di ricordi - Campo de'fiori

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2 Campo de’ fioriSOMMARIOEditoriale:Rassegnarsi è vile.................................3Interviste:Claudio Natili e i Romans...................4-5Scooby Doo live on stage..............16-17Collezionismo:Il bottone mattatore delle rccolte moderne.......................................................6-7Roma che se n’è andata:Per i meandri del ghetto.....................8-9Suonare Suonare:ZEPHIRO..................................10-11-12Cinema News:Paranoid Park......................................14Attualità:E se viaggiare fosse anche imparare..21Il rispetto dei posti H............................34Energeticamente.................................39Strade dissestate.................................45Ecologia e ambiente:Il summit mondiale sul clima.................52Neuropsichiatria, Psicologia,Logopedia, Psicopedagogia:La psicoterapia nell’ambito della promozionedella salute...................................20Le guide di Campo de’ fiori:Bomarzo...........................................22-23Come eravamo:A carnevale ogni scherzo vale..............28Civitonici illustri:Il capo d’arte Olindo Percossi...............25Arte:Stefano Guerriero e la sua arte.............18Cleto Maggetti e le sue opere...............26Sabrina Salvatori e Civita Castellana....60Anthony Heinl ex ballerino dei Momix...29Messaggi:..............................54-55-56-57Una “Fabrica” di ricordi:La chiesa di San Rocco........................40Il Fumetto:Nana di Ai Yazawa...............................42L’angolo CIN CIN:Quante bottiglie conservare nella nostracantina.................................................36Album dei ricordi..........................46-47Le storie di Max:Mia Martini...........................................48Noel................................................43-44Annunci Gratuiti...........................68-69Selezione offerte immobiliari............70Nel cuore............................................71I Girasoli.............................................19Il mondo del Jazz...............................24Rubrica medica.............................30-31Vita cittadina.......................................49Visita il nostro sito completamente rinnovatowww.campodefiori.biz


Campo de’ fiori 3di Sandro AnselmiL’ anno è appena iniziato e anche se riponiamo in luitutti i sogni, le aspettative e le possibilità di realizzarei migliori progetti, sappiamo di vivere unmomento molto difficile, in cui le relazioni umanehanno ceduto all’illusoria, onnivora ricchezza materiale,che fagocita tutto velocissimamente e senzamediazioni.L’egoismo e la corruzione hanno sommerso tutte leIstituzioni ed hanno bloccato ogni forma di sviluppoe di progresso, ingozzando una classe politicaavida e scadente.La deturpazione dei valori non risparmia neanche ipiù deboli, anzi!Essi vengono sempre più discriminati e abusati, el’onta di azioni basse, disgustose, barbare, nonricade quasi mai su nessuno.Non c’è più morale né giustizia!Non possiamo più sopportare passivamente che sicompiano violenze e sopraffazioni nei confronti dichi non può difendersi e, per di più, non potrà maifar male.Dobbiamo scrollarci dei timori e dei falsipudori.Rassegnarsi è vile, dobbiamo reagire!Fosse questo il proposito estremo del 2008 perriempire quella “assenza” nei confronti del diverso,chiunque esso sia.Auguriamoci che nel tempo a venire ci si possacomprendere, amare e rispettare in quell’immaginarioabbraccio collettivo, attendendo ad un bisognopiù che a un diritto, ad una necessità più chead una regola.Riconciliamoci con noi e fra noi per restaurarela giustizia, riprendendoci la nostra libertàe parlare tutti il linguaggio del cuore.


4Campo de’ fioriClaudio NatilSandro Alessi eClaudio NatiliIn questa vogliadi anni ‘70 abbiamopensato diraccontarvi lastoria di un gruppoe di un suocomponenteClaudio Natili, autore di tutti i loro grandisuccessi. I Romans nascono a Romanel 1959 dall’incontro di tre giovani studentied un chitarrista….“Io venivo dal Liceo Augusto e mi piacevagià strimpellare con la chitarra nelle festeche si facevano una volta nelle case.Conobbi un amico, un batterista, che nonera molto bravo, ma, essendo un amicone,disse che c’erano tre ragazzi che stavanocercando un chitarrista per il loro gruppomusicale, e da questo incontro sono nati iRomans. Il nostro primo contratto fu con illocale “Florida” di Via Capo Le Case aRoma”.Da qui l’incontro con colui che fu ilvostro primo vero impresario:Paolino Tagliaferri.“Un personaggio favoloso… noi eravamogiovani e lui era già affermato con artistidel calibro di Peppino di Capri, FredBuongusto, che gestiva insieme alMarchese Gerini: noi siamo stati molto fortunatiad entrare nella sua scuderia….Avevamo riposto tutte le nostre speranzesu un brano La tua Mano, di Mogol-Paoli, che, a quei tempi, ancora non eranoveramente conosciuti, ma non ebbe successo.Nel 1972 arriva la prima partecipazionead Un Disco per l’Estate“Presentammo Voglia di Mare e la storiadi questa canzone fu una cosa assurda!Erano già cinque - sei anni che giravamotutte le case discografiche per cercare difare un disco che ci facesse conoscere algrande pubblico, perché noi eravamobravi e conosciuti ma solo nel giro deilocali. Avevamo perso tutte le speranze,quando a Milano, mentre suonavamo in unlocale, arrivò tale Bruno Pallesi, un cantantedell’epoca, il quale, sentendoci suonare,ci fece i complimenti e ci chiese seavevamo un pezzo da presentare ad Undisco per l’estate. Noi un pezzo pronto nonce l’avevamo, ma rispondemmo di si. Ecosì lui ci invitò per il giorno successivo inufficio per ascoltarlo… Se fosse statobuono ci avrebbe fatto partecipare ad UnDisco per l’Estate… Tutta la notte passataa comporre insieme ad Ignazio Polizzy,autore, insieme a me, di tutti i brani deiRomans, scomparso prematuramente, eduscì Voglia di mare, un pezzo prettamenteestivo che ci portò molto fortuna.”Inizia così il successo del gruppo formatoda 5 componenti: Claudio Natili(chitarra), Ignazio Polizzy (tastiere),Alberto Catani (batteria), AlfredoDentale (basso) e Toni Coclite (voce)ed arrivarono successi quali Quandouna Donna, Mi Mancherai e CaroAmore Mio (finalista al Festivalbar1973), “che io composi in un momentomolto triste della mia vita perché, mentregli altri componenti del gruppo andavanoin tournee, io, essendomi rotto una gambagiocando a pallone, ero a letto in ospedale.Questa canzone racconta dell’amorevero, della nostalgia che ci assale quandosi lascia la propria ragazza per qualchemese e si vorrebbe tornare subito per riviverei bei momenti insieme a lei…”Nel 1974 esce un long playing checonteneva anche il brano UnMomento di Più, 45 giri che ricevetteun grande successo di vendite…“La facciata B era Quando una Donna,che risultò talmente bello che ci spinse adare il nome a tutto il disco e da lì ci accorgemmoche qualcosa era cambiato… ilpubblico cantava le nostre canzoni, ci chiedevagli autografi… era arrivato il successo!!!”Arriviamo ad un episodio che io nonconoscevo, pur avendo seguito semprei vostri successi. Sto parlando diTornerò, portato al successo da ISanto California, ma….“Il pezzo era nato per i Romans ed erastato composto da me e Polizzy. Una seradovevamo suonare a Bologna e prima disuonare io prendo la chitarra e faccio sentireai ragazzi un nuovo pezzo. Il cantantesi rifiutò di cantare il brano perché per luinon poteva andare e poi non accettava ilparlato femminile che diceva: …la rosa chemi hai lasciato… Io e Polizzy non ci arren-


Campo de’ fiori5i e i Romansdemmo e lo facemmo ascoltare a BrunoPallesi, il nostro discografico, il quale lofece sentire subito a Vittorio Salvetti, maentrambi ci dissero che non andava.Qualche tempo dopo, passeggiando perVia della Giuliana, a Roma, incontrai ildiscografico Palumbo che mi chiese unpezzo per dei giovani napoletani che allorasi chiamavano I Chi. Io proposi Torneròche avrebbe dovuto avere un altro titolo.Un mio amico, il regista sceneggiatoreAlfredo Riannetti (l’automobile con AnnaMagnani, Febbre di Cavallo..), veniva semprea sentirci al Club 84 ed una sera,quando salì sul palco a suonare con noi unsassofonista bravissimo, Fred California,Alfredo espresse la sua ammirazione e fusorpreso che, con il nome che aveva, nonavesse ancora sfondato. Questa cosa mirimase impressa e, pensando anche agliallora famosi Santo & Johnny, pensai a ISanto California. A proposito di Tornero’,a Marzo del 2006 ci hanno chiamato a LosAngeles e ci hanno premiato come gliautori del brano, che nel frattempo hafatto il giro del mondo cantato da grandissimiartisti, e nel 2005 in Messico eCalifornia è stata la canzone più venduta”.Nel 1976 cambia la voce solista. ToniCoclite lascia il gruppo ed arrivaDaniele Aloisio. Il primo brano da luicantato è subito un successo:Coniglietto, arriva al quarto postodella Hit Parade. Nel 1978 arriva l’incontrocon Gianni Boncompagni.“Gianni aveva appena aperto una salainsieme alla CGD a Roma, dotata di tuttele ultime apparecchiature e ci chiese diregistrare subito un longplayng. Lo chiamammoI Ricordi Piu’ Belli del NostroAmore ed in sala eravamo accompagnatiaddirittura da una grandissima orchestra,diretta dal maestro Paolo Olmi ed il risultatofu un disco bellissimo. Ma da allorainiziò la nostra sfortuna. Boncompagni litigòcon la casa discografica e furono ritiratitutti i dischi dai negozi, nonostante nellaprima settimana avessimo già venduto4500 copie. Nel 1982 venne a mancareFlavio Carraresi il nostro produttore esubito dopo ci lasciò anche il caro IgnazioPolizzy e così ci fermammo. Nel 2006insieme a Daniele Aloisio abbiamo riformatoil gruppo e abbiamo ripreso a fare serate.”Nel frattempo Claudio Natili ha cominciatoa scrivere anche per il Teatro e, soprattutto,è autore da anni nel Puff di LandoFiorini. Con Carlo Giustini ha scritto lanuova commedia Perché Capitano Tutte aMe in scena al Teatro delle Muse di Roma,riscuotendo grande successo di pubblico.Sandro Alessi


6Campo de’ fioriIl Bottone mattatore dSono molte migliaia gli appassionati collezionIl fantasiosomondo del collezionismominoreci offre, continuamente,spunti curiosi,quanto impensabili,di raccolteinteressanti epiene di fascino.Fra queste, riccadi “storia”, èdi Alfonso Tozziquella relativa aibottoni : buttonofilia,secondo i francesi, nasturofilia peri romeni.Il bottone, ignoto all’antichità classica cheusava indumenti ampi e svolazzanti trattenuticon cinghie o nastri, fu ideato inFrancia nel XIII secolo: veniva fabbricato amano con rozze apparecchiature, utilizzandosoprattutto ossa di animali. Con il passaredel tempo i bottonicominciarono adessere usati anchecome accessorioornamentale, peri lussuosi vestiaridi principi, altiprelati, nobildonne.Francesco I sene farà applicare piùdi tredicimila sul suovestito in velluto nero,mentre si dice cheEnrico III, in occasionedella mortedella sua favorita,portasse bottonia forma di teschio.Gli artigiani dell’epocae, successivamente, leindustrie specializzate, per meglio soddisfarela ricca e vanitosa clientela, crearonobottoni originalissimi, elaborati, appariscentie, spesso, preziosi, utilizzando: avorio,ceramica, legno, osso di cervo o dibalena, zanne di cinghiale, porcellana,carta compressa, vetro, madreperla,cuoio, cristallo, giada, perle, pietre nobiliunite ad oro ed argento, il corozo, ricavatodai semi di alcune piante, duro e duttile,definito “l’avorio vegetale”; in qualchecaso furono realizzati, su ordinazione,esemplari di diamante.Il bottone assunseforme svariate:dalle più comuni,tonde,romboidali,triangolari,quadrate, allepiù strane aforme di maialino,di orsacchiotto,a cuore, a petalidi fiore, curiosamente,anche a forma di occhio, del tipo preferitodalle signore eleganti degli anni Venti eTrenta per chiudere al collo le loro pellicce.A Parigi, data l’importanza assunta daquesti “umili” oggetti, nasce la“Corporation des Boutonniers”, veri epropri orafi, capaci di conferire al bottonela veste e la funzione di un gioiello.Altrettanto bravi gli artigiani russi, chehanno eseguito splendidi esemplari di bottoni,conservati nel museo storico diMosca. Il loro impiego era largamente diffuso,sia tra gli Zar, che tra i boiardi e laborghesia mercantile, già nel XVI e XVIIsecolo. Per gli Zar venivano realizzati direttamentenel laboratorio del Cremlino, adopera di maestri della corporazione degliorafi e degli argentieri, e sono capolavoriin filigrana o sfaccettati, a squame, nelleforme più varie, spesso arricchiti da smalti.La particolare cura posta per la creazionedi questi oggetti – autentiche opere d’artein miniatura – e il materiale di pregio usatoper realizzarlo, furono determinanti per farscattare il virus del collezionismo.Le prime notizie che si hanno intorno allacollezione dei bottoni risalgono alla secondametà dell’Ottocento, allorquando, allamorte del famoso musicista franceseAntoine Louis Clapisson – autore dicelebri operette,fra le quali lanota Fanchonnette, si seppe che avevalasciato al Conservatorio di Parigi, oltre anumerosi e pregiati strumenti musicaliantichi, anche una raccolta di 1750 bottoni.Il musicista, appassionato collezionista,raccolse l’oggetto senza un tema fisso, maognuno con una sua piccola o grande storia,che conosceva a memoria e citava agliamici senza mai sbagliarsi.Altri grandi collezionisti furono: a Gand, inBelgio, fra la fine dell’Ottocento e gli inizidel Novecento, il genialoide Van Zeelen,conosciuto per aver riunito su cento cartoni,custoditi in sei grandi scaffali, dodicimilabottoni, in uso in Europa tra il IX e il XIXsecolo, ma il pezzo di cuiandava orgoglioso – il piùimportante – era quelloappartenuto a Carlo Magno.In Austria, Arthur Hamilton,un ricco cittadino inglese,possedeva, nei pressi diVienna, una raccolta di oltreventimila bottoni di uniformidi diversi reggimenti di tuttoil mondo.L’imperatrice Margheritad’Asburgo, duchessa diSavoia, sposa di OttavioFarnese, donna colta e protettricedelle arti, era una appassionatadi bottoni fatti di diamante,mentre il cardinaleRanuccio Farnese collezionava ibottoni con gli stemmi gentilizi; altricollezionisti d’epoca di un certo spessorefurono Luigi Filippo, che si considevara unnotevole conoscitore della materia e possedevauna raccolta di alcune migliaia diesemplari e la nobildonna piacentinaCaterina Buragia.La collezione viene comunemente suddivisain tre grandi settori: bottoni per vestitifemminili, per vestiti maschili, per divisemilitari; questi ultimi spesso costituisconoun settore a parte, come ha ampiamentedimostrato il capitano di vascello CarloSabatini di Modena, il più competente delsettore, con oltre 5.000 esemplari.Una volta operata la suddivisione, i bottonivanno separati per epoca e nazionalitàed infine per classe o lignaggio.Il valore di un bottone è determinatoovviamente dalla sua “età e dalla materiadi cui è formato”: si va da qualche euro,


Campo de’ fiori 7elle raccolte moderneisti nel mondo: nutrita la schiera degli italianiper quelli comunissimi a 10/20 euro, per igrandi bottoni in metallo decorato, ai50/100 euro, per i piccoli bottoni in argento,fino a raggiungere e superare i milleeuro ed oltre, per i bottoni di epoca vittoriana.I micromosaici del Cinquecento e quellicreati nel XVIII secolo – periodo di maggiorsplendore per il bottone – in Franciaed in Inghilterra, in oro e pietre preziose,in ceramica Wegwod o con ricami su seta,hanno quotazioni di mercato proibitive.Fra i grandi collezionisti italiani: il piemonteseFranco JACASSI, con una raccoltache comprende oltre 100.000 bottonirari, tutti diversi, oltre a serie comuniche superano i quindici milioni di pezzi, eGiorgio Gallavotti, di Sant’Arcangelo diRomagna, artefice, nella sua città, del“Museo del bottone”, comprendente esemplaridalla fine dell’Ottocento ai giorninostri, nonché ispiratore del C.I.B.(Collezionisti Italiani Bottoni), associazionecon alcune centinaia di aderenti, solo percitarne alcuni.Un discorso a parte meritano i NETSUKE,piccoli ciondoli-bottone, che dal XVIIIsecolo stringono la fascia che cinge in vitail Kimono giapponese.Questi oggetti, realizzati in materie pregiate,che, forse impropriamente, vengonoinseriti nel collezionismo dei bottoni, sonotuttavia richiestissimi dai buttonofili, i qualiriescono, nelle contrattazioni o nelle aste,ad assicurarseli dietro versamento di alcunemigliaia di euro.Per concludere è appena il caso di segnalareche, ultimi entrati in questa grandefamiglia collezionistica, sono i bottoniBEAT, in voga negli anni scorsi con lamoda omonima: esprimono, su chi liporta, uno stato d’animo, un’idea o unaposizione, ma anche il dubbio del puntointerrogativo.A questo proposito è opportuno ricordareche la moda BEAT fu una corrente di pensieroe di protesta che esaltava atteggiamentiribelli, anticonformisti ed asociali;seguita da molti giovani in tutto il mondo,si ispirava al movimento musicale nato inInghilterra verso la metà dello scorsosecolo ed i cui più noti esponenti furono iBeatles ed i Rolling Stones.


8Campo de’ fioriRoma che se n’è andata: luoghiPer i meandri del ghettoS. Angelo, il più piccolo dei Rioni di Roma,prende il nome dalla chiesa, edificata nell’anno770, di Sant’Angelo in Pescheria,con riferimento al vicino mercato del pesceche, per lungo tempo, restò ubicato sottole colonne del Portico di Ottavia, edificioreligioso meglio conosciuto nel medioevocome “Regio Sancti Angeli in foropiscium”, ossia presso il mercato delpesce.Soltanto una breve annotazione per ricordareche questa chiesa ebbe una grandeimportanza storica; infatti, proprio daSant’Angelo in Pescheria, dopo avereascoltato trenta messe dello Spirito Santoa partire da mezzanotte, il giorno dellaPentecoste del 1347 uscì Cola di Rienzo “… armato de tutte arme …“, con il solocapo “discoperto”, preceduto dai gonfalonie seguito da una “ … moltitudine di garzonitutti gridanti …“, per avviarsi alCampidoglio e parlare al popolo nel tentativodi ripristinare la Repubblica Romana.Il Rione si sviluppava originariamente suquello che era il sito del Circo Flaminio,qui costruito durante il III secolo a.C. daGaio Flaminio, ma già nel Medioevo, quandoil Circo e diversi fabbricati di epocaromana non esistevano più, vennerocostruite nuove case, utilizzando prevalentementel’abbondante materiale di risultapresente in zona, cosa che, ancora oggi, sipuò facilmente notare, osservando i muridelle costruzioni più antiche.Allorquando Paolo IV, Gian Pietro Carafa,1555 - 1559, come già ricordato, emise laBolla con la quale disponeva la segregazionedella comunità ebraica, circa la metàdi questo antichissimo Rione divenne ilGhetto di Roma e, mentre migliaia di ebreifurono costretti a vivere ammassati in piccole,vetuste e insalubri case, appena fuorida quell’ignobile “recinto” agiate famigliecristiane risiedevano in eleganti palazzi.In questo sito il nobile romano LorenzoManili costruì la propria dimora.Successivamente, siamo nel XVI secolo, iSavelli pensarono bene di costruire in cimaal Teatro di Marcello un bellissimo palazzo,passato più tardi alla proprietà degli Orsinie, in altra parte del Rione, la potente famigliadei Mattei eresse ben quattro palazzi,che insieme formarono la cosiddetta “isoladei Mattei”. Altre nobili famiglie, come iCostaguti, i Santacroce ed i Serlupi, scelserodicostruire leloro residenzein Sant’Angelo.Antica la presenzadegliebrei in questoluogo,tanto che,come testimonial’anonimocronista,che talunistudiosi individuanonellapersona deldiplomaticopontificioBartolomeo diJacovo da Valmontone, autore della “Vitadi Cola di Rienzo” :“ … nacque nello Rione della Regola. Sioavitazio fu canto fiume, fra li mulinari,nella strada che vao alla Regola, deretoSanto Tomao, sotto lo Tempio delli Iudei… “Ma veniamo a tempi molto più recenti.Sono ormai passati più di trecento anni daquel triste 14 luglio 1555; la città è in attesadella demolizione di quelle case checostituirono il Ghetto di Roma, il quartierenon è più soggetto a coprifuoco, non cisono più le porte d’ingresso, quel sito èormai Roma, gli ebrei sono cittadini italiania tutti gli effetti ma, come ben sai, icostumi di un popolo sono difficili da cambiare,non si possono modificare nello spaziodi poche settimane o, se preferisci, dipochi mesi, a volte occorrono decenni. Almomento, gli ebrei che abitano nel Ghettomantengono vive e integre le loro abitudinie manifestazioni, qui trovi ancora gliabiti usati, i venditori di stracci e le donnementre chiacchierano sedute sulle soglie,in cerca di luce per cucire e aria per respirare,in quei caratteristici cortili - piazzette,formatesi, quasi spontaneamente, agliincroci dei contorti meandri.E’ proprio su quelli che furono i meandridel Ghetto che desidero intrattenerti,anche se non è facile ricostruirne l’esattatopografia. Brevemente: all’interno duegrandi trasversali, la “strada di Rua” o“Ruga delli Judei”, in origine “RugaJudaeorum”, partiva da Piazza Giudia conandamento parallelo alla “strada diPiscaria”, mentre la “strada Fiumara” sisviluppava oltre le case affacciate sulTevere, quindi, verso Monte Cenci, la“piazzetta delle Scole”, un luogo che prendevail nome dalla presenza delle cinque“scole ebraiche”, la “scola del Tempio”, la“scola Nova”, la “scola Siciliana”, oltre alledue di rito spagnolo, ossia la “scolaCatalana” e la “scola Castigliana”, fondatedagli ebrei che, espulsi dalla Spagna allafine del Quattrocento, vollero stabilirsi aRoma.La produzione artistica, costituita dagliacquarelli di Ettore Roesler Fran, su Romasparita è l’unica documentazione a noi pervenutadi quello che fu il Ghetto di Roma,anche se è pur vero che l’artista, per ritrarrequel particolare quartiere, oltre ai suoipennelli, adoperò spesso l’obiettivo fotografico,riuscendo così a conservare alcuneimmagini davvero uniche, cosa che altri,dopo di lui, non riuscirono a fare, essendoarrivati a cose compiute, ossia quandoquelle case erano già state completamentespianate.Ettore Roesler Franz confidava ad alcuniamici che vi fu un particolare momentodella sua vita artistica durante il qualedovette impegnarsi non poco per anticipare,a volte soltanto di poche settimane, l’operadei “demolitori” della vecchia Roma eciò allo scopo di riuscire a fermare con isuoi colori quelle immagini della città che,


