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Giacinto Gigante - Quaderno 28 - giugno 2023

Massimo esponente della “Scuola di Posillipo”, la corrente pittorica fiorente a Napoli nella prima metà dell’Ottocento caratterizzata da una visione libera e autentica del paesaggio in continuità con le nuove tendenze europee della stagione romantica, Giacinto Gigante è apprezzato per i suoi suggestivi acquerelli dalle dense atmosfere luminose e cariche di emotività, capace di rappresentare la bellezza dei luoghi colti nella loro intimità come risonanza degli stati d’animo più profondi, dei sentimenti in tutte le loro delicate e sottili sfumature. Tra le vedute di Napoli e dintorni, delle marine incantate, delle località solitarie, “laddove il silenzio e l’immensità della natura offrono emozioni ancora vergini”, dei piccoli spazi quotidiani, dei luoghi mitici, “toccati dalla sacralità del mondo antico”, sono partecipi numerosi dipinti di Paestum e dei suoi monumenti realizzati dal geniale artista in diversi tempi della sua vita.

Massimo esponente della “Scuola di Posillipo”, la corrente pittorica fiorente a Napoli nella prima metà dell’Ottocento caratterizzata da una visione libera e autentica del paesaggio in continuità con le nuove tendenze europee della stagione romantica, Giacinto Gigante è apprezzato per i suoi suggestivi acquerelli dalle dense atmosfere luminose e cariche di emotività, capace di rappresentare la bellezza dei luoghi colti nella loro intimità come risonanza degli stati d’animo più profondi, dei sentimenti in tutte le loro delicate e sottili sfumature.
Tra le vedute di Napoli e dintorni, delle marine incantate, delle località solitarie, “laddove il silenzio e l’immensità della natura offrono emozioni ancora vergini”, dei piccoli spazi quotidiani, dei luoghi mitici, “toccati dalla sacralità del mondo antico”, sono partecipi numerosi dipinti di Paestum e dei suoi monumenti realizzati dal geniale artista in diversi tempi della sua vita.

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Giacinto Gigante

Le vedute di Paestum

I Quaderni


Giacinto Gigante. Le vedute di Paestum

Costabile Cerone

Giacinto Gigante (fig. 1), pittore napoletano famoso

per i suoi luminosi e poetici paesaggi all'acquerello, è

considerato uno degli esponenti più sensibili e

apprezzati della cosiddetta Scuola di Posillipo, la corrente

pittorica avviata a Napoli negli anni Venti

dell'Ottocento dall'olandese Anton Sminck van Pitloo,

che introdusse nella tradizione locale della pittura

di paesaggio la tecnica del disegno dal vero,

all'aria aperta (En plein air), con un resa impressionistica

degli effetti di luci e colori con un netto distacco

dalla veduta accademica (fig. 2).

L'interesse critico per gli artisti di questa Scuola ebbe

inizio a Napoli con una mostra dedicata proprio a

Gigante tenuta nel 1928 nelle sale di Villa Floridiana,

con la prima esposizione di numerosi dipinti provenienti

da collezioni private e oggi conservati a Napoli

al Museo di Capodimonte (fig. 3, 7) e di San Martino

e al Museo Correale a Sorrento.

In quell'occasione lo storico dell'arte Sergio Ortolani,

curatore della mostra e futuro direttore della Pinacoteca

napoletana, lo presentò al pubblico come «Il

maggiore tra i paesaggisti della napoletana Scuola

di Posillipo. Il più geniale artista italiano della

prima metà dell'ottocento, il primo pittore nostro

veramente “moderno”».

Nato a Napoli nel 1806, apprese i primi rudimenti di

pittura del padre Gaetano che lo avviò al Reale Ufficio

Topografico per apprendere le tecniche di incisione

come l'acquaforte e la litografia. Fu in questa occasione

che conobbe Achille Vianelli, inseparabile compagno,

fratello di Eloisa che prese in sposa nel 1831.

