LA ZONAZIONE DEL BAROLO - Università degli Studi di Torino

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LA ZONAZIONE DEL BAROLO - Università degli Studi di Torino

LA ZONAZIONE DEL BAROLO

Moreno SOSTER, Andrea CELLINO

Regione Piemonte, Direzione Sviluppo dell’Agricoltura, Corso Stati Uniti, 21, 10128 Torino, I.

Parole chiave: zonazione, vite, Nebbiolo, Barolo, vino.

Key words: zoning, grapevine, Nebbiolo, Barolo, wine.

1. OBBIETTIVO

La Regione Piemonte, recependo le indicazioni contenute nel Piano vitivinicolo

nazionale di avviare una riqualificazione enologica in funzione della tipologia produttiva

delle aree a più elevata vocazionalità, ha realizzato un progetto pluriennale (1994-2000)

di caratterizzazione delle produzioni vitivinicole dell’area del Barolo in collaborazione con

Istituzioni scientifiche ed Enti vitivinicoli operanti sul territorio piemontese. Avviando

questo progetto la Regione Piemonte si proponeva di mettere a punto una metodologia

conoscitiva di un’importante area vitivinicola che consentisse di avvicinarsi a eventuali

iniziative di zonazione, o meglio di sottozonazione, su precise basi tecnico-scientifiche.

Lo studio effettuato in Piemonte, infatti, intendeva individuare, attraverso un’analisi

pedologica, climatica, viticola ed enologica, gli elementi in grado di caratterizzare,

cioè distinguere, le produzioni vitivinicole atte alla produzione di Barolo nelle differenti

zone facenti parte dell’area delimitata per tale DOCG (denominazione d’origine

controllata e garantita). Va qui sottolineata con forza la finalità essenzialmente

conoscitiva, discriminatoria e non classificatoria, del progetto. L’obbiettivo primario era ed é

quello di aumentare la conoscenza per metterla a disposizione di chiunque la possa utilizzare

al meglio per razionalizzare, sviluppare e valorizzare le produzioni della nostra regione.

2. METODO DI LAVORO

L’area di studio è coincisa con quella di produzione del vino Barolo DOCG. Si é

costituito un gruppo di lavoro interdisciplinare, dove ogni competenza scientifica e

tecnica ha operato secondo una metodologia comune e con obbiettivi condivisi,

contribuendo ad una corretta “lettura” del territorio e delle sue produzioni. Il gruppo

di lavoro, coordinato dalla Regione Piemonte - Assessorato Agricoltura - ha visto la

partecipazione di: Università degli Studi di Torino, C.N.R., Istituti Sperimentali del

Ministero Politiche Agricole e Forestali (Viticoltura ed Enologia) ora confluiti nel

C.R.A., I.P.L.A., Associazioni Produttori Asprovit e Viticoltori Piemonte ora confluite

nell’Associazione Vignaioli Piemontesi, Consorzio Tutela Barolo.

QUAD. VITIC. ENOL. UNIV. TORINO, 28, 2005-2006


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Per definire 15 sottozone sperimentali, denominate Bricco Boschis, Brunate,

Bussia, Cannubi, Cerequio, Fiasc, Gabutti, Gattera, La Rosa, Monvigliero,

Pianpolvere, Pra di Po’, Ravera, Roncaglie, Vigna Rionda, si è partiti da tre tipi di

informazioni disponibili: la cartografia pedologica, la distribuzione geografica del vitigno

‘Nebbiolo’, gli studi esistenti e le conoscenze di operatori privilegiati sulla collocazione

delle sottozone storiche.

Un campione di studio dimensionato in 30 vigneti omogenei, di cui 15 vendemmiati

per realizzare le vinificazioni sperimentali, è stato reputato rappresentativo dell'intera

area e al tempo stesso non così ampio da compromettere l’operatività del progetto.

3. ATTIVITÀ SVOLTA

3.1. Indagine pedologica

M. SOSTER, A. CELLINO

A partire dall’anno 1992-93 l’I.P.L.A. di Torino aveva eseguito uno studio e una

cartografia pedologica (scala 1:25.000) sull’area del Barolo, dove ha individuato nove

Unità di terre sulla base di: uso del suolo, geomorfologia e litologia, fotointepretazione,

analisi chimica e fisica del terreno. Gli approfondimenti pedologici sono stati effettuati

all’interno delle Unità più estese e rappresentative dell’area, denominate Castiglione

Falletto, Serralunga, Barolo, La Morra, Novello (tab. 1) dove l’elemento saliente di

distinzione è la tessitura.

