate,<br />

sviste del regista<br />

quali le case in costruzione<br />

in cemento armato<br />

nel Cilento. Errori <strong>di</strong><br />

regia troppo grossolani<br />

per essere considerati<br />

tali. Sembrano essere<br />

piuttosto un simbolo,<br />

quasi ad in<strong>di</strong>care che il<br />

processo <strong>di</strong> unificazione<br />

non è mai stato completato,<br />

non del tutto almeno.<br />

Problemi che provengono<br />

proprio dal comportamento<br />

dei Savoia che<br />

si arrogava il <strong>di</strong>ritto <strong>di</strong><br />

“liberare” il Regno delle<br />

Due Sicilie dal giogo dei<br />

Borbone. Una necessità<br />

<strong>di</strong> liberazione, per altro,<br />

non sentita dalla maggioranza<br />

della popolazione<br />

meri<strong>di</strong>onale, dal<br />

momento che solo una<br />

irrisoria parte <strong>di</strong> essa<br />

partecipò alla rivoluzione.<br />

Atteggiamento giustificato<br />

dal comportamento<br />

dei Savoia, i quali trattarono<br />

il Sud come terra<br />

<strong>di</strong> conquista: applicarono<br />

le leggi piemontesi<br />

e lo statuto albertino<br />

all’intero territorio nazionale<br />

senza preoccuparsi<br />

degli interessi del Sud,<br />

estesero il liberalismo<br />

anche alle regioni “liberate”<br />

danneggiando in<br />

questo modo la nascen-<br />

29<br />

te industria meri<strong>di</strong>onale,<br />

imposero la leva obbligatoria<br />

danneggiando<br />

così i conta<strong>di</strong>ni che perdevano<br />

manodopera.<br />

Oltretutto Vittorio Emanuele<br />

II volle sottolineare<br />

la continuità della<br />

<strong>di</strong>nastia sabauda e continuò<br />

a chiamarsi “II”, allo<br />

stesso modo il neonato<br />

Parlamento, nella <strong>di</strong>citura<br />

ufficiale, venne chiamato<br />

“ottava” legislatura,<br />

anziché “prima”: aspetto<br />

che sottolinea il carattere<br />

<strong>di</strong> conquista dell’invasione<br />

del regno delle<br />

Due Sicilie.<br />

Senza <strong>di</strong>menticare le<br />

violenze compiute prima<br />

e dopo l’Unità: il Risorgimento<br />

non fu una<br />

un evento pacifico come<br />

ancora si vuol fare credere.<br />

Pochi infatti sono<br />

coloro che parlano delle<br />

violenze compiute dalla<br />

<strong>di</strong>nastia sabauda: eventi<br />

<strong>di</strong>menticati quali la<br />

strage <strong>di</strong> Bronte, gli asse<strong>di</strong><br />

<strong>di</strong> Civitella e <strong>di</strong> Gaeta,<br />

l’ultimo baluardo<br />

della resistenza borbonica,<br />

le “deportazioni” a<br />

Fenestrelle dei soldati e<br />

dei civili che resistevano<br />

alla conquista sabauda.<br />

La popolazione del Sud<br />

non sentiva la necessità<br />

<strong>di</strong> essere “liberata”, i<br />

soldati rimasero fedeli<br />

al giuramento prestato<br />

al loro Re Francesco<br />

II. Atteggiamento che<br />

venne ancor più inaspri-<br />

to a causa delle violenze<br />

compiute dall’esercito<br />

sabaudo.<br />

A Gaeta, infatti, l’annessione<br />

fu portata a termine<br />

a colpi <strong>di</strong> cannoni,<br />

contro la città, contro i<br />

civili: la città venne praticamente<br />

rasa al suolo. I<br />

soldati che parteciparono<br />

alla resistenza furono<br />

deportati a Fenestrelle<br />

o in altri luoghi, “progenitori”<br />

dei lager nazisti e<br />

sovietici. Qui pochissimi<br />

riuscirono a sopravvivere,<br />

anche a causa delle<br />

con<strong>di</strong>zione igieniche e<br />

del clima gelido cui non<br />

erano abituati: la loro<br />

colpa era essere rimasti<br />

fedeli a Francesco II, non<br />

aver creduto ai valori del<br />

nuovo Regno <strong>di</strong> cui non<br />

si sentivano parte.<br />

Questi luoghi sono un<br />

simbolo vergognoso<br />

del Risorgimento italiano.<br />

Per questo sono stati<br />

prudentemente celati,<br />

in nome dello spirito<br />

nazionale: esigenza che<br />

crebbe durante il regime<br />

fascista per il suo spirito<br />

nazionalistico. Fatti nascosti<br />

semplicemente<br />

perché compiuti dai vincitori<br />

e non dai vinti.<br />

A questo va aggiunto<br />

che l’Italia che venne a<br />

formarsi non fu quella<br />

che molti, combattendo<br />

per la causa piemontese,<br />

avevano sognato. Molti<br />

avevano combattuto<br />

per un’Italia repubbli-


ALCONEXPRESS<br />

30<br />

marzo 2011<br />

cana, i pochi che al Sud<br />

appoggiarono la causa<br />

dell’Unità speravano che<br />

questa avrebbe portato<br />

un interessamento anche<br />

verso i loro interessi.<br />

Ma tutto questo non<br />

avvenne. E questo risulta<br />

particolarmente evidente<br />

nel film <strong>di</strong> Martore.<br />

Innanzitutto quando<br />

Domenico in carcere, si<br />

trova a <strong>di</strong>scutere sul futuro<br />

da dare allo stato<br />

italiano: monarchica o<br />

repubblicana, piemontese<br />

o meri<strong>di</strong>onale? E,<br />

oltretutto, lui da sempre<br />

repubblicano, è costretto<br />

ad assistere al brin<strong>di</strong>si<br />

con il quale i patrioti reclusi<br />

giurano fedeltà alla<br />

causa monarchica. Domenico,<br />

rassegnato, comincia<br />

ad accorgersi che<br />

l’Unità, quando avverrà,<br />

sarà <strong>di</strong> pochi privilegiati.<br />

E queste sue preoccupazioni<br />

vengono confermate<br />

alla fine del film,<br />

quando Domenico, in<br />

un suo ultimo viaggio a<br />

Torino, assistette ad un<br />

<strong>di</strong>scorso filo monarchico<br />

dell’ex mazziniano Francesco<br />

Crispi.<br />

“Comunque la si pensi,<br />

resta un dato <strong>di</strong> fatto,<br />

che non possiamo<br />

più continuare a ignorare:<br />

l’unificazione dell’Italia<br />

non è stata l’allegra<br />

scampagnata a suon<br />

<strong>di</strong> fanfare e sventolio<br />

<strong>di</strong> ban<strong>di</strong>ere che ci hanno<br />

<strong>di</strong>pinto per anni; né<br />

30<br />

la realizzazione tar<strong>di</strong>va<br />

<strong>di</strong> un desiderio ra<strong>di</strong>cato<br />

nelle popolazioni della<br />

penisola. Si è trattato<br />

invece <strong>di</strong> un evento<br />

controverso, sanguinoso,<br />

che ha messo contro<br />

italiani e italiani e ha<br />

lasciato <strong>di</strong>etro <strong>di</strong> sé uno<br />

strascico irrisolto <strong>di</strong> problemi,<br />

frustrazioni <strong>di</strong> cui<br />

non riusciamo tuttora<br />

a liberarci; come fosse<br />

un trauma collettivo<br />

che non superiamo perché<br />

abbiamo rimosso il<br />

ricordo della sua causa.<br />

[…]<br />

Davanti a questo dato <strong>di</strong><br />

fatto, abbiamo due possibilità.<br />

Una, continuare a nascondere<br />

la testa nella<br />

sabbia e bere una ricostruzione<br />

della storia<br />

parziale, retorica e – <strong>di</strong>ciamola<br />

tutta – oramai<br />

un ferrovecchio[…].<br />

La seconda opzione, iniziare<br />

a rispolverare anche<br />

le ragioni degli<br />

sconfitti; leggere le loro<br />

testimonianze; non necessariamentecon<strong>di</strong>videre,<br />

ma quantomeno<br />

stare ad ascoltare. E cercare<br />

finalmente <strong>di</strong> capire<br />

da dove veniamo: l’unica<br />

cosa rispettabile che<br />

un popolo serio possa<br />

fare”. (prefazione a “Un<br />

viaggio da Bocca<strong>di</strong>falco<br />

a Gaeta” <strong>di</strong> Giuseppe<br />

Buttà)<br />

“Capire da dove veniamo”<br />

per comprendere i<br />

problemi che ancora caratterizzano<br />

il nostro Paese:<br />

“questa <strong>di</strong>visione<br />

si è ripresentata in tutte<br />

le forme che la nostra<br />

storia successiva ha conosciuto,<br />

passando ovviamente<br />

attraverso fascismo<br />

e antifascismo e<br />

arrivando fino ai giorni<br />

nostri” afferma Martore.<br />

Ed è proprio per questo<br />

che è necessario non <strong>di</strong>menticare<br />

né nascondere<br />

gli aspetti più tragici e<br />

contrad<strong>di</strong>ttori della Nostra<br />

storia. Non per calpestare<br />

il Risorgimento<br />

in quanto tale, ma piuttosto<br />

per capire l’origine<br />

<strong>di</strong> quel <strong>di</strong>vario tra Nord<br />

e Sud che mai è stato risolto<br />

e per ritrovare quei<br />

valori che hanno spinto<br />

migliaia <strong>di</strong> “anonimi” a<br />

sostenere la causa italiana.<br />

Un monito a riprendere<br />

in mano la storia,<br />

a riprendere il processo<br />

<strong>di</strong> unificazione in quei<br />

punti in cui non è stato<br />

completato.<br />

Perché a 150 anni dalla<br />

nascita del Regno d’Italia,<br />

in un Paese in cui<br />

sempre <strong>di</strong> più si parla <strong>di</strong><br />

“in<strong>di</strong>pendenza della Padania”<br />

e in cui si “baratta”<br />

la festa per la celebrazione<br />

del 150° anniversario<br />

dell’Unità d’Italia con<br />

una festa regionale, quei<br />

valori sembrano scomparsi:<br />

e non è certo mitizzando<br />

gli eventi che<br />

possono essere ritrovati.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

32<br />

marzo 2011<br />

32<br />

per non <strong>di</strong>menticare<br />

Il Risorgimento italiano, un avvenimento <strong>di</strong> importanza fondamentale<br />

Non molto tempo<br />

fa, mi è capitato<br />

<strong>di</strong> vedere in televisione<br />

Roberto Benigni<br />

mentre faceva una lezione<br />

<strong>di</strong> storia Italiana in<br />

un noto programma. La<br />

cosa mi ha fatto riflettere.<br />

Perché è così importante<br />

un periodo storico<br />

chiamato “Risorgimento”?<br />

Quale tempesta scatena<br />

nella nostra mente<br />

una parola come quella?<br />

Con “Risorgimento” inten<strong>di</strong>amoletteralmente<br />

rinascita, ritorno alla<br />

vita, molto probabilmente<br />

dalle ceneri <strong>di</strong> un impero<br />

Romano decaduto<br />

secoli prima e dal grande<br />

guazzabuglio causato<br />

dalle <strong>di</strong>visioni delle <strong>di</strong>verse<br />

province sfociate<br />

poi in terribili guerre territoriali.<br />

I fautori <strong>di</strong> questo movimento<br />

culturale (<strong>di</strong><br />

stampo molto romantico)<br />

sono personaggi<br />

che ancora oggi vengono<br />

ricordati senza però<br />

il merito che gli spetta:<br />

voglio <strong>di</strong>re che sono persone<br />

che per contribuire<br />

alla nascita dello stato<br />

Italiano, hanno messo<br />

a repentaglio la loro vita<br />

per un ideale <strong>di</strong> unione,<br />

fratellanza e rispetto, ri-<br />

a cura <strong>di</strong> Alessandro MAGNANI (IVBs)<br />

Mazzini e Garibal<strong>di</strong><br />

valeggiando contro un<br />

consolidato dominio austriaco<br />

che non lasciava<br />

spazio a ideali come<br />

questi.<br />

Per questo motivo nacquero<br />

moti rivoluzionari<br />

<strong>di</strong> un’organizzazione<br />

chiamata “carboneria”,<br />

che non senza problemi<br />

riuscì, nei vari staterelli<br />

che componevano lo stivale,<br />

a strappare piccole<br />

vittorie.<br />

A questa organizzazione<br />

segreta poi si unì un<br />

certo Giuseppe Mazzini,<br />

che fondò la “Giovine Italia”,<br />

un altro movimento<br />

<strong>di</strong> stampo patriottico<br />

per dar vita ad uno stato<br />

Italiano. Purtroppo ogni<br />

moto fu represso, ma ormai<br />

la ruota stava girando,<br />

e non sarebbe mancato<br />

molto al grande<br />

avvenimento. Cominciarono<br />

così le guerre <strong>di</strong> In<strong>di</strong>pendenza,<br />

<strong>di</strong> cui la prima<br />

persa contro lo stato<br />

austriaco, nel 1848, scatenata<br />

dalla rivolta delle<br />

cinque giornate <strong>di</strong> Milano<br />

(in cui si ottenne una<br />

vittoria non in<strong>di</strong>fferente).<br />

Dopo la II guerra d’in<strong>di</strong>pendenza<br />

il meccanismo<br />

portò alla spe<strong>di</strong>zione dei<br />

Mille <strong>di</strong> Giuseppe Garibal<strong>di</strong>,<br />

il quale, risalendo<br />

l’Italia, tolse ai Borboni i<br />

loro posse<strong>di</strong>menti. Finalmente<br />

Vittorio Emanuele<br />

II fu eletto non Re degli<br />

Italiani, ma Re d’Italia,<br />

“per grazia <strong>di</strong> Dio e volontà<br />

della nazione”, era<br />

il 1861, proprio 150 anni<br />

fa, ed ecco il motivo per<br />

cui ricordare questo importante<br />

avvenimento,<br />

forse troppo trascurato.<br />

Non bisogna fare altro<br />

che ringraziare personaggi<br />

come quelli citati,<br />

che potrebbero essere<br />

benissimo ragazzi della<br />

nostra età, che combattendo<br />

in nome <strong>di</strong> un<br />

ideale hanno dato la loro<br />

vita affinché noi potessimo<br />

godere <strong>di</strong> uno stato<br />

tutto nostro, forse ancora<br />

troppo <strong>di</strong>viso ideologicamente,<br />

ma sempre il<br />

più bello <strong>di</strong> tutti.


FALCONEXPRESS<br />

33<br />

Dal 18 febbraio <strong>di</strong><br />

quest´anno, il 17<br />

marzo 2011 è festività<br />

nazionale.<br />

Il Consiglio dei Ministri<br />

ha ratificato la legittimità<br />

della festa per i 150<br />

anni dalla Proclamazione<br />

del Regno d´Italia,<br />

avvenuta a Torino il 17<br />

marzo 1861. Nonostante<br />

il parere favorevole <strong>di</strong> <strong>di</strong>versi<br />

ministri e del Capo<br />

dello Stato, raggiungere<br />

questa decisione non<br />

è stato facile. La polemica<br />

politica è scoppiata<br />

subito dopo le <strong>di</strong>chiarazioni<br />

rilasciate il 4 febbraio<br />

da Emma Marcegaglia,<br />

secondo la quale<br />

l´assenza dei lavoratori<br />

nelle fabbriche avrebbe<br />

comportato una per<strong>di</strong>ta<br />

<strong>di</strong> 4 miliar<strong>di</strong> <strong>di</strong> euro<br />

per le già provate imprese<br />

italiane. A fianco della<br />

Presidente <strong>di</strong> Confindustria<br />

si sono poi schierati<br />

il segretario della Cisl<br />

Raffaele Bonanni e <strong>di</strong>versi<br />

parlamentari della<br />

Lega Nord, tra i quali<br />

il governatore del Veneto<br />

Luca Zaia. Ricordando<br />

come nel 1976 il governo<br />

Andreotti abbia cancellato<br />

la Festa della Repubblica<br />

del 2 giugno<br />

perché “gli italiani dove-<br />

33<br />

17 marzo 2011<br />

Quando l´unità <strong>di</strong>venta un incentivo alla <strong>di</strong>visione<br />

a cura <strong>di</strong> Jacopo GHIDINI (VAs)<br />

ilÊ PresidenteÊ della<br />

provinciaÊ autonoma<br />

<strong>di</strong> Bolzano<br />

LuisÊ Durnwalder<br />

vano lavorare”, Zaia si è<br />

detto contrario alla festività<br />

del 17 marzo, per<br />

poi precisare che deve<br />

esserci la “massima libertà<br />

<strong>di</strong> coscienza”. Espressamente<br />

contrario ai festeggiamenti<br />

anche il<br />

Presidente della provincia<br />

autonoma <strong>di</strong> Bolzano<br />

Luis Durnwalder, che<br />

l´8 Febbraio ha <strong>di</strong>chiarato:<br />

‘’Nulla da contestare<br />

ai moti Ottocenteschi<br />

ed alla figura <strong>di</strong> Garibal<strong>di</strong><br />

, ma per Bolzano l’anniversario<br />

rappresenta<br />

ben altro: ricorda anche<br />

la separazione dalla<br />

madrepatria austriaca<br />

e perciò non prenderemo<br />

parte alle celebrazioni’’.<br />

L´intervista a Durnwalder<br />

ha scatenato un<br />

putiferio politico: dopo<br />

il duro monito da parte<br />

del Presidente della<br />

Repubblica Napolitano,<br />

che ha espresso sorpresa<br />

e rammarico, sono<br />

arrivate le reazioni in<strong>di</strong>gnate<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>versi esponenti<br />

dell´opposizione<br />

e anche il Ministro della<br />

Difesa La Russa è andato<br />

su tutte le furie. Dei molti<br />

che si sono scagliati<br />

contro Durnwalder, alcuni<br />

hanno poi <strong>di</strong>chiarato<br />

<strong>di</strong> con<strong>di</strong>videre il progetto<br />

<strong>di</strong> cancellare la Festa<br />

della Repubblica del 2<br />

giugno, sostituendola<br />

con i festeggiamenti del<br />

17 marzo. Ritengo una<br />

simile ipotesi alquanto<br />

priva <strong>di</strong> senso: premettendo<br />

l´importanza del<br />

senso <strong>di</strong> appartenenza<br />

alla propria nazione,<br />

perché dovremmo noi<br />

subor<strong>di</strong>nare ad esso la<br />

fedeltà verso i valori <strong>di</strong>fesi<br />

dalla Repubblica Italiana?<br />

Non sarebbe forse<br />

meglio, se non per il<br />

sentimento d´unità nazionale,<br />

porre fine a tutte<br />

queste polemiche<br />

almeno in nome del rispetto<br />

reciproco e della<br />

tolleranza, entrambi<br />

<strong>di</strong>fesi dalla Costituzione<br />

Repubblicana?


