Tutti gli appuntamenti più importanti - Campo de'fiori

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Tutti gli appuntamenti più importanti - Campo de'fiori

Intervista a

Walter Santinelli

‘A Madonna de’ Frati

ritorna all’antico splendore

Gli Omega

La vera storia del gruppo

Santuario della Madonna

di Uliano.

Otto secoli di storia e

tanta fede

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più

importanti


2 Campo de’ fiori

SOMMARIO

Editoriale:

Vota Antonio!!! ........................................3

Curriculum vitae:

Francesca Cama.......................................4

Walter Santinelli ..................................5

Collezionismo:

Ferri da stiro................. .......................6-7

Suonare Suonare:

Mamma, mi compri una chitarra?...........8-9

Occhi di bimbo.....................................11

Roma che se n’è andata:

Visita alle sette chiese........................12-13

Cinema News:

Hannah Montana....................................14

G.B. Casti, poeta libertino...................15

Ecologia e ambiente:

Le tempeste solari .................................16

Come eravamo:

Gli esami non finiscono mai.....................17

Piazza di Siena....................................18

Una “Fabrica” di ricordi:

A Madonna de’ frati ..........................20-21

Civita Castellana 4/12/1798..............22

Ceral:

La persona e i suoi disturbi ....................23

Le guide di Campo de’ fiori:

Tarano ..................................................24

Il compito della filosofia.....................25

Altro che acqua in galleria .................26

Ass. Artistica IVNA:

Gustavo Pozzi.........................................28

Albero genealogico ............................29

100 anni sempre verdi:

Rosa Tion...............................................30

Il Fumetto:

Fortified School.......................................31

La storia del cimitero di Civita

Castellana ...........................................32

La rubrica dei perchè..........................33

Le storie di Max:

Gli Omega.........................................34-35

Il mondo del Jazz:

La swing era ........................................36

Civita Castellana a fine ‘800...............37

Nel cuore.............................................39

Elena Bonelli........................................40

L’angolo del Bon Ton:

I liquori..................................................42

Lette a Napoli......................................43

Il diario dei Girasoli............................44

Madonna di Uliano..............................45

Agenda ......................................46-47-48

Vita cittadina ......................................49

Messaggi....................................50-51-52

I nostri amici ......................................53

Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59

Annunci Gratuiti ............................60-61

Oroscopo..............................................62

Selezione Offerte Immobiliari.......63-64

Foto di copertina di Bruno Sisti

Nel mare tempestoso di Internet, naviga in acque calme


Campo de’ fiori 3

Vota Antonio!!!

Vota Antonio La Trippa!!!!

di Sandro Anselmi

Il desiderio di vincere che è stato, per giorni e giorni, l’unico motivo di vita per molti candidati alle elezioni amministrative,

ha finalmente liberato le loro menti dai suoi tentacoli!

Dopo i caroselli assordanti di musiche e parole, dopo i pranzi e le cene, i concerti rock e le marce in fa, si provvede ora

a ripulire la città dalle montagne di cartelloni e manifesti che l’hanno tappezzata in maniera selvaggia.

Così le speranze di molti sono state vanificate dalle vittorie degli altri ed alla fine, come in ogni partita, ci sono stati vincitori

e vinti.

Ho scoperto, però, che tutti e due i candidati delle più forti coalizioni politiche avevano qualcosa che li accomunava, qualcosa

che, spero, li abbia fatti veri nelle loro promesse: quell’ angelo che è nella radice dei loro nomi!

Io che considero la politica una materia difficile, da studiare con grande rigore ed applicare con grande onestà, auguro al

neo eletto sindaco e a tutta la sua giunta di lavorare con grande impegno e massima trasparenza a favore di TUTTI i cittadini,

e che possano traghettare, in questo periodo di magra economia, la nostra cittadina in un mare più calmo, sicuro

e pescoso.

Mi auguro possano realizzare il loro programma elettorale, sentendo sempre la voce del popolo che rappresentano e dare

priorità alle cose che risulteranno più urgenti e necessarie.

“La fatica è l’alimento degli spiriti generosi”, diceva Seneca, e per superare questo momento particolare, bisognerà lavorare

senza prendere riposo, ed arrivare comunque. AD MAIORA.

Totò nel film

“Gli onorevoli”

di Sergio Corbucci


4

Campo de’ fiori

CURRICULUM VITAE

Non potevamo esimerci dal dedicare questa puntata ad

un’ artista completa incontrata allo stadio delle Terme di

Caracalla in occasione dello spettacolo dedicato a “Race

for the Cure” dove la nostra danzatrice si esibiva ed il sottoscritto

era incaricato alla presentazione.

Francesca Cama, nasce a Roma il 23/05/1988 e subito

viene attratta dal mondo della danza iniziando fin da piccola

a frequentare le migliori scuole di danza romane partecipando

con piccole apparizioni al programma Rai “Uno

Mattina”.

Si specializza in Danza Classica, Moderna, Acrobatica e

Video Dance presso la Santinelli Dance Academy ed inizia

a partecipare a spettacoli di grande spessore tra cui

“Notte Mediterranea” e “Napoli prima e dopo” inserendosi

nel corpo di ballo. Importante la partecipazione nel

2008 al corpo di ballo di “Vieni avanti cretino” con la regia

di Pierfrancesco Pingitore e le coreografie di Claudio

Ferraro. Viene chiamata come acrobata a realizzare il

nuovo video musicale del cantante americano Hip Hop

Coolio nel nuovo video di J-Ax colonna sonora del film “Ti

Stramo” con la regia di Pino Insegno.

Artista solare ed eclettica, siamo sicuri che la giovane

Francesca percorrerà parecchia strada nel mondo dello

spettacolo.

Francesca Cama

di Sandro Alessi


l’intervista

Campo de’ fiori

Walter Santinelli

5

una vita a passi di Valzer, Tango e Latino Americani

di Sandro Alessi

Arriviamo negli

anni ’80 e

nelle stessa

scuola iniziano

a seguire i

primi corsi di

danza Paola e

Stefania che

seguono le

orme dei genitori:

esibizioni

di danza e ginnastica

artistica

acrobatica,

fino ad insegnare

i nuovi

stili di danza

provenienti da

tutto il mondo.

foto di Domenico Costantini

Qual è il

segreto di

questo successo

La storia del Maestro Walter Santinelli è la

storia del ballo a Roma ed in Italia.

Due scuole avviatissime nel centro della

città dove adesso insegnano soprattutto le

figlie Paola e Stefania.

Maestro Santinelli, come fu la sua iniziazione

al ballo?

“Mio padre Antonio e mia madre Enrica

Lucia, alla fine della seconda guerra mondiale,

misero in piedi una grande struttura

per impartire lezioni di ballo ed addirittura

inventarono i corsi per corrispondenza per

gli amanti dei cosiddetti Balli di Società.

Dal 1945 furono riconosciuti come maestri

di grande valore partecipando con le loro

esibizioni alle più grandi manifestazione di

Roma e dintorni.”

Infatti il primogenito Walter inizia a muovere

i primi passi nel mondo del ballo all’età

famigliare artistico?

“Ognuno di noi ha raggiunto il successo

attraverso un percorso fatto di duro lavoro,

grande tenacia e costanza. Non sempre

è stato facile!”

In qualità di Presidente FITD quando

è arrivato il ballo in Italia?

“Possiamo dire che il ballo c’e sempre

stato, ma a livello organizzativo vero e

proprio, esiste dagli anni 40 con la creazione

delle prime associazioni nazionali,

mentre in Inghilterra lo troviamo già da

oltre cento anni.

Dobbiamo quindi ringraziare le iniziative

dei maestri di ballo che tanto hanno contribuito

alla sua crescita.”

Di cosa si occupa

la FITD?

“La Federazione

di dieci anni e, ben presto, anche lui rilascia diplomi

segue le orme dei genitori.

ufficiali dopo

Incontra Gina Antonelli che gli sarà partner

nella vita e nel lavoro ed insieme

diventano professionisti ed esperti di walzer,

tango e danze latino-americane.

“Insieme partecipammo a numerose competizioni

in tutto il mondo e perfino ai

esami specializzati,

e si occupa

di formazione di

nuovi maestri in

tutta la penisola,

mentre per gli

Campionati del Mondo per Professionisti di allievi vengono

danze latino americane “Royal Albert Hall”

nel 1972 in rappresentanza dell’ Italia ai

Campionati Europei”.

organizzati ogni

anno campionati

italiani e regionali

Negli anni ’70 la febbre per il ballo sale, e da cui escono

le loro esibizioni, sempre più numerose,

danno il via alle stagioni danzanti presso i

più prestigiosi locali romani. E’ in questi

anni che nasce la scuola “Santinelli Dance

veri campioni di

ballo.

La FITD ha oggi

iscritti circa 1.000

Studio” dove Walter e Gina insegnano ai maestri professionisti,

giovani il campionario di danze di società.

e 10.000

allievi nel settore promozionale ed amatoriale.”

Come vi rapportate con il CONI?

“Il nostro rapporto con il Coni avviene

attraverso la CSAIN, ente promozionale, in

accordo con le regolamentazioni ufficiali.

Vorrei ricordare che il ballo fa parte delle

discipline sportive attraverso la FIDS che

fu fondata da me nel 1971 e si occupa di

organizzare le competizioni di tutte le

discipline dilettantistiche.”

Che differenza esiste tra il professionale

ed il dilettantistico ?

“Possiamo affermare che il professionista

è il maestro di ballo, che noi chiamiamo

tecnico federale, mentre i dilettanti sono

gli allievi che seguono l’iter formativo.”

Cosa c’è di nuovo nell’aria?

“Per quanto riguarda la nostra

Federazione, siamo i primi in Italia che, a

fianco del diploma classico, rilasciamo

anche attestati di attività fisico-motoria di

base, rivolta ai maestri FITD insieme a

nozioni di pronto soccorso.

Aggiungeremo anche una scuola di salute

e l’ opportunità di avere un questionario

per ogni allievo, opportuno a segnalare

quella che deve essere l’alimentazione giusta.

Insomma, per noi il Maestro del futuro

non dovrà essere quello capace di insegnare

solamente i passi di ballo, ma si

dovrà occupare di tante cose contingenti il

ballo.”

Ringraziamo il Maestro Walter Santinelli

che ci insegna subito alcuni passi di

salsa….


6

Campo de’ fiori

Collezionismo

FERRI DA STIRO

La storia del ferro

da stiro è, al pari di

tante altre, la storia

della civiltà : nasce

infatti dalla necessità

di vincere la resistenza

delle fibre

con cui erano tessuti

i vestiti dell’uomo,

vestiti che, dopo la

lavatura in acqua e

l’esposizione al sole,

di Alfonso Tozzi

assumevano forme

impresentabili spesso

da renderli non corrispondenti alla funzione

per la quale erano stati preparati.

Gli artigiani dell’epoca si arrovellarono

parecchio per trovare degli strumenti adatti

allo scopo, ma senza risultati concreti,

fino a quando non si scoprì che il calore,

trasmesso da un corpo pesante, agiva in

modo determinante sul tessuto inumidito;

nacquero così nel Medioevo i primi ferri da

stiro veri e propri dai più elementari, costituiti

da un pezzo di ferro appiattito e manico

ricurvo, ai più elaborati a pietra infuocata,

a carbone, ad acqua, ad alcool; nacquero

altresì ferri dalle fogge più disparate

: quadrati, rotondi, a forma di scatolone

con manico intarsiato, ecc. tutti opera di

piccoli ed oscuri artigiani i quali, molto

spesso, unendo l’estro all’inventiva personale,

riuscivano a modellare la materia

realizzando delle vere e proprie opere d’arte

dalle forme belle ed irripetibili, oggi

oggetto di ricerca e di “culto”.

Alcuni di questi esemplari sono anche

diventati parte integrante di arredamento,

mentre altri troneggiano in collezioni

importanti o in musei.

I precursori dei ferri da stiro si ebbero nell’antica

Cina dove venivano usate delle

scodelline di metallo da riempire con carbonella

accesa. Generalmente tali scodelline

avevano artistiche incisioni e manici

d’avorio.

Nell’antica Roma invece i patrizi e gli alti

magistrati, non conoscendo l’invenzione

della scodellina cinese, si facevano stirare

le toghe mediante una pietra levigata di

forma ovoidale che veniva arroventata con

le fiamme e quindi usata con apposita presina

di stoffa imbottita per non scottarsi le

mani.

I primi ferri da stiro veri e propri apparvero

nel Medio Evo in forma semplice : il

ferro con base liscia e manico grezzo veniva

riscaldato sul fuoco e quindi utilizzato.

Nel Settecento si ebbero ferri da stiro ric-

camente incisi e più elaborati : per farli

riscaldare bisognava inserire all’interno un

pezzo di ferro acciaioso arroventato (o pietra

infuocata) che sprigionavano un calore

costante per almeno 15-18 minuti consecutivi.

Ma l’estro degli inventori di allora, non

soddisfatti di questa realizzazione, si sviluppò

ancora di più nell’Ottocento facendo

apparire sul mercato nuovi ferri da stiro

con forme insolite e con piccoli fori per circolare

l’aria. Tali ferri vennero subito chiamati

dal popolo le “vaporiere”.

Al posto del ferro arroventato o della pietra

infuocata veniva inserita la carbonella,

proprio come facevano i cinesi molti secoli

prima, in modo da prolungare il calore

per almeno 50-60 minuti.

Altri ferri da stiro, muniti con un apposito

serbatoio collocato sul retro, da riempire

con alcool o benzina, facevano sprigionare

una trentina di fiammelle che arroventavano

il ferro mantenendolo ad un calore

costante.

Negli anni ’30 di questo secolo venne ideato

in Germania un ferro da stiro alquanto

originale ma complicato : per scaldarlo

bisognava girare la pancia in su e infilare

quindi nel manico (rosso) un combustibile

solido a forma di tavoletta (il “meta”) che

sprigionava un calore a tutto il ferro.

L’invenzione, senz’altro diversa dalle precedenti,

non ebbe però successo e fallì

miseramente nel giro di qualche anno.

Nel corso degli anni Il rivoluzionario procedimento

a caldo passò attraverso fasi

sempre più perfezionate: dal ferro da stiro

“pieno” a quello “a braci”, a quello “a lingotto”.

Il primo è il più antico e comporta di essere

riscaldato direttamente sul fuoco; il tipo

“a braci” supera l’inconveniente del primo,

ma presenta il rischio che le braci, poste

all’interno, fuoriescano dalle aperture laterali;

il ferro “a lingotto” nasce per ultimo,

ed essendo costituito da un contenitore

chiuso, risolve anche l’inconveniente creato

dalle braci, fu quindi il tipo maggiormente

usato.

Nell’Ottocento i ferri da stiro vengono prodotti

per lo più su scala industriale e principalmente

in ghisa, diversificandosi in

numerosi modelli che, a grandi linee, ricalcano

le forme e le modalità di funzionamento

dei tre tipi principali.

Nel corso della sua storia sono stati fabbricati

tantissimi ferri da stiro, molti dei

quali però, almeno per noi italiani, sono

andati a finire nelle “raccolte del ferro”,

operate durante gli anni 40 dal regime

fascista e trasformati in attrezzi bellici, altri

sono stati conservati nelle famiglie per il

loro valore “affettivo” ed estetico.

In Italia la raccolta dei ferri da stiro annovera

numerosi cultori, punto di riferimento

per tutti gli “aficionados” del settore, in

campo europeo, è il “CLUB DES AMIS DES

FERS A REPASSER ANCIENNES” con sede

a Roubaix (Francia), ma i collezionisti possono

trovare pezzi interessanti con la

modica spesa di 10-20 euro in tutti i mercatini

di antiquariato o partecipando alle

aste periodicamente indette in cui è possibile

aggiudicarsi qualche esemplare particolare

anche con 50-100 euro.

Fra i collezionisti italiani più grandi mi limito

a segnalare:

Giampaolo Piccioni – Passo di Trenta

(MC); Enrico Del Pizzo – Lama dei Peligni

(CH); Carla Boromei – Firenze; Romano

Ghirelli – Casina – (RE); -Annalberta

Freschi – Milano e Silvio Del Mestre –

Sedagliano (UD), tutti con raccolte numerose

di sommo interesse.


Campo de’ fiori 7


8

Campo de’ fiori

di Carlo Cattani

Mamma mi compri una chitarra ?

Bruno Rubino ci racconta la sua F I A BA

( p a r t e 4 )

Carlo :…..Bruno …mentre provi pure

questo infuso di fiori di biancospino, coni

di luppolo, e infiorescenze di tiglio, perché

non mi parli degli studi sullo strumento e

di qualche aneddoto a riguardo ?

Bruno:Slurp…slurp….buona ‘sta roba

….dai,.versa ancora !…….Beh , sono un

irriducibile autodidatta ma questo non mi

ha impedito di chiedere consigli ai musicisti

più preparati di me o che in qualche

modo abbia ritenuto interessanti. L’unico

aneddoto che mi viene in mente, è quello

che mi ha dato la conferma del fatto che

bisogna dare il giusto peso alle critiche

altrui….mi spiego …. un musicista, che

suonava tutt’altro genere con un’altra

band, mi disse …a parte

la critica non richiesta, ciò mi fece riflettere

molto …… (nda: come abbiamo appreso

poco sopra ,il batterista degli

Arabesque era sempre Bruno …)

Carlo:Quante ore passi allo strumento per

“mantenere la forma “?

Bruno:AAAArrrgh! Non tocco mai la

batteria, tranne quando

suoniamo…prometto che rimedierò….

da ragazzino entravo da solo in sala

prove : fuori era giorno e quando uscivo

era buio…altri tempi !

Carlo:come ci si prepara per un concerto

?

Bruno:dopo i primi , almeno vale per

me, si impara a mangiare bene

….quando hai appreso prima a non

emozionarti tanto da farti chiudere lo

stomaco, ti rilassi e fai un quarto d’ora

almeno di riscaldamento, se puoi con il

tuo strumento. Io, per i concerti fatti

nelle piazze, mi sono spesso trovato ad

allenarmi con le bacchette sullo sterzo

della macchina !

Carlo:ci sono stati incontri “artistici” di

rilievo per la tua formazione ?

Bruno:devo dire che sotto questo punto

di vista, vivere in un’isola è assai penalizzante…..

non ho avuto modo di approfondire

personalmente conoscenze con artisti

interessanti famosi….. ho incontrato sconosciuti

i cui nomi non direbbero molto ai

più, ma che sicuramente non hanno niente

da invidiare ai più conosciuti.

La mia delusione è che le poche

volte che ho incontrato personaggi

famosi, con i quali si

sarebbe potuto allacciare un bel

rapporto e realizzare collaborazioni,

questi non hanno dimostrato

l’umiltà necessaria affinchè

ciò avvenisse.

Carlo:parlami di come ti sei

ritrovato a comporre e quale è

stata la tua prima “costruzione

musicale”

Bruno:ho semplicemente scritto

ciò che mi sarebbe piaciuto

ascoltare. Non ricordo quale sia

stata la mia prima composizione

e a quale età l’abbia scritta…..

una delle mie prime canzoni in

Italiano penso sia stata “Viene

l’angelo”, a 17

anni…credo…(nda: brano confluito

nell’album di esordio dei Fiaba “XII

L’APPICCATO” del 1994 )

Carlo: parliamo dello strumento :quante

Bruno Rubino & Giuseppe Brancato

Radio Rock Roma 10-11-2005

batterie sono passate sotto le tue mani ?

Cita marche,fornisci qualche giudizio e

,naturalmente, parliamo della tua

“Drumtree”…la “batteria-albero” :come

l’hai realizzata e di cosa si compone ?

Bruno: ho suonato e registrato un po’ con

tutto: Yamaha, Premier, Tama, Remo; ho

anche avuto la TD20 della Roland….. con

questa e un set di piatti veri abbiamo

potuto aprire con i Fiaba la data di Fish

(nda : il mai dimenticato ex cantante dei

Marrillion, fuoriuscito nel 1988 dopo 4

album ) in Italia a S.Giuliano del Sannio in

Molise nell’agosto del 2004; l’ho usata

anche per registrare il singolo dei

Fiaba “Il Lustrastelle” (2006) ; in passato

ho utilizzato pads con convertitore

midi e una batteria elettronica come

centralina…… non avevamo grossi

budget e per realizzare il primo album

dei Fiaba nel 1994 , avevamo solo un

otto tracce a cassette….. non avremmo

mai potuto fare un lavoro del

genere con una batteria acustica.

Sono i suoni vintage che abbiamo

usato in ”XII L’Appiccato” , nel brano

“I Sogni di Marzia” e che abbiamo

recuperato per registrare “Il Bambino

coi Sonagli” (2007) , singolo e seguito

narrativo del precedente “I Sogni di

Marzia” . Ogni strumento ha la sua dignità,

poi è un fatto di mezzi economici e

gusto. Il rack della mia batteria è autocostruito.

Vidi quella dei Queensryche con le

catene saldate e mi dispiacque non aver

avuto la stessa idea prima, era proprio l’epoca

de “I Sogni di Marzia” e avevo usato

la mia camera da letto come scenografia

per la copertina con tanto di rami e terra,

quando steso sul letto a pensare tutto


Campo de’ fiori 9

questo, vidi un rovo che pendeva da sopra

il tetto…. così mi venne l’idea dei rami

come supporti. I rack per le elettroacustiche

costavano parecchio e pensai di

costruirmene uno da solo ma allora ritornai

a suonare l’acustica e tenendo quell’idea

realizzai la mia attuale batteria in ferro

saldato e pasta di cellulosa. Il mio set ?

Toms da 8”-12”-13”, timpano da 16”, cassa

da 22”, rullante 14”, un charleston da 12”,

due splash da 6,5”, crash 15”,16”, ride da

20”, china 18”, una Quijada (nda: strumento

di origini africane : l’originale è una

mandibola d’asino da sfregare lungo ciò

Bruno Rubino sotto una neve .... FIABESCA

che resta …del sorriso del povero animale

…) e ,per finire …... una campana in

bronzo di una scuola elementare !

Carlo: Hai qualche consiglio da suggerire

per chi inizia lo studio dello strumento ?

Bruno:senz’altro avere pazienza ! Meglio

studiare poco ma concentrati che studiare

molto ma distrattamente; cercare di divertirsi

facendo gli esercizi; capire anche dall’ascolto

senza bisogno di partiture cosa fa

lo strumento in un brano che si sta studiando;

se si ha difficoltà a seguire il

metronomo, pensarlo come un percussionista

che sta suonando con te e non come

un orologio che ti controlla e, quando si

suona insieme agli altri (lo studio migliore),

non suonare da soli ma prestare

attenzione a tutti e pensare il brano dal

punto di vista di chi ascolta e non da quello

dello strumento che stai suonando. Un

ultimo consiglio per i batteristi neofiti,

attenzione a non accelerare nei passaggi

durante l’esecuzione ……un difetto che

molti di noi hanno…… un passaggio eseguito

con la giusta intenzione oltre ad

essere corretto a livello di tempo suona

molto molto meglio. Come in ogni buona

tradizione l’allievo sceglie il maestro ed il

maestro sceglie l’allievo……. bisogna

apprendere da chiunque possa insegnarti

qualcosa senza remore e non è sempre

detto che sia una persona più preparata di

te !.... magari è solo qualcuno che può trasmetterti

ciò di cui tu hai bisogno…….il

maestro non è chi insegna, ma colui

dal quale si può apprendere !

Carlo: c’è un evento memorabile della tua

“storia artistica” e hai un “sogno nel cassetto”

?

