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Mensile di critica e attualità sportiva - 211 - settembre 2005

Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena

tutto fo’o

verso un’altra

storica impresa

ALa nuova stagione parte fra speranze e timori


Direttore

Mario Ciani

Direttore responsabile

Paolo Corbini

Direzione – Redazione – Fotolito

Bernard & Co.

Strada di Busseto 18 -C2/3 – Siena

Tel. 05.77.28.53.74

Fax 05.77.22.10.14

E-mail: redazione@mesesport.it

Edito e stampato presso

Arti Grafiche Ticci

Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si)

Tel. 05.77.34.92.22

Fax 05.77.34.93.66

Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430

del 27.01.1983

Hanno collaborato a questo numero:

Duccio Balestracci, Andrea Barlucchi, Luca Bianchin, Mauro Bindi, Giancarlo Brocci, Andrea Bruschettini,

Maurizio Cenni, Barbara Cerretani, Mario Ciani, Chiara Cicali, Vincenzo Coli, Stefano Fini, Emilio Giannelli,

Antonio Gigli, Mario Lisi, Luca Luchini, Paolo Maccherini, Mauro Mancini Proietti, Augusto Mattioli,

Roberto Morrocchi, Paolo Ridolfi, Andrea Sbardellati, Senio Sensi, Antonio Tasso, Francesco Vannoni.

Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli

Collaborazione fotografica: Fabio Di Pietro

Editing: Francesco Vannoni – Sito web: Olivia Agnelli

Progetto grafico: Bernard Chazine

editoriale

Alla riscoperta

della meraviglia

Dove eravamo rimasti?

Il Siena sicuramente in serie

A, a dispetto di quelli che lo

ritenevano incapace di farcela

perché il bacino d’utenza

è troppo limitato, perché il

Palazzo non ci ama, perché la

società non ha peso, perchè…Insomma

siamo sempre i soliti,

incorregibili, diffidenti:

ieri in C2, oggi

nella massima serie.

Dobbiamo sempre trovare

un pretesto per

non goderci niente e

in ogni situazione

dobbiamo sentirci

sempre provvisori

(a maggior

ragione se

è prestigiosa

come l’attuale),

invece

qui c’è bisogno

di riscoprire

una volta per sempre

il senso della meraviglia

ed apprezzare, per quella

che è, un’avventura andata

già al di là di ogni

più rosea previsione.

Una riprova?

www.mesesport.it

numero

211

settembre2005

ANNO XXIII

Nel 2004 Siena è riuscita, nel suo piccolo, a conquistare

lo scudetto nel basket ed a confermarsi in

A coi bianconeri. Un duplice obiettivo che non ha

centrato, ad esempio, una piazza storicamente più

importante come Bologna. A conferma che solo

attraverso il paragone emerge più evidente lo

sforzo che la città sta compiendo in questo momento

per mantenersi a certi livelli di eccellenza.

Un momento che non dura da ora, e che speriamo

possa durare ancora a lungo.

Anche la Mens Sana l’avevamo lasciata in A (ci

mancherebbe…), ma orfana di quel triangolino

che per un anno aveva fatto sfoggio sulle sue maglie.

E con esso se ne sono andati anche tanti protagonisti

di quella fantastica stagione ai quali era

stata offerta la possibilità di confermarsi. Invece

non è successo, e qualcuno, col senno di poi, rimpiange

che sia stato fatto soltanto oggi quello che

andava fatto ieri. Sì, ma la piazza come avrebbe

reagito ad un repulisti come quello che ha caratterizzato

il dopo scudetto della Fortitudo? Come

minimo Minucci avrebbe rischiato il linciaggio.

Ma nell’ottica di una crescita graduale e costante

(se vogliamo il titolo dell’anno scorso arrivò

quasi in anticipo), la Montepaschi non ha abdicato

al proprio ruolo. A qualcuno è sembrato che

la sua sia stata una campagna acquisti di basso

profilo, rispetto almeno al recente passato, ma le

squadre non si costruiscono coi nomi e la volontà

di volare alto è ancora intatta. E poi ci basta sapere

che è tutta gente che ha fame, come quella

del primo anno di Ataman per intenderci, autentico

punto di svolta nella storia biancoverde.

L’importante è che la conquista dello scudetto

non diventi un freno, ma agisca da stimolo a tutto

un ambiente che non deve vivere solo del recente

passato, ma godere concretamente il presente.

Questi sono i temi più attuali che l’inizio della

nuova stagione ci propone. Ma fin d’ora sappiamo

che il contorno non sarà da meno della pietanza

e Mesesport, come fa ininterrottamente dal

1983, sarà qui a dare puntuale e fedele testimonianza

di quanto di buono (speriamo tanto) e di

cattivo (speriamo poco) saprà offrirci.

L’importante, come sempre, è esserci.


2/

IL NOSTRO SPORT

NON RESTERÀ MAI SOLO

Ripartiamo verso la nuova stagione agonistica con obiettivi ambiziosi.

Ac Siena e Mens Sana basket sono ancora ai vertici dei rispettivi movimenti

sportivi nazionali e con le carte in regola per ben figurare.

Non è stata un’estate semplice per gli sport professionistici italiani. Le

vicissitudini di tante e blasonate società sportive, sia nel calcio, che nel basket,

fanno capire come è complesso oggi far quadrare i conti ottenendo risultati

di rilievo.

Non serve solo vincere sul campo, così come non è sufficiente pensare

solo al bilancio. Nello sport professionistico di oggi sono due fattori di

uguale importanza, entrambi vitali, entrambi indispensabili.

È con questa convinzione che le massime espressioni dello sport senese

si apprestano ad affrontare i rispettivi campionati.

La città sta facendo il massimo per supportare queste affascinanti sfide.

L’Ac Siena è rimasto fuori dalle polemiche estive che hanno infiammato

il calcio e questo deve essere considerato già un grande risultato, raggiunto

grazie all’impegno della società e di tutta la città. Come premio per i risultati

fin qui ottenuti, la banca Monte Paschi ha inoltre deciso di ritoccare

in alto la sponsorizzazione per la squadra bianconera.

L’Amministrazione Comunale conferma il suo impegno verso l’Ac Siena

portando avanti senza indugi il progetto di realizzazione del nuovo stadio

ad Isola d’Arbia che sarà dotato di tutte le infrastrutture necessarie per lo

sviluppo economico della società.

Adesso l’attenzione si sposta sulla stagione agonistica e su ciò che riuscirà

ad ottenere mister De Canio dai propri giocatori. Fare pronostici e previsioni

in campo sportivo è sempre azzardato, ma l’organico assemblato

dal ds Perinetti è senza dubbio in grado di garantire un buon campionato

da metà classifica. Se poi la fortuna volesse aiutarci… è possibile anche sognare

qualcosa in più. È sempre meglio però restare con i piedi per terra.

Anche la Montepaschi Mens Sana Basket è pronta per la nuova stagione

e, grazie all’ottimo lavoro del gm Ferdinando Minucci, la rifondazione

del gruppo da mettere a disposizione di coach Recalcati è stata completata

con successo.

Dobbiamo dare tempo ai nuovi arrivati di amalgamarsi in una squadra,

ma ripartiamo sapendo di poterci giocare lo scudetto con le metropoli italiane

tornate grandi protagoniste in questo sport, portando maggior interesse

del pubblico ed un livello di competitività più alto. Vincere oggi è più

difficile ma non per questo Siena si tirerà indietro.

Concludo ricordando che se Ac Siena e Mens Sana Basket sono i vertici

agonistici del nostro sport, accanto a loro abbiamo altre società importanti

che si distinguono per impegno, capacità e risultati nei rispettivi campionati

e un massiccio movimento di base, appassionati un po’ in tutte le fasce

di età.

Siena ama lo sport e non si limita a tifare per i colori bianconeri e biancoverdi.

Siena pratica lo sport attraverso l’attività, spesso volontaristica, di

tanti dirigenti e tecnici che organizzano campionati amatoriali, squadre,

tornei in ogni disciplina sportiva.

Dagli oltre 2400 soci della Polisportiva Mens Sana, di cui quasi duemila

sono praticanti in oltre tredici discipline (anche con risultati di rilievo assoluto),

alle migliaia di partecipanti dei tornei calcistici, delle gare podistiche,

ciclistiche che animano la stagione sportiva senese.

A tutti i migliori auguri. Ricordate sempre, sia come tifosi, sia come praticanti,

che lo sport è prima di tutto divertimento e lealtà.

Maurizio Cenni, Sindaco di Siena

foto Bernard Chazine


Per il terzo anno consecutivo la Robur

si schiera ai nastri di partenza della serie A

Per favore,

non svegliateci!

• Mario Ciani

Dunque si riparte, e si riparte dal

punto in cui tutti giuravano fosse più

difficile confermarsi che arrivarci.

Si riparte da quello che un recente

studio della Federazione Internazionale

di Storia e Statistiche del calcio (FFHS),

ritiene il più difficile e competitivo campionato

del mondo, seguito subito dopo

dalla Premier League inglese. Questo

per rendere l’idea del tipo di avventura

che la Vecchia Robur si appresta a vivere

per il terzo anno consecutivo e per evitare

che il rischio assuefazione scolorisca

l’entusiasmo iniziale.

Il Siena che si è salvato l’ultima giornata

della stagione scorsa, è già un ricordo.

Ma resta pur sempre uno zoccolo

duro di quella squadra che, nelle

intenzioni, necessitava solo di aggiusta-

menti. Ed in realtà, poi, è stato così, perché

in ogni reparto insieme a volti già

noti si sono aggiunti altri, tutti praticamente

da scoprire. Non tanto sul piano

delle potenzialità (gente come Legrottaglie,

Negro e Locatelli non temono questo

tipo di verifica), quanto di condizione,

inserimento, voglia di soffrire.

L’obiettivo di partenza è quello di confermare

la fama che Siena ed il Siena si

sono conquistate in questi anni a proposito

della loro capacità di ricostruire elementi

che a vario titolo si sono ‘persi’. È

una sorta di scommessa, dunque, quella

che hanno fatto Perinetti e De Canio,

convinti che vincendola hanno posto le

basi per una stagione meno tribolata

della precedente.

Sugli altri nuovi arrivi aspettiamo ve-

rifiche più probanti per dare un giudizio

che tuttavia non sarà mai definitivo

prima di 6/7 gare di campionato. La sensazione

però è quella di trovarci di fronte

ad un gruppo bene assortito, un gruppo

in cui coesistono, insieme ad alcuni

elementi di categoria che molti ci invidiano,

un nutrito stuolo di giovani che

aspetta solo di essere messo alla prova

e, possibilmente, di esplodere. Può darsi

che non succeda (Chiumiento docet),

ma bisogna avere ugualmente il coraggio

di inserirli, perché il futuro del calcio,

almeno limitatamente ad una piccola

realtà come la nostra, passa proprio

dalla capacità di ringiovanirsi e rinnovarsi

ogni anno. Perché i giovani costano

meno, hanno più ‘fame’ di quelli già affermati

e garantiti da contratti milionari,

Ultima di

campionato:

Siena-Atalanta 2-1.

I bianconeri ripartono

da qui.

ca l c i o 3


Luigi De Canio

4 ca l c i o

alzano il livello della grinta e del carattere

di una squadra. Presupposti imprescindibili

per chi è chiamato solo a salvarsi

e deve lasciare forzatamente ad

altri il compito di divertire.

La salvezza, dunque, dev’essere,

chiaramente, l’obiettivo principale

anche di quest’anno. Rincorrere traguardi

improbabili rischia solo di creare

facili illusioni ed aumentare intorno alla

squadra quella pressione che invece

deve essere riservata solo alla ricerca

della conferma nella categoria. Però il

fatto che la squadra senese non si

senta più la cenerentola della serie A, è

illuminante del clima positivo che si è

creato intorno ad essa. Clima giustificato

anche dal contributo di uno staff sicuramente

affidabile, davvero da serie

A, ancorché tutto da verificare.

Resta inteso che sul piano tecnico

qualche ritocco, strada facendo, andrà

fatto. Sia in termini quantitativi che qualitativi.

Per prima cosa c’è da risolvere il

problema del portiere, che problema

ancora non è ma che può diventarlo se

Mirante non riuscirà a confermare,

anche in serie A, quello che ha fatto vedere

in B. Di certo per avere a questa

età la personalità per guidare una difesa

della massima divisione, deve essere

bravo, molto bravo. Ma il fatto che si

siano fatti altri nomi per quel ruolo, non

depone certo a favore di una convinta

unanimità sull’ex Crotone. E poi c’è il

discorso delle punte. Al di là di quello

che potranno garantire i vari Volpato,

Nanni, Bogdani ecc., resta la sensazione

che le partenze di Flo e Maccarone

(perso, a quanto pare, per un pugno di

euro…), non siano state ancora adeguatamente

rimpiazzate.

Nel contesto invece di una inversione

graduale, ma convinta, delle strategie

di mercato, plaudiamo al fatto che

finalmente si cerchi di creare un gruppo

di elementi di proprietà che nel tempo

possano sostituire, tutti o in parte, i tanti

prestiti sui quali anche oggi la squadra

bianconera si poggia. Prima di tutto per

evitare che si ripeta quello che è già

successo nella stagione scorsa con i

vari Tudor e Maccarone, dei quali il

Siena è rimasto orfano dopo averli recuperati

a beneficio delle società di appartenenza.

Al di là dell’attenzione che

in questi casi va prestata sempre all’uomo,

più che al giocatore, per evitare

il ripetersi di casi come quello di

Roque Junior.

Quando tutto intorno alla casa brucia,

non si può guardare però al nostro

orticello e basta. Il calcio esce (?) praticamente

distrutto da un’estate che

ogni anno è sempre peggiore di quella

precedente. Un’estate in cui tutti possono

ricorrere a tutto (un comico ha

detto che manca solo la…Sacra Rota),

avvitandosi sempre di più intorno alle

sue leggi interne, ma soprattutto esterne.

Si diceva che tre gradi di giudizio

erano pochi, ebbene ne sono stati aggiunti

altri due, il Tar del Lazio ed il Consiglio

di Stato. Sembravano sufficienti,

visto che una giustizia così garantista

negli altri posti se la sognano. Ed invece

no, c’è chi è voluto andare oltre, accendendo

una miccia dalle conseguenze

imprevedibili.

Da tutto questo, per fortuna, il Siena

è rimasto fuori, ma certi campanelli

d‘allarme devono far riflettere. Che tutti

gli anni al momento dell’iscrizione si

trovi sempre a camminare sul baratro, è

un dato di fatto. Anche questa volta è

stata trovata una soluzione con l’inter-

vento in extremis del Monte, ma presto

arriveranno a scadenza le cambiali firmate

in quell’occasione, ed allora il teatrino

De Luca-istituzioni tornerà a rianimarsi.

Anche di questa storia i tifosi sono

francamente stufi, oltre che disorientati.

Ribadiamo che il Siena prima di De

Luca non aveva mai raggiunto certi livelli,

così come lui prima di approdare a

Siena non aveva vinto nulla. Quindi non

si tratta di schierarsi da una parte o dall’altra,

ma di rendere evidente questa

realtà e cercare di metterla a frutto nei

modi migliori. Invece no, sembra che

per forza ci si debba schierare da una

parte o dall’altra, quando invece l’interesse

comune è solo quello di garantire

alla Vecchia Robur continuità di risultati

e visibilità.

E poi una cosa dev’essere chiara: i

senesi sono prima cittadini e poi tifosi.

Che c’entra? C’entra c’entra… ■


a tutto campo

La puzza sotto il naso

Senio Sensi

Sì, siamo gente strana noi di Siena. La

“B” ci sembrava già un evento straordinario;

acquisita la “A” sentivi sussurrare: “Ma

ci pensi, al Rastrello, SIENA- INTER!!!!”.

Eccoci, invece, al terzo anno del massimo

campionato e gli “OH”…di meraviglia

non esistono più. Quasi quasi ci sembra

poco e qualcuno aspira, chissà, allo scudetto.

Minino, la Champion…

E la sottoscrizione degli abbonamenti,

almeno quando scriviamo, va a rilento.

Diamo la colpa al Palio!

Amici diamoci una mossa: siamo nell’élite

del calcio; si gioca con squadre stratosferiche

come Juve e Milan; ci permettiamo

di rimandare a casa battuti i gigliati

e i diavoli di Berlusconi. Mica noccioline…

E sono cominciati i distinguo: “Io l’abbonamento

non lo fo: tra sabati sera e turni

infrasettimanali, quando lavoro o vado al

mare, ci rimetto”. Oppure: “La squadra mi

sembra debole in attacco: andrò al vecchio

Rastrello solo se siamo a metà classifica

e/o di volta in volta in base alla squadra

che ospitiamo…”

Siamo gente strana, ripeto. Ci si abitua

subito ai grandi risultati e manchiamo di

modestia.

L’appello è sempre lo stesso: svegliamoci

e rendiamoci conto che se non si

rema tutti nella stessa direzione, il pallone

si sgonfia e si torna in basso. Molto in

basso. Godiamoci questa nuova stagione

in serie A con la bellezza di tre ( x 2: andata

e ritorno) derby e diamo il nostro apporto.

Che Siena-Roma se no la risogneremo

per decenni….

CIAO STEFANO

Dice: le bandiere nel calcio non esistono

più: i giocatori sono davvero degli irriconoscenti

e cambiano maglia per venalità

e per colpa del loro pessimo carattere.

Già, ma il grande Argilli, l’Argilli nostro che

non ha mai detto di no (né alla panchina

né ad entrare per tre minuti; né a giocare

terzino o stopper né centrocampista); l’Argilli

che fece gonfiare la rete del Livorno in

serie C; che ha segnato un gol a San Siro

al grande Milan; l’Argilli che ci ha concesso

di rimanere in A con il gol all’Atalanta

all’81’ (sempre da difensore); l’Argilli uomo

mite ma combattente indomito… non fa

più parte della rosa. Perché? Io non lo so

e voi?

Io so solo che oggi, 17 Agosto 2005,

leggo le dichiarazioni del Mister il quale

dice: siamo pochi…troppo pochi. Qualcu-

no dice: ci vuole un

centrocampista…un

jolly. E Stefano che

era? Sembrava davvero

sprecato, per lui,

uno stipendio come

ne abbiamo dati ad

altri meno meritevoli,

più polemici e meno

legati alla maglia?

Misteri; come è un

mistero sapere chi ha

deciso la partenza:

mister, presidente,

direttore sportivo…

In attesa di conoscere, mando un grazie

grande così ad Argilli e sono fiero che

il mio nipotino abbia una maglia bianconera

con un bell’8 dietro e con il suo nome.

Troppo meglio, che so, della maglia di Totti,

o di Cassano, o di Taddei.

IL RIGORE È DI RIGORE

Manco a dirlo: nella passata stagione

44 partite (compresa la Coppitalia) e nemmeno

un rigore; Tosatti sussurra agli arbitri

che il Siena, non avendo avuto nemmeno

un penalty, forse…nel palazzo non è

amata, ed ecco Cassarà (che in passato

non ci ha mai voluto un gran bene), contro

l’Avellino, ne decreta subito uno a nostro

favore. Che sia cambiato il vento? Che abbiano

messo la mano sulla coscienza?

Che sia solo per dar fumo negli occhi,

della serie: quando si scherza (Coppitalia)

vi si danno, quando incontrerete le grandi….

scordatevelo. Ho paura che sia così!

E si riparte: per la prima volta in A da

un primo incontro casalingo, abbordabile,

e poi in sette gare: Milano, Palermo,

Roma, Udinese, Samp e Fiorentina. Ossia

le migliori del campionato eccettuato Juve

e Inter che incontreremo, a fila, a fine girone.

Della serie: vi diamo una mano a partire

bene e se a maggio 2006 avrete bisogno

di punti per salvarvi…poveri illusi.

C’è ottimismo in giro. Io sono più realista

e aspetto. Aspetto che i calciatori da riciclare

diano gli stessi risultati di quelli che

hanno indossato la maglia sette mesi fa,

ad esempio, Tudor e Alberto.

IL CALCIO IN TRIBUNALE

Ricordate? Due anni fa i Gaucci fecero

riammetere il Catania grazie a sentenze

della Magistratura ordinaria; un anno fa le

5

carte bollate divennero compagne della

stagione estiva; quest’anno è stato un florilegio

di avvocati, ricorsi al TAR, conflitti di

competenze tra giustizia sportiva e magistratura

ordinaria. Scene incredibili con

calendari non compilati, con recuperi di

squadre (in B e in C) retrocesse sul

campo. Il calcio in balìa dei giudici. Gente

seria come Gazzoni (Presidente del Bologna)

che si batte fino all’inverosimile, nei

tribunali, per far riammettere i felsinei in A

dimenticandosi degli accordi da lui sottoscritti

circa l’impegno a non rivolgersi a

sedi estranee al mondo del calcio.

Occorre mantenere fede alla strada intrapresa

dai vertici del calcio: fermezza e

chi sbaglia paga. Chi non ha bilanci seri ricomincia

dai dilettanti e forse i campionati

saranno più equilibrati e, certo, molto più

corretti.

ED INFINE:

rivoluzione negli arbitri (molti i nuovi e

molti i collocati in pensione prima del

tempo). Nuovo il designatore; unico e non

in coppia. Collina riceve il regalo – per meriti

sportivi – di arbitrare ancora un anno,

facendo una eccezione ai regolamenti che

prescrivono la cessazione dell’attività a 45

anni (lui ne avrà 46, presto). E lui che fa?

Si fa sponsorizzare la divisa dalla stessa

casa automobilistica che sponsorizza il

Milan. Ma non ci sarà un conflitto di interessi,

termine tanto di moda?

Ancora si discute sulla moviola in

campo o meno. Forse si arriverà ai sensori

sulla porta (ma non nel campionato) per

verificare se un pallone è entrato o no. E il

calcio, con i suoi troppi interessi e dubbi, è

soggetto sempre allo sbaglio (?) umano.

Quando svecchiamo??? ■


Il nuovo Siena nasce fra qualche rimpianto e perplessità,

ma nell’insieme il gruppo è affidabile

È la serenità

l’uomo in più

• Luca Luchini

Dopo i patimenti e le sofferenze

della scorsa estate, quest’anno la campagna

acquisti-vendite del Siena è

stata per tutti noi appassionati una vicenda

quasi idilliaca e distensiva.

Acquisti mirati, giocatori scelti e non

presi come ripiego, squadra quasi fatta

dopo pochi giorni con la possibilità che

Mister De Canio arrivi alla partenza del

campionato con un gruppo affiatato,

adeguatamente allenato e che possa

aver assimilato da subito la sua filosofia.

Anche sul piano dello staff tecnico,

pur ritenendo doveroso sottolineare

quanto di buono era stato fatto in passato

dal duo Bartoli-Bartali, crediamo

che l’arrivo di Ventrone abbia portato un

valore aggiunto che potremo apprezzare

soltanto nel corso del campionato.

Sul piano squisitamente tecnico, nel

momento in cui scriviamo manca ancora

un laterale sinistro da affiancare a

Falsini (visti i problemi che ancora incontra

la vicenda Bachini) ed un centrale

di esperienza e classe che possa

alternarsi, senza creare scompensi, a

Vergassola e D’Aversa.

Dando per ben assemblati, dopo

l’arrivo dei due uomini sopra menzionati,

centrocampo e difesa, per l’attacco,

nonostante l’ingaggio dei vari Nanni,

Volpato e Bogdani (quest’ultimo ha già

dimostrato di avere il fiuto del goal,

mentre gli altri due sono interessanti

scommesse) resta il rimpianto per Maccarone

e qualche perplessità su Chiesa.

Maccarone ci aveva convinto sia

come uomo che come atleta. Una volta

ritrovata la forma fisica, aveva dimostrato

di poter garantire un buon numero

di reti e sapeva dare profondità alla

squadra come pochi. Per quanto riguarda

Chiesa il dubbio che assilla tutti

è soltanto uno: riuscirà a ripetere la

strepitosa passata stagione? Non dimentichiamo

che il nostro bomber lo

scorso anno non soltanto é stato fondamentale

sul piano realizzativo, ma ha

rappresentato un indispensabile punto

di riferimento in campo per i compagni,

sia sul piano caratteriale che su quello

tecnico-tattico. Se Chiesa riuscirà a ripetersi,

ed i dubbi possono riguardare

soltanto l’aspetto fisico, il reparto avanzato

del Siena non dovrebbe aver problemi,

fermo restando che De Canio e

tutti noi ci aspettiamo molto sia da

Cozza che da Locatelli, due giocatori

capaci di fare la differenza.

Resta qualche perplessità sul reparto

portieri, quello sulla carta numericamente

più fornito, forse anche troppo.

Due giocatori che conosciamo molto

bene ed un giovane di grandi speranze

che in questo momento lasciano qualche

dubbio sulla loro resa, considerando

che stiamo parlando di un ruolo fondamentale

per tutte le squadre, ma

ancor di più per quelle impegnate nella

rincorsa alla salvezza.

Si è sentito parlare a lungo di un possibile

arrivo di Pagliuca nel caso il Bologna

fosse rimasto in serie B e francamente,

pur con tutto l’affetto che

nutriamo per Fortin e la fiducia che possiamo

avere nel giovane Mirante, questa

a nostro modesto avviso sarebbe una

carta importantissima da giocare per

dare consistenza a tutta la squadra.

Abbiamo detto in apertura della serenità

che ha contraddistinto il cammino

del Siena nella formazione

del gruppo a disposizione di

De Canio. Peccato che tutto

ciò sia stato ampiamente sciupato

dal marciume che ormai

contraddistingue il mondo del

calcio. Se non fossimo innamorati

irrecuperabili di questo

sport, verrebbe la voglia di

dare un calcio a tutto ed allontanarsi

da un ambiente che fa

letteralmente schifo.

Denaro ed avventurieri

hanno ormai sciupato (irrimediabilmente?)

l’ambiente calcistico,

dove la composizione

dei tornei è ormai affidata ad

avvocati, tribunali civili, TAR,

Corti Costituzionali e chi più

ha, più ne metta, e chi paga regolarmente

tasse e contributi

rischia spesso di fare la figura del fesso.

Le conseguenze? Gloriose società

fallite e cancellate dal panorama calcistico

con i tifosi irrisi da chi dal calcio è

riuscito ad ottenere notorietà e spesso

anche tanti soldi. Ma non basta. Esiste

anche il malcostume di una parte dei

tifosi che, solo in quanto tali, possono

fermare servizi pubblici, distruggere arredi

cittadini e beni di privati e mettere

a ferro e fuoco le città, certi della loro

impunità in quanto paladini dei “diritti”

lesi della loro squadra.

E cosa dire dei giocatori che, pur

prendendo ingaggi da favola (e con le

debite proporzioni ciò vale a tutti i livelli

professionistici) pretendono di scegliere

squadre e destinazioni, mettendo

spesso in grandi difficoltà quelle stesse

società che hanno permesso loro di

fare una vita agiata ed invidiata?