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

36<br />

marzo 2011<br />

Piazza Cavour, corso<br />

Vittorio Emanuele<br />

II, via Garibal<strong>di</strong>,<br />

via Mazzini, largo<br />

Risorgimento: non c’è<br />

città o paese in questa<br />

nostra nazione che non<br />

celebri questi personaggi<br />

e questi avvenimenti.<br />

Si tratterebbe quin<strong>di</strong><br />

<strong>di</strong> in<strong>di</strong>vidui e fatti degni<br />

<strong>di</strong> essere ricordati e apprezzati<br />

da chiunque.<br />

A nessuno infatti verrebbe<br />

in mente <strong>di</strong> intitolare<br />

una via ad Adolf<br />

Hitler o una piazza alla<br />

“pulizia etnica” dei tempi<br />

più recenti. Da un po’<br />

<strong>di</strong> tempo a questa parte,<br />

però, il Risorgimento<br />

italiano con tutti i suoi<br />

eroi è stato smembrato<br />

pezzo per pezzo, e<br />

del mito che ancora sopravvive<br />

nei libri <strong>di</strong> storia<br />

propinati agli inconsapevoli<br />

studenti italiani<br />

dalle scuole elementari<br />

all’università, è rimasto<br />

poco <strong>di</strong> cui andare fieri,<br />

e quel poco rimanda ai<br />

nostri giorni con preoccupante<br />

attualità e chiaroveggenza.<br />

Sono rimaste infatti pagine<br />

ingloriose che rac-<br />

36<br />

FRATELLI D’ITALIA?<br />

L’unità d’Italia: una questione ancora aperta<br />

a cura <strong>di</strong> Michelle GALLI (VAs)<br />

BambiniÊ emigranti<br />

delÊ meri<strong>di</strong>one<br />

contano una storia fatta<br />

<strong>di</strong> corruzione, menzogne<br />

e violenze. Violenze<br />

<strong>di</strong> vario genere furono<br />

commesse soprattutto<br />

con la conquista del<br />

Sud: l’invasione del Regno<br />

delle due Sicilie da<br />

parte prima dei “Mille”<br />

garibal<strong>di</strong>ni e poi delle<br />

truppe del Regno <strong>di</strong> Sardegna,<br />

che si era assunto<br />

il “compito” <strong>di</strong> unificare<br />

la penisola, allora<br />

<strong>di</strong>visa in stati legittimamente<br />

governati dai<br />

propri sovrani, in un’unica<br />

entità politica. Dal<br />

momento che i meri<strong>di</strong>onali<br />

non ne vollero sapere<br />

<strong>di</strong> appartenere al nuovo<br />

Regno, si reagì con<br />

una carneficina, definita<br />

dai conquistatori “repressione<br />

del brigantaggio”.<br />

Fu una guerra civile,<br />

una specie <strong>di</strong> resistenza<br />

partigiana, condotta<br />

da ex-ufficiali del Regno<br />

borbonico rimasti fedeli<br />

al loro re, e dai conta<strong>di</strong>ni<br />

meri<strong>di</strong>onali che avevano<br />

imparato a conoscere il<br />

nuovo Stato soprattutto<br />

per tre motivi: imponeva<br />

la leva obbligatoria,<br />

sottraendo per anni forze<br />

giovani al lavoro dei<br />

campi, fonte della loro<br />

sussistenza; inviava gli<br />

esattori delle tasse per<br />

svuotare le tasche della<br />

gente e cercare così <strong>di</strong><br />

coprire il deficit del Regno<br />

<strong>di</strong> Sardegna, indebitatosi<br />

fino all’osso per le<br />

“guerre <strong>di</strong> in<strong>di</strong>pendenza”;<br />

arrestava i sacerdoti<br />

e proibiva le processioni<br />

ferendo profondamente<br />

l’identità religiosa della<br />

popolazione meri<strong>di</strong>onale.<br />

Si apriva così ufficialmente<br />

la questione meri<strong>di</strong>onale.<br />

In alcuni paesi gli insorti<br />

si chiamano briganti,<br />

in altri patrioti. Il più


FALCONEXPRESS<br />

37<br />

delle volte non c’è <strong>di</strong>fferenza<br />

tra i termini se alla<br />

ra<strong>di</strong>ce dell’agire <strong>di</strong> queste<br />

persone c’è il desiderio<br />

<strong>di</strong> essere protagonisti<br />

del proprio futuro. Sta <strong>di</strong><br />

fatto che questi patrioti/briganti<br />

furono sterminati<br />

con un eccezionale<br />

impiego <strong>di</strong> forze e<br />

<strong>di</strong> mezzi. Metà dell’esercito<br />

piemontese fu spe<strong>di</strong>to<br />

al Sud e, pochi mesi<br />

dopo l’avvio delle operazioni<br />

militari, i risultati<br />

ottenuti nel napoletano<br />

furono strabilianti:<br />

8968 fucilati, tra i quali<br />

64 preti e 22 frati; 10604<br />

feriti; 7112 prigionieri;<br />

918 case bruciate; 6<br />

paesi interamente arsi;<br />

2905 famiglie perquisite;<br />

12 chiese saccheggiate;<br />

13629 deportati;<br />

1428 comuni in stato<br />

d’asse<strong>di</strong>o (dati forniti dal<br />

generale Cial<strong>di</strong>ni, allora<br />

a capo delle operazioni<br />

militari; Roberto Spataro<br />

Stu<strong>di</strong>o Teologico Salesiano,<br />

Gerusalemme). Cifre<br />

destinate ad aumentare<br />

vertiginosamente.<br />

quando la guerra civile<br />

finì la popolazione meri<strong>di</strong>onale<br />

reagì in un altro<br />

modo: fuggì. Emigrò<br />

in America. Tra il 1876 e<br />

il 1914 se ne andarono<br />

ben 14 milioni <strong>di</strong> italiani.<br />

Niente male come adesione<br />

a quell’ideale risor-<br />

37<br />

gimentale sban<strong>di</strong>erato<br />

dai Savoia.<br />

È davvero uno strano<br />

popolo quello italiano.<br />

Senza memoria e senza<br />

attenzione per la propria<br />

storia, senza curiosità<br />

per il proprio passato.<br />

Si tratta <strong>di</strong> un qualunquismo<br />

generalizzato<br />

che ha messo profonde<br />

ra<strong>di</strong>ci anche nelle nuove<br />

generazioni smarrite<br />

nell’idea perversa <strong>di</strong> successo.<br />

A metà Ottocento si<br />

pensava ad un’Italia unita<br />

nelle sue <strong>di</strong>versità.<br />

Oggi che questo nostro<br />

giovane stato si prepara,<br />

un po’ troppo enfaticamente,<br />

a celebrare<br />

i centocinquant’anni<br />

dalla propria fondazione,<br />

sarebbe interessante<br />

proporre un pensiero<br />

sull’importanza della<br />

“memoria” per realizzare<br />

la speranza <strong>di</strong> un futuro<br />

migliore.<br />

Riconoscerci nelle nostre<br />

<strong>di</strong>versità, ma nello<br />

stesso tempo puntare<br />

sulla nostra unità: siamo<br />

infatti mantovani, cremonesi,<br />

siciliani, veneti,<br />

toscani, piemontesi, sar<strong>di</strong>,<br />

lombar<strong>di</strong>, campani e<br />

laziali, ma prima <strong>di</strong> tutto<br />

italiani. Se la celebrazione<br />

dell’Unità d’Italia dovesse<br />

veramente avere<br />

un senso e sfuggire così<br />

alla demagogia, dovrebbe<br />

avere un progetto <strong>di</strong><br />

approfon<strong>di</strong>mento <strong>di</strong> tutte<br />

le storie che compongono<br />

questo paese bellissimo,<br />

gettato come<br />

ponte nel Me<strong>di</strong>terraneo,<br />

in <strong>di</strong>alogo da millenni<br />

tra Oriente e Occidente.<br />

L’Italia può essere considerata<br />

come un’Europa<br />

in miniatura per la<br />

presenza <strong>di</strong> tante culture<br />

<strong>di</strong>fferenti <strong>di</strong>sseminate<br />

tra le Alpi ed il Me<strong>di</strong>terraneo<br />

con una civiltà<br />

plasmata dai valori del<br />

cristianesimo.<br />

L’unico monumento che<br />

si potrebbe innalzare<br />

all’Unità d’Italia sarebbe<br />

la realizzazione <strong>di</strong> un<br />

solido impianto federalista,<br />

che non si ripieghi<br />

nel piccolo egoistico nazionalismo<br />

che viene attualmente<br />

proposto, ma<br />

che sia aperto, solidale,<br />

in grado <strong>di</strong> valorizzare<br />

il meglio <strong>di</strong> ogni peculiarità/particolaritàregionale.<br />

Il vantaggio <strong>di</strong><br />

un’unica appartenenza<br />

sta infatti nel rispetto<br />

del valore dell’interculturalità.<br />

La speranza è che la<br />

classe politica che ci governa,<br />

che da tempo sta<br />

lavorando e collaborando<br />

al <strong>di</strong>sastro sociale ed<br />

economico del nostro<br />

paese, riesca a ridare <strong>di</strong>-


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

38<br />

marzo 2011<br />

gnità ai sessanta milioni<br />

<strong>di</strong> italiani in Patria e agli<br />

altrettanti <strong>di</strong>scendenti<br />

dei quattor<strong>di</strong>ci milioni<br />

<strong>di</strong> emigranti che tra il<br />

1876 e il 1914 lasciarono<br />

l’Italia.<br />

La retorica celebrativa<br />

non serve a colmare<br />

i buchi <strong>di</strong> un’azione politica<br />

inesistente, <strong>di</strong> una<br />

società civile <strong>di</strong>stratta e<br />

<strong>di</strong> un impegno pubblico<br />

insufficiente.<br />

Non è un caso che a<br />

poco più <strong>di</strong> vent’anni<br />

dalla caduta del muro<br />

<strong>di</strong> Berlino, la Germania<br />

sia riuscita a “risa-<br />

38<br />

nare” gli ex territori comunisti,<br />

mentre dopo<br />

centocinquanta anni la<br />

questione meri<strong>di</strong>onale<br />

e non solo, rappresenti<br />

ancora per l’Italia un<br />

vicolo cieco senza via<br />

d’uscita. Gravano sulle<br />

spalle della nostra Patria<br />

profonde <strong>di</strong>visioni<br />

e contrapposizioni frutto<br />

<strong>di</strong> scelte non compiute.<br />

Così, neanche il<br />

17 marzo, che ricorda la<br />

proclamazione del Regno<br />

d’Italia sembra potere<br />

davvero unirci tutti<br />

almeno per un giorno.<br />

Questo la <strong>di</strong>ce lun-<br />

ga sulle con<strong>di</strong>zioni della<br />

politica italiana e sulle<br />

sue effettive capacita e<br />

possibilità <strong>di</strong> ripresa.<br />

Fare l’Italia senza fare<br />

gli italiani prima è ancora<br />

una questione aperta.<br />

Allora un invito: se abbiamo<br />

un tricolore<br />

esponiamolo alla finestra<br />

delle nostre case<br />

il 17 marzo. Sarà un<br />

modo per sentirci uniti<br />

una volta tanto <strong>di</strong>verso<br />

da quello che ci vede<br />

uniti solo quando vince<br />

la nazionale <strong>di</strong> calcio!<br />

Buon 17 marzo a tutti.


FALCONEXPRESS<br />

39<br />

La preparazione<br />

delle celebrazioni<br />

dei 150 anni<br />

dell´Unità d´Italia è<br />

ormai avviata, con una<br />

serie <strong>di</strong> eventi che percorreranno<br />

tutto l´anno<br />

2011, culminando il 17<br />

marzo, data della proclamazione<br />

ufficiale del<br />

nuovo Stato avvenuta a<br />

Torino. La ricorrenza potrebbe<br />

essere<br />

l´occasione per ripensare<br />

al ruolo e alla presenza<br />

delle donne nel<br />

percorso storico che ha<br />

portato all´unificazione.<br />

Esse hanno<br />

contribuito in modo rilevante<br />

e originale al Risorgimento,<br />

come più<br />

tar<strong>di</strong> alla Resistenza. Ma<br />

non ci sono nei libri <strong>di</strong><br />

storia.<br />

Si può provare a smascherare<br />

la rappresentazione<br />

tutta maschile<br />

dell´unificazione nazionale?<br />

Purtroppo il contesto<br />

della restaurazione postnapoleonica<br />

contribuì<br />

inizialmente a soffocare<br />

le istanze femminili che<br />

si erano sviluppate<br />

durante l´Illuminismo e<br />

la Rivoluzione francese,<br />

ristabilendo<br />

39<br />

le donne nel risorgimento<br />

Fra Patria e amori<br />

a cura <strong>di</strong> Sara TEBALDINI (IVAitc)<br />

un´organizzazione familiare<br />

<strong>di</strong> stampo patriarcale<br />

e delegando<br />

l´educazione delle donne<br />

alle “oblate”, donne<br />

che dopo aver ceduto i<br />

loro beni ai monasteri,<br />

vestivano l´abito senza<br />

prendere i voti, e che<br />

inevitabilmente perpetuavano<br />

una morale<br />

conservatrice. Le uniche<br />

donne<br />

che potevano avere una<br />

certa importanza erano<br />

quelle appartenenti<br />

all´élite politica e culturale<br />

che si <strong>di</strong>stingueva<br />

per gesta eroiche,<br />

nelle arti o nelle scienze,<br />

mentre le altre erano relegate<br />

all´ambito<br />

familiare con<br />

un´istruzione mirata<br />

solo alla loro formazione<br />

come<br />

mogli e madri. Fra le<br />

molteplici storie <strong>di</strong> donne,<br />

ho deciso <strong>di</strong><br />

riportare quella <strong>di</strong> Virginia<br />

Oldoini, la contessa<br />

<strong>di</strong> Castiglione.<br />

Virginia Oldoini Verasis<br />

nasce a Firenze il 22<br />

marzo 1837 dalla<br />

Marchesa Isabella Lamporecchi<br />

e dal Marchese<br />

Filippo Oldoini <strong>di</strong> La<br />

Spezia. Appena giovi-<br />

LaÊ Contessa<br />

<strong>di</strong>Ê Castiglione<br />

netta, all’età <strong>di</strong> <strong>di</strong>ciassette<br />

anni, la bella<br />

Virginia, che tutti chiamano<br />

“Virginicchia” e poi<br />

semplicemente<br />

“Nicchia”, va in sposa al<br />

Conte Francesco Verasis<br />

Asinari <strong>di</strong><br />

Costigliole d’Asti e Castiglione<br />

Tinella, <strong>di</strong> do<strong>di</strong>ci<br />

anni più anziano<br />

<strong>di</strong> lei. La coppia si trasferisce<br />

in Piemonte e vive<br />

per lo più a<br />

Torino dove nasce il loro<br />

figlio Giorgio. Ma la vita<br />

coniugale non fa per lei;<br />

la Contessa, considerata<br />

da tutti una delle donne<br />

più belle<br />

d’Europa, è molto più attratta<br />

dalla vita <strong>di</strong> corte


ALCONEXPRESS<br />

40<br />

marzo 2011<br />

Cavour<br />

e pare che perfino<br />

Re Vittorio Emanuele<br />

la circon<strong>di</strong> <strong>di</strong> attenzioni.<br />

Virginia è bellissima:<br />

a Parigi la <strong>di</strong>cono alta,<br />

slanciata, con lunghi capelli<br />

bion<strong>di</strong> a spire,<br />

il viso delicatamente<br />

ovale, la bocca perfetta<br />

a volte atteggiata a<br />

sorrisi perlopiù tristi; la<br />

bella voce da contralto,<br />

armoniosa, lascia<br />

molti spazi a silenzi eloquenti<br />

che la rendono<br />

insondabilmente<br />

misteriosa. Gli occhi devono<br />

essere veramente<br />

straor<strong>di</strong>nari: chi li<br />

descrive <strong>di</strong> un verde<br />

cupo e chi ad<strong>di</strong>rittura<br />

viola. Stupende le mani<br />

ed<br />

altrettanto la pelle bianca<br />

e delicata. Nessuno<br />

poté sfuggire,<br />

vedendola, ad un senti-<br />

40<br />

mento vivo ed involontario<br />

<strong>di</strong> ammirazione.<br />

Virginia è donna <strong>di</strong> mondo,<br />

abile nel <strong>di</strong>stricarsi<br />

tra feste e impegni<br />

politici e <strong>di</strong> lei si ricorda<br />

Camillo Benso Conte <strong>di</strong><br />

Cavour che, al<br />

momento <strong>di</strong> convincere<br />

l’Imperatore <strong>di</strong> Francia<br />

Napoleone III a<br />

simpatizzare per la causa<br />

italiana, la invia a Parigi<br />

come<br />

“ambasciatrice” dell’Italia.<br />

A Parigi Virginia non<br />

tra<strong>di</strong>sce le<br />

aspettative e svolge alla<br />

perfezione il suo compito;<br />

pare infatti che<br />

sia stata proprio lei a<br />

convincere l’Imperatore<br />

<strong>di</strong> Francia ad invitare<br />

anche l’Italia al trattato<br />

<strong>di</strong> pace dopo la guerra<br />

<strong>di</strong> Crimea, trattato<br />

in cui Cavour poté farsi<br />

ascoltare da una platea<br />

internazionale.<br />

Insomma, il Re dei francesi<br />

fu travolto dallo<br />

splendore della nostra<br />

Contessa, la quale compirà<br />

il suo lavoro <strong>di</strong> “<strong>di</strong>plomatica<br />

particolare”.<br />

Lo testimoniano le parole<br />

dello stesso Cavour<br />

“Una bella contessa è<br />

stata arruolata nella <strong>di</strong>plomazia<br />

piemontese. Io<br />

l’ho invitata a<br />

civettare, se le riesce, a<br />

sedurre l’imperatore. In<br />

caso <strong>di</strong> successo<br />

le ho promesso che<br />

chiederò, per suo fratello,<br />

l’incarico <strong>di</strong><br />

segretario a Pietroburgo.<br />

Ieri con <strong>di</strong>screzione<br />

ha cominciato la sua<br />

missione, al concerto<br />

delle Tuileries” . Dopo il<br />

periodo <strong>di</strong> massimo<br />

splendore arriva però<br />

anche quello della decadenza:<br />

<strong>di</strong>versi fatti tra<br />

il politico ed il mondano,<br />

la fanno cadere in <strong>di</strong>sgrazia.<br />

Virginia vive<br />

gli ultimi anni della sua<br />

vita tra l’Italia e Parigi. Il<br />

28 Novembre<br />

1899, all’alba del nuovo<br />

secolo, moriva nella sua<br />

casa <strong>di</strong> Parigi.<br />

Subito dopo la sua morte<br />

la polizia e i servizi segreti<br />

frugarono tra<br />

le sue carte e bruciarono<br />

tutte le lettere e i documenti<br />

a lei inviati<br />

dalle massime personalità<br />

del tempo, re, politici,<br />

papi e banchieri.<br />

E’ sepolta al Père Lachaise,<br />

il cimitero monumentale<br />

<strong>di</strong> Parigi , come<br />

aveva or<strong>di</strong>nato il Re Umberto<br />

I.<br />

La figura della Contessa<br />

fu quin<strong>di</strong> <strong>di</strong> rilievo in alcuni<br />

passi della<br />

nostra storia militare ma<br />

fu anche molto influente<br />

per il costume<br />

dell’epoca con le sue<br />

apparizioni e con il suo<br />

protagonismo


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

44<br />

marzo 2011<br />

Vogliano le donne<br />

felici ed onorate<br />

dei tempi avvenire<br />

rivolgere tratto tratto il<br />

pensiero ai dolori ed alle<br />

umiliazioni delle donne<br />

che le precedettero nella<br />

vita, e ricordare con qualche<br />

gratitu<strong>di</strong>ne i nomi <strong>di</strong><br />

quelle che loro apersero<br />

e prepararono la via alla<br />

non mai prima goduta,<br />

forse appena sognata, felicità!<br />

Celebre frase <strong>di</strong> Cristina<br />

<strong>di</strong> Belgioioso, donna<br />

che in epoca risorgimentale<br />

si ribella ai principi e<br />

ai doveri su cui la società<br />

milanese si fonda; infatti<br />

è la prima donna che<br />

rifiuta l’uomo scelto dal<br />

padre in matrimonio per<br />

ragioni politico-<strong>di</strong>nastiche<br />

scappando così dalla<br />

propria città natale.<br />

Dopo aver viaggiato in<br />

<strong>di</strong>versi paesi, colpita dalla<br />

povertà e dall’ignoranza<br />

della gente, si improvvisa<br />

riformatrice<br />

sociale prima per finire<br />

in seguito alla testa <strong>di</strong><br />

200 rivoluzionari coinvolti<br />

nello sciopero del<br />

tabacco.<br />

Possiamo ricollegare<br />

questa figura <strong>di</strong> donna<br />

moderna all’evento<br />

che nel 1908 ha dato poi<br />

44<br />

le donne nel risorgimento<br />

Effetto DONNA<br />

a cura <strong>di</strong> Giulia ANELLI, Francesca GROSSI, Benedetta RAVAGNA (IIIAs)<br />

