Magazine Avventista - Nº 12 - Nov/Dic 2017

CommunicationsFSRT

3 Intervista: Perché sono uscito dalla chiesa - Perché sono rimasto nella chiesa
4 Focus - La s da 72.1
5 Dossier - Perché i nostri ragazzi
9 Salute - In generale, la salute non è una questione di fortuna
11 Testimonianza - Racconto del viaggio umanitario "Connexion Cambodge"
13 Omaggio a Anna Clara Zürcher
13 Libretto rosa

MAGAZINE AVVENTISTA GIORNALE BIMESTRALE DELLA FEDERAZIONE AVVENTISTA DELLA SVIZZERA ROMANDA E DEL TICINO - N°12 - NOVEMBRE / DICEMBRE 2017

DOSSIER

PERCHÉ I NOSTRI RAGAZZI

ESCONO DALLA CHIESA?


7MOTIVI PER OSSERVARE IL

sabato

1 2

IL SABATO VENIVA OSSERVATO

PRIMA ANCORA CHE LA LEGGE

FOSSE DATA A MOSÈ IN

FORMA SCRITTA.

Genesi 2.1-3

Esodo 16.22-26

3

4 5

GESÙ HA OSSERVATO IL

SABATO E CI HA RACCOMANDATO

DI SANTIFICARLO.

Matteo 12.12

Luca 4.16

6

È UN SEGNO

TRA DIO E IL SUO

POPOLO.

IL SABATO È STATO

STABILITO COME BENEFICIO

PER L’UOMO.

Marco 2.27

Ezechiele 20.20

È L’UNICO GIORNO CHE DIO

HA DICHIARATO ESSERE SUO,

“IL GIORNO DEL SIGNORE’’.

IL SABATO VENIVA OSSERVATO

DAGLI APOSTOLI E DALLA CHIESA

CRISTIANA DOPO LA MORTE E LA

RESURREZIONE DI GESÙ.

Matteo 24.20

Luca 23.54-56

Atti 16.12-13

Esodo 20.8-11

Marco 2.28

7

IL SABATO FA PARTE DELLA

LEGGE DI DIO CHE È PERFETTA,

ETERNA E IMMUTABILE.

Salmo 19.7

Ecclesiaste 3.14

Ecco alcuni ricordi di qualche giovane che ho incontrato durante

il mio ministero: prima di tutto quella conversazione di una

giovane che mi disse che non invitava le sue amiche in chiesa,

tranne in casi di grande qualità garantita del programma. Poi,

un’altra che mi raccontò di aver fatto di tutto affinché nessuno

al lavoro sapesse che era avventista. Si vergognava di essere

potenziale vista come membro di una setta. O ancora, di quel

battesimo di un giovane di 17 anni: che gioia per quella chiesa

durante la cerimonia! Ma qualche mese dopo, il neo-battezzato

iniziò uno stage che si teneva in sabato. Non è mai più tornato

in chiesa. La lista di ricordi è lunga e le testimonianze attuali di

diversi giovani riportate nelle pagine 2 e 3 confermano questa

tendenza che dura già da un po’ di tempo.

Queste situazioni ci mettono in discussione come chiesa, come

responsabili di chiesa, come genitori, come lo descrive il dossier

di questo numero a pagina 5. Di chi è allora la grande responsabilità

di trasmettere la convinzione di essere cristiano avventista

e questa grande benedizione? Come procedere? Perché le statistiche

parlano chiaro, la maggior parte dei nostri giovani non

crede in noi...

CI dobbiamo imporre una visione a lungo termine. Come rompere

questa dinamica dell’esodo? Come evitare che il bebè appena

nato non lasci la chiesa tra 16 anni? Come preparare e

aiutare i genitori oggi nella trasmissione della loro fede ai nostri

“futuri giovani” di domani? È evidente la constatazione che

risale dai risultati dell’inchiesta presentata in questo numero. I

genitori di oggi sono coloro che possono influenzare i loro figli.

Nonostante ciò, rallegriamoci: non tutti i giovani sono lasciano la

chiesa e questo ci può rallegrare come chiesa. Motivati da questi

giovani che sono determinati a restare nella chiesa, possiamo

noi tutti come genitori, famiglie, pastori,

animatori, membri di chiesa trovare ispirazione

per andare incontro a quelli che

un giorno sono andati via.

Rickson Nobre

Pastore

e segretario FSRT

PATÈ VEGETALE DA SPALMARE

PER 6 PERSONE

Una ricetta di Valérie Lefebvre

- 100g di mollica di pane

- 2 bicchieri e mezzo di

latte (o di acqua)

- Prezzemolo, cerfoglio,

scalogno, aglio a volontà

- 1 cucchiaino di sale fino

- 2 uova

RICETTA

- 200g di funghi

- 70g di burro (o olio

d’oliva)

- 2 cucchaini di lievito

alimentare

- Cenovis

- Noce moscata, cumino,

timo

3

4

5

9

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13

13

14

Intervista: Perché sono uscito dalla

chiesa - Perché sono rimasto nella chiesa

Focus - La sfida 72.1

Dossier - Perché i nostri ragazzi

escono dalla chiesa?

Salute - In generale, la salute non è

una questione di fortuna

Testimonianza - Racconto del viaggio

umanitario "Connexion Cambodge"

Omaggio a Anna Clara Zürcher

Libretto rosa

Versione francese

Giornale bimestrale della Federazione avventista della

Svizzera Romanda e del Ticino (FSRT)

12 / Novembre - Dicembre 2017

Rivista gratuita

Stampato in Germania

Caporedattore: Rickson Nobre - Editore: Dipartimento delle

Comunicazioni FSRT - Redazione a cura di: David Jennah,

Rickson Nobre, Eunice Goi, Pierrick Avelin, Yolande Grezet,

Adriana Stasi - Impaginazione e grafica: Eunice Goi - Redattori

: Pierrick Avelin, Rickson Nobre, Valérie Lefebvre,

Esther Lorente, Eunice Goi - Collaboratori: Alessandra et Sebastiao

Vieira, Yolande Grezet - Traduttore: Serena Zagara,

Tiziana Cala - Correzione a cura di: Odette Cordas,

Geneviève Montégut, Yolande Grezet.

Photo credit

Copertina, pagine 5, 9: Adobe PhotoStock - pagina 1: Divisione

Avventista Sudamericana (adatto) - pagina 2: Valérie

Lefebvre - pagine 6, 7, 9: pexels.com - pagine 4, 8: Dipartimento

delle Comunicazioni FSRT - pagine 11, 12: Alessandra

Vieira - pagina 13: Le famiglie

La responsabilità degli articoli firmati pubblicati su

ADVENTISTE MAGAZINE è dei singoli autori.

1. Inzuppare la mollica di pane nel latte caldo.

2. Tagliuzzare le erbe, lo scalogno e l’aglio.

3. Cucinare i funghi con l’aglio.

4. Mescolare la mollica, i funghi, le erbe,

il sale e le spezie.

5. Cuocere per 15 min con 30g di burro.

Passare tutto con il passaverdure.

6. Fuori cottura aggiungere il lievito, il Cenovis

e il resto del burro

7. Lasciare raffreddare.

Si conserva diversi gioni in frigo e si può

congelare.