Bruno:a parte l’emozione e la trepidazione

per la pubblicazione del primo album

dei Fiaba nel 1994 , la prima cosa che mi

viene in mente è la copertina disegnata da

John Howe per il nostro singolo “Il

Lustrastelle”. Avevo letto da ragazzino

un fumetto da lui illustrato, scritto su una

storia di Claude Clemént “Il Lustrastelle”; i

Fiaba ancora non esistevano e pensai >. Passano diversi

anni …... avevo appena

scritto il brano “promessomi”

e non sapevo

che ormai John fosse

conosciuto come uno

dei più grandi disegnatori

del mondo ; era

appena uscita la trilogia

del Signore degli anelli e

lui era l’art design insieme

ad Alan Lee…poco

male: contattai John

……. dopo qualche mese

uscì il singolo con la

copertina firmata da lui !

Un’altra cosa che mi

viene in mente è quando

cercai di contattare Dario Spada,

autore del libro “Il Piccolo Popolo”, un

Bruno Rubino in concerto

opera che per me ha rappresentato una

vera e propria enciclopedia da consultare

per scrivere in modo filologicamente corretto

gran parte dei testi delle canzoni dei

Fiaba .

Lasciai un messaggio sulla sua segreteria

telefonica e mi richiamò; avevo quel libro

sin da bambino e mi sembrava doveroso

fargli i complimenti per il lavoro e ringraziarlo

per questa inesauribile fonte di ispirazione.

Non appena gli spiegai il tutto e

gli dissi che ero il batterista dei Fiaba, mi

rispose >. Questi sono piccoli

segnali, ma è la prova che dopo tanti

sacrifici qualcosa ritorna !

Mi chiedevi riguardo a un sogno nel cassetto……se

ti dico un videoclip realizzato

insieme a Ridley Scott ?

Carlo:e allora ,parlami anche della tua

passione come “videomaker” …quindi

delle cose che hai fatto in tal senso etc

Bruno:professionalmente ho lavorato

insieme al mio amico Pierluigi Cavarra

(nda: manager della band ) alla realizzazione

di diversi spot regionali e videoclip

per gruppi e solisti oltre ai video realizzati

per illustrare alcune canzoni dei Fiaba

(nda: ad esempio, cercate su Youtube per

“I sogni di Marzia” www.youtube.com/watch?v=x_EnbW-iSMk

e per

“Angelica e il folletto del salice”

www.youtube.com/watch?v=O8eGAOq9N

0c&feature=related ). Ho realizzato svariati

corti : il cinema è per me una passione

grande almeno quanto quella per la musica.

Attualmente, mi sto accingendo a realizzare

il mio primo lungometraggio, è una

cosa comunque fatta solo per passione e

senza nessun tipo di compromesso.

Carlo:Ultime cose in casa Fiaba? Ho notizia

di un brano realizzato per un tributo

a Branduardi …

Bruno:qualcuno ha messo su Youtube

(www.youtube.com/watch?v=luFVIYPW6c

M ) lo spezzone di un nostro live dove

suonavamo , “Ballo in fa diesis minore”, un

pezzo storico di Angelo Branduardi con

l’incipit che fa

< Sono io io son di tutti voi Sono io la

morte e porto corona, io Son di tutti voi

signora e padrona…> eccetera, eccetera

…. la nostra versione è piaciuta e ci è

stato chiesto di registrarlo per una prossima

compilation di tributo a Branduardi.

In ultimo in ultimo,permettimi un annuncio:

stiamo cercando una produzione esecutiva

per il nostro nuovo album, chi fosse

interessato può mandare una mail a

info@fiabaweb.com

Carlo: e permettetemi di farvi una

proposta : ho notizia che la nostra

rivista è letta anche da amici all’estero

e il sito di “Campo” è visitato da

varie parti del mondo …..allora perché

qualcuno dei nostri lettori, bravi

nel disegno ,non si cimenta in una

illustrazione ispirandosi al mondo

musicale dei Fiaba ? Chissà che non

si possa arrivare alla pubblicazione di

una copertina per un prossimo album

della band ? Allora,VIA da questo

momento …le vs proposte in forma di

files elettronici all’email

info@fiabaweb.com (indirizzi web

del gruppo : www.fiabaweb.com -

www.myspace.com/fiabaweb)

……ho visto uno gnomo ! E voi ?


Campo de’ fiori 11

Occhi di bimbo

Come proteggerli dal sole dell’estate

I filtri contro i raggi ultravioletti nel caso

degli occhiali da sole non sono certo un

lusso superfluo, bensì una necessità. Con

la riduzione dello strato di ozono aumentano

le radiazioni ultraviolette. E la cosa crea

sempre più problemi anche ai nostri occhi:

le vacanze si avvicinano. Per i nostri bimbi

pronti zoccoli, costume e crema solare, ok!

Ma gli occhiali da sole? Mai lasciare i bambini

al sole senza crema protettiva, perché

la loro pelle è delicata, ma i loro occhi sono

ancora più sensibili alle pericolose radiazioni

ultraviolette, presenti oggi più che

mai nella luce del sole, per colpa dell’inquinamento

atmosferico e del buco dell’ozono

In vacanza gli occhiali da sole per i

bambini non dovrebbero mai mancare: la

loro vista è delicata e va difesa. Secondo

un’indagine della Commissione Difesa

Vista, l’11 per cento dei bambini in età scolare

non porta gli occhiali da sole nemmeno

al mare o in montagna, mentre gli

esperti raccomandano di fare indossare gli

occhiali da sole perché i raggi U.V. d’estate

sono più intensi. Il cristallino dei bambini

è più trasparente e lascia passare una

maggiore quantità di raggi dannosi, assieme

alla luce solare. I danni provocati dagli

UV si sommano con il tempo, e il modo

migliore per evitare in futuro danni irreparabili

quali cataratte o degenerazioni

maculari, è iniziare la protezione sin da

bambini! Quando iniziare ad usare gli

occhiali da sole? Gli occhiali da sole sono

consigliati dagli otto mesi in poi, quando il

bambino comincia a stare seduto. E se

proprio non li vuole mettere, si può ripiegare

sul cappellino: con visiera e di colore

chiaro riesce a respingere il 60 per cento

dei raggi ultravioletti. A patto, però, di non

tenere il bambino in spiaggia nelle ore più

calde.

Gli occhi dei bambini...

Gli occhi dei bambini richiedono una protezione

maggiore! La realtà è che i bambini

sono più a rischio degli effetti nocivi

sugli occhi dovuti all’esposizione ai raggi

UV rispetto agli adulti, e questo per diverse

ragioni.

Ad esempio, non tutti sanno che

- un bambino riceve, in media, tre volte l’esposizione

ai raggi UV rispetto a un adulto

- Il cristallino dell’occhio di un bambino al

di sotto dei 10 anni permette l’assorbimento

di una quantità 6 volte maggiore di

radiazioni ultraviolette rispetto agli occhi di

un adulto

- La protezione della pelle nei primi 18 anni

di vita può diminuire il rischio di tumori

della pelle di oltre il 50%.!

Si calcola che a 12 anni l’occhio ha assorbito

oltre 2/3 delle radiazioni ultraviolette

che assorirà in tutto il corso della vita!

- Non è mai troppo presto per cominciare

a prendersi cura degli occhi dei propri figli.

Ecco perché prendersi cura degli occhi dei

bambini è così importante.

QUALI OCCHIALI DA SOLE

SCEGLIERE PER I BAMBINI

Gli occhiali da sole vanno acquistati dall’ottico

che, assieme all’etichetta con marchio

CE, rilascia certificazione di garanzia con le

caratteristiche delle lenti (infrangibili, con

filtro solare al 100 per cento) e della montatura

(anallergica, materiale atossico,

forme arrotondate), scegliendo la montatura

di misura adeguata per adattarsi alle

dimensioni del viso. Gli occhiali da sole

devono coprire bene tutto l’occhio. Come

colori, marroni, verdi o grigio sono ideali in

città, mentre per il mare o la montagna

sono preferibili più scuri.

GLI OCCHIALI DA SOLE PER I

BAMBINI MIOPI E ASTIGMATICI

Per i bambini con difetti visivi l’ideale sono

le lenti fotocromatiche: sono infrangibili,

graduate e si adattano da sole alle condizioni

di luminosità. In pratica diventano

scure se il bambino è in una zona illuminata

e si schiariscono se va all’ombra.

Quelle di ultima generazione lo fanno in

tempi rapidissimi e proteggono in modo

molto efficace da Uv e luce blu. I bambini

hanno bisogno di prodotti ottici sicuri

e antiurto e sono pertanto ottimi candidati

per queste lenti, disponibili in

materiali robusti, leggeri, antiurto e

inscalfibili per tutta la gamma di materiali

ottici e di marchi.

Contro i danni agli occhi provocati dalla

luce possono proteggere soltanto degli

occhiali da sole con filtro protettivo contro

i raggi ultravioletti.

Un paio di occhiali semplicemente oscurati

ma senza alcuna azione filtrante non

soltanto è inutile ma anche estremamente

pericoloso, perché dietro agli

occhiali scuri le pupille si dilatano facendo

così arrivare indisturbate radiazioni

ultraviolette ancora più dannose al cristallino

e alla retina.

La sensibilità dei bambini...

Per i bambini sono quindi indicati filtri di

qualità, perché gli occhiali per loro vengono

spesso considerati soltanto come

dei giocattoli, anche se proprio i loro

occhi sono i più sensibili.

di Paolo Balzamo

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economico, consentendo loro di ricevere una

copertura finanziaria,

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12

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata:

Visita alle sette Chiese, il pelle

Un certo numero di

religiosi, all’ora

della passeggiata

pomeridiana, avevano

cominciato a

ritrovarsi sul sagrato

della chiesa di

San Girolamo della

Carità in via

Monserrato a

di Riccardo Consoli

pochi passi da

Piazza Farnese; questo incontro quotidiano

non passò inosservato ai romani che

non tardarono a individuare quei religiosi

come “ … gli amici di Padre Filippo Neri, il

fiorentino … “.

Secondo tradizione questa chiesa, sorta

sulla casa dove era vissuto San Girolamo,

fu tenuta dai Minori Osservanti fino al

1534 quando si trasferirono sull’Isola

Tiberina e fu da allora che Clemente VII,

Giulio de’ Medici, 1523 - 1534 la concesse

ad una Confraternita di nobili fiorentini

all’insegna della carità titolo attribuito, da

qui in avanti, alla medesima chiesa; nel

Convento posto accanto abitò per oltre

trent’anni Filippo Neri e la camera dove

egli visse così a lungo ospitò frequenti

incontri e colloqui di ben quattro Santi

Filippo Neri, Firenze 1515 - Roma 1595,

fondatore della Congregazione degli

Oratoriani, Carlo Borromeo, Ignazio da

Lodola e Felice da Cantalice.

Correva il 25 febbraio dell’anno 1552, giorno

di giovedì grasso, quando Padre

Filippo, per la prima volta, oppose ai

festeggiamenti del Carnevale romano la

meditazione della Passione e la devozione

nei confronti dei luoghi più sacri di Roma,

nasceva così il Pellegrinaggio alle sette

Chiese.

Tutto era cominciato nel maggio dell’anno

precedente allorquando Padre Filippo Neri,

novello sacerdote, aveva preso dimora nel

luogo innanzi descritto e, nella chiesa di

San Girolamo della Carità, s’intrattenevano

con lui diverse persone, non solo religiosi,

che poi uscivano per una passeggiata;

a volte, superato Ponte Sant’Angelo, si

dirigevano verso San Pietro per una visita

alla tomba dell’Apostolo, oppure si dirigevano

verso l’Esquilino alla volta di Santa

Maria Maggiore, la domenica poi, Padre

Filippo attendeva i suoi figlioli sul sagrato

della chiesa per una scampagnata, il cammino,

in questo caso, diventava più lungo

e le mete erano diverse: San Paolo, le

Catacombe di San Sebastiano, San

Giovanni in Laterano, Santa Croce in

Gerusalemme.

Padre Filippo e i suoi amici amavano definire

queste passeggiate “visite” come se si

andasse a far visita alla casa di un amico,

con la differenza che le case visitate erano

luoghi cari alla memoria cristiana, è con

questa spontaneità che nasceva la Visita

alle sette Chiese, il pellegrinaggio più

famoso di Roma.

A onor del vero alcuni studiosi dell’epoca

sostenevano che il Padre Filippo Neri non

avrebbe inventato nulla di nuovo essendosi

limitato piuttosto a riesumare quella che

era stata una antichissima tradizione;

ovviamente non è dato sapere quali siano

state le origini di questa secolare tradizione

tipicamente romana, tuttavia un primo

limite è costituito dalla data di fondazione

delle sette basiliche oltre il quale, non possibile

risalire.

Ma vediamo di conoscere meglio le sette

basiliche meta di questo pellegrinaggio,

cinque di esse: San Pietro, San Paolo, San

Giovanni, Santa Croce e San Lorenzo,

furono erette per iniziativa di Costantino,

Santa Maria Maggiore risale alla prima

metà del V secolo e il culto di San

Sebastiano risale alla prima metà del II

secolo, sarebbe quindi errato pensare ad

una tradizione antecedente a queste date.

Tuttavia è possibile che, prima del Santo

fiorentino, gruppi di fedeli abbiano compiuto

quell’itinerario allo scopo di acquisire

indulgenze, comunque Padre Filippo non

poteva di certo contare su una tradizione

consolidata e la sua vera innovazione fu

quella di costituire una visita collettiva,

una occasione di aggregazione spirituale e

di rinnovamento proprio in un periodo

durante il quale il Carnevale di Roma, di

cui ho trattato in altra sede, sembrava

volesse respingere il pensiero della penitenza

e della stessa vita cristiana.

La tradizione che più da vicino ci interessa

e quella della c.d.stationes allorquando

venne introdotta la consuetudine in base

alla quale il Pontefice non diceva Messa

sempre nel medesimo luogo, ma presso

una chiesa di particolare prestigio dove

celebrava l’Eucarestia; nasceva in tal

modo una particolare tradizione di processioni

che attraversavano la città sino a raggiungere

il luogo prescelto, si costituirono

così le c.d. “chiese principali” a partire

dalla basilica costantiniana per eccellenza

ossia San Giovanni e, a seguire, le già citate

San Pietro, San Paolo, Santa Croce e

San Lorenzo.

Alcuni testi del seicento, trattando delle

sette chiese, mettono in evidenza la circostanza

che, ogni tratta dell’itinerario, costituirebbe

una sorta di anticipazione della

Via Crucis così individuata: dal Cenacolo al

Getsemani, dall’orto alla casa di Anna, da

questa alla casa di Caifa, da li a quella di

Pilato, a quella di Erode, di nuovo da

Erode a Pilato e, infine, dal palazzo di

Pilato al Calvario.

Il Pellegrinaggio alle sette Basiliche, iniziato

da Padre Filippo Neri, ebbe un tale successo

che, in pochi anni, con il crescere

della popolarità di quel sacerdote, arrivò a

coinvolgere centinaia di persone fino a

raggiungere, sotto il pontificato di Pio IV,

Giovan Angelo de’ Medici, 1560 - 1565, il

numero di seimila partecipanti; senza

volere, quasi senza accorgersene, Padre

Filippo aveva coinvolto tutta Roma.

Il percorso, lungo sedici miglia, fu originariamente

affrontato in due giorni con partenza,

il mercoledì sera da San Girolamo

della Carità da dove, attraversato ponte

Sant’Angelo, si faceva visita agli ammalati

dell’ospedale Santo Spirito, quindi il corteo

si raccoglieva presso la basilica di San

Pietro; il mattino seguente l’appuntamento

era fissato presso la basilica di San

Paolo da dove, percorsa via della Sette

Chiese, si giungeva a San Sebastiano, qui

si per partecipare alla Santa Messa a cui

faceva seguito l’omelia di Padre Filippo o

di altri sacerdoti, quindi, una refezione.

Il lungo cammino era continuamente rallegrato

da melodie e preghiere che spezzavano,

in un festoso clima di giubilo, le lunghe

pause di contemplazione e di silenzio,

famoso il “ … canto delle vanità … “ la cui

composizione è attribuita a tale Giovanni

Animuccia, uno dei compagni di Padre

Filippo Neri; il canto così ammoniva “ …

vanità di vanità / ogni cosa è vanità / tutto

il mondo è ciò che ha/ ogni cosa è vanità

… “ L’apostolo di Roma, come venne

chiamato Filippo Neri, aveva concepito una

celebrazione spirituale piuttosto moderna

e perfettamente in linea con lo spirito del

tempo, da un lato una forte accentuazione

dell’aspetto penitenziale e di riflessione

sulla fragilità dell’uomo, dall’altro lato la

fede vissuta nel suo aspetto gioioso e

festivo, anche con la collaborazione delle

arti e, questa mescolanza tipicamente

romana fra il sacro e il profano, consentiva

a Padre Filippo di chiamare la visita alle

sette chiese il “ … Carnevale cristiano … “

Una refezione si diceva, orbene con il passare

degli anni il luogo prescelto divenne

Villa Celimontana di proprietà dei Mattei,


Campo de’ fiori 13

luoghi, figure, personaggi

grinaggio più famoso di Roma

una villa che veniva

aperta al pubblico

una volta l’anno proprio

in occasione

della processione,

infatti, dopo la visita

di San Sebastiano, i

fedeli entravano a

Villa Celimontana per

riposarsi e rifocillarsi

grazie all’ospitalità dei

proprietari che per

l’occasione aprivano

le porte ai “filippini”

offrendo loro una

refezione gratuita

costituita da una

pagnotta, vino, un

uovo sodo, due fette

di salame, un pezzo

di formaggio e due

mele per ciascuno dei

partecipanti, il tutto

dentro un cestello.

I personaggi di

riguardo trovavano

posto sui gradoni del

teatro interno alla

villa, mentre il popolo

si accomodava sul

prato antistante,

dopo la benedizione

un bambino recitava

un sermone accompagnato da suoni e da

canti usanza, questa, che durò fino alla

fine dell’ottocento.

Il Celio all’epoca risultava scarsamente

edificato, l’intero colle era infatti occupato

da Monasteri, Ville, tra cui Villa

Celimontana e soprattutto vigneti, l’unica

zona edificata si poteva riscontrare lungo

la Via San Giovanni in Laterano strada percorsa

dai cortei papali in occasione del c.d.

“ … possesso … “ allorquando il Pontefice

nuovo eletto, quale Vescovo di Roma, si

muoveva solennemente dal Vaticano perraggiungere

la sua cattedrale di San

Giovanni in Laterano.

La visita alle sette chiese non poteva di

certo sfuggire a Giggi Zanazzo, cultore

degli usi e dei costumi popolari romani

dell’ottocento, ne ho trattato in altra sede;

egli così scriveva sulla visita “ … se ne

ponno visità cinque in una giornata e l’antre

dua in un antra … “

Con il passare del tempo la visita divenne

tradizione consolidata e l’idea di Padre

Filippo Neri trovò consenso anche fuori

dalla città dei Papi, infatti, Gregorio XIII,

Ugo Boncompagni, 1572 - 1585, su preghiera

dell’arcivescovo di Milano Carlo

Borromeo, estese anche alle sette principali

chiese della città lombarda le medesime

indulgenze delle sette basiliche romane.

Nel 1999 alcuni studiosi decisero di dare

vita al volume dal titolo “I luoghi giubilari

di Roma”, ma per loro si pose immediatamente

il problema di quale fosse il legame

fra il Giubileo e l’itinerario delle Sette chiese

infatti, malgrado i due itinerari di pellegrinaggio

fossero seguiti da innumerevoli

pellegrini, le Sette chiese non erano mai

state inserite tutte insieme nella venerazione

degli Anni Santi.

Soltanto nell’anno 2000, in occasione del

grande Giubileo indetto da Giovanni Paolo

II, tutte le chiese delle famose peregrinazioni

“filippine” sono indicate, per la prima

volta, come luoghi nei quali recarsi per

ricevere l’indulgenza propria del Giubileo.

Antonio Lafrèry - Le

sette chiese di Roma - Incisione del 1575

Le Sette Chiese di Roma

Per essere venuto l’anno del santo

Jubileo

concesso da Nostro Sig. Gregorio XIII

secondo

l’anticho consueto è fatto questo disegno

con il

circuito de Roma, dove si vedono dette

chiese

cavate dal naturale, et se non poste nel

suo luogo ogni persona iuditiosa conoscerà

depender la causa per non haver più spatio.

Di queste sette chiese quattro sono le

privilegiate

segnate con li Santi à che son

dedicate, et con una et in esse si piglia il

Santo Jubileo, il quale i Dio ci dia la sua

santa

Pace per poterlo acquistare nel presente

anno 1575

Ant. Lafrèy. Romae


14

Campo de’ fiori

HANNAH MONTANA: THE MOVIE

Hannah Montana: the

movie, Usa, 2009.

Genere: commedia;

regia: Peter Chelsom;

di

sceneggiatura: Dan

Maria Cristina Berendsen; interpreti:

Caponi Miley Cyrus, Billy Ray

Cyrus, Vanessa

Williams, Emily Osment, Jason Gunn,

Melora Hardin; fotografia: David

Hennings; distribuzione: Walt Disney

Studios Motion Pictures; durata: 102

minuti .

Il personaggio Hannah Montana

Hannah Montana è una platinata pop star

adolescente in grado di fare il tutto esaurito

ai suoi concerti. Inoltre, ha milioni di

sostenitori suoi coetanei che seguono con

venerazione e trepidazione ogni sua esibizione

canora. Di giorno, al contrario, la

giovane appende al chiodo i suoi variopinti

abiti di scena e la bionda capigliatura,

per assumere le sue vere fattezze. Difatti,

Miley Stewart è la sua effettiva identità

ovvero quella di una ragazzina come

tante, costretta ad barcamenarsi tra la

scuola, i compagni e i problemi tipici della

sua età. Soltanto gli amici intimi e la sua

famiglia sono a conoscenza di questo

segreto e lo custodiscono, non facendone

parola a nessuno. Insomma, Miley Stewart

e Hannah Montana sono due facce della

stessa medaglia, esattamente come

superman e il suo alter ego Clark Kent o

spiderman e Peter Parker.

Fama di Hannah Montana in Italia

Il personaggio di Hannah Montana è stato

lanciato negli Stati Uniti su Disney Channel

nel 2006 e sin dalla sua prima apparizione

la serie ha riscosso un incredibile successo,

fino al punto da diventare un vero e

proprio fenomeno mediatico.

L’acclamazione definitiva l’ha avuta quest’anno,

guadagnandosi un’ambita nomination

agli Emmy Awards, ovvero i noti

riconoscimenti dedicati alla produzione

televisiva statunitense e internazionale,

rivolti al settore dell’intrattenimento. In

Italia, la sitcom è arrivata su Disney

Channel Italia solo il 21 settembre 2006 e

da allora non si contano più le migliaia di

fan di Hannah Montana, giunta oramai alla

terza stagione televisiva. Queste ammiratrici

sono da ricercare essenzialmente in

un target di pubblico che oscilla fra gli 8 ai

16 anni di età; già le diciassettenni, infatti,

iniziano a storcere il naso di fronte ad

un personaggio come Hannah Montana

che è stato annoverato tra i cento spettacoli

più influenti a livello mondiale. E non

è poco, assolutamente. Ora, la fortunata

serie televisiva di Disney Channel Hannah

Montana tenta il colpaccio, sbarcando

addirittura sul grande schermo.

Successo di Hannah Montana: the

movie in America

In America il film è uscito il 10 aprile, racimolando

la cifra record di ben 34 milioni di

dollari nel primo week end di programmazione.

Da noi, invece, si è dovuto attendere

fino al 30 dello scorso mese, per poter

apprezzare la pellicola.

Hannah Montana: the movie ovvero

un musical per teen ager

Il suo punto di forza si polarizza nella

accorta fattura confezionata dal regista

Peter Chelsom e nei nuovi tredici brani

musicali, tutti assolutamente inediti. Tra

questi, il più riuscito anche per quanto

riguarda coreografia, è quello a base di un

perfetto mix tra hip hop e musica country.

Sembra proprio che questa sia la stagione

calda dei musical cinematografici, come

già suggeritoci dal successo planetario del

musical Mamma mia!, ispirato alle musiche

degli ABBA e da High School Musical 3

Senior Year.