CristinaÊ <strong>di</strong>Ê<br />

Belgioioso<br />

origine all’attuale “festa<br />

della donna”.<br />

Un gruppo <strong>di</strong> operaie<br />

<strong>di</strong> un industria tessile<br />

<strong>di</strong> New York scioperò<br />

per riven<strong>di</strong>care le terribili<br />

con<strong>di</strong>zioni in cui erano<br />

costrette a lavorare.<br />

Fu proprio l’8 marzo del<br />

medesimo anno che<br />

la proprietà dell’azienda<br />

bloccò le uscite dalla<br />

fabbrica impedendo alle<br />

operaie <strong>di</strong> uscire. Un incen<strong>di</strong>o<br />

ferisce mortalmente<br />

129 operaie tra<br />

cui italiane ed immigrate.<br />

Questa data vuole ricordare<br />

le oppressioni subite<br />

nel corso dei secoli da<br />

parte <strong>di</strong> tutte la donne e<br />

il punto <strong>di</strong> partenza per<br />

il riscatto della propria<br />

<strong>di</strong>gnità.<br />

Ma come viene festeggiata<br />

questa ricorrenza<br />

dalle donne <strong>di</strong> oggi?<br />

Probabilmente il contesto<br />

politico e sociale<br />

in cui viviamo non aiuta<br />

nel mantenere vivi il<br />

valore ed il profondo significato<br />

del sacrificio <strong>di</strong><br />

queste donne.<br />

Tutto si riduce all’opportunità<br />

per donne sposate<br />

o single <strong>di</strong> ritagliare<br />

lo spazio <strong>di</strong> una sera per<br />

mangiare una pizza in<br />

compagnia e finire poi<br />

in adorazione davanti al<br />

triste spettacolo <strong>di</strong> un<br />

giovane maschio superdotato<br />

che si spoglia davanti<br />

a loro.<br />

Nei decenni passati i<br />

movimenti femministi<br />

manifestavano e lottavano<br />

per la parità tra i<br />

sessi e per l’in<strong>di</strong>pendenza<br />

della donna! ma era<br />

questo quello che chiedevano<br />

quelle donne in<br />

piazza? Era questa la libertà<br />

in cui speravano? .<br />

Nel nostro tempo sembra<br />

un dato <strong>di</strong> fatto che<br />

la donna sia ormai parificata<br />

in tutto e per tutto<br />

all’uomo, pur essendo<br />

manifestamente palese<br />

che nella realtà è ancora<br />

soggetta a continue <strong>di</strong>


FALCONEXPRESS<br />

45<br />

scriminazioni in ambito<br />

lavorativo e sociale.<br />

Grazie anche all’azione<br />

<strong>di</strong>rompente dei me<strong>di</strong>a,<br />

del cinema, e <strong>di</strong> trasmissioni<br />

demenziali, ancora<br />

troppo spesso la donna<br />

viene usata ed esibita<br />

per la sua fisicità come<br />

fosse un bell’involucro<br />

da mostrare senza che a<br />

nessuno interessi il contenuto.<br />

D’ altro canto una nuova<br />

generazione <strong>di</strong> giovani<br />

arriviste <strong>di</strong>sposte a<br />

tutto (o quasi) in cambio<br />

<strong>di</strong> una carriera veloce<br />

senza gavetta o <strong>di</strong> sol<strong>di</strong><br />

facili, non fa nient’altro<br />

45<br />

che facilitare ed incrementare<br />

questo <strong>di</strong>sgustoso<br />

mercato.<br />

Fortunatamente la<br />

donne italiane che si<br />

identificano in questi<br />

modelli sono solo<br />

una piccola minoranza,<br />

mentre nell’anonimato<br />

della vita <strong>di</strong> tutti i giorni<br />

sta nascendo nella<br />

coscienza <strong>di</strong> milioni <strong>di</strong><br />

italiane, la consapevolezza<br />

che la donna sta<br />

<strong>di</strong>ventando sempre più<br />

la cellula in<strong>di</strong>spensabile<br />

e fondamentale <strong>di</strong><br />

una società che desidera<br />

riscattarsi da uno stato<br />

<strong>di</strong> deca<strong>di</strong>mento e <strong>di</strong><br />

degrado che ci sta togliendo<br />

qualsiasi etica<br />

morale.<br />

A questo proposito<br />

abbiamo accolto con<br />

simpatia e profondo<br />

coinvolgimento la manifestazione<br />

“se non ora<br />

quando?”del 13 febbraio,<br />

pensata ed organizzata<br />

da sole donne intellettuali,<br />

del mondo<br />

dello spettacolo e della<br />

politica al quale hanno<br />

risposto centinaia <strong>di</strong><br />

migliaia <strong>di</strong> donne <strong>di</strong> <strong>di</strong>versa<br />

età e astrazione<br />

sociale nell’intento <strong>di</strong><br />

far sentire la loro voce<br />

all’unisono.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

46<br />

marzo 2011<br />

Si celebra quest’anno<br />

il 150° anniversario<br />

dell’Unità<br />

d’Italia, <strong>di</strong> cui Garibal<strong>di</strong><br />

è certamente la figura<br />

più popolare; è, infatti,<br />

riuscito a conquistare<br />

tutto il Mezzogiorno italiano,<br />

governato all’epoca<br />

dai Borbone, guidando<br />

la spe<strong>di</strong>zione dei<br />

Mille.<br />

La figura <strong>di</strong> Garibal<strong>di</strong> è<br />

stata per molti aspetti<br />

mitizzata ed è sicu-<br />

46<br />

la spe<strong>di</strong>zione dei mille<br />

Tra mito e realtà<br />

a cura <strong>di</strong> Sara MORBINI (VBss)<br />

ramente considerato<br />

l’eroe del Risorgimento.<br />

Ma ci si limita molto<br />

spesso a questa visione,<br />

non si analizza la situazione<br />

in modo più approfon<strong>di</strong>to.<br />

Come è possibile che<br />

Garibal<strong>di</strong> con solo 1000<br />

volontari, quin<strong>di</strong> non<br />

soldati <strong>di</strong> professione,<br />

riesca a neutralizzare in<br />

così poco tempo il più<br />

grande regno presente<br />

in Italia? Un’impresa<br />

epocale e per certi versi<br />

da far invi<strong>di</strong>a a Chuck<br />

Norris.<br />

Per fare chiarezza su<br />

come realmente sono<br />

andate gli avvenimenti<br />

è opportuno consulta-<br />

Battaglia <strong>di</strong> Calatafimi<br />

(15Ê maggioÊ 1860)<br />

Le truppe borboniche<br />

erano ben piazzate sulle<br />

alture del colle, in posizione<br />

favorevole, ottimamente<br />

armate e<br />

supportate da due moderni<br />

pezzi <strong>di</strong> artiglieria<br />

da campagna ed un reparto<br />

<strong>di</strong> cavalleria. All’opposto,<br />

i Garibal<strong>di</strong>ni si trovavano<br />

nelle posizioni<br />

sottostanti, senza l’appoggio<br />

<strong>di</strong> cavalleria e dotati<br />

<strong>di</strong> armamenti superati<br />

e fatiscenti. Ma<br />

quando le soverchianti<br />

forze borboniche erano<br />

sul punto <strong>di</strong> vincere, il<br />

generale Lan<strong>di</strong>, inaspettatamente<br />

or<strong>di</strong>nò la ritirata,<br />

cogliendo <strong>di</strong> sorpresa<br />

persino l’eroe dei due<br />

mon<strong>di</strong>.<br />

Il generale ricevette, l’anno<br />

successivo, la pensione<br />

dal governo italiano,<br />

mentre i suoi figli - già<br />

ufficiali dell’esercito borbonico,<br />

venivano arruolati<br />

nell’esercito del neonato<br />

Stato italiano


FALCONEXPRESS<br />

47<br />

re <strong>di</strong>verse fonti, alcune<br />

delle quali scritte da persone<br />

coinvolte in prima<br />

persona nella vicenda.<br />

È il caso, ad esempio,<br />

<strong>di</strong> don Giuseppe Buttà,<br />

cappellano militare<br />

nell’esercito <strong>di</strong> Francesco<br />

II, autore de Il viaggio<br />

da Bocca<strong>di</strong>falco a<br />

Gaeta – memorie della<br />

rivoluzione dal 1860 al<br />

1861.<br />

L’autore con quest’opera<br />

intende <strong>di</strong>mostrare<br />

come la caduta dei Borbone<br />

non avvenne per<br />

il valore delle armi garibal<strong>di</strong>ne<br />

o piemontesi<br />

ma unicamente per<br />

l’incompetenza e il tra<strong>di</strong>mento<br />

<strong>di</strong> alcuni comandanti<br />

militari. Don<br />

Giuseppe Buttà fu testimone<br />

oculare degli<br />

eventi più importanti<br />

del periodo e ne fornisce<br />

una ricostruzione<br />

oggettiva.<br />

L’autore sottolinea la superiorità<br />

numerica e militare<br />

dell’esercito borbonico,<br />

comandato,<br />

però, da generali corrotti<br />

e favorevoli alla causa<br />

piemontese, che, in momenti<br />

in cui la vittoria<br />

borbonica sembrava ormai<br />

certa, or<strong>di</strong>narono la<br />

ritirata ai propri soldati.<br />

Un esempio, tra i tanti<br />

proposti da Buttà, <strong>di</strong><br />

questo atteggiamento<br />

anti-borbonico, è quello<br />

dello sbarco a Marsala<br />

dei garibal<strong>di</strong>ni. Il re ave-<br />

47<br />

va, a questo proposito,<br />

incaricato il comandante<br />

della flotta napoletana,<br />

Caracciolo, <strong>di</strong> impe<strong>di</strong>re<br />

lo sbarco. Ma la mattina<br />

stessa egli abbandonò<br />

<strong>di</strong> proposito le proprie<br />

posizioni sul porto e,<br />

solo a sbarco avvenuto,<br />

cominciò a intervenire.<br />

Il cammino <strong>di</strong> Garibal<strong>di</strong><br />

da Marsala a Gaeta fu<br />

spianato, inoltre, da un<br />

altro generale borbonico,<br />

Lan<strong>di</strong>, che in <strong>di</strong>verse<br />

battaglie or<strong>di</strong>nò la ritirata<br />

ai suoi, proprio quando<br />

avevano in pugno la<br />

vittoria. Atteggiamento,<br />

questo, che suscitò<br />

molta rabbia e angoscia<br />

in Francesco II, impotente<br />

<strong>di</strong> fronte allo sviluppo<br />

delle vicende. A<br />

Lan<strong>di</strong> succedettero altri<br />

generali, Lanza e Ritucci<br />

per citarne solo alcuni,<br />

ma tutti o inerti o<br />

tra<strong>di</strong>tori. Un altro importante<br />

ruolo fu quello<br />

giocato dalla Camorra,<br />

quando Garibal<strong>di</strong> era<br />

ormai riuscito a entrare<br />

in Campania. Gli uomini<br />

<strong>di</strong> spicco del potere piemontese<br />

si servirono, infatti,<br />

dell’in<strong>di</strong>spensabile<br />

apporto fornito loro dalla<br />

“setta dei camorristi”.<br />

Essi, <strong>di</strong>visi per quartiere<br />

e per bande, assalivano<br />

i commissariati della<br />

vecchia polizia borbonica<br />

(quella rimasta fedele<br />

al re) e fungevano da<br />

vero e proprio braccio<br />

armato del Governo piemontese.<br />

L’epilogo della vicenda<br />

è perciò ovvio, il 26 Ottobre1860<br />

a Teano Garibal<strong>di</strong><br />

incontra Vittorio<br />

Emanuele II. L’impresa<br />

era riuscita, e non importava<br />

come, perché<br />

ciò che era veramente<br />

importante era che<br />

l’Unità d’Italia era stata<br />

raggiunta, con le successive<br />

conseguenze che<br />

questo comportò.<br />

LiborioÊ Romano<br />

... opportunismo e spregiu<strong>di</strong>catezza<br />

cancellano ogni forma<br />

<strong>di</strong> pudore e <strong>di</strong> decenza,<br />

tanto da bollarlo per sempre<br />

come il più classico dei voltagabbana.<br />

Eppure, l’uomo<br />

possedeva doti notevoli, che<br />

lo facevano naturalmente<br />

emergere nello squallido panorama<br />

dei ministri e dei burocrati<br />

napoletani.<br />

Pier Giusto Jaeger<br />

Francesco II <strong>di</strong> Borbone,<br />

l’ultimo re <strong>di</strong> napoli


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

48<br />

marzo 2011<br />

48<br />

150 anni d’Italia<br />

La mia classifica in 10 punti delle gran<strong>di</strong> personalità italiane<br />

a cura <strong>di</strong> Angelo BADINELLI (ex studente)<br />

Nella storia e tra<strong>di</strong>zione<br />

<strong>di</strong> ogni paese,<br />

da sempre,<br />

sono presenti personaggi<br />

che hanno rappresentato<br />

un vero e proprio<br />

esempio o guida.<br />

In centocinquanta anni<br />

l’Italia ha visto dei veri<br />

e propri eroi che hanno<br />

fatto grande il nostro Paese.<br />

Quando Fabrizio Copertino<br />

mi ha chiesto <strong>di</strong><br />

scrivere un articolo sull’ an-<br />

niversario dell’unità d’Italia,<br />

ho pensato <strong>di</strong> stilare una<br />

top 10, nella quale sono elencate<br />

persone, o gruppi <strong>di</strong><br />

persone, che, secondo me,<br />

hanno fatto grande il nostro<br />

paese. Quin<strong>di</strong> partiamo.<br />

DECIMA POSIZIONE: Goffredo Mameli. Morto molto<br />

prima del 1861, è famosissimo per il Canto degli Italiani,<br />

scritto nel 1847, <strong>di</strong>ventato poi nostro inno nazionale.<br />

Con il suo canto, musicato da Michele Novaro, molti<br />

italiani si sono uniti, commossi, emozionati. Insomma,<br />

si sono sentiti una nazione.<br />

NONA POSIZIONE: i cantautori. De André, Guccini,<br />

Battisti, De Gregori, Gaber, Gaetano, Vecchioni,…<br />

cantanti, o meglio poeti, che con le loro canzoni esprimono,<br />

o hanno espresso, il lato più vero dell’Italia,<br />

quello <strong>di</strong> tutti i giorni. Hanno lanciato idee, inventato<br />

mode e hanno cambiato la vita <strong>di</strong> molte persone. Molti<br />

<strong>di</strong> loro se ne sono andati da tempo, ma le loro canzoni<br />

rimarranno per sempre!<br />

OTTAVA POSIZIONE: Gabriele D’Annunzio. Nato a<br />

Pescara nel 1863, è stato uno scrittore straor<strong>di</strong>nario, in<br />

grado <strong>di</strong> <strong>di</strong>ffondere delle emozioni. Ma lui è un eroe<br />

per le sue imprese pazzesche. Rifiutata nel 1915 la cattedra<br />

<strong>di</strong> letteratura italiana che prima era stata <strong>di</strong> Pascoli,<br />

si arruolò volontario per partecipare a cinquantadue<br />

anni alla Prima Guerra Mon<strong>di</strong>ale. Nel febbraio<br />

1918 partecipò alla beffa <strong>di</strong> Buccari, nell’agosto dello<br />

stesso anno volò su Vienna lanciando dei volantini inneggianti<br />

la libertà e l’anno dopo, alla guida <strong>di</strong> moltissimi<br />

soldati, occupò Fiume, annettendola al Regno<br />

d’Italia. Morì nel 1938 e, per il grande impegno nei<br />

confronti dell’Italia, Mussolini organizzò i funerali <strong>di</strong><br />

stato per il Vate.<br />

SETTIMA POSIZIONE: i presentatori tv. Mike Bongiorno,<br />

Raimondo Vianello, Corrado, Pippo Baudo<br />

(anche se è ancora in vita) … in<strong>di</strong>menticabili. Questi<br />

sono i maestri della televisione italiana, in grado<br />

<strong>di</strong> portare istruzione e allegria nella case degli italiani<br />

con i quiz, con la Corrida, con la musica, e molti altri<br />

programmi. Ora abbiamo Gerry Scotti, Flavio Insinna,


FALCONEXPRESS<br />

49<br />

49<br />

Paolo Bonolis, Carlo Conti: alunni che quasi quasi stanno<br />

per superare i maestri.<br />

SESTA POSIZIONE: i premi Nobel. Attualmente sono<br />

<strong>di</strong>ciannove e dal 1906, con il premio a Giosuè Carducci<br />

per la letteratura e a Camillo Golgi per la me<strong>di</strong>cina, anche<br />

se non tutti gli anni, portano in trionfo l’Italia. Vale<br />

la pena ricordarli: Giosuè Carducci, Grazia Deledda,<br />

Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio<br />

Montale e Dario Fo per la letteratura; Camillo Golgi,<br />

Daniel Bovet, Salvador Luria, Renato Dulbecco<br />

e Rita Levi Montalcini per la me<strong>di</strong>cina; Ernesto Teodoro<br />

Moneta per la Pace; Guglielmo Marconi, Enrico<br />

Fermi, Emilio Gino Segrè, Carlo Rubbia, Riccardo<br />

Giacconi per la Fisica; Giulio Natta per la chimica;<br />

Franco Mo<strong>di</strong>gliani per l’economia.<br />

QUINTA POSIZIONE: Giorgio Perlasca. Funzionario<br />

e commerciante italiano, non è un eroe per le sue funzioni<br />

lavorative. Aderì fin da subito al Partito Fascista,<br />

ma quando avvenne l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati<br />

l’8 settembre 1943, si trovava a Budapest per motivi <strong>di</strong><br />

lavoro e non aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Ricercato<br />

dai tedeschi, chiese aiuto all’ambasciata spagnola.<br />

Quando il console spagnolo se ne andò da Budapest,<br />

Perlasca si finse tale e fu immerso nel traffico<br />

degli ebrei. Con timbri e passaporti falsi, Giorgio Perlasca<br />

riuscì a salvare da morte certa più <strong>di</strong> cinque mila<br />

ebrei. Ma quando i sovietici invasero l’Ungheria, Perlasca<br />

scappò dalla città perché era perseguitato. Solo<br />

negli anni ’80 è venuta a galla la sua storia. Dal 23 settembre<br />

1989 per Israele è “GIUSTO TRA LE NAZIONI”.<br />

Morì a Padova nel 1992. Nel 2002 Luca Zingaretti ha<br />

interpretato Giorgio Perlasca in “Perlasca. Un eroe italiano”,<br />

in occasione della giornata della memoria.<br />

QUARTA POSIZIONE: Salvo D’Acquisto. Napoletano,<br />

muore da eroe a quasi (e soli) 23 anni, il 23 settembre<br />

1943. Si arruola volontario nell’Arma dei Carabinieri e<br />

quando l’Italia entra in guerra parte sempre volontario<br />

per l’Africa settentrionale. Nonostante la <strong>di</strong>visa, Salvo<br />

era <strong>di</strong> animo calmo e gentile e negli suoi ultimi mesi <strong>di</strong><br />

vita aveva fatto progetti per il futuro: aveva conosciuto<br />

una ragazza con la quale sognava <strong>di</strong> costruire una<br />

famiglia, ma il destino e soprattutto il suo coraggio lo<br />

portarono ad altro. Poco dopo l’armistizio un reparto<br />

<strong>di</strong> SS si installò a Torrimpietra, un piccolo borgo dove<br />

lavorava Salvo. Un giorno, mentre i tedeschi stavano<br />

rovistando in una casa abbandonata, esplose una<br />

bomba a mano accidentalmente, uccidendo un soldato<br />

tedesco. Come vendetta, il comandante nazista<br />

imprigionò ventidue uomini con l’obiettivo <strong>di</strong> fucilar-


ALCONEXPRESS<br />

50<br />

marzo 2011<br />

Penso che sia naturale il<br />

fatto che non tutti possano<br />

essere d’accordo<br />

con questa classifica perché<br />

l’Italia ha visto tantissimi<br />

altri eroi, magari<br />

meno conosciuti. Infatti<br />

sono eroi tutti gli italiani<br />

che all’inizio del Novecento<br />

sono partiti verso terre<br />

sconosciute in cerca <strong>di</strong> un<br />

lavoro e <strong>di</strong> una nuova vita;<br />

sono eroi gli italiani che si<br />

svegliano al mattino, salutano<br />

i familiari, ma alla<br />

sera non ritornano perché<br />

muoiono sul lavoro;<br />

sono eroi gli italiani che<br />

onorano gli impegni familiari<br />

o de<strong>di</strong>cano la vita<br />

al prossimo come tutti i<br />

missionari (religiosi o laici);<br />

sono eroi gli italiani<br />

che si battono per ideali<br />

che non vengono seguiti.<br />

Infine, sono eroi tutti gli<br />

italiani che hanno fatto<br />

l’Italia, nel bene e nel male.<br />

50<br />

li il giorno dopo. Ma in questa occasione Salvo mostrò<br />

il suo lato eroico. Disse, infatti, al comandante <strong>di</strong> essere<br />

il colpevole e si offrì al posto dei ventidue prigionieri.<br />

Il 23 settembre venne fucilato e per tutti <strong>di</strong>venne un<br />

eroe. Svanirono i suoi sogni, ma la sua azione è rimasta<br />

per sempre. È stato proclamato “Servo <strong>di</strong> Dio” per il suo<br />

coraggio e la sua umanità.<br />

TERZA POSIZIONE: <strong>Giovanni</strong> Falcone e Paolo Borsellino.<br />

“Non sono né un eroe né un kamikaze, ma una<br />

persona come tante altre.” Diceva così Paolo Borselino<br />

dopo la morte del suo più caro amico <strong>Giovanni</strong> Falcone<br />

e in attesa <strong>di</strong> raggiungerlo nell’al<strong>di</strong>là. <strong>Giovanni</strong> era<br />

lo scudo <strong>di</strong> Paolo, Paolo poi <strong>di</strong>venne il bersaglio per<br />

la mafia. Questi due eroi si sono sacrificati battendosi<br />

fino all’ultimo, dando filo da torcere a Cosa Nostra.<br />

Palermitani doc, amici da una vita, hanno sempre vissuto<br />

con una compagna: la paura per la morte. Quella<br />

morte che a poco a poco ha colpito tutti i loro colleghi.<br />

Cosa Nostra li ha uccisi entrambi nel 1992. Loro sono<br />

morti, sono morti per noi: abbiamo un grande debito<br />

verso <strong>di</strong> loro. Dobbiamo lottare, come loro, contro la<br />

mafia.<br />

SECONDA POSIZIONE: <strong>Noi</strong> i ragazzi dell’82. Come<br />

scordare la finalissima del Mun<strong>di</strong>al <strong>di</strong> Spagna 1982. Nonostante<br />

l’inizio incerto, la nostra nazionale, guidata<br />

da Enzo Bearzot, vinse il terzo mon<strong>di</strong>ale strapazzando<br />

la Germania per 3 a 1, con i gol <strong>di</strong> Rossi, Tardelli e Altobelli.<br />

La formazione vedeva Zoff, Gentile, Collovati,<br />

Scirea, Cabrini, Conti, Oriali, Bergomi, Tardelli, Rossi<br />

e Graziani. Con questa vittoria l’intero paese fu unito:<br />

quelli <strong>di</strong> destra e <strong>di</strong> sinistra, Nord e Sud, Est e Ovest.<br />

Uniti anche grazie all’in<strong>di</strong>menticabile Sandro Pertini,<br />

allora Presidente della Repubblica che, con la sua gioia<br />

<strong>di</strong> ragazzino, fu il primo ad esultare durante e alla fine<br />

della partita.<br />

PRIMA POSIZIONE: il Milite Ignoto. Sul gra<strong>di</strong>no più<br />

alto del po<strong>di</strong>o vanno tutti quei militari, volontari e non,<br />

che dal 1861 (e anche prima!) hanno dato la vita per<br />

il nostro paese, durante tutte le guerre e missioni <strong>di</strong><br />

pace. Uomini (ora anche donne) che partono da semplici<br />

soldati, ma ritornano da eroi perché si sono sacrificati<br />

per una giusta causa, per la pace e per la libertà<br />

<strong>di</strong> un paese. Onore ai nostri soldati, onore ai caduti.<br />

Onore anche a quei poliziotti, carabinieri e tutte le forze<br />

dell’or<strong>di</strong>ne che tutti i giorni sono sulle strade per il<br />

lavoro e, come <strong>di</strong>ceva Giorgio Faletti, molte volte sono<br />

derisi da un umorismo <strong>di</strong> barzellette, nonostante il coraggio<br />

che mettono sul lavoro, sbattendosi per un’Italia<br />

più vera e più libera.