Problemi gravissimi, purtroppo, che

esigerebbero rigore e fermezza da

parte dei signori del calcio (il cui unico

interesse è quello di conservare la loro

dorata poltrona) e di chi gestisce l’ordine

pubblico, e che invece da troppo

tempo sono stati sottovalutati.

Nel nostro piccolo, anche noi abbiamo

le nostre belle preoccupazioni.

Quanto è accaduto alla vigilia delle

iscrizioni del campionato, con il Siena

che ha rischiato di essere cancellato

dalla serie A e che è stato salvato, come

al solito, dalla plurisecolare banca cittadina,

non deve più accadere.

Se occorre risolvere certi equilibri e

precisi problemi, chi di dovere lo faccia

nei giusti tempi perché Siena non vuol vivere

le drammatiche esperienze toccate

purtroppo a molte gloriose società. ■

L’ultimo ‘mucchio’

della stagione

2004/2005

ca l c i o 7


Due immagini delle

partite con Milan e

Fiorentina (stagione

2004/5)

È vero, i numeri non sono tutto, ma

spesso aiutano a capire meglio. Nel caso

specifico, se i due campionati del Siena in

serie A bastano a fare della Vecchia Robur

‘una squadra di serie A’. Giocarvi soltanto

infatti non basta.

Per rilevarlo, non c’è niente di meglio

che andare a vedere com’è stato il suo inserimento

nella nuova prestigiosa categoria

Se, e in che modo, ha assorbito il traumatico

passaggio dal giocare con Sandonà, Lumezzane,

Montevarchi e via dicendo, a

confrontarsi con le più titolate squadre italiane

ed in qualche caso europee.

Il quadro che ne viene fuori è largamente

positivo (e questo a dirlo sono

prima di tutto le classifiche finali delle due

stagioni), ma anche l’impatto con le diverse

avversarie non è stato così devastante

come molti temevano. L’integrazione

dunque c’è stata, quantomeno è in atto, e

questa si rileva proprio da una analisi dei

confronti diretti.

Cominciamo col dire che solamente

una squadra, in queste due prime esperienze

di serie A, non ha fatto concessioni

ai bianconeri conquistando tutti e 12 i

punti a disposizione, e questa non poteva

essere che la Juventus. Ma la squadra di

Luciano Moggi è la ‘bestia nera’ di tante

squadre, non solo del Siena, quindi non

c’è niente da vergognarsi. Con tutte le

altre, al contrario, ha ‘raccattato’ sempre

qualcosa.

Ad esempio con l’Inter di Adriano, vittoriosa

tre volte su quattro, ma costretta a

cedere almeno un punto nella gara di andata

di quest’anno, quando al Rastrello

ha rischiato di lasciare l’intera posta se

non fosse intervenuto un gol di Vieri nei

minuti di recupero.

Con Milan e Brescia, accreditate, contro

i bianconeri, di tre vittorie a testa ed una

sconfitta, il bilancio è sempre in negativo,

ma i tre punti conquistati dai bianconeri al

Franchi a spese dei campioni d’Italia in

piena bagarre promozione, ha fatto decisamente

epoca. Semmai sono le concessioni

fatte alle Rondinelle, potenziali concorrenti

dei bianconeri nella lotta per la

Il Siena dimostra coi fatti di meritarsi ampiamente la massima serie

Insieme alle grandi.

Non a caso.

8 ca l c i o

salvezza, a lasciare un po’ perplessi.

Col Parma è andata già meglio, perché

due sconfitte e due pareggi non costituiranno

un grande bottino, ma denotano

quantomeno che la squadra senese

non si è fatta intimidire da un avversario

dal futuro forse incerto, ma dal passato sicuramente

prestigioso.

Roma, Chievo e Udinese sono altri tre

avversarie che non possono vantarsi di

aver ‘asfaltato’ la Vecchia Robur, essendosi

dovute accontentare di due vittorie

ed un pareggio a testa, salvo uscire sconfitte

una volta. E sono state vittorie pesanti

per i bianconeri, soprattutto quelle

conquistate in trasferta sul campo delle

prime due.

Contro Reggina e Bologna le cose

sono andate ancora meglio, anche se il

valore assoluto delle due avversarie alla

lunga si è rivelato abbastanza modesto.

Ma una sola sconfitta, a fronte di tre pareggi,

dimostra che il divario fra queste tre

squadre non era poi così abissale quanto

si voleva far credere.

Decisamente positivo anche il bilancio

con la Sampdoria, contro la quale

l’undici senese ha conquistato gli stessi

punti di quanti ne ha concessi, frutto di

una vittoria, una sconfritta e due pareggi

per parte.

Addirittura di lusso è andata invece

contro la Lazio, alla quale i bianconeri

hanno strappato complessivamente 7

punti (due vittorie e un pareggio), mentre i

biancocelesti si sono dovuti accontentare

di una sola vittoria. E con il Lecce, accreditato

di soli 3 punti (frutto di altrettanti

pareggi), contro i 6 conquistati dal Siena

attraverso una vittoria ed i tre citati ‘ics’,

Questo per quanto riguarda gli avversari

affrontati complessivamente quattro

volte, due nel primo campionato di serie A

e due nel secondo. Poi ci sono quelli che

hanno incrociato i tacchetti dei bianconeri

solo in due occasioni, e qui la palma

delle squadre più ‘toste’ va decisamente

a Palermo, Cagliari e Messina, che con

una vittoria ed un pareggio hanno finito

per concedere ai bianconeri solo le briciole

(cioè un punto).

Leggermente meglio è andata con

l’Empoli, tre punti a testa, risultato di una

vittoria per parte.

Dove la Robur ha fatto registrare il suo

acuto è stato con Perugia, Ancona, Fiorentina,

Livorno e Atalanta alle quali ha

concesso solo la miseria di un punto

prendendone a sua volta 4, conseguenza

di una vittoria ed un pareggio.

La squadra materasso dei bianconeri

è risultato comunque il Modena, che su

due partite le ha perse entrambe, ricevendo

una spinta non indifferente verso il baratro

della serie B.

Ricapitolando: una sola squadra non

ha mai dato scampo ai bianconeri (la Juventus);

contro sette non hanno mai vinto

(Inter, Parma, Reggina, Bologna, Palermo,

Cagliari e Messina); non hanno mai

perso invece contro altre sette (Perugia,

Lecce, Ancona, Modena, Fiorentina, Livorno

e Atalanta); infine contro Empoli,

Milan e Brescia non hanno mai pareggiato,

solo vinto o perso. Con tutte le altre

(Roma, Chievo, Udinese, Lazio, e Sampdoria)

non si sono fatti mancare nulla: vittorie,

pareggi e sconfitte.

Complessivamente, dunque, c’è da

essere soddisfatti. Almeno la parte dello

‘zerbino’ che molti avevano frettolosamente

assegnato al Siena alla vigilia del

debutto in A, gli è stata risparmiata. Al

contrario, il fatto che solo una squadra

delle 23 affrontate in questi due primi

campionati di serie A, si sia rivelata così

ostica da non concedere neppure un

punto, mentre a tutte le altre ha sottratto

sempre qualcosa, legittima il diritto della

Vecchia Robur a restare dov’è. Senza

dover ringraziare nessuno. ■


OTTIMISMO

Dopo l’ennesima estate dei veleni, il

buon senso e un pizzico di giustizia in più

(degli scorsi anni) hanno fatto sì che il

campionato di calcio abbia il suo regolare

inizio. Proprio quando avevamo perso ogni

speranza, ecco l’ufficialità: il 28 agosto si

torna in campo. Chi se ne importa del

resto, di presidenti che non accettano il

verdetto del campo, di ricorsi e contro ricorsi,

di proteste di piazza, di cassonetti

bruciati, di Galliani e Carraro, di valigette

piene di soldi, di telefonate scottanti, finalmente

il pallone torna ad essere protagonista

e per la terza volta consecutiva il

Siena riparte dalla massima serie. Un traguardo

storico, l’ennesimo, che ci siamo

potuti gustare un po’ di più del recente passato,

e soprattutto con una tranquillità, in

fase di campagna acquisti, che sognavamo

da tempo. Se il buongiorno si vede la

mattino, non si può che aspettare l’inizio

del torneo con il sorriso sulle labbra, certi

che la società questa volta abbia fatto il

possibile, come i primi risultati sul campo

stanno dimostrando. Siamo esagerati ?

No, semplicemente realisti, vedendo i

nomi in squadra e soprattutto vedendo

quelli delle avversarie dirette. Non sarà facile,

inutile illudersi, ma questo terzo anno

ci appare quello della maturità in tutti i

sensi, compresa quella della società che si

è arricchita di nomi importanti del mondo

calcistico nazionale. Dal preparatore al

febbre alta

L’anno della maturità

Antonio Gigli

vice di mister De Canio, da giocatori come

Locatelli, Negro, Bogdani, Legrottaglie,

allo stesso massaggiatore Dati, un vero e

proprio personaggio, lo staff ci fa sognare

per lo meno un torneo con molti meno patemi

d’animo di quelli degli ultimi anni.

ARRIVEDERCI ARGILLI

Tra tante note positive, però, in quanto

tifosi e innamorati della Robur e di tutte le

sue bandiere, non possiamo non sottolineare

una nota negativa, stonata. L’assenza

dalla rosa della prossima stagione di

Argilli dopo quasi dieci anni di più che onorata

carriera e di attaccamento d’altri

tempi, ci rattrista e non poco. L’aver tolto la

maglia n. 8, quella del mitico Argillone, non

ci può consolare più di tanto. Il mancato

rinnovo del contratto di Argilli ci è parso un

fatto anomalo, soprattutto perché non stiamo

parlando di cifre da capogiro e nemmeno

di un giocatore che crea o ha creato

problemi di nessun genere. Purtroppo il

calcio moderno è profondamente cambiato,

questo lo sappiamo bene, le bandiere

non esistono più, così come le mezze stagioni,

ma proprio per questo speravamo di

vivere in un’oasi felice, speravamo che il

buon senso prevalesse e invece niente.

Non è stato ad aspettare, giustamente, ed

ha lasciato Siena per Modena, dove spera

di poter ripetere le gesta bianconere. Inutile

ribadire che gli auguriamo tutto il bene

possibile, oltre che ricordargli che non po-

9

tremo dimenticare la sua “crapa” pelata

che dai campetti della C1 ci ha condotto

con forza e tenacia ai massimi vertici del

calcio italiano. A reggere la bandiera della

centenaria Robur è rimasto (per ora…)

solo il “senese” Mignani, un veterano sempre

giovane.

Non vogliamo più soffrire. Sì, basta

davvero. Anche se ad una grande sofferenza,

sportivamente parlando, si associa

poi una grande gioia. Per un anno (e

anche tanti di più) non vorremmo più patire

le pene dell’inferno. Prima il risultato

calcistico incerto fino all’ultimo minuto (letteralmente),

poi i problemi finanziari risolti

sul filo di lana. È arrivato il momento, con

tranquillità, di dire basta. Non abbiamo mai

pensato di sognare scudetti o coppe, ma

abbiamo sempre e solo chiesto quella

tranquillità che crediamo di meritarci. Sarà

così il futuro prossimo?

Fatto l’elenco dei buoni propositi per l’inizio

della stagione, aspettiamo i regali di

Babbo Natale.... ■


11/ polemiche

ZAMPARINI,

DI CIÒ CHE NON SI CONOSCE, SI TACE

di Duccio Balestracci

Bisognerebbe fare annualmente la classifica delle scemenze che si dicono nel mondo

sportivo e allora è probabile che la nomination all’oscar per la stagione 2004-2005 spetterebbe

al vicepresidente della lega calcio, Maurizio Zamparini. Che cosa ha detto di così

interessante? Semplicemente che nel mondo del calcio ci vogliono delle regole perché

non è mica il Palio di Siena, dove le regole non esistono.

Ecco: adesso contiamo fino a venti, anzi no. Fino a cento. Poi tiriamo un respirone per

rilassarci e, con santa pazienza (per esercitare la quale, peraltro, non siamo nemmeno pagati),

spieghiamo due cosette a questo signore.

Prima cosetta: nel Palio esiste la regola fondamentale che è quella di vincere. Non di

partecipare e basta. Qui da noi, il barone de Coubertin non avrebbe avuto vita facile, oppure

sarebbe stato considerato alla stregua di uno strullaccio che quando apre bocca dice

bischerate per far ridere.

Seconda cosetta: per conseguire il risultato di cui alla cosetta numero uno ci sono regole

eccome. Regole ferree e antichissime: ci resterebbe di stucco lo Zamparini se sapesse

che risalgono al Seicento; se qualcuno gli dicesse che per elaborarle e farle adottare e

rispettare è dovuto intervenire il governatore di Siena (lo Stato, in definitiva); che le suddette

regole si sono consolidate negli anni Venti del Settecento in un testo che ha fatto,

come si dice, “giurisprudenza” e che è stato l’ossatura portante di ogni ulteriore elaborazione

delle norme del Palio fino ai nostri giorni.

Queste sono le regole scritte (se Zamparini lo desidera possiamo fornirgli il regolamento

del Palio e degli eccellenti testi di storici che ne hanno analizzato la genesi).

Poi ci sono le regole non scritte, che sono altrettanto ferree delle altre. Che la parola

data non si infrange, ad esempio. Che quel che è stato pattuito viene rigorosamente corrisposto,

per esempio. Soprattutto, che

chi, nel Palio, perde non ricorre a tribunali.

Mette capo in cassetta, smoccola e

pensa a rifarsi. E, infine, che chi ritiene di

aver subìto un torto non ricorre né al Tar regionale,

né alla magistratura ordinaria, né

brucia i cassonetti, né blocca il traffico. Accetta,

anche se obtorto collo, la sentenza

dell’unico tribunale ammesso: quello dell’Amministrazione

Comunale che è la garante

del Palio.

Magari il presidente Zamparini potrebbe

riflettere sul fatto che il modello del

Palio, che non prevede giudici esterni ad

esso, potrebbe essere copiato per stabilire

una volta per tutte che le decisioni della

giustizia sportiva – quali che esse siano –

sono inappellabili presso tribunali ordinari.

Poi potrebbe riflettere sul fatto che, citare

a orecchio, e pensare che il Palio sia

una corsa anarchica (a quando i mitragliatori

ai fantini al posto del nerbo di bue?)

non è esercizio molto acuto.

Un grande filosofo diceva “di ciò che

non si conosce è meglio tacere” ed Einaudi,

per parte sua, raccomandava sempre “e

prima conoscere” (sottinteso: prima di

aprire bocca). Ah: Einaudi Luigi, il Capo

dello Stato. Non Einaudi Giulio, l’editore di

Torino. ■


Dopo anni di oblio, il Siena torna

a dialogare con Luciano Moggi

e ad allargare i suoi orizzonti

Il feeling

ritrovato

Luciano Moggi

a Wall Street

12 ca l c i o

Pensiamo di non essere molto di

fuori, indicandolo come uno dei dieci

volti più noti d’Italia. Inseguito come

una star del cinema, richiesto da radio

e tv con la frequenza di un politico di

rango, rispettato re del mercato, Luciano

Moggi è in realtà un personaggio abbastanza

semplice, distante dallo ste-

reotipo che i media ci propongono. Il

problema (per gli altri) è che vince troppo,

e questo non lo rende simpatico.

Ma lui a questo non ci tiene, tira dritto.

In fondo cosa deve chiedere ancora alla

sua professione? Vince tutto quello che

c’è da vincere (tanto per gradire 7 Scudetti,

2 Coppa Italia, 5 Supercoppa Europea,

1 Champions League, 1 Coppa

Uefa, 1 Coppa Intercontinentale), tiene

i bilanci sotto controllo, nei limiti del

possibile cerca di contenere il mercato

delle avversarie. In poche parole è un

uomo vincente.

Ecco, di questa figura e del ruolo che

ricopre nel mondo del calcio oggi, il

Siena ne ha fatto a meno fino a ieri. Poi,

quando il gioco si è fatto pesante…,

giocoforza la società bianconera è andata

a bussare alla sua porta. E l’ha trovata

già aperta. Complice l’allontanamento

di Ricci (“ma queste sono solo

malignità”, ribatte), nella scrivania del

buon Nelso si è seduto Giorgio Perinetti,

legato da lunga data al dirigente juventino,

e per il Siena è cominciata una

nuova era. Intendiamoci, con quello che

gli ha passato il convento in 17 anni

Ricci ha fatto anche troppo, portando la

squadra dalla C2 alla serie A senza mai

retrocedere, ma l’avvento del nuovo Ds

ha aperto al Siena nuovi orizzonti, dilatato

il bacino in cui muoversi, accresciuto

la sua visibilità all’esterno. Ed i frutti

sono stati subito evidenti. Almeno che

qualcuno non pensi che gli arrivi di Maccarone

e Tudor, decisivi ai fini della salvezza

l’anno scorso, siano stati casuali.

Per tutti questi motivi, Moggi è sicuramente

il più adatto a dare un giudizio

sul Siena edizione 2005/2006, e non

solo perché alcuni elementi provengono

direttamente dal vivaio Juve.

“Non vorrei creare facili illusioni, ma

questa mi sembra davvero una buona

squadra. Decisamente migliore di quella

vecchia. Dirò di più, per me ha buonissime

possibilità di salvarsi anche

quest’anno. Entrando nel dettaglio,

forse è davanti che non la vedo ancora

completa, ma ha tutto il tempo per rimediare.

Anche se uno come Bogdani,

sia chiaro, non ce l’hanno in molti in

serie A. Dopotutto se è stato il miglior

attaccante dell’ultima stagione cadetta,

un motivo ci dev’essere. Insomma ha

tutte le caratteristiche per fare una bella

figura anche nella massima serie”.

Nella ridda di voci che sono circolate

a proposito di mercato, un nome mai

fatto prima, ma ben noto ai tifosi senesi,

è stato quello di Balzaretti, svincola-

tosi dal Torino dopo le note vicende che

l’hanno rimandato in B. E la notizia era

questa: la Juventus provvede al suo acquisto

e poi lo gira al Siena per fare gavetta.

Una ipotesi realistica, invece…

“La notizia che Balzaretti sarebbe

venuto da noi corrispondeva a verità,

che lo avremmo dato in prestito al

Siena, un po’ meno. Almeno per ora.

Ma non vorremmo fare una squadra

troppo forte, che poi magari ci toglie

qualche punto pesante…”.

La cosa è fattibile, ma finora non è

mai successo. Anzi, la Juventus è l’unica

fra le avversarie affrontate dal Siena

in questi due anni a non aver concesso

un solo punto ai bianconeri. È vero che

c’è sempre tempo per cominciare ma…

“Calma – se n’esce Moggi –. Un

conto è l’amicizia che mi lega a Siena ed

al Siena, un altro è regalare punti. Non

l’abbiamo mai fatto e non credo inizieremo

proprio ora. Però sono contento se

farà punti contro le nostre avversarie…”

Tornando al mercato, quante sono

le speranze di rivedere Tudor alla corte

di De Canio, e quali sono le credenziali

dei nuovi giovani targati Juve arrivati

questa estate?

“Per quanto riguarda Tudor, la vedo

un po’ difficile. Però Legrottaglie non è

inferiore al croato, potenzialmente è un

elemento che in difesa può risolvere

tante situazioni, ed a Siena troverà l’ambiente

adatto per ritornare il giocatore

che era due anni fa quando lo prelevammo

dal Chievo. Quanto ai giovani,

che devo dire, sono tutti buoni. Mirante

è un grande portiere, in B non è stato

secondo a nessuno e senza tema di

smentita posso dire che nel suo futuro

c’è la porta di titolare della stessa Juve.

Però non sottovaluterei neppure Paro e

Gastaldello, due giovani che possono

trovare adeguato spazio in una squadra

formata da un buon mix fra anziani e

promesse”.

Dopo essersi ignorati per anni, il

Siena e Moggi hanno dunque ripreso a

parlarsi, anzi a collaborare. Sono ormai

lontani i tempi in cui i tifosi bianconeri

storcevano la bocca di fronte all’eventualità

di legarsi a qualche grande club.

“Noi siamo il Siena – dicevano – non dobbiamo

essere ‘sgabelli’ di nessuno” . A dimostrazione

di come si possa fare un

pessimo uso della terminologia paliesca

senza conoscerne le dirette conseguenze.

In questo caso un isolamento dal

quale non saremmo mai usciti da soli.

Crescere, vuol dire anche questo. ■

m.c.


La vigilia della nuova stagione agitata da una serie di problemi

che rischiano di sgonfiare definitivamente il pallone

Fermate tutto,

voglio scendere

• Mauro Mancini Proietti

Praticamente è il tutti contro tutti

e…scava scava…di sicuro qualche irregolarità

la trovi sempre.

È un po’ questa la morale dell’ ennesima

estate al foto finish giustiziale a

cui da qualche anno ci ha abituato il bel

mondo del calcio italico. Già perché

quello che accade in Italia ha sempre le

caratteristiche di essere qualcosa di

unico. Un miliardo e mezzo di euro

(molto più che una manovra di bilancio)

di debito contabile, ben oltre seicentomila

euro di debito con le agenzie delle

entrate e, come se non bastasse, bilanci

che privi della loro spessa cosmesi

contabile presenterebbero delle voragini

da profondo rosso che il crac Parmalat

al confronto apparirebbe una rosea

situazione finanziaria.

È questa la situazione che si presenterà

al prossimo fischio d’ inizio che,

salvo imprevisti dell’ ultima ora (Genoa

docet), darà il via alla stagione di calcio

2005-2006. E se qualcuno pensa o afferma

che i problemi sono per ora rimandati

alla prossima estate o è pazzo

o è in malafede.

L’ agenda dei guai è infatti densamente

ricca di problemi.

Si comincia appunto da quelli finanziari,

ove i vari “decreti salva calcio” con

debiti finanziari e fiscali spalmati negli

esercizi a venire (pagherà Pantalone)

sono già stati bocciati dalla Comunità

europea e vanno rivisti e corretti al ribasso.

E, per rimanere in tema, giusto

perché piova sul bagnato, sarà da

quest’ anno che la torta dei diritti televisivi

con l’ ingresso del digitale terrestre

ed i primi barlumi di libera concorrenza

non sarà più così ricca come ci poteva

sembrare; e se per i grandi club nulla di

estremamente preoccupante, per i piccoli

club della serie A, serie B e serie minori

la debacle è totale e le recenti battaglie

e divisioni non ancora sopite in

seno alla Lega (tutti contro tutti appunto)

ne sono la riprova.

Sfogliando l’ agenda si presenterà

poi anche qui puntuale come sempre il

problema della violenza con le solite

bande di teppisti che saranno liberi di

scorrazzare in lungo e in largo per la penisola

distruggendo e devastando tutto

ciò che capiterà loro a tiro inscenando

poi guerriglie urbane dentro e fuori gli

stadi con buona pace di giudici ed avvocati

che si arrovelleranno a discutere

per poi assolvere o annullare provvedimenti

interdettivi ponendosi lo spinoso

e decisivo problema (che verrà risolto

da una acuta sentenza della Cassazione)

se la telecamera che riprendeva

tizio mentre spaccava la testa a Caio risultava

di quelle omologate prima o

dopo una certa data o se la distruzione

dell’ autogrill sia stata filmata con sistemi

di video ripresa di cui risultavano

ben visibili i relativi avvisi a tutela della

privacy dell’ incendiario di turno.

Sembrerebbe finita, ma allora come

non dimenticare gli errori arbitrali pena

e delizia di tutti i giornalisti e moviolisti

che potranno scrivere e dibattere tra

loro sei giorni su sette, 20 ore su ventiquattro,

congetturando congiure di palazzo,

campionato falsato e dilettanti

allo sbaraglio.

Ma, tutto sommato, quest’ ultimo

problema è forse un bene. Sarà questa

forse l’ unica risorsa e soluzione possibile

che ci permetterà nell’ oblio del

chiacchiericcio di dormire tranquilli e di

pensare che in fondo è tutto quasi normale

e che lo spettacolo potrà andare

avanti.

Il tutto, ovviamente, aspettando i benefici

effetti di una riforma del diritto societario

e finanziario che prenda in speciale

considerazione le società

proprietarie di società sportive; di una

riforma della giurisdizione che risolverà il

veto incrociato di sei o sette gradi di giudizio

tra giurisdizione ordinaria e sportiva;

di un sistema di riforma dei sistemi di

controllo contabile delle società che non

si risolva nel controllo di fine anno all’atto

dell’iscrizione ai relativi campionati

con la puntuale scoperta dell’acqua

calda. Ed infine i cosiddetti decreti antiviolenza,

per la cui applicazione più che

il cavillo burocratico general garantista

all’ infinito, si opterà per una pragmatica

quanto più efficace e realmente deter-

rente tolleranza zero sia

amministrativa che giurisdizionale.

Si dimenticavano gli

errori arbitrali….ma per quelli

rassegniamoci….non c’è rimedio.


ca l c i o 13


Rischio partenza anche per il capitano bianconero che intanto

si avvia a conquistare il secondo posto assoluto fra i ‘fedelissimi’

Mignani,

l’ultima bandiera

Forse non ce la farà mai a raggiungere a

quota 368 il rimpianto Antonio Monguzzi,

saldamente in testa alla classifica dei giocatori

che hanno vestito il maggior numero di

volte la maglia bianconera, ma almeno a superare

il buon Tosolini, attestato a 242, ci

starà pensando sicuramente. Si, perché Michele

Mignani, classe 1972, di professione

difensore centrale e ’capitano’ per meriti acquisiti

sul campo, con 237 gettoni spalmati

nell’arco di 9 stagioni, ha la concreta possibilità

di portarsi definitivamente al secondo

posto della graduatoria dei ‘’fedelissimi’ di

tutti i tempi. Quelli che entrano di diritto nella

storia di una squadra e di una società. Tanto

più ora, che non c’è più Stefano Argilli (fermatosi

a 226) a cercare di superarlo.

“Una gran bella soddisfazione – ammette

sorpreso Mignani – non lo sapevo. Quantomeno

non avevo mai fatto calcoli del genere.

Figuriamoci se quando sono arrivato a

Siena potevo lontanamente pensare ad una

cosa del genere. Però ora che ne sono venuto

a conoscenza, mi riempie d’orgoglio.

Spero di farne ancora tante di partite con

questa maglia, ma la concorrenza è sempre

maggiore e sempre più agguerrita.”

Quella di Mignani è la storia in parallelo

del Siena di questi ultimi dieci anni. Un

periodo in cui sono cambiate tante cose,

non solo nel calcio, è vero, ma anche nel

calcio. Nel ’96 ad esempio il difensore genovese

portava il numero 6 sulle spalle e si

chiamava ‘libero’. Oggi invece…

“…oggi ci siamo trasformati in difensori

centrali, ci sono i numeri fissi, il ruolo che

ricoprivo a metà degli anni novanta di fatto

non c’è più, come quella di stopper. D’altronde

ora la vita viaggia a 2000 chilometri

all’ora, ed anche il calcio si è dovuto adeguare,

è andato avanti. Anche nel Siena le

cose non sono più le stesse di allora, non

soltanto sotto il profilo della terminologia.”