Oltre alla Carta delle unità di terre (fig. 1) il lavoro pedologico ha portato alla

definizione di carte tematiche su: esposizioni, pendenze, assolazione.

Tab. 1– Indici granulometrici - rapporto sabbia/(limo+argilla)- delle Unità di terre nell’area

viticola di produzione del Barolo

FINESTRE PEDOLOGICHE

DELLE UNITÀ DI TERRE LITOLOGIA TOPSOIL SUBSOIL

A Castiglione Falletto Arenarie di Diano d’Alba 0,84 1,02

B Serralunga d'Alba Formazione di Lequio 0,41 0,37

C Barolo Marne di S.Agata Fossili 0,29 0,21

D La Morra Marne di S.Agata Fossili 0,22 0,18

H Novello Marne di S.Agata Fossili e

Formazione di Lequio 0,35 0,33

Fonte: I.P.L.A. Torino


LA ZONAZIONE DEL BAROLO 237

Fig. 1 – Carta delle Unità di Terre del Barolo.


238

3.2. Indagine climatica

Le colline che producono il Barolo presentano un clima molto rappresentativo del

territorio a Sud del fiume Po tra la pianura e le zone ad altimetria superiore presso la

catena appenninica.

La media delle precipitazioni annue è di 821 mm, con un massimo di 1488 (nel 1959)

e un minimo di 366 (nel 1989).

Si deve segnalare una diminuzione della piovosità negli ultimi 20 anni con una

media di 684 mm.

Per il periodo aprile-settembre le precipitazioni ammontano a 420 mm, con

distribuzione su 64 giorni di pioggia (7 in maggio, 5 in agosto e in settembre). Con

la spazializzazione del dato è possibile rilevare un gradiente positivo di precipitazioni

da nord (pianura) verso sud (collina).

Dal punto di vista termico la zona è favorevole alla coltura della vite: l’indice

di Huglin è pari a 2270. L’anno più caldo dell'ultimo ventennio è stato il 1982 con

un indice di 2599 mentre uno dei più freddi è stato il 1996 (terzo anno del progetto)

con 2051.

Anche per le temperature c'è un gradiente – più caldo a nord-est e più freddo a sudovest

– ma va considerata l'orografia del territorio (fig. 2). Infine, per il triennio 1994-96,

si è registrata una progressiva diminuzione delle temperature massime e un aumento

della piovosità nel periodo vegetativo del 1996. Il 1994 e il 1996 sono state annate con

una piovosità superiore alla media, mentre nel 1995 si sono avute precipitazioni con

grandine su 4 vigneti-studio.

3.3. Indagine viticola ampelografica

M. SOSTER, A. CELLINO

Le elaborazioni dei dati relativi agli aspetti varietali hanno consentito di definire

cinque distinti raggruppamenti, che si possono riferire con buona approssimazione ai

tipi Michet, Rosè, Lampia a foglia incisa e Lampia a foglia intera a cui va aggiunto un

ulteriore gruppo composto da alcuni vigneti con popolazioni miste ma distinte dei due

tipi di Lampia.

La sottovarietà Lampia, nei suoi due tipi singoli o in associazione, è risultata la più

rappresentata (ben 28 vigneti su 30) della popolazione presente nell'area del Barolo

(fig. 3).

Va segnalato che non sono mai stati riscontrati vigneti composti in prevalenza

di Rosè, mentre solo due vigneti sono risultati composti in modo omogeneo dalla

sottovarietà Michet.

I 30 vigneti scelti come riferimento per le diverse sottozone sono risultati in genere

sufficientemente rappresentativi dei vigneti delle proprie sottozone, come ha evidenziato

l’indagine condotta su 50 vigneti ad essi limitrofi.


LA ZONAZIONE DEL BAROLO 239

Fig. 2 – Somme termiche annuali dell'area di produzione del Barolo (media 1992-97).


240

3.4. Indagine viticola agronomico-produttiva

M. SOSTER, A. CELLINO

I rilievi svolti per tre anni nell’area del Barolo DOCG hanno messo in evidenza

un’elevata variabilità di alcuni parametri, in particolare relativi alla fertilità, allo

sviluppo vegetativo e alla produzione. Le 15 sottozone in cui è stata divisa l’area si

sono dimostrate fortemente differenziate per la maggior parte dei parametri studiati.

Queste differenze possono derivare da diverse condizioni pedoclimatiche caratteristiche

delle sottozone e dalle differenze nel tipo e soprattutto nell’intensità degli interventi

agronomici effettuati nel vigneto.

