febbraio - Konrad

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febbraio - Konrad

n.173 febbraio distribuzione gratuita il mensile del vivere naturale

chi vuole il rigassificatore? / nuove strategie di rinnovamento urbano

case piu `

efficienti / le liberalizzazioni dei farmaci di fascia c

slow medicine / srečno novo leto / un bene senza fine


Questo numero di Konrad è dedicato al Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio ed ai volontari

della Sezione Appassionati dei Trasporti dell’Associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste,

affinché vengano superate tutte le attuali difficoltà ed il Museo possa svilupparsi e vivere ancora a

lungo, come polo culturale indispensabile alla vita della città.

SoMMario

3 Chi vuole il rigassificatore?

4 Nuove strategie di rinnovamento urbano

5 La verità sulle liberalizzazioni

dei farmaci di fascia C

6 Case più efficienti

7 Da Itaca a VEA: un'odissea per tanti professionisti

8 Piatto ricco mi ci ficco

9 Libri: Ieri

9 50 mm

10 L'elogio del moralismo

11 C'era c'è e ci sarà una volta

12 Siamo tutti intelligenti: Statistiche

12 Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche

13 Rubrika.pika.si: Srečno novo leto

14 Un bene senza fine

15 Diritti umani: le sfide del nuovo anno

15 Lavaggio dei meridiani e riequilibrio dei chakra

16 I trattamenti intensivi di CTS

18 Slow medicine

19 Rischia di chiudere

il Museo Ferroviario di Trieste

19 No al nuovo stabulario a Trieste

20 Cinema

Dai viaggi nel tempo agli intrighi della politica

21 Teatri di confine

La cotogna di Rumiz

La libertà di Azade

Danceproject tra acqua e miti

22 Musica: Yane

Crispino e la comare

23 Il generale inverno e il pane sotto la neve

24 Alimentazione: Mangia poco e vivrai a lungo

25 Storie di uomini, animali e fiori di Bach

25 "Cani invisibili": aiutiamoli a sopravvivere

26 Colonna vertebrale: La Pseudo Sciatica

27 Brevi

28 Gli appuntamenti di febbraio

konrad 173 - febbraio 2012

Konrad

Mensile di informazione

di Naturalcubo s.n.c.

Redatto dall’Associazione Konrad

via Corti 2a - 34123 Trieste

Fax 1782090961

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Aut. Trib. di Udine n. 485

del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste

Direttore editoriale:

Roberto Valerio

Direttore responsabile:

Dario Predonzan

Pubblicità:

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Hanno collaborato:

Beatrice Achille, Maria Grazia Beinat, Nadia

e Giacomo Bo, Giulia Canziani, Stefano

Cattinelli, Michele Colucci, Stefano Crisafulli,

Giorgio Dendi, Marco Esposito, Giorgia Facis,

Eleonora Gardos, Alessandro Giadrossi,

Francesco Gizdic, Luisella Pacco, Giuliano

Prandini, Riccardo Ravalli, Riccardo Redivo,

Lino Santoro, Tanja Seganti, Marco Segina,

Marco Segulin, Lucia Sirocco, Gianni Ursini,

Barbara Žetko.

Progetto grafico

e impaginazione:

Erratacorrige, Trieste

www.erratacorrige.org

2 konrad febbraio 2012

Stampa:

Tip. Villaggio del Fanciullo - Opicina Trieste

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editoriale

chi vuole il rigassificatore?

Strane manovre sul progetto di GasNatural sul Piano Regolatore del Porto

Più o meno dalla campagna elettorale per le comunali e provinciali della primavera

scorsa, si è diffusa a Trieste la convinzione che il rigassificatore proposto

da GasNatural non sarà costruito. è bastato che alcuni politici locali di centrosinistra

(compresi quelli favorevoli fino a poco prima), si dichiarassero contrari.

E che anche alcuni di centro-destra facessero lo stesso. Mentre altri, come l’ex

sindaco Dipiazza, accanito sponsor del rigassificatore, semplicemente evitavano

di parlarne…

Tutto bene, quindi? Mica tanto. Perché GasNatural non ha rinunciato affatto

all’idea e alcuni mesi fa ha consegnato il progetto definitivo, sollecitando la convocazione

della conferenza dei servizi (coordinata dalla Regione), che dovrebbe

rilasciare l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto.

Del resto, GasNatural ha in mano il (vergognoso) decreto VIA favorevole rilasciato

nel luglio 2009 dai ministri dell’ambiente, Prestigiacomo, e dei beni culturali,

Bondi. Superato – bene o male – quello scoglio, manca appunto solo l’ok della

conferenza dei servizi.

Contro il decreto VIA pendono però vari ricorsi al TAR del Lazio: degli ambientalisti

(WWF, Legambiente e Greenaction) e dei Comuni di Muggia, Dolina e Capodistria,

cui si è aggiunto di recente anche il Governo sloveno. Manca qualcuno?

Certo, manca il Comune di Trieste. Strano, perché il sindaco Cosolini e l’assessore

all’ambiente Laureni ripetutamente sui media si erano dichiarati contrari al

rigassificatore. Non solo: il WWF aveva subito chiesto alla neo insediata giunta

comunale di intervenire al TAR in appoggio ai ricorsi di ambientalisti e Comuni.

Nessuna risposta.

Nelle direttive per il nuovo piano regolatore comunale (PRGC), votate lo scorso

ottobre, è stato inserito però un emendamento che esclude nuovi impianti a

rischio di incidente rilevante – tra cui anche il rigassificatore – dal territorio comunale.

Emendamento scritto da Legambiente e proposto dal consigliere Andolina,

perché la Giunta non ci aveva pensato...

Purtroppo non basta. Nella conferenza dei servizi il Comune di Trieste sarà infatti

uno dei tanti enti convocati (insieme alla Regione, l’Autorità portuale, la Capitaneria

di Porto, i Vigili del Fuoco, la Provincia, ecc.) ed il suo voto contrario, se

isolato, otterrebbe l’unico risultato di far mancare l’unanimità. La decisione finale

spetterebbe allora alla Giunta regionale, favorevole da sempre al rigassificatore

(ma in campagna elettorale Tondo & c. hanno evitato di parlarne…). Il suo ok

farebbe anche variante automatica al PRGC, se questo contenesse norme

contrarie all’insediamento dell’impianto. Però il PRGC vigente (detto per inciso

è quello del sindaco Illy, approvato nel ‘97) non contiene nulla del genere: se ne

accenna solo nelle direttive del nuovo piano, che sarà adottato – ben che vada –

tra un anno e mezzo.

Servirebbe perciò un’azione di lobbying del Comune di Trieste verso gli altri

partecipanti alla conferenza dei servizi, per mettere in luce le tante lacune e manipolazioni

negli studi di GasNatural e nella procedura VIA. Ambientalisti e Tavolo

Tecnico della UIL-Vigili del Fuoco hanno offerto da tempo la propria collaborazione

alla Giunta comunale: chissà se l’offerta sarà accolta?

La Regione protegge gli interessi di GasNatural

Storiella istruttiva. Lo scorso novembre, appreso della consegna in Regione del

progetto definitivo del rigassificatore, WWF e Legambiente chiedevano – in base

alle norme sulla trasparenza – di averne una copia. Risposta negativa del direttore

del Servizio energia della Regione, arch. Pietro Giust, in quanto “sussiste…

la necessità di tutelare gli interessi intellettuali, industriali e commerciali della

Società GasNatural”. Viva la sincerità! Gli ambientalisti, poiché il Comune aveva

ricevuto copia del progetto dalla Regione, si rivolgevano allora all’assessore

Laureni, il quale aveva verbalmente dichiarato ad alcuni di loro di essere pronto a

divulgare il progetto. Sennonché, ricevuta la richiesta ufficiale, Laureni … la girava

alla Regione, cioè allo stesso arch. Giust di cui sopra. Facile immaginare l’esito.

Il progetto di GasNatural è poi stato consegnato agli ambientalisti dal Comune di

Muggia: meglio tardi che mai.

Il neoministro dell’ambiente e il PRP

Nel Governo Monti il ministro dell’ambiente è Corrado Clini, fino al giorno prima e

per lunghi anni direttore generale di quel ministero. E, come tale, responsabile di

3 konrad febbraio 2012

la vignetta di colucci

quello che il ministero ha fatto. Compresa la gestione della procedura

VIA sul rigassificatore di Trieste, conclusa con il citato decreto

del luglio 2009. Perché i decreti sono firmati dai ministri, ma sono

i funzionari che li preparano (magari ispirati da qualcuno?) e glieli

fanno firmare…

Intervistato dal PICCOLO a fine dicembre, sulla compatibilità tra

il rigassificatore e lo sviluppo di traffici portuali, Clini dichiarava:

“Dipende dalle decisioni che l’Autorità portuale intende prendere per

lo sviluppo del porto. Posso dire che abbiamo bisogno di un Piano

energetico per capire, a livello nazionale, quanto gas ci serve. Ci

sono pipeline e altri progetti, per cui credo che dovremo sicuramente

capire qual è il ruolo che vogliamo dare all’Italia. Vogliamo farne un

hub per smistare il gas in eccesso? Si tratta di scelte strategiche”.

Spetterebbe proprio al Governo, di cui Clini fa parte, dotarsi del Piano

energetico per fare queste scelte “strategiche”. E solo dopo averle

fatte, decidere sui singoli progetti. L’idea del ministro pare sia invece

quella di lasciare che sia l’Autorità portuale di Trieste a togliere le

castagne dal fuoco.

La quale Autorità ha già espresso, nella gestione Boniciolli, un parere

favorevole sul progetto di GasNatural in sede di procedura VIA.

Parere mai smentito dalla successiva gestione Monassi.

Il rigassificatore, si è appreso dalla stampa (!), è previsto nel nuovo

Piano regolatore portuale (PRP), adottato nella primavera 2009.

Curiosamente, però, la procedura VIA sul PRP, obbligatoria per legge,

è partita – in segreto! – verso la fine di dicembre 2011. Perché

solo allora? Fonti anonime dell’Autorità portuale hanno dichiarato al

PICCOLO che nella prima fase di questa procedura sarebbero stati

consultati vari enti, compreso il WWF. Ma il WWF non lo sapeva…

Non è difficile, a questo punto, capire chi vuole il rigassificatore a

Trieste e manovra – obliquamente e nell’ombra – perché lo si faccia.

Dario Predonzan


nuove strategie di rinnovamento urbano

Intervista a Marco Svara, pianificatore urbano, che il 20 gennaio 2011 ha

presentato insieme a Marco Barbariol, laureato in architettura, MANI-

FETSO2020: un gruppo che oggi riunisce giovani studenti, ricercatori e

professionisti con formazioni e percorsi lavorativi eterogenei il cui fine è

la realizzazione di progetti utili al miglioramento della qualità della vita

triestina.

Com’è nato MANIFETSO2020?

Un giorno di dicembre del 2010 io e Marco Barbariol ci siamo rivisti

a Trieste dopo che ciascuno di noi aveva intrapreso un percorso di

formazione in Italia e all’estero. Ci siamo chiesti: piuttosto che aprire un

altro studio di progettazione, perché non mettiamo le competenze che

abbiamo acquisito a disposizione della comunità? Ed ecco nato MANI-

FETSO2020.

Perché avete deciso di tornare a Trieste?

Crediamo che Trieste abbia grandi potenzialità, nonostante i “no se pol”.

Ci sono tantissime risorse di vario tipo. Parlo soprattutto di un imponente

substrato di conoscenza e di gente che ha voglia di fare. Questa gente

ha solo bisogno di essere connessa e stimolata a lavorare assieme. Le

idee non mancano, ma in questa città si tende a lavorare da soli: è la città

delle identità, ognuno vuole mantenere il proprio nome e difficilmente si

mette in gruppo. Noi crediamo invece che attraverso il lavoro di gruppo

le idee possano concretizzarsi. Questi processi dal basso rappresentano

il futuro dal momento che l’amministrazione pubblica possiede risorse

limitate. Abbiamo instaurato un ottimo rapporto con le istituzioni perché

da quando è nato MANIFETSO2020 non abbiamo chiesto soldi né agevolazioni.

Ci siamo presentati ed abbiamo messo a disposizione le nostre

competenze per cercare di migliorare questa città. Da lì è nato un dialogo

propositivo. Pensiamo che sia arrivato il momento di fare politica in un

altro modo, senza partiti, ma cercando di fare concretamente qualcosa di

positivo per la città. L’importante è cercare geometrie tali da creare una

situazione win-win, in cui tutti ci guadagnano qualcosa.

Quindi cosa avete deciso di fare?

La prima mossa è stata quella di distribuire un questionario rivolto a ragazzi

tra i 18 e i 30 anni in cui chiedevamo di immaginare Trieste nel 2020

come prima città per qualità della vita a livello europeo. Che cosa era

successo? Abbiamo chiesto di individuare una problematica che era stata

risolta per arrivare a quel risultato e come era stata risolta. Quindi abbiamo

esteso il questionario agli over 30. Tutti hanno sottolineato la necessità

di progetti che puntino sui giovani, che trattino di occupazione, lavoro,

impresa e che si concentrino sulle aree inutilizzate o sottoutilizzate.

A cosa vi sono serviti questi sondaggi?

Grazie al fondamentale aiuto della SWG, una delle società di sondaggi

più famose d’Italia, abbiamo analizzato criticamente i risultati. Il nostro

non era un ragionamento del tipo “se la popolazione chiede più panchine

allora tempestiamo la città di panchine”. Abbiamo invece cercato di capire

le ragioni profonde delle istanze che venivano proposte per progettare

strumenti capaci di dare inizio a trasformazioni a catena.

Qual’è stato il passo successivo?

La creazione dei primi 5 progetti di MANIFETSO2020. Uno degli elementi

emersi dal sondaggio era la mancanza di eventi culturali. Trieste in realtà è

piena di eventi, spettacoli teatrali, mostre, concerti. Il problema è che vengono

pubblicizzati poco o in modo non adeguato. Abbiamo allora pensato

alle Proiezioni Culturali, ovvero la proiezione sulle pareti cieche di alcuni

edifici pubblici del programma di tutto quello che c’è da fare a Trieste.

Uno dei momenti del workshop con i ragazzi delle scuole superiori.

4 konrad febbraio 2012

Ormai le email e gli inviti su Facebook sono tantissimi e non li si guarda

nemmeno più, in questo modo invece chi passa vicino alle proiezioni può informarsi

in maniera facile e veloce. Contemporaneamente abbiamo creato il

programma radiofonico Si può fare!, in onda su Radio Fragola ogni martedì

dalle 17 alle 18. Ogni settimana un ospite presenta un’idea per un progetto

che riguarda Trieste, solitamente per il recupero di un edificio inutilizzato

o sottoutilizzato, in modo da dare visibilità al progetto e trovare le risorse

che mancano per la sua realizzazione. M2020COLLECTIVE invece è una

piattaforma multimediale per la sponsorizzazione a livello internazionale

degli artisti e creativi locali (http://cargocollective.com).

Finora ci sono stati risultati concreti?

Tre fra gli ospiti che finora hanno partecipato al programma radiofonico

sono stati ricontattati. Un buon risultato, tenendo conto del fatto che si

tratta di una radio locale e di un programma nuovo. Due artisti interni a

M2020COLLECTIVE hanno inoltre venduto alcune loro opere.

Avete anche lavorato con ragazzi molto giovani in uno dei vostri progetti.

Analizzando i risultati del sondaggio per la fascia tra i 18 e i 20 anni

abbiamo cercato di capire quali fossero le loro problematiche e speranze

nei confronti della città. è emerso che questa fascia d’età è terrorizzata

da quello che succederà una volta finita la scuola superiore e non si sente

pronta a fare una scelta universitaria o ad entrare nel mondo del lavoro.

Così abbiamo pensato di raccontare loro in maniera molto informale,

come fossimo i fratelli più grandi, cosa può succedere una volta usciti

dalla scuola superiore scegliendo un percorso piuttosto che un altro. Da

qui è nato il quarto progetto, un workshop inserito all’interno del processo

di Agenda 21 Locale per la Scuola promosso dall’ I.T. Max Fabiani.

Attraverso questo strumento abbiamo raccontato concretamente ai

ragazzi cosa succede nel momento in cui si decide di diventare architetti,

di intraprendere la strada dell’università e così via. Il workshop inoltre si

sposava in pieno con la volontà della scuola di recuperarsi degli spazi:

abbiamo infatti proposto di far lavorare alcuni ragazzi degli ultimi anni

provenienti dal Max Fabiani, dalla Scuola Edile-Edilmaster e dall’ I.T. Ziga

Zois ad un progetto di recupero del vecchio alloggio del custode, uno

spazio inutilizzato di circa 60 metri quadri localizzato al piano terra della

scuola. Ogni gruppo di ragazzi era seguito da un giovane tutor fin dall’inizio

del percorso di progettazione. Si lavorava dalle 8 alle 16:30 con un’ora

di pausa. Nelle prime 2 ore due persone esterne venivano a raccontare la

loro esperienza lavorativa, dopodiché si cominciava il lavoro di progettazione

vero e proprio. I ragazzi hanno quindi organizzato un’esposizione

dove hanno presentato i progetti dei singoli gruppi valutati da una giuria

composta da rappresentanti delle Istituzioni, degli Istituti Scolastici e

del team del MANIFETSO2020. Il progetto vincitore è in fase di analisi

tecnico-attuativa da parte degli uffici competenti della Provincia di Trieste

(proprietaria dell’immobile).


Come hanno reagito i ragazzi a questa iniziativa?

è successa una cosa molto bella mentre si pranzava alla mensa della

scuola: i ragazzi di quarta ci pregavano di riproporre il progetto per loro

l’anno prossimo. Ed abbiamo intenzione di farlo. L’ultimo progetto invece,

quello più forte, è il Catalogo degli Spazi-Opportunità che si articola

in tre fasi. In un primo momento (ancora in corso) raccoglieremo tutti i

dati relativi a spazi inutilizzati o sottoutilizzati di Trieste. Forniremo delle

schede con parametri molto precisi in funzione di un loro recupero nelle

quali indicheremo il grado di ristrutturazione necessario e i dati tecnici.

Nella seconda fase tutti coloro che stanno cercando uno spazio dove

inserire un’attività ci manderanno la loro idea per il recupero edilizio di

uno di questi spazi unitamente alla pianificazione della gestione economica

dell’attività. Verranno infine scelte le idee più coerenti con le linee

di sviluppo urbano delle amministrazioni locali e quelle maggiormente

Si è parlato molto, in questi ultimi tempi, della liberalizzazione

dei farmaci di fascia C, prevista dall’art. 32

contenuto nella manovra di dicembre del Governo

Monti, poi abilmente modificato e ridimensionato dai

parlamentari più “influenzati” dalle lobby che rappresentano

i titolari di farmacia.

Per fare un po’ di chiarezza spieghiamo cosa sono i

farmaci di fascia C: sono i medicinali che possono essere

venduti solo su presentazione di ricetta medica

ma a totale carico dell’assistito, cioè “a pagamento”

o, per meglio intenderci, “non mutuabili”. Se fosse

passata la versione originale dell’art. 32 avremmo

potuto trovarli presso i farmacisti che lavorano nelle

parafarmacie e nei “corner” dei supermercati, assieme

ai farmaci da banco già liberalizzati nel 2006 dalla

Legge Bersani. I vantaggi per il pubblico sarebbero

stati due: il primo economico, il prezzo dei medicinali liberalizzati avrebbe

potuto essere scontato e si sarebbe creata una concorrenza che, come è

successo per i farmaci da banco, avrebbe fatto diminuire i prezzi. Il secondo

vantaggio è quello del servizio perchè sarebbe aumentato il numero dei

punti vendita.

La campagna avviata dai titolari di farmacia contro questa liberalizzazione

– al di là di ovvi motivi di difesa di privilegi e rendite di posizione unici nel

campo delle professioni – si è svolta con la diffusione di una incredibile serie

di informazioni strumentalizzate e false, con raccolte di firme e pagine sui

giornali destinate a disinformare la gente. Ecco cosa abbiamo letto sui

volantini e sulle pagine dei giornali:

Abbiamo letto che questa liberalizzazione avrebbe favorito soltanto le

famigerate “coop rosse”; nulla di più falso; l’85% dei punti vendita aperti

dal 2006 dopo la Legge Bersani sono parafarmacie di proprietà di farmacisti,

laureati ed abilitati come i titolari di farmacia.

Abbiamo letto che i farmaci sarebbero stati venduti nelle pizzerie e

nei negozi di frutta e verdura; assolutamente impossibile perché non

hanno i requisiti necessari e nessuno di questi esercizi sarebbe disposto ad

assumere un farmacista.

Abbiamo letto che ci sarebbero state offerte di “viagra” 3 x 2”; Impossibile

perchè la legge prevede che nelle farmacie e nelle parafarmacie i medicinali

non possono essere soggetti a offerte promozionali, sono permesse

solo per il parafarmaco.

Abbiamo letto che le parafarmacie non hanno gli strumenti ed i controlli

per conservare i farmaci; al contrario, in questi esercizi, per legge,

ci sono già gli strumenti per la conservazione dei medicinali e sono soggetti

alle stesse verifiche da parte dell’Azienda Sanitaria e dei NAS come nelle

farmacie; inoltre sono già obbligati alle procedure di farmacovigilanza e

al sistema di segnalazioni di farmaci ritirati e revocati.

Abbiamo letto che ci sarebbero stati “decessi per abuso di farmaci”;

questa è la bugia più grossa; al centro della sicurezza per il cliente non

ci sono i “muri” tra i quali si acquista un farmaco ma c’è la professionalità di

5 konrad febbraio 2012

capaci di garantirsi un auto-sostentamento economico fin dal primo

giorno di attività. Riuniremo quindi intorno allo stesso tavolo gli ideatori

con i proprietari dell’immobile e con una serie di potenziali investitori e

stakeholders locali.

Che tipo di riscontro state ricevendo rispetto al Catalogo?

La comunità di persone che ci seguono e ci scrivono dimostrazioni di

interesse cresce costantemente in maniera quasi esponenziale.

Per verificare di persona basterà collegarsi alla pagina Facebook di

MANIFETSO2020 o al sito ufficiale www.manifetso2020.com!

Giorgia Facis

la verità sulle liberalizzazioni dei farmaci di fascia C

personale laureato ed abilitato dallo Stato. Trattandosi

poi di farmaci soggetti a ricetta medica il “naso di Pinocchio”

si allunga: se il medico prescrive un farmaco

su una ricetta che vale per 10 confezioni in 6 mesi,

il vincolo della prescrizione medica e la presenza di

un farmacista non permetterebbero alcun abuso, le

10 confezioni potrebbero essere acquistate in una o

10 farmacie diverse così come in 5 farmacie e in 5

parafarmacie, il numero di confezioni non cambia.

Abbiamo letto che i farmacisti nelle parafarmacie

non offrono le stesse garanzie; falso anche questo;

un farmacista che ha lavorato per 20 anni in farmacia

non può diventare pericoloso per i clienti nella sua

parafarmacia perché la sua laurea, il suo Esame di

stato e la sua iscrizione all’ordine professionale sono

rimasti immutati.

Abbiamo letto che le farmacie avrebbero dovuto licenziare 18.000

persone; puro terrorismo psicologico, è stato stimato che questa liberalizzazione,

che prevedeva solo una parte dei medicinali di fascia C (erano esclusi

stupefacenti e psicofarmaci), avrebbe causato una perdita mensile di 380,00

euro per farmacia.

Abbiamo letto che situazioni simili non si riscontrano negli altri paesi

europei e nemmeno in America; oltre ad essere falso è un paragone assudo,

mentre in Italia con questa liberalizzazione qualsiasi farmaco sarebbe

comunque passato nelle mani di un farmacista, in molti paesi europei, per

esempio, il paracetamolo viene venduto nelle drogherie e la c.d. “pillola del

giorno dopo” non ha obbligo di ricetta; quest’ultima, negli Stati Uniti, viene

venduta nei supermercati, basta essere maggiorenni.

Per concludere: quando vi propongono qualsiasi petizione informatevi, c’è

sempre qualcuno che, con lo strumento della disinformazione, raccoglie

firme a suo esclusivo vantaggio, senza farsi scrupolo di prendere in giro la

gente.

Vediamo cosa cambia ora con il nuovo Decreto sulle liberalizzazioni.