INTERVISTA

FOCUS

> I GIOVANI TESTIMONIANO

Intervista a cura di Magazine Avventista

> LA SFIDA 72.1

PERCHÉ SONO USCITO

DALLA CHIESA

27 anni, Svizzera Infine c'è la preghiera. Ho sentito

troppi "Grazie Signore, abbiamo

chiesto una bella casa

e l'abbiamo avuta"! E tutti

quelli che l'hanno chiesta ma

non l'hanno ricevuta? Questo

vuol dire per caso che Dio fa

delle preferenze? E c'è di peggio.

Che cosa pensare di coloro

che muoiono di fame, di

tumore o negli attentati? Non

hanno pregato abbastanza?

Penso che la forza superiore

(espressione che preferisco,

invece di dire "Dio") abbia dei

piani più grandi e imperscrutabili

rispetto a quanto mi è stato

detto in chiesa.

Questo per dire che c'era troppa

incoerenza e non aveva più

senso. Ecco perché sono uscito

dalla chiesa.

Quello che mi ha fatto

uscire dalla chiesa è la rimessa

in causa del messaggio

trasmesso. Non era tanto per

la forma o per il modo in cui

veniva trasmesso quanto per

la sostanza.

Ho viaggiato e sono entrato

in contatto con altre culture.

Nel mondo ci sono altri dei,

altri valori e ho realizzato che

questi altri dei e valori non

erano meno buoni rispetto al

mio Dio o ai valori che portavo

con me. A volte era vero perfino

il contrario. Questo mi ha

portato a una prima rimessa

in discussione. Per me, un Dio

d'amore universale non sarebbe

presentato solo a una piccola

parte della popolazione,

ancor meno chiedendo a

questa piccola parte di andare

a spiegare al resto del mondo

che sbagliano a credere in

quello che credono.

Poi c'era la dicotomia tra bene

e male. La Chiesa avventista

mi ha insegnato che Dio era

un creatore onnipotente. E mi

dicevo che se ci ha creati, ci

avrebbe creati liberi ma anche

abbastanza intelligenti da non

mangiare la mela. E non è

quello che invece ha fatto. Ci

ha creato con la voglia di andare

a mangiare quella mela,

diventando quindi dei peccatori.

Diventa una questione

piuttosto filosofica ma penso

che il bene e il male facciano

parte dell'equilibrio del mondo.

Quindi il male non deve

essere sradicato ma domato.

E questo mi porta al terzo punto,

il giudizio. Immagino che

l'avventista medio si offenda a

leggere queste parole, affermando

che è Satana a parlare

in me. Questa demonizzazione

mi fa innervosire. Penso che

ci siano delle cose negative

in tutti noi, non c'è qualcuno

migliore degli altri o qualcuno

che meriti di più la salvezza.

40 anni, Francia

Quando frequentavo la

chiesa, c'erano dei gruppetti

dove era davvero difficile entrare,

anche con tanta buona

volontà. Finivo quindi per partecipare

alle attività dell'attività.

Poi da un giorno all'altro

sono sparito e ho notato che

poche persone si erano accorte

della mia assenza.

Quindi sono uscito dalla chiesa

ma il Signore è sempre

nei miei pensieri e cerco di

svolgere la missione che ci ha

affidato.

42 anni, Francia

Guardo il nostro mondo e

quello che promettono le religioni

(tutte); per me, se deve

esserci un mondo migliore,

deve essere adesso, non in

futuro. E d'altronde, chi mi

può promettere che in futuro

ci sarà qualcosa di migliore?

Nessuno è tornato indietro

per raccontarlo.

E la gente, nelle chiese, nelle

sinagoghe e nei tempi, parlano

di alcune cose ma ne

vivono altre. A volte costituiscono

un inferno per gli altri!

La prova, la religione (più in

generale) ha ucciso più vite di

quante non ne abbia salvate;

la si usa male la religione.

Per me, non c'è nessun dio,

forse degli esseri superiori... e

basta! Per tutte queste motivazioni

e altre ancora sono uscito

dalla chiesa da adolescente.

25 anni, Svizzera

Io non vado più in chiesa

per dei motivi professionali,

a causa del sabato. Lavoro

in cucina e il sabato c'è molto

lavoro da fare. Non sono mai

libero e quando ho il giorno

libero, sono sempre molto

stanco. È principalmente per

questo che non vado più in

chiesa. È una cosa personale,

non sono arrabbiato con la

chiesa, mi trovo bene con

tutti.

31 anni, Francia

Con gli anni, le chiese

sono diventate un luogo dove

le persone vengono per mettersi

in mostra, giudicare e

denunciare i passi falsi degli

altri invece di adorare e lodare

il Signore nella Sua casa.

E' triste scoprire che c'è più

amore per Cristo fuori dalla

chiesa che tra le panche della

chiesa stessa. La mia fede resta

la stessa e spero di trovare

una chiesa in cui sentirmi a

mio agio, anche se fare il primo

passo è sempre difficile

dopo una delusione.

PERCHÉ SONO RIMASTO

NELLA CHIESA

22 anni, Svizzera

Penso che il fatto di

avere dei genitori che andassero

in chiesa regolarmente

ha creato un’abitudine fin da

piccola. Poi, ci sono stati 5 o

6 adulti di riferimento che mi

hanno dimostrato amore e

attenzione. C’è stato un piccolo

gruppo di giovani che

ha suscitato in me la voglia

di andare in chiesa. E inoltre,

ho incontrato Dio personalmente.

Tutti questi elementi

hanno reso possibile un incontro

con Dio e mi hanno

invogliato a impegnarmi per

la chiesa. Perché resto nella

chiesa? Quando sto bene con

la mia fede, vado per aiutare

chi era “giù” in chiesa, le persone

che potevano essere più

problematiche (risate) e i problemi

della chiesa in generale.

È la mia fede che mi ha fatto

restare. Ma quando non sto

bene con la mia fede, posso

allora trovare aiuto con alcune

persone della chiesa, i giovani,

per continuare ad andare.

È un sostegno reciproco.

24 anni, Svizzera

Durante l’adolescenza,

sono rimasta nella chiesa grazie

a un gruppo di giovani per

i nostri legami di amicizia, che

mi hanno permesso di motivarmi

ad andare, visto che in

quel momento non avevo più

il legame con Dio che avevo

quando mi sono battezzata. Il

gruppo è stato il connettore

che mi ha invogliato a restare

e ad approfondire la relazione

con Dio.

Successivamente, questo non

mi soddisfaceva abbastanza.

Ho conosciuto altri giovani

cristiani fuori dalla chiesa che

sembravano vivere di più la

loro fede nella vita quotidiana.

Era proprio quello che avevo

bisogno di vedere: come vivere

la fede tutti i giorni della

vita, non solo il sabato in chiesa.

È con questi giovani che

non erano della mia chiesa

che ho approfondito la mia relazione

con Dio. Grazie a loro

ho potuto paragonare diversi

punti di vista. E ho potuto così

vedere di cosa aveva bisogno

la chiesa che frequentavo. Ho

voluto tornare alla mia chiesa

di sempre perché dal punto

di vista teologico era più ricca

rispetto ad altre chiese fuori.

In seguito, nell’approfondire la

mia relazione con Dio, Lui mi

ha trasmesso dei progetti per

la mia chiesa.

È la mia relazione con Dio che

mi ha spinto a continuare ad

andare in chiesa. C’è un equilibro

tra ciò che posso dare e

ciò che posso ricevere.