Insieme frequentarono prima lo studio di Jakob Wilhelm

Hüber, un paesaggista tedesco classico fedele

allievo di Hackert, e dal 1821 quello di Pitloo, dove

Gigante migliorò la sua formazione di paesaggista.

Grazie all'amicizia con il pittore Ščedrin, artista gravitante

intorno alla figura di Pitloo, iniziò a intessere

rapporti con esponenti dell'aristocrazia russa presso

la quale ottenne diverse committenze, come documentano

i numerosi dipinti conservati all'Hermitage

di San Pietroburgo e al Museo Puškin a Mosca (fig.

4-5).

Dopo la morte di Pitloo nel 1837 per l'epidemia di

colera diffusasi a Napoli, Gigante divenne l'anima

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del gruppo affermandosi come il massimo esponente.

Dal 1860, quando la Scuola esaurì la sua maggiore

vitalità, iniziò a prediligere gli interni, soprattutto di

chiese, come il dipinto della Cappella di San Gennaro

nel Duomo di Napoli ripresa durante il miracolo

del sangue, oggi conservato a Capodimonte. Commissionatogli

per il nuovo sovrano Vittorio Emanuele

II fu presentato all'Esposizione universale di Parigi

del 1867. Per il primo re d'Italia realizzerà anche

un'interessante veduta di Paestum all'acquerello, qui

in seguito presentata.

Trascorse gli ultimi anni di vita nella sua villa al

Vomero dedicandosi al riordino dei suoi numerosi

disegni e delle opere di altri artisti da lui acquisite in

diverse circostanze, appuntando sul margine dei

fogli ricordi e annotazioni molto utili per gli studiosi

della sua immensa opera grafica sparsa nei musei e in

numerose collezioni private. Morì all'età di settant'anni

il 29 novembre 1876.

Fig. 1. Immagine di copertina

Domenico Morelli (1823-1901)

Ritratto di Giacinto Gigante, 1859

Olio su tela

Museo Nazionale di San Martino, Napoli

Fig. 2. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Pozzuoli, 1862

Acquerello su carta (42 x 31 cm)

Collezione privata, Napoli

Fig. 3. Giacinto Gigante (1806-1876)

Il golfo di Napoli da Posillipo

Acquerello (14 x 10 cm)

Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

Collezione Astarita

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Tra il 1829 e il 1830 insieme ad altri artisti, tra cui

Achille Vianelli, collaborò alla realizzazione delle

illustrazioni riprodotte in litografia per i tre volumi

del “ Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie”

pubblicati a puntate dagli editori Cuciniello e Bianchi.

Per il primo volume, insieme alle vedute di Pompei

(fig. 6), Posillipo e gli avanzi del tempio di Venere a

Baia, a corredo per il paragrafo intitolato gli “Avanzi

di Pesto” realizzò una vista panoramica dei tre templi,

riprodotta a incisione da Francesco Wenzel (fig.

8) sulla base di un acquerello esposto di recente in

Francia alla Galerie du Peyrou a Montpellier (fig. 9).

Per questa veduta, ripresa da meridione, l'artista scelse

come protagonista il tempio di Nettuno, lasciando

gli altri due ai margini della scena: a destra un angolo

del colonnato della Basilica, mentre in fondo a sinistra,

il profilo delineato del tempio di Cerere seminascosto

da una fosca atmosfera.

In primo piano, nei pressi di uno stagno, sono presenti

i consueti personaggi che solitamente abitano le

sue scene di paesaggio, con uno dei cacciatori impegnato

a pulire dalla polvere nera la canna del fucile ad

avancarica.

Nella litografia di Wenzel, con una differente animazione

in primo piano, i contorni degli oggetti rappresentati

sullo sfondo appaiono maggiormente delineati

che insieme a un marcato utilizzo di contrasti in

chiaroscuro conferiscono all'immagine un tono di

nostalgica memoria.

