Ottobre 2009 - Masci

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Ottobre 2009 - Masci

O T T O B R E 2009GLI EDITORIALI DI STRADE APERTEservizio.Dai lontani anni ’80 quando nei“Forum del Servizio” abbiamomesso tra i quattro ambiti privilegiatidi servizio del MASCI “lapace e la solidarietà tra i popoli”, sisono sviluppate iniziative per aiutarel’auto-promozione e l’autosviluppodei popoli più svantaggiati esfruttati della terra.A partire da iniziative realizzate inmolte comunità ed in molte regionisono nate iniziative e progettinazionali: Amahoro Burundi, ilsostegno ad alcuni progetti Harambeedella Fondazione Brownsea, lacollaborazione con l’AGESCI inAlbania e nella ex Jugoslavia, lapartecipazione con gli Aduti Scoutdi Austria, Germania e Liechtensteinal progetto Harambee CostaKenya ancora in fase di realizzazione.Queste esperienze ci hanno condottoa promuovere e sostenere l’onlus“ECCOMI” alla quale affidare lacontinuità e la realizzazione deiprogetti di Cooperazione Internazionalenei quali intendiamo impegnarcie dare una struttura solida edaffidabile per le iniziative chenascono nelle diverse realtà delMASCI.Oggi ECCOMI è impegnata neiprogetti in Burundi, in BurkinaFaso e, attraverso una sezione diVerona, in Brasile e sta valutandocon i promotori la possibilità diseguire dei progetti in altri paesi delSud del mondo .Nello Statuto di ECCOMI, approvatodal Consiglio Nazionale delMASCI, ci sono aspetti significativied originali tra cui in particolarel’idea che i protagonisti dei progettisono, in una logica di partenariato,gli attori locali, primo fra tutti loscautismo locale.La recente esperienza di collaborazionecon l’AGESCI in BurkinaFaso fa intravedere nuove e diverseopportunità di impegno e di cooperazione.IMPEGNO PER L’ECUMENI-SMO ED IL DIALOGO INTER-RELIGIOSO“Ut unum sint” dice Gesù primadella sua Passione nella preghierache ci riporta l’evangelista Giovanni.E’ il mandato ad operare per l’unitàdi tutti i cristiani, di tutti i credenti,di tutta l’umanità e della storia perchési realizzino “i nuovi cieli e lanuova terra” e si porti a compimentoil disegno di Dio sulla storia.In questo passaggio di secolo, dopoche nel secolo scorso qualcunoaveva preannunciato “la morte diDio”, abbiamo scoperto il contributoche le fedi religiose, tutte le fedireligiose, possono dare per la costruzionedi un mondo migliore, unacammino nel quale coinvolgereanche i non credenti con un atteggiamentodi rispetto, di ricerca e didialogo.Questo cammino e questo coinvolgimentoche si realizzano attraversoesperienze concrete ci espongonosempre al rischio del dubbio, dellaconfusione; ma è un cammino obbligatoed irrinunciabile da percorrerecon coraggio e fiducia, aiutandoci esostenendoci reciprocamente, sicuriche il Signore cammina accanto anoi.Queste piste rappresentano il camminodella Mondialità sul qualeintendiamo avanzare.Questo cammino segna l’importanzadi questa giornata del 25 ottobre.Non è la “giornata della colletta” perqualche Buona Azione internazionale(anche se le collette vanno fatte enon le giudicheremo mai con aristocraticasuperficialità), ma è la giornatain cui ci fermiamo per un attimoa riflettere su quanto abbiamoprogredito individualmente, comunitariamentee come movimento nelcammino della Mondialità, per valutarele azioni ed i progetti che abbiamomesso in campo, per immaginarenuovi percorsi per far crescere lasolidarietà, la fraternità, la pace fratutti i popoli della terra.5


S COUTISMO SENZA FRONTIERE O T T O B R E 2009Scoutismo senza frontiere“Ero straniero e mi avete accolto”ANNA MARIA VOLPE PRIGNANOIncaricata Solidarietà e Pace MASCI LazioRoma è stata ed è il centro del Cristianesimo, una fede fondata sulla fratellanza e sulsuperamento dell’individualismo.Uno degli obiettivi che si deve perseguireall’interno della società contemporaneaè quello di trasformare l’attualerealtà storica della convivenzapiù o meno pacifica delle varie culturein un complesso armonioso che, nelrispetto reciproco delle identità, arricchiscala società stessa nel suo insieme.La nostra fede e la scelta scout cidicono che, dovunque siano nati, questinuovi abitanti del nostro Paesesono nostri fratelli e sorelle. Per lorola nostra casa (cioè il nostro Paese)non può che essere aperta, accogliente,affettuosa, familiare. In occasionedel centenario dello scoutismo, nel2007, come proprio contributo allecelebrazioni il MASCI Lazio ha organizzatoun momento di festa tra scoutdi tutto il mondo in Piazza Vittorio aRoma il 23 settembre (equinoziodi autunno, giorno uguale intutto il pianeta). Da qui èpartito “Scoutismosenza Frontiere” polo di eccellenzadella Regione Lazio che ha preso lemosse da una brillante osservazionedi Romano Forleo “Viviamo ormai inuna società globalizzata e multietnica;a Roma e provincia circa il 10% dellapopolazione è rappresentata da stranieriche lavorano e vivono più omeno stabilmente in Italia; nel nostromovimento non esiste al momentonessun iscritto di diversa nazionalità,mentre nell’Agesci ed in altre associazionic’è già una certa presenza.”Non dimentichiamo che sono stati inostri avi cioè gli antichi romani adestendere il concetto di cittadinanzadisancorandolo da una base etnica esuperando le restrizioni fatte valere daigreci. Roma è stata ed è il centro delcristianesimo, una fede fondata sulsuperamento dell’individualismo esulla fratellanza.Nei millenni, innumerevoli volte ilnostro Paese ha incontrato altri popolie altre culture, a volte in maniera “forzata”.Quando l’interazione ha avutomodo di svolgersi positivamente, nesono derivate molte espressioni “alte”della cultura italiana: architetture,musica, tecnologia. Espressioni che sisono riverberate in Europa e nelmondo. Questo potrebbe essere la prospettivafutura del nostroPaese, potrebbe essere il contributodi noi italiani (edeuropei) ad una mondialitàequa, solidale e sostenibile.I movimenti migratoriavvengono oggi inun generale clima6


O T T O B R E 2009S COUTISMO SENZA FRONTIEREdi incertezza: economica, ambientale.L’incertezza, se gestita male (se malefomentata) può generare paura, protezionismo,rigetto, contrapposizioniviolente.Tuttavia essa è un fenomeno difficilissimoda arrestare o da invertire.Decenni di “aiuti” allo sviluppo e di“politiche” internazionali non hannoprodotto granchè di risultati. Gli stessieventi economici ed ambientalipotrebbero incrementare la pressionemigratoria.Possiamo e dobbiamo prepararci adun futuro che sarà diverso dall’oggi,per alcuni di noi, per tutti i nostri figlie nipoti. Partendo dal nostro “retaggioculturale”, facendo tesoro delle nostreed altrui esperienze passate, utilizzandoil “dono dell’intelletto” e quellodella “speranza”.“Scoutismo senza Frontiere” è diventato,una “esperienza in corso” cuiguarda tutto lo scoutismo adultonazionale come “situazione sperimentale”di una problematica di interesseper tutto il movimento. Il percorsoattuale di “Scoutismo senza Frontiere”è stato precisato e sintetizzato dauna mozione dell’ultima Assemblearegionale 2008, approvata all’unanimitàche ha inteso associare all'opportunitàdi incontrare altri scout adulti,l'impegno a realizzare importantiesperienze locali per il superamentodelle barriere culturali che in qualchemodo sono presenti al nostro interno eche una informazione distorta, glieventi quotidiani ed infine una nostranaturale ritrosia contribuiscono asostenere. Una mozione che ha volutosottolineare l’auspicio che “Scoutismosenza Frontiere” possa aiutare a superarenell’immediato il clima di intolleranzache si va creando in Italia versogli immigrati, che possa contribuire adun nuovo assetto del nostro Paese epossa fornire anche un’occasione perrivitalizzare le comunità Masci conl'innesto di nuove forze.Si è svolto un primo seminario di formazionee di scambio di esperienze l’8marzo 2009 presso la parrocchia S.Francesca Cabrini a Roma, i cui obiettiviprincipali sono stati quelli di lanciarequesta impresa, di mettere incampo le problematiche, sono stateinvitati “testimoni” che hanno unagrande esperienza sulla tematica peraiutarci sulla strada che intendiamopercorrere, ma anche per rafforzare ilegami di collaborazione:J. L. Touadi: giornalista e parlamentare,padre Claudio Crimi, missionariocomboniano e direttore dell’AssociazioneServizio Emigranti e Profughi,Fabrizio Molina: presidente dellaonlus “Nessun luogo è lontano”,Lara Paoletti: AGESCI Internazionalee WAGGGS.Padre Crimi ci ha parlato dell'uomoche cerca nuove terre e nuove sistemazioni,per migliorare la sua situazionesociale, come superare e vincere i conflittiche sistematicamente nasconodall'incontro con l'altro, conoscere lediversità, e stabilire solidi principicomuni. per eliminare le frontiere checi dividono.Lara Paoletti ci ha parlato delle esperienzedello scoutismo nelle diverseparti del mondo, a volte anche in cir-7


S COUTISMO SENZA FRONTIERE O T T O B R E 2009costanze particolarmente difficili(minoranze etniche, rom…..) masempre finalizzato allo sviluppo dellapace. Avvalendosi dei principi e valoriispiratori dello scoutismo che nefanno un movimento di 28 milioni digiovani in tutto il mondo basato sulsenso di fraternità mondiale, al di là diogni differenza culturale, razziale,politica o religiosa. (Gli interventidi J.L. Touadi e di F. Molina vengonoriportati di seguito a questo articolo.)“Scoutismo senza Frontiere” si è datoappuntamento il 20 settembre 2009per un grande gioco di riflessione, diverifica, formazione e progettazionein stile scout, e per incontrarsi, conoscersie fraternizzare, a febbraio 2010in occasione del Thinking Day.Ormai siamo consapevoli che viviamoin una società multiculturale, incui la cultura si manifesta in molteforme; ma la cosa veramente importanteriguarda non tanto l’accettare inmodo più o meno positivo questa coesistenza,quanto il far entrare in relazionee confrontare queste diverseculture: avviarsi a ciò che viene chiamatointerculturalità. Spesso i due terminimulticulturale e interculturalesono usati come sinonimi, ma in realtànon sono equivalenti, anzi fra i dueesiste una differenza tale da connotaredue approcci diametralmente oppostiverso la questione dell’integrazionedegli immigrati e dei loro figli nelpaese di approdo. Multiculturale èinfatti quella comunità (nazionale,scolastica, sociale) in cui sono presentipiù popoli o etnie che tuttaviarimangono separati fra di loro, ognunonella propria zona fisica e culturalee che raramente entrano in contatto;interculturale definisce invece uncontesto relazionale in cui i vari gruppilinguistici e culturali stabilisconofra di loro un costante rapporto dialetticodi arricchimento reciproco fondatosul mutuo rispetto, sull’interesseper ciò che l’altro rappresenta o puòrappresentare. A ben guardare, lesocietà multiculturali sottendono ilforte etnocentrismo del gruppo dominante,che propugnando l’omologazioneal proprio modello, cerca diassimilare le differenze, fino a cancellareo almeno rendere invisibile ognimanifestazione di alterità. In questocaso il contatto fra le varie etnie spessosi risolve in conflitto piuttosto chein dialogo perché nei gruppo emergeil desiderio di non soccombere culturalmente.Al contrario, nelle societàinterculturali il gruppo dominante èaccogliente cioè individua e promuovestrategie di incontro fra le culturein modo da creare occasioni positivedi conoscenza reciproca.L’impegno ormai di tutti noi dev’essereintorno alla costruzione di unasocietà solidale, pacifica e ricca diconvivenza democratica: dobbiamolavorare per realizzare una realtà interculturale.Abbiamo intorno tanti personedi altre culture, asiatici, africani,dell’America Latina…che sono venutinel nostro Paese, come in altre partidel mondo, perché spinti dal bisognodi sopravvivenza, dal desiderio di fuggireda una realtà ostile, per ricominciare,insieme alle loro famiglie, unavita più serena, per poter avere unfuturo migliore. Dunque, è nostrodovere accoglierli pacificamente edobbiamo fare in modo che essi sianonelle condizioni di avere tutti le stesseopportunità, senza discriminazioni dirazza, religione, lingua…“Lo sviluppo dei popoli dipendesoprattutto dal riconoscimento diessere una sola famiglia, che collaborain vera comunione ed è costituitada soggetti che non vivono semplicementel’uno accanto all’altro”.(lett. enc. Evangelium vitae)Per coloro che fossero interessati ad approfondire l’argomentosegnaliamo su “Strade Aperte On Line” (www.masci.it) due interessanticontributi:1) Scautismo senza frontiere di Fabrizio Molina:Presidente “Nessun Luogo è Lontano”2) Intercultura: “Opportunita’ e difficolta”’ di Jean LeonardTouadiRelazioni svolte nel corso dell’evento tenutosi in data 8 marzo2009 presso la parrocchia di Roma S. Francesca Cabrini nell’ambitodel polo di eccellenza della regione Lazio: “scautismo senzafrontiere”8


