Magazine Calcioinrosa - Dicembre 2020

mikeryan84

MENSILE DI INFORMAZIONE SUL CALCIO FEMMINILE

ANNO 5 - NUMERO 13 - DICEMBRE 2020

SPECIALE

NATALE 2020

TANTE PAGINE IN PIÙ CON INTERVISTE ESCLUSIVE

AUGURI DI BUONE FESTE DALLA REDAZIONE DI CALCIOINROSA

CON LA SPERANZA CHE NEL 2021 SI POSSA TORNARE ALLA NORMALITÀ


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L’EDITORIALE DEL DIRETTORE

SI chiude un altro anno, forse il più

tremendo da quelli della Guerra. Non

eravamo certamente abituati ad una

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e la storia lo insegna), anche una normalizzazione

della situazione e permettere così un graduale

ritorno a quello che più amiamo fare. Intanto, noi

conta di morti quotidiana, ad una situazione di

incertezza, paura e disperazione come quella

vissuta in questi mesi. E il calcio, il nostro amato

calcio, ci è andato di mezzo. Inevitabilmente.

Sospeso, poi ripreso senza pubblico, senza

quell’anima che dà la spinta e fa ribollire i cuori

di chi gioca. Insomma, un calcio in tono minore

anche se, dobbiamo ammetterlo, poter tornare a

guardare e parlare dello sport che più amiamo è

stato in un certo senso un modo per evadere da

una quotidianeità soverchiante, soffocante, fuori

da ogni immaginazione se non quella della letteratura

o ancora meglio della cinematografia, con i

“disaster movie” che più volte hanno immaginato

e raccontato di crisi pandemiche come quelle da

Covid-19. Cosa resta allora, di questo 2020? Al di

là degli aspetti filosofici, del fatto che prima o poi

la natura si ritorce contro coloro che cercano di

piegarla al loro volere (non voglio neanche pensare

o speculare su possibili genesi artificiali del

virus), per quello che riguarda noi, il nostro piccolo

orticello del calcio femminile italiano, si viaggia

a correnti alternate a seconda delle categorie.

Come era prevedibile. L’augurio è che il 2021

possa portare, con la vaccinazione di massa (e

su questo sì che voglio dire la mia: vacciniamoci,

perché è l’unica arma che abbiamo contro i virus,

continueremo a fare il nostro lavoro, con le nostre

peculiarità, con le nostre specificità, con la passione

mia e quella della redazione che sono onorato

di poter guidare e rappresentare: un gruppo di

ragazze e ragazzi che, per pura passione, hanno

deciso di sposare il progetto creato dal fondatore

ed editore di Calcioinrosa, Artemio Scardicchio, e

che il sottoscritto ha il compito di portare avanti,

sviluppare e innovare. La nostra scelta, che vedete

riflessa anche in questo numero speciale di

Natale che abbiamo voluto regalarvi, non è quella

di riportare pedissequamente tutte le notizie, i

rumor di mercato, il gossip calcistico o lo scoop a

tutti i costi ma raccontare le storie, le persone che

rendono il calcio femmnile vivo, unico, speciale.

Non troverete il consueto indice sotto questo

mio editoriale: come un regalo di Natale, anche

questo numero speciale del nostro Magazine va

“scartato”, così che ogni pagina possa essere una

sorpresa. Non aggiungo altro, non voglio essere

prolisso e togliervi altro tempo dalla lettura

dell’ottimo lavoro che la redazione ha svolto:

un’ampia paginazione che, chissà, magari potrà

essere il tratto distintivo del 2021 del nostro

Magazine. Intanto, a nome di tutto lo staff di Calcioinrosa,

non mi resta che augurarvi un sereno

Natale e un ottimo inizio di 2021.

FLAVIO

GRISOLI

CALCIOINROSA.IT

Testata giornalistica

registrata presso

il Tribunale di Arezzo

n.5/2018

EDITORE E FONDATORE

Asd Calcioinrosa.it

Artemio Scardicchio

DIRETTORE RESPONSABILE

Flavio Grisoli

IN REDAZIONE

Miriana Cecchi

Alessandro Colli

Vincenzo De Caro

Lisa Grelloni

Isabella Lamberti

Maurizio Stabile

Salvatore Suriano

Mariano Ventrella

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Calcioinrosa.it

CREATIVITÀ LOGO

Rocco Lotito

roccolotito@gmail.com


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La nostra Top 11 Europea

Abbiamo creato la formazione con le giocatrici europee

che stanno facendo furore in questa prima fase di stagione

SALVATORE

SURIANO

fine abbiamo deciso di puntare sulle

giocatrici più continue e decisive per

le proprie squadre: ecco quindi che ci

consolidate e il dominio incontrastato

di alcune squadre è stato infatti

intaccato con il conseguente approdo

nelle posizioni di testa di forze nuove

che stanno regalando grande spettacolo

in questa prima fase di stagione.

Abbiamo deciso quindi di stilare la

nostra personalissima top undici

valutando l’andamento dei principali

campionati europei per poter indicare

le giocatrici che si sono distinte

in questa prima fase della nuova

stagione. Dopo un’attenta selezione,

abbiamo deciso di schierare la nostra

formazione ideale secondo un classico

4-3-3 in cui accanto a dei veri e

propri mostri sacri del movimento ci

è parso naturale inserire alcune delle

giocatrici protagoniste delle sorprese

di questo avvio di stagione. A difendere

i pali della nostra squadra non può

che essere Sarah Bouhaddi del Lione

I

principali campionati europei stanno

vivendo una stagione di grande e UWCL tutte le sue capacità. La linea

che ha pienamente dimostrato fra D1

cambiamento rispetto a quanto difensiva sarà invece composta da

siamo abituati a vedere. Le gerarchie Olga Carmona del Real Madrid e Marta

Torrejon del Barcellona sulle fasce,

puntando a una vocazione offensiva

pronunciata, con il centro tenuto ben

chiuso da capitan Wendie Renard del

Lione e da una super Irene Paredes

del PSG. Per garantire robustezza,

concretezza e pericolosità

in zona gol abbiamo scelto

per la mediana un trio

decisivamente esplosivo

composto da Dzsenifer

Marozsán del Lione, la

giovane ma già promettente

Sydney Lohmann

del Bayern Monaco e da

una colonna del Chelsea

come Bethany England.

In attacco infine abbiamo

dovuto compiere le scelte

più dolorose perché la

concorrenza era molto

forte e agguerrita ma alla

affideremo a Tobin Heath del Manchester

United, Marie Antoniette Katoto

del PSG e Vivianne Miedema dell’Arsenal.

Un undici del genere potrebbe

competere a nostro giudizio per

qualsiasi obiettivo puntando a tutti i

trofei stagionali.


