foto Mauro Topini - Campo de'fiori

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foto Mauro Topini


SOMMARIO

Editoriale:

Genitori moderni .................................... 3

Intervista:

Il ciclone Hunziker ................................... 5

Collezionismo:

Il fascino malizioso della plastica............. 6

Roma che se n’è andata:

Il contrasto tra acqua e vino......................7

Suonare Suonare:

La passione ci guadagna ........................10

Monumenti - vita, vicende, restauri:

Il Colosseo...............................................13

Vita Cittadina..........................................14

Cinema News:

Dracula di Bram Stoker............................17

Ecologia e ambiente:

L’ambiente nell’immaginario collettivo......18

Neuropsichiatria, Psicologia, Logopedia

Psicopedagogia:

Le parole dei sentimenti...........................19

Info Pubblicità

P.za .za della Liberazione 2

01033 Civita Civita

Castellana

T. . 0761.513117

0761.513117

Attualità:

Anche l’occhio vuole la sua parte.............21

Sassacci: concerto in memoria di

Gianni Colamedici....................................25

La forza del cuore ...................................57

Le guide di Campo de’ fiori:

Orte...........................................................22

La rubrica dei perchè:

Perchè i binari dei treni vengono

dipinti di bianco?.......................................27

Come eravamo:

Ivan Rossi, morire da eroe con

la musica nel cuore...................................28

Civitonici illustri:

Franco Gradassai.....................................31

Arte:

Nino Caruso e Civita Castellana..............33

Messaggi.................................................35

Poeti:

Ernesto Zuppante.....................................39

Una “Fabrica” di ricordi:

Pasquale Pacelli.......................................40

Il Fumetto:

Sky doll.....................................................42

Campioni Sportivi:

Perchè Coppi è più grande di Merckx......43

L’angolo Cin Cin:

Come progettare una cantina personale..45

Album dei ricordi............................46 - 52

Le storie di Max:

Adriano Celentano....................................48

Noel..........................................................51

Un uomo venuto dal ceppo.......................54

Karate Shotokan:

Campionati Italiani WKC 2007..................55

Annunci Gratuiti......................................58

Selezione offerte immobiliari.................62

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Campo de’ fiori 3

Genitori

moderni

Molti dei problemi della società

attuale, sui quali, purtroppo, mi

sono già soffermato più volte in

precedenza, non nascono oggi,

ma sono i frutti di un malessere

che inizia a partire dalla fine

degli anni ‘60. Il 1968, infatti,

ha segnato la fine di un’epoca

favolosa, che era iniziata con il

dopoguerra, per approdare

nell’Eldorado di quel periodo.

Rimarginate le ferite del secondo

conflitto mondiale, uno sco-

di Sandro Anselmi

nosciuto benessere tranquillizzava

le famiglie che progettavano,

allora, un futuro più roseo per i loro figli.

L’acculturazione era comune e le scuole si riempivano di

ragazzi motivati allo studio e consci di dover ottenere profitto,

anche per ripagare i sacrifici della famiglia, che

contava, così, di poter elevare il loro grado sociale.

Ma in quell’anno fatidico, falsi miti, nuove correnti ideologiche,

sconvolgevano una situazione che si era andata via via

stabilizzando: la donna si emancipava, i costumi si facilitavano,

la violenza si diffondeva, ed inevitabilmente la nuova

generazione entrava in contrasto con quella dei genitori.

Ricordo anch’io le discussioni con mio padre, allorché, giovane

universitario, imbeverato di discorsi politici, trascinato

dalle assemblee, portavo in famiglia le mie nuove idee. Si

aggiungeva, poi, una tv che intanto abbandonava sani programmi

educativi come il Musichiere e Lascia e Raddoppia,

per propugnare prodotti sempre più scarsi e più amorali. I

genitori, allora, per evitare che i loro figli potessero infrangere

inevitabilmente quelle regole ormai diventate dure,

allentavano pian piano la presa e lasciavano loro quella falsa

libertà, che li avrebbe resi sempre più infelici, meno motivati,

vuoti.

Oggi, mentre il ministro della salute Livia Turco vuole controllare

le scuole per dissuadere gli alunni (e ahimè anche

qualche insegnante) dall’uso degli spinelli, una moltitudine

di genitori le si scaglia contro per difendere la privacy e la

libertà dei loro figli!!!...???

Ma se non ci sono più regole neanche per difendere quella

minima parte di società rimasta “perbene”, allora non sorprendiamoci

che i nostri ragazzi operino tutta quella serie

infinita di comportamenti che sfociano spesso nel delinquenziale!

Se vogliamo cancellare a tutti i costi le regole, i valori, la

morale, non biasimiamo la violenza dei minori sui minori, sui

disabili; non facciamo finta di essere contriti per le stragi dei

fine settimana; non storciamo il naso se vediamo bambine,

di poco più di dieci anni, vestite in modo, a dir poco, indecente!!!

LORO NON HANNO COLPE. Li abbiamo lasciati liberi di

far male e di farsi male!!! Aiutiamoli, invece, a fargli prendere

coscienza perché abbiano un futuro migliore, nella

piena responsabilità e vera libertà.


di

Maria Pia Carlucci

Ho incontrato

Michelle Hunziker

solo telefonicamente

ed è bastato a

confermare ciò che

poi si vede in televisione.

Il suo

“Ciaaao” dall’altra

parte del ricevitore

è esploso come se

fossi stata una sua

vecchia amica e che

sentiva volentieri.

Una Michelle come sempre allegra, piena

di energia.

Mi sono sentita subito travolta dal suo

entusiasmo e dal suo generoso e coinvolgente

modo di comunicare. Ma se è così

nella vita non c’è alcun dubbio che lo sia

anche sul palcoscenico.

Leggete cosa ha risposto e se si è meritata

un artistico “scudetto capitolino”.

D.:Sei la protagonista del celebre

musical “CABARET” che è stato in

scena al Sistina di Roma fino al 17

Giugno, ispirato al libro “Addio a

Berlino” di Christopher Isherwood,

che racconta l’avvento del nazismo in

Germania.

Si , Sally Bowles una ragazza di 19 anni,

come tante, piena di voglia di vivere e di

cantare, sua grande passione, che vuole

“arrivare” ed è disposta a tutto, anche a

rinunciare al grande amore e addirittura

alla nascita di un figlio. Infatti Sally, a metà

spettacolo, abortisce e vi assicuro che non

è facile interpretare questo ruolo poiché io

invece a 19 anni ho partorito.

D.:Un impegno coraggioso.

Un impegno molto coraggioso da parte

mia ad accettarlo e del regista, Saverio

Marconi, a propormelo. All’inizio ho detto

no, anche perché il confronto con Liza

Minelli, protagonista nell’omonimo film

“Cabaret” del 1972, mi sembrava eccessivo.

Poi dopo aver visto il musical e aver

letto il libro mi sono ricreduta. Sally è un

personaggio vero e soprattutto una donna

che vive sentimenti, emozioni e paure

come tutti. E quando si tratta di interpretare

emozioni vere e sentimenti forti io

sono lì pronta ad entrarci dentro con tutta

me stessa.

D.:Ci sono delle atmosfere particolari

in questo spettacolo?

La cosa bella è proprio quando il pubblico

Campo de’ fiori 5

Il ciclone

HUNZIKER

entra al Sistina e viene catapultato in un

ambiente anni 30, con luci e abat-jour dell’epoca,

con arredi tipici di un night : il KIT

KAT CLUB. Un rifugio per chi, in quel particolare

periodo storico, pur di non vedere

la realtà ed affrontarla, preferiva immergersi

nella superficialità e flirtare con le

ragazze del locale. Un messaggio che fa

riflettere e che rispecchia ciò che stiamo

vivendo oggigiorno. Però è anche uno

spettacolo che fa molto ridere e vi invito a

vederlo. Staccherò anche i biglietti per voi.

Scherzo naturalmente.

D.: Michelle, una milanese svizzera,

come vive Roma?

Roma è una città che adoro profondamente

e amo veramente. Ora sono qui con la

mia famiglia e ne approfitterò, come sono

abituati da queste parti, mangiando

soprattutto come una pazza.

D.: Un posto romantico.

Quando finisce lo spettacolo, molto spesso,

indosso jeans e un paio di scarpe da

tennis e dopo aver cenato passeggio tantissimo,

vado in giro con gli amici, mi guardo

intorno e tutto è bello e romantico o lo

diventa... Roma ha sempre avuto questa

magia su di me.

D.: Conosci Campo dei Fiori?

E’ una delle zone più amate di Roma ed i

miei amici mi ci portano spesso, forse è il

posto dove si vive meglio la “movida

romana” e dove potete incontrarmi sempre

…la notte. La vostra rivista la conosco

da poco ma è fantastica!

D.: Pizzeria o ristorante: consigliacene

uno.

Dipende, mangio di tutto ma soprattutto

pesce. Vado volentieri da Cesaretto perchè

si trova al centro, si può raggiungere a

piedi dopo teatro, è una trattoria tipica

romana. Ci sono pochissimi tavoli, c’è

musica dal vivo. Si può stare tranquilli e

soprattutto si mangia bene.

D.: Difetti e pregi dei romani.

I romani hanno la capacità di vivere la vita

in modo divertente... Ho tantissimi amici

romani con i quali mi faccio grassissime

risate e poi …sono molto attratta dall’uomo

romano. Per quanto riguarda i difetti

dico solo che io da milanese sono abituata

alla puntualità e a prendere appuntamenti

di lavoro fin dalle 8,30 del mattino ma non

so perché qui mi rispondono: come? Vuoi

dire alle 20 e 30…

Saluto Michelle e vi consiglio di andare in

giro per Roma la notte : potreste incontrare

il ciclone Hunziker.


6

Quando, agli inizi

del Novecento, il

chimico statunitense

di origini

belghe, Leo

Hendrik Baekeland,

ottenne, per

condensazione

del fenolo con l’aldeide

formica, un

complesso organi-

di Alfonso Tozzi co che da lui

prese il nome di

bachelite, non avrebbe certo immaginato

che cento anni dopo il prodotto della sua

invenzione, trasformandosi nel tempo,

sarebbe stato immortalato in collezioni ed

esposto in musei.

Progenitori di questa straordinaria invenzione

furono certamente: l’inglese

Alexander Parkes il quale, nel 1861, realizzò

una sostanza ottenuta dalla fusione di

nitrato di cellulosa, naftalina e canfora,

“flessibile, resistente all’acqua, colorabile,

facile da lavorare” che chiamò “parkesina”,

l’americano John Wesley Hyatt, un giovane

tipografo alla costante ricerca di nuovi

materiali a basso costo, creatore nel 1869

della “celluloide” ottenuta con un composto,

sempre a base di nitrato di cellulosa,

ed infine nel 1899 i tedeschi Ernst Prische

e Adholph Spitteler i quali, mescolando

caseina e formaldeide, creano la “galatite”,

aprendo così la via all’era neoplastica.

Nei primi anni di vita la materia plastica,

parkesina, celluloide, galatite, bakelite,

servì quasi esclusivamente per imitare il

Campo de’ fiori

IL FASCINO MALIZIO

SEDUCE ANCHE I COL

un nuovo genere di antiquariato

legno, l’ambra, la giada, la madreperla, l’avorio,

il corallo ed ogni altro materiale

costoso. Successivamente si realizzò della

bigiotteria in materiale plastico, veri e propri

“gioielli” di un certo pregio, creati spesso

ad opera di grandi artisti e designer.

La maggior parte di questi manufatti servì

al puro consumo: quando si guastavano o

semplicemente stancavano, li si buttava

via.

Ora, però, queste cose, rarefattesi col

tempo, sono diventate materia di ricerca e

di entusiasmante collezionismo, addirittura

di culto se si pensa che per un oggetto di

parkesina dell’era vittoriana, i collezionisti

inglesi, e non solo loro, sarebbero disposti

a corrispondere migliaia di sterline.

I molti italiani e i moltissimi stranieri che si

dedicano a questo tipo di raccolta, limitano,

generalmente, le loro collezioni fino

alla prima metà del secolo scorso: ricercano

particolarmente oggetti fabbricati negli

anni Venti e Trenta, quasi tutti trascurano,

per ora, i prodotti in PVC dell’ultima generazione.

Fra i grandi collezionisti italiani, un posto

notevole lo occupa la veneta Anna

Rabolini, la quale è riuscita a mettere

insieme una raccolta di esemplari che

vanno dalle ochette agli occhiali, ai portapenne

da scrivania, ai pettini, ai portasigarette,

ai fermacapelli, alle spille, ai rasoi a

serramanico dei barbieri e ai tanti altri

oggetti, tutti anteguerra e presenti con

grande successo in una memorabile

mostra che la Rabolini tenne per la prima

volta a Palazzo Fortuny a Venezia negli

anni Ottanta.

Collezionista illustre del settore è il grande

artista Renzo Arbore che vanta una bella

raccolta di radio, molte delle quali in bakelite

come la famosa Allocchio Bacchini del

1940.

Altri collezionisti italiani: Lando Lazzerini di

Follonica, la romana Roberta Giannini la

quale si dedica particolarmente alla raccolta

di cucchiaini di plastica, il bresciano

Aldo Bontempi affascinato dalle penne stilografiche

Waterman’s, Mont Blanc e

Parker dal 1890 al 1960, Paolo Lamandini

di Sasso Marconi attratto dalle fiches dei

casinò e Luigi Biglia di Borgosesia ricercatore

di radio degli anni Venti, solo per

citarne alcuni.

E’ opportuno concludere queste note

segnalando che a Pont Canadese, alla con-

fluenza delle Valli dell’Orco e della Soana,

esiste, realizzato dalla Sandretto

Metalmeccanica, il “Museo delle Materie

Plastiche” fra i più importanti del mondo,

l’unico, degno di questo nome, in Italia.

Nelle grandi sale di questa benemerita istituzione

sono ordinatamente esposti

migliaia di reperti: è possibile quindi conoscere

ed ammirare i primi oggetti in celluloide,

ebanite, caseina formaldeide, bakelite,

PVC, polistirolo: dischi, microfoni,

apparecchi radiofonici, fotografici del

periodo compreso fra gli anni Trenta e

Sessanta ed inoltre telefoni in resina

fenoaltea, uno dei primi esemplari di televisore

americano del 1940, nonché scatole,

occhiali, oggettistica varia.


Campo de’ fiori

SO DELLA PLASTICA

LEZIONISTI ITALIANI

per la gioia di novelli plasticofili

Attraversando le sale del museo si offrono

agli occhi, certamente affascinati, del visitatore:

giocattoli, articoli pubblicitari, roulette,

strumenti di misura, articoli elettrici,

un barometro di bakelite degli anni Trenta,

bocce di resina rinforzata, palle da biliardo,

un distributore di gomma da masticare

di polistirene e tanti altri oggetti estremamente

interessanti.

Il quadro espositivo si arricchisce con

“l’angolo” dedicato all’Inghilterra con originali

spazzole dalle forme di animali e giocattoli

degli anni Venti, Trenta e Quaranta,

lampade, lanterne, ventilatori, bilance in

resina ed altro ancora; completa il tutto la

presentazione della plastica come ornamento

e finitura: frullatori, shaker e, in

abbinamento tra PVC e metallo, alcuni

precursori dei moderni elettrodomestici,

macchine da ufficio (calcolatrici in resina

fenolica, fotocopiatrici degli anni

Cinquanta, proiettore cinematografico in

fenolica e metallo), ed uno dei primi aspirapolvere.

Tutti gli oggetti, alcuni di rara bellezza,

raccontano un secolo di invenzioni, di

ricerche, di realizzazioni, di brevetti che

hanno cambiato il volto del pianeta e tutti

prodotti con “il materiale che la natura

aveva dimenticato di creare” e che oggi

torna a rivivere anche in mostre come

quella allestita recentemente a Maastricht

in cui sono stati presentati opere d’arte,

“gioielli” e oggetti di arredamento realizzati

interamente in plastica o quella, ancora

in corso, proposta dal Museo della Scienza

di Londra “Plasticità-100 years of making

plastics” che, attraverso l’esposizione di

oggetti, descrive la nascita, gli sviluppi e il

futuro della plastica, dalla bakelite fino ai

nuovi materiali ecocompatibili “un viaggio

tra scienza, tecnologia e costume” come

assicura la pubblicità.

7


8

Acqua e vino, un dilemma secolare!

Persino la Santità di Benedetto da Norcia

fece entrare il vino nel Convento e il capo

quarantesimo della Regula Monachorum,

dedicata alla misura della bevanda stabilisce:

“Ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in

un modo, chi in un altro ed è perciò che

stabiliamo con una certa perplessità la

misura del vitto altrui.

“Nondimeno, avendo considerazione della

debolezza dei più bisognosi, crediamo che

basti per ciascuno un’emina di vino al giorno.

“Quelli poi a cui Dio concede di sapersene

astenere, siano convinti che ne riceveranno

una particolare ricompensa.

“Se poi la condizione del luogo o il lavoro

speciale o il calore dell’estate richiedesse

un supplemento, il superiore abbia facoltà

di darlo, ma vigili attentamente perché

nessuno giunga alla sazietà o all’ubriachezza.

“Leggiamo, è vero, che il vino non è per i

monaci: ma poiché ai monaci dei tempi

nostri ciò non si può far comprendere,

conveniamo almeno in questo, di non bere

fino alla sazietà, ma moderatamente, perché

il vino travia anche i saggi.

“Quando poi le condizioni del luogo son

tali che non si possa trovare neppure la

suddetta misura, ma sene trovi molto di

meno o addirittura nulla, benedicano Dio i

monaci che vi abitano e non mormorino:

di questo soprattutto li ammoniamo, che si

tengano lontani da ogni mormorazione.

