Magazine Avventista - Nº 14 - Marzo / Aprile 2018

CommunicationsFSRT

3 Intervista Agata Melo "Venire a vivere in Svizzera, una decisione ordinata dal Dio"
4 Gioventù 111 anni della gioventù avventista
5 Dossier La donna e le sue molteplici sfumature
9 Bambini I bambini ci insegnano 1O Libretto rosa
11 Testimonianza Cécile Béal, quando la vita è appesa a un lo... che af diamo a Dio!
13 Salute Il diktat della felicità

MAGAZINE AVVENTISTA GIORNALE BIMESTRALE DELLA FEDERAZIONE AVVENTISTA DELLA SVIZZERA ROMANDA E DEL TICINO - N°14 - MARZO / APRILE 2018

DOSSIER

LA DONNE E LE SUE

MOLTEPLICI SFUMATURE

Fabiana Bertotti

TESTIMONIANZA

CÉCILE BÉAL

Quando la vita è appesa a un filo...

che affidiamo a Dio!

INTERVISTA

AGATA MELO

"Venire a vivere in Svizzera, una decisione

ordinata dal Dio"

N° ISSN 2571-6859


Preferite le copie o gli originali? Immaginate un bell'orologio dal

design elegante, ricercato, che funziona in maniera ottimale e che

si sposa alla perfezione con il vostro polso e la vostra carnagione.

Immaginatevi che questo magnifico orologio segni sempre l'ora esatta.

Sarebbe davvero splendido... ma tutto questo ha un costo.

Oppure potete acquistare un altro orologio, una copia quasi identica

del primo; questo però lo trovate al mercato nero. Non è della

stessa qualità e non ha la stessa precisione ma riporta, seppur in

maniera illegale, il nome del marchio originale. A prima vista, alcuni

potrebbero anche cascarci e credere che abbiate comprato il famoso

orologio. Ma in realtà questa copia costa molto di meno e non

durerà a lungo. E voi lo sapete... forse.

La sessualità ideata da Dio per l'uomo, quella originale, è fonte

di piacere; appaga, porta felicità e unisce due persone nella più

grande intimità che l'essere umano possa mai vivere. Offre un senso

di completezza davvero speciale. Ma anche questa sessualità ha un

costo. Si vive nel contesto che Dio chiama matrimonio, una relazione

iniziata con un periodo di conoscenza reciproca, rispettosa e

ben riflettuta che precede il percorrere il sentiero dell'amore, del

rispetto, della fedeltà e del desiderio di rendere l'altro felice, prima

di ricercare il proprio piacere.

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Intervista Agata Melo "Venire a vivere in

Svizzera, una decisione ordinata dal Dio"

Gioventù 111 anni della gioventù avventista

Dossier La donna e le sue molteplici sfumature

Bambini I bambini ci insegnano

Libretto rosa

Testimonianza Cécile Béal, quando la vita è

appesa a un filo... che affidiamo a Dio!

Salute Il diktat della felicità

Versione francese

L'altra sessualità, quella venduta di contrabbando al mercato nero,

quella presentata anche nel film menzionato nel dossier della rivista

di questo numero, non solo non rientra in questo contesto, ma non

rientra nemmeno nell'ottica del rispetto, dell'altruismo e dell'amore.

È solamente un desiderio egoista dove il partner è un semplice

giocattolo attraverso il quale ottenere piacere, con un retrogusto

di incompletezza. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un falso

spacciato per l'originale.

La sessualità originale fa parte di quell'insieme che il Creatore della

vita ha creato per il bene dei suoi consumatori: una relazione equilibrata

tra uomo e donna, che comprende anche la soddisfazione, la

valorizzazione personale, l'amore che permette la creazione di una

nuova famiglia, di bambini e tutto quello che ciò comporta...

L'altro venditore è il grande falsario della sessualità. La sua copia

si compra in fretta, a poco prezzo ma si rompe facilmente e, purtroppo,

trascina nella disgrazia quello che ha portato a termine

l'acquisto. La strategia è la stessa da secoli ma continua ad attirare

le persone verso il falso, non soltanto

nell'ambito della sessualità ma anche in

altri settori della vita.

Giornale bimestrale della Federazione avventista della Svizzera

Romanda e del Ticino (FSRT)

© FSRT - Tutti i diritti sono riservati in tutti i paesi. N° ISSN 2571-6859

14 /Marzo-Aprile 2018

Rivista gratuita - Stampato in Germania

Caporedattore: Rickson Nobre - Editore: Dipartimento delle Comunicazioni

FSRT - Redazione a cura di: David Jennah, Rickson Nobre,

Eunice Goi, Pierrick Avelin, Yolande Grezet - Impaginazione e grafica:

Eunice Goi - Redattori: Fabiana Bertotti, Jessica Merckx, Elena

Zagara, Rickson Nobre, Agatha Lemos - Collaboratori: Cécile Béal,

Agata Melo - Traduttore: Serena Zagara, Tiziana Cala - Correzione a

cura di: Geneviève Montégut, Yolande Grezet.

Photo credit

Copertina, pagine 5, 6, 7, 9: Adobe PhotoStock - pagina 2: Jessica

Merckx - pagina 3 : Agata Melo - pagina 4 : Département JA FSRT

- pagina 10 : Les familles - pagine 11, 12 : Cécile Béal - pagina 13 :

pexels.com.

La responsabilità degli articoli firmati pubblicati su ADVENTISTE MAGAZINE

è dei singoli autori.

Cosa volete avere, l'originale o la copia?

Rickson Nobre

Pastore e segretario

FSRT

RICETTA

Stai cercando una ricetta per far

mangiare l'indivia ai tuoi figli ?

CALZONE ALL’INDIVIA

Ingredienti per il ripieno Ingredienti per l’impasto

3 piccole indivie

200g di farina

1C di zucchero di canna 70g di olio d'oliva

1C di burro

1C di sale

1c di olio d'oliva

1/2 bicchiere d'acqua

100g di formaggio di capra

Paprika in polvere

Sale, pepe

Una ricetta di Jessica Merckx

disponibile su www.pinkcappuccino.ch

1. Lavare le indivie e tagliare gli ultimi 2cm dal

fondo. Sminuzzarle.

2. Versare in padella l'olio, il burro, lo zucchero

e le indivie. Cuocere a fuoco vivo mescolando

di tanto in tanto.

3. Aggiungere il formaggio e le spezie. Mescolare

bene.

4. Per l'impasto, versare in una zuppiera la farina,

il sale, l'olio. Mescolare bene, aggiungere

l’acqua e impastare.

5. Separare l'impasto in 6 parti e a renderla.

Versare il ripieno in ogni parte e chiudere con

una forchetta.

6. Cuocere 30min a 180°.

7. Da degustare con un’insalata.


INTERVISTA

> AGATA MELO: "VENIRE A VIVERE IN SVIZZERA, UNA DECISIONE ORDINATA DAL DIO"

Intervista a cura di Magazine Avventista

Agata, ti puoi presentare?

Mi chiamo Agata Melo. Sono sposata, ho

due figli. Sono portoghese e sono cresciuta

a Lauria, al centro del paese.

Come sei arrivata in Svizzera?

Ho visitati la Svizzera in vacanza con mio padre

e mi è piaciuta tanto. Con il mio spirito

avventuriero, non fossi che un giorno sarei

tornata. Per ragioni familiari e professionali

mi sono trasferita alle Açores, nell'isola del

Pico, dove conobbi mio marito. Una volta

sposata, l'idea di andare in Svizzera era messa

da parte, perché mio marito non aveva

alcuna intenzione di lasciare la sua isola, e

poi abbiamo messo su famiglia, che era la

nostra priorità.

