The Recovery Plan_Program

blackhistorymonthflorence

The Recovery Plan is a temporary Black Cultural Center created by BHMF for the city
of Florence. For one month’s time, the center provides a research platform, exhibition venue, projection room and forum dedicated to Italian rooted meditations on Afro- Descendent cultures that seek to dismantle the expectations and shortcuts that too frequently undermine the complexity and diversity attestable to the African continent
and its’ diaspora. Transforming the gallery into a fleeting cultural center the exhibition
The Distance Between What We Know and What Can Work, the screening cycle titled, Projecting Beyond Futures and the pop up library, the project affords a glimpse of the broad range of cultural work and scholarship being carried out within the Italian panorama with a transnational focus that bridges the multiple communities that are part of the Florentine landscape.

progettazione grafica: Collettivo Peyote

BIAGIOTTI ARTE CONTEMPORANEA | Via delle Belle Donne 39, Firenze

5 - 26 / 07 / 19


THE RECOVERY PLAN

The Recovery Plan è un centro temporaneo dedicato alle culture afro-discendenti ideato

da Black History Month Florence (BHMF) per la città di Firenze. Durante un mese, il centro

offrirà una piattaforma di ricerca, uno spazio espositivo, una sala di proiezione e un forum

dedicato alle meditazioni radicate in Italia sulle culture afro-discendenti che cercano di

smantellare le aspettative e le scorciatoie che troppo spesso minano la complessità e la

diversità che si possono verificare all’interno del continente africano e della sua ‘diaspora’.

Trasformando la galleria in un fugace centro culturale con la mostra The Distance

Between What We Know and What Can Work, un ciclo di video intitolato Projecting

Beyond Futures e una biblioteca pop-up, il progetto offre uno spaccato dell’ampia gamma

di lavori culturali e di ricerca all’interno del panorama italiano con un focus transnazionale

che collega le diverse comunità che fanno parte del paesaggio fiorentino. L’approccio

multiforme, interdisciplinare e pluri-istituzionale del progetto intende fornire un piano

strategico di recupero per la riscrittura delle narrazioni storicamente represse e la

salvaguardia dei futurismi Neri nel contesto italiano. Il Recovery Plan è una collaborazione

con la Fondazione Biagiotti Progetto Arte, MACAAL, Villa Romana, Africa e Mediterraneo,

SRISA, African Diaspora Cinema Festival e Atlantico Festival. Questa mostra segna

l’ultimo progetto dello storico spazio della Galleria Biagiotti in Via delle Belle Donne 39.

Biagiotti Progetto Arte è uno spazio dedicato all’arte contemporanea fondato nel 1997 a

Firenze con lo scopo di promuovere giovani artisti contemporanei, prima come galleria e

poi, nel 2012, come fondazione privata senza scopo di lucro.

Per informazioni / for info:

bhmf16@gmail.com

tel 328 0667888

The Recovery Plan is a temporary Black Cultural Center created by BHMF for the city

of Florence. For one month’s time, the center provides a research platform, exhibition

venue, projection room and forum dedicated to Italian rooted meditations on Afro-

Descendent cultures that seek to dismantle the expectations and shortcuts that too

frequently undermine the complexity and diversity attestable to the African continent

and its’ diaspora. Transforming the gallery into a fleeting cultural center the exhibition

The Distance Between What We Know and What Can Work, the screening cycle titled,

Projecting Beyond Futures and the pop up library, the project affords a glimpse of the

broad range of cultural work and scholarship being carried out within the Italian panorama

with a transnational focus that bridges the multiple communities that are part of the

Florentine landscape.

The project’s multifaceted, cross discipline, pluri-institutional approach intends to provide

a strategic recovery plan for the re-scripting of historically suppressed narratives and the

safeguarding of Black futurisms in the Italian context. The Recovery Plan is a collaboration

with the Fondazione Biagiotti Progetto Arte, MACAAL, Villa Romana, Africa e Mediterraneo,

SRISA, African Diaspora Cinema Festival and Atlantico Festival. This project marks the

last exhibition of the historic Biagiotti gallery space in Via delle Belle Donne, 39. Biagiotti

Progetto Arte is a space dedicated to contemporary art that was founded in 1997 in

Florence with the aim of promoting young contemporary artists, first as a gallery and later,

in 2012, as a non-profit private foundation.