Qualche commentatore ha espresso il proprio

convincimento secondo il quale l’emina

romana, corrispondente ad un quarto

di litro, nell’idea di San Benedetto e della

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi

Il contrasto tra acq

sua Regula dovesse essere di misura superiore

e che, comunque, il vino distribuito ai

monaci dovesse essere sempre mescolato

all’acqua, possibilmente calda.

Tutto ciò richiama alla memoria di chi scrive

una teoria espressa dall’amico Comm.

Cleto Matteotti, autentico gentiluomo della

Provincia di Trento, vero maestro di vita e

nell’esercizio della professione, oltre che

produttore di rinomati vini di quella

Provincia, secondo il quale, mescolare l’acqua

al vino ha unicamente lo scopo di rovinare

sia l’acqua che il vino e, come egli

stesso amava raccomandare, tale assunto,

più che una semplice Teoria, è una Regola

da applicare sempre rigorosamente.

Fra la Regula di San Benedetto e la Teoria

di Cleto Matteotti sono trascorsi ben quindici

secoli, ma questo antichissimo dilemma

ha sempre avuto per i romani un significato

del tutto particolare, come ben testimoniano

i versi del Poeta di Roma,

Giuseppe Gioachino Belli:“…senz’acquasanta

si. Ma senza vino…/ ma senza vino?

Dio me ne guardi! / Nun avesse Iddio fatto

antro che questo, / saria da ringrazziallo in

ginocchione / e da mannà a fà fotte tutto

er resto…”

Peraltro, anche Trilussa condivide ampiamente

e, nel sonetto dal titolo Acqua e

vino, il Poeta cita il vino, ma dell’acqua

nemmeno l’ombra:

“Se certe sere bevo troppo e er vino / me

ne fa quarchiduna de le sue, / benché sto

solo me ritrovo in due / con un me stesso

che me viè vicino / e muro - muro m’accompagna

a casa / pè sfuggì da la gente

ficcanasa.

“Io, se capisce, rido e me la canto, / ma lui

ce sforma e pè de più me scoccia: / Nun

senti che te gira la capoccia? / Quanno la

finirai de beve tanto? / E’ vero, dico, ma pè

me è una cura / contro la noja e contro la

paura.

“Der resto tu lo sai come me piace! /

Quanno me trovo de cattivo umore / un

bon goccetto m’arillegra er core, / m’empie

de gioia e me ridà la pace: / nun vedo più

nessuno e in quer momento / dico le cose

come me la sento.

A mettere l’acqua impunemente miscelata

al vino penserà ancora il Belli che, nel

sonetto del 21 dicembre 1832, dal titolo

Le cose create, fa bene intendere qual è il

suo pensiero:

“Ner monno ha ffatto Iddio ‘ggni cosa ddegna:

/ ha ffatto tutto bbono e ttutto bello.

/ bono l’inverno, ppiù bbona la leggna: /

bono assai l’abbozzà, mmejjo er cortello.

“Sortanto in questo cquì trovo lo smanco,

/ che ppoteva, penzànnosce un tantino, /

creacce l’acqua rossa e’r vino bbianco:

“Perchè ar meno ggnisun oste assassino /

mo nun vierìa co ttanta faccia ar banco / a

vènnesce mezz’acqua e mmezzo vino.

Una semplicistica trovata che indica chiaramente

tutto l’assillo e tutta la preoccupazione

dell’avventore che si appresta ad una

bevuta con l’incombente pericolo di un

probabile annacquamento. La fiducia,

infatti, non dovette mai essere eccessiva

nei confronti degli osti, al punto che un

Bando del Conservatore, datato 3 novembre

1656, vietava agli stessi e ad ogni altro

rivenditore di vino di far commercio e di

tenere i loro depositi e magazzini in locali

prossimi a fontane, cisterne e pozzi.

A tale proposito, persino nella biografia di

Santa Francesca Romana, si legge:“…rapita

in extasi et menata in visione ad vedere

lo inferno, la Santa s’imbattè anche nelle


Campo de’ fiori 9

, figure, personaggi

ua e vino di

misere anime de li tavernari, le quali stavano

nello luoco de socto et erano messe

in tre tini, delli quali uno ne era pieno de

giaccio, l’altro de vino ardente, et l’altro

pieno de aceto et de altre cose. Et per lo

peccato de mascere l’acqua nello vino, era

messa ciascheduna delle dicte misere

anime nello tino dello giaccio et cacciata

dalli demoni con grappi infocati, molto

laniandola…”

Della popolare Santa, nota a tutti i romani

con il familiare vezzeggiativo di Ceccolella,

si ricorda anche un famoso miracolo del

vino, come è possibile leggere sotto uno

degli affreschi della cosiddetta Casa delle

Oblate a Tor de’ Specchi:“…avendo la

Beata Francesca dato alli poveri una

bocte, puoi miracolosamente fu trovata la

dicta bocte piena de buono et optimo

vino…”

Il rapporto fra acqua e vino si mantenne

sempre talmente intimo da finire per

generare inevitabili malintesi, ne è autorevole

testimone la Statua parlante del

Facchino, ubicata in Via Lata, all’angolo

con Via del Corso, la quale regge tra le

braccia un barilotto all’epoca adoperato

per il trasporto del vino, ma che è messo lì

a buttar acqua.

Roma da sempre vive nella doppia dimensione

della terraferma e dell’acqua, elementi

che costituiscono le caratteristiche

peculiari dei romani. La città, attraversata

dal Tevere, è abbellita da innumerevoli

fontane grandi e piccole, realizzate da

famosi architetti o da anonimi artisti; sono

a tutti noti gli acquedotti che riforniscono

Roma, ma molto probabilmente sono

meno note le vicende collegate alla costruzione

di alcuni di questi ed è certo che in

pochi sanno che la loro realizzazione fu

resa possibile grazie alle gabelle imposte

sul vino.

L’acquedotto voluto da Papa Paolo V,

Camillo Borghese, 1605 - 1621, attinge da

alcune sorgenti presso il Lago di

Martignano e, con un tracciato lungo e

sinuoso costeggiante parte del Lago di

Bracciano, completa il suo percorso sul

Gianicolo e nelle fontane di Piazza San

Pietro. Un avviso datato 28 marzo 1609

riporta la seguente notizia:“…riuscendo la

spesa dei condotti dell’Acqua Paolina, che

si conduce qua da Bracciano, maggior di

quello si pensava da principio, per il denaro

che deve contribuir il popolo si ragiona

di metter l’impositione altre volte proposta

di quattro giulii e mezzo per botte di vino

romanesco a fine di farvi sopra un monte,

per cavar ad un tratto il denaro, che bisogna

per detti acquedotti, con li quali si

verrà a rendere più che mai deliziosa questa

città…”

Nemmeno con la costruzione di Fontana di

Trevi, sotto il Pontificato di Urbano VIII,

Maffeo Barberini, 1623 - 1644, si salvò il

vino, tanto che Pasquino malinconicamente

commentava:“…Urban poi che di tasse

aggravò il vino, ricrea coll’acqua il popol di

Quirino…”.

E’ sempre stata un’attrazione fatale quella

esercitata dal vino nei confronti dei romani,

vino uguale nettare e questi hanno

sempre sofferto di nostalgia per i vini de

na vorta:

“…m’aricorderò sempr’a Marino, / indiove

tutti l’anni annàmio fora d’ottobre a villeggià…

“…li nun c’ereno vini misturati…

“…bevevio un quartarolo, e dicevio: esci /

e er vino esciva…”.

Bevevio, cioè, bevevate, scriveva il Belli e

Giggi Zanazzo testimonierà che un quartarolo,

cioè la quarta parte di un barile, era

la misura scolata da un carrettiere in una

sola giornata, di lavoro ben s’intende.

“…vale più un bicchiere di vino che tutta

l’acqua del Tevere…

“…badate ch’er bicchiere sia sempre

pieno…

“…l’acqua arovina li ponti mentre er vino è

la zinna de li vecchi…”.

Puoi credere, è Giggi Zanazzo che lo dice!

Peraltro, il romano che caratterialmente è

lontano da quelle compatte manifestazioni

diffuse in altre parti d’Italia, in particolari

momenti, è portato a far caciara e perciò

gli si addice una fontanella che butta vino,

anche se c’è da rischiare la pelle per arrivare

fin sotto la cannella.

Annota il cronista, noi crediamo con beneficio

d’inventario, che in occasione della

Riccardo Consoli

Claudia Collesei

trionfale presa di possesso di Papa

Innocenzo X, Giovan Battista Pamphilj,

1644 - 1655, i due leoni di granito, che

fanno la guardia alla rampa capitolina, versarono

l’uno vino bianco e l’altro rosso:

“…con gran sollazzo del popolo che d’ogni

sesso ed età correva con tazze e fiaschi a

bevere allegramente, et altri a gara, et a

forza di pugni s’avanzavano a farne acquisto

con la panza e con boccali…”

Altro molto bene documentato cronista, ci

informa che, durante una festa in onore di

Cola di Rienzo, persino il cavallo del

Monumento Equestre a Marco Aurelio,

allora ubicato in Campo Laterano, il primo

agosto del 1347, “…dalla mattina all’arva,

‘nfi a nona…”, gettò acqua e vino dalle

narici.

A Roma, città ricchissima di fontane, il contrasto

acqua - vino si presenta in maniera

assai più tangibile che non in altre città, al

punto che si volle innalzare un tabernacolo

a ricordo della confluenza di tanti acquedotti,

identificato con il Mausoleo di Santa

Costanza sulla Via Nomentana; le numerose

scene di vendemmia raffigurate nelle

decorazioni del sarcofago della Santa

hanno fatto si che, per lunghi anni, questo

fosse creduto e denominato Sepolcro di

Bacco. Alla fine del Seicento, artisti fiamminghi

e olandesi, in quel periodo residenti

in gran numero a Roma, avevano fissato

in questo luogo la sede di una speciale

Associazione avente per scopo, oltre che il

reciproco aiuto, quello di passare insieme

e in allegria le ore libere da impegni di studio

e lavoro; i soci raccomandavano che

quelle feste dovessero terminare con un

pellegrinaggio al cosiddetto Sepolcro di

Bacco, dove all’alba veniva offerta alla divinità

un’ultima libagione.


10

Prologo

Nella Primavera del

1993 ……. a Ziano Di Fiemme

(TN) …… in una cantina adibita a sala

prove, alcuni amici, riuniti in una rock

band, discutono … … motore, azione! Ciak

si gira!

Ma perché non organizziamo noi un

concerto all’aperto?

Gratis?

Si !

E dove?

Beh. potremmo chiedere al comune il

campetto di calcio….

E chi facciamo suonare?

Chiediamo ai gruppi qui nella valle,

ce ne sono parecchi … solo che non

suonano quasi mai in giro…

E come lo chiamiamo?

Vediamo un po’…..ma si! Suanrock

!....Son a Suan … e l’ciamon

Suanrock! >

Campo de’ fiori

di Carlo Cattani

La passione ci guadagna

Benedetta primavera del ’93,

lassù tra le Alpi !

Sono trascorsi 14 anni dalla posa

della “prima pietra” della manifestazione

musicale denominata

Suanrock e l’entusiasmo, da parte

di quel manipolo di amici “cantinari”

non si è sopito, anzi … si rinnova e

cresce di edizione in edizione con

nuove idee che arricchiscono l’offerta

dell’evento musicale che si rappresenta

per tre giorni, sin dal 1993, alla fine

del mese di luglio, nella cittadina di

Ziano di Fiemme, una delle località

Trentine che si adagiano nella Val di

Fiemme. Quattordici anni di “messa in

scena” rappresentano senz’altro, in

Italia, un bel record per un evento musicale

dedicato alla musica rock! Il mio

ricordo va ad un’ altra manifestazione più

longeva (dal 1987), AREZZO WAVE, ma

quella è un’altra storia! Torniamo tra i

monti e andiamo a fare un’escursione tra

le….. rocce di SUANROCK, con una guida

di eccezione, Michele Lauton, uno di quei

“bravi ragazzi del ‘93”, che ci porterà dietro

le quinte dell’organizzazione di SUAN-

ROCK, ripercorrendo, per “SUONARE !

SUONARE!”, gli esordi, le difficoltà, le

finalità, le soddisfazioni …. a monte di

questa manifestazione valligiana!

L’intervista con Michele si è svolta all’inizio

della primavera 2007 … ah la primavera

centra sempre! Quindi, quando pubblicheremo

questo articolo, la nuova edizione di

“Suanrock” sarà in corso ma …… SIETE

AVVISATI PER IL PROSSIMO ANNO!

Carlo : ciao Michele: innanzitutto, sei già

in grado di dirmi quando si aprirà il sipario

della XIV edizione di Suanrock 2007?

Michele:si Carlo, ti posso confermare

che “Suanrock 2007” accenderà i

riflettori dal 18 al 21 luglio … in

genere facciamo coincidere il

festival con l’ultimo weekend del

mese di luglio, ma quest’anno, in

quei giorni, ci saranno degli eventi

in una località vicina e non

vogliamo, per la buona riuscita di

tutte le manifestazioni, creare distrazione

di pubblico. Inoltre, quest’anno abbia-

mo

una

novità:

apriamo i cancelli

mercoledì 18 ed ospitiamo “GIRO

ROCK”, un concorso che si snoda attraverso

varie località del Trentino; ma il nostro

cast accenderà gli amplificatori ufficialmente

dal 19 e, da lì in poi, si alterneranno

decine di musicisti … ho qui per caso

questo foglietto con il cast, fresco, fresco

di selezione per la nuova edizione, te la

leggo? Si si, te la leggo! Dunque, vediamo

un po’ .. ah si, ecco la formazione, ehm

..ehm, gli artisti: Chum, The Crying Of

Angels, Fleim, Scarti Di Produzione,

Cremini, Bad Company, Hate Machine,

Kundali, Blues D.C., Outcry, Against The

Neighbour Moquette, Carne Fresca, South

Punk, Radio Fucecchio,The Gash, Inertia,

Sorrisi Verticali, Atrio, Daian Street, Wing

Dick, Rialzami Jeans, Brand New Hogfish,

Sweet Rage….finiti !

Carlo : dopo “sta faticaccia”, cerchiamo di

ripercorrere i “days after” di quella primavera

del 1993 … se ce la fai.

Michele: cosa posso dirti degli inizi….

beh, si, dopo la “folgorante idea primaverile”

uscimmo dalla cantina chiedendoci:

…. mi


Campo de’ fiori

se il Rock è di montagna

viene da pensare a quanto dovemmo

“scarrozzare” per richiedere tutti i permessi

necessari a “metter su la baracca” …

è proprio il caso di dir così, viste le attrezzature

degli esordi …. servivano autorizzazioni

del Comune, della Polizia

Amministrativa di Trento …. della SIAE,

etc.; la difficoltà fu rappresentata dal

fatto che, eventi come quello da noi “pensato”

non si erano mai svolti nel nostro

Comune, così, quasi nessuno degli uffici

interpellati aveva conoscenza del giusto

iter da farci seguire; pertanto, fu un susseguirsi

di rinvii e aggiornamenti con ciascuno

degli enti ufficialmente preposti alle

autorizzazioni, allo scopo di avere da loro

la certezza di istruire una giusta pratica

ed essere nella legge! Oggi sorrido pensando

a quei tempi perchè, ora, in mezza

giornata si preparano tutte le “scartoffie”

e si inoltrano ai vari organi competenti

senza particolari oneri burocratici! Ti dicevo

che nel ’93 mettemmo su …..“la baracca”

per la realizzazione dell’evento e ho,

vivi nella memoria, alcuni particolari,

come, ad esempio, il fatto di avere tirato

su un chiosco per le birre grande come

uno dei box utilizzati attualmente come

servizi igienici ( eh eh ) …. e la cosa buffa

è che non avevamo un frigo e i fusti della

birra prima di essere attaccati alla spina li

dovevamo far stazionare in una fontana

del parco giochi vicino all’area concessaci.

Non avevamo grandi mezzi: un palchetto

montato dal Comune di Ziano ed il resto in

prestito di qua e di là dalle varie Aziende

turistiche … bontà loro … sempre “un grazie”

per averci dato credito e contribuito a

“spingere” la macchina organizzativa! Di

quei tempi ricordo la “paura” della pioggia

… nostra unica nemica …. nelle zone montane

d’estate può capitare, più spesso, che

il tempo muti e, quando cominciavano le

prime gocce, dovevamo subito interrompere

lo spettacolo e correre con i teli a

coprire la strumentazione finché non smetteva

….. solo un edizione non ha più smesso!!!

…. e, accidenti, mi ricordo ancora

come se fosse oggi, la scena di Mario

(Zorzi) ed io, fradici a tenere i teli sul

palco altrimenti le violente folate di vento

ci avrebbero portato via tutto……. di fronte

a noi tutta la gente che si aggrappava

ai lembi del telone steso a copertura del

mixer per impedirne … il decollo …. tempo

due ore e si formarono dieci centimetri

d’acqua ovunque … campo impraticabile!

Quella è stata l’unica edizione .. uhmm… il

1995 se la memoria non mi inganna, che è

saltata ma che abbiamo recuperato due

settimane dopo …. con il bel tempo! In

un’altra delle primissime edizioni abbiamo

avuto problemi di “ordine pubblico” con i

Carabinieri che ci hanno fatto chiudere,

purtroppo mentre suonava il gruppo degli

ATRIO (nda: ATRIO è la rock band promotrice

dell’idea di “Suanrock”, dove milita

al basso l’amico Michele) a causa di

alcuni tifosi al seguito di una squadra di

calcio in ritiro estivo dalle nostre parti, che

(prima parte)

11

ci assalirono durante lo svolgimento della

manifestazione solo perchè uno della loro

“cricca” aveva perso il portafoglio e ritenevano

fosse stato derubato da noi locali

….. pensa tu, una decina di quei teppisti

hanno creato letteralmente il panico… ci

siamo dovuti barricare dentro il tendone in

attesa che i Carabinieri riuscissero a riportare

la calma tra di loro… da parte nostra,

il rapporto con le forze dell’ordine è sempre

stato ottimo e di rispetto reciproco!