40 anni, Svizzera

Io non ho lasciato la

chiesa a 18 anni: ci sono arrivato

a 18 anni! Diversamente

dagli altri giovani che lasciano

la chiesa durante l’adolescenza

o all’inizio della vita adulta,

è stato in quel momento che

sono arrivato in chiesa, senza

essere accompagnato da un

membro della mia famiglia.

Ciò è stato possibile grazie

allo studio della Bibbia, ma

soprattutto al modo in cui

sono stato ricevuto. Infatti,

sono stato subito adottato

dalla gioventù della chiesa

che mi ha ricevuto come uno

di loro da sempre. Ciò mi ha

sorpreso grandemente. Mi

invitavano regolarmente a

mangiare il sabato a pranzo e

dopo discutevamo della vita e

della spiritualità. Questo ha

fatto la differenza per me:

ho cercato il pastore per farmi

battezzare e impegnarmi

per la chiesa.

35 anni, Francia

Durante la mia infanzia

e l'adolescenza ho

sperimentato momenti familiari

difficili. La fede dei

miei genitori nonostante i

loro problemi ha segnato

la mia vita. La loro fiducia

in Dio ha dato una forza a

uno, l'altra una notevole

integrità.

Ho visto con i miei occhi

un Dio amorevole, giusto

e presente. Che ha confermato

tutto ciò che ho imparato

in chiesa.

La mia forte e sincera amicizia

con i giovani della mia

chiesa ha finito di creare

questa ancora in Dio e

nella chiesa in me.

21 anni, Svizzera

Sinceramente è come

se andare in chiesa fosse

diventato un bisogno per

poter concentrarsi, incontrare

coloro che condividono

le stesse cose.

È come se incontri i tuoi

compagni di un club di footing.

Vai per l’allenamento

ma anche per trovare coloro

che condividono la stessa

passione e che non trovi

facilmente nella vita di tutti

i giorni.

Questo permette anche di

ricevere un insegnamento

settimanale.

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

contact@adventistemagazine.com

Tutte le volte che penso al

ministero profetico di Ellen

White, mi torna subito in

mente questa sua frase: "Abbiamo

dato troppa poca attenzione

alla Bibbia; anche il

Signore ha dato origine a una

piccola luce per guidare uomini

e donne verso la luce più

grande" (Evangelism, p. 257).

Per forza, mi direte voi, visto

che è una delle sue citazioni

più conosciute. Ma per me ha

un altro significato: io ho vissuto

questa frase.

Convertito da poco, amavo

Gesù ed ero tutto emozionato

per le cose spirituali e per

le attività di chiesa. Ma facevo

fatica a fare della Bibbia il

mio libro preferito e anche se

avevo accettato il ministero

profetico di Ellen White non

sapevo bene come approcciarmi

a esso. Vedevo questi

scritti come austeri.

Ma un giorno qualcuno mi ha

presentato questo piano di

lettura della Bibbia accompagnato

da quelle che considero

tra le migliori opere di Ellen

White, la serie che ha come

obiettivo finale l'eternità (i libri

Patriarchi e profeti, Profeti

e re, Gesù di Nazaret, Parole

di vita, Gli uomini che vinsero

un impero e Il gran conflitto).

Nonostante la difficoltà iniziale

di ritagliarsi del tempo

per la lettura della Bibbia e di

un capitolo di questi libri, mi

sono subito lasciato appassionare

da questo esercizio.

Era come se riuscissi a immaginarmi

ogni singola storia

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ETERNITÁ" (6 LIBRI) + LA GUIDA PER

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della Bibbia. Poco a poco ho

cominciato ad amare la Bibbia

e a esserne appassionato.

Oggi posso dire che questo

esercizio mi ha fatto amare la

parola del Signore; gli scritti

di Ellen White, la piccola

luce, mi hanno portato verso

la grande luce. E tutto questo

senza mettere il ministero di

Ellen White al di sopra della

più bella lettera d'amore di

Dio per l'umanità, la Bibbia.

Volete appassionarvi alla Bibbia?

Allora vi raccomando di

vivere questo programma di

lettura; con me ha funzionato!

sfida

72.1

leggere la Bibbia

+

Destinazione Eternitá

in un anno

Rickson Nobre

Pastore

e segretario FSRT

3

4


DOSSIER

PERCHÉ I NOSTRI RAGAZZI

ESCONO DALLA CHIESA?

Perché i nostri ragazzi escono dalla chiesa?

Ecco una delle questioni dolorose

che continua a tormentare la realtà della

nostra chiesa. È un dato di fatto che la

maggior parte delle persone che lasciano

la chiesa al giorno d'oggi è in età adolescenziale.

Anche quest'anno, durante

il consiglio annuale della Conferenza

Generale, il segretario G.T. Ng ha ricordato

nel suo rapporto che il 63,5% delle

persone che lasciano la nostra chiesa lo

fa durante l'adolescenza, contro il 35,1%

in età adulta. Dal 1965, circa 14 milioni

di persone hanno lasciato la chiesa

avventista 1 .

Di fronte a questa tragedia, siamo spesso

senza risorse, non sappiamo bene

cosa fare. Come possiamo riallacciare i

rapporti con i giovani? Perché sono usciti

dalla chiesa? Che cosa possiamo fare

per evitare che altri prendano la stessa

direzione? Ecco alcune delle domande

che cercheremo di affrontare in questo

articolo. Naturalmente non sarà possibile

analizzare e definire tutto. Ogni decisione

di vita è ricca e complessa, con tante

sfaccettature al proprio interno. Ma penso

che ci siano più elementi che possono

darci spunti di riflessione. Perché sono

convinto, e non bisogna essere fatalisti,

che c'è ancora qualcosa che possiamo

fare. Questa situazione, per quanto grave

sia, ci deve servire da spinta per rimetterci

in discussione e apportare dei cambiamenti!

È quello che ha capito Roger

Dudley 2 , che ha diretto una grande indagine

tra 695 chiese e 1523 adolescenti.

Questi sono stati selezionati per rappresentare

tutte le regioni degli Stati Uniti e

del Canada. Per 10 anni, sono stati sottoposti

a un questionario con cadenza

annuale. Su 1523 ragazzi, 783 hanno collaborato

fino alla fine. Questa indagine

ha rivelato i principali fattori nella vita

degli adolescenti della nostra chiesa che

potrebbero farci immaginare chi sarà ancora

presente e attivo nella chiesa tra 10

anni e chi avrà lasciato la comunità o sarà

diventato un membro passivo.

Anche se questo studio è stato condotto

negli Stati Uniti e nel Canada, i risultati

restano universali e di grande attualità

per la nostra realtà. Ecco perché ci proponiamo

di condividere con voi alcuni di

questi risultati 3 ; abbiamo anche integrato

alcune testimonianze ricevute da Roger

Dudley che ci sembravano pertinenti.

La metà dei giovani si disinteressa della

chiesa

L'indagine ha rivelato che a 25 anni, il

48% degli adolescenti avventisti avranno

lasciato la chiesa o saranno diventati

inattivi. Un risultato che ci fa rabbrividire

e che purtroppo conferma una realtà alla

quale ci dobbiamo tutti confrontare. Ma

che cosa fa sì che decidano di lasciare la

chiesa?

I nostri giovani se ne vanno perché si sentono

degli stranieri e non si sentono integrati.

Vivono una grande incoerenza tra

i discorsi della chiesa e i suoi comportamenti.

A volte vivono l'intolleranza e denunciano

quello che sentono essere una

certa indulgenza. Puntano il dito contro i

conflitti personali presenti tra i membri.

