Nastro Verde: calendario 2018, “La vita del combattente italiano nella Grande Guerra”

tipografiamoderna

S. MAURIZIO

Supplemento al nº 37 di luglio - settembre 2017 de “Il Mauriziano” - notiziario trimestrale

dell’Associazione Nazionale Decorati di Medaglia d’Oro Mauriziana - Nastro Verde con I.R.

2018

P R OT ET T O RE

D EL L E

Calendario Storico

dell’Associazione Nazionale“Nastro Verde

(Decorati di Medaglia d’Oro Mauriziana)

LA VITA DEL

COMBATTENTE ITALIANO

NELLA GRANDE GUERRA

A R MI

N O ST R E

LEX


P R O T E T T O R E D E L L E N O S T R E A R M I

LEX

S. MAURIZIO

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N O ST R E

I Vertici Militari e della Polizia e relative associazioni

Capo delle Forze Armate

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio MATTARELLA

Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo GENTILONI SILVERI

Ministro della Difesa: Sen. Roberta PINOTTI

Sottosegretario alla Difesa:

On. Domenico ROSSI

Sottosegretario alla Difesa:

On. Gioacchino ALFANO

Capo S.M. della Difesa:

Gen. Claudio GRAZIANO

Presidente Nazionale Associazioni d’Arma

Gen. C. A. Mario BUSCEMI

Capo S.M. dell’Esercito Italiano:

Gen. C.A. Danilo ERRICO

Rappresentante Nazionale Associazioni dell’Esercito

Ten. Gen. Vincenzo DE LUCA

Capo S.M. della Marina Militare:

Amm. Sq. Valter GIRARDELLI

Presidente Nazionale Associazione Marinai d’Italia

Amm. Sq. Paolo PAGNOTTELLA

Capo S.M.dell’Aeronautica Militare:

Gen. S. A. Enzo VECCIARELLI

Comandante Generale

dell’Arma dei Carabinieri:

Gen. C. A. Tullio DEL SETTE

Comandante Generale

della Guardia di Finanza:

Gen. C. A. Giorgio TOSCHI

Capo della Polizia di Stato:

Pref. Franco GABRIELLI

Presidente Nazionale Associazione Aeronautica

Gen. S. A. Giovanni SCIANDRA

Presidente Nazionale Associazione Carabinieri

Gen. C. A. Libero LO SARDO

Presidente Nazionale Associazione Finanzieri d’Italia

Gen. C. A. Umberto FAVA

Presidente Nazionale Associazione Polizia di Stato

Dott. Claudio SAVARESE

S. MAURIZIO

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DECORATI DI MEDAGLIA MAURIZIANA - “NASTRO VERDE”

Presidente Nazionale Emerito

Gen. (CC) Luigi FEDERICI

Presidenza Nazionale

Sede Legale: Roma, via Labicana, 15 – Sede Operativa: Vicenza, via P. Calvi, 58 - tel. 0444 304836

mail: presidenzanazionale@assomauriziani.it

Presidente Nazionale: Gen. Div. (CC) Nando Romeo ANIBALLI

Vicepresidente Nazionale Vicario: Gen. Brig. (GdF) Mario DE NUNTIIS

Vicepresidente Nazionale: Gen. Brig. (CC) Valentino Giovanni SCOGNAMIGLIO

Segretario Nazionale: S.Ten. (CC) Luigi Tomaso COCCO

Vicesegretario Nazionale: Col. (AM) Antonino CIMINNA

Aiut. (EI) TALERICO Mario - Sezione Toscana

Col. (EI) PUGLISI Carmelo Napoleone - Sezione Verona

S.Ten. (CC) VELTRI Salvatore - Sezione Roma

Col. (CC) CORSINI Gianfranco - Sezione Lombardia

Aiut. (AM) BELLESSO Giacomo - Sezione Veneto

Consiglieri

Col. (CC) DE BIASE Corrado - Sezione Veneto

Magg. (AM) PALOMBA Filippo - Sezione Puglia

C. Amm. (MM) DAMMICCO Michele - Sezione Puglia

Gen.B. (EI) NOLA Attilio - Sezione Trapani

C.F. (MM) SCHIRONE Alessandro - Sezione Puglia

Collegio dei Revisori dei Conti

Gen.D. (GF) LECCA Natalino - Sezione Lazio - Presidente

Amm. D. (MM) de BIASE Francesco Maria - Sezione Roma - Membro

S.Ten. (CC) MASUCCI Giovanni - Sezione Toscana - Membro

Collegio dei Probiviri

Gen.B. (EI) LAI Franco - Sezione Veneto - Presidente

C.F. (MM) SCHIRONE Alessandro - Sezione Puglia - Membro

Aiut. (AM) D’ANTONIO Gaetano - Sezione Roma - Membro


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N O ST R E

Il combattente Italiano nella Grande Guerra

( ) Bandiera di guerra appartenuta al Comando di Grande Unità del Regio Esercito

*

Italiano, conservata presso il Museo della Forze Armate di Montecchio Maggiore (VI)

Questo è il terzo Calendario

che viene dedicato alla

Grande Guerra, nel quarto

ed ultimo anno del conflitto.

Come ricorderete l’edizione

2015 rievocava episodi

significativi illustrati allora

dalla Domenica del Corriere

e l’edizione 2016 è stata

dedicata alle uniformi di

tutti i belligeranti. In questo

Calendario del 2018 viene

messo in risalto, sinteticamente,

l’impegno profuso

dalle singole Forze Armate

e dalla Guardia di Finanza

( * )

nonché la vita del combattente durante la guerra. L’edizione

2017 ha interrotto per un anno il “ciclo della memoria” perché

doverosamente dedicata al 70º della Repubblica Italiana,

celebrato a Roma il 2 giugno 2016 ed alla relativa parata

delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato nonché di

altre Istituzioni.

Sulla 1ª Guerra mondiale e sulle diverse battaglie vi è

un’abbondante bibliografia da parte da chi l’ha vissuta e da

eminenti studiosi. Pertanto, lo scopo di questo Calendario è

quello di rendere onore a tutti i combattenti e ed alle vittime

civili di guerra.

Il maggior sforzo bellico è stato sostenuto dalle Armi e Corpi

dell’Esercito ed a seguire dalla Marina Militare. L’Aeronautica,

ancora agli esordi ha dato il grande contributo con i cosiddetti

“Pionieri dell’Aviazione”; contributo anche di ordine

morale con riferimento al Volo di D’Annunzio su Vienna e le

gesta esemplari dei grandi “Assi dell’Aviazione”, tra i quali il

grande Francesco Baracca. Notevole lo sforzo dell’Arma dei

Carabinieri, sia con reparti in prima linea, che con numerosi

contingenti nelle retrovie, sostenendo gravosi compiti di

ausilio ai reparti dell’Esercito ed assicurando assistenza alle

popolazioni colpite dagli eventi nonché la vigilanza nei centri

abitati devastati. Anche la Guardia di Finanza ha dato un grande

contributo con reparti in prima linea e con i primi attacchi

sulle linee di confine. Il Corpo delle Guardie di P. S. era stato

sciolto nel 1890 e trasformato in Corpo delle Guardie di Città,

massicciamente impegnato nel terremoto di Avezzano (AQ).

L’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, peraltro,

hanno dovuto ridurre al minimo le forze sul tutto il territorio

nazionale, per il disimpegno dei compiti istituzionali.

