settimanale aquile del 2- 9 novembre 2016

cuoredilazio

L’editoriale di Rodolfo Casentini

Ancora ricordo questa estate quando la

Lazio annunciò dopo lo Tsunami Bielsa, l’ingaggio

di Simone Inzaghi come allenatore

della prima squadra. Tutti scandalizzati, tutti

inferociti per l’ennesima “ presa per il culo”

da parte della società, tutti a contestare

aspramente tale decisione. Nessuno che si

sia messo loì a fare alcune semplici riflessioni

e valutare bene con obiettività e coscienza.

Personalmente, una volta saltata la

trattativa Bielsa e preso Inzaghi, ho da subito

sempre pensato che fosse la decisione più

giusta e ponderata che si potesse fare. Simone

Inzaghi con i suoi 17 anni di pura lazialità,

era l‘unica persona che era in grado

di reggere l’urto dell’ambiente che si stava rivoltando

in tutte le sue latitudini. Simone sapeva

perfettamente cosa fare e come

riguadagnare la serenità di un gruppo che

praticamente aveva lacerazioni anche profonde,

vedi la vicenda Keita, la vicenda iniziale

di Anderson, i tempi che si allungavano

maledettamente per acquisire giocatori sul

mercato.Inzaghi però non ha mai mollato,

forte del suo cuore biancoceleste e ha ricominciato

tutto daccapo, con semplicità, con

umiltà, in punta di piedi verso l’ambiente ferito

e con la consapevolezza che ci sarebbe

voluto un gran lavoro di squadra per tentare

di ricucire l’ennesimo strappo tra società,

squadra e tifosi. Io sono stato al ritiro di Auronzo

e ho visto quotidianamente il lavoro di

quest’uomo che trattava tutti alo stesso

modo che dava considerazioni indistintamente

a tutti e che non precludeva a nessuno

la possibilità di giocarsi il posto in

squadra. Si è voluto contornare inizialmente

di tutti i suoi giovani che aveva allenato fino

a qualche mese prima e poi successivamente

se ne è tenuti più di qualcuno, convinto

che nell’economia della squadra e della

stagione, essi sarebbero stati importanti.

Questa miscela ha dato quella scossa positiva

anche ai cosiddetti veterani di questa

squadra che hanno visto dedizione e voglia

di arrivare a riprendersi una Europa scivolata

via nella stagione precedente anche per

colpa della rosa e non solo del tecnico che

c’era prima e della società. Quando si vince

si vince tutti e quindi se le cose vanno male,

si perde ugualmente tutti, nessuno escluso.

Non era facile rasserenare un Keita avvelenato

con la società, non era facile rimotivare

un Felipe Anderson che era di nuovo un vulcano

dormiente, non era facile tirar fuori le

qualità che Patric aveva ma che rimanevano

inespresse anche per una sorta di autostima

in negativo che cominciava a serpeggiare in

lui, non era facile convincere i vari Lulic,

Radu, Marchetti, Biglia che il nuovo percorso

intrapreso, poteva dare soddisfazioni

e poteva permettere di riqualificare tutti.

Oggi a distanza di 4 mesi vediamo già i

primi risultati della cura Inzaghi, e li vediamo

dove avremmo voluto vederli, cioè

sul campo, in classifica generale, negli

occhi dei giocatori, nelle voci dei tifosi.

Oggi la Lazio corre, gioca, si diverte, fa divertire,

vince, pareggia, perde ( poco per

fortuna), lotta, non molla, è compatta. Tutte

componenti che decretano e portano a un

solo risultato, LA LAZIO. La storia della

Lazio è piena di uomini e squadre fatte di

ardore, di gloria, di spirito di gruppo, di sacrificio,

di sangue e anima, del non arrendersi

mai, e loro oggi, stanno percorrendo

lo stesso sentiero. 17 partite in serie A tra

la scorsa stagione e l’attuale. 9 vittorie / 3

pareggi / 5 sconfitte ( due con la juventus)

Nelle 7 partite della scorsa stagione ha

fatto 12 punti su 7 partite con una media

punti di 1,714 con 13 gol fatti e 10 subiti

con una media gol fatti a partita di 1,87 gol

e di una media gol subiti a partita di 1, 30.