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Schioppo: «Pomigliano, la scelta giusta»

L’esperta centrale difensivo delle campane si racconta tra passato, presente

e futuro: «Siamo un gruppo molto unito e questo ha fatto la differenza»

MAURIZIO

STABILE

Leader difensivo del Pomigliano

che sta lottando per le posizioni

di vertice del campionato di

Serie B, Emanuela Schioppo si racconta

per noi: gli inizi, la lunga parentesi di

Napoli, le compagne, gli affetti. Ne esce

un ritratto di una ragazza, prima ancora

che una giocatrice, vera e sincera, attaccata

alla sua terra e determinata. Ecco le

sue parole.

A che età e com’è nata la passione per

il calcio? «Ho iniziato a giocare a calcio

sin da piccola; all’età di cinque anni, già

avevo un pallone tra i piedi. Non so dire

di preciso cosa mi abbia spinto a scegliere

proprio il calcio, probabilmente è stato lui

a scegliere me».

Come spesso capita, hai iniziato in un

gruppo misto? «Non ho mai giocato in

una squadra di calcio; quando ero piccola

erano poche le società e, quelle presenti

sul territorio, erano lontane da casa mia.

Ho iniziato per strada a dare i primi calcio

ad un pallone e, più precisamente, in una

piazza a Posillipo dove puntualmente mi

incontravo con gli amici di mio fratello per

organizzare partite e tornei».

Hai vinto campionati in tutte le categorie

ma, qual è, ad oggi, il ricordo più

bello, magari legato anche ad un tuo

gol? «Si, ho avuto la fortuna di giocare in

tutte le categorie, portando a casa grandi

soddisfazioni. Il ricordo più bello è però

legato ad una sconfitta contro il Brescia

in finale di Coppa Italia nel 2012. Per la

prima volta, ho vissuto un clima importante

a livello nazionale, nonostante la

giovane età. Tutto bello: l’inno Nazionale,

gli spalti gremiti e la voglia di mettersi

in gioco contro una squadra di categoria

superiore».

Pirone, Epsosito V. e Schioppo: i capitani

storici del Napoli. Raccontaci del rapporto

che hai con loro: «Ho avuto la possibilità

di conoscere e giocare con calciatrici

importanti, quali Pirone ed Esposito.

Ho imparato tanto da loro, calcisticamente

parlando e sono cresciuta grazie ai loro

continui consigli. Anche fuori dal campo,

ho avuto sempre un bel rapporto. Sono

splendide ragazze, socievoli e disponibili.

Tutt’ora le sento. Valeria si sta facendo valere

in una nuova realtà come il Sassuolo,

dimostrando tutte le sue doti. Con Valentina,

quest’anno, ero ritornata a giocarci

insieme a Pomigliano ma, purtroppo, il

destino ha voluto che le strade si dividessero.

Spero, un giorno, di sudare la stessa

maglia, tutte e tre di nuovo insieme».

Più di 200 presenze con i colori azzurri

del Napoli: cosa significa indossare la

casacca della tua città ed esserne stata

il capitano. Ci saranno i margini per

ritornare a casa? «Ho giocato per 12 anni

a Napoli e, lo scorso anno, ho raggiunto

le mie 20 gare. E’ stato sicuramente un

bel traguardo, oltre ai tanti ricordi legati a

quella maglia. Da napoletana, è stato un

onore per me rappresentare i colori della

mia città ed essere il Capitano. Un capitano

che nel bene e nel male ha sempre

difeso la propria città. Credo che nessuno


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possa identificarsi in Napoli se non una

napoletana e dare cuore ed anima in tutto.

Non so cosa mi riservi il futuro ma, ad

oggi, la parentesi Napoli, resta solamente

un ricordo».

Quest’estate, ti sei rimessa in gioco

ed hai trovato nuovi stimoli. Sei tra le

leader del Pomigliano al comando della

classifica del campionato cadetto, in

un campionato moto competitivo con

molte realtà di spessore, quali Brescia,

Como, Lazio, Tavagnacco e Ravenna.

Obiettivi personali? «Quest’anno, mi

sono rimessa in gioco, in una nuova realtà

e posso confermare di aver fatto la scelta

giusta. Sin dall’inizio, ho respirato aria

di serietà e professionalità in un progetto

ambizioso, nonostante il Pomigliano

fosse una neopromossa. Siamo un gruppo

molto unito e questo ha fatto la differenza

in campo. Ad oggi, siamo prime in classifica

con tre squadre da affrontare, prima

che il girone di andata volga al termine.

Abbiamo affrontato squadre molto attrezzate

e, in alcuni, casi, abbiamo peccato di

inesperienza anche se, a conclusione di

questo 2020, possiamo ritenerci più che

soddisfatti. Personalmente, spero di dare

un contributo alla squadra e di raggiungere

obiettivi importanti con questa nuova

maglia. Una realtà e una piazza che

merita tanto».

Come si riesce a coniugare calcio, lavoro

ed affetti familiari con la massima

dedizione? «Fortunatamente, sono sempre

riuscita a conciliare studio e calcio.

Sono riuscita a gestire il tutto in maniera

semplice, nonostante gli impegni calcistici

fossero tanti. Credo che con buona volontà

e forza d’animo, si possa raggiungere

qualsiasi risultato. Purtroppo, di calcio

non si vive, ad oggi, noi calciatrici siamo

costrette anche a lavorare. Fortunatamente,

anche in questo caso, riesco a gestire la

situazione e spero di poterlo fare il più a

lungo possibile».

Hai una dedica speciale da fare? «Naturalmente,

fare una dedica ai miei affetti

più cari che mi supportano e sopportano,

sembrerebbe superfluo. Una dedica speciale

va a mio padre, non a caso, il numero

54 che porto dietro la schiena è per lui

e mi sta dando una grande forza ma, più

che una dedica, vorrei fare una domanda

a colui che non è riuscito a dirmi le cose

guardandomi negli occhi: “Sei sicuro che

alla fine, sono stata io quella che ha perso

qualcosa?”».


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«Siamo una matricola ambiziosa»

Intervista a Virginia Del Santo, difensore della Triestina

«Siamo all’anno zero, ma puntiamo a dare fastidio a tutte per puntare alla salvezza»

«È da quattro anni che gioco nella

Triestina, squadra nella quale sono

il vice capitano; siamo partite dal

MARIANO

VENTRELLA

arrivata all’esordio in prima squadra,

trascorrendo sette anni bellissimi

che porterò sempre nel mio cuore».

Difensore centrale, baluardo

della retroguardia, si

distingue per temperamento

ed agonismo oltre che per

fedeltà e senso di appartenenza

alla maglia della sua città, avendo

militato nell’allora società del

Montebello poi confluita nell’odierna

squadra alabardata. Alla scoperta

di Virginia Del Santo, classe

1994, originaria di Trieste, vice

capitano della Triestina, squadra

neopromossa alla prima esperienza

in assoluto nel campionato di serie

C.

