20.11.2025 Vues

Achille Vianelli - Quaderno 27 - maggio 2023

Tra gli originali protagonisti del gruppo di artisti riuniti intorno alla scuola napoletana dell’olandese Anton Sminck van Pitloo nota come “Scuola di Posillipo”, Achille Vianelli si è particolarmente distinto per le sue rappresentazioni all’acquerello di piazze pubbliche, interni di chiese e dei pregevoli monumenti di cui è ricco il meridione d’Italia, tra cui l’antica città di Paestum con i tre grandi templi dorici. Con uno stile pittorico meno lirico rispetto a quello di Giacinto Gigante, il maggiore esponente della scuola, ma più fotografico per la precisione della prospettiva e la ricchezza dei dettagli, le sue vedute appaiono soprattutto un interessante documento iconografico per scoprire l’aspetto ottocentesco di molti luoghi del salernitano, scomparsi o ancora esistenti, pur se spesso alterati nell’originale struttura architettonica. Grazie alla sua vastissima produzione di disegni e acquerelli, rintracciabili nei musei e in numerose collezioni private, possiamo oggi ammirare alcuni luoghi del salernitano tra cui il Convento di Sant’Antonio a Capaccio, di San Francesco del Cilento e il Santuario di San Michele Arcangelo a Sant’Angelo a Fasanella.

Tra gli originali protagonisti del gruppo di artisti riuniti intorno alla scuola napoletana dell’olandese Anton Sminck van Pitloo nota come “Scuola di Posillipo”, Achille Vianelli si è particolarmente distinto per le sue rappresentazioni all’acquerello di piazze pubbliche, interni di chiese e dei pregevoli monumenti di cui è ricco il meridione d’Italia, tra cui l’antica città di Paestum con i tre grandi templi dorici.
Con uno stile pittorico meno lirico rispetto a quello di Giacinto Gigante, il maggiore esponente della scuola, ma più fotografico per la precisione della prospettiva e la ricchezza dei dettagli, le sue vedute appaiono soprattutto un interessante documento iconografico per scoprire l’aspetto ottocentesco di molti luoghi del salernitano, scomparsi o ancora esistenti, pur se spesso alterati nell’originale struttura architettonica.
Grazie alla sua vastissima produzione di disegni e acquerelli, rintracciabili nei musei e in numerose collezioni private, possiamo oggi ammirare alcuni luoghi del salernitano tra cui il Convento di Sant’Antonio a Capaccio, di San Francesco del Cilento e il Santuario di San Michele Arcangelo a Sant’Angelo a Fasanella.

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Achille Vianelli

Tra sacro e profano

Paestum, Capaccio, il Cilento

e Sant’Angelo a Fasanella

I Quaderni


Achille Vianelli. Tra sacro e profano

Costabile Cerone

Figlio di Giovan Battista Vianelli, un agente consolare

napoleonico di origini venete, e di una nobildonna francese,

Achille [Fig. 1], nato a Porto Maurizio di Imperia

nel 1803, visse a Otranto con la famiglia fino a quando,

nel 1819, decise di trasferirsi a Napoli per studiare pittura.

Qui frequentò lo studio del paesaggista tedesco

Jakob Wilhelm Hüber (1787-1871), dove incontrò Giacinto

Gigante (1806-1876), giovane allievo dedito a perfezionarsi

nella tecnica dell'acquerello. Da quel

momento in poi il rapporto personale e artistico tra i due

divenne inseparabile, tanto che, dopo la partenza del

maestro, decisero di seguire insieme l'atelier del pittore

olandese Antonio Sminck Pitloo (1790-1837), professore

titolare della cattedra di paesaggio presso il Reale

Istituto di Belle Arti di Napoli.

Dopo una prima esperienza di pittura di paesaggio a

olio, Achille iniziò a dedicarsi alle vedute prospettiche

di monumenti, piazze urbane e interni di chiese realizzate

a inchiostro e acquerello con i monocromi di seppia.

