La consulenza del linguaggio grafico nel campo psicoeducativo

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La consulenza del linguaggio grafico nel campo psicoeducativo

Isabella Zucchi

La consulenza

del linguaggio grafico

nel campo psicoeducativo


Isabella Zucchi

La consulenza del linguaggio grafico nel campo psicoeducativo

©2007 Edizioni Scientifiche Ma.Gi. srl

Via G. Marchi, 4 – 00161 Roma

tel. 06/8542256 – 8542072 fax 06/85356274

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ISBN: 978-88-7487-233-6


Indice

Premessa 5

Presentazione 13

(alla prima edizione di Sistema familiare e grafologia)

Fermino Giacometti

Presentazione 15

(alla seconda edizione di Sistema familiare e grafologia)

Fermino Giacometti

Introduzione 17

I CONSULENZA GRAFOLOGICA FAMILIARE

E DI COPPIA 27

II AMORE, SESSUALITÀ E SCRITTURA 49

III GRAFOLOGIA DELLA FAMIGLIA

E DELL’ETÀ EVOLUTIVA 53

Conclusioni 65

Bibliografia 67

3


Premessa

«Scrivere» è stata una conquista che ha segnato una tappa importante

della società umana, rappresentando un salto di qualità a livello

di comunicazione, infatti saper scrivere è tra le operazioni più

complesse che l’uomo può compiere.

Negli ultimi decenni l’antica materia conosciuta con il nome di

«grafologia» ha avuto uno sviluppo presso centri di studio anche

universitari e ciò ha aumentato l’interesse verso quella forma

espressiva che dagli albori della civiltà umana ha attirato l’attenzione

dell’uomo. Quest’attenzione anticamente si è fusa con il bisogno

di capire la persona, favorendo una connessione con strategie

magiche, relegando progressivamente questo importante prodotto

motorio a qualcosa che si prestava per indovinare l’uomo. Ne

è conseguita una denigrazione di questo accesso alla realtà psicosomatica

individuale a divertente gioco da salotto, o a una delle

tante arti divinatorie, con le quali non ha nulla in comune da un

punto di vista epistemologico e metodologico. E ancora oggi, nonostante

la storia attuale annoveri la lunga presenza di un corso

di grafologia a livello universitario, i problemi non sono finiti, infatti

numerosi fattori hanno stretto in una morsa una parte della grafologia

accademica.

Peraltro, il corso di laurea triennale in tecniche grafologiche,

presente in due realtà accademiche (Università di Urbino e Lumsa

di Roma), è stato chiuso per far posto a Master Universitari di

un anno: fattori di origine diversa hanno portato a questa situazione,

da questioni puramente burocratiche, a conflittualità interdisciplinari,

anche a tensioni interne spesso prodotte dal timore di

rendersi disponibili a confronti, a possibili cambiamenti, da oggettive

carenze e difetti dell’impianto teorico e metodologico, a

ostruzionismo da parte di chi giudica e non conosce la materia, in-

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sistendo a verificare l’attendibilità e la validità della grafologia attraverso

sistemi di comparazione errati, anche perché la grafologia

viene considerata un «test», ma non lo è, in quanto prodotto motorio

naturale dell’uomo (Zucchi, 2000; Bohm, 1969).

Proprio su quest’ultimo punto vorrei far presente che di recente

è uscito un articolo su «Psicologia contemporanea» (Dazzi, Pedrabissi,

2006, pp. 52 e sgg.) in cui si afferma che «la grafologia

non è attendibile e neppure valida», comparando con un noto test

(BFQ) delle analisi grafologiche realizzate da esperti diversi: il problema

è che il sistema dimostrativo che è stato utilizzato non è metodologicamente

ed epistemologicamente corretto. Un test come il

BFQ non può essere utilizzato come «test criterio di validazione delle

analisi grafologiche» (ibidem, p. 55), perché non si può comparare

un linguaggio che è espressione dell’intero sistema di un individuo

con un test che, per quanto articolato in numerosi item,

misura cinque fattori, seppure fondamentali di personalità: l’espressione

grafica è un linguaggio e quindi richiede un approccio

differente. D’altro canto, bisogna considerare che alcune questioni

vanno di fatto risolte relativamente alla grafologia, cominciando

dallo stesso termine che non risulta essere il più appropriato e che

continua a destare perplessità, in parte giustificabili. Questioni che

riguardano l’oggetto di studio, l’impianto epistemologico e di conseguenza

la stessa metodologia.

La dimostrazione scientifica del valore del linguaggio grafico richiede

procedure di altro genere, connesse alla dimensione psicomotoria,

simbolica, linguistica. La grafomotricità è una forma di

espressione, un’azione motoria, un linguaggio.

Si sta comunque delineando un settore professionale, con specifiche

competenze e requisiti, attraverso: a) studi recenti anche interdisciplinari,

b) l’avvio di ricerche che sono sottese da un impianto

che sta curando quegli aspetti fondamentali per ogni disciplina

che necessiti di validità scientifica (Gresta, 2001) e c) il riscontro

operativo che si ha con l’utilizzo dell’osservazione del linguaggio

grafico soprattutto in campo psicoeducativo (Zucchi, 2004, 2005).

Più in particolare, negli ultimi anni attraverso pazienti e attente

ricerche c’è chi ha portato avanti il discorso, al di là delle vicende

sopra accennate, giungendo a risultati che alcuni studiosi hanno

ritenuto interessanti (Gresta, 2002). E, accanto a queste ricerche,

c’è l’altra realtà, quella applicativa che propone i dati di una

lunga esperienza professionale (quasi trentennale) sul territorio im-

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postata a livello operativo sull’uso dell’osservazione del linguaggio

grafico. Entrambe queste prospettive, quella della ricerca epistemologica,

tecnica e metodologica e quella applicativa, stanno acquistando

una loro configurazione, pur riconoscendo il valore dell’opera

che Moretti ha svolto in Italia. Anche in Europa non sono

mancati altri studiosi del settore (quali Crépieux Jamin, Pophal,

Pulver, Klages, Vels, ecc.) che hanno consegnato delle preziose

eredità culturali ed esperienziali.

Ma, il riconoscimento del valore di studiosi del passato non può

ostacolare l’evoluzione di questa nuova prospettiva di ricerca, di

studio e di intervento operativo che sta dando impulso, di fatto, a

una nuova competenza, quella del consulente del linguaggio grafico,

che rappresenta un’opportunità di arricchimento professionale

per chi già lavora o intende lavorare nel campo educativo e psicosociale.

Personalmente, sono impegnata, insieme ad altri esperti del settore,

nel promuovere questa competenza professionale attraverso

l’attività dell’associazione culturale SSICoLG (Società Scientifica Italiana

Consulenti del Linguaggio Grafico) con conferenze, convegni,

corsi di formazione, dibattiti e confronti interdisciplinari e altre iniziative

di tipo divulgativo e di sensibilizzazione. La SSICoLG è aderente

alla FISSP (Federazione Italiana Società Scientifiche di Psicologia) ed

è aperta a dialoghi interdisciplinari (www.ssicolg.it).

Il modello psicografodinamico

Rispettivamente a un piano operativo, la consulenza del linguaggio

grafico (per inciso, grafico è equivalente nel significato a grafomotorio),

è impostata secondo i criteri del modello psicografodinamico

(Zucchi, 2002), un modello integrato che è applicabile sia con

un gruppo di persone, sia individualmente. Questo modello permette

di operare nel settore della relazione di aiuto come helper, fino

a proporsi come modello funzionale per gli ambiti del counseling,

ovviamente acquisendo competenze specifiche, sia psicologiche

che grafodinamiche.

Il vantaggio di poter dedurre dal movimento grafico il movimento

comportamentale, essendo l’espressione grafica un’attività motoria,

un’azione carica di significati simbolici, permette di compenetrare

la dimensione dinamica degli atteggiamenti e di fornire al-

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la persona informazioni mirate su determinati problemi e di discuterne,

focalizzando quali risorse ha a disposizione per gestire le

proprie spinte istintive. Più precisamente, osservare come si comporta

graficamente una persona, ovvero osservare la sua scrittura,

porta, secondo me, un rinforzo della fase di ascolto e facilita il processo

per sollecitare la persona all’autoesplorazione, comportando

un aumento di informazione e una riduzione del rischio di disorientamento.

Il counseling psicografodinamico di gruppo si propone come

un’esperienza per educatori, genitori o insegnanti, che aiuta a

comprendere il significato del proprio vissuto, a individuare le caratteristiche

e le tendenze della propria e altrui personalità, a valutare

le competenze comunicativo-relazionali, aiuta a considerare

i fatti in un’ottica costruttiva e in relazione al proprio temperamento,

a mobilitare le risorse utili per avviare un valido processo

evolutivo e promuovere cambiamenti positivi per la relazione con

se stessi e con gli altri.

L’approccio psicografodinamico si rivela funzionale anche nel

counseling individuale, in quanto potenzia l’effetto di accoglienza

e suscita nella persona la sensazione di «essere capita»; parimenti

efficace nelle relazioni di aiuto educativo a genitori e insegnanti, nel

cui contesto è importante non solo considerare le grafie degli educatori,

ma in modo particolare i prodotti grafici (scrittura, disegni

e scarabocchi) di figli o alunni, dei quali si desidera capire meglio

le tendenze temperamentali e l’organizzazione comportamentale

(Zucchi, 2004a), con il vantaggio che non è d’obbligo il loro diretto

coinvolgimento.

Più precisamente, il linguaggio grafico esprime la persona che lo

produce, che lo manifesta, per questo si parla anche di espressione

grafica, quindi comprendere, seguendo idonei criteri, questa forma

espressiva porta a focalizzare l’autenticità temperamentale di

un individuo per riconoscere e usare correttamente i punti di forza,

motivando il lato critico, i punti di debolezza, cogliendo le dinamiche

affettivo-emozionali e cognitivo-intellettive.

Un processo di sintesi mirata che, intervenendo nell’ambito di un

contesto di gruppo o individuale, permette al consulente del linguaggio

grafico di porre in evidenza la positività della persona, per

rinforzarla e per renderla più costruttiva allo scopo di portare la persona

a capire e gestire le tendenze problematiche, attraverso la

comprensione della propria realtà osservata nel grafismo: è come os-

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servare una fotografia particolare di se stessi e imparare a guardarsi.

Ecco, dunque, perché tengo, in primo luogo, a sensibilizzare l’attenzione

verso il linguaggio grafico come fonte di informazioni importanti

per il lavoro di osservazione della persona e, in secondo

luogo, a comunicare che questo approccio offre a chi ne usufruisce

una funzionale opportunità di ricevere delle indicazioni sulle proprie

tendenze e modalità comunicative, per facilitare l’applicazione a livello

pratico delle notizie teoriche e l’approfondimento della conoscenza

della propria persona.

Riassumendo, la valutazione interpretativa della grafomotricità

permette di:

– diagnosticare il temperamento nella sua individualità strutturale

e dinamica;

– valutare il tipo di influenza delle tendenze temperamentali sul

modo di comunicare e individuare i punti di forza e di debolezza;

– precisare il rapporto motivazioni-difese che incide nelle relazioni

interpersonali e nelle dinamiche educative;

– individuare le risorse a favore di un cambiamento positivo, fornendo

elementi utili per impostare gli interventi educativi.

In breve, si sottolinea il valore che l’osservazione valutativa

dell’espressione grafica rappresenta per chi opera nel settore dell’educazione,

per cui la consulenza del linguaggio grafico si pone

come una chance innovativa per chi opera nel settore educativoformativo

e si rivela particolarmente produttiva come strategia per

aiutare la crescita personale di insegnanti e genitori nell’ambito del

loro ruolo di educatori.

Obiettivo e percorso formativo

Il cammino scientifico di una materia non può mai fermarsi e anche

se oggi la maggioranza degli autori parla dello studio dell’espressione

grafica come di uno studio scientifico, ciò non significa che è stato

detto e fatto tutto, ma che, se molto è stato prodotto, c’è ancora

molto da fare. L’approfondimento dello studio della grafomotricità, da

diverse angolature e nell’ambito dei suoi molteplici livelli e aspetti,

apre vasti orizzonti che richiedono impegno e favoriscono l’insorgenza

spesso imprevedibile di nuove sollecitazioni. Dunque, si ha:

– un ramo scientifico che si delinea, che è quello del counseling

fondato sul modello psicografodinamico, caratterizzato da auto-

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nomia e integrato con altre scienze che si occupano dell’uomo;

– una nuova professionalità che si configura, in grado di offrire prestazioni

e servizi di ampia utilità psicosociale, in particolare nei

programmi non solo a favore della prevenzione e del trattamento

del disagio evolutivo, ma anche a favore della promozione dell’agio

nella persona, in tutto l’arco del suo ciclo di vita e nei diversi

ambiti, scuola, famiglia, coppia, azienda, ecc., dando nuove opportunità

per i neo-laureati del settore psicologico ed educativo;

– una professionalità che coinvolge più tipologie professionali, in

particolare quella della laurea di psicologia e della laurea in tecniche

grafologiche o similari, oltre a interessare tutti coloro che

operano nel settore formativo-educativo, in diversi contesti (scuola,

consultori familiari, istituzioni sociosanitarie, rieducative,

azienda, ecc.);

– una professionalità che potrebbe prevedere diversi livelli operativi,

da un piano più tecnico di base, a uno più avanzato;

– un vasto ambito di utilizzazione di questa competenza professionale,

che permette di valutare, formare e orientare i soggetti, interessa

l’area educativa, consulenziale e organizzativa;

– un’ipotesi concreta di prevedere un livello formativo di maggiore

complessità, che andrebbe finalizzato ad acquisire, oltre alla

competenza di formulare delle grafodiagnosi temperamentali, la

capacità di identificare i fenomeni grafopatologici espressivi di situazioni

disadattive di un individuo e fornendo importanti informazioni

per rimuovere i disturbi e promuovere modificazioni

positive-adattive nella persona.

Rimandando ad altre sedi i dettagli della formazione (Zucchi,

2002), vorrei mettere in evidenza che questa professionalità nasce

come conseguenza diretta di esperienze professionali e progetti pilota

già realizzati a livello territoriale, in particolare con la Comunità

montana Alto e Medio Metauro della provincia di Pesaro-Urbino, impostati

secondo il modello psicografodinamico. Gli operatori che

hanno fatto parte di questi progetti, cominciando da chi scrive che,

psicologa, psicoterapeuta e consulente grafologa, ha elaborato e

sperimentato il modello per diversi anni e in differenti contesti (dalla

scuola all’ambito penitenziario), hanno svolto la loro opera professionale

avvalendosi dell’osservazione del linguaggio grafico.

Per quanto riguarda i risultati si è avuta una risposta positiva,

dall’utenza e anche da parte di diverse figure professionali, in particolare

psicologi, che hanno sollecitato l’avvio di percorsi di for-

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mazione che preparino sul piano pratico e possano facilitare la conoscenza

dei soggetti, attraverso la comprensione del linguaggio

grafico.

I risultati di questo modello operativo vanno a favore della maturazione

professionale, della formazione individuale e socio-familiare,

oggi sentita in diversi contesti, soprattutto educativi.