Cancellata definitivamente la fascia C, il nuovo Decreto prevede che venga

abbassato il cosiddetto “quorum”, cioè il rapporto numerico tra farmacie e

abitanti; questo rapporto è stato fissato – salvo modifiche delle ultime ore–

ad una farmacia ogni 3000 abitanti, con la previsione dell’apertura di 5000

nuove farmacie in tutta Italia; naturalmente “sulla carta” perché, tenendo

conto delle farmacie “soprannumerarie” già presenti e delle sedi già in

attesa di assegnazione, il numero verrà molto ridimensionato. Altra novità è

l’eliminazione dei vincoli dell’orario di apertura.

La cosa incredibile è che alle farmacie non va bene neanche questo: è già

stata minacciata una serrata per il 2 febbraio; eppure i loro rappresentanti si

arrabbiano quando nelle trasmissioni televisive vengono accusati di essere

chiusi a qualsiasi cambiamento; ma se “non cambiare nulla” non equivale

a “chiusura”, e se sostengono di non essere una “casta”, come potrebbero

essere definiti?

Marco Esposito


Case più efficienti’

La convenienza della riqualificazione energetica dell'edilizia

Si è svolto a Trieste il 27 ottobre un interessante

convegno promosso dalla Camera di Commercio su:

Nuove energie per vecchi edifici – Ristrutturare in

modo efficace la nostra casa.

Oltre ai tecnici dell’Agenzia Provinciale per l’Energia

di Udine, centrale era la relazione dell’ing. Oscar

Stuffer, dello studio Solarraum di Bolzano. Lo abbiamo

intervistato.

Quali sono le basi normative e strategiche - europee

e nazionali – per l’uso razionale dell’energia

nell’edilizia?

In primo luogo la Direttiva europea 2002/91/CE sul

rendimento energetico in edilizia, recepita in Italia dal

D. Lgs. 109/8/2005 n. 192. Ancora più importante la

Dir. 2010/31/UE sugli edifici a quasi consumo zero,

obiettivo da raggiungere entro 2020. Ogni Paese

membro deve ora recepirne le indicazioni, ma alcuni

stanno già anticipando in tempi: la Francia ha già fissato

l’obiettivo al 2015 e il Belgio al 2016. Chi si attiverà

prima di altri, avrà quindi un vantaggio concorrenziale

sul mercato. Per i cittadini, è importante capire che

il percorso verso una sempre maggiore efficienza

energetica ormai è tracciato. L’obiettivo strategico è

sia ambientale (minori emissioni inquinanti e di “gas

serra”), sia di ridurre la bolletta energetica e la dipendenza

dalle importazioni di gas e petrolio, rivolgendosi

soprattutto alla fonte energetica più sicura e pulita: il

sole. Senza dimenticare che le scelte di oggi, nell’edilizia,

avranno conseguenze – positive o negative – per

decenni a venire.

Lei viene dalla Provincia di Bolzano, all’avanguardia

in Italia per il sostegno al risparmio energetico

nell’edilizia, grazie soprattutto all’Agenzia KlimaHaus/

CasaClima. A cosa si deve questo primato?

è stato un mix di varie situazioni. La Provincia di Bolzano

vive molto di turismo, attirato soprattutto dalle

bellezze naturali. C’è quindi da tempo una grande

sensibilità,a tutti i livelli, per la protezione dell’ambiente.

Bisogna poi citare l’ing. Norbert Lantschner, che

è il “padre” dell’Agenzia CasaClima, e l’assessore

provinciale all’urbanistica, natura, paesaggio, agenzia

per l’ambiente, le acque e l’energia, il dott. Michl Laimer.

La scelta vincente è stata quella di comunicare

in modo semplice e chiaro per tutti i concetti sull’uso

efficiente dell’energia. Il successo è poi dovuto al

fatto che la certificazione CasaClima è emessa da

un ente indipendente (l’Agenzia è proprietà al 100%

della Provincia), non è emessa cioè da un tecnico

privato con scopi commerciali.

Quali risultati sono stati ottenuti finora, nella vostra

Provincia, in termini di risparmio complessivo di

combustibili fossili?

L’Agenzia ha calcolato che gli edifici CasaClima,

rispetto a edifici classici sull’intero territorio nazionale

portano a un risparmio annuo di 10 milioni di litri di

petrolio, cioè 21.000 tonn/anno di CO . L’obiettivo

2

futuro è nel Piano Clima della Provincia, con 10 raccomandazioni

da attuare entro il 2050: tra queste c’è

6 konrad febbraio 2012

l’ulteriore potenziamento dell’efficienza energetica

(recepimento della Direttiva 2010/31 già citata),

ma anche la fornitura “ecosociale” di energia. Si

tratta di creare cioè un’agenzia pubblica, incaricata

di fornire energia rinnovabile, a costi sostenibili

per tutti, residenze e settori produttivi. Anche altre

regioni europee si stanno attrezzando con gli stessi

obiettivi.

Molti sono convinti che sia assai più facile e conveniente

attuare interventi di risparmio energetico

negli edifici di nuova costruzione, anziché in quelli

esistenti. È davvero così?

Ovviamente nell’edificio nuovo il risparmio energetico

è più facilmente programmabile, perché tutti i

prodotti e i materiali sono nuovi e possono essere

scelti liberamente. Nell’esistente si interviene su

materiali e strutture già in opera. Siccome però il

futuro del settore immobiliare è la riqualificazione

dell’esistente, le tecnologie in sviluppo si stanno

adattando benissimo a tutte le situazioni che si

possono incontrare sull’esistente. Questo trend si

amplificherà nei prossimi decenni e forse a breve

si potrà dire che un intervento di riqualificazione

sull’esistente è altrettanto facile di un intervento sul

nuovo. Già oggi però, con le attuali incentivazioni,

la riqualificazione energetica dell’esistente è più

conveniente rispetto all’intervento sul nuovo.

Quali risultati si possono ottenere, in termini percentuali

sulla quantità di combustibili fossili consumati,

con interventi sugli edifici esistenti?

Ogni edificio è differente dagli altri, ma raggiungere

un risparmio energetico del 70% è relativamente

facile e conveniente, ma anche raggiungere il 90%

è tecnicamente possibile e in futuro sarà sempre

più appetibile economicamente, grazie all’evoluzione

tecnologica dei materiali.

I costi d’investimento dovuti alle tecnologie e ai

materiali necessari per un elevato livello di risparmio

energetico si ripagano con la riduzione dei consumi

di combustibili fossili. In quanto tempo, mediamente?

Sull’intervento medio di riqualificazione energetica,

alle condizioni attuali i tempi di rientro medi sono di

12 – 24 anni (a volte meno). Va però tenuto conto del

fatto che la durata dell’intervento edilizio è di almeno

30 anni. Va poi anche considerato che la riqualificazione

aumenta il valore intrinseco dell’edifico.

Esistono esempi di interventi di risparmio energetico

su edifici esistenti, che riguardino grandi condomini,

i quali in molte città rappresentano la maggior parte

dello stock edilizio? Se sì, è stato difficile ottenere il

consenso dei diversi proprietari?

Occorre ovviamente il consenso di tutti i proprietari,

per modificare ad es. le facciate di un condominio.

Probabilmente il legislatore interverrà, prevedendo

che sia possibile intervenire sulle parti comuni anche

a maggioranza e non con l’unanimità. Si sta già

lavorando in questo senso.


Per fortuna, la sensibilità su questi temi sta crescendo e già diversi

interventi di riqualificazione su condomini sono stati attuati sia a Bolzano,

sia altrove. Del resto, l’esperienza concreta del miglioramento del confort

abitativo, da parte di chi ha già realizzato interventi del genere, è decisiva

nell’ottenere il consenso anche di altri.

Fino a che punto è possibile intervenire su edifici di pregio storico e

architettonico, spesso anche vincolati?

Ogni edificio fa storia a sé. Solo il 2% del patrimonio edilizio italiano è

totalmente vincolato, mentre in molti casi sono vincolate solo alcune

parti dell’edificio, ad es. le facciate, mentre nell’interno si può intervenire

liberamente.

Le aziende ed i tecnici che operano nell’edilizia in Italia, sono sufficientemente

preparati nelle tecnologie e dei materiali per la riqualificazione

energetica?

Certificazione energetica in Friuli Venezia Giulia

Da ITACA a VEA: un’odissea per tanti professionisti

Nel 2004 il gruppo di lavoro interregionale in materia di bioedilizia istituito

presso l’Istituto per la Trasparenza, l’Aggiornamento e la Certificazione

degli Appalti – ITACA, sotto il coordinamento della Regione Friuli Venezia

Giulia, elaborava il «Protocollo ITACA per la valutazione della qualità

energetica ed ambientale degli edifici». Questo strumento

a livello nazionale rappresentava un metodo

particolarmente innovativo, che analizzava per la

prima volta in una visione sistemica, sia gli aspetti

energetici, sia quelli ambientali degli edifici.

Da ITACA ebbe origine VEA, e nell’estate del 2010

con Decreto del Presidente della Regione 199/

Pres. del 25 agosto 2010 veniva istituita in Friuli

Venezia Giulia la figura del certificatore VEA; ovvero

di un professionista legittimato all’emissione di un

certificato di Valutazione della qualità Energetica e

Ambientale degli edifici (certificato indispensabile

per poter vendere o locare gli immobili), con il fine

dichiarato di rendere il nostro patrimonio immobiliare

energeticamente efficiente.

Questo esperto, secondo le norme regionali, doveva essere un tecnico

abilitato che, in aggiunta alla propria preparazione professionale, fosse in

possesso di un “attestato di frequenza relativo a specifici corsi di formazione,

con superamento di esami finali, svolti dalla Regione Friuli Venezia

Giulia e dall’Agenzia Regionale per l’Edilizia Sostenibile s.r.l. (ARES).”.

Si può ben comprendere come, in tempi di crisi, per gli operatori del settore

edilizio (architetti, geometri, ingegneri, periti, ma anche dottori forestali o

geologi) il nuovo ambito della certificazione della sostenibilità energeticoambientale

degli edifici, potesse apparire un’interessante opportunità

professionale .

Così, non appena ARES, società totalmente partecipata dalla Regione con

l’obiettivo di promuovere la sostenibilità edilizia, unica autorizzata a gestire

il protocollo VEA, aprì le iscrizioni al primo di questi corsi di formazione,

l’ interesse da parte degli operatori del settore fu ingente. In pochi giorni i

posti disponibili nelle quattro Province furono rapidamente coperti anche

da tanti giovani, benché l’iscrizione a entrambi i moduli (certificazione

energetica e certificazione ambientale degli edifici) non fosse propriamente

economica (costo totale 1.608 Euro) e l’impegno fosse considerevole (144

ore di lezione in aula)

I corsi però si rivelarono ben presto di scarsa qualità, sia per contenuti e

organizzazione, sia per qualità del corpo docente, al cui interno coesistevano,

a parere di chi scrive, insegnanti di alta levatura e insegnanti assolutamente

inadeguati al ruolo.

7 konrad febbraio 2012

Per operare bene in questo settore, è necessario che tutti gli operatori

(progettisti, imprese esecutrici, artigiani, ecc.) collaborino tra loro e siano

aperti mentalmente per assorbire le nuove tecnologie e applicarle. Ciò

non si ottiene con un corso di pochi giorni, ma con un’esperienza protratta

nel tempo. Anche perché l’evoluzione delle tecnologie è rapidissima,

mentre per decenni l’edilizia è rimasta sostanzialmente ferma dal punto di

vista tecnologico. Serve insomma un iter formativo continuo e l’applicazione

al progetto dall’inizio alla fine.

Uno sguardo al futuro?

Il futuro, nell’edilizia, sarà rappresentato da edifici che produrranno più

energia (sotto forma di elettricità) di quella che consumano. In questo

modo, potranno diventare fornitori di energia per le auto elettriche, contribuendo

così a risolvere anche il problema del consumo energetico e delle

emissioni inquinanti nel settore dei trasporti.

D. P.

Se a questo aggiungiamo la continua incertezza sulla data effettiva

dell’entrata in vigore dell’obbligo della certificazione, possiamo facilmente

comprendere la ragione dei due ricorsi al TAR del Friuli Venezia Giulia

proposti dall’Ordine degli ingegneri delle Province di Trieste, Pordenone,

Udine e Gorizia e dal Collegio dei geometri

e periti industriali di Trieste, Udine, Gorizia e

Pordenone, con i quali si chiedeva l’annullamento,

previa sospensiva, dei provvedimenti

normativi istitutivi della figura del certificatore

VEA.

Senza entrare nel merito della discussione

fra chi ritiene che la certificazione energetica

e ambientale di un edificio costituisca un

importante passaggio verso la sostenibilità

degli interventi edilizi e chi, al contrario, non

riconosce alcun ruolo all’efficienza energetica

di un edificio e considera pertanto l’attestato

un inutile balzello o un mero appesantimento

burocratico nel mercato immobiliare, spiace

constatare che comunque la Regione non è stata in grado di portare a termine

il cammino intrapreso con il protocollo ITACA ed ha comunque avuto

la presunzione di organizzare e gestire corsi di specializzazione sull’utilizzo

di uno strumento che non è evidentemente ancora utilizzabile.

Quello che sconcerta, infine, è l’ambiguità del ruolo di coloro che hanno

frequentato il corso e di coloro che hanno già conseguito l’abilitazione, in

quanto la Regione, prevedendo che i ricorsi potessero oggettivamente essere

accolti (vista un’analoga sentenza del TAR della Puglia) ha abrogato

gli articoli del regolamento che riguardavano la figura del certificatore VEA.

Sembrano quindi quasi di scherno, per chi ha frequentato e lautamente

pagato i corsi di abilitazione ARES, i titoli che appaiono sull’Homepage

della società regionale e che comunicano enfaticamente i “nominativi

dei professionisti partecipanti al corso di formazione sulla certificazione

energetica e sulla certificazione ambientale VEA degli edifici, che hanno

superato l’esame finale con esito positivo”.

Poco sotto, in grassetto infatti campeggia la scritta:

“Si sottolinea il fatto che i professionisti in elenco non sono gli unici professionisti

che possono redigere le certificazioni energetiche o le certificazioni VEA”

E ancora di più sbigottisce la notizia che la legge regionale n.184 (finanziaria

2012) ha disposto nell’articolo 6 comma 127, che per compravendite e

locazioni non è più necessario il certificato VEA...

Lucia Sirocco


Piatto ricco mi ci ficco

Il sito inquinato d'Interesse Nazionale di Trieste

Nel 1949 venne istituita la zona industriale di Trieste. Dagli anni cinquanta

agli anni settanta, a Zaule si realizzarono interramenti e bonifiche idrauliche

dell’area paludosa della Valle delle Noghere, utilizzando materiali

provenienti dallo sbancamento degli originari promontori e macerie

prodotte dai bombardamenti dell’ultima guerra, ma anche rifiuti inerti e

pericolosi. L’uso dell’area come discarica

di rifiuti, di ceneri e di residui delle lavorazioni

industriali (aree ex Esso e ex Aquila,

stabilimento siderurgico di Servola, cementificio)

ha causato la contaminazione di suolo,

sottosuolo e acque sotterrane. Dai risultati

delle indagini di caratterizzazione–ovvero

la ricerca dell’inquinamento– il suolo risulta

contaminato da idrocarburi alifatici e policiclici

aromatici e metalli, ma anche da diossine e

furani, PCB, amianto, fitofarmaci e fenoli. A

livello superficiale sono presenti delle falde

sospese, in cui si ritrovano gran parte degli

inquinanti percolati dai terreni, costituite da

acque meteoriche che si infiltrano fino a una profondità di 1,5-3 m. Le

falde idriche che si ritrovano ad una profondità maggiore di 40 metri sono

protette da strati limo-argillosi che ne tutelano le caratteristiche qualitative.

In mare sfociano due torrenti: il Rio Ospo e il Rosandra, che trasferiscono

in mare inquinanti provenienti anche dall’entroterra sloveno.

Il Sito inquinato di Interesse Nazionale di Trieste individuato con il

d.m.468/2001, e finanziato inizialmente con 23,2 miliardi di lire, è ubicato a

sud-est della città nei Comuni di Trieste e di Muggia e confina ad est con il

Comune di Dolina. La perimetrazione è stata definita con d.m. 24/02/2003.

Secondo il classico piatto ricco mi ci ficco le dimensioni del SIN sono

state probabilmente estese a dismisura, per usufruire dei finanziamenti.

L’area copre complessivamente 1700 ha, 500 a terra, nella quasi totalità

all’interno dell’area dell’Ente Zona Industriale di Trieste (EZIT), e 1200 a

mare, con uno sviluppo costiero di 10,5 km.

L’Ezit è il soggetto unico individuato dalla Regione FVG per coordinare la

caratterizzazione della parte in terraferma del Sito. Ha il compito di raccogliere

i documenti dei piani e i dati delle caratterizzazioni già eseguite,e far

verificare all’Arpa la loro validità. In base al D.Lgs. 152/2006 è obbligatorio

eseguire l’analisi di rischio sito specifica (ovvero la verifica con modelli

di tipo matematico del rischio per la salute umana dell’eventuale contaminazione

di alcune aree). L’assenza di rischio dovrebbe permettere lo

svincolo di alcune aree. Nel SIN sono attive 353 aziende.

Il trattamento delle acque di falda dovrebbe essere realizzato da Sogesid

S.p.A. (società pubblica), a cui è anche affidata l’analisi di rischio e la

bonifica dei suoli nelle aree pubbliche. La caratterizzazione attualmente

copre circa il 70% della superficie a terra. Nel novembre del 2009 la

TESECO S.p.A ha concluso la bonifica di una porzione di un’area dell’ex

raffineria Aquila con trattamento sul posto e utilizzo o rimozione e smaltimento

del terreno contaminato.

Il Piano di caratterizzazione dello specchio acqueo inserito entro il perimetro

del SIN è stato affidato all’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica

applicata al Mare (Icram ora Ispra) nel 2004. La sua attuazione spetta

all’Autorità Portuale di Trieste. Esclusivamente gli interventi su aree pub-

8 konrad febbraio 2012

bliche inquinate da insediamenti pubblici

sono finanziabili con risorse regionali

e/o nazionali. I fondi disponibili sono

quelli della linea d’azione del Programma

operativo regionale, Fondo europeo

di sviluppo regionale, del Programma

attuativo regionale, Fondo aree sottoutilizzate e del Programma nazionale

di bonifica (dm 468/2001). Gli interventi su aree private sono interamente

a carico dei proprietari, che devono eseguire la caratterizzazione, l’analisi

di rischio e l’eventuale bonifica. Circa il 60% delle aziende ha completato

la caratterizzazione. Sono ancora da investigare 133 ha nell’area a terra

del SIN.

La Regione con uno stanziamento 15 milioni

di euro ha affidato all’Ezit di elaborare

ed eseguire il piano complessivo di caratterizzazione

dell’intera area secondo griglie

e criteri omogenei. Il piano deve essere

approvato dalla Conferenza di servizi del

Ministero dell’Ambiente, e dovrebbe essere

pronto entro aprile 2012.

Il 14 giugno 2011 si è tenuta in Regione

una riunione del Tavolo di lavoro istituzionale

sul SIN in cui sono state esplicitate

le azioni da intraprendere riguardanti il

completamento dell’attività di caratterizzazione

e l’esecuzione dell’analisi di rischio sull’intero sito. Finora è stata

effettuata la ricognizione preliminare, una stima dei costi di caratterizzazione,

la verifica e l’aggiornamento del data base, la verifica dei diversi

fondi disponibili o accessibili (UE, nazionale, regionale, locale). L’avvio è

previsto per maggio/giugno 2012 e la fine per maggio/giugno 2013. Per

la validazione dei dati da parte dell’Arpa saranno necessari altri 5 mesi. E

successivamente, in seguito ai risultati dell’analisi di rischio, si procederà

alla definitiva riperimetrazione del Sin con i siti effettivamente inquinati,

da sottoporre alla bonifica o alla messa in sicurezza permanente. Esiste

un progetto Ezit di una barriera di contenimento lungo tutta la linea di

costa del SIN per evitare che le acque della falda superficiale continui a

inquinare l’ambiente marino.

è in gestazione il quindicesimo accordo di programma fra tutti gli enti

coinvolti dai ministeri agli enti e alle autorità locali. I contenuti delle precedenti

14 ipotesi di accordo di programma avevano provocato la contrarietà

delle associazioni degli artigiani, delle piccole e medie imprese e degli

industriali per l’obbligo di sottoscrivere atti transattivi con la remissione

delle azioni di danno ambientale, prima di individuare le aree effettivamente

inquinate, per la restituzione agli usi legittimi delle aree in caso di

analisi di rischio favorevoli. Per tutti gli interventi di bonifica e di riqualificazione

il fabbisogno finanziario è di 350 milioni di euro, di cui quasi 240

dovrebbero arrivare dalle transazioni.

La riperimetrazione del sito per il recupero di parte dell’attuale SIN per

attività produttive innovative è sostenuta dall’attuale ministro dell’ambiente

Clini. La Green Economy potrebbe creare nuova occupazione. L’obiettivo

è quello di riconnettere il Sistema Trieste ovvero realizzare il trasferimento

tecnologico dalla ricerca applicata alle imprese e mettere in rete i molti

centri di ricerca (Sissa, Ictp, Ogs, Università), l’Area Science Park e il

tessuto di piccole e medie aziende presenti e di altre che potrebbero essere

attirate sull’ ampio territorio reso disponibile dopo gli interventi di bonifica. Si

prefigura l’istituzione di un commissario per accelerare questa prospettiva.

Lino Santoro


libri

IERI

“Il bianco e nero è come una struttura architettonica, rispecchia le fondamenta

del nostro essere, del nostro sentire. Potremmo paragonarlo alle

travi portanti di un edificio. Evoca l’essenza dell’esperienza vissuta. Sul

piano emotivo è, a mio parere, molto più intenso del colore. Il colore si

ferma all’apparenza delle cose. Può essere bello, delicato, meraviglioso a

suo modo, ma è totalmente diverso.”

L’ha detto Rodney Smith, considerato il maestro della fotografia surrealista,

certo riferendosi esclusivamente al suo mestiere. Ma il discorso

potrebbe applicarsi bene anche alla narrativa.

Ci sono storie a colori e ci sono storie in bianco e nero, meno belle delle

prime. Essenziali, spoglie, con un retrogusto amaro, di radice, di stortura

del destino. Sono storie che stanno sullo stomaco (mi piace, non mi piace

non conta più, si è già oltre), eppure le riprendi ugualmente dallo scaffale,

spesso, e le soppesi chiedendoti se di nuovo ti sarà necessario rileggerle.

E lo farai, e sarà un’esperienza quasi fisica, come camminare in un campo

all’alba, senza riferimenti, passi nel vuoto. Solo un brivido di umidità nella

schiena e un sasso, ogni tanto, sotto il piede.

Ieri è una di queste storie (e guarda caso, c’è una foto di Smith in copertina).

L’eccezionale brevità ne facilita la ri-ri-rilettura all’infinito e la riscoperta

ogni volta di qualcosa di nuovo e struggente tra le righe.

Romanzo, racconto, soffio, Ieri ha per protagonista Tobias Horvath, nato in

un villaggio senza nome. Dell’infanzia misera, con la mamma ladra prostituta

mendicante, ricorda poche cose, una più delle altre: quando, tra i molti

uomini che vede passare in casa, scopre quale sia suo padre (il maestro

di scuola), tenta di ucciderlo spingendo il coltello a fondo nel desiderio di

uccidere anche la madre che gli sta sotto.

Tutto il resto della sua vita è fuga. Cambia nome, sul suo passato mette una

sepoltura di bugie. Sono un orfano di guerra. I miei genitori sono morti durante

i bombardamenti. Il suo presente è noia e abitudine in un paese straniero.

Il lavoro in una fabbrica di orologi: sempre il medesimo gesto, ripetitivo, alienante.

Il sabato sera con una donna che gli è indifferente, tanto per ricordarsi

di essere uomo. La scrittura, unica passione, che lo salva e lo condanna. E

un’ossessione: quella di incontrare Line, la donna del suo destino, quella per

cui crede di essere venuto al mondo.

Oggi ricomincio la corsa idiota. Mi alzo alle cinque di mattina, mi lavo, mi

faccio la barba, mi preparo un caffè e vado, corro fino alla piazza Principale,

salgo sul bus, chiudo gli occhi, e tutto l’orrore della mia vita presente mi

salta al collo.