RECOVERY

PLANNING

Sono intervenuti:

Angelica Pesarini | Prof Black Italia al NYU Firenze

Maria Stella Rognoni | Prof Istituzioni Africane all’universita degli Studi di Firenze

Antonella Bundu | Consiglio Comunale Firenze

Papa Demba | Sindacalista, capo dell’area Concia e operatore portuale per l’area livornese e pisana

Antoine Vanucci | studente dell’ Accademia di Belle Arti di Firenze

Molefi Ndlovu | Ricercatore di dottorato in Sistemi cognitivi e culturali presso la Scuola IMT di Studi Avanzati di Lucca

Fide Dayo | Regista e direttore dell’ African Diaspora Cinema Festival

Matias Mesquita | Direttore di Kibaka Florence Festival Cinema Africano / Consigliere dell’Associazione BHMF

RECOVERY

PLANNING

Intervened:

Angelica Pesarini | Prof Black Italia at NYU Florence

Maria Stella Rognoni | Prof African Institutions at Universit degli Studi di Firenze

Antonella Bundu | Consiglio Comunale Firenze

Papa Demba | Trade unionist, head of the Concia area and dock operator for the Livorno and Pisa area

Antoine Vanucci | Student at the Academy of Fine Arts

Molefi Ndlovu | Doctoral researcher in Cognitive and Cultural Systems at IMT School for Advanced Studies Lucca

Fide Dayo | Film Director and Director of African Diaspora Cinema Festival

Matias Mesquita | Director of Kibaka Florence Festival Cinema Africano /Advisor to the Associazione BHMF

18 luglio ore 18.00

Proiezione con Fide Dayo (regista e direttore dell’ African Diaspora Cinema Festival) , Matias

Mesquita (direttore di Kibaka Florence Festival Cinema Africano / Consigliere dell’Associazione

Culturale BHMF) e Maria Stella Rognoni (docente di Storia e istituzioni dell’Africa all’Università

degli Studi di Firenze). Presentazione in italiano e inglese con sottotitoli in inglese.

Presentazione e proiezione del film OUR AFRICA di Alexander Markov con una conversazione

su “Cinema Africana” nel contesto di Firenze e il cinema come sito per l’educazione e la ricerca.

La conversazione affronterà inoltre le fonti di ricerca alternative nel cinema e nella letteratura.

19 luglio ore 16:30

Workshop con Antoine Vanucci (Studente Accademia di Belle Arti) sul disegno a fumetti.

Attingendo alla sala di lettura come punto di partenza, il lavoro riguarda il ruolo dell’interpretazione

e della trasformazione nella re-elaborazione delle immagini d’archivio.

23 luglio ore 16.00

Workshop con Molefi Ndlovu (Ricercatore di dottorato in Sistemi cognitivi e culturali presso

IMT School for Advanced Studies Lucca) sulle storie orali e il ruolo degli archivi orali nel conservare

storie fugaci da racconti in prima persona. Basandosi su una serie di progetti di storia

orale, il workshop si concentra sulla generazione di archivi e sulla registrazione vocale.

24 luglio ore 18.00

Conversazione con Antonella Bundu (Consiglio Comunale Firenze), Papa Demba Dia (Sindacalista,

responsabile dell’area della Concia e operatore di bacino per l’artigia- nato nell’area di Livorno e Pisa)

e Angelica Pesarini (Prof.essa di Black Italia presso la NYU Florence). Conversazione in italiano.

Questa conversazione riguarda la leadership e lo storico rapporto tra il Comune di Firenze e una

serie di leader africani. Riflettendo sul periodo dei primi anni ‘60 in cui il sindaco Giorgio La Pira

ha invitato una serie di leader di vari paesi africani ad affrontare lo stato di liberazione africana,

questo dialogo ci porterà fino ai giorni nostril affrontando l’Italia del 2019 e il ruolo di leadership

nera e una meditazione su come viene definite. La conversazione affronterà inoltre la posizionalità

dell’ Italia in relazione all’Africa, la necessità di conversazioni post-coloniali e il ruolo della ricerca

nel promuovere la conoscenza pubblica. Riflettendo sulla posizionalità italiana in relazione

all’Africa, sulla necessità di conversazioni post-coloniali e sul ruolo della ricerca nel promuovere

la conoscenza pubblica. Questa conversazione sarà seguita dal finissage del progetto.