In questa sede, ripropongo le presentazioni delle edizioni e alcune

parti tratte o sintetizzate relative al libro Sistema familiare e

grafologia (Città di Castello, CTS Grafica, 1998 2 ), attualmente esaurito,

che scrissi per far comprendere l’importanza dell’osservazione

del linguaggio grafico nel settore educativo, in particolare quello

familiare.

Vorrei evidenziare di nuovo che anche il termine stesso di grafologia

è stato messo in discussione, in tempi successivi alla pubblicazione

del testo sopra citato, da altre pubblicazioni che progressivamente

hanno testimoniato il lavoro di studio e ricerca che

ha portato a parlare di linguaggio grafico o grafomotorio: lavoro che

a tutt’oggi è in via di sviluppo.

Mi si potrebbe chiedere perché propongo brani di un testo che

utilizza il termine grafologia: la risposta è che per scrivere questo

testo ho avuto l’occasione di approfondire dei concetti, di verificare

degli obiettivi attraverso esperienze particolari sul campo, fino

all’elaborazione del modello psicografodinamico (Zucchi, 2002) e

quindi è stata una tappa del mio percorso professionale che desidero

condividere, mediante questa opportunità data dalle Edizioni

Magi, sperando di sollecitare dei contatti interdisciplinari.

Chiuderei questa introduzione precisando che quanto ripreso

dal citato libro, aggiornato con qualche inserto che ho messo in forma

evidenziata, è qui proposto in maniera molto sintetica, con il

solo intento di sensibilizzare l’attenzione verso le possibilità applicative

dell’osservazione del linguaggio grafico nel settore educativo-familiare.

I.Z.

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Presentazione

(alla prima edizione di Sistema familiare e grafologia)

È interessante notare come uno dei settori maggiormente in evoluzione

della grafologia italiana, quello della consulenza familiare

e di coppia, non disponesse ancora di una trattazione appropriata

e disposta con metodo.

Crediamo di non sbagliare quando affermiamo che ciò ci sembra

dovuto non tanto alla pigrizia degli studiosi quanto alla complessità

del tema che si è imposto all’attenzione dei grafologi, come

tema specifico, soltanto in questi ultimi anni.

È facile osservare come in un passato, neanche molto lontano,

la consulenza grafologica familiare utilizzasse modelli operativi comuni

ad altri settori della grafologia, con tutti i limiti connessi a

una generalizzazione metodologica che rischiava di lasciare fuori

dall’indagine proprio la particolarità dei sistemi coppia e famiglia,

cui la grafologia veniva applicata.

È stata necessaria l’istituzione della Scuola Superiore di Studi

Grafologici di Urbino per richiamare l’attenzione sull’esigenza di

elaborare nuovi criteri di approccio teorico e metodologico alla

grafologia della consulenza familiare, di verificarne la consistenza

e sperimentarne la validità di utilizzazione operativa.

In questa intensa attività l’impegno di Isabella Zucchi si è orientato

su due direzioni molto precise: l’approfondimento e l’esplicitazione

della ricchezza teorica e pratica della grafologia di «G. Moretti»

in relazione proprio alla specificità della consulenza familiare

e un interessante confronto interdisciplinare rivolto alla enucleazione

di criteri di indagine idonei a tradurre in operatività le potenzialità

diagnostiche e pedagogiche della grafologia morettiana

per l’aiuto alle problematiche della famiglia di oggi.

In ciò ha coniugato egregiamente la sua formazione di psicologa,

specializzata in psicologia clinica e in dinamiche familiari, e la

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competenza grafologica, acquisita prima come allieva e consolidata

poi come docente di grafologia della consulenza familiare presso

la Scuola Superiore e successivamente presso la Scuola diretta

a fini speciali di Studi Grafologici dell’Università urbinate.

Il primo risultato proposto al pubblico e agli studiosi di scienze

umane è questo volume che unisce due pregi molto importanti. Il

primo è la fedeltà alla dottrina grafologica di Moretti unita a un’attenta

dialettica interdisciplinare che valorizza, se ve ne fosse bisogno,

la prima e la propone come disciplina umana aperta accanto

e in collaborazione alle altre discipline dell’uomo.

Il secondo è la misura della trattazione che, proprio perché da

sviluppare ulteriormente, si concentra soprattutto sul metodo di

utilizzazione della grafologia in campo familiare, metodo che viene

applicato ai grandi temi inerenti le problematiche del settore.

Non quindi una trattazione sistematica e articolata della grafologia

familiare ma indicazione dei criteri da adottare nell’indagine

di cui le tematiche considerate rappresentano sia degli esempi che

dei punti focali.

È una modalità di esposizione che, a nostro parere, non rappresenta

un limite ma un pregio del testo, dal momento che richiama

costantemente l’attenzione su un presupposto della grafologia

familiare: ogni sistema esaminato è unico in se stesso ed esige

un approccio grafologico esclusivo, clinico, che può essere realizzato

solo se si hanno chiari i criteri teorici e metodologici sui quali

si fonda e dai quali trae la forza di intervento diagnostico, come

premessa all’azione pedagogica a favore della persona, della coppia

e della famiglia, per un servizio alla società.

Ancona, 24 agosto 1993

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Fermino Giacometti

Presidente dell’Istituto Grafologico

«G. Moretti», Urbino


Presentazione

(alla seconda edizione di Sistema familiare e grafologia)

La prima edizione del libro Sistema familiare e grafologia di Isabella

Zucchi ha costituito un contributo nuovo nell’ambito degli studi

grafologici, in quanto ha applicato l’impostazione grafologica derivata

dalla Scuola di P. Moretti al mondo delle relazioni familiari e

di coppia, in una prospettiva multidisciplinare che ha fatto riferimento

agli studi e alle ricerche di altre ottiche di studio, in particolare

della psicologia. Ne è risultato un lavoro che ha dato un approccio

integrato alla famiglia, intesa come sistema complesso, in

cui viene considerata la realtà del singolo, la dimensione della

coppia e la realtà dei soggetti in età evolutiva: un impegno interessante

dal punto di vista interdisciplinare, in quanto si coglie l’intento

di non confondere le diverse ottiche e di presentare con chiarezza

il metodo grafologico applicato al sistema familiare.

Questa edizione, riproponendo l’approccio di studio grafologico al

sistema familiare e di coppia, fornisce alcuni ampliamenti che sono il

risultato di una lunga esperienza clinica e di un impegno costante di

Isabella Zucchi, allo scopo di precisare in che modo e con quali obiettivi

la grafologia può contribuire ai programmi educativi e di prevenzione

del disagio della personalità in evoluzione. Quindi, coglierei nettamente

un messaggio che sollecita a intensificare gli studi e le ricerche

per valutare l’inserimento della grafologia nei servizi educativi delle

strutture territoriali, in particolare nelle attività di prevenzione.

È noto che le varie tappe del processo evolutivo dovrebbero portare

un individuo all’autonomia dalla sua famiglia di origine per integrarsi

nel tessuto sociale e per compiere scelte costruttive nell’ambito

del rapporto Io-Tu, favorendo un movimento di adattamento:

queste tappe, che tendono a inserirsi nella realtà psicomentale

di ogni soggetto e a sviluppare delle radici nell’inconscio,

vengono modulate dalle esperienze che un soggetto, con la sua costituzione

psicosomatica, sperimenta in relazione al contesto familiare.

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Quanto appena detto conferma l’importanza di dedicarsi allo

studio delle relazioni familiari e del ciclo vitale dei suoi componenti

e riconosce che, tra i diversi approcci di studio, la grafologia è in

grado di collocarsi come una concreta via di indagine che permette

di disporre di dati osservativi, il cui valore sta nella specificità di

definire dal grafismo le modalità strutturali e i dinamismi propri

della costituzione individuale, nel descrivere le configurazioni che

indicano le linee tendenziali di auto-realizzazione della persona e

nell’ampiezza applicativa in diversi contesti territoriali.

Di fatto, la grafologia rivela una delle sue più interessanti applicazioni

proprio per lo studio della personalità umana e delle sue

relazioni interpersonali, in quanto, partendo dalla conoscenza dell’individualità

del singolo soggetto, giunge a precisarne le modalità

comportamentali nel sistema di coppia e familiare, analizzando la

situazione esperienziale corrispondente al periodo dello scritto e

delineando la prospettiva relazionale del sistema.

La scienza grafologica si distingue nel contributo che è in grado

di dare per il tipo di operatività che è insito nel suo metodo di

indagine, fondato sullo studio dell’uomo in base alle caratteristiche

e alle dinamiche del suo comportamento grafico. Studio che porta

a cogliere la costituzione psicosomatica individuale e a indicarne le

tendenze evolutive e predisposizionali.

Quindi, la grafologia si pone come una chiave interpretativa

che, sul piano operativo, può essere utilizzata in fase di diagnosi,

di progettazione educativa, di verifica e di riorganizzazione dei processi

formativi, ma il contributo specifico della grafologia necessita

della cooperazione integrata con le altre discipline, per avviare

interventi che siano concretamente al servizio della persona.

Le precedenti osservazioni portano a scorgere nella seconda edizione

di Sistema familiare e grafologia un rinnovato invito che viene

rivolto da Isabella Zucchi a coloro che, da diversi punti di vista, si interessano

dell’area socio-familiare, affinché considerino la possibilità

di avvalersi, nel programmare gli interventi, della cooperazione con la

grafologia della consulenza familiare, a favore delle strategie psicopedagogiche,

dei servizi sociali e, soprattutto, a favore di un’espressione

ottimale del progetto-uomo, che individualizza ogni soggetto.

Ancona, 2 febbraio 1998

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Fermino Giacometti

Presidente dell’Istituto Grafologico

«G. Moretti» – Urbino


Introduzione

Con la prima edizione del libro di Sistema familiare e grafologia intendevo

affrontare il settore della consulenza familiare e di coppia

attraverso la metodologia grafologica, fornendo nel contempo delle

osservazioni interdisciplinari, per cui pensai di riportare alcune

notizie e concetti di altre discipline, quali fonti di sollecitazioni per

allargare la trattazione dei temi affrontati, per promuovere scambi

e per cercare di utilizzare in un’ampia prospettiva i principi, le

leggi e le regole grafologiche della Scuola Italiana di Grafologia che

fa capo a Padre Girolamo Moretti*, applicandole all’ambito familiare.

Il citato libro ha affrontato i seguenti argomenti, trattandoli in

una visione interdisciplinare:

• Significato della consulenza grafologica familiare e di coppia.

• Comunicazione e movimento grafico.

• Innamoramento, coppia e grafologia.

• Amore ed espressione grafica.

La sessualità nella grafologia di Moretti.

• Il mondo della famiglia.

• Grafologia e mondo familiare.

* Girolamo Moretti nasce il 18 aprile 1879 a Recanati (Macerata), muore il

26 luglio 1963 ad Ancona e viene sepolto a Mondolfo (Pesaro), dove ha vissuto

per oltre vent’anni. Francescano dell’Ordine dei Frati Minori

Conventuali è considerato il fondatore della grafologia italiana e l’Istituto

Grafologico di Ancona, che porta il suo nome e ne continua l’attività, ha promosso

l’istituzione della Scuola Grafologica presso l’Università di Urbino.

Dalla prima edizione del Trattato di Grafologia nel 1914 ha inizio una fertile

letteratura grafologica che Moretti si è impegnato a rendere trasmissibile,

verificabile e ricca di stimoli per continuare ulteriori studi.

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18

• L’espressione grafica in età evolutiva e grafologia della famiglia.

• Grafologia della famiglia: applicazioni e prospettive.

Questi capitoli sono stati articolati in diversi aspetti che hanno

toccato, sia in un’ottica psicologica che grafologica, la comunicazione,

il rapporto tra comunicazione, aggressività e temperamento,

la dimensione e il vissuto emozionale in relazione all’innamoramento,

al processo affettivo, il rapporto sessualità, personalità e

grafomotricità, l’identità psicosessuale e alcune forme devianti, la

famiglia e il suo rapporto con il contesto sociale, la psicosomatica

familiare, l’evoluzione del grafismo e lo sviluppo della personalità,

presentando durante la trattazione numerosi esempi.

Nel testo le letture interdisciplinari dei temi sono state finalizzate

a stimolare ricerche e lavori integrati, auspicando un cammino di

studio che, sostenuto dalla collaborazione tra le diverse discipline,

possa servirsi a livello applicativo dei contributi della grafologia, presentata

da Moretti come «scienza sperimentale che dal solo gesto

grafico di uno scritto umano rileva le tendenze sortite da natura o

innate» (Moretti, 1980, p. 3), nel loro dinamismo psicosomatico.

La grafologia di Moretti ha come obiettivo principale quello di

«diagnosticare» l’individuo analizzandone la scrittura, ma non vuole

ridurre l’indagine grafologica della personalità in classificazioni e

definizioni rigide che vanno contro – e qui vorrei usare le parole del

professor Aldo Carotenuto (1992, p. 1) – quel «polimorfo “oggetto”

che è la personalità umana».

Dalla grafologia la natura innata è resa completamente nuda

all’occhio del grafologo, il quale, per questo, è il solo che

possa condurre a termine la diagnosi pedagogica dell’esaminando

e indicare i mezzi adatti per la cura preventiva e

per la cura dopo che qualche male ha intaccato o bacato

l’individuo (Moretti, 1974, p. 9).

Parole chiare che fanno comprendere come la grafologia costituisca

un approccio utile per la conoscenza di un individuo e la grafologia

familiare, la cui applicazione pratica principale è proprio l’aspetto

pedagogico della grafologia, costituisce un settore particolarmente

finalizzato a orientare l’educazione in modo tale che possa

favorire la salute individuale, intesa in senso globale, nel rispetto

delle differenze individuali.

La scrittura spontanea (come anche scarabocchi e disegni


spontanei, da collocare come forme e livelli diversi dell’espressione

grafica) è un gesto, un’azione motoria, un linguaggio grafomotorio

e quindi è un prodotto espressivo steso dalla mano di un uomo,

è un gesto non verbale come il sorriso, come un’espressione

del viso, come un movimento corporeo, ma di maggiore complessità

e significati intrinseci profondi. La scrittura fa parte del linguaggio

e ne è il livello più complesso, infatti richiede un lungo processo

di apprendimento durante il quale il gesto progressivamente

si automatizza, in relazione al rapporto tra la struttura innata

individuale e le esperienze di un soggetto, fino a divenire un meccanismo

che dispone di un programma d’azione che va dagli aspetti

ideo-simbolici agli aspetti motorio-percettivi, fino alla concreta

trasformazione dei simboli verbali in simboli grafici.

Per capire la natura del fenomeno del movimento grafico è importante

conoscerne le basi psicomotorie, perché la psicomotricità

sottende e individualizza il gesto grafico.

La dinamica del gesto grafico

La psicomotricità caratterizza il gesto grafico che esprime l’individuo,

poiché ogni singolo tratto grafico, cioè ogni prassia (funzione

che permette il compimento di gesti coordinati ed efficaci) si realizza

in rapporto all’individualità del sistema neuro-fisio-psicologico.