50 mm

Agota Kristof, Ieri

Einaudi, 2002, 96 pagine, € 10,00

Quest’uomo, la nostalgia addosso come fosse un abito. Quest’uomo, le mani in tasca, prende la

stessa strada ogni giorno, prima di andare in ufficio. Passa davanti a una casa fatiscente, la casa

dove i genitori sono stati bambini, e poi sposi, e adulti e vecchi. E dove lui stesso è nato. E gli zii, e i

nonni. Tutti, tutti sono vissuti in quella casa. Tre generazioni esistite, tre generazioni scomparse. Da

non crederci.

Passa. Si ferma. Non può evitare di farlo. Per inventarsi un gesto normale tra la gente che corre, finge

di accendersi una sigaretta, aspirando il vento. Fissa quel portone chiuso da un catenaccio, intravvede

il buio profondo dell’androne. Un’immagine che gli toglie il respiro.

Motivi di sicurezza, ma a lui hanno spezzato il cuore.

Quando il catenaccio ancora non c’era, qualche volta si concedeva di entrare, sostare un minuto nell’ombra,

ascoltare il silenzio, e nel silenzio risate lontane, schiocco di baci e rumore di posate nei piatti.

Se fosse abbastanza scaltro, se non temesse di avere guai con la polizia o di fare brutte figure, lo

farebbe ancora. Potrebbe divellere quel lucchetto, introdursi in quella casa che sente ancora profondamente

sua, con una torcia in mano salire le scale che conosce così bene, buttar giù le porte ormai

fragili di tutti gli appartamenti, accarezzare gli angoli con il fascio di luce, scendere in cantina, salire

in soffitta, recuperare le vecchie cose che nessuno ha sgomberato, soppesarle, odorarle. Trovare

un vecchio giocattolo, ridiventare bambino. L’illusione di una carezza sulla nuca. E se l’intero edificio

crollasse proprio in quel momento, sarebbe una bella fine. Tornare in famiglia.

Osserva ancora un po’ il portone serrato, ma è tardi. Deve andare a lavorare, vivere. Ripasserà domani.

Lui lo sa che lì dentro, c’è qualcuno – ci deve essere per forza ancora qualcuno – che lo aspetta.

9 konrad febbraio 2012

Ma un mattino, una giovane donna

sale sull’autobus. A quella fermata

non era mai salito nessuno. Tobias la

riconosce immediatamente: è Line,

ma non quella dei sogni malati. è la

vera Line, la compagna di scuola,

figlia del maestro, sua sorellastra...

Anche lei lavora alla fabbrica, è nuova

dell’ambiente, smarrita. Viene da

quell’altrove lontano – ha nello sguardo

l’esilio, l’erranza (i segni distintivi

dell’opera di Agota Kristof) – ma è

determinata a tornare a casa presto.

Tobias inizia a osservarla, a seguirla, a sorriderle. è l’inizio di una storia

d’amore palesemente impossibile.

Il linguaggio è scarno, secco, poco più di un graffio sulla carta bianca.

Poteva essere altrimenti? Questa storia poteva essere raccontata “a

colori”? Certo, tutte le storie, come tutti i visi di donna, possono. è il trucco

e parrucco della letteratura, è la cipria sulle parole, il fronzolo che pende

dalle frasi opulente.

Ma sarebbe stato un inganno. Ieri andava scritto così, e soltanto così, poveramente.

Agota Kristof, morta lo scorso luglio, sapeva fin dove la parola è autentica

e dove comincia a far sceneggiate. Lei non aggiungeva niente là dove

non serviva. Scrittrice discreta e umile, grandissima senza la presunzione

di esserlo, interviste stringate e poca voglia di scherzare, per tutta la vita

non ha fatto che ripeterci questo: la verità deve essere semplice, sfrondata

di tutto, nuda.

Ben altre firme hanno reso omaggio, immediatamente e ottimamente, ad

Agota che se ne andava. Questo è un saluto modesto, tardivo, un cenno

della mano, un ringraziamento per ciò che resta. Delle molte eredità, la più

preziosa è forse questa che ritroviamo in una frase di Tobias.

Quando Line, che freme per tornare in patria, avere un buon posto e un

buon futuro, gli dice Mio fratello maggiore è diventato avvocato e l’altro medico.

Ma tu hai scelto di scappare e di diventare un niente. Un operaio di

fabbrica. Perché?, Tobias le risponde: Perché è diventando assolutamente

niente che si può diventare uno scrittore.

Luisella Pacco

Inizia con questo numero la rubrica 50mm, racconti brevissimi

pensati come scatti fotografici, ritratti di un momento rubato

elle.pi


L'elogio del moralismo

Qualche mese prima della nomina dell’attuale Governo tecnico, Stefano

Rodotà, uno dei maggiori giuristi italiani, ha mandato in libreria un suo

nuovo volumetto.

Il titolo, L’elogio del moralismo, ci induce subito a sfogliarlo per comprendere

il significato che Rodotà attribuisce al termine “moralista”. Nel gergo

questa parola ormai la si collega ad una saccente pedanteria che sa di

qualunquismo e puzza di portineria. Rintona nella nostra mente l’aforisma

di Oscar Wilde per cui un uomo che moraleggia è di solito un ipocrita, una

donna che moraleggia è invariabilmente brutta.

Lo chiarisce subito, nelle prime pagine del libro, l’Autore: sono un vecchio,

incallito, mai pentito moralista. La parola mi piace, perché richiama non una

moralità passiva, compiaciuta, contemplativa o consolatoria, ma una attitudine

critica da non abbandonare, una tensione continua verso la realtà, il

rifiuto di uno storicismo da quattro soldi che, riducendo a formula abusiva

l’hegeliano “tutto ciò che è reale è razionale” spalma di acquiescenza qualsiasi

comportamento pubblico o privato. Il moralista non mugugna, non si

appaga delle barzellette antiregime. Esce allo scoperto, e non è frenato dal

timore d’essere sgradito, o sgradevole. Non si fa incantare dal realismo di

chi invoca la natura ferrigna della politica come un salvacondotto che legittima

qualsiasi azione, anche quando il tornaconto personale è l’unica molla.

Va – quindi - rifiutata l’idea dei “tutti ladri” vista come un atteggiamento

pericoloso e distruttivo che ha le sue origini proprio nella cancellazione

della moralità nella politica, anzi della politica in quanto tale.

Rodotà, anche richiamando alcuni suoi scritti dell’inizio degli anni

Novanta, ripercorre le principali tappe del deturpamento della vita civile

di questo Paese.

Morale e politica hanno perso di dialogare tra loro, sono stati considerati

due corpi separati.

Le regole sono diventate non più il prodotto di quel confronto, ma il frutto

di nudi patti di potere. Si è voluto dimostrare “visibilmente, ostentatamente

addirittura, che ogni pretesa di far valere interessi generali, logiche

non proprietarie, valori culturali, diritti dei cittadini è ormai improponibile:

e c’è spazio solo per negoziazioni, accordi, sopraffazioni magari, ma solo

tra soggetti forti, che creano essi stessi le regole, affrancati ormai da ogni

legge o codice.

L’elogio della morale è, quindi, l’elogio dell’etica pubblica che trova i suoi

riferimenti nei valori della Costituzione repubblicana.

Alla moralità che la Costituzione trasuda, sono collegati alcuni principi che

Rodotà efficacemente sottolinea.

Secondo l’art. 54 della Carta costituzionale il comportamento dei cittadini

cui sono affidate funzioni pubbliche, dev’essere improntato a disciplina e

onore.

Al potere giudiziario spettano i compiti per i quali è preposto. Tra questi

non vi sono quelli di Tribunale della classe politica. Ciò spetta al dibattito

politico, sia dentro i partiti, sia tra le contrapposte forze politiche.

Il disvalore dell’azione di un leader politico non può essere confinato a

quanto è penalmente rilevante. L’art. 54 parla di onore, dunque di etica

Stefano Rodotà, Elogio del moralismo,

Laterza, Roma – Bari, 2011, pp. 94, € 9,0

10 konrad febbraio 2012

pubblica, non di codice penale.

Un corollario di questo principio Rodotà lo rinviene nell’art. 6 del Codice

di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività

giornalistica, secondo il quale la sfera privata delle persone note o che

esercitano funzioni pubbliche, deve essere rispettata se le notizie e i dati

non hanno alcun rilievo su loro o sulla loro vita pubblica.

Democrazia non è semplicemente governo del popolo ma governo in

pubblico. Inammissibile è, pertanto, la menzogna o la pretesa di una classe

politica di non rendere conto dei propri comportamenti.

L’art. 139 della Costituzione – ce lo ricorda Rodotà - ha anch’esso un

significato ulteriore rispetto a quello apparente. Quando si dice che la

forma repubblicana non può essere oggetto di

revisione costituzionale non si vuole solamente

porre un ostacolo al ritorno alla monarchia.

Si prescrive, invece, che il sistema costituzionale,

rappresentato nei suoi principi supremi,

non possa essere sovvertito o modificato nel

suo contenuto essenziale, neppure da leggi di

revisione costituzionale.

Nel precedente Governo Berlusconi stavano

affiorando iniziative e proposte per “passare da

un sistema di scelta dei rappresentanti a uno di

investitura diretta del premier con una personalizzazione

estrema del potere che assume

inevitabilmente caratteri autoritari. Per passare

da un sistema di mediazioni istituzionali ad

uno che si organizza intorno a rapporti diretti

tra capo e popolo, e così assume una innegabile natura plebiscitaria. Si

voleva passare da un sistema di separazione dei poteri, di pesi e contrappesi

ad un sistema di concentrazione del potere che sostanzialmente

cancellava ogni forma di controllo. Si voleva passare ad un sistema dove

i circuiti istituzionali sono sostituti da quelli della comunicazione, sì che il

controllo totalitario di questi ultimi viene presentato come una necessità

perché il governo possa realizzare senza inciampi il suo programma,

con l’inevitabile conseguenza che chiunque usi i mezzi di comunicazione

per esprimere critiche venga considerato come un oppositore illegittimo

perché non accreditato dal voto popolare.

All’eversione quotidiana, a uno stillicidio di comportamenti che stravolgono

il funzionamento delle istituzioni e dell’intera vita pubblica che fanno venir

meno quella fiducia dei cittadini che rappresenta il carburante indispensabile

per il buon funzionamento della macchina democratica, si contrappone

l’intransigenza del moralista. Lui, che ancora crede che senso dello Stato e

delle istituzioni non siano un’anticaglia può, con la sua azione, in qualsiasi

contesto questa avvenga, contribuire al rafforzamento degli anticorpi democratici.

A quel moralista Rodotà ha pensato quando ha scritto questo libro.

Alessandro Giadrossi

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C'era c'è e ci sarà una volta

spunti da un libro di favole

Dacché l’uomo ha parola esiste una catena che lo unisce fatta delle sue

stesse storie e favole che assumono infinite varianti. Alla fine, o all’inizio,

ogni uomo nato è l’inizio di una storia.

Le storie presero vita con la prima forma di linguaggio ed esistono, consapevolmente

o meno, grazie al tempo, inarrestabile, che l’uomo riesce

parzialmente, e illusoriamente, a governare grazie alla memoria (con lo

stupore e l’emozione che questa riesce a procurare) di chi dalla vita le

racconta a un’altra vita che le ascolta.

Gli animali, per quanto ne sappiamo, non si raccontano storie (al massimo

si comunicano informazioni più o meno istintive) ma noi possiamo

fargliele raccontare, fingendo, certo, ma con una falsità che ci serve, ci fa

capire, ci confonde, ci incanta.

Dopo il tempo c’è il luogo, indispensabile per la loro creazione ma non per

la continuità della sua vita orale, “volante”: se non possono nascere favole

eschimesi nelle foreste del Congo, possono però esservi là raccontate.

Accolgo e consiglio calorosamente il libro di Andrea Satta per la sua idea,

antica e sempre valida, di diffondere favole, cioè storie che incantano

la mente infantile, quella che possedevamo e che facciamo sempre più

fatica a recuperare.

Satta, pediatra, musicista e scrittore, ha riunito delle storie in una più

grande che le abbraccia tutte: il suo ambu (ambulatorio pediatrico) nella

periferia di Roma accoglie storie, storie vive che hanno timori, curiosità,

dubbi, necessità con le quali, se sei almeno un po’ intelligente e sensibile,

ti è concesso il tempo di conoscere e capire (tu medico che hai la fortuna

e l’obbligo di ascoltare sintomi, che non sono altro che storie fisiche: ogni

dettaglio racconta; Non derido. Ascolto, rispetto, colloco, sorrido). E se

sei un artista cosa fai? Beh, chiedi alle mamme e ai papà di scambiarsi

storie, quelle storie, o favole, che venivano raccontate a loro prima di non

essere più solamente figli, cioè prima di diventare genitori, e le riunisci

in un libro, magari accennando ogni volta alla persona che la racconta,

e alla storia di cui è portatrice. Puoi scoprire che raccontare non serve

solamente a intrattenere ed emozionare i bambini ma a conoscere altri

genitori di altre nazionalità (l’ambu, per natura, è multietnico – a contare

sono 35 Paesi – come non lo è ancora il nostro stato) con spaccati di vita

che possono come minimo riflettersi sulla situazione presente (“’Emigrare

è un dolore e una speranza’ – mi disse una sera una mamma”) dato che

questi incontri servono a scambiare culture.

In queste fiabe, favole o storie, possiamo trovare

quella che premia la bontà, quella che finisce male,

quella che riscatta un torto, quella che affossa la

giustizia, quella fondativa di una città, quella moralista,

pedagogica, edificante etc: perché servono anche a

questo, a dire la verità.

Le favole raccontate portano aria fresca e imprevista

e ci ripetono che esistiamo, che abbiamo uno scopo e

che a un certo livello siamo tutti uguali. Per questo alcune

favole qui raccolte si assomigliano e la paternità

di una favola, di una storia non esiste, come non esiste

il nome di una rondine o di un tramonto.

La congiunzione fra le favole dei genitori e la pratica


Illustrazione di Giulia Canziani

medica del pediatra avviene nel rapporto col bambino: Io il camice non lo

uso mai, spesso mi siedo per terra, cerco l’altezza bimbo, mi diverte, ed è

proprio ciò che fanno le favole.

La prosa di Satta è onesta e semplice; se giudica lo fa chiaramente (I padri

assenti non sono padri. I padri mammi non li sopporto; Lotto contro la

medicalizzazione dell’infanzia e non è una partita facile) e si sbraccia nel

dare consigli e proporre il proprio punto di vista (Un bambino è sano finché

non è malato e non viceversa; Nessun bambino è campione, nessuno

è più bello, nessuno è migliore, nessuno, nessuno, solo ognuno è unico).

Sul sito http://www.letteratura.rai.it/articoli/andrea-satta-ci-sar%C3%A0una-volta/2811/default.aspx.

potrete trovare una presentazione, sincera e

senza pretese, dell’autore.

Ovadia scrive nell’Introduzione che saper raccontare, in qualche misura

è già saper dissipare le tenebre, ed è vero, dato che conoscersi significa

tracciare una linea di civiltà, sapere che gli altri sono esseri umani e non

numeri o cose, che possono essere di aiuto o avere bisogno e, alla fine,

sarà più difficile farsi del male. Conoscersi è la strada: credo che questa,

oltre all’incantamento, sia un po’ la finalità delle favole, che così si eternano

e si eterneranno finché ci sarà una bocca che parlerà a delle orecchie

che ascolteranno.

Elisir

di Elisabetta Turati

Trieste

Via Crispi, 17

tel 040 3480704

11 konrad febbraio 2012

Riccardo Redivo

Nota carina: nei ringraziamenti abbiamo – finalmente! – un

medico che chiede scusa ai farmacisti che sopportano la

mia grafia.

Andrea Satta

Ci sarà una volta. Favole e Mamme in Ambulatorio,

illustrazioni di Sergio Staino

testi di Dario Vergassola e Moni Ovadia,

Infinito edizioni 2011, pp. 124, € 12,00


Durante l’ultima riunione della redazione di Konrad, ci è capitato di parlare

di statistiche, e abbiamo osservato che non sempre è semplice capire

qualcosa, poiché i dati facilmente possono confonderci. Se poi i numeri

sono messi ad arte in una certa maniera, allora è quasi sicuro che interpreteremo

in maniera distorta quanto ci viene presentato.

Tante volte, al telegiornale, ci parlano dei dati di borsa, e può capitare che

ci dicano il lunedì, ad esempio, che c’è stato un calo del 10%, ma poi il

martedì un aumento del 10%, quindi la perdita del giorno precedente è

stata annullata. Nulla di più falso, giacché se fossimo partiti da un valore

simbolico di 100, con una perdita del 10% arriviamo a 90, e con un successivo

aumento del 10% (che equivale ad una crescita di 9) arriviamo

a 99, anziché a 100. La perdita è stata quindi dell’1%. Per fortuna sbalzi

del 10% non capitano mai in un giorno, ma il numero è stato scelto per

praticità nel nostro esempio.

Cito un altro esempio che forse ci può stupire. Ammettiamo che per fare

dei lavori, la nostra piscina rettangolare debba venir ridimensionata, e

un lato debba venir accorciato del 30%. Decidiamo a questo punto di

allungare l’altro lato del 40%, pensando che magari così ne guadagniamo

qualcosa. In realtà, se la piscina avesse avuto ad esempio 100 unità di

area, dopo l’accorciamento di 30% di un lato, l’area diventa di 70 unità, e

con l’allungamento di un lato del 40%, arriviamo a 98 unità, con un calo

del 2% rispetto all’inizio.

12 konrad febbraio 2012

siamo tutti intelliGenti

statistiche Il risultato appena citato forse non era previsto, ma… quando vediamo

una statistica, la controlliamo, oppure ci fidiamo? Anche il nostro quoti-

Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche

Lo psichiatra Marco Bertali ha recentemente pubblicato con la EIFIS il

dvd con libro Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche;anche con questa ulteriore

proposta editoriale Bertali continua a porsi nell’ambito dell’approccio

olistico alla salute e al bene-essere, , rimarcandone puntualmente le

oramai riconosciute evidenze scientifiche.

“Il sacro rituale dei guerrieri di Psiche” è una pratica meditativa, sia introspettiva

che espressiva, che l’autore ha elaborato nel tempo per meglio

rappresentare e testimoniare la metafora del guerriero di Psiche.

Tale metafora è stata proposta dall’autore stesso in precedenti scritti ed

in particolare nel libro

“Psichiatria come

Medicina dell’Anima”

(Macro ed.)e vuole

significare il ruolo che

ognuno può svolgere

nella sua vita quando

venga a riferirsi

all’energia a al potere

di Psiche, della propria

Anima cioè.

Il guerriero di Psiche

è colui il quale riesce

innanzitutto a trovare

autentici radicamento

e centratura interiori,

quindi ad aprirsi a

comprensione e

saggezza, infine a

donare amorevolezza

e bene-volenza a se

stesso e agli altri.

diano cittadino “Il Piccolo” qualche volta può cadere in fallo. Ecco cosa

ci ha presentato alcuni anni fa.

LA SINISTROSITÀ 2003-2004 NELLA PROVINCIA DI TRIESTE

ANNO 2003 ANNO 2004 VARIAZIONE %

Incidenti mortali 2 3 +3,4%

Incidenti con feriti 222 252 +11,9 %

Incidenti con danni 212 256 +17,2 %

Totale incidenti 436 511 +14,7%

Leggiamo la prima riga: se gli incidenti mortali passano da 2 a 3, riteniamo

che l’aumento sia stato del 50%, e non del 3,4%, come pubblicato. Anche

i dati delle righe inferiori sono tutti errati, e stranamente la percentuale è

sempre inferiore a quella esatta… avranno licenziato il proto? A parte il

fatto che il buon senso ci suggerisce di non fare statistiche su valori piccoli

(come il nostro: 2 eventi in un anno), le variazioni sono tutte come se

qualcuno dovesse fare bella figura con i dati presentati...

Qualche tempo dopo l’uscita di questa statistica, Trieste è risultata fra

le migliori città italiane per la qualità della vita… mica grazie a questa

tabella?

© Giorgio Dendi

Questi talenti animici essenziali

il guerriero di Psiche dapprima li

utilizza per attraversare i propri

intimi disagi e dolori;poi per portare

in società, in modo intenzionato,

determinato e concreto i valori

della sacralità, della spiritualità,

della trascendenza. E tutto ciò

comporta anche il doversi esporre

e contrapporre alla pervasività e

alla prevaricazione di quegli atteggiamenti

sempre più materialistici e

disanimanti di tanta parte della cultura contemporanea.

Tale atteggiamento culturale in particolare lo si vede nel tentativo,

promosso dalle multinazionali del farmaco, di far passare le sofferenze

psichiche come mera disfunzione cerebrale da trattare con molecole

chimiche impropriamente chiamate psicofarmaci(certamente non sono

buoni rimedi per Psiche, la nostra Anima);a tal proposito è da ricordare

che Bertali è anche promotore e referente di “SOS Cervello”, campagna

sociale di psicofarmaco-vigilanza(www.sos-cervello.it).

Il sacro rituale, composto da 21”passi”, attraverso l’integrazione di

momenti introspettivi con altri di espressività gestuale e vocale, ci guida

a radicarci agli ordinamenti sottili del mondo, a riconnetterci con la nostra

Anima, a portare consapevolezza ai nostri chakra(i centri psico-energetici

del nostro organismo), a far fluire le emozioni custodite nel nostro Corpo,

a sciogliere sofferenze e dolori, a risvegliare il nostro guerriero interiore,

a celebrare il senso mistico e sacro della nostra vita, a donare al mondo

Amore, giustizia, pace…

Ad integrazione degli esaurienti insegnamenti contenuti nel dvd e nel

libro allegato, l’autore è anche disponibile a tenere specifici incontri

seminariali(info@sos-cervello.it).


ubrika.pika.Si

ˇ

SRECNO NOVO LETO

Cari amici di Konrad,

essendo questo il primo

articolo del 2012 approfitto

per farvi gli auguri di buon

anno in sloveno: srečno

novo leto! (leggi ssrečno)

Felice anno nuovo!

Ma qual è il significato

dell’augurio sloveno?

Partiamo dall’ultima parola.

Leto significa anno.

Novo equivale a nuovo. Srečno è invece un aggettivo che ha diverse

sfumature di significato. Esso può essere tradotto in vari modi: felice,

contento oppure fortunato. Nel nostro caso il termine srečno equivale a

favorevole, propizio. La frase slovena racchiude in sé l’idea che l’anno

nuovo si svolga in modo favorevole. E questo, cari lettori, ve lo auguro di

cuore.

Durante le festività natalizie gli auguri sono all’ordine del giorno. Auguri in

sloveno si dice srečno (leggi ssrečno).

Poc’anzi si è visto che srečno, inteso come aggettivo, può significare

anche fortunato. Il termine srečno viene usato anche come saluto di commiato.

In italiano si potrebbe tradurre con buona fortuna.

Srečno è anche il saluto dei minatori sloveni. Chi più di loro ha bisogno

di fortuna, di sreča (leggi ssreča), nell’esplorare le gallerie alla ricerca del

prezioso minerale. Altrettanta sreča è necessaria per uscire incolumi dal

pozzo minerario.

Si è visto che leto significa anno, mesec (leggi mesez) equivale a mese.

La c slovena si legge come la z aspra presente nella parola stazione. La z

aspra si trova anche nel dialetto triestino. Il termine zivola (cipolla) contiene

infatti il medesimo suono di stazione.

è giunto il momento di analizzare i nomi dei mesi.

I mesi hanno in sloveno una doppia denominazione latina e slava. La

denominazione latina viene usata nel linguaggio corrente.

Qui di seguito trovate la denominazione latina:

italiano sloveno

gennaio januar (come j in Jesolo)

febbraio februar

marzo marec (leggi marez)

aprile april

maggio maj

giugno junij

luglio julij

agosto avgust (leggi august)

settembre september

ottobre oktober

novembre november

dicembre december (leggi dezember)

La denominazione slava è obsoleta, ma degna di un approfondimento,

in quanto ci rivela la vita dei contadini sloveni scandita dal ritmo

della natura e dal lavoro nei campi.

Prosinec (leggi prosinez) è l’antico nome sloveno che si usava per

il mese di gennaio. Il termine deriva da una parola protoslava che

originariamente significava splendere oltre. Il questo mese infatti il

sole incomincia a fare capolino da dietro le nuvole.

13 konrad febbraio 2012

Svečan (leggi ssvecian) indicava il mese di febbraio. Esso contiene la

parola sveča (leggi ssvecia) che significa candela. È molto probabile che

svečan si riferisca alla Candelora (in sloveno svečnica, leggi ssvečniza),

festa cattolica della Purificazione della Madonna che ricorre il 2 febbraio,

nella quale si benedicono le candele (sveče, leggi ssvecie).