Riprodotta per la litografia Bianchi è un'altra veduta

dei tre templi ripresa da est dal titolo “Restes Des Temples

De Pestum”, disegnata sempre da Wenzel sulle

linee di un acquerello datato 1835 (fig. 29). Risalgono

a quegli anni i numerosi disegni a matita conservati

al Museo di San Martino e che in seguito l'artista

utilizzerà per le vedute ad acquerello datate 1839

(fig. 10-15-16) presenti in collezioni private. Nella

raccolta di disegni sono presenti anche una vista del

tempio di Cerere con il mare e il promontorio di Agropoli

sullo sfondo (fig. 14) e due vedute della Marina

con la torre costiera di difesa del XVI secolo, denominata

Torre di Pesto (fig. 11-13).

Datata 1835 è una rappresentazione prospettica del

colonnato interno del tempio di Nettuno (fig. 17) da

cui realizzerà il dipinto a olio della collezione Astarita

conservata a Capodimonte, che da un'analisi stilistica

è stato datato dai curatori 1845-48.

La luminosa tela (fig. 18), distinta da una pregevole

resa cromatica dei colori e un linguaggio pittorico sintetico,

tipico della pittura impressionista, inquadra

una porzione del tempio inondato da un limpido cielo

azzurro.

Del 1847 è invece una veduta della pianura di Paestum

ripresa da un punto di vista insolito e originale

rispetto alla classica iconografia pestana fino ad

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allora prodotta (fig. 19). Nel caldo e luminoso acquerello

conservato sempre a Capodimonte, l'artista rappresentò

l'intera piana dall'altura di Montedoro, sui

pendii di Eboli, delineando sulla sinistra la mole del

castello Colonna. Da questo dipinto, qualche anno

più tardi, realizzò la veduta presente nella Royal Collection,

la raccolta d'arte della famiglia reale britannica

(fig. 20).

Ritornerà a dipingere Paestum in un acquerello datato

1860 (fig. 21), molto accattivante sul piano estetico

e particolarmente rappresentativo di quella fiorente

stagione romantica, dove i contorni del paesaggio

e delle architetture, ben definiti nei primi dipinti, si

sciolgono in visioni atmosferiche sfumate che ricordano

quelle di Turner.

Nella pittoresca veduta l'artista rifiuta la precisione

delle geometrie regolari per dare spazio al disordine

spontaneo della natura, dove le architetture doriche

in rovina, testimonianze della passata civiltà, appena

abbozzate e sovrastate da un cielo nuvoloso sono

poste a distanza sulla linea di orizzonte lasciando spazio,

in primo piano, al margine di Capodifiume

segnato da arbusti, rocce irregolari e antiche strutture

in decadimento. La figura di un “bufalaro” appena

accennato partecipa alla composizione, restituendo

una visione calma e malinconica della realtà.

Il dipinto, venduto all'asta a Milano nel 2011 dalla

casa d'aste britannica Sotheby's, era parte di una

splendida collezione di 25 acquerelli e disegni con

vedute della città di Napoli e del circondario realizzati

dai pittori napoletani più celebri dell'epoca. Contenuti

in una preziosa custodia in pelle e tartaruga

con finissime decorazioni in corallo rosso e lo stemma

sabaudo impresso in oro sul retro, furono donati

dalla Municipalità di Napoli al re Vittorio Emanuele

nel 1860 in occasione della visita per l'Unità d'Italia.

Nello stesso album erano presenti altri due acquerelli

di Paestum realizzati da Alfonso Simonetti e Teodoro

Duclère.

Il dipinto, che riprende uno studio preliminare realizzato

a tempera su cartoncino conservato al Museo di

San Martino (fig. 23), è identico a una precedente

veduta realizzata a olio (fig. 22), sul quale l'artista

aggiunse sullo sfondo la sagoma appena abbozzata

delle strutture architettoniche. Quest'ultimo, ripro-

Fig. 4. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Napoli, 1845

Olio su tela (98 x 71,5 cm)

Museo Statale di Belle Arti Puskin, Mosca

Fig. 5. Giacinto Gigante (1806-1876)

Amalfi, la Piazza davanti alla Cattedrale, 1842

Matita e acquerello su carta (33,4 x 24,4 cm)

Hermitage, museo d'arte di San Pietroburgo

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dotto in bianco e nero, apparve nel 1930 nella monografia

su Giacinto Gigante curata da Ortolani che

l'intitolò “Pesto - Sulla riva del Sele”.