Carlo : dai Michele, ancora qualche ricordo

da “pioniere”

Michele: dunque…si, la I° edizione di

“Suanrock”, l’abbiamo svolta di domenica

con la partecipazione di 6 gruppi; poi,

dopo qualche anno, abbiamo rivisto la programmazione

e ci siamo lasciati la domenica

per smontare tutto …. diversamente

il lunedì ci saremmo trovati spiazzati dagli

ordinari impegni lavorativi di tutti noi componenti

lo staff organizzativo. Tutto è cresciuto

naturalmente negli anni e il clima

caldo e familiare che si respirava nelle

prime edizioni è rimasto quasi invariato

fino ad oggi; una delle cose belle del

“Suanrock”, è che in “quei giorni” ritrovi

tutti….. amici che, magari, si sono sposati

e hanno figli, che durante l’anno non vedi

mai …ma stai sicuro che al “Suanrock”, li

vedi.

Continua a pag.12 ...


12

Conosco moltissime persone che mi interpellano

per conoscere con anticipo i giorni

di svolgimento del festival per potersi

organizzare le ferie e non perdere l’evento!

“Suanrock” è anche …. ROCK SOLIDALE!

… da molti anni diamo ospitalità ad enti

socialmente utili per aiutarli a raccogliere

fondi: è il caso di EMERGENCY, che non

manca mai con il suo stand; inoltre, invitiamo

sempre un associazione di “alcolisti

anonimi” che, oltre a far riflettere i giovani

sull’abuso dell’alcool, porta un’ambulanza

attrezzata per eseguire l’alcooltest alle

persone che guidano, in modo da non farli

mettere al volante se non sono “a norma

di legge”. Ogni anno, poi, nella giornata

del sabato, invitiamo per un pranzo “tutti

insieme” i ragazzi “diversamente abili”

dell’ANFASS di Cavalese ….grande allegria,

uno spettacolo nello spettacolo! Inoltre,

devolviamo una parte dell’incasso per aiutare

la nostra chiesa o l’asilo: l’anno scorso,

per esempio, abbiamo acquistato delle

attrezzature ludiche da giardino per il

parco dell’asilo; negli anni precedenti avevamo

contribuito a finanziare dei lavori di

ristrutturazione per la Canonica e per il

Teatro di Ziano

Carlo : …. insomma, la musica al

“Suanrock” arriva anche alle “orecchie

del cuore”! (www.suanrock.com)

continua sul prossimo numero............

Campo de’ fiori


di

Cristina

Collettini

Il Colosseo:

VIta, VICende, RestauRI

.. continua dal n. 38

Il Colosseo, che oggi

consideriamo un

“monumento” della

romanità, è tale perché

noi, così come altre

generazioni, gli riconosciamo

un particolare

valore. Riconosciamo

che è una testimonianza

del passato, ma in più

gli attribuiamo il valore

di opera d’arte, prezioso documento degli

usi e costumi di chi ci ha preceduto nella storia,

di una cultura dove affondano le nostre

stesse radici.

Ancora oggi, circondato dai resti della Roma

più antica e dalla caoticità della città contemporanea,

il Colosseo si impone, con la

sua maestosità, fra la gloria del passato che

ha vissuto e le tracce ineluttabili del tempo

che lo ha trasformato.

La sua costruzione si deve ai tre imperatori

Flavi: sotto Vespasiano (tra il 72 ed il 75

d.C.) si costruisce fino al secondo ordine;

suo figlio Tito (80) aggiunge il terzo ordine

ed inaugura l’anfiteatro con spettacoli che

durarono ben 100 giorni!! Infine, è con

Domiziano (95) che si raggiunge l’assetto

definitivo, con la costruzione degli ambienti

ipogei ed il completamento dell’attico.

L’Anfiteatro fu sede di grandi spettacoli,

combattimenti e ludi gladiatori per circa

quattro secoli (l’ultimo spettacolo risale al

522!), durante i quali comunque non ebbe

vita facile.

Nonostante l’ottimo sistema di smaltimento

delle acque, sembra che fin dall’inizio si

cominciarono ad ostruire le cloache ed i collettori

di raccolta negli ambienti ipogei,

impedendone col tempo l’uso. Ma furono

soprattutto gli incendi ed i terremoti ad incidere

profondamente sulla sua architettura

ed a causarne modifiche ed adattamenti.

Il primo restauro importante, che interessò

gli ipogei, si verificò sotto Antonino Pio (138-

161), forse a causa dei dissesti provocati da

un grande incendio che coinvolse l’intera

città, distruggendo ben 40 insulae. Di gran

lunga peggiore deve essere stato l’incendio

del 217, se si pensa che i restauri si svolsero

durante il governo di ben 4 imperatori. Al

crollo di buona parte dell’attico si aggiunse

la distruzione del portico colonnato di coronamento

della cavea: colonne, capitelli,

architravi rovinarono all’interno, lungo la

cavea, provocando danni ingenti alle gradinate

e al piano dell’arena.

Nuovi danni, subito riparati, furono provocati

dal terremoto del 262 e, nonostante un

periodo intenso di grandi spettacoli, i successivi

interventi di restauro, che coinvolsero

l’arena, il podio e parte delle gradinate,

sono documentati solo a seguito del terremoto

del 429 e poi ancora dei due terremoti

del 470 e del 484: a seguito di quest’ulti-

Campo de’ fiori 13

mo fu necessario rialzare di oltre 2 metri il

piano dell’arena.

La fine degli spettacoli al Colosseo significò,

ahimè!, anche la fine degli interventi di

restauro e manutenzione, quindi il suo progressivo

abbandono e quello che per secoli

era stato un luogo di gloria e di trionfo

divenne dimora di animali e forse anche di

banditi. Per cinque secoli la monumentale

opera dei Flavi fu lasciata alla mercè del

tempo, nè più vedrà tra le sue mura gli spettacoli

per i quali era stato concepito.

Nell’XI secolo, infatti, la sua destinazione

d’uso cambia del tutto: a seguito di un

incendio, la potente famiglia nobile romana

dei Frangipane ne occupò buona parte, trasformandolo

in una fortezza. Tale rimase la

sua destinazione per molto tempo, con alterne

vicende, rivalità e contese con il Senato,

la Santa Sede e la famiglia degli Annibaldi.

Fu il terremoto del 1349 a dare il colpo di

grazia all’anfiteatro-fortezza: crollarono alcune

delle arcate dell’anello esterno e, nel precario

gioco degli equilibri, col tempo anche

le arcate adiacenti a quelle distrutte cominciarono

a cedere progressivamente. La proprietà

era frazionata in tre parti e, secondo

una prassi comune del periodo, i monumenti

in disuso, anziché restaurati e valorizzati,

divennero “cave” di estrazione di marmi e

travertini fino a tutto il Rinascimento!

Neanche il Colosseo riuscì a fuggire a questo

destino: nel migliore dei casi, la spoliazione

dei suoi materiali servì alla costruzione di

quelli che col tempo sarebbero diventati

splendidi monumenti di Roma. E’ con i

marmi del Colosseo che Paolo II costruì

Palazzo Venezia, con i suoi travertini venne

restaurata la tribuna di San Giovanni. E poi

ancora “ritroviamo il Colosseo” nella Loggia

delle Benedizioni di San Pietro, nella chiesa

di San Marco e nei grandi palazzi romani:

Palazzo Farnese, della Cancelleria, Palazzo

Senatorio e dei Conservatori e persino

Palazzo Barberini!! Per non dimenticare che,

nei periodi di maggior crisi economica, molti

dei marmi del Colosseo finirono nelle fornaci

per essere trasformati in calcina!!!

Poco ci mancò che, sotto Sisto V (1585), non

si arrivasse alla demolizione di un monumento

ormai escluso dalla Roma di allora,

ma che comunque il Papa cercò di adattare

ai suoi scopi, affidandone a Domenico

Fontana la ristrutturazione ma anche una

sua completa trasformazione: secondo i progetti

del Papa, il Colosseo sarebbe dovuto

diventare una filanda , con laboratori, botteghe

e persino le case degli operai!!

Fortunatamente il progetto rimase sulla

carta, a causa della morte del Papa, insieme

ad ogni velleità di frenare il progressivo crollo

delle strutture murarie.

L’interesse per il Colosseo torna con

Clemente X (1670-76), che fa tamponare le

arcate interne del primo ordine ed affida a

Bernini la progettazione di un tempio dedi-

cato ai martiri, mai realizzato, al centro dell’arena.

Un progetto simile verrà ripreso da

Carlo Fontana, su commissione di Clemente

XI (1700-21), anch’esso rimasto sulla carta.

E’ con il terremoto del 1703 che crollarono

alcune arcate del secondo anello, nel fronte

verso il Celio, ed il materiale di risulta venne

riutilizzato per la costruzione del porto di

Ripetta!

Il 1800 fu un secolo di rinnovato interesse

per l’archeologia e per i monumenti antichi,

durante il quale vennero intrapresi numerosi

restauri, tra i quali anche gli interventi sul

Colosseo che, durante il periodo della dominazione

francese (1809-15), avrebbe dovuto

far parte di un grande parco archeologico.

Prese avvio quindi una serie di interventi in

linea con una concezione del restauro

moderna e sottesa al rigore scientifico, che

non vennero meno con la caduta di

Napoleone (e la fine della dominazione francese);

la conservazione dell’anfiteatro stava

a cuore a papa Pio VII che nominò un’apposita

Commissione per i suoi restauri. Era

necessario bloccare i crolli via via progressivi

dell’anello esterno, dovuti alle precarie

condizioni statiche. Fu quindi opera di Stern

lo sperone di sostegno dell’estremità dell’anello

esterno dalla parte del Celio. Ottimo

dal punto di vista statico e rispettoso del

monumento, questo intervento mostra

un’incredibile “sensibilità” storica e artistica:

i conci delle arcate sembrano “congelati” al

momento del crollo, a denunciare apertamente

la funzionalità dello sperone, quella di

bloccare l’azione del tempo, di rallentarne il

più possibile i segni.

Diversa la logica del secondo sperone,

costruito dal Valadier, a contrastare i crolli

dell’altra estremità dell’anello esterno, uno

sperone a gradoni, con la ricostruzione degli

archi a decrescere dal basso verso l’alto, che

si distingue dall’antico grazie all’uso di materiali

differenti.

Poiché anche l’anello interno risultava mancante

di una parte, con gravi conseguenze di

tipo statico, il papa Gregorio XVI (1831-46)

fece ricostruire le sette arcate mancanti del

primo ordine e le otto del secondo.

Un grande progetto di restauro risale al 1978

con notevoli interventi di consolidamento,

iniezioni di resine epossidiche e barre d’acciaio,

nel rispetto del monumento da una

parte e delle esigenze del pubblico dall’altra.

Oggi l’Anfiteatro Flavio è uno dei monumenti

più visti al mondo ed ogni giorno torna ad

accogliere fra le sue mura una folla numerosa

di turisti che ne ammira le sue qualità

artistiche, proprio come tanto tempo fa

un’altra folla di nobili, politici, mercanti e

schiavi esultava ed osannava i suoi eroi, in

quelli che erano giorni di festa.


14

Civita Castellana- Sassacci

festa di San Luigi Gonzaga

foto M. Topini

Campo de’ fiori

Vita C


ittadina

Campo de’ fiori 15

Civita Castellana 10.06.2007

Corpus Domini e infiorata- foto M. Topini


16

Campo de’ fiori

Vita Cittadina

1-2-3 Giugno Civita Castellana

PLAYFAIR 2007 Giornate Ecologiche sul Fiume Treja

per il recupero, lo sviluppo e la valorizzazione del territorio del Bacino del Treja

manifestazione organizzata dai comuni di Calcata, Caste S.Elia, Civita Castellana, Faleria,

Magliano Romano, Mazzano Romano, Monterosi, Nepi, insieme al Parco Regionale Valle del Treja

4-5-6 Giugno PEREGRINATIO MARIAE

La Statua della Madonna di Lourdes, benedetta da Papa Benedetto XVI l’11

Febbraio, è stata ospitata dalla Diocesi di Civita Castellana presso la

Cattedrale Santa Maria Maggiore.

Numerosa l’affluenza dei fedeli per portare una preghiera, una supplica,

anche per coloro che non hanno potuto.

foto Mauro Topini

Varie attività

svolte durante la

manifestazione

foto Mauro Topini

PLAYFAIR 2007

conferenza

“Cause delle mutazioni climatiche”

con relatori d’eccezione

coordinati dal

Colonnello Mario Giuliacci


di

M.Cristina Caponi

Bram Stoker’s Dracula, Usa. Regia:

Francis Ford Coppola. Interpreti: Gary

Oldman, Winona Ryder, Antohony

Hopkins, Keanu Reeves, Cary Elwes,

Bill Campbell, Sadie Frost, Richard E.

Grant, Monica Bellucci, Tom Waits.

Sceneggiatura: James V. Hart.

Fotografia: Michael Ballhaus.

Produzione: Columbia Pictures,

America Zoetrope, Osiris Film

Production. Distributore: Columbia.

Genere: Horror, drammatico. Durata:

128 minuti.

L’estate è alle porte. Purtroppo con l’arrivo

della calda stagione, la programmazione

all’interno del circuito cinematografico è

sempre più scarsa e deludente.

Per rinfrescarci, allora, spolveriamo un

bell’ horror d’annata: Dracula di Bram

Stoker e rendiamo, in tal modo, omaggio

all’autore de Il Padrino e Apocalipse Now.

Nel 1480 il cristiano Drakul si batte contro

i Turchi ma, appreso del suicidio dell’amata

moglie, rinnega Dio e diviene un vampiro.

Secoli dopo, a Londra, incontra Mina e

nota in lei un’inaudita somiglianza con la

consorte defunta.

In un turbine d’eros e tanatos, la manichea

lotta contro le forze del male si risol-

Campo de’ fiori 17

DRACULA

di Bram Stoker

verà a favore del bene e Dracula perirà.

Dracula, ovvero un uomo che volle sottrarsi

alla caducità mortale, a cui la natura

umana lo aveva predestinato. E il nosferatu,

il non-morto delle leggende esoteriche

sembra in parte esservi riuscito, aggiudicandosi

una nicchia nel gran calderone

dell’immaginario collettivo. A rinverdire i

fasti dell’aristocratico vampiro transilvanico,

intervenne nel 1992 una barocca opera

filmica tratta dal romanzo di Bram Stoker

e diretta dal cineasta Francis Ford

Coppola.

Nel prologo, si può intravedere una narrazione

singolare data da due canali di

comunicazione: l’immagine e la voice over,

che si compenetrano fra loro come tessere

di un gran mosaico. Dopo simile proemio,

il lungometraggio adotta una forma

diaristica e l’azione si trasferisce nella

Londra di fine ‘800. Dalle ossessive tonalità

rossastre che contraddistinguono i paesaggi

rumeni si passa, di colpo, alla netta

preponderanza cromatica di toni bluastri,

visibile nelle sequenze ambientate nella

city londinese. Ma la vermiglia tinta tornerà

più volte lungo la pellicola come paradigma

dello stesso Dracula e di un sesso

avvelenato e necrofilo di cui egli è il profeta.

In tale pellicola, Coppola “vampirizza” vari

generi e stili filmici dando luogo a singolari

ibridazioni (vedasi come esempio la

scena dell’assalto alla diligenza sul modello

di Ombre rosse). Sempre a livello visivo,

il regista strizza l’occhio ad un classico

della cinematografia espressionista tedesca

come Nosferatu. Difatti, grazie alla

sapiente illuminazione di Ballhaus, l’ombra

del luciferino conte giganteggia lungo le

mura del cupo maniero, fino a lasciare il

suo corpo e avvicinarsi minaccevole alle

vittime. Tra i protagonisti, il personaggio

maggiormente delineato è quello della

dolce Mina: ella riassume in sé le fobie

sessuali dell’età Vittoriana e si pone, al

principio, come doppio antitetico della sua

maliziosa amica Lucy.

Nel corso del plot, Mina cesserà di essere

per gli uomini solo un oggetto passivo di

sguardo e diverrà un vero deus ex machina

della vicenda; infatti, sarà proprio lei a

colpire a morte l’oramai inerte vampiro,

ponendo fine al malefico anatema.

La sequenza più intrigante è, tuttavia,

esplicitamente metacinematografica e

connessa allo statuto artistico della fabbrica

dei sogni, che il regista ironizza facendo

pronunciare alla sua eroina la frase “se

cercate la cultura, visitate un museo”.

Infine, nonostante il film goda di un cast

stellare, di un budget di milioni di dollari e

si sia accaparrato ben tre oscar, rimane un

semplice blockbuster in cui uno stile trasbordante

cozza con il kitsch più puro, fino

a rasentare il ridicolo.


18

di Giovanni Francola

Campo de’ fiori

L’ambiente

nell’immaginario collettivo

Spesso e volentieri molte persone sono

convinte che tutelare l’ambiente sia un

compito da delegare ad amministratori

pubblici e politici.

Credo che sia cosa più saggia fare una piccola

analisi di riflessione.

La nostra quotidianità è fatta di pensieri e

di piccole azioni che possono involontariamente

apportare piccoli colpi all’ambiente,

senza neppure rendersi conto prima ancora

che altri decidano per noi.

In una società dove la cultura del tempo e

del profitto è diventata la sola cosa importante

per molti, è facile perdere di vista il

problema ambiente.