FALCONEXPRESS<br />

53<br />

Cerchiamo famiglie<br />

<strong>di</strong>sposte ad ospitare<br />

ragazzi dei<br />

comuni gemellati con<br />

Asola, Lésigny ( Francia)<br />

e Leingarten (Germania)<br />

durante<br />

il Torneo <strong>di</strong> calcio <strong>di</strong><br />

Pentecoste ( 11/12/13<br />

Giugno 2011)<br />

Nei giorni 11/12/13<br />

GIUGNO 2011 il Comune<br />

<strong>di</strong> Asola ospiterà i giovani<br />

delle classi ‘95/’96 e<br />

‘94/’95 provenienti dalle<br />

due città gemellate, Lésigny<br />

e Leingarten, per<br />

<strong>di</strong>sputare un torneo <strong>di</strong><br />

calcio presso il Campo<br />

Sportivo locale.<br />

L’ evento sportivo, avrà<br />

luogo Domenica 12 Giugno<br />

e occuperà l’intera<br />

giornata (mattino e pomeriggio).<br />

L’arrivo dei ragazzi<br />

e dei loro accompagnatori<br />

è previsto per<br />

la giornata <strong>di</strong> sabato 11<br />

Giugno mentre la partenza<br />

per le rispettive<br />

destinazioni è prevista<br />

per Lunedì 13 Giugno.<br />

Il “Torneo <strong>di</strong> Pentecoste”<br />

sarà anche un momento<br />

aggregativo e <strong>di</strong><br />

scambio culturale con<br />

le delegazioni francese<br />

e tedesca che verranno<br />

ospitate presso le famiglie<br />

locali.<br />

53<br />

GEMELLAGGIO<br />

FAMIGLIE OSPITANTI CERCASI !!!!<br />

a cura dell’INFORMA GIOVANI <strong>di</strong> Asola<br />

A tal proposito, considerando<br />

il numero elevato<br />

<strong>di</strong> giovani che giungeranno<br />

ad Asola per<br />

partecipare all’incontro<br />

<strong>di</strong> calcio, si chiede la <strong>di</strong>sponibilità<br />

delle famiglie<br />

<strong>di</strong> Asola, ad accogliere<br />

uno o più ragazzi e/o<br />

adulti accompagnatori<br />

presso le proprie case<br />

nelle notti <strong>di</strong> Sabato 11<br />

e Domenica 12 Giugno,<br />

garantendo due colazioni<br />

(Domenica e Lunedì<br />

mattina) e una cena (Sabato<br />

sera).<br />

Il Comitato per i Gemellaggi,<br />

in collaborazione<br />

con le associazioni locali,<br />

si occuperà della ge-<br />

stione dell’intera giornata<br />

<strong>di</strong> domenica (pranzo<br />

e cena).<br />

PER DARE LA PROPRIA<br />

DISPONIBILITA’ CON-<br />

TATTARE LO SPORTEL-<br />

LO INFORMAGIOVANI<br />

ENTRO E NON OLTRE IL<br />

14/05/2011 AL NUME-<br />

RO 0376/720160 O VIA<br />

MAIL ALL’INDIRIZZO<br />

inforturismo@comune.<br />

asola.mn.it


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

54<br />

marzo 2011<br />

Questa data ha assuntoimportanza<br />

tale da essere<br />

celebrata annualmente<br />

con l’obiettivo principale<br />

<strong>di</strong> ricordare e valorizzare<br />

la lotta che la donna<br />

si è impegnata a sostenere<br />

per ottenere i propri<br />

<strong>di</strong>ritti.<br />

A questo proposito si<br />

presume che l’8 marzo<br />

1908, nei pressi <strong>di</strong> una<br />

industria tessile <strong>di</strong> New<br />

York, morissero centinaia<br />

<strong>di</strong> operaie coinvolte in<br />

un rogo scoppiato proprio<br />

all’interno della fabbrica.<br />

Esse venivano considerate<br />

una categoria inferiore<br />

della specie umana<br />

a<strong>di</strong>bita al lavoro domestico<br />

ed al mantenimen-<br />

54<br />

DONNE O SEMPLICI... FEMMINE?<br />

8 marzo: ogni donna desidera ricevere gli auguri?<br />

a cura <strong>di</strong> Azra Hasani (IVAitc)<br />

MadreÊ Teresa<br />

<strong>di</strong>Ê Calcutta<br />

to del nucleo familiare.<br />

Queste donne, però,<br />

consapevoli della loro<br />

capacità <strong>di</strong> poter svolgere<br />

al meglio entrambi i<br />

compiti, si sono battute<br />

per ottenere la loro partecipazione<br />

dapprima<br />

nella vita politica, ossia<br />

la possibilità <strong>di</strong> ottenere<br />

il suffragio universale,<br />

poi per la manifestazione<br />

<strong>di</strong> tutte le risorse<br />

appartenenti ad esse<br />

poiché intrinseche nella<br />

loro natura.<br />

Negli anni la donna si è<br />

impegnata sempre maggiormente<br />

per mettere<br />

in evidenza le migliorie<br />

che la sua intraprendenza<br />

può applicare alla società<br />

e l’esempio più<br />

adeguato si può incar-<br />

nare nella limpidezza<br />

della santa Madre Teresa<br />

<strong>di</strong> Calcutta.<br />

Essa si impegnò con tutte<br />

le sue forze a portare<br />

a compimento l’obiettivo<br />

con cui era partita,<br />

la volontà <strong>di</strong> prendere i<br />

voti, ovvero la sua missione<br />

<strong>di</strong> soccorso alle<br />

anime meno fortunate.<br />

Essa, accompagnata dalla<br />

sensibilità e dal coraggio<br />

della sua anima <strong>di</strong><br />

donna, riuscì sempre a<br />

portare un sorriso dove<br />

ormai regnava la miseria<br />

e ad ottenere i mezzi necessari<br />

per l’assistenza e<br />

la carità e questo le attribuì<br />

il merito <strong>di</strong> ricevere<br />

il Premio Nobel per la<br />

Pace nel 1979.<br />

Nonostante questi<br />

esempi che sottolineano<br />

la <strong>di</strong>namicità della figura<br />

femminile, Angelo Scola<br />

recita una frase <strong>di</strong> notevole<br />

impressione: “Che<br />

le donne si sottraessero<br />

a un’oppressione millenaria<br />

è stato giusto. Ma il<br />

prezzo ingiusto è stata la<br />

per<strong>di</strong>ta della loro identità<br />

profonda. Quel talento<br />

che <strong>Giovanni</strong> Paolo II<br />

chiamava genio femminile:<br />

il fatto <strong>di</strong> saper tenere<br />

il posto dell’”altro”.<br />

Che non è un posto <strong>di</strong><br />

seconda fila, attenzione.


FALCONEXPRESS<br />

55<br />

Tenere il posto dell’altro<br />

vuol <strong>di</strong>re essere il segnavia<br />

<strong>di</strong> quell’ Altro per<br />

eccellenza che è Dio. Un<br />

compito gran<strong>di</strong>oso”.<br />

Con questa espressione<br />

non è <strong>di</strong>fficile constatare<br />

che, bensì la logica del<br />

tempo avrebbe dovuto<br />

assicurare il progresso,<br />

questo non si è verificato<br />

nel campo della <strong>di</strong>gnità<br />

femminile.<br />

È all’or<strong>di</strong>ne del giorno la<br />

situazione che coinvolge<br />

un gran numero <strong>di</strong><br />

giovani donne, che dovrebberorappresentare<br />

il futuro della nazione<br />

all’interno della società<br />

<strong>di</strong> cui fanno parte, ma<br />

55<br />

che attribuiscono una<br />

maggiore importanza al<br />

presente, all’effimero.<br />

Affermo ciò in conseguenza<br />

al fatto che oggi<br />

da molte giovani donne<br />

viene de<strong>di</strong>cata la massima<br />

cura all’aspetto della<br />

fisicità e dell’apparenza<br />

e, nella maggioranza<br />

dei casi, questo porta a<br />

trascurare i principi <strong>di</strong> rispettabilità<br />

che dovrebbero<br />

costituire l’amor<br />

proprio della donna.<br />

In questo modo vengono<br />

sminuite le capacità<br />

del genere femminile,<br />

ossia qualsiasi posizione<br />

che una donna possa<br />

raggiungere attraverso<br />

la sua intelligenza, questa<br />

potrà essere sempre<br />

sminuita dal pensiero<br />

ormai <strong>di</strong>ffuso della donna<br />

vista come oggetto.<br />

Nonostante questo però<br />

vi sono figure <strong>di</strong> carattere<br />

imponente a tal punto<br />

da trovare ancora il<br />

coraggio e la motivazione<br />

valida per scendere<br />

in campo con l’obiettivo<br />

<strong>di</strong> ottenere il rispetto<br />

che loro compete attivandosi<br />

in manifestazioni<br />

tenutesi in tutte le<br />

piazze principali italiane<br />

il 13 febbraio 2011,<br />

con il motto se non ora<br />

quando?, al quale mi associo.


ALCONEXPRESS<br />

56<br />

marzo 2011<br />

Ogni anno migliaia<br />

<strong>di</strong> cani innocenti<br />

trovano la morte<br />

nei canili lager spagnoli,<br />

le perreras.<br />

Ciò, per quanto possa<br />

apparire insensato e vergognoso<br />

poiché in contrasto<br />

con le normative<br />

europee <strong>di</strong> tutela degli<br />

animali, fa parte della<br />

normale quoti<strong>di</strong>anità.<br />

In Italia, così come in<br />

numerosi altri Paesi, la<br />

soppressione nei canili è<br />

vietata ormai da anni; in<br />

Spagna (esclusa la regione<br />

della Catalogna), NO!<br />

Ecco cosa accade ad un<br />

qualunque cane in una<br />

perreras: se viene accalappiato,<br />

ha tempo 15<br />

giorni per essere adottato;<br />

se viene portato là<br />

dai propri padroni (che<br />

evidentemente vogliono<br />

<strong>di</strong>sfarsene), ha tempo<br />

10 giorni. In seguito a<br />

ciò viene SOPPRESSO;<br />

una volta entrato in lista,<br />

gli vengono negati<br />

cibo e acqua. Molti <strong>di</strong><br />

loro nemmeno arrivano<br />

al giorno della soppressione,<br />

muoiono prima <strong>di</strong><br />

stenti;<br />

quando viene prelevato<br />

56<br />

E se al posto <strong>di</strong> QUEL cane<br />

ci fosse il TUO cane?<br />

Petizione contro i canili lager spagnoli<br />

a cura <strong>di</strong> Bianca CAZAMIR (IIIBitc)<br />

per essere soppresso, il<br />

cane sco<strong>di</strong>nzola, sperando<br />

<strong>di</strong> esser portato via<br />

da quell’inferno. Quando<br />

si avvicina alla soglia<br />

della stanza della MOR-<br />

TE, sentendone l’odore,<br />

si ferma, piange, non<br />

vuole entrare. La maggior<br />

parte delle volte<br />

le soppressioni non avvengono<br />

tramite veterinario,<br />

è <strong>di</strong>rettamente<br />

il gestore della perreras<br />

a pensarci, spesso nei<br />

mo<strong>di</strong> più cruenti (bruciandoli<br />

vivi, rinchiudendoli<br />

nelle camere a gas,<br />

me<strong>di</strong>ante iniezioni, senza<br />

anestesia, <strong>di</strong> veleni o<br />

paralizzanti neuromuscolari<br />

- quin<strong>di</strong> morte<br />

lenta e dolorosa -, attraverso<br />

cibo avvelenato);<br />

altri, peggio ancora,<br />

sono destinati ai centri<br />

<strong>di</strong> sperimentazione e<br />

vivisezione, i quali, pur<br />

prolungandone la vita,<br />

ne prolungano anche le<br />

sofferenze;<br />

i più fortunati, purtroppo<br />

davvero pochi, vengono<br />

adottati.<br />

Tutta Europa (e non<br />

solo) sta raccogliendo<br />

firme da far pervenire al<br />

Governo Spagnolo, in<br />

segno <strong>di</strong> protesta.<br />

Dai anche tu il tuo contributo<br />

a favore <strong>di</strong> queste<br />

povere bestiole,<br />

colpevoli solo <strong>di</strong> essere<br />

nate in un paese così<br />

crudele, dove per il profitto<br />

<strong>di</strong> uomini senza<br />

scrupoli e a causa <strong>di</strong> leggi<br />

immorali e complici,<br />

sono destinate ad un’orribile<br />

fine.<br />

Per firmare la petizione<br />

rivolgetevi in 3^B I.T.C.,<br />

muniti <strong>di</strong> Carta d’Identità,<br />

entro il 20 Aprile.<br />

Possono aderire alla raccolta<br />

firme solo i maggiorenni;<br />

per i 16 e<br />

17enni occorre la contro-firma<br />

<strong>di</strong> uno dei genitori.<br />

Grazie in anticipo a tutti<br />

coloro che aderiranno.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

58<br />

marzo 2011<br />

Negli ultimi due<br />

anni a infiammare<br />

l’animo <strong>di</strong> molti<br />

studenti italiani è stata<br />

sicuramente la riforma<br />

scolastica attuata progressivamente<br />

dal Ministro<br />

dell’istruzione entrato<br />

in carica nel 2008,<br />

Maria Stella Gelmini.<br />

All’epoca del cambio<br />

<strong>di</strong> governo il “popolo”<br />

tra le altre cose che si<br />

aspettava dal Governo<br />

neonato, attendeva<br />

una riforma delle istituzioni<br />

scolastiche dalla<br />

scuola primaria all’università<br />

al fine <strong>di</strong> migliorare<br />

la <strong>di</strong>sperata situazione,<br />

soprattutto dal<br />

punto <strong>di</strong> vista economico<br />

e organizzativo, della<br />

maggior parte degli<br />

istituti pubblici. L’obiettivo<br />

<strong>di</strong> buona parte delle<br />

normative era quello <strong>di</strong><br />

bilanciare alcuni cambi<br />

<strong>di</strong> orario, avvenuti negli<br />

anni per adeguarsi ai<br />

mezzi <strong>di</strong> trasporto, e <strong>di</strong><br />

ridurre il numero <strong>di</strong> personale<br />

sia nelle scuole<br />

primarie che nelle scuole<br />

secondarie; tuttavia<br />

questi cambiamenti non<br />

sono stati effettuati in<br />

parallelo con la riorganizzazione<br />

delle com-<br />

58<br />

riforma dell’istruzione<br />

necessità o speculazione?<br />

a cura <strong>di</strong> Michele ROMANI (IVAs - Caporedattore)<br />

Il Ministro dell’<strong>Istruzione</strong><br />

MariaÊ StellaÊ GELMINI<br />

pagnie <strong>di</strong> mezzi pubblici<br />

e questo, come molti<br />

ricordano, comportò<br />

nei primi mesi dell’anno<br />

scolastico 2010/2011<br />

un caos totale fra gli orari<br />

<strong>di</strong> ritorno dei mezzi <strong>di</strong><br />

trasporto nelle aree provinciali<br />

con gli orari del<br />

termine degli istituti e<br />

dei licei che, non avendo<br />

più ore <strong>di</strong> 50 minuti,<br />

terminano ora più tar<strong>di</strong><br />

rispetto a prima: citiamo<br />

il caso del nostro istituto<br />

G. Falcone che ha passato<br />

il mese <strong>di</strong> settembre<br />

con orari provvisori<br />

e sbilanciati per permettere<br />

agli studenti <strong>di</strong> non<br />

perdere il trasporto al<br />

termine della mattinata.<br />

Degni <strong>di</strong> nota furono anche<br />

i tagli che ridussero<br />

nelle scuole primarie<br />

gli insegnanti per classe<br />

da tre ad uno, togliendo<br />

<strong>di</strong> fatto il posto <strong>di</strong> lavoro<br />

a quegli insegnati<br />

che ancora non avevano<br />

il posto fisso e che scatenarono<br />

varie manifestazioni<br />

da parte dei sindacati.<br />

Ma oltre a questi cambiamenti,<br />

due fattori importanti<br />

hanno causato<br />

nel 2010 innumerevoli<br />

manifestazioni e scioperi<br />

in tutta Italia da parte<br />

<strong>di</strong> studenti delle scuole<br />

superiori, studenti<br />

universitari e i sindacati<br />

rappresentanti dei docenti<br />

(CGIL). Per quanto<br />

riguarda le scuole superiori,<br />

vi era negli anni<br />

passati un sistema che<br />

garantiva che il debito<br />

dello Stato nei confronti<br />

della scuola restasse<br />

aperto e <strong>di</strong> anno in anno<br />

lo Stato si sarebbe impegnato<br />

a versare oltre alla<br />

somma minima necessaria<br />

per far funzionare<br />

le strutture scolastiche,<br />

una somma aggiuntiva<br />

per saldarlo col tempo e<br />

con <strong>di</strong>sponibilità <strong>di</strong> fon<strong>di</strong>.<br />