Ma questi sono soltanto cenni sull’attività delle Forze Armate

e Corpo Armati dello Stato, il cui impegno sarà meglio

esposto dai relativi rappresentanti nelle pagine che seguono.

Il 2018, centenario della Vittoria, deve ricordare a tutti il

dovere della memoria, per le migliaia di morti e mutilati di

guerra, per gli orfani e le immani distruzioni, cui si accompagnò

per anni una dura miseria.

I combattenti avevano in mente una canzone “Oh Italia

oh Italia del mio cuore tu mi vieni a liberar”. E il Presidente

della Repubblica Saragat

in occasione del 50º anniversario

disse: “L’autentico

significato di quella vittoria

non fu soltanto di dare

Trento e Trieste all’Italia,

quanto piuttosto di dare

l’Italia a Trento e Trieste”.

Parole queste ricordate dal

Presidente della Repubblica

Ciampi nel 2004, intervento

nei luoghi della memoria di

Moriago della Battaglia (Isola

dei Morti) e Nervesa della

Battaglia (Monumento a

Francesco Baracca), il quale

nella circostanza disse che “La memoria è il filo che deve

legare le generazioni”.

Al termine della seconda guerra mondiale su un muro del

lager di Aushwitz è stata ritrovata la scritta di uno sconosciuto

internato: “Chi non conosce la storia sarà costretto,

prima o poi, a riviverla”.

Merita anche ricordare che dopo la disfatta di Caporetto

gli austroungarici erano sicuri di aver vinto la guerra, ma non

avevano tenuto conto che gli italiani li attendevano sul Piave,

dove con incrollabile fede e grande valore li ricacciarono oltre:

la linea del Piave come difesa “a tutti costi” fu la decisione

vincente, contrariamente alle strategie degli anglo-francesi

che nel corso della seduta di Peschiera del Garda dell’8 novembre

1917 sostenevano una ritirata delle truppe italiane

sino a Verona, alla quale si oppose con fermezza il Re Vittorio

Emanuele III. Infine, nel terminare questa breve presentazione,

mi piace riportare l’ultimo e sublime verso del Bollettino

della Vittoria del generale Armando Diaz: “I resti di quello

che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono

in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso

con orgogliosa sicurezza”.

Mi corre l’obbligo ed il piacere di ringraziare per la loro

grande disponibilità e professionalità il Presidente ed il Segretario

del Museo delle Forze Armate di Montecchio Maggiore

(VI), dove sono state riprese le immagini fotografiche

riportate nelle pagine interne: Sig. Giancarlo Marin e Dott.

Stefano Guderzo. Nel Museo – come riportato su Internet

– sono esposti circa 10.000 pezzi tra documenti, armi, automezzi

e materiali diversi delle due guerre mondiali. Inoltre,

sono state ricostruiti alcuni ambienti della prima guerra

mondiale (trincea, cucina, posto telegrafico, posto di comando,

posto di vedetta, altare da campo ed altri).

Altro sentito ringraziamento va al titolare della tipografia

Moderna e suo collaboratore che hanno realizzato questo

calendario – come gli altri 13 precedenti – evidenziando

massima disponibilità, collaborazione e professionalità: Rag.

Carlo Dall’Aglio e Massimiliano Vecellio Reane.

Ancora un grazie agli Ufficiali autori delle relazioni che

seguono.

Gen. Div. CC Nando Romeo Aniballi

Presidente Nazionale dell’Associazione Mauriziani


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L’Esercito Italiano

La Prima Guerra Mondiale, chiamata inizialmente “Grande

Guerra”, prese questo nome solo al verificarsi della Seconda

Guerra Mondiale. Il conflitto iniziò il 28 luglio 1914 e terminò

l’11 novembre 1918. L’Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915,

a fianco delle Nazioni dell’Intesa, in aderenza a quanto previsto

dal “Patto di Londra” del 26 aprile 1915 con il quale si

impegnava ad entrare in guerra entro un mese.

Il 3 maggio fu rotta la Triplice Alleanza, fu avviata la mobilitazione

ed il 23 maggio fu dichiarata guerra all’Austria - Ungheria

ma non alla Germania con cui il Governo sperava di non

rompere del tutto i rapporti. L’Esercito Italiano, guidato dal

Capo di Stato Maggiore, Gen. Luigi Cadorna, in carica dal luglio

1914, al 28 maggio 1915, con la mobilitazione già in fase avanzata,

disponeva di 4 Armate suddivise in 14 Corpi d’Armata e

40 Divisioni, per un totale di 23.039 Ufficiali, 852.217 Militari

di Truppa, 9.163 Civili e 144.522 quadrupedi.

A mobilitazione compiuta (primi di luglio 1915) la forza

complessiva era salita a 31.037 Ufficiali, 1.058.042 Militari di

Truppa, 10.957 Civili e 216.018 quadrupedi. Sui circa 650 Km

di confine tra Italia e Austria, le quattro Armate furono così

distribuite: la 1ªA. dallo Stelvio alla val Cismon passando per

il Tonale, alto Garda e altipiani di Tonezza e Asiago, la 4ªA. in

Cadore e Carnia, la 2ª e la 3ªA. dal Monte Canin lungo il fiume

Isonzo fino al mare. L’Esercito Italiano ha condotto numerose

battaglie offensive,

a cominciare

da quella

iniziale che portò

alla conquista,

sul fronte alpino,

di varie località

fra cui Cortina

d’Ampezzo ed il

Pasubio e, ad est,

di Monfalcone,

Plava e Monte

Nero. Successivamente

si svolsero

le 12 battaglie

dell’Isonzo,

prevalentemente

offensive; le

prime 4 nel 1915,

di “posizione”,

l’ultima, la 12ª, ad ottobre 1917, fu quella, difensiva di Caporetto.

A fine maggio 1916, a seguito dell’attacco austriaco del

15 sugli altipiani con la Strafexpedition (spedizione punitiva),

fu costituita la 5ª Armata che fu schierata in pianura per arginare

la pressione avversaria sull’estremo limite degli altipiani.

Il 16 giugno 1916 gli italiani passarono al contrattacco sugli

altipiani, riconquistando metà del terreno perduto. Sul fronte

giulio, il 4 agosto iniziò la 6ª battaglia offensiva dell’Isonzo che

portò alla conquista del San Michele e, il giorno 8, di Gorizia.

Nei mesi successivi seguirono tre battaglie di logoramento e

due offensive; in particolare la 10ª, del maggio 1917, ampliò

conquiste a nord di Gorizia. L’uscita, nell’ottobre 2017, della

Russia dalla guerra, creò le condizioni per l’attacco austro -

tedesco, il 24 ottobre 1917, al settore italiano dell’alto Isonzo

tra Plezzo e Tolmino che, con la conquista di Caporetto, determinò

il crollo del fronte italiano, soprattutto di quello tenuto

dalla 2ª A., e la ritirata sulla linea Grappa – Piave dove l’offensiva

venne arrestata, con gravissime perdite, sul Piave, a

metà novembre, e sul Grappa il 21 dicembre, dopo una dura

battaglia difensiva nella quale ebbero il battesimo del fuoco

i “ragazzi del ’99”.