Il gesto grafico si modula sulla base dell’intensità e della frequenza

dell’impulso nervoso, della sensibilità nervosa, delle modalità

ricettive e reattivo-motorie, delle tendenze energetiche della

costituzione, dei vari aspetti della personalità, cioè sulla base di

tutti gli aspetti psicofisiologici di un individuo, per cui influiscono

anche esperienze e apprendimenti, ma l’innato, come afferma Moretti

(1980), non viene mai «soppiantato».

Il grafismo si modifica perché si evolve in relazione ai movimenti

organizzativi della personalità, intesa come un insieme dinamico

degli aspetti intellettivo-cognitivi, affettivi, emotivi, conativi cioè

istintivo-pulsionali, fisiologici e morfologici di un individuo, ma

pur trasformandosi non perde mai le caratteristiche che compongono

l’individualità umana, perché radica nella natura innata.

Il gesto grafico è quindi una delle forme di espressione del tipo

di individualità di cui ogni essere umano è portatore e, quindi, è

una delle possibilità del linguaggio nell’uomo.

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Ogni cervello umano è sede di un’individualità umana, per cui

ogni prodotto espressivo spontaneo che coinvolga il cervello, come

la motricità grafica, è individualizzato da determinati segni e fenomeni.

Poiché non esistono due individui uguali, non esistono due

scritture uguali: ogni individuo ha il suo movimento grafico, ha il

suo linguaggio grafico (Zucchi, 2000).

Il gesto grafico è la modalità personalizzata dell’esecuzione,

correlato alla psicomotricità individuale e appartiene, come l’atto

grafico (alfabeto, cultura), al livello strutturale del segno grafico (inteso

in senso generale), mentre il segno grafico quale singolo dato

e il segno grafologico quale elaborazione simbolico-concettuale del

dato appartengono al livello simbolico (Zucchi, 1990, p. 150).

Dal momento in cui parte l’ordine di scrivere dalla volontà e dalla

coscienza di un individuo, si innesca un’ampia attività (Zucchi,

1990): entrano in funzione il sistema piramidale per la motricità volontaria

e il sistema extrapiramidale per regolare l’intensità e la successione

di tutti i movimenti necessari, insieme all’importante intervento

del cervelletto, al quale fanno capo fondamentali funzioni

di regolazione della postura, della direzione del movimento grafico,

dell’adattamento dell’intensità degli impulsi motori agli organi effettori

e al coordinamento dei movimenti elementari costitutivi del

movimento grafico, controllandone la precisione e la velocità. Il

processo grafico coinvolge il midollo spinale, il tronco cerebrale, il

mesencefalo, il diencefalo, gli emisferi cerebrali, la corteccia motoria

e sensitiva, i circuiti della memoria, dell’apprendimento, le aree

e i centri dell’emozione, i centri del linguaggio.

Sono importanti anche le vie della sensibilità tattile epicritica e

propriocettiva in quanto forniscono le informazioni sensoriali alla

corteccia circa le modalità oggettive per l’esecuzione della traduzione

scritta dei simboli verbali, che sono ideati dai sistemi associativi

e mnemonici corticali. Infatti, per scrivere entrano in gioco

i settori della corteccia temporale (acustici), quelli post-centrali

(cinestesici), occipito-parietali (ottico-spaziali) e premotori (dinamici).

Si verifica quindi uno scambio circolare di informazioni grazie

all’interazione senso-motoria tra:

a. la periferia con gli effettori muscolari (muscoli scheletrici o volontari)

e i recettori sensoriali (muscolo-tendinei e cutanei);

b. i centri della corteccia senso-motoria e cerebellare;

c. l’interscambio tra gli stessi centri nervosi, cioè fra le aree sen-

20


sitive e motorie e tra queste aree, i centri sottocorticali e il cervelletto.

Questi scambi fanno sì che avvenga la modulazione dell’intensità

e della frequenza degli impulsi nervosi, la coordinazione di tutti

i movimenti automatici e semi-automatici, regolandone la successione

spazio-temporale e calibrando i vari segmenti muscolari

dell’arto superiore, in modo tale da permettere una crescente complessità

e finezza di movimento dall’omero alle dita della mano.

Infatti, è proprio la mano, in cui le coppie muscolari (agonistaantagonista)

sono in attività continua, a compiere quella serie di

movimenti che danno luogo al manifestarsi del gesto grafico. I movimenti

basilari del gesto grafico sono la flessione con antagonista

l’estensione e l’abduzione con antagonista l’adduzione: questi movimenti

danno luogo rispettivamente alla dimensione verticale (altezza

grafica) e alla dimensione orizzontale (larghezza) del tracciato

grafico. Un’altra dimensione è la profondità, cioè la pressione

(meglio denominarla forza d’incisione) con cui si intende «la forza

di tracciato del grafismo e con questo anche la profondità del solco

che la punta della penna scava nella carta e lo spessore dei singoli

tratti» (Palaferri, 1986, p. 32).

La forza d’incisione (o pressione grafica) è il primo aspetto della

scrittura che viene considerato, poiché è alla base della personalità,

essendo relativa alla «capacità di produrre e consumare dinamicamente

energia, la cui intensità e varietà provengono direttamente

dalla sfera vitale dell’individuo, al grado di forza e di profondità degli

istinti, delle tendenze, della volontà, dell’impulso creativo e, in genere,

anche dello stesso sentimento» (Palaferri, 1986, p. 32). Naturalmente,

questa categoria grafica va sempre messa in relazione al

ritmo grafico, che in grafologia è un’altra categoria particolarmente

complessa, implicando molteplici aspetti da considerare.

Si coglie l’occasione per far presente che tutto ciò che evidenzia

il tracciato grafomotorio è interrelato, anche se per comodità didattica

si affrontano in modo separato le diverse categorie grafiche,

bisogna tener presente che è un evento motorio globale, un risultato

dinamico complesso.

La tridimensionalità grafica è direttamente connessa con la costituzione

innata individuale e il suo movimento segue ed esprime

la dinamica evolutiva dell’individuo. Nell’espressione grafomotoria,

in altri termini, il soggetto organizza non solo l’idea, l’immagine, le

parole pensate, il contenuto da comunicare integrando tutto in un

21


contesto psichico di comprensione, ma vi sintetizza dinamicamente

e automaticamente se stesso.

La scrittura viene ad essere individualizzata progressivamente

dal processo di automatizzazione che, in relazione alla maturazione

psicofisiologica e al rapporto tra corpo, schema corporeo e senso

di sé (fondamentale per la formazione dell’identità), si sviluppa

attraverso la graduale accelerazione dei movimenti originati dai

meccanismi nervosi che sottendono l’apprendimento e l’esecuzione

della scrittura.

Anche prima dell’apprendimento della scrittura la traccia grafica

è espressione della psicomotricità del bambino: il modo di scarabocchiare

del bambino, pur attraversando fasi comuni e proponendo

modalità tipiche dell’evoluzione del comportamento grafico,

è ricco della sua individualità umana. Scarabocchiare, disegnare,

scrivere sono da considerare comportamenti grafici, linguaggi, e nel

loro manifestarsi spontaneo comunicano caratteristiche e tendenze

del temperamento di un individuo, nell’ambito dell’organizzazione

dinamica del loro momento evolutivo.

Durante il periodo evolutivo, la scrittura riflette le tappe e le modalità

della realizzazione dello schema corporeo da parte del bambino,

segue i progressi di autocoscienza e di sperimentazione corporea,

riflette il tipo di mappa mentale che il bambino va costruendosi,

comunica le tendenze innate nel loro movimento organizzativo

che è in relazione all’educazione ricevuta dall’ambiente.

L’automatizzazione della scrittura avviene, quindi, nell’ambito di

funzioni basilari quali la funzione di adattamento attivo (motricità), la

lateralizzazione, la coordinazione oculo-manuale, la conoscenza e la

percezione del proprio corpo, la percezione spaziale e temporale, l’organizzazione

psico-sensoriale. Tutte funzioni che sono correlate a

tante variabili che influiscono sullo sviluppo, di tipo motorio, fisico,

biologico, socio-affettivo, cognitivo, comunicativo, relazionale.

Dunque, il segno grafologico che indica particolari gesti grafici

non è mai casuale, è sempre legato alla struttura innata e alla sua

storia.

Il segno grafologico viene misurato attraverso tecniche specifiche,

ma non va dimenticato che è una sintesi psicologica da intendere in

senso dinamico, da valutare nel suo movimento e in relazione al contesto

grafomotorio, infatti, se consideriamo la gramotricità un linguaggio

non possiamo rischiare di ridurne la portata dei suoi significati

in quadri meccanicistici e rigidamente impostati sulla grafo-

22


metria, bensì occorre capire il linguaggio grafico osservando il tracciato

grafomotorio attraverso una comprensione psicomotoria e simbolica,

tenendo presente che i linguaggi vanno «ascoltati» e «intesi»,

per poter instaurare un dialogo, per entrare in comunicazione.

I concetti alla base della grafologia

L’impostazione della metodologia grafologica di Moretti, e quindi

delle sue leggi e principi, poggia su due movimenti che riflettono

due fondamentali spinte energetiche che animano la dinamica psicofisiologica

dell’Uomo considerato come un sistema. Nella terminologia

di Moretti, queste due spinte vengono rispettivamente chiamate

(Moretti, 1974, p. 113):

– la spinta extrotensiva (che esprimerebbe la tensione dell’Io sociale);

– la spinta introversiva (che esprimerebbe la tensione dell’Io individuale).

Queste due spinte, o tensioni, sono inscindibilmente presenti

nella costituzione psicofisica individuale e il loro processo evolutivo

è in relazione alle esperienze ambientali, al cosiddetto vissuto.

Per capire meglio questo movimento energetico, può essere utile

la cibernetica, scienza che con i suoi rivoluzionari concetti ha dato

una svolta essenziale allo studio dei sistemi e che si fonda su

due principi:

a. sulla tendenza alla conservazione intesa come principio che

mantiene la stabilità, che conserva;

b. sulla tendenza alla trasformazione intesa come principio che

promuove il cambiamento, che trasforma.

Ebbene, per avere condizioni di equilibrio adattivo e attivo serve

che le due tendenze siano in un rapporto tale da non permettere

l’eccessività di una delle due, pur dando la prevalenza alla tendenza

alla trasformazione. Troppa trasformazione porta alla rottura

del sistema, troppa stabilità porta alla rigidità.

Tornando alle due spinte, direi che il rapporto fra extrotensione

e introversione dipende da come le due tendenze basilari si trovano

ad essere dinamicamente in relazione. E qui subentrano molti

aspetti da affrontare, cominciando dalla struttura o costituzione

individuale nella sua impostazione di partenza (dal momento del

concepimento in poi), dalle modalità percettivo-sensoriali, dai mec-

23


canismi di memorizzazione, di apprendimento e di stato-dipendenza

(memorizzazione dello stato emotivo di un evento e sua successiva

generalizzazione), dall’organizzazione evolutiva dei sistemi

di controllo, dallo sviluppo dei meccanismi di difesa, dalla dinamica

motivazione, e così via.

Le due spinte indicate da Moretti possono essere considerate

due principi energetici, due tensioni che sottendono lo sviluppo

dell’uomo, quindi serve qualificarne gli effetti sull’organizzazione

dinamica della personalità.

A livello operativo, bisogna cogliere la costituzione psicosomatica

per comprendere il temperamento nel suo movimento evolutivo

e per guidare correttamente la formazione del carattere, attraverso

l’indagine grafologica della scrittura che registra, ripropone

e descrive lo sviluppo della personalità, lasciando la possibilità di

osservare le indelebili caratteristiche e tendenze dell’innato di un

individuo. Nella scrittura, spinta extrotensiva e introversiva corrispondono

rispettivamente:

– al movimento curvo (altruistico), sotteso dall’istinto di «identificazione»

con il Tu, significativo di espansione, di collegamento,

di adattamento sintonico;

– al movimento angoloso (egoistico), sotteso dell’istinto di «sopravvivenza»

o «conservazione» (da non confondere con lo stesso termine

della cibernetica) dell’Io, significativo dell’attivazione della

coscienza dell’Io, del bisogno di distinguersi dal Tu.

Tutti i segni grafologici fanno capo a questi due movimenti, classificandosi

in segni con movimento curvo, con movimento angoloso

e segni con movimento curvo o angoloso a seconda del loro grado,

che nel metodo morettiano va da un minimo di 1 ⁄10 a un massimo di

10 ⁄10 (Moretti, 1980, 1961).

Per Moretti, egoismo e altruismo costituiscono entrambi una

«tendenza o spinta» che «procede dalla natura lasciata libera a se

stessa», partecipando alla caratterizzazione delle tendenze innate di

un soggetto, sulla cui organizzazione interviene il processo di educazione

e la storia individuale. Sulle due spinte dell’egoismo e dell’altruismo

Moretti ha poggiato la sua teoria dei temperamenti, che

esprimono qualitativamente e quantitativamente come scattano,

come si muovono le tendenze della natura innata. Il movimento delle

tendenze caratterizza il movimento grafico che perciò esprime la

modulazione e l’evoluzione delle energie.

Quindi, si ha che dalle due spinte energetiche di base (extro-

24


tensiva-introversiva), si individuano due dimensioni fondamentali

(egoismo-altruismo) che sottendono la dinamica delle tendenze innate

di un individuo e tali tendenze sono inquadrabili in una quadruplice

direzione delle stesse tendenze, che dà luogo alla quadruplice

impostazione dei quattro temperamenti (Moretti, 1974, p. 16):

Primo temperamento: tendenza a cedere

Secondo temperamento: tendenza a resistere

Terzo temperamento: tendenza ad assaltare

Quarto temperamento: tendenza ad attendere

Stabilite queste quattro tendenze, Moretti ricava rispettivamente:

– il temperamento della Cessione;

– il temperamento della Resistenza;

– il temperamento dell’Assalto;

– il temperamento dell’Attesa.

Davanti a una minaccia si può cedere o resistere, assaltare o

aspettare organizzandosi, dipende dalla prevalenza temperamentale

di un soggetto, ma anche da come, fondandosi sul temperamento

(immodificabile), si è sviluppato il carattere, che risente molto delle

influenze ambientali, dell’intervento dei sistemi di vigilanza e di

controllo elaborati dal soggetto e che, quindi, può essere modificato.

Da tener presente che i quattro temperamenti sono sempre inscindibilmente

presenti nell’uomo, ma variano all’infinito nelle loro

prevalenze di disposizione. In base ai quattro temperamenti Moretti

quindi giunge alla quadruplice impostazione dei caratteri che dà

quattro specie universali, che però hanno delle sottospecie, indicate

da specifici segni grafologici suddivisi in base ai quattro caratteri:

tutto ciò indica la base per procedere a un lavoro di combinazione

tra il segno grafologico principale che impronta il carattere con

gli altri segni grafologici, portando a comprendere l’individualità del

soggetto, di cui si esamina la scrittura.

I temperamenti vanno dunque considerati nella loro crasi (combinazione

variata) e indicano come e con quanta intensità fluisce

l’energia vitale di un individuo, aiutando a cogliere le sue tendenze

e modalità comunicative: il rapporto Io-Tu è spiegato dalla struttura

e dalle dinamiche del sistema temperamentale, dove è in gioco

l’egoismo (attivazione della coscienza dell’Io) e l’altruismo (identificazione

con il Tu), dove troviamo in primo piano l’aggressività,

25


che è alla base della vita, del processo comunicativo, dell’affermazione

dell’Io nell’incontro con il Tu.