Nel 2009 dopo l’approvazione<br />

delle leggi<br />

133/2008 e 169/2008 si<br />

è ridotto ulteriormente


FALCONEXPRESS<br />

59<br />

il budget de<strong>di</strong>cato alle<br />

scuole pubbliche.<br />

Invece a creare lo scandalo<br />

maggiore è stata<br />

la neo-approvata legge<br />

n. 240/10 del 30 <strong>di</strong>cembre<br />

2010 ed entrata<br />

in vigore il 29 gennaio<br />

2011: riforma totalmente<br />

il sistema universitario<br />

italiano. Riguardando<br />

questa legge tutti<br />

gli universitari e gli studenti<br />

che da qui a pochi<br />

anni conseguiranno il<br />

<strong>di</strong>ploma, nell’autunno e<br />

nell’inverno 2010 centinaia<br />

<strong>di</strong> migliaia <strong>di</strong> ragazzi<br />

e docenti in tutta Italia<br />

si sono riversati nelle<br />

piazze italiane e anche<br />

<strong>di</strong> fronte al Parlamento<br />

a protestare; sono state<br />

bloccate le vie principali<br />

<strong>di</strong> città come Milano e<br />

Roma e mandate molte<br />

richieste al Presidente<br />

della Repubblica per<br />

<strong>di</strong>chiarare l’incostituzionalità<br />

<strong>di</strong> questa legge.<br />

All’apice della rabbia, ci<br />

sono state anche esplosioni<br />

<strong>di</strong> violenza da parte<br />

<strong>di</strong> alcuni studenti che<br />

hanno ferito altri loro<br />

compagni o vigili urbani<br />

assegnati al contenimento<br />

del la folla (ad<br />

esempio il 14 <strong>di</strong>cembre<br />

2010 a Roma un ragazzo<br />

fu ferito con un casco<br />

tiratogli in testa) e il<br />

Ministro dell’<strong>Istruzione</strong><br />

ha lanciato un appello,<br />

che è parso più che altro<br />

59<br />

una offesa, affermando<br />

che gli studenti “bravi”<br />

sarebbero stati a casa a<br />

stu<strong>di</strong>are invece che manifestare.<br />

La legge fu infine<br />

approvata il 30 <strong>di</strong>cembre.<br />

Ma cosa prevede questa<br />

legge? Riassumendo<br />

viene ridotto il numero<br />

<strong>di</strong> in<strong>di</strong>rizzi e riorganizzato<br />

il sistema degli organi<br />

scolastici. Viene concessa<br />

la <strong>di</strong>rezione degli<br />

atenei alle “fondazioni”<br />

e ridotto il potere della<br />

componente studentesca.<br />

Sebbene ci siano<br />

stati molti professori a<br />

favore della riorganizzazione,<br />

<strong>di</strong> fatto non si<br />

può fare a meno <strong>di</strong> notare<br />

che così all’università<br />

viene dato un input <strong>di</strong><br />

privatizzazione iniziale.<br />

Secondo una stima della<br />

CGIL relativa al comparto<br />

Università, nel<br />

2013 si avrà un taglio<br />

netto del 12,95%, rispetto<br />

al 2008, taglio pari a<br />

circa 960 milioni <strong>di</strong> euro.<br />

Questi tagli, sempre secondo<br />

questa stima, <strong>di</strong>mezzeranno<br />

le risorse<br />

destinati ai servizi rivolti<br />

agli studenti, in particolare,<br />

le risorse per Centri<br />

Universitari Sportivi,<br />

Diritto allo stu<strong>di</strong>o e residenze<br />

studentesche.<br />

Questi tagli non riguardano<br />

le scuole private<br />

che invece riceveranno<br />

sussi<strong>di</strong> maggiori rispetto<br />

a prima.<br />

E’ questo il valore che<br />

viene dato ai giovani<br />

studenti italiani? E’ lecito<br />

che ci si lamenti della<br />

fuga <strong>di</strong> cervelli quando<br />

nel nostro Paese lo stu<strong>di</strong>o,<br />

la ricerca e i meriti<br />

scolastici non vengono<br />

valorizzati?<br />

La cosa che più mi colpisce<br />

e la totale apatia <strong>di</strong><br />

buona parte dei giovani<br />

nei confronti persino<br />

<strong>di</strong> ciò che riguarda <strong>di</strong>rettamente<br />

loro. Il mio scopo<br />

scrivendo questo articolo<br />

è stato quello <strong>di</strong><br />

riassumere brevemente<br />

le vicissitu<strong>di</strong>ni legate<br />

a questa controversa riforma<br />

per informare coloro<br />

che la televisione<br />

la accendono per guardare<br />

programmi inutili<br />

e che internet lo usano<br />

per chattare soltanto coi<br />

propri amici. Certa gente<br />

decide per il nostro<br />

futuro e noi nemmeno<br />

sappiamo cosa succede;<br />

se ci fosse stato un interessamento<br />

più profondo<br />

probabilmente non<br />

centinaia <strong>di</strong> migliaia <strong>di</strong><br />

studenti, ma milioni sarebbero<br />

scesi nelle piazze<br />

a protestare contro<br />

questo progressivo degrado<br />

<strong>di</strong> un nostro <strong>di</strong>ritto.<br />

D’altronde lo <strong>di</strong>ce anche<br />

il nostro presidente<br />

del consiglio: la scuola<br />

pubblica, ormai, non insegna<br />

più niente.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

60<br />

marzo 2011<br />

La Compagnia Teatri<br />

Possibili, è<br />

attualmente una<br />

tra le più attive compagnie<br />

<strong>di</strong> prosa italiane,<br />

nasce nel 1996 per volontà<br />

dell’attore e regista<br />

Corrado D’Elia<br />

Fin dall’inizio della sua<br />

attività, la produzione<br />

della Compagnia si <strong>di</strong>stingue<br />

per originalità e<br />

per la capacità <strong>di</strong> attrarre<br />

l’attenzione <strong>di</strong> pubblico<br />

e critica con un innovativo<br />

approccio alle<br />

opere teatrali. Dalla sua<br />

fondazione e passando<br />

per fortunatissime produzioni<br />

quali, “Le nozze<br />

dei piccolo borghesi”,<br />

“Cirano”, “Otello”, “Caligola”,<br />

“Amleto”, “Novecento”,<br />

“Vero West” e tante<br />

altre, Teatri Possibili è<br />

oggi tra le Compagnie<br />

teatrali più attive ed apprezzate.<br />

Il gruppo <strong>di</strong> artisti<br />

che la costituisce,<br />

pur rinnovatosi, è caratterizzato<br />

da un nucleo<br />

stabile che lavora insiemecontinuativamente<br />

intorno alla figura <strong>di</strong><br />

Corrado d’Elia. Il fine del<br />

lavoro e dell’investimento<br />

comune è la promozione<br />

e la <strong>di</strong>ffusione del<br />

60<br />

novecento<br />

L’opera <strong>di</strong> Baricco nella riduzione teatrale<br />

della Compagnia Teatri Possibili<br />

a cura <strong>di</strong> Francesca SAVIOLA (IVAs)<br />

teatro attraverso la produzione<br />

<strong>di</strong> spettacoli (<strong>di</strong><br />

nuova drammaturgia<br />

o <strong>di</strong> grande teatro) e la<br />

formazione <strong>di</strong> un nuovo<br />

pubblico, nonché lo sviluppo<br />

<strong>di</strong> linguaggi capaci<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>alogare col presente.<br />