18 July at 6.00 pm

Screening With Fide Dayo( Film Director and Director of African Diaspora Cinema Festival),

Matias Mesquita( Director of Kibaka Florence Festival Cinema Africano /Advisor to the Associazione

Culturale BHMF ) and Maria Stella Rognoni (Prof African History and Institutions at

Università degli Studi di Firenze). Presentation in Italian and English Film with English subtitles.

Presentation and screening the film OUR AFRICA by Alexander Markov with a conversation

on African Films in the context of Florence and cinema as a site for education and research.

The conversation will additionally address alternative research sources in film and literature.

19 July at 4:30 pm

Workshop with Antoine Vanucci (Student Academy of Fine Arts) on comic drawing. Drawing

upon the reading room as a starting point the work is about the role of interpretation and

transformation in re-interpreting archival images.

23 July at 4.00 pm

Workshop with Molefi Ndlovu (Doctoral researcher in Cognitive and Cultural Systems at

IMT School for Advanced Studies Lucca) on oral histories and the role of oral archives in

conserving fleeting histories from first person accounts. Drawing upon a range of oral history

projects the workshop is focused on archive generation and voice recording.

24 July at 6.00 pm

Conversation with Antonella Bundu (Consiglio Comunale Firenze), Papa Demba Dia (Trade

unionist, head of the Concia and dock operator sectors for the Livorno and Pisa area) and

Angelica Pesarini (Prof Black Italia at NYU Florence). Conversation in Italian

This conversation is about leadership and the historic relationship between the Comune

di Firenze and a range of African Leaders. Reflecting upon the period of the early ‘60’s in

which then Mayor Giorgio La Pira invited a range of leaders from various African countries

to address the state of African Liberation this dialogue will bring us through contemporary

times and speak to the Italy of 2019 the role of Black leadership and the defining Italianess.

The conversation will additionally address Italian Positionality in relation to Africa, the need

for Post-Colonial conversations and the role of research in advancing public knowledge.

This conversation will be followed by the finissage of the project.


THE DISTANCE BETWEEN WHAT WE

KNOW AND WHAT CAN WORK

The Distance between What We Know and

What Can Work è una mostra che collassa

la disconnessione tra osservazione e

interpretazione. Attingendo al linguaggio

dell’astrazione e della finzione per i confronti

di archivi fotografici, il gruppo di artisti

nella mostra problematizza l’inquadratura

appiattita degli spettatori per quanto riguarda

la documentazione e la catalogazione

della “Black - ness”. Impegnandosi nell’auto-contestualizzazione,

gli artisti e il loro

lavoro sottraggono sguardi presuntuosi e

la costruzione di storiografie marginalizzate

centralizzando la posizionalità individua- le e

meditando sul sistema di valori spesso in errore

per come colloca opere ritenute “altro”.

The

Artisti: Phoebe Boswell (1982, Kenya),

Kelly Costigliolo (1993, Italia), Adji Dieye

(1991, Italia), Rajkamal Kalon (1974, USA).

A cura di BHMF

The distance between what we know and

what can work is an exhibition collapsing

the disconnect between observation and

interpretation. Drawing upon the language

of abstraction and fiction in regards

to photo-based archives, the group of

exhibiting artists problematize the flattened

fra- meworks of viewership in regards to

the documentation and catalogization of

Blackness. Engaging in self contextualization,

the artists and their work evade presumptuous

gazes and the construction of

marginalized historiographies by centralizing

individual positionality and meditating

on the failing value system often applied to

work deemed “other”.

Artists: Phoebe Boswell (b. 1982, Kenya),

Kelly Costigliolo (b.1993, Italy), Adji Dieye

(b. 1991, Italy), Rajkamal Kalon (b. 1974,

USA). Curated by BHMF

Adji Dieye | Red Fever

Red Fever è un progetto fotografico che

esplora - attraverso fotografie, fotomontaggi,

installazioni e video - la diffusione del

socialismo in Africa durante il XX secolo e

le tracce che ha lasciato sul continente.

Rielaborando le memorie visuali di questa

storia parallela, Dieye costruisce narrazioni

finzionali - e speculative - che permettono

di ripensare il sistema-mondo in cui evolviamo.

Allo stesso tempo, l’artista introduce

l’osservatore ad eventi, personaggi e

rivoluzioni che la storiografia occidentale ha

troppo spesso tentato di dimenticare.

Senza idealizzare la febbre rossa o cancellarne

le contraddizioni, l’artista ci affida la

Ditestimonianza

di una realtà dove il sogno

di un mondo policentrico era, e forse è,

ancora possibile.