Ciao Virginia, per iniziare una breve

descrizione del tuo ruolo «Sono

un difensore centrale molto grintosa

e la caparbia, la quale pur non

definendosi una giocatrice tecnica

non avverte paura, lottando su ogni

pallone senza mai darsi per vinta; la

Domenica odio perdere ed ogni gol

subito mi dà terribilmente fastidio».

Esperienze pregresse in carriera

basso ed in virtù di due promozioni

(il primo anno seconde in campionato

e ripescate per il salto di categoria

e nella seconda stagione prime in

classifica prima del lockdown) gareggiamo

ora in serie C, un grande

traguardo ed una affascinante esperienza

da vivere. Le squadre sono

indubbiamente forti e le trasferte

sono molto lunghe, è una stagione

molto impegnativa ma emozionante;

mi sono avvicinata al mondo del

pallone in prima media quando sono

entrata nella squadra di calcio a 5

della scuola, è successo un po’ per

caso perché in famiglia non ho nessuno

appassionato di questo sport;

dopo tre anni di calcetto sono approdata

al Montebello, squadra che

ricordo sempre con grande affetto;

dopo il primo anno di “leva” giocato

con la squadra di calcio a sette sono

Le persone che hanno caratterizzato

il tuo percorso calcistico «Sicuramente

le figure più importanti nel

mio percorso sono state le compagne

stesse di squadra, con alcune giochiamo

insieme da una decina d’anni

mentre altre hanno dovuto lasciare

il calcio per svariati motivi, ma tutte

hanno reso speciale ogni anno passato

insieme; essere un bel gruppo è

il primo passo per poi diventare una

vera squadra in campo».

Obiettivi stagionali «Per molte di

noi è la prima esperienza in serie C,

molte vengono da categorie inferiori

mentre altre si sono rimesse in gioco

dopo infortuni o scarso minutaggio;

per la squadra è indubbiamente un

anno zero, una nuova partenza in un

torneo in cui ci poniamo l’obiettivo

minimo di disturbare ogni squadra

che incontriamo, facendo del nostro


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Per colpo di frusta si intende

meglio; puntiamo alla salvezza,

una traumatica escursione

cercando di scavalcare almeno due

della testa, per esempio

squadre, in considerazione della

durante la caduta all’indietro dopo un

circostanza di dover affrontare un

colpo di testa durante una partita. Si

campionato con squadre assolutamente

inedite».

può spesso associare anche ad un

trauma cranico quindi occorre prestare

La squadra «Siamo un gruppo di

molta attenzione post infortunio.

ragazze molto giovani e volenterose

che sta disputando una buona

Le lesioni che si creano interessano

principalmente la muscolatura ,

stagione, giocandosela ad armi pari

i legamenti, i dischi intervertebrali e,

con tutte le avversarie, esprimendo

nel peggiore dei casi , le vertebre e il

a tratti un bel gioco, pur consapevoli

midollo spinale. Il colpo di frusta si verifica

quando la testa e il collo vengono

del fatto che occorre fare esperienza

per crescere e migliorare, evitando

inaspettatamente ed improvvisamente

di limitare al minimo alcuni sbagli

proiettati in una direzione e poi rimbal-

e disattenzioni che ci sono costati

alcuni punti, persi ingenuamente».

Il significato di giocare a Trieste

«Giocare per la squadra della

propria città, rivestire sul petto il

simbolo dell’alabarda è un motivo

di orgoglio e di responsabilità; ho

visto nascere questa società dagli

albori, allorquando giocando nel

Montebello ci fu l’interessamento da

parte zati nella della direzione società opposta, maschile tutto della ciò

Triestina in modo molto che poi veloce. decise Durante di assorbire questo

il trauma club, investendo avviene sempre nel settore un movimento femminile;

di iperflessione il passaggio e di iperestensione è stato radicale del

ed rachide evidente, cervicale siamo Appena stati catapultati avvenuto il

in trauma un altro se si mondo presentano con maggiori sintomi come

comodità nausea, vomito e migliore o giramenti organizzazione, di testa e

pur svenimenti apprezzando occorre e subito ricordando recarsi con al

nostalgia pronto soccorso la precedente ed effettuare esperienza». indagini

La diagnostiche preparazione mirate. in In vista seguito della le tera-

ripresa del campionato «Ci siamo

fermate a metà Novembre e non

avendo pie che gare solitamente da recuperare vengono abbiamo effettuate

continuato sono la preparazione in maniera

- Massoterapia individuale per evitare inutili

rischi - Tecarterapia che non ci possiamo permettere

- Terapia di correre; manuale provvederemo rachide cervicale ad

intensificare - Esercizi di gli allungamento allenamenti e dalla in se-

prossima guito di ripristino settimana della in vista muscolatura della

ripresa cervicale fissata al 24 Gennaio 2021».


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«Il mio obiettivo? Portare qualità»

Faccia a faccia con Ilenia Nicoli, tecnico del Cittadella in Serie B

«Vorrei che le ragazze avessero tanto coraggio e voglia di giocare»

MIRIANA

CECCHI

Intervista ad Ilenia Nicoli, allenatrice

del Cittadella Women, ex Primavera

del Sassuolo ed ex difensore che

vanta, negli anni da calciatrice, un

palmarès composto da due scudetti, una

Coppa Italia, una Supercoppa Italiana,

due campionati di Serie B e diverse

presenze in nazionale.

Quali sono i ricordi più belli legati ai

grandi traguardi raggiunti con il Bologna,

il Modena ed il Foroni e quali le

compagne di squadra con la quale si è

trovata meglio? «Uno dei momenti più

felici nella mia vita calcistica è stato

sicuramente il raggiungimento della

promozione in Serie A con il Bologna,

avevo diciassette anni e lo ricordo con

grande entusiasmo. In generale tutte le

finali che ho disputato hanno lasciato un

segno indelebile. Le calciatrici che mi

hanno aiutata di più a crescere, sia a

livello di testa che a livello qualitativo e

caratteriale, sono Federica D’Astolfo, con la

quale ho giocato per molto tempo, e

Raffaella Salmaso».

