La Freccia Gennaio 2020

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ANNO XII | NUMERO 1 | GENNAIO 2020 | www.fsitaliane.it

PER CHI AMA VIAGGIARE

BUON 2020

ANNIVERSARI

PERSONE

MUSICA

VIAGGI

ARTE


LE RADICI DEL NOSTRO FUTURO

BENVENUTO 2020

Gianfranco Battisti, ammistratore delegato di FS Italiane,e il Frecciarossa celebrativo per i 10 anni AV

Sarà un 2020 ricco di anniversari

e mete da scoprire.

Mentre inizia a raccontarveli,

con qualche cartolina dal passato, La

Freccia saluta l’avvio dei nostri anni ‘20

ricordando quelli del ‘900. Negli Usa

li chiamarono “ruggenti”, in Europa

“d’oro”: Golden Twenties. Anni di ottimismo

ed entusiasmo, come ci auguriamo

siano i nostri. Auspicando siano

accompagnati, però, dagli ammonimenti

della storia. Un secolo fa ad accendere

vitalismo e spensieratezza,

insieme all’eccitazione per i progressi

di scienza e tecnologia, fu, in particolare

nel Vecchio continente, la voglia

di esorcizzare l’immane tragedia della

Prima guerra mondiale. Arrivò poi

la crisi finanziaria del 1929, la Grande

depressione e qualche anno dopo il

Secondo conflitto mondiale, le atrocità

di regimi che si erano conquistati

consensi plebiscitari, le deportazioni,

i campi di sterminio. Ecco, il futuro va

tessuto con i fili della memoria, e con

2


la coscienza che nessuna delle nostre

azioni è priva di conseguenze. Questo

vale per le persone, per le nazioni, per

le aziende. Ferrovie dello Stato Italiane

impronta ogni sua attività intorno al

principio della sostenibilità: economica,

sociale, ambientale. È un impegno

verso le nuove generazioni. Perché

non può esserci sviluppo né crescita

avvelenando i pozzi del futuro. Solo

così possiamo essere orgogliosi dei

nostri successi. E il 2019 a FS Italiane

ne ha regalati molti. Abbiamo da poco

festeggiato i 10 anni dell’Alta Velocità,

contando 350 milioni di viaggiatori e

20 milioni di tonnellate di CO 2

risparmiate

nell’aria. Il nostro amministratore

delegato, Gianfranco Battisti, lo

scorso dicembre ha sottoscritto gli

impegni di tutto il Gruppo per contribuire

al raggiungimento della Carbon

neutrality al 2050, a novembre era

stato nominato Ambasciatore europeo

per la diversità dalla commissaria

ai Trasporti, Violeta Bulc. In Gran

Bretagna, vinta con FirstGroup una gara

internazionale, dallo scorso dicembre

gestiamo le rotte ferroviarie della West

Coast da Londra a Manchester, Birmingham,

Liverpool fino a Edimburgo e

Glasgow. In Francia, nel corso dell’anno,

e in Spagna dal 2022, porteremo i nostri

Frecciarossa con i loro servizi di eccellenza.

Intanto lavoriamo e siamo presenti

con le nostre società di ingegneria

e di trasporto in decine di Paesi in tutto

il mondo. Maciniamo utili, che nel 2019

si sono attestati intorno ai 600 milioni di

euro, a vantaggio del nostro azionista,

lo Stato, ossia voi. Finanziandoci con

l’emissione di green bond, investiamo

in nuovi treni regionali per i pendolari,

oltre 600, nell’innovazione e in tecnologie

digitali. Contribuiamo allo sviluppo

di un turismo dolce e rispettoso del

nostro patrimonio. E, soprattutto, abbiamo

a cuore le persone che lavorano e

si muovono con noi. Tutte. Consapevoli

del valore e della ricchezza, non solo

immateriale, della diversità, dell’inclusione

e dell’accessibilità. Sono i fari di

ogni quotidiana azione nostra, delle nostre

donne e dei nostri uomini.

Che vi augurano un felice 2020!

© Javier Sánchez Mingorance/AdobeStock

© Daniele Nieddu danielenieddu_

3


MEDIALOGANDO

L’OTTIMISMO DELLA QUALITÀ

MAURIZIO MOLINARI, DIRETTORE DE LA STAMPA, E IL GIORNALISMO

DI FRONTE ALLE SFIDE DEL DIGITALE

di Marco Mancini

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© Alberto Giachino

Medialogando inaugura il 2020 con Maurizio Molinari,

che proprio il 1° gennaio ha festeggiato il

suo quarto anno alla guida de La Stampa di Torino.

Sul quotidiano piemontese, fondato più di un secolo e

mezzo fa, Molinari scrive dal 1997. Per circa 15 anni ne è stato

corrispondente dall’estero, 13 da New York. Saggista, acuto

commentatore politico, il suo attento sguardo sul panorama

internazionale ne ha fatto l’apprezzato ospite di molti talk

show televisivi. Molinari ci paleserà, nel corso della nostra

conversazione, un inaspettato ottimismo sulle sorti del giornalismo

e dei quotidiani. Un ottimismo ragionato e ragionevole

che assumiamo come benaugurale, all’alba del nuovo

decennio e di fronte alle innovazioni che si porterà con sé,

non solo nel mondo dei media.

Che significa essere giornalisti oggi?

Significa coniugare la valorizzazione del vecchio mestiere

con la sua declinazione su più piattaforme tecnologiche.

E come si coniuga tradizione e innovazione?

Facendo crescere all’interno della redazione la consapevolezza

del valore delle notizie, la necessità di una loro netta

separazione dalle opinioni, la loro ricerca con quella ingenuità,

capacità di sorprendere, studio, approfondimento e, soprattutto,

umiltà di ascoltare, che sono da sempre gli ingredienti

di questo mestiere. Il giornalismo non cambia e i suoi

elementi di forza rimangono gli stessi, cambia la declinazione

sulle varie piattaforme. Se fino a pochi anni fa la principale e

quasi esclusiva era la carta, oggi abbiamo la scrittura digitale,

i video digitali, le radio digitali, i social network, la realtà aumentata

e uno scenario destinato ad arricchirsi ancora nell’arco

di pochi anni.

Tutto questo richiede, quindi, specifiche competenze.

Nascono infatti nuove professionalità, capaci di trovare il linguaggio

e il modo adeguato per raggiungere mercati e tipologie

di pubblico molto diversi. Con un’ulteriore novità: nelle

redazioni l’interazione non sarà più soltanto quella tradizionale

tra giornalisti e tipografi, che comunque resterà, perché

i giornali di carta continueranno a uscire, ma con altri compagni

di banco come i graphic designer, i video maker, i data

scientist.

Sei convinto che i giornali di carta resisteranno? Lo scorso

agosto il NYT ha dedicato un’interessante inchiesta a questo

tema. Tutti i dati parlano di un continuo e diffuso declino

di vendite. Da cosa deriva questo tuo ottimismo?

L’esperienza del New York Times come del Guardian ci dicono

che il modello cartaceo sta in piedi quando le copie vendute

equivalgono agli abbonamenti digitali, meglio ancora se il

loro numero supera quello delle copie vendute in carta. Semmai

il vero interrogativo sulla scomparsa della carta riguarda

quei giornali che non riusciranno, in tempo utile, a creare questo

sano equilibrio. Ecco, quella scadenza può essere feroce,

4


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LUIS TATO/GETTY IMAGES

NAMI

e ravvicinata. Tre, cinque anni. O si riesce, in tempo celere, a

trovare gli abbonati digitali, o si chiude.

Un processo delicato, che pretende misure adeguate e pochi

tentennamenti.

Sì, ma lo dobbiamo gestire con ottimismo, con adeguati investimenti,

con la consapevolezza che la trasformazione creerà

molteplici professionalità, cambierà dall’interno le redazioni,

ma conserverà, alla carta, il ruolo di prodotto privilegiato per il

rafforzamento e consolidamento del valore del brand.

Consentimi di dire che il panorama non promette bene.

Perché siamo soltanto all’inizio di questo processo, e non si

possono fare considerazioni finali su un processo appena iniziato.

Comunque, se guardiamo alle aree dove sono più diffusi

cultura e abitudini verso il digitale e gli acquisti online, come

la Scandinavia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, i dati sugli

abbonamenti digitali non sono affatto così negativi. E il fenomeno

comunque cresce, seppur lentamente, anche altrove,

compresa l’Italia.

Non credi che il declino dei media tradizionali, e in particolare

dei giornali, sia anche conseguenza di una insofferenza

verso l’informazione mainstream, percepita come asservita

a interessi di parte? Il che giustifica l’esplosione dell’informazione

fai-da-te, sui social…

Tutto questo è l’attuale Far West. Che si spiega perché siamo

ancora in una fase nella quale nel web non ci sono le regole,

e abbiamo l’informazione gratuita che cannibalizza i contenuti.

Stiamo uscendo dall’homo homini lupus e lentamente si iniziano

a costruire delle regole.

Quindi anche quel mondo di libertà sconfinata ha necessità

di regole, come tanti sostengono. Sebbene su come introdurle

il dibattito sia apertissimo e complesso.

Gli abbonamenti digitali servono anche a questo. Quando

l’informazione è gratuita e tu non sai chi paga per produrla,

si apre la finestra all’interno della quale si sviluppano le fake

news. Che non nascono sui giornali con un nome, un cognome,

un indirizzo e un editore responsabile, perché se tradisci

il lettore il tuo business finisce. Quindi, per garantire la libertà

di informazione, i giornali devono puntare sulla qualità, ma i

lettori devono accettare di pagare per i contenuti.

Insomma, il digitale è una prateria di opportunità ma anche

di insidie, mi sembra che anche di questo parli il tuo ultimo

libro, Assedio all’Occidente. Quali le difese?

Sono due le misure strategiche da adottare: una verso l’esterno

e una interna. Ogni nazione deve difendere il proprio

spazio cibernetico così come difende i suoi confini fisici, è una

questione di sovranità nazionale. Se non lo fai qualcun altro

si insedia e inizia a fare i propri interessi all’interno della tua

comunità nazionale. Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele, Corea

del Sud, Olanda presidiano già efficacemente il proprio spazio

cibernetico, in altri Paesi come Francia, Germania, Italia e Spagna

questo processo è ancora in corso. Servono poi norme

per distinguere i dati che si possono condividere da quelli che

vanno protetti. La normativa emanata dal governo italiano,

con il Conte Due, è positiva ed è considerata, da molti, all’avanguardia

in Europa, perché istituisce nei settori strategici il

sistema del Golden Power. Ossia uno strumento che impedisce

di rendere pubblici i dati di importanza strategica per la

sicurezza.

E la misura interna?

La lotta alle fake news. Che oltre a regole e informazione di

.

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qualità richiede un grande senso di responsabilità e di autodisciplina

da parte dei giornalisti. Chi scrive per un grande

giornale, con una propria eco nel Paese, non può produrre e

diffondere propri individuali contenuti che finirebbero, di fatto,

per essere identificati con quelli del suo giornale. La libertà

di opinione è un valore ma se la eserciti solo a favore di una

precisa azienda o di uno specifico partito politico diventa faziosità.

Cos’altro si chiede a un giornalista nell’epoca digitale?

Senz’altro deve essere più flessibile, più rapido, e consapevole

che il mercato gli darà un voto, il che lo obbliga a produrre

contenuti di qualità.

Ed è apprezzata questa qualità?

Eccome, e i dati sono sorprendenti. Gli articoli digitali che fanno

più traffico non sono quelli con le donne nude o con le parolacce,

ma quelli di qualità. Perché il pubblico è intelligente.

Ho imparato una regola negli Stati Uniti, che i lettori sono più

intelligenti di noi, ed è vero. Il pubblico premia la qualità e questo,

consentimi, mi permette di essere ancora più ottimista.

La qualità dell’informazione cammina di pari passo anche

con le risorse per pagare chi la produce. Quelle provenienti

dalla pubblicità sono in costante calo.

Le risorse si recuperano con una nuova idea di pubblicità, con

lo sviluppo di una nuova organizzazione del lavoro e sapendo

cogliere le potenzialità offerte dalla moltiplicazione delle piattaforme.

La raccolta della pubblicità nella realtà digitale non

può essere più quella del ‘900, con le vendite porta a porta e

i centri media, ma passerà da meccanismi sempre più automatici

legati al traffico sviluppato. Insomma, parliamo di una

riforma di sistema.

La Stampa, 7 dicembre 2019

w

Teatro Tosca in tv dalla A alla Z

Sarà la Prima più social di sempre

ALBERTO MATTIOLI — P. 24

la maggioranza trova l’accordo: azzerata l’imposta sulle auto aziendali

Conte salva la manovra

Renzi frena le nuove Tax

Si fa cassa con le lotterie

Centeno: spropositati i timori del governo sul Mes, ma l’intesa li placherà

Trovato l’accordo sulla manovra:

slittano plastic e sugar tax,

spunta una stretta sul gioco d’azzardo.

Mario Centeno, ministro

portoghese e presidente dell’Eurogruppo,

in un’intervista a «La

Stampa»: «Spropositati i timori

dell’Italia sul Mes». BERTINI,

BRESOLIN, DI MATTEO E SORGI – PP. 4-5

BUONGIORNO

Calcio La Roma ferma l’Inter

Stasera la risposta della Juve

CONDIO, D’ORSI, GARANZINI E ODDENINO — PP. 34-35

ROSELINA SALEMI — PP. 30-31

LA STAMPA

SABATO 7 DICEMBRE 2019

INTERVISTA A BONAFEDE

“Sulla prescrizione

nessuno slittamento”

FRANCESCO GRIGNETTI — P. 6

GIUSTIZIA

L’ANALISI

I PROCESSI LUNGHI

GUASTANO I CONTI

Gli uomini deboli

MATTIA

FELTRI

Il quarantotto per cento degli italiani, dice l’ultimo rapporto

del Censis, vorrebbe al potere un uomo forte che colato dagli impicci delle elezioni e del Parlamento,

perché non sappiamo che comporti l’uomo forte divin-

non debba curarsi di impicci come le elezioni e il Parlamento.

Traduzione: metà di noi s’è stufata della demo-

padri e spesso nemmeno nonni che la dittatura l’abbia-

cioè la dittatura. Tutto dimenticato, non abbiamo più

crazia. Non della casta, non ce l’abbiamo coi papaveri in no incisa sulla pelle e ce lo raccontino, è sbiadito tutto

auto blu, quella è roba superata: ci siamo stufati del sistema

di governo del mondo liberale occidentale, come la noncuranza senza passato né futuro. La storia non ci in-

quanto è stato scritto, tutto è perduto in un tempo di

terza generazione che, dopo la prima

segna nulla, è stato detto con senno. La

che ha fondato l’azienda e la seconda LA DOPPIA ITALIA DEL CENSIS democrazia non ci ha reso felici, stop.

che l’ha ingrandita, per noia sperpera le

La democrazia è un cumulo di difetti,

fortune ignorando la fatica di accumularle.

E’ sempre più facile buttare giù

piedistalli, stop. La democrazia non ha

INNOVATORI stop. La democrazia non ci ha issati sui

qualcosa che tirarla su, e noi oggi ci apprestiamo

a buttare giù la democrazia SERVIZI — PP. 10-11

CONTINUA A PAGINA

CONTRO ANSIOSI detto abracadabra.

23

w

QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867

ALESSANDRO DE NICOLA — P. 23

cristiani in africa

Nella Nigeria

dilaniata

dai jihadisti

BERNARD-HENRI LÉVY

L’appello mi è arrivato da un cristiano

pentecostale nigeriano. È direttore

di un’associazione che auspica il

riavvicinamento tra le due comunità,

cristiana e musulmana. – PP. 2-3

Gli eredi di Riina

Un solo indirizzo

londinese

per tutte le mafie

LORENZO BAGNOLI

MATTEO CIVILLINI

GIANLUCA PAOLUCCI

na palazzina elegante nel cuore

Udi Londra è la sede delle attività

degli eredi del «capo dei capi» della

Mafia, di un faccendiere legato ai

clan della Camorra e dei «colletti

bianchi» coinvolti in una maxinchiesta

sulla 'Ndrangheta. L’indirizzo,

29 Harley Street, è anche lo stesso

utilizzato da politici corrotti di mezzo

mondo, criminali comuni, aziende

statali di paesi sotto embargo.

CONTINUA A PAGINA 15

w

Feste Se la tavola natalizia

è come una partita a scacchi

2,00 € (CON TUTTOLIBRI) II ANNO 153 II N. 334 II IN ITALIA II SPEDIZIONE ABB. POSTALE II D.L. 353 /03 (CONV.IN L.27/02/04) II ART. 1 COMMA 1, DCB - TO II www.lastampa.it

STAMPA

PLUS

LIBIA

LE STORIE

GIUSEPPE ORRÙ

Cercasi volontari

per ascoltare

gli anziani in ospizio

P. 32

ST+

IL LAGER NAZISTA

MAURO MONDELLO

Merkel ad Auschwitz

ricorda Primo Levi

“Può succedere ancora”

P. 13

FRANCESCA SFORZA

Il premier a Lavrov

“Bisogna evitare

guerre per procura”

P. 12

FRANCA NEBBIA

La pizza del Monferrato

con la mozzarella

arrivata dalla Campania

P. 32

5


MEDIALOGANDO

La Stampa come sta vivendo questa riforma?

E cos’è di cui vai più orgoglioso

in questi quattro anni di tua direzione?

Senz’altro dell’integrazione. Abbiamo

fatto due lavori fondamentali, abbiamo

integrato le redazioni tra loro, creando

dei macro desk. Uno di hard news per

cronache, politica, esteri ed economia.

Uno di soft news con cultura, spettacoli

e società. E infine un macro desk locale

con tutte le province e la cronaca di Torino.

Questa integrazione ha fatto collaborare

colleghi che per molti anni lavoravano

fianco a fianco ma faticavano a

parlarsi, ciascuno coltivando il proprio

giardinetto. E ha aiutato la produzione

di contenuti di qualità. Adesso stiamo

lentamente replicando questo concetto

tra carta e web, chiedendo a ogni

giornalista della carta di lavorare anche

per il web e viceversa. Questo è il fronte

dell’integrazione industriale all’interno

de La Stampa.

Necessario per ottimizzare l’utilizzo

delle risorse.

Sì, poi c’è un’altra integrazione, più emozionante,

della quale ho avuto l’onore

di avere la responsabilità a dicembre

2017, che riguarda la GNN (Gedi News

Network), ovvero l’integrazione fra

La Stampa e i quotidiani locali dell’ex

Gruppo Espresso. Tredici giornali locali

con i quali abbiamo un’interazione quotidiana.

Loro pubblicano i nostri contenuti

nazionali, mentre le loro storie confluiscono

sul giornale nazionale, che

abbiamo aperto più volte con notizie

dal Veneto, dall’Emilia, dalla Toscana.

Questo dialogo fra La Stampa e i giornali

locali è, sinceramente, la cosa più

divertente e importante perché ci consente

di avere una forte presenza sul

territorio e di essere un Gruppo davvero

glocal. Dove l’elemento globale che

viene dal dna della Stampa si coniuga

al forte radicamento locale di quelle

testate.

Che cosa resta da fare?

Dobbiamo iniziare a correre verso una

più efficace integrazione tra carta e digitale.

Ma la parte più avanzata e difficile

di questa frontiera sono i social network.

Perché qui parliamo di un lavoro completamente

diverso da quello giornalistico.

Qui devi monitorare cosa avviene,

capire di cosa si sta parlando, quali

sono i contenuti del tuo sito che possono

interagire con la conversazione in

corso, postarli, moderare le reazioni. È

un altro lavoro che richiede altre qualità

e specializzazioni. Tutto questo ti mette

a durissima prova, però è emozionante

e schiude nuovi orizzonti. Stiamo anche

pensando ad accordi con più università

per avere in redazione, a partire dalla

primavera del 2020, data scientist.

Con quali obiettivi?

Questi scienziati dei dati leggono e interpretano

il traffico digitale sui singoli

contenuti e ci forniranno informazioni

per rispondere meglio alle richieste

dei nostri lettori. Oggi ne sappiamo ancora

troppo poco. Sappiamo però che

la maggioranza sono uomini, le donne

sono soltanto il 38%. E che l’età media

dei nostri user è di 55 anni. Già questi

dati ci consentono di capire che abbiamo

una carenza di contenuti capaci

di attrarre la loro attenzione. Quindi le

prime due sfide sono: più giovani e più

donne.

Ma le notizie sono notizie. Forse conta

come darle e come dosarle dentro il

palinsesto complessivo?

Certo, per esempio il fatto che la maggioranza

siano di cronaca nera non attrae

il pubblico delle lettrici. Potendo

analizzare i dati puntualmente ti scontri

con qualcosa senza appello, e a quel

punto sei obbligato a ragionare. Scopri,

ad esempio, la forza del territorio, con

storie che hanno una forza di penetrazione

sul digitale enorme. E capisci

quanto investire risorse sulle storie locali

significhi creare nuovi mercati.

Sei spesso in tv. Ormai un buon giornalista

è anche un reclamato opinion

leader…

È vero, però attenzione, questo non

sostituisce il vecchio mestiere. Non c’è

niente da fare, quando hai un reportage

di una tua giornalista che da Algeri ti fa

ascoltare le donne algerine coinvolte

nella sfida tra i liberali e gli estremisti

islamici, o hai l’intervista all’astronauta

della stazione spaziale internazionale o

al cittadino che ha dovuto abbandonare

la sua casa per l’esondazione del fiume

Tanaro e ti racconta come è cambiata la

sua vita… quelli sono pezzi unici, e non

ce n’è per nessuno. La notizia continua

ad essere imbattibile, insostituibile ed

è la ragione grazie alla quale l’informazione

di qualità potrà avere ancora

successo.

La nave di Teseo, pp. 238 € 18

6


SOMMARIO

GENNAIO 2020

IN COPERTINA

MARA VENIER

52 88

42

12

RAILWAY HEART

17

SAVE THE DATE

24

WHAT’S UP

pag. 28

34

METE 2020

Da Parma, capitale italiana della cultura

2020, alle Marche, dai sapori gourmet ad

alta quota alle EnoArmonie in Friuli, tra

musica e calici di vino

54

NEL SEGNO DEL GENIO

Modigliani torna nella città natale,

Livorno, con una grande mostra per

celebrare il centenario della sua

scomparsa

91

UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani,

che questo mese propone ai lettori

della Freccia il nuovo romanzo di

Annette Hesse, L’interprete

76

106

68

ACCARDO E BEETHOVEN

72

KISSIN IL GENIO

76

PITTI UOMO 97

82

ANNI VERDI

88

THE NEW POPE

96

DIVERSITY&INCLUSION

104

PHOTO

110

THREE TIMES UNIVERSAL

128

FUORI LUOGO

LE FRECCE NEWS//OFFERTE E INFO VIAGGIO

114

TRENITALIA: UN ANNO INSIEME

Aumenta l’offerta delle Frecce: più Frecciarossa in tarda serata, maggiore capillarità nelle aree

metropolitane e mete invernali con il servizio FRECCIALink

Scopri tra le pagine l’offerta Trenitalia. Oltre 300 Frecce e FRECCIALink al giorno, più di 100 città servite

8


Tra le firme del mese

FEDERICO CATANIA

Appassionato di montagna e trasporti, si occupa

da dieci anni di comunicazione istituzionale,

comunicazione dell’emergenza e di marketing

per le imprese. Dal 2009 a oggi ha percorso oltre

250mila chilometri a bordo delle Frecce

VALENTINA DOLCIOTTI

Classe 1981, laurea in Scienze dell’educazione,

master in Diversity Management & Gender

Equality a Roma, autrice di Diversità e Inclusione - Dieci

dialoghi con diversity manager (Guerini Next, 2017).

Nel 2018 fonda, con Tiziano Colombi, il magazine

cartaceo DiverCity, trimestrale di inclusione e

innovazione, di cui è direttrice responsabile

ANDREA GUOLO

Giornalista specializzato in economia del

fashion, design, food&beverage. Lavora per

Milano Finanza, Pambianco e altre testate italiane

e straniere. Ha scritto sei libri su casi aziendali

di successo, oltre agli spettacoli teatrali Mafie

in pentola, Tutto quello che sto per dirvi è falso e

#IoSiamo

AGOSTINO RIITANO

Project manager supervisor di Matera 2019,

è stato consulente dell’Ocse e del Bid,

organizzazioni internazionali per lo sviluppo

economico, sociale e culturale. Docente

del master in Politiche culturali e sviluppo

economico presso l’Università Suor Orsola

Benincasa di Napoli

I numeri

di questo numero

1994

l’anno in cui Mara Venier ha

condotto il Dopofestival

[pag. 32]

500

gli anni dalla morte di

Raffaello

[pag. 53]

1.203

i marchi presenti a

Pitti Uomo 97

[pag. 78]

169

le persone caricate sul primo

convoglio da Milano ad

Auschwitz-Birkenau nel 1943

[pag. 126]

Read also

Note, il settimanale per i viaggiatori

regionali da leggere su

trenitalia.com

La Freccia Junior, il mensile di giochi,

fumetti e curiosità per i più piccoli,

in distribuzione al FRECCIABistrò di

Frecciarossa e Frecciargento, nei

FRECCIACLub e nelle FRECCIALounge

e SalaFRECCIA

FS MOBILITY ACADEMY

C’è tempo fino al 7 febbraio per

iscriversi al percorso formativo FS

Mobility Academy 2019-20. Nato

dalla cooperazione tra FS Italiane

e l’Università degli Studi di Napoli

Federico II, è rivolto ai neolaureati in

Ingegneria ed Economia e mirato a

formare competenze specialistiche

sulla mobilità, il trasporto integrato e

l’analisi del sistema intermodale dei

trasporti dal punto di vista economico,

sociale e ambientale. Per partecipare

basta scaricare il bando e compilare il

form sul sito fsacademy.unina.it

ERRATA CORRIGE

DICEMBRE 2019

Pag. 9: Gennaro Sangiuliano è direttore

del Tg2 Rai

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI

DI FERROVIE DELLO STATO ITALIANE

ANNO XII - NUMERO 1 - GENNAIO 2020

REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA

N° 284/97 DEL 16/5/1997

CHIUSO IN REDAZIONE IL 20/12/2019

Foto e illustrazioni

Archivio Fotografico FS Italiane

FS Italiane | PHOTO

AdobeStock

Copertina © Roberto Rocco

Abito Parosh, make up artist Anna di Florio

hairstylist Simone Rocco per Aldo Coppola

calice Swarovski

Tutti i diritti riservati

Se non diversamente indicato, nessuna parte della

rivista può essere riprodotta, rielaborata o diffusa

senza il consenso espresso dell’editore

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a questo numero

PER CHI AMA VIAGGIARE

ALCUNI CONTENUTI DELLA RIVISTA

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EDITORE

Direzione Centrale Comunicazione Esterna

Piazza della Croce Rossa, 1 | 00161 Roma

fsitaliane.it

Contatti di redazione

Tel. 06 44105298 | lafreccia@fsitaliane.it

Marco Mancini

Claudia Frattini

Cecilia Morrico,

Francesca Ventre

Silvia Del Vecchio

Gaspare Baglio, Serena Berardi,

Michela Gentili, Sandra Gesualdi,

Luca Mattei, Cristiana Meo Bizzari

Francesca Ventre

Michele Pittalis,

Claudio Romussi

Verto Group

Hanno collaborato a questo numero

Cesare Biasini Selvaggi, Alberto Brandani,

Germana Cabrelle, Federico Catania, Gilda

Ciaruffoli, Carlo Cracco, Valentina Dolciotti,

Alessio Giobbi, Andrea Guolo, Itinere,

Valentina Lo Surdo, Ernesto Petrucci, Bruno

Ployer, Enrico Procentese, Andrea Radic,

Agostino Riitano, Mario Tozzi

REALIZZAZIONE E STAMPA

Via A. Gramsci, 19 | 81031 Aversa (CE)

Tel. 081 8906734 | info@graficanappa.com

Coordinamento Tecnico Antonio Nappa

PROGETTO CREATIVO

Team creativo Antonio Russo, Annarita Lecce, Manfredi

Paterniti, Massimiliano Santoli

PER LA PUBBLICITÀ SU QUESTA RIVISTA

advertisinglafreccia@fsitaliane.it | 06 4410 2600 - 5640 - 2661

La carta di questa rivista proviene

da foreste ben gestite certificate FSC ® ️

e da materiali riciclati

On Web

La Freccia si può

sfogliare su ISSUU

e su fsnews.it

9


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ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

mostreinbasilicapalladiana

Ubaldo Oppi

Le Amazzoni (1924)

Collezione privata

mostreinbasilica

Pippo Rizzo, Il nomade (1929)

© Giacomo D’Aguanno/Civita Sicilia

palazzoducalegenovafondazioneperlacultura

ducale_genova palazzoducalegenova

TRA INCERTEZZA

E SPENSIERATEZZA

Nonostante la storiografia presenti come ruggente il secondo

decennio del XX secolo, gli anni ’20 nel Belpaese

sono caratterizzati da un generale senso di instabilità. Tra

le cause il passaggio a una politica autoritaria, la transizione

a un’economia di pace, i cambiamenti culturali provenienti

dalla Belle Époque. Una sensazione persino di

inquietudine che trova riscontro nell’arte pittorica, come

dimostra l’esposizione Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza,

a Palazzo Ducale di Genova fino al 1° marzo. Oltre

100 opere di maestri come Giorgio de Chirico, Fortunato

Depero e Pippo Rizzo testimoniano contesti di attesa

enigmatica, ma anche l’esplorazione di universi onirici e

l’evasione verso dimensioni edonistiche. È su quest’aspetto

più spensierato del periodo, in cui risaltano eleganza e

lusso frenetici, che si sofferma invece la mostra Ritratto di

donna, alla Basilica Palladiana di Vicenza fino al 13 aprile.

Qui il focus è la sfavillante rappresentazione del femminile.

Le giovani dopo la Grande guerra diventano più seduttive

e soprattutto più influenti nella società e nella cultura.

Oltre alle tele di autori come Mario Sironi e Felice Casorati,

ampio approfondimento è dedicato a Ubaldo Oppi, le

cui opere sono inserite in collezioni favolose, dalla Biennale

di Venezia al Salon d’Automne di Parigi.

palazzoducale.genova.it | mostreinbasilica.it

11


RAILWAY heART

PHOTOSTORIES

PEOPLE

Abbracci

© Pavel Belli Micati

pavelmeyerowitz

IN VIAGGIO

Verso Milano

© Nicola Andrea

andrearamats

12


LE PERSONE, I LUOGHI, LE STORIE

DELL’UNIVERSO FERROVIARIO IN UN

CLICK. UN VIAGGIO DA FARE INSIEME

A cura di Enrico Procentese

enryhills

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it.

L’immagine inviata, e classificata secondo una delle quattro categorie

rappresentate (Luoghi, People, In viaggio, At Work), deve essere di proprietà

del mittente, priva di watermark, non superiore ai 15Mb. Le foto più emozionanti

tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri

della rubrica. Railway heArt è un progetto di Digital Communication, Direzione

Centrale Comunicazione Esterna, FS Italiane.

LUOGHI

Stazione di Pescara

© Federico Giardino

federico.giardino

AT WORK

Il macchinista

© Edoardo Cortesi

eddiecortesi

13


RAILWAY heART

A TU PER TU

a cura di Alessio Giobbi - a.giobbi@fsitaliane.it

Andrea, 46 anni, macchinista dei treni Alta Velocità

nella Divisione Passeggeri Long Haul di Trenitalia.

Qual è stato il percorso che ti ha portato a guidare

i treni superveloci?

A dire la verità la passione nasce sin da piccolo, poi ho continuato

a coltivarla negli anni. Terminata la formazione da perito

industriale, ho partecipato al concorso del Genio Ferrovieri

e alla fine del 1998 è arrivata l’assunzione in FS, il coronamento

di un sogno.

Hai iniziato da subito a lavorare come macchinista?

Sì, ho guidato diverse categorie di treni: dai merci ai regionali,

fino ai carri di soccorso. Nel 2011 è iniziata la mia avventura in

Frecciarossa, che ha rappresentato uno dei traguardi più importanti

della mia vita professionale, e mi sono specializzato

sempre più nella guida dei treni ad Alta Velocità: oggi sono

un macchinista dei Frecciarossa ETR 1000 ed ETR 500, e del

Frecciargento 700, l’ultimo arrivato nella famiglia AV.

Anche la formazione gioca un ruolo importante.

Sì, procede con una media di quattro o cinque incontri all’anno

che per noi macchinisti esperti riguardano principalmente

gli aggiornamenti. Per esempio, dobbiamo essere sempre

pronti a recepire e ad applicare le nuove procedure che interessano

i sistemi di circolazione, le normative dedicate sia

al trasporto sia all’infrastruttura, e saperci interfacciare con

le varie sale operative, nazionali, AV, territoriali. Da parte mia,

inoltre, è normale prassi seguire in affiancamento i colleghi

più giovani durante le loro prime esperienze di guida. Devo

molto ai miei istruttori, verso i quali provo un’enorme gratitudine.

E questa è un’ottima occasione per ringraziarli pubblicamente.

Cosa si prova a guidare un treno a quella velocità?

Ho ancora impressa l’emozione nel guardare per la prima

volta il tachimetro di un Frecciarossa toccare i 300 km/h. Lo

stupore iniziale si è trasformato, poi, con l’esperienza, nella

capacità di godersi il viaggio e ammirare gli straordinari paesaggi

che l’Italia offre da Nord a Sud, mantenendo sempre

alta la proattività e la capacità di controllo per intervenire al

meglio in qualsiasi situazione. Altra cosa che amo del mio lavoro

sono quei periodi dell’anno in cui si affrontano le novità

del cambio orario, invernale ed estivo: si interrompe una certa

routine e ci si appresta a vivere una nuova stagione a bordo.

Cosa miglioreresti nella tua vita lavorativa?

È importante far conoscere ancora meglio la grande

professionalità e preparazione che c’è dietro al nostro

lavoro, concentrando l’attenzione sul singolo individuo, sulla

sua dedizione e responsabilità. Noto con molto piacere

che questo percorso è stato intrapreso dalla mia azienda,

soprattutto per una realtà come l’Alta Velocità, che rappresenta

un modello di sistema Paese vincente da esportare

oltreconfine.

14


LE STORIE E LE VOCI DI CHI, PER LAVORO, STUDIO O PIACERE,

VIAGGIA SUI TRENI. E DI CHI I TRENI LI FA VIAGGIARE

Letizia Lanzarotti, in arte Lady Be. Ventinove

anni, mosaicista e artista della sostenibilità.

Che tipo di viaggiatrice sei?

Mi sposto spesso sia per lavoro che per ragioni affettive,

nell’anno che si è appena concluso il Frecciarossa è

stata la mia seconda casa. Sono originaria della provincia

di Pavia, mentre mio marito è calabrese, così Roma

diventa spesso il nostro punto di incontro preferito. La

mia professione mi porta a muovermi tra città d’arte

come Venezia, Firenze, Napoli e molte altre realtà dove

fioriscono iniziative ed eventi culturali.

Di cosa ti occupi?

La mia esperienza artistica si rivolge principalmente

all’attività di mosaicista contemporanea. Nelle mie

opere, dove spesso vengono rappresentati personaggi

famosi, sono presenti oggetti e materiali di diverso tipo,

tra cui la plastica, che utilizzo cercando di sensibilizzare

le persone al riciclo. Il tema della sostenibilità ha sempre

accompagnato le mie opere e le scelte personali,

altro motivo che mi spinge a utilizzare il treno ad Alta

Velocità per i miei viaggi, almeno due volte a settimana.