Sviluppò un'elegante e notevole tecnica, talmente

apprezzata che molte delle sue vedute furono incise e

pubblicate in libri dedicati al Regno di Napoli.

Nel 1845, nominato professore onorario di interni al

Reale Istituto di Belle Arti, si trasferì dopo qualche anno

a Benevento, aprendo una Scuola di pittura presso il

Chiostro del convento di Santa Sofia, oggi Museo del

Sannio, che nella Sala dell'Ottocento custodisce alcune

sue opere. Dedicandosi all'insegnamento per il resto

della sua vita, morì nel 1894.

Poco conosciuto nella storia dell'arte italiana, perché

fuori dagli studi di ambiente accademico, al contrario è

stato molto apprezzato all'estero. Difatti, diverse sue

opere sono comprese nelle collezioni di importanti

musei d'arte del mondo. A testimoniarlo sono i due

dipinti a olio del 1830 conservati al Musée des Beaux-

Arts di Angers [Fig. 2], in Francia, dove per un certo

periodo della sua vita fu di casa; la veduta della Piazza

principale di Andria in Puglia al Metropolitan Museum

of Art di New York [Fig. 3]; un prezioso acquerello della

Grotta di San Michele a Olevano sul Tusciano vicino

Eboli, in provincia di Salerno, conservato al Museo Puškin

a Mosca [Fig. 23], ripresa anche in un precedente

dipinto color seppia [Fig. 24], e una veduta interna della

Grotta del Santuario di San Michele Arcangelo a

Sant'Angelo a Fasanella, nella stessa provincia, che,

datata 8 luglio 1843, fu acquistata nel 1976 dal

Rijksmuseum di Amsterdam [Fig. 7]. In quell'occasione

riprese l'interno della grotta anche da un diverso punto

2

2


di vista, mostrando l'ingresso del passaggio naturale

che, attraversando la sacrestia, comunicava con

l'esterno (oggi murato) e con il campanile addossato

alla parete rocciosa, l'elemento superstite del convento

benedettino ivi presente [Fig. 6].

1

Fig. 1. Fotografia di Achille Vianelli, 1860

Dal catalogo della mostra “Achille Vianelli nel

Centocinquantenario della nascita” tenuta nel 1954 al

Museo del Sannio a Benevento

Fig. 2. Achille Vianelli (1803-1894)

Dintorni di Napoli (Les Environs de Naples), 1830 ca.

Pittura ad olio (39,5 x 27,7 cm)

Musée des Beaux-Arts, Angers, Francia

Proveniente dalla collezione di Guillaume Bodinier

Fig. 3. Achille Vianelli (1803-1894)

La piazza principale di Andria (Bari)

Matita, inchiostro brunoe lavaggio marrone (40 x 30,2

cm)

The Met, Metropolitan Museum of Art, New York

3

3


Attratto da questo piccolo centro adagiato sulle falde

occidentali dei Monti Alburni, e da quel meraviglioso

scrigno naturale di storia e opere d'arte, durante la successiva

visita del 1884 realizzò un'altra serie di vedute

interne del Santuario che, apparse sul mercato d'arte,

furono vendute dalla nota casa d'aste Christie's, e oggi

sono presenti in collezioni private [Fig. 8-9], tra cui

l'unica che mostra l'altare ripreso frontalmente con

punto di vista immediatamente dopo il portale

d'ingresso alla grotta [Fig. 10].

L'artista ritornerà ancora sul posto a giugno del 1846 in

compagnia di Gigante e del paesaggista tedesco Teodoro

Guglielmo Witting (1793-1860). Entrambi erano

suoi amici e cognati, avevano infatti sposato le due

sorelle di Achille, Eloisa e Flora. In questa occasione

sarà Gigante a ritrarre il paesino in un acquerello oggi

conservato a Napoli al Museo Nazionale di Capodimonte

e in una veduta presente nella collezione del

Museo di San Martino. A questa data risale un'altra dettagliata

veduta di Vianelli dell'interno della Grotta di

San Michele [Fig. 11], riproposta in un successivo

acquerello del 1849, apparso di recente sul mercato

d'arte all'interno di una raccolta di vedute napoletane di

primo Ottocento [Fig. 12].