Si parla di anni in cui non c’era l’attenzione

mediatica di adesso e si faceva

molta fatica nella massima serie:

dovevate lavorare, ritagliare spazi per

gli allenamenti.. «Gli allenamenti settimanali

erano quattro, quando giocavo a

Modena li frequentavo tutti lì mentre nei

quattro anni a Verona ne svolgevo due a

casa, dove ho avuto la fortuna di potermi

allenare con una squadra di maschi;

questo mi ha insegnato molto da un punto

di vista di intensità. Non è semplice

paragonare il calcio femminile di allora a

quello di oggi. Adesso le ragazze in Serie A

possono permettersi quasi tutte di non

lavorare, allora non era così: tantissime

ragazze lavoravano ed io, per prima,

lavoravo in proprio. Ho dovuto anche

rinunciare all’ultima chiamata di Carolina

Morace con la nazionale per problemi

lavorativi, questo è stato il mio più grande

rammarico. Lavoro tutt’ora nel restauro

con un collaboratore che mi aiuta, riesco

così a praticare questo lavoro al mattino e

a gestire il lavoro di allenatrice nel

pomeriggio/sera: ho giornate full, insomma».

Cosa unisce l’Ilenia Nicoli calciatrice

all’Ilenia Nicoli allenatrice? Cosa porta

della sua esperienza da difensore nelle

squadre che allena e quali sono i valori

che le piace trasferire alle calciatrici?

«Tutto. Ho riflettuto sempre molto su

questo e penso di essere esattamente lo

specchio di quello che ero quando giocavo.

Cerco di insegnare alle ragazze di essere

grintose, di non mollare mai, che la testa

fa la differenza e la famosa “regola del

40%”: quando si pensa di essere alla frutta

siamo solo al 40% ed abbiamo ancora un

buon 60% per poter arrivare dove vogliamo

e per non sentire più lo sforzo Educarle

alla resilienza è molto importante ed è

ciò che mi ha aiutata moltissimo nella mia

esperienza, dalla quale porto la maturità

tattica, molto diversa da quella che avevo

quando giocavo».

Nei suoi tre anni da tecnico della

Primavera del Sassuolo ci sono state

anche due partecipazioni alla Viareggio


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Women’s Cup. Nel primo anno del

torneo giovanile avete anche raggiunto

la finale. Che significato ha assunto

questo traguardo nella sua esperienza

Per colpo di frusta si intende

da allenatrice? «Era la prima volta che

una traumatica escursione

affrontavamo questo tipo di torneo ed ho

della testa, per esempio

cercato di far capire alle ragazze l’importanza

di essere parte di una prima volta.

durante la caduta all’indietro dopo un

colpo di testa durante una partita. Si

Siamo arrivate in finale affrontando tutto

può spesso associare anche ad un

con grande umiltà e sono rimasta

trauma cranico quindi occorre prestare

davvero contenta, sia a livello personale

molta attenzione post infortunio.

che di squadra. Il momento più gioioso è

Le lesioni che si creano interessano

principalmente la muscolatura ,

stata la vittoria in semifinale contro

l’Inter, sapevo che poteva essere possibile,

i legamenti, i dischi intervertebrali e,

ma era pur sempre una gara dura. In

nel peggiore dei casi , le vertebre e il

della prima squadra maschile, Roberto

De Zerbi. Ha un buon rapporto con il

mister? «Mister De Zerbi mi ha contatta-

finale poi abbiamo trovato la Juventus, la

midollo spinale. Il colpo di frusta si verifica

squadra

quando

bianconera

la testa

di

e

mister

il collo

Spugna:

vengono

un

inaspettatamente portento! Ci abbiamo ed provato improvvisamente ma abbiamo

fatto in sempre una direzione un po’ fatica e poi contro rimbal-

la

proiettati

squadra bianconera. Quest’avventura, in

qualche modo, mi ha dato la possibilità

di farmi conoscere anche come allenatrice,

ma ciò che mi ha fatto più piacere è

stato aver riconosciuto alle ragazze di

aver affrontato queste gare con grande

intensità, grande grinta e grande qualità

di gioco».

A seguito di questo traguardo si è

congratulato con lei anche l’allenatore

ta telefonicamente, per la prima volta,

zati nella direzione opposta, tutto ciò

appena siamo salite sull’autobus del

in modo molto veloce. Durante questo

ritorno dopo aver giocato la finale. Non lo

trauma avviene sempre un movimento

conoscevo ancora, inizialmente pensavo

di iperflessione e di iperestensione del

si trattasse di uno scherzo, anche perché

rachide cervicale Appena avvenuto il

in quel periodo seguivo il corso di UEFA A

trauma se si presentano sintomi come

a Coverciano e pensavo fosse stato

qualche ragazzo a prendermi in giro. Nel

lasciarlo parlare, invece, mi sono resa

conto che era veramente lui. Voleva fare i

nausea, vomito o giramenti di testa e

complimenti alla squadra, a me e voleva

svenimenti occorre subito recarsi al

vederci al campo, per conoscersi meglio.

pronto soccorso ed effettuare indagini

Ricevere i suoi complimenti è stata una

diagnostiche mirate. In seguito le terapie

che solitamente vengono effettuate

cosa grandiosa e, ancora oggi, ripensarci

mi fa venire la pelle d’oca. Oltre a questa

sono

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parentesi, collaboro tutt’ora con il mister, ci

sentiamo spesso ed ho la possibilità di

avere una condivisione di idee con lui che

è molto importante per la mia crescita».

Come mai è arrivata la separazione dalla

squadra neroverde? «È stata una scelta

della società, non per mia decisione».

Ha riscontrato delle difficoltà nel

passaggio dal Campionato Primavera a

quello della serie cadetta? E cosa si

prova a vedere le giovani ragazze che ha

allenato esordire in categorie superiori?

«L’unica differenza la si ha nell’intensità,

certamente diversa, ma per la qualità del

gioco credo che una squadra di grande

qualità, come la neroverde che allenavo, e

come quella che obiettivamente vidi nelle

pari età del Cittadella in un’amichevole

casalinga, possa comunque giocarsela con

una squadra di Serie B di medio-bassa

classifica. Tantissime squadre vanno a

pescare dal vivaio ed è un po’ quello che è

successo a noi quest’anno al Cittadella:

abbiamo tre ragazze della Primavera.

Inizialmente ti accorgi che vengono da lì

ma nel giro di un paio di mesi la differenza

con quelle già di categoria non si nota

più.Vedere le ragazze che ho allenato

salire di livello mi dà ancora più soddisfazione

di vincere una partita perché

significa che il lavoro fatto resta, che non è

andato perso e che tutto questo le ha

portate ad avere posto anche in una prima

squadra. Con l’arrivo di Zanni, le sorelle

Novelli e Fracas vedo il lavoro fatto negli

anni precedenti al Sassuolo, sono loro a

portare il sistema di gioco in campo e

questo dà una grande soddisfazione».