Quando aspettavo il secondo figlio, ci siamo

trasferiti in Portogallo. Sentiamo che Dio ci

stava chiamando a tornare a Leiria per aprire

una clinica di fisioterapia e cure naturali,

fondate sui consigli della Chiesa avventista.

Una volta arrivati, affrontando diversi problemi

con la struttura che avevamo a disposizione

perché non rispettava le norme

di sicurezza attuali. Ci siamo resi conto che

il nostro progetto sarebbe stato più caro

del previsto. Dopo vari tentativi per trovare

una soluzione, nostro malgrado, siamo stati

costretti ad abbandonare questo sogno.

Andammo a rifugiarci in casa dei miei nel

nord del paese. In un paese in piena crisi,

le opportunità di lavoro erano molto limitate.

Non sapevamo ciò che Dio voleva per

noi. Parlando con famiglia e amici, l'idea di

andare in Svizzera ritornò e proposi a mio

marito di tentare l'avventura.

Come ha reagito a questa proposta?

Sia io che mio marito eravamo d'accordo

sul fatto che era Dio che doveva guidare la

nostra vita. Abbiamo cominciato a farne un

soggetto di preghiera. A quel punto, pensavamo

anche di tornare all’Isola di Pico.

Abbiamo messo tutto nelle mani di Dio

affinché lui decidesse. Avevo anche fatto il

patto di digiunare due volte a settimana per

essere sicura di ascoltare la voce di Dio. Ma,

allo stesso tempo, sapevamo che avremmo

dovuto fare la nostra parte. Ero decisa a cercare

lavoro in Svizzera, ma non sapevo da

dove cominciare. L'unica certezza era che

non volevamo vivere in una grande città

come Ginevra. Cercavo su internet delle

città sulle montagne della Svizzera. Ovviamente

la lista era lunga (risate). Come scegliere?

Tra le opzioni, trovai la città di Sion. Il

nome mi ricordava la Bibbia e Dio. E questo

è stato il criterio per scegliere il nostro luogo

di residenza... se Dio avesse aperto una

porta per un lavoro là!

Dio ha risposto?

Meno di una settimana dopo, ricevetti una

telefonata dalla Svizzera. Un’agenzia di

interim era interessata al mio curriculum.

Convinti dal mio livello di francese, mi comunicarono

che avrebbero condiviso il mio

CV con i loro clienti. Ma i giorni passarono

e nessuno mi chiamò, e quindi decidemmo

di tornare a Leiria. La nostra situazione professionale

nella città dei miei genitori non

cambiò, e dovevamo fare qualcosa.

Cosa avete fatto in questa situazione

delicata?

Abbiamo fatto i bagagli e ci mettemmo in

viaggio per il centro del Portogallo. Per strada,

in macchina, ricevetti una telefonata dalla

Svizzera. Un imprenditore voleva fare un

colloquio telefonico per un'eventuale sostituzione

in una clinica. Ma alla fine non sembrava

essere tanto convinto. Dissi a mio marito

che non ci sarebbe stato un seguito. Ciò

confermava la nostra decisione di tornare a

Leiria. Ciononostante, sempre per strada, il

telefono suonò di nuovo: il responsabile di

fisioterapia della stessa agenzia mi chiamava

per chiedermi a partire da quando avrei potuto

cominciare a lavorare alla Clinica Romanza

di Riadattamento della SUVA, a Sion.

Sia io che mio marito eravamo senza lavori

e vicino chiaramente una risposta di Dio. Fu

così che i nostri progetti cambiarono. Due

settimane dopo cominciai a lavorare a Sion.

Dio ha risposto!

Sì e dopo i primi istanti di gioia e sollievo,

mi resi conto della grandezza di questa decisione.

Pensai che stavo per lasciare tutto per

andare in una terra sconosciuta. Per la prima

volta nella vita sarei stata straniera in un

paese in cui non dominavo completamente

la lingua, né il resto della mia famiglia e non

avevo nemmeno un amico. Volevo fare dietro

front e rinunciare all’offerta di lavoro. Ma

ancora una volta non volevo prendere la decisione

senza la direzione di Dio e gli lanciai

una sfida per essere sicura che volesse che

andassi in Svizzera. Se era veramente così,

doveva farmi leggere durante la giornata

un versetto che contenesse il nome Sion,

visto che lo si trova diverse volte nella Bibbia.

Quando la sera stavo andando a letto,

presi il libro delle meditazioni quotidiane ma

avevo deciso di leggere il punto in cui l'avevo

lasciato due giorni prima. Che sorpresa

quando scoprii il versetto di introduzione del

testo: “ecco io ho posto come fondamento

in Sion una pietra, una pietra provata, una

pietra angolare preziosa, un fondamento solido;

chi confiderà in essa non avrà fretta di

fuggire” (Isaia 28.16). Gridai. Mio marito si

spaventò e gli ripetevo “Marco, Dio mi sta

Parlando, mi sta Parlando!”. Infatti, non era

il libro, ma Dio che mi parlava direttamente.

Ed era impossibile essere più chiari di così.

La pietra angolare è Gesù e appoggiandomi

a Lui non c'era bisogno di fuggire.

Quindi, com'è stato l'arrivo in Svizzera?

Convinti che era la volontà di Dio!

Quando eravamo ancora in Portogallo, cercando

su internet una Chiesa avventista a

Sion. Contattammo il pastore della Chiesa

(Gilbert Grezet) per chiedere ai fratelli di

Chiesa se qualcuno sapesse di un alloggio in

affitto in città o in prossimità. Ci hanno davvero

aiutato. Non avevamo però trovato un

posto per tutta la famiglia e al primo giorno

di lavoro andai da sola in Svizzera. Senza

nemmeno conoscermi, il pastore mi venne

a prendere alla stazione e mi fece conoscere

un po' la città. Mi fece vedere dice si trovava

la sede del mio lavoro e le cose basiche della

città. Non trovai un alloggio attraverso la

Chiesa, ma Dio mise sul mio cammino un'amica

che aveva una zia che abitava non lontano.

Quante persone ha inviato Dio per aiutarmi e

sostenermi! Quando arrivi in un paese straniero,

è davvero una benedizione essere circondata

da persone che sono disposte ad aiutarti per

integrarsi e facilita l’adattamento.

Quanto tempo sei rimasta lontana dalla tua

famiglia?

Era previsto che mio marito e i miei figli arrivassero

una settimana dopo. È il limite massimo

che potrei sopportare senza di loro. Solo

un giorno prima del loro arrivo riuscii ad affittare

uno studio per poter vivere tutti insieme.

Quindi sette giorni dopo aver messo piede a

Sion, la mia famiglia e i miei genitori arrivarono

in Svizzera con una grande macchina pieni di

bagagli.

Il tuo contratto era a tempo determinato, e

dopo?

Avevo firmato un contratto di 6 mesi. Dopo

qualche tempo, pensando al futuro, chiesi a

mio marito se gli piaceva la Svizzera e se era

il caso di cercare qualcosa alla fine del contratto.

Mi disse che stava bene. Infatti siamo stati

ben accolti in Chiesa e siamo diventati subito

patte della famiglia. Evidentemente Dio voleva

che restassimo lì perché circa 3 mesi dopo l'inizio

del mio contratto la clinica mi propose un

contratto a tempo indeterminato.

È un bel modo di vivere!