Trama di Hannah

Montana: the movie

Il film Hannah Montana

the movie riprende,

allargandolo, lo spunto

della serie televisiva

relativo alla doppia personalità

della teen ager

Miley Cyrus. La trama

della pellicola parte dai

capricci della giovane

pop star che, al vertice

della fama, inizia a

dimenticare i valori con

cui è stata educata. Per

questo motivo, il padre

prende una decisione drastica, riconducendola

per circa un paio di settimane

nella sua cittadina di origine, Crowley

Corners in Tennessee. Qui a contatto con

le sue radici e con gli splendidi scenari

naturali, Miley pian piano ritrova se stessa

e aiuta il suo paesino in gravi difficoltà

economiche, organizzando un concerto in

cui si esibirà Hannah Montana. In tutto

questo, Miley sarà tallonata da un paparazzo

alla ricerca dei possibili scheletri nell’armadio

di Hannah Montana. Senza rivelare

il finale, posso solo anticipare che

Miley a questo punto si troverà di fronte

ad un bivio e dovrà prendere una decisione,

scegliendo finalmente se essere

Hannah Montana a tempo pieno o semplicemente

Miley, la ragazza della porta

accanto. Hannah Montana the movie èla

commedia musicale più attesa dai giovanissimi

in questo inizio anno 2009. L’attrice

in erba Miley Cyrus, a parte il proprio assodato

status di mini star, si dimostra abbastanza

versatile sia nel recitare sia nel cantare.

La morale finale classica targata

Disney non manca in una trama alquanto

insulsa tutta basata sulla contrapposizione

tra i morigerati costumi campagnoli e le

lusinghe tentatrici del mondo dello showbusiness.

Come se non bastasse, a fiaccare

ulteriormente il film interviene una sceneggiatura

incoerente a cui non mancano

siparietti comici solo in parte riusciti.

Assolutamente sconsigliato a tutti coloro

che hanno superato da tempo la soglia

della maturità.

Miley Cyrus: gavetta e curiosità.

Miley Cyrus, per chi ancora non lo sapesse,

è il nome dell’attrice che impersona

Hannah Montana. Figlia del famoso cantante

country Billy Ray Cyrus, Miley ancora

bambina inizia a suonare la chitarra e a

scrivere testi musicali spinta dal padre.

Piccola curiosità: l’interprete che ha il

ruolo del padre di Hannah Montana sia

nella serie tv sia nel film è proprio Billy Ray

Cyrus, il genitore di Miley Cyrus. Nel 2005

l’attrice allora tredicenne vince il provino

indetto dalla Disney per trovare la protagonista

di Hannah Montana e da

quel momento la sua vita è cambiata

completamente. Ultimamente

gira la voce che Miley Cyrus sarebbe

pronta ad abbandonare il personaggio

che l’ha resa famosa, per

cimentarsi in un film drammatico

hollywoodiano.

Hannah Montana: the movie è

un film adatto a una determinata

fascia di pubblico: 6-15

anni. Altri film che posso essere

considerati dei “capisaldi” del

genere.

Prima di Hannah Montana, abbiamo

avuto il pessimo film delle Bratz, le

famose bambole rivali di Barbie. Il

flop di questa pellicola è dipeso dal suo

essere una sorta di ibrido technicolor fra

un chiassoso cartone animato e un serial

televisivo per teenager; il tutto farcito con

la buona parabola dell’essere solamente

se stessi. Diversa sorte è toccata ad un

altro dei capisaldi di questo genere come

High School Musical III che non ha tradito

le aspettative di tutti i suoi fans, regalando

un sano intrattenimento, scoppiettanti

passi di danza e graziose canzoni pop. Ma

la commedia non è il solo genere per questa

tipologia di film che abbracciano una

fascia di pubblico che va dai 6 ai 15 anni

di età. Anche il fantastico è un ottimo

campo per queste pellicole, basti vedere il

successo della saga di Harry Porter, giunto

ormai al sesto episodio con Harry Porter e

il principe mezzo sangue in uscita a luglio

o le gesta dei vampiri di Twilight che riverdiscono

il genere film di ragazzi per ragazzi.


Campo de’ fiori 15

Nacque ad Acquapendente, si fece monaco a Montefiascone.

G.B. Casti, poeta libertino

di Secondiano Zeroli

Così il PARINI

descrive il librettista

e poeta del

‘700, l’abate

GIOVAN BATTI-

STA CASTI, nato

ad Acquapendete

(Vt), nel

1724 e morto a

Parigi nel 1803:

“Un prete brutto, vecchio e puzzolente

Dal mal moderno tutto quanto guasto

E che, per bizzarria dell’accidente

Dal nome del casato è detto casto”.

Eppure l’esuberante aquesiano era uomo

ricchissimo d’ingegno, tanto che appena

quindicenne fu nominato professore d’eloquenza

presso il seminario vescovile di

Montefiascone, dove pochi anni più tardi

riceverà l’abito monacale. Il Casti è soprattutto

legato al poema in sesta rima intitolato:

“Gli animali parlanti”, scritto tra

Vienna e Parigi. Il tema era molto in voga

nel Settecento e riguardava un insieme di

favole con protagonisti gli animali, in cui ci

si innestavano scene rivoltanti e allusioni

clamorose verso i “vips” dell’epoca.

L’abate di Acquapendente , come già

detto, fu anche librettista e a questo proposito

sono rimaste epiche le sfide con il

suo rivale LORENZO DA PONTE, sfide che

avevano come obiettivo quello di diventare

poeti di corte. E la corte era quella di

Vienna, dominata dal capriccioso imperatore

Giuseppe II: i due contendenti furono

nella capitale asburgica nel 1783, per contendersi

il posto lascIato vacante da Pietro

METASTASIO. In un primo tempo la sfida

fu appannaggio del Da Ponte, ma successivamente

(nel ’92) il Casti venne richiamato

e nominato poeta cesareo. Tutte

queste vicende si possono ricavare leggendo

il bel libro di Pierluigi PANZA

“Italiani nell’Opera. Casti, Salieri, Da

Ponte, Mozart”. Su quest’ultimo l’autore ha

parole di grandissima ammirazione e non

manca di formulare delle ipotesi sulla

natura di alcune sue opere liriche, sulla

scelta delle cantanti (donne facilmente

conquistabili dal compositore e dal librettista…)

e nella controversa amicizia con

Salieri. Per Pierluigi Panza, non vi fu omicidio,

anzi il Salieri fu fatto accomodare ai

piedi del letto di morte, mentre il grande

Amadeus componeva la partitura del suo

celeberrimo REQUIEM.

Ma per tornare al Nostro, fanno rabbrividire

le cattiverie, le vigliaccherie, le calunnie,

che seminò, le donne che concupì, i

tormenti che gli arrecò la sifilide, sua snervante

compagna di viaggio. Il Panza non

concede sconti, il suo è davvero un ritratto

senza filtri: “conobbi il sortilegio delle

più sconce meretrici… Non si può descrivere

quanto godevano quando le si legava

al legno delle navi nei porti, quando, di

notte, contorcevano le loro gonfie mammelle

e le facevano urlare dal dolore. Ero

sacerdote, sì, ma scaltro, scanzonato…”

Così si esprime il Casti in una lettera a Da

Ponte, poco prima di morire a Parigi.

Stiamo, in bella sostanza, parlando d’un

vero “tombeur de femme”, d’un abate

molto sui generis, che però scrisse pregevolissimi

libretti per opere musicati, da

PAISIELLO e SALIERI. Come ogni

Casanova che si rispetti anch’egli conobbe

però l’onta di essere respinto da una

donna, esattamente la Marchesa LEPRI,

alla quale indirizzò questi dolenti versi:

“Quanta, o ingannevole donna maligna, in

te perfidia corre ed alligna, so di qual indole,

fille, tu sei, né son dimentico dei mali

miei. Il ciel mi fulmini, il suol m’ingoi, s’io

torni, o fillide, ne’ lacci tuoi”.

Eravamo nel diciottesimo secolo, un tempo

pieno di grandi energie e di insuperabili

geni. Un posticino in quel funebro proscenio,

lo ha, nel bene e nel male, occupato

anche il nostro poeta e librettista libertino,

Giovanni Battista Casti, abate di

Acquapendente.


16 Campo de’ fiori

di Giovanni

Francola

Ecologia e Ambiente

Le tempeste solari

Le tempeste solari

non sono altro che

ondate di energia

elettromagnetica,

la composizione di

questo vento solare è

per il 73% di idrogeno

e del 25% di elio

con il resto formato

da tracce. Questo

vento ha una velocità

che va dai 200 Km al

secondo ai 900 Km al secondo, tenendo

così una media di 550 Km/sec. In questa

attività il Sole perde circa 800 Kg al secondo

di materia che, pur essendo insignificante

rispetto alla massa del Sole, è pur

sempre una perdita. Questi non sono altro

che numeri per far capire di quale e di

quanta energia è composta una tempesta

solare, ma la cosa che in questi ultimi

decenni preoccupa maggiormente è il

fatto che queste tempeste solari si sono

ulteriormente intensificate, infatti si è

passati da 30 tempeste solari ogni

anno a 300 tempeste al mese. Anche

la NAS ha pubblicato un vero dossier al

riguardo, dove si parla esplicitamente dei

potenziali rischi

che potrebbero

verificarsi nei

prossimi anni. Già

nel 1859 si verificò

un fenomeno di

tale attività che

mise fuori uso

tutti i sistemi di

comunicazione

esistenti sia negli

Stati Uniti che in

Europa. E’ chiaro

a tutti che se 150

anni fa andarono

in tilt soltanto le

reti del telegrafo, in un mondo in cui le

telecomunicazioni sono basi fondanti di

innumerevoli attività umane, una replica di

questo evento, potrebbe causare una

devastazione, in termini sociali ed economici,

più ampia e catastrofica. Tutto nasce

dal fatto che la così detta “fase attiva” che

il sole attraversa ogni 11 anni, generando

appunto queste tempeste magnetiche,

potrebbe essere sempre più intensa e

potente, essendo così capace di mettere

fuori uso i satelliti e sonde spaziali,

o addirittura interrompere ogni

rete di energia elettrica. Ma quel che è

peggio immaginare, stando a quel dossier,

è che, qualora si verificasse una così

potente tempesta solare, i servizi d’emergenza

potrebbero essere interrotti e perdere

il totale controllo della situazione su

tutta la Terra.

Naturalmente ci si augura che il Sole,

fonte di energia e di vita, continui le sue

attività senza dover segnare la fine di una

civiltà.

Perché gli italiani non leggono? E’ una domanda che torna spesso, per spiegare perché non si legge o si legge poco in questo nostro

Paese e si organizzano ricerche e dibattiti, dove emerge che i bambini e i ragazzi sono tra i maggiori lettori (ma i nostri bambini leggono

meno dei loro coetanei europei). Molti editori si sono affrettati nel manifestare soddisfazione per le vendite natalizie e ottimismo

per quelle future. Ma la realtà è che nel periodo di Natale il libro si vende perché come regalo costa poco e fa bella figura. Non

vediamo davanti a noi momenti di grande ripresa e molte sono le librerie che, in Italia, hanno chiuso i battenti. La lettura non si può

imporre, ma si può fare molto per promuoverla. Editori e librai hanno bisogno l’uno dell’altro e c’è bisogno dell’attenzione delle

Istituzioni, delle biblioteche, delle scuole, dei premi letterari e dei media. Perché leggere? Perché i libri rendono migliori.

Perché ogni volta che si legge un libro ci si arricchisce un po’ e si acquisisce qualcosa che prima non si aveva. Leggere

ti fa vivere in altri luoghi, in altri tempi, ti fa fare un’infinità di esperienze, che mai potresti fare nella realtà. Certo vorremmo

sempre avere in mano quel tipo di libro per il quale vorresti che l’autore fosse un tuo amico, perché è riuscito a mettere nero

su bianco tante sensazioni che senti tue, nel cuore e nella pelle. Non è sempre così, ma anche le peggiori letture, magari in un periodo

diverso, diventano più comprensibili, più digeribili.Quindi leggere non è mai tempo perso!

Le mie favole. Da Pinocchio a Harry Potter (passando per

Berlusconi) - Margherita Hack. C’è un filo segreto che lega le

favole alle stelle. Tutte e due sono lontane, ma tutte e due da quella

distanze splendono di luce propria, e possono svelare tanti misteri.

Una bella conferma del gemellaggio la dà Margherita Hack con

Le mie favole (Edizioni dell’Altana). Acuta e controcorrente come

sempre, l’astrofisica più famosa d’Italia racconta a modo suo gli eroi

dell’Odissea e della Bibbia, di Collodi e di Lewis Carroll. Eroi incantati

che sembrano sfidare le leggi della scienza e, invece, le hanno

intuite senza saperlo. Come Alice, il cui Paese delle Meraviglie anticipa

l’antimateria e perfino la relatività di Einstein.

ATTENZIONE

Non dimenticate dal mese di giugno in

poi, sono aperte le iscrizioni per prenotare

i libri di testo per scuole elementari,

medie, superiori, testi universitari.

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Campo de’ fiori

17

Come eravamo

GLI ESAMI NON FINISCONO MAI !

E’ proprio vero che

nella vita, non si finisce

mai di imparare.

Gli esami ai quali

veniamo sottoposti,

si susseguono in

modo continuo nell’arco

di una intera

esistenza, e noi,

di Alessandro Soli quasi senza rendercene

conto, riusciamo,

bene o male, a superarli tutti. La terminologia

“esame”, ci fa subito pensare ad

un ambito scolastico, dove fin da piccoli,

veniamo messi a confronto prima con noi

stessi, poi col nostro prossimo, spinti dalla

necessità di imparare per conoscere il

mondo che ci circonda.

Quanti esami, quanto studio, quante

paure, quante delusioni, quante soddisfazioni,

hanno caratterizzato la nostra infanzia

e adolescenza. Siamo cresciuti a “pane

e ojo”, a “pane burro e marmellata”, noi

che siamo i figli di quella guerra che, dopo

tante distruzioni, ha cambiato il modo di

vivere di tutti, con il progresso che, facendo

passi da gigante, ci ha messo di fronte

ad altri esami più difficili di quelli dei nostri

padri. Certo, andando avanti con l’età, rimpiangiamo

quel tipo di esami, perché non

dobbiamo più affrontare una traduzione

dal greco, o un irrisolvibile compito di

matematica. Ora si tratta di esami clinici,

ne vale della nostra salute, non dobbiamo

affidarci alle nostre capacità intellettive,

per la soluzione del problema, siamo totalmente

nelle mani del medico.

La paura è diversa, non c’entra il non essere

preparato, non c’entra l’essere bocciato.

Abbiamo paura della malattia, abbiamo

paura di non farcela, ora veramente speriamo

di essere rimandati, siamo disposti

anche a ripetere l’anno, ora più che mai

siamo attaccati alla vita.

Com’è diversa l’attesa degli esiti dell’esame:

allora andavamo col cuore in gola a

3

4

1 2

Civita Castellana 1962 - Classe II media. 1. Renzo Alessandrucci, 2. Franco Aimola, 3. Erina,

4. Rita Capozucchi, 5. Ponti, 6. Adriana Baldasserini, 7. Liana Fantera, 8. Daniela Costantini,

9. Nadia De Angelis, 10. Delia De Angelis. Foto del Sig. Franco Aimola

consultare “ i quadri” appesi nell’androne

della scuola, cercando sempre di essere i

primi, sperando di non incontrare nessun

compagno che ti spifferava i risultati.

Avevi sì un po’ di paura, specialmente se

non eri sicuro al cento per cento di quello

che avevi fatto. Poi entravi, e scorrendo

rapidamente la riga col tuo nome, quasi

non leggevi neanche i voti, ma guardavi

solo che fossero tutti di colore nero, quello

della sufficienza, perché i dolori e lo scoramento

cominciavano col rosso.

Ora invece, l’attesa dell’esame, è trepidante

ma non angosciosa, la paura ti arriva

quando il laboratorio di analisi, consegnandoti

i risultati in una cartellina chiusa,

li nasconde agli occhi di tutti. Allora esci,

apri, e cominci a leggere, cerchi di capirci

5

6

7 8

9 10

qualcosa, guardi i valori e se vedi asterischi

e crocette, non vedi l’ora di andare dal

dottore, per una spiegazione.

Quanto vorresti invece andare dal tuo vecchio

professore di liceo a farti spiegare il

perché di quella sottolineatura in matita

blu, e sentirti dire:- Non preoccuparti, farai

meglio al prossimo compito in classe!.

Invece oggi, speri solo che dopo la fila

fatta in ambulatorio, il tuo medico ti dica:

- Coraggio, stai attento a questo, non

mangiare quello, la cosa non è grave,

prendi questa medicina, poi fra quindici -

venti giorni, faremo un altro esame.

E’ proprio vero, “gli esami non finiscono

mai”


18

Campo de’ fiori

PIAZZA DI SIENA:

quattro giorni di emozioni nel cuore di Roma

di Ilaria Becchetti

Il concorso di Piazza

di Siena è ormai un

appuntamento fisso

per la città di Roma

ed è il più significativo

biglietto da visita

dell’equitazione

italiana nel mondo.

Si svolge nella

splendida cornice di

Villa Borghese da 76 anni a questa parte.

Cavalli e cavalieri sono i protagonisti assoluti

di una manifestazione che va oltre la

competizione sportiva e che è contemporaneamente

spettacolo, costume ed impatto

mediatico. La manifestazione, svoltasi

dal 28 al 31 maggio, ha visto l’alternarsi di

gare sempre più emozionanti, tra le quali

la Coppa delle Nazioni (a squadre), il Gran

Premio Città di Roma (individuale) e la

Potenza. Quest’ultima è sicuramente la

categoria più apprezzata dal pubblico,

dove la forza e il coraggio del cavallo eccellono.

I concorrenti, infatti, devono affrontare

nell’ordine una “triplice” e un “muro”,

due tipi diversi di ostacoli la cui

altezza viene

progressivamente aumentata

ad ogni barrage successivo

fino alla conclusione della

prova. Le gare si sono svolte

nel famoso ovale di Piazza di

Siena, un campo di pianta ellittica

(150x50) con una superficie

di gara apprezzata da tutti

i cavalieri ed in grado di garantire

ottime performance. Al

compimento del suo 75° anno

di età, nel 2007, Piazza di

Siena si è presentata con una

nuova veste: il suo tradizionale

campo in erba, per la prima

volta, ha lasciato il posto ad

un tecnologico fondo sabbioso

che ha riscontrato grande

successo. L’interesse generale

per questo concorso

ippico è testimoniato dalla

grandissima affluenza di pubblico che

con entusiasmo crescente gremisce ogni

anno le tribune nelle giornate di gare e

dalla presenza di importantissimi sponsor

che mai rinunciano alla visibilità cha una

vetrina come Piazza di Siena può dare

loro. Attesissimo come sempre il Carosello

dei Carabinieri. La domenica sera, al termine

delle gare, quando tutto quello che

per quattro giorni è stato il centro del

mondo equestre sta lentamente restituendo

Piazza di Siena ai romani, uno squillo di

tromba preannuncia l’arrivo del

Reggimento dei Carabinieri a cavallo che

fa il suo ingresso in campo per il celebre

Carosello con l’accompagnamento musicale

della Fanfara a cavallo. Si tratta di

centoquarantacinque cavalli, divisi equamente

tra quelli di mantello sauro e quelli

di mantello grigio che si esibiscono in formazioni

di linea, frazionamento in squadriglie,

incroci in diagonale, attraversamenti

a pettine; tutte figure che ricalcano le battaglie

del passato. Non a caso il Carosello

si conclude con la spettacolare carica che

vede due formazioni fronteggiarsi ed

incrociarsi sul campo ad alta velocità e con

le spade dei cavalieri sguainate. Uno spettacolo

davvero suggestivo che merita di

essere visto almeno una volta nella vita.


20

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

‘A Madonna de’ Frati

ritorna all’antico splendore

di

Sandro Anselmi

Santa Maria della Pietà,

“ ‘a Madonna de’ Frati ”,

questa chiesa, un

tempo fuori il paese,

era immersa nelle campagne

e fino agli inizi

del ‘900 i giovani ci

andavano a giocare a

ruzzola con le forme di

formaggio, sfruttando il

terreno pianeggiante

davanti al grande portale. Anch’io me la

ricordo quando ancora c’era soltanto la

strada che lambiva il lato sud-est e nella

sua facciata, per chi proveniva da Roma,

c’era la scritta Fabrica di Roma composta

da piccoli catarifrangenti incastonati nell’insegna

blu. Ricordo che alle spalle dell’edificio,

nel lato nord, dove ora corre l’altra

strada che ha completamente isolato il

complesso monumentale, c’era tutta campagna,

ed era, questa, ad un livello più

alto rispetto al piano della chiesa.

Lì secoli addietro c’era l’orto dei frati.

Sopra questi prati che cominciavano dal

piazzale fuori porta (Piazzale Garibaldi), ed

occupavano quasi interamente i due lati

della strada, s’insediavano, durante le

feste patronali, i caroselli, le macchinette a

scontro ed il circo, ma quando poi la famiglia

Ruggeri, negli anni ’60, vendette i terreni

che confinavano con la villa, vi nacque

un’intensa zona abitata, che cambiò radicalmente

la fisionomia dei luoghi.

Alle spalle dell’edificio, vicino dove è ora la

fontana, per anni vi si fermavano i carabinieri

per controllare i veicoli in transito.

Era quella una posizione strategica, perché

chi usciva dal paese e faceva la curva, se

li trovava davanti senza averli potuti scorgere

prima.

Ed allora quante volte abbiamo sentito dire

che “giù ‘a Madonna de’ Frati fioccavano e

contravenzioni”. Tra i tanti

episodi di gente fermata, è

rimasto famoso quello di

Duilio Di Menichi, “Lello de

Chiona”.

Era stato appena reso obbligatorio

l’uso del triangolo

segnalatore di sosta, quando

i carabinieri si trovarono

a fermare Lello per un controllo

e chiederglielo.

Il malcapitato, a questa

richiesta, cascò letteralmente

dalle nuvole poiché non

ne conosceva nemmeno l’esistenza

e così, tutto solerte

pensò bene di mostrargli “il

triangolo ed anche la cote”,

che aveva riposti nel “tascapane”

(attrezzi questi che

servivano per arrotare le

falci). Possiamo immaginare il seguito...

Nella chiesa c’era riposta la statua di Sant’

Antonio Abate, ed ogni anno tutto il paese

seguiva la sua processione, e lì arrivano

anche quelle del Corpus Domini e dei Santi

Patroni. Durante l’estate vi si è sempre

celebrate la messa vespertina della domenica,

ed ora, con la riapertura, il parroco

ha deciso di celebrarvela tutti i giorni.

1968 - demolizione degli altari

Ricci Vittorio con alcuni operai


Campo de’ fiori 21

Il giorno 7 giugno è stata riaperta al culto la chiesa

della Madonna della Pietà. Dopo l’importante

lavoro di consolidamento e restauro, diretto

dall’Architetto Giuseppe Cencelli, il monumento è

tornato al suo antico splendore. L’aggiunta di una

suggestiva illuminazione esterna, ha arricchito l’elegante

prospetto dandogli un fascino nuovo, particolare.

Ha concelebrato il Vescovo S.E. Romano

Rossi insieme al parroco del paese don Terzilio e ai

parroci don Maurizio, don Mauro, don Pasquale e

don Agostino.

Presenti tutte le autorità ed un foltissimo pubblico

di fedeli.

Cenni storici. A causa della mancanza di documentazione

certa, la costruzione della chiesa si fa

risalire al periodo compreso fra la fine dell’epidemia

di peste, che si diffuse in Italia a partire dal 1523,

e il pontificato di Paolo III Farnese (1534 – 1549),

il quale formò ufficialmente il Ducato di Castro e

Ronciglione, per il proprio figlio Pierluigi.