È anche importante e interessante notare

che ogni volta che si chiede loro perché

hanno lasciato la chiesa, non menzionano

mai dei motivi dottrinali.

La ragione principale è il sentimento

di non essere stati

accettati nella loro chiesa.

Quando si chiede loro di

descrivere la propria chiesa,

utilizzano spesso degli

aggettivi come "fredda, distante,

non cordiale"...

Ecco per esempio la testimonianza

di Shirley, 26 anni:

"Possiamo stare seduti sulla

panca in chiesa, circondati

da tante persone e tuttavia

sentirsi ancora più soli che se

fossimo seduti in un parco a

giocare al solitario. Questa è

stata la prima ragione. Poi,

mi sono sentita attratta dal

Signore e ho ricominciato a frequentare

la chiesa avventista; ma ho riperso tutto

l'interesse. Ma questa volta c'era un

motivo ben preciso: Gesù. Ho bisogno

di sentir parlare di Gesù, ho bisogno di

sentirmi dire che mi ama; ho bisogno che

qualcuno mi ricordi in che modo ha dimostrato

il suo amore per me".

In seguito è stato chiesto loro se dopo

che fossero usciti dalla chiesa o che avessero

smesso di ricoprire un ruolo attivo

all'interno di essa, avessero mai ricevuto:

- una visita del pastore?

- una chiamata dal pastore?

- una chiamata da un membro di chiesa?

- una lettera da qualcuno della chiesa?

Meno del 15% ha risposto di "sì" ad almeno

una di queste domande. Questo

evidenzia un problema importante. Si rimette

in causa la figura del pastore, ma

non solo... Abbiamo l'abitudine di andare

dal nostro pastore quando ci accorgiamo

che qualcuno non viene in chiesa da un

po'. Ma spesso ci dimentichiamo che

anche noi possiamo metterci in contatto

con loro. Pensiamo che non sia un nostro

problema o che qualcun'altro lo farà.

E purtroppo, cadiamo involontariamente

in una situazione simile. Abbiamo mai

creato delle relazioni con i giovani della

nostra chiesa?

Ecco la testimonianza di Marlène:

"Un sabato, ho letto sul bollettino l'annuncio

dei lavori previsti per il giorno

seguente. Ho pensato che quella sarebbe

stata un'ottima occasione per fare

la conoscenza di altri membri di chiesa.

Sono arrivata in chiesa con mezz'ora

di anticipo, ero così entusiasta all'idea

di cominciare! Man mano che i membri

sono cominciati ad arrivare, facevo delle

domande per capire quale compito

avrei dovuto svolgere. Nessuno sembrava

volesse il mio aiuto. [...] Alla fine, e

controvoglia, sono stata mandata a pitturare

l'aula e i bagni con altri tre membri di

chiesa più grandi.

Gli altri tre, mentre lavoravamo, parlavano,

ignorandomi completamente. Ho pitturato

in silenzio per sei ore. Sono ritornata

a casa estremamente delusa; ho pianto

molto quella sera. Però ho continuato a

frequentare la chiesa tutti i sabati, anche

se mi sentivo sempre più a disagio. Mi

guardavo attorno con attenzione, guardavo

tutti quei volti familiari che in realtà

mi restavano sconosciuti. Anche la donna

seduta accanto a me era una sconosciuta.

Mi sono alzata e ho lasciato la chiesa

piangendo; non ci sono più ritornata".

I fattori che spingono a tornare

Per fortuna, anche se alcuni giovani e alcune

persone lasciano la chiesa, non escludono

l'idea di poterci ritornare! Il 15%

afferma che verosimilmente ritorneranno,

il 26% dice che sarà poco probabile

mentre il 33% è titubante. E quando si

chiede loro quale fattore potrebbe determinare

il loro ritorno, la risposta è sempre

la stessa: la fratellanza.

"Una vecchia amica mi ha inviato un

biglietto di Natale. È stato l'unico biglietto

che ho ricevuto quell'anno. Non mi ha

giudicato e non mi ha fatto domande sul

perché avevo lasciato la chiesa; non mi

sono sentita condannata. È restata molto

semplicemente una mia amica".

È attraverso la nostra amicizia, con chiamate

e visite, che potremmo far venire

voglia di tornare a quelli che hanno lasciato

la chiesa.

I fattori che spingono a restare

Tra coloro che sono stati intervistati, ci

sono anche quelli che sono rimasti nella

chiesa e che hanno saputo indicarne

i motivi. Per una grande maggioranza,

il vissuto familiare ha avuto un forte impatto.

Non bisogna dimenticare che le tre

figure più influenti nella conversione di

un giovane sono proprio la madre, il padre

e i nonni 4 . Se i genitori

sono sposati e sono entrambi

avventisti, se frequentano

e sono coinvolti attivamente

nella vita di chiesa, se a

casa si ha un momento di

adorazione familiare, allora

ci sono più possibilità che i

giovani restino nella chiesa.

Ci sembra importante di ricordare

un aspetto importante

per tutti i genitori che

cercano o che hanno cercato

di fare del proprio meglio

per condividere la loro fede

e che, nonostante questo,

hanno visto i loro figli prendere

una direzione diversa.

È importante sapere come

e dove dobbiamo lavorare

ma è altrettanto importante non colpevolizzarsi.

Perché nonostante tutto quello

che si può fare, dobbiamo ricordarci che

i nostri figli restano liberi di scegliere da

soli! Se ci fosse un modo sicuro per far

diventare i propri figli dei cristiani, dove

sarebbe la loro libertà? Non dimentichiamoci

che Dio, il pedagogo perfetto, ha

perso un terzo dei suoi angeli. Non è

perché un giovane non viene più in chiesa

che non ha una relazione col Signore.

Ricordiamoci sempre che Gesù si è presentato

come un semplice seminatore e

chiede anche a noi di seminare soltanto.

Lo Spirito Santo farà il resto.

Gli altri elementi favorevoli che fanno

sì che i ragazzi restino in chiesa sono le

attività nella chiesa locale che li spinge

ad avere una vita personale col Signore.

Anche avere degli amici che vivono

coerentemente con quello che credono

influenza. E per finire, una chiesa che accoglie

senza giudicare, più basata sulle

relazioni che sulle regole; che è pertinente

nei suoi insegnamenti con le realtà

della vita di ognuno.

6


Con meno tradizionalismo e più apertura

nell'accettare le nuove idee, aperta al

cambiamento. Una chiesa che dà un senso

a quello che fa. Che non risponde con

la tipica frase "si è sempre fatto così".

-La diversità. Una chiesa che accoglie

persone diverse che si accettano le une

con le altre per quello che sono e non per

quello che vorrebbero essere.

I GIOVANI E LA LORO RELAZIONE CON LA RELIGIONE

Statistiche dell'inchiesta ValueGenesis realizzata nel 2006

su piu di 1000 giovani avventisti della nostra divisione , dai 18 ai 25 anni

L'indagine ha anche rivelato che la pertinenza

della chiesa si misura (secondo

loro) con tre dati:

1- l'interesse delle predicazioni del sabato

mattina.

2- la soddisfazione dei bisogni spirituali.

3- la soddisfazione dei bisogni sociali.

Quando questi fattori sono soddisfatti,

i nostri giovani si sentono sempre più a

loro agio e coinvolti nella chiesa. Ecco alcune

testimonianze a riguardo:

"La mia chiesa è piena di gente che manifesta

un amore cristiano... Insomma, sono

tutte delle persone meravigliose".