Non c'è niente di razionale nel modo in cui

prendiamo delle decisioni. Proviamo a vivere

secondo la volontà di Dio ma questo va contro

la ragione umana o la nostra volontà. Per esempio,

io lavoravo al 100% e mio marito si occupava

dei bambini. Ciò può sembrare opposto

alla normalità ma io sono tranquilla perché

sono convinta che è ciò che Dio vuole. Non corrisponde

sempre al mio desiderio più profondo

ma la nostra famiglia vive con la convinzione di

fare ciò che Dio chiede. Non so esattamente

perché o per quanto tempo Dio ci vuole in

Svizzera o in questa situazione ma resteremo

fino a quando ce lo dirà. Quindi continuo a digiunare

regolarmente per ascoltare sempre la

sua voce e lasciarmi guidare da Lui. C'è sicurezza

e tranquillità quando è Lui che dirige tutto!

GIOVENTÙ

> 111 ANNI DELLA GIOVENTÙ AVVENTISTA

Quest'anno si festeggiano i 111 anni della gioventù avventista

mondiale ! Dopo tanti anni possiamo dire che la nostra gioventù

è attiva e che è stata al fianco di molti adulti e anziani delle

nostre chiese.

Per ricordare il passato e festeggiare il presente e guardare al

futuro, l’unione svizzera vi propone una festa intergenerazionale

! Bambini, giovani, adulti, anziani, se siete attualmente o siete

stati in un gruppo GA, siete invitati a festeggiare i 111 anni il

1 SETTEMBRE 2018 al centro congressi di Bienne.

È l'occasione di ritrovarsi e condividere insieme cosa ha fatto

e cosa fa attualmente la nostra gioventù ; e l'occasione per sognare

il futuro !

Allora segnate già da ora questo evento indimenticabile sulla

vostra agenda.

TUTTE LE INFORMAZIONI SU QUESTA GIORNATA

SARANNO COMUNICATE NELLE CHIESE E SU SITO

WWW.JEUNESSE.ADVENTISTE.CH

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

contact@adventistemagazine.com

3

4


DOSSIER

LA DONNA E LE SUE MOLTEPLICI

SFUMATURE

Il fenomeno letterario e cinematografico

intitolato "50 sfumature di grigio" ha

creato grande scalpore, come previsto.

La trilogia scritta da Erika Leonard James

è diventata un fenomeno mondiale, con

oltre 100 milioni di copie vendute. È il

libro più venduto al mondo, superando

anche la saga di Harry Potter dell'autrice

J.K. Rowling, anch'essa inglese. Il film

invece, ampiamente pubblicizzato dalla

stampa e dai media, ha incassato oltre

500 milioni di dollari, di cui 350 milioni

al di fuori degli Stati Uniti. Un bel guadagno

se consideriamo che la produzione è

costata "solamente" 40 milioni di dollari.

Le opere come quella di E.L. James sono

un'esaltazione al liberalismo sessuale

e alla pornografia.

Sandra Gomide, editrice

di libri erotici, spiega

che la tipologia è ben

conosciuta e perfino

discutibile dal punto di

vista letterario:

"Se consideriamo la messa

in scena pornografica,

esistono dei libri decisamente

migliori; e dopo aver analizzato la

trama non possiamo certo chiamare "50

sfumature di grigio" un'opera letterale. I

personaggi risultano vuoti ed evidentemente

artefatti. Tuttavia, E.L. James unisce

gli elementi che appassionano i fan",

sostiene Sandra Gomide che spiega

come il libro sia una copia esatta e ben

adattata di "Twilight", opera sulla quale

l'autrice si è basata. Le similitudini sono

ben visibili: un giovane importante che

nasconde un segreto (o una debolezza)

domina su una ragazza fragile e poco

sicura di sé. La passione è grande: nonostante

gli ostacoli e i nemici, l'amore

ne esce vincitore. Riassumendo, la trama

è la stessa, se non fosse che in "Twilight"

il protagonista è un vampiro mentre in

"50 sfumature di grigio" è un milionario

sadico.

"Molti hanno criticato la violenza delle

scene sadiche, ma questo non ha molto

senso visto che Anastasia accetta deliberatamente

di farsi picchiare. Quindi non

si tratta di un caso di violenza domestica

in cui la vittima non ha il controllo della

sua sofferenza", afferma Céline Martin,

appassionata lettrice cristiana, che vede

in quest'opera un'ode al potere riparatore

dell'amore. "È un romanzo come

un altro, con un piccolo dettaglio sul sadomaso.

Anastasia dimostra che cos'è il

vero amore, sentimento che il protagonista

maschile non aveva mai conosciuto,

convincendolo che il dolore non deve

necessariamente far parte della sessualità",

continua questa professoressa di

46 anni, madre di due adolescenti. D'altronde,

Céline rappresenta appieno il

target della saga, definita come "porno

per mamme".

Per evidenti ragioni, i responsabili religiosi

di tutto il mondo si sono

schierati contro questo libro.

Hanno consigliato ai loro

membri di non leggere

il libro né di guardare il

film, avvertendoli del

contenuto inadatto ai

valori cristiani e familiari.

In effetti il protagonista

Christian Grey,

proprietario di un enorme

patrimonio, tra cui spiccano

le macchine di grande cilindrata

e un elicottero, è stato vittima di

violenze sessuali durante la sua adolescenza.

In seguito a questa esperienza,

è entrato nel mondo del sadomaso per

non uscirne più, fino al momento in cui

incontra una giovane donna che firma un

contratto, accettando di soddisfare tutte

le sue volontà. La ragazza accetta alcune

cose ma ne rifiuta altre; ma perché le accetta,

nonostante fosse ancora vergine?

Lo fa perché è perdutamente innamorata

di quest'uomo che la tiene sempre sotto

controllo e la ricopre di regali costosi, di

parole "dolci" che non possono essere

ripetute in questo contesto cristiano.

Il sesso prima del matrimonio, la violenza

contro il tempio dello Spirito Santo, la

lussuria... la lista è lunga ma resta comunque

poco convincente per i sostenitori

delle pratiche BDSM (Bondage, Dominazione,

Sadismo e Masochismo).

Lo psichiatra Daniel Barros afferma che il

sadismo sessuale è stato descritto per la

prima volta nel XIX secolo quando i casi

erano gravi e si trasformavano spesso in

crimini.

PARLIAMO

DI SESSO!

- Julie Guirgis

Secondo la nostra società contemporanea,

che tu sia sposato oppure no,

qualcosa non torna se non hai una

vita sessuale. Il sesso è spesso presentato

come una cosa attraente, eccitante,

con la giusta dose di adrenalina.

Lo si associa spesso all'immagine

di una bionda prosperosa, con gambe

lunghe e pelle abbronzata.

Con una tale pubblicità su quello che

è sessualmente attraente, non ci sorprende

che l'industria cosmetica, la

moda, le diete alimentari e la chirurgia

plastica guadagnino milioni di

euro a causa della nostra mancanza

di fiducia e di autostima.

Il problema è che sentiamo sempre

parlare dei benefici di condurre una

vita sessualmente attiva ma molto

raramente sentiamo anche i pericoli

che ne potrebbero derivare.

Un'immagine malsana del corpo

Il numero di immagini a carattere

sessuale è aumentato a dismisura in

questi ultimi anni, sfruttando l'immagine

delle donne, anche quelle più

normali, e attribuendo loro una certa

sensualità. Per fare un confronto, uno

studio ha dimostrato che le copertine

della rivista Rolling Stone erano più

a connotazione sessuale negli anni

2000 che negli anni '60.