Durante la sua costruzione, il progetto originario

deve aver subito delle variazioni.

L’impianto ottogonale doveva inizialmente essere

coperto da una cupola a padiglione mai realizzata

e la navata unica coperta a volta. La tipologia

dell’ottagono richiama altre strutture della

zona, realizzate dall’architetto Antonio da

Sangallo il Giovane.

Nel XVI secolo divenne la seconda chiesa di

Fabrica per importanza, dopo la chiesa di San

Silvestro. Dal 1554 in poi, infatti, ebbero inizio

una serie di riparazioni, viste le condizioni ancora

precarie della struttura, tanto che la comunità

decise di mettere a riparo il fonte battesimale,

trasportandolo nella chiesa di San Silvestro.

Poco dopo venne edificato un corpo di fabbrica

affiancato alla tribuna ottogonale, destinato a

convento per i frati. Da qui la denominazione

Madonna dei Frati, utilizzata ancor oggi dai

fabrichesi.

Nel 1603, infatti, il Vescovo Andrea Longo assegnò

la chiesa agli agostiniani, a condizione che mantenessero nel convento un priore con un altro sacerdote ed un frate laico. Risale al

1561, stando ad un documento conservato presso l’Archivio diocesano di Nepi, la demolizione della volta della navata, impoverendo

ulteriormente la chiesa nella veste di decoro architettonico e liturgico, tanto che il convento fu chiuso per volere del pontefice e i frati

furono mandati ad allargare la già consistente comunità che si trovava presso Santa Maria del Soccorso, nel vicino paese di Corchiano.

Subito dopo, nel 1660, la comunità di Fabrica avviò importanti lavori per consolidare il tetto, le celle dei frati ed una piccola cappella,

forse dedicata a San Lorenzo. Tutto questo con una spesa di 35 scudi per muratori e falegnami e poco meno di uno scudo per l’eremita

della Madonna che viveva nei pressi del Convento. Nel 1675, però, gli Agostiniani riuscirono a riappropriarsi del convento, pagando

otto scudi alla Curia Romana. Ma nel 1785 gli stessi lasciarono definitivamente la chiesa in quanto non amministravano più i sacramenti

ed erano diventati solo un peso per la comunità. Nel 1794 , Papa Pio VI elevò la chiesa di San Silvestro a Collegiata, e pensò di far passare

i beni del convento tra i beni dell’arcipretura e del capitolo, ma il Comune si oppose e il convento, con annesso l’orto, rimase tra

i beni comunali, mentre la chiesa rimase alla parrocchia. Nel secolo successivo, la chiesa venne utilizzata anche come cimitero. Solo nel

1968 si ebbero i primi lavori inerenti al presbiterio, in seguito allo spostamento dell’altare maggiore versus populum.

In seguito alla demolizione della tela dell’altare, si scoprì un dipinto sottostante, che riproduceva la Vergine con il Bambino e i Santi.

Immagine che tutt’ora si ammira. Nel 1978, a seguito di un crollo, venne rifatta una porzione del tetto della Tribuna e nell’ ’82 venne

eseguita la consacrazione dell’altare maggiore.

Da ultimo i lavori di restauro svolti tra il 2008 e il 2009.


22

Campo de’ fiori

Civita Castellana 4 dicembre 1798

un’importante pagina di Storia, un giorno decisivo nello scontro tra le truppe francesi e napoletane

Sabato 9 maggio, presso la Sala

Conferenze dell’Hotel Relais Falisco di

Civita Castella, si è tenuta la Conferenza

sul tema “La battaglia di Civita Castellana,

4 dicembre 1798”. Dopo una breve introduzione

all’argomento da parte dallAvv.

Alessandro Fortuna, la parola è passata al

relatore Dott. Riccardo Consoli, che ha

magistralmente argomentato la vicenda

storica, supportato da splendide diapositive.

Tra i presenti, piuttosto numerosi, il

Vescovo Emerito di Civita Castellana, Sua

Eccellenza Divo Zadi, il Sidaco uscente

Dott. Massimo Giampieri e altri personaggi

noti della cittadina. Al termine della conferenza

è stata scoperta un’epigrafe commemorativa

dell’importante episodio storico,

realizzata da Fausto Mancini e Ulisse

Frezza e posta in Piazza Duomo.

Il 4 dicembre 1798 è una data assolutamente

importante per Civita Castellana,

quel giorno il suo territorio fu teatro di una

importante pagina di storia. Quì, infatti, si

combattè una cruenta battaglia tra le truppe

francesi, facenti parte dell’armata di

Roma del generale Jean Etienne Vachier -

Championnet al comando del generale

Etienne Jacques Joseph Alexandre

Macdonald, e quelle napoletane al comando

del barone generale Karl Mack von

Lieberick. A valle del trattato di

Campoformio le intenzioni della Francia

sull’Italia sono sempre più chiare.

Giuseppe Bonaparte, fratello di

Napoleone, è ambasciatore a Roma e la

sua residenza diventa un alveare di attività

sovversive. Un giovane ufficiale francese

si dimostra utile alla causa della

Francia, è questi il ventisettenne generale

Duphot che fa parte dello Stato Maggiore

di Giuseppe Bonaparte; il 27 dicembre

1797, a Villa Medici, sede dell’Accademia di

Francia, i giacobini romani, coadiuvati da

gruppi di esuli napoletani, provocano un

tumulto che viene disperso dalla polizia. Il

giorno dopo si affollano nuovamente

davanti all’Ambasciata Francese, interviene

un plotone di cavalleria e il generale

Duphot, con alcuni ufficiali, scese in strada.

I suoi ordini, gridati in francese, non

vengono capiti e vedendolo con la spada

sguarnita, un caporale romano spara, uccidendolo.

Il generale Louis Alexandre

Berthier riceve l’ordine di marciare su

Roma, dove entra il 10 febbraio 179 senza

trovare alcuna resistenza, il 15 febbraio

1798, davanti ad una folla riunita presso il

Foro Romano, circondato da un distaccamento

di cavalleria francese, agli ordini del

generale Murat, proclama la nuova

Repubblica Romana. Pio VI, che si rifiuta

di abdicare, viene trattato barbaramente

dal commissario francese cittadino Haller.

Rinchiuso in

una carrozza,

è trasferito

prima a Siena,

quindi in

Francia, dove

morirà nell’agosto

179. I

francesi, intanto,

si danno a

depredare

palazzi e ville

della nobiltà

romana, non

sono risparmiate

neanche

le chiese. A

Napoli regna Ferdinando IV di Borbone

con la regina Maria Carolina d’Asburgo

Lorena, figlia della regina d’Austria Maria

Teresa e sorella della sfortunata regina di

Francia Maria Antonietta. Presso la Corte

di Napoli è accreditato l’inglese Sir John

Francis Edward Acton, che contribuirà alla

riorganizzazione della flotta di SM il Re

delle Due Sicilie. Nè Maria Carolina nè

Acton hanno alcuna fiducia nel trattato di

Campoformio, ma decidono di tentare una

politica di pace. Il marchese Marzio

Mastrilli di Gallo viene richiamato da

Vienna e viene nominato Consigliere di

Stato, incaricato degli Affari Esteri della

Marina; a Napoli la Corte è indignata per la

persecuzione nei confronti del Papa, tutti

si chiedono perché mai la Francia, avendo

invaso l’Italia settentrionale, dovrebbe

risparmiare soltanto il Regno delle Due

Sicilie. Napoleone lascia l’armata d’Italia

sotto il comando del generale

Championnet, per assumere in prima persona

il comando della spedizione in Egitto.

Da parte sua l’ammiraglio Nelson, fallito

un primo inseguimento della flotta francese,

fa ritorno a Siracusa per rifornirsi.

Dopo quattro giorni riprende la caccia e il

1° agosto 1798, nella baia di Aboukir, in

prossimità della foce del Nilo, riesce a

distruggere la flotta francese, quindi, fa

ritorno a Napoli. Nelson, che non ha mai

cessato di disprezzare i francesi, trova in

Maria Carolina una vera compagna di fede.

E’ ormai chiaro che i francesi presto invaderanno

il Regno delle Due Sicilie, la

Regina sa di poter contare sulla flotta britannica,

è preoccupata per la mancanza di

un bravo generale che possa prendere il

comando dell’esercito napoletano. Ne

chiede uno a suo genero, l’imperatore

d’Austria, il quale convince il generale

Mack ad assumere l’impegnativo incarico;

quando questi giunge a Napoli, il 9 ottobre

1798 è presentato a Corte e la regina dice:

“ … generale siete per noi in terra quello

che Nelson, il mio eroe, è stato sul mare …

“ Da parte sua il generale Mack sostiene di

essere “ … dispiaciuto per il fatto che un

così superbo esercito non si troverà di

fronte un nemico degno della sua bravura

… “ Ferdinando IV, sempre molto titubante,

è affrontato da un Nelson esasperato

per tale mancanza di coraggio. Egli deve

scegliere: o avanzare verso Roma fidando

nell’aiuto di Dio per una giusta causa,

pronto a morire con la spada in pugno, o

rimanersene tranquillo a Napoli consapevole

del fatto che sarà certamente cacciato

dal suo Regno. Ferdinando è molto agitato,

ma alla fine cede, egli andrà avanti

confidando in Dio e in Nelson. Il giorno d’inizio

delle operazioni militari, l’armata

napoletana è forte di circa 60.000 uomini

in armi, mentre l’esercito del generale

Championnet si compone di circa 20.000

francesi e 7.000 alleati ma, al momento

dell’invasione, può contare soltanto su

18.000 uomini. Il generale Mack prevede

che l’armata napoletana si scontrerà solo

con le forze repubblicane disposte sul territorio

della Repubblica Romana. Egli

pensa, infatti, che Austria e Piemonte

entreranno in guerra attaccando le forze

francesi dislocate nell’Italia settentrionale,

quindi elabora il suo piano di guerra e

decide che l’attacco decisivo sarà portato

contro Roma e si concluderà con la battaglia

sotto le sue mura.


Campo de’ fiori 23

STUDIO DI CONSULENZA

Neuropsichiatrica, Psicologica, Logopedica,

Psicopedagogica

La personalità e i suoi disturbi

della Dott.ssa

Maura Brugnoni

Il termine personalità

deriva dal latino persona,

cioè maschera,

oggetto indossato dagli

attori antichi, che recitavano

nei grandi anfiteatri,

per farsi sentire da

tutto il pubblico.

Parlando attraverso

(per-) la piccola apertura

ad imbuto della

maschera, riuscivano

infatti a diffondere

meglio il suono (sona-) della loro voce.

Etimologicamente, dunque, per personalità si

intende l’amplificazione delle caratteristiche

individuali del personaggio rappresentato dall’attore,

così che il pubblico possa aspettarsi

determinati comportamenti e atteggiamenti da

lui. Questo significato è in parte rimasto nell’uso

corrente del termine, spesso con una connotazione

negativa o per sottolineare il “carisma”,

cioè le capacità di adattamento e affermazione

sociale, di un individuo. Espressioni

come “un uomo senza personalità” o “una personalità

spiccata” appartengono infatti al gergo

comune. Con il tempo, il concetto di personalità

ha perso la sua connotazione di apparenza

per rappresentare non tanto la maschera,

quanto la persona reale con le sue più profonde

caratteristiche. Oggi, il termine personalità

indica una modalità strutturata di pensiero,

sentimento e comportamento che caratterizza

il tipo di adattamento e lo stile di vita di un soggetto

e che risulta contemporaneamente da

fattori genetici, dello sviluppo e dell’esperienza

sociale. Per molti anni la psichiatria ha descritto

la personalità come una categoria chiusa,

stabile e immutabile. Attualmente, invece, si

tende a studiare il concetto di personalità in

relazione alle sue possibilità trasformative in

risposta a eventi esterni specifici, al modo in

cui l’individuo li affronta, alle diverse fasi della

vita o di un percorso terapeutico. Nella primissima

infanzia il bambino manifesta un’ampia

gamma di modalità comportamentali, volte a

comunicare i suoi bisogni o a esprimere gli

affetti. Anche se in parte derivate dalla disposizione

costituzionale, con il passare del tempo e

grazie all’influenza esercitata dalle risposte

ambientali, tali modalità diventano sempre più

strutturate, specifiche e selettive. Si può dunque

affermare che lo sviluppo psico-biologico, il

contesto psicoaffettivo e l’ambiente socio-culturale

contribuiscono alla formazione di una

serie di tratti di personalità profondamente

impressi e tendenzialmente stabili. I tratti della

personalità sono modi costanti di percepire,

rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente

e di sé stessi, che si manifestano in un ampio

spettro di contesti sociali e personali. Solo

quando tali tratti appaiono rigidi, non adattativi

e causano una significativa compromissione

del funzionamento sociale o lavorativo, oppure

una sofferenza soggettiva, costituiscono i

cosiddetti disturbi di personalità . Un disturbo

della personalità viene dunque diagnosticato

solo se i tratti presentati dall’individuo interferiscono

significativamente con il suo funzionamento

sociale. I disturbi della personalità possono

dunque essere visti come esagerazioni o

distorsioni di tratti sottostanti, al punto che il

comportamento che ne consegue diventa rigi-

Via T. Tasso 6/A - Civita Castellana (VT)

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do e fonte di disadattamento. Gli esperti distinguono

i disturbi della personalità in tre gruppi.

Il gruppo A include i disturbi di personalità

paranoide, schizoide e schizotipico, caratterizzati

da atteggiamenti diffidenti, distaccati o

eccentrici. Il gruppo B include i disturbi di personalità

antisociale, borderline, istrionico e narcisistico.

Gli individui con queste caratteristiche

appaiono imprevedibili, inaffidabili, impulsivi.

Infine il gruppo C include i disturbi di personalità

evitante, dipendente e ossessivo-compulsivo.

Gli individui appartenenti a questo sottogruppo

appaiono paurosi, inibiti, perfezionisti.

Spesso i soggetti che rientrano in tali categorie

non sono consapevoli del loro disturbo, malgrado

le reazioni e le lamentale di parenti ed

amici. Altre volte attribuiscono correttamente le

conseguenze sul piano affettivo e sociale del

loro comportamento al proprio modo di funzionare

a livello cognitivo, emotivo e relazionale.

In ogni caso i disturbi di personalità sono fonte

di sofferenza e fatica a vivere. La psicoterapia

individuale e, a seconda del disturbo e del soggetto,

anche quella di gruppo, possono favorire

il riconoscimento, la comprensione e la

modificazione dei comportamenti disfunzionali.

Generalmente l’irrigidimento dei tratti di personalità

è una conseguenza del bisogno dell’individuo

di difendersi per facilitare il proprio adattamento

al mondo esterno. Comprendere perché

è stato necessario adottare così massicciamente

tali difese e mettere in luce che esse,

con il tempo, hanno perso la loro funzione protettiva

e possono essere modificate con alternative

più funzionali, può contribuire alla modificazione

dei tratti di personalità più rigidi e

patologici, nonché al miglioramento della qualità

della vita.

CORSI PER GENITORI E INSEGNANTI

(anche on-line)

Dal 1991 il CERAL svolge attività di consulenza

nell’ambito dei disturbi della sfera psicologica,

emotivo – relazionale, cognitiva, linguistica,

foniatrica, sessuologica, delle funzioni buccali,

del comportamento, dell’attenzione, dell’apprendimento

e dell’adattamento sociale in età

evolutiva e adulta. L’equipe è formata dal

Neuropsichiatra, Psicologi, Logopedisti e

Neuropsicologi che in modo specifico intervengono

nelle varie fasi di trattamento. Una delle

attività che il CERAL svolge con particolare

attenzione è quella divulgativa e formativa per

genitori ed insegnanti. Il compito che si prefigge

non è quello di trasferire ricette per un pronto

utilizzo, bensì offrire ai genitori e agli insegnanti,

attraverso dei corsi in piccoli gruppi o

incontri individuali degli strumenti di conoscenza

da utilizzare per migliorare la relazione con

bambini e adolescenti. Per realizzare ciò la

pedagogia ha sempre posto l’accento sull’autoeducazione,

cioè sulla capacità di ciascuno,

bambino o adulto, di dominare gli eventi, di

risolvere i propri problemi, di porsi come protagonista

della propria storia. L’Organizzazione

Mondiale della Sanità definisce la salute come

uno stato di completo benessere fisico, mentale

e sociale, che non consiste soltanto in assenza

di malattie o di infermità, ma è strettamente

correlato ad una crescita armonica ed alla capacità

di esprimere un progetto di vita adeguato.

Il ns. Studio propone attività formative per genitori,

insegnanti, operatori socio-culturali, ecc., al

fine di offrire strumenti di conoscenza da utilizzare

per migliorare la relazione con i bambini e

adolescenti. Si terranno degli incontri di gruppo

dove per naturale dinamica si sviluppa l’interazione,

il confronto e la discussione dei temi

affrontati (individuali o della coppia genitoriale

ove richiesto). L’iniziativa offre opportunità di

arricchimento, di conoscenza per sostenere i

bambini ed adolescenti nelle varie fasi di crescita

cognitiva ed emotiva, per porsi in un rapporto

di reciprocità, dando e ricevendo, secondo

modalità specifiche e originali, dei singoli e delle

diverse età.

SCELTE EDUCATIVE CHE FAVORISCONO L’AU-

TOREGOLAZIONE DEL COMPORTAMENTO DEL

BAMBINO E DELL’ADOLESCENTE

ACCRESCIMENTO DI CONOSCENZE E STRATE-

GIE PER AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA

DELL’INTERVENTO EDUCATIVO

I genitori e la scuola devono affrontare richieste

e bisogni in un mondo in continuo e accelerato

divenire, per i quali non hanno più punti di riferimento

stabili come le modalità educative trasmesse

dai nostri genitori o docenti. Il corso si

propone di fornire un contributo per affrontare

queste problematiche che spesso rendono insicuro

e difficile il nostro intervento educativo. Il

primo scopo del corso è esaminare alcuni aspetti

dello sviluppo proprio del bambino e dell’adolescente

come le emozioni, le cognizioni e i

comportamenti che a vicenda si influenzano e

altri aspetti che riguardano il rapporto del bambino

con gli altri. Il secondo scopo è proporre

alcune metodologie educative che si possono

utilizzare per aiutare i bambini e i ragazzi a crescere

più serenamente e in armonia nelle relazioni

esterne.

SVILUPPO DEL LINGUAGGIO E DEL PENSIERO

FORME E FUNZIONI DEL LINGUAGGIO IL

GIOCO NELLE SUE FASI EVOLUTIVE COME CRE-

SCITA COGNITIVA ED AFFETTIVA DEL BAM-

BINO Lo sviluppo del linguaggio è guidato dall’evoluzione

del pensiero. La strutturazione di un

ambiente favorevole in cui il bambino possa

esprimere le proprie potenzialità intellettive è

condizione necessaria per l’autoregolazione del

comportamento, la riflessività attraverso la condivisione

del gioco è condizione necessaria perchè

il bambino possa esprimere la propria

potenzialità cognitiva ed affettiva. Il bambino

impara a comunicare interagendo con le persone

che lo circondano, costruendo espressione

verbali appropriate alle situazioni e assorbendo

le regole strutturali del sistema linguistico del

proprio ambiente . Questi meccanismi di

apprendimento sono apparentemente semplici

ma nascondono operazioni cognitive complicate,

organizzate sistematicamente e obbedienti a

regole precise.

L’ADOLESCENZA E I SUOI COMPITI DI SVILUP-

PO: Durata dei corsi: n° 8 incontri di 2 ore

con cadenza settimanale da svolgersi nei bimestri

GENNAIO-FEBBRAIO/MAGGIO-GIUGNO

MARZO-APRILE/SETTEMBRE-OTTOBRE

NOVEMBRE-DICEMBRE


24

Tarano

Campo de’ fiori

Le guide di Campo de’ fiori

di

Ermelinda Benedetti

...continua dal n.59

FESTE E TRADIZIO-

NI L’Amministrazione

comunale, negli ultimi

hanno, ha particolarmente

curato l’aspetto

folclorico del paese,

organizzando, sovente,

spettacoli musicali.

Ha invitato gruppi,

cori, orchestre, bande

ed artisti vari di grande spessore e professionalità,

che si sono esibiti nella splendida

cornice della monumentale chiesa di

Tarano.

Festa di Sant’Antonio Abate

Festeggiamenti in onore del Santo protettore

degli animali, con processione e tradizionale

benedizione del bestiame. Cade il

17 di gennaio ed è particolarmente sentita

nella zona di Santo Polo.

Festa di San Biagio Festeggiamenti in

onore del Santo, nella omonima contrada.

Si celebra la domenica più prossima al 3

febbraio. Alla solenne processione seguono

i giochi popolari.

Festa di San Giorgio Festa in onore del

Santo Patrono protettore della cittadina, il

23 Aprile. Un lungo corteo con il Gonfalone

del comune e le Autorità, accompagnato

dalla banda musicale, attraversa i quattro

centri abitati che costituiscono il comune

di Tarano. Ad essa è associata la Sagra

delle fave col pecorino, animata da serate

musicali e spettacoli di intrattenimento.

Festa della Madonna Festa per la chiusura

del mese dedicato alla Madonna, con

solenne processione l’ultimo giorno del

mese.

Festa di Sant’Antonio di Padova Festa

in onore del Santo, che cade il 13 di

Giugno.

Festa di San Barnaba

Festeggiamenti in onore del Santo

Protettore della frazione di Santo

Polo, all’interno dei quali si inserisce

anche la commemorazione del miracolo

della Madonna della Noce. La

festa ricorre l’11 giugno, ma nei tre

giorni precedenti si svolgono le solenni

processioni penitenziarie secondo

l’antica usanza nata a seguito del

miracolo del 1505. Una rievocazione

storica in costumi dell’epoca e l’apertura

delle cantine con degustazione di prodotti

tipici locali, contornano la parte religiosa

della festa, durante la quale il confratello

che aveva tenuto in casa la statua

del Santo la riconsegna ad un nuovo confratello,

lasciando un’offerta al Santo. Gli

altri 130 fedeli, che fanno parte della

Confraternita, hanno il dovere di far visita

al Santo, in attesa di poterlo avere in casa

propria.

Festa popolare della trebbiatura

Rievocazione dell’antico modo di trebbiare,

con le “trebbie piazzate”, nel mese di

luglio.

Festa della Madonna del Carmine E’

una festa esclusivamente religiosa e si

festeggia intorno alla metà del mese di

luglio.

Festa di San Cristoforo Festeggiamenti

in onore del Santo, nella frazione di Borgo

Nuovo. Si festeggia l’ultima domenica di

luglio, e alla processione seguono i giochi

popolari.

Festa di Santa Cecilia Festeggiamenti

in onore della Santa protettrice dei musicisti,

il 22 Novembre. La festa è fortemente

San Polo, frazione di Tarano

voluta dal gruppo bandistico del paese che

esiste da ben 131 anni, essendo stato fondato

nel lontano 1878.

SAPORI TIPICI Tra i piatti tradizionali

del paese si annoverano i fagioli con le

cotiche, gli strozzapreti, l’acquacotta

e i picchiarelli, un particolare tipo di

pasta fatta con acqua e farina e tagliata a

mo’ di fettuccine. Ottima è la porchetta

locale, condita con aglio e rosmarino che

sostituisce il più comune finocchio selvatico.

Per quanto riguarda i dolci, caratteristici

sono le ciambelle con l’anice e i

tozzetti con le nocciole. La zona di

Tarano è particolarmente conosciuta ed

apprezzata per la produzione di olio di

oliva e di vino, nonché per i tartufi.

Complesso Bandistico San Polo Sabino


Campo de’ fiori

25

Il compito della filosofia nel nostro tempo

del Prof.

Massimo Marsicola

Ciò che è necessario

dire, prima di

iniziare qualsiasi

ragionamento

sulla filosofia contemporanea,

è che

non tutto ciò che

negli ultimi anni è

passato per filosofia

lo era veramente.