O T T O B R E 2009S COUTISMO SENZA FRONTIEREPericolo rom… o rom inpericolo?MARCO BRAZZODUROLa civiltà di un popolo si misura non sulla potenza militare ola sofisticazione tecnologica ma prendendo come metro ilmodo in cui si trattano gli individui e gli strati sociali piùdeboli: i minori, gli anziani, i malati, i poveri.La presenza degli “zingari” in Italiarappresenta un punto di intersezionedi diverse problematiche che vannodalla dinamica del pregiudizio e delladiscriminazione ai principi della solidarietàsociale. A monte di tutto questoemerge un dato determinante: laprofonda e diffusa ignoranza che èpoi la madre di timori e paure da unaparte e poi di reazioni di chiusura senon di vera e propria intolleranza avolte venata di robuste inclinazionirazzistiche.Alcune stringate informazioni preliminaripossono consentire di inquadrarequesta minoranza etnica nellasua dimensione storica. Infatti si trattadi un popolo antico. La maggiorparte degli studiosi converge nel ritenereche i rom siano originari dell’India(Punjab e Rajastan) da dove sisarebbero mossi, in seguito a catastrofenaturale o a una sconfitta bellica, apartire dall’anno mille. L’origineindiana è argomentata sul fondamentodi studi linguistici che hanno trovatomolte radici nel romanès – la loro lingua- comuni con termini del sanscrito.In Italia la loro presenza è storicamentecertificata dall’inizio del 1400.Oggi nel mondo si stima che ammontinoa circa dieci milioni (ce ne sonoin tutti i continenti Australia e Americadel Sud comprese). In Italia sistima che siano circa 150.000 di cui lametà cittadini italiani da generazioni.Li chiamiamo “zingari” termine chenel tempo ha assunto connotati derogatorie che loro stessi rifiutano. Lorosono rom e così vogliono essere chiamati.In realtà il mondo degli “zingari”contrariamente alla vulgata correnteè “un mondo di mondi” ovveroappartengono a gruppi assai diversificatiper cultura e stile di vita. Gli studiosiindividuano cinque gruppi fondamentali:oltre ai rom, i kalè (in Spagna),i Sinti (in Italia e Germania), iManouch (in Francia), I Romnichels(negli USA). Ogni gruppo poi si suddividein altri sottogruppi.In Italia negli ultimi decenni è cresciutoil flusso migratorio dei rom soprattuttodalla ex Jugoslavia e a partire dalnuovo secolo anche dalla Romania. E’interessante notare come la migrazionedei rom coinvolga sempre tutta lafamiglia al contrario per es. dell’immigrazionemagrebina o africana o asiatica.Infatti uno dei connotati dellaloro cultura è il forte senso della famiglia.Tra rom e sinti naturalmente cisono uomini e donne di successo(circo Orfei, i calciatori Ibrahimovic,Pirlo, Quaresma, gli attori Yul Brynner,Ava Gardner. Anche l’ex presidenteClinton come Charlie Chaplinhanno sangue rom nelle vene) e anchebenestanti ma la maggior parte sonopoveri o poverissimi. L’accoglienza inItalia non è stata all’altezza del tradizionalespirito di solidarietà che per iltramite della religione cattolica si è neisecoli diffuso nel nostro paese. Larisposta migliore sono stati i “campinomadi” che si configurano come verie propri ghetti etnici in cui confinare laspazzatura sociale, quelli che nessunovuole.Ma a tutt’oggi la situazione non èmigliorata anzi al contrario le categoriecon cui si affronta la problematicascaturente dalla necessità di integrazionedei rom si iscrivono nell’universodelle misure repressive e poliziesche.Le istituzioni stesse invece dimettere in campo adeguate politiche diinclusione sociale affrontano la questionecome un problema di ordinepubblico. I rom sono un pericolo per-9


S COUTISMO SENZA FRONTIERE O T T O B R E 2009ché sono ladri, fannulloni, sporchi,accattoni. Lo disse in tv un esponentetra i più prestigiosi delle nostre istituzioni:i rom “per cultura” sono inclinial furto, al rapimento dei bambini ecc.Evidentemente quel signore non eramai entrato in un campo e non avevamai parlato con un rom altrimenti nonavrebbe proferito con arrogante sicumeraquelle parole che agli occhi dichi conosce antropologicamente laquestione non potevano non apparireche come un concentrato di pregiudizifondati su di una macroscopicaignoranza. A proposito di pregiudiziquello forse più tenace è che i romrapiscano i bambini. Convinzione largamentediffusa a tutti i livelli masmentita dai fatti. E’ stata recentementepubblicata una ricerca (TosiGambini, La Zingara rapitrice, ed.CISU) che esamina in dettaglio tutti iprocedimenti giudiziari sul tema:accuse tante, prove nessuna. Recentementea Napoli è stata condannataun’adolescente per questo odiosoreato ma il procedimento sembraessere stato inficiato da un orientamentonon scevro dei soliti pregiudizi.Altro pregiudizio è quello relativoalla mendicità. Molti ritengono che ibambini vengano costretti con la violenzaa portare a casa del denaro.Niente di più falso. L’accattonaggio(manghel nella loro lingua) ha semprecostituito una risorsa indispensabiledi sopravvivenza. I bambini consideranonaturale andare a “chiedere” esono orgogliosi quando riescono aportare a casa qualcosa di significativo(per es. 30 euro).Naturalmente non ci si può nascondereil frequente ricorso all’illegalità diqueste comunità. Ma una cosa vadetta con chiarezza: si tratta dell’illegalità(furti compresi) tipica del sottoproletariatosotto ogni cielo e a qualsiasilatitudine. E’ l’illegalità dapovertà, da esclusione sociale che sipuò combattere con un ventaglio diinterventi coordinati che vanno dallascolarizzazione alla formazione professionalea percorsi lavorativi protetti.E’ falso che i rom non voglianolavorare. Io vado spesso nei campi ela cosa che più frequentemente michiedono è: “Mi trovi un lavoro?” Ilavori con cui cercano di sfamare leloro numerose famiglie sono assaiumili: commercio di rottami metallici,sgombero di cantine, piccoli trasporti,vendita di oggetti che recuperanofrugando nei cassonetti, musicadi strada. Alcune donne fanno le colfo le badanti.La civiltà di un popolo si misura nonsulla potenza militare o la sofisticazionetecnologica ma prendendocome metro il modo in cui si trattanogli individui e gli strati sociali piùdeboli: i minori, gli anziani, i malati, ipoveri. I rom appartengono a quest’ultimacategoria. La faccia feroce, glisgomberi, le espulsioni costituisconouna forma di barbarie. E’ l’accanimentodel ricco contro il debole, la guerraai poveri e non alla povertà.Molti ritengono che i bambinivengano costretti con la violenza aportare a casa del denaro. Niente dipiù falso. L’accattonaggio (manghelnella loro lingua) ha sempre costituitouna risorsa indispensabile disopravvivenza.10


O T T O B R E 2009S COUTISMO SENZA FRONTIEREIncontro interculturale promosso dallaComunità Lamezia Terme 2°ANTONIO CATAUDOE’ stata una iniziativa con cui il MASCI ha sicuramente dato il giusto apporto alla conoscenzadi una cultura diversa… così lontana, eppure a noi molto vicina!Khalid Elsheikh è un vice Imam chevive a Catanzaro (presente in Italia da20 anni), coordinatore di un serviziopubblico per il disbrigo di praticheburocratiche ai cittadini immigrati;Karima Benkhadija, nel nostro Paeseda 14 anni, è presidente di una comunitàimmigrati a Vibo Valentia; CissokhoSoungutouba (senegalese), da 15anni nella nostra Penisola, mediatoreculturale. Cosa hanno in comune tuttie tre? Semplicemente un incontrodialogoche la Comunità MASCILamezia Terme 2° ha promosso nell’ultimadecade di giugno nella Canonicadella chiesa del Carmine. I tre hanno avuto modo di confrontarsicon gli , presentinumerosi nella sala parrocchiale diCafaldo, sul tema “Verso una societàmulticulturale - Conoscere per capirsie amarsi”; e lo hanno fatto nel corsodi un incontro –ma più che un incontrosi è trattato di un dialogo tra culturediverse, apparentemente così lontane,ma sempre più vicine a noi-, coordinatoda Anna Maione, magister, chaha amalgamato il tutto, spronando afare domande e facilitando il dialogo,puntando soprattutto alla creazione direlazioni, per potersi conoscere più afondo e confrontarsi tra differentirealtà, in una sinergia di intenti. Aspiegare i motivi che hanno indotto laComunità Lamezia Terme 2° ad organizzarel’appuntamento, è stata unaesponente dello stessa Comunità,Maria Bevacqua, che ha voluto focalizzarel’attenzione, cercando di metteresul tappeto quelle basi conoscitive,dove è possibile costruire, ovvero“capirsi e potersi incontrare superandole barriere dell’immigrazione”. Lastoria dell’Islam, un religione nata1400 anni fa (sei secoli dopo la nascitadi Cristo) nella Mecca, cittadinadella penisola araba che viveva discambi e quindi di commercio, è statatracciata da Elsheikh, in un vero eproprio excursus su quanto c’era dasapere circa la religione, a cominciaredal termine , “che vuol diresottomissione alla volontà di Dio”,spiegando poi che in arabo “sono imusulmani, i sottomessi alla volontàdi Dio”. Sulle condizioni delle donnedell’Islam e sui loro diritti –all’eredità,al divorzio, di parlare in pubblico…–si è pronunciata la Benkhadija,soffermandosi anche a parlare delvelo, che la donna musulmanaporta per vari motivi:“uno, tra i tanti,è quello di proteggersidaglisguardi di tutti eproteggere le graziefemminili dai tentatividi violenza sessuale;insomma –ha chiuso-, ilvelo è per noi come un’identità,così come voi avete le vostresuore che lo portano per essereidentificate tali”. Poi è toccato aCissokho Soungutouba, che ha parlatodelle “difficoltà, che ci sarannosempre, fin quando la politica nonfarà il suo dovere, impegnandosi in undecisivo percorso di integrazione”. Eprima di dare spazio alle domande,don Pasquale Luzzo, parroco del Carmine,ha esortato ad “andare alle radicidi una fede, senza perdere di vistachi siamo, da dove veniamo e doveandiamo”. Le domande dei presentisono state tante e su diversi argomenti:dalle guerre alle divisioni; dall’, la fatidica data del 2001,che sembra aver cambiato le sorti dell’umanitàall’integralismo islamico., rapportando poi il tutto al nome stesso, cioè . E’ trascorsacosì una serata, dove il MASCI hasicuramente dato il giusto apporto allaconoscenza di una cultura diversa…così lontana, eppure a noi molto vicina!Sui diversi quesiti, il vice Imam hacitato il Corano, laddove dice che“chi ammazza una persona, è come seammazzasse un’intera comunità…”11