Un esempio del primo caso sono le misure di superficie fogliare (LA) effettuate a giugno

(fig. 4), quando di norma ancora non sono stati svolti interventi di contenimento della

vegetazione. Esempi del secondo caso sono le misure di superficie fogliare svolte ad

agosto, che dipendono in buona parte dalle operazioni di cimatura, e le misure della

percentuale di diradamento. I dati suggeriscono che le diverse sottozone abbiano sullo

sviluppo della vite degli effetti importanti, cui si sovrappongono gli effetti dei trattamenti

operati dai viticoltori.

Fig. 3 – Distribuzione sottovarietale del ‘Nebbiolo’ nell'area di produzione del Barolo.


LA ZONAZIONE DEL BAROLO 241

Fig. 4 – Variabilità dell’area fogliare totale nei vigneti-studio.


242

M. SOSTER, A. CELLINO

Tab. 2– Principali variabili compositive delle uve e dei mosti rilevate nello studio.

Parametri media min max dev. standard

Antociani totali

(mg/kg uva malvina monogl.cl.) 624 438 909 118,4

Flavonoidi totali

(mg/kg uve (+) catechina) 2594 1057 4226 1062,6

Delfinina (%) 5,18 3,57 8,55 0,9

Cianina (%) 13,97 7,84 21,41 3,1

Petunina (%) 4,85 3,06 8,22 0,8

Peonina (%) 48,11 34,80 58,49 6,5

Malvina (%) 21,48 12,56 30,27 4,9

Zuccheri (g/L) 226 196 245 10,6

Acidità totale (g/L ac.tartarico) 8,6 6,4 11,9 1,4

Acido citrico (g/L) 0,19 0,06 0,34 0,1

Acido tartarico (g/L) 6,66 4,95 8,10 0,7

Acido malico (g/L) 3,56 1,99 5,45 1,0

Fig. 5 – Profilo sensoriale standard del vino Barolo definito dalla media dei valori minimi,

massimi e medi calcolati per ciascun descrittore sensoriale.


LA ZONAZIONE DEL BAROLO 243

Fig. 6 – Risultati della cluster analysis applicata ai valori standardizzati dell’analisi sensoriale.


244

3.5. Indagine enologica e sensoriale

I principali aspetti dei mosti sono stati espressi come medie delle differenti sottozone

sperimentali e delle diverse annate ed accompagnati dalle relative deviazioni standard

(tab. 2).

Mediando i dati dell’analisi sensoriale dei vini sperimentali delle tre annate è stato

ottenuto un profilo standard del vino Barolo (fig. 5).

L'elaborazione statistica dei risultati ottenuti dall'analisi compositiva dei mosti e

sensoriale dei vini ha consentito la creazione di gruppi di prodotti omogenei (3 per i

mosti e 2 per i vini), dimostrando l'esistenza di una variabilità all'interno della produzione

enologica del Barolo (fig. 6).

4. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

M. SOSTER, A. CELLINO

Una prima considerazione va fatta innanzitutto sul metodo di lavoro adottato:

l’approccio interdisciplinare alla ricerca è stato infatti riproposto con successo in altri

comparti oltre a quello vitivinicolo e la Regione Piemonte lo ritiene una risorsa da

utilizzare nel futuro ogni qualvolta nel sistema agricolo la ricerca intenda fornire soluzioni

a problemi complessi, coerenti con l’evoluzione delle capacità produttive aziendali e

con le aspettative del mercato.

Questo comporta un cambiamento radicale nei modi di fare ricerca e nelle risorse

necessarie per realizzarla.

L'obiettivo primario della ricerca è stato quello di caratterizzare il Barolo DOCG

verificando l'esistenza di eventuali differenze compositive e sensoriali riproducibili nel

tempo ed ascrivibili alle aree di provenienza. Si è dato maggior peso alla capacità

discriminante del vino, inteso come risultato finale delle diverse variabili (ambientali,

biologiche, umane) in gioco, anziché basarsi sugli effetti distintivi generati da una

variabile specifica (suoli, indici bioclimatici, parametri enologici, ecc.). Questa

impostazione differenzia il progetto Barolo dalla maggior parte delle esperienze di

ricerca rivolte alla zonazione viticola.

Le 15 zone studiate si presentano piuttosto omogenee nella loro attitudine a produrre

il vino Barolo e, alla luce dei risultati ottenuti, appaiono più una suddivisione storicotradizionale

che una suddivisione produttiva. L’area relativamente ristretta, l’ambiente

climatico poco differenziato, i caratteri pedologici dalle differenze poco pronunciate,

l’unicità del vitigno e soprattutto una vinificazione condotta in modo rigorosamente

confrontabile, consentono di individuare al massimo due o tre “famiglie” o gruppi di

uve e vini.