Tra le ultime novità a bordo delle Frecce c’è proprio

l’obiettivo plastic free.

Un’iniziativa lodevole. Ricordo quando andai più volte

a Napoli in treno per raggiungere le spiagge e raccogliere

diversi quantitativi di plastica che poi ho riutilizzato

come materia prima dei miei lavori, come mosaici

e giocattoli per bambini. Tra gli oggetti che riciclo per

le mie creazioni ci sono anche bottoni, tappi di bottiglia,

posate e tutto ciò che può essere gettato via, ma che

invece dà forma a qualcosa di nuovo.

Come trascorri il tempo in treno?

Spesso lavoro al computer portandomi avanti con i

progetti grafici, il treno ha ispirato molti dei miei lavori.

Nella mia formazione c’è anche lo studio del futurismo,

a cui si lega parecchio il concetto di Alta Velocità, e poi

in viaggio ho la tranquillità giusta per immergermi nelle

idee e immaginare nuove opere. Spesso nella frenesia

della quotidianità non si ha tempo di staccare, ecco

perché il Frecciarossa si è mostrato il miglior alleato,

sia per motivi sentimentali che professionali.

Un consiglio riguardo i nostri servizi?

Sarebbe affascinante se sul Frecciarossa ci fosse la

possibilità di ammirare creazioni artistiche, che potrebbero

ben conciliarsi con i paesaggi al di là del finestrino.

Si potrebbero introdurre dei quadri all’interno delle carrozze.

Molte persone utilizzano le Frecce per recarsi a

visitare mostre o per partecipare a eventi culturali, non

sarebbe male se, viceversa, l’arte raggiungesse il viaggiatore.

15


AGENDA

A cura di Luca Mattei ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

save GENNAIO

the date 2020

L’ARTISTA DEL ’900

Sconti Trenitalia

MILANO//FINO AL 1° MARZO

La pittura italiana tra le due guerre attraverso la sensibilità

pittorica di Filippo de Pisis è celebrata nella più ampia

retrospettiva milanese degli ultimi 50 anni al Museo del

Novecento. Curata dallo storico d’arte Pier Giovanni Castagnoli

e dalla conservatrice del Museo Danka Giacon,

offre oltre 90 dipinti per un’incredibile varietà di soggetti.

Viaggiatore instancabile, De Pisis ha vissuto e lavorato

a Milano, Roma, Venezia, tra le vette del Cadore e poi a

Parigi e a Londra, senza mai uniformarsi a nessuna corrente

artistica, mantenendo intatto il proprio stile. Vivaci

vedute cittadine, paesaggi delle montagne a lui più care,

come Cortina d’Ampezzo, intensi ritratti e inusuali nature

morte. Il percorso espositivo in dieci sale dispiega l’intero

universo del pittore ferrarese, dagli esordi nel 1916, in cui

incontra l’impronta metafisica di Giorgio de Chirico, alle

ambientazioni ispirate dal soggiorno nella Ville Lumière,

dove riporta su tela soprattutto diseredati e migranti che

popolavano la capitale francese, dai ritratti e le nature

morte degli anni ’30 fino al periodo drammatico dei ricoveri

nella clinica psichiatrica di Villa Fiorita, a Brugherio,

nei primi anni ’50.

museodelnovecento.org

Filippo de Pisis

Cortina (1927)

Collezione privata

Courtesy Galleria Tega e Farsetti Arte

museodelnovecento museodel900

© Galleria Tega

© Filippo de Pisis by SIAE 2019

figlidellashoah auditoriumparcodellamusica auditoriumpdm

SapienzaRoma

© Ciro Fusco/Ansa

GIORNO DELLA MEMORIA

ITALIA//FINO AL 30 GENNAIO

«È un gran miracolo che io non abbia rinunciato alle

mie speranze perché sembrano assurde e inattuabili.

Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo

a credere all’intima bontà dell’uomo». È anche per

rinnovare le speranze di Anna Frank che è giusto celebrare

il Giorno della Memoria il 27 gennaio, con eventi

anche nei giorni che precedono e seguono questa

data. A Milano l’Associazione Figli della Shoah promuove

le testimonianze delle deportate Liliana Segre

ed Edith Bruck, la prima al Teatro degli Arcimboldi il 20

gennaio, la seconda la mattina del 27 al Conservatorio

Verdi, dove alle 20 si svolge la serata commemorativa.

Il 23 l’Auditorium Parco della Musica di Roma ospita il

concerto Là dove giace il cuore. Note e parole d’esilio, in

cui risuona l’esperienza di chi ha dovuto abbandonare

la propria identità, dagli ebrei ai profughi contemporanei.

Direttore artistico è Angelo Busco. Nella Capitale

anche il convegno La Sapienza chiede scusa. Leggi razziali,

la scuola e l’accademia: riflessioni e testimonianze,

alla Facoltà di Giurisprudenza giovedì 30.

figlidellashoah.org | auditorium.com | uniroma1.it

17


AGENDA

Aldo e Lella Fabrizi

teatrodueroma.stabiledessai

TRIBUTO ALLA ROMANITÀ

ROMA//29 GENNAIO>2 FEBBRAIO

Aldo e Lella Fabrizi sono indubbiamente due icone che, grazie al cinema, hanno

reso riconoscibile e apprezzato in tutto il mondo lo stile di vita romanesco. In comune

di certo hanno la settima arte, ma a unirli è anche un’altra grande passione,

il cibo. I due discutevano spesso sugli ingredienti della cucina capitolina nella

famosa trattoria dell’attrice, Sora Lella, sull’Isola Tiberina, frequentatissima ancora

oggi. Ed è proprio l’aspetto mangereccio del loro legame a essere protagonista

al Teatro Due, vicino piazza di Spagna, dello show L’acqua e la farina, testo inedito

scritto, diretto e interpretato da Antonio Nobili, Mary Ferrara e Alessio Chiodini, che

rappresenta per la prima volta insieme su un palco i due celebri fratelli. In scena

anche Sara Morassut e Mauro Trabalza, nipote di Lella, al suo esordio. Un’occasione

per scoprire la versione più intima del rapporto tra i due fratelli romani, familiare

più che professionale. Da non perdere, inoltre, nel foyer del teatro, gli scatti privati

delle famiglie Fabrizi/Trabalza e foto d’epoca della città.

teatrodueroma.it

SHALL WE DANCE?

ITALIA//FINO AL 2 FEBBRAIO

Tanti gli spettacoli in calendario per i fan dell’arte coreutica. Si parte con la compagnia

di danza classica cinese Shen Yun, che fa tornare nell’antico Oriente con una

scenografia mozzafiato. Da ammirare al San Carlo di Napoli dal 10 al 12 gennaio, al

Nuovo Giovanni da Udine il 15, al Comunale di Modena dal 17 al 19 e al Carlo Felice di

Genova il 22 e 23. Per i più piccoli (e non solo) la magia viaggia sui pattini con Disney on

ice. Frozen - Il regno di ghiaccio, produzione basata sul pluripremiato film d’animazione:

al Palazzo dello Sport di Roma dal 16 al 19 e al Forum di Assago dal 23 al 26. Evento

cult della Capitale, il gala Les Étoiles è all’Auditorium Parco della Musica dal 24 al 26,

con le stelle mondiali del balletto e Oleg Ivenko, divenuto star del cinema dopo aver

interpretato Rudolf Nureyev in The White Crow. Novità 2020, infine, la prima edizione di

Puglia International Ballet Competition, concorso in due sezioni, classica/neoclassica

e moderna/contemporanea, al Teatro Apollo di Lecce il 1° e 2 febbraio.

it.shenyun.com/italia | disneyonice.com | auditorium.com

pugliainternationalballetcompetition.it

Una scena di Disney on ice. Frozen - Il regno di ghiaccio

© Tim Pannell

ShenYunIT ShenYun shenyunperformingarts DisneyOnIceItaly

AuditoriumParcodellaMusica pugliainternationalballetcompetition

FELLINI 100

RIMINI//FINO AL 15 MARZO

ROMA//21 GENNAIO

«Quando mi trovo a viaggiare in treno, o ospite in qualche casa privata, le mie possibilità di

conversazione sono ridotte a zero». Federico Fellini mostrava le sue idee e le sue emozioni

non tanto con le parole quanto con una cinepresa. E con questa era, ed è ancora oggi,

un maestro indiscusso. Il 20 gennaio ricorre un secolo dalla sua nascita e Rimini, sua città

natale, non poteva che celebrarlo per tutto il 2020. Si inizia con Fellini 100. Genio immortale,

mostra a Castel Sismondo che raccoglie anche materiali inediti come le prime sceneggiature

di Amarcord e 8½. L’esposizione ripercorre la storia d’Italia dagli anni ’20 agli ’80,

ospita il racconto dei compagni di viaggio del regista e presenta il Museo Internazionale

Federico Fellini, progetto che prenderà vita a dicembre 2020. Ad aprile l’allestimento si

sposta a Roma, a Palazzo Venezia. Nella Capitale, inoltre, il 21 gennaio va in scena al teatro

Lo Spazio In viaggio con Fellini - Note, ricordi, sue fantasie, spettacolo in cui l’attore e regista

Francesco Sala interpreta il grande cineasta raccontando la sua arte immortale.

mostrafellini100.it | teatrolospazio.it

Davide Minghini, Set del film Amarcord. Roma, Cinecittà (1973)

© Biblioteca civica Gambalunga

mostrafellini100 mostrafellini

teatrolospaziooffperscelta teatrolospazio

18


AGENDA

A cura di Luca Mattei

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

Freccia Weekend

gennaio 2020

Alessandro Grassani, Il 29enne Erdene Tuya

trasporta una pecora persa per il zud, nella

provincia dell’Arkhangai in Mongolia (2011)

CondominioFotografico

Condominio_Foto

condominio_fotografico

3>5

L’ex Convento del Carmine di

Modica (RG) accoglie fino al 6

gli scatti di Alessandro Grassani

sul tema dei Migranti ambientali,

coloro che fuggono dalle zone

più colpite dai cambiamenti

climatici, come Haiti, Kenya e

Mongolia. [1]

condominiofotografico.it

Al via Una montagna di libri a

Cortina d’Ampezzo (BL): incontri

con il fumettista Lorenzo

Mattotti il 3, la scrittrice Jessica

Fellowes e la professoressa

Alessandra Necci il 4,

l’insegnante Marco Mondini il 5.

unamontagnadilibri.it

Al TuscanyHall di Firenze

il nuovo anno inizia con la

magia di cinque acrobati nello

spettacolo The Black Blues

Brothers il 3 e 4 gennaio e le

stelle internazionali del circo

nel Gran Gala du Cirque il 5 e 6.

tuscanyhall.it

Last day il 6 al Teatro

Brancaccio di Roma per

Aggiungi un posto a tavola,

tra le più amate commedie

musicali, di Pietro Garinei e

Sandro Giovannini, scritta con

Jaja Fiastri e con le musiche di

Armando Trovajoli.

teatrobrancaccio.it

1 2

Una scena del film I cento passi (2000)

sudestival

10>12

Fino al 13 marzo è di scena

a Monopoli (BA) Sudestival,

kermesse sulla settima arte la

cui inaugurazione è dedicata ai

20 anni del film I cento passi e

al cinema civile di Marco Tullio

Giordana. [2]

sudestival.org

A Palazzo Lanfranchi di

Matera fino all’8 marzo la

mostra Trama doppia, con le

opere a due e quattro mani

di Antonio Marras e Maria Lai,

testimonianze di un dialogo

intimo tra grandi artisti

contemporanei.

musei.basilicata.beniculturali.it

Un triangolo amoroso, il rock e

un omicidio: sono gli ingredienti

esplosivi del musical Murder

Ballad, dal 10 al 12 alla Galleria

Toledo di Napoli. Poi in tour da

Roma a Milano, con chiusura ad

Amalfi (SA) il 14 febbraio.

galleriatoledo.info

Colore come evento di spazi,

alla Dep Art Gallery di Milano

fino al 21 gennaio, è la prima

personale al mondo dopo la

scomparsa nel luglio 2019 di

Carlos Cruz-Diez, tra i maggiori

esponenti dell’arte cinetica e

ottica.

depart.it

20


3 4 5

© 2018 The CW Network, LLC. All Rights Reserved/

Jacob Kepler

Soldati dell’esercito di terracotta

lesercitoditerracottamilano

esercitoditerracottamilano

Giovanni Segantini, Savognino d’inverno (1890)

© Diego Brambilla studio fotografico

metspercorsiarte mets_percorsi_arte

Il mago Raffaele Scircoli nello show

Supermagic Illusioni

supermagicfestival

17>19 24>26

31>2

Alla Fabbrica del Vapore

di Milano fino al 9 febbraio

L’esercito di terracotta e il

primo Imperatore della Cina,

l’esposizione più completa sulle

note statue destinate a servire

Qin Shi Huangdi nell’aldilà. [3]

esercito-terracotta.it

A Palazzo Corbelli di Fano

fino al 31 In Between/wipe out

design, mostra di lavori che

reinterpretano il paesaggio

domestico coniugando la

valenza simbolica dell’opera

d’arte e la funzionalità

dell’oggetto di design.

creval.it

Palazzo Madama di Torino ospita

fino al 4 maggio Rivivere l’antico

costruire il moderno, retrospettiva

su Andrea Mantegna, artista

capace di coniugare la

passione per la classicità alle

sperimentazioni prospettiche.

palazzomadamatorino.it

Last weekend al Museo Civico

di Bari per la mostra 1968/1969

quegli anni, con le foto del

docente universitario Arturo

Cucciolla, all’epoca studente di

Architettura, che testimoniano

un’epoca di irreversibile

cambiamento sociale.

museocivicobari.it

Al Castello Visconteo Sforzesco

di Novara fino al 5 aprile la

mostra La rivoluzione della

luce, con 70 opere dei più noti

esponenti del Divisionismo, da

Giovanni Segantini a Giuseppe

Pellizza da Volpedo. [4]

metsarte.com

Fa tappa al Sistina di Roma

dal 21 al 26 il tour di Belle

ripiene, divertente commedia

in cui Rossella Brescia, Tosca

D’Aquino, Roberta Lanfranchi

e Samuela Sardo raccontano

il rapporto con se stesse, gli

uomini e il cibo.

ilsistina.it

A Palazzo Reale di Milano fino

al 9 febbraio Emilio Vedova,

tra le più importanti personali

mai dedicate a uno dei più

autorevoli artisti del ‘900,

allestita dal dicembre 2019 per

celebrarne il centenario dalla

nascita.

palazzorealemilano.it

Il teatro Massimo di Palermo

inaugura la stagione con

Parsifal, interpretato da Omer

Meir Wellber, al suo primo titolo

da direttore musicale. Spettacoli

in programma il 26, 28, 30 e 31

gennaio e il 2 febbraio.

teatromassimo.it

Dal 30 gennaio al 9 febbraio

al Teatro Olimpico di Roma, i

migliori illusionisti e prestigiatori

al mondo nello show

Supermagic Illusioni, il Festival

internazionale della magia

giunto alla XVII edizione. [5]

supermagic.it

Matrici tendenti a bianchi, grigi

e neri, in cui è la luminosità a

creare un effetto policromo,

non il colore. Sono le opere di

Luce, la personale di Paolo Bini

alla Galleria Nicola Pedana di

Caserta fino al 22 febbraio.

nicolapedana.com

Come si dice “c’era una volta”

in giapponese? Lo si può

scoprire al festival culturale

Ambarabà, dal 1° febbraio al

1° marzo a Monselice (PD), con

laboratori, show teatrali, letture,

degustazioni e proiezioni di

anime.

villapisanimonselice.it

Allo Spazio Bentivoglio di

Bologna dal 21 gennaio al 19

aprile Vestimenti, le opere

tessili dell’artista Sissi, la cui

produzione si concentra da

oltre 20 anni sulla creazione di

abiti, solo a volte indossabili,

intesi come sculture.

palazzobentivoglio.org

21


AGENDA

di Gilda Ciaruffoli - a cura di

vdgmagazine.it

gennaio 2020

FrecciaGourmet

Proseguono gli appuntamenti con il radicchio in provincia di Treviso nell’ambito della

kermesse Fiori d’Inverno. Questo mese le manifestazioni si svolgono a Zero Branco

(10-19), Mirano (12), Preganziol (17-19) e Dosson di Casier (24 gennaio-2 febbraio). Tutte

occasioni imperdibili per scoprire la migliore tradizione veneta.

fioridinverno.tv

È dedicato alla valorizzazione di uno dei

vitigni simbolo dell’enologia italiana l’evento

Sangiovese Purosangue, grazie al

quale scoprire i territori, le storie e le proposte

dei produttori italiani che hanno deciso,

per vocazione e tradizione, di puntare

proprio su queste uve. L’appuntamento è

l’11 e il 12 gennaio nelle sale del Radisson

Blu Hotel di Roma.

facebook.com/sangiovesepurosangue

© New Africa/AdobeStock

Nel weekend 18 e 19 gennaio Ferrara

ospita Bacco a Palazzo, evento che si

svolge all’interno dell’elegante Palazzo

Roverella e vede l’esposizione di vini

provenienti da varie regioni italiane. La

serata del sabato è riservata alla Cena

con il produttore, il gala che celebra i diversi

abbinamenti tra i vini e i piatti del

territorio.

baccoapalazzo.com

© fiore26/AdobeStock

Tutti i fine settimana dal 18 gennaio al 23

febbraio, il Palabam di Mantova ospita il

Festival della cucina mantovana. In tavola

un tripudio di tortelli, risotti e agnoli,

grana e mostarda, polenta e formaggi,

tutti rigorosamente preparati secondo

la tradizione locale e bagnati dagli ottimi

vini del territorio.

festivalcucinamantovana.it

© Bertolo/AdobeStock

Qual è la migliore birra italiana? Per scoprirlo,

dal 17 al 19 gennaio il teatro TuscanyHall

di Firenze ospita l’evento Birraio

dell’Anno, dove assaggiare le proposte

dei 20 produttori candidati al Premio e

quelle di cinque produttori emergenti,

per un totale di 150 birre artigianali. Novità

2020 il Premio Best Pub! dedicato ai

migliori publican individuati dai giudici.

birraiodellanno.it

Not – Do Not Modify, Do Not Interfere è

la manifestazione dedicata ai vini artigianali

e naturali organizzata a Palermo

dal 18 al 20 gennaio. Attraverso banchi

di assaggio, degustazioni guidate e conferenze,

la rassegna si propone come

un momento di scoperta e approfondimento

di una produzione legata dal filo

rosso del rispetto per l’ambiente e della

biodiversità.

rassegnanot.com

I migliori artigiani del gusto italiani si ritrovano

negli spazi di ForlìFiera, dal 24

al 26 gennaio, in occasione di Sapeur-Fiera

del prodotto tipico di qualità. Tanti gli

stand dove scoprire e assaggiare le specialità

gastronomiche più caratteristiche

e meno note delle varie regioni. All’interno

della Fiera spazio anche al Forlì Wine

Festival.

sapeur.it

Dal 31 gennaio al 2 febbraio in Fiera a

Padova c’è Itinerando, esperienze in

viaggio, un’occasione per conoscere

sagre, percorsi bike, treni del gusto, destinazioni

ed eccellenze enogastronomiche

italiane valorizzate dalla presenza

di personaggi come Licia Colò, Vittorio

Brumotti e Patrizio Roversi.

itinerandoshow.it

22


WHAT’S UP

© Alex Alberton

24


LOCHEF

VIAGGIATORE

DAL 6 GENNAIO BRUNO BARBIERI SBARCA SU TV8

IN VESTE DI CONDUTTORE. AL TIMONE DI CUOCHI D’ITALIA,

CON SFUMATURE INTERNAZIONALI

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

Èdavvero inarrestabile lo

chef Bruno Barbieri, forte

delle sue sette stelle in

carriera Michelin. Oltre a portare

avanti il bistrot bolognese Fourghetti,

continua a giudicare i cuochi

amatoriali a MasterChef su SkyUno,

macina fatiche editoriali come il ricettario

d’autore Domani sarà più

buono (Mondadori Electa, pp. 226

€ 19,90) e, dal 6 gennaio, conduce

su TV8 Cuochi d’Italia. Dal lunedì al

venerdì alle 19:30, la gara gastronomica

quest’anno diventa internazionale,

ma conferma i giudici Cristiano

Tomei e Gennaro Esposito.

Bruno, questa volta non sarai dietro

al bancone dei giudicanti.

Sono molto contento di questa nuova

esperienza da presentatore: è la

mia palestra per condurre Sanremo

(ride, ndr).

In questa edizione il format diventa

un campionato del mondo.

Raccontiamo la storia, non solo

gastronomica, di persone arrivate

nel nostro Paese da ogni parte del

globo. Gente che qui si è integrata

aprendo attività di ristorazione. Si

scoprono altre materie prime e culture,

ma c’è sempre una competizione.

Per cercare nuovi sapori sei stato

ovunque. La cosa più particolare

che ti è capitata?

Vivere per mesi nell’Amazzonia brasiliana.

Scoprire gli angoli più nascosti

del Pianeta è stato il punto di

svolta della mia vita professionale. La

mente si apre e ci si pone in maniera

diversa di fronte alla vita.

Le tre cucine migliori?

Quella italiana per le materie prime,

la cucina francese per rigore e tecnica

gastronomica e quella libanese

perché racchiude la storia delle colonizzazioni

del mondo arabo, del basso

Mediterraneo. Hemingway andava

spesso in Libano per scrivere, certo,

ma anche per mangiare bene. Gastronomicamente

parlando nasconde

incroci di profumi e sapori dolci,

frutta passita, fiori, elisir. Quando lo

scopriremo a fondo ne vedremo delle

belle.

Pensavo menzionassi anche la tradizione

nipponica.

La cucina giapponese non è quella

che conosciamo in Europa: è difficile,

fatta di umori e sapori, con colori predominanti

profondi, come il verde e

il marrone, ed essenze amare, salate,

foglie macerate, alghe e muschi. Per

questo è importante viaggiare.

Un piatto che ti ha sorpreso?

Gli Acarajé, palle fritte di Bahia con

curry e riso quasi tostato. Da rimanere

a bocca aperta. Ogni luogo ha gusti

eccezionali. Vorrei andare in India

per addentrarmi in aree geografiche

che conosco poco. Sono come i

viandanti e, come un vero viaggiatore,

parto sempre senza valigie.

Quindi ti piace anche il treno.

Un sacco. Mi piacerebbe prendere

la Transiberiana. In Brasile, tanto

per dirne una, ho viaggiato su un

convoglio a vapore. E in Australia

ho impiegato 12 ore per raggiungere

Melbourne da Sydney su rotaia,

attraversando un continente dagli

spazi immensi. Ovviamente amo il

Frecciarossa e le sue comodità, ma

prendo spesso anche i Regionali da

Reggio Emilia.

Non mi hai parlato, però, della cucina

dei Paesi nordici, tanto in voga.

Vanno bene anche i licheni che

mangiano in Nord Europa, ma vuoi

mettere con i tortellini che fa mia

mamma?

brunobarbieri.blog

BrunoBarbieriChef

barbierichef

brunobarbieri_chef

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WHAT’S UP

I GIGANTI DEILIVE

I GIANT ROOKS SCALDANO I MOTORI

PER IL TOUR CHE LI PORTERÀ A SUONARE ANCHE IN ITALIA

di Gaspare Baglio

Frederik Rabe, Finn Schwieters,

Luca Göttner, Jonathan

Wischniowski e Finn Thomas.

I loro nomi possono non dire molto,

ma insieme formano i Giant Rooks,

band made in Deutschland che ha

letteralmente spopolato con il brano

Wild Stare, «nato in una cameretta

di un paesino della Germania ovest.

Volevamo realizzare i nostri sogni»,

spiega Frederik. Sogni che, grazie alla

costanza e (soprattutto) al talento, si

sono realizzati, fino a rendere questi

giovani artisti delle rockstar europee.

Poi è arrivato l’ep di debutto con il loro

nome e un’altra hit, 100 mg, che tratta

il delicato tema della depressione.

Ci si potrebbe aspettare una svolta

sociale e politica, ma i ragazzi hanno

idee ben chiare in proposito: «Non tutti

sono in grado di scrivere una canzone

politica, di imbastire un buon testo

in questo senso. Non ci definiamo una

band politicizzata». Le influenze della

formazione teutonica passano da Bob

Dylan a Bon Iver, da Kendrick Lamar

a John Coltrane. Sonorità che rientrano

tutte nel nuovo album in uscita a

fine gennaio (il cui titolo, mentre scriviamo,

è ancora top secret) e nel tour

che mira a consacrarli: le tappe italiane

sono il 24 aprile a Milano e il giorno

successivo a Bologna.

Una formazione che, di live, ne sa

qualcosa, visto che ha girato tutti i festival

musicali più importanti. «È stato

davvero emozionante. Non sapevamo

cosa sarebbe successo. Siamo molto

eccitati, sappiamo quello che ci

aspetta, ma speriamo che i concerti

siano sempre più grandi». Il gruppo

ha anche una formula per convogliare

la creatività di ciascuno: «Discutiamo

ogni visione e idea personale con il

nostro staff. Siamo noi, direttamente,

a gestire tutto. La cosa funziona,

però non è semplice: fare parte di tutti

i processi è faticoso, ma ne vale la

pena». Anche per chi ascolta.

giantrooks giantrooksmusic

© Frederike Wetzels

26


Dal 4 gennaio*

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MAI STATO COSÌ VICINO

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27


INCONTRO

© Giovanni Gastel, Mara Venier per Luisa Viola

28


COMPLETAMENTE

MARAIL 2020 DELLA

SIGNORA DELLA

DOMENICA TRA

AUGURI DI FELICITÀ E

TANTI PROGETTI DA

PROTAGONISTA

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

«

Dimmi tutto, amore della

zia». Non poteva che cominciare

così, anche per il

nuovo anno, l’intervista a Mara Venier,

una delle dive televisive più amate.

Iniziare il 2020 con la signora della

domenica è, senza dubbio, di buon

auspicio. Questa intervista prende,

quindi, il sapore dell’augurio. La

Mara nazionale, infatti, oltre a essere

un uragano di simpatia, arriva da una

stagione di successo: il contenitore

di Rai1, Domenica in, è inarrestabile.

E lo show di emotainment, La porta

dei sogni, l’ha riportata nel prime time

dell’ammiraglia di viale Mazzini. Ma

l’esplosiva Venier non si ferma mai e

ha già in serbo altre sorprese che svela

in questa intervista a La Freccia, in

cui si lascia andare alle emozioni.

Il 2019, appena passato, ti ha dato

belle soddisfazioni.

È stato un grande anno. Dal punto di

vista professionale, poi, totalmente

inaspettato. Mi sono arrivati tra le mani

tanti progetti ai quali non ho saputo

resistere. Come questo programma

di prima serata sui sogni degli italiani,

della gente che mi ha riempito la vita

di amore e affetto.

Effettivamente, il pubblico ti ama

Non mi ha mai abbandonata, un’ondata

d’amore si è palesata con Domenica

in che, in questa stagione, è andata

meglio dell’anno scorso.

Cosa si prova a realizzare i sogni delle

persone?

Mi sembra di restituire qualcosa a

ognuno di loro, al pubblico che mi ha

dato così tanto. Mi fa bene, è come se

mi sdebitassi con chi mi segue.

E Mara che sogni ha?

Ho avuto tanto. La mia vita è stata incredibile:

sono partita da Mestre, dalle

case dei ferrovieri, la mia era una

famiglia molto umile, modesta, con

papà ferroviere. A 16 anni mi innamoro

di un bellissimo ragazzo di Venezia

che voleva fare l’attore, mi sposo a

16 anni e mezzo. Lui va a Roma per

inseguire il suo sogno e pure io, per

inseguire lui, dopo un anno, arrivo

nella Città Eterna. Da lì non mi sono

più mossa. Non avevo nessuna ambizione,

non volevo fare l’attrice, non

volevo fare la televisione, non avevo

sogni. Sono sempre stata molto

concreta, con la testa sulle spalle.

Appena arrivata a Roma ho aperto

un negozio di vestiti usati per poter

sbarcare il lunario.

Che vita!

Ho avuto sette, otto, nove vite diverse.

Amori diversi e, per ogni amore,

un cambiamento radicale. Dal punto

di vista professionale, più di quello

che ho vissuto non posso chiedere.

Tutto mi è arrivato casualmente, senza

mai cercarlo.

E nel privato?

Vorrei che tutto rimanesse così. La

mia paura è quella di staccarmi dalle

persone che amo. So che è irrealizzabile,

ma il mio sogno è tenere le persone

che amo sempre vicine a me.

Ti emozioni sempre tanto nelle tue

interviste. C’è qualcuno che, più degli

altri, ti è rimasto nel cuore?

Non so mai quello che succede a

Domenica in. Gianna Nannini mi ha

intenerita, perché l’ho vista commossa.

L’abbiamo sempre pensata molto

rock. Anche Mika mi ha emozionata. È

come se, davanti a me, non ci fossero

paletti. Non è questione di nome, di

star o di artista. È vero, mi emoziono

sempre.

C’è stata una puntata che non dimenticherai

mai?

Quella dello scorso 8 dicembre. Quel

giorno la trasmissione era in forma ridotta,

perché abbiamo dato la linea

al Papa per la processione dell’Immacolata.

Be’, quella trasmissione

l’ho voluta dedicare ai 90 anni di don

Mazzi. E l’ho costruita col cuore. Tutti

mi dicevano che ero matta.

E tu?

Non me ne fregava niente degli

ascolti, perché so quanto bene ha

profuso don Antonio: ho fatto arrivare

i ragazzi della comunità Exodus a

sorpresa e il cast delle prime edizioni

di Domenica in in cui c’era don Mazzi:

Stefano Masciarelli e Giampiero

“Bisteccone” Galeazzi. E poi c’erano

Roby Facchinetti, Ron e i messaggi

di Fiorello, Renato Zero ed Enzo Iacchetti.

Quella puntata la porto davvero

nel cuore. E non ti dico la sorpresa

quando abbiamo scoperto che

ha fatto il 20% di share, con punte di

quattro milioni di persone. Un record

assoluto.

29


Teatro

di Roma

Argentina

Ibsen / Popolizio

un nemico

del popolo

di

Henrik Ibsen

traduzione

Luigi Squarzina

regia

Massimo Popolizio

con

Massimo Popolizio

e Maria Paiato

Tommaso Cardarelli

Francesca Ciocchetti

Martin Chishimba

Maria Laila Fernandez

Paolo Musio

Michele Nani

Francesco Bolo Rossini

e con Flavio Francucci

Cosimo Frascella Duilio Paciello

Francesco Santagada

Gabriele Zecchiaroli

scene Marco Rossi

costumi Gianluca Sbicca

luci Luigi Biondi

suono Maurizio Capitini

video Lorenzo Bruno e Igor Renzetti

assistente alla regia Giacomo Bisordi

produzione

Teatro di Roma - Teatro Nazionale

Foto Giuseppe Distefano

17-26

gennaio

2020


INCONTRO

Ti sei data una spiegazione per tanti

consensi?

Quando le cose si fanno con amore,

l’intenzione traspare e il pubblico ti

segue. È stata un’emozione immensa

vedere questo piccolo grande

uomo di 90 anni che cantava, ballava,

rimproverava Facchinetti perché

non era andato a una manifestazione.

Ci tieni proprio tanto a don Mazzi...

Ho perso mio papà che avevo 22

anni. Don Antonio, per me, è un secondo

padre. Mi consola dai miei

dolori.

Secondo te perché il pubblico ama

tanto la tua Domenica in?

Io sono completamente Mara. Metto

sul piatto la mia vita: dolori, gioie,

commozione. Sono tornata al timone

di questo programma dopo quattro

anni: fui cacciata dalla Rai perché

ero vecchia. Così, quando l’allora

direttore generale, Mario Orfeo, mi

fece la proposta di ritornare, gli dissi

che la trasmissione l’avrei fatta a

modo mio, prendendomene tutta la

responsabilità. Non avevo niente da

perdere. E questo è arrivato al cuore

della gente. Non c’è nulla di scritto,

è tutto improvvisato, come stare nel

salotto di un’amica.

Piaci molto anche ai giovani e agli

artisti amati dai ragazzi!

Sì, come Achille Lauro, Ultimo e

Stash. C’ho tutto un giro di giovani,

sono la zia! Questo grazie a Maria De

Filippi, che mi ha voluta a Tú sí que

vales. E ad Alessia Marcuzzi che mi

ha iscritto a Instagram, quando non

sapevo nemmeno cosa fosse. Ora

ho un milione e 700mila follower.

Nel nuovo anno che farai?

A settembre ho incontrato il direttore

di Radio Rai, Roberto Sergio, e la

direttrice di Radio2, Paola Marchesini.

Mi hanno detto che mi volevano

davanti al microfono e che potevo

fare quello che volevo. Mi hanno anche

spiegato che loro mi avrebbero

vista bene in un programma quotidiano,

che esaltasse la mia empatia

col pubblico. E così, il 6 gennaio, arriva

la Befana (ride, ndr).

© Assunta Servello per Rai

31


INCONTRO

© Giovanni Gastel, Mara Venier per Luisa Viola

Condurrai un programma in radio,

quindi.

Si intitola Chiamate Mara 3131 e andrà

in onda tutti i pomeriggi, dalle

15 alle 16, in diretta su Rai Radio2.

Andremo avanti fino a febbraio, poi

si vedrà. Finirà quando le forze mi

mancheranno! (ride, ndr) Non ho

mai avuto tante proposte di lavoro

come in questi ultimi due anni. Dovevo

andare in pensione e invece,

come dice Vasco Rossi, “sono ancora

qua”.

In cosa consiste il nuovo format radiofonico?

Sarà un rapporto diretto con i radio

ascoltatori. Con me ci sarà Stefano

Magnanensi, il direttore d’orchestra

di Domenica in. Ci trasferiremo a

Sanremo nella settimana del festival

e sarò in diretta anche da lì.

A questo proposito, nel 1994 hai

condotto il Dopofestival. Non ti

piacerebbe salire sul palco dell’Ariston?

Sarebbe troppo stressante, avrei

tutti gli occhi addosso. Il Festival

è un palcoscenico importante, per

alcuni colleghi è un punto d’arrivo,

ma non per me. Mi vedo bene nel

mio studio pomeridiano a fare conversazione

sul divano. Sanremo è

bellissimo, ma non sono adatta.

Mara, sai che l’Alta Velocità ha

compiuto dieci anni?

Certo! Sono sempre in treno. Dovrei

essere ferroviera ad honorem.

Come ti aspetti e cosa auguri al tuo

pubblico per questo 2020?

Che la situazione politica si plachi.

Bisogna pensare alle cose serie, il

nostro Paese ne ha bisogno. Vanno

affrontati temi importanti come

la disoccupazione e la sanità. Mi

auguro che il 2020 possa rimettere

in sesto l’Italia. In una nazione

dove tutto funziona meglio, la qualità

della vita del cittadino migliora.

Spero che si trovi quel giusto equilibrio,

come per le Frecce, che in

poco più di tre ore arrivano da Roma

a Milano. Mi auguro che tutto possa

funzionare così.

mara_venier

raiplay.it/programmi/domenicain

domenicainrai

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MARTINA

IS FASHION

Paesaggio e dimore barocche

sembrano usciti dalle mani

di pittori che, con mille colori,

hanno dato vita a degli splendidi dipinti.

Martina Franca è anche fashion:

una volta con dei piccoli laboratori sartoriali

a conduzione familiare, oggi con

aziende che esportano in tutto il mondo.

MARTINA FRANCA

LA CITTÀ CHE CREA LA MODA

Landscape and baroque mansions seem to come

out of the hands of painters who, using thousands

of colours, gave birth to amazing paintings.