“Suonavamo perché<br />

l’Oceano è grande, e fa<br />

paura, suonavamo perché<br />

la gente non sentisse<br />

passare il tempo, e si <strong>di</strong>menticasse<br />

dov’era e chi<br />

era. Suonavamo per farli<br />

ballare, perché se balli<br />

non puoi morire, e ti senti<br />

Dio. E suonavamo il Ragtime,<br />

perché è la musica<br />

su cui Dio balla quando<br />

nessuno lo vede”.<br />

“Novecento” è il primo<br />

monologo teatrale<br />

scritto da Alessandro<br />

Baricco e pubblicato<br />

nel 1994. Si configura<br />

in poche pagine come<br />

un racconto coinvolgente<br />

dalla narrazione<br />

scorrevole e fluida; racchiude<br />

dentro <strong>di</strong> sé molto<br />

più della descrizione<br />

del viaggio dal vecchio<br />

al nuovo mondo. La vicenda<br />

è semplice: la vita<br />

del pianista Novecento.<br />

Una vita banale e ripetitiva,<br />

da un certo punto<br />

<strong>di</strong> vista, ma che sarà<br />

il perno per una riflessione<br />

riguardo le scelte<br />

che determinano il nostro<br />

futuro, quelle che<br />

ci fanno sempre un po’<br />

penare per il peso che<br />

hanno. La scelta <strong>di</strong> Novecento<br />

esposta da Baricco<br />

è singolare, quella<br />

<strong>di</strong> intraprendere un<br />

viaggio ignoto anche se<br />

già effettuato molte volte.<br />

La <strong>di</strong>namica <strong>di</strong> questo<br />

viaggio si forma nella<br />

nostra mente come<br />

un dolce dondolio, simile<br />

all’imperterrito oscillare<br />

<strong>di</strong> una barca in mezzo<br />

al mare, e che rimane<br />

per tutto il tempo della<br />

lettura un’amara e surreale<br />

favola. Questo libro<br />

non ha mai finito <strong>di</strong> <strong>di</strong>re<br />

quello che vuole espri


FALCONEXPRESS<br />

61<br />

mere, come <strong>di</strong>ceva Italo<br />

Calvino, e ti fa rivivere<br />

molte <strong>di</strong> quelle emozioni<br />

che rimangono sepolte<br />

dentro <strong>di</strong> noi ma che<br />

quando scaturiscono<br />

hanno il potere <strong>di</strong> creare<br />

sensazioni meravigliose.<br />

Da questo libro è tratto<br />

lo spettacolo <strong>di</strong> Corrado<br />

D’Elia, che è stato<br />

rappresentato anche ad<br />

Asola al Teatro San Carlo<br />

il 3 Febbraio 2011.<br />

Proponiamo quin<strong>di</strong><br />

una piccola riflessione<br />

sul contenuto e sull’impostazione<br />

registica <strong>di</strong><br />

questo spettacolo, con<br />

alcuni cenni riguardanti<br />

la trama e un’intervista<br />

all’attore correlata.<br />

“Non si è fregato veramente<br />

finché hai da parte<br />

una buona storia, e qualcuno<br />

a cui raccontarla.”<br />

Questa è la definizione<br />

<strong>di</strong> Baricco, Novecento è<br />

una storia, un racconto<br />

che aiuta a trovare la nostra<br />

storia. È ambientata<br />

in un tempo passato:<br />

quello dei i meravigliosi<br />

Anni Venti, a cavallo tra<br />

le due guerre, è l’età del<br />

jazz, quando ogni cosa<br />

sembrava muoversi seguendo<br />

quel ritmo irresistibile.<br />

Il ritmo è gradevolmente<br />

denso, quello<br />

che si viene a creare<br />

quando parole e musica<br />

si incontrano in accordo<br />

e si scambiano i ruoli, le<br />

parole <strong>di</strong>ventano musica<br />

e le note racconto in<strong>di</strong>-<br />

61<br />

spensabile, fino a comporre<br />

una partitura originale,<br />

unica. Il luogo, è<br />

una nave, il Virginian, dal<br />

nome che sa <strong>di</strong> lontano,<br />

che fa la spola dall’Europa<br />

alla sognata America<br />

e che racchiude in sé<br />

tutte le storie del mondo.<br />

Si apre una <strong>di</strong>mensione<br />

surreale davanti a noi, <strong>di</strong><br />

una vita dura, quella del<br />

pianista sull’oceano.<br />

“Andavo <strong>di</strong> fantasia, e <strong>di</strong><br />

ricor<strong>di</strong>, è quello che ti rimane<br />

da fare, alle volte,<br />

per salvarti, non c’è più<br />

nient’altro. Un trucco da<br />

poveri, ma funziona sempre”.<br />

La <strong>di</strong>mensione è quella<br />

del ricordo, quei ricor<strong>di</strong><br />

raccontati dalle voci<br />

<strong>di</strong> chi ormai, dopo aver<br />

vissuto per troppo tempo,<br />

proprio in quei ricor<strong>di</strong><br />

è tornato a vivere,<br />

quel ricordo intenso,<br />

come quello delle gran<strong>di</strong><br />

storie che parlano <strong>di</strong><br />

un tempo andato. Novecento<br />

è sicuramente una<br />

buona storia da con<strong>di</strong>videre,<br />

forse una delle migliori.<br />

Avere sempre una storia<br />

da raccontare significa<br />

vivere giorno per giorno<br />

cercando un’esperienza<br />

<strong>di</strong> vita da raccontare<br />

e quest’esperienza motiva<br />

l’esistenza stessa <strong>di</strong><br />

ogni in<strong>di</strong>viduo. La storia,<br />

incre<strong>di</strong>bile, fantastica,<br />

quasi irreale <strong>di</strong> Danny<br />

Boodmann T.D. Lemon<br />

Novecento, un pianista,<br />

anzi il più grande pianista<br />

del mondo, nato su<br />

una nave e lì vissuto per<br />

tutta la vita, senza mai<br />

scendere. L’uomo che<br />

sapeva suonare la musica<br />

indefinibile.<br />

Suona al ritmo del jazz,<br />

<strong>di</strong> quella musica originale<br />

e irresistibile che<br />

invoglia al ballo chiunque<br />

la senta ed è bravo,<br />

tremendamente bravo,<br />

tanto che si <strong>di</strong>ce<br />

che quella musica possa<br />

uscire solo dal suo pianoforte.<br />

La compagnia Teatri<br />

Possibili sotto la regia<br />

<strong>di</strong> Corrado d’Elia ha<br />

una storia da raccontarci.<br />

Penserete <strong>di</strong> sicuro<br />

che la scelta <strong>di</strong> Corrado<br />

d’Elia è quella <strong>di</strong><br />

scontrarsi contro un mostro,<br />

<strong>di</strong> perfezione, e con<br />

un’introspezione psicologica<br />

a <strong>di</strong>r poco inavvicinabile.<br />

Invece Novecento è una<br />

figura geniale per quanto<br />

possa essere complessa.<br />

Ma al contempo<br />

è un personaggio<br />

impacciato, dato che la<br />

sua esperienza si esaurisce<br />

al <strong>di</strong> fuori dei corridoi<br />

della nave e la nave<br />

sa <strong>di</strong> un luogo lontano,<br />

vago, <strong>di</strong>sperso che racchiude<br />

in se tutte le storie<br />

del mondo. Per tutto<br />

questo Novecento non<br />

è un monologo, ma un


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

62<br />

marzo 2011<br />

incarnato <strong>di</strong> perfezione,<br />

una favola struggente e<br />

bellissima da raccontare<br />

con la stessa malinconia<br />

voluta che lui usava<br />

quando accarezzava le<br />

curve <strong>di</strong> un ragtime.<br />

Uno spettacolo teatrale<br />

riuscito e applau<strong>di</strong>to<br />

dalla critica a <strong>di</strong>scapito<br />

della <strong>di</strong>fficoltà a cui poteva<br />

andare in contro.<br />

Con capacità da acrobata<br />

e intensità poetica,<br />

quelle caratteristiche<br />

a cui ci ha abituati<br />

con i suoi personaggi e<br />

le sue in<strong>di</strong>menticabili interpretazioni,<br />

Corrado<br />

d’Elia racconta Novecento,<br />

con la leggerezza <strong>di</strong><br />

un sogno, suonando con<br />

magia una partitura <strong>di</strong><br />

fini emozioni.<br />

Al termine della rappresentazione<br />

teatrale, abbiamo<br />

avuto l’occasione<br />

<strong>di</strong> avere un’intervista significativa<br />

con Corrado<br />

d’Elia.<br />

Per iniziare abbiamo<br />

avuto una piccola conversazione<br />

riguardo la<br />

sua carriera precedente.<br />

Corrado d’Elia è un<br />

allievo <strong>di</strong>plomato della<br />

rinomata Milano Teatro<br />

Scuola Paolo Grassi:<br />

unica accademia in<br />

Italia, che offre percorsi<br />

<strong>di</strong> formazione per tutte<br />

le principali figure professionali<br />

nel campo del<br />

teatro e dello spettacolo<br />

dal vivo. Il sogno <strong>di</strong><br />

intraprendere la carrie-<br />

62<br />

ra attoriale, presente sin<br />

dall’infanzia nei suoi desideri,<br />

non ha fatto altro<br />

che incrementarsi durante<br />

tutto il suo percorso<br />

al punto tale da proclamalo<br />

il mestiere più<br />

bello del mondo. Diplomato<br />

all’Accademia vuole<br />

fondare un gruppo<br />

<strong>di</strong> laboratorio per continuare<br />

a lavorare con i<br />

suoi compagni <strong>di</strong> corso.<br />

Pertanto dopo lunghe<br />

ricerche <strong>di</strong>fficoltose nella<br />

città milanese sono riusciti<br />

a trovare un luogo<br />

adatto dove esibirsi e<br />

dove trascorrere le lunghe<br />

ore <strong>di</strong> prova. Grazie<br />

a questo impegno e<br />

al duro lavoro è nato un<br />

progetto molto complesso<br />

che è il circuito<br />

“teatri possibili” per cercare<br />

insieme una nuova<br />

idea <strong>di</strong> teatro e una nuova<br />

idea <strong>di</strong> circuitazione<br />

delle produzioni.<br />

Dopo questa breve introduzione<br />

biografica,<br />

siamo passati a domande<br />

più specifiche riguardanti<br />

lo spettacolo.<br />

C’è un collegamento<br />

con la giornata della<br />

memoria? È stato impostato<br />

un taglio specifico<br />

allo spettacolo per rendere<br />

questo aspetto?<br />

La giornata della memoria<br />

ha un compito fondamentale<br />

che è quello <strong>di</strong><br />

non <strong>di</strong>menticare. Di non<br />

<strong>di</strong>menticare qualcosa <strong>di</strong><br />

preciso: noi non <strong>di</strong>men-<br />

tichiamo che in passato<br />

ci sono state delle atrocità,<br />

dei campi <strong>di</strong> concentramento.<br />

Questa giornata<br />

è stata costituita per<br />

questo. Da qui poi partono<br />

una serie <strong>di</strong> considerazioni,<br />

per esempio questo<br />

spettacolo è all’interno <strong>di</strong><br />

un periodo <strong>di</strong> guerra, ma<br />

questa viene vissuta in<br />

maniera tangenziale, non<br />

è il tema.<br />

Quin<strong>di</strong> potremmo prendere<br />

in considerazione<br />

l’aspetto riguardante il<br />

tema del ricordo, intenso<br />

come volontà <strong>di</strong> ricordare<br />

atrocità avvenute<br />

nella storia?<br />

Il tema del ricordo è un<br />

tema fondamentale. Da<br />

una parte si <strong>di</strong>ce che l’uomo<br />

siccome <strong>di</strong>mentica,<br />

è fortunato e riesce a<br />

salvarsi. Dall’altra è uno<br />

sforzo che noi dobbiamo<br />

fare, quin<strong>di</strong> un compito,<br />

come quello <strong>di</strong> rispettare<br />

la società civile. Abbiamo<br />

un compito preciso ,come<br />

<strong>di</strong>re “facciamo la polvere”<br />

la stessa cosa è ricordare<br />

queste atrocità perché<br />

non avvengano più e riuscire<br />

a costruire un mondo<br />

migliore ogni giorno,<br />

affinché i nostri figli e le<br />

future generazioni possano<br />

avere qualcosa <strong>di</strong> migliore<br />

rispetto a quello<br />

che abbiamo avuto noi.<br />

Credo sia questo il senso<br />

profondo della giornata<br />

del ricordo. Al<strong>di</strong>là del suo<br />

valore storico che noi tut-


FALCONEXPRESS<br />

63<br />

ti riconosciamo e che non<br />

dobbiamo <strong>di</strong>menticare.<br />

Lo spettacolo è stato<br />

interpretato come una<br />

metafora della vita...<br />

con tutte le scelte che<br />

Novecento non compie,<br />

o che in un certo<br />

senso compie, restando<br />

sulla nave, perché<br />

questa interpretazione?<br />

La metafora della<br />

vita in Novecento.<br />

La vita già <strong>di</strong> per sé è una<br />

metafora.<br />

Novecento decide <strong>di</strong> non<br />

scendere. Perché? In realtà<br />

lui non lo spiega; è proprio<br />

questa la cosa buffa.<br />

E quin<strong>di</strong> sta a noi e alla<br />

nostra parte sensibile cercare<br />

<strong>di</strong> capire.<br />

Ognuno <strong>di</strong> noi è una persona<br />

<strong>di</strong>versa che perce-<br />

“Negli occhi della gente si vede<br />

quello che vedranno, non<br />

quello che hanno visto”<br />

Voglio rivedere Novecento<br />

negli occhi del pubblico.<br />

Questo era l’intento <strong>di</strong> Corrado<br />

d’Elia. Intento perfettamente<br />

riuscito con una<br />

platea commossa e toccata<br />

da uno spettacolo particolare<br />

ed avvolgente.<br />

63<br />

pisce in modo <strong>di</strong>verso la<br />

vita. Esiste qualcosa <strong>di</strong><br />

magico in noi, che nasce<br />

con noi, e fa sì che noi siamo<br />

noi stessi con le nostre<br />

pulsioni. Novecento<br />

decide <strong>di</strong> andare fino in<br />

fondo e <strong>di</strong> non tra<strong>di</strong>re se<br />

stesso. Credo sia questa la<br />

grande metafora, nel riconoscersi,<br />

nel sapere chi<br />

si è, e nell’andare fino in<br />

fondo. È come <strong>di</strong>re vivere<br />

su una nave, coltivare<br />

se stessi fino in fondo, che<br />

non vuol <strong>di</strong>re isolarsi, non<br />

deve essere presa come<br />

un “non voglio vedere<br />

nessuno” o un “faccio<br />

l’eremita” non è questo.<br />

La bellezza è fare ciò che<br />

ci si sente, in rapporto e<br />

in rispetto con gli altri. Io<br />

l’ho presa così e mi sem-<br />

Alessandro<br />

BARICCO<br />

bra una buona strada.<br />

È una strada che lascia<br />

aperti tanti altri pensieri<br />

e tanti altri mo<strong>di</strong> <strong>di</strong> interpretarlo.<br />

Non credo esistano<br />

delle vie uniche nella<br />

vita. Per me maestro è<br />

chi lascia aperte le porte,<br />

no? Le chiese o i teatri devono<br />

avere le porte aperte<br />

per chi vuole entrarci:<br />

nessuno deve obbligare<br />

nessun’altro a prendere<br />

una strada che non è la<br />

propria strada.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

64<br />

La confessione<br />

marzo 2011<br />

Tu che vai solo verso l’altare<br />

Io <strong>di</strong>etro ho la vita<br />

Che hai battezzato,<br />

un viaggio <strong>di</strong> sola andata,<br />

per il ritorno c’è tempo per pensare.<br />

Pensare a te in tutti questi anni<br />

Con nostalgica presenza<br />

Delle riflessioni e passioni<br />

Che accompagnano gli anni<br />

Bui <strong>di</strong> piombo e delle lotte<br />

Mai finite.<br />

Non so perché non riesco<br />

A <strong>di</strong>rti che convivo ad un<br />

Cuore straziante che<br />

Strazia da mane a sera<br />

E’ come una preghiera<br />

Che invoco e non smette mai<br />

Non so perché il mio tormento<br />

Non esce e mi confesso a te<br />

Sottopelle; vorrei guardarti<br />

Negli anni, <strong>di</strong> come<br />

Sono andate effettivamente le cose,<br />

<strong>di</strong> come le lagrime hanno sgorgato<br />

il viso stanco, <strong>di</strong> quanti sorrisi,<br />

a volte spenti, resistevano<br />

al pianto notturno<br />

e alla consolazione della notte.<br />

Vorrei trovare le parole<br />

Vorrei trovare le parole<br />

appese sugli alberi,<br />

ogni mattina coglierne<br />

delle nuove.<br />

Rosalba Le Favi<br />

Modena, Giugno 2006<br />

Rosalba Le Favi<br />

Casalromano, 25 febbraio 2010<br />

64<br />

L’Ideologia<br />

La fiamma della candela<br />

rischiara la stanza buia<br />

attirando una falena insicura<br />

Repentinamente <strong>di</strong>vampa<br />

avvolge e avvampa<br />

Brucia le sue ali<br />

Brucia la sua paura<br />

Brucia ardentemente l’anima confusa<br />

Dopo il delitto<br />

in fretta si scioglie la cera<br />

che cola spegnendo le fiamme<br />

rimane il fumo <strong>di</strong> una passione esangue<br />

e tenebra oscura.<br />

Libera Rinascita<br />

Ermanno Andrea Rosa<br />

Legatemi pure l’anima<br />

con pesanti catene forgiate dagli dei,<br />

finché essa <strong>di</strong>morerà nel corpo<br />

esso la porterà a spasso dove vorrà.<br />

E se mi imprigionerete il corpo<br />

allora reciderò con la forza <strong>di</strong> un neonato<br />

le sacre catene,<br />

simili a cordoni ombelicali<br />

che a lungo mi nutrirono<br />

a scapito della libertà.<br />

Gocce <strong>di</strong> sangue zampilleranno<br />

testimoniando una dolorosa evasione<br />

lavata da esultanti lacrime<br />

e gri<strong>di</strong> <strong>di</strong> felicità silenziosi.<br />

Ciò che si imprime nell’anima<br />

si ripercuote sul corpo marchiandolo,<br />

rimarrà il segno <strong>di</strong> un ombelico<br />

a simboleggiare il trionfo<br />

della rinascita.<br />

Ermanno Andrea Rosa


FALCONEXPRESS<br />

65<br />

SarellitiÊ inÊ orbitaÊ<br />

intornoÊ allaÊ Terra<br />

Un’economia in<br />

crisi è sintomo <strong>di</strong><br />

un sistema che<br />

ristagna, che produce<br />

troppo per un mercato<br />

che non ha abbastanza<br />

sol<strong>di</strong> per acquistare,<br />

consumare, generare<br />

guadagni. Un’economia<br />

tanto vecchia e ingessata<br />

da accanirsi nello<br />

sfruttare le solite risicate<br />

risorse, destinate a finire<br />

senz’altra speranza<br />

che <strong>di</strong> accelerare il ritmo<br />

del proprio esaurimento.<br />

Sembra tanto<br />

un cane che si morde la<br />

coda nella speranza che<br />

- cibandosene - questa<br />

ricresca. Stupido, no?<br />

Quanto a me, da qualche<br />

tempo sto pensan-<br />

65<br />

Canto <strong>di</strong> un pastore<br />

errante fra i bit<br />

alla fonte della risorsa eterna<br />

a cura <strong>di</strong> Andrea TURCATO (ex studente)<br />

do a qualcosa che per<br />

gli ingegneri energetici<br />

è un’eresia: ovvero che<br />

esista una risorsa non<br />

solo inesauribile, ma auto-rigenerante<br />

e il cui<br />

sfruttamento intensivo<br />

potrebbe risultare sostenibile<br />

da parte del Pianeta<br />

Blu. Dettaglio non<br />

trascurabile. Ma questo<br />

mondo si sa, i dettagli<br />

sono roba da visionari.<br />

E i visionari sono gente<br />

che, attorno al 20° anno<br />

<strong>di</strong> vita (come ad es. voi,<br />

S.Francesco, Mameli,<br />

Zuckerberg) pensa che<br />

certi dettagli abbiano il<br />

peso <strong>di</strong> una Rivoluzione.<br />

La risorsa a cui penso<br />

sta vivendo una crescita<br />

vertiginosa e questo – <strong>di</strong><br />

sicuro – il PIL non riesce<br />

a descriverlo. Qualcosa<br />

che quoti<strong>di</strong>anamente<br />

aumenta in volume<br />

e ridondanza, riempie i<br />

nostri iPad, giornali, <strong>di</strong>scorsi,<br />

ospedali, giorni,<br />

navigatori. Eccone la<br />

storia.<br />

Un giorno Galileo ci <strong>di</strong>ede<br />

un consiglio: “il mon-<br />

do è scritto in linguaggio<br />

matematico, chi<br />

vuole ne faccia tesoro!”.<br />

Pur dopo qualche secolo,<br />

siamo certi che Bill<br />

Gates accolse la dritta<br />

(chi meglio <strong>di</strong> lui ne fece<br />

tesoro!), creando un para<strong>di</strong>so<br />

<strong>di</strong> tecnologia in<br />

cui un linguaggio per la<br />

descrizione del mondo –<br />

matematicamente fondato<br />

– potesse <strong>di</strong>ffondersi<br />

ed essere usato da<br />

tutti. L’elettronica permise<br />

<strong>di</strong> corredare il tutto<br />

con memorie capienti,<br />

crescenti potenze <strong>di</strong><br />

calcolo e trasmissione<br />

planetaria velocissima.<br />

L’informatica (INFORMazione<br />

autoMATICA, ndr)<br />

cominciò a vivere i fasti<br />

dell’Era <strong>di</strong>gitale: l’epoca<br />

colonizzata da un pervasivo<br />

ed infestante esserino,<br />

il bit. È apparentemente<br />

innocuo, vista<br />

la banalità <strong>di</strong> un destino<br />

che lo obbliga ad essere<br />

0 o 1, vero o falso,<br />

si o no. Ma in realtà<br />

il bit racchiude nel proprio<br />

dualismo una gran-


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

66<br />

marzo 2011<br />

<strong>di</strong>osa possibilità. Non a<br />

caso “tradurre qualcosa<br />

in bit” si <strong>di</strong>ce <strong>di</strong>gitalizzare,<br />

cioè trasformare quel<br />

qualcosa in numero. Un<br />

assist provvidenziale a<br />

chi, pensandola come<br />

Galileo, vede le con<strong>di</strong>zioni<br />

perfette affinché<br />

intervenga la matematica,<br />

con un universo <strong>di</strong><br />

formidabili strumenti.<br />

Digitalizzare ha significato<br />

dare ad alcune<br />

complesse realtà una<br />

struttura matematica<br />

appetibile, per cui altrimenti<br />

sarebbe stato arduo<br />

<strong>di</strong>venire abbordabili<br />

e risolvibili con potentissimi<br />

strumenti logici<br />

e statistici. Qui è iniziata<br />

la grande avventura<br />

dei ricercatori scientifici<br />

(e non) <strong>di</strong>nanzi a cui si<br />

è <strong>di</strong>spiegato un mondo<br />

finalmente con<strong>di</strong>visibile,<br />

facilmente elaborabile,<br />

arricchibile a volontà.<br />

Si è così avverata la profezia<br />

contenuta nella parola<br />

in-formare: se prima<br />

c’erano fenomeni, tutt’al<br />

più osservabili… ora a<br />

questi viene data una<br />

forma tanto comoda da<br />

renderli misurabili ed efficacemente<br />

descrivibili.<br />

Se voci conservatrici lamentano<br />

che “il mondo<br />

è cambiato” rispondete:<br />

falso! È drasticamente<br />

cambiata la forma del-<br />

66<br />

DNA<br />

la sua descrizione. Questo<br />

fatto ha reso alcune<br />

leggi Universali – cioè,<br />

già esistenti – fruibili,<br />

facilmente accessibili<br />

da tutti. Se vogliamo<br />

un’eresia… più universali<br />

<strong>di</strong> prima. La risorsa<br />

in crescita esponenziale<br />

è quin<strong>di</strong> l’informazione:<br />

dati, rilevazioni, misure,<br />

fatti, fenomeni e relazioni<br />

ben co<strong>di</strong>ficati e raccolti<br />

con tecniche certamente<br />

perfettibili, ma in<br />

modo rigoroso e in quel<br />

formato <strong>di</strong>gitale che ne<br />

rende velocissima la <strong>di</strong>ffusione<br />

ai quattro angoli<br />

del pianeta.<br />

Tre fenomeni testimoniano<br />

il sorprendente<br />

sviluppo <strong>di</strong> questa risorsa,<br />

assieme alle possibilità<br />

d’indagine, <strong>di</strong> sfruttamento<br />

e <strong>di</strong> scoperta:<br />

penso al TomTom, al<br />

DNA e a Facebook. Che<br />

avranno in comune?<br />

Partiamo dai satelliti artificiali,<br />

ovvero <strong>di</strong>gitalizzare<br />

il visibile. Quattro<br />

orbitanti bastano per sapere<br />

dove sei sulla Terra;<br />

se corredati <strong>di</strong> fotocamera<br />

trasformano ogni<br />

metro <strong>di</strong> Globo in un romantico<br />

album fotografico.<br />

Da cui navigatori<br />

per le auto, antifurto,<br />

Google maps & Earth,<br />

abusi e<strong>di</strong>lizi svelati, profili<br />

<strong>di</strong> deserti e ghiacciai<br />

monitorati, frane in avvio<br />

e balene spiaggiate<br />

segnalate. In secun<strong>di</strong>s<br />

il DNA, ovvero “il finito<br />

grande”. La scoperta che<br />

il DNA fosse organizzato<br />

in lettere (ACGT=2 bit),<br />

parole, poemi, lanciò la<br />

corsa al suo sequenziamento.<br />

10 anni e 1000<br />

computer ci hanno restituito<br />

“il testo completo”<br />

(725 Mbytes) in cui cerchiamo<br />

variazioni, rime,<br />

ritornelli e il loro significato<br />

tra malattie rare<br />

e geni pro<strong>di</strong>giosi. Infine<br />

i social network, ovvero<br />

<strong>di</strong>gitalizzare l’invisibile.<br />

Geniale l’idea <strong>di</strong> dare<br />

uno status informatico<br />

all’identità e all’amici-


FALCONEXPRESS<br />

67<br />

zia, formalizzando così il<br />

concetto <strong>di</strong> “Tizio è in relazione<br />

con Caio”. Ogni<br />

nostro click <strong>di</strong>venta un<br />

dato registrato e alimenta<br />

una rete <strong>di</strong> associazioni<br />

che cresce a <strong>di</strong>smisura.<br />

L’informazione<br />

è preziosa per chi vuole<br />

sapere gusti, amicizie,<br />

abitu<strong>di</strong>ni, luoghi e tendenze<br />

dei principali “tipi”<br />

<strong>di</strong> utenti. Mostruoso è il<br />

numero <strong>di</strong> ricerche sociologiche<br />

e psicologiche<br />

in atto, sommerse e<br />

segrete sono le mosse <strong>di</strong><br />

67<br />

marketing.<br />

Ecco come questi colossi<br />

tecnologici riversano<br />

sul Pianeta miliar<strong>di</strong><br />

<strong>di</strong> miliar<strong>di</strong> <strong>di</strong> Terabit<br />

<strong>di</strong> informazione: una risorsa<br />

nuova e nemmeno<br />

troppo inquinante.<br />

C’è spazio e possibilità<br />

per chi, dall’informazione,<br />

volesse estrarre conoscenza.<br />

Innumerevoli<br />

sono gli strumenti in via<br />

<strong>di</strong> sviluppo, tutti appartenenti<br />

al grande contenitore<br />

dell’intelligenza<br />

artificiale. Chi sviluppa<br />

tecnologie per estrarre<br />

conoscenza dalle informazioni<br />

sa <strong>di</strong> portare<br />

avanti – seppure nel suo<br />

piccolo – la gigantesca<br />

impresa dell’Umanità <strong>di</strong><br />

comprendere il mondo<br />

in cui vive.<br />

Cari benefattori che vi<br />

siete arricchiti con le risorse<br />

del Vecchio Mondo,<br />

prima della Fine vi<br />

andrebbe <strong>di</strong> finanziare<br />

i progetti degli operai<br />

dell’informazione? Che<br />

non sia per caso questa<br />

la risorsa più preziosa?


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

68<br />

marzo 2011<br />

Il 61° festival della<br />

canzone italiana si<br />

è concluso da più o<br />

meno un mese riservando<br />

delle belle sorprese.<br />

Seconda la critica, questa<br />

e<strong>di</strong>zione è stata una<br />

delle più belle della storia<br />

sanremese, forse grazie<br />

allo spirito <strong>di</strong> unità<br />

nazionale che per cinque<br />

giorni ha unito gli<br />

italiani. E grazie ad un<br />

Gianni Moran<strong>di</strong> eccezionale,<br />

aiutato dalle due<br />

muse Elisabetta Canalis<br />

e Belen Rodriguez e<br />

dai simpaticoni Luca e<br />

Paolo.<br />

Berlusconiani, bersaniani,<br />

finiani, vendoliani<br />

(e chi più ne ha più ne<br />

metta), insomma un’Italia<br />

casini…sta, sono stati<br />

unanimi a scegliere<br />

le canzoni da celebrare,<br />

votando non la posizione<br />

politica dei cantanti<br />

ma votando quelle<br />

canzoni con un contenuto<br />

poetico fantastico.<br />

Sul po<strong>di</strong>o, infatti, oltre<br />

ai “Modà e Emma” giovani<br />

promesse del futuro,<br />

sono saliti sul primo<br />

e sul terzo gra<strong>di</strong>no due<br />

quasi “sessantottini”:<br />

68<br />

perché sanremo è sanremo!<br />

Sanremo 61: il Sanremo dei quasi “68”<br />

a cura <strong>di</strong> Angelo BADINELLI (ex studente)<br />

Roberto<br />

Vecchioni<br />

Roberto Vecchioni con<br />

“Chiamami ancora amore”<br />

e il vecchio leone Albano<br />

Carrisi (si <strong>di</strong>ce che<br />

si sia offeso quando Moran<strong>di</strong><br />

lo ha definito così)<br />

con “Amanda è libera”.<br />

Nati entrambi nel 1943,<br />

sono stati protagonisti<br />

della musica italiana per<br />

decenni con brani in<strong>di</strong>menticabili.<br />

Poi, però,<br />

sono stati un po’ in silenzio.<br />

Ma quando il quasi<br />

coetaneo Moran<strong>di</strong> (nato<br />

nel ’44) li ha chiamati<br />

per partecipare a Sanremo61<br />

loro non hanno<br />

resistito e hanno accettato<br />

subito, proponendo<br />

due pezzi degni <strong>di</strong><br />

po<strong>di</strong>o.<br />

Il Vecchio Leone si è presentato<br />

con un brano<br />

che parlava <strong>di</strong> una storia<br />

molto delicata, vissuta<br />

da tante ragazze immigrate<br />

che accettano tut-<br />

to per <strong>di</strong> sopravvivere.<br />

Il Professore (Vecchioni<br />

è laureato in Lettere<br />

antiche alla Cattolica <strong>di</strong><br />

Milano ed è stato insegnate<br />

universitario e in<br />

vari licei) si è presentato<br />

con una poesia vera<br />

e propria nella quale era<br />

espresso il vero amore,<br />

quell’amore che resiste a<br />

tutto e a tutti.<br />

Gli italiani non hanno resistito<br />

al fascino poetico<br />

<strong>di</strong> Vecchioni, scegliendolo<br />

così come il vincitore.<br />

Il risultato, comunque,<br />

è più che giusto: in questo<br />

modo il Prof. ha vinto<br />

il suo primo festival,<br />

aggiu<strong>di</strong>candosi anche il<br />

premio della critica “Mia<br />

Martini” celebrando la<br />

sua infinita carriera iniziata<br />

nel 1966 e portata<br />

all’apice del successo<br />

con la sigla dei “Barbapapà”<br />

(cartoni animati)<br />

e nel 1977 con il brano<br />

“Samarcanda”.<br />

Il festival ha visto anche<br />

altri gran<strong>di</strong> artisti.<br />

Primo tra tutti Davide<br />

Van De Sfroos che con<br />

il suo folk rock ha portato<br />

per la prima volta<br />

(ed era ora!) un <strong>di</strong>alet-


FALCONEXPRESS<br />

69<br />

to <strong>di</strong>verso dal partenopeo<br />

e dal sardo (<strong>di</strong>aletti<br />

comunque molto belli):<br />

con il bellissimo <strong>di</strong>aletto<br />

laghèe ha cantato “Yanez”.<br />

Molti non capivano<br />

questo <strong>di</strong>aletto, però<br />

tantissime altre persone<br />

non capivano quello che<br />

veniva cantato da Anna<br />

Oxa e da Patty Pravo con<br />

“Il mio animo d’uomo”<br />

per la prima e “Il vento e<br />

le rose” per la seconda.<br />

Poi viene Tricarico che<br />

con “Tre colori” ha fatto<br />

emozionare il pubblico<br />

del teatro Ariston. La<br />

canzone parlava del nostro<br />

Tricolore, <strong>di</strong> come<br />

69<br />

è nato e <strong>di</strong> tutti i sacrifici<br />

fatti per la libertà<br />

dell’Italia.<br />

Ci sono state, infine,<br />

canzoni molto apprezzate<br />

dal pubblico e che<br />

tutt’ora sono proposte<br />

in tutte le ra<strong>di</strong>o nazionali:<br />

“Io confesso” dei La<br />

Crus; “Fino in fondo” <strong>di</strong><br />

Luca Barbarossa e Raquel<br />

del Rosario; “Vivo<br />

sospesa” <strong>di</strong> Nathalie; “Il<br />

mio secondo <strong>di</strong> tempo”<br />

(nonostante l’eliminazione)<br />

del “Peter Pan” Max<br />

Pezzali; “L’alieno” <strong>di</strong> Luca<br />

Madonia e Franco Battiato.<br />

Tra i big vanno ricordate<br />

anche le già citate Anna<br />

Oxa e Patty Pravo, Giusy<br />

Ferreri e Anna Tatangelo<br />

che purtroppo non hanno<br />

fatto delle apparizioni<br />

degne <strong>di</strong> memoria.<br />

Sanremo61 sarà ricordato<br />

per le canzoni che<br />

dopo qualche anno si<br />

sono veramente guadagnate<br />

gli applausi, per<br />

i vecchi leoni che con il<br />

loro ruggito si sono sbarazzati<br />

degli altri concorrenti<br />

più giovani e per<br />

l’identità nazionale che<br />

è emersa e che per cinque<br />

giorni ha fatto vivere<br />

gli italiani da veri italiani.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

70<br />

marzo 2011<br />

70<br />

Il nostro genere?<br />

pop-punk e punk-rock.<br />

Intervista ai DOPS 23, promettente band del panorama locale<br />

a cura <strong>di</strong> Nicola RIZZIERI, Bruno TRATTA e Carlo NEVIANI (VAs e VBs)<br />

Come annunciato nello scorso numero <strong>di</strong> FXP, iniziamo un viaggio tra le band<br />

emrgenti del nostro territorio, convinti che ce ne siano molte <strong>di</strong> promettenti, ma<br />

che stentino ad avere visibilità. FXP, nel suo piccolo, vuole contribuire alla crescita<br />

<strong>di</strong> questi giovani artisti. Seguiteci!<br />

Per prima cosa, ci<br />

spiegate il significato<br />

del vostro<br />

nome? È per caso un<br />

acronimo?<br />

Sì. sono le iniziali dei nostri<br />

nomi: Davide, Omar,<br />

Pietro, Paolo e Seba.<br />

Mentre il 23 si riferisce<br />

alle ultime cifre dei nostri<br />

anni <strong>di</strong> nascita: 1992 e<br />

1993.<br />

Bene, proseguiamo.<br />

Che cosa vi ha spinto<br />

a formare una band,<br />

quali sono le tappe<br />

fondamentali per la<br />

vostra formazione?<br />

Tutto è nato da una prova<br />

per caso, nel 2008, quando<br />

Bolo (Batterista) e<br />

Paolo(Chitarrista) hanno<br />

voluto provare una canzone<br />

dei Blink182. Da lì è<br />

nata la voglia e la curiosità<br />

<strong>di</strong> provare una nuova<br />

esperienza e pian piano<br />

si sono aggiunti gli altri<br />

componenti: Seba (Cantante),<br />

Omar (Bassista) e<br />

Pietro (Tastierista/Seconda<br />

Chitarra).<br />

La prima esibizione è avvenuta<br />

nell’estate dello<br />

stesso anno a una manifestazione<br />

nel nostro paese<br />

(Canneto sull’Oglio).<br />

Anima rock. Come avete<br />

capito che era il vostro<br />

genere?<br />

Il nostro genere è poppunk,<br />

punk-rock.<br />

Artisti preferiti: Sum41,<br />

Blink182, Relient K, Simple<br />

Plan, Good Charlotte.<br />

E’ un genere che abbiamo<br />

sempre ascoltato e<br />

volevamo approfon<strong>di</strong>rlo<br />

da un punto <strong>di</strong> vista più<br />

coinvolgente!<br />

Componete musica vostra?<br />

Finora abbiamo composto<br />

due canzoni, che sono<br />

state utilizzate come colonna<br />

sonora del film “Ti<br />

Mando Un Messaggio”,<br />

Ad<strong>di</strong>o e Cuore Nero.<br />

Per scrivere una canzone,<br />

da dove incominciate?<br />

Prima la musica poi un<br />

testo che si adatti.