Dunque un bel gruppo di artisti aderenti alla cosiddetta

“ Scuola di Posillipo”, un movimento artistico avviato a

Napoli dall'olandese Pitloo, che praticava la riproduzione

dei paesaggi all'aria aperta ( en plein air) con un lin-

guaggio meno classicista, dalle atmosfere piene di luce,

dai colori tenui ed emotivamente coinvolgenti, di cui il

massimo esponente, fra i più ricercati ed apprezzati, fu

proprio Giacinto Gigante.

Achille Vianelli al contrario rimase maggiormente legato

alla rappresentazione prospettica del paesaggio e alle

prime lezioni di Hüber, che lo indirizzò all'uso della

camera ottica o camera lucida, uno strumento con cui

poteva ricalcare su lucido il perimetro dei soggetti che

intendeva ritrarre, ottenendo in questo modo una prospettiva

reale della scena, caratteristica che emerge

dalla precisione delle sue vedute e dalla minuzia di particolari.

Comuni al gruppo di artisti sono invece i soggetti raffigurati

nei loro dipinti, ossia i tipici luoghi del Grand

Tour, come il Golfo di Napoli, le vedute di Posillipo, la

costiera Amalfitana [Fig. 4], Capri, Pompei, Salerno e la

sua provincia e le rovine di Paestum con i suoi tre monumentali

templi dorici, le cui vedute all'acquerello spesso

risultano animate da piccole figure che hanno il ruolo di

conferire alle immagini un valore scenico e folclorico.

La prima veduta documentata dei templi è un acquerello

monocromatico color seppia realizzato nel 1836 [Fig.

17], seguito sei anni dopo da un'acquaforte lumeggiata

con pittura bianca [Fig. 18], inserita in una serie di “Dodici

vedute del Regno di Napoli disegnate e incise da

Vianelli ed Ercole Gigante” pubblicate a Napoli nel

1843. Del due giugno di quell'anno è anche una veduta

del Convento dei Cappuccini ad Eboli, un luogo di passaggio

obbligato per raggiungere da Salerno l'antica cit-

4

4


tà, potendo attraversare il fiume Sele con la scafa nei

pressi del Casino Reale di Persano.

Ercole, allievo del fratello maggiore Giacinto, viaggiò

insieme a Vianelli per visitare numerosi luoghi del

Regno, tra cui Paestum, raggiunta di nuovo a maggio

del 1843, quando Vianelli realizzò all'acquerello su cartoncino

alcune vedute interne del Convento di

Sant'Antonio a Capaccio paese [Fig. 13,15], e a matita

una vista esterna ripresa dalla loggia che inquadra sullo

sfondo il mare e il promontorio di Agropoli [Fig. 14].

I luoghi sacri, ed in particolare gli interni delle chiese,

rappresentati su committenza dai pittori dei secoli precedenti,

continueranno per tutto l'Ottocento ad affascinare

gli artisti “viaggiatori” suggestionati per la loro

straordinaria bellezza e ricchezza di opere d'arte custodite

al loro interno, e tra questi Vianelli fu uno dei maggiori

interpreti lasciandoci numerosi interni di chiese e

conventi, come alcuni meravigliosi acquerelli della cripta

del Duomo di Salerno dove sono conservate le reliquie

di San Matteo, il luogo più sacro per i salernitani

[Fig. 5]. Di notevole valore documentario è la pregevole

veduta d'interno, realizzata con la stessa tecnica

dell'acquerello monocromatico, del Refettorio del Convento

dei Riformati di San Francesco di Cilento datata

25 maggio 1844 [Fig. 16].