Nei primi mesi del 1918, il nuovo Capo di Stato Maggiore,

Gen. Armando Diaz, in carica dal 9 novembre 1917, proseguì

nell’opera di riorganizzazione dell’esercito, in una situazione

di stasi delle azioni militari. Nel frattempo gli austriaci, sollecitati

dagli alleati tedeschi, avevano deciso di effettuare un

attacco generale risolutivo contro l’Italia partendo dal saliente

trentino fino al Piave, attacco che iniziò il 15 giugno 1918

su tutto il fronte, sfondando le linee italiane sul Piave in vari

punti e conquistando alcune località, fra cui il Montello. La

tenace resistenza delle truppe italiane, che erano organizzate

su otto Armate, più una in riserva strategica, che passarono

al contrattacco il 19 giugno con la battaglia del Solstizio, o

del Piave, costrinse gli austro - ungarici a ritirarsi il 22 giugno

sulla riva sinistra del Piave, con elevate perdite, facendo svanire

definitivamente per le Armate della duplice monarchia,

ogni possibilità di vittoria.

Il 24 ottobre iniziò l’offensiva finale italiana, concentrata

sul Montello e sul Grappa, che costrinse il nemico a ritirarsi

verso Vittorio Veneto a partire dal 29 ed a chiedere l’Armistizio

che venne firmato il 3 novembre, in concomitanza dell’entrata

delle truppe italiane a Trento e Trieste, a Padova a Villa

Giusti del Giardino, con entrata in vigore dalle ore 15:00 del

4. In tutta la durata della guerra, le perdite italiane, fra caduti

e dispersi, sono state di 651.000 uomini.

Gen. B. EI Rocco Pellegrini

Presidente della Sezione di Padova dell’Associazione Mauriziani


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La Marina Militare

La Regia Marina allo scoppio della 1ª Guerra Mondiale, il 24

maggio 1915, era per numero di navi da guerra e dislocamento

in tonnellate una marina importante, ben dotata di unità pesanti,

ma dotata anche di unità leggere, costiere e subacquee. All’inizio

della guerra erano in servizio 11 navi da battaglia, 12 Incrociatori,

16 Esploratori, 60 Cacciatorpediniere, varie Classi di Torpediniere,

21 Sommergibili. Fra le tante azioni navali che hanno visto l’impegno

della Regia Marina durante tutta la guerra, assume particolare

rilevanza l’impresa di Premuda, compiuta all’alba del

10 giugno 1918 dai MAS 15 e 21, rispettivamente comandati da

Luigi Rizzo e Giuseppe Aonzo.

Sin dal 1º marzo 1918, l’Ammiraglio Thaon di Revel, Comandante

della Regia Marina Italiana, percepì la possibilità che il

nuovo comandante della Imperial-Regia marina da guerra astroungarica,

l’Ammiraglio Horthy, avrebbe potuto attuare un’azione

di forza per sfondare lo sbarramento del Canale d’Otranto, già

attaccato per ben diciannove volte, ma senza significativi risultati.

Segnali di un nuovo imminente attacco si ebbero con l’incursione

aerea del 9 marzo 1918 da parte di 14 velivoli appoggiati

dai cacciatorpediniere Dukla e dall’Uszok, per cui l’ammiraglio

Thaon di Revel dispose che quattro sommergibili francesi venissero

posizionati in agguato a nord di Durazzo mentre i Sommergibili

italiani F10 e F14 furono posti rispettivamente davanti a

Pola e al canale di Faresina.

I sospetti non erano infondati; il comando supremo austroungarico

aveva infatti preparato una potente offensiva che prevedeva

l’impiego di gran parte della flotta.

Erano stati costituiti un gruppo di attacco, con il compito di

attaccare le forze italiane addette al servizio di sbarramento del

Canale d’Otranto e bombardare gli impianti di Otranto, e un

gruppo di sostegno, costituito da unità maggiori, ognuna scortata

da 4 o 5 torpediniere.

Il gruppo di sostegno doveva rimanere nelle posizioni assegnate

fino alle 07:30 del giorno 11 giugno, ora alla quale rientrare

in caso di mancato contatto con le navi italiane.

Si pensava infatti che l’azione del gruppo d’attacco astro ungarico

avrebbe indotto il comando italiano a far uscire i propri

incrociatori corazzati da Brindisi e Valona per inseguire il naviglio

austriaco, trovandosi poi accerchiate dalle maggiori unità austriache,

supportate da un largo impiego di sommergibili e aerei.

Il gruppo Viribus Unitis e Prinz Eugen all’alba dell’11 giugno

raggiunsero la loro posizione a metà strada tra Brindisi e Valona,

mentre i due gruppi Santo Stefano e Tegetthoff, nonostante piccoli

problemi alla Santo Stefano, che ne ritardarono la marcia,

partirono anch’essi alla volta delle posizioni assegnate.

Nel frattempo il 9 giugno

erano partiti da Ancona per

una missione nel medio Adriatico

il MAS 15 (Comandante

C.C. Luigi Rizzo) e il MAS 21

(Comandante GM Giuseppe

Aonzo). Fino alle 02:00 del

giorno 10 i due MAS dovettero

stazionare fra Guiza e Banco di

Selve in prossimità dell’isola di

Premuda per accertare la presenza

di sbarramenti di torpedini;

al termine di questa fase

dovevano rimanere in agguato

fino all’alba per ricongiungersi

alle torpediniere d’appoggio 18 O.S. e 15 O.S. Ma i ritardi accumulati

dal gruppo Santo Stefano e Tegetthoff comportarono che,

alle 03:15 del giorno 10, le unità austriache attraversarono la zona

di pattugliamento dei due MAS, che a quell’ora stavano dirigendo

da Lutestrago al punto di riunione con le torpediniere.

Rizzo, nel tentativo di colpire una delle due grosse navi dalla

minima distanza possibile, manovrò tra due caccia che fiancheggiavano

la Santo Stefano, aumentò la velocità a 12 nodi, riuscendo

a passare fra le siluranti e da una distanza non superiore a 300

metri lanciò entrambi i siluri del MAS. I due siluri colpirono la

nave sollevando alte colonne d’acqua e fumo. La reazione della

torpediniera 76 non si fece attendere, si lanciò all’inseguimento

del MAS di Rizzo aprendo il fuoco da una distanza di 100-150

metri. Rizzo decise allora di sganciare due bombe antisommergibile,

una delle quali scoppiò inducendo la torpediniera a desistere.

Il MAS 21 di Aonzo lanciò i suoi due siluri contro l’altra unità

maggiore, la Tegetthoff, da una distanza di 450-500 metri, ma solo

uno dei siluri colpì la nave. Anch’egli fu inseguito da una torpediniera

che riuscì a distanziare per dirigere in sicurezza per il rientro.

La Santo Stefano evidenziò subito dei grossi danni; l’acqua

penetrò nei locali macchine di prora e di poppa così si dovettero

fermare le macchine. La corazzata sbandava velocemente e

la Tegetthoff provò più volte a prenderla a rimorchio, ma senza

esito. Verso le 06:00 la Santo Stefano si capovolse ed affondò.

Gli austriaci, vanificato l’effetto sorpresa su cui era basata l’intera

operazione, dovettero rientrare alle loro basi.

Il Tegetthoff rientrò a Pola all’alba dell’11, così come il gruppo

Viribus-Prinz Eugen che raggiunse il porto alle ore 19. Il contraccolpo

psicologico dell’azione di Premuda ebbe grosse ripercussioni

sul morale austro-ungarico, tanto che nel restante corso

della guerra, la k.u.k. Kriegsmarine non compì più nessuna operazione

navale, asserragliando le proprie navi nei porti. I siluri

di Rizzo, con quest’azione, fecero svanire l’elemento sorpresa e

troncarono la missione nemica sul nascere, costringendo la flotta

austriaca a rinunciare definitivamente all’ambizioso progetto.