FALCONEXPRESS<br />

71<br />

Convivenza nella<br />

band, cos’è una Band?<br />

Fate delle prove?<br />

Dove? Come vi preparate?<br />

Una band è un gruppo <strong>di</strong><br />

amici che suonano musica<br />

insieme per con<strong>di</strong>videre<br />

il proprio talento, per<br />

<strong>di</strong>vertirsi e migliorarsi.<br />

Proviamo nel garage del<br />

nostro chitarrista, e le<br />

prove sono in<strong>di</strong>spensabili<br />

per la buona riuscita del<br />

concerto, e anche per legare<br />

<strong>di</strong> più.<br />

Dimmi cosa pensi del:<br />

Chitarrista...<br />

fa il pirla col volume, tiene<br />

la chitarra altezza<br />

ascelle… ma è un bravo<br />

ragazzo!<br />

Cantante...<br />

non supera il metro e 65,<br />

ma vabè <strong>di</strong>cono che nella<br />

botte piccola c’è il vino<br />

buono e a noi va bene<br />

così.<br />

Batterista...<br />

vive nel suo piccolo mondo<br />

fatato, pieno <strong>di</strong> batterie<br />

immaginarie.<br />

Bassista...<br />

è ancora più pirla del chitarrista,<br />

in tutti i sensi!<br />

Tastierista...<br />

ha i capelli bianchi ma<br />

non lo vuole ammettere,<br />

<strong>di</strong>ce che son bion<strong>di</strong>…poverino<br />

è da compatire!<br />

Che emozione si prova<br />

a salire sul palco e a<br />

suonare davanti ad un<br />

pubblico in<strong>di</strong>avolato<br />

o zombie? Cosa fate in<br />

questi casi?<br />

71<br />

Salire su un palco è sempre<br />

una grande emozione,<br />

tutti gli sguar<strong>di</strong> e le<br />

aspettative su <strong>di</strong> te, soprattutto<br />

ad inizio concerto…<br />

ma bisogna essere<br />

sicuri <strong>di</strong> se e far sentire<br />

la propria musica! In ogni<br />

caso comunque il pubblico<br />

deve essere incitato e<br />

reso partecipe, per farlo<br />

<strong>di</strong>vertire ancora <strong>di</strong> più.<br />

Senza pubblico non<br />

ci sarebbe concerto<br />

live… serve coinvolgere<br />

il pubblico?<br />

Dipende dalle situazioni:<br />

dai luoghi, dal pubblico.<br />

Suonare in un locale<br />

significa a volte “creare<br />

atmosfera”, senza che il<br />

pubblico sia <strong>di</strong>rettamente<br />

coinvolto. In gran<strong>di</strong> eventi<br />

invece devi rendere partecipe<br />

il pubblico, che è lì<br />

per <strong>di</strong>vertirsi.<br />

Conoscete delle band<br />

come voi? C’è rivalità<br />

tra voi ed alcune band?<br />

Avete mai suonato insieme?<br />

Certo, e suonare con altre<br />

band è sempre un piacere<br />

perché ti permette<br />

anche <strong>di</strong> confrontarti<br />

con altri che hanno la tua<br />

stessa passione e vogliono<br />

con<strong>di</strong>viderla con altri.<br />

Siamo in ottimi rapporti<br />

con alcune band, come<br />

i Tram92, gli Strawdaze e<br />

i Kimera, un gruppo formatosi<br />

recentemente.<br />

È vero che il nostro territorio<br />

offre le giuste<br />

possibilità per emerge-<br />

re e farsi conoscere? Ci<br />

sono abbastanza locali<br />

e spazi de<strong>di</strong>cati alle<br />

band emergenti?<br />

Sì, un esempio è l’esperienza<br />

offertaci da “Ti<br />

Mando Un Messaggio”,<br />

un concorso per band<br />

emergenti i cui pezzi<br />

avrebbero poi formato la<br />

colonna sonora del film<br />

stesso, prodotto e lanciato<br />

dall’ASL <strong>di</strong> Mantova.<br />

Per quanto riguarda i locali,<br />

ce ne sono abbastanza<br />

che cercano band per<br />

esibizioni, soprattutto del<br />

nostro genere. Però molte<br />

volte non fanno pubblicità<br />

ed è necessario cercarsi<br />

da sè le opportunità!<br />

C’è attenzione al mondo<br />

della musica nel nostro<br />

territorio?<br />

L’attenzione al mondo<br />

della musica giovanile<br />

è sempre costante ma<br />

non elevata, a bassi livelli.<br />

Si dovrebbe investire <strong>di</strong><br />

più in questo mondo perché<br />

i giovani devono avere<br />

l’opportunità <strong>di</strong> esprimere<br />

le proprie abilità da<br />

non sottovalutare. Tutte<br />

le gran<strong>di</strong> band hanno cominciato<br />

dal basso, in locali<br />

dove hanno potuto<br />

“testare” la loro musica.<br />

Cosa <strong>di</strong>te ai nostri lettori?<br />

Buttatevi senza paura nel<br />

mondo della musica, imparate<br />

ad esprimere voi<br />

stessi senza timore <strong>di</strong> esser<br />

giu<strong>di</strong>cati!<br />

Ciao ragazzi! STAY ROCK!


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

72<br />

marzo 2011<br />

Il mito <strong>di</strong> Madmoiselle<br />

Chanel iniziò nel<br />

1912 quando nella<br />

sua botique in Rue<br />

Cambon 21 passò dalla<br />

creazione <strong>di</strong> cappelli<br />

a capi d’abbigliamento<br />

che segnarono una vera<br />

e propria rivoluzione nel<br />

mondo della moda e<br />

non solo …<br />

Le prime creazioni furono<br />

abiti semplici ed essenzialiprevalentemente<br />

bianchi e neri, infatti<br />

la stilista sosteneva che<br />

nel nero e nel bianco ci<br />

fosse tutto; un accordo<br />

perfetto!<br />

La vera rivoluzione nello<br />

stile Chanel fu l’ispirazione<br />

alla vita della gente<br />

comune, come quando<br />

al porto <strong>di</strong> Deuville, vedendo<br />

dei marinai, reinterpretò<br />

la loro <strong>di</strong>visa<br />

realizzando dei maglioni<br />

col medesimo scollo.<br />

Coco, così, oltrepassò i<br />

tipici canoni della moda<br />

dell’epoca caratterizzata<br />

da corsetti, bustini e impalcature<br />

per capelli che<br />

72<br />

coco chanel<br />

una donna, tutte le donne<br />

“Coco Chanel ha creato la nuova uniforme<br />

della donna moderna” (Vogue 1926)<br />

a cura <strong>di</strong> Sara MORENI e Martina RAMPONI<br />

tailleurÊ in<br />

jerseyÊ bianco<br />

con profili neri<br />

“bloccava” la donna sia<br />

fisicamente che socialmente.<br />

Infatti questo stile,<br />

chiamato Belle Epoque,<br />

era riservato alle<br />

classi sociali più abbienti<br />

ed elevate, le cui donne<br />

per infilarsi un “semplice”<br />

abito avevano bisogno<br />

dell’aiuto della governante.<br />

Karen Karbo <strong>di</strong>chiarò<br />

che Chanel «non attinse<br />

il suo stile dalle classi<br />

più povere, ma dal<br />

genere umano». Infatti<br />

seppe sfruttare le problematiche<br />

sociali incontrate<br />

con lo scoppio<br />

della Grande Guerra,<br />

un periodo nel quale le<br />

donne furono costrette<br />

a <strong>di</strong>ventare in<strong>di</strong>pendenti<br />

poiché lasciate al<br />

loro destino dai mariti<br />

partiti per il fronte. Queste,<br />

dovendo lavorare<br />

per la loro sopravvivenza<br />

e quella dei loro figli,<br />

quin<strong>di</strong> avevano bisogno<br />

<strong>di</strong> abiti como<strong>di</strong> e pratici<br />

da utilizzare quoti<strong>di</strong>anamente,<br />

senza però<br />

dover mai rinunciare<br />

all’eleganza e alla raffinatezza.<br />

Al termine della<br />

guerra nasce il prototipo<br />

della garçonne, ovvero<br />

<strong>di</strong> una donna che riveste<br />

ruoli anche maschili.<br />

E’ da questo momento<br />

che Chanel <strong>di</strong>venta<br />

un punto <strong>di</strong> riferimento<br />

per la nuova generazione<br />

<strong>di</strong> donne che si stava<br />

pian piano affermando.<br />

Basti pensare che negli<br />

anni ’20 lanciò la moda<br />

del capello corto, frutto<br />

<strong>di</strong> una fatalità: essendosi<br />

bruciata una ciocca <strong>di</strong><br />

capelli su un fornello, ta


FALCONEXPRESS<br />

73<br />

gliò anche il resto. Dopo<br />

poco tempo le giovani<br />

donne alla moda imitarono<br />

il suo taglio. Anche<br />

il capello corto <strong>di</strong>venne<br />

simbolo della donna rivoluzionaria,<br />

fino ad allora<br />

un taglio esclusivamente<br />

maschile.<br />

Il 1926 fu l’anno del debutto<br />

del famoso abitino<br />

nero, le petite<br />

robe noir, che la rivista<br />

americana Vogue elogiò<br />

paragonandolo ad<br />

un’automobile. Questo<br />

ricordava il tipico abito<br />

portato dalle commesse.<br />

Per l’utilizzo <strong>di</strong> materiali<br />

umili e per l’ispirazione<br />

che traeva dalle<br />

figure legate alla vita<br />

lavorativa, Chanel venne<br />

rinominata la regina<br />

del genre pauvre, una<br />

“povertà <strong>di</strong> lusso” molto<br />

moderna e snob.<br />

Tra i materiali utilizzati<br />

dalla stilista vi sono il<br />

jersey, materiale che veniva<br />

solitamente usato<br />

per la biancheria intima,<br />

molto aderente e che<br />

esaltava la figura femminile;<br />

inoltre vi è il tweed<br />

scozzese, che iniziò ad<br />

utilizzare dalla frequentazione<br />

con il duca <strong>di</strong><br />

Westminister, Hugh Richard<br />

Arthur Grosvenor,<br />

detto Bendor. Il tessuto<br />

venne addolcito da maxibottoni<br />

<strong>di</strong> perle e cate-<br />

73<br />

ne dorate che <strong>di</strong>vennero<br />

segni <strong>di</strong>stintivi dei suoi<br />

celebri tailleur.<br />

Il primo tailleur risale al<br />

1885 realizzato dallo stilista<br />

John Redfern, venne<br />

poi reinventato nel<br />

1935 da Madmoiselle<br />

Coco. Il primo tailleur<br />

Chanel era costituito da<br />

una giacca maschile e<br />

una gonna, il tutto rigorosamente<br />

in jersey.<br />

Successivamente nel<br />

1954 sostituisce al jersey<br />

il tweed.<br />

Al posto della gonna<br />

Coco proponeva anche<br />

il pantalone da donna<br />

femminile, idea che le<br />

venne dopo aver provato<br />

a cavallo i calzoni del<br />

suo scu<strong>di</strong>ero. Questa fu<br />

una delle tante invenzioni<br />

ispirate al mondo<br />

maschile. Per esempio,<br />

anche per creare la sua<br />

famosa borsetta 2.55, si<br />

ispirò alle giacche degli<br />

stallieri che indossavano<br />

all’ippodromo. La<br />

borsetta, detta anche<br />

matelassè (ovvero trapuntata),<br />

presentava<br />

l’aggiunta <strong>di</strong> una tracolla,<br />

che consisteva in una<br />

catenella <strong>di</strong> metallo intrecciata<br />

al cuoio.<br />

« Mi sono stancata <strong>di</strong><br />

dover portare la mia<br />

borsa in mano[…] quin<strong>di</strong><br />

ho aggiunto sottili<br />

cinturini, cosicché possa<br />

essere usata come una<br />

tailleur<br />

collezione<br />

2010-2011<br />

borsa a tracolla. » (Coco<br />

Chanel)La sua ossessione<br />

nel prendere spunto<br />

dalla moda maschile<br />

vuol porre la donna sullo<br />

stesso piano dell’uomo<br />

riven<strong>di</strong>candone <strong>di</strong>ritti,<br />

ponendo fine allo<br />

stereotipo <strong>di</strong> donna casalinga,<br />

ed è per questo<br />

che le invenzioni <strong>di</strong><br />

Coco sono considerate<br />

“ uniforme della donna<br />

moderna “Proprio per<br />

questo le sue creazioni,<br />

nate negli anni ’20 del<br />

‘900, rimango un must<br />

anche per la donna del<br />

XX secolo, che pretende<br />

<strong>di</strong> essere alla moda, ma<br />

con como<strong>di</strong>tà !


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

74<br />

marzo 2011<br />

74<br />

LA DEA DELL’ELEGANZA<br />

Orgogliosa, talentuosa e come si definisce lei: <strong>di</strong>versa.<br />

Di Francesca Pasquali e Francesca Ghio (IV Bs)<br />

Gabrielle Bonheur<br />

Chanel nasce a<br />

Saumur il 19 agosto<br />

del 1883 da Henri-<br />

Albert Chanel e Jeanne<br />

DeVolle, una famiglia<br />

<strong>di</strong> ven<strong>di</strong>tori ambulanti.<br />

A causa della per<strong>di</strong>ta <strong>di</strong><br />

entrambi i genitori passa<br />

la sua infanzia in un<br />

orfanotrofio. Riesce a superare<br />

i segni <strong>di</strong> un passato<br />

<strong>di</strong>fficile grazie alle<br />

sue ambizioni e la sua<br />

creatività. Apprende le<br />

sue prime nozioni <strong>di</strong> cucito<br />

dalle suore <strong>di</strong> Notre<br />

Dame e a 18 anni viene<br />

assunta nel negozio<br />

<strong>di</strong> biancheria e maglieria<br />

Maison Grampayre.<br />

Contemporaneamente<br />

lavora come cantante e<br />

ballerina in un cafè-bar.<br />

È proprio qui che un gio-<br />

vane soldato le <strong>di</strong>ede il<br />

soprannome “Coco” sentendola<br />

cantare Qui qu’a<br />

vu Coco? Il nome le piace<br />

talmente tanto che<br />

da quel giorno decide<br />

<strong>di</strong> accostarlo al cognome<br />

e inserirlo poi nel celebre<br />

simbolo del suo<br />

marchio. Nonostante le<br />

<strong>di</strong>fficoltà economiche e<br />

sociali all’età <strong>di</strong> 31 anni<br />

apre il suo primo negozio<br />

a Parigi. Qui inizia a<br />

creare i suoi celebri tailleur<br />

in jersey, le gonne<br />

ampie e corte, le giacche<br />

a car<strong>di</strong>gan e<br />

dritte, rigorosamente<br />

senza collo.<br />

Tutto questo<br />

impreziosito da<br />

gioielli Art Deco,<br />

che abbinati agli<br />

abiti innovativi<br />

riassumono lo<br />

stile Chanel.<br />

Una delle sue più celebri<br />

e innovative creazioni è<br />

il profumo “Chanel N°5”<br />

realizzato con molecole<br />

sintetiche, che si <strong>di</strong>scosta<br />

dalle tra<strong>di</strong>zionali<br />

fragranze « perché una<br />

donna deve odorare <strong>di</strong><br />

donna e non <strong>di</strong> rosa».<br />

Credeva <strong>di</strong> non essere<br />

bella, ma aveva il fascino<br />

della <strong>di</strong>versità, quella<br />

<strong>di</strong>versità che la portò<br />

all’apice del successo <strong>di</strong>ventando<br />

così la stilista<br />

più apprezzata del secolo.


FALCONEXPRESS<br />

75<br />

75<br />

Molta sicurezza = Pochi cavalli<br />

Questa, secondo il Ministero, l’equazione perfetta. Ma non è così<br />

I<br />

morti per incidenti<br />

stradali superano i<br />

4000 l’anno. Un quarto<br />

delle vittime ha età<br />

inferiore ai 30 anni. Per<br />

questo motivo una nuova<br />

legge uscita il 9 febbraio<br />

obbliga i neopatentati<br />

a condurre veicoli che abbiano<br />

un rapporto tra po-<br />

DaciaÊ SanderoÊ 3Ê stelleÊ<br />

euroncap (rispetta il rapporto<br />

<strong>di</strong> 55kw/t)<br />

tenza (espressa in kw, che<br />

si ottiene moltiplicando<br />

il numero <strong>di</strong> cv per 0.735)<br />

e peso (si intende la tara,<br />

quin<strong>di</strong> il dato del libretto<br />

più 75kg) non superiore<br />

a 55 kilowatt per tonnellata,<br />

ma sempre con un<br />

limite massimo <strong>di</strong> 70kw<br />

(95cv). La legge, già introdotta<br />

nel 2007, venne<br />

successivamente mo<strong>di</strong>ficata<br />

numerose volte in<br />

quanto il testo originale,<br />

in pratica, lasciava ai neopatentati<br />

la possibilità<br />

<strong>di</strong> guidare grossi SUV, ma<br />

non piccole utilitarie. L’ul-<br />

a cura <strong>di</strong> Enrico TONINELLI (IVAs)<br />

tima mo<strong>di</strong>fica del 13 agosto<br />

2010 è quella definitiva<br />

entrata in vigore il 9<br />

febbraio 2011.<br />

Secondo i nostri politici la<br />

causa principale degli incidenti<br />

stradali causati dai<br />

giovani è la “cavalleria” a<br />

<strong>di</strong>sposizione del neopatentato.<br />

Nulla <strong>di</strong> più sbagliato.<br />

La colpa <strong>di</strong> un incidente<br />

ad alta velocità<br />

non è certo la macchina<br />

che, essendo troppo<br />

potente, va troppo<br />

veloce. Il problema<br />

sta nel conducen-<br />

te. Le auto che rispettano<br />

questi rapporti<br />

inoltre hanno<br />

una velocità massima<br />

che arriva tranquillamente<br />

oltre i 150km/h,<br />

quin<strong>di</strong> gli incidenti causati<br />

dall’alta velocità non <strong>di</strong>minuiranno<br />

affatto. Questo<br />

limite <strong>di</strong> potenza è<br />

valido solo per un anno,<br />

quin<strong>di</strong> dopo un anno <strong>di</strong><br />

pratica il neopatentato<br />

può tranquillamente condurre<br />

una qualsiasi vettura,<br />

ma non è affatto automatico<br />

che un ragazzo<br />

dopo solo un anno non<br />

possa più commettere errori<br />

alla guida.<br />

Un altro problema non<br />

da poco è la <strong>di</strong>fficoltà che<br />

Au<strong>di</strong>Ê A1 5 stelleeuroncap<br />

(non rispetta il rapporto <strong>di</strong><br />

55kw/t)<br />

questa nuova legge impone<br />

a molte famiglie. Se<br />

per esempio una famiglia<br />

possiede un’autovettura<br />

familiare, il cui rapporto<br />

potenza peso sia superiore<br />

a 55, il figlio che prende<br />

la patente, si ritrova a<br />

casa un’auto che non può<br />

guidare. A questo punto<br />

ha due possibilità: o rinuncia<br />

a guidare per un<br />

anno, perdendo così la<br />

possibilità <strong>di</strong> fare pratica<br />

fresco dalle varie lezioni<br />

<strong>di</strong> guida o compra un’auto<br />

che sod<strong>di</strong>sfi le norme<br />

<strong>di</strong> legge. In questo periodo<br />

<strong>di</strong> crisi un’ auto nuova<br />

non è una spesa da poco,<br />

considerando anche bollo,<br />

assicurazione e altri<br />

costi extra, oppure per<br />

risparmiare si acquista<br />

un’auto usata, più vecchia<br />

e meno sicura.<br />

La gamma <strong>di</strong> auto nuove<br />

che un neopatentato può


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

76<br />

marzo 2011<br />

guidare è pari al 10% circa<br />

delle vetture presenti<br />

sul mercato. Questa restrizione<br />

colpisce anche<br />

alcune importanti marche<br />

che hanno un’importante<br />

parte del loro mercato<br />

de<strong>di</strong>cato ai giovani<br />

automobilisti come Mini<br />

(che <strong>di</strong> modelli che rispettano<br />

i limiti imposti ne ha<br />

solo 3) Au<strong>di</strong> (che propone<br />

solo la A3, un solo motore<br />

e la scelta tra 3 o 5 porte)<br />

Lancia (che propone solo<br />

la Ypsilon con un motore<br />

<strong>di</strong>esel e uno benzina) Alfa<br />

Romeo (stessa situazione<br />

dell’Au<strong>di</strong>, ma solo in versione<br />

3 porte per la MiTo)<br />

76<br />

e molte altre. Fortunatamente<br />

alcune marche<br />

come Fiat o Renault propongono<br />

<strong>di</strong>verse auto. Il<br />

paradosso è che molte<br />

vetture sicure sono escluse<br />

mentre le auto che nei<br />

crash test hanno ricevuto<br />

una valutazione molto<br />

bassa (tra le quali molte<br />

auto cinesi, rumene o in<strong>di</strong>ane,<br />

non certo costruite<br />

secondo i severi standard<br />

europei) rispettano il famoso<br />

rapporto.<br />

Ma allora come fare?<br />

Come ridurre il numero <strong>di</strong><br />

incidenti stradali?<br />

È molto semplice. Se il<br />

problema consta nel-<br />

la velocità basta inserire<br />

nell’auto un limitatore<br />

elettronico che viene<br />

tolto dal concessionario<br />

non dopo uno, ma dopo<br />

tre anni dall’acquisto della<br />

vettura. Un limitatore<br />

elettronico non danneggia<br />

le parti meccaniche<br />

dell’auto e non si tratterebbe<br />

<strong>di</strong> una mo<strong>di</strong>fica costosa.<br />

Se il problema invece<br />

riguarda la guida in<br />

stato <strong>di</strong> ebbrezza la soluzione<br />

più semplice è<br />

l’installazione <strong>di</strong> un etilometro<br />

che consente<br />

l’accensione della macchina<br />

solo se il risultato<br />

del test è negativo.