Tra le partite da recuperare, anche

l’incontro con la formazione delle

granatine del Pontedera di mister Renzo

Ulivieri, suo maestro del Corso UEFA A a

Coverciano «Il mio mentore! Quando l’ho

saputo ero molto emozionata, gli ho

scritto dicendogli che è un grande onore

trovarsi in campo con lui, io su una

panchina, lui su un’altra. So che farà di

tutto per non farmi vincere questa volta,

cosa che invece ha fatto ogni volta che ha

potuto aiutarmi. Ulivieri è un uomo che ha

una conoscenza del calcio incredibile ed è

la prima persona che mi ha aperto la testa

per riempirla di principi di gioco che

tutt’oggi cerco sempre di fortificare e di

rafforzare».

Chi vede tra le favorite per la serie

cadetta e, anche se sembra che ci sia già

un padrone dopo queste prime giornate,

per la Serie A? «Per quanto riguarda la

Serie B, il Tavagnacco mi ha impressionata

positivamente, trovo che sia una squadra

pericolosa, seppur sia rimasta indietro con

i punteggi a causa dello stop per l’emergenza.

Conosco gli elementi che ci sono ed

una di queste giocatrici, Alessia Tuttino, ha

giocato con me l’ultimo anno a Bardolino.

Lei sta ancora giocando, io alleno: il

mondo è strano! Anche Como e Lazio

hanno fatto una buona impressione. Per

quanto riguarda la Serie A, la Juventus

rimane una squadra con dei grandi

elementi, ma credo che il Milan stia

facendo un bel gioco e il Sassuolo sta

dicendo la sua. Una nota positiva anche

per l’Empoli, una squadra che gioca un

calcio molto divertente e di grande

qualità. Mister Spugna sta facendo un

ottimo lavoro ed è un ottimo allenatore,

mi piace molto come fa giocare la squadra».

A livello tecnico predilige un mix tra

over e under oppure preferisce avere

una squadra più giovane da plasmare?

Dato che è subentrata non ha potuto

essere presente alla costruzione della

rosa. Ci sono delle modifiche che

vorrebbe apportare o è soddisfatta di


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ciò che ha visto fino a adesso? «Credo

che il mix sia la scelta giusta. Nella sfida

con il Cesena dell’undicesima giornata ho

avuto la possibilità di mettere dentro

Per colpo di frusta si intende

giocatrici di esperienza con tutte le

una traumatica escursione

giovani attorno ed hanno esordito anche

della testa, per esempio

due ragazze della Primavera di mister

durante la caduta all’indietro dopo un

Panico, con lui abbiamo un lavoro di

colpo di testa durante una partita. Si

collaborazione. Se c’è la possibilità di far

può spesso associare anche ad un

crescere qualche giovane, ben volentieri

dato che ci sono ragazze molto interessanti.

Ritengo comunque di avere una

squadra di ragazze forti al di là del vivaio.

trauma cranico quindi occorre prestare

In questo momento, vista l’uscita di due

molta attenzione post infortunio.

difensori, stiamo cercando un nuovo

Le lesioni che si creano interessano

principalmente la muscolatura ,

innesto per il reparto difensivo».

Qual è il suo obiettivo con la squadra

i legamenti, i dischi intervertebrali e,

granata? «Il mio obiettivo è quello di

nel peggiore dei casi , le vertebre e il

portare qualità nelle giocate. Vorrei che le

ragazze avessero tanto coraggio, che

gestissero bene la partenza dal basso in

costruzione: credo che questa sia la

midollo spinale. Il colpo di frusta si verifica

quando la testa e il collo vengono

presentazione di una squadra che ha

voglia di giocare. Ovviamente riuscire

inaspettatamente ed improvvisamente

anche a raggiungere un buon posizionamento

in classifica farebbe piacere a

proiettati in una direzione e poi rimbalzati

nella direzione opposta, tutto ciò

tutti».

in modo molto veloce. Durante questo


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Carolina Pini, dal calcio alla cattedra

Da colonna delle squadre più importanti e della Nazionale all’insegnamento

«Era ora che arrivasse il professionismo. Ma attenzione alle peculiarità del femminile»

Il calcio femminile in Italia, e forse nel

Mondo, sta prendendo una strada

diversa, insolita per certi versi, perchè

studiare. E a lavorare. Ad oggi insegno

italiano all’università di Monaco di Baviera,

dove vivo. Inoltre da aprile sono direttrice

ISABELLA

LAMBERTI

giovani (Alia Guagni e Giulia Orlandi per

citarne alcune). Ad Agliana, in serie A,

arrivai a 15 anni e dopo poche partite

nessuno avrebbe immaginato che il

2022 per il movimento rosa sarà l’anno

del cambiamento. Eppure ci siamo!

Peccato che molte giocatrici in passato

hanno dovuto scegliere tra il calcio, gli

studi e il lavoro, come Carolina Pini, che,

purtroppo, ha dovuto smettere a 25 anni

per continuare gli studi che le hanno

permesso di essere un’insegnate universitaria.

Pini ha giocato nelle squadre più

importanti di quel tempo come Agliana,

Firenze, Bayern Monaco e Verona. La

Nazionale, cosi come il trasferimento in

Bundesliga, sono state scuole di crescita.

Ora sta vivendo da spettatrice questo

cambiamento epocale, che loro hanno

tanto chiesto combattendo contro tutti, e

chissà se un giorno non la rivedremo su

un campo da calcio.Carolina partiamo

dal presente. Da qualche anno, non diciamo

quanti, hai smesso di giocare a calcio,

ora di cosa ti occupi? «Ho continuato a

del dipartimento di francese, italiano e

portoghese della Münchner Volkshochschule,

un centro culturale molto importante

qui in Germania. Infine, da pochi

giorni ho finito il dottorato in letteratura

presso la Scuola Normale Superiore di

Pisa».

Quanto ti manca il calcio? «Il calcio è

sempre stato la mia vita. Succede spesso di

ritrovarmi a sognare di giocare partite

importanti, di essere in ritiro con la

Nazionale. Mi manca perché è sempre

stato un tassello fondamentale ma alle

volte purtroppo nella vita bisogna fare

delle scelte. Però continuo a seguirlo».

Hai giocato in club importanti come

Fiorentina, Agliana, Bayern Monaco e

Verona. Che ricordi hai di quelle esperienze?

«Tutti bei ricordi. Dopo aver

giocato con i maschietti, all’età di 12 anni

passai alla Fiorentina (al tempo ACF

Firenze). Eravamo un bel gruppetto di

divenni titolare. Furono anni bellissimi con

un gruppo unito e dal cuore grande. Il

Bayern è stato sicuramente il salto di

qualità e di mentalità. Avevo 19 anni e

all’inizio non è stato facile. Avevo lasciato

amici e famiglia, tutto il mio mondo, per

approdare in Bundesliga. In Germania ho

capito cosa significa essere atleta, cosa

signfica curare ogni dettaglio rimanendo

umili e cercando sempre di migliorarsi

ancora e ancora. E in quegli anni ho potuto

apprezzare come in Germania sia del tutto

normale che una ragazza giochi a calcio e

pratichi uno sport».