In questa stagione nelle 10 partite sin qui

giocate ha fatto 18 punti con una media

punti di 1,80 con 20 gol fatti e 11 subiti ,

con una media gol fatti a partita di 2,00 e

una media gol subiti a partita di 1,1. Come

si può notare dai numeri che non mentono

mai, l’andamento della squadra rispetto

all’ultimo scorcio della scorsa stagione,

sempre sotto la guida di Inzaghi è migliorata

e ha portato la stessa ad avere una

media di due gol a partita contro l’uno abbondate,

segno questo che se fossero

sempre tramutate sul campo, al squadra

vincerebbe sempre 2 – 1. Ovvio che è cosi

ma serve a rendere comunque l’idea del

buon lavoro svolto fin qui. Inzaghi ha questo

merito, ha il merito di aver saputo motivare

tutti i ragazzi, di averli fatti sentire

importanti a prescindere, di convincerli

sotto l’aspetto tattico, che per una allenatore

è la cosa più complicata che ci sia perché

se i giocatori alla fine non sono

convinti nella loro testa che tu gli stai dicendo

la cosa giusta da fare, alla fine tutto

si trasforma inesorabilmente in un boomerang

che produce forti danni. L’inserimento

dei giovani non è casuale, e non è gratuito.

Questi ragazzi sudano e lottano gomito a

gomito con gli altri compagni più esperti

per potersi ritagliare degli spazi in partita,

e questo sano agonismo costruttivo alla

fine produce un beneficio per tutti, giovani

, medio giovani, e meno giovani. Inzaghi ha

avuto la capacità psicologica di saper valorizzare

le caratteristiche di ognuno di loro e

di studiarci sopra delle tattiche di gioco semplici

ma efficaci. Ha capito che davanti

aveva tre giocatori molto pericolosi per gli

altri, e che bisognava metterli nella condizione

migliore per far si che potessero

esplodere tutti i loro colpi sul bersaglio.

Keita e Anderson sugli esterni sono devastanti

quando fanno l’uno contro uno e

quindi lo sviluppo del gioco doveva andare

in quella direzione, cioè rifornire il più possibile

questi due giocatori sulla trequarti avversaria

e dargli modo di sfondare le difese

prendendo punizioni, rigori, facendo assist

o segnando a loro volta. Inzaghi ha compreso

di avere a disposizione due centrali

difensivi dal piede buono, e li ha fruttati a

pieno. Non è un caso che quando giocano

Hoedt e De VRij o uno dei due, tutto ruota

intorno a loro nel momento che l’avversario

pressa sul nostro regista classico. Ed ecco

quindi che poi Hoedt o De Vrij o tutti e due

a turno sfoderano dei lanci millimetrici in diagonale

a tagliare il campo e a pescare sulla

linea laterale avanzata l’esterno di turno che

sa stoppare velocemente il pallone e puntare

da subito il suo dirimpettaio non dando

alla squadra che difende il tempo di venire

a raddoppiare o comunque di non piazzarsi

agevolmente. Di qui ecco che i centrocampisti

s’inseriscono in area, che Immobile va

in profondità, che Keita e Anderson arrivano

in area con grossi guai per gli altri. Nel frattempo

il centrocampo è comunque ben presidiato

da Cataldi, da Parolo, da Lulic, da

Milinkovic, da Biglia, scegliete voi chi mettere

nei tre che scendono in campo. Il calcio

è semplice nella sua forma e giocabilità, non

serve inventarsi strani moduli o strane trame

di gioco, basta fare bene le cose semplici

che sono alla base del gioco del calcio. Difendere

bene ma anche saper ripartire dalla

difesa in vari modi e non solo con uno

sbocco, cosi come in avanti, saper alternare

gli esterni e la profondità del centravanti.