Sušec (leggi suscez) era il mese di marzo. Suša significa aridità, siccità. Il

termine allude probabilmente alla scarsità delle precipitazioni, un evento

che condizionava il lavoro dei contadini.

Aprile veniva chiamato mali traven ovvero piccolo erboso. Trava significa

infatti erba. In aprile l'erba inizia a crescere. A maggio l'erba, la trava, è già

alta. I contadini sloveni chiamavano questo mese il grande erboso: veliki

traven.

Giugno è il mese dei fiori. Anche in questo caso la natura suggerisce il

nome del mese: rožnik. La parola deriva da roža che significa fiore (la ž si

legge come la g di gigolo).

A luglio i contadini iniziavano a falciare i campi. L'operazione si protraeva

fino al mese successivo. I lavori agricoli danno il nome ai due mesi estivi che

si chiamano rispettivamente mali srpan e veliki srpan. Questi termini derivano

da srp che significa falce. Luglio veniva chiamato il mese della piccola

falce, mentre agosto era il mese della grande falce: entrambi alludono alla

falciatura del grano nei campi.

Meno chiara è l'etimologia di settembre che anticamente si chiamava

kimavec (leggi kimavez). Questo termine deriva probabilmente da kimati che

significa annuire, sonnecchiare.

Ottobre è il mese della vendemmia. Esso veniva chiamato vinotok, una

parola composta da due termini: vino e tok. Tok significa in questo caso

corrente intesa come movimento di masse liquide in una data direzione.

Il termine vinotok potrebbe essere quindi tradotto come il mese, nel quale

scorre il vino.

Listopad era il mese di novembre. Si tratta di una parola composta da list

che significa foglia e pad che equivale a caduta. Ancora una volta ci imbattiamo

in un termine che allude alla natura e ai suoi cambiamenti. Listopad è

infatti il mese in cui cadono le foglie.

Dicembre veniva chiamato gruden. Quest'ultimo deriva da gruda che significa

zolla di terra. Con il termine gruden si intendeva probabilmente il mese in

cui le zolle di terra si congelano. La parola rimanda pertanto ai campi spogli

di colture, dove la terra è formata da zolle che si congelano a causa del

freddo. Gruden è anche un cognome molto diffuso sul Carso.

Queste espressive denominazioni slave legate, come si è visto, alla natura

e alla lavorazione dei campi, non vengono più usate nella lingua slovena.

Esse sono presenti in croato e vengno usate nella lingua corrente. Il croato

non conosce infatti la denominazione latina dei mesi. Alcune sono molto simili

a quelle slovene. Un esempio è travanj (leggi travagn) che in croato indica il

mese di aprile. Il termine contiene la parola trava che anche in questa lingua

significa erba. Travanj è quindi il mese, nel quale cresce la trava, l'erba.

Molto probabilmente anche le altre lingue slave conoscono una terminologia

dei mesi simile a questa.

Invito i lettori ad esprimere la loro opinione in merito scrivendo a: slovenosipercheno@libero.it

Bibliografia: Marko Snoj, Slovenski etimološki slovar, Ljubljana, Modrijan

založba, 2009; Giovanni Tallone, Lingua slovena grammatica di base,

Udine, Editore Aviani & Aviani, 2004 (pag. 69).

Tanja Seganti


un bene senza fine la sofferenza curiosamente appaiono reali. è

quindi un imperativo fare qualunque cosa possa

Così siamo giunti all’anno fatidico. Conosciamo perfino

la data e l’ora dell’evento: 21 dicembre, giorno del

solstizio d’inverno, che quest’anno cade (con gran gioia

dei numerologi) alle 11 e 11 minuti. Per i meno informati:

stiamo parlando della fine del mondo. È da diversi anni,

dal 1987 per l’esattezza, data di uscita del libro di José

Argüelles The Mayan Factor (uscito in Italia come Il

fattore Maya. La via al di là della tecnologia) che si parla

di questa presunta profezia maya, in realtà inventata

dallo stesso Argüelles, sulla base di una ormai celebre

iscrizione ritrovata in Messico. Ma è in quest’ultimo

decennio che è esplosa la mayamania, con metri cubi

di libri che minacciano catastrofi senza precedenti,

morte e distruzione. Da un paio d’anni a questa parte è

emersa una corrente più “morbida”, secondo la quale

non avverrebbero catastrofi, bensì quello che viene

definito un “salto quantico” nella “coscienza globale”

dell’umanità. In pratica che accada qualcosa o che non

accada nulla i profeti cadranno sempre in piedi.

Ma una cosa è certa: prima o poi la fine ci sarà.

Non sarà un discorso tanto allegro, ma è realistico.

Sicuramente la fine più vicina per ognuno di noi (2012

permettendo) è la nostra morte individuale. Successivamente

la storia insegna che tutte le civiltà antiche sono

scomparse o sono state assimilate dalle civiltà dei popoli

emergenti e vincitori. Sarebbe presuntuoso pensare

che la civiltà occidentale faccia eccezione. Ragionando

ancora più in là, la paleontologia ci insegna che tutte le

specie viventi mutano continuamente e si estinguono.

Pure le antiche razze umane e pre-umane che ci avrebbero

preceduto sono scomparse, per lasciare spazio

all’Homo sapiens sapiens, ovvero a noi. Verrà quindi

probabilmente il giorno in cui la fiaccola del “dominatore”

passerà a qualcun altro. Proiettandoci ancora più

in là nel tempo, si sa che avvengono periodicamente

eventi catastrofici di portata globale, causati dall’impatto

di grandi comete con il nostro pianeta, eventi in grado

di “resettare” la vita sulla Terra. Fra qualche miliardo di

anni lo stesso Sole comincerà a perdere colpi, e prima

di spegnersi si espanderà inghiottendo il nostro pianeta.

Infine troviamo l’appuntamento con la fine dell’Universo

conosciuto, che secondo gli astronomi potrà avvenire

in modo violento con il cosiddetto “Big Crunch” (ovvero

“grande implosione”) oppure con il lento e progressivo

spegnimento di tutte le stelle. Dopodiché potrebbe

anche nascere un nuovo universo, ma questo è un altro

paio di maniche. Per completare il quadro consideriamo

che la morte è insita nelle stesse particelle che

compongono la materia: pare che perfino il protone, uno dei mattoni più solidi

e robusti del mondo che ci circonda, non sia eterno, e alla fine della sua

lunghissima vita si dissolva in un breve lampo di energia.

Tutto questo per introdurre a una mia semplice, antica riflessione: perché

arrabattarsi tanto ad “essere buoni”, rispettare gli altri, proteggere l’ambiente,

faticare tanto per migliorare noi stessi e la società in cui viviamo se

ogni cosa finirà? Una mia risposta è che, in un mondo così precario, un

mondo che potrebbe benissimo essere un sogno o un’illusione, il dolore e

La Bottega delle Spezie

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dott. Manuela Zippo

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Nelle immagini, dall'alto in basso

– il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804)

– la nebulosa Elica, chiamata popolarmente

“Occhio di Dio”, che ci osserva da 650 anni luce

di distanza

– “Terra” e “cuore” in inglese si scrivono

quasi uguali: “earth” e “heart”. Il più semplice

e completo manuale di filosofia pulsa dentro

ognuno di noi

14 konrad febbraio 2012

evitare queste spiacevoli sensazioni a noi stessi

e agli altri.

In genere le religioni pongono l’accento sul rispetto

delle leggi divine e sulla “vita eterna” che otterranno i

virtuosi. Mi permetto due considerazioni: primo, sull’al

di là, nonostante tutto quello che se ne è parlato nei

secoli, non c’è niente di certo. Secondo punto, oserei

dire ancora più importante, fare qualcosa in vista

di una ricompensa, fosse anche l’atto più coraggioso,

fosse anche il sacrificio più folle, non mi pare

granché. Qualcuno, non rammento chi, aveva detto:

“anche se sapessi di essere destinato all’inferno,

continuerei a eseguire la volontà di Dio”. Secondo

me chiunque applichi su di sé questa filosofia di vita

è degno del massimo rispetto. Un’idea del genere

si avvicina alla mia tesi: che il bene vada fatto “per il

bene in sé” e basta. Le buone azioni si dovrebbero

ripagare da sole, anche se Dio non dovesse esistere,

anche se al di là di questo mondo ci fosse il nulla,

anche se non dovessero esistere le carceri né la

riprovazione sociale. Immanuel Kant al riguardo

distingue tra “azione prudenziale” e “azione morale”.

Nel primo caso si tratta di un’azione fatta in vista di

un utile o per schivare una punizione: in quest’ottica

timbrare il biglietto perché altrimenti il controllore ci

dà la multa o aiutare un infortunato per non essere

colpevoli di omissione di soccorso ci fa forse essere

bravi cittadini ma non ha nulla di morale. Timbrare

il biglietto perché si usufruisce di un servizio che si

trova giusto pagare, così come soccorrere un ferito

perché è naturale e umano, queste sì che sono azioni

morali e responsabili.

Le leggi in una società complessa come la nostra

sono probabilmente un male necessario. Ma, commi

e cavilli a parte, le principali norme della convivenza

con gli altri dovrebbero essere naturali e spontanee.

Va considerato – ed è un fatto purtroppo poco pubblicizzato,

perché non fa notizia – che se il mondo bene

o male sta ancora in piedi e non ci siamo autodistrutti

da tempo immemorabile è perché giorno dopo giorno

miliardi di persone fanno il loro dovere incondizionatamente:

madri che allevano e amano i loro figli senza

“obbligo di legge”, lavoratori che eseguono il loro

compito semplicemente perché “va fatto”, persone

che aiutano il prossimo senza altro tornaconto che

la sensazione di aver fatto il giusto. Non c’è bisogno

dello sguardo delle ormai proverbiali “telecamere

amiche” disseminate nelle nostre città, né dell’occhio

divino che tutto scruta, c’è uno sguardo ben più critico

ed esigente, che non riposa mai e che – credenti o non credenti, kantiani

o no – spia ogni nostra mossa, ogni più recondito pensiero: l’occhio della

coscienza. Ascoltiamolo e le cose andranno certamente meglio.

Praticare un bene senza fine dovrebbe essere il nostro unico fine.

Fine.

Francesco Gizdic

obnauta@tin.it

www.bazardelbizzarro.net


Diritti umani: le sfide del nuovo anno

“Tabula rasa dei diritti umani in nome della

sicurezza nazionale dopo l’11 settembre 2001,

Guantanamo ancora lì nonostante Obama

avesse promesso di chiuderla, rendition (trasferimenti

illegali, sparizioni forzate) attuate dalla

Cia che ha deportato persone in tutto il mondo,

Italia compresa, discriminate le minoranze,

carcerazione per motivi di opinione, tortura. è

una vergogna!”

Lo scorso dicembre, a Trieste, al liceo “Galilei”

e poi durante il Concerto dell’ Opera Giocosa

diretto dal maestro Zannerini nella sala

“Giubileo”, Paolo Pignocchi, coordinatore per

l’Europa di Amnesty International, ha denunciato

questa sospensione dei diritti umani in tutto il

mondo nel 50° anniversario della fondazione

dell’organizzazione umanitaria e nel 63° della

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E ha

invitato a firmare gli appelli in difesa di detenuti

russi ai quali sono negate cure mediche, e della

giornalista Anna Politkovskaya, affinché i

mandanti del suo omicidio vengano consegnati

alla giustizia.

L’anno nuovo si apre con la speranza che in

Nord Africa e nel Medio Oriente le rivoluzioni in atto puntino a riforme

democratiche e alla tutela dei difensori dei diritti umani, alla lotta contro

la tortura, i maltrattamenti, le esecuzioni e che vengano protetti i civili

durante i conflitti e i diritti delle donne.

Dopo le denunce per l’inquinamento causato nel delta del Niger (Nigeria)

dalle industrie petrolifere (Shell, Total e l’italiana Eni), la mobilitazione

verso le aziende multinazionali perchè rispettino i diritti umani delle

popolazioni locali si è estesa alla raffineria di bauxite della Vedanta che

nello stato dell’Orissa nell’India orientale ha inquinato l’aria e l’acqua con

danni per la popolazione locale.

In Europa la comunità Rom subisce attacchi razzisti, espressioni di odio,

discriminazione, povertà ed esclusione; i bambini sono spesso posti in

classi per alunni con “lievi disabilità mentali” oppure segregati etnicamen-

te e le famiglie sono colpite da

sgomberi forzati.

Gravi violazioni dei diritti umani

contro i Rom anche in Italia. A Torino, il 10 dicembre,

sono state incendiate le loro roulotte

durante una manifestazione di solidarietà per

una ragazza che aveva falsamente denunciato

di essere stata stuprata da Rom stranieri.

A Milano le giunte comunali che si sono

succedute, compresa quella di centrosinistra

guidata da Pisapia, sono state accusate di

aver proceduto a sgomberi forzati senza

umanità e garanzie.

In molti stati dell’Europa centrale e orientale

sono frequenti i casi di discriminazione

contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e

transgender (Lgbt); non sono state concesse

le autorizzazioni per l’organizzazione dei

Pride e le persone non ricevono un’adeguata

protezione contro i frequenti attacchi omofobi.

In nome della sicurezza e succubi di politici

e mezzi di informazione che hanno accusato

migranti e rifugiati responsabili di atti criminali

e di allarmi sanitari, i governi europei hanno

ridotto la loro protezione. I rifugiati sono costretti

a fuggire dalle persecuzioni, dai conflitti,

dalla disperazione economica e in Europa

cercano semplicemente la salvezza, la libertà, una vita migliore. Nel tentativo

di raggiungerla ogni anno centinaia di persone muoiono e quelli che

ce la fanno subiscono detenzioni arbitrarie, espulsioni collettive, discriminazione,

attacchi xenofobi. Se rinviati verso il paese di provenienza, in

violazione del principio di “non respingimento” previsto dalla Convenzione

di Ginevra del 1951, rischiano gravi persecuzioni.

Le sfide del nuovo anno sono enormi, conforta l’efficacia delle campagne

di Amnesty International che in cinquant’anni ha contribuito alla

liberazione di cinquanta mila prigionieri, e l’ottimismo dei tanti che hanno

fatto proprio il detto cinese “meglio accendere una candela che maledire

l’oscurità”.

Lavaggio dei meridiani e riequilibrio dei chakra

15 konrad febbraio 2012

Giuliano Prandini

Con il lavaggio dei meridiani e il riequilibrio dei chakra, otteniamo il ri-equilibrio del sistema nervoso, endocrino,

sanguineo, linfatico arrivando a un beneficio psico-fisico di tutto il corpo.

Anno 2012

Si parla tanto del 2012, ma poco cambierà, anzi è già cambiato. Stiamo già vivendo nella nuova era, dove

non c’è nulla di particolare, ma solamente l’energia che ci circonda, a una vibrazione più sottile. è necessario

prendere coscienza di questa energia, per poter vivere in buona salute. Il corpo umano è una macchina

perfetta, con i suoi meccanismi di

apertura e di chiusura nell’assorbimento

delle energie esterne. Ed è

importante imparare a metabolizzarle

per incanalarle nei vari meandri

dell’essere, attraverso la rete dei

meridiani (canali) e conoscere la

funzionalità dei vari chakra (ruote o

motori). Per una corretta funzionalità

è necessario conoscere l’interrelazione

tra i meridiani e i chakra.

Scuola di pensiero taoista

Lavaggio meridiani – equilibrio chakra

www.bencichanita.it

info@bencichanita.it


I TRATTAMENTI INTENSIVI DI CST - TECNICA CRANIO-SACRALE

Nel programma delle attività dell’Accademia Cranio-Sacrale Metodo

Upledger e dell’Istituto Upledger Italia S.r.l., figura anche il Trattamento

Intensivo di CST.

Per saperne di più ci siamo rivolti al Dott. Diego Maggio Bsc. (Hons) D.O.,

CST-D che lo organizza una volta all’anno, a Trieste, presso la sede

dell’Accademia.

Innanzi tutto chiediamo al Dott. Maggio cos’è il Trattamento Intensivo di CST?

Il Trattamento Intensivo di CST è una modalità della Tecnica Cranio-

Sacrale con la quale il paziente/utente sarà trattato intensivamente,

appunto, per cinque giorni consecutivi e per cinque ore ogni giorno. I

trattamenti verranno effettuati da terapisti e operatori esperti di Tecnica

Cranio-Sacrale, con la continua supervisione di un medico. Ogni paziente/

utente riceverà questi trattamenti nella modalità multi-mano, eseguiti da

parte di un capo-terapista e dai suoi assistenti ed operatori. Il medico

responsabile assiste assieme a me che sono il supervisore e formatore.

Come mai questo trattamento si svolge a Trieste?

Devo premettere che la prima volta in cui io stesso ho partecipato come

terapista a questo tipo di trattamento (che per brevità chiameremo T.I.),

ero in America con il Dott. John E. Upledger; infatti è stato lui ad introdurre

in tutto il mondo il Trattamento Intensivo di Tecnica Cranio-Sacrale

presso la sua clinica, all’Upledger Institute INC di Palm Beach Gardens, in

Florida, per poi diffonderlo nel mondo attraverso gli istituti Upledger, uno

per ogni nazione. In Italia, appunto, l’Istituto Upledger Italia che io rappresento,

è l’unico autorizzato ad applicare il T.I. attraverso l’Accademia

Cranio-Sacrale Metodo Upledger.

Chi è il Dott. John E. Upledger?

Il Dott. J. E. Upledger è un medico chirurgo e osteopata anglosassone (nei

paesi anglosassoni l’osteopatia è riconosciuta come professione sanitaria)

ed è famoso in tutto il mondo per essere stato il pioniere e l’evolutore della

CST (Cranio Sacral Therapy) fin dal 1980. Prima di lui la Tecnica e Terapia

Cranio-Sacrale non esisteva e l’unica metodica di medicina manuale

conosciuta in questo settore specifico era l’osteopatia cranica riconducibile

al Dott. A. T. Still ed al Dott. W. G. Sutherland.

Uno dei pregi della CST del Dott. Upledger, oltre che ad applicare delle

tecniche manuali di mobilizzazione fasciale assolutamente non invasive, è

stato quello di valutare e trattare la componentistica emotiva che normalmente

accompagna ogni tipo di trauma.

Gli studi del Dott. Upledger, negli anni, sono stati successivamente ripresi

da molte altre scuole che hanno creato discipline diverse, ciò non di meno il

Dott. Upledger ed il suo staff hanno continuato a perfezionare e ad evolvere

la CST, dando sempre maggior supporto al benessere delle persone.

è importante sottolineare che in Italia la CST è una tecnica del benessere,

complementare alle terapie mediche e successiva a diagnosi medica, e viene

praticata sia da terapisti (medici, fisioterapisti, ecc.) che da operatori del

benessere (professionisti non ordinistici L. R. 13/2004 della Regione FVG).

Quali sono i benefici di questo tipo di trattamento?

Quando un paziente lamenta un dolore o una disfunzione fisica, dopo aver

accertato con il medico la natura del problema, di solito riceve una o più

sedute con un terapista, sedute della durata che varia dai 20 ai 30 minuti

ciascuna, nelle quali il terapista potrà avvalersi di tecniche manuali e/o di

alcuni strumenti meccanici e potrà consigliare al paziente il modo migliore

per aiutare se stesso verso la riabilitazione, suggerendo anche degli esercizi

e, se è il caso, anche alcune modifiche rispetto al suo stile di vita.

Quello che è importante notare, è che il trattamento verrà “impostato” sul

sintomo dichiarato dal paziente.

Va detto che la CST è una metodica innovativa in quanto si prende cura

ugualmente del sintomo, ma lo fa andando a valutare il corpo nella sua interezza

ed unicità, il che vuol dire che un dolore al collo può anche essere

causato da un modo di camminare non corretto o da un malfunzionamento

di un organo interno, in quanto il corpo si rimodella attorno alla causa che

provoca il sintomo. Ad esempio un “mal di collo”: la causa del problema

può portare a compensare la disfunzione attraverso una postura errata ed,

eventualmente, manifestare un sintomo doloroso esclusivamente come

elemento più apparente laddove il corpo non è più capace di sostenere il

problema di base.

Ecco quindi che la CST, a differenza di tante altre metodiche, investiga

attraverso il tocco manuale tutto il corpo e va a liberare con tecniche

fasciali tutte quelle aree in cui trova delle tensioni anomale, per poi ripristinare

la funzionalità globale del corpo del paziente/utente migliorandone

l’omeostasi.

Prendiamo ora in considerazione i traumi. Sono di natura principalmente

fisica, ma alcune volte la loro natura è molteplice ed alla componente fisica

si sovrappone anche una componentistica emotiva. Che cosa vuol dire?

Vuol dire che a volte “mi rodo il fegato dalla rabbia” ed eventualmente

potrò sviluppare un dolore a questo organo che, se non trattato nella sua

completezza, potrebbe mantenere una disfunzione di sottofondo e ancora

una volta il corpo si rimodellerebbe ed eventualmente presenterebbe un

dolore fisico in una parte del corpo (ad esempio il “mal di collo”) che ne è il

suo riflesso.

Il Dott. Upledger in vista di queste complessità propone un trattamento

multi-mano, cioè 3 terapisti che lavorano contemporaneamente su ogni

paziente/utente e quindi 6 mani piazzate sul corpo stesso del paziente per

essere di massimo auspicio a quelle zone o “aree a bersaglio” del corpo

dando la massima incisività al trattamento.

A chi è rivolto?

Generalmente è rivolto a tutti coloro i quali sono “in disfunzione” o palesino

dolore cronico, qualunque ne sia la causa o ovunque si manifesti. Il T.I. può

essere applicato contestualmente ed in modo complementare alle terapie

allopatiche o ad altre terapie, sempre che non si necessiti di una soluzione

per la quale risulti necessario intervenire chirurgicamente.

Per maggiori informazioni e chiarimenti su questo tipo di trattamento o per

saperne di più sulla CST:

telefono: 040 3476191,

info@accademiacraniosacrale.it, www.istitutoupledgeritalia.it


SLOW MEDICINE

A Torino a metà novembre è nata, come essa stessa si definisce, una rete

in movimento di persone convinte che anche la medicina possa cambiare

ritmi e modelli. Tra loro c’è il triestino Andrea Gardini, a cui abbiamo

chiesto di cosa si tratta.

Ancora più slow? Non basta aspettare sei

mesi per una risonanza magnetica?

La parola slow messa assieme a medicine

equivale alla parola slow messa assieme a

food, cibo. Lo slow food nacque vent’anni fa,

rivendicando il diritto al piacere per un cibo

buono pulito e giusto, in contrapposizione

esplicita all’allora come ora dominante cultura

del fast food. La slow medicine pensa alla

cura come sobria, rispettosa e giusta: sobria,

sapendo che fare di più non vuol dire fare

meglio, rispettosa delle persone per quello

che sono e come lo sono, giusta nel senso di

equamente distribuita fra tutte le persone e appropriata, costituita cioè dalle

migliori pratiche sanitarie, quelle più utili a risolvere i problemi di salute di

ciascuna delle persone trattate. La lista d’attesa per una risonanza spesso

è cosè lunga perché molte delle richieste per farla sono inappropriate,

e intasano quei servizi con i loro esami inutili. Ne patiscono quelli che

dell’esame hanno proprio bisogno e che devono attendere molto tempo per

poterlo fare... ma quella risonanza nucleare magnetica non è neppure detto

che sia utile rispetto ad altri esami che possono essere fatti, e che possono

aiutare anche meglio il medico a fare diagnosi ed il paziente ad avere

una risposta ai propri problemi. Ad esempio, raccogliere una buona storia

clinica, un racconto del paziente al medico sui suoi sintomi e visitare bene

il paziente. La gran parte delle diagnosi si può fare ancora con successo

con queste semplici attività di relazione, che in seguito possono essere

confermate dalla tecnologia per essere meglio specificate.

Equamente distribuita fra tutte le persone e costituita dalle migliori pratiche

sanitarie. Non sarà troppo per il nostro sistema sanitario?