V IA F RANCIGENA 2009 O T T O B R E 20092009: due Routes MASCI sulla“Via Francigena”LUCIANO PISONIResponsabile Nazionale Impresa “Via Francigena”In questa relazione tratto solamente gliaspetti tecnici perché le riflessioni chealcuni partecipanti hanno scritto, esprimonoin molto esaustivo i frutti e l’esperienzavissuta. Comunque leggerle nonpuò rendere appieno il senso e la profondità:bisogna viverle di persona!Le Routes sono state due:• dal Monginevro a Vercelli, dal 9 al19 agosto, 27 partecipanti, 211 km.• da Vercelli a Fidenza, dal 19 al 29agosto, 35 partecipanti (di cui 14 giàin cammino dal Monginevro), 209km.E’ stata una esperienza importante siasotto l’aspetto fisico, umano e spirituale.Gli scopi prefissati erano:• vivere una esperienza di pellegrinaggioe riscoprire la “spiritualità della strada”• verificare la percorribilità a piedi delpercorso e lo stato della segnaletica• incontrare e conoscere le persone cheospitano ed i luoghi (arte, storia, cultura,fede)• sensibilizzare le amministrazioni localisulle necessità dei moderni pellegrinie segnalare le anomalie che richiedonourgente soluzione• coinvolgere le Comunità MASCI localinell’organizzazione e supporto logisticoTutti gli obiettivi sono stati raggiunti inmodo ottimale anche grazie alla generosadisponibilità delle varie ComunitàMASCI. Alcuni risultati sono stati superiorialle aspettative anche per il fattoche non eravamo in pochi ma un grupponumeroso e la gente, le autorità religiosee civili incontrate ed i giornali e tv(RAI 3, Avvenire, Il Giornale, La Stampa,molti quotidiani locali) si sono interessati:è stata una grossa opportunitàper far conoscere un gruppo ed un movimentodi Adulti Scout Cattolici Italianiignoto a molti, in attività. Abbiamo contribuitoad aprire una pista ai futuri pellegrini:è stato un grande Servizio.I partecipanti provenivano dalla Puglia,Trentino-Alto Adige, Veneto, Liguria,Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta emolti che non erano AS, erano conoscentio persone che hanno saputo tramiteil sito del MASCI: anche loro sonostati importanti per il raggiungimentodegli obiettivi.L’aspetto spirituale è stato vissuto quotidianamentecon la preghiera, la recita delrosario in cammino e proposte di riflessionesui messaggi di San Paolo.Lo stile sobrio ed essenziale, l’ospitalitàin luoghi spartani (sale di oratorio, palestrecomunali), alcuni pasti offerti dalleComunità MASCI o dalle amministrazionicomunali, come veri pellegrini,hanno permesso di contenere le spese a17-22 ? /giorno a persona, tutto compreso(pasti, trasporti materiali, oggettisticaspecifica, documentazione, DVD).Ai partecipanti è stata data l’opportunitàdi svolgere mansioni particolari e questoè servito a rendere più responsabili e adare il meglio di sé. A breve faremo unincontro di verifica, tutti presenti, comeabbiamo fatto lo scorso anno, per ottimizzareinsieme le esperienze future.Si è formata una bella Comunità e qualcunochiede già cosa faremo quandosaremo arrivati a Roma: qualcosa dinuovo ci sarà!12


O T T O B R E 2009V IA F RANCIGENA 2009Il MASCI “al ritmo dei passi” sullaVia FrancigenaAndate a Roma?... Si!... Dite una preghiera per me… E se chi mi ha chiesto di pregare avesseun cruccio da offrire, un dolore da ammorbidire, un segreto da confidare? Cosa potrei dire ioper far riconoscere il dolore che devo riportare?Virginia Bonasegale: unaRoute di 188 km. sulla viaFrancigena.Quanto manca? Roberto da Bassano delGrappa ha una traccia dettagliatissimadel percorso e spesso non risponde, silimita a passare il foglio, per non scoraggiare….Dopo la benedizione di donAndrea, l’immancabile A.E. della Lombardia,ci si incammina nella campagnavercellese. Al mattino, quando la rugiadabrilla al sole, riusciamo a fare anche5 km. all’ora. Dopo le 11 e per tutto ilpomeriggio la calura implacabile ci fasoffrire e il passo rallenta. Si camminain gruppo in campagna, rigorosamentein fila indiana sulle strade asfaltate, sichiacchiera, spesso si sta in silenzio, siprega, si cerca un po’ di ombra per unasosta brevissima e per bere. Da Vercellia Mortara attraversiamo risaie, risaie edancora risaie con un’infinità di libelluledalle ali dorate, poche le cascine, pochele persone, piccoli i paesi, un territorioquasi irreale. Visitiamo l’abbazia di S.Albino, dove il 12 ottobre 773 fu combattutauna battaglia feroce tra i Franchidi Carlo Magno ed i Longobardi diDesiderio. Dopo Garlasco costeggiamoil Ticino, sinuoso come un nastro diseta, vediamo mais e pioppeti, la campagnaè verde, ricchissima di canali erogge. Attraversiamo Pavia e poi è lavolta di due deliziosi paesi, Santa Cristinae Orio Litta, dove sono di casa semplicitàed autenticità. Al ponte sul Lambroinizia il percorso in solitario. Il soleed il caldo non ci abbandonano mai everso sera arrivano anche le zanzare. ACorte S. Andrea, sulla sponda del Po, ilVescovo di Lodi ci benedice e ci avviamoal transito del fiume sul barcone; latraversata è emozionante, vi è un grandesilenzio, corrono i pensieri…Dopo averattraversato il Trebbia completamente insecca, arriviamo a Piacenza, tra campidi mais, erba medica e pomodori. Proseguiamoper Fiorenzuola d’Arda e visitiamol’abbazia di Chiaravalle dellaColomba, vero gioiello. Venerdì raggiungiamoFidenza dove dolci collinepreannunciano il prossimo tratto dellavia Francigena.E’ impossibile descrivere ora tutto quelloche abbiamo visitato e citare tutte lepersone che ci hanno accolto. Ma con iltermine “accoglienza” non si riesce adesprimere il calore, l’affetto e l’attenzionedi chi ci ha ospitato e preparato le cene.Le meravigliose comunità Masci, innanzitutto,di Mortara e Pavia, della zona diPiacenza (più di una), di Lodi che ci hafatto visita a Orio Litta. Ma anche i sindacie gli assessori dei Comuni che cihanno aiutato in piccole e grandi necessità,i vigili, le Pro-loco, la ProtezioneCivile, l’Agesci, la Croce Rossa.Provvidenziali ed efficienti sono statianche gli accompagnatori al seguito,addetti ai trasporti, ai panini e all’acqua :Massimo, Alberto, Cinzia e Fausto.Che dire del gruppo? Adulti scout e non,hanno saputo creare un’ intesa simpatica,una complicità che li ha aiutati a superarele difficoltà e la fatica: la route non èstata solo “strada”, ma anche pellegrinaggio,comunità, preghiera, cultura,turismo, amicizia nuova o consolidata.L’esperienza indimenticabile è stata possibilegrazie a Luciano Pisoni, l’arteficedi tutto, dal programma, ai contatti, dallostile proposto all’attribuzione degli incarichi,sempre attento e vigile, impeccabile.Grazie Luciano, ci hai fatto vivereuna vera impresa scout, da adulti, a 360gradi.Questo agosto 2009 non lo dimenticherò,e non certo per il caldo. Dopo alcunigiorni ho ancora tante emozioni nelcuore e negli occhi tanto azzurro : deifiori ai bordi delle risaie e dei prati, delTicino con i suoi ciottoli bianchi, degliocchi di Stefania, Letizia e Sara, la piccoladel gruppo.Pellegrinaggio Masci Monginevro - Vercelli.13


V IA F RANCIGENA 2009 O T T O B R E 2009Sergio Puleo: pellegrinaggioun luogo dedicato all'incontrocon persone e cose.Allora come è andata? Beh, . . . 211Km a piedi. . . Don Ciotti che nella salamedioevale della Sacra di San Micheleti racconta la guerra alla mafia. . .Olivero che all'arsenale della pace diTorino ti spalanca sotto gli occhi lastoria incredibile del Sermig nei paesidel terzo mondo. . . Patrick il pretenero (non si tratta di una misteriosaconfraternita ma di un sacerdotenegro), che ci accoglie nella sua umilecanonica circondata dalle risaie di Torrazzae il mattino ci benedice solenne esorridente, mentre ci mettiamo in marcia.Quanti volti, quanti incontri, quantimessaggi abbiamo accolto in questopellegrinaggio, che ci ha portato questaestate dal Monginevro a Vercelli!Questa è proprio la prima cosa chevogliamo dire a tutti i fratelli scout,che ancora esitano a mettersi sulla strada:il pellegrinaggio non è solo far chilometrie sudare sotto il sole. Il pellegrinaggioè invece un luogo ed untempo dedicato all'incontro con personee cose, che ci fanno crescere nellamente e nella fede.Eravamo una trentina al Monginevroguidati da Luciano Pisoni e da RenatoFasoli; dieci giorni dopo, quando ilvescovo di Vercelli monsignor Cavallonici ha accolto sul sagrato della cattedraledi san Andrea a Vercelli il 19agosto, eravamo alquanto "sgualciti"ma pieni di entusiasmo. Così unaparte di noi si è unita ad un secondogruppo e ha proseguito per altri 200Km fino a Fidenza (un po' più a sud diPiacenza), tanto ormai avevamo giàscaldato le gambe. E se questi nonsono i miracoli!Cosa stavamo cercando di fare? . . .giusto! . . . stavo dimenticando di dirviche noi siamo dentro un grande progetto(fino a pochi anni fa un puro sogno):far rivivere la Via Francigena, quellache portava i pellegrini dal nord dell'Europaalle tombe di Pietro e Paolo aRoma.Alcuni di noi erano stati sul camminodi Santiago in Spagna e si erano chiesti:perché no? Perché non è possibileriaprire anche in Italia questa millenariavia di fede, di preghiera e di avventura,calpestata da santi e da peccatoriper duemila anni?Da bravi scout (anche se acciaccatidagli anni) abbiamo pensato che proclamie conferenze, non potevanobastare, così ci siamo messi lo zaino inspalla e siamo partiti, per mettere inmoto quella che sembrava una follia.In questa avventura siamo stati aiutatida molti amici, comparsi provvidenzialmenteal nostro fianco, per aiutarcicon idee e impegno pratico e sudatissimo.Ci siamo fatti così l'idea chelassù, Qualcuno stesse tirando le fila ditutta la faccenda, appianando qualcosa". . .che ieri sembrava impossibile . .." (ricordate la canzone?).Sogni, progetti, ma anche tanta organizzazione,lunga e minuziosa. Abbiamointessuto pazientemente incontricon i sindaci e gli assessori dei paesiche attraversavamo, abbiamo fattorelazioni e chiesto interventi, per creareposti tappa e strutture per i pellegrini,abbiamo cercato di coinvolgere leautorità, i preti e le comunità Masci cheincontravamo sul territorio.Siamo stati accolti ovunque con simpatiaed amicizia; tanti sconosciuti hannoguardato pensosi (a volte forse sconcertati)la nostra lunga fila, che si snodavaper vie di antichi borghi o per i corsi dicittà industriali.Sicuramente i rintocchi dei nostribastoni, hanno suscitato preghiere, ideecontrastanti; in qualcuno la facile ironia,in altri un richiamo alla fede, aldesiderio di mettersi anche essi sullaStrada.E' impossibile raccontare tutto.La strada ci ha fatto amici tra di noi pellegriniscout insieme per dieci giorni.Le confidenze, le risate, i pensieri profondie le bolle nei piedi, si sa, unisconoi cuori; adesso speriamo che ciincontreremo ancora in altre avventure,in ogni caso si sono stretti dei legami,che vanno oltre l'esperienza di unaroute estiva.Il cammino continuerà silenzioso dentrodi noi e darà ancora frutti taloraimprevedibili e preziosi.Siamo andati avanti sulla Strada a dareun'occhiata e adesso torniamo indietroa dirvi: il cammino è buono e la gente èamica … venite anche voi!Dino Di Cicco: pregare per unaltro.-Andate a Roma? –Si ! -Dite una preghieraper me.Questa richiesta mi risveglia quasi daltorpore che mi attanaglia sotto il soledi agosto in un camminare interminabile.Cerco di memorizzare la personache mi ha rivolto questa richiesta.Una vecchietta che mi sorride dallasoglia di casa.Ha i capelli radi di un argento un po’14