Al Pala Panini di Modena, Beppe Grillo inizia il suo spettacolo entrando a bordo del Sunny, lo scooter alimentato

ad energia solare, ideato dal team di ricercatori di Fabrica di Roma di cui fa parte il nostro collaboratore

Giovanni Francola. Sempre a Modena, Giovanni Francola ha incontrato la ricercatrice di fama

mondiale, Dottoressa Antonietta Gatti, per lo studio di una serie di progetti legati all’inquinamento da

polveri sottili.

Proprio in questi giorni, portando avanti

ricerche ambientali, ho avuto la voglia di

andarmi a vedere come questo problema,

o meglio come la natura, era considerata

nella cultura degli Indiani d’America quando

ancora erano liberi nelle loro terre.

Devo dire che quello che più mi ha affascinato

è il fatto di quanto rispetto avessero

nei confronti di tutto il Creato, dalla semplice

roccia all’albero, nel dare dei nomi a

qualsiasi creatura come segno di riconoscimento

e di ammirazione, nel continuo

sentirsi debitori di tutto quello che, dalla

notte dei tempi, la terra offriva loro per

vivere.

Ma poi la mano di altri uomini riuscì ad

imporre loro regole e negazioni, al punto

di sterminarli e ridurli a vivere in piccole

riserve.

A distanza di centinaia di anni da questi

avvenimenti, l’uomo ha trasformato il proprio

ambiente a suo piacimento, senza

fare attenzione alle più banali leggi naturali

e, soprattutto, senza chiedersi se queste

mutazioni avrebbero portato danni

irreversibili.

Nessuno beve più dalle fontane o dalle

acque sorgive perché c’è il pericolo che

siano inquinate. Ma da chi?

Tra le nuove generazione, in pochi sono a

conoscenza dell’importanza nel rispettare

le fasi lunari per la semina o il raccolto.

Infondo la società offre loro prodotti agricoli

già confezionati e acquistabili in ogni

periodo dell’anno.

E’ di notevole rarità trovare ancora che fa

del pane in casa chi, con cura, prepara

marmellate (che non hanno nulla da invidiare

a quelle della grande distribuzione),

ma poi assistiamo ad aventi che ci trovano

impreparati perché abbiamo perso quello

che di più naturale avevamo.

Rituffarsi nel passato non serve a ridisegnare

il nostro ambiente futuro, ma di

certo ci rendiamo conto che la parola

“sostenibile” ha sempre più senso.


della Dott.ssa

Anna Maria Sambuci -

Logopedista

Nello sviluppo del

mondo cognitivo

infantile, la terapia

logopedica stimola

la memoria, la

comprensione e la

produzione del linguaggio,percorrendo

fasi terapeutiche

ben precise.

L’aspetto più

importante è quellolessicale-semantico.

Nell’effettuare il bilancio dell’attività svolta,

soprattutto nel caso dei disturbi più accentuati,

ci siamo rese conto che, pur prendendo

spunto dalle esperienze della vita

del bambino per aiutarlo a sviluppare il linguaggio,

a volte viene trascurato un settore

molto importante: quello delle emozioni

e dei sentimenti.

Ne consegue che il patrimonio lessicale del

soggetto relativo a questo ambito risulta

spesso privo di quegli elementi linguistici

necessari per esprimere adeguatamente

stati d’animo e vissuti emozionali.

Il bambino con disturbi del linguaggio,

infatti, pur provando determinate sensazioni,

non riesce a definirle verbalmente,

in quanto ha difficoltà ad associare la

parola astratta al suo significato.

A seguito del comicato

stampa pubblicato

sull’ultimo numero di

Campo de’ Fiori, questa

Associazione rende

noto che nell’ incontro avuto con il

Direttore Generale della ASL di Viterbo,

dott. Aloisio, resosi necessario dalle voci

che circolavano in merito al futuro dell’

ospedale Andosilla, che ci avevano indotto

ad esternare le nostre preoccupazioni e

quelle dei cittadini, ha preso atto delle

assicurazioni fornite dal Dott. Aloisio.

Il Direttore Generale, responsabile della

sanità nella nostra provincia, e quindi della

funzionalità dell’ Andosilla, ci ha assicurato

che il nosocomio civitonico non subirà

alcun declassamento e nessun taglio di

posti letto nei vari reparti.

Il reparto di Nefrologia verrà collegato a

quello di Viterbo per avere una migliore

Campo de’ fiori 19

CENTRO DI CONSULENZA

Neuropsichiatrica, Psicologica, Logopedica,

Psicopedagogica

Via Tasso 6/A - Civita Castellana (VT)

T. 0761.517522

Cell. 335.6984281-284

www.centroceral.com

info@centroceral.com

Le parole dei sentimenti

COMUNICATO STAMPA

Questo ci ha portato ad iniziare un lavoro

che aiuta il bambino ad arricchire il mondo

delle sue conoscenze e ad imparare ad

esprimere le sue emozioni, usando un linguaggio

competente.

Affrontando i vari sentimenti nelle loro sfumature,

con l’aiuto di vignette e disegni, si

può favorire l’arricchimento lessicalesemantico

e un miglioramento nella composizione

scritta.

Esercizi graduali nel riconoscimento dei

sentimenti opposti favoriscono, attraverso

la contrapposizione, una migliore comprensione

del sentimento stesso.

Il lavoro di riconoscimento lessicale, associazione

dei sostantivi, degli aggettivi corrispondenti

e dell’individuazione dei contrari,

rafforza nel bambino la memoria lessicale

e la coscienza della possibilità di

poter esprimere il sentimento in tutte le

sue sfumature, significati e intensità.

Durante il percorso il bambino deve compiere

una scelta logica tra varie opzioni

proposte, secondo un criterio di causaeffetto.

La drammatizzazione poi ci permette di

esprimere, nelle vesti di qualcun altro,

tutta una gamma di sentimenti che spesso

nascondiamo o evitiamo di comunicare.

La consapevolezza del proprio stato emotivo

è fondamentale per vivere con

coscienza le proprie esperienze. Aiutando

funzionalità, mentre non subirà alcun

declassamento il reparto di Dialisi che continuerà

a funzionare regolarmente.

Il Dott. Aloisio si è impegnato a risolvere il

problema delle liste di attesa per il reparto

di Radiologia e il potenziamento del servizio.

Nello stesso atto azienzale presentato alla

conferenza dei sindaci del territorio, non è

previsto alcun taglio, nè ridimensionamenti

ai vari reparti dell’Andosilla. Per quanto

riguarda la sospensione dei lavori è stato

assicurato che gli stessi riprenderanno a

breve.

A seguito di tutto ciò la nostra

Associazione intende rassicurare i cittadini

che il nostro ospedale continuerà a ricoprire

un ruolo importante nel territorio con l’istituzione

di nuovi servizi e con importanti

nuove attrezzature. .

A tale proposito comunichiamo che il ser-

i bambini a dare un nome alle proprie

emozioni, si aiutano ad usare la mente a

servizio del cuore per garantire un maggiore

benessere.

vizio di Cardiologia è stato potenziato con

un cicloergometro, un tappeto rotante

elettronico per gli esami cardiologici sotto

sforzo e un elettrocardiografo, con il contributo

della Ceramica GALASSIA. Inoltre,

a breve, entrerà in funzione un ecografo

quadridimensionale di ultima generazione

per il reparto di Ginecologia, acquistato

con il contributo della Regione Lazio e

della Ditta COLAVENE, che consentirà alla

struttura di collocarsi in una posizione di

avanguardia. Nello stesso reparto di

Ginecologia verranno, quanto prima,

installati condizionatori e televisori per

migliorare la degenza delle persone ricoverate

e degli operatori. Comunque la nostra

Associazione, continuerà a seguire le

vicende del nostro ospedale e trovare

nuove risorse per il suo potenziamento.

Civita Castellana lì 18.06.2007

L’ Associazione Onlus

Una mano al tuo ospedale


Separare la luce utile

da quella dannosa

E’ possibile con le lenti polarizzanti

Non sempre la luce aiuta a vedere meglio. Una illuminazione troppo intensa,

in alcune occasioni, può produrre più fastidio che utilità.

Lo abbiamo sperimentato quando vogliamo vedere all’interno della vetrina di

un negozio e l’immagine riflessa non ci permette di vedere bene, o quando,

guidando, siamo distratti dai riflessi sul parabrezza e dalla luce che si riflette

sul manto stradale.

La luce fastidiosa, però, è in qualche modo “separabile” dall’altra.

Quando viene emessa, la radiazione luminosa è caotica, ossia il raggio luminoso

oscilla in tutte le direzioni; quando invece viene riflessa da superfici non

metalliche, la luce si polarizza orizzontalmente.

Gli occhiali con lenti polarizzanti bloccano la luce “cattiva”, ossia i riflessi che

danno tanto fastidio durante la giornata, lasciando passare la luce “naturale”,

quella che ci aiuta a vedere bene.

I vantaggi di una lente polarizzante rispetto

ad una comune lente colorata?

.Aumento del contrasto visivo in città e nelle attività all’aria aperta

.Miglioramento della percezione dei colori

.Protezione al 100% dai raggi ultravioletti dannosi

.Maggior comfort visivo

.Minor affaticamento e più prontezza nella guida, grazie alla netta riduzione dei

riflessi del manto stradale e di immagini parassite sul parabrezza..

La lente polarizzata, in poche parole, fa vedere con maggior contrasto e con

maggior comfort soprattutto in condizioni “critiche” ed è l’alleato ideale di chi

guida o fa sport all’aria aperta, ma anche di chi mostra troppa sensibilità alla

luce solare. Chiunque, con queste lenti, può apprezzare una qualità di visione

davvero superiore.

Quando la luce naturale (onde oscillanti in tutte le direzioni) colpisce una superficie riflettente

in un determinato angolo, si polarizza (le onde oscillano orizzontalmente).

La luce polarizzata orizzontalmente provoca un effetto di abbagliamento da riverbero.

Il filtro polarizzante contiene dei cristalli di iodio, allineati in file verticali parallele che bloccano

la luce orizzontale, eliminandone i riflessi intensi.

Viterbo - Roma - Civita Castellana

Vallerano - Porto D’Ascoli

www.lisi-bartolomei.com

Ad ogni età gli occhi sono sensibili

e vulnerabili alla luce.

Per preservare il loro benessere, Essilor propone

una gamma completa di lenti correttive solari

tra le quali trovare la soluzione più idonea

alle proprie necessità.


Campo de’ fiori

Anche l’occhio

vuole la sua parte

Il giorno 9 Giugno, presso l’Hotel Aldero di Civita Castellana, si è tenuto un corso interdisciplinare sul paziente oculistico.

Il direttore, Dott. Renzo Ceccarelli, coadiuvato dai dottori E. Manuela Tomasello, A. Tasciotti, G. Conticelli e S. Luongo, e con l’ausilio di

diversi specialisti intervenuti, quali i dottori Domenico Callea, Alessandro Masella, Laura Voccia, Francesco Bozzoni, Lorenzo Gionfra,

Patrizia Palmieri, Donato Di Donato, Angela Del Prete ed il signor Gianni Piergentili, ha trattato ampliamente tutti i temi della materia.

L’evento ha riscosso un ampio interesse oltre un lodevole successo, come, d’altronde, ci si aspettava.

L’equipe del dottor Ceccarelli ha fatto, con l’occasione, il punto sulla situazione del suo operato presso il Centro Chirurgico Oculistico

dell’Ospedale Andosilla di Civita Castellana, manifestando piena soddisfazione.

Dall’inizio di quest’anno alla data del 9 Giugno, sono già stati effettuati oltre 200 interventi e la lista di attesa si allunga di giorno in giorno.

Anche l’ambulatorio oculistico di Vignanello, recentemente inaugurato, sta ottenendo risultati insospettati.

Ci complimentiamo volentieri con questa bella realtà.

Dott.ssa E. Manuela Tomasello e Dott. Renzo Ceccarelli

a sinistra

la Dott.ssa

Tomasello al lavoro

con un paziente

a destra

l’equipe al lavoro

Il Dott. Renzo Ceccarelli durante il corso

tenuto il 9 Giugno

21


22

di Ermelinda Benedetti

foto Mauro Topini

... continua dal

n. 38

ITINERARIO

TURISTICO Orte è

una delle cittadine

più ricche di storia e

di arte di tutto il

viterbese.

Tra i resti più antichi,

il famoso porto di

Seripola, sul fiume

Tevere, che, costruito

nel V-VI secolo

a.C., ebbe vita fino al XII-XIII secolo, divenendo

dal 1000 dipendenza farfense. Le

dimensioni delle strutture portuali stanno a

dimostrare l’importanza del sito, che comprende

le tracce di un centro residenziale,

ove ancor oggi si possono ammirare segni di

abitazioni, botteghe, terme e sono visibili le

scannellature dei passaggi dei carri sulle

strade, pavimentate con lastroni di pietra.

Pregevoli sono anche i pavimenti a mosaico,

un sistema attrezzato di rete fognaria e un

pozzo profondo circa 30 metri. Molto interessante

é una condotta in terracotta per convogliare

una fonte di acqua verso le abitazioni

e in una grandiosa fontana in peperino,

destinata al pubblico. Il sistema di riscaldamento

del pavimento delle terme rappresenta

una delle più straordinarie scoperte: una

tubatura sotterranea, composta da mattoni

con marchio di fabbrica, era percorsa da

acqua bollente per alimentare il calidarium

termale. Nel II secolo a.C. venne costruito

quello che può essere considerato uno dei

primi ponti sul Tevere a Nord di Roma, il

Ponte di Augusto, a cinque archi con torri,

in sostituzione del preesistente ponte in

legno dell’epoca di Pompeo Magno. Oggi

rimangono solamente tre piloni monchi, poiché

venne distrutto da una grande piena nel

1524. Lungo le pareti del masso tufaceo,

furono scavate, inoltre, ampie grotte nel vivo

della rupe per farne una necropoli e di cui,

ancor oggi, è possibile vedere dei colombari.

La fontana Ipogea è anch’essa di epoca

romana, in quanto è da considerarsi il terminale

dell’antico acquedotto, e venne ancora

sfruttata per molti secoli dopo, tanto che

sono ancora visibili i segni lasciati sulle pietre

del vascone dalle brocche delle donne, che

andavano ad attingere acqua. Un custode,

incaricato dai priori,

aveva il compito

di pulirla

S.Biagio

Campo de’ fiori

Orte

S.Maria Assunta

ed prirla, infliggendo pene severe a chi avesse

osato sporcarla. Le forme attuali le sono

state conferite nel ‘600. Tracce romane sono

presenti anche nella centralissima Piazza

della Libertà, anticamente il tipico Foro

romano, poi chiamata Platea Sancte Marie e,

dopo L’Unità d’Italia, Piazza Vittorio

Emanuele. In essa sfociano le sette strade

provenienti dalle sette contrade e sul punto

d’accesso vi sono delle catene, che, già nel

1400, avevano funzione di carattere giuridico.

Per quanto riguarda gli edifici di carattere

religioso, Orte conta diverse chiese, sparse

su tutto il suo territorio. La principale è la

Cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente

al IX secolo, modellata sull’antica

Basilica Costantiniana di San Pietro in Roma.

I danni irreparabili, causati dal tempo, e le

esigenza di una popolazione che cresceva a

vista d’occhio, portarono al suo restauro ed

ampliamento nella prima metà del Trecento

e ad uno successivo nella seconda metà del

Cinquecento, per poi arrivare alla decisione,

seppur sofferta, di demolirla e costruirne una

completamente nuova. Questa fu terminata

nel 1721, sotto il Pontificato di Innocenzo

XIII, dopo un ventennio di lunghi lavori, portati

avanti dagli architetti Castrachini e

Bizzacchero. Aperta al culto e consacrata dal

Vescovo Giovanni Franceso Tenderini, nello

stesso anno fu realizzato il

lineare coro in noce con

venti scalini, su

disegno di Padre

Girolamo da

Mestretta, che

realizzò anche

i disegni dei

coretti e

delle mostre

degli

organi,

mentre la

balaustra di

marmo, che

delimita l’abside

dell’altare maggiore,

fu donata dal

Cardinale Ferdinando

Le guide di C

Nuzzi, di origine ortana. Posteriore è la facciata,

di stampo barocco, i cui lavori furono

iniziati nel 1898 e terminati tre anni dopo,

conferendo alla Chiesa l’aspetto attuale.

Al suo interno sono conservate le

reliquie dei santi martiri compatroni

e una pala d’altare, datata 1752 e

realizzata per mano di Giuseppe

Bottani, raffigurante la Madonna

in gloria con gli otto santi martiri.

La chiesa di San Pietro era originariamente

addossata alla Rocca

e quando, nel 1431, quest’ultima fu

demolita, la chiesa venne distrutta con

essa. Il nuovo edificio sacro dedicato a San

Pietro fu costruito nel luogo dove si trova tutt’oggi,

ed è da datare, dunque, alla prima

metà del XV secolo, benché furono i successivi

restauri del XVII e XVIII secolo a donargli

l’attuale e definitivo aspetto. Conserva al

suo interno una lapide in memoria del vescovo

Leone e la pietra tombale della famiglia

Leoncini. La chiesa di San Biagio, realizzata

nel 1253, era originariamente romanica.

Un atto notarile del 2 febbraio del 1291 attesta

che la chiesa era una collegiata retta da

un suo priore, affiancato da alcuni canonici.