Erin Hatton, assistente alla cattedra

all'università di Buffalo, negli Stati

Uniti, ha dichiarato che questo

è "problematico perché indica una

svolta decisiva nella rappresentazione

della donna da parte dei media.

I ritratti sensuali della donna hanno

rappresentato la scusa per legittimare

o addirittura intensificare la violenza

contro le donne e le ragazze, insieme

all'abuso sessuale e ai comportamenti

maschilisti portati avanti da

uomini e ragazzi. Queste immagini

hanno anche provocato un aumento

del numero delle donne insoddisfatte

del proprio corpo e del tasso di disordini

alimentari, sia negli uomini che

nelle donne. Per finire, tutto questo

ha anche provocato una diminuzione

della soddisfazione sessuale nelle

persone di ambo i sessi".

Continua p.8 >>>

6


"Ancora oggi il sadismo è considerato

una malattia dove la persona si eccita

sessualmente quasi esclusivamente con

la violenza, finta o reale che sia", spiega.

"Un altro segno di sadismo patologico

è quando la persona si vergogna

del suo comportamento o quando, non

controllandosi, forza la propria partner

a queste pratiche, rendendo così l'amplesso

non consensuale".

Ma allora perché questo tema attira

così tanto le donne? Una delle spiegazioni

potrebbe essere la libertà sessuale

che le donne vivono dalla rivoluzione

femminista e dall'invenzione

della pillola contraccettiva, intorno agli

anni '50 e '60. Uscita dalla sua precedente

condizione in cui era confinata

a casa e costretta ai lavori domestici,

sotto l'autorità del padre o del marito,

la donna ha cominciato a poter scegliere

quando e con chi avere dei figli.

Approfittando della propria sessualità e

rimandando la maternità, sfrutta il tempo

guadagnato per proseguire i suoi

studi e per migliorare le proprie condizioni

lavorative. Questa stessa tipologia

di donne, amanti delle serie TV e delle

riviste femminili, si sente continuamente

dire che ha bisogno di reinventarsi, di

scoprirsi, di permettersi tutta una serie di

cose nuove. Nel descrivere l'evoluzione

femminile, non è raro parlare di rapporti

omosessuali come culmine del processo,

come se fosse quasi un passaggio obbligatorio

per la generazione presente. Per

questa filosofia in crescita, è quindi fondamentale

uscire dai presupposti imposti

dal sesso matrimoniale e pudico.

Nel giugno 2013, alcuni psichiatri si sono

riuniti per affrontare questo argomento.

Sì, degli scienziati hanno affrontato il

tema del comportamento sessuale presentato

nell'opera di E.L. James per

cercare di comprendere gli effetti sugli

spettatori, in particolar modo sulle

spettatrici. In casi come questi non si

arriva mai a conclusioni definitive, ma

è stato comunque messo in risalto il

cambiamento avvenuto nella donna. Prima

dolce, docile e più romantica, finisce

per scontrarsi con gli uomini per ottenere

il primo posto nella sua relazione.

Pratiche considerate nel passato come

morbose sono attualmente minimizzate

dagli specialisti.

Un esempio si trova nel DSM (Manuale

diagnostico e statistico dei disturbi

mentali) che prima classificava il sadomaso

come una malattia da curare,

mentre oggi, nella sua versione rivisitata,

minimizza i fatti, suggerendo una

cura solamente per i casi più gravi, in

cui il fautore della pratica o il proprio

partner subiscono dei danni. Ebbene

sì, la scienza e la medicina si lasciano

condizionare dalle attuali tendenze e

dai comportamenti moderni. Alla fine,

potrebbe sembrare piuttosto antiquato

opporsi a quello che il pubblico trova

normale e apprezza.

La psicologa evangelica Tatiana Coimbra

ricorda che "anche se i giusti valori

vengono calpestati e nonostante nascano

nuovi comportamenti che trovano

il sostegno dei media, tutto questo non

cambia il fatto che le persone siano influenzate

da quello che vedono. Ciò che

viene presentato come glamour nelle

pagine delle riviste e sugli schermi televisivi

fa paura ed è addirittura crudele".

La dottoressa fa qui riferimento alle sue

pazienti, vittime di maltrattamenti fisici o

emotivi, che, proprio come la protagonista

del film, accettano tutto per amore,

in attesa del loro lieto fine. In realtà, secondo

gli specialisti, osservando un po'

più attentamente ci accorgeremo che

storie come quella di Christian Grey e

Anastasia rappresentano la finzione e

non la realtà.

"Le donne finiscono per suicidarsi, per

essere assassinate o continuano a vivere

nella paura e nella costante vergogna",

afferma.

Le autorità locali confermano quanto

detto da Tatiana Coimbra; si cerca di

attirare l'attenzione sui limiti di questo

genere di romanzo. Assistiamo a un aumento

delle denunce per molestie, denunce

fatte da donne cadute preda di

uomini sadici. Inizialmente sedotte, le

donne realizzano con il tempo che questi

uomini soffrono di veri e propri disturbi

della personalità; molti di questi casi si

trasformano in omicidi.

Un'altra libertà

È chiaro che, una volta diventato un fenomeno

mondiale, una tale opera provoca

la pubblicazione di altri film e libri

dello stesso genere, che sperano di approfittare

dello stesso successo copiando

i temi affrontati, le copertine e a volte

perfino il titolo. Vecchie opere vengono

rispolverate e i sexy shop sono più popolati

che mai.

Da notare che è proprio il pubblico

femminile ad aver permesso la crescita

delle vendite e il consumo di materiale

pornografico, almeno secondo i dati raccolti.

L'entusiasmo sessuale, chiamiamolo

così, ha portato i pompieri londinesi

a lanciare un appello di ritegno rivolto

alle donne, che l'anno scorso sono state

coinvolte in un gran numero di infortuni

sessuali che implicavano l'uso di un "sex

toy".

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Amelie Pyinton, professoressa inglese di

filosofia, ha attirato l'attenzione sul fatto

che la donna si perde sempre nella sua

ricerca per ritrovarsi. "Il femminismo ha

apportato delle vittorie incontestabili

ma allo stesso tempo ha creato una

pressione senza precedenti per provare

il sesso in tutte le sue varianti. Dopo

così tanti anni, la donna sembra sentire

sempre di più il bisogno di definire il suo

ruolo e i suoi valori", argomenta la specialista,

difendendo la tesi che afferma

che, cercando di assomigliare agli uomini,

in particolare nella ricerca accanita

della pornografia, la donna vuole uscire

dal suo ruolo di oggetto, per diventare a

sua volta consumatrice ed esploratrice di

questa nuova sessualità, senza limiti né

pudore. Tuttavia, è bene ricordare che

nonostante questo importante "progresso"

di libertà sessuale, ci sono ancora

tantissime denunce negli studi medici e

nei centri specializzati sulla sessualità.

Se nonostante le proporzioni dell'emancipazione

femminile e dell'esaltazione di

nuove pratiche, le donne si sentono ancora

sessualmente insoddisfatte, sarebbe

prudente pensare che non è la libertà

o il permissivismo a creare la felicità

all'interno della sfera sessuale.

La Bibbia, considerata da alcuni

maschilista e retrograda, presenta al

contrario il sesso come un regalo divino,

destinato al matrimonio monogamo, privo

di tradimenti e deformazioni, in tutta

sicurezza e protezione.