O T T O B R E 2009V IA F RANCIGENA 2009passato di moda, con un lungo vestitodi piccoli fiori sul verde del prato.Aipiedi ciabatte sformate e sbiadite. Ungrande sorriso, un po’ timido,-dite una preghiera per me… - certo.Una promessa breve e impegnativa.Ormai sveglio quasi del tutto nel miomarciare, scandito dal battere delbastone sul selciato, guardo davanti ame la lunga fila che mi precede e checammina in silenzio. Perché proprio ame?La preghiera mi ha fatto sempre unpo’ paura, quasi che quella piccolaporta aperta verso il Signore potesseessere sprecata da una parola di troppo… o di meno.La mia preghiera è un lungo silenzio,rivolto verso chi tutto conosce e tuttovede.E se chi mi ha chiesto di pregare avesseun nodo nel cuore? Cosa potrei direio per scioglierlo?E se chi mi ha chiesto di pregare avesseun cruccio da offrire, un dolore daammorbidire, un segreto da confidare?Cosa potrei dire io per far riconoscereil dolore che devo riportare?E se chi mi ha chiesto di pregarevolesse soltanto ringraziare?.Un sasso un po’ più sporgente deglialtri mi ha fatto un po’ sussultare sulmio cammino, il mio bastone da pellegrinoha battuto con più forza il selciato.Perché proprio a me?Ma ormai la mia promessa è scritta sulmio cammino, non posso tornareindietro e contrattare le condizioni…Manuela: di colpo la mia vitaè apparsa piccola e insignificante.“Il Mistero conosce bene il tuo cuore,perché è Suo. Sa cosa cerchi e rispondein maniera inimmaginabile facendosicompagno di strada.”Questa frase campeggia da circa dueanni sul tavolo di casa, perché mi hacolpita fin da subito quando la ricevettiin dono da una amica. Di tanto intanto la rileggevo. Solo durante ilcammino peró ho sperimentato laveritá di quelle parole che oggi miaccompagnano con forza prorompente.Il Signore, tramite il vostro “sí”, si èfatto compagno di strada.Ho assaporato la gioia di sentirmivoluta bene, coccolata; come se tuttimi conoscessero e sapessero già cosapoteva corrispondermi in ognimomento.È stata una esperienza talmente fortee coinvolgente da farmi affrontarecon allegria i disagi incontrati….proprioio che, non avendo alcuna esperienzascout, non avevo mai dormito aterra tantomeno in sacco a pelo sottole stelle. Quante cose mi ero persa!In soli venti giorni si è creata tra noiuna familiaritá tale da pensare diconoscerci da sempre; abbiamo vissutointensamente tutti i momenti dellagiornata che si trasformava in preghieradi lode per un po´ d´acqua ,l´ombra, un tramonto, un fiore.Camminando il cuore si apre alSignore, è proprio vero.Quante volte mi sono chiesta: “cosadevo fare? Cosa vuoi che io faccia?Come devo servirti?”Servire, servire. Camminando loripetevo spesso tra me e me dopo gliincontri fatti con Don Ciotti e a Torino…..quantagrazia!Di colpo la mia vita è apparsa piccolae insignificante.“Devo darmi da fare di piú per lascuola , per l´educazione, per i mieialunni….” Ripetevo tra me e me, maLui , che ha una fantasia sconfinata, almio rientro mi ha subito messa difronte ad un imprevisto; stamane imiei colleghi a bruciapelo mi hannonominata fiduciaria del Dirigente.Per farla breve vi dico che è il solitoingrato compito che nessuno si vuoleassumere, una patata bollente in unascuola che meglio sarebbe definirevespaio….sulle prime ero tentata dalrifiuto, anzi ,se me lo avessero chiestoa giugno avrei risposto seccamenteNO.Ora, dopo questa esperienza di pellegrinaggio,mi sono detta : “ora tocca ate metterti in gioco! Non sei sola. Haidegli amici , una compagnia guidata alDestino”.Mi mancate gia´ tantissimo, ma visento vicini nella preghiera.15


B URKINA FASO 2009 O T T O B R E 2009Operazione Burkina Faso 2009Porteremo nel nostro zaino i sorrisi, gli abbracci, i volti, gli sguardi, i colori, gli odori, isapori, le albe, i tramonti, i ritmi, la sabbia rossa, il sole accecante, la pioggia incessante...Per tutto questo e altro ancora, barka (grazie), Burkina!16Alberto Albertini:introduzioneAppena si rientra da un viaggio nelSud del mondo, si è completamenesvuotati. Si torna alla vita di tutti igiorni e sembra di vivere un film.Questa è la sensazione che mi prendeogni qualvolta torno da un'esperienzain Africa. Faccio fatica a parlarne,perchè non riesco, non riusciamo,a far vivere ciò che si provae si vive lì. Appena rientrati sembradi essere catapultati nelle varie trasmissionitelevisive dove si studianoquelle realtà, con l'occhio rivoltoalla curiosità, magari scientificao se volete sociale. Quante volte neidocumentari si parla dell’Africaincuriositi soprattutto dai costumi edalle loro regole di vita. Ci si scandalizzaper le differenze sociali eper le diverse usanze. Ci si interrogacolpiti da quanto poco sianodifesi i diritti delle donne, dei malati,dei più deboli, dei bimbi. Tuttociò ci fa onore e ci riempie di ungiusto desiderio di servizio. Maquale servizio in questo mare dibisogni? I missionari negli annipassati sicuramente hanno costruitouna rete di umanità di grandissimoaiuto, ma oggi i missionari consacratisono sempre meno, e quindi ènecessario costruire una missionarietàautoprodotta, quella per intendercidi missionari africani che portano,si fanno carico, di dare ai proprifratelli il giusto sostegno.Ma questo non basta ancora. Inquesta regione, l'Africa Occidentale,ben 791.000 persone (dati UNI-CEF) soffrono l'emergenza alimentare,per la maggior parte sono rifugiatia causa dei conflitti che investonoGuinea, Liberia, Sierra Leonee, dopo l'ammutinamento militare,anche la Costa d'Avorio. L’accordodi pace di Ouagadougou, firmato loscorso 4 marzo, doveva sancire,grazie alla promessa di riunificazionedel paese, il disarmo delle milizieed elezioni democratiche esoprattutto la fine della guerra civileche insanguina la Costa d’Avoriodal settembre 2002. Ma in questimesi i passi sono stati lenti e la pace,come noi occidentali la immaginiamo,è ancora lontana. Si stima chesolo da quest'ultimo paese, 120.000persone siano scappate alla volta delBurkina Faso, del Ghana, GuineaConakry e Liberia. In Burkina l'universitàè in subbuglio da mesi, noine siamo stati inconsapevoli testimoni.Le tensioni sono nell'aria. Macosa si può fare in un paese dove ilvero problema è trovare da vivereogni giorno, trovare ogni giorno damangiare.Quale è stata la nostra missione quest'anno?Siamo andati in Burkina Fasosoprattutto per raggiungere unaccordo con lo scautismo locale, perdefinire un piano di sviluppo daconcordare insieme al guidismo eallo scautismo riconosciuto dagliorganismi internazionali.Abbiamo incontrato ufficialmentel'ASBF -Association Des Scouts duBurkina Faso – il suo presidenteinsieme a tutto il consiglio nazionale;il presidente dell'Anciens Scoutset Guides du Burkina Faso, Sié OffìSomé, associazione non ancora riconosciutadall'ISGF. Abbiamo cominciatoa progettare insieme a loro, larinascita dei centri rurali e lo sviluppodello scautismo, di una loro rivista,saggi, basi scout, etc. Abbiamomesso le basi per una nuova cooperazione,non legata solo al “fare” mapiù al “vivere” un'esperienza insie-


O T T O B R E 2009B URKINA FASO 2009me tra scout giovani e adulti sia italianiche burkinabè. E' un progettoambizioso, ma non impossibile, che(se riuscirà) avrà un doppio risultato,quello di favorire la fraternità equello di costruire insieme il nostroe il loro futuro, lasciandolo megliodi com'è ora...Carmelo Casanoscrive...Quando mi è stata presentata la possibilitàdi partecipare alla Route inBurkina Faso, nonostante le difficoltàoggettive, ho accettato senzaripensamenti. Dopo aver scelto perla Sicilia il tema del Polo dell’Eccellenza“Educazione alla pace ealla mondialità” non potevo rinunciarealla possibilità di “mettere inpratica” quanto discusso e dibattutoper un anno intero con le comunitàsiciliane.Questa route è stata molto più cheun campo della conoscenza dellarealtà burkinabé: rover e scolte,capi e adulti, tutti insieme, abbiamoportato del “valori” (leggasirelazioni) piuttosto che “valore”(carità). Relazioni intrecciate con ibimbi e le mamme del CREN, deivillaggi, della brousse (savana), congli scout e le guide di Ouagadougou,con le suore missionarie diNanoro e di Boussé, con Enzo e gliamici del Centro Oasis di Koudougou,con Gino e il personale dell‘Ospedale S. Camillo di Nanoro…Non abbiamo cambiato il loro tenoredi vita (sono così abituati a dormiree a mangiare per terra, a usarezappette con il manico cortissimo ole scope senza manico) ma sicuramenteloro hanno cambiato noi.Porteremo nel nostro zaino i sorrisi,gli abbracci, i volti, gli sguardi, icolori, gli odori, i sapori, le albe, itramonti, i ritmi, la sabbia rossa, ilsole accecante, la pioggia incessante...Per tutto questo e altro ancora,barka (grazie), Burkina!LorenaAccollettatiscrive...Quando sono atterrata il 2 agosto aOuagadougou, mi sembrava che iltempo trascorso dalla partenza delloscorso anno fosse stato spazzato viain un istante.Le strade, la terra rossa, il mercato,i luoghi mi sono tornati subito allamente. Gli stessi odori, lo stessocaldo. L’unica differenza era datadai bambini che avevamo conosciutol’anno passato e che nonostantele privazioni erano cresciuti. Lebambine sono diventate piccoledonne, bellissime e con una dignitàdi lineamenti che sono invidia dellenostre donne opulente e sformate. Iragazzi muscolosi e scattanti come imigliori atleti occidentali magaridopati.Lo stupore della scoperta dei luoghie della cultura che mi aveva pervasol’anno scorso, quest’anno è statosopraffatto dalla voglia di capire dipiù e capire soprattutto come poterinteragire con il popolo burkinabeosenza interferire nella loro quotidianità.Il mio compito si è, in realtà, sdoppiato:da un lato ero con i ragazziche quest’anno abbiamo accompagnatoinsieme ai capi Agesci, allascoperta di questo luogo lontano danoi; dall’altro mi sentivo un po’ambasciatrice di un movimento diadulti che hanno nel loro dna lalegge e la promessa scout, uguale intutto il mondo e che ci rende fratellidi tutti gli altri scout di ogniPaese, pertanto anche degli scoutdel Burkina Faso.Questo è stato il liet motiv del viaggioin Africa, conoscere meglio loscautismo in quei luoghi e vederecome gettare le basi per una cooperazioneseria e duratura.Il lavoro da fare è molto, anche perchésono solo due anni che lo scautismoburkinabeo è rinato ed è ancoradebole ed indifeso, privo dimezzi, diviso in gruppi che desideranofondersi in una unica federazione.Lo scautismo adulto invece ècostituito dai vecchi capi che ventianni fa avevano formato tanti ragazzi,oggi a capo dei gruppi giovanili,ma quest’ultimo non è ancora riconosciutodall’ISGF, nonostante siaun punto di riferimento importanteper tutto lo scautismo locale. Noiproveremo ad aiutarli.Vanda Sansoviniscrive...Dopo tre giorni dal mio arrivo inBurkina Faso non ero ancora riuscitaa scrivere nulla. Di solito mi portoun block notes per appuntare ciò chemi colpisce, le sensazioni, le relazioniinterpersonali e quant’altro.Questa volta non riuscivo a connotareil luogo, a trovare le parole giusteper descrivere la natura, l’ambiente,17