Se si usano le buone pratiche di efficacia dimostrata e una medicina

sobria, cioè appropriata nell’approccio e attenta nella comprensione dei

problemi delle persone e alla relazione con esse è dimostrato che si può

fare a meno di molte delle pratiche ipertecnologiche correnti, che spesso

non portano a risultati utili per la guarigione dalle principali malattie. Ci

sono d’altra parte approcci tecnologici che sono molto buoni, utili, ad

esempio come l’angioplastica, primaria nella cura dell’ischemia cardiaca,

che previene l’infarto del miocardio e riduce la mortalità per questa

causa... questa anche se è una pratica tecnologicamente avanzata

oramai viene considerata un approccio corretto, e noi della slow medicine

pensiamo che gli approcci corretti sono per definizione slow... ma non tutte

le migliori pratiche sanitarie hanno per forza un supporto tecnologicamente

avanzato, e quindi è possibile garantire la sostenibilità del sistema.

Pensiamo solo all’eccesso di consumo di antibiotici nel corso di epidemie

influenzali, approccio sbagliato e dannoso per le persone e l’ambiente,

o la pratica, indotta dai produttori di farmaci, di ridurre i livelli di allarme

nel caso degli esami di laboratorio... in questo modo si curano gli esami

e non le malattie... l’epidemia di colesterolo alto è un tipico esempio...

l’ipercolesterolemia infatti è un fattore di rischio, non è una malattia... si

cura con movimento e dieta appropriata, con uno stile di vita decente... e

sostenibile per il sistema...

Questo modo di affrontare la malattia presuppone medici di base molto

qualificati, che abbiano anche il tempo necessario da dedicare ai pazienti.

Invece di solito li sbrigano con una sfilza di esami e li mandano da uno

specialista, spesso sbagliato. E il malato perde tempo, a volte prezioso.

Come fare?

18 konrad febbraio 2012

Il rapporto con i medici di famiglia varia a seconda delle

aspettative dei pazienti e degli stili dei medici stessi di

condurre le relazioni terapeutiche.

C’è lo stile dell’iperprescrittore, anche ben descritto da

Alberto Sordi in un celebre film, ma c’è anche il professionista attento ai

problemi delle persone che cerca di garantire un minimo di esami e di

prescrizioni ed un massimo di assistenza e di ascolto. Il primo potrebbe

essere definito fast, il secondo slow. Visto che il secondo atteggiamento è

frutto, come il primo del resto, di un

abitudine culturale più che organizzativa,

il lavoro che sta impostando

slow medicine è proprio quello

di convincere chiunque abbia un

rapporto terapeutico con un altra

persona che un atteggiamento

di ascolto rispettoso, che dedichi

tempo alla conoscenza delle storie

delle persone e dei loro bisogni e

che garantisca, nel rispetto della

normale metodologia clinica, anche

un uso appropriato delle risorse

che abbiamo a nostra disposizione,

questo atteggiamento dicevo

paga anche dal punto di vista della

soddisfazione, sia del medico per il proprio lavoro sia del paziente per il

conseguimento di uno stato di salute migliore. Non è possibile imporre

un certo tipo di atteggiamento, ma è possibile consigliarlo ed aiutarci

assieme a conseguirlo. Cosiccome in slow food il consumatore viene

considerato co-produttore di cibi puliti, buoni e giusti, cosè la persona

in trattamento va considerato un co-progettista, un alleato nel cercare

assieme al medico ed all’organizzazione cui questo appartiene le vie

migliori (più sobrie, rispettose e giuste) per otteneere lo stato di salute

migliore possibile tenendo conto della sua storia, della sua età e delle

proprie aspettative...

Si diceva che una volta in Cina i medici venivano pagati finché i loro assititi

erano sani. Voi date molta importanza alla prevenzione. Ma in questo

come in altri campi in Italia sembra che per la prevenzione non ci siano

mai mezzi. È tanto difficile?

La prevenzione è il primo atto slow. Può essere fatta da un singolo

individuo, sotto forma di mantenimento di uno stile di vita sano o da una

comunità, sotto forma di azioni per evitare il contatto con luoghi insalubri o

resi insalubri da attività inquinanti. Ormai è abbastanza chiaro ed evidente

che l’epidemia di tumori nella nostra civiltà avanzata è dovuta a inquinanti

ambientali di vario genere e concentrazione. La prevenzione non

sarebbe difficile se la società fosse orientata a migliorare lo stato di salute

delle persone che la costituiscono. Fare politiche per la salute in genere

confligge con le politiche del profitto a tutti i costi. Per questo motivo è

così difficile.

T. C.

Andrea Gardini (1951). Medico, direttore sanitario dell’azienda ospedaliero

universitaria di Ferrara. Per 14 anni pediatra ospedaliero, poi medico

di direzione sanitaria a Gorizia, Trieste, IRCCS Burlo Garofolo e direttore

a Monfalcone. Per 10 anni responsabile qualità ARS Marche. Socio fondatore

ed attuale presidente SIQuAS-VRQ. Socio fondatore ISQua.


Rischia di chiudere

il museo ferroviario di trieste

PER COLPA DELLA DIREZIONE NAZIONALE DELL'ASSOCIAZIONE

DOPOLAVORO FERROVIARIO E DELLA HOLDING DELLE FERROVIE

PROPRIETARIE DELL'IMMOBILE

Questa è stata la denuncia che il presidente dell’Associazione DLF di Trieste Claudio

Vianello ha fatto in occasione della conferenza stampa di giovedì 12 gennaio

alla presenza del giornalista Paolo Rumiz e di altri esponenti della vita pubblica

cittadina. Il direttore del Museo ing. Carollo ed il presidente dell’associazione

Ferstoria dott. Leandro Steffè, nel loro appassionato intervento, hanno affermato

che per colpa di una meschina mentalità affaristica rischia di vanificarsi tutto il

lavoro volontario iniziato quasi 40 anni fa dalla Sezione Appassionati dei Trasporti

del DLF di Trieste e che ha portato all’inaugurazione ufficiale del Museo Ferroviario

l’8 marzo 1984, alla presenza dell’allora Ministro dei Trasporti Claudio Signorile e

del Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato dott. Ercole Semenza. Da allora

molta acqua è passata sotto i ponti. La decine di mostre fotografiche, i viaggi con

treni storici e tutte le varie iniziative culturali portate avanti dai volontari del Museo

negli ultimi 25 anni rischiano di essere vanificate. Prima della privatizzazione, ai

tempi della Ferrovie dello Stato, il Dopolavoro Ferroviario aveva il museo e le altre

sedi in comodato d’uso in base ad una legge del 1929. Con la privatizzazione del

2003 il DLF è stato costretto a pagare 54.000 Euro di affitto annuale complessivo

per tutte le sedi con annessa la clausola della manutenzione ordinaria e straordinaria:

un vero contratto capestro. Per il 2012 in base alle leggi del mercato

tale cifra verrà triplicata, arrivando a 140.000 (280 milioni di vecchie lire). Una

cifra che il DLF di Trieste non può permettersi. Intanto le Ferrovie hanno posto in

vendita la stazione di Trieste Campo Marzio che nel 2007 è stato acquistata dalla

società veneta Sviluppo 70. Solo i vincoli esterni ed interni, infissi compresi, posti

dalla Sovrintendenza alle Belle Arti hanno finora impedito che il Museo venisse

abbattuto per costruire al suo posto un enorme quartiere di cemento. Le Ferrovie

volevano già smantellare i binari, ma per ora sono state bloccate. Perciò adesso

hanno cambiato strategia: tentano di cacciare via i volontari e di chiudere il Museo

che così diventerebbe un inutile rudere. Gli 8.000 Euro di affitto solo per il Museo

a partire da gennaio 2012 dovrebbero diventare 24.000, e con le spese aggiuntive

si arriverebbe alla cifra iperbolica di 45.000 Euro di affitto annuale. Una quantità di

danaro enorme, per le scarse finanze del DLF triestino. Perciò il nuovo contratto

non è ancora stato firmato lasciando la situazione in sospeso. Senza i 24.000

Euro da versare a Roma, il Museo rischia di chiudere. L’unica speranza rimane il

sindaco Cosolini il quale ha assicurato che durante il suo incontro con l’A.D. delle

Ferrovie SpA ing. Moretti, in visita a Trieste il prossimo 2 febbraio, cercherà di

perorare la causa del Museo Ferroviario tentando di strappare almeno la proroga

di un anno. Anche l’assessore alla cultura del comune di Trieste Andrea Mariani

si è interessato recentemente alla vicenda, dando la propria parola d’onore che

tenterà di fare l’impossibile per salvare il Museo. In mezzo a tutto questo fervore di

iniziative preoccupa il silenzio del governatore regionale Tondo, dell’assessore alla

cultura De Anna e quello ai trasporti Riccardi che finora non si sono fatti sentire.

Sappiamo tutti che le varie privatizzate ferroviarie, da Trenitalia a Ferservizi considerano

soprattutto le regioni come degli interlocutori privilegiati, mentre Comuni

e Province stanno in secondo piano. Quindi speriamo che a livello regionale si

muova qualcosa, perché altrimenti le cose potrebbero andare a finire molto male.

G. U.

19 konrad febbraio 2012

No al nuovo stabulario a Trieste!

Trieste dice NO alla costruzione di un nuovo stabulario, luogo di

tortura e di morte.

(vedi articolo di cronaca sul web de “Il Piccolo” di Trieste con

data 31 dicembre 2011)

La sperimentazione animale, o vivisezione, non è un metodo di

ricerca tollerabile nel 2012!

Oltre ad essere un metodo mai validato scientificamente è

anche chiaramente inaccettabile se si vuole rispettare la vita

tutta, e non può servire a proteggere la nostra specie. Tutte le

evidenze e le nostre attuali conoscenze scientifiche dimostrano

che la vivisezione è inutile e fuorviante, così come documentato

da importanti ricercatori, medici, scienziati, veterinari e come

testimoniano purtroppo i gravi danni e a volte le catastrofi farmaceutiche

che si sono verificate per aver estrapolato all’uomo

i dati osservati su di una specie animale diversa. Tale errore

metodologico, tale pratica basata su presupposti anti-scientifici e

su modelli fuorvianti, è di fatto un ostacolo all’avanzamento della

ricerca bio-medica e alla scienza, e costituisce un pericolo per la

nostra salute lasciando l’essere umano come la vera inconsapevole

cavia.

I fondi che arriveranno per la costruzione dello stabulario sono

459mila euro, soldi pubblici che invece di sovvenzionare un

vergognoso lager, potrebbero piuttosto essere investiti per

l’istruzione come per lo sviluppo di metodi di ricerca SENZA

l’inutile utilizzo e sfruttamento degli animali, oppure quei fondi

potrebbero aiutare finanziariamente coloro che non hanno la

possibilità economica di studiare ma vorrebbero farlo, etc.

Venite a manifestare con noi, sabato 11 febbraio alle ore 16-

18.30, condividete con tutti i vostri amici e parenti, facciamo

sentire il nostro sdegno!

Se il numero di partecipanti sarà alto, creeremo un corteo per le

vie del centro di Trieste, altrimenti faremo una manifestazionepresidio

in una piazza del centro città.

Potete confermare la vostra partecipazione nell’evento creato

su Facebook intitolato: No al nuovo stabulario a Trieste! Oppure

- per chi non ha un profilo su Facebook - scrivendo una mail

vuota con oggetto “Subscribe” alla mailing list: noallostabulariots@gmail.com

All’Università di Trieste si allevano per la vivisezione: Opossum,

Conigli, Ratti, Topi, Uccelli (Pulcini), Rospi africani. Per chi non

ne fosse a conoscenza, deve sapere che la sperimentazione

animale, oltre ad essere fatta sui topolini, viene praticata in maniera

cruenta anche su un numero enorme di altre specie viventi

compresi gli animali definiti d’affezione come conigli, cani e gatti

esattamente come i vostri, quelli che avete a casa e dei quali vi

prendete cura, gli stessi che chiamate per nome e coccolate, ed

in altri luoghi vengono seviziati per inutili scopi di ricerca pseudoscientifica

come per la produzione di nuovi cosmetici (prodotti

di bellezza che in realtà nascondono mostruose atrocità).

Nell’Unione Europea, solamente nell’anno 2008, vi sono stati

197.000 decessi per reazioni avverse al farmaco, tragedia cui ha

contribuito certamente un metodo di ricerca ingannevole come

la sperimentazione animale.

Amando gli animali non si può che essere solidali con battaglie

come questa in loro difesa.

Concludendo con una frase di M. Gandhi : “La civiltà di un

popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”, dimostriamo

tutti assieme che ci crediamo veramente!

Claudia Bognolo, Anna Stancanelli,

Micol Devescovi, Francesca Vitturi


cineMa

DAI VIAGGI NEL TEMPO AGLI INTRIGHI DELLA POLITICA,

RITORNA ALLA GRANDE IL MIGLIORE CINEMA AMERICANO

Il viaggio nel tempo come categoria dello spirito,

riservata solo agli artisti creativi? Può essere. La

fantasia diventa realtà nell’ultimo film di Woody

Allen Midnight in Paris, dove Gil (Owen Wilson)

è uno scrittore frustrato ed annoiato che si è fatto

i soldi scrivendo commedie insulse per la televisione

americana. Egli è veramente entusiasta

della sua vacanza a Parigi mentre la moglie e

gli suoceri miliardari pensano solo a mangiare,

a bere e a fare acquisti nei negozi esclusivi. Un

giorno, stanco della moglie e dei suoi conoscenti

noiosi e pedanti si mette a passeggiare per le vie

notturne, dopodichè si ritrova come per miracolo

nella Parigi degli Anni Venti a stretto contatto con

personaggi storici come Scott Fitzgerald, Cole Porter, Ernst Hemingway,

Gertrud Stein, Pablo Ricasso, Salvador Dalì, Man Ray, Luis Bunuel, Erik

Satie ed altri che non ricordo. La ricostruzione maniacale va dalla ricerca

delle peculiarità decorative di quel periodo storico fino all’individuazione

di attori famosi che assomiglino fisicamente ai protagonisti di quell’epoca

ormai scomparsa che nel film di Allen viene descritta con dovizia di particolari.

Ottimi tutti i comprimari, un po’ legnoso il protagonista Owen Wilson

che si sforza in tutti modi di parlare e gesticolare come Woody Allen, anche

se fisicamente non gli assomiglia per niente. Purtroppo in certi momenti il

film sembra un po' troppo studiato a tavolino, a cominciare dall’impeccabile

colonna sonora e da un uso della fotografia forse anche troppo sapiente.

Infatti le scene notturne ambientate nel passato sono tutte girate in una

penombra calda ed avvolgente, mentre il presente si svolge quasi sempre

alla cruda luce del sole, una luce che dissipa tutte le illusioni e fa ripiombare

il protagonista nel mondo di oggi, che lui comincia a trovare sempre più stupido,

volgare ed ostile. A me è sembrato tutto un po' troppo facile ed ovvio,

anche la trovata finale che non vi svelerò e che mi ha lasciato leggermente

la bocca amara. Comunque il mio amore per il cinema fantastico ed il mio

rispetto per l’arte di Woody Allen mi hanno fatto perdonare questo ed altro.

Dalla Parigi dei favolosi Anni Venti all’America del futuro in un film duro e

gelido come una montagna di ghiaccio. Le Idi di Marzo di George Clooney

è un thriller ambientato nell’ambiguo mondo dell’alta politica. Il riferimento

storico contenuto nel titolo una volta tanto tradotto correttamente, è fin

troppo noto nel nostro Paese, e parla di tradimento e vendetta. Durante

la corsa alle elezioni primarie presidenziali nello Stato dell’ Ohio, Stephen

Meyers (Ryan Gosling ), l’addetto stampa del candidato democratico Mike

Morris (George Clooney), commette un’imprudenza accettando d’incontrare

il capo della compagine avversaria. Egli subito dopo si rende conto di avere

sbagliato e racconta tutto al suo superiore Paul Zara, ma è tutto inutile. Paul

ha un concetto quasi maniacale della lealtà umana, e nel giro di qualche

ora Stephen viene licenziato ed estromesso da ogni cosa. Sembrerebbe la

fine di una brillante carriera politica, ma Stephen ha un asso nella manica

di cui nessuno sospetta l’esistenza. La battaglia interna proseguirà senza

esclusione di colpi, lontano dagli occhi dei giornalisti considerati solo degli

squali assetati di sangue, ed alla fine qualcuno, o meglio dire qualcuna ci

rimetterà la pelle. è chiaro che qui siamo lontanissimi dal rigore morale

di film come Tempesta su Washington (1962) di Otto Preminger dove al

Congresso USA i senatori delle opposte fazioni si combattevano in maniera

spietata, ma sempre con grande correttezza e lealtà verso il loro Paese.

20 konrad febbraio 2012

L’innegabile simpatia umana del Governatore Morris, candidato democratico

alla primarie con idee radicali ancor più progressiste di quelle dell’attuale

presidente USA Barack Obama, crolla miseramente nel momento in cui gli

spettatori lo vedono piegarsi e cedere al ricatto come un vigliacco qualsiasi.

Il film indaga a fondo sui pericoli reali che corre la democrazia USA quando

la direzione del Paese arriva nelle mani di gente per cui i rapporti tra esseri

umani si dissolvono facendo sì che le parole stesse perdano totalmente

il loro valore. Sarebbe questo l’inizio di un processo che potrebbe portare

alla liquidazione della coscienza nazionale e ad una putrefazione generale

dello stato di diritto. Anche Clint Eastwood con il suo J.Edgar lancia un

grido d’allarme sui pericoli della trasformazione della società americana in

uno stato di polizia. Nulla a che fare con il vecchio film di Mervyn LeRoy

Sono un agente FBI (1959) dove attraverso la biografia dell’agente Chip

Hardesty (James Stewart) si faceva il panegirico del Federal Bureau of

Investigations, sempre pronto a proteggere i buoni ed a perseguitare i

delinquenti, a cominciare dai pericolosissimi comunisti. Il film di Eastwood

fa giustizia sommaria di tutti quei luoghi comuni, mettendo in scena una

biografia abbastanza credibile di J.Edgar Hoover, dal 1924 quando viene

nominato capo dell’FBI dal Presidente Calvin Coolidge, fino alla sua morte

avvenuta nel 1972 ai tempi di Richard Nixon, forse il peggior presidente di

tutta la storia degli Stati Uniti. Gli spettatori seguono le vicende di questo

giovane poliziotto ambizioso che in 48 anni di storia americana diventa un

personaggio potentissimo disposto a tutto pur di mantenere il suo potere.

Bravissimo Leonardo Di Caprio in una parte che non lascia molto spazio

ai sentimentalismi, e che lo costringe ad indossare delle impressionati

maschere facciali per simulare il progressivo invecchiamento fisico. Dal

proibizionismo e la lotta contro i gangster, al rapimento di Baby Lindberg,

dalla persecuzione spietata di artisti e scienziati sospettati di comunismo,

fino alle indagini illecite sulle Pantere Nere ed all’assassinio di Robert

Kennedy e Martin Luther King, il film contiene un grande affresco su 50

anni di vita americana, accompagnato da scorci non banali sulle vicende

private del protagonista. La sottomissione alla volontà della madre dispotica

e manipolatrice, il rapporto ambiguo con le donne, l’amicizia fraterna con il

collaboratore Clyde Tolson che con il tempo si trasforma prima in diffidenza

e poi in aperta ostilità, sono tutte finestre inedite aperte sulla vita di una

persona che nel bene, ma soprattutto nel male, ha rappresentato e sta

rappresentando tuttora la parte più retriva, reazionaria e paranoica degli

Stati Uniti d’America.

Gianni Ursini

dott. Majaron Leonarda

Bilanciamento craniosacrale - Cromopuntura

Test intolleranze alimentari - Fiori di Bach

Dieta Psicosomatica

Associazione Regionale Via San Lazzaro, 7 - Trieste

Biodinamica Cranio Sacrale 347 6910549 www.bcstrieste.it

Centro Trattamento e Formazione info@bcstrieste.it


teatri di confine

la cotogna di rumiz

è il 7 gennaio del 1997 quando l'ingegnere Max Altenberg parte da una

Vienna imbiancata di neve per andare in Bosnia, a Sarajevo. Non sa

ancora che lì incontrerà Maša, una donna selvaggia, "dall'occhio tartaro e

i femori lunghi". E che quell'incontro gli sarà fatale. La storia d'amore tra

Max e Maša è divenuta materia ardente di un libro scritto da Paolo Rumiz

e pubblicato da Feltrinelli, La cotogna di Istanbul. Essendo, però, in forma

di ballata, la sua originaria propensione all'oralità ha ben presto preso il sopravvento,

tanto che lo stesso Rumiz, in carne e voce, ha voluto raccontarla

al pubblico del Teatro Miela. E la prima assoluta dello spettacolo, o meglio,

del reading diretto da Franco Però e accompagnato dalle suggestive musiche

balcanico-danubiane di Alfredo Lacosegliaz, martedì 10 gennaio, gli

ha dato ragione: tutto esaurito, in ogni ordine di posti, e replica non prevista

la domenica successiva. Schierati sul palco, oltre a Lacosegliaz, c'erano

Orietta Fossati alle tastiere, Daniele Furlan al clarinetto, Cristina Verità al

violino e la cantante Ornella Serafini. È vero: Rumiz ha giocato in casa,

ma la sua trasformazione in voce narrante non è stata indolore. Lui stesso

ha affermato nel libro che Max non voleva scrivere questa storia "perché

narrarla ad alta voce è

molto più bello" e "perché

scrivere è cosa fredda,

senza cuore". Forse

per questo l'esigenza di

metterla in musica e di

leggerla a un pubblico

che ha molto apprezzato

l'iniziativa. E che si è

lasciato trasportare sul

tappeto magico delle

parole.

Stefano Crisafulli

DANCEPROJECT TRA ACQUA E MITI

Da una parte l'acqua fresca e in perpetuo movimento, dall'altra il mito, duro a morire, di una certa idea di

femminilità. A queste due suggestioni corrispondono altrettanti spettacoli inseriti nel cartellone della nona

edizione del Danceproject festival: il primo, ispirato al liquido vitale, porta il nome di Val ed è stato ideato e

interpretato da Daša Grgič, con la partecipazione nell'inedito ruolo di danzatrice dell'attrice Nikla Petruška

Panizon. Il secondo si chiama Incorpocanto/Mea Dea ed è firmato da Daniela Bandini. Entrambi hanno

trovato ospitalità presso il ridotto del Teatro Stabile Sloveno domenica 18 dicembre. A questo terzo appuntamento

del festival di danza e di teatro danza realizzato e promosso dall'ACTIS ha partecipato anche l'attrice

Sara Alzetta con una lettura tratta da Lighea di Tomasi di Lampedusa.

Si comincia con Val, dunque. Una scenografia composita accoglie il pubblico: un corpo rannicchiato è

circondato da una luce violacea e si sente il rumore dell'acqua che scorre da una fontanella posta sul fondo

del palco, mentre un telo ondeggia dolcemente sospinto da una leggera brezza artificiale. Eppure la musica

che apre la performance è dissonante con questo quadro quasi idilliaco, così come i movimenti di Daša

Grgič, che annaspano alla ricerca di qualcosa, forse soltanto di aria per respirare. Molto divertente l'entrata

di Nikla Panizon: munita di bottiglietta, si riempie la bocca d'acqua e poi inizia a parlare come un demagogo,

mostrando la futilità dei suoi discorsi. Lo spettacolo si avvale anche di innesti video nei quali i movimenti

diventano impalpabili, quasi fossero indizi di una danza fuori fuoco, mentre tratti di corpo si espongono con

una certa crudezza al video-occhio. Dopo un effetto molto bello con il telo che si trasforma in vestito e il

confronto giocoso con l'acqua, le due danzatrici concludono la sequenza con una carezza.

Successivamente Daniela Bendini, danzatrice genovese, interpreta da sola la sua coreografia Incorpocanto/

Mea Dea e lo fa con un piglio deciso e con un'ottima dose di teatralità e ironia. L'inizio è bruciante ed è

caratterizzato dall'uso polimorfico di due ferri che diventeranno via via oggetti di decorazione dei capelli,

strumenti tradizionali per cucire, armi micidiali. Indossate le scarpe con i tacchi e una giacca, Daniela Bendini

si trasforma in donna manager e ne fa la caricatura mostrando i muscoli, per poi dare spazio alla pura e

semplice gioia di danzare.

S.C.

21 konrad konrad febbraio 2012

LA LIBERTà DI AZADE

"Non dimenticateci".

Questo è il grido di

dolore e rabbia che

proviene da tutti

coloro che, in Iran

e in altri paesi del

Medio Oriente, protestano

contro regimi

ancora oggi liberticidi

e fondamentalisti.

