Giugno

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Giugno

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Anno 128 - N. 6 - Giugno 2012

POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, Aut. GIPA/S/NA/19/2012 - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

In trentamila

a piedi da

Napoli a Pompei

Uniti con Maria,

trasformati

dallo Spirito Santo


Il RosaRIo

E la Nuova PomPEI

Fondata nel 1884, è dono del Beato Bartolo Longo

a quanti diffondono la devozione

alla Vergine del Rosario e ai sostenitori

dei progetti di Carità del Santuario di Pompei

Anno 128 - N. 6 - Giugno 2012

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 Pompei (NA)

Tel. +39 081 8577321

Fax +39 081 8503357

e-mail: rnp@santuario.it

www.santuario.it

Direttore: Carlo Liberati

Direttore Responsabile: Salvatore Casciello

Caporedattore: Giuseppe Pecorelli

Redazione: Ciro Cozzolino, Marida D’Amora

Collaboratori:

C. Alboretti, D. Arcaro, S. Brugno, K. Di Ruocco,

A. Fontanella, P. Mocerino, C. Nesti, L. Orabona,

G. Pasquale, M. Perillo, D. Romano,

Realizzazione Grafica:

Ettore Palermo, Mario Curtis

Fotografie: G. Angellotto

Stampa: Mediagraf S.p.A. - Padova

Di questo numero sono state stampate

252.000 copie

Registrazione presso il Tribunale di

Torre Annunziata - N. 32 del 15/07/1996

Associato USPI

(Unione Stampa Periodica Italiana)

ISNN 0035 - 8282

Di questa Rivista vengono pubblicate le edizioni in

lingua inglese e spagnola. Possono essere richieste alla

Segreteria Generale - Ufficio estero del Santuario

Tel. +39 081 8577328 - Fax +39 081 8503357

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S o m m a r i o

4 Oltre cinquantamila fedeli

a piedi per incontrare Maria

✠ Carlo Liberati

6 "Dio è diventato il grande

Sconosciuto del nostro tempo"

Salvatore Casciello

11 La Chiesa sotto attacco

Carmine Alboretti

12 Karnazes: la forza di

Forrest Gump

Carlo Nesti

14 Gesù Crocifisso era accanto

a Melissa

Giuseppe Pecorelli

16 Il precariato non conosce crisi

Marida D'Amora

18 "L'amore è la sola risposta

alla solitudine a alla povertà"

Salvatore Casciello

20 Vivere e testimoniare la gioia

dell'essere cristiani

Luciano Orabona

22 La letizia è vivere nella

volontà del Signore

Gianluigi Pasquale

24 India, terra d'incontri che

cambiano la vita

Mike Perillo

26 Dialogate con Gesù

e crescerete liberi

Marida D'Amora

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Anno 128 - N. 6 - Giugno 2012

POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, Aut. GIPA/S/NA/19/2012 - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

In trentamila

a piedi da

Napoli a Pompei

Uniti con Maria,

trasformati

dallo Spirito Santo

28 Bartolo Longo è nella storia

della pedagogia

Domenico Arcaro

30 Cultura e Comunicazione

✠ Carlo Liberati

32 Vita del Santuario

34 In cammino con la

Madonna Pellegrina

a cura di Andrea Fontanella

38 Tra i tanti pellegrini

del Rosario

a cura di Marida D'Amora

42 Grati alla Madonna

e al Beato Bartolo Longo

a cura di Ciro Cozzolino

44 Lettere al direttore

a cura di Katia Di Ruocco

L’Arcivescovo S. E. Mons. Carlo Liberati

riceve i ringraziamenti e l’incoraggiamento

del Presidente del Pontificio Consiglio

per la Promozione della Nuova Evangelizzazione

L’Anno della Fede

affidato alla Madonna di Pompei

Eccellenza Reverendissima,

Dal Vaticano, 14 maggio 2012

di ritorno a Roma, mi permetta di ringraziarLa

ancora una volta per l’invito a presiedere

la Supplica, per l’ospitalità che mi ha riservato

e per la grande generosità con cui ha voluto

accompagnarla.

Poter presiedere la S. Messa e la Supplica alla

Regina del Santo Rosario di Pompei è stato

per me motivo di grande onore e di immensa gioia.

Ho potuto toccare con mano la devozione e

l’affetto che anima tante persone verso la Santa

Vergine di Pompei, frutto soprattutto del suo

fecondo e instancabile impegno nella guida del

Santuario e di tutte le sue numerose e importanti

opere di carità.

Questo mi ha confermato come la pietà popolare sia

fondamentale e necessaria per una vera ed efficace

opera di Nuova Evangelizzazione.

La incoraggio nel suo ministero e, insieme a Lei,

affido alla Madonna di Pompei l’ormai imminente

Anno della Fede.

RingraziandoLa ancora, l’occasione mi è gradita

per confermarmi con sensi di distinto ossequio,

dell’Eccellenza Vostra Reverendissima

dev.mo nel Signore

✠ Rino Fisichella

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

2 Anno 128 - N. 6 - 2012 [242] 3

Anno 128 - N. 6 - 2012 [243]


Maggio, il mese dedicato alla Madonna

Oltre cinquantamila

fedeli a piedi

per incontrare Maria

■ di ✠ Carlo Liberati*

Quest’anno tra le innumerevolimanifestazioni

di amore alla SS.ma

Vergine del Santo Rosario,

qui in Pompei,

s’è registrato, con crescente stupore

di tutti, l’aumento dei pellegrinaggi

a piedi.

Circa 50.000 fedeli hanno percorso

le più diverse strade, tra viottoli

di montagna, di colline e di cam-

pagne sperdute e lontani dalle consuete

vie di comunicazione, per

raggiungere il nostro Santuario.

Ciò che ha richiamato l’attenzione

di tutti è stato il fatto che molti

erano giovanissimi di ambo i

sessi e sposi nella pienezza della

giovinezza coniugale e agli albori

della loro vocazione educativa.

Tra Rosari, canti, inni, salmi e preghiere

di ogni genere sono giunti

nel nostro Santuario con l’atteggiamento

gioioso e di chi ha saputo

superare il proprio limite ed ha

vissuto in fraternità una esperienza

di fede che li ha riempiti di serenità.

Forse loro stessi non immaginavano

che avrebbero potuto farlo

e che nel bene da raggiungere

ogni giorno non ci sono limiti e

frontiere insuperabili.

Soprattutto hanno riscoperto e

vissuto la preghiera come incanto

e bellezza di dialogo con Dio e

tra fratelli, sotto lo sguardo tenerissimo

di Maria SS.ma e la sua

protezione materna.

Così il “miracolo di Pompei” è

continuo e la Vergine SS. ma del

S. Rosario ci tiene per mano, ci

illumina, assiste e protegge.

Una delle realtà più significative

che hanno reso incantevole

questo cammino, durante tutto il

mese di maggio, è stato ciò che da

anni chiamiamo: “Il buon giorno

a Maria”, alle ore 6,30 di

ogni mattino.

Circa 2000 fedeli di ogni età, ceto

sociale, giovani, donne, uomini,

si sono trovati uniti in comunione

profonda tra canti, preghiere, annuncio

e riflessione sulla Parola

di Dio, richiesta di perdono, desiderio

di perfezione, cantico del

“Magnificat”, invocazione del discernimento

sul proprio stato di

vita, invocazione a vivere nella

gioia la volontà di Dio.

É stato un vero miracolo di fedeltà

al Signore chiamati da Maria

SS.ma e condotti dallo Spirito

Santo al quale hanno risposto:

“Si vengo”.

Molti, per un mese, si sono alzati

nel profondo della notte ad

ogni ora (due - tre - quattro - cinque…)

per essere presenti quando

l’alba non era ancora spuntata,

e questo per un intero mese.

L’aver constatato che centinaia

e centinaia di persone tutte le

notti hanno cantato dal profondo

del cuore il loro: “De profùndis

clamàvi ad Te, Dòmine…” e con

semplicità e fedeltà stupefacenti,

ci hanno colmati di gioia.

Siamo diventati più ottimisti e

sereni per il nostro futuro. La

Chiesa c’è e si vede; la Chiesa è

viva.

Tanti ci hanno probabilmente capiti.

“Il Restauro” della nostra

magnifica Basilica senza alcun

contributo delle Autorità

Campane e una spesa di circa 5

milioni di Euro, hanno convinto

i nostri fedeli ad essere vicini

con la delicatezza, la sensibilità,

la comunione del cuore. Li ha

spronati Maria SS.ma.

Hanno offerto il loro sacrificio,

la stanchezza, il sudore del cammino

nonostante l’umidità della

notte e, spesso, il freddo del primo

mattino.

Ad essi diciamo “Grazie” che

Gesù e la sua e nostra Madre li

riempia di pace e di gioia.

Ci sono venute in mente le parole

di un coltissimo sacerdote italiano

del secolo appena tramontato,

a proposito della pietà popolare,

don Giuseppe De Luca.

Scrive quel sacerdote grande e

che ha portato un notevole contributo

alla cultura cattolica.

“Non si è pensato alla fede delle

masse semplici, le quali sono rimaste

folklore per i profani, gregge

per chierici. Eppure, da codesto

fondo Iddio ha tratto i Santi, e trae

quelle anime che rinnovano”.

(Cfr. G. De Rosa, Atti del Seminario

di studio “Giuseppe De Luca”

e la storia della spiritualità;

Vicenza 1984)

*Arcivescovo - Prelato

e Delegato Pontificio

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [245]


64 a Assemblea Generale della CEI

“Dio è diventato il grande

Sconosciuto del nostro tempo”

■ di Salvatore Casciello

La sfida che attende noi

cristiani nei prossimi decenni

è il ritorno all’educazione

alla Fede, in

questa nostra società segnata da

una crisi non solo economica, ma

più profondamente etica e culturale.

È quanto è emerso dalla 64 a

Assemblea Generale della Cei.

Benedetto XVI, incontrando i vescovi

partecipanti ha sottolineato

che “viviamo in un tempo in cui

Dio è diventato il grande sconosciuto

e Gesù un personaggio storico,

questa situazione richiede

rinnovamento della fede e rilancio

dell’azione missionaria”.

Ma questa spinta verso l’evangelizzazione,

non può prescindere

Il 24 maggio, presso l’Aula del Sinodo, Papa Benedetto XVI

ha incontrato i vescovi italiani, convenuti alla 64 a Assemblea

della Conferenza Episcopale Italiana. Nel suo discorso, che

proponiamo integralmente, leggiamo l’analisi della crisi

spirituale e morale che ferisce l’Europa ed è provocata

dall’uomo che, mettendo da parte Dio Padre, pretende

di avere un’identità compiuta semplicemente in se stesso.

da un “rinnovamento della qualità

della nostra fede e della nostra

preghiera”, perché “non saremo in

grado di offrire risposte adeguate

senza una nuova accoglienza del

dono della Grazia; non sapremo

conquistare gli uomini al Vangelo

se non tornando noi stessi per

primi a una profonda esperienza

di Dio”. I segnali di questa fase

di declino si possono cogliere

nella diminuzione della “pratica

religiosa” e nella partecipazione,

sempre più sporadica, alla Messa

e alla Confessione: “Tanti battezzati

hanno smarrito identità e appartenenza:

non conoscono i contenuti

essenziali della fede o pensano di

poterla coltivare prescindendo dalla

mediazione ecclesiale”. E continuando:

“Altri riducono il Regno

di Dio ad alcuni grandi valori,

mentre il Regno di Dio è un dono

che ci trascende”. “Purtroppo -

ha rincarato la dose il successore

di Pietro - è proprio Dio a restare

escluso dall’orizzonte di tante

persone; e quando non incontra

indifferenza, chiusura o rifiuto,

il discorso su Dio lo si vuole comunque

relegato nell’ambito soggettivo,

ridotto a un fatto intimo e

privato, marginalizzato dalla coscienza

pubblica.

Passa da questo abbandono, da

questa mancata apertura al Trascendente,

il cuore della crisi che

Il discorso del Santo Padre

Venerati e cari Fratelli,

è un momento di grazia questo vostro annuale convenire

in Assemblea, in cui vivete una profonda

esperienza di confronto, di condivisione e di discernimento

per il comune cammino, animato dallo

Spirito del Signore Risorto; è un momento di grazia

che manifesta la natura della Chiesa. Ringrazio il

Cardinale Angelo Bagnasco per le cordiali parole

con cui mi ha accolto, facendosi interprete dei vostri

sentimenti: a Lei, Eminenza, rivolgo i migliori

ferisce l’Europa, che è crisi spirituale

e morale: l’uomo pretende

di avere un’identità compiuta

semplicemente in se stesso”. Di

qui il legame tra il Concilio Vaticano

II, di cui ricorre il 50esimo

anniversario, e l’Anno della fede

indetto a partire dal prossimo

autunno “per conoscere in modo

più profondo le verità che sono

la linfa della nostra vita, per condurre

l’uomo d’oggi, spesso distratto,

ad un rinnovato incontro

con Gesù Cristo”.

Strumento principale di questa azione

di rilancio sarà il Catechismo

della Chiesa Cattolica, a vent'anni

dalla sua pubblicazione, “sussidio

prezioso per una conoscenza orga-

nica e completa dei contenuti della

fede e per guidare all’incontro

con Cristo: anche grazie a questo

strumento possa l’assenso di fede

diventare criterio di intelligenza

e di azione che coinvolge tutta

l’esistenza”. A conclusione del

suo discorso ai vescovi italiani

il Papa ha letto una invocazione

allo Spirito Santo da lui stesso

composta, affinché lo “Spirito di

Vita che in principio aleggiava

sull’abisso aiuti l’umanità del nostro

tempo a comprendere che l’esclusione

di Dio la porta a smarrirsi

nel deserto del mondo, e che

solo dove entra la fede fioriscono

la dignità e la libertà e la società

tutta si edifica nella giustizia”.

auguri per la riconferma alla guida della Conferenza

Episcopale Italiana. L’affetto collegiale che vi

anima nutra sempre più la vostra collaborazione

a servizio della comunione ecclesiale e del bene

comune della Nazione italiana, nell’interlocuzione

fruttuosa con le sue istituzioni civili. In questo

nuovo quinquennio proseguite insieme il rinnovamento

ecclesiale che ci è stato affidato dal Concilio

Ecumenico Vaticano II; il 50° anniversario del suo

inizio, che celebreremo in autunno, sia motivo per

approfondirne i testi, condizione di una recezione

dinamica e fedele. «Quel che più di tutto interessa

il Concilio è che il sacro deposito della dottrina

cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace»,

affermava il Beato Papa Giovanni XXIII

nel discorso d’apertura. E vale la pena meditare e

leggere queste parole. Il Papa impegnava i Padri ad

approfondire e a presentare tale perenne dottrina in

continuità con la tradizione millenaria della Chiesa,

«trasmettere pura ed integra la dottrina, senza

attenuazioni o travisamenti», ma in modo nuovo,

«secondo quanto è richiesto dai nostri tempi» (Discorso

di solenne apertura del Concilio Ecumenico

Vaticano II, 11 ottobre 1962). Con questa chiave

di lettura e di applicazione, nell’ottica non certo di

un’inaccettabile ermeneutica della discontinuità e

della rottura, ma di un’ermeneutica della continuità

e della riforma, ascoltare il Concilio e farne nostre

le autorevoli indicazioni, costituisce la strada per

individuare le modalità con cui la Chiesa può offrire

una risposta significativa alle grandi trasfor-

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

6 Anno 128 - N. 6 - 2012 [246] 7

Anno 128 - N. 6 - 2012 [247]


mazioni sociali e culturali del nostro tempo, che

hanno conseguenze visibili anche sulla dimensione

religiosa.