Circondata da giardini, torre e chiostro,

aveva un pavimento a mosaico. Nel 1352 la

chiesa e le case che la circondavano furono

date in Commenda all’Ospedale romano di

Santo Spirito in Saxia, il quale li trasformò in

un collegio per l’assistenza agli infermi e ai

bambini abbandonati. Nel 1613 questo fu

chiuso e la chiesa, con tutti i suoi beni, fu

assegnata alla Congregazione dell’ Annunziata,

a condizione che sopra il portale d’ingresso

venissero collocati la doppia croce di

Lorena e lo stemma dell’ospedale romano, e

sopra l’altare la colomba raggiante, simbolo

dello Spirito Santo. Dopo essere stata

distrutta da un grave incendio avvenuto nel

1754, la chiesa fu ricostruita tre anni dopo,

secondo l’assetto attuale, ad unica navata,

nonostante della precedente costruzione

siano visibili il muro di destra e l’abside. Il

destino volle che nel 1986 un secondo incendio

danneggiasse l’interno della chiesa,

riaperta al culto dopo soli due anni, grazie ai

lavori immediati di giovani volontari. La

chiesa di San Francesco era originariamente

dedicata a Sant’Angelo ed era in stile

romanico, con qualche accenno gotico, stando

alla cripta rinvenuta negli anni Ottanta,

che si riempì di macerie quando, nel 1695, fu

demolita la parte superiore per costruire l’attuale

edificio barocco, a navata unica.

All’inizio del XIX secolo, subì un cambiamento,

a seguito dell’arrivo della Compagnia

della Misericordia, che tolse dall’altare maggiore

il San Francesco per posizionarvi il seicentesco

quadro della Madonna della

Misericordia. La piazza di San Francesco

ospitava, inoltre, una chiesa dedicata ai Santi

Maurizio e Marciano, esistente già nel 1238,


Campo de’ fiori 23

ampo de ’ fiori

Palazzo Alberti

sita dove si trova attualmente il giardino di

Palazzo Manni. Nel 1441 venne affidata ai

frati francescani del vicino convento, che, a

loro volta, la consegnarono alla Misericordia.

Ancora in piedi nel 1816, oggi é appena visibile

il muro di cinta e alcuni resti delle antiche

colonne. Eretta tra la chiesa di Santa

Croce, chiamata in realtà chiesa del

Crocifisso, la più antica del complesso e alla

quale era annesso l’ospedale dei

Convalescenti, e l’ex Palazzo della Comunità,

la cui torretta della porta d’ingresso, che

mantiene ancor oggi lo stemma, fu trasformata

in campanile, per opera dei Padri

Agostiniani, presenti ad Orte già dal 1278, è

la chiesa di Sant’Agostino, in funzione dal

1335. Tracce di affreschi rinascimentali sono

presenti sulle sue pareti. Di notevole pregio è

un crocifisso ligneo del Quattrocento e l’altare

della Madonna del Rosario, realizzata nel

1571 per mano del pittore Giorgio da Orte. Di

particolare importanza anche l’altare della

Cappella di Sant’Egidio, opera dell’architetto

Veramici, anche lui ortano. Nel 1479 l’originaria

chiesa di san Gregorio, databile,

secondo la lastra di peperino in basso a

destra sulla facciata, al IX secolo, crollò e fu

ricostruita sulle sue stesse fondamenta. La

chiesa e il monastero di Santa Maria di

Loreto furono costruiti nel 1641, per volontà

delle ultime due sorelle della prestigiosa

famiglia Roberteschi. Sita nell’area

dell’Ospedale dei raccomandati, la chiesa è

tott’ora in funzione, mentre il monastero

venne smesso al tempo di Napoleone.

Frequentato un tempo da eremiti, il

Santuario della Santissima Trinità ospitò

San Bernardino di Siena nel 1426, che

diede il nome al monte sul quale si erge.

Scavato nel tufo, su una collina di fronte alla

cittadina di Orte, conserva al suo interno

affreschi risalenti al

XIV e XV secolo, tra

cui un dipinto della

Madonna, donato

alla città dall’autore

Taddeo di Bartolo.

Ivi venne poi

costruito un Convento,

oggi abbandonato,

al contrario

della chiesa, che tuttavia

viene aperta

soltanto in caso si

festività solenni.

Altro santuario è

quello di Santa Maria

delle Grazie,

costruito nel 1521

su una piccola cappella,

esistente lì già

da circa quattrocento

anni. Nel 1579 fu

affiancato il monastero

dei padri

Gerolimini, che divenne seminario e che fu

ceduto alle monache Benedettine nel 1957.

Orte è inoltre provvista di tre Musei. Il

Museo Diocesano e d’Arte Sacra ha sede

presso l’antica chiesa di San Silvesrto, il più

vecchio edificio di tutta la città (metà dell’XI

secolo), al centro dell’abitato. Alcuni ritrovamenti

provengono da chiese locali giudicate

non idonee per la loro conservazione. Tra di

essi va sicuramente menzionato il prezioso

frammento di mosaico della Madonna

Bizantina, riconducibile, addirittura, al 705-

707, dell’oratorio di Giovanni VII in San

Pietro. Le tavole con fondo dorato del XII-XVI

secolo testimoniano che pittori di scuola altolaziale,

ma anche senese e umbra, lavorarono

per diverso tempo a Orte. Altro oggetto

degno di menzione è la Croce reliquiario di

Vannuccio di Viva da Siena, firmata e datata

1352. Il Museo delle Confraternite

Riunite di Orte, invece, si trova nella sacrestia

della chiesa di Santa Croce e conserva

una bara del Cristo morto risalente al 1625 e

altri suppellettili utilizzati, ancora, per la

solenne processione del Venerdì Santo. Il

Museo Civico Archeologico Comunale,

infine, si trova nell’antica chiesa di

Sant’Antonio e al suo interno sono esposti

rinvenimenti degli scavi archeologici del territorio

di Orte.

Passeggiando per il centro si possono ammirare

numerosi palazzi di importanti famiglie

ortane, ben conservati. Palazzo Alberti

alla Rocca fu eretto sulle rovine della stessa

Rocca, costruita dal marchese Pietro, fratello

di Papa Giovanni X (914-928), in seguito

ad una fuga da Roma. La sua posizione

era inaccessibile, poiché si erigeva su una

rupe scoscesa ma fu occupata dagli Ungari,

che la fecero diventare, per gli ortani, il simbolo

della tirannia, spingendoli, così, ad una

prima distruzione, non appena gli invasori se

ne andarono. Venne ricostruita per opera del

Cardinale Albornoz, che aveva il compito di

restaurare il potere pontificio negli stati della

Chiesa. Dopo lo Scisma d’Occidente, nel

1417, Martino V la assegnò al nipote Antonio

Colonna. Ma quattro anni dopo, alla morte

del Pontefice, i cittadini, infuriati, la distrussero

definitivamente. Verso la fine del XVI

secolo, parte di quel territorio venne acquistato

dalla famiglia Alberti di Arezzo, che vi

costruirono, tra il 1598 e il1602, uno dei cinque

propri palazzi della città. Dell’antica

Rocca, infatti, rimangono solamente i sotterranei

e l’ampio piazzale. La facciata è classicheggiante,

con linee severe ed eleganti e in

una sala, al piano nobile, sono ancora visibili

affreschi del XVII-XVIII secolo. Della stessa

famiglia era una residenza estiva piuttosto

vasta, terminata di costruire nel 1701, chiamata

Casino degli Alberti, dove si possono

ancora ammirare ritratti dei più importanti

personaggi della famiglia. Il Palazzo

Comunale è già attestato a partire dal 1295

e si affaccia sulla piazza di Santa Maria, dove

sfociano le strade delle sette contrade. Sulla

facciata sono distinguibili lo stemma di Papa

Clemente VII Medici sulla destra, quello di

Paolo III Farnese a sinistra e al centro, sopra

il vecchio portale d’ingresso, l’antico stemma

della città di Orte, costituito dal ponte a cinque

arcate, sormontato dalle chiavi pontificie.

Sulla destra della sede comunale, sorse,

nei primi anni del XVII secolo, il Palazzo

dell’orologio, denominato inizialmente

Palazzo del Podestà. Sul lato sinistro della

piazza, botteghe di artigiani e notai popolavano

i portici, sostenuti da robuste colonne e

capitelli romanici, affiancati dal Palazzo

Neri-Roberti, già esistente nel 1305. Il

Palazzo Roberteschi, il cui nucleo originario

risale al XII secolo, subì ristrutturazioni

tra il ‘400 e il ‘500, che gli conferirono le

attuali forme rinascimentali. Il Palazzo

Nuzzi fu eretto agli inizi del Settecento dal

Cardinale ortano Ferdinando Nuzzi, Prefetto

dell’Annona e Vescovo di Orvieto, su progetto

dell’architetto Carlo Fontana. Con alcune

sale ancora affrescate, a partire dall’Unità

d’Italia divenne sede comunale. La casa di

Giuda ha la classica struttura medievale e

deve il suo nome al proprietario, un traditore

della comunità, al quale vennero confiscati i

beni. In seguito a lavori di consolidamento

della rupe è stata scoperta una rete sotterranea

di cunicoli, scavati nel tufo, formata

da una galleria principale, da cui si

dipartono una serie di diramazioni laterali.

S. Silvestro


Campo de’ fiori 25

Sassacci: Concerto dell’orchestra “Le Metamorfosi Musicali”

in memoria di Giovanni Colamedici

Giovanni Colamedici

di Veronica Sorato

Tutto è iniziato nell’Aprile 2004, quando in

occasione del secondo concerto della solidarietà,

promosso dal LIONS CLUB Falerii

Veteres di Civita Castellana, Enrico

Mazzoni (pianista) e Alberto Poli (violinista)

decidono di chiamare intorno a sé una

decina di amici musicisti per partecipare a

questa lodevole iniziativa.

Già durante le prove il feeling, non solo

musicale, tra i componenti di questa neonata

formazione, sarà sorprendente e troverà

conferma, poi, nel successo di pubblico

riscontrato al concerto che si è svolto

nel Duomo di Civita Castellana il

24.04.2004.

Quella sera, inoltre, era presente al concerto

il Maestro Giusto Cappone (violista

nella Filarmonica di Berlino diretta da H.

Von Karajan) che apprezzò molto il concerto

e, dall’alto della sua esperienza,

incoraggiò Alberto e Enrico ad intraprendere

un cammino artistico con quel gruppo,

offrendo la sua supervisione artistica e

i suoi consigli per i quali l’orchestra tutta

non smetterà mai di ringraziarlo, anche

adesso che non è più tra noi.

Si faceva strada, così, l’idea che quel giorno

era germogliato qualcosa di speciale e,

soprattutto, nulla di forzato.

Insomma tutti sentivano che non poteva e

non doveva finire lì, tutto il gruppo aveva

una grande voglia di suonare ancora!

E’ a questo punto che diventa cruciale la

collaborazione con la famiglia Giovanni

Colamedici.

Enrico propone a Laura Colamedici e ai

fratelli Adriana e Gianfranco un concerto in

memoria del padre Giovanni (meglio cono-

Da esperimento a evento irrinunciabile

L’orchestra “Le Metamorfosi Musicali” con la famiglia Giovanni Colamedici

sciuto come Gianni) da svolgersi a

Sassacci nella chiesa San Luigi Gonzaga, in

occasione dei festeggiamenti patronali.

L’idea piace molto a Laura e a tutta la

famiglia, soprattutto perché l’evento si

svolge nella stessa chiesa dove tutta la

comunità sassaccese e non solo, il 26

Giugno 2001, si strinse attorno a loro nell’estremo

saluto a Gianni e, poi, perché un

concerto di musica “colta” a Sassacci,

sarebbe stata un’iniziativa nuova, insolita

e forse anche rischiosa… insomma una iniziativa

degna del migliore imprenditore!

Quale modo migliore, allora, per ricordare

un imprenditore come Gianni?

Il concerto si svolge il 17 Giugno 2004, il

successo di pubblico è tanto grande quanto

inaspettato, la scommessa è vinta, l’esperimento

è riuscito tanto che la famiglia

Colamedici, unitamente al parroco, Mons.

Don Carlo Crucianelli, decide che questo

deve diventare un appuntamento fisso collocato

ad apertura dei festeggiamenti

patronali.

E’ cosi che quest’anno

il concerto

è giunto

alla sua quarta

edizione e ha

confermato,

negli anni, il

gradimento da

parte del pubblico.

Anche

per le “MetamorfosiMusicali”

questo

concerto, nell’arco

dell’anno,

rappresenta

una data im-

Il Maestro Giusto Cappone

con Alberto Poli e

Enrico Mazzoni

portantissima, in questa occasione, infatti,

l’orchestra instaura proficui rapporti con

direttori, cori e solisti di chiara fama.

Ricordiamo le collaborazioni con la Corale

Polifonica “Santa Maria Maggiore”, con i

direttori Maestro Piero Caraba, Maestro

Antonio D’Antò e con i solisti Vladimiro

Vagnetti (oboe) e, nell’ultima edizione, con

la flautista romana Giuseppina Ledda.

Possiamo dire che la famiglia Giovanni

Colamedici ha tenuto a battesimo questa

orchestra e ha dato il “la” all’attività concertistica

delle Metamorfosi che ogni anno

si fa sempre più densa.

Enrico e Alberto, in qualità di fondatori e

direttori artistici dell’orchestra, desiderano

ringraziare la famiglia Giovanni

Colamedici e saranno sempre onorati di

ricordare, attraverso la loro arte, una persona

che ha contribuito in maniera rilevante

allo sviluppo industriale ed economico

del territorio di Civita Castellana, dedicando

tutta la sua vita al lavoro.


Campo de’ fiori

La rubrica dei perchè

di Arnaldo Ricci

Come tutti sappiamo, i treni corrono su

binari metallici, posizionati sopra una base

detta massicciata, costruita rispettando

certi principi fisici che non è il caso di citare

perché già trattato in articoli precedenti.

Ebbene, i binari sono metallici e come

tali sono soggetti a tutte le leggi della fisica

dei metalli. Una di queste leggi riguarda

la dilatazione termica lineare dei metalli

(esiste anche quella volumetrica) enunciando

che essa è tale, da essere direttamente

proporzionale al campo di variazione

della temperatura, alla lunghezza del

solido considerato nonché ad un coefficiente

numerico fisso proprio, del materiale

metallico considerato.

Tenendo presente la legge sopracitata, se

non si adottassero particolari accorgimenti,

i binari subirebbero una tale deformazione

(specialmente in estate) che renderebbe

pericoloso il transito dei treni.

I principali accorgimenti attualmente adot-

Perchè i binari dei treni

vengono dipinti di bianco?

tati (ne esistono anche altri) sono i

seguenti:

- utilizzare leghe di fusione che abbassano

il coefficiente di dilatazione termica

nella realizzazione dei metalli per binari.

- lasciare degli spazi vuoti fra una sezione

di binario e quello consecutivo.

- dipingere i binari con una vernice di

colore bianco, quando inizia la stagione

calda, per riflettere il più possibile i raggi

solari e di conseguenza abbassare la temperatura

che gioca un ruolo fondamentale

nella dilatazione lineare.

Quando adesso vediamo i binari dipinti di

bianco, sappiamo il perché.

Buone vacanze a tutti e arrivederci al prossimo

perché.

Vita Cittadina

Le partecipanti al concorso Miss Italia che hanno passato le selezioni

provinciali a Manziana. 1° classificata Marta Moriggi di Roma, 2° classificata

Eleonora Martino di Roma, 3° classificata Morena Starace di Roma,

4°classificata Martina Pinti di Latina, 5°classificata Michela Di Francesco di

Roma, 6°classificata Michela Giustini di Roma (foto M.Topini)

27

Saggio di fine anno

alla Scuola

Elementare Don

Bosco di Civita

Castellana

(foto M.Topini)


28

Campo de’ fiori

Come eravamo

Ivan Rossi, morire da eroe con la musica nel cuore

E’ ormai passato un

mese: giornalisti,

di Alessandro Soli

telecronisti, telegiornali,

ti hanno fatto

conoscere a tutti,

per il tuo eroico

gesto sulla spiaggia

di Noto, quando salvasti

dei bagnanti in

difficoltà sacrificando

la tua vita.

Anch’io, che non ti

vedevo da tanti

anni, voglio testimoniare in questo particolare

“Come eravamo” le tue doti umane ed

artistiche. Ti ricordi Ivan, quando ad appena

nove anni frequentavi il corso di pianoforte

presso il “Circolo culturale E. Medi”,

qui a Civita Castellana? Arrivavi puntuale e

preciso, col quaderno sottobraccio, accompagnato

da mamma Rita, orgogliosa,

come tutte le mamme, di questo “genietto”,

che amava la musica e il canto più di

tutti gli altri giochi. Ti ricordi, quando ai

Sassacci, durante i festeggiamenti per la

festa di San Luigi, partecipavi con succes-

Ivan Rossi, a destra, con un dei suoi tanti amici

Centro culturale Enrico Medi - 29.06.1987 saggio di pianoforte

Ivan Rossi, secondo in basso da destra

so all’ Usignolo d’Argento, il nostrano

Zecchino d’Oro, ed eseguivi, tra gli applausi,

pezzi di gente famosa come Massimo

Ranieri?

Ti ho sempre ammirato, anche con un pizzico

di invidia, perché a differenza di mio

figlio, tuo compagno di corso, tu hai continuato

lo studio del pianoforte, era evidente

che avevi la musica nel sangue. Non

sapevo del tuo nuovo lavoro di animatore

turistico, un lavoro ambito da moltissimi

giovani, perché si ha l’opportunità di conoscere

tanti luoghi e tanta gente che conta,

e perché no, diventare magari come

Fiorello (che ti ha ricordato nella sua trasmissione

radiofonica). Era il realizzarsi dei

tuoi sogni, tutti insieme: il cantare , il suonare,

lo stare in mezzo a gente che si

diverte, sempre allegra, e spensierata,

come lo eri tu durante il carnevale civitonico.

Il mio più grosso rammarico, caro Ivan,

è quello di non averti più incontrato,

avremmo parlato di te, soprattutto di te,

che gli studi avevano salvato dal lavoro in

fabbrica, destino di tanti tuoi coetanei,

della tua scelta di vivere una nuova avventura.