Tutto questo ovviamente con giocatori degni

di giocare in serie A, e sempre ovviamente,

più sono bravi e più teoricamente, tutto dovrebbe

riuscire più facilmente, ma nella pratica

non è automatico questo altrimenti le

squadre con la rosa più forte, vincerebbe

sempre e dovunque e gli altri non avrebbero

alcun motivo di gareggiare. Ecco quindi che

altri fattori intervengono e anche con materiale

umano tecnicamente medio, se si lavora

bene sulla mente dei ragazzi, si


possono ottenere bei risultati. Il caso di Patric

è un altro caso emblematico di come si possa

cambiare un calciatore che lo scorso anno era

un oggetto misterioso e etichettato da tutti

come l’ennesimo bidone insulso acquistato

dalla dirigenza laziale. Quest’anno vediamo un

altro giocatore, più sicuro, più attento alla fase

difensiva, tecnicamente tranquillo. Patric che ricordo

è stato preso a costo zero, perlomeno

fino ad oggi sta dimostrando come in questi

casi la fiducia di un tecnico e gli insegnamenti

del tecnico possano contribuire in maniera decisiva

sullo sviluppo della carriera di un giocatore

rivalutandolo all’interno di un contesto

ambientale che si era sempre dimostrato rejetto

nei suoi confronti. E questa è un’altra vittoria

di Inzaghi, perché a luglio durante il ritiro,

la stampa più volte ha scritto che a destra mancava

copertura e che il solo Basta non poteva

accollarsi sulle spalle l’intero fardello di una stagione.

Inzaghi invece ha sempre manifestato

ampia soddisfazione per Patric dicendo da subito

che sulla destra era ampiamente coperto

proprio con Patric. Certe volte i giudizi sommari

non tengono conto di molti fattori quali la pazienza

e l’adattabilità, soprattutto nei confronti

di giovani calciatori catapultati in un campionato

professionistico che tatticamente è forse

il più difficile al mondo, dove non ci sono squadre

che ti fanno da sparring partner, ma ti fanno

sudare ogni punto conquistato e anzi, non è

raro che tali squadre, i punti te li tolgano di

brutto, lasciandoti a riflettere con le tue incertezze.

La Lazio ha moltissimi giovani e quindi il

tifoso dovrebbe saper comprendere che questa

rosa può dare tutto e può dare niente, che i giovani

hanno un gran talento ma rimangono

molto più instabili rispetto al giocatore che ha

acquisito esperienza e quindi fa del rendimento

costante la sua forza. Inzaghi ha portato questa

ventata di ottimismo, di convinzione, di spensieratezza

ma al tempo stesso consapevolezza,

tutti ingredienti che hanno da subito

coeso il gruppo e fatto si che si remasse a

piene mani e testa, nella stessa direzione. Ci

saranno momenti più difficili, lo sappiamo, ma

Inzaghi saprà come uscirne, perché Simone

pensa, riflette, studia, ascolta tutti, tutto con

grande umiltà. La Lazio ha finalmente un allenatore

pensate a 360 gradi e questo Inzaghi

con il cuore e l’anima laziale, può davvero far

ritornare l’entusiasmo ai tifosi e riportarli mano

mano allo stadio e tifare questi colori che rappresentano

il cielo sereno e non certo le nubi

nere del temporale che da tropo tempo ormai

attanaglia l’ambiente Lazio. Diamo fiducia a lui

e ai suoi ragazzi, proviamo a dargli sostegno

incondizionato, proviamo a far sentire la nostra

voce che trasmette quando vuole, il più bell’amore

del mondo. Proviamo a tornare a ragionare

da tifosi e non da soloni del calcio, e chi

si professa “ disamorato per troppo amore”,

che continui a leggere questa favola sterile

passando le sue giornate dall’asilo nido alle

pappette omogeneizzate. Noi siamo altro, NOI

SIAMO LA LAZIO !!


Più & Meno

PIÙ:

21: Il chirurgico 2-1 al Sassuolo del rosicone

Di Francesco proietta la Lazio di Inzaghi a 21

punti. Quarto posto, a meno sei dalla vetta.

Sognare non si può. Si deve.

BISTURI: Una grande squadra sa quando affondare

il bisturi. La Lazio lo ha fatto nei primi

dieci minuti del secondo tempo. Ed ha arraffato

i tre punti come voleva. Semplice.

FELIPE ANDERSON: Illegale

HOEDT: Sembrava De Vrij.

CURVA NORD: Tifo continuo come ai bei

tempi. Uniti si vince.

MENO:

AMNESIA: Sul gol degli emiliani la Lazio stava

ancora esultando per il 2-0. Perdonata.

CALVARESE: Nega un rigore clamoroso alla

Lazio dopo pochi minuti. Se lo avesse assegnato

sarebbe stata goleada.