Non si perda il patrimonio

spirituale e morale dell'occidente

La razionalità scientifica e la cultura tecnica, infatti,

non soltanto tendono ad uniformare il mondo,

ma spesso travalicano i rispettivi ambiti specifici,

nella pretesa di delineare il perimetro delle certezze

di ragione unicamente con il criterio empirico

delle proprie conquiste. Così il potere delle capacità

umane finisce per ritenersi la misura dell’agire,

svincolato da ogni norma morale. Proprio in tale

contesto non manca di riemergere, a volte in maniera

confusa, una singolare e crescente domanda

di spiritualità e di soprannaturale, segno di un’inquietudine

che alberga nel cuore dell’uomo che

non si apre all’orizzonte trascendente di Dio. Questa

situazione di secolarismo caratterizza soprattutto

le società di antica tradizione cristiana ed erode

quel tessuto culturale che, fino a un recente passato,

era un riferimento unificante, capace di abbracciare

l’intera esistenza umana e di scandirne i momen-

ti più significativi, dalla nascita al passaggio alla

vita eterna. Il patrimonio spirituale e morale in cui

l’Occidente affonda le sue radici e che costituisce

la sua linfa vitale, oggi non è più compreso nel suo

valore profondo, al punto che più non se ne coglie

l’istanza di verità. Anche una terra feconda rischia

così di diventare deserto inospitale e il buon seme

di venire soffocato, calpestato e perduto.

Ne è un segno la diminuzione della pratica religiosa,

visibile nella partecipazione alla Liturgia eucaristica

e, ancora di più, al Sacramento della Penitenza.

Tanti battezzati hanno smarrito identità e

appartenenza: non conoscono i contenuti essenziali

della fede o pensano di poterla coltivare prescindendo

dalla mediazione ecclesiale. E mentre molti

guardano dubbiosi alle verità insegnate dalla Chiesa,

altri riducono il Regno di Dio ad alcuni grandi

valori, che hanno certamente a che vedere con il

Vangelo, ma che non riguardano ancora il nucleo

centrale della fede cristiana. Il Regno di Dio è dono

che ci trascende. Come affermava il beato Giovanni

Paolo II, «il regno non è un concetto, una dottrina,

un programma soggetto a libera elaborazione,

ma è innanzi tutto una persona che ha il volto e il

nome di Gesù di Nazareth, immagine del Dio invisibile»

(Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris

missio [7 dicembre 1990], 18). Purtroppo, è proprio

Dio a restare escluso dall’orizzonte di tante persone;

e quando non incontra indifferenza, chiusura

o rifiuto, il discorso su Dio lo si vuole comunque

relegato nell’ambito soggettivo, ridotto a un fatto

intimo e privato, marginalizzato dalla coscienza

pubblica. Passa da questo abbandono, da questa

mancata apertura al Trascendente, il cuore della

crisi che ferisce l’Europa, che è crisi spirituale e

morale: l’uomo pretende di avere un’identità compiuta

semplicemente in se stesso.

Corrispondere alla responsabilità

che il Signore ci ha affidato

In questo contesto, come possiamo corrispondere

alla responsabilità che ci è stata affidata dal

Signore? Come possiamo seminare con fiducia la

Parola di Dio, perché ognuno possa trovare la verità

di se stesso, la propria autenticità e speranza?

Siamo consapevoli che non bastano nuovi metodi

di annuncio evangelico o di azione pastorale a far

sì che la proposta cristiana possa incontrare maggiore

accoglienza e condivisione. Nella preparazione

del Vaticano II, l’interrogativo prevalente e

a cui l’Assise conciliare intendeva dare risposta

era: «Chiesa, che dici di te stessa?». Approfondendo

tale domanda, i Padri conciliari furono, per così

dire, ricondotti al cuore della risposta: si trattava

di ripartire da Dio, celebrato, professato e testimoniato.

Esteriormente a caso, ma fondamentalmente

non a caso, infatti, la prima Costituzione approvata

fu quella sulla Sacra Liturgia: il culto divino orienta

l’uomo verso la Città futura e restituisce a Dio

il suo primato, plasma la Chiesa, incessantemente

convocata dalla Parola, e mostra al mondo la fecondità

dell’incontro con Dio. A nostra volta, mentre

dobbiamo coltivare uno sguardo riconoscente per

la crescita del grano buono anche in un terreno che

si presenta spesso arido, avvertiamo che la nostra

situazione richiede un rinnovato impulso, che punti

a ciò che è essenziale della fede e della vita cristiana.

In un tempo nel quale Dio è diventato per molti

il grande Sconosciuto e Gesù semplicemente un

grande personaggio del passato, non ci sarà rilancio

dell’azione missionaria senza il rinnovamento della

qualità della nostra fede e della nostra preghiera;

non saremo in grado di offrire risposte adeguate

senza una nuova accoglienza del dono della Grazia;

non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo

se non tornando noi stessi per primi a una profonda

esperienza di Dio.

Il compito di impegnare la vita

per ciò che vale e permane

Cari Fratelli, il nostro primo, vero e unico compito

rimane quello di impegnare la vita per ciò che

vale e permane, per ciò che è realmente affidabile,

necessario e ultimo. Gli uomini vivono di Dio, di

Colui che spesso inconsapevolmente o solo a tentoni

ricercano per dare pieno significato all’esistenza:

noi abbiamo il compito di annunciarlo, di mostrarlo,

di guidare all’incontro con Lui. Ma è sempre

importante ricordarci che la prima condizione per

parlare di Dio è parlare con Dio, diventare sempre

più uomini di Dio, nutriti da un’intensa vita di preghiera

e plasmati dalla sua Grazia. Sant’Agostino,

dopo un cammino di affannosa, ma sincera ricerca

della Verità era finalmente giunto a trovarla in

Dio. Allora si rese conto di un aspetto singolare

che riempì di stupore e di gioia il suo cuore: capì

che lungo tutto il suo cammino era la Verità che

lo stava cercando e che l’aveva trovato. Vorrei dire

a ciascuno: lasciamoci trovare e afferrare da Dio,

per aiutare ogni persona che incontriamo ad essere

raggiunta dalla Verità. È dalla relazione con Lui

che nasce la nostra comunione e viene generata la

comunità ecclesiale, che abbraccia tutti i tempi e

tutti i luoghi per costituire l’unico Popolo di Dio.

L'Anno della Fede

64 a Assemblea Generale della CEI

Per questo ho voluto indire un Anno della Fede,

che inizierà l’11 ottobre prossimo, per riscoprire e

riaccogliere questo dono prezioso che è la fede, per

conoscere in modo più profondo le verità che sono

la linfa della nostra vita, per condurre l’uomo d’oggi,

spesso distratto, ad un rinnovato incontro con

Gesù Cristo «via, vita e verità».

In mezzo a trasformazioni che interessavano ampi

strati dell’umanità, il Servo di Dio Paolo VI indicava

chiaramente quale compito della Chiesa quello

di «raggiungere e quasi sconvolgere mediante la

forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti,

i punti di interesse, le linee di pensiero,

le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità,

che sono in contrasto con la Parola di Dio e col

disegno della salvezza» (Esort. Ap. Evangelii nuntiandi

[8 dicembre 1975], 19). Vorrei qui ricordare

come, in occasione della prima visita da Pontefice

nella sua terra natale, il beato Giovanni Paolo II visitò

un quartiere industriale di Cracovia concepito

come una sorta di «città senza Dio». Solo l’ostina-

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

8 Anno 128 - N. 6 - 2012 [248] 9

Anno 128 - N. 6- 2012 [249]


64 a Assemblea Generale della CEI

zione degli operai aveva portato a erigervi prima

una croce, poi una chiesa. In quei segni, il Papa

riconobbe l’inizio di quella che egli, per la prima

volta, definì «nuova evangelizzazione», spiegando

che «l’evangelizzazione del nuovo millennio deve

riferirsi alla dottrina del Concilio Vaticano II. Deve

essere, come insegna questo Concilio, opera comune

dei Vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei

laici, opera dei genitori e dei giovani». E concluse:

«Avete costruito la chiesa; edificate la vostra vita

col Vangelo!» (Omelia nel Santuario della Santa

Croce, Mogila, 9 giugno 1979).

La missione della Chiesa

Cari Confratelli, la missione antica e nuova che ci

sta innanzi è quella di introdurre gli uomini e le

donne del nostro tempo alla relazione con Dio, aiutarli

ad aprire la mente e il cuore a quel Dio che li

cerca e vuole farsi loro vicino, guidarli a comprendere

che compiere la sua volontà non è un limite

alla libertà, ma è essere veramente liberi, realizzare

il vero bene della vita. Dio è il garante, non

il concorrente, della nostra felicità, e dove entra il

Vangelo – e quindi l’amicizia di Cristo – l’uomo

sperimenta di essere oggetto di un amore che puri-

fica, riscalda e rinnova, e rende capaci di amare e di

servire l’uomo con amore divino.

Come evidenzia opportunamente il tema principale

di questa vostra Assemblea, la nuova evangelizzazione

necessita di adulti che siano «maturi nella

fede e testimoni di umanità». L’attenzione al mondo

degli adulti manifesta la vostra consapevolezza

del ruolo decisivo di quanti sono chiamati, nei diversi

ambiti di vita, ad assumere una responsabilità

educativa nei confronti delle nuove generazioni.

Vegliate e operate perché la comunità cristiana

sappia formare persone adulte nella fede perché

hanno incontrato Gesù Cristo, che è diventato il

riferimento fondamentale della loro vita; persone

che lo conoscono perché lo amano e lo amano perché

l’hanno conosciuto; persone capaci di offrire

ragioni solide e credibili di vita. In questo cammino

formativo è particolarmente importante – a

vent’anni dalla sua pubblicazione – il Catechismo

della Chiesa Cattolica, sussidio prezioso per una

conoscenza organica e completa dei contenuti della

fede e per guidare all’incontro con Cristo. Anche

grazie a questo strumento possa l’assenso di fede

diventare criterio di intelligenza e di azione che

coinvolge tutta l’esistenza.

Trovandoci nella novena di Pentecoste, vorrei concludere

queste riflessioni con una preghiera allo

Spirito Santo:

Spirito di Vita, che in principio aleggiavi sull’abisso,

aiuta l’umanità del nostro tempo a comprendere

che l’esclusione di Dio la porta a smarrirsi nel deserto del mondo,

e che solo dove entra la fede fioriscono la dignità e la libertà

e la società tutta si edifica nella giustizia.

Spirito di Pentecoste, che fai della Chiesa un solo Corpo,

restituisci noi battezzati a un’autentica esperienza di comunione;

rendici segno vivo della presenza del Risorto nel mondo,

comunità di santi che vive nel servizio della carità.

Spirito Santo, che abiliti alla missione,

donaci di riconoscere che, anche nel nostro tempo,

tante persone sono in ricerca della verità sulla loro esistenza e sul mondo.

Rendici collaboratori della loro gioia con l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo,

chicco del frumento di Dio, che rende buono il terreno della vita

e assicura l’abbondanza del raccolto. Amen.

Benedetto XVI

La riflessione ■ di Carmine Alboretti*

La chiesa sotto attacco

Professare la Fede e vivere

secondo gli insegnamenti

di Gesù non è affatto facile:

servono impegno, abnegazione e

spirito di sacrificio. Il cristiano si

sente chiamato ad operare nella

realtà che lo circonda per la costruzione

di una società più giusta

nella quale ogni uomo abbia la

possibilità di realizzarsi come persona

individuando il progetto che

Dio ha per lui. Non si tratta di

imporre alcun precetto, ma, semplicemente,

di creare le condizioni

per un umanesimo integrale e

solidale. Ecco il vero significato

dell’espressione “rendere testimonianza”.

Eppure in molte zone del mondo

questo impegno, che va ben al di

là dell’attività di proselitismo, può

costare la vita. Basta leggere i dati

diffusi di volta in volta dalle

organizzazioni internazionali che

monitorano la libertà religiosa.

Sui mezzi di informazione se ne

parla sempre poco, pur a fronte

di episodi gravissimi. Così è

avvenuto per la vicenda di Asia

Bibi, la giovane donna pakistana

incarcerata ingiustamente in virtù

della legge contro la blasfemia

varata dal suo Paese con l’intento

di colpire la comunità cristiana e

per il ministro per le minoranze

dello stesso Paese, Shahbaz Bhatti

assassinato per il suo impegno

volto a cancellare quelle obbrobriose

norme. Particolarmente preoccupante

è la situazione in Nigeria

dove i Boko Haram rivendicano il

diritto di imporre la sharia in tutti

i 36 Stati. Il “Catholic Secular

Forum” ha censito in India 2141

atti di violenza, persecuzione o discriminazione,

ma il rilevamento

riguarda esclusivamente i fatti riferiti

dagli organi di informazione.

Nel mirino, in particolare, donne

e bambini. Le chiese cristiane sono

state più volte oggetto di attentati

terroristici a Baghdad e ad Alessandria

d’Egitto. Anche l’Europa non

è esente da criticità. L’Osservatorio

sull’intolleranza e sulla discriminazione

religiosa nel Vecchio

Continente ha catalogato i vari

comportamenti distinguendo gli

atti contro la libertà di religione

da quelli che minano la libertà

di espressione e la libertà di coscienza,

passando per le politiche

discriminatorie e la esclusione

dei cristiani dalla vita politica e

sociale. Un capitolo a parte, poi,

viene riservato alla repressione

dei simboli religiosi, agli atti di

vandalismo e di dissacrazione.

Il fenomeno, dunque, è così largamente

diffuso da esigere una

mobilitazione da parte della comunità

internazionale. Spesso gli

Stati e le organizzazioni mondiali

si fermano a generiche dichiarazioni

di condanna che suonano

quasi come una presa in giro. Di

fronte a questa pericolosa sottovalutazione

suonano come un monito

le parole del Santo Padre: «I

cristiani sono il gruppo religioso

che soffre il maggior numero di

persecuzioni a motivo della propria

fede.

Tanti subiscono quotidianamente

offese e vivono spesso nella paura

a causa della loro ricerca della verità,

della loro fede in Gesù Cristo

e del loro sincero appello perché

sia riconosciuta la libertà religiosa.

Tutto ciò non può essere accettato,

perché costituisce un’offesa

a Dio e alla dignità umana;

inoltre, è una minaccia alla sicurezza

e alla pace e impedisce la

realizzazione di un autentico sviluppo

umano integrale».

Fino a quando i potenti della terra

potranno far finta di non vedere?

*caporedattore e vaticanista

de “la Discussione”

fondata da Alcide De Gasperi

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [251]


Sport e cristianità ■ a cura di Carlo Nesti

Karnazes: la forza

di Forrest Gump

Quello, del quale sto per

parlare, è un personaggio

unico. Ben al

di là della fantasia cinematografica

della

storia di “Forrest Gump”, nella

splendida interpretazione di Tom

Hanks, il suo “correre sempre” è

una realtà. Ha lo spirito del francescano,

che si è spogliato di

tutto, ma non delle scarpette da

ginnastica.