A riconoscimento dell’eroismo dimostrato in azione, i due

Comandanti furono insigniti di medaglia d’oro al valor militare,

mentre dal 13 marzo 1939 la Marina Militare, decise di celebrare la

propria festa in data 10 giugno, in ricordo dell’azione di Premuda.

Lo scorso 22 aprile 2017 è entrata in servizio nella Marina Militare

la Fregata Multiruolo Luigi Rizzo, dedicata all’eroico protagonista

dell’Azione di Premuda.

Amm. Div. MM Francesco Maria de Biase

Coordinatore Territoriale e Presidente della Sezione di Roma e Lazio dell’Associazione Mauriziani


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L’Aeronautica Militare

Chi sceglie di entrare a far parte di una qualsiasi Forza

Armata, lo fa in genere, perché animato da quello spirito di

Patria comune a tutti gli uomini in divisa che operano sotto

l’egida di una bandiera, simbolo di quella Patria in nome della

quale tanti hanno dato la vita.

soldato, Gabriele D’Annunzio, non poteva che esprimersi

al meglio, infatti progettò, organizzò e portò a termine, con

grande determinazione, malgrado opinioni contrarie, incidenti

e problemi tecnici, una sfida, una grande sfida che è rimasta

nei memoriali della storia. Costituì una squadriglia di piloti

scelti “la Serenissima”, fece adattare per un volo di lungo raggio

otto velivoli Ansaldo SVA monoposto ed uno biposto sul

quale prese posto lui con il capitano Palli e dopo un paio di

tentativi falliti per avverse condizioni meteo, il 9 Agosto 1918

alle 05,50 presero il volo dall’aeroporto di S. Pelagio in provincia

di Padova. Un volo di mille chilometri, ottocento dei

quali in territorio straniero, durato sette ore, una missione

però del tutto incruenta, “senza armi, senza odio, senza sangue”

solo un saluto tricolore, i colori della libertà. Arrivarono

su Vienna e sganciarono cinquantamila volantini senza procurare

nessun danno materiale e nessuna vittima, l’effetto politico

dimostrativo però fu devastante, in particolare sul morale

del nemico, tanto che il grande impero Asburgico dopo pochi

mesi firmò la resa.

D’Annunzio e il Cap. Palli sullo SVA biposto

Per l’Aeronautica in particolare però vi è una spinta in più,

una motivazione più profonda che viene dalla passione, la passione

per il volo, fattore importante, anzi direi, determinante.

Andare su, ergersi, elevarsi in una sfida a se stesso ed agli altri,

una sfida che in poco più d’un secolo ha portato l’uomo sulla

luna. In effetti a guardar bene, tutta la storia dell’Aeronautica

non è altro che una sfida, una continua sfida alla conquista del

cielo. Prima con le mongolfiere, poi con i dirigibili e poi con

una macchina volante di legno e tela, l’aeroplano.

Una continua sfida cominciata alla fine dell’Ottocento e che

ebbe il suo momento culminante proprio cent’anni fa, poco

prima della fine della Grande guerra. L’imminenza del conflitto

aveva dato una spinta notevole allo sviluppo degli armamenti,

di tutti gli armamenti, ma in particolare aveva preso

piede l’aereo, che non era più una macchina improvvisata e

traballante, ma un importante strumento bellico. Ormai tutte

le nazioni avevano capito che il dominio dei cieli permetteva

di avere il controllo, non solo del campo di battaglia, ma anche

del territorio oltre la linea del fronte.

La Grande guerra intanto era ormai nella sua fase finale, il

Regio Esercito aveva necessità di rialzarsi dopo la disfatta di

Caporetto, l’impero Austro-Ungarico dava evidenti segni di

cedimento, era il momento più opportuno per dare una spallata

al morale dell’Austria. In questo clima, il genio del poeta

I volantini lanciati sulla capitale austriaca

La vicenda ebbe una notevole eco e tutta la stampa ne

parlò, ma il commento più efficace lo fece il noto quotidiano

austriaco “Arbeiter Zeitung” ponendosi una sola domanda: “e

i nostri D’Annunzio, dove sono?” Intrinsecamente si rendeva

merito alla capacità, al valore, all’audacia di D’Annunzio e

degli Italiani i quali avevano vinto una importante battaglia

solo con delle parole scritte su un foglio.

Dissero in Italia “…ha conquistato l’Infinito che Leopardi

ha solo scritto…”

Magg. AM Filippo Palomba

Consigliere Nazionale dell’Associazione Mauriziani


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N O ST R E

L’Arma dei Carabinieri

Sacrario di Oslavia(GO):

vi sono raccolte le Salme di 57201 Salme

di Caduti Italiani (20.761 Noti)

e 539 Caduti Austro-Ungarici

La prima Guerra

Mondiale trovò

l’Arma dei Carabinieri

pronta ad

impiegare un Reggimento,

articolato

su tre Battaglioni,

che fu costituito

dalla Legione

Allievi e dalle

Legioni territoriali

di Firenze, Ancona,

Palermo, Bari e

Napoli. La forza

complessiva era di

65 ufficiali e 2.500

tra sottufficiali e

truppa al comando

del Colonnello

Antonio Vannugli.

A questa unità

si aggiunsero un

Gruppo Squadroni,

257 Plotoni autonomi e 168 Sezioni, per un totale di 500 ufficiali

e 19.816 sottufficiali e carabinieri.

L’impiego dei Carabinieri era già previsto fin dal 1905 dall’allora

Ministero della Guerra, in caso di mobilitazione generale.

Reggimento e Gruppo Squadroni furono le unità d’impiego.

Le Sezioni ed i Plotoni svolsero servizi di polizia militare, assegnati

al Comando Supremo, ed a tutti i Comando ed Intendenza

d’Armata nonché ad ogni Comando a livello Divisione di Fanteria

e di Cavalleria

Il Corpo dei Carabinieri Reali compiva 100 anni dal 13 luglio

1814 quando fu costituito da Vittorio Emanuele I di Savoia con

la promulgazione delle Regie Patenti. Oggi, mentre celebriamo il

centesimo anniversario dall’inizio della prima Guerra Mondiale

(1914-1918), altrimenti nota come Grande Guerra o Guerra di

Trincea, possiamo affermare che la militarità rese protagonisti i

Carabinieri in tutti gli eventi bellici su tutti i fronti ove, accanto ai

compiti tradizionali, dovettero espletare nuove funzioni quali l’assistenza

alle popolazioni in fuga, il coordinamento dei più urgenti

ed indispensabili provvedimenti a protezione delle colonne in

ritirata, la sicurezza delle Grandi Unità e tutte le attività di polizia

militare, di informazione, spionaggio e controspionaggio, il

recupero e la custodia di materiale bellico abbandonato e di

documenti militari riservati da trasferire in zone sicure, la prevenzione

e repressione dei reati militari e comuni, la vigilanza

sanitaria, l’assistenza ai feriti, la sicurezza delle comunicazioni.