Lazio - Sassuolo 2-1

Le Pagelle

MARCHETTI 6,5: Attento r concentrato da subito,

sventa un rasoterra di defrel, poi tutto normale.

BASTA 7: rientro dal 1 minuto alla grande, corre e si

sovrappone, preciso e puntuale, una garanzia.

WALLACE 7: cresce di partita in partita alla faccia di

chi lo ha denigrato per quei 10 minuti con l’Atalanta.

HOEDT 7,5: fa il De Vrij con lo stesso stile di De Vrij,

noi lo abbiamo sempre detto che era un altro De Vrij.

RADU 6,5: sulla sua fascia arriva qualche pericolo in

più ma ha il merito di far realizzare il 2° gol.

MILINKOVIC 6,5: corre e randella, mettela sua tecnica

e tenacia als ervizio della squadra, esce stanco.

PAROLO 6,5: è stanco da qualche partita ma non si

risparmia e come al solito produce sicurezza.

LULIC 7: il suo gol è la fotocopia di quello del famoso

26 maggio, e solo per questo merita un bel voto.

ANDERSON 8: incanta lo stadio con le sue giocate,

è tranquillo, è tornato, ed è questo che conta.

IMMOBILE 7 : segna da 5 partite,è un punto di riferimento

importante. HABEMUS CENTRAVANTI.

KEITA 7: le sue migliori giocate sono nel primo

tempo, ma sta riacquistando sempre più minutaggio.

BIGLIA 6: per il suo rientro anticipato che conferma

l’attaccamento alla maglia e al ruolo di capitano.

MURGIA 6: non teme la partita ed entra sicuro in

mezzo al campo aiutando i compagni.

DJORDJEVIC 6: si sta reinserendo gradatamente,

l’impegno e la voglia stanno tornando.

INZAGHI 8: sta riuscendo a palsmare questo gruppo

come lo vuole lui, e lo sta facendo giocare come

vuole lui. per un allenatore questo è il massimo.


Lazio - Sas

Post

INZAGHI

«Diciamo che veniamo da due ottime

vittorie, io penso che oggi nel

primo tempo – dove ci aspettavamo

un altro modulo dal Sassuolo,

che poi ha cambiato forse

per via delle assenze o per meglio

arginare i nostri giocatori – forse

non siamo stati bravissimi a riempire

l’area. Non dimentichiamo che pronti via c’era

un rigore netto che probabilmente avrebbe cambiato

la partita; nel secondo tempo siam stati bravi a compattarci

anche quando la partita si è riaperta. Chiudiamo

una settimana dove abbiamo avuto dei

grandissimi problemi a livello tecnico con 7 punti,

probabilmente avrebbero dovuto essere nove. Grandissimo

spirito dei ragazzi, che sono stati bravi

anche a soffrire. Un grande aiuto ci è arrivato dal

pubblico. La squadra può crescere ancora, non dimentichiamo

le nostre assenze importanti: in questa

settimana avrebbero potuto dare delle rotazioni;

nelle ultime partite ho cercato di alternare ed i giocatori

sono stati bravi. Quello che io voglio è avere

dei dubbi: avere da scegliere tra due giocatori, come

ad esempio Basta e Patric, che mi mettono in grandissimo

imbarazzo e difficoltà di scegliere; non è

bello quando la formazione te la fa l’infermeria. Possiamo

alzare l’asticella però recuperando le assenze.

Il rigore era sicuramente netto oggi, Calvarese e

Banti sono due ottimi arbitri: è capitato con loro e

spiace che capiti contro di noi, ci vorrebbe più attenzione.

Murgia è entrato benissimo: bravo lui e bravi

tutti gli altri. Sono sicuro che faremo, contro il Napoli,

la nostra partita – poi è normale che ci sono

anche gli avversari. Andremo a giocare a Napoli che

è costruito o per vincere lo scudetto o per arrivare

secondo dietro la Juventus: dobbiamo preparare la

partita nel migliore dei modi, ci arriviamo con due

vittorie di fila e secondo me deve farci da sprone per

giocare una buona partita. Immobile è stato bravissimo

oggi a far goal e a capitalizzare finora le azioni

da goal che gli vengono proposte; Biglia non è stato

rischiato dall’inizio perché ad oggi è questa la sua

autonomia: forse ha sbagliato all’inizio, ma era al

rientro dopo l’infortunio ed ha impostato bene.