L’aggressività comprende due momenti fondamentali, l’espansione

e la difesa, ma in un soggetto esiste anche la non-aggressività,

per cui i quattro temperamenti rendono conto efficacemente della

dimensione aggressiva che sintetizza il rapporto tra spinta extrotensiva

e spinta introversiva. Principalmente (ma non solo) si ha che

la spinta extrotensiva si trova nei caratteri della cessione, quella introversiva

nei caratteri della resistenza e assalto, mentre l’attesa si

divide tra le due spinte.

Dunque, quanto finora precisato è il punto di partenza per arrivare

a un altro concetto chiave della teoria grafologica morettiana:

il concetto di istinto (Moretti, 1962). Moretti ha individuato tre istinti

di base nell’uomo: l’istinto vitale (che spinge alla vita), l’istinto sessuale

(che spinge a far vivere la propria specie) e l’istinto psichico

(che porta l’uomo a muoversi intellettivamente). Gli istinti radicano

infatti nei temperamenti, per poi tendere a unificarsi producendo

un risultato complesso, dinamicamente unificato.

Da precisare che gli istinti sono considerati «sistemi di informazione»,

essendo estinta «la concezione energetica degli istinti» degli

anni Cinquanta (Jervis, 1997, pp. 62-63) e nell’ottica morettiana, di

fatto, sono movimenti che caratterizzano il grafismo e informano

sulle tendenze.

La dinamica istintuale comprende anche il livello emozionale

e l’emozione implica in maniera e misura variabile il senso,

quindi focalizzando gli istinti si chiarisce l’organizzazione sensoriale

di un individuo. Le disarmonie istintuali portano anche

allo stabilizzarsi abituale in un soggetto di stati disordinati nel

senso e nel sentimento (Moretti, 1962a), cioè porta all’instaurarsi

in un individuo di situazioni «a rischio» di disagio. Ne consegue

che l’educazione è una variabile di primaria importanza,

per poter passare attraverso l’educazione che riceviamo dagli altri,

alla capacità di continuare a educarci.

Ebbene, l’osservazione del linguaggio grafico aiuta a comprendere

il temperamento nella sua crasi e nelle sue predisposizioni, a

cogliere le dinamiche istintuali e motivazionali, a focalizzare aspetti

critici e incongruenti, a valorizzare le risorse e le abilità della persona,

insomma a raccogliere dati e informazioni la cui utilità a livello

operativo per chi lavora nel settore psicoeducativo è concreta

ed evidente.

26


I

CONSULENZA GRAFOLOGICA

FAMILIARE E DI COPPIA

La famiglia, oggetto di studio di tale ambito di consulenza grafologica,

è considerata un mondo educativo i cui componenti sono sistemi

individuali interattivi che presentano un insieme di parti e di

processi che riguardano la personalità profonda (istinti, bisogni,

tendenze, emozioni), la percezione, l’azione volontaria e le attività

simboliche proprie dell’uomo.

Da quanto appena detto, si può facilmente dedurre che la famiglia

costituisce un punto di riferimento stabile per l’individuo che,

in seno ad essa, sviluppa i suoi modelli comportamentali e motivazionali.

La famiglia è un sistema di dinamismi, in cui la comunicazione

è relativa ai seguenti elementi, che una consulenza grafologica ha

bisogno di tener presente, in particolare nel momento in cui si considera

il gruppo familiare nella sua globalità interattiva, allo scopo

di cogliere il modello della famiglia esaminata e di fornire funzionali

suggerimenti operativi:

– alla trasmissione di informazione tra i componenti (ogni componente

è emittente e ricevente di informazione);

– alla stimolazione alla scoperta/riscoperta delle informazioni (ogni

volta che si riscopre un’informazione si passa a una rappresentazione

più complessa della stessa);

– all’induzione/risveglio di interessi (l’interesse nasce dal dinamismo

delle motivazioni);

– alla promozione di feedback per lo sviluppo dell’autocritica (punto

molto importante per il processo di coscientizzazione);

– all’avviamento di operazioni di consolidamento intellettuale (formazione

di capacità cognitive, strutturazione di concetti chiave,

guida alle sintesi intellettivo-cognitive);

– al modellamento degli atteggiamenti e della climatizzazione af-

27


fettiva (motivazioni, disposizioni temperamentali, tono emotivo,

atteggiamenti istintivi, educazione sensoriale).

Considerando il mondo della coppia, si osserva innanzitutto che

il primo momento dell’indagine grafologica prevede l’approfondimento

dei quadri individuali dei membri della coppia, per cui va individuata

la base biotipologica, il temperamento e il carattere dei due

partner per capire le motivazioni che coinvolgono i due soggetti.

Da questo primo esame si passa ad approfondire le due personalità

in chiave dinamica per cogliere le tendenze del loro processo

evolutivo e poterle poi valutare in prospettiva di una fusione integrativa

delle stesse per uguaglianza o complementarità, oppure

del rischio di un’involuzione del rapporto che potrebbe sfociare nell’incomprensione,

nella rottura.

Valutare le tendenze evolutive di una coppia richiede innanzitutto

di individuare le premesse del rapporto che scaturiscono dalle strutture

temperamentali delle personalità dei due partner, per poter

poi chiarire agli interessati quali possono essere:

a. i fattori di disturbo, cioè quegli elementi, connessi alla realtà individuale

e di coppia, che possono interferire in modo disfunzionale;

b. i fattori utili, cioè quegli elementi che i soggetti hanno per poter

costruire una progettualità di coppia fondata sulla reciproca

conoscenza, sull’aiuto vicendevole, ma anche sull’autodeterminazione,

con cui si intende la consapevolezza del senso di sé unita

alla capacità di impegnarsi per la propria realizzazione.

Nell’eseguire un’analisi grafologica di coppia serve valutare con

precisione il grado e le modalità del livello emozionale, perché è direttamente

connesso alla struttura psicofisica e anche al modo con

cui si è stati educati verso le proprie manifestazioni emotive, costituendo

una variabile fondamentale del fenomeno innamoramento.

Parlare di livello emozionale porta al concetto di emotività con

cui si intende la capacità di avvertire le emozioni, cioè di provare

una reazione affettiva di intensità elevata, dipendente dai centri

diencefalici e comportante manifestazioni di ordine vegetativo. Ne

consegue che se c’è una particolare suscettibilità alle emozioni si

parla di iperemotività e questa può portare un soggetto particolarmente

instabile e istintivo, quindi poco evoluto sul piano della coscienza

di se stesso, a restare coinvolto confusamente nei suoi vissuti

affettivi.

In termini grafologici, per valutare l’emotività è fondamentale la

28


valutazione della forza d’incisione, nelle sue modalità, nelle sue

sfumature, marcature e altri fenomeni che si verificano mentre il

movimento grafico procede, quindi in rapporto alla complessità del

ritmo grafomotorio.

Per esempio, uno dei fenomeni più rappresentativi dell’emotività

(conosciuto nella semeiotica morettiana con il nome di Intozzata II

modo) è quando si rileva una tendenza del movimento grafico a evidenziare

dei tratti con improvvisi e variabili aumenti e diminuzioni

di spessore, la cui intensità e profondità è in relazione all’organizzazione

della dinamica psicomotoria individuale: questi fenomeni,

repentini nella loro dimensione spazio-temporale, sono da valutare

quantitativamente e qualitativamente. Riflettono una tendenza intrinseca

a reagire con atteggiamenti che variano in modo accentuato

rispetto al tono disposizionale generale, pervasi da spiccata

emozionabilità, fino a ripercussioni di tipo psicosomatico.

Un esempio di scrittura emotiva è la seguente: il contesto grafico

presenta non omogeneità negli aspetti formali e ritmici.

Le modalità con cui emotività e sensibilità incidono sull’innamoramento

sono molto importanti per capire e discriminare le spinte di

investimento affettivo e la dinamica sensoriale tra due persone. La

grafologia, dall’analisi delle personalità dei partner, ottiene i dati per

procedere al profilo dell’ambito relazionale della coppia, la quale non

viene vista solo nella sua momentaneità attuale, ma anche nella sua

prospettiva interazionale e nella sua continuità, che vengono valutate

in base a come gli aspetti temperamentali dei soggetti tendono

a interagire tra loro, tenendo conto che non tutti gli elementi evocatori

iniziali sono quelli che poi garantiscono la riuscita di un progetto

di vita comune, anzi in seguito possono tradursi in motivi di

attrito e insofferenza reciproca.

29


Quindi, una consulenza grafologica mirerà a evidenziare tutto

ciò che è utile ai partner, non solo a seconda dei bisogni del momento

precisati dagli interessati, ma anche a seconda delle tendenze

interattive che emergono dalle scritture.

Spostando l’attenzione sulla famiglia, si osserva che anche per

questo contesto occorre comprendere i singoli componenti nella loro

individualità e nella loro reciprocità relazionale per cogliere il

modello comunicativo di quella famiglia. Tra gli elementi principali

da valutare ricordo: le identità e i ruoli genitoriali, i meccanismi

di identificazione, le regole in relazione alle motivazioni dei componenti

familiari, lo stile educativo, le relazioni intrafamiliari, il clima

motivazionale, il livello delle aspettative, i bisogni legati alla

struttura innata, l’apertura sociale del nucleo familiare, il ruolo dei

figli, i modi comunicativi, le caratteristiche del gruppo familiare.

Nel caso del bambino, in particolare, bisogna tener conto che i

soggetti in età evolutiva sono in continua trasformazione e serve focalizzare

il temperamento in nuce per cogliere l’andamento organizzativo

della personalità e delineare previsioni comportamentali

calibrate, per regolare la linea educativa e impostare programmi di

prevenzione del disagio.

Dall’individuo singolo, alla coppia, alla famiglia, i concetti grafologici

fondamentali per svilupparne i diversi aspetti sono connessi

al rapporto tra movimento curvo e angoloso che costituiscono due

dimensioni opposte in relazione di reciprocità che caratterizzano la

grafomotricità. Curvilineità e angolosità aprono interessanti orizzonti

e possono stimolare numerose riflessioni sull’uomo (Zucchi,

1989-90, 1991), peraltro sono concetti complessi che riguardano il

ritmo grafomotorio, la forza d’incisione, la dimensione del grafismo,

i collegamenti e altre categorie grafiche, in quanto non si

esauriscono nei tratti curvi o diritti, angolosi, ma per esempio la larghezza

tra le lettere è un movimento curvo, mentre la strettezza è un

movimento angoloso.

Il linguaggio grafico, nella complessità dei suoi fenomeni strutturali,

dinamici e simbolici, in quanto prodotto diretto dell’uomo,

fornendo delle utili indicazioni su come un sistema umano sviluppa

la sua autoregolazione in relazione al continuo processo adattivo

fra corredo di informazioni possedute (l’innato) e mutevoli

condizioni d’esistenza (il contesto, la storia), permettendo di precisare

gli elementi che costituiscono la base temperamentale e diversi

aspetti coinvolti nell’organizzazione della personalità.

30


Si fa presente che la grafologia della consulenza familiare non dispone

di una letteratura ricca di approfondimenti, di ricerche e di

accertati orientamenti, anche se negli ultimi anni, mediante vari lavori

e iniziative di studio, il campo si va progressivamente delineando,

specie per quanto riguarda i tipi di servizi che è in grado di

offrire (Zucchi, 1994, 1995, 1996, 1997, 2005).

Questo settore ha la necessità di incrementi e apporti anche di

derivazione interdisciplinare, dato che questo specifico orientamento

non può prescindere, nonostante l’autonomia operativa sul

piano della specificità professionale, da ottiche quali la psicologia,

la psicoanalisi, la teoria della comunicazione, la sociologia. Naturalmente,

accostandosi a un fenomeno come quello della famiglia

è importante mantenere distinti gli aspetti di studio generale, da

quelli relativi a situazioni patogene e patologiche.

Vorrei ricordare che la grafologia applicata al settore familiare

può svolgere un servizio di prevenzione del disagio evolutivo (Zucchi,

2005) e può interessare anche il settore psicosomatico (Zucchi,

1992). Ne consegue che l’educazione è una forma fondamentale di

prevenzione e la famiglia (in particolare la coppia di genitori) è il

primo agente che affronta l’educazione delle tendenze temperamentali,

operando un servizio preventivo sia per la collettività che

per l’individuo stesso: ecco perché strumenti che possono aiutare

la famiglia (e anche altri enti educativi come la scuola) in questa

missione vanno valutati con attenzione e sperimentati.

Ogni essere umano nasce in famiglia e quindi è lì che la sua individualità

temperamentale si sviluppa e viene educata nelle sue

tendenze, per cui la realtà familiare costituisce un vasto settore in

cui occorre operare con la grafologia, proponendo specifici servizi

di consulenza e collaborando a livello interdisciplinare. Infatti, mediante

il metodo grafologico è possibile cogliere la struttura biotipologica

dell’uomo nel suo movimento organizzativo, in relazione

all’ambiente, precisando il movimento, la modulazione e l’intensità

delle energie di base in relazione al quadro temperamentale, da cui

radicano le principali tendenze dell’individuo. Ciò porta a comprendere

il contesto costituzionale individuale da cui derivano stati

di scompenso psicofisico e di eccessività comportamentali.

Più sopra si parlava di prevenzione del disagio evolutivo, perché

il grafismo ha valore fin dall’inizio del suo manifestarsi, per cui

comprendere la traccia grafica nel suo divenire significa poter mirare

la linea educativa in modo tale da rispettare l’autenticità tem-

31


peramentale del soggetto da educare, da favorire le sue risorse naturali

e aiutarlo ad apprendere come usare le sue risorse per gestire

le sue irregolarità costituzionali.

Poiché il nucleo temperamentale inizia a rivelarsi fin dalle primissime

espressioni grafiche del bambino, anche se è ancora assente

la capacità di scrivere, il tracciato grafico offre informazioni

sulle qualità principali delle categorie orientative grafologiche quali

il ritmo, la forza d’incisione (comunemente chiamata pressione

grafica), la curvilineità o angolosità.

Quindi, il grafismo, fin dalle prime fasi della sua comparsa, comunica

i segni individualizzanti della personalità che si va strutturando

e organizzando nell’ambito della base innata e in rapporto

alla sua storia. Poi quando gradualmente, con il processo di automatizzazione

del gesto grafico, emergerà la scrittura, che è tra le

attività più complesse dell’uomo, anche i criteri dell’indagine grafologica

implicheranno ulteriori complessità metodologiche.

È possibile affermare che la scrittura è la registrazione viva della

persona e in linea generale il grafologo compie il processo inverso

ossia ricostruisce la persona viva dalla scrittura, mediante rigorosi

procedimenti metodologici, che richiedono specifiche conoscenze

delle leggi psicomotorie che sottendono la grafomotricità, del

simbolismo grafico e di altri peculiarità connesse al linguaggio

grafomotorio, giungendo a cogliere nel dinamismo grafico l’elemento

unitario e originale che è la risultante dell’incontro delle proprietà

o dei segni.