I Carabinieri comunque operanti nel Corso della Grande

Guerra, confermarono le loro tradizioni, distinguendosi nelle più

impegnative e cruente Battaglie dell’Isonzo, del Carso, del Piave,

sul Sabotino, sul San Michele ed, in particolare nei combattimenti

sulle pendici del Monte Podgora Nell’inseguire il Nemico oltre

l’Isonzo, unitamente ai reparti di Cavalleria i due Squadroni carabinieri

addetti al Comando Supremo, entrarono per primi a Gorizia

il 9 agosto 1916, mentre il 2 novembre 1918, 200 Carabinieri,

circa, del Battaglione Mobilitato presso il Comando Supremo

furono tra i primi a entrare a Trieste liberata.

Durante il conflitto caddero 1.400 Carabinieri mentre quelli

feriti furono 5.000. A testimoniare il valore e l’ardimento dei

singoli Carabinieri e dei reparti dell’Arma in Italia ed all’estero,

rimane perenne il conferimento delle seguenti decorazioni al

Valor Militare: di 1 Croce dell’Ordine militare di Savoia, 4 Medaglie

d’Oro, 304 Medaglie d’Argento, 831 di Bronzo, 801 Croci di

Guerra e 200 Encomi Solenni.

Non si può non ricordare la pagina di sacrificio e di valore che il

3° Reggimento Carabinieri Reali, Composto dal XII e dal III Battaglione,

scrisse il 18 e 19 luglio 1915 quando venne dato l’ordine di

Il Sacrario di Redipuglia(GO) custodisce i Corpi di circa

100.000 Soldati Caduti nel corso della GRANDE GUERRA

predisporsi all’assalto nonostante i ranghi dei Combattenti fossero

molto ridotti nel numero per il fuoco Austriaco dalle postazioni

in vetta e per l’imperversare del colera. Tuttavia, dopo l’ordine di

predisporsi all’assalto, il giorno 18 alle ore 6,30 con le incursioni

dei volontari, carabinieri e genieri, aprono i varchi nelle difese passive

nemiche. I Colpi delle nostre artiglierie preparano l’assalto

che alle ore 11,00 comincia all’ordine del Comandante del Battaglione.

Uno dopo l’altro i tre Comandanti di Compagnia si lanciano

alla testa dei propri Uomini. Il fuoco nemico è imponente ma i

Carabinieri non possono rispondere con il fuoco per il rischio di

colpire i propri Combattenti lanciati nell’impeto dell’assalto. L’impeto

s’arresta; riprende alle ore 13,00 con l’attacco anche del II

Battaglione che ha una sola Compagnia tenuta in riserva. Molti gli

episodi di eroismo. Alle ore 15,00 l’assalto si ferma ad una manciata

di metri dal nemico per prepararsi al successivo assalto previsto

per le ore 16,00. Pochi istanti prima dell’assalto il Comando del

VI Corpo d’Armata interrompe l’azione.

I Carabinieri hanno meritato, per il loro eroismo di quei giorni,

9 medaglie d’argento, 33 di bronzo e 13 Croci di Guerra al Valor

militare. Nella sola giornata del 19 luglio il Reggimento Carabinieri

Reali ha perso 206 Uomini tra morti, feriti e dispersi. I Militari

dell’Arma restarono in trincea fino al 6 agosto con altre perdite.

Il 7 successivo furono sostituiti al fronte dal 36º Reggimento

Fanteria e furono internati in isolamento sanitario. Praticamente

il Reggimento Carabinieri Reali mobilitato, terminò di fatto la

Sua esistenza in quella data anche se ufficialmente fu sciolto il

15 novembre. Breve vita ma entrata a pieno titolo nella Storia.

Gen. B. CC Valentino Giovanni Scognamiglio

Vicepresidente Nazionale e Presidente della Sezione Friuli V. G. dell’Associazione Mauriziani


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La Guardia di Finanza

Le ostilità, quindi l’apertura del fuoco, non dovevano iniziare

prima della mezzanotte del 23 maggio 1915, ma verso le 22,40

del 23, i finanzieri Pietro dell’Acqua e Costantino Carta, sentinelle

al ponte di Brazzano, sullo Judrio, confine tra l’Italia e l’Impero

Austro-Ungarico, aprirono il fuoco per sventare il tentativo di

minare il ponte prima che la guerra avesse inizio. Grazie a questa

azione le truppe italiane poterono passare lo Judrio, evitando

uno scomodo e pericoloso guado. Il fronte italiano della Grande

Guerra era aperto!!! I due finanzieri furono decorati di Medaglia

di Bronzo al Valor Militare e, ancora oggi, nel centro di Visnale,

c’è un monumento la cui epigrafe recita:

«Il primo colpo di fucile/ della Grande guerra/ fu esploso da

questo luogo/ la notte del XXIII maggio MCMXV/ il nemico

mosso alla ruina del ponte/ scorsero colpirono fugarono/ due

guardie di finanza/ vedette insonni del confine/ le più avanzate

e le più sole/ sempre/ perché questo è il comando/ il giuramento/

il premio».

La Guardia di

Finanza partecipò

alla prima guerra

mondiale con un

Battaglia del Mali Viluscia

contingente di

12.000 uomini,

inquadrato in 18

battaglioni mobilitati

e 4 compagnie

autonome, impiegati

sul fronte

trentino, in Carnia,

sull’Isonzo, sul

Carso ed in Albania.

Altri “distaccamenti

speciali”,

invece, erano costituiti

da finanzieri

dei reparti di confine

posti a disposizione

dei reparti del regio esercito in prima linea, con compiti

informativi e di esplorazione. Reparti di finanzieri sciatori si

distinsero inoltre sull’Ortles e sulla Marmolada. I battaglioni del

Corpo dipendevano, di solito, direttamente dai corpi d’armata

e venivano distaccati di volta in volta ai comandi di settore divisionale

per l’impiego in prima linea, ove i finanzieri hanno fatto

parte delle truppe d’assalto italiane sin dalle prime manifestazioni

di tale specialità.

Un’aliquota di finanzieri fu destinata alla difesa costiera, a cui parteciparono

anche i reparti litoranei e le unità navali del Corpo, di

cui le maggiori poste alle dipendenze della Regia Marina Militare,

impiegate per la vigilanza antisommergibile nelle acque costiere,

per la scorta dei convogli per l’Albania, la Sardegna e la Libia e per

la vigilanza permanente agli accessi della laguna di Venezia e delle

altre lagune venete. Del tutto particolare fu l’impiego di alcune

unità navali del Corpo sul lago di Garda, il cui bacino settentrionale,

con Riva e Torbole, era in territorio austriaco.

Nonostante la guerra, la Guardia di Finanza fu impiegata anche

sul territorio nazionale con compiti politico-militari a tutela dell’economia

di guerra e per la sicurezza

interna del regno, in Libia

e nel Dodecanneso italiano,

per la repressione del contrabbando

di guerra e l’interdizione

dei rifornimenti clandestini ai

sommergibili nemici.

Quando venne costituita la

prima difesa al nemico sulla via

di Venezia, sulla destra del Piave

Nuovo, ne entrarono a far parte:

il VII, l’VIII ed il XX Battaglione

che contenerono gli attacchi sul

Piave e parteciparono poi alla

battaglia del solstizio. In particolare,

il 21 giugno 1918 il VII battaglione

mobilitato, dislocato sul

basso Piave, si attestò in opposto

territorio ed il successivo 5

luglio l’VIII battaglione, che lo

I finanzieri bloccano gli

Austriaci che tentano di

impadronirsi dei MAS del

Comandante Rizzo

rilevò, continuò le operazioni, che si conclusero brillantemente

due giorni dopo.