Con Di Francesco nessuno screzio, c’è stata una differenza

di vedute sul fuorigioco e sul rigore non concesso,

ma siamo amici ed è tutto risolto.»

ANDERSON

"Grazie al lavoro

quotidiano

sto

migliorando

tanto, ascolto

i più esperti.

Stiamo lavorando

tanto in

allenamento e facciamo bene

anche in partita. Sono felice di

questa continuità, spero di migliorare

ancora tanto. Da

fermo riesco ad avere uno

sprint forte, è una mia caratteristica.

Devo stare attento riguardo

il momento in cui

approfittarne. Peccato non sia

arrivato il gol oggi, ma ci

stanno altre occasioni".

a cura di Stefan

LULIC

La partita era

complicata,

loro si chiudevano

bene.

Ma i tre punti

sono quelli

che contano.

Noi crediamo

a quello che facciamo e questo

è importante. Poi di chi

non crede in noi, non ci interessa.

Se giochiamo da squadra

possiamo fare grandi

cose. Champions? Bah la

classifica la guardiamo certamente,

ma i conti si fanno alla

fine. Col Napoli? E’ bello giocare

contro un avversario

forte come loro. Vediamo che

succede. Andiamo lì per fare

risultato”.


Partita

suolo 2-1

o Pretruccetti

BIGLIA

“E’ stato bello

rientrare con i

miei compagni.

Ho bisogno ancora

di ritmo e lavoro.

Sabato

troveremo una

gara tosta, io voglio

esserci. Intanto sono contento

per i 30′ e per il momento

che sta passando la Lazio”. C’è

un gruppo solido: “Finalmente

siamo tornati a divertirci, c’è

gente giovane che è cresciuta e

che è felice di lavorare. Qui c’è

gente che ha voglia di far imparare

i ragazzi, noi li prendiamo per

mano e andiamo avanti insieme”.

Tanti baby ringraziano proprio Biglia

per la loro crescita: “E’ bello,

io sono cresciuto con compagni

che mi hanno insegnato qualcosa.

Io non sono un esempio di

nessuno, ma cerco di trasmettere

la mia esperienza”. Forse è cambiato

l’obiettivo della Lazio: “No,

è lo stesso, abbiamo ancora tante

squadre davanti. Vogliamo tornare

in Europa, vedremo alla fine

dove saremo”. Parolo lo ha sostituito:

“Marco lo ha fatto benissimo,

è un nazionale e ha fatto il

playmaker alla grande. Anche Cataldi

è stato bravo, chiunque è entrato”

MARCHETTI

“Sicuramente la

vittoria di oggi dà

fiducia e morale

in vista del Napoli.

Soprattutto

dà i frutti del sacrificio,

volersi

aiutare paga sempre.

Finché

avremo questa mentalità sarà dura

per tutti. Napoli sarà un banco di

prova importante, ma non decisivo.

Loro sono forti, ma noi abbiamo le

qualità per dire la nostra”. Dopo 33

secondi una parata su Defrel:

“Quando entri in porta, sei subito carico.

Fortunatamente sono riuscito a

metterci una pezza, nel primo tempo

siamo andati così così. Nella ripresa

siamo entrati con un piglio diverso,

poi abbiamo sofferto tutti e abbiamo

portato a casa i tre punti”. Bene la difesa:

“Avevamo avversari di valore, la

prestazione di Cagliari non sarebbe

bastata. Siamo quindi entrati con la

testa giusta, come ci aveva detto il

mister alla vigilia. Abbiamo messo

personalità, stiamo crescendo tutti

insieme. Sopratutto i giovani”. Bisogna

solo migliorare nei black out: “E’

vero, è capitato altre volte di staccare

la spina. E’ un aspetto su cui bisogna

lavorare, nonostante la Lazio abbia

dimostrato di saper tenere duro sino

alla fine. Anche con un pizzico di fortuna,

col gol sbagliato da Ragusa nel

finale. Il mister e i suoi assistenti

sono dei martelli e non smetteranno

di ricordarcelo. Se miglioreremo

anche in questo, potremo fare qualcosa

di straordinario”.