E, alla fine, non è proprio la protezione e

la sicurezza che le donne, perfino le più

moderne e liberali, credono di trovare in

un uomo come Christian Grey? Questo

personaggio non esiste, è solo la fantasia

di una donna di 50 anni, mentre la

Parola del Signore è applicata con successo

da secoli, sia nella sfera familiare

che in quella sessuale; la Bibbia sì che

può apportare degli inestimabili benefici

fisici ed emotivi alla nuova generazione

di donne che si dichiarano libere. Ma libere

da cosa, se la società dice che va

bene avere dei rapporti con le manette,

essere frustate con una cintura e urlare

di dolore? Deve esistere un altro tipo di

libertà e questa la troviamo nelle sfumature

ben più colorate del grigio.

Fabiana Bertotti

Giornalista e autrice

avventista - Chiesa di

Bellinzona (FSRT)

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

contact@adventistemagazine.com

Danni emotivi e psicologici

Il sesso è ben più di un atto fisico.

Tutto il nostro essere (spirito, corpo

e sentimenti) è coinvolto nel processo

sessuale. Ecco perché l'intimità

sessuale ha un potente effetto sui

sentimenti. Naturalmente i media

non ne parlano, anzi, ci presentano

un'immagine illusoria del sesso senza

conseguenze. Il dr. Armand Nicholi

Jr, professore clinico in psichiatria

della facoltà di medicina di Harvard

(USA), descrive uno studio degli anni

'60: "Poco tempo dopo la nascita della

rivoluzione sessuale, alcuni medici

hanno osservato che questa nuova

libertà sessuale stava creando una catastrofe

psicologica. Abbiamo cominciato

a studiare il caso di studenti che

si lamentavano di un sentimento di

vuoto e di tristezza. C'era un divario

enorme tra la loro coscienza sociale e

la moralità che praticavano durante

la loro vita personale. Questa nuova

permissività sessuale aveva come risultato

delle relazioni insignificanti

e un sentimento di disprezzo nei

confronti della propria persona. Molti

di questi studenti erano stressati dal

tempo che passa e dalla morte. Aspiravano

a trovare una direzione nella

loro vita, anche in ambito morale".

Falsi sentimenti di completezza

Le donne e gli uomini attirati dalle

pratiche distruttive della così detta rivoluzione

sessuale hanno reso i rapporti

sessuali rischiosi e superficiali.

È una pratica basata sulla speranza di

una promessa di completezza. Questo

nuovo standard ci ha messo addosso

una pressione per farci vivere una falsa

immagine della sessualità, riempiendoci

di paura e di esitazione per

quanto riguarda l'impegno sessuale.

Dawn Eden, autrice di "The Thrill of

the Chaste: Finding Fulfilment While

Keeping Your Clothes On", racconta

di aver sperimentato molto il sesso,

"nella speranza di ottenere un impegno"

da parte dei propri compagni.

Questo stile di vita l'ha lasciata svuotata;

è allora che ha deciso di restare

da sola.

Secondo Dawn Eden, l'astinenza è

una pratica che implica " considerare

il sesso come un elemento di una relazione

ripartita tra se stessi, il proprio

sposo o, se non si è sposati, il futuro

sposo, e Dio". Con una relazione

sessuale di questo tipo, se un angolo

di questo triangolo non è al posto

giusto, "l'atto diventa sconnesso dal

suo vero obiettivo".

Continua p.10 >>>


BAMBINI

I BAMBINI CI INSEGNANO

Si, è vero, in realtà siamo noi adulti che insegniamo

molte cose ai bambini: dai primi

passi incerti fino alla conquista dell’autonomia,

dalle prime parole fino alla grammatica

più complessa.

In realtà le ore di istruzione sono così tante

da poter dire che i bambini frequentano il

corso di formazione più lungo e dettagliato,

specifico e determinante della loro vita.

Hanno così tanto da imparare!

E’ necessario ed indispensabile che sappiano,

che conoscano, che sperimentino,

che si sviluppino nel modo più armonioso

e completo possibile!

E’ la sfida di ogni genitore, di ogni insegnante,

di ogni educatore.

Insegnare, e allo stesso tempo valorizzare.

Far scoprire “cose nuove” senza dimenticare

quelle vecchie e andare sempre avanti,

con costanza e regolarità, con precisi

obiettivi, e possibilmente programmi ben

strutturati, avendo cura delle caratteristiche

personali di ciascuno e rendendo il

“sapere” alla portata di tutti.

E poi i bambini devono anche imparare a

socializzare in modo conveniente, forgiare

il proprio carattere secondo le “regole”

della società.

Naturalmente ciò è valido e si ripropone

anche per la vita spirituale del bambino:

dai primi albori e dalle prime sensibilizzazioni

e scoperte, dalle prime conoscenze

del Dio creatore e potente, fino alla comprensione

del Dio amorevole e attento; dal

Gesù amico e fratello, al Gesù salvatore e

vincitore, fino ad una consapevolezza più

certa, fino ad un impegno personale, costruito

poco a poco durante la formazione

che la vita ci offre.

I bambini vanno accompagnati gradualmente

a conoscere la differenza tra bene

e male, e istruiti affinché scelgano il bene

(Isaia 7.15,16).

Per questo nelle nostre comunità, come

nelle nostre famiglie, i bambini sono degni

di tante attenzioni, fin dalla loro più tenera

età, per poterli portare gradualmente a

vivere una fede matura, vera, coinvolta e

che coinvolge, forte e certa, autentica e

personale.

Del resto, anche Gesù, “cresceva in saggezza,

statura, e grazia davanti a Dio e davanti

agli uomini” (Luca 2:52).

L’apprendimento: una fase della vita comune

a tutti i bambini del mondo.

E se fossero i bambini ad insegnare a

noi, qualcosa?

Se fossimo noi a dover imparare? Ma cosa?

La pazienza! Direbbero alcuni di voi… La

negoziazione! Direbbero altri…

Mamma! È la parola che sento dire di più

durante la mia giornata.

Per un motivo o per un altro, malgrado

l’autonomia acquisita, vengo sollecitata

continuamente dai miei figli ad intervenire

in determinate situazioni e bisogni.

Ed è allora che penso che sto facendo la

mia “formazione”!

No, non è formazione alla pazienza o alla

9

negoziazione… si tratta della formazione

alla “chiamata”.

Quella chiamata che viene fatta regolarmente

e incessantemente per ottenere

l’aiuto indispensabile ed essenziale.

Quella chiamata che a volte viene fatta

anche soltanto per ricevere uno sguardo

amorevole, un sorriso o un cenno di

assenso.

Quella chiamata che io, adulto istruito e

dalla solida fede, credente sincero e affermato

lavoratore della società, attivo nella

comunità tra mille progetti e studioso attento

delle Sacre Scritture -che conosco già

abbastanza bene- dovrei fare al mio Dio

almeno tante volte quante quelle dei miei

figli verso di me.

Si, i bambini possono insegnare.

Possono insegnare a rivolgerci a Dio, a

chiamarLo, come loro fanno con noi; possono

insegnarci a non desistere, ma piuttosto

insistere.

Quella chiamata che, siccome sono adulto,

penso che non sia opportuna, che potrebbe

dimostrare scarsa autonomia, o poca

autostima.

Quella chiamata che lascerebbe a Dio risolvere

il mio problema; lascerebbe a Lui

di trovare le soluzioni.

Quella chiamata che, una volta effettuata,

mi vedrebbe tornare serenamente al mio

quotidiano, al mio vivere: leggero, tranquillo,

per aver affidato tutto nelle Mani di

Chi sa come fare, come fanno i bambini,

dopo aver chiamato.

E i bambini non stanno certo a contare

quante volte hanno già chiamato, non

fanno considerazioni legate all’importanza

della motivazione e non si preoccupano di

disturbare.