Lo stesso giorno il XVI ed il XVIII battaglione iniziarono in

Albania l’attacco contro le ardue e ben munite posizioni del Mali

Viluscia che l’otto luglio fu definitivamente conquistato, dagli

uomini del capitano Cerrato, dopo che il presidio austriaco era

stato aggirato ed attaccato alle spalle con bombe a mano da una

pattuglia di arditi guidata dalla guardia Francesco Scala.

Nel porto di Ancona nella notte sul 5 aprile 1918, in risposta alla

“beffa di Buccari” operata da Gabriele D’Annunzio e dai MAS del

comandante Rizzo, sessantadue marinai austriaci comandati da un

tenente di vascello sbarcarono nei pressi di Ancona con l’obiettivo

di impadronirsi dei MAS di Rizzo, ormeggiati presso la Mole Vanvitelliana,

per silurare il pontone armato che sorvegliava l’ingresso del

porto ed i sommergibili alla fonda, e dirigere poi per la costa dalmata.

I marinai, in parte istriani e dalmati che parlavano italiano ed

indossavano uniformi regolamentari simili a quelle italiane, erano

ormai prossimi al successo, quando si scontrarono con due finanzieri,

in servizio di vigilanza allo zuccherificio situato nell’interno

della Mole. Carlo Grassi perì pugnalato, ma il collega Giuseppe

Magnucco reagì a fucilate da una garitta ed intrappolò gli aggressori

fino all’arrivo dei rinforzi ai quali gli incursori austriaci si arresero.

I fatti d’arme in cui il valore dei finanzieri fu maggiormente

esaltato nel corso del conflitto, sono simbolicamente riportati

sulla freccia della Bandiera di Guerra, sulla quale sono incisi

i nomi delle località geografiche: «Ala, Monte Croce Carnico,

Podgora, Monte Sei Busi (1915); Monte Sperone, Costesin Val

d’Assa, Val d’Astico, Monte Cimone, Carso (1916); Osum e Piave

Vecchio (1917), Due Piavi e Mali Viluscia (1918)».

L’albo d’oro dei caduti e dei decorati testimonia la tenacia e

l’abnegazione delle Fiamme Gialle: su un totale di circa 12.000

finanzieri mobilitati, 2.392 furono i caduti, 500 i mutilati e gli invalidi

e 2.600 i feriti. Ai finanzieri furono concesse nell’arco del conflitto

141 medaglie individuali d’argento al Valor militare (41 delle

quali alla memoria), 261 di bronzo, 224 croci di guerra al Valore

(di cui 53 alla memoria) e 136 promozioni per merito di guerra.

Gen. Brig. GdF Mario De Nuntiis

Vicepresidente Nazionale Vicario dell’Associazione Mauriziani


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Bicicletta militare per bersaglieri

completa di affardellamento. Le

biciclette, realizzate a partire

dal 1915 dall’azienda milanese

Bianchi, erano prodotte specificamente

per uso militare, con

gomme piene antiforatura, ruote

di piccole dimensioni e telaio

pieghevole.

Al centro del velocipede era previsto

lo spazio per il moschetto,

in uno zainetto apposito trovava

sistemazione tutto l’equipaggiamento

previsto mentre dietro il

sellino era stato ricavato spazio

per il porta-mantellina. Una

bicicletta affardellata arrivava a

pesare circa 27 kg che diventavano

40 per i mitraglieri.

GENNAIO

L 1 Maria Madre di Dio

M 2 Ss. Basilio e Gregorio

M 3 SS. Nome di Gesù

G 4 S. Angela da Foligno

V 5 S. Edoardo

S 6 Epifania del Signore

D 7 S. Raimondo de Peñafort

L 8 Battesimo d. Signore. / S. Severino ab.

M 9 S. Giuliano martire

M 10 S. Aldo eremita

G 11 S. Igino papa

V 12 S. Cesira

S 13 S. Ilario

D 14 S. Felice da Nola

L 15 S. Mauro abate

M 16 S. Marcello papa

M 17 S. Antonio abate

G 18 S. Liberata

V 19 S. Mario martire

S 20 Ss. Fabiano e Sebastiano

D 21 S. Agnese vergine

L 22 S. Vincenzo diacono

M 23 S. Emerenziana martire

M 24 S. Francesco di Sales

G 25 Conversione di S. Paolo

V 26 Ss. Tito e Timoteo

S 27 S. Angela Merici

D 28 S. Tommaso d’Aquino

L 29 S. Costanzo

M 30 S. Martina martire

M 31 S. Giovanni Bosco

FEBBRAIO

G 1 S. Verdiana vergine

V 2 Presentazione del Signore

S 3 S. Biagio vescovo

D 4 S. Gilberto abate

L 5 S. Agata vergine

M 6 Ss. Paolo Miki e compagni

M 7 S. Teodoro martire

G 8 S. Girolamo Emiliani / giovedì grasso

V 9 S. Apollonia vergine

S 10 Ss. Arnaldo e Scolastica vergine

D 11 Madonna di Lourdes

L 12 S. Eulalia

M 13 S. Maura / martedì grasso

M 14 S. Valentino martire

G 15 S. Faustino

V 16 S. Giuliana vergine

S 17 S. Donato martire

D 18 I di Quaresima / S. Simone vescovo

L 19 S. Corrado

M 20 S. Zenobio

M 21 S. Pier Damiani vescovo

G 22 Cattedra di S. Pietro

V 23 S. Renzo

S 24 S. Sergio di Cesarea

D 25 II di Quaresima / S. Cesario conf.

L 26 S. Vittore

M 27 S. Leandro

M 28 S. Romano abate


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MARZO

G 1 S. Albino

V 2 S. Basileo martire

S 3 S. Cunegonda

D 4 III di Quaresima / S. Casimiro re

L 5 S. Adriano

M 6 S. Giordano

M 7 Ss. Perpetua e Felicita

G 8 S. Giovanni di Dio

V 9 S. Francesca Romana

S 10 S. Simplicio papa

D 11 IV di Quaresima / S. Costantino v.

L 12 S. Massimiliano

M 13 S. Arrigo

M 14 S. Matilde regina

G 15 S. Longino

V 16 S. Eriberto vescovo

S 17 S. Patrizio

D 18 V di Quaresima / S. Cirillo di Ger.

L 19 S. Giuseppe

M 20 S. Alessandra martire

M 21 S. Benedetto

G 22 S. Lea

V 23 S. Turibio di Mogrovejo

S 24 S. Romolo

D 25 Le Palme / Annunciazione di Gesù

L 26 S. Teodoro

M 27 S. Augusto

M 28 S. Sisto III papa

G 29 S. Secondo martire

V 30 S. Amedeo

S 31 S. Beniamino martire

Mitragliatrice di ordinanza Fiat

Revelli mod. 1914. La Fiat sparava

gli stessi proiettili del fucile Carcano,

in calibro 6,5 mm, con una

cadenza variabile compresa tra i

200 e 500 colpi al minuto. Il tiro

utile si aggirava attorno ai 700

metri, anche se la gittata massima

teorica era poco meno di 3 km.

Questo esemplare è dotato di

tanica contenente acqua per il

raffreddamento della canna e di

un raro scudo frontale su due

pezzi, generalmente poco usato

a causa dell’eccessivo peso ed

ingombro.


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APRILE

D 1 Pasqua di Res. / S. Ugo vescovo

L 2 L. dell’Angelo / S. Francesco da P.