Capitan Mignani nella sua carriera in

bianconero ha giocato al fianco di decine

di compagni: ce n’è uno che l’ha colpita in

particolare?

“Sul piano tecnico non ho dubbi, scelgo

Pinga. Sicuramente è stato il giocatore

più talentuoso che ho conosciuto. Eccezionale.

Per quanto è bravo non ha raggiunto

ancora la posizione che si merita.”

Se il brasiliano conquista la palma del migliore

in assoluto, con quali compagni invece

ha legato di più il ‘capitano’ bianconero?

“Sul piano della stima e dell’amicizia

direi Arcadio, Antonio Arcadio. Era un ragazzo

di compagnia, sempre pronto a

scherzare su tutti e di tutto.”

E poi ci sono quelli coi quali ha legato

invece un po’ meno, anche se fare nomi è

sempre antipatico:

“Infatti non ne faccio. Mi limito a dire

che per costruire un certo tipo di rapporto

ci vuole tempo, e con quelli che si limitano

ad una ‘toccata e fuga’ è sempre difficile

riuscirci. Più in generale direi comunque

che tutta la stagione caratterizzata dalla gestione

SNAI non mi ha suscitato grandi entusiasmi,

proprio a livello amicizie”.

Ed invece fra gli allenatori, tanti e molti

anche con un discreto pedigree (nell’ordine,

escluso naturalmente De Canio: Orrico, Savoldi,

Nicolini, Silipo, Di Franco, Buffoni, Di

Chiara, Sala, Papadopulo, Guerini e Simoni),

quale ti ha lasciato un ricordo particolare?

“Direi il primo, Orrico. Con lui ci siamo

divertiti molto, anche se ci siamo tolti la voglia

di lavorare …Era un tipo che sapeva

stare allo scherzo, dava soprannomi a tutti,

ma soprattutto era preparato. A me, ad

esempio, ha insegnato molto come difensore.

Però non sottovaluterei neppure Di Chiara,

a suo modo un personaggio anche lui. Si

presentava con modi stravaganti, ma sapeva

quello che voleva e da tutti riusciva a cavare

il meglio. Poi c’è Papadopulo, col quale

ho raccolto le soddisfazioni più grandi ed offerto,

forse, anche le prestazioni migliori.”

Ma il calcio non è solo rapporti umani,

è anche, se non soprattutto, schemi tattici.

“Quale preferisco? – si interroga – Mi ritengo

un elemento abbastanza duttile, quindi

mi trovo bene sia nella difesa a 3 che a 4.

Di certo la soluzione scelta da De Canio mi

piace, di questo sono sicuro”.

Il campionato oramai è alle porte, i pronostici

si sprecano: ma qual è il segreto (

se c’è) per confermarsi per la terza volta

consecutiva in serie A?

“Lavoro e costanza – è la risposta pronta

del capitano – e poi un grande slancio.

Ma in questo calcio un peso sempre maggiore

lo recitano i bilanci delle società. Il

campo non è più tutto, basta vedere che

fine hanno fatto certi club. Per quanto ci riguarda,

comunque, ci sentiamo al sicuro:

la società è più forte ed assestata, seria,

con uno sponsor importante e forte. Il

primo anno di serie A forse c’era un po’ di

casualità, ora no.”

Ma questa squadra, si fa preferire a

quella dell’anno scorso o no?

“Non si può dire. Rispetto all’nizio dell’ultimo

campionato è sicuramente più

completa e quindi anche più forte. Ma un

giudizio in prospettiva non riesco a darlo.”

Ogni difensore ha la sua bestia nera

(che a volte è più d’una…). Quelle di Mignani

come si chiamano?

“Non tengo, in tal senso, una statistica.

Sono certo però di non sbagliare di molto

dicendo che le due coppie Martins-Adriano

e Trezeguet-Ibrahimovic sono in testa ai

nostri pensieri. Uno col quale mi sono trovato

sempre a mio agio è Bazzani, ma con

il sampdoriano il confronto diretto è rinviato

per ora all’anno nuovo. Auguri di pronta

guarigione”.

Per un difensore il gol non sono pane

quotidiano, ma danno una sensazione

unica. Mignani nella sua carriera in bianconero

ne ha messi a segno 6, di cui l’ultimo,

peraltro inutile, in occasione dell’1/3 col

Bologna del campionato 2003/2004. A

quando il prossimo?

“Ammetto che la sensazione di spingere

la palla in rete è bellissima, ma non ne

farei una malattia se il 7° dovesse tardare

ancora un po’: l’importante è che ci pensino

gli altri”.

In chiusura, la domanda che Mignani si

aspettava e che non gli è stata rivolta:

“Forse quante partite spero ancora di

giocare in bianconero. Ma forse ho già risposto

anche a questa. Naturalmente mi

auguro diverse, molte. Monguzzi è fuori

dalla mia portata, è troppo lontano. Mi accontento

di arrivare dietro di lui e di conquistare

il secondo posto assoluto di tutti i

tempi. Non mi sentirei per niente sminuito

da questo piazzamento. Anzi”. ■

ca l c i o 15


Da qui

alla salvezza

16 ca l c i o

1 a giornata 28/8/05 18/1/06

Ascoli-Milan

Fiorentina-Sampdoria

Inter-Treviso

Juventus-Chievo

Lazio-Messina

Livorno-Lecce

Parma-Palermo

Reggina-Roma

Siena-Cagliari

Udinese-Empoli

2 a giornata 11/9/05 22/1/06

Cagliari-Lazio

Chievo-Parma

Empoli-Juventus

Lecce-Ascoli

Messina-Fiorentina

Milan-Siena

Palermo-Inter

Roma-Udinese

Sampdoria-Reggina

Treviso-Livorno

3 a giornata 18/9/05 29/1/06

Cagliari-Messina

Fiorentina-Udinese

Inter-Lecce

Juventus-Ascoli

Lazio-Treviso

Livorno-Roma

Parma-Empoli

Regggina-Chievo

Sampdoria-Milan

Siena-Palermo

4 a giornata 21/9/05 5/2/06

Ascoli-Siena

Chievo-Inter

Empoli-Cagliari

Lecce-Fiorentina

Messina-Livorno

Milan-Lazio

Palermo-Reggina

Roma-Parma

Treviso-Sampdoria

Udinese-Juventus

5 a giornata 25/9/05 8/2/06

Cagliari-Roma

Empoli-Lecce

Inter-Fiorentina

Lazio-Palermo

Livorno-Ascoli

Parma-Juventus

Reggina-Udinese

Sampdoria-Chievo

Siena-Messina

Treviso-Milan

6 a giornata 2/10/05 12/2/06

Ascoli-Parma

Chievo-Treviso

Fiorentina-Livorno

Juventus-Inter

Lecce-Cagliari

Messina-Sampdoria

Milan-Reggina

Palermo-Empoli

Roma-Siena

Udinese-Lazio

7 a giornata 16/10/05 19/2/06

Ascoli-Sampdoria

Cagliari-Milan

Empoli-Roma

Inter-Livorno

Juventus-Messina

Lazio-Fiorentina

Palermo-Chievo

Parma-Treviso

Reggina-Lecce

Siena-Udinese

8 a giornata 23/10/05 26/2/06

Chievo-Cagliari

Fiorentina-Parma

Lecce-Juventus

Livorno-Reggina

Messina-Ascoli

Milan-Palermo

Roma-Lazio

Sampdoria-Siena

Treviso-Empoli

Udinese-Inter

9 a giornata 26/10/05 5/3/06

Ascoli-Udinese

Cagliari-Livorno

Empoli-Milan

Inter-Roma

Juventus-Sampdoria

Lazio-Chievo

Palermo-Lecce

Parma-Messina

Reggina-Treviso

Siena-Fiorentina


10 a giornata 30/10/05 12/3/06

Chievo-Empoli

Fiorentina-Cagliari

Lecce-Messina

Livorno-Parma

Milan-Juventus

Reggina-Lazio

Roma-Ascoli

Sampdoria-Inter

Treviso-Siena

Udinese-Palermo

11 a giornata 6/11/05 19/3/06

Ascoli-Fiorentina

Cagliari-Treviso

Empoli-Reggina

Juventus-Livorno

Lazio-Inter

Messina-Roma

Milan-Udinese

Palermo-Sampdoria

Parma-Lecce

Siena-Chievo

12 a giornata 20/11/05 26/3/06

Chievo-Ascoli

Fiorentina-Milan

Inter-Parma

Lecce-Siena

Livorno-Empoli

Reggina-Cagliari

Roma-Juventus

Sampdoria-Lazio

Treviso-Palermo

Udinese-Messina

13 a giornata 27/11/05 2/4/06

Ascoli-Palermo

Cagliari-Sampdoria

Empoli-Lazio

Juventus-Treviso

Livorno-Chievo

Messina-Inter

Milan-Lecce

Parma-Udinese

Roma-Fiorentina

Siena-Reggina

14 a giornata 4/12/05 9/4/06

Chievo-Milan

Fiorentina-Juventus

Inter-Ascoli

Lazio-Siena

Lecce-Roma

Palermo-Cagliari

Reggina-Parma

Sampdoria-Empoli

Treviso-Messina

Udinese-Livorno

15 a giornata 11/12/05 15/4/06

Ascoli-Reggina

Fiorentina-Treviso

Inter-Milan

Juventus-Cagliari

Livorno-Lazio

Messina-Chievo

Parma-Sampdoria

Roma-Palermo

Siena-Empoli

Udinese-Lecce

16 a giornata 18/12/05 23/4/06

Cagliari-Ascoli

Chievo-Udinese

Empoli-Fiorentina

Lazio-Juventus

Milan-Messina

Palermo-Livorno

Reggina-Inter

Sampdoria-Roma

Siena-Parma

Treviso-Lecce

17 a giornata 21/12/05 30/4/06

Ascoli-Treviso

Fiorentina-Palermo

Inter-Empoli

Juventus-Siena

Lecce-Lazio

Livorno-Milan

Messina-Reggina

Parma-Cagliari

Roma-Chievo

Udinese-Sampdoria

18 a giornata 8/1/06 7/5/06

Cagliari-Udinese

Chievo-Lecce

Empoli-Messina

Lazio-Ascoli

Milan-Parma

Palermo-Juventus

Reggina-Fiorentina

Sampdoria-Livorno

Siena-Inter

Treviso-Roma

19 a giornata 15/1/06 14/5/06

Ascoli-Empoli

Fiorentina-Chievo

Inter-Cagliari

Juventus-Reggina

Lecce-Sampdoria

Livorno-Siena

Messina-Palermo

Parma-Lazio

Roma-Milan

Udinese-Treviso

ca l c i o 17


La ‘rosa’ provvisoria

2005/2006

Portieri:

14 Marco Fortin 1974

30 Adriano Zancopè 1971

83 Antonio Mirante 1983

Difensori:

2 Paolo Negro 1972

3 Gianluca Falsini 1975

4 Michele Mignani 1972

5 Francesco Colonnese 1971

31 Paolo Foglio 1975

46 Daniele Gastaldello 1983

66 Nicola Legrottaglie 1976

90 Daniele Portanova 1978

18 ca l c i o

Centrocampisti:

6 Simone Vergassola 1976

19 Matteo Paro 1983

20 Tomas Locatelli 1976

23 Roberto D’Aversa 1975

35 Francesco Cozza 1974

65 Gennaro Esposito 1984

75 Alberto Do Carmo Neto 1975

Attaccanti:

9 Roberto Antonio Nanni 1981

10 Enrico Chiesa 1970

11 Rey Volpato 1986

81 Erjon Bogdani 1977


Argilli, Pinga e Taddei. Tre nomi che

hanno in comune la condizione di ‘ex’, ciascuno

con la propria storia personale, la

propria personalità. Da quella del difensore-centrocampista

che in 9 anni scala i vertici

del calcio nazionale con gli stessi colori,

a quella dei due brasiliani che per la

prima volta hanno fatto sentire importanti

ed orgogliosi anche i tifosi del Siena. E da

questi amati e vezzeggiati, al pari del primo.

Ora di ciascuno resta un ricordo diverso,

che suscita reazioni contrastanti, perché

diversa è stata la loro sensibilità, il

modo di approcciarsi ad un distacco che

nel calcio è consuetudine, è vero, ma che

dev’essere sempre improntato al rispetto.

ARGILLI,

UNO DI NOI

Siamo sinceri:

la partenza del mercato

non è stata

delle migliori. Rinunciare

così a

cuor leggero ad una

delle rare bandiere

dell’ultimo decennio

e fra le più amate della storia bianconera,

è stata una mossa che ha sorpreso

un po’ tutti, ma soprattutto quei tifosi che

qualche ora prima gli avevano dedicato

addirittura un club. Anche sul piano della

forma, perché se il giocatore non rientrava

più nei piani della società sarebbe stato

più elegante parlarci subito ed evitare

quell’imbarazzante silenzio che ha indotto

poi lo stesso Argilli a guardarsi intorno ed

a firmare per il miglior offerente, risultato

poi il Modena.

Ma al di là della trascuratezza di certi

rapporti personali (denunciata dallo stesso

giocatore in una lettera di commiato

abbastanza adirata nei confronti della società),

è proprio sul piano tecnico-sportivo

che la mossa non c’è piaciuta. Quello che

per anni è stato un autentico jolly della

squadra senese, forse non avrebbe garantito

nella prossima stagione il rendimento

offerto nell’ultima (ma s’era detto anche in

occasione del passaggio in serie B e poi in

serie A…), ma di un elemento disposto a

giocare in tutti i ruoli dal centrocampo in

giù (escluso il portiere); che non fa storie

se c’è da andare in panca o in tribuna, ma

soprattutto in grado di garantire sempre

un attaccamento alla maglia non comune,

quanti ce ne sono in giro? Senza contare

che di un elemento con queste caratteristiche,

De Canio avrà comunque bisogno

nell’arco del campionato.

Peccato, perché in queste due prime

stagioni di serie A il riminese aveva dimostrato

che volontà ed impegno possono

supplire a qualsiasi limite tecnico. Quest’anno

si è perfino superato, con 24 presenze

e 3 gol (di cui uno in faccia a Maldini

a San Siro, uno nel ‘set’ vincente di

Livorno e l’ultimo quello valevole per la

Sia pure per motivi diversi, i casi di Argilli, Pinga e Taddei

lasciano l’amaro in bocca alla tifoseria bianconera

A.A.A.

riconoscenza cercasi

salvezza con l’Atalanta). Insomma un elemento

che meritava sicuramente qualcosa

di più dalla società nella quale e con la

quale è cresciuto. Ma la riconoscenza, si

sa, non è di questo mondo.

‘Argillone’ lascia il Siena con un bottino

del tutto invidiabile di 226 presenze e

12 gol, quarto assoluto di tutti i tempi dietro

a Mignani, Tosolini e Monguzzi. Particolare

non trascurabile: quando non è

stato fermato da infortuni particolarmente

gravi, ha collezionato fra i 32 ed i 37 gettoni

a stagione. Quindi uno che ha sempre

fatto della continuità il suo maggior pregio.

Per tutti questi motivi, c’ è sembrata

quantomeno ipocrita la decisione di ritirare

quella maglia numero 8 che ha indossato

con tanta dignità dal 1996 ad oggi. Bastava

presentargli uno straccio di

contratto!

PINGA:

LONTANO DAGLI

OCCHI…

A proposito di

riconoscenza. Se

Argilli pensava intimamente

di meritarla,

il brasiliano

non sa neppure

dove sta di casa.

Raggiunta la serie A con il Torino (finito poi

come sappiamo, e di questo tutti i sinceri

sportivi devono dispiacersi), se n’è uscito

infatti con una frase che poteva proprio risparmiarsi

e che suonava più o meno così:

“…questa promozione è semplicemente

meravigliosa, assolutamente non paragonabile

con quella che avevo conquistato a

Siena quand’ero in prestito: anche se il

Siena non era mai arrivato prima in A…”

A parte l’opportunità di cancellare con

un colpo di spugna un’esperienza così

fondamentale per la maturazione dell’uomo

e del calciatore, possibile che un elemento

che non ha neppure la fama di

grande parlatore, apra bocca per dire queste

cose? E poi di Siena e del Siena, che

l’hanno accolto con un entusiasmo ed un

calore, decisivi anche per il suo rilancio

sportivo. Oppure si è già dimenticato dei

precedenti trascorsi granata, definiti con i

peggiori aggettivi quando vestiva il bianconero

(che sia un vizio, allora?). Evidentemente

è possibile, ma a differenza del

caso Argilli nel suo è la società, e soprattutto

i tifosi, a sentirsi colpiti da un’uscita

che giudicare infelice è troppo poco.

TADDEI, COME

VOLEVASI

DIMOSTRARE

Strano forse no,

ma curioso sì. Nel

momento in cui il

brasiliano ha rifiutato

il rinnovo del

contratto propostogli

da De Luca, la

convinzione di tutti è stata quella che il

giocatore si fosse già promesso alla

Roma. A parte l’errore di non averlo firmato

in tempi non sospetti, cioè con largo anticipo

rispetto alla scadenza del contratto

stesso, tutto l’enturage del brasiliano si è

preoccupato da settembre in poi di una

cosa sola: smentire il presunto accordo

con Sensi. Tanto è vero che dopo il suo

reintegro in squadra si è (si sarebbe…) accentrato

su di lui l’interesse di mezza serie

A: dall’Inter alla Juventus. Insomma l’ipotesi

giallorossa si è andata via via defilando

fino a scomparire quasi del tutto. Intanto

il giocatore chiude il campionato in

sordina, non brilla com’e nelle sue possibilità,

si lascia impartire lezioni di combattività

da Tudor (che a retrocedere non ci

sta proprio), dà l’impressione che la testa

ormai sia altrove.

Poi la sorpresa (si fa per dire): si apre

ufficialmente il mercato e Taddei finisce

puntualmente alla corte di Spalletti, anzi è

fra i primi ad accasarsi in un mercato che

si trascina stancamente per tutta l’estate.

Ora non ci sono più remore, la pantomima

è finita, e pazienza se i tifosi bianconeri

sono stati presi in giro per mesi: sbagliamo,

o questa ipotesi era stata sempre

sdegnatamente rigettata sia dal giocatore

che dal suo procuratore? E come mai

quello che tutti avevano già intuito fin dal

primo momento, si è poi regolarmente verificato?

Beffati sì, ma scemi no.

Ora non ci resta che una speranza:

che al primo gol in giallorosso il brasiliano

ci risparmi il movimento della mano sotto

la maglia all’altezza del cuore che nel

Siena aveva un significato preciso, mentre

con un’altra suonerebbe decisamente

blasfemo.

Argilli, Pinga e Taddei. Tre modi di

comportarsi, tre modi di intendere un rapporto

che si è spezzato. I tifosi sapranno

fare tesoro di questa lezione. ■

ca l c i o 19


In vista del nuovo campionato, introdotte alcune interessanti novità

in campo regolamentare

Tempi duri

per i troppo furbi

• Mario Lisi

20 ca l c i o

Nello scorso numero di Mesesport

avevamo preso atto di come il gioco del

calcio stenti a darsi regole pienamente

al passo con i tempi come, ad esempio,

avviene nel basket. E puntualmente non

si sono rilevate grosse sorprese quando,

nell’imminenza della stagione sportiva

2005/2006 iniziata ufficialmente lo scorso

1° luglio, sono state rese note le ultimissime

modifiche al Regolamento decise,

da parte della FIFA sentite le

Federazioni Nazionali, fin dal febbraio

scorso in una riunione tenutasi a Vale of

Glamorgan (Galles).

Tuttavia è bene conoscere ciò che di

nuovo è stato introdotto, non senza peraltro

sottolineare come, in genere, si

tratti solo di opportuni aggiustamenti

delle regole in conseguenza di certi

comportamenti sleali dei calciatori, del

resto sempre più frequenti.

La principale novità riguarda l’esecuzione

dei calci di rigore. Fino ad oggi, in

caso di infrazione commessa da chi

batte il rigore o da un suo compagno,

l’arbitro era tenuto ad attendere l’esito

del tiro e di farlo ripetere in caso di rete

segnata perché irregolare; diversamente

il gioco veniva fatto proseguire. D’ora

in poi, invece, il giocatore che ha trasgredito

le regole sarà punito ed il gioco

riprenderà con un calcio di punizione indiretto

a favore della squadra avversaria

dal punto in cui è stata commessa l’infrazione.

E dunque, per fare qualche

esempio, quando chi batte interromperà

astutamente la propria rincorsa per una

finta irregolare o, come spessissimo capita,

un suo compagno si avvicinerà a

meno dei fatidici metri 9,15 prima che la

palla sia stata calciata dal fatidico dischetto,

qualora non vi sia da far ripetere

il tiro finito irregolarmente in rete ci

sarà calcio di punizione ad impedire,

come adesso poteva accadere, che

qualcuno, nel prosieguo dell’azione,

possa comunque trarre un qualche vantaggio

dall’essere entrato in area di rigore

prima del tempo.

Altra sensibile innovazione è quella

per cui, da quest’anno, quando un giocatore

effettuerà una rimessa dalla linea

laterale, tutti gli avversari dovranno trovarsi

ad una distanza di almeno due

metri dal punto in cui avviene la rimessa

in gioco. L’intento della modifica regolamentare

è chiaramente quello di scongiurare

il malvezzo (che diversi calciatori

avevano…) di andare a disturbare

l’avversario impegnato a rimettere il pallone

con le mani con la conseguenza

frequente, oltre alla perdita di tempo a

danno della fluidità del gioco e quindi

dello spettacolo, di veder insorgere pericolosi

battibecchi tra i due.

A ben guardare, tuttavia, le novità più

interessanti sono da ricercare nelle proposte

di modifica prospettate in Galles

per l’immediato futuro, in particolare a

proposito del comportamento antisportivo

che, giustamente, si vuole bandire dai

campi di calcio. Nel Mondiale Juniores

svoltosi in Olanda, così come nel Campionato

Mondiale Under 17 in Perù, si sta

infatti sperimentando la possibilità di punire

con l’ammonizione quei calciatori

che volontariamente vanno a toccare il

pallone dopo che l’arbitro ha concesso

alla squadra avversaria un calcio di punizione,

un calcio d’angolo o una rimessa

laterale oppure che vanno a prendere la

palla in fondo al sacco dopo che la propria

squadra ha segnato una rete.

Ma a farla da padrone, in tema di novità,

è sicuramente la decisione della

nostra Federcalcio di adeguarsi alla normativa

UEFA a proposito della cosiddetta

“prova televisiva”. Dalla stagione che

va ad iniziare, infatti, la prova TV non

sarà riservata solo ad episodi particolarmente

violenti sfuggiti all’arbitro ed ai

suoi collaboratori ma sarà, potremmo

dire, senza limiti e diventerà un potente

strumento per contrastare anche quei

gesti antisportivi che diseducativamente

costellano le gare di calcio dei nostri

massimi campionati professionistici.

Grazie alle immagini televisive, dunque,

potranno essere squalificati non solo i

calciatori colpevoli di aver colpito l’avversario

ma anche quei tanti furbi che

con la mano saranno riusciti, ingannando

la terna arbitrale, a mettere a segno

un gol o ad impedirlo. E con loro si spera

che finalmente possano avere vita dura

anche gli affezionati del tuffo (per intenderci

i simulatori), così come coloro che

commettono falli provocatori o si abbandonano

(loro, poveri milionari) a

gesti isterici.

Nonostante tutto, insomma, si può

dire che qualcosa nel mondo del football

si muove. Anche se (sic!) è presto pretendere

regole severe ed uguali per tutti

anche fuori del rettangolo di gioco, ad

esempio per allontanare una volta per

tutte da questo sport i tanti personaggi

che vi sono entrati per interessi molto

poco sportivi e che, magari mentre denunciano

chissà quali torti arbitrali subiti,

sono avvezzi ad agire loro nell’illegalità,

come lo è acquistare e pagare

giocatori con il denaro dovuto invece all’erario.

Anche se poi, ironia della sorte,

lo stesso Stato concede benignamente

loro di spalmare i propri debiti nell’arco

degli anni come fossero altrettanti burrosi

formaggini. ■


Senza risparmio l’attività del settore giovanile bianconero,

al via con sette formazioni diverse

Il dovere

di crederci

• Chiara Cicali

Se la stagione calcistica del settore

giovanile appena trascorsa poteva essere

paragonata all’anno zero (era la prima volta

che l’A.C. Siena prendeva parte con squadre

quali gli Esordienti e Giovanissimi ai

vari tornei di categoria su scala nazionale)

quella che sta per iniziare di certo non sarà

l’anno dieci, ma il lavoro svolto dagli oltre

40 addetti che seguono le 7 squadre che

si presenteranno con i colori della Balzana

ai nastri di partenza, fanno ben auspicare.

Il Siena “dei grandi” è per il terzo anno

consecutivo nella massima serie del panorama

calcistico e di certo il lavoro che viene

svolto alla base della piramide, tanto per paragonare

le squadre del settore giovanile in

una prospettiva di crescita, è stato improntato

affinché fra qualche anno il nome del

Siena Calcio, nel settore citato, diventi una

vera e propria affermazione, sia con la presenza

a tutti i campionati sia con discreti risultati

finali.

L’ing. Paolo De Luca, in qualità di presidente,

Claudio Mangiavacchi, come vice,

l’inossidabile Giuseppe Cianciolo quale responsabile

tecnico e Giorgio Perinetti direttore

generale, stanno portando avanti il

progetto intrapreso l’anno passato di valorizzare

il territorio della provincia di Siena,

attingendo appunto dalle squadre dei

paesi limitrofi.

Per paesi limitrofi si intendono pure

quelli della provincia di Firenze, Grosseto,

Pistoia da dove sono stati presi dei giocatori

che andranno a rinforzare le varie squadre;

altri arriveranno da regioni un po’ più

lontane quali la Campania, il Lazio, la Calabria

e addirittura uno dall’estero, dal Belgio

(Pepe, una scommessa, un ragazzo allenato

da Brio che ha debuttato già nella serie A

belga): questo per dare più spessore e qualità

alle squadre che comunque rimangono

composte da ragazzi delle nostre zone.

Da sottolineare come, quest’anno,

ogni squadra avrà il suo staff composto,

oltre che dall’allenatore e dal vice, da un

dottore, un dirigente accompagnatore, un

massaggiatore e 3 preparatori dei portieri,

questo sempre nella prospettiva di dare

un’immagine di professionalità che comunque

neppure l’anno passato è venuta

mai a mancare, grazie anche ai contributi

del Monte dei Paschi che ha permesso ad

ogni squadra di avere la propria divisa, di

spostarsi con i pulman e di pernottare a

fronte di lunghe trasferte…

Partendo dai più piccoli, troviamo gli

Esordienti professionisti anno 1993, guidati

da Simone Gasperini, arrivato quest’anno

alla corte del settore giovanile bianconero,

squadra composta interamente da

ragazzi della provincia di Siena, che si alleneranno

e giocheranno sul campo del San

Miniato la domenica mattina.