Loro chiamano!

Sarà per questo che Gesù prese un bambino

e lo mise al centro dell’attenzione di

tutti, dicendo che si dovrebbe essere come

lui. (Matteo 18.2-5)

Come un bambino che necessita l’aiuto, il

sostegno, il consiglio, l’incoraggiamento,

la guida, la cura, le indicazioni e, perché

no, un sorriso o uno sguardo amorevole!

Come un bambino che chiama!

Elena Zagara

Ministeri a favore

dei Bambini, FSRT

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

enfants@adventiste.ch

LIBRETTO ROSA

Clarisse Vésy

Figlia di Tatiana e Bernard,

membri della chiesa ispanica di

Losanna, Clarisse è arrivata tra

noi il 5 gennaio 2018: 3,610 kg

per 52 cm di bellezza. Benvenuta

Clarisse, e auguri ai genitori!

Ecco i figli

sono un dono che viene

dal Signore

salmi 127.3

Clémentine

Duroux-Marti

Figlia di Carine Marti, membro

della chiesa francofona di Ginevra,

e di Emmanuel Duroux, la

piccola Clémentine è nata il 25

gennaio 2018. Le auguriamo il

benvenuto e tanta felicità, così

come a tutta la famiglia!

Fate parte delle chiese della FSRT e

la vostra famiglia si è appena ingrandita?

Per annunciare il lieto evento

nella nostra rivista, inviate le informazioni

(nome del bebè, quello dei

genitori, data di nascita e una foto) a

contact@adventistemagazine.com

Camp 111

Compagnons / Jeunes adultes

20-25

JUILLET

2018

Formule

spéciale

pour les

animateurs

L'alternativa

Dawn Eden non è stata la sola a trovare

il celibato e l'astinenza come una buona

alternativa dai numerosi benefici.

In un sondaggio, la rivista Penthouse,

di solito piuttosto volgare e sconcia,

ha scoperto che il celibato otteneva

un nuovo grado di rispettabilità, e non

solo con l'obiettivo di evitare l'aids o altre

malattie sessualmente trasmissibili.

Meno del 40% degli uomini e delle

donne intervistati hanno scelto l'astinenza

per paura di contrarre delle malattie.

Lo fanno invece per proteggere

la propria salute emotiva e spirituale.

Più della metà delle persone che scelgono

l'astinenza, considerano la loro

come un'esperienza sana e il 74% delle

donne e il 68% degli uomini pensa che

questo abbia dato loro una visione più

ampia sulle persone di sesso opposto.

Questo permette di avere il controllo

sulla propria sessualità e di decidere

di astenersi dal sesso. Avere delle relazioni

sessuali non è una soluzione, ma

farlo con responsabilità lo è. È importante

saper controllare quello che ha

un'enorme influenza sulla nostra vita.

Il celibato e l'astinenza possono essere

efficaci in una cultura di ossessione

sessuale, di una società che valuta le

persone secondo la propria disponibilità

sessuale, la propria performance e

il proprio passato in ambito emotivo.

Il messaggio della soddisfazione sessuale

immediata porta all'egocentrismo.

D'altra parte, l'astinenza è l'espressione

della libertà, dell'autonomia

e del controllo del proprio corpo. Offre

un percorso verso lo l'abbandono di

svariate false credenze e attese.

Sesso tardivo, miglior matrimonio

Uno studio del 2010 pubblicato nel

Journal of Family Psychology (letteralmente,

Giornale della psicologia

familiare) ha dimostrato che più una

coppia aspetta prima di avere delle

relazioni sessuali, migliore sarà la relazione

di coppia dopo il matrimonio.

In effetti, le coppie che aspettano fino

al matrimonio affermano di avere

un più alto livello di soddisfazione

nella loro relazione (il 20% in più) e

una migliore sessualità (il 15% in più)

rispetto a coloro che hanno iniziato

ad avere dei rapporti sessuali fin

dalle prime fasi della loro storia. Per

le coppie intermedie, quelle che hanno

avuto dei rapporti sessuali prima

del matrimonio ma comunque non

all'inizio della loro frequentazione, i

benefici sono circa della metà.

Articolo gentilmente fornito da Signs of

the Times magazine - Australia


TESTIMONIANZA

CÉCILE BÉAL, QUANDO LA VITA È APPESA A UN FILO... CHE AFFIDIAMO A DIO!

Ci sono delle persone che avrebbero

tutte le ragioni per gettare la spugna ma

che invece riescono ancora a dare forza

agli altri; delle persone che meritano tutto

il sostegno possibile ma che invece

sono loro a dare il massimo a coloro che

li circondano; delle persone che potrebbero

farci pena ma che invece ispirano

rispetto. Cécile Béal, membro della chiesa

avventista di Neuchâtel, fa parte di

questa categoria di persone. La sua testimonianza

è di grande ispirazione.

La mia vita è cominciata oltre il

confine, in Francia. È lì che sono

nata due volte, sia fisicamente che

spiritualmente. Mia madre, cattolica,

ha piantato in me dei piccoli semi di fede;

poi, da adolescente, un amico mi ha invitata

in una chiesa avventista. Questa chiesa

mi ha dato l'opportunità di costruire la

mia fede con studi più approfonditi della

Bibbia e della natura di Dio. Ho deciso di

farmi battezzare a 13 anni. Arrabbiata con

mio padre e in cerca di un'identità paterna,

in quella comunità ho trovato tutto quello

di cui avevo davvero bisogno: una famiglia

unita da uno stesso papà, un Padre celeste.

Ho scoperto che questo padre era sempre

presente per me e questo, fin da piccola,

mi ha riempito il cuore di gioia. Ero ben

lontana da immaginare fino a che punto

avrei sperimentato questa grande verità

nella mia vita.

Gli anni sono passati e il Signore ha

continuato a benedirmi concedendomi

tanto amore nella persona di Alain, uno

svizzero di passaggio nel dipartimento

dell'Ardèche per il fine settimana, che ho

incontrato all'età di 18 anni tramite il mio

pastore dell'epoca. È così nata una relazione

solida tra di noi. Io, che non volevo

impegnarmi, non ho saputo resistere al suo

accento svizzero; e così, nel 1993, ci siamo

sposati. Ecco perché mi sono trasferita in

Svizzera. Dopo due anni di attesa, nel 2000

abbiamo avuto la gioia di accogliere il nostro

primogenito, William. Fu una vera benedizione,

come l'arrivo di Robin nel 2003

e di Lucie nel 2005.

Le benedizioni hanno continuato a riversarsi

su di noi, in particolare con l'acquisto

della nostra casa. Tutta quella felicità mi

dava una grandissima energia. Lavoravo

notte e giorno, sia al lavoro che in casa e

inoltre mi occupavo dei figli. Mi sentivo

wonder woman.

Con tutta quella felicità non potevo proprio

immaginare quello che stava per succedermi.

Letteralmente da un giorno all'altro,

sono diventata un'altra donna. Le forze mi

hanno abbandonato e sono entrata in uno

stato di sfinimento estremo. Non riuscivo

più a fare niente, perfino parlare era diventato

complicato! Il burn out. I giorni passavano

ma la situazione non migliorava, anzi,

mi sentivo sempre peggio. Avevo l'impressione

che il Signore mi avesse abbandonata;

avevo voglia di morire. Quando ho

toccato il fondo, hanno deciso di ricoverarmi.