M 3 S. Riccardo vescovo

M 4 S. Isidoro vescovo

G 5 S. Vincenzo Ferrer

V 6 S. Guglielmo

S 7 S. Ermanno

D 8 In Albis / S. Alberto Dionigi

L 9 S. Maria Cleofe

M 10 S. Terenzio martire

M 11 S. Stanislao vescovo

G 12 S. Giulio papa

V 13 S. Martino papa

S 14 S. Abbondio

D 15 S. Annibale

L 16 S. Lamberto

M 17 S. Aniceto papa

M 18 S. Galdino vescovo

G 19 S. Emma

V 20 S. Agnese

S 21 S. Anselmo di Canterbury

D 22 S. Caio

L 23 Ss. Giorgio martire e Adalberto

M 24 S. Fedele di Sigmaringen

M 25 Festa Liberazione / S. Marco ev.

G 26 S. Cleto

V 27 S. Zita vergine

S 28 S. Pietro Chanel

D 29 S. Caterina da Siena

L 30 S. Pio V papa

MAGGIO

M 1 Festa del Lavoro / S. Giuseppe

M 2 S. Atanasio vescovo

G 3 S. Filippo

V 4 Ss. Silvano e Nereo

S 5 S. Pellegrino martire

D 6 S. Giuditta martire

L 7 S. Flavia martire

M 8 S. Desiderato

M 9 S. Gregorio vescovo

G 10 S. Antonino vescovo

V 11 S. Fabio martire

S 12 S. Pancrazio

D 13 Ascensione del Signore / S. Emma

L 14 S. Mattia apostolo

M 15 S. Torquato vescovo

M 16 S. Ubaldo vescovo

G 17 S. Pasquale Baylon

V 18 S. Giovanni I papa

S 19 S. Pietro di Morrone

D 20 Pentecoste / S. Bernardino da Siena

L 21 S. Vittorio martire

M 22 S. Rita da Cascia

M 23 S. Desiderio vescovo

G 24 Beata Vergine Maria Ausiliatrice

V 25 S. Beda

S 26 S. Filippo Neri

D 27 Ss. Trinità / S. Agostino di Canterbury

L 28 S. Emilio martire

M 29 S. Massimino vescovo

M 30 S. Felice I papa

G 31 Visitazione B. V. Maria


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GIUGNO

V 1 S. Giustino martire

S 2 Festa della Repubblica

D 3 Corpus Domini / Ss. Carlo L. e Compagni

L 4 S. Quirino vescovo

M 5 S. Bonifacio vescovo

M 6 S. Norberto vescovo

G 7 S. Roberto vescovo

V 8 S. Medardo vescovo

S 9 S. Primo

D 10 S. Marcella

L 11 S. Barnaba apostolo

M 12 S. Guido

M 13 S. Antonio da Padova

G 14 S. Eliseo profeta

V 15 S. Germana

S 16 S. Aureliano vescovo

D 17 S. Gregorio Barbarigo

L 18 S. Marina

M 19 S. Gervasio

M 20 S. Ettore martire

G 21 S. Luigi Gonzaga

V 22 S. Paolino da Nola

S 23 S. Lanfranco vescovo

D 24 Natività S. Giovanni Battista

L 25 S. Guglielmo abate

M 26 S. Vigilio vescovo

M 27 S. Cirillo d’Alessandria

G 28 S. Attilio

V 29 Ss. Pietro e Paolo

S 30 Ss. Protomartiri Romani

Cassa coibentata e marmitta per il

rancio in grado di contenere 25-

30 razioni. Portata in linea dalle

retrovie la cottura avveniva durante

il trasporto: la combinazione

cassa termica/marmitta assicurava

il mantenimento una temperatura

di 60° per 20 ore.

Nella foto in basso: altare da campo

per cappellano militare.


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LUGLIO

D 1 S. Teobaldo eremita

L 2 S. Ottone

M 3 S. Tommaso apostolo

M 4 S. Elisabetta regina

G 5 S. Antonio Maria Zaccaria

V 6 S. Maria Goretti

S 7 S. Edda

D 8 S. Adriano

L 9 S. Armando

M 10 S. Felicita

M 11 S. Benedetto da Norcia abate

G 12 S. Fortunato martire

V 13 S. Enrico imperatore

S 14 S. Camillo de Lellis

D 15 S. Bonaventura vescovo

L 16 Beata Vergine del Carmelo

M 17 S. Alessio confessore

M 18 S. Calogero

G 19 S. Giusta

V 20 S. Elia profeta

S 21 S. Lorenzo da Brindisi

D 22 S. Maria Maddalena

L 23 S. Brigida religiosa

M 24 S. Cristina da Bolsena martire

M 25 S. Giacomo apostolo

G 26 Ss. Gioacchino e Anna

V 27 S. Liliana

S 28 S. Nazario vescovo

D 29 S. Marta vergine

L 30 S. Pietro Crisologo

M 31 S. Ignazio di Loyola

Barella e stampelle

militari marcate

Regio Esercito, 1917.

Nei 41 mesi di guerra

la Sanità Militare,

assieme alla Croce

Rossa e coadiuvata

da personale infermieristico

volontario

e dai comitati

assistenziali (fra i

quali L’Ordine dei SS

Maurizio e Lazzaro)

dovettero gestire la

cura e il ricovero

di oltre 2 milioni di

feriti ed ammalati.


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AGOSTO

M 1 S. Alfonso M. de’ Liguori

G 2 S. Eusebio di Vercelli

V 3 S. Lidia di Filippi

S 4 S. Nicodemo

D 5 S. Osvaldo

L 6 Trasfigurazione del Signore

M 7 S. Gaetano da Thiene

M 8 S. Domenico confessore

G 9 S. Romano

V 10 S. Lorenzo martire

S 11 S. Chiara d’Assisi

D 12 S. Giuliano

L 13 S. Ippolito

M 14 S. Alfredo

M 15 Assunzione di Maria Vergine

G 16 Ss. Rocco e Stefano d’Ungheria

V 17 S. Giacinto confessore

S 18 S. Elena Augusta

D 19 S. Ludovico

L 20 S. Bernardo abate

M 21 S. Pio X papa

M 22 B. V. Maria Regina

G 23 S. Rosa da Lima

V 24 S. Bartolomeo apostolo

S 25 S. Ludovico re

D 26 S. Alessandro martire

L 27 S. Monica

M 28 S. Agostino vescovo

M 29 Mart. S. Giovanni Battista

G 30 S. Faustina

V 31 S. Aristide martire


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SETTEMBRE

S 1 S. Egidio abate

D 2 S. Elpidio vescovo

L 3 S. Gregorio martire

M 4 S. Rosalia vergine

M 5 S. Vittorino vescovo

G 6 S. Petronio

V 7 S. Regina

S 8 Natività B. V. Maria

D 9 S. Sergio papa

L 10 S. Pulcheria

M 11 S. Diomede martire

M 12 SS. Nome di Maria Vergine

G 13 S. Giovanni Crisostomo

V 14 Esaltazione S. Croce

S 15 B. V. Maria Addolorata

D 16 Ss. Cornelio e Cipriano

L 17 S. Roberto Bellarmino

M 18 S. Sofia martire

M 19 S. Gennaro vescovo

G 20 S. Eustachio

V 21 S. Matteo apostolo

S 22 S. Maurizio martire

D 23 S. Pio da Pietrelcina

L 24 S. Pacifico confessore

M 25 S. Aurelia

M 26 Ss. Cosma e Damiano

G 27 S. Vincenzo de’ Paoli

V 28 S. Venceslao martire

S 29 Ss. Arcangeli

D 30 S. Girolamo dottore

Sopra: macina caffè italiana formata

dalla custodia in lamiera e il macinello.