Ti ricordi Ivan, quando ai primi saggi

di fine anno, là, al circolo “Enrico Medi”, io,

presentatore per l’occasione, annunciavo

la tua piccola esibizione e tu, come tutti gli

allievi, emozionato e titubante, sedevi al

pianoforte, mai così lungo e grande da

nasconderti quasi completamente? La tua

insegnante era lì, pronta ad intervenire ad

ogni tua incertezza; poi alla fine l’applauso

di tutti, di mamma Rita e papà Vittorio, di

Don Mario e di tutti i presenti. Applausi:

piccolo, grande, sonoro riconoscimento,

che viene da sempre tributato ad artisti,

atleti ed eroi, e tu Ivan ne hai ricevuti

tanti, perché sei stato un artista, un atleta,

un eroe! Ciao Ivan.

Personaggio misterioso

Di lato è riportata la foto

deformata di un famoso

personaggio del mondo

dello spettacolo. Sai dire

di chi si tratta?

I primi tre che indovineranno

e si recheranno

presso la redazione, riceveranno

un simpatico

omaggio offerto dal

Centro Parati Selli.


CIVITONICI ILLUSTRI

Lo scultore civitonico FRANCO GRADAS-

SAI, artista di notevole valore e spessore

culturale, presenza artistica discreta ed

appartata, nasce a Civita Castellana nel

1939.

Compie gli studi artistici a Roma presso il

Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di

Via Ripetta.

E’ l’autore celebrato e conosciuto di alcune

importanti opere conservate a Civita

Castellana: il Busto di Enrico Minio, collocato

nel Palazzo Comunale, il monumento

al Bersagliere in località San Giovanni e la

statua di San Lorenzo Martire in via Attilio

Bonanni, posta nell’area antistante la chiesa

omonima.

Nel Busto celebrativo di Enrico MINIO,

sindaco di Civita Castellana dal 1948 al

1963 e Senatore della Repubblica Italiana,

lo scultore attraverso l’uso sapiente dei

volumi e della luce, crea un’opera scultorea

dove la perfetta descrizione anatomica

dei caratteri principali del volto e della

figura si combina ad un uso sapiente del

materiale lapideo.

E’ un volume

possente e

dinamico

dove nella

perfetta

levigatura

delle superfici,

la luce

penetra all’interno

dei piani

incurvati

quasi

Campo de’ fiori 31

FRANCO GRADASSAI

di Enea Cisbani

penetrando la superficie cristallina del

marmo nero.

La perfetta forma geometrica

della figura è necessaria

anche in rapporto al concetto:

non vuole descrivere di

fantasia Enrico Minio

ricorrendo a

forme irreali

quasi caricaturali,

ma conferirgli

una forma e una

sostanza simbolica

ed emblematica

al tempo stesso.

Una statua come

nei tempi antichi,

tesa ad insegnare

le virtù morali e

politiche del personaggio.

Nel Monumento al Bersagliere in località

San Giovanni, Gradassai non ricorre a

forme consuete, ma all’uso sapiente di

forme geometriche che nella loro intensa

frammentazione e concatenazione esprimono

la drammaticità di un evento storico

e la tragedia di una generazione scomparsa

tragicamente nel secondo conflitto

Mondiale.

Nel Monumento a San Lorenzo in via

Bonanni, pone il Santo e le figure adoranti

su di un alto basamento e nell’area antistante

la chiesa, al fine di accentuare la

visione scenografica del monumento stesso.

Le figure del Santo e degli adoranti non

sono descritte nei loro dettagli anatomici,

ma rese plastiche e possenti attraverso

volumi geometrici netti e perfettamente

levigati, in una perfetta mediazione tra

spazio terreno e religioso.

La luce viene raccolta dai volumi e dagli

spazi ben modellati ad accentuare il simbolismo

evidente nella composizione religiosa

Le opere civitoniche di Gradassai, ampiamente

studiate e meditate, vogliono “insegnare”

e rappresentare le virtù morali ed

ideali del personaggio che si vuol rappresentare,

secondo tecniche, modi e consuetudini

tipici della scultura antica e classica

in particolare.

Un uso sapiente della tecnica

scultorea che rimanda

ai tempi

antichi e al

lavoro di

bottega.

La scultura è pratica artistica lunga e faticosa

e l’opera deve essere studiata e meditata,

quasi vissuta in una lotta con il materiale

lapideo stesso.

Caratteri quelli descritti che troviamo nello

scultore civitonico e nelle sue più importanti

realizzazioni.

Le sculture di Gradassai rifuggono tuttavia

da una scontata ricerca artistica e idealizzazione,

ma si affermano in maniera autonoma

nella loro intrinseca e particolare

bellezza.

La produzione scultorea dell’artista civitonico

ha il pregio di conservare intatta la

bellezza fuori dal tempo delle sue opere

dal sapore “antico” e “classico”, dove

forma e tecnica si fondono mirabilmente.

In una fase storica come quella attuale

dove la pratica scultorea “classica” è ormai

assente e dimenticata,

l’importanza

di Gradassai scultore

e’ sempre

più netta perché

afferma l’importanza

della tecnica

antica in una

fase artistica che va

sempre più disconoscendo

la cultura

dell’arte classica e

antica.


di Enea Cisbani

Campo de’ fiori

NINO CARUSO

Nel 1954 ASSEN PEYKOF, celebre scultore

bulgaro, conclude la serie dei grandi artisti

italiani come Sante CIANI, Renato GUTTU-

SO e Luigi MONTANARINI, per citare i

nomi più illustri, che hanno operato nel

nostro centro, lasciando a testimonianza

del loro passaggio opere in ceramica di

notevole spessore artistico e culturale.

Il 1987 è un anno importante per Civita

Castellana in quanto segna il ritorno sulla

ribalta artistica locale, dopo più di trent’anni,

di un importante e celebrato ceramista

come NINO CARUSO (1928), le cui

opere in ceramica sono conservate nei più

importanti musei americani, francesi e

giapponesi.

Nel Settembre del 1987, nel Forte Sangallo

di Civita Castellana si tiene un’importante

Mostra Antologica delle sue opere,

patrocinata dall’Amministrazione Comunale,

dove vengono esposte le sue realizzazioni

monumentali in terracotta come

portali e strutture decorative, basate sull’impiego

costante e meditato di elementi

modulari in ceramica realizzati con impasti

a base di argilla colorata e ingobbiata.

Nell’esposizione civitonica le opere in ceramica

di Caruso, dove modelli formali derivati

dagli Etruschi si fondono con materiali

e tecniche di lavorazione innovative, si

sublimano con le possenti architetture del

Sangallo creando effetti scenografici di

assoluto livello artistico.

L’esposizione del 1987 segna una tappa

e Civita Castellana

fondamentale nel cammino artistico

di Caruso dove abbandonati

modelli formali ormai

desueti e sorpassati si concentra

sull’utilizzo di strutture

modulari che, opportunamente

distribuite e correlate, creano

cornici decorative, portali scenografici

e pavimentazioni,

dove tradizione storica e

modernità si fondono mirabilmente.

Nella recinzione/scultura del

Campo I° Maggio, l’impiego

di sculture modulari in grès

smaltato bianco, combinate con

l’uso magistrale e sapiente del

tufo a faccia-vista, crea un contesto

artistico e ambientale di

rara bellezza e suggestione.

L’opera civitonica trova il suo

fondamento nelle analoghe realizzazioni

di Ferrara e

Castellamonte, dove l’opera

in ceramica non è più relegata

all’interno di uno spazio costruito,

ma esce dai contesti tradizionali e si

lega all’ambiente naturale diventando

recinzione, panchina e gioco per bambini.

L’opera del Campo 1° Maggio è il fondale

scenografico di via Mazzini e il completamento

architettonico di uno spazio naturale,

vero “polmone verde” di Civita

Castellana e delle

zone urbane di

recente espansione.

Così scrisse Nino

Caruso: “………se

l’artista è informato

a tempo

debito dell’esistenza

di un prodotto

ceramico

che abbia certe

caratteristiche

funzionali ed estetiche,

che possano

rispondere

alle sue esigenze,

egli potrà

tenerne conto

nella progettazione

degli spazi

che vuole caratterizzare

con il

prodotto ceramico.

Il risultato

sarà certamente

una maggiore

33

unità tra opera ceramica e opera

architettonica. ……..si tratta di elementi

ripetitivi che nel loro assemblaggio

costituiscono un particolare

effetto di superficie e di colore che,

posti in posizione diversa, possano

offrire infinite possibilità di variazione.”

Grafico, scultore, ceramista, artista multiforme

e poliedrico, Nino Caruso è il più

importante ceramista italiano affermato a

livello nazionale ed internazionale.

Le sue opere in ceramica più note, basate

sull’impiego di strutture modulari, si trovano

in Italia nella Chiesa Evangelica di

Savona progettata con l’Architetto Carlo

Aymonino nel 1967 e a Gubbio nella Piazza

dei Consoli.

In Francia nella metropolitana di Marsiglia

e di Parigi.

In Giappone, a Tokyo, i suoi rivestimenti

modulari ornano gli ingressi delle più

importanti società finanziarie.

Fondamentali i suoi rapporti con la ceramica

orientale tanto da diventare negli anni

’80 l’ambasciatore della Ceramica Raku in

Italia, creando un laboratorio-scuola a

Roma, attualmente il più importante centro

studi per la ceramica artistica.

Per Civita Castellana Nino Caruso è il grande

ceramista che, con le sue realizzazioni,

ha segnato il cammino artistico e culturale

del nostro centro.


Buon compleanno ad

Andrea Vona di Roma

che il 28 Giugno ha

compiuto gli anni. Con

affetto. Massimiliano e

Maria Cristina

Tanti auguri a

Emma e

Gianmaria

Lucarelli di

Ronciglione

che compiono

1 anno il 13

Luglio e 3

anni il 7

Agosto, dalla

mamma,

il papà, i

nonni e gli zii

Messaggi

Tanti auguri a

Angela Agostini

per i suoi 40 anni,

dalle nipoti Elisa e

Eliana.

Tantissimi auguri di Buon

Compleanno al piccolo

Andrea Pistola che ha

compiuto 1 anno

il 5 Luglio, dai nonni Lidia e

Vittorio, dagli zii Roberto

e Nicoletta, dalla mamma

Veronica e il papà

Alessandro.

Tanti auguri a

Benedetta Manocchio

che ha compiuto 6 anni il 1° Luglio,

da mamma, papà, lella Beatrice e

dalle nonne. A Daniela e Sauro che il 18 Luglio, con il loro amore,

coronano 25 anni di matrimonio.

Un mondo d’auguri dagli amici del “BRINDISI”

La redazione di Campo de’


Tanti auguri a Eleonora Iengo che l’ 8 Luglio

compie 5 anni. Auguri dai genitori, i nonni e la

sorellina Maria Francesca.

Il piccolo Francesco Latini compie

tre mesi, auguri dalla mamma, il papà,

i fratelli, i nonni, gli zii e i cuginetti.

Tanti auguri a Nicola Bevilacqua

per i suoi 50 anni dal

GRUPPO SALSERO

fiori si associa agli auguri

Tantissimi

auguri a

Martina Zannotti

che il 30 Luglio

compie 14 anni,

da mamma, papà,

il fratello,

i nonni, gli zii, le

zie e i cugini.

Un abbraccio

particolare da

zio Massimo e

zia Cristina.

Tanti auguri a Nicola

Bevilacqua che compie

50 anni il 7 Luglio, dalla

moglie, le figlie, il

figlio, il genero, la

mamma e il piccolo

nipotino Manuel con

tanto amore da

tutti noi.

Tantissimi auguri a Eliana Ridolfi che il

1° Luglio ha compiuto 18 anni, dalla

mamma, il papà, la sorella e Sam.


Tanti auguri di compleanno a

Massimiliano Masci di Roma

che il 9 Luglio festeggia

gli anni.

Un bacio da parte degli amici

Massimiliano e Maria

Tanti auguri a

Barbara e Roberto

Pantaleo che il

28 Giugno hanno

festeggiato 26 e

24 anni, da mamma,

papà e gli amici

Tantissimi auguri a Chiara Aballe

che il 21 Luglio compie 7 anni, dalla

mamma, il papà, il fratello e il team

Dust Devils

Cristina Tanti auguri a Serena

Martani che il 17 Luglio

compie 18 anni, dalla

mamma Marina, il papà

Piero, la sorella Alessia, i

nonni Lido, Sira, Eneide,

Giuseppe e zio Roberto

“Finalmente alla meta!!

il 26 giugno ti sei laureato

in disegno industriale ed

ormai dobbiamo chiamarti

Dottore!!

Auguri e congratulazioni a

Tranzi Stefano da tutto il

clan al completo: Mamma,

Papà, Daniele, Anna,

Simona ,Giuliano, Valentina,

Simone e Filippo...”

Tanti auguri a Cristina Valeriani che il 24

Luglio compie gli anni e

festeggia l’onomastico, dalla mamma, il fratello,

la cognata e i nipoti Serena, Mirko,

Luca e Ivanho.

La redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri


Tantissimi auguri a Claudio Ricci

e Ilaria Francescangeli di Corchiano

che si sono sposati il 10 giugno.

Un abbraccio dalle vostre care amiche

Eleonora, Valentina e Tamara, con

l’augurio di una vita insieme lunga

e serena.

Tanti auguri a Franca che

compie gli anni il 17 Luglio, dal marito,

Barbara, Tiziana, Claudio e Riccardo

Tanti auguri a Sandro e Simonetta Damiani

che il 10 Luglio festeggiano il loro

25° di matrimonio, dai figli Alessandra e Mirella

e da tutti i parenti

Tanti auguri a Giulia

Giove che compie 3 anni

il 9 Luglio, dai genitori,

i nonni e gli zii.

Tanti auguri a Paolo e

Carlo Mecucci che il 17

Luglio compiono 50

anni, da zia Anna e i

cugini Cristina e Marco

ai due gemelloni Gianni e Riccardo che il 4 Luglio

hanno compiuto 26 anni... ... da Tiziana


Tanti auguri a Martina Topini che il

26 Giugno ha compiuto 9 anni,

da mamma Cristina e papà Mauro

Tanti auguri a Katia e Francesco

che si sono uniti in matrimonio il 23 Giugno,

da Laura, Massimo, Simona, Sandro, Mauro,

amici e parenti

Ricordi si, ma anche tanta allegria, vivacità, dinamismo e solidarietà. Cosi hanno festeggiato a Civita Castellana quelli nati nel

1952. Si sono ritrovati tutti al ristorante. In tutto quasi sette ore trascorse tra buona cucina, musica dei mitici anni 70 e 80,

esibizioni canore e strumentali. A tutto questo, hanno fatto da contorno scatenati balli di gruppo.

Lo spirito gioviale, amichevole, cordiale e scanzonato dei partecipanti, ha trascinato in pista anche i più timidi e timorosi della

compagnia tra una portata e l’altra e qualche bicchiere di vino.

A tutti è stato regalato un cappellino e un diploma - ricordo di partecipazione. Dell’appuntamento si è interessato il network

nazionale Radio 24, con una diretta radiofonica della trasmissione “ Chi trova un amico trova un tesoro”; alcuni dei protagonisti

della serata hanno raccontato gli aneddoti più simpatici dei loro primi ....cinque anni. L’apoteosi è stato il brindisi finale davanti

alla torta e bottiglie di spumante, con gli auguri di ritrovarsi ancora insieme.

Quelli del 1952, hanno raccolto anche dei fondi che sono stati consegnati all’associazione “ Una mano al tuo ospedale” a dimostrazione

della loro grande sensibilità . L’applauso finale è stato per gli organizzatori che non hanno lasciato nulla al caso:

insomma sono stati perfetti. Bravi. Ugo Baldi


di Ermelinda Benedetti

È’ il signor Ernesto Zuppante a venirmi a cercare,

dopo aver letto Le guide di Campo de’ fiori, dedicata

al suo paese d’origine, Orte. Mi propone di inserire

nella seconda parte dell’articolo la foto di un suo

quadro, che rappresenta le tappe storiche più significative

dell’antico borgo medievale, commentate in

versi, interamente realizzato da lui. Gli avanzo, così,

una controproposta: scrivere un articolo dedicato a

lui, ai suoi quadri e alle sue poesie. È una persona

semplice, orgogliosa dei suoi frutti, ma comunque

modesta. È un autodidatta, sia nella pittura che nella

scrittura e proprio la mancanza di una formazione

scolastica in tali ambiti lo ha spinto a guardarsi intorno

e a cercare, per poter formare un proprio stile,

molto originale nella pittura e piuttosto sarcastico,

ma anche profondo, nella poesia. La maggior parte

dei suoi quadri é a tema storico-sociale locale.

Zuppante, infatti, impressiona sulle sue tele ad olio

scene di vita ortana ormai del passato, che fanno

parte dei suoi ricordi d’infanzia, quasi a voler far

conoscere alle nuove generazioni quella Orte, sana e

genuina, scomparsa e a spingere i più anziani a non

dimenticare, a rallegrarsi dei bei tempi passati. Usa

dei colori pastello compatti e luminosi, eliminando le

ombre attraverso una gradazione del colore che

parte dal bianco e arriva man mano al cromatismo

della tinta desiderata, distinguendo i suoi lavori dal

genere più classico e permettendogli di definirsi “un

espressionista simbolico, con punte di naif, ma con

una mentalità diversa”. Ma a rendere ancora più particolari

i suoi quadri e soprattutto a conferire loro un

tocco originale e del tutto personale é l’impiego di

altri materiali applicati sulle sue tele: legno, carta,

stoffa e carta stagnola, usata, in particolar modo, nei

punti di luce, per dare un senso ed un effetto di

grande luminosità e brillantezza, che attraversa tutto

il dipinto. Molte delle sue opere sono, poi, racchiuse

in una sorta di cornice realizzata con pezzi di iuta,

che, sagomati a mo’ di profilo di case e applicati

nella parte superiore del dipinto, sembrano voler

abbracciare e custodire un tempo antico, passato. “Il

mio dono -mi dice, infatti- non è tanto quello di

saper ben dipingere con i colori, quanto quello dell’originalità.