I Giovanissimi B anno 1992 prenderanno

parte al campionato regionale professionisti

guidati da Gianni Maestrini che ha

tenuto il gruppo dei ragazzi che l’anno

scorso prese parte, con risultati davvero

inaspettati, al campionato Esordienti professionisti,

anche se in parte è stato reimpostato

con arrivi dalla provincia, in special

modo dal Sansovino.Loro si alleneranno e

giocheranno a San Miniato di sabato pomeriggio.

I Giovanissimi nazionali anno 1991, anch’essi

tutti della provincia, saranno allenati

da una “vecchia” conoscenza del calcio

senese, tale Simone Mucciarelli: forse questa

è la squadra che pagherà lo scotto di

doversi confrontare con altre compagini già

da diversi anni presenti in tale campionato,

essendo la prima volta che vi prendono

parte e provenendo tutti o quasi dal settore

provinciale (3 di loro dal vicino Cecina).

Questo potrebbe essere lo stimolo a migliorarsi

nella prospettiva di passare poi l’anno

successivo agli Allievi nazionali. Si alleneranno

e giocheranno a Torre Fiorentina, di

domenica pomeriggio.

Passando agli Allievi, troviamo una

prima squadra formata da ragazzi nati nel

1990, sotto la guida dell’esperto Riccardo

Giacopelli, che affronteranno il campionato

regionale professionisti. Questa squadra

vanta il merito di aver mandato un ragazzo

nell’under 15 nazionale (Scarpelli) e quest’anno

è stata rinforzata con alcuni elementi

provenienti da fuori: due attaccanti,

Capozzi preso dal S. Lorenzo di Roma e

Buccafunni dall’Aglianese, e un trequartista

proveniente dalla Fermana, Maiorano. Si alleneranno

a Torre Fiorentina e giocheranno

a Badesse, la domenica mattina.

Passando alla categoria superiore, gli

Allievi nazionali del 1989, troviamo la conferma

del mister Gianni Solinas, una squadra

dove è stato investito molto, e rinforza-

ta in maniera massiccia anche con giocatori

di fuori che gli addetti ai lavori garantiscono

ne sentiremo parlare. Tanto per citarne

qualcuno, De Crescenzo, ex Reggiana, centravanti;

Desiderio, altra punta, e Russo,

centrocampista proveniente dalla scuola

calcio del Napoli di un vero talent scout qual

è Carmine Guascone, un altro attaccante

dal Grosseto, Vento, da Tornelli dal Fonteblanda

che andranno ad affiancare i vari

Spada, Romano, Caporosso.La vedremo

giocare a Staggia ed allenarsi a Uopini, la

domenica mattina.

La squadra della Beretti, non obbligatoria

per le formazioni di serie A ma che è stata

ugualmente allestita perché il salto di “qualità

di gioco” dalla categoria Allievi alla Primavera

sarebbe comunque troppo grosso,

sarà composta da molti 1988 e qualche

1987, con alcuni elementi nuovi provenienti

anche da Firenze (ben 5 dalla Cattolica Virtus)

e Grosseto (dal Sauro), Scandicci, Sansovino

più due giocatori ex Parma. Sarà affidata

anche quest’anno alla guida di Giulio

Pelati che l’anno passato centrò la terza posizione

nell’omonimo campionato; si allenerà

a Staggia e si sposterà a giocare a

Ponte d’Arbia, di sabato pomeriggio.

Infine troviamo la Primavera, ove alla

guida c’è stato un cambio tecnico: quest’anno

troveremo un’altra ex bandiera del

calcio senese, Luciano Bruni, campione

nazionale con il Verona e dai lunghi trascorsi

anche nella Fiorentina. Attualmente

la rosa a sua disposizione comprende circa

28 giocatori (fra 1986 e, la maggior parte,

1987) e dovrà essere sfoltita prima dell’inizio

del campionato, fissato per il 17 settembre

(si alleneranno e giocheranno, di

sabato, sul campo di Staggia). Sono stati

fatti diversi investimenti su varie individualità,

come appunto il sopraccitato Pepe,

Chiarelli che proviene dalla Fortis Juventus,

Cerrone dal Ladispoli (serie D), Arfè

dalla Colligiana, Brandi dal S. Gimignano,

sempre dall’Eccellenza. Giocatori che, se

faranno bene, in un futuro prossimo potranno

arrivare a calcare i campi delle categorie

superiori. ■

La formazione

che ha preso parte

all’ultima edizione

del ‘Viareggio’

ca l c i o 21


Al suo terzo mandato consecutivo, Maurizio Madioni traccia un bilancio della Figc senese e si apre al futuro

Valorizzare l’autentico

messaggio sportivo

Madioni fra

Mazzini e Bresci,

rispettivamente vicepresidente

nazionale

Figc e presidente

regionale

22 ca l c i o

Mentre la macchina del calcio continua

ad incepparsi sotto i colpi inferti alla sua già

scricchiolante credibilità dalle sentenze di

questo o quel tribunale, nell’ “inferno” di dirigenti

inibiti e procedimenti sospesi, il pallone

senese conferma i suoi vertici federali

e scegliendo ancora Maurizio Madioni

manda un segnale importante di solida coesione

ed efficace continuità.

“Apro con entusiasmo il mio terzo mandato

consecutivo. L’esperienza precedentemente

maturata all’interno delle società, mi

ha aiutato ad affrontare questo delicato impegno

che ha arricchito la mia preparazione

e formazione all’interno dello sport.

Per quanto concerne le prossime priorità,

a breve dovremo strutturare i campionati e

formulare i calendari tenendo conto, per

quanto possibile, delle esigenze di ogni società.

A fine stagione organizzeremo la quinta

edizione del Premio Cicali, una manifestazione

che ha assunto ormai rilevanza regionale”.

Il presidente Madioni e la sua “squadra”

dovranno lavorare alacremente, ma la riconferma

plebiscitaria ne rafforza l’efficacia

programmatica ed operativa.

“Ricevere la totalità dei consensi – sottolinea

Madioni – fa molto piacere: questa

larga convergenza sul mio nome mi riempie

di orgoglio considerando anche il riconoscimento

ottenuto a Prato come presidente

provinciale più votato in Toscana, e mi sprona

a ricercare ogni stimolo per migliorare.

Cercheremo di offrire ulteriori servizi alle società

e di perfezionare l’organizzazione interna

del Comitato per confermare gli ottimi

risultati ottenuti fino ad oggi grazie alla proficua

collaborazione di tutti”.

L’universo dilettantistico è latore di un

monito per il malandato fratello maggiore,

che sembra aver smarrito i contenuti più

nobili del messaggio sportivo, sacrificandoli

sull’altare del business dai molti zeri.

“L’attuale situazione del calcio professionistico

– riprende Madioni – non è sicuramente

da portare d’esempio. A Siena

stiamo vivendo momenti magici che non

vorremmo assolutamente perdere. Anch’io

cerco di offrire, nel mio piccolo, un contributo

alla società bianconera affinché si rapporti

sempre di più al calcio dilettantistico,

tenutario di valori che il professionismo sa di

dover recuperare.

La Vecchia Robur è l’unica nostra realtà

che milita nella massima serie: anche per

questo dovrebbe essere un punto di riferimento,

soprattutto per quanto riguarda il

settore giovanile. L’attuale dirigenza ha impostato

un piano strategico per costruire

una rete di rapporti con le società dilettantistiche

della zona. Sono disponibile per proporre

ed incentivare ogni forma di collaborazione

che instauri sinergie di reciproca

soddisfazione.”

L’intervento delle istituzioni è diventato

imprescindibile e Siena può contare sul sostanzioso

e fondamentale apporto della

“sua” banca, che sta facendo moltissimo

per lo sport.

“Anche i Comuni e la Provincia, infatti,

stanno muovendosi molto bene. Per quanto

ci riguarda, cerchiamo di favorire forme di

aggregazione tra paesi territorialmente vicini:

dalla fusione delle energie strutturali trae

giovamento la competitività tecnica generale,

specie a livello giovanile.

A tal proposito, non dobbiamo trascurare

di lavorare sulle rappresentative che tante

soddisfazzioni regalano al nostro Comitato

provinciale senese in special modo quella dei

Giovanissimi e degli Juniores, che hanno

gratificato la mia presidenza vincendo rispettivamente

tre e due titoli regionali. Siamo l’unico

Comitato Toscano che ha vinto per due

volte il Trofeo Regionale “Massimo Paterni”

per rappresentative Juniores. È un record

per una provincia che può contare solo su 62

società ed una ventina di squadre della categoria.

Per questo un sincero ringraziamento

va ai tecnici e ai dirigenti, che ci mettono a disposizione

ragazzi ben preparati dal punto di

vista tecnico ed agonistico, e a tutti i selezio-

natori che si sono avvicendati alla guida delle

rappresentative”.

La F.I.G.C. e più precisamente il Settore

Giovanile e Scolastico, sotto la Presidenza

dell’attuale vice presidente nazionale della

F.I.G.C. Innocenzo Mazzini, ha colto più volte

l’occasione per rilanciare il calcio all’interno

delle scuole, dove vengono praticate prevalentemente

discipline sportive come l’atletica,

la pallavolo e la pallacanestro.

“Nell’ambito di un Convegno che ha riunito

i responsabili degli enti locali, i provveditori

agli studi, e gli insegnanti di educazione

fisica, oltre ai presidenti regionali e provinciali

della F.I.G.C., è stato presentato il progetto

di attività sportiva e scolastica “Sport per

tutti”, attuato in alcune province della Toscana

(Siena tra queste) e di tutte le altre regioni.

Tale progetto prevede di realizzare intese

sul territorio con società ed associazioni

sportive per la messa a disposizione di strutture,

consulenze, materiale didattico sportivo,

nell’intento di raggiungere un totale coinvolgimento

delle scolaresche. In ambito

scolastico, infatti, il calcio favorisce l’acquisizione

di abilità motorie di base in quanto

gioco di squadra che esalta il gruppo, determinando

nei giovani la crescita di valori di solidarietà,

relazione, rispetto dell’avversario e

delle regole, fondamenti irrinunciabili per un

corretto costume sportivo e sociale. Il Comitato

di Siena, organizza, come naturale proseguimento

del progetto “Sport per tutti”,

due manifestazioni come “Stradacalciando”

e Fuoriclasse Cup”. Entrambe iniziative

hanno avuto particolari riflessi e riconoscimenti

a livello Regionale e Nazionale.”

La solita sofferta estate del pallone è all’epilogo:

il campo sta per tornare protagonista

assoluto delle nostre domeniche e

Maurizio Madioni si rivolge, in conclusione,

a tutti gli “attori” che mettono in scena,

anche nella nostra provincia, lo spettacolo

popolare della “pedata”.

“Auspico che tutto si svolga nel rispetto

delle regole e dell’etica comportamentale.

L’augurio che rivolgo a tutti – giocatori, dirigenti

e tecnici – è quello di raggiungere gli

obiettivi, operando sempre secondo i principi

di lealtà e correttezza sportiva, anche attraverso

la collaborazione con arbitri e assistenti,

perché il nostro calcio possa tornare

ad essere un’esemplare scuola di vita ”. ■

f.v.


cinque cerchi•Francesco Vannoni

Prende corpo il progetto ‘Asma e sport in età pediatrica’ curato dal Coni Provinciale

in collaborazione con le strutture pubbliche

• Lo sport come servizio sociale

24

È ormai universalmente noto come la pratica sportiva rappresenti

non soltanto uno degli aspetti fondamentali di formazione

e integrazione sociale, ma anche una opportunità di coordinamento

strettamente legata alle condizioni di salute

dell’individuo.

I progressi compiuti dalla medicina dello sport, i suoi vasti

campi di ricerca e applicazione, anche e soprattutto a livello

preventivo, rafforzano la rilevanza della componente sanitaria

legata ad una corretta attività sportiva. Né bisogna dimenticare

che, talvolta, è la pratica sportiva stessa ad evidenziare

l’insorgenza di piccole o grandi patologie precedentemente

sconosciute nell’anamnesi del paziente - atleta, le quali se curate

adeguatamente e con la giusta tempestività, oltre a consentire

un regolare proseguimento dell’attività svolta non ne

influenzano l’esito tecnico.

“Il ragionamento – sottolinea il Dott. Andrea Luchini, presidente

provinciale dei Medici Sportivi e vice presidente del

Coni senese – vale a prescindere dalla disciplina e dal livello delle

prestazioni, ma acquista un “peso” maggiore nel caso dei bambini. Il

raggiungimento dell’età scolare corrisponde, molto spesso, con l’inizio

dell’attività sportiva e un’ indicazione su eventuali problematiche di

carattere fisico legate all’ambiente (interno o esterno) o alla tipologia

di una particolare disciplina, diventa prezioso bagaglio informativo

per tecnici, dirigenti e genitori, ma anche, naturalmente, per il futuro

del soggetto interessato. Per la delicatezza del proprio ruolo, il medico

sportivo dovrebbe agire secondo i principi della corretta etica professionale;

non di rado, invece, sentiamo parlare di sostanze proibite,

doping e quant’altro. Lo sport ha bisogno di “ritrovarsi” trasmettendo

dei messaggi “puliti”, anche attraverso l’operato di quanti sono

chiamati a garantire l’integrità fisica dei suoi “interpreti” nell’interesse

generale e a beneficio di tutti”.

Con queste precise finalità, il Comitato provinciale del

Coni, ha convintamente sostenuto, curandone gli aspetti logistici

ed organizzativi, il progetto denominato “Asma e Sport in

età pediatrica”.


“È un’ iniziativa che rientra nel solco di una linea programmatica

alla quale il Coni di Siena – evidenzia il presidente Roberto

Montermini – è da sempre particolarmente sensibile e che riguarda

la tutela sanitaria dello sport. Vieppiù se si considera anche

la convergenza esistente tra il Coni nazionale ed il Ministero dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca Scientifica, sprona anche i

comitati provinciali, a rapportarsi con crescente attenzione verso il

mondo dei giovani nel suo insieme.

La piena disponibilità tecnica e strutturale dell’Azienda Ospedaliera

Universitaria Senese e la specifica competenza del dipartimento

di Pediatria, Ostetricia e Medicina della Riproduzione, costituiscono

le necessarie pezze d’appoggio per le ambizioni di un progetto di grande

utilità sociale”.

Un concetto ribadito anche dalla Dott.ssa Francesca Macucci

che, insieme al Dott. Luciano Guerrini, è l’autentico

braccio operativo del progetto, per il quale ha ricevuto anche

un assegno universitario di ricerca dal nostro ateneo in seno

all’unità di Pediatria Preventiva, diretta dalla Prof.ssa Mirella

Strambi.

“ Ci conforta il gradimento che il progetto “Asma e Sport” ha

incontrato tra i genitori, i quali hanno ben compreso il lavoro compiuto

nell’esclusivo interesse della salute dei bambini”.

“Prevenire è meglio che curare” recitava un popolarissimo

slogan e a questo si rifà il Dott. Giovanni Scalera, psicologo

e collaboratore del Coni provinciale il quale ribadisce

“l’importanza nella precocità della diagnosi di eventuali anomalie

che, anche se dovessero comportare l’indicazione di un’attività alternativa

o, in casi estremi, dolorose rinunce ad un certo tipo di attività,

avranno comunque messo a conoscenza genitori e figli di una

situazione da esaminare in maniera più approfondita. La gratitudine

che i genitori hanno manifestato è già uno stimolo a proseguire

su questa strada”.

“L’ampia area applicativa che al termine della prima fase ha riguardato

352 soggetti, espressione di 23 società sportive – prosegue

la Dott.ssa Macucci – dimostra la già buona copertura territoriale

estesa a tutta la provincia e riguardante sia le discipline di squadra

come il calcio, il basket ed il volley, sia alcune specialità individuali

ovvero l’atletica, il tennis, il judo e lo sci. Il passaggio iniziale consisteva

nella compilazione di un questionario inerente la tipologia sintomatica

eventualmente avvertita durante la pratica sportiva e le immediate

conseguenze sul comportamento del soggetto; l’uso di farmaci

antiallergici o contro l’asma; o per valutare la predisposizione familiare

verso alcuni tipi di patologie. È giusto rilevare anche l’attenzione

con la quale le società sportive individuate nel nostro monitoraggio,

hanno fornito ogni collaborazione per il corretto svolgimento dei

controlli, anche se, in qualche caso, le società non sono state forse sufficientemente

tempestive nei riscontri informativi”.

“Ciò denota l’esigenza – riprende Roberto Montermini – di

sensibilizzare maggiormente i dirigenti sportivi, perché la loro instancabile

opera di volontariato all’interno dei vari sodalizi sia

sempre più qualificata e consapevole delle svariate implicazioni che

una gestione a tutto tondo, immancabilmente comporta”.

“L’apporto degli ambulatori di Medicina dello Sport è stato determinante

per la buona riuscita di questa prima fase. Per la successiva,

che verrà avviata nel mese di settembre – rileva ancora

Francesca Macucci – sarebbe auspicabile poter dotare il nostro reparto

di ulteriori risorse e mezzi per permettere l’effettuazione di

tutti i controlli previsti dal piano di prevenzione esclusivamente nell’ambito

ospedaliero, in modo da ridurre i costi e correggere disagi

tecnico-logistici e consentire interventi rapidi ed efficaci in caso di urgenze

o comunque in situazioni di particolare gravità”.

La speranza è che l’ottimo riscontro che il progetto ha

avuto, l’unicità di un’iniziativa organica rivolta al vastissimo

mondo dello sport (in letteratura non si ritrovano esempi in tal

senso), e la ferma volontà di tutte le parti coinvolte, nel proseguire

ed allargare il progetto stesso ad altre discipline sportive,

possano in qualche modo stimolare le istituzioni locali a

sposarne gli importanti obiettivi.

Soddisfatta del percorso sinora compiuto, e impegnata a

migliorarne le criticità, anche la Prof.ssa Mirella Strambi,

coordinatrice del progetto, nonché assessore alla sanità del

Comune di Siena dal 1993 al 2000: “Mi sono sempre occupata di

prevenzione: ritengo che questo progetto sia il ‘fiore all’occhiello’

della nostra attività. Il nostro gruppo di lavoro sta pensando di

realizzare una pubblicazione scientifica dove poter illustrare dettagliatamente

le diverse fasi progettuali spiegandone metodologie, finalità

e riscontri operativi. Spero vivamente che l’iniziativa possa

costituire un nuovo metodo di lavoro che sappia proporsi come una

nuova opportunità di interscambio nel processo educativo del bambino,

perché possa raccogliere tutti i frutti di una fattiva collaborazione

tra genitori e personale sanitario, impegnati, nello sport come

nella vita, in un ‘gioco di squadra’ per il suo futuro”.■

25


cicloturismo•Giancarlo Brocci

La nuova edizione dell’Eroica già in calendario

per il 2 ottobre, preceduta dalla polemica

sollevata dagli organizzatori

•Giù le mani

dalle strade bianche!

26

Domenica 2 ottobre 2005, data de “L’Eroica” prossima.

La cicloturistica d’epoca che parte e arriva a Gaiole in Chianti,

attraversando gran parte del senese e sprofondandosi in

paesaggi che nessun sceneggiatore di gran pregio saprebbe

mai mettere assieme, tra Chianti e Crete, Val d’Arbia, d’Asso

e d’Orcia, ha “bucato” il mondo, è approdata su tutte le riviste,

di settore e non solo, e si prepara all’assalto di ciclisti da

ogni dove alla ricerca di sensazioni uniche.

Ma la battaglia per preservare le sue strade bianche non è

vinta, a prescindere da tante belle enunciazioni, proclami più

o meno elettorali, sorrisi ai molti giornalisti che accorrono a

magnificare un giacimento paesaggistico unico al mondo.

Si va preparando la segnaletica permanente del percorso,

si lavora al ‘Catasto strade bianche’ ma si continua a non capire

bene se l’intento dell’Amministrazione Provinciale sia

realmente quello di garantirne la tutela. Anche fra i nostri Comuni,

pur prevalendo l’intento preservatore, spesso si deve

dar conto a spinte di vario genere, col rischio che lo stillicidio

del pezzo per pezzo finisca per “leopardare” una serie di strade

per poi condurle alla naturale (e di manutenzione ben più

economica) deriva dell’asfalto.

Per questo stavolta, più che presentare una manifestazione

in sé che si preannuncia grandiosa (e ci rifaremo a breve),

vogliamo cogliere l’opportunità di questo spazio per rendere

pubblica la lettera con cui l’Associazione Parco Ciclistico del

Chianti si è rivolta alla Sovrintendenza senese ai Beni Ambientali

per chiedere adeguato supporto alla causa; sempre

più “eroica” anch’essa.

“La presente per segnalare un problema che questa Associazione

sta da tempo cercando di risolvere con notevole, volontaristico

impegno e con risultati alterni: la difesa delle ultime strade bianche

senesi dall’assalto dell’asfalto.

Che queste siano un bene paesaggistico ci parrebbe innegabile,

visto come quasi tutti i calendari che si vendono proprio in città ne

mostrino foto di straordinaria suggestione; che siano sotto tutela è

invece un’aspirazione ancora lontana dal trovare concretizzazione.

Enunciazioni di principio sulla qualità del nostro paesaggio e

sulle attenzioni di Enti Locali più bravi che altrove se ne fanno

molte, spesso veritiere, ma se non si riescono in tempi brevi a coordinare

sforzi, propositi e strumenti regolatori nel settore, il rischio è

che si vada avanti per stillicidio, un pezzo di asfalto per volta, cedendo

a questa o quella pressione più o meno forte o ben posta.

Il Comune più a rischio, in questi ultimi tempi, è senz’altro Castelnuovo

Berardenga, sempre più cintura suburbana, sempre più

sottoposto a dover affrontare richieste di “cittadini” che in campagna

trovano casa e chiedono, talora pretendono, servizi, infrastrutture

stile Petriccio – San Miniato.

Certo è che tutti abbiamo presenti problemi reali, quali la polvere

presso le abitazioni, la difficile ed onerosa manutenzione, ma

di sicuro un conto è dover intervenire sul valore condiviso strada

bianca (per brevi tratti mirati, con coperture chiare, ecocompatibili

ecc.) un altro è assistere alla protervia vincente (come è successo pochi

giorni fa a Borgo Scopeto, con la rapidità di un blitz) di qualche investitore

miliardario cortomirante che vuol garantire al cliente di

non impolverare il macchinone.

La nostra Associazione, a suo tempo, ha lanciato “L’Eroica”,

cicloturistica d’epoca che fa della strada bianca la materia prima

per riproporre scenari ed ambienti del ciclismo che fu.

Come si vede dagli allegati, il successo mondiale riscosso testimonia

di quanto questo magico scenario delle Terre di Siena abbia

colpito l’immaginario collettivo e di come proprio la strada bianca

ne sia diventata un elemento imprescindibile, da mettere sotto seria

tutela quanto prima.

Al proposito, non mancano pronunciamenti pubblici né buonissime

intenzioni: ne è prova anche l’altro allegato, il progetto per il

Catasto delle Strade Bianche, voluto dall’Amministrazione Provinciale

e da molti Comuni senesi, finanziato anche dalla Fondazione

MPS.

Ma se non si arriverà presto ad offrire ad alcuni Sindaci un efficace

“ombrello” per la pioggia di spintarelle, più o meno delicate

o VIP, il rischio è che uno dei quadri più belli che Uomo Ruralis e

Madre Natura abbiano mai disegnato, venga sfregiato da altre pennellate

di nero vergate a caso.

Per quanto ci è stato riferito, crediamo di trovare presso Codesto

Ufficio la giusta attenzione; noi, di certo, oltre a chiedere un incontro

il più a breve possibile, ci dichiariamo disponibili a fornire

ogni ulteriore elemento”. ■


tennis •Andrea Sbardellati

Definitiva consacrazione del Torneo

organizzato dal C.T. Match Ball

•Monteroni, capitale

del tennis toscano

28

Corinna Dentoni e

Verdiana Verardi

(a destra), prima e

seconda a Monteroni

A Monteroni il tennis di altissimo livello è ormai diventato un appuntamento

fisso nel cuore dell’estate senese. Nel ridente circolo tennis

Match Ball, il presidente Giancarlo Trapani può vantare un nutritissimo

stuolo di soci e collaboratori che hanno senz’altro impreziosito

il torneo internazionale femminile giunto alla sua quarta edizione.

Rende onore a tutto il circolo questo prestigioso torneo che è diventato,

con l’ampliamento e il miglioramento

della struttura, un motivo di

vanto per tutti coloro che hanno a

cuore lo sport della racchetta di casa

nostra. L’incoronazione della reginetta

dell’anno 2005, la quindicenne di Marina

di Carrara Corinna Dentoni, è stata

la degna conclusione di una gara che

per molti giorni ha tenuto con il fiato

sospeso tutti coloro che l’hanno potuta

seguire a Monteroni dal vivo, ma anche

via internet attraverso il puntuale collegamento

telematico con il campo

centrale e con la precisione e la puntualità

dei comunicati stampa curati da

Enrico Campana, già addetto stampa

della Federazione Italiana Tennis e

forte, in quel di Monteroni,

della preziosa

collaborazione di Olga

Fiorini.

Oltre al titolo di

“reginetta del tennis

senese” (e anche toscano),

la 15enne di

Marina di Carrara, più giovane vincitrice di un torneo

del circuito internazionale ITF, ha trovato al CT

Match Ball un gruppetto di giovani tifosi per i quali

è “La Squaletta” che ha dato vita anche a dei programmi

televisivi curati da Teleidea che ha trasmesso

il film della fortunata edizione, e le novità del futuro.

Ma l’incoronazione della Dentoni, per ora, è

stata soltanto simbolica, affidata alla sapiente matita

dell’artista Sergio Manni, che fin dalla prima edizione

del torneo tennistico internazionale femminile

del CT Match Ball offre alla vincitrice un singolarissimo

trofeo: una caricatura come quelle che disegnò

per gli azzurri nell’anno della finale di Coppa Davis

a Milano. Il successo dell’iniziativa potrebbe indurre gli organizzatori,

fin dal prossimo anno, ad offrire al pubblico una cerimonia in costume,

con tanto di coroncina cesellata sul capo della vincitrice. Per

ora una corona d’inchiostro a china marca bene le qualità di Corinna

Dentoni, che ha le carte in regola per scalare velocemente la classifica

mondiale. E proprio la vigilia del 16° anno, compiuto lo scorso

30 luglio, ha dato forza ai sogni della filiforme ragazza di Marina di

Carrara che arriva ai tornei col suo bassottino Nino Duval e viene

protetta da una famiglia tennistica molto unita, semplice, sportiva,

dove spicca un padre severo ma giusto che ha giocato e fatto l’alle-

natore di volley mettendo il pallone fra le mani a Maurizia Cacciatori,

una delle due glorie sportive, con Buffon, della cittadina apuana.