"Mi sono sentito accettato. È lì che devo

stare, è quello il mio posto".

"La chiesa, almeno la mia, ha qualcosa da

offrire per farmi sentire coinvolto... È bello

far parte di una chiesa attiva, che cresce

ed è ancora meglio sapere che ho contribuito

a fare della chiesa quello che è".

Quando questi fattori non vengono soddisfatti,

dobbiamo ascoltare i nostri giovani

perché spesso sono loro a lanciare

gli appelli più urgenti. Eccone due a titolo

di esempio:

"Quando impareremo? Se il mondo non

può trovare Gesù in noi e nelle nostre

chiese, dove lo troverà? La nostra religione

non si dovrebbe basare sulle

regole, ma sulle relazioni. Penso che il

Signore sia molto triste quando guarda

la condizione attuale della chiesa avventista.

Ogni giorno prego per la nostra

chiesa; supplico Dio affinché aiuti quelli

tra di noi che sono ciechi nel risvegliarsi e

nel considerare il raccolto. Prego affinché

riusciamo a staccarci dalle nostre comode

panche, tipiche di un tradizionalismo

freddo e immutabile; che possiamo andare

verso i nostri giovani e amarli, amare

i loro amici e riportare a Gesù questo

mondo caratterizzato dalla solitudine".

Célèste.

"A prescindere da quello che facciate

nella vita, trattate la gente con rispetto.

Gli avventisti del settimo giorno possono

anche avere la verità, ma ricordatevi che

bisogna utilizzarla con gentilezza. Penso

che il nostro lavoro consista nel mostrare

agli altri come far sì che il Signore entri

nelle nostre vite. Lasciamo che sia Lui a

preoccuparsi di migliorare il nostro interno,

il resto verrà da sé. Voglio che i miei

figli frequentino la chiesa e la Scuola del

Sabato ma preferirei che avessero una

sana relazione col Signore invece di un

semplice record di presenze in chiesa".

Patricia.

Quello che si aspettano e quello che li

disturba nella chiesa

Quando si chiede loro quello che si aspettano

dalla loro chiesa, ecco i tre aspetti

che ritornano ogni volta: fraternità

cristiana, nutrimento spirituale, sicurezza

e stabilità.

E quando si chiede loro che cosa li disturba

di più nella chiesa, ecco le cinque

risposte più gettonate:

-Il giudicare.

-La politica amministrativa della chiesa.

I procedimenti lenti e spesso mal interpretati

che impediscono, secondo loro, la

spontaneità e il vissuto spirituale.

-L'ipocrisia e i pettegolezzi.

-Le regole.

-L'atteggiamento "non c'è nessuno meglio

di me". C'è bisogno di autenticità.

Tutti fattori che sapranno

risvegliare in noi

il nostro vissuto e

che dovrebbero

aiutarci a rimetterci

in discussione.

La chiesa ideale?

Alla fine del suo

studio, Roger Dudley

cerca di dipingere

la chiesa ideale, sempre

dalla prospettiva dei ragazzi

intervistati.

-Amichevole e attenta. Una chiesa affettuosa,

dove ci si possa sentire i benvenuti.

Con delle persone che si sentono di

appartenere a quella chiesa; una grande

famiglia caratterizzata dall'amore incondizionato.

-Caratterizzata da una profonda spiritualità.

Una chiesa che vive realmente

una relazione col Signore. Membri che

camminano con i giovani e non persone

che parlano senza sperimentare niente

nella pratica.

-Come una famiglia. Una chiesa con

dell'interesse gli uni per gli altri. Una chiesa

capace di funzionare come una famiglia

vera e propria, nella quale c'è rispetto

e amore. Una chiesa che si concentri

sui figli.

-Coinvolta nella società e nella missione.

Una chiesa che dà il proprio contributo

nella società nella quale si trova; una

chiesa che fa degli sforzi per raggiungere

le persone che la circondano. Una chiesa

che ha un vero e proprio ministero e che

non è una fortezza dove barricarsi dentro

per non permettere agli altri di entrare.

-Un clima di riflessione. Una chiesa capace

di rimettersi in discussione, di rimettere

in discussione le proprie credenze

senza che qualcuno ne resti scioccato. Un

luogo dove confrontare e parlare delle

varie idee. Dove ci si sente stimolati a

condividere, riflettere. Una chiesa che

non ha paura di fare delle domande, senza

necessariamente dare delle risposte.

Una chiesa che sa riconoscere i propri limiti

a riguardo. Un luogo dove domina la

differenza di pensiero.

-Dei giovani coinvolti nella chiesa. Una

chiesa dove sempre più giovani

adulti svolgano gli incarichi

e dove sempre più adulti

siano disposti a insegnare

a questi giovani,

pronti a guidarli

nella giusta direzione.

"Per un anno ho

fatto la studentessa

missionaria.

[...] Mi davano

tante responsabilità,

a volte troppe!

Ma una volta rientrata

a casa mi sono sentita

improvvisamente inutile

all'interno della mia chiesa.

Mi aspettavo di avere l'occasione

di parlare delle mie esperienze ma, con

mia grande delusione, la chiesa mi ha

concesso solamente dieci minuti durante

la Scuola del Sabato. Alla fine, ho detto

che avrei avuto piacere di finire il racconto

della mia storia, ma non sono più

stata invitata a farlo". Sally

-Un culto significativo. Una chiesa

con dei programmi soddisfacenti per le

persone di tutte le età e provenienza.

Ecco un piccolo elenco che dovrebbe

servire come spunto di riflessione per il

vostro gruppo o la vostra chiesa. Tanto

più che i nostri giovani hanno più bisogno

di autenticità, di persone che vivono

con Dio con tutto quello che questo comporta,

e non tanto di precetti o di un culto

coinvolgente. Hanno bisogno di persone

capaci di ammettere le proprie sconfitte;

vogliono dei compagni di viaggio e non

dei maestri con in mano tutte le risposte

possibili.

È proprio quello che ci diceva Philippe

Zeissig in uno dei suoi racconti:

"Gli uomini tracciano sul proprio pianeta

delle vie di comunicazione sempre più visibili.

Per esempio, le autostrade si vedono

anche senza percorrerle: sono rese visibili

dalle loro opere d'arte che superano

con audacia tutti gli ostacoli e dalla loro

traiettoria attraverso i campi e i boschi.

Prima le strade erano nei paesi; adesso

diremmo piuttosto che sono i paesi a

stare tra le strade.

Eppure ci sono ancora delle foreste dove,

per non perdersi, Pollicino potrebbe

spargere i suoi sassolini bianchi. E ci sono

ancora delle valli e delle montagne dai

sentieri nascosti. Così ben nascosti che li

si vede solo quando qualcuno li percorre.

'Hei, ci dovrebbe essere un sentiero lì!

C'è qualcuno che sta salendo!'

Ci sono dei sentieri che diventano visibili

solamente perché qualcuno li sta percorrendo.

Nel nostro mondo, chi percorrerà il sentiero

della Speranza, affinché riusciamo a

vedere che ce n'è davvero uno? 5 "

Pierrick Avelin

Pastore e responsabile

JA alla FSRT

1. Le statistiche del rapporto di G.T. Ng, segretario

della Conferenza Generale, si possono

ritrovare su Twitter con l'hashtag: #GCAC17.