Di Francesco

"La Lazio l'abbiamo

messa in difficoltà

nelle fasi inziali, abbiamo

avuto una parata

di Marchetti

all'inizio su Defrel e

sempre lo stesso Defrel

ha creato più di

un'occasione. Il gol di

Lulic ha cambiato la partita, anche perché

c'era un metro di fuorigioco. Non siamo

fortunati con le scelte arbitrali, la squadra

ha reagito subito e nel finale potevamo pareggiarla.

Avevamo tante defezioni e non

mi sembra che questa squadra non meritasse

almeno un punto. Voi guardate i risultati,

io anche le prestazioni. Il modulo

5-3-2? La filosofia non cambia, si tratta di

una squadra che cerca di compattarsi ed

attaccare l'avversario velocemente, anche

cambiando modulo e giocando in modo

duttile. Oggi ha rigiocato Terranova che

non giocava da un anno e Dell'Orco ha

fatto l'esordio in Serie A. Vorrei essere ripagato

per il lavoro svolto in campo, ma

gli episodi incidono sulle partite, fino al 50'

la partita poteva avere un altro volto. Con

la Roma abbiamo fatto un ottimo primo

tempo, poi siamo calati. Ma li c'è stata

un'ingenuità di un giocatore. Questa sfida

con la Lazio a livello di 90 minuti è quella

che mi è piaciuta di più a livello di manovra.

Avremmo un'altra classifica se avessimo

tutti gli effettivi, alcuni elementi non

rientrano e ci vuole molto per il recupero.

Non ho visto l'episodio del rigore di Peluso,

magari ce n'era un altro dopo di

Basta su un cross nostro, però ho visto

bene anche il fuorigioco di Lulic. Alla fine

ha ragione sempre chi vince. Quando ci si

prepara a determinati situazioni, bisogna

essere più bravi. Europa League? Questi

impegni possono logorare, però regalare

punti in giro quando meriteresti di vincere

ti rende nervoso. Oggi sono francamente

sono un po' inc***to. Berardi? Sono disperato

per il suo recupero. Oggi abbiamo

perso anche Duncan e nel finale ha avuto

un problemino alla caviglia".


I Precedenti

di Arianna Michettoni

Sono 60 i precedenti al San Paolo in Serie A tra Napoli e Lazio; storicamente si registra un netto dominio partenopeo: 29 le

partite vinte dal Napoli, appena 10 dai biancocelesti e ben 21 pareggi. L’ultimo precedente si è disputato il 20 Settembre

2015 – gara che fa registrare anche il peggior passivo subito dalla Lazio in casa degli azzurri, 0-5 (nell’edizione 1971/1972

della Coppa Italia Napoli - Lazio terminò 5 a 1, con la rete al trentesimo del momentaneo vantaggio firmata da Facchin).

Nella storia il precedente del 20 Maggiodel 1973, giorno di Napoli - Lazio (ultima del campionato 1972/1973):

con Milan e Juventus la Lazio è in corsa per vincere il suo primo scudetto – rossoneri a 44 punti, bianconeri

e biancocelesti ad inseguire con 43 prima degli ultimi novanta minuti di gioco. La squadra guidata da Maestrelli

doveva vincere e sperare in una battuta d’arresto juventina: a tre minuti dalla fine della partita Cuccureddu

regalava invece la vittoria alla Juventus, e a un minuto dal novantesimo a Napoli andava a segno

Oscar Damiani per l’1 a 0 partenopeo contro la Lazio. La Juventus si aggiudicò quel campionato; negli

spogliatoi del San Paolo fu rissa: il Napoli venne accusato di aver ricevuto un premio dalla Juventus (la

stessa accusa ricade anche sui giocatori della Roma, avversari proprio dei bianconeri in quell’ultimo turno).

Di tutt’altro sapore è lo scontro del 31 Maggio 2015 – il quarto in ordine cronologico a concludere la Serie

A: ad eccezione del primo caso (nel campionato 1938/39, quando le due squadre chiusero il torneo con

una partita ininfluente di centro classifica) per la terza volta si rivelerà una partita decisiva: la Lazio raggiunge

la Champions (approdando ai preliminari) proprio nell’ultimo impegno stagionale. La squadra guidata

da Pioli riesce ad imporsi per 4 a 2 sul Napoli con reti di Parolo, Candreva, Onazi e Klose.