Si trattava di una prova? Sì. Ma era

anche un'occasione per Dio di dimostrarmi

che vegliava su di me. Proprio prima del

mio ingresso in ospedale, una mia amica e

sorella in Cristo mi ha chiamato per dedicarmi

un versetto che Dio le aveva ispirato

proprio per me: "Io non morirò, anzi vivrò,

e racconterò le opere del Signore. Certo,

il Signore mi ha castigato, ma non mi ha

dato in balìa della morte" (Salmo 118:17-

18). Questa parola di Dio annunciava la

mia rinascita. Personalmente non riuscivo

ad avere un rapporto col Signore ma so

per certo che ero nelle preghiere di molti

altri. Ed è attraverso un canto di lode che

ripetevo di continuo e grazie alle attenzioni

speciali di un infermiere che il Signore

mi ha dato la forza di gridare a Lui. Dopo

circa 6 mesi di depressione, ero guarita e

ricominciai una vita normale, fino ad aprire

un centro massaggi, una grande svolta per

me.

Ma i problemi non erano finiti. L'anno

seguente, nel 2012, scopro di avere un

tumore al seno e di dover fare la chemioterapia,

una parola che nessuno vorrebbe

sentirsi dire. Questo nuovo "colpo" è stato

più duro da incassare per mio marito, che

aveva paura di perdermi. Armato di coraggio,

è andato avanti occupandosi della

famiglia, della casa, dei problemi quotidiani

e anche di me. Sono susseguiti alcuni

mesi di alti e bassi, come sulle montagne

russe, momenti più angoscianti e altri più

speranzosi. La fine di questa storia arriva

nel 2014; i medici non trovano più nessuna

traccia del tumore, sono ufficialmente in via

di guarigione. Ancora una volta, in mezzo

alla tempesta, il Signore è intervenuto per

aiutarci. Che felicità per la nostra famiglia!

Purtroppo questa gioia non è durata a lungo

perché dopo tre settimane tutto crolla

di nuovo. Comincio ad avere male alla testa

e, in seguito ad alcuni esami, i medici

mi dicono di aver trovato delle metastasi

nelle vertebre cervicali posizionate in punti

delicati, così tanto che rischio di diventare

tetraplegica. Peggio ancora, durante il mio

trasporto di urgenza all'ospedale, lo stato

delle mie vertebre potrebbe peggiorare e

provocare un arresto cardiaco. In cinque

minuti scopro che il tumore è tornato e

che questa volta devo proprio dire addio

alla mia famiglia, visto che rischio di morire

semplicemente durante il trasporto. Questa

situazione è orribile; il mondo sembra

fermarsi. Dopo la grande felicità per aver

sconfitto il cancro, la mia famiglia ricade

nella disperazione. Mi ricordo ancora della

scena in cui io, mio marito e i miei figli ci abbracciamo

tutti stretti, piangendo. Non si è

mai pronti per una cosa così. Dopo esserci

sciolti dall'abbraccio, ho chiesto ad Alain

di pensare ai bambini mentre l'ambulanza

mi portava in ospedale; nell'ambulanza,

con un turbinio di pensieri in testa, riesco

comunque a spiegare a Dio che preferisco

morire piuttosto di continuare a vivere ma

non riuscire più a occuparmi dei miei figli.

Per la terza volta nel giro di qualche mese,

la mia vita è appesa a un filo...

Se sono qui a raccontare quell'episodio

è perché il Signore, ancora una volta, si

è preso cura di me. La sua presenza ha

fatto la differenza, ancora. In quell'occasione,

ha usato la mia oncologa che

ha fatto di tutto per farmi avere i medici

migliori. A furia di insistere, hanno accettato

di operarmi, nonostante l'estrema delicatezza

dell'intervento. In quel momento

preciso, il mio futuro sembrava essere nelle

mani di un chirurgo ma io mi sentivo tra le

braccia del Signore, a cui chiedevo di dirigere

il tutto. È sempre stato presente per

me, fin da piccola, e anche in quel momento

avevo bisogno di Lui, davvero tanto bisogno.

La Sua risposta è stata forte e chiara:

sono stata operata e non ho perso l'uso

di nessun arto. Dopo l'intervento, i medici

mi hanno indotto il risveglio per assicurarsi

che sentivo le mani, le braccia, le gambe;

non ci potevano credere. La mia completa

riabilitazione ha comunque richiesto numerosi

sforzi e delle sedute di rieducazione.

Ancora oggi, ogni volta che faccio una

passeggiata, specie nei campi, ringrazio e

lodo il signore per questo miracolo. Anche

i medici hanno ammesso che si è trattato di

un vero e proprio miracolo; uno di loro me

l'ha confidato non senza emozionarsi.

Cécile e i suoi tre figli : William, Robin e Lucie.

Ascoltando la mia storia, si potrebbe pensare

che abbia avuto una vita molto difficile.

Ma io quando mi guardo indietro, vedo sì

le difficoltà ma vedo anche, e soprattutto,

l'azione miracolosa di Dio nella mia vita.

Sono sopravvissuta alla depressione, al

tumore al seno e, nonostante il tumore sia

poi tornato, sono ancora in vita, con tutto

funzionante, al contrario di come sarebbero

dovute andare le cose. Vedo una serie

di difficoltà ma anche una serie di miracoli.

Purtroppo, nonostante tutto quello che

avevo già vissuto fosse già estremamente

doloroso, il momento peggiore della mia

vita doveva ancora arrivare.

Mio marito, allo stremo delle forze, ci ha

lasciato all'improvviso. È morto nel giugno

del 2016. Senza capire quello che stava

succedendo, completamente presa alla

sprovvista, perdo dall'oggi al domani il mio

compagno di strada, l'amore della mia vita.

In quel momento posso dire di aver perso il

senso della mia esistenza. Non vedevo più

nessuna ragione per continuare a vivere.

Come era potuto succedere? Perché? Una

specie di risposta mi è arrivata da parte di

un'amica che mi ha detto che possiamo

trovare il Signore nella lode. La notte successiva

alla morte di mio marito, mi misi ad

ascoltare di continuo il canto "Mon secours

est en toi" (letteralmente, Il mio soccorso

è in Te), del gruppo cristiano Impact. Ho

ascoltato questo canto per giorni interi;

non appena mi sentivo angosciata, riprendevo

ad ascoltare quel canto; era diventato

il mio unico nutrimento, funzionava come

una medicina, la mia sola medicina. Contro

ogni aspettativa, nonostante la rabbia, sentivo

la presenza di Dio. Ancora una volta,

anche quando finivo per non crederci più,

Lui è là; anche il sostegno degli amici, della

chiesa e non, continuava a esserci. Facevano

i turni per stare con me giorno e notte,

preparare da mangiare, occupasi della

casa, giocare con i bambini, pregare.

In questa nuova fase della mia vita, la Bibbia

è di nuovo un balsamo per me. Il salmo

27 caratterizzerà questo periodo, l'ho fatto

diventare mio. Un versetto in particolare mi

riecheggia dentro: "Qualora mio padre e

mia madre m'abbandonino, il Signore mi

accoglierà". Era il Signore che parlandomi

mi diceva "Sono qui". Dio mi chiamava

perché sapeva che avevo bisogno di Lui.

Non posso dire che era sempre semplice

sentire la Sua presenza. Avevo molte domande

che mi tormentavano, molte volte

mi sono ritrovata a chiederGli il perché di

tutto questo. Tutte quelle domande che

avrei voluto fare ad Alain, le ho fatte a Dio,

senza però ottenere risposta; tutto questo

mi sembrava così ingiusto. Ho dovuto imparare

a vivere con le mie domande, a fidarmi

anche se non riuscivo a capire, con

la sola convinzione che ha l'universo nelle

Sue mani.