L’importante è impressionare l’dea sulla

tela, prima che sfugga dalla mente. Io non ritraggo

tanto soggetti, ma dipingo idee. Una volta, ad esempio,

scendendo in cantina, vidi delle piccole botti. Le

presi e le disposi per bene. Poi feci uscire, da una di

esse, una ragazza e iniziai a dipingere. Intitolai il

quadro La Venere dei botticelli e venne acquistato

immediatamente”. Come si può ben capire ha una

grande fantasia e un gran senso dell’humor Ernesto

e spesso le sue poesie nascono proprio da questo e

trovano terreno fertile nella polemica e nella satira,

a volte destinata al suo paese al quale, per l’appunto,

è molto legato. Ha un po’ trascurato la sua passione

per lo scrivere, dedicandosi di più alla pittura,

ma, in particolari stati d’animo, è riuscito a tirar fuori

la parte più profonda, sensibile e nascosta della sua

anima, immortalandola abilmente nei versi, come è

possibile costatare nella poesia intitolata Un giorno

sul monte La Verna. Ora é riuscito a conciliare l’arte

poetica con quella pittorica, perché spesso mentre

sta dipingendo, la sua mente trasforma i pensieri in

veri componimenti.

Campo de’ fiori

Ernesto Zuppante

Pittore e Poeta di una Orte scomparsa

Troppo e troppo poco

39

Un giorno sul monte La Verna

-Commare mia, do’ vai così de corza,

L’audato sii…mi’ Signore

ce sta quarcuno che te corre appresso?

Laudato sii… laudato.

Mettete a sede, posa quella borza

Recita ancora il vento,

e dimme si che diavolo è successo.

tra i lecci canuti de La Verna

-Mì fijo Alberto, l’ho viziato troppo,

sopra le rocce in perenne estasi,

nun ce commatto più tant’è ‘gnorante!

i monti di Francesco.

Si l’acchiappo sta certa che l’accoppo, Le nuvole, che pure li conoscono,

così le sconte inzieme tutte quante.

si abbassano ogni volta,

Beata te, commare mia, che c’hai

per udirli di nuovo.

un fijo bono che me pare un Zanto.

Poi li portano per il mondo,

Sta sempre a casa, nun combina guai…

lasciandoli cadere,

aveccelo così certo ch’è un vanto!

parola per parola,

- Ma che vanto commare benedetta!

goccia a goccia.

ho sbajato pur’io co’ PierFrancesco. “Eleganti siate, senza vestiti sontuose,

L’ho commannato troppo a la bacchetta

dimessi, con dignità,

e adesso pare fijo de ‘n tedesco.

siate ricchi senza denari,

Devo daje ‘n poco più de spago,

poveri, munifici di carità,

faje conosce questo monno infame, semplici, eruditi di divina sapienza,

invece mai ‘na lira, mai ‘no svago,

umili, forti della verità,

tu dici un Zanto? Io direi un Zalame!

forti con la dolcezza nell’anima,

Da’ retta a me, guardamoce nell’occhi,

consapevoli dell’esistenza

ognuna vedi c’ha le pecche sue.

con la letizia nel cuore”.

Avemo combinato du’ pastrocchi,

Nella pace sovrana,

comma’, c’avemo torto tutt’e due.

con gli occhi nell’infinito

affido al vento

la mia muta preghiera.

Per questo Santo immenso che ci ha donato,

laudato sii, mi’ Signore,

laudato sii…laudato.

Vita contadina la sera

Orte - La Piazza


40

di Sandro Anselmi

Sono andato a trovare Pasquale per poter

scambiare, con immenso piacere, quattro

chiacchiere e lui e m’ha accolto, come

sempre, con la sua cordialità e la sua cortesia.

Questo ragazzo del ‘13 ha accompagnato

molti fatti della mia vita, tanto che i

suoi saggi consigli di un tempo guidano,

ancora oggi, molte mie valide scelte. Gli

anni anagrafici sono tutti lì, non si possono

nascondere, ma la vera età, quella biologica,

gliene sconta sicuramente tanti. Di

lui mi sorprende la lucidità, la buona forma

fisica, ma, soprattutto, lo spirito, la saggezza

ed il suo equilibrio eccezionale.

Eppure Pasquale ne ha passate tante…fino

a perdere il suo amatissimo figlio Carlo,

mio incomparabile amico. Di Carlo, voglio

parlare nel prossimo numero e, questa, è

una promessa che faccio a me stesso perché

avevo pensato tante volte di ricordarlo,

ma un nodo alla gola, un dolore al

cuore, mi costringevano all’inerzia e la

malinconia dei ricordi assorbiva tutti i miei

Campo de’ fiori

pensieri ed allontanava la penna dal foglio.

Ora che anche un altro suo grande amico

è lassù, mio fratello Mauro, è come se il

dolore amplificato, sublimato, avesse purificato

la mia anima. Questa catarsi mi ha

liberato da una paura indefinibile: la paura

di non esser degno di svelare agli altri i

sentimenti di un’amicizia unica, preziosa…

Torniamo a Pasquale.

Come per un tacito accordo allontaniamo l’

argomento che occuperebbe interamente i

nostri pensieri ed incominciamo a parlare

di lui.

Fino alla partenza per il militare, nel 1933,

la sua vita di paese non si discosta molto

da quella dei suoi coetanei. Erano quelli i

tempi in cui non mancavano certo i sacrifici

per poter condurre un’esistenza dignitosa.

Viene destinato al centro aeronautico di

Padova, poi trasferito all’aeroporto di

Venezia, con incarico di primo aviere nella

Una “Fa

Personaggi, storie e im

Pasquale Pacelli: storia di un im

143° squadriglia di ricognizione marittima.

Congedato nel Dicembre del ’36, viene

assunto in comune come applicato di

segreteria.

L’anno successivo è costretto ad abbandonare

il suo posto di lavoro per partire alla

volta dell’Albania.

Fatto prigioniero dai Tedeschi e portato a

Stoccarda, vi resta fino all’Agosto del

1945, quando viene liberato.

Riprende il suo posto di lavoro al fianco del

segretario, ragionier Angelo Di Maggio.

Gli impiegati comunali di quel tempo erano

soltanto due: Pasquale, appunto, e

Marciano Capitoni allo stato civile.

D’altronde tutto l’organico era ridotto al

minimo. C’erano due guardie civiche:

Gualdo Anselmi e Francesco Ponti; una

guardia campestre: Luigi Ricci e un guardia

boschi; tre netturbini: Gaetano

Fochetti, Matteo Campana e “Bagata”; un

banditore: “Lunetto”; un custode del cimitero:

Lorenzo Giovagnoli, che abitava in

Pasquale con la moglie Iris


ica” di ricordi

Campo de’ fiori 41

magini di Fabrica di Roma

piegato comunale dell’ “altro secolo”

Pasquale ed io ... militare

...con il nipotino Saverio

loco con tutta la famiglia.

Il sindaco era il Conte Federico Pucci della

Genga.

Il comune, all’epoca, era abbastanza ricco

perché riscuoteva la “corrisposta” da tutti i

conduttori dei terreni di sua proprietà, e,

perciò, tutti i suoi beni, compresa la legna

dei boschi e l’erba dei pascoli, venivano

battuti all’asta, addirittura con cadenze

settimanali.

Tutti i ruoli di riscossione dell’imposta sulle

famiglie, sul bestiame e per le arti e

mestieri, venivano rigorosamente redatti a

mano e consegnati all’esattoria. Tutto questo

per un paese che già contava circa

3.300 anime.

Sembra impensabile che, con un così scarso

organico, si potesse avere una gestione

oltremodo precisa ed efficiente.

Pasquale resterà al lavoro fino al 1979

quando, per raggiunti limiti di età, andrà in

pensione e, si può ben dire, che lui fa

parte di una generazione di uomini in via

di estinzione, ma questo non mi sorprende

vedendo com’ è ancora oggi.

Ogni paragone all’attualità, proprio non

regge!

Quando non avevo ancora vent’anni, ebbi

modo di apprezzare personalmente la sua

grande disponibilità.

Ero stato incaricato di fare il censimento

della popolazione, poi quello dell’agricoltura

e delle forze del lavoro e, allora,

andavo spesso ad appoggiarmi nel suo

ufficio, quello giù in fondo, vicino alla stanza

del sindaco.

Lì mi sentivo proprio a mio agio, tanto che,

dovendo prendere pratica con la macchina

da scrivere per prepararmi ad un concorso,

Pasquale mi cedeva volentieri la sua,

quando non doveva usarla.

Allora battevo più volte le preghiere come

il Padre Nostro e l’Ave Maria perchè avendole

a memoria, non perdevo tempo nel

copiare altri testi.

Mi sembra di vedere ancora, dalla sua

finestra, i tetti di Fabrica che facevano da

sfondo, e di sentire la sua voce che, alle

due, diceva:

“Andiamo Sandro che è ora di pranzo”.

... con la figlia Sandra


42

di

Daniele Vessella

Campo de’ fiori

Il Fumetto

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

Soggetto e sceneggiatura

di

Alessandro Barbucci

& Barbara Canepa

Disegni di

Alessandro Barbucci

- Colori di Barbara

Canepa

Sky Doll costruisce

la sua struttura tra

avventura e misticismo;

grazie a queste

due componenti,

miscelate ad arte da Alessandro e Barbara,

è un prodotto che affascina e rende chi lo

legge quasi “schiavo” dei suoi personaggi.

E sono proprio le vicissitudini dei personaggi

che ammaliano, in una storia che

spezza i cliché della fantascienza per riutilizzarli

in modo inedito. Infatti, già nella

prima tavola, la protagonista si rivolge a

Dio… un Dio rappresentato dal suo proprietario

che rifiuta la richiesta di Noa per

continuare a soddisfare i piaceri della

carne derivanti dalle skydoll, che non sono

altro che bambole con l’unico compito di

accontentare il proprietario per ogni tipo di

piacere. Le skydoll, infatti, funzionano grazie

a una chiave che le infonde la carica

per vivere e chi possiede tale oggetto può

decretare la vita o la morte delle bambole.

Inoltre, per poter peccare in santa pace, le

skydoll hanno un inibitore di memoria che

“Sky doll”

le costringe a dimenticare molte delle cose

che le sono imposte, questo fa disperdere

anche le loro personalità. Con questo incipit,

lo sviluppo della trama insiste nel dare

spazio a riflessioni profonde, a volte date

da una sola vignetta altre da semplici

sguardi. In questo, è impeccabile l’espressività

di Noa, resa dalla straordinaria matita

di Alessandro. L’attenzione è puntata su

Noa che, sentendosi diversa dalle normali

skydoll, vuole sviluppare una sua identità

e non essere sfruttata come le altre bambole

che, non essendo considerate vere

donne, possono essere usate come oggetti

sessuali dagli uomini senza farli cadere

nel peccato, salvando così la faccia in una

società bigotta e puritana.

Noa vuole sentirsi viva, anche a costo di

non dimenticare i ricordi spiacevoli, poiché

grazie anche ad essi, può avere coscienza

della propria umanità. In questo scenario,

prendono vita due papesse: Agape e

Lodovica, due sorelle. La prima, misteriosamente

scomparsa dopo un attrito con la

sorella, incarna il potere spirituale. La

seconda rappresenta quello carnale ed è

un’impostora della peggior specie, visto

che effettua falsi prodigi per stupire e soggiogare

la cittadinanza sotto i suoi comandi

e ha reso fuorilegge il culto dell’icona di

Agape, mai dimenticata da una fetta del

popolo. Come nel nostro medioevo, il

potere ecclesiastico influenza anche quello

economico e politico ed è fondato sul

timor di Dio. E Noa sembra avere un legame

con Agape… Le scene di sesso non

sono mai esplicite e, quindi, possiamo considerare

Sky Doll un fumetto che tratta

temi adulti, ma adatto a tutte le età per

rilassarsi in compagnia di Noa e, magari,

farci qualche riflessione sopra. Il tutto è

accompagnato da un tratto morbido, che

strizza l’occhio al mondo Disney e a quello

manga e dai colori dalle tonalità fredde

che donano al fumetto un’atmosfera notturna

e magica: una gioia per gli occhi e

per la mente, insomma!


Secondiano Zeroli

di Sandro Anselmi

Ho ricevuto con piacere una pubblicazione

dell’amico Secondiano Zeroli sul confronto

di due grandi campioni del ciclismo:

Fausto Coppi ed Eddy Merckx.

Ho apprezzato la precisione con cui è stato

stilato il loro palmares, che annovera con

dovizia di particolari le tappe della loro fulgida

carriera in ordine cronologico.

Secondiano, con il quale ho condiviso la

meravigliosa esperienza televisiva a Tele

Radio Punto Zero negli anni ’70-’80, oltre

ad aver svolto una ricerca accurata e puntuale

dei fatti, spinto dalla passione per

questo sport, esprime dei giudizi personali

che arricchiscono il semplice lavoro di

cronaca.

Questo, del resto, non mi sorprende, perché

conosco la professionalità di

Secondiano, con il quale ci incontravamo

spesso negli studi televisivi, dove io curavo

una mia rubrica quotidiana e lui conduceva

il telegiornale.

Così nasceva, insieme alla stima reciproca,

una profonda amicizia che, ancora oggi,

dura.

Oltre all’insegnamento, Secondiano si è

sempre occupato di giornalismo, tanto da

scrivere anche su testate nazionali.

Mi fa onore ricordare, inoltre, che è un

grande estimatore di Campo de’ fiori.

Campo de’ fiori 43

Perchè Coppi è

più grande di Merckx

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Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

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44

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dè fiori, da persone a noi sconosciute. Comunichiamo pertanto che le persone incaricate a qualsiasi titolo, da Campo dè fiori, dovranno

essere munite di autorizzazione su carta intestata, debitamente firmata dal direttore e contenente i dati anagrafici dell’incaricato

stesso. L’incaricato dovra inoltre esibire un documento di riconoscimento.

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Campo de’ fiori

L’angolo ... cin cin di Letizia Chilelli

Come progettare una cantina personale

Chiunque sia appassionato di vini sogna di

“progettarsi” una cantina personale, problema

non semplice perché bisogna

disporre di un locale idoneo, oppure ripiegare

su altre soluzioni, compresa quella di

tenere i vini in appartamento.

Con un minimo di attenzione e di buona

volontà, una cantina da amatore può essere

realizzata da chiunque, a patto di essere

costanti, perché a volte nella nostra

cantina sono custoditi piccoli tesori che

sarebbe sbagliato ed antieconomico lascia

rovinare.

Una cantina ideale, dovrebbe trovarsi nel

sottosuolo, che offre sufficiente garanzia

rispetto agli sbalzi climatici.

Inoltre deve essere esposta a Nord; il fresco

continuo, in qualsiasi stagione ci si

trovi, è il primo requisito di ogni cantina.

La temperatura ideale può variare tra i 12

e i 15°C; non deve mai scendere troppo e

ovviamente neanche salire.

Bisogna sempre tener a mente che il vino

è una sostanza viva, molto sensibile e che

soffre terribilmente gli sbalzi di temperatura

troppo bruschi.

Per questo il cantiniere esperto cerca di

conservarlo nelle migliori condizioni possibili,

fino al momento in cui sarà portato in

tavola.

La cantina scavata in profondità è dunque

la migliore, perché in un sottosuolo ben

protetto, ma anche opportunamente

arieggiato, la temperatura media si aggira

sui valori che ho indicato prima.

La collocazione sotterranea può essere

negativa solo nel caso in cui la cantina si

trovi vicino ad una caldaia per il riscaldamento

o alle tubazioni che distribuiscono

l’acqua calda; in questo caso è meglio

rinunciare durante l’inverno a tenervi una

scorta di vini.

Nel sottosuolo, si presume anche che la

nostra cantina sia isolata da fonti eccessive

di rumore, che sappiamo trasmette

all’aria forti vibrazioni, vere nemiche delle

nostre bottiglie perché ne alterano gli

equilibri interni.

Con ciò, voglio dire che le cantine ubicate

accanto ai garages presentano non pochi

pericoli! Altre minacce sono rappresentate

dal traffico, se la cantina è troppo vicina ad

una strada molto frequentata, oppure dai

binari di una ferrovia, oppure come oramai

avviene nelle grandi città dalle linee della

metropolitana.

Ci sono poi i motori degli ascensori, i compressori

dei frigoriferi ed altri inconvenienti

di cui è sempre meglio tener conto,

anche se non è il caso di scoraggiarsi, perché

si può ricorrere tranquillamente all’aiuto

dei pannelli isolanti. Come ho già detto

prima, la cantina deve essere arieggiata,

in continuazione; occorre però che la ven-

45

tilazione sia moderata, tale da consentire

il passaggio attraverso opportune aperture,

di lievi correnti d’aria.

Per ottenere una buona ventilazione si

può anche ricorrere ad impianti di condizionamento

d’aria, ma spesso si tratta di

una soluzione ancora piuttosto costosa.

La cantina non deve avere finestre troppo

grandi che lascino entrare la luce diurna,

o ancora peggio, i raggi del sole!

L’ambiente deve essere buio, o attraversato

da una luce molto fioca.

Il vino teme la luce, ecco perché molte

bottiglie hanno un colore marrone scuro,

quasi nero, e altre sono verdi con maggiore

o minore intensità di colore.