Anzi, la maggior

parte delle

idee che sono

transitate per il libri e tra le persone, erano

delle semplici opinioni (doxa).

E da sempre, occorre ribadirlo, la filosofia

non coincide affatto con l’opinione che una

persona può avere su questo o quel tema,

su questo o quell’aspetto della vita. Al

massimo è episteme.

Edmund Husserl scrisse la fenomenologia

trascendentale sulla base di una preoccupante

riflessione riguardo alla crisi delle

scienze europee. Crisi dovuta ad una esasperata

separazione tra l’oggettività empirica

e la trascendentalità soggettiva; tra la

necessità della divaricazione disciplinare e

la specializzazione settoriale interna a ciascuna

disciplina;tra l’approfondimento che

allontana dall’origine e l’ineluttabile, progressiva

perdita di ogni visione unitaria del

sapere. Insomma, alla necessità di avere

una visione del mondo si contrappone una

frammentazione del sapere che esprime

dall’interno l’incapacità della scienza di

comunicarla.

Husserl, per rimediare, propone, come è

noto, il metodo dell’epochè, che qualcuno

traduce con “messa tra parentesi; sospensione

del giudizio”. In realtà, l’epochè husserliana

vuole essere un metodo che consente

di ripartire da zero, facendo a meno

delle conoscenze fin qui acquisite, per

essere guidati unicamente dalle essenze.

La uniche possono garantire insieme la

validità del rapporto soggetto conoscitoreoggetto

conosciuto e l’universalità oggettiva

della conoscenza.

Ma per far questo occorre ripartire su basi

nuove. Occorre salvare i principi cardini

della filosofia che sono riscontrabili nell’ambito

dello sviluppo del pensiero filosofico

e rigettare le non filosofie, facilmente

riconoscibili per il fatto che non erano

orientate verso l’essere, verso il fondamento,

verso il Principio.

Ripartire su basi nuove significa scrivere

una nuova pagina di antropologia che dica

finalmente in maniera univoca ma valida

per tutti, chi è l’uomo.

Dopo di questi preliminari passi sarà possibile

scrivere la filosofia come scienza

rigorosa che, per quanto mi riguarda,

coincide con la metafisica della storia, già

da me annunciata ed alla quale lavoro da

qualche tempo.

Sebbene ciascuno ha il diritto-dovere di

avere una propria filosofia e confermare

ad essa il proprio stile di vita (filosofia personale),

questa, assai raramente coincide

con la filosofia.

La filosofia personale infatti può essere

sbagliata e può condurre fuori strada

quando non è orientata dalla vera sapienza,

verso la vera sapienza. Troppo usato

ed abusato, dunque, il termine “filosofia”

in questo nostro tempo.

Usato ed abusato specialmente da chi non

conosce , né intende affrontare

la fatica di conoscere, questa

disciplina. La filosofia come

scienza rigorosa, muovendosi

nel solco della metafisica tradizionale,

prima della Critica della

ragion pura di Kant, è disciplina

volta a portare alla luce ciò che

altrimenti è nascosta. E’ aletheia:

manifestazione della verità

stessa come non nascondimento.

Suo compito non è quello di formulare

o di abbracciare opinioni,

ma di combattere le opinioni

perché si affermi la verità così

com’è. Accompagna il grande

tema dell’essere, tema che

Heidegger, ha avuto il merito di

riproporre a partire dalla constatazione

del suo oblio.

L’essere è rimasto nell’oblio

perché al suo posto è stato

innalzato l’ente (la realtà del

mondo fisico), quale utilizzabile

dalla scienza e dalla tecnica,

dominio del nostro tempo. E poiché l’essere

coincide con il Principio e il

Fondamento, è tutt’uno con Dio. All’oblio

dell’essere corrisponde così l’oblio di Dio; il

“silenzio di Dio”.

L’affermazione del nichilismo a partire dal

relativismo, espressione della reificazione

della parte sul tutto. Alla luce di quanto

abbiamo detto fin qui, possiamo concludere

che la verità non può essere messa a

tacere, imbavagliata o negata.

Essa grida prima nell’intimo delle coscienze,

poi nelle piazze e sopra i tetti per proclamare

che tra i rinnovati compiti della

filosofia ci sono quello di smascherare le

non filosofie e, poiché il filosofo risponde

alla chiamata della verità, non può non

rispondere accompagnando lo sforzo dello

Spirito di verità che si manifesta in ogni

tempo a conforto e a supporto dell’uomo.

Accanto a quello di continuare a presentare

lo svelamento dell’essere, rimane dunque

il compito di accompagnare la teologia

nella costante e sempre nuova epifania del

Signore, vero fulcro della significatività

dell’esistenza umana.

Edmund Husserl


266

Campo de’ fiori

“…Il 28 ottobre quella ferrovia si deve aprire!

Altro che acqua in galleria!...”

di Arnaldo Ricci

arnaldo_ric@yahoo.it

Premessa: tutte le

informazioni storiche

contenute in

questo articolo,

sono state fornite

dal mio stimatissimo

amico

Francesco Paolo

Faggiani, testimone

oculare degli

avvenimenti da lui

narrati, il quale, ci

ha lasciato, ritornando alla casa del padre,

alla bella età di 96 anni, il 5 febbraio 2007.

Questo personaggio è già stato da me

descritto, in un articolo pubblicato sul N°

XXXVI di Campo de’ fiori.

Siamo nell’agosto del 1932 ed i lavori di

realizzazione della nuova ferrovia elettrica

Roma – Civita Castellana – Viterbo (iniziati

nel 1928 ) volgevano ormai al termine,

Erano le ore 19 del 28 agosto 1932 e

l’Ing. Besenzanica, progettista, nonché

realizzatore della nuova e modernissima

ferrovia, era intento a controllare gli schemi

elettrici di alcune sottostazioni di alimentazione.

Il giovane disegnatore

Francesco Paolo (chiamato affettuosamente

Paolino ) gli era, come sempre, vicino;

pronto a stendere sul tavolo, gli schemi

che gli venivano richiesti. (Francesco

Paolo espletava la funzione di aiutante

disegnatore ). Ormai erano mesi che si

lavorava fino alle 22 per rispettare i termini

di consegna ; la ferrovia doveva essere

inaugurata ed entrare in esercizio il 28

ottobre 1932. Francesco Paolo stava

salutando l’ingegnere, erano le ore 22

circa, quando arriva all’improvviso il geometra

capo cantiere operante all’interno

della galleria. Il geometra si ferma di fronte

all’Ing Besenzanica ed in forma agitata,

lo mette al corrente di una notevole quantità

di acqua che da un’ora filtrava in galleria

dall’alto, rischiando di allagare i binari,

nascondendoli sott’acqua. L’evento si era

verificato proprio all’altezza dell’ attuale

stazione di Piazza Euclide, che a quei

tempi, non era ancora esistente e nemmeno

prevista!

Immediatamente Besenzanica chiama al

telefono il suo direttore dei lavori; un certo

Ing. Pianesani, il quale era già andato a

casa, dove non aveva il telefono; non

potendo rintracciare il suo vice, si rivolse al

capo cantiere dicendogli….ci vediamo

domani mattina alle 07.00 qui nel mio ufficio

insieme a Pianesani…….

Ore 07.00 del 29 agosto: L’Ingegnere

arriva puntualmente in ufficio dove ad

attenderlo, era L’ing Pianesani, già messo

Inaugurazione Ferrovia della Roma Nord

al corrente della situazione dal geometra

capocantiere. Normalmente i due ingegneri

si davano del tu; in quella occasione

però Besenzanica si rivolse a Pianesani

dicendo:…..Lei mi deve risolvere il problema

dell’acqua in galleria……al più presto……..può

fare quello che ritiene opportuno…ma

lo deve risolvere!...... Pianesani

capì immediatamente che questa volta

L’ing. Besenzanica era veramente agitato e

rispose: …..farò tutto il possibile ed anche

l’impossibile…….. dopodichè si diresse in

galleria. L’acqua veniva giù copiosa dalle

pareti della galleria, tanto che i binari

erano spariti dalla vista, completamente

allagati. Si lavorò ininterrottamente per

circa una settimana, per tentare di arginare

l’acqua ma essa fuoriusciva sempre più

copiosa, da qualsiasi fessura delle pareti.

Il 05 settembre Pianesani decise di utilizzare

delle potenti pompe per risucchiare

l’acqua in grossi serbatoi montati su

carri merci. Riapparvero di nuovo i binari;

ovviamente questa non era la soluzione,

ma dava la possibilità alle maestranze di

non lavorare immersi nell’acqua!

10 0ttobre ore 12.00 : dopo vari lavori

di impermeabilizzazione delle pareti, sembrava

che la fuoriuscita dell’acqua si fosse

fermata; ne fù data immediatamente

comunicazione a Besenzanica il quale, tirò

un sospiro di sollievo; l’indomani però alle

ore 06,00 i binari erano di nuovo sott’acqua!

Il 15 ottobre alle ore 12.00 l’Ingegner

Pianesani si presentò spontaneamente a

Besenzanica e disse: Ernesto…..non sò più

cosa fare….a mio avviso bisogna rimandare

la data di inaugurazione fino alla risoluzione

del problema!………gli rispose

Besenzanica…….ma come faccio…è tutto

già stabilito con il direttore delle ferrovie

concesse del ministero…..ma non

solo…deve venire Mussolini a fare l’inaugurazione,

il quale ha già mobilitato tutti

quelli del partito!....

L’Ingegner Pianesani non rispose, rimase

zitto per un lungo minuto, poi disse…….mi

dimetto fin da questo momento dal mio

incarico!.....

12.15 del 15 0ttobre 1932. L’aiutante

disegnatore Francesco Paolo Faggiani

stava lavorando nell’ufficio di Besenzanica,

chino sul tavolo da disegno a tre metri dai

due ingegneri.

Racconta Francesco Paolo, che dopo quel

colloquio, Pianesani non si fece più vivo;

sparì dalla circolazione!

Praticamente, Besenzanica rimase senza il

suo direttore dei lavori!

Ore 07.00 del 16 ottobre: L’ingegnere

dice al suo dipendente Francesco

Paolo…..mi faccia avere al più presto un

paio di stivaloni….vado in galleria!.....

Alle ore 10.00 Ernesto Besenzanica, il

più importante e famoso progettista nonchè

realizzatore di ferrovie italiane del

tempo, era immerso nell’acqua che gli arrivava

fino alla pancia ( era alto un metro e

sessantatre ) e dava disposizioni alle proprie

maestranze, in modo diretto, come

agisce un capomastro.

25 0ttobre 1932 ore 10.00: si stava

pompando acqua nei carri serbatoio per

poter lavorare alla risoluzione del problema

ma l’Ingegner Besenzanica ed il suo


Campo de’ fiori 27

giovane aiutante non erano presenti come

nei giorni precedenti; tutti si domandavano,

chissà cosa succede?

Ormai l’Ingegnere si era reso conto che la

data dell’inaugurazione doveva essere

rimandata e sapeva perfettamente che ad

opporsi, sarebbe stato Mussolini, più che

le autorità ministeriali delle ferrovie concesse!

Ore 12.00: Mussolini riceve nel suo studio

l’Ingegnere, mentre il giovane

Francesco Paolo che aveva con se due

borse piene di documenti e disegni( altre

borse erano in auto ) fu fatto accomodare

in una stanza attigua, con la porta aperta,

pronto a portare al suo capo eventuali

documenti richiesti.

All’inizio i due parlarono amichevolmente,

poi iniziarono ad alzare la voce; l’usciere

chiuse la porta e Francesco Paolo non

seppe mai cosa si dissero.

Fu evidente che Besenzanica chiese a

Mussolini di rimandare la data di inaugurazione

ottenendo in risposta, un netto rifiuto.

Alle ore 1500 Besenzanica e Faggiani

erano di nuovo in galleria dove il problema

dell’acqua era rimasto lo stesso.

Ore 07.00 del 26 ottobre 1932: l’ ingegnere

aveva appena indossato i suoi buffi

stivaloni, quando si avvicina un operaio,

che come raccontava Francesco Paolo,

aveva abbondantemente superato i cinquant’anni,

il quale in modo molto rispettoso

disse:……. Signor Ingegnere, se permette

voglio comunicare una mia esperienza

che ho avuto, nel risolvere un problema

simile, all’interno della mia cantina…..L’ingegnere

che ormai non sapeva

più che pesci prendere, gli rispose dandogli

del tu: …..dimmi…….

L’operaio illustrò la situazione che si era

verificata circa un anno prima, nella sua

cantina riempita di acqua filtrante dalle

pareti

Egli disse di aver risolto il problema, facendo

dei fori con una trivella a mano, sul

pavimento. Al quarto foro, l’acqua alta

mezzo metro, venne risucchiata con forza

ed in dieci minuti sparì.

Probabilmente aveva trovato una via d’uscita

nel sottosuolo.

Immediatamente Besenzanica dette ordine

di fare la stessa cosa.

Fece fare dei buchi con una potente trivella

a motore con la punta lunga due metri,

al centro tra un binario e l’altro; al sesto

buco, come d’incanto l’acqua iniziò a

defluire come quando si stappa un lavandino.

Dopo due ore l’acqua era completamente

assorbita! I binari erano liberi!

Adesso era più facile tamponare le pareti,

ed anche se, la fuoriuscita dell’acqua non

si fosse risolta immediatamente, l’assorbimento

della stessa sotto i binari, non

avrebbe reso visibile il problema!

Ore 12. 00 del 27 ottobre 1932:

Besenzanica chiama Mussolini al telefono

e gli dice: ……..Eccellenza……qui è tutto

pronto…….vi aspetto domani mattina per

la cerimonia…..Mussolini rispose:

……Ernesto……non ho mai avuto alcun

dubbio sulle tue capacità!

L’inaugurazione avvenne poi come previsto

il 28 ottobre 1932, e tutto filò liscio.

Francesco Paolo Faggiani diceva:…….se

non ci fosse stato quell’operaio vecchietto………chissà

cosa sarebbe accaduto?

Purtroppo quel problema dell’acqua all’altezza

di Piazza Euclide si ripresentò, nel

corso degli anni varie volte. Mi ricordo,

eravamo a metà degli anni settanta ( io

facevo il pendolare con la Roma Nord ) e

per giorni quando si transitava ad Euclide,

si vedeva acqua che scorreva copiosamente

dalle pareti.

Sono tanti anni che non viaggio più con

quella ferrovia, per cui non posso dire se

il problema, attualmente, sia stato definitivamente

risolto!

Allegata a questo articolo ripropongo la

foto della cena di inaugurazione della

Roma Nord, dove sono ritratti , insieme a

molte maestranze, l’Ingegner Ernesto

Besenzanica, che era già vicino alla settantina

ed il giovane Francesco Paolo

Faggiani che aveva circa venti anni.

La foto è già stata pubblicata su questa

rivista nel numero XXXVI a pagina 48, allegata

all’articolo intitolato Per ricordare l’amico

Paolo Faggiani.

Paolo è seduto al tavolo rivolto al fotografo,

in basso a sinistra, accanto all’uomo

con baffetti. L’ingegner Besenzanica è al

centro della foto, seduto ( si vede solo la

testa ) con accanto un signore in piedi

sulla sua destra.

ABBONATI A

CAMPO DE’ FIORI

Compila e spedisci il coupon che trovi a pagina 62


28

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte

a cura della

Prof.ssa

Maria Cristina

Bigarelli

IL TRIS ARTISTICO DI GUSTAVO POZZI

La scintilla artistica di

Gustavo Pozzi è la sua

innata passione per il

canto fin dalla più tenera

età, che dà origine

alla ricerca personale

nell’esplorare gli aspetti

più vari dell’arte.

L’ambiente parrocchiale

della sua infanzia lo

sprona dapprima a prendersi

cura della sua

voce, a 12 anni costituisce il primo complesso

musicale che gli da l’opportunità di

entrare in contatto con il territorio viterbese

al di fuori del paesino. Amplierà i suoi

orizzonti, quando ormai ragazzo, viene

conosciuto nella capitale per poi prendere

parte a trasmissioni televisive su emittenti

private sorte di recente. A ventisette anni

Gustavo Pozzi inizia la sua carriera di cantante

e cantautore di musica leggera partecipando

a Roma alla trasmissione intitolata

“La grande occasione” allestita da

Telefantasy .

L’Italia conosce Pozzi e Pozzi conosce

l’Italia: il suo fortunato tour non si ferma

negli studi televisivi, infatti, partecipando a

concorsi e selezioni, vince numerosi premi

e ottiene riconoscimenti che arricchiscono

il suo curriculum nell’ambito provinciale,

regionale e nazionale. Cantando le canzoni

di Morandi al Teatro Tenda vince le

nazionali, evento che lo incoraggia ad incidere

un disco che raggiunge in poco

tempo 25.000 copie in tutta Italia.

Successivamente viene premiato con il

Disco d’Argento. Le sue opere canore,

musica e parole, sono oggi raccolte anche

in Cd distribuiti da More Record Production

& DISCOPIU’ di Milano. La voce, il canto,

la musica e le parole sono l’accompagnamento

per l’introduzione alla pittura e alla

poesia. Il sorprendente successo musicale

nella vita di Pozzi non rimane “figlio unico”

come espressione artistica, ma funge da

accompagnamento dell’ispirazione pittorica

e della musa ispiratrice poetica. Questi

tre canali si fondono, si completano

seguendo lo stesso binario del cuore, sviluppando

il talento variegato che fornisce

un tris di facce dando forma solida poliedrica

al suo modo di essere artista.

Gustavo Pozzi cantante, pittore e poeta

con innumerevoli riconoscimenti, con

un’unica forte motivazione, la gioia di vivere,

con tante fonti d’ispirazione!

“Dipingere è un po’ come

cantare” per Pozzi. Nei

fiori, nei paesaggi, nei

soggetti dipinti è come se

ci fosse lo spirito del

canto, per non parlare

della poesia nella quale

Gustavo “canta” la vita e

ci racconta della sua spiritualità,

della sua profondità

di ideali. Quanta

anima c’è in una canzone

con musica e parole!

Quanto sentimento in un

quadro! Opere pittoriche,

inizialmente disegnate a

matita, abbozzate poi elaborate con colori

ad olio, acrilici o a tempera su tela, che

ritraggono il mare, i monti dal vero senza

filtri e senza supporti virtuali.

Tutto è riproposto con cura, con tono

pacato e benevolo, attento al dono divino

del sussulto vitale degli ambienti che

accolgono il vigore e la vivacità degli esseri.

Tra i riconoscimenti importanti ce n’è

uno ottenuto per la Poesia “Dedicata a

Wojtyla”, consegnata personalmente al

Papa, tradotta e stampata in quattro lingue

da varie accademie e associazioni artistico-culturali

in Italia delle quali Gustavo

Pozzi è membro. L’originale della poesia al

papa è stato scritto in gotico e ogni lettera

iniziale è in oro su pergamena bianca.

Gli spettacoli che attualmente svolge sul

territorio nazionale abbinano il canto, il

convivio con declamazione di poesie in

una cornice artistico pittorica prodotta da

Gustavo stesso.

L’amalgama tra musica, parole,

pittura, poesia si incanalano

tutte in un unico “ ingegnoso

slogan” spirituale che predilige

il sentimento religioso e la

Divinità. La musicalità tocca la

metrica delle poesie, delle

quartine a rima alternata e la

sua voce, secondo la critica

fatta a Firenze, rappresenta

“un animo sensibilmente

umano che canta dal cuore

quanto sia grande l’essenza

della vita”. Gustavo Pozzi, cantautore,

poeta, pittore, scrittore, è Senatore

Accademico e Gran Collare U.I.A.L.

dell’Accademia Toscana “Il Macchiavello”

e fa della sua Arte la sua Vita e della sua

Vita un’Opera d’Arte, anche e soprattutto

nei difficili momenti che lo hanno colpito,

che lo hanno fatto soffrire, ma che sono

stati motivo di grande coraggio, di fede e

di testimonianza di Amore, pescando nell’ottimismo

del suo pensiero nell’ “Alba di

un nuovo giorno”, poesia nella quale

sogna, “… sente gioia per nuovi eventi” e

la stessa alba “accarezza il creato/coi raggi

vivi e

splendidi/dal

sole illuminato

!”;

trova il

coraggio

per dire e

dirci che

n o n -

ostante

tutto “E’

un nuovo

giorno”

poema

nel quale

“…splende

il sole/coi

raggi e calore/ e tutto più bello sa-rà!”


Albero Genealogico

Nota per la lettura: il numero prima del nome indica la generazione,dai giorni nostri andando a ritroso.

Potete richiedere l’elbero

genealogico della

vostra famiglia di

Fabrica di Roma, rivolgendovi

presso la nostra

redazione. Verrà elaborato

dal nostro collaboratore

Geneg e potrete

vederlo pubblicato sulle

pagine di Campo de’

fiori.


30 Campo de’ fiori

100 ANNI SEMPRE VERDI

Rosa Tion, la figlia Marisa e il marito Vincenzo Leonetti

Fortunatamente, di tanto in tanto, si

incontra qualcuno che “c’è arrivato”, ed

per noi fonte di meraviglia e di grande

ammirazione. 100 anni, infatti, sono un

traguardo straordinario, un vero inno alla

vita e la signora Rosa Tion li ha compiuti il

26 Aprile.

Raccontare tutti i 36.500 giorni della sua

vita sarebbe impossibile, ma si può certamente

dire a coloro che non la conoscono,

chi è e come è arrivata fin qui. Rosa è nata

a Reana, un paese in provincia di Udine,

nel 1909, in una famiglia piuttosto numerosa,

come, del resto, molte famiglie dell’epoca.

La compagnia di due fratelli e cinque

sorelle, ai quali si aggiunsero ben presto

due cugini rimasti orfani dei genitori,

allietava le sue giornate e insieme giocavano

e crescevano. Appena abile al lavoro,

viene assunta presso una fabbrica di lavorazione

del cotone, che raggiungeva ogni

giorno con la sua bicicletta e impara anche

a lavorare le foglie di granturco essiccate e

colorate, realizzando sedie di paglia e graziose

borse da signora.

Durante un breve soggiorno a

Roma, presso una delle sue sorelle,

sposata con un carabiniere, conosce

un giovane di origine abruzzese,

anche lui arruolato nelle forze dell’ordine,

Vincenzo Leonetti, che

diventa presto suo marito.

Lei lo segue fedelmente nei suoi vari

trasferimenti, fino a che da Gallese,

non viene definitivamente a stabilirsi

a Civita Castellana, dove ricopre il

ruolo di brigadiere dei carabinieri

per diversi anni. Dalla loro unione

nascono tre splendide figlie: Marisa,

Carla e Onelia e mentre Rosa si

occupa di farle crescere brave ed

educate, riprende a lavorare a casa,

rispolverando i segreti del mestiere

che aveva appreso da giovane.

Realizza, così, borse

da vendere nell’emporio

di Cassietto

Cassieri, in Corso

Bruno Buozzi. Nel

1983, rimane vedova e,

sola, cerca di riempire le

sue giornate lavorando a

maglia, giocando a carte e

guardando soap opera in

tivù, le sue più grandi passioni.

Rosa è circondata

dall’affetto dei suoi cinque

nipoti e otto pronipoti, che

la viziano e la riempiono

d’attenzioni.

Ha sempre curato molto il

suo aspetto fisico e non lo

trascura nemmeno a questa

età. E’ molto golosa e

ha l’abitudine di terminare

tutti i suoi pasti con un

pezzettino di formaggio ed

un frutto. Un’abitudine

questa che, magari,

potrebbe essere anche uno

dei segreti della sua longevità!