Le Statistiche

Ben 154 le reti messe a segno in Napoli - Lazio, di cui 97 azzurre e 57 biancocelesti. Nessuna squadra ha

segnato più goal su azione del Napoli in questo campionato: 6 reti sono state segnate da chi entra a partita

in corso. La Lazio è appena dietro: con la recente segnatura di Murgia sale a quota 5 goal realizzati da calciatori

partiti dalla panchina. Sono invece già 4 gli assist vincenti di Felipe Anderson: nessuno ha fatto

meglio di lui in Serie A; solo Kroos (Real Madrid), Ribery (Bayern Monaco) e Kramaric (Hoffenheim) hanno

saputo fare meglio nelle massime competizioni europee. La Lazio non ha perso in 3 delle 5 partite in cui è

andata in svantaggio; quando il Napoli si porta in vantaggio per 1 a 0 nei match casalinghi, però, poi vince

la partita nel 90% dei casi.


di Arianna Michettoni

Di rigore in rigore: il tiro dal dischetto fa

da fil rouge, da collante biancoceleste per

queste giornate di campionato che passano

e lasciano pochi errori di interpretazione.

Dal penalty contro il Bologna al tiro

dal dischetto negato all’ottavo minuto di

Lazio - Sassuolo: in mezzo, si cita testualmente

“Un disastro Giacomelli, senza

molte attenuanti: nel giro di cinque minuti

combina due disastri incredibili. Perché

Castan non tocca mai il pallone, spostato

all’interno sinistro di Immobile, ed era dunque

rigore; perché il braccio di Parolo sul

tiro di Ljaijc è si non parallelo al corpo ma

il giocatore di Inzaghi lo ha portato dietro

la schiena mentre si sta girando, dunque

il movimento è congruo, l’addizionale Di

Paolo non lo coglie, assegna un penalty

che non c’era”. Chiarita la beffa di Torino -

Lazio – beffa davvero, per quei due punti

mancanti al computo finale che tanto influiscono

ed infieriscono sulla classifica –

quel che resta è l’incanto di chi guarda i

biancocelesti: le giocate della Lazio sono

belle, e se non sono belle son concrete, e

se neanche concrete allora sono di sacrificio.

Uno spirito fiero e maestoso, uno spirito

che filtrato dalla pay-tv si logora: si

vive e si respira solo allo stadio, lontano e

al riparo da ogni scetticismo imposto.

Di rigore in rigore, si è detto in principio–

e nel principio vi è un po’ di fine,

anche: finale piuttosto modesto tra Empoli

e roma, ancor prima tra Sassuolo e roma.

Chi è la formazione che guida la speciale

classifica stilata in base al numero dei tiri

dagli undici metri assegnati in questa stagione?

La squadra giallorossa, certamente:

ben 6. Tanto provvidenziale che

quando viene meno inchioda gli uomini di

Spalletti in un abulico, apatico 0 a 0, ben

lontano da qualsivoglia prospettiva scudetto.

Soprattutto perché, lassù, vi è madama

Juventus: gioca bene o gioca male,

pur nell’episodio arbitrale incredibilmente

sfavorevole – e chissà che non porti conseguenze

da rivelare in futuro – è alla

guida di un campionato che solo lei può

chiudere od aprire, a suo piacimento.

Molto più di un vantaggio, è avere potere

– tanto quanto è risaputo che il potere logora

chi non ce l’ha: Inter e Napoli, che si

candidavano ad un ruolo predominante in

questa (ormai matura) stagione. I nerazzurri

son più che in crisi, il loro è uno smarrimento

esistenziale: undici personaggi in

cerca di autore – De Boer, dopo la sconfitta

contro la Sampdoria, è stato esonerato

– e, ancor più, di un ruolo da recitare

con chiarezza interpretativa. Appena meglio

va ai partenopei, che tanto hanno da

imputare alla sfortuna come il riflesso di

una trave che impedisce, almeno in parte,

di accorgersi della propria pagliuzza: vero

che Milik è fuori, ma la crisi del secondo

anno si è abbattuta prepotentemente su

Sarri.

A voler leggere criticamente la classifica,

sono due i dati che saltano immediatamente

all’occhio: la compattezza del

gruppo che occupa dalla seconda alla

sesta posizione, quasi fosse un torneo nel

torneo – vi è già un distacco di quattro

punti tra la capolista e la seconda della

classe; e la posizioni più basse, dove si

lotta contro la retrocessione: Pescara,

Empoli, Palermo e Crotone sono abbandonate

a se stesse.