Dean Karnazes, soprannominato

“The Ultra-marathon Man”, ha

cambiato vita a 30 anni, e nei 20

anni successivi non ha più mutato

idea: ha corso per quasi 600 chilometri

di fila, ha pedalato per 23

ore, e ha partecipato a 50 maratone

in 50 giorni. Gira per il mondo,

con i suoi libri di successo, per diffondere

un modo di essere.

Non pretende affatto che gli altri

facciano come lui, ma suggerisce

dai 20 ai 30 minuti di attività fisica,

3-4 volte la settimana, abbinati

a una dieta priva dei “3 bianchi”:

zucchero raffinato, farina

bianca e grassi idrogenati. Invita

gli uomini a non “suicidarsi”,

quotidianamente, vivendo male e

mangiando peggio.

Se c’è un paragone, che piace a

Dean, è quello con chi ha attraversato

i deserti, con la propria solitudine,

dal popolo ebraico a Gesù,

consapevole che la vera gioia non

è dove la cerchiamo.

Tra le sue gesta memorabili, la

“Supermaratona della Dealth Valley”:

217 chilometri a una temperatura

di 49 gradi! “Ricorda il

cammino che ti ha fatto compiere

il Signore tuo Dio in questi quarant’anni

nel deserto, per umiliarti,

per provarti, per conoscere

ciò che c’era nel tuo cuore, se tu

avresti osservato o no i suoi precetti”

(Dt 8,2).

Tutto, per Karnazes, nacque dalla

tentazione di tradire la moglie:

per vincerla, cominciò a correre.

E corse talmente a lungo, da non

fermarsi più. Lo sport è una me-

dicina naturale perfetta, per il fisico

e per l’anima.

Non dimentichiamoci che la produzione

di endorfina, connessa all’attività

motoria, regola l’umore.

Crea le condizioni psicologiche

ideali per dare il meglio di noi stessi,

anche al servizio del prossimo.

Qualcuno, negativamente, interpreta

lo sforzo del maratoneta come

una “fuga da”. Io, positivamente,

lo vedo come una “corsa verso”.

Forse, c’è dell’uno e dell’altro.

Fuggire dai “cattivi pensieri” egoistici,

e correre verso la nostra realizzazione

di uomini, e cristiani,

che costa sempre fatica. Ma non è

fatica sprecata.

Chi è Dean Karnazes

Maratoneta statunitense, nasce il 23 agosto 1962. Nel 2006, stabilisce un primato

straordinario: corre 50 maratone, in 50 Stati diversi, per 50 giorni consecutivi.

Comincia con la “Lewis and Clark Marathon” di St. Louis, il 17 settembre, e conclude

con la “New York City Marathon” il 5 novembre. Lo fa per salvare corpo e

anima. Per lui, famoso campione di “endurance”, la corsa e lo sport sono una

vera e propria missione. I suoi libri vendono milioni di copie. È l’unico atleta al

mondo a correre di fila 563 chilometri, in 80 ore e 44 minuti, nuotare nella Baia

di San Francisco, scalare montagne, pedalare per 23 ore di seguito; cavalcare

con il surf le onde della California, coprire 160 chilometri su e giù dal canyon, in

ben 11 edizioni della “Western State Endurance Run”, e attraversare il Polo Sud

a 40 gradi sotto zero. “The Ultra-marathon Man” ha 50 anni, e, secondo “Time”,

è una delle “100 persone più influenti al mondo”. Gira il globo, per diffondere

la propria filosofia di sport e benessere, perché, spiega, “...penso che il mio sia

un dono, che sto utilizzando per render felici tutti gli altri. Non puoi convincere

qualcuno, se non dai l’esempio”.

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [253]


L’attentato di Brindisi,

Gesù Crocifisso era accanto a Melissa

che ha sconvolto l’Italia

La crudeltà umana

non si commuove

nemmeno dinanzi

all’innocenza di una

ragazzina di sedici

anni. Sicuri che gli

occhi grandi di

Melissa siano oggi

pieni della luce di Dio,

preghiamo per la

conversione dei

carnefici, ma

chiediamo che sia

fatta giustizia.

■ di Giuseppe Pecorelli

Mancano pochi minuti

alle otto di sabato

19 maggio. Una

giornata ordinaria,

sembra. Alcune ragazze di Mesagne

scendono dal bus che le porta

a scuola, l’Istituto professionale

“Morvillo-Falcone” di Brindisi.

Fanno pochi passi. Gesti consueti

nella confusione gioiosa degli

studenti che si avvicinano alla prima

ora di lezione.

Ma quello che sembra quotidiano,

abituale, è sconvolto da quel che

nessuno si aspetterebbe mai davanti

ad un luogo come la scuola,

che ha una sua “sacralità” ed esige

rispetto. Una terribile esplosione

sconvolge ogni cosa. Le voci

allegre dei ragazzi si trasformano

nelle loro grida disperate. Una ragazza,

Melissa Bassi, solo sedici

anni, è ferita gravemente: morirà

poco dopo in ospedale. Altri sette

sono i feriti. Una ragazza, Veronica,

è in condizioni gravissime.

Si saprà più tardi che si è trattato

di un attentato e qualcuno ha fatto

esplodere tre bombole del gas

al passaggio delle ragazze. Tutto

sembra incomprensibile. Brindisi

precipita nell’angoscia, ma è tutta

l’Italia ad essere sconvolta. Nella

Cattedrale di Mesagne, durante la

Messa domenicale del giorno dopo,

don Luigi Ciotti, presidente nazionale

di Libera e fondatore del

Gruppo Abele, esprime il pensiero

di tutti e dice: “Non abbiate timore

di protestare con Dio, an-

che la protesta è una preghiera!

Non abbiate paura di chiedere:

perché?”. E poi, poco dopo, abbraccia

Massimo, il papà di Melissa.

Non si può capire il dolore

di un padre che perde la sua unica

figlia, ma è certo che la morte di

Melissa ha ferito il cuore di ogni

genitore di questo Paese. Ognuno

ha visto in lei la propria bambina

o il proprio bambino.

Se fossimo nel padre di Melissa

vorremmo davvero chiedere a Dio

Padre: “Perché lei? Perché in quel

modo?”. Sappiamo che nessun male

viene da Dio e se crediamo nel

Bene assoluto, crediamo anche nel

male assoluto. Eppure tante volte

lo dimentichiamo.

Riflettendo, però, guardiamo il Crocifisso

e sappiamo che proprio Ge-

sù è morto innocente nel modo più

atroce. Gesù era con Melissa e, con

lei, accanto a lei, è stato ucciso di

nuovo dall’assurda crudeltà degli

uomini.

Dobbiamo però partire dalla nostra

certezza nella fede: Dio è l’unica

speranza. Se lui non esistesse, non

esisterebbe che la disperazione.

Eppure, gli occhi grandi di Melissa

non possono finire per sempre.

Il Paradiso non può non esistere.

Melissa non può non trovarsi già

lì, felice come non lo è mai stata,

nemmeno quando era insieme al

ragazzo che amava.

Così come non può non esistere

l’inferno, che comincia già qua, sulla

terra, per chi non ha provato

paternità e tenerezza per una ragazzina

di sedici anni.

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [255]


Giovani, laureati

e disoccupati

■ di Marida D'Amora

Per i nostri genitori, diventare

“dottori” era sinonimo

di occupazione garantita,

possibilità di carriera e buona

retribuzione. Negli anni ’60-’70,

conseguire la laurea significava assicurarsi

un lavoro sicuro e stabile

nel tempo. L’accesso al mondo

del lavoro era praticamente immediato.

Negli anni ’80, e ancora

di più negli anni ’90, il binomio

“laurea-lavoro sicuro” non valeva

già più.

Oggi i laureati sono tantissimi,

molti di più di quelli che il mondo

del lavoro riesce ad assorbire.

Sarà colpa della crisi, di scelte

sbagliate dei governi e delle istituzioni,

sta di fatto che il numero

dei disoccupati e dei precari

cresce in maniera esponenziale.

L’unico settore che sembra non

conoscere crisi è proprio il precariato.

Dei circa 6 milioni e 100

mila giovani, compresi tra i 15 e

i 34 anni, occupati nel nostro Pa-

Il precariato non conosce crisi

ese, quasi 3 su 10 sono precari.

Datagiovani, istituto di sondaggi

di Panel Data, stima che dal 2007

i contratti precari sono aumentati

dello 0,7%, mentre, per effetto

della crisi economica, il numero

di occupati è diminuito del

15,6%. I precari, nel nostro Paese,

rappresentano, infatti, il 27%

degli occupati totali. Oltre la metà

sono donne.

Ma qual è il profilo del precario

italiano? Sono per lo più donne,

laureate e con contratti a tempo

determinato. Il valore più elevato

è stato rilevato al Sud, ma il trend

cresce anche al Nord. Dunque, i

laureati italiani, secondo Almalaurea,

sono precari e sottopagati,

con stipendi che si aggirano

intorno ai 1000 euro. Nemmeno

iper-specializzandosi con master

e stage la situazione sembra migliorare.

Comincia a farsi strada

l’idea che la laurea non sia più

un buon investimento, e i dati lo

dimostrano. Datagiovani ha messo

in evidenza che all’aumentare

del titolo di studio aumenta anche

la probabilità di precarizzazione,

che arriva al 29% dei giovani

laureati.

In un articolo pubblicato da Avvenire,

si legge che tra i laureati nel

2010, i disoccupati dopo dodici

mesi sono il 19 % (+2,4% rispetto

al 2009 e +9% rispetto al 2007),

di cui il tasso più alto riguarda i

laureati triennali (+3,2%), mentre

i laureati specialistici e quelli a

ciclo unico (medicina, veterinaria,

architettura) inoccupati sono

aumentati del 2%. Anche a tre e

a cinque anni dalla laurea la situazione

non migliora di molto,

dato che il calo dell’occupazione

rispetto al passato è del 78%.

Nel 2011 le cose non sono andate

meglio. Sempre secondo Almalaurea,

solo il 34,2% dei giovani

laureati triennali hanno trovato un

impiego a un anno dal consegui-

mento del titolo di studio. Poco

meno i laureati specialistici, che

si aggirano intorno al 33%.

Sta di fatto che l’Italia detiene

il triste record, rispetto agli altri

paesi del mondo, del 32,6%

di giovani senza lavoro. Per l’Ilo

(International Labour Organization)

l’Italia è entrata ormai

nella seconda fase di recessione

consecutiva dall’inizio della crisi

globale. Non dimentichiamoci,

poi, delle persone che, rassegnate

da anni di ricerche senza esito,

da lunghe e sfibranti attese e da

anni di formazione non ripagati,

non cercano più lavoro (5%) o si

aggiungono alla schiera dei Neet,

ovvero i giovani che non studiano,

non lavorano, né cercano un

impiego, che hanno raggiunto 1,5

milioni di unità.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [257]


La sfida

della Carità:

curare

la solitudine

Il crescente disagio, l’indebolimento

delle famiglie, l’incertezza

della condizione giovanile,

indicano il rischio di un calo di

speranza. L’umanità non necessita

solo di benefattori, ma anche

di persone umili e concrete, che

come Gesù, sappiano mettersi al

fianco dei fratelli condividendo

un po’ della loro fatica. In una

parola, l’umanità cerca segni di

speranza.

(Papa Benedetto XVI)

“L’amore è la sola risposta

alla solitudine e alla povertà”

Nata nel 1971, per

volere di Papa Paolo

VI, nello spirito

del rinnovamento

avviato dal

Concilio Vaticano II, la Caritas

Italiana è l’organismo pastorale

della Conferenza Episcopale

Italiana per la promozione della

carità.

Promuovere il bene comune è la

sua priorità. Ma la carità, oggi,

in questi tempi così travagliati

e difficili, deve fare i conti con

■ di Salvatore Casciello

quella che sta diventando una

vera emergenza sociale: la solitudine.

“Tra i poveri - ha dichiarato

mons. Francesco Soddu, nuovo

direttore Caritas, dalle colonne

di Avvenire - ci sono soprattutto

persone prive di relazioni”.

Ed è in quest’ottica che deve

muoversi oggi la Caritas, fornendo

in aggiunta alla carità materiale,

un supporto di speranza e

di fiducia verso chi, la fiducia e la

speranza, sembra averla perduta.

Perfettamente in linea con quan-

Chi è don Francesco Soddu

Il Consiglio Permanente CEI, il 20 febbraio,

ha nominato alla guida della Caritas Italiana

mons. Francesco Antonio Soddu, della diocesi

di Sassari. Succede a mons. Vittorio

Nozza, che ha diretto la Caritas Italiana

dal 2001 ad oggi.

«Con spirito di timore, ma anche di abbandono

e di fiducia inizio questa nuova avventura

sentendomi, come Abramo, sradicato

dalla mia amata terra-diocesi per continuare il servizio di ministro

in altro posto, ma sempre nell’unica amata Chiesa di Cristo». Con

queste parole mons. Francesco Antonio Soddu ha commentato

subito dopo la notizia della sua nomina a direttore della Caritas

Italiana.

Nato a Chiaromonti (SS) nel 1959, Mons. Soddu, 52 anni, è stato

ordinato presbitero nel 1985, ha compiuto gli Studi teologici presso

la pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Dal 1997 è parroco

della cattedrale di Sassari e dal 2005 è direttore della Caritas

diocesana di Sassari. Dall’anno scorso è direttore dell’ufficio Migrantes

della stessa diocesi sarda.

to affermato, nel suo discorso per

i 40 anni della Caritas, da Papa

Benedetto XVI: “Rispondere ai

bisogni significa non solo dare

il pane all’affamato, ma anche

lasciarsi interpellare dalle cause

per cui è affamato, con lo sguardo

di Gesù che sapeva vedere

la realtà profonda delle persone

che gli si accostavano. È in

questa prospettiva che l’oggi interpella

il vostro modo di essere

animatori e operatori di carità”.

La povertà, dunque, rimane un’emergenza

sociale grave, ma in

questi tempi di crisi nazionale, si

sta trasformando, prendendo una

forma ancora più grave e prioritaria.

La lotta concreta contro la povertà,

oggi, passa attraverso la cura

dell’abbandono, della solitudine

e dell’angoscia di centinaia

di famiglie e singoli che vivono

nel disagio e contano sulla nostra

presenza per avere nuovi segni di

speranza. “Abbiate anche il coraggio

di dividere con qualcuno

che non ha, forse semplicemente

un sorriso, un bicchier d’acqua,

di proporgli di sedersi per

parlare qualche istante; scrivete

magari soltanto una lettera a un

malato degente in ospedale ...”.

Con queste parole anche la Beata

Madre Teresa di Calcutta,

sottolineava l’importanza della

carità, che sotto le sembianze di

persone umili e concrete, sanno

mettersi al fianco dei fratelli regalando

loro un po’ di speranza

nel futuro.

Così affermava Madre Teresa

di Calcutta. Sul percorso tracciato

dalla Beata, ha iniziato il suo

mandato Francesco Soddu, nuovo

direttore della Caritas nazionale.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Il Concilio Vaticano II e la rievangelizzazione

Vivere e testimoniare

la gioia dell'essere cristiani

■ di Luciano Orabona

Ricorre nel prossimo ottobre il

50° anniversario del Concilio

Ecumenico Vaticano II, aperto

da papa Giovanni XXIII l’11 ottobre

1962, dopo circa cento anni

dal Vaticano I.