, figure, personaggiCampo de’ fiori 9di Riccardo Consolidi lì a poco, sarebbero state cancellate edistrutte per sempre. L’artista sostenevache per lui, assieme ad un misto di rabbia,era un piacere poter gareggiare con queitenaci “demolitori”.La Roma che egli amava di più e che ci hatramandato non è tanto quella dei grandiosimonumenti o dei palazzi principeschi,ma piuttosto quella delle povere e umilicase, anche se, talvolta, mescolate e confusecon qualche dimora baronale, oltre aquella dei balconcini fioriti, dei ricchi pergolatilungo le sponde del Tevere e, naturalmente,dei meandri del Ghetto.Nei quadri dell’artista, tutti realizzati avalle dell’abbattimento del “recinto”, ilPortico di Ottavia costituisce l’epicentro diuna zona che fu pure nido di osterie ecovo di pescatori, una sorta di perno centraleattorno al quale, di volta in volta, civengono presentati i tanti tuguri e i numerosimeandri, un susseguirsi di scenemolte volte tristi, a volte raggianti di vita;possiamo osservare il timpano e il colonnatodello stesso Portico collegati ad unacasa con scala esterna, ben in vista e conparapetto fatiscente, nel cortile un gruppodi capre disposte in semicerchio, con ilpastore addormentato in mezzo a loro e,ancora, un gran pavese di panni stesi.Acquerelli dove è protagonista assoluta laluce del sole, che consente di valorizzareogni particolare. Così: un magnifico fratedominicano barbuto, intento ai suoi acquistinel mezzo di un largo; un deposito all’apertodi cappotti, giacche, vestiti e stoffedi ogni genere; un ombrellaio al lavoro;canestri e altri recipienti ai quali bene siaccompagna l’indicazione “vini di Marino”;una cesta, la cosiddetta “canefora”, poggiatasul selciato; un vecchio carrettoabbandonato; un uomo in bottega dietro ilsuo banchetto di lavoro.Elementi eterogenei nella composita varietàdei meandri del Ghetto e, mentreincombono le già programmate “demolizioni”,facciamo appena in tempo adosservare una serie di edifici fatiscenti, conorribili scale esterne prive di corrimano eballatoi senza parapetto, protetti da pochetavole inchiodate, povere case sopraelevatenel corso dei secoli, allo scopo di acquistarein altezza gli ambienti necessari allacomunità, che aumentava di numero;vicoli e case interamente aperte al commerciodalla verdura, agli articoli per lacasa, agli oggetti di piccolo antiquariato epoi, in mezzo a tutto ciò, senza alcunaapparente relazione logica, una magnificafinestra crociata o guelfa, come si usavadire un tempo, posizionata in alto.Un tempo a Roma e dintorni si pescavaovunque, sopratutto nel Tevere, doveabboccava persino la spigola, pesce dimare per eccellenza, che risaliva il fiumeattratta dai rifiuti commestibili, divenendodi qualità più pregiata per via della faticafatta nuotando contro corrente. Il pescatoaffluiva sui banchi di vendita al pubblico,disposti nei mercati della città, in talequantità e qualità da lasciare stupefattituristi e viaggiatori, ma principalmente neibanchi di Sant’Angelo in Pescheria, mercatodel pesce per eccellenza, sul quale cisiamo intrattenuti in altra sede.Questo mercato è stato per moltissimianni elemento caratterizzante il Ghetto diRoma, passaggio obbligato del commercioittico. Qui era costumanza che la testa deipesci “nobili” dovesse andare in regalo aiConservatori di Roma quando gli esemplarieccedevano la lunghezza di cinque palmie un’oncia, corrispondenti al nostro metroe tredici centimetri, come ricordato da unabella lapide del XVII secolo, apposta lungola scala del Palazzo dei Conservatori.Una volta demolito il Ghetto alcune dellecolonne romane, prima incorporate nellefacciate di antiche case, sono rimaste inpiedi, quasi a volerci ricordare quello cheera stato l’antico limite; Ettore RoeslerFranz ha voluto riprodurre antichi archiilluminati dalla luce del sole, attraverso lapaziente ripetizione degli antichi mattonidisposti a raggiera. I meandri del Ghettosono sempre raffigurati con tutte le vivaciimmagini di vita e, a completamento, eccocosa scrive Cesare Pascarella in una dellesue deliziose prose:“ … dal fondo di un vicolo s’avanza ungruppo numeroso e pittoresco di suonatoristrimpellando mandolini e chitarre; essihanno in capo grandi tube ornate di fiori esono tutti vestiti di forme disusate. Leesclamazioni di sorpresa e le domande siincrociano fra i portoncini e le finestre:Che è successo? … Che d’e’? … E’ ritornatocarnevale? … Chi so? … E una vocesuperando il frastuono delle voci deglistrumenti e delle risate di cui ormai il vicoloè pieno, risponde: So’ li pittori chevanno a magnà li carciofoli, in Ghetto … “.La Sinagoga, sul Lungotevere dei Cenci, èoggi il luogo di culto della comunità ebraicadi Roma, con la sua cupola quadrata,visibile da molti punti della città e fucostruita tra gli anni 1899 e 1904. Il“Tempio”, come amano chiamarla gli ebreiromani, rappresenta la riconquistata cittadinanzadopo la vergogna del Ghetto; èfrequentata praticamente da tutti, anchese in città insistono altre Sinagoghe piùpiccole. Nessuna immagine all’interno,solo simboli e numerosi scritte in ebraico,quasi tutte versetti delle Scritture, cheesaltano la sacralità del luogo.Il Ghetto di Roma, un luogo così fitto dipresenze e di incroci, non solo reali maanche simbolici poiché osservando, siapure nei dipinti, quelli che furono i suoimeandri e le sue case affollate e strette,possiamo soltanto immaginare dove ecome hanno vissuto, per più di trecentoanni, uomini e donne, quotidianamenteimpegnati a svolgere i pochi mestieri loroconsentiti. Ma la vita di tante generazioniin questo luogo ha aiutato la comunità diRoma nel mantenimento delle “tradizioni”,nel capire l’importanza dell’unità dellafamiglia innanzi tutto e poi ancora il legamecon il commercio, la sopravvivenza delgiudaico romanesco ma, soprattutto, ilsenso di appartenenza a quel luogo, aquelle pietre, a quello spazio.


10Campo de’ fiori2° Intermezzo (“Vento lungo,fiatocorto”)< …che vento tira? e che ne so … ervento è ‘r vento ! … che ‘n devo daguardà? a rosa? e mò che che centrenoli fiori …. qui so foje …. F O J E E EE ! … se so annata a le lementari?….e si che ciò la quinta … ahò, a bello,si stò qui è pe l’esami de curturagenerale e de ramazza ... mica pe lititoli quibbollenti come quarchedunoche so io che s’anbosca ... che tacredi!…si ho studiato a giografia? ..me sembra … chi so o ricorda … sopassati na cifra d’anni… si ma li fioriche centreno? … a rosa de venti? enche dè? … lassamo perde li fiori… lassamoperde le lementari … che mesta a venì na commozione cerebralesi ripensò a li tempi de quanno c’erala pora mamma che me ce portavacor cestino dove che dintra ce mettevaer pane co a frittata e a cipolla!>La ventata di interesse della nostra rubricaverso la band Romana degli ZEPHIRO èancora sostenuta e, volentieri, vi esponiamoalle “folate” di Claudio Todesco, chitarrista-compositore,portavoce, in questaoccasione, della band.Carlo: ripartiamo parlando dei testi che si“appoggiano” alle vostre musiche….Claudio: nel cd, costituito da 10 brani, hoscritto 8 testi, per un altro sono co-autorecon Emanuele e un altro è opera di “TRIS”;per quanto mi riguarda, sono perlopiùtesti “introspettivi”, che parlano di mieesperienze personali ma in maniera nonesplicita, tanto da suscitare, da parte dichi ha avuto modo di ascoltarli, delleinterpretazioni per me inaspettate …..Carlo: cosa vi aspettate dalla pubblicazionedi “IMMAGINA UN GIORNO”? Comevi state dando da fare per propagandarlo?Claudio: sicuramente l’esibizione live rappresentala nostra “prima linea”: abbiamofinora realizzato, suonando con una certafrequenza mensile, circa 200 concerti,sparsi fra Roma, la Regione, altre Regionie pure un’esibizione in Francia aMontpellier … in queste occasioni portiamocon noi copie del cd e riusciamo a vendernediverse …. 4/5 anni fa, non avreimai pensato ci fosse qualcuno disponibilea tirare fuori dei soldi per comprare un“mio” cd …. invece, adesso, accade … emi chiedono, … ci chiedono, pure unadedica! Stiamo lavorando per inserire lapubblicità del disco su diversi portali dimusica; abbiamo facilitato l’acquisto del cdanche on line dal nostro sito, con l’usodella carta di credito; poi stiamo allargandola cerchia di negozi di dischi tradizionali,che a Roma e dintorni possano “distribuire”il cd … ricerchiamo attivamente unadistribuzione Nazionale!Carlo: è importante per la diffusione dellamusica anche il rapporto con il “sistemaradiofonico/televisivo” ….Claudio: abbiamo spedito il cd ad uncerto numero di radio anche al di fuori deiconfini regionali, confidando nella diffusioneda parte delle stesse. Già abbiamobeneficiato di alcuni passaggi radio, sia intermini della sola diffusione del brano siain occasione di interviste e dirette di miniconcerti in acustico: a tal proposito consentimidi esprimere un ringraziamentodi Carlo Cattanisincero a Radio Rock /Radio Rock Italia(www.radiorock.it e www.radioro-ckitalia.it),a Radio Meridia-no 12 (www.radiomeridiano12.com),a Radio Roma(http://italymedia.it/radioroma/radiodeivip.htm),a Mep Radio di Rieti(www.mepradio.it), a Radio Città Delcapo e Ciao Radio di Bologna e a tantealtre emittenti, comprese diverse radio etv via web, che ci hanno ospitato o hannoin programmazione il videoclip di“Lontano da un luogo lontano”. Poi,qualche settimana fa, siamo stati ospitidella web radio universitaria di Roma“RADIO SAPIENZA” e per loro abbiamoeseguito un minilive in acustico di trebrani e, ancora, su Radio DUE RAI nelprogramma “Versione Beta” c’è stato undoppio appuntamento con la nostra bandcon la trasmissione di Lontano da unluogo lontano e L’Albero, altro branoestratto dal nostro cd. Anche “RADIODEEJAY” ad ottobre ci aveva “aperto imicrofoni”, trasmettendo Lontano da unluogo lontano nella trasmissione“Collezioni private” … insomma, nelnostro piccolo, con mezzi assolutamente“autarchici”, stiamo cercando di “soffiare”più in là possibile!Carlo: ho notato, nella mia esperienzapassata in qualità di manager di alcunerock band, che le emittenti radiofonichesono ben disposte ad “impreziosire” laclassica intervista ad un gruppo con unamini esibizione in acustico, caratterizzandomeglio il passaggio: che ne pensi?Claudio: allora…. io, inizialmente, eromolto scettico sui cosiddetti “unplugged”:essendo un chitarrista, preferisco l’esibizione“collegata” …. Rock … a volume …amo l’energia … anche il “rumore” … iltrasmettere qualcosa anche per il tramitedell’impatto sonoro … con dei suoniche “ti penetrano” …. l’unplugged, sicura-


Campo de’ fiori 11mente arriva all’audience suscitando altresensazioni ... ne abbiamo fatti alcuni, cihanno dato delle soddisfazioni … ce lichiedono e … ben volentieri li riproponiamo… ne abbiamo fatto uno in tv su“TeleAmbiente”, nell’ambito del concorsodi cui ti dicevo prima, “Note in Ombra”,che ci ha fruttato la vincita della manifestazione…..Carlo: So che aderite da tempo all’associazione“NO SLAPPERS”: vuoi parlarneanche per diffondere notizie a riguardo, disicuro interesse per i nostri lettori.Claudio: si … con molta onestà, possodirti che “NO SLAPPERS” ha notevolmentecontribuito al raggiungimento dell’attualelivello di “visibilità” della band;“NO SLAPPERS” che cosa è? Possorisponderti premettendo le parole del suoideatore Fernando Regaldo, lui stessomusicista, chitarrista in seno alla rockband degli “S.O.S” (www.sosrock.it) … sorta nel2003, è un’associazione frabands di cosiddetta “musica originale”,messa su per le bands;non persegue scopi di lucro, nelsenso che gli introiti che si ricavanodall’organizzazione dei concertivengono reinvestiti per la realizzazionedi locandine, noleggi diservices, manifatture di magliettee quant’altro di supporto allamusica delle bands iscritte ….spesso capita che le persone chesono “nel cuore” dell’associazioneanticipino dei fondi, sperando nelrecupero dopo gli eventi organizzati …citando le note introduttive di presentazionedal sito dell’associazione: www.noslappers.it…la denominazione “NO SLAP-PERS” si rifà a un’espressione dispregiativain uso nei quartieri ghetto Americani eripresa “alla fondazione” del movimento,nell’intento di stigmatizzare la distanzadai “princìpi artistici” di chi sceglie di suonarenelle tribute e cover band, quelle formazioniche propongono l’esecuzione dimateriale di gruppi famosi e che, di fatto,sono le “preferite” dalla maggior parte deilocali, che puntano sul sicuro del repertoriodell’artista/i “clonati”, facendole esibire… ma con “NO SLAPPERS” non è più cosìnera la situazione! Fernando si fa davveroin quattro per la buona riuscita degli eventi“NO SLAPPERS” e si è circondato dipersone, tra le quali ci sono anche i membridi ZEPHIRO, che danno una mano inmaniera periodica. Ognuno ha un compito:io ad esempio mi occupo del merchandisingdell’Associazione, ma c’è chi sioccupa di aggiornare il sito, chi ricerca leserate, chi si relaziona con i media etc.….più in piccolo potremmo paragonarlaall’organizzazione interna ad una band,dove i vari elementi si interessano in queisettori di utilità per il gruppo a loro piùcongeniali per esperienze trascorse, attitudinietc.. .Carlo: come vi rapportate con la scenamusicale Romana? C’è conflittualità, gelosia,concorrenza …Claudio: sicuramente c’è concorrenza main buonafede … noi, più che altro, siamo inconcorrenza con … noi stessi … con quelloche possiamo fare… cerchiamo di capirei nostri limiti, cerchiamo di comprenderedove possiamo arrivare e la prima concorrenzaè con noi stessi; poi, qualchealtra band in gamba costituisce uno stimoloper fare meglio! A parte qualchecaso particolare, il rapporto in genere conle altre bands è sicuramente di massimacordialità e collaborazione …. permettimiun inciso: noi suoniamo frequentementeanche perché ci esibiamo spesso in abbinamentocon altri gruppi, magari unavolta procurando noi una serata e successivamenteall’inverso …… si ha il piacere dicondividerla con musicisti che poi divengonoamici, unito al fattore di utilità diquesta attività “reciproca” di ricerca diopportunità per esibirsi dal vivo. La cosamigliore sarebbe avere un manager alquale affidare le tante diverse problematiche.Il tempo è quel che è per tutti noi: chilavora, chi ancora studia, comunque, si“ruba” il tempo per occuparsi di tuttoquanto serve a far “soffiare” la musica di“ZEPHIRO”!Carlo: parliamo, adesso della realizzazionedel vostro primo cd “IMMAGINA UNGIORNO”: dal sogno nel cassetto allaprodotto finito.Claudio: è proprio il caso di dire “dalsogno”… perché sin da ragazzino, daquando imbracciavo per le prime volte unachitarra, ho sempre desiderato poter pubblicareun disco …. e adesso che da qualchemese lo giro e lo rigiro fra le mani,sono ancora incredulo che ho realizzatoquel sogno… detto questo, posso affermareche è stato più il tempo che abbiamoimpiegato per risolvere tutte le problematicheburocratiche, di grafica, di aspettiesteriori per la presentazione del cd, chequello speso per occuparci della musicastessa … questo è abbastanza paradossalee sintomatico dei tempi d’oggi … sicuramentec’è un sistema Italiano, vedi anchela burocrazia SIAE, che non ti facilita erende lungo e travagliato il progetto discograficoper una band indipendente e autoprodotta…. abbiamo fatto parecchia preproduzione,nel senso chesiamo entrati in studio già conle idee chiare sui suoni, arrangiamenti,sovraincisioni di chitarra,anche se sono pochissimee molto brevi, e poi con unostudio già svolto per le voci e icori; per quanto riguarda i giornidi lavorazione, tra registrazioniediting, missaggio e masterizzazione,in totale abbiamoimpiegato un paio di settimane.Poi c’è stato tutto il discorsografico relativamente allacopertina e al booklet che è inallegato al cd …. sono aspettiimportantissimi … un cd conuna veste grafica professionaleha sicuramente il suo peso nell’insiemedel progetto … la musica è fondamentale,naturalmente ma come si dice… anchel’occhio vuole la sua parte … in generaleanche con le immagini scelte si vuolecomunicare qualcosa …. così come dalvivo, con la gestualità e per quanto esprimiverbalmente…Carlo: allora, dammi il “pensiero” allabase dell’adozione della foto che illustra ilcd e il significato del titolo “IMMAGINAUN GIORNO”.Claudio: la copertina rappresenta laporta di una cabina elettrica … ora, a prescinderedal reale impiego di questa porta... E’ UNA PORTA! ... aprendo questa porta… la copertina del cd … l’ascoltatore entrain un “mondo di stati d’animo” … scendendonei particolari, noi abbiamo disposto,in un momento successivo al periododi composizione, i brani, seguendo questalogica:continua a pagina 12........