2. Sociologo avventista, ha diretto l'Institute

of Church Ministry della Andrews University (a

Berrien Springs, nel Michigan, Stati Uniti).

3. Potete trovare lo studio nel seguente libro:

Roger L. DUDLEY, V. Bailey GILLESPIE, Valuegenesis:

Faith in the Balance, La Sierra University

Press, California, 1992.

4. Secondo lo studio Valuegenesis del 2006,

condotto dalla nostra Divisione (EUD.

5. Philippe ZEISSIG, Une minute pour chaque

jour, Ouverture, Olivétan, Opec, Le Mont-sur-Lausanne,

Neuchâtel, Lyon, 2013 (1° ed. 1983), p. 9.

Lettura della Bibbia

24%

tutti i

giorni

Con il padre

21%

qualche x

par semaine

35%

settimanale

40%

quasi

mai

20%

17%

poche

volte

occasionalmente

5%

jamais

Momenti spirituali in famiglia

32% 19%

quotidiano mai

Discussioni

sulla fede

Con la madre

18%

quasi

mai

13%

1x alla

settimana

14%

1x al mese

Persone più influenti nella conversione di un giovane

1 2 3 4 5 6 7

madre PADRE nonni amici pastore animatore membro adulto

7 8


SALUTE

IN GENERALE, LA SALUTE NON È UNA QUESTIONE DI FORTUNA

Un uomo su due e una donna su tre avrà un cancro nel corso della

vita. Questi dati sono molto tristi ma è necessario citarli perché

non si parla di sfortuna, nonostante molte persone ne siano ancora

convinte. Nel gennaio 2016 la rivista scientifica Nature 1 ha costatato

che i fattori intrinseci contribuiscono tra il 10% e il 30% al rischio

di soffrire di un cancro nel corso della propria vita.

È impressionante sapere che l'87% dei decessi in Europa è provocato

da quelle che noi chiamiamo le malattie non trasmissibili

(MNT), ovvero non contagiose. Tra queste malattie, le quattro più

importanti in termini di decessi sono quelle cardiovascolari, il diabete,

il cancro e le malattie polmonari

croniche. Solo queste quattro malattie

provocano 3 morti su 10 in Europa.

Un aspetto di questo argomento che

mi dispiace è sapere che, anche se siamo

riusciti a diminuirne il numero, le

morti in seguito a queste malattie sono

sempre più frequenti.

Nel 2011, l'OMS è stata particolarmente

chiara sulla situazione delle

MNT 2 a livello mondiale: il diabete può

essere prevenuto nel 90% dei casi, le

malattie cardiache nell'80% dei casi,

gli ictus nel 70% dei casi, così come il

cancro. Mi rattrista sapere che la maggior

parte delle morti è causata da

uno stile di vita che potrebbe essere

migliorato da un'alimentazione sana,

da attività fisica e perfino evitando il

tabacco e l'alcol.

Nell'ottobre scorso, l'EUFIC (European

Food Information Council) ha dichiarato:

"Le malattie non trasmissibili (MNT)

sono delle patologie croniche (come per esempio le cardiopatie,

i diabeti e i tumori) che insieme rappresentano l'85% delle morti

complessive in Europa. Purtroppo molte di queste malattie sopraggiungono

prematuramente, prima dei 70 anni.

Le MNT possono essere in gran parte evitate, mantenendo il proprio

peso corporeo e uno stile di vita sano. Oltre a un'alimentazione

sana e all'attività fisica, questo comporta evitare l'uso eccessivo

di alcol e di tabacco". 3

Come possiamo costatare, tutto va nello stesso senso: la prevenzione

è necessaria per frenare la grande epidemia di patologie

croniche.

Ma mi chiedo perché, intelligenti come siamo, con le conoscenze

che abbiamo e avendo accesso a tutte le informazioni scientifiche

necessarie, questo tipo di malattie così prevedibili continuino ad

aumentare. A volte finisco per pensare che stiamo combattendo

con una forza che supera il nostro controllo, la nostra forza di volontà.

Che cosa ci porta, nonostante la conoscenza e gli strumenti

per fermare queste malattie che ci fanno morire prima del tempo,

a non seguire i consigli che potrebbero aiutarci a prevenirle? Siamo

davvero così stupidi?

Il problema alla base è che le abitudini della popolazione non

sono, in generale, il frutto delle loro

decisioni. Come fate a non essere liberi

di scegliere cosa mangiare e cosa no?

Beh, la verità è che, anche se mi fa male

dirlo, non si tratta solo di quello che

preferiamo o meno. Molti fattori determinano

cosa consumeremo, se faremo

sport, se fumeremo o se non lo faremo,

etc. Fattori come l'educazione, la scarsa

copertura sociale, il contesto socio-economico

e culturale, la pressione sociale

e la discriminazione razziale.

E noi che beneficiamo di un contesto

socio-economico favorevole, di una

buona copertura sociale, di una buona

educazione o di un buon medico? Dobbiamo

ricordarci di un dato molto importante:

entrano in gioco gli interessi

commerciali dei potenti attori economici.

Per riprendere quanto detto da Margaret

Chan, la direttrice dell'OMS, durante

il suo discorso di apertura dell'8°

conferenza mondiale per la promozione

della salute 4 :

"[...] Lo stile di vita e i comportamenti sani adottati da alcuni incontrano

l'opposizione delle forze che non sono per niente benevole.

Gli sforzi per prevenire le malattie non trasmissibili vanno incontro

agli interessi commerciali dei potenti attori economici. Secondo

me è la più grande sfida affrontata dalla promozione della salute...

Non si tratta più solamente delle grandi industrie di tabacco. La

salute pubblica deve far fronte anche alla grande industria alimentare,

delle bevande e dell'alcol: "Big Food", "Big soda" e "Big

alcohol" (molto cibo, molte bevande gassate, molto alcol). Tutte

[1]

Nature 529, 43–47 (07 January 2016)

[2]

http://www.who.int/nmh/publications/ncd_report2010/fr/

[3]

http://www.eufic.org/fr

[4]

http://www.who.int/dg/speeches/2013/health_promotion_20130610/en/#

[5]

Lancet Global Health, february 2015

queste industrie temono la regolamentazione e si proteggono utilizzando

le stesse strategie che hanno utilizzato le grandi industrie

del tabacco. Alcune ricerche hanno analizzato queste strategie,

che fanno ricorso alla creazione di organismi "d'esposizione", le

promesse di auto regolamentazione, le domande legali e le indagini

finanziate dall'industria stessa. Tutto questo provoca una

confusione sui loro prodotti e mantiene il pubblico nel dubbio.

Le loro strategie ricorrono anche all'uso di regali, sovvenzioni e

contributi a nobili cause, che danno delle proprie industrie l'immagine

di essere aziende rispettabili agli occhi dei politici e del

grande pubblico. Le loro strategie consistono nel presentare delle

argomentazioni che mettono la responsabilità dei danni al livello

di salute sulle persone stesse e presentano le azioni dei governi

come un'interferenza alla libertà personale e alla libertà di scelta.

Questo suppone una grande opposizione".

Parole chiare, concise che contengono una grande verità. L'industria

non s'interessa alla nostra salute; quello che le interessa, è fare

soldi e riempirsi le tasche al prezzo di quello che ci è più prezioso,

la salute. Di conseguenza, educare la popolazione a fidarsi della

propria forza di volontà e fare le scelte giuste rimane un'operazione

complessa. Gli alimenti più malsani sono quelli che hanno

più gusto. Quella miscela di zuccheri e grassi, insieme a un prezzo

stracciato, ci porta in un mondo di piacere da cui è difficile uscire.