Per l’interpretazione del significato

storico dell’avvenimento

gli studiosi si dividono nel loro

lavoro tra conservatori e progressisti.

Il popolo di Dio è invece

unito, con la guida del magistero

della Chiesa, dal sensus fidei dei

christifideles. Diamo perciò del

Concilio il significato di ringiovanimento

della Chiesa, che di

fronte ai nuovi problemi dell’umanità

annuncia nuovamente

il Vangelo con il rinnovamento

della tradizione nella continuità.

Compito non facile nell’odierno

profondo sconvolgimento di criteri

e valori umani. Ci si chiede

perciò come fare per riannunciare

il Vangelo nella società del

nostro tempo e si fa appello al

Vaticano II per ritrovare negli insegnamenti

conciliari le risposte

ai problemi di oggi.

Come nel mezzo del guado di

un fiume in piena, il problema

dei problemi, di fronte ai travolgenti

mutamenti che segnano la

storia dell’ultimo mezzo secolo,

è quello di saper offrire agli uomini

smarriti di oggi le ragioni

della speranza e di darle queste

ragioni mediante la fede cristiana,

una fede vissuta nell’intimo

e da testimoniare con coraggio

e serena fiducia dentro la realtà

viva della polis.

Di fronte alle esigenze di oggi il

Santo Padre Benedetto XVI ha

indetto l’anno delle fede, come

punto di ripartenza nell’opera rievangelizzatrice

della Chiesa. Ed

è significativo che l’anno inizierà

nello stesso giorno celebrativo

dell’apertura del Vaticano II, per

terminare il 24 novembre 2013,

solennità di Cristo re dell’universo.

Riconosciamolo. Rimane tuttora

fondamentale per le nostre comunità

ecclesiali la necessità di

chiederci se e fino a che punto

il Concilio è entrato nella mente

degli uomini di oggi.

Recepire il Concilio e applicarne

gli insegnamenti presuppone

per prima cosa aiutare le persone

nella conoscenza dei testi, a

partire dalle quattro costituzioni

fondamentali: la Dei verbum,

sulla Divina Rivelazione, approvata

il 18 novembre 1965;

la Sacrosanctum concilium, sulla

sacra Liturgia, approvata il 4

dicembre 1963; la Lumen gentium,

sulla Chiesa, approvata il

21 novembre 1964; la Gaudium

et spes, sulla Chiesa nel mondo

contemporaneo, approvata il 7

dicembre 1965.

Occorre l’approccio ai documenti

e per questo sono ora di giovamento

i moderni mezzi di informazione.

Ma non bastano. Come

per qualsiasi tipo e momento di

uso degli strumenti tecnologici,

si deve garantire, autenticare e

spiegare la verità dell’informazione.

Più in profondità occorre per le

conoscenze di fede un rapporto

personale e di comunicazione ecclesiale.

Ci viene per questo incontro Papa

Benedetto XVI con la lettera

apostolica Porta Fidei. Con

la sua sollecitudine pastorale il

Santo Padre ci ricorda, richiamando

la sua enciclica Deus

caritas est, che la fede cristiana,

fondata sull’incontro con Gesù

Cristo risorto, è anche ai nostri

giorni «un dono da riscoprire, da

coltivare e da testimoniare, perché

il Signore conceda a ciascuno

di noi di vivere la bellezza e la

gioia dell’essere cristiani».

Cristo, che è la luce delle genti,

con la sua Divina Rivelazione ci

Nella pagina precedente Papa Giovanni XXIII,

a destra Papa Paolo VI. Durante i loro Pontificati si

svolse il Concilio Vaticano II.

illumina, con la sacra liturgia ci

purifica e santifica, con la Chiesa

ci unisce nel suo corpo e ci colloca

in giusto rapporto con il mondo

contemporaneo.

Nel prossimo mese di ottobre,

con la solenne celebrazione d’inizio

dell’Anno della fede partirà

anche l’Assemblea Generale del

Sinodo dei Vescovi. Convocato

dal Papa, avrà per tema La nuova

evangelizzazione per la trasmissione

della fede cristiana.

Il Sinodo dovrà aiutarci a capire

l’insegnamento della riforma che

ci viene dal Concilio non come

fatto di rottura, bensì come rinnovamento

nella continuità della

Chiesa, corpo di Cristo nella storia.

Compito di noi laici impegnati

nella Chiesa è di collaborare nelle

nostre comunità ecclesiali e di

aiutarle nella preparazione a vivere

i prossimi grandi eventi per

la rinascita delle fede.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [261]


Esempio di santità

La letizia è vivere

nella volontà

del Signore I santi si intuiscono

tra loro

(2 a parte)

Siamo nel 2003, il 7 Luglio,

durante il Concistoro pubblico

ordinario dei Cardinali. Dopo

il miracolo occorso ad Anita

Casonato di Sandrigo (1924-

2010), guarita istantaneamente

da polisierosite tubercolare nel

1944 per intercessione di Mamma

Rosa, quello che sembrava a

noi parenti un processo sepolto

nella polvere della storia,

accelerò improvvisamente il suo

decorso canonico, per espressa

volontà del Santo Padre Giovanni

Paolo II (1920-2005), il quale

rese pubblico il decreto “super

miro”, ossia l’avvenuto miracolo

e fissò perfino la data della

beatificazione: essa sarebbe

dovuta avvenire in Roma nella

primavera del 2005 assieme a

padre Léon Dehon (1843-1925),

fondatore dei Dehoniani. Sem-

Prosegue il ritratto di Eurosia Fabris, beatificata

nel 2005. Nel racconto di un suo pronipote,

frate cappuccino e professore di Teologia nella

Pontificia Università Lateranense, la descrizione

di un’educatrice esemplare, che la Diocesi

di Vicenza ha voluto come patrona dei catechisti.

brava che due “beati” stessero

per “fiutarsi” tra loro. Insomma:

tutto sembrava oramai pronto,

con relativa prenotazione della

trasferta a Roma, degli alberghi

e con quell’incontenibile gioia

da anni in attesa di gratificazione.

Ma nessuno di noi si sarebbe

immaginato che, proprio nel

2005, il Papa polacco sarebbe

salito al cielo. Nemmeno che

sarebbe stato dichiarato “subito”

beato (2010). Quella morte

sembrava volesse far svanire

nuovamente ogni speranza,

tant’è che noi parenti ripetemmo

quella frase che la “nonna” ci

aveva trasmesso quale progetto

di vita: “sia fatta sempre la

volontà del Signore”. E, tuttavia,

non ogni speranza, sia perché ci

ricordavamo della determinazione

del Papa polacco.

Il cervello intatto

dopo decenni

di sepoltura

Nessuno di noi, infatti, si sarebbe

immaginato quello che di lì a

poco sarebbe successo. Al fine

di procedere alla beatificazione,

la Diocesi di Vicenza, ancora

nel Marzo del 2005, aveva

incaricato un’apposita Commissione

diocesana per procedere

all’ex-tumulazione del corpo

di Mamma Rosa in modo da

farne la ricognizione canonica

e traslarlo, poi, nella Chiesa

parrocchiale di Marola. Ricordo

ancora, come fosse adesso,

quella primavera del 29 Marzo.

Il gruppo dei “commissari” si

diede appuntamento in gran

segreto al Cimitero di Marola,

trovandosi davanti, però, una

folla immensa. Blindato anch’io

nella stanza con la commissione,

osservavo commosso il

volto dei fedeli e dei miei cari

che guardavano ammirati da

dietro un vetro. Provo ancora

adesso un grosso nodo alla gola

nell’essermi trovato spettatore di

quella strana “divisione”, perché

gli occhi dei miei cari brillavano

di curiosità, ma non potevano

toccare la loro “nonna”. E nella

mia veste di frate e di teologo

sentivo che la potenza della loro

fede era molto più forte e genuina

della mia.

All’improvviso la dr.ssa Stefania

Dante, medico legale nominata

tra i commissari, mi chiamò e

meravigliata mi disse: «Guardi,

Padre, il cervello di sua bisnonna

si è conservato perfettamente

intatto!» Un brivido di stupore

mi attraversò da capo a piedi e

fece piombare tutti gli astanti in

un rispettoso, quanto spirituale,

silenzio. Come era possibile che

quel bianco e delicato cervello si

fosse conservato per 73 lunghi

anni sotto terra senza corrompersi,

come accade, di solito, per

tutti i tessuti molli, se non per

insegnarci la virtù dell’onestà?

Ed ecco perché è ora conservato

in un reliquiario d’oro nella

chiesa parrocchiale di Marola

(VI).

Un nuovo inizio

Quella stessa diocesi vicentina

che, all’inizio, si era dimostrata

così “stranamente” restia all’apertura

del processo canonico

costringendo addirittura il figlio

Padre Bernardino Barban OFM

a ricorrere all’allora vescovo di

Padova, il cappuccino Mons.

Girolamo Bortignon, francescano

alla pari di Mamma Rosa,

fu la stessa che, per iniziativa

dell’arcivescovo di allora, Mons.

Cesare Nosiglia, la volle quale

emblema della santità per tutto

il Triveneto al 4° Convegno

Ecclesiale Nazionale di Verona

(2006), dichiarandola addirittura

“Patrona dei Catechisti” della

Diocesi berica (2009) e inviando

l’infaticabile don Dario Guarato

Parroco a Marola (2007) con delega

speciale per l’implemento

della devozione. Nel frattempo

nasceva a Torri di Quartesolo

(VI) la “Casa Mamma Rosa”

(2006) per le mamme sole o con

bambini in difficoltà e aumentarono

vistosamente i pellegrinaggi

verso la Chiesa parrocchiale

di Marola (VI), che speriamo

presto vedere elevata al rango

di “Santuario”. Questa devozione,

però, si sta diffondendo

anche negli Stati Uniti e in

Canada. Il “buon seme” gettato

con la predicazione del figlio P.

Bernardino, è stata in questi anni

continuata, per lo stesso motivo,

dallo scrivente sia a Chicago

(USA) che a Toronto, essendo

addirittura prossima una pubblicazione

in inglese della biografia

ufficiale. In quest’anno 2012,

infine, la Parrocchia di Marola,

in sinergia con il “Festival Biblico”

di Vicenza ha già messo in

cantiere varie iniziative, sia per

la memoria liturgica che cade il

9 Gennaio e celebrata da Mons.

L'urna contenente le reliquie della Beata Eurosia Fabris.

Arduino Bertoldo, vescovo

emerito di Foligno (PG), sia in

occasione dell’incontro mondiale

delle famiglie e l’anno della

fede. La dr.ssa Katherine Hutton

Mezzacappa di Carrara (MS),

che per amore a Mamma Rosa

ha voluto tradurre gratuitamente

la biografia in inglese, si è recata

recentemente in pellegrinaggio

a Marola in una mite domenica

primaverile dell’anno scorso.

Era troppo presto, quel primo

pomeriggio, per pensare che

in chiesa vi fosse qualcuno.

Eppure, con sorpresa sua e dei

familiari, la dr.ssa Hutton vide

parecchie decine di giovani

soldati USA in ginocchio su

quella piccola e umile tomba che

si intravede entrando a sinistra

e – mi disse – tanti fiori bianchi.

Forse quei soldati erano entrati

a pregare “Mamma Rosa” per le

loro spose lontane. E forse non

sapevano che quella “rosa” che

è stata Eurosia Fabris, proprio in

quella chiesa, aveva colà portato

ogni giorno dei fiori. È, infatti,

la rosa bianca il colore della

fede!

P. Gianluigi Pasquale

OFM cap

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [263]


Il racconto di un viaggio

India, terra d’incontri che cambiano la vita

■ di Mike Perillo

Quest’anno, per la decima volta, mi

sono recato in India per studiare e approfondire

le usanze e le credenze che

caratterizzano la vita sociale e culturale

del popolo indiano.

Ho fatto sosta in un primo momento nel Kerala

(Sud India) per spostarmi poi a New Delhy (Nord).

Nel Kerala, insieme al sacerdote Padre Milttan,

ho avuto l’onore di essere ricevuto da S. E. Mons.

Francesco Kallarakal, Arcivescovo di Verapoly.

Già negli anni scorsi, in verità, ho avuto l’occasione

di conoscerlo nel villaggio di Kuttuvally, durante

la celebrazione Eucaristica in occasione della

professione religiosa di tre Suore Domenicane alla

quale ho partecipato per un servizio fotografico.

Ricordo che all’epoca era Vescovo. Intuii subito

che avevo a che fare con una persona di grande

spessore culturale, ma la cui bontà d’animo è proporzionata

all’elevata spiritualità.

Al termine dell’incontro mi ha detto che sarebbe

felice di visitare il Santuario della Beata Vergine

del S. Rosario di Pompei e di incontrare S. E. Mons.

Carlo Liberati, Arcivescovo Prelato e Delegato

Pontificio, persona di altrettanta levatura spirituale.

S. E. Francesco ha promesso che avrebbe contattato

don Enrico Gargiulo, segretario dell’Arcivescovo

Liberati, per programmare la visita nel corso del

prossimo anno, dopo essersi recato a Roma.

A New Delhy, dopo averla girata in lungo e in largo

nei limiti delle mie possibilità ed energie, e dopo

aver visitato la tomba del Mohan-Das Karamchand

Gandhi (il Mahatma Gandhi), sono stato ricevuto

dalla Signora Tara Gandhi (nipote del Mahatma

Gandhi), donna di eccezionale carisma e di rigorosa

educazione induista. Abbiamo parlato della

violenza e delle grandi ingiustizie che esistono nel

mondo, contro le quali il nonno ha combattuto per

tutta la vita, pagando il prezzo della sua stessa vita.

La Signora Gandhi mi ha invitato a visitare la camera

del nonno (molto modesta) e il punto preciso

dove accadde il delitto, facendomi accompagnare

da una persona di sua fiducia. L’emozione per me è

stata veramente grande, al di là dell’arricchimento

morale e spirituale.

Nel salutarmi ha ricordato con simpatia sia l’accoglienza

ricevuta da Sua Eccellenza Liberati sia

gli affreschi appena restaurati del Santuario. Mi ha

donato due piccoli testi che contengono fotografie

e pensieri del nonno, testi che custodisco con parti-

colare cura, autografati da lei. Quello di quest’anno

è stato un viaggio molto stressante, ma con la salda

fede nel Signore e con profonda devozione alla

Beata Vergine del S. Rosario di Pompei, che mi ha

protetto in ogni istante, sono riuscito a superare i

momenti più critici.

In apertura , Padre Milttan diffonde il culto mariano. Nella

foto al centro S. E. Mons. Francesco Kallarakal, Arcivescovo di

Verapoly, in India, con Padre Milttan (a sinistra) e Mike Perillo

La grande umanità di Padre Milttan

Padre Milttan è un Sacerdote dinamico che ha spirito di iniziativa,

amore verso il prossimo e grande umanità. È stato

responsabile e formatore ad Aroor del Seminario Minore

per i futuri Sacerdoti, intitolato “St. Anthony Seminary Murialdo”,

a Sud di Ernakulam.