12brani più diretti, solari, fino ad arrivare alleultime canzoni, più cupe, più ragionate, piùstudiate ... forse anche più progressive, perchéno, come una sorta di successione temporaledi stati d’animo ... dal mattino allasera … questo è un significato che non so sesia percepito, ma questa era la nostra ideanella scelta della scaletta del cd.Carlo: torniamo a te: parlami della tua formazionemusicale, gli ascolti, i musicisti cheti hanno ispirato nel modo di suonare.Claudio: riprendendo ed integrando quelloche già avevo accennato all’inizio di questaconversazione, spazio tra i generi, cosìcome anche gli altri ragazzi del gruppo … ilmio genere preferito, quello che mi hasuscitato maggiori interessi, è sempre statoil rock progressivo … adoro i vecchi filmatidegli anni ’70 dei King Crimson, degli Yes, diEl &P, dei Genesis … per quanto riguarda imusicisti, sicuramente cito Robert Fripp tra imiei preferiti, poi i classici Jimmy Page eRitchie Blackmore …. anche se io non seguoil loro stile … essendo la nostra formazionead una chitarra sola, nell’economia dellaband devo avere una “multifunzionalità”,diciamo che sono un “jolly” … senza essereun maestro di tecnica, per carità, ma devorealizzare accompagnamenti, assoli, arpeggi… i miei punti di riferimento anche sepossono essere chitarristi supertecnici nonimplicano che io lo sia … si badi, io non sonocontro la tecnica strumentale, che rappresentaun modo per ampliare la via dellacomunicazione musicale, ma contro il suoabuso che può ostruire tale via.Carlo: la tua prima chitarra?Claudio: a quindici anni, una Kort, poi cambiatacon una Gibson Les Paul, quindi sonopassato ad una Fender Stratocaster e, daoltre tre anni, suono con grande soddisfazionecon una Fender Telecaster, dall’attaccodiretto …. è squillante e poi l’ho personalizzatacon un magnete “hot noiseless” almanico che conferisce “corpo” alle frequenzebasse …. essendo una formazione ad unasola chitarra, è importante che io siacoprente, oltre che ad aver un piglio squillante… forse questa modifica ha dato piùconcretezza al sound della band ….Carlo: agli esordi schieravate una cantantee nel cd accreditate un altro batterista inluogo di Alessandro Inolti …Claudio: si, proprio spinti dall’esigenza difare un rock particolare ed originale, avevamoprovato, a tavolino, a metter su un banddi rock progressivo con una voce femminile… una cosa non dico rara ma non frequentissima… abbiamo collaborato con questaragazza, Tiziana, abbiamo fatto anche dueconcerti con lei, poi le nostre strade si sonoseparate per problemi vari …. abbiamo continuatoa cercare altre voci femminili, purtroppo,all’epoca, non trovammo persone dinostro gradimento e alla fine, per caso, ungiorno, provammo un ragazzo, che non eraEmanuele … capimmo in quei giorni che,forse, i nostri pezzi, erano più adatti adesser cantati da un uomo e questo ragazzoli aveva interpretati molto bene … poi luidecise di non dare seguito al nostro invito diunirsi alla band … poco più tardi, incontrammoEmanuele che si propose egregiamentee fu “soffiato” da Zephiro …. al restoCampo de’ fioridella scena! Emanuele è un ragazzo con unavoce molto potente, una buonissima estensionee dal vivo è molto comunicativo, energico…… quello che cercavamo! …. tral’altro, anche se i brani non li ha scritti direttamente,è riuscito a realizzare le giusteinterpretazioni … per quanto riguarda labatteria, posso e voglio dirti che Alessandro,nonostante la “sua tenera età” si è presentatoa noi da professionista! In due prove sidimostrò perfettamente a suo agio rispettoall’esecuzione dell’intero album che eraappena uscito e dopo 3 prove ha suonatolive con noi…. IMPECCABILMENTE !Carlo: a cosa dobbiamo la scelta delladenominazione del gruppo, ZEPHIRO, ilvento da ponente ... per noi Romani “erPonentino”?Claudio: allora, ZEPHIRO … con il “PH”,un vocabolo derivato dal Greco … in origine,nella mitologia greca è “Zéphyros”, la personificazionedel vento di ponente …. unnome scelto per non ricorrere a qualcosa diInglese… intanto, mi comunicava “visivamente”più energia … rispetto al termine initaliano con la “F” … poi, l’adozione delnome di un vento … il vento è qualcosa chespazza via, porta aria nuova … il vento èdinamica, c’è un significato di cambiamento,di rinnovamento, di situazione positiva .. c’èun significato di crescita, di sviluppo …ZEPHIRO, il vento, porta con sé questosignificato di “fertilità”!Carlo: nel cd è presente anche un videoclipdel brano di apertura “Lontano da unluogo lontano”: ce ne vuoi parlare?Claudio: il videoclip è stata un’esperienzamolto interessante … è stato realizzato, citengo a precisare, a titolo gratuito da alcuniragazzi, studenti dell’istituto di cinematografia,ospitato all’interno degli “Studios” diCinecittà, coordinati dalla regia di GiuliaCima … il video è stato prodotto in tre giorni,utilizzando attrezzature professionali e ilrisultato ci ha davvero soddisfatti …. lostoryboard lo ha realizzato Emanuele, ilnostro cantante, con la supervisione diGiulia; il montaggio è stato realizzato daGiovanni Santonocito, davvero in gamba,che ha impresso la giusta dinamica al video,trasferendo al meglio le diverse atmosferedel brano.Carlo: perchè avete scelto “Lontano daun luogo lontano” per la realizzazione diun vostro primo video?Claudio: è la canzone più diretta … nondico la migliore … io ne sono l’autore e perla musica ha collaborato anche Giacomo“Tris” Citro, il bassista … una canzone concambi di atmosfere, una canzone solare,con sprazzi “progressivi”, che tendono aconferire il senso della successione deglistati d’animo … il video è stato girato, inparte, in alcuni angoli del quartiereTuscolano e in parte all’interno degli“Studios” di Cinecittà; il gruppo è presentenelle immagini … era importante, essendo ilnostro primo video … si tratta di un incastrodi immagini tra una ragazza che vaga per ilquartiere e lascia delle cose in terra … degliindizi, che noi nel corso del video raccogliamo… ma ci sono anche immagini che ciriprendono mentre suoniamo.Carlo: quali sono i vostri progetti futuri, leaspirazioni per iprossimi me-si?Claudio: comeaccennavo prima,cerchiamoun ufficio stampae una distribuzionepiù capillareper ilnostro 1° albume una produzionea budget piùelevato, per larealizzazione diun secondo album…in generale,vorremmoesprimere al megliola nostramusica!Carlo: siamogiunti alla conclusionedel nostroincontro: cosadirai al resto della “gang” di questanostra chiacchierata?Claudio: IO C’ERO! Mi è piaciuta moltoquesta nostra conversazione, mi ha datomodo di spaziare tra gli argomenti ecomunicare quello che è il modo di operaree vivere la musica da parte degli ZEPHIRO… peccato non esser stati tutti presenti mamotivi diversi non l’hanno consentito … mase ci penso meglio, potrei anche dirgli:…. scusa,Carlo … hai dell’AUTAN? (www.zephiro.orge www.myspace.com / zephiroband-email: zephirock@gmail.com)Epilogo * versi tratti da “ Eppure Soffia” di(Pier)Angelo Bertoli –lp Eppure soffia–CGD-1976.


14Campo de’ fioriPARANOID PARKdiM. Cristina CaponiParanoid Park; USA, Francia, 2007.Genere: drammatico, thriller; regia:Gus Van Sant; interpreti: Gabe Nevis,Dan Liu, Jake Miller, Taylor Momsen,Lauren Mc Kinney, Olivier Garnier,Scott Green, Winfield Henry Jackson;sceneggiatura: Gus Van Sant; fotografia:Christopher Doyle, Rain Kathy Li;montaggio: Gus Van Sant; scenografia:John Pearson Denning; costumi:Chapin Simpson; distribuzione: LuckyRed; durata: 1h e 30 minuti.In La donna del ritratto il quieto e attempatocriminologo Richard Wanley vienecoinvolto -suo malgrado- in un omicidio,difendendo una bella donna a lui estranea.Decide di nascondere il cadavere e taceresull’accaduto, ma la paura lo assale.Fortunatamente era solo un sogno. Magaripotrebbe dire lo stesso il sedicenne Alex(Gabe Nevis), protagonista di ParanoidPark, film premiato al festival di Cannes2007. Anche lui è responsabile di unamorte accidentale (il cadavere in questioneè quello di un agente della sicurezzaferroviaria) e anche lui decide di continuarela sua vita senza dir nulla dell’accaduto.Il frustrante smarrimento del giovane èsolo all’inizio.Il regista di Portland Gus Van Sant tornadietro la macchina da presa per narrarevicende aventi come personaggi principaliadolescenti dolenti e disorientati. Questavolta lo fa concependo l’adattamento cinematograficodi un romanzo breve delloscrittore Blake Nelson.I protagonisti della sua ultima opera interagisconofra loro in un background metropolitano,in cui gli adulti sono quasi o deltutto assenti. Più precisamente,lo scenario cardinaleintorno a cui ruota l’interastoria del nostro eroe è ilparadiso degli skater piùspericolati, degli artisti delletavole su quattro ruote,dove la tragedia si consumasul rappreso cemento armatodi periferia. È l’asetticitàdei rapporti umani, sia chesi tratti delle amicizie siache riguardi le prime esperienzesessuali, che colpiscesin da subito il pubblico allastregua di un pugno allostomaco, rivelando una patina del piùtotale nichilismo. Ma tutto questo è soloParanoid Park: tempio del disorientamentoadolescenziale e della rabbia giovane, nell’epocadell’America repubblicana di Bush.A livello tecnico, l’autore di Da morire bissaalcuni stilemi, già riscontrati in alcuni deisuoi lungometraggi più recenti, comeElephant e Last days, e si compiace delsuo stesso manierismo estetico. Per farscaturire la bellezza dell’immagine, bastanopochi ingredienti: il dilungarsi su inquadraturefisse, l’imperare disgranature, rallentamenti eaccelerazioni e, infine, losfolgorante utilizzo delsuper 8 alternato alla pellicola35 mm.Spiazzante la scelta dellacolonna sorona, cockatil originaled’ipnotizzanti musichecomposte da ElliotSmith, Beethoven e NinoRota. Ferrata l’interpretazionedel debuttanteGabe Nevis nel ruolodell’angariato Alex; il suo efebico voltod’angelo stride alla perfezione con lascaltrezza che s’intuisce nello sguardo.Una piccola indiscrezione: le selezioniper il film, a cui tutti i giovani interpretihanno partecipato prima di esserescelti dal regista, sono state ampiamentereclamizzate su alcuni bannerpubblicitari del sito myspace.com.Tuttavia, sfalsando l’ordine cronologicodegli eventi e anteponendo la freddezzadei tempi morti ai risvolti polizieschi, lospettatore esce dalla sala abbastanzascombussolato. Il finale aperto non fa altroche cristallizzare –ulteriormente- qualsiasitipo di giudizio etico-morale.Questo e quanto altro possiamo aspettarcida un artista che ha osato rendere omaggioal re del brivido Alfred Hitchcock, realizzandoun ready made in technicolor diPsycho.


Roma - Viterbo - Civita CastellanaVallerano - Porto D’Ascoli - Teramowww.lisi-bartolomei.comCampo de’ fiori 15


16Campo de’ fioriScooby Doodi Sandro AlessiDopo il successo ottenuto in Inghilterra enegli Stati Uniti, dove ha registrato sempreil tutto esaurito, è arrivato anche a Romail musical “Scooby-Doo Live on Stage”.Nella splendida cornice del TeatroOlimpico abbiamo potuto assistere allarivisitazione, in chiave musicale, del fortunatissimocartoon, nato negli anni ‘70 e firmatoda Hanna e Barbera. La tournèe teatraleha debuttato a Milano in Ottobre e,dopo aver fatto tappa a Brescia, Trieste,Torino, Rimini e Firenze, è finalmenteapprodata a Roma, per la gioia di grandi epiccini amanti del danese più famoso almondo e dei suoi amici. La produzione èstata curata da Daniele Luppino, lo stessoche ha portato in Italia le fatine Winxs,e la regia affidata a Salvatore Vivinetto,che ha dichiarato ai nostri microfoni che“per la versione italiana non sono stati fattimolti cambiamenti: la storia e la sua evoluzionesono rimaste le stesse, ma sonostati aggiunti otto brani musicali di FabioSerri, che formano un cd, e cambiatealcune coreografie grazie alle sapientimani di Alberta Palmisano e MassimoSavatteri”. Lo spettacolo racconta la storiadella gag della Mistery Machine (il furgoneusato per trasportare l’attrezzaturanecessaria per le indagini): il paurosoScooby (Giuseppe Baldasseroni), il fifoneShaggy (Marco Iacomelli), la bellaDaphne (Laura Causino Vignera), l’intelligenteVelma (Daniela Lidia Simula)ed il belloccio Fred (Giuseppe Verzicco)sono impegnati a risolvere il mistero chealeggia sul set del film dell’orrore che stagirando lo zio di Daphne, funestato dastrani incidenti e popolato da improbabilifantasmi. I ragazzi, tutti molto bravi, sonoapparsi anche molto disponibili, tanto chealla fine di ogni spettacolo rimanevano adattendere i piccoli fans per le foto ricordoe, colti dall’euforia, dopo l’interviste di rito,ne abbiamo approfittato anche noi facendociimmortalare con gli interpreti.Marco/Shaggy che ne pensi di tuttaquesta gente che viene ad applaudir-


Campo de’ fiori 17live on stagevi ogni sera ? “Tutti questi spettatori,che ci hanno seguito fin qui nella nostratournèe, ogni sera ci danno forza e coraggioper crescere artisticamente e ci aiutanoa superare la stanchezza fisica, inquanto recitare questo musical è moltofaticoso” E’ vero che vieni dal mondomusicale? “Si, ho iniziato con una miarock band chiamata Venere e con cui continueròa cantare e suonare ed il mondomusicale mi ha attratto fin da bambino”.Giuseppe/Scooby sei davvero agilesul palco nonostante tu sia costrettoad indossare un costume così ingombrante!“In effetti ho avuto bisogno dimolte prove ed accorgimenti per arrivare aquesta libertà di movimenti. Una sera sonoaddirittura caduto dal palco. Non si vedevanulla ed ho fatto un volo di un metro emezzo che, grazie al mio costume imbottito,è finito bene! Da quella sera abbiamoposto un nastro visivo per segnalare ilbordo del palco.” Il motivo di tanto successo?“Penso che Scooby conquistiognuno di noi, indipendentemente dall’età,perché raccoglie in sé molte fobiecomuni agli uomini; non è certo il caneperfetto, è un fifone che riesce però acavarsela in ogni situazione”.Scooby-Doo fu trasmesso per la primavolta nel 1969 in America sulla CBS.All’epoca, il responsabile della programmazioneFred Silverman era alla ricerca diun programma capace di costituire unavalida alternativa al filone dei super-eroi.L’idea venne ad Hanna e Barbera e, dopoalcuni cambiamenti e l’ispirazione delnome Scooby-Doo presa dalla canzone diFrank Sinatra “Stranger in the night”, ilprogramma venne chiamato “Scooby-Doowhere are you?”. Da quell’idea il succesofece il giro del mondo ed ancora è vivooggi tra gli appassionati di questo cartoon,grandi o piccoli essi siano.


18Campo de’ fioriStefano GUERRIERO,nato a Civita Castellanail 4 agosto 1973.Pittore autodidatta ditalento, inizia il suopercorso pittoricodurante il serviziomilitare. La sua arteStefano Guerriero riprende panorami,immagini di una quotidianitàsemplice, vera, che può esserecolta da uno sguardo attento, osservatore,che la immortala con abilità, con freschezza,sfumandola in tonalità cromatichevarie e vivaci. Protagonisti delle sueopere sono gli ambienti nei quali, talvolta,sono presenti le persone, gli animali, nell’atto stesso di vivere, nella piacevole eserena immagine della natura.Alcuni suoi quadri ci parlano anche delsignificato di libertà, nel tentativo di andarealtrove alla ricerca di terre nuove, chepossano essere luogo di incontro, evitandoil caos, poiché tutto ha un ordine, senza,però, sradicarsi totalmente dall’origine. Ilfascino del mistero nelle vie oscure dell’universorisiede in quei pianeti, in queimondi, in quegli oggetti, di valore temporalee quindi storico, che sembrano fluttuare,per poi galleggiare, e quindi sostenersigrazie ai bagliori e alla intensa luce,che sembra quasi svincolarli dall’immensovuoto che li circonda.La fonte di ispirazione di Guerriero, risiedenella realtà così come è, in una elaborazioneed in un accostamento dei soggettitrattati, che fanno intravedere le luci e leombre di una giornata, attraverso la tecnicadell’olio su tavola. Una passione quelladi Stefano Guerriero iniziata nel 1994 e coltempo consolidata.Guardando alcuni dei suoi dipinti si ha lasensazione che le immagini siano in rilievo,anche se, ci rivela l’artista, si tratta diun effetto ottico volutamente ottenuto.Paesaggi, persone, esseri viventi che nonassumono significati particolari, ma semplicementeparlano di sé.Il messaggio centrale dell’arte di Guerrieroè la vita!I suoi dipinti sono in movimento, vivi, intrisidi colore ed emanano il piacere che l’artistaha nel parlare della vita, prediligendolain modo evidente e appassionatorispetto agli oggetti inanimati.Guerriero ama dipingere e noi non possiamofare altro che pregiarlo!Associazione Artistica IvnaArtisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano,Civita Castellana condividono l’artea cura della Prof.ssaM.Cristina BigarelliStefano Guerriero e la sua arte


Campo de’ fiori 19il diario deiGirasquesta pagina è dei ragazzi specialiliVenerdì 21 Dicembre 2007, presso il centro socio educativo Rosa Merlini Frezza, si è tenuto il tradizionale pranzo di Natale, durante ilquale sono stati donati ai ragazzi strumenti musicali acquistati con il ricavato delle offerte, raccolte in occasione dei funerali di GiuseppaBerto (Giuseppina), che aveva espressamente manifestato questa volontà.Viareggio - Il nostro amico Michele Moscioni insiemea Marcello LippiCommissario Tecnico della Nazionale AzzurraCampione del Mondo a Berlino 2006La “nostra poetessa”Luana Bongarzone haguadagnato l’oro nellagara di bocce per la 1°categoria, che si è svoltadomenica 13 Gennaio, inseno all’VIII edizionedella Giornata SportivaBorgiana.Congratulazioni Luana!!!Cuore dimammaCuore è un dono che ci ha unito lenostre vite...Amore sei tu mamma che haivoluto che io uscissi dal tuogrembo...Tesoro sei tu, oro solare cheilluminai tuoi occhi...Sfiorano le scie rosse dorate deltuo bel viso rosa, argentato dilacrime contente...Le sopracciglia brillano di lucisolari sfumatidal cielo raso di stelle rosse...Accese di rosso tramonto...Rosato come un fiore dorato...Una rosa rossa bagnata dirugiada..Luana Bongarzone


Campo de’ fiori 21E se viaggiarefosse anche imparare?di DeboraAttanasioLe vacanze di Natalesono lontane e, da unpò, siamo ormai tornati,pieni di letizia, adare qualche altrabracciata nella motache ci arriva fino ametà busto. Scusate ilpessimismo, ma, mentrescrivo, sono appena rientrata da unpaese nordeuropeo che visito spesso perprendere una boccata di civiltà, e, ognivolta, il confronto è sempre più doloroso,specialmente quando, appena rincasatadall’aeroporto, trovi l’ennesima bollettatruffadella Telecom che, nel paesino doveabito, ha sventagliato abbonamenti AliceFlat a raffica (19 euro forfettari più le telefonate,due mesi gratis e installazione gratuita,diceva la spacciatrice, e ci siamoritrovati tutti, senza aver ricevuto contrattida firmare, con bollette oltre i 250 eurodove, tra le voci, risulta anche il costo d’installazioneche ci siamo fatti da soli). Almomento di scrivere, al servizio assistenzacade la linea ogni volta che stanno perpassarci l’operatore e qualcuno pagheràper esasperazione. Agli altri staccherannola linea in attesa di chiarimenti (io sarò traquelli), e chissà come finirà. E’ inutile checerchiamo di difenderci (e so che i menoattenti, quelli che fanno i turisti, non gliesploratori, se la prenderanno): siamo trai peggiori dell’Unione Europea. Non vi diròil nome della nazione che ho visitato, nonvoglio contribuire a farla diventare oggettod’invasioni barbariche, ma vi dico soloche non è ricca, che da tre mandati il presidentedella loro Repubblica è una donna,e noi non riusciamo a farne eleggere unain Parlamento, a meno che non sia statauna soubrettina. D’altra parte, solo pochigiorni fa ho sentito un tale dire “Chiedo unparere ad un altro medico perché quelloche mi ha fatto la diagnosi era una donna”.Parliamo dei mezzi pubblici di questanazione che, mi fa piacere sottolinearlo,negli anni ‘80 pativa il 20% di disoccupazionee ora si avvia verso il 4%. Ho presomolti autobus, e arrivavano esattamenteall’ora segnata sulla tabella. Dalla fermataho notato un gruppo di selvaggi sguaiati,che si fotografavano a vicenda, mentreposavano a gestacci e cantavano inni.Erano romani: si notavano come una FordKa rossa nella neve. A bordo, tutto erapulitissimo, le anziane erano sedute e ibamboccioni in piedi, i biglietti li paghiinserendo le monete in un aggeggio e senon hai monete te le cambia l’autista,invece di andare a caccia di tabaccherie.Nessun maniaco palpeggiava le ragazze e,al momento di scendere, non c’è statobisogno di sfidare a duello nessuno, ancheperché le corse sono così frequenti chenon c’è calca. La sera i locali sono pieni diubriachi, come capita in tutti i paesi delnord, ma, persino quando si trascinano, iclienti dei pub posano il bicchiere nel postogiusto, cercano di vomitare solo in bagnoe se ti danno fastidio e glielo dici, se nevanno. Nessuno guida il venerdì e il sabatosera: gli autobus che ti riportano in provinciafunzionano per tutta la notte (lanostra ferrovia Roma Nord ha l’ultimacorsa stirata alle 21.00 scarse nei giorniferiali, molto prima nei festivi), i taxi costanomeno e sono tantissimi (qui, a momentiscoppia la guerra civile perché volevanorilasciare nuove licenze) e la gente fa lafila educatamente per prenderli. La pubblicitàdella campagna contro la guida instato d’ebbrezza è shockante, con immaginidi incidenti e gente sfigurata, robettache qui scatenerebbe le ire di tutte leassociazioni di difesa dell’ipocrisia di cuiabbondiamo. Sulla tv di Stato ci sono cinquetipi di programmi: i notiziari (che spieganoi veri problemi sociali e non trasformanola cronaca nera in uno spettacolo),gli show musicali (veri), i film (belli), i quiz(veri), i documentari, soprattutto quellistorici. Stop. La tv trash non sanno nemmenocosa sia. Gli uomini fanno ancora ilbaciamano alle donne, le abbordano solose quelle hanno lanciato sguardi significativi,altrimenti rinunciano. Se gli lasciattaccare bottone, non ti mettono le maniaddosso prima di sapere come ti chiami, enonostante ciò non sentono la loro virilitàcompromessa. In un grande magazzino hopagato una buona camicetta (non cinese)5 euro, due paia di bei calzini di cotonecon pipistellini ricamati (non cinesi) 1,50,la sera di Capodanno non ho dovuto raccomandarmia nessuno per avere un tavoload un ristorante al centro: ho lasciato ilnome al direttore di sala e dopo 3/4 d’ora,ragionevoli per la serata particolare, mihanno seduta, cibata e dissetata. Conto:identico al giorno prima. I camerierinon grugnivano di malumore perché alle22.00 chiudevano le cucine e li mandavanoa divertirsi dove gli pareva. Uscendo,ho notato che, in quasi tutti i locali, la raccoltadel vetro usato è divisa per colori(verde, bianco e marrone), e qui stiamoancora alle rivolte popolari per le discariche,perché non ci entra in testa che laspazzatura andrebbe semplicemente riciclata(quanti di voi lo fanno già?). Sonouscita e sono stata al solito pub, dove nonc’era il biglietto d’ingresso speciale perCapodanno: si entrava gratis. Le consumazionicostavano la stessa cifra degli altrigiorni, a mezzanotte hanno spento lamusica e abbiamo fatto il conto alla rovescia,poi ci siamo abbracciati tutti, donnecomprese che non ti guardano dall’alto inbasso pensando “Io sono cento voltemeglio di te, nana mediterranea”. Vibasta? Aspetto già il commento acido dellasolita immancabile signora frustrata chemi consiglia “Tutti pronti a dire che l’esteroè meglio: e perché non te ne vai?”. Onemoment, please, datemi solo un minuto;ce la sto mettendo tutta per mettere insiemei pezzi, abbandonare questo catino dilacrime e non sentir più parlare di veline etronisti, di culturine e quote rosa, di parcheggie traffico, di benzina che aumentasolo qui (lo sapete che in Spagna costaancora 1 euro al litro?), di raccomandazionie presentazioni, di rivolte contro chi pretendeche le leggi siano applicate, di leggiBiagi e di inganni per scavalcarne gliemendamenti, di balzelli e gabelle.Credetemi, forse quando vi fate i vostriweekend all’estero con colazione compresa,distratti dallo shopping, non avetemodo di rendervi conto delle differenze,soprattutto perché le lingue, in Italia, nonle studiamo (non le studiate), nemmenosotto tortura. La prossima volta, guardatevimeglio intorno e cerchiamo di copiare.