Non si devono mettere in cantina impianti

di illuminazione elettrica con lampade

usate negli appartamenti.

Migliore è l’illuminazione indiretta e, in

ogni caso, con lampade con basso voltaggio.

Mi è capitato di vedere in alcune vecchie

cantine lombarde lampade con filamenti di

carbone che illuminano senza scaldare.

In ogni caso è importante, oserei dire

categorico che il vino non venga “infastidito”

con lampade di grossa portata o

ancora peggio con fari o faretti che ricordano

molto i set cinematografici!

...continua sul prossimo numero


46

Campo de’ fiori

Civita Castellana anno scolastico 1965 - Istituto Elementare XXV Aprile

foto della signora Sandra Vaccarelli

Civita Castellana anno scolastico 1966 - 4° elementare

foto del signor Giorgio Cimarra

Albu

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere


Campo de’ fiori

m dei ricordi

Fabrica di Roma anno scolastico 1960-61 II elementare femminile

Maestra Annunziata Cencelli - foto di Anna Francola

1925-1995 i settantenni di Caprarola

pubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.

47


48

Le storie

di Max

Esce subito

dopo, nell’estate

del ’58, un

altro long-play

di Adriano che

comprende altri

quattro brani di

rock’n’roll: “Tell

me that you

love me”, “The

di Sandro Anselmi

stroll”, “Man

Smart” e “I love you baby”. Gurtler, a questo

punto, lo toglie all’etichetta Music e lo

passa alla Jolly. I cantanti che vanno per la

maggiore in quel momento, sono proprio

gli urlatori come Tony Dallara, Joe Sentieri,

Jenny Luna e Baby Gate (Mina). La scuola

genovese, invece, aveva cantautori più

moderati, più romantici, come Gino Paoli,

Campo de’ fiori

Adriano C

Origini artistiche dei nostri ca

Luigi Tenco, Umberto Bindi, Sergio Endrigo

e Giorgio Gaber (anche se quest’ultimo

restava fra il rock e il melodico).

I primi successi di Adriano in lingua italiana

sono del 1959: “Il ribelle”, “Ciao ti dirò”

e “Il tuo bacio è come un rock”, brano con

il quale vince il festival di Ancona.

Oltre i successi in campo musicale,

Adriano inizia in quell’anno a varcare la

soglia del cinema con le prime tre interpretazioni.

I registi Lucio Fulci e Mauro

Morassi lo vogliono protagonista ne’ “I

ragazzi del Juke Box”, “Juke Box urli d’amore”

e “Urlatori alla sbarra”.

Lo stesso Fellini si interesserà di lui per

chiamarlo ne’ “La dolce vita”, “Teddy Girl”,

“Impazzivo per te”, “Personalità”, “La gatta

sul tetto che scotta” (ispirato all’omonimo

film con Elisabeth Tylor e Paul Newman) e

“Furore”. Al festival di Sanremo del 1961

conquista il secondo posto con “24 mila

baci” e per potervi partecipare, siccome

era militare, interviene il Ministro della

Difesa Giulio Andreotti, che si troverà

osteggiato dai colleghi parlamentari per il

comportamento “oltraggioso” del cantante

durante la sua esibizione. Infatti, l’attacco

iniziale “Amami ti voglio bene”, era stato

studiato in modo che il cantante iniziasse

la sua performance girato di spalle al pubblico,

per poi voltarsi di scatto all’inciso.

L’anno 1961 sarà una carrellata di successi

e i dischi che conquisteranno le vette

delle classifiche saranno: “Non esiste l’amor”,

“Nata per me”. Questi sono i primi

tentativi melodici del cantante e quest’ultimo

pezzo arriverà secondo nella

Canzonissima 1961 dietro a “Bambina

bambina” di Tony Dallara. Il 45 giri de’ “Il

tuo bacio è come un rock” e “24 mila baci”,

è oggi uno dei dischi più ricercati dai collezionisti.

A questo punto, lusingato dai continui

successi, Celentano fonda una sua

etichetta che chiamerà “Clan Celentano”.

La Jolly approfitterà di questo periodo di

transizione per immettere sul mercato

alcune sue incisioni inedite: “Si è spento il

sole”, “A New Orleans” e “Una notte vicino

al mare”.

continua sul prossimo numero....


Campo de’ fiori

elentano

ntautori e cantanti più famosi

49


Campo de’ fiori 51

Cari amici

la storia di Noel si arricchisce sempre più di nuove avventure.

Conservate gli inserti e... buona lettura

dai vostri Cecilia e Federico

IL PERSONAGGIO MISTERIOSO

Di lato è riportata la

foto deformata di una

famosa attrice. Sai dire

di chi si tratta?

I primi 5 indovineranno

e si recheranno

presso la redazione,

riceveranno un simpatico

omaggio offerto

dalla profumeria Paolo

e Concetta

soggetto e testo Sandro Anselmi

continua sul prossimo numero...


52

INDOVINELLO

Campo de’ fiori

Album d

Civita Castellana anno scolastico 1977-78.

Nati nel 1971 - foto della Sig.ra Andreina Marcelli

Parla senza bocca

ti batte e non ti tocca,

corre senza piedi

passa e non lo vedi

Avete risolto l’indovinello ??

Il primo che indovinerà e ne darà comunicazione

in redazione, riceverà un simpatico

omaggio offerto dalla

GIOIELLERIA SPERANDIO


Campo de’ fiori 53

ei ricordi

Fabrica di Roma I° elementare anno scolastico 1982-83

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e

riceverete un simpatico omaggio.

Se desiderate vedere pubblicate le vostre foto, portatele presso la

redazione di Campo de’ fiori,

esse vi verranno immediatamente restituite.


54

Campo de’ fiori

Un uomo venuto dal ceppo

di

Ermelinda Benedetti

Voglio scrivere queste

poche righe per

affidare alla memoria

il ricordo di

Alfonso Ferri, uno

degli ultimi falegnami

vecchio stampo,

scomparso il 16

giugno, all’età di

ottantacinque anni.

Alfonso, primo di

tre fratelli, nasce a

Corchiano il 12 Novembre 1922. Terminata

la quinta elementare, inizia a frequentare

la piccola bottega del padre, Peppino,

soprannominato “gatto sorianese”. Allo

scoppio della Seconda Guerra Mondiale, è

chiamato alle armi, ma grazie al suo

mestiere, non viene mandato a combattere

al fronte. Quando torna a casa, inizia ad

occuparsi dei terreni di famiglia e allo stesso

tempo aiuta il padre in falegnameria.

Nel 1950, a 28 anni, parte in treno alla

volta della fiera di Milano, inaugurata da

De Gasperi, dove rimane affascinato da un

nuovissimo macchinario da falegname, la

“combinata”, che gli avrebbe senz’altro

permesso di produrre molto di più e in

minor tempo , considerando che lavorava

ancora tutto esclusivamente a mano.

Vorrebbe acquistarla, ma 300.000 mila lire

sono veramente troppe per lui! Così, il proprietario,

pieno di speranze in questo

ragazzo che “doveva ricostruire l’Italia”, gli

permette di prenderla e pagarla a rate.

Lavora ininterrottamente per saldare il

debito, e il primo incarico che ottiene grazie

ad essa, è la realizzazione degli infissi

del nascente asilo parrocchiale del suo

paese. Giunto quasi quarant’ anni, si convince

che è arrivato il momento di mettere

su famiglia e nel 1960 sposa Anna Ferri,

giovane maestra di scuola elementare del

luogo, dalla quale ha tre figli. Nel frattempo,

grazie ad una conoscenza influente,

inizia a lavorare per la Sovrintendenza dei

Beni Culturali dell’Etruria Meridionale.

Esegue grandi opere per il Museo di Villa

Giulia, il Museo Archeologico Romano, il

Locus Feroniae di Capena, il Museo delle

Arti e delle Tradizioni Popolari all’Eur,

l’Ambasciata Inglese.

- di lato il signor Alfonso Ferri in una

recente foto

- sotto il signor Ferri nel giorno del suo

matrimonio con Anna

Lavora molto anche qui in zona, realizzando,

in particolar modo, il grande portone

dell’ingresso principale e gli infissi interni

del Forte Sangallo di Civita Castellana e il

portone e la croce lignea, posta ora nell’abside,

della chiesa di San Biagio, a

Corchiano. Tutto questo anche grazie

all’aiuto del padre, finché fu in vita, e del

fratello, Lelle, con i quali collaborava nella

falegnameria di famiglia. Paolo, uno dei

suoi figli, lo definisce, secondo una moderna

espressione inglese, un “self made

man”, cioè un uomo fatto da sé, un

imprenditore nato, che, oltre al suo lavoro

di falegname, ha sempre amato la campagna

ed era molto orgoglioso di tutto ciò

che riusciva a fare. Un saluto, allora, a

quell’uomo dalle mani grandi, un saluto ad

uno di quegli ultimi uomini veramente

“venuto dal ceppo”, come si definiscono i

falegnami nel loro ambiente.

Il portone d’ingresso del Forte Sangallo

realizzato da Alfonso Ferri


Sabato 23 e Domenica 24 Giugno si sono

svolti a Bergamo i campionati mondiali di

karate WKC 2007. Erano presenti le rappresentative

di 30 Nazioni provenienti da tutto il

mondo (Usa, Sud Africa, Irlanda, Inghilterra,

Spagna, Slovenia, Romania, Germania, etc)

che si sono date battaglia in due giorni di

intense competizioni. A tenere alti i colori

azzurri, due atleti dell’Okinawa Sporting

Club, Fabio Mercuri (Kumite Sambon – 68Kg)

e Gianluca Bernardi (Kumite Ippon). Ottima

la prova di entrambe gli atleti alla prima presenza

ad un mondiale.

Infatti, Fabio Mercuri esce al secondo turno,

dopo una sconfitta di misura (4-3), in un

combattimento viziato da qualche giudizio

arbitrale discutibile, che però non cancella

l’ottimo incontro disputato, in cui ha dato

prova di alte capacità tecniche. Da sottolineare

la prestazione di Gianluca Bernardi che

ha nettamente vinto su una serie di avversari

e dato filo da torcere al neo campione del

mondo, conquistando un meritato quinto

posto!!!!!! Grandissimi complimenti a Fabio e

Gianluca da tutti gli amici dell’Okinawa

Sporting Club che confidano in un futuro

ricco di successi !!!

Campo de’ fiori

CAMPIONATI ITALIANI WKC 2007

Mondiale WCK 2007 G.L.Bernardi, il M°Mercuri e

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55

Esami di fine anno sportivo

Sabato 16 Giugno si sono svolti, presso la

sede dell’Okinawa Sporting Club, gli esami

per il passaggio di cintura (kyu). Sono stati

promossi al grado di cintura gialla: Melissa

Latino, Diego Compagni, Ginevra Cavalieri,

Camilla Guimaraes, Giulia Sansonetti, Daniel

Febi, Simone Sansonetti, Giordano Riganelli,

Aurelio Molinaro, Natalia Tychinova.

Cintura arancione: Hariz Baltik, Alessio

Devenanzi, Michela Accettone, Gaia Biancini.

Cinture verde e blu: Alessia De Federicis,

Pietro Daddario, Armando Strada, Federico

Sciarrini. Cinture blu e marroni: Fabio

Filippelli, Cosmin Rocovita, Andrea Sestili,

Stefano Vitali.


56

NATI

Corchiano

Francesco Anselmi 01.06.2007

Giuseppe Cardini 24.05.2007

Veronica Ceccarelli 27.03.2007

Sabrina Cotronè 20.03.2007

Elena Crescenzi 07.06.2007

Cristian De Acutis 13.03.2007

Leonardo Fiorani 30.05.2007

Stefano Fiorentini 20.03.2007

Gabriele Isanti 01.06.2007

Alexandro Stefano Lica 14.06.2007

Maria Isabella Pavel 09.06.2007

David Sabbatini 02.04.2007

Campo de’ fiori

MATRIMONI

Corchiano

Eugenio Atostini/ Lenuta Mihaela Chirosca

Antonio Troncarelli/ Emanuela Marini

Claudio Bertollini/ Maria Delgrosso

Claudio Ricci/ Ilaria Francescangeli

Alessio Romano/ Anna Bracci

Gian Paolo Faleschini / Anna Landolfi

DECEDUTI

Corchiano

Maria Agostini 20.05.2007

Romolo Benedetti 13.04.2007

Assunta Benincasa 23.05.2007

Clara Bucci 28.04.2007

Carlo Carrer 05.04.2007

Albino Cotronè 07.05.2007

Anna Maria Crescenzi 04.05.2007

Alfonso Ferri 16.06.2007

Emiro Giustozzi 23.04.2007

Marisa Liberati 11.05.2007

Elia Menicacci 02.05.2007

Giuseppe Moretti 27.05.2007

Simona Rita 15.05.2007

Mario Segatori 29.05.2007

Valeria Tempestini 30.03.2007

Pietro Tiburzi 18.05.2007

Margherita Urbani 13.05.2007


Campo de’ fiori

La forza del cuore

di Erminio Quadraroli

Solidarietà: un termine che di per se dice poco … una

parola che, se parte dal Cuore e si trasforma in virtù, può

diventare un potente strumento per agevolare il cammino

degli altri.

Facendo eco a questo profondo sentimento d’Amore, lo

scorso maggio, presso il Ristorante Fiorò, si è svolta la

serata di Gala organizzata dalla Sezione Femminile della

CRI di Ronciglione e Sutri alla quale ha preso parte come

ospite d’onore l’Avvocato Maurizio Scelli noto alle cronache

internazioni per le sue missioni umanitarie e non

solo.

Immersi nella splendida cornice offerta dal Lago di Vico,

il Presidente Provinciale della CRI Egidio Manzoni, quello

del Comitato locale Enrico Lotti, l’Ipettrice provinciale di

Rieti Luisella Di Marco e le Infermiere volontarie di

Viterbo, hanno apprezzato le parole dell’Ispettrice della

CRI di Ronciglione Olympia D’Onofrio Bucossi la quale ha relazionato sulla centralità e l’importanza della Sezione locale che opera con

convinzione per portare aiuto ai bisognosi.

Grande stima per l’eccellente operato è stata espressa anche dalle autorità civili intervenute alla cena. Tra loro spiccano i nomi dell’ex

Sindaco di Ronciglione Giancarlo Bianchini, della Senatrice Laura Allegrini, del Vice Presidente della BCC di Ronciglione Sandro Altissimi

e delle Presidenti del MIOCA e del FIDABA Zanobbi e Mercanti.

La serata si è poi conclusa nella consapevolezza che la Solidarità si genera dal Cuore e che se più persone imparassero ad ascoltarlo,

probabilmente si potrebbe fare di più.

Farmacie Civita Castellana aperte nei giorni festivi di Luglio 2007

01 Luglio - Farmacia Municipale Via Ferretti Tel. 0761.513002

08 Luglio - Farmacia Municipale Via Santa Felicissima Tel. 0761.514680

15 Luglio - Farmacia Filizzola C.so B. Buozzi Tel. 0761.513087

22 - Farmacia Municipale Via Ferretti Tel. 0761.513002

29 - Farmacia Filizzola Tel. 0761.513087

Benzinai Civita Castellana aperti nei giorni festivi di Luglio 2007

01 Luglio - Tamoil Via Flaminia, IP Circonvallazione, Agip Via Belvedere Falerii Veteres

08 Luglio - Api Via Flaminia Borghetto, Enerpetroli SS 311 Nepesina, Api Via Corchiano

15 Luglio - Schell Via Flaminia, Tamoil Via Falisca

22 Luglio - Esso Via Flaminia, Agip Via Terni

29 Luglio - Tamoil Via Flaminia, IP Circonvallazione, Erg Via Nepesina, Q8 Via Terni

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Campo de’ fiori

Sandro Anselmi

P.zza della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT)

Tel./Fax 0761.51.31.17

e-mail : sandro_anselmi@libero.it

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ceramica di Civita Castellana.

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deposito legna, con attrezzature.

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alimentari in zona avviatissima.


Campo de’ fiori

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0761.513117

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Civita Castellana

ERRATA CORRIGE

Campo de’ fiori n° 38: Antonio Guglielmo: un atletico poeta.

La nostra collaboratrice Ermelinda Benedetti si scusa con i lettori per aver riportato in modo

errato quanto appreso nell’intervista con il signor Guglielmo. La poesia intitolata La viola e

la farfalla, a lui attribuita, è una delle tante rivisitazioni di poesie di autori famosi che

Guglielmo ama stranamente fare. Il componimento in questione, infatti, può essere considerato

una italianizzazione del più famoso La violetta e la farfalla, del poeta romanesco

Trilussa.

Lo Studio Legale dell’ Avv. Aldo Piras

Patrocinante in Cassazione, ha stipulato una convenzione con

Campo de’fiori con la quale, tutti i lettori, avranno diritto

a n. 3 consulenze gratuite.

Per informazioni rivolgersi in redazione

Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina,

Vasanello, Soriano Nel Cimino, Vitorchiano, Bagnaia, Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola,

Ronciglione, Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano, Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese,

Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto,

Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia, Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale

Monterano, Mazzano, Campagnano, Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San

Paolo, Torrita Tiberina, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto, Riano, Ostia, Nettuno, Anzio,

Fregene e nei migliori locali di Roma, in tutte le stazioni MET.RO. Spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’estero,

inviato ad Istituzioni Culturali e sedi Universitarie italiane e straniere, a personaggi politici, della cultura,

dello sport e dello spettacolo.

Campo de’ fiori 63

Campo de’ fiori

Periodico Sociale di

Arte, Cultura

ed Attualità edito

dall’Associazione

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(A.I.D.I.)

senza fini di lucro

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Segretaria di

Redazione

e Coord:

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Impaginazione e

Grafica:

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Evangelisti

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Editoriale:

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del 2/6/89

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