La scrittura è un fenomeno concreto, osservabile ma dinamico,

per cui cambia nel tempo seguendo le trasformazioni della personalità,

ma mantenendo inalterati i tratti innati. Ne consegue che è

utile quanto indispensabile poter disporre di più scritti di un individuo,

specie se il soggetto è in età evolutiva (periodo in cui le trasformazioni

sono più rapide), allo scopo di capire meglio il momento

attuale sulla fase dei movimenti organizzativi precedenti. È

molto interessante vedere come dal mondo dello scarabocchio

compaiano rappresentazioni sempre più strutturate e come emerga

e si evolva la scrittura, rivelando uno stile, un’impronta carica

dell’originalità umana di chi scrive.

Dunque, in una prospettiva interdisciplinare, la grafologia della

consulenza familiare e di coppia può validamente e rigorosamente

inserirsi in diversi contesti territoriali, da quelli consultoriali,

a quelli scolastici, alle strutture giudiziarie (adozioni, affidamen-

32


ti, problemi di devianza minorile, ecc.), a enti educativi di varia impostazione

(centri di formazione, strutture penitenziarie, ecc.), oltre

che far parte di équipe di ricerca e di intervento in campi educativi

e rieducativi specifici.

La crasi temperamentale è un risultato dinamico

che caratterizza la grafomotricità

Sul piano pratico un singolo segno non è significativo, lo diviene invece

se considerato in un’ottica dinamica, in cui ogni fenomeno

grafomotorio è in relazione con gli altri (Torbidoni, Zanin, 1986;

Zucchi, 2000), quindi la rilevazione dei dati grafomotori è una premessa

per individuare i rapporti tra i fenomeni e giungere alla loro

interpretazione.

Ricordiamo che stiamo parlando di linguaggio grafico, quindi

bisogna analogicamente comprendere il «discorso» che emerge dall’osservazione

del tracciato grafomotorio, secondo un corretto punto

di vista metodologico: fare una valutazione interpretativa del

grafismo non equivale a una sommatoria di significati, altrimenti

si rischia di scivolare in inutili e sterili misurazioni.

Ovviamente, un fenomeno grafomotorio va considerato nell’intensità

della sua presenza, nella sua dinamica, ma con un criterio

che di certo non è quello con cui si pone un valore numerico, per

esempio, come in un test psicometrico, che notoriamente è una

prova definita, che pone un compito uguale per tutti da svolgere,

con una tecnica precisa per valutare il risultato, con un metodo di

misura specifico. Ecco perché non si può dimostrare la validità della

«grafologia» comparandola a un test, con sistemi utilizzati nella

psicometria.

Per comprendere il linguaggio grafico bisogna conoscere la psicomotricità,

sapere cosa «accade» quando una persona scrive, tener

conto e conoscere i significati della dimensione simbolica e seguire

le regole del mondo dei linguaggi, individuare i codici interpretativi

per comprenderlo (Gresta, 2002; Zucchi, 2000).

Mediante la focalizzazione della crasi temperamentale in base all’analisi

del tracciato grafico (che è ciò che oggettivamente l’esperto

osserva, valuta e interpreta) si giunge a individuare la base biopsichica

che per ogni persona si esprime in modo originale attraverso

le varie manifestazioni dell’attività conscia e inconscia del compor-

33


tamento intellettivo e temperamentale. La sintesi tipologica precisa

le strutture portanti del temperamento e del carattere: la tipologia

dei temperamenti morettiani nella sua crasi (combinazione

variata) definisce l’individualità, aiutando a comprendere e precisare

le caratteristiche costituzionali (tratti psicofisici), le motivazioni

e le tendenze di base.

L’individuazione dei singoli segni che compongono uno scritto

nel loro grado specifico costituisce un momento indispensabile

per un esame completo e obiettivo, naturalmente i segni saranno

valutati nelle loro combinazioni, nella loro interattività. La scrittura

è una comunicazione sia con noi stessi, sia con gli altri: si scrive

e si comunica ciò che abbiamo dentro. Inoltre, la scrittura comunica

chi siamo e come funzioniamo, come è stato già precisato:

nella scrittura è sintetizzato l’uomo.

La scrittura richiede apprendimento

La scrittura non impegna solo mano e dita, ma richiede la partecipazione

di tutta la persona che vi canalizza le proprie energie coscienti

e inconsce.

Il gesto grafico si situa nell’ambito delle forme di comportamento

apprese e rese automatiche dall’esercizio, forme che nell’uomo

costituiscono la maggior parte delle manifestazioni cosiddette volontarie,

perché fondamentalmente dipendono dalla volontà, quanto

alla decisione esecutiva, mentre le modalità di esecuzione pur essendo

inizialmente controllate dalla coscienza, diventano inconsce

gradualmente.

Nell’apprendimento della scrittura intervengono più sistemi di

ricezione (vedi la coordinazione complessa occhio-mano) ed è noto

che il pieno automatismo della scrittura è legato alla maturazione

fisiologica e psicologica dell’individuo e il processo di automatizzazione

si sviluppa attraverso la graduale accelerazione dei movimenti

originati dai meccanismi nervosi che determinano e guidano

l’apprendimento e l’esecuzione della scrittura.

L’espressione grafica è un comportamento simbolico, in cui una

lettera è una realtà, un’altra lettera è un’altra realtà ma la prima

realtà è l’Io e la successiva è il Tu, perciò si può cercare di capire come

lo scrivente si muove nella vita osservando come si muove in un

campo, nel foglio.

34


Dunque, il processo di individualizzazione del gesto scrittorio si

compie e si manifesta gradualmente fino a raggiungere la piena

espressione quando il movimento viene eseguito del tutto automaticamente

e l’analisi dei dinamismi che lo sottendono riporta alle

componenti biologiche e fisio-psichiche della persona.

Ogni essere umano ha segni che lo individualizzano

La dotazione differenziata in campo genetico situa gli esseri umani

lungo una scala di graduazioni tipologico-temperamentali praticamente

illimitate e li pone in condizioni di reagire in maniera altrettanto

differenziata agli stimoli dell’ambiente nel quale maturano

e si sviluppano.

L’ambiente, sia prenatale che post-natale è molto importante nel

determinare lo sviluppo dell’individuo: ereditarietà e ambiente, innato

e acquisito, contribuiscono in maniera interdipendente alla

strutturazione della personalità. Quindi, se durante le fasi evolutive,

in cui avviene anche l’apprendimento della scrittura, accade

qualcosa che provoca disturbi al soggetto, la scrittura nella sua attualità

descriverà, comunicherà lo stato psicoemozionale non solo

del momento, ma anche «descriverà» gli effetti di sofferenze evolutive

precedenti, precisando il tipo di sviluppo, in quanto è il cervello,

mediatore dell’individualità umana e depositario delle esperienze

vissute, a muovere la mano che scrive.

Considerare l’arco evolutivo del grafismo serve per individuare

i processi dinamici ed evolutivi della personalità, allo scopo di capire

l’evoluzione in relazione alle caratteristiche della struttura costituzionale

e delle tendenze temperamentali, sfumando così l’interpretazione

per quel soggetto di cui si analizza la scrittura.

Un caso esemplificativo

Essendo il sistema familiare un gruppo costituito da singole parti

legate da determinate relazioni, il primo momento sarà dedicato all’analisi

grafologica dei singoli componenti, per poi successivamente

considerare l’insieme, le interazioni, giungendo a definire il

modello dinamico della famiglia considerata. Più precisamente,

dopo l’esame individuale degli scritti dei vari membri costituenti la

35


famiglia, si procede alla rilevazione della dinamica familiare che risulterà

dal confronto e dal tipo di integrazione dei quadri grafologici

di tutti i componenti familiari.

Focalizzare i processi interattivi e comunicazionali richiede

competenza e attenzione oltre che delicatezza, però seguendo delle

linee precise e dei quadri di orientamento è possibile stabilire lo

stile familiare, l’atmosfera relazionale, la qualità delle identificazioni,

le modalità dei meccanismi difensivi, l’eventuale figura genitoriale

prevalente e altri aspetti da dedurre dall’osservazione dei

prodotti grafici.

A questo punto, passerei a proporre un caso esemplificativo

che riguarda una famiglia: si precisa che l’analisi è stata compiuta

su più scritti dei suoi componenti, ma in questa sede si presenta un

campione grafico per soggetto, inoltre, tra parentesi, sono accennati

alcuni fenomeni e segni grafici per dare un’idea di che cosa si osserva,

ma volutamente, in questo spazio di sensibilizzazione informativa,

si evita di inserire una scheda tecnica per i rilievi sulla

grafomotricità dei soggetti, perché richiederebbe conoscenze specifiche

per essere compresa.

Una famiglia, uno stile

Dati sui componenti del nucleo familiare:

– padre (42 aa.), istruzione universitaria, biologo;

– madre (40 aa.), istruzione superiore, casalinga;

– figlia (18 aa.), studentessa liceale;

– fidanzato della figlia (26 aa.), studente di giurisprudenza.

Premessa

La richiesta è stata avanzata dalla figlia, d’accordo con i genitori,

per conoscere la compatibilità con il fidanzato, anche lui favorevole:

il servizio grafologico consiste nel dare una valutazione della relazione

di coppia in rapporto ai quadri temperamentali, considerando

anche le grafie dei genitori di lei. La situazione familiare di

origine della richiedente ha presentato periodi difficili a livello comunicativo,

peraltro i genitori, dopo diversi anni di tensione, irrequietezza

e instabilità affettivo-sentimentale, si sono definitivamente

separati. Ciò che è interessante notare in questa famiglia,

qui sintetizzata nei suoi aspetti principali, è il tipo di incidenza del-

36


lo stile educativo dei genitori, del clima familiare che comunque

continua a trasmettere uno «stile» comportamentale e a incentivare

determinate motivazioni.

Uno stile caratterizzato da spiccati bisogni aspirazionali: infatti,

tutte le grafie presentano le righe orientate verso l’alto, ma la forza

d’incisione e il ritmo variano, combinandosi peraltro con una serie

di altri fenomeni grafomotori, producendo un risultato dinamico

che porta diversi contesti e, di conseguenza, esprime diverse

condizioni rispettivamente alle energie vitali, alle modalità dell’emotività,

alle spinte motivazionali e ad altri aspetti e tendenze della

personalità per ogni componente del gruppo considerato.

Padre

Lo scrivente possiede in generale un buon quadro intellettivo, caratterizzato

qualitativamente da vivacità mentale, predisposizione

all’azione, assimilazione, capacità di affrontare le cose con spirito

critico e con padronanza di sé, senso analitico e capacità osservative

(forza d’incisione media, ritmo spigliato, pendente cioè inclinazione

verso destra, dimensione piccola, larghezza tra parole, media

larghezza di lettere), ma non è esente da disturbi di origine psicoemozionale.

Si tratta di una persona con indubbie capacità intellettive, attiva

e bisognosa di concretizzare le sue idee, per cui sul piano professionale

raggiunge livelli soddisfacenti, ma potrebbe incrementare

ulteriormente le sue possibilità se conquistasse più stabilità

interiore.

Infatti, bisogna precisare che lo scrivente ha un temperamento

irrequieto, iperemotivo, suscettibile (alcuni tratti più marcati,

non omogeneità nelle larghezze, ritmo impulsivo e impaziente) che

lo porta ad essere sul piano comportamentale istintivo ed eccitabile,

tendenzialmente impaziente e poco conciliante.

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Particolarmente preso dalla sensazioni del momento, spesso

non riesce a valutare le cose oggettivamente, pur avendo capacità

critiche potenziali, e tende a mancare di coerenza nei suoi atteggiamenti.

Va specificato che questi suoi limiti sono più evidenti nel

settore affettivo, perché la variabilità nel modo di orientare i sentimenti

associata a un eccesso di emotività porta il soggetto verso

esperienze non del tutto valutate. Diminuisce la capacità di discriminare

ciò che può aiutarlo maggiormente ad essere più impegnato

e costante affettivamente e piuttosto aumenta la vulnerabilità

a gettarsi in tutto ciò che lo stimola e lo interessa sul piano

dell’istintività e della sensorialità (contesto dei segni).

Nell’ambito di queste spinte pulsionali, lo scrivente però non si

rivela sempre con le stesse modalità, perché alterna fasi di espansione

a fasi di chiusura (non omogeneità del ritmo grafico, larghezza

tra lettere irregolare): ciò deriva proprio da una carenza di stabilità

a livello psicoemozionale che incide sulla gestione della propria

vita affettiva. Così, appare ragionevole o irrazionale, acritico o

pignolo, aperto o resistivo, a seconda del momento emozionale.

Ne consegue che diventa una persona alquanto complicata da

capire e non sempre di totale affidamento, in particolare sul piano

dei legami affettivi; anzi, emerge una precisa difficoltà a mantenere

costanti i rapporti che intraprende, mentre tende a pretendere

di impostare le regole del rapporto (non omogeneità della forza

d’incisione, con la presenza di tratti grafici marcati e tesi). D’altro

canto, ha bisogno di contatti e cerca gli altri per trovare una corresponsione

affettiva (inclinazione della grafia verso destra), soltanto

che la sua irrequietezza interiore disturba la stabilità delle relazioni

interpersonali.

Si nota una sensibile prevalenza della pulsionalità e della passione

sulla ragione, con l’implicita tendenza a difettare di autodominio

nel comportamento specie sul piano erotico-sentimentale (grafismo

impulsivo associato ad alcuni fenomeni del temperamento della cessione,

tra cui l’inclinazione verso destra, ondeggiamenti delle righe).

Se a livello professionale riesce a utilizzare in maniera decisamente

più funzionale la forza decisionale (presenza di aste rette: vedi il tratto

verticale delle t) è perché tiene molto alla sua affermazione nel contesto

(righe orientate verso l’alto, cioè con movimento ascendente, lettere

maiuscole ampollose e accurate, firma ascendente), però rischia

di accumulare delle tensioni per lo sforzo da sostenere che chiaramente

possono trovare una successiva e non ottimale via di scarico.

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Per esempio, l’instabilità diffusa può provocare insofferenza;

scarsa pazienza nel curare quei compiti che richiedono moderazione

e sensatezza, irriflessione nei giudizi per la precipitosità e sul piano

degli atteggiamenti lo scrivente può essere portato a stati d’animo

inquieti ed eccitati. Difficilmente vive la positività di momenti

calmi, improntati al rilassamento totale, a ritmi interiori ben cadenzati

e orientati verso l’acquisizione graduale di una cosciente padronanza

di sé (contesto dei segni).

È importante anche che l’autocritica sia operata dal soggetto

con serenità e non con un atteggiamento pervaso da risentimenti,

rabbie e scontenti.

Sarebbe, perciò, opportuno che lo scrivente impiegando al massimo

le sue non poche risorse intellettive e le sue energie, operasse

una progressiva canalizzazione delle varie tendenze, per esempio

facendosi dei programmi a breve scadenza e cercare di rispettarli

con ordine, proprio per maturare nell’ambito della sua personalità

un grado più ottimale di stabilità e di controllo spontaneo

degli stimoli e delle risposte.