22Campo de’ fioriBomarzoLe guide di CampSanta Maria AssuntaDalla provincia di Roma, dove abbiamo“visitato” i paesi di Filacciano e CivitellaSan Paolo, torniamo nella provincia diViterbo, precisamente a Bomarzo, suggestivocentro della Tuscia, gioiello di urbanisticamedievale, ben conservato, situatotra gli estremi speroni rocciosi nord-orientalidei Monti Cimini, originati dal loro anticoapparato lavico, e l’ampia vallata delTevere. Conta attualmente 1.760 abitantied è possibile raggiungerlo attraverso l’autostradaA1, uscendo ad Attigliano, in direzioneViterbo o tramite la SuperstradaOrte-Viterbo, uscita Bomarzo.STORIA Il paese sembra ritrovare le sueorigini nel VI secolo a.C., in pieno periodoetrusco, nonostante i resti rinvenuti durantegli scavi nella zona di Pianminano, daPlanum Meonianum, così definito per averospitato un primo stabile insediamento deiMeoni, i quali abbandonata la Lidia, giunseroqui dopo aver risalito il Tevere, nonsiano molto numerosi e siano, per lo più,relativi a tombe e necropoli. Quale fosse ilnome del centro in epoca etrusca si ignoracompletamente. Per quanto riguarda lasua ubicazione, essa deve ricercarsi nell’attualeBomarzo più che a Pianmiano,che altro non sarebbe la necropoli dell’omonimocentro etrusco, a tale uso quasiesclusivamente adibita. L’abitato nasce esi afferma con funzioni di sorveglianza econtrollo delle vie commerciali chedall’Etruria marittima penetravano, attraversola valle del Tevere e dei suoi affluenti,nella parte centrale della penisola italiaca.Il nome originario doveva esserePolimartyum, da cui Bomarzo, derivantedall’unione del termine greco Polis, città, edi quello latino Martis, Marte, cioè città diMarte, concretizzando, nel nome, un diffusoculto per questa divinità. Lo sviluppodella cittadina continua ininterrotto nel IVe III secolo, pur tra i contrasti, le guerre ele lotte che contraddistinguono questoperiodo, in cui inizia e si afferma l’avanzataromana nei territori posti lungo l’assedel Tevere. Nel 310 a.C., infatti, avviene laprima battaglia del lago Vadimone; nel308 il console P. Decio Mure ritorna in questiluoghi, distruggendone i maggiori centri;nel 283, infine, in prossimità dell’abitato,se non addirittura proprio nel suo territorio,si ha la seconda e più grande battagliadel lago Vadimone, che determina l’inclusionedell’abitato sotto la direttainfluenza dei Romani, che si consolideràcon il tempo. Già a partire dai PadriApostolici, molto probabilmente,Bomarzo fu una delle città affidate daSan Pietro stesso alle cure pastorali diSan Tolomeo. Nel V secolo ebbe unaltro grande Vescovo, Anselmo, elettoper acclamazione non solo Episcopum,ma anche Dominum e Pastorem.Essendo lui signore di Bomarzo,affrontò il re goto Totila, che lo feceprigioniero e lo maltrattò. Fu elettoProtettore del paese. La sua morte sipresume avvenne verso la fine del VIsecolo. Nel 1647 le sue venerate spoglie,per secoli rimaste sotto il pavimentodel Duomo, furono riposte, dalduca Ippolito Lante, sotto l’altare maggiore,già fatto preparare dagli Orsini.Bomarzo diede anche un Pontefice:Papa Sabiniano, che successe a SanGregorio Magno, dal 604 al 606.L’estensione territoriale della Diocesinon doveva essere troppo vasta e altempo di San Gregorio fu unita a quelladi Ferento. Così mentre inizialmentei suoi vescovi si firmavano EpiscopusFerentensis-Polimartyum, successivamentelasciarono E. Polimartyum. La fine deiVescovi bomarzesi avviene secolo XI, conil Vescovo Lamberto, l’ultimo che, nel1015, sottoscrisse documenti conciliaricome Episcopus Polimartiensis. Nel periodomedievale divenne feudo di signoriviterbesi e si ridusse numericamente,identificandosi in un castello dalla fisionomiaguerresca. Solo in seguito venneacquistato dagli Orsini, che lo cambiaronoprofondamente dal punto di vista architettonico,con influssi vignoleschi, comedimostra il sacro bosco, voluto da VicinoOrsini e poi governato dai Borghese.ITINERARIO TURISTICO Dal punto divista archeologico di notevole interessesono: la necropoli di Montecasoli, l’insediamentoetrusco-romano delPianmiano ed il cimitero paleocristianodi Santa Cecilia. A 3 km da Bomarzo,inoltre, sorge la frazione di Mugnano inTeverina, con il Palazzo Orsini e la TorreMedievale. All’interno del paese, sul latosinistro della cattedrale, s’innalza un campanile,con un possente basamento. Lasua indiscutibile robustezza, per le poderosepietre ben squadrate che lo compongonoe la cornice classica che lo delimitanella parte superiore, ha fatto supporrel’esistenza d’un antico monumento funebred’epoca romana. Tale tesi viene sostenutadall’inclusione di alcuni antichi reperitinel territorio, ma specialmente da unrilievo funerario marmoreo raffigurante trepersonaggi: marito, moglie e figlio, indiscutibilmentedi epoca romana,probabilmentedella prima metà del I secolo a.C..Il centro storico, chiamato dai bomarzesi“dentro”, è un chiaro esempio di urbanisticamedievale. Le case sono addossatel’una all’altra e divise solamente da piccolissimie tortuosi vicoli o scalinate strette eripide. Alla fine del 1400, però, CorradoOrsini diede inizio ad una serie di lavoriche trasformarono, poco a poco, l’originariafortezza medievale in una maestosopalazzo, oggi sede del municipio diBomarzo. Pregevole dal punto di vistaarchitettonico è il Duomo. Costruito sulfinire del 1400, su una preesistente basilicapaleocristiana, mostra una architetturada ricondurre al Brunelleschi, che, proprioin quel periodo, aveva gettato le basi dellanuova architettura rinascimentale. Si presentacon una grande facciata e due gradinatea ferro di cavallo. Di buona fatturae risalente alla metà del ‘600, la pala d’altaremaggiore raffigura il Vescovo Anselmoche tiene sul palmo della mano la città di


Campo de’ fiori 23o de ’ fioridi Ermelinda Benedettifoto Mauro TopiniBomarzo. La parte superiore fu completatasolo alla fine del 1600 e custodisce lereliquie di S. Anselmo patrono di Bomarzo,vissuto alla fine del VI secolo. La chiesadi Cristo Risorto è un edificio di recentecostruzione, inaugurato nel 1986 e situatonella parte nuova del paese. E’ costituitoda più corpi cilindrici di varie dimensioniche si intersecano l’uno con l’altro. Ma dicerto, l’elemento più caratteristico, anzi,oserei dire esclusivo, per il quale Bomarzo,più che per qualsiasi altra cosa, è famoso,è il meraviglioso Parco dei mostri, notoanche come Bosco Sacro, divenuto la principaleattrattiva turistica del paese. Essovenne fatto costruire nel 1552, dall’alloraDuca di Bomarzo, Vicino Orsini, in seguitoalla morte della moglie Giulia Farnese.Pirro Logorio, che completò San Pietrodopo la morte di Michelangelo e realizzòVilla d’Este a Tivoli, fu l’architetto al qualefu commissionata la realizzazione dell’opera.Sono grandi statue e sculture in peperinointegrate alla perfezione nella naturadel bosco, perfettamente tenuto con vialettialberati e grandi prati curatissimi adecorare il parco, completate da numeroseiscrizioni che accompagnano il visitatore.Varcato l’ingresso, sormontato dallostemma degli Orsini, si incontrano duesfingi ed una serie di teste, raffigurantialcuni antichi Dei, Saturno, Giano, Fauno,Evandro e la triplice testa di Ecate. Il percorsosi dirama e la parte più consistentedel parco è quella che si svolge prendendoil sentiero di destra, dove, dopo pochi metri,si incontra una delle più grandi scultore:Ercole che squarta Caco, la lotta tra igiganti, la lotta del bene contro il male,uno dei temi ricorrenti in tutto il giardino.Oltrepassando altre interessantissimesculture, si arriva al grande ninfeo ad emiciclo,con alcuni degli episodi plastici piùsingolari del parco, come, ad esempio, l’enormemascheronedalla bocca spalancata.Tra le tante statuespunta la casa pendente,la più divertentedelle meraviglie da visitare.Quasi alla fine delpercorso, nella suaparte più alta, sorge ilTempietto, eleganteedificio in antis, tetrastilo,con pianta ottogonalesormontata dauna da cupoletta, dedicatoda Vicino alla suaIl parco dei Mostriseconda moglie GiuliaFarnese. Il parco, amio avviso, non si può descrivere, néimmaginare, si deve visitare, per rimanerea bocca aperta. Questa singolare ed esclusivaopera d’arte fu, a lungo, trascuratofino al 1954 quando venne acquistato dalGiovanni Bettini, che lo ha riportato all’anticosplendore.TRADIZIONI E FESTE Le manifestazionitradizionali di Bomarzo ruotano, quasiesclusivamente, intorno alla figura delSanto protettore, Sant’Anselmo, che sifesteggia il 24-25 aprile e al quale i bomarzesisono molto devoti. Ogni dieci anni,poi, la ricorrenza assume una forma moltopiù solenne, in quanto la statua del santoviene esposta in chiesa e venerata giornoe notte dalla popolazione. In tale occasionele spoglie del Santo vengono processionalmentee solennemente portate perle vie del paese. La parte religiosa è affiancatadall’antico Palio di Sant’Anselmo ela sagra del biscotto. Il Palio è stato ripristinatoda poco, ma antiche fonti testimonianoche si correva già nel 1600 ed eranoaddirittura due, l’uno il 24, l’altro il 25 aprile,pagati con baiocchi e altre monete dell’epocae organizzati da un incaricato, finoSant’Anselmoa ridursi, poi, a semplici corse di cavalli.Oggi la gara si disputa tra i cinque rioni incui è stata diviso il paese: Dentro, il piùantico, Borgo, Poggio, Croci, Madonna delpiano. Come ogni palio che si rispetti èaperto da un bellissimo e curatissimo corteostorico, in costumi cinquecenteschi,accompagnato dalla locale Banda musicale,che prende il via dal castello Orsini. Adessi si uniscono ragazzi e ragazze in abititradizionali del luogo, che distribuiscono aipresenti il famoso “biscotto diSant’Anselmo” a fette, gli sbandieratori, iPriori delle contrade con i loro stendardi, ifantini a cavallo ed infine il carroccio, trainatoda due buoi bianchi, che trasporta ilnuovo Palio, uno stendardo dipinto ognianno da un abile artista, che verrà gelosamentecustodito nella chiesa del rione vincitore,al quale va anche un compenso indanaro. Il corteo percorre le vie addobbatedel paese, fino a giungere alla pista delFossatello, dove si corrono i fatidici cinquegiri. La sagra del biscotto diSant’Anselmo è stata istituita nel 1973dall’Associazione Pro-loco, con il fine dipromuovere e valorizzare questo dolcetipico di Bomarzo. A forma di ciambella delpeso di circa 1 kg, era anticamente chiamatoPane di Sant’Anselmo, che secondola tradizione veniva distribuito dal Vescovoai pellegrini in cammino verso la cittàSanta di Roma, o ai bisognosi del paese.Ancora oggi si usa la stessa ricetta tramandatadi madre in figlia. A queste siaffiancano le manifestazioni annuali organizzatedal comitato festeggiamenti locale.SAPORI TIPICI Biscotto o pane diSant’Anselmo, per il quale è stata istituitauna vera e propria festa ed è stato riconosciutoufficialmente prodotto tipico tradizionale.La ricetta è gelosamente conservata,ma gli ingredienti principali sono:anice, uova, limoni, liquori vari, zucchero,farine, lievito.Lo sapevate che l’Astronauta RobertoVittori è originario di Bomarzo, ed il suopaese gli ha dedicato una cartolina.


...continua dal n. 44Ciò che conta in questa musica è lo stileindividuale del solista improvvisatore chesi riconosce attraverso una serie di particolaritàquali, la tonalità del suo strumentopiuttosto che la sua concezione armonicae ritmica ed è proprio da queste chediscendono direttamente, sia il progressivomoltiplicarsi degli stili strumentali, sia glistessi creatori di musica.Ricordavo Bessie Smith. Tutto per questacantante comincia presso gli studi di registrazionedella Columbia a New York.Correva il 27 febbraio 1923, lei avevaappena venti anni, in quella occasione,allorquando finisce di interpretare il branodal titolo down hearted blues i responsabilidella Columbia comprendono subitoche quello appena registrato è un capolavorodel blues; purtroppo Bessie perdettela vita ad appena trentasette anni a seguitodi un grave incidente automobilistico.Ma di ciò non bisogna sorprendersi poichèil Jazz è costellato da innumerevoli storiealtrettanto toccanti. Basti ricordare LeonBismarck Beiderbecke - Bix, “il ragazzocon la cornetta”; Thomas Wright Waller -Fats Waller, “il genio ridente”; BenjaminDavid Goodman - Benny Goodman “il redello Swing”: Edward Kennedy Ellington,“il Duca” e ancora tanti altri autenticigiganti come: Count Basie, Billie Holiday,Woody Hernan, Dizzy Gillespie, CharlieParker, John Coltrane, Ella Fitzgerakd,Gene Krupa, Charles Mingus, Jelly RollMorton, Lionel Hampton, Lester Young,Sonny Rollins, Fletcher Henderson, soloper citarne alcuni.Ti sarà di certo capitato di assistere allaproiezione di un film nell’ambito del qualeviene celebrato il funerale di una personadi colore con immancabile accompagnamentodi una band. Bene, è proprio in talecontesto che si riesce a percepire l’umanitàdi questa musica e del mondo dei negrid’America, riuscendo a coglierne tutta l’emotività.I primi musicisti, una piccola cerchia dinumi del Jazz primitivo, si riunivano nellecase di piacere, piuttosto che nei fangosivicoli di New Orleans e lì, con i loro strumenti,improvvisavano pezzi semprediversi, costituiti da un accompagnamentobase sul quale facevano alternativamenteingresso, con i loro assolo, i vari strumenti.Tutto ciò fino a quando Duke Ellington,grande compositore della Storia del Jazz,ricevette tra l’altro una Nominationall’Oscar per la colonna sonora del filmParis Blues del 1961, non si adoperò permettere ordine in questa magica musica;qualche intenditore suggerisce che, perpotersi rendersi conto di che cosa sia realmenteil Jazz, è sufficiente ascoltare alcuneparticolari incisioni, come quelle delpianista Jelly Roll Morton e della sua RedHot Peppers; del trombettista King Olivere della sua Original Creole Jazz Bandoppure della Original Dixieland Jazz Banddel trombettista Nick LaRocca, nonchéqualche esecuzione del saxofonista clarinettistaSidney Bechet al quale, dopo lasua morte, sulla Costa Azzurra è statodedicato l’unico monumento di tutta laStoria del Jazz.Prima di concludere questa breve introduzioneuna precisazione, a questo puntopotresti chiedermi: che cosa è il Jazz? Larisposta è semplice: non lo so!Non commettere mai l’errore di chiederead un musicista che cosa sia il Jazz. Egli,come me, semplicemente non lo sa, anchese essendo un Jazzman, con il Jazz convivegiorno e notte, vuoi qualche esempio?Presto fatto!Louis Armstrong diceva: “…è la mia idea dicome si dovrebbe suonare una canzone…”;Jimmy Rushing, grande cantante blues,affermava:“ … è qualcosa che dondolanella testa e che poi esce dalla bocca dopoessere passata dal cuore … ”;Ella Fitzgerald, grande cantante Jazz,riesce ad essere ancora più vaga: “ …ecco, tu senti una sorta di …, insommanon so…, ecco… fai dello Swing … ”;Wing Manone, sosteneva che:“ … Jazz è lapercezione di un aumento del tempo benchèsi continui a suonare con lo stessotempo … ”;Gene Krupa, grande batterista, affermava:“ … Jazz è l’assoluta ed ispirata interpretazioneritmica … ”Glenn Miller memorabile interprete conBenny Goodman della Swing Era diceva: “… è qualcosa che si deve sentire, … unasensazione che puoi comunicare ad altri…” . Tutto chiaro?Detto ciò vediamo di comprendere cosa èsuccesso a casa nostra dove, a differenzadi altre nazioni europee, il Jazz tarda adaffermarsi e si deve arrivare alla fine deglianni sessanta, inizio settanta del secoloscorso, per rilevare alcune significativepresenze nostrane; prima di allora dallenostre parti il Jazz era quasi un fatto marginalecon pochissimi “fruitori” , limitati,per lo più, a piccoli gruppi di appassionatiche, per loro formazione e cultura, restavanoinesorabilmente legati ai più classicifra gli stili Jazzistici.Ricordo l’anno 1952 allorquando, malgradouna generale situazione non propriamenteflorida, la Seconda Guerra Mondialeera terminata da poco, ho avuto la possibilitàdi ascoltare molta musica Jazz e,anche se ben presto per i sopraggiuntiimpegni di lavoro, sono stato costretto adabbandonare, restano ancora oggi vivinella mia memoria molti piacevoli ricordi.In quel di Catania, una città dove eraancora massiccia la presenza U.S.A., hoavuto l’opportunità di frequentare, assiemead altri giovani “fruitori” , un corso allaguida e all’ascolto del Jazz tenuto pressola sede dello United State Institute Story.Delle cose apprese in quei lontani annimolte le ricordo ancora, il resto è frutto dimie successive attente e interessate ricerche.Come detto, da noi il Jazz tarda ad affermarsi,ma gli italiani ben sappiamo chenon sono secondi a nessuno, mi ritornaalla memoria un’intervista di parecchi annior sono concessa da Franco Zeffirelli ilquale, richiesto sulle capacità e sull’inventivadegli italiani, così rispondeva: “ … permotivi legati alla mia professione, ho lapossibilità di andare in giro per il mondo e,talvolta, succede che ho l’opportunità diosservare un particolare lavoro che mi colpisceper il buon gusto, la ricercatezza e laperfezione di esecuzione, lavori che evidenzianouna fattura del tutto particolare,ebbene, quasi sempre scopro che in queilavori che tanto mi avevano colpito c’è lamano di un italiano … ”.Ebbene si, anche per il Jazz, musica giuntada noi abbastanza tardi, tre grandiappassionati che rispondono al nome diArrigo Polillo, Giuseppe Barazzetta eRoberto Leydi, con molto impegno e grandecompetenza, si sono dedicati all’ascoltoed allo studio di questa musica pervenendoalla pubblicazione della “Enciclopediadel Jazz” opera che costituisce il nostrovanto in quanto prima al mondo per la suamole e i suoi contenuti.Riccardo Consoli


Campo de’ fiori 25CIVITONICI ILLUSTRIIl capo d’arteOLINDO PERCOSSIdi Enea CisbaniOLINDO PERCOSSI, ceramista e designer,titolare della Cattedra di DecorazioneCeramica presso il locale Istituto d’Arte,nasce a Civita Castellana il 3 Dicembre1905.Dal 1917 al 1919 è uno dei primi studentidei corsi biennali della “Regia Scuola d’ArteCeramica” che dagli angusti e malsanilocali del Palazzo Andosilla in Via Ferretti,si era trasferita nella sede storica di ViaGramsci dopo i lavori di ristrutturazionedella ex Chiesa di San Giorgio voluti e promossidall’avvocato Ulderico Midossi.Diplomato a pieni voti dalla scuola, dal1922 al 1949 è ceramista nonché eccelsodecoratore nelle più importanti manifattureceramiche civitoniche, tra cui la“F.A.C.I.” di Adolfo Brunelli in Via Ferretti ela prestigiosa, nonché rinomata “palestra”di ceramisti di rara maestria, Ceramica“Marcantoni” dominata dalla possentefigura di Casimiro Marcantoni, suo fondatoree industriale illuminato.Nel 1949 il talento artistico di OlindoPercossi, affinato in tanti anni di lavoro,viene notato dal preside Alfredo Crestoni ilquale lo chiama a dirigere il reparto didecorazione ceramica presso la scuolad’arte, che dopo i disastri del secondo conflittomondiale, stava faticosamente risorgendo.OLINDO PERCOSSI, ALFIO DE ANGELIS eFERNANDO PIERGENTILI, tutti ex Allievidella scuola, sono i valenti e prestigiosiceramisti locali che dal 1949 al 1972 dirigonoil laboratorio ceramico formando eistruendo una folta e innumerevole schieradi ceramisti locali nonché artisti di grandelivello come Franco Valeri, FrancoGiorgi, Luigi Paolelli e Giuseppe BertoliniBerg nonché allievi destinati poi a diventareprofessori essi stessi della scuola comeDino Brizzi, Fernando Patrizi, CarloBrunelli, Fernando Sacchi e BeniaminoTofanacchio.Dal 1949 al 1972, ininterrottamente, ilprofessor Percossi dirige il settore delladecorazione ceramica creando opere dipregevole fattura conservate nella scuolache si contraddistinguono sia per gli elevaticanoni formali ed estetici, nonché per iraffinati e policromi smalti frutto di unaappassionata ed intensa attività di ricerca.Nella ricca produzione scolastica di queglianni possiamo osservare due distinti periodi:un primo livello, (1945-1964), dominatoda figure e composizioni elementari diderivazione umana ed animale con smaltisuperficiali monocromi e policromi aseconda del tipo di composizione; unsecondo periodo, (1964-1972), invece,dominato da elementi ceramici improntatiad una spiccata geometria di base consmalti estremamente ricercati e dai vivacicolori come il giallo, il verde e il rosso.Nel 1955, unitamente al professore LuigiPaolelli, realizza i pannelli per la facciatadella Chiesa di san Lorenzo in Via Bonannie per l’abside della Chiesa di SanBenedetto in Via Ferretti, quest’ultimo formatoda minuscole tessere in ceramica acolori oro e blu cobalto che contornano lefigure dei Santi.Prima allievo della scuola e successivamentedocente o “Capo d’Arte” secondo laterminologia tecnica ministeriale allora inuso.Una famiglia, quella dei Percossi, formatasinella scuola d’arte: il padre del professorPercossi, il Sig. Giuseppe, e la sorella,signora Iris, sono stati per lunghi anni icustodi integerrimi dell’Istituto d’Arte.Una vita per l’arte ceramica e la scuola,dominata dalla spiccata professionalità edal rigore umano e professionale, tenacementeperseguiti nonostante gravi luttifamiliari come la perdita di due figlie intenera età.Il figlio del professor Percossi, il signorMassimo, tuttora tiene vivo e saldo il ricordodel papà, prematuramente scomparsonel 1972, mentre era ancora in servizio.Info Pubblicità0761.513117www.campodefiori.bizinfo@campodefiori.biz