La rivista Lancet Global Health5 ha condotto uno studio sul modello

alimentare di circa 4500 milioni di adulti (una delle indagini più

grandi mai realizzate). Ha osservato che il consumo di alimenti sani

è leggermente aumentato in questi ultimi decenni ma il consumo

di alimenti non sani è aumentato ancora di più. Questo studio ne

conclude che la cattiva alimentazione eclissa il nostro consumo di

alimenti sani.

Il contrasto delle forze nel settore pubblicitario è sproporzionato:

la sola società di PepsiCo ha destinato 1700 milioni di dollari alla

pubblicità di prodotti come le patatine Lay's e gli snack a base di

mais fritto. Nello stesso periodo, il Ministero della Salute spagnolo

ha destinato 1,2 milioni di euro, ovvero lo 0,08% del fatturato

precedentemente citato, per la campagna di prevenzione contro

l'obesità infantile intitolata "Prevenire l'obesità infantile ha una

ricompensa: essere in buona salute". Qui le contraddizioni sono

palesi tra la libertà di scelta del consumatore e il controllo statale.

Questo aspetto è estremamente preoccupante. In effetti, bisognerebbe

che i governi creassero delle occasioni che invitino a praticare

attività sportive e a mangiare in modo sano, ma soprattutto

dovrebbero impostare dei limiti al marketing diretto, indiretto o

nascosto del cibo spazzatura.

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

sante@adventiste.ch

Esther Lorente

Infermiera e nutrizionista

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9


TESTIMONIANZA

ALESSANDRA E SEBASTIAO, DUE OROLOGIAI CHE NON HANNO VISTO IL TEMPO PASSARE

RACCONTO DEL VIAGGIO UMANITARIO "CONNEXION CAMBODGE"

Alessandra e Sebastiao, una giovane

coppia avventista battezzata

nel 2014, membri della chiesa portoghese-ispanica

di Neuchâtel, avevano

da tanto tempo il desiderio di servire

Dio con un'azione umanitaria. Durante

un viaggio in macchina verso l'Irlanda,

dopo averci riflettuto per tanto tempo

e dopo non aver realizzato tutto

una serie di opportunità con differenti

associazioni umanitarie, hanno avuto

l'idea di partire per la Cambogia. Hanno

sentito parlare di Frontline Messenger,

un'associazione avventista con

sede in Francia ma che interveniva in

quel paese, e si sono decisi. Dopo aver

preso dei contatti con Alexander, il

responsabile dell'associazione, il progetto

ha iniziato a prendere forma e

l'avventura è cominciata, prima di tutto

in Svizzera.

Ecco la loro testimonianza...

La preparazione

La voglia di partire per la

Cambogia per aiutare questa

popolazione così povera era

grande, così come l'idealizzazione

che avevamo del progetto.

La raccolta di fondi non è stata così facile

come avevamo previsto. La reazione

delle persone di fronte ai nostri tentativi

di sensibilizzarli verso i problemi che

vivono gli abitanti della Cambogia era

molto contenuta, forse troppo per i nostri

gusti. Avevamo l'impressione che il

nostro entusiasmo non venisse condiviso,

cosa invece molto importante per il

morale della squadra. E la squadra si era

ridotta solo a noi due visto che molti altri,

per motivi di incompatibilità di date,

per mancanza di fondi o di motivazione,

avevano dovuto rinunciare all'invito di

partire per la Cambogia per svolgere

questa missione umanitaria.

Alla fine però siamo riusciti a raccogliere

dei fondi. Le due uscite nelle strade di

Neuchâtel e il concerto in alcune delle

chiese avventiste della regione hanno

permesso di raccogliere una parte dei

soldi necessari al progetto, così come la

raccolta fondi creata su internet. Tuttavia

a pochi giorni dalla partenza, la cifra

raccolta non riusciva a coprire tutti i costi

della missione; è stato un colpo destabilizzante.

Ma la nostra voglia di aiutare

questa popolazione era ancora forte.

Abbiamo quindi deciso di mettere il

resto della somma necessaria. Più motivati

che mai, siamo partiti per il Vietnam,

dove abbiamo preso un autobus per arrivare

in Cambogia.

Prime impressioni sul posto

Finalmente arrivati, le prime impressioni

sono state "bollenti":

faceva un caldo infernale. Abbiamo

avuto bisogno di qualche

giorno per abituarci al clima.

Nelle prime ore tutto

era amplificato: molto caldo,

molta povertà ma anche molta

accoglienza. Incrociavamo

delle persone che vivevano letteralmente

tra la spazzatura. Alcune

immagini ci sono rimaste impresse

nella memoria, come quella di una

famiglia che stava cucinando un cane

per mangiarlo. Una grande povertà

regna in questa regione della Cambogia.

Tuttavia, dovunque andavamo,

le persone erano estremamente accoglienti,

sempre disponibili e disposte

ad aiutarci o a darci le informazioni

che ci servivano.

Abbiamo raggiunto una squadra di

volontari avventisti che vivevano sul

posto. Abbiamo passato tre settimane

con loro, nella loro sede in un campo

avventista. Questo ci ha permesso di

essere in costante contatto con la gente

del posto. Con loro abbiamo mangiato,

dormito e agito. Perché era proprio per

questo che eravamo partiti, per agire,

per fare qualcosa.

La missione

Seguendo i consigli dell'associazione

Frontline Messenger, ci siamo concentrati

sulla zona di confine con il Vietnam.

Ci avevano anche consigliato di andare

nelle chiese avventiste della zona per

distribuire delle Bibbie, che mancano

sempre. Perché sì, in Cambogia esistono

anche delle chiese senza nessuna Bibbia.

Da una città all'altra, passando anche

per le numerose campagne, abbiamo

quindi iniziato a distribuire Bibbie, libri di

Ellen White ma anche materiale scolastico.

Questo gesto rappresenta un'opportunità

per i bambini di non lavorare

fin dalla più tenera infanzia, quando i

genitori non possono permettersi tutte

quelle spese legate alla scuola.

In alcune delle campagne più povere

abbiamo anche distribuito alcuni pasti

vegetariani. Il paese conosce una realtà

economica molto difficile ma ci sono

anche delle zone più toccate di altre dalla

povertà. Per esempio alcune persone

devono fare dei kilometri per avere accesso

all'acqua potabile. In tre di questi

piccoli villaggi abbiamo fatto costruire

un pozzo per facilitare un po' la vita degli

abitanti.

Seminario sui pericoli dello zucchero nel nostro corpo

Nel corso dei nostri incontri abbiamo

testimoniato nelle chiese o per le strade

di quello che vivevamo sul posto ma

soprattutto della nostra fede in Dio. Siamo

stati anche invitati a predicare nelle

chiese avventiste. Tutto questo grazie

alla bravura del nostro traduttore.

Anche se può sembrare che abbiamo vissuto

una "classica" missione umanitaria,

le condizioni erano a volte stravaganti. Il

Gruppi di bambini che hanno ricevuto del materiale scolastico e alcuni libri cristiani

nostro primo spostamento lo abbiamo

fatto in 6 su 2 moto, e senza casco! In un

traffico intenso e pericoloso, su strade

piene di polvere, sembra proprio essere

una vera e propria prova di fede! Proprio

come spostarsi in autostop, pregando

che qualcuno si fermi per non farvi rimanere

bloccati in una terra sconosciuta.