BIO: Adji Dieye è un’artista italo-senegalese,

nata a Milano nel 1991 che da anni porta

avanti una ricerca sugli archetipi che costituiscono

le culture visive africane. Laureata

in Nuove Tecnologie dell’Arte all’Accademia

di Belle Arti di Brera a Milano, attualmente

completa la sua formazione universitaria con

il Master in Arte e Politica presso l’Università

delle Arti di Zurigo. Ha esposto al circuito off

della Biennale di Dakar nel 2015 e nel 2018

è stata finalista al Contemporary African

Photography Prize al LagosPhoto.

Red Fever is a photographic project that

aims to explore, through images, photos,

photomontages and video, the spread of

socialism throughout Africa and the traces it

left on the continent.

Juxtaposing the real and the false, tampering

with history itself, artist Adji Dieye gives

herself the possibility to look at this period -

too often untold - with fresh eyes, as if it was

something coming from a parallel reality.

With her images of past and an imagined

communism in Africa, Dieye presents and

preserves the last dream of a polycentric

world where everything doesn’t have to

pass under the surveillance of the neo-liberal

West. (Text by Niccolò Moscatelli)

BIO: Adji Dieye is an Italo-senegalese artist

born in Milan in 1991. She graduated in New

Technologies for Art at the Academy of Fine

Arts of Brera in Milan and is now a Master

degree student in Fine Arts at the ZHDK,

Zurich University of the Arts.

Adji Dieye’s artistic practice pushes the

boundaries of the photographic means in an

attempt to investigate the archetypes that

constitute the African visual cultures. Her

practise is informed by a deep knowledge of

traditional African photography, contemporary

art, image-manipulation and installation.

Kelly Costigliolo | Fu mio padre

Fu mio padre, dolce ritratto dell’avventurosa

vita di suo padre, superstite della

Campagna di Russia durante la Seconda

Guerra Mondiale, raccontata attraverso gli

oggetti che gli appartenevano e foto d’archivio

di piccoli aneddotti.

Questo sensibile lavoro è un modo per

rendergli omaggio e lottare contro l’oblio,

cercando di salvaguardare “la petite mémoire”,

termine francese che indica tutto quel

che può essere facilmente dimenticato.

BIO: Kelly Costigliolo vive e lavora a Parigi.

Nel 2013 rientra in Italia e lavora a “e-photoreview”,

il blog di fotogiornalistica di Enrico

Bossan, direttore artistico di FABRICA. Nello

stesso anno inizia anche la collaborazione

con la ONLUS romana Watoto Kenya come

fotografa e volontaria del loro programma di

sviluppo sostenibile dove insegna fotografia

ai ragazzi della comunità di Makobeni, vicino

al parco Tzavo in Kenya.

Nel 2016, si laurea dall’istituto EFET a Parigi,

avendo così la possibilità di partecipare

alle “Voie Off” di Arles per la prima volta.

Fu mio padre is a collection of photos that

Kelly Costigliolo has been developing

over many years, recently developing the

images into her first book: a loving portrait

of her father’s adventurous life, as veteran of

the Russian Campaign during the WWII.

With the project she has curated selection

of small belongings to represent her

father’s personal essence and his precious

anecdotes. This work in progress is the artist

way of paying homage to him and fight

the oblivion, with the aim of protecting “la

petite mémoire”, a French idiomatic expression

that indicates the cherished memories

that can easily be forgotten.

BIO: Kelly Costigliolo, (Genoa, 1993) is

an italo-brazilian photographer and artist

based in Paris. She exhibited at the Voie Off

fair in Arles (2016). In 2013 she returned

to Italy where she worked at e-photoreview,

the photojournalistic blog curated by

Enrico Bossan, artistic director of FABRICA.

Between 2013 and 2015, Kelly also collaborated

with the non-profit organization Watoto

Kenya as a photographer, and with the Makobeni

Trust Company as volunteer for their

cultural development programs, teaching

photography to children from the Makobeni

Community near the Tzavo Park, Kenya.

Phoebe Boswell

- Sing, Beloveds. Scream. Be Loud. Remember,

We Were Never Meant to Survive [Rest

in Power, Idy Diene]. Graphite and white chalk

pencil on black paper, mounted on wood, 2019

- In Solidarity and Remembrance. Broken

flower pots, smashed onsite, soil, flowers, 2019

Il 5 marzo 2018, Roberto Pirrone, armato di

una pistola, sparò più di tre colpi verso Idy


Diene, venditore ambulante senegalese, sul

ponte Vespucci a Firenze.