La nona sinfonia di Immobile e la Lazio suona il rock!!!

di Luciano Lattanzi

Si chiude il mese di ottobre con la vittoria chirurgica contro l’ostico Sassuolo del «piagnone» Di Francesco

(sunt lacrimae rerum…) e con la nona sinfonia di Immobile, leggasi nove gol in undici gare. Ciro

si aggiudica anche il primo posto nella classifica di ottobre del nostro premio (e le vittorie mensili ora

sono due per il bomber biancoceleste…), a dimostrazione di uno stato di forma impeccabile. Nulla da

eccepire sulla solarità della vittoria, né tantomeno sul gioco messo in mostra e sulle giocate da palati

fini della KIA biancoceleste. Particolarmente interessante è stata la gestione ragionata della gara, la

terza in sette giorni, che ha dimostrato come questa Lazio stia acquisendo quella mentalità giusta per

poter alzare l’asticella degli obiettivi. Tutto questo è naturalmente di Simone Inzaghi e di tutto il suo

staff, capaci di non omettere nessun dettaglio nella preparazione delle partite. Rispedito a casa il Sassuolo

che comunque ha disputato forse la migliore gara stagionale; e dunque i meriti biancocelesti

sono ancora maggiori. Vero, la stagione è lunghissima, ma non si può non fotografare il momento attuale

con sano ottimismo; con 21 punti in cascina, quarto posto a due punti dal secondo, si affronta

un Napoli quinto in classifica: chi l’avrebbe detto ad inizio campionato? Le valutazioni dei giornali

sono state praticamente unanimi: Lazio promossa a pieni voti con picchi valutativi dedicati ad Immobile

(implacabile), Felipe Anderson (illegale) e alla sorpresa (non per me) Wallace, the Wall…ace biancoceleste,

protagonista di una difesa coriacea e puntigliosa. Nella classifica generale del nostro premio

continua la fuga di Immobile seguito a debita distanza da Parolo e Felipe Anderson. Ricordiamo che

la classifica del nostro premio è il frutto delle votazioni dei quotidiani sportivi più venduti e cioè il Corriere

dello Sport e la Gazzetta dello Sport, e che la classifica la potete anche trovare nel numero del

magazine Aquile, divenuto settimanale e che uscirà mercoledì prossimo, dopo un Napoli-Lazio tutto

da vedere. Per chi volesse leggerlo è sufficiente visitare il sito www.cuoredilazio.it ed andare alla sezione

magazine. Intanto ecco i prospetti, sia generale che quello relativo alla classifica di ottobre, limitati

alle prime posizioni dopo le undici gare giocate dalla Lazio.


FRASCHETTA DA I FRATELLI

FRASCHETTA DA I FRATELLI

FRASCHETTA DA I FRATELLI


Supercoppa Europea

27 agosto 1999

Manchester United - Lazio 0-1


di Enzo Carpegna

Nello stadio Louis II di Montecarlo la Lazio scende in

campo contro il Man.Utd per la finale della Supercoppa

Europea. Diecimila tifosi biancocelesti (in netta maggioranza

rispetto ai red devils) assistono ad una meravigliosa

prova della squadra di Eriksson. La Lazio non ha

timori reverenziali contro i padroni della Champions league;

partono bene i romani, ma un episodio in apparenza

negativo decide la contesa. Al 18' in un cruento scontro

con il gigante Stam, Inzaghi si rompe il naso ed è costretto

a lasciare il posto al Matador Salas. È destino.

Dopo solo 17 minuti il cileno dopo uno stop di petto ed

un tiro al volo di sinistro batte il portiere avversario: è il

tripudio, è il gol vincente. Da quel momento la partita si

fa bellissima con un Manchester infuriato proteso in

avanti ed una Lazio che spreca più volte il raddoppio. In

fase difensiva superbi Marchegiani e Nesta. Al triplice fischio

arbitrale è una festa totale sia in terra francese che

in quella romana dove le vie del centro sono invase dai

tifosi rimasti in città. Questa Supercoppa Europea segue

di pochi mesi la vittoria in Coppa delle Coppe ed anticipa

lo scudetto ed altri trionfi memorabili.

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