Ultimamente non è

Rosa Tion

più in grado di lavorare con i ferri e i suoi

ultimi lavori sono stati dedicati alla nipote

Martina. Continua, invece, a giocare a

Ramino, contando tutti i punti realizzati al

termine di ogni partita, senza perderne

nemmeno uno! E non fa affatto fatica a

seguire le trame delle innumerevoli ed

intricatissime telenovele, nelle puntate

quotidiane. Soffre un po’ d’insonnia, ma

del resto, come si suol dire, chi dorme non

piglia pesci. Alla luce di questo ci viene

spontaneo pensare che sia una donna

veramente speciale, con un carattere

forte, che l’ha senz’altro aiutata a spegnere

le sue 100 candeline. Le auguriamo,

allora, di poter continuare a mangiare

ancora tanti dolci, formaggio e frutta, di

vincere tante sfide a Ramino e, perchè no,

di arrivare a vedere la fine delle innumerevoli

telenovele, magari proprio della interminabile

Beautiful, se una fine l’avrà!

di Ermelinda Benedetti


Campo de’ fiori 31

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

FORTIFIED SCHOOL di Takeshi Narumi e Shinichi Hiromoto

edito da Starcomics – 7 volumi, conclusa

di

Daniele Vessella

Innovativo e spettacolare.

Questo manga mi ha

attirato subito per i suoi

disegni graffianti, sporchi…

in qualche modo,

rivoluzionari. E la storia

non è da meno: ci catapulta

in un mondo dove

andare a scuola diventa

un incubo, altro che 3 in

matematica… qui si

rischia la vita ogni istante! La scuola in

questione è situata su un altopiano, protetta

da alte mura e circondata da un folto

bosco dove risiedono belve feroci. Tutto

questo per non far scappare gli studenti, i

più problematici del Giappone, che vengono

portati lì per cercare di raddrizzarli

anche con metodi poco ortodossi. Tre sono

i protagonisti della storia: Itsuki Takizawa,

Gentaro Masuda e Mei Mato. I tre novellini,

appena mettono i piedi in classe, vengono

presi di mira dal comitato disciplinare

studentesco e dai professori. Questo

costringe il trio a compattarsi e formare

una solida amicizia per aiutarsi a vicenda

contro le angherie subite. I tre si fidano

l’uno dell’altro e Itsuki decide di rivelare ai

due amici il vero motivo della sua venuta

nell’istituto: truccando il suo profilo e fingendosi

una criminale, si è fatta portare lì

per scoprire la verità su suo fratello, apparentemente

suicidatosi dopo pochi mesi di

permanenza nell’istituto, ma la cosa non

l’ha mai convinta. Gentaro e Mei decidono

quindi di aiutarla a scoprire la verità sulla

morte del fratello ed ha così inizio la loro

indagine; così, i tre si accorgono che il

liceo correttivo non è solo un luogo di terrore:

avvengono, infatti, morti misteriose

ed inspiegabili sparizioni in una scuola

senza regole dove vige la legge del più

forte. Pathos, colpi di scena, azione, dinamismo

sono gli ingredienti di Fortified

School che miscelati dal disegno di

Hiromoto danno vita a un

fumetto magnificamente

visionario. Hiromoto col suo

stile violento riesce a calarci

perfettamente in un mondo

traboccante da studenti

sbandati. L’universo di

Fortified School è contraddistinto

da un’atmosfera irreale

e allucinante, ed è proprio

questo il punto di forza del

fumetto: i due autori usano

immagini forti che emozionano,

colpendo il cuore del

lettore. La follia delle vicende

narrate, la fluidità della

trama e l’abilità del disegnatore

fanno di Fortified

School un ottimo prodotto,

anche se non privo di difetti.

Gli ultimi numeri si muovono

con troppa rapidità…

troppi eventi da chiudere e

gli autori lo fanno nel peggiore

dei modi, allontanandosi

dall’ambiente pseudoscolastico

per sfociare nel

fantasy, che in quel contesto

non c’entra assolutamente

nulla. Troppo repentino il

finale di un prodotto che per

le splendide promesse iniziali

sa di occasione sprecata, nonostante

risulti comunque estremamente apprezzabile.

Peccato. Fortified School meritava più

spazio, anche per sviluppare la tanta carne

messa al fuoco e caratterizzare al meglio

alcuni personaggi secondari che rimangono

senza spessore. Un capolavoro mancato?

Penso di sì. Ma nonostante queste pecche,

è uno dei migliori shonen pubblicati

nel nostro paese.

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/


32

Campo de’ fiori

LA STORIA DEL CIMITERO DI

CIVITA CASTELLANA

di Enea Cisbani

... continua dal numero 59

Una tavola di rilievo degli inizi del ‘900,

mostra chiaramente la situazione planimetrica

del Cimitero Monumentale di San

Lorenzo subito dopo la conclusione dei

lavori di ristrutturazione nel 1896: l’attuale

via della Repubblica, la strada di collegamento

detta “Dei Cappuccini”, oggi viale

Mons. Tenderini, l’ampio piazzale di arrivo

con i due accessi al Convento e al

Cimitero, il lungo viale dei cipressi affiancato

da ampie zone a prato e, infine, l’imponente

complesso a pianta quadrata con

corte centrale, che costituisce il fulcro dell’intero

sistema architettonico e tipologico.

Lo stesso grafico evidenzia, inoltre, la

situazione urbanistica dell’area circostante

oggi densamente abitata: ampie distese di

territorio pianeggiante e in parte collinare,

interrotte da rare e modeste costruzioni e

solcate dal lungo rettifilo della Variante

Flaminia, diretta continuazione del Ponte

Clementino. Un rilievo architettonico successivo

del 1904, illustra in dettaglio la

situazione tipologica del Convento dei

Padri Cappuccini e l’assoluta originalità,

esecutiva e tipologica, dell’impianto

Berniniano, perfettamente aderente ai

principi costruttivi dell’Ordine

Francescano: la Chiesa, dalla pianta a

croce greca, caratterizzata dall’ampia e

unica navata centrale con la volta a botte

e quattro Cappelle laterali, due per lato, la

zona terminale detta transetto, con l’Altare

Maggiore isolato e il Coro retrostante con

gli stalli lignei dei Conventuali e, infine, i

vasti ambienti della sacrestia; il

Convento, ad “L”, posto sul versante sudest,

con le celle dei religiosi, la biblioteca,

il refettorio e la zona dei servizi tecnici; i

Magazzini, per la conservazione dei prodotti

e delle derrate agricole.

L’originalità dell’impianto, assolutamente

inedito, è nell’utilizzo da parte del Bernini

del Quadrato, come modulo generatore

dell’intera struttura, con tutti gli evidenti

riflessi simbolici e religiosi.

L’Ex Convento, subito dopo la sua dismissione,

viene utilizzato dal Comune come

Lazzaretto, per il ricovero dei malati di

colera, le cui epidemie erano allora frequenti

in Civita Castellana date le precarie

condizioni igieniche della Città. Tra il 1920

e 1940, il Cimitero viene ulteriormente

ampliato costruendo nuove aree cimiteriali

sul lato nord, dove la continuità architettonica

e visiva dei portici della corte quadrata,

viene interrotta dall’esecuzione di

ampie scalee in marmo per collegare il

campo superiore delle sepolture con quelle

del campo inferiore. Nei portici della

grande corte quadrata sono conservate le

Tombe dei Civitonici “Illustri”: CASIMIRO

MARCANTONI, ULDERICO MIDOSSI e

ATTILIO BONANNI. Sempre in quegli anni,

si realizzano le Tombe di Famiglia nelle

zone prospettanti il viale interno con i

cipressi, in quelle stesse aree anticamente

destinate dai Francescani alla sepoltura

dei Confratelli. Le Tombe di Famiglia costituiscono

episodi architettonici rilevanti

sotto l’aspetto artistico e compositivo, in

una perfetta fusione e rielaborazione di

forme classiche e medioevali e nell’uso

sapiente dei materiali costruttivi quali

ferro, bronzo e marmi. Nel 1930, il

Comune sopprime il Lazzaretto data ormai

la sua cessata funzione e utilità, trasformando

l’antico Convento sia in abitazione

per il custode, che per ospitare

gli uffici cimiteriali. Sempre nel

1930 viene realizzato l’ingresso

marmoreo con il cancello in ferro

battuto, di fatto sistemando adeguatamente

la zona d’ingresso

sul viale Tenderini. La Chiesa di

San Lorenzo, nel contempo,

viene sempre utilizzata per officiare

le funzioni religiose e celebrative.

Esiste, poi, il Cimitero di San

Lorenzo “segreto”, caratterizzato

da ampi sotterranei: l’Ossario

posto al disotto della stessa

Chiesa, realizzato nel 1624 e collegato

alle vaste gallerie della

zona monumentale utilizzate per

le sepolture. Nel frattempo, il

vecchio Cimitero di San

Giorgio con l’omonima Chiesa,

soppresso nel 1893, è al centro

di varie proposte di utilizzazione

da parte delle Autorità Comunali

del tempo: rimessaggio per i carri

Comunali, utilizzo dell’area come campo

militare per le truppe di passaggio e come

sito dove realizzare case popolari vista la

notevole richiesta abitativa. E’ il Sindaco

Ulderico MIDOSSI, che comunque ne

intuisce le grandi potenzialità facendo realizzare

sia la Scuola d’Arte che le Scuole

Elementari. Nel 1914 la Chiesa di San

Giorgio viene trasformata in Scuola e in un

locale attiguo ospitato fino al 1925 il

Carro Mortuario del Cimitero di San

Lorenzo. Una presenza mal tollerata dalla

stessa scuola - tanto da dare origine a un

lungo contenzioso legale con il Comune -

che non accettava la sua presenza all’interno

degli spazi collettivi frequentati dai

giovani allievi. Nel 1928 l’annosa controversia

viene risolta, grazie alla disponibilità

di un cittadino, che dona il locale per il

rimessaggio del Carro Funebre Comunale

posto su via Minolfo Masci nel piano terra

dell’antica stazione di posta. Il 10

Giugno 1940, è la data che segna la

svolta nell’utilizzo del Complesso

Conventuale di San Lorenzo.

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continua sul prossimo numero ...

San Lorenzo


Campo de’ fiori 33

La rubrica

dei perchè?

Perchè si dice “fare la siesta”?

Tutti sappiamo che il termine spagnolo "siesta" sta per il riposo pomeridiano successivo al

pranzo, meglio se effettuato su di un'amaca all'ombra delle palme di una bella isola tropicale

nelle afose giornate d'estate. Tuttavia l'origine di questo termine è da ricercarsi nel lontano

Medioevo... Durante il Medioevo, infatti, nei conventi si effettuavano diversi momenti di raccoglimento

al fine di pregare: uno di questi era prossimo al pranzo ed era chiamato "Sesta".

Successivamente all'abbondante pasto veniva effettuato un riposo e da qui venne l'uso del termine

che, nell'idioma spagnolo, mutò nell'attuale e conosciuto termine "siesta". In italiano

potremmo definire la siesta come il pisolino pomeridiano (con o senza amaca)!

Modi di dire

Perchè si dice “volere la botte piena e la moglie ubriaca”?

Questo modo di dire viene rivolto all'indirizzo delle persone che vogliono ottenere solo

guadagno, in ogni tipo di situazione, senza rimetterci qualcosa, senza compiere alcuna

rinuncia o sacrificio... Si dice quindi "volere la botte piena e la moglie ubriaca" e si capisce

benissimo che se la moglie è ubriaca, la botte non potrà mai essere piena... ma qualcuno

ancora pensa che avere entrambe le cose possa essere un'ipotesi reale!

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34

Campo de’ fiori

Le storie di

Max

Gli Omega

Gruppo musicale civitonico dei mitici anni ‘70

Primi anni ’70: un

senso di innovazione,

di cambiamento

e di libertà di

espressione arriva

anche a Civita

Castellana come eco

dei mitici anni ’60 e

delle relative rivoluzioni,

pervadendo

di Amalia Cesarini gli animi dei giovani

dell’epoca e portandoli

a cavalcare una sorta di onda creativa,

fomentando sogni che fino ad allora erano

sopiti. La musica della Beat Generation

ormai aveva seminato e il raccolto era

molto vario, lo si riscontrava nell’animo di

tutti; ogni cosa sembrava possibile e la

parola d’ordine era : LIBERTA’ E CREATI-

VITA’. Nasce così una generazione di “artisti”,

forse un po’ sfacciati ma senza dubbio

“genuini”. Eccoli là allora, a rinchiudersi

dentro cantine e vecchi casali, adattati e

insonorizzati alla meglio con cartoni di

uova e un po’ di polistirolo alle pareti,

imbracciando tutto ciò che poteva assomigliare

a uno strumento musicale, cercando

di tirarne fuori più note possibili e soprattutto

che si avvicinassero a quelle dei

gruppi più in voga: Beatles, Rolling

Stones, Deep Purple, Santana e in particolare

i nostri Nomadi, Formula Tre,

Camaleonti, Dik Dik ecc… C’era chi si dilettava

con la chitarra, che tra l’altro rendeva

“piacioni”, aiutando a rimorchiare le ragazze,

(anche se poi in realtà chi sapeva suonarla

finiva immancabilmente sempre a

suonare la colonna sonora di quelli che

“limonavano”) e chi andava in giro con vari

tipi di congas perché rendevano tutto un

po’ esotico. Così tutti davano sfogo alla

loro arte creando piccoli complessi musicali

(già, perché allora si chiamavano così,

non band, gruppi e tantomeno cover

band). Ebbene, la faccia tosta di questa

generazione è ben rappresentata dagli

Omega, che senza saper suonare nessuno

strumento,prima hanno deciso di formare

il complesso e poi sono andati a scuola di

musica!!! Marcello Silveri ( Marcellino),

batteria; Benigno Branca, chitarra; Claudio

Annesi, basso; Tonino Menichelli (Billy),

voce e chitarra acustica; Angelo Pescitelli

(Gnolo) tastiere, un bel giorno decidono di

avventurarsi nel campo della musica,

fanno una bella colletta e comprano gli

strumenti (usati ovviamente): una batteria

Hollywood grigio perla, un basso

Fender, una chitarra elettrica Fender e

una tastiera Hammond! Vanno a scuola e

in poco tempo riescono a tirar fuori un

brano che allora andava alla grande: Io mi

fermo qui, dei Dik Dik!

Avranno pensato veramente

di fermarsi lì???

Assolutamente no, quello

era solo l’inizio! Infatti

hanno cominciato a tirare

fuori altri brani dei Dik Dik,

Nomadi ecc… fino a sconfinare

nei Santana e i Beatles,

ottenendo un modesto

repertorio che ha permesso

loro di far fronte al primo

concerto, nel piazzale della

Chiesa di San Lorenzo,

all’interno di una rassegna

musicale che comprendeva i

complessi locali più famosi!

Quel concerto lo fecero col

nome di Rothman’s, riferito

appunto alle sigarette che

fumava la maggior parte di

loro. Ciò accadeva nell’estate

del 1974. Da lì in poi

cominciarono ad allargare il

loro orizzonte, facendo

esperienze anche in altri

gruppi e annettendo per

brevi periodi componenti di

altri complessi, creandosi

così un bel bagaglio di esperienze

al punto di decidere

di cambiare il nome in

OMEGA: l’ultima lettera dell’alfabeto

greco, sperando man mano di risalire le

varie lettere fino ad arrivare all’Alfa!!! Non

hanno più assunto il nome delle lettere

ascendenti, ma senza dubbio hanno

cominciato ad avere la loro importanza nel

loro ambito, e visto che erano parecchio

Inizio anni ‘70. Da sx:Angelo Pescitelli, Claudio Annesi,

Benigno Branca e Marcellino Silveri.

Un veglione

richiesti, si sono “allargati” annettendo

altri due pezzi “grossi” : un cantante melodico

col vocione e un sax, rispettivamente

Francesco Anesini (Gnecco) e Roberto Mei

(Sardarello). Adesso si che potevano partire

veramente! Grazie a Francesco si

aggiungono canzoni melodiche, romane-


Campo de’ fiori 35

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Gli Omega con Maria Carta ad una festa dell’Unità

sche e brani di Demis Roussos e grazie a

Sardarello si inseriscono i classici del liscio:

valzer, mazurke, tanghi ecc… Spesso si

univa a loro un’altra chitarra, quella di

Giorgio Angeletti…e sette! Così in un’atmosfera

molto tranquilla, senza grandi

pretese di definizione dei suoni, solo per la

voglia di suonare e spesso solo con il compenso

della cena, affrontavano le varie

feste patronali, le feste de l’unità e i numerosissimi

veglioni per i quali erano molto

richiesti. Alla fine degli anni ’70, con la

maturità acquisita, riuscirono a gettare le

basi per un Festival canoro per bambini,

che , in collaborazione con la parrocchia di

San Luigi a Sassacci, portarono avanti per

parecchie edizioni: l’Usignolo d’Argento,

una manifestazione che richiamò un notevole

numero di partecipanti di un’età compresa

dai 5 ai 15 anni. A metà degli anni

’80 però le serate cominciano a rallentare,

sia perché comincia a diminuire la disponibilità

di qualcuno di loro per problemi legati

alla famiglia e al lavoro, sia perché le

leggi fiscali relative alle serate cominciano

ad essere più rigorose richiedendo

troppi obblighi ai musicisti,

alle associazioni e ai gestori

dei locali e rendendo ciò che

poteva essere divertimento un

vero e proprio lavoro. Così,

come l’alba che pur mettendoci

davanti un giorno bello e

luminoso, rapisce i nostri

sogni, la vita ha preso il

sopravvento sugli Omega,

lasciando ai loro sogni un

tempo molto esiguo

ma…attenzione…anche se sotto

mentite spoglie ( coro della cattedrale)

sotto altri nomi (Giovedì

gnocchi, Yamagna, Tempi supplementari)

o addirittura all’interno di

compagnie teatrali (I

Nunseponnoguardà), la loro presenza

fluttua sempre nell’aria civitonica!!!

Gli Omega al completo: 1. Angelo Pescitelli, 2. Tonino

Menichelli (Billy),3. Benigno Branca, 4. Francesco

Anesini, 5. Giorgio Angeletti, 6. Roberto Mei,

7. Marcellino Silveri.

Gruppo teatrale

civitonico

I

Nunseponnogua

rdà.

Da sx: Raffaele

Micheli, Marco

Manoni,

Pasqualino

Spaziano,

Mauro

Agostinelli,

Marcellino

Silveri

(Omega),

Benigno Branca

(Omega).

In basso:

Sandro (Max) e

Cecilia Anselmi.

Marcellino Silveri, alias Al Capone!

Attenzione!!!

Benigno Branca pronto per una serata

all’Arabesk, a Febbraio del 2009.


... continua dal numero 59

Benjamin David Goodman era nato a

Chicago nel 1909 in una famiglia di ebrei

immigrati polacchi molto poveri e con un

numero imprecisato di figli, tra i quali,

Benny risaltava subito all’occhio per essere

assai piccolo e mingherlino.

Il padre, di professione sarto, era assillato

da una vita piena di stenti, prima in patria

e successivamente in America, tuttavia,

malgrado il suo magro bilancio non mancò

di far frequentare a tre dei suoi figli,

Harry, Fred e Benjamin le lezioni di

musica che si tenevano regolarmente

presso la Sinagoga e, poichè Benjamin

era il più gracile dei fratelli, venne avviato

allo studio del sottile e leggero clarinetto.

A tal proposito Benny Goodman, nella

sua autobiografia dal titolo The Kingdom

of Swing, scrive:

“ … si dice che io abbia scelto di suonare il

clarinetto perché aveva i tasti splendenti,

… in verità, se il mio peso fosse stato due

libbre in più e la mia statura due pollici in

più, oggi probabilmente suonerei una

tromba e non un clarinetto … ”.

Buon per noi! Avendo Benny dimostrato

ben presto una notevolissima abilità come

strumentista, con un altro grosso sacrificio

da parte di papà Goodman, venne prima

affidato privatamente all’insegnante della

stessa Sinagoga e, successivamente, a

Franz Schoeppe ex insegnante del

Chicago Musical College che avrebbe

fatto di Benny quel virtuoso che tutti

conoscono.

A soli quattordici anni cominciò a guadagnare

qualche dollaro suonando qua e là

ispirandosi a tale Ted Lewis, un clarinettista

dell’epoca, ma guardando allo stile di

Leon Rappolo che, da quando aveva

avuto occasione di ascoltare i New

Orleans Rhythm Kings era divenuto il

suo idolo.

Poiché a quell’epoca le leggi del Michigan

non obbligavano i ragazzi a frequentare le

scuole fino a diciotto anni, Benny abbandonò

gli studi per accettare gli ingaggi che

gli venivano via via proposti, militò così in

numerose orchestre, da quella di Kekelah

Jacob Synagogue, a quella di Ben

Pollack e di Paul Whiteman; ciò fino al

1934, allorquando il clarinettista riuscì a

mettere in piedi una sua formazione nella

quale i punti di forza erano costituiti dai

fratelli Jack e Carlie Teagarden e da

suo fratello Harry.

Agli inizi non riuscì ad imporre un suo particolare

stile, anche a causa dei proprietari

dei vari locali nei quali la formazione si

esibisce che esigevano che venisse eseguita

musica Sweet - musica dolce che, a

loro ed al pubblico, piaceva.

Benny Goodman non è di certo l’uomo

più rappresentativo del momento, ma è lui

che consente al Jazz di raggiungere un

pubblico sempre più vasto e che per primo

tenta quello che nessuno prima di lui

aveva osato tentare, ossia presentare

complessi in bianco e nero, vale a dire formazioni

miste di musicisti bianchi e di

colore che porta il Jazz nelle sale da concerto.

Il successo è assicurato da una grande

orchestra che Benny Goodman riunisce

nel 1934, che suona arrangiamenti di noti

musicisti negri e che, grazie al successo

ottenuto, concepisce l’idea di tentare una

nuova forma musicale che egli stesso battezza

Jazz da camera.

Nulla a che vedere naturalmente con la

tradizionale musica da camera, ma piuttosto

un certo senso di intimità e di compostezza

che richiama quella musica; gli

artefici sono, oltre che lo stesso Benny

Goodman, il pianista negro Teddy

Wilson, salottiero e piacevole, il vibrafonista

nero Lionel Hampton e il batterista

bianco Gene Krupa.

Sono questi i dominatori degli anni trenta,

di Riccardo Consoli

anche se al loro fianco militano altre grandi

orchestre, spesso decisamente migliori,

oltre che alcune formazioni bianche di

tutto rispetto.

Ben presto però il nome di Benny

Goodman sarebbe divenuto noto in tutti

gli Stati Uniti ogni sabato sera, infatti, la

NBC trasmette un’ora di Jazz con l’orchestra

del clarinettista che propone esecuzioni

decisamente raffinate oltre che squisitamente

orchestrate.

Non si tratta di certo di un nuovo genere

musicale dal momento che la musica proposta

da Benny Goodman altro non è

che il Jazz già suonato in alcuni locali

dalle orchestre di Fletcher Henderson,

Cab Calloway, Jimmie Lunceford e

Chick Webb tuttavia, mai come in quegli

anni, essa corrisponde perfettamente al

gusto ed alle esigenze di un pubblico giovane

in cerca di emozioni, un pubblico che

rappresenta tutti gli americani senza

distinzione di razza.

Anche per questo lo Swing e di conseguenza

il Jazz, ebbero un successo mai

conosciuto prima di allora; naturalmente

fondamentale fu la diffusione radiofonica

dei programmi di musica Swing cui si è

fatto cenno che portava questa musica in

tutte le case americane.

continua sul prossimo numero ...

Benjamin Goodman


Civita Castellana

a fine Ottocento

Civita entrò a far parte del Regno d’Italia il

12 settembre, poco prima della presa di

Roma nel 1870, con l’entrata in città del

Regio Esercito e la resa della “Bastiglia

Pontificia” e fu governata, per parecchi

anni, dalle famiglie piu in vista e benestanti:

Coluzzi, Morelli, Feroldi De Rosa,

Trocchi, Ciotti, Midossi per citarne alcuni.