Degli stessi anni è la veduta dei “ Templi di Pesto” realizzata

per il volume pubblicato da Gaetano Nobile

Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze, contenente

14, su 25 tavole, disegnate da Vianelli e litografate da

Francesco Wenzel e Antonio Zezon [Fig. 19], tra cui

l'arco di trionfo di Alfonso I d'Aragona a Castel Nuovo,

ripreso da un notevole disegno realizzato con la stessa

tecnica dell'acquerello monocromatico.

Sarà ancora a Paestum nel 1853, quando riprese con

grande naturalezza una seducente veduta dei templi in

una piccola e gradevole illustrazione eseguita a matita e

lavaggio marrone [Fig. 20].

Altri acquerelli, datati 1855 e 1858, sono due vedute che

hanno in comune lo stesso punto di vista posizionato a

meridione in prossimità di Porta Giustizia, differenziandosi

soltanto nelle figure che animano la scena [Fig.

21,22]. Identico nelle linee prospettiche è anche un

acquerello utilizzato nel 1966 da De Luca Editore per

l'immagine di sovracopertina del “Viaggio nel Regno

delle Due Sicilie” di Craufurd Tait Ramage, il resoconto

di viaggio dell'umanista scozzese compiuto nel 1828

attraverso l'Italia del Sud.

Fig. 4. Achille Vianelli (1803-1894)

Duomo di Amalfi, 20 ottobre 1846

Matita e lavaggio in marrone su carta (71,1 x 48,3 cm)

Collezione privata, Italia

Fig. 5. Achille Vianelli (1803-1894)

La cripta del Duomo di Salerno, 1844

Acquerello (60 x 43 cm)

Collezione privata, Roma

5

5


Sant’Angelo a Fasanella

La veduta intitolata “Figure nella cappella rupestre di

Sant'Angelo a Fasanella”, conservata ad Amsterdam

al Rijksmuseum, per la grande cura e precisione della

rappresentazione ci offre la possibilità di distinguere

nel dettaglio gran parte degli arredi sacri presenti

nell'antico santuario: sulla sinistra è riconoscibile il

monumento funebre dell'abate Francesco Caracciolo

eretto nel 1585; a seguire il pregevole altare seicentesco

dedicato all'Immacolata sormontato da un baldacchino

ligneo, alle cui spalle si apre una cavità che accoglie

alcune edicole affrescate e una delicata statua trecentesca

della madonna con bambino; in fondo, al centro

della scena, l'altare dedicato a San Michele Arcangelo

con alle spalle l'antica fonte battesimale e la parete

rocciosa sulla quale è visibile l'impronta delle ali

dell'Arcangelo, così come raccontata nella leggenda

del principe Manfredo che, per ritrovare il suo falcone

da caccia, scoprì la grotta e questo altare; a destra del

dipinto, un'edicola sopraelevata incastrata nella roccia

con due pannelli decorativi laterali.

Suggestiva è anche la riproduzione del seicentesco

pavimento in cotto, simmetricamente ripartito da maioliche

napoletane, oltre la presenza delle numerose figure

in devozione che animano la scena.

6

La veduta riprende l’ingresso del passaggio naturale che

attraversando la sacrestia comunicava con l’esterno (oggi

murato) e con il campanile addossato alla parete rocciosa,

l’elemento superstite del convento benedettino ivi presente.

6

Fig. 6. Achille Vianelli (1803-1894)

La grotta di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo a

Fasanella, 1843

Acquerello monocromatico

Collezione privata, Roma


7

Fig. 7. Achille Vianelli (1803-1894)

Cappella rupestre Sant'Angelo a Fasanella (Salerno),

8 luglio 1843

Matita, inchiostro bruno e lavaggio marrone su carta

(60 x 42 cm)

Collezione del Rijksmuseum, Amsterdam

7


8

9

Fig. 8. Achille Vianelli (1803-1894)

La grotta di San Michele Arcangelo a Fasanella, 1844

Acquerello monocromatico (19,5 x 14,8 cm)

Collezione privata

Fig. 9. Achille Vianelli (1803-1894)