Martina Franca is also fashion: in the past with

small family-run tailoring workshops, today with

businesses that export all over the world.

MARTINA FRANCA :

WHERE FASHION

IS CREATED

COMUNE DI MARTINA FRANCA

ASSESSORATO SVILUPPO ECONOMICO

comune.martinafranca.ta.it

Comune di Martina Franca

PITTI IMMAGINE UOMO_FIRENZE · 07_10 GENNAIO 2020


TRAVEL

Teatro Regio, Parma

TIME FOR CULTURE

NEL 2020 PARMA È LA CAPITALE

ITALIANA DELLA CULTURA.

DECINE E DECINE DI EVENTI,

MOSTRE E PROGETTI TENGONO

INSIEME TRADIZIONE E

CONTEMPORANEO

di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

La cultura batte il tempo. E a Parma mette insieme

esperienze, tradizioni, memoria e contemporaneo,

comunicazione interconnessa e predigitale.

I tempi che costituiscono la trama sono quelli

della città romana, ma anche rinascimentale e illuminista,

medievale e asburgica. La scommessa è farne riapparire

tutte le anime: nobile e verdiana, nello stesso

tempo contadina, imprenditrice e tecnologica. Il 2020 è

il suo anno, perché è la Capitale italiana della cultura. A

cominciare dai numeri: 65 iniziative urbane, 150 nel territorio

circostante e 250 incontri sulla conoscenza. Sabato

11, domenica 12 e lunedì 13 gennaio la festa d’avvio tra

immancabili mostre, concerti, eventi teatrali e di piazza.

Il primo giorno una parata porta in corteo e svela le parole

scelte attraverso un contest. Cittadini e visitatori sono

invitati a riempire le strade ricche di storia, arte e bellezza.

Il 12 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,

partecipa alla cerimonia d’apertura al Teatro Regio. Il 13,

invece, si festeggia Sant’Ilario, patrono della città, ed è

il turno delle narrazioni tra storia e poesia, presentazioni

di libri e concerti. La domenica inaugura Time Machine.

Vedere e sperimentare il tempo, fino al 3 maggio a Palazzo

del Governatore. La mostra esamina come il cinema e

altri media basati sulle immagini in movimento abbiano

trasformato in 125 anni la percezione del tempo, attraverso

varie tecniche: dall’accelerazione al ralenti, dal fermo

immagine al time-lapse, dalla proiezione a ritroso al

loop. Questa rassegna fa parte dei pilastri di Parma 2020,

del progetto pilota che prevede anche un evento speciale

con protagonista Anish Kapoor, impegnato in un dialogo

con il territorio. Infine, quattro open call, risultato di

bandi finalizzati a promuovere accessibilità e contaminazione

nelle periferie e comunità locali. Al fianco di questo

34


PARMA IS THE ITALIAN CAPITAL OF

CULTURE FOR 2020. DOZENS AND

DOZENS OF EVENTS, EXHIBITIONS

AND PROJECTS BIND TOGETHER

TRADITION AND THE PRESENT DAY

progetto, le Officine contemporanee: mostre, produzioni

teatrali e musicali, festival e laboratori per legare il tempo

di oggi a quello passato. Il primo appuntamento, in

calendario dall’11 gennaio alla Galleria San Ludovico, ha

un titolo esplicito: Noi, il cibo, il nostro pianeta: alimentiamo

un futuro sostenibile. Da venerdì 10, invece, il Teatro

Regio ospita, fino al 12 maggio, il festival Tempo nelle

arti del Novecento. Uno dei protagonisti di Parma 2020 è

anche Oliviero Toscani con Points of view, un’occasione

per far incontrare amatori e altri professionisti del settore

con fotografi del calibro di Steve McCurry e Giovanni

Gastel. Un importante luogo urbano è il Complesso della

Pilotta, che custodisce il Teatro Ducale e che da gennaio

è sede del progetto espositivo Maurizio Nannucci time

past, present and future, mentre da marzo ospita la mostra

L’Europa di Goya: Madrid, Roma, Parma. Anche Parma

360, festival della creatività contemporanea, si prepara

a un’edizione speciale tra aprile e maggio e poi, a

ottobre, chiude l’anno un’esposizione sui nobili Farnese,

che diedero fama e sviluppo a una capitale simbolo del

Rinascimento e del Barocco.

parma2020.it

parma2020official

parma2020off

PARMA

20 FRECCE AL GIORNO/A DAY

© Edoardo Fornaciari

Culture sets the beat. And in Parma it brings together

experiences, traditions, memories, and the present

day, interconnected communications and the

pre-digital age. The historical periods the event is based on

are those of the Roman city, and also the Renaissance and

Enlightenment, the Middle Ages and the Habsburg period.

The ambition is to bring out the spirit of all of these: noble and

worthy of Verdi, yet also agricultural, enterprising in business

and technological. 2020 is Parma’s year, because it is the Italian

Capital of Culture. Let us start with some figures: there are 65

initiatives in the city, 150 in the area and 250 knowledge-based

events. Saturday 11, Sunday 12 and Monday 13 January see the

opening celebration, with unmissable exhibitions, concerts,

theatrical and open-air events. On the first day a parade shows

off the words chosen in a competition. Locals and visitors

are invited to fill the streets, which have plenty of history,

art and beauty. On 12 January the Italian President, Sergio

Mattarella, will take part in the opening ceremony at Teatro

Regio. While on 13 January, Saint Hilary, the patron of the city,

is celebrated, and there will be historical and poetry readings,

book presentations and concerts. Sunday 12 January sees the

opening of Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo, which

runs until 3 May at the Palazzo del Governatore. The exhibition

looks at the way in which, over 125 years, cinema and other

media based on moving images have changed the perception

of time with the use of various techniques: from speeding-up

to slowing-down, from freeze frames to time-lapse, from film

played backwards to tape loops. The exhibition is one of the

most important elements of Parma 2020, with a pilot project

that includes a special event featuring Anish Kapoor exploring

a dialogue with the region. Finally, there are four open calls, the

outcome of tender processes aimed at promoting accessibility

and sharing between the outskirts and local communities.

Contemporary Workshops run alongside this project:

exhibitions, plays and concerts, festivals and workshops to link

today with the past. The first event, starting 11 January at the

Galleria San Ludovico, has a very clear title: Noi, il cibo, il nostro

pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile. While from Friday 10

January until 12 May, Teatro Regio hosts the Tempo nelle arti

del Novecento festival. Another of the main figures in Parma

2020 is Oliviero Toscani, with his Points of view, an opportunity

for amateurs and sector professionals to meet photographers

of the calibre of Steve McCurry and Giovanni Gastel. The Pilotta

complex is an important city location: it includes Teatro Ducale

which from January is the site of the exhibition project Maurizio

Nannucci time past, present and future, while from March it

houses the show L’Europa di Goya: Madrid, Roma, Parma. There

is also Parma 360, a contemporary creativity festival which is

preparing for a special edition and then, in October, to end the

year there will be an exhibition on the Farnese noble family,

which developed and made famous a capital that is a symbol

of the Renaissance and Baroque.

35


TRAVEL

MATERA BOTTEGA DI FUTURO

© Carlos Solito

SI È CHIUSO A

DICEMBRE L’ANNO

CULTURALE EUROPEO

DELLA CITTÀ LUCANA.

ALLA GRANDE

PARTECIPAZIONE

SI UNISCE

UN’ESPERIENZA

D’ECCEZIONE DI TUTTA

LA COMUNITÀ LOCALE

E DEI SUOI ARTIGIANI

DELL’IMMAGINARIO

di Agostino Riitano

Quando sono arrivato a Matera

per la prima volta, dalla

vivacità di una città cosmopolita

come Napoli, proiettata sulla costa,

proposizione urbana all’incontro e

al mescolamento, passavo lentamente

verso un’altra dimensione del Sud,

dove l’urbano convive nel selvaggio,

dove la presenza dei Sassi è dialogo

con lo spaccato della gravina. Sì, un’altra

dimensione del Sud. Una discesa nel

dentro, in un Sud interiore. Anche Matera,

insieme ad altre realtà mediterranee,

porta la storia come un tesoro, che è, sì,

un bene, ma che tuttavia pesa come un

carico, un ingombro; un tesoro che, in alcune

fasi del proprio vissuto, Matera non

si è sentita all’altezza di trasportare, pur

patendo il dolo di vederlo deperire.

Matera è stata nominata Capitale europea

della cultura perché la giuria ha

riconosciuto che l’iniziativa si è evoluta

in elemento di pianificazione cittadina

e regionale, ambito nel quale la candidatura

ha avuto un ruolo d’indirizzo e di

rappresentanza. Matera è stata il punto

di arrivo di un percorso di maturazione

e il punto di partenza di un programma

di sviluppo. Un antefatto importante è

avvenuto nel 2011 quando il Carro della

Bruna, simbolo della festa più importante

della città, entrava a Torino esposto

nella mostra Fare gli italiani. In occasione

del 150esimo anniversario dell’Unità

d’Italia, Matera ha voluto incontrare il

resto del Paese, uscire dai suoi confini

e soprattutto proporre le proprie radici

come un tema nazionale. Emergeva con

esaltazione ed entusiasmo il desiderio di

essere autori della propria storia.

Quella di Matera 2019 è una riconquista

spiegabile non tanto in termini meramente

produttivi, quanto mentali e creativi.

Il programma culturale ha espresso

una grande forza che si è materializzata

in 940 eventi in 300 giorni, con la

partecipazione di 450 artisti e 16mila

cittadini a un processo di co-creazione

in 325 luoghi della Basilicata. In totale

sono stati distribuiti 80mila passaporti

culturali. Tanti sono stati gli uomini e le

donne che hanno contribuito al processo

di cambiamento e alla creazione

del clima di festa, una collettività che ci

piace chiamare “artigiani dell’immaginario”.

Uno dei progetti simbolo di questo

fare artigianale è Abitare l’Opera, nato in

collaborazione con il Teatro di San Carlo

a Napoli, che ha allestito l’opera lirica

come spettacolo itinerante nei vicoli e

nelle piazze dei Sassi. La Cavalleria Rusticana

di Pietro Mascagni, con la regia

di Giorgio Barberio Corsetti, ha coinvolto

attivamente mille cittadini e performer,

che hanno realizzato cori, danze e azioni

teatrali dal fascino unico e irripetibile.

Matera, in questo anno d’eccezione, ha

dimostrato che lo scarto tra la volontà

e la fantasia dei cittadini e l’impermeabilità

delle cose, così come sono, è una

distanza violabile.

MATERA

4 FRECCIALINK AL GIORNO

Agostino Riitano

Mimesis Edizioni, pp. 130 € 14

Realizzare progetti culturali è un

vero e proprio lavoro artigianale.

Agostino Riitano, Project Manager

Supervisor Area Cultura di Matera

2019, racconta come il fatto di ideare

cultura sia qualcosa di concreto,

al pari dell’attività del falegname

che modifica il legno grezzo. Il

materiale plasmato in questo caso è

l’immaginario: mutevole e universale,

trova forma grazie alla partecipazione

di intere comunità.

36


NOLEGGIO FACILE DA 19€ AL GIORNO

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AN EVENT BY


TRAVEL

UNA REGIONE PLURALE

© bygimmy/AdobeStock

Urbino

I TESORI RINASCIMENTALI DI URBINO, IL CANYON DEI MONTI

SIBILLINI, LE CALETTE INCASTONATE NEL CONERO. I MILLE VOLTI

DELLE MARCHE, BEST IN TRAVEL 2020 PER LONELY PLANET

di Michela Gentili

michelagentili

Dal Montefeltro intriso di storia alle Lame infuocate

dei Monti Sibillini, passando per le rocce del Conero

che si tuffano nel mare.

Lingua di terra compatta, incastonata tra gli Appennini e l’Adriatico,

le Marche sintetizzano nella pluralità del nome i molteplici

volti di un territorio. Una realtà poliedrica tutta da scoprire,

soprattutto ora che la regione ha conquistato il secondo

posto nella classifica Best in Travel 2020 di Lonely Planet.

A partire da Urbino, città Patrimonio Unesco che ha dato i natali

a Raffaello Sanzio e guida le celebrazioni per i 500 anni

dalla morte del pittore rinascimentale. Nelle sale di Palazzo

Ducale, già noto per i Torricini e lo Studiolo trompe-l'œil di

Federico III, una mostra racconta fino al 19 gennaio le relazioni

del Maestro con gli artisti alla Corte di Montefeltro. Ma questo

gioiello arroccato, che con Pesaro si è candidato a Capitale

europea della cultura per il 2033, è anche un affollato centro

universitario e la sera si anima di studenti tra le vie arrampicate

intorno alle mura.

Non lontano spicca Gradara, con la Rocca che fu teatro dell’amore

tra Paolo e Francesca, reso immortale da Dante nel V

canto dell’Inferno. E se a Recanati è possibile ripercorrere

i luoghi di Leopardi, compresa la biblioteca del padre con i

suoi manoscritti, a Pesaro, città di Gioachino Rossini, si può

visitare il nuovo museo dedicato al compositore nelle sale

neoclassiche di Palazzo Montani Antaldi.

Spostandosi sul litorale si arriva al porto di Ancona, che per

la sua forma a gomito è uno dei pochi luoghi che regala sul

mare sia l’alba sia il tramonto. Poco distanti due paradisi della

natura: le Grotte di Frasassi, labirinto roccioso tra i più estesi

d’Europa, e il Parco regionale del Conero, oasi ambientale di

seimila ettari e meta prediletta dagli amanti del trekking. In

provincia di Macerata brilla un altro tesoro di biodiversità, il

Parco nazionale dei Monti Sibillini, con il canyon tutto italiano

delle Lame Rosse di Fiastra.

Esposti come capolavori in un museo diffuso, nel 2020 i tesori

regionali possono essere esplorati all’insegna della sostenibilità

attraverso il progetto Marche Outdoor: 24 itinerari da percorrere

su due ruote con il sostegno del campione Vincenzo

Nibali. Un’iniziativa promossa anche dall’artista Michelangelo

Pistoletto, che con i sei tracciati di Marche Rebirth vuole rilanciare

le zone colpite dal sisma del 2016 come se fossero un’opera

collettiva. Una fusione di paesaggi e persone, tradizioni

e saperi per interpretare in modo nuovo il territorio.

palazzoducaleurbino.it

marcheoutdoor.it

lonelyplanetitalia.it

39


TRAVEL

INVERNO COI FIOCCHI

TANTE LE PROPOSTE (ANCHE

GOURMET) PER SCIARE E

DIVERTIRSI CON GUSTO

THERE ARE SO MANY POSSIBILITIES

(INCLUDING GOURMET ONES) TO

SKI AND HAVE FUN WITH TASTE

di Germana Cabrelle – a cura di vdgmagazine.it

© Alex Filz

Amanti del carving o dello snowboard, patiti dello

slittino o delle racchette da neve, fatevi avanti: è

cominciato il divertimento nel carosello bianco!

Dalla Valle d’Aosta all’Alto Adige, passando per la Lombardia,

il Trentino e il Veneto, le alternative in quota per

gli appassionati di sport invernali sono tante, come pure

le attività indoor spesso incluse in interessanti pacchetti.

Che in qualche (ghiotta) occasione comprendono anche

lo skipass gratuito.

Step forward you lovers of skiing and

snowboarding, fans of sledges and snow

shoes: the fun on the white merry-go-round

has begun! From the Aosta Valley to Alto Adige, and

including Lombardy, Trentino and Veneto, there are

endless possibilities for winter-sports fans at altitude,

as well as indoor activities which are often included

in interesting packages. Which in a few (delicious)

instances also include a free ski pass.

Alta Badia

40


ESPERIENZE A 2.000 METRI. ANCHE PER IL PALATO

Su Alpi e Dolomiti l’effetto sole-neve crea scenari scintillanti:

occasioni meravigliose per un’esperienza all’aria

aperta – fosse anche solo passeggiare con le ciaspole tra

i boschi – unita al privilegio di tornare a sera in un comodo

hotel, con saune a diverse temperature, piscine idromassaggio

e profumate tisane. A Cortina, località sciistica fra

le più esclusive al mondo, la Cristallo Ultimate è una spa

di ultima generazione concepita come simbolo di scienza,

qualità e affidabilità: una zona relax autenticamente rigenerante,

con bagno turco per il rituale dell’hammam, oltre

a deliziosi spuntini e a piatti raffinati nel ristorante Gazebo

circondato a 360 gradi dalle Dolomiti innevate.

Per i temerari che non soffrono il freddo, in Valmalenco c’è

la suite dentro il gatto delle nevi: un’esperienza di glamping

romantico, con tanto di cena a base di sciatt, pizzoccheri,

polenta taragna e tagliata di carne, per deliziare il palato

con la cucina della tradizione valtellinese. Sì, perché

montagna e cibo sono un binomio perfetto: sciare stuzzica

l’appetito e fra una discesa e l’altra ci si ferma volentieri nei

rifugi a mangiare. Lo sanno bene in Alta Badia, che da 11

inverni ripropone il format culinario dove chef stellati preparano

piatti da degustare di baita in baita fino a primavera,

con vini abbinati da un sommelier. Fidelizzando così

sciatori e buongustai a un appetitoso ski safari gourmet.

In Val d’Ega, ai menu tipici delle malghe tra Latemar e Catinaccio,

si somma il pacchetto Slittino & grigliate a Carezza,

valido tutti i lunedì e mercoledì fino al 26 marzo: include un

giornaliero per la pista Hubertus appositamente dedicata

allo slittino, noleggio degli slittini stessi ma anche di una

piccola capanna per il barbecue presso il ristorante Antermont,

dove grigliare a piacimento.

SCI ALL’ALBA: PRIMA DISCESA CON PRIMA COLAZIONE

Cosa c’è di più bello che sciare per primi su una pista immacolata

quando il sole fa capolino dietro le vette? Diversi

comprensori aprono gli impianti alle prime ore del mattino,

con possibilità di assaporare una deliziosa colazione all’alba.

È il caso, in Alta Badia, dei rifugi Club Moritzino, Ütia I

Tablá, Bioch, Piz Arlara e Las Vegas, dove i menù proposti

– a base di latte, cereali, uova, marmellata – passano

al vaglio del nutrizionista Iader Fabbri, con certificazione

dell’apporto calorico ideale. All’Hotel La Perla di Corvara,

famoso per la prima colazione considerata fra le più accurate

per servizio e la più genuina per prodotti, le piste passano

proprio lì davanti: comodissime per allacciare gli scarponi

e salire in seggiovia di buonora. L’hotel detiene anche

un’autentica miniera liquida: una fornitissima quanto eccellente

cantina di 27mila bottiglie, ma soprattutto il Tempio del

Sassicaia, ricavato in un’ala della cantina stessa, che è un itinerario

suggestivo e sensitivo dalla prima bottiglia del 1968

all’ultima in ordine di tempo della Tenuta di San Guido a Bolgheri,

tant’è che si può persino toccare con le dita la terra del

suolo toscano dove sono piantati i vigneti. Torte fatte in casa,

uova e crêpes preparate al momento, frutta fresca, salumi

e formaggi della Valle d’Aosta vengono serviti al Resort Au

Coeur des Neiges di Courmayeur, raffinato chalet in legno e

pietra che coccola gli sciatori sia all’alba che al tramonto, in

partenza e al rientro dalle piste, con una corroborante merenda

o un buon bicchiere di vino come aperitivo.

EXPERIENCES AT 2,000 METERS. INCLUDING FOR YOUR

TASTE BUDS

The sun-snow combination creates some brilliant possibilities

in the Alps and Dolomites: marvellous opportunities for an

experience in the open air – even if it is just for a stroll using

snowshoes in the woods – together with the privilege of going

back to a comfortable hotel in the evening, with saunas at

different temperatures, Jacuzzi pools and herbal teas. At Cortina,

one of the world’s most exclusive ski resorts, the Cristallo

Ultimate is a latest-generation spa that has been designed as

a showcase of science, quality and dependability: a relaxation

area that is genuinely restorative, with a Turkish bath to enjoy the

ritual hamman, as well as delicious snacks and refined dishes in

the Gazebo restaurant with its 360-degree views of the snowy

Dolomites.

For the bold who do not fear the cold, in Valmalenco there is a

suite inside a snow cat: an experience of romantic glamping, with

a super dinner of sciatt, pizzoccheri pasta, taragna polenta and

steak, to delight the taste buds with traditional Valtellina cuisine.

Because the mountains and food go hand in hand: people work

up an appetite skiing and are glad to stop off between runs to

eat in mountain lodges. That is a well-known fact in Alta Badia,

where for the past eleven winters a culinary offering has been

available in which award-winning chefs prepare dishes that can

be sampled from mountain chalet to chalet until spring, with

accompanying wines chosen by a sommelier. And so skiers and

gourmets have grown used to enjoying a gourmet ski safari. In the

Eggental, in addition to the typical menus of the mountain huts

between Latemar and Rosengarten, comes the Slittino & grigliate

a Carezza package, available every Monday and Wednesday

until 26 March: it includes a daily lift pass for the Hubertus piste,

a special run for sledges, rental of a sledge and also of a small

barbecue hut at the Antermont restaurant, where you can cook

your food just as you like it.

SKIING AT DAWN: BREAKFAST WITH THE FIRST RUN

Could anything be nicer than being the first to ski on an

immaculate piste as the sun rises behind the peaks? Various

resorts open the lifts first thing in the morning, giving the chance

to savour a delicious dawn breakfast. It is available in Alta Badia

at the Club Moritzino, Ütia I Tablá, Bioch, Piz Arlara and Las

Vegas chalets, where the menus – with milk, cereals, eggs and

jam – are checked by nutritionist Iader Fabbri and are certified to

provide the ideal calorie intake. The pistes pass right in front of the

Hotel La Perla in Corvara, which is famous for a breakfast that is

considered to have some of the best service and to be amongst

the most genuine in terms of products: it is ideal if you want to

fasten your boots and get up the chair lift nice and early. The hotel

also has a true liquid mine: a cellar that is both excellent and very

well stocked, with 27,000 bottles, but especially the Tempio del

Sassicaia, which has been hewn out of a wing of the cellar itself. It

is an evocative and sensitive route from the first bottle, from 1968,

to the most recent from the Tenuta di San Guido in Bolgheri. One

can even touch the soil of the Tuscan land where the vines are

planted. Homemade cakes, eggs and freshly-made crêpes, fresh

fruit, dried meats and cheeses from the Aosta Valley are served

at the Resort Au Coeur des Neiges in Courmayeur, an elegant

wood and stone chalet that looks after skiers both at dawn and

at dusk, as they set out for and come back from the pistes, with a

restorative snack, or a nice glass of wine as an aperitif.

41


TRAVEL

CONCERTI NEL GHIACCIO E ADRENALINA: COCKTAIL DA

BRIVIDO

Anche le Dolomiti di Brenta hanno un fascino speciale e

certi hotel, come il Piccolo di Andalo, amano coccolare

i loro ospiti nell’area benessere Golden Spa, un autentico

gioiello di comfort, un buen retiro prezioso affacciato su

panorami spettacolari. Per gli appassionati di musica, fra

le montagne di Trentino e Lombardia si svolge quest’anno

la seconda edizione di una originalissima rassegna che

ha riscosso un successo straordinario. Si chiama Ice Music

Festival e consiste in 50 concerti rock, pop e di classica

eseguiti suonando 16 strumenti di ghiaccio dentro un

teatro-igloo da 300 posti realizzato dall’americano Tim

Linhart. Le esibizioni sono in calendario ogni giovedì e sabato

pomeriggio fino al 28 marzo sul Ghiacciaio Presena di

Passo Tonale. Tre mesi di show con artisti italiani e internazionali,

fra cui Elio, il gruppo Bandabardò, il chitarrista

Lorenzo Frizzera, il violinista Alessandro Quarta, il batterista

e compositore Stefano Pisetta, Luca Lagash e Silvio

Morais in un auditorium ghiacciato a 2.600 metri di altezza.

Per riscaldarsi, nei punti di ristoro viene servito l’inedito

cocktail Presena del bartender e mixologist Adrian Cristian.

A Pontedilegno-Tonale gli amanti dell’avventura apprezzeranno

la railzip che dalla seggiovia Casola scende alla

Valbione: oltre un chilometro sospesi e fluttuanti, come angeli

in cielo, nell’aria frizzantina dell’Adamello. Del resto, qui,

siamo a Passo Paradiso. L’Alta Badia sarà protagonista, tra

La Crusc-Badia-Corvara-San Cassiano, dell’edizione 2020

del Master Travel Photograpy. Dal 31 gennaio al 2 febbraio

si torna, tramite questo concorso fotografico, a raccontare

il territorio delle Dolomiti Altoatesine. E, attraverso valori

come l’ospitalità e l’amicizia, a scoprire il territorio e riscoprire

se stessi. In programma, per i partecipanti, anche un

corso di cucina per fare proprie le tradizioni culinarie contadine:

dalla zuppa d’orzo alle turtres (tasche con ripieno di

spinaci o crauti), dai ravioli con ripieno di spinaci alle furtaies

(dolci a spirale fritti).

CONCERTS IN THE ICE AND ADRENALINE: EXCITING

COCKTAILS

The Brenta Dolomites also have a special fascination and

certain hotels, like the Piccolo at Andalo, love to pamper their

guests in the Golden Spa health area, an authentic jewel of

comfort, a beautiful retreat with spectacular views. While for

people who love music, the second edition of a very original

festival that has had extraordinary success takes place this

year between the mountains of Trentino and Lombardy. It is

called the Ice Music Festival and consists of fifty rock, pop and

classical music concerts played on sixteen instruments made

of ice inside a 300-seat igloo-theatre created by the American

Tim Linhart. The shows are scheduled for every Thursday and

Saturday afternoon and run until 28 March on the Presena

Glacier in the Tonale Pass. Three months of shows with Italian

and international artists, including Elio, the group Bandabardò,

the guitarist Lorenzo Frizzera, the violinist Alessandro Quarta,

the drummer and composer Stefano Pisetta, Luca Lagash

and Silvio Morais in an ice auditorium 2600 metres up the

mountains.

To warm up, bars and restaurants are serving the new

Presena cocktail, created by the bartender and mixologist

Adrian Cristian. At Pontedilegno-Tonale fans of adventure will

appreciate the zip wire which runs from the Casola chair lift

down to the Valbione lake: there is over a kilometre hanging

and dangling, like angels in the sky, in the freezing air of Mount

Adamello. After all, we are at Passo Paradiso. The Alta Badia

will take centre stage in La Crusc-Badia-Corvara-San Cassiano

in the 2020 edition of the Master Travel Photography. From 31

January to 2 February this photography competition will once

again tell the story of the South Tyrol Dolomites. Discovering

the region – and rediscovering oneself – through values such

as hospitality and friendship. Also in the programme are a

cookery course to learn the Ladin culinary traditions, from

barley soup to turtres (pies filled with spinach or sauerkraut),

and from ravioli filled with spinach to “furtaies” (fried spiral

cakes).

Santa Croce, Alta Badia

© Freddy Planinschek

42


43


TRAVEL

© Juri Baruffaldi

IN MONTAGNA CON

CONSAPEVOLEZZA

CON LE FRECCE TRENITALIA E IL FRECCIALINK SI RAGGIUNGONO IN

SICUREZZA NUMEROSE METE SCIISTICHE. MA È POI IMPORTANTE,

DURANTE ESCURSIONI E DISCESE, CONOSCERE I CONSIGLI DEL

SOCCORSO ALPINO, PER ESSERE PREPARATI A OGNI EVENIENZA

di Federico Catania

FedericoCatania

Numeri record per le vette italiane:

5.828 chilometri di piste

da sci e 1.764 impianti di

risalita per milioni di sciatori. Ogni anno

attraggono appassionati degli sport invernali

da tutta la Penisola, ma anche

dal resto dell’Europa e del mondo. Basta

osservare una cartina fisica dell’Italia

per rendersene conto, impossibile non

notare le sue catene montuose: dalla

sommità dell’Etna, in Sicilia, dove la

neve convive con il fuoco, alla lunga spina

dorsale appenninica con i 2.912 metri

di altitudine del Gran Sasso abruzzese.

E ancora, andando su con lo sguardo, la

catena delle Alpi, confine naturale che

separa il Belpaese da Francia, Svizzera,

Austria e Slovenia, già per tre volte sede

delle Olimpiadi invernali, che qui si terranno

nuovamente nel 2026, tra Cortina

e Milano.

Ma se un tempo l’alta e media montagna

era difficilmente raggiungibile durante la

stagione fredda, oggi le vie sono sempre

più accessibili. Anche lasciando l’auto

a casa e scegliendo di viaggiare con le

Frecce Trenitalia, grazie al servizio FREC-

44


CIALink, comoda opzione treno+bus con

un unico biglietto per raggiungere oltre

15 località alpine. Senza il pensiero delle

catene da neve o degli pneumatici

invernali, una soluzione sicura e veloce

per arrivare sulle piste.

Per gli amanti dell’altitudine, Courmayeur,

in provincia di Aosta, è il luogo

ideale servito dal FRECCIALink. Oltre a

sciare a quote record, da qui parte la funivia

hi-tech Skyway Monte Bianco che

in meno di 20 minuti conduce ai 3.466

metri di Punta Helbronner, per godere

di un panorama mozzafiato sulle Alpi.

Chi invece è alla ricerca dei brividi dello

sci alpino, il comprensorio Dolomiti Superski

– il più grande al mondo – offre,

con un unico skipass, 12 zone sciistiche

e 1.200 chilometri di piste. Altre vette da

scoprire tra Veneto e Alto Adige sono

Cortina d’Ampezzo, San Vito di Cadore e

Tai di Cadore in provincia di Belluno, Selva

di Val Gardena, Santa Cristina e Ortisei

in provincia di Bolzano. In Trentino,

poi, sono ben 13 i centri nel cuore delle

Dolomiti comodamente raggiungibili

con il biglietto treno+bus: Canazei, Vigo

di Fassa, Moena, Predazzo, Cavalese,

Madonna di Campiglio e Pinzolo. Chi agli

sci ai piedi preferisce invece visitare una

città ma con l’aria fredda di montagna,

può arrivare a Bolzano in Frecciargento,

divertirsi tra le vie e le attrazioni del

centro storico e, volendo, raggiungere

gli altipiani che circondano la città con

tre funivie.

I CONSIGLI DEL SOCCORSO ALPINO

«Non esiste buono o cattivo tempo, ma

buono o cattivo equipaggiamento»,

ripeteva sempre Robert Baden-Powell,

fondatore del movimento scout. A questa

frase è bene aggiungere anche buona

o cattiva consapevolezza, dei propri

limiti e delle proprie competenze. Troppo

spesso, purtroppo, chi si avventura

in montagna per una passeggiata o una

discesa sulla neve sottovaluta l’ambiente

in cui si trova o sopravvaluta le proprie

capacità. E quando accade l’imprevisto,

per fortuna, intervengono gli uomini e

le donne del Corpo nazionale Soccorso

alpino e speleologico, 7.053 operatori

pronti ad agire giorno e notte da nord

a sud d’Italia per soccorrere persone

in difficoltà in ambienti impervi o nelle

grotte. Per un totale di novemila interventi

l’anno, spesso in condizioni estreme

con temperature di molti gradi sotto

lo zero o durante intense nevicate. Per

questo, prima di avventurarsi in quota, è

opportuno conoscere i consigli del Soccorso

alpino e leggere la guida Sicuri in

montagna scaricabile online, realizzata

in collaborazione con il Club alpino italiano.

sicurinmontagna.it

REALTÀ VIRTUALE

CONTRO L'ACROFOBIA

Non per tutti è facile salire in montagna

o ai piani alti di un palazzo. Nei casi

più gravi, in cui si provano sintomi

come tachicardia e capogiri, si parla

di acrofobia, la paura dell’altezza, tra

le più comuni al mondo. Ma oggi è

possibile vivere situazioni d’alta quota

in totale sicurezza grazie alla realtà

virtuale. Il Laboratorio psicologia

4D, con un’équipe composta dallo

psicoterapeuta Gerry Grassi, dalla

psicologa Rosa Iatomasi e dall’esperto

di tecnologie immersive Antonio

Laudazi, ha compiuto per oltre due anni

test e applicazioni pratiche, integrando

approcci diversi e consolidando una

frontiera della terapia accreditata ormai

da un decennio a livello internazionale.

Indossando un visore ci si immerge in

una dimensione altra, ma le emozioni

sono simili a quelle reali: un contesto

che agevola il percorso terapeutico,

con risultati sorprendenti. Per

approfondire sono in programma due

giornate formative, la prima a Roma

sabato 1° febbraio e la seconda a

Milano sabato 8. L.M.

improveyourskillscenter.it

1 3 5

Preparazione personale.

Nel pianificare un’uscita in

montagna, tieni sempre conto delle

tue condizioni fisiche, della tua

esperienza e sii consapevole dei

rischi dell’ambiente montano.

Attrezzatura adeguata all’escursione

e alla stagione. È importante avere ai

piedi delle calzature che proteggano

le caviglie dalle distorsioni e che

abbiano una suola adatta ai terreni

impervi. L’abbigliamento “a cipolla”

permette di coprirsi velocemente in

caso di maltempo improvviso.

2 4 6

Il maltempo. In montagna non è

raro che cambino rapidamente le

condizioni meteo, specialmente

di pomeriggio. È consigliabile

incamminarsi presto al mattino e

fermarsi nel primo pomeriggio. In

caso di forte maltempo è possibile

richiedere un posto di emergenza

per trascorrere la notte nei rifugi

del Club alpino italiano.

I soccorsi. In media e alta montagna

anche un piccolo incidente può avere

conseguenze complesse. In caso

di necessità contatta il 118 o, dove

attivo, il 112 (Nue-Numero unico di

emergenza). È importante essere

in grado di fornire le coordinate del

luogo in cui ci si trova, attraverso uno

smartphone con connessione dati.

Nel caso di intervento dell’elisoccorso

preoccupati di segnalare

telefonicamente alla centrale

operativa eventuali ostacoli aerei che

l’elicottero potrebbe incontrare nella

zona (fili delle teleferiche, tralicci, ecc.).

Valutazione delle difficoltà. Pianifica

con attenzione il tuo itinerario

tenendo conto del dislivello,

dell’altitudine che raggiungerai, dei

punti acqua che troverai sul percorso

e delle condizioni meteo previste.

Procurati la carta dei sentieri e

assicurati di saperla leggere, informa

sempre qualcuno (un amico o un

familiare) della tua escursione e

delle tempistiche di percorrenza.

Sulla neve. In caso di attività fuori dalle

piste da sci, dotati di apparecchio

di ricerca in valanga (Arva), pala e

sonda individuali e porta con te il tuo

smartphone con batteria carica. Prima

di partire accendi l’Arva e fai il test

di funzionamento (anche con gli altri

partecipanti).

45


TRAVEL

ENOARMONIE

IN FRIULI DA GENNAIO AD APRILE UNA RASSEGNA DI CONCERTI

DESCRIVE PAESAGGI DI CONFINE E GRANDI CANTINE ITALIANE

Il territorio dei vigneti Perusini/The Perusini vineyards area, Corno di Rosazzo (Udine)

di Valentina Lo Surdo

valentina.losurdo.3 ValuLoSurdo ilmondodiabha

ilmondodiabha.it

Raccontare il Friuli in un

bicchiere, seguendo il

paesaggio sonoro di uno

spartito. Da questi spunti nasce 15

anni fa EnoArmonie, stagione di

concerti in cui si degusta con naso,

palato e orecchie, oltre che con gli

occhi. Sì, perché per ogni appuntamento

questa rassegna fa tappa in

un luogo speciale, testimone della

storia familiare e culturale di una re-

gione così ricca, ancora, di bellezza

nascosta. Con un comodo portabicchiere

si partecipa a tre manche di

degustazione ascoltando un programma

musicale introdotto da un

enorelatore, una trentina in tutto

scelti tra le voci delle trasmissioni

radiofoniche più seguite, naturalmente

anche per l’esperienza e la

passione verso il buon vino friulano.