La corte ha stabilito che l’omicidio non è

stato aggravato di movente razziale, che

Pirrone era una persona suicidaria ed aveva

intenzione di spararsi, ma ha cambiato idea

all’ultimo e ha sparato alla prima persona

che aveva di fronte, ed a caso era Diene.

Sing, Beloveds. Scream. Be Loud. Remember,

We Were Never Meant to Survive [Rest

in Power, Idy Diene] è un fregio a quattro

riquadri tratto da più immagini della stampa

della comunità senegalese che aveva organizzato

proteste per le strade di Firenze.

Durante la protesta, alcuni vasi da fiori

comunali furono rovesciati e rotti a pezzi.

Di conseguenza, sono stati accusati di

vandalismo e violenza, i vasi (e così anche

la città) sono diventati le vittime, spingendo

la comunità senegalese a raccogliere fondi

The

per sostituire i vasi rotti ed insistere sul fatto

che non sono violenti, mentre le persone di

colore vengono uccise alla luce del giorno.

Al centro dello spazio, Boswell distrugge

vasi di fiori, In Solidarity and Remembrance.

BIO: Phoebe Boswell, classe 1982, è nata a

Nairobi da madre Kikuyu e padre keniota britannico.

Cresciuta nel Golfo Persico, oggi vive

e lavora a Londra. Il suo lavoro fa referenza a

uno stato irrequieto di coscienza diasporica.

Boswell ha studiato alla Slade School of Art

e Central St Martins. È attualmente borsista

della Bridget Riley Drawing alla British School

di Roma, anche della Ford Foundation. Il

suo lavoro è stato ampiamente esposto in

varie gallerie e fiere d’arte tale Art.15, 1:54

e Expo Chicago, e i suoi lavori sono stati

mostrati al Sundance, al London Film Festival,

al LA Film Festival, tra altri. Nel 2017,

Boswell ha ricevuto il premio speciale Future

Generation Art Prize, esponendo di conseguenza

come parte del programma Collateral

Events alla 57a Biennale di Venezia.

On March 5, 2018, Roberto Pirrone, armed

with a gun, went onto Vespucci Bridge in

Florence, and shot Senegalese street vendor

Idy Diene dead, in broad daylight. The

court ruled that the murder was not racially

aggravated, that Pirrone was suicidal, was

intending on shooting himself, but changed

his mind at the last minute and shot the first

person he saw, who happened to be Diene.

Sing, Beloveds. Scream. Be Loud. Remember,

We Were Never Meant to Survive [Rest

in Power, Idy Diene] is a four panel frieze

drawn from multiple press images of the

Senegalese community who went out onto

the streets of Florence to protest. During this

protest, some municipal flowerpots were

pushed over and smashed. The narrative

that ensued was one of vandalism and violence,

the flowerpots (and consequently the

city) became the victims, and the Senegalese

community ended up raising money to

replace the pots and insist that they are not

Diviolent,

but black people are being murdered

in broad daylight. In the centre of the

space, Boswell smashes pots, In Solidarity

and Remembrance.

BIO: Phoebe Boswell (b. 1982, Kenya), born

in Nairobi to a Kikuyu mother and British

Kenyan father, brought up in the Arabian

Gulf, and now living and working in London,

makes work anchored to a restless state of

diasporic consciousness.

Boswell studied at the Slade School of Art

and Central St Martins. She is currently the

Bridget Riley Drawing Fellow at the British

School at Rome, a Ford Foundation Fellow.

Her work has been widely exhibited with

galleries and art fairs such as Art15, 1:54,

and Expo Chicago, and has screened at

Sundance, the London Film Festival, LA Film

Festival amongst others. She received the

Future Generation Art Prize’s Special Prize

in 2017, consequently exhibiting as part of

the Collateral Events programme at the 57th

Venice Biennale.

Rajkamal Kahlon

Studies for the Dispossessed, 2019 sono

schizzi preliminari ad acquerello creati per il

progetto The Dispossessed, commissionato

dal Research Center for Material Culture.