Costoro si adoperarono per ingrandire e

modernizzare la nostra città che usciva da

una profonda crisi economica essendo

venuto a mancare il ruolo che aveva svolto

come punto strategico dello stato

Pontificio e i vantaggi che ne aveva tratto,la

carica di Sindaco fu quindi svolta da

questi cittadini,anche perché il 60 per

cento della popolazione era analfabeta. Il

primo cittadino era eletto con nomina

regia,cioè dal Re,poiché soltanto nei

Comuni con 10.000 abitanti il Consiglio

Comunale poteva eleggere il proprio sindaco,

furono infatti eletti con nomina

regia: Ferdinando Giunti reg. delegato

straordinario 1871, Marco Morelli 1873,

Giovan Battista Montanari 1874,Domenico

Coluzzi 1876, Antonio Riccioni 1894, poi

ancora Domenico Coluzzi, le cariche di

consigliere erano svolte da padre in

figlio,da fratello a fratello. La legge 29

luglio 1896, n. 346 (Di Rudini) fece si che

l’elezione dei Sindaci da parte di tutti i

Consigli comunali, confermando la durata

triennale della carica, poteva avvenire

anche nei Comuni che contava 5000 abitanti

come Civita: Giovanni Arrigoni nel

1897 fu il primo Sindaco eletto dai consiglieri.

Iniziarono cosi dopo il 1870 una

serie di cambiamenti: nel Carcere

Mandamentale che si trovava dove ora è

l’ufficio anagrafe in Corso Bruno Buozzi vi

venne trasferita la Pretura, che si trovava

in Piazza di Massa nei locali del Sig. Petrini

in affitto per la somma di L. 1080 annue,

il palazzo fu modificato venne costruita la

scala,allargato il portone, fu rialzato il

secondo piano, costruito il cornicione si

rimosse anche la gradinata della chiesa di

San Francesco per uniformarla alla

Pretura,poiché la sagrestia doveva essere

adattata a biblioteca ed ospitare circa

6.000 volumi. Il Carcere quindi fu trasferito

alle due Torri di via Vinciolino,si acquistarono

gli stabili adiacenti,fu costruito

anche l’alloggio per il custode,il costo fu di

L. 10.021. Le Mole del Treia che erano

state devastate dall’alluvione del 1861

furono riattivate ,i mugnai ne avevano

approfittato formando una Società e

facendo pagare L.150 al quintale per la

molitura traendone cosi profitto e recando

danno ai contadini costretti a sottostare a

ciò per ben 17 anni. La Caserma Militare

Enrico Cosenz che si trovava a palazzo

Andosilla, trasformato poi nel 1899 per

Campo de’ fiori 37

ospitare la

scuola elementare,

fu

ampliata

unendo il

palazzo della

Pretura e

la Caserma

fu trasferita

nel convento

delle

Clarisse traslocate

nel

Seminario. Nel 1878 e gli inizi del 1879 vi

furono altre alluvioni con scarsi raccolti, il

Comune acquistò grano da distribuire

durante i mesi invernali alle famiglie bisognose.

Il demanio donò al Comune la

Chiesa e il Convento dei Cappuccini compresa

la biblioteca e si decise di costruirvi

il nuovo cimitero che si trovava presso la

Chiesa di San Giorgio, fu comperato un

carro funebre per la somma di L. 682,il

trasporto delle salme fu appaltato per la

somma di L. 300,furono piantati gli alberi

nel viale. Venne deciso di costruire il

Mattatoio Pubblico,il maestro muratore

Domenico Paolelli si offri di costruirlo nell’orto

di sua proprietà e di godere della

tassa di mattazione sino all’estinzione del

debito, la proposta non venne accettata e

si deliberò di costruirlo vicino al ponte

Terrano. Venne allargata la strada della via

Flaminia dall’angolo della casa del signor

Arigoni alla chiesa di S. Giovanni demolendo

edifici,in quanto stretta e in cattive condizioni

essendo di vitale importanza per il

passaggio dei carri,del bestiame e per

l’Artiglieria dell’esercito. Si ottenne la fermata

delle 6,29 antimeridiane alla stazione

di Borghetto, i civitonici potevano cosi

recarsi a Roma in mattinata e rientrare la

sera .Nel 1877 venne inaugurato il primo

asilo infantile,le strade di via Posterula e la

salita del ponte Clementino essendo molto

scomode per la salita fu tolto il selciato per

renderle il più possibile pianeggianti con

l’inconveniente che durante le giornate di

tramontana si alzava un gran polverone

costringendo la Spazzatura Pubblica ad

innaffiarle . La Polizia Urbana controllava

la sanità dei cibi e con bilancette tascabili

e controllavano che non ci fossero frodi nei

pesi, il servizio di spazzatura urbana era in

appalto,gli spazzini erano tre con carrettini

a mano, mal pagati,accumulavano il letame

per poi rivenderlo cercando cosi di

arrotondare lo stipendio. Il servizio sanitario

era affidato a due medici più il medico

chirurgo che eseguiva la vaccinazione del

vaiolo,le malattie che predominavano

erano la polmonite, pleuro polmonite,

pleurite, faringite, febbri malariche e cataralli,

C’era la Banda Municipale diretta dal

maestro Antonio Cavicchioli. Gli istituti di

beneficenza erano l’Ospedale,

l’Orfanatrofio, il Monte Frumentario e

Pegni gestito dalla congregazione di

Carità,vi era una banca :la Cassa di

Risparmio. Si pagava la tassa sul bestiame,la

tassa di famiglia o Fuocatico che era

divisa in 20 classi, 700 erano gli iscritti,la

prima pagava L.100 e vi appartenevano

soltanto quattro famiglie, l’ultima L. 1 vi

appartenevano 397 famiglie. Il matrimonio

civile diventò obbligatorio definitivamente

nel sistema giuridico italiano con la promulgazione

del Codice Civile del Regno

d’Italia nel 1865, in vigore dal 1 gennaio

1866 ma i Civitonici preferivano il matrimonio

religioso,infatti nel 1878 erano soltanto

83 quelli celebrati con rito civile e

non si preoccupavano di denunciare il

cambio di residenza come esigeva la

legge. Nel 1878 vi furono 251 nascite,250

morti e furono celebrati 36 matrimoni.

Nonostante la Legge sulla istruzione obbligatoria

le scuole elementari per i bambini

dai sei a nove anni non erano molto frequentate

i genitori renitenti venivano

denunciati al Regio Pretore,vi erano inoltre

le scuole ginnasiali dall’anno scolastico

1876/77. Venne fatto un nuovo regolamento

di igiene pubblica che vietava di di

fare i lavori agricoli come per esempio sfogliare

il granoturco o spellare gli animali

per le vie interne di Civita. L’illuminazione

notturna prima ad olio poi a petrolio infine

il 15 settembre nel 1890 fu inaugurata

quella elettrica,era di quaranta lampioni

oltre al disco dell’orologio comunale che

nei mesi gennaio,febbraio,marzo novembre

e dicembre erano accesi tutta la

notte,negli altri mesi secondo le tavole

lunarie per la spesa di L. 2000, ne fu

aggiunto un altro nella stretta via Febo.

Vennero appaltati i lavori di fognatura e la

conduttura di acqua potabile. Nel 1895 si

impiantava la rete telefonica mandamentale

per circa 60 chilometri, univa per 17

chilometri Civita a Magliano Sabino,15 chilometri

Civita, Faleria,e Calcata,14 chilometri

Civita, Nepi, e Castel Sant’Elia, 18

chilometri Civita, Fabrica di Roma e

Corchiano.

Francesca Pelinga


38

Campo de’ fiori

Corchiano - 2 Giugno 2009. Festa dei giovani della classe 1954.

Foto Severina Iannoni

Civita Castellana

Giugno 2009.

Renato Conti,

classe 1911,

e Flavio Biagiola,

classe 1930.

“Ultimo avamposto

a difesa di Piazza

Matteotti”.

Foto Alberto Sacchi

Al reparto di Ginecologia di

Civita Castellana.

Con affetto e profondo rispetto voglio

ringraziare il reparto di Ginecologia di

Civita Castellana., per la sua grande

professionalità e per l’umanità ricevuta

da tutto il personale medico e

infermieristico del reparto.

Un grazie sincero.

Lorella Zeppilli

campodefiori.biz


Campo de’ fiori 39

Nel cuore

Enrico

Ciccarella

Occorre tanta fede per accettare quello che spesso non riusciamo a capire, e la

morte di Enrico, è comunque una di quelle cose incomprensibili, che ci lasciano

increduli ed attoniti.

Non si può accettare che una persona, già provata da dispiaceri incolmabili, possa

morire così!

Aveva sofferto immensamente quando aveva perso la sua dolce Daniela e s’era trovato

solo con la sua piccola Sara ancora da crescere.

Aveva dovuto trovare il coraggio e la forza per farlo, riuscendovi nel migliore dei

modi.

Aveva allora riversato tutto il suo amore su quella figlia tanto desiderata, ed ogni

volta che ci incontravamo me ne parlava, a volte preoccupato per l’inquietudine

adolescenziale, a volte entusiasta per le innumerevoli soddisfazioni che gli dava.

Povero Enrico, lo conobbi quando ancora avevo l’ufficio in via della Repubblica e fermava

spesso la sua vespa davanti alla vetrina per entrare a scambiare due chiacchiere.

Mi colpì immediatamente la sua mitezza e la sua grande educazione, e già allora mi

parlava della sua profonda fede cristiana e dell’amore per il prossimo.

Ebbi modo di conoscerlo ancor più quando mia figlia, all’età di dieci anni, entrò a far parte del coro della cattedrale, sotto la

giuda dell’insuperato Don Giuseppe. Allora Enrico che faceva già parte di questo prestigioso sodalizio per esserne un basso dalla

voce pura e possente, l’aiutò molto, con la sua accoglienza e cordialità, a superare le resistenze e le paure iniziali che una bambina

come Cecilia poteva avere.

Me lo ricordo in quegli anni accompagnare alla messa della domenica Tonino, quel ragazzo down al quale si era tanto affezionato,

ed ancor più forte ho l’immagine di lui con la madre ed il fratello Ermanno che andavano, immancabilmente sotto braccio,

per via Garibaldi fino a fermarsi alla pasticceria Etrusca per il rito della colazione, un’icona questa di una Civita che non c’è più.

Enrico è stato un appassionato lettore di Campo de’ fiori e me lo

ricordava sempre con apprezzamenti calorosi. E’ stato un mio sincero

estimatore quando anch’io entrai a far parte del coro e lì ha

proseguito la sua attività, dopo la morte di Don Giuseppe, con i

Maestri Enrico Mazzoni, prima, e Laura Ammannato, dopo.

I tanti viaggi con il treno bianco a Lourdes con la divisa

dell’UNITALSI e gli altrettanti pellegrinaggi, gli davano arricchimento

e gioia, così pure la vicinanza e l’amicizia con la Curia, lo riempivano

di soddisfazione.

Anche il giorno prima di morire, Cecilia mi aveva riportato, felice, i

suoi saluti, che non mancava mai di inviarmi.

Ho cantato assieme al tuo coro per accompagnarti nel tuo ultimo

viaggio, e siamo stati tutti presi da un’incontrollabile emozione

quando abbiamo intonato Madonna Nera, il brano che amavi

tanto…

Ciao Enrico

Ricordo Enrico

A Liliana la mia vita

Il 7 Gennaio te ne sei andata,

e con me non sei restata,

a te sono stato sempre affezionato

e per di più ti ho sempre amata.

Quarantacinque anni di matrimonio e di felicità

con tanti accordi e serenità.

Ti porgo sulla tomba questo fiore,

che tu lo passa donare al Signore

e con la tua dolcezza e il tuo sorriso

il Signore ti possa accogliere in Paradiso.

Sandro Anselmi

Antonio Guglielmo


40 Campo de’ fiori

ELENA BONELLI Chiuso CON GRAN SUCCESSO

il suo tour ROMA IN THE WORLD

Sabato 25 e domenica 26 Maggio, il

TEATRO ELISEO ha registarato

straesaurito ed il pubblico era letteralmente

andato in visibilio. Alla fine

dello spettacolo una gigantesca bottiglia

di champagne è stata stappata

in scena per brindare alla chiusura

del progetto “Roma in the world - la

canzone romana nel mondo” che da

6 anni sta calcando i più bei palcoscenici

mondiali.

Elena Bonelli e la sua New Band sono

stati accolti da scroscianti applausi e standing

ovation. L’artista romana ha avvolto

la platea facendola partecipare per tutto lo

spettacolo col canto di canzoni del repertorio

romano quale

“Barcarolo Romano” di

Romolo Balzani, “Tanto

pe Cantà” di Ettore

Petrolini, “Sinnò me

moro” di Carlo

Rustichelli ma anche

inediti scritti in romanesco

dalla Bonelli e musicati

da Mariella Nava,

presente in sala e Pippo

Caruso. Nella totale

attenzione del pubblico

che ha seguito con passione

la performance

della Bonelli l’attrice ha

tenuto quasi due ore di

spettacolo, intervallando

alle canzoni romane,

brani recitati e citazioni

dei grandi personaggi

della romanità. Molto

suggestiva la proiezione

in cui la Bonelli interpretava

la grande Anna

Magnani intervistata da

Carlo Lizzani, e “Le mantellate” girate dentro

il carcere. Straordinaria l’interpretazione

di “Chitarra Romana” in fado portoghese

che da l’idea di sentire una Amalia

Rodriguez capitolina, e molto divertente e

apprezzata dal pubblico una “Roma nun fa

la stupida” in swing americano. Il pubblico

ha battuto il tempo di tutte le canzoni e

ha omaggiato l’artista con una standing

ovation. Alla fine l’attrice ha ringraziato

tutto il pubblico che, tornando assiduamente

ai suoi spettacoli, l’ha seguita per 6

anni e stappando una enorme bottiglia di

champagne in scena, ha brindato con tutti

al successo dell’operazione. Molto efficace

ed affiatata la NewBand diretta da

Giandomenico Anellino–Chitarra, Roberto

Mezzetti–Percussioni, Roberto Magnanensi

– Fisarmonica, Luca Perroni–Piano,

Alessandro Mazza–Basso, Riccardo

Medile–Chitarra, coordinati dalla Bonelli

che di questo allestimento ha curato

anche la regia. Aveva già scaldato 20000

romani che l’hanno applaudita in Piazza

Campidoglio, ma ieri sera la Bonelli,

avvolta da un seducente abito di Donna

Karan, ha trasformato la serata in due ore

di magia regalando al pubblico ogni genere

di emozione. Ad applaudirla molta

gente di spettacolo quali:, Renato

Balestra, Battaglia e Miseferi, Stelvio

Cipriani, lo stilista Paolo di Pofi, gli

scenografi Dante e Francesca Ferretti

e Gaetano Castelli, l’autore tv Cesare

Lanza, Amedeo Minghi, Mariella

Nava, Dario Salvatori, Maria Monsè,

Catena Fiorello, Vittorio del GF, il

Vice Presidente del Consiglio

Comunale On. Mirko Coratti, il

Senatore Mario Baldassarri, Lella

Bertinotti Fagno, Gianni Bisiach, il

principe Carlo Giovannelli, nonchè il

figlio di Romolo Balzani Remo ed altri.

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it


42

Campo de’ fiori

L’angolo del Bon Ton

Subito dopo il servizio

del caffè, o anche contemporaneamente

a

tavola o in salotto,

vengono offerti liquori

e digestivi.

I bicchieri di diversi

tipi, a seconda dei

di Letizia Chilelli liquori che si vorranno

servire, verranno posizionati

su di un tavolo di servizio o su di un

mobile bar.

Spesso vengono offerte più qualità di

liquori, se invece si opterà per un liquore

solo, si dovrà scegliere qualcosa di molto

particolare come un buon nocino o un ottimo

limoncello fatto in casa o un amaro,

una tequila o un liquore caratteristico

acquistato in un viaggio, un famoso

cognac, una vodka ghiacciata oppure dell’eccellente

whisky.

Il whisky, si potrà servire al naturale, come

digestivo e se ne verseranno circa due

dita, oppure con ghiaccio che metteremo

nel bicchiere prima di versarlo, si potrà

aggiungere anche soda o acqua naturale

in quantità uguale al volume del whisky.

Altro discorso per il cognac, se lo si serve

nell’apposito bicchiere a tulipano possiamo

procedere così:

- Versare il cognac in ogni bicchiere servendolo

da destra;

- Prendere il bicchiere per lo stelo, alzarlo

e inclinarlo avvicinandolo al collo della bottiglia

che terremo con la mano destra,

quindi lo verseremo;

- La bottiglia non va tenuta in mano ma

adagiata nell’apposito supporto (cannoncino)

di ferro o di legno; alziamo il bicchiere

e lo avviciniamo alla bottiglia inclinando

sia il bicchiere, sia il “cannoncino”.

Se ospiteremo, invece, i nostri amici per

un drink serale, magari il sabato sera, predisporremmo

tutto in cucina, in questo

caso gli accessori saranno ridotti al minimo:

non si offrono bevande miscelate, è di

rigore il secchiello del ghiaccio.

I liquori da offrire saranno: brandy,

cognac, vodka, grappa, limoncello o


amari. Nel servizio dei liquori non dovrà

mancare poi dell’acqua minerale fresca,

graditi saranno anche dei piccoli assaggi di

cioccolatini o marron glacè.

TIPI DI BICCHIERI

Vediamo in questa rassegna i bicchieri che

non possono mancare per il servizio dei

liquori.

- Bicchiere tradizionale da cocktail secco

che ha la forma di una piccola coppa conica

svasata con gambo corto. Va tenuto

sino all’ultimo nel freezer e lo si riempie

con miscele concentrate molto alcoliche,

ma in quantità modeste;

- Il Tumbler o bicchiere da whisky, con

forma a cilindro, molto capace si usa molto

per i long drinks e le preparazioni on the

rocks;

- Il Ballon da brandy

o cognac, con forma

panciuta ma con

imboccatura stretta,

che serve per canalizzare

verso il naso i

sentori del liquore, si

tiene il corto gambo

tra il dito medio e

l’anulare e si sorregge

il bicchiere con il

palmo per scaldare il

contenuto per poterne

apprezzare così i

profumi e il sapore.

Di solito viene scelta

la misura media che

corrisponde alla

capacità di un bicchiere da vino normale;

- Il Tulipano, è il “vecchio” bicchiere da

Marsala, leggermente panciuto e con la

bocca che tende a restringersi terminando

dritta, si usa per i vini ad alta gradazione

alcolica o per liquori come amari, creme o

il brandy in assenza del ballon;

- Il Gotto, bicchiere basso e tozzo, di cristallo

e spesso inciso alla base, si usa per

il vermut serviti freddissimi ma senza

ghiaccio;

- I bicchieri da vodka, con base cilindrica

da cui parte una parte stretta e alta, che

vengono tenuti nel freezer fino all’ultimo

secondo prima del servizio o ancora

meglio se vengono immersi in una coppa

piena di ghiaccio tritato.

Si usano solo per il servizio della vodka;

- Il Calice grande che corrisponde al bicchiere

da acqua del servizio da tavola, si

usa per le composizioni che richiedono

impiego di frutta fresca, che viene tagliata

a fette o a spicchi.

Ultimo consiglio: se gli invitati sono numerosi,

è obbligatorio riempire prima tutti i

bicchieri e poi servire, per evitare di far

attendere troppo gli ospiti che avremmo

servito per ultimi.

(Bibliografia: “La mia cucina”).


Campo de’ fiori 43

Lette a Napoli

Pane fresco caldo

Vendesi gelateria, liquido tutto

Si vendono letti a castello per bambini di legno

Si vendono mobili del 700 nuovi

Carne bovina, ovina, caprina, suina, pollina e coniglina

Polli arrosto anche vivi

Si ammazzano galline in faccia

Se mi cercate sono al cimitero ... vivo

Non andate altrove a farvi rubare, provate da noi

Al reparto bambini 3 al prezzo di 2

Si vendono impermeabili per bambini di gomma

Si smacchiano antilopi

Si riparano biciclette anche rotte


44 Campo de’ fiori

Il diario dei

Giras

questa pagina è dei ragazzi speciali

li

Domenica 10 Maggio 2009 - Pratica di Mare (Roma) - Zoo Marine.

I ragazzi del Centro Rosa Merlini Frezza di Civita Castellana, le loro famiglie e gli accompagnatori, in gita.

Alcuni momenti di questa divertente giornata.


Campo de’ fiori 45

Madonna di Uliano

Otto secoli di storia e tanta fede

S

L’interno del Santuario

i respira veramente un’aria di grande tranquillità,

come è difficile trovare. Chi, tra le

mie conoscenze, vi è già stato ed è solito

ritornarvi, me lo aveva raccontato, aveva

cercato di descrivermelo, ma pur avendo

provato ad immaginarlo, non avevo potuto

minimamente avvicinarmi alla realtà.

Forse, se mai l’avessi provata, avevo

dimenticato che potesse esietere una pace

tale, immersa, come tutti, nel caos di ogni

giorno. Sono rimasti veramente pochi i

luoghi al mondo dove poter ascolatre quel

silenzio e, allo stesso tempo, parlare ed

ascoltare noi stessi e pregare quel

Signore, unico artefice di tanta pace.

Sto parlano del Santuario della Madonna

di Uliano, situato a circa sette km dal centro

del paese di Magliano Sabina (Ri), ed

eretto sul Colle di Chiorano, sotto il quale

si apre un’apia vallata, solcata da un piccolo

torrente, le cui acque, nel lontano

1242 riportarono alla vita un neonato

morto soffocato e guarirono le piaghe

della madre, sfregiata dal marito, perchè

causa involontaria della morte del loro piccolo.

Questa è la storia del primo di una lunga

serie di miracoli compiuti dalla Madonna

per mezzo di quelle acque (storia che

abbiamo già riportato nel n. 52 di Campo

de’ fiori). L’originaria chiesa, voluta da

Giuliano per ringraziare Maria Santissima

della grazia ricevuta, non esiste più ormai

da tempo, così l’effige della Madonna di

Uliano venne conservata in varie chiese

del paese. Fino a che nel 1967, l’allora parroco

di Magliano Sabina, don Attilio

Falcetta, volle costruire un nuovo santuario,

esclusivamente dedicato alla Madonna

del miracolo, non molto distante dal primo

e dal luogo dello straordinario avvenimento.

Ben presto, per mantenere vivo il ricordo

dell’accaduto, alcuni fedeli maglianesi si

riunirono dando vita ad una compagnia di

confratelli e consorelle, chiamati a pagare

la somma di 50 cent., che si sarebbero

presi cura del santuario e avrebbero onorato

la Vergine di Uliano in tutte le festività

dedicate alla Madonna, particolarmente

nel giorno dell’Annunziata.

Siccome però tale giorno cadeva nella stagione

piovosa si decise di festeggiare la

ricorrenza il secondo giorno dopo la

Pasqua. Tutto ciò permise di mantenere la

chiesa di Santa Maria di Ulliano in buono

stato per circa tre secoli e mezzzo, e di

essere restaurata nel 1735 per volere di

una signora assai devota alla Madonna.

Nei secoli successevi, invece, il luogo di

devozione venne piano piano trascurato e

la chiesa, accanto alla villa di Giuliano,

venne sconsacrata e venduta

Anche il luogo vero e proprio del miracolo,

dove era stata fatta costruire una fonte,

nella quale i malati erano soliti recarsi per

bagnarsi con l’acqua miracolosa, è oggi

praticamente inaccessibile, poichè le erbe

e gli spini hanno, purtroppo, coperto il

sentiero. E’ possibile però prendere un po’

di quell’acqua miracolosa tramite un

impianto idrico, che, grazie ad una pompa,

fa arrivare l’acqua alle fontanelle poste nel

cortile antistante il nuovo santuario.

Studi approfonditi hanno rivelato che questa

acqua è acidula e ferruginosa e quindi

particolarmente indicata per la cura di

malattie intestinali, essendo purgante e

diuretica.

Nonostante le vicissitudine del Santuario, i

confratellii e le consorelle della Madonna

di Uliano si susseguirono di generazione in

generazione, mantenendo sempre viva la

fede e la devozione per Maria Santissima.