26Campo de’ fioriCLETO MAGGETTI E LE SUE OPEREdiCristina CollettiniTemi semplici, formeche nascono modellandoi metalli, ma fortecarica espressiva ecapacità di trasmettereun’idea, queste sono leopere del MaestroCleto Maggeti, nato aColleferro l’8 ottobredel 1944.La sua creatività è losviluppo di una venaartistica, che caratterizza tutta la sua famiglia:il bisnonno Lorenzo realizzava in ferrooggetti di uso quotidiano, il nonno Cleto,meccanico di precisione, lavorò, fino all’etàdi 84 anni, presso la “Tudini e Talenti”.Il padre Vincenzo si dilettava nel costruiremodelli di navi in legno.Da bambino, Cleto va spesso a far visita alnonno, osserva, domanda, ruba con gliocchi l’opera avita, torna a casa, “cattura”le immagini dei libri e le riproduce sulamierini.Diplomatosi a Colleferro in elettrotecnica,si trasferisce in Canada, dove frequenta icorsi di pneumatica e oliodinamica, e nelcontempo, lavora part-time presso unaditta elettronica, che costruiva languageslabs.E’ in questo contesto che nascono le primeopere di Cleto Maggetti, che evolvono poinegli aerei in volo, realizzati quando, tornatoin Italia, viene assunto come strumentistaelettro-pneumatico presso unaditta farmaceutica.Ma è al congedo dal lavoro che Cleto puòfinalmente dedicarsi alla sua arte e darvita ad una serie di mini statue stilizzate,in ferro lavorato, che espone ai mercatinidell’Hobby di Colleferro.Quella che nasce come espressione dimanufatti artigianali diventa ben presto lavetrina di piccole opere d’arte, quandoCleto, spinto da amici e parenti, cominciaa farsi conoscere e partecipa ad una seriedi eventi locali, vincendo premi che gliriconoscono una capacità di espressionefuori del comune, quando insomma l’artigianoCleto diventa il Maestro Maggetti.“Le iniziali composizioni del Maggettiappaiono come opere di espressione artigianalepura e semplice, ma a ben guardaregià si nota una trascendente volontàdi espressione artistica a tutto campo”dice di lui lo scultore e critico d’arte EnzoPorcelli, e ancora “Nella semplicità dellefigure, seppure l’uso del mezzo di normaassai rigido, si legge un’azione immaginificatale che trascina e fa palpitare i personaggianche quando rappresentati in staticapostura, e spesso egli sottintende ilmovimento ivi raffigurato del prima e deldopo.” Il metallo è a tutti gli effetti unmateriale difficile da lavorare, ancor più sea freddo, ed ogni pezzo delle opere diCleto è filettato e avvitato, ma questa suacaratteristica ben si sposa con la linearitàdell’idea che Cleto vuole esprimere.L’idea nasce da sé nella mente dell’artista,a volte scaturisce da scene di vita quotidiana,a volte è il risultato di una forteemozione, molto spesso si manifesta dinotte in un turbinio di immagini sovrapposte.Ed il maestro corre ai suoi strumenti,alle sue orpelle, plasma ilmetallo per dar vita a quelle immagini,assembla pezzi di uso quotidianoe li trasforma in figure stilizzatedella realtà.Ecco quindi che dei semplicibulloni diventano i pesi di unginnasta, i bossoli di un fucilele teste dei cavalieri, un bottonelo scudo di un balestriere.Ma l’abilità artigiana diCleto nel dare un nuovo significatoad oggetti di uso comunediventa genialità artisticaquando la capocchia di unchiodo diventa la testa reclinatadel Cristo morente ne “IlCrocefisso”, o quando su diun disco metallico si sviluppanole scene più significativedella natività nel “Presepe”, oancora quando semplici barrettemetalliche, abilmenteassemblate, riescono adesprimere in una sola opera imomenti più significativi della vita delCristo, la nascita, la vita, la crocifissione ela resurrezione ne “L’Evento”.L’arte del Maestro è poi magistrale nellasua opera “La Battaglia di Piombinara”,dove un’infinità di soldati sguainano lespade, lanciano giavellotti, si difendonocon i propri scudi, tendono gli archi con lefrecce, mantengono alte le bandiere inequilibrio sui destrieri o cadono tramortitia terra.E’ la sua opera più impegnativa, dove lafreddezza del materiale contrasta fortementecon il calore della scena rappresentata,è l’opera vincitrice del I° premio alla“I° Mostra Concorso Creativa..mente”,contesa dai negozianti di Colleferro peressere esposta nelle loro vetrine, capacedi catturare gli sguardi degli esperti d’artecosì come dei semplici passanti.


28Campo de’ fioriCome eravamoA Carnevale ogni scherzo valediAlessandro SoliE’ tornato puntuale il17 Gennaio, giornodi S. Antonio Abate,il periodo gioioso delcarnevale. Quest’annosarà breve edintenso, partendo aridosso delle festenatalizie, terminerà,infatti, Martedì 5Febbraio. Noi qui aCivita Castellana loviviamo in un modotanto particolare quanto unico nel suogenere, all’insegna del divertimento piùspensierato ed irriverente, subendo, avolte, critiche per gli eccessi che qualcunosi permette di fare, ma cercando, con imagnifici carri allegorici e le sontuosemascherate, di renderlo indimenticabile.Come non posso, però, ricordare i carnevalidella mia infanzia e giovinezza, quandoi mezzi a disposizione erano pochi escarsi (non esistevano gli sponsor). Tutti siarrangiavano e cercavano di mettere inpratica le idee più bizzarre, come ad esempiofare una corazza da guerriero, adoperandobarattoli di latta e vecchie pentole dialluminio (col coperchio che faceva dascudo). Chi sfilava coi carri o tra i gruppimascherati, sfoggiava il costume del gruppodi appartenenza, gli altri, invece, simescolavano alla folla indossando l’ormaiscomparso “domino” (Larga tunica concappuccio dal colore uniforme).Predominava il nero, ma anche il rosso e ilgiallo facevano il loro effetto.La principale caratteristica era la mascherasul volto, quella maschera che ti permettevadi fare di tutto, senza essere riconosciuto.Potevi corteggiare con moine e gesti allu-Carnevale 1957 - gruppo mascherato “o giro de Pepparello” - foto del Sig. Damiano Alberto Carlucciosivi chi non avevi avuto il coraggio diaffrontare direttamente, potevi trascinarenella mischia, in frenetici balli e salti, chiavresti voluto incontrare in altri luoghi ecircostanze.Era quel sano e genuino divertimento,figlio di un’altra epoca, che faceva del carnevaleun’occasione irripetibile.Una cosa è certa, nei miei ricordi non c’èné rimpianto, né invidia, né compatimentoper le generazioni di civitonici che si apprestanoa vivere questo carnevale, perchéognuno è figlio del suo tempo, ognuno sipuò divertire a suo piacimento.Non bisogna però dimenticare le buoneabitudini e l’educazione, che a volte si perdono,abusando di bevande alcoliche oquant’altro.Non sto qui a fare il moralista, ma l’esperienzavissuta in tanti carnevali come semplicespettatore, e da civitonico (perchénon ho mai sfilato in gruppi o carri), miporta ad affermare quanto sia importantedivertirsi e divertire, e se è vero, come daproverbio, che “a carnevale ogni scherzovale”, allora accettiamo la manciata di coriandoli,che ci colpiscono il viso e ci entranonei vestiti, con lo spirito giusto. Viviamoil carnevale come va vissuto e cerchiamotutti, dico tutti, di far sì che questa antichissimatradizione non si perda tra ripicche,odi e gelosie.Buon divertimento!


Campo de’ fiori 29Anthony Heinl, ex ballerino dei Momix si racconta dopolo stage allo IALS di Roma dal 21 al 23 Dicembre 2007di Nancy CiccarelliLa mia esperienza con i Momix è statamolto interessante: sono stato primo ballerinoper sei anni e assistente coreografodi Moses Pendleton in una compagnia didanza, conosciuta e apprezzata per lavarietà di illusioni ottiche tipiche deglispettacoli ai quali si assiste.Il corpo di ballo è molto numeroso, a volteeravamo tra i 35 e i 40 elementi che si esibivano.Prima di andare in scena occorronoalmeno 4 mesi di preparazione e durantegli allenamenti vengono ripresi vari stilidi danza modern e contemporanea, chespaziano da quella di Martha Graham, aJose Limon, a Paul Taylor all’AlvinAiley. Con i Momix sono stato in tourneétoccando diverse parti del mondo, esperienzaquesta che mi ha permesso di conoscerenuovi posti e nuove persone. Mentreero in giro ad esibirmi nei vari teatri, stavofrequentando il Boston Conservatory ofMusic , Dance and Theatre e , laurearmitra prove di danza e viaggi, è stataveramente una bella soddisfazione.Riguardo i differenti ritmi di vita delle città,ho notato alcune differenze tra New York eMilano o Roma. Ad esempio negli StatiUniti vige la cultura della puntualità, mentrein Italia occorre calcolare il tempo deltraffico, quello per parcheggiare la propriaauto, ecc…a New York gli orari delle proveerano molto serrati, io stesso addiritturanon avevo neanche il tempo di andare daldottore.Tra gli spettacoli più significativi, per me,posso citare Opus Cactus (presentatoper la prima mondiale nel 2001 al JoyceTheatre di New York) e Sun FlowerMoon dove, attraverso la fusione di piùcorpi, i ballerini creano sculture nelle rocceo elementi della natura. Spesso capitavache gli stessi danzatori erano gli autoridelle coreografie, mentre a Moses si devela regia dell’intero spettacolo, dall’idea inizialealla creazione della giusta atmosfera,grazie anche alla scelta delle luci, dei coloridei costumi e della scenografia, tutti elementiessenziali per riuscire a coinvolgere,emotivamente, il pubblico, che si estraneadalla realtà e vive alla leggerezza di corpiche fluttuano nello spazio. La Compagniaavverte quando il pubblico trova uno spettacoloaffascinante ed è incredibile pensarea tutto il lavoro che lo precede. Allestireuno show della durata di 90 minuti circa,infatti, comporta un’organizzazione nonindifferente. Mi sono reso conto di quantoè difficile, ad esempio, pensare contempo-ranea-mente allospazioscenico,alla sceltadelle musiche,dell’illuminazione,e dicome dive n t arealmenteimpegnativoriuscirea coordinaretuttolo stafftecnicoimpegnato nei preparativi dell’esibizione.Gli ultimi spettacoli a cui ho preso partesono Comix, andato in scena al TeatroParioli di Roma, e Why di DanielEzralow. Attualmente ho formato unacompagnia di danza che si chiama “AH” elavoro con 5/6 ballerini. Sono sempre allaricerca di buona musica, ne ascolto moltissimaogni giorno, perché credo che aiuti lacreatività, e per il 2008 mi prefiggo di portarein scena miei spettacoli oltre a dedicarmiall’insegnamento.


30Campo de’ fioriRUBRICA MEDICA promossa dalla Farmacia della Dottoressa Grazia LiberatiCOMUNICATO Dal 1° Gennaio 2008, per poter detrarre dalla dichiarazione dei redditile spese sostenute per l’acquisto dei medicinali, è necessario presentare in farmacia la tesserasanitaria, al fine di poter emettere lo scontrino fiscale “parlante”, contenente il nome del farmacoacquistato ed il codice fiscale del destinatario.Coloro che non avessero ancora ricevuto la tessera sanitaria, o l’avessero smarrita, possonocontattare ilNUMERO VERDE 800.030070 attivato dall’Agenzia delle Entrate.Dott.ssa Grazia LiberatiHo 34 anni, sonosempre stata“grassottella” manegli ultimi anni,nonostante lecontinue diete,sono andata progressivamenteDott. Fabio Cesareaumentando diCampanile - specialistain chirurgiapeso fino a raggiungerelo statogeneraleattuale di 97 chilogrammi;sonoalta 1,55. Attualmente sono a dietaperenne sotto controllo medico manon riesco ad ottenere alcun risultato.A volte perdo qualche chilo marapidamente lo riacquisto. Che possibilitàci sono per risolvere il problema?Gentile Signora,come può immaginare il suo è un problemaassai diffuso, che giorno dopo giornodiventa sempre più pressante. In tutto ilmondo stiamo assistendo ad un aumentodel numero di persone in sovrappeso oaddirittura obese, e questo è ormai diventatoun vero problema per la salute dellanostra popolazione tanto che molti usanoormai il termine di “epidemia” di obesità.In Italia il 25% della popolazione adulta èin sovrappeso o addirittura obesa. Solonella nostra Regione i dati ISTAT (dati2004) ci dicono che è obeso più di unadulto ogni dodici!Quando valutiamo il peso di un pazienteche si rivolge a noi, lo classifichiamo utilizzandoun semplice valore, l’indice dimassa corporea. Quando questo indice èsuperiore a 30 definiamo la persona“obesa”, quando superiore a 40, come nelsuo caso, diciamo che è in uno stato di“obesità grave”.Il primo trattamento di uno stato disovrappeso o di obesità è, come tutti sappiamo,una terapia dietetica. Tuttavia alcunedistinzioni devono essere fatte in modochiaro. Da diversi anni chi si occupa diquesto problema sa che, quando si superanocerti livelli di peso, è assai improbabiledimagrire con il solo aiuto della dieta,seppur sotto controllo medico. Diversistudi clinici hanno infatti sottoposto ad uncontrollo rigoroso gruppi di persone affetteda obesità grave trattati con una dietacontrollata, dimostrando che, dopo 5 anni,il 95% delle persone studiate era tornatoal suo peso originario.Uno studio recente ha preso in considerazionepersone con un peso medio ancheinferiore al suo, sottoposte a schemi dieteticitra i più noti ed accreditati, sempresotto costante controllo medico. Al terminedi un anno la perdita di peso osservataera mediamente inferiore ai 3 chilogrammi.Questo tipo di studi sono stati più volteconfermati; d’altra parte sappiamo chetutte le raccomandazioni delle societàscientifiche a partire dalla ConsensusConference emessa nel 1991 dal prestigiosoNational Institute of Health sottolineanoche l’intervento chirurgico è l’unicomodo per ottenere un consistente caloponderale in una persona affetta da graveobesità.“Bicycles” - © 1993 Claudia Paveri Minettiwww.claudiapaveriminetti.comEcco perché per Lei, arrivata a un peso di97 chilogrammi, è ormai molto difficileottenere dei risultati apprezzabili con ladieta e l’intervento chirurgico deve esserepreso in considerazione.Una cosa deve essere sottolineata. Queidepositi di grasso sono senza dubbio moltoantiestetici, ma il motivo che ci suggeriscedi consigliare un intervento chirurgico aduna persona del suo peso è completamentediverso e con l’estetica non ha nulla ache vedere. Questa condizione infatti è allabase dell’insorgenza di altre malattie comel’ipertensione, il diabete, l’arteriosclerosicon le sue complicanze (infarti cardiaci,ictus), problemi respiratori, e via via, finoaddirittura ad alcuni tumori. La probabilitàdi sviluppare una di queste complicazionidell’obesità è tale che è possibile calcolareche, in base al suo peso ed alla sua età, laspettanza di vita è ridotta, nel suo caso, dicirca 7 anni rispetto ad una persona con lestesse sue caratteristiche, ma normopeso.Ecco che si giustifica il ricorso ad un interventochirurgico, che è una misura apparentementedrastica, certamente gravatadi complicanze, ma in grado di ridurre questamortalità per malattia di oltre il 90%.


Campo de’ fiori 31Dott.ssaPatrizia Scavalli -specialista in pneumologia,allergologia,medicina dellavoro.Sono madre di unbimbo di dodicianni che recentementeè stato colpitoda attacchid’asma, specialmentela notte.Da cosa può esserestata causata equali sono le cure?L’asma può averetantissimi fattori scatenanti:AllergeniLa maggior parte degli allergeni sonosostanze comunemente presenti nell’ambiente,che vengono introdotte nell’organismoper vie diverse come l’inalazione ol’ingestione, come i pollini (minuscole edinvisibili particelle che si liberano dai fioridi erbe e piante), gli acari della polvere(bestioline piccolissime che si nutronodella forfora ed altri derivati epidermiciumani e vivono ovunque ci sia polveredomestica che trattiene la forfora), muffee funghi, derivati epidermici animali (forfore,peli, saliva di gatto, cane e cavallo).Vanno inoltre ricordati gli allergeni alimentari,tra cui i più comuni sono il lattevaccino e i suoi derivati, l’uovo, il pesce ela frutta secca; non bisogna dimenticareche svolgono un ruolo importante in questosenso anche i coloranti e i conservanti,presenti ad esempio nello scatolame.InfezioniLe infezioni che interessano le vie respiratorie(dal naso ai bronchi) sono in grado didare episodi asmatici. Le infezioni viralisono frequenti nei mesi invernali, dalcomune raffreddore all’influenza. E’ consigliatoeseguire la vaccinazione antinfluenzaleperché è stato dimostrato che riducela frequenza di questi episodi.MedicineIn alcuni casi l’aspirina e i suoi derivatipossono causare un’asma anche grave.Fattori lavorativiAlcune categorie di lavoratori come i fornai,i contadini, i falegnami, i verniciatoriche manipolano dei composti del tipo degliisocianati, sono a rischio per insorgenza diasma.L’esercizio fisicoDa tempo è conosciuto il suo ruolo scatenantenei confronti dell’asma, specialmentenei bambini, per raffreddamento edessiccamento dei bronchi durante lo sforzoL’inquinamento atmosferico rappresentaun grave problema per la salute edin particolare i prodotti di combustione deimotori Diesel, che emettono concentrazionidi monossido dicarbonio e di anidridecarbonicarelativamentebasse, ma chegenerano più di100 volte le particelleprodotte daun analogo motorea benzina (ifamigeratiPM10).Sono pertanto imaggiori responsabilidell’inquinamento,che causanomalattie polmonari,cardiachee non solo, specienegli anziani.Però, se si guarda ai fattori che possonoproteggere o predisporre alla malattia, ilquadro non è poi così chiaro, malgrado glistudi si siano accumulati nel tempo.Eccesso di igieneNegli ultimi vent’anni l’attenzione si è concentratasu quello che sembrava unaumento dell’incidenza della malattia tra ibambini, soprattutto nei paesi industrializzati,che tra l’altro vantano condizioni igienichesuperiori. Di qui l’ipotesi che la“troppa” igiene, quindi il minor numero diinfezioni respiratorie nell’infanzia, potesseimpedire la maturazione del sistemaimmunitario che, appunto, una volta cheentra in contatto con elementi ambientaliirritanti (polveri, pollini eccetera) dà originealle reazioni esagerate tipiche dellemalattie allergiche e alla sintomatologiaasmatica. Questo vale anche per il numeroeccessivo di docce, con l’uso di saponitroppo aggressivi, che distruggono e portanovia le sostanze che proteggono lapelle (il cosiddetto mantello idrolipidico,prodotto dalla pelle sana come barrieraalle sostanze tossiche e alle infezionicutanee), con la conseguenza di unaumento di dermatiti, soprattutto fra i giovani.E sempre restando ai bambini, da temposono state osservate forme simili all’asma(sibili respiratori) che compaiono duranteforme influenzali o batteriche che poi nonsi traducono nell’asma classico con la crescita.Può anche darsi che in effetti l’asma siasoltanto un sintomo comune a moltidisturbi che però hanno cause differenti.Un po’ come la febbre, che in tempi lontaniera considerata una malattia in sé, maoggi si sa essere un effetto di molte malattiedifferenti.Il riscaldamento globaledel pianeta noto come “global warming”ha portato dei cambiamenti anche nelmondo vegetale con una anticipazionedella fioritura di alberi e piante.Ovviamente anche la nostra provincia nerisente. Come sappiamo i pollini che tradizionalmentecausano la stragrande maggioranzadi manifestazioni allergiche nelViterbese sono quello del nocciolo delcipresso, dell’olivo fra gli alberi e dellaparietaria, dell’ambrosia delle graminaceefra le piante. A questi se ne stanno aggiungendodi nuovi, legati all’utilizzo di nuovialberi ornamentali nei viali delle nostrecittà (tipico è l’esempio della betulla) dalpolline fortemente allergizzante.Ci aspettiamo quindi un aumento dei casidi rinite, congiuntivite ed asma, spesso fraloro associate.Per curare l’asma è bene sempre partirenelle forme iniziali da farmaci locali (colliri,spray nasali, aerosol pressurizzati, broncodilatatori)passando poi agli antistaminicie ai cortisonici sistemici nelle forme piùserie. Non dimentichiamo l’importanza el’efficacia dei vaccini antiallergici anchenella somministrazione sublinguale.I costi dei trattamenti, come abbiamo giàsottolineato, sono elevati, spesso a caricodel paziente: è però dimostrato che unpaziente affetto da rinocongiuntivite allergicanon curato ha più probabilità di diventareasmatico di uno trattato correttamente.È necessario quindi cercare di rallentarequesto processo, non solo mediante loricerca di nuovi farmaci, ma soprattuttoattraverso la prevenzione, evitando l’esposizionea tutte le sostanze che possonoscatenare la malattia.INDIRIZZATE LE VOSTRE DOMANDE AI MEDICI SPECIALISTI CHE COLLABORANOA QUESTA RUBRICA DIRETTAMENTE PRESSO LA NOSTRA REDAZIONE,Piazza della Liberazione n. 2 - 01033 Civita Castellana (VT) - Tel/Fax: 0761.513117O PER e-mail: info@campodefiori.biz