Corinna, che ha un fratello maggiore campione italiano e olimpionico

di judo, che da qualche giorno si trova in Iraq con la Folgore,

e una sorella che ha lasciato il volley per il pianoforte, pensa ai

grandi traguardi, senza superbia o l’aria sognante delle ragazzine.

Dopo il suo primo successo nel circuito internazionale ITF, grazie al

quale guadagna oltre a un assegno di 1580 euro anche i primi punti

per entrare nella classifica mondiale, ha affermato di voler entrare,

un giorno, fra le prime dieci.

Il suo modello è la campionessa russa Sharapova, rovescio “assassino”

a due mani anticipato o lungolinea, un bagaglio da grande giocatrice:

riflessi e mobilità e struttura mentale (in semifinale e finale ha

perso il 2° set, riprendendo con autorità in mano la gara nel 3° set).

Nata a Pietrasanta il 30 luglio 1989, è tesserata per il TC Prato, si allena

al Lido di Camaiore sotto la guida di Gianluca Rossi, un bravissimo

coach, ed è seguita da vicino dal CT dell’Attività Giovanile Azzurra

Giancarlo Palumbo che farà conto su questa vincente per eccellenza

(quest’anno ha firmato il torneo dell’Avvenire, giocato partite importanti

fra le quali a Wimbledon) alla fine della prossima settimana. La

vedremo infatti all’opera a Livorno nelle qualificazioni della Coppa

Helvetia, l’europeo femminile “under 16”, dove si radunerà anche il

neonato “Corinna Fans Club” che l’ha soprannominata “La Squaletta”

regalandole, dopo il successo, una maglietta nera con questa speciale

dedica in rima, per sottolineare le sue qualità, soprattutto la capacità

di mimetizzarsi e colpire all’improvviso : “Corinna è uno squalo

senza pinna…/affila i Dentoni e morde a bocconi…”.

Al CT Match Ball sono ovviamente felici per aver vissuto un’edizione

storica, dalle qualificazioni a 48 giocatrici grazie alla realizzazione

di un 3° campo, alla pennellata di tricolore senza precedenti (7

giocatrici italiane su 8 nei quarti, semifinali e finali e finale del doppio

tutte in “famiglia”) che ha fatto comprendere quanto questo

sport abbia soppiantato quello maschile. Un primato ben sottolineato

dal vice-presidente vicario Alfredo Bartolini per il quale “con 8

giocatrici fra le prime 100, il tennis italiano femminile è vincente nel

mondo”. Inoltre, a parte il primato di ben 2 finali “All Italy” , e le

prospettive future legate alla finale della 4.a edizione, anche per le

qualità di Verdiana Verardi,

17enne spezzina che a sua

volta ha raggiunto per la

prima volta una finale ITF

in una stagione dove ha ottenuto

importanti risultati

all’estero, importanti sono i

“ritorni” sulla scena dopo

infortuni o altri problemi di

alcune pecorelle smarrite,

come la livornese Tognetti,

la ligure Mortello, la romana

Ivone che hanno ripreso

quota. Attestazioni di stima

sono giunte anche dalla mitica

Lea Pericoli, bandiera

del tennis italiano, che ha

ringraziato per i soldi raccolti

a favore della Lega

contro i Tumori.

Il bilancio del presidente

del CT Giancarlo Trapani e le prospettive per il futuro, sono

sicuramente rosee e degne di ulteriori sviluppi (anche l’anno prossimo

l’appuntamento delle Crete sarà il clou toscano!). Giancarlo Palumbo

ha preferito regalare a Monteroni l’ultima wild card della stagione

dell’astro nascente del tennis femminile. Dopo il successo

della Virgili, un’altra wild card ha premiato infatti le scelte di Monteroni

che si è fatto la fama del torneo “funny”, delle innovazioni,

come l’offerta degli incontri in web cam sul sito Internet “www.matchballmonteroni.it”

grazie al Dipartimento di Scienza delle Comunicazioni

di Siena. ■


zapping

E stasera tutti a bere da Nanni

Vincenzo Coli

Sarà una Mens Sana più giovane, più

aggressiva, più incline a difendere, più

adatta a giocare di squadra, più affamata

di vittorie. Cinque volte il segno più, cinque

qualità che riporteranno i biancoverdi ad

essere competitivi per scudetto e Euroleague,

parola di Ferdinando Minucci. E di

quanto dice Minucci, visti i risultati straordinari

della sua gestione, non è lecito dubitare.

Anche se le proiezioni del gm si basano

su due soli dati oggettivi (l’anagrafe

e il palmarès per ora esiguo dei neoacquisti)

e tre buone intenzioni che il campo

dovrà confermare. Ci sarebbe per la verità

un segno meno, anche questo assolutamente

oggettivo: meno centimetri. Una

prerogativa che probabilmente farà della

nuova Mens Sana una piccola grande

squadra. Confermati Chiacig e Eze, pareggiati

i 206 cm del fuggitivo Kakiouzis

con l’identico metraggio del pariruolo

Boisa, via Galanda (210 cm) e Rentzias

(212), a rimpiazzare questi ultimi ci sarà il

solo Stonerook (201 compresa l’incredibile

matassa di capelli afro): sotto canestro,

in Europa almeno, sarà dura. Curiosa inversione

di marcia, per una squadra che,

dai tempi lontanissimi del primo doppio

pivot Bovone-Johnson, lassù dove osano

le aquile ha puntato storicamente sulle

guglie. Dando per sicura la buona qualità

delle new entry sul perimetro, è questo l’unico

dubbio che increspa la lunghissima

vigilia. A fugarlo ci penserà mago Charlie

di ritorno dagli Europei (ma come fa a non

‘staccare’ nemmeno un giorno?). Per il

prossimo mese e mezzo converrà seminare

la curiosità e coltivare la fiducia verso

chi torna o ri-torna sul parquet. E nutrire un

sentimento di riconoscenza nei confronti

di coloro che hanno restituito le chiavi dell’armadietto.

Il grande Vrbica Stefanov,

metronomo generoso dall’entrata immarcabile

e - non dimentichiamolo - innamorato

di Siena; Bootsy Thornton elegante,

tecnico e sempre redditizio, David Vanterpool

polivalente, potente e carismatico;

Jack Galanda triplista micidiale, utilissimo

il primo anno quanto impalpabile il secondo;

Michalis Kakiouzis guerriero adrenalinico

e asso della rimessa, che però non ce la

doveva fare la carognata di salutarci via internet,

illuderci mettendosi all’asta e poi svignarsela

definitivamente appena ottenuto

l’aumento dell’ingaggio. Sono gli uomini

che, insieme all’eterno Minda e a capitan

Ghiaccio, lungo l’asse Ataman-Recalcati,

hanno segnato il ciclo 2001-2005, dalla

Coppa Saporta alle due final four europee

fino al primo scudetto. I campioni che

hanno fatto di una società ricca di storia

ma dalla bacheca spoglia, una potenza

continentale. Grazie e buona fortuna, dovunque

andrete a dispensare scintille

della vostra classe. Beh, quando, e se, capiterà

di incrociare le canotte biancoverdi,

speriamo vi si scarichi la dinamo.

Non è piaciuta alla Gazzetta dello

Sport la campagna acquisti della Robur

(“Troppi giocatori nuovi, e presi a caso”).

Una severità che ci sembra eccessiva.

Certo, alcuni colpi sono stati di tutto rispetto,

e l’accordo con la Juventus dovrebbe

dare frutti interessanti, ma la qualità

tecnica c’è, e la salvezza potrebbe

venire prima dell’ultima giornata, considerando

che la promozione per via giudiziaria

di Treviso e Ascoli dovrebbe consegnare

al calendario due formazioni allestite in

pochi giorni e con un budget non irresistibile.

E poi c’è aria di casa, proprio nel

nome di un giocatore tra i più esotici: l’argentino

Nanni. A Siena chi non ha un

nonno, uno zio, un amico o un collega di

lavoro con questo nome? Da Nanni: non

sembra l’insegna dal sapore etilico di una

vecchia mescita metà Novecento?

29


30/

TROPPA GRAZIA... di Mario Ciani

Anche nello sport, come nella vita, quello che non

succede in un secolo può accadere in cinque anni. Ne

sanno qualcosa quei tifosi bianconeri e biancoverdi

che in quest’ultimo lustro non hanno fatto che collezionare

soddisfazioni su soddisfazioni in un crescendo

di ‘tutto e di più’ che ha trasformato questo inizio secolo

nel momento più alto mai raggiunto dallo sport

senese di squadra.

L’evento che ha interrotto il suo secolare e monotono

tran tran di tranquilla città di provincia, è datato

nientemeno che Duemila, passaggio epocale fra un

millennio e l’altro, quando il Siena di Antonio Sala

conquista a sorpresa quella serie B da sempre agognata

e mai raggiunta, solo sfiorata. È una svolta storica

per la Vecchia Robur, ormai consolidatasi da dieci

anni in C1, ma fino a quel momento incapace di qualsiasi

scatto d’orgoglio.

È il successo di un gruppo che giornata dopo giornata

prende coscienza delle proprie possibilità, senza

grandi stelle (figuriamoci, il capocannoniere Pagano

ne mette dentro appena 7 !), ma con grandi risorse caratteriali. Sul finire del campionato

rischia addirittura di farsi raggiungere dal Pisa, che poi scarica la propria rabbia buttandola

sulla diffamazione, ma il Siena è in B a dispetto di tutto e di tutti. Appena dodici

mesi dopo essere uscita miracolosamente illesa dal rischio C2.

Passano due anni, ed è la Mens Sana a salire agli onori della cronaca sportiva con la

conquista della sua prima Coppa europea, la Saporta, curiosamente all’ultima edizione.

Per festeggiare l’evento, a fine aprile, un pezzo di città si trasferisce in massa a Lione, sede

della finale con il Valencia, dove la squadra di Ergin Ataman scrive la più bella pagina della

sua storia. Erano i tempi di Gorenc e di Naumoski, di Topic e Tolbert, tutta gente che resterà

impressa per sempre nella memoria dei tifosi biancoverdi. Come sarà difficile scordare

quel simpatico ‘sciamare’ fra le strade del capoluogo del dipartimento del Rodano

trasformate in tante affollate Banchi di Sopra… L’mpresa della Montepaschi, espressione

pur sempre di una piccola città, cattura l’attenzione dell’intero mondo cestistico continentale,

che comincia a vedere nella squadra allestita da Minucci un fenomeno tutt’altro

che passeggero, come confermeranno le due successive partecipazioni alle Fina Four di

Euroleague.

Ma il bello deve ancora arrivare, perché un anno dopo il Siena di Papadopulo, a dir

poco a sorpresa ma senza rubare nulla (tanto da precedere addirittura la Sampdoria in

testa alla classifica finale), conquista la massima serie di calcio e va a festeggiare i suoi

primi cento anni di vita dove mai nessuno avrebbe scommesso, se non passando per

pazzo. Di per sé però non si può dire che fosse un appuntamento atteso, perché l’ipotesi

in realtà non era mai stata presa seriamente in considerazione. Neppure dal più inguaribile

ottimista dei tifosi. Il Siena in A è un evento che scuote l’intera città, anche quella

che non si era mai interessata direttamente di calcio. Per tanti giorni diventa l’argomento

del giorno, se ne parla per il Corso come al mercato, sui tram ed in fila alla Posta, ma

soprattutto ne parlano tutti. Qualcuno, per non rischiare di doversi difendere dall’accusa

di essere salito sul carro dei vincitori all’ultimo momento e dimostrare la sua ‘eterna’ passione

per la Robur, si inventa improbabili formazioni del passato e situazioni mai esistite.

È la solita storia che si ripete dai tempi della Mens Sana che giocava a Sant’Agata, con l’unica

differenza che nei confronti dei bianconeri c’è sempre stata per la verità un’attenzione

dialettica particolare, al di là della presenza fisica allo stadio. Resta il fatto che non

c’è persona che non avverta il significato di questo traguardo raggiunto dalla società di

Via Montanini in capo ad un compleanno che altri sodalizi vivono e vivranno con l’incubo

della sparizione. Insomma un bel copione recitato magnificamente da chi, appena

qualche anno prima, si era esibito solo sui palcoscenici di provincia.

Arriva il 2004, e qui l’impresa non è meno storica della precedente. Anzi. Per la prima

volta infatti una squadra senese conquista lo scudetto in una disciplina importante come


il basket, secondo sport

d’Italia dopo il calcio, non

uno qualsiasi dunque, con

tutto il rispetto per gli altri.

Ad appuntarsi l’ambito

triangolino sul petto è la

‘solita’ Montepaschi Mens

Sana guidata in campo da

Carlo Recalcati e dietro la

scrivania da Ferdinando

Minucci. Anche in questo

caso l’evento è di tali proporzioni

che qualcuno

stenta a crederci: com’è

possibile che la piccola

Siena, dal…basso dei suoi

cinquantamila abitanti,

riesca a dare scacco matto

ad una concorrenza che si

misura in milioni di abitanti?

È possibile, ed a parte

qualche irriducibile che c’è

sempre da una parte e dall’altra,

all’esultanza dei

tifosi biancoverdi partecipano tutti gli autentici sportivi senesi.

Come aderiscono in massa alla soddisfazione per la prima salvezza dei bianconeri in serie

A, virtualmente pesante come una seconda promozione. Il Siena nella massima serie costituisce

…un’anomalia per molti, per questo la sua conferma a fianco di alcune fra le più grandi

squadre europee di calcio, scomoda aggettivi in quantità industriale. E come tale viene

percepita a qualsiasi latitudine (cioè oltre i confini bianconeri), perché l’impresa dei ragazzi

di Papadopulo, soprattutto se abbinata alla conquista del tricolore da parte dei biancoverdi,

pone la città sotto la lente di ingrandimento dell’intero mondo dell’informazione sportiva,

e non solo sportiva. Anche se per il nostro gusto sempre troppo poco.

Infine il 2005. Per la seconda volta consecutiva e senza gli strascichi polemici che l’anno

prima avevano inquinato il dopo salvezza

della Robur, la squadra ora guidata da Gigi De

Canio (successore a sua volta di un altro Gigi,

Simoni), guadagna il diritto a giocare per il

terzo anno consecutivo nella serie A di calcio,

che tradotto in soldoni significa misurarsi nuovamente

con Juventus, Inter, Milan e compagnia

bella. Roba da non crederci. Tra l’altro per

i più pessimisti l’avventura dei bianconeri era

già finita da un pezzo, perché la mentalità è

sempre quella. In pochi riescono ad entrare nell’ordine

di idee che qui si sta parlando del più

difficile campionato del mondo, e pertanto un

po’ di tolleranza in più –che diamine!- non guasterebbe.

Gli scontenti dunque dilagano, quelli

che ‘io l’avevo detto’ si compiacciono per l’intuizione,

ma la cara Vecchia Robur non ci sta. Si

salva sì all’ultimo tuffo, ma questo non fa che

accrescere la soddisfazione di quanti non avevano

mai smesso di sperare, anche di fronte all’evidenza.

Tutto questo è successo negli ultimi cinque

anni a dispetto di chi non si è mai avvicinato ai

colori delle nostre due più importanti realtà

sportive (ci sono, ci sono…), oppure che deluso

o amareggiato da un passato fin troppo anonimo,

ha voltato loro le spalle. Di sicuro, comunque,

ci sarà sempre qualcuno che dirà: ‘A

Siena? Non succede mai niente. Che barba, che

noia, che barba…’ ■


atletica leggera •Andrea Bruschettini

Il velocista dell’Uliveto Uisp Siena

ad un passo dalla prima storica

impresa di un senese in azzurro

•La quasi medaglia

di Emanuele Magi...

32

Scuote la testa sconsolata, e non ti guarda in faccia. Non

sa darsi pace Elisa Palmieri, anche se gli Europei under 23

sono terminati da alcuni giorni, anche se ormai è tornata di

nuovo sulla pedana amica del Campo Scuola, lasciando ad Erfurt

il brutto ricordo di un miglior lancio a 57,07m, che le è

valso la decima posizione nel proprio gruppo di qualificazione,

e la ventesima assoluta.

“Non potete capire, questa occasione non torna più – continua

a ripetere la giovane dell’Uliveto Uisp Siena – con poco

più di 60m si poteva entrare in finale, ed ora non avrò un’altra

chance. Dal prossimo anno non sarò più nella categoria

promesse, e tra le assolute per ambire alla maglia azzurra ci vogliono

70m”.

Poco più là, la ascolta in silenzio Luca Calzeroni, che,

mentre Elisa rappresentava l’Italia agli europei under 23, a

Marrakesh lanciava il martello con i colori azzurri nei Campionati

mondiali giovanili (under 18).

Se per la portacolori dell’Uliveto Uisp Siena il momento

dell’autocritica coincide con l’impossibilità di spiegare una

controprestazione non motivata da apparenti ragioni tecniche

o emotive, il possente lanciatore, classe 1988, candidamente

ammette l’emozione che lo ha limitato in Marocco.

Con 57,70m (ben lontano dal personale di 62m) l’istriciaiolo

Luca Calzeroni è giunto tredicesimo nel proprio gruppo

di qualificazione e ventiquattresimo assoluto.

Se per Elisa in parte è condivisibile lo scoramento manifestato,

a cui sarebbe però da opporre una maggiore sicurezza

nei propri mezzi ed un approccio psicologico più rilassato ai

grandi eventi, per Luca non mancheranno occasioni di rifarsi,

già a partire dai prossimi impegni agonistici, quando dall’alto

delle graduatorie stagionali potrà andare a caccia del titolo italiano

allievi.

Capitolo in parte diverso quello invece relativo ad Emanuele

Magi. L’atleta allenato dalla professoressa Angela Fè

dopo i mondiali juniores dello scorso anno, è stato di nuovo

convocato in nazionale, quest’anno per i campionati europei

juniores che si sono svolti a fine luglio a Kaunas.

Ancora inserito nella staffetta 4x400m, il velocista della

Val di Chiana ha dato il proprio contributo ai compagni Licciardello,

Turchi e Quirico per entrare in una prestigiosa (e

storica per i colori senesi) finale continentale in 3’10”05.

Con non celate ambizioni, il quartetto azzurro si è presentato

alla finale alla ricerca di un possibile piazzamento sul

podio, che è sfumato proprio nell’ultimo metro. Emanuele,


che aveva ricevuto il testimone da Quirico in terza posizione,

lo ha lasciato poi a Licciardello in quarta. Quest’ultimo (grande

talento dell’atletica azzurra e primatista italiano di categoria)

si è prodigato in una fantastica rimonta, conclusa con un

po’ di fiato corto ed il ritorno dal quarto posto di un agguerrito

rivale polacco, che con le ultime energie in serbo lo ha superato

sulla linea d’arrivo. Il portacolori azzurro, nel disperato

tentativo di difendere la terza piazza è caduto, tagliando il

traguardo senza testimone, e costringendo la staffetta azzurra

alla squalifica, quando erano riusciti a correre pur sempre in

un ottimo 3’09”77.

Inutile provare ad immaginare l’enorme delusione di

Emanuele, ma anche di tutti noi sportivi senesi che in un batter

di ciglia abbiamo sognato e poi abbiamo perso la prima medaglia

internazionale dell’atletica senese.

Nonostante questa cronaca dei risultati dei tre atleti dell’Uliveto

Uisp Siena che nel corso dell’estate hanno vestito la

maglia azzurra sembri quasi lasciare un po’ di amaro in bocca

per l’esito delle loro prestazioni rispetto al potenziale, non bisogna

dimenticare che l’atletica senese si è affacciata nel grande

contesto internazionale solo negli ultimi due anni, e solo con

Emanuele Magi ha manifestato concrete possibilità di podio.

Non allineandoci alle varie voci critiche imperanti in questa

estate secondo cui l’atletica azzurra è valutabile positivamente

solo in funzione delle medaglie raccolte, vorremmo

sottolineare che i vari Calzeroni, Magi e Palmieri sono solo dei

volenterosi giovani che tutti i giorni s’impegnano in allenamento,

senza alcun ritorno di alcun genere, se non la soddisfazione

di vedere i propri sforzi premiati in gara con buone

performance. La convocazione in azzurro, oltre ad uno stimolo

maggiore ad incrementare il proprio impegno, rappresenta

in taluni casi un traguardo enorme, che anche la Siena sportiva

dovrebbe riconoscere e prendere opportunamente in considerazione.

Chiuso il capitolo “azzurro”, l’Uliveto Uisp Siena ha vissuto

un’ottima estate anche su altri fronti. Intanto la giovanissima

Alice D’Auria, ancora cadetta, è riuscita a portarsi nel

salto in alto a 1,58m e ha vinto il titolo toscano di categoria di

pentathlon, mentre sulla sua scia Elisa Pieri, Andrea Coghe e

Michele Raspanti nella velocità, e Lorenzo Morellini tra i ragazzi

hanno mostrato ancora una buona base qualitativa e

grandi margini di miglioramento.

Maurizio Cito, che nel 2005 è stato il quarto azzurro in casa

Uliveto, ha impressionato per l’ottima gara agli Italiani juniores

di Grosseto dove sui 5000m con 15’02”57 è terminato

quarto siglando dopo 33 anni il nuovo primato provinciale di

categoria. Non contento, a distanza di circa 20 giorni, e nonostante

una condizione in calo, ha tentato sulla pista del campo

scuola “Renzo Corsi” l’assalto al minimo per gli europei juniores

sui 10000m.

Accompagnato dall’allenatore Abdellah Abdelhak e dal

compagno di squadra Philippe Niragira, è rimasto in linea con

il tempo richiesto fino a metà gara, per poi spegnersi lentamente,

fino a concludere in un pur sempre ottimo 32’28”, nuovo record

provinciale juniores, migliorato di oltre un minuto.

Sempre a Grosseto, sono giunte le medaglie d’argento di

Elisa Palmieri nel martello promesse (55,76m), e il bronzo di

Emanuele Magi nei 200m (22”56).

Nella gara in cui difendeva il titolo italiano dello scorso

anno, i 400m, Emanuele ha compiuto un capolavoro, perchè

pur giungendo quarto (il vincitore Licciardello si è imposto a

ritmo di record italiano: 46”47) ha cancellato dopo 12 anni il

vecchio record provinciale assoluto della distanza (48”87 di

Cristian Melis nel 1993) scendendo a 48”59. Con questo risultato

Magi ha inoltre riportato finalmente un record provinciale

maschile ad un atleta senese, dopo che agli inizi degli

anni 90 la semi professionistica Libertas aveva cancellato tutti

i record con l’ingaggio di ottimi atleti in tutta Italia.

A conclusione della panoramica sull’attività estiva dell’Uliveto

Uisp Siena, bisogna ricordare che nell’ultimo numero

di Mesesport ci eravamo lasciati con la concreta possibilità di

vedere la formazione maschile assoluta qualificata alla finale

nazionale serie B.

L’ipotesi si è effettivamente concretizzata, e per l’ennesima

volta nell’ultimo lustro il club senese ha potuto prendere

parte a questo evento in programma a Fabriano.

Di fronte a dodici squadre di Toscana, Marche, Umbria ed

Emilia Romagna, i portacolori senesi sono giunti decimi, migliorando

l’undicesimo posto con il quale avevano avuto accesso

alla finale. ■

Sopra: Una fase della

preparazione al Campo

scuola ‘Renzo Corsi’.

Pagina precedente:

Magi (sulla sinistra) mentre

riceve il testimone nella

gara di Kaunas (foto

Omega/Fidal).

33


35/ anniversari

LORENZO, CAMPIONE DI GRAZIA E DI CIVILTÀ

di Paolo Maccherini

A vent’anni dalla scomparsa di Lorenzo Ghiselli, avvenuta il 28 luglio

1985, riproponiamo integralmente il ricordo che ne fece Paolo

Maccherini in occasione del conferimento al centauro senese della Medaglia

d’Oro alla memoria, nell’ambito della consegna dei Premi

Mangia di quell’anno.

Cari amici, siamo qui, alla vigilia del Palio dell’Assunta, a ricordare

Lorenzo Ghiselli; giorno della memoria e degli affetti, ma non giorno

dell’addio. Nel tempo in cui si ritrovano i figli migliori della città,

nel momento della riconoscenza civica, il tema della vita pesa più

della morte; il conto delle cose fatte acquista un eccezionale rilievo di

fronte anche al carico inesprimibile di dolore che la scomparsa di Lorenzo

ha comportato per la moglie Patrizia, i genitori, il fratello, la

contrada e gli amici che lo hanno seguito in questi ultimi anni.

È il dolore anche di un’intera comunità cittadina che in Ghiselli

aveva da tempo trovato una dimensione, individuale e collettiva, in cui

specchiarsi e riconoscersi: la dimensione del coraggio dell’operosità,

della tensione a migliorare, della fantasia a supporto della razionalità.

Eppure non è il giorno di un addio disperato e vuoto, perché Lorenzo

Ghiselli, campione italiano di motociclismo, era prima uomo a

tutta prova, campione di grazia e di civiltà, senese profondamente radicato

alle sue origini popolari e insieme raffinate, egli non rappresenta

l’effimero di uno sport difficile e crudele che vuole le sue giovani

vittime, bensì il determinato impegno, la costante tendenza a

trovare opportunità sempre migliori e nuove, la convinzione di vivere

per un ideale di perfezione da realizzare ogni giorno.

La perfezione è la chiave per capire la personalità e la psicologia di

Lorenzo: ovvero chiedere sempre qualcosa di nuovo a se stesso. Questa

vocazione l’aveva respirata in famiglia: la straordinaria

capacità del padre Sergio di essere artigiano

capace, umanista, integrato nel tessuto contradaiolo

e cittadino, dove la bottega era mezzo di legami

solidali e continui; dove la professione, onorata tutto

il giorno, si sposava perfettamente all’amore per la

musica, praticata con piena adesione di spirito e intenti;

il fratello estroverso ed eclettico spirito della

nostra generazione collegato sempre alla qualità tradizionale

della vita senese; la premurosa attenzione

della mamma e il ricordo ancora presente degli zii.

Questi erano e sono i Ghiselli: una famiglia del

Bruco, quasi un reperto della nostra comune origine

senese, la somma dei nostri pregi e forse difetti:

la contrada, il lavoro, la famiglia e la città; una

vita da costruire idealmente sul tema della perfezione

in cui innestare certi parametri obbligati: l’onestà,

il rigore, l’esclusività diciamo gelosa dei propri

affetti, la solidale accettazione e comprensione

degli altri, infine una gagliarda e virile capacità di affermazione. Nel

piccolo universo tipico della città dentro le mura, Lorenzo Ghiselli costruì

se stesso; non scelse il violoncello del babbo per provare l’estro

di famiglia; fu zio Antonio ad insegnargli come si fa un motorino e lui

scelse la via della perfezione partendo dal Bruco e dall’officina del

Giannettoni per arrivare ai circuiti di tutto il mondo; prima i tortuosi

percorsi in salita, poi Monza, Imola, Imatra in Finlandia, la Spagna,

l’Austria, la Francia, Silverstone in Inghilterra; quanta strada fatta da

un ragazzo del Bruco accompagnato dal fratello Giuliano e poi dalla

moglie Patrizia che si rivelerà collaboratrice perfetta e indispensabile.