L'andamento climatico di ogni anno, cioé il fattore “annata”, ha un’importanza

fondamentale nella realizzazione dei vini Barolo sia per gli aspetti termici, di radiazione

solare e di pluviometria, che condizionano lo sviluppo della coltura, sia per le influenze


LA ZONAZIONE DEL BAROLO 245

che esercita sulla tecnica colturale. L'effetto annata rende poco apprezzabili le differenze

ascrivibili ai siti sperimentali sulla base delle altre variabili in gioco. Da un anno all’altro il

vino prodotto da una sottozona sperimentale ha mutato le proprie caratteristiche analitiche

e sensoriali in maniera tale da fargli cambiare in molti casi la “famiglia” di appartenenza.

Pertanto il numero troppo limitato di anni, tre, durante i quali si è svolta l’osservazione

e la spiccata differenza fra le annate sconsigliano di trarre conclusioni definitive sul

peso effettivo del fattore “annata”, evidenziato dall’interpretazione statistica.

La spazializzazione del dato termico è stata condotta con strumenti di modellistica

ormai datati – la geostatistica negli anni immediatamente successivi allo studio ha

compiuto progressi notevoli – e con pochi “punti” sul territorio per i quali si dispone di

serie storiche ampie e affidabili, essendo la maggior parte delle stazioni di rilevamento

agrometeorologiche ancora abbastanza giovani.

Il fattore pianta non è risultato avere effetti sensibili sulla variabilità delle uve e dei

vini. La variabilità biologica, dovuta alla composizione sottovarietale del ‘Nebbiolo’

ed alla diversità dei portinnesti utilizzati, è infatti tendenzialmente compensata dalle

differenti pratiche colturali adottate in ciascun vigneto sperimentale.

Anche i suoli, che presentano granulometrie piuttosto differenti e sono posti su

esposizioni non omogenee, sembrano non avere una spiccata influenza su mosti e vini.

In sostanza, nello studio in oggetto i vini prodotti dal medesimo vigneto sperimentale

si collocano in gruppi diversi a seconda dell’annata. Tuttavia, si nota una discreta

correlazione tra le caratteristiche tessiturali dei suoli dei vigneti studio e i gruppi

individuati dalla cluster analysis dei dati sensoriali relativi ad una singola annata e

quelli standardizzati per i tre anni. Esiste quindi un effetto “suolo” su uve e vini, ma

esso viene attenuato dagli altri fattori in gioco al punto tale da non risultare significativo

in una elaborazione complessiva che cerchi di percepire la variabilità dell’areale sulla

base della risposta discriminante di mosti e vini.

Si è giunti ad ipotizzare che le variabili ambientali (terreno, clima) e biologiche

(pianta) abbiano un ruolo limitato rispetto alle variabili più strettamente legate alle scelte

dell’uomo (gestione vigneto, vinificazione) nello spiegare la variabilità del vino Barolo.

Semplicemente l’individuazione di una zona non può prescindere dal considerare il

forte peso dell’interazione ambiente-uomo, ma questo pone sicuramente dei limiti ad

un uso delle informazioni sin qui raccolte ed elaborate per un eventuale successivo uso

ai fini di una zonazione. Da un lato non pare opportuno individuare delle zone sulla

base di scelte umane che mutano nel tempo, dall’altro si hanno a disposizione dei fattori

più stabili quali il suolo e più omogenei quali il clima, che risultano avere un ruolo

limitato nella caratterizzazione zonale del prodotto finale.

È così più comprensibile la relativa omogeneità del vino Barolo sperimentale

prodotto dall’areale oggetto dello studio, ma al tempo stesso si giustifica la variabilità

del prodotto commerciale le cui caratteristiche possono venire grandemente influenzate

dagli interventi dell’uomo, in vigneto e in cantina, capaci di esaltare le differenze di

comportamento dei diversi ambienti produttivi.


246

ZONING OF BAROLO AREA

Abstract

An interdisciplinary study for the characterization of Barolo zones has been carried out for

three years, financed by the Piedmont Regional Government. Fifteen homogeneous zones have

been selected. The main factor influencing the Barolo quality wines is the vintage, followed by

the human choices.

Bibliografia sommaria

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LA ZONAZIONE DEL BAROLO 247

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territorio, delle uve e dei vini dell’area di produzione. Quad. Regione Piemonte – Agricoltura,

suppl. al n. 24, 35-54.

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