FALCONEXPRESS<br />

77<br />

Fu Bobby Charlton,<br />

stella del Manchester<br />

United dal<br />

1954 al 1963, ad attribuire<br />

a questo sta<strong>di</strong>o il soprannome<br />

<strong>di</strong> “Theatre of<br />

dreams”.Lo sta<strong>di</strong>o venne<br />

iniziato nel 1909 ed inaugurato<br />

l’anno dopo. Il costo<br />

totale fu <strong>di</strong> 60.000<br />

sterline, immensa cifra<br />

che fece valere ai <strong>di</strong>avoli<br />

rossi l’appellativo <strong>di</strong> “Money<br />

bags united”. La partita<br />

inaugurale, del 19<br />

Febbraio 1910, non fu favorevole<br />

alla squadra <strong>di</strong><br />

casa in quanto essa perse<br />

4 a 3 contro il Liverpool.<br />

Esso è situato nel quartiere<br />

<strong>di</strong> Trafford della Greater<br />

Manchester, ad 800 m<br />

dall’Old Trafford Cricket<br />

Ground e dalla Metrolink<br />

<strong>di</strong> Manchester.Appena<br />

superato dal nuovo sta<strong>di</strong>o<br />

<strong>di</strong> Wembley(trattato<br />

nello scorso articolo), è il<br />

secondo sta<strong>di</strong>o in Inghilterra<br />

per capienza con i<br />

suoi 76.216 posti a sedere<br />

raggiunti dopo l’espansione<br />

dello sta<strong>di</strong>o. Lo<br />

77<br />

old trafford<br />

Continua il nostro viaggio nelle Cattedrali del calcio internazionale<br />

a cura <strong>di</strong> <strong>Giovanni</strong> GERVASIO e Michele CHIARI (IVBs)<br />

sta<strong>di</strong>o presenta una copertura<br />

<strong>di</strong> 58.5 m che è<br />

la più grande d’Europa e<br />

in seguito alle ristrutturazioni<br />

degli anni novanta e<br />

degli anni duemila sono<br />

state aggiunte le gra<strong>di</strong>nate<br />

della North, West e<br />

East Stands,che hanno<br />

contribuito ad incrementare<br />

la capacità dello sta<strong>di</strong>o.<br />

La West Stand è conosciuta<br />

anche come la<br />

parte dello sta<strong>di</strong>o in cui si<br />

concentra il tifo più caldo<br />

del Manchester United,<br />

famosa anche come Stratford<br />

End. Fu bombardato<br />

durante la seconda guerra<br />

mon<strong>di</strong>ale e per questo<br />

motivo restò inagibile<br />

dal 1941 al 1949. Durante<br />

questo periodo i “Red<br />

Devil” furono costretti a<br />

con<strong>di</strong>videre lo sta<strong>di</strong>o con<br />

il Manchester City,altra<br />

squadra della città. Il “Teatro<br />

dei Sogni”, mentre lo<br />

sta<strong>di</strong>o <strong>di</strong> Wembley veniva<br />

ristrutturato, ha ospitato<br />

numerose partite <strong>di</strong><br />

FA cup, e anche della nazionale<br />

inglese, comprese<br />

quelle del campionato<br />

del mondo del 1966 vinto<br />

dall’ Inghilterra stessa e<br />

l’europeo del 1996. Ospiterà<br />

inoltre alcune partite<br />

dell’Olimpiade <strong>di</strong> Londra<br />

2012. E’ inutile parlare<br />

dell’ importanza <strong>di</strong> que-<br />

sto sta<strong>di</strong>o e dei gran<strong>di</strong><br />

giocatori che lo hanno<br />

calcato. Si va da campioni<br />

del calibro <strong>di</strong> Bobby<br />

Charlton a George Best,<br />

da Ryan Giggs a Cristiano<br />

Ronaldo, scusandoci<br />

con le numerose altre<br />

leggende che non abbiamo<br />

menzionato. E ora lettori,<br />

lasciateci ricordare<br />

una grande notte per il<br />

calcio italiano( e mostrare<br />

pure la nostra fede milanista…anche<br />

se uno<br />

scrittore dovrebbe essere<br />

imparziale!!!!). All’Old<br />

Trafford infatti si <strong>di</strong>sputò<br />

la finale <strong>di</strong> Champions<br />

League del 2003 che vide<br />

affrontarsi le squadre italiane<br />

del Milan e della Juventus<br />

decisa ai calci <strong>di</strong><br />

rigore. In quella fantastica<br />

notte infatti proprio<br />

lì, al “Teatro dei sogni”,<br />

Shevchenko con quell’ultimo<br />

rigore permise a tutti<br />

i milanisti del mondo<br />

<strong>di</strong> realizzare il proprio sogno,<br />

<strong>di</strong>ventare campioni<br />

d’Europa e a Paolo Mal<strong>di</strong>ni<br />

<strong>di</strong> alzare per il Milan<br />

la sesta coppa “dalle<br />

gran<strong>di</strong> orecchie” che <strong>di</strong> lì<br />

a pochi anni avrebbe alzato<br />

nuovamente. Ecco<br />

ora abbiamo veramente<br />

terminato,a presto e mi<br />

raccomando… continuate<br />

a seguirci!


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

78<br />

marzo 2011<br />

Earvin Johnson<br />

jr., noto<br />

come MagicJohnson,statunitense,<br />

considerato<br />

uno dei più<br />

gran<strong>di</strong> giocatori<br />

della<br />

storia <strong>di</strong><br />

questo<br />

sport. Il<br />

soprannomeMagic<br />

deriva dalla<br />

sua bravura sul<br />

campo <strong>di</strong> gioco: lo<br />

conquistò ai tempi<br />

del liceo, dove cominciò<br />

ad affermare il suo stile <strong>di</strong><br />

gioco spettacolare.<br />

Come gran parte dei<br />

giocatori dell’Nba, Magic<br />

prima <strong>di</strong> approdare<br />

fra i professionisti giocò<br />

nell’NCAA, la lega statunitense<br />

del basket universitario.<br />

Qua cominciò<br />

a conquistarsi la fama <strong>di</strong><br />

campione, e <strong>di</strong>venne in<br />

breve tempo il leader in<strong>di</strong>scusso<br />

della squadra<br />

degli Spartans, cioè Michigan<br />

State, portandola<br />

nel 1979 alla vittoria nella<br />

finale del campionato National<br />

Collegiate Athletic<br />

Association (NCAA) contro<br />

i Sycamores della In<strong>di</strong>ana<br />

State University,<br />

78<br />

magic johnson:un campione senza tempo<br />

Storia <strong>di</strong> uno dei più gran<strong>di</strong> campioni della pallacanestro mon<strong>di</strong>ale<br />

a cura <strong>di</strong> Sebastiano CORRADINI e Matteo FERRO<br />

guidati da un’altra futura<br />

stella, Larry Bird. Ancora<br />

oggi la finale del 1979 tra<br />

Mi- chigan e<br />

In<strong>di</strong>ana rimane<br />

la partita<br />

<strong>di</strong> college<br />

più vista<br />

della storia<br />

del campionato.<br />

L’anno seguente<br />

passò alla NationalBasketballAssociation<br />

(NBA) come<br />

prima sceltaassoluta<br />

del Draft<br />

I Red Hot Chili Peppers,<br />

rock band losangelina,<br />

gli de<strong>di</strong>cano una canzone<br />

dell’album Mother’s Milk<br />

(1989)Ê intitolandola<br />

proprioÊ MagicÊ Johnson.<br />

NBA, atteso come pochi<br />

giocatori universitari prima<br />

e dopo <strong>di</strong> lui.<br />

Molti temevano che Magic<br />

potesse in un certo<br />

senso “sgonfiarsi” all’impatto<br />

con la lega professionistica<br />

(che avvene nel<br />

1980), fatto che accadeva<br />

(e accade tuttora) a molti<br />

promettenti giocatori<br />

universitari. Al contrario,<br />

però, Johnson sfruttò<br />

l’occasione per fare il definitivo<br />

salto <strong>di</strong> qualità,<br />

affermandosi già al suo<br />

primo anno come un elemento<br />

<strong>di</strong> grande spicco,<br />

riuscendo ad inserirsi in<br />

un team ricco <strong>di</strong> storia e<br />

stelle e molto competitivo.<br />

Riuscì al suo primo<br />

anno tra i professionisti<br />

a guadagnarsi un posto<br />

da titolare nella squadra<br />

dell’Ovest dell’Nba All<br />

Star Game dove, giocando<br />

con i migliori giocatori<br />

dell’epoca, riuscì a vincere<br />

anche il premio <strong>di</strong> MVP<br />

(Most Valuable Player)<br />

della partita. Vinse inoltre<br />

il campionato <strong>di</strong> quell’anno<br />

e il premio MVP delle<br />

finali, il premio per il miglior<br />

giocatore delle finali,<br />

quando ad<strong>di</strong>rittura<br />

giocò la sesta gara <strong>di</strong> finale<br />

contro i Philadelphia<br />

76ers ricoprendo il ruolo<br />

<strong>di</strong> centro al posto dell’infortunato<br />

capitano Kareem<br />

Abdul-Jabbar. La sua<br />

prestazione fu memorabile,<br />

specie considerando<br />

che si trattava del suo primo<br />

anno in NBA: totalizzò<br />

42 punti, 15 rimbalzi,<br />

7 assist e 3 palle rubate.<br />

Nessun altro giocatore è<br />

mai stato MVP delle finali<br />

nell’anno <strong>di</strong> debutto.<br />

Con Magic, i Lakers vincono<br />

in totale cinque campionati<br />

1980, 1982, 1985,


FALCONEXPRESS<br />

79<br />

1987 e 1988. Per tre<br />

anni, Magic vince l’NBA<br />

MVP Award (il premio<br />

per il giocatore dell’anno<br />

della National Basketball<br />

Association),<br />

nel 1989 e 1990. Sono gli<br />

anni d’oro del cosiddetto<br />

“Show Time”: ogni partita<br />

a Los Angeles registrava<br />

il tutto esaurito, con la<br />

folla che si combatteva la<br />

possibilità <strong>di</strong> veder Magic<br />

giocare. Si confermò in<br />

questi anni un giocatore<br />

rivoluzionario e completo,<br />

pronto per essere utilizzato<br />

in ogni ruolo, anche<br />

se è come playmaker<br />

che ha lasciato un segno<br />

indelebile nella storia della<br />

NBA e della pallacanestro<br />

mon<strong>di</strong>ale.<br />

Il 7 novembre 1991 il<br />

mondo del basket e dello<br />

sport mon<strong>di</strong>ale è scosso<br />

da una notizia tremenda:<br />

Magic Johnson<br />

annuncia inaspettatamente<br />

il suo ritiro, dopo<br />

essere risultato positivo<br />

al test HIV.Dopo le sue<br />

battaglie sul campo da<br />

gioco, Magic continua a<br />

lottare anche fuori, partecipando<br />

attivamente alla<br />

lotta contro il virus che<br />

aveva prematuramente<br />

messo fine alla sua carriera,<br />

impegnandosi in raccolte<br />

<strong>di</strong> fon<strong>di</strong> con la “Magic<br />

Johnson Foundation”,<br />

per la ricerca scientifica,<br />

e conducendo campagne<br />

<strong>di</strong> sensibilizzazione,<br />

che ebbero un forte effetto<br />

grazie alla notorietà ed<br />

alla stima <strong>di</strong> cui godeva<br />

l’ex-campione NBA.<br />

79<br />

La carriera <strong>di</strong> Magic, però,<br />

non termina così. Qualche<br />

mese dopo il suo annuncio,<br />

torna in campo<br />

a grande richiesta per<br />

l’All Star Game dove viene<br />

eletto MVP dopo una<br />

grande partita con<strong>di</strong>ta da<br />

25 punti e il solito gioco<br />

spettacolare. Viene inoltre<br />

selezionato per prender<br />

parte a quello che <strong>di</strong>venterà<br />

famoso come il<br />

leggendario Dream Team<br />

originale, vincendo l’oro<br />

olimpico ai Giochi della<br />

XXIII Olimpiade, Barcellona<br />

1992, insieme a due<br />

altre leggende della pallacanestro,<br />

gli amici Michael<br />

Jordan e Larry Bird.<br />

Dopo le Olimpia<strong>di</strong>, Magic<br />

scatenò la gioia dei suoi<br />

ammiratori annunciando<br />

la sua intenzione <strong>di</strong> tornare<br />

a giocare, firmando<br />

un nuovo contratto<br />

nel settembre del 1992,<br />

sempre con i Los Angeles<br />

Lakers: non giocò però<br />

mai, anche perché alcuni<br />

giocatori, spaventati dalla<br />

possibilità <strong>di</strong> ferite e infezioni,<br />

manifestarono preoccupazione<br />

nel dover<br />

giocare con un giocatore<br />

sieropositivo.<br />

Nel 1994 allenò per un<br />

breve periodo i “suoi” Los<br />

Angeles Lakers, non riuscendo<br />

però a evitare l’eliminazione<br />

dai playoffs. Il<br />

bilancio complessivo fu <strong>di</strong><br />

solo 5 vittorie contro 16<br />

sconfitte.<br />

Nel Gennaio del 1996 tornò<br />

davvero in campo, ovviamente<br />

sempre con<br />

i Lakers, giocando tut-<br />

to il finale <strong>di</strong> stagione e i<br />

playoffs nel ruolo <strong>di</strong> ala<br />

grande, <strong>di</strong>mostrando <strong>di</strong><br />

esser capace, come un<br />

tempo, <strong>di</strong> ricoprire ancora<br />

tutti i ruoli nonostante<br />

i quasi 37 anni. Il definitivo<br />

ritiro arrivò dopo l’eliminazione<br />

al primo turno<br />

dei Playoffs 1996, alimentato<br />

anche da <strong>di</strong>ssi<strong>di</strong> interni<br />

con alcuni giocatori<br />

(tra cui Nick Van Exel, su<br />

cui la società aveva deciso<br />

<strong>di</strong> investire come playmaker).<br />

Le sue statistiche parlano<br />

da sole: 6559 rimbalzi,<br />

10141 assist, 17707 punti<br />

(me<strong>di</strong>a <strong>di</strong> 19.5 punti per<br />

partita). Per tre volte fu il<br />

miglior marcatore dei Lakers,<br />

1987, 1989, 1990, e<br />

due volte il miglior rimbalzista,<br />

nel 1982 e 1983.<br />

Il suo stile rispecchiava<br />

la sua personalità altruista,<br />

creando un gioco<br />

spettacolare e ricco <strong>di</strong><br />

passaggi “no-look” (senza<br />

guardare il giocatore<br />

cui si passa la palla) e fantasiosi.<br />

Nel corso della stagione<br />

1995-96 i Lakers hanno ritirato,<br />

in segno <strong>di</strong> riconoscenza<br />

e <strong>di</strong> gratitu<strong>di</strong>ne, il<br />

suo numero <strong>di</strong> maglia, il<br />

32, che non indosserà più<br />

nessuno. Dopo il suo ritiro,<br />

Johnson è stato inserito<br />

nella prestigiosa Basketball<br />

Hall of Fame, il<br />

“tempio” del basket, a<br />

memoria <strong>di</strong> questo campione<br />

senza tempo, che<br />

tanto aveva fatto sognare<br />

la gente <strong>di</strong> Los Angeles e<br />

<strong>di</strong> tutto il mondo.


ALCONEXPRESS<br />

ALCONEXPRESSF<br />

80<br />

marzo 2011<br />

80<br />

previsioni per i mesi <strong>di</strong> marzo ed aprile<br />

a cura <strong>di</strong> Rachele VILLANI (VBs)


FALCONEXPRESS<br />

81<br />

81


Direttore responsabile<br />

Antonio CIRIGLIANO<br />

Vice<strong>di</strong>rettore<br />

Fabrizio COPERTINO<br />

Direttore e<strong>di</strong>toriale<br />

Joned SARWAR<br />

Direttore marketing<br />

Francesco PASINI<br />

Caporedattore<br />

Michele ROMANI<br />

Redazione<br />

Antonio CIRIGLIANO<br />

Fabrizio COPERTINO<br />

Joned SARWAR<br />

Francesco PASINI<br />

Michele ROMANI<br />

Enrico TONINELLI<br />

Alessandro SPANO<br />

Rapporto<br />

con il territorio<br />

e con le Istituzioni<br />

Francesca ZALTIERI<br />

Grafica<br />

Letizia DOSSENA<br />

Paolo MONEGATTI<br />

Davide SORESINA<br />

Fotografia<br />

Alice FERRO<br />

Correzione bozze<br />

Dipartimento <strong>di</strong> Lettere<br />

FXP - Falcone express<br />

anno IV - numero 0 - febbraio 2011<br />

Organo <strong>di</strong> stampa ufficiale<br />

dell’<strong>Istituto</strong> “<strong>Giovanni</strong> FALCONE”<br />

via Saccole Pignole, 3<br />

46041 Asola (Mn)<br />

tel. 0376.710423 - 710318<br />

fax 0376.710425<br />

e-mail redazionefxp@iisfalcone.it<br />

Reg. Trib: <strong>di</strong> Mantova n. 2292/07 del 17/05/2007<br />

Dirigente scolastico: Gianna DI RE<br />

Firme<br />

Cristina AGAZZI<br />

Giulia ANELLI<br />

Paola ANTICO<br />

Veronica ARBOSCELLI<br />

Angelo BADINELLI<br />

Laura BAROZZI<br />

Cinzia BERTOLETTI<br />

Michele BERTOLETTI<br />

Davide CAGNATA<br />

Bianca CAZAMIR<br />

Blerta CELISLAMI<br />

Michele CHIARI<br />

Antonio CIRIGLIANO<br />

Fabrizio COPERTINO<br />

Sebastiano CORRADINI<br />

Ruth DECARLI<br />

Eliana FASANI<br />

Simona FEDERZONI<br />

Matteo FERRO<br />

Michelle GALLI<br />

Elisa GERMINIASI<br />

<strong>Giovanni</strong> GERVASIO<br />

Jacopo GHIDINI<br />

Francesca GHIO<br />

Francesca GROSSI<br />

Azra HASANI<br />

Corinne INGLESE<br />

Rosalba LE FAVI<br />

Alessandro MAGNANI<br />

Davide MICHELONI<br />

Alessio MONTEVERDI<br />

Sara MORBINI<br />

Sara MORENI<br />

Carlo NEVIANI<br />

Manisha PARMAR<br />

Francesca PASQUALI<br />

Francesco PASINI<br />

Francesca PASQUALI<br />

Martina RAMPONI<br />

Benedetta RAVAGNA<br />

Nicola RIZZIERI<br />

Michele ROMANI<br />

Ermanno Andrea ROSA<br />

Micol ROSA<br />

Joned SARWAR<br />

Francesca SAVIOLA<br />

Federica SODA<br />

Sara TEBALDINI<br />

Enrico TONINELLI<br />

Silvia TONINI<br />

Giulia TOZZO<br />

Massimo TOZZO<br />

Bruno TRATTA<br />

Benedetta TURCATO<br />

Alessandra VARONE<br />

Rachele VILLANI<br />

Hanno contribuito alla<br />

realizzazione e alla promozione<br />

<strong>di</strong> FXP<br />

Dirigenza<br />

Segreteria<br />

Personale ATA<br />

Responsabile della<br />

<strong>di</strong>stribuzione<br />

Marco HAJDARI<br />

Stampe<br />

Arti Grafiche Chiribella SAS<br />

Bozzolo (Mn)

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