Il progetto, The Dispossessed, inizia con

Wilfred Thesiger, un esploratore inglese,

scrittore di viaggio e autore di Arabian

Sands. Pubblicato nel 1959, racconta i suoi

viaggi nel Quartiere Vuoto dell’Arabia, (Rub

‘Al Khali) tra il 1945 e il 1950. Il progetto

consiste in una serie di 6 ritratti di “esploratori”

che arrivano dall’Africa, dall’Asia

del Sud e dal Medio Oriente e vengono

realizzati direttamente sulle pagine tolte e

rimontate di una I edizione di Arabian Sands

di Thesiger. I ritratti mirano a sconvolgere i

modi convenzionali di vedere attraverso il

“code-switching” visivo, sostituendo le iconografie

di viaggio associate alle soggettività

europee per i non europei e problematizzando

il modo in cui interpretiamo il viaggio.

Le opere evidenziano le rappresentazioni

polemiche altamente ideologiche, associate

ai rifugiati e alla migrazione, contrastate con

l’esplorazione e il turismo europei, con una

forma patologizzata, criminalizzata e temuta

e l’altra romantica, normalizzata e fortemente

desiderata.

BIO: Rajkamal Kalon (1974, USA) Ha

ricevuto il suo MFA in Pittura e Disegno dal

California College of Art. Il lavoro di Kahlon

è stato ampiamente esposto in musei, fondazioni

e biennali in Nord America, Europa,

Medio Oriente e Asia tra cui la biennale di

Taipei (2012), Meeting Points 7, MHKA,

HKW, MUAC Museo Universitario Arte Contemporáneo,

Edith Russ Haus Für Medienkunst,

21er Haus, Museo di Arte Moderna di

Varsavia, NGBK, Queens Museum, Bronx

Museum, Artists’s Space, Apex Art e e-flux.

Studies for the Dispossessed , 2019 are

preliminary watercolor sketches created the

project, The Dispossessed, commissioned

by the Research Center for Material Culture.

The project, The Dispossessed, begins with

Wilfred Thesiger, an English explorer, travel

writer and author of Arabian Sands. Published

in1959, it recounts his travels in the

Empty Quarter of Arabia, (Rub’ Al Khali)

between 1945 and 1950. A set of 6 portraits

of “explorers” arriving from Africa,

South Asia and the Middle East are being

made directly on the pages of a cut apart

and reassembled 1st ed. copy of Thesiger’s

Arabian Sands. The portraits aim at

disrupting conventional ways of seeing

through visual code-switching, substituting

the iconographies of travel associated with

European subjectivities for non-Europeans

and to problematize how we see travel.

The works highlight the highly ideological,

polemical representations associated with

refugees and migration contrasted against

European exploration and tourism, with one

form pathologized, criminalized and feared

and the other romanticised, normalized and

highly desired.

BIO: Rajkamal Kalon (b. 1974, USA) She

received her MFA in Painting and Drawing

from The California College of Art. Kahlon’s

work has been exhibited widely in museums,

foundations and biennials in North

America, Europe, the Middle East and Asia

including the 2012 Taipei Biennial, Meeting

Points 7, MHKA, HKW, MUAC Museo Universitario

Arte Contemporáneo, Edith Russ

Haus Für Medienkunst, 21er Haus, Museum

of Modern Art Warsaw, NGBK, Queens Museum,

Bronx Museum, Artists’ Space, Apex

Art and e-flux.


PROJECTING BEYOND FUTURES

Pojecting Beyond Futures è un ciclo di film

curato da BHMF per la sala di videoproiezione

com- posta da lavori video di Muna Mussie

(nata nel 1978, Eritrea) e Alessandra Ferrini

(nata nel 1984 in Italia). Le opere filmate impiegano

l’archivio come una raccolta di frammenti

non oggettivi. Le opere di questo ciclo ricontestualizzano

il contenuto fotografico attraverso

la prospettiva personale e la comprensione alternativa

della forma documentaria. Reclamando

e recuperando storie sbia- dite attraverso

una messa a fuoco sfocata e nebbiosa, giustapposizione

e l’utilizzo della cinepresa come

dispositivo di formalizzante, le opere invitano lo

spettatore ad impegnarsi attivamente nella costruzione

del significato e di memoria. La Video

Projection Room è progettata per ospitare una

selezione di video e film di artisti che lavorano

su immagini in movimento e film dell’archivio

che riguardano culture afro-discendenti.