La grotta di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo a

Fasanella, 1844

Acquerello monocromatico (58,7 x 43,2 cm)

Collezione privata

Fig. 10. Achille Vianelli (1803-1894)

La grotta di San Michele Arcangelo a Fasanella, 1844

Acquerello monocromatico (30 x 21,1 cm)

Collezione privata


10


Fig. 11. Achille Vianelli (1803-1894)

La grotta di San Michele Arcangelo a Fasanella,

1846

Acquerello monocromatico (54 x 42 cm)

Collezione privata

Fig. 12. Achille Vianelli (1803-1894)

La grotta di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo a

Fasanella, 1849

Acquerello monocromatico (35 x 24 cm)

Collezione privata, Napoli

12

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9

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Capaccio

Fig. 13. Achille Vianelli (1803-1894)

Sacrestia del Convento di San Antonio di Capaccio

nuovo, 1843

Disegno ad acquerello su cartoncino

Collezione privata

Fig. 14. Achille Vianelli (1803-1894)

Loggia del Convento di San Antonio dei Riformati

Francescani di Capaccio nuovo (senza data)

Matita su carta (29 x 21,6 cm)

Collezione della Certosa e Museo Nazionale di San

Martino, Napoli

Fig. 15.

Achille Vianelli (1803-1894)

Interno del Convento di San Antonio di Capaccio

nuovo, 21 maggio 1843

Disegno ad acquerello su cartoncino

Collezione privata

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San Francesco di Cilento

A maggio 1844 Vianelli si spinse fino in Cilento per

raggiungere il quattrocentesco Convento di San Francesco

a Lustra, noto come “San Francesco alla Foresta”

o meglio “dei Riformati di San Francesco del

Cilento”, ospitante una comunità di frati riformati,

così chiamati perché facevano parte del ramo rinnovato

dell'Ordine dei Frati Minori Francescani che

basavano la loro spiritualità sul ricorso alla più stretta

osservanza delle Regole e del Testamento del Santo.

La comunità religiosa del convento, dedita

all'assistenza sociale e sanitaria, rivestì un ruolo fondamentale

per la crescita sociale del territorio cilentano,

in quella “Terra della Rocca”, così denominata da

Giuseppe Antonini nei discorsi sulla Lucania del

1745, che “tiene un deliziosissimo Monistero di PP.

Riformati nelle falde della collina, dove è posto ancora

il piccolo casale di S. Martino”.

Il dipinto, realizzato con l'inconfondibile tecnica

dell'acquerello monocromatico color seppia, ritrae

l'interno del refettorio del convento, un grande

ambiente dove i frati seduti su lunghe panche di legno

consumavano il pasto all'ombra di una grande volta a

botte con lunette, adatte sia per realizzare delle aperture

laterali, come la prima finestra sulla destra, risolvendo

il problema della scarsa illuminazione, e sia

per ricavare delle superfici semicircolari da poter

decorare, qui ornate con figure del santo e di qualche

prelato.

Il pulpito posizionato nella lunetta centrale segue esattamente

le indicazioni della “Regula Sancti Benedicti”,

dove al capitolo XXXVIII indica che nel refettorio

non doveva mai mancare la lettura, tra l'altro operata

soltanto dal religioso incaricato, oltre a regnarvi

un profondo silenzio in modo che non si sentisse

alcun bisbiglio o voce all'infuori di quella del lettore.

Fig. 16. Achille Vianelli (1803-1894)

Refettorio dei Riformati di San Francesco di Cilento, 25

maggio 1844

Disegno ad acquerello su cartoncino (28,5 x 21,5 cm)

Collezione privata

12


13

16


Paestum

17

Fig. 17. Achille Vianelli (1803-1894)

I Templi Paestum, 1836

Acquerello su carta, monocromatico color seppia

(35 x 20 cm)

Collezione privata

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18

Fig. 18. Achille Vianelli (1803-1894)

Vista dei templi, Paestum, 1842

Acquaforte lumeggiata con pittura bianca (44 x 28,5

cm)