Un'altra veduta ricorrente, riproposta in più dipinti,

raffigura i tre templi di Paestum ripresi da meridione,

in prossimità di Porta Giustizia, con una coppia di

contadini posta al centro della composizione (fig.

25). Dallo stesso punto di osservazione si conservano

altre due vedute: una attribuita all'artista (fig. 26) e

l'altra, pressoché identica, considerata una copia

della precedente eseguita da un autore ignoto della

scuola napoletana (fig. 27).

Rappresentativo dell'ultimo periodo artistico, distinto

da vedute di piccoli spazi, soprattutto interni ripresi

con angoli visivi ristretti, è un acquerello in cui

ritrae un cortile a Capaccio (fig. 28) realizzato quasi

certamente in un'ultima escursione a Paestum. Con

l'aggiunta di lumeggiature a biacca, tipiche della sua

tecnica, è conservato al Museo Correale.

L'espressione dei sentimenti, degli stati d'animo più

intimi, che prevale sempre nelle opere dell'artista, è

qui ben restituita dalla quotidianità della scena raffigurata:

la lavandaia, le galline nel cortile, la vecchia

scala in pietra, hanno la qualità estetica non solo del

pittoresco ma dell'autentico e del vissuto, una visione

quasi malinconica della realtà.

Fig. 6. Giacinto Gigante (1806-1876)

Tempio di Mercurio, Pompei

Tavola del volume “Viaggio pittorico nel Regno delle

due Sicilie” pubblicato a Napoli nel 1829

Incisione Francesco Wenzel

Litografia Cuciniello e Bianchi

Fig. 7. Giacinto Gigante (1806-1876)

Casa dei capitelli colorati a Pompei, 1856

Acquerello, matita e tempera su carta

Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

L'opera, nota anche come Casa di Arianna, fu

realizzata nel 1856 per i Borbone ed offre un'inconsueta

inquadratura da una delle stanze di soggiorno

dell'abitazione che da ̀ sul peristilio.

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Fig. 8. Giacinto Gigante (1806-1876)

Avanzi di Pesto, 1828-29

Tavola del volume “Viaggio pittorico nel Regno delle

due Sicilie” pubblicato a Napoli nel 1829

Incisione Francesco Wenzel

Litografia Cuciniello e Bianchi

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La tavola fu riprodotta a colori in litografia

acquerellata da Federico Gatta e Gaetano Dura nel

1830

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Fig. 9. Giacinto Gigante (1806-1876)

Paestum, 1828-29

Acquerello su carta (42 x 32 cm)

Collezione privata, Francia

Esposto a Montpellier alla Galerie du Peyrou

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Fig. 10. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Paestum, 1838

Matita su carta

Collezione della Certosa di San Martino, Napoli

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Fig. 11. Giacinto Gigante (1806-1876)

Marina di Pesto, 1835-1838

Matita su carta

Collezione della Certosa di San Martino, Napoli

Fig. 12. Giacinto Gigante (1806-1876)

Tempio di Cerere a Pesto, 1835-1838

Matita su carta

Collezione della Certosa di San Martino, Napoli

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Fig. 13. Giacinto Gigante (1806-1876)

Marina di Pesto, maggio 1838

Matita su carta

Collezione della Certosa di San Martino, Napoli

Fig. 12. Giacinto Gigante (1806-1876)

Studio dei Templi di Paestum, maggio 1835

Matita su carta

Collezione della Certosa di San Martino, Napoli

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Fig. 15. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Paestum, 1839

Acquerello (22 x 30 cm)