B URKINA FASO 2009 O T T O B R E 200918le persone insomma tutto ciò che micircondava e di cui io cercavo di farparte. Poi l’illuminazione, ho trovatoun aggettivo che, a mio parere,poteva caratterizzare il tutto:“eccessivo”.L’Africa è eccessiva. Nei colori:intensi e caldi, da quelli della terra aquelli degli abiti della sua gente. Laterra è rossa, polverosa, una polvereche si attacca addosso, che sembravolerti marchiare. Gli abiti neitessuti che tutti conosciamo: sgargianticoloratissimi…Il cielo di un azzurro esagerato ed ilsole caldissimo. Se è nuvoloso, unacappa di umidità ti fiacca, poi arrivala pioggia improvvisa, per noi“nagara” (bianchi). Gli indigeni,invece, sanno calcolare perfettamenteil tempo che impiegherà adarrivare. La pioggia, sempreaccompagnata da un vento violento,improvvisa, forte, intensa, che inbreve trasforma una strada in unfiume, rendendo il transito difficile.La povertà impossibile da descriverese rapportata al nostro concettod’indigenza.Il welfare state non esiste, perfinola sanità è tutta a pagamento. Quandopenso agli ultimi degli ultimi nelnostro paese, penso immediatamenteche in Burkina c’è qualcunoancora “più ultimo”. A tal propositomi piace ricordare le “mangiatricidi anime” donne sole, a mio parere,miti e rassegnate, allontanate dalvillaggio perché tacciate di stregoneriao ritenute persone ingombranti,costrette a vivere prive di mezzie senza un riparo, A volte, però,hanno la fortuna di trovare ospitalitàpresso un Centro, come quelleche abbiamo incontrato al CentroOasis.Gli odori forti, intensi, improvvisi oportati dal vento o tali da connotareun luogo, un ambiente. I saluti…la gente si saluta e ti saluta con unsorriso, aperto, cordiale che sembravenire dal cuore per arrivare agliocchi, un saluto che accompagnal’immancabile “ça va?” e che ti fasentire al centro della loro attenzione.Un’Africa splendida, accogliente,misteriosa, che ha bisogno dipersone come Enzo del CentroOasis o del Dott. Gino dell’ospedaledi Nanorò o di suor Agata dellascuola dell’infanzia e di quella dicucito. Persone “eccessive” chehanno saputo realizzare “cose”splendide.Ma anche dei progetti che stiamorealizzando insieme all’Agesci perdefinire un piano di sviluppo daconcordare insieme al guidismo edallo scatismo del Burkina, per progettareinsieme la rinascita dei centrirurali e lo sviluppo dello scautismoper rilanciare valori e competenzeche non possono andaredispersi, incentivando la fraternitàscout.Nuccio Costantino:siamo tornati initalia…..Siamo tornati con uno zaino pienodi emozioni difficili da raccontare achi non le ha vissute.Adulti Scout del M.A.S.C.I., Capi eRagazzi-e del Clan di formazioneAGESCI, provenienti da diverseregioni italiane, hanno speso le loroferie e vacanze a servizio e a sostegnodella dignità umana del popoloBurkinabe. Noncuranti, delle considerevolispese di viaggio realizzateda sacrifici e economie personali edall’alto rischio per la saluterischiando di contrarre malattiecome la dissenteria e la malarianonostante tutte le vaccinazioni e leattenzioni ambientali. Il nostroM.A.S.C.I. in questa interessanteimpresa di cooperazione internazionalecon l’AGESCI, offre l’opportunitàa tutte le Comunità e agli AdultiScout di mettere in pratica “ilfare” oltre le parole, sostenendoimprese e impegni solidali a favoredei popoli che giornalmente vivonodi niente, combattendo contro lemalattie e la morte.In questi ultimi due anni abbiamocercato tramite contatti diretti con lapopolazione e con i Capi dei Capidei villaggi che gestiscono intereregioni di farci illustrare la loro cultura,che essenzialmente gestisceproblemi sociali di convivenza tratribu’ anche diverse tra loro per linguaoriginale, comunque chi è fortunatocon la scolarizzazione impara ilfrancese lingua ufficiale di Stato. ICapi ci chiedono sostegno peraffrontare i problemi delle malattie e


O T T O B R E 2009B URKINA FASO 2009della fame del loro popolo, ci fannonotare che i pochi aiuti che arrivano,sono solo grazie al volontariatocattolico o cristiano che stimola leadozioni a distanza e che le adozionioltre la scolarizzazione danno damangiare a famiglie allargate intere,il volontariato dal niente hacostruito ospedali, strutture scolastiche,strade e portato la correnteelettrica in qualche grande città. Lavita delle donne Burkinabe nei villaggiè difficile, da piccole vengonoiniziate ai lavori più faticosi peressere dopo vendute o regalate adun marito poligamo come seconda ,terza o quarta moglie, le donnesono buone braccia per lavorare neicampi, mano d’opera fidata per unbuon raccolto per il sostentamentodella famiglia. A loro spetta solo difare figli, abbiamo notato che tuttele donne in età fertile avevano bambinilegati dietro la schiena durantei lavori nei campi. La vita media acausa delle tante malattie e sedicianni. In ogni famiglia in media cisono venticinque-trenta bambini,durante le nostre visite in savana,dai campi sono usciti a frotte gridando“Nasarra”, esibendo il lorosmagliante sorriso, stendevano lamano per avere un “Bon Bon”, tiprendevano per mano te la stringevanocome per farti sentire il lorobisogno di essere sorretti e sostenutipercorrendo le piste della savana.Erano vestiti di brandelli di stoffa,molti erano nudi e rigorosamentescalzi con piaghe ai piedi, alcuni diloro venivano periodicamente alnostro villaggio per farsi curare,avere del cibo e dei vestiti, altri perchiedrtr di essere adottati a distanzaper potere mangiare e studiare. Lefamiglie per sopravvivere impieganotutti, piccoli e grandi all’agricolturache viene praticata nel brevevolgere della stagione delle grandipiogge, da Giugno a Ottobre, conl’obiettivo di produrre miglio equalche altro cereale da immagazzinare.Si allevano polli , capre emaiali nella misura in cui è disponibileun po’ di foraggio, da consumareinsieme ai prodotti dell’agricolturanel periodo della siccità. L’acquadurante le grandi piogge, si raccogliein enormi stagni e prende ilcolore della terra rossa ed è anchequella che si beve (al massimo filtratada un sottile diaframma delterreno superficiale, che si ottienescavando a mano un pozzo a pocadistanza dallo stagno), con tutto ilsuo contenuto di micro e macroorganismi.Noi non possiamo cambiare ilmondo, lo possiamo sicuramentemigliorare attraverso progetti miraticon l’aiuto dello scoutismo burkinabe,abbiamo incontrato i referentinazionali dello scoutismo giovanilee dello scoutismo adulto che inizia amuovere i primi passi facendo deiprogetti di sostegno. Noi Scout italianicosa possiamo fare di concreto?Se ci darete una mano conimprese nazionali per raccoglierefondi, non porteremo soldi, ma con isoldicreeremo e miglioreremo strutturecon strumenti che serviranno amigliorare la qualità della vita,secondo le richieste oggettive dellepopolazioni con la supervisionedello scoutismo burkinabe. Se voleteprestare servizio in Africa segnalatela vostra disponibilità.19


A BRUZZO 2009 O T T O B R E 2009L’ora giusta: Il servizio degli A/Snell’emergenza terremoto in AbruzzoRENATO DI FRANCESCO – MARCO COMETTI1 A ParteL’ora giusta…Tutto il pensiero di B.P. si sviluppaintorno al tema del Servizio al prossimofino a giungere all’affermazioneche“ il Servizio è l’unica Stradaverso la Felicità”Per noi scout cattolici il servizio siconiuga con il concetto di CaritàCristiana enfatizzato da San Paolonella lettera ai Corinzi (1,13)“ … e se anche ho il dono della professionee conosco tutti i i misteri etutta la scienza, e se anche possiedotutto la Fede ,ma non ho laCarità non ho niente … “Anche per noi Adulti Scout il servizioè il punto nodale e pregnante delnostro Movimento dove nel PattoComunitario affermiamo con forza lagenerosità e la gratuità come sceltapersonale e comunitaria .Su questi principi il C.N. delMASCI ha individuato un progettodi animazione sociale , in collaborazionecon l’AGESCI , a favore dellepopolazioni delle varie tendopolicolpite dal grave sisma dell’Aquila ,dove ogni A.S. in servizio dovrebbeassumere un atteggiamento di ascolto,di attenzione , di solidarietà edisponibilità ,non tanto per soddisfarei bisogni materiali dei terremotati( mangiare , vestire ecc ) , ma soprattuttodi accoglienza e condivisione edi amore e carità che animava SantaTeresa di Calcutta“ Vicino ad ogni Uomo che … soffre, dovrebbe esserci sempre unUomo che … ama “Nell’ambito di tale progetto , ilMASCI ha pianificato ed organizzato,dal 18 Luglio al 26 Settembre,ben 12 turni d’intervento presso letendopoli di Camarda e Paganica, , inmodo continuativo, e saltuariamenteanche a Lucori e Civitatomassa ,sempre in stretta collaborazione con irover e scolte dei Clan dell’AGESCI.2 A ParteDal diario di Bordo della tendopolidi CamardaSabato. Con Luisa e Carolina stiamoraggiungendo la tendopoli diCamarda,frazione de L’Aquila. Abbiamodato la nostra disponibilità per unturno di servizio tra i terremotati dell’Abruzzo.Non sappiamo cosa ciaspetta, ma quel che ci chiederannodi fare, faremo. Siamo arrivati. Viavai di automezzi: Protezione Civile,Esercito, Vigili del Fuoco, Carabinieri.La gente non guarda neanche.Passa lentamente, un saluto distratto.Divide con noi la tenda un Clandi Aosta. E’ subito simpatia reciproca.Ci accoglie Renato, il nostroCaposquadra. Ha ricevuto le “consegne”dal turno Masci che ci ha precedutoe ci spiega il nostro compito:in collaborazione coll’Agesci dovremo“animare” la gente. Facciamoriunione. Abbiamo molti gadget.Perché non organizziamo una tombolata?Si, no, si (la faremo lunedìsera, e sarà un successo di partecipazione)!E poi, cosa facciamo? Mah,ci chiedono di servire a tavola, dilavare qualche pentola; si, lo facciamo,ma siamo qui per questo? No,dobbiamo “animare”. Cominciamo arapportarci coi ragazzi del Clan.Hanno dei capi davvero in gamba, enon perdono tempo. Già hanno capitocome “catturare” i ragazzini delCampo.Domenica. S. Messa con gli Scout epochi aquilani. Celebra il Parroco diAssergi. E’ del Ghana, e non lemanda a dire. Qui gli vogliono bene,ad Assergi un po’ meno. Renato èabruzzese, e “attacca bottone”volentieri coi paesani. Ci parlano diVincenzo, cinquant’anni, appassionatospeleologo. Uno sbalzo pressoriol’ha ridotto in carrozzella dueanni fa, e non riesce a parlare. Dadiciotto mesi non esce di casa. Ilpadre è nelle stesse condizioni. Lamamma ottantenne non ce la fa più.Portiamo loro i pasti e cerchiamo disvagarli un pò. E’ difficile…Lunedì. Riunione. “Chi muove iltavolo?” “Nessuno!” “Nessuno? Maallora…” “Sì, è proprio così…!”. Cisembra che nel Campo ci sia pocaaggregazione. Idea! Compriamo deigiornali, alle 11 portiamo del caffècoi biscotti ed ecco nato il “CamardaNews”! La gente si ferma, legge, ciparla. Cominciamo a rapportarci. Inmensa cerchiamo di non stare tra dinoi, ma di sederci tra le persone delCampo. Cominciamo a capire cheanimare non è lavorare, ma partecipare.Non è attivismo, ma stare conle persone. Martedì.Le idee comincianoa spuntare. Ci siamo ormai resiconto che dobbiamo far in modo chesia la gente la protagonista deglieventi. In paese c’è una piazzetta,con una sorgente, dove la terra nonha tremato. Perché non organizzare lìuna bella festa per venerdi sera? Lachiameremo: “Camarda racconta” esarà la gente a prepararla. Adele e lecomari prepareranno la pizza fritta, i20