Come Azade, la

ragazza iraniana al

centro dell'omonimo

spettacolo andato

in scena venerdì 2 dicembre al Teatro Miela, nell'ambito della rassegna S/

paesati - eventi sul tema delle migrazioni. Prodotto dalla "Fabbrica delle

Bucce", Azade è un contrappunto politico-poetico che nasce sull'onda della

protesta iraniana del movimento verde (giugno 2009). La rappresentazione

avrebbe dovuto essere limitata, per ammissione della regista stessa,

dall'attualità dei fatti, ma poi di cose ne sono accadute: i popoli di Tunisia,

Egitto, Libia e Siria si sono ribellati ai loro governi, per la maggior parte

antidemocratici, e lo spettacolo è diventato una metonimia quasi profetica

di una primavera dei popoli che, probabilmente, non si è ancora conclusa.

Anche perché quella di Azade, nella finzione una studentessa iraniana

scomparsa durante le manifestazioni contro il regime, è una storia ispirata

a fatti realmente accaduti. In effetti, anche sul palco del Miela, Azade non

c'è. La sua presenza/assenza viene evocata da un'amica, Negar, scappata

in Occidente e ancora molto legata alle sorti del suo paese, che, per via informatica,

cerca di aiutare gli insorti. Anche il padre di Azade, un venditore

di tappeti fatalista e amante della poesia, dopo aver perso ogni speranza

nel ritorno della figlia, si decide a passare dalla parte dei manifestanti.

All'ottima performance dei due attori, in particolare dell'interprete della

giovane Negar, si aggiungono

le suggestive musiche dal vivo

e gli elementi multimediali, rappresentati

da un computer e

da innesti tratti da internet che

mostrano ciò che è realmente

successo in Iran in quei giorni.

Social network, inserti video e

web-cam, nella loro modernità,

si mescolano così a elementi

della tradizione, come la musica

e la letteratura. "Possono

distruggere tutto, ma non la

bellezza della poesia", dice il

padre di Azade. E nemmeno

il desiderio di libertà che c'è

in ognuno di noi. Gli applausi,

alla fine, sono stati dedicati alle

popolazioni che stanno ancora

lottando per liberarsi dal giogo

di governi antidemocratici,

come in Siria, o in un Egitto in

mano ai militari nonostante il

successo delle recenti proteste.

O, naturalmente, in Iran, dove

per ora le richieste di Azade

e di tanti altri giovani sono

rimaste lettera morta.

S.C.


YANE

Il rap ormai è il genere principe in Italia, come

produttività e interesse fra i giovani. Dopo

anni di ghettizzazione, imposta dai media e in

parte voluta dalla stessa scena che temeva

la snaturalizzazione a contatto con il pubblico

mainstream, finalmente questo genere ha

imparato a relazionarsi con il grande pubblico,

pur mantenendo gli stilemi classici dell’hip hop

(la cultura che genera questa musica).

Come esempi basta pensare alla copertina

di Rolling Stone Italia con Fabri Fibra,

Marracash che conduce un programma di

freestyle battle in prima serata su MTV, i

Club Dogo che spopolano sui media e il

giovanissimo Fedez, campione di views su

youtube con il video del suo nuovo singolo

(si parla di 1 milione di visualizzazioni in un paio di giorni).

Incontro nel suo studio Riccardo Civita, in arte Yane, il rappresentante

triestino più fresco e innovativo di questa musica per parlare del suo nuovo

album Animals. Mi racconta come è venuto a contatto con la cultura

hip hop e il genere rap.

Ho iniziato a ballare la breakdance verso gli 11 anni insieme ai ragazzi del

rione e ha 14 anni sono entrato definitivamente nel giro. Ho sempre avuto

fotta per il ballo e lo faccio tuttora, anche se ai tempi già mi cimentavo con

il writing e il freestyle (l’arte di improvvisare rime su una base n.d.r.). Nel

2005 provavo a comporre canzoni di genere ironico per divertimento, in

stile Riki Malva, ma poi la voglia di fare mi ha portato insieme a Sano a

creare il gruppo LDC con cui abbiamo pubblicato dischi e fatto parecchi

live in maniera seria.

Il disco di Yane è particolarmente atipico come disco rap: le produzioni

musicali sono molto energiche e dal sapore più suonato rispetto allo standard,

quindi molto più assimilabili da un pubblico non avvezzo al genere.

Siccome è lui alle macchine a produrre gli chiedo delucidazioni.

Qui in studio ho imparato ad usare tastiere e programmi da solo.

Mi racconta: Non amo le etichette, non mi sono messo lì a produrre

strumentali rap, volevo semplicemente fare musica, filtrarla attraverso le

mie ispirazioni da autodidatta. Ho pure messo accordi di chitarra che ho

suonato io. Inoltre ho mescolato testi, basi e ritornelli di periodi diversi.

Puoi trovare un testo scritto adesso, con il beat di un anno fa e il ritornello

di 4 anni prima.

22 konrad febbraio 2012

Un elemento fonda-

mentale nel rap sono i testi.

Yane non è un tecnico che cerca le rime

ad incastro e le punchline (strofe fatte per

dimostrare la propria abilità) e nemmeno un

rapper conscious, che si interessa prevalentemente

di tematiche sociali. Yane è un

ragazzo sincero, che tralascia l’autocelebrazione

tipica del genere, per raccontarsi

onestamente e mette nelle canzoni grinta

e melodia come pochissimi sanno fare.

Racconta se stesso, il suo mondo e la sua

vita. É lui a confermarlo

In questo disco mi presento e rappresento

me stesso, ogni mia canzone mi racconta

alla società, il che può essere pure un'arma

a doppio taglio. Spesso scrivo dei testi che

possono sembrare universali, ma la realtà

è che sono sempre frutto di esperienze

personali che mi hanno toccato.

Dopo l’uscita del disco ha fatto un paio di date a Trieste e Gorizia, a

gennaio suonerà insieme al suo socio Sano (gli LDC) a Trieste al Round

Midnight, il 20 presentato dal top freestylers d’Italia Ensi, da Torino, e il

21 aprirà alla Pieffe Factory di Gorizia il live Kaos One, il padrino del rap

italiano. Gli chiedo come sono strutturati i live, mi risponde che suona

insieme al suo socio di sempre Sano, in modo che entrambi possano

portare i propri pezzi solisti e quelli del loro gruppo, gli LDC.

Gli LDC si completano artisticamente, perché se Yane ci mette la grinta,

Sano compensa con la tecnica. Inoltre segue la crescita musicale di

Sizza, giovanissimo talento di soli 16 anni (mi ha fatto sentire la sua roba

e confermo).

L’album di Yane, Animals, merita sicuramente un posto nel vostro stereo,

anche se non foste amanti del genere, perché è capace di conquistare

chiunque con freschezza, onestà e grinta. Potete scaricarlo da internet

sul link di mediafire che trovate sulla sua pagina di Facebook Yane, oppure

su reverbnation o soundcloud, digitando su google Yane più i nomi dei

due siti.

Inoltre su youtube gira il video ufficiale della canzone Questa è per, curato

dal talentuoso video-maker Dagan mind, che ha fatto pure recentemente

la regia del video del nuovo singolo da solista di Sano Un giorno no è

uno si, anche questo su youtube.

Big up Yane, keep it real!

Marco Segulin

Crispino e la Comare, Il melodramma dei fratelli Ricci rivive alla Sala Filoxenia

Tra i capolavori musicali, di notevole importanza per la storia del nostro Teatro, si annovera il melodramma fantastico-giocoso di Luigi e Federico Ricci

Crispino e la Comare, su libretto di Francesco Maria Piave. Napoletani per nascita, ma musicalmente cresciuti nella nostra città, Luigi (Napoli 1805-Praga

1859) infatti ricoprì per 20 anni la carica di Direttore del Teatro Grande, Federico (Napoli1809 -Conegliano 1877) fu Direttore della Cappella della Cattedrale

di San Giusto. L’Opera, capolavoro dei due fratelli , venne all’epoca rappresentata in tutti i principali Teatri europei, e anche nel nostro Teatro Grande.

All’inizio del 900 l’Opera veniva rappresentata con una certa frequenza alla Fenice di Venezia, ma è totalmente assente dal nostro Teatro cittadino dal 1874.

Per colmare questa assenza gli Amici della Lirica Giulio Viozzi di Trieste proporrano domenica 12 febbraio alle ore 17 una esecuzione, affidata all’Opera

Giocosa, in forma di concerto (selezione), presso la Sala Polifunzionale dell’Hotel Filoxenia in Riva III Novembre 9, angolo via Mazzini. La Giocosa ha

curato il recupero musicale del capolavoro. Il genere di musica brillantissimo, dei fratelli Ricci è in stile Donizetti-Rossini, ed il libretto è pieno di trovate

teatrali brillanti e di sicuro effetto ed è una feroce satira contro i medici. La storia verrà narrata da Giorgio Sardot che così legherà gli interventi vocali di un

cast di notevole rilievo artistico, da Eugenio Leggiadri Gallani -Crispino (baritono), Ilaria Zanetti – Annetta (soprano), Raffaele Prestinenzi – Contino (tenore),

Guisela Zannerini Neri – Comare (mezzosoprano). Leo Paul Chiarot - Fabrizio (Baritono), Piero Prato (Mirabolano – basso). Parteciperà il Coro maschile

dei Lions Singers, tutti accompagnati al pianoforte da Manuel Tomadin e sotto la mia direzione musicale. Lo spettacolo sarà arricchito dai costumi di Silvia

Bartole. Dell’opera dei Fratelli Ricci sono divenute pezzi da baule ed eseguite dalle grandi cantanti come fuori programma (Sutherland... ecc), le Arie Non

son più l’Annetta e la straordinaria Aria della frittola. Il concerto sarà a ingresso libero.

Severino Zannerini


Il generale inverno ed il pane sotto la neve

La neve dà una curiosa sensazione di sospensione del tempo, un limbo

ove convivono presente e passato, realtà e sogno.

Fresca, attenua i suoni del mondo contingente e lascia riemergere i

ricordi. Anche luoghi normalmente caotici rallentano e l’artificiale viene

per una volta ridimensionato.

Ghiacciata, a fine inverno, temprata ma anche pericolosamente indebolita

dalle oscillazioni della temperatura, sul punto di sciogliersi al tiepido sole

primaverile, offre le ultime emozioni invernali, fondendosi poi in acque di

liberi torrenti.

Vorrei condividere le emozioni della montagna invernale che speriamo

possa trovare nuovi adepti in futuro, sebbene non facciano ben sperare le

attuali condizioni climatiche, caratterizzate da un progressiva diminuzione

delle precipitazioni nevose.

è impagabile la sensazione di magia che colora di bianco le nostre

escursioni in montagna, ad esempio se ci inoltriamo nel bosco con le

ciaspole, con i dovuti limiti e precauzioni, lungo un percorso che d’estate

può sembrare insignificante.

Quanto è diverso però l’atteggiamento di coloro che in montagna vivono

tutto l’anno. I ritmi, gli spostamenti sono resi più difficoltosi. Neve e ghiaccio

sono ostacoli da superare ogni giorno. Il sole ed il calore dell’estate

un ricordo, un'esigenza quasi fisiologica, mentre il Generale inverno mostra

tutta la sua forza. Meno poetico il rombo delle motoslitte e di qualche

elicottero per l’elisky, per fortuna ancora raro dalle nostre parti.

La neve è ancora fonte di pane, non più come protezione di colture

agricole e di campi seminati ma come motore di un’economia sempre

più condizionata dall’industria dello sci e del turismo. Questa offerta del

mondo montano invernale in veste tecnologica, è in crisi come tutte le

monoculture. Sport costoso ed artificiale richiama sempre meno giovani

e non è compatibile con i cambiamenti climatici in atto: la neve è ora

presente, con continuità e adeguati spessori, solamente sopra i 1300 m

di quota. Nonostante ciò nuovi impianti, finanziati per la maggior parte da

Amministrazioni pubbliche, continuano ad essere progettati, senza tener

conto che molti comprensori sciistici andranno dismessi nel giro di pochi

anni. Chi controlla l’effettiva redditività dei capitali pubblici che, in tempi di

vacche magre, vengono sperperati in questo modo?

La gestione del territorio dovrebbe incentrarsi su interventi flessibili e reversibili,

per far si che il Generale inverno, pur nella sua fisiologica durezza,

continui ad essere il custode di patrimonio universale di biodiversità.

Dal punto di vista del singolo individuo, frequentare l’ecosistema montano,

scampolo di mondo ancora incontaminato, fragile e severo per tutti

gli esseri viventi, umani e non, richiede un approccio meditato, rispettoso

della naturalità che vi si è conservata quasi integra.

Il nostro approccio di cittadini è quindi un accedere attento ad un mondo

incantato la cui frequentazione non è però così tranquilla e semplice

come può apparire, al fine di preservare la propria ed altrui incolumità.

Il freddo è subdolo e le basse temperature, associate al vento ed altri

fattori, possono risultare molto pericolosi specialmente per i più piccoli, se

non difesi da abiti adeguati.

Il rischio valanghe diventa rilevante se esploriamo un bosco rado di abeti

o larici con pendenze dei terreni circostanti superiori ai 27° e spesso il

seppellimento per soli 15 minuti può essere fatale per quasi tutti quelli

che ne vengano coinvolti.

23 konrad febbraio 2012

Un comportamento adeguato

è inoltre necessario

per non disturbare

la fauna selvatica che

popola l’ambiente alpino.

Come facilmente si

può immaginare, gli

erbivori che non vanno

in letargo sopravvivono

in condizioni di estrema

difficoltà, nutrendosi per

lo più di piante secche,

dallo scarsissimo potere

nutritivo.

Nonostante queste

criticità, proprio nel

periodo invernale, i

maschi di camoscio

e di stambecco sono

fieramente impegnati

in combattimenti per la

conquista delle femmine

ed assicurare così la

perpetuazione della

specie, anche a scapito

della sopravvivenza del

singolo individuo. Al termine di questo periodo, molti di loro muoiono sotto

valanghe, a causa di nevicate eccezionali, o di stenti, se nel periodo estivo

non sono riusciti a cibarsi a sufficienza (in quanto arrivano a perdere

fino a metà del proprio peso corporeo).

Avviciniamoci quindi a questo ambiente con cautela e rispetto per non

costringere gli animali a fughe precipitose e ad inutili dispendi di energia.

Seguiamo percorsi usualmente utilizzati, lungo i quali la presenza umana

è quella di un ospite conosciuto e tollerato ed in discesa, non disperdiamoci

caoticamente nel bosco.

Mi auguro che la domanda espressa da “cittadini ambientalisti” di un

mondo alpino integro ed autentico aumenti e diventi lo strumento per

salvare la montagna spronando a tirar fuori da cantine e soffitte, abitudini,

usi e costumi del passato, non per allestire un museo a cielo aperto, ma

per la salvaguardia di un territorio. Forse non gli sci di legno ikory, ma

vorrei almeno una slitta trainata da sbuffanti cavalli haflinger, al posto di

rombanti e puzzolenti motoslitte, da usare solo in caso d’emergenza.

La salvaguardia di questo ambiente alto montano, naturale o antropico,

da scoprire o riscoprire un po’ alla volta, può dipendere anche dalla

rinuncia a qualche confort tecnologico cui siamo sempre più acriticamente

assuefatti.

In parallelo è indispensabile una gestione del territorio che ne valorizzi ed

assicuri le peculiarità, per uno sviluppo veramente sostenibile nel tempo.

Intanto lasciamo solo orme nella neve, quale traccia del nostro passaggio.

Riccardo Ravalli

Operatore Naturalistico del CAI S.A.G. Trieste


aliMentazione

Mangia poco e vivrai a lungo

Uno studio scientifico e una vasta ricerca sul campo

Sin da bambini ci è sempre stato detto che bisogna mangiare per vivere, e

più mangi meglio è! “Mangia che altrimenti ti indebolisci!”, “Mangia così ti

tornano le forze e guarisci!” e così via. Due generazioni di persone, i nostri

nonni e i nostri padri, sono stati condizionati da questo comandamento, e

gli effetti ora sono visibili, con un tasso di sovrappeso e di obesità che supera

il 30% della popolazione, per non parlare di tutte le malattie correlate.

Tempo fa avevamo scritto su queste pagine di un’interessante ricerca

scientifica del National Geographic; Agli inizi degli anni Settanta Alexander

Leaf, medico di fama mondiale, fece una grande ricerca per identificare

quali fossero le popolazioni più sane e longeve del pianeta. Scoprì

allora tre zone sulla terra dove gli abitanti diventavano vecchi in piena

salute superando abbondantemente i cento anni: la valle di Vilcabamba

nell’Equador, la regione di Hunza in Pakistan e la regione dell’Abkhazia,

nel Causaso. Successivamente il dr. Leaf prese in esame anche gli abitanti

delle isole Okinawa in Giappone, famosi anche loro per la salute e la

longevità. Attraverso uno studio molto completo durato più di un decennio

e che coinvolse centinaia di ricercatori, emersero chiaramente alcuni punti

fondamentali che potevano essere considerati come la base della longevità

di tutti e quattro i popoli.

Il primo era l’alimentazione, basata quasi esclusivamente su frutta,

verdura, cereali, legumi e noci, con una dieta molto varia che però non su-

Via San Giuliano, 35 - Pordenone

tel./fax: 0434 28043 - gaiapn@libero.it

24 konrad febbraio 2012

perava le 1.200 – 1.500 calorie al giorno! Ben distante dalle 2.500 calorie

dell’americano medio.

La ricerca del dr. Leaf sollevò un polverone di critiche perché contrastava

nettamente con la letteratura scientifica di quei tempi, dove appunto l’alimentazione

veniva considerata come la base della longevità sul principio:

“Più mangi, più vivi”.

Sono passati quasi 40 anni e finalmente gli scienziati hanno trovato

la prova scientifica a fondamento della ricerca del dr. Leaf. Un'èquipe

dell’Università Cattolica di Roma (istituti di Patologia e di Fisiologia) ha

scoperto l’esistenza di una molecola (chiamata Creb1) che si attiva con

una dieta a basso contenuto calorico, il cui compito consiste nel guidare

altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del

cervello. In verità l’osservazione, negli ultimi anni sempre più avvalorata

da numerosi risultati sperimentali, aveva già collegato l’obesità ad un

rallentamento e ad un invecchiamento precoce delle funzioni del cervello

(le sinapsi dei neuroni funzionano sempre peggio), così come avviene

con malattie tipiche della terza età, dalla demenza senile al Parkinson. Al

contrario, la restrizione calorica (nella giusta misura) mantiene giovane il

cervello. Lo rende più attivo. Ma i “pulsanti” molecolari che governano gli

effetti positivi della dieta sul cervello erano finora ignoti. La molecola individuata

dal gruppo di scienziati della Cattolica apre più di uno spiraglio. Non

a caso Creb1 regola normalmente importanti funzioni cerebrali come la memoria,

l’apprendimento e il controllo dell’ansia. E la sua attività diminuisce,

o viene compromessa, proprio dall’età che avanza. La restrizione calorica

potenzia la capacità delle sinapsi dei neuroni di memorizzare le informazioni

e molto altro. Tali azioni benefiche sono proprio mediate da Creb1.

Quante calorie allora? Gli scienziati dicono un 30% in meno di quelle normalmente

consigliate, quindi su un’alimentazione di circa 2.000 calorie,

stiamo parlando di 1.400 calorie al massimo. Il dato conferma in pieno la

ricerca del dr. Leaf. Questi popoli ‘primitivi’ istintivamente mangiano poco

(abbiamo detto 1.200 – 1.500 calorie) e vivono fino a cent’anni in modo

sano e naturale, arrivando addirittura in alcuni casi a oltre 150 anni!

Ancora una riflessione importante: gli scienziati concludono quindi che

dovremmo lasciare nel piatto il 30% del nostro cibo (sono proprio queste

le parole da loro usate). Nello yoga, in un testo di migliaia di anni fa, si

parla dell’alimentazione giusta per l’uomo e si consiglia di lasciare un

terzo del proprio cibo nel piatto in onore al Dio Shiva. L’uomo dimentica la

saggezza antica e la riscopre con la scienza!

Nadia e Giacomo Bo

www.ricerchedivita.it


STORIE DI UOMINI, ANIMALI E FIORI DI BACH

Dalla personalità infantile all'adulto responsabile

“… e quindi, riassumendo, quand’è che Margò ha incominciato a tossire per

la prima volta? Quando sono comparse le prime difficoltà respiratorie?” dissi

rivolgendomi direttamente al ragazzo, piuttosto che alla ragazza che gli stava

accanto.

Lui rivolse lo sguardo verso sua moglie cercando in lei quella precisione nel

ricordo che sembrava sfuggirgli.

“… beh” disse “all’incirca a metà estate di due anni fa”.

La ragazza, dal conto suo, annuì con un cenno del capo.

“A luglio?” dissi, cercando di stimolare in lui un ricordo più nitido.

“Si, mi pare di si…” . Poi seguì un vivace dibattito tra di loro, con citazioni di

persone e di fatti accaduti a cavallo di quell’estate. Dopo qualche minuto il

ragazzo mi confermò l’esattezza della sua precedente affermazione.

“Ok” aggiunsi “allora, come secondo “passaggio”, diciamo così, mi interesserebbe

molto sapere che novità, nella vostra vita, è capitata in quel periodo”.

Avevo deciso di rivolgere le mie domande sempre e solo al ragazzo perché

dalle risposte che mi aveva fornito precedentemente era emerso che la

gattina aveva vissuto da sola con lui per diversi mesi; Margò, al momento

della visita aveva tre anni; insieme, il ragazzo e sua moglie, l’avevano presa

da una famiglia che aveva avuto una cucciolata in casa. Avrebbero dovuto

fare semplicemente da “messaggeri” di quella gattina e cioè trasportarla verso

la sua nuova destinazione, che era la casa della sorella di lei, ma durante il

tragitto accadde quello che nessuno si poteva immaginare: scoccò semplicemente

e spontaneamente la famosa “scintilla” e in un attimo la direzione della

macchina e della vita di quella gattina cambiarono definitivamente.

Così, quando Margò arrivò nella sua nuova casa, si trovò in un appartamento

molto piccolo, appena sufficiente per una persona sola.

Roby, così si chiamava il ragazzo, a quel tempo viveva da solo e Margò non

potè far altro che scegliere lui come unico destinatario del suo immenso

amore. Ecco perché avevo deciso di rivolgere le mie domande esclusivamente

a lui.

Il leggero rossore del suo volto mi stava comunicando che Roby aveva

“CANI INVISIBILI”,

AIUTIAMOLI A SOPRAVVIVERE...

Dall’inizio dell’attività nel 2006, l’associazione “Il Capofonte onlus”

ha fatto adottare oltre 500 cani: cuccioli, adulti, anziani, malati,

invalidi, paurosi, tutti hanno trovato il proprietario adatto alle loro

esigenze, lasciando talvolta meravigliati i volontari per la velocità

con cui un cane particolarmente difficile e per la sistemazione del

quale si prevedevano tempi lunghi, veniva invece adottato in brevissimo

tempo dalla persona giusta al momento giusto.

Ebbene, a fianco di questi cani fortunati, che con l’adozione hanno ritrovato

una vita degna di essere vissuta, dobbiamo segnalare la presenza di un

piccolo, ma non per questo meno importante numero di “cani invisibili”.

I cani invisibili sono quelli che, benché abbiano un carattere meraviglioso, un

aspetto piacevole e un desiderio di contatto umano commovente, non vengono

inspiegabilmente presi in considerazione dalle centinaia di persone che

ogni anno adottano i cani in cerca di una famiglia. Le loro sono letteralmente

“vite sprecate”, nell’inutile e interminabile attesa di vedere un amico umano

avvicinarsi per una carezza oltre le sbarre.

Ai cani invisibili è concesso solo sperare e fremere, alla vista di coloro che

potrebbero diventare i loro nuovi compagni di vita, fino al momento in cui attraversando

il corridoio del canile passeranno oltre senza nemmeno degnarli

di uno sguardo di compassione e si fermeranno sempre davanti alla gabbia

di un altro. Ai cani invisibili è concesso solo seguire con lo sguardo impietrito

i loro vicini di sventura, che si avviano festosi verso una nuova vita a fianco

dei loro nuovi amici umani.

Per loro non cambia mai nulla: detenuti senza colpe, sfiniti dal caldo estivo

opprimente e dal gelido freddo invernale, dalla solitudine e dalla dura vita

del canile, increduli e rassegnati ma non per questo sfiduciati verso l’uomo,

25 konrad febbraio 2012

cominciando a capire il

senso di quell’ultima domanda.