L’idea è nata nel 2006 dall’incontro

tra il musicologo Umberto Berti

e il musicista Andrea Rucli, che da

allora è direttore artistico della rassegna.

«È profondo il senso di appartenenza

alla mia terra, a questi

luoghi di confine che ci hanno resi

anche molto liberi, aperti all’incontro

con il nuovo e il diverso. EnoArmonie

rappresenta proprio questo:

il luogo di confronto tra linguaggi

differenti, la musica e il vino, i pa-

46


WINE HARMONIES

FROM JANUARY TO APRIL IN FRIULI A SERIES OF CONCERTS

DESCRIBES A REGION AND ITS GREAT ITALIAN WINES

Famiglia Perusini/The Perusini family

How to tell the story of Friuli in a

glass, following the resonant

landscape of a musical

score. Fifteen years ago, that was the

idea behind the creation of EnoArmonie,

a season of concerts appealing to the

nose, palate and ears – as well as the

eyes. This is because every single event

in this series stops off in a special place,

which reflects family and cultural history

in a region that is still so rich in hidden

beauty. Equipped with a practical

glass-holder, visitors take part in three

sets of tastings, and listen to a musical

programme introduced by a wine critic,

with thirty in all chosen from the voices

from the most-widely followed radio

47


TRAVEL

esaggi friuliani e i suoi idiomi». Dal

2007 l’associazione Sergio Gaggia

si prende cura della delicata macchina

organizzativa di questi concerti

enologici, circa 80 in 40 luoghi

diversi, che ogni anno si rinnovano

da gennaio ad aprile. I calici sono

riempiti dall’immancabile gentilezza

di Silvia Dreossi, che cura personalmente

la preparazione delle

sale e dei bicchieri e l’accoglienza

del pubblico. Ma, oltre alla musica,

sono protagoniste anche le famiglie

che hanno fatto la storia del miglior

vino friulano.

Ogni concerto sinestesico racconta

una vigna e un albero genealogico,

come nel caso dei Perusini, tra

i 50 happy few iscritti da Veronelli

nel gotha dei vignaioli storici italiani.

A Corno di Rosazzo, in provincia

di Udine, Teresa, di nobili origini,

dirige l’azienda di famiglia con eleganza

antica. Docente universitaria

di Storia dell’arte, presidente delle

Dimore Storiche del Friuli e viaggiatrice,

è anche un’appassionata

viticultrice, raccogliendo l’eredità di

nonno Giacomo e del padre Giampaolo,

ora tramandata ai figli Carlo,

Tommaso e Michele. «Siamo nemici

del gusto internazionale, dei vini

uguali in qualunque Paese e crediamo

che le aziende familiari debbano

preservare i vitigni autoctoni».

Come il Picolit, che Giacomo Perusini

reimpiantò nei colli orientali,

e che ogni anno vince premi sulle

guide più importanti.

Poi c’è Elda Felluga. Nel nome del

padre Livio, insieme ai fratelli Maurizio,

Andrea e Filippo, prosegue

l’antica tradizione enoica di famiglia.

Moderna, entusiasta e appassionata,

si dedica a progetti culturali

e di valorizzazione del territorio.

«Impossibile parlare di noi senza

ricordare nostro padre, il Patriarca»,

racconta Elda. «Oltre 60 anni

fa decise di fondare l’azienda partendo

dalle colline di Rosazzo, dove

sorge l’omonima Abbazia dell’XI

secolo. Lungimirante e visionario,

ha saputo guardare lontano: a lui si

deve la rinascita della collina friulana

quando, alla fine degli anni ’50,

era in totale abbandono». Il forte

legame della cantina Livio Felluga

con la terra è visibile anche nella

famosa etichetta che contraddistingue

il suo marchio, «una carta geografica

ispirata a un’antica mappa

del territorio, a indicare le zone di

provenienza dei nostri vigneti». Un

simbolo di qualità che oggi viaggia

in oltre 70 Paesi con vini come il

Terre Alte, che dal 1981 ha segnato

la storia dei grandi bianchi italiani

riscuotendo premi e riconoscimenti

internazionali.

Tra i protagonisti più innovativi di

EnoArmonie c’è la nuova generazione

dei Pitars, così sono chiamati

in friulano i fratelli Nicola, brand

ambassador, e Stefano Pittaro, winemaker

(rispettivamente 37 e 36

anni). Un’altra storia di famiglia intrapresa

da un memorabile vignaiolo, il

I vigneti/The vineyards Felluga, Abbazia di Rosazzo (Udine)

© Luigi Vitale

48


isnonno Romano. Una famiglia le

cui tracce sono documentate a San

Martino al Tagliamento (PN) sin dal

1644, villaggio che guarda dall’altra

sponda la capitale del prosciutto,

San Daniele. «La naturale ventilazione

veicolata dalle Alpi attraverso

il fiume ha fatto la fortuna del famoso

prosciutto e dei nostri vigneti»,

spiega Nicola. Così i Pitars sono tra i

bianchi più premiati del Friuli, come

il Tureis, insignito della gran medaglia

d’oro al Concours Mondial

de Bruxelles, e il Sauvignon Braida

Santa Cecilia, premiato quest’anno

come migliore italiano e tra i primi

sei al mondo al Concours Mondial

du Sauvignon. «Siamo un’azienda

che ha un percorso avanguardistico

di sostenibilità: la nostra sede è conosciuta

come il più grande edificio

di bioedilizia del Friuli».

Settanta in totale le aziende vinicole

partner fino a oggi di EnoArmonie,

80 i concerti in programma in

oltre 40 luoghi del Friuli, soprattutto

nella provincia di Udine, ma anche

in quelle di Gorizia e Pordenone. La

stagione 2020 debutta il 26 gennaio

nella Cantina Jermann a Ruttars

(GO), con musiche di Mahler e Mendelssohn.

sergiogaggia.com

perusini.com

liviofelluga.it

pitars.it

© Luigi Vitale

Livio Felluga con i figli/Livio Felluga and his children

programmes, naturally also for their

experience and passion for good Friuli

wine. The idea came into being in 2006,

when the musicologist Umberto Berti

met the musician Andrea Rucli, who

has been the event’s artistic director

since then. “I have a very deep sense

of belonging to my region, to these

borderlands that have also made us

very free, and open to meeting what

is new and different. EnoArmonie

represents precisely that: the place

delicate organisational set-up that

handles these enological concerts:

there are around eighty of them in

forty different venues, from January

to April every year. The glasses are refilled

with the unwavering charm by

Silvia Dreossi, who personally handles

the preparation of the rooms and the

glasses, and welcomes the audience.

But, going beyond music, the families

who have written the history of the

best Friuli wine also take centre stage.

where different languages, music Every synesthetic concert tells the

and wine, the Friulian landscapes

and its languages come together and

meet”. Since 2007 the Sergio Gaggia

Association has taken charge of the

story of a vineyard and a family tree,

as is the case of the Perusini, who

are amongst the fifty happy few who

were written into the annals of historic

La famiglia Pittaro, in lingua friulana i Pitars/The Pittarro family, known as the Pitars in the Friulian language (1967)

49


TRAVEL

Italian winemakers by Veronelli. In

Corno di Rosazzo, in the province

of Udine, Teresa - who has noble

origins - runs the family company

with old-school elegance. A university

lecturer in history of art, the president

of the Friuli Dimore Storiche (Historic

Houses) association, and a traveller,

she is also a very keen wine grower.

Having inherited the tradition from her

grandfather Giacomo and her father

Giampaolo, she has now passed it on to

her sons Carlo, Tommaso and Michele.

“We are no friend of international

tastes, or of wines that are the same

in every country, and we believe that

family businesses should preserve

local grape varieties”. Such as Picolit,

which Giacomo Perusini again planted

on the eastern hills, and which every

year wins prizes in the most important

guides.

Then there is Elda Felluga. The family’s

ancient wine-making tradition lives

on through the father Livio, together

with the brothers Maurizio, Andrea and

Filippo. Modern, enthusiastic and full of

passion, she works on cultural projects

to promote the area. “It is impossible

to talk about us without remembering

our father, the Patriarch,” says Elda. “We

decided to set up the company over

sixty years ago, starting from the hills of

Rosazzo (Udine), where the eleventhcentury

monastery of the same name

stands. Far-sighted and visionary, he

knew how to look into the future: it is

to him that the rebirth of the Friuli hills

should be attributed, having been in

a state of complete abandonment at

the end of the 1950s.” The Livio Felluga

winery's strong link with the region can

also be seen in the brand’s famous

badge, "a map that is inspired by an

ancient map of the region, to show the

areas that our vineyards come from.” A

symbol of quality that is now available

in over seventy countries, with wines

like Terre Alte, which since 1981 has

written the history of great Italian

whites and collected international

prizes and awards.

Amongst the most innovative figures

at EnoArmonie there is the new

generation of the Pitars, as they

are known in the Friulian language:

brothers Nicola - brand ambassador

- and Stefano Pittaro - the winemaker

- (37 and 36 years old respectively).

Another family story launchd by a

memorable winemaker, their greatgrandfather

Romano. Traces of the

family have been documented since

1644 at San Martino al Tagliamento

(Pordenone), a village that looks on to

the ham capital, San Daniele, from the

other side of the banks. "The natural

ventilation that is brought down from

the Alps through the river has made

the fortunes of the famous ham and

our vineyards,” Nicola explains. So, the

Pitars are amongst the white wines

that have won most prizes in the Friuli

region. These include Tureis, that took

the Grand Gold Medal at the Concours

Mondial de Bruxelles, and the

Sauvignon Braida Santa Cecilia, which

this year won the prize as the best

Italian wine, and ranked in the top six

in the Concours Mondial du Sauvignon.

“We are a company with a leading

approach to sustainability: our facility is

known as the largest environmentallyfriendly

building in Friuli.” There are thus

far a total of seventy wine companies

that are partners with EnoArmonie,

eighty concerts scheduled in over

forty venues in Friuli, especially in the

province of Udine, but also in those

of Gorizia and Pordenone. The 2020

season starts on 26 January at Cantina

Jermann in Ruttars (Gorizia), with music

by Mahler and Mendelssohn.

Il vigneto Braida Santa Cecilia dei Pitars/The Braida Santa Cecilia vineyards of the Pitars, Villa Manin, Passariano (Udine)

© Olimpio Fantuz

50


ARTE

Amedeo Modigliani

Fillette en bleu (1918)

Olio su tela

Collezione Jonas Netter

52


LIVORNO

E URBINO

CELEBRANO I LORO GRANDI

Un secolo fa se ne andava uno dei geni

dell ’arte moderna. Il talentuoso e carismatico

Amedeo Modigliani, tanto bello quanto fragile.

Muore a soli 35 anni, il 24 gennaio 1920.

Non prima di aver riempito tele su tele di quel

tratto inconfondibile che lo ha reso famoso in

tutto il mondo. Tanti, nel corso del 2020, gli eventi

in programma tra mostre e approfondimenti, a

partire dall ’esposizione che Livorno,

sua città natale, ha voluto dedicargli riunendo

due grandi collezioni parigine. Ma quest ’anno

si celebra anche Raffaello Sanzio, genio del

Rinascimento, nel 500esimo anniversario

della morte. Urbino è stata la prima a ricordarlo,

esponendo a Palazzo Ducale fino al 19 gennaio

alcuni capolavori dell ’illustre cittadino messi a

confronto con opere di altri pittori coevi e conterranei

del Sanzio, come il Perugino e Luca Signorelli..

Raffaello Sanzio

San Sebastiano (1501-1502 circa)

Olio su tavola

Accademia Carrara, Bergamo

53


ARTE

MODÌ TORNA A LIVORNO

Amedeo Modigliani

Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) (1917 o 1918)

Olio su tela

Collezione Jonas Netter

IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELLA MORTE, LA CITTÀ

TOSCANA CELEBRA MODIGLIANI CON UNA GRANDE

RETROSPETTIVA

di Sandra Gesualdi

sandragesu

54


Amedeo Modigliani, 1914

Affascinante, tremendamente talentuoso e fragile,

come solo la bellezza sa essere. Amedeo Modigliani,

genio indiscusso, artista maledetto, mito

e icona, torna a Livorno grazie alla grande retrospettiva a

lui dedicata in occasione del centesimo anniversario della

scomparsa. Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori

dalle collezioni Netter e Alexandre è al Museo della

Città fino al 16 febbraio.

Torna vicino al mare, dove è nato un giorno di luglio del

1884, in una casa borghese, il giardino sul retro, i salotti coi

quadri alle pareti, gli studioli pieni di volumi. A fine ’800 il

centro toscano è in pieno fermento con un porto fiorente,

centro di scambi commerciali e culturali. Il piccolo Dedo,

quarto e ultimo figlio di una famiglia ebrea piuttosto benestante,

cresce in un ambiente colto, multilingue e stimolante.

Tra tour per musei con la madre Eugénie e passeggiate

insieme al nonno Isaac a parlar di storia e filosofia. A 11 anni

Dedo rimane a letto per diverse settimane a causa di una

brutta pleurite e, per passare il tempo, inizia a riempire fogli

su fogli di disegni. Da allora il suo getto creativo non si ferma

più e cresce di pari passo con i problemi di salute, sempre

debole e precaria. A 14 anni decide che avrebbe fatto

l’artista. Porta già il proverbiale e folto ciuffo sulla fronte,

mette da parte il ginnasio ed entra alla Scuola di Belle Arti,

dove segue gli insegnamenti del pittore postmacchiaiolo

Guglielmo Micheli. Frequenta artisti più grandi di lui come

Oscar Ghiglia, bazzica il caffè Bardi in via Cairoli, ritrovo di

intellettuali, dove ricopre le tovagliette di carta di schizzi

a matita. Poi via, prima a Firenze per frequentare i corsi di

Giovanni Fattori alla Scuola libera di Nudo, poi a Pietrasanta,

vicino a Carrara, a battere i primi colpi da scultore. Ma la

meta è Parigi, capitale mondiale dell’avanguardia, residenza

di Paul Cézanne, Pablo Picasso, Henri Matisse, André

Derain, Maurice Utrillo, Guillaume Apollinaire e molti altri

artisti, scrittori e poeti bohémien, inquilini di caffè, sale da

ballo, teatri e gallerie a Montmartre e Montparnasse.

Ha 22 anni Modigliani quando si trasferisce in Francia nel

1906, pochi soldi in tasca, un abito nuovo di velluto in valigia,

un corpo fragile ed estro a volontà. Nella Ville Lumière

con fatica e stenti, eccessi, amori passionali e una

produzione intensa di disegni e oli diventa Modì, grande

tra i grandi pittori del ’900. «La Livorno cosmopolita d’inizio

secolo in cui si è formato è il bagaglio che si porta a Parigi»,

sottolinea Simone Lenzi, scrittore, musicista e assessore

alla cultura di Livorno. «Vi arriva già molto attrezzato,

il mondo da cui proviene è aperto, internazionale e aveva

assorbito le influenze dell’Europa e di tutto il bacino mediterraneo».

L'amministrazione comunale ha lavorato molto

per riportare nel capoluogo labronico l’illustre cittadino.

«Un appuntamento a cui dobbiamo avere il coraggio di

presentarci», lo definisce Lenzi. «Fino a qui si è pensato a

Modigliani come a un livornese per sbaglio, nato in questa

provincia di mare ma appartenuto al mondo. Credo sia il

momento di ribaltare la prospettiva: lo era in maniera quintessenziale,

“un giovane ebreo sefardita livornese”, come

soleva dichiararsi lui stesso». Anche alla luce dei fatti accaduti

nell’84, con la beffa delle teste false, per tanti anni in

città il suo nome è stato un tabù che aveva lasciato l’amaro

in bocca. «Questa mostra serve anche a sanare certe ferite

e a rimettere le cose nella giusta chiave di lettura», spiega

l’assessore.

Amedeo Modigliani

Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne) (1918)

Olio su tela

Collezione Jonas Netter

55


ARTE

Il progetto espositivo, curato da Marc

Restellini, riunisce i dipinti e i disegni

appartenuti ai due collezionisti più

importanti che hanno accompagnato

e sostenuto Modigliani nel periodo

parigino: Paul Alexandre e Jonas

Netter, che ha raccolto i più bei pezzi

del giovane artista toscano e di molti

altri maestri del primo ’900. Oltre 100

i capolavori in mostra, rappresentanti

della grande École de Paris tra

cui l’Autoritratto di Chaïm Soutine, gli

scorci parigini di Maurice Utrillo, le

donne nude in campagna di Suzanne

Valadon e Les Grandes Baigneuses di

André Derain. I quadri di Modì presenti

non sono molti, una decina più svariati

disegni. Ma c’è tutto il suo inconfondibile

stile, i ritratti degli amici come

Chaïm Soutine, le linee nette per contenere

le masse delle tante donne

amate e ritratte, i famosi colli flessuosi,

le bocche carnose, gli sguardi dal

languore senza tempo, i nasi primitivi,

i colori materici. «La luce dei quadri di

Modigliani viene da Livorno», ribadisce

Lenzi, «quel riverbero particolare

del quartiere Venezia o di via Roma

dove è nato. Nella Filette en bleu gli

occhi della bambina sono celeste

chiarissimo, come il cielo di questa

città dopo che è stato spazzato dal libeccio,

le guance rosso intenso come

i tramonti sul Tirreno o i coralli tipici di

questa zona, lavorati a inizio secolo.

Modigliani la dipinge appena diventato

padre, e qui si percepisce una

luminosità nuova. È un’immagine piena

di nostalgia e vi scorgo anche una

malinconia coloristica legata alla sua

infanzia», conclude.

«Il futuro dell’arte si trova nel viso di

una donna», scriveva Modì. Quello

della Jeune fille rousse è affusolato e

intenso, incorniciato da capelli corposi

e reso vivo da uno sguardo malinconico,

quasi strabico. È uno dei ritratti

di Jeanne Hébuterne, la giovanissima

La mostra è accessibile alle persone

con disabilità e a mobilità ridotta grazie

alla presenza di una rampa all’ingresso

e un ascensore. Disponibili sedie a

rotelle presso la biglietteria.

pittrice compagna di Modigliani.

Il 24 gennaio 1920 Amedeo si spenge

stroncato da una meningite tubercolare,

a 35 anni. Per giorni Jeanne veglia

su di lui, poi non regge al dolore e

si getta dal quinto piano. La loro figlia

di due anni è accolta dalla zia e dalla

nonna paterna e cresce passeggiando

lungo i canali, i ponticelli e le piazzette

délabré del quartiere vecchio,

vicino al mare. Forse già allora Livorno

aveva fatto pace con Modì.

mostramodigliani.livorno.it

casanataleamedeomodigliani.com

museodellacittadilivorno

museodellacittalivorno

LIVORNO

10 FRECCE AL GIORNO

Amedeo Modigliani

Cariatide (bleue) (1913 circa)

Matita blu su carta

Collezione Jonas Netter

Carlo Fiore (2018)

Jean Cocteau

OMAGGIO A

MODIGLIANI

Nell’anno di Modigliani,

anche a Roma si ricorda

il genio toscano con un

piccolo omaggio del pittore

Carlo Fiore. Nella personale

Il tuo unico dovere è salvare

i tuoi sogni, sono esposte

circa 30 riproduzioni di

opere realizzate da Modì

che rappresentano le tipiche

figure dai colli allungati e gli

occhi senza pupille. Presso

la Cartoleria Vertecchi di

via Pietro da Cortona, dal 24

gennaio al 1° febbraio.

56


www.sicilybycar.it - sbc@sbc.it - +39 091.6390111

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57


ARTE

BOLOGNA IN FIERA

DAL 24 AL 26 GENNAIO ARTE FIERA 2020

PUNTA I RIFLETTORI SULLA PITTURA

di Giuliano Papalini - paepa2010@libero.it

Dopo aver toccato le più

grandi città del pianeta,

passando per Parigi, Londra,

Miami, New York, Torino e Hong

Kong, la carovana dell’arte composta

da appassionati, collezionisti e addetti

del settore fa tappa a Bologna,

dal 24 al 26 gennaio, per Arte Fiera

2020. La manifestazione fieristica

più longeva d’Italia prosegue nel suo

percorso di forte rinnovamento degli

schemi espositivi e della qualità delle

proposte, che ha comportato una

rigorosa selezione degli espositori,

avviata lo scorso anno dal direttore

artistico Simone Menegoi, che firma

anche questa 44esima edizione. Una

scelta coraggiosa che ha sicuramente

contribuito a far tornare a Bologna

alcune importanti gallerie come Giorgio

Persano (Torino), Galleria Fonti

(Napoli), Galleria d’Arte Maggiore

G.A.M. (Bologna), Francesco Pantaleone

Arte Contemporanea (Palermo/

Milano) e A arte Invernizzi (Milano).

«Arte Fiera si presenta all’appuntamento

del 2020 con novità su ogni

fronte. A partire dal luogo: dai consueti

padiglioni 25 e 26 abbiamo traslocato

ai più recenti 15 e 18, dall’interessante

struttura architettonica. Varcato l’ingresso

dei nuovi spazi, gli spettatori

trovano una manifestazione decisamente

rinnovata», spiega Menegoi

Emilio Scanavino

Tramatura (1973-91)

Olio su tela 150x150 cm

Courtesy Dep Art Gallery Milano

alla Freccia. «Alla Main Section –

divisa, come di consueto, in una

parte più concentrata sul moderno

Davide Monaldi

Guardoni (2018)

Ceramica smaltata, 20 elementi 19x300x12 cm

Courtesy Studio Sales Roma

e una dedicata al contemporaneo – si

affiancano ora tre sezioni specializzate,

di cui due al loro debutto, fo-

58


tografia e video e pittura del nuovo

millennio. La terza sezione esplora un

aspetto specifico della storia dell’arte

del XX secolo, dedicata stavolta al

rinnovamento della pittura in Italia fra

la fine degli anni ‘50 e la fine dei ‘70»,

prosegue il direttore di Arte Fiera. «In

più, un avvincente programma collaterale

di performance, conferenze sui

temi artistici del momento, una grande

mostra delle collezioni istituzionali

di Bologna e dell’Emilia-Romagna

e un nuovo progetto dell’artista Eva

Marisaldi, che collega idealmente la

Fiera alla città. Insomma una grande

kermesse dove ognuno potrà trovare

qualcosa di interessante, inatteso, da

ricordare».

La principale novità di quest’anno,

che vede la partecipazione di 155

gallerie in prevalenza italiane, è costi-

tuita appunto da Pittura XXI, sezione

inedita nelle kermesse del settore,

non solo in Italia. Per la prima volta,

infatti, una fiera punta la sua attenzione

sul linguaggio più dibattuto

dell’arte contemporanea, la pittura,

con l’obiettivo di offrire un panorama

delle sue figure emergenti e mid-career

a livello internazionale. La curatela

è affidata a Davide Ferri, critico

indipendente, apprezzato per la competenza

in materia. A sottolineare il

forte interesse registrato dalla nuova

sezione la significativa partecipazione

di importanti gallerie straniere, quali

Bernhard Knaus di Francoforte e Richard

Saltoun e Arcade di Londra.

Altra novità di Arte Fiera 2020 è Focus,

che prende in esame l’arte della

prima metà del XX secolo e i Post-

War Masters. Sezione che ogni anno

sarà affidata a un curatore diverso,

partendo per questa prima edizione

con Laura Cherubini, critica e storica

dell’arte di grande esperienza e consolidata

competenza, che ha scelto di

concentrarsi sul rinnovamento e sulle

rivoluzioni nella pittura italiana tra la

fine degli anni ’50 e i ’70. Accanto a

grandi maestri affermati a livello mondiale,

del calibro di Dorazio, Mauri, Nigro,

Santomaso e Scialoja, non manca

qualche bella riscoperta. C’è poi il

progetto Oplà. Performing Activities, a

cura di Silvia Fanti, con interventi performativi

di Alessandro Bosetti, Luca

Vitone, Zapruder filmmakersgroup e

Jimmie Durham, artista insignito del

Leone d’Oro alla carriera alla 58esima

Biennale di Venezia.

La Main Section riconferma il modello

innovativo avviato nel 2019, all’insegna

Giuseppe Stampone

Picasso (2019)

Drawing Bic pen on paper 30x40 cm

Courtesy Prometeo Gallery di Ida Pisani Milano

59


ARTE

della cura per la qualità e la coerenza

degli stand, dopo l’ampio consenso

riscosso da galleristi e collezionisti.

Anche quest’anno, dunque, gli espositori

sono stati invitati a presentare

un numero limitato di artisti: fino a un

massimo di tre per gli stand di medie

dimensioni, di sei per quelli più grandi.

Unica eccezione alla regola – e altra

novità – la possibilità di eccedere

il limite di sei artisti con un progetto

curatoriale dedicato a un gruppo, un

movimento o una corrente artistica.

C’è da dire, come già avvenne per la

passata edizione, che una percentuale

significativa di gallerie ha scelto di

presentare un unico autore, rispondendo

alla sollecitazione in tal senso

degli organizzatori della Fiera. Questa

forte presenza di stand monografici,

che costituiscono altrettanti approfondimenti

su artisti italiani e stranieri,

tra nuove proposte e maestri affermati,

sta diventando di fatto uno dei

tratti caratteristici della direzione di

Menegoi.

Sissi

Ogni cosa al suo posto (2010)

Bamboo, vestiti, ferro, ceramiche 300x100x200 cm

Photo Ramiro Castro Xiques

Courtesy dell’artista

NON SOLO FIERA

Per l’occasione tutta la città si

mobilita dal 17 al 26 gennaio con

Art Week, promossa dal Comune

di Bologna in collaborazione con

Arte Fiera, un ricco cartellone di

mostre, installazioni e performance

che, in alcuni casi, si protrae per

tutto il mese. Tra i numerosi eventi

in programma merita Vestimenti,

la personale dell’artista bolognese

Sissi, a Palazzo Bentivoglio fino

al 19 aprile. Da vedere anche Le

realtà ordinarie, che raccoglie le

opere di 12 artisti contemporanei

internazionali al Salone Banca di

Bologna di Palazzo De’ Toschi, fino

al 23 febbraio.

artefiera.it

artefiera

artefiera_bologna

BOLOGNA

170 FRECCE AL GIORNO

MORESTALGIA

A Bologna, dal 23 al 27 gennaio, la tecno-tenda di Morestalgia

entra nella stazione ferroviaria, occupando lo spazio

sotterraneo della Hall Alta Velocità, uno dei punti nevralgici

della grande infrastruttura che ha cambiato il modo di

viaggiare in Italia. L’opera di Riccardo Benassi è un ambiente

composto da testo, suono e oggetti che ha come cuore

pulsante uno schermo led penetrabile dal corpo umano.

Il progetto nasce da un lavoro di ricerca teorica sul sentimento

della nostalgia e sulle sue implicazioni sociali alla luce

dell’ingresso di Internet nelle nostre vite. Dopo l’opening di

giovedì 23 (dalle 20:30 alle 24), per i quattro giorni successivi

l’installazione, realizzata grazie al sostegno di Italian Council

(2019), è aperta a passeggeri e visitatori durante tutto l’arco

della giornata (dalle 6 alle 23:30), offrendo un’anticipazione di

Live Arts Week IX, appuntamento tra arte e liveness a cura di

Xing che si terrà dal 26 marzo al 4 aprile. L’installazione è uno

dei main project di Art City Bologna 2020, in occasione di Arte

Fiera.

xing.it | artcity.bologna.it | liveartsweek.it

Riccardo Benassi

Morestalgia, installazione al Centro d’Arte Contemporanea di Ginevra

Photo A.Rossetti

60


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dove sarai domani.


ARTE

CHE LAVORO M’INVENTO

ARTE?

CON L’

© Luigi Corda

Andrea Concas

INTERVISTA ESCLUSIVA

ALL’INNOVATIVO IMPRENDITORE

ANDREA CONCAS, IN LIBRERIA

DAL 28 GENNAIO CON

PROFESSIONEARTE, LA PRIMA

GUIDA CHE ESPLORA L’INTERO

SISTEMA DELL’ARTE E LE NUOVE

PROFESSIONI E OPPORTUNITÀ

DEL MERCATO DEL LAVORO 3.0

di Cesare Biasini Selvaggi - cesarebiasini@gmail.com

Assistiamo spesso a piagnistei diffusi sul fatto

che con la cultura (quindi anche con l’arte) non

si mangi e che certi indirizzi di studi universitari,

come quelli in ambito umanistico-artistico, siano l’anticamera

del precariato sicuro, se non di una disoccupazione

cronica. C’è poi chi cavalca, anche con intenti dolosi, lo

spauracchio delle nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale

alla robotica, presentate come killer implacabili di

posti di lavoro. In una contemporaneità come la nostra,

certamente complessa e problematica, se da un lato alcuni

mestieri sono stati già condannati all’obsolescenza,

dall’altro tuttavia si stanno aprendo nuove praterie da colonizzare,

che attendono pionieri dall’anima umanistica e

dalla manualità digitale, non senza una discreta dose di

62


fantasia e creatività. In buona sostanza,

ci attendono nuove professioni e

nuove opportunità sul mercato del

lavoro, a partire da quello del sistema

dell’arte.

È questo il focus del libro ProfessioneARTE,

edito da Mondadori, in libreria

dal 28 gennaio. Un’anteprima in

esclusiva ce la offre il suo pirotecnico

autore, Andrea Concas. Classe 1982,

carattere volitivo, sguardo profondo

e determinato da sardo doc e presenza

scenica da showman, di chi non ha

bisogno di provare davanti alla macchina

da presa. Con un trascorso professionale

nelle divisioni marketing di

diverse multinazionali, da alcuni anni

possiamo proprio dire che Concas il

lavoro se lo sia inventato.

Prima ha fondato la startup Art

Backers, che supporta gli artisti, gli

enti pubblici e privati nella produzione

di opere d’arte e multipli d’artista;

poi è stata la volta di Art Rights,

una piattaforma per la gestione e

certificazione delle opere d’arte con

tecnologia blockchain e intelligenza

artificiale. Quindi ha aperto la rete

di gallerie d’arte The AB Gallery e

varato ProfessioneARTE.it, la prima

community dedicata a formazione,

aggiornamento e orientamento verso

le professioni artistiche. «Se dovessi

racchiudere il tutto in un’unica

parola, mi definirei un art entrepreneur,

cioè un imprenditore dell’arte.

È un termine che interpreta questa

mia trasversalità e operatività nel

mondo dell’arte, la chiara fotografia

di un sistema che sta cambiando.

Non a caso, anche se per poco, potrei

essere considerato un millennial, anzi

a questo punto oserei dire un art millennial».

Si presenta così Andrea Concas

all’inizio della nostra intervista.

Le nuove tecnologie, i social

network, stanno offrendo diverse

opportunità lavorative nel campo

dell’arte. Potremmo definirle le professioni

dell’arte 3.0, di cui parli nel

tuo nuovo libro. Quali sono?

Possiamo partire dall’art collection

manager, specializzato nella cura e

gestione delle raccolte d’arte private

di una certa importanza, nel mantenimento

e nell’incremento del valore

delle opere nel tempo. E, ancora, c’è

il profilo del registrar, già presente da

anni in ambito anglosassone e statunitense

ma ben poco in Italia: si tratta

di un professionista multidisciplinare

che si occupa di tutte le delicate fasi

di movimentazione delle opere d’arte,

a cominciare dal prestito in entrata

e uscita da musei, gallerie o altre

istituzioni. C’è, poi, l’art wealth manager

che segue la gestione e la salute

patrimoniale dei propri clienti e delle

loro collezioni d’arte, suggerendo

azioni, tempi e modalità delle possibili

forme di investimento e mantenimento

dei propri passion asset.

Rimanendo nell’ambito finanziario,

penso anche all’art lender, colui che

permette al collezionista o al professionista

di impegnare opere dal valore

elevato, ma stabile sul mercato,

in cambio di liquidità, utilizzandole

come un collaterale, un bene posto a

garanzia per l’ottenimento di un pre-

© Marco De Scalzi Courtesy Collezione Giuseppe Iannaccone

Clarice Pecori Giraldi, art collection manager

ART BONUS

DIVENTA MECENATE

REGALA EMOZIONI

Andrea Danese, art lender. Courtesy Andrea Danese

© Dave Cross Photography Inc.

Tutti possono diventare mecenati

e tutelare l’eccezionale ricchezza

del patrimonio culturale italiano.

A chi effettua erogazioni liberali

a sostegno della cultura e dello

spettacolo, l’ArtBonus riconosce un

beneficio fiscale del 65%. Grazie a

questa misura, introdotta nel 2014

dal MiBACT, sono stati finora raccolti

oltre 400 milioni di euro da 13mila

benefattori. La partecipazione

al restauro di opere d’arte e al

sostegno dello spettacolo dal

vivo ha regalato e continua così a

regalare emozioni.

F.V.

artbonus.gov.it

63


ARTE

Mondadori Electa, pp. 224 € 19,90

stito finanziario. Molto ambito oggi

è pure il ruolo dell’exhibition manager,

a cui compete la gestione, definizione

e messa in opera della regia

complessiva di un evento o di una

mostra d’arte. Addentrandoci, invece,

nel settore assicurativo, c’è il risk

manager fine art, figura che individua

e analizza i potenziali rischi in

cui può incorrere una raccolta d’arte

pubblica o privata, con il compito

di limitarne l’esposizione ai sinistri,

valutando e individuando quali

opere possono essere assicurate e

Italo Carli, assicuratore e risk manager fine art

Courtesy Italo Carli

© PRESSPHOTO

quali no. Tra le professioni dell’arte

3.0 non posso omettere l’art trustee,

colui che assume l’obbligo di

amministrare i beni avuti in consegna

a favore di un trust, un istituto

giuridico che consente a una o più

persone, detti settlor o disponenti,

di trasferire beni e diritti della propria

collezione d’arte e non solo a

favore di uno o più beneficiari.

Dalle tue parole appare chiaro

come nel sistema dell’arte, ogni

giorno, emergano nuovi problemi

da risolvere, servizi da offrire o da

migliorare. Quindi possiamo dire,

senza timore di smentite, che ci

sono inaspettate opportunità per

nuovi professionisti?

Assolutamente sì. Credo fortemente

che sia in atto un sensibile cambiamento

del mercato dell’arte e

delle professioni collegate, ma l’attenzione

e le visioni più condivise

rimangono ancora focalizzate su

aspetti obsoleti e oggi meno premianti

e importanti. Si parla sempre

di questo mercato in riferimento al

volume di scambi delle opere, che

sfiora oggi i 70 miliardi di dollari.

Eppure la mia attenzione si sposta

costantemente su altri dati, sui 20

miliardi di dollari in servizi e consulenze

corollarie, dove operano i

player e i professionisti del settore,

e ancora sugli ulteriori 20 miliardi

legati all’art lending, prestiti finanziari

garantiti da opere d’arte. Oggi

è assolutamente possibile fare

dell’arte la propria professione, io

ne sono un concreto esempio e, con

me, gli oltre 50 professionisti degli

#ArteConcasTALKS, i 12 milioni di

collezionisti, le 300mila gallerie,

i tre milioni di operatori, le 14mila

case d’asta, le 300 fiere, i 55mila

musei e gli oltre sei milioni di artisti

nel mondo.