O T T O B R E 2009ragazzi più grandi (si, quelli che orase ne stanno in disparte) gli arrosticini,e poi il cocomero, e il vin brulé, ivecchi racconteranno e ci sarannocanti e balli tradizionali! Domani alCampo arriva il Fuoco della Perdonanza,per ricordare l’indulgenzaplenaria istituita da Celestino V. Qui“sentono” molto quest’evento. Nelpomeriggio ci incontriamo coiMasci in servizio negli altri Campi,per fare il punto della situazione.Forse siamo dei privilegiati: lagente, qui al Campo, è solo quellache “stava al paese”. Si conosconotutti, c’è già una Comunità formata,e le dinamiche sono più semplici. Inaltri campi occorre il tesserinomagnetico per entrare. Qui, si va e siviene , e non è la stessa cosa. E poi,ci sono alberi e anche un fiumiciattolocon l’acqua fresca. C’è ombra.Altrove, il sole picchia e le tendesono un forno. Non è la stessa cosa.E intanto i ragazzi del Clan, assiemead un gruppo di giovani della Caritas,si occupano dei bambini. Li sentiamogiocare, ridere, cantare, lavoranoad uno spettacolo che voglionopresentare a genitori e nonni giovedìsera. Si intitola: “Acciughe in scuolaguida”. Si respira entusiasmo. Mercoledì.Coinvolgendo Scout, popolazionee Parroco, organizziamo l’accoglienzaal Fuoco della Perdonanza. Arriva nel primo pomeriggio, passandosotto un arco frondosocostruito dal Clan. In processione loportiamo ad un’edicola votiva dedicataa Maria, in paese, come a dire :“Vogliamo ritornare!”. Partecipanoin tanti. Ci ringraziano. Parliamo.Giovedì. Splendida giornata. Fervonoi preparativi per la festa di venerdi.Un occhio al programma e dueall’aspetto burocratico ( pareri, permessi,richieste, permessi…). Splendidagiornata. Una nuvola, due,nuvoloni, acqua, grandine, “il fiume,A BRUZZO 2009il fiume!!”, pale, picconi, sabbia,smette di piovere, “meno male”,alcune tende allagate, e otto anzianedormiranno nei container stanotte.Fradici. Come basta poco…! Ci sentiamomolto vicini alla gente. Lasera cantiamo tutti assieme, e iragazzotti ci chiedono di smettere,perché è tardi; che tempi! Venerdi.E’ il gran giorno, ma è anche l’ultimo.“ Davvero ve ne andate?”.Domani partiremo, e avremo ungran peso nel cuore. Tutto è prontoper la sera, guardiamo di continuo ilcielo. Ripassiamo i canti. “Domenico,ce la racconti stasera la ritirata diRussia? ”. “Cosa dice il meteo?”“Mmmm, niente di buono.” Unagoccia, un’altra, meno di ieri, ma èabbastanza per non poter più andarein piazza. La sera si rasserena, e lafesta la facciamo nel Campo. Canti,lotteria con “ricchi” premi, qualcheballo. Ci sentiamo come fossimo lìda sempre, e ci sembra che lo pensinoanche Loro, “ma davvero ve neandate?”. A nanna. Sabato. Puliziefinali. “Guarda come abbiamo ridottola tenda!” Fuori tutto, mano ascope e stracci. Sembra nuova,…“unpo’ meglio di come l’abbiamo trovata”.Continuiamo a salutare tutti.“Tornerete?”. Come si fa a rispondere“si!”? E a rispondere “no!”?.“Ciao, ciao!” “Auguri, auguri!”“Ancora una foto.” “Grazie, grazie!”.Via. Andiamo a l’Aquila, passiamosotto la Porta Santa a Collemaggio elì, dove nessuno ci vede, piangiamo.Forse pensavamo di dare. Abbiamoricevuto molto di più. Pensavamo didover fare. Abbiamo capito chedovevamo parlare, e soprattuttoascoltare, perché in tanti, troppi, possonooffrire ormai solo i loro ricordie le loro paure. E una bottiglietta dinocino, che avevano preparato con leloro mani.21


A BRUZZO 2009 O T T O B R E 2009Camarda non è il Club Méditerranée…LA PATTUGLIA PRESENTE DAL 1 ALL’8 AGOSTO 2009 A CAMARDASaverio Galluccio, Comunità di Cervignano - Franz Petito, Comunità di Battipaglia - Ambra e Giorgio Zaccariotto, Comunità di TriestePoche righe inadeguate per ringraziarei CamardesiCome scrivere in poche righe lasintesi di un’esperienza forte diservizio?Optiamo per condividervi unadelle emozioni più intense, tra letante sperimentate durante lanostra settimana, la prima comevolontari Masci, nella tendopolidi Camarda, paesino alle pendicidel Gran Sasso, 809 mt. sul mare,famosa per la sua torre che nonc’è più. Crollata.Come A.S. ci siamo proposti conil motto “pronti a servire” e questoabbiamo fatto, disponibilisempre, ogni volta che venivarichiesto il nostro aiuto. Tra inostri servizi c’era quello dellacosì detta animazione indirizzatanon solo ai bambini e ragazzi, main particolare agli adulti e ai tantianziani della tendopoli.Ma da subito ci siamo accorti dinon essere la staff di un villaggioturistico. Qui la gente, in tenda,non è venuta di sua volontà perdivertirsi e fare vacanza. La gentenelle tende è stata costretta aviverci, in una promiscuità a cuicon tremore siamo stati costretti apensare (10 – 12 persone nellastessa tenda, non necessariamentefamiliari tra loro: bambini,ragazzi, coppie di giovani sposi,anziani…). Non sono venuti adivertirsi come quando si va inun campo scout. Non sono venutiper trascorrere momenti lieti edimenticare la routine. Qui nelcampo devono vivere una quotidianitàfatta di file alla mensa delcampo, di mancanza di intimità,di convivenze forzate. E allorache senso e significato ha proporreattività di gioco, espressione edivertimento in questo contesto?Ce lo siamo chiesti e non abbiamosaputo dare risposte. Provatead immaginare che qualcuno arrivia casa vostra, mentre siete neldisagio più totale, e vi “costringa”ad un Grande Gioco! Nonsarebbe divertente. Ma noi cisiamo messi ugualmente a disposizione.Difficile con i bambini:non ci conoscevano ed eravamomolto “vecchi” per loro, mapiano piano le nostre proposte,fatte con discrezione e in semplicità,senza costrizioni, li hannoattratti così come sono statiattratti gli adolescenti dalladisponibilità a condividere i loro“linguaggi” fatti di internet, youtube,facebook, ma anche di calcetto.Più complesso con glianziani: voi lo sapevate che aCamarda la tombola è un giocoper bambini? Noi no… infattiabbiamo preparato una bellissimatombola con premi per over 50 acui hanno partecipato solo bambiniunder 12. E’ stato divertentissimo!A grande richiesta l’abbiamoripetuta… questa volta con i regaligiusti, e ci sono venuti anche igrandi. Gli anziani quindi liabbiamo avvicinati in mododiverso: con il sorriso e la pazienza.Alla fine assieme ad un novantenneabbiamo cantato le canzonidegli alpini e della guerra. Quelloche ci siamo riportati a casa èmolto di più di quel poco cheabbiamo dato, soprattutto la consapevolezzache come A.S. si puòmolto, che il nostro Movimento,se solo si permette di uscire allo22


O T T O B R E 2009scoperto per donarsi, è in gradodi ottenere ottimi risultati.Al campo abbiamo lavoratoassieme a molti altri volontari didiverse associazioni In particolarevogliamo citare Elisa, volontariadella Chiesa Valdese. Il rapportocon lei è stato speciale enon dimenticheremo i momentidi preghiera “ecumenica” con cuiassieme iniziavamo la giornata.A BRUZZO 2009Campo di Servizio aPettino L’AquilaCOMUNITÀ TERAMO 1Il campo di servizio ha permesso all’intera comunità dicommentare e discutere ogni sera sulla giornata trascorsa,sapendo soprattutto sottolineare il clima di appartenenza e dicondivisione per una azione assolutamente arricchente sotto ilprofilo umano e sociale.Mentre noi eravamo aCamarda, altri A.S. delFriuli Venezia Giulia eranoa Paganica, nel campo 5:Daniele Fantin, Comunitàdi Pradamano, RenatoOrnella, Comunità di Sacilee Giorgio Ruzzier, Comunitàdi Trieste, anche lorohanno prestato servizio,affrontando con pazienzala difficile situazione diconvivenza tra gli italiani ei macedoni nella stessatendopoli.Lunedì 3 agosto la Comunità diTeramo 1 si insedia a Pettinorispondendo ad un invito di DonDante Di Nardo Parroco di SanFrancesco d’Assisi, l’unica chiesarimasta in piedi in tutto il comprensorioaquilano, sede di CaritasParrocchiale e Caritas diocesana,dove opera anche la CaritasUmbria.Una tendopoli diversa quella diPettino: un luogo di aggregazionedi cittadini che hanno deciso diessere protagonisti della lororicostruzione, reagendo al terremotofino dal 6 aprile, assicurandoin quello stesso drammaticogiorno, un primo piatto per centopersone.Il popolo di Pettino fin dal primogiorno non si dà per vinto e reagiscecomprendendo che solo sesaprà essere luogo di aggregazionee socializzazione in autonomia,potrà vincere la sfida conquesta drammatica prova dellavita.Un quartiere spettrale, che dinotte assume un suo sinistrofascino, con tutte quelle casespente e prive di vita che in granparte andranno demolite.Un quartiere che è stato capace diessere centro di coagulo dimigliaia di giovani, dalle piùdiverse sigle e dai più variegatistili associativi, ma tutti capaci didare un aiuto in spirito di gioia edi solidarietà autentica.I volontari, ce ne sono fin troppi,ma per tutti Don Dante, Antonio,Arnaldo, Marcella, Eugenio etanti altri trovano cosa far lorofare, dal magazzino, alla mensa,alla gestione del campo, al lavoropresso edifici all’interno dellazona rossa.La Comunità MASCI di Teramo 1comprende che lì c’è bisognoanche di adulti che sappianoimpegnarsi per lenire un carico dilavoro che questo quartiere deL’Aquila sta assumendosi in proprio:quattro adulte scout si dividonofra mensa (soprattutto) emagazzino e cinque, poi ottoadulti scout andranno a sistemarediverse ali di un monastero dellesuore agostiniane del Convento diSant’Amico, per renderle disponibilialla impresa che ristruttureràdue aree di questo immenso stabile,che sono destinate allaSovraintendenza delle Belle Artied alla Protezione Civile, che nondispongono di una sede agibile.Passano i giorni e gli A.S. delMASCI si fanno stimare edapprezzare per la assoluta disponibilitàe per la volontà di lasciareun segno di costruttiva collaborazione.23


A BRUZZO 2009 O T T O B R E 2009Le risposte non tardano ad arrivare: si forma attorno alla Comunitàuna corrente sorprendente disimpatia e di legame e le suoreagostiniane vogliono persinotestimoniare con un dono il proprioapprezzamento per il lavorosvolto: la Comunità ha infattiricevuto un organo musicale atitolo di ringraziamento.Gli adulti scout hanno fatto conoscereil MASCI ai tanti scout chesi sono avvicendati nel quartieredi Pettino: da quelli della F.S.E.all’AGESCI ; hanno anche “buttatoun seme” per una possibileriapertura di una ComunitàMASCI a L’Aquila, che non è piùoperativa per volontà dell’ultimodirettivo di decretare la chiusuradelle attività.Il campo di servizio ha inoltrefatto un altro miracolo: ha permessoall’intera comunità dicommentare e discutere ogni serasulla giornata trascorsa, sapendosoprattutto sottolineare il clima diappartenenza e di condivisioneper una azione assolutamentearricchente sotto il profilo umanoe sociale.Pettino per il Teramo 1 non rappresenteràsolo una parentesi di“bontà settimanale”, ma costituisceuna opportunità per cooperarenel tempo alla rinascita di questaimportante zona de L’Aquila.“L’Aquila nelMediterraneo”FABIO MARINO (INCARICATO ALLA COMUNICAZIONE)E GIROLAMO MARCANTONIO (DIACONO A.E.) MASCI TRAPANI 1°Un’esperienza, a detta diqualcuno, che all’iniziosapeva di incoscienza.Quando è nata l’idea dell’operazione“L’Aquila nel Mediterraneo”la prima preoccupazione èstata quella di valutare i costisenza che nulla intaccasse letasche dei ragazzi ospiti. Secondapreoccupazione era quella dioffrire certamente momenti direlax e vacanza senza, pero’,rinunciare agli aspetti educatividell’esperienza. E questo, si sa,per noi scout è fondamentale.Non ultimo valutare le forzedisponibili, le risorse e, nel contempo,attenzionare con estremaserietà i punti di debolezza e difficoltàche si potevano incontraredurante la fase di avvicinamento.L’analisi quindi, il progetto,l’obiettivo da raggiungere.E che l’obiettivo fosse stato raggiuntolo capimmo fin dal mattinodi Martedi 21 Luglio. Si percepivanell’aria che non era soloil giorno di ritorno dei nostri piccoliospiti verso l’Abruzzo! Ivolti erano tirati e non poche lelacrime che scorrevano! E questoera un buon segno! Percepimmoche i ragazzi avevano vissuto finoin fondo l’esperienza che noi avevamoproposto. Nel cerchio finale,dalle loro parole di ringraziamento,era chiaro che il lorocuore era pieno di speranza perun futuro migliore. Avevano24