Sul tema degli affetti e della solidarietà Ghiselli ha realizzato se medesimo,

sfidando con la semplicità dei suoi modi e la ferrea determi-

nazione del suo carattere i grandi interessi dello sport motoristico

fatto di team computer elettronica e investimenti di miliardi. E spesso

Lorenzo, pilota perfetto, collaudatore impareggiabile, tecnico e artigiano

senese spinto alla perfezione col suo mezzo riusciva a battere

tutti facendo anche arrabbiare di brutto le case ufficiali incapaci di capire

perché quel ragazzino dai modi gentili, dallo sguardo intelligente

e cordiale fosse spesso davanti: alla 200 miglia di Imola, al gran premio

di Finlandia, al campionato italiano dell’anno scorso. Correva con

i colori della Contrada, la sua moto in gergo era chiamata la ‘gialla’,

quasi espressione simbolo, segno di quel fondo oro che testimonia

nei secoli e nel divenire eterno del tempo e della stagione di una città,

l’arte, ovvero la perfezione dei grandi artigiani primitivi senesi.

Fu campione in gara e anche nella vita; se ebbe, dicevano alcuni,

un caratteraccio era perché aveva un grande carattere; chiuso e un po’

schivo; cosciente dell’inutilità di riconoscimenti esterni; teso a gratificazioni

personali e intime frutto del lavoro di mesi, dell’attesa della vigilia,

delle corse, dell’appassionata ricerca di laboratorio con i suoi amici

meccanici; portato alla passione intensa di vivere il fatto sportivo e agonistico

senza chiedere poi un tornaconto.

Cavaliere di ventura o eroe romantico come da definizione di un

vecchio amico maestro di giornalismo. Un campione vero e, come

tale, eroe; non uomo duro e impenetrabile, inaccessibile e invincibile.

L’eroe è ingenuo, l’eroe è indifeso; vive solo con la testimonianza

della propria vita, come sempre vince e paga di persona.

Ora è lecito ed inquietante chiedersi se per uno sport, anche se

praticato con la testa e il cuore, sia lecito morire; lasciamo una risposta

che non ci sarà mai per sottolineare invece come il sacrificio sul

campo di uomini come Ghiselli abbia in sé contenuto di indubitabile

valore etico; la sua vita intensa ne esalta la brevità;

la scelta del coraggio riscatta la vita del quotidiano

che spesso ci difende; la concezione di vivere per

un ideale che aveva il profumo di vittoria e soltanto

quello, nobilita un mondo oppresso dal potere,

impoverito dal denaro.

Questi ragazzi che ci lasciano così presto sono

quelli che indicano con la loro esaltante esperienza

e con la loro sofferenza, la strada da percorrere

con nobiltà e sacrificio.

Ringraziamo Lorenzo Ghiselli per quanto ha

fatto per noi; rimane ora il commiato che si deve a

un amico, perché l’amicizia, e solo quella, giustifica

la mia presenza in questa sede. Era molto contento,

quest’anno; difendeva il titolo italiano,

aveva un programma tranquillo, con qualche

amico sponsor, meditava a 32 anni un ritiro da

campione. Non ne ha avuto il tempo; ci ha dato

l’ultima immagine di sé in tre mesi e mezzo di infermità

sopportata con dignità e grandezza secondo il suo modello,

sofferenza condivisa quotidianamente dalla moglie, i familiari.

Era anche contento per il rapporto con la banca, il Monte dei Paschi,

dove lavorava e dove aveva trovato amici e colleghi e un presidente

sportivo con il quale aveva scambiato impressioni sullo sport

difficile e affascinante che aveva scelto, in maniera semplice e spiccia,

senza orpelli di carattere formale.

Il commiato che gli dobbiamo è un saluto tra amici senza cedimenti

o lacrime retoriche, a Lorenzo non si deve la compassione bensì

una grande ammirazione e un costante ringraziamento; per questo

basta un applauso che sia come l’ennesimo riconoscimento al vincitore.


senesi in trasferta

Rabizzi, il cuore oltre ‘l’ostacolo’

Francesco Vannoni

Vivere lo sport significa sostenere una

causa universale di valori unificanti che,

oggi come non mai, sappiano abbattere

barriere sociali, culturali e linguistiche in

nome di quegli ideali che stanno alla base

della crescita civile. Questo grande patrimonio

di insegnamenti ed esperienze è,

per quanti ne seguono il divenire con passione

e competenza, una palestra di vita

capace di educare alla sana competizione,

all’etica comportamentale e all’integrità

morale. Parole alte per una testimonianza

sportiva autentica, vissuta con

quello spirito di servizio nel quale entusiasmo

e abnegazione fanno emergere persone

di una non comune levatura morale

e instancabile volontà operativa. Gli uomini

di sport, insomma, di quelli che sanno

adoperarsi con una spinta e un coinvolgimento

che diventa vocazione.

Ernesto Rabizzi, senese, rieletto per il

secondo mandato presidente del Coni regionale

Toscano e per un trentennio rimasto

all’interno del Comitato Provinciale di

Siena, prima come dirigente e poi, dal

1986 al 2001 alla presidenza, è un “uomo

di sport” che ha saputo farsi apprezzare

anche oltre il contesto cittadino, tanto da

essere chiamato al delicato, ma gratificante

impegno di guidare lo sport regionale.

Un curriculum assolutamente prestigioso

per il quale Ernesto Rabizzi ha ricevuto,

dalle mani del presidente nazionale Gianni

Petrucci, la Stella d’Oro al Merito Sportivo,

il massimo riconoscimento conferito dal

Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

Dopo sei lustri nella città della Balzana,

eccolo all’opera in trasferta, sulle sponde

dell’Arno, ma vicinissimo alle vicende “nostrane”

che può osservare nel complesso

come un movimento in continua evoluzione

sia per quanto riguarda la partecipazione

popolare che i traguardi raggiunti.

“È per me un motivo di soddisfazione e

di orgoglio poter vivere i successi che

hanno portato lo sport senese al vertice

delle due maggiori discipline nazionali,

anche in relazione ad una crescita d’insieme

che ha investito tutto il movimento, sia

cittadino che provinciale, con riscontri eccellenti

tenuto conto delle dimensioni demografiche”.

L’elevata diffusione della pratica sportiva

è un dato evidente in tutto il territorio nazionale,

ma specialmente in Toscana dove

esiste una concentrazione di impiantistica

superiore alla media delle altre regioni.

La Toscana vanta, ad oggi, una “popo-

lazione sportiva” pari al 67,7% dei suoi

abitanti, dispone di circa 8000 impianti e

può contare su oltre 9400 società.

“Anche in funzione di tali risultanze –

precisa Rabizzi – è nostro intendimento

lavorare per consentire ai cittadini le più

ampie possibilità di esercitare il proprio diritto

allo sport come forma per una migliore

qualità della vita.

Per il raggiungimento di questo obiettivo,

ambizioso ma al quale è doveroso indirizzare

tutte le energie e le risorse possibili

– sono fondamentali l’appoggio e la

collaborazione innanzitutto della scuola,

perché possa creare nuovi modelli didattici

nuovi ambiti educativi nei quali anche lo

sport possa riconoscersi come prezioso

veicolo di integrazione sociale e culturale,

e degli enti locali che rappresentano una

garanzia di continuità per il potenziamento

e la promozione della pratica sportiva”.

Una diffusione capillare per cui non si

può prescindere da una piena convergenza

d’intenti a livello periferico che, tanto i

comitati provinciali del Coni quanto le locali

amministrazioni ( attraverso la definizione

dei rispettivi Piani Provinciali per lo

Sport per tracciare le linee guida delle attività

programmate sul territorio di riferimento),

hanno costantemente perseguito

e rafforzato.

“Lo sport, come fenomeno di massa,

ha bisogno del sostegno collettivo di idee

da confrontare, proposte da valutare e opportunità

da cogliere. La novità, in questo

senso, è rappresentata dal nuovo ruolo

degli Enti di Promozione, che – secondo

Rabizzi – entrano finalmente a far parte

36

degli organismi gestionali dello sport sul

territorio come nuova linfa per riaffermare

l’unitarietà del movimento sportivo.”

La Regione Toscana, prima in Italia a

dotarsi di una legge specifica sullo Sport,

nonché di una scuola che ha attivato

anche quest’anno ben 85 corsi gratuiti per

tecnici e dirigenti per qualificarne il ruolo

organizzativo e migliorarne le capacità di

adattamento alle mutevoli esigenze,

dovrà in futuro cercare di valutarne le iniziative

più opportune per allargare, integrare

e rinnovare l’offerta di sport ad una

domanda crescente e diversificata.

Siena è , in questo senso, un esempio

lampante di integrazione e complementarietà

fra il vasto universo dilettantistico e le

maggiori realtà sportive: il radicamento sul

territorio dei singoli sodalizi non solo valorizza

gli stimoli e i contenuti di un’opera

educativa, ma favorisce quel coordinamento

tra le piccole società e la grande squadra,

due dimensioni erroneamente distinte

eppure così reciprocamente vicine.

“L’impegno è quello di attuare iniziative

valide perché i vari progetti di sviluppo

posseggano le necessarie referenze qualitative

e sappiano concorrere alla valorizzazione

della realtà territoriale che vanno

a servire”.

Servizio, passione, competenza ed

equilibrio. Amare lo sport vuol dire prima

praticarlo e poi guidarlo tenendo ben presenti

questi quattro capisaldi, basi solide di

uno spessore morale che Ernesto Rabizzi

incarna pienamente. Un uomo di sport con

il contributo del quale questo mondo può

guardare lontano e crescere nel solco di

una felice tradizione: quella di tanti concittadini

che, chiamati a ricoprire incarichi di rilievo,

hanno saputo onorare Siena portando

“in trasferta” anche un pizzico di quei

tratti che, campanilismo a parte, in molti riconoscono

come garanzia di qualità. ■

Rabizzi ieri (a sinistra), azzurro nel ‘62

nell’incontro Italia-Spagna a Barcellona e

...oggi, dirigente Coni.


Sono state ben 27 le volte che lo speaker del Campionato Nazionale

Libertas di atletica leggera, ha chiamato gli atleti della

Libertas Valdelsa per la cerimonia delle premiazioni. Tante sono

state infatti le medaglie conquistate a La Spezia dalla selezione

colligiana, dove alla 52^ edizione della manifestazione si era presentata

con un gruppo capace di fare la sua figura, come poi ha

fatto, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo.

Nella due giorni di gare che hanno caratterizzato i Campionati,

svoltisi nell’accogliente impianto della Marina Militare, gli atleti

colligiani sono saliti otto volte sul gradino più alto del podio, altrettante

hanno sfiorato il titolo italiano conquistando il secondo

posto, in altre sedici si sono dovuti accontentare del bronzo. In

virtù di questi risultati, la società di Colle Val d’Elsa si è imposta

nella classifica Amatori Master maschili e femminili, è arrivata seconda

nella classifica assoluta e sesta in quella giovanile.

Tre autentiche perle, accompagnate dal secondo posto fatto

registrare nella classifica combinata che teneva conto della

somma delle tre graduatorie, alle spalle della forte compagine

della Libertas Tonon di Vittorio Veneto che, da diverse edizioni

ormai, conquista il primo posto sia agli Italiani su pista che in

quelli di campestre. Tenendo conto solo delle medaglie, la Libertas

Atletica Valdelsa sarebbe risultata, invece, al primo posto.

Ma veniamo ai medagliati. Campioni Italiani 2005: Veronica

Rossi, 2 km di marcia ragazze; Chiara Giachi, 400 hs JPS (Juniores,

Promesse, Senior); Serena Tronnolone, giavellotto JPS;

Chiara Marzi, salto in lungo JPS; Simon Lorenzini, salto in lungo

e 400 hs JPS; GianClaudio Petreni, lancio del martello JPS; Alberto

Alberti, mt 800 master over 60.

Medaglie d’argento: Giulia Alberti, triathlon esordienti (60

hs, lungo e vortex); Clizia Miglianti, lancio del martello JPS; Daniela

Marchetti mt 800 JSP; staffetta 4x400 JPS (Chiara Giachi,

Daniela Marchetti, Nawar Latallati e Chiara Marzi); staffetta

4x100 ragazzi (Alessandro D’Amico, Mattia Semboli, Alessandro

Giovanniello e Francesco Fabiani); Mattia Semboli, salto in

alto ragazzi; Luca Semboli, mt 5000 master 40/50; Alberto Alberti,

mt 5000 master over 60.

Medaglie di bronzo: Marta Massini, peso ragazze; Daniela

Marchetti, mt 200 JPS; Serena Tronnolone, salto in lungo JPS;

Silvio Lorini, 2 km. di marcia ragazzi; Mattia Semboli, mt 60 hs

ragazzi; Francesco Fabiani, peso ragazzi; Marco Melani, asta

JPS; GianClaudio Petreni, disco JPS; Angelo Cardone, mt 800

master 40/50 ; Massimiliano Alberti, giavellotto JPS; staffetta

4x400 JPS (Marco Melani, Edoardo Calovi, Vieri Tereni e Simon

Lorenzini).

Non sono invece riusciti ad entrare nei primi tre, ma hanno portato

comunque punti importanti per le varie classifiche di società:

Sara Latallati e Roberto Floris, triathlon esordienti; Isabel Floris,

mt 1000 cadette; Federica Pini, mt 200 e salto in lungo allieve; Stefano

Siciliano, mt 60 hs e salto in alto ragazzi; Jacopo Cardone, Papisse

Fall e Riccardo Pecciarini, mt 1000 e peso cadetti.

Dunque una bella affermazione di gruppo per l’Atletica Valdelsa,

che conferma la bontà di una scuola in grado di reggere il

confronto, a livello nazionale Libertas, con le migliori d’Italia. ■

•appuntamenti

Brillanti risultati ottenuti dai colligiani ai Campionati italiani Libertas

•L’Atletica Valdelsa si accontenta del 2° posto

Serena tronnolone

sul podio del Giavelloto

assoluto (in alto)

e foto di gruppo

37


Per una stella assoluta, Bodiroga, che

torna a calcare i parquet italiani, sono almeno

dieci i protagonisti degli ultimi campionati

(Basile, Marconato, Smodis, Douglas,

Edney, Penberthy, Pozzecco ed i “nostri”

Vanterpool, Thorton, Kakiouzis, Stefanov),

che lasciano il nostro basket. E questo è

senza dubbio l’aspetto che colpisce maggiormente

di questa estate che ha ridisegnato,

ad organici peraltro non ancora ultimati,

in maniera considerevole, il volto di molte

squadre e forse in maniera imprevedibile gli

equilibri dello stesso campionato.

È il segno di un equilibrio economico

che in Europa mette davanti a tutti lo strapotere

delle società russe e di molte squadre

spagnole, un mercato diventato punto di riferimento

per Siena negli ultimi anni e che,

nella sua attuale evoluzione, ha visto la società

biancoverde e più in generale i club italiani

muoversi, ad esclusione di pochissime

eccezioni (Milano e Roma in primis), in seconda

fila.

Un mercato molto diverso rispetto al

passato, che ha preso le mosse, prima di

tutto, dagli avvicendamenti che hanno caratterizzato

alcune delle panchine più blasonate

d’ Europa: Messina alla guida del

CSKA Mosca, Ivanovic (più Savic dietro la

scrivania) a guidare Barcellona, non a caso

due tra le squadre maggiormente deluse dall’andamento

dell’ultima stagione e che

hanno letteralmente mobilizzato il mercato,

“saccheggiando” in particolar modo il campionato

italiano.

Un basket, quello azzurro, che in ottica

Eurolega esce ridimensionato, ma per capire

effettivamente quanta competitività abbiano

perso le nostre squadre sarà necessario

affidarsi realmente ai risultati acquisiti

sul campo, perché, pur nella constatazione

di una perdita reale in termini numerici di

protagonisti, rimane comunque la sensazione

che i club italiani abbiano comunque

fatto scelte di mercato molto mirate e che

potrebbero portare a risultati meno deludenti

di quanto le considerazioni attuali lasciano

presagire.

Certo è che il discorso Euroleague avrà

in questa stagione 2005/06 una valenza soprattutto

interna, cioè nazionale, perché finita

l’era delle “concessioni statutarie”,

quelle, tanto per intendersi, di cui hanno goduto

finora le due squadre bolognesi e Treviso,

inizia, da questa stagione, la nuova era

dell’acquisizione a partecipare in funzione

ai risultati delle ultime due stagioni.

Un diritto che si materializza sommando

i punti relativi ai piazzamenti conseguiti

nelle ultime due stagioni in Coppa Italia,

stagione regolare e playoff e che permetterà

alle prime due di questa speciale classifica

di acquisire il diritto di partecipazione al-

RADICALE RINNOVAMENTO DELLA FORMAZIONE

BIANCOVERDE, TESA A MANTENERE LE POSIZIONI ACQUISITE

La Montepaschi

gioca a nascondino

l’Eurolega per tre anni consecutivi senza

l’obbligo della qualificazione, come invece

è accaduto alla Mens Sana in questi anni.

Certo rimangono ancora due posti liberi

da giocarsi in funzione dei risultati della

stagione, come accade anche oggi, ma la

concessione triennale è un boccone che fa

gola a tutti per ovvi motivi e quindi è sin

troppo scontato come il massimo delle attenzione

da parte delle varie società si concentrerà

soprattutto in ambito campionato.

Si parte a questo proposito con Bologna

logicamente prima (36 punti), con Treviso

(29) e Siena (28) a ruota e Milano (15) che

è attualmente più staccata, ma non per questo

fuori dai giochi, anzi l’Armani Jeans

punta fortissimo sulla prossima stagione per

confermare il suo posto in Europa dopo tanti

anni di mediocrità.

Rimane un po’ più spiazzata in questa

ottica Roma, ma la corsa degli uomini di

Pesic prevedibilmente sarà di quelle da primato

e per questo se a livello europeo, forse,

non vivremo come italiani una stagione brillantissima,

sicuramente in ambito nazionale

ci sono tutte le condizioni per assistere ad

una lotta che avrà ancora più implicazioni

ed interesse.

Persi tanti protagonisti, il campionato italiano

rimescola fortemente le sue carte: in

ambito nazionale a fare la voce grossa sono

soprattutto le metropoli Milano e Roma; Treviso,

Bologna Fortitudo e Siena hanno scelto,

per motivi fortemente diversi, di rifondare

i propri organici, mentre si riaffaccia sul

massimo palcoscenico l’altra bolognese, la

Virtus, che torna ai livelli che gli competono,

mentre è scomparsa Pesaro, tra l’incredulità

di chi ha sempre creduto che fosse soprattutto

la passione di una città, il miglior antidoto

di fronte a qualsiasi pericolo di crisi.

Proprio la parabola incredibile di Pesaro

ci impone di riproporre una riflessione, ormai

datata nel tempo, ma ancora più che mai attuale

e soprattutto concreta, proprio alla luce

di quanto accaduto nella città marchigiana:

sapere che il basket senese è patrimonio

ormai acquisito dell’intera collettività e che

ciò si traduce in un coinvolgimento diretto

delle maggiori istituzioni cittadine, ci porta a

dire che ancora una volta Siena è stata capa-

ce di precorrere i tempi e di risolvere questioni

che, in un luogo al di sopra di ogni sospetto

quanto a passione per il basket come

Pesaro, hanno generato un risultato tanto inaspettato

quanto emblematico, in termini di

assoluto disprezzo della passione di un’intera

città e di una lunga tradizione.

Teniamoci quindi stretto il “progetto

Siena”, che riesce ad assorbire con la solita

grande partecipazione sia l’entusiasmo

delle vittorie, che la delusione delle sconfitte,

tenendo fissa la barra su un controllo costante

della gestione in modo da preservare

tradizione e passione come merita il blasone

conquistato negli anni.

E la regola di non spendere mai un centesimo

più del dovuto è il tramite essenziale

per dare continuità al progetto, consapevoli

che l’apporto della banca Monte dei Paschi è

una dote importante, ma sicuramente non più

di primissima fascia, perlomeno in Europa,

ed allora a contare è soprattutto l’abilità di

muoversi in un mercato sempre più difficile

in termini di concorrenza interna ed europea.

Individuare strategie, giocatori e quindi

muoversi in anticipo sugli altri, è la ricetta

usata da sempre da Ferdinando Minucci ed

anche in questa tornata di mercato il plenipotenziario

senese ha operato bruciando più

di una società sul tempo.

Ne è venuta fuori una campagna di

rafforzamento per certi versi già annunciata,

per lo meno per quello che riguarda qualche

MAURO BINDI

ba s ke t 39


I nuovi

Vladimer Boisa

(pagina precedente)

e Rimantas Kaukenas

(sotto).

40 ba s ke t

uomo, come ad esempio l’acquisizione del

georgiano neo-sloveno Vladimer Boisa, uno

di quei colpi passati quasi in silenzio, ma che

hanno un valore aggiunto notevolissimo vista

la giovane età del giocatore, le sue caratteristiche

tecniche e non ultimo l’esperienza coltivata

già da diversi anni ai massimi livelli.

L’arrivo di Boisa è proprio l’emblema di

come ci si deve muovere per arginare la lievitazione

dei prezzi determinata dalla concorrenza,

infatti la trattativa con l’ex giocatore

di Lubiana è stata siglata formalmente

nel corso della stagione a prezzi senza dubbio

molto più bassi rispetto a quanto sarebbe

potuto accadere a fine stagione, quando

soggetti futuribili come Boisa diventano

prede pressoché impossibili da afferrare.

Ma Boisa non è l’unico rinforzo puntato

e centrato dalla Montepaschi. L’idea di

rifondare pressoché totalmente il gruppo

vittorioso lo scorso campionato, è maturata

nel corso della stagione, causando la progressiva

perdita di stimoli di molti di quei

protagonisti, unita alla scarsa volontà di

sentirsi partecipi di un progetto intrigante,

ma indubbiamente difficile come quello che

prevedeva l’innesto di Myers.

Un processo, quello di rifondare la squadra,

che è tanto logico oggi, quanto non lo

sarebbe stato un anno fa. E sinceramente

l’esperienza vissuta in questo momento post

scudetto da Bologna, non induce a pensare

che sarebbe stato meglio operare allora quei

cambiamenti che la situazione di fine campionato

ha reso oggi necessari.

L’unica vera certezza che emerge,

rafforzata dalle vicende che hanno interessato

la Fortitudo Bologna, è che non puoi

trattenere un giocatore che non vuole più restare.

È capitato quest’anno con i vari Basile

e Smodis, ma è successo anche alla Mens

Sana con Andersen lo scorso anno. E questa

è la constatazione più evidente: che non esistono

più giocatori che vivono la sintonia

con il proprio club in maniera assoluta.

Di bandiere, intese come uomini simbolo

di una squadra, ormai non ce ne sono più,

oggi contano soprattutto le motivazioni ed è

in queste pieghe che si devono trovare gli

stimoli giusti.

In tal senso la strada intrapresa in viale

Sclavo in questa estate, ricalca moltissimo

quanto fatto due stagioni or sono: prendere

giocatori di rendimento da un lato e allo

stesso tempo valorizzare quanto di meglio

può venire dal campionato italiano e non

solo, alla ricerca di quei giocatori sullo stile

di Vanterpool che hanno rappresentato quel

quid in più necessario a valorizzare un buon

mix atletico e di talento.

Non a caso tra gli uomini di sicuro rendimento

sono arrivati giocatori come

Kaukenas e Stonerook (quest’ultimo da italiano,

cosa tutt’altro che trascurabile), che

nei loro trascorsi canturini hanno dato sostanza

al gioco brianzolo in ogni parte del

campo; come Boisa, giocatore da quasi 16

punti e 6 rimbalzi di media in Eurolega. Ma

sono arrivati anche giocatori come

Woodward, autore di una stagione eccellente

e soprattutto di playoff da favola con la

maglia di Roseto, che può essere, con le debite

differenze tecniche, il nuovo Vanterpool;

o lo stesso Pecile, autore di due stagioni

ottime in Spagna, che ritorna in Italia

per riprendersi un ruolo di sicuro protagonista,

già suo, peraltro, ad inizio carriera. Carriera

già ricca di buone affermazioni personali,

nonostante i soli 25 anni, insieme a

qualche delusione.

Circostanze che oggi potrebbero averlo

reso ancor più forte rispetto alle aspettative

iniziali, che già lo avevano proposto all’attenzione

con la maglia azzurra ai campionati

Europei in Turchia nel 2001.

Quella del progressivo abbattimento

dell’età media della squadra è comunque

una caratteristica essenziale del nuovo gruppo

a disposizione di Recalcati, con Chiacig

e Zukauskas a fare da chiocce.

Il resto del gruppo è tutto sotto i trenta

anni, quindi un organico molto futuribile, con

giocatori in piena evoluzione che possono

rappresentare delle vere e proprie sorprese.

È un po’ il caso, ad esempio, del nuovo

play Hamilton, neo vincitore del campionato

spagnolo con la canotta del Real Madrid,

con la quale ha disputato l’epilogo della stagione

iberica. Un giocatore di cui si parla

molto bene per la consistenza difensiva e

per l’abilità nel fornire assist, ma le sue cifre

offrono anche la dimensione di una crescita

costante anche in chiave offensiva, potenzialmente

il suo limite più evidente e che potrebbe

essere meno marcato di quanto le sue

statistiche possano far pensare.

Nel suo complesso la Montepaschi sembra

squadra molto ben bilanciata; dietro Hamilton,

Pecile e lo stesso Woodward garantiscono

spinta e capacità di gestione della

palla ad ottimi livelli. L’ex rosetano, in coppia

con Kaukenas, offre pericolosità sia sul

perimetro che in avvicinamento al canestro,

Boisa e Stonerook possono tranquillamente

fare il Galanda della situazione (e sicuramente

anche di più, specie considerando

l’ultima annata del neo-milanese) giocando

tranquillamente sia spalle a canestro che

fronte, fondendosi con Eze e Chiacig in un

reparto lunghi tosto fisicamente e assolutamente

intercambiabile, come è nella filosofia

di gioco di Recalcati.

A ciò si aggiunge una matrice difensiva

certa, che scaturisce proprio dalle caratteristiche

dei singoli che, o vengono da realtà

dove la disciplina difensiva era un credo

(vedi gli ex canturini), o altrimenti si portano

dietro caratteristiche personali in grado

di dare già consistenza nella propria metà

campo al progetto senese.

In molti speravano che l’ultimo tassello

del mosaico disegnato da Minucci potesse

essere un nome più esaltante di quanto non

sia il neo biancoverde Melvin Sanders, ma a

parte la considerazione che l’identikit tracciato

del giocatore richiesto si ritaglia perfettamente

con le caratteristiche dell’ex varesino,

occorre dire che al pari di Hamilton,

anche nel caso di Sanders (anch’egli ventiquattrenne),

ci troviamo di fronte ad un giocatore

completo, fisicamente validissimo e

soprattutto in crescita, come dimostra la sua

convocazione ai trials americani per la preparazione

ai campionati statunitensi.