Quali consigli daresti a chi volesse

fare dell’arte la propria nuova professione?

I futuri professionisti dell’arte saranno

pionieri e portatori di innovazione.

Per questo motivo i miei

consigli sono: imparare a conoscere

in modo approfondito le dinamiche

del mondo dell’arte, che si configura

tanto articolato quanto estremamente

piccolo; studiare, osservare

© James O’Mara/O’Mara McBride

Linda Pacifici, senior registrar Fondazione

Palazzo Strozzi

e dare vita a un confronto e a un

dialogo con tutti i protagonisti del

sistema, a partire dagli artisti, i collezionisti,

i galleristi e dai molteplici

professionisti già coinvolti; fare in

modo che la propria preziosa esperienza

personale produca valore

aggiunto e possa essere di sostegno

all’arte e agli artisti. Sarò felice

e onorato di leggere i messaggi dei

lettori de La Freccia sui miei social,

per sapere quale strada hanno deciso

di intraprendere, per continuare

insieme questo viaggio in treno

nel mondo dell’arte.

andreaconcas.com

arteconcas

FUMETTI NEI MUSEI

Cinquantuno storie che raccontano

i tesori italiani in esposizione

all’Istituto centrale per la grafica di

Roma, a pochi metri dalla Fontana

di Trevi. Tavole, vignette, disegni

creati da importanti fumettisti

italiani sono esposti nella mostra

Fumetti nei musei, con ingresso

gratuito fino al 16 febbraio. F.V.

grafica.beniculturali.it

64


INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

65


MUSICA

SONATE PER VIOLINO

E PIANOFORTE

© solotry/AdobeStock

© Silvio Durante/LaPresse

Arturo Benedetti Michelangeli

Le prime note della Quinta sinfonia, l’Inno alla gioia

della Nona, la melodia di Per Elisa. La musica

di Beethoven fa parte della vita di moltissimi di

noi. La riconosciamo, la ricordiamo, ci è familiare. C’è un

modo più efficace per dimostrare quanto un autore sia

importante? Nel 2020 si celebrano i 250 anni dalla nascita

di Ludwig van Beethoven, un rappresentante dell’intera

umanità secondo la Nasa, che mise anche sue musiche nel

disco all’interno della sonda Voyager lanciata nello Spazio

nel 1977 e destinata a sconosciuti extraterrestri. La grande

musica ha bisogno di grandi interpreti e così quest’anno ricordiamo

anche il secolo dalla nascita di Arturo Benedetti

Michelangeli, pianista leggendario, dal tocco trascendente

e dal carattere irremovibile. Anniversari tondi anche per

Johann Sebastian Bach (270 dalla morte), Fryderyk Chopin

(210 dalla nascita), Pëtr Il’ič Čajkovski (180 dalla nascita) e

Gustav Mahler (160 dalla nascita). Questi nuovi anni ’20 ci

mettono subito voglia di riscoprire tesori.

B.P.

66


© AdobeStock

Ludwig van Beethoven

© AdobeStock

Johann Sebastian Bach

© AdobeStock

Nelle pagine che seguono suonano

per noi, al violino, il maestro Salvatore

Accardo, «su un Francesco Stradivari

del 1741 […] , uno Stradivari ex

Francescatti del 1725 e […]

su un Guarnieri del Gesù del 1730»,

e, al pianoforte, l ’acclamato concertista

Evgenij Kissin. Chiedetegli pure

un bis, ne è avvezzo. Nell ’intervista

di P loyer racconta: «A Napoli non

mi hanno lasciato andare prima

di 16 bis»!

© AdobeStock

Fryderyk Chopin

Gustav Mahler

Pëtr Il 'ič Čajkovski

© AdobeStock

67


MUSICA

BEETHOVEN

(E ALTRE STORIE)

© Marcella Cistola

Il Maestro Salvatore Accardo

INTERVISTA ESCLUSIVA A SALVATORE

ACCARDO E ALLA MOGLIE LAURA GORNA.

AFFETTI, PASSIONI E PROGETTI MUSICALI

di Valentina Lo Surdo

valentina.losurdo.3 ValuLoSurdo ilmondodiabha

ilmondodiabha.it

Cosa hanno in comune Beethoven

e la Juventus, Tex

Willer e un preziosissimo

violino Guarneri del Gesù del 1730?

La risposta svela inaspettatamente il

nome di Salvatore Accardo, il celebre

violinista protagonista di una carriera

da record, con i suoi 65 anni di attività.

Così, se abbiamo imparato ad apprezzarlo

come uno dei massimi interpreti

del nostro tempo, fatichiamo a immaginare

che sia anche un impareggiabile

collezionista di Tex e un super

tifoso della Juve tanto che, nel 2011,

per i suoi 70 anni, sua moglie invitò

Alessandro Del Piero come ospite a

sorpresa della festa.

Ora per Accardo è tempo di nuovi

traguardi: il 2020 è l’anno dei festeggiamenti

per il 250esimo dalla nascita

di Beethoven e il musicista di Torre

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del Greco ha dato alle stampe la sua

interpretazione di tutte le sonate del

grande Ludwig per violino e pianoforte.

Questa importante uscita discografica

ci ha offerto l’occasione per

incontrare il Maestro e chiedergli la

sua personale ricetta per una vita musicale

florida e longeva che, dal 2008,

anno di nascita delle gemelline Ines

e Irene, gli ha assicurato una radiosa

seconda giovinezza. Lo abbiamo intervistato

insieme alla moglie, Laura

Gorna, violinista anche lei, durante i

preparativi del Partynopeo: la festa in

cui casa Accardo si apre agli amici di

famiglia, per scambiarsi gli auguri prima

di Natale.

Quali sono gli ingredienti per una vita

sempre sulla cresta dell’onda?

[LG] Salvatore conduce uno stile di

vita sano, segue una dieta ferrea e

sgarra solo alle feste, cammina molto

e gli piace nuotare. Ma soprattutto

conciliamo il tanto studio con momenti

giocosi e di riposo, come le estati a

Otranto: al mare è a contatto con il

suo elemento naturale e in spiaggia

è l’idolo dei bambini, mentre la sera si

diverte con gli amici a scopone, è un

giocatore formidabile. Leggendarie le

sue sfide con Maurizio Pollini e Luciano

Berio. Poi ci sono la Juve e Tex, i

suoi ansiolitici naturali. Lui, che di natura

è un uomo molto tranquillo, una

sorta di violinista-Buddha, in queste

due passioni così distanti da lui ha le

sue valvole di sfogo. Così, quando lo

sento urlare, so che sta guardando la

Juve. Per colpa di Tex, invece, affittiamo

solai!

[SA] Di Tex ho collezionato tutto il possibile,

dalle strisce degli anni ’40 ai formati

più recenti. Per quanto riguarda

la Juve, sono molto legato al periodo

di Trapattoni, con cui abbiamo avuto

un rapporto molto speciale, tra l’altro

è un grandissimo appassionato di

musica. Ma ero anche molto amico di

Tardelli e Scirea. E ancor di più sono

vicino a Boniperti e Zoff: quando abitavo

a Roma vedevo sempre le partite

con lui.

Ci racconti del suo progetto su

Beethoven.

[SA] Dalla fine degli anni ’60 ho cominciato

a incidere alcune sue sonate

per violino e pianoforte. La prima

fu con Lodovico Lessona, pianista

straordinario e allievo amatissimo da

Arturo Benedetti Michelangeli, morto

nel 1972 in un incidente aereo. Altre le

avevo registrate con Giorgia Tomassi,

Michele Campanella e Laura Manzini.

Di recente le ho completate con Maria

Grazia Bellocchio e Stefania Redaelli.

Cinquant’anni di interpretazione beethoveniana

racchiusi in un cofanetto

per l’etichetta Fonè, che uscirà il mese

prossimo.

Su quali strumenti le ha registrate?

[SA] Su un Francesco Stradivari del

1741, il mio primo strumento importante,

sullo Stradivari ex Francescatti

del 1725 e le ultime su un Guarneri del

Gesù del 1730.

Le sue gemelle sono già figlie d’arte?

[SA] Irene, la bionda, è davvero dotata

come pianista, adora suonare Bach, è

innamorata dell’opera e sogna anche

la direzione d’orchestra. Ines, la bruna,

è più portata per il canto da musical e

studia danza.

E lei, Maestro, come ha iniziato a suonare?

[SA] A tre anni, l’età giusta per iniziare.

È fondamentale non tardare questo

appuntamento, i bambini sono spugne.

A quell’età già desideravo suonare

il violino, avevo una voglia tale che

tendevo degli elastici su un pezzo di

legno e li pizzicavo. E quando mi regalavano

strumenti giocattolo non li volevo,

desideravo un violino vero! Così,

un giorno, papà andò a sceglierne uno

di buona qualità da un bravo liutaio –

lo pagò mille lire, che erano tanti soldi

nel 1944 – e mi fece una grande sorpresa.

Appena vidi l’astuccio sul letto,

lo aprii e cominciai subito a usarlo.

Imitavo quello che suonava mio padre,

da buon autodidatta. Per me era

naturale riprodurre a orecchio qualsiasi

melodia, e non capivo perché mia

madre si stupisse tanto la prima volta

che mi ascoltò suonare Lili Marlene.

La famiglia Accardo: da sinistra, Irene con il gatto Igor, Salvatore Accardo, Ines con il cagnolino Tex e Laura Gorna

© Fabrizio Re Garbagnati - www.phab.it

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MUSICA

Le sue doti le permisero di debuttare

a 13 anni suonando tutti e 24 i temibili

Capricci di Paganini e a 17 ha

vinto il Premio Paganini a Genova, il

più prestigioso concorso violinistico

del mondo. Conta di più il talento o

lo studio?

[SA] Sono due aspetti che hanno la

stessa importanza. Io, pur avendo un

talento notevole, non ho mai studiato

meno di sei ore al giorno.

Quali sono stati i suoi principali alleati?

[SA] Sicuramente il buon Dio, che mi

ha donato il talento. Poi il mio straordinario

insegnante, Luigi D’Ambrosio.

Ma anche la mia famiglia di origine,

con papà Vincenzo che era un eccezionale

incisore di cammei al punto

che a Torre del Greco mi conoscono

non come il violinista, ma come il figlio

di Vincenzo, e questo mi riempie

di orgoglio. Ma devo molto anche a

mia mamma Ines, detta Mimma, e

naturalmente alla meravigliosa famiglia

che ho costruito con Laura.

A proposito, Laura, nel 2020 si festeggiano

anche i 15 anni dell’EsTrio,

l’ensemble che ha formato con la

violoncellista Cecilia Radic e la pianista

Laura Manzini. Insomma, avete

dato vita a molti figli musicali...

[LG] Per Salvatore la sua terza figlia

è l’Orchestra da Camera Italiana, la

sua emanazione naturale, formata

da allievi ed ex allievi di straordinario

talento, dai 17 anni in su, interpreti

dell’inconfondibile suono italiano.

Salvatore vi è talmente affezionato

che dopo i concerti, se riceve l’invito

a una cena ufficiale, risponde sempre

che se non può portare con sé tutta

l’orchestra, andrà altrove a cenare

con i suoi musicisti.

Lei è l’artefice del Partynopeo,

quest’anno cosa avete offerto ai vostri

ospiti?

[LG] Abbiamo fatto preparare alla

chef napoletana Mariagrazia Senatore

cannoli ripieni di baccalà, Sbaglio o in casa c’è un nuovo artonio

Fantini, di Fresco e Cimmino.

mozzarella in carrozza, zeppole con rivato?

i bianchetti, frittatine di maccheroni, [LG] È Tex, il barboncino nano venuto

a fare compagnia a Igor, il nostro

crocchè di patate e panini napoletani

con provolone e salame. I dolci, gatto nero.

invece, ce li ha portati il mitico An-

© Marcella Cistola

La violinista Laura Gorna, moglie di Salvatore Accardo

100 ANNI DI MUSICA DA CAMERA A FIRENZE

A gennaio si festeggia il centenario degli Amici della Musica di Firenze, con un mese ricco di concerti al Teatro della

Pergola. Sabato 11, per il ciclo Solopiano, Pietro De Maria esegue un programma dedicato alle Sonate per pianoforte di

Beethoven. Domenica 12 si prosegue con L’arte del canto insieme al soprano Maria Costanza Nocentini e al Quartetto

Foné, mentre il 18 il pianista Alexander Lonquich interpreta musiche di Schönberg, Reicha, Brahms e Beethoven.

Omaggio a Bach domenica 19 con Giuliano Carmignola al violino, Mario Brunello al violoncello piccolo, l’Accademia

dell’Annunciata e Riccardo Doni al cembalo e direzione. Invito alla danza il 25, con il recital pianistico di Giuseppe

Albanese, mentre il Trio di Parma si esibisce il 26 con Schumann.

amicimusicafirenze.it

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LA NOSTRA MISSIONE

È FINANZIARE LA FORMAZIONE

DELLE IMPRESE ITALIANE


MUSICA

KISSIN IL GENIO

NELL’ANNIVERSARIO BEETHOVENIANO, IL CONCERTISTA RUSSO

RACCONTA QUESTO GIGANTE DELLA MUSICA E RICORDA L’INCONTRO

CON VON KARAJAN CHE LO LANCIÒ GIOVANISSIMO NEL 1988

di Bruno Ployer

© Marco Ayala/Fondazione la Società dei Concerti

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Il tempo di un concertista è

scandito dalle ore di esercizio

e studio. L’incontro con Evgenij

Kissin è rilassato, ma quando si avvicina

il momento della prova deve

terminare. Il pianista russo acclamato

nel mondo per tecnica, musicalità

e serietà delle interpretazioni, prima

di sedersi alla tastiera si concede

solo un panino e un tè al bar dei camerini

dell’Accademia nazionale di

Santa Cecilia, che lo ospita nella sua

stagione di concerti. Un programma

tutto dedicato a Beethoven e il 2020

è beethoveniano per i 250 anni dalla

nascita del grande Ludwig. Quando

gli chiedo di parlarmi di Beethoven,

Kissin sta magistralmente nella sua

parte: «Ho paura di non poter dire

niente di speciale. È uno dei più

grandi compositori e, senza di lui,

come altri giganti, non ci sarebbe la

musica dei nostri giorni, ma questo

è un argomento da musicologi e io

sono un concertista. Posso dire che

la sua musica è stata sempre molto

vicina al mio cuore, non so perché.

Non è amore, è qualcosa di diverso.

Studiando i manoscritti di Beethoven

possiamo un po’ capire quanto

travaglio ci sia nella sua musica,

soprattutto quando vediamo che il

compositore in certi punti fa delle

cancellazioni. Questo però è soltanto

un aspetto: non sappiamo cosa

fosse nella testa dell’autore prima di

scrivere le parti che successivamente

ha cancellato. Questo l’ho imparato

dalla mia piccola esperienza di

compositore».

Messaggio ricevuto: l’ascolto della

musica spesso spiega molto più

delle parole. Lei ascolta il suo cuore

quando suona?

Naturalmente. Ascolto il cuore e la

mente, ma prima di tutto ascolto la

musica che suono.

Le sue esecuzioni sono influenzate

dal pubblico e dal posto in cui suona?

Sono sicuro che le mie esecuzioni

siano influenzate da tutte le mie

esperienze. L’Italia è il Paese dove il

pubblico mi ha fatto suonare il maggior

numero di bis della mia vita. Il

record è stato a Napoli: non mi hanno

lasciato andare prima di 16 bis!

Nel 2020 si ricordano anche i 100

anni dalla nascita del grande pianista

Arturo Benedetti Michelangeli.

Non credo che esista il più grande

pianista, ma lui è stato certamente

uno dei più grandi. Negli anni della

mia formazione è stato una leggenda

per me. Ascoltavo i suoi dischi,

ma purtroppo non l’ho mai incontrato.

Ho conosciuto invece Antonio

Mormone, che organizzò il concerto

di Michelangeli a Bregenz, portando

il pubblico dall’Italia. Mormone è

stato mio amico per 25 anni e onoro

la sua memoria come presidente

onorario del Premio internazionale

per giovani pianisti che porta il suo

nome.

Lei è nato nel 1971. Come ricorda i

suoi anni di giovane uomo e pianista

in Unione Sovietica? Che percezione

aveva della libertà?

La libertà politica acquista valore

quando cresci e ti raccontano cosa

sia la sua mancanza. Da bambino

non capisci. Quando ero adolescente

le cose stavano cambiando politicamente

in Russia, era in corso il

processo di liberalizzazione. Avevo

20 anni quando l’Unione Sovietica è

crollata.

Da ragazzo lei è stato lanciato sulla

scena mondiale dal mitico direttore

d’orchestra Herbert Von Karajan.

Vuole raccontarci quell’incontro?

Era l’agosto del 1988 e il mio agente

riuscì a ottenere un’audizione a

Salisburgo. Suonai la Fantasia in do

minore di Chopin. Nel silenzio, alla

fine del pezzo, guardai Karajan e vidi

che mi mandava un bacio con un

gesto e si asciugava gli occhi con

un fazzoletto. Poi feci Liszt, Bach e

Rachmaninov e Karajan mi invitò a

suonare sotto la sua direzione. Sua

moglie alla fine dell’incontro disse:

«Vivo con Herbert von Karajan da

30 anni e non l’avevo mai visto così

commosso». C’era anche mia madre

quel giorno e, salutandola alla fine

dell’incontro, Karajan, indicandomi,

le disse: «Genio!». Può immaginare

come mi sentissi, sono emozionato

ancora dopo tutti questi anni. Dopo

un mese e mezzo mi chiese di suonare

a Berlino il Primo concerto di

Čajkovskij e lo registrammo per la

Deutsche Grammophon. Replicammo

al Festival di Pasqua di Salisburgo

nel marzo successivo. A luglio il

maestro morì e un mese dopo suonai

in sua memoria in un quartetto.

Quindi, la mia prima volta a Salisburgo

ho conosciuto Karajan, la

seconda ho suonato con lui, la terza

ho partecipato a un concerto in sua

memoria e ne ho visitato la tomba.

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MODA

YEARS OF

FASHION

A cura di Cecilia Morrico

morricocecili

La campagna pubblicitaria

Woolrich del 1927 riflette

l’interesse diffuso nel vestire

sportivo, dal golf allo sci, dalla

nautica alla pesca. Marchio di

abbigliamento outdoor, nato nel

1830 e reso celebre dall’Arctic

parka con imbottitura in piuma

d’oca, ha una storia che corre

parallelamente a quella degli

Stati Uniti d’America nei lunghi

anni della costruzione della rete

ferroviaria in Pennsylvania.

Per Pitti Uomo 97, dal 7 al 10

gennaio alla Dogana di Firenze,

è in mostra un’installazione

immersiva sull’universo

multisfaccettato del brand.

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Abiti Chanel (1922-28) esposti alla

mostra Ritratto di donna a Vicenza

(approfondimento a pagina 11)

Fondazione Tirelli Trappetti, Roma

Gli anni ‘20 del secolo scorso registrano una

vera rivoluzione nell ’universo moda.

Le donne indossano con disinvoltura i

pantaloni, che avevano inziato a portare pochi

anni prima con gli uomini al fronte.

In Italia arriva il tailleur, anche Coco

Chanel punta sulla praticità degli abiti.

Per l ’uomo si fa largo il cosiddetto “spezzato ”,

il completo in cui giacca e pantalone sono di

colore diverso, e arrivano il tessuto principe di

Galles e le nuance chiare per il giorno.

A Pitti Uomo 97 ci si interroga oggi sulle

tendenze del prossimo decennio e si celebrano

gli anniversari dei grandi fashion brand : i 190

anni dello statunitense Woolrich

e i 75 anni dell ’italiano Brioni.

Qui uno scatto della prima sfilata

maschile Brioni, nel 1952 presso

la Sala Bianca di Palazzo Pitti.

Il 7 gennaio 2020 la maison

celebra il 75esimo anniversario

con un evento speciale a Firenze

curato da Olivier Saillard, storico

della moda e designer, dove

viene presentata la nuova

collezione Fall Winter 2020-21.

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NATALE MODA

GUIDA ALLO STILE

Paltò, Fall-Winter 2020-21

A FIRENZE PER

PITTI UOMO 97.

ALLA SCOPERTA

DEGLI APPUNTAMENTI

E DEI LOOK DELLA

PROSSIMA STAGIONE

Cartella in pelle di vacchetta

a concia vegetale, Il Bisonte

Una nuova alba della

moda scalda le fredde

mattine di Firenze. Il sole

sorge il 7 gennaio con l’apertura di

Pitti Uomo 97 e illumina le tendenze

dell’inverno 2020-21. Per le strade

della Città del Giglio si riversano,

fino a venerdì 10, trendsetter, addetti

del settore e curiosi. Dentro e

fuori Fortezza da Basso è un brulicare

di esperienze e, come sempre,

i brand più interessanti del panorama

mondiale scelgono di celebrare

al Salone i momenti importanti del

loro percorso. Martedì 7 sale sul

palcoscenico Blauer, con la mostra

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immersiva Human Landscapes che

festeggia il ventennale di Fgf Industry

in collaborazione con Pitti Immagine.

Protagonista anche Brioni,

che celebra i suoi primi 75 anni con

l’evento speciale curato dal designer

e storico della moda Olivier

Saillard e presenta la sua collezione

Fall Winter 2020-21. L’indomani,

invece, nasce TRAILBLAZER Chiara

Boni, un nuovo modo di concepire

il guardaroba maschile. Nella

boutique monomarca alla Loggia

Ruccellai si scoprono i cinque must

have indispensabili per un lui continuamente

in viaggio: un blazer sfoderato

e super leggero, tre camicie,

ognuna con una propria peculiarità,

e un pantalone classico con orlo a

taglio vivo. Elegante ma etica, anche

questa linea come quella per

la donna è 100% made in Italy e la

tracciabilità della sua filiera garantisce

qualità e sostenibilità. Sempre

l’8, i riflettori sono puntati sulla

maison Jil Sander, che presenta al

Refettorio di Santa Maria Novella la

collezione menswear disegnata da

Lucie e Luke Meier, due stilisti che

proprio a Firenze, per la precisione

al Polimoda, si sono conosciuti.

Nella sede della Camera di Commercio,

Pitti Immagine dedica a

K-Way ® e all’antipioggia per eccellenza

un excursus nella storia

del marchio attraverso i suoi pezzi

iconici. Giovedì è il turno di Telfar

Clemens, il designer liberiano-americano

apprezzato per lo stile

unisex, che presenta il suo concetto

di moda fluida e “simplex”, e di

Stefano Pilati, in pista alla Leopolda

con la sua label indipendente

Random Identities. Da non perdere

durante la kermesse l’installazione

alla Dogana che vede protagonista

la Woolrich Arctic Capsule, in

occasione dei 190 anni del brand,

mentre alla Fondazione Zeffirelli

apre Celeblueation, antologica di

300 pezzi, tra sketch, disegni e abiti

di Renato Balestra, scelti personalmente

dal couturier.

Tra i topic trend è sicuramente da

tenere d’occhio Paltò, che prosegue

il suo percorso di innovazione

del cappotto attraverso il costante

connubio tra heritage e ricerca.

Blazer tartan in flanella di lana

lambswool sovratinta con

trattamento frosted, Santaniello

TRAILBLAZER Chiara Boni

Camicia unisex stampa

Inferno - Divina Commedia

Alessandro Enriquez

Cinque tasche in

sustainable denim

Re-Hash

77


MODA

Aeronautica Militare

La collezione racconta tre differenti

caratteri di questo capo così simbolico

del guardaroba maschile: Archivio,

Hybrid e Plus. Tre anime che convivono

insieme e che hanno come

denominatore comune l’ambizione

di raccontare il fascino senza tempo

dei prodotti italiani. Cocktail di novità

per Alessandro Enriquez con due

capsule: una in collaborazione con

l’italianissima e storica azienda Tessitura

Monti e l’altra con il colosso

giapponese Sanrio. Il tema del prossimo

inverno s’ispira alla Divina Commedia,

il capolavoro di Dante che nel

2021 compie 700 anni, in chiave ironica,

pop e irriverente. Inferno, Paradiso

e Purgatorio in stile contemporaneo,

illustrati e colorati. Per Sanrio, Alessandro

seleziona e racconta in chiave

fashion gli iconici personaggi nipponici

(Keroppi, Bad Batz Maru, Little

Twin Star, fratelli di Hello Kitty) su

felpe, t-shirt, denim e camicie in jacquard

dalle tinte bright, realizzate da

Tessitura Monti.

Tocchi di originalità e raffinatezza

anche per Manuel Ritz: black jungle

pattern è la fantasia dai tratti coloniali

reinterpretata grazie a un inedito

touch wrong dal concetto hand

made, mentre un Pollock camo ricrea

in maniera astratta il classicissimo

camouflage con macchie di colore

raffinatamente incoerenti. Sempre

dal Centro Italia anche Re-Hash con

il suo sustainable denim made in

Italy, mentre dal Sud arriva la grande

sartoria che esporta anche all’estero,

come Berwich, Tagliatore e Santaniello.

Immancabile lo sportswear,

con Aeronautica Militare che propone

una pre-collezione di grandissima

versatilità. Capi coordinati e mixabili

tra loro, che ruotano intorno a sei colori:

blu, rosso, giallo, grigio mélange

e due nuance jolly, bianco e nero, abbinabili

con tutto. La linea celebra il

Reparto sperimentale Volo e rende

omaggio al suo stemma, l’Icaro alato,

proiettandosi al contempo nel futuro.

Difficilissimo elencarli tutti, sono

1.203 i marchi presenti a Pitti Uomo

97. Meglio perdersi dentro Fortezza

da Basso e tra le vie di Firenze. C.M.

FIRENZE

109 FRECCE AL GIORNO

78


PITTI BIMBO FA 90

Petit Bateau e Treedom

Identità poliedrica per la 90esima

edizione di Pitti Bimbo. Dal 16

al 18 gennaio Fortezza da Basso

si anima di 543 collezioni for kids. Tra

le novità il debutto al Teatrino Lorenese

di 65 Benetton street, prima

passerella a Firenze di United Colors

of Benetton. Lo stilista Jean-Charles

de Castelbajac s’ispira alle città di

oggi, perché la strada è il più grande

museo d’arte contemporanea e i

giovani abitanti di Benetown vestono

seguendo l’iconografia storica del

brand, del colore e dello sportswear,

con in più una identità forte, fatta di

ironia e dolcezza, ma anche di cultura

cittadina.

Attenzione al Pianeta e alle nuove generazioni

con Petit Bateau e Treedom.

La storica maison francese per l’infanzia

e la piattaforma web per la

piantumazione a distanza di alberi

presentano un’iniziativa di sostenibilità

ambientale e sociale: un kit nascita

esclusivo in cotone organico con il

cui acquisto è compresa la messa a

dimora di una specie arborea.

Il progetto Fashion comics è invece

dedicato quest’anno ai Line Friends,

personaggi creati originariamente

come sticker per una famosa app di

messaggistica mobile. L’iniziativa è

stata ideata dal creativo e influencer

Alessandro Enriquez e sviluppata in

collaborazione con Wildbrain CPLG,

che gestisce il marchio Line Friend

in tutta Europa. Al Top Floor del padiglione

centrale, ogni stilista coinvolto

partecipa con una collection

dedicata al personaggio Brown &

Friends, tra i brand Monnalisa, Philosophy

by Lorenzo Serafini, Mc2 Saint

Barth, Akep, 2Star, Pinko Up, Diadora.

Un altro evento da non perdere è lo

Monnalisa Athleisur

Fashion comics Line Friends

show di Monnalisa, da 50 anni leader

nell’abbigliamento premium per

bambini, alla Stazione Leopolda giovedì

16 alle 19. Per l’inverno 2020-21 il

brand toscano lancia la linea Athleisur

per girl and boy, fondata su capi coordinati

che strizzano l’occhio agli

anni ’70 e ’90. Per lei pantaloni tecnici

a zampa, top bra in jersey e lezioso

antivento. Per lui, calzoncini tecnici

con pantatight incorporati da abbinare

a t-shirt modello football, con

tanto di gilet da jogger.

Non mancano, infine, le speciali sfilate

firmate Pitti Immagine, una selezione

di collezioni sofisticate ed esclusive

in mostra nella sezione Apartment e

gli innovativi e sperimentali marchi in

scena a KidzFIZZ.

C.M.

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L’ITALIA che fa IMPRESA

NATURALMENTE PELLE

DNA ARTIGIANALE, INNOVAZIONE ED ECOCOMPATIBILITÀ

SONO IL MIX INIMITABILE CHE FA DEL DISTRETTO CONCIARIO

SULL’ARNO IL PERNO DI UN’ECONOMIA CIRCOLARE UNICA AL MONDO

di Andrea Guolo - andreaguolo@gmail.com

Photo Simone Bartoletti [ilgrandangolo.biz]

In un piccolo territorio nel cuore

della Toscana nascono le pelli più

preziose del mondo, destinate alla

moda e al lusso. Il distretto conciario di

Santa Croce sull’Arno, tra Firenze e Pisa,

è un po’ la Silicon Valley di questa economia

così radicata nella storia dell’uomo

e al tempo stesso innovativa, in una

costante evoluzione di trend e di processo.

Questa capacità di innovare, unita

a una forte sensibilità per le tematiche

ambientali e per la sostenibilità, hanno

fatto del prodotto pelle, così come viene

concepito nel comprensorio toscano,

il materiale di riferimento per borse,

scarpe, capi d’abbigliamento. Circa 600

aziende, tra concerie e indotto, danno

lavoro a seimila “maestri della pelle”, per

un giro d’affari di circa 2,4 miliardi l’anno.

Dagli stabilimenti avveniristici e di design

che sorgono lungo il corso del “fiume

d’argento” dipende il 35% dell’intera produzione

nazionale di pelle conciata e

la quasi totalità del cuoio che si utilizza

per realizzare le suole delle scarpe. Ed

è un distretto industriale unico al mondo

anche per la capacità dimostrata dalle

imprese toscane nell’unire produzione e

rispetto per l’ambiente. Al punto che, ricorda

il direttore dell’Associazione Conciatori,

Aldo Gliozzi, «da noi vengono

delegazioni da tutto il mondo, e in particolare

da Paesi dove la conceria rappresenta

un problema ambientale, per

capire come sia stato possibile realizzare

tutto questo. Dalla Cina, per esempio,

si mossero, alcuni anni fa, perfino il

presidente della Repubblica Popolare

Hu Jintao e l’allora primo ministro Wen

Jiabao.

Cosa fa della pelle di Toscana un unicum

a livello globale?

Se parliamo di prodotto, direi il livello

qualitativo e i contenuti moda, dove

siamo leader. In termini organizzativi, invece,

la peculiarità della Toscana è l’assetto

consortile che il distretto si è dato

per affrontare, fin dagli anni Settanta, la

gestione delle tematiche ambientali,

anticipando gli stessi obblighi di legge.

Gli imprenditori compresero allora che,

80


Aldo Gliozzi, direttore dell’Associazione Conciatori

se volevano continuare a operare in Toscana,

dovevano rendere sostenibile la

loro attività. E così hanno fatto, in sinergia

con le amministrazioni locali.

Perché quella della pelle viene considerata

un’economia circolare per antonomasia?

Perché le nostre concerie utilizzano

uno scarto dell’industria alimentare, recuperandolo

e valorizzandolo per trasformarlo

in un materiale ad alto valore

aggiunto per la moda e per il lusso. Se

i conciatori non lo facessero, avremmo

un serio problema ambientale da risolvere:

ogni giorno, nel mondo, l’equivalente

di mille camion di pelli sarebbe

destinato alla discarica o all’inceneritore.

Invece, da quel rifiuto, ricaviamo un

bene prezioso.

Industria ed ecocompatibilità possono

coesistere?

Secondo noi sì. Il distretto toscano è la

cartina di tornasole di come, in una regione

nota per il paesaggio e le città

d’arte, si possa fare produzione conciaria

in totale sintonia con l’ambiente.

Perché la pelle viene considerata un

materiale prezioso?

Perché, grazie al livello raggiunto oggi

dalla conceria, e in particolare dalle

nostre aziende, possiede delle qualità

intrinseche di bellezza e naturalezza

che altri prodotti difficilmente riescono

a raggiungere.

Cosa si fa con le vostre pelli?

La produzione conciaria toscana è destinata

perlopiù alle calzature, alla pelletteria

e all’abbigliamento. I più importanti

marchi del fashion mondiale vengono

da noi per sviluppare le loro collezioni e

realtà come Gucci e Chanel si sono insediate

direttamente, acquisendo concerie.

Inoltre, player conciari esterni al

distretto si stanno stabilendo in Toscana

perché la considerano un luogo idoneo

alla produzione sostenibile.

Cosa sarebbe la moda senza i conciatori

toscani?

Certamente la moda è ben contenta

che ci siano i nostri conciatori. Noi siamo

convinti che l’unione e la vicinanza di

tante aziende, in una realtà territoriale ristretta

come la nostra, inneschi una sorta

di competizione fondata sulla volontà

di fare meglio, a beneficio dei clienti del

distretto.

Qual è la differenza tra una pelle di

qualità e una mediocre?

Al di là dell’origine del materiale, la differenza

la fa chi trasforma quella pelle.

Il know-how degli operatori è fondamentale,

in un processo produttivo che

è sì altamente tecnologico, ma non ha

perso il proprio dna artigianale. Basti

pensare che, durante il ciclo conciario,

una pelle viene fisicamente toccata da

80 a 100 volte.

Perché, secondo lei, chi ama gli animali

non dovrebbe comunque rinunciare a

utilizzare la pelle?

Al di là del fatto che la quasi totalità degli

animali non viene sacrificata per le

pelli, ma per ragioni alimentari, i nostri

stessi clienti sono sempre più attenti ed

esigenti in fatto di benessere animale

in vita e di tecniche di allevamento che

evitino le sofferenze. Quelle esigenze

oggi entrano a far parte degli stessi

capitolati siglati tra cliente e fornitore. A

chi, in generale, ama la natura vorrei ricordare

che la pelle si lavora da migliaia

di anni e la plastica da alcune decine di

anni ma, come sottolineano importanti

operatori del settore, negli oceani ci risulta

però che esistano isole di plastica,

non isole di pelle.

Anche a bordo dei treni c’è la pelle. La

fate voi?

Quella dei sedili in pelle non è una specializzazione

tipica toscana. Ma di sicuro

un treno che profuma di pelle è particolarmente

affascinante.

distrettosantacroce.it

DistrettoSantaCrocePelleToscana

distrettosantacroce

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ANNI VERDI

Camilla Pintonato in La freccia azzurra di Gianni Rodari (Einaudi Ragazzi, 2019)

GIANNI

RODARI

82


Cento anni fa nasceva a

Omegna (VB) Gianni Rodari,

geniale autore di

opere per l’infanzia che hanno riscosso

unanime successo di pubblico

e critica. I suoi libri hanno meritato

diversi riconoscimenti, fra cui,

nel 1970, il premio Hans Christian

Andersen. Tra le sue opere più famose:

Favole al telefono, Filastrocche

in cielo e in terra e La freccia

azzurra, storia di un trenino elettrico,

il più bel giocattolo della Befana.

Racconti che evocano gioia e

spensieratezza, connaturati agli anni

verdi. Ma, purtroppo, non sempre è

così. Questa cartolina apre il sipario

su difficoltà, problemi di salute e fenomeni

che possono colpire i piccoli

e le loro famiglie, senza però far morire

la speranza e la solidarietà.

Mi hanno detto, cara Befana,

che tu riempi la calza di lana,

che tutti i bimbi, se stanno buoni,

da te ricevono ricchi doni.

Io buono sono sempre stato

ma un dono mai me l ’hai portato.