O T T O B R E 2009intuito che c’è tanta gente, alcontrario di come si pensi, che èdisposta a dare una mano a chi habisogno. Si, a questo punto“L’Aquila dal Mediterraneopoteva ritornare fiera e sicura interra d’Abruzzo”.Un’esperienza, a detta di qualcuno,che all’inizio sapeva di incoscienza.Gestire 45 ragazzi eragazze (32 provenienti dallezone abruzzesi colpite dal recentesisma, 13 ospiti della strutturaestiva delle Suore Oblate al DivinoAmore) non è stata impresafacile. Tutti i componenti delMASCI , nonostante i notevoliimpegni lavorativi e professionali,hanno contribuito alla riuscitadell’operazione. Dai componentiA BRUZZO 2009la pattuglia programmazione,alla pattuglia animazione, allapattuglia cucina, alla pattuglialogistica, dal Magister all’AssistenteEcclesiastico. Tutti hannomesso a disposizione il lorotempo, le loro abilità e i lororuoli ma, in modo particolare,tutti hanno messo il loro amore.E questo è ciò che in assolutoconta. Anche una parola di conforto,una attenzione alle problematicheche ogni giorno eranopresenti, un saluto gioioso. Tuttociò ha delineato rapporti cordiali,sinceri e leali. Proprio dello stilescout. Urge però sottolinearequalcosa che ancora deve chiaramenteemergere. Come credentisentiamo il bisogno di sottolinearel’intervento silenzioso, forte,puntuale e determinante di Dio intutta l’operazione. Al termine diquesta avventura tutti noi vogliamoriconoscere che Lui è statocon noi prima, durante e lo èancora adesso.Se il Signore non costruisce lacasa, invano vi faticano i costruttori.Se il Signore non custodiscela città, invano veglia il custode.Invano vi alzate di buon mattino,tardi andate a riposare e mangiatepane di sudore: il Signore nedarà ai suoi amici nel sonno.(Salmo 127)Un’esperienza, a detta di qualcuno,che all’inizio sapeva di incoscienza.Gestire 45 ragazzi e ragazze (32provenienti dalle zone abruzzesicolpite dal recente sisma, 13 ospitidella struttura estiva delle SuoreOblate al Divino Amore) non è stataimpresa facile.25


U NA ESTATE MASCI O T T O B R E 2009Un treno speciale per Lourdes… untreno scoutMIMMO COTRONEOIl treno dell’Opera Pellegrinaggi Foulards Bianchi rappresenta il “campo mobile” dovescautismo giovanile dell’Agesci e scoutismo adulto del Masci fanno “insieme”.Anche quest’anno il treno dell’OPFBonlus per Lourdes ha dato la possibilitàad oltre 300 scout giovani edadulti di fare un’esperienza spiritualee di servizio unica ai piedi della VergineSantissima alla Grotta di Massabielle.Sono passati 151 anni da quando “laSignora vestita di bianco” è apparsaalla piccola Bernadette, una ragazzinadi 13 anni, quasi analfabeta epoverissima, ed una “processione”ininterrotta di ammalati, giovani, pellegrini,curiosi avvolge questa cittadinadei Pirenei chiamata dal Signorea testimoniare la presenza di Marianella vita di ognuno di noi.La presenza così numerosa di scoutsul nostro treno ha rafforzato in questianni la motivazione forte, vera, diun gruppo di Foulards Bianchi acostituire una onlus che si rifà almetodo scout, che fa del servizio agliammalati, ai giovani ed ai pellegrini aLourdes una “scelta di vita” secondola legge e la promessa.A Lourdes scautismo e vangelo sifondono in una incomparabile esperienzadi servizio a chi ha bisogno dinon essere mai solo, di chi soffre nelcorpo ma “sorride nello spirito” e dàforza proprio a chi “viene per servireed è servito”.Il treno dell’Opera PellegrinaggiFoulards Bianchi rappresenta il“campo mobile” dove scautismo giovaniledell’Agesci e scoutismo adultodel Masci fanno “insieme” un percorsoformativo e di servizio che ci incoraggiaa proseguire la strada che DonPeppe Diana ed altri hanno tracciatonel lontano 1991; infatti molte sonole attività dove RS ed AS si ritroavnoinsieme: servizio in treno, in refettorio,alle piscine, in animazione, inbarellato; l’esperienza degli adulti è adisposizione dell’entusiasmo dei giovani.Il treno da molti anni rappresenta una“scuola” per gli R/S dell’Agesci chesi avvicinano a Lourdes e scopronoche nella loro vita la “partenza” liporterà a scegliere Lourdes, i malati,il mondo dei diversamente abili conla promessa di Foulard Bianco e l’ingressonella Comunità Italiana FB,settore dell’Agesci e del Masci; gliR/S del treno dopo un primo anno diclan di formazione e di servizio trasportitornano a Lourdes per sceltapersonale, tornano sul treno ogni annoper una scelta che diventa nel tempoun SI a Maria.Da quest’anno il CN ed il CE delMasci hanno accolto la proposta chesul treno dell’OPFB onlus gli adultiscout possano partecipare ad “un’isoladella competenza” che riguarda lascoperta della Spiritualità di Lourdesed un iter formativo sui temi della sofferenza,degli ammalati, degli emarginati,del servizio ai giovani.A tutti gli adulti scout del Masci uninvito a salire sul treno dell’OperaPellegrinaggi Foulards Bianchi e iniziarea fare strada “pour la grotte”…26


O T T O B R E 2009U NA ESTATE MASCISantiago de Compostela Traguardo raggiunto!!ROBERTO FABBRIScout FBÈ l’alba del 19 agosto, siamo in tredici…8donne e 5 uomini, scout adulti,tutti di Savignano sul Rubicone (FC).e con i nostri zaini in spalla, siamopartiti per il nostro primo “Camminodi Santiago”.Partenza da Sarria e in 5 giorni dimarcia con tappe di 25 chilometri algiorno, abbiamo raggiunto la cattedraledi Santiago de Compostela e ilsesto giorno, “in pulmino” sic! , Finisterreper terminare così, il nostro pellegrinaggiodopo aver conquistato laCompostela, bagnandoci i piedi nell’Oceanoe bruciare le nostre magliette,come tradizione.In otto righe, ecco il racconto delnostro pellegrinaggio.Ma quanto pagine dovrei riempire perdescrivere i miei 850.000 passi che hocompiuto per boschi, sui sentierisconnessi, lungo ripide salite, e giu’per sconnesse discese, sotto il solecocente e fittissima pioggia, salutandoogni pellegrino che incontravo,augurandogli “buon cammino”, dividendola mia fatica, il mio sudore, lamia acqua con i fratelli che mi hannoaccompagnato in questo pellegrinaggio,e quale gioia ho provato, nel raggiungerela cattedrale e poter poi infinestringere fra le mani la mia “Compostella”.Quale sensazione di immensa libertàho provato nel toccare il kilometro 00di capo Finisterre, bagnandomi nelleacque dell’ Oceano Atlantico..e infinebruciare come ultimo atto, la mia T-shirt, che mi ha accompagnato in questomio pellegrinaggio. Il cammino diSantiago, la freccia gialla e la conchiglia,che devi sempre seguire e che hocucito sul mio fazzolettone, è l’ emblemadi questo mio pellegrinaggio, unaesperienza unica come unico è il camminoche devi fare per raggiungerepasso dopo passo la meta, e che vogliocondividere con tutti voi, un grazie achi mi ha accompagnato in questo miopellegrinaggio e che ha condiviso conme questi momenti. Grazie di cuore a:Anna, Bruna, Ileana, Marina, Marta,Micaela, Lella Luisa,Aureliano,Erman, Marco, Piero.Comunita’ di Re Laurino 1° agosto 2009EMILIO BOITOE’ bastato, inoltre, alzare gli occhi a quelle meraviglie naturali che sono le Dolomiti, persentire il Buon Dio più vicino, carezzevole.Sarà stato per la crisi economicaattualmente imperante unita al ritardocon cui la nostra rivista , con l’avvisodella riunione annuale della Comunitàdi Re Laurino, è giunta nelle nostrecase, all’estrema sintesi con cui èstata data notizia della riunione online, o altro, il numero dei partecipantiall’incontro 2009 è stato assai ridotto.Che volete, eravamo abituati acifre che hanno raggiunto anche ilnumero 100, per cui la scarsità degliintervenuti ci ha lasciato onestamenteun po’ di amaro in bocca. Un amaroche, tuttavia, è scomparso vista lagioia e l’entusiasmo di coloro che vihanno partecipato. E’ bastato, inoltre,alzare gli occhi a quelle meraviglienaturali che sono le Dolomiti, oggipatrimonio universale. Celebrare l’Eucarestiasotto le rocce, tra i verdi abeti,nel silenzio più assoluto, rotto solo daldolce mormorio di una fontanella diacqua sorgiva, fa sentire il Buon Diopiù vicino, carezzevole. La convivialitàdel pasto, a base di menù strettamentealtoatesino, ha portato ad un27


U NA ESTATE MASCI O T T O B R E 2009dialogo serrato e profondo sulMASCI, sulla necessità di una testimonianzaviva, vera, profonda, garantedei valori eterni. Una testimonianzadata in modo esemplare da uno scoutDOC: Franco della Comunità diBologna e dalla sua cara Daniela. Siafferma che lo scout sorride e canta inogni circostanza. Ebbene ci è statadata la possibilità di constatare taleverità osservando Franco avanzare,appoggiato al fido bastone, con unaserenità che solo un animo puro ecoraggioso può dare. Un grazie sincero,affettuoso a lui e, tramite lui, atutti coloro che, in silenzio, affronta-no viaggi della vita irti di spine, più omeno grosse, con il sorriso, sapendo dinon essere mai soli, ma circondati datanto amore. La Comunità di Re Laurinoha anche questo scopo: renderepartecipi gli altri di quel legame cheunisce tutti coloro che amano e silasciano amare dai monti.“Addestramento” formale all’ArgentarioANITAComunità di LodiSono solo da poche ore al “campodi ferragosto” all’Argentario. Qualcosami suona familiare, riemergonodalla memoria i ricordi divertitie un po’ nostalgici di mio padre, acui fa eco mio marito. Parlano dellascuola allievi ufficiali di tanti annifa. Riecheggiano comandi concitati:”Cambiarsi, cambiarsi… prontiper l’adunata…”“Ma dun l’è che son capitada,nèh?”( omaggio all’esperto di dialettichiar.mo prof. Vignuzzi- traduzione:” Ma dove sono capitata, nevvero?”)mi domando mentre mi sichiede di presentarmi in uniformeper l’alzabandiera. Ma che divisamettere? Qui mi stanno destabilizzando,di sicuro ho solo il fazzoletto(che poi scoprirò non essere piùtanto sicuro) a cui aggrapparmi.Credevo di essere stata ultraprevidenteportando la maglietta azzurracon il simbolo del MASCI, quelladel centenario ed una del 60° delloscoutismo a Lodi, pantaloni e felpablu. Non ho azzeccato un accidente!Scopro con mia grande sorpresache esiste anche un foulard dacampo, ma mi consolo, capisco alvolo quando usare uno e quandol’altro, a dispetto di alcuni scout dilunga data (leggasi mio marito), chehanno bisogno di un po’ di ripasso.Senza grosse difficoltà prendo ilritmo (andante con moto) ed incomincioa scoprire qualche rassicurantesorrisetto sotto i neri baffimaremmani di Lino, l’implacabilecapocampo.Tutto comincia a funzionare; le attivitàsono interessanti, ben articolate,divertenti, forse ci vorrebbe,vista l’età media, un po’ più di riposobranda. Sarà per quello che sonoscivolata e mi sono slogata unacaviglia? Un atto d’inconscio autolesionismoper marcare visita?Scherzo, il campo mi è piaciuto edho imparato tante cose, piccoleforse, ma utili, spendibili da subitonell’organizzazione della routeregionale, a cui con la pattugliaNatura della Lombardia sto dandogli ultimi ritocchi. In sintesi eccoalcuni spunti che ho pensato di rubare:assegnare alle pattuglie anchequalche incarico pratico come apparecchiare,pulire ecc. per non ritrovarsia mugugnare: ”Quei che lauraien semper quei!” (omaggio n° 2-v.sopra-trad.”Quelli che lavoranosono sempre gli stessi”); introdurre28