Projecting beyond futures is a moving

image cycle curated by BHMF for the video

projection room composed of video work by

Muna Mussie (b.1978, Eritrea) and Alessandra

Ferrini (b. 1984 Italy). The video works address

the archive as a non-objective collection

of fragments. The works in this video cycle

re-contextualize photographic content through

personal perspective and alternative understandings

of the documentary form. Reclaiming

and recovering faded histories through

blurred focus, juxtaposition and the camera

as a formulizing device, the works invite the

viewer’s active engagement in the construction

of meaning and memory. The Video Projection

Room is designed to host a selection of videos

and films from artists focused on moving

image works and from the archive of films

engaging Afro-Descendent cultures.

Omar al-Mukhtar, Sight Unseen, HD video,

2018

Omar al-Mukhtar (1885-1931) fu il leader

della resistenza organizzata contro la colonizzazione

italiana della Libia (1911-1943). È

diventato il simbolo della resistenza del popolo

libico ed è stato grandemente celebrato

e sfruttato sia dal regime di Gheddafi che

dai gruppi armati che attualmente combattono

per il controllo del territorio libico. In Italia,

il suo nome rimane sconosciuto – eppure è

apparso brevemente nei media durante la

prima visita di Gheddafi in Italia nel 2009.

Sight Unseen riflette su tale storia attraverso

l’analisi della cultura visiva e materiale che

è stata oggetto di manipolazione o offuscamento

in Italia. Questi materiali includono la

più completa –ma giuridicamente non pubblicabile

– serie di immagini della cattura e

dell’esecuzione di Mukhtar. In questo modo,

Sight Unseen tenta di ritrarre le politiche

attentamente orchestrate di visibilità e invisibilità

che modellano la memoria del trauma

coloniale in Italia.

BIO: Alessandra Ferrini (Firenze, 1984) è

un’artista-regista e ricercatrice londinese. Le

sue opere sono state presentate in mostre

internazionali tra cui: Manifesta 12 Film

Program (Palermo, 2018); la sesta mostra

internazionale d’arte video di Taiwan (2018-

19); Villa Romana (Firenze, 2018-19); A-i-R

Wro (Wroclaw, 2016); Festival dei Popoli (Firenze,

2015). È la vincitrice dell’Experimenta

Pitch Award della BFI (2017). Alessandra è

affiliata con InteRGRace (Gruppo di ricerca

interdisciplinare su razza e razzismo) e

attualmente collabora con Archive Books /

Kabinett a Berlino.

Omar al-Mukhtar (1885-1931) was the

leader of the organised resistance against

the Italian colonisation of Libya (1911-1943).

He became the symbol of Libyan people’s

resilience and has been greatly celebrated

and exploited both by Gaddafi’s regime and

the armed groups currently fighting over the

control of the Libyan territory. In Italy, his name

remained unknow – yet, it briefly appeared in

the media during Gaddafi’s first visit to Italy in

2009. Sight Unseen reflects on such history

through the analysis of visual and material

culture that has been subject to either manipulation

or obfuscation in Italy. These materials

include the most complete - but legally unpublishable

- series of images of Mukhtar’s capture

and execution. In this way, Sight Unseen

attempts to portray the carefully orchestrated

politics of visibility and invisibility that shape

the memory of colonial trauma in Italy.

BIO: Alessandra’s work has featured in

international exhibitions, screenings and

conferences, including: Sharjah Film Platform

(2019), Manifesta 12 Film Programme (Palermo

2018), Villa Romana (2018 and 2019),

Taiwan Museum of Contemporary Art (2018),

A-i-R Wro (Wroclaw, 2016) and the 56th Festival

dei Popoli (Florence, 2015). She is the

recipient of the BFI Experimenta Pitch Award

at the 2017 London Film Festival.

She is currently collaborating on a long-term

project with Archive Books/Kabinett (Berlin).

Since 2016 she is affiliated with InteRGRace,

the International Group on Race and Racisms,

and has co-directed the research platform

Mnemoscape between 2013 and 2016.

Muna Mussie | Mio pane giorno e notte

È il primo esperimento video di Muna Mussie

su cui orbita gran parte della sua poetica.

Con questa opera, l’artista intraprende

un’esplorazione attraverso il suo ambiente

domestico, costituito da una ricerca estetica

di oggetti – arredo, dando forma ad una

tensione ed inquietudine personale e impersonale.