“Beh” disse abbassando leggermente

il tono di voce “in quel periodo c’è stata la novità che Alessandra, la

mia futura moglie, è venuta ad abitare con me”.

“In quel piccolo appartamento?”.

Il ragazzo annuì.

Lo guardai dritto negli occhi prima di fargli l’ultimissima domanda: “.. e

dimmi, onestamente, come hai vissuto dentro di te questa novità… voglio

dire, avevi il tuo appartamentino, eri single, immagino, e se mi permetti

di aggiungere, felicemente single, avevi un bel ritmo, la sera fuori con gli

amici, poi al lavoro, poche faccende domestiche, poche responsabilità, …

come hai vissuto questa “dolce invasione” di Alessandra? Non hai avuto la

sensazione che ti venisse a mancare l’aria?”.

Il suo intenso rossore in volto era molto più eloquente di qualunque ulteriore

risposta verbale.

In quel momento, dal trasportino, Margò confermò il tutto con un sonoro

colpo di tosse.

Fiore californiano: Fairy Lantern: l’individuo che ha bisogno di questa

essenza tende a mantenere una personalità infantile; molte volte questa

tematica riguarda la repressione, da parte dei genitori, durante lo sviluppo,

della possibilità che la vera natura del bambino ha di esprimersi. In tal senso

il bambino impara che potrà ricevere amore soltanto rimanendo nello stadio

arenato di bambino dipendente; così facendo si precludono le possibilità di

arrivare ad uno stadio dove è richiesta la piena assunzione di responsabilità.

Fairy Lantern aiuta l’individuo a muoversi attraverso i blocchi emotivi verso

un processo di maturazione, mantenendo un rapporto sano con il proprio

bambino interiore, ma da adulto maturo con tutte le proprie funzioni.

Stefano Cattinelli

Per saperne di più:

Scuola di Dinamica Emozionale Uomo Animale Uomo

www.stefanocattinelli.it

pronti a dare tutto il loro amore e tutta

la loro fedeltà se solo qualcuno “li

vedesse”....

Uno degli obiettivi principali di “Il Capofonte”

per il 2012, è proprio quello

di aiutare i cani invisibili ad uscire

dall’incubo senza fine della detenzione,

intensificando la collaborazione

attiva dal 2006 con l’Associazione

Litorale contro il Maltrattamento degli

Animali che gestisce il canile sloveno di sv. Anton, dove vengono accolti i

cani trovati vaganti lungo la fascia transfrontaliera Slovenia-Italia.La normativa

vigente in Slovenia, come in altri paesi della comunità europea, prevede

un contributo per il mantenimento dei cani accalappiati esclusivamente per

30 giorni dal momento della cattura; allo scadere del tempo previsto, se i

cani non vengono adottati o presi in custodia da associazioni locali, vengono

soppressi con metodi eutanasici. Il 19 febbraio alle ore 18, nell’ ambito

della serata organizzata dall’associazione “Il Gattile onlus Trieste” presso

il teatro Miela, verrà inaugurata una mostra fotografica intitolata “aiutiamoli

a sopravvivere”, dedicata ai cani più sfortunati reclusi nel canile sloveno

da lungo tempo, che pur essendo ancora giovani, molto dolci ed equilibrati

non destano l’attenzione dei visitatori. Queste bestiole sono ancora vive

soltanto grazie alla caparbietà ed instancabile attività dei volontari. Durante

la serata sarà possibile scegliere un cane da adottare a distanza, versando

direttamente il contributo necessario per il mantenimento mensile di 35 euro.

Gli adottanti potranno inoltre conoscere il cane da loro scelto, recandosi al

canile ogni giorno dalle ore 12 alle 20 ed avranno la possibilità di instaurare

un rapporto diretto portandolo a passeggio nei vicini boschi, contribuendo

così ad alleviare la solitudine e lo sconforto della bestiola.

Maria Grazia Beinat


colonna vertebrale

La Pseudo Sciatica

La sindrome del muscolo piriforme è una condizione

che provoca un dolore di tipo sciatalgico

(alcuni autori la definiscono anche “falsa sciatica”).

Se fra le cause di tale dolore si possono

escludere patologie quali un’ernia del disco,

una stenosi lombare, una massa neoplastica o

un ematoma a livello dei muscoli ischio-crurali

è opportuno invece effettuare indagini a livello

del muscolo piriforme; è possibile infatti che

una sofferenza del muscolo piriforme (che può

essere dovuta a svariati motivi) sia la responsabile

della dolorabilità sciatalgica. Il primo autore

a ipotizzare il ruolo del muscolo piriforme

quale causa di dolore di tipo sciatalgico fu W.

Yoeman, nel 1928 (The relationship of arthritis

of the sacro-iliac joint to sciatica), ma non fu

lui, contrariamente a quanto viene riportato

in più fonti, a parlare di “sindrome del piriforme”

bensì D. Robinson, nel 1947 (Piriformis

muscle in relation to sciatic pain. Am J Surg

1947;73;355-8). La sintomatologia causata da

questa condizione può derivare dalla compressione

del nervo sciatico contro l’arcata ossea

del grande forame ischiatico o dalla strozzatura

dello stesso nervo nel ventre del muscolo.

Approfondimento:

Il muscolo piriforme è un muscolo piuttosto sottile, inizialmente è appiattito

e poi si trasforma in un ventre dalla forma rotondeggiante che si allarga

a ventaglio. è costituito da tre fasci che originano dalla regione sacrale. è

posizionato sia all’interno che all’esterno della pelvi (la regione anatomica

costituita dalle ossa delle anche, dal sacro e dal coccige. Le arterie glutee

e il nervo ischiatico possono passare al di sopra o al di sotto del muscolo.

Ha funzione extrarotatoria (ruota in fuori la coscia) con lieve componente

di abduzione e di estensione. In fase di appoggio del carico sull’arto, il

piriforme stabilizza il femore e ne impedisce la rotazione all’interno.

È un muscolo che può essere soggetto a fenomeni ipertrofici e di irrigidimento,

fenomeni che possono scatenare la cosiddetta sindrome del

piriforme.

Le cause

L’eziologia della sindrome del muscolo piriforme è multifattoriale; dai

dati presenti in letteratura sembra che la causa più frequente sia di tipo

traumatico; altre cause sono le dismetrie degli arti inferiori, le miositi del

piriforme, gli interventi chirurgici per l’anca. Alcuni sport che sollecitano

molto tale muscolo (come la danza, la corsa e gli sport in carico) possono

portare a delle contratture saltuarie che scatenano la sintomatologia

classica.

I sintomi

La sintomatologia della sindrome del piriforme è alquanto variegata.

Spesso si avverte dolore, talvolta accompagnato da parestesie, al tratto

lombare, alla regione glutea, nelle

zone posteriori della gamba e

della coscia e molto raramente alla

pianta del piede; altri sintomi che

possono comparire sono deficit di

tipo motorio, riduzioni della sensibilità

in alcune zone degli arti inferiori

e gonfiore esteso nella zona che

va dal sacro al gran trocantere. La

sintomatologia è spesso acutizzata

se il soggetto è rimasto a lungo

seduto con il femore intraruotato

oppure se si sono svolte attività

sportive o lavorative caratterizzate

da notevole intensità.

La diagnosi

La diagnosi della sindrome del

muscolo piriforme viene effettuata,

di norma, attraverso un esame

di tipo clinico che deve essere

accurato, infatti la sintomatologia

è simile a quella di altre patologie

che interessano la colonna lombare

; talvolta può essere necessario

ricorrere a indagini supplementari (elettromiografia per valutare la conducibilità

nervosa del nervo sciatico, Radiografie o Risonanza magnetica).

Fra i test clinici maggiormente usati per la diagnosi della patologia in

questione ricordiamo il test di Freiberg e il test di Pace e Nagle.

PER UNA PRE VISITA E INFORMAZIONI SULLA CONFERENZA

VEDI APPUNTAMENTI IN FONDO AL KONRAD

26 konrad febbraio 2012

(detta anche “sindrome del piriforme”)

Il trattamento

Esistono diverse modalità di trattamento di questa patologia sia di tipo

farmacologico che fisioterapiche.

I trattamenti di tipo farmacologico comprendono l’assunzione di farmaci

antinfiammatori non steroidei (FANS) e di farmaci miorilassanti, il medico

può inoltre ricorrere in alcuni casi selezionati all infiltrazione diretta di

farmaci anestetici e di corticosteroidi.

La fisioterapia può invece risolvere il problema attraverso:

terapie manuali specifiche volte allo scioglimento della contrattura muscolare

(manipolazioni fasciali);

Tecar terapia per la sua azione decontratturante e mio rilassante;

Esercizi di autotrattamento specifici (come alcuni movimenti di streching o

di rinforzo dei muscoli antagonisti)

Va precisato che senza una corretta diagnosi non sarà possibile individuare

con precisione il trattamento idoneo.

Inoltre a prescindere dal tipo di trattamento (medico o farmacologico) le

tecniche fisioterapiche possono risultare sinergiche ed accelerare il processo

di guarigione anche attraverso dei consigli posturali : ad esempio

può essere utile, nelle ore di sonno, posizionare un cuscino o due tra le

ginocchia allo scopo di favorire il rilassamento del muscolo contratto.

Marco Segina


evi

DA 15 ANNI L'ISTRIA FA FESTA AL SUO ORO

27 konrad febbraio 2012

L’olio d’oliva con le sue ottime qualità rappresenta l’ingrediente per eccellenza nella dieta mediterranea. Per questo

va sempre festeggiato, e da 15 anni ciò avviene alla fiera dell’olio d’oliva “Oleum Olivarum” di Crassiza, in Istria, un

paesino a 5 chilometri da Buie. Questo luogo si è rivelato ideale per ospitare l’evento grazie alla sua incontaminata

bellezza, elegante ed acogliente nella sua semplicità. L’evento si svolge presso la sede della Comunità degli Italiani

di Crassiza ed è organizzato dalla Città di Buie, dal Comitato locale di Crassiza, dall’Ente per il Turismo della città di

Buie e dall’Università Popolare Aperta di Buie grazie anche al contributo della Comunità degli Italiani di Crassiza ed il

patrocinio della Regione Istriana e del Ministero per l’Agricoltura della Repubblica di Croazia.

La manifestazione, che quest’anno si svolgerà tra il 10 e l’11 marzo, è un’esposizione di olii che possono essere

degustati dal pubblico. Collateralmente saranno organizzate lezioni sull’olio d’oliva, sulla sua qualità, sulla coltivazione

e sulle nuove tecnologie. Ci sarà spazio anche per lo spettacolo e la buona tavola con i cooking show, eventi durante i

quali verranno preparati e serviti al pubblico pietanze a base d’olio d’oliva. Gli chef regaleranno consigli su come usare

l’olio in cucina nel modo migliore.

Accanto all’olio si potranno trovare anche prodotti tipici dell’Istria quali miele, marmellate, prodotti a base di tartufo e

vini. E per rendere il clima ancora più festoso il tutto sarà accompagnato dall’intrattenimento musicale di complessi,

musicisti e cantanti del Buiese.

Quest’anno si festeggerà anche il decimo anniversario del Concorso Internazionale di Pittura. Il tema ovviamente non

potrà che essere incentrato sull’olio d’oliva e i partecipanti arriveranno da ogni parte del mondo per presentare il loro punto di vista su queste terre e sul loro olio.

Potrete infine immergervi nel paesaggio dove passeggiare accarezzando gli stessi ulivi i cui frutti avrete appena assaggiato. E non dimenticate di fermarvi

nelle varie case dove si produce olio d’oliva per assaggiare diversi tipi di olio e prodotti vari. Sarebbe un peccato non godersi il profumo di queste terre e il

sapore dei suoi preziosi frutti.

Eleonora Gardos

“lIFE IN ITALY IS OK EMERGENCY PROGRAMMA ITALIA

Il gruppo Emergency di Trieste organizza mercoledì 22 febbraio, alle ore 21, al Knulp in via Madonna del

Mare 7 a Trieste la proiezione gratuita del film “Life in Italy is Ok - EMERGENCY Programma Italia”

Migranti, stranieri, nuovi poveri raccontano la loro vita in Italia e l’aiuto ricevuto dai medici di Emergency.

«Life in Italy is OK»: a dirlo è Gloria, una paziente nigeriana del Poliambulatorio di Palermo. Un’affermazione

quasi paradossale, comprensibile solo immaginando un’altra vita, quella che Gloria ha lasciato

nel suo Paese.

Hanno un’opinione diversa Michele, disoccupato veneto, e Aldo, ex autista di autobus, ormai senza lavoro e

senza casa, che si sentono stranieri pur essendo nati in Italia. Storie come la loro o come quella di Ousmane - bracciante agricolo da molti anni in Italia - sono

al centro del documentario che racconta la vita quotidiana e le difficoltà di persone diverse ma legate da un bisogno comune: la ricerca di una vita migliore.

Gloria, Ousmane, Michele, Aldo sono tra le persone che abbiamo curato in questi anni nei nostri Poliambulatori di Palermo e di Marghera e nei due ambulatori

mobili che prestano servizio in aree disagiate.

Nonostante sia un diritto riconosciuto, anche in Italia il diritto alla cura è spesso un diritto disatteso: migranti, stranieri, poveri spesso non hanno accesso alle

cure di cui hanno bisogno per scarsa conoscenza dei propri diritti, difficoltà linguistiche, incapacità a muoversi all’interno di un sistema sanitario complesso.

Da questa consapevolezza nascono gli interventi di Emergency nell’ambito del sistema penitenziario (conclusi nel 2007) e dell’area dell’immigrazione e del

disagio sociale.

Laura Vascotto - Gruppo Emergency di Trieste

emergencytrieste@yahoo.it; http://www.emergency.it/video/life-in-italy-is-ok-programma-italia.html

I nutrimenti necessari all'uomo

Dice Goethe: “Tutto l’effimero non è che un simbolo”. Che cosa significa? Significa che ogni cosa: minerale,

vegetale, animale e ognuno di noi esseri umani siamo visibili, udibili, toccabili ma i corpi che distinguiamo,

altro non sono che la parte visibile dello spirito che sta all’origine di tutto. Quando nei corsi parlo di nutrizione,

lo faccio sempre relazionandomi alle origini spirituali ed è questo che distingue una veritiera cultura

da un certo pressapochismo. Un esempio di quadripartizione: Il corpo fisico abbisogna dei suoi nutrienti,

il corpo vitale dei suoi, l’anima si nutre di altro e l’Io, “l’organizzatore dell’ensamble”, di altro ancora. Far

convivere i nutrimenti necessari all’uomo quadripartito diviene armonia, il solo mangiare bio, secondo le stagioni

ecc. purtroppo no. Aiuta ma non basta. L’uomo di questo tempo ha bisogno, per divenire cosciente, di

una nutrizione cosciente. Crimini, follie ed altro sono eventi ovviabili soltanto in virtù delle due colonne che

reggono l’uomo: Il cibo sano e la giusta coscienza. Il primo lo si acquista in euro, la seconda la si fabbrica

da sé mediante lo studio e la riflessione.

Nevio Sgherla, Nutrizionista olistico, scrittore ed editore


appuntaMenti di febbraio su www.konradnews.it gli annunci di marzo entro il 20 febbraio

Trieste

3 venerdì ingresso libero

Oriente ed occidente: duemila anni...

di difficili relazioni: I primi 500 anni. Conferenza

CEGEN Dr David Ferriz Olivares

alle ore 17.30 alla Libreria Borsatti in via

Ponchielli 3.

Info 040 2602395, 333 4236902.

5-26 domenica

Creare una vita meravigliosa, come?

Lo stesso cervello che ha creato il problema

non è in grado di trovare la soluzione.

Rivediamo le nostre credenze sull’argomento.

Corsi domenicali al TaoCenter in

via Zanetti 1. Info Claudia 347 3319227,

taocentertrieste@live.com

6 -27 ogni lunedì ingresso libero

Meditazione di luce per la terra

Un invito di cuore a tutti e a chi si chiede il

perchè dei cambiamenti in atto, dove stiamo

andando, perchè siamo qui ora? Il Salto

quantico 2012, meditazione di Luce per la

Terra e l’ Umanità, guidata da Arleen Sidhe,

in connessione i regni della natura e rete di

luce del pianeta; l’incontro sarà introdotto da

una breve spiegazione a titolo informativo,

e dopo la meditazione seguirà un aggiornamento

sull’Ascensione, la situazione attuale

del passaggio di frequenza e cambiamento

di coscienza della Terra. Ogni lunedì alle

20.30 presso Assoc. Lam-Il Sentiero, in

piazza Benco 4. Info ArtLight 347 2154583,

arleensoundlight@libero.it

6 e 22 lunedì e mercoledì

Arte/scuola del Vedere di Trieste

Stanno per attivarsi i corsi di: storia

dell’arte (il Novecento), nudo, pittura materica,

disegno e pittura per principianti.

Nella nuova sede della Scuola del Vedere,

in via Rittmeyer 18. Info 347 8554008,

www.scuoladelvedere.it

7 martedì ingresso libero

Elaborazione del lutto

La Società Antroposofica organizza ogni

primo martedi del mese un incontro con

il gruppo di sostegno per l’elaborazione

del lutto, seguendo il testo “Confrontarsi

con la morte” Ed. Novalis in via Mazzini

30, I p, ore 18.15-19.45. Info 339 7809778,

lorenzolucchetti18@gmail.com,

www.rudolfsteiner.it

7 martedì ingresso libero

Benessere e EFT

Presentazione del metodo di auto-aiuto

che permette di liberarci dalle emozioni

negative in modo veloce e delicato e

affrontare la vita con più serenità. Incontro

con Barbara Žetko, operatrice EFT

accreditata AAMET, alle ore 20 presso

lo Studio Viola in via Carducci 39, 1° p.

Info 3472787410, eft@barbarazetko.com,

www.eft.barbarazetko.com.

7-28 martedì

Meditare=benessere dell’uno

Lo stress causa l’abbassamento delle

difese immunitarie. Meditare dà energia,

forza, salute, saggezza è un modo per

connettersi con l’Universo che siamo.

Incontro all’Assoc. TaoCenter in via

Zanetti 1. Info Claudia 347 3319227, taocentertrieste@live.it

8 mercoledì ingresso libero

Bioenergetica

Il Laboratorio di esercizi di Bioenergetica

è aperto a tutti per una prova gratuita.

Alle ore 20 all’ass. Olos in via XXX

Ottobre 4. Per prenotare la prova e per

altre informazioni Stefano 328 7429516,

s.bio@hotmail.it

9 giovedì ingresso libero

Guarire se stessi

Guarirsi diventa un’azione facile quando

si hanno a disposizione i mezzi e la conoscenza,

imparerai attraverso le Forme

pensiero a diventare il guaritore di te

stesso. Conferenza alle ore 20.30 presso

Ass. Rachmiel via Mazzini 30 Trieste.

Info 334 6728109.

9 giovedì

Psicosomatica spirituale

Primo di tre incontri per spiegare il

legame anima-sintomo presso lo studio

medico di via Coroneo 1. Corso alle ore

19 con il dott Andrea Catanese.

Info www.contattobenessere.jimdo.com.

Info 339 7832686.

9 giovedì ingresso libero

Punto vegetariani

Incontro “Vegetariani, cioè costruttori di

giustizia e di pace” con Susanna Beira

e Marco Bertali, medici, delegati dell’Associazione

Vegetariana Italiana e soci

Lav. Dalle 17 alle 18.30 - Banca Etica, via

Donizetti 5.

9 giovedì ingresso libero

Sos - cervello

Incontro mensile di Sos-cervello campagna

di psicofarmaco-vigilanza con lo

psichiatra Marco Bertali sul tema “Psicofarmaci:

strumenti di cura o di controllo

sociale?”. Dalle 18.45 alle 20.15 - Banca

Etica, via Donizetti 5.

9 giovedì ingresso libero

Corso kinesiologia touch for health

Presentazione del corso di Kinesiologia

Touch for Health, alle ore 20, presso

il Centro Joytinat di via Madonnina 3

a Trieste, tenuta da Antonio Contini,

kinesiologo professionale, facilitatore del

Corso di Kinesiologia Touch for Health

con

Antonio Contini

Kinesiologo professionale T.A.S.K.

Istruttore certificato TFH dall’International Kinesiology College

Facilitatore sistema One Brain

Socio dell’International College of Applied Kinesiology (ICAK)

Presentazione del corso: Giovedì 9 febbraio 2012, ore 20.00

al Centro Joytinat di via Madonnina n.3 a Trieste

Info: cell. 3384593395, Antoniokine@gmail.com

Corsi tutto l’anno

sistema One Brain e istruttore di kinesiologia

sistematica e TFH. Durante la

serata verranno effettuate prove pratiche

con il test muscolare.

Info 338 4593395, Antoniokine@gmail.com.

Gradita prenotazione telefonica.

10 venerdì ingresso libero

Esplorare e gestire le emozioni

Conferenza di presentazione corso Il corpo

che ci parla: l’animale emotivo che è

in noi, percorso esperienziale di consapevolezza

delle proprie risorse per migliorare

il rapporto con le emozioni quotidiane,

grazie a tecniche gestaltiche, teatrali e

di bioenergetica. Alle ore 20 all’ass. Olos

in via XXX Ottobre 4. Posti limitati. Info/

prenotazioni conferenza 347 7091403

Leila Giani counsellor, 328 7429516 Stefano

Specchiari counsellor, insegnante di

esercizi bioenergetici s.bio@hotmail.it

10 venerdì

Disagio dell’adolescente

“Il disagio dell’adolescente e le trasformazioni

della famiglia” rel. Elsa Zibai.

Organizza la Società Antroposofica

presso la sede v.Mazzini, 30 1p Ore

20 - Prenotazione obbligatoria. Info 339

7809778, lorenzolucchetti18@gmail.com,

www.rudolfsteiner.it

10 venerdì ingresso libero

I due mondi

Conferenza con Mariuccia Lauricella

che illustrerà alcuni aspetti del mondo

materiale-terreno, del mondo spirituale e

della loro “interconnessione” alle ore 20

al Centro LAM in piazza Benco 4.

Info 347 0348629, 345 2272095.

10 venerdì ingresso libero

Benessere dell’apparato locomotore

Lesioni traumatiche e degenerative

dell’apparato locomotore. Incontro informativo

sull’uso di integratori alimentari e

pomate funzionali, alle ore 19.30 presso

l’Erboristeria NonSoloNatura in via Piccardi

2. Info 040 2410489.

10 venerdì ingresso libero

Oriente ed occidente: duemila anni...

di difficili relazioni: da Carlo Magno ai Templari.

Conferenza CEGEN Centro Studi

Generali Dr. David Ferriz Olivares alle ore

17.30 alla Libreria Borsatti in via Ponchielli

3. Info 040 2602395, 333 4236902.

11 sabato

I chakra nel corpo

Conoscere, attivare e rendere efficace

l’energia dei chakra. Corso con l’insegnate

Andrea Catanese. Inizio alle ore 9 presso

lo studio medico di via Coroneo 1. Info

www.contattobenessere.jimdo.com.

Info 339 7832686.

13 lunedì ingresso libero

La spiritualità del corpo

Non possiamo vivere nessuna emozione

senza che il corpo ne sia partecipe. Se

mente e corpo sono scollegati, diventa impossibile

emozionarci davvero, vivere davvero,

nel contatto di cuore con gli altri e con

noi stessi. Conferenza sulla Bioenergetica

di Ariella Gliozzo e Massimo Bucher, libreria

Lovat, ore 18, v.le XX Settembre 20. Info

380 7385996, www.trieste.espande.it

28 konrad febbraio 2012

13 e 15 lun. e merc. ingresso libero

Conoscere il Pranic Healing

Per migliorare il benessere attraverso

l’uso del Prana (o Energia Vitale) e della

Meditazione. Conferenza il 13 febbraio

alle ore 20.30 all’Ass. Alma in via Tor San

Piero 16, oppure il 15 febbraio alle ore 18

al New Age Center in via Nordio 4.

Info Elisa Del Forno 340 6858339.

15 mercoledì ingresso libero

Rebirthing: respiro consapevole

Serata esperienziale, metodo e benefici

del respiro. Il respiro è uno strumento per

accedere alla conoscenza interiore, perché

attraverso la respirazione si esplora

la coscienza, l’Io profondo. Conferenza

alle ore 20.30 presso Ass. Rachmiel via

Mazzini 30 Trieste. Info 349 2840064.