Si deve a lui l’incremento e l’afflusso dei fedeli devoti a Sant’Antonio,

bambini e ragazzi inclusi. Quando al suo convento arrivano

ragazzini, di ogni culto, scalzi, con piedi tumefatti,

scheletri viventi, Padre Milttan è sempre lì, presente e premuroso.

Senza farsi prendere da momenti di sconforto, li

soccorre facendo del suo meglio per le prime cure.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Il XXVI Meeting dei Giovani,

svoltosi il 18 e il 19 maggio a Pompei,

ha invitato i giovani alla preghiera

e alla riflessione, seguendo sempre

gli insegnamenti di Gesù,

nostro Redentore

■ di Marida D'Amora

Dialogare con Gesù significa crescere nel

giusto e soprattutto crescere liberi. Questo,

in sintesi, il messaggio del XXVI

Meeting dei Giovani di Pompei svoltosi

il 18 e il 19 maggio nella città mariana.

Venerdì 18, prima parte dell’evento, l’incontro con

le scuole secondarie della città, al Teatro “Di Costanzo-Mattiello”,

per parlare di legalità e lotta alle

mafie. Dell’incontro sono stati protagonisti l’on.

Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati,

Pasquale Sabbatino, ordinario di Letteratura

italiana presso l’Università Federico II di Napoli e

promotore del progetto Bibliocamorra, e Gaetano

Di Vaio, ex detenuto, oggi produttore e regista cinematografico.

Il confronto, moderato da Massimo Milone, caporedattore

del TG3, ha contato la presenza di centinaia

di adolescenti. Rivolto a loro, il monito di

Mons. Liberati: “Ma voi avete degli ideali? Lottate

per le vostre ambizioni? Sapete già cosa farete da

grandi? Voi dovete essere forti e protestare per ciò

che non va del vostro tempo – ha detto il presule -

dovete essere rivoluzionari e votare per chi volete,

non per chi vi suggeriscono. Non mandate i corrotti

Dialogate con Gesù

e crescerete liberi

al potere ma chi rappresenta i vostri ideali!”. Forte

anche la testimonianza di Di Vaio che ha messo in

guardia i ragazzi: “La camorra cerca talenti, gente

sveglia, e se il posto dove vivi non ti offre nulla,

queste energie che fine fanno? Ma vi dico - ha concluso

Di Vaio - che è una vita allucinante, sempre in

preda alla paura che un pentito ti accusi e prima o

poi finisci in carcere a vita”. Dunque, un invito a

sfruttare anche l’unica possibilità alternativa che la

vita ti offre per vivere nell’onestà e nella libertà. E

di libertà ha parlato anche l’On. Fini che ha sottolineato

come “legalità” significa soprattutto essere

liberi, liberi di essere se stessi e costruirsi il proprio

futuro. Poi, l’appuntamento del 19, in Area Meeting,

dove si sono alternate le testimonianze di Serena

Rossi, attrice e cantante, del duo musicale "Sonohra",

del cantautore Giacomo Celentano, figlio del

celebre Adriano, e di Pietro Sarubbi, il Barabba del

film “The Passion”, di Mel Gibson. Dunque, un Meeting

che, con le sue testimonianze di vita e i suoi

inviti alla preghiera e alla riflessione, vuole fare la

differenza, “perché nella vita non c’è solo lo svago

e i momenti di festa - ha detto don Giovanni Russo,

responsabile della Pastorale Giovanile Diocesana

e organizzatore della manifestazione - ma anche

e soprattutto la preghiera che ci aiuta a dialogare

e ascoltare Gesù”. Al messaggio di don Russo, ha

fatto eco quello di Mons. Lucio Lemmo, Vescovo

ausiliare di Napoli e Delegato per la Pastorale Giovanile

Campana, che ha invitato i giovani a trovare

la chiave per entrare in se stessi e scoprire quel

luogo che è dentro ognuno di noi e dove dimora

Dio. “Questa chiave - ha detto Mons. Lemmo - è il

dolore, perché non ci illude mai, rispetta la nostra

natura e deve essere la pedana di lancio per uscire da

noi stessi e fare del bene, così come ha fatto Gesù”.

E di dolore si è parlato a lungo al Meeting 2012,

soprattutto quando è stata ricordata Melissa, la studentessa

di 16 anni che ha perso la vita, nello stesso

giorno, a causa dell’esplosione di tre bombole di

gas davanti la propria scuola, la Morvillo-Falcone

di Brindisi.

A concludere la kermesse giovanile, il musical “Aggiungi

un posto a tavola”.

In alto S. E. Mons. Carlo

Liberati, illustra all'On.

Gianfranco Fini, i lavori di

restauro in Basilica.

A seguire, il duo musicale

"Sonohra", e il cantautore

Giacomo Celentano.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [267]


L’analisi

Bartolo Longo

è nella storia

della pedagogia

■ di Domenico Arcaro

Il pedagogista cristiano

Da una riflessione sulla storia della pedagogia dalle

origini ad oggi, studiosi ed esperti delle scienze

umane e sociali della post-modernità hanno sempre

guardato al presente e alle nuove condizioni di vita

degli educandi, riformulando il discorso pedagogico.

Nel Meridione l’opera pedagogica di Bartolo Longo

ha occupato un posto fondamentale per la sua

geniale esperienza in ambito educativo e per aver

interpretato e contrastato idee sbagliate verso la

gioventù svantaggiata.

Bartolo Longo, pedagogista cristiano, si confrontò

con stima e simpatia con studiosi e sostenitori di alcune

scuole o correnti di pensiero della pedagogia

e delle scienze sociali, spesso non condividendone

le idee. Molte teorie risultarono complesse anche

per il fatto che, in quel periodo, non era in causa

solo il mutamento del pensiero socio-educativo,

ma, in generale, di tutta la vita dei minori disagiati

su aspetti sociali, morali e religiosi. Come pedagogista

si orientò agevolmente nella questione sociale

attraverso una strategia orientata a determinare i

tratti essenziali dell’educazione connessa alla riabilitazione

morale dei meno fortunati. Nella storia, il

genio di Bartolo Longo è stato apprezzato da quanti

hanno avuto modo di ammirare la sua opera sociale

e di studiare il pensiero della sua pedagogia.

Educare con metodo e carità

Le scienze sociali, come la religione, sono state

sempre ritenute importanti dal grande educatore

di Pompei che ebbe il coraggio di “smantellare” le

perplessità sollevate dagli studiosi di antropologia

criminale, che contrastavano la pedagogia sociale

del suo operato. Centrale è stata la concezione dell’educazione,

espressa attraverso una metodologia

e una carità illimitata.

Una trattazione della storia della pedagogia moderna

a partire dalle affermazioni dei pedagogisti non

è semplice. Si pensi come Bartolo Longo, don Bosco,

Baden Powell, Roger Cousinet, Ovide Decroly

e altri hanno dato senso all’azione pedagogica e

alle opere di carattere educativo, contro i pensatori

e gli scienziati che proponevano dottrine distorte

contro lo spirito cristiano e la vera pedagogia.

Pertanto, i pedagogisti della storia del pensiero moderno

hanno raggiunto la loro importanza non solo

per le affermazioni, ma anche per aver messo in

moto posizioni importanti nei sistemi socio-educativi.

È stato lo scopo dei grandi pedagogisti del secolo

scorso che ha dato largo spazio alle loro idee a

partire anche dalla pubblicazione scientifica di opere

pedagogiche per favorire lo sviluppo dell’infanzia,

della pre-adolescenza e dell’adolescenza.

Sulla base delle opere e delle pubblicazioni pedagogiche,

Bartolo Longo ha contribuito in maniera

decisiva allo sviluppo delle scienze umanistiche

formulando teorie e dando grande spazio alla conoscenza

di Cristo, Grande Pedagogo. Secondo alcuni

studiosi, nel pensiero di Bartolo Longo, la pedagogia

della carità ha avuto un metodo, ma ha dato

anche un contributo rilevante nella formulazione e

definizione dei principi educativi sui minori.

Educare il fanciullo difficile

non è impossibile

Nel testo “Vie meravigliose della Provvidenza”,

Bartolo Longo, fornisce dei principi contro tanti

pregiudizi facendo capire che il fanciullo, “orfano

della legge”, non è portato a gesti illeciti, ma è una

creatura, che educata, sarà preparata ad affrontare

con diligenza la vita adulta. È questa una pratica

educativa, che ha dato via ad esperienze forti nella

vita di tanti giovani e genitori, che servendosi del

suo insegnamento, ne hanno apprezzato le doti e il

cuore.

Con il crescente sviluppo dei Centri Educativi e

delle riflessioni dei sistemi pedagogici, la personalità

del Fondatore diviene, nella storia, sempre

più aperta e dinamica tanto da suscitare l’interesse

e l’ammirazione dei contemporanei.

Nonostante l’influsso che oggi l’educazione esercita

sulle nuove generazioni nel campo psico-educativo

e in quello sociale, penso che a Bartolo Longo,

come per altri pedagogisti, dovrà essere riservato,

nei trattati di pedagogia, un posto rilevante e dovrà

essere considerato un punto di riferimento per tanti

studenti.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. - 2012 [269]


✠ Carlo Liberati

Il mondo ha estremo bisogno di evangelizzatori.

Ogni cristiano, nel sacramento del Battesimo, rinasce

a vita nuova e assume la responsabilità dell’annuncio.

L’evangelizzazione è, però, strettamente legata

alla testimonianza. Chi potrà mai credere in un

cristiano che, a parole, annuncia la parola di Dio,

ma poi non la vive nella pratica di ogni giorno?

In questo senso, i santi ci sono di aiuto, perché

all’annuncio uniscono la testimonianza di una vita

vissuta ad imitazione di Cristo. Sono loro gli esempi

da imitare.

San Gerardo Maiella, missionario redentorista,

nato a Muro Lucano, in provincia di Potenza, il 6

aprile 1726, visse solo 29 anni. Morì, infatti, a Materdomini,

stremato dalla tisi, il 16 ottobre 1755.

Pasquale Mocerino - Claudio Spina

“Conoscere amare e servire Dio.

Gerardo Maiella un santo per schemi

e immagini”

Editrice San Gerardo, Materdomini, 2012

pp. 178, € 12,00

Mons. Pasquale Mocerino e Claudio Spina, in “Conoscere

amare e servire Dio. Gerardo Maiella un

santo per schemi e immagini”, analizzano la figura

del Santo, amato in Campania e Basilicata, ma

ormai conosciuto ovunque, venerato come il Santo

delle mamme e dei bambini.

Il testo, semplice nel pieno spirito del Santo lucano,

spiega, anche attraverso schemi illustrativi, quale

sia la via per farsi santi. Ed è una via umile, quella

del farsi piccoli, per abbracciare teneramente la

volontà di Dio, anche quando passa attraverso la

sofferenza. San Gerardo ci riporta alla mente la

“piccola via”, di cui parlava Santa Teresa del Bambin

Gesù.

Gerardo non ebbe altro pensiero che Dio e gli andò

incontro, ogni giorno, continuamente. La sua fu

un’ascesa ininterrotta verso il Cielo. Rimarrà sempre

fedele a quanto scrisse alla sua mamma, nel

giorno in cui scappò di casa per rispondere alla

chiamata del Padre: “Mamma, perdonami. Non

pensare a me. Vado a farmi santo!”.

La santità sconvolge gli schemi. È sempre controcorrente.

San Gerardo non ebbe paura del dolore e della morte.

Soffrì, ma fu sempre allegro.

San Gerardo amò tutti, finanche chi gli fece del

male, anzi soprattutto costoro.

San Gerardo obbedì, sempre, anche quando non

comprese il senso delle parole dei suoi superiori.

In tutta la sua vita di beatitudine autentica, diede testimonianza.

Irriso da tutti, quando era ancora adolescente,

diventò esempio e modello per chiunque

lo incontrasse, luce “sul candelabro”.

Questo testo, una biografia arricchita da immagini,

documenti e citazioni, dà testimonianza ad un testimone

autentico dell’amore di Dio.

L’imitazione di Cristo appare impossibile all’uomo.

Eppure, altri uomini hanno imitato Cristo, fino

in cima al Golgota.

I santi non sono diversi da noi e tutti possiamo

diventare santi. Anzi, da cristiani, siamo chiamati

a farci santi. E, nel cammino, dovremmo ripetere

continuamente quel che Gerardo affermava sempre,

con le parole e con le opere: “La tua volontà,

oh Dio, e non la mia”.

Settimio Cipriani, Uomini e donne nella Bibbia.

Antico Testamento

Edizioni Santuario di Pompei,

pp. 200, € 8,00

In cammino con Maria e Bartolo Longo. Vademecum del Pellegrino a Pompei

– Nuova versione del sussidio la cui prima edizione fu voluta da Bartolo Longo nel

lontano 1895. Il pellegrinaggio al Santuario di Pompei è presentato e accompagnato

in tutte le sue fasi: dalla partenza dal proprio luogo di origine, all’arrivo nella città

mariana; dall’accoglienza dei pellegrini nell’area interna del Santuario, alle varie

celebrazioni qui proposte; dalla preghiera di ritorno alle proprie abitazioni, alla continuazione

della personale esperienza spirituale propria del Santuario pompeiano.

Nelle varie sezioni, oltre a validi consigli per arricchire il proprio pellegrinaggio,

sono presenti anche una pratica guida alla visita della città, gli orari delle celebrazioni,

i testi delle preghiere e varie informazioni utili ai pellegrini.

In cammino con Maria e Bartolo Longo, Edizioni Santuario di Pompei,

pp.408, € 5,00

Uomini e donne nella Bibbia. Antico Testamento e Uomini

e donne nella Bibbia. Nuovo Testamento di Settimio

Cipriani sono due volumi che ci aiutano ad approfondire

la comprensione delle Sacre Scritture, attraverso

l’analisi di decine di “personaggi” che hanno segnato la

storia di due millenni di fede cristiana. L’autore, professore

di Sacra Scrittura e preside emerito della Pontificia

Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli), è conosciuto

in Italia specialmente come studioso di San Paolo,

ma nei suoi saggi riesce a far emergere tutta la viva e

concreta attualità di Giuseppe e di Maria, di Zaccaria e di

Giovanni Battista, di Pietro e del discepolo Giovanni, ma

anche di Adamo e di Eva, di Caino e di Abele, di Ester e

di Giobbe.

Settimio Cipriani, Uomini e donne nella Bibbia.

Nuovo Testamento

Edizioni Santuario di Pompei,

pp. 176, € 10,00

In offerta, entrambi i volumi a soli € 15,00

Via Lucis per la Famiglia di Sabino Palumbieri

– Questo piccolo, ma prezioso sussidio ha come

obiettivo la promozione, nei coniugi cristiani, di un

itinerario di spiritualità pasquale, facendo loro assaporare

la bellezza dell’esperienza sponsale e familiare.

Il volume propone un formulario della Via Lucis

frutto della collaborazione di coppie più o meno

giovani del Movimento Testimoni del Risorto, di cui

tra l’altro è fondatore proprio l’autore, professore di

Antropologia e Filosofia all’Università Pontificia

Salesiana di Roma.