E con la Nazionale? «La Nazionale è stata

come una famiglia per me. Sono partita a

15 anni nell’under 19 e sono cresciuta

negli anni con molte ragazze (Sara Gama,

Marta Carissimi, Alice Parisi e Cristiana

Girelli). Abbiamo iniziato insieme in under

per continuare poi in maggiore. La Nazionale

è sempre stato un privilegio e qualco-


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Per colpo di frusta si intende

sa di fondamentale nella mia vita.

una traumatica escursione

L’obiettivo non era arrivarci, ma migiorare

della testa, per esempio

per portarla ancora più su. Giocare un

durante la caduta all’indietro dopo un

Europeo e confrontarsi con le squadre più

colpo di testa durante una partita. Si

forti del mondo sono emozioni che

può spesso associare anche ad un

rimarranno per sempre. Come gli stadi

trauma cranico quindi occorre prestare

pieni per le partite contro gli Stati Uniti,

molta attenzione post infortunio.

Francia e Germania. Ma anche i momenti

Le lesioni che si creano interessano

principalmente la muscolatura ,

passati insieme al gruppo, tra risate e

briscole dopo cena. Così come alcune

i legamenti, i dischi intervertebrali e,

tradizioni che ci hanno accompagnate per

nel peggiore dei casi , le vertebre e il

anni».Carolina, rispetto a tanti anni fa

midollo spinale. Il colpo di frusta si verifica

quando la testa e il collo vengono

quando, da centrocampista, calcavi i

inaspettatamente

campi da gioco, il calcio

ed improvvisamente

femminile

proiettati

italiano è

in

cambiato

una direzione

molto.

e

Secondo

poi rimbal-

te

in cosa deve cambiare ancora? «È

cambiato portando con sé aspetti positive

e negativi. Secondo me non bisogna fare

l’errore di pensare che il calcio femminile

sia come il calcio maschile. Sono due

movimenti diversi che hanno due storie

ed evoluzioni diverse. Sono contentissima

per le ragazze, specie per quelle che in

questi anni hanno portato avanti tante

battaglie. Sono felice per loro e per tutto il

movimento zati nella direzione rosa perché opposta, ci sono tutto cambia-

ciò

menti in modo sostanziali: molto veloce. l’appoggio Durante delle questo

squadre trauma maschili avviene e sempre di conseguenza un movimento anche

impianti, di iperflessione strutture e di staff iperestensione adeguati. Oltre del

all’organizzazione rachide cervicale che Appena c’è dietro avvenuto e che il

permette trauma se ad si ogni presentano calciatrice sintomi di concentrar-

come

si nausea, al 100% vomito sul proprio o giramenti lavoro. Ecco, di testa la e

grande svenimenti novità occorre è che adesso subito se recarsi una al

giocatrice pronto soccorso vuole migliorarsi ed effettuare ha tutti indagini gli

strumenti diagnostiche a disposizione mirate. In per seguito farlo. le tera-

Bisogna pie che però solitamente arginare, vengono secondo me, effettuate

l’infiltrazione sono della mentalità del calcio

maschile. Tanti addetti ai lavori che, non

essendosi mai approcciati al calcio

femminile e non avendolo mai vissuto,

pensano oggi di rivoluzionarlo. Abbiamo

bisogno - Massoterapia di crescita, ma bisogna partire da

quel - Tecarterapia che di buono c’è e c’è sempre stato.

Una - Terapia mentalità manuale come quella rachide del maschile cervicale

va - Esercizi inserita gradualmente di allungamento e potrà e essere in seguito

quando di ripristino ci saranno della concretamente muscolatura le

utile

basi cervicale per parlare di professionismo.

Altrimenti potrebbe risultare controproducente

e negativo».


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Nel 2022 finalmente il calcio italiano

femminile diventerà professionistico. Era

ora non credi? «Assolutamente. E non

tanto per i salari, ma per tutto quello che

gira intorno alla vita di una calciatrice e

quello che ne sarà di lei dopo la carriera. Io

ho smesso di giocare a calcio a 25 anni

perché ho dovuto fare una scelta. Perché in

quel momento il calcio non mi permetteva

di vedere una prospettiva futura. E come

me tantissime altre giocatrici di grande

talento. Un vero peccato! Se nel 2022 si

arriverà finalmente a questo traguardo il

merito è di tutte quelle ragazze che in

questi anni hanno portato avanti le proprie

idee, si sono rese fastidiose, hanno discusso

e battuto i pugni sul tavolo e tante volte

hanno dovuto incassare pesanti sconfitte

morali. Quindi mi sento davvero di ringraziarle

ad una ad una perché insieme sono

riuscite a dare un futuro alle prossime

generazioni».

Anche la riforma del sport in Italia e le

nuove normative della FIFA, che saranno

ufficiali a breve, sono dei passi importanti.

Che ne pensi al riguardo?

«Penso che in generale, sia in Italia che nel

mondo, ci si stia movendo molto. Sono contenta

che ci sia finalmente attenzione per

temi delicati anche se la strada è ancora

lunga e tortuosa. Bisogna lavorare in Italia

a stretto contatto con le istituzioni internazionali

e rimanere sempre al passo».

Come vedi l’arrivo in Italia di giocatrici

come Veronica Boquete, Linda Sembrant,

Pedersen, Andressa, Moller? Hanno

alzato l’asticella al calcio in rosa italiano?

«Assolutamente. La presenza di

giocatrici straniere di qualità non fa che

migliorare il nostro campionato e le nostre

giocatrici. L’apporto più importante lo

portano con la loro mentalità e con il loro

esempio in allenamento e durante le

partite. Mi ricordo anni fa, quando iniziarono

ad arrivare le prime giocatrici estere in

Italia. Ci fu un po’ di polemica. Molte

persone sostenevano infatti che queste

giocatrici toglievano il posto alle “italiane”,

alle giovani leve. Ecco quando dico che in

Italia ci sono certi preconcetti che bisogna

pian piano sradicare! L’innesto di giocatrici

di un certo livello aiuta a cambiare

mentalità, ad aumentare l’intesità del gioco

e automaticamente a migliorare il livello

del nostro campionato e di conseguenza

anche i nostri talenti».