So che a volte la vita è troppo dura e che

siamo tentati di ascoltare la voce del nemico

che ci dice che non ne usciremo più,

che non ci riusciremo. Ma vorrei dirvi che,

anche grazie alla mia esperienza, il Signore

si prende sempre cura di noi, in tutte le

circostanze. Ed è quella la voce che voglio

ascoltare. Non voglio che il nemico mi porti

via qualcos'altro; ecco perché parlo di lui.

Cerco di farlo in particolar mondo con i

bambini del mio quartiere. Con i miei figli,

abbiamo creato una scuola biblica a casa

nostra. Con Alain avevamo sentito questo

appello, eravamo sicuri di voler fare questo

passo. Non aveva senso non portare avanti

il progetto, non volevo dargliela vinta,

e quindi ho continuato. Voglio sempre

rispondere di sì quando Dio mi chiama e

sono convinta che mi abbia chiamata ad

aprire questa scuola biblica con le forze

che ho; e di forza, Lui me ne dà anche più

di quella di cui ho bisogno.

Ho quindi voglia di dire a tutti quelli che

stanno vivendo dei momenti difficili, che

sono provati dalle tragedie e che pensano

che tutto sia finito, che attraverso la Sua

parola, Dio ha creato tutto e che oggi, con

la Bibbia, può ricrearci, in ogni momento

della nostra vita. Proclamando i versetti

della Bibbia, rinasciamo. Non dico che

tutto si cancelli in un istante; non si tratta

di eliminare tutto quello che si prova o di

fare finta che tutto vada bene. I momenti

difficili, o addirittura tragici, caratterizzano

le nostre esistenze; possiamo essere

sinceri con Dio e parlarGli esprimendo la

nostra rabbia e il nostro scontento. È qui

per ascoltarci; è sempre qui per noi e ci

vuole anche parlare. E verrà il momento in

cui bisogna decidere quale voce ascoltare,

quella che distrugge o quella che ridona

la vita. Rivendicare per sé i versetti biblici

è un'operazione estremamente potente,

perché la Parola di Dio é viva. Quando il

Salmo 139:5 dice: "Tu mi circondi, mi stai

di fronte e alle spalle e poni la tua mano su

di me", quale difficoltà della vita non riuscirò

a superare con una tale presenza che

mi circonda?

In questo momento preciso non posso

concludere la mia esperienza con un lieto

fine. Il tumore è ancora qui, anzi, continua

a espandersi. Ma sono ancora in vita e di

questo ringrazio il Signore. Non sono un

tumore, sono sempre Cécile; non bisogna

confondere le due cose. Ho sempre la speranza

che il Signore mi guarisca in maniera

miracolosa. So che è onnipotente e mi sottometto

a Lui. Quindi continuo semplicemente

a vivere con tanti progetti in testa e

il Signore farà il resto, secondo quella che

è la Sua volontà.

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

contact@adventistemagazine.com

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12


SALUTE

IL DIKTAT DELLA FELICITÀ

"Anche la sofferenza fa parte della crescita personale"

A volte ho l'impressione che la società, con i

suoi continui cambiamenti e l'incertezza con

cui vengono introdotti i valori, che possono

anche essere destituiti, è così sproporzionata

che in alcuni momenti sfiora l'incoerenza.

Parlando di salute, questo aspetto è ancora

più evidente. Viviamo in un'epoca in

cui l'interesse per vivere in buona salute è

sempre in crescita, diventando un argomento

di grande notorietà. Se da una parte tutto

questo è positivo, visto che la circolazione

di informazioni e di contenuti riguardanti

la salute può aiutare le persone a gestire

meglio il proprio benessere, dall'altra parte

troviamo gli eccessi. Sforzandosi troppo di

mantenere la salute, si può anche arrivare a

perderla.

Per esempio assistiamo sempre di più a una

confusione tra salute e bellezza. Utilizzando

queste due parole come sinonimi, entrambe

perdono parte del proprio significato in favore

dell'altra. Questo aspetto si vede in

coloro che valutano la propria salute in funzione

dei muscoli e che, a causa del proprio

patrimonio genetico, si trovano a dover ricorrere

a sostanze di cui si conoscono i risultati

promessi ma non tanto le conseguenze.

Il grande aumento degli interventi di chirurgia

estetica è la prova di quelle situazioni

in cui, sempre nel tentativo di migliorare la

propria vita, se ne sacrifica un po'.

Questi esempi non sono validi unicamente

nell'ambito dell'estetica. Si punta sempre di

più sulla salute come fonte di felicità; questo

significa che le persone felici della nostra

epoca, oltre a essere belle, sono in buona

salute e viceversa.

Se la felicità è l'obiettivo della vita, allora

poco importa come o con chi, quello che

conta è essere felici. Si arriva a dimenticare

che la sofferenza e le difficoltà sono delle

componenti dell'esistenza umana. Eppure

siamo pronti a tutto pur di non soffrire.

Spesso rimesso in questione, il DSM 5 (Manuale

diagnostico e statistico dei disturbi

mentali) ha ricevuto numerose critiche

per aver affermato che il lutto, oltre le due

settimane di tempo, può indicare sintomi

di depressione e dovrebbe quindi essere

curato. Ma chi non piange più di due settimane

dopo aver perso una persona cara?

Se esiste una data di scadenza per il lutto, il

numero delle malattie aumenta in maniera

esponenziale.

Mi ricordo che da piccola erano rari i bambini

che avevano bisogno di un accompagnamento

psicologico o di una cura medica.

Oggi, invece, solo un piccolo numero di

bambini non rientra nel profilo DDAI (Disturbi

di deficit di attenzione e iperattività)

Non è un caso che, secondo le agenzie farmaceutiche

di alcuni paesi, la vendita del

metilfenidato cloridrato per bambini e adolescenti

tra i 6 e i 16 anni, prescritto per la

cura contro i DDAI, è aumentata del 75% tra

il 2009 e il 2011.

Non pretendo di rimettere in discussione

queste diagnosi, anche semplicemente perché

non sono un medico; ma vorrei invitarvi

a riflettere insieme. Penso che le persone

che soffrono di depressione, così come i

bambini che hanno un deficit di concentrazione,

abbiano realmente bisogno di una

cura. Quello che mi chiedo è se la nostra

società sta davvero affrontando un boom di

malattie o se il diktat della felicità ci presenta

dei modelli irreali di normalità. Mi chiedo

se stiamo affrontando "un'epidemia" di

narcisisti o se facciamo esercizio fisico per

raggiungere uno stile di vita più sano; e così

via...

Quando imponiamo la felicità, non rubiamo

al tempo stesso una parte della vita? Le esperienze

che ci fanno soffrire non ci rendono

più umani? Gli eccessi in nome della vita,

spesso di una vita finta e artefatta, non mettono

a tacere la vera felicità? Come dire alle

generazioni future che anche la sofferenza fa

parte della crescita personale?

Un estratto del libro "Heureux ceux qui" (letteralmente

Felici coloro che) mi ha colpito;

e dice così: "Le prove della vita sono i mezzi

di cui Dio si serve per formare e trasformare

il nostro carattere. È doloroso essere tagliati,

affinati, scolpiti, modellati, levigati e formati

da queste esperienze; ma è solo così

che possiamo diventare una pietra vivente

e autentica nella Chiesa del Signore. I materiali

comuni non sono oggetto di attenzioni

e cure minuziose, solo le pietre scelte sono

degne di essere utilizzate per la costruzione

di un palazzo".

Agatha Lemos

Editor

13

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