Sabino Palumbieri, Via Lucis per la Famiglia,

Edizioni Santuario di Pompei,

pp.80, € 3,00

Per informazioni:

SEGRETERIA GENERALE

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 POMPEI (NA)

Tel. (+39) 081 8577321/495

www.santuario.it

Al costo delle edizioni va aggiunto

un contributo spedizione di € 2,00

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 128 - N. 6 - 2012 [270] Anno 128 - N. 6 - 2012 [271]


Vita del Santuario ...i giochi lasalliani... ...la marcia della pace

Educare i ragazzi attraverso

lo sport. È questo il fine dei

Giochi Lasalliani, che anche

quest’anno sono stati ospitati

dall’Istituto Bartolo Longo.

Lo sport vive tempi davvero

difficili, preda com’è di scandali

continui: il doping, le partite di

calcio truccate, la violenza in

qualche stadio. I Giochi sono

invece strumento per proporre

lo sport come mezzo educativo,

capace di diffondere valori

veri: l’amicizia, la fratellanza, il

rispetto dell’altro, la correttezza,

la giusta misura nel vincere, ma

ancora di più nel perdere.

Il 5 maggio, inoltre, le scuole

del Santuario hanno dato vita

alla tradizionale Marcia della

Pace. In un clima di festa, i ragazzi,

entusiasmati dalle parole

dell’Arcivescovo Mons. Carlo

Liberati, hanno ancora una volta

detto a tutti: “Senza giustizia,

non c’è pace!”.

In queste pagine, le foto salienti

delle due manifestazioni.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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In cammino con la

Madonna Pellegrina

■ a cura di Andrea Fontanella

Dal 7 al 13 marzo, l’Icona pellegrina della

Vergine del Rosario in visita alle comunità

parrocchiali di Monterosso Almo (RG)

e Scillichenti (CT).

Monterosso Almo e Scillichenti

sono state, dal 7 al 13 marzo scorso,

le due ultime tappe di un itinerario

mariano che l’icona pellegrina

della Madonna di Pompei

ha percorso in terra di Sicilia nel

secolo scorso, dagli anni Cinquanta

in poi.

In questo tour, l’Icona ha visitato le

comunità di Monreale, Balestrate,

Altofonte, Capaci, Camporeale,

Corleone, Palazzolo Acreide, San

Cipirello, San Giuseppe Iato, Terrasini,

Gravina di Catania, Messina,

Aci Castello, Barcellona, Adrano,

e nell’ultimo decennio, Lucca Sicula,

Aci Sant’Antonio, Randazzo,

Viagrande, Vizzini, Letoianni, Messina,

Bolognetta, Modica e Mar-

sala. Dappertutto, l’incontro con

la Madre di Gesù ha significato

vera esperienza di fede e di rinnovamento

spirituale per tutti i

siciliani che hanno nella Madonna

di Tindari e nella Madonna delle

Lacrime di Siracusa le mete tradizionali

del loro amore filiale per la

Vergine santa.

Sotto lo sguardo

di Maria

A Monterosso Almo, cittadina di

circa 3500 abitanti, in seguito al

visibile calo demografico che l’ha

caratterizzata dagli anni ‘80 del

secolo passato, l’Immagine della

Vergine è stata accolta, mercoledì

7 marzo, dall’arciprete don Marco

Diara, dal viceparroco don

Mariusz Starczewski, dal diacono

Giovanni Agostino e da un nutrito

gruppo di fedeli che, incuranti

dell’inclemenza del tempo, l’hanno

scortata in auto fino al Santuario

Diocesano dell’Addolorata.

La chiesa del XV secolo, inizialmente

dedicata a Sant’Antonio Abate,

a conclusione dell’Anno Mariano

indetto da Giovanni Paolo II, è

stata eretta Santuario diocesano

dell'allora Vescovo di Ragusa,

mons. Angelo Rizzo.

La bellissima statua lignea dell’Addolorata,

ivi custodita, ha accompagnato

le prime ore della missione

ricordando a tutti la centralità

del mistero pasquale di Cristo,

cuore della fede cristiana. Non a

caso, con profonda sensibilità pastorale,

don Marco aveva inserito,

da qualche tempo, l’evento mariano

nel cammino quaresimale

parrocchiale.

Una scelta, peraltro, orientata

alle direttive diocesane, efficacemente

illustrate dalla Lettera

pastorale: “Educhiamoci alla libertà”,

scritta dal vescovo locale,

mons. Paolo Urso.

L’equipe missionaria si è subito

inserita in questo clima di comunione

ecclesiale offrendo il proprio

servizio di annuncio della

Parola, di ministero della riconciliazione,

di visita agli ammalati, di

presidenza della mensa eucaristica

e di dialogo sempre disponibi-

le con tutti i fedeli. Dal Santuario

dell’Addolorata, si è passati, poi,

alla chiesa dedicata a San Giovanni

Battista, compatrono della

città, dopo aver lambito l’antica

Chiesa Matrice dell’Assunta, risalente

all’anno Mille, chiusa in attesa

di restauro.

La chiesa ha custodito l’Icona di

Pompei durante i giorni in cui il

ciclone “Athos” infuriava sulle

coste orientali dell’isola facendo

avvertire la sua forza anche

in zone più interne della Sicilia.

Vento impetuoso e pioggia battente

hanno messo a dura prova

un po’ tutti rendendo più impegnativa

la partecipazione alle

celebrazioni, senza, tuttavia, scoraggiare

i più coriacei, che non

hanno voluto perdersi un solo

istante della missione vissuta fino

in fondo come evento di grazia e

memori dell’antico legame con

Pompei.

In una cappella della navata destra

della chiesa, infatti, è collocata

una statua lignea della Madonna

del Rosario. Una lapide, posta

sulla parete di destra, subito

dopo la piccola balaustra, documenta

che la cappella fu decorata

e inaugurata il 28 giugno 1910 a

spese del Pio Sodalizio “Madonna

di Pompei” sorto a Monterosso

Almo il 18 luglio 1896.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Scillichenti: una chiesa, una comunità

Nella tarda mattina di domenica 11

marzo, dopo la recita della “Supplica”,

l’Icona e i missionari si sono

rimessi in marcia alla volta di Scillichenti,

frazione di Acireale. La

chiesa attuale risale al 1912, grazie

alla generosità di Rosina Geremia,

una signora acese, appartenente

al patriziato cittadino. Devota filiale

della Vergine, la nobildonna,

nel lontano 1902, promise che al

termine della vendita di una par-

te di terreni di sua proprietà in

località Scillichenti, avrebbe destinato

parte di essi alla costruzione

di una chiesa da dedicare alla

Madonna di Pompei, affinché col

permesso del vescovo diocesano

tutti i devoti della diocesi di Acireale

potessero soddisfare i loro

voti in quel tempio anziché recarsi

a Pompei.

Oltre al dono dei terreni, la Geremia

concorse anche generose

offerte di denaro, di suppellettili

e arredi sacri necessari alla celebrazione

del culto. Con la costruzione

della chiesa l’iniziale aggregato

urbano è cresciuto fino

all’attuale popolazione che conta

circa 1500 abitanti.

Nel 1925, la chiesa fu elevata a

parrocchia, ma nel titolo scomparve

la denominazione “di Pompei”.

Recentemente, grazie all’interessamento

di mons. Pio Vittorio Vigo,

arcivescovo di Acireale, che ha

seguito l’iter burocratico di preparazione

della necessaria e dettagliata

documentazione storica, con

decreto del ministro dell’Interno,

Roberto Maroni, in data 19 luglio

2011, la denominazione della

parrocchia «Maria Santissima del

Rosario», con sede in Scillichenti, è

stata mutata in parrocchia «Maria

Santissima del Rosario di Pompei».

Il provvedimento è giunto a ri-

dosso del traguardo del primo

centenario dalla fondazione del

tempio. Per questa ricorrenza,

grazie all’azione promotrice del

Comitato presieduto dal parroco,

don Angelo Pennisi, è stato

stampato il volume di Leotta a. -

Vasta R., “Scillichenti. La chiesa e

il Paese. Storia e documenti, Prova

d’Autore, Catania 2011.

Il 15 aprile, poi, sono stati solennemente

consacrati la chiesa e il nuovo

altare dall’attuale vescovo diocesano,

mons. Antonio Raspanti.

L’ingresso dell’Icona della Vergine

di Pompei in chiesa è stato

salutato da una comunità in festa,

che, guidata dal parroco, ha intonato

l’Inno a Maria SS. del Rosario,

scritto e musicato da don Angelo

Grasso, parroco negli anni ’50. Il

canto ha manifestato più di ogni

altra cosa la gioia e l’attesa di un

popolo intero per quella visita:

“O Regina del Santo Rosario, a te

ogn’alma fedele si prona; Scillichenti

ti esalta patrona in un inno

d’amore e di fe’ ...”.

La permanenza a Scillichenti è

stata breve, appena due giorni,

ma intensa e partecipata.

Grazie all’impegno del Parroco

e dei suoi collaboratori, la visita

della Vergine Maria è diventata

per tutti occasione di conversione,

di riconciliazione e di grazia.

In un clima di festa anche le

comunità parrocchiali di Maria

SS. ma Immacolata di Guardia e

di Pozzino, guidate dai loro Parroci,

hanno voluto condividere

l’evento, che è stato suggellato

dal Vicario Generale della Chiesa

di Pompei, mons. Giuseppe

Adamo e dal Parroco, don Angelo

Pennisi, che hanno firmato

una pergamena commemorativa

del gemellaggio tra Scillichenti e

Pompei.

Pasquale Mocerino

In cammino con la Madonna Pellegrina

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Tra i tanti pellegrini del Rosario

1. In 420 si sono riuniti in Santuario

per riflettere sul tema

“Rispondere all’Amore si può”.

Sono i laici associati alla spiritualità

delle Suore Adoratrici del Sangue

di Cristo che, domenica 15

aprile, hanno scelto come sede

del loro incontro nazionale la

Basilica della città mariana. Provenienti

da diverse città italiane,

i pellegrini hanno condiviso una

giornata di riflessione alla luce

degli insegnamenti di S. Maria De

Mattias, fondatrice della Congregazione,

che sognava di far

conoscere Gesù a tutti, “perché

Egli sia amato da tutti”. I laici che

vivono secondo questa spiritualità,

infatti, s’immergono in questo

mistero d’amore e ne diventano

apostoli.

2. Per la prima volta a Pompei,

il 17 aprile, alcuni fedeli della

parrocchia “Nossa Senhora do

Carmo”, della città di Carmo de

Minas, in Brasile. Accompagnati

da Padre Edvard Rodrigues Angel,

i fedeli brasiliani hanno trascorso

alcune ore in preghiera in

Basilica.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Anno 128 - N. 6 - 2012 [278]

1

2

3. Da Bratislava, capitale della

Slovacchia, sono giunti in quarantadue,

il 20 aprile, per visitare la

Basilica mariana. È stato don Josef

Slivon, della Congregazione dei

Salesiani di don Bosco, a guidare

questo gruppo e che ha visto riuniti

fedeli di diverse parrocchie,

tutti accomunati dal desiderio

di “abbracciare” la Vergine di

Pompei. Assieme al gruppo, che

ha pregato nella Cappella “Santa

Famiglia”, anche la Signora Matilde

Vargova, che ha fatto loro da

■ a cura di Marida D'Amora

guida. Al termine della loro visita,

i pellegrini ci hanno raccontato di

appartenere a ben dieci parrocchie

diverse, tutte in città poste

ai confini con l’Ungheria. Il 10%

della popolazione della Slovacchia,

infatti, è costituita da ungheresi,

che abitano soprattutto

la parte meridionale del Paese.

4. Ottocento persone hanno

percorso i 40 km che dividono

Acerra da Pompei, per rinnovare

un’antica tradizione e per venire

a pregare ai piedi della Vergine.

I pellegrini acerrani si sono incamminati

nella notte di sabato

12 maggio, partendo dalla Chiesa

di S. Maria del Suffragio per

ritrovarsi nella città mariana alle

prime luci dell’alba e per partecipare

alla celebrazione Eucaristica

delle 9, presieduta da S. E. Mons.

Antonio Riboldi, vescovo emerito

della diocesi. Il pellegrinaggio

a piedi è tradizione di 106 anni

fa, quando i primi fedeli messisi

in cammino, venivano accolti dal

Beato Bartolo Longo. Lo stesso

Crocifisso ligneo, che portano

lungo il tragitto, è la copia di

quello, più grande, esposto nella

sala confessioni del Santuario

e voluto dal Fondatore. Guidati

per 40 anni da don Peppino Arpaia,

vero innamorato di Maria,

l’antico rito è stato sostenuto da

S. E. Mons. Carlo Liberati, che

ha sempre accolto gli acerrani

con paterna premura. A salutare

e benedire i pellegrini in partenza

e ad accoglierli al ritorno (anche

questo rigorosamente a piedi), il

parroco don Nello Crimaldi.

5. Prima di farli accostare alla

prima Comunione ed incontrare

così Gesù nella Santa Eucaristia,

don Evaristo Rutino, parroco di

5

3

4

Il Rosario e la Nuova Pompei

Anno 128 - N. 6 - 2012 [279]

39


40

San Giovanni Evangelista, a Teverola,

in provincia di Caserta,

ha voluto guidare i suoi ragazzi

a Pompei per affidarli alla protezione

della Mamma celeste. Nella

mattina di mercoledì 16 maggio

erano in centocinquanta a riempire

del loro entusiasmo la navata

centrale del Santuario.

6. Un’intensa giornata di preghiera

è stata vissuta a Pompei,

l’11 maggio scorso, dai fedeli della

parrocchia “San Domenico” di

Martina Franca (TA), accompagnati

dal parroco, don Francesco

Angelini. In centocinquanta hanno

raggiunto la Basilica mariana

per rendere omaggio alla Vergine,

come è tradizione ormai da tan-

Il Rosario e la Nuova Pompei

Anno 128 - N. 6 - 2012 [280]

ti anni. Tra loro, anche i membri

della confraternita “Maria SS.ma del

Rosario”, guidati da Angelo Leo.

7. Si trovavano a Napoli per il

grande incontro della Comunità

neocatecumenale, che ha coinvolto

40 mila giovani provenienti

dall’Italia e dall’estero, e ne hanno

approfittato per visitare il Santuario

di Pompei. Sono i giovani neocatecumenali

di Palermo, che lunedì

21 maggio, intonando i loro

canti e imbracciando le chitarre,

hanno pregato dinanzi all’Icona della

Vergine Maria.

● È grande la devozione alla Madonna

di Pompei e al conterraneo

Beato Bartolo Longo anche a

6

Bisceglie, in Puglia. Risale al 1888

il legame con la Vergine del Rosario

di Pompei dei parrocchiani

della Basilica Concattedrale dei

Santi Matteo e Nicolò.

Erano cento i pellegrini giunti nella

città mariana lunedì 21 maggio,

guidati da don Mauro Camero e

desiderosi di rinnovare la pia pratica

risalente al 1900. Con orgoglio,

ci hanno raccontato di custodire,

tra le mura della loro parrocchia,

un’immagine identica all’Icona benedetta

venerata a Pompei.

● Ormai di casa a Pompei, centocinquanta

pellegrini di Arzano

(NA), guidati da don Raffaele

D’Onofrio, parroco della SS. Annunziata,

hanno raggiunto il Santuario

martedì 22 maggio. I fedeli

arzanesi sono nella città mariana

il quarto martedì del mese. Per

questa volta, eccezionalmente, il

terzo.