Si tratta di approcciare la tematica

dell’identità come questione imbrigliata in

una rete tra biografia “razziale”, sessuale ed

esistenziale. Mio pane giorno e notte cerca di

rispondere alla continua domanda “chi sei?”,

riflettendo così sullo schermo la complessità

che ne deriva.

BIO: Muna Mussie, artista eritrea attiva tra

Bruxelles e Bologna, inizia il suo percorso artistico

nel 1998 a Bologna, formandosi come

attrice performer con il Teatrino Clandestino

e con il Teatro Valdoca. Dal 2006 crea lavori

pienamente autoriali, di cui cura concezione,

messa in scena e interpretazione, sino ai

recenti Monkey See, Monkey Do (2012) e

Milite Ignoto (2014-15). Il lavoro performativo

di Muna Mussie ricerca accordi precari su

ipotesi di s-confino.

This is the first video experiment by artist Muna

Mussie on which she orbits most of her poetry.

With this work, the artist embarks on a

journey through her domestic environment,

consisting of an aesthetic search for objects

- furniture, which the result is a personal and

impersonal tension and restlessness. The

theme of identity is tackled here as an intricate

question in a grid between “racial”, sexual

and existential biography. Mio pane giorno e

notte tries to answer the continuous question

“who are you?”, reflecting on the screen the

complexity generated.

BIO: Muna Mussie began her artistic career

as performer in 1998 in Italy, with Teatrino

Clandestino

and Teatro Valdoca directed by Cesare Ronconi,

with which she still collaborates.

After 2005 she moved on to authorial works,

taking care of their ideation, production and

interpretation, creating the performances

Madrepatria (2006), Più che piccola, media

(2007), Con Permesso (2008), Ti ho sognato,

ma non eri il protagonista (2009), supported

by Xing Bologna. Her work has been

presented in performance spaces, like Raum

Bologna, and art institutions, like Gallerie

d’Arte Moderna e Contemporanea in Ferrara

and MAMbo Bologna.


THE READING LOUNGE

The Reading Lounge è una sala di lettura

e uno spazio di ricerca con una gamma di

oltre 500 libri e riviste in inglese, portoghese,

francese e italiano dedicati all’Africa e alla sua

diaspora, computer per la ricerca e impostazioni

di lavoro. La sala ospita una selezione

di ricerche della Black Archive Alliance, un

progetto di Villa Romana realizzato in collaborazione

con BHMF e Cantiere Toscana sponsorizzato

dalla Regione Toscana e il catalogo

completo della rivista Africa e Mediterraneo

donato a BHMF nel 2018, che copre 25 anni

di scrittura su arte e cultura. Lo spazio è inteso

come uno stimolo per una nuova ricerca sulle

culture afro-diasporiche, uno spazio sicuro per

studenti e membri della comunità e come sito

per la generazione di nuovi testi, riflessioni

e storie orali che possono essere condivise

attraverso il blog di Black History Month Florence

e una serie di altre piattaforme online che

fanno parte del progetto. Nella sala, tutti i libri

saranno disponibili per consultazione, inclusi

i cataloghi di Black History Month Florence e

Black Archive Alliance. Le librerie dello spazio

sono state progettate e installate dall’artista

Victoria DeBlassie come un proseguimento del

suo lavoro che impiega cassette ortofrutticoli

come simbolo di lavoro manuale, dislocamento,

etica ecologica e gestalt formale.

The Reading Lounge is a reading room and

research space with a range of over 500

books and magazines in English, Portuguese,

French and Italian dedicated to Africa and its

Diaspora, a computer for research and a work

station. The room hosts a selection of research

from the Black Archive Alliance, A Villa

Romana project created in collaboration with

BHMF and Cantiere Toscana sponsored by

Regione Toscana and the full catalogue of the

magazine Africa and Mediterraneo donated

to BHMF in 2018 spanning 25 years of writing

on art and culture. The space is intended as

a stimulus for new research around Afro-Diasporic

cultures, a safe space for students and

com- munity members and as a site for the

generation of new texts, reflections and oral

histories that can be shared through the Black

History Month Florence’s Blog and a range of

other online platfor- ms that are aligned with

the project. In the lounge all books, including

the catalogues from Black History Month

Florence and Black Archive Alliance, are

available for consultation. The shelving for the

space were designed and installed by artist

Victoria DeBlassie as an outgrowth of her work

employing produce crates as a symbol of

displacement, ecological ethics, formal gestalt

and labor.

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