Collezione privata

Acquerello realizzato dalla veduta a matita di fig. 10

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Fig. 16. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Paestum, 1839

Acquerello su carta (29 x 20 cm)

Collezione privata, Napoli

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Fig. 17. Giacinto Gigante (1806-1876)

Studio di colonnato del tempio di Paestum, 1835

Matita su carta (21 x 24,5 cm)

Certosa e Museo Nazionale di San Martino, Napoli

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Fig. 18. Giacinto Gigante (1806-1876)

Tempio di Paestum, 1845-1848

Olio su tela (17 x 23 cm)

Collezione Astarita, Museo e Real Bosco di

Capodimonte, Napoli


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Fig. 19. Giacinto Gigante (1806-1876)

Eboli e la pianura di Paestum, 1847

Acquerello su carta (49,4 x 30,7 cm)

Collezione Astarita

Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

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Paestum da Eboli

L'acquerello riprende la pianura di Paestum da Eboli

con il punto di ripresa dall'altura di Montedoro, a

valle dell'antica Badia normanna di San Pietro Apostolo,

conosciuta come Convento di San Pietro alli

Marmi, contenente la vecchia biblioteca dei cappuccini

che comprende un patrimonio librario di oltre

15.000 titoli. Sulla sinistra del dipinto è ritratta la

grande mole del quattrocentesco castello dei Colonna,

definito da alte torri cilindriche e quadrilatere, e

in secondo piano l'intera pianura del Sele con in

fondo quella di Paestum e le prime alture del Cilento

con il borgo di Agropoli. A valle la lussureggiante

tenuta di Caccia di Carlo III di Borbone, luogo di passaggio

per attraversare a Persano il fiume con la scafa,

un barcone in legno utilizzato fino alla realizzazione

dello sbarramento negli anni Trenta del Novecento

di cui ci rimangono alcune fotografie di Luigi

Gallotta conservate nell'Archivio fotografico del

comune di Eboli. Sulla destra, tra le colline, il convento

dei “Cappuccini” identificato con l'originario

oratorio di San Antonio costruito nel 1233, “in loco

ubi dicitur paternus”, che con l'aggiunta di un'altra

ala attualmente ospita l'Ospedale Civile Maria SS.

Addolorata. Un tempo Eboli annoverava numerosi

conventi, abbazie e monasteri sia entro la cinta muraria

medioevale sia sui colli circostanti oltre che nella

pianura sottostante. Spesso confusi fra loro, alcuni

sono ancora esistenti, altri invece in rovina o del tutto

scomparsi.

Negli anni Cinquanta del Novecento, sull'area verdeggiante

in primo piano, fu realizzato il Santuario

dei S.S. Cosma e Damiano in sostituzione della piccola

chiesetta settecentesca ancora in uso ma non più

capace di ospitare i numerosi pellegrini che giungevano

in paese.

Una nota al dipinto ci porta a conoscenza che il cielo

fu ridipinto nel 1856 dal paesaggista scozzese William

Leighton Leitch, maestro di disegno per 22 anni

della regina Vittoria, il cui lunghissimo regno è conosciuto

come età vittoriana.

Fig. 20. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Eboli, 1850 ca.

Acquerello (56,0 x 39,6 cm)

Royal Collection Trust, Londra

Il cielo fu ridipinto da William Leitch nel 1856

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Fig. 21. Giacinto Gigante (1806-1876)

Paestum, 1860

Acquerello (35 x 26 cm)

Collezione privata, Italia

Dipinto commissionato per Vittorio Emanuele II

(Immagine gentilmente concessa da Sotheby's, New

Bond Street, London)

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Fig. 22. Giacinto Gigante (1806-1876)

Pesto - Sulla riva del Sele

Olio su carta applicata su tela (22,5 x 19,5 cm)

Collezione privata, Napoli

Illustrato in bianco e nero nella monografia su

“Giacinto Gigante” a cura di Sergio Ortolani, 1930

(Collezione Ferrara, Napoli)