Hai seguito la Juventus e la Fiorentina in

Champions? Che ne pensi? «Sì, seguo

sempre le nostre squadre. E devo dire che

in Champions il fattore “fortuna” nei

sorteggi ha un ruolo sicuramente fonda-


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mentale. La Juventus ha dovuto affrontare

la squadra che ha vinto tutto e di più

negli ultimi 10 anni. Ecco il fattore

determinante. Puoi sfoggiare una prestazione

da 10 ma se hai una squadra

Per colpo di frusta si intende

una traumatica escursione

davanti con le migliori giocatrici al mondo

della testa, per esempio

alla lunga questo non basta. La Fiorentina

durante la caduta all’indietro dopo un

dal canto suo, benché all’andata non

colpo di testa durante una partita. Si

avesse brillato, al ritorno ha mostrato

può spesso associare anche ad un

grande carattere e ha portato a casa una

trauma cranico quindi occorre prestare

meritata qualificazione. Come detto prima,

molta attenzione post infortunio.

adesso tutto dipenderà dai sorteggi. E

Le lesioni che si creano interessano

principalmente la muscolatura ,

spero che la Fiorentina in questi abbia

fortuna».

i legamenti, i dischi intervertebrali e,

Milan rientrerà tra l’altro Julia Simic, una

delle giocatrici che io negli anni ho più

stimato. Ci siamo conosciute al Bayern e

E sulla Serie A? Secondo te la Juventus

nel peggiore dei casi , le vertebre e il

vincerà il quarto scudetto consecutivo o

midollo spinale. Il colpo di frusta si verifica

il Milan

quando

alla

la

fine

testa

porterà

e il collo

a casa

vengono

il

inaspettatamente tricolore? «La Juventus ed improvvisamente

ha una grande

proiettati struttura in dietro una ed direzione è, sia a livello e poi femminile

che maschile, la miglior società italiana.

rimbal-

Inoltre Rita Guarino è una grande allenatrice,

acuta e molto precisa. Mi piace però

pensare che sia un campionato competitivo

e che fino all’ultimo il risultato possa

rimanere sospeso. Il Milan con l’innesco di

giocatrici internazionali ha il vantaggio

del secondo posto in classifica, ovvero che

non ha niente da perdere. E questa

posizione potrebbe aiutarli molto. Al

la sua intelligenza calcistica mi ha sempre

zati nella direzione opposta, tutto ciò

impressionata. Quindi chissà, tutto può

in modo molto veloce. Durante questo

succedere».

trauma avviene sempre un movimento

Infine, un pensiero sulla Nazionale? Ce

di iperflessione e di iperestensione del

la farà ad andare all’Europeo? «La

rachide cervicale Appena avvenuto il

Nazionale sta facendo grandi cose. Milena

trauma se si presentano sintomi come

Bertolini ha finalmente portato qualità e

nausea, vomito o giramenti di testa e

grandi conoscenze in un ambiente che ne

svenimenti occorre subito recarsi al

aveva bisogno. Il ruolo della Nazionale è

pronto soccorso ed effettuare indagini

diventato da qualche anno nevralgico per

diagnostiche mirate. In seguito le terapie

che solitamente vengono effettuate

tutto il movimento. Sono loro l’immagine

del calcio femminile italiano, sono loro

sono

che vengono trasmesse in tv e seguite da

- Massoterapia

tutte le famiglie italiane. Quindi una

qualificazione e la partecipazione all’Europeo

permetterebbero di crescere ancora.

Di diventare da una parte un palcoscenico

appetibile per le giocatrici internazionali e

dall’altro svolgerebbe un ruolo fondamentale

nella visibilità del movimento

femminile in Italia. Penso che le nostre

ragazze ci regaleranno ancora tante gioie,

- Tecarterapia

che siano queste qualificazioni o quant’altro.

Tempo al tempo».

- Terapia manuale rachide cervicale

- Esercizi di allungamento e in seguito

di ripristino della muscolatura

In futuro tornerai a calcare i campi da

gioco d’allenatrice? «Mai dire mai. Ho il

cervicale

calcio nel sangue e sicuramente prima o

poi mi piacerebbe poter dare il mio

contributo in maniera diversa».


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Ternana, il nuovo responsabile è Firrincieli

L’ex dirigente di Real Colombo, Viterbese Castrense e Lazio arriva in rossoverde

«Obiettivo primario la salvezza, e puntiamo a far rifiorire il settore giovanile»

MARIANO

VENTRELLA

Dopo le passate esperienze

con il Real Colombo, la

Viterbese Castrense e la

Lazio, una nuova importante sfida

si prospetta per Andrea Firrincieli,

esperto e navigato conoscitore del

calcio in rosa, nuovo responsabile

del settore femminile della Ternana,

squadra umbra militante nel girone

D della serie C.

Ciao Andrea, come è nata l’idea di

approdare alla Ternana? «Una volta

rassegnate le dimissioni dalla Lazio

per visioni differenti di gestione

dell’attività, ho valutato con interesse

la proposta che mi era successivamente

pervenuta da parte della società

umbra, accettando con rinnovato

entusiasmo la nuova destinazione, stimolato

dall’ambizioso progetto e dagli

interessanti programmi che mi erano

stati prospettati; colgo l’occasione

comunque per ringraziare tutta la Ss

Lazio ed i dirigenti della Lazio Women

per avermi dato l’opportunità di vivere

5 mesi intensi che hanno arricchito

la mia esperienza professionale ed

aumentato la mia sfera di competenze,

trasmettendomi emozioni indimenticabili,

augurando infine alle ragazze

di coronare la stagione, raggiungendo

il traguardo che più di ogni meriterebbero

di raggiungere, la promozione in

serie A».

Il tuo nuovo ruolo «Rivestirò il ruolo

di responsabile del settore femminile,

coadiuvato nelle mie mansioni dalla

team manager Flaminia Lombardozzi,

persona molto preparata nel settore,

nonostante sia alla sua prima esperienza

ufficiale; mi avvalgo anche

della preziosa collaborazione del club

manager Roberto Cundari ed Ottavio


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Per Celestino, con colpo i quali di frusta siamo intende

stretto

contatto una ogni traumatica giorno, escursione agendo in

perfetta della sintonia testa, per per il esempio bene comune

durante della squadra». la caduta all’indietro dopo un

colpo La serie di testa C «Il durante nostro una primo partita. obiettivo Si

può resta spesso la salvezza, associare occorre anche recuperare

terreno e risalire la classifica,

ad un

pur consapevoli che la posizione in

graduatoria non rispecchia il valore

della squadra e della società; stiamo

lavorando per tirarci fuori dalle

sabbie mobili, partendo dal presupposto

di avere un bagaglio di risorse

tecniche e morali importanti che

andrebbe solo limato e possibilmente

migliorato in qualità, senza particolari

trauma rivoluzioni cranico o quindi arrivi occorre superflui prestare di

quantità». molta attenzione post infortunio.

Altri Le lesioni obiettivi che si «Ci creano siamo interessano

creare principalmente i presupposti la muscolatura per far fiorire

prefissati

di ,

il i legamenti, settore giovanile i dischi intervertebrali a Terni, dando e,

la nel possibilità peggiore dei alle casi bambine , le vertebre di poter e il

coltivare il proprio sogno ed aspirare

a diventare delle calciatrici professioniste

da grandi, contando su strutture

ben organizzate, guidate da maestri

del settore; il progetto di sviluppo

del calcio femminile è ambizioso e richiede

tempo e sacrificio che saranno

ben compensati dall’entusiasmo che

accompagna questa idea innovativa».