Nella loro parrocchia, il secondo

lunedì del mese, s’incontrano

in una veglia di preghiera per la

Vergine Maria, cui rivolgono, al

termine, la recita della Supplica.

Ad organizzare il pellegrinaggio,

Alfonso Esposito Marroccella, Cavaliere

dell'Ordine Equestre del

Santo Sepolcro di Gerusalemme.

7

Una maratona

della fede

per amore

di Maria

Sabato 26 maggio, è partito dalla Basilica Santa

Maria del Carmine di Napoli, dopo la benedizione

di tutti i partecipanti, il pellegrinaggio a piedi

a Pompei, organizzato dall’Azione Cattolica della

Diocesi di Napoli, presieduta da Vito Gurrado.

“Maria, maestra di interiorità” è stato il tema scelto

quest’anno per il tradizionale cammino che ha

preso il via alle 13 e ha toccato, come ogni anno, le

città di Portici (chiesa di san Ciro), Ercolano (chiesa

di santa Caterina), Torre del Greco (chiesa Santa

Croce), Leopardi (chiesa di santa Maria del Buon

Consiglio) e Torre Annunziata (chiesa dello Spirito

Santo), per giungere nell’Area Meeting del Santuario

della città mariana, dove, alle 21.30, i fedeli

hanno recitato il Santo Rosario meditato.

Alle 22, la santa Messa presieduta dal Cardinale

Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, che,

nell’omelia, ha sottolineato agli oltre 20.000 fedeli

presenti la necessità di attualizzare l’esperienza de-

gli apostoli che, uniti con Maria, trasformati dallo

Spirito Santo, ritrovano il coraggio e la forza di testimoniarlo

nel mondo.

Sono migliaia i fedeli che ogni anno partecipano a

questo straordinario percorso di fede nel quale anziani,

donne, bambini, malati e diversamente abili

sono uniti dall’amore per la Madonna del Rosario

alla quale, una volta giunti al Suo cospetto, affidano

gioie, dolori e speranze e ringraziano per i doni

ricevuti.

Tutte le diocesi della Regione si uniscono a questa

“maratona della fede” lunga chilometri ma che,

sebbene provochi dolore e fatica fisica ai pellegrini,

dona loro la forza della speranza.

In mattinata, anche dalla diocesi di Sorrento-Castellammare

di Stabia, come è ormai tradizione da

moltissimi anni, migliaia di pellegrini sono giunti

in pellegrinaggio a piedi a Pompei, guidati dall’Arcivescovo,

Mons. Francesco Alfano.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Anno 128 - N. 6 - 2012 [281]

41


Grati alla Madonna

e al Beato Bartolo Longo

a cura di Ciro Cozzolino

Il giorno 4 novembre 2011, alle 9.30 circa, come

al solito uscii di casa. Mi sembrava una giornata

normale, con il cielo cupo e una leggera

pioggerellina. Alle 11, però, tutto si capovolse: la

pioggia violenta e il vento di tramontana spingevano

a valle rivoli e ruscelli verso i torrenti Fereggiano

e Bisagno. Poco prima delle 12.30, mi trovavo

nei pressi della scuola S. Agata. Improvvisamente

squilla il cellulare: era Anna, che mi chiedeva di

prendere la bambina a scuola. A quel punto mi fermai

in zona e aspettai in macchina: l’acqua scendeva

con violenza ed era impossibile uscire. Alle

12.30 la pioggia diminuì d’intensità e ne approfittai

per andare a prendere la mia nipotina Ireena. La

bambina scese da scuola velocemente e velocemente

entrò in macchina, così che ci avviammo subito

verso casa. Arrivati a metà di corso Sardegna,

la bambina mi fece notare che, a lato del marciapiedi,

scorreva tanta acqua. Io non diedi importanza

Chi riceve grazie per intercessione del Beato Bartolo Longo

è vivamente pregato di darne comunicazione al Vice Postulatore

della causa di canonizzazione

Mons. Raffaele MatRone

Piazza Bartolo Longo, 1 - 80045 Pompei (NA)

Tel. (+39) 081 8577275 - (+39) 081 863 8366

Fax (+39) 081 850 3357

al fatto, in quanto quando piove succede spesso di

vedere queste scene. Arrivati in via Fereggiano notai

una fila di macchine insolita per quel giorno. Mi

infilai sulla destra e, sorpassando, arrivai davanti

al ristorante “’O sole mio”, dove mi apparve una

scena apocalittica: macchine che ondeggiavano e

indietreggiavano spinte dall’acqua. Le moto, posteggiate

sulla destra, cadevano una dietro l’altra

come birilli. Tanta gente cercava scampo gridando

aiuto! Io rimanevo dentro alla macchina con la

bambina. Entrambi eravamo terrorizzati e la bambina

chiedeva aiuto gridando, mentre l’acqua aveva

sfondato con violenza la parte anteriore ed era

salita fin sopra i sedili. Mi guardai intorno e cercai

disperatamente di uscire dalla macchina, ma purtroppo

un’auto bianca mi impediva di uscire per

portare fuori la bambina. Sul tetto della macchina

bianca, aggrappato, vi era il proprietario. Anche

lui cercava di salvarsi tenendosi disteso sul tetto

ed io, vedendolo, con quanta voce avevo in gola

gli urlai: “Aiuto! Mi salvi almeno la bambina!”.

L’uomo, dopo aver sentito la bambina piangere, si

sporse pericolosamente e, allungando un braccio,

mi gridò: “Mi dia la mano della bambina!”. Io presi

il braccio della bambina, bagnata e terrorizzata,

e, con uno sforzo sovrumano, riuscii a raggiungere

il braccio del “salvavita”! A quell’uomo gridai di

passare la bambina all’autista del bus vicino, che

aveva assistito a tutta la scena. L’autista, presa la

bambina, mi fece capire, con un cenno della mano,

che la bambina era salva! Tutto ciò avveniva in soli

dieci secondi, giusto il tempo per salvare la bambina:

subito dopo la macchina bianca si mosse trascinata

dall’acqua, lasciandomi solo, abbandonato al

mio destino. Con la macchina bloccata, mi guardai

intorno e vidi un marasma completo tra urla e rumori

delle macchine che si urtavano tra loro, auto

che si accavallavano, auto che sfondavano saracinesche

e vetrate ed entravano nei negozi. Il bus era

in balia dell’acqua, la mia auto perdeva i pezzi ad

ogni urto, mentre l’acqua entrava nell’abitacolo:

era un’apocalisse. Preso dal panico, cercai di scendere

dalla macchina, ma appena misi i piedi a terra,

l’acqua mi travolse mandandomi a gambe all’aria,

sommerso dalla fanghiglia. Un colpo tremendo mi

fece sobbalzare e mi ritrovai contro un tronco d’albero,

fermato dal contenitore della spazzatura, che

per me ha significato “l’ancora della salvezza”. La

corsa verso il mio destino si è arenata lì, dopo che

avevo fatto già l’ultimo pensiero. Bagnato fradicio,

sballottato tra una macchina e l’altra, riuscii ad arrivare

sino al portone n. 25 di via Fereggiano. Lì ho

trovato il nostro salvatore, insieme ad un bravissi-

mo giovane extracomunitario, il quale, con l’acqua

sopra la cintura, ha portato Ireena giù dal bus. Un

grazie di cuore devo dirlo a Michela mia nipote,

la quale custodisce in casa, gelosamente, l’effige

della Madonna di Pompei, della quale è devotissima

e alla quale tutti i giorni si rivolge chiedendo

protezione per tutti i parenti. Io e Ireena siamo stati

protetti. Grazie!

Gaetano Anabevoli

Genova

Sono una grande devota della Vergine del Rosario

di Pompei e del Beato Bartolo Longo.

Vi prego gentilmente di pubblicare la testimonianza

di una grazia che ho chiesto ed ottenuto

per loro intercessione. Mio figlio, dopo la laurea,

si era trasferito a Milano per cercare lavoro; dopo

aver lavorato per tanti anni da precario in un’azienda,

ha dovuto partecipare al concorso per essere

assunto a tempo indeterminato. Le possibilità erano

pochissime, con soli tre posti su un centinaio

di concorrenti. Ho iniziato a recitare la Novena e

il Santo Rosario tutti i giorni, avevo anche da una

settimana terminato i Venti Sabati alla Madonna

di Pompei. Ebbene, il 13 maggio 2011 mio figlio

supera la prova scritta, poi la prova orale e il 20

giugno firma il contratto a tempo indeterminato.

Per questa importante grazia invito tutti a rivolgersi

alla Vergine di Pompei e al Beato Bartolo Longo

nei casi disperati.

Una devota

Castelluccio Inferiore (Potenza)

Carissimi tutti del Santuario di Pompei, sono

devotissima della Vergine del Santo Rosario.

Vi scrivo questa lettera per far sapere a

tutti i devoti della Madonna la grazia che abbiamo

ricevuto. È stato un miracolo grande.

Mia nipote Alessandra esce da ormai sette anni con

un ragazzo di nome Joshua, desiderano sposarsi

al più presto, dopo la laurea. Il 28 giugno 2011

sono venuti degli amici per festeggiare la laurea,

c’erano anche gli altri parenti della mia famiglia.

Un loro amico venne con il motorino e il fidanzato

di mia nipote alla fine del pranzo volle fare un

giro sul motorino. Dopo qualche minuto, non si

sa come, ha sbandato ed ha avuto un bruttissimo

incidente. L’hanno trasportato all’ospedale in elicottero,

in fin di vita. È stato per due settimane in

coma, senza mai riprendere conoscenza, e non ha

potuto vedere quanti amici e familiari gli sono sta-

Preghiera per la canonizzazione

del Beato Bartolo Longo

Dio, Padre di misericordia, noi ti lodiamo per aver donato

alla storia degli uomini il Beato Bartolo Longo, ardente apostolo

del Rosario e luminoso esempio di laico impegnato

nella testimonianza evangelica della fede e della carità.

Noi ti ringraziamo per il suo straordinario cammino spirituale,

le sue intuizioni profetiche, il suo instancabile prodigarsi

per gli ultimi e gli emarginati, la dedizione con cui servì

filialmente la tua Chiesa e costruì la nuova città dell’amore

a Pompei.

Noi ti preghiamo, fa’ che il Beato Bartolo Longo sia presto

annoverato tra i Santi della Chiesa universale, perché tutti

possano seguirlo come modello di vita e godere della sua

intercessione. Amen

ti vicini all’ospedale. Nessuno riusciva a dire una

parola, si piangeva soltanto. Mio figlio Maurizio,

padre di Alessandra, mi ha detto “mamma prega,

ci vuole solo un miracolo, Joshua sta male è una

brutta condizione”. Tutti i giorni, dal 28 giugno,

non ho mai smesso di pregare la Vergine di Pompei

e il beato Bartolo Longo. E la Vergine di Pompei si

trovava proprio qui, in Missione, lo scorso mese di

giugno. Nelle mie preghiere sempre dicevo “Vergine

di Pompei, prima che lasci questa terra d’America,

fammi la grazia salvami Joshua”. E la grazia

l’abbiamo ricevuta, la Vergine di Pompei e il beato

Bartolo Longo ci hanno fatto questa grazia così

grande. Il ragazzo sta facendo ancora la terapia, sta

cominciando a camminare, sta anche studiando per

un esame. Noi tutti eravamo preoccupati che potesse

aver subito danni al cervello, anche i medici non

ci davano nessuna speranza, ma per la misericordia

di quella bella Vergine di Pompei e Bartolo Longo,

ragiona benissimo. Ora tutti mi chiamano per dirmi

“Carmela, quando fai un’offerta alla Madonna

fammelo sapere che vogliamo collaborare tutti per

ringraziare la Vergine per la grazia che ci ha fatto

per Joshua”. Scusatemi per la scrittura, ho 86 anni

e non riesco a scrivere bene (non sono istruita). Vi

saluto tutti del Santuario della Vergine di Pompei e

fate una preghiera per questi due bravi ragazzi, per

il loro avvenire.

Cervone Carmela

Rockaway (New Jersey) – USA

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

42 Anno 128 - N. 6 - 2012 [282] 43

Anno 128 - N. 6 - 2012 [283]


lettere

al Direttore

■ a cura di Katia Di Ruocco

Cara Santa Vergine di Pompei

È da tanto che volevo mandare la mia piccola offerta

perché ricevo la vostra Rivista. Ho tanto bisogno

delle vostre preghiere, ho tanti problemi, soprattutto

di salute, soffro con le gambe e la schiena

da tanto tempo, e spesso cado per terra. La Santa

Vergine ci ha sempre aiutato, da molti anni ho ottenuto

grazie. Mia madre era tanto devota e anche

noi cinque figli, ora siamo rimaste solo tre sorelle,

due in Italia e io qua in Canada. Sempre chiamo la

Vergine e credo che sempre mi aiuti: è bellissima e

grandissima. Pregate molto per Elia Lepore che ha

tanto bisogno, per me non solo è una sorella, ma

una madre, sono 25 anni che non la vedo, pregate la

Santa Vergine che al più presto posso andare a vederla,

che la S. Vergine le dia tanta salute e lunghi

anni ancora. Ho solo una figlia e un nipote e vorrei

che pregassero un po’ di più, ma hanno tanti pro-

La vostra Rivista è un mezzo di arricchimento spirituale e fonte di gioia

Carissimi, non so come ringraziarvi

per quello che fate per noi,

il Signore, a cui nulla sfugge, lo

farà per me.

Grazie anche per le copie de «Il

Rosario e la Nuova Pompei» in

lingua spagnola, è bellissima.

Con sorpresa, ho appreso della

Missione Mariana in America,

con relativo itinerario, per cui ci

siamo unite spiritualmente, con

le mie consorelle e le signore della

Pastorale della Salute, ai vostri

missionari nei vari luoghi in

cui portavano la Madonna, per

accompagnare la Vergine Santa

in questa bella Missione negli

Stati Uniti. Ci siamo sentite veramente

vicine.

Sempre godo dell’arrivo di questa

Rivista che tutti noi leggiamo

con vero piacere, è per noi un

mezzo di arricchimento spirituale

che ci aiuta a conoscere sempre

di più la nostra cara Mamma

nei suoi differenti titoli, in questo

caso Vergine del Rosario.

Ho offerto una copia al mio Vescovo,

Mons. Luigi Infanti, e una

al mio Parroco, Padre Ivo Sola-

blemi. Possa la nostra cara Vergine aiutarli. Io ho

la Santa Chiesa di Pompei non molto lontana, ma

devo andare con l’autobus e qui fa freddo e non posso

andare spesso, ma quando posso ci vado perché

è la nostra cara Mamma e le regalai il mio vestito

da sposa circa 52 anni fa. Se ho la grazia di venire

in Italia, verrò a trovarla. Grazie per la corona e il

libretto del Rosario con la Supplica alla Madonna

che mi avete inviato. Fate pregare gli orfanelli per

me, perché io credo sempre che prego male, sono

troppo distratta e ho tanti pensieri. Ho perduto mio

marito nel 2009 e mio fratello nel 2010, pregate

anche per loro e per il mondo intero grazie mille

volte grazie, e correggete i miei errori. Le vostre

lettere mi consolano e mi rasserenano. Pregate per

me e per tutti che la Madonna che è tanto grande e

ci aiuta nel nostro cammino.