Da “Douze vues du royaume de Naples dessinees et

gravees a l'eau forte par Vianelli et Ercole Giganti”,

Napoli, 1843

(Dodici vedute del Regno di Napoli disegnate e incise

da Vianelli ed Ercole Gigante)

Collezione del British Museum, Londra

16


17


19

Fig. 19. Achille Vianelli (1803-1894)

I Templi di Pesto, 1845

Litografia di Antonio Zezon (1803-1881) su disegno di

Vianelli per il volume “Napoli e i luoghi celebri delle sue

vicinanze” pubblicato a Napoli da Gaetano Nobile nel 1845

18


19


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Fig. 20. Achille Vianelli (1803-1894)

Veduta dei Templi di Paestum, 1853

Inchiostro e lavaggio marrone su carta (19,2 x 14 cm)

Collezione privata, Zurigo, Svizzera

20


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21

Fig. 21. Achille Vianelli (1803-1894)

Veduta di Paestum, 1855

Acquerello su carta (24 x 32,5 cm)

Collezione privata, Napoli

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23


22

Fig. 22. Achille Vianelli (1803-1894)

Veduta di Paestum, 1858

Acquerello su carta (19,5 x 28 cm)

Collezione privata, Napoli

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Olevano sul Tusciano

Fig. 23. Achille Vianelli (1803-1894)

Grotta dell'Angelo, Eboli vicino Salerno, 1859

(Grotta di San Michele Arcangelo ad Olevano sul

Tusciano)

Acquerello su matita (28,8 x 38,8 cm)

Collezione del Museo Puškin, Mosca

24

Opera esposta nel 2021 al Museo Puškin durante la

mostra dal titolo “Sotto il cielo blu” (Под небом

голубым) organizzata per la presentazione di una

serie di dipinti e disegni del Sud Italia, di Napoli e

dintorni, dove nell'Ottocento nacque l'arte di rappresentare

il paesaggio con la tecnica della pittura

ad acquarello all'aperto.

L'esposizione si basava su alcune inedite opere di

Giacinto Gigante, il massimo maestro della scuola

paesaggistica napoletana, e di Achille Vianelli, tutte

conservate nella collezione del museo.

Fig. 24. Achille Vianelli (1803-1894)

Grotta dell'Angelo, Eboli vicino Salerno

(San Michele Arcangelo ad Olevano sul Tusciano)

Acquerello su carta, monocromatico color seppia

Collezione privata

Particolare della fig. 23


23


Salerno

L'acquerello [Fig. 25], conservato al Museo Nazionale

di San Martino, è una veduta interna del cosiddetto

Tempio di Pomona a Salerno in adiacenza al palazzo

arcivescovile, all'epoca della rappresentazione utilizzato

come stalla.

La grande sala è divisa in due navate da una serie di

archi ogivali sostenuti da sei colonne scanalate con

capitelli decorati con teste femminili prelevati, presumibilmente

in epoca medievale, da Paestum, e in particolare

dal cosiddetto “ Tempio della Pace” di epoca

romana (III-II sec. a.C.), così denominato fin dagli

inizi dell'Ottocento per il ritrovamento di numerosi

“bassi-rilievi, molti dei quali esprimevano due mani

congiunte insieme, emblema della pace; si trovano

anche delle monete così segnate ” (Bamonte, 1819).

La pratica di riutilizzare materiali di spoglio provenienti

da edifici preesistenti (spoliazione), come templi

antichi, basiliche o ville medievali, per la costruzione

di nuovi edifici era diffusa soprattutto in epoca tarda

antica e medievale. Un tipico esempio di riutilizzo di

materiale già lavorato e disponibile è l'impiego delle

“colonne di spoglio” in chiese romaniche.

I primi scavi dell'antico edificio di Paestum furono

eseguiti nel 1830, portando alla luce l'intero perimetro,

identificandolo con un tempio periptero sine postico

(senza il colonnato sul lato posteriore) eretto su di un

podio accessibile attraverso una scala sul lato principale

esposto a sud.