La ripartenza del campionato «Ripartiamo

midollo spinale. il 24 Gennaio Il colpo con di frusta il Chieti, si veri-

una fica delle quando big la del testa girone; e il collo sarà vengono una

gara inaspettatamente chiave che ci ed darà improvvisamente

la giusta

portata proiettati della in una nostra direzione dimensione e poi rimbal-

e

ci zati farà nella capire direzione quanta opposta, strada ancora tutto ciò

servirà in modo eventualmente molto veloce. per Durante migliorare; questo

il torneo è molto interessante, affrontare

squadre blasonate come la Res

Women ed altre di livello sarà motivo

di stimolo e di confronto per crescere,

consapevoli che abbiamo rispetto di

ogni avversaria ma paura di nessuno;

si riparte con tanta energia e voglia

di iniziare l’anno nuovo con un passo

diverso, vogliamo fortemente muovere

la classifica, iniziando a far punti».


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Montesilvano, parla Lucileia

L’asso delle abruzzesi, attuale top scorer del campionato, ha ancora fame di vittorie

«Abbiamo una squadra competitiva che ci permette di lottare fino alla fine»

VINCENZO

DE CARO

Calcettista dalle spiccate

doti tecniche e atletiche,

è approdata nella Montesilvano

Femminile e da subito ha

dimostrato di poter fare la differenza

in questa squadra. Luciléia inizia

a giocare a 13 anni con la squadra

della sua città, Santo Angelo, nel

1999 fa il suo esordio in prima

squadra dove resta per sei stagioni.

Successivamente passa al Kindermann

dove gioca dal 2005 al 2011.

Con la maglia della Nazionale Brasiliana

di calcio a cinque femminile

si è laureata tre volte Campione del

Mondo (2010, 2012 e 2013) ed ha

vinto tre Copa America (2007, 2009

e 2011). Nel 2012 è stata capocannoniere

del Mondiale con 6 reti. Nel

2013 ha segnato 11 gol nel Mondiale.

Ha vinto la classifica marcatori

della Copa America nel 2007, nel

2009 (11 gol) e nel 2011 (12 gol). È

la miglior realizzatrice della storia

della Nazionale Brasiliana (32 gol in

20 presenze).

Ciao Luciléia, per iniziare una breve

descrizione del tuo ruolo «Sono una

pivot semplice e obiettiva, cerco di

adattarmi in base alle esigenze della

squadra».

Il ricordo più bello della tua carriera

«Il ricordo più bello senza dubbio è

stato il mio primo goal con la nazionale

brasiliana. Emozioni uniche e indescrivibili».

Quali sono le persone che ti hanno

aiutato durante il tuo percorso di crescita?

«Sono stata fortunata ad essere

circondata da molte persone fantastiche

durante la mia carriera. Cerco sempre di

mantenermi in contatto telefonicamente.

Con alcuni parlo spesso, con altri un po’

meno, ma la cosa più importante è che

non potrei mai dimenticarmi di nessuno

di loro».

Sei al Montesilvano: qual è il vostro

obiettivo stagionale? «Il nostro obiettivo

sicuramente è quello di vincere.

Abbiamo una squadra competitiva che ci

permette di lottare fino alla fine, sia per

la coppa che per lo scudetto. Passo dopo

passo, vittoria dopo vittoria, cercheremo

sempre di arrivare in fondo ai nostri

obiettivi».


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La distorsione alla caviglia

Affrontiamo uno dei principali infortuni che avvengono nel mondo del calcio

STEFANO

FERRARI

Fisioterapista

Brescia Calcio Femminile

e Nazionali Giovanili

Italiane

Si parla di distorsione alla

caviglia quando questa articolazione

si piega in maniera

eccessiva, oltrepassando cioè l’ampiezza

fisiologica dei movimenti. Questa problematica

può verificarsi in seguito a un

trauma distorsivo acuto, se provocato da

un urto o un colpo improvviso, o cronico,

dovuto a sovraccarichi notevoli e per

periodi prolungati.

È una lesione che interessa in particolare

muscoli, legamenti e tendini e che di

fatto comporta la perdita momentanea

e incompleta dei rapporti articolari tra

le due estremità dell’osso, a differenza

della lussazione, che è invece caratterizzata

dallo spostamento persistente dei

due capi articolari.

Sono generalmente classificate in base

alla gravità della distorsione e quindi

del danno, anche se non esiste una

classificazione universale.

Complessivamente tuttavia possiamo

considerare:

• Distorsione di grado primo, se si tratta

di una distorsione lieve, che comporta lo

stiramento dei legamenti e dei tendini,

ma senza lesioni;

• Distorsione di grado secondo, se si

verifica la lesione parziale dei legamenti,

associata a gonfiore (tumefazione) e

dolore;

• Distorsione di grado terzo, in presenza

di lesione completa di almeno un legamento,

con dolore intenso e gonfiore

molto accentuato.

Come sollievo immediato dal dolore

acuto è bene applicare del ghiaccio,

meglio se una borsa con ghiaccio, per

evitare il contatto diretto con la pelle,

manovra che rientra nel cosiddetto

“protocollo P.R.I.C.E”:

• Protezione: prestare attenzione a non

caricare la caviglia, distorta aiutandosi

magari con delle stampelle;

• Riposo: alcuni giorni di riposo, dopo

una distorsione, permettono di non

continuare a caricare l’articolazione,

agevolando la guarigione;

• Ice (ghiaccio): per ridurre l’infiammazione

e i dolori articolari;

• Compressione: può aiutare una fasciatura

o un bendaggio funzionale, in

modo da immobilizzare l’articolazione,

riducendo il gonfiore. Eventualmente,

se necessario, abbinare un tutore rigido.

Subito dopo l’infortunio, soprattutto se

in assenza di adeguati soccorsi, è bene

non togliersi la scarpa, per evitare di

incrementare il danno e l’afflusso di

sangue;

• Elevazione: mantenere l’arto in

posizione di elevazione, per favorire

il deflusso di sangue e la riduzione

dell’infiammazione.

In seguito insieme al fisioterapista si

passerà alla fase riabilitativa, in base al

grado delle lesione, che prevederà terapie

fisiche , terapia manuale ed esercizi

di rinforzo e propriocettivi per stabilizzare

al meglio l ‘ articolazione. Inoltre

per il primo periodo di ritorno in campo

un bendaggio funzionale per evitare

il movimento di trauma distorsivo è la

cosa più indicata .


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