Anche quest ’anno nel calendario

tu passi proprio in perfetto orario,

ma ho paura, poveretto,

che tu viaggi in treno diretto:

un treno che salta tante stazioni

dove ci sono bimbi buoni.

Io questa lettera ti ho mandato

per farti prendere l ’accelerato!

O cara Befana, prendi un trenino

che fermi a casa d ’ogni bambino,

che fermi alle case dei poveretti

con tanti doni e tanti confetti.

[da Prime fiabe e filastrocche, Einaudi Ragazzi (2011)].

© Publifoto/LaPresse

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ANNI VERDI

PAZIENTI DA

COCCOLARE

Anna con il suo Rex

PET THERAPY, ATTIVITÀ SCOLASTICHE, PITTURA E SPORT

NELLA CASA PEDIATRICA DI MILANO DIRETTA

DAL PROFESSOR LUCA BERNARDO

di Andrea Radic

Andrea_Radic

Una casa accogliente, luminosa,

colorata, con

opere d’arte alle pareti,

dove il personale specializzato e

competente ti accoglie con un sorriso.

Ci troviamo nella struttura pediatrica

di eccellenza dell’Ospeda-

le Fatebenefratelli di Milano, dove

l’imperativo è coccolare i pazienti.

Si chiama Casa Pediatrica ed è

stata realizzata dal professor Luca

Bernardo in un anno e mezzo. Qui

lavorano 18 medici specialisti e una

quarantina tra infermieri, personale

del comparto «e i volontari dell’associazione

Francesco Vozza Onlus,

che compongono quella parte fatta

di cuore, disponibilità e attenzione

alla persona», ci racconta Bernardo.

«Sono qui dal 2005, dopo un

periodo trascorso negli Stati Uniti.

84


Rientrato dall’estero, ho cominciato

a considerare gli esempi di altri

Paesi ma anche a guardare dentro

casa nostra, per realizzare un dipartimento

pediatrico diverso dagli altri.

Un luogo dove le persone non sentano

l’odore della malattia, il rumore

dell’ospedale e il sapore delle difficoltà,

che a volte nelle strutture pubbliche

si avvertono, ma dove trovare,

oltre alla preparazione scientifica e

alla cultura medica, accoglienza, sicurezza

e certezza».

Il pubblico che funziona.

Ricordiamo che la sanità lombarda

è una delle migliori del mondo,

non secondo me ma a livello riconosciuto.

Sappiamo anche che in

Italia, come dappertutto, ci sono situazioni

insufficienti che, purtroppo,

a volte portano alla malasanità. Noi

invece abbiamo deciso di puntare

al meglio convincendo i privati ad

aiutarci a realizzare quella che oggi

è la Casa Pediatrica, dove i bambini

ricoverati si trovano bene e, con loro,

pure le famiglie. L’obiettivo è evitare

l’angoscia del ricovero, per questo

tanti colori, tanta luce. Numerosi

artisti contemporanei hanno donato

le loro opere per abbellire gli spazi,

da Marco Lodola a Elio Fiorucci,

da Veneziano a Innamorato. Tante

persone e aziende (che non devono

avere nulla a che fare con il settore

sanitario) ci sostengono con eventi

per raccogliere fondi e molto spesso

singoli cittadini decidono di aiutarci,

anche con poco, pochissimo, ma con

grande volontà.

Ogni stanza e ogni arredo del reparto

riportano una targhetta che

ringrazia chi ha contribuito. La Casa

Pediatrica è davvero di tutti, qui familiari

e parenti possono entrare a

qualsiasi ora per fare visita ai piccoli

degenti, anche portando il proprio

animale domestico, perché la pet

therapy aiuta moltissimo chi è ricoverato.

Per addolcire il distacco da casa?

Esattamente, in particolare i pazienti

neurologici trovano grande aiuto e

conforto nell’interagire con un animale,

comunque sotto il controllo

di specialisti di un’altra associazione.

Siamo i primi in Italia, e probabilmente

ancora gli unici, ad avere

stanze dedicate ai pazienti che hanno

animali domestici. È una terapia

importante che porta risultati straordinari.

L’animale può accompagnare

il suo piccolo proprietario fino alla

porta della sala operatoria o stare

con lui durante un esame o un controllo.

E per coloro che sono allergici

al pelo, abbiamo avuto da un’azienda

la disponibilità di alcuni zoomer,

cagnolini robot che si comportano

come veri amici a quattro zampe.

La Casa Pediatrica offre anche molte

attività.

I nostri ragazzi possono studiare per

non perdere la scuola, grazie all’Istituto

Cavalieri, svolgere attività

ludico-pittoriche in collaborazione

con l’Accademia di Brera e anche

alcune attività sportive. Questo affinché

non “sentano” il ricovero e non

si annoino. Già devono sopportare la

malattia e il dolore, meritano tutte le

coccole possibili.

Il pediatra è un mestiere per persone

un po’ speciali?

Cuore, testa, voglia e volontà sono le

caratteristiche che tutti dovremmo

mettere nel lavoro. Nel nostro caso,

poi, tutto assume un carattere particolare,

perché aiutare famiglie che

hanno figli con problemi di salute è

difficile anche per noi dal punto di

vista umano e scientifico, però arriva

il momento bello quando possiamo

dimetterli e mandarli a casa. Tutto

questo lo facciamo con il sentimento,

che viene sempre prima della

scienza.

ArtecomeTerapiaFatebenefratelli

Al centro il professor Luca Bernardo con alcuni membri della sua équipe di medici specialisti, infermieri e volontari della Casa Pediatrica di Milano

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ANNI VERDI

© Luri Botticelli

Una delle tappe del progetto Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro

DALLA PARTE DEI MINORI

MOIGE, UN MOVIMENTO DI GENITORI E VOLONTARI PER TUTELARE

BAMBINI E ADOLESCENTI DA FENOMENI COME LA VOLGARITÀ IN TV,

IL BULLISMO E LE DIPENDENZE DA FUMO E ALCOL

A cura di Cecilia Morrico

morricocecili

Duro è il lavoro per un genitore.

Anche se l’attenzione

è massima su scuola, educazione

e alimentazione, purtroppo

la società moderna, fatta di social

network e facilità di accesso a contenuti

televisivi, porta nuovi campanelli

d’allarme per mamma e papà. Come

tutelare i propri figli? Come avere

supporto nell’arduo compito di creare

le generazioni future? La Freccia

chiede consiglio ad Antonio Affinita,

direttore generale del Moige Movimento

italiano Genitori onlus, che da

oltre 20 anni si impegna per migliorare

la vita di bambini e adolescenti e

delle loro famiglie in Italia.

Quando nasce e cos’è il Moige?

Nel 1997 quando io e mia moglie,

Maria Rita Munizzi, essendo diventati

genitori di due gemelli, nel vedere in

prima persona la scarsa attenzione

pratica prestata dal sistema sociale

verso i diritti dei minori, decidemmo

di attivarci in modo appassionato e

innovativo in difesa dei diritti della

famiglia e dei giovani in Italia. Una

delle nostre prime battaglie fu quella

di denunciare la tv violenta e volgare,

chiedendo al sistema televisivo di

essere responsabile nella programmazione

e alle istituzioni di legiferare

per tutelare con norme specifiche

bambini e adolescenti. Ci riuscimmo

con successo in quanto il Codice televisivo

minori divenne, poco dopo,

legge. Un’altra iniziativa dei primi

anni, che mi piace ricordare, è quella

portata avanti per garantire alle donne

con figli o in gravidanza dei parcheggi

riservati nei luoghi pubblici: i

parcheggi Rosa, che partiti da Roma

ora sono diffusi praticamente su tutto

il territorio italiano. Oggi operiamo a

livello nazionale con attività di formazione,

prevenzione e sensibilizzazione

in risposta a emergenze sociali

come droga, alcol, bullismo, cyber-

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ullismo, pedofilia, gioco d’azzardo

e tv violenta e volgare, coinvolgendo

giovani, adulti e genitori con l’obiettivo

di educare i ragazzi ad affrontare

con sicurezza le sfide quotidiane.

Quali le ultime iniziative attivate?

Il Moige ha istituito un osservatorio

per raccogliere le segnalazioni e offrire

gratuitamente supporto psicologico

e legale alle famiglie, alle mamme

e ai papà a cui sono stati sottratti,

o sono in procinto di essere tolti, ingiustamente

i figli. Questo è possibile

grazie alle nostre psicologhe e soprattutto

grazie alla rete di legali che

hanno scelto di collaborare con noi in

difesa delle mamme e dei papà. Da

questo progetto, che si è sviluppato

nel periodo delle Feste appena trascorse,

è nata la campagna #Nataleinfamiglia.

L’obiettivo è stato quello

di aiutare concretamente il maggior

numero di famiglie che in Italia vivono

in condizione di povertà. Grazie

ai fondi raccolti con questa campagna

è stato possibile fornire alle

neo mamme beni di prima necessità

come latte in polvere e omogeneizzati,

biscotti e pannolini.

Si parla spesso di cyberbullismo: il

Moige come contrasta il fenomeno?

Da oltre dieci anni collaboriamo con

il Miur, la Polizia postale, il ministero

del Lavoro e delle Politiche sociali e

con Anci (Associazione dei Comuni

italiani), con lo scopo di coinvolgere

i Comuni e le scuole nella prevenzione

e nel contrasto di bullismo e

cyberbullismo, attraverso il nostro

Centro mobile per il sostegno e il

supporto delle vittime, nel quale incontriamo

docenti e ragazzi fornendo

gratuitamente sostegno psicologico

ed educativo. Solo negli ultimi

tre anni, con la campagna nazionale

Giovani ambasciatori contro il bullismo

e il cyberbullismo per un web

sicuro abbiamo coinvolto in attività di

prevenzione e formazione su questi

temi oltre 400mila genitori, 200mila

studenti e diecimila docenti. Il progetto

nasce dall’esigenza di porre

un freno al dilagante fenomeno che

colpisce i giovani specie nei contesti

scolastici e che continua a seminare

vittime. Per capire abbiamo avviato

un’indagine con l’Università Sapienza

di Roma da cui emerge che per otto

ragazzi su dieci non è grave insultare, capire come sia necessario intervenire

con urgenza presso gli esercenti e

ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive

sui social, sette ragazzi su dieci tutta la rete distributiva.

non considerano grave pubblicare Sono 35 le città in cui siete presenti

immagini non autorizzate della vittima.

siete arrivati a questi numeri e quali

e 80mila i genitori coinvolti. Come

Altro argomento preoccupante è le aspettative future?

il consumo di alcol tra i più giovani Sul territorio siamo presenti con i

che, insieme al fumo, da motivo di nostri genitori volontari che ci sostengono

nella realizzazione delle

integrazione sociale di gruppo può

diventare dipendenza. Come cercate

di sensibilizzare i ragazzi su quepagne.

Inoltre, siamo costantemente

attività e ci supportano nelle camsti

temi?

presenti attraverso il Centro mobile,

Parliamo con loro nelle scuole attraverso

le campagne di prevenzione me città su tutto il territorio, e la rete

con cui abbiamo raggiunto moltissi-

e formazione, coinvolgiamo minori, delle scuole amiche: solo nel 2019

docenti e genitori, in attività di sensibilizzazione

contro l’uso di tutte le le. Tramite l’impegno quotidiano e

abbiamo coinvolto più di mille scuo-

sostanze alcoliche e stupefacenti. lavorando con passione sul territorio

Inoltre, nel 2019 abbiamo promosso perseguiamo l’unico obiettivo di tutelare

i giovani dai pericoli a cui sono

l’indagine Venduto ai Minori con l’obiettivo

di inquadrare il fenomeno dei esposti. Confidiamo nell’aiuto di tanti

prodotti vietati agli adolescenti, che che hanno a cuore i minori, in quanto

sono venduti ugualmente da parte i nostri progetti hanno bisogno del

di adulti complici che disprezzano la sostegno di tutti. Cittadini, istituzioni

salute e il benessere dei nostri figli. e aziende attraverso una donazione

Con questo studio abbiamo evidenziato

che, pur con alcune differenze, nostre attività per proteggere bam-

possono scegliere di supportare le

tabacco, cannabis light, gioco d’azzardo,

alcol e pornografia sono som-

nostri figli.

bini e adolescenti che sentiamo tutti

ministrati ai minori in modo continuo, moige.it

con percentuali altissime, in palese Moige_genitori

violazione delle norme. Questo ci fa MoigeOnlus

Antonio Affinita

87


IN VIAGGIO CON

QUEL BACIO IN GALLERIA

IL TEMPO DI UN TRENO

IN VIAGGIO CON L’ATTORE MAURIZIO LOMBARDI,

DA GENNAIO SU SKY NEI PANNI DEL CARDINALE MARIO ASSENTE

IN THE NEW POPE DI PAOLO SORRENTINO

di Andrea Radic

Andrea_Radic

Maurizio Lombardi e Cécile de France sul set del film The New Pope di Paolo Sorrentino

© Gianni Fiorito

88


Una passione sfrenata per il

suo mestiere, in cui crede

profondamente e mette

tutto l’impegno di cui è capace. «Non

si è mai arrivati, si impara continuamente,

si può e si deve crescere sempre

e puntare allo spettacolo o al film

che ti permette di lasciare qualcosa

agli altri. Con quell’egoismo tutto particolare

dell’attore che calca il palcoscenico

come protagonista, ma per

darsi e regalare emozioni al pubblico.

Io voglio vincere».

Ha carattere e volontà da vendere

Maurizio Lombardi, che dal 10 gennaio

è il cardinale Mario Assente in

The New Pope, serie tv creata e diretta

dal premio Oscar Paolo Sorrentino, in

esclusiva su Sky Atlantic e in streaming

su Now Tv. Poi è al cinema nel

Pinocchio di Matteo Garrone, in Tiger

di Ronnie Sandahl, nell’ultimo film di

Pif per un divertente cameo e nella

seconda stagione di Riviera, nei panni

di un mercante d’arte veneziano.

Senza escludere un possibile ritorno a

teatro in primavera.

Siamo a bordo del Frecciarossa che

da Roma, dove è impegnato sul set, ci

porta a Firenze.

Come sarà The New Pope?

Vedremo due papi a confronto e, soprattutto,

due splendidi attori magistralmente

diretti, Jude Law e John

Malkovich. Paolo Sorrentino ci tiene a

sottolineare che non si tratta del seguito

di The Young Pope, è una storia

diversa, anche se, in qualche modo,

ne è figlia. Ho girato delle scene meravigliose

che mi hanno sorpreso sia

nell’interpretarle che nel leggere la

sceneggiatura. Una scrittura sontuosa,

commovente, ho trovato il settimo

episodio, presentato a Venezia,

splendido anche nella visione. Una

vera produzione internazionale con

HBO, Canal Plus e Wildside di Lorenzo

Mieli.

E tu torni nei panni di...

Del cardinale Mario Assente, che in

questa serie entra a far parte dell’entourage

del cardinale Angelo Voiello.

Un ruolo pieno, che mi vede presente

in tutti gli episodi.

Ti senti arrivato?

Non si arriva mai, un attore che arriva

è un attore finito. O, come dice Ugo

Chiti, «un attore comodo è un attore

morto». Non puoi stare comodo

nell’arte, la responsabilità è troppo

grande. Devi esplorare i tuoi limiti e

volerli superare. Prima o poi dalla tua

bottega deve uscire quel pezzo come

è successo a Benvenuto Cellini con il

Perseo.

Riconosci la magia del cinema?

Totalmente. Ora sono sul set di una

nuova serie, ci sono decine di persone,

alcuni omoni enormi, duri, sembrano

gladiatori, ma quando li senti

parlare di cinema hanno tutti la medesima

luce negli occhi. È proprio una

magia e come tale non te la spieghi:

guardi in macchina e scatta.

La sensazione più bella sul set?

I momenti di grande commozione che

si generano durante una scena, di una

tale forza che ti scendono le lacrime…

allora ti stoppano, rifanno il trucco,

reciti ancora e ancora ti commuovi,

e di nuovo sistemano il trucco. Ecco,

quell’emozione provata per diverse

ore è una sensazione che ti stanca,

ma quando torni a casa, salti di gioia.

89


IN VIAGGIO CON

Il tuo rapporto con il viaggio?

Cinematografico (Maurizio guarda fuori

dal finestrino scorrere fotogrammi

ad alta velocità, ndr). Il finestrino è un

fotogramma grandissimo che mostra

paesaggi e sfondi. Il treno è cinema in

movimento. Si creano momenti quasi

intimi, ricordo un viaggio sul Frecciarossa

durante il quale giocava l’Italia. Ci

siamo ritrovati in 20, senza conoscerci,

intorno a un iPad per seguire la partita.

Poi tutti al bar a bere insieme. E poi, ti

dico la verità, il treno è davvero la rappresentazione

del nostro Paese, dalle

littorine che portavano gente dal Sud

al Nord fino a oggi. Sul treno ci si osserva,

ci si ascolta, c’è tanta umanità,

favorita anche dai vagoni open space.

Quando hai cominciato a viaggiare in

treno?

Andavo a scuola a Firenze partendo

da Pontassieve. Anche le prime tournée

con l’Arca Azzurra di Ugo Chiti le

facevo in treno. Da Firenze a Udine o

Venezia, quanti viaggi, quanti incontri,

alcuni bellissimi.

Colpi di fulmine?

Una volta sulla linea per Genova, complici

le numerose gallerie, ci scappò un

bacio. Finì subito, durò il tempo di un

treno.

vo. Una ragazza bionda dai capelli lunghi

mi disse: «Andiamo a San Casciano,

al laboratorio teatrale di Ugo Chiti»,

e cominciò tutto, con Quattro bombe in

tasca. Ora sto tampinando Chiti perché

voglio tornare a lavorare con lui, diretto

da lui.

Sei partito dal teatro, ci tornerai?

Devo, assolutamente, per un attore è

come i live per un musicista. Sul palco

hai libertà, c’è il pubblico che vuole

lo show, devi dare tutto te stesso,

Come sei diventato attore?

niente elucubrazioni mentali da

A Pontassieve, dove sono nato e cresciuto,

grazie a Giuliano, un signore

che riuniva noi ragazzi al Circolino.

Alla porta accanto abitava Alessandro

Benvenuti. Io ero pischello e tutte

le volte che lo vedevo uscire, caricare

la macchina e partire per Roma, mi dicevo:

«Voglio diventare come lui», ma

non pensavo che l’avrei fatto davvero.

Poi, durante i primi spettacoli per la

parrocchia, mi venne a vedere il vesco-

pseudointellettuali, soltanto energia

e forza. Un teatro da frontman come

Gigi Proietti e Dario Fo, addirittura teatro-canzone

come quello di Giorgio

Gaber: canto, ballo e recitazione, uno

spettacolo completo.

Quanto talento e quanta tecnica servono

per essere attore?

Follia, quindi anarchia, e disciplina

sono le due parole che regolano questo

mestiere. L’attore è un folle, si met-

Maurizio Lombardi sul Frecciarossa con il giornalista Andrea Radic

te costantemente in gioco, ma deve

avere disciplina. Viaggia moltissimo,

dorme in luoghi assurdi, raggiunge

paesini di cui ignorava l’esistenza. Ma

quando entra nel piccolo teatro di un

piccolo paese e trova le persone che

hanno scelto di venire a vederlo, lascia

loro un messaggio e un pezzetto di sé.

Si finisce di fare l’attore solo quando si

muore veramente. L’epitaffio di uno dei

più celebri histriones fu “sono morto

tante volte, ma così bene mai”.

Tu sei mai morto?

Tante volte. Una grande morte, quasi

hollywoodiana, in 1994: galleggiavo nel

mare smeraldo della Sardegna. Ero io,

niente controfigura, nuotavo con i droni

che mi seguivano a 50 centimetri. Recitare

è un fatto fisico, si fatica. Il corpo

è importantissimo, tenerlo allenato è

un dovere e allunga la carriera. Anche

la curiosità è una fondamentale fonte

d’ispirazione, chi la stimola di più sono

i giovani. Come quelli che frequentano

la mia Action class, la mia palestra

dell’attore a Firenze, mi tengono aggiornato,

mi danno la temperatura del

gusto dei tempi contemporanei.

Vesti volentieri panni storici nei film in

costume?

Vorrei girare un film di cappa e spada,

con grandi mantelli e cappelli a tirare

di spada come un dannato. Oppure un

film di pirati, di abbordaggi... ma in Italia

non li girano. O i western, pensa che

meraviglia.

Sorride, con ai piedi un paio di stivali

anni ’70.

90


UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani

[Presidente giuria letteraria Premio Internazionale Elba-Brignetti]

In viaggio con il Prof

L’INTERPRETE

SIAMO REALMENTE COSCIENTI E PRESENTI NELLE NOSTRE VITE?

QUANTE DELLE NOSTRE SCELTE SONO DETTATE DALLA VOLONTÀ

E QUANTE DALLE CIRCOSTANZE E DALLE PAURE?

Èuna riflessione sul presente,

o meglio su ciò che realmente

facciamo perché il nostro

vissuto sia il più vicino possibile ai

nostri ideali. Spesso siamo vittime di

meccanicismi, agiamo senza pensare,

talvolta quando ci soffermiamo a

riflettere quasi temiamo i nostri pensieri.

Anche Eva, la protagonista del

romanzo di Annette Hess, sempre di

più, comincia a sentirsi estranea alle

sue abitudini. Non riesce a trovare un

confronto e neanche un conforto nella

sua famiglia. Si fanno strada in lei le

contraddizioni tra ciò che sente giusto

e il modo in cui decide di agire.

Francoforte 1963. Eva è una giovane

interprete dal polacco, in procinto di

sposarsi. Nel suo lavoro traduce di solito

documenti legali e commerciali.

Una sera, però, viene chiamata d’urgenza

per un lavoro insolito. Siamo

nell’anno del processo di Francoforte-Auschwitz,

il primo procedimento

giudiziario della Germania post bellica

a sensibilizzare l’opinione pubblica

sui crimini nazisti. E proprio Eva, nonostante

l’opposizione della famiglia

e del fidanzato, accetterà di essere

l’interprete di questo maxi processo

contro i capi dei lager nazisti.

Da questo momento cominciano in

lei i dubbi, la spasmodica curiosità

per una realtà così vicina nello spazio

e nel tempo, ma anche così lontana

dal suo quotidiano. Il processo an-

drà avanti per mesi, coinvolgendola

sempre di più. I racconti dei testimoni

toccheranno le corde più profonde

della sua anima e del sentire comune,

seppure in molti sembreranno ancora

diffidare di quelle parole. Quando si

comincerà a parlare di camere a gas e

di torture nel campo di Auschwitz, Eva

dovrà fare i conti con una nuova realtà

da cui resterà all’inizio schiacciata.

Annette Hess, attraverso la sua giovane

interprete, riesce a sviscerare

dal profondo la reazione del popolo

tedesco di fronte a quanto accaduto

nei campi di concentramento. L’estraneità

lascia il passo allo sgomento e

all’incredulità e la protagonista dovrà

scontrarsi con un’amara verità, che

riguarda non solo il suo Paese, ma anche

la sua famiglia. Sarà per lei un rito

di passaggio, da giovane timida e sottomessa

qual è, questa nuova consapevolezza

la farà diventare, non senza

sofferenza, indipendente e determinata.

La graduale presa di coscienza

sarà il trampolino di lancio verso la

sua emancipazione. Con coraggio Eva

sceglierà di voltare le spalle alla famiglia

che scopre essere stata complice

consapevole e silente di questo abominio

e prenderà la strada che veramente

vuole percorrere.

Il processo di Francoforte, in verità,

fu un processo nel processo. Da una

parte il procedimento giudiziario contro

gli imputati nazisti, dall’altra il processo

sociale contro l’indifferenza e la

negazione dell’intera nazione di fronte

ai crimini efferati compiuti da quegli

imputati che, all’opinione pubblica,

sembravano innocui padri di famiglia

e non assassini seriali autorizzati dal

governo.

In questo romanzo si parla di impegno

e di rinascita, ma anche di omertà,

vergogna e indifferenza. E si fa luce

alla generazione postbellica e a quello

che il nazismo ha loro lasciato.

Annette Hess, Neri Pozza, pp. 320 € 18

91


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

BRANI TRATTI DA L’INTERPRETE

Jürgen deglutí, si tolse il cappello

e prese dal sedile del

passeggero un mazzo di fiori

avvolto nella carta velina. Scese

dall’auto e si avvicinò a Eva. Voleva

sorridere, ma all’improvviso qualcosa

lo pizzicò da dietro, un morso rapido

e doloroso, sul polpaccio. Un bassotto.

«Purzel! Via! Via!» urlò Eva. «Stefan,

portalo via! In camera da letto!».

Il bambino brontolò, ma prese il cane

e lo condusse in casa, sgambettando.

Eva e Jürgen si guardarono imbarazzati.

Non sapevano esattamente

come si sarebbero dovuti salutare

sotto lo sguardo della famiglia di lei. Si

diedero la mano e dissero contemporaneamente:

«Mi dispiace, sono così

curiosi» e: «Che comitato di benvenuto!

A cosa devo l’onore?». Appena

Jürgen le lasciò la mano, il padre, la

madre e la sorella si ritirarono dalle

loro postazioni di vedetta come conigli

nelle loro tane. Eva e Jürgen rimasero

soli. Una folata di vento gelido

turbinò sulla strada.

«Ti piace l’oca?» chiese Eva.

«Da giorni non penso ad altro».

«Devi solo andare d’accordo con il

mio fratellino. Poi avrai tutti dalla tua

parte».

Entrambi risero, senza sapere perché.

Jürgen si diresse verso la porta della

trattoria, ma Eva lo guidò a sinistra,

all’ingresso dell’abitazione. Non voleva

farlo passare per la sala da pranzo

semibuia, con quell’odore di birra

versata e cenere umida. Perciò salirono

fino all’appartamento al piano

superiore, lungo le scale lucidate con

il corrimano nero. L’edificio a due piani

era stato ricostruito dopo che, durante

la guerra, un attacco aereo sulla

città l’aveva quasi completamente distrutto.

La mattina dopo quell’inferno

era rimasto soltanto il lungo bancone

all’aperto, esposto alle intemperie

senza alcuna protezione.

La madre di Eva era in attesa sulla

porta e sfoderò il sorriso che di solito

riservava ai clienti abituali della trattoria.

La sua faccia zuccherosa, come la

chiamava Stefan. Edith Bruhns indossava

il doppio filo di granati, i piccoli

pendenti dorati con le perle coltivate

e la spilla d’oro a forma di trifoglio.

Sfoggiava tutti i suoi gioielli, cosa che

Eva non le aveva mai visto fare prima

di allora. Le tornò in mente una fiaba

che aveva letto a Stefan, su un abete

che dopo Natale viene riposto in

solaio per essere bruciato in cortile

a primavera: ai suoi rami rinsecchiti

sono ancora appesi i resti della vigilia,

dimenticati.

Quantomeno è in tema con la terza

domenica di Avvento, pensò.

«Signor Schorrmann, cos’ha portato

con questo tempo? Rose a dicembre?!

Dove le ha scovate, signor Schorrmann?».

«Si chiama Schoormann, mamma,

con due o!».

«Mi dia pure il cappello, signor Schoooormann».

[...]

Poco dopo sedevano tutti a tavola e

guardavano il volatile fumante, accanto

al quale in un vaso di cristallo

facevano bella mostra le rose gialle

portate da Jürgen. O, per meglio

Il primo processo di Francoforte-Auschwitz è dichiarato aperto nell’aula plenaria del consiglio comunale di Francoforte il 20 dicembre

1963, alla presenza di giornalisti, fotografi e cineoperatori

© Roland Witschel/picture alliance Getty Images

92


Un assaggio di lettura

Robert Mulka scortato al processo di Francoforte

© www.auschwitz-prozess-frankfurt.de

dire, parevano un corredo funerario.

La radio a basso volume trasmetteva

un’irriconoscibile musica tipicamente

domenicale e sulla credenza girava

una piramide natalizia, azionata

da tre candele tremolanti. La quarta

era ancora intatta. Al centro della piramide

c’erano Maria, Giuseppe e la

mangiatoia con il bambinello davanti

a una stalla. Intorno alla famiglia pecore

in movimento, pastori e i tre Re

Magi con i cammelli che si muovevano

in un eterno girotondo. Non avrebbero

mai raggiunto la santa famiglia,

non avrebbero mai potuto porgere i

loro regali a Gesù bambino. A Eva da

piccola questo pensiero metteva tristezza

e un giorno aveva sottratto al

re moro il suo dono e lo aveva posto

davanti alla mangiatoia.

[...]

Era uno di quei giorni senza tempo,

senza alba né tramonto, che rimangono

grigi dall’inizio alla fine, che non

si scaldano né rinfrescano. Anche la

neve persisteva solo come un ricordo.

Eva aveva percorso tutta la strada

fino alla Bürgerhaus a piedi. E a ogni

passo aveva perso sempre più coraggio,

lo aveva sentito disperdersi come

la condensa nei tombini e, quando

era giunta a destinazione, era quasi

scomparso del tutto. Ma non appena

entrò nell’atrio affollato, non appena

individuò i numerosi reporter e due

uomini con pesanti telecamere e riconobbe

alcuni degli imputati che si

stringevano la mano a vicenda; non

appena notò i poliziotti che facevano

il saluto militare davanti all’imputato

principale con i capelli bianchi; non

appena vide la naturalezza con cui

quegli uomini si muovevano e ascoltò

i loro discorsi pronunciati ad alta

voce, e poi vide le persone isolate o

i gruppetti di donne e uomini che se

ne stavano lì in piedi, tesi, silenziosi,

sperduti, allora capì di trovarsi nel posto

giusto.

[...]

«Il 28 ottobre del ’42 io, mia moglie e

mio figlio fummo deportati dal ghetto

di Cracovia. Viaggiammo per tre giorni

su un treno merci. In un vagone chiuso.

Non c’era alcun allestimento sanitario,

solo un secchio nell’angolo per

ottanta persone. Non avevamo cibo,

né acqua. Durante il viaggio alcuni di

noi morirono, almeno dieci. Soprattutto

anziani. Quando arrivammo sulla

rampa dei treni, il 1° novembre, fummo

prelevati dal vagone merci. Poi

i sopravvissuti furono divisi. Donne,

bambini e anziani a sinistra, uomini a

destra. Due ufficiali delle SS discussero

se mio figlio, che aveva undici anni

ma era già robusto, dovesse andare a

destra o a sinistra. Credevo che quelli

a sinistra sarebbero andati in un campo

meno duro, e io non volevo che lui

dovesse lavorare. Perciò mi intromisi,

dicendo a uno dei due che mio figlio

era ancora troppo giovane, che non

poteva lavorare. Quello annuì e mio

figlio fu fatto salire su un autocarro

assieme a mia moglie. Era della Croce

Rossa, e la cosa mi tranquillizzò.

Se ne andarono». Eva ammutolì. Il

presidente si sporse in avanti per fare

una domanda, ma Jan Kral ricominciò

subito a parlare. Disse ancora solo poche

frasi veloci e, verso la fine, le parole

si susseguirono rapidamente. Poi

si interruppe, come se avesse finito.

Eva lo guardava di lato, vedeva il suo

pomo d’Adamo sopra il colletto inamidato

della camicia bianca, notò che

deglutiva e deglutiva e deglutiva. Gli

disse piano in polacco: «Per cortesia,

ripeta ancora una volta l’ultima frase».

Tutti aspettavano, qualcuno picchiò

impaziente le nocche sul banco. Ma

Jan Kral scosse leggermente il capo,

guardando Eva. I suoi occhi, dietro gli

occhiali, erano diventati rossi. Il mento

tremava. Eva comprese che non

sarebbe riuscito a dire altro. Sfogliò il

suo dizionario e controllò due parole,

slup e dym. “Colonna” e “fumo”. Poi si

chinò sul microfono e disse quello

che credeva di aver capito alla fine:

«Nel lager, più tardi, la sera, un altro

prigioniero mi indicò una colonna di

fumo all’orizzonte e mi disse: “Guarda.

Tua moglie e tuo figlio stanno salendo

in cielo”».

Jan Kral si tolse gli occhiali e prese un

fazzoletto a quadri stirato e piegato

dalla tasca dei pantaloni. Eva pensò:

Se lo è comprato per il processo. Kral

si asciugò il sudore dalla fronte. E poi

vi ci nascose il viso.

[...]

93


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

La Deutsches Haus, quel venerdì

sera, era quasi al completo. Rimanevano

solo due tavoli per i clienti

abituali, uno dei quali per l’associazione

di quartiere per il carnevale.

Ludwig cucinava, stufava e arrostiva

con l’aiuto della signora Lenze, la cui

ferita al dito finalmente, dopo parecchie

settimane, si era cicatrizzata, e

una giovane aiutante che non faceva

altro che lavare le stoviglie e masticare

gomma americana. Edith serviva

assieme a una cameriera sempre

imbronciata ma in gamba, la signora

Wittkopp, che a quarantotto anni era

ancora nubile e tale sarebbe rimasta.

Dietro il bancone spillava il signor

Paten, che lavorava alla trattoria da

molti anni. Non c’era un attimo per

respirare, non un solo momento da

soli per i coniugi Bruhns, che pure

ne sentivano più che mai l’esigenza.

Solo una volta, mentre portava una

quantità di piatti sporchi in cucina,

Edith trovò Ludwig da solo. [...] Ludwig

la guardò e si accorse, sbigottito, che

stava piangendo. Si girò verso di lei e

le passò, un po’ impacciato, la mano

infarinata sulla guancia. Poi prese

uno strofinaccio per rimuovere le lacrime

e la farina.

«Cosa c’è, mamma?».

«Presto non andremo più abbastanza

bene per lei».

«Ma no! Nostra figlia non si lascia abbagliare».

La signora Lenze rientrò in cucina. Le

faceva male il dito, dopo l’incidente

non era più tornato lo stesso. Edith

mandò giù le lacrime, prese cinque

piatti pieni di insalata di cetrioli e

andò in sala tenendoli in equilibrio.

Ludwig girò le cotolette e imprecò,

trovandole bruciacchiate. «Be’, vanno

ancora bene. Ma non sono roba

per signorine!» disse poi ad alta

voce.

In sala Edith servì l’insalata di cetrioli

e prese una nuova ordinazione. Un

signore ben vestito e una signora

altrettanto elegante entrarono attraverso

la tenda di feltro appesa sulla

porta. Edith guardò verso di loro e li

riconobbe subito. Diede le spalle ai

due e prese per un braccio la signora

Wittkopp, che stava per andare da

loro con un vassoio. «Dica ai signori

che non c’è neanche un posto libero».

«Ma il tavolo 2 adesso si…». «È

riservato per le nove!». La signora

Wittkopp, perplessa, guardò Edith

per un momento, perché ciò che diceva

non era vero, poi andò dai nuovi

arrivati e cercò di far trasparire il dispiacere

sul suo volto imbronciato.

«Sono desolata, siamo al completo».

L’uomo con la faccia da uccello rapace

rispose gentilmente: «Abbiamo

sentito parlare delle vostre ottime

cotolette. Che peccato». Poi condusse

fuori la compagna dicendole:

«Ci torniamo un’altra volta, mamma»

ed entrambi scomparvero dietro la

tenda. Nessuno degli ospiti lo aveva

riconosciuto, nonostante la sua fotografia

fosse comparsa non poche

volte sui giornali negli ultimi mesi. In

fin dei conti, era l’imputato principale.