Rosa Lepore Gambardella

Montreal (Québec) - Canada

rini. L’hanno accolta con gioia e

desiderano riceverla regolarmente.

Su una copertina, vediamo il

Cardinale Angelo Sodano.

Il Cardinale è stato Nunzio Apostolico

in Cile ed è venuto anche

qui a Coyhaique. Perdoni il mio

povero italiano, sono 57 anni che

mi trovo in Cile.

Con tantissimi auguri di ogni

bene, saluto con affetto anche da

parte di Padre Jorge Barros, la

madre Cecilia e Suor Verena.

Suor Evangelista Rossetto

Coyhaique - Cile

Il coraggio di vivere anche sulla croce

Eccellenza Reverendissima,

Le chiedo scusa se le scrivo via

e-mail e se uso un tono confidenziale,

ma è il tono di un figlio.

Sono Silvio Sorrentino, ho 39 anni

e sono di Palma Campania, ma ho

sempre frequentato assiduamente

la Basilica di Pompei a me molto

cara.

Da 5 anni lotto con una rara forma

di leucemia che ha creato qualche

danno alle ossa, che provoca forti

dolori trattati con la morfina. Ho

fatto tanti cicli di chemio, tante

radioterapie e una terapia sperimentale

a Parigi.

La malattia ha trasformato tutto:

l’abbandono del lavoro e il vuoto

e la solitudine di giornate appese

alle sofferenze. Ha trasformato tutto,

ma ha reso più forte la mia fede.

Prima della malattia facevo parte

del gruppo Fuci di Pompei e

amavo partecipare alle celebrazioni

da lei officiate per alimentarmi

alla sua scuola di fede, ma

anche di vita. Lei ha sempre reso

il Vangelo, non un libro astratto,

Dalla Chiesa di Pompei a New York City

Carissimi, grazie per la vostra gentile collaborazione

con la nostra Chiesa della Madonna di Pompei

a Greenwich Village, New York City, e per le 50

copie in inglese della Rivista “Il Rosario e la Nuova

Pompei”, che distribuiamo ai nostri parrocchiani.

Desidero condividere la mia esperienza di questa

Rivista, che trovo informativa e piacevole. Vi trovo

notizie di attualità, concernenti il Papa Benedetto

XVI, le immagini della Madonna di Pompei in

missione qui, negli Stati Uniti, e poi in Australia, e

tante altre notizie dal mondo in prospettiva pompeiana.

Gli articoli di interesse storico, come la Storia

del Santuario di Pompei scritta dal Beato Bartolo

Longo, o culturali, come la rubrica “Uomini e Donne

nella Bibbia”. Questi articoli ci aiutano ad allargare

le nostre conoscenze. Ci sono poi le rubriche

“Grati a Maria e a Bartolo Longo” e “La parola ai

ma un libro di vita a cui sempre

ho guardato e guardo nel mio dolore.

Poi la malattia mi ha tenuto

lontano dal Santuario, ma don

Giuseppe Ruggiero non ha mai

fatto mancare la sua presenza e

ogni volta che mi faceva visita in

momenti davvero estremi, ricordavo

il Vescovo di Pompei, quel

vescovo che io ho sempre amato

ascoltare e alla cui scuola la mia

fede è stata sempre rinsaldata.

A Gesù, attraverso Maria, ho chiesto

non la guarigione, ma la forza

di vivere anche stando in croce.

Gesù mi ha ascoltato. Oggi la situazione

è migliorata e io sento il

bisogno di rendermi utile e pormi

al servizio di Dio e dei fratelli,

gli stessi fratelli che mai hanno

fatto mancare la loro provvidenza

in questi anni.

Ora il quadro clinico è migliorato,

certo restano forti dolori, ma

la morfina li lenisce e poi mi spaventano

questi focolai al cervello

che procurano crisi epilettiche.

Continuo a fidarmi di Gesù e del-

la Sua dolcissima Madre. In questi

giorni ho avuto la grazia di

essere a Pompei, ospite di alcuni

amici. A Pompei sono sempre ricorso

nel buio della malattia. Nei

momenti più difficili mi facevo

accompagnare ai piedi della Vergine.

Qualche volta ho avuto anche

la gioia di incontrarla e ricevere

la sua paterna benedizione.

Ieri ho partecipato alla celebrazione

di chiusura del mese mariano.

Ero lì seduto dietro l’altare

e le sue parole hanno penetrato il

mio cuore e vi hanno scavato un

solco di amore. Poi dopo la celebrazione

la sua mano sulla mia

fronte mi ha infuso grande forza

e il coraggio del domani.

Eccellenza grazie. Grazie della sua

presenza. Grazie delle sue parole.

Vorrei tanto avere la grazia di incontrarla

per aprire a lei il mio

cuore e ricevere sicure parole di

conforto.

Chiedo questa grazia alla Vergine

e al nostro Beato. Chissà.

Intanto le porgo i miei saluti di

affetto e di gratitudine.

In comunione di preghiera

Silvio Sorrentino

lettori”, che ci permettono di condividere le preghiere,

le suppliche e le esperienze di tanti nostri

fratelli e sorelle di tutto il mondo. Questo mi tocca

il cuore e mi fa sentire parte di quella rete mondiale

di devoti della Madonna del Rosario di Pompei

come se fosse un’unica grande famiglia, anche se

siamo distanti fisicamente. Ultimo, ma non meno

importante, mi piace il nuovo formato di questa

Rivista, che la rende molto più facile da leggere e

da vedere, con tante belle foto. Qui, nella nostra

Chiesa di Pompei a New York City, continueremo

a lavorare per promuovere la devozione alla nostra

e vostra amata Patrona. Grazie a tutti del Santuario

di Pompei per il vostro sostegno.

Maria Donovan

Chiesa della Madonna di Pompei

Greenwich Village (New York City) – USA

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

44 Anno 128 - N. 6 - 2012 [284] 45

Anno 128 - N. 6 - 2012 [285]


INFORMAZIONI UTILI

Orario delle Celebrazioni Liturgiche

Giorni festivi

aLtaRe DeLLa maDoNNa

Sante Messe: ore 06.00 - 07.00 - 08.00 - 09.00

10.00 - 11.00 - 13.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00 - 20.00

Santo Rosario: ore 18.00

CaPPeLLa beato baRtoLo LoNgo

Sante Messe: ore 08.30 - 09.30 - 10.30 - 11.30 - 12.30 - 17.30

Giorni feriali

aLtaRe DeLLa maDoNNa

Sante Messe: ore 07.00 (con Lodi) - 08.00 - 09.00

10.00 - 11.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00

Santo Rosario: ore 18.00

CaPPeLLa beato baRtoLo LoNgo

Sante Messe: ore 06.30 - 08.30 - 09.30 - 10.30

11.30 - 12.30 - 17.30

CaPPeLLa S. gIuSePPe moSCatI

S. Messa in lingua ucraina: giovedì e sabato ore 16.00,

domenica e giorni festivi ore 10.00

CaPPeLLa SaNta famIgLIa

S. Messa in lingua polacca:

domenica ore 10.30

S. Messa in rito Siro-Malabarese:

2 a domenica di ogni mese ore 11.00

CaPPeLLa CoNfeSSIoNI

07.00-12.30 e 15.30-19.00 (20.00 festivi)

Per comunicare

con il Santuario

CeNtRaLINo:

Tel. (+39) 081 8577370

(+39) 081 8577371

Fax: (+39) 081 8503357

RettoRato:

Informazioni, celebrazioni

e accoglienza dei pellegrini

Tel. (+39) 081 8507000

(+39) 081 8577379

Fax (+39) 081 8577482

rettorato@santuariodipompei.it

SegReteRIa geNeRaLe:

Corrispondenza devoti

e abbonamenti Rivista:

Tel. (+39) 081 8577321/495

Fax: (+39) 081 8503357

info@santuariodipompei.it

uffICIo eSteRo:

Tel. (+39) 081 8577328

ForeignOffice@santuariodipompei.it

(+39) solo per chi chiama dall'estero

bIbLIoteCa-aRCHIVIo:

Tel. (+39) 081 8577336/325

Per raggiungere Pompei

IN aeReo:

Capodichino-Napoli aeroporto.

IN auto: A3 Autostrada Napoli-Salerno,

uscita Pompei Ovest (per chi viene dal Nord),

e Pompei Est-Scafati (per chi viene dal Sud).

IN PuLLmaN: Sita: (+39) 199730749

www.sitabus.it

CSTP: Tel. (+39) 089 487286 - www.cstp.it

Circumvesuviana: Tel. (+39) 081 7722444.

IN tReNo: Trenitalia - Pompei Stazione:

Tel.(+39) 081 8506176;

Circumvesuviana: linea Napoli-Sorrento

con arrivo alla Stazione Pompei-Villa dei Misteri;

Napoli-Poggiomarino (via Scafati) con arrivo

alla Stazione Pompei-Santuario;

Tel. (+39) 081 7722444 - www.vesuviana.it.

IN NaVe: Stazione Marittima di Napoli

Tel. (+39) 081 2283291

www.porto.napoli.it

Le Opere di Carità del Santuario di Pompei

CeNtRo PoLIfuNzIoNaLe DIuRNo “CReSCeRe INSIeme”

Tel. (+39) 081 8577401

CeNtRo DI aSCoLto “mYRIam”

Tel. (+39) 081 8577418 - centroascoltopompei@libero.it

moVImeNto PeR La VIta e CeNtRo DI aIuto aLLa VIta

Tel. (+39) 081 8577458 - movimentovita.pompei@libero.it

“CaSa emaNueL” PeR geStaNtI, maDRI e bambINI

Tel. (+39) 081 8577404 - casaemanuel@libero.it

ComuNItà DI tIPo famILIaRe PeR bambINI “gIaRDINo DeL SoRRISo”

Tel. (+39) 081 8633103 - giardinodelsorriso@alice.it

CeNtRo DI aCCogLIeNza oRatoRIaLe SemIReSIDeNzIaLe “baRtoLo LoNgo”

Tel. (+39) 081 8577700 - bartololongo@virgilio.it

“ComuNItà INCoNtRo” - Per il recupero dei tossicodipendenti - Tel. (+39) 334 6497841

PoLo SCoLaStICo

Scuola Primaria - Tel. (+39) 081 8577311 - 329 - Scuola Secondaria - Tel. (+39) 081 8577700

CaSa aLbeRgo PeR SIgNoRe “maRIaNNa De fuSCo” - Tel. (+39) 081 8632712

CoNSuLtoRIo famILIaRe DIoCeSaNo

Tel. (+39) 081 8577501 - consultoriodiocesanopompei@gmail.com

INFORMAZIONI UTILI

Testamenti a favore del Santuario

della Beata Vergine di Pompei

e delle annesse Opere di Carità

Il testamento è uno strumento a disposizione

di ogni individuo per affermare

la sua volontà in merito alla destinazione

del proprio patrimonio proiettandola

nel futuro. Il testamento è un

atto assolutamente personale sempre

modificabile e/o revocabile. La legge

prevede due tipi di testamento:

- il testamento pubblico, che va redatto

alla presenza di un notaio,

- il testamento olografo, che può essere

predisposto senza la presenza di

un notaio ma con l’obbligo di essere

scritto, datato e sottoscritto per intero

a mano dal testatore. La sottoscrizione

(firma) deve essere posta alla fine delle

disposizioni testamentarie e la data deve

Per inviare offerte al Santuario

DaLL’ItaLIa:

Conto Corrente Postale prestampato inviato dal Santuario,

oppure quello in bianco da compilare intestando l’offerta al

Santuario della Beata Vergine di Pompei, c.c.p. n. 6817;

assegno non trasferibile (a mezzo assicurata) intestato al

Santuario della Beata Vergine di Pompei;

bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di

Pompei, ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

CARIPARMA - IBAN: IT41S0623040080000056500729

MONTe PASChI dI SIeNA - IBAN: IT80G0103040080000000000166

BANCO dI NAPOLI - IBAN: IT32B0101040080000027000216

UNICRedIT - IBAN: IT73D0200840081000400000465

UNICRedIT - Restauro Basilica

IBAN: IT70D0200840081000400459329

BANCO POSTA - Offerte - IBAN: IT24R0760103400000000006817

Ecco le offerte

finora pervenute

per il restauro della

Basilica della

Beata Vergine del

Santo Rosario di

Pompei

Offerte per il Restauro della nostra Basilica

Anno Cassa e/o banche C.C. Postale Totale

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Totale

contenere l’indicazione di giorno, mese

e anno. Se si sceglie il testamento olografo

è consigliabile redigere sempre

almeno due originali, inviandone uno

al Santuario, in modo da limitare il rischio

di smarrimento, corredandolo dei

dati e dei recapiti personali.

Se si intende beneficiare il Santuario

destinandogli un bene particolare, a

titolo di legato, la disposizione testamentaria

potrà essere così formulata:

“Lego al Santuario della Beata Maria

Vergine di Valle di Pompei... (scrivere

di seguito l’elenco dei beni)”. Firma e

data.

Se, invece, si desidera destinare al Santuario

l’intero patrimonio, la formula

da usare è la seguente:

“Nomino il Santuario della Beata Maria

Vergine di Valle di Pompei erede

universale di tutti i miei beni mobili

ed immobili... (eventuale elenco dei

€ 70.295,00

€ 134.225,84

€ 18.072,62

€ 23.315,13

€ 50.379,73

€ 32.918,63

€ 132.642,61

€ 83.779,50

€ 545.629,06

DaLL’eSteRo:

Assegno non trasferibile o Vaglia internazionale bancario

intestato al Santuario della Beata Vergine di Pompei;

Bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di

Pompei, ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

CARIPARMA - IBAN:

IT41S0623040080000056500729 - BIC: CRPPIT2P555

UNICRedIT - Restauro Basilica - IBAN:

IT70D0200840081000400459329 - BIC: UNCRITM1F72

Western union (trasferimento rapido) indicando, come persona

incaricata di riscuotere l’offerta Caterina Di Ruocco;

Carta di credito, comunicando al Santuario, attraverso e-mail,

fax, lettera, il tipo, il numero, la scadenza della carta e l’importo

dell’offerta.

€ 510,00

€ 69.412,28

€ 27.699,18

€ 31.806,00

€ 28.767,27

€ 18.948,44

€ 20.285,98

€ 8.703,29

€ 206.132,44

beni)”. Firma e data.

Per evitare il rischio di errori che possano

inficiarne la validità è possibile

prendere contatti con l’Ufficio Legale

del Santuario

Tel (+39) 081 8577316

Per ogni informazione e per eventuali

offerte rivolgersi al:

Santuario Beata Vergine

del S. Rosario

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 POMPEI (NA)

Tel. (+39) 081 8577111

Fax (+39) 081 8503357

www.santuario.it

info@santuariodipompei.it

C/C N. 6817 SANTUARIO B.V.

80045 POMPEI (NA)

€ 70.805,00

€ 203.638,12

€ 45.771,80

€ 55.121,13

€ 79.147,00

€ 51.867,07

€ 152.928,59

€ 92.482,79

€ 751.761,50


dal Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei

Musica

e spettacolo

all'insegna

della solidarietà

V Edizione

Mercoledì 18 luglio

2012

ore 21.15

Rai Uno

Conduce: Massimo Giletti

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