Prodotto dalla ditta Trespade dal 1905,

fu utilizzata dal Regio Esercito per tutta

la durata della Grande Guerra.

Sotto: cartolina in franchigia, libretto

personale, piastrina di riconoscimento

e medaglia d’argento al V.M.

Foto grande: parti dell’equipaggiamento

personale dei fanti italiani: elmetto

Adrian mod. 1916, tascapane mod. 1907

con agganciata la borraccia di legno di

salice o pioppo Guglielminetti mod. 1907,

pacchetti di munizioni calibro 6,5 mm per

fucile mod. 91, baionetta e contenitore per

maschera antigas polivalente.

A sinistra: equipaggiamento da ufficiale

con elmetto Adrian mod. 1915 da generale

con fregio in rilievo, corazza lamellare e

pistola Glisenti mod. 1910.


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OTTOBRE

L 1 S. Teresa del Bambin Gesù

M 2 Ss. Angeli Custodi

M 3 S. Gerardo abate

G 4 S. Francesco d’Assisi

V 5 S. Placido martire

S 6 S. Bruno abate

D 7 Beata Vergine del Rosario

L 8 S. Reparata

M 9 S. Dionigi e Compagni

M 10 S. Daniele vescovo

G 11 S. Firmino vescovo

V 12 S. Serafino da Montegranaro

S 13 S. Edoardo Re

D 14 S. Callisto I papa

L 15 S. Teresa d’Avila

M 16 S. Edvige

M 17 S. Ignazio d’Antiochia

G 18 S. Luca evangelista

V 19 S. Isacco martire

S 20 S. Irene

D 21 S. Orsola vergine

L 22 S. Donato vescovo

M 23 S. Giovanni da Capestrano

M 24 S. Antonio Maria Claret vescovo

G 25 S. Crispino

V 26 S. Evaristo papa

S 27 S. Fiorenzo vescovo

D 28 S. Simone

L 29 S. Ermelinda vergine

M 30 S. Germano vescovo

M 31 S. Lucilla

Pistola mitragliatrice Fiat Mod. 1915 meglio conosciuta con il nome di Villar Perosa.

Progettata agli albori della Grande Guerra questa pistola mitragliatrice, lunga poco

più di mezzo metro e pesante circa 7 kg, poteva sparare con un tiro utile di 100 metri

fino a 1200 colpi al minuto. Le munizioni erano le 9 x 25 mm Glisenti.

L’importanza della Villar Perosa, chiamata anche “pernacchia” dai soldati, è dovuta

però alle sue caratteristiche del tutto rivoluzionarie: univa infatti alla micidiale cadenza

di fuoco delle mitragliatrici il munizionamento per pistola e la possibilità di essere

trasportata a tracolla, da un fante appiedato, come fosse un’arma leggera.

È oggi considerata l’archetipo dei mitra, utilizzati per la prima volta ben due anni

dopo la sua comparsa sui campi di battaglia.


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NOVEMBRE

G 1 Tutti i Santi

V 2 Commemorazione Defunti

S 3 S. Martino

D 4 S. Carlo Borromeo vescovo

L 5 S. Zaccaria profeta

M 6 S. Leonardo abate

M 7 S. Ernesto abate

G 8 S. Goffredo vescovo

V 9 S. Oreste

S 10 S. Leone Magno

D 11 S. Martino di Tours

L 12 S. Renato

M 13 S. Diego

M 14 S. Giocondo vescovo

G 15 S. Alberto Magno

V 16 S. Geltrude

S 17 S. Elisabetta d’Ungheria

D 18 Dedic. Basiliche Ss. Pietro e Paolo

L 19 S. Fausto martire

M 20 N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo

M 21 Presentazione B.V. Maria

G 22 S. Cecilia vergine

V 23 S. Clemente I papa

S 24 Ss. Andrea Dung Lac e compagni

D 25 S. Caterina d’Alessandria

L 26 S. Corrado vescovo

M 27 S. Massimo

M 28 S. Giacomo della Marca

G 29 S. Saturnino martire

V 30 S. Andrea apostolo


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Elmi dei dragoni tipici della cavalleria. Entrati in uso verso il 1910 derivavano con

minime variazioni dai modelli del 1833 e 1842. Erano distribuiti ai militari dei primi

quattro reggimenti di cavalleria: Nizza, Piemonte Reale, Savoia e Genova. La copertura

in tela grigia fu adottata a partire dal marzo 1915 per celare eventuali riflessi.

Colbacco da ufficiale del 10º Lancieri Vittorio Emanuele II; la penna e la treccia venivano

usate solo con la grande uniforme.

Sciabola mod. 1871 da combattimento per “armi

montate”. La sciabola e il fodero sono bruniti in

funzione di antiriflesso.

Tromba da Cavalleria. Alla tromba era fissata una

drappella con il simbolo del Reggimento di Cavalleria

di appartenenza.


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DICEMBRE

S 1 S. Ansano

D 2 I d’Avvento / S. Bibiana vergine

L 3 S. Francesco Saverio

M 4 S. Barbara

M 5 S. Giulio martire

G 6 S. Nicola vescovo

V 7 S. Ambrogio vescovo

S 8 Immacolata Concezione

D 9 II d’Avvento / S. Siro vescovo

L 10 Madonna di Loreto

M 11 S. Damaso

M 12 B. V. Maria di Guadalupe

G 13 S. Lucia vergine

V 14 S. Giovanni della Croce

S 15 S. Valeriano

D 16 III d’Avvento / S. Albina

L 17 S. Lazzaro vescovo

M 18 S. Graziano vescovo

M 19 S. Fausta

G 20 S. Liberato martire

V 21 S. Pietro Canisio

S 22 S. Francesca Cabrini

D 23 IV d’Avvento / S. Giovanni da Kety

L 24 S. Delfino

M 25 Natività di Nostro Signore

M 26 S. Stefano

G 27 S. Giovanni evangelista

V 28 Ss. Innocenti Martiri

S 29 S. Tommaso Becket

D 30 S. Famiglia / S. Eugenio vescovo

L 31 S. Silvestro I papa

Sopra: autocarro Fiat 18 BL, destinato

al trasporto di materiale pesante.

L’Italia entrò in guerra con un numero

esiguo di veicoli, poco più di duecento.

Lo sforzo bellico portò a fine conflitto

ad una produzione assestatasi ad

oltre 20 mila mezzi che testimoniano

ulteriormente l’importanza dell’aspetto

industriale nella guerra.

A sinistra: l’obice Skoda da 15 cm del

1914 era in grado di sparare proietti

dal peso di oltre 42 kg a quasi 9 km di

distanza.


S. MAURIZIO

P R OT ET T O RE

D EL L E

A R MI

N O ST R E

L’anno 2018 è…

6254 per il primo calendario egizio

5778 per il calendario ebraico

5137 nel grande ciclo Maya

2771 per l’antico calendario religioso romano

2562 per il calendario buddista

1734 per il calendario copto

1439 per il calendario islamico

1396 per il calendario persiano

l’anno del CANE secondo il calendario cinese

tipografia moderna | Z.I. Montagnana (Pd) - Tel. 0429 81839

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