Intanto tutti ci auguriamo che sia veramente

l’anno della consacrazione di Benjamin

Eze e quello del lancio concreto di

Luigi Datome, i giocatori forse più vicini

alla NBA dell’intero gruppo biancoverde.

Un organico quello senese che partirà

con l’handicap di conoscersi in maniera tangibile

solo pochi giorni prima del campionato,

ma questo è un problema che ormai Simone

Pianigiani ha dimostrato di saper

gestire al meglio nel corso della prima parte

della preparazione e che poi Recalcati, con

pazienza, risolverà nell’arco della stagione,

il tutto facendo leva sulla voglia di emergere

di tanti protagonisti di questo gruppo,

cosa sulla quale ha scommesso forte la dirigenza

senese e sulla quale anche noi siamo

pronti a scommettere. ■


Shaun Stonerook, ala

ba s ke t 41


diario

Al campo le risposte che mancano

Roberto Morrocchi

Walter Fuochi, su Repubblica,

parla apertamente di crisi.

Sergio Scariolo gli fa eco una

settimana dopo su Stadio, paragonando

il paradiso spagnolo al

purgatorio italiano.

Possibile che il nostro movimento

cestistico si stia ridimensionando,

anche se la prepotente

scalata al vertice di Milano

e Roma non può passare sotto

silenzio, ma non è certo la fuga

di tanti nostri campioni - leggi

Basile, Marconato, Smodis,

Vanterpool, Kakiouzis - verso

Spagna e Russia ad aprire e

determinare la supposta crisi.

Sono perdite pesanti, per

carità, ma quando superpotenze

come Barcellona e Mosca

buttano sul piatto della bilancia

25-30 milioni di Euro per rivaleggiare

con il Maccabi e conquistare

la leadership europea,

non c’è barba di cappuccino

che tenga.

Sarebbe stato, forse, più

giusto sbandierare la parola

“crisi” dinanzi alla resa di uno

storico caposaldo della nostra

pallacanestro, come Pesaro,

costretto a ripartire dalla B,

causa un deficit di cassa tutto

sommato marginale.

Viene ripescata Reggio Calabria,

però, e ritorna in sella la

mitica Virtus Bologna.

Dispiace per Pesaro, anche

se sono sicuro che la rivedremo

ai massimi livelli in tempi brevi,

soprattutto ora che Walter Scavolini

ha ripreso le redini troppo

disinvoltamente lasciate nelle

mani di Amadio, ma non mi

pare che si debba parlare di

movimento alla canna del gas.

Il saccheggio dei roster delle

squadre che hanno conquistato

gli ultimi tre scudetti può avere

più di una chiave di lettura.

Seragnoli ha speso una autentica

fortuna nell’ultimo decennio

per fregiarsi del titolo. È

comprensibile che non abbia

voluto sottostare ad aste senza

senso per cercare di trattenere

43

Smodis e soprattutto la bandiera Basile.

Ha perso due giocatori importantissimi, è

vero, ma attorno a Bellinelli, Lorbek, Mancinelli

e Bagaric ha inserito Kommatos,

Garris Watson e Ress, allestendo una formazione

in grado, secondo me, di difendere

la supremazia appena conquistata,

dando una bella rinfrescata al bilancio.

Treviso perde Marconato e Bulleri, ma

Popovic,Mordente, Nicholas e Zisis non

sono figurine di secondo piano, da mettere

accanto a Siskaukas, Goree, Bargnani

e Soragna.

E veniamo a noi. A Stefanov, Vanterpool

e Thornton abbiamo rinunciato, per

più ragioni consapevolmente, così come a

Galanda. Kakiouzis ha scelto Barcellona

semplicemente perché Barcellona, o

Mosca (vedi Andersen lo scorso anno..)

hanno più fascino e soldi di Siena. Punto e

a capo.

La squadra che Minucci ha messo su è

completa in ogni reparto. Tosta, più fresca

e più affamata di quella talentuosa, ma alla

resa dei conti fragile, dello scorso anno.

Ci sarà modo nei prossimi numeri di

Mesesport di tratteggiarne la cifra tecnica,

ma sono convinto che se Hamilton e Pecile

ci assicureranno regia, fantasia, difesa

e una manciata di canestri – tutte prerogative

peraltro in loro possesso – la Montepaschi

dirà una parola importante in

campionato e non tremerà in Eurolega.

Mi dispiace solo che da più parti si

siano messe in risalto le partenze, senza

considerare nella giusta dimensione gli arrivi.Ma

tocca a noi, alla Società, a Recalcati

e ai suoi collaboratori, dare sul campo

le attese risposte.

Rispondo a quel tifoso che avrebbe

fatto “carte false” per mettere sotto contratto

Bulleri, un Toscano come noi.È una

battuta, lo so, ma con le “carte false” si fa

la fine delle V nere o della Scavolini….in

viale Sclavo ci siamo imposti una linea di

condotta che privilegia l’attenzione ai bilanci

e che alle parole preferisce i fatti.

Sono parole quelle di Kakiouzis che professa

un amore sconfinato per Siena per

giocare al rialzo con Barcellona, sono fatti

quelli di un Kaukenas, di un Boisa, di uno

Stonerook, di un Woodward che scelgono

Siena e la Mens Sana per crescere ed imporsi

in campo nazionale ed internazionale,

così come fecero Stefanov, Vanterpool

e Thornton. Alla prossima..■


I PRONOSTICI DI DIECI PERSONAGGI DEL BASKET

ATTRAVERSO LE DOMANDE DI MESESPORT

A Milano e Bodiroga

gli Oscar dell’estate

44 ba s ke t

Pensate se il mercato (nella sua accezione

sportiva, non economica) fosse una scienza

esatta, una specie di modello economico

nel quale ad una spesa corrisponde sempre

un guadagno proporzionale. Le modifiche

che il nostro stile di vita subirebbe sarebbero

quantomeno problematiche. Primo: la disoccupazione

in Italia assumerebbe dimensioni

ancora superiori a quelle (per molti già

preoccupanti) attuali, a causa del licenziamento

di general manager, agenti, consulen-

LUCA BIANCHIN

ti di mercato e di una buona percentuale dei

giornalisti sportivi che, notoriamente, in

estate vivono di scoop, indiscrezioni e smentite

sui progetti per la stagione in divenire.

Per di più, nessuno si sarebbe arricchito inventando

fantacalcio e fantabasket. Secondo:

la domenica pomeriggio perderebbe

buona parte del suo fascino, tra partite dall’esito

scontato e pronostici puntualmente rispettati.

Terzo: lo sportivo senese medio,

tifoso di Robur e Mens Sana, in cambio di

una buona dose di sofferenze risparmiate

(è sufficiente non dover

vedere Rentzias in biancoverde

due mesi dopo aver dato l’addio a

David Andersen?) dovrebbe rinunciare

alla sinistra consolazione

data dal parlare di calcio con il vicino

di casa che, interista dalla nascita,

ha visto il suo Presidente

spendere decine di miliardi di vecchie

lire per Vampeta e Pancev,

Sforza e Rambert, Pistone e Robbie

Keane.

Nel mondo reale, per fortuna, si

può ancora passare qualche ora,

poche settimane prima della fine

dell’estate, a chiedersi quale squadra

abbia “indovinato” le strategie

di mercato e chi invece abbia posto

le basi per la più classica delle stagioni

fallimentari.

Noi abbiamo girato queste ed

altre domande a dieci personaggi

che di basket, più o meno, vivono e

che nel panorama dei giornalisti e

degli addetti ai lavori italiani rappresentano

un campione quantomeno

attendibile: Flavio Tranquillo

(Sky Sport, “Dreamteam”),

Roberto Brunamonti (GM Virtus

Roma), Giovanni Perdichizzi (Allenatore

Upea Capo d’Orlando),

Mario Oioli (GM Pallacanestro Varese),

Gianni Pascucci e Stefano

Pini (Eurobasket.com), Massimo

Oriani (“La Gazzetta dello Sport”),

Swami Pellegrini e Carlo Perotti

(Basketnet.it) e Gianmaria Vacirca

(GM Ignis Castelletto Ticino) . Le

risposte, come prevedibile, sono

state in alcuni casi scontate, in molti altri interessanti,

in alcuni persino clamorose.

Quale squadra ha compiuto il miglior

mercato?

RISPOSTE: Milano: 5 preferenze

Napoli: 1,5

Siena: 1,5

Biella: 1

Reggio Emilia: 1

COMMENTO: due i dati che balzano agli occhi.

Oltre al sostanziale accordo nel premiare

le spese (in alcuni casi folli, in altre più

oculate) di Giorgio Armani e dei suoi uomini

di riferimento nel front office milanese,

colpiscono le due preferenze per il

mercato mensanino, per il quale stravedono

Mario Oioli e Carlo Perotti (che divide

il suo voto tra due risposte). Il merito

è delle scelte anticonformiste di

Minucci, raro esempio di GM che si affida

ad un play mai testato nel campionato

italiano e che, contemporaneamente, sceglie

per lo spot di guardia tre giocatori

(Kaukenas, Woodward, Sanders) con

zero minuti complessivi di Eurolega all’attivo.

Menzione d’onore per il coraggio

di Swami Pellegrini che, oltre a premiare

Milano, demolisce il mercato dei

Campioni d’Italia della Fortitudo e del

suo GM Alibegovic che, a suo dire, “sfalda

una squadra vincente ricostruendola

male e rinunciando a un fuoriclasse che

si era trovato in casa come Shumpert”.

Un macigno.

Quale è stato il grande colpo del

mercato?

RISPOSTE: Bodiroga 5 preferenze

Bulleri 2

Shumpert 1

Watson 1

Hamilton 1

COMMENTO: sorvolando sul mezzo plebiscito

ottenuto dalla classe di Bodiroga, ci

sembra più interessante il contrasto di

pareri suscitato dal vero enigma del

mercato mensanino: Justin Hamilton.

Le posizioni assunte degli addetti ai

lavori variano dal pessimismo di Stefano

Pini all’entusiasmo di Carlo Perotti,

che giudica Hamilton un “play favoloso,

forse l’acquisto dell’anno”. Nella babele

di pareri al riguardo, conforta l’opinione

di chi ha visto giocare l’ex Real

con continuità: Juanjo Martin e Serafim

Karaiskakis, corrispondenti per Eurobasket.com

dalla Spagna e dalla Grecia, le

ultime due “patrie cestistiche” di Hamilton.

Martin descrive l’erede di Stefanov

come “un gran giocatore, molto rapido

e capace di controllare il gioco. In

attacco sa aprire le difese in penetrazione


e dalla lunga distanza tira con buone percentuali.

Credo che Siena con lui abbia

fatto un grande acquisto, anche se considero

Hamilton più una guardia che un

play. Un giocatore alla Louis Bullock, insomma”.

Sulla stessa lunghezza d’onda

le parole di Karaiskakis, che vede nel neo

acquisto senese “una guardia senza troppa

propensione per l’assist, ma incontenibile

nell’uno contro uno. Un giocatore

atletico capace di farsi sentire anche a

rimbalzo; il suo difetto è l’incostanza: se

in alcuni momenti della gara può segnare

anche 10 punti consecitivi, in altri può

andare incontro a passaggi a vuoto anche

molto lunghi”.

Qual è il miglior acquisto fatto

dall’estero?

RISPOSTE: Bodiroga 5 preferenze

Katelynas 1

Hamilton 1

Watson 1

Blatt 1

Boisa 1

COMMENTO: il voto per Hamilton è, come

avrete capito, di Carlo Perotti, quello per

Boisa di Pellegrini. Applausi all’originalità

di Perdichizzi, che dimostra di conoscere

e di aver probabilmente scoutato il

simbolo della nuova frontiera del Baltico

cestistico, Mindaugas Katelynas.

Come giudicate il mercato della Mens

Sana?

RISPOSTE: Ottimo 3 preferenze

Buono 4

Discreto 1

Appena sufficiente 0

Deludente 1

Pessimo 0

Non risponde 1

COMMENTO: opinioni tutto sommato lusinghiere

per il lavoro svolto da Ferdinando

Minucci. Le perlessità arrivano da

Massimo Oriani, responsabile dell’unica

insufficienza nella “pagella” mensanina,

da Swami Pellegrini (“Troppe perdite,

buoni acquisti anche se non

ottimi”) e da Gianni Pascucci (“Siena ha

due scommesse da vincere: Hamilton e

Woodward, che rappresentano un backcourt

non testato a livello di Eurolega e

vertici di serie A”).

Chi considerate la favorita per lo

scudetto?

RISPOSTE: Milano 5,2 preferenze

Roma 3,2

Fortitudo 0,2

Siena 0,2

Treviso 0,2

Non risponde 1

COMMENTO: i soldi delle grandi città attirano

il voto di quasi tutti gli intervistati,

che vedono Milano in pole position.

Fanno eccezione un prudente Gianni Pascucci,

che vede tutte le favorite sulla

stessa linea, e Roberto Brunamonti che,

oltre ad essere l’unico a non rispondere,

è anche - non a caso - l’unico esperto

coinvolto in prima persona dal quesito.

Quale sarà la squadra sorpresa del

campionato?

RISPOSTE: Virtus BO 2,5 preferenze

Varese 2

Biella 1

Capo Orlando 1

Treviso 1

Teramo 1

Reggio Em. 0,5

Non risponde 1

COMMENTO: se stavate cercando la prova del

fatto che il mercato non suscita mai reazioni

omogenee, avete raggiunto il vostro

obiettivo.

Che ruolo assegnate alla Mens Sana?

RISPOSTE: Favorita 1 preferenza

Seconda forza 5

Solo da semifinale 2

Solo da playoff 1

Non risponde 1

COMMENTO: Mens Sana sconfitta in finale?

Come ogni situazione avrebbe i suoi aspetti

positivi e negativi. I primi sono riassunti

dall’automatica partecipazione all’Eurolega

2006-07, quanto ai secondi… c’è qualcuno

in città che vuole perdere l’ultimo

duello contro Roma o Milano? ■

Pagina precedente:

Andrea Pecile, uno

degli ultimi acquisti...

ed il riconfermato

Benjamin Eze (sopra).

ba s ke t 45


Breve l’estate per chi cerca riposo e tranquillità

da un anno di stress lavorativo, familiare,

scolastico o quel che volete voi….

lunga l’estate per chi, malato di cestofilia, si

trova già da due mesi in crisi di astinenza

dopo la delusione “romana” del play off con

la prospettiva di dover attendere ancora altri

due mesi o giù di lì, prima di poter riascoltare

il ciuff della palla nel canestro avversario!

Meno male c’è il mercato: le voci che s’incrociano,

i giornali che le sparano grosse, i desideri

dei presidenti, le furbate dei procuratori,

le squadre “ideali” dei tifosi, fanno sì che la

pressione resti alta anche qui dove - dopo il

mortaretto del 16 sera cala l’inverno anticipato

per quindici popoli – nella smania di quella

che sarà la “Beneamata” del 2005-2006.

La prima palla a due sarà d’ottobre, ma di

qui ad allora ci sarà di che parlarne!

“Certo che quest’anno avete speso pochino,

eh?!”

La domanda “tormentone” dell’estate – assioma

che non attende risposte - ti aspetta all’Angolo

dell’Unto, nelle stanze del Monte, ti

segue sulla spiaggia di Follonica, nelle piscine

termali di Rapolano, perfino sulle funivie

dolomitiche… basta incontrare un senese et

voila! “Avete speso pochino, eh?!”

Hai voglia a sfegatarti nel rispondere cercando

di far capire che ormai il basket europeo

è condizionato dai dollari (non rubli, attenti!)

russi o da quelli –infinitamente minori

ma sempre tanti tanti- spagnoli; inutile

profondersi in dettagliati esami comparativi

sul rapporto investimenti-risultati della Mens

Sana e quello dell’Armata Rossa dei petrolieri

russi; del tutto sprecato il fiato speso per

far comprendere che dietro il Maccabi c’è

una nazione, dietro Barcellona c’è una Società

di centomila soci e dietro Mosca c’è….

“chi lo sa?” ….

”Avete speso pochino, eh?!”

Ma, in fin dei conti, è arrivata a Siena gente

del calibro di Boisa (“bisogna pescare a Lubiana,

lì c’è roba!” ha sentenziato per tutta la

stagione uno che il Galanda di questi due anni

lo vedeva come il fumo nell’occhi), Kaukenas

(“ci ha fatto un c… così in Coppa Italia!” diceva

fino al giorno prima un supertifoso della

curva), Stonerook (“sarà un pulcioso e canturino

ma noi ci ha sempre fatto danna’, confidava

una gentile signora con la puzza sotto al

naso dopo la sconfitta a Cantù), Woodward

(“ha fatto un play off da favola!”), Pecile (“in

Spagna era il capitano!”), Hamilton (“se si liberasse

quel play del Real Madrid…”). Per

non parlare di Sanders.

In fin dei conti, Gigi Datome è ancora con

noi e Charlie Recalcati ha promesso di farlo

tiri liberi

I conti in tasca

Antonio Tasso

giocare e lo volevano in tanti, lui, uno dei migliori

prospetti d’Europa!

“Avete speso pochino eh?”

E vagli a spiegare che, se te dici “dieci”,

Barcellona rilancia subito a “undici” e poi arriva

Mosca che, senza fare una piega, dice

“trenta!”…

Vagli a ricordare che Pesaro non c’è più,

sparita dalla mattina alla sera, con un palazzetto

da dodicimila posti, una tradizione quarantennale,

due scudetti, l’ultima Eurolega in

top sixteen…

Mettigli sul piatto la Benetton, che non ha

potuto tenere i due migliori giocatori dello

scorso anno… raccontagli della Fortitudo

che, vinto lo scudetto, ha dovuto smantellare

la squadra davanti alle sirene economiche di

Russia e Spagna…

Prova a farli ragionare sul fatto che, in

quattro stagioni, hai vinto una Saporta, uno

Scudetto, una Supercoppa di Lega, hai fatto

due Final Four di Eurolega, sei diventata il

centro del basket giovanile italiano con scudetti

“a ritrecine”…macchè!...

“Avete speso pochino, eh?!”

Partono in tanti ( e altrettanti, forse di

ugual valore o forse meglio, ne arrivano!) da

viale Sclavo e gli addii, si sa, sono sempre fastidiosi.

Nello sport professionistico poi, una volta

raggiunto l’accordo economico al trasferimento,

incomincia la sequela di “dichiarazioni

d’amore”: non scorderò mai la città, i tifosi,

il calore del palazzo, le emozioni passate qui

etc etc.

E intanto, le stesse identiche dichiarazioni,

sono rese alla città d’arrivo: ho sempre sognato

di venire a vivere qui, i tifosi sono i migliori

d’Europa, il palasport è un tempio

conosciuto ovunque, è un’emozione incredibile

giocare qui…etc etc

Ma tanto, si sa, i tifosi sono abituati a queste

“sceneggiate” e, per uno che va un altro arriva

–si spera migliore come giocatore e come

uomo- ed a restare è solo la Società: La Mens

Sana è una fede, gli uomini passano.

Ma a qualcuno sono più attaccato che ad

altri (che magari hanno fatto nient’altro che il

loro onesto mestiere di saltatori dietro ai rimbalzi

di una palla):Vrbica Stefanov mi resterà

nel cuore.

Lui, macedone, non sarà stato “magno”

come il conterraneo Alessandro anzi, piccolo

e quasi spaurito davanti ai tanti fisicacci

del basket moderno, mi predisponeva ( e cinquemila

come me!) alla tenerezza, alla pro-

46

tezione; innatamente gentile, garbatamente

discreto e rispettoso, difficilmente da lui ti saresti

aspettato gesti plateali. Ma sul campo

Vriza ha volato alto, altissimo, come pochi ne

abbiamo avuti in trent’anni di serie A e fuori

dal campo lo ricorderò sempre per quella sua

innata disponibilità ad un rapporto umano.

Un unico difetto? Quello di esser troppo

disponibile ad ….aiutare in casa …

Auguri infiniti, Vriza -do novyi streci!.... e,

i letti, falli rifare alla signora! ..

Parte anche Lorenzo Marruganti, amico e

compagno fedele ed appassionato di quattordici

stagioni biancoverdi, nella cattiva

come nella buona –anzi, splendida- sorte

Mensanina.

Va a Teramo, dove un altro ex, Cesare-indimenticato-Pancotto,

ha ben lavorato e seminato.

Farà il Direttore Sportivo e, a metà costa

tra il Gran Sasso e l’Adriatico, porterà agli

entusiasti abruzzesi di patron Antonetti l’esperienza

accumulata in tanti anni di milizia

senese - attraverso Ciccarelli, Ciupi, Rossi,

fino all’empireo di Minucci & Co.- e le capacità

innate affinate in mille battaglie da Vigna

di Valle a Tel Aviv, passando da Lione e da

–perché no?- Kazan!

Porterà quel modo di fare a metà tra il “ci

sei o ci fai?” che l’hanno reso ormai famoso fra

noi addetti ai lavori … e con la scusa della

miopìa riuscirà sicuramente a prendere i tempi

giusti per focalizzare al meglio le necessità

della società di approdo e porvi rimedio.

Manterrà –e non potrebbe essere altrimenti

se lo conosco un poco- quella passione

mensanina che in lui è vera e propria fede da

una vita: prima il risultato di Teramo ma subito

dopo, lo so : “Che ha fatto la Mens Sana??”

E Mattìa, trasferito nella terra di D’Annunzio

(il Vate vero, non come Bianchini!!!) crescerà

sì sul parquet teramano ma avrà sempre

pronta nel cassetto la gloriosa canotta

biancoverde e l’unica cosa che gli mancherà

tanto sarà il canto della Verbena ad inizio

gara…

“Birbo il Minucci – mi dice sottovoce un

personaggio grosso dell’Angolo dell’Untoma

lo sai che prevede il contratto del Marruganti

a Teramo?... lo stipendio, la casa, due

viaggi in Russia per la moglie e, soprattutto…

quattro punti alla Mens Sana, due all’andata

e due al ritorno!! E così si tira in

tasca alla Benetton!”

In bocca al lupo (e nel Parco d’Abruzzo

non mancano di certo) Lorenzo: “ni pucha ni

pierò!” ■


LA PRIMA ‘OPERAZIONE DI MERCATO’, È STATA LA CONFERMA

DI SIMONE NEL RUOLO DI VICE RECALCATI

Pianigiani a scuola

di head coach

48 ba s ke t

C’è stata anche per Simone Pianigiani la

rivoluzione del basket mensanino. L’anno

sportivo che va ad incominciare lo vedrà ancora

vice coach di Carlo Recalcati. Ma non

più come responsabile del settore giovanile.

Pianigiani, rimasto a Siena nonostante qualche

proposta proveniente non soltanto da

società italiane si occuperà soltanto della

prima squadra. Un incarico che di lavoro ne

da tantissimo, come del resto il settore giovanile.

“Per allenare i giovani ci vuole

molta maturità. L’allenatore è anche un

punto di riferimento per loro”. Ora quel

“capitolo straordinario “, come lo definisce,

si è chiuso. Ora comincia una nuova storia.

Quella di un tecnico che si avvia alla maturità

e “studia” ancora per prendersi responsabilità

ancora più grandi. Magari tra qualche

anno in prima persona. Forse Pianigiani

non pensava di arrivare così in alto quando

conclusa la trafila delle giovanili nella Mens

Sana ( “giocavo da esterno ma non ero un

duro, difendevo poco”, dice sottolineando i

suoi difetti), ha cominciato a pensare di dedicarsi

alla panchina. “ Ma già allenavo seguendo

Giorgio Brenci. Allora ho capito

che la cosa mi piaceva e ho continuato” .

Dopo lo Scientifico si è iscritto a Giurisprudenza.

Gli restano alcuni esami per finire.

Forse riuscirà a laurearsi. Forse no . Certo

oggi il basket non gli lascia tanto tempo.

“Devo dire che ho avuto fortuna. Sono stato

libero di fare le mie scelte di vita”.

Tra l’altro lo sport era di casa in famiglia.

Suo fratello più grande giocava a pallavolo a

livelli di serie A. Questo ragazzo filiforme

deve essere piaciuto al dg mensanino Ferdinando

Minucci. Così a poco più di vent’anni

ha deciso di tentare e di capire se era adatto

per fare il coach. E c’è riuscito, perché in

serie A c’è da undici anni. Indubbiamente

l’attività giovanile per lui è stata una palestra

importante che gli piace ricordare anche sul

piano umano. “Guarda, ogni giocatore è diverso

dagli altri e sta all’allenatore cercare

di capirne le differenze”. Il giovane tecnico

mensanino, 36 anni, senese della Lupa (che

per comprensibili ragioni di tempo non frequenta

molto), padre di un bambino di due

anni, preferisce non fare alcun nome di giocatori

che ha allenato. “Farei torto a qualcu-

AUGUSTO MATTIOLI

no. Mi piace ricordare però tutti quelli che

non sono andati avanti, quelli che non hanno

fatto una professione della pallacanestro ,

quelli che hanno giocato ma poi hanno scelto

altre strade. Con molti di loro ho ancora

dei bei rapporti”. A quelli insomma che

hanno dato comunque il massimo di se nello

sport e che cercano di fare altrettanto nella

loro quotidianità. “Credo che questo sia fondamentale

in una persona. Cercare di dare

tutto oltre che nello sport anche nella vita di

ogni giorno”.

I risultati tecnici non sono mancati grazie

al lavori di questi anni. Anche se in

prima squadra i giovani cresciuti nel ricco

vivaio mensanino, prodigo anche di scudet-

ti tricolori, non sono entrati stabilmente.

Spiega Pianigiani: “ Fare giocatori per la

fascia della Mens Sana è difficilissimo. E

anche in Europa quanti giovani ci sono?.

Ma abbiamo preparato tanti giocatori che

fanno del basket il loro lavoro”.

Nel prossimo campionato il pensiero dei

giovanili non lo assillerà. Ogni giorno il suo

solo pensiero sarà la nuova prima squadra

completamente rifatta. “Che a me piace

molto. Si tratta di una Mens Sana duttile e

intercambiabile nei ruoli, dalle caratteristiche

aggressive. Che ha fame”. Contrariamente

a quella che lo scorso anno si sedette

sugli allori dello scudetto tricolore. Sarà il

lavoro da molte ore al giorno che dovrà fare

assieme a Recalcati. “Una persona molto

trasparente e limpida con la quale c’è un

rapporto chiaro che permette di potersi dire

tutto. In questo lavoro non si stacca mai.

Anche quando sei a casa. Ma lo fai perché

hai degli stimoli che te lo consentono”.

Stimoli, e questo per il tecnico non sembra

un aspetto secondario, che sono dati

anche dal conoscere altre città, altri paesi.