15 mercoledì ingresso libero

Fisioterapia per l’ernia del disco:

Incontro aperto con gli esperti del Centro

Rieducazione Colonna Vertebrale sulle

tecniche fisioterapiche innovative adottate

dal centro per trattare questa patologia. A

partire dalle ore 18.15 al Poliambulatorio

Fisiosan in via Genova 21. Posti limitati.

Info e prenotazioni 040 3478678.

17 venerdì ingresso libero

Iniziativa punto famiglia

Presentazione iniziativa Punto Famiglia.

Servizio di sostegno all’allattamento e

psicologia famigliare. incontro con la

dott.ssa Antonella Chiurco e la dott.ssa

Donatella De Colle alle ore 19.30 all’Erboristeria

Nonsolonatura in via Piccardi 2.

Info 040 2410489.

17 venerdì

Grafologia: conferenza prof Massi

Ciclo di conferenze su Grafologia e Enneagramma.

Organizzato da AGI Trieste.

Prima conferenza ore 18 - 20 presso la sala

conferenze dello Studio Erre a Trieste, in

via Fabio Severo 14/b , vicino al tribunale.

Costo conferenza, sucessive conferenze e

programma vedi sito www.grafologiatrieste.it

19 domenica

Bioenergetica: il corpo nel cuore

Un corpo sano è morbido, fluido, emozionale.

Quando abbiamo una struttura

identificata con l’ego, allora anche il corpo

diviene rigido. In questo seminario di Bioenergetica

integriamo il nostro sentire emozionale

con quel corpo che può sciogliersi

e uscire dalla difensiva per trovare gusto e

piacere nel sentire, con morbido grounding

(contatto con la realtà), mettendo in moto

quel “cuore” che fa il suo lavoro di contatto

affettivo senza tanto speculare su ciò che

sente. Il corpo è del cuore, non della testa!

Seminario con Sauro Tronconi. Info 380

7385996, www.trieste.espande.it

20 lunedì ingresso libero

La sincronia delle tre menti

Secondo la tradizione l’uomo funziona

come se avesse 3 cervelli: il centro motorioistintivo,

il centro emozionale, il centro

intellettuale. L’osservare con consapevolezza

libera energia e aiuta ciascun centro

a svolgere le sue funzioni. Questo atto cosciente

di attenzione a ciò che è, qui ed ora,

è meditare. Conferenza di Piero Vattovani,

Ass. Espande, ore 20, v. Coroneo 15.

Info 380 7385996, www.trieste.espande.it


appuntaMenti di febbraio su www.konradnews.it gli annunci di marzo entro il 20 febbraio

Trieste

21 martedì ingresso libero

Dalla personalità alla quintessenza

La struttura della psiche secondo il modello

di Jodorowsky. Scopriamo come lo sviluppo

armonico dei quattro centri fondamentali

ci possa condurre, passo dopo passo, alla

nostra vera essenza. Conferenza alle ore

20.30 all’Assoc. Metamorfosys in via

Milano 18. Info 347 9775427.

23 giovedì ingresso libero

Fiducia in se stessi e carisma

Percorso del metodo Self di 7 incontri a

tema: Se mi vedo gli altri mi vedono; Il corpo

che parla; Voce- il suono oltre le parole;

Lo sguardo che esprime l’essenza; Interazione

fra maschile e femminile; Armonia

pensiero-azione; Il potere su se stessi.

Presentazione all’Ass. Espande, ore

20.30, v. Coroneo 15. Info 380 7385996,

www.trieste.espande.it

24 venerdì ingresso libero

Open day a il Piccolo Carro

l’Ass. Reg. di Volontariato per la Promozione

della Pedagogia Steineriana

organizza un incontro di presentazione

delle attività del giardino d’infanzia aperto

a bambini dai 2 ai 6 ani nella sede di Sgonico

dalle 16 alle 18. Info 040 229474 da

lun. a gio. ore 9-11.

24 venerdì ingresso libero

Impariamo a nutrire corpo e anima

Presentazione del percorso di auto-aiuto

nei disturbi della sfera alimentare. A cura

della dott.ssa Donatella De Colle alle ore

19.30 presso l’Erboristeria Nonsolonatura

in via Piccardi 2. Info 040 2410489.

24 venerdì ingresso libero

2012 e ascensione planetaria

Continuano gli incontri mensili sul 2012,

con i nuovi aggiornamenti aperti a tutti:

Il Salto Quantico; I grossi cambiamenti

a livello individuale, sociale e planetario,

segnali di risveglio di coscienza e spirituale.

Messaggi guida di condivisione, su

tema specifico i ogni incontro, per vivere

al meglio questi momenti di trasformazione

interiore, nel corpo, nell’ anima, nel

quotidiano. Con Arleen Sidhe, operatrice

di Guarigione e trasformazione quantistica,

cure di luce Essene e lettura dell’Aura,

terapeuta del Suono. Alle ore 20.30

all’Associazione LAM-Il Sentiero in piazza

Benco 4. Info ArtLight 347 2154583,

arleensoundlight@libero.it

24 venerdì ingresso libero

Oriente ed occidente: l’incontro...

... fugace tra l’esoterismo islamico e quello

cristiano. Conferenza CEGEN Centro di

Studi Generali Dr David Ferriz Olivares

alle ore 19.30 nella sede della Magna

Fraternitas Universalis in via Mazzini 30, 3 p.

Info 040 2602395, 333 4236902.

25-26 sabato e domenica

Pranic healing: corso base

Il Pranic Healing è una tecnica che utilizza

il Prana o Energia Vitale per migliorare

il benessere fisico ed emozionale. In

questo corso esperienziale studieremo

l’anatomia sottile dell’essere umano, impareremo

a percepire le aure ed i centri

energetici del corpo, trattare i disturbi più

comuni. Presso l’Associazione Alma, via

Tor San Pietro n.16 dalle 9-18.30.

Info Elisa 340 6858339, www.iphitalia.com

27 lunedì ingresso libero

Ciclo di conferenze 2012

I livelli del cambiamento: promuovere il cambiamento

in se stessi e negli altri. Conferenza

con la dr. Claudia D’Ambrosio alle ore 18.30

presso CSV in Galleria Fenice 2. Partecipazione

gratuita e aperta a tutti.

27 lunedì ingresso libero

Benessere e EFT

Presentazione del metodo di auto-aiuto

che permette di liberarci dalle emozioni

negative in modo veloce e delicato e

affrontare la vita con più serenità. Incontro

con Barbara Žetko, operatrice EFT

accreditata AAMET, alle ore 20 presso

lo Studio Viola in via Carducci 39, 1° p.

Info 3472787410, eft@barbarazetko.com,

www.eft.barbarazetko.com.

28 martedì ingresso libero

La famiglia in trasformazione

La Società Antroposofica organizza

l’incontro mensile per una possibile

comprensione delle tematiche familiari,

seguendo il testo “La famiglia in trasformazione”

Ed.Novalis in v.Mazzini 30,

Ip ore 18.15-19.45 Info 339 7809778,

lorenzolucchetti18@gmail.com,

www.rudolfsteiner.it

Corsi di Restauro Ligneo

Il Laboratorio D’Eliso & Tomè organizza,

presso la propria sede, corsi amatoriali di

restauro del mobile e dei manufatti lignei.

Potete visitarci in via Alfieri 10\a, a Trieste.

Info 040 763116, www.restaurodelisotome.it

Affittasi

Ad uso lavori di gruppo, seminari, conferenze,

affitto ad ore o week-end splendida

sala mansardata di 45mq. con parquè

e bagno in zona Ponterosso.

Info 348 0348772, 335 8413293.

Incontri all’officina dei talenti

Esperienze artistiche con il colore, la

creta e il carboncino per adulti e bambini.

Per saperne di più 338 2433798 Elena,

www.officinadeitalenti.it

Counselling

Rivolto a coloro che sentono l’esigenza di

momenti di ascolto e di relazione d’aiuto,

per poter meglio orientarsi, chiarire,

riflettere e prendere decisioni. Patrizia

Mazzuchin Counsellor Professionista.

Info 345 7652654.

Società Antroposofica di Trieste

Ogni martedì 20-21.30 studio sul testo

di R. Steiner “Massime antroposofiche”.

Ogni sabato 17.30-19 studio sul testo

“Metamorfosi della vita dell’anima” di

R.Steiner. Le attività sono gratuite presso

la sede via Mazzini 30, I p. Info 339

7809778, lorenzolucchetti18@gmail.com,

www.rudolfsteiner.it

Ass. agricoltura biodinamica

Ogni mercoledì 20-21.30 incontro con la

Sezione di Biodinamica di Trieste e Gorizia

sul testo di R. Steiner “Uomo sintesi armonica”

presso la sede v.Mazzini 30, I p.

Info 333 7864810.

Seminario di studi buddhisti

Il Ven. Khenchen Sherab Rinpoche, visiterà

il nostro Centro il 2-3-4 marzo 2012

conferendo insegnamenti di Pharpatone

sullo sviluppo spirituale e la pace mentale.

Alla domenica sarà data l’iniziazione di

Guru Rinpoche Padmashambava. Presso

la Sala Actis di via Corti 3/a Trieste Orari:

Venerdi alle 20.30, Sabato e domenica

dalle 9.30 alle 11.30 e dalle 15.30 alle

17.30 circa.

Info 040 571048, Centro Buddhista Tibetano

Sakya Kunga Choling di Trieste.

In cucina con amore

Un gesto, un piatto, un profumo, un

dono... Un piccolo corso di cucina con

tante ricette sane e naturali per mangiare

bene ogni giorno... con fantasia! Perché a

cucinare... si comincia dal cuore! Date e orari

da concordare con Silvia 339 5350380.

Incontri con Legambiente

Puoi trovarci ogni mercoledì dalle 18 alle 20

nella sede di via Donizetti, 5/a (presso il punto

informativo dei soci di Trieste della Banca

Popolare Etica). Circolo Verdeazzurro di

Legambiente Trieste. Info 040 577013, 366

3430369, fax 040 9890553, info@legambientetrieste.it,

Segui le nostre iniziative

su www.legambientetrieste.it

Fisico, mente e spirito in forma

Fisioforma Studio, Trieste Galleria Fenice

2, organizza corsi collettivi di Gyrokinesis,

Yoga Ginnastica Posturale, GAG

ed equilibrio,addominali sicuri, pre-post

parto. Info e prenotazioni 040 4702286,

393 0519405, informa@fisioformastudio.it,

www.fisioformastudio.it

Nuovo punto d’incontro

Apre Bio and Fun, area completamente

rinnovata con sala di circa 70 mq, saletta

uso relax, spogliatoi e bagni. Affittasi a

referenziati anche ad ore o per periodi

continuativi per attività di vario genere che

abbracciano la sfera di uno stile di vita sano.

Info biofun@superbiomercato.it o presso

il superbiomercato Biolife di Via Economo

12/9 dal lunedì al venerdì ore 10-13.

Conferenza gratuita sulla coppia

Conferenza gratuita - I colori della coppia:

I tre tipi di amore (stima, cura, eros)

e il loro rapporto nel tempo - Movimento

Donne Trieste - Progetto R.O.S.A. -

Martedì 28 febbraio 2012 alle ore 17.30

in via F. Filzi 8 a Trieste, condurrà il dr.

Giandomenico Bagatin, psicologo e

psicoterapeuta.

Corso massaggio decontratturante

per sciogliere tensioni muscolari ed

articolari e per riequilibrare il sistema

nervoso. Con dispensa e attestato finale.

Liv. base, 6 lezioni. Ogni mercoledì

ore 18-20.30 c/o Assoc. Culturale Shanti

Trieste, Via Carducci 12. Info Sabrina

334 1559187. Date corsi: 14 marzo, 9

maggio, 20 giugno.

29 konrad febbraio 2012

Cure di luce essene e lettura Aura

Le terapie essene e la lettura dell’ Aura;

Un incontro con sè stessi, di guarigione e

armonia interiore, fisica e sottile; il sistema

dei chakra e relativi organi, la circolazione

pranica e sottile dei nadi, il Suono,

gli oli essenziali, i campi aurici e i corpi di

luce; il legame e origine delle malattie e

le Forme Pensiero; Un aiuto alle problematiche,

le disarmonie, i disagi del corpo

e dell’anima, secondo gli insegnamenti di

Anne e Daniel Merois-Givaudan. Incontri

e sedute individuali con Arleen Sidhe,

terapeuta certificata alla scuola di formazione

di terapeuti di Anne Givaudan e del

dott. Antoine Achram. Info 347 2154583,

arleensoundlight@libero.it

Nadayoga, il canto il suono la voce

L’uso del suono e della voce quale mezzo

riequilibrante del benessere psicofisico;

NadaYoga e Mantra; Ricerca del proprio

Suono fondamentale o tonica individuale;

Effetti e uso consapevole delle scale e

intervalli musicali; Risonanza corporea e

organi interni; Gestualità, voce e corpo;

Canti, stili, espressione; Armonizzazione

dei chakra e dei corpi sottili; I Suoni

creatori di luce, forme e colori; Il Canto

Armonico e Overtones. Lezioni individuali,

frequenza e orari personalizzati; a

richiesta si organizzano corsi, laboratori e

seminari di gruppo; con Arleen Sidhe,

Info ArtLight 347 2154583,

arleensoundlight@libero.it

Musica e canto celtico

Corsi di Canto tradizionale (stile, espressione

e lingue delle aree celtiche) e degli

strumenti in uso nella tradizione: feadog

(flauto irlandese), bodhran (tamburo celtico),

chitarra per accompagnamento. A

cura di Arleen Sidhe, cantante, musicista

e insegnante formatrice del settore da

23 anni. Info Arleen 347 2154583, arleensoundlight@libero.it

Incontri di yoga della risata

Per chi vuole portare il sorriso nella quotidianità,

un metodo ideato da un medico

Indiano, per sciogliere stress e blocchi

emotivi, migliorare lo stato psicofisico,

l’umore e le relazioni. Info 333 9180290,

www.associazionealabare.it

Biodinamica craniosacrale

Un contatto delicato che aiuta a ritrovare

il benessere psicofisico. Utile per alleviare

dolori alla schiena, in condizioni di stress,

stanchezza cronica, emicrania e molto

altro. Info 333 9180290.

Gorizia

4 sabato ingresso libero

Scuola aperta

Scuola aperta, alle ore 15.30 un’occasione

di incontro con gli insegnanti che

presenteranno gli ambienti, le attività e il

gioco del giardino d’infanzia,la I classe ed

il piano di studi dell’intero percorso scolastico

Waldorf. Presso la Scuola Waldorf

di Borgnano di Cormons in p.zza della

Repubblica,33 L’incontro è aperto a tutti.


appuntaMenti di febbraio su www.konradnews.it gli annunci di marzo entro il 20 febbraio

Gorizia

22 mercoledì ingresso libero

Dalla personalità alla quintessenza

La struttura della psiche secondo il

modello di Jodorowsky. Scopriamo come

lo sviluppo armonico dei quattro centri

fondamentali ci possa condurre, passo

dopo passo, alla nostra vera essenza.

Conferenza alle ore 20.30 al Centro Polivalente

in via Baiamonti 22.

Info 347 977542.

Associazione Spazio organizza:

corsi di Yoga Hatha-Raja il lunedì dalle

ore 9 alle ore 10.30 e il martedì dalle ore

17.30 alle ore 19, con inizio lunedì 16 gennaio

2012; - corso di qi gong (ginnastica

tradizionale cinese) il giovedì dalle ore

17.15 alle ore 18.15, con inizio giovedì 19

gennaio 2012; presso la Palestra Spazio

via Marega, 26 Lucinico. Info 0481 32990.

Assoc.ne Wu Zhen Italy organizza

corsi di Yoga Hatha-Raja ogni lunedì e

mercoledì dalle ore 18 alle ore 19.30 e

dalle ore 20 alle ore 21.30 ed ogni giovedì

mattina dalle ore 9.30 alle ore 11, con

inizio lunedì 16 gennaio 2012, presso la

Palestra Corpo Libero di via Roma 15 a

Ronchi dei Legionari. Info 0481 777737,

Anna 0481 32990.

Udine

3 venerdì ingresso libero

L’evoluzione dell’uomo:

L’evoluzione dell’uomo: dalla comparazione

religiosa ad una visione esoterica. Conferenza

con il dott. Stefano De Prophetis,

sociologo della salute, alle ore 20.30 alla

Bioteca in via Villa Glori 41.

7 martedì ingresso libero

Cerchio di donne nella luna piena

Incontro di donne per celebrare il plenilunio.

Al Circolo Culturale e Ricreativo Nuovi

Orizzonti alle ore ore 20 in via Brescia 3

Rizzi Udine. Info 335 251639.

8 mercoledì ingresso libero

Conosci le costellazioni familiari

Serata dimostrativa aperta a tutti per sperimentare

questo particolare metodo che

risolve i problemi della vita. Via S. Rocco

142 - ore 20.30. Info Giacomo Bo, www.

lecostellazionifamiliari.net

8 mercoledì ingresso libero

Guarire se stessi

Guarirsi diventa un’azione facile quando

si hanno a disposizione i mezzi e la conoscenza,

imparerai attraverso le Forme

pensiero a diventare il guaritore di te

stesso. Conferenza alle ore 20.30 presso

la Scuola Elementare, Piazza S. Giorgio

Bagnaria Arsa. Info 334 6728109.

9-12 da giovedì a domenica

Gioco della Trasformazione di gruppo

Il meraviglioso Gioco sviluppato nella

comunità spirituale scozzese di Findhorn

avrà inizio a Udine giovedì alle ore 20

per complessive 25 ore di gioco. Da

pochi mesi disponibile anche in Italia

nella versione di gruppo. Percorrere

questo gioco è come muoversi su un

tessuto sensibile che risponde al nostro

campo di coscienza con sorprendente

precisione. Soprendente è l’unione della

Hellinger Sciencia alla magia di questo

gioco. Cristina Piovesana Facilitatrice

accreditata da Innerlinks Findhorn

Scozia e Costellatrice Diplomata con

Bert e M. Sophie Hellinger Université E.

J.Monnet Bruxells.

Info www.giocodellatrasformazione.com,

www2.hellinger.com - Cristina Piovesana

cristina.piovesana@virgilio.it

10 venerdì ingresso libero

Le frontiere della fisica...

Le frontiere della fisica spiegano le

frequenze del benessere armonico. Conferenza

con la dott.ssa Francesca Strocchio,

fisica alle ore 20.30 alla Bioteca in

via Villa Glori 41.

11 sabato ingresso libero

La Consapevolezza di Essere Divini

Conferenza con Andrea Fusaro alle ore

20.30 presso La Bioteca in via Villa Glori 41

a Udine. Info info@igeia.it

11 sabato

Atelier di gruppo di art-counseling

Inizia percorso di gruppo di Artcounseling

per la crescita personale e il

benessere con P. Pitaccolo presso Nirmala

Centre-Udine. Info 347 6052140,

“Nirmala Centre Udine” su google.

14 martedì ingresso libero

Rebirthing: respiro consapevole

Serata esperienziale, metodo e benefici

del respiro. Il respiro è uno strumento per

accedere alla conoscenza interiore, perché

attraverso la respirazione si esplora

la coscienza, l’Io profondo. Conferenza

alle ore 20.30 presso la Scuola Elementare

p.zza S. Giorgio Bagnaria Arsa. Info

349 2840064.

Conosci i migliori prodotti bio?

17 venerdì ingresso libero

L’influenza della luna...

L’influenza della luna sulla sfera emotiva.

Conferenza con la dott.ssa Manuela Bino,

psicologa alle ore 20.30 alla Bioteca in via

Villa Glori 41.

18 sabato

Tarocchi - corso

I Tarocchi sono un mezzo eccezionale per

sintonizzarci con noi stessi; antichissimo

strumento di autoconoscenza, ci spingono

a scoprire chi siamo veramente e a

compiere, in conseguenza di ciò, scelte

in armonia con la direzione superiore del

nostro Vero Sé. Info 348 8741038, the-

NAOS.com Majano (UD).

18 sabato ingresso libero

Chakra e aure - parte seconda

Seconda di una serie di tre conferenze

esperienziali nella quale comprenderemo

l’utilità dell’analisi dei chakra e delle aure.

Conferenza con Valter Maestra alle ore

20.30 all’Ass. Waira in via S. Rocco 2a.

Info 329 2303459.

19 domenica ingresso libero

Shiva Ratri: cerimonia Hindu

L’atteso evento che celebriamo ormai

da diversi anni, SHIVA RATRI, presso la

sede di Sangha in viale Tricesimo 103.

Con la preziosa partecipazione di Lisa

Katlane all’harmonuim e voce e Alberto

Zurco al Sitar. Con la partecipazione della

Comunità Indiana di Udine, in collaborazione

col Ristorante indiano India Matha.

Potete indossare i vostri abiti indiani, se

lo desiderate. Info Gianna

340 2233994, giannashanti@libero.it

20 lunedì ingresso libero

Dalla personalità alla quintessenza

La struttura della psiche secondo il modello

di Jodorowsky. Scopriamo come lo sviluppo

armonico dei quattro centri fondamentali

ci possa condurre, passo dopo passo, alla

nostra vera essenza. Conferenza alle ore

20.30 all’Assoc. GEM in via Canova 13 a

Feletto. Info 347 9775427.

22 mercoledì ingresso libero

Scopri le costellazioni familiari

A seguire le costellazioni si rimane toccati

ed emozionati perché si sperimenta in

prima persona i benefici di questo metodo

che risolve i problemi della vita. incontro

alle ore 20.30 in via S. Rocco 142.

Info Giacomo Bo 0432 728071.

24 venerdì ingresso libero

Karma e libero arbitrio

Conferenza con il Lama Rabsel, insegnante

francese di filosofia buddista, alle ore 20.30

alla Bioteca in via Villa Glori 41.

erboristeria Il Fiore dell’arte di sanare

del dott. Dario Blasich

ronchi dei legionari (go) - Via Carducci 21 - tel. 0481 475545

30 konrad febbraio 2012

24 venerdì ingresso libero

Radioestesia e geobiologia

A volte dormiamo sopra una falda acquifera

e pur conducendo una vita corretta ci

alziamo sempre stanchi. Come utilizzare la

radioestesia in geobiologia e in altri campi

stimolando la naturale intuizione presente

in noi. Conferenza con Valter Maestra alle

ore 20.30 presso l’Ass. Waira, in via S.

Rocco 2a. Info Valter 329 2303459.

25 sabato

Scuola per operatore olistico NAOS

Sono aperte le iscrizioni all’anno Accademico

2012. La Scuola ha un percorso

triennale (900 ore totali) ed è accreditata

SICOOL. Info e pre-iscrizioni 348

8741038, info@naoslascuola.it,

www.naoslascuola.it

25 sabato - 26 domenica

Conosci le costellazioni familiari!

Seminario sabato alle ore 15-18.30.

Domenica 9.30-17.30. Via Canova 13 a

Feletto. è possibile partecipare anche

solo uno dei due giorni. Info e costi

335 5977306, www.ilmutamento.it

26 domenica

Costellazioni familiari

Gruppo esperienziale di Costellazioni

Familiari. Cristina Piovesana costellatrice

familiare diplomata con Bert e M.

Sophie Hellinger Univeristé E. J. Monnet

Bruxells. Info 349 4975649, cristina.

piovesana@virgilio.it, www2.hellinger.

com - costellatori italiani.

Pordenone

1 mercoledì

Energia del cuore

Studio InDaco a Fiume Veneto, organizza

ogni mercoledì serata di Meditazione con

l’Energia del Cuore di L. Bortolotto. Dalle

20.30 alle 22.30, gradita prenotazione. Info

333 2127259, studio_indaco@yahoo.it

21 martedì

Costellazioni familiari

Studio InDaco a Fiume Veneto, incontro

esperenziale di Costellazioni Familiari

con la Dott.sa Silvia Miclavez. Dalle

20.30 alle 22.30, gradita prenotazione.

Info 347 4320755, studio_indaco@yahoo.it

24 venerdì ingresso libero

Reiki

Studio InDaco a Fiume Veneto, serata

esperenziale e di presentazione I liv.

Reiki Usui con la Master Laura Orso. Dalle

20.30 alle 22.30, gradita prenotazione. Info

340 1626777, studio_indaco@yahoo.it

EssEnzE,

fiori di BaCh,

aura-soma, inCEnsi,

Cristalli,

fitoCosmEsi, miElE,

alimEnti BiologiCi,

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