Madre

Presenta un’intelligenza dotata di un apprezzabile intuito, di vivacità

mentale e acutezza osservativa (ritmo vivace con tratti fluidi,

movimento grafico scattante, dimensione piccola). Si tratta di una

persona che comprende le cose e cerca di arrivare con buoni risultati

alle conclusioni (v.andamento delle righe ascendenti e senza

ondeggiamenti, spigolosità delle lettere, accuratezza grafica),

però non raggiunge sempre i suoi obiettivi, perché è disturbata dall’emotività

e anche da un’irrequietezza generalizzata per eccessiva

vibratilità e facile tendenza a risentirsi (non omogeneità della pressione

grafica, filiformità del tratto, angolosità).

Ne consegue che potenzialmente sarebbe in grado di approfon-

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dire le varie questioni più accuratamente, invece generalmente intervengono

quelle influenze tipiche della variabilità d’umore, dell’impazienza

e di una scarsa tenuta psicofisica a ostacolarla nei

suoi procedimenti e anche nelle sue mete aspirazionali, provocando

insoddisfazione.

A tal proposito, si riscontra una discrepanza tra il modello ideale

del suo Io (la sua firma presenta lettere ampollose e gesti spavaldi),

sostenuto da un fervore aspirazionale (direzione ascendente

delle righe) spesso poco aderente alla realtà, e le possibilità concrete

di forza, combattività e sicurezza. Questi tre ultimi aspetti, infatti,

non appartengono al bagaglio delle risorse della scrivente, la quale

pur avendo altre qualità tipo la delicatezza d’animo e la vivacità

intellettiva, non dispone di potenza critica oggettiva (piuttosto può

essere ipercritica), di forza espressiva e scioltezza serena nel comportamento,

né di ampia capacità di comprensione che sappia

compenetrare l’animo altrui e infondere calore umano.

Le motivazioni di queste caratteristiche derivano da uno stato

di preoccupazione legato alla percezione e all’accettazione del proprio

sé, cioè ha un’identità che non riesce a integrarsi spontaneamente

e armonicamente con l’altro (v. tratti finali delle parole, modalità

della firma, strettezza di lettere, non omogeneità nelle larghezze),

tenendo conto anche di una cautela istintiva e di un pensiero

non esente da autosuggestionabilità.

Per cercare di curare la propria immagine, la scrivente tende a

trascurare le esigenze altrui, inoltre così facendo impoverisce il piano

dei sentimenti che così appare carente di spontaneità e ricchezza

affettiva, anche se la scrivente è dotata di sensibilità.

Più dettagliatamente, infatti, il bisogno degli altri (inclinazione

verso destra) non è attivato da motivazioni socializzate, bensì è una

ricerca egoistica del Tu (contesto dei segni grafici) che rivela un’affettività

complessa e di non facile accontentamento. Si comprende,

quindi, che questo rappresenta il lato più sofferente della scrivente,

la quale dovrebbe essere aiutata a maturare un tipo di adattamento

all’altro, fondato sull’esperienza dell’amore spontaneo, disinteressato.

In altre parole, alla luce della presa di coscienza delle motivazioni

che provocano certe tendenze non equilibrate, cominciare a

osservare se stessa per poter man mano scoprire i lati migliori, per

esempio la sensibilità, la ricettività potenziale, la relativa disponibilità

(filiformità del tracciato, larghezza tra lettere, anche se irre-

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golare), per svilupparli e utilizzarli in modo più funzionale e sistematizzato,

facendo appello a tutta la sua possibilità di essere continuativa

e lineare (vedi le aste delle lettere, per esempio la t, diritte;

vedi la tenuta della direzione del rigo).

Per riuscire in questo cammino, sarà fondamentale che si ponga

chiaramente i punti da raggiungere, affrontandoli uno alla volta,

per non incorrere nel rischio di disperdere le sue energie, vivaci,

ma quantitativamente non eccezionali.

Affettivamente, infine, è utile che stia attenta a raccogliere non

tanto il negativo (per la qual cosa è più sensibilizzata), quanto il positivo

delle relazioni umane, apprezzando ciò che riceve e coscientizzando

ciò che dà: questo esercizio comportamentale migliorerà indubbiamente

la comunicazione interpersonale, specie con la figlia

che ha particolarmente bisogno di un dialogo sereno con la madre

per la definizione del suo ruolo di donna.

Dirigendosi verso una maggior coscientizzazione dei suoi atteggiamenti,

potrà rendersi conto che le problematiche comunicative

che ha con la figlia sono connesse alle dinamiche del contesto

familiare.

Figlia

La scrivente è dotata di una buona intelligenza qualitativamente

caratterizzata da intuito, immediatezza, rapidità nelle associazioni,

disponibilità, bisogno di chiarezza, vivacità immaginativa, assimilazione,

un discreto grado di intraprendenza ed esuberanza

(grafomotricità vivace, impulsiva, con fasi di disordine, alternate a

fasi più fluide, andamento scattante, movimenti curvilinei, righe

ascendenti, grafia inclinata verso destra).

Coltiva numerose curiosità e si sente attirata per tutto ciò che

investe il campo umano, rischiando però di disperdere le proprie

energie e risultare, involontariamente, un po’ superficiale (non omo-

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genea nel ritmo, tracciato filiforme, alcune disarmonie grafiche). Per

approfondire le cose con metodo occorre scegliere un settore in

particolare, anche se naturalmente si possono nutrire come cultura

generale altri interessi.

Professionalmente rivela delle attitudini per ciò che non sia

troppo astratto e teorico, bensì offra la possibilità di realizzare risultati

o che comunque le dia l’opportunità di sfruttare le doti intuitive.

L’orientamento di studi verso le scienze naturali può rispondere

in gran parte a queste esigenze, fermo restando che la

scrivente comprenda l’importanza di dedicarsi con sistematicità

agli impegni, qualsiasi ramo intraprenda, imparando a selezionare.

Sul piano comunicativo non manca di simpatia, cordialità, affabilità

(movimento curvo con accuratezza non studiata), anche se

spesso incontra delle difficoltà dovute a una preoccupazione di fondo

che deriva da un’identità non ancora salda (instabilità del tracciato,

direzione assiale delle lettere che varia a gruppi, alcune lettere

che si addossano tra loro), ma non priva di ambizioni e voglia

di emergere (lettere con ampollosità, righe orientate verso l’alto,

cioè ascendenti, t con taglio trasversale sopraelevato).

La grafia evidenzia diversi elementi significativi di instabilità,

impulsività, che a livello comportamentale provocano variabilità di

pensiero e di atteggiamenti, labilità, disordine, conflitti sul piano

del sentimento, improvvisi cambiamenti di umore, imprevedibilità.

Di conseguenza, la scrivente risente molto delle impressioni del

momento e agisce sotto la spinta dell’emotività, risultando spesso

influenzabile e inquieta (non omogeneità delle varie categorie grafiche,

chiaroscuri nel tracciato delle lettere in un contesto caratterizzato

da filiformità). Tali disorientamenti, accentuati dall’insicurezza,

sono connessi sia alla sua natura emotiva e ansiosa, che alle

esperienze ambientali e familiari non rassicuranti.

In ogni caso, data la giovane età, è possibile intervenire per guidare

la scrivente verso una maggior coerenza e sicurezza interiore,

per esempio, incoraggiandola con comprensione a concentrarsi su

un certo tipo di interesse, mettendola in guardia circa il rischio di

cadere in atteggiamenti denotanti irriflessione e scarso discernimento,

aiutandola a rapportare bene le sue capacità con le sue

aspirazioni (contesto dei segni citati).

Va inoltre sostenuta ad agire con costanza, evitando inutili dispersioni

e imparando a dominarsi con efficacia, allo scopo di consolidare

le risorse positive della sua personalità e di sviluppare la

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capacità di osservare (e osservarsi) in modo più attento e oggettivo,

superando momenti di cessione che espongono al disimpegno, alla

rinuncia (trattini finali delle parole che scendono sotto la lettera).

Ritornando all’affettività, la scrivente ha buone doti quali la

sensibilità, la disponibilità, la tenerezza, il bisogno degli altri, la delicatezza

(movimento curvo, inclinazione verso destra, filiformità),

però le caratteristiche precedenti comportano delle complicatezze.

Per esempio, se da un lato la scrivente è portata a cercare un appoggio,

un punto di riferimento, dall’altro non sopporta di buon grado

giudizi, suggerimenti e conosce poco una remissività ragionata.

Sarebbe utile che gradatamente si allenasse a prendere maggiore

consapevolezza delle sue spinte istintive e delle sue motivazioni,

cercando di mettere a fuoco le sue qualità, di rinforzare il suo

carattere per affrontare con meno timore e indecisione le responsabilità

e di chiarire a se stessa i suoi bisogni e le sue mete. Va aggiunto

che imparare a impegnarsi per crescere interiormente potrebbe

aiutarla a maturare un pensiero più autonomo e una comunicativa

più ricca e chiara. È importante che si lasci guidare

mantenendo un livello critico verso ciò che le viene proposto, valutando

le cose da diversi punti di vista per eliminare il rischio della

non obiettività e sfruttando al massimo doti quali l’intuito, la vivacità

mentale, il bisogno di adattamento, la disponibilità.

Infine, si sottolinea ancora che le sue apprezzabili risorse, se sostenute

da un valido equilibrio tra i vari aspetti della personalità,

potrebbero essere incrementate, raggiungendo così più serenità interiore,

un controllo più adeguato della vita istintiva e affettiva, più

coscienza e stabilità del carattere.

Fidanzato della figlia

Lo scrivente presenta nel complesso una personalità ben dotata,

specie se matura una maggior competenza nel gestire le tendenze

istintive.

Dal punto di vista intellettivo presenta un’intelligenza buona,

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qualitativamente dotata di logica, memoria, comprensione, capacità

di astrazione, ordine, intuito, metodo, essenzialità, immediatezza

associativa (buon rapporto nella larghezza di lettere in relazione

alla larghezza tra parole, gesto curato con spontaneità, fluidità

del tracciato).

Nelle sue espressioni è generalmente coerente e sincero, affronta

con energia le cose cercando di tradurre in pratica le idee

che ha in mente; è orientato verso l’azione, verso il miglioramento

della sua posizione sociale e si impegna per svolgere le sue attività

con precisione, spirito analitico, autocontrollo, continuità e decisione

(forza d’incisione netta, caratterizzata da profondità del solco

grafico, presenza di angoli smussati, di aste rette, dimensione

della grafia medio-piccola, orientamento delle righe verso l’alto).

Disponendo di capacità organizzative e avendo una buona intensità

dell’energia vitale, è in grado di affrontare le lotte della vita

e di affermare la propria personalità, anche per realizzare le sue

spinte aspirazionali. In effetti, lo scrivente ha uno spiccato bisogno

di indipendenza, un desiderio di tradurre fattivamente gli obiettivi

che si è prefissato con fermezza e intraprendenza.

Professionalmente, è indicato per la professione forense, dove

può valorizzare al meglio quelle caratteristiche. Rapido nelle esecuzioni,

attivo e organizzato, sul piano professionale può quindi

raggiungere ammirevoli traguardi: è importante, però, che stia attento

alla tendenza ad assumere atteggiamenti un po’ troppo impositivi,

intolleranti e improntati a una forza resistiva che tocca

l’inflessibilità (assi letterali diritti, tratti discendenti delle lettere più

marcati degli ascendenti, per esempio il modo di fare la p, la f; tratti

recisi, ritmo rapido, scattante, con fasi di maggior impazienza).

Del resto, se vuole, non gli mancano le possibilità di capire e individuare

certe sue eccessività comportamentali, cercando di moderarsi

quando va verso un’irremovibilità nei giudizi, verso una rettitudine

che diventa rigidezza, verso un’irreprensibilità un po’ troppo severa e

intollerante: ciò sia nei confronti di se stesso che verso gli altri. Sarebbe

quindi opportuno che temperasse eccessive sostenutezze con

uno spirito di maggior adattamento, ricorrendo a quella disponibilità

presente nel soggetto, ma che talvolta va stimolata e riscoperta.

Sul piano comunicativo è capace di comprensione, di vivacità,

di ricchezza emotiva (larghezza tra lettere sopramedia, seppure irregolare,

curvilineità, fluidità): alcuni problemi possono derivare

quando la sua essenzialità, in certe occasioni tocca la sbrigatività,

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l’impazienza, l’insofferenza. In realtà, il soggetto ha una natura impulsiva

che lo espone al rischio di reazioni un po’ troppo aggressive,

specie se colpito nella sua dignità personale. È importante che

per smussare queste punte occasionali di intrattabilità, comprenda

a fondo i meccanismi difensivi della sua personalità per gestire

meglio le sue reazioni e vivere relazioni più serene.

Affettivamente, presenta un temperamento dotato di controllo e

di un’apprezzabile apertura, capace di slanci, di ricettività ed entusiasmo,

per cui se incontra persone che sollecitano queste sue caratteristiche

e se allenta il freno di un orgoglio che lo rende tendenzialmente

sostenuto, sa rispondere con sincerità, dedizione e affetto

e sa mantenere gli impegni affettivi (contesto dei segni citati).

A livello delle relazioni interpersonali è utile che abbia più attenzione

alle esigenze degli altri, che non si vergogni del suo lato

sentimentale, che coltivi la sua ricchezza interiore per parteciparla

al prossimo, imparando a collaborare e a condividere. Va precisato,

infatti, che il suo spiccato bisogno di indipendenza lo porta ad

agire preferibilmente da solo, trascurando seppure involontariamente

il valore che la solidarietà ha in tutti i campi.

Dunque, per evitare che trascuri le qualità della sua affettività

e per avviare rapporti più armonici, è utile che il soggetto dedichi

più spazio al rapporto con se stesso e con gli altri, facendo attenzione

alla sua personale esperienza nell’area emozionale, per allenarsi

a mettere in relazione i suoi stati d’animo, i suoi sentimenti

ai suoi pensieri, per lasciar spazio alle manifestazioni affettive, all’effusione

del sentimento, nell’intimità della sua vita di coppia e

comprendere il valore del dialogo, della comunicazione, a livello

verbale e non verbale.

Valutazione dell’interazione di coppia dei due giovani

Esaminando i due giovani soggetti in ordine a una compatibilità

matrimoniale, si rileva che le relative personalità possono avere elementi

di integrazione, se naturalmente il rapporto viene impostato

bene da entrambi, sin dall’inizio.

Dal punto di vista intellettivo, esistono fattori di compensazione

perché lui può sostenere lei indirizzandola e conducendola poco

per volta ad essere più produttiva, a sviluppare la sua attività e

a diventare più sistematica.

Lei può apportare alle qualità di lui maggiori tinte di sensibilità.

Avendo modalità comportamentali e reattive differenti, per esempio

45


lui più controllato e lei più istintiva, occorre che i due soggetti intraprendano

un dialogo improntato alla comunicazione di tutto ciò

che caratterizza i loro bisogni, le reciproche aspettative, le aspirazioni

intime per cercare di conoscersi con costanza e costruttività.

È fondamentale che i due soggetti intraprendano un cammino

di coppia senza la pretesa di cambiare l’altro, piuttosto aperti a conoscere

le rispettive modalità comunicative, attraverso un lavoro di

reciproca attenzione di accettazione.

Sul piano sentimentale va osservato che i due soggetti possono

trovare elementi di stimolazione: lui è capace di maggior stabilità e

controllo affettivo, quindi può dare un contributo positivo all’instabilità

di lei, la quale, d’altra parte, può aiutare lui ad essere più delicato

e a manifestare senza preoccupazione espressioni di tenerezza.