Fig. 23. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta dei templi di Paestum

Tempera su cartoncino (26,5 x 18,8 cm)

Certosa e Museo Nazionale di San Martino, Napoli

Fig. 24. Giacinto Gigante (1806-1876)

Studio dei Templi di Paestum, 1828-1838

Matita su carta

Società Napoletana di Storia Patria, Napoli

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Fig. 25. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Paestum

Olio su tela (36 x 26 cm)

Collezione privata

Fig. 26. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Paestum

Olio su tela (37 x 24 cm)

Sul verso: etichetta Galleria Forti, Napoli. Mostra

Ottocento

Collezione privata

Fig. 27. Autore sconosciuto (scuola napoletana)

Veduta di Paestum, XIX sec.

Olio su carta applicata su tela (36,5 x 24 cm)

Collezione privata, Napoli

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Fig. 28. Giacinto Gigante (1806-1876)

Capaccio, Veduta interna di un cortile, 1868

Acquerello, matita e biacca

Museo Correale, Sorrento (Sala 20)

Fig. 29. Giacinto Gigante (1806-1876)

Veduta di Paestum, 1835

Acquerello (33 x 20 cm)

Collezione privata

Riferimenti bibliografici:

Sergio Ortolani (a cura di), Giacinto Gigante, monografia della

Collana " L'arte per tutti", Istituto nazionale LUCE, Roma, 1930

Alfredo Schettini, Giacinto Gigante, Mele Editore Napoli, 1956

Raffaello Causa (a cura di), Campania Felix, Acquerelli di

Giacinto Gigante, Catalogo della mostra, Società Editrice

Napoletana, 1984

Sergio Ortolani, Giacinto Gigante e la pittura di paesaggio in

Italia dal '600 all'800, a cura di Luisa Martorelli, Editore Di

Mauro Franco, Napoli, 2009

AA.VV. (a cura di), Giacinto Gigante e la Scuola di Posillipo,

catalogo della mostra a Castelnuovo, Sale della Loggia, Electa

Napoli, 1993

Nicola Spinosa (a cura di), La Collezione Angelo Astarita al

museo di Capodimonte: Giacinto Gigante e la scuola di

Posillipo, catalogo della mostra a Palazzo Reale di Napoli,

Stamperia napoletana, 1972

Nicola Spinosa (a cura di), I colori della Campania. Omaggio a

Giacinto Gigante, catalogo della mostra al Museo Diego

Aragona Pignatelli Cortes, Electa Napoli, 2006

Isabella Valente, La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che

conquistò il mondo, Edizioni Mediterranea, 2019

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Massimo esponente della “Scuola di Posillipo”, la

corrente pittorica fiorente a Napoli nella prima metà

dell'Ottocento caratterizzata da una visione libera e

autentica del paesaggio in continuità con le nuove tendenze

europee della stagione romantica, Giacinto

Gigante è apprezzato per i suoi suggestivi acquerelli

dalle dense atmosfere luminose e cariche di emotività,

capace di rappresentare la bellezza dei luoghi colti

nella loro intimità come risonanza degli stati d'animo

più profondi, dei sentimenti in tutte le loro delicate e

sottili sfumature.

Tra le vedute di Napoli e dintorni, delle marine incantate,

delle località solitarie, “laddove il silenzio e

l'immensità della natura offrono emozioni ancora

vergini”, dei piccoli spazi quotidiani, dei luoghi mitici,

“toccati dalla sacralità del mondo antico”, sono

partecipi numerosi dipinti di Paestum e dei suoi

monumenti realizzati dal geniale artista in diversi

tempi della sua vita.

Immagine di copertina

Domenico Morelli (1823 -1901)

Ritratto di Giacinto Gigante, 1859

Museo Nazionale di San Martino, Napoli

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 28 - giugno 2023

Giacinto Gigante

Le vedute di Paestum

Copyright: © 2023 PAESTUMinARTE

Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito secondo i termini della Creative Commons

Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

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