Gli agenti di polizia conducono gli accusati verso i veicoli dopo il processo mattutino del 30 dicembre 1963. L’accusato Oswald

Kaduk a sinistra

© dpa/picture alliance Getty Images

94


Lo scaffale della Freccia

DEMOCRAZIA CRISTIANA. IL

RACCONTO DI UN PARTITO

Marco Follini

Sellerio Editore Palermo, pp. 248 € 16

Il più grande partito italiano del

dopoguerra declinato in 12 parole

chiave che ne definiscono l’anima. Il

ritratto della Democrazia Cristiana,

il partito in cui l’autore ha militato

da dirigente fino alla fine. Il libro di

Follini si concentra anche su aspetti

più puntuali e biografie esemplari di

personalità simboliche. Andreotti e

Moro, gli “appagati” e i “tormentati”.

DA OGGI VOGLIO ESSERE FELICE

Valeria Benatti

Giunti Editore, pp. 256 € 13,60

Quando Nino arriva in comunità ha

lo sguardo smarrito di un bambino di

cinque anni che non capisce perché

quella mattina, all’asilo, sia stato

prelevato da un gruppo di sconosciuti

invece che dalla sua mamma. Il

dramma dell’affido coniugato a una

esemplare rappresentazione della

vita nelle comunità per bambini

con storie dolorose alle spalle. Nino

tornerà a essere comunque felice?

LA SEDUZIONE

José Ovejero

Voland, pp. 219 € 18

A 55 anni Ariel Hernández è uno

scrittore di successo alle prese con

una causa di divorzio e un’allarmante

crisi creativa. Ormai cinico e solo, una

delle poche persone che sopporta

è David, giovane aspirante scrittore

figlio di vecchi amici, che per qualche

oscura ragione ha eletto Ariel come

mentore e modello. Con Ariel ci

addentriamo nei recessi più oscuri

dell’animo umano.

L’ASSASSINIO DELL’INGEGNER ADONE

Pierfrancesco Poggi

Solferino, pp. 336 € 17

Milano, 1975. L’ingegner Adone

Giacomo Forlanini è riverso sulla

tomba di famiglia, ucciso con una

stilettata. Il commissario siciliano

Eriberto Passalacqua deve risolvere

il caso, partendo dalle amicizie

dei Forlanini, divise tra rapinatori

comunisti e spacciatori fascisti. Fa

da sfondo una città martoriata dalla

violenza politica e dalla criminalità

degli Anni di piombo. G.B.

IL NUOVO MAO

Gennaro Sangiuliano

Mondadori, pp. 288 € 22

Biografia dell’inarrestabile leader

cinese: dall’iscrizione al Partito

Comunista fino alla guida della

municipalità di Shanghai e all’ingresso

nel Comitato centrale, che lo

trasforma in esponente di spicco

della quinta generazione dei dirigenti

più importanti della Repubblica. Dagli

anni ’90 la sua ascesa all’Olimpo

della nomenklatura cinese si rivela

irrefrenabile. G.B.

L’ODORE DEL VUOTO

Antonella Maddalena

Salento Books, pp. 229 € 17

Rosa e le figlie Ada, Federica e

Guglielmina vivono un’esistenza fatta

di piccole certezze e riti quotidiani.

Dopo la prematura scomparsa del

marito, Rosa è costretta ad assumere

il doppio ruolo di madre e padre.

La partenza improvvisa di Ada, la

più prevedibile delle figlie, dà il via

a intrecci amorosi, sogni, incontri

casuali e discese negli abissi del

proprio essere. G.B.

95


SOCIETÀ

DIVERSITY&INCLUSION

IL MANAGEMENT DELLA DIVERSITÀ

LE POLITICHE DI INCLUSIONE E VALORIZZAZIONE DELLE PERSONE

SONO SEMPRE PIÙ STRATEGICHE PER LE AZIENDE. FS ITALIANE

ENTRA IN QUESTO SISTEMA VIRTUOSO ANCHE GRAZIE ALLA

NOMINA DELL’AD GIANFRANCO BATTISTI AD AMBASCIATORE

EUROPEO PER LA DIVERSITÀ

di Valentina Dolciotti

[Editorial director DiverCity magazine e D&I consultant]

delle diversità

è una tematica esplosa

L’inclusione

anche Italia e si sta diffondendo

a macchia d’olio, con le bellezze

e le fatiche che ogni diffusione

porta in sé.

In particolare nel mondo delle aziende,

che spesso nel nostro Paese

hanno anticipato innovazione e cambiamenti,

le politiche di Diversity

management assumono un’importanza

strategica rilevante. Si pensi

per esempio ai congedi matrimoniali

concessi a coppie dello stesso sesso

ben prima dell’entrata in vigore della

Legge n. 76 del 20 maggio 2016, meglio

conosciuta come legge Cirinnà; o

alle integrazioni erogate ai congedi di

paternità che, pur variando per ogni

azienda, sono certamente più lunghi

dei cinque giorni di assenza retribuita

sancita a oggi dall’Inps. È infatti

superata (quasi per tutti) la fase in

cui si pensava che porre attenzione a

tematiche quali il gap generazionale,

l’orientamento affettivo, le differenze

culturali e religiose, le disabilità visibili

e invisibili fosse solo questione di apparenza

o di beneficienza.

È chiaro finalmente che (in primis)

conoscere dettagliatamente le diversità

che caratterizzano i propri e

le proprie dipendenti e (poi) adottare

policy interne che sappiano valorizzarle

è indispensabile sia per creare

un ambiente di lavoro più innovativo e

produttivo, sia per mettere le persone

nella condizione di lavorare al meglio,

sfruttando al massimo i talenti individuali

(anch’essi diversi). Una gestione

del business con occhio al Diversity

management sta diventando pratica

consolidata nelle grandi aziende italiane

e nelle multinazionali che qui

hanno sede. Si moltiplicano progetti,

96


proposte e collaborazioni con Associazioni

qualificate.

Per quanto riguarda il genere, molte

aziende hanno attivato corsi e workshop

interni per diffondere un modello

di leadership più inclusivo (e non necessariamente

maschile o femminile),

creato tool specifici per monitorare la

differenza salariale tra uomini e donne

a parità di ruolo e performance e

approntato kit di maternità/paternità

da distribuire a coloro che diventano

genitori. Alcune hanno approvato un

sistema di recruiting che prevede un

pari numero di maschi e di femmine

nel bacino dal quale attingere e attivato

collaborazioni con scuole di ogni

grado per supportare bambini, bambine,

ragazzi e ragazze nella scelta

di un indirizzo di studi (e di una professione)

libera dal condizionamento

dello stereotipo di genere.

Cosa significa? Che non esistono materie

da uomo o da donna, professioni

da uomo o da donna. Esistono competenza,

talento e passione, che non

hanno genere.

Per quanto riguarda le (molteplici)

generazioni che abitano un’azienda

oggi, alcuni esempi di pratiche inclusive

sono i percorsi di reverse mentoring

(neoassunti/e con spiccata

competenza digitale che affiancano

ruoli senior con una lunga esperienza

lavorativa) proposti in un’ottica di

scambio reciproco; le giornate dedicate

ai figli e alle figlie dei dipendenti

per informarli e formarli sull’approccio

da avere con il mercato del lavoro; gli

sportelli di consulenza psicologica

gratuita per cercare supporto laddove

necessario in una o più fasi delicate

nell’arco della vita.

Moltissime anche le azioni messe in

campo per supportare i diritti delle

persone LGBT+: creazione di community

interne che organizzano eventi e

promuovono la partecipazione; allineamento

di tutti quelli che sono i diritti

già riconosciuti alle coppie eterosessuali

(anche in termini di genitorialità)

per le coppie dello stesso sesso; corsi

di formazione per la riscoperta di un

linguaggio che non sia ostile ma inclusivo;

partecipazione alla parata del

Gay Pride da parte di brand che vogliono

dare un segnale forte di sostegno,

solidarietà e dichiarazione d’intenti

rispetto a un modello di famiglia

che sia il più inclusivo possibile.

Altra tematica molto importante tra le

molteplici diversità cui è necessario

PARI OPPORTUNITÀ

FORMATO BAMBINO

Al Museo Explora di Roma si

insegnano le Pari Opportunità

con il progetto Pari. L’idea è

portare le future generazioni

verso una società inclusiva che

non precluda nessuna possibilità

di scelta. Come? Sensibilizzando

bambine e bambini alle carriere

scientifiche e ingegneristiche, non

ostacolando inclinazioni sportive,

promuovendo autostima e

consapevolezza, avviando progetti

di alfabetizzazione informatica.

Spazio anche per incontri con

scienziate, ballerini, astronaute

e tanti altri donne e uomini che

hanno sfidato gli stereotipi.

Non manca la promozione e la

sensibilizzazione all’indipendenza

economica per vivere con dignità.

mdbr.it

porre attenzione è quella delle differenti

abilità/disabilità. Argomento affrontato

ancor prima dell’inserimento

in azienda, nelle modalità di accesso

che le persone con (qualsiasi tipo di)

disabilità si trovano dinnanzi quando

vogliono entrare nel mercato del lavoro:

giornate di recruiting e matching

dedicate a far incontrare HR e candidati/e;

supporti tecnologici e digitali

© topvectors/AdobeStock

97


SOCIETÀ

per mettere i/le dipendenti nella

condizione ottimale per esprimere

il proprio talento e svolgere il lavoro

al meglio; formazione per colleghi e

colleghe che lavorano a stretto contatto

con persone con disabilità, perché

imparino a conoscerne la patologia

liberando dai pregiudizi il proprio

approccio e per acquisire competenze

adatte a relazionarsi al meglio (apprendere

la lingua dei segni, adottare

strategie comunicative con collaboratori

non udenti, autistici, ecc.).

Ricordiamo che le diversità non sono

solo tre o quattro, le più in voga o le

più raccontate, ma sono tante e abitano

ogni persona in forme molteplici,

singolari, soggettive. Scopo del

Diversity management è sviluppare

una gestione (anche del business)

attenta a tutte le sfaccettature della

persona, che va valorizzata e messa

nelle condizioni di lavorare in modo

creativo, innovativo, efficace.

Anche FS Italiane fa la sua parte

nel virtuoso sistema dell’inclusione.

Gianfranco Battisti, amministratore

delegato e direttore generale di

FS Italiane, è stato nominato Ambasciatore

europeo per la diversità da

Violeta Bulc, Commissaria europea

ai Trasporti, per promuovere la strategia

dell’inclusione nel settore. «Il

riconoscimento della Commissaria

Violetta Bulc testimonia l’impegno

del Gruppo FS Italiane nel promuovere

inclusività e diversità, valorizzando

i talenti professionali e attuando best

practice nei processi industriali», ha

sottolineato Battisti. «Valori che ci

consentiranno di essere leader nei

mercati europei e, allo stesso tempo,

di essere competitivi su quelli globali,

cogliendo le opportunità di crescita

e sviluppo grazie al contributo delle

persone che fanno parte del Gruppo

FS Italiane. È motivo d’orgoglio constatare

che la Commissione europea

riconosce come il Gruppo abbia efficacemente

coniugato, nel settore

dei trasporti, lo sviluppo sostenibile

con la creazione e il mantenimento di

ambienti di lavoro inclusivi e rispettosi

delle diversità».

© [Mujo]D800/AdobeStock

98


BASTANO SOLO

3 SEDUTE!

INFORMAZIONE

PUBBLICITARIA

25° ANNO DI ATTIVITÀ

Da 25 anni ci prendiamo

cura di te

Grazie ad una rivoluzionaria metodologia messa a punto dal fisiatra Dr. Giuseppe Canonaco,

da 25 anni curiamo le coxartrosi, le gonartrosi e tutte le altre patologie degenerative croniche

come l’ernia del disco, le degenerazioni meniscali, le spalle dolorose, le stenosi lombari,

evitando l’intervento chirurgico e l’uso poco efficace e ad alto rischio dei famosi antinfiammatori.

Il Dr. Giuseppe Canonaco, fisiatra e medico dello sport, ha ideato un progetto di cura

su due assi portanti, Medicina Manuale e riabilitazione muscolare personalizzata che, alla

luce dei fatti, rappresentano un connubio medico rivoluzionario.

Dott. Canonaco ci spieghi meglio che cos’è la Medicina

Manuale?

La Medicina Manuale è considerata una terapia medica

riabilitativa di grande rilievo nella cura delle patologie

osteoarticolari, muscolo tendinee e neuromotorie.

La Medicina Manuale non deve essere confusa con la

chiropratica e l’osteopatia, i principi delle procedure

diagnostiche e terapeutiche sono rigorosamente medico-scientifiche.

La Medicina Manuale è una pratica medica

efficace e assolutamente sicura.

Dottore, voi in questi 25 anni di attività avete curato migliaia

di pazienti affetti da artrosi,

quindi è vero che l’artrosi

si può curare?

Si è proprio così. L’artrosi non

è una malattia incurabile come

purtroppo tante persone, anche

medici, ancora credono. L’artrosi

è una degenerazione della

cartilagine (il panno che riveste

le ossa e permette alle ossa di

articolare fra di loro) dovuta al

malfunzionamento di un’articolazione.

Non è vero che è

dovuta all’età, io ho curato persone

e atleti che già a 30 anni

purtroppo avevano l’artrosi del

ginocchio o dell’anca a causa

di un’articolazione che lavorava

troppo o lavorava male. L’artrosi

è una patologia lenta e oggi grazie alla Medicina Manuale

e ai suoi effetti biomeccanici e neurofisiologici è

possibile curare non facendo peggiorare la malattia ed

evitando, nella maggior parte dei casi, il ricorso all’intervento

chirurgico di protesi. In questi 25 anni di attività

siamo riusciti a curare a curare moltissimi pazienti affetti

da gonartrosi e coxartrosi, anche grave, permettendo

un miglioramento della loro qualità di vita e un ritorno

alla loro attività lavorativa e sportiva senza ricorrere alla

protesi.

Quali patologie cura la Medicina Manuale?

La Medicina/Terapia Manuale (MTM) (termine da me coniato)

è un trattamento di elezione per quanto riguarda

numerose patologie come confermano centinaia di studi

BOLOGNA

CENTRO DI ECCELLENZA DI MEDICINA

MANUALE E RIABILITATIVA

La Medicina Manuale cura l’artrosi

Dr. Canonaco Giuseppe fisiatra e medico dello sport,

Maurizio Solieri chitarrista che ha collaborato per molti anni

con Vasco Rossi e Felice Arieta fisioterapista CMR.

scientifici: queste tecniche manuali hanno un’altissima

efficacia e sono senza alcun rischio. La maggior parte

delle tecniche di Medicina Manuale sono altamente specialistiche

e richiedono formazione e alti livelli di preparazione.

La bellezza e, nello stesso tempo, la difficoltà

è quella di usare le giuste tecniche manuali in relazione

al paziente che abbiamo di fronte. Infatti la positiva rivoluzione

della Medicina Manuale è che abbiamo molte

tecniche (oltre 50) che si accordano al paziente e ai

sintomi che manifesta. La Medicina Manuale permette

la cura di tantissime malattie ma risulta essere il trattamento

di elezione per le seguenti

patologie: ernia del disco

e discopatie, stenosi del canale

vertebrale, artrosi del rachide,

cefalee e vertigini, spalle dolenti/congelate

anche con calcificazioni,

pubalgia e tendiniti,

tunnel carpali. Inoltre in questi

anni abbiamo ottenuto straordinari

risultati nel trattamento

delle coxartrosi e delle gonartrosi

anche molto gravi riducendo

in maniera drastica il ricorso

all’intervento chirurgico.

Quali sono gli effetti della Medicina/Terapia

Manuale (MTM)

nella cura delle patologie

dell’apparato locomotore (artrosi,

ernia del disco etc…)?

I benefici della Medicina Manuale sono dovuti ai seguenti

effetti: 1) effetti biomeccanici (aumento ampiezza del

rom, miglioramento posturale, miglioramento della posizione

rispetto a quella disfunzionale, 2) effetti neuro

fisiologici (ipoalgesia, vascolarizzazione, cambiamenti

della conduttanza e della temperatura cutanea, diminuzione

della ipertonia muscolare, miglioramento del flusso

sinoviale intra articolare, effetti biochimici con alterazione

dei livelli ematici dei mediatori dell’infiammazione,

variazioni dell’esperienza “dolorifica” a livello dell’amigdala,

liberazione di endorfine e sostanza P). Tramite tutti

questi effetti la Medicina Manuale risulta essere una medicina

efficace, “biologica”, sicura e innovativa.

Prenota un appuntamento chiamando i seguenti numeri:

0516312343 - 3476053283

www.cmrcanonaco.it - info@cmrcanonaco.it

Sede principale CMR Bologna, Via di Corticella 89\2

Altra sede CMR Settimo di Montalto (CS) tel: 0984937570

1° CENTRO

MEDICINA MANUALE

IN ITALIA

99


SOCIETÀ

ACCAREZZARE L’ARTE

© Luna Simoncini

Museo Omero

È POSSIBILE APPREZZARE LA BELLEZZA ANCHE TRAMITE IL TATTO?

RISPONDONO LE OPERE DI MARIA MONTESSORI E BRUNO MUNARI

IN MOSTRA AL MUSEO TATTILE STATALE OMERO DI ANCONA,

ISTITUZIONE UNICA AL MONDO

di Luca Mattei

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

Perché limitarsi agli occhi

per godersi un’esperienza

estetica? La mostra Toccare

la bellezza, alla Mole Vanvitelliana

di Ancona fino all’8 marzo, esplora la

ricchezza di quest’interrogativo affiancando

per la prima volta Bruno Munari

e Maria Montessori, due personaggi

illustri della cultura moderna che, pur

muovendosi in ambiti diversi, si sono

posti lo stesso quesito. Dell’artista e

designer sono esposte opere e lavori

editoriali che testimoniano la forte

attenzione al tema della multisensorialità.

Della pedagogista, di cui nel

2020 ricorrono i 150 anni dalla nascita,

sono presentati sia il modello educativo,

sia i materiali inerenti l’educazione

sensoriale, in particolare tattile. A

organizzare l’iniziativa il Museo tattile

statale Omero, un’istituzione unica al

mondo dove l’arte si tocca con mano.

Nato da un’esigenza di giustizia sociale

e da una frustrazione, come spiega

il presidente Aldo Grassini: «Io e mia

moglie, Daniela Bottegoni, siamo ciechi

ma abbiamo una grande passione

per i viaggi. Quando siamo tornati dalla

Germania nel 1985 eravamo delusi

perché nei musei ci obbligavano a

non toccare le opere esposte. Imporlo

a persone come noi è come obbligare

i vedenti a non vedere. È una questione

sociale: se la fruizione dell’arte è

un diritto per tutti, come sancisce l’articolo

27 della Dichiarazione universale

dei Diritti umani delle Nazioni unite

del 1948, non si può a priori escludere

una categoria come quella dei ciechi.

Così Daniela si è chiesta perché non

aprire un luogo dove esporre riproduzioni

di grandi capolavori “visibili” per

i non vedenti con i loro mezzi: le mani.

E in pochi anni siete passati da un’idea

alla realtà.

Abbiamo inaugurato il museo nel 1993

con 19 opere in tre aule scolastiche,

nel ’99 è diventato statale e 13 anni

dopo si è spostato alla Mole Vanvitelliana.

Oggi proponiamo un percorso

nella storia della scultura, da quella

classica, con dei calchi, a quella contemporanea,

con originali, e per l’architettura

plastici di monumenti noti.

Il nostro è insieme un museo tattile e

un museo d’arte, un unicum al mondo.

A Madrid c’è un museo tiflologico

100


© Luna Simoncini

Daniela Bottegoni e Aldo Grassini

che punta sui modelli architettonici e

sulla storia degli strumenti usati dai

ciechi nella lettura e nella scrittura.

L’esperienza più vicina alla nostra è

ad Atene, ma il museo è così piccolo

che neanche i tassisti locali riescono

a trovarlo. Da noi è diverso: nel 2018

ci sono stati 35mila visitatori, un incremento

del 42% in tre anni. E la maggior

parte di loro sono normodotati.

Come si spiega questo successo?

La nostra peculiarità è che non facciamo

attività specifiche per non vedenti,

ma ci impegniamo a eliminare

per tutti ogni tipo di barriera. Il tatto

consente a chiunque una percezione

della forma che è qualitativamente

diversa rispetto a quella visiva. Conoscere

una scultura con gli occhi o con

le mani non è lo stesso. Così la gente

ha ritrovato il piacere di toccare: in

quel gesto è insito un rapporto affettivo

che, a differenza della vista, elimina

ogni distanza tra oggetto e soggetto.

Al tocco, però, preferisco la carezza,

perché abbiamo bisogno di accarezzare

le cose e le persone che amiamo.

Come si svolge la visita?

Alcuni si bendano e poi toccano le

opere, per concentrarsi sulle sensazioni

non visive. Per molti diventa una

situazione ludica, ma consente anche

di immedesimarsi nella vita di chi è

cieco. Altri preferiscono un’esperienza

multisensoriale che coinvolge tatto

e vista.

Il tema della fruizione dell’arte attraverso

la multisensorialità è quasi

secolare.

Il nostro riferimento è il Manifesto del

Tattilismo pubblicato l’11 gennaio 1921

da Filippo Tommaso Marinetti, il primo

tra gli artisti che in modo consapevole

sottolinea il valore specifico e autonomo

del tatto dal punto di vista tecnico

e artistico. La multisensorialità oggi

interessa gli autori contemporanei

perché contrasta quel concetto secondo

cui l’arte è essenzialmente visione.

Una concezione dominante per

2.500 anni che risale a Platone, per il

quale l’arte è uno strumento indiretto

per la contemplazione, attraverso gli

occhi della mente e dell’anima, delle

idee, parola che etimologicamente

significa visione. Tuttavia se si può

provare un’autentica emozione attraverso

le mani, come si fa a dire che

la scultura è arte visiva? È necessario

allora recuperare un approccio più totale

nell’esperienza estetica, con molteplici

strumenti.

Perché avete scelto Montessori e

Munari?

Per noi il tatto è il senso principale,

ma cerchiamo sempre di valorizzare

la multisensorialità, così abbiamo individuato

due riferimenti storici che

l’hanno anticipata. Montessori non era

un’artista, ma un medico, una pedagogista,

e ha sottolineato con forza la

necessità di educare tutti i sensi, dal

punto di vista cognitivo ed estetico.

Per Munari il discorso è ancora più

ovvio perché si è concentrato su tutti

i sensi nel suo lavoro di pedagogista

e soprattutto di artista, influenzato

anche lui dal Manifesto di Marinetti.

Queste due personalità, molto popolari

nelle scuole e tra gli educatori, pur

Maria Montessori, Scatola del senso termico

essendo diverse tra loro hanno un comune

denominatore: l’interesse estetico

dimostrato nel loro lavoro.

museoomero.it

museoomero

CULTURA

E ACCESSIBILITÀ

Sempre più istituzioni italiane si

stanno muovendo per garantire

una cultura accessibile a tutti. La

Statale di Milano ha presentato

MusA, un’app che riconosce

le opere d’arte nei musei

inquadrandole con lo smartphone

e mostrandone una descrizione

dettagliata, con ingranditori

e lettura vocale per chi ha

disabilità visive. Il British Council e

l’associazione Attitude Is Everything

hanno lanciato una guida italiana

gratuita all’accessibilità, rivolta

a band, artisti e promotori per

rendere più accessibili concerti

e tour in termini di informazioni,

barriere architettoniche e aree

dedicate. Il progetto Teatro No

Limits del Centro Diego Fabbri

di Forlì promuove invece show

per non vedenti, ipovedenti e

non udenti, con descrizioni audio

e soprattitoli. Tra gli eventi di

gennaio Don Chisciotte al Fabbri

l’11, Antigone all’Arena del Sole di

Bologna il 18, poi al Comunale di

Ferrara Van Gogh il 19 e Winston vs

Churchill il 25.

unimi.it

attitudeiseverything.org.uk

centrodiegofabbri.it

© GAM GonzagArredi Montessori

101


SOCIETÀ

Valentina Tomirotti a Siviglia

IN VIAGGIO VERSO L’INCLUSIONE

LA BLOGGER MANTOVANA VALENTINA TOMIROTTI HA LANCIATO

UN PROGETTO PER REALIZZARE GUIDE TURISTICHE DEDICATE ALLE

PERSONE CON DISABILITÀ

di Serena Berardi - s.berardi@fsitaliane.it

Per un viaggio che si rispetti

serve una buona guida

che informi sulla storia dei

monumenti, suggerisca i ristoranti

e indichi gli hotel. Ma nessun autore

specifica quanti gradini bisogna salire

per entrare nel Duomo, se nella trattoria

ci sia un bagno per persone con

disabilità o se la piscina dell’albergo

sia dotata di sollevatore. Valentina

Tomirotti, blogger e comunicatrice

che convive con la displasia distrofica,

ha deciso di colmare questo gap

con un progetto di turismo accessibile.

Lo scorso ottobre Valentina, a

36 anni, ha preso la patente perché

quando ne aveva 18 non esisteva

una tecnologia che le permettesse di

guidare. Poco prima aveva lanciato un

crowdfunding sulla piattaforma Eppela

per raccogliere 60mila euro destinati a

un’auto speciale dove poter salire con la

sedia a rotelle e viaggiare da sola. È una

macchina unica, non solo per gli allestimenti

interni, ma perché su quelle

quattro ruote corre anche l’autonomia

individuale e il contachilometri

102


iesce a musurare pure la libertà conquistata.

«Voglio girare cinque città

– Mantova, Parma, Perugia, Matera e

Palermo – che sono state o diventeranno

Capitali della cultura, perché

sono convinta che il concetto di cultura

comprenda anche l’inclusione.

L’obiettivo è quello di realizzare entro

la primavera delle guide scaricabili

online, raccogliendo fondi sempre su

Eppela, con itinerari che comprendano

storia e arte, hotel e strutture d’accoglienza,

ristoranti, negozi, trasporti

ed eventi», spiega Pepitosa (così si fa

chiamare sul web). Nel veicolo sarà

montata una fotocamera GoPro per

condividere il viaggio sui social in

tempo reale. Si partirà da Nord: «Sono

nata a Mantova, che infatti è oggetto

della prima guida. È piccola e ideale

da vivere a piedi, ma difficile per la

carrozzina con i suoi vicoli dai marciapiedi

stretti e il ciottolato di alcune

strade», prosegue la blogger pronta

a testare il Percorso del Principe, che

collega piazza Sordello a Palazzo Te

e taglia a metà il centro storico. «Farò

un report dettagliato dal punto di vista

dell’accessibilità con informazioni sulle

barriere architettoniche, come l’altezza

e la profondità degli scalini. Tra

pochi mesi verrà inaugurato l’ascensore

della Torre della gabbia, chiusa

da sempre al pubblico, un importante

punto di osservazione per chi è in

carrozzina. Inoltre, valuterò l’accesso

ai mezzi di trasporto di terra, ma anche

a quelli per navigare sui laghi». La

seconda tappa sarà Parma, nel 2020

capitale italiana della cultura: «Intendo

fornire indicazioni puntuali che

comprendano pure i percorsi collinari.

In più, vorrei proporre al sindaco di

salire a bordo della Pepy mobile per

raccontare la sua visione di accessibilità

in qualità di cittadino che ha

il potere di cambiare le cose». Poi il

navigatore punterà verso il Meridione,

con un atteso ritorno a Matera: «L’ho

visitata qualche anno fa con la mia

carrozzina manuale a cui ho aggiunto

la ruota di propulsione per renderla

elettrica», racconta la Tomirotti. «Per

chi è in sedia a rotelle, è come andare

al lunapark solo per mangiare le caramelle.

La città dei Sassi è l’emblema

delle barriere architettoniche. Ma

ho scoperto uno straordinario tessuto

associativo che permette di viverne

l’essenza. Ho fatto un tour cittadino

con l’apecar, un servizio turistico che

può essere fruito anche dalle persone

con disabilità. Poi sono entrata in contatto

con l’associazione Sassiemurgia,

che organizza visite guidate nel

linguaggio dei segni. Quando i limiti

sembrano inaffrontabili, sono le persone

a creare il modo per superarli».

Perugia e Palermo saranno, invece, vere

e proprie esplorazioni, perché Pepitosa

non le ha mai visitate. E il suo progetto

itinerante ha l’obiettivo di informare e

sensibilizzare: «La percezione comune

di una persona con disabilità è di un individuo

privo di ambizioni, non desideroso

di fare alcune cose o comunque

rassegnato a non potersi spingere oltre

la routine. Invece, se anche uno su un

milione volesse provare un’esperienza

che sembra essergli preclusa, tutti dovrebbero

impegnarsi perché vi riesca».

Valentina in viaggio verso Cortina

Per questo è importante formare gli

operatori turistici: «Farò da travel agent

testando personalmente le strutture ricettive,

che spesso non sono preparate

sulle questioni legate all’accessibilità.

Può capitare, ad esempio, di prenotare

un soggiorno chiedendo che risponda

alle esigenze individuali: magari la camera

è al piano terra ma poi per la colazione

è necessario fare le scale e non

c’è l’ascensore». Alla fine delle sue peregrinazioni

Valentina vorrebbe bussare

alle porte del Ministero per i Beni culturali

e per il Turismo «per far presente

che fuori c’è un mondo troppo spesso

escluso, ma che potrebbe generare

profitto». E se il successo dei pacchetti

“tutto incluso” è comprovato, i vantaggi

della formula “inclusi tutti” attendono

solo di essere scoperti.

valentinatomirotti.it

pepitosablog valetomirotti

103


PHOTO

WILDERNESS

PAROLA ALLA NATURA.

DAI REPORTAGE DI

STEFANO UNTERTHINER

ALL’EXPERIENCE

EXHIBITION SU

AMBIENTE E CLIMA

GIVE WAY TO NATURE. FROM

STEFANO UNTERTHINER’S

REPORTAGE TO THE

EXPERIENCE EXHIBITION ON

THE ENVIRONMENT AND

CLIMATE

di Silvia Del Vecchio - s.delvecchio@fsitaliane.it

104


© Brian J. Skerry

Gli ecosistemi marini di tutto il mondo sono vittime di grave inquinamento da rifiuti di ogni genere: plastica, rottami,

mercurio e metalli pesanti, fino ai veleni rilasciati da migliaia di bombe inesplose nelle zone di guerra, che giungono a

noi propagandosi attraverso le catene alimentari. Qui un gobbio giallo (Gobiodon okinawae) scruta il mondo sottomarino

attraverso la finestra della sua casa-lattina. Penisola di Izu, Honshu, Giappone/The world’s marine eco-systems are the

victims of severe pollution from waste of all type: plastic, scrap metal, mercury and heavy metals, and also poisons left by

thousands of unexploded bombs in war zones, which reach us by being spread along food chains. Here an Okinawa Goby

fish (Gobiodon okinawae) looks out from the window of his home in a tin can (Izu Peninsula, Honshu, Japan)

105


PHOTO

© Stefano Unterthiner

L’immagine del cinopiteco Troublemaker realizzata nel 2007 lungo la costa di Tangkoko, in Indonesia. Il nome, che significa “combinaguai”, gli fu dato

da alcuni ricercatori per il suo carattere curioso e particolarmente dispettoso/A picture of the black macaque Troublemaker taken in 2007 along the

coast of Tangkoko (Indonesia). It was given its name by researchers because of its curious and especially cheeky personality.

Un affresco del mondo animale

quello che il Forte di

Bard (AO) ospita fino al 2 giugno.

On Assignment, una vita selvaggia

di Stefano Unterthiner, zoologo, fotografo

naturalista e autore di numerosi libri

fotografici, raccoglie un’ampia selezione

delle immagini da lui realizzate per il

celebre magazine National Geographic,

di cui è collaboratore dal 2009. Ben 77

ritratti suddivisi in dieci storie che spaziano

dal remoto arcipelago di Crozet

alla fauna della Patagonia andina, fino

al Parco nazionale del Gran Paradiso. A

questi scatti si aggiunge l’anteprima del

progetto Una famiglia nell’Artico dedicato

alle Isole Svalbard, dove Unterthiner

e la sua famiglia vivono da un anno per

documentare il fenomeno del cambiamento

climatico. «Il mestiere del fotografo

naturalista non è facile, qualcuno

lo ha definito il più bello del mondo, ma

ho imparato sulla mia pelle che questo

è vero solo in parte», spiega il photoreporter.

«Da giovane attendevo con ansia

la rubrica di chiusura del National Geographic,

On assignment, che raccoglieva

la testimonianza di uno dei fotografi

che avevano contribuito a quel numero.

Poi la rubrica è scomparsa, ma ho fatto

in tempo a esserci anch’io in occasione

della prima storia che ho pubblicato.

Appaio ritratto con indosso una cerata

gialla, alle mie spalle un mare di pinguini

reali. La mia vita selvaggia iniziò lì».

A sud, invece, è il Museo archeologico

nazionale di Napoli la sede dove riflettere

attraverso l’experience exhibition realizzata

in collaborazione con National

Geographic Society e con la curatela

scientifica di Luca Mercalli, presidente

della Società meteorologica italiana.

Fino al 31 maggio, Capire il cambiamento

climatico diventa lo spazio narrativo

ed esperienziale in cui analizzare cause

ed effetti del riscaldamento globale.

«Ambiente e clima oggi coinvolgono in

un crescendo entusiasmante i giovani

di tutto il mondo. Ed è a loro (ma non

solo) che dedichiamo questa mostra

viva, per un Mann che diventi sempre

più un museo ecologico in quanto a

comportamenti e stili di vita, soggetto

attivo nella vita della città», sottolinea

il direttore Paolo Giulierini. Centinaia di

immagini, tra scatti di maestri della fotografia

e filmati del National Geographic,

creano ambienti immersivi dove vivere

esperienze olfattive e sensoriali. Completano

la mostra un corner di breaking

news ambientali, laboratori per bambini

e ragazzi, focus sull’inquinamento da

plastica e sugli incendi incontrollati. I

dati non sono certo confortanti: il 2018 è

stato il quarto anno più caldo della storia

a livello globale e luglio 2019 il mese più

caldo di sempre (+0,95°C sopra la media

del XX secolo) secondo il National Oceanic

and Atmospheric Administration.

Ultimo step, prima di uscire dal museo,

un invito ad agire adottando comportamenti

ecosostenibili nel proprio piccolo,

dall’alimentazione ai trasporti, dalla

riduzione dei consumi alla gestione dei

rifiuti.

fortedibard.it

natgeoexperience.com

museoarcheologiconapoli.it

106


Avision of the animal world

is what Fort Bard (Aosta)

is housing until 2 June.

On Assignment, A Wild Life is by

Stefano Unterthiner, a zoologist,

nature photographer and the author

of numerous photographic books. It

brings together a wide selection of

pictures he has taken for the celebrated

National Geographic magazine, with

which he has worked since 2009.

There are as many as 77 portraits

broken down into ten stories that

range from the remote Crozet islands

to the fauna of the Patagonia Andes

and the Gran Paradiso National Park

in Italy. In addition to these pictures

there is the premiere of A Family in

the Arctic which is dedicated to the

Svalbard Islands, where Unterthiner

and his family have been living for a

year to document the phenomenon

of climate change. “It is not easy to do

the job of a nature photographer: some

people have called it the best job in the

world, but I have learnt first-hand that

that is only partially true,” explains the

photoreporter. “When I was young, I

waited anxiously for the closing feature

of National Geographic, On Assignment,

which reported on the views of one of

the photographers who had worked

on that edition. This column has been

axed, but I was in time to get in there

myself when I published my first story.

I was shown wearing a yellow oilskin,

with a sea of king penguins behind me.

My life in the wild began there.”