Attualmente, sono a capo

del gruppo rispettivamente

Pierino Marciani e

Natalina Taizani. Le cariche

vengono rinnovate

ogni tre anni per gli uomini

ed ogni cinque per le

donne. I confratelli hanno

mantenuto l’antica tradizine

di festeggiare la

ricorrenza del miracolo il

giorno successivo alla

Pasqua, quando, dopo la

benedizione delle ciambelle,

si parte dalla chiesa

di San Pietro per arrivare,

dopo le soste presso la

chiesa di Madonna

Grande e quella della

Madonna degli Angeli, al Santuario, per

celebrare la santa messa. Al termine, si

estraggono i nomi di dodici confratelli, che

avranno il compito e l’onore di tenere per

un mese in casa propria l’Urna.

Si è perduta l’abitudine di fermarsi tutti

insieme a mangiare all’aperto sui prati che

circondano il Santuario, a ridosso del

fiume e della polla miracolosa, anche a

causa dell’inaccessibilità a quei luoghi.

Le consorelle, al contrario, si trovano a fetseggiare

la Madonna di Uliano nella seconda

domenica di ottobre. Si arriva procesionalmente

con l’Urna, si celebra la messa,

si estraggono le dodici nuove “festarole”

che per un anno, a turno, la terranno in

casa, si offre un piccolo rinfresco ai fedeli

intervenuti e si conclude con il pranzo

annuale.

Con il passare del tempo molte cose cambiano.

Importante è però che a restare

salda sia la fede, la devozione e l’amore

verso la Madonna.

Pierino e Natalina, i due presidenti, sostenuti

da altri fedeli compagni, si stanno

muovendo quanto più possono per riaprire

l’antico passo che porta direttamente

alla polla d’acqua miracolosa, ormai

abbandonata da oltre trent’anni.

Sarebbe un vero peccato lasciar cadere

nell’oblio un avvenimento di tale grandezza,

una tradizione così antica e sentita.

Non sarebbe giusto privare tante persone

della possibilità di recarsi in quel luogo e,

magari, ricevere la stessa grazia che

Dorotea ricevette quasi otto secoli fa, per

intercessione di Maria.

Riscopriamo e conserviamo le cose belle,

condividiamo ciò che Dio ci dà di straordinario.

Crediamoci.

Ermelinda Benedetti

Alcune Consorelle e Confratelle della Madonna di Uliano

Il Santuario della Madonna di Uliano è visitabile

tutti i sabati e le domeniche dalle

ore 16.00 nel periodo estivo e dalle ore

15.00 durante il periodo invernale.


46

Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

FESTA DI SAN LUIGI

GONZAGA

17 - 21 GIUGNO 2009

SASSACCI, CIVITA

CASTELLANA

Mercoledì 17 giugno

Ore 12.00 Apertura festeggiamenti

Ore 21.15 Chiesa di San Luigi Gonzaga, Sassacci:

Concerto dell’Orchestra da Camera “Le Metamorfosi

Musicali”, 6° edizione in memoria di

Giovanni Colamedici

Giovedì 18 giugno

Ore 19.30 Apertura stand gastronomico

Ore 21.30 Esibizione di danza contemporanea Modern

Jazz e Classica della scuola Blu Life di Civita

Castellana

Venerdì 19 giugno

Ore 17.00 Un pomeriggio per i bambini con animatori in Piazza,

scivoli gonfiabili, baby dance, regali, clown, giocolieri, musica e palloncini

artistici.

Ore 19.00 Apertura stand gastronomico

Ore 21.00 Inizio serata musicale con i Money For Band Cover

Dire Straits

Ore 22.30 La serata continua con il gruppo

Tempisupplementari

Sabato 20 giugno

Ore 17.00 Un pomeriggio per i bambini con animatori in Piazza,

scivoli gonfiabili, baby dance, regali, clown, giocolieri, musica e palloncini

artistici.

Ore 19.00 Apertura stand gastronomico

Ore 21.00 La compagnia teatrale La bottega delle chiacchiere

presenta “Alleluia Brava Gente”, commedia

musicale di Garinei e Giovannini

Domenica 21 giugno

Ore 8.30 Santa Messa

Ore 11.00 Messa Solenne

Ore 17.00 Esibizione Trial offerto da “Top Trial Mito Show”

Ore 17.30 La Banda Musicale Muzio Clementi di Civita Castellana

percorrerò le vie della frazione

Ore 19.00 Santa Messa e solenne processione

Ore 19.30 Apertura stand gastronomico

Ore 21.30 Serata musicale con i Skartoon Band Clyde e la

sua banda, le sigle dei cartoni animate come non le avete

mai sentite.

Ore 24.00 Chiusura dei festeggiamenti con grandioso

spettacolo pirotecnico.

Il Salotto dei Singles

Evento speciale di cultura a arte per comitive. Per tutte le

domeniche del periodo estivo fino a settembre.

ABBAZIA DI FARFA

Domenica 14 giugno - Domenica 21giugno - Domenica

28 Giugno 2009 oasi nel giardino dell'abbazia di Farfa

torneo di Brunch e Burraco per tutti., ore 12,30 E.16.

Telefonare ad Adriana 333-7806648.

Vi aspetto in tanti!


Campo de’ fiori 47

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

3° Raduno Bandistico

Il raduno bandistico, promosso dal Comune di

Corchiano e dalla locale Banda Musicale “G.

Verdi”, vuole creare nuove sinergie e collaborazioni

con altre realtà bandistiche del territorio. Protagoniste

di questa edizione, oltre alla banda del paese organizzatore

dell’iniziativa, l’associazione “Amici della

musica” di Allumiere e la Banda Musicale

“G.Porri” di Vasanello. La manifestazione avrà luogo

domenica 5 Luglio 2009, a Corchiano, e rispetterà il

seguente programma:

ore 17.30 Partenza delle bande dai diversi siti del

paese

ore 17.45 Arrivo in Piazza del Bersagliere ed esibizione

delle singole bande

ore 18.45 Le bande, inquadrate in formazione unica,

sfileranno lungo Via Roma, sino a raggiungere Piazza

IV Novembre

ore 19.00 Concerto delle singole bande , con maxi esibizione

finale in Piazza Pina Piovani e premiazione.


48

Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

L’Associazione Fab(b)rica delle

donne organizza una filiera alimentare

che si propone di far conoscere e valorizzare

nel settore agro-alimentare del

nostro territorio le attività e la produzione

al femminile e di indirizzare i consumi

verso le produzioni locali.

L’evento che avrà luogo a Fabrica di

Roma (Vt) nei giorni 25, 26 e 27 giugno

è patrocinato dall’Assessorato

all’Agricoltura della Regione Lazio, dalla Provincia di Viterbo, dal

Comune di Fabrica di Roma, dalla Consigliera di Parità e dalla Delegata

alle Pari Opportunità della Provincia di Viterbo. La manifestazione

seguirà il seguente programma:

25 giugno – ore 21,00 – Sala della Biblioteca

Inaugurazione e presentazione di una mostra in tema.

Proiezione del film documento “Terra Madre” di Ermanno Olmi.

Degustazione di prodotti locali e artigianali.

26 giugno – ore 17,00 – Sala della Biblioteca

La cittadinanza incontra: l’Associazione Slow food “Buono, pulito e

giusto”, i nuovi criteri di scelta; le donne del settore impresa e etica.

Proiezione di un filmato storico anni ’50, sull’ultima sagra delle

pesche a Fabrica di Roma.

Degustazione di prodotti locali e artigianali.

27 giugno – ore 17,00/ 22,00 – Piazza del Duomo

Mostra dei prodotti delle aziende e cooperative di donne agricoltrici e

artigiane: vendita e degustazione.

Pietro

Sarandrea

in collettiva al

Museo Crocetti

Via Cassia, 492

Roma

Dal 2 luglio al

26 luglio 2009

Inaugurazione

giovedì 2 luglio

alle ore 19.00

Orario

mostra:

dalle ore

11.00 alle

ore 18.00

compresi

festivi.

Chiuso il

martedì e il

mercoledì


Campo de’ fiori 49

Vita cittadina

Domenica 24 maggio si è svolto alla sala Cicuti, gremita di spettatori,

come ogni anno lo spettacolo teatrale della scuola

dell’Infanzia “GRAMSCI”che è una scuola colorata dalla presenza

di tante culture e di tante religioni che convivono pacificamente nel

rispetto reciproco e chi meglio del Circo con la sua allegria ed artisti

di ogni parte del mondo può rappresentarli. I bambini di tre, quattro,

cinque anni si sono esibiti con le musiche tradizionali del circo,le

coreografie sono state realizzate dalle sorelle Francesca e Sara

Antonelli. Le insegnanti hanno curato i costumi e la scenografia in

collaborazione con la scenografa Licia Liberati. Alla fine dello spettacolo

i bambini di cinque anni hanno ricevuto il diploma di licenza di

scuola dell’Infanzia. I piccoli artisti hanno riscosso un grande successo

dimostrando che la scuola serve anche ad insegnarci a vivere

insieme che ci sono altri popoli,altre modi di vivere che sono validi

tanto quanto i nostri e che il miscuglio è arricchimento reciproco.

Pelinga Francesca

Corchiano - 31 maggio 2009. Infiorata in occasione della

chiusura del mese Mariano.

Civita Castellana - 16 maggio - Palazzo Montalto

Belei. Presentazione del libro “BOOM (il tonfo)

economico” di Antonio Orlando. Da sx Fabrizio

Anzellini, Antonio Delli Iaconi, Luigi Annesi,

Antonio Orlando, Augusto Ciarrocchi.

San Giovanni Rotondo (Fg) - 31 maggio 2009 -

57° Raduno Nazionale Bersaglieri.Nella foto in basso un

gruppo di ex bersaglieri di Corchiano, che hanno partecipato

al raduno. Da sx: Massimo Zannotti, Paolo Bernabei,

Domenico Ceccarelli, ... , Romeo Campanelli.


La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Auguri a Daniele e Michela sposi il

23 Maggio, gli amici delle Forre del

Treja partecipano con gioia alla loro

felicità.

Sei

meraviglioso

mio grande

dolce Michel,

da mamma

Fiorella, papà

Bruno e da

tutti quelli che

ti conoscono

Tanti auguri a Ivan

Pirri di Corchiano

che il 24 maggio ha

ricevuto la

sua Prima Comunione,

da papà Massimo,

mamma Viviana e

dalla sorellina

Melissa.

Tanti auguri a Filippo

Carosi che il 7 Luglio

compi 1 anno, ti voglio

tanto bene cucciolo

dalla tua cuginetta

Asia.

Il 17 Giugno è il nostro 7° anniversario,

volevo ringraziarti per

ogni minuto passato insieme, sei

davvero speciale ed io sono molto

fortunata ad averti accanto.

Ti Amo dal profondo del cuore.

Cara Trilli, il 24

Giugno sarà il tuo

compleanno, 3 anni

sono importanti e

vanno festeggiati in

grande!” Ti facciamo

tanti auguri e ti mandiamo

un mare di

bacioni. Ti vogliamo

davvero tanto

bene,sei la nostra cucciolina.

Ancora tanti

baci da zio Marco e

zia Elisa.

Un grandissimo

abbraccio forte forte dalla

zia Fiorella, da Michel e

zio Bruno

Verena e Antonio insieme da 36 anni

il 10 Giugno, siete ancora bellissimi!!

Auguri, gli amici delle Forre del

Treja.

Verena 58 anni non avere il tempo di

sentirli!

Sei davvero in gamba, auguri dagli

amici delle Forre del Treja.

Tanti auguri a Matteo Longo che compie 2

anni il 10 Giugno, da mamma Lorena, papà

Alessandro, i nonni Antonio, Maddalena,

Renzo e

Daniela, gli

zii Giovanni

e Loredana

e le cuginette

Sara

e Martina.


Tantissimi auguri alla

nostra piccola Sofia che il

14 Giugno compirà 5 anni.

Auguri dalla mamma, dal

papà, dalla sorellina

Rebecca, dai nonni e da

tutti coloro cha la amano.

P.S.

Sei un dono meraviglioso!!!

Tanti auguri ad Angelo

e Sabrina per il loro

primo anno di matrimonio,

il 22 giugno.

Auguri dal papà, la

mamma, la sorella, il

fratello, il cognato

Francesco, la nipote

Vanessa e i suoceri

Ridolfi.

Michela

Maggio

annuncia la

nascita

della sorella

Rebecca.

Tanti auguri

dai

genitori, i

nonni

e gli zii.

Tanti auguri al

piccolo cucciolo

Filippo Carosi

che compie

1 anno

da mamma,

papà, i nonni, gli

zii e

i cugini.

1° Febbraio 1959 Febbraio 2009

Tanti Auguri Armando Antonelli e Maria Luisa Ripani

per i loro 50 Anni di Matrimonio da parte degli figli

Massimo e Claudio, delle nuore Filomena e Gabriela e

dei nipoti Stefano, Tiziano, Andrea, Viola e Aurora.

Congratulazioni a Federico Rosella

che il 4 marzo ha conseguito

la laurea in Comunicazione

Interlinguistica

applicata,

presso

l’Università di

Trieste.

Tanti auguri

dalla mamma, il

papà e gli amici

di Trieste e

di Civita

Castellana.

Tantissimi

auguri di

buon compleanno!!!!

Sono 26 !!!!

Ti voglio un casino

di bene!!!!

Valentina e Davide

Tanti auguri di buon

compleanno a Matteo

Ferrari di Monza che

compie gli anni il

30 Giugno


52

Campo de’ fiori

Tanti auguri a zio marco per i suoi 40 anni da

Martina, Lavinia e tutti i parenti.

L’8 Maggio

Maggiorino Di

Berardino festeggia

il suo 85° anno di

età e il 31 Agosto

sua moglie Giuditta

Di Clemente festeggia

i suoi 84 anni.

Tanti auguri dai

figlie e dai nipoti.

Ciao zia Titti, non ti aspettavi questa sorpresa

per il tuo compleanno, vero? Però in

fondo al nostro cuoricino

sentivamo il bisogno di

dirti che ti vogliamo

tanto bene perché sei

una persona tanto speciale!

Auguroni dai tuoi nipotini

Simone, Sofia, Giada

e Rebecca e da tutti

coloro che ti amano

Tanti auguri a

Michele Moscioni

che il 19 Giugno

compie gli anni, da

mamma, papà,

Roberto e tutta la

redazione di Campo

de’ fiori.


Campo de’ fiori 53

Ciao sono Puzzola,

anche se assomiglia ad

una piccola iena in

miniatura. Sono di taglia

piccola, mini, avrò 7/8

mesi e non vedo l’ora di

trovare una casa e una

famiglia tutta mia.

Verrò consegnata

sterilizzata.

Ti aspetto! 3389383581

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MASCHIETTO. QUALCU-

NO MI HA GETTATO NEL

CASSONETTO DELLA

SPAZZATURA MA PER

FORTUNA SONO PASSA-

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OPPORTUNE VERIFICHE.

Ciao, sono VASCO, cane

simil corso di circa 2 anni,

taglia medio/grande, ma so

vivere in appartamento perchè attualmente sono in stallo

presso un volontario del canile e mi comporto benissimo.

Mi trovo a Roma ma mi portano dove sei tu! Sono

buono come il pane, conosco il guinzaglio ma cerco

disperatamente una famiglia che mi sappia dare l’affetto

che io contraccambierò senza voler nulla in cambio.

Fate presto perchè il volontario a fine giugno se ne va e

allora dovrò ritornare in Canile...Vi prego: non fatemi tornare

là. FEDERICO: 3337788516

Trovata ieri pomeriggio 8 maggio a

Vallerano VT cane di taglia piccola tipo

chihuahua età presumibile 3/4 anni femmina

mantello marrone chiaro con due

striscie più chiare sun dorso trasversali,

ha un microchip Country 982 -

982009106549970 che non risulta registrato

nella Regione Lazio. Come accadeva

molto tempo fa le persone mettevano

il microchip al cane, lo avevano trascritto dal veterinario nel libretto, ma

non andavano a registrarlo all’anagrafe canina della ASL di

competenza territoriale, ecco il risultato NON si riesce ad identificare

il proprietario. Associazione Garibaldi Onlus-Vetralla 3389383581

Non siamo riusciti a contarli:

potrebbero essere 3-

4 o 5 di taglia piccola (

simil volpini) e non ne

conosciamo il sesso.

Cercano casa e se volete

adottarli, vi portiamo sul

posto a sceglierli, e potrete

così visionare anche i

genitori

(di taglia piccola).

Angela: 3389383581

Smarrita simil

maremmana

bianca nella

riserva naturale

del lago di Vico

(zona Santa

Lucia). E’ paurosa

e si spaventa,

se l’avvistate non tentate di prenderla

altrimenti scappa. Ha microchip ed è

sterilizzata, risponde al nome di Bianca.

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54

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Civita Castellana - 1958. Da sx Alberto Piccolo, Antonio Madeddu e

Francesco Vizzaccaro.

Civita Castellana - 6 Giugno 1949. Ristorante Albergo Bar

Flaminio. Da sx Armando Bravini, Maurizio Fani, Flora Bravini e

Mario Bravini. Foto del Sig. Ulisse Frezza.

Campo de’ fiori

Civita Castellana - 1964. In piedi da sx: Luigi Cimarra, Massimo Bruzziches, Giuseppe Conti, Luciano Paolelli, Marco Marchetti, Angelo Rossini,

Vincenzo Crescenzi. In basso da sx: Domenico Paolelli, Giuseppe Profili, Giampaolo Pellegrini, Filippo Sopranzi, Alberto Sacchi.


Campo de’ fiori

55

ei ricordi

Campo de’ fiori

Maestro Celestino Morelli - Banda Virgilio Mazzocchi - Via della Repubblica Osteria di Moriconi

Campo de’ fiori

4 aprile 1954 campionato juniores Fabrica di Roma - foto del prof. Vinicio Testa


56

Campo de’ fiori

Album de

Campo de’ fiori

5

4

6

3

7

8

1

2

10

9

11

Fabrica di Roma - 1944. Matrimonio di Augusto Anselmi e Alba Iannoni.

1. Paolo Celeste, 2. Lisandro Iannoni, 3. Francesca Tranquilli, 4. Laurina Alessi, 5. Silvestro Anselmi, 6. Vera Iannoni, 7. Marisa Anselmi,

8. Augusto Testa, 9. Rosa Anselmi, 10. Tommaso Anselmi, 11. Mario Iannoni.

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - Anni ‘60. Lucia Francola e le sue sartine. Da sx Rina Tabacchini, Lucia Francola, Luciana Beccaccioli, Nadia Ricci.


Campo de’ fiori 57

i ricordi

Campo de’ fiori

Fine anni ‘50 - I fondatori della Ceramica Flaminia con una delegazione bulgara - foto della Sig.ra Doriana Gai

9

17

18

19

20 21

22

Campo de’ fiori

8

10

11

12 13 14

15

16

1

2 3 4

5

6

7

Civita Castellana - 1960 -‘61. Terza media. 1. Piero Basili, 2. Delio Sansonetti, 3. Franco Acqua, 4. Franco Zarghetta, 5. Franco Pedica,

6. Leonardo Ciavarella, 7. Concordia, 8. Angelo Corradi, 9. Gianni Manocchio, 10. Gianni Calisti, 11. Mario Quadraccia, 12. Amedeo Ferrelli,

13. Sandro Anselmi, 14. Felice Savioli, 15. Eligio Di Lorenzi, 16. Prof. Pandimiglio, 17. Aldo Del Priore, 18. Guido Spinelli, 19. De Mattia,

20. Walter, 21. Massimo Mariotti, 22. Francesco Sacchetti.


58

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

1933 Reclute Enzo Tribolati - Pressi (Beccacciò)

Maggio 1947 - Fabrichesi ad Assisi

foto della sig.ra Verena Baldassi

Campo de’ fiori

4

3

1

2

6

5 7 8

Fabrica di Roma - ragazze prima metà anni sessanta - foto della Sig.ra Piera Pulcinelli. 1. Rosaria Ricci, 2. Lina Grandi, 3. Paola Marcelli,

4. Carla Cuneo, 5. Stefania Lapico, 6. Ede Zanatta, 7. Bianca Marcelli, 8. Piera Pulcinelli


Campo de’ fiori 59

ei ricordi

Campo de’ fiori

Pietro Morzelli - Nazzareno Balducci - Francesco Nelli (Frasca) - 1953 - tiro a segno

Campo de’ fiori

1966 - Famiglia di Tabacchini Giacinto e Serafina Bedini - fot della sig. Laura Argelli


60

Campo de’ fiori

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62 Campo de’ fiori

Oroscopo Giugno

ARIETE: Finalmente comincerai

a raccogliere frutti

nel campo lavorativo; l’estate

ti porta grosse quantità

di novità in tutti i

campi, la salute, generalmente

buona ti spinge a maggiori attività.

Vivi bene ma con moderazione.

TORO: La tua voglia di

vivere ti accende e questo

mese è ottimo per ‘amore

serio ma anche per le

avventure… il lavoro ha

bisogno di essere revisionato,

come la salute, niente di serio, ma è

meglio non trascurare.

GEMELLI: Le ultime esperienze

ti spingono a fare il

punto della situazione,

molte sono le cose da eliminare,

ma dopo, avrai

una visione più chiara…

denaro in arrivo; l’amore và rivalutato e

comunque vanno prese in considerazione

le cose vere e durature.

CANCRO: Finanza da

tenere sotto controllo.

L’amore invece va al galoppo,

forse sarà necessario

smussare qualche angolo,

ma ne vale la pena. Per i

single ci sono novità importanti, occhi

di Gaetano Grasso

aperti state per non essere più soli.

LEONE: Lavoro un po’ in

stallo e la salute crea qualche

problema di lieve entità,

dovrai invece stare

attento nei rapporti di coppia,

devi mettercela tutta e

mantenere vivo il dialogo, ogni cosa va

chiarita.

VERGINE: Finalmente le

cose cominciano a girare

per il verso giusto, il lavoro

presenta nuove prospettive,

l’amore può portare

all’altare e … perché no, un

bebè sarebbe un dono stupendo… pensaci.

BILANCIA: Incomincia a

rivedersi il sole, e anche tu

come lui tornerai a sorridere.

Ci saranno tantissimi

incontri nei vari settori

della vita (l’amore?).

Viaggi, cambiamenti, avventure galanti,

insomma non avrai motivo per annoiarti.

SCORPIONE: C’è agitazione

tutto intorno a te,

rifletti bene prima di parlare

e di agire, tieni sotto

controllo la tua impulsività.

Cerca di non farti nuovi

nemici quelli che hai sono sufficienti …

occhio alla dieta e alla salute.

SAGITTARIO: Questo è

un momento di paura nel

quale dovrai al luogo riflettere

e valutare per poi scegliere.

L’estate ti porta

grosse novità ma dovrai

prepararti, e avere cura del tuo corpo,

dimagrire un po’ e cercare di eliminare gli

effetti del tempo.

CAPRICORNO: Puoi

cominciare a tirare un

sospiro di sollievo, l’amore

incomincia ad andare per il

verso giusto, la famiglia

diventa più armoniosa, e

gli investimenti nella casa sono ottimali…

approfitta del momento, ma con saggezza.

ACQUARIO: Dovrai

accettare un momentino di

pausa, nelle tue cose, la

tua mente vulcanica lo

userà per riorganizzarsi.

Nella coppia evita gli attacchi

di gelosia, possono essere molto dannosi.

I vari problemi comunque non devono

impedirti di dedicarti al partner e cura

molto il dialogo.

PESCI: Incontri preziosi e

in gran quantità, la gioia

entra finalmente in te con

l’amore, per chi è solo la

persona giusta, per chi è in

coppia, riaccende l’amore e

la passione, periodo da non sprecare. Il

lavoro presenta problemi, ma soprattutto

la possibilità di risolverli.

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