32Campo de’ fioriPer ricordare il Professor VinceCivita Castellana 1953 conferimento della cittadinanza onoraria al Prof. Vincenzo Ferretti.1) Prof. Vincenzo Ferretti- 2) Otello Patrizi- 3) Ottorino Zenoni- 4) Alfio Micheli- 5) Don Marciano Ercolini- 6) Vilma Cardelli in Minio- 7) RosaMerlini Frezza- 8) Conte Feroldi De Rosa- 9) Famiano Panichelli (Nanetto)- 10) Angelo Agnitelli- 11) Dr. Danilo Cerri- 12) Dr. Remo Santori- 13)Dr. Bondì- 14) Vittorio Fantera- 15) Enrico Bravini- 16) Giuseppe Evangelisti- 17) Prof. Mercuri- 18) Don Luigi Baldassidi ArnaldoRicciPremessa: Tutte leinformazioni cheappaiono in questoarticolo, sono derivateda racconti di personeanziane, la maggiorparte decedute,che hanno frequentatoa vario titolo l’ospedaleAndosilla ai tempi del Prof.Vincenzo Ferretti.Per molti giovani di Civita Castellana e dintorni(al di sotto degli anta) il nomeVincenzo Ferretti identifica solamente lavia che parte dalle quattro strade e terminaall’altezza dell’ospedale Andosilla.Codesto articolo è dedicato principalmentea questi giovani, che per ovvi motivi,non conoscono chi era quest’uomo, consideratoinvece (da quelli che hanno superatogli anta e qualche cosa meglio) senzatema di essere smentiti, un grande benefattore,della popolazione che ha vissuto aCivita e nei paesi limitrofi, durante la primametà del ventesimo secolo.A ricordo del Prof. Ferretti, ovviamenteoltre al nome della via sovra citata, esisteanche una lapide all’interno del cortiledell’ospedale ove sono scolpite le seguentiparole:AL PROF. VINCENZO FERRETTI,VALOROSO DIRETTORE PER 40 ANNIDI QUESTO OSPEDALE, APOSTOLOMIRABILE DEL BENE, TUTTO DIEDEPER LA SALUTE DEI SOFFERENTI,SENZA NULLA CHIEDERE. L’AMMI-NISTRAZIONE OSPEDALIERA INTER-PRETE DEGLI UNANIMI SENTIMENTIDI RICONOSCENZA CODESTA MEMO-RIA POSE NEL TRIGESIMO DELLADIPARTITA CONFORTO E STIMOLOPER SEGUIRNE IL LUMINOSO ESEM-PIO. ADDI 27 DICEMBRE 1955.Ebbene, con molta probabilità, i vari utentio visitatori che si recano frettolosamenteall’ospedale Andosilla, forse non hannomai letto queste parole che sono le sole aricordare Il Professore all’interno dellastruttura ospedaliera.Con questo articolo voglio raccontare allettore alcuni episodi relativi alla sua solavita professionale e sottolineo vita professionale,dato che Lui non ha mai avutovita privata per tutto l’arco di tempo cheha prestato la sua lunga, instancabile epreziosissima opera medica all’Andosilla.Il Professor Ferretti era sempre in servizio,ventiquattro ore su ventiquattro; (H24acca ventiquattro come si dice nel linguaggiomilitare) non si prendeva ferie ogiorni di riposo.Solo una volta si prese un giorno di riposo,per andare ai funerali del suo bravo e stimatocollaboratore, dott. Lupo Vincenzo(nonno materno del dott. Faggiani attualmentemedico a Civita) che morì improvvisamentenel 1945 all’età di 53 anni; ilProfessore rimase profondamente colpitoda questo triste avvenimento.Quelli che l’hanno conosciuto (ne sonorimasti in vita pochi!) sanno bene che Luiviveva in una stanza, all’interno


Campo de’ fiori 33nzo Ferretti (1873 - 1955)dell’Ospedale, la sua abitazione era lì econsisteva di una semplice e spartanacamera, con un letto, un comodino ugualea quello degli ammalati ed una semplicissimascrivania.Quest’uomo dedicò tutta la sua vita allascienza medico chirurgica; non avevamoglie nè figli, aveva pochissimi amici enon conosceva nessun divertimento.Nell’arco di un anno, le volte che uscivadalla cinta ospedaliera, si potevano contarecon le sole dita di una mano e sicuramentenon usciva per divertimento.Molto probabilmente il Professor Ferrettiveniva da una famiglia agiata con culturalaico - liberale, sviluppatasi notevolmentedopo l’Unità d’Italia; era noto a tutti chedal punto di vista della religione, non eracredente.Il personale paramedico di allora, era compostonon solo da normali dipendenti maanche da religiose (monache). Le monacheerano in servizio quasi in tutti gli ospedaliitaliani, compreso l’Andosilla, dove, inrealtà, avevano gerarchicamente di fatto,una funzione superiore ai normali paramedici.A Civita, la direzione delle religiose eraaffidata ad una monaca di nome SuorGiovanna, stretta collaboratrice delProfessor Ferretti, il quale, quando dovevamettere in riga (come si suol dire) unparamedico, perché a suo giudizio nonaveva fatto il proprio dovere professionalein modo corretto, non esitava a redarguireanche con brutte parole, sia le religioseche gli altri. Perfino Suor Giovanna si beccavale romanzine di Ferretti, in silenzio!Il Professore si dedicava completamenteL’ospedale negli anni ‘501939 - Il Principe Umberto in visita all’Ospedale Andosilla di Civita Castellanaalla cura degli ammalati; la sua missioneera una sola: curarli nel miglior modo possibile,secondo quanto la scienza medica ele strutture sanitarie di allora gli potevanooffrire. Nel suo lavoro era severissimo, conse stesso econ gli altri:non ammettevaerrori omanchevolezzenei confrontidei ricoverati.Non ossequiavanessunaautorità, nèreligiosa, nèpolitica: avevaperò un granderispetto perl’autorità sanitariain generalee quellada Lui stessorappresentata.Allora, le curemediche ospedaliereeranoa pagamentoe per gli indigenti spesso si facevano caricoi comuni. La maggior parte degli italiani,comunque aveva difficoltà a pagarsi lecure mediche; ebbene il Professor Ferretti,quando capiva che il paziente non potevapagare, trovava il modo di fornire gratuitamenteil proprio servizio!Un signore ottantenne di Civita, attualmentein vita, anni fa, mi raccontò un episodioriguardante il Professore, avvenutonegli anni immediatamente precedenti laguerra mondiale. Il suo papà (che avevadodici figli) venne operato d’urgenza dalprof. Ferretti per problemi intestinali, erain serio pericolo di vita.L’intervento andò a buon fine e fu salvato.Dopo la convalescenza mandò un figlio(l’attuale ottantenne ancora vivente) dalProfessore, per regalargli due fagiani, insegno di riconoscenza; il Prof. Ferretti loringraziò e gli disse : “…ringrazia tuopadre.......mi fate però più felice se vimangiaste questa prelibata cacciagioneinsieme a tutta la vostra famiglia……dedicandola cena alla mia salute….” Con unsemplice gesto rispedì al mittente i duefagiani!Continua sul prossimo numero...


34Campo de’ fioriGiovanni CrescenzidiErmelinda BenedettiCORCHIANO. L’orgogliodi aver avutoun avo che combattéin prima linea, durantela Prima GuerraMondiale, ha spintoun giovane diCorchiano, GianlucaFederici, a voler farconoscere le gestavalorose del suobisnonno.Giovanni Crescenzi nacque a Corchiano, inprovincia di Viterbo, il 24 giugno del 1884.All’età di soli nove anni rimase orfano delpadre e dovette prendersi cura dellamadre, del fratello e della sorella, più piccolidi lui, lavorando duramente nei campi.Nel 1908 decise di partire per l’America, incerca di fortuna e lì rimase fino al 1914.L’anno successivo scoppiò il primo grandeconflitto mondiale.Anche l’Italia entrò in guerra e così ancheGiovanni, nonostante non più giovanissimo,al contrario di molti suoi connazionali,mandati al fronte alla sola età di 16 anni (ifamosi “Arditi”), venne chiamato alle armi.Furono proprio quei giovani compagni chelo chiamarono scherzosamente, per quantoin quella situazione si potesse scherzare,“nonno”.Grazie alle sue conoscenze musicali, per lequali faceva già parte della banda musicaledel paese, venne mandato nel corpo deibersaglieri per suonare nella fanfara.Gli vennero concessi quattro giorni dilicenza per procurarsi quella tromba che loaccompagnò per tutta la guerra, anzi, pertutta la vita.Riuscì a comprarne una di terza mano duegiorni dopo, a 5 lire, nel vicino paese diGallese, durante i festeggiamenti delpatrono San Famiano e tornò subito alfronte.A lui venne ordinato di suonare la caricache incitava all’attacco, nella famosa battagliasul fiume Piave e fu l’unico superstitedi tutto il suo plotone, rimanendonascosto in territorio nemico per due ore,fino a che, dopo una lunga battaglia, nonvenne raggiunto da altri commilitoni, cheoccuparono l’avamposto nemico.Giovanni, in realtà, riuscì a scamparla piùdi una volta. In un’altra occasione, infatti,rimase sepolto sotto la neve per 24 ore,dopo che, nel tentativo di salvare alcunisuoi commilitoni, da un’offensiva nemica,venne travolto da una slavina.Tratto in salvo, fu mandato al campo militaremedico, a causa delle gravi conseguenzeriportate. Per tale avvenimento eper altri, altrettanto eroici, gli furono conferitela medaglia di bronzo e la medagliad’argento al valor militare direttamente dalRe d’Italia, per gli esempi di altruismo e dicoraggio dimostrati.Terminata la guerra fece ritorno al suopaese, dove si sposò ed ebbe una figlia. Inquel periodo, vennero concesse pensioniper i reduci di guerra, ma, a causa dellaperdita dei suoi documenti di riconoscimentonella slavina, non poté beneficiarne.Solo nel 1969, Liuzzi, dopo vari accertamenti,lo riconobbe reduce di guerra, conferendogli,meritatamente, il titolo diCavaliere di Vittorio Veneto.Partecipò a molti raduni dei bersaglieri.In particolar modo, in quello del 1969,svoltosi a Civita Castellana, all’età di ottantacinqueanni, corse come un giovanottoal passo di fanfara, lasciando tutti meravigliati.Morì il 19 maggio 1981, alla veneranda etàdi 97 anni, mantenendo, fino all’ultimo,una tempra invidiabile.Devoto a Dio, al Re e alla sua amata patriaItalia, fu un esempio per la sua famiglia.Così lo ricorda Gianluca, che tante volterimase incantato ad ascoltare queste affascinantivicende, realmente vissute e che,con vanto, ha voluto raccontarci.Custodisce, ancora, gelosamente lo strumentomusicale del suo caro bisnonno,che vorrebbe fosse ricordato degnamenteper le sue imprese memorabili.Il rispetto dei posti HNon potevamo non prestare attenzione alproblema sollevato dalla signora GiulianaValeri, circa la difficoltà all’utilizzo del parcheggiodisabili, sito accanto all’ingressodel Forte del Sangallo di Civita Castellana.Il fatto, già rimbalzato sulla stampa locale,merita una profonda riflessione e evidenzialo scarso senso civico, ed ancor piùl’assenza di sensibilità verso questi argomenti.La signora Giuliana, a causa della suagrave disabilità, è in regolare possesso delDisco H, che le “dovrebbe” dar diritto alparcheggio di cui sopra tanto più che èprospiciente la sua abitazione, se questo,però, fosse possibile, visto che molti automobilisti“normali”, spesso, lo occupano.La polemica, poi, costruita sulla “paternità”del posto H, è senza alcun fondamento,in quanto la Valeri non ha mai dichiaratoquesto. Bisogna, se mai, segnalare,come per altri parcheggi H della nostracittà, l’anomalo posizionamento e lo scarsospazio, che ne rendono difficoltosa lamanovra d’accesso e di uscita.E’ la solita storia!Giuliana, come tutte le persone con difficoltà,chiede fatti e non parole, ma sa chela sua voce è debole e non riesce ad arrivarea chi dovrebbe.Aiutiamola a scuotere l’indifferenza e combatterel’ignavia.


36Campo de’ fioriL’angolo ... cin cin di Letizia ChilelliQuante bottiglie conservare nella nostra cantinaViste le Feste appena trascorse, avremoquasi tutti nelle nostre case delle bottiglieche abbiamo ricevuto in dono che andrannoa sommarsi con quelle già “esistenti”nella nostra “cantina personale”.Come conviene, in generale, suddividere lanostra scorta per non avere degli squilibried evitare degli sprechi?Ebbene, tenendo conto delle occasionimedie di consumo si può procedere in questomodo:- Vini Spumanti o Champagnes, 5 Bottiglie- Vini Bianchi, 35 Bottiglie - Vini RossiLeggeri, 40 Bottiglie - Vini RossiInvecchiati, 15 Bottiglie - Vini da Dessert, 5Bottiglie. Naturalmente, secondo le preferenze,si possono effettuare alcune variazioni,dovute anche alle circostanze e allescadenze del calendario. Per esempiodurante la stagione fresca o fredda si berrannopiù i vini rossi , anche invecchiati,mentre in estate la preferenza si accorda aivini bianchi; per le Feste, conviene aumentarela scorta degli spumanti, i quali peròdevono essere consumati in un tempoabbastanza circoscritto per evitare bruttesorprese.Dalla cantina-tipo di circa 100 unità di vinoho escluso i liquori, gli aperitivi e le altrebevande del genere.Questo tipo di provviste, infatti, dipendedai gusti personali, c’è chi in cantina vuolesolo il vino e chi desidera tenervi uno spaziodedicato ai liquori, che non danno fastidio,anzi la arricchiscono.Per “rafforzare” la nostra partita di vini,potremmo regolarci in questo modo:- Liquori come Grappa, Cognac, Amaro,Whisky, 5 Bottiglie – Aperitivi, 5 Bottiglie -Sciroppi e Punches, 3 Bottiglie - Birre(dipende dall’uso che ne viene fatto, cioèse come bevande complementari o dapasto in più di qualche circostanza). Unabuona cantina, comunque, deve esseresempre “equilibrata e variata”, e mai monocorde.Capita spesso che certi appassionati chenutrono un amore esclusivo per un determinatovino riempiano la loro cantina solodi quei prodotti, peccando in questo caso diesclusivismo: la cantina esige una varietàdi temi e una certa dose di fantasia, peravere il piacere di provare vini sconosciuti obevuti troppo raramente.Inoltre, si sente spesso dire : “ Non tengoin cantina vini bianchi, perché non mi piacciono!”oppure : “Detesto i vini rossi, quindistasera, berremo solo vini bianchi!”, questaè una pura manifestazione di egoismo,soprattutto se abbiamo l’abitudine e il piaceredi invitare gli amici, che vengono inquesto modo costretti a pasteggiare con unsolo vino per il quale magari non hannomolta simpatia o che ancora peggio non siabbina correttamente con le pietanze serviteper la cena.Concludendo questo excursus sulla cantina,mi piace indicare anche un altro vantaggioper chi possiede questo ambienteveramente curato nei dettagli: la possibilitàdi invitarvi gli amici per l’aperitivo o per unospuntino (à “Merenna” alla quale assistevospesso da piccola ogni volta, anzi quasitutti i pomeriggi, quando andavo a casa diPeppe in campagna.Mi piace ricordarlo qui, in questo mio angolo,perché è a lui che debbo la mia grandepassione per il vino… mi sembra così dirisentire il profumo del mosto e della suarisata…).Se si offre uno Spumante come aperitivo, ènecessario passarlo almeno per un’oretta infrigorifero per abbassarne la temperatura,poiché la cantina conserva bene gliSpumanti, ma non li rende già pronti dabere al momento, se così fosse, sarebbeuna cantina troppo fredda che recherebbesicuramente dei danni ai vini rossi checome sappiamo non devo scendere a menodi 10°C.In cantina conviene, inoltre, tenere un candelierecon alcune candele: queste servirannoper controllare lo stato di limpidezzadel vino conservato in cantina.Altro consiglio è quello di tenere anche deicestelli portabottiglie che servono per trasportarele bottiglie dalla cantina alla tavolae per servire la bottiglia in cui è presenteun sedimento che si è formato con l’invecchiamentoe che si è depositato su di unlato verso il fondo della bottiglia.Il cestello deve contenere la bottiglia sollevatadalla parte del collo per permettercicosì la stappatura che ricordo,deve esserefatta con molta accuratezza, facendo rimanerela bottiglia in posizione orizzontale ilpiù possibile e senza scossoni.Gli esempi di cantina che vi ho riportatosembrerebbero esempi-limite, ma vi assicuroche vi possono dare un’idea del puntodi perfezione che si può toccare allestendouna cantina personale.IL PERSONAGGIOMISTERIOSODi lato è riportata la foto diun famoso attore. Sapresti dire di chi si tratta?I primi cinque che,telefonando in redazione,daranno la risposta esattariceveranno un simpaticoomaggio offerto dalla profumeriaPaolo e ConcettaProtegge i tuoi valoriSilvia Malatesta - Via S. Felicissima, 2501033 Civita Castellana (VT)Tel.0761.599444 Fax 0761.599369silviamalatesta@libero.it


38Campo de’ fioriCIVITA CASTELLANA CARNEVALE 2008SFILATA 27 GENNAIO1- Gruppo Biffe “O’ scienziato pazzo”2- Gruppo Gazibo “Nelle fantasie delmondo Gitano il Gruppo Gazibo vi legge lamano”.3- Gruppo Egizia “Na’ stagione dice all’andra...nun semo più quelle de na vorda”.4- Gruppo I Forchettoni “Olè”5- Gruppo Jamaicano “Mary Poppins conun pò di zucchero la pillola va su, la pillolava su”.6- Gruppo Catarì “Carramba cheCatarinata!”7- Gruppo Flaminia “Corre il tempo e fapaura”.8- Gruppo Elios “Cò sto sole e cò ste stellene vedremo delle belle”.9- Gruppo le lunatiche “Un diavolo percapello”.10- Gruppo i carusielli “Ai carusielli jepiace a pecora!”11- Gruppo i scroccafusi “O’ scroccafusoco o’ dragone pia a’ carrozza e va inGiappone”.12- Gruppo Sette mejo bocco’ “O’ cinesec’o’ risciò”13- Gruppo Speedy “Il re della giungla èarrivato, e le sue domatrici in piazza l’hannoportato”.14- Gruppo l’ortofunaro “Da troja a Treja”.SFILATA 3 FEBBRAIO1- Gruppo i carusielli “Ai carusielli je piacea pecora”2- Gruppo Sette mejo bocco’ “O’ cinesec’o’ risciò”3- Gruppo Speedy “Il re della giungla èarrivato, e le sue domatrici in piazza l’hannoportato”.4- Gruppo l’ortofunaro “Da Troja a Treja”.5- Gruppo Biffe “O’ scienziato pazzo”.6- Gruppo Gazibo “Nelle fantasie delmondo gitano il gruppo Gazibo vi legge lamano”.7- Gruppo i forchettoni “Olè”.8- Gruppo Egizia “ Na’ stagione dice all’andra...nun semo più quelle de na vorda”.9- Gruppo Jamaicano “Mary Poppins conun po’ di zucchero la pillola va su, la pillolava su”.10- Gruppo Catarì “Carramba che catarinata!”11- Gruppo Flaminia “ Corre il tempo e fapaura”.12- Gruppo Elios “Co’ stò sole e co’ stestelle ne vedremo delle belle”.13- Gruppo le lunatiche “Un diavolo percapello”.14- Gruppo i scroccafusi “O’ scroccafusoco o’ dragone pia a’ carrozza e va inGiappone”.SFILATA 5 FEBBRAIO1- Gruppo Catarì “Carramba che catarinata!”2- Gruppo Elios “Co’ stò sole e co’ ste stellene vedremo delle belle”.3- Gruppo le lunatiche “Un diavolo percapello”.4- Gruppo i scroccafusi “ O’ scroccafuso coo’ dragone pia a’ carrozza e va inGiappone”.5- Gruppo i carusielli “ Ai carusielli je piacea pecora!”6- Gruppo Sette mejo bocco’ “O’ cinesec’o’ risciò”.7- Gruppo l’ortofunaro “Da Troja a Treja”.8- Gruppo Speedy “Il re della giungla èarrivato, e le sue domatrici in piazza l’hannoportato”.9- Gruppo Biffe “O’ scienziato pazzo”.10- Gruppo Gazibo “Nelle fantasie delmondo gitano il gruppo Gazibo vi legge lamano”.11- Gruppo i forchettoni “Olè”.12- Gruppo Egizia “Na’ stagione diceall’andra... nun semo più quelle de navorda”.13- Gruppo Jamaicano “Mary Poppins conun po’ di zucchero la pillola va su, la pillolava su”.14- Gruppo Flaminia “Corre il tempo e fapaura”.Infopubblicità0761.513117


Campo de’ fiori 39ENERGETICA...MENTEdi ErminioQuadraroliIl 54% degli italiani faticaad arrivare a finemese”… “Petrolio allestelle. Atteso rincarodelle bollette”.Questi sono solo alcunidei titoli di giornale chehanno tessuto la tramadell’anno appena trascorso.Tutto ciò, purtroppo,sembra essere solo l’inizio di unadiffusa malattia sociale destinata a divenirepatologica se l’Italia non deciderà didare una nuova impronta alla propria“politica” energetica.Una Nazione ancora troppo dipendente dalpetrolio rischia di inquinare in modo massiccioi propri cieli con le ben note conseguenzesulla salute dei suoi abitanti che sitrovano, tra l’altro, destinatari di una enormebeffa che rende le loro tasche semprepiù vuote. La nostra Penisola, infatti, puravendo aderito al Protocollo di Kyoto, continuaad incrementare le proprie emissioniin atmosfera usando l’oro nero per la produzionedi circa il 50% dell’energia.Questo dato da’ un’idea del larghissimoritardo accumulato dall’Italia nella partitamondiale delle energie rinnovabili e nellosviluppo di un sistema energetico ecosostenibile.A tal proposito esiste un’energia che svincolai cittadini dai continui rincari del greggio…l’energiasolare: pulita, inesauribile e,soprattutto, gratuita.A fronte di una piccola spesa iniziale, infatti,l’energia pulita derivante dalla nostrastella più luminosa riesce non solo a purificarela nostra aria, ma anche a rimpinguarele finanze degli italiani in larga maggioranzacostretti a vivere di rinunce perpoter arrivare alla famosa “quarta settimana”.Seppur i media pubblicizzino in manieramarginale l’utilizzo di energie rinnovabili,in Italia, sembra che qualche cosa si stiamuovendo attraverso lo sviluppo di idoneimeccanismi di incentivazione per sosteneretale tecnologia. Negli ultimi anni, infatti,lo Stato, attraverso la “Legge finanziaria”,ha previsto detrazioni del 55% ( checontinueranno fino al 2010 ) per l’istallazionedi pannelli solari termici, concessionedi mutui a tasso agevolato nonché guadagnieconomici e monetari a chi , privatamente,produce energia elettrica con l’utilizzodi pannelli solari fotovoltaici.Queste scelte dell’Italia, seppur lente,sembrano essere molto coraggiose efanno comprendere appieno come il problemaenergetico sia al centro dello svilupponazionale.È positivo constatare come stia maturandoa livello istituzionale e locale una nuovamentalità che può rivoluzionare il futuro…energeticamente.