In effetti lei, anche se è insicura e ansiosa, ha sviluppato maggiormente

il bisogno di contatti umani e di calore affettivo, per cui necessita

di una corresponsione che saturi questa sua esigenza e che,

contemporaneamente, le dia forza e sostegno per autorealizzarsi.

Lui, se smussa alcune esagerazioni impositive, potrebbe andarle incontro

rivalutando e rinforzando le sue doti e, soprattutto, donandole

tutto il sentimento di cui è capace, affinché man mano si crei un processo

di scambio che rispecchi un fertile equilibrio psicoaffettivo.

Naturalmente, se i due soggetti si fanno prendere troppo dalle

proprie esigenze e preoccupazioni, se riducono la spontaneità nella

loro relazione e la reciproca disponibilità, faticherebbero a sviluppare

un’unione caratterizzata da generosità, partecipazione e

duttilità. È opportuno, quindi, che entrambi riflettano prima su se

stessi, considerando la loro individualità, poi valutino l’intensità

dei sentimenti per comprendere se stessi in rapporto all’altro, focalizzando

tutto ciò che può condurre a incomprensione.

Per esempio, a lungo andare lui potrebbe sopportare a fatica la

variabilità di lei, che potrebbe non accettare i modi tendenzialmente

direttivi di lui. In altre parole, se decidono per una vita in comune

non possono non tener conto che certi aspetti tollerati inizialmente,

se non vengono esplicitati e affrontati sul piano relazionale,

possono condurre al contrasto quotidiano, a ripicche e polemiche,

oltre che produrre equivoci nella percezione del partner.

Dopo un bilancio della situazione in tal senso, entrambi possono

sperimentare una forma più impegnata di relazione per capire

con più coscienza e responsabilità le motivazioni che hanno suscitato

il reciproco interesse.

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In generale, cercare di chiarire le premesse ed essere trasparenti

nel rapportarsi è una delle regole comunicative che aiutano

ad abbassare il rischio di equivoci e future delusioni.

Osservazioni sintetiche sul gruppo familiare

Appare evidente in questo quadro familiare l’influenza dello stile

educativo. Per esempio, madre e padre presentano il segno Ascendente

(righe che vanno verso l’alto) in un contesto grafico in cui si

riscontrano delle ambizioni, anche la scrittura della figlia mostra

il segno Ascendente in grado medio-sopramedio, ma in un contesto

più povero di energia vitale e ciò la espone a vulnerabilità nell’azione,

perché difetta di tenuta. Inoltre, nella figlia, molto sensibile

ed eccitabile, possono verificarsi vissuti di frustrazione perché

punta in alto, con l’immaginazione rincorre obiettivi «grandi», ma

fatica a organizzarsi perché disperde le sue delicate energie, disturbata

dall’instabilità delle sue emozioni: ma proprio questo denota

che ha assimilato un preciso schema comportamentale, quello

offerto dal contesto educativo familiare, che la porta ad affrontare

la realtà in un modo che esalta il livello aspirazionale. Non solo,

la figlia ha scelto un partner che presenta il segno Ascendente

confermando ulteriormente questa ricerca aspirazionale nell’ambito

della nuova coppia.

Ciò che diversifica tutti è la base costituzionale e il gioco delle

combinazioni che accompagnano il segno Ascendente:

1. il padre dispone di vitalità e di vivacità, desidera il miglioramento

delle sue condizioni, ma è disturbato dall’istintività, dalle

tensioni e dall’instabilità;

2. la madre ha sviluppato un Io ideale per crearsi un’immagine migliore,

ma si trova in parte ostacolata nel processo di autorealizzazione

da contrasti, da insicurezze non del tutto riconosciute

e dallo scontento;

3. la figlia, per natura vivace ed esuberante, vive un contrasto tra

aspirazioni e possibilità concrete, con il rischio di accumuli di

insoddisfazione, per cui può tendere a compensare le frustrazioni

del suo animo con la fantasia;

4. il fidanzato della figlia, attivo e organizzato, appare la persona

che legittimamente può desiderare livelli di espressione di sé più

gratificanti e positivamente complessi, se smussa certe sue eccessività

comportamentali.

Dunque, la scelta tra i giovani partner può dar luogo a una cop-

47


pia produttiva: può essere utile a lei per superare le ansie che disturbano

il suo bisogno di affermazione e per conquistare più chiarezza

decisionale e autonomia; può essere utile a lui perché ha

l’occasione di crescere sul piano dei sentimenti e della sensibilità.

48


II

AMORE, SESSUALITÀ E SCRITTURA

Due argomenti che riguardano sia la coppia che la famiglia sono sicuramente

la dimensione affettiva, l’amore, e la dimensione psicosessuale.

Questi argomenti costituivano nel libro due capitoli che

erano stati mirati a mettere in rilievo come dalla grafia si ricavano

indicazioni significative e cosa si osserva per giungere a disporre di

elementi informativi concreti. Ecco alcune parti di questi capitoli.

La grafologia si pone come un mezzo per avvicinare la dimensione

dell’amore nell’individuo e nelle relazioni tra individui. Attraverso

i due principi energetici di base, all’origine del movimento

curvo e di quello angoloso, la grafologia dà la possibilità di valutare

l’equilibrio tra l’Io individuale e l’Io sociale, per cui si può giungere

a comprendere la dimensione dell’amore di sé e dell’altro in un

soggetto, in relazione alla sua struttura costituzionale e al suo

vissuto emozionale.

Per meglio chiarire questo aspetto, serve ritornare su ciò che

Moretti (1980) intende per Io individuale e Io sociale. All’origine Moretti

pone come principi sostanziali l’egoismo e l’altruismo che

danno luogo in quanto spinte energetiche rispettivamente al movimento

angoloso e curvo: il circolo è il segno totalmente curvo, ma

non può verificarsi nella scrittura spontanea di un individuo, perché

l’altruismo, che sottende l’Io sociale, non può arrivare al grado

massimo, data la presenza dell’Io individuale (Zucchi, 1991).

L’Io sociale per Moretti è un terzo Io che è inscindibilmente in

rapporto con l’Io individuale, la cui duplice struttura comprende

l’Io corporeo e l’Io psichico, in rapporto di reciprocità.

L’Io individuale è naturalmente attivato dall’istinto di conservazione

dell’io e l’Io sociale dall’istinto di identificazione con il tu,

per cui il gesto grafico che li comprende entrambi inscindibilmen-

49


te e dinamicamente riflette la dialettica che esiste tra queste due

spinte e descriverà il modo affettivo di un soggetto.

L’Io sociale assolutizzato sarebbe contro natura, in quanto non

comprenderebbe l’individuo, per questo non esiste il segno Curva

di grado massimo. Curva non ha sottospecie, perché Moretti precisa

che come si allontana dal «circolo» subentra l’egoismo, mentre

quest’ultimo ha delle sottospecie. Ne deriva che l’Io individuale

(materiale per le esigenze fisiche e spirituale per le esigenze psichiche)

implica l’Io sociale e quindi entrambi sono presenti nell’uomo

legati da un rapporto inscindibile, per cui egoismo e altruismo

sono i principi sostanziali che improntano il carattere.

A questo punto, è giusto dire che amore è puro altruismo? In

base alle precedenti osservazioni, la risposta è no: dalla grafologia

di Moretti emerge che l’amore è uno stato di equilibrio tra Io individuale

e Io sociale, proprio perché ipotizzando una totale identificazione

con il Tu, questa non esprimerebbe una dimensione di

amore, ma un fenomeno abnorme, in cui l’Io non si può neanche

accorgere di amare.

Altruismo ed egoismo sono principi il cui dinamismo sottende e

permea l’espressione grafomotoria, per cui la scrittura evidenzia la

dialettica fra Io individuale e Io sociale, nell’ambito delle caratteristiche

e tendenze innate di un soggetto e in relazione alle esperienze

del vissuto storico. Dunque, la scrittura informa sulla capacità

di amare e di ricevere amore di un individuo, in relazione alla costituzione

psicofisica innata e a come un soggetto è stato educato.

La grafologia permette di avvicinarsi alla dimensione dell’amore

di un soggetto mediante l’analisi della sua scrittura, in particolare

valutando la complessità dei fenomeni espressi dal rapporto

tra movimento curvo e angoloso, che viene precisato a seconda dei

segni grafologici del contesto grafomotorio.

La dimensione della sessualità rappresenta un aspetto fondamentale

per lo studio della personalità nella grafologia di Moretti.

Dal punto di vista grafologico Moretti parla di sessualità nei

comportamenti quando si riferisce, per esempio, all’intenerimento

sessuale, alla disponibilità del sentimento, all’eccitazione, a un’ipersensibilità

nei confronti delle sollecitazioni erotico-sentimentali,

cioè nell’ambito dei significati di determinati segni grafologici si

ricavano puntualizzazioni su questo aspetto.

Ma i riferimenti al comportamento sessuale non si esauriscono

nell’ambito descrittivo di certi segni grafologici, perché Moretti ha

50


compreso l’importanza della sessualità e ha collocato l’istinto sessuale

tra i tre istinti di base che muovono il comportamento umano,

oltre al vitale e a quello psichico.

Però, riterrei che nella grafologia morettiana il concetto di sessualità

e di istinto sessuale non coincidono, in quanto nell’espressione

della sessualità interviene la totalità della personalità di un individuo,

mentre l’istinto sessuale è «la spinta di far vivere la propria

specie» (Moretti, 1962, p. 30), da armonizzare con gli altri due istinti,

quello vitale e psichico. D’altro canto è fuori di dubbio che individuare

la dinamica e l’intensità dell’istinto sessuale in una scrittura

è indispensabile per comprendere le espressioni della sessualità

di un soggetto. Se l’istinto vitale, da cui in qualche modo si originano

gli altri due, non offre una base valida perché carente di

energie o povero o comunque abnorme, anche gli altri due istinti

non si svilupperanno in modo equilibrato. Infatti, la situazione ottimale

sta in un’armonia tra i tre istinti: qualsiasi lacuna, assenza,

carenza o esagerazione porta a un andamento psichico che può generare

conflitti e sofferenze.

L’attività intellettiva può, se elevata, comandare, strumentalizzare,

inibire, congelare la sessualità, ma non sopprimerla per cui

poi ne derivano scompensi energetici; oppure, un’incontrollata

pulsione sessuale può prendere il sopravvento a discapito delle altre

due, portando verso situazioni in cui l’istinto sessuale risponde

a un’impellenza indiscriminata e rende schiavo l’intelletto, sfruttando

le energie smodatamente.

Talvolta, l’istinto sessuale è principalmente impegnato ma, osserva

Moretti, si affida a quello psichico per riuscire a soddisfare

le proprie pretese: in tal caso,

non si consideri, qui, l’istinto sessuale nella sua materialità

propriamente detta, ma lo si consideri come sfociamento

concupiscibile che invade principalmente la parte intellettiva

del soggetto per cui il soggetto medesimo, preso dalla

preoccupazione e dalla pretesa di essere notato e celebrato,

può ridurre al silenzio o a un certo silenzio l’istinto prettamente

sessuale (Moretti, 1962, p. 86).

È quindi determinante la realtà psichica globale del soggetto che,

a seconda del grado di organizzazione, di equilibrata o meno integrazione

tra i vari aspetti, del tipo di adattamento sviluppato nei

confronti dell’ambiente, comporterà particolari caratteristiche nelle

manifestazioni della sessualità.

51


Il tipo di adattamento di ogni singolo individuo è in relazione all’interazione

fra struttura innata individuale ed esperienza (cioè il

vissuto, la storia) ed evolvendosi sviluppa una serie di stato-dipendenze

che consistono nella memorizzazione dello stato emotivo

nel momento degli eventi con conseguente dipendenza e generalizzazione

degli eventi emotivi vissuti.

Ne consegue che fin dal prenatale ogni individuo memorizza,

apprende e il suo Io, all’inizio indifferenziato, comincia l’avventura

per conoscersi e riconoscersi attraverso il Tu: le situazioni di difficile

adattamento relazionale si originano in seguito ai meccanismi

attivati da stato-dipendenze disadattive.

Ebbene, la scrittura comunica il tipo di adattamento che influisce

sull’identità di un soggetto, sul modo di percepire se stesso e il Tu, sul

modo di comportarsi come uomo o come donna. Poiché ogni essere

umano presenta una configurazione grafomotoria che è unica, uniche

sono le espressioni sul piano comportamentale, per cui anche la sessualità

si esprime in relazione all’individualità del soggetto.

52


III

GRAFOLOGIA DELLA FAMIGLIA

E DELL’ETÀ EVOLUTIVA

Accostarsi al mondo umano evolutivo richiede la considerazione di

diversi aspetti che caratterizzano il processo di crescita, da quelli

neurofisiologici, biologici, a quelli emozionali, affettivi, comunicativi,

cognitivi e linguistici. Ebbene, l’espressione grafomotoria in età

evolutiva, interpretata in una prospettiva grafologica e psicografodinamica,

ha un valore intrinseco come fonte di informazione per

impostare le strategie educative, aiutando genitori e insegnanti

nella loro opera.

Lo scopo della consulenza grafologica nei confronti di un essere

umano che cresce è principalmente quello di capire le possibilità

potenziali del bambino, considerate in relazione alla sua costituzione

e al contesto socio-affettivo, per fornire ai genitori, agli educatori,

informazioni da tradurre in pratica sul piano pedagogico.

Crescere è apprendere, comunicare, condividere, sbagliare, riprovare,

ricordare; crescere è l’evolversi di un soggetto nella sua

globalità e complessità e nel periodo dello sviluppo la crescita della

personalità avviene con ritmi rapidi e manifestazioni evidenti: l’educazione,

soprattutto familiare, è la variabile principale della crescita,

perché fornisce quelle esperienze che incidono su come l’individuo

si sviluppa. Il grafismo riflette tutto ciò.

La maturità, che non ha mete fisse, è un processo, un andare

verso condizioni di progressiva integrazione e armonia, ha la sua

premessa nell’infanzia, per continuare a modularsi nell’adolescenza

e a perfezionarsi durante la vita. La maturità di un uomo dipende

anche dagli strumenti che ha imparato ad adoperare e dalla disponibilità

a imparare cose nuove, ad apprendere. C’è la necessità

di curare l’organizzazione delle conoscenze: quando noi siamo promotori

di esperienza e ci collochiamo in una realtà educativa, abbiamo

il compito di guidare il bambino nell’organizzazione delle

53


sue conoscenze giorno dopo giorno, portandolo a metterle in relazione,

elaborandole e anche facendole proprie, per poter andare

avanti nelle diverse aree di sviluppo. Questo lavoro ci mette di fronte

anche alla necessità di stimolare, di sollecitare il lato proiettivo

del bambino a esplorare e vedere le cose con curiosità, realizzando

di più di quello che intuitivamente percepisce.

In questo contesto di sviluppo apprendimentale, osservare il linguaggio

grafico del bambino aiuta gli educatori nella loro opera di

guida e di stimolo, mostrando attraverso le immagini grafiche come

il bambino matura il rapporto con il proprio schema corporeo, come

vive la propria persona in evoluzione e come la personalità tende a

organizzarsi nella complessità dei suoi aspetti e caratteristiche.