“Quando è possibile – rivela – preferisco

prendere un taxi e andare un po’ in giro per

vedere e per capire”. ■


50 ba s ke t

Justin Hamilton, play


MENS SANA E VIRTUS SONO STATE FRA LE SOCIETÀ CHE HANNO FORNITO

PIÙ ELEMENTI ALLE DIVERSE RAPPRESENTATIVE AZZURRE

La calda estate

del basket giovanile

Nella logica attuale imposta dai ritmi

del nostro vivere quotidiano anche nel basket,

lo sport nato nell’ ultimo decennio del

“secolo dei baffi”, i tempi d’ inerzia sportiva

si riducono o scompaiono; il gioco non

conosce pause estive ed i movimenti di mercato,

proprio in questo periodo, raggiungono

il massimo livello nella scala degli interessi

dei media. Anche il basket giovanile

rientra in questa logica di “eterna continuità”

e pertanto troviamo molti dei nostri

giovani impegnati a sudare più che mai, data

la stagione, sui diversi parquet, in faticosi

allenamenti od in impegnative rassegne cestistiche

nazionali e continentali. Gli Europei

di Cechov, Belgrado e Leon, per le varie

categorie (Under 20, 18 e 16), sono stati gli

appuntamenti di maggiore rilievo ed hanno

visto impegnati molti dei nostri giovani

ormai da tempo abbonati alle maglie azzurre

delle varie nazionali di categoria. Lechthaler,

Vitali, Fattori, Marino, Castelluc-

cia, Da Tome, Bruttini, Gergati, Barozzi, De

Bartolo, Cutolo, Rullo fanno parte di quella

che non è più una sparuta pattuglia azzurra

di giovani cestisti militanti nelle due maggiori

società senesi, ma un vero e proprio

esercito proveniente dalla Basket City giovanile,

Siena.

Questi Europei, nelle diverse categorie,

hanno ribadito concetti vecchi ma hanno

anche mostrato aspetti nuovi. “Ai nostri giovani

- come ha evidenziato Fabrizio Frates,

tecnico degli Under20 - manca l’ abitudine

al gioco, manca il campo, l’ esperienza ad

alti livelli; non riconoscono le situazioni di

gioco, il momento cruciale della gara; questo

continuerà ad essere fino a quando non

avranno la possibilità di giocare a lungo in

serie A”.

Vecchia storia; tanto vecchia quanto

vera anche se i fatti hanno dimostrato, in alcuni

casi, il contrario. Il fortitudino Belinelli,

giocatore con maggiore esperienza e mi-

STEFANO FINI

nutaggio in serie A, ha terminato gli europei

Under20 con percentuali al tiro poco soddisfacenti

(esempio 2/11 da 3 contro la Grecia)

mentre le sorprese positive sono venute

proprio dai senesi Lechthaler, sempre in

doppia cifra ed in alcune partite vero protagonista

(con Israele 19p.; 6/13 e 7/15) e Fattori,

tanto bravo da indurre il suo tecnico,

Frates, a richiederlo con insistenza alla

Montepaschi per portarlo a Reggio Emilia,

in serie A, nella sua squadra. Solo loro

hanno saputo dare qualcosa in più, insieme

al friulano Antonutti, a questa nazionale

Under20; troppo poco per poter ambire ad

un risultato migliore di quel settimo posto

ottenuto.

La sorpresa positiva è venuta dagli

Under18 di Antonio Bocchino che hanno

dato all’Italia del basket-giovanile, dopo

molti anni, un podio tanto insperato quanto

meritato. Gli artefici di questo magnifico

successo sono stati proprio i due senesi Da-

I mensanini

Lechthaler, Datome,

Marino e Vitali in

una rappresentativa

azzurra (a fianco).

Pagina successiva:

il virtussino

Roberto Rullo con

la maglia dell’Italia.

ba s ke t 52


53 ba s ke t

tome (Mens Sana) e Bruttini (Virtus), definiti,

forse in modo eccessivo da alcuna

stampa specialistica, “ la coppia delle meraviglie”.

Il loro apporto non è misurabile solo

nell’ aspetto numerico e prettamente tecnico,

ma anche in quello umano e caratteriale;

hanno saputo trasmettere al gruppo tranquillità,

voglia di lavorare e di vincere. La

perla offerta dai due senesi a questi Europei

di Belgrado è stata la partita contro la Francia

che ha fatto approdare l’Italia in semifinale

e che gli ha visti fornire due prestazioni

eccellenti: Luigi Datome 33 punti, 7

rimbalzi, 4 recuperi; David Bruttini 19

punti, 11 rimbalzi.

Quindi sul fronte del basket giocato

sono arrivate importanti e belle notizie per

la pallacanestro giovanile senese durante

questa estate dai connotati variabili e, sotto

certi aspetti, anche preoccupanti.

Per l’ altro basket, quello giocato sulle

scrivanie dai general menagers o dai vari

agents, quello che rimbalza da cellulare a

cellulare prima di approdare sulla carta

stampata, quello che viene identificato nei

movimenti di mercato, le cose sono andate

un pò diversamente. Siena, anche nel settore

giovanile, ha conosciuto un momento di

flessione; la Basket City dei giovani resta

ancora tale ma il reclutamento ha visto altre

società maggiormente protagoniste a differenza

di quello che era accaduto negli anni

precedenti. L’ Olimpia ArmaniJeans Milano

oltre a riprendersi dalla Mens Sana il giovane

ed interessantissimo Marko Micevic si è

elevata a protagonista del mercato nazionale

estivo reclutando il giovane più ambito, il

talentuoso figlio d’ arte Danilo Gallinari. In

risposta la Benetton è riuscita ad andare

oltre ingaggiando l’ ala-guardia lettone di

203 cm Kalve, miglior marcatore in assoluto

ai Campionati Europei Under18 di Belgrado.


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DELLA SQUADRA ROSSOBLÙ, L’OTTAVA CONSECUTIVA IN B1

Virtus, operazione

simpatia e non solo ANDREA

Una salvezza colta solo all’ultimo turno

di playout giocati contro corrente, adrenalina

a fiumi e la solita, spiacevole sensazione

che qualcuno alla vigilia del primo torneo di

B Eccellenza nella storia ultra-cinquantennale

della Virtus (stagione 1998-1999) abbia

rotto uno specchio attirando su di lei i proverbiali

sette anni di guai. Stavolta toccherà

a Luigi Piatti sfregare ‘o curniciello per

scacciare la jella; il trentanovenne coach varesino,

alla sua seconda stagione a Siena

dopo una prima parte di carriera spesa nella

pallacanestro femminile in quel di Scandiano,

ha ricevuto ufficialmente le chiavi della

squadra a fine giugno con una missione:

vincere, far crescere i giovani del vivaio e

condurre in porto l’operazione-simpatia dimostrando

che in Piazzetta Don Perucatti si

è esaurita la fame di allenatori, inghiottiti

come pasticceria mignon nel corso delle ultime

cinque stagioni.

Il progetto, interessante, nasce sulla scia

della galoppata condotta dallo stesso Piatti

alle Finali Nazionali Juniores di Lignano

Sabbiadoro, un vero e proprio miracolo tecnico-gestionale

che ha portato la navicella

rossoblù, accreditata al più di chances minime

di passaggio del primo turno, a giocarsi

la finalissima tricolore contro la Mens Sana

dei fenomenissimi reclutati fuori porta.

Quell’impresa estiva ha messo stabilmente

sulla mappa teenager del calibro di Marco

Giuri, play tutto talento e sfacciataggine,

Luigi Spinelli, centro delle grandi promesse

con bagaglio tecnico da prima serie, nonché

quel Davide Bruttini freschissimo di firma

pluriennale con i Campioni d’Italia della

Fortitudo Climamio Bologna, evidentemente

lieti di proseguire in una filosofia che

rende la città delle due torri l’unico posto

nella penisola dove si può sperare di vedere

un giovane scendere in campo per obiettivi

importanti. La Virtus ha deciso di ripartire

dai tre virgulti, godendosi ancora per una

stagione un Bruttini trascinatore della Nazionale

di bronzo agli Europei Under 18

prima dell’arrivederci a fine carriera: accanto

a loro il confermato Massimo Macaro,

raro esempio di correttezza in campo e in

spogliatoio, titolare del non facile compito

di legare il gruppo, chiudere la porta in fac-

cia alle polemiche e dispensare esperienza

nelle mani di Giuri e dell’89 Alessandri,

anche lui giovane marine d’assalto gettato

nella mischia della B Eccellenza.

Via Burini, che ha tinto d’inchiostro con

Lumezzane uno dei primi contratti vergati in

estate; via Scorrano, l’entusiasmante cavallo

pazzo arrivato a metà della scorsa stagione

per chiudere con alterne fortune parte della

falla-Ragionieri; via Raschi, atleta pregiatissimo

con ragguardevoli doti tecniche tendenzialmente

(e sfortunatamente) annacquate da

istinti non proprio primordiali; via Marconato,

sceso in B2 a cercare di far grande Arezzo

dopo un campionato tutt’altro che da ricordare;

via Brigo, in leggero calo di

gradimento dopo un quadriennio caratterizzato

da durezza, professionalità, poche bizze

e tante cifre; via al 99% Soro, che da queste

parti ha messo su famiglia ma nel contempo

rimane uno dei numeri quattro più produttivi

(e conseguentemente lussuosi) di questo crogiolo

bollente a 32 squadre.

Il nuovo corso della Montepaschi Vita

porta la baby face di Massimo Gattoni, uno

che a 36 anni più che suonati si permette

sempre il lusso di scrivere 30’ e la doppia

cifra in LegAdue non disdegnando sfide tardive

ad un campionato, quello cadetto, mai

conosciuto prima d’ora; porta soprattutto la

faccia dell’esperto David Farinon, di natali

guelfi ma attitudine girovaga dopo le tappe

in carriera a Pozzuoli, Cento, Viterbo, Montichiari,

Castenaso e Montecatini, il pinnacolo

d’area cui saranno affidate per intero le

responsabilità sotto i vetri di Colle Val d’Elsa.

In ala due giovanissimi: il talentuoso ’84

Francesco Amoni, colui che nel 2004 aveva

dato una bella mano di coppale alla salvezza

virtussina nella serie contro Padova salvo

finire nei mesi successivi alla corte fortitudina

per un intensissimo training a base di

pesi, atletica e trovate pozzecchiane per far

poi nuovamente ritorno alla base, ed il comasco

ex Argenta Simone Gatti, ’82 prediletto

da Luigi Piatti che proprio a Varese

(sponda Robur Et Fides) l’aveva osservato

nel suo straripante atletismo. Mancava un

crack per chiudere il cerchio: puntuale è arrivato

Francesco Gori da Livorno, uno dei

giustizieri in maglia pavese nella stagione

BARLUCCHI

che avrebbe dovuto concludersi con la scalata

della Virtus di Lombardi alla serie A2.

Correva la stagione 2000-2001 e da allora la

guardia triestina, prelevata da Ozzano, non

ha perso il piacere di far frusciare la retina

da lontano. In panca insieme a Piatti ci sarà

Guido Boni, uno che nella scorsa stagione

ha avuto il coraggio di affrontare la C1 con

una squadra composta da due atleti del

1985, due del 1987 e sei del 1988 dimostrando

che far giocare i giovani è il modo

migliore per valorizzarli. Questa è la Montepaschi

Vita Virtus 2005-2006, quella dell’operazione

simpatia. Speriamo in bene. ■

ba s ke t 55


Virtus,

tutti i giorni

della rivincita

56 ba s ke t

1 a giornata 2/10/05 15/1/06

Veroli–Brindisi

Cento–Mpv Virtus Siena

Firenze–Pistoia

Atri–Cecina

Fidenza–Ozzano

S. Antimo–Patti

Ragusa–Ribera

Forlì-Latina

2 a giornata 9/10/05 22/1/06

Cecina–Firenze

Latina–S. Antimo

Ozzano–Forlì

Patti–Ragusa

Pistoia–Cento

Brindisi–Fidenza

Ribera–Veroli

Mpv Virtus Siena-Atri

3 a giornata 16/10/05 29/1/06

Veroli–Cecina

Cento–Latina

Firenze–Patti

Atri–Ozzano

Fidenza–Mpv Virtus Siena

S. Antimo–Ribera

Ragusa–Pistoia

Forlì-Brindisi

4 a giornata 23/10/05 4/2/06

Cecina–Forlì

Latina–Fidenza

Ozzano–S. Antimo

Patti–Veroli

Pistoia–Atri

Brindisi–Cento

Ribera–Firenze

Mpv Virtus Siena-Ragusa

5 a giornata 30/10/05 12/02/06

Veroli–Ozzano

Cento–Ribera

Firenze–Ragusa

Atri–Latina

Fidenza–Cecina

Brindisi–Mpv Virtus Siena

S. Antimo–Pistoia

Forlì-Patti


6a giornata 6/11/05 18/2/06

Veroli–Forlì

Cecina–Mpv Virtus Siena

Firenze–Cento

Latina–Brindisi

Patti–Fidenza

Pistoia–Ozzano

Ribera–Atri

Ragusa–S. Antimo

7 a giornata 13/11/05 26/2/06

Cecina–Pistoia

Cento–S. Antimo

Ozzano–Ribera

Atri–Ragusa

Fidenza–Veroli

Brindisi–Patti

Mpv Virtus Siena–Latina

Forlì-Firenze

8 a giornata 20/11/05 04/03/06

Veroli–Mpv Virtus Siena

Cento–Atri

Firenze–Ozzano

Patti–Cecina

Pistoia–Latina

Ribera–Brindisi

S. Antimo–Forlì

Ragusa-Fidenza

9 a giornata 27/11/05 11/3/06

Cecina–S. Antimo

Latina–Ragusa

Ozzano–Cento

Atri–Veroli

Pistoia–Ribera

Fidenza–Forlì

Brindisi–Firenze

Mpv Virtus Siena-Patti

10 a giornata 4/12/05 19/3/06

Veroli–Pistoia

Cento–Fidenza

Firenze–Atri

Patti–Latina

Ribera–Cecina

S. Antimo–Brindisi

Ragusa–Ozzano

Forlì–Mpv Virtus Siena

11 a giornata 8/12/05 25/03/06

Cecina–Brindisi

Latina–Veroli

Ozzano–Patti

Atri–S. Antimo

Pistoia–Forlì

Ribera–Fidenza

Ragusa–Cento

Mpv Virtus Siena-Firenze

12 a giornata 11/12/05 2/4/06

Veroli–Ragusa

Latina–Cecina

Patti–Ribera

Fidenza–Atri

Brindisi–Pistoia

S. Antimo–Firenze

Mpv Virtus Siena–Ozzano

Forlì-Cento

13 a giornata 17/12/05 8/4/06

Cento–Patti

Firenze–Veroli

Ozzano–Cecina

Atri–Brindisi

Pistoia–Mpv Virtus Siena

Ribera–Latina

S. Antimo–Fidenza

Ragusa-Forlì

14 a giornata 5/1/06 15/4/06

Veroli–S. Antimo

Cecina–Cento

Latina–Ozzano

Patti–Pistoia

Fidenza–Firenze

Brindisi–Ragusa

Mpv Virtus Siena–Ribera

Forlì-Atri

15 a giornata 7/1/06 23/4/06

Cento–Veroli

Firenze–Latina

Ozzano–Brindisi

Atri–Patti

Pistoia–Fidenza

Ribera–Forlì

S. Antimo–Mpv Virtus Siena

Ragusa-Cecina

ba s ke t 57


Storia, Tradizione e Futuro. Il maiuscolo è rigoroso, proprio

per evidenziare la necessaria complementarietà di tre capisaldi

sui quali poggiano le fondamenta di un legame, com’è

quello tra Siena e la pallacanestro, fatto non solo di risultati

sportivi, ma anche e soprattutto di valori educativi. Prima

nella dura superficie dell’asfalto e poi sulle tavole del parquet

sono nate e cresciute generazioni di senesi, forgiati alla scuola

della vita grazie ad una passione comune e al carisma di

grandi uomini.

Nelle secolari vicissitudini cestistiche di una piazza che

oggi si colloca tra le grandi d’Europa, il nome di Ida Nomi Pesciolini

non è il solo a richiamare l’alto tributo che meritano i

precursori; quella di Don Armando Perucatti e di Monsignor

Nazzareno Orlandi, fondatore del Costone, o, ancora, di Don

Vittorio Bonci che per molti anni ne è stata l’insostituibile

guida, è una compagnia assai autorevole nella “galleria” degli

iniziatori della “palla a cesto” e testimonia, a proposito di tradizione,

un’operosità ancestrale che ha animato instancabili

uomini di chiesa nella convinzione che lo sport, in quanto

esperienza condivisa, fosse un prezioso veicolo per l’educazione

giovanile.

Deve averlo pensato anche Don Gaetano Rutilo quando,

come parroco costoniano, rilanciò l’idea di una nuova “casa”

per la crescente realtà sportiva del Costone la quale, di fronte

ad esigenze sempre diverse, considerando la dimensione che

il sodalizio di Vallepiatta stava venendo ad assumere anche in

virtù di ragguardevoli traguardi raggiunti, necessitava di

nuovi spazi e più adeguate strutture.

“Siamo felici ed orgogliosi – esordisce Don Giuseppe Acampa,

attuale coordinatore dell’Associazione Costone Ricreatorio

“Pio II” – di aver potuto avviare i lavori per la realizzazione

del ‘nostro’ Palasport concretizzando un sogno nel cassetto che già

il nostro fondatore cullava e che Don Rutilo ha avuto il merito di

riproporre”.

Il grande lavoro compiuto dalle due società che formano

la ‘costola sportiva’, la formazione maschile dell’A.S. Costone

e quella femminile dell’A.P.F. Costone, ha consentito, insieme

al sostegno determinante delle istituzioni – dalla Fondazione

Monte dei Paschi alle amministrazioni comunali territorialmente

coinvolte di Siena e di Monteriggioni – di

definire tutta una serie di progetti connessi alla nuova costruzione

e che porteranno, tra l’altro, rilevanti benefici alla rete

viaria della zona con nuove arterie di collegamento tra la città

e le sue aree limitrofe.

“Effettivamente – sottolinea Don Acampa – sorgere nella

zona di Montarioso, praticamente al confine comunale tra Monteriggioni

e Siena, significherà, per il palasport del Costone, trovarsi

in un punto strategico, sia per quanto riguarda gli interventi infrastrutturali

previsti e in qualche modo finalizzati al nuovo plesso, che

per quanto concerne fruibilità ed utilizzo”.

Un utilizzo che, è bene ricordarlo, riguarderà non soltanto

le due formazioni costoniane, ma anche buona parte del settore

giovanile della Montepaschi, come prevede un accordo

di collaborazione tra le due società, ieri acerrime rivali per la

supremazia cittadina sullo stesso palcoscenico, oggi registi di

un’importante sinergia dalla reciproca e grande utilità, seppure

su potenzialità e ambizioni profondamente differenti.

Le logiche campanilistiche, che se vissute con il giusto

equilibrio rappresentano un ingrediente capace di insaporire

la competizione sportiva, appartengono ad un passato ricco di

scontri epici, grandi sfottò e alterne fortune che oggi hanno lasciato

il posto ad un lavoro in comune nell’interesse di tutto il

movimento.

Ma il passato è, per definizione, anche un grande contenitore

di ricordi legato a quell’appartenenza che nello spirito

costoniano era come una carta d’identità per la vita.

“Per questo vorremmo che la nuova ‘casa’ del sodalizio gialloverde

diventasse un punto di riferimento dove tanti nostri giovani

possano, in futuro, identificarsi, riconoscersi proprio come nel caso

dei loro genitori, secondo quel normale andamento ciclico della vita

che avvicenda gli uomini ma può tramandare i valori più veri”.

Pensato anche come struttura di servizio per il tessuto

socio-economico senese, il PalaCostone, ben inserito nel contesto

architettonico della zona, potrà contare su una polivalenza

di spazi e attività: all’interno, una palestra, un’area ristorazione

ed altri ambienti destinati ad uffici e ambulatori,

coinvolgendo un’utenza diversificata e completando le risorse

di una struttura duttile e funzionale per le molteplici esigenze

che potrà soddisfare.

“Il 2006 – conclude Don Acampa – sarà per noi un anno storico:

il Costone festeggerà infatti il centenario della fondazione e

l’auspicio è quello di ricevere questo regalo proprio in occasione della

speciale ricorrenza”.

Il nuovo palasport non solo rafforza la vocazione sportiva

di Siena, dove, come detto, la cultura di una crescita armonica

nella mente e nel corpo va ben oltre uno storico slogan, ma

dota di spazi idonei una delle sue più antiche ed amate realtà

sportive locali.

Il futuro è già cominciato e la ‘famiglia’ potrà ulteriormente

allargarsi: ora che, come la Virtus prima e la Mens Sana

poi, anche il Costone ha la sua ‘casa’, Siena scrive un nuovo

capitolo della sua storia cestistica confermandosi la ‘città del

basket’, dove fare sport vuol dire solo viverne il sano agonismo,

ma soprattutto apprenderne i valori più autentici per trasmetterne

l’essenza. ■

Francesco Vannoni •traguardi

Dopo anni di attesa, nel 2006 vedrà finalmente la luce la nuova ‘casa’ del sodalizio gialloverde

• Per i suoi 100 anni il Costone si fa il regalo più bello

59


sport per tutti •Paolo Ridolfi

Dopo aver riportato a Siena lo Scudetto

del Basket con la Casa del Materasso

•L’Uisp progetta

nuovi traguardi

La formazione della Casa

del Materasso, Campione

d’Italia Uisp

In alto da sinistra:

Claudio Candidori (all.),

Roberto Battaglini,

Federico Frati,

Fabio Colonnello,

Gigi Puccetti, Roberto Bruttini,

Andrea Rinaldi,.

In basso: Michele Fiorini,

Stefano Papini,

Giuseppe Pluchinotta,

Franco Sannelli,

Francesco Guerrini,

Nicola Lorenzetti,

assente Francesco Ricci.

A sinistra un’immagine di

Estate Sport.

60

Mesesport, quest’anno, apre un po’ in anticipo, legato,

come è normale, alle logiche del campionato di calcio. In questa

fase le sensazioni e gli avvenimenti di una stagione sportiva

che finisce, si intrecciano con le speranze e l’impegno per

organizzare le nuove iniziative del Comitato Uisp.

L’ultimo flash della scorsa stagione è legato all’impresa

della Casa del Materasso che ha riportato a Siena lo scudetto

della pallacanestro amatoriale. Alle finali di Piombino erano

ben due le formazioni giunte per difendere i colori della Balzana.

Assieme ai gialli neo scudettati erano presenti infatti

anche i neri dell’Odissea, a dimostrazione del grande valore

tecnico del nostro campionato. L’impresa dei “ragazzi” di

Candidori aprirà le porte, probabilmente, ad un evento di livello

addirittura mondiale. È giunto infatti dallo CSIT ( organismo

internazionale che comprende le varie associazioni nazionali

di sport amatoriale) l’invito a partecipare, in

novembre, ad un torneo a Città del Messico, una sorta di campionato

del mondo di basket amatoriale. Pare che giocatori

come Colonnello, concupito da diverse società che partecipano

ai tornei federali, abbia garantito un contratto a vita con la

Casa del Materasso solo in cambio di una notte in Plaza Garibaldi

ad ascoltare il ritmo dei Mariachi accompagnato da tacos

e cerveza. Anche l’Odissea, comunque si sta dando da fare e

piovono sul tavolo di Giuliano Sampieri, ancor prima dell’ufficializzazione,

le adesioni per una non meglio precisata tournee

nei paesi baltici.

Il presente del comitato è invece assorbito dall’appuntamento

di estate sport che, dopo la sosta paliesca, ha visto andare

in onda gli ultimi turni. Anche quest’anno, grazie alla Uisp,

circa cinquecento ragazzi hanno avuto la possibilità di trascorrere

in modo diverso le giornate estive sperimentando i gesti

naturali dell’atletica e del nuoto, sviluppando la capacità di

stare assieme e giocare all’aperto. I fine settimana sono dedicati

al contatto con la natura durante le escursioni in bici e le “regate”

in canoa nei dintorni di Siena. Particolare successo ha

avuto anche il progetto Austria, dedicato ai più grandi, che

hanno trascorso alcuni giorni lontano dai ritmi quotidiani in assoluta

sintonia con la magica atmosfera della montagna.

Come ogni anno poi la Uisp si onora di dare la possibilità

ai bambini di Chernobil, ospiti del Comune di Siena e della

Pubblica Assistenza, di frequentare gratuitamente gli impianti

sportivi che il Comune gli ha affidato in gestione.

Se spostiamo lo sguardo in avanti, si rischia di rimanere paralizzati

dalla preoccupazione per l’inizio della stagione invernale

in piscina. Dai primi di settembre i telefoni, i fax e le caselle

di posta elettronica del comitato, saranno presi d’assalto

dai vecchi e nuovi soci che frequenteranno i corsi di nuoto.

All’inizio di settembre poi la Uisp si farà coinvolgere, con

grande entusiasmo, da un’iniziativa promossa dal Comitato

delle Associazioni sportive senesi, guidato da Mariarosa Lapi,

che si aprirà il 10 e l’11 settembre presso gli impianti sportivi

dell’Acquacalda. L’evento si “intitola” “sport un’occasione

per tutti”. L’idea è proprio quella di dare a tutti la possibilità

di conoscere e praticare lo sport. Sarà infatti possibile provare

ad andare in barca a vela, tirare di scherma...e con l’arco, immergersi

con o senza bombole oppure ancora lanciarsi in bici

sul velodromo o ammirare moto d’epoca ed esibizioni di pallanuoto

e nuoto sincronizzato. La manifestazione avrà poi un

seguito il fine settimana successivo presso gli impianti di San

Miniato, dove ci sarà spazio per i motori, i cavalli, le mountain

bike, il pattinaggio ed il calcio.

In autunno inoltrato sarà il momento di riflettere su aspetti

meno esplorati dello sport e dell’associazionismo in generale.

Saranno infatti organizzate due tavole rotonde dedicate alla

scienza applicata allo sport, e viceversa, ed agli aspetti fiscali

dell’associazionismo sportivo. A febbraio sarà poi allestita una

mostra dedicata interamente allo sport, ed in particolare a quel

tipo di sport che si vede meno ma che si pratica di più: quello

degli amatori, dei disabili, degli anziani, dei detenuti.

Con l’autunno riprenderanno anche tutte le attività torneistiche

della Uisp che, assieme gli altri enti di promozione sportiva

della provincia, si prodigherà, come fa da oltre cinquant’anni,

per dare a tutti la possibilità di fare sport con il solo

unico e sacrosanto obiettivo di divertirsi, stare in compagnia, e

ricercare l’equilibrio che solo l’attività fisica riesce a garantire.

Nell’augurare a tutti una splendida stagione sportiva, non

resta che dare appuntamento ai prossimi numeri per raccontare

i piccoli e grandi successi dello sport amatoriale. ■

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