40Campo de’ fioriUna “Fabrica” di ricordiPersonaggi, storie e immagini di Fabrica di RomaLa chiesa di San RoccodiSandro AnselmiUna volta lì, proprio incima alla salita cheporta a San Rocco,c’era l’omonima chiesache, posta a baluardodel rione, lo dividevada quello del borgo.Era una semplicecostruzione, ad un’unicanavata, con un piccolocampanile ed unagradinata che saliva alla porta d’ingresso,per vincere il dislivello del terreno.All’interno della chiesa, oltre i dipinti raffigurantiil Santo, c’era anche la statua diSanta Cecilia. Quest’ultima colpiva moltonoi ragazzi, per la sua bellezza ed ancorpiù per l’arpa che aveva appoggiata ai suoipiedi e che noi osavamo suonare, passandole mani sulle vecchie corde di metalloarrugginito.La chiesa era sempre chiusa, ad eccezionedel 22 Novembre, quando la banda musicaleveniva a prendere la Santa Patronaper portarla in processione.Quel giorno era speciale per noi“Sanrocchesi”: potevamo finalmenteentrare nella chiesa ed addirittura far suonarela piccola campana, tirando, con lena,la vecchia corda consunta dagli anni.La chiesa, durante la Seconda GuerraMondiale, aveva avuto anche un’altradestinazione, ospitando, infatti, i soldatiitaliani addetti alla sussistenza, che avevano,poco distante, il deposito dei vettovagliamenti,nella cantina dei fratelli Testa,detti i Pasqualotti.Mia madre ricorda che zio Mario, suo fratello,che all’epoca aveva intorno agli ottoanni, aveva simpatizzato con i militari,divenendo la loro mascotte.Vi trascorreva molto tempo insieme e sifermava spesso a mangiare con loro, tant’èche, in segno di ringraziamento, lavavavolentieri le loro marmette al fontanile.Ma se la chiesa occupa un posto impor-tante nei ricordi della mia infanzia e giovinezza,ancor più ce l’hanno la gradinataed il fontanile, che era nel lato opposto, edelimitava il grande piazzale antistante.Quanti pomeriggi passati a giocare sullescale e, questo, in ogni stagione, visto cheerano poste a mezzogiorno e la mole dellachiesa le copriva dalla tramontana.Quante storie, quanti racconti fantastici,hanno potuto ascoltare quei mattoni,quando nelle sere d’estate ci si attardavaun po’ di più, alternando i giochi alle bevuteal fontanile, nella speranza di incontrarviqualche ragazza che era venuta, magari,fin quassù, per prendere un po’ d’ariafresca e dissetarsi con l’acqua leggeradella Selva, come era di fama.Quante volte ci arrampicavamo sulle gratedelle finestre, poste ai lati della scala, persbirciare l’interno della chiesa.Ho impressa chiara, nei ricordi, la pietramiliare, appoggiata alla base del muro chedava sulla strada, e il grande tiglio, che,con la sua chioma, sfiorava la grondaia deltetto.Ai suoi piedi c’era un macigno di pietralavica dove ci sedevamo in torno.Da quei gradini, che erano un osservatorionaturale, con una vista che spaziava fino aCivita e Corchiano, vedevamo venire super la salita le persone, i carri, le macchinee, non di rado, le masnade di ragazzidegli altri rioni che, in assetto di guerra,venivano ad espugnare il nostro.Allora accorrevamo tutti in quella zona diconfine, per difendere il nostro territorioe… via alle sassaiole, alle fiondate, allefrecciate … eravamo tanto buoni, maanche tanto selvaggi!Spesso bisognava ricorrere alle cure diSuor Rosa per gli esiti delle battaglie,quando, oltre qualche ginocchio sbucciato,ne usciva qualche testa rotta, come capitòanche a me durante una battaglia con i“borghigiani”.Mi ricordo che era carnevale e quelli di noicon qualche anno di più, mi accompagnarono,con la testa rotta, a casa di mianonna, dove tutte le donne stavano preparandoi frittelloni, e mia madre esclamò:“ora t’hanno mascherato per bene”.Quanta vivacità c’era, una volta, nel nostrorione e quanti nomi si rincorrevano durantei giochi chiassosi: “Paolo, Gianni,Claudio, Maurizio, Valter, Carlo, Gabriella,Simonetta, Sandro, Pasqualino, Amedeo,Antonio, Giulia, Vittorio, Arturo, GianFranco, Silvano, Danilo, Roberto......”Ora che la chiesa non c’è più, ed al suoposto sorge una casa, anche noi, di quelliancora in vita, che da lì siamo partiti perdiversi destini e ci siamo dispersi, ci ritroviamosolo nei ricordi.


42Campo de’ fiori“Il Fumetto”LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONANANA di Ai Yazawa - edito da PlanetmangadiDaniele VessellaQuesto manga colpisceper l’originalitàsin dalle prime battute:due ragazze,accomunate dallostesso nome, Nana,si incontrano propriomentre decidono dicambiare vita.Due ragazze dicarattere opposto,ma complementari e questo puzzle cheincarna le loro esistenze darà luogo a unastoria dove il loro spirito vitale si scontri, siallontani per poi riallacciarsi.Due ragazze, Nana Osaki e NanaKomatsu, intrecceranno la loro vita inun’amicizia vera e profonda… un’amiciziache le farà crescere e maturare. Infatti,scopriamo la Osaki all’apparenza cupa eaggressiva, ma leggendo la sua intimitàtroveremo una ragazza estremamente fragilee con la paura di restare sola. La suavoglia di sfondare come cantante rock e didimostrare il suo valore cozza col suo desideriodi formare una famiglia vera e l’esserestata abbandonata dalla madre quand’erabambina.Nana Komatsu, invece, apparentemente èdi facili sentimenti e superficiali, ma scavandonella sua personalità troveremo uncocktail di emozioni che attraverso millesfaccettature la portano dal ricercare l’amoreperfetto alla voglia di essere indipendente,dalla paura di arrivare su unobiettivo alla voglia di raggiungerlo.Questo miscuglio di sentimenti ci rivelacome la Komatsu sia incapace di badare asé stessa e quanto sia indecisa sul suofuturo, ma la forte personalità dell’amicacolora di una sfumatura che sovrasta tuttele altre: la Komatsu acquista una maggiorecapacità di amare davvero. Mentre laOsaki, attingendo alla spensieratezza e allavoglia di vivere della coinquilina, portanella sua vita un po’ di serenità.Questo doppio filo è narrato con maestriadalla Yazawa che, attraverso i pensieridelle due protagoniste, ci fa scoprire le lorointimità caratteriali e dà luogo a un mixprofondo composto da avventura e psicologia.Un’opera matura che tratta temi come ladroga, lo spettacolo, l’amore, il sesso, iltradimento, i disagi famigliari; argomentiscottanti che l’autrice riesce a mettere sucarta in maniera leggera, senza diventaremai pesante o superficiale. Intorno alledue protagoniste, la Yazawa mette inscena un vasto cast di personaggi, tutticaratterizzati in modo ineccepibile: tuttihanno il loro vissuto che si intreccerà conla vita delle due Nana per andare a formareun mosaico che darà vita all’anima dell’opera.E, visti i numerosi personaggi, è impossibilenon immedesimarsi in qualcuno di loro,perché sono personaggi dal carattereespressivo e controverso che li fannoapparire veri, tanto che sembrano presidalla strada e traslati sulle pagine di unfumetto. Un’opera che comunica gioia etristezza, capace di farti riflettere e di fartipassare del tempo in spensieratezza.Un’opera completa, anche nel reparto grafico:le ambientazioni sono reali e tangibili,quasi a voler puntare maggiormente allaconsistenza mai astratta della serie.Ultimamente, però, l’autrice ha fatto unascelta coraggiosa: ha diviso le due Nana equella “magia” che caratterizzava inizialmenteil manga, purtroppo, si è dispersa…


Campo de’ fiori 45STRADE disaSTRATECivita Castellana - Via CorchianoPercorrendo le nostre strade, non si puòche costatare lo stato pietoso in cui essesono ridotte.Più che camminare su una strada, sembradi essere sulle montagne russe. Ci sonotratti veramente impercorribili, pieni dicrepe, dovute all’acqua piovana, che nonriesce a defluire, a causa della mancanzadei vecchi e necessari canali di scolo laterali.Per non parlare poi delle buche che, manmano, diventano dei veri e propri crateri eche, nelle migliori delle ipotesi, vengono amala pena “rattoppate”, con gli scarsi risultatiche tutti conosciamo.Ma la situazione peggiora enormementecon la pioggia.Fiumi d’acqua laterali costringono a camminareal centro della carreggiata occupando,spesso, la corsia opposta colrischio di scontrarsi con le auto che vengonoin senso contrario.Ad avere la peggio, comunque, sono lenostre povere auto, con danni immediati oa lungo termine, e, poi, di conseguenza, lenostre tasche, con i soldi che dobbiamospendere per ripararli.Ancora più a rischio sono i motocicli, per iquali le buche sono una delle principalicause di incidenti.La situazione è penosa sia nelle strade deicentri urbani, quanto in quelle fuori.Abbiamo voluto raccogliere, così, dati concreti,utili a tutti, rivolgendo qualchedomanda all’amico Domenico Mariani,esperto gommista, titolare dell’omonima,rinomata Ditta.D. Quali sono i principali danni causatialle auto dal manto stradale dissestatoe con buche?R. La deformazione o la rottura dei cerchie dei pneumatici. A lungo andare dannialle sospensioni, ai cuscinetti e ai braccettidello sterzo.D. Quanti danni di questo genereriparate in media ogni mese?R. Il numero preciso non saprei dirlo, maultimamente sono aumentati di molto acausa del pessimo stato dell’asfalto.D. Quali sono, in media, i costi chebisogna sostenere per riparare idanni?R. Il costo della riparazione varia secondoil tipo di macchina che è rimasta danneggiata,ma sono comunque sostenuti inquanto i pneumatici di oggi una volta danneggiatidebbono essere necessariamentesostituiti.Questo vale anche per i cerchi che sonooramai tutti in lega e raramente si possonoriequilibrare e rigenerare.S.P. Corchiano - Civita CastellanaAltra nota dolente delle strade è la segnaletica,quando è presente! Dove sono finite,infatti, le indispensabili paline lateralicatarifrangenti che delimitavano lateralmenteil percorso stradale, in particolarmodo di notte e sulle strade prive di illuminazione,onde evitare di finire fuori strada?Ne sono rimaste pochissime, una quaS.P. Corchiano - Fabrica di RomaCorchiano - Via Civita Castellanaed una là, molte di esse sono rotte, storteo cadute in terra, senza che possano piùsvolgere la loro preziosa funzione.Scarsa e insufficiente è anche la segnaleticaorizzontale, quasi del tutto scomparsa opresente solo a tratti, praticamente daimmaginare!Viene spontaneo chiedersi: come è possibiletutto questo se siamo gli unici a pagaredi tutto e di più?Quello che più ci rammarica è verificareche le tasche dei nostri amministratorisono bucate, proprio come le nostre strade!Non vengono forse più stanziati i fondinecessari? Ma è giusto che ci siano e cheS.P. Corchiano - Fabrica di RomaS.P. Falerinadebbano essere spesi per la nostra sicurezzae, qualche volta, per la nostra stessaincolumità!Ci siamo limitati a pubblicare solo alcunefoto, delle numerosissime buche che siincontrano sulle nostre strade, ma che rendonoperfettamente l’idea del loro stato dipericolosità.Ermelinda Benedetti


46Campo de’ fioriAlbumCivita Castellana anno scolastico 1966-67 III media sez. E - foto del Sig. Sandro OttavianelliIn altro da sinistra: Aldo Costantini, Alfredo Marini, Mauro Gatti, Franco Saviotti, Roldano Zucchelli, Luigi Martifagna, Fabrizio Sansonetti,Giancarlo Nisi, Ettore Profili. Al centro da sinistra: Rosa De Santis, Patrizia Palmieri, Loredana Flori, Mariella Mascioli, Sandro Ottavianelli,Enrico Darida, Tonino Parroccini, Danilo Belfi, Gianfranco Padiglioni. In basso da sinistra: Stefania Sprega, Andreina Sciarrini, DomenicaPeroni, Luisa Finesi, Rita Fontana, Gabriella Romagnoli, Rita Finesi, Laura Zucchelli.Civita Castellana - classe 1936 - foto della Sig.ra Silvana CorradiSe vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere


Campo de’ fiori 47dei ricordiFabrica di Roma - scuola media del 1965 - foto del Prof. Vinicio TestaIn piedi da sx: Raimondo Maurizi, Luciano Anselmi, Mauro Ferrelli, Prof. Vinicio Testa, Franco Sciarrini, Massimo Ferrelli,Claudio Ricci, Claudio Pozzo. In basso da sx: Pasquale Angeletti, Fausto Capitoni, Piero Balzerano, Sandro Bedini,Umberto Malatesta, Roberto Baldassi.Fabrica di Roma - anni ‘60 - partita scapoli contro ammogliati - foto del Prof. Vinicio TestaIn alto da sx: Salvatore Bocchetti, Mariano Ghirighini, Renato Francola, Sergio Mastrantoni, Pietro Proietti, Francesco Pacelli,Giuseppe Ceccarelli, Vinicio Testa, Vittorio Patera, Giuseppe Braccini, Fulvio Cencelli, Eraldo Stefanucci, ... , MarcelloMastrantoni, Luciano Stefanucci, Giuseppe Ghirighini, Sandro Capotondi. In basso da sx: Valerio Alessi, Ottavio Marinelli,Sandro Cecchini, ..., ..., Angelo Grandi, ..., Fausto Sacchi, Sandro Alessandrini.pubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.


48Le storiediMaxCampo de’ fioriMia Martini(Mimì Bertè)di Sandro AnselmiLasciata la Juke Box di Carlo Alberto Rossi,suo primo discografico, Mimì è alla ricercadi una nuova etichetta. E’ la Durium, con ilmanager Mario Minasi, ad interessarsi inizialmentea lei, facendole incidere, il 1°luglio 1966, il 45 giri Non sarà tardi, versioneitaliana, curata da Alberto Testa, dell’originaleCall Me di Tony Hatch. Sul retroè stato inciso un brano che si avvicinavamolto al suo frizzante stile iniziale, QuattroSettimane, composto dall’ex cantante ediscjoker radiofonico GiancarloGuardabassi, che diventerà, poi, conduttoredi programmi radio di successo. Gliarrangiamenti sono di Puccio Rolens, ma il45 giri non viene minimamente pubblicizzatoe, per di più, nello stesso periodo , laversione italiana del successo francese diHervè Vilard, Fais la rire, che Mimì avevagià inciso, passa a Little Tony, rimanendouno dei suoi successi più significativi.L’esperienza con l’etichetta milanese,durata tre anni, non porta buoni risultati e,nell’estate del ’69, la cantante viene scritturatadalla Esse Records, per la qualeincide un nuovo 45 giri, con i brani:Coriandoli spenti e L’argomento dell’amore.Per l’occasione, inoltre, la casa discograficale fa realizzare anche un serviziofotografico, che sarebbe dovuto servirealla copertina del disco. Ma, proprio quandotutto è pronto, arriva la notizia che lacantate è stata arrestata in CostaSmeralda, a causa di “un innocuo spinelloche neanche avevo fumato”, come ammiselei stessa senza un minimo di vergogna.Rimane nel carcere di Tempio Pausania,vicino Cagliari, per un anno e Coriandolispenti, sulla cui copertina mancava soltantol’etichetta in fase di realizzazione, nonverrà mai rilanciato, diventando, così, unodi quei casi di dischi impossibili, vendutosolo all’asta. Dopo il periodo di detenzione,torna a Roma e collabora all’incisione didischi di colleghi, come Herbert Pagani,per l’album Megalopolis; Toto Torquati; ilgruppo rock progressivo Cheto & Co., daichiari riferimenti psichedelici, sotto l’influssodi Jimi Hendrix. Insieme alla sorellaLoredana è nei cori dell’album Per unpugno di Samba, dell’artista brasilianoChico Buarque De Hollanda, inciso per lacasa discografica RCA, sotto la guida diEnnio Morricone e del paroliere SergioBardotti. Ma Mimì, spinta anche dallanuova aria proveniente dall’Inghilterra,dove prendevano le mosse i primi passi diun rock ispirato principalmente alla musicasinfonica e, come già detto, alla psichedelica,sente il bisogno di scrollarsi di dossoil passato di ragazzina yè-yè, essendoormai tramontato il beat. La prima mossaper rompere col passato è cambiare ilnome, come le consiglia il suo nuovotalent-scout Alberico Crocetta: Mimì vienesostituito da Mia, oltre che per l’affinità delprimo con ilsecondo, probabilmente anchecome omaggio a Mia Farrow, e il cognomediventa Martini, per analogia con uno deiprodotti italiani più famosi all’estero.Anche il look, ovviamente, ha bisogno diessere stravolto e adattato alla sua nuovaidentità: tra lo zingaresco e l’hippie, simostra, spesso, avvolta in grandi sciallicolorati. Così Mimì Bertè è diventata la piùnota Mia Martini.continua sul prossimo numero...


Campo de’ fiori 49Vita CittadinaCivitaCastellana20 GennaioSagra deifrittelloniCivita Castellana 17 Gennaio - trasporto de “ ‘o puccio “ inPiazza Matteottifoto M. Topini


50Campo de’ fiori8 Settembre 1943Circa due anni fa ho perso mio padre, sichiamava Mario Carofei ed era un uomoschivo e delicato, eccezionale per bontà erispetto degli altri.Con me, sua unica figlia, aveva stabilito unrapporto di straordinario amore, tanto chela sofferenza per la sua mancanza è ancoraimmensa.Ho raccolto il suo ultimo respiro alle due dinotte del 17 Novembre del 2005, con luise n’è andata parte di me.Aveva un rapporto di grandissimo amoreed amicizia anche con mia figlia Simona,sua unica nipote.Partecipava sempre interessatissimo aisuccessi di studio prima, e poi, dopo lalaurea, a quelli di lavoro. Guardava conorgoglio la grinta con cui, questa giovanedonna, andava incontro alla vita. Mia figliaha affrontato la morte del suo adoratononno con dolore composto e maturo. Adistanza di poco tempo dalla morto di miopadre, ho avuto l’occasione di curiosaresul blog di Simona, vi ho trovato un ricordostruggente del nonno ed ho rivissuto illoro legame stupendo, la stima, l’ammirazioneed il rispetto da cui erano legati e misono commossa.Lo propongo a tutti quelli che lo hannoconosciuto e lo dedico a tutta la generazionedi mio padre.Grazie papà, grazie Simona.Claudia Carofei.Era la mattina dell’ 8 Settembre 1943,compiva ventuno anni e, a Firenze, facevamolto caldo.Lui si occupava di cavalli, prestava serviziopresso una caserma del capoluogo fiorentinocome artigliere. La faccia era ancorada ragazzino, ma i sogni l’aveva messi daparte tanto tempo prima, quando suopadre era morto, lasciandolo capofamigliaadolescente, con due fratelli più piccoli euna madre da mantenere.Vennero all’improvviso, lo disarmarono, glidissero che gli italiani avevano traditol’Alleato, che il Re era scappato, gli chieserose accettasse di servire Salò e il Reich…l’alternativa era il campo di prigionia inGermania.Aveva 21 anni, compiuti da poche ore,troppo pochi per una decisione così grave.Voi che avreste scelto? A che avreste pensato?Disse: “No, vado prigioniero, col fascismono”. Con lui tanti giovani, la maggioranza.Li caricarono su un treno con solo la divisaestiva che avevano addosso. L’ultimacosa che vide fu la stazione Santa MariaNovella, poi chiusero il vagone merci e iltreno partì. Ebbero fame, sete, freddodurante il viaggio, sicuramente ebberopaura.A che pensò durante quell’interminabileviaggio è facile intuirlo…Riaprirono i vagoni ch’erano già inGermania. Lo internarono in un campo diprigionia, non di sterminio… Sottile differenza,tutt’altro che sostanziale, in realtàlà si moriva ugualmente, per freddo, perfame, per il capriccio di un sorvegliante.Era forza lavoro utile al Reich, lo impiegarononella manutenzione della rete ferroviaria,in una fabbrica chimica, come aiutoper i contadini nella raccolta delle patate…faceva tanto freddo, non avevano di checoprirsi, i pidocchi lo tormentavano.I sorveglianti spesso ridevano di loro e lioffendevano: “Italiani, traditori!”… comedar loro torto, in fin dei conti…Il cibo era poco e di pessima qualità:zuppa di bucce di patate nelle grandi occasionie quel che riuscivano a rubare,rischiando la vita. Un loro compagno erastato freddato con un colpo di pistola, peraver dissotterrato, in un campo, dellepatate marce, che voleva tenere per sé,per mangiarle, perché quella brodaglia cheservivano ogni giorno faceva venire la dissenteria…Eppure ci furono civili e militari tedeschiche rischiarono la vita per dar loro, dinascosto, del pane ed un bicchieredi latte, impietositi da questisoldati ragazzini ridotti l’ombradell’essere umano che furono, chemagari ricordavano loro un figliolontano, un fratello disperso.Passarono i mesi, tanti mesi, poi iLiberatori iniziarono ad avvicinarsi,deprimendo il morale delletruppe tedesche, che allentaronola sorveglianza. Scappò con deicompagni, a piedi, verso casa,attraversando l’Europa in fiamme,l’Italia allo sbando… si combattevanelle campagne, si rischiava lavita per un nulla. Ci furono ancoratante persone che lo aiutarono,condividendo con lui quel poco adisposizione.Settimane di cammino per arrivare,un anno e mezzo dopo la suacattura, a bussare alla porta dicasa propri.Gli aprì sua madre: “Chi cercate?”…non l’aveva riconosciuto.Riuscite ad immaginare unamadre che non riconosce suofiglio? “Mamma, sono io!”… riuscitead immaginare le lacrime, la gioia, ildolore, le parole?Ha voluto lui che imparassi il tedesco, perché,pur nella sua condizione di contadinodi scarsa cultura, credeva nello scambioculturale fra i popoli. Non aveva smesso dicredere nel valore del confronto e del dialogo.Raccontandomi le sue tribolazioni diallora, non smise mai di ricordarmi dellacontadina tedesca che rischiò la vita propria,e della sua famiglia, per dargli un bicchieredi latte, o del sorvegliante cheallentò la sorveglianza per permettergli dirubare due patate.Un giorno, qualche anno fa, lo scorsi silenziosoin lacrime davanti ad un documentarioche mostrava le immagini della guerra.Non credo si accorse di me, ma quel giornocapii che tutto l’affetto e tutto il benedel mondo, non possono cancellare lecicatrici che lascia una guerra.E’ mancato lo scorso 17 Novembre 2005,circondato dall’affetto della sua famiglia,spero senza soffrire, senza accorgersene.Porto spesso al polso il suo orologio e,ogni volta che lo guardo, mi ritrovo a speraredi essere un giorno degna di quelragazzo che quell’8 Settembre fiorentino ditanti anni fa, ebbe il fegato, o l’incoscienza,di dire no alla dittatura e alla guerra.di Simona De Santis