Tutto questo considerando che il linguaggio è in generale visto

come quello strumento che l’uomo ha per poter manifestare se

stesso, per esprimere delle notizie, utilizzando in particolare diversi

tipi di linguaggio: non solo le parole, cioè la comunicazione verbale,

ma anche la comunicazione non-verbale che comprende vari

schemi comportamentali, dal sorriso al pianto, dal riso alla gestualità,

al tono della voce, fino al comportamento grafico o, più precisamente,

al linguaggio grafomotorio che assume un valore comunicativo

particolarmente forte.

La grafologia contribuisce ad avvicinarsi correttamente al mondo

intellettivo e affettivo di un bambino e il suo esprimersi attraverso

il linguaggio grafico è un evento significativo, che è agevolmente

osservabile per comprendere le tendenze evolutive e la struttura

temperamentale.

È logico che bisogna tener conto della maturazione neuro-psicofisiologica

del bambino e delle tappe dello sviluppo grafomotorio.

È noto che lo sviluppo del linguaggio, delle varie competenze e modalità

comunicative, compresa la scrittura, è in relazione al mondo

dell’organizzazione senso-motoria, in relazione alla percezione, alla

capacità di attenzione, ai ritmi vitali, all’intensità delle reazioni emotive

e ad altri aspetti della personalità.

Il tracciato grafico ha, quindi, valore come oggetto da osservare,

in quanto dinamicamente esprime l’attività psicofisica della personalità

globale del bambino, riflettendone il movimento evolutivo e fornendo

informazioni che riguardano le tendenze della sua crescita in

prospettiva, in altre parole, fornendo elementi utili per individuare le

predisposizioni temperamentali, le tendenze comportamentali, per

impostare programmi di prevenzione del disagio evolutivo.

54


All’inizio la traccia grafica consiste in un’esperienza prevalentemente

motoria (colpire il foglio, impatto alla cieca, sperimentazione

occasionale) che però porta a conoscere il foglio, uno spazio,

in relazione agli effetti visivi che uno strumento, come la matita, tenuto

in mano provoca se appoggiato e fatto muovere sul foglio: è un

impatto sensomotorio che porta alla scoperta di una traccia e al

piacere di riprodurla.

Tutto ciò che lascia una traccia incuriosisce il bambino: la traccia

sonora, la pipì, la bava, e la traccia grafica che, quando viene scoperta

(in genere dopo il primo anno di vita) dà una forte esperienza.

Questa traccia agisce da feedback di ritorno che progressivamente

mette in atto il meccanismo di coordinazione visuo-motoria, occhiomano,

che fa parte della complessa dinamica neurofisiologica che

aziona il braccio, nell’ambito di un’orchestrazione di impulsi che ha

un suo ritmo, che dà il via a un andamento, che fa scattare le premesse

del processo di automatizzazione della scrittura.

La grafomotricità, evolvendosi, descrive gli aspetti motori, percettivi

e simbolici, quindi esprime le caratteristiche e le tendenze

della costituzione, gli atteggiamenti, i modi di fare, le motivazioni,

nel loro andamento organizzativo, per cui si può capire come un

bambino tende a crescere e questo per un genitore è una possibilità

preziosa sul piano educativo.

Scarabocchi di un bambino di 2 anni e 11 mesi. Prevale l’angolosità e i

punti esprimono scariche emotive. I tratti sono non omogenei

55


Scarabocchi di una bambina di 2 anni e 9 mesi. Prevale la curvilineità, con

fasi di tensione grafomotoria. Prevalgono tratti netti e decisi

Prime raffigurazioni dell’omino fatte da una bambina di 2 anni e 8 mesi.

Il tratto è leggero, con non omogeneità. È elevato il livello formale

56


Infanzia, preadolescenza, adolescenza sono periodi evolutivi

che scarabocchi, disegni e scrittura «raccontano» relativamente a

un soggetto e l’educatore, attraverso le informazioni fornite da un

esperto del settore, può seguire il movimento di crescita e intervenire

adeguatamente. In queste pagine vediamo alcuni esempi.

Da bambina a donna: una storia raccontata da immagini

Con questo esempio si comprende che il grafismo in età evolutiva si

trasforma velocemente, in corrispondenza con le fasi di crescita, in

particolare nell’epoca adolescenziale si può assistere a vistosi mutamenti

del grafismo; naturalmente, i ritmi dei cambiamenti psicofisici

sono anche correlati alla stessa costituzione del fanciullo.

Mentre l’interazione fra individuo e ambiente scattata dall’inizio

della vita va avanti, le esperienze man mano vi si depositano e, in

adolescenza, le esperienze relative alla ricerca della propria identità

costituiscono un bagaglio importante della storia di un individuo.

Passerei quindi a commentare questo esempio che riguarda

l’evoluzione di Lisa: sono considerati diversi scritti rappresentativi

di diversi periodi, in cui si evidenzia il cambiamento delle motivazioni

che sottendono le sue modalità comunicative. Nella figura

n. 1 si osserva la scrittura di una bambina che chiameremo Lisa

a sette anni e nella fig. 2 un disegno dello stesso periodo.

Fig. 1 – Grafia di Lisa a sette anni (II elementare)

57


Fig. 2 – Disegno di Lisa, sette anni (II elementare)

Il movimento grafomotorio della scrittura è accurato, controllato,

ma vi sono evidenti segni che quest’attenzione richiede uno sforzo

di controllo motorio da parte di Lisa, che ha una struttura psicofisica

vivace ed emotiva. Infatti si osservano dei tratti più lanciati, delle

lettere scattanti (saltano verso l’alto rispetto al rigo di base) trattini

finali delle parole orientati verso l’alto che indicano un andare

verso la fantasia, inoltre si osserva una maggior dilatazione del calibro

e delle larghezze all’inizio della parola e poi un progressivo trattenimento,

indicativo dell’aumento del controllo corticale.

58


Il gesto grafico del disegno è particolarmente evoluto, agile e

movimentato, produce numerose sfumature pressorie, con momenti

di spiccata angolosità e altri di curvilineità (v. maniche del

vestito): il disegno spontaneo permette una maggior liberazione degli

impulsi emozionali, rispetto alla scrittura, specie nei bambini.

A otto anni (fig. 3), terza elementare, Lisa presenta un grafismo

che rivela agilità motoria, specie nei gesti fuggitivi, ritmo scattante,

ma risulta coartato dall’accuratezza.

Fig. 3 – Grafia di Lisa, 8 anni (III elem.)

A nove anni (fig. 4) c’è un forte cambiamento del calibro che si riduce

molto, ma conserva le amplificazioni nelle maiuscole e l’andamento

scattante sul rigo associato a una precoce variabilità armonica

del calibro. Ho osservato in numerosi altri casi che questa

riduzione forte del calibro spesso precede l’inizio della preadolescenza.

Ciò esprimerebbe il bisogno di concentrarsi su se stessi, di

prendere un contatto maggiore con la propria interiorità, con i

movimenti pulsionali che accadono dentro di sé, per poi ritornare

verso gli altri alla ricerca di risposte, di saturazione per i nuovi bisogni,

alla ricerca di nuove esperienze comunicative.

Fig. 4 – Grafia di Lisa, 9 anni (IV elementare)

59


A dieci anni (fig. 5) Lisa ha un grafismo più personalizzato e il movimento

si proietta verso gli altri. Ma si osserva un cambiamento che

mette in rilievo la dinamica istintuale e immaginativa, associata alla

preoccupazione di non piacere, di non essere accettata: osservare le

aste inferiori estese, le gonfiature (vedi le g) e l’accuratezza vezzosa di

alcune lettere, oltre al movimento ritorto delle aste (vedi freccette) che

spesso (ma non sempre) compare durante il periodo pubertario.

Fig. 5 – Grafia di Lisa, 10 anni (V elementare)

Da questo periodo la comunicazione diviene più complessa e

avrebbe bisogno di essere aiutata a superare inutili preoccupazioni

circa la percezione di se stessa.

Propongo nella pagina che segue alcuni campioni del periodo

adolescenziale (figg. 6, 7, 8, 9):

Ma se, per ipotesi, il suo ambiente comunicativo richiede e si

aspetta comportamenti non consoni alla sua struttura temperamentale,

forzando la sua natura, provoca dei conflitti nella dinamica

della personalità di Lisa che cresce, aumentando il rischio di

preoccupazioni estetiche, di insicurezza soggettiva e di ansia, oltre

a promuovere risentimenti eccessivi che peserebbero sul suo futuro

relazionale. In effetti, nelle figure nn. 6 (quattordici anni), 7

(sedici anni), 8 (diciotto anni) Lisa mostra un grafismo molto variabile

nei gesti fuggitivi e nelle diverse categorie grafologiche: pressione,

larghezze, rapidità, inclinazione, dimensione. Un grafismo

che è significativo di tensioni emotive, di incertezze, di disorientamento

affettivo, di incostanza e ambivalenza negli atteggiamenti. È

scattato in pieno il movimento istintuale e di ricerca di identità, tipico

del periodo adolescenziale.

Il disegno della fig. 9 (diciotto anni) rivela la potenzialità creativa,

con attitudini artistiche di Lisa, eseguito con un gesto grafico

molto vivace ed espressivo di sensibilità.

60


Fig. 6 – Grafia di Lisa a 14 anni (III media)

Fig. 7 – Grafia di Lisa a 16 anni

Fig. 8 – Grafia di Lisa a 18 anni

Fig. 9 – Disegno e grafia di Lisa a 18 anni

61


Nella fase postadolescenziale, la struttura vivace, dinamica e

ricca di risorse intellettive e affettive promuove impulsi di azione

che trovano maggiore coordinazione e progressivamente nella scrittura

si traducono in gesti psicomotori personalizzati, sempre più

scorrevoli e netti (fig. 10).

Fig. 10 – Grafia di Lisa a 25 anni

Fig. 11 – Grafia di Lisa a 30 anni

Gesti che nel loro insieme originano un contesto dove gli effetti dell’impulsività,

dell’instabilità emozionale e della reattività vengono

ad essere progressivamente meglio dominati e coscientemente organizzati

da Lisa, verso i suoi trent’anni (fig. 11); per esempio le

modalità di concatenamento delle lettere, il rapporto tra le categorie

curva e angolosa e quindi l’espressione energetica della dinamica

temperamentale-istintuale mostrano un aumento dell’essenzialità

(vedi la diminuzione dei ricci), della capacità di compiere legami

sciolti e dinamici in un orientamento di tipo progressivo.

Tratti da educare meglio restano l’impulsività, l’eccitabilità, l’emotività

che possono indurre Lisa a reazioni eccessive.

Nel complesso un movimento grafico spontaneo e ben articola-

62


to, dove i tratti delle irregolarità costituzionali della sua individualità

umana, pur continuando a fluire, trovano, rispetto ai periodi

passati, migliori condizioni di integrazione, mentre è più spontanea

la liberazione delle tendenze affettive e l’attività espressiva del pensiero.

Riassumendo, questi scritti di Lisa, che partono dall’epoca infantile

per arrivare ai trent’anni, visualizzano come la sua personalità

nel tempo tende a organizzarsi, sperimentando diverse strategie,

senza mai perdere i tratti psicofisici dati dalla sua costituzione.

63


Conclusioni

Nello studio della dinamica della personalità, il supporto pedagogico

dato dalla grafologia acquista un sensibile valore, perché è in

grado di dare indicazioni specifiche su come trattare il carattere

presentato da ogni singolo individuo. Peraltro, il grafismo resta osservabile

nel tempo, dando la possibilità di essere confrontato con

produzioni di altri periodi, permettendo di compenetrare il vissuto

storico di un individuo.

Ciò permette di considerare la grafologia una scienza utile nell’educazione,

nella prevenzione e nell’impostazione dei trattamenti

rieducativi, in quanto se la natura innata è equivocata, soffocata,

ostacolata, se non viene riconosciuta nella sua autenticità temperamentale,

se non viene aiutata a svilupparsi tendendo verso

l’autoperfezionamento, possono scattare con maggior probabilità

risposte disfunzionali da parte del soggetto.

Tra le discipline del settore educativo, la scienza grafologica si

colloca con la sua possibilità di cogliere la specificità dell’uomo e di

guidare il processo pedagogico per mirarlo e calibrarlo all’individuo di

cui ci si occupa, e nel contempo può aiutare lo stesso educatore a cogliere

aspetti di sé che tendono a proiettarsi o ad attivare dei particolari

coinvolgimenti e difese nel soggetto con cui è in rapporto. Poiché

il compito della pedagogia per Moretti consiste nel diagnosticare,

egli afferma che «la diagnosi è la cosa più difficile», ma sta proprio

in questo il valore della grafologia pedagogica: «diagnosticare

l’individuo allo scopo pedagogico».

La grafologia applicata alla consulenza familiare e di coppia, per

i fenomeni che tocca, segue un criterio che, utilizzando il metodo

grafologico, arriva a definire l’impostazione costituzionale innata nel

suo movimento evolutivo, a comprendere sia l’aspetto percettivo-motivazionale

che relazionale degli individui e a elaborare modelli in-

65


terpretativi della realtà osservata in un’ottica dinamica e olistica.

Anche le tecniche riabilitative in certi casi potrebbero avvalersene,

in quanto lo studio della grafomotricità dà la possibilità di

sfumare la tipologia temperamentale di un soggetto che presenti

delle problematiche di apprendimento o di carattere, o anche in alcuni

casi di handicap, qualora il soggetto riesca a produrre un’attività

grafica, aiutando ad approfondire quelle tendenze che inevitabilmente

individualizzano l’handicap. Esperienze di collaborazione

interdisciplinare, in particolare tra grafologia, psicologia e

medicina, specie nel settore della pediatria, hanno prodotto in determinate

occasioni interessanti risultati operativi e promosso

nuove sollecitazioni.

Sono molteplici gli ambiti nei quali il contributo pedagogico di

questo settore grafologico si rivelerebbe utile: nel contesto scolastico

può svolgere un’opera educativa molto efficace e si dispongono

già di dati di esperienze compiute; presso il Tribunale dei Minorenni

può contribuire ad affrontare le problematiche del disadattamento,

dell’abbandono, dell’affidamento e dell’adozione, della

devianza (Zucchi, 2004, 2004a). Insomma, quando serve un

aiuto per comprendere la «persona», questo approccio offre risposte

significative.

La grafologia della consulenza familiare dà quindi servizi di interesse

interdisciplinare in diversi ambiti territoriali per rispondere

alle necessità educative, formative e relazionali, e permette di

approfondire la conoscenza della personalità da un punto di vista

originale, costituendo un efficace contributo pratico.

Chiuderei qui questo spazio, sperando di aver offerto alcuni

spunti interessanti, di aver sollecitato l’attenzione verso il settore

grafologico – che merita di trovare una collocazione adeguata tra le

altre scienze umane – e di aver sensibilizzato il lettore a comprendere

che la professionalità del consulente del linguaggio grafico (o

grafomotorio) è di fatto una realtà che è derivata da studi, ricerche

e da esperienze sul campo, rese possibili da un’evoluzione applicativa

della grafologia.

66


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