Uno dei capitelli presenti in situ fu rilevato in quel

periodo dall'architetto francese Simon Claude Constant-Dufeux,

vincitore nel 1829 del Prix de Rome.

Sulla tavola, contenuta in una cartella di “Disegni di

monumenti antichi”, si legge la nota: “ Ce chapiteau est

connu depuis longtemps parce que plusieurs ont été

employés dans la construction des écuries de l'évêché

de Salerne” (Questo capitello è noto da molto tempo

perché alcuni esemplari vennero impiegati nella

costruzione delle scuderie del Vescovado di Salerno).

Fig. 25. Achille Vianelli (1803-1894)

Stalla di Monsignor di Salerno, 1840

Matita e acquerello (31,5 x 21,6 cm)

Collezione del Museo Nazionale di San Martino,

Napoli

23

25

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26

Fig. 26. Achille Vianelli (1803-1894)

Veduta di Paestum, 1858 ca.

Riproduzione a stampa policroma dell'acquerello

Collezione privata

Riferimenti bibliografici:

AA.VV., Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze, Vol. I-II,

Stabilimento Tipografico di Gaetano Nobile, Napoli, 1845

Mario Rotili (a cura di), Achille Vianelli nel

Centocinquantenario della nascita, catalogo della Mostra al

Museo del Sannio a Benevento, Editore Gaspare Casella, Napoli

1954

Gino Doria, Achille Vianelli. Scene popolari napoletane

impresse dai rami originali del 1831, edito dal Banco di Napoli,

1958

Raffaello Causa, La Scuola di Posillipo, Milano, Fratelli Fabbri

Editori, 1967

Achille Vianelli, Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze,

Napoli, 1845, ristampa Edibi, Napoli, 1969

AA.VV., La galleria dell'Accademia di Belle Arti in Napoli,

Edizioni scientifiche italiane per il Banco di Napoli, 1971

Fausto Minervino (a cura di), Scheda “Sant'Angelo a Fasanella”

in Giacinto Gigante e la Scuola di Posillipo, Catalogo della

Mostra, Società Editrice Napoletana, Napoli, 1993

Lucio Fino, La Scuola di Posillipo. Acquerelli disegni e stampe

nelle collezioni private, Napoli, Grimaldi, 2003

27


Tra gli originali protagonisti del gruppo di artisti riuniti

intorno alla scuola napoletana dell'olandese

Anton Sminck van Pitloo nota come “Scuola di Posillipo”,

Achille Vianelli si è particolarmente distinto

per le sue rappresentazioni all'acquerello di piazze

pubbliche, interni di chiese e dei pregevoli monumenti

di cui è ricco il meridione d'Italia, tra cui l'antica

città di Paestum con i tre grandi templi dorici.

Con uno stile pittorico meno lirico rispetto a quello di

Giacinto Gigante, il maggiore esponente della scuola,

ma più fotografico per la precisione della prospettiva

e la ricchezza dei dettagli, le sue vedute appaiono

soprattutto un interessante documento iconografico

per scoprire l'aspetto ottocentesco di molti luoghi del

salernitano, scomparsi o ancora esistenti, pur se spesso

alterati nell'originale struttura architettonica.

Grazie alla sua vastissima produzione di disegni e

acquerelli, rintracciabili nei musei e in numerose collezioni

private, possiamo oggi ammirare alcuni luoghi

del salernitano tra cui il Convento di Sant'Antonio

a Capaccio, di San Francesco del Cilento e il Santuario

di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo a Fasanella.

Immagine di copertina

Achille Vianelli (1803 - 1894)

Veduta dei Templi di Paestum, 1853

Inchiostro e lavaggio marrone su carta

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 27 - maggio 2023

Achille Vianelli

Tra sacro e profano. Paestum, Capaccio, il Cilento e Sant’Angelo a Fasanella

Copyright: © 2023 PAESTUMinARTE

Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito secondo i termini della Creative Commons

Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

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