52Campo de’ fioriEcologia e AmbienteIl summit mondiale sul climadi Giovanni FrancolaNel mese di Dicembre 2007, a Bali(Indonesia), si è tenuta la 13ma conferenzainternazionale sul clima, che ha vistoriuniti ben 190 paesi, con la partecipazionedi 10.000 addetti ai lavori.Si è aperta la conferenza con un “sì” storico,da parte dell’Australia, al Protocollo diKyoto, un “sì” di enorme valore politico peril futuro.La presenza dell’Australia a Bali ha ulteriormenteisolato gli Stati Uniti, che rifiutano,ancora oggi, di firmare il trattato.L’importanza della conferenza è nel fattoche dovrà, in un qual modo, ridisegnare ildopo della scadenza del Tattato di Kyoto,fissata nel 2012.Da parte dei Paesi sviluppati ci dovrà esseretutto l’impegno per ridurre drasticamentel’emissione di gas serra e, nellostesso tempo, di non imporre sanzionicontro Paesi in via di sviluppo, bensì di aiutarlinelle loro crescite sostenibili.Non dimentichiamo che la maggior partedi queste nazioni deve affrontare anchetutti i problemi legati alla povertà.Quindi si può tranquillamente dire che icambiamenti climatici sono la priorità delfuturo ma, a volte, la tempestività nell’affrontarele emergenze non basta, occorreanche una agenda per le cose che bisognafare coinvolgendo maggiormente chi ha ilpotere decisionale.E’ anche vero che l’Unione Europea vuolea tutti i costi target di stabilizzazione dellaCo2 (anidride carbonica) per fermare l’aumentodella temperatura a 2 gradi.Dall’altra parte, gli Stati Uniti, non voglionosottostare ad impegni vincolanti, comese i problemi dell’atmosfera siano soltantodi noi europei. Poi, per chiudere il cerchio,ci sono la Cina e l’India, che rivendicano ildiritto allo sviluppo.E’ presto quindi per dire quali effetti avràuna conferenza così importante nel prossimofuturo, ma il fatto di essere consapevoliche occorrono ulteriori scelte condivise,e una maggiore adesione per tuttoquello che regola il nostro vivere quotidiano,è già un ottimo punto di partenza.Nel frattempo l’Italia, da quando ha firmatoil Trattato di Kyoto, ha fatto molto poco.Infatti nel 2006 la Commissione Europeaha notificato al nostro Paese la procedurad’infrazione, violando l’articolo 8 dir 96/62F 4/5, con una multa di 20 milioni di euro.E questo è soltanto l’inizio…


Campo de’ fiori 53NATICorchiano19.09.2007 Mirko Oliverio24.09.2007 Lorenzo Broglia02.10.2007 Hiba Derram01.12.2007 Rebecca SbernaMATRIMONICorchianoDomenico De Mattia/Corona DellepiaggiMassimo Zannotti/Cristina EvangelistiDECEDUTICorchiano18.10.2007 Guido Telli18.10.2007 Stelian Stefan11.11.2007 Antonio Santini07.12.2007 Iolanda BacchiocchiInfo Pubb.0761.513117


54Campo de’ fioriTantissimi auguri a Sua Eccellenza Mons.Divo Zadi Vescovo, che il 25 Gennaio hacompiuto gli anni, dal Direttore e dallaredazione di Campo de’ fiori.Tantissimiauguri per unfelice annonuovo a Desirè,Christian, eEmma Lucrezia,da Zia Romina eZio Enrico.Tanti auguri a Alessia e SaraCorazza che hanno compiuto gli anni il18 e il 23 Gennaio, dai genitori, i nonnie gli zii Alex e Stefano.O in grande oniente!Tanti auguriCiccia, intantobaci e abbracci.Ciao bellaciao…Tanti auguri di buoncompleanno al P.F.capo Fiorello Casaledi Gaeta che il 5gennaio ha compiutogli anni. Un baciogrande daMassimiliano eMaria Cristina.Auguriamo un felicecompleanno a BeatriceCentofanti che il 9Gennaio ha compiuto 9anni. Auguri da papà Gianni,mamma Leonia, lelloEdoardo e i nonni.Tantissimi auguri dibuoncompleanno adAzzurra De Angelisdi Corchiano, che il26 gennaio hacompiuto 1 anno,dal papà Pierluigi(Piggi) e la mammaAssunta.Auguri a Irmo Soliche il 23 Gennaio hacompiuto 85 anni,dalla moglie, i figli,i nipoti e da tuttala redazione diCampo de’ fiori.


Campo de’ fiori 55Auguri a FrancoMassaccesi e Lucia Maninidi Civita Castellana chehanno festeggiato le lorosplendide nozze d’oro il 5gennaio. Con tanto affettoDaniele, Orietta,Renato, Daniela e i nipotiTiziana, Marco, Valerio,Matteo, Cristian,Federico, Irene e Diego.Il 9 Gennaio GiuliaLucchetti hacompiuto 1 anno…… Tantissimi auguridi buon compleannoall’angelo che da unanno riempie lenostre vite di amoree sorrisi… Ti vogliamoun bene infinito… Le zie Marta & Marta..Tanti auguri al piccolo GabrieleFocaracci, che il 5 Dicembre èvenuto al mondo per la gioia dimamma Debora, papà Gianluca, inonni Patrizia e Carlo, i bisnonni, lozio Andrea e la zia Antonietta.Tanti auguri a Massimo Giove che il 19 Gennaioha compiuto gli anni, dai suoi nipotini Tony,Stefania e Daniele, tanti auguri da Rominae RobertoUn saluto a Sandro Frangioli(primo a sinistra) di Sassacci,valido tecnico di moto, dagliamici della Guzzi e Ducati e inparticolare da Mario Mele.Nonna Italia di Corchiano il10 Gennaio ha compiuto86 anni. Tanti auguri contanto affetto da tutta lasua tribù.Tanti auguri a MarcelloClementi che ha compiuto5 anni il 27 Gennaio, dainonni, dal papà Giuseppe edalla mamma Sonia.


56Campo de’ fioriAuguri,auguri eauguri!!!!Uè 25anni e unalaurea a pienivoti... non staraicorrendo un po’troppo…dai aspettami!!!un bacio,tvb!SerenaTanti auguri aFedericoBubboni che hacompiuto 11 anniil 17 Gennaio,dai genitori, inonni e i suoiadorati cagnoliniBirillo e Rocky.Auguri a MariaFrancesca eLorenzo che aGennaiocompiono 8 anni.Tanti auguri daigenitori, i nonni,Eleonora eFrancesco.Tantiauguri di BuonCompleanno aMaria MaddalenaDima che il 30Dicembre hacompiuto 17 anni.La tua voglia divivere e i tuoisorrisi sono lacosa più bella chetu ci possa regalare, non smettere maidi sognare e di sorridere… noi lofaremo insieme a te! Da mamma e papàper la nostra piccola.Tanti auguridi Buon Compleannoa Michaela ealla piccola Elena,i colleghi di lavoro.Tantissimi auguri dibuon compleannoa Laura Petrucci diCivita Castellanache il 20 Febbraiocompie 24 anni.Infiniti baci dal fidanzatoStefano.Tanti Auguri a Viola Antonelli cheil 15 Febbraio compie 5 anni,dalla mamma Gabriela, il papàClaudio, la sorella Aurora, i nonni,gli zii e i cugini.Congratulazioni a SaraAlessandrini che il 19Dicembre si èlaureata, con merito,in Ostetriciapresso l’Università LaSapienza di Roma.Tanti auguri per un prosperofuturo, da mamma, papà e gliamici.


Campo de’ fiori 57Tanti auguri a MauroBarduani che il 18Dicembre si è l’aureato inEconomia finanziaria,bancaria e assicurativaall’Università di Lecce,dalla famiglia, i parenti egli amici.Tanti auguri a CeciliaAnselmi che l’11Febbraio compie glianni, dalla mamma, ilpapà, il fratellinoFederico e tutta laredazione di Campode’ fioriTanti auguri a SaraLongo che ha compiuto5 anni il 29 Gennaio,dalla mamma, il papà, lasorellina Martina, inonni, gli zii e i cuginettiAlice e Matteo.Tantissimi auguri alnostro piccolo omettoLeonardo che il 4Febbraio compie 1anno, da mamma Moira,papà Felice, i nonni egli zii.Tantissimi auguri alnostrocollaboratoreAlessandro Soli chefesteggia il compleannoil 4 Febbraio, da tutta laredazione di Campo de’fioriLuciana, la mia splendidasorella festeggerà, il 24febbraio, il propriocompleanno.I miei più affettuosiauguri e..“ad maiora!”AntoniaAuguri di BuonCompleanno al nostrocollaboratore AngeloFoglietta, da tutta laredazione di Campode’ fioriTantissimiauguri adEmanuel cheil 18 Febbraiocompie 15anni, dallamamma, daSerena, dallanonna, e daglizii e cuginiTanti auguri allanostracollaboratriceLetizia Chilelli che hacompiuto gli anni il 21Gennaio, da tutta laredazione di Campo de’fioriTantissimi auguri allapiccola Andrea Celeste De Santis che il 20 febbraiocompirà 2 anni. Auguri da mamma Sara, papàMassimo, dalle bisnonne, dai nonni, dagli zii.Ti vogliamo benen sei la nostra stella!!!


58Campo de’ fioriAnnunciLAVOROCERCO-MURATORE in regola esegue lavori di muratura,restauro appartamenti, interni ed esterni,tetti, impermeabilizzazioni, pavimenti, rivestimenti,tinteggiature. Zona Civita Castellana.Prezzi modici. Max serietà Tel. 347.7350210 -329.1966311-DONNA TEDESCA (da 20 anni in Italia),amante dei bambini, con figlia piccola, conauto, offresi come baby-sitter anche al propriodomicilio (grande giardino). Max serietà T.347.4831231-RAGAZZA POLACCA cerca lavoro ad ore,lungo orario come domestica a CivitaCastellana, Nepi, massima serietà.T. 328.0916999-CONSULENTE PR0GRAMMATORE esperienzasu RPG AS 400 cerca impiego zona Romae provincia di Viterbo. Immediata disponibilitàCell. 340.4605321-MAESTRA D’ASILO laureata in Brasile, congrande esperienza lavorativa, cerca lavoro comebaby sitter, pulizie, stiratrice ed altro, zonaCivita Castellana e limitrofe. 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60Campo de’ fioriSABRINA SALVATORI ECIVITA CASTELLANAdi Enea CisbaniSABRINA SALVATORI, ex allieva dell’Istitutod’Arte, grafica-designer e pittricenasce a Civita Castellana nel 1973.Nel 1987 si iscrive ai Corsi della Scuolad’Arte Ceramica, dove nel 1990, giovane ebrillante allieva, vince il primo premio didecori per piatti promosso dalla Ceramica“Saturnia” in collaborazione con l’Istitutod’Arte e riservato agli iscritti della scuola.Nel periodo 1991-1992 consegue, dapprimail diploma di maestro d’arte ceramicae, successivamente, il diploma di maturitàd’arte applicata.E’ laureanda in Ingegneria Edile pressol’Università degli Studi di Roma “LaSapienza”, sede distaccata di Rieti.Attualmente insegna Discipline Pittorichepresso la Scuola Comunale di Disegno, istituitanel 2002 dall’Assessorato ai ServiziSociali del Comune di Ronciglione e rivoltaa quanti vogliano approfondire o conoscerei fondamenti del disegno, nella correttarappresentazione dei rapporti geometrici eproporzionali della figura umana e del paesaggio.Non soltanto la padronanza del disegno amano libera, ma anche l’utilizzo deimoderni programmi informatici per lavisualizzazione grafica al computer in duee tre dimensioni, caratterizzano il brillantecurriculum professionale di SabrinaSalvatori.E’ la titolare, insieme con Dario Salvatori,di una avviata Bottega d’Arte dedita allaprogettazione e realizzazione di “TROMPE-L’OEIL”, ovvero pitture parietali per internie spazi pubblici, tecnica pittorica nata nelXVIII secolo in Francia e successivamentediffusasi nel resto d’Europa e anche, seppurfaticosamente, in Italia e paragonabilealla tecnica dell’affresco e dell’encausto.Si tratta di pitture parietali di vaste dimensioniche rappresentanoscorci urbani ed architettonici,nonché paesaggi naturali,che presuppongononell’operatore approfonditeconoscenze della tecnica dirappresentazione prospetticae dei relativi teoremigeometrici.La tecnica utilizzata dall’artistacivitonica Salvatori, èalquanto singolare: studiodal vero del paesaggiourbano e naturale, elaborazionein rigorose proiezioneortogonali della spaziooggetto di rappresentazione,e restituzione prospetticaprecisa e puntualesecondo il metodo “Traccia/Fuga” dell’oggettoattraverso la chiara definizione delpunto di vista e del quadro prospettico,per una ottimale rappresentazione prospettica.Le numerose pitture realizzate dallo Studioper spazi pubblici e privati, riguardanopaesaggi e scorci architettonici dove sirivela il sapiente uso del colore e della tecnicaprospettica di chiara e netta derivazionerinascimentale.Una volta eseguito il bozzetto preliminare,il soggetto viene trasferito dagli artistisulla parete dell’ambiente interessato edipinto con i colori acrilici, ottimali per lacolorazione finale.ANNUNCI ECONOMICI GRATUITI PER PRIVATIa pagamento per ditte o società- Tel. Fax 0761.513117Cedola da ritagliare e spedireL’annuncio sarà ripetuto per 3 uscite, salvo diversa decisione della redazioneCompilate qui il vs annuncio gratuito e speditelo in busta chiusa aCampo de’ fiori - P.za della Liberazione n. 2 - 01033 CivitaCastellana (VT) oppure mandate un Fax al n. 0761.513117 ouna e-mail a info@campodefiori.biz(scrivere in stampatello e senza abbreviazioni) .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................Gli annunci gratuiti sono esclusivamente riservati a privati. 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Campo de’ fiori61La rubricadei perchèSi dice passare la notte in bianco perché, nel medioevo, l’aspirantecavaliere, alla vigilia del giorno del giuramento, trascorreva tutta la nottein raccoglimento e preghiera in una cappella e vestito di biancoFarmacie Civita Castellana aperte nei giorni festivi di Febbraio 200803 Febbraio - Farmacia Municipalizzata Via Santa Felicissima10 Febbraio - Farmacia Filizzola Corso Bruno Buozzi17 Febbraio - Farmacia Municipalizzata Via Ferretti - Farmacia Versace di Sassacci24 Febbraio - Farmacia Municipalizzata Via Santa FelicissimaFarmacie Corchiano e Fabrica aperte nei giorni festivi di Febbraio 200810 Febbaio - Farmacia Liberati di Fabrica di Roma17 Febbraio - Farmacia Sangiorgi di CorchianoBenzinai Civita Castellana aperti nei giorni festivi di Febbraio 200803 Febbraio - Esso Via Flaminia - Api Via Corchiano10 Febbraio - Tamoil Via Flaminia - IP Variante Nepesina - Total Via Terni17 Febbraio - Api Borghetto - Enerpetroli SP 311 Nepesina - Agip Belvedere Falerii24 Febbraio - Schell Via Flamina - Api Via CorchianoSOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL VOSTRO ABBONAMENTOCARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALESI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00I miei datiNome___ ____ __________________________________ Cognome________________________________________________data di nascita_______________ __________Città________________________________________________________Prov._______Via_______________________________________________________________Telefono____________________________________Desidero regalare l’abbonamento a: Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00Il regalo è per:Nome_______________________________Cognome_________________________________________________________________data di nascita___________________________Città______________________________________________________Prov.________Via_________________________________________________________________Telefono__________________________________effettuerò il pagamento con c/c postale n. 42315580 intestato alla Associazione Accademia Internazionale D’Italia - P.zadella Liberazione n. 2 - Civita CastellanaData______________Firma__________________________________Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo quanto disposto dalla legge n. 675 del 31.12.1996 in materia di“Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 CivitaCastellana (VT)Data______________Firma__________________________________Per abbonarti puoi spedire questa cartolina a Campo de’ fiori - P.za della Liberazione, 2 - 01033 CivitaCastellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117


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Campo de’ fiori 63Nel cuoreNel mese di Gennaio è venuto a mancare il papà di Teresa, Nazzareno e Giuseppe eFerdinando Gagliardi, padre di Giampiero.Un forte abbraccio dagli amici speciali e da tutta la redazione di Campo de’ fiori.Campo de’ fiori seleziona ragazzi/e da inserire nelsettore commerciale. Per informazioni 0761.513117oppure info@campodefiori.bizoppure Piazza della Liberazione 2 Civita CastellanaVistita il nostro sitocompletamente rinnovatowww.campodefiori.bizLo Studio Legale dell’ Avv. Aldo PirasPatrocinante in Cassazione, ha stipulato una convenzione conCampo de’fiori con la quale, tutti i lettori, avranno dirittoa n. 3 consulenze gratuite.Per informazioni rivolgersi in redazioneCampo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina,Vasanello, Soriano Nel Cimino, Vitorchiano, Bagnaia, Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola, Ronciglione,Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano, Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese, Magliano Sabina,Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto, Otricoli, Narni, Terni, Amelia,Nepi, Castel Sant’Elia, Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale Monterano, Mazzano, Campagnano,Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San Paolo, Torrita Tiberina, Rignano Flaminio,Morlupo, Castelnuovo di Porto, Riano, Ostia, Nettuno, Anzio, Fregene e nei migliori locali di Roma, in tutte le stazioniMET.RO. Spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’estero, inviato ad Istituzioni Culturali e sedi Universitarie italiane estraniere, a personaggi politici, della cultura, dello sport e dello spettacolo.Campo de’ fioriPeriodico Sociale diArte, Culturaed Attualità editodall’AssociazioneAccademiaInternazionaleD’Italia(A.I.D.I.)senza fini di lucroConsulenteEditoriale:Enrico De SantisReg.Trib. VT n. 351del 2/6/89PresidenteFondatore:Sandro AnselmiDirettore Editoriale:Sandro AnselmiDirettoreResponsabile:Stefano De SantisSegreteria diRedazioneCoordImpaginazione eGrafica:CristinaEvangelistiSonia BonaminErmelindaBenedettiStampa:TipolitografiaS.E.A.La realizzazione diquesto giornale e lastesura degli articolisono liberi e gratuitied impegnanoesclusivamentechi li firma.Testi, foto, lettere edisegni, anche senon pubblicati, nonsaranno restituitise non dopopreventiva edesplicita richiesta daparte di chi lifornisce.I diritti di riproduzionee di pubblicazione,ancheparziale, sonoriservatiin tutti i paesi.DirezioneAmministrazioneRedazionePubblicità edAbbonamenti:Piazza dellaLiberazione, 201033 CivitaCastellana (VT)c/c postalen.42315580Tel. e Fax0761.513117e-mail:info@campodefiori.bizRedazione di Roma:Viale G. Mazzini 140AbbonamentiRimborso spesespedizioneItalia: 12 numeri€ 25,00Estero: 12 numeri€ 60,00Per il pagamentoeffettuare iversamenti sul c/cpostale n. 42315580intestatoall’AssociazioneAccademiaInternazionaleD’Italia.L’abbonamentoandrà in corso dalprimo numeroraggiungibile epuò avere inizio inqualsiasi momentodell’anno ed avrà,comunque, validitàper 12 numeri.Garanzia diriservatezza pergli abbonatiSi garantisce lamassima riservatezzadei dati fornitidagli abbonati e lapossibilità dirichiederne gratuitamentela rettificao lacancellazione scrivendoall’editore.Le informazionicustodite nelloarchivio di Campode’ fiori verrannoutilizzate al soloscopo di inviareagli abbonati ilgiornale e gliallegati, anchepubblicitari (legge675/96 tutela datipersonali).

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