O T T O B R E 2009U NA ESTATE MASCIqualche canto o ban nuovo persvecchiare il repertorio. Per otteneremaggiore disciplina e puntualità,invece, incominceremo solo adintrodurre gradualmente qualchepiccolo correttivo, perché temiamogravi episodi di ammutinamento.Per concludere posso affermare chequi abbiamo imparato facendo cheè la cosa più bella e meno noiosache esista. Grazie a Lino ed alle suegentilissime collaboratrici, Miria,Gabriella e Silvia, ma anche a tutti ipartecipanti perché ciascuno nel suopiccolo ha fatto del suo meglio,affinché tutto andasse per il meglio.Dolomiti 2009: realtà, sogno e leggenda.Ovvero anche “gli angeli” dicono bugie…GABRIELLA DE APOLLONIAComunità di SacileE… la Route diventa realtà. I“monti pallidi ci hanno sorriso”.Hanno visto i nostri sforzi, la nostradeterminazione e la nostra fatica ebonariamente, dalla loro maestosaaltezza hanno accompagnato inostri passi. Con noi avevamo tre“angeli custodi” che esperti edattenti ci hanno sorretto nelle inevitabilidifficoltà incontrate. Eranoangeli un po’ bugiardi, ma si sa chegli angeli non dicono bugie, aggiustanosolo la descrizione della realtàper fare in modo che da noi nascail desiderio di andare sempre piùavanti,di sperimentare qualche cosadi nuovo, di sfidare le nostre capacità.Questi angeli insomma raccontavanole cose a modo loro, e cosìun percorso lungo, movimentato evariamente scosceso è diventatouna passeggiata che si poteva faretutti assieme camminando lentamenteun passo dopol’altro…..tanto quando si è iniziato,si può sempre decidere di rinunciare…oppuresi può andare avanti, unpasso dopo l’altro…appunto!E “gli angeli” sono lì disponibili,sorridenti, incoraggianti. E la stradasi inerpica, il sentiero si restringe….ci sono i sassi, grandi e piccoli,piccolissimi e poi i massi enormi…epoi si sale, si va su, un passodopo l’altro… solo un passo dopol’altro… basta fare attenzione aipiedi, basta non scivolare, basta trovareun appoggio sicuro……..e poisi scende, ma attenti ai piccoli sassoliniche sotto scarpe inadeguatepossono creare pericolosi scivoloni.E si risale e si ridiscende, ancorauna salita e poi siarriva…dove?...ma ad una nuovadiscesa, naturalmente; però mancapoco…ci sono già i “mughi” che ciaccompagnano con i loro profumopenetrante. Dopo tanti sassi e rocce,un po’ di verde apre il cuore sopratuttoperché è segnale di quota piùbassa…e finalmente l’ultima salita……..macos’è quella carovana difigure che disegna una linea quasicontinua lungo l’ultima delle tremagnifiche Cime? Sono coloro chein fila indiana stanno uscendo dall’ultimotratto di percorso, da quelghiaione che se guardi verso l’altoti appare come una minaccia dimassi dagli equilibri instabili, mentreguardando verso il basso (vertiginipermettendo) ti accorgi che unpasso falso ti farebbe inesorabilmenterotolare a valle…….Ma cisono sempre loro, i “nostri angeli” asorreggere, incoraggiare e sorridere….ele tre Cime, ormai avvolte dalmisterioso silenzio del tramonto,sembrano dire ”bravo/a, ce l’haifatta” !!!Chiarimenti ad uso di chi non c’era:la narrazione si riferisce alla Routedei partecipanti al campo Dolomiti2009. Un percorso che lungo untracciato scandito da tre rifugi:Auronzo (2320 m.), Lavaredo (2344m) Locatelli (2450), gira intornoalle Tre Cime di Lavaredo.I “3 angeli” sono le tre guide personificazionedelle tre Cime stesse ecioè Lorenzo, Renato e Dino ovverol’alto, il basso e il medio…29


U NA ESTATE MASCI O T T O B R E 2009Fare memoria non è solo custodireGIANFRANCO MONTEROSSONon solo un luogo dove conservarela “memoria”, custodire documentie testimonianze sulla storia delloscautismo e del guidismo o punto diriferimento per celebrare il “Centenariodello Scautismo in Sicilia”,ma anche un centro per favorire glistudi e la ricerca sulle problematichepedagogiche e sulle nuove sfideeducative che è capace di raccoglierel’associazione in una terra, ancoracomplessa, come quella siciliana.É con questo intento che il CentroStudi e Documentazione delloScautismo dell’Agesci Sicilia, incollaborazione con la cooperativa“La Nuova Zagara”, ha promossouna borsa di studio destinata a premiareuna tesi di laurea o una pubblicazionedi particolare rilevanza eoriginalità che abbia come oggettodi studio lo scautismo, i suoi risvoltieducativi, la rilevanza sociale.La prima a essere premiata dallacommissione, composta da SalvatoreOliveri docente della Facoltà diMedicina dell’Università di Catania,Martina Indelicato della Facoltàdi Agraria di Catania, Rosa Rossidella Facoltà di Scienze Politiche diCatania, Carmelo La Rosa dellacooperativa “La Nuova Zagara” eAntonio Scalini, referente del CentroStudi, è stata una lettura sperimentaledi alcune delle problematichepiù ricorrenti nell’applicazionedel Metodo scout, fatta anche attraversoil coinvolgimento di centoeducatori dell’Agesci. La ricerca èstata condotta da Surya Amarù, conla tesi di laurea specialistica in FilologiaModerna nella Facoltà di Letteredell’Università di Catania, daltitolo “Lo scautismo. Nascita, evoluzionee nuove sfide di un percorsoeducativo tra attualità e anacronismi”.Se da un lato guarda al mondo dellaricerca, anche con un saggio chericostruisce la storia dell’associazionein Sicilia negli anni dellanascita dell’Agesci, dall’altro ilCentro Studi resta fortemente impegnatonell’attività di documentazione.Conserva le copie delle paginedei diari personali di Baden-Powelle di sua moglie Olave, che narranodella loro tappa in Sicilia durante ilviaggio di nozze e la lettera delConte Mario di Carpegna al sacerdoteBasso che diede vita al primoRiparto ASCI in Sicilia nel 1916, equella del colonnello inglese Wilson,datata 1944, che ufficializza ilrientro della comunità scout cattolicasiciliana nel movimento mondialedello scautismo dopo la chiusuraforzata decisa dal regime fascistanel 1928. Ma ha anche rafforzato lacollaborazione con Cngei, Fse eMasci siciliani, grazie a un protocollod’intesa firmato per consolidare il“ponte” tra le associazioni e percompletare con altre pagine, altridocumenti, il racconto della lungastoria dello scautismo in Sicilia.Una storia “centenaria”, tanto che laprossima sfida del Centro Studi eDocumentazione dello Scautismo inSicilia è proprio quella di celebrarea partire dell’autunno del 2010 ilcentenario del movimento in Sicilia,che coincide anche con il centenariodella nascita dell’associazione mondialedelle Guide. “L’obiettivo èquello di coinvolgere i Gruppi –dicono al Centro Studi –, con incontriper i capi, ma soprattutto i ragazzicon la realizzazione di giochi,imprese e missioni sulla memoria.La memoria non va dispersa, è laradice della nostra storia”.30


O T T O B R E 2009GLI EDITORIALI DI STRADE APERTEIL TOPO DI BIBLIOTECAIL SOGNO E L’OPERAPINO AGOSTINIMARIO MAZZA (1882 - 1959):DALLA RINASCITA DELLO SCAUTISMOAL RITORNO ALLA CASA DEL PADREIl libro di Pino Agostini , scritto con rigorosità storiografica e arricchito da unadovizia di documenti e di immagini reperiti dopo vaste ricerche a Genova, a Romae in Toscana, ricostruisce le vicende di Mario Mazza, delle sue opere e dei suoiprogetti dal 1943 alla scomparsa e oltre, ponendo adeguatamente in luce anche iprincipi ispiratori di questo autorevole educatore.Una serie di schede a colori, facilmente individuabili tra i testi, illustra pure i principie i metodi dello scautismo, in modo che il lettore possa avere un’informazioneil più possibile chiara e completa.Cierre edizioniPrezzo di copertina: 25,00 euroPag. 320, di cui 32 a 4 colori con numerose illustrazioni in bianco-neroe a coloriL’UOMO CHE CURAVA LE DONNEROMANO FORLEOAMORI, POLITICA E MEDICINANELL’EPOCA D’ORO DELL’IMPEROROMANOROMANZO STORICONella splendida Roma di Traiano ed Adriano, sull’Isola Tiberina , si rincorrevanolotte politiche e dispute mediche all’ombra del grande Tempio di Esculapio. Vigiunge un giovane medico nato ad Efeso nel 90 dopo Cristo, e traccia nella sua “taverna”, costruita sulla riva di fronte (trans Tiber), le modalità di assistere il parto,dando vita anche ad una scuola per ostetriche. Di lui ci giungono frammenti degliscritti e poche tracce sulle sue avventure nel Mediterraneo, percorso allora dallearmate romane , occupate alla lotta contro i Parsi, la popolazione dell’attuale Iraq,e soprattutto nella repressione dei focolai di nribellione ebraici :La iniziale pallidapresenza dei cristiani, e le problematiche erotiche del protagonista fanno da cornicead un mondo in piena evoluzione. Un romanzo storico affascinante che dipingea colori accesi la vita di duemila anni fa, e nello stesso tempo ce la fa vivere ,accompagnando Sorano dalla sua adolescenza a Efeso ai trionfi medici di Roma.Un romanzo da leggere tutto di un fiato.Edizioni O.G.E., collana “Oleandri”,Pag. 400Prezzo di copertina 20,00 euro31


SGLI OMMARIO EDITORIALI DI STRADE APERTE O T T O B R E 2009GLI EDITORIALI DI STRADE APERTELa parola oltre lo schermo Pio Cerocchi 1Giornata mondiale dell’amicizia delle guide e degli scout Riccardo Della Rocca 3SCOUTISMO SENZA FRONTIERE“Ero straniero e mi avete accolto“ Anna Maria Volpe Prignano 6Pericolo Rom… o Rom in pericolo Marco Brazzoduro 9Incontro interculturale promosso dalla Com. Lamezia T. 2 Antonio Cataudo 11VIA FRANCIGENA 20092009: due Route MASCI sulla via Francigena Luciano Pisoni 12Il MASCI “al ritmo dei passi“ sulla via Francigena Autori vari 13BURKINA FASO 2009Operazione Burkina Faso 2009 Autori vari 16ABRUZZO 2009L‘ora giusta Renato Di Francesco - Marco Cometti 20Camarda non è il Club Méditerranée Autori vari 22Campo di Servizio a Pettino - L’Aquila Comunità Teramo 1L‘Aquila nel Mediterraneo Fabio Marino - Girolamo Marcantonio2324UNA ESTATE MASCIUn treno speciale per Lourdes… un treno scout Mimmo Cotroneo 26Santiago de Compostela Traguardo raggiunto!! Roberto FabbriComunità Re Laurino - 1° agosto 2009 Emilio Boito2727“Addestramento” formale all’Argentario Anita 28Dolomiti 2009: Ovvero anche “gli angeli” dicono bugie Gabriella de Apollonia 29Fare memoria non è solo custodire Gianfranco Monterosso 30Il topo di biblioteca 31Sommario 32STRADE APERTEN° 10 • ANNO 51 • OTTOBRE 2009ISCRITTO AL TRIBUNALE DI ROMAal n° 6920/59 del 30/05/1959PERIODICO MENSILE DEL MASCI(MOVIMENTO ADULTI SCOUT CATTOLICIITALIANI) DI EDUCAZIONE PERMANENTE,PROPOSTA E CONFRONTOPRESIDENTE NAZIONALE:Riccardo Della RoccaSEGRETARIO NAZIONALE:Alberto AlbertiniDIRETTORE RESPONSABILE:Pio CerocchiDIRETTORE:Francesco MarchettiVia Piave 1ª Traversa, 688046 Lamezia TermeTel. 0968.27445 – Cell. 339.6133506E-mail: frmarchetti@tiscali.itCOLLABORANO IN REDAZIONE:Giorgio ArestiSalvatore BevilacquaRomano ForleoMario MaffucciFranco NerbiMaurizio NoceraMario SicaGiovanni SosiPROGETTO GRAFICO EIMPAGINAZIONE: Egidio ImperiSTAMPA:T. Zaramella Real. Graf. s.n.c.Caselle di Selvazzano (PD)E-mail: tzaram00@zaramella.191.itEDITORE, AMMINISTRAZIONE EPUBBLICITÀ:Strade Aperte Soc. coop. a.R.L.,via Picardi, 6 – 00197 Roma,tel. 06/8077377 – fax 06-8077047PER RIFLETTERE...IL POTEREIl potere esprime la disposizione a operare. Si può fare il beneoppure il male, essere buoni nei confronti dell’altro, oppureimperiosi, punitivi, intolleranti.Alcuni usano il potere solo per sottomettere e per mostrare la propriaforza di dominio.Altri lo esercitano per aiutare, per comprendere, per cooperare.Questi sono i due volti del potere.Occorre ricordare che il potente - cattivo è una figura triste, povera,disumana. Mentre il potere che aiuta fa venire in mente la frase diCristo “Chi è più grande tra voi, sia come colui che serve”.Vittorino AndreoliIscritta al Registro Registro deglioperatori di comunicazione al n. 4363ABBONAMENTO ORDINARIO A 11NUMERI E 3 QUADERNI DI STRADEAPERTE:Euro 20,00 da versare sulccp. n.75364000INTESTATO:Strade Aperte, coop a.r.l. Via Picardi, 600197 RomaASSOCIATO ALL’U.S.P.I.TIRATURA: Copie 5.000QUESTO NUMERO È STATO SPEDITODALL’UFFICIO POSTALE DI PADOVACENTRALE IN DATA: 19/10/200932

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