While in the southern part of the

country, the venue sparking reflection

is the National Archaeological

Museum of Naples with the experience

exhibition created in collaboration

with the National Geographic Society

and with the scientific curatorship of

Luca Mercalli, president of the Italian

Meteorological Society. Running until

May 31 Capire il cambiamento climatico

becomes a narrative and experiential

space in which to analyse the causes

and effects of global warming. “The

environment and the climate are

now engaging young people from

throughout the world in an enthusiastic

crescendo. And it is to them (but not

just them) that we dedicate this living

exhibition, for an Archaeological

Museum that increasingly becomes an

ecological museum as far as behaviour

and lifestyles are concerned, an active

player in the life of the city,” the director,

Paolo Giulierini, explains. Hundreds of

images, including some by master

photographers and films by National

Geographic, create an immersive

ambiance featuring smell and

sense experiences. The exhibition is

completed by a breaking environmental

news corner, workshops for kids and

teenagers, a focus on plastic pollution

and on uncontrollable fires. The

figures certainly are not reassuring:

2018 was the fourth warmest year

in history globally, and July 2019 the

warmest month ever (0.95°C above the

average from the twentieth century)

according to the National Oceanic and

Atmospheric Administration. The final

part before leaving the museum is an

invitation to take action by adopting

environmentally sustainable behaviour

in one’s own small way, from food

to transport, from the reduction of

consumption to managing waste.

© Paul Nicklen

Una megattera morta nelle acque dell’Antartide/A dead humpback whale in Antarctic waters

107


PHOTO

OPEN MUSEUM

STATUE IN FUGA AL MANN DI NAPOLI, FINO AL 24 FEBBRAIO

di Sandra Gesualdi sandragesu

Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla

«

La logica vi porterà da A a B.

L’immaginazione vi porterà

dappertutto», sosteneva Albert

Einstein. E se la fantasia può fertilizzare

il pensiero scientifico, nel campo

delle arti serpeggia da sempre indiscussa.

Dario Assisi e Riccardo Maria

Cipolla ne hanno profusa parecchia

nel loro ultimo progetto, tanto

che hanno deciso di far scendere

dal piedistallo le statue antiche che

da decenni albergano nel Museo

archeologico nazionale di Napoli.

Fuga dal museo è la mostra che i

due fotografi hanno ideato al Mann

per raccontare con ironia il museo

quale spazio della città che alla città

si apre fino a invaderla, percorrerla,

abitarla. Quaranta fotomontaggi capaci

di rappresentare come potrebbe

essere la vita quotidiana di dee

e guerrieri, matrone e personaggi

storici in una Napoli coeva. Nel percorso

creativo è possibile scorgere

l’Afrodite di Capua intenta a stendere

i panni sul balcone in una giornata

di sole, incrociare Atlante col mondo

sulle spalle che circola in motorino

tra le viuzze dei rioni, incontrare un

Ercole gigante nella hall della metro

Atlante/Atlas

STATUES TAKING FLIGHT AT THE NATIONAL MUSEUM IN NAPLES

(MANN), UNTIL 24 FEBRUARY


La Logic will take you from

A to B. Imagination will

take you everywhere,” said

Albert Einstein. And if imagination

can fertilise scientific thought, it has

always woven itself through the arts

without being challenged. The latest

project by Dario Assisi and Riccardo

Maria Cipolla is steeped in plenty of

it, to such an extent that they have

decided to bring the statues that

have been housed in the National

Archaeological Museum in Naples for

decades down from their pedestals.

Fuga dal museo is the exhibition that

the two photographers have created

at the museum to describe the

institution, with irony, as a space that

is part of the city and which opens up

to the city, to the extent of invading

it, going through it and inhabiting it.

108


o ancora veder sfrecciare in auto

un’allegra famiglia marmorea. «Il

nostro progetto nasce dalla volontà

di dare vita alle statue del Mann,

rendendole vere creature che interagiscono

con la realtà. Le sculture

divengono persone che si aggirano

per la città, desiderose di scoprirne i

misteri, le bellezze e le paure», raccontano

gli autori. Un vero e proprio

corto circuito tra ieri e oggi, saltando

di secolo in secolo per scoprire la

città del Vesuvio nei suoi luoghi più

famosi: Castel dell’Ovo, il lungomare,

piazza del Plebiscito, la scalinata

del Petraio, i vicoli del centro, ma

anche le pensiline dei bus e i vagoni

della metropolitana. Accompagnati

da statuari figuri o bronzei profili,

a dimostrare che l’arte non è cosa

morta ma sempre stimolo all’oggi.

museoarcheologiconapoli.it

MANNapoli

museoarcheologiconapoli

There are forty photomontages that

show how the daily life of goddesses

and warriors, matriarchs and historical

figures would look in contemporary

Naples. In this creative work you

can spot the Capuan Venus hanging

up the washing on her balcony on a

sunny day, come across Atlas with

the world on his shoulders as he rides

his moped down the neighbourhood

alleyways, and find a giant Hercules

in the entrance hall of the metro

Atleta/Athlete

station, or even see a happy marble

family darting around in a car. “Our

project arises from our desire to bring

the museum’s statues to life, making

them real creatures that interact with

reality. Sculptures become people

that go around the city, exploring its

secrets, its beauty and its fears,” say

the artists. It is a short circuit between

yesterday and today, which jumps

from century to century to discover

the city of Vesuvius and its most

famous locations: the Castel dell’Ovo,

the seaside boulevard, the Piazza

del Plebiscito, the Petraio stairs, the

alleyways in the centre, but also

bus shelters and metro carriages.

Accompanied by statuesque figures

or bronze images, to show that art is

not dead after all, but instead is still a

stimulus today.

NAPOLI

146 FRECCE AL GIORNO/A DAY

Afrodite di Capua/The Capuan Venus

109


UNESCO

THREE TIMES UNIVERSAL

© Marco Gabbin/AdobeStock

Alpinisti sul Monte Bianco/Alpinists on Mont Blanc

ECCELLENZE ITALIANE. PERDONANZA CELESTINIANA, TRANSUMANZA

E ALPINISMO SONO PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITÀ

di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

Il consenso, moltiplicato per

tre, è unanime. L’Italia è stata

premiata con l’inserimento nel

Patrimonio culturale immateriale

dell’Umanità della Perdonanza

celestiniana, della Transumanza e

dell’Alpinismo. Beni non tangibili

che suggeriscono anche mete ed

eventi da conoscere in questo 2020.

A L’Aquila, a poco più di dieci anni

dal sisma, è diventato universale il

valore di una ricorrenza, molto sentita

dai cittadini di ogni età, che dal

1294 ogni anno coinvolge la provincia

in un itinerario dall’Eremo di

110


Sant’Onofrio al Morrone a Sulmona

fino al centro città. Momento culminante,

ogni 28 agosto, è il Corteo

della Bolla, con la Dama e il Giovin

Signore in testa. L’altra soddisfazione

tricolore è la Transumanza, che in

questo caso ha vinto grazie al gioco

di squadra con Austria e Grecia. Il

percorso tricolore va da Nord a Sud.

Luogo di partenza per la candidatura

è stata Amatrice (RI), colpita dal

terremoto del 2016. Tra le tappe di

questo cammino delle greggi, delle

mandrie e dei pastori, la Val Senales

in Trentino-Alto Adige, Castelluccio

di Norcia in Umbria, Frosolone in

Molise e San Marco in Lamis (FG). Ha

ammaliato la giuria Unesco anche

l’Alpinismo, un bene che l’Italia condivide

con Francia e Svizzera. L’arte

di scalare la montagna nasce lungo

un confine arcuato d’eccezione che

d’inverno e d’estate emoziona con

panorami cangianti. Un patrimonio

che, come ogni luogo d’Italia, è storia

e natura. Da conoscere visitando

un museo su tutti, il MMM Corones

a Plan de Corones (BZ), dedicato

alla disciplina di Reinhold Messner.

Dall’edificio progettato da Zaha Hadid

la vista a 360 gradi da 2.200 metri

di altezza spazia su un’Italia mozzafiato.

L’Aquila, Perdonanza celestiniana: la Dama della Bolla e il Giovin Signore in corteo

L’Aquila, Celestinian Forgiveness: the Lady of the Bull and the Young Lord in the parade

© Marcello Coletti

111


UNESCO

REMARKABLE ITALY. THE CELESTINIAN FORGIVENESS

CELEBRATION, TRANSHUMANCE AND ALPINISM DECLARED

INTANGIBLE CULTURAL HERITAGE OF HUMANITY

Consensus, times three,

was unanimous. Italy has

been recognised with the

Celestinian Forgiveness Celebration,

Transhumance and Alpinism added

to the list of Intangible Cultural

Heritage of Humanity. In L’Aquila,

just over ten years after it was

devastated by an earthquake, the

universal value of a celebration that

is very important to citizens of all

ages has been recognised. Since

1294, it has taken the province along

an itinerary from the hermitage of

Sant’Onofrio al Morrone to Sulmona,

going through the villages in the

valley all the way to the town centre.

The event culminates on 28 August,

with the historical Bull Parade led by

the Lady of the Bull and the Young

Lord. The other source of Italian

pride is Transhumance, which in

this case won thanks to teamwork

with Austria and Greece. The Italian

itinerary goes from North to South.

The starting point for the candidacy

was Amatrice (Rieti), which was hit

by the 2016 earthquake. The routes

of this migration of flocks, herds

and herders include Val Senales in

Trentino-Alto Adige, Castelluccio

di Norcia in Umbria, Frosolone in

Molise and San Marco in Lamis

(Foggia). The UNESCO jury were also

impressed by alpinism, which Italy

shares with France and Switzerland.

The art of climbing mountains is

practiced along an exceptionally

beautiful arched border that in

winter and summer thrills with its

changing panoramas. A heritage

that, like everywhere in Italy, is

both history and nature. It can be

explored by visiting one particular

museum, the MMM Corones on

Kronplatz (Bolzano), dedicated

to Reinhold Messner’s sport. The

building designed by Zaha Hadid

enjoys a breathtaking full panoramic

view over Italy from 2,200 metres

above sea level.

Transumanza di cavalli/Equine transhumance, Castelluccio di Norcia (Perugia)

© Rizzi/Ansa

112


OFFERTE E SERVIZI

PORTALE FRECCE

PROMOZIONI

FOOD ON BOARD

CARTAFRECCIA

NETWORK // ROUTES // FLOTTA

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122

124


OFFERTE E SERVIZI

CON LE FRECCE

UN NUOVO

ANNO INSIEME

NUOVI FRECCIAROSSA IN TARDA SERATA

Le giornate si allungano grazie ai nuovi Frecciarossa in tarda serata. È possibile scegliere l’orario più comodo e

godersi i propri impegni fino all’ultimo minuto.

• Nuove partenze di venerdì, sabato e domenica da Torino a Milano alle 23 e da Milano a Torino alle 23:05.

• Nuove partenze di mercoledì e giovedì da Milano a Bologna alle 22:40.

NUOVI COLLEGAMENTI DIRETTI

Più Frecce e fermate lungo lo Stivale:

• 2 Frecciarossa al giorno collegano Udine direttamente a Napoli, con fermate anche a Pordenone, Conegliano

e Treviso.

• 2 Frecciargento veloci tra Roma e Lecce nel weekend, con un’unica fermata a Bari.

• Bolzano, Trento e Milano direttamente collegate dal Frecciarossa in appena 3 ore di viaggio (2 ore e 26’ il

tempo di percorrenza da Trento a Milano). Fermate anche a Rovereto, Verona, Peschiera del Garda e Brescia.

• Si può raggiungere comodamente il centro di Firenze da Verona, Bolzano, Trento, Brescia, Bergamo e

Vicenza grazie alla nuova fermata a Firenze Santa Maria Novella per le Frecce in servizio sulla rotta Verona-Roma.

Un totale di 16 Frecce giornaliere collegano Verona e Firenze Santa Maria Novella da centro città

a centro città in 1h 32’, 10 da e per Bolzano, 4 da e per Brescia e Bergamo, 2 da e per Vicenza.

114


PIÙ VELOCITÀ DA E PER VENEZIA E SULLA ROTTA ADRIATICA

Viaggi più rapidi nel massimo comfort:

• da Venezia Mestre a Roma Tiburtina in sole 3h e 15’ grazie a 10 nuovi collegamenti veloci tra Venezia, Padova,

Bologna e Roma. In più, 2 nuovi Frecciarossa anche tra Milano e Venezia, con fermate a Brescia, Verona,

Vicenza, Padova e Mestre, per un totale di 48 Frecciarossa al giorno.

• Più velocità e comfort sulla linea Adriatica grazie ai 14 Frecciargento 700 ogni giorno, che diventeranno

22 entro giugno, con velocizzazione fino a 30’ da e per Milano. I nuovi Frecciargento stanno gradualmente

sostituendo i Frecciabianca sulla direttrice Adriatica, incrementando i servizi offerti, qualità e riducendo i

tempi di viaggio.

PIÙ FERMATE NELLE CITTÀ

Quest’inverno Trenitalia arriva ancora più vicino a casa:

• oltre 300 fermate giornaliere nell’area di Milano, con 43 nuove fermate a Rogoredo, 30 nuove fermate

a Rho-Fiera e 12 nuove fermate a Porta Garibaldi.

• Oltre 300 le fermate giornaliere nell’area di Roma, con 21 nuove fermate a Tiburtina e 5 nuove fermate a

Termini.

• Oltre 150 le fermate giornaliere nell’area di Napoli, con 19 nuove fermate ad Afragola e 14 a Napoli Centrale.

• Orari sempre più comodi per spostarsi tra Reggio Emilia, Ferrara, Rovigo e Roma:

• 18 nuove fermate a Reggio Emilia AV, che portano a 76 le Frecce in servizio ogni giorno da e per la Città

del tricolore.

• 16 nuove fermate a Ferrara, per un totale di 26 fermate Frecce al giorno.

• 4 nuove fermate a Rovigo, per un totale di 12 fermate Frecce al giorno.

IN MONTAGNA CON FRECCE E FRECCIALINK

Nuove partenze Frecciarossa da Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Reggio Emilia e Milano per Oulx e Bardonecchia

nei weekend fino al 29 marzo. Inoltre, tanti i collegamenti FRECCIALink nel weekend dalle principali fermate

delle Frecce:

• Cortina D’Ampezzo-S. Vito di Cadore-Tai di Cadore-Venezia Mestre in connessione con le Frecce da/

per Roma, Firenze, Bologna, Ferrara, Verona e Milano.

• Madonna di Campiglio-Pinzolo-Trento in connessione con le Frecce da/per Roma, Firenze, Bologna e Verona.

• Selva di Val Gardena-S. Cristina di Val Gardena-Ortisei-Bolzano in connessione con le Frecce da/per Roma,

Firenze, Bologna e Verona.

• Canazei-Vigo di Fassa-Moena-Predazzo-Cavalese-Ora in connessione con le Frecce da/per Roma, Firenze,

Bologna e Verona.

• Courmayeur-Aosta-Torino Porta Susa in connessione con le Frecce da/per Napoli, Milano e Roma.

115


OFFERTE E SERVIZI

TRENITALIA

VETTORE UFFICIALE

DEL TOUR DEI MODÀ

E DI LIAM GALLAGHER

Trenitalia è vettore ufficiale dei concerti del Testa e Croce tour dei Modà. Chi raggiunge gli show in treno può

usufriure dell’offerta Speciale Concerti per viaggiare in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Intercity e

Intercity Notte con sconti fino al 50% sul prezzo Base inserendo il codice TESTAOCROCE. In più, i soci CartaFRECCIA

in possesso di ticket Frecce o Intercity per la città in cui si svolge lo spettacolo, grazie all’offerta SPECIAL-TRENITALIA,

possono acquistare i biglietti del concerto a prezzi scontati nel settore parterre su ticketone.it/trenitalia.

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116


PORTALE FRECCE

WWW.PORTALEFRECCE.IT

INTRATTENIMENTO GRATUITO, FACILE E VELOCE

Il portale FRECCE rende più piacevole il viaggio grazie ai numerosi servizi gratuiti disponibili a bordo dei treni Frecciarossa e

Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge. Per accedere basta collegarsi alla rete WiFi, digitare www.portalefrecce.it

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aggiornate ogni ora

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tv nazionali e

internazionali

BAMBINI

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viaggiatori

EDICOLA DIGITALE

Quotidiani e

riviste nazionali e

internazionali

AUDIOLIBRI

Audiolibri di

vario genere

anche per

bambini

INFO DI VIAGGIO

Informazioni in

tempo reale su

puntualità, fermate,

coincidenze

INTERNET WIFI

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libri ed estratti di

guide turistiche

Per assistenza è possibile contattare il numero verde Telecom Italia 800.287515 Opzione 1, attivo tutti i giorni dalle 8 alle 22

117


PROMOZIONI

YOUNG

Riservata ai soci CartaFRECCIA under 30, l’offerta Young permette di risparmiare

fino al 50% sul prezzo Base dei biglietti per tutti i treni nazionali e in tutti i livelli di

servizio, a eccezione dell’Executive, del Salottino e delle vetture Excelsior 1 .

SPECIALE 2X1

Offerta dedicata a chi prende il treno

di sabato. Si viaggia in due pagando

un solo biglietto al prezzo

Base nei livelli Business, Premium e

Standard e in 1^ e 2^ classe. Ideale

per raggiungere, in coppia, i luoghi

dove si tengono concerti, partite,

mostre e altri eventi 3 .

BIMBI GRATIS

Con Trenitalia i bambini viaggiano

gratis in Frecciarossa, Frecciargento,

Frecciabianca e Intercity nei livelli

Business, Premium e Standard e in

1^ e 2^ classe. Gratuità prevista per

i minori di 15 anni accompagnati da

almeno un maggiorenne, in gruppi

composti da 2 a 5 persone 4 .

A/R WEEKEND

Promozione per chi parte il sabato

e torna la domenica con le Frecce a

prezzi fissi, differenziati in base alle

relazioni e alla classe o al livello di

servizio. La giusta soluzione per visitare

le città d’arte nel fine settimana

senza stress e lasciando l’auto a

casa 5 .

118


INSIEME

Offerta dedicata ai gruppi da 2 a 5 persone per viaggiare con uno sconto del 30%

sul prezzo Base di Frecce, Intercity e Intercity Notte. La promozione è valida in 1^

e 2^ classe e nei livelli di servizio Business, Premium e Standard. Sono esclusi il

livello Executive, il Salottino e le vetture Excelsior 2 .

TUTTE LE ALTRE OFFERTE E LA GAMMA DEI PREZZI SU

TRENITALIA.COM

1. Acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza. Il numero dei posti disponibili è limitato e varia in base al giorno,

al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto, rimborso e accesso ad altro treno non ammessi. Al momento

dell’acquisto il sistema propone sempre il prezzo più vantaggioso. A bordo è necessario esibire la CartaFRECCIA insieme a un documento

d’identità.

2. Il numero dei posti è limitato e variabile, a seconda del treno, della classe/livello di servizio e del numero dei componenti del gruppo.

Acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza del treno. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso non consentiti.

Offerta non cumulabile con altre riduzioni a eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi.

3. L’offerta è valida tutti i sabati ed è acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza. Posti limitati e variabili in base al

treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso non consentiti. Offerta non cumulabile con altre riduzioni.

4. I componenti del gruppo che non siano bambini/ragazzi pagano il biglietto al prezzo Base. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al

giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni. Acquistabile entro le ore 24 del

secondo giorno precedente la partenza.

5. Il numero dei posti è limitato e variabile, a seconda del treno e della classe/livello di servizio. Acquistabile entro le ore 24 del terzo

giorno precedente la partenza del treno. Il cambio prenotazione/biglietto è soggetto a restrizioni. Il rimborso non è consentito. Offerta non

cumulabile con altre riduzioni, compresa quella prevista a favore dei ragazzi.

.

119


FOOD ON BOARD

Il viaggio nel viaggio

GUSTALI A BORDO

Questo mese abbiamo preparato per voi casarecce con sugo di pomodorini freschi e tonno, pollo alla cacciatora e carote

al vapore. Ricette genuine, sane e complete di vitamine, proteine nobili e omega3, per un pieno di energia.

Lo sapevate che il sugo tonno e pomodoro è nato a Bologna? Lo ha scoperto l’Accademia Italiana di Cucina dopo approfondite

ricerche. Pare, infatti, che questa ricetta sia nata con la diffusione del tonno in scatola alla fine dell’800. Facile da

preparare, diventò presto un’alternativa gustosa al classico piatto di pesce del venerdì.

Scopri tutti i menù a bordo treno su itinere.it

120


© M.T. Furnari

FRECCIAROSSA

GOURMET

by

Carlo Cracco

FILETTI DI ORATA CON VERDURE AL VAPORE

Lista della spesa (per 4 persone)

4 filetti di orata, 200 g di zucchine, 100 g di carote, 100 g di

sedano verde, 100 g di cavolfiore, 6 cucchiai di olio extravergine

di oliva, sale marino iodato q.b.

Preparazione

Eliminare le eventuali spine dal pesce. Lavare e mondare

le verdure. Spuntare le zucchine, pelare le carote e tagliare

entrambi gli ortaggi a rondelle. Togliere i filamenti dal sedano

verde e tagliarlo a pezzi medi. Dividere il cavolfiore a

ciuffetti incidendolo nel senso della lunghezza. Preparare

la vaporiera oppure mettere a bollire l’acqua in una pentola

su cui possa essere adagiato un colino grande a rete e un

coperchio. Il livello di liquido deve essere tale da non toccare

il contenitore su cui mettere le verdure. Quando l’acqua

bolle, porre le carote, il sedano e il cavolfiore nel colino

o nel cestello e coprire. Dopo 7 minuti unire le zucchine

e proseguire la cottura finché le verdure non diventino tenere.

Toglierle dal recipiente e metterle in una insalatiera.

Condire con poco sale e l’olio extravergine di oliva.

In un’altra padella, scaldare 2 cucchiai di olio, adagiare i

filetti di orata e salare da entrambi i lati. Una volta cotto,

servire il pesce insieme alle verdure.

Vino consigliato

Terre Siciliane Bianco IGT, Sicilia

Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, al naso

presenta aromi di pompelmo, pesca bianca, mela verde e

ananas. Al palato è fresco, piacevolmente morbido, ricco,

intenso e fragrante.

Menù Frecciarossa by Carlo Cracco

121


CARTAFRECCIA

IL VIAGGIO CONTINUA,

RIPARTI CON I TUOI PUNTI

I TUOI

PUNTI

PREMIO

2019

NON

SCADONO

Quest’anno i punti premio che non hai utilizzato

iniziano il nuovo anno con te.

Richiedi i premi fino al 28 febbraio 2021

Il Regolamento completo del Programma CartaFRECCIA, che ha validità fino al 31 dicembre 2020, è disponibile sul sito o presso le self

service o biglietterie Trenitalia. I premi potranno essere richiesti fino al 28 febbraio 2021. Info su trenitalia.com

122


MOSTRE IN TRENO

E PAGO MENO

PER I SOCI CARTAFRECCIA SCONTI

E AGEVOLAZIONI NELLE PRINCIPALI

SEDI MUSEALI E DI EVENTI IN ITALIA

Palazzo dei Diamanti dedica una

mostra a Giuseppe De Nittis (1846-

1884), figura di spicco, insieme a

Giovanni Boldini, della scena parigina

di fine ’800. Fino al 13 aprile,

l’esposizione rilegge la parabola

creativa del pittore da una prospettiva

che evidenzia la carica innovativa

della sua arte e il suo modo,

per certi versi inedito, di guardare la

realtà e tradurla con immediatezza

sulla tela per mezzo di inquadrature

audaci, tagli improvvisi, prospettive

sorprendenti. Che si tratti dei paesaggi

assolati del Sud Italia, delle

affollate piazze di Londra e Parigi o

di ritratti, De Nittis ha lasciato una

serie di istantanee che rappresentano

il mondo nel suo apparire fugace

e transitorio, partecipando

attivamente a quel nuovo sguardo

che apre la strada alla modernità.

Organizzata dalla Fondazione

Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte

Moderna e Contemporanea, in

collaborazione con il Comune di

Barletta, la rassegna nasce dal rapporto

di interscambio culturale instauratosi

tra due istituzioni civiche

simili per storia e natura: il Museo

Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca

Giuseppe De Nittis di Barletta.

Promozione 2x1 per i soci Carta-

FRECCIA in possesso di biglietto

delle Frecce con destinazione Ferrara.

palazzodiamanti.it

IN CONVENZIONE ANCHE

TORINO

• Hokusai Hiroshige Hasui. Viaggio

nel Giappone che cambia, fino al 16

febbraio alla Pinacoteca Agnelli

• Andrea Mantegna fino al 4 maggio a

Palazzo Madama

MILANO

• Museo della Scienza

• De Chirico, fino al 19 gennaio

e Guggenheim. La Collezione

Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso,

fino al 1° marzo a Palazzo Reale

• De Pisis, fino al 1° marzo al Museo

del Novecento

• Elliot Erwitt. Family, fino al 15 marzo

al Mudec

• Canova, fino al 18 febbraio alla GAM

VENEZIA

• Peggy Guggenheim L’ultima

dogaressa, fino al 27 gennaio alla

collezione Peggy Guggenheim

BOLOGNA

• Etruschi. Viaggio nella terra dei

Rasna fino al 24 maggio al Museo

Civico Archeologico Bologna

FIRENZE

• Natalia Goncharova, fino al 12

gennaio a Palazzo Strozzi

• Inside Magritte, fino al 1° marzo alla

chiesa di Santo Stefano al Ponte

ROMA

• Gabriele Basilico dal 25 gennaio al

13 aprile a Palazzo delle Esposizioni

NAPOLI

• National Geographic Climate

Change, fino al 31 maggio al Museo

Archeologico Nazionale

• Napoli Napoli, fino al 21 giugno al

Museo di Capodimonte

• Joan Miró. Il linguaggio dei segni fino

al 23 febbraio al Pan

Info su trenitalia.com

Giuseppe De Nittis

Il salotto della principessa Mathilde (1883)

Olio su tela 74x92,5 cm

Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis

Joan Miró

Ballerina (1924)

Portuguese State Collection in deposit

in Fundação Serralves

Courtesy Succesió Miró by SIAE 2019

© Filipe Braga/Fundação Serralves, Porto

123


Oulx-Bardonecchia

NETWORK // ROUTES // FLOTTA

Courmayeur

Aosta

Torino

Madonna di Campiglio Ora

Bergamo

Milano

Genova

Brescia

Reggio Emilia AV

NO STOP

Modena

Bologna

La Spezia

Pisa

Trento

Verona

Bolzano

Mantova

Firenze

Siena

Vicenza

Val Gardena

Perugia

Val di Fassa-Val di Fiemme

Cortina d’Ampezzo

Udine

OLTRE 300

Treviso

Trieste

Venezia

Padova

Ravenna

Assisi

Rimini

Ancona

FRECCE

E FRECCIALINK

AL G I O R N O

Pescara

Roma

Fiumicino

Aeroporto

Caserta

Foggia

Napoli

Matera

Bari

Lecce

Salerno

Sapri

Potenza

Sibari

Taranto

Metaponto

Paola

Lamezia Terme

LEGENDA:

Reggio di Calabria

I collegamenti da/per Bardonecchia sono attivi nei fine settimana fino al 29 marzo 2020

I collegamenti FRECCIALink per la montagna sono attivi nei fine settimana fino al 29 marzo 2020

Maggiori dettagli su destinazioni e giorni di circolazione su trenitalia.com

Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce

Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su trenitalia.com

FRECCIAROSSA ETR 1000

Velocità max 400 km/h

Velocità comm.le 300 km/h

Composizione 8 carrozze

Livelli di servizio Executive, Business,

Premium, Standard

Posti 457

WiFi

Presa elettrica al posto

Servizi per persone con disabilità

Fasciatoio

124


UN

NETWORK

DI

OLTRE

100 CITTÀ

COLLEGAMENTI

GIORNALIERI E DURATA

MINIMA DEL VIAGGIO

104 Frecciarossa

Milano-Roma 3h 10’

FRECCIAROSSA

FRECCIAROSSA ETR 500

Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze

4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 574

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 700

Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze

3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 500

WiFi | Presa elettrica e USB al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

1 a

40 Frecciarossa e

Frecciargento

Roma-Venezia 1 3h 15’

FRECCIARGENTO ETR 600

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 432

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

16 Frecciarossa e

Frecciargento

Roma-Verona 3h 18’

FRECCIARGENTO ETR 485

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 489

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

48 Frecciarossa

Milano-Venezia 2 2h 15’

I tempi minimi indicati si riferiscono alla soluzione

di viaggio più veloce con una delle tre Frecce, dalle

stazioni centrali dove non specificato.

I collegamenti comprendono sia i servizi di andata

che di ritorno. Sono previste variazioni nel fine

settimana e in alcuni periodi dell’anno.

Maggiori dettagli per tutte le soluzioni su

trenitalia.com

1 Durata riferita al collegamento tra Roma Tiburtina e

Venezia Mestre

2 Durata riferita al collegamento tra Milano Centrale e

Venezia Mestre

FRECCIABIANCA

Velocità max 200 km/h | Velocità comm.le 200 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 603

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA ETR 460

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 479

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

125


PRIMA DI SCENDERE

FOTO DEL MESE

RICORDARSI DI RICORDARE

«Onoriamo quei giusti che hanno avuto il coraggio di non obbedire gli ordini,

ma hanno seguito l’ordine morale, l’ordine etico, l’ordine del cuore»

[Liliana Segre, senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz]

«Un luogo di memoria e raccoglimento. Mai così importante e attuale come in questo momento.

Una visita al Memoriale avrà anche il significato di un impegno civile.

L’impegno della memoria che caratterizza una comunità che vuole costruire un futuro migliore per i propri figli e nipoti.

Per non arrenderci alla deriva che confonde torti e ragioni e sovrappone i carnefici alle vittime»

[Ferruccio de Bortoli, presidente onorario del Memoriale della Shoah di Milano]

© Nicolò Piuzzi

Memoriale della Shoah, Milano Centrale

Il 27 gennaio 2020 è il 20esimo Giorno della Memoria, istituito dal Parlamento italiano con la legge n. 211 del 2000. Recita

così l’articolo 2: «In occasione del Giorno della Memoria di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri

e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su

quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, in modo da conservare nel

futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili

eventi non possano mai più accadere».

Dieci anni fa alla stazione di Milano Centrale è nato il Memoriale della Shoah, presso il binario sotterraneo

originariamente adibito alla movimentazione dei vagoni postali e poi, tra il 1943 e il ’45, luogo di partenza per migliaia di

ebrei e oppositori politici caricati su vagoni merci, agganciati ai convogli diretti ad Auschwitz-Birkenau, Mauthausen e

altri campi di sterminio e concentramento, o ai campi italiani di raccolta come quelli di Fossoli (MO) e Bolzano. Delle 169

persone caricate sul primo convoglio, il 6 dicembre 1943, ne tornarono solo cinque.

Al Memoriale (ingresso da piazza Edmond J. Safra, 1) fino al 9 febbraio si può visitare anche la mostra 100 giusti del

mondo, storie contro l’indifferenza raccontate con i disegni e le parole di Jean Blanchaert, insieme a testi di Gabriele

Nissim e Philippe Daverio.

memorialeshoah.it

126


PRIMA DI SCENDERE

FONDAZIONE FS

CENTOPORTE CHE PASSIONE

RIVIVE IL FASCINO DEGLI ANNI ’20 A BORDO DEI TRENI DELLA

FONDAZIONE FS ITALIANE

di Ernesto Petrucci

Carrozza degli anni ’20 (tipo 1928R, serie CIz 36225)

© Archivio Fondazione FS Italiane

«Il sole entrava dall’altro finestrino arrossando un rettangolo di tappezzeria. Fuori l’ombra dei

vagoni era lunga, correva tutta quanta nel campo dove il grano cominciava a spuntare»

[Carlo Cassola, Ferrovia locale, 1968]

«

Il 2020 sarà l’anno del treno turistico», ha dichiarato il ministro

per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Dario

Franceschini. L’intento è quello di promuovere un nuovo

modo di viaggiare vivendo le bellezze del paesaggio, ma anche

la storia e la cultura del nostro Paese. E i treni della Fondazione

FS Italiane sono il cuore di questa nuova stagione del

viaggio in treno. Oltre a suggestive, vecchie linee ferroviarie

tornate a vivere grazie al progetto Binari senza tempo, sui treni

storici si viaggia a bordo di veicoli d’epoca perfettamente

restaurati e carichi dell’antico fascino dei treni del ’900. Loco-

SAVE THE DATE TRENI STORICI

FONDAZIONE FS ITALIANE

5

6, 12

19

26

2

9

GENNAIO

Archeotreno Napoli-Sapri

Pietrarsa Express Napoli-Portici-Ercolano

Reggia Express Napoli-Caserta

Pietrarsa Express Napoli-Portici-Ercolano

FEBBRAIO

Archeotreno Napoli-Sapri

Pietrarsa Express Napoli-Portici-Ercolano

motive e carrozze che costituiscono pezzi unici della nostra

storia ferroviaria come le Centoporte, che proprio 100 anni

fa divennero i veicoli simbolo del parco rotabili delle Ferrovie.

Furono chiamate carrozze stile anni ’20, ma viaggiarono

fino agli anni ’60. Inizialmente con la loro bella livrea verde

vagone e poi, dal 1935, nella più conosciuta tinta castanoisabella,

due toni di marrone (uno chiaro l’altro più scuro) che

caratterizzarono tanti rotabili FS fino al secondo dopoguerra.

Treni famosi anche per aver popolato sequenze e scene

del nostro grande cinema e rimaste per sempre impresse

nell’immaginario collettivo degli italiani. In quegli interni caratterizzati

dalle lucide panche in legno, dai lampadarietti con

le coppe bianche e dalle tendine ricamate fittamente, con

il logo FS ovunque ripetuto, si è svolto il lungo viaggio degli

italiani: quelle 100 porte di pesante metallo si sono aperte e

chiuse tante volte nelle mille stazioni d’Italia, ritmando con il

loro rumore incontri e addii, riunioni e separazioni. Corrono le

vicende individuali e collettive, e le infinite trame di una storia

che è ancora in viaggio verso un futuro da scoprire, ma con

le radici saldamente piantate in un passato vivo, patrimonio

della cultura nazionale.

127


PRIMA DI SCENDERE

FUORI LUOGO

di Mario Tozzi OfficialTozzi

[Geologo Cnr, conduttore tv e saggista]

NAVIGLI PERDUTI

Non rimangono che poche

tracce immiserite dell’antica

gloria dei navigli milanesi,

importanti canali artificiali

che collegavano la città al mare

Adriatico. A Milano c’erano anche

un porto e una darsena, ma i navigli

residui è meglio scoprirli con la

nebbia, quando si può cogliere l’atmosfera

sfumata di un città che non

c’è più. Non è stata distrutta: è semplicemente

finita sotto terra. Con

le barche dei navigli arrivavano in

città carbone, legname, marmi (per

il Duomo), fieno e perfino bestiame,

mentre ripartivano vini, grano, sale

e manufatti artigianali. C’erano poi

le barche passeggeri che trasportavano

gente da Pavia e da dovunque

ci fosse un canale collegato. È strano

pensare che, prima della perdita

delle acque, tutti i milanesi fossero

ottimi pescatori. Nati per snellire il

traffico impacciato e lentissimo delle

strade medievali (e per necessità

di difesa), i navigli hanno paradossalmente

condizionato lo sviluppo

di una città che non possiede neppure

un fiume, ma che conserva

comunque una sua magia di città

acquatica. Se percorrete ripa di Porta

Ticinese e via Sforza, non avrete

difficoltà a immaginarle costellate

di botteghe e osterie, con accanto i

Navigli in fermento, ultimo retaggio

di un tempo passato.

© Kavalenkava/AdobeStock

128

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