Grazie alla fede abbiamo potuto fare

tutto quello che abbiamo fatto.

Distribuzione di Bibbie in una chiesa avventista

Il legame con gli abitanti della

Cambogia

Per questo abbiamo dovuto sconfiggere

le barriere della lingua, del clima, dello

shock culturale e delle condizioni a noi

sconosciute. Ma il risultato finale ne ha

fatto valere la pena! Alcuni incontri ci

hanno riempito di emozione. Ci ricorderemo

sempre di questa famiglia cristiana,

molto umile, che ha scoperto da

sola il sabato (non si sa bene come, visto

che vive isolata nel mezzo della foresta)

e che è riuscita a trasmettere la propria

fede a tutto il villaggio.

Ci ricorderemo sempre della semplicità

e della volontà con cui gli avventisti del

posto desiderano vivere pienamente la

parola del Signore. Che siano giovani o

meno giovani, per loro non hanno importanza

i kilometri che devono fare per

andare in chiesa e stare insieme a celebrare

il sabato. Siamo stati testimoni di

una grande unione e dedizione!

Il poco che abbiamo fatto è stato largamente

ricompensato da tutti questi

momenti e dalla gentilezza delle

persone che abbiamo incontrato.

"Gratitudine" potrebbe essere la parola-chiave

di questa missione! La

gratitudine dei bambini e degli adulti,

espressa tramite gesti, sorrisi, accoglienze

calorose come il giorno in cui

i bambini hanno smesso di giocare a

palla per venirci incontro, non

appena ci hanno visto arrivare.

E anche la nostra gratitudine per

aver vissuto questa esperienza

così incredibile che ha suscitato

in noi delle forti e pure emozioni.

Siamo anche molto riconoscenti

verso tutti quelli che ci hanno

sostenuto in Europa.

Il ritorno in Svizzera

Il ritorno è stato un vero e proprio

shock! Ci siamo resi conto di vivere

in un lusso non necessario. I

cambogiani si stanno lentamente

riprendendo dalla guerra e sono

ancora lontani da uno stile di vita

confortevole o anche solo adeguato.

Ma, anche se sembra ridicolo

solo a dirlo, loro, nonostante

non abbiano niente, hanno tutto.

Mentre noi, frutto di paesi di grandi

consumatori, abbiamo tutto e ci lamentiamo

di tutto, o quasi. Abbiamo delle

importanti lezioni da imparare da loro

che sono felici anche in mezzo alle difficoltà,

che sono pronti a morire per Cristo

e che non si lasciano intimorire dai nemici

del cristianesimo presenti sul territorio.

Non hanno niente, il loro unico tesoro è

la fede in Dio.

Dopo essere stati testimoni di tutto

questo, abbiamo solo voglia di lasciare

tutto (il nostro comfort, la nostra routine

e il nostro ego) per continuare la missione

che abbiamo cominciato.

TUTTE LE FOTO E I VIDEO DI

CONNEXION CAMBODGE

Adventistas Neuchâtel

Per saperne di

più sul lavoro

missionario realizzato

in Cambogia

dall'associazione

avventista

Frontline Messenger

http://frontlinemessenger.net

11

12


LIBRETTO ROSA

A PRESTO

Omaggio à Anna Clara ZÜRCHER della sua famiglia

con dei corsi di teologia, di

segreteria e di pedagogia.

Per aiutare soprattutto le

ragazze a pagare gli studi,

Anna insegna il ricamo e crea

con loro delle tovaglie ricamate

che verranno vendute

nel mondo intero.

Anna Clara ZÜRCHER,

Steveny da signorina, è nata

il 18 agosto 1920 a Nivelles

(Belgio), da padre belga e

madre inglese. Grazie all’origine

della madre potrà poi

insegnare l’inglese. Dopo gli

studi primari, segue dei corsi

di arte casalinga. A 16 anni

arriva al seminario avventista

di Collonges-sous-Salève

per ottenere un diploma in

commercio. Tre anni dopo,

viene impiegata come segretaria

di direzione nella

stessa istituzione.

Dal 1958 al 1960, la coppia

ha 3 bambini- Frédéric, Tania

et Donald- attualmente negli

Stati Uniti in una università vicino

a Boston.

Nel 1960, Jean viene chiamato

per essere direttore del

Seminario Avventista di Collonges

in cui Anna riprende

la funzione di segretaria di

direzione e di professoressa

di inglese. Molti studenti diranno

che Anna fu per loro

come una seconda mamma.

Dieci anni più tardi, si cambia

pagina. Anna segue il marito

a Berna, dove lei lavora come

segretaria del dipartimento

dell’Educazione per la chiesa

Avventista dell’Europa e

dell’Africa francofona.

Eliora Avelin

Figlia di Sabrina e Pierrick,

pastore della chiesa avventista

di Bienne, Eliora è nata l’11

ottobre 2017 alle 12 :27. Il suo

nome significa « Dio è la mia

luce ». Eliora, benvenuta tra

noi !

Noam Gonçalves

-Constantin

Figlio di Lorenço e Natacha,

membri della chiesa di Sion,

Noam è nato il 26 settembre

2017. Allo stesso tempo brasiliano,

svizzero e mauriziano,

Noam ha tutto un mondo da

scoprire. Benvenuto !

Nel 1941, si sposa con Jean

ZÜRCHER. Per 61 anni saranno

una coppia devota al sevizio

degli altri. Insieme attraverseranno

il duro periodo

della guerra. Anna nasconde

spesso dei fuggitivi a casa

aspettando che il marito li

faccia passare clandestinamente

attraverso la frontiera

franco-svizzera.

Nel 1946, la coppia parte per

il Madagascar per incaricarsi

della direzione di un seminario

di teologia per 20 ragazzi.

Volendo offrire un’istruzione

non solo ai ragazzi ma anche

alle ragazze, in 12 anni creano

una scuola mista di 350

alunni, dalla primaria al liceo,

Nel 1985, la coppia si pensiona

e si trasferisce a Gland.

Quado nel 2003 Anna perde

il marito, segue coraggiosamente

le sue attività fino al

2014, quando un problema

di salute la obbliga a ricevere

delle cure permanenti.

Raggiunge allora la casa di riposo

La Clairière a Mies, che

illumina con la sua gentilezza

fino ai suoi ultimi giorni.

Era chiamata “Nonna Tesoro”

dai suoi 8 nipoti, 17 pronipoti

e 2 figli dei pronipoti.

Tutti coloro che hanno avuto

un contatto con Anna hanno

scoperto in lei una persona

tenera e affettuosa.

Emma Debourge

Figlia di Joanna e Julien, entrambi

membri della chiesa luso-ispana

di Neuchatel, Emma

è giunta al mondo il 16 agosto

2017 per la grande gioia dei

genitori ! Benvenuta !

Juan David et

Mateo Brizuela

Figli di Ana e Julio, della chiesa

luso-ispana di Neuchatel,

questi fratelli gemelli sono

nati il 9 agosto 2017 a 6 minuti

l’uno dall’altro. Doppia

dose di gioia per questa famiglia.

Benvenuti !

13

Fate parte delle chiese della FSRT e la vostra famiglia si è appena ingrandita?

Per annunciare il lieto evento nella nostra rivista, inviate le informazioni

(nome del bebè, quello dei genitori, data di nascita e una foto) a

contact@adventistemagazine.com

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